“LE THANY KHOI”,”L’ economie de l’ Asie du Sud Est.”,”LE THANY KHOI è assistente alla facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi, laureato in lettere, diplomato all’ Ecole Nationale des Langues orientales, diplomato dell’ Accademia di diritto internazionale dell’ Aia.”,”ASIx-069″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Storia di un paese: Montaillou. Un villaggio occitanico durante l’ inquisizione. Un grande libro della moderna storiogr
afia.”,”LE ROY LADURIE Emmanuel è professore al College de France. E’ autore di ‘Contadini di Linguadoca’ , ‘Le frontiere dello storico’, ‘Autobiografia 1945-1963’, ‘Il carnevale di Romans’, ‘Il denaro l’ amore la morte in Occitania’ “”In ogni caso, e anche quando sono eccentrici rispetto al territorio della comunità, la chiesa, la piazza di fronte alla chiesa, la messa e soprattutto i momenti che precedono e seguono la messa, sono tra i teatri privilegiati della socialità dei maschi: i villici dell’ alta Ariège dispongono di un posto privilegiato nel loro santuario parrocchiale (nel coro?) mentre le loro donne sono relegate nella navata? Non lo sappiamo. E’ certo comunqwue che la metà maschile della popolazione considera la chiesa del villaggio come cosa propria, come l’ edificio che i lavoratori del posto, comandati o volontari, hanno costruito con le loro mani callosa… Si ritiene, in questa prospettiva, che la gerarchia dei vescovi e dei parroci goda nei confronti della casa del culto soltanto di una specie di usufrutto: ‘la chiesa e le campane sono nostre, noi le abbiamo costruite, noi ci abbiamo comprato e messo tutte le cose necessarie: noi le teniamo in vita; guai al vescovo e ai preti che ci espellono dalla nostra chiesa parocchiale, che ci impediscono di ascoltare la messa e cifanno restare fuori sotto la pioggia’, dichiara, di fronte a un gruppo di contadini maschi scomunicati Raymond de Laburat.”” (pag 283) Montaillou is a small village and commune in southern France. It is in the eastern half of the Pyrenees in the Ariège département. The town is best known for being the subject of Emmanuel Le Roy Ladurie’s pioneering work of microhistory, Montaillou, village occitan. It analyzes the town in great detail over a thirty-year period from 1294 to 1324. Then a village of some 250 people, the daily routines of the people are in the records of Jacques Fournier, later Pope Benedict XII. Montaillou was one of the last bastions of the Albigensian heresy and as the local bishop, Fournier launched an extensive inquisition. This involved dozens of lengthy interviews with the locals, all of which were faithfully recorded, and incidences such as the arrest of the entire village, as occurred in 1308. When Fournier became Pope he brought the records with him and they remain to this day in the Vatican Library. For details of the castle, see Château de Montaillou. [edit] Residents of early 14th-century Montaillou Pierre Clergue, priest and head of the powerful Clergue family Bernard Clergue, brother of Pierre and the town bayle Raymond Clergue, younger brother of Pierre and Bernard Pons Clergue, the father of the Clergue brothers Guillaume Clergue, brother of Pons Raymond “”Pathau”” Clergue, bastard brother of Pons Mengarde Clergue, the mother of the Clergue brothers Bérenger de Roquefort, minor noble who served as the châtelain of the town until his death in 1302 Béatrice de Planissoles, much younger wife of Bérenger de Roquefort assumed the duties of châtelaine after his death. For a time the mistress of Pierre Clergue and others Jacques Alsen made vice-châtelaine after the death of Bérenger de Roquefort Raymond Roussel, the steward who took care of the estate of the châtelaine Guillaume Benet, head of the wealthy Benet household, first in town converted to Albigensianism Bernard Benet, son of Guillaume Benet, lands confiscated and forced to become a shepherd Raymond Belot, head of the wealthy Belot family Guillaume Belot, brother of Raymond (Wikip)”,”STOS-134″
“LE QUÉMENT Joël”,”Shanghai. À la croisée des chemins du monde.”,”LE QUÉMENT Joël è funzionario nella Commissione europea (Direzione generale della ricerca)”,”CINE-042″
“LE BLANC Paul”,”Lenin and the Revolutionary Party.”,”Paul Le Blanc is Associate Professor of History at La Roche College. He has written extensively on historical, social and political issues (including A Short History of the U.S. Working Class and Black Liberatin and the American Dream), and is Associate Editor of The Encyclopedia of Protest and Revolution. Introduction by Ernest MANDEL, Preface, Acknowledgments, Note to the Paperback Edition: Additional Sources since First Publication. Conclusion, Afterword: In the Wake of ‘Communism’s Collapse’ the Left Debates Leninism, Bibliography. Index,”,”LENS-35-FL”
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”L’Ancien Régime. I. Il trionfo dell’assolutismo: da Luigi XIII a Luigi XIV (1610-1715).”,”Emmanuel Le Roy Ladurie insegna al Collège de France. Tra le sue opere tradotte in italiano: Montaillou, Il carnevale di Romans, Tempo di festa, tempo di carestia, Il denaro, l’amore, la morte in Occitania, I contadini di Linguadoca, Autobiografia, La strega di Jasmin, Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”FRAA-004-FL”
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”L’Ancien Régime. II. Il declino dell’assolutismo l’epoca di Luigi XV (1715-1770).”,”Emmanuel Le Roy Ladurie insegna al Collège de France. Tra le sue opere tradotte in italiano: Montaillou, Il carnevale di Romans, Tempo di festa, tempo di carestia, Il denaro, l’amore, la morte in Occitania, I contadini di Linguadoca, Autobiografia, La strega di Jasmin, Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”FRAA-005-FL”
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”Emmanuel Le Roy Ladurie insegna al Collège de France. Tra le sue opere tradotte in italiano: Montaillou, Il carnevale di Romans, Tempo di festa, tempo di carestia, Il denaro, l’amore, la morte in Occitania, I contadini di Linguadoca, Autobiografia, La strega di Jasmin, Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”FRAA-006-FL”
“LE GOFF Jacques SOURNIA Jean-Charles a cura; saggi di Jean BOTTERO Claude MOSSE’ Françoise MICHEAU Danielle JACQUART Alain DEMURGER Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne DE-SAINT-ROMAIN Anne Marie MOULIN Robert DELORT Françoise BERIAC Delphine PINEL Marie-José IMBAULT-HUART Yves-Marie BERCE’ Roger-Henri GURRAND Annie SAUNIER Claude GAUVARD Jacques GELIS François LEBRUN Joseph BARRY Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne Marie MOULIN Arlette LEBIGRE François LEBRUN Pierre DARMON Huguette MEUNIER Gabriel DESERT Jacques BARRAU Jean-Charles SOURNIA”,”Per una storia delle malattie.”,”Saggi di Jean BOTTERO Claude MOSSE’ Françoise MICHEAU Danielle JACQUART Alain DEMURGER Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne DE-SAINT-ROMAIN Anne Marie MOULIN Robert DELORT Françoise BERIAC Delphine PINEL Marie-José IMBAULT-HUART Yves-Marie BERCE’ Roger-Henri GURRAND Annie SAUNIER Claude GAUVARD Jacques GELIS François LEBRUN Joseph BARRY Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne Marie MOULIN Arlette LEBIGRE François LEBRUN Pierre DARMON Huguette MEUNIER Gabriel DESERT Jacques BARRAU Jean-Charles SOURNIA”,”STOS-196″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”I contadini di Linguadoca.”,”Emmanuel Le Roy Ladurie è nato nel 1929 a Caen. Storico tra i più promettenti della giovane generazione (proviene dalla scuola di Braudel), ha insegnato a Montpellier e a Parigi (Ecole Pratique des Hautes Etudes – VI Sezione). É autore, tra l’altro, di una pregevole Histoire du climat depuis l’an mil.”,”STOS-020-FL”
“LE GOFF Jacques”,”San Luigi.”,”Jacques Le Goff, oggi uno dei maggiori studiosi di storia medievale, è direttore di ricerca all’École des Hautes Études en Sciences Socials, di cui è stato per vari anni presidente. Ha pubblicato: La civiltà dell’Occidente medievale, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Storia e memoria, La nascita del Purgatorio; ha inoltre collaborato alla Storia d’Italia, all’Enciclopedia e alla Letteratura italiana.”,”BIOx-016-FL”
“LE BLANC Paul a cura, saggi di Frederick DOUGLASS Martin DELANEY Sojourner TRUTH Harriet TUBMAN Ida B. WELLS-BARNETT Booker T. WASHINGTON W.E.B. DU BOIS Marcus GARVEY A. Philip RANDOLPH Paul ROBESON Bayard RUSTIN Ella BAKER MALCOM X Martiin LUTER KING Jr. Septima P. CLARK Vincent HARDING Adolph REED Jr. Alan WALD C.L.R. JAMES Steve BLOOM David FINKEL Amiri BARAKA BLACK PANTHER PARTY Angela Y. DAVIS Audre LORDE David ROEDIGER June JORDAN Alice WALKER Ronald TAKAKI Manning MARABLE Saladin MUHAMMAD”,”Black Liberation and the American Dream. Analysis, Strategy, Readings.”,”Paul Le Blanc is associate professor of history and dean of the school of arts and sciences at La Roche College. He is the author or editor of mani books, including A Short History of the U.S. Working Class. Preface, Introduction, Notes, Revolutionary Studies, Series Editor: Paul Le Blanc,”,”USAS-013-FL”
“LEA Henry Charles”,”Il processo ai Templari e altri roghi.”,”Chiesa cattolica inquisizione tortura Medioevo repressione libertà comunali minoranze locali culture marginali lotte di fazione Clemente V Malkaw Connecte Savonarola”,”RELC-037″
“LEA Henry Ch.”,”Storia dell’ inquisizione. Origine organizzazione. (Tit.orig.: The Inquisition of the Middle-Ages)”,” Come si bruciavano i libri (pag 297) Processi pubblici solenni, autodafé. Durante il grande autodafé tenuto da Bernardo Gui a Tolosa nell’aprile 1310 (durò da domenica 5 a giovedì 9) venti persone, condannati a varie pene e diciotto bruciate vive. La Chiesa si premurava che non ci fossero contatti tra i condannati e il popolo perché non ci fossero proteste pubbliche di innocenti condannati ingiustamente (pag 206)”,”RELC-029″
“LEA Henri-Charles”,”Histoire de l’Inquisition au Moyen Age. Tomes I et II. Origines et procédures de l’Inquisition. L’inquisition dans le divers pays de la chrétienté.”,”LEA Henri-Charles (1825-1909) ha diretto per 25 anni la libreria e la casa editrice familiare a Filadelfia. In seguito si dedica allo studio della storia medievale e in particolare della Chiesa cattolica romana. Durante questi anni di ricerche, milita nei movimenti di riforma politica di Filadelfia. Ha scritto varie opere. Pag 620-625″,”RELC-252″
“LEA John PILLING Geoff a cura; saggi di Doria PILLING Keith GIBBARD Geoff PILLING John LEA Cliff SLAUGHTER Peter FRYER”,”The Condition of Britain. Essays on Frederik Engels.”,”John Lea insegna criminologia alla Middlesex University è ed autore del volume’What is to be Done About Law and Order’ (Pluto Press, 1993). Geoff Pilling insegna economia politica alla Middlesex University ed è autore di ‘The Crisis of Keynesian Economics’ (1985)”,”MAES-198″
“LEAB Daniel J. a cura; saggi e notizie biografiche di David BRODY James A. HENRETTA Gary B. NASH Alfred YOUNG Edward PESSEN David MONTGOMERY Herbert G. GUTMAN H.M. GITELMAN James HOLT Paul B. WORTHMAN Melvyn DUBOFSKY Michael H. EBNER Alice KESSLER-HARRIS Frank STRICKER Daniel J. LEAB Daniel NELSON Sidney FINE Jashua FREEMAN Nancy GABIN Dale NEWMAN”,”The Labor History Reader.”,”Collana ‘The Working Class in American History’ consiglio editoriale: David BRODY, Herbert G. GUTMAN, David MONTGOMERY. Saggi e notizie biografiche di David BRODY, James A. HENRETTA, Gary B. NASH, Alfred YOUNG, Edward PESSEN, David MONTGOMERY, Herbert G. GUTMAN, H.M. GITELMAN, James HOLT, Paul B. WORTHMAN, Melvyn DUBOFSKY, Michael H. EBNER, Alice KESSLER-HARRIS, Frank STRICKER, Daniel J. LEAB, Daniel NELSON, Sidney FINE, Jashua FREEMAN, Nancy GABIN, Dale NEWMAN.”,”MUSx-059″
“LEACH Douglas Edward”,”Arms for Empire. A Military History of the British Colonies in North America, 1607-1763.”,”LEACH Douglas Edward (Providence, 27 maggio 1920 – 1luglio 2003). Una delle massime autorità in materia di storia coloniale americana del XVII secolo, Leach si laureò nel 1942. Dopo aver prestato servizio come Ufficiale di coperta nella Marina degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale con una formazione speciale in guerra antisommergibile. Ottenne il suo M.A. nel 1947 e il Dottorato di ricerca in storia americana alla Harvard University nel 1952. «Le battaglie hanno svolto un ruolo importante nel determinare il corso della storia. Il professor Leach ci ha fornito un lucido riassunto delle campagne militari nelle colonie britanniche del Nord America dallo sbarco a Jamestown alla rivolta di Pontiac. Le parti più preziose del libro sono le descrizioni delle battaglie e le analisi della strategia britannica, (…) Sebbene, (…), tutti abbiano sentito parlare della sconfitta di Braddock, e gli storici riconoscano che essa portò gli inglesi a rivalutare i loro metodi, vale la pena ricordare il sanguinoso scontro sul lago George, 63 giorni dopo, perchè pose dei limiti al successo delle armi francesi nel 1755. L’autore ha attinto saggiamente dai resoconti contemporanei e da alcuni dei migliori studi del XX secolo. Puntando sulla strategia, Leach riassume la maggior parte dei piani della campagna britannica e alcuni di quelli francesi e spagnoli per gli anni in cui si verificarono i combattimenti più pesanti. Per 70 anni gli inglesi promossero piani per conquistare la Nuova Francia. Nonostante i ripetuti fallimenti, i comandanti successivi tornaro più o meno allo stesso piano generale, una campagna a due o tre punte mirata al cuore del Canada. (…) Un sistema militare coloniale emerse come risultato di combattimenti con gli indiani prima della guerra di re Guglielmo. La tradizionale milizia inglese della contea fu il fondamento del sistema. (…) Sebbene il costo delle operazioni militari spesso provocasse i coloni, le forze reclutate dalla popolazione nativa non furono mai considerate strumenti di repressione. Durante la cruciale guerra franco-indiana molte colonie furono placate quando ricevettero un risarcimento finanziario dall’Inghilterra per le spese militari sostenute. I generali coloniali dilettanti, così diffusi fino al 1755, fecero il meglio che ci si sarebbe potuti aspettare». (dalla recensione del Book Reviews, Louis M. Waddel, Pennsylvania Historical and Museum Commission, vol. 41, 4/10/1974 traduz. d. r.).”,”UKIQ-012-FSL”
“LEAKEY Richard”,”Le origini dell’ umanità.”,”Richard LEAKEY è autore di numerosi saggi tra cui, pubblicati in IT, ‘Origini’ (con Roger LEWIN, 1979), ‘Il lungo viaggio dell’uomo’ (1981), ‘Le origini dell’uomo’ (1993). LEAKEY è figlio di due celebri antropologi Louis e Mary.”,”SCIx-001″
“LEAKEY L.S.B. GOODALL Vanne Morris”,”La scoperta delle origini dell’ uomo. Dieci decenni di ricerche sull’ evoluzione umana.”,”LEAKEY L.S.B. àè un noto antropologo. La signora GOODALL VanneMorris è una studiosa di letteratura antropologica. “”La profezia di Charles Darwin si sta avverando. Si vengono accumulando prove sempre più numerose, che indicano il continente africano; e particolarmente l’Africa centro-orientale, quale culla della Famiglia degli Ominidi, cui appartiene tutto il genere umano estinto e vivente””. (pag 158)”,”SCIx-266″
“LEAKEY Louis Seymour Bazett GOODALL Vanne Morris”,”La scoperta delle origini dell’uomo. Dieci decenni di ricerche sull’evoluzione umana.”,”L.S.B. Leakey è un noto antropologo. Vanne Morris Goodall è una studiosa di letteratura antropologica. “”Charles Darwin era nato all’inizio del secolo, nel 1809, e era nipote di Erasmus Darwin, il famoso naturalista inglese le cui teorie preannunciarono quelle che avrebbero reso il nome di Darwin uno dei più famosi della storia mondiale. I genitori di Darwin lo avevano destinato alla carriera di medico, ma la stella che doveva guidarlo per tutta la vita fu il suo profondo interesse per la storia naturale. Nel 1831, quand’era ancora studente all’Università di Cambridge, si convinse a prendere parte a una spedizione scientifica che avrebbe percorso per cinque anni i mari del Sud. La mente del giovane Darwin, che si imbarcò nel 1831 sulla H.M.S. Beagle, era ancora profondamente influenzata dalla dottrina della “”creazione distinta”” e dalla conseguente tesi dell’immutabilità di tutte le forme di vita animale e vegetale. Le numerosissime meraviglie naturali che osservò durante il viaggio, e di cui prese minuziosamente nota, lo condussero progressivamente a formulare la sua nuova e diversa teoria per spiegare la molteplicità delle specie e la loro origine. Quando la ‘Beagle’ incrociò fra le isole Galapagos, al largo delle coste del Sud America, Darwin fece delle accurate osservazioni e ne rimase meravigliato. “”Il mio più grande piacere, “” egli scrisse, “”derivava da quanto passava nella mia mente mentre, da solo, ammiravo i paesaggi viaggiando tra zone desertiche e selvagge e maestose foreste… raccogliendo cumuli di fatti in silenzio e solitudine””. Egli osservò come le forme degli uccelli e dei rettili, pur assomigliando chiaramente a quelle proprie del Sud America, variavano tuttavia da un’isola all’altra che il vascello toccava. Fu inoltre colpito dalla somiglianza tra forme fossili di creature gigantesche, come l’armadillo, e quelle dei suoi moderni corrispondenti, e dal fatto che ambedue si potevano trovare solo in Sud America. Darwin notò che creature viventi, anche se apparivano strettamente collegate, mostravano variazioni persino in località diverse all’interno di una stessa area geografica. Si convinse quindi sempre più, con l’accumularsi dei dati raccolti, che la teoria dell’immutabilità della specie era completamente insostenibile: le specie non erano costanti ma si modificavano continuamente. Le domande fondamentali in proposito erano: “”perché””, e “”come””. Poteva darsi che una creatura come il gigantesco armadillo estinto fosse un antenato di quello esistente, oppure che ambedue rappresentassero i due estremi di una specie avente la stessa origine? Darwin tornò in Inghilterra con un numero stupefacente di appunti, in cui aveva meticolosamente tenuto nota delle piante e delle creature viventi osservate nel suo viaggio. Il viaggio era durato cinque interi anni, e fu immortalato da Darwin nel suo libro ‘Il viaggio della Beagle’, pubblicato nel 1839. (…) Darwin lavorò per vent’anni sul materiale che aveva raccolto e formulò la sua teoria dell’evoluzione”” (pag 30-31)”,”SCIx-006-FGB”
“LEAR Edward”,”Diario di un viaggio a piedi. Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio – 9 settembre 1847).”,”””Fare sempre ciò che ci piace, ammirare o fermarci per disegnare, senza alcuna regola precisa””: in questa intesa stabilita con il fedele accompagnatore fin dall’inizio del cammino, si può riassumere il sginificato, lo scopo, il metodo di tutto il viaggio compiuto da Edward Lear e da suo compagno John Proby attraverso la provincia di Reggio Calabria nel lontano 1847. (introduzione)”,”ITAS-013-FSD”
“LEBEDINSKY Mauricio”,”Frente al revisionismo. De “”izquierda”” y de derecha (en general y en la Argentina).”,” “”Quando ci riferiamo a Debray riguardo al caso nella storia conviene ricordare che Sorel sosteneva sempre che la storia era imprevedibile, che predominava il caso, che il mito svolgeva una funzione importante. Ovvero che rifiutava il materialismo storico. L’ uomo, per lui, impone l’ ordine e la ragione. Nella storia giocano il caso e la decadenza. Esiste una impossibilità di previsione e il socialismo è un’ esigenza morale che bisogna introdurre nella storia (per la fonte vedere: Pierre Soury, Le marxisme après Marx, Paris, Flammarion, 1970; Pierre et Monique Favre, Les marxismes après Marx, Paris, PUF, 1970)””. (pag 73)”,”TEOC-434″
“LEBER Annelore a cura, collaborazione di Willy BRANDT e Karl Dietrich BRACHER”,”The Conscience in Revolt. Portraits of the German Resistance 1933-1945.”,”LEBER Annelore Bibliografia del movimento operaio sul tema della resistenza opposizione al nazismo (pag 442-443) “”The Gestapo referred to the Schulze-Boysen-Harnack group as the most dangerous of all Communist organisations. The closing report of the State Security Service in 1942 read: “”It is a remarkable fact that among those captured, over 20% are professional soldiers, civil servants and government employees, 21% are artists, writers and journalists, while only 13% of those arrested are workers and tradesman. Of the total number of those arrested 26 persons, i.e. 29%, are academics and students.””. The circle, to which in particular young people who were dismayed at how the war was proceeding felt attracted, tried above all to influence soldiers and foreign labourers through the newspaper ‘Innere Front’.”” (pag 291)”,”GERR-035″
“LE-BLANC Paul”,”Lenin and the Revolutionary Party.”,”LE-BLANC Paul (1947-) ha curato assieme a Scott McLEMEE ‘C.L.R. James and Revolutionary Marxism’ (1993) e autore di ‘Permanent Revolution in Nicarague’ (1984). Ha scritto articoli per molte riviste. Scontro Lenin – Bucharin. “”Forti differenze si manifestarono in particolare tra Lenin e un gruppo attorno al giovane teorico Nikolai Bucharin. Lenin rispettava l’ abilità intellettuale di Bucharin, ma lo vedeva anche immaturo, instabile, e ultrasinistro. Bucharin era stato influenzato inizialmente da Alexander Bogdanov, e durante gli anni della guerra dalla sinistra marxista che gravitava attorno ad Anton Pannekoek. Il suo gruppo includeva Nikolai Krylenko, Elena Rozmirovoch e, più tardi, G.L. Piatakov e Yevgenia Bosch; questi ultimi due (influenzati da Rosa Luxemburg e Karl Radek) nettamente furono in disaccordo netto con il sostegno di Lenin alla autodeterminazione delle nazionalità oppresse, opponendo a questo un astratto internazionalismo proletario. Non solo Bucharin condivise questa posizione, ma in questo periodo non considerò i contadini come un significativo alleato della classe operaia, e fu in pure in disaccordo con la forte enfasi di Lenin sull’importanza delle richieste democratiche (…)””. (pag 231) “”Non molto dopo, Lenin acconsentì a partecipare come collaboratore e nel comitato editoriale di una rivista teorica, Kommunist, fondata da Bucharin, Piatakov, e Bosch. Essa fu vista come una pubblicazione del comitato centrale bolscevico, che contribuiva con significative risorse, sebbene i compagni dissidenti volessero assumere maggiori responsabilità editoriali. (…)”” (pag 233) In seguito Lenin uscì dal comitato di redazione della rivista ed essa non venne più considerata bolscevica dal comitato centrale del partito.”,”LENS-165″
“LE-BLANC Paul”,”A Short History of the U.S. Working Class. From Colonial Times to the Twenty-first Century.”,”Libro dedicato a Frank Lovell (1913-1998)”,”MUSx-299″
“LE-BLANC Paul”,”Marx, Lenin, and the Revolutionary Experience. Studies of Communism and Radicalism in the Age of Globalization.”,”Paul Le Blanc is Associate Professor of History at La Roche College. He has written extensively on historical, social and political issues (including A Short History of the U.S. Working Class and Black Liberatin and the American Dream), and is Associate Editor of The Encyclopedia of Protest and Revolution. Foreword by Dennis BRUTUS, Acknowledgments, Introduction, Endnotes, Bibliography, Index,”,”TEOC-075-FL”
“LE-BLANC Paul”,”A Short History of the U.S. Working Class. From Colonial Times to the Twenty-first Century.”,”Paul Le Blanc is Associate Professor of History at La Roche College. He has written extensively on historical, social and political issues (including A Short History of the U.S. Working Class and Black Liberatin and the American Dream), and is Associate Editor of The Encyclopedia of Protest and Revolution.”,”MUSx-006-FL”
“LEBON André”,”Immigration et presence etrangere en France 1990/1991. Les données, les faits.”,”André Lebon Conseiller technique à la Direction de la Population et des Migrations”,”STAT-581″
“LE-BRAS Gabriel”,”Studi di sociologia religiosa.”,”Gabriel LE-BRAS è considerato un maestro indiscusso della ricerca sociologica in Francia e all’ estero. Ha sempre rifiutato l’ astrattezza e la genericità. “”La conquista del suolo è stata opera dei missionari; la sua ripartizione in zone, il compito iniziale della Chiesa secolare; la sua occupazione sporadica, il compito incessante dei religiosi””. (pag 229) “”L’ installazione del cristianesimo fu lenta quanto la sua penetrazione. A dire la verità , non ha affatto un termine, poiché consiste in un costante adattamento alle circostanze e ai bisogni. Tra il V ed il X secolo, la maggior parte dei luoghi di culto sono stati fissati; la maggior parte dei territori delimitati, ma il duplice fenomeno che dobbiamo descrivere si svolge ancora sotto i nostri occhi.”” (pag 231)”,”FRAD-050″
“LE-BRAS Hervé”,”Il demone delle origini. Demografia e estrema destra.”,”LE-BRAS Hervé è Direttore di studi all’ EHESS di Parigi e direttore di ricerca all INED. Ha scritto ‘Les trois France’ (1995) e ‘Naissance de la mortalité’ (2000) “”La tesi di questo libro è semplice: la demografia in Francia sta per diventare un mezzo di espressione del razzismo. Si tratta di una tesi che suscita scandalo, perché mette in stretta relazione due ambiti che tutto sembra opporre: l’ impulso esecrabile e la scienza matematica, il populismo e l’ universo ovattato dell’ Ecole Polytechnique, il Front national e una prestigiosa istituzione di ricerca, tribuni che arringano dai giornali di estrema destra e professori che pubblicano nelle riviste di scienze morali e politiche. I fatti e i testi osservati e accumulati da qualche anno dimostrano tuttavia nettamente che queste opposizioni sono superate, e che tra i due ambiti si sta effettivamente sviluppando un rapporto.”” (pag 17)”,”DEMx-049″
“LE-BRAS Gabriel”,”Studi di sociologia religiosa.”,”Gabriel LE-BRAS è considerato un maestro indiscusso della ricerca sociologica in Francia e all’ estero. Ha sempre rifiutato l’ astrattezza e la genericità. La divisione della popolazione francese in gruppi di più o meno ‘fedeli’, osservanti: le quattro categorie (pag 129-131) – Al di fuori del recinto (atei, altre religioni, cristiani separati…) – All’interno del giardino (la maggioranza dei francesi) – La categoria dei fedeli (una minoranza di battezzati) – Minoranze fervente (è all’interno di questa elite che vengono reclutati il clero, le congregazioni religiose, le confraternite, le associazioni pie)”,”RELC-006-FB”
“LE-BRAZ Yves”,”Les rejetés. L’ affaire Marty-Tillon. Pour une histoire différente du PCF.”,”LE-BRAZ Yves è uno pseudonimo che nasconde un ex PCF ex militante di questa organizzazione alla quale aveva aderito all’ età di 16 anni nel 1958 e darà le dimissioni nel maggio 1968. Senza tener conto della lettera di André Marty, in data 24 agosto, l’ ufficio politico riprende contro di lui i rimproveri di ostilità alla dichiarazione di Thorez sull’ Armata Rossa. Manifestamente, niente modifica l’ attegiamento del tribunale: il processo è dunque giudicato. Cosa che spiega il machiavellismo del capitolo seguente consacrato all’ imperialismo americano e agli strumenti della sua politica. Nel 1947, Zdanov tuona contro i comunisti francesi che sottovalutano il pericolo socialista. Nel 1952, dopo delle ricerche che si spera lunghe e minuziose, l’ ufficio politico ha la convinzione che André Marty porti la responsabilità di una tale impasse ideologica. Al comitato centrale del 29 e 30 ottobre 1947, André Marty, in effetti, non ebbe una parola contro i socialisti ma vituperò solo i gollisti (a questo proposito, che diventa il “”gollista conseguente””?). Risultato: “”Marty dimenticava che la socialdemocrazia è il marciapiedi del fascismo (…). La sua concezione avrebbe condotto a disorientare la lotta per la pace che suppone la lotta contro quelli che, in seno alla classe operaia e del popolo, si fanno portatori dell’ ideologia di guerra ed esecutori di una politica di guerra, sotto l’ insegna del tradimento nazionale””. (pag 186-187)”,”PCFx-043″
“LE-BRETON Jean-Marie”,”Una storia infausta. L’ Europa centrale e orientale dal 1917 al 1990.”,”Jean-Marie LE-BRETON, già ambasciatore di Francia a Sofia e a Bucarest, ha insegnato all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi e all’ ENA.”,”EURC-044″
“LE-BRETON Jean-Marie”,”Una storia infausta. L’Europa centrale e orientale dal 1917 al 1990.”,”Jean-Marie Le Breton, già ambasciatore di Francia a Sofia e a Bucarest, ha insegnato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e all’ENA.”,”EURC-072-FL”
“LE-BRIS Emile REY Pierre-Philippe SAMUEL Michel”,”Capitalisme negrier. La marche des paysans vers le proletariat.”,”””En effet, le mode de resistance de la paysannerie parcellaire (aussi bien aux Etats-Unis qu’en France d’ailleurs) à la domination capitaliste est fondamentalment identique à celui des communautés paysannes indiennes, africaines, etc: c’est l’ autarcie; des lors qu’il existe une complementarieté perfaite entre paysans et artisans ruraux, ou la circolation monetaire est presque nulle, le capitalisme n’a aucun moyen de s’ introduire (…).”” (pag 55)”,”CONx-102″
“LECHEVALIER Sébastien, contributi di Arnaud NANTA e Yves TIBERGHIEN”,”La grande transformation du capitalisme japonais (1980-2010).”,”Avec les contributions d’Arnaud Nanta et d’Yves Tiberghien S. Lechevalier è uno specialista di economia giapponese. E’ fondatore dell’Associazione France-Japone dell’EHESS dove è maitre des conferences. “”Une difficulté récurrente dans ce domaine [système de protection sociale dans le capitalisme japonais classique] est de classer le Japon dans les typologies existantes, dont la plus connue est bien sûr celle de Gosta Esping-Andersen, reposant sur la distinction entre trois régimes: social-démocrate, conservateur et libéral (18). Cette approche est en fait particulièrement inadaptée au cas japonais et conduit à ce que Shogo Takegawa appelle “”l’orientalisme du bien-être”” (welfare orientalism) (19), c’est-à-dire la vision simplificatrice des chercheurs européens et américains à l’égard des systémes de protection sociale en Asie (30). Par exemple, si l’on se limite à l’analyse de la part des dépenses sociales dans le PIB, alors on peut dire que la protection sociale dans le capitalisme japonais classique se caractérise par un niveau d’intervention de l’Etat plus faible qu’aux Etats-Unis (15.1% en 1997 contre 15.8% aus Etats-Unis, 29,2% en Allemagne et 35.7% en Suède). Ce seul critère conduirait à faire du système japonais de protection sociale un archétype du modèle libéral.. Cependant, il faut nuancer ce résultat à plusieurs niveaux”” (pag 205) (18) Gosta Esping-Andersen, ‘The Three Worlds of Welfare Capitalism’, Cambridge Polity Press, 1990; (19) Shogo Takegawa, “”Japan’s Welfare-State Regime. Welfare Politics, Provider and regulator””, Development and Society, 34 (2) 2005, p. 169-190; (20) Sont par exemple représentatifs de ce problème: Richard Rose et Rei Shiratori, ‘The Welfare State: East and West’, Oxford, Oup, 1986, et Arthur Gould, ‘Capitalist Welfare Systems. A Comparison of Japan, Britain and Sweden’, Longman, Londres, 1993 Biographie de l’auteur Sébastien Lechevalier est maître de conférences à l’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS), président de la Fondation France-Japon de l’EHESS et directeur du GIS/Réseau Asie. Il est l’auteur de La grande transformation du capitalisme japonais (Presses de Sciences Po, 2011). Brieuc Monfort est chercheur associé au Centre d’études avancées franco-japonais de Paris (CEAFJP). Il a travaillé au Japon comme conseiller financier pour la direction du Trésor et il a également été économiste au Fonds monétaire international et à l’INSEE. [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”JAPE-033″
“LECKIE Robert”,”George Washington’s War. The Saga of the American Revoluion.”,”I ‘Redcoats’ erano i soldati britannici che combatterono contro le tredici colonie nordamericane durante la guerra d’indipendenza americana. Questo conflitto, noto anche come rivoluzione americana, si svolse tra il 19 aprile 1775 e il 3 settembre 1783. Le tredici colonie, insieme alla Francia, alla Spagna e alle Province Unite, ottennero la vittoria, portando all’indipendenza delle colonie e alla formazione degli Stati Uniti d’America, L’Olanda ha giocato un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Nel 1780, l’Olanda si schierò a fianco dei ribelli americani contro la Gran Bretagna. Questo intervento fu decisivo per le sorti del conflitto. Alla battaglia di Yorktown nel 1781, dove si concentrò il grosso delle forze britanniche, le forze alleate (Francia, Spagna e Olanda) sbaragliarono il nemico, contribuendo alla vittoria finale delle tredici colonie nordamericane e all’indipendenza degli Stati Uniti d’America. C’è un collegamento tra la guerra di indipendenza americana e la guerra dei Sette Anni in Europa. Ecco come si collegano: Guerra dei Sette Anni (1756-1763): Questo conflitto coinvolse numerose nazioni europee e le loro colonie in America e in India. Originariamente scoppiata come una disputa tra l’Austria e la Prussia per il controllo della regione della Slesia in Germania, la guerra si espanse coinvolgendo altre nazioni europee. La Gran Bretagna, che aveva già ottenuto il Canada e altre terre dalle vittorie militari contro la Spagna e la Francia, giocò un ruolo chiave in questa guerra. Guerra d’indipendenza americana (1775-1783). Questo conflitto fu combattuto tra la Gran Bretagna e le sue Tredici colonie in Nord America, che alla fine ottennero l’indipendenza e diedero vita agli Stati Uniti d’America. Durante la guerra d’indipendenza americana, la Francia, desiderosa di riscattare la sconfitta subita durante la Guerra dei Sette Anni, si unì alle colonie ribelli, insieme alla Spagna e alle Province Unite (Paesi Bassi). La partecipazione di queste nazioni europee contribuì alla vittoria finale degli americani. In sintesi, la guerra dei Sette Anni in Europa ebbe un impatto sulle relazioni internazionali e sulla situazione politica che alla fine influenzò la guerra di indipendenza americana (f. copil)”,”USAG-008-FSD”
“LECOEUR Auguste”,”Croix de guerre pour une grève. 100.000 mineurs contre l’ occupant, 27 mai – 10 juin 1941.”,”‘Omaggio alla memoria di Auguste HAVEZ, Jean LESTIENNE, Marcel ROLLAND e dei francesi comunisti che salvarono l’onore del loro partito’ ( LE PCF, CONTINUITÉ DANS LE CHANGEMENT. De Maurice Thorez à Georges Marchais LECOEUR Auguste Libreria: LIVRESCOLLECTOR (Bruxelles, ., Belgium) Descrizione libro: Le Livre de Poche, Paris, 1979. Broché, couverture illustrée, 16,5cm x 11cm, 319pp, annexe, postface de Michel-P. Hamelet. Comme neuf. Deuxième édition, sans une partie des notes mais avec un chapitre ajouté relatif au procès intenté à l’auteur par Georges Marchais en 1978 concernant la présence de ce dernier en Allemagne pendant la guerre (pp277-309). Dans cet ouvrage, l’auteur démontre que “”le Parti ne change que pour mieux rester lui-même, derrière les séductions nouvelles dont il se pare”” (Quatrième de couverture), en analysant un par un l’application de ces quatre concepts: la théorie marxiste-léniniste, le centralisme démocratique, la dictature du prolétariat et l’internationalisme prolétarien. Il consacre en outre deux chapitres à, respectivement, Maurice Thorez (pp163-222) et Georges Marchais (pp223-276) dont il s’attache à la biographie changeante et particulièrement à son séjour volontaire en Allemagne pendant l’Occupation. L’auteur (1911-1992) adhère au Parti Communiste en 1927. En 1937, il est envoyé en Espagne comme Commissaire politique dans les Brigades Internationales et y participe aux combats. A son retour en France, il devient Secrétaire fédéral du Pas-de-Calais. Mobilisé, il est fait prisonnier en juin 1940, s’évade, devient responsable du Parti pour le Nord-Pas-de-Calais et organise les grandes grèves de mineurs de mai-juin 1941. N°4 du PC en 1942, il est chargé par Duclos de prendre en main l’organisation interne du Parti. En 1945, Thorez le nomme responsable de l’appareil clandestin du PC redevenu légal. En 1946, il est Sous-Secrétaire d’Etat à la Production charbonnière, et c’est lui qui fait promulguer le Statut du mineur et fait passer la loi sur les Charbonnages de France. En 1950, il apparaît comme le dauphin de Thorez. En 1952, il prend une part active à l’exclusion de Marty mais peu de temps après est accusé de “”fautes opportunistes””. Il refuse de se présenter devant le Comité Central pour y être jugé, quitte le Parti avec dignité, dénonce ses méthodes staliniennes et s’affile au Parti Socialiste en 1958, puis au Parti Socialiste Démocrate en 1976. ISBN 2253021717. “”Communisme””. Codice libro della libreria 7063)”,”PCFx-074″
“LECOMTE Bernard”,”Giovanni Paolo II.”,”Il Concilio Vaticano II. “”Per quanto giovane e inesperto – parecchi altri sono più giovani di lui – monsignor Karol Wojtyla ha lo stesso diritto di voto dei cardinali più anziani e può intervenire nei dibattiti. Un’ opportunità che non si lascia certo sfuggire e, grazie alla quale, nelle quattro sessioni conciliari, pronuncia otto discorsi in seduta plenaria e presenta tredici interventi scritti. Nella prima sessione (11 ottobre – 8 dicembre 1962), interviene nel dibattito sulla liturgia, benché non sia facile prendere la parola in quell’ aula impressionante. Alcuni partecipanti, poco abituati a parlare in pubblico, fanno prolungare i dibattiti senza motivo, leggendo con difficoltà testi scritti che non tengono conto di quanto è stato detto prima da altri. Inoltre, molti vescovi non hanno sufficiente padronanza del latino e spesso non riescono a farsi capire da gran parte dell’ assemblea. Le riunioni, poi, cominciano in genere con le relazioni di alcuni “”tenori”” molto ascoltati, fra i quali primeggiano i cardinali Spellman, Ruffini e Léger.”” (pag 163-164) Bernard Lecomte, vaticanista e giornalista specializzato nei temi dell’Europa orientale, ha scritto su Le Croix, é stato invitato de L’Express e caporedattore di Figaro Magazine prima di dirigere per tre anni il settore comunicazione del Consiglio regionale di Borgogna. Lecomte ha dedicato anni di lavoro e inchieste approfondite intorno alla figura di Giovani Paolo II per realizare, al di uno dei personaggi più emblematici della nostra epoca. Il bilancio di venticinque anni di pontificato tracciato da Lecomte mette in evidenza la contrappozizione tra l’audacia di certe iniziative e il rigido conservatorismo di cui Wojkyla si è fatto portavoce universale, ma è anche un ritratto intimistico di un uomo appassionato di poesia, teatro, sport, letture e incontri. Come verrà considerato Giovanni Paolo II, una volta che il suo magistero sarà consegnato al giudizio dei posteri? Nel corso di un pontificato di eccezionale durata, il primo papa polacco della Storia ha giocato un ruolo spesso contraddittorio. Da una parte, contro ogni attesa, ha ostinatamente difeso la tradizione, la liturgia, i dogmi della Chiesa cattolica, dando di sé talvolta un’immagine di conservatore integrale, quando non di reazionario, specie dal punto di vista della morale e dell’etica; ma dall’altra, soprattutto più recentemente, all’alba del terzo millennio dell’era cristiana, ha saputo modernizzare e ‘globalizzare’ la sua Chiesa di un miliardo di fedeli, situando l’Uomo, la sua dignità e la sua responsabilità al centro del messaggio evangelico contemporaneo. Va anche ricordato che, sul piano politico, è stato uno dei più attivi protagonisti della caduta del comunismo. Con i suoi numerosi viaggi apostolici, spesso spettacolari, sempre mediatici, ha raggiunto i popoli più avversi, trovando ascolto dovunque, dal mondo musulmano a quello laico e decristianizzato della Francia. Ha stupito tutti col denunciare gli errori passati della Chiesa, contribuendo alla riconciliazione con il mondo ebraico. Qual è dunque il vero Giovanni Paolo II, quel Karol Wojtyla che, eletto papa il 16 ottobre del 1978, all’età di cinquantotto anni, è stato di volta in volta poeta, drammaturgo, giornalista, professore, arcivescovo in una Polonia vittima prima del nazismo e poi del comunismo, e offre ancora di sé un’immagine con molte luci e ombre, sempre oggetto di indagine e di stupefatta ammirazione. Bernard Lecomte ha dedicato anni di lavoro e di inchieste alla figura di questo papa, per realizzare, al di là dell’agiografia corrente, il ritratto di un personaggio tra i più controversi del nostro tempo.”,”RELC-205″
“LE-COUR-GRANDMAISON Olivier”,”Coloniser, Exterminer. Sur la guerre et l’Etat colonial.”,”Uso di soldati africani, beduini, nella metropoli parigina per reprimere la guerra civile, nel giugno 1848, la rivoluzione del 1848 (pag 308) Contiene il paragrafo: Remarque 1. ‘Engels et Marx: le colonialisme au service de l'””Histoire”” universelle’ (pag 40-52) LE-COUR-GRANDMAISON Olivier insegna scienze politiche e filosofia politica all’Università. Ha pubblicato (v. 4° cop) tra l’altro ‘Le 17 octobre 1961: un crime d’Etat a Paris’.”,”FRQM-041″
“LECOURT Dominique”,”Lenin e la crisi delle scienze.”,”Questo studio è dedicato a ‘Materialismo ed empiriocriticismo’.”,”LENS-112″
“LEDDA Romano”,”La battaglia di Amman.”,”Romano Ledda è nato a Tunisi nel 1930. Ha aderito nel 1947 al Partito Comunista Italiano, del cui Comitato centrale è membro dal X Congresso. Nella segreteria nazionale della Federazione giovanile comunista fino al 1957, successivamente ha avuto incarichi di lavoro presso la Commissione culturale nazionale, il Comitato regionale del Lazio e la Sezione esteri del Comitato centrale. É stato vice-direttore di critica marxista dalla sua fondazione al 1965. Attualmente è vice-direttore di Rinascita. Inviato speciale dell’Unità nei paesi del terzo mondo, ha seguito dalla crisi congolese del 1960 a quella giordano-palestinese. Ha scritto una Storia delle rivoluzione africane, e un libro sulla esperienza teorica e pratica della guerra di popolo in Guinea Bissau.”,”VIOx-057-FL”
“LEDEEN Michael Arthur”,”L’ internazionale fascista.”,”LEDEEN è nato nel 1941 in America da famiglia mitteleuropea. Docente alla Washington University sta lavorando a un libro su D’ANNUNZIO e l’ impresa di Fiume.”,”ITAF-139″
“LEDEEN Michael A.”,”D’Annunzio a Fiume.”,”LEDEEN Michael A. dedica il libro ai suoi maestri: Alvin FRANK, Richard HEFFNER, George MOSSE, Richard POPKIN, Julius WEINBERG. Ringraziamenti a Renzo DE-FELICE “”Malgrado il carattere spesso assurdo dei testi dei trattati firmati a nome del Comando da Giuriati e da Host-Venturi a Venezia (e dei quali fu stesa una sola copia, rimasta in possesso del comandante), non c’è alcun dubbio che D’Annunzio fosse estremamente popolare tra i capi delle “”nazionalità oppresse”” comprese entro i confini della Jugoslavia. Se il comandante fosse riuscito a procurare i milioni da lui promessi ai rivoluzionari balcanici, egli sarebbe stato certamente in grado di organizzare una serie di insurrezioni del tipo invocato dai trattati. Comunque sia, l’impegno sottoscritto dalle due parti aveva un carattere duraturo, dal momento che il 19 ottobre l’accordo fu rinnnovato con una nuova serie di date per le rivolte nei Balcani, una nuova quantità di armi e di denaro che il Comando (ora Reggenza del Carnaro) doveva procurare e con l’aggiunta, all’elenco degli alleati balcanici, della Macedonia e della Vojvodina. Il totale dei rifornimenti promessi da D’Annunzio era impressionante: centotrentamila fucili e venti milioni di lire”” (pag 249)”,”ITAA-145″
“LEDEEN Michael A.”,”Il complesso di Nerone. Dal fascismo all’eurocomunismo.”,”Noto in Italia soprattutto per l”Intervista sul fascismo’ a Renzo De Felice, Michael L. Leeden corrispondente di ‘The New Republic’ e collaboratore del ‘Giornale nuovo’, è autore di ‘Intervista sul nazismo’ (1977), ‘The First Duce’ (1977) e di ‘Universal Fascism’ (1972). Attualmente (1978) sta ultimando ‘The Jews of Fascist Italy’, I suoi articoli appaiono su ‘Commentary’ e su ‘The Journal of American History’. “”Gli italiani non credono che il loro Paese attraversi una crisi. Quando si parla con i massimi uomini politici e con coloro che influenzano l’opinione pubblica, a Roma, si ha l’impressione di vivere in una sorta di Paese delle meraviglie nel quale le cose sono come le si immagina, invece che essere quello che realmente sono. Possiamo parlare di una «complesso di Nerone» di proporzioni enormi, poiché gli italiani stanno fischiettando, ballando e suonando mentre Roma lentamente si consuma nell’incendio dell’economia politica. Mentre uomini politici ed economisti si preoccupano a parole della crisi, nessuno dei dirigenti del Paese ha invitato gli italiani a compiere quei sacrifici sistematici e significativi che sembrano essere essenziali per la sopravvivenza nazionale. (…) Da lungo tempo l’Italia viene considerata, da alcuni dei suoi cittadini più riflessivi, come una sorta di laboratorio del mondo occidentale. E’ stata l’incubatrice del fascismo e ha dato all’Occidente l’eurocomunismo. (…) L’ipotesi più probabile è che l’Italia non risolverà la propria crisi, per lo meno a breve scadenza, e continuerà ad essere uno dei grandi problemi per la Cee e la Nato”” (pag 121-122)”,”ITAP-241″
“LEDERER Ivo J.”,”La Jugoslavia dalla Conferenza di Pace al Trattato di Rapallo.”,”Nato a Zagabria nel 1929, LEDERER, ha compiuto gli studi nella sua città natale, a Roma, a New York, nell’Univ del Colorado e in quella di Princeton. Specialista di storia dell’ Europa Orientale e di storia della politica estera russa, dal 1957 è Prof incaricato all’Univ di Yale, in USA, presso la quale dirige dal 1962 gli studi superiori europei e russi. Con le edizioni universitarie Yale ha pubblicato nel 1962 il volume da lui redatto in collaborazione con illustri studiosi USA ed EU, sulla politica estera russa: ‘Russian Foreign Policy: Essays in Historical Perspective’.”,”EURC-018″
“LEDERER Emil, a cura di Mariuccia SALVATI”,”Lo Stato delle masse. La minaccia della società senza classi.”,”Emil LEDERER nasce a Pilsen (Boemia) nel 1882, studia a Vienna e svolge la sua carriera accademica a Heidelberg. Sociologo ed economista, si impegna nella socialdemocrazia durante la fase della Repubblica di Weimar fino al 1933 quando è costretto a rifugiarsi a New York ove è accolto presso la New School for Social Research. Muore improvvisamente nel 1939. Noto per i suoi studi sulle classi medie e sulla disoccupazione di massa nelle società industrializzate ha scritto altre opere importanti (v. retrocopertina). L’ opera ‘Lo Stato delle masse’ fu pubblicato a New York nel 1940, un anno dopo la morte. Il suo lavoro sullo Stato totalitario riflette le conoscenze e le esperienze accumulate in una vita di studioso di classi sociali, di economia, militante sindacale durante la Repubblica di Weimar ed esule. Nella sua definizione di Stato totalitario include non solo la Germania e l’ Italia ma anche la Russia bolscevica. E lo indica come un sistema politico “”moderno””, la cui novità deriva dall’avere scientemente distrutto, primo nella storia, la struttura sociale precedente; basata sull’ esperienza di classe e gruppi, sostituendola con “”lo Stato delle masse””, cioè con un regime basato sull’ esistenza di masse amorfe. All’ uscita del suo libro, esso fu dapprima discusso ma poi sostanzialmente ignorato anche da chi, come la Hannah ARENDT, da quelle riflessioni ebbe a prendere più di uno spunto per il suo ‘Le origini del totalitarismo’. La distruzione dei sindacati. “”Il regime nazista fornì qualche surrogato per soddisfare delle necessità concrete e al tempo stesso rafforzare la presa del partito sui lavoratori. L’ organizzazione “”Forza attraverso la gioia”” offrendo viaggi all’estero e in Germania, spettacoli teatrali, concerti e così via, mirava a organizzare il tempo libero degli operai e ad assicurare che venissero sottoposti alle “”giuste”” influenze. Essi avevano la soddisfazione di ricevere le stesse opportunità dei ricchi, mentre veniva impedito loro di restare senza controllo o soli con i propri pensieri in cerca di idee pericolose. Questa organizzazione è un ottimo esempio della sagacia dei leader nazionalsocialisti: dopo la distruzione delle istituzioni autonome e spontanee che si erano sviluppate in Germania nei tempi andati, il regime sapeva come costruire qualcosa di nuovo che servisse per scopi di controllo, potesse essere usato per la propaganda e per diventare uno dei numerosi tentacoli attraverso i qual le masse venivano catturate e irregimentate. Lo stesso si può dire del fronte del lavoro, nonostante l’ opposizione che incontrò, del servizio del lavoro, delle organizzazioni giovanili; tutte queste istituzioni e formazioni conquistarono le masse rompendo le linee di demarcazione tra i gruppi sociali. Paradossalmente l’ antagonismo di classe venne utilizzato per distruggere il potere politico e sociale delle classi mentre le masse vennero istituzionalizzate ovunque, lasciando sfogare le loro emozioni e prevenendo ogni potenziale opposizione.”” (pag 58)”,”TEOS-105″
“LEDERER Ivo J.”,”La Jugoslavia dalla Conferenza della pace al Trattato di Rapallo, 1919-1920.”,”Nato a Zagabria nel 1929, Ivo J. Lederer ha compito gli studi nella sua città natale, a Roma, a New York, nell’Università del Colorado e in quella di Princeton. Specialista di storia dell’Europa orientale e di storia della politica estera russa, dal 1957 Lederer è professore incaricato all’Università di Yale, negli Stati Uniti, presso la quale dirige dal 1962 gli studi superiori europei e russi. E nelle edizioni universitarie di Yale ha pubblicato, con la collaborazione di illustri studiosi americani ed europei sulla politica estera russa “”Russian Foreign Policy: Essays in Historical Perspective””.”,”EURC-073-FL”
“LEDERER Emil, a cura di Michele BASSO”,”Sociologia della guerra mondiale.”,”‘Sociologia della guerra mondiale’ è stato scritto all’inizio del 1915, nel pieno del primo conflitto mondiale. Mentre la maggior parte degli intellettuali europei si faceva travolgere dall’ondata di nazionalismo, difendendo a spada tratta il proprio Paese, Lederer è tra i pochi che si propongano di analizzare lo scontro in qualità di scienziato sociale, senza prendere una posizione pregiudiziale, ma provando a dare una spiegazione scientifica a quello che gli sembra «il più grande evento della storia». Ne risulta una riflessione profonda sul rapporto tra Stato, società e guerra, sulla crisi dello Stato liberale, sull’inestricabile legame tra politica, economia e apparato militare, sulla potenza delle ideologie. Come ha affermato Hans Jonas, il testo merita di essere riconosciuto come un classico della sociologia della guerra, di cui si presenta qui la prima traduzione italiana. “”Il giudizio di Keynes su Lederer è limitato a tre articoli, ma è qui di qualche interese, in quanto permette di avvicinarci al plesso di questioni legato alla guerra. L’unica volta che lo cita, infatti, è in una breve recensione del «The Economic Journal» intitolata ‘Le economie di guerra in Germania’ (46). Keynes recensisce alcuni articoli comparsi sui tre ‘Quaderni sulla guerra’ (Kriegs hefte) pubblicati tra il dicembre 1914 e il marzo 1915 sull”Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’ sotto il titolo di ‘Guerra ed economia’. Tra di essi, vi figurano tre articoli appunto di Emil Lederer (47) dedicati rispettivamente all’organizzazione dell’economia attraverso lo Stato nel corso della guerra, alla situazione del mercato del lavoro e delle associazioni di interessi dall’inizio del conflitto, e all’approvvigionamento di beni alimentari sempre durante la guerra. Quest’ultimo testo, di sole sette pagine, è definito da Keynes utile, ma è relegato tra gli articoli di secondaria importanza, ai quali non dedica ulteriori commenti. Il primo articolo è ritenuto «piuttosto deludente e non dice che poco o nulla che non possa essere dedotto a priori» (48), anche se l’economista inglese è colpito dal fatto che nei primi giorni di conflitto si considerasse più pressante il problema della riorganizzazione del credito che non quello della produzione industriale. Il resoconto di Lederer sul mercato del lavoro è invece ritenuto migliore, in quanto «meglio illustrato dai fatti» (49), dei quali Keynes riporta alcuni riferimenti essenziali. Più che il giudizio specifico sui testi di Lederer, a sollevare interesse è piuttosto l’impressione conclusiva ricavata da Keynes dalla lettura dei quaderni di guerra, che lo porta ad affermare che «la Germania e i tedeschi non sono poi così differenti dal resto del mondo come la nostra stampa quotidiana vorrebbe indurci a credere. Il mito tedesco, a cui siamo spinti oggi a dar credito, è quello di una macchina sovraumana guidata da mani inumane. la macchina è buona, ma non è in alcun modo mossa con prodigiosa facilità, come veniamo con troppo facilità indotti a pensare quando essa è nascosta da noi da una cortina di silenzio. E neppure i conducenti sono, dopotutto, così diversi rispetto a quanto eravamo abituati a pensare di loro prima della guerra. A parte il professor Jaffé, la nota generale è di moderazione, sobrietà, accuratezza, ragionevolezza, e verità» (50)”” (pag 34-37) [(46) Cfr. J.M. Keynes, The Economics of War in Germany, in ‘The Economic Journal’, 25, 99 (1915) (…); (47) Si tratta di E. Lederer, ‘Die Organisation der Wirtschaft durch den Staat im Kriege, (…); (48) J.M. Keynes, The Economics of War in Germany, cit., p. 446; (49) Ibidem; (50) Ibidem, p. 452] Emil Lederer (1882-1939) è stato un sociologo ed economista tedesco. Di origini ebraiche, nel 1933 è costretto a fuggire negli Stati Uniti dove diverrà il decano degli accademici in esilio presso la New School of Social Research di New York. Autore di studi pionieristici sulle classi medie, è nota anche per ‘Lo Stato delle masse’ (1939) uno dei primi studi sul totalitarismo Michele Basso è ricercatore in Filosofia politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi internazionali dell’Università di Padova. Ha pubblicato: ‘La città, alba dell’Occidente. Saggio su Max Weber’ (Quodlibet, 2020). Ha curato ‘Il costume’ di Ferdinand Tönnies’ (Morcelliana, 2019) prefazione: ‘Emil Lederer (1882-1939). Cenni su vita e opere – Lederer come studioso: il giudizio dei contemporanei – Sociologia della guerra mondiale – Guerra, società e Stato; nota del curatore, premessa; traduzione di Michele BASSO; collana Orso Blu; tratto dall’opera originale E. Lederer, Zur Soziologie des Weltkriegs’, in ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik'”,”TEOS-350″
“LeDONNE John P.”,”The Grand Strategy of the Russian Empire, 1650-1831.”,”Preface, Acknowledgments, Maps, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSx-179-FL”
“LEDRE’ Charles”,”Histoire de la presse.”,”ANTE1-1″,”EDIx-081″
“LEE CHONG-SIK”,”Revolutionary Struggle in Manchuria. Chinese Communism and Soviet Interest 1922-1945.”,”LEE è Prof di scienze politiche e D del Anspach Institute for Diplomacy and Foreign Affairs, Univ of Pennsylvania. E’ coautore con Robert A. SCALAPINO dello studio ‘Communism in Korea’ (Univ California, 1974) vincitore di un premio. LEE ha passato gran parte della sua gioventù in Manciuria.”,”MCIx-007″
“LEE Stephen J.”,”Lenin and Revolutionary Russia.”,”Stephen J. Lee is Head of History at Bromsgrove School. His many publications include The European Dictatorships, 1918-1945 and in this series, Imperial Germany, 1871-1918, Hitler and Nazi Germany, The Weimar Republic and Stalin and the Soviet Union. Lenin and Revoutionary Russia examines the background to and the course of the Russian Revolution of 1917 and Lenin’s regime. It explores all the key aspects such as the development of the Bolsheviks as a revolutionary party, the 1905 Revolution, the collapse of the Tsarists, the Russian Civil War and lenin’s changes between 1918 and 1924.”,”LENS-032-FL”
“LEE Hsiao-Feng”,”Histoire de Taïwan.”,”Lee Hsiao-Feng, nato nel 1952 a Madou, distretto di Tainan, Taiwan. Ex redattore capo del periodici Taiwanais’, Les années 80 e Asiatique, giornalista e scrittore. Attualmente professore all’Università Shih-Hsin al dipartimento di Studi politici dell’Università Tung-Wu e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione di documentazione storica Taiwanese Wu San-Lian. I bombardamenti del 23 agosto 1958 …. finire (pag 119-121)”,”CINx-310″
“LEE Hsiao-Feng”,”Histoire de Taïwan.”,”La guerra di bombardamento. I bombardamenti del 23 agosto 1958. ‘Piegandosi alla volontà americana Chiang Kai-Shek fece evacuare le sue truppe da Dachen e da Zhoushan. Gli Stati Uniti fece pressioni in seguito per fagli abbandonare anche le isole di Jinmen e di Mazu, ma Chiang questa volta non cedette. È così che queste due isole divennero una zona test nelle relazioni triangolari dei maoisti cinesi, dei nazionalisti e degli Americani. Infatti, il 23 agosto 1958 il potere maoista fece bombardare di nuovo Jinmen e Mazu, ma con una intensità ben superiore a quella del bombardamento del 3 settembre 1954. In due ore, oltre quarantamila proiettili colpirono le isole, segnando così l’inizio della guerra di bombardamento. I bombardamenti proseguirono per 44 giorni. Sui quasi 40 km2 di Jinmen piovvero 470.000 bombe. Gli Stati Uniti apportarono il solo sostegno finanziario per un aiuto materiale e militare; inviarono inoltre delle navi di scorta, e evitarono attentamente ogni implicazione nei combattimenti. Temevano in effetti di essere trascinati nella guerra sino-cinese, cosa che precisamente voleva Chiang Kai-shek nella speranza di ottenere un sostegno ancora più grande. Il 23 ottobre, Eisenhower e Chiang Kai-shek giunsero ad un compromesso e pubblicarono un comunicato comune. Chiang rinunciava a riprendere il continente con la forza, in cambio gli Stati Uniti riconoscevano che, nelle circostanze presenti, la difesa di Jinmen e di Mazu non poteva essere dissociata da quella di Taiwan e delle Penghu. Questo accordo rimetteva in causa la definizione della zona di sicurezza come figurava nel Trattato di mutua difesa. La guerra di bombardamento proseguì per quasi vent’anni, secondo una formula ritualizzata attraverso un tacito accordo tra le due parti, secondo il quale i bombardamenti avevano luogo regolarmente ogni due giorni”” (pag 119-121)”,”CINx-311″
“LEE Laurie”,”Moment of War. A Memoir of the Spanish Civil War.”,”Nel dicembre 1937 il giovane Lee attraversa i Pirenei ed entra in Spagna come volontario inglese, e passa un difficile inverno durante la guerra civile spagnola. Nelle sue memoria ricorda le scene del suo tempo di guerra e ritrae le scene di battaglia e la perdita del suo idealismo. L’autore in seguito è vissuto a Londra e ha pubblicato altre opere di memorie autobiografiche.”,”MSPG-034-FSD”
“LEED Eric J.”,”Terra di nessuno. Esperienza bellica e identità personale nella prima guerra mondiale. (Tit.orig.: No Man’s Land. Combat & Identity in World War I)”,”LEED Eric J. ha insegnato storia nella Florida International University di Miami. Il Mulino ha pubblicato pure ‘La mente del viaggiatore. Dall’ Odissea al turismo globale’ (1991) e ‘Per mare e per terra. Viaggi, missioni, spedizioni alla scoperta del mondo’ (1996). Nevrosi come indicatore del dissenso contro la guerra. “”La nevrosi fu funzionale alle autorità precisamente perché rappresentava una categoria di comportamento fondalmentalmente ambigua in termini etici e legali. All’ interno di questa categoria, i desideri inconsci del soldato e gli imperativi del dovere poterono essere negoziati con minor rispetto per la statura morale del paziente e – fatto ancor più importante – senza rimettere in discussione la legittimità della guerra. Georg Stertz, come tanti altri neurologhi tedeschi, era perfettamente consapevole del valore di questa ambigua categoria ai fini di rimozione di potenziali fonti di dissenso dalla prima linea. Egli trattò numerosi casi di coloro che definiva “”fanatici eccentrici””, pazienti le cui eccentricità tendevano ad assumere forma politica. Un caso tipico fu quello di K.K., un sottufficiale e volontario del 1914, che scrisse una lettera al suo ufficiale comandante esprimendo sentimenti contrari alla guerra: il fatto gli valse una punizione sul campo, che però fu revocata a causa della sua “”debolezza di nervi””””. (pag 223)”,”QMIP-042″
“LEFEBVRE Georges”,”La rivoluzione francese.”,”Contiene il saggio di D. ROCHE: ‘George Lefebvre tra storia scientifica e storia socialista. La rivoluzione francese’. Georges LEFEBVRE nacque a Lilla nel 1875 e morì a Parigi nell’inverno del 1960. A lungo professore nei licei, insegnò poi sino al 1945 alla Sorbona. Diresse le ‘Annales historiques de la Revolution francaise’ ed è considerato il maggior storico moderno della grande Rivoluzione.”,”FRAR-028″
“LEFEBVRE Georges”,”Folle rivoluzionarie. Aspetti della rivoluzione francese e questioni di metodo storico.”,”Georges LEFEBVRE (1874-1959) per molti anni ha ricorperto l’incarico di D delle ‘Annales historiques de la Revolution francaise’. In questo libro si alternano magistrali profili di protagonisti come DANTON, ROBESPIERRE, SAINT-JUST, BABEUF, a indagini storiche e sociali sui grandi moti popolari: le ‘folle rivoluzionarie’.”,”FRAR-031 FOLx-015″
“LEFEBVRE G. SOBOUL A. RUDE’ G.E. COBB R.C. a cura di Armando SAITTA”,”Sanculotti e contadini nella Rivoluzione francese.”,”Qui Georges LEFEBVRE e una equipe di suoi allievi scrive su contadini e agitazioni popolari, funzione dirigente o subalterna dei salariati, natura e programma della sanculotteria. Se il LEFEBVRE è soprattutto il grande storico dei contadini, all’orizzonte urbano si restringe il prevalente interesse di Georges RUDE’ e Albert SOBOUL, il primo facendo argomento della propria indagine l’elemento operaio nelle giornate rivoluzionarie e in seno al movimento popolare, il secondo la sanculotteria, mentre Richard COBB- minuzioso indagatore della questione del pane- esamina con pari interesse la realtà parigina e quella dei dipartimenti francesi.”,”FRAR-162″
“LEFEBVRE Georges”,”La Revolution francaise.”,”LEFEBVRE, Prof onorario alla Sorbona, storico francese (Lilla 1874 – Boulogne-Billancourt, Parigi, 1959). Si segnalò con una tesi di laurea su ‘I contadini del Nord durante la Rivoluzione’ (1924). Professore alle università di Clermont, Strasburgo (1928) e Parigi (1932), presidente della Société des études robespierristes e direttore delle Annales historiques de la Révolution, scrisse sulla Rivoluzione francese, mettendone in particolare rilievo le strutture sociali e i fatti economici: ‘La vendita dei beni nazionali’ (1928), ‘La Rivoluzione francese’ (1930), ‘La grande paura’ (1932), ‘Napoleone’ (1937), ‘I Termidoriani’ (1937), ‘L’Ottantanove’ (1939) ‘Il Direttorio’ (1946). (RIZ)”,”FRAR-170″
“LEFEBVRE Georges”,”L’ Ottantanove.”,”Saggio introduttivo di SOBOUL: ‘Georges Lefebvre storico della rivoluzione francese’ e saggio conclusivo: ‘La Rivoluzione francese nella storia del mondo’.”,”FRAR-182″
“LEFEBVRE Henri”,”Le Materialisme dialectique.”,”LEFEBVRE è stato Professore nella facoltà di lettere e scienze umane di Strasburgo.”,”FILx-142″
“LEFEBVRE Henri”,”La pensée de Lenine.”,”LEFEBVRE Henri è dottore in lettere Maitres de recherches al Centre National de la Recherche Scientifique.”,”LENS-104″
“LEFEBVRE Henri”,”Nietzsche.”,”””La leggenda di Prometeo è una proprietà originale della razza ariana tutta intera e un documento che testimonia della sua facoltà per il profondo e per il tragico; e potrebbe anche non essere inverosimile che questo mito abbia avuto per la natura ariana precisamente lo stesso significato caratteristico della leggenda della caduta dell’uomo per la razza semitica, e che sia esistito tra questi due miti un grado di parentela somigliante a quello di un fratello e una sorella…”” (NIETZSCHE, La nascita della tragedia).”,”FILx-185″
“LEFEBVRE Henri”,”Le nationalisme contre les nations.”,”””Il contenuto del sentimento nazionale precede storicamente la sua ‘forma’ cosciente”” VOLTAIRE nel XVIII secolo trova del tutto naturale dire nell’ articolo ‘Patria’ del Dizionario Filosofico che ‘un povero non ha patria’. Come osserva HAYES gli individui, in piena coscienza, per un guadagno economico, raramente sacrificano la loro vita, ma l’ hanno sacrificata per la nazione, o hanno creduto di offrila alla nazione. La teoria delle frontiere naturali non è che una finzione politica inventata da RICHELIEU. L’ A critica TROTSKY per aver sostenuto che il sentimento nazionale non è che un sedativo per le lotte sociali. Scrive TROTSKY: I problemi attuali non si possono risolvere solo con “”la liberazione completa delle forze produttive dalle catene imposte dallo Stato nazionale”” (pag 397, ‘Nationalism and Economic Life’ articolo apparso su Foreign Affairs, New York, ottobre 1934). LEFEBVRE ritiene più precisa la formulazione dei marxisti di destra come Otto BAUER. (pag 128).”,”BORx-010″
“LEFEBVRE Henri”,”Problemes actuels du marxisme.”,”””Il materialismo approfondito riconosce la realtà del mondo pratico “”così com’è”” ma per non accettarla come tale”” (pag 44) “”Marx ricorda che la dialettica è diventata percettibile al borghese pratico nelle contraddizioni della società capitalistica, e nel movimento ciclico della rivoluzione periodica che segue l’ industria moderna e il cui punto culminante è la crisi generale”” (pag 50)”,”MADS-315″
“LEFEBVRE Henri”,”La sociologia di Marx. Il marxismo e la società opulenta.”,”””La teoria dello Stato si trova al centro o, se si preferisce, al vertice del pensiero marxista, (…) Il pensiero di Marx sullo Stato si forma sin dagli inizi della sua riflessione e della sua opera: sin dalla critica della filosofia hegeliana del diritto e dello Stato. Contro Hegel, Marx stabilisce che l’ essenza dell’ essere umano non è politica ma sociale. L’ uomo non è un’ animale politico. (…) Secondo Marx, lo Stato non emana quindi da una razionalità trascendente, superiore alla vita sociale; esso non è neppure interno alla società, espressione della sua razionalità immanente. La ragione dello Stato e la ragione di Stato provengono da una non ragione- da una maturità insufficiente – della realtà umana, ossia sociale”” (pag 129-130)”,”TEOC-200″
“LEFEBVRE Henri”,”La sociologia di Marx. Il marxismo e la società.”,”‘””Nella misura in cui lo sfruttamento di un individuo da parte di un altro sarà abolito, lo sarà anche lo sfruttamento di una nazione da parte di un’ altra. Con l’ antagonismo delle classi all’ interno della nazione scompare l’ ostilità reciproca tra le nazioni”” (Marx, ndr). Se la lotta del proletariato contro la borghesia non è nazionale per il suo contenuto (storico, sociale, pratico) lo è però nella sua forma (politica). Tesi capitale che ritroveremo analizzando il testamento politico di Marx: le Note in margine al programma del partito operaio tedesco.’ pag 180) Henri LEFEBVRE (Hagetman 1905) è uno dei più noti teorici e interpreti del marxismo in Francia. Uscito dal PCF nel 1957; dopo un passato di marxista ortodosso e militante, ha lavorato alla sezione di sociologia rurale del CNRS e dal 1967 insegna nel Campus di Nanterre.”,”MADS-317″
“LEFEBVRE Henri”,”La fine della storia. Epilegomeni.”,”LEFEBVRE Henri è nato nel 1905 a Hagetmau nelle Lande. Dopo aver compiuto studi di filosofia ad Aix-en-Provence e poi a Parigi alla Sorbona, fonda insieme a FRIEDMANN e a POLITZER le riviste ‘Philosopies’ e ‘L’ Esprit’. Dal 1929 si dedica all’ insegnamento della filosofia. Dal 1940 combatte nella resistenza. Nel 1948 lavora al Centre National de la Recherche Scientifique. Nel 1961 è nominato direttore dell’ Istituto. Nell’ ottobre 1962 ottiene la cattedra di sociologia all’ Università di Strasburgo. Dopo parecchi anni passa ad insegnare sociologia all’ Università di Nanterre.”,”TEOC-216″
“LEFEBVRE Georges”,”1789. Das Jahr der Revolution. (Titolo orig: ‘Quatre-vingt-neuf’)”,”Georges LEFEBVRE è nato nel 1874 a Lille. Appartiene alla tradizione dei grandi storici francesi. Da 1935 alla sua morte, nel 1959, è stato professore alla Sorbona, direttore dell’ Istituto per la Storia della Rivoluzione francese e della ‘Societé des Etudes robespierristes’. Nel 1951 esce la sua opera principaçle ‘La Révolution francaise’.”,”FRAR-278″
“LEFEBVRE Henri”,”A la lumiere du matérialisme dialectique. I. Logique formelle logique dialectique.”,”””h. – E’ chiaro che la dialettica materialistica apporta alla teoria dell’ evoluzione degli arricchimenti sui quali non si può qui insistere, essendo il soggetto troppo vasto. In rapporto a questi arricchimenti, il vecchio evoluzionismo appare “”lineare””, unilaterale, “”magro, sterile, arido”” (Lenin). In particolare, la teoria dialettica del movimento nella natura e nella storia sfugge all’ accusa di “”finalismo”” lanciata contro il veccho evoluzionismo. Invece di vedere nell’ evoluzione semplicemente un progresso certo, la dialettica mostra che ci sono delle regressioni parziali o generali, dei declini, delle “”decadenze”” momentanee o no, degli elementi di decomposizione e di dissoluzione. Il tempo è una realtà infinitamente complessa: ogni crescita implica anche un invecchiamento. Così, il fine dell’ “”evoluzione””, la sua “”fine””, non è data a priori.”” (pag 237)”,”FILx-272″
“LEFEBVRE Henri”,”La revolucion urbana.”,”LEFEBVRE Henri, teorico ufficiale del PCF nel dopoguerra, venne espulso nel periodo del XX Congresso del PCF. A partire dal quel momento il suo programma intellettuale ha affrontato la dialettica e le nuove tendenze del capitalismo avanzato Il luogo di abitazione. “”Heidegger ha segnalato il cammino di questo recupero del senso dell’ abitare commentando la frase dimenticata o mal compresa di Hölderlin: “”L’ uomo vive in poeta”” (El hombre vive en poeta). Questo vuol dire che la relazione dell’ “”essere umano”” con la natura e la sua propria natura, con il “”suo”” e suo proprio essere, si situa nell’ abitare, in esso si realizza e in esso si comprende””. (pag 89)”,”DEMx-042″
“LEFEBVRE Henri”,”Le marxisme.”,”””I modi di produzione hanno sempre coesistito e coesistono ancora, agendo e reagendo gli uni sugli altri, senza limiti netti benché siano distinti. In fondo, un modo di produzione, come il feudalesimo, ha presentato delle sfumature e varianti innumerevoli; il feudalesimo asiativo differisce dal feudalesimo europeo, ecc.. Ciascun modo di produzione ha conosciuto una crescita, un apogeo, un declino, una crisi terminale (senza contare le crisi interne, momentanee o più profonde, nel corso di questo sviluppo).”” (pag 70)”,”TEOC-363″
“LEFEBVRE Henri, MARX Karl”,”La libertà marxista.”,”””La borghesia è ‘la classe che nega le classi’. I feudatari affermavano la esistenza delle classi a modo loro, distinguendo in “”ordini”” e “”stati”” che parevan fondati su realtà eterne; su distinzioni assolute fra gli esseri umani: Nobiltà, Clero, Terzo-stato (comprendente artigiani, borghesi, contadini ecc.). La borghesia nega le classi ‘ed è questa precisamente’ la sua ideologia di classe.”” (pag 59) ‘ ‘ in corsivo nel testo “”Marx si è sempre guardato dal portare contro il Capitalista l’ accusa semplicista, moraleggiante, di malvagità. Egli ha denunciato la cupidigia infinita dei capitalisti (per esempio quella degli industriali inglesi che fino al 1842 defalcavano dal salario dei loro operai quanto essi ricevevano dalle opere di carità!). Ma egli ha ben specificato che questi industriali non facevano che profittare delle circostanze, del “”Jus utendi et abutendi”” che il regno della libertà astratta conferiva loro sugli operai. “”Io non ho dipinto di rosa la figura del capitalista e del proprietario fondiario. Ma si tratta qui di persone nella sola misura in cui esse rappresentano rapporti di classe ed interessi determinati. Meno di qualsiasi altro, il mio punto di vista – che concepisce lo sviluppo della formazione economico-sociale come un processo naturale -, può chiamare l’ individuo responsabile di quei rapporti di cui egli resta socialmente il prodotto, benché a considerar soggettivamente le cose, egli li sorpassi di parecchio…”” (Prefazione del Capitale)””. (pag 61)”,”MADS-389″
“LEFEBVRE Henri”,”Pour connaitre la Pensée de Karl Marx.”,”La Lega dei Comunisti e il Manifesto. “”La sede del Comitato Centrale rimane a Londra; Marx però diviene il dirigente teorico. Egli fu incaricato, con lo stesso Engels, di stabilire al più prest un programma politico. Non si sa se Engels sottomise al Congresso il suo “”catechismo comunista””; si sa solo che i londoniani manifestarono nei mesi seguenti a più riprese il loro scontento e arrivarono fino a intravedere delle misure contro il “”cittadino Marx”” perché il programma non era pronto nel tempo fissato. Marx partì dal testo di Engels, rimaneggiandolo profondamente. Il Manifesto è dunque l’ opera comune di Marx e d’ Engels, ed è impossibile separare i loro apporti rispettivi. Ma la redazione definitiva, dunque il movimento, le formule, il vigore e la potenza di questo scritto vengono da Marx e da Marx solo. Engels, rendendo omaggio al suo amico, l’ ha detto e ridetto. Il manoscritto venne inviato a Londra verso il 1° gennaio 1848. In questo momento, la grande crisi rivoluzionaria era già cominciata.”” (pag 138) La legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e l’ imperialismo. “”La legge indica solamente una ‘tendenza’ storica. La legge specificatamente ‘economica in apparenza’ è in realtà ‘una legge dialettica’ che si collega alle leggi universali del divenire, essa mostra che le contraddizioni interne del capitalismo lo spingono verso la sua fine nel corso di una storia complessa. (…) Il capitalismo è riuscito in una certa misura a compensare l’ effetto della sua legge interna; per esempio aprendo sempre, ‘con la forza’, nuovi mercati. Allora, aumentando la massa generale dei profitti, l’ effetto della caduta tendenziale e relativa del profitto si trova mascherato. E’ una delle ragioni profonde della lotta sempre più accannita dei capitalisti per i mercati – ovvero dell’ imperialismo – fenomeno ‘politico’ essenziale del mondo moderno””. (pag 215)”,”MADS-390″
“LEFEBVRE Georges”,”Napoléon.”,”Gli accordi di Tilsit, il 7 luglio 1807. “”Per l’ avvenire dell’ alleanza franco-russa, l’ essenziale era di sapere ciò che sarebbero diventate le province polacche, Danzica messa da parte qui, ormai isolata, fu eretta a città libera, e che Rapp continua comunque ad occupare. E’ malauguratamente su questo punto che le discussioni sono rimaste circondate da spesse tenebre. Nessuno dubita che Napoleone volesse volentieri associare Alessandro allo smembramento della Prussia: gli aveva già proposto di avanzare fino al Niémen. Sembra che gli offrisse le sue conquiste polacche a condizione di prendersi in supplemento la Slesia. Può essere che Alessandro avesse accettato se Napoleone avesse consentito a rinunciare a quest’ ultima esigenza e a rendere alla Prussia i suoi territori della Germania centrale. (…) Sia che avesse lui stesso suggerito la soluzione come un compromesso provvisorio, sia che essa appartenesse a Napoleone, le spoglie polacche della Prussia furono costituite in un granducato di Varsavia, popolato da due milioni di abitanti, a profitto del re di Sassonia. Passando per Dresda, il 22 luglio, l’ imperatore la dotò di uno statuto costituzionale. Come la Westfalia, il nuovo granducato entrò nella Confederazione del Reno e 30.000 francesi vi rimasero come guarnigione. Una Polonia fu così ristabilita senza portarne il nome. Di fatto, essa non era che una marca militare opposta alla Russia e introdusse, fin dal primo momento, un germe di dissoluzione dell’ alleanza franco-russa.”” (pag 247)”,”FRAN-071″
“LEFEBVRE Henri”,”Le marxisme.”,”Henri Lefebvre professore all’Università di Parigi-Nanterre 2° copia “”Tout ce qui existe et vit n’existe et ne vit que par un mouvement, un devenir; mais Hegel, à force d’abstraction, parvint à une formule purement abstraite, purement logique, du mouvement en général; et alors il s’imagina tenir dans cette formule la méthode absolue, expliquant toute chose, et renfermant le mouvement de toute chose. Marx, au contraire (il ne faut pas se lasser d’insister su ce point essentiel), affirme que l’idée générale, ‘la méthode’, ne dispense pas de saisir en lui-même chaque objet; elle fournit simplement un guide, un cadre général, une orientation pour la raison dans la connaissance de chaque réalité. Dans chaque réalité, il faut saisir ‘ses’ contradictions propres, ‘son’ mouvement propre (interne), ‘sa’ qualité et ‘ses’ transformations brusques; la forme (logique) de la méthode doit donc se subordonner au contenu, à l’objet, à la ‘matière’ étudiée; elle permet d’en aborder efficacement l’étude en saisissant l’aspect le plus général de cette réalité, mais ne remplace jamais la recherche scientifique par une construction abstraite.”” (pag 31) [Henri Lefebvre, Le marxisme, 1978]”,”MADS-452″
“LEFEBVRE Henry”,”Marx. Uomo, pensatore, rivoluzionario.”,”””Tornato a Treviri, Karl si fidanza segretamente con Jenny. Si confida col padre. Spaventato sia per la giovane età di Marx che per lo scandalo che in una cittadina come quella un simile matrimonio potrebbe provocare, Hirschel-Heinrich Marx si affretta ad allontanare il figlio dalla città. Con aspri rimproveri lo manda a Berlino, “”centro di ogni cultura e di ogni verità”” (discorso di Hegel letto all’inaugurazione dell’università di Berlino nel 1818). A Berlino, nell’autunno del 1836, Karl Marx, che ha ora diciott’anni, si rende conto che il tempo dell’adolescenza è ormai trascorso. Si dedica come un forsennato agli studi. Legge tutti i libri che gli capitano sottomano: diritto, storia, geografia, poesia, letteratura e, soprattutto, filosofia. E’ ancora convinto che la sua vera vocazione sia, più che la filosofia, la letteratura. Trascorre le notti a scrivere poesie sul suo amore, su Jenny, su se stesso: “”Non posso più occuparmi tranquillamente / Di quel che s’impadronisce del mio animo / Non posso più restare in pace / Mi lancio con foga nel lavoro. / Vorrei conquistare tutto / Tutti i favori degli dei / E possedere il sapere / Abbracciare l’arte intera””. Ecco come il ragazzo di diciotto anni già esprime la sua bramosia di sapere, il suo senso della totalità. In quegli anni fecondi Karl Marx riesce a conciliare un lavoro accanito con l’assidua frequentazione delle birrerie, dove incontra gli intellettuali più “”avanzati”” del suo tempo: quelli della sinistra hegeliana. Non dorme più. (…)”” [Henry Lefebvre, Marx. Uomo, pensatore, rivoluzionario, 1970] (pag 9-10) “”Karl Marx, però, ha qualcosa di più dei suoi amici del ‘Doktorsklub’, Rutenberg, Bruno Bauer, Koppen, ecc. Egli avverte infatti una duplice esigenza: quella di entrare in contatto con il reale “”concreto””, e quella di modificare attivamente questo reale. Se scrive ancora versi, è solo per proclamare questa esigenza prometeica: ‘Per questo debbo tutto osare / Senza prender mai riposo / Non restiamo muti / Senza volerci realizzare / Non ci sottomettiamo mai / Silenziosi pavidi / All’umiliante giogo / Poiché il desiderio e la passione / Poiché l’azione ci rimangono’. (…) Le speranze di Karl Marx sono ben presto deluse. Il governo reazionario di Prussia esonera dall’insegnamento Bruno Bauer e rifiuta una cattedra al giovane dottor Marx. Il padre non aveva potuto assistere né ai suoi successi né a questa delusione. Era morto nel 1838 dopo una breve malattia, oppresso dai pensieri e dalle preoccupazioni per i figli, e soprattutto per il suo figlio prediletto, Karl. Una volta abbandonata la carriera universitaria, Karl Marx si avventura nel giornalismo. Entra nella redazione della ‘Rheinische Zeitung’ della quale diviene direttore nell’ottobre del 1842. (…) Nei primi giorni della primavera del 1844 esce il primo (ed unico) numero degli ‘Annali franco-tedeschi’, che contiene due importanti scritti di Marx, uno sulla filosofia del diritto di Hegel, l’altro sulla questione agraria. Vi appare inoltre un interessante lavoro intitolato ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’, a firma di Friedrich Engels.”” (pag 12-16)”,”MADS-023-FF”
“LEFEBVRE Georges”,”La rivoluzione francese.”,”Contiene il saggio di D. ROCHE: ‘George Lefebvre tra storia scientifica e storia socialista. La rivoluzione francese’. Georges LEFEBVRE nacque a Lilla nel 1875 e morì a Parigi nell’inverno del 1960. A lungo professore nei licei, insegnò poi sino al 1945 alla Sorbona. Diresse le ‘Annales historiques de la Revolution francaise’ ed è considerato il maggior storico moderno della grande Rivoluzione.”,”FRAR-005-FR”
“LEFEBVRE Georges”,”Quatre-Vingt-Neuf.”,”Albert Soboul professore alla Sorbona. “”Etape nécessaire de la transition générale du féodalisme au capitalisme, la Révolution française n’en conserve pas moins, au regard des diverses révolutions similaires, ses caractères propres qui tiennent à la structure spécifique de la société française à la fin de l’Ancien Regime. Ces caractères ont été niés. La Révolution française n’aurait été «qu’un aspect d’une révolution occidentale, ou plus exactement atlantique, qui a commencé dans les colonies anglaises d’Amerique, peu après 1763, s’est prolongée par les Révolutions de Suisse, des Pays Bas, d’Irlande, avant d’atteindre la France entre 1787 et 1789. De France, elle a rebondi aux Pays-Bas, a gagné l’Allemagne rhénane, la Suisse, l’Italie» (1) … La Révolution française s’intégrerait dans «la grande révolution ‘atlantique’». Sans doute on ne peut sous-estimer l’importance de l’Océan dans la rénovation de l’économie et dans l’exploitation des pays coloniaux par l’Occident. Mais là n’est pas le propos de nos auteurs, ni de montrer que la Révolution française ne fut qu’un épisode du mouvement général de l’histoire qui, après les Révolutions néerlandaise, anglaise et américaine, contribua à associer ou à porter la bourgeoisie au pouvoir. La Révolution française ne marque d’ailleurs pas le terme géographique de cette transformation, comme les qualificatifs ambigus d”atlantique’ ou d”occidental’ le donnent à entendre: au XIX° siècle, partout où s’est installés l’économie capitaliste, l’ascension de la bourgeoisie à marché de pair: la révolution bourgeoise fut de portée universelle. D’autre part, à mettre sur le même plan la Révolution française et «les Révolutions de Suisse, des Pays-Bas et d’Irlande»…, on minimise étrangement la profondeur, les dimensions de la première et la mutation brusque qu’elle constitua. Cette conception en vidant la Révolution française de tout contenu spécifique, économique (anti-féodal et capitaliste), social (anti-aristocratique et bourgeois) et national (un et indivisible), tiendrait pour nul un demi-siècle d’historiographie révolutionnaire, de Jean Jaurès à Georges Lefebvre. Tocqueville avait cependant ouvert la voie à la réflexion, lorsqu’il demandait «pourquoi des principles analogues et des théories politiques semblables n’ont mené les Etats-Unis qu’à un changement de gouvernment et la France à une subversion totale de la société». Poser le problème en ces termes, c’est dépasser l’aspect superficiel d’une histoire politique et institutionelle, pour s’efforcer d’atteindre les réalités économiques et sociales dans leur spécificité nationale. La Révolution française s’assigna finalement une place singulière dans l’histoire du monde contemporain”” (pag 275-276) [A. Soboul, Postface] [(1) J. Godechot: ‘La Grande Nation. L’expansion révolutionnaire de la France dans le monde, 1789-1799’ (Paris, 1956, 2 vol.), t. I, p. 11. Cette conception d’une revolution «occidentale» ou «atlantique» a d’abord été avancée par R.R. Palmer: «The world Revolution on the west», ‘Political science quarterly’, 1954. Elle a été reprise et développée par J. Godechot et R.R. Palmer: «Le problème de l’Atlantique du XVIII° au XX° siècle», ‘X Congresso internazionale di Scienze storiche. Relazioni (Florence, 1955), t. V, pp. 175-239; R.R. Palmer: ‘The Age of the Democratic Revolution. A political history of Europe and America, 1760-1800′, t. I: The Challenge’ (Princeton, 1959); J. Godechot: ‘Les Révolutions, 1770-1799’ (Paris, 1963, coll. “”Nouvelle Clio””). Exposé d’ensemble par J. Godechot et R.R. Palmer: «Révolution française, occidentale ou atlantique», ‘Bulletin de la Société d’Histoire moderne’, juillet 1960. Bibliographie dans J. Godechot: «Révolution française ou révolution occidentale?» ‘L’Information historique’, 1960, p. 6. Cette conception a été critiquée par G. Lefebvre: ‘Annales historiques de la Révolution française, 1957, p. 272]”,”FRAR-415″
“LEFEBVRE Henri”,”La pensée de Lénine.”,”Henri Lefebvre, professeur de sociologie à Nanterre, s’interroge sur la signification profonde du mouvement parti de Nanterre. Docteur ès lettres, Maitre de recherches au Centre National de la Recherche Scientifique. Avant-propos, Conclusion, note, bibliographie sommarie, Collection pour Connaitre,”,”LENS-054-FL”
“LEFEBVRE Henri”,”L’irruption de Nanterre au sommet.”,”LEFEBVRE Henri “”L’opera di Marx è necessaria ma non sufficiente per comprendere questo tempo, per interpretare l’avvenimento e se possibile orientarlo”” (pag 25) La questione della tecnica. Tesi di H. Lefebvre (1968): l’importanza della tecnica che tende a porsi come una forza autonoma “”Marx avait annoncé la fin du capitalisme concurrentiel sous la double poussée du prolétariat et de la concentration des capitaux. Ce que s’est effectivement accompli. Cependant Marx n’avait pas prévu que les rapports capitalistes et la bourgeoisie come classe survivraient à l’effondrement du capitalisme de libre concurrence; il ne pouvait concevoir l’élasticité et la capacité d’adaptation de ces rapports bien qu’il ait nettement stipulé que les limites du capitalisme lui étaient immanentes et que la bourgeoisie comme classe durerait tant qu’elle jouerait un rôle dans la croissance des forces productives. Que la société bourgeoise, par la médiation de la connaissance scientifique et du travail intellectuel, ait pu assimiler partiellement la pensée dialectique (non sans le rejeter en tant que pensée radicalement critique) et l’utiliser dans l’organisation del la société et de la culture, c’était inconcevable à l’époque. De même que la transformation du marxisme critique et révolutionnaire en superstructure idéologique des pays socialistes. Ni Marx, ni Engels, ni Lénine ne pouvaient supposer que viendrait un jour où il faudrait littéralement reconstruire la méthode et la théorie et que toute tentative, même entachée de dogmatisme, dans cette direction, aurait une portée. Pour Marx, la connaissance exclut l’idéologie, du seul fait que la théorie historique et dialectique des idéologies met fin à celles-ci. Et cela par une révolution théorique indissoluble de la révolution pratique, économique et sociale. Les mots «idéologie scientifique» ou «idéologie marxiste», couramment employés depuis des dizaines d’années, n’auraient eu aucun sens pour Marx. Chacun sait qu’il se disait non-marxiste, à la fin de sa vie. Quant au double schéma rappelé plus haut, il attribue une place considérable à la division technique et sociale du travail. Ce qui reste solide mais ne saurait interdire l’examen de phénomènes récents. L’extrême parcellarisation du travail intellectuel et productif (malgré les tendances à la reconstitution d’une unité globale sur des bases nouvelles) et l’importance de la technique tendant elle-même à s’ériger en force autonome, ont entremêlé la division technique et la division sociale du travail à tel point que l’analyse qui les discerne est aujourd’hui difficile. On s’en aperçoit aussi bien en ce qui concerne les travaux non productifs mais socialement nécessaires que les travaux immédiatement et matériellement productifs. L’intervention directe dans la production et par conséquent dans la division du travail de connaissances mal distinctes d’idéologies rend délicate l’analyse. Ce qui pose une problématique en partie nouvelle, la nôtre”” [Henri Lefebvre, ‘L’irruption de Nanterre au sommet’, Paris, 1968] (pag 20-21-22)”,”TEOC-718″
“LEFEBVRE Denis”,”Guy Mollet. Face à la torture en Algérie 1956-1957.”,”L’autore, nato nel 1953, è presidente del Centro Guy Mollet e segretario generale dell’ OURS, Office Universitaire de recherche socialiste. E’ autore della prima giografia di Guy Mollet (1992).”,”FRAV-164″
“LEFEBVRE Henri”,”Problemes actuels du marxisme.”,”Henri Lefebvre Professeur à la Faculté des Lettres et Sciences humaines de Paris-Ouest. “”De leur analyse des échecs révolutionnaires de 1848 et de 1871, Marx et Engels tirent une conclusion politique. La période de transition du capitalisme au socialisme se caractérisera politiquement par la ‘dictature du prolétariat’. La classe ouvrière ne peut s’organiser en classe dominante dans le cadre et la forme de l’Etat bourgeois existant. Il lui faut, pour imposer les transformations révolutionnaires dans les rapports sociaux, créer une nouvelle forme d’Etat, après avoir brisé l’appareil bureaucratique et militaire mis en place par la bourgeoisie. …. finire (pag 88-89)”,”MADS-018-FV”
“LEFEBVRE Georges”,”Riflessioni sulla storia.”,”E’ una raccolta di saggi di Georges Lefebvre (1874-1959) grande storico della rivoluzione francese, curata dal suo allievo Albert Soboul. Alcuni saggi sono dedicati a Tocqueville, Danton, Robespierre, Saint-Just, Babeuf. ‘Le origini del comunismo di Babeuf’ (pag 251-264) “”La lettera a Germain afferma che il lavoro sarà obbligatoro per tutti i membri della società: «ogni uomo sarà impiegato secondo il suo talento e l’attività di cui è esperto»; ciascuno deporrà al magazzino «i frutti in natura del suo lavoro». «Una semplice amministrazione di distribuzione, l’amministrazione dei viveri, tenendo conto di tutti gli individui e di tutte le cose, farà ripartire queste secondo la più scrupolosa eguaglianza e le farà consegnare al domicilio di ciascun cittadino». … finire (pag 260-261)”,”STOx-063-FF”
“LEFEBVRE Georges”,”Napoleone.”,”Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all’Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale Les paysans du Nord pendant la Rév. franç. a La grande peur de 1789, alle Questions agraires au temps de la Terreur.”,”FRAN-002-FL”
“LEFEBVRE Georges”,”Napoleone.”,”Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all’Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale ‘Les paysans du Nord pendant la Révolution française’ a ‘La grande peur de 1789’, alle ‘Questions agraires au temps de la Terreur’. Il metodo dell’amalgama la promozione per merito sul campo ‘Facendo continuamente la guerra, l’esercito napoleonico si formò dunque attraverso un continuo amalgama, il cui principio gli veniva dalla Rivoluzione. All’inizio d’ogni campagna, un contingente di reclute vestite e armate alla men peggio partiva a piccoli gruppi verso il fronte. «I coscritti non hanno bisogno di passare più di otto giorni al deposito«, scrive l’imperatore il 16 novembre 1806. Era molto se s’insegnava loro l’essenziale durante il cammino! Immessi nei reggimenti, essi si mescolavano ai soldati agguerriti e imparavano quel che potevano combattendo; negli istanti di riposo, nessuno si preoccupava di fare addestramento, considerandolo come una cosa inutile. Il soldato napoleonico non ha nulla del soldato di caserma: è un combattente improvvisato, come quello della Rivoluzione; conserva lo stesso spirito d’indipendenza; poiché gli ufficiali, venuti dalla gavetta, erano appena ieri suoi commilitoni, e poiché egli stesso può essere promosso domani, si impronta assai poco di spirito «militare»; la disciplina esteriore e meccanica gli riesce insopportabile; diserta senza scrupolo, per ritornare quando è il suo momento, e obbedisce volentieri solo sulla linea del fuoco. Pochi eserciti hanno spinto a tal punto l’insubordinazione; le manifestazioni collettive, le ribellioni individuali, gli ammutinamenti sono cosa frequente; Napoleone minaccia, ma poi si mostra, sempre, più indulgente dei rappresentanti del popolo. Nel soldato, egli non vede in fondo che il combattente e ciò che gli importa è che desideri la battaglia e che vi si getti dentro alla disperata. Codesto ardore, che davanti al nemico esalta l’iniziativa individuale, l’audacia, la fiducia in se stessi e nello stesso tempo dà all’esercito un’anima collettiva, è anch’esso un’eredità della Rivoluzione. Nel soldato napoleonico la passione del sanculotto, l’amore dell’eguaglianza, l’odio per l’aristocrazia, un vivo anticlericalismo, senza dubbio si assopirono col tempo, ma non si spensero (…). Tuttavia, la sua forza principale l’esercito napoleonico, come quelli della Convenzione e del Direttorio, la trae dalla rivoluzione sociale che ha aperto la via alle energie individuali proclamando l’eguaglianza, il cui simbolo militare è la promozione per merito. La costituzione dell’anno VIII conferisce al suo capo la scelta degli ufficiali; ma, anche se egli manifesta qualche velleità di ricostituire un’aristocrazia militare, ciò che essenzialmente guida le sue designazioni è il valore personale. L’anzianità non conta affatto; le qualità intellettuali, di per se stesse, non richiamano molto l’attenzione, e non è necessario essere molto istruiti per riuscire; l’audacia e la bravura fanno scomparire ogni altro merito. Dopo ogni battaglia, il colonnello, arbitro delle promozioni, colma i vuoti attingendo fra coloro che si distinguono nel proprio reggimento, e quest’ultimo è il miglior giudice della sua giustizia. Per i gradi superiori, Napoleone non si regola diversamente’ (pag 230-231)”,”BIOx-006-FGB”
“LEFEBVRE Georges”,”Études sur la Révolution française.”,”Georges Lefebvre, professore onorario alla Sorbona. Contiene due paragrafi su Babeuf: – Où il est question de Babeuf (pag 298-304) – Les origins du communisme de Babeuf (pag 305-314) “”En réalité, si l’on excepte Babeuf, les révolutionnaires qui tinrent des propos inquiétants pour les propriétaires ne nourrissaient pas l’intention de procéder à un partage des terres. (…)”” (pag 310)”,”FRAR-437″
“LEFEBVRE Georges”,”I Termidoriani.”,”””Ma per la seconda volta, fu alle bande della gioventù dorata che si fece ricorso per spezzare la resistenza dei moderati. Dal 25 nevoso almeno (14 gennaio 1795), le loro imprese si moltiplicarono. Le bande assalivano ormai i caffé giacobini, e – fatto nuovo e curioso – la gioventù si sforzava di conquistare il favore dei sanculotti dei ‘faubourgs’, mandando loro delegazioni per invitarli a fraternizzare, ed effettivamente riuscì ad accaparrarsene un certo numero offrendo pranzi da Février, al Palazzo Égalité. Il 29 il «Messager du soir» annunciò che la gioventù dorata aveva deciso di purificare le tribune della Convenzione e di bruciare pubblicamente, il 2 piovoso, un fantoccio rappresentante un giacobino coperto di sangue, ciò che fu fatto. Il 30 nevoso (19 gennaio), un artista del teatro di Feydeau, di nome Gaveaux, aveva cantato alla sezione Guglielmo Tell la sua canzone, ‘Le Réveil du peuple contre les terroristes’ (‘Il risveglio del popolo contro i terroristi’), di cui Souriguères aveva composto la musica, e che per vari mesi sarà l’inno della reazione, mentre sarà proscritta la «Marsigliese», considerata come il canto dei «bevitori di sangue». Cominciò allora la guerra dei teatri; nei primi giorni di piovoso, gli attori giacobini, Fusil al teatro della Repubblica, Trial a quello dell’Opéra furono costretti a fare ammenda onorevole; a ogni rappresentazione, si reclamava il ‘Réveil du peuple’, scatenando di solito un parapiglia generale, poiché la platea giacobina rispodenva con clamori e inni rivoluzionari. Finalmente, il 12 piovoso (31 gennaio), venne inaugurata agli ordini di Martainville, la caccia ai busti di Marat nella sala Feydeau. I comitati li fecero rimettere al loro posto; il 14 furono nuovamente abbattuti e, questa volta, il disordine si estese alle strade e ai caffè; in via Montmartre un busto venne gettato nella fogna. In seguito alle proteste dei sanculotti, scoppiarono risse un po’ dovunque. I comitati capitolarono prontamente, e il 20 (8 febbraio) Dumont fece decidere senza opposizione che gli onori del Pantheon e simili non potessero d’ora in avanti essere accordati se non dopo dieci anni dalla morte dell’interessato. Al provvedimento fu dato effetto retroattivo (…). Contemporaneamente veniva chiuso il club Lazovski nel ‘faubourg’ Marceau, e quello dei ‘Quinze-Vingts’, nel ‘faubourg’ Antoine. Babeuf venne di nuovo colpito da decreto di arresto e sfuggí solo momentaneamente alla prigione. (…) La gioventù dorata si riteneva ormai così potente che Fréron, per averle raccomandato la calma, perse di colpo la sua popolarità (…)”” (pag 84-86)”,”FRAR-440″
“LEFEBVRE Georges”,”Napoleone.”,”Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all’Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale ‘Les paysans du Nord pendant la Révolution française’ a ‘La grande peur de 1789’, alle ‘Questions agraires au temps de la Terreur’. ‘Tuttavia, la sua forza principale l’esercito napoleonico, come quelli della Convenzione e del Direttorio, la trae dalla rivoluzione sociale che ha aperto la via alle energie individuali proclamando l’eguaglianza, il cui simbolo militare è la promozione per merito. La costituzione dell’anno VIII conferisce al suo capo la scelta degli ufficiali; ma, anche se egli manifesta qualche velleità di ricostituire un’aristocrazia militare, ciò che essenzialmente guida le sue designazioni è il valore personale. L’anzianità non conta affatto; le qualità intellettuali, di per se stesse, non richiamano molto l’attenzione, e non è necessario essere molto istruiti per riuscire; l’audacia e la bravura fanno scomparire ogni altro merito”” (pag 223)”,”FRAN-002-FC”
“LEFEBVRE Henri”,”La pensée marxiste et la ville.”,”””Dans la partie de son ouvrage (1) intitulée «Les Grandes Villes», Frédéric Engels découvre la réalité urbaine dans toute son horreur. Pourtant, jamais cette réalité ne s’identifie pour lui avec un simple désordre, encore moins avec le mal, avec une maladie de «la société», comme dans beucoup de textes littéraires et scientifiques jusqu’à notre époque. Londres, Manchester, d’autres agglomérations anglaises, Engels les saisit comme un effets de causes et raisons à connaître, donc à maîtriser (par la connaissance d’abord, ensuite par l’action révolutionnaire). La bourgeoisie détient le capital, c’est-à-dire les moyens de production. Elle en use; elle détermine les conditions de leur usage productif. Sans aucun parti pris dépréciatif, Frédéric Engels met en pleine lumière les puissants contrastes de la réalité urbaine, la richesse et la pauvreté juxtaposées, la splendeur et la laideur (la laideur et la pauvreté recevant de ce voisinage une coloration intense et pathétique). Il commence par une déclaration enthousiaste: «Je ne connais rien de plus imposant que le spectacle offert par la Tamise lorsqu’on remonte le fleuve depuis la mer jusqu’au London Bridge… Tout cela est si grandiose, si énorme qu’on est absasordi et qu’on reste stupéfait de la grandeur de l’Angleterre avant même le pied sur son sol». La centralisation a centuplé la puissance de ces milliers d’hommes; elle a multiplié l’efficacité de leurs moyens. Contropartie de cette prodigieuse richesse sociale, réalisée sous l’égide économique et politique de la bourgeoisie anglaise: les sacrifices. les Londoniens «ont dû sacrifier la meilleure part de leur qualité d’hommes pour accomplir les miracles de la civilisation dont la ville regorge» (p. 60). Des forces qui sommeillaient en eux ont été étouffées, afin que «seules quelques-unes puissent se développer» en se multipliant par l’union avec celles de autres. La cohue des rues a déjà, à elle seule, queque chose de répugnant». Ces personnes, de tout état et de toutes classes, ne sont-elles par ‘toutes’ des hommes possédant les mêmes capacités, le mêmes intérêt dans la quête du bonheur? «Ne doivent-elles pas finalement quêter ce bonheur par les mêmes moyens et procédés? Et cependant, ces gens se croisent en courant, comme s’ils n’avaient riende commun…». Cette indifférence brutale, cet isolement insensible, cet égoïsme borné, ne se manifestent nulel part avec autant d’impudence. L’atomisation est ici poussée à l’extrême. Ainsi Engels introduit aussitôt le thème de la «foule solitaire» et de l’atomisation, la problématique de la rue. Jamais le thème de l’aliénation ne se présente abstraitement pour lui (comme séparé). Il perçoit et saisit concrètement l’aliénation”” (pag 13-14) [(1) ‘La situation del la classe laborieuse en Angleterre’, 1842] [Henri Lefebvre, La pensée marxiste et la ville, Casterman, Paris, 1972] [‘Nella parte della sua opera (1) intitolata “”Grandi città””, Frédéric Engels scopre la realtà urbana in tutto il suo orrore. Tuttavia, questa realtà non viene mai identificata per lui con il semplice disordine, tanto meno con il male, con una malattia della “”società””, come in molti testi letterari e scientifici fino ai nostri giorni. Londra, Manchester, altre città inglesi, Engels le coglie come effetto di cause e ragioni da conoscere, quindi da dominare (prima attraverso la conoscenza, poi attraverso l’azione rivoluzionaria). La borghesia detiene il capitale, cioè i mezzi di produzione, li utilizza, determina le condizioni del loro uso produttivo. Senza alcun pregiudizio dispregiativo, Frédéric Engels evidenzia i potenti contrasti della realtà urbana, ricchezza e povertà giustapposte, splendore e bruttura (bruttura e povertà ricevono un colore intenso e patetico da questo accostamento). Esordisce con una dichiarazione entusiastica: “”Non conosco niente di più imponente dello spettacolo offerto dal Tamigi quando si risale il fiume dal mare fino al London Bridge… Tutto questo è così grandioso, così enorme che si resta esterrefatti e si rimane stupiti dalla grandezza dell’Inghilterra ancor prima di mettere piede sul suo suolo. La centralizzazione ha centuplicato il potere di queste migliaia di uomini; ha moltiplicato l’efficacia dei loro mezzi. La contropartita di questa prodigiosa ricchezza sociale, realizzata sotto l’egida economica e politica della borghesia inglese: i sacrifici. I londinesi “”dovettero sacrificare la parte migliore delle loro qualità di uomini per compiere i miracoli della civiltà di cui la città abbonda”” (p. 60). Le forze che giacevano sopite dentro di loro furono soffocate, così che “”solo poche poterono svilupparsi”” moltiplicandosi attraverso l’unione con quelle degli altri. Il solo trambusto delle strade è già qualcosa di ripugnante. Queste persone, di tutti gli stati e di tutte le classi, non sono “”tutte”” degli uomini che possiedono le stesse capacità, lo stesso interesse nella ricerca della felicità? “”Non dovrebbero alla fine cercare questa felicità con gli stessi mezzi e processi? Eppure queste persone si incrociano correndo, come se non avessero nulla in comune…””. Questa brutale indifferenza, questo insensibile isolamento, questo egoismo limitato, non si manifesta da nessuna parte con tanta sfacciataggine. Qui l’atomizzazione è portata all’estremo. Engels introduce così subito il tema della “”folla solitaria”” e dell’atomizzazione, il problema della strada. Il tema dell’alienazione non si presenta mai per lui in astratto (come separato). Percepisce e coglie concretamente l’alienazione’] Nota: Critica di Lefebvre della piccola libro che raccoglie tre articoli di Engels scritti nel 1872, ‘La questione delle abitazioni’ (‘carattere circostanziale, benché la prefazione scritta in seguito da Engels (1887) corregge queste carattere e dà maggiore ampiezza al testo, ma – sempre secondo Lefebvre – ne accresce la confusione…’) (pag 109)”,”MAES-001-FSD”
“LE-FEBVRE Gérard”,”Le choc des télés.”,”Gérard La Febvre è Direttore generale di IP, prima regia pubblicitaria audiovisiva europea (Rtl)”,”FRAE-063″
“LEFEBVRE Georges”,”L’ Ottantanove.”,”L’ appello alle truppe (pag 106-107)”,”FRAR-007-FMB”
“LEFEBVRE-FILLEAU Jean-Paul”,”Les scandales de la IIIe République. Gambetta,assassiné par defeau des soins. Le scandale des décorations. Le scandale du Panama. L’affaire Norton. L’affaire Dreyfus. L’assassinat de Zola. L’affaire des fiches. L’affaire Henriette Caillaux. L’acquittement de l’assassin de Jaures. Lucien Bersot, fusillé pour l’exemple. En 1917 une occasion manquée: les offres de paix de l’Autriche-Hongrie. Les tractations occultes de Joseph Caillaux. L’affaire Albert Oustric. L’affaire Marthe Hanau. L’affaire Stavisky.”,”LEFEBVRE-FILLEAU Jean-Paul è autore di una decina di opere storiche. E’ membro della Societé des Gens de Lettres, amministratore della società Des Auteurs De Normandie (SADN). E’ segretario generale della Federazione dell’associazione degli scrittori di lingua francese.”,”FRAD-098″
“LEFEVRE Sylvie”,”Les relations économiques franco-allemandes de 1945 à 1955. De l’occupation à la coopération.”,”LEFEVRE Sylvie dottore in storia contemporanea, collabora alla pubblicazione dei ‘Documents diplomatiques français’ presso il ministero degli Affari esteri e conduce ricerche sulla RFT e la costruzione economica europea.”,”FRAE-045″
“LEFONS Chiara”,”Scienza, tecnica e organizzazione del lavoro in Gramsci.”,”””Gramsci non si è né a lungo né prevalentemente occupato dei problemi connessi alla scienza, alla tecnica e alla loro storia”” (P. Rossi, ‘Antonio Gramsci sulla scienza moderna’, Critica marxista, n. 2, 1976, poi in ‘Immagini della scienza’, Ed. Riun., 1977) (pag 106) Critica di Gramsci alla soluzione razionalizzatrice di Trotsky (pag 125, nota)”,”GRAS-007-FB”
“LEFORT Claude”,”La complication. Retour sur le communisme.”,”Claude LEFORT, uno degli interpreti più conosciuti del totalitarismo e della democrazia moderna, è l’autore di varie opere tra le quali: -Le Travail de l’oeuvre. Machiavel, 1972 -L’Invention democratique, 1981 -Essais sur le politique, 1986″,”RIRO-148″
“LEFRANC Georges”,”Les gauches en France 1789 – 1972.”,”Sinistra liberale e parlamentare, sinistra democratica e anticlericale, sinistra socialista e comunista”,”MFRx-048″
“LEFRANC Georges”,”Le syndicalisme en France.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”MFRx-114″
“LEFRANC Georges”,”Le socialisme reformiste.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”MEOx-009″
“LEFRANC Georges”,”Le syndicalisme dans le monde.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”SIND-007″
“LEFRANC Georges”,”Le mouvement syndical de la liberation aux evenements de mai-juin 1968.”,”LEFRANC è stato allievo dell’ Ecole Normale Superieure e Prof agregé d’histoire.”,”FRAP-035″
“LEFRANC Georges”,”Le syndicalisme en France.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”SIND-033″
“LEFRANC Georges”,”Jaures et le socialisme des intellectuels.”,”LEFRANC mostra come JAURES sia stato il più eminente rappresentante del ‘socialismo degli intellettuali’ che è cominciato prima di lui e si prolungato dopo di lui, attento al ruolo delle idee, preoccupato dei problemi di ‘civilistique’, desideroso di creare un nuovo stile di vita. Per JAURES la rivoluzione non sorgerà dal cataclismo economico: “”Marx si sbagliava. Non è dall’ indigenza assoluta che potrà venire la liberazione assoluta. Per quanto povero fosse il proletario tedesco, non era la povertà suprema… Nessuno tra i socialisti d’ oggi accetta la teoria della pauperizzazione assoluta del proletariato”” (pag 47)”,”JAUx-030″
“LEFRANC Georges”,”El socialismo en el mundo.”,”In Giappone prima della guerra si potevano contare 350 mila affiliati ai sindacati specialmente del ramo tessile e tra i marittimi. Il sindacalismo si è esteso rapidamente con l’ occupazione americana: nel 1947, si potevano contare 6 milioni di iscritti ai sindacati, dei quali 3 milioni e mezzo appartenevano ad organizzazioni sindacali autonome. Due confederazioni si contrapponevano: Sodomei, di tipo tradeunionista, appoggiata dalla AFL, e Sanbetsu, appoggiata dal CIO. (pag 122).”,”SIND-038″
“LEFRANC Georges”,”Les organisations patronales en France. Du passé au present.”,”LEFRANC Georges è stato ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure e professore agregé di storia dottore in lettere.”,”FRAE-014″
“LEFRANC Georges”,”Histoire du Front Populaire, 1934-1938.”,”LEFRANC Georges è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure Professore agrégé d’ histoire. “”Insensibile a questo appello, la destra vota contro il governo. Paradosso di una situazione, in cui i comunisti e la SFIO approvano con il loro voto una politica finanziaria che in loro stessi respingono e ove la destra rifiuta i voti a delle misure che la riempono di soddisfazione. (…) Contemporaneamente, i comunisti continuano ad attaccare la politica di non intervento che Delbos prosegue in Spagna. Gli scioperi si prolungano. I sindacati persistono a rifiutare le deroghe richieste alla 40 ore. (…) Riserve dei militanti socialisti. Riunito a Marsiglia dal 10 al 13 luglio 1937, il Congresso della SFIO traduceva i sentimenti profondi dei militanti socialisti. Atmosfera di pessimismo, scoraggiamento, constatano i partecipanti. “”Uno dei momenti più difficili e per molti versi uno dei più penosi”” di tutta la storia del partito socialista, constata Leon Blum. Quanto è lontana l’ euforia del giugno 1936!””. (pag 259-260)”,”FRAP-074″
“LEFRANC Georges”,”Le sinistre in Francia dalla rivoluzione ai giorni nostri. (Tit. orig.: Les gauches en France, 1789-1972)”,”””Ma l’ unità delle forze di sinistra a questo punto non era ancora completa: il Partito Comunista vi aveva aderito solo all’ ultimo momento e a sinistra lo si considerava ancora con sospetto. E opposizioni violente si manifestarono nell’ aprile 1934. Perché la “”svolta”” comunista divenisse un fatto compiuto, occorreva che i dirigenti di Mosca si rendessero pienamente conto del pericolo per l’ URSS dell’ insediamento a Parigi di un governo “”fascista””. Soltanto allora, infatti, decisero di smettere di considerare il nazismo un fenomeno passeggero e la socialdemocrazia il principale avversario del comunismo sulla via del potere, e la Francia e la Gran Bretagna due grandi potenze capitaliste pronte a promuovere una guerra controrivoluzionaria. Allora soltanto smisero di caldeggiare il fronte unico alla base per isolare i capi riformisti della SFIO e della CGT e accettarono uno scambio di vedute fra dirigenti. Si mostrarono perfino disposti ad andare più lontano, dopo che il 2 maggio 1935 Pierre Laval aveva concluso con Stalin, a Mosca, il patto franco-sovietico, che si era tradotto nell’ adesione dei comunisti alla difesa nazionale di una Francia considerata ormai alleata dell’ Unione Sovietica. Si trovavano così riunite quattro formazioni politiche di sinistra: il Partito Radicale in cui Edouard Daladier aveva trionfato sulle resistenze degli amici di Edouard Herriot; l’ Unione Socialista Repubblicana formata in maggioranza da ex-appartenenti alla SFIO riuniti intorno a Paul Boncour e Marcel Deat; la SFIO di Leon Blum e Paul Faure; il Partito Comunista con Maurice Thorez””. (pag 211)”,”MFRx-235″
“LEFRANC Georges”,”Histoire des doctrines sociales dans l’ Europe contemporaine. I. Jusqu’en 1914.”,”Contiene dedica dell’ autore a Lucien GENET. Proudhon e Marx. “”Ritornato in provincia, a Lione, Proudhon entra come contabile in una casa di commercio di carbone; si inizia alla contabilità che, più tardi, gli apparirà indispensabile per risolvere la questione sociale. Pubblica nel 1843 la ‘Création de l’ ordre dans l’ humanité””. A Parigi, entra in contatto con Marx che in quel momento si trova lì. Rifuguato a Bruxelles, Marx organizza un “”ufficio di corrispondenza”” internazionale tra i lavoratori e offre a Proudhon di essere suo corrispondente per la Francia. Proudhon accetta; capisce bene però di non lasciarsi confinare in un ruolo subalterno; vuole mantenere la sua originalità di pensiero. In ottobre 1846, pubblica il ‘Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère’ in cui prova ad applicare ciò che ha compreso della dialettica hegeliana ai problemi economici. E’ la rottura con Marx che risponde con la sua ‘Misère de la philosophie’. ‘Proudhon vuol essere la sintesi. E’ un errore composto. Vuole innalzarsi come uomo di scienza al di sopra di borghesi e proletari. Non è che il piccolo borghese sballottato continuamente tra il capitale e il lavoro, tra l’ economia politica e il comunismo””.”” (pag 61-62)”,”TEOC-408″
“LEFRANC Georges”,”Histoire des doctrines sociales dans l’ Europe contemporaine. II. Après 1914.”,”Contiene dedica dell’ autore a Lucien GENET. Planismo. De Man e il movimento planista. “”En Allemagne, Henri de Man avait assisté à partire de 1930 à la montée de l’ hitlérisme. ‘Le socialisme constructif’, publié en 1930, n’est qu’un recueil d’articles auquel il accordait peu d’importance. Tout au contraire, ‘L’ Idée socialiste’, à laquelle il avait travaillé cinq ans, deux fois plus qu’à ‘Au-delà du marxisme’, lui paraissait apporter quelque chose de positif. Il essaye de situer le socialisme dans l’ évolution des “”idées qui font et défont les civilisations””. Le socialisme y est défini comme “”l’ exécuteur testamentaire de tout le passé humaniste de notre civilisation””.”” (pag 73) Il Piano del Lavoro. “”Invano nei mesi che avevano preceduto l’avvento, Henri de Man aveva tentato di definire una nuova strategia del socialismo che gli avrebbe permesso di passare nuovamente all’ offensiva; e la sezione di Amburgo, nel dicembre 1932 adottando le sue proposte, chiedeva che il prossimo Congresso della Socialdemocrazia, previsto per marzo 1933, le acquisisse. Troppo tardi; Hitler divenne cancelliere del Reich nel gennaio 1933, Henri de Man fu costretto a rientrare in Belgio. In tutto il socialismo occidentale, il crollo del socialismo tedesco provocò un profondo smarrimento. Molti socialisti si rivolsero a de Man come verso l’ uomo che poteva apportare un elemento di rinnovamento. Una conferenza dell’ Internazionale operaia socialista, tenutasi a Parigi nell’ agosto 1933, si chiude ancora con una controversia sterile tra la sinistra, il cui principale rappresentante è Paul-Henri Spaak, e la destra, il cui portavoce è Adrien Marquet. Però in Belgio, una Commissione di quindici membri, comprendente rappresentanti del Partito operaio belga, dei sindacati, delle cooperative, adotta il 15 novembre, sotto la pressione dei sindacati che minacciano di agire da soli se il POB non va avanti, un piano redatto da Henri de Man e approvato da Emile Vandervelde. Il piano è ratificato dal Congresso del Partito operaio belga riunito a Natale 1933 (563.451 voti contro 8.500 astensioni).”” (pag 74)”,”TEOC-409″
“LEFRANC Georges a cura”,”Juin 36. “”L’explosion sociale””.”,”LEFRANC Georges, normaliano e incaricato di storia, segretario dell’ Institut Supérieur Ouvrier dal 1932 al 1939, si è dedicato alla storia del movimento operaio sindacale e socialista in cui ha militato attivamente tra le due guerre. E’ autore pure di una ‘Histoire du Front populaire, 1934-1938’ (Payot, 1965) e di ‘Front Populaire’ (PUF, 1965)”,”MFRx-358″
“LEFRANÇAIS Gustave”,”Souvenirs d’un révolutionnaire. De juin 1848 à la Commune.”,”Giovane maestro sulle barricate del giugno durante la rivoluzione del 1848, primo presidente eletto della Comune di Parigi nel marzo 1871: ecco la traiettoria rivoluzionaria di Lefrançais. Nei sui ‘Ricordi’ lo si segue in carcere e in esilio, nelle assemblee e nelle battaglie sanguinose in cui partecipa con entusiasmo…”,”MFRC-180″
“LEGA Alessio”,”Bakunin, il demone della rivolta. Tra insurrezioni, complotti e galere, i tumulti, le contraddizioni e la passione rivoluzionaria dell’anarchico russo.”,”Alessio Lega è uno dei cantautori più noti della sua generazione – esponente del canto sociale. Ha lavorato nel Nuovo Canzoniere Italiano e vinto la Targa Tenco nel 2004.”,”ANAx-388″
“LEGATUS”,”Vita diplomatica di Salvatore Contarini. Italia fra Inghilterra e Russia.”,”Salvatore Contarini, morto nel 1945 a 80 anni, assistette al crollo dell’Italia e di tutta la vecchia politica estera che ‘aveva portato il nostro paese alla prosperità, alla grandezza, ad una posizione internazionale di primo piano’. Il libro tenta di ricostruire quel periodo di diplomazia italiana e internazionale. (Dal risvolto di copertina)”,”ITQM-154″
“LEGGIO Augusto”,”Globalizzazione, nuova economia e ICT. Conoscerle per coglierne le opportunità ed evitare i rischi.”,”Augusto Leggio ha lavorato in IBM, ha diretto le Direzioni del Servizio elaborazioni e sistemi informativi della Banca d’Italia, è stato responsabile del sistema informativo della Sip, componente dell’Autorità per l’Informatica nella pubblica amministrazione, consigliere delegato delle Poste italiane e direttore del Comitato della Presidenza del Consiglio dei ministri per il problema informatico dell’anno 2000. Oggi è responsabile della funzione di mvalutazione e controllo strategico dell’Istat.”,”ECOI-179-FL”
“LEGIEN C. von”,”Aus Amerikas Arbeiterbewegung.”,”contiene dedica e firma di LEGIEN e altra dedica a fianco”,”MUSx-021″
“LEGIEN Catherine BROUÉ Pierre TROTSKY Leon RATNER Harry SIMON Serge MCLLROY John”,”A Paradise For Capitalism? Class and Leadership in Twentieth-Century. Belgium.”,”This book investigates the vicissitudes of the Trotskist movement in Belgium ftom its formation in the late 1920s through the 1930s and 1940s, and includes material by Leon Trotsky that has not previously appeared in an English translation. Series Editor: Al Richardson, Editorial, Obituaries, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes, Back Issues of Revolutionary History,”,”MHLx-001-FL”
“LE-GLAY Marcel VOISIN Jean-Louis LE-BOHEC Yann”,”Storia Romana.”,”Marcel Le Glay, scomparso nel 1993, ha insegnato alla Sorbona di Parigi. Jean-Louis Voisin insegna nell’Università della Borgogna. Yann Le Bohec insegna nell’Università di Lione III.”,”STAx-062-FL”
“LE-GLOANNEC Anne-Marie a cura; comitato di redazione: Serge CORDELLIER Beatrice DIDIOT Anne-Marie LE-GLOANNEC; redazione: Patrick ARTUS Klaus J. BADE Francois BAFOIL Frank BAUER Peter BENDER Jean BERENGER Christoph BERTRAM Christian de-BOISSIEU Xavier BOUGAREL Jean-Marcel BOUGUEREAU Dominique BOUREL Olivier de-BOYSSON André BRIGOT Cyril BUFFET Katharina von BÜLOW Anja BUNDSCHUH Philippe BURRIN Renaud CAYLA Gerald CHAIX Thibaut De CHAMPRIS Olivier CHRISTIN Erika CLAUPEIN Beate COLLET Michel-Francois DEMET Megali DEMOTES-MAINARD Veronique DONAT Rainer ECKERT Henning EICHBERG Michel FOUCHER Etienne FRANCOIS Thomas FRICKE Alfred FRISCH Renata FRITSCH-BOURNAZEL Michel FROMONT Lise FUNK-BRENTANO Oscar W. GABRIEL Xavier GAUTIER Georges-Arthur GOLDSCHMIDT Christine GRAU Wolfram GRÜHLER Catherine de GUIBERT-LANTOINE Frederic HARTWEG Pierre HASKI Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Stefan HRADIL Pia IMBS Jorn IPSEN Hervé JOLY Heinz Dieter KITTSTEINER Jean KLEIN Ingo KOLBOOM Pascale LABORIER Remi LALLEMENT René LASSERRE Alain LATTARD Wolfgang LAUTERBACH Anne-Marie LE-GLOANNEC Claus LEGGEWIE Mario Rainer LEPSIUS Werner LÖSER Kurt LÜSCHER Georg Michael LUYKEN Jean-Marie MARTIN Henri MENUDIER Sigrid MEUSCHEL Reinhart MEYER-KALKUS Pierre MICHEL Horst MÖLLER Steven MULLER José-Manuel NOBRE-CORREIA Dieter OBERNDÖRFER Michel PARISSE Daniel PERRAUD Pierre RIQUET Dietrich ROMETSCH Francois ROTH Joseph ROVAN Christian RUBY Gabi SCHILLING Stefan SCHMITZ David SCHOENBAUM Dieter SCHWITTMANN Ludwig SIEGELE Hans STARK Rudolf von THADDEN Reinold E. THIEL Karin THOMAS Danny TROM Sabine URBAN Jerome VAILANT Daniel VERNET Ricahrd WAGNER Wolfgang WALTER Peter WAPNEWSKI Siegfried WEICHLEIN Claus-Christian WIEGANDT Heinrich August WINKLER”,”L’ Etat de l’ Allemagne.”,”comitato di redazione: Serge CORDELLIER Beatrice DIDIOT Anne-Marie LE-GLOANNEC; redazione: Patrick ARTUS Klaus J. BADE Francois BAFOIL Frank BAUER Peter BENDER Jean BERENGER Christoph BERTRAM Christian de-BOISSIEU Xavier BOUGAREL Jean-Marcel BOUGUEREAU Dominique BOUREL Olivier de-BOYSSON André BRIGOT Cyril BUFFET Katharina von BÜLOW Anja BUNDSCHUH Philippe BURRIN Renaud CAYLA Gerald CHAIX Thibaut De CHAMPRIS Olivier CHRISTIN Erika CLAUPEIN Beate COLLET Michel-Francois DEMET Megali DEMOTES-MAINARD Veronique DONAT Rainer ECKERT Henning EICHBERG Michel FOUCHER Etienne FRANCOIS Thomas FRICKE Alfred FRISCH Renata FRITSCH-BOURNAZEL Michel FROMONT Lise FUNK-BRENTANO Oscar W. GABRIEL Xavier GAUTIER Georges-Arthur GOLDSCHMIDT Christine GRAU Wolfram GRÜHLER Catherine de GUIBERT-LANTOINE Frederic HARTWEG Pierre HASKI Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Stefan HRADIL Pia IMBS Jorn IPSEN Hervé JOLY Heinz Dieter”,”REFx-059″
“LEGNANI Massimo VENDRAMINI Ferruccio a cura; scritti di Claudio PAVONE Massimo LEGNANI Giorgio VACCARINO Giannantonio PALADINI Marco PALLA Lutz KLINKHAMMER Daniele BORIOLI Roberto BOTTA Cesare BERMANI Angelo BENDOTTI Federico CEREJA Mario ISNENGHI Paolo CORSINI e Pier Paolo POGGIO Maurizio MAGRI Emilio SARZI AMADÈ Marco DI-GIOVANNI Agostino BISTARELLI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Silvio TRAMONTIN Antonio PARISELLA”,”Guerra Guerra di liberazione Guerra civile.”,”Contiene il capitolo: – ‘Contro la guerra civile. La strategia del «ponte» nel crepuscolo della RSI’, di Maurizio MAGRI (pag 299-322) (sui tentativi di superare lo scontro politico tra fascismo e antifascismo segnarono in molte province la riapparizione di un’organizzazoine fascista fra l’ottobre e il novembre 1943. In alcuni casi si trattò di scelte opportunistiche…) Guardia Nazionale Repubblicana . La Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) fu una forza armata (poi ridotta ad Arma) (wikip)”,”ITAR-011-FP”
“LEGNANI Massimo CASTELLI Franco VALABREGA Guido ELLWOOD David W. BRUTI-LIBERATI Luigi DE-LUNA Giovanni”,”Guerra e governo delle risorse. Strategie economiche e soggetti sociali nell’Italia 1940-1943 (Legnani); ‘Eserciti e popolazioni sul Sangro’ (Legnani); Diari della “”guerra breve””. Prime ricognizioni sulla diaristica resistenziale (Castelli); La politica di sterminio nazista (Valabrega); I combattenti della seconda guerra mondiale (Ellwood); Guerra e problema etnico in Canada (Bruti-Liberati); Grecia 1940-1949 (De-Luna).”,”Altre recensioni in ‘Rassegna bibliografica’ relative ai libri di Alberto Rovighi, ‘Le operazioni in Africa orientale, giugno 1940 – novembre 1941’ (Ufficio Storico SME, 1988); Dominick Graham, Shelford Bidwell, ‘La battaglia d’Italia, 1943-1945’, Rizzoli, 1989; Gianni Oliva ‘La resistenza alle porte di Torino’, F. Angeli, 1989, recensioni rispettivamente di Giorgio Rochat, Giancarlo Bergami) (pag 404-406) Una mobilitazione sotto tono. “”Riferirsi da un lato al 1935-1936 come al momento in cui vengono gettate le basi dell’economia di guerra e sottolineare dall’altro i limiti gravi – in termini di risorse, di condizionamenti sociali, di realtà istituzionali – della mobilitazione porta ad attribuire al giugno 1940 una duplice valenza. Esso infatti si iscrive in perfetta linea di continuità con le guerre locali degli anni precedenti, che avevano configurato come sempre più realistica l’eventualità di una conflagrazione generale, e contemporaneamente rappresenta una brusca rottura in quanto pone immediatamente e crudamente in evidenza l’impossibilità di affrontare con strumenti adeguati gli oneri di un conflitto su larga scala. È sufficiente chiedersi in quale tipologia rientri la preparazione bellica condotta dall’Italia per mettere a nudo questa anomia. Se in nessun caso si sarebbe potuto parlare di armamento ‘in profondità’ (comportante una riconversione radicale, scaglionata nel tempo, dell’apparato produttivo), anche la definizione di armamento ‘in estensione’ (massimo impulso, nell’immediato, alle produzioni di guerra, in coabitazione con una larga area riservata ai consumi civili) va circondata da molte cautele. (…) Il cammino della non belligeranza all’intervento è sufficientemente noto e pone bene in luce la convinzione, diffusa ai vertici del potere, che la posta in gioco sarebbe stata sì questa volta ben più alta – l’assetto europeo alle sue radici e non solo l’erosione dei margini dei sistemi imperiali britannico e francese -, ma non sostanzialmente diverso dall’immediato passato lo sforzo militare da produrre: una campagna di pochi mesi sull’onda di successi tedeschi di tale rapidità ed imponenza da configurare, persistendo l’assenza italiana dal conflitto, una redifinizione dei ruoli continentali in cui gli obiettivi dell’Italia sarebbero stati declassati a istanze regionali”” (pag 238) (Massimo Legnani, Guerra e governo delle risorse)”,”QMIS-022-FGB”
“LEGNANI Massimo”,”I. Guerra e governo delle risorse. Strategie economiche e soggetti sociali nell’Italia 1940-1943; II. La Francia di Vichy: strutture di governo e centri di potere; III. Interrogativi sulla guerra fascista 1940-1943 in una “”conversazione”” tra Enzo Collotti e Lutz Klinkhammer; IV. l “”ginger”” del generale Roatta. Le direttive della 2ª armata sulla repressione antipartigiana in Slovenia e Croazia (a cura di M. Legnani).”,”Massimo Legnani già docente di Storia d’Italia nel ventesimo secolo all’Università di Bologna. Ex Direttore scientifico dell’ Insmli e di ‘Italia contemporanea’. ‘Se l’intelaiatura del dirigismo fascista è stata ricostruita con sufficiente completezza (7), e se le quantità economiche che esso muove nell’arco che va dall’Etiopia al luglio 1943 sono almeno sommariamente note (8), molto più frammentarie e discontinue si presentano le valutazioni relative all’impatto di tali orientamenti sul corpo sociale (…)’ (pag 231) (in Legnani, Guerra e governo delle risorse) [(7) Per un profilo complessivo si veda Gianni Toniolo, ‘L’economia dell’Italia fascista’, Roma Bari, Laterza, 1980; (8) Gualberto Gualerni, ‘La politica industriale fascista’, Milano, Vita e pensiero, 1956, e, dello stesso, ‘Lo Stato industriale in Italia’, Milano, Vita e Pensiero, 1982] “”Alla metà degli anni Trenta l’Italia fascista si inoltra con sempre maggior determinazione sulla strada di una mobilitazione bellica intesa a forgiare gli strumenti esecutivi della politica di potenza e di espansione. Le guerre locali del 1935-1939 rappresentano il banco di prova dell’imperialismo fascista e l’incentivo che alimenta ulteriori ambizioni. Gli obiettivi perseguiti, di conflitto generale, coincidono solo in parte con la definizione di “”imperialismo straccione””, dotata di indubbio valore suggestivo, ma del tutto insufficiente come categoria analitica. Il tentativo imperialistico fu messo in atto e si sviluppò ben al di là della retorica”” (pag 260) (in Legnani, Guerra e governo delle risorse) “”Coi provvedimenti sulla riorganizzazione delle amministrazioni locali – ispirati, s’è detto, a un criterio centralistico e gerarchico che ritroveremo nei diversi settori dell’organizzazione politica e sindacale – si entra nel cuore del sistema istituzionale di Vichy. La soppressione di fatto del Parlamento e la riunione dei pieni poteri nelle mani del nuovo capo dello stato costituiscono un totale capovolgimento dell’assetto precedente. Ma quale configurazione assume il nuovo regime? Che cosa sostituisce a ciò che rifiuta? Gli atti costituzionali che Pétain emana tra il luglio 1940 e l’estate 1941 mirano esclusivamente a provocare la decadenza della costituzione del 1875 e a legittimare la propria illimitata facoltà di interavento. È vero che la messa fuori gioco del Parlamento è accompagnata dall’impegno formale a promulgare una nuova costituzione e a sottoporla alla ratifica del paese, ma nessun passo sostanziale verrà mai compiuto in quest’ultima direzione; anzi, come meglio vedremo a proposito delle vicende del Conseil national, qualsiasi compromesso con criteri di natura rappresentativa verrà rigorosamente contrastato dalla politica pétainista. Né serve invocare ancora una volta lo stato di necessità scaturito dall’armistizio e dalla presenza tedesca; a ben guardare il culto del Maresciallo, oltre che a fornire un farraginoso e martellante bagaglio propagandistico un farraginoso e martellante bagaglio propagandistico (al limite del grottesco: si veda la vicenda della Francisque Gallique), serve in definitiva a nascondere il vuoto costituzionale di Vichy; rinvia, dietro il paravento del capo carismatico, alle lacerazioni e ai contrasti tra gruppi e interessi diversi, al contesto entro il quale si sviluppa il tentativo di formare una nuova classe dirigente”” (pag 111-112) (M. Legnani, La Francia di Vichy) “”Ma, come s’è anticipato, non è tanto su questo versante che la “”conversazione”” fornisce gli spunti più nuovi, quanto a proposito dell’esigenza di strettamente riconnettere il rapporto che intercorre tra la costruzione del regime all’interno e la sua proiezione internazionale. “”Più il regime si sviluppa – osserva Collotti – più consolida le sue strutture, più è indissociabile il nesso tra il cambiamento della società, della mentalità, della cultura, e le estrinsecazioni di esso nella politica estera. Gli studi dovrebbero cercare sempre più di tenere uniti questi due livelli e di non considerare semplice propaganda alcuni elementi che hanno una base di elaborazione politico-culturale più seria, per lo meno nelle intenzioni e nei tentativi. Questi cambiamenti sono strettamente associati alla nuova strumentazione della politica estera del regime fascista”” (p. 43). E Klinkhammer pone ancor più esplicitamente in mora una analisi della politica estera che, rigidamente ancorata al livello delle relazioni diplomatiche, non dia spazio alle “”basi culturali”” e al “”clima politico-culturale creati dal fascismo negli anni che precedono il conflitto”” (p. 25); un’analisi, detto altrimenti, che sottovaluti “”l’importanza e il significato della violenza della guerra in funzione della formazione di uno ‘spirito fascista’ marziale e combattentistico. Questo aspetto – prosegue – si trova come filo rosso anche nel pensiero di Hitler: la guerra non come caratteristica della politica, ma come elemento della vita”” (p. 29)”” (pag 286-287) (M. Legnani, Interrogativi sulla guerra fascista 1940-1943′)”,”QMIS-024-FGB”
“LE-GOFF Jacques”,”Una vita per la storia. Intervista con Marc Heurgon.”,”LE-GOFF (1924) è uno dei massimi medievalisti viventi. Dirige in Italia per i tipi della Laterza la collana ‘Fare l’Europa’. E ha pubblicato ‘Intervista sulla storia’ (1982), ‘La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere (1988), ‘L’ immaginario medievale’ (1991), ‘Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale’ (1992), ‘L’Europa medievale e il mondo moderno’ (1995), ‘Il medioevo. Alle origini dell’identità europea’ (1996). Ha curato inoltre ‘L’uomo medievale’.”,”STOx-018″
“LE-GOFF Jacques”,”Francesco d’ Assisi.”,”””La lotta per il livellamento. Lo scopo di Francesco è di rimpiazzare tali antagonismi con una società fondata sui rapporti familiari, in cui le sole ineguaglianze riposano sull’ età e sul sesso – ineguaglianze naturali, quindi divine. Da ciò deriva la diffidenza o l’ ostilità nei confronti di tutti quelli che si elevano al di sopra degli altri per mezzo di artifici sociali. I nemici di San Francesco sono coloro le cui definizioni comportano prefissi che rivelano la superiorità: magis- (magnus, magister, magnatus), prae- (praelatus, prior), super- (superior). In compenso, sono i disprezzati dalla società che vanno esaltati: minores, subditi. Il male sociale per eccellenza è la potenza. La migliore definizione dell’ uomo illecito è potens. Indubbiamente questa potenza si fonda su basi differenti che bisogna, se non distruggere, almeno neutralizzare.”” (pag 102)”,”RELC-199″
“LE-GOFF Jacques”,”Storia universale Feltrinelli. Volume 11. Il Basso Medioevo.”,”LE-GOFF J. (Tolone 1924 – ) ha studiato nell’ Ecole Normale Superieure di parigi. Dal 1962 è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. E’ tra i massimi studiosi del Medioevo. Bilancio delle crociate (pag 148-)”,”STOU-092″
“LE-GOFF Jacques”,”Il Basso Medioevo.”,”LE-GOFF J. (Tolone 1924 – ) ha studiato nell’ Ecole Normale Superieure di parigi. Dal 1962 è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. E’ tra i massimi studiosi della storia e della sociologia del Medioevo occidentale. Il peso delle “”mentalità”” nella società degli “”stati””. Per garantire l’equilibrio di questa società, alla gerarchia e alla stratificazione di fatto bisogna aggiungere la pressione della morale, della religione, del pregiudizio. Guai a chi vuole evadere dal suo stato: agli occhi degli uomini e di Dio commette il più grave dei peccati. Il desiderio d’ascesa sociale dev’essere bandito dalla società del XIII secolo. E’, dopo il fermento del secolo XI e del XII, il periodo dell’immobilità e della stabilizzazione. E voi soprattutto, poveri contadini, che vi trovate ai livelli infimi della scala sociale, non fatevi venire in mente di scimmiottare i signori. Vedete quel ch’è successo al figlio di Meier Helmbrecht. Non ha voluto lavorare con suo padre. Gli ha detto,andandosene di casa: “”Voglio conoscere che sapore ha la vita delle corti. Mai più porterò sacchi sulle mie spalle, non voglio più caricare il letame sul tuo carro. Dio mi maledica se ancora aggiogherò i buoi o tornerò a seminare la tua avena. (…)””. Ma non riuscì che a diventare un bandito. Quando è preso, il carnefice del signore gli strappa gli occhi, gli taglia una mano e un piede. Quando il ladrone cieco vaga mendicando per le campagne, i contadini gli gridano: “”Ah! Ah! Helmbrecht, ladrone! Se tu fossi rimasto contadino come noi adesso non saresti cieco, non saresti costretto a farti guidare da altri!””. E alla fine lo impiccano ad un albero. Helmbrecht non ha voluto ascoltare suo padre: “”E’ raro che abbia successo chi si ribella alla sua condizione; e la tua condizione è l’aratro””.”” (pag 235-236) Contiene appunti di Casella”,”STOS-175″
“LE-GOFF Jacques”,”Un lungo Medioevo.”,”””Il cristianesimo inventò la “”guerra giusta”” (pag 79-) – “”L’Histoire: In quale momento cambiano le cose? – Jacques Le-Goff: “”Le cose cambiano a partire dal IV secolo, essenzialmente perché il cristianesimo è diventato religione di Stato; i cristiani sono stati integrati nella società pubblica e non possono più opporre un rifiuto riguardo a una guerra che si impone: la società romana è esposta a molteplici attacchi, in particolare da parte di coloro che vengono chiamati «barbari». Da quel momento i cristiani sono costretti a cristianizzare la guerra””. – L’Histoire: Come la giustificano? – Jacques Le-Goff: “”Ancora una volta spunta il grande pensatore e pedagogo cristiano, sant’Agostino. Il suo atteggiamento nei confronti della guerra ha alla base un pessimismo innato: egli ritiene che l’uomo sia stato corrotto dal peccato originale e la guerra ne sia una delle conseguenze; così come il peccato originale peserà sull’uomo fino alla fine dei tempi, la guerra durerà fino alla fine dei tempi.. Sant’Agostino propone dunque di porre fin da subito dei limiti alla guerra; visto che non la si può sradicare, è necessario almeno limitarla, e poi sottometterla a regole promulgate dal cristianesimo. Prima regola, fondamentale, anche se non la si ricorda sempre: la sola guerra legittima, giusta (‘bellum justum’) è quella dichiarata da una persona dotata da Dio dell”autorictas’ e Agostino precisa che questa persona è il principe. Ciò è molto importante perché la Chiesa condannerà tutte le forme di guerra che non saranno decise e condotte da quel che oggi noi chiamiamo “”Stato””, il potere pubblico. Essa cercherà di sradicare, per parlare in termini moderni, tutte le forme di guerriglia. Tali prescrizioni della Chiesa saranno sfruttate dai principi, quando, a partire dal XII-XIII secolo, cercheranno di costruire lo Stato. San Luigi, in particolare, prende provvedimenti per vietare tutte le guerre tra signori e fare rispettare il monopolio regio in campo militare. Secondo punto: le motivazioni della guerra, che è «giusta» quando non è ispirata, come dice Agostino «dal desiderio di nuocere, dalla crudeltà nella vendetta, dallo spirito implacabile non pacificato, dal desiderio di dominio e da altri atteggiamenti simili». Ciò significa che la Chiesa esclude la guerra di conquista e ritiene lecito imbracciare le armi solo quando ci si deve difendere, quando si è attaccati ingiustamente. Sant’Agostino è fondamentalmente antipacifista, sostiene infatti che bisogna essere in grado di risolversi a combattere. In definitiva, la guerra, conseguenza del peccato, deve anche essere un rimedio al peccato. Da qui deriva la formula: «Le giuste guerre vendicano le ingiustizie». – L’Histoire: Sant’Agostino pensa a qualche conflitto in particolare? – Jacques Le-Goff: Egli si riferisce alla situazione dell’epoca. L’Impero romano è attaccato da due tipi di nemici: i barbari e gli eretici. Alcuni principi e alcuni popoli, i goti, ad esempio, si sono persino convertiti all’arianesimo (2). La lotta contro di essi è necessariamente militare. – L’Histoire: La guerra giusta entra così a far parte della dottrina della Chiesa? – Jacques Le-Goff: Si; ma bisogna sottolineare che l’atteggiamento cristiano nei confronti delle armi è ambivalente: da un lato, si legittima la guerra giusta, così come la definisce sant’Agostino; dall’altro, l’attività militare rimane legata al peccato, è cattiva e condannabile in particolare perché essa fa versare quel liquido di sozzura che è il sangue; essa, inoltre, rimane un triste privilegio dei laici, visto che è vietata al clero. Tale interdizione ha però conosciuto delle eccezioni. Nella ‘Chanson de Roland (XI secolo) l’arcivescovo Turpino è un guerriero, anche se piuttosto vergognoso”” (pag 80-82) [(2) Tale eresia si è diffusa dal IV al VI secolo. Condannata dal concilio di Nicea (325), essa negava l’uguaglianza del Figlio e del Padre nella Trinità]”,”STOS-198″
“LE-GOFF Jacques”,”Tempo della Chiesa e tempo del mercante. E altri saggi sul lavoro e la cultura nel Medioevo.”,”Jacques Le Goff, uno dei maggiori studiosi di storia medievale, ha insegnato all’EHESS di cui è stato per anni presidente. ‘Quale coscienza l’Università medievale ha avuto in se stessa?’ ‘Ai tempi di Abelardo e di Filippo di Harvengt, certamente non ci sono ancora universitari. Ma, in queste scuole urbane, di cui Abelardo è il primo luminoso rappresentante e di cui Filippo di Harvengt è uno dei primi a riconoscere l’esistenza, la novità e l’utilità, stanno nascendo un nuovo mestiere e dei nuovi artigiani: il mestiere scolastico e la sua gerarchia di ‘scolares’ e ‘magistri’ da cui usciranno università e universitari. Nella ‘Historia calamitatum’, Abelardo si definisce anzitutto – sul piano del temperamento individuale, ma un temperamento che è anche, fin dall’inizio, professionale – rispetto al mondo della piccola nobiltà da cui è nato. Notazione preziosa, egli indica che nel suo ambiente la regola sembrava l’alleanza tra una certa cultura intellettuale e la pratica militare: ‘litterae et arma’. Per lui la scelta è necessaria e drammatica. Novello Esaù, sacrificando la «pompa militaris gloriae» allo «studium letterarum», egli deve rinunziare nello stesso tempo al suo diritto di primogenitura. Così la scelta di quello che diverrà un mestiere lo fa radicalmente uscire dal suo gruppo sociale; è la rinuncia a un genere di vita, a una mentalità, a un ideale, a una struttura familiare e sociale. Invece un impegno totale: «Tu eris magister in aeternum». È tuttavia interessante notare che Abelardo – e sicuramente non è solo un artificio retorico – si esprime a proposito della sua carriera con l’ausilio di un vocabolario militare. Per lui la dialettica è un arsenale, gli argomenti delle armi, le ‘disputationes’ dei combattimenti. La Minerva per la quale abbandona Marte è una dea armata e bellicosa. Egli attacca, come un giovane cavaliere, i suoi vecchi maestri, il suo tirocinio scolastico è quello di un coscritto, «tirocinium». Le lotte intellettuali sono per lui dei tornei. Il figlio del piccolo nobile del Pallet resta così segnato dall’impronta della sua origine, come il suo secolo dallo stile di vita e dal vocabolario della classe dominante. È il secolo di san Bernardo, in cui gli ‘athletae Domini’ formano la ‘militia Christi””,”STOS-213″
“LE-GOFF Jacques a cura; saggi di Giovanni MICCOLI Franco CARDINI Giovanni CHERUBINI Jacques ROSSIAUD Mariateresa FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Enrico CASTELNUOVO Aron Ja. GUREVIC Christiane KLAPISCH-ZUBER André VAUCHEZ Bronislaw GEREMEK”,”L’uomo medievale.”,”Fondo T. Parlanti Il monaco, il cavaliere, il contadino, il cittadino, l’intellettuale, l’artista, il mercante, la donna, il santo, l’emarginato…. Jacques Le Goff (1924-2014) è stato uno dei grandi storici del Medioevo ‘Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014) è stato uno storico francese, studioso della storia e della sociologia del Medioevo, tra i più autorevoli studiosi nel campo della ricerca agiografica1. ‘Nato in una famiglia modesta, suo padre era bretone e sua madre di origine italiana provenzale. Studiò a Marsiglia e successivamente a Parigi al Lycée Louis-le-Grand e all’École Normale Supérieure. Insegnò al Lycée Louis-Thuillier d’Amiens e poi si dedicò alla ricerca, entrando nel 1960 all’École Pratique des Hautes Études di Parigi, di cui divenne direttore due anni dopo. Fu docente nelle Università di Lilla e Parigi. Le sue opere includono saggi di storia medievale come “Gli Intellettuali del Medioevo”, “Il Basso Medioevo”, “La Civiltà dell’Occidente Medioevale”, “Mercanti e Banchieri del Medioevo”, e “Tempo della Chiesa e Tempo del Mercante”. Collaborò alla Storia d’Italia edita da Einaudi con il saggio “L’Italia nello Specchio del Medioevo”. Ricevette riconoscimenti e onorificenze per il suo contributo alla storia e alla cultura europea1. Jacques Le Goff ha lasciato un’impronta significativa nel campo della storiografia medievale e ha contribuito alla comprensione del passato europeo’ (copil.)”,”STMED-070-FSD”
“LE-GOFF Jacques”,”Il tempo continuo della storia.”,”La storia è una e continua o dobbiamo necessariamente dividerla in età e periodi? Periodizzare la storia non è mai un atto neutro. E’ a sua volta un appassionante tema di storia. L’ultimo libro di un grande maestro.”,”STOx-351″
“LE-GOFF Jacques”,”Storia e memoria.”,”J. Le Goff uno dei maggiori esperti di storia medievale è stato direttore dell’EHESS e poi presidente. Ha pubblicato molti libri in Italia per le edizioni Einaudi. Rivoluzione documentaria (pag 447-448) “”I fondatori della rivista «Annales d’histoire économique et sociale» (1929), pionieri di una storia nuova, hanno insistito sulla necessità di allargare la nozione di documento: «La storia si fa con i documenti scritti, certamente. Quando esistono. Ma la si può fare, la si deve fare senza documenti scritti se non ce ne sono. Con tutto ciò che l’ingegnosità dello storico gli consente di utiizzare per produrre il suo miele se gli mancano i fiori consueti. Quindi con delle parole. Dei segni. Dei paesaggi e delle tegole. Con le forme del campo e delle erbacce. Con le eclissi di luna e gli attacchi dei cavalli da tiro. Con le perizie su pietre fatte dai geologi e con le an alisi di metalli fatte dai chimici. Insomma, con tutto cià che, appartenendo all’uomo, dipende dall’uomo, serve all’uomo, esprime l’uomo, dimostra la presenza, l’attività, i gusti e i modi di essere dell’uomo. Forse che tutta una parte, e la più affascinante, del nostro lavoro di storici non consiste proprio nello sforzo continuo di far parlare le cose mute, di far di loro ciò che da sole non dicono sugli uomini, sulle società che le hanno prodotte, e di costituire finalmente quella vasta rete di solidarietà e di aiuto reciproco che supplisce alla mancanza del documento scritto?» [Febvre 1949, ed. 1953 p. 428] . E Bloch da parte sua, nell’ ‘Apologie pour l’histoire ou métier d’historien (1941-42): «Sarebbe una grande illusione immaginare che a ciascun problema storico corrisponda un tipo unico di documenti, specializzato per quell’uso… Quale storico delle religioni si conterebbe di consultare i trattati di teologia o di raccolte di inni? Egli lo sa bene: le immagini dipinte o scolpite sui muri dei santuari, la disposizione e l’arredamento delle tombe possoo dirgli, sulle credenze e le sensibilità morte, almeno quanto molti scritti» (trad.it., pp. 71-72). Anche Samaran sviluppa l’affermazione citata sopra: «Non c’è storia senza documenti», con questa precisazione: «Il termine ‘documento’ va preso nel senso più ampio, documentao scritto, illustrato, trasmesso mediante il suono, l’immagine, o in qualsiasi altro modo» [1961, p. XII). Ma questo allargamento del contenuto del termine ‘documento’ è stato solo una tappa verso l’esplosione del documento avvenuta a partire dagli anni 1960 e che ha portato a una vera ‘rivoluzione documentaria’ [cfr. Glénisson 1977]”” (pag 447-448) rileggere”,”STOx-355″
“LE-GOFF Jacques a cura; saggi di Michel VOVELLE Krzysztof POMIAN André BURGUIERE Philippe ARIES Jean-Marie PESEZ Jean LACOUTURE Guy BOIS Jean-Claude SCHMITT Evelyne PATLAGEAN”,”La nuova storia.”,”Contiene il saggio: – Guy BOIS, Marxismo e nuova storia (pag 235-256) [Influenza indiretta del marxismo sul rinnovamento metodologico,apporti diretti”,”STOS-002-FFS”
“LEGOUVÉ Ernest, a cura di Marisa FORCINA”,”La libertà voluta: «femmes» (1846). La storia di istituzioni e donne.”,”Marisa Forcina insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Lecce. Le sue ricerche riguardano il dibattito etico-politico, con riguardo alla Francia tra Ottocento e Novecento. Alcune sue pubblicazioni: ‘Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij’ (1976), ‘I diritti dell’esistente. La filosofia nella “”Encyclopédie nouvelle”” (1833-1847) (1990). La voce ‘Femmes’ appare nella “”Encyclopédie nouvelle”” nel 1846 ne è autore Ernest Legouvé (1807-1903), già famoso per alcune sue opere teatrili. La novità del suo testo è costituita, oltre che da taglio ideologico, dal ricchissimo apparato documentario che l’autore ricava dalle legislazioni, dai documenti di costume, dalle fonti istituzionali che concernono, in tempi e popoli diversi, il ruolo sociale della donna.”,”DONx-011-FSD”
“LEGRAND Jacques, direzione e cura, CHEMEL Edouard Capo redattore, consulenti Bernard COMBELLES Léonard JARVIS, Consigliere editoriale Thomas ANDRÉ Laurence CARACALLA Charles CHATELIN Christine COURTOIS Renée DEQUIDT Philippe DELAUNES Christian ERHENGARDT Brigitte FERRERE Corinne NEVEU Geneviève REYNES Ingrid SHOHET Michel SUAUD Carole THIERRY”,”Chronique de l’aviation.”,”Né le 15 0ctobre 1929, Edouard Chemel a eu la chance de pouvoir consacrer sa vie à ce qu’il aimait. A l’âge de dix-neuf ans, il entre à Air France comme radio-navigant. Très vite, il obtient ses brevets de pilote,”,”ECOI-195-FL”
“LEGRENZI Paolo”,”Forma e contenuto dei processi cognitivi. Storia di un problema.”,”Questo saggio esamina quattro grandi momenti della storia della psicologia: Associazionismo, Gestalt, Piaget e Chomsky.”,”SCIx-339-FRR”
“LEHMAN Daniel W.”,”John Reed & the Writing of Revolution.”,”Daniel W. Lehman is a professor of English at Ashland University in Ohio. He is the author of Matters of Fact: Reading Nonfiction over the Edge and the co-editor of River Teeth: A Journal of Nonfiction Narrative. Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Appendix: Two Metropolitan Magazine Articles by John Reed, Notes, Works Cited, Index,”,”REEx-019-FL”
“LEHMANN Hans Georg”,”Il dibattito sulla questione agraria nella socialdemocrazia tedesca e internazionale. Dal marxismo al revisionismo e al bolscevismo.”,”LEHMANN Hans Georg è nato nel 1935 in Cecoslovacchia. Ha studiato storia scienza politica ed economia politica presso le università di Monaco e Tubingen. Attualmente cura le edizioni degli ‘Akten zur deutschen auswärtigen Politik 1918-1945 presso il ministero degli esteri a Bonn e insegna nella stessa città teoria del marxismo.”,”MGEx-099″
“LEHNER Giancarlo”,”L’ affare SME. Fatti, protagonisti e retroscena di un giallo politico-giudiziario.”,”LEHNER giornalista e storico, direttore de ‘Il giusto processo’ è autore di numerosi volumi tra cui ‘Economia, politica e società nella Prima guerra mondiale’ (1974), ‘Togliatti, biografia di un vero stalinista’ (1991).”,”ITAE-101″
“LEHNER Giancarlo, con Francesco BIGAZZI”,”Carnefici e vittime. I crimini del Pci in Unione Sovietica.”,”LEHNER Giancarlo giornalista e storico è autore di numerosi volumi (v. risvolto di copertina) tra cui ‘Turati e Gramsci per il socialismo’, ‘La tragedia dei comunisti italiani’ (con BIGAZZI). Francesco BIGAZZI giornalista, già direttore dell’ Ansa a Mosca e a Varsavia, corrispondente del ‘Giorno’ e ‘Panorama’ nella capitale russa, ha scritto vari libri tra cui ‘Oro da Mosca’ con Valerio RIVA. Renato Cerquetti. Interrogatorio del 29 novembre 1937. “”Domanda:Lei ebbe un contatto personale con Bordiga? Risposta: Sì, lo ebbi. Nel 1925, nella riunione illegale, organizzata da Bordiga nel convitto dei funzionari del Comintern, in via Gorki, nell’ex albergo Lux. Domanda: Chi era presente a questa riunione illegale? Risposta: Alla riunione illegale… nella stanza di Bordiga erano presenti: Bordiga, Verdano, io Cerquetti, Nale, operaio del salumificio, Trovatelli, tornitore, Silva (Monotov), che studiava nell’accademia dello stato maggiore dell’Rkka, e altri bordighisti, i cui cognomi ora non ricordo. Domanda: Di cosa si discusse nella riunione illegale? Risposta: Nella riunione illegale, Bordiga intervenne contro l’Internazionale comunista sulla questione organizzativa, sulla questione del fronte unico, sulla questione della bolscevizzazione del partito comunista italiano, e in tutti i modi ci dimostrava che la vittoria del fascismo era una cosa apparente, poiché il fascismo non si distingueva affatto dalla democrazia borghese. Bordiga chiedeva a noi di combattere il Comintern e la sua sezione della Vkp(b). Ci diede il compito di far aderire alla nostra organizzazione bordighista, in sostanza fascista, tutti gli italiani residenti in Urss.”” (pag 182-183)”,”PCIx-242″
“LEHNER Giancarlo a cura; testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL”,”Economia, politica e società nella prima guerra mondiale.”,”Testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL”,”QMIP-058″
“LEHNER Giancarlo, con Francesco BIGAZZI”,”Carnefici e vittime. I crimini del Pci in Unione Sovietica.”,”2° copia dell’opera, edizione diversa LEHNER Giancarlo giornalista e storico è autore di numerosi volumi (v. risvolto di copertina) tra cui ‘Turati e Gramsci per il socialismo’, ‘La tragedia dei comunisti italiani’ (con BIGAZZI). Francesco BIGAZZI giornalista, già direttore dell’ Ansa a Mosca e a Varsavia, corrispondente del ‘Giorno’ e ‘Panorama’ nella capitale russa, ha scritto vari libri tra cui ‘Oro da Mosca’ con Valerio RIVA. “”Sergio Di Modugno: deportare Rossetti (Vincenzo Baccalà): trotzkista. Sono d’accordo.”” Ercoli (Palmiro Togliatti, 25 dicembre 1936).”,”RUSS-202″
“LEHNER Giancarlo”,”La famiglia Gramsci in Russia. Con i diari inediti di Margarita e Olga Gramsci.”,”Giancarlo Lehner (Roma, 1943) scrittore storico e giornalista già direttore dell’Avanti! e de ‘Il Giusto Processo’, è autore di numerosi volumi sulla storia del socialismo e sui rapporti tra politica e giustizia.”,”GRAS-077″
“LEHNER Giancarlo”,”Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse.”,”LEHNER Giancarlo è giornalista e storico”,”ITAP-163″
“LEHNER Giancarlo, con BIGAZZI Francesco”,”Lenin, Stalin, Togliatti. La dissoluzione del socialismo italiano.”,”Dedica dell’autore: ‘Ai socialisti italiani, da Turati a Matteotti, da Beneduce a Buozzi, da Saragat a Nenni, sino a Bettino Craxi’ (Della serie: calunnie su Lenin e bolscevichi) Lehner riprende la vecchia storia del finanziamento dei bolscevichi con i marchi tedeschi (pag 5-) “”Il regista della vigilanza rivoluzionaria è Togliatti, la manovalanza, invece, è fornita dai responsabili diretti della Sezione quadri, Ciufoli e Roasio, nonché da Robotti, Barontini e altri informatori-delatori occasionali o professionali. Denunciare un compagno è non solo un dovere di partito, ma anche la maniera ritenuta (talora, a torto, vedi il caso Robotti, arrestato e torturato) più sicura per evitare sospetti su di sé. Quando lo strumento delle schedature italiane è rivolto verso l’alto non termina nell’epurazione violenta – il Pcd’I è l’unico partito fratello che non registra vittime nel gruppo dirigente -, ma serve a tenere subalterno a Togliatti il gruppo dirigente. A tale scopo è Ercoli in persona a stendere biografie e giudizi, quasi mai del tutto lusinghieri, stilati cioè a mo’ di ammonimento”” (pag 203) [Esponenti del Pci schedati da Togliatti e altri: Furini (Giuseppe Dozza), Garlandi (Ruggero Grieco), Nicoletti (Giuseppe Di-Vittorio), Santhià, Maggi (Egidio Gennari), Gallo (Luigi Longo), Roncoli (Mario Montagnana), Jacopo (Giuseppe Berti), Lenti (Ezio Zanelli), Battista (Domenico Ciufoli), Estella (Teresa Noce), Silverio (Cesare Massini), Amoretti, Bibolotti, Via (Brelli Luigi), Tuti (Rigoletto Martini), Marcucci, Edo Fimmen (D’Onofrio Eugenio), Lovera Romolo (Luigi Amadesi), Emilio Sereni, Vincenzo Bianco, Nicola Giovanni] (pag 203-208-245)”,”PCIx-378″
“LEHNER Giancarlo; testi antologici di F. CHABOD L. NAMIER D. CANTIMORI B. CROCE H. KOHN W.L. SHIRER G.L. MOSSE Ch. MAURRAS E. NOLTE G. MACAULAY TREVELYAN R. KIPLING M. THEMELL R. MOLINELLI A. ORIANI G. PAPINI G. PREZZOLINI E. CORRADINI D. FRIGESSI L. GANAPINI G. DE-ROSA R. TIMEUS F. COPPOLA I. TAVOLATO G. D’ANNUNZIO R. VIVARELLI V. CASTRONOVO D. VENERUSO F. GAETA G. GOBETTI”,”Il nazionalismo in Italia e in Europa.”,”Mussolini, Il Popolo d’Italia e i fratelli Perrone. “”[…] Quanto alla situazione del «Popolo d’Italia», i primi dati raccolti […] parlavano dell’acquisto del giornale da parte dell’industriale marittimo Raffaele Bombrini di Genova, legato alla Banca Italiana di Sconto da molteplici interessi in aziende di navigazione, di armamento e chimiche. Successivi rapporti […] configuravano tuttavia, com maggiore attendibilità e ricchezza di particolari, il quadro entro cui erano state gettate le basi per l’accordo fra Mussolini e i Perrone, seguito dal mutamento, il 1° agosto 1918, del sottotitolo del «Popolo d’Italia», da «quotidiano socialista» a «quotidiano dei combattenti e dei produttori». Un rapporto dell’Ufficio speciale d’investigazione del 10 agosto 1918, così riferiva: «Perdura nell’ambiente politico e giornalistico la discussione sui veri motivi che avrebbero indotto “”Benito Mussolini”” (sic) a sospendere l’edizione romana del “”Popolo d’Italia””. Le ragioni sarebbero diverse: quella apparente, della inutilità della pubblicazione dell’edizione romana che ormai più non si vendeva al pubblico; quella reale, invece sarebbe costituita dal fatto che, essendo avvenuti dissidi tra il Mussolini e il “”Giuseppe De Falco”” (sic), suo collaboratore, il Mussolini sarebbesi determinato di restituirsi a Milano e di assicurar meglio i finanziamento del suo periodico. Corre voce che a tale finanziamento abbia provveduto il Comm. Pio Perrone dell'””Ansaldo””, ed infatti queste voci troverebbero una tal quale conferma nella stessa testata del “”Popolo d’Italia”” che da “”quotidiano socialista”” è diventato “”organo dei combattenti e dei produttori”” onde v’ha chi ritiene che siffatta testata costituisca tutto un programma. Per pratiche intercedute frattanto tra amici comuni del Mussolini e del De Falco, “”Il Popolo d’Italia”” ha aperta anche una redazione a Genova […]». […] Un rapporto successivo del 22 agosto era in grado di ricostruire infine, meno sommariamente, i retroscena della transizione stabilita nel capoluogo ligure: «Il Mussolini è rimasto parecchi giorni a Genova, ha avuto quotidiani lunghi contatti con i dirigenti della Ansaldo e durante la sua permanenza in detta città si sempre servito di un’automobile della Ditta che il Comm. Pio Perrone aveva messo a sua completa disposizione. I commenti che si fanno a Milano sul connubio Mussolini-Perrone non sono favorevoli alla Ditta Ansaldo, sul conto della quale circolano commenti di vario senso, sia nei riguardi della sua potenzialità finanziaria sia nei riguardi della bontà e della qualità della sua produzione bellica». I fondi per il «Popolo d’Italia» accordati dai Perrone si sarebbero aggirati sui quattro milioni di lire, ma per il momento Mussolini avrebbe ricevuto un primo versamento di 400.000 lire, così da fargli sospendere una sottoscrizione pubblica di solidarietà per il giornale, come riferiva un’altra nota del 18 agosto, la quale affermava che i Perrone lo avevano «anche indotto, non posso dire se gli è stato imposto, di cambiare il sottotitolo in giornale dei combattenti e dei produttori». (da V. Castronovo, ‘La stampa italiana’ in ‘Dall’Unità al fascismo’, cit., pp. 246-247; 261-263)”” [Giancarlo Lehner, ‘Il nazionalismo in Italia e in Europa’, testi antologici, Messina, 1973] (pag 160-161)”,”STOx-255″
“LEHNER Giancarlo”,”Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse.”,”Giancarlo Lehner, giornalista e storico, è autore di numerosi volumi tra cui: L’idea di nazione in Italia e in Europa, Economia politica e società nella Prima guerra mondiale.”,”ITAP-073-FL”
“LEHNER Giancarlo a cura; testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL”,”Economia, politica e società nella prima guerra mondiale.”,”Testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL I vescovi nazionalisti (pag 124-127) (da Alberto Monticone, I vescovi italiani e la guerra 1915-1918, (in) ‘Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale’, a cura di G. Rossini, Cinque Lune, Roma, 1963, pp. 627-659, ora anche in ‘Gli italiani in uniforme, 1915-1918’, Laterza, Bari, 1972, pp. 154-157, 161-166, 172-173″,”QMIP-288″
“LEHNERT Pascalina”,”Pio XII. Il privilegio di servirlo.”,”‘Suor Pascalina’ come da decenni è stata conosciuta nacque a Ebersberg nei pressi di Monaco di Baviera, settima di dodici figli. Suo padre era un impiegato postale. La vocazione religiosa nacque precocissima in lei. Fu la grande guerra a cambiarle però la vita. Nel 1918 venne chiamata alla Nunziatura di Monaco al servizio del Nunzio Pacelli. Per vent’anni rimase al fianco del Cardinale Segretario di Stato fino al conclave del marzo 1939. E dopo servì il Papa Pio XII, con la stessa riservatezza. Ha visstuo gli eventi più importanti del secolo e il libro rievoca la sua non comune esperienza. E’ morta a Vienna nel 1983 all’ età di 89 anni. Nunziatura e spartachismo. “”Mi era riuscito frattanto di telefonare. Alcuni giorni prima, il Governo Rivoluzionario (bavarese, ndr) aveva fatto sapere al Nunzio che, nel caso di pericolo per la Nunziatura, bastava fare una telefonata per ottenere immediatamente soccorso. Con mio grande raccapriccio, invece, la persona addetta mi disse: “”Se l’ automobile non viene subito consegnata, vi metto tutti al muro!””. Mi affrettai ad informare il Nunzio (Pacelli), riferendogli ciò che mi era stato detto per telefono. Egli fece allora aprire il garage. Pochi giorni prima, però, avveva dato ordine di mettere la macchina fuori uso, e così gli uomini non riuscirono a spostarla. Fu allora fermata un’ automobile di passaggio e la nostra macchina fu rimorchiata altrove. Tutto si svolse in meno di un’ ora, ma solo coloro che hanno vissuto questa vicenda possono capire quali siano state la tensione e la paura di quei momenti. Due ore dopo, il nostro autista riportò la macchina in salvo nel garage. Gli spartachisti avevano molta fretta di andarsene e avevano quindi abbandonato l’ impresa.”” (pag 19)”,”RELC-155″
“LEHNING Arthur”,”Marxismo e anarchismo nella rivoluzione russa.”,”Antecedenti storici prima del 1917, Lenin e il bakuninismo, la rivoluzione di Ottobre, lo Stato bolscevico e i Soviet.”,”RIRO-081″
“LEHNING Arthur; a cura Maurizio ANTONIOLI”,”L’ anarcosindacalismo. Scritti scelti.”,”LEHNING, nato nel 1889, studia economia a Rotterdam e storia a Berlino. Ad Amsterdam tra il 1927 e il 1929 pubblica la rivista ‘I dieci’, ‘organo di tutte le espressioni dello spirito moderno…’. Tra i redattori figurano J.J. OUD (architettura) e Lazlo MOHOLY-NAGY (film en foto) e tra i collaboratori Hans ARP, Marcel BREUER, LE-CORBUSIER, Walter GROPIUS, Wassily KANDINSKY, EL-LISSITZKY, Piet MONDRIAN, Gerrit RIETVELT, Kurt SCHWITTERS, Upton SINCLAIR, Georges VAN TONGERLOO, oltre a Max NETTLAU, Rudolf ROCKER, Bart DE-LIGT, Otto RÜHLE, Henriette Roland HOLST, Alexander BERKMAN, Aleksander SHAPIRO. Ovvero noti esponenti libertari accanto a prestigiosi rappresentanti delle avanguardie artistiche e letterarie. Attivo nel movimento anarchico di ispirazione sindacalista, L. è tra il 1932 al 1935 segretario dall’ AIT, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori sorta nel 1922 a Berlino e che raduna le organizzazioni anarcosindacaliste e sindacaliste rivoluzionarie che non si riconoscevano né nella linea dell’ Internazionale di Amsterdam (socialista riformista) né in quella dell’ Internaz dei Sindacati Rossi, Profintern, legata alla 3° Internazionale. Nel 1935 è tra i fondatori dell’ IISG (Istituto Internazionale di Storia Sociale) di Amsterdam. Dal 1939 al 1947 vive in UK ad Oxford dove dirige la sezione inglese dell’Istituto. Nel 1952 su invito del governo indonesiano organizza a Giacarta una biblioteca per le scienze politiche e sociali e insegna presso la locale università e presso l’Accademia degli affari esteri. Tornato in patria si dedica agli ‘Archives Bakunin’, la raccolta e la pubblicazione degli scritti di B. il cui primo volume ‘Michel Bakounine et l’Italie, 1871-72’ esce nel 1961. Tra le sue opere: -L’amico della mia giovinezza. Ricordi di H. Marsman, 1955 (in olandese) -Marsman en het expressionisme, (1959) -From Buonarroti e Bakunin (1970) -Michel Bakounine et les autres (1976). Ha collaborato alle riviste ‘De Nieuwe Stem’, ‘Libertinage’ e alle riviste dell’ IISG. Ha partecipato a convegni in IT. Nel 1973 è uscito in IT il suo ‘Marxismo e anarchismo nella rivoluzione russa’ saggio apparso per la prima volta nel 1929 nel mensile anarco-sindacalista ‘Die Internationale'”,”ANAx-011″
“LEHNING MÜLLER Arthur; MAXIMOFF G.P.”,”Marxismus und Anarchismus in der russischen Revolution (Lehning); Revolutionär-syndikalische Bewegung in Rußland (Maximoff).”,”Le 1er janvier 2000, Arthur Lehning nous a quittés, deux mois après avoir fêté ses cent ans. Arthur LEHNING est né le 23 octobre 1899 à Utrecht (Pays-Bas) de parents allemands. Il étudie l’économie à Rotterdam et l’histoire à Berlin. À la fin de la Première Guerre mondiale, il se rapproche des milieux antimilitaristes et notamment des libertaires. Après avoir séjourné à Paris et à Vienne, il s’installe à Amsterdam et, entre 1927 et 1929, y publie la revue 110 qui compte parmi ses collaborateurs certains des intellectuels les plus originaux de l’époque ainsi que des militants conseillistes et libertaires : Le Corbusier, Walter Gropius, Vassily Kandinski, Piet Mondrian, Upton Sinclair, Walter Benjamin, Ernst Bloch, mais aussi Max Netlau, Otto Rühle, Henriette Roland-Holst, Alexandre Berkman et Alexander Shapiro. Très actif dans les milieux anarcho-syndicalistes (notamment au sein de la FAUD allemande, avec Rudolf Rocker et Augustin Souchy, ainsi que du NAS et du NSV hollandais, avant et après 1923), il sera de 1932 à 1935, le secrétaire de l’AIT. Fondée à Berlin en 1922, celle-ci avait pour but de rassembler les organisations syndicalistes révolutionnaires et anarcho-syndicalistes qui se sentaient étrangères à la fois à l’internationale réformiste dominée par les socialistes et à l’ISR mise en place par les bolcheviks. En octobre 1936, on le trouve en Espagne. En 1935, il participe à la fondation de l’ Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis (IISG) (Institut international d’Histoire sociale) (IISH) d’Amsterdam, avec Posthumus, De Lieme, Netlau et Nikolaevskij, destiné au départ à accueillir l’énorme bibliothèque de Max Netlau, et qui s’ouvrira ensuite à celles de nombreux autres militants et organisations du mouvement ouvrier, à une époque où l’installation des fascismes ou des dictatures rendait impossible la conservation des sources pour l’histoire des exploités. Citons comme exemple la bibliothèque de Lucien Descaves sur la Commune de Paris, les archives du Bund sur le mouvement ouvrier juif en Lituanie, Pologne et Russie, du Parti social-démocrate allemand et du Parti socialiste- révolutionnaire russe, jusqu’à l’acquisition temporaire des archives de la CNT espagnole qu’il fallait mettre à l’abri après la victoire des franquistes. Entre 1939 et 1947, après avoir essayé de mettre en lieu sûr une partie des collections de l’Institut, il en dirige la section anglaise à Oxford, avec la collaboration de G.D.H. Cole. À la demande de l’État indonésien nouvellement indépendant, il organise en 1952 une bibliothèque pour l’Université de Djakarta et pour le ministère indonésien des Affaires étrangères. Rentré à Amsterdam, il se consacre à l’édition des oeuvres complètes de Michel Bakounine (les Archives Bakounine) dont le premier volume sortira en 1961, puis à la direction de l’Institut d’Histoire sociale. Parmi ses oeuvres en français (publiées en France ou à l’étranger), citons : Anarchisme et Bolchevisme (Einaudi, 1971), Bakounine et les autres (10/18, 1976), Anarchisme et Marxisme dans la révolution russe (Spartacus, 1977), Du syndicalisme révolutionnaire à l’anarcho-syndicalisme. La naissance de association internationale des travailleurs de Berlin (“” Ricerche Storiche “”, janvier-avril 1981). En 1999, le PC. Hooft-prijs (le plus important prix littéraire en Hollande) lui a été attribué pour l’ensemble de son oeuvre, qui portait aussi bien sur l’histoire du mouvement anarchiste et anarcho-syndicaliste et de ses théoriciens (notamment de Bakounine) que sur la critique du bolchevisme et du modèle soviétique. (Gianm Carrozza, Revue Itineraire).”,”RIRx-095″
“LEHNING Arthur”,”De Buonarroti a Bakounine. Etudes sur le Socialisme International.”,”Alla memoria di N.W. Posthumus (1880-1960) fondatore dell’ Institut International d’Histoire Sociale (IISG, IISH).”,”INTP-049″
“LEHNING Percy B.”,”Arthur Lehning – Biographische Literatur von un über Arthur Lehning. (in) ‘Katalog Sommer 2014’ – Anarchistica / Socialistica. Aus dem Nachlass von Arthur Lehning.”,”LEHNING Percy B. Wikip: Arthur Lehning (né le 23 octobre 1899 à Utrecht et décédé le 1er janvier 2000 à Lys-Saint-Georges), fils de parents allemands, était un anarchiste néerlandais, journaliste, essayiste et traducteur. Il a étudié l’économie à Rotterdam et l’histoire à Berlin. Il est cofondateur, en décembre 1919, avec Rudolf Rocker et Augustin Souchy de la F.A.U.D. (Freie Arbeiter Union Deutschland), qui adhère le 25 décembre 1922 à Berlin, à la nouvelle A.I.T anti-autoritaire. Il prend part aux actions en faveur de Sacco et Vanzetti et publie une importante critique du bolchevisme. Entre 1927 et 1929, proche du mouvement Bauhaus, il puble à Amsterdam le périodique I.10, où coopéraient les intellectuels, artistes et libertaires (entre autres) Le Corbusier, Walter Gropius, Wassily Kandinsky, Piet Mondriaan, Upton Sinclair, Walter Benjamin, Ernst Bloch, Max Nettlau, Otto Rühle, Henriette Roland Holst, Alexander Berkman et Alexander Shapiro. De 1933 à 1936, il est secrétaire de l’Association internationale des travailleurs (anarcho-syndicaliste) (AIT). En 1935, il est l’un des cofondateur de l’Institut international d’histoire sociale d’Amsterdam, qui deviendra un immense centre de documentation. Il participe, ensuite, en Catalogne à Révolution sociale espagnole de 1936. Dans les années 1950, il écrit pour le périodique Libertinage. Il meurt le 1er janvier 2000, à Lys-Saint-Georges (Indre, France) où il s’était retiré avec sa compagne Toke Van Helmond.”,”ANAx-374″
“LEHNING Arthur a cura; testi di Aleksandr HERZEN Vissarion BELINSKIJ Ivan TURGENEV Friedrich ENGELS Arnold RUGE Wilhelm WEITLING Georg HERWEGH George SAND Richard WAGNER Pierre-Joseph PROUDHON Jules MICHELET Karl MARX Albert RICHARD James GUILLAUME Errico MALATESTA Elisée RECLUS Petr KROPOTKIN James GUILLAUME CAFIERO Carlo TURATI Filippo ANNENKOV Pavel DE-PAEPE Cesar e altri”,”Bakunin e gli altri. Ritratti contemporanei di un rivoluzionario.”,”Testi in gran parte inediti in Italia Arthur Lehning nasce nel 1899 a Utrech in Olanda (muore in Francia nel 2000). Militante anarco-sindacalista ma anche archivista e storico del movimento anarchico internazionale frequenta ancora giovanissimo gli ambienti rivoluzionari che si oppongono alla guerra e allo statalismo bolscevico. Nel dicembre del 1919 fonda insieme a Rudolf Rocker e Augustin Souchy, la FAUD (Freie Arbeiter Union Deutschland) che aderisce alla nuova AIT (Association Internationale des Travailleurs) anti-autoritaria. Partecipa alle azioni di difesa di Sacco e Vanzetti. Nel 1935, ad Amsterdam fonda l’ IISG (International Instituut voor Sociale Geschiedenis – Istituto Internazionale di Storia Sociale). Negli anni 1970 pubblica i monumentali ‘archivi Bakunin’ di cui era responsabile presso l’IISG. E’ autore di testi come “”Da Buonarroti a Bakunin””, “”Anarchismo e marxismo nella rivoluzione russa””.”,”ANAx-405″
“LEHNING Arthur”,”La lutte des tendances au sein de la première internationale: Marx et Bakounine.”,”Arthur Lehning, Amsterdam”,”MOIx-046-L”
“LEHOUCK Emile”,”Vie de Charles Fourier. L’homme dans sa vérité.”,”nel 1832, Fourier realizza il sogno che aveva mancato per poco nel 1800: difendere le sue idee a capo di un giornale. Con i suoi amici lancia ‘Le Phalanstère ou la Réforme industrielle’. L’azione di questa pubblicazione, benché molto precaria finanziariamente, fu decisiva per la diffusione del fourierismo’ (pag 213) falanstèrio (o falanstèro) s. m. [dal fr. phalanstère, der. del gr. … «falange», col suff. di monastère» monastero»]. – 1. Grande edificio destinato a ospitare i membri delle cooperative di produzione e di consumo poste dall’utopista Ch. Fourier (1772-1837) alla base del suo sistema sociale (v. falange, nel sign. 3 a). 2. Con uso fig. e per lo più spreg., qualsiasi grosso fabbricato ad alta concentrazione abitativa. (trecc)”,”SOCU-005-FMB”
“LEIBNIZ Gottfried Wilhelm (1646-1716)”,”Nuovi saggi sull’ intelletto umano.”,”Filosofo e scienziato tedesco divide con NEWTON il merito della scoperta del calcolo infinitesimale. Razionalista, si propose la costruzione di una lingua universale avente come alfabeto i simboli designanti le nozioni più semplici. In rapporti con i vari sovrani europei, tentò la riunificazione delle varie Chiese cristiane.”,”FILx-053″
“LEIBNIZ Gottfried Wilhelm, a cura di Stefano GENSINI”,”L’armonia delle lingue.”,”Questo libro offre una scelta e un accurato commento delle pagine più significative dedicate da G. W. Leibniz (1646-1716) alla natura e al funzionamento dl linguaggio, privilegiando quelle mai prima d’ora tradotte in italiano.”,”FILx-046-FL”
“LEIBNIZ Goffredo Guglielmo, a cura di Francesco BARONE”,”Scritti di logica.”,”Gottfried Wilhelm von Leibniz (pronuncia tedesca latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716) è stato un filosofo, matematico, scienziato, logico, teologo, linguista, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco. Tra i massimi esponenti del pensiero occidentale, nonché una delle poche figure di “”genio universale””, la sua applicazione intellettuale a pressoché tutte le discipline del sapere ne rende l’opera vastissima e studiata ancor oggi trasversalmente: a lui ed a Isaac Newton vengono generalmente attribuiti l’introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni, i termini “”dinamica””.[2] e “”funzione””,[3] che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l’andamento, la pendenza, la corda, la perpendicolare in un punto. (wikip) “”Bisogna abituarsi alle distinzioni, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto somiglianti, trovare subito le loro differenze. Bisogna abituarsi alle analogie, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto differenti, a trovare le loro somiglianze”” (pag 200-201) (Sulla saggezza)”,”FILx-131-FRR”
“LEIBNIZ Gottfried Wilhelm, a cura di Massimo MUGNAI”,”Nuovi saggi sull’ intelletto umano.”,”LEIBNIZ Gottfried Wilhelm (1646-1716) Trecc: Leibniz ‹làibniz›, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. Il pensiero filosofico Dei molti temi che si intrecciano nell’opera di L., assume particolare rilievo il concetto di sostanza individuale: lo svolgimento di questo tema, già presente nello scritto per il baccellierato De principio individui (1663) secondo suggestioni occamiste, si approfondisce sia attraverso la polemica contro l’identificazione cartesiana della sostanza materiale con l’estensione sia contro l’atomismo. La posizione cartesiana è respinta perché incapace di spiegare adeguatamente sia il movimento che la resistenza; quella atomistica d’altra parte non esprime un reale principio individuale perché l’atomo, in quanto punto fisico, è sempre ulteriormente divisibile. Tale principio, realmente individuale perché semplice e privo di parti, è costituito invece dalla monade (termine che compare nel 1696, ma che era già presente come concetto nel Discours de métaphysique), atomo immateriale, punto metafisico, centro di forza, principio insieme di costituzione e di spiegazione dell’intero universo. Un universo che viene così a configurarsi come un insieme di monadi indipendenti (esse non hanno “”finestre”” per comunicare tra loro ed esercitare influsso l’una sull’altra), mondi in sé conchiusi ciascuno dei quali rispecchia a suo modo Dio e l’universo. La sostanza individuale, in quanto incarnazione di una nozione perfetta di Dio, contiene in sé, e sviluppandosi esplicita, la completa serie dei suoi accadimenti, l’intera sua storia insomma, così come nella nozione del soggetto è semplicemente contenuta tutta la serie dei suoi predicati. Ciascuna diversa dall’altra in forza del principio degli indiscernibili per cui non possono darsi due monadi identiche (due monadi uguali verrebbero di fatto a essere una identica monade e non sarebbero perciò distinguibili), esse si dispongono nell’universo secondo una legge di continuità che non tollera la sussistenza di parti vuote e dà luogo a una gerarchia cosmica che vede al livello più basso le semplici monadi o entelechie, e via via si eleva alle anime e agli esseri razionali o spiriti. Si delinea così un mondo di essenze semplici e spirituali nel quale la materia e i corpi trovano difficile spiegazione. L. offre in proposito varie soluzioni, ora facendo ricorso alla dottrina del vinculum substantiale (e che è al centro del carteggio con B. Des Bosses), legame che dovrebbe assicurare all’aggregato corporeo un certo grado di unità, permettendo il passaggio al composto organico; ora introducendo il concetto di monade dominante, principio di organizzazione nel composto delle molteplici monadi che lo costituiscono; ora considerando la materia e il corpo come la zona oscura della monade, che non attinge la chiarezza della percezione. Poste le monadi come mondi a sé stanti, microcosmi indipendenti, il problema dei loro rapporti e della corrispondenza fra le percezioni e le espressioni di ciascuna rispetto alle altre è risolto da L. con la teoria dell’armonia prestabilita, artificio divino preventivo con il quale Dio forma le sostanze in modo così perfetto che esse si accordano necessariamente, seguendo unicamente le proprie interne leggi. Da questi principî segue che le sostanze immateriali “”vedono tutte le cose in Dio”” o, più precisamente, che “”la nostra anima esprime Dio e l’universo, tutte le essenze come tutte le esistenze”” e quindi porta con sé tutte le forme o idee in virtù dell’azione di Dio su ogni monade. Il concetto di sostanza individuale è anche alla base della dottrina della conoscenza, che si fonda, come L. spiega nei Nouveaux Essais commentando e criticando le teorie di Locke, su un retaggio innato di potenzialità, di disposizioni e attitudini al conoscere da cui, stimolate dalla conoscenza sensibile e occasionate da essa, si sviluppano le idee. Di qui la nota formula “”nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu nisi intellectus ipse””. L’attività della monade si caratterizza così come attività rappresentativa eccitata dall’appetizione che promuove l’esplicarsi e il susseguirsi delle percezioni (la percezione è definita da L. “”stato passeggero che comprende e rappresenta una molteplicità nell’unità””), dapprima inconsce, fino all’appercezione, o percezione accompagnata da coscienza. Ogni monade, sia pure appartenente agli infimi gradi della realtà, è dotata di siffatta attività rappresentativa che si distribuisce nella forma di una sempre maggiore chiarezza e distinzione, dalle pure o semplici monadi o entelechie, alle anime, in cui alla percezione si accompagna già la memoria e di cui sono dotate anche le bestie, agli spiriti, o esseri forniti non solo di percezione e appercezione, ma anche di ragione. Ai soli spiriti è dunque aperta la possibilità di conoscere le verità necessarie ed eterne, e ciò segna propriamente il confine tra le altre monadi e la monade uomo. La ragione è appunto l’organo che consente l’accesso alle verità di ragione, che sono distinte dalle verità di fatto rette da diversi principî logici (v. oltre). Tale distinzione ha valore però solo in relazione all’uomo, essere imperfetto, e non vale per Dio, per cui anche le verità di fatto sono verità di ragione, e quindi universali e necessarie. Le verità eterne, che L. chiama anche essenze o possibili, costituiscono la struttura stessa della mente divina e tra esse Dio trasceglie, ispirandosi al principio della maggior perfezione, quelle a cui dare esistenza. Dio si configura così come causa intelligente e libera che crea l’universo secondo il principio dell’ottimo (donde la denominazione di ottimismo con cui il sistema filosofico leibniziano è anche conosciuto), per cui quello attuale è sempre il migliore dei mondi possibili e in esso trova la sua giustificazione anche il male, sia metafisico che morale, che diventa così funzionale all’armonia del tutto. ? Notevole rilievo nell’opera di L. hanno gli studî di logica: sviluppando motivi della tradizione lulliana, egli persegue costantemente il progetto di una logica capace di essere universalmente valida in forza della semplicità e universalità dei concetti e della loro riduzione a caratteri i quali, combinati fra loro secondo leggi date, sarebbero fondamento di dimostrazioni incontrovertibili: l’operazione logica (basata su una caratteristica universale, presupposto di un linguaggio universale) si presenterebbe così come calcolo e diventerebbe capace di sanare ogni tipo di controversia, anche di ordine politico e religioso; sicché la logica costituisce per L. uno strumento essenziale per perseguire piani di pacificazione e unificazione politica e religiosa. Principî logici cardinali, per L., sono il principio di identità, fondamento della verità di ragione indipendente dall’esperienza (come i teoremi matematici) il cui opposto è falso; il principio di ragion sufficiente, per cui “”di ogni verità si può rendere ragione”” e che ci introduce nell’ambito delle verità di fatto delle quali da un punto di vista umano non si può dichiarare falso l’apporto, rientrando nell’ambito del contingente (ma contingenti non sono per Dio, che dalla nozione individuale di ogni sostanza deduce tutti i suoi attributi). L’opera matematica Già negli anni giovanili la cultura matematica di L. era vasta, come dimostra, per es., la Dissertatio de arte combinatoria; ma solo da C. Huygens (da lui incontrato in Francia nel 1672 e che resterà suo amico per tutta la vita) L. apprese la grande importanza della nuova scienza (l’analisi dell’infinito) che andava sviluppandosi, e alla quale L. si appassionò. Entrato in rapporti con i più illustri matematici dell’epoca (tra i quali I. Newton), si cimentò dapprima con successo in alcuni problemi particolari (per es., il calcolo della serie di L.: ?/4 = 1 ? 1/3 + 1/5 ? 1/7 + …). In seguito riuscì a elaborare alcuni metodi semplici e generali per la trattazione dei problemi infinitesimali che fanno di lui, insieme con Newton, uno dei fondatori del moderno calcolo infinitesimale: la critica storica, al di là delle polemiche dell’epoca, ha dimostrato la sostanziale indipendenza delle ricerche di L. e di Newton. Nella memoria Nova methodus pro maximis et minimis itemque tangentibus del 1684, L. ha la geniale idea di considerare l’operazione di derivazione come un’operazione da eseguirsi sopra una funzione; egli denota tale operazione col simbolo d, e ancora oggi si chiama notazione leibniziana il simbolo df/dx per la derivata di f; la introduce in modo chiaro, stabilendo una serie di regole che permettono di calcolare le derivate di somme, prodotti, quozienti, radici, ecc., di funzioni a partire dalle derivate delle funzioni stesse, e crea perciò un nuovo algoritmo, un nuovo tipo di calcolo (singulare calculi genus). Anche il simbolo di integrale, ?, è dovuto a L. (1686). Assai meno felice il tentativo di L. di cimentarsi con Newton nell’applicazione del nuovo calcolo ai moti dei corpi celesti (Tentamen de motuum coelestium causis, 1689); qui L. non solo resta di gran lunga al disotto del suo grande rivale, ma rivela quella “”envie immodérée de paroître”” (come scrisse Huygens, pur suo amico) che è il lato negativo della sua personalità, e che lo indusse, in questo caso, a fingere di non conoscere il lavoro di Newton. Il fatto è che L. aveva soprattutto interesse alle idee e ai metodi generali della matematica; non altrettanto interesse per le deduzioni, le applicazioni, la “”tecnica”” matematica. A L. si devono perciò poche formule, pochi risultati tecnici, e invece molte geniali anticipazioni dei concetti e dei metodi della matematica moderna: dalla matematizzazione della logica (lettera a Huygens del 1679) al calcolo delle variazioni (L. si accorge – 1700 – che nel problema della brachistocrona o in quello del solido di minima resistenza l’incognita non è più un solo numero o un solo punto, ma un’intera curva): anticipazioni che fanno di L. uno dei fondatori di varî, elevati indirizzi delle moderne matematiche. ? Formula di Leibniz: è la formula che dà la derivata n-esima del prodotto y(x) = ?(x)?(x) di due funzioni della variabile x: Formula che può scriversi simbolicamente y(n) = (? + ?)(n). VEDI ANCHE monade In filosofia, termine usato per la prima volta dai pitagorici per indicare i primi elementi, matematici, dell’universo. Platone chiamò monade anche le idee, per designare il loro carattere di unità indipendenti. Nel Rinascimento, il termine tornò in uso con Nicola Cusano e, soprattutto, con G. Bruno … logica filosofia Disciplina che studia le condizioni di validità delle argomentazioni deduttive. 1. La logica antica I vocaboli ? ?????? (?????), ?? ?????? si stabilizzarono nel significato di «teoria del giudizio e della conoscenza» nell’ambiente protostoico, pur conservando ??????? per tutta la grecità … intelletto La facoltà, propria dello spirito, o pensiero, di intendere le idee o di formare i concetti, o il potere conoscitivo della mente (contrapposta alla sensibilità, alla volontà ecc.). L’uso filosofico del termine, nella forma greca del ????, è inaugurato da Anassagora, che con esso identifica la divinità … sostanza anatomia In biologia e in anatomia, materia organica e organo che presentano aspetto omogeneo e limiti ben definiti. sostanza bianca e sostanza grigia Le due componenti fondamentali del sistema nervoso centrale, così denominate, la prima per il colore delle fibre mieliniche di cui è ricca, e la seconda … CATEGORIE BIOGRAFIE in Filosofia TAG ACCADEMIA PRUSSIANA DELLE SCIENZE PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE DOTTRINA DELLA CONOSCENZA CALCOLO DELLE VARIAZIONI CALCOLO INFINITESIMALE ALTRI RISULTATI PER LEIBNIZ, GOTTFRIED WILHELM VON Leibniz Enciclopedia della Matematica (2013) Gottfried Wilhelm von (Lipsia, Sassonia, 1646 – Hannover, Bassa Sassonia, 1716) filosofo e matematico tedesco. Inventore con I. Newton del calcolo infinitesimale, ebbe vasti interessi culturali e fu convinto assertore dell’unitarietà del sapere umano. Fu indirizzato fin dalla fanciullezza allo studio … Leibniz, Gottfried Wilhelm von Dizionario di filosofia (2009) Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). La vita e l’opera: il sogno di una scienza e di una ‘Res publica’ universali. Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi … Leibnitz Gottfried Wilhelm von Dizionario delle Scienze Fisiche (1996) Leibnitz ‹làipniz› Gottfried Wilhelm von (Lipsia 1646 – Hannover 1717) Matematico e filosofo. ? Condizione di Leibnitz Gottfried Wilhelm von per le parentesi di Poisson: Leibnitz Gottfried Wilhelm von moto, costanti del: IV 123 d. ? Principio d’identità degli indiscernibili di Leibnitz Gottfried … LEIBNIZ, Gottfried Wilhelm von Enciclopedia Italiana (1933) LEIBNIZ (da preferire questa grafia all’altra Leibnitz), Gottfried Wilhelm von. – Spirito multiforme e di attitudini veramente universali, fu grande sopra tutto come scienziato e come filosofo. Nacque a Lipsia il 3 luglio 1646 da Federico, professore di morale e giurisprudenza in quell’università, e … VOCABOLARIO leibniziano leibniziano ‹laib-› agg. e s. m. – 1. agg. Che si riferisce al filosofo e scienziato ted. G. W. von Leibniz (1646-1716), alle sue dottrine, ai suoi principî: il sistema monadologico leibniziano; l’opera matematica leibniziana. 2. s. m. Fautore,… von von ‹fòn› prep. ted. – Preposizione corrispondente all’ital. «di». In Germania e in Austria è frequente in nomi di antiche famiglie nobili indicate per mezzo del loro feudo, e anche come predicato nobiliare (premesso a cognomi di qualunque origine). 0 Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati Partita Iva 00892411000 Contatti Redazione Termini e Condizioni generali Condizioni di utilizzo dei Servizi”,”FILx-137-FRR”
“LEIBNIZ Goffredo Guglielmo, a cura di Vittorio MATHIEU”,”Teodicea. (Saggi d Teodicea sulla bontà di dio, sulla libertà dell’uomo, sull’origine del male).”,”Gottfried Wilhelm von Leibniz (pronuncia tedesca latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716) è stato un filosofo, matematico, scienziato, logico, teologo, linguista, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco. Tra i massimi esponenti del pensiero occidentale, nonché una delle poche figure di “”genio universale””, la sua applicazione intellettuale a pressoché tutte le discipline del sapere ne rende l’opera vastissima e studiata ancor oggi trasversalmente: a lui ed a Isaac Newton vengono generalmente attribuiti l’introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni, i termini “”dinamica””.[2] e “”funzione””,[3] che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l’andamento, la pendenza, la corda, la perpendicolare in un punto. (wikip) “”Bisogna abituarsi alle distinzioni, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto somiglianti, trovare subito le loro differenze. Bisogna abituarsi alle analogie, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto differenti, a trovare le loro somiglianze”” (pag 200-201) (Sulla saggezza)”,”FILx-138-FRR”
“LEIBOVITZ Clement FINKEL Alvin”,”Il nemico comune. La collusione antisovietica fra Gran Bretagna e Germania nazista.”,”Con il Patto di Monaco, stilato il 29 settembre 1938 allapresenza del primo ministro britannico Chamberlein, di Mussolini e del primo ministro francese Daladier, fu permesso a Hitler che aveva già incorporato l’ Austria con l’ Anschluss, di proseguire la sua politica di espansione in Europa. Chamberlain disse che l’ accordo avrebbe sancito “”la pace nella nostra epoca””. Altri lo videro come un grosso errore. Gli AA evidenziano l’ antisovietismo come asse portante della politica estera britannica di questi anni. LEIBOVITZ Clement è nato in Egitto, fisico di formazione, vive in Canada. Ha studiato le vicende che condussero alla 2° seconda guerra mondiale. FINKEL Alvin Professore di storia all’ Università di Athabasca, Stato dell’ Alberta (Canada), è autore di testi incentrati sugli anni Trenta. “”Chamberlain e Hitler avevano firmato a Monaco una dichiarazione d’ amicizia. La Francia progettava di arrivare, con Hitler, a una dichiarazione simile. L’ assassinio del segretario dell’ ambasciata tedesca a Parigi provocò un leggero ritardo. L’ accordo fu firmato il 6 dicembre 1938. Il 24 novembre 1938, prima di firmare l’ accordo con la Germania, la Francia invitò i leaders britannici ad incontrarsi sul tema dell’ imminente accordo. Daladier segnalava che l’ assassinio del segretario tedesco aveva fatto fare un passo indietro nei colloqui. Curiosamente, non fece cenno agli eventi della Kristallnacht come a un ostacolo. Il governo francese non sembrava più infastidito di Chamberlain dal montare della violenza di Stato contro gli ebrei tedeschi””. (pag 153)”,”RAIx-191″
“LEIBOVITZ Clement FINKEL Alvin”,”Il nemico comune. La collusione antisovietica fra Gran Bretagna e Germania nazista.”,”Clement Leibovitz, nato in Egitto, fisico do formazione, vive in Canada. Già insegnante di Scienze Informatiche all’Università di Edmonton nell’Alberta. Alvin Finkel, professore di Storia all’Università di Athabasca, Stato dell’Alberta (Canada).”,”RAIx-062-FL”
“LEIDIGKEIT Karl-Heinz”,”Wilhelm Liebknecht und August Bebel in der deutschen Arbeiterbewegung, 1862-1869.”,”Contiene il capitolo: – Die von Marx und Engels entwickelten strategischen und taktischen Leitsätze für die deutsche Arbeiterpartei (pag 88-95) (L’elaborazione della strategia e della tattica di Marx ed Engels per il partito operaio tedesco) 1865: Marx e Engels elaborano la strategia rivoluzionaria per il movimento operaio tedesco “”Es war in dieser Situation nötig, der Arbeiterklasse ihre Strategie und Taktik in der revolutionären Krise aufzuzeigen. Das mußte zuallererst in der Auseinandersetzung mit dem Lassalleanismus erfolgen, denn er war das verhängnisvolle Hindernis, das dem deutschen Proletariat auf dem Wege zur Aktionsfähigkeit in der revolutionären Krise entgegenstand. Im März 1865 erschien im Verlag Meißner in Hamburg die von Friedrich Engels verfaßte Broschüre “”Die preußische Militärfrage und die deutsche Arbeiterpartei””, in der der deutschen Arbeiterklasse ihre Strategie und Taktik dargelegt wurde (10). Diese Broschüre hatte sich entwickelt aus Artikeln über die Armeeorganisation in Preußen und war anfangs für den “”Social-Demokrat”” bestimmt gewesen. Marx und Engels faßten die Broschüre als ausführliche Demostration für die Notwendigkeit ihrer Trennung vom “”Social-Demokrat”” auf, sie wollten mit ihr “”in the nick of time”” (“”noch zur rechten Zeit”” – K.-H.L.) kommen (11)”” [(10) Engels macht in seiner Broschüre wesentliche Ausführungen zur Frage der preußischen Armeeorganisation, auf die aber in diesem Zusammenhang nicht eingegangen werden kann; (11) In einem Brief von 10.2.1865 drängte Marx Engels, die Arbeit in der Druck gehen zu lassen: “”Die Sache ist gut. Alles Feilen und Ausarbeiten, obgleich der Stil hier und da zu nachlässig, wäre jetzt nonsense, da es vor allem gilt, in the nick of time zu kommen, da ‘allbereits’ die Lösung diese Kollision vor der Tür steht”” (Marx-Engels Briefwechsel, Bd 3, a.a. O., S. 275)] [Karl-Heinz Leidgkeit, Wilhelm Liebknecht und August Bebel in der deutschen Arbeiterbewegung, 1862-1869, 1958] (pag 91)”,”BEBx-035″
“LEISS William”,”Scienza e dominio. Il «dominio sulla natura»: storia di una ideologia.”,”William Leiss è nato a New York nel 1939. Nel 1969 ha ottenuto il dottorato in filosofia all’università di California, San Diego. Ha insegnato presso il dipartimento di scienze politiche dell’Università di Saskatchewan In Canada. Oggi (2022) William Leiss, autore, è un accademico americano- canadese che è stato presidente della Royal Society of Canada dal 1999 al 2001. Nato a Long Island, New York, alla fine del 1939, è cresciuto nella Pennsylvania rurale. Candidature: National Book Award per la filosofia e la religione Dominio sulla natura e natura del dominio “”Verso il 1830, le fiduciose predizioni circa lo splendido futuro che, sulla base dell’industrializzazione, si preparava per il genere umano, erano già un fatto comune. Ma i sansimoniani andarono oltre, proclamando che lo sfruttamento della natura esterna (‘la nature extérieure’) nelle condizioni create dalla scienza e dalla tecnologia moderne avrebbe modificato in maniera radicale il corso della storia umana: «Lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo è giunto al suo termine… Lo sfruttamento del globo, della natura esterna, diviene da qui in avanti il solo fine dell’attività fisica dell’uomo…» (14). Ci si aspettava che le caratteristiche dell’attività umana in generale sarebbero mutate, poiché la pace e la cooperazione avrebbero preso il posto della competizione e della guerra. Questo rovesciamento rivoluzionario che avrebbe posto fine una volta per tutte allo sfruttamento del lavoro umano, doveva essere il diretto risultato delle realizzazioni nel campo dell’industria, poiché, secondo i seguaci di Saint-Simon, la forma industriale di produzione è per natura pacifica e tendente all’armonia sociale. A quel tempo, questo giudizio non era proprio così ingenuo come appare oggi. Ma, soltanto dieci anni dopo, Marx e Engels dovevano dare inizio ai loro più penetranti studi sulla struttura e lo sviluppo del capitalismo e dell’industrializzazione. Il concetto di natura è una delle categorie più importanti, in tutti gli stadi dell’opera marxiana (15). L’interazione tra l’uomo e la natura mediante il lavoro era per Marx la chiave alla comprensione della storia; la scienza naturale e l’industria del diciannovesimo secolo rappresentavano la forma fino allora più altamente sviluppata della continua «relazione teorico-pratica tra gli uomini e la natura». Il difficile compito postosi da Marx fu mostrare che questa relazione aveva un duplice aspetto, i cui singoli lati, così profondamente interconnessi, dovevano essere distinti. Da una parte, infatti, l’uomo è egli stesso un essere naturale e la sua capacità di lavoro è soltanto una forma dell’energia della natura; dall’altra, però, l’uomo cerca di trasformare la natura, così da poter soddisfare i suoi crescenti bisogni: «[… Egli] contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura. Mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi i materiali della natura in forma usabile per la propria vita. Operando mediante tale moto sulla natura fuori di sé e cambiandola, egli cambia allo stesso tempo la natura sua propria. Sviluppa le facoltà che in questa sono assopite e assoggetta il gioco delle loro forze al proprio potere» (16). Marx abbozza qui a grandi linee la ‘dialettica’ di uomo e natura. Quest’ultima è il «campo d’impiego» di tutta l’attività umana, il terreno universale del processo lavorativo, comune a ogni forma di organizzazione sociale. Con la sua attività l’uomo cambia il mondo naturale, ma ne viene egli stesso mutato; le sue capacità creative si dispiegano, aprendo nuove possibilità di utilizzare le risorse naturali, e il processo continua indefinitamente. Marx intravedeva un mutamento qualitativo nello sviluppo umano sulla base delle potenzialità rivelate dal sistema industriale già alla metà del diciannovesimo secolo. La sostituzione della forza-lavoro con le macchine avrebbe gradualmente liberato l’individuo dall’incessante fatica, permettendo l’avvento di un nuovo tipo d’uomo, il quale «sta al di fuori del processo di produzione invece di essere l’agente principale del processo medesimo… In questa trasformazione, il fondamento della produzione e della ricchezza non è più il lavoro immediato compiuto dall’uomo, né il suo tempo di lavoro, bensì l’appropriazione della sua forza produttiva universale, cioè delle sue conoscenze e del suo dominio della natura tramite la sua esistenza sociale; in una parola, del suo sviluppo come individuo societario» (17)”” (pag 81-83) [William Leiss, ‘Scienza e dominio. Il «dominio sulla natura»: storia di una ideologia’, Longanesi, Milano, 1976] [(14) ‘Doctrine Saint-Simonienne: Exposition’, p. 463; cfr. anche pp. 338-467; (15) Si veda l’eccellente studio di Alfred Schmidt, ‘Der Begriff der Natur in der Lehre von Marx’ e anche le parti sul pensiero marxiano in Jürgen Habermas, ‘Knowledge and Human Interests’. Nella sua interpretazine di Marx, Kostas Axelos, in ‘Marx, penseur de la technique: De l’aliénation de l’homme à la conquête du monde’, tenta (senza successo) di presentare il marxismo come una forma estrema di sansimonismo); un utile correttivo è l’opera di Jean Fallot, ‘Marx et le machinisme’; (16) Capital, vol I., p. 177 (Il Capitale, vol. I, pp. 211-2); (17) ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’, p. 593; la citazione è tratta da Herbert Marcuse, ‘One-Dimensional Man’, p. 36 (H. Marcuse, ‘L’uomo a una dimensione’, p. 55)]”,”SCIx-546″
“LEJBZON V.M. SIRINJA K.K.”,”Il VII Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”””Al VII Congresso del Comintern Dimitrov insistette con decisione sulla necessità di “”farla finita con uno stato di cose nel quale i comunisti cui fa difetto la conoscenza e la capacità dell’ analisi marxista-leninista la sostituiscono con delle frasi e delle parole d’ ordine generiche come ad esempio quella della “”uscita rivoluzionaria dalla crisi”” (…)””. Il diffondersi di tali deficienze è spiegato da una serie di ragioni. Dopo gli anni impetuosi della sollevazione rivoluzionaria provocata dall’ Ottobre giunsero gli anni in cui il capitalismo si riprese e la situaizone per i comunisti diventò eccezionalmente complessa.”” (pag 211)”,”INTT-205″
“LEJEUNE Dominique”,”Les causes de la Premiere Guerre mondiale.”,”LEJEUNE Dominique, dottore in lettere e scienze umane, è professore ‘d’histoire en khagne’ al liceo Louis-le-Grand. Dirige una collezione di storia sociale ed è membro del Comité des travaux historiques et scientifiques.”,”QMIP-025″
“LEJEUNE Paule”,”La Commune de Paris au jour le jour (18 mars – 28 mai 1871).”,”Paule Lejeune, universitario (agrégation des Lettres classiques) è scrittore, fotografo, letterato. Si è occupato in particolare del ruolo delle donne nella storia.”,”MFRC-168″
“LEKACHMAN Robert a cura; scritti di D.G. CHAMPERNOWNE Gottfried HABERLER Sir Roy F. HARROD Abba P. LERNER W.B. REDDAWAY E.A.G. ROBINSON Paul A. SAMUELSON Paul M. SWEEZY Jacob VINER”,”La teoria general de Keynes. Informe de tres décades.”,”Scritti di D.G. CHAMPERNOWNE Gottfried HABERLER Sir Roy F. HARROD Abba P. LERNER W.B. REDDAWAY E.A.G. ROBINSON Paul A. SAMUELSON Paul M. SWEEZY Jacob VINER. Aspettative. Keynes attribuì molta importanza alla volatilità della curva di efficienza marginale del capitale in risposta ai cambiamenti nell’ opinione. In nessun momento permette che il lettore dimentichi che i guadagni o le quasi rendite che determinano la curva sono guadagni sperati e non guadagni reali””. (pag 196)”,”ECOT-105″
“LEKACHMAN Robert”,”Storia del pensiero economico. (Tit.orig.: A History of Economic Ideas)”,”LEKACHMAN R. è un noto studioso americano professore di economia e preside del Bernard College della Columbia University. E’ autore pure del ‘Il sistema keynesiano’.”,”ECOT-144″
“LEKOVIC Dragutin”,”La theorie marxiste de l’ alienation.”,”””Le cinquieme aspect de l’ argent comme alienation de l’ homme, c’est la reduction des relations humaines en relations exterieures et accidentelles. ‘Avec l’ argent, toute forme de circulation et la circulation elle-même pour les individus sont posées comme contigentes. Il est donc dans la nature même de l’ argent que toutes les relations jusqu’alors n’étaient que relations des individus dans des conditions determinées, et non des individus en tant qu’individus'””. (Marx, Ideologie allem.) (pag 125)”,”TEOC-236″
“LELLI Marcello”,”Tecnici e lotta di classe.”,” LELLI Marcello (Roma, 1944) professore di sociologia politica all’ Università di Sassari, collabora all’ organizzazione di corsi e seminari con gli operai dell’ Istituto di sociologia di Roma. Rapporto tecnici-classe operaia. “”La sociologia degli intellettuali ha sempre fornito, insieme al tema del ceto medio, l’ asse principale di tutte le polemiche e di tutte le analisi che si contrappongono al marxismo come teoria delle classi sociali: l’ apparente (o reale) libertà dell’ intellettuale serviva a fondare la libertà del lavoro, l’ esistenza di classi sganciate dal conflitto tradizionale tra proletariato e borghesia; a partire da Weber che sostiene che gli intellettuali, i tecnici non possidenti, la piccola borghesia sono altrettante classi sociali, fino a Mannheim a Michels e a Geiger, gli intellettuali umanisti e non sono figure anomale rispetto alla regolare struttura delle classi, che dimostrano con la loro esistenza l’ erroneità di una analisi, patrimonio non solo di Marx ma del movimento operaio nel suo complesso, fondata sulla bipolarità tendenziale tra proletariato e borghesia. In un certo senso, la figura dell’ intellettuale non proprietario è diventata nel tempo, nella sociologia e nelle ideologie ufficiali, il supporto centrale di tutte le teorie scalari della società, fondate su una definizione generica del termine “”classe”” e sull’ assunzione empirico-acritica di una classe intermedia tra proletariato e borghesia (inventati rispettivamente come classe superiore e classe inferiore, secondo una logica di descrizione acritica della realtà che lo stesso Wright Mills stigmatizza nell’ “”Immaginazione sociologica”” (…)””. (pag 125-126)”,”TEOS-130″
“LELLI Vera”,”Gli equilibri punteggiati e il marxismo: storia di un fraintendimento.”,”Nella bibliografia citata l’opera ‘Marx Engels, Lettere di K. Marx e F. Engels, ‘Istituto di Studi sul Capitalismo’, Genova 2002, opera inedita, trad. it (ISC) Contiene tra gli altri i seguenti capitoli o paragrafi: – 1859: Charles Darwin e “”L’origine della specie”” – La reazione di Karl Marx e Friedrich Engels – Le accuse (dei creazionisti) su un supposto legame darwinismo marxismo – Il reale rapporto di Gould con il marxismo – L’idealismo: la dialettica di Hegel – Il materialismo dialettico: la dialettica di Marx e Engels – Le leggi della dialettica – Le distorsioni della dialettica: lo Stalinismo e il Lysenkismo”,”SCIx-442″
“LELLI Marcello”,”Dialettica della città. Per una politica della città”,”Marcello Lelli (Roma, 1944) è incaricato dal 1971 di Sociologia e sociologia politica a Sassari e collabora con l’istituto di Sociologia dell’Università di Roma. E’ socio dell’ ISPROM. Ha pubblicato ‘Tecnici e lotta di classe’ e ‘Dialettica del baraccato’.”,”TEOS-003-FSD”
“LELLOUCHE Pierre”,”Le nouveau monde. De l’ ordre de Yalta au désordre des nations.”,”LELLOUCHE Pierre è nato nel 1951. Specialista di questioni strategiche e di relazioni internazionali, è autore di varie opere e articoli. “”Di conseguenza, se il protettore americano resta oggi ancora il solo detentore della leadership militare, la sua superpotenza economica di ieri si è trovata come “”travasata”” verso l’ Europa e il Giappone. In apparenza, la leadership politica americana sembra intatta (come testimonia l’ attivismo americano nella Guerra del Golfo e il suo seguito), ma a guardare da più vicino, si constata che l’ America non è già più in posizione d’ imporre da sola la sua legge e che deve arrivare ad una composizione con i suoi alleati, diventati i suoi creditori””. (pag 215)”,”RAIx-172″
“LELLOUCHE Pierre”,”L’avenir de la guerre.”,”Pierre Lellouche est adjoint au directeur de l’Institut Français de Relations Internationales, Maitre de conférence à l’ENA. Il est chargé des problèmes stratégique au Point et éditorialiste à ‘Newsweek’.”,”EURQ-003″
“LELLOUCHE Pierre”,”Il nuovo mondo. Dall’ordine di Yalta al disordine delle nazioni.”,”Pierre Lellouche, esperto di questioni strategiche e relazioni internazionali, ha pubblicato numerosi saggi e volumi, tra cui: L’avenir de la guerre, L’initiative de défense stratégique et la sécurité de l’Europe, La guerre des satellites: enjeux pour la communauté internationale.”,”RAIx-042-FL”
“LEMAIRE Henri Président, membres: Willy CALEWAERT Richard CARLIER Guy COEME Oscar DEBUNNE Robert FLAGOTHIER Wim GEDOLF Francois GUILLAUME Francois PIROT Guy SPITAELS Thierry VANDERKINDERE Jos VAN-EYNDE Karel VAN-MIERT; Comité d’organisation: Francois PIROT Claude DESAMA Robert FLAGOTHIER Marcel SONNEVILLE Oscar DEBUNNE Herman BALTHAZAR Wouter STEENHAUT Nic BAL; Collectif de recherches: Pierre DE-SPIEGELER Robert FLAGOTHIER Linda FLAGOTHIER-MUSIN Freddy JORIS Jean-Jacques MESSIAEN Arlette MUSICK”,”100 ans de Socialisme. Catalogue édité à l’ occasion de l’ exposition 1885-1985, organisée par le Comité national du centième anniversaire du Parti Ouvrier Belge à la Bibliothèque Royale Albert 1er du 23 mars au 20 avril 1985.”,”Membri: Willy CALEWAERT Richard CARLIER Guy COEME Oscar DEBUNNE Robert FLAGOTHIER Wim GEDOLF Francois GUILLAUME Francois PIROT Guy SPITAELS Thierry VANDERKINDERE Jos VAN-EYNDE Karel VAN-MIERT Comitato di organizzazione: Francois PIROT Claude DESAMA Robert FLAGOTHIER Marcel SONNEVILLE Oscar DEBUNNE Herman BALTHAZAR Wouter STEENHAUT Nic BAL Collettivo di ricerca: Pierre DE-SPIEGELER Robert FLAGOTHIER Linda FLAGOTHIER-MUSIN Freddy JORIS Jean-Jacques MESSIAEN Arlette MUSICK I socialisti si alleano con i liberali contro il governo cattolico per la riforma del sistema elettorale. “”Dés 1894, certains Fédérations régionales du P.O.B. avaient conclu des alliances électorales avec les libéraux afin de combattre la domination catholique: ce fut le cas à Liège et Namur en 1894, à Namur et Dinant en 1896, à Waremme, Huy, Alost et Gand en 1898. La représentation libérale au Parlement s’emenuisait de scrutin en scrutin, par l’effet du système majoritaire à deux tours (la liste ayant emporté le plus de voix au secondo tour emportait tous les sièges d’une circonscription). Pour éviter la disparition complète de leur parti, les libéraux ne pouvaient que se rallier à la rivendication du système de représentation proportionnelle, plus équitable, inscrite dans le programme socialiste depuis 1893. Un rapprochement sur ce thème s’opéra entre socialistes et libéraux. Les deux tendances manifestèrent en commun: ainsi à Gand, le 28 mai 1899, lorsqu’un cortège pour le suffrage universel rassembla des socialistes; des libéraux et des démocrates-chrétiens. C’est que la majorité catholique envisageait alors de n’instaurer la représentation proportionelle que dans le grands arrondissements, là où elle pouvati lui être favorable. L’opposition des deux partis laïques fit reculer le pouvoir, et c’est finalement la représentation proportionnelle généralisée (encore en vigueur aujourd’hui) qui fut introduite. Ses effets se firent sentir dès les élections de juin 1900, qui se soldèrent par un important recul du nombre d’élus catholiques eet, invérsement, un gain libéral: 32 députés, contre 33 aux socialistes. Désormais, les deux partis pouvaient envisager d’abattre ensemble le gouvernement catholique au pouvoir depuis 1884. Cette perspective allait influencer la tactique du P.O.B. pendant plusieurs années.”” (pag 75)”,”MEOx-083″
“LEMARCHAND Guy; BADIA Gilbert”,”Les grandes tendances de l’historiographie française (Lemarchand); Une question toujours controversée: les rapports entre industriels allemands et le national-socialisme.”,”Altri articoli su Jean Bouvier, Jean Maitron, H. Barbusse e due articoli sull’indipendenza dell’Algeria”,”STOx-256″
“LEMERCIER-QUELQUEJAY Chantal”,”La pace mongola.”,”Chantal Lemercier-Quelquejay nata nel 1926 è stata a capo dell’Ecole des Hautes Etudes di Parigi (VI sezione). È specialista di storia ottomana e dei Turchi orientali, dei Cosacchi zaporogi e dell’impero ottomano. Caratteristica della pax mongola. La totale libertà di circolazione delle merci e degli uomini durante la ‘pax mongolica’ “”La principale caratteristica della pace mongola, insieme alla sicurezza delle frontiere, era la prosperità economica, dovuta allo straordinario sviluppo del commercio terrestre e marittimo su scala mondiale. Per la prima volta nella storia, le carovaniere transcontinentali che univano da un lato l’Europa occidentale e centrale all’Estremo Oriente, e dall’altro l’Europa settentrionale dall’Africa, godevano di un’assoluta sicurezza. La grande strada che andava dall’est all’ovest, l’antica «via della seta», aveva due varianti: la via nord che, partendo da Pechino, attraversava la Mongolia, passava per Karakorum attraverso l’alto Orkhon e i monti Tarbagatai, scendeva lungo la valle dell’Ili, costeggiava il lago di Issiq Kul e, attraverso la valle del medio Syr-Dar’ja e la città di Otrar, raggiungeva la regione di Saraj sul basso Volga. A questo punto la carovaniera si biforcava, e mentre un tratto arrivava fino alle colonie genovesi di Tana, sull’estuario del Don, e di Caffa, in Crimea, l’altro costeggiava il mar Nero e risaliva la valla del Danubio. L’altra variante partiva dalla Cina centrale (e precisamente dalla valle del Fiume Giallo), attraversava il Kan Su, seguiva poi il corso del fiume Tarim, passava per le oasi della Kashgaria e, dagli alti valichi dell’Alaj, sboccava in Transoxiana e di là nel Khorasan. Questa via, che passava a sud del Caspio e attraversava le città di Kazvin, Sultaniyya e Tabriz, e che veniva usata soprattutto dalle carovane musulmane, veneziane e armene, si divideva a sua volta in due tronchi, uno dei quali attraversava l’Asia Minore, e finiva al porto di Trebisonda, mentre l’altro, attraverso la Mesopotamia, giungeva fino al Mediterraneo, e ai porti della Piccola Armenia (Cilicia), di fronte a Cipro. Alla via est-ovest, più importante, corrispondeva la via nord-sud, che collegava il Baltico all’Egitto. Fintanto che l’Orda d’oro e il regno di Il-Khan furono in lotta, questa via, che scendeva lungo la valle del Don, finiva a Caffa, donde le flotte marittime, soprattutto genovesi, assicuravano il collegamento con Alessandria. All’inizio del XIV secolo, quando i Khan Toktu dell’Orda d’Oro e Uljan-tu dell’Iran misero fine alla loro guerra fratricida , alla via marittima si aggiunse una via fluviale che, partendo da Novgorod, seguiva il corso del Volga fino ad Astrakan, donde le carovane raggiungevano Tabriz, Bagdad e Il Cairo costeggiando le rive occidentali del Caspio. la Cina, finalmente unificata sotto la dinastia mongola, grazie al commercio terrestre (nord-sud), fluviale (est-ovest) e marittimo (che collegava i porti della Cina con quelli iraniani del golfo Persico), avrebbe conosciuto un periodo di prosperità di cui Marco Polo ci ha lasciato un’ampia testimonianza. La totale libertà di circolazione delle merci e degli uomini spiega lo straordinario sviluppo economico e culturale di tutti i paesi attraversati dalle grandi vie carovaniere. Come scrive René Grousset «per la prima volta nella storia, la Cina, l’Iran e l’Occidente entravano veramente in contatto, ed era questo in fondo il risultato imprevedibile, quanto fecondo per la civiltà, della terribile conquista gengiskhanide». Momento unico nel corso della storia, in cui si potevano trovare colonie di mercanti italiani a Tabriz, Astrakan, Karakorum e Pechino, giunche cinesi nei porti del golfo Persico, mercanti di Novgorod ad Alessandria e a Shiraz, e armeni in tutte le città carovaniere, dal Danubio al Pacifico. Uomini e idee circolavano insieme alle mercanzie. Si poteva infatti viaggiare senza alcun pericolo dall’estremo Occidente europeo fino all’estremo oriente cinese, ed era appunto questo che conferiva all’impero mongolo il suo carattere di straordinario cosmopolitismo”” (pag 47-48) [Chantal Lemercier-Quelquejay, ‘La pace mongola’, U. Mursia, Milano, 1971] (pag 48) [Chantal Lemercier-Quelquejay, ‘La pace mongola’, U. Mursia, Milano, 1971]”,”ASIx-002-FFS”
“LEMINSKY Gerhard OTTO Bernd a cura, collaborazione di Gerhard BREIDENSTEIN; saggi di BÖLL Winfried WOLF Erika DUVE Freimut KERSTEN Otto TETZLAFF Rainer METZE Klaus Rüdiger LEITNER Kerstin SYMANOWSKI Horst WICHER Reinhard KRISTOFFERSEN Erwin SIELAFF Rüdiger RAMANUJAM G. DHUNJIBHOY Roshan BIELENSTEIN Dieter BÜNGER Hans-Ulrich AUTOR Chilenischer BORIS Dieter BREUER Wilhelm M. WAGNER Dieter BANGERT Siegfried WÜST Gottfried SELZNER Lothar BENJAMIN Gaston JOHNSON Oscar A. THONDAMAN S. VAN GENDEREN Thomas ENGELEN-KEFER Ursula UHLIG Christian KODJO Samuel GLASTETTER Werner BRICKE Dieter PRIEBE Hermann BREIDENSTEIN Gerhard MATTHÖFER Hans KISKER Klaus Peter DEVAN NAIR C.V. ARRATE Jorge PIEHL Ernst”,”Gewerkschaften und Entwicklungspolitik.”,”Gewerkschaften und Entwicklungspolitik: “”Sindacato e formazione politica”” ‘Anhang. Dokumentation gewerkschaftlicher Stellungnahmen zu entwicklungspolitischen Fragen zusammengestellt von Ulrike Mertes (pag 465-491). Die Mitarbeiter dieses Bandes (pag 492-496).'”,”SIND-104″
“LEMOINE Francoise”,”La nouvelle économie chinoise.”,”Francoise LEMOINE è una economista del CEPII (Centre d’etudes prospectives et d’informations internationales). E’ specialista delle economie di transizione. Ha pubblicato studi sull’Europa dell’Est e sulla Cina.”,”CINE-028″
“LEMOINE Françoise”,”L’économie de la Chine.”,”LEMOINE F. è un economista del CEPII (Centre d’etudes prospectives et d’informations itnernationales) specialista in economie emergenti.”,”CINE-035″
“LEMOINE Françoise”,”L’économie de la Chine.”,”Françoise Lemoine est économiste au Cepii (Centre d’études prospectives et d’informations internationales), spécialiste des économies émergentes, et a publié de nombreuses études sur la Chine, l’Inde et l’Europe de l’Est.”,”CINE-001-FV”
“LEMOINE Françoise”,”L’economia cinese.”,”Françoise Lemoine est économiste au Cepii (Centre d’études prospectives et d’informations internationales), spécialiste des économies émergentes, et a publié de nombreuses études sur la Chine, l’Inde et l’Europe de l’Est.”,”CINE-007-FL”
“LEMOYNE Gio.Batt. sac.”,”Cristoforo Colombo.”,”‘La Chiesa cattolica difende i selvaggi oppressi’ (pag 468)”,”ASGx-056″
“LE-NAOUR Jean-Yves”,”Fusillés. Enquête sur les crimes de la justice militaire.”,”L’A è uno storico della prima guerra mondiale pag 324: poema anonimo scritto da un mutilato di guerra e recitato da una bambina il giorno dell’inaugurazione del monumento ai fucilati di Souain nel cimitero di Sartilly, Manche, 20 settembre 1925 (Jeannette figlia del caporale Maupas fucilato) Pag 105 proposta legge di Sabinius VALIERE approvata dall’Ufficio nazionale della SFIO il 1 luglio 1921.”,”QMIP-066″
“LENCI Marco”,”All’ inferno e ritorno. Storie di deportati tra Italia ed Eritrea in epoca coloniale.”,”LENCI è docente di storia dell’ Africa presso la Facoltà di Lettere dell’ Università di Pisa. Si occupa da tempo del colonialismo italiano in Eritrea, a cui ha già dedicato il volume Eritrea e Yemen. Tensioni italo-turche nel Mar Rosso, 1885-1911 (F. ANGELI, 1990). “”Insomma il modello educativo seguito dagli insegnanti scandinavi aveva l’ obiettivo di fornire un tipo di formazione assolutamente opposta a quella a cui le autorità coloniali italiane miravano. L’ impegno (per altro assai scarso) italiano nel campo dell’ istruzione dei sudditi coloniali era infatti tutto finalizzato a suscitare in loro il sentimento di appartenere ad una razza inferiore e a modellarne la coscienza civica secondo gli schemi di una dedizione al regime fascista che non ammetteva alcuna deroga.”” (pag 52)”,”ITQM-092″
“LENCZOWSKI George”,”Russia and the West in Iran, 1918-1948. A Study in Big-Power Rivalry.”,”LENCZOWSKI George Politica sovietica del terrore applicata in Iran. “”In 1944-1945 it was impossible for the government to appoint a provincial governor to the Soviet zone if he was not acceptable to the Russians. The Soviet authorities had recourse to political terror from the very day of their entry. A number of political refugees from the Caucasus, such as the Dashnaks or the Mussavatists, were arrested. Others mysteriously disappeared. This happened not only in the north but also in Teheran, although the capital was in the neutral zone. Freedom of the press, enjoyed in Teheran, only partly applied to the northern provinces. An pone letter written in 1945 by the editor of the nationalist paper ‘Hur’ to the editor of the Communist ‘Darya’ vividly described the press restrictions in the Soviet zone”” (pag 197)”,”GOPx-020″
“LENCZOWSKI George”,”Oil and State in the Middle East.”,”LENCZOWSKI George, University of California at Berkeley La seconda parte del volume è dedicata alla legislazione sul lavoro, alle relazioni industriali, ai salari e alle condizioni dei lavoratori del settore, al movimento operaio e sindacale”,”VIOx-194″
“LENG Shao Chuan PALMER Norman D.”,”Sun Yat-sen and Communism.”,”LENG Shao C. ha ottenuto il BA degree in China e il suo MA e Ph.D. negli Stati Uniti. E’ Associate Professor of Foreign Affairs nell’Università della Virginia (1961). E’ autore di ‘Japan and Communist China’. Norman L. PALMER è professore di scienze politiche e Chairman dell’International Retations Group Committee nell’Università della Pennsylvania (1961). E’ coautore di ‘Internationl Relations’ e ‘Major Government of Asia’. “”It was during the late 1890’s and the early 1900’s that Dr. Sun came to grips with ideas of democracy and of socialism. In London, he was introduced to the works of Henry George and Karl Marx, and probably he also met Lenin and the Russian revolutionary exiles (8). In the United States, he came under the influence of the teachings of Abraham Lincoln and other liberal Americans. The frequent references to Rousseau, Montesquieu, Lincoln, Marx Henry George, and others in his later writing and speeches showed how well-read Sun was, and how great an impact these Western thinkers had on his own thinking. Furthermore, it was during his stay in Europe and America that Sun came to the realization of the existing inequalities and tensions in Western societies and, consequently, decided to work out a program for China to solve political and social problems at the same time. (…) Between 1905 and 1906, following his second trip to Europe and America, Dr. Sun’s revolutionary ideas began to take a more definite form”” (pag 19-20) (8) Stephen Chen and Robert Payne, ‘Sun Yat-sen: A Portrait, New York, John Day, 1946, p. 48″,”MCIx-065″
“LENGELLE’ Maurice”,”L’ esclavage.”,”Niente rende meglio la posizione della Chiesa che il contrasto tra due decisioni: quella del concilio di ‘Gangres’ (324), l’ anatema contro chiunque distoglierà gli schiavi dai loro doveri di servitù, e quella del concilio d’ ‘Albon’ (517) che vietano al padrone di uccidere senza diritto un servitore.”,”CONx-025″
“LENIN I.V.”,”L’ etat et la revolution.”,”[‘Lenin cominciò a lavorare all”Imperialismo’, tra la fine del 1915 e i primi del 1916, a Berna. Le questioni relative alle cause economiche della guerra, scrive la Krupskaia, “”furono studiate da Vladimir Ilic nel 1915 e poi nel 1916. Raccolse allora i materiali per il suo libro: ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’. Ilic rilesse ancora ed ancora Marx ed Engels per meglio chiarire il periodo della rivoluzione socialista, le sue vie e il suo sviluppo”” (1). Da Berna, l’11 gennaio del 1916, Lenin scrive a Gorki: “”sto lavorando attorno all’opuscolo sull’imperialismo”” e, dando un fuggevole scorcio delle sue condizioni di vita, aggiunge: “”A causa delle condizioni di guerra ho estremo bisogno di guadagnare”” (2). “”Nel gennaio del 1916, – dice sempre la Krupskaia, – Vladimir Ilic cominciò a scrivere un libro (l’Imperialismo) per la casa editrice La Vela. Ilic dava un’importanza enorme a tale questione ritenendo impossibile un giudizio veramente completo sulla guerra senza uno studio approfondito della sostanza dell’imperialismo, sia dal lato economico che politico. Si mise perciò volentieri al lavoro. Verso la metà di febbraio ebbe bisogno di lavorare nelle biblioteche di Zurigo. Vi andammo per alcune settimane: rinviammo così continuamente il nostro ritorno a Berna e finimmo per rimanere a Zurigo dove c’era maggiore animazione. Vi erano molti giovani stranieri di tendenze rivoluzionarie, vi era un ambiente operaio; il partito socialdemocratico era più a sinistra e sembrava che vi si sentisse molto meno lo spirito piccolo-borghese”” (3). Lenin a Zurigo lavorò all’Imperialismo fino al maggio e il 2 giugno del 1916 spedisce il manoscritto dell’opera allo storico Prokrovski perché ne curi la pubblicazione a Pietrogrado. (…)””. Note. (1) Nadezda Krupskaia, ‘La mia vita con Lenin’, Roma, Editori Riuniti, 1956, p. 271; (2) Lenin, ‘Opere’, vol. 35, ed. cit., p. 143. ‘Larga parte dei suoi scritti del periodo 1914-1917 affrontano i problemi del giudizio da dare sulla guerra e della posizione del movimento operaio internazionale di fronte ad essa. Le posizioni che Lenin viene assumendo in questi scritti sono fondamentalmente la premessa a quelle che egli confermerà poi nell”Imperialismo’: polemica fondo contro Kautsky e tutti i “”centristi”” e contro i nuovi teorici dell'””economicismo imperialistico”” (3), che sembravano riprodurre gli errori dei populisti (2), contro i quali Lenin polemizzava negli anni tra il 1894 e il 1901. (…) Nel corso di queste polemiche in Lenin si conferma la coscienza della necessità di fornire al movimento operaio un’analisi quanto più possibile approfondita e significativa della situazione economica. Questo compito egli affronta con l”Imperialismo’, che, proprio per la sua specifica collocazione nella lotta politica condotta da Lenin in quegli anni, per noi deve valere innanzitutto come indicazione di metodo (…)’. Note: (3) Cfr. Lenin, ‘Intorno ad una caricatura di marxismo e all'””economicismo imperialistico””, di cui un estratto è pubblicato in Lenin, ‘La guerra imperialista’, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, pp. 195-204 e Lenin, ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’, in op. cit., pp. 126-141; (4) Lenin, Opere, ed: cit., vol. 2, p. 201′] (dall’introduzione di Valentino Parlato a V.I. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo, Roma, 1970, pag 6-7; 10-11]”,”LEND-046″
“LENIN V.I.”,”L’ imperialismo e la guerra imperialista.”,”Contiene pure ‘L’imperialismo e il diritto di autodecisione delle nazioni’.”,”LEND-032″
“LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra.”,”Qui LENIN cita CLAUSEWITZ (‘Della guerra’) “”La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”” (LENIN aggiunge “”con mezzi violenti””) (‘I principi del socialismo e la guerra del 1914-15’)”,”LEND-059 SOCx-048″
“LENIN V.I.”,”Colloqui con i giornalisti stranieri.”,”Lenin (pag 65 intervista di A.A. RANSOME per il ‘Manchester Guardian’ (27.10-5.11.1922) tra l’altro dice che “”il passaggio al comunismo è possibile anche attraverso il capitalismo di Stato, ove nello Stato il potere si trovi nelle mani della classe operaia. Il che è appunto il ‘nostro caso odierno'””.”,”LEND-038″
“LENIN V.I. a cura di Ovidio MARTINI”,”Pensieri scelti.”,”Questa raccolta è stata pubblicata in FR e adattata per il lettore italiano. L’opera di LENIN comprende circa 9 mila titoli.”,”LEND-096″
“LENIN V.I.”,”Scritti sulla rivoluzione culturale.”,”La burocrazia e la dittatura del proletariato; la situazione internazionale e interna della Repubblica sovietica; rapporto pol del CC del PCRb al XI Congresso del PCRb del 27 marzo 1922; le radici economiche del burocratismo, sull’ imposta in natura; lettera ai dirigenti delle istituzioni centrali sovietiche; intervento dell’8 marzo 1921 al X Congresso del PCRb; lettere al Commissario del popolo alla giustizia (D.I. KURSKI); l’ epurazione nel partito; lettera ai membri dell’ Ufficio politico sull’ epurazione del partito e le condizioni di ammissione al partito; sulle nuove condizioni di ammissione di nuovi membri al partito (Al compagno MOLOTOV); sull’ educazione politica (rapporto al II Congresso dei servizi di Educazione politica); sulla funzione del materialismo militante; meglio meno ma meglio (1923) (proposta di fondere la Ispezione operaia e contadina con la Commissione centrale di controllo); sulla cooperazione (NEP e capitalismo di Stato, legame tra capitalismo di Stato ordinario e speciale); sulla nostra rivoluzione (a proposito delle note di N. SUKHANOV).”,”LEND-036″
“LENIN V.I.”,”La questione nazionale negli anni 1908-1914. Le questioni del movimento rivoluzionario internazionale nel periodo 1908-1914.”,”Contiene gli scritti: -Sul diritto di autodeterminazione (autodecisione) delle nazioni -Le questioni del movimento rivoluzionario internazionale nel periodo 1908-1914 -Democrazia e populismo in Cina -La Cina rinnovata -Il congresso socialista internazionale di Stoccarda -Il militarismo militante e la tattica antimilitarista della socialdemocrazia -Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco”,”LEND-004″
“LENIN V.I.”,”Materialismo e empiriocriticismo. Note su una filosofia reazionaria.”,”Il dizionario filosofico è una traduzione dell’Indice compilato da LEVIEN e da IABLONSKY rimaneggiato solo in qualche parte da ZATTI. (il libro contiene commento critico manoscritto senza firma)”,”LEND-006″
“LENIN V.I. a cura di Umberto CERRONI”,”Scritti economici.”,”‘L’esportazione di capitale (…) intensifica il distacco del ceto dei ‘rentiers’ dalla produzione’. “”Parassitismo e putrefazione del capitalismo. (…) L’imperialismo è l’immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido, che, come vedemmo, raggiunge da 100 a 150 miliardi di franchi di titoli. Da ciò segue, inevitabilmente, l’aumentare della classe o meglio del ceto dei ‘rentiers’, cioè di persone che vivono del «taglio delle cedole», non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio. L’esportazione di capitale, uno degli essenziali fondamenti economici dell’imperialismo, intensifica questo completo distacco del ceto dei ‘rentiers’ dalla produzione e dà un’impronta di parassitismo a tutto il paese, che vive dello sfruttamento del lavoro di pochi paesi e colonie d’oltre oceano. «Nel 1893 – scrive Hobson – il capitale britannico collocato all’estero costituiva circa il 15% della ricchezza totale del Regno Unito» (1) (Nel 1915 questo capitale era aumentato di circa due volte e mezzo…) «L’imperialismo aggressivo – leggiamo poco appresso nel libro di Hobson – che costa così caro ai contribuenti ed ha sì scarso valore per l’industriale e il commerciante… è fonte di grandi profitti per il capitalista che cerca investimenti al proprio capitale…[in inglese ciò si esprime con la parola «’investor’» ‘rentier’]. «Secondo la statistica di Giffen, il reddito totale annuo che la Gran Bretagna ricava dal suo commercio estero e coloniale, dalla sua importazione ed esportazione, ammontava per il 1899 a 18 milioni di sterline [circa 450 milioni di lire oro], se si calcola un reddito del 2,5% su un movimento totale di 800 milioni di sterline». Per quanto tale cifra sia considerevole, tuttavia essa non può spiegare l’imperialismo aggressivo della Gran Bretagna. Questo trova la sua spiegazione ben più nei 90-100 milioni di sterline che rappresentano il reddito del capitale «investito» all’estero, il profitto dei ‘rentiers’. Nel paese più «commerciale» del mondo i profitti dei ‘rentiers’ superano di ‘cinque volte’ quelli del commercio estero! In ciò sta l’essenza dell’imperialismo e del parassitismo imperialista. Per tale motivo nella letteratura economica sull’imperialismo è di uso ‘corrente’ il concetto di «Stato ‘rentier’» (Rentnerstaat) o Stato usuraio. Il mondo si divide in un piccolo gruppo di Stati usurai e in una immensa massa di Stati debitori. «Tra gli investimenti di capitali all’estero – scrive Schulze-Gaevernitz- primeggiano quelli fatti in paesi politicamente dipendenti o strettamente alleati: l’Inghilterra impresta all’Egitto, al Giappone, alla Cina, all’America del Sud. E in caso di bisogno la sua flotta da guerra funziona da ufficiale giudiziario. La forza politica dell’Inghilterra la preserva contro la eventualità di una sommossa dei debitori (2)». Sartorius von Waltershausen nel suo libro su ‘Il sistema economico del collocamento di capitali all’estero’ considera l’Olanda come tipo di «Stato ‘rentier’», e accenna che anche la Francia e l’Inghilterra sono sul punto di diventar tali (3). Schilder ritiene che i cinque Stati industriali, Inghilterra, Francia, Germania, Belgio e Svizzera, siano «nettamente paesi creditori». Ma non mette tra essi l’Olanda perché «poco industriale» (4). Gli Stati Uniti sono un paese creditore solo nei rapporti con altri paesi americani. «L’Inghilterra – scrive Schulze-Gaevernitz – a poco a poco da Stato industriale si trasforma in Stato creditore. Se la grandezza assoluta della produzione industriale e dell’esportazione di prodotti industriali è aumentata, tuttavia l’importanza relativa del guadagno in interessi e dividendi, emissioni, commissioni… e speculazioni, è di gran lunga cresciuta nell’economia nazionale complessiva. Secondo me, proprio questo fatto costituisce la vera base economica dello slancio imperialistico. Il creditore è più saldamente legato al debitore, che non il venditore al compratore» (5). Lansburgh, direttore della rivista berlinese ‘Die Bank’, così scriveva nel 1911 intorno alla Germania in un articolo intitolato ‘La Germania, Stato rentier’: «Volentieri in Germania ci si beffa della smania dei francesi di trasformarsi in ‘rentiers’, ma si dimentica che, per quanto concerne la classe media, le condizioni tedesche diventano sempre più simili alle francesi» (6). Lo Stato ‘rentier’ è lo Stato del capitalismo parassitario in putrefazione. Questo fatto necessariamente influisce su tutti i rapporti politico-sociali dei relativi paesi, e quindi anche sulle due correnti principali del movimento operaio in generale. Per dimostrare ciò nella maniera più evidente, lasciamo la parola a Hobson, il quale è il più «sicuro» come testimone, poiché non gli si può rimproverare alcuna predilezione per l’«ortodossia marxista»; inoltre egli è inglese e conoscitore delle cose del suo paese, che è il più ricco così di colonie come di capitale finanziario e di esperienza imperialistica. Sotto l’impressione ancor fresca della guerra contro i boeri, Hobson descrive la connessione dell’imperialismo con gli interessi degli uomini della finanza, dell’aumento dei profitti con gli appalti e le forniture, ecc., e a tale proposito scrive: «Coloro che fissano la direzione a questa esplicita politica parassitaria sono i capitalisti: ma gli stessi moventi esercitano la loro efficacia anche su determinate categorie di operai. In molte città i più importanti rami d’industria dipendono dalle commissioni governative, e questa è una delle non ultime ragioni dell’imperialismo dei centri delle industrie metallurgica e navale». Secondo Hobson, due categorie di circostanze indebolivano la potenza degli imperi antichi: 1) il «parassitismo economico»; 2) la composizione degli eserciti con elementi tratti dalle popolazioni soggette.”” [V.I. Lenin, a cura di Umberto Cerroni, ‘Scritti economici’, Roma, 1977] [note: (1) Hobson, op. cit., p. 59; (2) Schulze-Gaevernitz, ‘Britischer Imperialismus’, pp. 320 e sgg.; (3) Sartorius von Waltershausen, op. cit., libro IV; (4) Schilder , op. cit., p. 393; (5) Schulze-Gaevernitz, op.cit., p. 122; (6) ‘Die Bank’, 1911, I, p. 10-11] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-007″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Un passo avanti e due indietro. La crisi del nostro partito.”,”Proseguimento e complemento del ‘Che fare?’ con questo scritto LENIN entra nel vivo dei problemi connessi alla nascita del partito rivoluzionario (centralismo, disciplina) e si scaglia vs l’impostazione data dalla corrente opportunista del partito. LENIN Tesi: Vs opportunismo di MARTOV e AXELROD nelle Q organizzative”,”LEND-003″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”Contiene gli scritti: – Carlo Marx – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Marxismo e revisionismo – I destini storici della dottrina di Carlo Marx. “”Approfondendo e sviluppando il materialismo filosofico, Marx lo spinse fino alle ultime conseguenze e lo estese dalle conoscenze della natura alla conoscenza della società umana. Il materialismo storico di Marx fu una delle più grandi conquiste del pensiero scientifico””. (pag 42)”,”LEND-002″ “(LENIN)”,”Lettere dei lavoratori a Lenin.”,”Lettere di ZUBOV TURUNEN BARANOV GNIDKOV SYROMJATNIKOV ZLINCENKO SUPRUN FEDOSEEV NINA A VALJA DALLAS PRONKIN BALOG HOSSU IVANOV STURMIN MATUSEVIC MICHAJLOV FREJDIN STRUKOV PASTERNAK LESIJ BOGDANOVSKIJ IOKSIMOVIC ALEKSEEV VOINOVA-DANDUROVA DAVYDOV CEBOTAREV”,”LEND-008″ “LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”Lettera di ENGELS a TURATI, manifesto Basilea e Zimmerwald, 21 condizioni IC”,”LEND-011″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione del 1905. 1. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. 2. La questione agraria.”,”LENIN, La rivoluzione del 1905. I. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. EDIZ RINASCITA, 1949 pag 391 8°; II. La questione agraria. EDIZIONI RINASCITA. 1949, pag 250 8°, indice nomi giornali e riviste”,”LEND-0051″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Gli anni della reazione e della ripresa rivoluzionaria.”,”Contiene recensione di LENIN a libro di K. LEGIEN, rappresentante più in vista del movimento sindacale tedesco dell’epoca, ‘Sul movimento operaio in America’ resoconto del suo viaggio in USA concordato con i partiti socialisti USA che con l’ AFL. LENIN si sofferma sulla ‘malattia indiscutibile del partito tedesco’ (opportunismo dei suoi capi). Tastare il polso’ ai socialisti “”Marx aveva l’abitudine – così egli diceva – di “”tastare il polso”” ai suoi conoscenti socialisti, controllandone la coscienza e la forza di convinzione. Dopo aver fatto conoscenza con Lopatin (1), Marx scrive a Engels il 5 luglio 1870 cose oltremodo lusinghiere sul giovane socialista russo, ma aggiunge: “”…Punto debole: ‘la Polonia’. Su questo punto Lopatin parla assolutamente così come un inglese, diciamo come un “”cartista”” inglese della vecchia scuola, parla dell’Irlanda””. Al socialista della nazione che opprime, Marx rivolge delle domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto ‘comune’ ai socialisti delle nazioni domininanti (inglese e russa): l’incomprensione dei loro obblighi socialisti verso le nazioni schiacciate, le rimasticature di pregiudizi presi alla borghesia della “”grande potenza”””” [V.I. Lenin, Gli anni della reazione e della ripresa rivoluzionaria, 1950] [(1) autore con N.F. Danielson della prima traduzione russa del ‘Capitale’, ndr] (pag 270-271) Voce sito http://www.russinitalia.it/intellettuali.php?id=82 German Aleksandrovic Lopatin Luogo e data di nascita: Nižnyj Novgorod, 13(25) gennaio 1845 Luogo e data di morte: Pietrogrado, 26 dicembre 1918 Professione: rivoluzionario, giornalista, scrittore È uno dei protagonisti del movimento populista e rivoluzionario russo della seconda metà del XIX secolo, amico di Marx ed Engels, autore della prima traduzione russa del Capitale, attivo nel gruppo “”Narodnaja volja”” e poi vicino al Partito socialista rivoluzionario. Vive in Italia dal 1908 al 1913. Appartenente ad una famiglia aristocratica, nel 1866 si laurea in biologia all’università di Pietroburgo. L’anno successivo, da poco uscito di prigione, compie il suo primo viaggio in Italia per unirsi alle truppe di Garibaldi. Come scrive nell’Autobiografia: “”Nel 1867 lessi nel giornale del mattino che Garibaldi, fuggito da Caprera, moveva verso Roma. La sera dello stesso giorno lasciai Pietroburgo per correre in Italia, giungendo però a Firenze proprio il giorno della battaglia di Mentana”” (Venturi 1952, p. 269). Rientrato in Russia, nel 1868 viene arrestato per attività politica populista, poi confinato a Stavropol’ dove comincia a studiare Marx. Nel 1870 fugge a Pietroburgo, organizza l’evasione di Petr Lavrov e con lui si rifugia all’estero. A Parigi lavora alla traduzione del Capitale (traduce il primo libro, l’edizione russa esce a Pietroburgo nel 1872), aderisce alla Prima Internazionale socialista e nell’estate del 1870 si trasferisce a Londra, dove conosce Karl Marx e ne diventa amico. Torna in Russia per tentare di liberare Nikolaj Cernyševskij dall’esilio siberiano, ma è arrestato a Irkutsk nel 1871, quindi fugge nuovamente all’estero. Il lavoro clandestino per “”Narodnaja volja”” è intervallato da arresti e fughe fino al 1884 quando durante una missione segreta in Russia Lopatin è incarcerato e, nel 1887, condannato nel cosiddetto “”processo dei 21″” alla pena di morte, commutata in carcere a vita nella fortezza di Šlissel’burg. Liberato durante la rivoluzione del 1905, ma in uno stato di salute assai compromesso, Lopatin comincia all’età di sessant’anni quella che definisce la sua “”seconda vita””, molta parte della quale trascorsa a distanza dalla Russia e dalla politica attiva. È in questo periodo che, dopo diverse peregrinazioni tra le capitali europee, si stabilisce in Italia, esattamente dal dicembre del 1908 fino al giugno 1913, anno in cui, grazie all’amnistia per il trecentenario dei Romanov, può rientrare a Pietroburgo. Vive in Liguria, inizialmente presso G. S. Petrov e in seguito ospite di Aleksandr Amfiteatrov a Cavi di Lavagna, nel 1910 trascorre un periodo nella villa di Abram Zalmanov a Bogliasco (Nervi), dove può curarsi e stare in compagnia della nipote Zlata Aleksandrovna Lopatina; infine si stabilisce a Fezzano (Portovenere), nella nuova casa della famiglia Amfiteatrov. Della permanenza a Cavi e dell’ospitalità di Amfiteatrov, Lopatin scrive alla sorella che “”sarebbe difficile trovare un posto più adatto per un nevrastenico in età avanzata”” (Gor’kij i G. A. Lopatin, p. 766), come ironicamente definisce se stesso, tuttavia il suo soggiorno ligure è molto disturbato dalla stretta sorveglianza degli agenti di polizia, russi e italiani, che lo seguono senza tregua, divenendo particolarmente invadenti nel periodo della visita di Nicola II in Italia (ottobre 1909). Ricorda lui stesso: in occasione della visita dello zar il nostro paesino si è popolato per due settimane di una quindicina di agenti della polizia che seguivano ciascuno di noi – a piedi, in bicicletta e sui treni – in ogni nostro spostamento, breve o lungo che fosse. I nostri telegrammi venivano aperti, la posta arrivava in ritardo. Ma dopo un dispaccio di Amfiteatrov, una mia lettera a Giolitti e un appello ai giornali, tutto questo venne fatto con una certa discrezione, ovvero apparentemente senza farsi vedere (Gor’kij i G. A. Lopatin, pp. 778-779). Nonostante la salute malferma Lopatin conduce una vita estremamente dinamica, lascia spesso la casa di Amfiteatrov per viaggi a Parigi, a Londra, in Svizzera e in varie località italiane. Nei ricordi di Elena Grigorovic fa lunghe camminate in montagna e bagni di mare anche in inverno, mentre nei momenti di quiete studia l’italiano sulla stampa locale e leggendo le novelle di Papini (Grigorovic 1928). Per il tramite di Amfiteatrov, Lopatin conosce Maksim Gor’kij: nel dicembre 1909 va a trovarlo a Capri, lo incontra diverse volte in Liguria, fa un secondo viaggio a Capri nell’autunno-inverno del 1912. In questa occasione si ferma anche Napoli e a Roma, dove assiste a una conferenza di Viktor Cernov presso il Circolo russo “”Leone Tolstoj””. Nel suo periodo italiano, Lopatin è già una leggenda vivente: i 21 anni di reclusione in fortezza e le innumerevoli imprese nel movimento rivoluzionario lo rendono agli occhi dei contemporanei un personaggio pieno di fascino e di mistero. Gor’kij è profondamente colpito anche dalla sua semplice umanità, come trapela dalla interessante corrispondenza “”italiana”” tra i due (Perepiska Gor’kogo s G. A. Lopatinym, Literaturnoe Nasledstvo 95, Moskva 1988) e dal resoconto di K. P. Pjatnickij sul soggiorno caprese di Lopatin (G. A. Lopatin v gostjach u Gor’kogo na Kapri, Ivi). Insieme a Gor’kij e Amfiteatrov, nel 1911 Lopatin lavora al primo numero di “”Sovremennik”” (Il contemporaneo), che si stampa in Russia, pubblicandovi il suo saggio Ne naši (già pubblicato su “”Vpered!”” nel 1874), su una setta di nichilisti russi. Nello stesso periodo ha intensi rapporti con Vladimir Burcev, che dopo il “”caso Azev”” (1908) lo coinvolge in diverse pubblicazioni sul movimento rivoluzionario (“”Byloe””, “”Obšcee delo””, “”Budušcee””). Tornato in Russia nel 1913, accoglie con entusiasmo la rivoluzione di febbraio ma si oppone a quella d’ottobre. Muore di cancro nel 1918. Ha avuto come compagna Z. S. Apseitova, da cui si separa nel 1883, e un figlio, Bruno Germanovic Lopatin-Burt (1877-1938), nato a Londra. È autore, oltre che di molte traduzioni, di poesie, racconti, memorie sulla prigionia e di un’autobiografia. Pubblicazioni German Aleksandrovic Lopatin (1845-1918), Avtobiografija. Pokazanija i pis’ma. Stat’i i stichotvorenija. Bibliografija, Praga 1922. Bibliografia E. Ju. Grigorovic, G. A. Lopatin. Vospominanija 1909-1916 gg., «Volja Rossii», Janvar’, Praga 1928. G. Pevsner, Appendice IV, in La doppia vita di Evno Azev, Milano, Mondadori, 1936, p. 312 (l’autore narra di un’intervista rilasciata a Roma da Lopatin sul caso Azev). F. Venturi, Il populismo russo, vol. II, Torino, Einaudi, 1952. Bol’šaja Sovetskaja Enciklopedija, 3-e izd., M. 1970-1978. Gor’kij i G. A. Lopatin, in Gor’kij i russkaja žurnalistika nacala XX veka. Neizdannaja perepiska, Literaturnoe nasledstvo 95, Moskva, Nauka, 1988, pp. 758-906. Russkie pisateli 1800-1917: K-M. Biograficeskij slovar’, M. 1989. Angelo Tamborra, Esuli russi in Italia dal 1905 al 1917. Riviera ligure, Capri, Messina, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002, pp. 67-71. Fonti archivistiche Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Ufficio riservato, 1909, cat. Affari diversi, b. 1, f. Nervi. Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1911, cat. A11, b. 6, f. Nervi. Siti interessanti http://az.lib.ru/l/lopatin_g_a/ Agnese Accattoli Scheda aggiornata al 14 maggio 2012 Kapital. Kritika politicheskoy ekonomii. [Translated by German Alexandrovich Lopatin and Nikolay Frantsevich Danielson]. MARX, Karl. Libreria: Shapero Rare Books (London, GL, United Kingdom) Valutazione libreria: Quantità: 1 Prezzo: EUR 7.900,73 Convertire valuta Spese di spedizione: EUR 9,41 Da: Regno Unito a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: N.P. Polyakov St.Petersburg, 1872. Large 8vo (23.7 x 15.2 cm). Half title present; light soiling at beginning, Georgian stamps to half-title, title and a few pages. Contemporary Russian half calf, spine with raised bands, gilt fillets, gilt lettering in Cyrillic to one compartment; worn, upper cover split. Provenance: ‘N. S.’ lettered in gilt in Cyrillic at spinefoot. FIRST EDITION IN RUSSIAN AND FIRST FOREIGN LANGUAGE TRANSLATION. Only the first volume was published, and this copy belongs to the genuine Russian edition: a coma in the table of contents for p.73 and a ‘e’ at the end of line 40 on page 65. Codice libro della libreria 74445 Info su libreria e pagamento | Cerca altri libr”,”LEND-015 PAR-009″ “LENIN V.I.”,”La guerra imperialista.”,”Altra edizione: RINASCITA, ROMA, 1950 pag 221 8° vedi scheda LEND-“,”LEND-016” “LENIN V.I.”,”Lottiamo per trasformare la guerra imperialistica nella guerra civile.”,”Situazione e compiti della Internazionale socialista, Pacifismo e marxismo (ZINOVIEV), Del disfattismo nella guerra imperialistica, Sulla parola d’ordine del ‘disarmo’ e della milizia, Risoluzione del 1° Congresso della IC, Istruzioni di LENIN per la delegazione russa alla Conferenza dell’ Aja.”,”LEND-037″ “LENIN V.I. introduzione e cura SANTARELLI Enzo”,”L’ emancipazione della donna.”,”Altra edizione: EDIZIONE RINASCITA. 1950 (traduzione di Elena ROBOTTI)”,”LEND-040″ “LENIN V.I. a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Una caricatura del marxismo.”,”Se KAUTSKY coltivava il sogno di un ‘ultraimperialismo’ pacifico relativamente privo di antagonismi catastrofici, non meno rivelatrice di un carattere economistico (e opportunistico) fondato su una visione meccanicistica dei rapporti tra economia e politica e, in senso più lato, tra la base economico-sociale e le sovrastrutture politico-giuridiche e culturali, è la posizione comunista di sinistra assunta ai primi di marzo 1915, alla conferenza di Berna delle sezioni estere del partito bolscevico, dal solo BUCHARIN, come una divergenza sulla Q particolare del diritto di autodecisione delle nazioni oppresse (riecheggiante note tesi di Rosa LUXEMBURG e altri). Una posizione adottata qualche mese dopo dai ‘giapponesi’ cioè dai bolscevichi Evgenija BOS e Grigorij PJATAKOV emigrati dalla Russia in Svizzera attraverso il Giappone, e poi riproposta dallo stesso BUCHARIN in connessione con le tesi di vari gruppi internazionali di sinistra e ormai non più come un dissenso parziale, ma quasi come una teoria d’insieme.(Dall’ introduzione). Testi della polemica LENIN vs economismo imperialistico di BUCHARIN e altri scritti su Q rapp democrazia-socialismo”,”LEND-043″ “LENIN V.I. a cura Umberto CERRONI”,”Due tattiche della socialdemocrazia.”,”Sulla parola d’ordine della dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini. Lo scritto di LENIN si colloca temporalmente tra la ‘domenica di sangue’ (9 gennaio) e il Manifesto del 17 Ottobre con cui lo Zar concedeva le libertà politiche e convocava la prima Duma. Questo periodo si trova tra i due estremi: l’ insurrezione proletaria e il costituzionalismo dall’alto. Opera scritta da LENIN nel luglio 1905 “”Il seguente brano (di Marx, ndr) dell’ articolo della Neue Rheinische Zeitung del 29 luglio 1848 dà una chiara risposta a questa domanda: “”… La rivoluzione tedesca del 1848 è solo ‘la parodia della Rivoluzione francese del 1789’. (…) “”La borghesia francese del 1789 non abbandonò un attimo i suoi alleati, i contadini. Sapeva che la base del suo dominio era la distruzione del feudalesimo in campagna, la creazione di una classe contadina libera, in possesso di terra (…)””. “”La borghesia tedesca del 1848 tradisce senza la minima esitazione questi contadini, i suoi ‘più naturali alleati’, carne della sua carne, senza i quali è impotente di fronte alla nobiltà. (…)””. Brano molto istruttivo, che ci fornisce quattro tesi importanti. 1. La rivoluzione tedesca incompiuta differisce dalla rivoluzione francese portata a termine per il fatto che la borghesia tradì non solamente la democrazia in generale, ma anche i contadini in particolare. 2. L’ attuazione completa di una rivoluzione democratica ha per base la creazione di una libera classe contadina. 3. Creare questa classe significa abolire gli obblighi feudali, distruggere il feudalesimo; ma ciò non è ancora affatto la rivoluzione socialista. 4. I contadini sono gli alleati “”più naturali”” della borghesia, e appunto della borghesia democratica, la quale, senza di essi, è “”impotente”” di fronte alla reazione.”” (pag 151-152)”,”LEND-048″ “LENIN V.I.”,”Il proletariato e il partito nella rivoluzione.”,”La lotta delle classi e la politica del partito operaio dal governo provvisorio all’ Ottobre 1917.”,”LEND-051″ “LENIN V.I.”,”La comune di Parigi.”,”Questi schemi furono alla base della Conferenza sulla Comune tenuta da LENIN a Ginevra il 22.3. 1904. Sulla base di tali piani fu elaborato inoltre lo ‘Schema di conferenza sulla Comune'”,”LEND-052″ “LENIN V.I.”,”Lo sviluppo del capitalismo.”,”‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ opera che conclude la polemica contro il populismo russo, completa “”una autentica rivoluzione teorica”” mostrando il retroterra di analisi scientifica che supportava l’elaborazione politica di LENIN. E’ una scelta di parti dell’opera di LENIN ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (parte teorica)”,”LEND-053″ “LENIN V.I.”,”Un passo avanti e due indietro. La crisi del nostro partito.”,”Scritto nel 1904 questo libro commenta l’andamento e l’esito del 2° Congresso del POSDR tenutosi nel 1903 prima a Bruxelles poi a Londra. In tale congresso si erano scontrate due diverse concezioni di lotta rivoluzionaria: quella dei menscevichi e quella di LENIN da cui discendeva la definizione di Partito come avanguardia e ‘coscienza’ del proletariato. Questa teoria già elaborata nel ‘Che fare?’ si arrichisce ulteriormente in ‘Un passo avanti e due indietro’ dove LENIN contesta le posizioni degli avversari e mira a preparare un’organizzazione davvero rivoluzionaria. ‘Il testo in cui si completa la teoria leniniana del partito come avanguardia del proletariato'”,”LEND-054″ “LENIN V.I.”,”L’ autodecisione delle nazioni.”,”Nel 1907-1908 come supplemento a ‘Neue Zeit’ K. KAUTSKY aveva scritto ‘Nazionalità e internazionalità’ tradotto in Russia nel 1910. KAUTSKY dopo aver analizzato la Q dello Stato nazionale giunge alla conclusione che Otto BAUER “”sottovaluta la forza della tendenza a costituire uno Stato nazionale””. R. LUXEMBURG conosce bene questo opuscolo di K. e cita lei stessa le parole di K. “”Lo Stato nazionale è la forma di stato che meglio corrisponde alle condizioni moderne””, “”la forma in cui esso può più facilmente assolvere i propri compiti””. K. aggiunge che gli Stati composti di varie nazioni (Stati plurinazionali) sono “”sempre Stati la cui organizzazione interna, per una ragione o per l’altra, è rimasta anomala o incompiuta””.”,”LEND-055″ “LENIN V.I. a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Lettera al Congresso e ultimi scritti.”,”Nello scritto di LENIN ‘Sulla cooperazione’ parte II il suo pensiero sul ‘capitalismo di stato’.”,”LEND-056″ “LENIN V.I. a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo malattia infantile del comunismo.”,”In appendice: La scissione dei comunisti tedeschi, I comunisti e gli ‘indipendenti’ in Germania, Turati e compagni in Italia, False conclusioni da giuste premesse.”,”LEND-060″ “LENIN V.I. a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lettere da lontano.”,”La prima elaborazione della strategia che la guidato la rivoluzione proletaria del 1917 in Russia.”,”LEND-062″ “LENIN V.I.”,”Lettere da lontano.”,”Brevi biografie di BUCHARIN, CCHEIDZE, CERETELI, DAVID, GORKIJ, GUCKOV, GVOZDEV, KALININ, KAMENEV, KAUTSKY, KERENSKIJ, KRUPSKAJA, LUXEMBURG, LVOV, MILJUKOV, MOLOTOV, MURANOV, PANNEKOEK, PJATAKOV, PLECHANOV, POTRESOV, RADEK, RODZJANKO, SCHEIDEMANN, SKOBELEV, SLJAPNIKOV, STALIN, STOLYPIN, TROTSKY, TRUBECKOJ.”,”LEND-076″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio: Il marxismo sullo Stato.”,”Lo studio preparatorio ‘Il marxismo sullo Stato’ (o se si vuole i Quaderni sullo Stato) è stato pubblicato per la prima volta nel 1930 su Miscellanea di Lenin in russo). E’ poi apparso nella V° edizione delle opere complete in russo (vol 33, anno di pubblicazione del volume 1969). La V edizione delle Opere Complete in russo è composta da 55 volumi, dall’ 1 al 45 contiene le opere e nello stesso volume i materiali preparatori, i volumi 46-54 comprendono il carteggio e il 55 le lettere ai familiari. Lo studio non si trova nell’ edizione italiana delle opere complete.”,”LEND-077″ “LENIN V.I. saggio in appendice di Eugenio VARGA”,”L’ imperialismo fase suprema del capitalismo. Saggio popolare.”,”Collana ‘I classici del marxismo’ a cura di Palmiro TOGLIATTI, Delio CANTIMORI, Ambrogio DONINI, Cesare LUPORINI, Gastone MANACORDA, Aldo NATOLI, Antonio PESENTI, Felice PLATONE”,”LEND-081″ “LENIN V.I.”,”Oeuvres completes. Voll. IV VII VIII X XIII XX XXI XXV”,”Traduction redigée par Victor SERGE, d’apres la deuxieme edition russe (revue et completee) de l’ Institut Lenin de Moscou. Per ragioni di ordine tecnico l’uscita dei tomi francesi non ha seguito l’ordine cronologico ma sono apparsi i volumi con carattere di attualità più significativo. Il progetto editoriale prevedeva 30 tomi. Secondo il catalogo della libreria antiquaria L’Autodidacte, è un’edizione “”de reference etablie et annotée par les compagnons de Lenine: s’opposant à la compilation des années 1950 diffusée par les ed. du Progres. Huit tomes avaient eté traduits notamment par V. Serge et Ch. Rappoport’.”,”LEND-082″ “LENIN ZINOVIEV BUCHARIN TROTSKY LEVI MEYER WALCHER VOLFSTEIN ROSMER SADOUL GUILBEAUX QUELCH GALLACHER E.S. PANKHURST MAC LAINE FLEEN A. FRAYNA BILAN REED SERRATI BOMBACCI GRAZIADEI BORDIGA PESTANA HERZOG HUMBERT-DROZ RACOCZY VARGA ATCHARIA SHEFFIK LAU-SIU-CHEU e altri; firmatari”,”Le monde capitaliste et l’ internationale communiste. Manifeste du IIe Congres de la IIIe Internationale Communiste.”,”LENIN ZINOVIEV BUCHARIN TROTSKY LEVI MEYER WALCHER VOLFSTEIN ROSMER SADOUL GUILBEAUX QUELCH GALLACHER E.S. PANKHURST MAC LAINE FLEEN A. FRAYNA BILAN REED SERRATI BOMBACCI GRAZIADEI BORDIGA PESTANA HERZOG HUMBERT-DROZ RACOCZY VARGA ATCHARIA SHEFFIK LAU-SIU-CHEU e altri; firmatari”,”INTT-082″ “LENIN V.I.”,”On the United States of America.”,” “”Monopolio! Questa è l’ ultima parola nell’ “”ultima fase dello sviluppo capitalistico””. Ma noi avremo solo una nozione povera, molto insufficiente e incompleta del reale potere e del significato dei monopoli moderni se non prendiamo in considerazione la parte giocata dalle banche””. (pag 225, L’ imperialismo; La concentrazione della produzione e i monopoli)”,”LEND-144″ “LENIN Vladimir I.; a cura di Vittorio STRADA; scritti di V. AKIMOV P. AKSELROD A. BOGDANOV L. MARTOV D. RJAZANOV G. PLECHANOV L. TROTSKY V. VOROVSKIJ”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”L’opera è seguita dagli atti delle sedute del secondo congresso del partito operaio socialdemocratico russo (1903) POSDR, e dagli scritti di V. AKIMOV, P. AKSELROD, A. BOGDANOV, L. MARTOV, D. RJAZANOV, G. PLECHANOV, L. TROTSKY, V. VOROVSKIJ sul concetto di partito.”,”LEND-014″ “LENIN Vladimir I.”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”Fondo Gian Maria PEGORARO”,”LEND-148″ “LENIN V.I.”,”La enfermedad infantil del izquierdismo en el comunismo.”,”Quest’ opera di LENIN fu pubblicata quasi allo stesso tempo (giugno) in russo, tedesco, francese e inglese. LENIN controllò personalmente la composizione e la stampa del libro, al fine della sua apparizione prima dei lavori del 2° Congresso dell’ Internazionale Comunista. Il libro fu distribuito a tutti i delegati del 2° Congresso. Tra luglio e novembre 1920, fu rieditato in tedesco a Lipsia, in francese a Parigi, e in inglese a Londra.”,”LEND-153″ “LENIN V.I. a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo malattia infantile del comunismo.”,”In appendice: La scissione dei comunisti tedeschi, I comunisti e gli ‘indipendenti’ in Germania, Turati e compagni in Italia, False conclusioni da giuste premesse.”,”LEND-156″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Sull’ internazionalismo proletario.”,”””Il movimento rivoluzionario internazionale del proletariato non procede e non può procedere di pari passo e in forme uguali nei diversi paesi”””,”LEND-157″ “LENIN V.I.”,”Problemas de la edificacion del socialismo y del comunismo en la URSS.”,”Nel 1922 per LENIN coesistono in Russia cinque forme economiche: 1. forma patriarcale di agricoltura primitiva; 2. piccola produzione mercantile (compresi i contadini che vendono il proprio raccolto); 3. capitalismo privato; 4. capitalismo di Stato; 5. socialismo.”,”LEND-158″ “LENIN V.I.”,”El imperialismo y la escision del socialismo.”,”Il ‘Sotsial-Demokrat’ era l’organo centrale del POSDR, un periodico illegale, edito dal febbraio 1908 fino al gennaio 1917 (in tutto sono apparsi 58 numeri). Su questo giornale sono stati pubblicati 80 articoli di LENIN. Dal dicembre 1911 il giornale fu diretto da LENIN. KAUTSKY separa la politica dell’ imperialismo dalla sua economia, separa il monopolismo in politica dal monopolismo in economia, per sbarazzare il cammino al suo volgare riformismo borghese come nel caso del ‘disarmo’, dell’ ‘ultraimperialismo’… MARX in una lettera a ENGELS nel 1858 rileva che il ‘proletariato inglese si va imborghesendo’ e a ‘fianco della borghesia’ si va formando ‘una aristocrazia borghese e una proletariato borghese’. ENGELS parlerà di “”partito operaio borghese”” in Inghilterra. All’ epoca di LENIN questo partito è all’ opera in tutti i paesi imperialistici.”,”LEND-159″ “LENIN V.I.”,”Dos tacticas de la socialdemocracia en la revolucion democratica.”,”Contiene il capitolo: ‘L’ interpretazione volgare borghese del concetto di dittatura e il concetto che ne ha Marx”””,”LEND-163″ “LENIN V.I.”,”El Estado y la revolucion.”,”LENIN ha scritto quest’ opera durante la clandestinità tra l’ agosto e il settembre 1917. L’ idea della necessità di elabrare teoricamente il problema dello Stato fu espressa da LENIN nella seconda metà del 1916. LENIN scrisse l’ articolo ‘L’ internazionale giovanile’ in cui criticò la posizione antimarxista di BUCHARIN riguardo al problema dello Stato e si ripromise di scrivere un esteso articolo sulle posizioni del marxismo riguardo alla questione.”,”LEND-164″ “LENIN W.I. STALIN J.W.”,”Über die Gewerkschaften, 1. 1899-1917. Ausgewählt und zusammengestellt von einer Kommission des Bundesvorstandes des FDGB. 1899 bis September 1917.”,”Contiene uno scritto tratto dall’ articolo di LENIN ‘Der Janaer Parteitag der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands’ (pag 67) (Il congresso di Jena del Partito socialdemocratico tedesco).”,”LEND-166″ “LENIN V.I.”,”Le multe nelle fabbriche.”,”””Gli operai capiranno, infine, che la legge non fa nulla per migliorare la loro situazione, finché esisterà la dipendenza degli operai dai capitalisti, perché la legge sarà sempre a favore dei capitalisti-fabbricanti, perché i fabbricanti sapranno sempre trovare dei sotterfugi per raggirare la legge”””,”LEND-168″ “LENIN V.I.”,”Lenin e l’ Italia.”,”Contiene estratto articolo: ‘Pacifismo borghese e pacifismo socialista’ (pag 143)”,”LEND-169″ “LENIN V.I.”,”Materialisme et empiriocriticisme. Notes critiques sur une philosophie reactionnaire.”,”Le note e i riferimenti che si trovano in quest’ opera sono tutti di Lenin, eccezione per quelli seguiti dalla sigla NR. L’ opera contiene il frammento ‘A propos de la dielectique’ che forma una parte dei Cahiers philosphiques di Lenin, inediti fino ad oggi (1948) e che si trovano all’ Istituto Lenin di Mosca. Vi si trova una serie di note ed estratti sulle scienze naturali e la filosofia. Questo frammento fu redatto probabilmente tra il 1912 e 1914. E’ già apparso nel periodico ‘Sous la banniere du marxisme’ (edizione tedesca 1925, 2). Lo sdoppiamento di ciò che è uno e la conoscenza delle sue parti contradditorie (vedere, in ‘Eraclito’ di Lassalle (pag 400 delle Raccolta di testi e discorsi di Ferdinand Lassalle; tomo VIII, curato da E. Bernstein, 1920, ndr), la citazione che fa di Filone concernente Eraclito…, ecco una delle cose essenziali, una delle particolarità principali, se non l’assolutamente principale, della dialettica”” (A proposito della dialettica, pag 341) principio di Eraclito: “”essere o non essere, è identico”” “”L’ unità (coincidenza, identità, equipollenza) dei contrari è condizionata, temporanea, passeggera, relativa. La lotta dei principi che si escludono reciprocamente è assoluta, l’ evoluzione, il movimento essendo in sé assoluto”” (pag 343) “”ciò che è particolare è generale”” (Hegel) (pag 344 “”La dialettica è essenzialmente la teoria della conoscenza (da Hegel al marxismo)…”” (pag 345) “”La dialettica in quanto conoscenza vivente, poliscopica (polyscopique) (la moltiplicità degli aspetti da considerare non cessa di aumentare),…”” (pag 346)”,”LEND-171″ “LENIN V.I.”,”Acerca de la juventud.”,”””Propugnare la creazione di scuole nazionali speciali per ciascuna “”cultura nazionale”” è reazionario. Però se esiste una democrazia autentica, è pienamente possibile garantire gli interessi dell’ insegnamento in lingua vernacolare, della storia della nazione corrispondente ecc., senza dividere le scuole per nazionalità. E l’ autonomia locale completa significa l’ impossibilità di imporre nulla per forza (…). La propaganda di una irrealizzabile autonomia nazional-culturale è un assurdo che non fa che dividere ideologicamente gli operai già da ora. La propaganda dell’ unione degli operai di tutte le nazionalità facilita l’ esito della solidarietà proletaria di classe (…).”” (pag42)”,”LEND-172″ “LENIN V.I.”,”Acerca del Estado Socialista.”,”””La differenza scientifica tra socialismo e comunismo è chiara. Ciò che si usa chiamare socialismo, Marx lo chiamava “”prima”” fase o fase inferiore della società comunista. Per quanto i mezzi di produzione si convertano in proprietà comune, si può impiegare la parola “”comunismo”” sempre e quando non si perda di vista che questo non è il comunismo completo. La grande importanza della spiegazione di Marx risiede nel fatto che anche qui applica conseguentemente la dialettica materialista, la teoria dello sviluppo, considerando il comunismo come ciò che si sviluppa dal capitalismo. Invece di “”immaginare”” definizioni scolastiche e artificiali e di dispute sterili sulle parole (cos’è il socialismo, cos’è il comunismo), Marx fa un’analisi che di ciò che potremo chiamare grado di maturazione economica del comunismo”” (pag 68) (Stato e rivoluzione).”,”LEND-173″ “LENIN V.I.”,”La gran revolucion de Octubre.”,”””Gli Stati Uniti del mondo (e non dell’ Europa) costituiscono la forma statale di unificazione e libertà delle nazioni, forma che noi mettiamo in relazione con il socialismo, finché la vittoria completa del comunismo non porti la sparizione definitiva di ogni Stato, incluso lo Stato democratico”” (pag 23, (agosto 1915).”,”LEND-174″ “LENIN V.I.”,”Sulla frase rivoluzionaria. Articoli e discorsi sugli errori dei “”comunisti di sinistra”” nella questione della conclusione della pace di Brest-Litovsk.”,”””So bene compagni, e l’ ho detto chiaramente più di una volta, che questa bandiera è in mani deboli, e che gli operai di un paese estremamente arretrato non riusciranno a tenerla alta finché non verranno loro in aiuto gli operai di tutti i paesi avanzati. Le trasformazioni socialiste che abbiamo compiuto sono in gran parte imperfette, deboli e insufficienti; esse serviranno di indicazione agli operai avanzati dell’ Europa occidentale che si diranno: “”i russi non hanno cominciato l’ impresa come bisognava fare””, ma l’ importante è che il nostro popolo rispetto al popolo tedesco è non solo debole e non solo arretrato, ma è il popolo che ha levato la bandiera della rivoluzione”” (pag 135)”,”LEND-182″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. Il marxismo sullo Stato.”,”””Ben lontano dal disinteressarsi delle forme dello Stato, Engels si sforza al contrario di analizzare con la massima attenzione proprio le forme transitorie, per determinare in ogni caso specifico, in base alle particolarità storiche concrete, quale passaggio, da che cosa e verso che cosa, rappresenti la forma transitoria esaminata. Come Marx, Engels difende, dal punto di vista del proletariato e della rivoluzione proletaria, il centralismo democratico, la repubblica una e indivisibile. Egli considera la repubblica federale o come un’ eccezione alla regola e un ostacolo allo sviluppo, o come una transizione tra la monarchia e la repubblica centralizzata, come un “”passo avanti””, in certe condizioni particolari. E fra queste condizioni particolari, mette in evidenza la questione nazionale””. (pag 76) “”Ancora due osservazioni: 1. Quando Engels dice che, nella repubblica democratica “”non meno”” che nella monarchia, lo Stato rimane “”una macchina per l’ oppressione di una classe da parte di un’ altra””, ciò non significa affatto che la forma d’ oppressione sia indifferente per il proletariato, come “”insegnano”” certi anarchici. Una forma più larga, più libera, più aperta di lotta di classe e di oppressione di classe facilita immensamente al proletariato la sua lotta per la soppressione delle classi in generale.”” (pag 83-84)”,”LEND-188″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione del 1905. 1. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. 2. La questione agraria.”,”LENIN, La rivoluzione del 1905. I. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. EDIZ RINASCITA, 1949 pag 391 8°; II. La questione agraria. EDIZIONI RINASCITA. 1949, pag 250 8°, indice nomi giornali e riviste”,”RIRx-064″ “LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”””Che vi sia stato quest’ insuccesso è cosa indiscutibile, ed è anche indiscutibile che qualunque insuccesso significa una debolezza del movimento; però il punto di vista liberale si rivela nel considerare come “”un lato debole del movimento”” proprio l’ unione della lotta economica con quella politica. Il punto di vista marxista vede una debolezza nell’ insufficienza di questa unione (…)”” (pag 68-69) “”Ma un anno è un periodo troppo lungo per lo studio del movimento a ondate degli scioperi del triennio 1905-1907″” (pag 71)”,”LEND-189″ “LENIN V.I., a cura di Felice PLATONE”,”Sul movimento operaio italiano. La politica e le tendenze dei partiti proletari italiani nel giudizio di Lenin.”,”””Tutta la stampa borghese di tutti i paesi, compresa la stampa dei democratici piccolo-borghesi e cioè dei socialdemocratici e di socialisti, compresi Kautsky, Hilferding, Martov, Cernov, Longuet, ecc., ecc., lancia fulmini contro i bolscevichi precisamente per la violazione della libertà e dell’ uguaglianza. Da un punto di vista teorico, ciò è perfettamente comprensibile. Ricordi il lettore le celebri parole sarcastiche di Marx nel Capitale: “”La sfera della circolazione o dello scambio delle merci, nei limiti dei quali si operano la compra e la vendita della forza-lavoro, è il vero Eden dei diritti naturali dell’ uomo. Qui regnano soltato la libertà, l’ uguaglianza, la proprietà e Bentham”” (Il Capitale, vol 1, parte II, fine del cap.IV). Queste parole permeate di sarcasmo hanno una profondissima sostanza storica e filosofica. Bisogna paragonarle con le spiegazioni popolari della stessa questione che Engels dà nell’ Anti-Dühring, e soprattutto con l’ affermazione di Engels, che l’ uguaglianza è un pregiudizio o una stupidità, Se per uguaglianza non s’ intende la distruzione delle classi”” (pag 215)”,”LEND-190″ “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Valentino GERRATANA”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Come tutti gli opportunisti, come i kautskiani dei nostri giorni, Bernstein non ha assolutamente compreso che, in primo luogo, il passaggio dal capitalismo al socialismo è impossibile senza un certo “”ritorno”” al democratismo “”primitivo”” (come si potrebbe altrimenti far compiere alla maggioranza della popolazione, e poi all’ intera popolazione, le funzioni dello Stato?); in secondo luogo, che il “”democratismo primitivo”” sulla base del capitalismo e della civiltà capitalistica non è il democratismo primitivo delle epoche patriarcali e precapitalistiche”” (pag 106)”,”LEND-192″ “LENIN V.I., a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo, malattia infantile del comunismo.”,”””Sopprimere la classi non significa soltanto cacciare i proprietari fondiari e i capitalisti, – ciò che noi abbiamo fatto con relativa facilità – ma vuol dire eliminare i piccoli produttori di merci, che è impossibile schiacciare, con i quali bisogna trovare un’ intesa, che si possono (e si devono) trasformare, rieducare solo con un lavoro di organizzazione molto lungo, molto lento e molto prudente. Essi avvolgono il proletariato da ogni parte, in un ambiente piccolo-borghese, lo penetrano di questo ambiente, lo corrompono con esso, spingono continuamente il proletariato a ricadere nella mancanza di carattere, nella dispersione, nell’ individualismo, nelle alternative di entusiamo e di abbattimento, che sono proprie della piccola borghesia.”” (pag 57-58)”,”LEND-193″ “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo malattia infantile del comunismo.”,”””Il mezzo più sicuro per discreditare una nuova idea politica (e non soltanto politica) e per sabotarla, consiste nello spingerla fino all’ assurdo col pretesto di difenderla. Perché tutte le verità, se spinte “”all’ eccesso”” (come diceva Dietzgen padre), se esagerate, se estese oltre i limiti della loro effettiva applicabilità, possono essere portate all’ assurdo, anzi, in tali condizioni, diventano inevitabilmente assurde.”” (pag 92-93)”,”LEND-195″ “LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”Lettera di ENGELS a TURATI, manifesto Basilea e Zimmerwald, 21 condizioni IC”,”MITC-003″ “LENIN V.I., a cura SANTARELLI Enzo”,”L’ emancipazione della donna.”,”Altra edizione: EDIZIONE RINASCITA. 1950 (traduzione di Elena ROBOTTI)”,”DONx-001″ “LENIN V.I. a cura di Lucio COLLETTI”,”Quaderni filosofici. (Filosofskie Tetradi).”,”‘Rinvenuti nelle carte personali di Lenin dopo la sua morte, i Quaderni filosofici sono stati pubblicati per la prima volta nel 1929-1930 nei tomi IX e XII dei Leninski Sborniki e, poco tempo dopo, in un volume a sé, che, apparso nel 1933, ebbe successive ristampe nel ’34, nel ’36 e nel ’38’. (pag CLXVIII) “”Qui è importante: 1. la caratterizzazione della dialettica: automovimento, sorgente d’ attività, movimento della vita e dello spirito; coincidenza dei concetti del soggetto (dell’ uomo) con la realtà; 2. l’ oggettivismo al massimo grado (il “”momento più oggettivo””)”” (pag 225)”,”LEND-196″ “LENIN V.I.”,”Materialismus und Empiriokritizismus. Kritische Bemerkungen über eine Reaktionäre Philosophie.”,”‘Diese “”Ideologen””, wie Boltzmann manchmal die philosophischen Idealisten nennt, zeichnen uns ein “”subjektives Weltbild””, der Verfasser dagegen zieht ein “”einfacheres objektives “”Weltbild”” vor’. (pag 298)”,”LEND-197″ “LENIN V.I.”,”L’ internazionale comunista.”,”””Penso che i compagni Wijnkoop e Münzenberg abbiano torto a mostrarsi malcontenti perché abbiamo invitato il Partito Socialdemocratico Indipendente e perché trattiamo con i suoi rappresentanti. Quando Kautsky scende in campo contro di noi e pubblica dei libri, noi polemizziamo con lui come si polemizza con un nemico della nostra classe. Ma quando i delegati del Partito Socialdemocratico Indipendente – di un partito cresciuto grazie all’ influsso di operai rivoluzionari – vengono qui per condurre delle trattative, noi dobbiamo parlare con loro, perché rappresentano una parte degli operai rivoluzionari. Noi possiamo venire subito a un accordo con gli indipendenti tedeschi, con i francesi e con gli inglesi a proposito dell’ Internazionale. Il compagno Wijnkoop, in ognuno dei suoi discorsi, dimostra di condividere quasi tutti gli errori del compagno Pannekoek.”” (pag 297, Lenin, Le condizioni di ammissione all’ IC, 2° Congresso IC, 1920)”,”INTT-163″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati, gli scioperi, l’ economismo.”,”””La storia della socialdemocrazia internazionale pullula di piani proposti da questo o a quel capo politico, piani che ora attestano la chiaroveggenza e la giustezza delle opinioni politiche e organizzative, ora svelano la cecità e gli errori politici dei loro autori. Quando la Germania attraversò una della più grandi crisi della storia – formazione dell’ Impero, apertura del Reichstag, concessione del suffragio universale -, Liebknecht aveva un piano di politica e di azione socialdemocratica e Schweitzer ne aveva un altro. Quando i socialisti tedeschi furono colpiti dalle leggi eccezionali, Most e Hasselmann avevano un piano, l’ appello puro e semplice alla violenza e al terrore; Höchberg, Schramm e (in parte) Bernstein ne avevano un altro: si dettero a predicare ai socialdemocratici che, poiché avevano provocato con la violenza inconsiderata e con il loro spirito rivoluzionario la legge che li colpiva, dovevano ora ottenere il perdono con una condotta esemplare; esisteva infine un terzo piano: quello degli uomini che preparavano e attuavano la pubblicazione di un giornale illegale””. (pag 59)”,”LEND-199″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione.”,”””L’ onnipotenza della ‘ricchezza’ è più sicura in una repubblica democratica già per il solo fatto che essa non dipende dal cattivo involucro del capitalismo.”” (pag 13) “”Sinché dura il capitalismo, noi consideriamo la repubblica democratica come la forma statale migliore per il proletariato, ma non dobbiamo dimenticare che anche nella repubblica democratica borghese la sorte del popolo è la schiavitù del salario”” (pag 20) “”Quindi ciascuno stato è non libero, e non è uno stato del popolo”” (pag 20) “”Per la completa scomparsa dello stato si richiede il perfetto comunismo”” (pag 108)”,”LEND-201″ “LENIN V.I.”,”La catastrofe imminente e come lottare contro di essa.”,”Questo lavoro di LENIN fu scritto nel settembre 1917 alla vigilia della rivoluzione d’ Ottobre. Fu poi pubblicato come opuscolo separato alla fine d’ ottobre dello stsso anno. “”Tutti parlano dell’ imperialismo. Ma l’ imperialismo non è altro che il capitalismo monopolistico. Che anche in Russia il capitalismo sia diventato monopolistico, lo testimoniano con sufficiente evidenza il “”Produgol””, il “”Prodamet””, il sindacato dello zucchero, ecc. Lo stesso sindacato dello zucchero è una prova lampante della trasformazione del capitalismo monopolistico in capitalismo monopolistico di Stato””. (pag 42)”,”LEND-202″ “LENIN V.I.”,”Lettre de Lenine aux Ouvriers Americains.”,”‘L’ azione storica non è il marciapiede della prospettiva Nevsky””, diceva il grande rivoluzionario russo Chernichevsky. Colui che non “”ammette”” la rivoluzione del proletariato a condizione che essa vada avanti facilmente e regolarmente, che l’ azione comune dei proletari dei diversi paesi si sviluppi simultaneamente, che si abbia in anticipo una garanzia contro la disfatta, che la strada della rivoluzione sia larga, libera e diretta, che non si sia obbligati a volte, andando verso la vittoria, a fare i sacrifici più penosi, ad essere “”assediati in una fortezza bombardata””, o a prendere i più stretti e inaccessibili sentieri di montagna, i più tortuosi e pericolosi, quest’ uomo non è un rivoluzionario, non si è liberato dalla pedanteria dell’ intellettuale borghese; e, nell’ azione, lo si vedrà sempre ricadere nel campo della borghesia controrivoluzionaria, come i nostri social-rivoluzionari di destra, i nostri menscevichi e anche (anche se più raramente) i nostri social-rivoluzionari di sinistra””. (pag 7) “”La borghesia dell’ imperialismo internazionale ha massacrato 10 milioni di uomini, ne ha mutilato 20 milioni nel corso della “”sua”” guerra imperialista, per decidere se la dominazione universale andrà ai rapaci inglesi o tedeschi. Se la nostra guerra a noi, la guerra degli oppressi e degli sfruttati contro gli oppressori e gli sfruttatori, costa mezzo milione o un milione di vittime in tutti i paesi, la borghesia dirà che le prime vittime sono legittime e le seconde criminali”” (pag 9) “”Sappiamo che l’ aiuto che dovrete portarci, compagni, operai d’ America, potrebbe non arrivare molto presto, perché lo sviluppo della rivoluzione nei diversi paesi differisce per la forma e la velocità (e non potrebbe essere altrimenti).”” (pag 12) “”(..) fino all’ esplosione della rivoluzione internazionale la disfatta di una serie di rivoluzioni isolate è possibile””. (pag 12)”,”LEND-204″ “LENIN V.I.”,”Lettere da lontano.”,”””Questo nuovo governo (…), non è un raggruppamento accidentale di persone. Esso è costituito dai rappresentanti di una nuova classe assurta in Russia al potere politico, la classe dei grandi proprietari fondiari capitalisti e della borghesia, che da molto tempo dirige economicamente il nostro paese e che, sia durante la rivoluzione del 1905-1907 come nel corso della controrivoluzione del 1907-1914, e infine, con una rapidità particolare, durante la guerra del 1914-1917, si è assai presto organizzata politicamente impadronendosi delle amministrazioni locali, dell’ istruzione pubblica, dei congressi di ogni specie, della Duma, dei comitati industriali di guerra, etc. Questa nuova classe era già “”quasi completamente”” giunta al potere all’ inizio del 1917; è questa la ragione che spiega perché, fin dai primi colpi che gli sono stati inferti, lo zarismo è crollato cedendo il posto alla borghesia. Esigendo una estrema tensione di forze, la guerra imperialistica ha accelerato lo sviluppo della Russia arretrata a tal punto che noi abbiamo “”di colpo”” (in realtà, sembra che sia di colpo) raggiunto l’ Italia, l’ Inghilterra, quasi la Francia, ottenuto un governo “”parlamentare, “”di coalizione””, “”nazionale”” (cioè adatto a condurre la carneficina imperialistica e a ingannare il popolo). Accanto a questo governo – che in fondo, non è che un semplice commesso della “”ditta”” di miliardari “”Inghilterra & Francia”” nella attuale guerra – è sorto un governo operaio (…).”,”LEND-205″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Ma quel che importa è vedere qual punto è falsa l’ idea borghese corrente che il socialismo sia qualche cosa di morto, di fisso, di dato una volta per sempre, mentre in realtà soltanto col socialismo incomincerà, in tutti i campi della vita sociale e privata, un movimento progressivo rapido, vero, effettivamente di massa a cui parteciperà la maggioranza della popolazione prima e tutta la popolazione poi.”” (pag 111)”,”LEND-206″ “LENIN V.I.”,”Che cosa sono “”gli amici del popolo”” e come lottano contro i sociademocratici.”,”””Per quanto riguarda il secondo pilastro del marxismo – il metodo dialettico – è stata sufficiente una piccola spinta dell’ ardito critico per farlo crollare. E la spinta è stata molto precisa: il critico si è dato da fare ed ha fatto degli sforzi superiori alle sue forze per confutare la tesi secondo la quale con le triadi si potrebbe dimostrare qualche cosa, ma non ha detto una parola a proposito del fatto che il metodo dialettico non consiste affatto nelle triadi, ma consiste per l’ appunto nella negazione dei metodi dell’ idealismo e del soggettivismo in sociologia””. (pag 78)”,”LEND-207″ “LENIN V.I.”,”Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici.”,”Scritto da LENIN nel marzo 1903 e pubblicato nel maggio dello stesso anno in opuscolo a Ginevra nell’ edizione della Lega della socialdemocrazia russa all’ estero. “”E’ finché i contadini poveri non sapranno unirsi e diventare, mediante questa unione, una forza temibile, “”lo Stato”” rimarrà sempre un servo fedele della classe dei proprietari fondiari. Non bisogna dimenticare quest’ altra cosa ancora: prima i proprietari fondiari erano quasi tutti nobili. I nobili hanno anche ora moltissime terre (nel 1877-1878 si è calcolato che 115 mila nobili possedevano 73 milioni di desiatine). Ma ora è il denaro, il capitale, che è diventato la forza principale””. (pag 27)”,”LEND-208″ “LENIN V.I.”,”Un passo avanti e due passi indietro. (La crisi del nostro partito).”,”Scritta tra il febbraio e il maggio 1904 e pubblicata subito dopo a Ginevra. La presente traduzione ha conservato i tagli apportati da LENIN all’ edizione del 1908. “”Citiamo nella nota in calce le differenti formule intorno alle quali, al congresso, si sono accese interessanti discussioni (1). (…) Si domanda: qual era l’ essenza della questione discussa? L’ ho già detto al congresso e l’ ho ripetuto più volte che “”non considero affato la nostra divergenza (sul primo paragrafo) come fondamentale, al punto da farne dipendere la vita o la morte del partito. Non periremo certamente per un articolo cattivo””. Questa divergenza, benché racchiuda sfumature di principio, non poteva in alcun modo cagionare di per sé il dissenso (in realtà, per parlare senza sottintesi: la scissione) che si è avuto dopo il congresso. Ma ogni piccola divergenza può assumere un’ importanza enorme, se serve come punto di partenza per una svolta verso certe concezioni errate; e se queste concezioni errate si combinano, in forza di nuove e complementari divergenze, con atti anarchici che portano il partito alla scissione””. (pag 44-45)”,”LEND-209″ “LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra.”,”””In questo si trovano ugualmente d’accordo Kautsky e Plekhanov, Vittorio Adler e Heine. Vittorio Adler scrive che “”quando avremo superato questo grave periodo, il nostro primo dovere sarà di rimproverarci a vicenda””. (…) In una parola, quando la guerra terminerà, formate una commissione composta da Kautsky e Plechanov, Vandervelde ed Adler, ed in un istante verrà adottata una risoluzione “”unanime”” ispirata all’ amnistia reciproca. Il contrasto verrà felicemente messo a tacere. Invece di aiutare gli operai ad orientarsi negli avvenimenti, li si ingannerà mostrando loro una apparente “”unità”” sulla carta. L’ unione dei socialsciovinisti e degli ipocriti di tutti i paesi sarà chiamata la ricostituzione dell’ Internazionale””. (pag 46)”,”LEND-210″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati.”,”””L’ arma principale di questo passaggio fu lo sciopero generale. L’ originalità della rivoluzione russa consiste precisamente nel fatto che essa fu democratica borghese, per il suo contenuto sociale, ma proletaria per i suoi mezzi di lotta. Fu democratica borghese perché tendeva immediatamente – e poteva immediatamente pervenire con le proprie forze – ad una repubblica democratica, alla giornata di otto ore, alla confisca di immense proprietà fondiarie della nobiltà, tutte misure che la rivoluzione borghese in Francia nel 1792-93 aveva quasi completamente realizzate””. (pag 32)”,”LEND-211″ “LENIN V.I.”,”Sulla gioventù e sulla scuola.”,”””La rottura dello studente socialdemocratico con i rivoluzionari e gli uomini politici di tutte le altre tendenze non significa affatto rottura con le organizzazioni di tutti gli studenti e le organizzazioni educative; al contrario, soltanto sostenendo la necessità di un programma nettamente determinato si può e si deve lavorare negli ambienti studenteschi più larghi per ampliare l’ orizzonte accademico e divulgare il socialismo scientifico, cioè il marxismo””. (pag 46)”,”LEND-212″ “LENIN V.I.”,”Sulla via dell’ insurrezione.”,”””In che cosa consiste il dualismo del potere? In ciò che, accanto al governo provvisorio, al governo della borghesia, si è costituito – ancora debole, embrionale, ma senza dubbio reale e in via di consolidarsi – un altro governo: i Soviet dei deputati operai e soldati””. (pag 36) “”L’ umanità non ha ancora elaborato, e noi non conosciamo finora, un tipo di governo superiore ai Soviet dei deputati operai, salariati, agricoli, contadini e soldati””. (pag 38) “”La menzogna opportunistica secondo la quale la preparazione dell’ insurrezione e, in generale, il considerare l’ insurrezione come un’ arte è “”blanquismo””, è una delle peggiori e forse la più diffusa delle deformazioni del marxismo operate dai partiti “”socialisti”” dominanti””. (pag 89) “”Per riuscire, l’ insurrezione deve appoggiarsi non su un complotto, non su di un partito, ma sulla classe progressiva. Questo in primo luogo. L’ insurrezione deve appoggiarsi sull’ ondata rivoluzionaria del popolo. Questo in secondo luogo. L’ insurrezione deve appoggiarsi su quel punto critico nella storia della rivoluzione ascendente, che è il momento in cui l’ attività della avanguardia del popolo è massima e più forti sono esitazioni nelle file dei nemici e nelle file degli amici deboli, equivoci e indecisi della rivoluzione. Questo in terzo lugoo. Ecco le tre condizioni che, nell’ impostazione del problema dell’ insurrezione, distinguono il marxismo dal blanquismo.”” (pag 89-90)”,”LEND-213″ “LENIN V.I.”,”La Comune di Parigi.”,”””Kautsky non ha per nulla capito il senso di queste parole di Marx: ‘La Comune non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro; esecutivo e legislativo allo stesso tempo’. Kautsky non ha capito la differenza fra il parlamentarismo borghese che unisce la democrazia (non per il popolo) alla burocrazia (contro il popolo) e la democrazia proletaria, che prenderà subito misure tendenti ad estirpare la burocrazia, misure abbastanza forti da arrivare fino alla estirpazione totale della burocrazia, fino alla formazione di una completa democrazia per il popolo. Kautsky, come gli altri, ha dato prova di “”venerazione superstiziosa”” verso lo Stato, di “”fede superstiziosa”” nella burocrazia…””. (pag 49)”,”LEND-214″ “LENIN V.I.”,”La maladie infantile du Communisme (1920). (Le “”Communisme de gauche””). Essai de vulgarisation de la strategie e de la tactique marxistes.”,”””Il capitalismo non sarebbe se stesso se il proletariato “”puro”” non fosse circondato da una massa estremamente variegata di tipi sociali, passando dal proletario al semiproletario (quello che non trae che la metà dei suoi mezzi di sussistenza dalla vendita delle sue braccia), dal semi-proletario al piccolo contadino (oppure al piccolo artigiano, al piccolo produttore, al piccolo padrone in generale), dal piccolo contadino al contadino medio, ecc, e se lo stesso proletariato non avesse delle divisioni in cerchie più o meno sviluppate, territoriali, professionali, perfino religiose, ecc.”” (pag 62)”,”LEND-215″ “LENIN N.”,”Staat und Revolution.”,”””Der Staat ist “”eine besondere Repressions-gewalt””. Engels gibt diese glänzende und im höchstem Maße gehaltvolle Definition hier in denkbar größter Klarheit””. (pag 17) Lo Stato è “”una forza di repressione specifica”” Engels ci dà questa definizione brillante e densa di contenuto nella misura più elevata e nella massima chiarezza concepibile”,”LEND-216″ “LENIN V.I.”,”Acerca de la gran revolucion socialista de octubre.”,”””Di fronte a tale situazione, sottostimare l’ importanza della questione nazionale in Ucraina (…) equivarrebbe a commettere un profondo e pericoloso errore. Non si può attribuire al caso che nel 1917 gli eserciti russo e ucraino già fossero divisi in Ucraina. E noialtri, come internazionalisti, abbiamo, in primo luogo, il dovere di lottare molto energicamente contro le reminescenze (a volte incoscienti) dell’ imperialismo e dello sciovinismo grande russo tra i comunisti ‘russi’; (…)””. (pag 271)”,”LEND-217″ “LENIN V.I.”,”Lettres de Lenine a sa famille.”,”””Lenin sapeva perfettamente che con questo lavoro, stabiliva solamente un quadro, dava una direzione, in vista di un lavoro più grande, che resta da fare dopo di lui. Nelle note a margine de La Logica di Hegel, Lenin disse a più riprese che continuare l’ opera di Marx ed Engels in filosofia consiste nella “”elaborazione”” (1) dialettica di tutta la storia del pensiero, della scienza e della tecnica umane. In occasione della lettura che fece del libro di Lassalle su Eraclito, nota come domini del sapere necessari all’ edificazione della teoria della conoscenza e della dialettica: “”La storia della filosofia, la storia delle differenti scienze, la storia dell’ evoluzione spirituale del bambino, la storia dell’ evoluzione psichica degli animali, la storia della lingua, della psicologia, della fisiologia degli organi dei sensi – ovvero, in breve, la storia della conoscenza tutta intera””. (pag 80-81)”,”LEND-218″ “LENIN V.I., documenti raccolti e presentati da Georges HAUPT”,”Correspondance entre Lenine et Camille Huysmans, 1905-1914.”,”””E’ all’ inizio della prima rivoluzione russa, nel febbraio 1905, che un giovane intellettuale fiammingo, Camille Huysmans, viene chiamato ad occupare le funzioni di segretario del B.S.I., posto che occuperà senza interruzione fino al 1922. Nato a Bilzen, il 26 maggio 1871, entra, dall’ età di 17 anni, nei ranghi del socialismo ove era attirato, secondo le sue proprie dichiarazioni, per il suo gusto dei dibattiti di idee. Allievo all’ Ecole Normale des Humanités collegata all’ Università di Liegi, poi diplomato in lettere, specialista in lingue germaniche, incaricato, diviene infine professore di liceo – per poco tempo, in quanto il ministero dell’ istruzione lo revoca nel 1897 per via della sua collaborazione assidua con la stampa socialista. Da allora, C. Huysmans si consacra interamente alla stampa socialista. Militante stimato per la sua energia e il suo spirito di indipendenza, si impone all’inizio del XX secolo come una delle figure centrali del Partito Operaio Belga.”” (pag 17)”,”LEND-219″ “LENIN V.I.”,”Ecrits sur l’ art et la littérature.”,”””La lingua russa è grande e potente, ci dicono i liberali. Vi opponete dunque a che gli abitanti di tutte le regioni periferiche della Russia conoscano questa lingua così grande e potente? Non vedete dunque che la lingua russa arricchirà la letteratura degli altri gruppi etnici (allogènes), che gli darà la possibilità di aver accesso ai più alti valori culturali, ecc.? Tutto questo è vero, signori liberali, gli rispondiamo. Sappiamo, meglio di voi che la lingua di Turgenev, di Tolstoi, di Dobroliubov, di Chernichevsky, è grande e potente. Più di voi, vogliamo vedere stabilite tra le classi oppresse di tutte le nazioni che popolano la Russia senza alcuna eccezione, le relazioni più strette e una unità fraterna. E desideriamo, va da sé, che ciascun abitante della Russia abbia la possibilità di apprendere la grande lingua russa. C’è una cosa che non vogliamo: l’ imposizione””. (pag 96) pag 246-259: N. Krupskaia: I libri che Lenin amava (estratto).”,”LEND-220″ “LENIN V.I.”,”La costruzione del socialismo.”,”””Presunzione comunista significa che un individuo che si trova nel partito comunista e non ne è ancora stato espulso immagina di poter risolvere tutti i suoi compiti a colpi di decreti comunisti””. (pag 201) “”se esiste un fenomeno come la corruzione, se è possibile una cosa di questo genere, non si può parlare di politica (…)””. (pag 201) “”E’ indubbio che oggi il nostro partito, per la sua composizione, non è sufficientemente proletario. Credo che nessuno possa contestarlo; basta dare un’ occhiata alle statistiche per trovarne la conferma. Dal tempo della guerra la massa operaia delle fabbriche e delle officine russe è diventata molto meno proletaria di prima, giacché durante la guerra entravano nelle officine coloro che volevano sottrarsi al servizio militare. Questo è un fatto universalmente noto. (…)””. (pag 349)”,”LEND-221″ “LENIN V.I.”,”Teoria della questione agraria.”,”Marx su ripartizione ‘americana’ (critica di Marx a Kriege) (pag 201) Il capitalismo e l’ agricoltura negli Stati Uniti d’ America. (pag 265) “”Ma il flagello capitalistico che voi pensate invano di poter evitare, storicamente è un bene perché affretterà grandemente lo sviluppo sociale e avvicinerà di molto le nuove forme superiori del movimento comunista. Il colpo inferto alla proprietà fondiaria faciliterà gli inevitabili colpi ulteriori contro la proprietà in generale (…)””. (pag 208) “”Il paese d’ avanguardia del più moderno capitalismo presenta un interesse particolare per lo studio della struttura sociale-economica dell’ agricoltura contemporanea e della sua evoluzione. Gli Stati Uniti non hanno rivali che li eguaglino, né per la rapidità con la quale si è sviluppato il capitalismo alla fine del secolo XIX e al principio del XX, né per l’ alto livello raggiunto nello sviluppo capitalistico, né per l’ immensa superficie coltivata con un’ attrezzatura tecnica rispondente all’ ultima parola della scienza, adeguata alla considerevole varietà delle condizioni naturali e storiche, né per la libertà politica e per il livello di civiltà della massa della popolazione. Per molti rispetti, questo paese è il modello e l’ ideale della nostra civiltà borghese””. (pag 266, Lenin 1914-1915)”,”LEND-222″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 1. 1893-1894. Nouvelles transformations economiques dans la vie paysanne. A propos de la questione dite des marchés. Ce que sont les “”Amis du peuple”” et comment ils luttent contre les social-démocrates. Le contenu economique du populisme et la critique qu’en fait dans son livre M. Strouve.”,”””Questa volta ancora il piccolo borghese vuole troncare le cose e spiegare la natura borghese propria della nostra “”società”” durante tutta l’ epoca che seguì l’ abolizione della servitù della gleba con una sorta di entusiasmo effimero momentaneo, con una moda. Gli alberi gli impediscono di vedere la foresta, questo è il tratto principale del pensiero piccolo borghese””. (pag 416)”,”LEND-223″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 2. 1895-1897. Friedrich Engels. Pour caractériser le romanticisme économique. Le tâches des socialdémocrates russes. Quel héritage renions-nous?”,”””Cosa si trova alla base del dominio che esercita la classe dei capitalisti sulla massa dei lavoratori? Il possesso da parte dei capitalisti, a titolo di proprietà privata, dell’ insieme delle fabbriche, officine, miniere, macchine e strumenti di lavoro; il fatto che essi detengono enormi estensioni di terra.”” (pag 104) “”riconoscere il carattere progressivo del grande capitale in rapporto alla piccola produzione non è farne l’ ‘apologia’”” (pag 267) “”Per associare il lavoro produttivo di tutti all’ istruzione di tutti, occorre evidentemente imporre a tutti l’ obbligo di prendere parte al lavoro produttivo””. (pag 486)”,”LEND-224″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 3. Le developpement du capitalisme en Russie. Une critique acritique.”,”Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Opera di Lenin redatta nel 1896-1899 e pubblicata per la prima volta alla fine di marzo 1899. Conforme al testo della seconda edizione del libro (1908). Sulla questione della rovina dei piccoli produttori (disgregazione contadina) Lenin si riferisce al punto di vista di Marx. “”L’ espropriazione e l’ espulsione di una parte della popolazione rurale non solo rende disponibile nello stesso tempo gli operai i loro mezzi di sussistenza e di lavoro per il capitalista industriale, ma crea il mercato interno”” (Il Capitale, I, 778). Si vede dunque che dal punto di vista teorico astratto, la rovina dei piccoli produttori in una società in cui l’ economia mercantile e il capitalismo sono in via di sviluppo ha delle conseguenze esattamente opposte a quelle che M.M. N.-on e V.V. deducono: lungi dal provocare un restringimento del mercato interno, in effetti, essa provoca la formazione di questo mercato””. (pag 33)”,”LEND-225″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 4. 1898 – avril 1901. “”A propos de notre statistique des fabriques et des usines. Le capitalisme dans l’ agricolture. Protestation des social-democrates de Russie. Projet de programme pour notre parti. A propos des greves. Comment l’ ‘Iskra’ faillit s’eteindre. Les objectif immediats de notre mouvement. Le parti ouvrier et la paysannerie.”””,”Contiene le recensioni di LENIN ai libri di BOGDANOV, PARVUS, GVOZDEV e KAUTSKY. “”Infine, dopo lo strato medio, viene la massa degli strati inferiori del proletariato. E’ certo possibile che il giornale socialista sia loro interamente o pressoché interamente inaccessibile (…), ma sarebbe assurdo dedurne che il giornale dei socialdemocratici deve adattarsi al livello più basso possibile degli operai. Ne consegue solo che per agire su questi strati, occorrono altri mezzi di agitazione e di propaganda: opuscoli molto popolari, l’ agitazione orale, e soprattutto dei volantini sugli avvenimenti locali. I socialdemocratici devono però andare più lontano: è possibile che i primi sforzi per risvegliare la coscienza degli strati operai inferiori debbano essere compiuti attraverso l’ azione educativa legale. (…) ‘Non bisogna confondere la tattica e l’ agitazione’ – dice Kautsky nel suo libro contro Bernstein. ‘Il modo di agitazione deve adattarsi alle condizioni individuali e locali. In materia d’ agitazione, bisogna lasciare a ciascun agitatore la libertà di scegliere i mezzi di cui dispone (…). L’ agitatore deve parlare in modo da farsi comprendere; deve parlare di ciò che è ben conosciuto dai suoi ascoltatori. (…) L’ agitazione deve essere individualizzata, ma la nostra tattica, la nostra attività politica deve essere una’. Queste parole di un rappresentante eminente della teoria socialdemocraitca contengono un’ eccellente apprezzamento dell’ agitazione nel quadro dell’ attività generale del Partito. Esse mostrano quanto siano infondate le apprensioni di quelli che pensano che la formazione di un partito rivoluzionario che conduca una lotta politica impedirà l’ agitazione, la sospingerà in secondo piano o restringerà la libertà degli agitatori. Al contrario (…) è solo in un partito organizzato che gli uomini adatti al lavoro di agitazione potranno consacarsi interamente a questo compito (…). Ma esagerare così un aspetto dell’ attività a detrimento delle altre, e voler gettare interamente (…) gli altri aspetti, minaccia il movimento operaio russo di conseguenze ancor più disastrose””. (pag 290-291)”,”LEND-226″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 5. Mai 1901 – Fevrier 1902. Par où commencer? La questione agraire et les “”critiques”” de Marx. Que faire?”,”””Ricordatevi, inoltre, che i comunisti devono sosteneri ogni movimento rivoluzionario diretto contro il regime esistente. Queste parole sono sovente comprese in modo troppo ristretto, escludendo l’ opposizione liberale. Non bisogna dimenticare che ci sono delle epoche in cui ogni urto con il governo a proposito di interessi generali progressivi, anche in sé infimo, può, in certe condizioni (e il nostro appoggio è una di queste condizioni) trasformarsi in una conflagrazione generale””. (pag 347)”,”LEND-227″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 6. Janvier 1902 – août 1903. Materiaux pour l’ élaboration du programme du POSDR. Aux paysans pauvres.”,”‘Materiaux pour l’ élaboration du programme du POSDR. Aux paysans pauvres.’ Progetto di statuto del POSDR. 1. E’ membro del partito chiunque riconosca il suo programma e sostenga il partito sia materialmente che militando personalmente in una delle sue organizzazioni. (…) 10. Tutta l’ organizzazione del partito è tenuta a fornire al Comitato Centrale e all’ organo centrale tutte le informazioni necessarie sulla sua attività e i suoi effettivi. (pag 499-500, 2° Congresso del POSDR, 1903)”,”LEND-228″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 7. Septembre 1903 – Décembre 1904. Relations du IIe Congres du POSDR. Un pas en avant, deux pas en arriere. La campagne des zemstvos et le plan de l’ ‘Iskra’.”,”‘Relations du IIe Congres du POSDR. Un pas en avant, deux pas en arriere. La campagne des zemstvos et le plan de l’ ‘Iskra”. I compiti della gioventù rivoluzionaria (pag 38) “”La concorrenza non è possibile (e ineluttabile) che tra una organizzazione politica e un’ altra organizzazione ugualmente politica, tra una tendenza politica e un’ altra tendenza politica. Tra una società di mutuo soccorso e un circolo rivoluzionario, la rivalità è impossibile (…). Ma se, in questa società di mutuo soccorso si afferma una certa tendenza politica – non per aiutare i rivoluzionari per esempio (…) – allora la concorrenza e la lotta aperta sono obbligatorie per ogni “”politica”” onesta.”” (pag 47) Sulla cooptazione nei comitati e sul diritto del Comitato centrale del partito di introdurre nuovi membri (giugno 1904) (pag 458)”,”LEND-229″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 8. Janvier-Juillet 1905. Journées revolutionnaires. La social-democratie et le gouvernement revolutionnaire provisoire. IIIe Congres du POSDR. L’ armée revolutionnaire et le gouvernement revolutionnaire”,”‘Journées revolutionnaires. La social-democratie et le gouvernement revolutionnaire provisoire. IIIe Congres du POSDR. L’ armée revolutionnaire et le gouvernement revolutionnaire’. “”Ora, il proletariato non forma attualmente che la minoranza della popolazione russa. Esso non può divenire una maggioranza enorme, schiacciante, che unendosi alla massa dei semi-proletari, dei semi-padroni, ovvero alla massa povera della piccola borghesia delle città e delle campagne. Questa composizione della base sociale della dittatura rivoluzionaria democratica, possibile e desiderabile, influirà, evidentemente, sulla composizione del governo rivoluzionario, renderà inevitabile l’ entrata, o anche la preponderanza, in questo governo dei rappresentanti più eterogenei della democrazia rivoluzionaria. Sarà estremamente nocivo farci la minima illusione a questo riguardo. Se, vuoto e risonante, Trotsky scrive adesso (malaugaratamente al fianco di Parvus) che “”un prete Gapon ha potuto apparire una volta”” ma che “”un secondo Gapon è impossibile””, non lo scrive perché è vuoto e risonante. Se non ci sarà posto in Russia per un secondo Gapon, non ci sarà posto per una rivoluzione democratica veramente “”grande””, che vada fino in fondo””. (pag 292)”,”LEND-230″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 9. Juin-novembre 1905. Deux tactiques de la social-democratie dans la revolution democratique. Le proletariat combat, la bourgeoisie se faufile au pouvoir. Le socialisme et les paysans. Socialisme petit-bourgeois et socialisme proletarien.”,”””Innanzitutto, quella è una calunnia contro Bebel, una calunnia nello stile di Novoie Vrémia. Bebel ha sempre tracciato, senza riserve, una “”linea di demarcazione”” tra la democrazia borghese e la democrazia proletaria””. (pag 331, Lenin, 1905)”,”LEND-231″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 10. Novembre 1905- Juin 1906. De la reorganization du parti. L’ organisation du parti e la litterature de parti. La victoire des cadets et le tâches du parti ouvrier. Rapport sur le Congrès d’ unification du P.O.S.D.R.”,”‘De la reorganization du parti. L’ organisation du parti e la litterature de parti. La victoire des cadets et le tâches du parti ouvrier. Rapport sur le Congrès d’ unification du P.O.S.D.R.’ Sulla questione agraria: “”E da un punto di vista rigorosamente scientifico, dal punto di vista delle condizioni di sviluppo capitalistico in generale, dobbiamo assolutamente dire, se non vogliamo essere in disaccordo con il terzo tomo del Capitale, che la nazionalizzazione della terra è possibile in una società borghese, che essa contribuisce allo sviluppo economico, che facilita la concorrenza e l’ afflusso dei capitali nell’ agricoltura, che riduce il prezzo del grano, ecc. ecc.””. (pag 361)”,”LEND-232″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 11. Juin 1906 – janvier 1907. La dissolution de la Douma et le tâches du prolètariat. Les enseignements de l’ insurrection de Moscou. La guerre de partisans. La social-democratie et les accords electoraux”,”‘La dissolution de la Douma et le tâches du prolètariat. Les enseignements de l’ insurrection de Moscou. La guerre de partisans. La social-democratie et les accords electoraux’ “”Il fenomeno che ci interessa , è la lotta armata. Essa è condotta da individui e da piccoli gruppi di individui. Parzialmente, essi aderiscono ad organizzazioni rivoluzionarie; parzialmente (e, in certe località della Russia in gran parte) essi non appartengono ad alcuna organizzazione rivoluzionaria. (…) Questo metodo di lotta sociale è adottato di preferenza, e anche esclusivamente, dagli elementi declassati della popolazione, lumpen-prolétariat e gruppi anarchici. Come forma di lotta di “”reazione”” da parte dell’ autocrazia; conviene citare lo stato d’ assedio, la mobilitazione di nuove truppe, i pogroms di Centoneri (Siedlce), le corti marziali. Abitualmente la valutazione di questa forma di lotta si riassume così: è l’ anarchismo, il blanquismo, un ritorno al vecchio terrorismo; sono degli atti di individui che hanno perso il contatto con le masse, che demoralizzano gli operai, distolgono da questi le simpatie di larghe cerchie della popolazione, disorganizzano il movimento e nuociono alla rivoluzione.”” (pag 219)”,”LEND-233″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 12. Janvier-juin 1907. La tactique du POSDR dans la campagne electorale. Les bolcheviks et la petite bourgeoisie. A propos de la revolution nationale. Le Ve congres du POSDR. Attitute envers les partis bourgeois.”,”‘La tactique du POSDR dans la campagne electorale. Les bolcheviks et la petite bourgeoisie. A propos de la revolution nationale. Le Ve congres du POSDR. Attitute envers les partis bourgeois. Voto nei quartieri operai di Pietroburgo competizione tra socialdemocrazia (bolscevichi, menscevichi) e socialisti rivoluzionari. (pag 57-92) Prefazione di Lenin alla traduzione russa delle lettere di Marx a Kugelmann (pag 101) “”Il marxismo menscevico è un marxismo rimaneggiato a misura del liberalismo borghese”” (pag 503)”,”LEND-234″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 13. Juin 1907 – avril 1908. Contre le boycottage. Le congres socialiste international de Stuttgart. La question agraire et les “”critiques de Marx””. Programme agraire de la socialdcemocratie dans la premiere revolution russe de 1905-1907″,”‘Contre le boycottage. Le congres socialiste international de Stuttgart. La question agraire et les “”critiques de Marx””. Programme agraire de la socialdcemocratie dans la premiere revolution russe de 1905-1907′. “”Il marxismo, contrariamente alla concezione naïve del populismo, analizza il nuovo regime in via di formazione”” (pag 311) “”La teoria di Marx distingue due forme di rendita: differenziale e assoluta””. (pag 312) “”La rendita differenziale si forma ineluttabilmente in regime capitalistico, anche se la proprietà privata del suolo è totalmente abolita. Con l’ esistenza della proprietà fondiaria, è il possessore della terra che riceverà questa rendita poiché la concorrenza dei capitali obbligherà il coltivatore (il gestore) ad accontentarsi del profitto medio del capitale. Se la proprietà privata del suolo si trova abolita, è lo Stato che riceverà questa rendita. Questa rendita non può essere soppressa finché esiste il modo di produzione capitalistico. La rendita assoluta proviene dalla proprietà privata della terra.”” (pag 313) Come il liberalismo internazionale giudica Marx. “”Un eroe di Turgenev (1) aveva trasformato nel modo seguente i versi del grande poeta tedesco: Wer den Feind will versteh’n, Muss in Feindes Lande geh’n ovvero: “”chi vuole conoscere il suo nemico deve andare nel paese di questo nemico””, prendere conoscenza sul posto delle abitudini, dei costumi, dei metodi di ragionamento e d’ azione del suo nemico””. Lo stesso, i marxisti devono gettare un colpo d’occhio sul modo in cui hanno reagito alla celebrazione del 25° anniversario della morte di Marx i principali organi della stampa politica dei diversi paesi, in particolare i giornali borghesi liberali e “”democratici”” (…)””. (pag 514)”,”LEND-235″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 14. 1908. Materialisme et empiriocriticisme. Dix questions au conferencier.”,”‘Materialisme et empiriocriticisme. Dix questions au conferencier’. “”il materialismo, in pieno accordo con le scienze della natura, considera la materia come il dato primo, e la coscienza, il pensiero, la sensazione come il dato secondo (…)””. (pag 44)”,”LEND-236″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 15. Mars 1908 – août 1909. Les matieres inflammables de la politique mondiale. Leon Tolstoi, miroir de la revolution russe. Une manifestation pacifiste des ouvriers anglais et allemands. Conference de la redaction elargie du ‘Proletari’.”,”‘Les matieres inflammables de la politique mondiale. Leon Tolstoi, miroir de la revolution russe. Une manifestation pacifiste des ouvriers anglais et allemands. Conference de la redaction elargie du ‘Proletari’.’ Contiene l’ articolo: ‘Le materie infiammabili della politica mondiale’ (pag 194) “”Al presente, tutti parlano o si sentono come quell’ operaio tessitore che dichiarava in una lettera al suo giornale sindacale: i padroni ci hanno ripreso tutto quello che avevamo conquistato, i capi ricominciano a farci subire le loro vessazioni, ma pazienza, ci sarà un altro 1905. Pazienza, ci sarà un altro 1905, Ecco ciò che pensano gli operai.”” (pag 51, Per ben giudicare la rivoluzione russa)”,”LEND-237″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 16. Septembre 1909 – décembre 1910. La fraction des partisans de l’ otzovisme dt de la construction de dieu. A propos de ‘Viekhi’. Leon Tolstoi. La signification historique de la lutte au sein du parti en Russie.”,”‘La fraction des partisans de l’ otzovisme dt de la construction de dieu. A propos de ‘Viekhi’. Leon Tolstoi. La signification historique de la lutte au sein du parti en Russie.’ Nella commissione sulle cooperative due tendenze sono improvvisamente venute alla luce. Una è quella di Jaures e di Elm. Quest’ultimo è stato uno dei quattro delegati tedeschi alla commissione sulle cooperative, è intervenuto in quanto rappresentante dei tedeschi, in uno spirito nettamente opportunista. L’ altra tendenza è la tendenza belga””. (pag 292)”,”LEND-238″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 17. Décembre 1910 – avril 1912. De certaines particularités du développement historique du marxisme. Leon Tolstoi et son époque. Le congrés du Parti social-démocrate anglais. Hyndman et Marx. VIe Congrès du P.O.S.D.R. (“”Conference de Prague).”,”””De certaines particularités du développement historique du marxisme. Leon Tolstoi et son époque. Le congrés du Parti social-démocrate anglais. Hyndman et Marx. VIe Congrès du P.O.S.D.R. (“”Conference de Prague).”” ‘Hyndman e Marx’: “”Sono appena state pubblicate le voluminose memorie di Henry Mayers Hyndman, uno dei fondatori e capi del “”partito social-democratico”” inglese. Il libro, intitolato “”Racconto di una vita avventurosa”” (1), è composto da circa 500 pagine; presenta in uno stile pieno di verve i ricordi dell’ autore: la sua attività politica e le “”persone celebri”” che ha conosciuto””. (…) Cominciamo con i ricordi di Hyndman su Marx (…).”” (pag 310)”,”LEND-239″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 18. Avril 1912 – mars 1913. A la memoire de Herzen. Les partis poliques en Russie. Démocratie et populisme en Chine. Les discussions sur la politique ouvrière des libéraux en Angleterre. Les destinées historiques de la doctrine de Karl Marx.”,”””A la memoire de Herzen. Les partis poliques en Russie. Démocratie et populisme en Chine. Les discussions sur la politique ouvrière des libéraux en Angleterre. Les destinées historiques de la doctrine de Karl Marx””. Democrazia e populismo in Cina. (pag 162) “”E Sun Yat-sen con un candore incomparabile, verginale, potrà dire, fatta a pezzi da lui stesso la sua teoria populista reazionaria e riconoscendo ciò che la vita spinge a confessare, ovvero che “”la Cina è alla vigilia di un gigantesco sviluppo industriale”” (ovvero il capitalismo) “”prenderà enormi proporzioni””, che “”in 50 anni si avranno da noi molte Shanghai””, ovvero dei centri popolosi di prosperità capitalistica e di bisogno e di miseria proletaria””. (pag 166) “”La democrazia borghese rivoluzionaria, rappresentata da Sun Yat-sen, cerca a giusto titolo la via verso il “”rinnovamento”” della Cina sviluppando al massimo l’ autonomia, la decisione e l’ audacia delle masse contadine nel dominio delle riforme politiche ed agrarie. Infine, più il numero delle Shanghai crescerà in Cina, e più il proletariato cinese si svilupperà””. (pag 168)”,”LEND-240″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 19. Mars-décembre 1913. Les trois sources et les trois parties constitutives du marxisme. Le capitalisme et les impots. Marxisme et réformisme. La correspondance entre Marx et Engels.”,”””Les trois sources et les trois parties constitutives du marxisme. Le capitalisme et les impots. Marxisme et réformisme. La correspondance entre Marx et Engels.”” Questione petrolio: “”La Russia e l’ America fornivano insieme, nel 1900, più di 9/10 dell’ estrazione mondiale del petrolio, e più degli 8/10 nel 1910″”. (pag 25) “”Il capitalismo mondiale e il movimento russo del 1905 hanno definitivamente risvegliato l’ Asia””. (pag 79) Paura del tunnel: A proposito del progetto di scavo di un tunnel sotto la Manica per unire l’ Inghilterra al continente europeo bloccato per timori di un’ invasione militare (pag 417) “”Barbarie civilizzata””. “”La barbarie capitalista è più forte di ogni civiltà”” (pag 418)”,”LEND-241″ “LENIN V.I., a cura di Paolo ARENA”,”Momenti della rivoluzione russa.”,”””La classe operaia bolscevica russa è stata sempre internazionalista a fatti e non a vane parole; essa era ben altro che gli ignobili eroi della II Internazionale, i quali tradivano alleandosi direttamente con la loro borghesia, ovvero si contentavano di chiacchiere (come Kautsky, Otto Bauer e C.) inventando dei pretesti per rinnegare la rivoluzione, per combattere ogni grande azione rivoluzionaria audace, biasimando ogni sacrificio di interessi strettamente nazionali offerto per il progresso della rivoluzione proletaria””. (pag 132) “”Compagni, il problema della politica estera e delle relazioni internazionali ci si è presentato fin dal tempo della rivoluzione d’ ottobre. Era questo il problema più essenziale, non solo perché l’ imperialismo chiude tutti i paesi in un potente e inestricabile sistema, in un blocco di sangue e di fango, si potrebbe dire, ma soprattutto perché la vittoria completa della rivoluzione socialista è impossibile in una sola nazione; essa esige perlomeno un concorso attivo di grandi nazioni evolute, fra le quali non si trova la Russia. Ecco perché sorge la domanda: potremo noi ottenere lo scoppio della rivoluzione negli altri paesi? e quale resistenza saremo in grado di opporre all’ imperialismo? Era uno dei problemi più vitali per la rivoluzione””. (pag 134) “”Ma qui non siamo nell’ Africa centrale; qui i soldati, per quanto forte possa essere il loro esercito, si “”disfanno”” quando incontrano una rivoluzione. L’ esempio della Germania dimostra che questa non è una frase. In Germania, in ogni caso, la disciplina dei soldati era esemplare. Quando i tedeschi entrarono in Ucraina, altri motivi li posero ancora fuori di ogni disciplina.”” (pag 140)”,”LEND-268″ “LENIN V.I., a cura di Paolo ARENA”,”Momenti della rivoluzione russa.”,”Dal capitolo ‘Il discorso del 29 marzo 1922′ (l’ ultimo discorso di Lenin). (parte: La ritirata è terminata). (pag 322) “”Alcuni di essi fanno finta di essere comunisti, ma fra loro vi sono uomini più leali: Ustrialov per esempio. Credo che fosse ministro sotto Kolciak. Egli non è d’accordo coi suoi camerati; e dice: “”Dite del comunismo tutto il bene che volete, ma io affermo che non si tratta di una tattica, ma di una forma evolutiva.”” Credo che Ustrialov ci sia molto utile per la franchezza delle sue affermazioni. Tutti noi sentiamo ogni giorno, ed io più degli altri a causa delle mie funzioni, tante menzogne comuniste sdolcinate, tante “”commenzogne””, da farci venire la nausea e talvolta atrocemente. Ed ecco che al posto di questa “”commenzogna”” ricevete un numero della Smiena Viekh che vi dichiara a bruciapelo: “”Tutto questo non è ciò che immaginate: in realtà voi navigate verso una comune palude borghese sulla quale si agitano alcune bandiere comuniste con ogni genere di belle parole scrittevi su””. (…) “”Io sono per il potere dei Soviet in Russia, dice Ustrialov che è stato un cadetto, un borghese, un seguace dell’ intervento, sono per il Potere Sovietico perché si è incamminato sulla via che lo porta ad un potere borghese normale””. (…) Un’ evoluzione come la prevedeva Ustrialov è possibile. La storia ha visto ogni sorta di metamorfosi””. (pag 322-323) “”Il centro di gravità dev’ essere la scelta degli uomini e la verifica pratica dei risultati del loro lavoro”” (pag 334) Dal capitolo: Il testamento politico (pag 335) “”Mi sovviene che Napoleone scriveva: “”Si attacca e poi si vede””. In libera interpretazione questo significa: “”Bisogna cominciare con l’ attaccare una lotta seria, in seguito si vedrà ciò che succede””. Fu questo che facemmo nell’ ottobre 1917, attaccando una lotta seria; solamente in seguito abbiamo potuto discernere i particolari dell’ evoluzione – e dal punto di vista della storia mondiale questi non sono che particolari – come la pace di Brest, la NEP, ecc.. Oggi non c’è più dubbio: in linea essenziale abbiamo riportato la vittoria””. (pag 341)”,”RIRO-262″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 20. Décembre 1913-aoüt 1914. Notes critiques sur la question nationale””. Du droit des nations a disposer d’ elles-memes. La lutte ideologique dans le moviment ouvrier. Rapport du comité central du parti ouvrier socialdemocrate de russie et instruction à la délégation du comité central à la Conférence de Bruxelles. Paysannerie et travail salarié. La question agraire en Russie.”,”Notes critiques sur la question nationale””. Du droit des nations a disposer d’ elles-memes. La lutte ideologique dans le moviment ouvrier. Rapport du comité central du parti ouvrier socialdemocrate de russie et instruction à la délégation du comité central à la Conférence de Bruxelles. Paysannerie et travail salarié. La question agraire en Russie. “”La grande produzione, le macchine, le ferrovie, il telefono, tutto ciò offre mille possibilità di ridurre di quattro volte il tempo di lavoro degli operai organizzati, assicurando loro quattro volte di più il benessere che hanno adesso””. (Il sistema Taylor, asservimento dell’ uomo, pag 157 “”K. Legien ha raccolto una enorme documentazione sul movimento sindacale americano, ma è stato assolutamente incapace di trarre partito dalla sua lavoro (…). Anche gli statuti dei sindacati americani, che interessano in modo particolare Legien, non sono né studiati, né analizzati, ma solamente tradotti, senza metodo e non completamente””. (pag 264, Quello che non bisogna imitare nel movimento operaio tedesco) “”Un operaio non saprà essere cosciente se resta indifferente alla storia del suo movimento”” (pag 290, La lotta ideologica nel movimento operaio)”,”LEND-242″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 21. Août-décembre 1915. Le tâches de la social-démocratie révolutionnaire dans la guerre européenne. La guerre et la social-démocratie russe. Le socialisme et la guerre. La faillite de la IIe Internationale. A propos du mot d’ ordre des Etats-Unis d’ Europe. Karl Marx.”,”‘Le tâches de la social-démocratie révolutionnaire dans la guerre européenne. La guerre et la social-démocratie russe. Le socialisme et la guerre. La faillite de la IIe Internationale. A propos du mot d’ ordre des Etats-Unis d’ Europe. Karl Marx.’ “”Il termine internazionalismo ritorna molto sovente; si proclama “”una rottura ideologica completa con tutte le varietà del nazionalismo socialista””, si citano le risoluzioni di Stuttgart e Basilea. Le intenzioni sono eccellenti, senza alcun dubbio. Ma… ma è visibile che si ci esalta della parola, perché, in realtà, non è né possibile né necessario rompere “”completamente”” con “”tutte”” le varietà del social-nazionalismo; come non è né possibile né necessario enumerare tutte le varietà di sfruttamento capitalistico per diventare un nemico del capitalismo. Ma è possibile e necessario rompere senza ambiguità con le sue principali varietà, per esempio con quelle di Plechanov, di Potressov (Naché Diélo), del Bund, di Axelrod, di Kautsky.”” (pag 196-197) Contiene lo scritto: ‘Il pacifismo inglese e l’ avversione inglese per la teoria””. (pag 267)”,”LEND-243″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 22. Décembre 1915 – Juillet 1916. Nouvelles données sur les lois du développement du capitalisme dans l’ agriculture. L’ opportunisme et la faillite de la IIe Internationale. La révolution socialiste et le droit des nations à disposer d’elles-mêmes. L’ impérialisme, stade suprême du capitalisme.”,”””Nouvelles données sur les lois du développement du capitalisme dans l’ agriculture. L’ opportunisme et la faillite de la IIe Internationale. La révolution socialiste et le droit des nations à disposer d’elles-mêmes. L’ impérialisme, stade suprême du capitalisme. “”La lettera di Engels a Kautsky. Nel suo opuscolo ‘Le socialisme et la politique coloniale’ (Berlin, 1907), Kautsky, che era ancora marxista a quell’ epoca, ha pubblicato una lettera che Engels gli aveva indirizzato il 12 settembre 1882 e che presenta un immenso interesse riguardo alla questione che ci preoccupa: ecco il passaggio principale: “”…A mio avviso, le colonie propriamente dette, ovvero le terre occupate dalla popolazione europea, il Canada, il Capo, l’ Australia, diventeranno tutte indipendenti; per contro, per ciò che concerne i territori solamente asserviti, abitati dagli indigeni, l’ India, l’ Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi, spagnoli, il proletariato dovrà provvisoriamente farsene carico e condurle il più velocemente possibile all’ indipendenza. E’ difficile dire come si svolgerà questo processo. (…)””. “”Una sola cosa è certa: è che il proletariato vittorioso non può imporre una prosperità qualunque ad alcun popolo straniero senza compromettere con ciò la propria vittoria””. Naturalmente, ciò non esclude (…) le guerre difensive di diversa natura”” (…)”” (pag 379-380) 379″,”LEND-244″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 23. Août 1916 – mars 1917. Une caricature du marxisme et à propos de l’ “”économisme impérialiste””. L’ impérialisme et la scission du socialisme. Pacifisme bourgeois et pacifisme socialiste. Rapport sur la révolution de 1905. Lettres de loin.”,”‘Une caricature du marxisme et à propos de l’ “”économisme impérialiste””. L’ impérialisme et la scission du socialisme. Pacifisme bourgeois et pacifisme socialiste. Rapport sur la révolution de 1905. Lettres de loin.’ “”L’ autore pone la questione di sapere in che i socialisti e gli anarchici si differenziano nella loro attitudine nei confronti dello Stato, ma invece di rispondere, risponde a una questione differente, quella delle loro attitudini rispettive relative alle basi economiche della società futura. Certo, questa è una questione molto importante che non potrà essere elusa. Ma non ne consegue che si possa dimenticare l’ essenziale nella differenza di atteggiamento dei socialisti e degli anarchici verso lo Stato. I socialisti vogliono utilizzare lo Stato moderno e le sue istituzioni nella lotta per la liberazione della classe operaia; essi affermano pure la necessità di utilizzare lo Stato sotto una forma di transizione particolare corrispondente al passaggio del capitalismo al socialismo. Questa forma di transizione, che è anche uno Stato, è la dittatura del proletariato. Gli anarchici vogliono “”abolire”” lo Stato, “”farlo saltare”” (“”sprengen””) (…)””. (pag 181-182)”,”LEND-245″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 24. Avril – juin 1917. Le tâches du proletariat dans la presente revolution. Les taches du prolétariat dans notre revolution (project de plate-forme pour le parti du proletariat). La conference de Petrograd-ville du POSD(b)R. La septieme conference de Russie du POSD(b)R (Conference d’ avril). La guerre et la revolution.”,”‘Le tâches du proletariat dans la presente revolution. Les taches du prolétariat dans notre revolution (project de plate-forme pour le parti du proletariat). La conference de Petrograd-ville du POSD(b)R. La septieme conference de Russie du POSD(b)R (Conference d’ avril). La guerre et la revolution.’ “”Il dualismo del potere non riflette che un periodo transitorio dello sviluppo della rivoluzione, il periodo in cui questa ultima è andata al di là di una rivoluzione democratica borghese ordinaria, ma non ha ancora condotto a una dittatura del proletariato e dei contadini “”allo stato puro””””. (pag 53) “”Il vecchio bolscevismo deve essere abbandonato. E’ indispensabile stabilire una demarcazione tra la linea della piccola borghesia e quella del proletariato salariato. Le frasi sul popolo rivoluzionario siano lasciate a un Kerensky ma non al proletariato rivoluzionario.”” (pag 143)”,”LEND-246″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 25. Juin-septembre 1917. Premier Congres de soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Les enseignements de la revolution. La catastrophe imminente et le moyens de la conjurer. L’ etat et la revolution.”,”‘Premier Congres de soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Les enseignements de la revolution. La catastrophe imminente et le moyens de la conjurer. L’ etat et la revolution.’ “”L’ esperienza della rivoluzione russa durante la quale gli avvenimenti, influenzati soprattutto dalla guerra imperialista e la crisi profonda che essa ha provocato, si sono sviluppati con una rapidità estrema, questa esperienza da febbraio a luglio 1917 ha confermato con un vigore e una nettezza rimarcabili il vecchio assioma marxista dell’ instabilità della piccola borghesia””. (pag 262)”,”LEND-247″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 26. Septembre 1917 – fevrier 1918. Les bolcheviks doivent prendre le pouvoir. Le marxisme et l’ insurrection. Les tâches de la revolution. Les bolcheviks garderont-ils le pouvoir? Deuxieme congres des soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Déclaration des droits du peuple travailleur et exploité.”,”””Les bolcheviks doivent prendre le pouvoir. Le marxisme et l’ insurrection. Les tâches de la revolution. Les bolcheviks garderont-ils le pouvoir? Deuxieme congres des soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Déclaration des droits du peuple travailleur et exploité.”” “”Quando tutti i documenti saranno pubblicati, la posizione di crumiri di Zinoviev e di Kamenev apparirà ancora più chiara””. (…) (pag 222) “”Tempi duri. Problema difficile. Tradimento grave. Però il problema sarà risolto, gli operai stringeranno i ranghi, la rivolta contadina e l’ impazienza estrema dei soldati al fronte faranno la loro opera! Stringiamo ancora i ranghi, il proletariato deve vincere!”” (pag 223, 18 ottobre 1917)”,”LEND-248″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 27. Fevrier 1918 – juillet 1918. Le septieme congres du PC(b)R. Les taches immediates du pouvoir des soviets. Sur l’ infantilisme “”de gauche”” et les idees petites-bourgeoises.”,”””Le septieme congres du PC(b)R. Les taches immediates du pouvoir des soviets. Sur l’ infantilisme “”de gauche”” et les idees petites-bourgeoises””. “”Tutto ciò che c’è di cosciente nel proletariato deve esser lanciato nella lotta contro questo elemento piccolo-borghese, che si manifesta direttamente (nell’ appoggio accordato dalla borghesia e i suoi sostenitori. menscevichi, socialisti-rivoluzionari di destra, ecc. a ogni resistenza al potere proletario), e anche indirettamente (in questo ondeggiamento storico di cui danno prova, nelle questioni politiche essenziali, il partito piccolo-borghese dei socialisti-rivoluzionari di sinistra come pure, nel nostro Partito, la corrente “”comunisti di sinitra””; che si abbassa fino ai metodi rivoluzionari piccolo-borghesi e imita i socialisti rivoluzionari di sinistra). Una disciplina di ferro e una dittatura del proletariato apllicata fino in fondo contro le esitazioni piccolo-borghesi: questa è la parola d’ ordine generale del momento.”” (pag 330, 1918)”,”LEND-249″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 28. Juillet 1918 – mars 1919. Lettre aux ouvriers americains. La revolution proletarienne et le renegat Kautsky. Les taches des syndicats. 1er Congres de l’ Internationale communiste.”,”‘Lettre aux ouvriers americains. La revolution proletarienne et le renegat Kautsky. Les taches des syndicats. 1er Congres de l’ Internationale communiste. “”La sfiducia politica riguardo ai rappresentanti dell’ apparato borghese è legittima e indispensabile. Il rifiuto di utilizzarli per la gestione e l’ edificazione è la più grande stupidità, che porta nocumento al comunismo. Chiunque volesse raccomandare un menscevico come socialista, o come dirigente politico, o anche come consigliere politico, commetterebbe un’ errore enorme, perché la storia della Rivoluzione in Russia ha definitivamente provato che i menscevichi (e i socialisti rivoluzionari) non sono dei socialisti, ma dei democratici piccolo-borghesi, capaci, in qualsiasi aggravamento serio della lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, di schierarsi al fianco della borghesia. Ma la democrazia piccolo-borghese è un prodotto inevitabile del capitalismo e non una formazione politica fortuita né una qualunque eccezione; e qui, il vecchio contadiname medio precapitalista, economicamente reazionario, non è il solo “”fornitore”” di questa democrazia; vale lo stesso per le cooperative, queste istituzioni culturali capitaliste, che crescono sul terreno del grande capitalismo, per gli intellettuali ecc..””. (pag 407)”,”LEND-250″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 29. Mars-août 1919. Le projet de programme du PC(b)R. Le VIII congres du PC(b)R. La III Internationale et sa place dans l’ histoire. La grande initiative de l’ etat.”,”‘Le projet de programme du PC(b)R. Le VIII congres du PC(b)R. La III Internationale et sa place dans l’ histoire. La grande initiative de l’ etat.’ “”5°. Tutte le requisizioni arbitrarie, ovvero non fondate sulle disposizioni decretate dal potere centrale devono essere implacabilmente perseguite””. (pag 219) “”Il partito esige che per ciò che concerne i contadini medi, la riscossione dell’ imposta straordinaria sia attenuata in tutti i casi, e che non si esiti a diminuirne l’ ammontare””. (pag 220)”,”LEND-251″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 30. Septembre 1919 – avril 1920. Salut aux communistes italiens, francais et allemands. Au camarade Loriot et à tous les amis francais qui ont adheré a la III Internationale. L’ economie et la politique à l’ epoque de la dictature du proletariat. Rapport presenté au II Congres de Russie des organisations communistes des peuples d’ orient. IX Congres du PC(b)R.”,”‘Salut aux communistes italiens, francais et allemands. Au camarade Loriot et à tous les amis francais qui ont adheré a la III Internationale. L’ economie et la politique à l’ epoque de la dictature du proletariat. Rapport presenté au II Congres de Russie des organisations communistes des peuples d’ orient. IX Congres du PC(b)R.’ “”E’ questa dialettica che i traditori, gli spiriti ottusi e i pedanti della 2° Internazionale non hanno mai potuto comprendere: il proletariato non può vincere senza guadagnare dalla propria parte la maggioranza della popolazione. Ma limitare o subordinare questa conquista all’ ottenimento della maggioranza dei voti alle elezioni, sotto il dominio della borghesia, è fare prova di incurabile mancanza di spirito, o è semplicemente ingannare gli operai. Per conquistare la maggioranza della popolazione al proprio fianco, il proletariato deve primariamente rovesciare la borghesia e impadronirsi del potere dello Stato; deve secondariamente instaurare il potere dei Soviets, dopo aver demolito a fondo il vecchio apparato dello Stato, minando così in un sol colpo il dominio, il prestigio, l’ influenza della borghesia e dei conciliatori piccolo-borghesi sulle masse lavoratrici non proletarie. Deve in terzo luogo terminare l’ opera di distruzione dell’ influenza della borghesia e dei conciliatori piccolo-borghesi sulla maggioranza delle masse lavoratrici non proletarie, soddisfacendo con mezzi rivoluzionari i loro bisogni economici a spese degli sfruttatori””. (pag 272)”,”LEND-252″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 31. Avril-décembre 1920. La maladie infantile du communisme (le ‘Gauchisme’). IIé Congres de l’ Internationale communiste. Lettres aux ouvriers allemands et francais. Le taches des unoins de la jeunesse. VIII COngres des soviets de Russie.”,”‘La maladie infantile du communisme (le ‘Gauchisme’). IIé Congres de l’ Internationale communiste. Lettres aux ouvriers allemands et francais. Le taches des unoins de la jeunesse. VIII COngres des soviets de Russie’. “”Compagni, Serrati ha detto: non abbiamo ancora inventato il sincerometro; designando con questo neologismo francese uno strumento in grado di misurare la sincerità; un tale strumento non è ancora stato inventato. Non ne abbiamo assolutamente bisogno; per contro, possediamo già uno strumento che permette di apprezzare le tendenze. E il torto, di cui parlerò più avanti, del compagno Serrati è stato quello di aver disprezzato questo strumento conosciuto da lungo tempo. (…)””. (pag 254, Discorso sulle condizioni di ammissione all’ Internazionale comunista, 30 luglio) “”Vorrei dire qualche parola soltanto a proposito del compagno Crispien. (…) A una osservazione Crispien ha risposto: “”La dittatura, non è una novità, se ne parlava già nel Programma di Erfurt””. Questo programma non dice niente; e la storia ha provato che non è un azzardo. (…) Così la dittatura del proletariato è stata inclusa nel nostro programma del 1903. Quando il compagno Crispien dice adesso che la dittatura del proletariato non è una novità, e aggiunge: “”Siamo sempre stati per la conquista del potere politico””, questo significa eludere il fondo del problema. Si ammette la conquista del potere politico, ma non la dittatura. (…) Il compagno Crispien continua: “”Siamo dei capi eletti dalle masse””. E’ un punto di vista formale e falso perché, all’ ultimo congresso di partito degli Indipendenti tedeschi, la lotta tra le tendenze ci era apparsa chiara. Non c’è bisogno di ricercare un sincerometro e di scherzare su questo tema, come fa il compagno Serrati, per stabilire questo semplice fatto che la lotta di tendenza deve esistere ed esiste; una delle tendenze raccoglie gli operai rivoluzionari, recentemente venuti a noi e avversari dell’ aristocrazia operaia; l’ altra tendenza, è l’ aristocrazia operaia guidata in tutti i paesi civilizzati dai vecchi capi.”” (pag 254-255, Discorso sulle condizioni di ammissione all’ Internazionale comunista, 30 luglio).”,”LEND-253″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 32. Décembre 1920 – août 1921. Le plan economique unique. X Congres du PC(b)R. L’ impot en nature. III Congres de l’ Internationale communiste.”,”””Le plan economique unique. X Congres du PC(b)R. L’ impot en nature. III Congres de l’ Internationale communiste’. “”Perché cambiare il nome del partito? – domanda il compagno Lazzari. – Non è pienamente soddisfacente?”” Non possiamo condividere questo punto di vista. Conosciamo la storia della 2° Internazionale, la sua caduta e il suo fallimento. Non conosciamo la storia del partito tedesco? Non sappiamo che la grande disgrazia del movimento operaio tedesco è di non aver operato la rottura prima della guerra? Ciò è costato la vita a 20.000 operai, consegnati al governo tedesco da parte degli scheidemaniani e i centristi, a causa delle loro polemiche e delle loro proteste contro i comunisti tedeschi.”” (pag 493)”,”LEND-254″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 33. Août 1921 – mars 1923. La nouvelle politique économique et les taches des instructeurs politiques. XI Congres du PC(b)R. De la cooperation. Comment reorganiser l’ inspection ouvriere et paysanne? Mieux vaut moins mais mieux.”,”””La nouvelle politique économique et les taches des instructeurs politiques. XI Congres du PC(b)R. De la cooperation. Comment reorganiser l’ inspection ouvriere et paysanne? Mieux vaut moins mais mieux.”” “”Per realizzare questo miglioramento, occorre sbarazzare il partito dagli elementi che perdono il contatto con la massa (senza parlare, ben inteso, degli elementi che disonorano il partito agli occhi della massa). E’ evidente che non obbediremo a tutte le suggestioni della massa perche anch’essa qualche volta si lascia influenzare, soprattutto negli anni di fatica estrema, di superlavoro, di privazioni e di sofferenze eccessive, da delle idee che sono niente meno che avanzate. Ma eminentemente preziose sono le indicazioni della massa proletaria senza-partito, e in molte occasioni quelle della massa contadina senza-partito, per giudicare gli uomini, ripudiare gli “”intrusi””, i “”grandi signori””, i “”burocratizzati””. La massa laboriosa sente con un istinto ammirevole la differenza tra i comunisti onesti e devoti e quelli che ispirano un sentimento di disgusto all’ uomo che guadagna il pane con il sudore della fronte, a quello che non ha alcun privilegio, alcun “”privilegio-speciale””. (pag 31-32)”,”LEND-255″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 34. Lettres. Novembre 1895-1911.”,”””Il vostro articolo tocca un soggetto molto interessante, d’ estrema attualità. Recentemente, il Leipziger Volkszeitung (1) nel suo editoriale derideva i partigiani del zemstvo a causa del loro congresso di settembre, essi “”giocano alla costituzione””, hanno già l’ aria di essere dei parlamentari, ecc. ecc.. L’ errore di Parvus e di Martov richiede assolutamente un’ analisi di questo punto di vista. Ma voi non fornite una analisi. A mio avviso, occorre rifare l’ articolo in una di queste due direzioni: o riportare il centro di gravità sui nostri nuovi iskristi “”che giocano al parlamentarismo””, dimostrare in dettaglio l’ importanza relativa, temporanea del parlamentarismo, la superficialità delle “”illusioni parlamentari”” in un’ epoca di lotta rivoluzionaria, ecc., spiegando questo a partire dall’ abc (molto utile per i Russi!) e servendosi di Hilferding proprio per illustrare, molto discretamente. O si prende Hilferding per base, in questo caso occorre rivedere meno l’ articolo, dandogli un altro titolo, ma presentando più nettamente il modo stesso con cui Hilferding pone il problema.”” (pag 364, Lenin a Lunacharskij, 11 ottobre 1905) (1) organo dell’ ala sinistra della socialdemocrazia tedesca (quotidiano dal 1894 al 1933). Diretto per vari anni da F. MEHRING e R. LUXEMBURG. Dal 1917 al 1922 fu l’ organo degli ‘indipendenti’ tedeschi. Dopo il 1922 organo dei socialdemocratici di destra.”,”LEND-256″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 35. Lettres. Février 1912-décembre 1922.”,”””Caro compagno, La Pravda ha oggi citato degli estratti dell’ articolo di Kautsky contro il bolscevismo (dal Sozialistische Auslandpolitik). La vergognosa inettitudine, il farfugliantemente puerile e l’ opportunismo più piatto di Kautsky sollevano la questione: perché non facciamo niente per lottare contro lo svilimento teorico del marxismo da parte di Kautsky? Si può tollerare che anche della persone come Mehring e Zetkin rinneghino Kautsky più “”moralmente”” (se è consentito esprimersi così) che teoricamente. Kautsky, dicono, non ha trovato di meglio che attaccare adesso i bolscevichi. E’ questo un argomento? Si può indebolire così una posizione? Ma questo equivale semplicemente a fornire della armi a Kautsky!! E ciò al posto di scrivere: Kautsky non ha assolutamente compreso e ha snaturato in un modo puramente opportunista l’ insegnamento di Marx sullo Stato l’ insegnamento di Marx sulla dittatura del proletariato l’ insegnamento di Marx sulla democrazia borghese l’ insegnamento di Marx sul parlamentarismo l’ insegnamento di Marx sul ruolo e l’ importanza della Comune, ecc. Occorrerrà prendere le misure seguenti: (…)””. pag 369-370, lettera di Lenin a V.V. Voroski, 20.IX.1918)”,”LEND-257″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 36. 1900-1923. Lettres au congres. Attribution de fonctions legislatives au Gosplan. La question des nationalites ou de l’ “”autonomie””. Lettres de 1900-1923.”,”Lettera al Congresso (Testamento). “”Raccomando di procedere seduta stante, in questo congresso, ad una serie di cambiamenti politici. Tengo a farvi partecipi delle riflessioni che considero particolarmente importanti. Innanzitutto propongo di portare gli effettivi del Comitato Centrale a varie decine e anche a un centinaio di membri. Mi sembra che il nostro Comitato Centrale sarà minacciato di gravi pericoli se il corso degli avvenimenti non ci sarà perfettamente favorevole (cosa su cui non possiamo comunque contare) e se non intraprendiamo questa riforma. Penso poi di proporre al Congresso di conferire un carattere legislativo, a certe condizioni, alle decisioni della Commissione del Piano di Stato, aderendo al desiderio del compagno Trotsky, in una certa misura e a certe condizioni. Per ciò che concerne il primo punto, ovvero l’ aumento degli effettivi del Comitato Centrale, penso che ciò sarà necessario per accrescere l’ autorità del C.C. e per migliorare seriamente il nostro apparato, e anche per evitare che i conflitti di alcuni piccoli gruppi del Comitato Centrale possano assumere un’ importanza troppo grande per i destini del Partito. Mi sembra che il nostro Partito possa chiedere per il Comitato Centrale da 50 a 100 membri alla classe operaia, e che questa possa fornirli senza una tensione eccessiva delle sue forze. Una tale riforma aumenterà notevolmente la solidità del nostro partito e gli faciliterà la lotta in un contesto di Stati ostili, lotta che secondo me può e deve aggravarsi fortemente nei prossimi anni. Mi sembra che la coesione del nostro Partito sarà enormemente rafforzata dall’ adozione di questa misura.”” (Lenin, 23.XII.22) (pag 605-606)”,”LEND-258″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 37. Lettres à sa famille, 1893-1922. Lettres, telegrammes et notes de Lenine adresses à sa famille de 1893 à 1922, dont onze lettres inédites. En annexe, on trouvera 55 lettres de Kroupskaia.”,”Contiene le lettere di Lenin a M.A. Ulianova relative alla preparazione, all’ impostazione editoriale e alla stampa del suo libro ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’: “”Ti invio oggi, cara mammina, i due ultimi quaderni del mio lavoro: i capitoli VII e VIII, più due allegati (II e III) e il sommario dei due ultimi capitoli (1) . Finalmente ho terminato questo lavoro che rischiava a un certo punto di non finire mai. Pregherei Aniouta di rispedirlo al più presto all’ autore, come pure il resoconto qui allegato del libro di Gvozdev. Questo libro mi è stato inviato dall’ autore “”per la recensione””, ed è per questo che ho trovato poco delicato di dire no da qui. Ma non mi è stato gradevole fare questo resoconto. Il libro non mi è piaciuto: niente di veramento nuovo, luoghi comuni, uno stile a momenti impossibile (del tipo “”perturbazioni nelle occupazioni agricole””, ecc.). L’ autore è allo stesso tempo partigiano e avversario dei populisti e -soprattutto- è collaboratore di Natchalo. (…)””. (pag 232, Lenin a M.A. Ulianova, 3.II.99) “”Ho spedito oggi a tuo nome, cara mammina, un altro piccolo pacco (raccomandato): contiene, primo, il numero delle ‘Informations che mi è stato chiesto di restituire e, secondo un resoconto che ti prego di rispedire all’ autore. Con il prossimo corriere, ti manderò ancora una piccola aggiunta al capitolo VII. Spero che non sia troppo tardi. Mi sembra di aver dimenticato di dire l’ ultima volta che, secondo i miei calcoli approssimativi, il libro avrà in totale circa 934.000 caratteri. Non è enorme: intorno a 467 pagine stampate in tutto, se si contano 2000 battute per pagina. Con meno caratteri per pagina, 1680 per esempio (come nelle ‘Crisi’ di Tugan-Baranovski), – cosa che fa aumentare senza necessità il prezzo dell’ edizione, – questo farà allora 530 pagine a basso prezzo””. (pag 234, Lenin a M.A. Ulianova, 7.II.99)”,”LEND-259″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 38. Cahiers philosophiques.”,”Note di Lenin sul libro di Plenge “”Marx ed Hegel””. (…)”” Da dove viene questa citazione? l’ autore non lo indica. NB NB: “”Senza rivoluzione, il socialismo non si può realizzare. Si ha bisogno di questo atto politico, come si ha bisogno di distruzione e di rovina. Ma là dove comincia la sua attività organica, là dove la sua propria fine rivela il suo spirito, il socialismo rifiuta il suo involucro politico.”” E riportando questa citazione senza indicarne la fonte, Plenge continua: “”L’ involucro politico”” che cade è evidentemente l’ intero marxismo””. (Come Plenge scopre le “”contraddizioni””: Marx avrebbe scritto nella “”Rheinische Zeitung””: “”Lo stesso spirito che costruisce le ferrovie con le braccia dell’ industria, costruisce i sistemi filosofici nel cervello della filosofia”” (p. 143). Questi mezzi di produzione si emancipano in seguito dallo spirito che li crea e da parte loro determinano sommamente lo spirito””). (“”Che spirito!””). (pag 375)”,”LEND-260″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 39. Cahiers de l’ imperialisme.”,”””L’ opera di Hobson sull’ imperialismo è utile in generale, ma è soprattutto utile perché aiuta a svelare la falsità fondamentale del kautskismo in questa questione. Costantemente, l’ imperialismo trascina di nuovo il capitalismo (a partire dall’ economia naturale delle colonie e dei paesi arretrati), trascina nuovamente il passaggio del piccolo al grande capitalismo, dallo scambio di merci ridotto allo scambio sviluppato, ecc, ecc.. I kautskiani (K. Kautsky, Spectator e Cie) citano questi fatti del capitalismo “”sano””, “”pacifico””, fondato su dei “”rapporti pacifici””, e gli oppongono al saccheggio finanziario, ai monopoli bancari, agli accomodamenti delle banche con il potere dello Stato, all’ oppressione coloniale, ecc., essi li oppongono come il normale all’ anormale, il desiderabile all’ indesiderabile, il progressivo al reazionario, l’ essenziale al fortuito ecc.. E’ un nuovo proudhonismo. Il vecchio proudhonismo su nuove basi e in una nuova forma. Riformismo piccolo borghese: per un capitalismo ben pulito, ben leccato, moderato e ordinato. (…)”” (pag 113-114) Lensch, La socialdemocrazia tedesca e la guerra mondiale. (…) “”Il “”pericolo di guerra”” (56): ecco la causa del ritardo del progresso democratico in Germania. “”Militarismo”” (58) in Germania?? Al contrario, il servizio militare obbligatorio = l’ istituzione più democratica e “”pressoché la sola istituzione democratica”” (Engels), mentre presso di voi ci sono delle “”truppe mercenarie”” (59)… “”Unione degli Stati dell’ Europa Centrale”” (voluta da Liszt, vedete voi) – (+ paesi scandinavi + Svizzera + Italia + Balcani + Turchia) – “”epoca nuova dell’ evoluzione politica mondiale”” (63)… – “”locomotiva della storia del mondo”” (62) (…)””. (pag 340)”,”LEND-261″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 40. Cahiers sur la question agraire, 1900-1916.”,”Parte III: Materiali per lo studio dell’ economia capitalistica in Europa e negli USA (1910-16) (pag 313) Capitalismo e agricoltura negli Stati Uniti (pag 426) “”L’ immenso difetto della statistica americana è l’ assenza di tabelle combinatorie. Sarà estremamente importante comparare i dati sullo sfruttamento in base alla superficie nei limiti di uno stesso tipo di sfruttamento. Questo non viene fatto.”” (pag 437) “”La cosa più interessante nella statistica americana è la combinazione (anche se non viene condotta sino in fondo) di tre gruppi: in base alla superficie, al reddito e alla fonte principale di entrata. La comparazione dei gruppi per superficie e per reddito mostra chiaramente la superiorità del secondo.”” (pag 440-441)”,”LEND-262″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 41. 1896 – Octobre 1917.”,”La lotta di partito in Cina. “”Il popolo cinese ha rovesciato il vecchio regime medievale e il governo che lo sosteneva. Esso ha istituito una repubblica e, all’ ora attuale, questo grande paese asiatico, il cui immobilismo e stagnazione hanno così lungamente deliziato il cuore dei Cento-Neri di tutte le nazionalità, è per la prima volta nella sua storia dotato di un parlamento eletto che ha già cominciato a funzionare da varie settimane. Il partito “”nazionalista”” (il Kuomintang) dei partigiani di Sun Yat-sen dispone di una debole maggioranza alla camera bassa del parlamento cinese e di una maggioranza più confortevole alla camera alta. Per dare un’ idea di questo partito, diciamo che, nelle condizioni russe, esso corrisponderebbe a un partito radical-populista-repubblicano, che è il partito della democrazia. (…)”” (pag 281-282)”,”LEND-263″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 42. Octobre 1917 – mars 1923.”,”””Gli ex principali dell’ industria, i vecchi capi e sfruttatori devono occupare le funzioni di esperti tecnici, di dirigenti, di consulenti, di consiglieri. Dobbiamo svolgere un compito difficile e nuovo, ma straordinariamente fertile: la congiunzione di tutta l’ esperienza, di tutto il sapere che questi rappresentanti delle classi sfruttatrici hanno accumulato, con l’ iniziativa, l’ energia, il lavoro delle ampie cerchie delle masse lavoratrici. Perché solo questa congiunzione può costruire il ponte che conduce dalla vecchia società capitalista alla nuova società socialista””. (pag 62, marzo 1918)”,”LEND-264″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 43. Decembre 1893 – Octobre 1917. Lettres.”,”””L’ autore non ha assolutamente compreso la situazione in Russia (…). In Russia il partito operaio marxista è in via di ristabilirsi e di rafforzarsi. Le discussioni e risoluzioni che provocano l’ ironia miope dell’ autore rivestono un immenso valore educativo e organizzativo. “”Si grida hurrà!”” ironizza l’ autore, e la sua ironia è puramente liberale, è l’ ironia di un intellettuale completamente staccato dal movimento operaio. Come si può se non c’è un solo altro partito di opposizione russa in cui i gruppi locali svelino pubblicamente le divergenze interne del loro partito?? Uhm?? L’ autore difende un punto di vista sentimentale e isterico. Le risoluzioni riflettono i grandissimi processi di coesione del partito operaio, perché niente al mondo obbligherà gli operai a fare una scelta tra due hurrà (gli hurrà dei veri membri del partito e gli hurrà dei liquidatori), se non c’è la simpatia cosciente e l’ esame delle tendenze. E’ fare prova di una cecità fenomenale non vedere dietro alla forma qualche volta grossolana della “”bagarre”” proletaria l’ immenso valore ideologico e organizzativo della lotta della classe operaia sulla questione delle due correnti””. (pag 370, lettera di Lenin a V.S. Voitinski, 20.XII.1913)”,”LEND-265″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 44. Octobre 1917 – novembre 1920. Lettres.”,”””E’ indispensabile progredire in una parte della Galizia e della Bukovina per stabilire il contatto con l’ Ungheria sovietica. Questa missione deve essere svolta in modo rapido e sicuro, ma al di là di ciò, non abbiamo alcuno bisogno di occupare la Galizia e la Bukovina, perché l’ armata ucraina non deve assolutamente e in nessun caso sviare dal suoi compiti principali, ovvero, in primo luogo, il più importante e il più urgente, è l’ aiuto da apportare al Donbass. Occorre che questo aiuto sia fornito rapidamente e molto ampiamente. Il secondo compito, è quello di stabilire un collegamento ferroviario solido con l’ Ungheria sovietica. Fate conoscere le istruzioni che vi diamo ad Antonov e le misure prese per controllare l’ esecuzione. (pag 205, Telegramma di Lenin, presidente del Consiglio della Difesa, a Vatsétis, comandante in capo, e Aralov, membro del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica Serpukhov, 22 aprile 1919)”,”LEND-266″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 45. Novembre 1920 – mars 1923. Lettres.”,”””Lenin era molto preoccupato per la “”questione giorgiana””; il 12 dicembre, F. Dzerjinski gli rese conto dei risultati del suo viaggio. Lenin era scontento del lavoro della commissione, giudicando che essa aveva affrontato in modo unilaterale e parziale l’ esame del conflitto in Georgia e non aveva rilevato i seri errori commessi da G. Ordjonikidze. Lenin collegava la “”questione georgiana”” al problema generale della formazione dell’ URSS; esprimeva la sua inquietudine riguardo allo spirito con le quali in seguito verranno applicati, in occasione dell’ unificazione delle repubbliche, i principi dell’ internazionalismo proletario. Nella sua lettera “”La questione delle nazionalità o dell’ “”autonomia””, Lenin condanna gli intrighi di Ordjonikidze e la compiacenza di cui aveva beneficiato da parte della commissione Dzerjinski, e anche da Stalin. Per Lenin la responsabilità politica di tutto questo affare incombeva in primo luogo su Stalin che, nella sua qualità di segretario generale del Comitato centrale, aveva commesso errori seri al momento dell’ unificazione delle repubbliche (…). Lenin (…) riscontrando il pericolo principale del momento nello sciovinismo da grande potenza e considerando che il compito di combatterlo spettava principalmente ai comunisti della nazione una volta dominante, (…) concentrava la sua attenzione sugli errori di Stalin, di Dzerjinski e di Ordjonikidze a proposito della “”questione georgiana””. Sosteneva la necessità in questa questione, soprattutto in quel momento, a causa dell’ unificazione delle repubbliche, di “”raddoppiare la prudenza, l’ attenzione e il compromesso””, e che “”nel caso considerato, è meglio forzare la lettera nel senso dello spirito di compromesso e della gentilezza riguardo alle minoranze nazionali che fare l’ inverso””. (pag 797, nota)”,”LEND-267″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”””Sottolineando il fatto che anche i menscevichi furono a Zimmerwald (1) (è un diploma certamente, sebbene…già andato a male), Kautsky così descrive le idee dei menscevichi, che egli condivide: …””I menscevichi volevano la pace generale, volevano che tutti i belligeranti accettassero la parola d’ ordine: senza annessioni, né riparazioni. Finché questo scopo non fosse stato raggiunto, l’ esercito russo doveva rimanere con le armi al piede, pronto a combattere. I bolscevichi invece esigevano la pace immediata ad ogni costo, erano pronti, in caso di necessità, a concludere una pace separata, e cercavano di imporla con la forza, ammettendo la disorganizzazione nell’ esercito, già molto grande senza di questo””. I bolscevichi, secondo Kautsky, non avrebbero dovuto prendere il potere, ma accontentarsi dell’ Assemblea costituente.”” (pag 79-80) Servilismo verso la borghesia sotto l’ aspetto della “”analisi economica”” (pag 97) “”Il menscevico P. Maslov (2), così infelicemente scelto da Kautsky come suo consigliere, negava che i contadini russi potessero acconsentire alla nazionalizzazione di tutta la terra (compresa la terra appartenente ai contadini). Quest’ opinione di Maslov potrebbe sino a un certo punto, connettersi alla sua “”originale”” teoria (che ripete la critica borghese di Marx), cioè alla sua negazione della rendita assoluta e al riconoscimento della “”legge”” (o “”fatto””, secondo la parola di Maslov) della “”produttività decrescente del terreno””. (pag 122)”,”LEND-269″ “LENIN V.I., a cura di Wolf GIUSTI”,”Il pensiero di Lenin.”,”Internazionalismo e Stati Uniti del Mondo. “”Gli Stati Uniti del mondo (e non dell’ Europa) appaiono come quella forma statale di unione e di libertà delle nazioni, che noi congiungiamo con il concetto di socialismo, – fino a quando la piena vittoria del comunismo non avrà condotto alla scomparsa di ogni stato, anche di quello democratico. Come parola d’ ordine indipendente, la formula degli Stati Uniti del mondo sarebbe tuttavia ben difficilmente una formula giusta, in primo luogo perché essa si viene a fondere con il concetto di socialismo; in secondo luogo perché essa potrebbe generare un’ inesatta interpretazione sull’ impossibilità della vittoria del socialismo in un paese e sui rapporti di tale paese verso gli altri…””. (pag 46) Ai giovani. “”Non voglio con la mia critica predicare l’ ascetismo. Non ne ho la minima intenzione. Il comunismo non predica l’ ascetismo, ma la gioia del vivere, la forza ed anche il soddisfacimento della vita amorosa. Ora, per quanto io sappia, l’ ipertrofia di sessualità che oggi si constata, non porta affatto ad un aumento della gioia di vivere e della forza, anzi le distrugge. Nell’ epoca della rivoluzione tutto ciò è grave, molto grave, giacché alla gioventù la gioia e la forza sono indispensabili. Mens sana in corpore sano: né monaco, né Don Giovanni, ma neppure, come termine intermedio, il filisteo tedesco. La rivoluzione esige concentrazione, aumento delle forze. Dalla massa e dall’ individuo. Non tollera gli stati continui di orgia, cari agli eroi ed alle eroine del decadentismo dannunziano. La sfrenatezza della vita sessuale è una caratteristica borghese, un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli è necessaria l’ ebbrezza né come stordimento né per stimolo. Dominio di sé, autodisciplina non è schiavitù, nemmeno in amore!”” (pag 85-86, da una lettera a Clara Zetkin, 1920)”,”LEND-270″ “LENIN Nicola, edizione italiana a cura di Enrico DAMIANI”,”La rivoluzione e la guerra. L’ ipocrisia “”centrista””. Il commiato dai lavoratori svizzeri. Il pacifismo imbelle. Il manifesto dei socialisti russi del 1914. Le tesi di Berna del 1915.”,”Sul pacifismo: “”Noi non siamo pacifisti! Noi siamo nemici delle guerre imperialistiche, che vengono compiute dai capitalisti per la ripartizione del bottino imperialistico, ma abbiamo sempre dichiarato follia intimorire il proletariato rivoluzionario, perché rifugga da guerre rivoluzionarie, che possano apparirgli necessarie nell’ interesse del socialismo””. (pag 31) “”Ora, dopo il marzo 1917, soltanto un cieco non potrebbe vedere quanto fosse logica questa soluzione. La trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile comincia a diventare realtà. Viva l’ incipiente rivoluzione proletaria in Europa!”” (pag 35)”,”LEND-271″ “LENIN W.I., a cura di B.P. BIERMANN”,”Über den Kampf gegen die Kriegsgefahr. Am Beispiel der Schweizerischen Arbeiterbewegung (1916-1917).”,”””Se si proclama semplicemente il rifiuto della difesa nazionale, così senza cambiare qualcosa, ovvero senza porsi la questione della coscienza, senza darsi una spiegazione, senza l’ esauriente propaganda, agitazione, organizzazione, brevemente: senza cambiare l’ attività complessiva di base del partito, per “”rigenerarsi”” (per usare un ‘espressione di Karl Liebknecht), adeguarsi ai più elevati compiti rivoluzionari, allora si trasforma precisamente questa proclamazione in una semplice frase””. (pag 18-19)”,”LEND-272″ “LENIN N. TROTSKI L. ZINOVIEV H. RADEK Karl LIEBKNECHT Karl KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. RAPPOPORT C. HÖGLUND J. OLAUSSEN E. MÜNZENBERG W e altri contributi”,”Jugend-Internationale. Die elf historischen Nummern der Kriegsausgabe 1915-1918.”,”‘Jugend-Internationale (Deutsche Ausgabe) Kampf-und Propaandaorgan der internationalen Verbindung sozialistischer Jugendorganisationen’. (Gli undici numeri storici del giornale editi durante la guerra)”,”INTx-031″ “LENIN V.I. STALIN J. TROTSKY L. FALCON I. KOLTSOV M.”,”Trotsky et le trotskisme. Textes et documents.”,”Maturità politica del proletariato. “”Per Martov, “”l’ esperienza russa”” si avvicina alla “”vittoria della grossolanità blanquista e anarchista sulla cultura marxista”” (ovvero dei bolscevichi sui menscevichi). “”La socialdemocrazia russa ha troppo voluto parlare alla russa”” e non si è ispirata abbastanza alla tattica “”europea””. In Trotsky, ritroviamo una “”filosofia della storia”” analoga. Per lui, il motivo della lotta è “”l’ adattamento degli intellettuali marxisti al movimento di classe del proletariato””. In primo piano, Trotsky colloca “”lo spirito settario, l’ individualismo degli intellettuali, il feticismo ideologico””. “”La lotta per l’ influenza su un proletariato non ancora maturo politicamente””, questo è, a suo parere, l’ essenza del problema. La teoria che vede nella lotta del bolscevismo contro il menscevismo una lotta per l’ influenza su un proletariato non ancora maturo politicamente non è originale. La si ritrova, dal 1905 (sicuramente dal 1903), in una moltitudine di libri, di opuscoli, di articoli della stampa liberale. E’ vero che il proletariato russo è inferiore al proletariato occidentale in rapporto alla maturità politica. Ma di tutte le classi della società russa, è proprio il proletariato che ha dato prova della più grande maturità politica. La borghesia liberale, che si è mossa da noi più meschinamente, più pigramente, più stupidamente e anche più slealmente della borghesia tedesca del 1848, odia proprio il proletariato russo, perché quest’ ultimo si è mostrato, nel 1905, tanto maturo dal punto di vista politico da prendere la direzione del movimento e smascherare senza pietà la doppiezza dei liberali””. (pag 32, Lenin, 1911, “”Il significato storico della lotta interna del Partito in Russia””, OC vol. XV)”,”TROS-146″ “LENIN V.I.”,”Caratteristiche del romanticismo economico. Sismondi e i nostri sismondisti russi.”,”Questione della necessità degli sbocchi. “”Un altro errore di Sismondi, derivante dall’ errata teoria del reddito e del prodotto sociale della società capitalistica, è la dottrina dell’ impossibilità di realizzare il prodotto in generale e il plusvalore in particolare e, come conseguenza di tale impossibilità, la necessità di un mercato estero.”” (pag 55) Movimento nella forma e dimensione. La legge dell’ espansione illimitata. “”Siamo così giunti al problema del perché sia necessario il mercato estero a un paese capitalistico. Non perché il prodotto in generale non possa essere realizzato in regime capitalistico. Questo è un’ assurdità. Il mercato estero è indipensabile perché è propria della produzione capitalistica la tendenza a espandersi illimitatamente, a differenza di tutti gli antichi metodi di produzione, circoscritti entro i confini dell’ obscina, della votcina, della tribù, di un dato territorio o dello Stato. Mentre in tutti i regimi primitivi la produzione si rinnovava nella stessa forma e con le stesse dimensioni di prima, nel regime capitalistico, ciò diventa impossibile: legge della produzione capitalistica è l’ illimitata espansione, l’ eterno movimento in avanti””. (pag 58-59) Teoria delle crisi e classi sociali. “”La terza conclusione errata che Sismondi tra dall’ errata teoria di A. Smith, da lui accettata, è la sua teoria delle crisi. Dalla concezione di Sismondi che l’ accumulazione (l’ aumento della produzione in generale) è determinata dal consumo, e dall’ errata spiegazione della realizzazione del prodotto sociale complessivo (ridotto alle quote del reddito spettanti rispettivamente agli operai e ai capitalisti) è scaturita in modo naturale e inevitabile la tesi che le crisi si spiegano con uno squilibrio tra la produzione e il consumo””. (pag 61) Note di Lenin. Le teorie economiche del romanticismo. La critica del capitalismo nei romantici. L’opera è compilata da LENIN nella primavera del 1897 durante la sua deportazione in Siberia. Nel preparare le edizioni legali del 1897 e del 1898 Lenin fu costretto, per ragioni di censura, a scrivere “”teoria moderna”” invece di “”teoria di Marx”” o “”teoria del marxismo””; “”il nostro economista tedesco”” invece “”Karl Marx””; realista invece di marxista; “”il trattato”” invece di “”Il capitale”” e così via. Nella terza edizione Lenin corresse la maggior parte di tali espressioni oppure le chiarì in nota. La presente traduzione italiana (Editori Riuniti, 1955) riporta le rettifiche di Lenin. Le note a piè pagina sono di Lenin e quelle aggiunte nell’ edizione del 1908 recano la data tra parentesi.”,”ECOT-086″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Un passo avanti e due indietro. La crisi del nostro partito.”,”Centenario dell’ opera di Lenin (1904). Proseguimento e complemento del ‘Che fare?’ con questo scritto LENIN entra nel vivo dei problemi connessi alla nascita del partito rivoluzionario (centralismo, disciplina) e si scaglia contro l’impostazione data dalla corrente opportunista del partito. “”Sin dalle primissime pagine del suo scritto Lenin tiene a precisare che “”le divergenze che dividono attualmente le due ali non vertono sulle questioni programmatiche e tattiche, ma soltanto sulle questioni organizzative”” e ad insistere che l’ accusa di “”opportunismo”” che egli rivolge ai menscevichi concerne “”l’ opportunismo nelle questioni organizzative””. (pag VIII) Lenin costruttore dell’ Unione di Lotta di Pietroburgo. “”Il Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) era stato costituito formalmente a Kiev nel marzo 1898, in una riunione clandestina di nove delegati di alcune “”Unioni di lotta per l’ emancipazione della classe operaia”” e del Bund (lega), organismo unitario dei socialdemocratici ebrei di Russia. Le “”Unioni di lotta”” erano organizzazioni di studio, di propaganda del marxismo e di agitazione politica che erano andate sorgendo, illegalmente, negli ultimi anni del secolo scorso in alcune delle maggiori città. Lenin, che era stato il costruttore di quella di Pietroburgo, (autunno 1895), aveva pagato con il carcere e la deportazione in Siberia Orientale la sua attività; al momento della riunione di Kiev si trovava, appunto, in domicilio coatto, e non aveva perciò potuto prendervi parte, sebbene già in prigione, all’ inizio del 1896, avesse elaborato un primo progetto di programma del partito.”” (pag IX) Contro la disorganizzazione. “”Il concetto di “”disciplina”” ispira al compagno W. Heine una non meno nobile indignazione che al compagno Axelrod. “”…Si rimprovera ai revisionisti – egli scrive – la mancanza di disciplina, perché hanno collaborato ai Quaderni mensili socialisti, ai quali, poiché non sono sotto il controllo del partito, si è voluto persino negare il carattere di rivista socialdemocratica. Già questo tentativo di restringere il concetto di “”socialdemocratico””, questo richiedere la disciplina nel campo della produzione spirituale, nel quale deve regnare un’ assoluta libertà”” (ricordate: la lotta ideale è un processo, mentre le forme dell’ organizzazione sono soltanto forme) “”attestano la tendenza al burocratismo e alla repressione dell’ individualità””. E per molto, molto tempo ancora W. Heine infuria in tutti i toni possibili contro quest’ odiosa tendenza a creare “”una grande organizzazione che tutto abbracci, il più centralizzata possibile, una tattica, una teoria””, infuria contro la richiesta della “”più incondizionata sottomissione””, della “”sottomissione cieca””, infuria contro il “”centralismo semplificato”” ecc. ecc., letteralmente: “”alla Axelrod””.”” (pag 82) (1)”,”PARx-030″ “LENIN V.I.; a cura di Franca PIZZINI Maria Grazia CALDIROLA”,”V.I. Lenin. Biografia politica.”,”Testamento di Lenin. “”Il nostro partito si fonda su due classi, e sarebbe perciò possibile la sua instabilità, inevitabile il suo crollo, se tra queste due classi non potesse sussistere un’ intesa. In questo caso sarebbe inutile prendere questi o quei provvedimenti e in generale discutere sulla stabilità del nostro CC. Non ci sono provvedimenti, in questo caso, capaci di arrestare la scissione. Ma spero che questo sia un avvenimento di un futuro troppo lontano e troppo inverosimile perché se ne debba parlare.”” (pag 401)”,”LEND-273″ “LENIN Vladimir, a cura di Georges LABICA”,”Le cahier bleu (Le marxisme quant à l’ Etat).”,”””Dal punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si escludono l’una con l’ altra”” (Lenin, 1920) (in apertura) Storia del quaderno blu. “”Il 7 luglio, il Governo provvisorio lancia un mandato d’ arresto contro di lui. D’accordo con il consiglio della direzione del partito che rifiuta di correre dei rischi di una sua comparizione davanti ai tribunali, (Lenin ndr) riprende il cammino, l’ 11, della clandestinità e si installa sulle rive del lago Razliv, in una capanna utilizzata da Emélianov, in compagnia di Zinoviev. Rimarrà un mese in questo ritiro forzato, in cui il pensiero di terminare il suo lavoro sullo Stato non lo lascerà mai. Nel suo romanzo, intitolato proprio Le Cahier blue, E. Kazakiévitch ha ricostruito la storia di questo soggiorno (trad. R. L’Hermite, Gallimard, NRF, Parig, 1963). (…)””. (pag 9) “”In generale: il censo. Nella Repubblica democratica “”la ricchezza esercita il suo potere in modo indiretto, ma tanto più sicuro: (1) “”corruzione diretta dei funzionari”” (America); (2) “”alleanza tra il governo e la borsa”” (Francia e America. Il suffragio universale è anche un’ arma di dominio della borghesia. Suffragio universale = “”indice di maturità della classe operaia. Nello Stato attuale, (questo diritto) non può dare e non darà più”” (suffragio universale = solo un indice di maturità) (pag 64)”,”LEND-274″ “LENIN V.I.”,”Les previsions de Lenine sur les tempetes revolutionnaires en Orient.”,”La rivoluzione del 1905 fattore del risveglio asiatico. “”Il capitalismo mondiale e il movimento russo del 1905 hanno definitivamente risvegliato l’ Asia””. (pag 11, Lenin, 1913) “”Le masse lavoratrici dei paesi coloniali e semicoloniali, che formano l’ immensa maggioranza della popolazione del globo, sono state svegliate alla vita politica dall’ inizio del XX secolo, principalmente dalle rivoluzioni di Russia, di Turchia, di Persia e della Cina. La guerra imperialista del 1914-1918 e il potere sovietico in Russia fanno definitivamente di queste masse un fattore attivo della politica mondiale e della distruzione rivoluzionaria dell’ imperialismo, benché la piccola borghesia istruita d’ Europa e d’ America, compreso i capi della 2° Internazionale e dell’ Internazionale 2 1/2, si ostinino a non rilevarlo””. (pag 18, Lenin, 3° Congresso dell’ IC, 1921)”,”LEND-275″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Chto dielat? Nabolievshie voprosy nashego dvizheniia.”,”Timbro di appartenenza Bund Archives of the Jewish Labor Movement, New York”,”LEND-277″ “LENIN V.I.”,”Oeuvres choisies. Volume 1.”,”Contiene, tra gli altri, gli articoli e le opere di LENIN: – L’ utopista Marx e la pratica R. Luxemburg (pag 736) – A proposito della parola d’ ordine degli stati uniti d’ Europa (pag 772) – Il programma militare della rivoluzione proletaria (pag 903) – L’ imperialismo, stadio supremo del capitalismo (pag 783) – La guerra e la socialdemocrazia russa (pag 759) – Le due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica (pag 535) – Un passo avanti e due indietro (pag 315) – Che fare? (pag 132) – Karl Marx (pag 26) – Friedrich Engels (pag 59) – Le tre fonti e le tre parti integranti del marxismo (pag 68)”,”LEND-278″ “LENIN V.I., scelta dei testi a cura di S. MANBEKOVA e A. KHOMENKO”,”Sulla guerra imperialista.”,”””Il considerare che una guerra è una guerra di liberazione nazionale porta con sé una tattica; il considerare che essa è imperialista ne implica un’ altra. Il manifesto indica chiaramente quest’ altra tattica. La guerra “”porterà a una crisi economica e politica””, che si dovrà “”utilizzare”” non per attenuare la crisi, non per difendere la patria, ma, al contrario, per “”scuotere”” le masse, per “”affrettare la caduta del dominio capitalistico””. Non si può affrettare ciò per cui le condizioni storiche nono sono ancora mature. Il manifesto ha riconosciuto che la rivoluzione sociale è possibile, che le sue premesse sono mature, che essa verrà precisamente con la guerra: “”le classi dirigenti”” temono “”la rivoluzione proletaria”” dichiara il manifesto portando l’ esempio della Comune di Parigi e della rivoluzione del 1905 in Russia, gli esempi, cioè, di scioperi di massa e di guerra civile.”” (pag 183)”,”LEND-279″ “LENIN V.I.”,”Sur Marx et Engels.”,”””La teoria del plusvalore costituisce la pietra angolare della teoria economica di Marx””. (pag 63) Bernstein e Bebel curano l’ edizione della Corrispondenza. “”La corrispondenza tra Marx ed Engels, pubblicata da qualche settimana a Stuttgart da Dietz, comprende quattro grossi volumi. Essi contengono in tutto 1386 lettere scambiate da Marx ed Engels durante l’ immenso periodo che si estende tra il 1844 e il 1883. Il lavoro di redazione, ovvero la scrittura di prefazioni per i diversi periodi, è opera di Ed. Bernstein. Come bisognava attendersi, questo lavoro è insufficiente tanto sotto l’ aspetto tecnico che sotto l’ aspetto ideologico. Un uomo come Bernstein non poteva – dopo la sua “”evoluzione”” tristemente celebre verso punti di vista dell’ estremo opportunismo – farsi carico della pubblicazione di lettere, penetrate dall’ inizio alla fine di uno spirito rivoluzionario. Le prefazioni di Bernstein sono in parte vuote di contenuto, in parte assolutamente false; così, per esempio, invece dell’ identificazione precisa, chiara, diretta degli errori opportunistici di Lassalle e di Schweizer svelati da Marx ed Engels, si leggono delle frasi eclettiche e degli attacchi del genere: “”Marx ed Engels non avevano sempre ragione contro Lassalle”” (tomo III, p. XVIII) oppure: essi “”erano più vicini”” nella tattica a Schweizer che a Liebknecht (tomo IV, p. X). Questi attacchi non hanno alcun contenuto se non il desiderio di nascondere e di cammuffare l’ opportunismo. (…)””. (pag 67-68) “”Per ciò che concerne la teoria del valore, è sufficiente dire che, eccetto i sospiri e le allusioni molto nebulose alla Böhm-Bawerk, i revisionisti non hanno dato assolutamente niente e, di conseguenza, non hanno lasciato nessuna traccia nello sviluppo del pensiero scientifico””. (pag 89-90)”,”LEND-280″ “LENIN V.I., a cura di Jean-Michel PALMIER”,”Sur l’ art et la littérature. 1.”,”””Questa dottrina, comune a tutti i populisti, relativa ai destini particolari della Russia non ha, ancora una volta, nulla in comune con l’ “”eredità””; essa la contraddice anche espressamente. I pensatori degli anni 60 volevano al contrario europeizzare la Russia; erano convinti che essa si sarebbe iniziata alla civiltà europea; si preoccupavano di trapiantare le istituzioni di questa civiltà sul nostro suolo che non offre alcun carattere originale. Ogni dottrina secondo la quale i destini particolari attendono la Russia è in disaccordo completo con lo spirito e la tradizione degli anni 60. Il disaccordo è ancora più grande tra questa tradizione e l’ idealizzazione populista della campagna. Questa idealizzazione menzognera, che vuole vedere ad ogni costo nella campagna russa qualcosa di particolare, completamente diversa dal regime esistente nella campagna in tutti gli altri paesi durante il periodo precapitalistico, è in contraddizione flagrante con le tradizioni di una eredità lucida e realista. Più il capitalismo si sviluppa in estensione e in profondità, più vivamente si manifestano nelle campagne le contraddizioni inerenti a tutta la società mercantile capitalistica, (…)””. (pag 209-210)”,”LEND-281″ “LENIN V.I., a cura di Jean-Michel PALMIER”,”Sur l’ art et la littérature. 2.”,”””””Dio è l’ insieme delle idee elaborate dalla tribù, la nazione, l’ umanità, idee che risvegliano e organizzano i sentimenti sociali, mirando a legare l’ individuo alla società, a domare l’ individualismo zoologico.”” Questa teoria si collega manifestamente alle teorie di Bogdanov e Lunacharski. Ed essa è manifestamente errata e manifestamente reazionaria. Come i socialisti cristiani (la peggior specie di “”socialismo”” e la sua peggior deformazione) impiegate il procedimento che (malgrado le vostre migliori intenzioni) riproduce l’ arte del prestigiatore del clericalismo: dall’ idea di dio si toglie ciò che essa comporta di storico e di quotidiano (gli elementi demoniaci, i pregiudizi, la consacrazione dell’ ignoranza e dell’ instupidimento da un lato, della servitù e della monarchia, dall’ altro), e allo stesso tempo, al posto della realtà storica e quotidiana si introduce nell’ idea di dio la buona piccola frase piccolo-borghese (dio = “”delle idee che svegliano e organizzano i sentimenti sociali””””. (pag 212-213, Lenin, lettera a Gorki, dicembre 1913)”,”LEND-282″ “LENIN V.I. TROTSKY L.”,”III Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del I congresso dell’ Internazionale comunista.”,”””Già nel 1907, al congresso internazionale socialista di Stoccarda, quando la Seconda Internazionale affrontò la questione della politica coloniale e delle guerre imperialistiche, si verificò che più della metà della Seconda Internazionale e la maggioranza dei suoi dirigenti erano su tali questioni molto più vicine al punto di vista della borghesia che non al punto di vista comunista di Marx e di Engels. Ciò nonostante il congresso di Stoccarda adottò un emendamento proposto dai rappresentanti dell’ ala rivoluzionaria, N. Lenin e Rosa Luxemburg, che era concepito in questi termini: “”Se tuttavia una guerra scoppia, i socialisti hanno il dovere di adoperarsi per una sua rapida fine e di utilizzare con tutti i mezzi la crisi economica e politica causata dalla guerra per risvegliare il popolo e affrettare così il crollo del dominio del capitalismo””. (pag 59) “”Ai primi colpi di cannone caduti sui campi del macello imperialistico, i principali partiti della Seconda Internazionale tradirono la classe operaia e, sotto il manto della “”difesa nazionale””, passarono ciascuno dalla parte della propria borghesia. Scheidemann ed Ebert in Germania, Thomas e Renaudel in Francia, Henderson e Hyndman in Inghilterra, Vandervelde e De Brouckère in Belgio, Renner e Pernerstorfer in Austria, Plechanov e Rubanovitch in Russia, Branting e il suo partito in Svezia, Gompers e i suoi compagni di idee in America, Mussolini e c. in Italia esortarono il proletariato a una tregua con la borghesia del “”loro”” paese, a rinunciare alla guerra contro la guerra e, nella realtà dei fatti, a diventare carne da cannone per gli imperialisti. Fu questo il momento in cui la Seconda Internazionale fece definitivamente fallimento e morì.”” (pag 60)”,”INTT-200″ “LENIN V.I.”,”A propos du mot d’ ordre des Etats-Unis d’ Europe. Le programme militaire de la révolution prolétarienne.”,”””La questione che ci interessa per ora è di sapere se la rivendicazione del disarmo risponde alla tendenza rivoluzionaria che esiste tra i socialdemocratici svizzeri. Evidentemente no. Oggettivamente, il “”disarmo”” è un programma tipicamente, specificatamente nazionale di piccoli Stati; questo non è assolutamente il programma internazionale della socialdemocrazia rivoluzionaria internazionale””. (pag 26, Lenin, 1916)”,”LEND-283″ “LENIN V.I.”,”Socialisme petit-bourgeois et socialisme prolétarien.”,”””Il proletariato si batte contro la borghesia ovunque esistano dei rapporti di produzione capitalistici (e essi esistono pure – avverto i nostri socialisti-rivoluzionari – in seno alla comunità contadina (…)””. (pag 11)”,”LEND-284″ “LENIN V.I.”,”La maladie infantile du communisme (le “”gauchisme””).”,”””Sarò più preciso. I comunisti inglesi dovono, a mio avviso, riunire i loro quattro partiti e gruppi (tutti molto deboli, alcuni assolutamente deboli) in un solo partito comunista sulla base dei principi della 3° Internazionale e della partecipazione obbligatoria al parlamento. Il Partito comunista propose agli Henderson e agli Snowden un “”compromesso””, un accordo elettorale: noi marciamo insieme contro la coalizione di Lloyd George e dei conservatori; noi dividiamo i seggi parlamentari proporzionalmente al numero di voti dati dagli operai sia al Labour Party, sia ai comunisti (non alle elezioni, ma in un voto speciale); noi manteniamo, da parte nostra, la totale libertà di propaganda, di agitazione, di azione politica. Senza quest’ ultima condizione, impossibile fare blocco, evidentemente, perché sarebbe un tradimento: i comunisti inglesi devono esigere e assicurarsi assolutamente la più completa libertà di denunciare gli Henderson e gli Snowden come hanno fatto (durante quindici anni, dal 1903 al 1917) i bolscevichi russi, nei confronti degli Henderson e degli Snowden russi, ovvero i menscevichi.”” (pag 88-89)”,”LEND-285″ “LENIN V.I.”,”Rapport présenté au IIe Congrès de Russie des organisations des peuples d’ Orient, le 22 novembre 1919.”,”””Si tratta di risvegliare l’ attività rivoluzionaria delle masse lavoratrici, quale che sia il loro livello, per portarle a far prova d’ iniziativa e ad organizzarsi; di tradurre nella lingua di ciascun popolo la vera dottrina comunista, destinata ai comunisti dei paesi più avanzati; di realizzare i compiti pratici che devono essere assolti senza ritardo e allearsi, nella lotta comune, ai proletari degli altri paesi. Tali sono i problemi che non troverete la soluzione in alcun libro comunista, ma solamente nella lotta comune che la Russia ha cominciato””. (pag 19)”,”LEND-286″ “LENIN V.I.”,”L’ opportunisme et la faillite de la IIe Internationale.”,”””Oggi la situazione è assolutamente analoga in Europa: sarà insensato appellarsi a un assalto “”immediato””. Ma sarebbe disonorevole dirsi socialdemocrazia e non consigliare agli operai di rompere con gli opportunisti e di consolidare, di approfondire, di allargare e di intensificare con tutte le loro forze il movimento e le manifestazioni rivoluzionarie che cominciano a prodursi. La rivoluzione non cade mai di colpo dal cielo e, all’ inizio dell’ effervescenza rivoluzionaria, non si sa mai se e quando essa porterà a una “”vera””, “”autentica”” rivoluzione. Kautsky e Axelrod danno agli operai dei consigli superati, deformati, controrivoluzionari.”” (pag 18)”,”LEND-287″ “LENIN V.I.”,”La grande initiative (L’ héroisme des ouvriers de l’ arrière. A propos des “”samedis communistes). Comment organiser l’ émulation?”,”””Karl Marx, nel Capitale, deride l’ enfasi e la magniloquenza della grande carta democratica borghese delle libertà e diritti dell’ uomo, tutta questa fraseologia sulla libertà, l’ eguaglianza, la fraternità in generale, che acceca i piccoli borghesi e i filistei di tutti i paesi, fino ai vili eroi attuali della vile Internazionale di Berna. A queste dichiarazioni pompose, Marx oppone in modo semplice, modesto, pratico e quotidiano, ciò di cui il proletariato pone la questione: riduzione da parte dello Stato della giornata di lavoro (…).”” (pag 27)”,”LEND-288″ “LENIN V.I.”,”On Religion.”,”””Rifiutiamo ogni morale basata su concetti extra-umani ed extra-classe. Diciamo che questo è un inganno, un imbroglio, presa in giro dei lavoratori e dei contadini nell’ interesse di proprietari terrieri e capitalisti. Diciamo che la nostra morale è interamente subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato. La nostra moralità deriva dagli interessi della lotta di classe del proletariato.”” (pag 58)”,”LEND-289″ “LENIN V.I.”,”Le pouvoir des soviets et la condition de la femme. La journée internationale des travailleuses.”,”””In due anni, in uno dei paesi più arretrati d’ Europa, il potere dei Soviet ha fatto per l’ emancipazione delle donne, per la loro eguaglianza con il sesso “”forte””, molto di più di ciò che hanno potuto fare in 130 anni le repubbliche “”democratiche”” evolute e illuminate del mondo””. (pag 5)”,”LEND-290″ “LENIN V.I.”,”Marxisme et révisionisme.”,”””Intorno al 1890, questa vittoria, nelle sue linee generali, era un fatto compiuto. Anche nei paesi latini, ove le tradizioni proudhoniane si erano mantenute più a lungo, i partiti operai edificavano in effetti il loro programma e la loro tattica sulla base marxista. L’ organizzazione internazionale del movimento operaio, rescuscitata sotto forma di congressi internazionali periodici si collocava subito e pressoché senza lotta, in tutte le questioni essenziali, sul terreno del marxismo. Ma allorché il marxismo aveva soppiantato le teorie avverse così poco coerenti, le tendenze che queste teorie traducevano ricercarono vie nuove. Le forme e i motivi della lotta erano cambiati, ma la lotta continuava. E il secondo mezzo secolo di esistenza del marxismo cominciava (dopo il 1890) con la lotta della corrente antimarxista in seno al marxismo””. (pag 4-5)”,”LEND-291″ “LENIN V.I.”,”De la culture proletarienne.”,”””I membri dell’ Unione devono consacrare tutte le loro ore di tempo libero a migliorare gli orti, a organizzare in qualche officina o fabbrica l’ istruzione della gioventù ecc.. Noi vogliamo fare della Russia miserabile e povera un paese ricco. Occorre dunque che l’ Unione della gioventù comunista unisca la sua educazione, la sua istruzione, il suo apprendimento al lavoro degli operai e dei contadini, che essa non si richiuda nelle sue scuole e non si limiti alla lettura dei libri e opuscoli comunisti.”” (pag 32)”,”LEND-292″ “LENIN V.I.”,”Sur la base matérielle et technique du communisme.”,”””Tali sono le questioni intorno alle quali deve dispiegarsi l’ emulazione dei comunisti, comunità, società mutue di consumo e di produzione, di Soviets dei deputati operai, soldati e contadini. Tale è il terreno sul quale gli organizzatori di talento dovono mettersi in evidenza praticamente, al fine di accedere a delle funzioni superiori nell’ amministrazione dello Stato””. (pag 24) “”i…) il centralismo democratico non esclude per nulla l’ autonomia e la federazione non esclude per nulla ma implica, al contrario, la libertà più completa delle diverse località e anche delle diverse comunità dello Stato nell’ elaborazione delle forme diverse della vita politica, sociale ed economica””. (pag 26)”,”LEND-294″ “LENIN V.I. ZINOVIEV G.”,”Lottiamo per trasformare la guerra imperialistica nella guerra civile.”,”””3. Comunisti. Questa tendenza, che difendeva i punti di vista comunisti-marxisti sulla guerra e sui compiti del proletariato (Stoccarda, 1907, risoluzione Lenin-Luxemburg) restò in minoranza nella 2° Internazionale. Il gruppo “”radicale di sinistra”” (più tardi gruppo Spartacus) in Germania, il Partito bolscevico in Russia, i “”tribunisti”” in Olanda, le organizzazioni della gioventù in Svezia, l’ ala sinistra dell’ Internazionale dei giovani in un certo numero di paesi, costituivano il primo nucleo della nuova Internazionale. Fedeli agli interessi della classe operaia, questa tendenza lanciò, fin dal principio della guerra, la seguente parola d’ ordine: trasformazione della guerra imperialista in guerra civile. Questa tendenza si è ora costituita nella Terza Internazionale. La Conferenza socialista di Berna del febbraio 1919, fu un tentativo per rianimare il cadavere della Seconda Internazionale. La composizione della Conferenza di Berna mostra chiaramente che essa non ha più niente di comune col proletariato rivoluzionario del mondo intero””. (pag 26)”,”LEND-295″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 1 (1893-1894).”,”1″,”LEND-296″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 2 (1895-1897).”,”2″,”LEND-297″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 3 (1899) (Lo sviluppo del capitalismo in Russia)”,”3″,”LEND-298″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 4 (1898-1901)”,”4″,”LEND-299″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 5 (1901-1902).”,”5″,”LEND-300″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 6 (1902-1903)”,”6″,”LEND-301″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 7 (1903-1904).”,”7″,”LEND-302″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 8 (1905)”,”8″,”LEND-303″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 9 (1905)”,”9″,”LEND-304″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 10 (1905-1906).”,”10″,”LEND-305″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 11 (1906-1907)”,”11″,”LEND-306″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 12 (1907)”,”12″,”LEND-307″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 13 (1907-1908)”,”13″,”LEND-308″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 14 (1908)”,”14″,”LEND-309″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 15 (1908-1909)”,”15″,”LEND-310″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 16 (1909-1910).”,”16″,”LEND-311″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 17 (1910-1912)”,”17″,”LEND-312″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 18 (1912-1913).”,”18″,”LEND-313″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 19 (1913)”,”19″,”LEND-314″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 20 (1913-1914).”,”20″,”LEND-315″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 21 (1914-1915).”,”21″,”LEND-316″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 22 (1915-1916).”,”22″,”LEND-317″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 23 (1916-1917).”,”23″,”LEND-318″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 24 (1917).”,”24″,”LEND-319″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 25 (1917).”,”25″,”LEND-320″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 26 (1917-1918).”,”26″,”LEND-321″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 27 (1918).”,”27″,”LEND-322″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 28 (1918-1919).”,”28″,”LEND-323″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 29 (1919)”,”29″,”LEND-324″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 30 (1919-1920).”,”30″,”LEND-325″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 31 (1920).”,”31″,”LEND-326″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 32 (1921-1923).”,”32″,”LEND-327″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 33 (1921-1923).”,”33″,”LEND-328″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 34. Lettere (1895-1911).”,”34″,”LEND-329″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 35. Lettere (1912-1922)”,”35″,”LEND-330″ “LENIN V.I.”,”Indice delle opere complete di Lenin. (in lingua russa)”,”36″,”LEND-331″ “LENIN V.I.”,”Les divergences dans le mouvement ouvrier européen.”,”””Il libretto, apparso l’ anno scorso, del marxista olandese Anton Pannekoek: Le divergenze tattiche nel movimento operaio (Anton Pannekoek: Die Taktischen Differenzen in der Arbeiterbewegung. Hambourg, Erdmann Dubber, 1909) è un tentativo interessante di analisi scientifica di queste cause. Nel corso di questa esposizione, faremo conoscere al lettore le deduzioni di Pannekoek, di cui non si può riconoscere l’ assoluta giustezza. Una delle cause più profonde che trascinano dei disaccordi periodici riguardo alla tattica è il fatto stesso della crescita del movimento operaio. (…) Inoltre, una fonte continua di divergenze è il carattere dialettico dell’ evoluzione sociale, che si compie nelle contraddizioni e per via di contraddizioni. Il capitalismo è progressista, perciò distrugge i vecchi modi di produzione e sviluppa le forze produttive; ma nello stesso tempo, a un certo grado di sviluppo, ostacola la crescita delle forze produttive.”” (pag 4-5)”,”LEND-332″ “LENIN V.I.”,”Les tâches des socialdémocrates russes.”,”””Le tradizioni del blanquismo, della cospirazione, sono terribilmente forti tra i partigiani della “”Nardonaïa Volia””, così forti che essi non possono rappresentarsi la lotta politica altrimenti che nella forma di un complotto politico. Ora, i socialdemocratici non pencolano verso questa ristrettezza di idee; non credono ai complotti; pensano che l’ epoca dei complotti è da lungo tempo finita, che ridurre la lotta politica a un complotto, è, da una parte sospingerla all’ estremo e, dall’altra, scegliere i metodi di lotta meno felici. Ciascuno comprende che la dichiarazione di P. Lavrov pretendente che “”l’ Occidente serve da modello indiscutibile ai socialdemocratici russi”” (…) non è che un metodo polemico; che in realtà, i socialdemocratici russi non hanno mai perso di vista le nostre condizioni politiche, né sognato riguardo alla possibilità di creare in Russia un partito operaio legale; che essi non hanno mai separato la lotta per il socialismo dalla lotta per la libertà politica. Per contro, hanno sempre pensato, e continuano a pensare, che questa lotta deve essere condotta non da dei cospiratori, ma da un partito rivoluzionario che si appoggi sul movimento operaio””. (pag 32-33)”,”LEND-333″ “LENIN V.I.”,”La catastrophe imminente et les moyens de la conjurer.”,”””Le banche moderne sono così indissolubilmente legate con il commercio (del grano come di ogni altro prodotto) e l’ industria che, senza “”mettere le mani”” sulle banche, è assolutamente impossibile fare qualcosa di serio, che sia veramente “”democratico e rivoluzionario””. (pag 13)”,”LEND-334″ “LENIN V.I.”,”Qu’est-ce que le pouvoir des soviets?”,”””L’ organizzazione sovietica ha permesso la creazione di una forza armata di operai e contadini molto più legata di prima alle masse dei lavoratori e degli sfruttati. Senza questa, sarebbe impossibile realizzare una delle condizioni fondamentali della vittoria del socialismo, ovvero l’ armamento degli operai e il disarmo della borghesia””. (pag 15)”,”LEND-335″ “LENIN V.I.”,”Escritos económicos (1893-1899). I. Contenido economico del populismo y su critica en el libro del señor Struve.”,”””Il signor Struve dice che Marx concepiva il passaggio del capitalismo a un nuovo regime sociale come una brusca caduta, come il collasso del capitalismo (crede il signor Struve che alcuni passaggi di Marx consentano di trarre questo giudizio, quando in realtà questa opinione si può cogliere in tutta la sua opera). Gli adepti di Marx lottano per riforme. Nel punto di vista che Marx sosteneva nella decade ’40 si “”introdusse un’ importante correzione””: in luogo di “”crollo”” che media tra il capitalismo e il nuovo regime, si riconosceva che doveva esserci “”tutta una serie di transizioni””. Non possiamo ammettere che questo sia accertato. Gli “”adepti di Marx”” non hanno introdotto nessuna “”correzione””, né importante né non importante, nelle concezioni del loro maestro. La lotta per riforme non è prova di “”correzioni””, non corregge la teoria del crollo e la caduta brusca, dato che questa lotta si dispiega con un fine riconosciuto aperto e chiaro: arrivare a questa “”caduta””””. (pag 174-175)”,”LEND-336″ “LENIN V.I.”,”Escritos económicos (1893-1899). III. Sobre el problema de los mercados.”,”””Può esistere un capitalismo in cui lo sviluppo del commercio e dell’ industria non sopravanzano quello dell’ agricoltura? La crescita del capitalismo è la crescita dell’ economia mercantile, ovvero, della divisione sociale del lavoro, che una dopo l’ altra strappano all’ agricoltura le diverse forme della elaborazione della materia prima, originariamente vincolata alla sua attenzione, elaborazione e consumo, all’ interno di un’ unica economia naturale. Perciò, in ogni parte e sempre il capitalismo significa uno sviluppo più rapido del commercio e dell’ industria in confronto con l’ agricoltura, uno sviluppo più rapido della popolazione commerciale e industriale, un peso e importanza maggiore del commercio e dell’ industria all’ interno del regime generale dell’ economia sociale. Non può essere altrimenti””. (pag 144)”,”LEND-337″ “LENIN V.I.”,”El marxismo y el Estado. Materiales preparatorios para el libro ‘El Estado y la revolución.”,”Opportunismo onesto. “”Questa dimenticanza delle considerazioni grandi e fondamentali sull’ altare di interessi momentanei del giorno, questo perseguimento di esiti passeggeri e il condurre la lotta per essi senza preoccuparsi delle conseguenze ulteriori, questo sacrificio dell’ avvenire del movimento sull’ altare del suo presente potrà obbedire a motivi “”onesti””, ma è continuare a fare opportunismo e l’ opportunismo “”onesto”” è il più pericoloso di tutti”” (pag 12-13)”,”LEND-338″ “LENIN V.I., a cura di Jean FREVILLE”,”Lenine.”,”Libertà e necessità. “”Engels (Antidühring, ndr) dice: ‘Hegel fu il primo ad esporre esattamente il rapporto tra libertà e necessità. Per lui, la libertà consiste nel comprendere la necessità. “”La necessità non è cieca che fintanto che non è compresa””. Non è nel sogno di un’ azione indipendente delle leggi della natura che consiste la libertà, ma nella conoscenza di queste leggi, e nella possibilità così data di farle agire sistematicamente in vista di fini determinati. Ciò è vero sia per le leggi del mondo esteriore che per quelle che regolano l’ esistenza corporale e intellettuale dell’ uomo, due ordini di leggi che possiamo separare tutt’al più nel pensiero, ma non nella realtà. La libertà della volontà non è dunque altra cosa che la capacità di decidersi in conoscenza di causa. Ne risulta che, più libero è il giudizio di un uomo concernente una questione determinata, più grande è la necessità che determina il tenore di questo giudizio… La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura”” (pag 170-171, ediz. Costes).”” (pag 94-95)”,”LEND-339″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 3. The Development of capitalism in Russia. The process of the formation of a home market for large-scale industry.”,”Si tratta dell’ opera di Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’.”,”LEND-342″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 7. September 1903 – December 1904. Account of the Second Congress of the R.S.D.L.P. One step forward, two steps back. The Zemstvo campaign and Iskra ‘s plan.”,”Contiene l’ opera di Lenin ‘Un passo avanti, due indietro (La crisi nel nostro partito)’. (pag 203-423, scritto nel febbraio-maggio 1904 e pubblicato nel maggio 1904.”,”LEND-346″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 8. January-July 1905. Revolutionary days. Social-democracy and the provisional revolutionary government. The third congress of the RSDLP. The revolutionary army and the revolutionary government.”,”Dovremo organizzare la rivoluzione? “”(…) E Parvus propone lo slogan che proponemmo nel n° 6 di Vperiod – “”Organizza la Rivoluzione!””. Le lezioni della rivoluzione hanno convinto Parvus che “”nelle presenti condizioni politiche noi non possiamo organizzare le centinaia di migliaia”” (il riferimento è alle masse pronte per la rivoluzione). “”Ma””, dice, ripetendo con buona ragione un’ idea espressa molto tempo fa da “”Che fare?””, “”possiamo creare una organizzazione che dovrebbe servire come un fermento alla riunione, e, al momento della rivoluzione, a radunare le centinaia di migliaia dalla nostra parte. Dobbiamo organizzare i circoli operai che dovranno avere compiti ben definiti, precisamente, a preparare le masse alla rivolta, farle schierare al nostro fianco al momento dell’ insurrezione, e lanciare la rivolta quanto la parola d’ ordine è data””.”” (pag 168) Schema di una conferenza sulla Comune di Parigi. (pag 206) Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848? (pag 257)”,”LEND-347″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 9. June-November 1905.”,”Nota sull’ articolo di Pokrovsky “”Gli intellettuali professionali e i socialidemocratici””. (pag 189) La teoria della generazione spontanea. “”L’ Iskra ha mostrato che un’ assemblea costituente può essere formata attraverso lo generazione spontanea, senza l’ aiuto di qualsivoglia governo, e conseguentemente senza l’ aiuto di un governo provvisorio. D’ora in avanti questo terribile problema può essere considerato risolto, e tutte le dispute collegate con esso devono cessare””. Così afferma una dichiarazione del Bund fatta nel N° 247 della Posledniye Izvestia, del 1 settembre (Augusto 19). (…)””. (pag 246)”,”LEND-348″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 10. November 1905 – June 1906. The Reorganisation of the Party. Party Organisation and Party Literature. The Victory of the Cadets and the Tasks of the Workers’ Party. Report on the Unity Congress of the R.S.D.L.P.”,”Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito. “”Una piena aderenza alla teoria del partito è il corollario e il risultato di una lotta di classe altamente sviluppata. E, viceversa, gli interessi di un’ aperta e diffusa lotta di classe richiedono lo sviluppo di una dottrina di partito rigorosa.”” (pag 75)”,”LEND-349″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 12. January-June 1907. The Social-democratic Election Campaign in St. Petersburg. The Bolsheviks and the Petty Bourgeoisie. The Fifth Congress of the R.S.D.L.P. The Attitude Towards Bourgeois Parties.”,”Contiene tra l’ altro: ‘Franz Mehring sulla Seconda Duma. (pag 383) (contiene una completa traduzione della seconda parte dell’ articolo di Mehring apparso sul giornale Die Neue Zeit del 6 marzo 1907.”,”LEND-351″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 17. December 1910 – April 1912. Certain features of the historical development of marxism. Lev Tolstoi and his epoch. Conference of the British Social-democratic Party. Hyndman on Marx. The Sixth (Prague) All-Russia Conference of the R.S.D.L.P..”,”Contiene l’ articolo ‘Hyndman su Marx’ (i ricordi di Hyndman su Marx) (‘The Record of an Adventurous Life’ di Henry Mayers Hyndman, London, Macmillan, 1911. (pag 306) L’ anonimo scrittore su Vorwärts. Sulla ricostruzione fatta dal Vorwarts sulla Conferenza del POSDR russo. Il giornale socialdemocratico si è rifiutato di pubblicare la replica all’ infamante articolo che fa campagna in favore dei liquidatori. (pag 535)”,”LEND-356″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 18. April 1912 – March 1913. In memory of Herzen. Political parties in Russia. Democracy and Narodism in China. Debates in Britain on Liberal Labour Policy. The historical destiny of the doctrine of Karl Marx.”,”Un questionario sulle organizzazioni del grande capitale. “”Delle 22 organizzazioni in riunite in gruppo, solo 7 sono nate nel periodo 1870-1900, 2 dal 1901 al 1904, 8 nei due anni di rivoluzione – 1905-1906 – e 5 dal 1907 al 1910. Tutti questi “”riunioni di managers”” dei rappresentanti dell’ industria in generale – proprietari di miniere, industriali del petrolio, e così via – sono principalmente un prodotto del periodo della rivoluzione e della controrivoluzione””. (pag 57) Partito illegale e lavoro legale. (pag 387)”,”LEND-357″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 21. August 1914 – December 1915.”,”Lotta contro il social-sciovinismo. (pag 199) Il crollo della Seconda Internazionale. (pag 205) Il pacifismo britannico e l’ avversione britannica per la teoria. (pag 260) “”I fabiani sono più sinceri e onesti di Kautsky e compagnia, perché essi non hanno promesso di stare per la rivoluzione; politicamente, comunque, essi sono della stessa specie. La lunga storia della libertà politica della Gran Bretagna e le condizioni avanzate della sua vita politica in generale, e della sua borghesia in particolare, hanno avuto come risultato il formarsi di varie gradazioni di opinione borghese che hanno la possibilità di trovare rapidamente, libera e aperta espressione nelle nuove organizzazioni politiche del paese””. (pag 261) Socialismo e guerra. (pag 295) Sulla parola d’ ordine degli stati uniti d’ Europa. (pag 339) Imperialismo e socialismo in Italia. (pag 357) Disfattismo rivoluzionario. “”No, di fronte alla crisi rivoluzionaria in Russia, che sta accelerando per la disfatta – e questo è quello che gli eterogenei oppositori del “”disfattismo”” hanno paura ad ammettere – il dovere del proletariato sarà quello di condurre la lotta contro l’ opportunismo e lo chauvinismo (…)””. (pag 381)”,”LEND-360″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 23. August 1916 – March 1917. The Military Programme of the Proletarian Revolution. Bourgeois Pacifism and Socialist Pacifism. Lecture on the 1905 Revolution. Letters from Afar.”,”Lettera aperta a Boris Souvarine. (Questione guerra, Zimmerwald e Trotsky) (pag 195) “”Le obiettive circostanze della guerra imperialista rendono certo che la rivoluzione non sarà limitata al primo stadio della Rivoluzione russa, che la rivoluzione non sarà limitata alla Russia. Il proletariato tedesco è il più fidato, il più affidabile alleato della Russia e della rivoluzione proletaria mondiale”” (pag 373, Lenin 26 marzo 1917)”,”LEND-362″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 24. April-June 1917.”,”Il significato della fraternizzazione. “”I soldati devono ora passare a una forma di fraternizzazione in cui si discuta un chiaro programma politico. Noi non siamo anarchici. Non pensiamo che la guerra possa essere terminata con un semplice “”rifiuto””, un rifiuto di individui, gruppi o di una folla spontanea””. (pag 318) I segreti della politica estera. (pag 378) Il bolscevismo e la “”demoralizzazione”” dell’ esercito. “”Laddove il bolscevismo ha la possibilità di esprimere pubblicamente, apertamente i suoi punti di vista, non troviamo nessuna disorganizzazione. Laddove non ci sono bolscevichi o non è permesso a loro parlare, ci sono eccessi, demoralizzazione, e pseudo-bolscevichi.”” (pag 571)”,”LEND-363″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 27. February-July 1918. Extraordinary Seventh Congress of the RCP(B). The Immediate Tasks of the Soviet Government. “”Left-Wing”” Childishness and the Petty-Bourgeois Mentality.”,”””La posizione di Ghe secondo cui il proletariato europeo è impuro, che in Germania il proletariato è corrotto, è così crudelmente nazionalistica, così ottusa che non so cosa ci sarebbe ancora da dire. Il proletariato in Europa non è un briciolo più impuro che in Russia, ma far partire una rivoluzione è più difficile perché la gente al potere non è idiota come i Romanov o millantore come Kerensky ma sono seri leaders del capitalismo, cosa che non era il caso della Russia.”” (pag 307)”,”LEND-366″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 28. July 1918 – March 1919.”,”Che cos’è l’ internazionalismo? (pag 280, da La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky) (pag 280) “”Il bolscevismo ha popolarizzato in tutto il mondo l’ idea della “”dittatura del proletariato””, ha tradotto queste parole dal Latino, prima in Russia, e poi nelle lingue di tutto il mondo (…)”” (pag 293) Era solo dopo che io lessi il libro di Kautsky che ebbi l’ opportunità di conoscere il “”Socialismo contro lo Stato”” di Vandervelde (Parigi, 1918). Kautsky è il leader ideologico della Seconda Internazionale (1889-1914), mentre Vandervelde, nella sua funzione di Presidente dell’ International Socialist Bureau, è il suo rappresentante ufficiale. Entrambi rappresentano la completa bancarotta della Seconda Internazionale, ed entrambi con la destrezza di giornalisti esperti “”abilmente”” mascherano questa bancarotta e la loro propria bancarotta e diserzione verso la borghesia con slogans marxisti””. (pag 319) “”Democrazia”” e dittatura. (pag 368)”,”LEND-367″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 29. March-August 1919.”,”Aristocrazia operaia. “”La Gran Bretagna è stato il modello di paese in cui, come ha sottolineato Engels, la borghesia ha prodotto, accanto a un’ aristocrazia borghese, uno strato superiore del proletariato molto borghese. Per molti decenni questo paese capitalistico avanzato è rimasto indietro nella lotta rivoluzionaria del proletariato””. (pag 309) “”La storia mondiale sta portando fermamente verso la dittatura del proletariato, ma sta facendo questo attraverso paths che sono tutto fuorché facili, semplici e rettilinei.”” (pag 309)”,”LEND-368″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 31. April-December 1920. “”Left-wing””. Communism an infantile disorder. The Second Congress of the Communist International. Letter to the German and the French Workers. The Tasks of the Youth Leagues. The Eighth All-Russia Congress of Soviets.”,”Contiene l’ opera “”Estremismo malattia infantile del comunismo””. Coordinare le rivoluzioni in Europa. “”Mi sorprende come il compagno Serrati possa aver pubblicato sul suo giornale ‘Comunismo’ (N° 24 Settembre 15-30, 1920), senza ogni commento, un articolo superficiale di G.C. intitolato “”Saremo bloccati?””. Nonostante quel che dice l’ autore di questo articolo, io personalmente penso che nell’ eventualità di una rivoluzione del proletariato in Italia, il blocco di questo paese da parte di Gran Bretagna, Francia e America è possibile e probabile. Secondo me, il compagno Graziadei era più vicino alla verità nel suo discorso alla riunione del Comitato Centrale del partito italiano (Avanti!, 1° ottobre 1920, edizione di Milano), quando ammetteva che il problema di un possibile blocco era “”molto serio”” (“”problema gravissimo””). Egli diceva che la Russia si è tenuta aperta, in particolare per via della dispersione della sua popolazione e del suo enorme territorio, ma la rivoluzione in Italia “”non potrebbe resistere per lungo se non fosse coordinata con una rivoluzione in qualche altro paese dell’ Europa centrale””, e che “”ogni coordinamento è difficile ma non impossibile”” perchè l’ intera Europa continentale sta passando attraverso un periodo rivoluzionario””. (pag 387)”,”LEND-370″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 33. August 1921 – March 1923.”,”Epurazione nel partito. “”Epurare il partito è molto importante per prendere in considerazione le proposte dei lavoratori non appartenenti al partito””. (pag 40) Una ritirata strategica. La Nep. “”Ogni ritirata su ogni fronte, comunque, genera in alcuni del panico per un certo tempo. Ma in ogni occasione – sul fronte di Kolchak, sul fronte di Denikin, sul fronte di Yudenich, suul fronte polacco e sul fronte di Wrangel – una volta che siamo stati duramente battuti (e qualche volta più di una) abbiamo provato la verità del proverbio: “”Chi è stato sconfitto vale due volte di più di chi non lo è stato””””. (pag 63) Capitalismo di stato in uno stato proletario e i sindacati. (pag 185) I sindacati e l’ influenza della piccola borghesia sulla classe operaia. (pag 195)”,”LEND-372″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 35. February 1912 – Decembre 1922. Letters.”,”Lettera a Sverdlov e Trotsky. “”Le cose si sono così “”accelerate”” in Germania che noi non dobbiamo rimanere indietro. Ma oggi noi siamo già indietro. Dovremo fare appello domani ad una sessione unita del Comitato esecutivo centrale Soviet di Mosca Soviets di distretto Sindacati ecc. Si devono fare dei resoconti sull’ inizio della rivoluzione in Germania. (Vittoria della nostra tattica di lotta contro l’ imperialismo tedesco. E così via). Deve essere adottata una risoluzione. La rivoluzione internazionale si è così avvicinata in una settimana che si può considerare come un evento dei prossimi giorni.”” (pag 364, 1 ottobre 1918) Lettera di saluto ai membri del gruppo spartachista. (pag 369, 18 ottobre 1918)”,”LEND-374″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 41. 1896 – October 1917.”,”Piano di relazioni sul marxismo. (1908-1909) (pag 221) “”E’ precisamente questo tipo di inganno del popolo e di distrazione del proletariato dalla lotta rivoluzionaria che caratterizza il “”programma di pace”” che è ora “”unanimamente”” spinto innanzi sia dal portavoce ufficiale della Seconda Internazionale Huysmans al Congresso del Partito operaio socialdemocratico d’ Olanda ad Anrhem, e da Kautsky, il più influente teorico della Seconda Internazionale e il più influente avvocato dei social-patrioti e social-sciovinisti di tutti i paesi. Il loro programma consiste in servizi impertinenti e ipocriti ad alcune pie aspirazioni democratiche: ripudio delle annessioni e indennità, autodeterminazione delle nazioni, democratizzazione della politica estera, corti di arbitrato per risolvere i conflitti tra gli Stati, disarmo, Stati Uniti d’ Europa, ecc.””. (pag 371)”,”LEND-380″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 42. October 1917 – March 1923.”,”””Compagno Molotov per i membri del Politburo. I penso che la questione di Genova è chiara dopo i memorandum di Cicerin, Joffe, Krasin e Litvinov. I suggerisco uno schema di decisione. Piano: tutti i membri del Politburo tentano di giungere ad un accordo scritto. In mancanza di questo, riunione di tutti e seduta di un’ ora sola (e senza una segretaria). Poi 1 o 2 opre con la delegazione e finis.”” (pag 404, Lenin, promemoria a Molotov, per i membri del CC, RCP(b), 24. Feb. 1922) Altri riferimenti: Plechanov sul terrore. (pag 47, 1918) Note sulle tesi su un fronte unico. “”(…) ll paragrafo sulla storia del bolscevismo dovrebbe essere ampliato e in parte modificato. Non è corretto dire che ci fu una scissione solo nel 1910. Dovrebbe essere indicato che la separazioni formali con i Menscevichi nella primavera del 1905 e nel gennaio 1912 si alternarono con la semi-unità e l’ unità del 1906 e 1907 seguite da quella del 1910 non solo a causa delle vicissitudini della lotta ma anche sotto la pressione della base, che chiedeva di provare in base alla sua propria esperienza. (…)””. (pag 368, Lenin a Zinoviev) rank and file base (diz) Nota N° 613 pag 621: Elenco libri chiesti da Lenin. Nota n° 615 sul ‘Caso giorgiano’. Lenin chiese a Trotsky di trattare il “”caso giorgiano”” al plenum del C.C. Trotsky, invocando una malattia, disse che non poteva prendere su di sé questo impegno. (pag 621, 5 marzo, dal diario degli impegni delle segretarie (novembre 21, 1922 – marzo 6, 1923)”,”LEND-381″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 44. October 1917 – November 1920.”,”””(…) N.B. Mandami: Longuet, La politique internationale du marxisme. Karl Marx et la France. Vandervelde, L’ Etat et le socialisme e tutti i pamphlets di questo tipo in francese, tedesco, inglese e italiano, tutti, tutti, tutti! Anche: La Russia socialista (socialisti-rivoluzionari di sinistra), vedi La Feuille (Ginevra), 3.X.1918. Pierre Loti, Quelques aspects du vertige mondial, Paris (Flammarion). Leon Frapie, Les contes de la guerre (ibid.). Ho appena ricevuto da Sverdlov un gruppo di tue pubblicazioni (non sarebbe male se me le mandassi anche tu). Troppo poco! Troppo poco!! Troppo poco!!! Ingaggia un gruppo di traduttori e pubblica 10 volte di più. Peluso può (e dovrebbe) scrivere tre opuscoletti alla settimana (su tutti i soggetti, compilazioni dai nostri giornali – tu fornisci i temi e una lista degli articoli appropriati per la compilazione). Il suo articolo in Droit du Peuple (“”Contro-rivoluzionari””) è buono. Pagalo bene e pubblica dieci volte di più. (I traduttori devono essere ingaggiati, per pubblicare in quattro lingue: francese, tedesco, inglese e italiano. Non hai niente nelle ultime due. Scandaloso! Scandaloso!!). Tu sei pieno di soldi. (Mandami subito un resoconto delle somme che hai speso). Avremo sempre più disponibilità. Scrivi quanto vuoi. Bisogna pubblicare 100 volte di più, in quattro lingue, opuscoli di 4-8-16-32 pagine. Metti della gente per fare questo. (…)”” (pag 154, Lenin, Lettera a J.A. Berzin, 15, X. 1918)”,”LEND-383″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 38. Philosophical Notebooks.”,”L’ obiettività della dialettica. “”…””La dialettica è stata spesso considerata un’ arte, come se essa riposasse su un talento soggettivo e non appartenesse all’ oggettività della Nozione…”” (336-337) (Hegel, Scienza della logica). E’ un importante merito di Kant aver reintrodotto la dialettica, averla riconosciuta come “”necessaria”” (una proprietà) “”della ragione”” (337) ma il risultato (dell’ applicazione della dialettica) deve essere “”opposto”” (al kantismo). Vedere sopra.”” (pag 223)”,”LEND-377″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 19. 1916-1917. Writings and speeches of V.I. Lenin during 1916 and 1917 dealing with the national question, the labor movement, and problems arising out of the first world war.”,”A proposito dell’ articolo di P. Kievsky. “”La diffusione dell’ “”economicismo imperialistico”” nelle fila dei marxisti che hanno preso un posizione decisa contro il social-sciovinismo e a favore dell’ internazionalismo rivoluzionario nell’ attuale grande crisi del socialismo sarebbe un serio colpo al nostro corso, e al nostro partito, perché significherebbe compromettere il partito dall’ interno, all’ interno delle proprie fila, significherebbe convertirlo in una rappresentazione di una caricatura del marxismo.”” (pag 215)”,”LEND-358″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 20. The Revolution of 1917. From the March Revolution to the July Days. Book I.”,”Questione del ritorno di Lenin in Russia attraverso la Germania (Treno piombato). “”Allo scopo di mettere fine alle menzogne diffuse dalla stampa borghese è necessario che la risoluzione promossa dal compagno Zinoviev sia adottata. Essa propone che agli emigranti di tutte le posizioni politiche sia permesso di passare. Noi non abbiamo assunto alcun impegno. Abbiamo semplicemente promesso che al nostro ritorno avremmo chiamato i lavoratori a cooperare in materia di scambio. Una volta che si riconosce uno scambio come corretto, implicitamente si rifiutano tutte le bugie. Altrimenti si fornisce terreno alle insinuazioni e alle calunnie””. (pag 94, minuta, discorso che tratta la questione del viagigo attraverso la Germania, tenuto di fronte alla Sessione del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, 17 aprile 1917).”,”LEND-359″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 2. 1895-1897.”,”A. Smith e Marx. “”Questa teoria, che l’ intero prodotto della società capitalistica consiste in due parti – la parte dei lavoratori (salari, o capitale variabile, per usare una terminologia moderna) e la parte dei capitalisti (plusvalore), non è peculiare a Sismondi. Non appartiene a lui. Egli l’ha presa in prestito nella sua interezza da Adam Smith, e rimane perfino un passo indietro da quest’ultimo. L’ intera politica economica successiva (Ricardo, Mill, Proudhon e Rodbertus) ripetette questo errore, che fu rivelato solo dall’ autore del Capitale, nella Parte III del Volume II. (…) Al presente osserviamo che questo errore è ripetuto dai nostri economisti Narodniki.”” (pag 145)”,”LEND-341″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 1. 1893-1894. New Economic Developments in peasant life. On the so-called market question. What the “”Friends of the People”” are and how the fight the socialdemocrats. The economic content of narodism and the criticism of it in Mr. Struve’s book.”,”Narodism si può considerare un insieme di tattiche rivoluzionarie usate dai Narodnichi russi e successivamente dal partito della volontà del popolo, che ha combattuto per la difesa dei contadini in Russia. Lenin ha individuato varie caratteristiche di questa formazione: 1. vede il capitalismo in Russia come una regressione. 2. crede nel carattere eccezionale del sistema economico russo in generale e nelle campagne (comune di villaggio ecc.) 3. non crede a un rapporto tra l’ intelligentsia e le istituzioni politiche e legali del paese con gli interessi materiali delle classi sociali. Ciò lo induce a credersi una forza capace di far seguire alla storia un’ altra linea di movimento. 4. Successivamente ha ritenuto che lo sviluppo delle forze produttive in Russia potesse far saltare direttamente il paese dal feudalesimo al socialismo senza passare per il capitalismo. 5. Questa corrente ha sviluppato la pratica del terrorismo 6. Dopo la dissoluzione della ‘Volontà del popolo’ al suo posto sono emersi altri partiti : i Socialisti-Rivoluzionari e i Trudovichi. (f. Mia)”,”LEND-340″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 5. Mai 1901 – February 1902.”,”””Per avere una chiara idea della natura di questa caccia ai mercati e ai profitti, dobbiamo ricordare quali giganti vi prendono parte. Quando parliamo di “”imprese singole”” e “”capitalisti individuali””, qualche volta dimentichiamo che, strettamente parlando, questi termini sono inesatti. In realtà, solo l’ appropriazione del profitto è rimasta individuale ma la produzione è diventata sociale. Giganteschi crolli sono resi possibili e inevitabili, solo perché le forze sociali produttive sono subordinate ad un pugno di ricchi, la cui sola preoccupazione è quella di fare profitti””. (pag 91)”,”LEND-344″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 6. January 1902 – August 1903. Material for the preparation of the programme of the R.S.D.L.P. – To the Rural Poor.”,”Avventurismo rivoluzionario (i Socialisti-Rivoluzionari) “”Nella loro difesa del terrorismo, che l’ esperienza del movimento rivoluzionario russo ha così chiaramente provato essere inefficace, i Socialisti Rivoluzionari parlano scuri in volto nell’ asserire che essi riconoscono il terrorismo solo in congiunzione con il lavoro tra le masse, e che perciò gli argomenti usati dai Socialdemocratici russi per rifiutare l’ efficacia di questo metodo di lotta (e che hanno rifiutato comunque per un lungo tempo a venire) non deve essere applicato a loro””. (pag 189)”,”LEND-345″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 4. The Iskra Period, 1900-1902. Book I.”,”””Molto si è detto recentemente sull’ impossibilità e la disperazione della lotta di strada contro gli eserciti moderni. Ciò è stato particolarmente insistito da parte dei saggi “”critici””, che hanno riproposto il vecchio ciarpame della scienza borghese al posto delle nuove, imparziali, conclusioni scientifiche, e facendo questo distorcono ciò che Engels dice, con riferimento solo alla tattica transitoria della Socialdemocrazia tedesca. E perfino allora egli dice ciò con alcunere riserve. Ma persino battaglie isolate dimostrano quanto siano assurdi questi argomenti. La lotta di strada è possibile. Non è la posizione dei combattenti, ma la posizione del governo che è disperata se si trova di fronte grandi numeri e non gli occupati di una singola fabbrica.”” (pag 121)”,”LEND-343″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 4. The Iskra Period, 1900-1902. Book II.”,”””Abbiamo forze sufficienti per essere in grado di dirigere la nostra propaganda ed agitazione tra tutte le classi della popolazione? Naturalmente l’ abbiamo. I nostri Economicisti sono spesso orientati a negarlo. Essi perdono di vista il gigantesco progresso che il nostro movimento ha fatto approssimativamente dal 1894 al 1901.”” (pag 165)”,”LEND-343-B” “LENIN Vladimir Ilich”,”El estado y la revolucion. La doctrina marxista del estado y las tareas del proletariado en la revolucion.”,”Scritto nell’ agosto-settembre 1917, il paragrafo 3 (Come Marx poneva la questione nel 1852) (pag 33) del capitolo II prima del 17 dicembre del 1918 (aggiunto alla 2° edizione). Pubblicato nel 1918 in un pamphlet per le edizioni Zhizn y Znanie di Pietrogrado. “”Nella ‘Critica del Programma di Gotha’, Marx rifiuta minuziosamente l’ idea lassalliana secondo cui, con il socialismo, l’ operaio riceverà il “”prodotto totale (o “”completo””) del lavoro””. Marx dimostra che da tutto il lavoro sociale di tutta la società occorrerà togliere un fondo di riserva, un altro fondo per ampliare la produzione, per sostituire le macchine “”vecchie””, ecc., e, oltre agli articoli di consumo, un fondo per i costi di amministrazione, scuole, ospedali, asili per anziani, ecc.”” (pag 79)”,”LEND-385″ “LENIN V.I.”,”Sobre el estado. Conferencia pronunciada en la Universidad Sverdlov del 11 de julio de 1919.”,”””Lo Stato è una macchina per mantenere il dominio di una classe sull’ altra””. (pag 11) “”Il cambiamento nella forma di sfruttamento trasformò lo Stato schiavista in Stato feudale””. (pag 14) “”Lo sviluppo del commercio, lo sviluppo dello scambio di merci, condussero alla formazione di una nuova classe, dei capitalisti.”” (pag 17) Nota 1. L’ Università Comunista I.M. Sverdlov fu fondata sulla base di un istituto di agitatori e istruttori, organizzato nel 1918, collegato al Comitato Esecutivo centrale di tutta la Russia. In seguito i corsi furono riorganizzati in Scuola di Lavoro dei Soviets. Dopo la risoluzione adottata dall’ 8° Congresso del PCRb sull’ organizzazione di una scuola superiore collegata al CC per preparare i quadri del partito, la scuola si trasformò in Scuola Centrale di Lavoro dei Soviets e del Partito; nel secondo semestre del 1919 per decisione dell’ Ufficio Organizzazione del CC del PCR(b) la Scuola ricevette il nome di Università Comunista I.M. Sverdlov. Lenin vi tenne una conferenza sullo Stato. Il testo della seconda pronunciato il 29 agosto del 1919 non è stato conservato.”,”LEND-386″ “LENIN V.I.”,”Obras completas. Tomo 3. 1896-1899. El desarrollo del capitalismo en Rusia. El proceso de formación del mercado interior para la gran industria.”,”””In secondo luogo, l’ ipotesi di una tale piena specializzazione dell’ agricoltura presuppone una organizzazione puramente capitalistica di quest’ ultima, la completa scissione dei ‘farmers’ capitalisti e degli operai salariati. Parlare in queste condizioni del “”contadino”” (…) è il massimo di mancanza di logica. L’ organizzazione puramente capitalistica dell’ agricoltura presuppone, a sua volta, una distribuzione più regolare dei lavori nel corso dell’ anno (in conseguenza della rotazione delle coltivazioni, dell’ allevamento razionale, ecc.), l’ unione con l’ agricoltura, in molti casi, dell’ elabrazione tecnica del prodotto, l’ inversione della maggior quantità di lavoro nei lavori preparatori del suolo, ecc.””. (pag 333)”,”LEND-387″ “LENIN V.I.”,”Sul diritto delle nazioni all’ autodecisione. (1914)”,”Separazione della Norvegia dalla Svezia. “”Rosa Luxemburg prende precisamente questo esempio e a questo proposito ragiona nel modo seguente: ‘L’ ultimo avvenimento nella storia dei rapporti federativi, la separazione della Norvegia dalla Svezia, – che a sua tempo fu affrettatamente esaltato dalla stampa socialpatriottica polacca (…) come una manifestazione rallegrante della forza e del carattere progressivo delle aspirazioni alla separazione politica – si trasformò immediatamente inuna prova evidente del fatto che il federalismo e la separazione politica che ne deriva, non sono per niente l’ espressione di un progresso o di democratismo. Dopo la cosiddetta “”rivoluzione”” norvegese, che consistette nel deporre e allontanare il re di Svezia dalla Norvegia, i norvegesi si elessero pacificamente un altro re, repingendo con un plebiscito il progetto di instaurare una repubblica. Ciò che gli ammiratori superficiali di ogni movimento nazionale e di ogni sembianza d’ indipendenza avevano proclamato una “”rivoluzione””, non fu che una semplice manifestazione del particolarismo contadino e piccolo borghese (…)””. E’, alla lettera, tutto ciò che dice Rosa Luxemburg su questa questione!! E bisogna riconoscere che sarebbe difficile mostrare con maggior rilievo l’ impotenza della propria posizione di quel che non abbia fatto Rosa Luxemburg con l’ esempio citato. Si trattava e si tratta di sapere se, in uno Stato a composizione nazionale eterogenea, la socialdemocrazia ha o no bisogno di un programma che riconosca il diritto all’ autodecisione o alla separazione””. (pag 39-40) “”Si dice che per i topi non c’è animale più forte del gatto.”” (Lenin, pag 40)”,”LEND-388″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. Volume 55. (in lingua russa)”,”55″,”LEND-390″ “LENIN V.I.”,”Materialismo y empiriocriticismo. Notas críticas sobre una filosofía reaccionaria.”,”Quest’ opera fu scritta nella seconda metà del 1908 e pubblicata nel 1909 dalla casa editrice Zvienó. Questa edizione è quella del 1909 confrontata con l’ edizione del 1920. (1) scritto nel maggio giugno 1908 e pubblicato per la prima volta nel 1925 nei Leninski Sbornik III. “”Engels voleva “”salvare il lettore””, ossia, evitare ai socialdemocratici il piacere di conoscere le degenerazioni ciarlatanesche con cui si qualificavano i filosofi. Ma chi sono i rappresentati di detti “”epigoni””? Apriamo il libro di Starke (C.N. Starke, Ludwig Feuerbach, Stuttgart, 1885) e leggiamo gli incessanti riferimenti ai partigiani di Hume e di Kant. Starke separa Feuerbach da queste due linee, citando A. Riehl, Windelband e A. Lange (…). Apriamo il libro di Avenarius La concezione umana del mondo, edito nel 1891, (…)””. (pag 163)”,”LEND-391″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo II. 1905- mayo de 1909.”,”””Il marxismo non insegna al proletariato a mantenersi al margine della rivoluzione borghese, a non partecipare ad essa, a lasciare la sua direzione alla borghesia (…)””. (pag 57)”,”LEND-392″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo III. Noviembre de 1909 – setiembre de 1916.”,”””Gli “”iskristi”” non avrebbero potuto difendere i fondamenti teorici e politici del proletariato, contro il populismo piccolo-borghese e contro il liberalismo borghese senza una ampia lotta contro l’ “”economicismo””. Egual cosa accadde con il bolscevismo, che trionfò nel movimento operaio di massa nel 1905 a causa, tra gli altri motivi, di una corretta applicazione della consegna di “”boicottaggio della Duma zarista”” quando si svilupparono le lotte più importanti della rivoluzione russa, nell’ autunno del 1905″”. (pag 496)”,”LEND-393″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo IV. 1917 – enero de 1918.”,”””La sostituzione della classe e i partiti che occupano il potere si sarebbe potuto operare pacificamente dentro i soviets, sempre che questi disponessero di una totale e pieno potere. Il vincolo tra tutti i partiti rappresentati nei soviets e le masse si sarebbe mantenuto solido e integro. Non si deve perdere di vista nemmeno un istante che solo questo vincolo stretto, ogni volta maggiore in estensione e profondità, tra i partiti rappresentati nei soviets e le masse, avrebbe potuto contribuire ad eliminare pacificamente le illusioni nella politica piccolo-borghese dei patti con la borghesia””. (pag 216)”,”LEND-394″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo V. Febrero de 1918 – abril de 1920.”,”””La dittatura del proletariato è una necessità indispensabile nella transizione dal capitalismo al socialismo, e nella nostra rivoluzione questa verità fu totalmente confermata nella pratica””. (pag 179)”,”LEND-395″ “LENIN N., a cura di N. TASIN”,”Ideario bolchevista.”,”Probabilmente nel 1921, nella prefazione TASIN parla di Lenin come attuale capo del governo bolscevico. TASIN afferma che all’ epoca alcune opere di Lenin non erano state ancora tradotte dal russo come ‘Le due tattiche’, ‘Un passo avanti e due indietro’, ‘Il Che fare?’, ecc.. “”D’ altra parte, una deformazione borghese del socialismo è il “”centro”” – in Germania gli “”indipendenti”” – , che si può osservare allo stesso modo in tutte le nazioni capitalistiche e che oscilla, fluttua, tra i social-sciovinisti e i comunisti, sostenendo la unità con i primi e agendo per ripetere la bancarotta della Seconda Internazionale.”” (pag 193)”,”LEND-396″ “LENIN V.I.”,”Deux tactiques de la social-democratie dans la revolution democratique.”,”Tattica eliminazione dal governo dei conservatori (pag 60) La rappresentazione borghese volgare della dittatura e la concezione di Marx. “”Mehring racconta, nelle note che aveva fatto seguire alla sua edizione degli articoli di Marx, pubblicati nel 1848 sulla Nuova Gazzetta Renana, che le pubblicazioni borghesi indirizzavano notamente a questo giornale il rimprovero seguente: la Neue Rheinische Zeitung avrebbe esigito l’ “”istituzione immediata della dittatura come solo mezzo di realizzare la democrazia”” (Marx, nachlass, t. III, p. 53). Da punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si escludono l’ un l’ altra. Non comprendendo la teoria delle lotte di classe, abituato a vedere sulla scena politica le meschine querelles dei diversi gruppi e fazioni della borghesia, il borghese intende per dittatura l’ abolizione di tutte le libertà e di tutte le garanzie della democrazia, l’ arbitrio generalizzato, l’ abuso generalizzato del potere nell’ interesse personale del dittatore.”” (pag 149-150)”,”LEND-397″ “LENIN V.I.”,”Opere complete III. Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Processo di formazione del mercato interno.”,”Il volume ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’ curato da Lenin anche nella sua veste tipografica uscì nel 1899 sotto lo pseudonimo di Vladimir ILIN con una tiratura di 2400 copie. (pag VI) “”Si capisce che, partendo da questa base economica, la rivoluzione in Russia deve inevitabilmente essere una rivoluzione borghese. Questa tesi del marxismo è assolutamente irrefutabile. Non si deve mai dimenticarla. Si deve sempre applicarla a tutte le questioni economiche e politiche della rivoluzione russa. Ma occorre saperla applicare.”” (pag 9) “”Il modo di ragionare opposto, che s’incontra sovente tra i socialdemocratici dell’ ala destra, e in prima linea in Plechanov – la tendenza, cioè, a cercare le risposte a domande concrete nel semplice sviluppo logico di una verità generale sul carattere fondamentale della nostra rivoluzione – altro non è che un avvilimento del marxismo e una derisione del materialismo dialettico””. (pag 9) “”(…) Marx direbbe probabilmente, ripetendo la frase di Heine da lui già citata una volta: “”Ho seminato draghi e ho raccolto pulci””. (pag 9) Perché una nazione capitalistica ha bisogno di un mercato estero. (pag 42) “”L’autore non si nasconde affatto la difficoltà e persino il pericolo in cui incorre assumendosi un tema così vasto, ma gli è sembrato che per chiarire il problema del mercato interno per il capitalismo russo fosse assolutamente indispensabile mostrare il nesso e l’interdipendenza tra i vari aspetti del processo che si va svolgendo in tutte le sfere dell’economia sociale. Ci limiteremo perciò ad esaminare i lineamenti fondamentali del processo, rinviando ad indagini successive il compito di studiarlo in maniera più approfondita. Il piano del nostro lavoro è il seguente. Nel primo capitolo esamineremo, il più brevemente possibile, le tesi teoriche fondamentali dell’economia politica astratta sul problema del mercato interno per il capitalismo. Ciò fungerà da introduzione a quella parte del nostro lavoro che è consacrata all’esame dei dati di fatto, esimendoci dalla necessità di dover ripetutamente richiamarci alla teoria nell’esposizione che seguirà. Nei tre capitoli successivi ci proponiamo di descrivere l’evoluzione capitalistica dell’agricoltura in Russia dopo la riforma, e precisamente: nel secondo capitolo analizzeremo i dati delle statistiche degli ‘zemstvo’ (1) sulla disgregazione della popolazione contadina, nel terzo i dati concernenti lo stato di transizione dell’azienda signorile, la sostituzione cioè del sistema della ‘barscina’ (2) col sistema capitalistico, nel quarto capitolo daremo i dati sulle forme che l’agricoltura mercantile e capitalistica assume nel corso della sua formazione. I tre capitoli successivi saranno dedicati alle forme ed alle fasi dello sviluppo del capitalismo nella nostra industria: nel quinto capitolo esamineremo le prime fasi del capitalismo nell’industria, e precisamente ‘nella piccola industria contadina (cosiddetta artigiana)’, nel sesto capitolo i dati sulla manifattura capitalistica e sul lavoro a domicilio capitalistico, e nel settimo quelli sullo sviluppo della grande industria meccanica. Nell’ultimo capitolo (l’ottavo) ci proponiamo di dimostrare il nesso esistente tra i diversi aspetti del processo sopra descritto e di tracciare un quadro generale di questo processo”” [V.I. Lenin, Prefazione alla prima edizione de ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, Roma, 1956] [(1) forma di governatorato locale, introdotto nel 1864, ndr; (2) lavoro obbligatorio non retribuito, ndr]”,”LEND-398″ “LENIN N.”,”La Révolution Prolétarienne et le renégat Kautsky. (1918)”,”Alla fine del 1901 V.I. ULIANOV o ULYANOV assunse lo pseudonimo di N. LENIN (qualche volta interpretato come Nikolay Lenin). Quando divenne una figura pubblica venne identificato con lo pseudonimo V.I. Lenin e con V.I. Ulyanov Lenin. (fonte Enc. Britannica) “”Insomma, pretendendo di trattare della dittatura, Kautsky ha detto coscientemente molte falsità, ma non ha dato alcuna definizione. Se, invece di fidarsi delle sue facoltà intellettuali, avesse consultato la sua memoria, avrebbe potuto trarre dalla casistica tutti i casi in cui Marx parla di dittatura. Avrebbe, senza alcun dubbio, ottenuto la definizione seguente o qualche altra fondamentalmente equivalente: La dittatura è un potere che si appoggia direttamente sulla forza e che non è sottoposto ad alcuna legge. La dittatura rivoluzionaria del proletariato è un potere conquistato e mantenuto con la forza impiegata dal proletariato contro la borghesia, potere che non è sottoposto ad alcuna legge””. (pag 15-16)”,”LEND-399″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas en tres tomos. 1.”,”””La nozione di “”disciplina”” ispira al compagno W. Heine una indignazione non meno nobile di quella del compagno Axelrod. (…) Y.W. Heine segue per molto tempo fulminando in tutti i modi questa odiosa tendenza a creare “”una vasta organizzazione assoluta, la più centralizzata possibile, una tattica, una teoria””; fulmina il fatto che si esiga “”il centralismo semplificat””, ecc., ecc., letteralmente “”alla Axelrod””””. (pag 451, Un passo avanti e due indietro)”,”LEND-400″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 1. 1893-1894.”,”””E come ha risposto Plechanov? Nel solo modo nel quale poteva rispondere un marxista: Egli ha lasciato completamente da parte, come oziosa e interessante soltanto per i soggettivisti, la questione dell’ obbligatorietà, e ha parlato sempre soltanto degli effettivi rapporti economico-sociali, della loro evoluzione effettiva. Perciò non ha dato neppure una risposta diretta a un quesito formulato in modo così sbagliato, e ha risposto invece così: “”la Russia è entrata nella via capitalistica””.”” (pag 193)”,”LEND-401″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 2. 1895-1897.”,”Progettomania populista. La scuola. “”Tutte queste frasi sono pure menzogne, vote parole, che velano l’ essenza stessa della realtà attuale mediante le “”aspirazioni””, prive di ogni significato, del Kleinbürger, aspirazioni che si trasformano inavvertitamente in una caratterizzazione di quel che esiste. Se si vuole trovare un’ analogia con una simile concezione del mondo, da cui queste frasi scaturiscono, bisogna ricorrere ai rappresentanti della scuola “”etica”” dell’ Occidente, che è stata l’ espressione naturale e inevitabile della viltà teorica e dello smarrimento politico della borghesia occidentale. Dal canto nostro, ci limitiamo a contrapporre un piccolo fatto a questa sublime eloquenza e a questo ottimismo, a questa stupenda perspicacia e lungimiranza. Il sig. Iugiakov affronta il problema della scuola di casta e della scuola di classe. Riguardo alla pria si possono trovare dati statistici esatti, almeno per i ginnasi e proginnasi maschili e per gli istituti tecnici. Riferiamo i dati tratti da una pubblicazione del ministero delle finanze, Le forze produttive della Russia (Pietroburgo, 1896, Sezione XIX, Pubblica Istruzione, p.31). “”La distribuzione degli studenti per ceti (in % rispetto al loro numero complessivo) risulta dalla seguente tabella: (…). Questa tabella ci mostra chiaramente con quanta imprudenza si sia espresso il sig Iugiakov quando ha dichiarato che noi d’un sol tratto e recisamente (??) “”abbiamo ripudiato la scuola di casta””.”” (pag 461) Beltov pseudonimo di Plechanov”,”LEND-402″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 3. Lo sviluppo del capitalismo in Russia.”,”Il capitalismo agrario. La concorrenza del farmer americano. “”Poiché tutto questo processo si svolge sotto l’ imperio di esigenze capricciose del mercato che persino il produttore non sempre conosce, l’ agricoltura capitalistica diviene in ogni singolo caso (spesso in ogni singola zona e, talvolta, persono in ogni singolo paese) più unilaterale, più esclusiva rispetto a quella precedente; in compenso, però, essa diviene, nel complesso, incomparabilmente più varia e razionale dell’ agricoltura patriarcale. Il sorgere di forme particolari di agricoltura mercantile rende possibili ed inevitabili le crisi capitalistiche nell’ agricoltura ed i casi di sovrapproduzione capitalistica, ma queste crisi (come, del resto tutte le crisi capitalistiche in generale) danno un impulso ancora più forte allo sviluppo della produzione mondiale ed alla socializzazione del lavoro””. (1) (pag (1) I romantici dell’ Europa occidentale ed i populisti russi si affannano a mettere in rilievo, in questo processo, l’ unilateralità dell’ agricoltura capitalistica, l’ instabilità creata dal capitalismo e le crisi, e negano perciò il carattere progressivo del movimento capitalistico nei confronti della stagnazione precapitalistica.”,”LEND-403″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 4. Febbraio 1898 – febbraio 1901.”,”Contiene recensioni libri di BOGDANOV PARVUS GVOZDEV KAUTSKY HOBSON PROKOPOVIC. 10 punti. “”Ecco quali devono essere, dunque, a nostro avviso, le parti costitutive del programma del partito operaio socialdemocratico russo. 1. indicazione delle caratteristiche fondamentali dello sviluppo economico della Russia. 2. indicazione del risultato inevitabile del capitalismo: aumento della miseria e del fermento fra gli operai. 3. indicazione della lotta di classe del proletariato quale base del nostro movimento. 4. indicazione dei fini ultimi del movimento operaio socialdemocratico; della sua lotta tesa alla conquista del potere per attuare questi fini; del carattere internazionale del movimento. 5 indicazione della necessità che la lotta di classe assuma un carattere politico (…)””. (pag 256)”,”LEND-404″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 5. Maggio 1901 – febbraio 1902.”,”””(…) La lotta di partito dà a un partito la forza e vitalità; la maggior prova di debolezza di un partito è la sua dispersione e la scomparsa di barriere nettamente definite; epurandosi, un partito si rafforza (….). (Da una lettera di Lassalle a Marx, 24 giugno 1852) (in apertura libro Lenin Che fare?) (pag 329) “”Ecco come andarono le cose: nel 1872 (settantadue!) Engels ebbe, nel giornale socialdemocratico Volkstaat, una polemica col proudhoniano tedesco Mülberger, e, protestando contro l’ esagerazione dell’ importanza del proudhonismo, scriveva: ‘L’ unico paese in cui il movimento operaio si trova sotto l’ influenza diretta dei “”principi”” di Proudhon è il Belgio; e appunto percuò il movimento belga, come direbbe Hegel, va “”dal nulla attraverso il nulla al nulla””. E’ dunque un’ aperta menzogna dire che Engels avrebbe “”profetizzato”” o “”predetto”” qualche cosa. Egli ha soltanto parlato di quello che è, cioè di quello che era nel 1872. Ed è un fatto storico incontestabile che in quel momento il movimento belga stava segnando il passo proprio a causa del prevalere del proudhonismo, i cui capi si pronunciavano contro il collettivismo e respingevano un’ attività politica indipendente del proletariato. Soltanto nel 1879 venno costituito il Partito Socialista Belga, e da quel momento soltanto incominciò l’ agitazione per il suffragio universale che ha segnato la vittoria del marxismo sul proudhonismo (riconoscimento della lotta politica del proletariato organizzato in partito di classe indipendente) e l’ inizio di grandi successi del movimento””. (pag 139)”,”LEND-405″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 6. Gennaio 1902 – agosto 1903.”,”Contiene: Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi (pag 215-231) “”A proposito, vorrei ancora dire qualche parola sui propagandisti, contro l’ abitudine di ‘sovraccaricare’ questo ramo d’ attività di elementi poco capaci, con la conseguenza di abbassare il livello della propaganda. Da noi accade che ogni studente venga immancabilmente considerato un propagandista e tutti i giovani chiedano che venga loro “”affidato un circolo”” ecc.. Si dovrebbe lottare contro questa abitudine, perché il danno che ne deriva è molto grande. I propagandisti capaci e di principi effettivamente fermi sono molto pochi (e per divenirlo bisogna studiare parecchio e accumulare esperienza), e bisogna specializzarli, impegnarli integralmente e averne una cura gelosa. Bisogna organizzare per loro alcune conferenze ogni settimana, saperli inviare in tempo in altre città e in generale organizzare le cose in modo che i propagandisti abili vadano in diverse città. Alla massa dei giovani principianti si devono invece affidare più che altro i compiti pratici, che di solito da noi sono trascurati rispetto a quei giri degli studenti nei circoli che con ottimismo vengono chiamati “”propaganda””. Cetto, anche per i compiti pratici importanti occorre una preparazione approfondita, ma in questo campo è tuttavia più facile trovare un lavoro anche per i “”principianti””. Veniamo ai circoli d’ officina. (…)””. (pag 222, Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi)”,”LEND-406″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 7. Settembre 1903 – dicembre 1904.”,”Borghesia populisteggiante. Bernsteinismo. “”Il bernsteinismo dell’ Europa occidentale fu lo zampillo nuovo che rafforzò e in pari tempo modificò la corrente accennata (populista, ndr). Non a caso si dice, e giustamente: “”Nessuno è profeta in patria””. Bernstein non ebbe fortuna in patria, ma in compenso le sue idee “”furono prese sul serio”” e messe in pratica in Francia, in Italia, in Russia, da alcuni socialisti che si trasformarono rapidamente in rapporesentanti del riformismo borghese. Fecondata da queste idee la onstra tendenza populistico-liberale si conquistò nuovi sostenitori tra gli ex marxisti e si rinvigorì nello stesso tempo anche internamente, liberandosi da certe illusioni primitive e appendici reazionarie. Il bernsteinismo svolse la sua funzione non col modificare il socialismo, ma col dare un volto alla nuova fase del liberalismo borghese e col togliere il volto del socialismo a certi pseudosocialisti.”” (pag 98-99) Un passo avanti e due indietro. Risposta di N. Lenin a Rosa Luxemburg. (pag 460)”,”LEND-407″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 8. Gennaio – luglio 1905.”,”Sulla lotta di strada. Consigli di un generale della Comune. Biografia di Cluseret. “”L’ articolo che presentiamo è la traduzione di uno dei memoriali di Cluseret, noto esponente della Comune di Parigi. Egli basa le sue considerazioni, come risulta dai brevi dati biografici che seguono, soprattutto, anche se non esclusivamente, sull’ esperienza delle insurrezioni parigine. (…)””. (pag 215) Il giovane Marx su ripartizione nera americana. “”Marx, con la lucidità del materialista, si sforza di determinare l’ essenza storica reale e le conseguenze inevitabili che devono prodursi in forza delle condizioni obiettive, indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza, dai sogni e dalle teorie di questa o quella persona. Perciò Marx non biasima, ma approva interamente l’ appoggio che i comunisti danno a questo movimento. Marx si mette sul piano della dialettica, considera cioè il movimento in tutti i suoi aspetti, tenendo conto del passato e dell’ avvenire, rilevando il lato rivoluzionario dell’ attentato alla proprietà fondiaria e riconoscendo nel movimento piccolo-borghese una forma primordiale originale del movimento proletario comunista. Ciò che voi sognate di ottenere con questo movimento, dice Marx rivolgendosi a Kriege, non l’ otterrete: invece della fratellanza, avrete l’ isolamento piccolo-borghese; invece dell’ inalienabilità dei lotti contadini, avrete l’ attrazione della terra nell’ orbita della circolazione mercantile; invece di un colpo inferto ai rapaci speculatori, avrete una base più estesa per lo sviluppo capitalistico. Ma il flagello capitalistico, che voi pensate invano di poter evitare, storicamente è un bene, perché affretterà al massimo l’ evoluzione sociale e avvicinerà di molto le nuove forme superiori del movimento comunista.”” (pag 297) 292″,”LEND-408″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 9. Giugno – novembre 1905.”,”Teoria della generazione spontanea. “”Come tutte le scoperte geniali, la teoria della generazione spontanea dell’ Assemblea costituente ha illuminato di colpo la questione. Ora tutto è diventato chiaro. Nonn c’è più ragione di pensare al governo rivoluzionario provvisorio (ricordate la famosa massima dell’ Iskra: non contamini le vostre labbra l’ associazione delle parole “”evviva”” e “”governo””!), non c’è più ragione di pretendere dai membri della Duma “”l’ impegno rivoluzionario”” di “”trasformare la Duma in assemblea rivoluzionaria””. (…) L’ Assemblea costituente può nascere spontaneamente!! Sarà la casta procreazione del popolo stesso, che non si sarà contaminato con nessuna “”mediazione”” di un governo, anche se provvisorio, anche se rivoluzionario. Sarà una nascita “”senza decomposizione””, semplicemente per mezzo di elezioni generali, senza nessuna lotta “”giacobina”” per il potere, una nascita che avverrà senza che la sacra causa venga insozzata dal tridmento delle assemblee rappresentative borghesi, persino senza che appaiano le volgari levatrici che finora, in questo turpe mondo, peccaminoso e impuro, si sono sempre puntualmente presentate sulla scena ogniqualvolta la vecchia società era gravida di un nuovo mondo””. (pag 230)”,”LEND-409″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 10. Novembre 1905 – giugno 1906.”,”Imparate dai nemici (pag 50). “”Imparate dai nemici, compagni operai che apirate a creare una organizzazione operaia apartitica che siete comunque indifferenti di fronte a questa aspirazione! Ricordate il Manifesto delpartito comunista di Marx e di Engels, che parla di trasformazione del proletariato in classe mediante il progressivo sviluppo non soltanto della sua unità, ma anche della sua coscienza””. (pag 51) Non deve quindi il proletariato appoggiare la rivendicazione della borghesia liberale, cioè la creazione di un ministero cadetto da parte del potere supremo? Non è il proletariato costretto a farlo per trarre profitto da quella facilitazione della lotta per la libertà e per il socialismo che potrà assicurargli un ministero cadetto? No, un simile passo sarebbe un gravissimo errore e un tradimento degli interessi del proletariato. Significherebbe infatti sacrificare in cerca d’un effimero successo, gli interessi fondamentali del proletariato nella rivoluzione. Significherebbe correre dietro alle chimere e consigliare al proletariato di “”disarmare””, mentre mancano le più elementari garanzie reali di un’ effettiva facilitazione della sua lotta. Sarebbe questa la peggior forma di opportunismo””. (pag 470)”,”LEND-410″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 11. Giugno 1906 – gennaio 1907.”,”L’ organizzazione delle masse e la scelta del momento della lotta. “”Creare il Soviet significa creare gli organi della lotta di massa immediata del proletariato. Questi organi non si possono creare in qualsiasi momento, mentre invece i sindacati e i partiti politici soo necessari sempre e incondizionatamente, possono e devono essere creati in qualsiasi situazione. Perciò è un grave errore opporsi al Comitato di Pietroburgo tirando in ballo l’ importanza delle organizzazioni in generale. Perciò è sbagliato anche il richiamo alla difesa, da parte di tutti i socialdemocratici, dell’ idea dei comitati contadini per la sistemazione del regime fondiario: questi comitati vengono progettati proprio in legame con la discussione generale della riforma agraria, in legame col movimento agrario che già sta sviluppandosi. Ma questi comitati possono anche condurre a un’ azione “”prematura””! – ironizza il compagno Khrustaliov. Il fatto è che fra le azioni dei contadini e quelle degli operai esiste, proprio in questo momento, una differenza sostenziale. Una vasta azione contadina nel momento attuale non può apparire “”prematura””, mentre una vasta azione operaia lo sarebbe certamente. Il motivo è comprensibile: la classe operaia ha oltrepassato i contadini nel suo sviluppo politico, mentre i contadini non hanno ancora raggiunto la classe operaia nella loro preparazione all’ azione rivoluzionaria in tutta la Russia. (…)””. (pag 81) Sentirai il giudizio dello stolto. “”Proprio perché, spettabilissimo, noi vogliamo scuoter l’ uomo della strada e trasformarlo in cittadino. E per farlo bisogna ‘costringerlo’ a scegliere tra la politica filistea del cadetto che striscia davanti (pfu! pfu!) alla “”Costituzione”” e la politica rivoluzionaria del proletariato socialista. (…) “”Costringere l’ uomo della strada a scegliere””, abbiamo detto. Appunto costringere. Nessun partito socialista al mondo ha potuto strappare le masse all’ influenza dei partiti borghesi liberali o radicali, che si basano sulla mentalità filistea, senza una certa spinta, senza una certa resistenza, senza il rischio della prima esperienza: chi di fatto difende la libertà, i cadetti o noi? Se c’è un accordo con i cadetti, l’ uomo della strada non ha bisogno di pensarci su. Per lui hanno pensato i politicanti fra i chiacchieroni radicali e gli opportunisti socialdemocratici, hanno pensato nel rendez-vous con i cadetti. L’ uomo della strada si è spostato a sinistra (non per colpa vostra, non per la nostra propaganda di partito, ma grazie allo zelo di Stolypin). L’ uomo della strada si è spostato a sinistra; per noi basta. (…)””. (pag 436)”,”LEND-411″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 12. Gennaio-giugno 1907.”,”Martov pseudonimo di O. ZEDERBAUM “”Qui è riconosciuta esplicitamente la necessità di avere un atteggiamento ben definito nei confronti della lotta direttamente rivoluzionaria dei contadini, delle “”azioni”” con un carattere di massa, che abbracciano un immenso territorio e una grandissima parte della popolazione del paese. Non solo tra la borghesia “”liberale””, cioè la media e parte della grande borghesia, ma nemmeno tra la piccola borghesia democratica urbana non si nota nulla che assomigli a queste azioni rivoluzionarie. Il partito socialdemocratico operaio non ha mai promesso, e non poteva promettere, alla borghesia urbana nessun “”appoggio”” a qualsiasi progetto “”di confisca””. E’ già evidente quindi fino a che punto sia sbagliato il consueto ragionamento dei menscevichi circa la borghesia “”urbana progressiva”” e la borghesia “”rurale arretrata””, ragionamento al quale accenna anche la piattaforma esaminata e la cui base è l’ incomprensione delle idee fondamentali di tutto il nostro programma sulla lotta contra i residui della servitù della gleba, lotta che costituisce il contenuto economico della rivoluzione borghese in Russia””. (pag 232)”,”LEND-412″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 13. Luglio 1907 – marzo 1908.”,”Prefazione a opuscolo di Voinov (A.V. Lunaciarski) pag 147 (atteggiamento partito verso i sindacati) Basi teoriche della nazionalizzazione e della municipalizzazione (pag 277) (da Il programma agrario della socialdemocrazia nella rivoluzione russa del 1905-1907) Come il liberalismo internazionale giudica Marx (pag 463) “”Il concetto di nazionalizzazione della terra, ricondotto sul terreno della realtà economica, è dunque una categoria della società mercantile e capitalistica. In questo concetto è reale non ciò che pensano i contadini o dicono i populisti, ma ciò che scaturisce dai rapporti economici della nostra società. La nazionalizzazione della terra, esistendo i rapporti capitalistici, è il trasferimento della rendita allo Stato, né più né meno. Ma che cos’è la rendita nella società capitalistica? Non è affatto il reddito della terra in generale. E’ la parte di plusvalore che rimane dopo aver detratto il profitto medio del capitale. Quindi la rendita presuppone il lavoro salariato nell’ agricoltura, la trasformazione dell’ agricoltore in farmer, in imprenditore. La nazionalizzazione (nella sua forma pura) presuppone che lo Stato riceva la rendita da imprenditori agricoli che pagano un salario agli operai salariati e ricevono un profitto medio per il loro capitale, medio in rapporto a tutte le imprese, sia agricole che non agricole, di un determinato paese o di un complesso di paesi””. (pag 280)”,”LEND-413″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 14. 1908.”,”Della causalità e della necessità nella natura. Ordine, finalità, legge della natura. “”(…) Per quanto riguarda Engels, egli non ebbe occasione, se non erro, di contrapporre, in modo speciale, sulla questione della causalità, il suo punto di vista materialistico alle altre tendenze. Egli non aveva nessun bisogno di far questo dal momento che si era separato da tutti gli agnostici nel modo più netto, sul terreno della questione capitale della realtà obiettiva del mondo esterno in generale. Ma, per chi ha letto un po’ attentamente le sue opere filosofiche, dev’esser chiaro che Engels non ammetteva neppur l’ ombra di un dubbio sull’ esistenza della legge obiettiva, della causalità della necessità della natura. Limitiamoci a qualche esempio. (…)””. (pag 152) Libertà e necessità. “”Engels dice: “”Hegel fu il primo a rappresentare in modo giusto il rapporto di libertà e necessità. Per lui la libertà è il riconoscimento della necessità. ‘Cieca è la necessità solo nella misura in cui non viene compresa’. La libertà non consiste nel sognare l’ indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l’ esistenza fisica e spirituale dell’ uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l’ una dall’ altra tutt’al più nell’ idea, ma non nella realtà. Libertà del volere non significa altro perciò che la capacità di poter decidere con cognizione di causa. Quindi quanto più libero è il giudizio dell’ uomo per quel che concerne un determinato punto controverso, tanto maggiore sarà la necessità con cui sarà determinato il contenuto di questo giudizio… La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna, fondato sulla conoscenza delle necessità naturali (Naturnotwendigkeiten) …”” (pp.112 e 113 della 5 ediz tedesca).”” (pag 184)”,”LEND-414″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 15. Marzo 1908 – agosto 1909.”,”Sostanze infiammabili politica mondiale (pag 177) Il cammino per la rivoluzione vittoriosa. “”In Turchia il movimento rivoluzionario dell’ esercito, sotto la guida dei “”giovani turchi””, ha ottenuto una vittoria. Si tratta, è vero, di una mezza vittoria, e forse meno, perché per ora il Nicola II turco se l’è cavata con la promessa di restaurare la famosa Costituzione turca. Ma, nel corso delle rivoluzioni, queste mezze vittorie, queste frettolose e forzate concessioni del vecchio potere sono la garanzia più sicura di nuovi episodi di guerra civile, molto più asprie e decisivi, che coinvolgeranno masse popolari sempre più grandi. E la scuola della guerra civile non passa invano per il popolo. E’ una scuola difficile, il cui corso completo comprende inevitabilmente anche le vittorie della controrivoluzione, l’ orgia dei reazionari inferociti, le selvagge repressioni degli insorti da parte del vecchio potere, ecc. Ma solo i pedanti incurabili e le mummie rimbambite possono lamentare che i popoli siano entrati in questa scuola di sofferenze. Questa scuola educa le classi oppresse a fare la guerra civile, la educa alla rivoluzione vittoriosa concentra nelle masse degli schiavi moderni l’ odio che eternamente si nasconde negli schiavi oppressi, ottusi, ignoranti e che spinge ai più grandi eroismi storici gli schiavi coscienti della vergogna della propria schiavitù””. (pag 178) Sviluppo ineguale del movimento operaio rivoluzionario. “”Il movimento rivoluzionario internazionale del proletariato non procede e non può procedere di pari passo e in forme uguali nei diversi paesi. L’ utilizzazione completa e onnilaterale di tutte le possibilità, in ogni sfera di attività, matura soltanto come il risultato della lotta di classe degli operai dei diversi paesi. Ogni paese reca il suo prezioso apporto originale al flusso comune, ma in ogni singolo paese il movimento pecca, in un modo o nell’ altro, di unilateralità, delle varie deficienze teoriche e pratiche dei singoli partiti socialisti. (…)””. (pag 182) “”Nessun libro di divulgazione potrà sradicare la religione dalle masse abbrutite dalla galera capitalistica, soggette alle cieche forze devastatrici del capitalismo, fino a che queste masse non avranno imparato esse stesse a lottare in modo unitario, organizzato, pianificato e cosciente contro questa ‘radice’ della religione, contro il ‘potere del capitale’ in tutte le sue forme. Deriva da ciò che un libro di divulgazione scientifica antireligiosa sia nocivo o inutile? No. La conclusione che ne deriva è tutt’altra. E’ che la propaganda atea della socialdemocrazia deve essere ‘subordinata’ al suo compito fondamentale, ossia allo sviluppo della lotta di classe delle ‘masse’ sfruttate contro gli sfruttatori. Chi non ha riflettuto a fondo sui principi del materialismo dialettico, cioè della filosofia di Marx e di Engels, può non comprendere (o, quanto meno non comprendere di colpo) questa tesi. Ma come? Subordinare la propaganda ideale, la predicazione di certe idee, la lotta contro il millenario nemico della cultura e del progresso (ossia contro la religione) alla lotta di classe, cioè alla lotta per determinati fini pratici in campo economico e politico? Quest’obiezione rientra fra quelle mosse comunemente al marxismo e che attestano la totale incomprensione della dialettica marxista. La contraddizione che turba chi formula queste obiezioni è la viva contraddizione della vita reale, cioè una contraddizione dialettica, non verbale, né inventata. Separare con una barriera rigida e insormontabile la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religiose in determinati strati del proletariato, dall’esito, dall’andamento e dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in modo non dialettico; significa trasformare in una rigida barriera quella che è invece una barriera mobile e relativa; significa scindere con la violenza ciò che è inscindibilmente connesso nella realtà della vita. Facciamo un esempio. Il proletariato di una data regione e di un dato settore industriale si suddivide, poniamo, in uno strato progressivo di socialdemocratici abbastanza coscienti, che sono naturalmente atei, e in una massa di operai abbastanza arretrati, legati ancora alla campagna e ai contadini, che credono in dio, vanno in chiesa e sono persino soggetti all’influenza diretta del prete locale, il quale sta fondando, poniamo, un sindacato operaio cristiano. Supponiamo inoltre che la lotta economica sfoci, in questa località, in uno sciopero. Il marxista è tenuto a porre in primo piano il buon esito dello sciopero, deve reagire con energia alla divisione degli operai – durante questa lotta – in atei e cristiani, deve battersi con fermezza contro questa scissione. La propaganda atea può risultare in queste circostanze superflua e nociva, non per le considerazioni filistee del non spaventare gli strati arretrati, del perdere un mandato alle elezioni, ecc., ma sotto il profilo del progresso reale della lotta di classe, che, nella società capitalistica moderna, condurrà gli operai cristiani alla socialdemocrazia e all’ateismo cento volte meglio di quanto possa farlo la pura e semplice predicazione atea. In questa fase e in questa situazione il predicare dell’ateismo farebbe soltanto il ‘gioco’ del prete e di tutti i preti, i quali non desiderano altro che sostituire la divisione degli operai in base alla loro partecipazione allo sciopero con la loro scissione in base alla fede in dio. L’anarchico predicando la guerra contro dio ad ogni costo, aiuterebbe di fatto i preti e la borghesia (sempre, del resto, gli anarchici aiutano ‘di fatto’ la borghesia). Il marxista deve essere materialista, ossia nemico della religione, ma materialista dialettico, che pone cioè la causa della lotta contro la religione non su un piano astratto, non sul piano puramente teorico di una predizione sempre uguale a sé stessa, ma in concreto, sul piano della lotta di classe, che conduce ‘di fatto’ ed educa le masse più e meglio d’ogni altra cosa”” [V.I. Lenin, ‘Il partito operaio verso la religione’, in Opere Complete, XV volume (marzo 1908-agosto 1909), Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-415″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 16. Settembre 1909 – dicembre 1910.”,”””L’ opportunismo è l’ opportunismo appunto perché sacrifica gli interessi fondamentali del movimento ai vantaggi o alle considerazioni del momento, basati su un calcolo miope, superficiale. Frank ha parlato con enfasi a Magdeburgo della “”volontà”” dei ministri del Baden “”di farci parteciapre, noi socialdemocratici, al lavoro comune!””. Non in alto bisogna guardare, ma in basso, dicevamo noi durante la rivoluzione ai nostri opportunisti, che si lasciavano spesso attrarre dalle diverse prospettive cadette””. (pag 286) I dissensi nel movimento operaio. “”I revisionisti considerano vuote frasi tutti i ragionamenti sui “”salti”” e sull’ opposizione di principio fra il movimento operaio e tutta la vecchia società. Essi prendono le riforme per una realizzazione parziale del socialismo. L’ anarco-sindacalista ripudia il “”lavoro minuto”” e soprattutto l’ utilizzazione della tribuna parlamentare. In realtà, quest’ ultima tattica si riduce all’ attesa delle “”grandi giornate””, unita all’ incapacità di raccogliere le forze che creano i grandi avvenimenti. Gli uni e gli altri frenano l’ opera più importante e più urgente: il raggruppamento degli operai in organizzazioni vaste, potenti, che funzionino bene e sappiano funzionar bene in qualsiasi condizione, che siano compenetrate dallo spirito della lotta di classe, che comprendano chiaramente i loro scopi, che siano educate nella vera concezione marxista del mondo””. (pag 322)”,”LEND-416″
“LENIN V.I.”,”Las Tesis de Abril.”,”””L’ errore del compagno Kamenev consiste nel fatto che anche nel 1917 guarda solo al passato della dittatura democratica e rivoluzionaria del proletariato e dei contadini. E, perciò, nella pratica è cominciato già il futuro, poi, nella pratica gli interessi e la politica dell’ operaia salariato e del piccolo padrone hanno divorziato, e, per di più, su un problema tanto importante come il “”difensivismo””, come l’ atteggiamento di fronte alla guerra imperialista. E qui è arrivato al secondo errore nel giudizio del compagno Kamenev da me citato. (…)””. (pag 19)”,”LEND-450″
“LENIN V.I.”,”Le mouvement de libération nationale des peuples d’ Orient.”,”La critica dell’ imperialismo. Socialimperialismo. “”Noi intendiamo la critica dell’ imperialismo nel senso ampio del termine, come l’ atteggiamento delle differenti classi della società verso la politica dell’ imperialismo, a partire dall’ ideologia generale di ciascuna di esse. La proporzione gigantesca del capitale finanziario concentrato in qualche mano e creante una rete straordinariamente vasta e serrata di rapporti e di relazioni, per mezzo della quale sottomette al suo potere la massa non solamente dei medi e piccoli, ma anche dei piccolissimi capitalisti e padroni, da una parte, e la lotta acuta contro gli altri gruppi nazionali di finanzieri per la spartizione del mondo e la dominazione sugli altri paesi, dall’ altra – tutto ciò fa sì che le classi possidenti passino in blocco nel campo dell’ imperialismo. Infatuazione “”generale”” per le prospettive dell’ imperialismo, difesa accannita di questo, tendenza a mascherarlo in tutti i modi, non è che il segno dei tempi. L’ ideologia imperialista penetra pure nella classe operaia, che non è separata dalle altre classi da una muraglia cinese. Se i capi dell’ attuale partito detto “”social-democratico”” tedesco sono considerati a giusto titolo “”social-imperialisti””, ovvero socialisti a parole e imperialisti nei fatti, occorre dire che, già nel 1902, Hobson segnalava l’ esistenza in Inghilterra degli “”imperialisti fabiani””, appartenenti all’ opportunista “”Società dei fabiani””.”” (pag 194, Lenin, L’ imperialismo)”,”LEND-451″
“LENIN V.I.”,”Carlos Marx: breve esbozo biográfico. Federico Engels. Tre fuentes y tres partes integrantes del marxismo. Marxismo y revisionismo.”,”””(…) sostenendo che era necessario saper lavorare nella situazione nuova, nella fase che andava a preparare, nonostante una “”pace”” apparente, nuove rivoluzioni. Il seguente apprezzamento della situazione della Germania nell’ epoca della più nera reazione, nell’ anno 1856, mostra che aspettative aveva Marx che si incanalasse questo lavoro: “”In Germania tutto dipenderà dalla possibilità di realizzare la rivoluzione proletaria con una sorta di seconda edizione della guerra contadina”” (Corrispondenza con Engels, II, 108)”” (pag 55)”,”LEND-452″
“LENIN V.I.”,”Marx-Engels-Marxismus. Grundsätzliches aus schriften und reden.”,”””Über die “”Ritter der Arbeit”” (Knights of Labor), die damalige Organisation der amerikanischen Arbeiter, schrieb Engels im gleichen Brief: “”Die faulste Seite der Knights of Labor war ihre politische Neutralität… Der erste große Schritt, worauf s in jedem neu in die Bewegung eintretenden Land ankommt, ist immer die Konstituierung der Arbeiter als selbständige politische Partei, einerlei wie, solange es nur eine distinkte Arbeiterpartei ist””. (pag 200) “”Su “”Cavalieri del Lavoro”” (Knights of Labor), l’ organizzazione dell’ epoca dei lavoratori americani, ha scritto Engels nella stessa lettera: “”Il lato più putrefatto dei Knights of Labor era la sua neutralità politica… La prima grande tappa, nei paesi in cui si producono dei nuovi movimenti, è sempre la costituzione dei lavoratori sia come partito politico indipendente, ovvero come partito operaio distinto””.”,”LEND-453″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 11. June 1906 – January 1907.”,”Disciplina di partito. “”Abbiamo più di una volta già enunciato la nostra visione teorica sull’ importanza della disciplina a su come questo concetto deve essere compreso dal partito della classe operaia. No definemmo essa come: unità di azione, libertà di discussione e critica. Solo la disciplina è degna del partito democratico della classe d’ avanguardia. La forza delle classe operaia risiede nell’ organizzazione. Se le masse non sono organizzate, il proletariato è nulla. Organizzato, è tutto. Organizzazione significa unità di azione, unità nel funzionamento pratico. (…)””. (pag 320)”,”LEND-350″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 14. 1908. Ten Questions to a Lecturer. Materialism and Empirio-criticism.”,”””Argomento numero uno: Marx è un “”metafisico”” che non conduce l’ epistemologica “”critica dei concetti””, che non lavora a una teoria generale della conoscenza e che semplicemente inserisce il materialismo in nella sua “”teoria speciale della conoscenza””. (pag 317) “”Argomento numero due: il marxismo è “”metafisico”” quanto le scienze naturali (fisiologia). (…) “”Argomento numero tre: il marxismo dichiara che la “”personalità”” è una quantità trascurabile, un ‘cypher’ che l’ uomo è un “”qualcosa di accidentale””, soggetto a certe “”leggi immanenti della economia, (…)””. “”Argomento numero quattro: la teoria di Marx è “”non biologica””, essa non sa nulla delle “”differenze vitali”” e dei vari spuri termini biologici che costituiscono la “”scienza”” del professore reazionario, Avenarius””. (pag 318)”,”LEND-353″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 16. September 1909 – December 1910.”,”Differenze nel movimento operaio europeo. “”Un piccolo libro, ‘Le differenze nella tattica del movimento operaio’, ‘The Tactical Differences in the Labour Movement’ (Die taktischen Differenzen in der Arbeterbewegung), Amburgo, Erdmann Dubber, 1909), pubblicato l’anno scorso da un marxista olandese, Anton Pannekoek, rappresenta un interessante tentativo di una investigazione scientifica di queste cause. Nella nostra esposizione metteremo al corrente il lettore delle conclusioni di Pannekoek, che, deve essere riconosciuto, sono abbastanza corrette””. (pag 347)”,”LEND-355″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 17. Dicembre 1910 – aprile 1912.”,”””La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’ azione.”” (pag 29, Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo) Hyndman su Marx. “”Le divergenze di quei tempi tra Marx e Hyndman si rivelano in maniera ultracaratteristica in ciò che quest’ultimo ci fa sapere del giudizio di Marx su Henry George. Questo giudizio è noto dalla lettera di Marx a Sorge del 20 aprile 1881. Hyndman ‘davanti’ a Marx difendeva H. George con argomenti come questo: “”George – egli diceva – insegnerà di più col suo inculcare l’ errore di quanto non insegneranno gli altri espondendo pienamente la verità””. “”Marx – scrive Hyndman – non vuole neanche sentir parlare dell’ ammissibilità di simili argomenti. La diffusione dell’ errore non ha mai potuto essere utile al popolo: tale era la sua opinione. “”Lasciar passare un errore senza confutarlo significa incoraggiare la disonestà intellettuale. Contro i dieci che andranno oltre George ce ne saranno forse cento che si attarderanno sulle sue opinioni, e questo è un pericolo troppo grande perché lo si debba rischiare.”” Così diceva Marx!”” (pag 292) Manifesto partito operaio liberale. (pag 294)”,”LEND-417″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 18. Aprile 1912 – marzo 1913.”,”Inchiesta sulle organizzazioni del grande capitale. (commenti al libro di Guscka, i comitati di Borsa ecc.) (pag 48) Conclusioni sulla mobilitazione preelettorale. (pag 70) “”A rappresentare il tipo del progressista possono servire il grande proprietario fondiario Efremov e il milionario Riabuscinski. A rappresentare quello del democratico indeciso, il trudovik del campo populista e il liquidatore del campo marxista. Prendete tutta la storia del partito cadetto e vedrete che quest’ ultimo ha sempre agito precisamente in modo da essere sempre a parole per la democrazia e nei fatti per il liberalismo “”di Efremov, consono a Riabuscinski””.”” (pag 72) Partito illegale e lavoro illegale. (La conferenza di dicembre del POSDR tenutasi nel 1908) “”La questione del partito illegale e del lavoro legale dei socialdemocratici in Russia è una delle questioni più importanti del partito; durante tutto il periodo che è seguito alla rivoluzione essa ha occupato il POSDR e ha suscitato la più accanita lotta interna nelle sue file. La lotta dei liquidatori contro gli antiliquidatori è stata condotto soprattutto intorno a tale questione, e il suo accanimento può essere pienamente spiegato col fatto che essa si riduceva all’ alternativa: deve o non deve esistere il nostro vecchio partito illegale””. (pag 372) La Cina rinnovata (pag 385) Risultati e significato delle elezioni presidenziali in America (pag 387)”,”LEND-418″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 19. Marzo – dicembre 1913.”,”La “”carestia di petrolio””. “”In dieci anni in Russia i prezzi sono aumentati più di sei volte in confronto al prezzo più basso registrato nel 1902 e riportato dallo stesso signor ministro. In America non si è verificato nulla di simile. Dal 1909 al 1910 il prezzo in America è diminuito. Negli ultimi anni il prezzo non ha subito variazioni. Il risultato di tutto ciò è che in America il rincaro è di due volte e in Russia di sei. L’ estrazione del petrolio in America nel 1900 è stata minore che in Russia, nel 1910 il triplo.”” (pag 21) Armamenti e capitalismo (pag 88) Capitalismo e imposte (pag 177) Dati sui partiti in Germania (pag 242) Capitalismo e immigrazione operaia (pag 420) Intellettualità operaia (pag 443)”,”LEND-419″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 20. Dicembre 1913 – agosto 1914.”,”La corruzione degli operai da parte dei liberali. I liquidatori. “”Coloro che tradiscono tutto il passato marxista strepitano sul “”partito aperto”” e sull’ “”unità””!… Ecco una derisione degli operai coscienti. (…)”” (pag 79) “”Compiendo il nostro dovere, non ci stancheremo di ripetere agli operai coscienti che la propaganda a favore di un partito operaio aperto è una vuota chiacchiera liberale che corrompe gli operai e distrugge l’ organizzazione marxista. L’ esistenza e lo sviluppo di quest’ organizzazione sono impossibili senza una lotta energica e implacabile contro coloro che tendono tutti i loro sforzi verso la distruzione di quell’ organizzazione marxista nella quale lo slancio degli ultimi due anni ha fatto affluire nuove e sane linfe vitali””. (pag 80) Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco. “”Sul movimento sindacale K. Liegen ha raccolto in America una gran mole di documenti, ma egli non ha saputo ordinarli nel suo libro, che è soprattutto pieno di chiacchiere in forma di una descrizione incompleta del viaggio. Queste descrizioni, per il contenuto, sono come un romanzo d’ appendice, ma per lo stile noioso sono anche peggiori. Perfino gli statuti dei sindacati, che interessavano Legien in modo particolare, non sono né studiati né analizzati, ma semplicemente tradotti incompletamente e senza metodo””. (pag 239) “”Prendete la rivista tedesca “”Sozialistische (???) Monatshefte”” e vi troverete costantemente degli articoli di militanti come Legien, articoli interamente opportunistici, che nulla hanno in comune con il socialismo e che concernono tutte le questione più importanti del movimento operaio. E, se la spiegazione “”ufficiale”” del partito tedesco “”ufficiale”” consiste nel dire che “”nessuno legge”” i Sozialistische Monatshefte, che questi non hanno nessuna influenza, ebbene quest’ affermazione è falsa. Il “”caso”” di Stoccarda ha dimostrato che essa è falsa. I militanti responsabili più noti, i parlamentari, i capi dei sindacati che scrivono nei Sozialistische Monatshefte fanno penetrare le loro ide tra le masse i modo costante e regolare.”” (pag 242)”,”LEND-420″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 21. Agosto 1914 – dicembre 1915.”,”Pacifismo inglese. “”In Inghilterra la libertà politica è stata finora incomparabilmente più ampia che negli altri paesi d’ Europa. Qui la borghesia è più di ogni altra abituata a dirigere e capace di dirigere. (…) Le Trade Unions inglesi riuniscono circa un quinto degli operai salariati. I capi di queste Trade-Unions sono per la maggior parte liberali, e Marx già da molto tempo li aveva definiti agenti della borghesia. Tutte queste particolarità dell’ Inghilterra da una parte ci aiutano a capire più facilmente la sostanza del socialsciovinismo contemporaneo, che è uguale nei paesi autocratici e in quelli democratici, nei paesi militaristi e in quelli che non conoscono il servizio militare; dall’altro lato, esse ci aiutano a valutare, in base ai fatti, il significato della tendenza alla conciliazione con il socialsciovinismo che si esprime, per esempio, nell’ esaltazione della parola d’ ordine della pace, ecc.””. (pag 235) “”L’ espressione più compiuta dell’ opportunismo e della politica operaia liberale si ha, indubbiamente, nella “”Fabian Society””. Il lettore dia un’ occhiata alla corrispondenza di Marx ed Engels con Sorge (ci sono due edizioni della traduzione russa). Ci troverà una brillante definizione di questa società, formulata da Engels, che tratta i signori Sidney Webb e soci come una banda di farabutti borghesi che vogliono corrompere gli operai, esercitare su di loro un’ influenza controrivoluzionaria””. (pag 236) Opportunismo tedesco. L’ opera principale dell’ opportunismo tedesco sulla guerra. “”Il libro di Eduard David La socialdemocrazia nella guerra mondiale (Berlino ed. del Vorwärts, 1915) offre un buon riassunto dei fatti e degli argomenti relativi alla tattica del partito socialdemocratico tedesco ufficiale nell’ attuale guerra””. (pag 244)”,”LEND-421″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 23. 1918-1919.”,”Rapporti con Germania (pag 153) “”La follia criminale e senza senso dei socialisti rivoluzionari di sinistra ci ha portato sull’ orlo della guerra. Le nostre relazioni con il Governo tedesco, nonostante le nostre migliori intenzioni, stanno per diventare tese. Riconoscendo i legittimi desideri del governo tedesco di rafforzare la guardia alla sua Ambasciata, abbiamo compiuto e siamo preparati a compiere un lungo percorso per andare incontro a queste aspettative.”” (pag 154, 15 luglio 1918) Sulla morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. (pag 502)”,”LEND-519″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 22. Dicembre 1915 – luglio 1916.”,”E’ “”realizzabile”” la democrazia nell’ epoca dell’ imperialismo? “”L’ impossibilità economica dell’ autodecisione dovrebbe essere dimostrata mediante un’ analisi economica, come quella con cui dimostriamo l’ impossibilità della proibizione delle macchine oppure dell’ istituzione del denaro-lavoro, ecc. Nessuno tenta di fornire una simile analisi. Nessuno vorrà affermare che, sia pure in un solo paese, “”in via eccezionale””, si sia riusciti a introdurre in regime capitalista il “”denaro-lavoro””, come in un piccolo paese si è riusciti, invece, in via eccezionale, nell’ epoca dell’ imperialismo più sfrenato, a realizzare l’ irrealizzabile autodecisione, e persino senza guerra e senza rivoluzione (Norvegia, 1905). In generale la democrazia politica è soltanto una delle possibili ‘forme’ di ‘sovrastruttura’ del capitalismo. Sia il capitalismo che l’ imperialismo, come dimostrano i fatti, si sviluppano sotto ‘qualsiasi’ forma politica, sottomettendole ‘tutte’. E’ quindi teoricamente sbagliato dire che è “”impossibile realizzare”” ‘una’ delle forme e ‘una’ delle rivendicazioni della democrazia””. (pag 324-325) (‘ ‘ in corsivo nel testo)”,”LEND-422″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 23. Agosto 1916 – marzo 1917.”,”””Il manifesto di Basilea del 24 novembre 1912, sottoscritto da tutti i partiti socialisti e in riferimento alla stessa guerra che stava per scoppiare, quando minacciò ai governi la “”rivoluzione proetaria””, richiamandosi alla Comune di Parigi, disse una verità che i traditori del socialismo oggi vilmente rinnegano. Se infatti nel 1871 gli operai parigini poterono impiegare le ottime armi, che Napoleone III aveva fornito loro per i suoi fini cesaristici, allo scopo di fare un tentativo eroico ed acclamato dai socialisti di tutto il mondo, il tentativo cioè di rovesciare la borghesia e conquistare il potere per realizzare il socialismo, oggi che un numero molto più alto di operai meglio organizzati e più coscienti di vari paesi dispone di un armamento notevolmente migliore e che le masse vengono sempre più illuminate e conquistate alle idee rivoluzionarie dall’ andamento della guerra, un simile tentativo è mille volte più realizzabile e destinato al successo. Il principale ostacolo che si frappone oggi, in tutti i paesi, allo sviluppo di una propaganda e di un’ agitazione sistematiche in questo spirito non consiste affatto nella “”stanchezza delle masse””, alla quale si richiamano ipocritamente gli Scheidemann e insieme i Kautsky, ecc.; le “”masse”” non sono ancora stanche di sparare (…); l’ ostacolo principale consiste invece nella ‘fiducia’ che una parte degli operai coscienti concede ai socialimperialisti e ai socialpacifisti; e quindi il compito più importante dell’ ora è di minare ogni fiducia in queste correnti, ‘idee’ e posizioni ‘politiche'””. (pag 212)”,”LEND-423″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 24. Aprile – giugno 1917.”,”””Anche la seconda parte della denominazione del nostro partito (social’democratico’) è scientificamente sbagliata. La denominazione è una delle forme dello Stato. Ma noi marxisti siamo nemici di ogni Stato. (…) Il marxismo si distingue dall’ anarchismo perché riconosce la necessità di uno Stato per la transizione al socialismo (…)””. (pag 77) “”Il comitato coentrale ha diffuso ieri mattina e pubblicato oggni nella Pravda una risoluzione in cui si dice che “”in questo momento è assurda e grottesca ogni idea di guerra civile””, che le dimostrazioni devono essere pacifiche e che la responsabilità della violenza ricadrà sul governo provvisorio e sui suoi sostenitori. Il nostro partito considera quindi assolutamente giusta e da applicare senza condizioni la deliberazione del soviet dei deputati degli operai e dei soldati ricordata più sopra (che vieta in particolare le manifestazioni armate e i colpi sparati in aria)””. (pag 210) Una voce onesta in un coro di calunniatori (pag 131) Il bolscevismo e la disgregazione dell’ esercito (pag 578)”,”LEND-424″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 25. Giugno – settembre 1917.”,”La politica estera della rivoluzione russa (pag 77) “”Non c’è idea più errata e nociva che quella di separare la politica estera dalla politica interna. E proprio in tempo di guerra tale estremo errore appare ancora più grave.”” (…) “”Colui il cui pensiero non varca i limiti dei rapporti capitalistici non comprende che la classe operaia, se è cosciente, non può parteggiare per nessuno dei gruppi di paesi imperialistici””. Bonapartismo (pag 210) “”L’ errore più grande, più fatale che i marxisti potrebbero commettere ora, dopo la formazione del ministero Kerenski, Nekrasov, Avxentiev e soci, sarebbe di prendere le parole per fatti, l’ apparenza illusoria per sostanza o, in generale per qualcosa di serio””. (…) “”Non lasciamoci ingannaredalle frasi. Non lasciamoci indurre in errore dal fatto che ci troviamo di fronte ai primi passi del bonapartismo. Bisogna saper discernere proprio i primi passi per non cadere nella situazione del filisteo ottuso che si metterà a lamentarsi per il secondo passo, dopo aver incoraggiato il primo””. (pag 211) Violazione della democrazia nelle organizzazioni di massa (pag 290)”,”LEND-425″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 26. Settembre 1917 – febbraio 1918.”,”””Per la lotta ai controrivoluzionari e ai sabotatori, sono necessarie misure straordinarie. In considerazione di questa necessità il Consiglio dei commissari del popolo decide: 1. Le persone appartenenti alle classi ricche (cioè le persona che hanno un’ entrata mensile di 500 rubli e più, i proprietari di immobili urbani, di azioni e di somme di denaro superiori a 1000 rubli), come pure gli impiegati delle banche, delle società per azioni, delle istituzioni pubbliche e statali, sono tenute a presentare entro tre giorni ai comitati di caseggiato una dichiarazione in tre esemplari delle loro entrate, del loro impiego e delle loro occupazioni, firmata e con indicazione del loro indirizzo. (…)”” Lenin, Promemoria a Dzerzinski, 7 dicembre 1917 (pag 356) ZINOVIEV pseudonimo di G.I. RADOMYSLSKI”,”LEND-426″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 27. Febbraio – luglio 1918.”,”””In confronto ai lavoratori delle nazioni progredite, il russo è un cattivo lavoratore. E non poteva essere altrimenti sotto il regime zarista in cui sopravvivevano i resti del regime feudale. Imparara a lavorare: ecco il compito che il potere dei soviet deve porre di fronte al popolo in tutta la sua ampiezza. L’ ultima parola del capitalismo a questo proposito, il sistema Taylor, – come tutti i progressi del capitalismo – unisce in sé la crudeltà raffinata dello sfruttamento borghese e una serie di ricchissime conquiste scientifiche per quanto riguarda l’ analisi dei movimenti meccanici durante il lavoro, l’ eliminazione dei movimenti superflui e maldestri, l’ elaborazione di metodi di lavoro più razionali, l’ introduzione dei migliori sistemi di inventario e controllo, ecc.. La repubblica sovietica deve ad ogni costo assimilare tutto ciò che vi è di prezioso tra le conquiste della scienza e della tecnica in questo campo.”” (pag 231)”,”LEND-427″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 28. Luglio 1918.- marzo 1919.”,”Le calunnie di Kautsky. “”Kautsky apre la sua “”analisi economica”” dell’ industria con il seguente magnifico ragionamento. In Russia esiste la grande industria capitalistica. Non si potrebbe costruire su questo fondamento la produzione socialista? “”Si potrebbe pensarlo, se il socialismo consistesse nel fatto che gli operai delle singole fabbriche e miniere le prendono in proprietà (letteralmente: se le appropriano) per gestire separatamente ognuna di esse””. “”Oggi stesso, 5 agosto, mentre scrivo queste righe, – aggiunge Kautsky, – da Mosca si comunica che Lenin, in un discorso del 2 agosto, avrebbe detto: “”Gli operai tengono saldamente le fabbriche nelle loro mani, e i contadini non restituiranno la terra ai grandi proprietari fondiari””. La parola d’ordine: “”La fabbrica agli operai, la terra ai contadini”” è stato sinora una rivendicazione anarco-sindacalistica, non già socialdemocratica””. Abbiamo riferito per esteso questo ragionamento perché gli operai russi, che un tempo – e ben a ragione – stimavano Kautsky, vedano con i loro occhi i metodi di cui si serve questo transfuga passato alla borghesia. Pensate: il 5 agosto, quando ormai esistevano numerosi decreti sulla nazionalizzazione delle fabbriche in Russia, e gli operai non si erano “”appropriata”” nessuna di queste fabbriche, che erano diventate ‘tutte’ proprietà della repubblica, Kautsky, sulla base di un’ interpretazione palesemente truffaldina di una frase del mio discorso, suggerisce ai lettori tedeschi l’ idea che in Russia le fabbriche sarebbero state consegnate ai rispettivi operai! E, dopo di ciò, ripete per decine di pagine, fino alla sazietà, che le fabbriche non devono essere consegnate singolarmente agli operai! Questa non è critica, ma il metodo di un lacché della borghesia, assoldato dai capitalisti per calunniare la rivoluzione operaia””. (pag 319-320)”,”LEND-428″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 29. Marzo – agosto 1919.”,”””E perciò diciamo: chiunque pretenda di essere un democratico o un socialista di qualunque sfumatura e diffonda fra il popolo, in un modo o nell’ altro, direttamente o indirettamente, l’ accusa che i bolscevichi prolungano la guerra civile, guerra dura, guerra dolorosa, mentre avevano promesso la pace, è un fautore della borghesia e noi gli risponderemo e ci leveremo contro di lui, come contro Kolciak: ecco la nostra risposta. Ecco di che si tratta. (…) Affermate che siete contro Kolciak. Prendo i giornali Vsiegdà Vperiod! e Dielo Naroda, prendo tutti i ragionamenti filistei di questo tipo, questi stati d’ animo che sono assai diffusi, che predominano fra gli intellettuali, e dico: ciascuno di voi, che diffonde tra il popolo accuse di questo genere, è un fautore di Kolciak, perché non capisce la differenza elementare, fondamentale, comprensibile a ogni persona istruita, fra la guerra imperialistica, alla quale abbiamo messo fine, e la guerra civile che ci siamo tirati addosso. Non abbiamo mai nascosto al popolo che correvamo questo rischio. Noi stiamo tendendo tutte le forze per battere la borghesia in questa guerra civile e per scalzare alla radice ogni possibilità di oppressione di classe. No, non ci sono state né possono esservi rivoluzioni garantite contro una lotta lunga, dura, e forse piena dei più disperati sacrifici. (…) chi non sa distinguere questi sacrifici dai sacrifici di una guerra di sfruttamento e di rapina, dimostra la più assoluta ignoranza (…). (pag 314)”,”LEND-429″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 30. Settembre 1919 – aprile 1920.”,”Contiene: Economia e politica nell’ epoca della dittatura del proletariato (pag 88-98) Sui compromessi (pag 444) “”Nel XX secolo, nei paesi civili la guerra costringe i governi a smascherarsi da sé. In un giornale francese sono stati pubblicati documenti dell’ ex-imperatore austriaco Carlo, il quale, nel 1916, propose alla Francia di concludere la pace. Ora la sua lettera è stata pubblicata e gli operai si rivolgono al capo dei socialisti, ad Albert Thomas, e domandano: voi allora eravate al governo e al vostro governo offrivano la pace. Che cosa avete fatto allora? Quando si è chiesto questo ad Albert Thomas, egli ha taciuto””. (pag 382) “”Nessuno sa dove e come scoppierà, ma tutti vedono e sanno e dicono che la guerra è inevitabile e che sta nuovamente preparando””. (pag 383)”,”LEND-430″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 31. Aprile – dicembre 1920.”,”””Un anno e mezzo fa volevamo firmare la pace, in base alla quale Denikin e Kolciak avrebbero avuto una gran parte del nostro territorio. Essi hanno rifiutato questa proposta e hanno perduto tutto. Noi abbiamo tracciato giustamente la via della rivoluzione internazionale, ma questa strada non è rettilinea, si muove a zigzag.”” (pag 415, Discorso ai segretari di cellula, 26 novembre 1920)”,”LEND-431″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 32. Dicembre 1920 – agosto 1921.”,”Errori sulla questione sindacale di Trotsky e Bucharin (pag 9 e 57) Ancora sui sindacati. Lenin, 25 gennaio 1921. “”La stessa idea si trova nella sesta tesi di Bucharin e del suo “”gruppo”” o “”frazione””: “”…da una parte essi (i sindacati) sono una scuola di comunismo,… dall’ altra sono, e in misura crescente, parte integrante dell’ apparato economico e dell’ apparato del potere statale in generale…”” (Pravda, 16 gennaio). Ecco, qui sta l’ errore teorico fondamentale del compagno Bucharin: sostituire alla dialettica del marxismo l’ eclettismo (particolarmente diffuso tra gli autori di diversi sistemi filosofici reazionari “”di moda””). Il compagno Bucharin parla di fondamento “”logico””. Tutto il suo ragionamento dimostra che egli, forse inconsciamente, segue il punto di vista della logica formale scolastica, e non quello della logica dialettica o marxista. (…). La logica dialettica esige che si vada oltre. Per conoscere realmente un oggetto bisogna considerare, studiare tutti i suoi aspetti, tutti i suoi legami e le sue “”mediazioni””. Non ci arriveremo mai interamente, ma l’ esigenza di considerare tutti gli aspetti ci metterà in guardia dagli errori e dalla fossilizzazione. Questo in primo luogo. In secondo luogo, la logica dialettica esige che si consideri l’ oggetto nel suo sviluppo, nel suo “”moto proprio”” (come dice talvolta Hegel), nel suo cambiamento. Per quanto riguarda il bicchiere, ciò non è subito chiaro, ma anche un bicchiare non resta immutabile, e in particolare si modifica la sua destinazione, il suo uso, il suo ‘legame’ con il mondo circostante. In terzo luogo, tutta la pratica umana deve entrare nella “”definizione”” completa dell’ oggetto, sia come criterio di verità, sia come determinante pratica del legame dell’ oggetto con ciò che occorre all’ uomo. In quarto luogo, la logica dialettica insegna che “”non esiste verità astratta, la verità è sempre concreta””, come amava dire, dopo Hegel, il defunto Plechanov. (Mi sembra opportuno osservare tra parentesi, per i giovani membri del partito, che ‘non si può’ diventare un comunista cosciente, ‘autentico’ senza aver studiato, proprio ‘studiato’, tutti gli scritti filosofici di Plekhanov perché è quanto c’è di meglio in tutta la letteratura marxista internazionale (1).”” (1) “”A questo proposito non si può non augurarsi in primo luogo che nell’ edizione delle opere di Plekhanov, in corso di pubblicazione, tutti gli articoli filosofici siano riuniti in uno o più volumi a sé con un indice assai particolareggiato, ecc.. Perché questi volumi debbono entrare nella serie dei libri di testo obbligatori del comunismo. In secondo luogo, a mio parere, lo Stato operaio deve esigere che i professori di filosofia conoscano l’ esposizione della filosofia marxista fatta da Plechanov e sappiano trasmetterla ai loro allievi. Ma questo ci allontana già dalla “”propaganda”” e ci porta verso l’ “”amministrazione””. (pag 79-80-81)”,”LEND-432″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 33. Agosto 1921 – marzo 1923.”,”Opera ‘La Nep e i compiti dei centri di educazione politica’. Il nostro errore (pag 48) Ritirata strategica (pag 49) E’ questa l’ ultima battaglia (pag 54) Funzione e compiti dei sindacati nelle condizioni della nuova politica economica. (pag 165-177) Conferenza internazionale dei cooperatori comunisti (pag 365) “”Levi e Serrati sono caratteristici non per se stessi, ma come modello attuale dell’ estrema sinistra della democrazia piccolo-borghese, del “”loro”” campo, del campo dei capitalisti internazionali, opposto al nostro campo. Il “”loro”” campo tutto intero – da Gompers a Serrati – gioisce malignamente, esulta o versa lacrime di coccodrillo a propostio della nostra ritirata, della nostra “”discesa””, della nostra nuova politica economica. Che esultino. Facciano pure le loro capriole pagliaccesche. A ciascuno il suo. Noi non ci lasceremo dominare né dalle illusioni né dallo scoraggiamento. Se noi non temeremo di riconoscere i nostri errori, se non temeremo di affrontare, molte, reiterate fatiche per correggerli, raggiungeremo la cima. La causa del blocco internazionale – che va da Gompers a Serrati – è una causa perduta””. (pag 190, fine febbraio 1922)”,”LEND-433″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 34. Carteggio (novembre 1895 – novembre 1911).”,”Il presente volume è stato curato da R. ANGELOZZI per la traduzione e da E. FUBINI, M.A. MANACORDA, E. ROBOTTI I. SOLFRINI per la revisione redazionale. Trotsky (Balalaikin, Però) Sul malcontento e sulle critiche a compagni nel partito. “”La “”condotta personale”” dei “”funzionari”” o è realmente soltanto personale (è al di fuori della carica che ricoprono, non la riguarda affatto), e in questo caso discuterla in sede di gruppo significa far ‘pettegolezzi’, o è in rapporto con la carica, e allora ogni membro del partito che ha motivo di esserne scontento e insiste perché la cosa sia esaminata ‘formalmente, ufficialmente, deve’ rivolgersi innanzitutto formalmente al CC. Il gruppo di Ginevra del POSDR, permettendo che si “”sollevassero”” nel gruppo stesso questioni circa il malcontento nei confronti dei fiduciari del CC, esaminate ‘formalmente’ prima di darne ‘formale’ comunicazione al CC, ha permesso quindi un’ infrazione alla disciplina e allo statuto del partito. Della differenza cui ho or ora accennato fra ‘pettegolezzo e critica di un funzionario’ (critica ‘doverosa’ per ogni membro del partito, ma in forma aperta e direttamente rivolta alle istanze centrali o al congresso, e non critica subdola, privata o di circolo), di questa differenza, a quanto pare, il gruppo non si rende chiaramente conto. Perciò il rappresentante estero del CC ritiene proprio dovere mettere in guardia tutti i giovani compagni del gruppo. Nell’ ambiente “”coloniale”” dell’ emigrazione si possono sempre trovare persone capaci di lasciarsi contagiare dalla malattia del litigio, del pettegolezzo, delle chiacchiere; (…)””. (pag 253, A Lepescinski, 1905)”,”LEND-434″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 35. Carteggio (febbraio 1912 – dicembre 1922).”,”Il presente volume è stato curato da F. LAGHEZZA per la traduzione e da E. FUBINI, M.A. MANACORDA, E. ROBOTTI, I. SOLFRINI per la revisione redazionale. “”Se non si troveranno i quattrini per ampliare e consolidare la Pravda, questa morirà. Il deficit è ora di 50-60 rubli al giorno. Bisogna aumentare la tiratura, economizzare sulle spese, ampliare il giornale. Duecento numeri hanno retto alla prova: è un record. Esercitare un’ influenza sistematica nello spirito del marxismo su 20-30 mila lettori operai, è un’ opera grandiosa; e sarebbe un maledetto peccato se dovesse venir meno. Stiamo studiando da tutte le parti e in tutti i modi, assieme ai deputati, come tirar fuori la Pravda dalla sua difficile situazione, ma abbiamo paura che senza un appoggio finanziario dall’ esterno non ne verremo a capo. Malinovski, Petrovski e Badaiev vi inviano un cordiale saluto e i migliori auguri. Bravi ragazzi, specialmente il primo. Con questa gente è possibile, altroché se è possibile, edificare il partito operaio, benché le difficoltà siano incredibilmente grandi.”” (pag 38-39, Lettera a Gorki, gennaio 1913)”,”LEND-435″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 36. 1900-1923.”,”A proposito della dialettica. “”Lo sdoppiamento di tutto e la conoscenza dei suoi elementi contradditori (cfr. la citazione di Filone su Eraclito all’ inizio della III parte (Sulla conoscenza) dell’ Eraclito di Lassalle) è l’ ‘essenza’ (una delle “”sostanze””, una delle particolarità e tratti fondamentali, se non la fondamentale) della dialettica. Così appunto pone la questione anche Hegel (Aristotele nella sua ‘metafisica’ si ‘affatica’ continuamente intorno a questo argomento e ‘lotta’ contro Eraclito, cioè contro le idee eraclitee). La giustezza di questo aspetto del contenuto della dialettica deve essere verificata dalla storia della scienza. Di solito non si presta sufficiente attenzione a questo aspetto della dialettica (per esempio Plechanov): l’ identità dei contrari è considerata come una somma di ‘esempi’ (“”per esempio, il grano””; “”per esempio, il comunismo primitivo””. Lo stesso fa Engels. Ma lo fa “”a scopo divulgativo””…), e non come ‘legge della conoscenza’ (e legge del mondo oggettivo). (…)””. (pag 260, Lenin, 1915) “”La conoscenza dell’ uomo non è (resp. non segue) una linea retta, ma una linea curva, che si avvicina indefinitamente a una serie di circoli, alla spirale. Qualsiasi segmento, frammento, pezzetto di questa linea curva può essere trasformato (unilateralmente trasformato) in una linea retta completa indipendente, che (se al di là degli alberi non si vede la foresta) conduce allora nella palude, nell’ oscurantismo clericale (dove la ‘trattiene’ l’ interesse di classe delle classi dominanti)””. (pag 263) Problema del partito tra gli studenti democratici (pag 139) La classe operaia e la sua rappresentanza “”parlamentare””. (pag 145) La socialdemocrazia tedesca e gli armamenti (pag 166) Discorso sul passaggio attraverso la Germania (pag 315) Premessa all’ articolo di G. Zinoviev “”Sugli effettivi del nostro partito) (pag 540) Sulla rivolta di Kronstadt. (pag 390) Note sulla storia del PCR (pag 399)”,”LEND-436″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 37. Lettere ai familiari, 1893-1922.”,”””(…) Chiederò ad Aniuta di rispedirlo al più presto allo scrittore, insieme con l’ acclusa recensione del libro di Gvozdev. Si tratta di un libro che mi è stato inviato dalla scrittore “”da recensire””, e perciò non ho ritenuto opportuno rifiutarmi. Ma non è stato certo un lavoro molto gradevole. Il libro non mi è piaciuto: niente di nuovo, luoghi comuni, un linguaggio a tratti impossibile (“”trascuratezza nelle occupazioni agricole”” e via dicendo). Nello stesso tempo, si tratta di uno che la pensa come noi, di un avversario del populismo e, soprattutto, di un collaboratore del ‘Nacialo’. Per quanto questo spirito “”di Samara”” mi piaccia ben poco, ho deciso di dominarmi e di inzeppare per quattro quinti la recensione con osservazioni dirette contro i populisti e per un quinto con osservazioni dirette contro Gvozdev. Non so davvero se questo andrà a genio alla redazione; non so in quali rapporti si trovi con i “”samaresi””.”” (pag 171, Lenin a M.A. Ulianova, 3, II, 1899)”,”LEND-437″
“LENIN V.I., a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere complete. 38. Quaderni filosofici.”,”Avvertenza. “”(…) La maggior parte di questi materiali è stata pubblicata in Unione sovietica, per la prima volta, nei tomi IX (1929) e XII (1930) del Leninskij sbornik (Miscellanea di Lenin); è stata quindi riunita in volume, nel 1933, col titolo di ‘Filosofskie tetradi’, e ristampata quattro volte sino al 1947. Nel 1958 i Quaderni filosofici, integrati con nuovi documenti, sono stati inseriti per la prima volta nelle Opere dei Lenin (IV edizione, vol 38). La raccolta è stata ulteriormente arricchita, con i brani annotati dei libri di Dietzgen e di Steklov, ed è apparsa, nel 1963, nel v. 29 della quinta edizione delle Opere. A questa raccolta, che è la più completa sinora pubblicata, ci si è attenuti nella presente edizione italiana””. (pag 5) Scienza della logica. Dialettica. “”Non la nuda negazione, non la negazione irriflessa, non la negazione scettica, l’ esitazione, il dubbio sono caratteristici ed essenziali nella dialettica, – la quale contiene indubbiamente in sé l’ elemento della negazione e, per giunta, come suo elemento più importante, – ma la negazione come momento della connessione, come momento di sviluppo, con la conservazione del positivo, cioè senza alcuna esitazione, senza alcun eclettismo””. “”La dialettica consiste, in generale, nella negazione della prima proposizione, nella sua sostituzione con la seconda (nel trapasso della prima nella seconda, nell’ indicazione del nesso tra la prima e la seconda ecc.). La seconda può essere presa come predicato della prima: “”per esempio, il finito è l’ infinito, l’ uno è molteplice, l’ individuale è universale”” (341)…”” (pag 210)”,”LEND-438″
“LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Opere complete. 39. Quaderni sull’ imperialismo.”,”””Dei 21 quaderni citati, venti furono pubblicati per la prima volta nell’ Unione Sovietica tra il 1933 e il 1938 nei volumi XXII, XXVII-XXXI del Leninski Sbornik (la Miscellanea di Lenin). Il quaderno ‘…’ (segno grafico delta, ndr), ritrovato più tardi, fu pubblicato per la prima volta nel 1938, nel n. 9 della rivista Proletarskaia Revoliutsia. Tutti questi materiali furono raccolti in volume nel 1939, con il titolo appunto di Quaderni sull’ imperialismo. I primi 15 quaderni conservavano naturalmente l’ ordine dato loro da Lenin. Gli altri 6 quaderni, non numerati da Lenin, erano collocai dopo i primi quindici in ordine cronologico, così come gli appunti del 1912-16, legati per il contenuto ai Quaderni, che erano apparsi nei volumi XXIX e XXX del Leninski Sbornik””. (pag VI) “”La piccola borghesia guadagna in ogni modo dalle guarnigioni. E’ una delle ragioni della popolarità del militarismo!”” (pag 173) Importanza economica dell’ apparato militare tedesco (pag 172) Jaeger, La persia e la questione persiana (pag 701)”,”LEND-439″
“LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Opere complete. 40. Quaderni sulla questione agraria.”,”L’ economia capitalistica in Europa e negli Stati Uniti. “”La cosa più interessante nella statistica americana è la combinazione (sia pure non realizzata fino in fondo) dei ‘tre’ raggruppamenti: per superficie, per reddito e per fonte principale del reddito. Il confronto del raggruppamento ‘per superficie’ con quello per reddito (p. 10 e 9 degli estratti) dimostra chiaramente la superiorità del ‘secondo’. (pag 411) (‘ ‘ in corsivo nel testo)”,”LEND-440″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 41. 1896- ottobre 1917.”,”Piano di lezioni sul marxismo. (pag 277) “”L’ Italia si fa insolente nella sua politica di saccheggio delle terre turche””. (pag 323) “”La crisi balcanica è uno degli anelli di quella catena di eventi che dall’ inizio del secolo XX sta conducendo dappertutto a un inasprimento delle contraddizioni di classe e dei contrasti internazionali, alle guerre e alle rivoluzioni. La guerra russo-giapponese, la rivoluzione in Russia, una serie di rivoluzioni in Asia, l’ acuirsi della rivalità e dell’ inimicizia tra gli Stati europei, la minaccia alla pace per la questione del Marocco, la predatoria campagna dell’ Italia contro Tripoli, ecco che cosa ha preparato la crisi odierna””. (pag 323) La lotta dei partiti in Cina. (pag 345) Aggiungere SUN YAT-SEN”,”LEND-441″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 42. Ottobre 1917 – marzo 1923.”,”Sullo stipendio degli specialisti (112) Plechanov su terrore (pag 20) Riorganizzazione ispezione operaia e contadina (pag 470) appendice Testamento di Engels (pag 457) “”Avrei preferito, invece di una breve prefazione, fare un’ analisi particolareggiata di qualche opera di J. Ramsay MacDonald che, per quanto ne so, appartiene al novero degli autori inglesi più influenti e più letti della stessa tendenza sostanzialmente “”kautskiana””. Purtroppo non ho potuto ricevere il libro di J. Ramsay MacDonald ‘Parliament and Revolution’ che contiene capitoletti sulla “”democrazia sovietica”” e sul “”sistema elettorale sovietico””, ma dell’ articolo dello stesso autore Socialist Review Outlook, pubblicato nella rivista diretta da MacDonald, The Socialist Review, october-december, 1919, risulta con assoluta chiarezza il punto di vista “”kautskiano”” dell’ autore. MacDonald non è un marxista, e l’ opportunismo verniciato di marxismo che costituisce la particolarità di Kautsky, non è tipico per l’ Inghilterra.”” (pag 162)”,”LEND-442″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 43. Dicembre 1893 – ottobre 1917.”,”Sono qui raccolti appunti lettere telegrammi scritti da Lenin nel periodo sopra indicato e non apparsi nei volumi 34 35 e 36 della presente edizione dei quali costituiscono una sostanziale integrazione. Lettera a K. Kautsky del 29.6.1903 “”Egregio compagno, vi allego una copia della traduzione russa del vostro opuscolo (Die sociale Revolution). Ho aggiunto ‘soltanto una’ nota alle pagine 129-130, in cui sulla base dei dati della statistica industriale russa ho mostrato quanto potrebbe risparmiare anche la Russia organizzando aziende più grandi (di cento e più operai) che lavorino con due o tre turni, e chiudendo le piccole. L’ opuscolo nella traduzione russa è stato pubblicato in cinquemila copie. I miei migliori saluti. Lenin.”” (pag 83-84) Molte lettere a Huysmans, I. Armand Kamenev e Karpinski, Zinoviev”,”LEND-443″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 44. Ottobre 1917 – novembre 1920.”,”Sono qui raccolti appunti lettere telegrammi scritti da Lenin nel periodo sopra indicato e non apparsi nei rispettivi volumi della quarta edizione russa dello Opere Complete. “”Compagno Dzerginski, vi presento una richiesta. Vi prego di ricercare immancabilmente il colpevole delle lungaggini burocratiche (nessuna risposta dal 3 al 20 dicembre!! e il decreto è del 21 novembre!!!) e di denunciarlo al tribunale. Non si può lasciare impunita una simile mostruosità. E’ evidente che negli uffici ci sono dei sabotatori. (…)”” (pag 144-145, 21 dicembre 1918) Telegramma a Sapronov T.V. “”La situazione dei trasporti è qui talmente pesante che sono necessari sforzi eroici tanto per ottenere il carbone quanto per intensificare ulteriormente la riparazione delle locomotive. Concentrate in questo lavoro le forze migliori, controllate personalmente, fissate premi in grano per ogni locomotiva riparata, ricostruite le migliori officine, stabilite due e tre turni. Telegrafate esecuzione.”” (Lenin, 26 dicembre 1919) (pag 299) Tukhacevski. (pag 385)”,”LEND-444″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 45. Novembre 1920 – marzo 1923.”,”””Considero assolutamente giusta la vostra decisione di incaricare il commissario del popolo agli approvvigionamenti di organizzare un particolare negozio (deposito) per la vendita di prodotti alimentari (e di altre cose) agli stranieri e ai compagni dell’ Internazionale comunista venuti a Mosca. Propongo di fare approvare la decisione dal Consiglio del lavoro e della difesa e di sollecitare con tutte le forze. Il negozio dev’essere organizzato con criteri rigorosamente commerciali e con direzione personale. Potranno fare acquisti in questo negozio soltanto i forestieri venuti dall’ estero, muniti di apposite carte d’ identità, e soltanto con tessere personali. Incarico Smolianinov di seguire particolarmente la cosa.”” (pag 201, Fonogramma di Lenin a Rykov, 22 luglio 1921) Sono qui raccolti appunti lettere telegrammi scritti da Lenin nel periodo sopra indicato e non apparsi nei rispettivi volumi della quarta edizione russa dello Opere Complete. Caso Rozkov e quadri all’ internazionale comunista Lettera a Stalin (8 dicembre 1922) (pag 614) Lettera a Koenen Thalheimer Frolich. (pag 163) Lettera questione di politica finanziaria. (pag 553) Lettera a Lazzari. (pag 616) Lettera a Smolianinov. (pag 260)”,”LEND-445″
“LENIN V.I.”,”Que faire?”,”‘La lutte de parti donne des forces et de la vitalité au Parti, la meilleure preuve de faiblesse d’un parti, c’est sa position diffuse et l’ effacement des frontières nettement tracées; le Parti se renforce en s’épurant….””. (Estratto di una lettere di Lassalle a Marx, 24 giugno 1852) “”Non sono semplicemente i rivoluzionari che, in generale, sono in ritardo sullo slancio spontaneo delle masse; anche gli operai rivoluzionari ritardano sullo slancio spontaneo delle masse operaie. E questo fatto conferma con ogni evidenza, anche da punto di vista “”pratico””, non solo l’ assurdità, ma anche il carattere politico reazionario della “”pedagogia”” che ci è sovente servita a proposito dei nostri doveri verso gli operai. Attesta che nostro obbligo primario e imperioso è di contribuire a formare dei rivoluzioari operai che, in rapporto all’ attività nel Partito, siano allo stesso livello dei rivoluzionari intellettuali. (Sottolineamo: in rapporto dell’ attività nel Partito, perché, da altri punti di vista, raggiungere questo livello è, per gli operai, cosa molto meno facile e molto meno urgente, benché necessaria).”” (pag 191)”,”LEND-446″
“LENIN V.I. ZINOVIEV G.”,”Socialism and war.”,”Ristampato da ‘The Imperialist War’ di V.I. Lenin. Esempio di fraternizzazione nelle trincee. “”I giornali borghesi di tutti i paesi belligeranti hanno riportato esempi di fraternizzazione tra i soldati delle nazioni belligeranti, perfino nelle trincee. Il fatto che le autorità militari della Germania ed Inghilterra hanno impartito severi ordini contro qualsiasi fraternizzazione prova che il governo e la borghesia considera ciò di seria importanza””. Gli AA proseguono dicendo che se ciò si è verificato in una fase di influenza dell’ opportunismo nei partiti socialdemocratici europei, figuriamoci cosa potrebbe diventare il fenomeno delle fraternizzazioni se la direzione del movimento fosse affidata al movimento rivoluzionario internazionale, almeno dai socialisti di sinistra europeo. (pag 23)”,”LEND-447″
“LENIN V.I.”,”Materialismo y empirio-criticismo.”,”””Non si hanno sensazioni (umane) senza uomo. (…) “”Il mondo fisico esisteva prima che potesse comparire quello psichico come il prodotto supremo della forma suprema della materia organica””. “”Ovvero: 1. Il mondo fisico esiste indipendentemente dalla coscienza dell’ uomo ed esisteva molto prima dell’ uomo, prima di tutta “”l’ esperienza umana””; 2. (Il mondo, nrd) psichico, la coscienza, ecc., è il prodotto supremo della materia (ovvero, di quello fisico), è una funzione di quel frammento particolarmente complesso della materia che si chiama cervello umano””. (pag 249-250) (pag 249, Lenin, critica la ‘scala’ di Bogdanov)”,”LEND-448″
“LENIN V.I. (LENINE N.) ZINOVIEV G.”,”Contre le courant. Tome premier, 1914-1915.”,”””La maggior parte degli articoli qui riuniti sono stati già pubblicati nel Socialdemocratico (Sozialdemokrat) organo centrale del partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) che apparve in Svizzera dalla fine del 1914 fino all’ inizio del 1917. Uno solo di questi articoli, uno dei più considerevoli, è attitno dalla rivista Le Communiste, che non ebbe che un solo numero, nel 1916, sempre in Svizzera””. (Lenin, pag 5) “”Beninteso, esistono delle possibilità di accordi ‘temporanei’ tra capitalisti e tra potenze. E’ in questo senso che si possono concepire degli Stati Uniti d’ Europa, come una convenzione tra capitalisti europei, ma… una convenzione incentrata su che? Unicamente su una politica comune per spezzare il socialismo in Europa, per conservare le colonie di cui si sono impadroniti attraverso il brigantaggio contro le imprese del Giappone e dell’ America (…). Sulla base dell’ economia attuale, ovvero in regime capitalistico, gli Stati Uniti d’ Europa non saranno che un’ organizzazione della reazione per ritardare il troppo rapido progresso dell’ America. L’ epoca o la causa della democrazia e quella del socialismo legate solo alle sorti dell’ Europa, è definitivamente tramontata. Gli Stati Uniti del mondo ( e non solamente d’ Europa): ecco la formula statale dell’ unione e della libertà delle nazioni che noi colleghiamo al socialismo, fino al giorno in cui la completa vittoria del comunismo porterà la definitva sparizione di ogni Stato, anche puramente democratico””. (pag 139, Sulla parola d’ ordine degli Stati Uniti d’ Europa, Lenin, 1915)”,”ZIND-028″
“LENIN V.I.”,”Sur l’ Etat socialiste.”,”Carattere democratico e socialista del potere sovietico (1918). “” (…) I soviets concentrano nelle loro mani non solo il potere legislativo e il controllo dell’ applicazione delle leggi, ma pure la messa in opera diretta delle leggi da parte dei membri dei Soviets, allo scopo di assicurare la consegna progressiva delle funzioni legislative e dell’ amministrazione dello Stato a tutta la popolazione lavoratrice.”” (pag 89) “”(…) ogni legittimazione diretta o indiretta della proprietà degli operai di una fabbrica o di una professione sulla loro propria produzione, o del loro diritto di restringere o frenare le disposizioni delle autorità centrali, è una deformazione molto grave dei principi del potere sovietico e un abbandono totale del socialismo””. (pag 89)”,”LEND-449″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”L’ Etat et la revolution. La doctrine marxiste de l’ Etat et le taches du proletariat dans la revolution.”,”Rivoluzione violenta (pag 18) Engels contro l’ opportunismo. “”Formulando la sua tesi famosa: “”lo Stato si estingue””, Engels spiega concretamente che essa è diretta sia contro gli opportunisti che contro gli anarchici. E ciò che viene in primo luogo letto in Engels, è la conclusione, tirata dalla sua tesi sull’ “”estinzione dello Stato””, che dirige contro gli opportunisti. Si può scommettere che su 10 mila persone che hanno letto qualche cosa a proposito dell’ “”estinzione”” dello Stato o ne hanno sentito parlare, 9990 ignorano assolutamente o non si ricordano più che le conclusioni di questa tesi, Engels non le dirigeva unicamente contro gli anarchici. E, su le altre dieci persone, nove a colpo sicuro non sanno cosè lo “”Stato popolare libero”” e perché, attaccandosi a questa parola d’ ordine, ci si attacca anche agli opportunisti””. (pag 22) “”Lo “”Stato popolare libero”” era una rivendicazione iscritta nel programma dei socialdemocratici tedeschi degli anni 70 e che era diventato presso di loro una formula corrente. Questa parola d’ ordine, sprovvista completamente del suo contenuto politico, non contiene che una traduzione piccolo-borghese o enfatica del concetto di democrazia”” (pag 22)”,”LEND-454″
“LENIN V.I.”,”Sulla religione.”,”Morale religiosa e morale comunista (pag 58) “”Ma esiste una morale comunista? Senza dubbio. Ci s’ immagina spesso che noi non abbiamo una morale nostra propria , e la borghesia ci rimprovera sovente, noi comunisti, di ripudiare ogni morale. E’ un modo come un altro di falsificare le idee, di gettar polvere negli occhi agli operai e contadini. In che senso, ripudiamo la morale? Nel senso della morale predicata dalla borghesia che la deduce dai comandamenti di dio. Naturalmente, noi diciamo che non crediamo in dio, che sappiamo benissimo che il clero, i proprietari fondiari, la borghesia invocano la divinità per difendere i loro interessi di sfruttatori. (…) Noi diciamo che la nostra morale è completamente subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato. La nostra morale discende dagli interessi della lotta di classe del proletariato.”” (pag 58-59)”,”LEND-456″
“LENIN V.I.”,”El imperialismo fase superior del capitalismo.”,”ARBASINO critico del costume dell’ Italia contemporanea (v. opere ISC) (radio) “”La prospettiva della distribuzione della Cina suscita in Hobson il seguente giudizio economico: “”La maggior parte dell’ Europa Occidentale potrà acquisire allora l’ aspetto e il carattere che hanno attualmente certe parti di questi paesi nel Sud dell’ Inghilterra,nella Riviera e nei luoghi dell’ Italia e della Svizzera più frequentati dai turisti e che sono residenza di gente ricca, ovvero: un pugno di ricchi aristocratici che percepiscono dividendi e pensioni dal Lontano Oriente, con un gruppo anche più considerevole di impiegati professionali e di commercianti e un numero maggiore di servitori e di operai occupati nel trasporto e nell’ industria dedicata all’ ultima fase di preparazione degli articoli di facile lavorazione. In cambio, i rami principali dell’ industria spariranno, e i prodotti alimentari di grande consumo e gli articoli semi-manifatturieri correnti affluiranno, come un tributo, dall’ Asia e dall’ Africa.”””” (pag 116) (controllare su testo italiano)”,”LEND-457″
“LENIN V.I.”,”Cartas sobre táctica.”,”Lettera ai comunisti tedeschi. Levi e la scissione dal KPD della sinistra KAPD e della destra (Paul Levi con la sua rivista ‘Unser Weg’). “”(…) Non perdere la serenità e la fermezza; correggere sistematicamente gli errori del passato; conquistare con costanza la maggioranza tra le masse operaie dentro e fuori dei sindacati; formare pazientemente un partito comunista vigoroso e intelligente, capace di dirigere veramente le masse in qualsiasi cambiamento di situazione; elaborare una strategia che sia al livello della migliore strategia internazionale della borghesia più avanzata e “”istruita”” (per l’ esperienza secolare, in generale, e per l’ esperienza “”russa””, in particolare), questo è ciò che deve fare e ciò che farà il proletariato tedesco, ciò che ci garantirà la vittoria””. (pag 63-64, Lenin, 1921)”,”LEND-458″
“LENIN V.I.”,”Acerca de la emulacion socialista.”,”””Quando sulla scena storica entra una classe nuova come capo e dirigente della società, da una parte si ha sempre un periodo di grandi “”shocks””, sconvolgimenti, lotte e tempeste, e, dall’ altra a volte capita un periodo di titubanze, esperimenti, oscillazioni e dubbi rispetto alla nascita di nuovi metodi corrispondenti alla nuova situazione obiettiva… Si richiedono, a questo scopo, molti mesi e anni, e non settimane, affinché la nuova classe sociale, fino ad allora oppressa e schiacciata dalla miseria e dalla ignoranza, possa familiarizzarsi con la nuova situazione, orientarsi, organizzare il suo lavoro ed esprimere i suoi organizzatori””. (pag 25)”,”LEND-459″
“LENIN V.I.”,”Acerca del imperialismo norteamericano.”,”Contesa tra quattro grandi potenze: Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Germania. “”La guerra ha determinato due contraddizioni principali, che a loro volta hanno determinato la situazione internazionale della Repubblica Sovietica Socialista in questo momento. La prima di esse è la lotta, che è giunta al grado estremo di accanimento tra la Germania e l’ Inghilterra, sul fronte occidentale. (…) La seconda contraddizione che determina la situazione internazionale della Russia, è la rivalità tra il Giappone e il Nordamerica. Lo sviluppo ecoomico di questi paesi nel corso di vari decenni ha accumulato una grande quantità di materiale infiammabile, che genera inevitabilmente una contesa disperata di queste potenze per il dominio nell’ oceano Pacifico e nel suo litorale.”” (pag 60-61, 1918)”,”LEND-460″
“LENIN V.I.”,”Acerca de las guerras justas i injustas.”,”Risposta a K. Kievski (G. Piatakov) “”La guerra – come tutte le crisi nella vita dell’ uomo o nella storia dei popoli – stordisce e sconvolge alcuni, tempra e istruisce altri. (…) Una di queste forme di confusione o oppressione del pensiero umano per la guerra è il disprezzo della democrazia da parte dell’ “”economismo imperialista””.”” (pag 68, Risposta a P. Kievski (G. Piatakov)) (Nota: economicismo imperialista, tendenza opportuinstica nella socialdemocrazia internazionale manifestata durante la prima guerra mondiale. Gli economicisti imperialisti si pronunciarono contro l’ autodeterminazione delle nazioni, contro la lotta per le riforme e le trasformazioni democratiche…(pag 197) [‘La guerra – come tutte le crisi nella vita dell’uomo o nella storia dei popoli – abbatte e spezza alcuni, tempra e istruisce altri. Questa verità si sta facendo luce anche nel campo del pensiero socialdemocratico sulla guerra e sulle sue circostanze. Una cosa è riflettere a fondo sulle cause e sul significato della guerra imperialistica, nel quadro di un capitalismo molto progredito, sugli obiettivi della tattica socialdemocratica in relazione alla guerra, sulle cause della crisi della socialdemocrazia, ecc. Un’altra cosa è lasciare che la guerra ‘annienti’ la nostra stessa facoltà di pensare, smettere di ragionare e analizzare, ‘sotto il peso’ delle terribili impressioni e delle dolorose conseguenze o peculiarità della guerra. Una di queste forme di ‘avvilimento o annientamento’ dell’umana capacità di pensare ad opera della guerra è l’atteggiamento di disprezzo che l'””economismo imperialistico”” assume nei confronti della ‘democrazia’. (…) La difesa della patria è una menzogna in una guerra imperialistica, ma non lo è affatto in una guerra democratica e rivoluzionaria. I discorsi sui “”diritti”” sembrano ridicoli in tempo di guerra, perché ‘ogni’ guerra sostituisce al diritto la violenza aperta e immediata; ma non bisogna tuttavia dimenticare che nella storia ci sono state (e senza dubbio ci saranno ancora, dovranno esserci in avvenire) delle guerre (democratiche e rivoluzionarie) che, pur sostituendo, nel loro corso, la violenza ad ogni “”diritto”” e ad ogni democrazia, ‘hanno’ però ‘giovato’, per il loro contenuto sociale e per le loro conseguenze, alla causa della democrazia, e, ‘quindi’ del socialismo. (…)’ [Lenin, Risposta a P. Kievski (Iu. Piatakov), scritta nell’agosto-settembre 1916, pubblicata per la prima volta nel 1929]”,”LEND-461″
“LENIN V.I.”,”Un paso adelante, dos pasos atràs. (Una crisis en nuestro partido)”,”””In connessione inseparabile con il girondinismo e l’ anarchismo feudale si ha un’ ultima particolarità caratteristica della posizione della nuova “”Iskra”” sulle questioni di organizzazione: la difesa dell’ autonomismo contro il centralismo. Questo è precisamente il significato dei principi che sottendono (ammesso che ne abbiano) i clamori contro il burocratismo e l’ autocrazia (…)””. (pag 105) Nota Il termine anarchia feudale (per es: articolo di Luciano Atticciati “”Verso la fine del IX secolo l’Europa entrò in un periodo che molti storici definiscono di anarchia feudale. La dissoluzione dello stato fu un fenomeno lento. Con la fine dello stato romano (o romano bizantino) scomparì l’istruzione laica, e tutta la cultura si concentrò nel mondo ecclesiastico. La figura di maggiore rilievo dal punto di vista della filosofia politica, fu quella di S. Agostino. Nel Civitate Dei, il filosofo aveva radicalmente separato il mondo materiale, considerato fonte di ogni male, da quello divino. Autori successivi, come San Bernardo di Chiaravalle, importante pensatore del movimento monastico cistercense, avevano ulteriormente forzato tale visione, arrivando alla svalutazione della ragione di fronte alla fede. Tale modo di vedere aveva avuto notevoli conseguenze. La Chiesa acquisì un potere morale fortissimo, divenne in pratica l’istituzione in grado di fornire legittimità ai capi politici, qualcosa di simile potremmo dire a quello che avviene oggi in certi paesi mussulmani. Già dai tempi di Costantino si era verificato una certa commistione fra potere civile e quello spirituale, nel periodo successivo molti vescovi divennero anche funzionari dello stato e consiglieri del re. La grande abbondanza di ricchezze e di proprietà terriere della Chiesa, aveva ulteriormente rafforzato tale tendenza, e il suo peso sulla scena politica. Contemporaneamente alla crescita del potere religioso, si assistette all’indebolimento del potere politico. L’impoverimento generale della società nonché lo stato d’abbandono delle vie di comunicazione resero sempre più difficile il controllo del potere centrale sulla periferia. I tre regni romano barbarici (Visigoti in Spagna, Franchi in Francia, e Ostrogoti in Italia) mantennero le istituzioni romane antiche e riconobbero almeno formalmente il potere dell’imperatore bizantino, ma non poterono esercitare un adeguato controllo sui conti che amministravano le province (il territorio della civitas), mentre i grandi proprietari terrieri acquisirono di fatto sempre maggiori poteri. La piccola proprietà scomparve, sia a causa della pressione fiscale, sia per il bisogno di protezione, mentre il mondo urbano, con le sue attività e la sua mobilità cessò di esistere. Il potere del re era in linea teorica notevole, ma non disponendo più nel periodo successivo a quello merovingio di un gettito fiscale, non poté mantenere un forte esercito e fu costretto a concordare tutte le decisioni del regno con i “grandi”. I conti non più retribuiti dallo stato, ottennero un gran numero di proprietà terriere per i loro servigi, si radicarono pertanto nel territorio che amministravano, e fatto ancora più rilevante nel periodo di Carlo il Calvo, l’ultimo dei sovrani carolingi di una certa importanza, il loro titolo divenne ereditario, e pertanto non più controllabile dall’alto. Con la dissoluzione dello stato si verificò nel X secolo il fenomeno dell’incastellamento. Tutte le famiglie “potenti” si crearono delle residenze fortificate entro le quali erano praticamente intoccabili. In tal modo sparì il potere pubblico, l’attività legislativa (sostituita da singoli atti amministrativi), e lo stesso diritto. Il potere reale passò nelle mani delle grandi famiglie proprietarie di terre, che disponevano di eserciti privati e legate fra di loro da vincoli feudali. Già nel VI secolo si era diffuso il rapporto di raccomandazione e l’immunità che aveva reso alcuni territori autonomi, nel periodo successivo i feudi, che erano semplici concessioni temporanee divennero definitive ed ereditarie. Non esistendo un catasto ed un’anagrafe, il periodo in questione divenne un periodo di incertezza e di precarietà, con numerose guerre a carattere locale. Altro elemento che contribuì alla formazione di una potente aristocrazia, fu quello militare. Nel periodo successivo a quello dello stato romano gli eserciti avevano perso la capacità di combattere in formazione compatte, e tale situazione rese la cavalleria formata da nobili, gli unici che potevano permettersi un cavallo e un’armatura, un arma estremamente potente. Il periodo di anarchia feudale coincise anche con quello delle nuove incursioni barbariche (normanni, ungari, saraceni) nonché con quello della decadenza morale di quello che era considerato il capo della Chiesa, il vescovo di Roma. Per lungo tempo il vescovo di Roma, come gli altri vescovi, era nominato dall’imperatore, o quanto meno la sua nomina veniva concordata fra clero locale e il potere centrale. Nel periodo successivo a quello di Carlo Magno, le famiglie nobili romane si disputarono il titolo, e la Chiesa decadde ai livelli più bassi. Tale situazione favorì il nascere di movimenti di riforma come quello dei cluniacensi e dei cistercensi, nonché i successivi movimenti eretici. Il decadimento morale della Chiesa in linea generale contribuì al successivo affrancamento del potere politico da quello ecclesiastico. Il Sacro Romano Impero creato da Carlo Magno presentava una caratteristica che contribuì alla sua decadenza, la mancanza di una capitale, e quindi di una organizzazione burocratica stabile, e di una regolare successione imperiale. Nell’843 l’impero venne diviso in tre parti, sulle quali prevalse quella tedesca, che pur essendo più arretrata dal punto di vista economico, si presentava meno frammentata, ed in parte rimaneva allo stato tribale. All’interno del regno di Germania prevalsero i duchi di Sassonia e successivamente quelli di Franconia esclusivamente per ragioni militari. Il nuovo impero fece ancora più affidamento del precedente sul potere dei vescovi, e comunque dovette ampliare le concessioni di autonomia della nobiltà. Il periodo di anarchia feudale iniziò a essere superato intorno al 1100 ad opera di due monarchie normanne francesizzate, quella inglese fondata da Guglielmo il Conquistatore, e quella di Sicilia (Ruggero II), il paese economicamente più sviluppato d’Europa. Le due nuove monarchie ripristinirano un’efficiente amministrazione periferica. Contemporaneamente il sorgere in Italia di università non controllate dalla Chiesa contribuì alla idea di uno stato autonomo dal potere religioso. All’inizio del secolo successivo Filippo Augusto in Francia diede vita ad una solida monarchia, l’evoluzione fu lenta e si potrà considerare conclusa non prima della fine del Quattrocento.”” (fonte internet)”,”LEND-462″
“LENIN V.I.”,”Materialismo y empiriocriticismo.”,” “”La questione veramente importante della teoria della conoscenza, che divide le strade filosofiche non consiste nel sapere qual è il grado di precisione che hanno realizzato le nostre descrizioni delle connessioni causali, né se tali descrizioni possano essere espresse in una formula matematica precisa, ma sapere se l’ origine della nostra conoscenza di queste connessioni è compresa nelle leggi oggettive della nautra o nelle proprietà della nostra mente, nella capacità inerente ad essa di conoscere certe verità aprioristiche, ecc. Questo è ciò che separa per sempre i materialisti Feuerbach, Marx ed Engels, dagli agnostici (…) Avenarius e Mach.”” (pag 169) (…) (humistas)”,”LEND-463″
“LENIN V.I.”,”El socialismo utópico y el socialismo científico.”,” Marx e Darwin. “”Il Capitale ha avuto un effetto così grande precisamente perché questo libro di un “”economista tedesco”” ha mostrato al lettore tutta la formazione sociale capitalista come organismo vivente: con i suoi diversi aspetti della vita quotidiana, con la manifestazione sociale effettiva dell’ antagonismo di classe propria di tali rapporti di produzione, con la sua sovrastruttura politica borghese che protegge la dominazione della classe dei capitalisti, con le sue idee borghesi di libertà, eguaglianza, ecc., con i suoi rapporti familiari borghesi. Si capisce adesso che la comparazione con Darwin è completamente esatta: il Capitale non è altro che “”alcune idee generalizzatrici, strettamente legate tra loro, che fanno da corona a tutto un Monte Bianco di fatti concreti””.”” (pag 15, Lenin, Che cosa sono gli amici del popolo…)”,”LEND-464″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo I. 1894-1901. Quiénes son los “”amigos del pueblo”” y cómo luchan contra los socialdemócratas. Federico Engels. Contribución a la caracterización del romanticismo económico. Las tareas de los socialdemócratas rusos. A qué herencia renunciamos?”,”””Dopo il movimento del 1849-1849, Marx ed Engels, nell’ esilio, non si dedicarono solo al lavoro scientifico. Marx fondò nel 1864 la Associazione Internazionale dei Lavoratori, che diresse per un decennio. Pure Engels partecipò intensamente alle sue attività. Il lavoro dell’ Associazione Internazionale, che, in accordo con le idee di Marx, univa i proletari di tutti i paesi, ebbe grandi importanza per lo sviluppo del movimento operaio””. (pag 225-226)”,”LEND-465″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo II. 1902-1905. Qué hacer? A los pobres del campo. Un paso adelante, dos pasos atrás. El proletadiado y el campesinado. Ejército revolucionario y gobierno revolucionario.”,”””Adesso nessun socialdemocratico russo può porre in dubbio che la rottura definitiva della tendenza rivoluzionaria con la opportunista non si sia originata per questioni “”di organizzazione””, se non precisamente per il desiderio degli opportunisti di rafforzare la fisionomia propria dell’ opportunismo e di continuare ad affuscare le menti con le disquisizioni dei Krichevski e dei Martinov””. (pag 187) Marx e il reparto dei neri d’ America. (pag 434) Levin-Egorov (nato nel 1873) socialdemocratico russo, uno dei dirigenti del gruppo Yuzhni Rabochi, al II Congresso del POSDR tenne una posizione centrista e dopo il congresso aderì ai menscevichi.”,”LEND-466″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo III. 1905-1912. Dos tácticas de la socialdemocracia en la revolución democrática. Marxismo y revisionismo. Material inflamable en la política mundial. Las enseñanzas de la revolución.”,”Prefazione a traduzione russa del libro di corrispondenze di J.F. BECKER J. DIETZGEN F. ENGELS, C. MARX e altri con F.A. SORGE e altri (pag 256) “”Riguardo al problema della condotta che si deve seguire in caso di dichiarazione di guerra, la maggioranza dei socialdemocratici tedeschi, con Bebel e Vollmar in testa, mantengono con ostinazione la posizione secondo cui i socialdemocratici devono difendere la propria patria di fronte all’ aggressione, per cui sono obbligati a prendervi parte in una guerra “”difensiva””. Questa tesi conduce Vollmar a dichiarare a Stuttgart che “”tutto l’ amore verso l’ umanità non può impedirci di essere buoni tedeschi”” e al discusso deputato socialdemocratico Noske di proclamare nel Reichstag che, in caso di guerra contro la Germania, “”i socialdemocratici non si distingueranno dai partiti borghesi e si porranno il fucile in spalla””. A Noske non gli è bastato più che un altro passo per dire: “”Diciamo che la Germania è armata tutto il possibile””.”” (pag 333, Lenin 1908, “”Il militarismo bellicoso e la tattica antimilitarista della socialdemocrazia””)”,”LEND-467″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo IV. 1908-1915. Materialismo y empiriocriticismo. En torno a la dialéctica.”,”Intorno alla dialettica (frammento, originale sintesi dei lavori di filosofia di Lenin nel 1914-1915). Lenin analizza in esso la legge dialettica dell’ unità degli opposti, le concezioni metafisica e dialettica dello sviluppo e le categorie dell’ assoluto, del relativo, dell’ astratto e del concreto, del generale e del particolare e del singolare, il logico e lo storico, e così via, scopre il carattere dialettico del processo di conoscenza e mostra le radici gneosologiche e di classe dell’ idealismo (nota 102 pag 387) “”Secondo. Engels non elabora “”definizioni”” della libertà e la necessità, definizioni scolastiche che interessano di più i cattedratici reazionari (del tipo di Avenarius) ed i suoi discepoli (del tipo di Bodganov). Engels prende la conoscenza e la volontà dell’ uomo, da un lato, e la necessità della natura, dall’ altro, e al posto di qualche definizione dice semplicemente che la necessità della natura è il primario, e la volontà e la coscienza dell’ uomo il secondario. Queste ultime debbono, immancabilmente e necessariamente, adattarsi alla prima; Engels considera questo cosa talmente evidente che non impiega parole inutili nello spiegare il suo punto di vista.”” (pag 182)”,”LEND-468″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo V. 1913-1916. Vicisitudes históricas de la doctrina de Carlos Marx. Las tres fuentes y las tres partes integrantes del marxismo. Carlos Marx (Breve esbozo biográfico con una exposición del marxismo). El derecho de las naciones a la autodeterminación. La bancarrota de la II Internacional. El imperialismo, fase superior del capitalismo.”,”””(…) come ha scritto Martov sul Golos: “”Vorwärts morto; “”la socialdemocrazia, che rende pubblica la rinuncia alla lotta di classe, dovrebbe riconoscere senza indugi che ciò è dissolvere innanzitutto la sua organizzazione e chiudere i propri organi di stampa””; come Plechanov, secondo un’ informazione di Golos, ha detto in una conferenza:””sono grande nemico della scissione; ma se si sacrificano i principi a sacrificio della integrità dell’ organizzazione, è preferibile la scissione ad una falsa unità””. Plechanov ha detto questo, referendosi ai radicali tedeschi: vede la pagliuzza nell’ occhio dei tedeschi e non vede la trave nel proprio””.”” (pag 213)”,”LEND-469″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo VI. Julie de 1916 – julio de 1917. El programa militar de la revolución proletaria. El imperialismo y la escisión del socialismo. Cartas desde lejos. Las tareas del proletariado en nuestra revolución. VII Conferencia (Conferencia de Abril) de toda Rusia del POSD(b) R 24-29 de abril (7-12 de mayo) de 1917.”,”Sul pamphlet di Junius (pag 1) Chjeidze uno dei leaders del menscevismo (1864-1926) Sul dualismo di potere (pag 284) “”La Russia è il paese più piccolo-borghese di tutta Europa. Questa gigantesca onda piccolo-borghese lo ha inondato tutto, ha isolato il proletariato cosciente non solo con la forza del numero, ma anche ideologicamente; ovvero, ha afflitto e contaminato con le sue concezioni piccolo-borghesi della politica grandi settori della classe operaia. Nella vita reale, la piccola borghesia dipende dalla borghesia: la sua vita è (per il posto che occupa nella produzione sociale) quella del proprietario, non quella del proletario, e nella sua forma di pensare segue la borghesia””. (pag 285, Lenin, I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione, 1917)”,”LEND-470″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo VII. Julie de 1917 – febrero de 1918. El Estado y la revolución. Las enseñanzas de la revolución. La catástrofe que nos amenaza y cómo combatirla. El marxismo y la insurrección. Cómo debe organizarse la emulación?”,”Engels su superamento democrazia (pag 77) “”La giustizia è una parola vuota, dicono gli intellettuali e astuti che si ritengono marxisti per la sublime ragione di aver “”contemplato la parte posteriore”” del materialismo economico. Le idee si convertono in forza quando incontrano le masse. E oggi proprio i bolscevichi, ovvero, i rappresentanti dell’ internazionalismo proletario, rivoluzionario, incarnano con la loro politica l’ idea che mette in azione nel mondo intero una immensa massa di lavoratori. Ma da sola, la giustizia, il sentimento delle masse indignate per lo sfruttamento, mai avrebbe portato al cammino sicuro del socialismo. Ma quando si è formato, grazie al capitalismo, il meccanismo materiale delle grandi banche, dei consorzi, delle ferrovie, ecc; quando la ricchissima esperienza dei paesi avanzati ha accumulato riserve delle meraviglie della tecnica, la cui applicazione viene frenata dal capitalismo; quando gli operai coscienti hanno forgiato un partito di un quarto di milione di militanti (…), non ci sarà forza al mondo capace di impedire ai bolscevichi (…) di giungere fino al trionfo della rivoluzione socialista mondiale””. (pag 320)”,”LEND-471″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo VIII. De marzo a noviembre de 1918. VII Congreso Extraordinario de PC(b) de Rusia. Las tareas inmediatas del Poder soviético. Acerca del infantilismo “”izquierdista”” y del espíritu pequeñoburgués. Carta a los obreros norteamericanos. Discurso pronunciado en el I Congreso de Obreras de toda Rusia.”,”Il carattere dei nostri periodici. (pag 349) “”L’ esperienza irrefutabile della storia mostra che la dittatura di determinate persone è stata con molta frequenza, nel corso di movimenti rivoluzionari, l’ espressione della dittatura delle classi rivoluzionarie (…)””. (pag 119) “”I razionamenti non possono essere peggiori. Se non siamo anarchici, dobbiamo ammettere la necessità dello Stato, ovvero, la coercizione, per passare dal capitalismo al socialismo. La forma della coercizione è determinata dal grado di sviluppo della classe rivoluzionaria corrispondente, da circostanze speciali – come è, per esempio, la eredità ricevuta di una guerra ampia e reazionaria – e dalle forme di resistenza della borghesia e della piccola borghesia. Non esiste assolutamente nessuna contraddizione di principio tra la democrazia sovietica (ovvero, socialista) e l’ esercizio del potere dittatoriale di determinate persone. La dittatura proletaria si differenzia dalla dittatura borghese in quanto la prima dirige i suoi colpi contro la minoranza sfruttatrice, a favore della maggioranza sfruttata; (…)””. (pag 120)”,”LEND-472″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo IX. Octubre de 1918 – mayo de 1919. La revolución proletaria y el renegado Kautsky. “”Democracia”” y dictadura. Carta a los obreras de Europa y América. I Congreso de la Internacional Comunista. VIII Congreso del PC(b) de Rusia.”,”Cos’è l’ internazionalismo? (pag 53) “”Da questa situazione discendono i seguenti compiti dei sindacati nel momento che stiamo attraversando. Non certo sicuramente parlare di “”neutralità”” dei sindacati. Tutta la propaganda sulla neutralità o è una copertura ipocrita dello spirito controrivoluzionario oppure una manifestazione di totale incoscienza. Adessa siamo abbastanza forti nel nucleo fondamentale del movimento sindacale da poter subordinare alla nosta influenza e alla disciplina generale proletaria sia gli elementi non comunisti, attardati o passivi, dentro i sindacati, sia i settori di lavoratori che in alcuni aspetti continuano ad essere piccolo-borghesi””. (pag 153-154) (1918)”,”LEND-473″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo X. Junio de 1919 – abril de 1920. Una gran iniciativa. Acerca del Estado. Economía y política en la época de la dictadura del proletariado. Las elecciones a la Asamblea Constituyente y la dictadura del proletariado. Entrevistas con corresponsales extranjeros. Sobre los compromisos.”,””” (…) i veri rivoluzionari proletari mai hanno dimenticato le parole pronunciate da Marx nel 1870: “”la borghesia insegnerà al proletariato il maneggio delle armi””. Solo i traditori del socialismo austro-tedeschi e anglo-franco-russi possono parlare di “”difesa della patria”” nella guerra imperialista, che è una guerra di rapina da ambo le parti, mentre i rivoluzionari proletari concentravano tutta la loro attenzione (a partire dall’ agosto 1914) nel lavoro rivoluzionario nell’ esercito, per utilizzarlo contro i banditi imperialisti della borghesia, (…)””. (pag 311)”,”LEND-474″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo XI. Mayo de 1920 – marzo de 1921. La enfermedad infantil del “”izquierdismo”” en el comunismo. II Congreso de la Internacional Comunista. Tareas de las organizaciones juveniles. Sobre los sindicatos, el momento actual y los errores del camarada Trotski. El Día Internacional de la Obrera.”,”””Perché quando la rivoluzione si è convertita già in una forza indiscutibile e la “”riconoscono”” persino i liberali, quando le classi governanti non solo esse vedono, ma che sentono il potere invicibile delle masse oppresse, tutto il problema si riduce – sia per i teorici come per i dirigenti pratici della politica – di dare una definzione classista esatta della rivoluzione. E senza il concetto di “”dittatura”” è impossibile dare questa definizione classista esatta. Senza preparare la dittatura è impossibile essere veri rivoluzionari. Questa verità non l’ hanno compresa nel 1905 i menscevichi né la comprendono nel 1920 i socialisti italiani, tedeschi, fancesi, ecc, che temono le rigorose “”condizioni”” della Internazionale Comunista; (…)””. (pag 225)”,”LEND-475″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo XII. Marzo de 1921 – marzo de 1923. X Congreso del PC(b) de Rusia. Sobre el impuesto en especie. III Congreso de la Internacional Comunista. Acerca de la significación del oro ahora y después de la victoria completa del socialismo. El significado del materialismo militante. Cinco años de la revolución rusa y perspectivas de la revolución mundial. Acerca del monopolio del comercio exterior.”,”””3. Su questa questione, la propaganda deve consistere, da un lato, nel chiarire a fondo il danno e il pericolo del frazionalismo dal punto di vista dell’ unità del partito e dell’ esercizio della volontà unica della avanguardia del proletariato come condizione fondamentale dell’ esito della dittatura del proletariato, e, dall’ altro, nello spiegare la peculiarità dei nuovi metodi tattici di nemici del Potere sovietico. Questi, appurato che la bandiera delle guardie bianche, la causa della controrivoluzione è perduta, adesso tendono tutte le loro forze per approfondire le discrepanze esistenti dentro il PC russo e dare impulso in un altro modo alla controrivoluzione, dedicando le forze alla tendenza politica più propensa ad apparire che riconosce il Potere sovietico””. (pag 53, X Congresso del PCb di Russia)”,”LEND-476″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. IX. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-09″,”LEND-477″
“LENIN V.I., a cura di V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV e altri”,”Leninskij Sbornik. X. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-10″,”LEND-478″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XIX. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-19 Fogli bianchi in corrispondenza indice fine volume”,”LEND-479″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXI. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-21″,”LEND-480″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXIV. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-24″,”LEND-481″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXVII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-27″,”LEND-482″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXVIII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-28″,”LEND-483″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXX. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-30″,”LEND-484″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXXI. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-31″,”LEND-485″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXXIII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-33″,”LEND-486″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXXVII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-37″,”LEND-487″
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA”,”Note al libro di von Clausewitz “”Sulla guerra e la condotta della guerra””.”,”I classici del marxismo, direttore editoriale Filippo GAJA “”Senza una volontà autoritaria, dominatrice che raggiunga fino all’ ultimo membro dell’ esercito, non è possibile alcuna buona condotta di eserciti e chi volesse attenersi all’ abitudine di ripromettersi costantemente dai subordinati il massimo rendimento, per ciò stesso dimostrerebbe di essere incapace di esercitare il comando e la direzione…”” (pag 46, Clausewitz) “”Arte o scienza della guerra? (Paragrafo 3: La guerra è un atto della vita sociale). “”Diciamo dunque che la guerra non è né un’arte né una scienza, ma che è un atto della vita sociale. E’ un conflitto di grandi interessi che si risolve solo con spargimento di sangue e che, solamente in questo, differisce da tutti gli altri conflitti che sorgono fra gli uomini. Essa ha ben minor rapporto con le arti e le scienze che con il commercio, che costituisce ugualmente un conflitto di interessi e attività ma che si avvicina ‘molto di più’ (sottolineato da Clausewitz) alla politica, che è essa stessa una sorta di commercio di dimensioni ingrandite, in cui la guerra si sviluppa come il bambino nel grembo della madre e dove i caratteri principali della guerra si trovano riuniti allo stato latente come lo sono le proprietà degli esseri viventi nei loro germi””. (pag 34) I classici del marxismo, direttore editoriale Filippo GAJA, comitato di redazione: Susanna ANGELERI Gianni ANNOSCIA Roberto BARBIERI Mauro BUZZI Antonio CONVERSO Vincenzo DE-MARIA Roberto ERCOLINI Roberto FRATTI Dirce GIAMMARCHI Patrizia GIANELLI Nicola PIERELLI Ezio SCOTTI Giuseppe TURANI Amneris VERGANI Gianni ZONCA”,”LEND-488″
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA e Amneris VERGANI”,”Sugli scioperi. Scritti dal 1912 al 1913. III. Lo sciopero rivoluzionario.”,”direttore editoriale Filippo GAJA, Comitato di redazione: Roberto BARBIERI Gabriella CASONI Ezio CONTIERO Stefano DATOLA Vincenzo DE-MARIA Roberto ERCOLINI Nicola FALCIONI Roberto FRANCESCHI Maurizio GHIONI Enzo GHIRINGHELLI Franco GUIDO Giancarlo LEGGIO Ezio SCOTTI Luciano VERONA Amneris VERGANI Opuscolo fondo di PS e GB”,”LEND-489″
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA e Amneris VERGANI”,”Programma militare della rivoluzione. E altri scritti militari.”,”direttore editoriale Filippo GAJA, Comitato di redazione: Susanna ANGELERI Gianni ANNOSCIA Roberto BARBIERI Mauro BUZZI Antonio CONVERSO Vincenzo DE-MARIA Maurizio DE-STEFANO Roberto ERCOLINI Roberto FRATTI Dirce GIAMMARCHI Nicola PIERELLI Ezio SCOTTI Giuseppe TURANI Amneris VERGANI GIanni ZONCA “”Per rendere più chiare queste idee, citerò un esempio puramente schematico. Non occorre dire che sarebbe assurdo pretendere di fare un “”piano”” per la milizia proletaria: quando gli operai e tutta la massa del popolo si metteranno al lavoro praticamente sapranno elaborarlo e realizzarlo cento volte meglio di qualsiasi teorico. Non propongo nessun “”piano””, voglio solo illustrare il mio pensiero. Pietroburgo conta circa due milioni di abitanti. Oltre la metà di essi ha un’ età fra i 15 e i 65 anni. Prendiamo la metà: un milione. Sottraiamone la quarta parte, cioè i malati, ecc., che attualmente non prendono parte al servizio civile per motivi plausibili. Restano 750.000 cittadini che, lavorando nella milizia, poniamo, un giorno su quindici (e continuando a ricevere il salario dei padroni), costituiscono un esercito di 50.000 uomini. Ecco il tipo di stato di cui abbiamo bisogno! Ecco una milizia “”popolare”” nei fatti e non solo a parole! E’ questa la strada che dobbiamo percorrere perchè sia impossibile ricostituire una polizia e un esercito separati dal popolo. Questa milizia sarebbe composta, per il novantacinque per cento, di operai e di contadini ed esprimerebbe realmente l’ intelligenza e la volontà, la forza e il potere della stragrande maggioranza della popolazione””. (pag 41-42, Lenin, Lettere da lontano, Sulla milizia proletaria, 11 marzo 1917) “”Nella maggior parte delle località della Russia, la situazione del nostro partito è tale che i comitati e i centri direttivi continuamente vengono arrestati e nuovamente si formano, grazie alla presenza di ogni sorta di gruppi socialdemocratici nelle fabbriche, nei sindacati di distretto e di quartiere, vale a dire grazie a quelle stesse “”cellule”” che hanno sempre suscitato l’ odio dei liberali e dei liquidatori. (…) Ciò che rende importante il citato manifesto particolarmente significativo e importante è appunto il fatto che, a causa dell’ arresto del comitato di Pietroburgo, sono appunto le “”cellule”” che devono entrare in scena, essendo state “”sbarazzate””, per volontà della polizia, del “”centro direttivo””, così odiato dai liquidatori. Grazie a questa circostanza, triste per ogni rivoluzionario, è venuta alla luce del sole la vita ‘autonoma’ delle cellule. E’ stato necessario che le cellule, in fretta, sotto le persecuzioni della polizia, veramente furibonda alla vigilia del 1° maggio, unissero le loro forze, stabilissero i loro contatti, ricostituissero la “”clandestinità””. (…) Il Comitato di Pietroburgo è stato smantellato dagli arresti. Ora si potrà vedere che cosa sono in realtà le cellule clandestine, che cosa fanno, e che cosa possono fare, quali idee hanno in realtà assimilato e coltivato in sè e non solamente prese in prestito dalle istanze superiori del partito, quali sono le idee che godono veramente della simpatia degli operai. Il manifesto mostra che cosa fanno le cellule: esse continuano il lavoro del Comitato di Pietroburgo momentaneamente distrutto (distrutto per la gioia di tutti i vari nemici della clandestinità). Continuano i preparativi per il 1° maggio. Riallacciano rapidamente i legami fra i ‘diversi’ grupppi clandestini socialdemocratici. (…)””. (pag 175-176-177)”,”LEND-490″
“LENIN V.I. KAUTSKY Carlos ENGELS Federico LAFARGUE Pablo”,”El materialismo historico segun los grandes marxistas.”,”Marx ed Engels. “”Ma non seguirono lo stesso cammino. Marx, figlio di un giurista, fu destinato all’inizio alla carriera della giurisprudenza e dell’ insegnamento. Studiò le scienze naturali, la filosofia, la storia, e non si dedicò agli studi economici fino al giorno in cui si rese conto, con amarezza, della necessità di questa conoscenza e della stessa. A Parigi, studiò economia, storia della rivoluzione e del socialismo. Il grande pensatore Saint-Simon ebbe su di lui una influenza molto considerevole. Dopo questi studi, comprese che non era la legge dello Stato che faceva la società, ma, al contrario, era la società sorta dai processi economici che, secondo le sue necessità, crea lo Stato e la legge. (…)””. (pag 106, Karl Kautsky, Il marxismo) “”Marx era quello che valeva di più ed Engels seppe, meglio che ogni altro, riconoscerlo senza invidia e anche con piacere. E così fu Marx che diede il nome alla teoria dei due. Ciononostante, Marx non avrebbe potuto fare quello che fece senza la collaborazione di Engels, e lo stesso vale reciprocamente. Sia l’ uno che l’ altro guadagnarono da questa collaborazione una visione più ampia e una universalità che nessuno dei due avrebbe avuto lavorando da solo. Isolatamente, ciascuno dei due sarebbe arrivato alla concezione materialista della storia; ma la sua evoluzione avrebbe incontrato più errori e scontri. Marx aveva più profondità; Engels un pensiero più audace. Ciò che aveva più sviluppato in Marx era la facoltà di astrazione, il dono di riconoscere nel caos dei fenomeni particolari ciò che si ha di generale; quello che era preminente in Engels era, per al contrario, la facoltà di combinazione, il poter stabilire il rapporto di un fenomeno con alcuni aspetti dispersi. Ciò che attraeva in Marx era la facoltà critica, perfino autocritica, che poneva un freno all’ audacia del suo pensiero e gli consigliava di avanzare con prudenza e dopo una costante esplorazione del terreno; Engels, al contrario, ebbro dalle scoperte meravigliose che aveva compiuto, sembrava avere le ali, e superava, come giocando, le maggiori difficoltà””. (pag 107-108)”,”MADS-393″
“LENIN V.I., a cura di Pierre DURAND e David ALLIOT”,”Lénine en verve. Mots propos aphorismes.”,”””La difesa della patria è una menzogna nella guerra imperialista, ma niente affatto in una guerra democratica e rivoluzionaria””. (OC, T. XXIII, pag 21) “”E’ impossibile vincere senza aver appreso la scienza dell’ offensiva e della ritirata”” (Opere complete, XXXI, pag 22) (pag 63) “”Non crediate assolutamente al cinismo! Il cinismo è nelle cose e non nelle parole che esprimono le cose!”” (Lenin, Per caratterizzare il romancismo economico) (pag 64) “”Marx metteva in primo piano, considerando tutti gli interessi della lotta di classe del proletariato dei paesi avanzati, il principio fondamentale dell’ internazionalismo e del socialismo: un popolo che ne opprime un altro non potrà essere libero”” (pag 66) (OC, XXII, 162)”,”LEND-491″
“LENIN V.I.”,”Sur la défense de la patrie socialiste.”,”La guerra civile. L’ armata rossa. La lotta contro Denikin. Aiuto diretto all’ esercito. (pag 74) Riduzione del lavoro non militare. (pag 76) Il lavoro nella zona del fronte. (pag 79) La questione degli specialisti militari. (pag 82) “”Ma sarebbe commettere un errore irreparabile e dare prova di una imperdonabile mancanza di carattere il considerare, per questa ragione, di modificare le basi della nostra politica militare. Centinaia e centinaia di specialisti militari ci tradiscono e ci tradiranno: noi li prenderemo e li fucileremo. Ma abbiamo regolarmente e da lungo tempo al nostro servizio migliaia e decine di migliaia di specialisti militari senza i quali ci sarebbe stato impossibile creare l’ Armata Rossa che, uscita dalla dannata guerriglia, ha saputo riportare brillanti vittorie all’ Est. Gli esperti che dirigono il nostro dipartimento militare, indicano con ragione che laddove la politica del partito è più strettamente applicata in ciò che concerne gli specialisti militari e per estirpare delle abitudini della guerriglia; laddove la disciplina è più ferma; laddove il lavoro politico tra le truppe e il lavoro dei commissari sono effettuati con più senno, troviamo, insomma, tra gli specialisti militari, il minimo di propensione al tradimento (…)””. (pag 82-83)”,”LEND-492″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 46. Index part 1. Index of Works – Name Index.”,”Nell’ indice manca il nome di Victor SERGE”,”LEND-493″
“LENIN V.I.”,”L’ emancipazione della donna.”,”””La rivoluzione bolscevica, sovietica distrugge le radici dell’ oppressione e dell’ ineguaglianza delle donne assai più profondamente di quanto, fino ad oggi, abbiano osato nessun partito e nessuna rivoluzione. Da noi, nella Russia sovietica, non è rimasta nessuna traccia della ineguaglianza giuridica tra uomini e donne. Il potere sovietico ha abolito del tutto l’ ineguaglianza particolarmente ignobile, abietta e ipocrita che improntava il diritto matrimoniale e familiare, l’ ineguaglianza nei riguardi dei figli. Tutto ciò è appena il primo passo verso l’ emancipazione della donna.”” (pag 50, Lenin, La giornata internazionale della donna, Pravda 8 marzo 1921) L’ istituzione del divorzio non distrugge la famiglia. “”Un certo P.A. Sorokin pubblica in questa rivista vasti studi di pretesa “”sociologia”” ‘Sull’ influenza della guerra’. Questo sapiente articolo pullula di riferimenti eruditi alle opere “”sociologiche”” dell’ autore e dei suoi numerosi maestri e colleghi stranieri. Ecco qual’è la sua “”erudizione””. A p. 83 leggiamo: “”A Pietrogrado, su 10.000 matrimoni si contano oggi 92.2 divorzi. Cifra fantastica: aggungiamo che, su 100 matrimoni, 51.1 si sono sciolti dopo meno di un anno, 11 dopo meno di un mese, 22 dopo meno di due mesi, 41 dopo meno di tre-sei mesi e soltanto 26 dopo più di sei mesi. Queste cifre attenstano che il matrimonio legale è al presente una formalità che maschera rapporti sessuali sostanzialmente extraconiugali e permette agli amatori di “”avventure”” di soddisfare legalmente i loro “”appetiti”” (Ekonomist, n.1, p. 83)””. Nessun dubbio che questo signore, e con lui l’ Associazione tecnica russa che pubblica la rivista in questione e stampa tali ragionamenti, si annoverino tra i fautori della democrazia e si reputerebbero profondamente offesi se li si chiamasse col loro vero nome e cioè: feudali, reazionari e “”servitori diplomati del pretume””.”” (pag 53-54)”,”LEND-495″
“LENIN V.I.”,”La Comune di Parigi.”,”pag 40-41, Lettera Engels a Bebel sulla questione dello Stato. Engels sulla questione dello Stato. “”Uno dei più notevoli, se non il più notevole, fra i passi di Marx ed Engels relativi allo stato è la seguente lettera di Engels a Bebel, del 18 (28) marzo 1875. Notiamo fra parentesi che questa lettera è stata stampata per la prima volta, se la memoria non ci tradisce, nel volume II dei ‘Ricordi della mia vita’ di BebeL, pubblicato nel 1911, cioè 36 anni dopo che era stata redatta e inviata. Criticando il progetto del programma di Gotha, criticato anche da Marx nella sua famosa lettera a G. Bracke, Engels tocca in particolare la questione dello stato. Egli scrive a Bebel: “”…Lo stato popolare libero si è trasformato in stato libero. Secondo il senso grammaticale di queste parole, uno stato libero è quello che è libero verso i suoi cittadini, cioè è uno stato con un governo dispotico. Sarebbe ora di farla finita con tutte queste chiacchiere sullo stato, specialmente dopo la Comune, che non era più uno stato nel senso proprio della parola. Gli anarchici ci hanno abbastanza rinfacciato lo “”stato popolare””, benché già il libro di Marx contro Proudhon e in seguito il Manifesto Comunista dicano esplicitamente che con l’ instaurazione del regime sociale socialista lo stato si dissolve da sé e scompare. Non essendo altro che un’ istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per tenere soggiogati con la forza i propri nemici, parlare di uno “”stato popolare libero”” è pura assurdità; finché il proletariato ha ancora ‘bisogno dello stato’, ne ha bisogno non nell’ interesse della libertà ma nell’ interesse dell’ assoggettamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo stato come tale cessa di esistere. Noi proporremmo quindi di mettere ovunque invece della parola “”stato”” la parola ‘Gemeinwesen’, una vecchia eccellente parola tedesca che corrisponde alla parola francese ‘Commune'”” (pp. 321-322 dell’ originale tedesco)…””””. (pag 41-42) Engels sulla violenza della Comune. “”In terzo luogo. Mi permetto di ricordare umilmente al signor Kautsky, che conosce a memoria gli scritti di Marx e di Engels, il seguente apprezzamento dal punto di vista della … “”democrazia pura”” dato da Engels sulla Comune: “”Non hanno mai visto una rivoluzione questi signori (antiautoritari)? Una rivoluzione è certamente la cosa più antiautoritaria che vi sia; è l’ atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà sull’ altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuol avere combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi inspirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?”””” (pag 52)”,”MFRC-121″
“LENIN V.I.”,”Karl Marx et sa doctrine.”,”””Il comunismo è la giovinezza del mondo”” Paul Vaillant-Couturier Contiene gli scritti di Lenin: – Karl Marx – Le tre fonti e parti integranti del marxismo – I destini storici della dottrina di Karl Marx – Marxismo e revisionismo – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo “”Marx ha questo di geniale che è stato il primo ad elaborare e ad applicare in modo conseguente l’ insegnamento che comporta la storia universale. Questo insegnamento, è la dottrina della ‘lotta delle classi’.”” (pag 41) “”La dialettica della storia è tale che la vittoria del marxismo in materia di teoria obbliga i suoi nemici a ‘travestirsi’ da marxisti”” “”La dialectique de l’ histoire est telle que la victorie du marxisme en matiére de théorie oblige ses ennemis à ‘se déguiser’ en marxistes””. (pag 45) “”La piccola produzione è generata e continua costantemente a generarsi costantemente nel capitalismo. Questo crea ineluttabilmente dei nuovi “”ceti medi”” (appendice della fabbrica, lavoro a domicilio, piccole imprese disseminate in tutto il paese, in ragione delle necessità della grande industria, per esempio la bicicletta e l’ automobile, ecc.). Questi nuovi piccoli produttori sono, anch’essi, ineluttabilmente rigettati nei ranghi del proletariato. Quindi, è perfettamente naturale che le concezioni piccolo-borghesi penetrino ancora ed ancora nei ranghi dei grandi partiti operai. Quindi è perfettamente naturale che ciò deve essere e debba essere così fino alle peripezie stesse della rivoluzione proletaria. Perciò sarebbe un grave errore credere che affinché questa rivoluzione si compia, sia necessaria una proletarizzazione “”integrale”” della maggioranza della popolazione.”” (pag 54, Lenin, Marxismo e revisionismo, 1908)”,”LEND-496″
“LENIN V.I.”,”¿Quienes son los “”amigos del pueblo”” y come luchan contra los socialdemocratas? (Respuesta a los articulos de Russkoie Bogatstvo contra los marxistas). Escritos económicos (1893-1899), 2.”,”””Ricordate la definizione tedesca di filisteo? Was ist der Philister? Ein hohler Darm Voll Furcht und Hoffnung, Dass Gott erbarm. Questa definizione è un po’ inadeguata per noi. Dio…Dio per noi sta assolutamente in secondo piano. In quanto alle autorità, questa è gia un’ altra cosa. E se in questa definizione sostituiamo la parola “”Dio”” con la parola “”autorità””, avremo la più esatta espressione del bagaglio ideologico, del livello morale e del valore civile degli “”amici del popolo”” russi umanitario-liberali””. (pag 62) (1) In tedesco nell’ originale. Epigramma di Goethe: “”Chi è un filisteo? Un intestino vuoto, pieno di paura e di speranza. Che Dio ci protegga!”””,”LEND-497″
“LENIN N. (V.I. ULIANOV)”,”The Proletarian Revolution.”,”””Ancora, nel mio libro “”Imperialismo ultimo stadio del capitalismo””, che fu scritto nel 1916 e pubblicato a Pietrogrado nel 1917, ho esaminato in dettaglio l’ errore teorico di tutta la discussione di Kautsky sull’ imperialismo. Citai la definizione di imperialismo data da Kautsky: “”Imperialismo è il prodotto di un alto sviluppo del capitalismo industriale. Esso incorpora lo sforzo di ogni nazione capitalistica industriale di annettere o di soggiogare tutte le vaste aree ‘agrarie’ (il corsivo è di Kautsky) senza tener conto delle nazioni di cui esse sono popolate.”””” (pag 4, Lenin, Prefazione) Stato sovietico e Soviets (pag 38) internazionalismo (pag 67)”,”LEND-498″
“LENIN V.I.”,”Lenin on organization.”,”Sulla disciplina di partito (da pag 29) La proibizione di frazioni e gruppi non implica, ovviamente, la proibizione della discussione su questioni controverse e la critica dell’ attività degli organismi di guida del Partito. Al contrario, nei nuclei, alle riunioni generali, alle conferenze di Partito ed ai congressi, ogni membro ha diritto a discutere questioni controverse, criticare l’ attività dei principali organi del partito, ed esprimere le proprie convinzioni. Ma come la risoluzione della 13a conferenza del RCP dice. “”La libertà di discussione interna non implica per nessun motivo la libertà di minare la disciplina di partito””””. (pag 35) Lenin: “”Il nostro non è un club di dibattiti””. (pag 35)”,”LEND-499″
“LENIN V.I.”,”Lenin about the press.”,”””Il partito socialista britannico venne fondato a Manchester nel 1911. Esso incluse l’ ex Socialist Party, che in precedenza era conosciuto come la Social Democratic Federation, ed altri gruppi isolati e individui, tra loro Victor Grayson, un socialista molto ardente ma non molto forte nei principi e dalla frase ad effetto. La Seconda Conferenza del British Socialist Party fu tenuta nella città marittima di Blackpool dal 10 al 12 maggio. Solo 100 delegati erano presenti, meno di un terzo del numero degli aventi diritto, e questa circostanza, assieme con l’ amara lotta della maggioranza dei delegati contro il vecchio esecutivo del partito, produsse un’ impressione molto cattiva sugli osservatori stranieri. La stampa borghese britannica (esattamente come in Russia) dà il meglio di sé nel cercare di far colore attingendo a piccoli episodi di vario tipo per mostrare la lotta acuta tra il partito e il suo esecutivo. La stampa borghese non è attenta all’ aspetto ideologico della lotta all’ interno del movimento socialista. Tutto ciò di cui ha bisogno è la sensazione, e un po’ di scandalo (…)””. (pag 235)”,”LEND-500″
“LENIN V.I., a cura di Gérard WALTER”,”Lénine.”,”La nota bibliografica (pag 673-674) parla della decisione della CC del PCUS del gennaio 1957 di pubblicare le opere complete di Lenin compresi i materiali preparatori. La realizzazione di questo compito venne affidato all’ Istituto del marxismo leninismo creato presso il CC. Ci sono comunque circa un migliaio di scritti di Lenin che non sono stati ritrovati. La nota si chiude con un elenco di biografie di Lenin pubblicate in Francia. Questione somma di incarichi di Stalin “”1922, marzo: Preobrajenski ha lanciato qui alla leggera che Stalin appartiene a due Commissariati. Ma chi tra noi non ha assunto più funzioni alla volta? E come può fare altrimenti affinché lo si abbia al Commissariato alle nazionalità in tutte le questioni del Turkestan, del Caucaso, ecc.? Ci occorre un uomo, non importa quale rappresentante delle nazionalità, che possa andare a vedere per raccontargli il suo affare. Dove trovare quest’uomo? Penso che lo stesso Preobrazhenskij non potrebbe proporre un’altra candidatura che quella di Stalin. Lo stesso per l’ Ispezione operaia e contadina. E’ un lavoro gigantesco. Occorre che vi sia alla testa un uomo che abbia dell’ autorità. Se no andiamo a finire in intrighi meschini””. (Proposta di Lenin al XI Congresso del partito) (pag 661) Giudizi di Lenin di ARMAND AXELROD BEBEL BOGDANOV BUCHARIN GORKI HILFERDING JAURES KAMENEV KAUTSKY LAFARGUE LEVI LUXEMBURG KERENSKY MARTOV MIKHAILOVSKI OSSINSKI PARVUS PLECHANOV RADEK SERRATI STALIN STRUVE SVERDLOV TOLSTOI TUGAN-BARANOVSKI TROTSKY VANDERVELDE ZINOVIEV e altri”,”LEND-501″
“LENIN V.I., a cura di A. D’AMBROSIO”,”Scritti e discorsi. Antologia a cura di A. D’Ambrosio. Volume I.”,”La rivoluzione del 1905. G. Plechanov. L’ insurrezione di Mosca. “”Non c’è dunque nulla di più miope dell’ opinione di Plekhanov, accolta da tutti gli opportunisti; che “”non si sarebbe dovuto prendere le armi””, che è stata una pazzia iniziare inopportunamente lo sciopero. Proprio al contrario, invece: si sarebbe dovuto prendere le armi più decisamente, più energicamente e più violentemente; si sarebbe dovuto chiarire alle masse che il solo sciopero pacifico è impossibile e che è necessario intraprendere coraggiosamente e spregiudicatamente la lotta armata””. (pag 67-68) “”L’ insurrezione di Mosca dimostra in modo chiaro come una simile concezione sia meccanica e rigida. Il titubare delle truppe è inevitabile in ogni vero movimento sociale: l’ aggravarsi della lotta rivoluzionaria porta ad “”una lotta ‘per’ l’ esercito”” nel vero senso della parola””. (pag 68)”,”LEND-502″
“LENIN V.I., a cura di A. D’AMBROSIO”,”Scritti e discorsi. Antologia a cura di A. D’Ambrosio. Volume II.”,”””Ciò significa che lo sviluppo del capitalismo è arrivato a un tale grado che, benché la produzione delle merci continui ad essere considerata come la base dell’ economia, essa in realtà è decaduta e i grossi guadagni vanno al “”genio”” delle combinazioni finanziarie. Alla base di queste combinazioni e di queste truffe, noi vediamo la socializzazione della produzione; ma l’ immenso progresso raggiunto in tal modo dall’ umanità non profitta che a delle minoranze di speculatori. Vedremo più oltre la critica reazionaria, piccolo borghese, dell’ imperialismo capitalista sognare “”per tali ragioni”” un ritorno all’ indietro, alla concorrenza “”libera””, “”pacifica””, “”onesta””””. (pag 38) La lotta per il mercato mondiale del petrolio. (pag 50-51) Imperialismo, opportunismo operaio, socialimperialismo. “”L’ imperialismo ha una tendenza a creare tra gli operai delle categorie privilegiate e a staccarle dalle larghe masse proletarie. E’ da notare che in Inghilterra la tendenza all’ imperialismo a dividere in tal modo i lavoratori, a rafforzare tra loro l’ opportunismo, a causare la concrena temporanea del movimento operaio, si è manifestata molto prima della fine del XIX secolo: col possesso di vaste colonie e il monopolio del mercato mondiale. Marx ed Engels sistematicamente hanno per diecine d’anni seguito i rapporti tra l’ opportunismo operaio e le particolarità del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858: “”Il proletariato inglese si imborghesisce sempre più, talchè la borghesia di tutte le nazioni sembra che potrà arrivare ad avere in fin dei conti, al suo fianco, una aristocrazia e una borghesia proletaria. Evidentemente ciò, in una certa misura, è ben calcolato da parte di una nazione che sfrutta l’ universo””. Più di un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’ 11 aprile 1881, Engels parla delle peggiori trade-unions inglesi, che “”permettono a degli uomini comprati dalla borghesia, o almeno pagati da essa, di dirigerle””. In una lettera a Kautsky, del 12 settembre 1882, Engels scriveva: “”Voi mi chiedete ciò che pensano della politica coloniale gli operai inglesi? La stessa cosa che pensano della politica in generale. Non esiste, qui, un partito operaio, non vi sono che radicali, conservatori e liberali, e molto tranquillamente gli operai godono con loro il monopolio coloniale dell’ Inghilterra e il suo monopolio del mercato mondiale””. Engels ha esposto per il gran pubblico le sue idee nella prefazione alla seconda edizione de La situazione della classe operaia in Inghilterra, apparsa nel 1892. Le cause e le conseguenze vi sono chiaramente indicate.”” (pag 79-80) ‘Das Verhältnis der deutschen Grossbanken zur Industrie mit besonderer Berücksichtigung der Eisenindustrie. JEIDELS, Otto, Leipzig, Duncker und Humblot, 1905. XII, 271 S. Lwd. (312-4-0361) Staats- und sozialwissenschaftliche Forschungen, Band 24, Heft 2.”,”LEND-503″
“LENIN V.I., a cura di V. BILCHAI”,”Sur le rôle de la femme dans la société.”,”””Ben inteso, ciò non impedisce ai menscevichi, ai socialisti rivoluzionari e una parte degli anarchici, come a tutti i partiti corrispondenti in Occidente di continuare a gridare alla democrazia e alle sue violazioni da parte dei bolscevichi. In realtà, solo la rivoluzione bolscevica è precisamente una rivoluzione democratica conseguente in materia di matrimonio, divorzio e riguardo alla situazione dei figli naturali.”” (pag 26) “”Bisogna che l’ operaia ottenga l’ eguaglianza con l’ operaio non solo davanti alla legge, ma anche nella vita. Occorre per questo che le operaie abbiano una parte più grande nella gestione delle imprese pubbliche e nell’ amministrazione dello Stato.”” (pag 44)”,”LEND-504″
“LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”””Ma la “”scuola di guerra”” non è ancora la guerra stessa. Quando fra gli operai si diffondono largamente gli scioperi, alcuni operai (e alcuni socialisti) incominciano a pensare che la classe operaia può limitarsi agli scioperi e alle casse o società di resistenza per gli scioperi, che mediante i soli scioperi la classe operaia può ottenere importanti miglioramenti delle sue condizioni o persino la sua emancipazione. Vedendo quale forza rappresentano l’ unione degli operai e persino i loro piccoli scioperi, qualcuno pensa che sia sufficiente scatenare lo sciopero generale in tutto il paese perché gli operai possano ottenere dai capitalisti e dal governo tutto quel che vogliono. Tale opinione è stata espressa anche da operai di altri paesi, quando il movimento operaio era solo agli inizi e gli operai erano ancora molto inesperti. Ma è ‘un’opinione errata’. Gli scioperi sono ‘uno’ dei mezzi di lotta della classe operaia per la sua emancipazione, ma non sono l’ unico mezzo; e se gli operai trascureranno gli altri ritarderanno lo sviluppo e il successo della classe operaia””. (pag 17)”,”LEND-505″
“LENIN V.I. STALIN J. (LENINE V.I. STALINE J.)”,”La révolution russe de 1917. Extraits des oeuvres complètes des auteurs.”,”””La crisi del 20-21 aprile è stata la prima manifestazione di queste contraddizioni. Miliukov ha fatto un tentativo di trasformare l’ imperialismo passivo in un imperialismo attivo. Il movimento di massa è sfociato nella formazione di un governo di coalizione. Come l’ esperienza ha dimostrato, il principio della coalizione è il mezzo migliore tra le mani della borghesia per ingannare le masse e continuare a condurle al suo seguito. Con la formazione del governo di coalizione comincia la mobilitazione della controrivoluzione dell’ alto verso il basso””. (pag 182, Stalin, Discorso al VI Congresso del POSDR, 12 agosto 1917) “”Plechanov non comprende che, finché i capitalisti sono al potere, ‘non è’ lo Stato nel suo insieme che difende, ma l’ interesse del capitale imperialista russo e “”alleato””; Plechanov, non comprende che la guerra non cesserà di essere una guerra di conquista e di saccheggio, una guerra imperialista, finché non si giunga alla rottura con i capitalisti e i ‘loro’ trattati segreti, le ‘loro’ annessioni territoriali, e i loro imbrogli finanziari. Plechanov non comprende che solo dopo, nel caso l’ avversario rifiuti la pace equa che venga formalmente proposta, che la guerra diventerà una guerra difensiva, una guerra giusta. Plechanov non comprende che la capacità di resistenza di un paese che abbia scosso il giogo del Capitale, che abbia dato la terra ai contadini, messo le banche e le fabbriche sotto il controllo operaio, sarà ‘incomparabilmente’ superiore alla capacità di resistenza di un paese capitalista.”” (pag 307, Lenin, I bolscevichi conserveranno il potere?)”,”LEND-506″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”La révolution bolcheviste. Ecrits et discours de Lénine de 1917 a 1923, traduits du russe et annotés par Serge Oldenbourg.”,”Firma ex-proprietario “”Nous savons que seulement une entente avec les paysans peut préserver la révolution socialiste en Russie aussi longtemps que ne survient pas la révolution dans les autres pays””. (pag 281) “”Voi decretate: Per creare il socialismo occorre essere civilizzati. Molto bene. Ma perché non potremmo cominciare creando le premesse della civilizzazione, come l’ espulsione dei proprietari fondiari e dei capitalisti russi, se ci si vuole incamminare poi verso il socialismo? In quali libri avete attinto la certezza che una deviazione simile dalla corrente storica abituale è inamissibile? Mi ricordo che Napoleone scriveva: “”on s’engage et puis on voit””. Parafrasando liberamente, questo significa: “”Occorre cominciare ad ingaggiare una lotta seria; poi si vedrà quello che succede””. E’ quello che facemmo nell’ ottobre 1917, ingaggiando una lotta seria; è successivamente che abbiamo potuto discernere i dettagli dell’ evoluzione (dal punto di vista della storia mondiale non sono che dettagli) come la pace di Brest, la NEP, ecc.. Al momento, non ci sono dubbi: nell’ essenziale abbiamo riportato la vittoria””. (pag 382) (dall’ ultimo discorso di Lenin)”,”LEND-507″
“LENIN V.I.”,”Che fare?”,”””Abbiamo già accennato che la gioventù universitaria di allora si entusiasmava contagiosamente per il marxismo. Tanta passione era naturalmente provocata, più che dal marxismo come teoria, dalla risposta che il marxismo dava alla domanda: “”Che fare?””, dall’ appello a marciare contro il nemico””. (pag 94) “”Costoro, che non possono pronunciare la parola “”teorico”” senza una mossa sdegnosa, che qualificano “”senso della vita”” la loro adorazione per l’ impreparazione, dimostrano di non comprendere niente dei nostri compiti pratici più urgenti. Ai ritardatari si grida: “”Al passo! Non troppo presto!””. A coloro che mancano di energia e di iniziativa nell’ organizzazione di piani vasti ed arditi, si predica la “”tattica processo””! Il nostro errore capitale consiste nell’ ‘abbassare’ i nostri compiti politici ed ‘organizzativi’ agli interessi immediati, “”tangibili””, “”concreti”” della lotta economica corrente””. (pag 99)”,”LEND-508″
“LENIN N.”,”Sozialismus und Krieg. Mit einem Geleitwort von Fritz Fridolin Windisch.”,”Deformazione delle analisi di Marx ed Engels da parte di Plechanov in Russia e dei tedeschi come Lensch, Davied, Kautsky ecc. (pag 9) “”Die russischen Sozialpatrioten mit Plechanow an der Spitze berufen sich auf die Taktik von Marx und Engels im Jahre 1871. Deutsche Sozialpatrioten (wie Lensch, Davied & Co.) berufen sich auf den Artikel Engels vom Jahre 1891, in dem er im Falle eines Krieges Rußlands und Frankreichs gegen Deutschland von der Pflicht der Sozialdemokraten der Vaterlandsverteidigung spricht. Die Sozialpatrioten vom Typus Kautsky, die alle Teile des internationalen Sozialpatriotismus versöhnen und als berechtigt zeigen wollen, berufen sich darauf, daß, obwohl Marx und Engels die Kriege verurteilten, sie sich trotzdem in der Zeit von 1859 – 71 und im Jahre 1871/7 auf die Seite einer der kriegführenden Parteien stellten, nachdem der Krieg einmal ausgebrochen war.”” (pag 9)”,”LEND-509″
“LENIN V.I.”,”Imperialism and the Split in Socialism.”,”Pubblicato in Sbornik Sotsial-Demokrata n° 2, Decembre 1916. “”Il fatto è che “”i partiti operai borghesi””, come fenomeno politico, sono stati già formati in ‘tutti’ i principali paesi capitalistici, e che senza una lotta decisa e instancabile condotta contro questi partiti – o gruppi, correnti ecc., non ci può essere una lotta contro l’ imperialismo, non si può parlare di marxismo, o di movimento operaio socialista.”” (pag 16) “”Engels fa una distinzione tra “”il partito operaio borghese”” delle ‘vecchie’ trade unions – la minoranza privilegiata – e la “”massa inferiore””, la maggioranza reale, e si appella a quest’ ultima, che non è infettata dalla “”rispettabilità borghese””. Questa è l’ essenza della tattica marxista!”” (pag 17)”,”LEND-521″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 1. 1893-1894.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1961 Questione del mercato. (riporta schemi tabelle e dati statistici) (pag 69-) (Zur sogenannten Frage der Märkte) “”Zum Schluß wird es vielleicht nicht überflüssig sein, die strittige Frage – die, so scheint es, schon allzusehr mit Abstraktionen, Schemata und Formeln belastet ist – durch eine Analyse der Betrachtungen eines der neuesten und angesehensten Vetreter der “”landläufigen Anschauungen”” zu illustrieren””. (pag 113)”,”LEND-551″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 2. 1895-1897.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1961 tabelle pag 377 378 “”Diese detaillierten Daten bestätigen also völlig die oben ausgesprochene, auf den ersten Blick paradox erscheinende These: je größer der Betrieb nach der Gesamtzahl der Arbeitskräfte, desto mehr Familienarbeitskräfte sind im Betrieb tätig,desto umfassender ist folglich die “”Familienkooperation””, aber zugleich wird auch die kapitalistische Kooperation erweitert, und zwar unvergleichlich schneller.”” (pag 377) (Die Kustarzäblung von 1894-95 im Gouvernment Perm)”,”LEND-552″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 3. Die Entwicklung des Kapitalismus in Russland. Der Prozeß der Bildung des inneren Marktes für die Großindustrie.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1956 Opera Die Entwicklung des Kapitalismus in Rußland, Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Contiene una grande mole di tabelle grafici e dati statistici. “”Vor allem ist es interessant, die angeführten Daten über die berufliche Gliderung der gesamten Bevölkerung Rußlands so zu gruppieren, daß sie die ‘gesellschaftliche Arbeitsteilung’ als die Grundlage der gesamten Warenproduktion und des Kapitalismus in Rußland illustrieren.”” (pag 516)”,”LEND-553″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 4. 1898-April 1901.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1955 Articolo: ‘Notiz zur fragfe der Theorie der Märkte (Aus Anlaß der Polemik zwischen Herrn Tugan-Baranowski und Herrn Bulgakow) (pag 45-54) “”Herr Tugan-Baranowski erklärt, daß Marx “”im zweiten Band die Frage des äußeren Markets absolut nicht berührt”” (l.c.). Das ist falsch. In demselben (dritten) Abschnitt des zweiten Bandes, in demo die Realisation des Produkts analysiert wird, stellt Marx mit aller Bestimmtheit klar, was der auswärtige Handel und folglich auch der äußere Markt mit dieser Frage zu tun haben. Er sagt darüber folgendes: “”Kapitalistische Produktion existiert überhaupt nicht ohne auswärtigen Handel. Wird aber normale jährliche Reproduktion, auf einer gegebnen Stufenleiter unterstellt, so ist damit auch unterstellt, daß der auswärtige Handel ‘nur durch Artikel”” (Waren) “”von andrer Gebrauchs- oder Naturalform einheimische Artikel ersetzt’, ohne die Wertverhältnisse zu affizieren, also auch nicht die Wertverhältnisse, worin die zwei Kategorien: Produktionsmittel und Konsumtionsmittel, sich gegeneinander umsetzen, und ebensowenig die Verhältnisse von kostantem Kapital, variablem Kapital und Mehrwert, worin der Wert des Produkts jeder dieser Kategorien zerfällbar””. (pag 46-47)”,”LEND-554″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 5. Mai 1901 – Februar 1902.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1955 Molte tabelle e dati statistici in ‘Die Agrarfrage und die “”Marxkritiker””. (1901) Lenin sulla questione agraria di Kautsky. “”In Kautskys “”Agrarfrage”” (S. 88-89) ist von der Konzentration der Hypotheken die Rede. “”Wir werden noch sehen””, schreibt Kautsky, “”wie die zahlreichen kleinen Dorfwucherer immer mehr beiseite geschoben werden, um großen zentralisierten kapitalistischen oder genossenschaftlichen Instituten Platz zu machen, die den Hypothekenkredit monopolisieren””. Kautsky zählt eine Reihe kapitalistischer und genossenschaftlicher Institute dieser Art auf, spricht von genossenschaftlichen Bodenkreditinstituten, weist darauf hin, daß sowohl ‘Sparkassen’ als auch Versicherungsgesellschaften und Korporationen aller Art (S. 89) ihre Fonds in Hypotheken u. dgl. anlegen.”” (pag 143-144)”,”LEND-555″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 6. Januar 1902 – August 1903.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1956 “”Wie die Bauern die Sklaven der Gutsbesitzer waren, so bleibt das russische Volk bis heute der Sklave der Beamten. Wie die Bauern unter der Leibeigenschaft keine bürgerliche Freiheit hatten, so hat das russische Volk bis heute keine ‘politische’ Freiheit.”” (pag 364) Appunti manoscritti e grafico (pag 374) Berechnung des Bodenbesitzes nach Klassengruppierungen, aufestellt von W.I. Lenin bei den Vorarbeiten zur Broschüre “”An die Dorfarmut””, 1903″,”LEND-556″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 7. September 1903 – Dezember 1904.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1956 Un passo avanti e due indietro. “”Die Mentalität des Zirkelwesens und einer erstaunlichen Unreife in Parteidingen, die außerstande ist, den frischen Wind in aller Öffentlichkeit geführter Diskussionen zu ertragen, offenbarte sich hier anschaulich. Es ist das jene, dem Russen wohlbekannte Mentalität, die in dem alten Wort ihren Ausdruck findet: Und willst du nicht mein Bruder sein, so schlag ich dir den Schädel ein! Die Leute waren so gewöhnt an die Glasglocke einer abgeschlossenen und gemültlichen kleinen Gesellschaft, daß sie gleich in Ohnmacht fielen, als man das erstemal unter eigener Verantwortung auf offenem und freiem Kampfplatz auftrat.”” (pag 284)”,”LEND-557″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 8. Januar – Juli 1905.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands Socialdemocrazia e governo rivoluzionario provvisorio (pag 267 285) Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1958 Socialdemocrazia e governo rivoluzionario provvisorio (pag 267 285) Das europaïsche Kapital und die Selbstherrschaft. “”Das europaïsche Kapital spekuliert auf den Frieden. Die Bourgeoisie nicht nur in Rußland, sondern auch in Europa hat den Zusammenhang zwischen Krieg und Revolution zu begreifen begonnen, sie hat Angst vor einer wirklich vom Volk getragenen siegreichen Bewegung gegen den Zarismus.”” (pag 260)”,”LEND-558″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 9. Juni-November 1905.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands “”In der jetzigen russischen Revolution tritt die Aufgabe, die Kräfte des Proletariats zusammenzuschließen, es zu organisieren, die Arbeiterklasse politisch zu schulen und zu erziehen, besonders eindringlich hervor. Je mehr die Schwarzhunderterregierung wütet, je eifriger ihre Lockspitzel bemüht sind, die niedrigen Instinkte der underwissenden Masse aufzustacheln, (…)””. (pag 59)”,”LEND-560″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 11. Juni 1906 – Januar 1907.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands “”‘Diese Bewegung ‘zwingt’ zur Auflösung der Duma. Die Erfahrung bestätigt, daß die Kadetten nur der “”Schaum”” sind. Ihre Stärke beruht allein auf der Stärke der Revolution. Auf die Revolution aber antwortet die Regierung mit der im Wesen revolutionären (obschon in der Form konstitutionellen) Auflösung der Duma””. (pag 101)”,”LEND-561″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 13. Juni 1907 – April 1908.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Heyden war ein gebildeter, kulturvoller, humaner, duldsamer Mensch””, schreien vurzückt die liberalen und demokratischen Geiferer und dünken sich über jeden “”Parteistandpunkt”” erhaben zu sein und auf einem “”allgemeinmenschlichen”” Standpunkt zu stehen. Ihr irrt euch, Verehrteste. (…)”” (pag 41, Graf Heyden zum Gedächtnis)”,”LEND-563″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 14. Materialismus und Empiriokritizismus.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Nett, nicht wahr? Dieses Subjekt unternahm es, öffentlich über die Philosophie des Marxismus zu schwatzen, um nun zu erklären, daß ihm die elementarsten Sätze des Materialismus “”unkar”” seine! Engels zeigte an dem Beispiel Dührings, daß eine halbwegs konsequente Philosophie die Eintheit der Welt entweder aus dem Denken ableiten kann – dann ist sie gegenüber dem Spiritualismus und Fideismus hilflos (…), und die Argumentation einer solchen Philosophie läuft unausweichlich auf Taschenspielerphrasen hinaus – oder aus jener objektiven Realität, die außer uns existiert, seit langem in der Erkenntstheorie als Materie bezeichnet und von der Naturwissenschaft erforscht wird””. (pag 169)”,”LEND-564″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 15. März 1908 – August 1909.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Maslov. “”Das ist ein Argument Maslows gegen Marx. ‘Dieses’ Argument habe ich angegriffen, und ich behaupte nach wie vor, daß es ganz und gar verkehrt und lauter Konfusion ist. Maslow aber entgegnet mir, indem er ‘dieselbe’ Seite 112 ‘unter Weglassung’ seines Angriffs gegen Marx zitiert! Statt dieses Angriffs stehen ‘mehrere Punkte’: vor der Punktierung ist der ‘Anfang’, nach ihr das ‘Ende’ der Seite zitiert, der Angriff gegen Marx aber ist verschwunden. Das soll keine Verfälschung und offenkundige Unwahrheit sein?”” (pag 247, Ein hysterischer Anfall P. Maslows)”,”LEND-565″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 16. September 1909 – Dezember 1910.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Die schwere Krise der Arbeiterbewegung und der sozialdemokratischen Partei in Rußland dauert immer noch an. Zerfall der Parteiorganisationen, aus denen fast alle Intellektuellen flüchten, Zerfahrenheit und Schwankungen under denen, die der Sozialdemokratie treu geblieben sind, Niedergeschlagenheit und Apathie under ziemlich breiten Schichten des fortgeschritenen Proletariats, Unsicherheit in der Frage nach dem Ausweg aus dieser lage – das sind die Merkmale, die die gegenwärtige Situation kennzeichnen.”” (pag 293, Ankündingung der Herausgabe der “”Rabotschaja Gaseta””)”,”LEND-566″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 18. April 1912 – März 1913.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Partito illegale e lavoro legale (pag 380-389) Movimento operaio inglese nel 1912 (pag 460-461) Schizzo storico dell’ insegnamento di Karl Marx (pag 576-579) “”Das Beispiel aus der Geschichte Deutschlands zeigt uns die ‘Logik des Opportunismus’ in den Ansichten Nikolins, der uns ‘gerade deshalb’ so aufgebracht wegen ‘ausgesprochner Kadettenfresserei’ tadelt, weil er ‘nicht sieht’, wie er selber zu den liquidatorischen Ideen der liberalen Arbeiterpolitik hinabgleitet.”” (pag 324)”,”LEND-568″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 19. März-Dezember 1913.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. A. Bebel (pag 285-291) Intellettuali senza partito contro il marxismo (pag 373) Capitalismo e immigrazione operaia (pag 447-450) Carteggio Marx – Engels (pag 548-554) “”Als Rosa Luxemburg dagegen einwandte, daß “”der Ausdruck Kautskys, die russische Partei sei tot, ein un unbedachtes Wort ist””, begnügte sich Kautsky mit einem Protest “”dagegen, gesagt zu haben, die russische Sozialdemokratie sei tot. Er habe nur ausgeführ, daß die alten Formen zerbrochen und daß man eine neue Form schaffen müsse.”””” (pag 525)”,”LEND-569″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 20. Dezember 1913 – August 1914.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Wenn aber von einer tatsächlich marxistischen Einheit die Rede ist, so werden wir sagen: Seit dem Bestehen der prawdistischen Zeitungen rufen wir zum Zusammenschluß aller Kräfte des Marxismus auf, zur Einheit von unten, zur Einheit in der praktischen Arbeit. Kein Liebäugeln mit den Liquidatoren, keine diplomatischen Verhandlungen mit den Zirkeln derer, die die Gesamtheit zerstören – alle Kräfte für den Zusammenschluß der marxistischen Arbeiter auf dem Boden der marxistischen Losungen, auf dem Boden der marxistischen Gesamtheit.”” (pag 228)”,”LEND-570″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 21. August 1914 – Dezember 1915.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Aspirazione nazionale grande-russa (pag 91-95) “”Der Bolschewismus dagegen stellte den sozialdemokratischen Arbeitern die Aufgabe, die demokratisch gesinnte Bauernschaft allen Schwankungen und Verrätereien des Liberalismus zum Trotz zum revolutionären Kampf zu mobilisieren.”” (pag 335)”,”LEND-571″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 27. Februar-Juli 1918.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Nimmt man die westeuropäischen Revolutionen als Maßstab, so stehen wir jetz ungefähr auf dem Niveau dessen, was in den Jahren 1793 und 1871 erreicht worden ist. Wir haben das gute Recht, solz darauf zu sein, daß wir uns auf dieses Niveau erhoben haben und in einer Hinsicht zweifellos etwas weitergegangen sind, nämlich: daß wir in ganz Rußland den höchsten ‘Typus’ des Staates, die Sowjetmacht, dekretiert und errichtet haben.”” (pag 235)”,”LEND-577″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 28. Juli 1918 – März 1919.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Und eben diese Politik der Menscheviki und Sozialrevolutionäre beweist vor unser aller Augen endgültig unsere These, daß es ein Fehler ist, sie für Sozialisten zu halten. Sozialisten waren sie wohl nur in ihrer Phraseologie und in der Erinnerung, in Wirklichkeit aber sind sie russisches Kleinbürgertum.”” (pag 201)”,”LEND-578″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 29. März – August 1919.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”In der Tat, wo konnte der Mittelbauer in einer Epoche eines rein imperialistischen Kapitalismus herkommen? Hat es ihn doch sogar in einfach kapitalistischen Ländern nicht gegeben. Wenn wir die Frage unserer Stellung zu dieser schier mittelalterlichen Erscheinung (der Mittelbauernschaft) ausschließlich vom Standpunkt des Imperialismus und der Diktatur des Proletariats entscheiden werden, dann werden wir absolut nicht zu Rande kommen und uns arg die Köpfe einrennen.”” (pag 154-155)”,”LEND-579″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 31. April-Dezember 1920.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Zwai Kommunistische Parteien stehen also jetzt einander gegenüber: ‘Eine Führerpartei’, die den revolutionären Kampf zu organisieren und ‘von oben’ zu meistern sucht, zu Kompromissen und Parlamentarismus bereit, um Situationen zu schaffen, die ihr den Eintritt in eine Koalitionsregierung gestatten, in deren Händen die Diktatur zu liegen hätte, und ‘eine Massenpartei’, die das Emporschlangen des revolutionären Kampfes ‘von unten’ ervartet, in diesem Kampfe unter Ablehnung aller parlamentarischen und opportunistischen Methoden nur eine zielklare Methode kennt und übt, nämlich die der rücksichtslosen ‘Niederwerfung der Bourgeoisie’, um dann die proletarische Klassendiktatur zur Durchführung des Sozialismus zu errichten.”” (pag 25)”,”LEND-581″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 32. Dezember 1920 – August 1921.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Bucharin ist ein ausgezeichnet gebildeter marxistischer Ökonom. Deshalb erinnerte er sich daran, daß Marx in höchsten Grade recht hatte, als er die Arbeiter lehrte, daß es wichtig sei, die Organisation der Großproduktion gerade im Interesse eines leichtern Übergangs zum Sozialismus zu erhalten, und daß der Gedanke durchaus zulässig sei, ‘die Kapitalisten gut zu bezahlen’, sie auszukaufen, wenn (als Ausnahme: England war damals eine Ausnahme) die Umstände sich so gestalten, daß sie die Kapitalisten zwingen, sich friedlich zu fügen und in kultivierter, organisierter Weise, under der Bedingung des Auskaufs, zum Sozialismus überzugehen.”” (pag 351)”,”LEND-582″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 33. August 1921 – März 1923.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Das brächten viele, darunter auch Gen. Larin, wunderbar fertig. Dort wären seine Qualitäten außerordentlich nutzbrigend, und dann wäre bei uns die Aufgabe gelöst, die Gen. (Trotzki) Trotsky richtig hervorhob, als er erklärte, die Hauptsache sei jetzt die Erziehung der jungen Generation, dazu fehle es uns aber an Lehrmitteln. In der Tat, woraus lernt sie die Gesellschaftswissenschaften? Aus altem bürgerlichen Plunder. Das ist eine Schmach! Und das, obwohl wir Hunderte marxistischer Publizisten haben, die Lehrbücher über alle geselllschaftlichen Fragen liefern könnten, sie aber nicht liefern, weil sie sich nicht mit dem befassen und ihre Aufmerksamkeit nicht darauf richten, was nötig ist””. (pag 298)”,”LEND-583″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 34. November 1895 – November 1911.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Das Fiasko komt unvermeidlich, und zwar ziemlich bald, und es wäre geradezu kindisch, dies zu ignorieren. Was werdet Ihr uns denn nach Eurem Fiasko hinterlassen? Die Martowleute verfügen über frische und erstarkte Kräfte. Bei uns – zerschlagene Reihen. Bei ihnen- ein gefestigtes Zentralorgan. Bei uns – Leute, die dieses Zentralorgan, von dem sie beschimpft werden, schlecht ins Land beförden. Das ist doch der sichere Weg zur Niederlage, das ist doch nur ein schändliches und dummes Hinausschieben der ‘unausbleiblichen’ Niederlage. Ihr verschließt nur die Augen davor und macht Euch dabei zunutze, daß der Kampf im Ausland nur langsam auf Euch übergreift. Eure Taktik läuft doch buchstäblich darauf hinaus: nach uns (mach dem ZK in seiner jetzigen Zusammensetzung) die Sintflut (für die Mehrheit).”” (pag 204)”,”LEND-584″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 35. Februar 1912 – Dezember 1922.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Weiter, Werden nicht zuweilen hinter Reihen von Zahlen die ‘Typen’ außer acht gelassen, die sozialökonomischen ‘Typen’ der Wirtschaften (der bäuerliche Großeigentümer, der Dorfbourgeois; der mittlere Eigentümer; der Halproletarier; der Proletarier)? Dies Gefahr ist ‘sehr’ broß infolge der ‘Eigenart’ des statistichen Materials. Die “”Zahlenreihen”” sind verführerisch. Ich möchte dem Autor raten, diese Gefahr in Betracht zu ziehen: unsere “”Kathedergrößen”” ‘ersticken’ auf diese Art und Weise zweifellos den elbendigen, marxistischen Inhalt der Daten. Sie ertränken den Klassenkampf in endlosen Reihen von Zahlen. Bei dem Autor ist das ‘nicht’ der Fall, aber in der großen Arbeit, die er in Angriff genommen hat, muß diese Gefahr, diese “”Linie”” der Kathedergrößen, der Liberalen und der Volkstümler, ganz besonders berücksichtigt werden. Berücksichtigt und natürlich ‘ausgeschaltet’ werden””. (pag 17, Lenin a B.N. Knipowitsch, Knipovisch, 1912)”,”LEND-585″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 36. 1900-1923.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Aus der Sprache der “”hohen Politik”” in die Sprache einfacher Menchen übersetz, bedeutet das eines: sowohl die Kadetten als auch die Oktobristen und die Progressisten ‘versprechen’, die Sicherheit der ‘Gutsbesitzer’, selbstverständlich als Klasse und nicht als Personen, besser zu schützen, als es beim jetzigen System der Fall ist. Viertens – alle drei gennanten Parteien stehen auf dem Standpunkt des Nationalismus und Chauvinismus: das Ministerium, heißt es, “”schwächt die Macht Rußlands”” (bei den Oktobristen und Progressisten) oder “”die äußere Macht”” (noch klarer!) “”des Staates”” (bei den Kadetten).”” (pag 224)”,”LEND-586″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 37. Briefe an die Angehörigen, 1893-1922.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Cita opere occidentali di Antonio LABRIOLA (pag 659) ecc. Cechov. “”Geht Ihr ins Theater? Was ist das für ein neues Stück von Tschechow “”Drei Schwestern””? Habt Ihr es gesehen, und wie findet Ihr es? Ich habe die Kritik in der Zeitung gelesen. Ausgezeichnet spielen sie im “”Künstlertheater”” – bis zum heutigen Tag denke ich gern an meinen Besuch im vergagenen Jahr, zusammen mit dem armen Kolumbus. Ist er gesund? Ich nehme mir immer vor, ihm zu schreiben, komme aber nicht dazu, weil ich zuviel zu tun habe.”” (pag 261, Lenin a M.A. Uljanowa, Ulianova)”,”LEND-587″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 39. Hefte zum Imperialismus.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Quadflieg. “”Russische Expansionspolitik””. “”‘England ist immer der Freund der schwächeren Macht’, um die stärlere auf eine für England micht mehr gefährliche Stufe herabzubringen. Erst verband es sich mit Holland, um der Spanier Macht zu vernichten, dann mit Frankreich, um der Generalstaaten Mitherrschaft zur See ein Ende zu machen, dann unterstützte es Friedrich den Großen, um Frankreichs Kolonialreich besser zerstückeln zu können, so verband es sich mit Japan, um dem bedrohlichen Machtzuwachs der Russen in den ostasiatischen Gewässern entgegenzutreten, so ist es heute Frankreichs oder Rußlands Freund, um Deutschlands Seemachtstellung vernichten zu können, so wird es Deutschlands Verbündeter werden, sobald es von dessen Flotte nichts mehr zu fürchten hat, sei es, daß diese vernichtet wurde, oder daß Deutschland freiwillig auf den Wettbewerb verzichtet, dann mag wohl der folgende Gegner das Zarenreich sein””. (pag 699-700, appunti da ‘Russische Expansionspolitik von 1774 bis 1914’ von Dr. Franz Quadflieg, Berlin, 1914)”,”LEND-589″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 40. Hefte zur Agrarfrage, 1900-1916.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Teoria sottoconsumo e pluslavoro. “”Von Anfang an wendet sich E. David gegen die Theorie von Unterkonsumtion und Überarbeit (62, “”übermenschliche Arbeit und untermenschliche Lebensweise””). E. David macht sich über den streggläubigen Marxismus u.ä. lustig (63) und sagt: “”In folgenden möchte ich nur der von Kautsky gegebenen Zeichnung der ‘rüchständigen Kleinbauern das Bild eines ‘modernen’ Kleinbauern gegenüberstellen. Es gibt nämlich auch einen solchen Typus; und der zeigt als Wirtschafter und Mensch so wesentlich verschiedene Züge von dem verlumpten Halbbarbaren, der uns in dem Kautskyschen Buche entgegentritt, daß es sehr nützlich ist für alle, die praktische Landagitation treiben wollen, sich auch mit ihm etwas näher bekannt zu machen””. (pag 92)”,”LEND-590″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 30. September 1919 – April 1920. To the American Workers. Economics and Politics in Era of the Dictatorship of the Proletariat. Address to the Second All-Russia Congress of Communist Organisations of the Peoples of the East. In Reply to Questions put by a Correspondent of the Daily Express. Ninth Congress of the R.C.P.(B.).”,”Discorso in memoria di Sverdlov. (pag 433) “”Under these circumstances, to ignore the importance of the national question in the Ukraine – a sin of which Great Russians are often guilty (and of which the Jews are guilty perhaps only a little less often than the Great Russians) – is a great and dangerous mistake. The division between the Russian and Ukrainian Socialist-Revolutionaires as early as 1917 could not have been accidenal. As internationalists it is our duty, first, to combat very vigorously the survivals (sometimes unconscious) of Great-Russian imperialism and chauvinism among “”Russian”” Communists; and secondly, it is our duty, precisely on the national question, which is a relatively minor one (for an internationalist the question of state frontiers is a secondary, if not a tenth-rate, question), to make concessions.”” (pag 270-271) “”Vogliamo che la donna lavoratrice sia uguale all’uomo lavoratore non solo davanti alla legge ma allo stato dei fatti. Per questo le donne lavoratrici devono prendere sempre più parte all’ amministrazione delle imprese socializzate e all’ amministrazione dello Stato””. (pag 371)”,”LEND-369″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 32. December 1920 – August 1921. Integrated Economic Plan. Tenth Congresso of the RCP(B). The Tax in Kind. Third Congresso of the Communist International.”,”””A fortnight before the Kronstadt events, the Paris newspapers reported a mutiny at Kronstadt. It is quite clear that it is the work of Socialist-Revolutionaries and white-guard émigrés, and at the same time the movement was reduced to a petty-bourgeois counter-revolution and petty-bourgeois anarchism””. (pag 184) “”Le due principali questioni a cui ogni funzionario sovietico impegnato nel lavoro economico deve porre attenzione sono: quanto del surplus prodotto dalla fattoria, oltre e al di sopra delle tasse, è stato scambiato dai contadini per i prodotti manifatturieri della piccola industria e del commercio privato, e quanto per prodotti industriali forniti dallo Stato?”” (pag 379)”,”LEND-371″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 25. June-September 1917.”,”Nationalisation of the Banks. “”The banks, as we know, are centres of modern economic life, the principal nerve centres of the whole capitalist economic system. To talk abour “”regulating economic life”” and yet evade the question of nationalisation of the banks means either betraying the most profound ignorance or deceiving the “”common people”” by florid words and grandiloquent promises with the deliberate intention of not fulfilling these promises. It is absurd to control and regulate deliveries of grain, or the production and distribution of goods generally, without controlling and regulating banks operations. It is like trying to snatch at odd kopeks and closing one’s eyes to millions to rubles””. (pag 333)”,”LEND-364″
“LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 13. Materialism and Empirio-Criticism. Critical Notes Concerning a Reactionary Philosophy.”,”Edizione autorizzata dall’ V.I. Lenin Institute, Moscow. “”In the ‘Dialogue of D’Alembert and Diderot’, Diderot thus states his philosophic position: “”Suppose a pianoforte be endowed with the faculty of sensation and memory, tell me would it not of its own accord repeat those airs which you have played on its keyboard? We are instruments endowed with the faculties of sensation and memory. Our senses are keys upon which surrounding nature strikes and which strike upon themselves. This is all, according to my opinion, that occurs in the piano which is organised like you and myself””””. (pag 17)”,”LEND-352″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 45. November 1920 – March 1923. Letters.”,”Sugli specialisti. “”We must prepare the material, verify it, expose the culprits and condemn them ‘in the full view of all’, and impose exemplary punishment. The military specialist is caught out on treason. But the military specialists have all been recruited, and are working. Lunacharsky and Pokrovsky don’t know how to “”catch out”” their own specialists and, being dissatisfied with themselves, are taking it out of everybody else. That is Pokrovsky’s mistake. In fact, you and I may not have all that many differences. The worst thing about the People’s Commissariat for Education (PCE) is the lack of system, of self-control. Their communist cells are also shockingly “”lax””. The people over at the P.C.E. have still to learn how to work out ‘methods’ of “”catching out”” their specialists and ‘punishing’ them, and of catching out and training the communist cells.”” (Lenin a Preobrazhensky, 19 aprile 1921)”,”LEND-384″
“LENIN V.I.”,”La alianza de la clase obrera y del campesinado.”,”””La ley de la mecánica establece que la acción es equivalente a la reacción. En la historia, la fueza destructora de la revolución depende también, y no poco, de la fuerza y de la duración del período de aplastamiento de las aspiraciones de libertad, de la profundidad que alcancen las contradicciones entre la “”superestructura”” antediluviana y las fuerzas vivas de la época actual. Y la situación política internacional, en muchos sentidos, va siendo la más ventajosa para la revolución rusa.”” (pag 221)”,”LEND-522″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 36. 1900-1923.”,”36″,”LEND-523″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 37. 1893-1922.”,”37″,”LEND-524″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 38. (Quaderni filosofici)”,”38″,”LEND-525″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 39. (Quaderni sull’ imperialismo)”,”39″,”LEND-526″
“LENIN N.”,”El estado y la revolución proletaria.”,”””La omnipotencia de la riqueza está más asegurada en una República democrática porque no está sometida a las formas politicas odiosas del capitalismo. La República democrática es la forma política más adecuada para el capitalismo, y por esa razón, cuando el capitalismo ha elevado la garra – empleando a los Paltchinski, Chernov y Tseretelli, – su poder está asegudado de un modo tan firme, que no hay cambio de personas, partidos e istituciones capaz de echarlo por tierra. La República burguesa le pertenece. Digamos también que Engels considera el sufragio universal como un medio que contribuye directamente a asegurar la dominación capitalista.”” (pag 52)”,”LEND-592″
“LENIN V.I.”,”La guerra imperialista.”,”Collana ‘I classici del marxismo’ a cura di Palmiro TOGLIATTI, Delio CANTIMORI, Ambrogio DONINI, Cesare LUPORINI Gastone MANACORDA Aldo NATOLI Antonio PESENTI Felice PLATONE “”L’ opportunismo consiste nel sacrificare gli interessi fondamentali delle masse agli interessi temporanei d’un’infima minoranza di operai, oppure, in altri termini, nell’ alleanza di una parte degli operai con la borghesia, contro la massa del proletariato. La guerra rende tale alleanza particolarmente evidente e coercitiva. L’ opportunismo è stato generato, nel corso di decenni, dalle particolarità di un determinato periodo di sviluppo del capitalismo, in cui uno strato di operai privilegiati, che aveva un’ esistenza relativamente tranquilla e civile, veniva “”imborghesito””, riceveva qualche briciola dei profitti del proprio capitale nazionale e veniva staccato dalla miseria, dalla sofferenza e dalla stato d’animo rivoluzionario delle masse misere e rovinate.”” (pag 93)”,”LEND-594″
“LENIN V.I.”,”L’ imperialismo come fase suprema del capitalismo.”,”””Finché il capitalismo resta tale, l’ eccesso di capitali non sarà impiegato ad elevare il tenore di vita delle masse del rispettivo paese, perché ciò importerebbe diminuzione dei profitti dei capitalisti, ma ad elevare tali profitti mediante l’ esportazione di capitale all’estero, nei paesimeno progrediti. In questi ultimi il profitto ordinariamente è assai alto, poiché colà vi sono pochi capitali, il terreno vi è relativamente a buon mercato, le mercedi basse e le materie prime a poco prezzo.”” (pag 71) “”L’amercano Henry C. Morris nella sua “”Storia della colonizzazione””, cerca di riunire le cifre sulla grandezza dei possedimenti coloniali dell’Inghilterra, della Francia e della Germania (…)”” (pag 88) Nota fondo pagina: “”J. Patouillet, L’ imperialisme américain, Digione, 1904″” (pag 127) Nota fondo pagina: “”Dawid Jayne Hill, A History of the Diplomacy in the international development of Europe, Vol I p. X”” (pag 138)”,”LEND-595″
“LENIN V.I.”,”Sulla religione.”,”””Per mantenere il popolo nella schiavitù spirituale, occorre la più stretta alleanza fra la chiesa e i cento neri, dicevano, per bocca di Purisckevic, il barbaro latifondista e il vecchio aguzzino. Vi ingannate signori, risponde loro, per bocca di Karaulov, il borghese controrivoluzionario. Con questi mezzi non farete altro che respingere definitivamente il popolo dalla religione. Operiamo dunque con maggior intelligenza, abilità e destrezza; togliamo di mezzo i cento neri troppo stupidi e troppo grossolani,dichiariamo guerra alla “”snazionalizzazione della chiesa””, scriviamo sulla nostra bandiera le “”parole d’oro”” del vescovo Eulogio, il quale dice che la chiesa è al di sopra della politica. Soltanto se agiremo così, sapremo ingannare almeno una parte di operai più arretrati e, particolarmente, i piccoli borghesi e i contadini, e aiuteremo la chiesa rinnovata ad assolvere la sua “”grande e santa missione”” di mantenere nella schiavitù spirituale le masse del popolo””. (pag 44)”,”LEND-596″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 10 . November 1905 – Juni 1906.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands “”Der Ausgang der Revolution hängt davon ab, ob die Arbeiterklasse als handlanger der Bourgeoisie, der in seiner Stoßkraft gegen die Selbstherrschaft zwar mächtig, politisch aber ohnmächtig ist, oder als Führer der Volksrevolution auftreten wird””. (pag 5, Vorwort, Zwei Taktiken)”,”LEND-559″
“LENIN Nicola”,”Pagine scelte.”,”””Recentemente siamo stati informati che l’ America c’invia 500 comunisti per sbarazzarsi di agitatori pericolosi. Se anche, invece di inviarcene 500, essa ci inviasse 500.000 agitatori americani, giapponesi o francesi, la situazione non muterebbe per questo, non potendo la sproporzione tra il prezzo dei viveri ed i salari, subire alcuna modificazione. Nulla si può fare, essendo la proprietà privata strettamente rispettata: essendo – non dimentichiamolo – sacra, per tutti i paesi, tranne per la Russia, dove, come conviene ricordarsi, la proprietà è stata abolita. I capitalisti sono dunque impotenti a modificare la situazione ed i lavoratori non possono vivere con quel che guadagnano. Contro questa disgrazia, nessun vecchio metodo può servire; nessuno sciopero parziale, nessuna azione parlamentare, nessuno scrutinio, niente può giovare, finchè resterà sacra la proprietà privata, mentre i capitalisti hanno accumulato i debiti e monopolizzato tutte le ricchezze nelle mani di alcuni uomini, rendendo sempre più insopportabili le condizioni di esistenza degli operai. Al di fuori dell’ abolizione della proprietà privata degli sfruttatori non vi è uscita. Il compagno Lapinski, nel suo volume: ‘L’ Inghilterra e la rivoluzione mondiale’, da cui il nostro messaggero del Commissariato degli Affari Esteri, ha estratto nel febbraio 1920 alcuni passi notevolmente interessanti, indica che i prezzi di estrazione del carbone sono rimasti in Inghilterra due volte più alti di quanto si era supposto nei centri industriali. (…)”” (pag 168-169) “”Dobbiamo qui notare che nella ripartizione dei benefici bancari i direttori e gli amministratori di Banca fanno naturalmente la parte del leone, dissimulando una parte del profitto sotto la forma di premi, di percentuali, ecc..”” (pag 169) “”Rimarchiamo soprattutto questa circostanza, che il compagno Levi ha messo in rilievo nel suo rapporto tedesco: il ribasso della moneta. In seguito ai debiti, alla emissione considerevole di carta moneta, la moneta ha subito un deprezzamento generale. Lo stesso economista borghese Keynes ha dichiarato l’ 8 marzo al Consiglio Supremo Economico che, secondo i suoi calcoli, il deprezzamento della moneta confrontato col dollaro è di un terzo in Inghilterra; di due terzi in Francia ed in Italia e si eleva in Germania a 96 per cento.”” (pag 169-170)”,”LEND-597″
“LENIN V.I.”,”Acerca de la prensa y la literatura.”,”””La stessa rivoluzione non si deve immaginare come un atto unico (come, abbiamo visto, se lo immaginano i Nadiezhdin), ma come una successione rapida di esplosioni più o meno violente, alternando periodi di calma più o meno profonda. Pertanto, il contenuto capitale delle attività dell’ organizzazione del nostro partito, il centro di gravità di queste attività deve consistere in un lavoro che è possibile e necessario, sia durante il periodo dell’ esplosione più violenta, come durante la calma più completa, ovvero: in un lavoro di agitazione politica unificata in tutta la Russia che getti luce su tutti gli aspetti della vita e che sia diretto alle grandi masse.”” (pag 108-109)”,”LEND-598″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Indice analitico. Parte I.”,”Indici 1″,”LEND-527″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Indice nomi. Parte II.”,”Indici 2″,”LEND-528″
“LENIN V.I.”,”El marxismo y el Estado. Materiales preparatorios para el libro El Estado y la revolución.”,”Dall’ indice: Lettera di Marx a Varlin e Frankel del 1871. Risposta Engels ai giovani 1890. Scritto Beer su Imperialismo Engels sulla guerra mondiale imminente che dovrà condurre alla creazione delle condizioni per la vittoria definitiva della classe operaia (pag 36) Lenin Imperialismo: “”Durante l’apogeo della libera concorrenza in Inghilterra, tra il 1840 e il 1860, i dirigenti politici borghesi d’Inghilterra erano avversari della politica coloniale, e consideravano come inevitabile ed utile la liberazione delle colonie e la loro completa separazione dall’Inghilterra. M. Beer nel suo studio sul “”più recente imperialismo inglese”” [*3], apparso nel 1898, dice che un uomo di Stato inglese, così incline in generale all’imperialismo come Disraeli [1], aveva dichiarato nel 1852 che “”le colonie sono pietre attaccate al nostro collo””. Ma alla fine del secolo XIX gli eroi del giorno in Inghilterra erano Cecil Rhodes e Joseph Chamberlain [2], che propagandavano apertamente l’imperialismo e facevano la più cinica politica imperialistica!”” *3. Die Neue Zeit, XVI, 1898, 1, p. 302″,”LEND-599″
“LENIN V.I.”,”Lénine et la presse.”,”””Pour ne pas laisser de lacune dans l’exposé des conceptions de Marx en 1848, il importe de noter un trait essentiel qui distingue la social-democratie allemande d’alors (ou le Parti communiste du prolétariat, pour empunter la langue de l’époque) de la social- démocratie russe d’aujourd’hui. Laissons la parole à Mehring: “”Elle (la Nouvelle Gazette rhénane) est entrée dans l’ arène politique comme un “”organe de la démocratie””. Il est impossible de ne pas voir l’ idée qui domine tous ses articles. Mais, dans son activité directe, elle défendait plus les intérêts du prolétariat contre ceux de la bourgeoisie. On trouvera peu de chose dans ses colonnes sur le mouvement spécifiquement ouvrier pendant la révolution, bien qu’il ne faille pas oublier qu’à côté d’elle paraissait deux fois par semaine, sous la rédaction de Moll et Schapper, l’ organe spécial de l’Union ouvrière de Cologne.”” (pag 163)”,”LEND-600″
“LENIN V.I.”,”K. Marx / F. Engels.”,”Lo scritto su Marx, Lenin lo pubblicò nel 1915 sotto lo pseudonimo di V. ILIN. Quello di Engels nel 1896. Le pagine su Marx furono scritte nel 1913 per il Dizionario Granat. “”Las nacionaes son el fruto inevitable y, además, una forma inevitable de la época burguesa de desarrollo de la sociedad. Y la clase obrera no podía fortalecerse, alcanzar su madurez, formarse, sin “”organizarse en el marco de la nación””, sin ser “”nacional”” (“”aunque de ningún modo en el sendido burgués””). Pero ed dearrollo del capitalismo va destruyendo cada vez más las barreras nacionales, pone fin al aislamiento nacional y sustituye los antagonismos nacionales por los antagonismos de clase. Por eso es una verdad innegable que en los países capitalistas adelantados “”los obreros no tienen patria”” (…)””. (pag 62)”,”LEND-601″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”La Grande Révolution socialiste d’ Octobre. Articles et discours.”,”Le oscillazioni piccolo-borghesi. Il riformismo piccolo-borghese, ovvero il servilismo davanti alla borghesia, servilismo dissimulato con belle frasette democratiche e “”social””democratiche (…), e il rivoluzionarismo piccolo-borghese temibile a parole, pieno di orgoglio e di vanità, ma in realtà vuoto di contenuto (…) sono queste sono oggi le due correnti dell’ oscillazione piccolo borghese. (pag 430) Tempi nuovi e vecchi errori in forma nuova. “”Opposer avec le plus de lucidité et de précision possibles, aux lamentations et à la panique des philistins du réformisme et des philistins du révolutionnarisme, les faits incontestables et le rapport réel des forces de classes, telle est la tâche des marxistes.”” (pag 431) “”Nous voici arrivés au point culminant et, en même temps, le plus difficile de notre lutte historique d’une portée mondiale. En ce moment précis, pour la période de temps actuelle, l’ ennemi n’est pas le même qu’hier. L’ennemi; ce ne sont plus les hordes de gardes blancs sous le commandement des hobereaux que soutiennent tous les menchéviks et socialistes-révolutionnaires, toute la bourgeoisie internationale. L’ennemi, c’est la grisaille quotidienne de l’économie dans un pays de petite agriculture où la grosse industrie est ruinée. L’ennemi c’est l’élément petit-bourgeois qui nous entoure comme l’ air et pénètre fortement dans les rangs du prolétariat.”” (pag 433-434)”,”LEND-602″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”Problèmes d’ organisation de l’économie socialiste. Recueil d’ articles et de discours.”,”Il socialismo e i grandi gruppi. “”Non. Ne sont dignes de s’appeler communistes que ceux qui comprennent qu’on ‘ne peut pas’ créer ou instaurer le socialisme sans ‘se mettre à l’école’ des organisateurs de trusts. Car le socialisme n’est pas une invention; c’est l’assimilation et l’application, par l’avant-garde du prolétariat qui a conquis le pouvoir, de ce qui a été créé par les trusts. Nous, parti du prolétariat, nous ne pouvons prendre ‘nulle part’ l’art d’organiser la grande production à l’instar des trusts, comme les trusts, – ‘nulle part’ à moins que nous n’allions le chercher chez les spécialistes les plus qualifiés du capitalisme’. (pag 165-166, Sur l’infantilisme “”de gauche””, 1918)”,”LEND-603″
“LENIN V.I. TROTSKY. L.”,”I Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del I Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”””1° Uno dei compiti più importanti per i compagni dell’Europa occidentale è quello di spiegare alle masse il significato, l’importanza e la necessità del sistema sovietico. Va constatata, sotto questo profilo, una insufficiente comprensione. Se è vero che Kautsky e Hilferding hanno fatto fallimento come teorici, gli ultimi articoli della “”Freiheit”” provano tuttavia ch’essi hanno saputo esprimere esattamente lo stato d’animo dei settori arretrati del proletariato tedesco. E’ accaduto lo stesso da noi. Durante i primi otto mesi della rivoluzione russa la questione dell’organizzazione sovietica è stata molto discussa, e gli operai non vedevano abbastanza chiaramente in che cosa consistesse il nuovo sistema, né se era possibile costruire l’apparato statale con i soviet. Nella nostra rivoluzione siamo andati progredendo non per via teorica ma per via pratica. Così,per esempio, noi non abbiamo mai posto prima teoricamente il problema dell’Assemblea costituente, e non abbiamo mai detto che non l’avremmo riconosciuta. Solo più tardi, quando le istituzioni sovietiche si diffusero in tutto il paese e conquistarono il potere politico, decidemmo di disperdere l’Assemblea costituente. Vediamo ora che la questione si pone in modo anco più acuto in Ungheria e in Svizzera. Da un lato è benessimo che sia così: proprio su questo fatto noi baisamo la certezza assoluta che la rivoluzione avanza più rapidamente negli Stati dell’Europa occidentale e ch’essa ci porterà grandi vittorie. Ma d’altra parte vi è il pericolo che la lotta sia tanto accanita e tesa che la coscienza delle masse operaia non sarà in grado di seguirne il ritmo. Il significato del sistema sovietico non è tuttora abbastanza chiaro alle grandi masse degli operai tedeschi politicamente istruiti, perché essi sono stati educati nello spirito del parlamentarismo e dei pregiudizi borghesi””. (pag 55, Lenin, Discorso di Lenin sulle tesi)”,”INTT-234″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”Aux travailleurs d’ Europe et d’ Amerique.”,”””Entre les spartaciens et les Scheidemanies, se trovent le Kautskiens, les disciples de Kautski, hésitants, veulés, “”indépendents”” en paroles, en fait “”dependants”” totalement et sur toute la ligne aujourd’hui de la borgeoisie et des Scheidemanies, demain des Spartaciens, (…)””. (pag 6)”,”LEND-606″
“LENIN V.I., a cura di ZIZEK Slavoj”,”Revolution at the Gates. A Selection of Writings from February to October 1917.”,”ZIZEK Slavoj è Senior Researcher presso l’ Institute for Social Studies in Lubiana. Euro 30.0″,”LEND-605″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 15. March 1908 – August 1909.”,”””In the interests of this new sorting-out a strengthening of theoretical work is essential. The “”present moment’ in Russia is precisely one in which the theoretical work of Marxism, its deepening and expansion, are dictated not by the state of mind of this or that individual, not by the enthusiasm of one or another group, and not even by the external police conditions which have condemned many to elimination from “”practical work”” – but by the whole objective state of affairs in the country. When the masses are digesting a new and exceptionally rich experience of direct revolutionary struggle, the theoretical struggle for a revolutionary outlook, i.e., for revolutionary Marxism, becomes the watchword of the day.”” (pag 290) pag 476″,”LEND-354″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 15. March 1908 – August 1909.”,”pag 402 posizione lavoratori su questione religione e pag 414 “”That is why the Third Duma marks a special stage in the break-down of the old tsarism, in the intensification of its adventurist character, in the deepening of the old revolutionary aims, in the widening of the field of struggle (and of the numbers taking part in the struggle) for these aims. We must get over this stage. The present new conditions require new forms of struggle. The use of the Duma tribune is an absolute necessity. A prolonged effort to educate and organise the masses of the proletariat becomes particularly important. The combination of illegal and legal organisation raises special problems before the Party. The popularisation and clarification of the experience of the revolution, which the liberals and liquidationist intellectuals are seeking to discredit, are necessary both for theoretical and practical purposes.”” (pag 350-351)”,”LEND-354-B”
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 22. December 1915 – July 1916.”,” Analisi sviluppo agricoltura americana (pag 14-100) “”The number of cartels in Germany was estimated at about 250 in 1896 and at 385 in 1905, with about 12,000 firms participating. But it is generally recognised that these figures are underestimations. From the statistics of German industry for 1907 we quoted above, it is evident that even these 12,000 very big enterprises probably consume more than half the steam and electric power used in the country. In the United States of America, the number of trusts in 1900 was estimated at 185 and in 1907, 250. American statistics divide all industrial enterprises into those belonging to individuals, to private firms or to corporations. The latter in 1904 comprised 23.6 per cent, and in 1909, 25,9 per cent, i.e., more than one-fourth of the total industrial enterprises in the country. These employed in 1904, 70.6 per cent, and in 1909, 75.6 per cent, i.e, more than three-fourths of the total wages-earners. Their output at these two dates was valued at $10,900,000,000, and $ 16,300,000,000, i.e,, 73.7 per cent and 79.0 per cent of the total, respectively.”” (pag 202-203)”,”LEND-361″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 26. September 1917 – February 1918.”,”Analisi sviluppo agricoltura americana (pag 14-100) Arte insurrezione. “”Marxism is an extremely profound and many-sided doctrine. It is, therefore, no wonder that ‘scraps’ of quotations from Marx – especially when the quotations are made ‘inappropriately’ – can always be found among the “”arguments”” of those who break with Marxism. Military conspiracy is Blanquism, ‘if’ it is organised not by a party of a definite class, ‘if’ its organisers have not analysed the political moment in general and the international situation in particular, ‘if’ the party has not on its side the sympathy of the majority of the people, as proved by objective facts, ‘if’ the development of revolutionary events has not brought about a practical refutation of the conciliatory illusions of the petty bourgeoisie, ‘if’ the majority of the Soviet-type organs of revolutionary struggle that have been recognised as authoritative or have shown themselves to be such in practice have not been won over, ‘if’ there has not matured a sentiment in the army (if in war-time) against the government that protracts the unjust war against the will of the whole people, ‘if’ the slogans of the uprising (like “”All power to the Soviets””, “”Land to the peasants””, or “”Immediate offer of a democratic peace to all the belligerent nations, with an immediate abrogation of all secret treaties and secret diplomacy””, etc.) have not become widely known and popular, ‘if’ the advanced workers are not sure of the desperate situation of the masses and of the support of the countryside, a support proved by a serious peasant movement or by an uprising against the landowners and the government that defends the landowners, ‘if’ the country’s economic situation inspires earnest hopes for a favourable solution of the crisis by peaceable and parliamentary means. This is probably enough. In my pamphlet entitled: ‘Can the Bolsheviks Retain State Power?’ (…), there is a quotation from Marx which really bears upon the question of insurrection and which enumerates the features of insurrection as an “”art””.”” (pag 212-213)”,”LEND-365″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. Volumi 1-35. (in lingua russa)”,”Tomi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35″,”LEND-610″
“LENIN V.I.”,”Lettere da lontano.”,”Fondo Guglielmo Zatti Guglielmo Zatti (Brescia, 17 aprile 1907 – ?) giornalista, visse dal 1930 al 1942 all’estero avvicinandosi all’ambiente dei fuoriusciti comunisti; rientrato in patria prese contatto con l’antifascismo bresciano. Fondò il locale foglio clandestino “”Vivi”” e nel dopoguerra il settimanale “”Ordine nuovo””, dal 1947 abbandonò la politica attiva. Il fondo raccolto in una busta e un album conserva una serie di fotocopie, tutte relative alle vicende dello Zatti dal 1932 al 1942, provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato, fondi Ministero dell’Interno, direzione generale della Pubblica Sicurezza, Casellario Politico Centrale, Ministero degli affari esteri e della Prefettura di Brescia; tali fotocopie contengono note informative di fonte confidenziale. Seguono una serie di manoscritti e dattiloscritti inediti, alcune centinaia di cartelle degli anni Settanta, dove lo Zatti analizza criticamente il quadro politico italiano dell’epoca. (Fondazione Micheletti)”,”LEND-612″
“LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina del marxismo sullo Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Ciò che attrae soprattutto l’attenzione di Bernstein è la conclusione che Marx sottolineò nella prefazione del 1872 al “”Manifesto del Partito comunista”” e ove è detto: “”La classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i propri fini””. Questa espressione è talmente “”piaciuta”” a Bernstein ch’egli la ripete non meno di tre volte nel suo libro, interpretandola nel senso più deformato, più opportunistico. Come abbiamo visto, Marx vuol dire che la classe operaia deve ‘spezzare, demolire, far saltare’ (‘Sprengung’, esplosione. Il termine è di Engels) tutta la macchina dello Stato. Ora, secondo Bernstein, Marx avrebbe con ciò messo in guardia la classe operaia ‘contro’ un ardore troppo rivoluzionario nel momento della presa del potere. Non si può immaginare falsificazione più grossolana, più mostruosa del pensiero di Marx.”” (pag 121)”,”LEND-615″
“LENIN V.I.”,”Sul diritto delle nazioni all’autodecisione.”,”2° copia Separazione della Norvegia dalla Svezia (pag 38)”,”LEND-617″
“LENIN V.I. MARKUS B. KRUJKOV N. GUBAREV KETEKIN BELIAEV KHOLODKOV M.I. SIROTKIN V. MANUKHINE TOCHTCHAKOV J.P. NIEMANEJIN K.V. CHESTAKOV A. KUTCHKIN A. LEONTIEV A. BRAGUINSKI M. BELOZEROVA KVITKOSKAIA ZEMLIATCHKA R. STEPANOV S. KRYLOV S.V. PHILIPPOV B.P. WALTMANN G.M. MIROCHNIKOV A.K. STANOVOV V. MTATLEV J. SCHWEITZER V. (MARKOUS KROUJKOV GOUBAREV SIROTKINE MANOUKHINE LENINE NIEMANEJINE KOUTCHINE)”,”La révolution de février 1917 en Russie. Souvenirs et documents.”,”””Le 4 (17) avril, Lénine prit la parole à la réunion des bolchéviks où il exposa ses “”Thèses d’avril”” d’une importance historique mondiale. Dans ces thèses, Lénine indiqua avec toute la clarté nécessaire la route à suivre pour le développement ultérieur de la révolution. Il traça le plan du combat du prolétariat, lança les mots d’ordre clairs capables de mobiliser les ouvriers et les éléments les plus pauvres de la paysannerie pour la lutte pour la révolution socialiste. La révolution, écrivit Lénine dans ses “”Thèses d’avril”” a dépassé sa primière étape et est entrée dans la deuxième; à l’ordre du jour se trouve une nuovelle tâche, à savoir: la révolution socialiste. “”Ce qu’il a de particulier dans l’actualité russe, c’est la ‘transition’ de la première étape de la révolution, qui a donné le pouvoir à la bourgeoisie par suite du degré insuffisant de conscience et d’organisation du prolétariat, à la ‘deuxième’ étape, qui doit donner le pouvoir au prolétariat et aux couches les plus pauvres de la paysannerie”” (1). Le prolétariat ne saurait accomplir la révolution socialiste qu’à condition que la majorité des ouvriers et des paysans pauvres suivent le Parti bolchévik. D’ici, découle la principale tâche du moment: éclairer avec soin, avec persévérance, avec patiente les masses sur la duperie dont elles sont l’objet de la part des menchéviks et des socialistes révolutionnaires et, par là même, aider les masses qui les suivaient à passer aux côtés des bolchéviks. (…)”,”RIRx-145″
“LENIN V.I. (LENINE N.)”,”La Révolution Prolétarienne et le renégat Kautsky. (1918)”,”””Chacune de ces thèses, bien connues de l’érudit Kautsky, le cingle au visage et dévoile sa trahison. Dans toute sa brochure, Kautsky ne dénote pas la moindre conception de ces vérités et d’un bout à l’autre il ne fait que se moquer du marxisme. Prenez les lois fondamentales des Etats contemporains, prenez leur Gouvernement, prenez les libertés de réunion ou de presse, prenez “”l’égalité des citoyens devant la loi””, et vous verrez à chaque pas l’hypocrisie de la démocratie bourgeoise bien connue de tout travailleur honnête et conscient. Il n’y a pas d’Etat, même le plus démocratique, qui n’ait dans sa constitution quelque fissure ou quelque réserve fournissant à la bourgeoisie le moyen de lancer la troupe contre les ouvriers, de décréter l’état de siège, etc., “”en cas de perturbation de l’ordre””, entendez à la moindre tentative de la classe exploitée pour secouer son esclavage et essayer de se conduire en être humain. Kautsky, farde sans vergogne la démocratie bourgeoise, et ne souffle mot des répressions dirigées par exemple contre les grévistes par les bourgeois les plus républicains et les plus démocrates d’Amérique et de Suisse. Oh! non, le prudent et savant Kautsky n’en souffle mot. Il ne comprend pas, ce politique érudit, que le silence en l’occurence est une lâcheté. Il préfère berner les travailleurs en leur contant par exemple que démocratie veut dire “”défense de la minorité””. Incroyable! mais c’est come cela!”” [N. Lénine, La Révolution Prolétarienne et le renégat Kautsky, 1921] [Lenin-Bibliographical-Materials] (pag 29) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-618″ “LENIN V.I.”,”Opere scelte. Volume 3. (in sanscrito)”,”Sanscrito appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee, è una Lingua ufficiale dell’India, dalla quale derivano molte moderne lingue del paese (primo tra tutti l’hindi, la più diffusa); il termine sams-kr-ta significa, nell’antica lingua, “”perfezionato”” e può essere reso col latino con-fec-tus (si noti che la radice kr del sanscrito corrisponde alla radice fac, es. facio, del latino). Il ruolo di questa lingua nella cultura indiana è simile a quello del Latino e del Greco antico in Europa. In sanscrito furono composti molti testi classici, come ad esempio i Veda. Si distingue, solitamente (ma le diversità sono minime), tra sanscrito vedico e sanscrito classico, più tardo, nel quale furono scritte le grandi epiche indiane Mahabharata e Ramayana.”,”LEND-607″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. E lo studio preparatorio: Il marxismo sullo Stato.”,”Lenin scrisse ‘Stato e rivoluzione’ nell’agosto-settembre 1917, dopo gli avvimenti di luglio e la fuga in Finlandia. Per la stesura del libro si servì delle note e degli appunti che aveva elaborato quando si trovava in Svizzera e che vengono pubblicati nella presente edizione per la prima volta in Italia (‘Quaderni sullo stato’ o ‘Il marxismo sullo Stato’ . L’opera doveva comprendere sette capitoli ma il settimo ‘L’esperienza delle Rivoluzioni russe del 1905 e del 1917’ non fu però mai scritto da Lenin, che lasciò solamente le prime righe della stesura definitiva e uno schema dello stesso (v. pag 140). Lenin scrisse in una nota editoriale: “”Se tarderò troppo prima di terminare questo settimo capitolo, o se dovesse venire troppo lungo, occorrerà pubblicare intanto i primi sei, come ‘prima parte’. Altre notizie si trovano nella nota di pagina 2. “”Giudizio di Bernstein: Bernstein nelle ‘Premesse’ (pag. 134 cita questi passi (N. 12 e N. 13 e N. 15 nel mio scritto) della ‘Guerra civile’ e dichiara: questo “”programma”” “”per il suo contenuto politico rivela una grandissima somiglianza in tutti i tratti essenziali con il federalismo di Proudhon (ah – ah!). …””Con tutte le divergenze esistenti fra Marx e (!!) il “”piccolo borghese”” Proudhon, in questi punti il loro pensiero è vicino quanto solo è possibile”” (136). E più avanti: l’importanza delle “”municipalità”” aumenta, ma: “”mi sembra dubbio che primo compito della democrazia sia un tale dissolvimento (Auflösung) degli stati moderni e un tale rovesciamento (Umwandlung) della loro organizzazione come pensano Marx e Proudhon (creazione di una assemblea nazionale dei delegati delle assemblee provinciali o regionali, le quali, a loro volta, sono composte dai delegati delle comuni) in modo tale che tutta la struttura precedente delle rappresentanze nazionali scompaia completamente”” (136). Già, non si può stare senza il controllo delle direzioni centrali!!”” (pag 203, V.I. Lenin, Studio preparatorio: Il marxismo e lo Stato, in ‘Stato e rivoluzione, Savelli, 1963)”,”LEND-608″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”Contiene di Lenin: – Carlo Marx – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Marxismo e revisionismo – I destini storici della dottrina di Carlo Marx Contiene di Lenin: – Carlo Marx – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Marxismo e revisionismo – I destini storici della dottrina di Carlo Marx “”L’economia politica classica anteriore a Marx nacque in Inghilterra, il paese capitalista più progredito. Adamo Smith e Davide Ricardo, studiando il regime economico, gettarono le basi della ‘teoria secondo cui il valore deriva dal lavoro’. Marx continuò la loro opera, dette una rigorosa base scientifica e sviluppò in modo coerente questa teoria. Egli dimostrò che il valore di ogni merce è determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessario, ovvero dal tempo di lavoro socialmente necessario alla sua produzione. Là dove gli economisti borghesi vedevano dei rapporti tra oggetti (scambio di una merce con un’altra), Marx scoprì dei ‘rapporti tra uomini’. Lo scambio delle merci esprime il legame tra singoli produttori per il tramite del mercato. Il ‘denaro’ indica che questo legame diventa sempre più stretto, fino ad unire in tutto indissolubile la vita economica dei produttori isolati. Il ‘capitale’ indica lo sviluppo ulteriore di questo legame: la forza-lavoro dell’uomo diventa merce. L’operaio salariato vende la sua forza-lavoro al proprietario della terra, delle fabbriche, degli strumenti di produzione. L’operaio impiega una parte della giornata di lavoro a coprire le spese del mantenimento suo e della sua famiglia (il salario), e l’altra parte a lavorare gratuitamente, creando per il capitalista il ‘plusvalore’, fonte del profitto, fonte della ricchezza della classe dei capitalisti. La dottrina del plusvalore è la pietra angolare della teoria economica di Marx.”” [V.I. Lenin, Carlo Marx, 1999] (pag 59) “”Nel famoso ‘Indirizzo dell’Internazionale’ del 9 settembre 1870 Marx mise in guardia il proletariato francese contro un’insurrezione intempestiva; ma quando tuttavia essa avvenne (1871) egli salutò con entusiasmo l’iniziativa rivoluzionaria delle masse “”che danno l’assalto al cielo”” (lettera di Marx a Kugelmann). La sconfitta dell’azione rivoluzionaria, in questa come in molte altre situazioni, era, secondo il materialismo dialettico di Marx, minor male, per l’andamento generale ‘e per l’esito’ della lotta proletaria, che l’abbandono di una posizione conquistata e la resa senza lotta, perché una tale capitolazione avrebbe demoralizzato il proletariato e diminuita la sua capacità di combattere.”” (pag 54) [V.I. Lenin, Carlo Marx, Robin Edizioni, 2000]”,”LEND-620″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 36. Letters and Documents, 1900-1923.”,”Volume 36″,”LEND-375″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas en tres tomos. 1.”,”””La nozione di “”disciplina”” ispira al compagno W. Heine una indignazione non meno nobile di quella del compagno Axelrod. (…) Y.W. Heine segue per molto tempo fulminando in tutti i modi questa odiosa tendenza a creare “”una vasta organizzazione assoluta, la più centralizzata possibile, una tattica, una teoria””; fulmina il fatto che si esiga “”il centralismo semplificat””, ecc., ecc., letteralmente “”alla Axelrod””””. (pag 451, Un passo avanti e due indietro)”,”LEND-400″ “LENIN V.I. (LENINE), a cura di Serge OLDENBOURG (OLDENBURG)”,”La révolution bolcheviste. Ecrits et discours de Lénine de 1917 a 1923, traduits du russe et annotés par Serge Oldenbourg.”,”Ultimo discorso di Lenin: 29 marzo 1922: “”On s’engage et puis on voit”” “”Il me revient que Napoléon écrivait: “”On s’engage et puis on voit””. En paraphrase libre, cela signifie: “”Il faut commencer par engager une lutte sérieuse, dans la suite on verra ce qui en advient””. C’est ce que nous fîmes en octobre 1917, en engageant une lutte sérieuse; ce n’est que dans la suite que nous avons discerné les détails de l’évolution (au point de vue de l’histoire mondiale ce ne sont que des détails) tels que la paix de Brest, la NEP, etc. Présentement il n’y a plus de doute: dans l’essentiel nous avons remporté la victoire. Nos soukhanovs, sans parler des socialistes plus à droite encore, n’ont pu même s’imaginer comment se passaient en réalité les révolutions””. (pag 382)”,”RIRO-364″ “LENIN V.I.”,”Sulla via dell’ insurrezione.”,”Cofanetto, opera n° 4″,”SOCx-170″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”Cofanetto, opera n° 5″,”SOCx-171″ “LENIN V.I.”,”Sulla gioventù e sulla scuola.”,”Cofanetto, opera n° 6″,”SOCx-172″ “LENIN V.I.”,”L’ alleanza degli operai e dei contadini.”,”Cofanetto, opera n° 7″,”SOCx-173″ “LENIN V.I.”,”L’ emancipazione della donna.”,”Cofanetto, opera n° 8″,”SOCx-174″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati.”,”Cofanetto, opera n° 9″,”SOCx-175″ “LENIN V.I.”,”Sulla cooperazione.”,”Cofanetto, opera n° 10″,”SOCx-176″ “LENIN V.I.”,”Sulla religione.”,”Cofanetto, opera n° 12 “”Primus in orbe deos fecit timor”” (la prima a creare gli dei sulla terra fu la paura) aforisma latino riferito per la prima volta dal poeta satirico del I secolo Petronio Arbitro e ripreso da Stazio, viene citato anche da Feuerbach nelle sue Lezioni sull’essenza della religione (nota 1, pag 25)”,”SOCx-178″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”Cofanetto, opera n° 14″,”SOCx-180″ “LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra.”,”Cofanetto, opera n° 16″,”SOCx-182″ “LENIN V.I.”,”Le multe nelle fabbriche.”,”Cofanetto, opera n° 23″,”SOCx-189″ “LENIN V.I.”,”La Comune di Parigi.”,”Cofanetto, opera n° 24″,”SOCx-190″ “LENIN V.I.”,”Un passo avanti, due passi indietro. (La crisi del nostro partito).”,”Cofanetto, opera n° 25″,”SOCx-191″ “LENIN V.I.”,”Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici.”,”Cofanetto, opera n° 27″,”SOCx-193″ “LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”Cofanetto, opera n° 32″,”SOCx-198″ “LENIN V.I.”,”Che cosa sono “”gli amici del popolo”” e come lottano contro i sociademocratici.”,”Cofanetto, opera n° 33″,”SOCx-199″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”Cofanetto, opera n° 42″,”SOCx-208″ “LENIN V.I., a cura di Alberto CECCHI”,”L’estremismo, malattia infantile del comunismo.”,”Cofanetto, opera n° 49 L’ estremismo, malattia infantile del comunismo (scritto e pubblicato nel 1920)”,”SOCx-215″ “LENIN V.I.”,”Sul diritto delle nazioni all’autodecisione.”,”Cofanetto, opera n° 50″,”SOCx-216″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 39. Notebooks on Imperialism.”,”39″,”LEND-378″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 37. Letters to Relatives, 1893-1922.”,”Volume 37″,”LEND-376″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 43. December 1893-October 1917.”,”43″,”LEND-382″ “LENIN V.I.”,”Materialismo ed empiriocriticismo. Note critiche su una filosofia reazionaria.”,” Lenin su ‘Libertà e necessità’ (pag 183) “”Engels dice: “”Hegel fu il primo a rappresentare in modo giusto il rapporto di libertà e necessità. Per lui la libertà è il riconoscimento della necessità. “”‘Cieca è’ la necessità solo ‘nella misura in cui non viene compresa’””. La libertà non consiste nel sognare l’indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l’esistenza fisica e spirituale dell’uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l’una dall’altra tutt’al più nell’idea, ma non nella realtà. (…) La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna, fondato sulla conoscenza delle necessità naturali [Naturnotwendigkeiten]….”” (pp. 112 e 113 della 5. ediz. tedesca)”” (pag 184) Voroscilov eroe di Turghenev (pag 97)”,”FILx-432″ “LENIN V.I. (LENINE) – CERVETTO Arrigo”,”Materialisme et empiriocriticisme. Notes critiques sur une philosophie reactionnaire (Lenin). Lectures: La critique libérale de Bernstein (A. Cervetto)”,”””Ceux qui veulent connaître la pensée de Marx ne sont certes pas tenus de recourir à la libre transposition de Plekhanov, mais ils sont tenus en revanche d’approfondir Marx au lieu de se livrer, à la Vorochilov, à de fantaisistes randonnées. Fait curieux: si, parmi des gens qui se disent socialistes, il en est qui ne veulent pas ou ne peuvent pas approfondir les “”thèses”” de Marx, on trouve parfois des philosophes bourgeois rompus aux choses de la philosophie et qui font preuve de plus de bonne foi. Je connais un écrivain qui a étudié la philosophie de Feuerbach et analysé, en relation avec celle-ci, les “”thèses”” de Marx. Cet écrivain, Albert Lévy, a consacré le troisième chapitre de la deuxième partie de son livre sur Feuerbach à l’étude de l’influence de ce philosophe sur Marx (1). Sans nous demander si Lévy interprète toujours de façon juste Feuerbach, et comment il critique Marx du point de vue bourgeois habituel, nous citerons seulement son appréciation du contenu philosophique des célèbres “”thèses”” de Marx. “”Marx, dit Lévy, à propos de la première thèse, admet d’une part, avec tout le matérialisme antérieur et avec Feuerbach, qu’à nos réprésentations des choses correspondent des objets réels et distincts hors de nous…””. Albert Lévy, on le voit, saisit bien d’emblée la thèse fondamentale du matérialisme, non pas seulement du matérialisme marxiste, mais de ‘tout’ matérialisme, de “”‘tout’ le matérialisme ‘antérieur'””: admission des objets réels existant hors de nous, auxquels “”correspondent”” nos représentations””. (pag 122-123) (1) Albert Lévy, La Philosophie de Feuerbach et son influence sur la littérature allemande, Paris, 1904 [in Lenin V.I.- Cervetto A., Materialisme et empiriocriticisme. Notes critiques sur une philosophie reactionnaire (Lenin). Lectures: La critique libérale de Bernstein (A. Cervetto), 2009]”,”ELCx-161″ “LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra. Antologia.”,”Falsi richiami a Marx e a Engels. “”I socialsciovinisti russi, con Plechanov alla testa, si richiamano alla tattica di Marx nella guerra del 1870; i tedeschi sul tipo di Lensch, di David e soci, si richiamano alla dichiarazione di Engels del 1891 sull’obbligo per i socialisti tedeschi di difendere la patria in caso di guerra contro la Russia e la Francia unite; infine, i socialsciovinisti tipo Kautsky, che desiderano conciliare e legalizzare lo sciovinismo internazionale, si richiamano al fatto che Marx ed Engels, pur condannando le guerre, si posero, nondimeno, continuamente dal 1854-1855 fino al 1870-1871 e 1876-1877, dalla parte di un determinato Stato belligerante, una volta che la guerra era scoppiata. Tutte queste citazioni rappresentano di per sé una ripugnante deformazione a profitto della borghesia e degli opportunisti, delle teorie di Marx ed Engels, precisamente come gli scritti degli anarchici Guillaume e soci rappresentano una deformazione delle teorie di Marx ed Engels, fatta per giustificare l’anarchismo. La guerra del 1870-1871, finche Napoleone III non fu vinto, era storicamente progressiva per la Germania; poiché Napoleone, insieme allo zar, oppresse per lunghi anni la Germania, mantenendovi il frazionamento feudale. Ma non appena la guerra finì con la rapina a danno della Francia (annessione dell’Alsazia-Lorena), Marx ed Engels condannarono decisamente i tedeschi. Inoltre, al principio di quella guerra, Marx ed Engels avevano approvato il rifiuto di Bebel e di Liebknecht di votare per i crediti di guerra, e avevano consigliato i socialdemocratici a non fondersi con la borghesia e a difendere gli interessi di classe indipendenti del proletariato. Trasferire il giudizio dato su quella guerra, borghese-progressiva e di liberazione nazionale, all’attuale guerra imperialista, è farsi beffa della verità.”” [Lenin, Il socialismo e la guerra, Edizioni Lotta Comunista, 2008] (pag 118) “”Chi si richiama adesso all’atteggiamento di Marx verso le guerre del ‘periodo progressivo’ della borghesia e dimentica le parole di Marx: “”gli operai non hanno patria”” – parole che si riferiscono ‘precisamente’ all’epoca della borghesia reazionaria, superata, all’epoca della rivoluzione socialista – deforma spudoratamente Marx e sostituisce al punto di vista socialista il punto di vista borghese.”” [Lenin, Il socialismo e la guerra, Edizioni Lotta Comunista, 2008] (pag 119)”,”ELCx-162″ “LENIN V.I. (LENINE V.)”,”Sur la politique nationale et l’internationalisme prolétarien.”,”””””Un peuple qui en opprime d’autres ne saurait être libre””, disaient les plus grands représentants de la démocratie conséquente du XIXe siècle, Marx et Engels, devenus les éducateurs du prolétariat révolutionnaire. Et nous, ouvriers grands-russes, pénétrés d’un sentiment de fierté nationale, nous voulons à tout prix une Grande-Russie fière, libre et indépendante, démocratique, républicaine, qui baserait ses rapports avec ses voisins sur le principe humain de l’égalité, et non sur le principe féodal des privilèges qui avilit une grande nation. Précisément parce que nous la voulons telle, nous disons: on ne peut au XXe siècle, en Europe (fût-ce l’Europe extrême-orientale), “”défendre la patrie”” autrement qu’en combattant par tous les moyens révolutionnaires la monarchie, les grands propriétaires fonciers et les capitalistes de ‘sa’ patrie, c’est-à-dire les ‘pires’ ennemis de notre patrie; les Grands-Russes ne peuvent “”défendre la patrie”” autrement qu’en souhaitant la défaite du tsarisme dans toute guerre comme un moindre mal pour les neuf dixièmes de la population de la Grande-Russie, car non seulement le tsarisme opprime économiquement et politiquement ces neuf dixièmes de la population, mais il la démoralise, l’avilit, la déshonore, la prostitue, en l’accoutumant à opprimer les autres peuples, en l’accoutumant à voiler sa honte sous des phrases hypocrites pseudo-patriotiques””. (pag 86-87) (Lenin, De la fierté nationale des grands-russes) [V.I. Lenin, Sur la politique nationale et l’internationalisme prolétarien, 1969]”,”LEND-628″ “LENIN V.I. (LENINE V.)”,”Sur le marxisme.”,”Bazarov e Stépanov buoni traduttori delle opere di Marx (pag 54) (v. Il Capitale in russo). Quella di Danielson è mediocre. (idem) “”Né des antagonismes de classes, l’Etat devient “”l’Etat de la classe la plus puissante, de celle qui domine au point de vue economique et qui, grâce à lui, devient aussi classe politiquement dominante et acquiert ainsi de nouveaux moyens pour mater et exploiter la classe opprimée. C’est ainsi que l’Etat antique était avant tout l’Etat des propriétaires d’esclaves pour mater les esclaves, comme l’Etat féodal fut l’organe de la noblesse pour mater les paysans serts et corvéables, et comme l’Etat representatif moderne est l’instrument de l’exploitation du travail salarié par le capital”” (F. Engels, L’origine de la famille, de la propriété privée et de l’Etat’, où il expose ses vues et celles de Marx). La forme même la plus libre et la plus progressive de l’Etat bourgeois, la république démocratique, n’élimine nullement ce fait, mais en modifie seulement l’aspect (liaison du gouvernement avec la Bourse, corruption directe et indirecte des fonctionnaires et de la presse, etc.).”” [Lenin, Sur le marxisme, 1969]”,”LEND-629″ “LENIN V.I. (LENINE V.)”,”Sur la coopération. (1923)”,”Sul capitalismo di Stato. “”Chaque fois que j’ai traité de la nouvelle politique économique, j’ai cité mon article de 1918 sur le capitalisme d’Etat. Cela a suscité plus d’une fois des doutes dans l’esprit de certains jeunes camarades. Mais leurs doutes visaient surtout des questions abstraites d’ordre politique. Ils pensaient qu’on ne devait pas appeler capitalisme d’Etat un régime où les moyens de production appartiennent à la classe ouvrière, et où celle-ci détient le pouvoir de l’Etat. Mais ils n’ont pas remarqué que je me servais de ce terme, ‘premièrement’ pour indiquer la liaison historique entre notre position actuelle et ma position dans la polémique contre les communistes dits de gauche; déjà à ce moment, j’ai montré que le capitalisme d’Etat serait supérieur au régime économique existant actuellement chez nous; (…)””. (pag 8)”,”LEND-630″ “LENIN V.I., a cura di Jeffrey BROOKS e Georgiy CHERNYAVSKIY”,”Lenin and the Making of the Soviet State. A Brief History with Documents.”,”””By educating the workers’ party, Marxism educates the vanguard of the proletariat, capable of assuming power and ‘leading the whole people’ to socialism, of directing and organizing the new system, of being the teacher, the guide, the leader of all the working and exploited people in organizing their social life without the bourgeoisie and against the bourgeoisie. (….) The essence of Marx’s theory of the state as been mastered only by those who realize that the dictatorship of a ‘single’ class in necessary not only for every class society in general, not only for the ‘proletariat’ which has overthrown the bourgeoisie, but also for the entire ‘historical period’ which separates capitalism from “”classless society””, from communism (…)””. (pag 47) [Lenin, The State and Revolution][in Jeffrey Brooks Georgiy Chernyavskiy, Lenin and the Making of the Soviet State. A Brief History with Documents, 2007]”,”LEND-631″ “LENIN V.I. (LENINE)”,”Comment les bolchéviks-communistes traitent la classe paysanne moyenne. Rapport du camarade Lénine au 8ème Congrès du Parti Communiste Russi (bolchéviste) 18-22 mars 1919.”,”””Engels, qui, avec Marx, a posé les fondements du marxisme scientifique (auquel notre parti s’est toujours conformé, surtout pendant la révolution), divisait déjà de son temps la classe paysanne en trois catégories, la petite, la moyenne et la grosse. Pour la grande majorité des pays d’Europe, cette division correspond à la réalité. Engels disait: “”Peut-être n’aura-t-on même pas partout besoin de réduire par la force la catégorie des gros paysans””. Mais que nous puissions un jour employer la violence envers la catégorie moyenne (la catégorie des petits étant notre alliée), aucun socialiste de bon sens n’y a jamais songé!”” [V.I. Lenine, Comment les bolchéviks-communistes traitent la classe paysanne moyenne. Rapport du camarade Lénine au 8ème Congrès du Parti Communiste Russi (bolchéviste) 18-22 mars 1919, 1919]”,”LEND-632″ “LENIN V.I., a cura di Leonardo DI-STEFANO”,”Scritti sul programma.”,”LENIN V.I., “”La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’azione. Questa classica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quell’aspetto del marxismo che viene sempre perso di vista. E perdendolo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e morta; lo svuotiamo del suo vivo contenuto, scalziamo le sue basi teoriche fondamentali: la dialettica, la dottrina dell’evoluzione storica multiforme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo legame con i precisi compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare a ogni nuova svolta della storia. E’ proprio nei nostri tempi, fra coloro che si interessano delle sorti del marxismo in Russia, s’incontrano molto spesso persone che perdono di vista appunto questo aspetto del marxismo”” [V.I. Lenin, Zviezdà, n° 2, 23 dicembre 1910, firmato V. Ilin] [in V.I. Lenin, Scritti sul programma, 1997] (pag 70)”,”LEND-634″ “LENIN V.I.”,”Contro il burocratismo e per l’epurazione del partito.”,”Libro di GB e PS GAJA Filippo “”Basta guardarci, guardare come ci riuniamo, come lavoriamo nelle commissioni, per poter dire che ‘il vecchio Oblomov (1) è rimasto in vita e che bisogna lavarlo e strigliarlo, scuoterlo e picchiarlo a dovere per farne qualcosa di buono’. A questo proposito dobbiamo considerare la nostra situazione senza illusioni. Non abbiamo mai imitato nessuno di coloro che scrivono la parola “”rivoluzione”” con la maiuscola, come fanno i socialisti-rivoluzionari. Possiamo bensì ripetere con Marx che durante la rivoluzione si fanno non meno sciocchezze, anzi a volte se ne fanno di più. Bisogna considerare queste sciocchezze con mente chiara e senza paura, ed è quanto noi, rivoluzionari, dobbiamo imparare a fare. (…) ‘Ci occorre il controllo della capacità degli uomini, il controllo dell’esecuzione pratica’. (…) Controllare gli uomini e controllare l’esecuzione pratica del lavoro: ecco, lo ripeto, il punto centrale di tutto il nostro lavoro, di tutta la nostra politica.”” (Lenin, 1922) (pag 9) [(1) Nome del personaggio principale del romanzo ‘Oblomov’ di I. Gonciarov, sinonimo di inerzia, di abitudinarietà e di superficialità] [V.I. Lenin, Contro il burocratismo, 1970]”,”LEND-627″ “LENIN V.I.”,”Programme agraire de la social-démocratie dans la première révolution russe de 1905-1907.”,”Maslov contro Marx (pag 121-134) “”Ce n’est pas vrai que, d’après Marx, la rente absolu s’obtient grâce à la composition basse du capital agricole. La rente absolue s’obtient grâce à la propriété privée de la terre. Cette propriété privée crée un monopole particulier qui n’a rien de commun avec le mode de production capitaliste, lequel peut exister aussi bien sur la terre communale que sur la terre nationalisée (Cf. Théories de la plus-value, t. II, 1re partie, p. 208, où Marx explique que le propriétaire terrien est un personnage tout à fait superflu pour la production capitaliste, que le but de cette dernière “”se réalise fort bien”” si la terre appartient à l’Etat). Le monopole non capitaliste de la propriété foncière privée empêche l’égalisation du profit dans les branches de production préservées par ce monopole. Pour que “”la composition du capital n’influe pas sur le taux du profit”” (il faut ajouter: la composition du capital individuel ou du capital d’une industrie distincte; là encore Maslov s’embrouille en exposant Marx); pour que se forme le taux ‘moyen’ du profit, il faut ‘égaliser’ le profit de toutes les entreprises et de toutes les branches d’industrie. L’égalisation se fait par la liberté de concurrence, la liberté d’application du capital à toutes les branches de la production indifféremment. Cette liberté peut-elle exister là où existe le monopole non capitaliste? Evidemment non. Le monopole de la proprieté privée de la terre ‘entrave’ la liberté d’application du capital, entrave la liberté de concurrence, entrave l’ègalisation du profit agricole élevé hors de proportion (par suite de la composition basse du capital agricole). L’objection de Maslov est un tissu d’incohérences (…)”” (pag 121-122) [V.I. Lenin, Programme agraire de la social-démocratie dans la première révolution russe de 1905-1907, 1969] “”Troisièmement (nous nous excusons auprès du lecteur de le fatiguer par une si longue énumération des erreurs de Maslov au sujet de chacune de ses phrases, mais que faire si nous nous trouvons en présence d’un si “”fécond”” Konfusionsrat, “”conseiller abstrus””, comme disent les Allemands?), troisièmement, le raisonnement de Maslov sur le dernier et l’avant-dernier capital est fondé sur la fameuse “”loi de la fertilité décroissante du sol””. Toute comme les économistes bourgeois, Maslov reconnaît cette loi (en appelant même cette invention un fait, “”pour y donner plus d’importance””). Toute comme les économistes bourgeois, Maslov rattache cette loi à la théorie de la rente, en déclarant “”s’il n’y avait pas le fait d’une diminuition du rendement des dernières dépenses du capital, il n’y aurait pas non plus de rente foncière””. Pour la critique de cette “”loi de la fertilité décroissante du sol””, loi platement bourgeoise, nous renvoyons le lecteur à ce que j’ai dit en 1901 contre M. Boulgakov. Dans ‘cette’ question il n’y a ‘aucune’ difference ‘quant au fond’ entre Boulgakov et Maslov.”” (pag 125-126) [V.I. Lenin, Programme agraire de la social-démocratie dans la première révolution russe de 1905-1907, 1969]”,”LEND-635″ “LENIN Nikolaj, a cura di Luciano SANTONI”,”L’imperialismo ultima fase del capitalismo.”,”””Le crisi – di qualsiasi tipo, per lo più economiche, ma non solamente queste ultime – aumentano a loro volta in sommo grado la tendenza alla concentrazione di capitali e alla formazione dei monopoli. Ecco a questo proposito alcune considerazioni del tutto edificanti, di Jeidels sulla crisi del 1900 che, come sappiamo già, fu la pietra miliare della storia dei monopoli. “”La crisi del 1900 sorprese, nello stesso tempo che imprese gigantesche, disseminate nelle principali branche della produzione, una quantità di organizzazioni invechiate per le nostre idee attuali, isolate, cioè non combinate, che il flusso di una favorevole congiuntura economica aveva portato a galla. Il ribasso dei prezzi, la contrazione della domanda misero queste imprese non combinate in una situazione tanto precaria quanto le grandi imprese non conobbero mai, o comunque se ne avvicinarono solo momentaneamente. Perciò la crisi del 1900 provocò, molto più di quella del 1873, la concentrazione della produzione. (…)”””” (pag 79) “”Jeidels, che è autore di una delle migliori opere sull'””atteggiamento delle grandi banche tedesche nei confronti dell’industria”” (1) ((1) Jeidels, Das Verhältniss der deutschen Grossbanken zur Industrie mit bsonderer Berücksichtigung der Eisenindustrie, Lipsia, 1905) (pag 78)”,”LEND-637″ “LENIN V.I.”,”Che fare? – L’imperialismo fase suprema del capitalismo (a cura di Valentino Parlato) – Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione (a cura di Valentino Gerratana) – L’estremismo, malattia infantile del comunismo (a cura di Alberto Cecchi).”,”””Ricordiamoci le osservazioni di Engels (1874) sull’importanza della teoria nel movimento socialdemocratico. Secondo Engels, esistono ‘non due’ forme della grande lotta socialdemocratica (politica ed economica) – come si pensa abitualmente tra noi -, ‘ma tre, ponendosi accanto a queste anche la lotta teorica’. La raccomandazione che egli fa al movimento operaio tedesco, già rafforzatosi praticamente e politicamente, è talmente istruttiva, da punto di vista delle questioni e discussioni attuali, che il lettore ci scuserà se riportiamo il lungo brano seguente della prefazione all’opuscolo ‘Der deutsche Bauernkrieg’ che è diventato da molto tempo una rarità bibliografica eccezionale: “”Gli operai tedeschi hanno due vantaggi essenziali sugli operai del resto dell’Europa. In primo luogo essi appartengono al popolo dell’Europa più portato alla teoria ed hanno conservato il senso teorico, che i cosiddetti “”uomini colti”” della Germania hanno totalmente perduto. Senza il precedente della filosofia tedesca e precisamente della filosofia di Hegel, il socialismo scientifico tedesco – l’unico socialismo scientifico che sia mai esistito – non sarebbe mai nato. (…) Il secondo vantaggio è costituito dal fatto che i tedeschi sono arrivati quasi ultimi nel movimento operaio dell’epoca. Come il socialismo tedesco non dimenticherà mai che esso, diremo, poggia sulle spalle di Saint-Simon, Fourier e Owen, tre uomini che, con tutta la loro fantasticheria e tutto il loro utopismo, sono tra le teste più fini di tutti i tempi e hanno anticipato infinite cose che noi oggi dimostriamo scientificamente, così il movimento operaio pratico tedesco non può mai dimenticare che esso si è sviluppato sulle spalle dei movimenti inglese e francese, e può con tutta semplicità trarre profitto dalle loro esperienze acquistate a così caro prezzo ed evitare oggi i loro errori che erano allora inevitabili. Senza il gigantesco impulso dato specialmente dalla Comune di Parigi, dallo sviluppo precedente delle trade-unions inglesi e dalle lotte politiche degli operai francesi, a che punto saremmo noi ora? (…)””. (…)””. (pag57-58) [V.I. Lenin, Che fare?, 1970] “”Occorre rilevare come in Inghilterra la tendenza dell’imperialismo a scindere la classe lavoratrice, a rafforzare in essa l’opportunismo, e quindi a determinare per qualche tempo il ristagno del movimento operaio, si sia manifestata assai prima della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Ivi, infatti, le due importanti caratteristiche dell’imperialismo, cioè un grande possesso coloniale e una posizione di monopolio nel mercato mondiale, apparvero fin dalla metà del secolo XIX. Marx ed Engels seguirono per decenni, sistematicamente, la connessione dell’opportunismo in seno al movimento operaio con le peculiarità imperialiste del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858: “”…l’effettivo progressivo imborghesimento del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto da avere un’aristocrazia borghese e un proletariato ‘accanto’ alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero, ciò è in certo qual modo spiegabile””. Circa un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’11 agosto 1881, egli parla delle “”peggiori Trade-unions inglesi che si lasciano guidare da uomini che sono venduti alla borghesia o per lo meno pagati da essa.”” In una lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, Engels scriveva: “”Ella mi domanda che cosa pensino gli operai della politica coloniale. Ebbene: precisamente lo stesso che della politica in generale. In realtà non esiste qui alcun partito operaio, ma solo radicali, conservatori e radicali-liberali, e gli operai si godono tranquillamente insieme con essi il monopolio commerciale e coloniale dell’Inghilterra sul mondo”” (Briefwechsel von Marx und Engels, vol. II, p. 290; vol. IV, p. 453). “”L’unico “”emendamento”” che Marx giudicò necessario apportare al ‘Manifesto del Partito comunista’, lo fece sulla base dell’esperienza rivoluzionaria dei comunardi di Parigi. L’ultima prefazione a una nuova edizione tedesca del ‘Manifesto del Partito comunista’ firmata insieme dai due autori porta la data del 24 giugno 1872. In questa prefazione Karl Marx e Friedrich Engels dicono che il programma del ‘Manifesto del Partito comunista’ “”è oggi qua e là invecchiato””. “”…La Comune, specialmente, – essi aggiungono, – ha fornito la prova che “”la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi propri fini””…””. Le ultime parole, fra virgolette, di questa citazione sono prese dagli autori dall’opera di Marx: ‘La guerra civile in Francia’. Così, a questo insegnamento principale e fondamentale della Comune di Parigi, venne attribuita da Marx ed Engels un’importanza talmente grande da trarne un emendamento sostanziale al ‘Manifesto del Partito comunista’. E’ estremamente caratteristico che gli opportunisti abbiano snaturato proprio questo emendamento sostanziale; e i nove decimi, se non i novantanove centesimi, dei lettori del ‘Manifesto del Partito comunista’ non ne afferrano certamente la portata. Su questa deformazione parleremo in particolare, in un capitolo successivo dedicato in modo speciale alle deformazioni.”” (pag 98-99) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, 1970] “”E’ triste vedere come degli uomini, i quali indubbiamente si considerano marxisti e vogliono essere marxisti, abbiano dimenticato le verità fondamentali del marxismo. Ecco che cosa scriveva, nel 1874, contro il manifesto dei 33 comunardi blanquisti, Engels, il quale appartiene come Marx a quei rari e rarissimi scrittori nei quali ogni frase di ognuna delle opere maggiori ha un contenuto di ammirevole profondità: “”…””Noi siamo comunisti (hanno scritto i comunardi blanquisti nel loro manifesto) perché vogliamo raggiungere il nostro scopo senza fermarci nelle stazioni intermedie, senza addivenire a compromessi, i quali altro non fanno che allontanare il giorno della vittoria e prolungare il periodo della schiavitù””. I comunisti tedeschi sono comunisti perché attraverso tutte le stazioni intermedie e tutti i compromessi, che non sono stati creati da loro, ma dal corso dello sviluppo storico, vedono chiaramente e perseguono costantemente lo scopo finale: l’abolizione delle classi e la creazione di un ordine sociale in cui non ci sia più posto per la proprietà privata della terra e di tutti i mezzi di produzione. I 33 blanquisti sono comunisti, perché immaginano che, dal momento che ‘essi’ vogliono saltare le stazioni intermedie e i compromessi, la cosa sia bell’e fatta, e che se (come essi credono fermamente) l’affare “”incomincerà”” a giorni e il potere verrà a trovarsi nelle loro mani, il giorno dopo “”sarà instaurato il comunismo””. In conseguenza, se la cosa non si può far subito, essi non sono comunisti. Quale puerile ingenuità portare come argomento teorico la propria impazienza!”” (Friedrich Engels: ‘Il programma dei comunardi blanquisti’, dal giornale socialdemocratico tedesco ‘Der Volksstaat, 1874, n. 73, nella raccolta ‘Articoli del 1871-1875’, Pietrogrado, 1919, pp. 52-53, trad. russa).”” [V.I. Lenin, L’estremismo, malattia infantile del comunismo, 1970] (pag 99-100)”,”LEND-638″ “LENIN MARTYNOV MARTOV GORIN LYADOV PLECHANOV AKIMOV KARSKY LIEBER TROTSKY STRAKHOV AKSELROD RUSOV PAVLOVIC KOSTROV e altri, interventi”,”Russia 1903. Programma e statuto della socialdemocrazia.”,”Interventi di MARTYNOV MARTOV GORIN LYADOV PLECHANOV AKIMOV KARSKY LIEBER LENIN TROTSKY STRAKHOV AKSELROD RUSOV PAVLOVIC KOSTROV e altri”,”RIRx-168″ “LENIN V.I.”,”The Three Sources and Three Component Parts of Marxism – Karl Marx – Frederick Engels.”,”””La filosofia di Marx è il materialismo”” “”‘Marxism’ is the system of Marx’s views and teachings. Marx was the genius who continued and consummated the three main ideological currents of the nineteenth century, as represented by the three most advanced countries of mankind: classical German philosophy, classical English political economy, and French socialism combined with French revolutionary doctrines in general. Acknowledged even by his opponents, the remarkable consistency and integrity of Marx’s views, whose totality constitutes modern materialism and modern scientific socialism, as the theory and programme of the working-class movement in all the civilised countries of the world, make it incumbent on us to present a brief outline of his world-conception in general, prior to giving an exposition of the principal content of Marxism, namely, Marx’s economic doctrine”” (pag 16) [V.I. Lenin, Karl Marx] [in Lenin, The Three Sources and Three Component Parts of Marxism – Karl Marx – Frederick Engels, 1969] “”””The great basic thought””, Engels writes, “”that the world is not to be comprehended has a complex of ready-made things, but as a complex of processes, in which the things apparently stable no less than their mind images in our heads, the concepts, go through an uninterrupted change of coming into being and passing away… this great fundamental thought has, especially since the time of Hegel, so thoroughly permeated ordinary consciousness that in this generality it is now scarcely ever contradicted. But to acknowledge this fundamental thought in words and to apply it in reality in detail to each domain of investigation are two different things… For dialectical philosophy nothing is final, absolute, sacred. It reveals the transitory character of everything and in everything; nothing can endure before it except the uninterrupted process of becoming and of passing away, of endless ascendency from the lower to the higher. And dialectical philosophy itself is nothing more than the mere reflection of this process in the thinking brain””. Thus, according to Marx, dialectics is “”the science of the general laws of motion, both of the external world and of human thought”” (F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach and the End of Classical German Philosophy”” (see Marx and Engels, Selected Works, vol II, Moscow, 1962, pp. 387-88, 363, 387)). This revolutionary aspect of Hegel’s philosophy was adopted and developed by Marx”” (pag 19-20) [V.I. Lenin, Karl Marx] [in Lenin, The Three Sources and Three Component Parts of Marxism – Karl Marx – Frederick Engels, 1969]”,”MADS-591″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”””Nel suo lavoro su Ludovico Feuerbach – dove Engels espone le opinioni sue e di Marx sulla filosofia di Feuerbach e che l’autore mandò alle stampe solo dopo aver riletto un vecchio manoscritto suo e di Marx degli anni 1844-45 sulla questione di Hegel, Feuerbach e dell’interpretazione materialistica della storia – Engels scrive: “”Il grande fondamentale problema di ogni filosofia, ma specialmente della filosofia moderna, è quello dei rapporti tra il pensare e l’essere, tra lo spirito e la natura…Che cosa è la prima: lo spirito o la natura?… I filosofi si sono divisi in due grandi campi, a seconda del come hanno risposto a questa domanda. Coloro i quali sostengono che lo spirito esiste prima della natura e riconoscono pertanto, in un modo o nell’altro, la creazione del mondo… costituiscono il campo idealista. Coloro invece i quali considerano la natura come un principio fondamentale, appartengono alle varie scuole del materialismo””. Qualsiasi altro uso dei concetti filosofici “”idealismo”” e “”materialismo”” crea soltanto confusione. Marx respinge decisamente non solo l’idealismo, che è sempre legato in qualche modo alla religione, ma anche le opinioni di Hume e Kant, attualmente tanto diffuse, l’agnosticismo, il criticismo, il positivismo di varie specie, considerando tali filosofie come “”reazionarie”” concessioni all’idealismo e, nel migliore dei casi “”timorose introduzioni per la porta di servizio del materialismo che si rinnega agli occhi del pubblico””.”” (pag 8) [V.I. Lenin, Carlo Marx, (1945 ca.)]”,”LEND-001-FPA” “LENIN V.I. – BUCHARIN N.”,”Annotazioni di Lenin al libro di Bucharin sull’economia del periodo di transizione.”,”Pubblicate a Mosca nel 1932, a cura dell’Istituto Marx-Engels-Lenin resso il CC del PC(b) sotto il frontespizio “”V.I. Lenin, Annotazioni al libro di Bucharin ‘L’economia del periodo di transizione’, maggio 1920, seconda edizione””. Inesattezze teoriche soprattutto nella prima parte migliora nella seconda (“”ottimo finale del libro”” (pag 325)) [Bucharin] [33-34] “”… La penetrazione del capitale bancario nell’industria ha portato al consolidamento delle imprese (alla creazione di “”fusioni””, di trust combinati, ecc.). Di conseguenza in questi casi i processi organizzativi passano dalla sfera della circolazione alla sfera della produzione. Ciò avviene perché il processo di circolazione è una parte costitutiva del “”processo complessivo”” generale, del processo di riproduzione, che ha una “”legge coercitiva”” per tutte le sue parti e fasi (9)”” [Nota a margine di Lenin: ‘N.B’]. Nota (9) di Bucharin: “”A. Bogdanov preferisce vedere in tutto il processo organizzativo del tempo di guerra soltanto delle “”carte””, cioè soltanto un processo di fissazione di norme, che nasce sulla base del regresso delle forze produttive. In realtà invece il processo di fissazione delle norme è incommensurabilmente più profondo per la sua importanza. Il regresso delle forze produttive non esclude affatto qui il progresso delle forme organizzative del capitalismo. (x) Così era anche nei “”tempi normali””, e precisamente durante le crisi, quando il regresso temporaneo delle forze produttive era accompagnato da una centralizzazione accelerata della produzione e dal sorgere di organizzazioni capitalistiche. Un tale errore – mutatis mutandis – ha fatto anche Engels quando ha parlato dei sindacati e dei trust. Questo errore non è necessario ripeterlo ora””. [Nota a margine di Lenin: ‘dove?’] [nota di Lenin (x): ‘Marx ha parlato ‘in modo più semplice’ (senza giuocare con i “”termini””; i “”sistemi”” e le sociologie) e ha parlato ‘in modo più’ esatto della ‘socializzazione’. L’autore fornisce ‘nuovi fatti’ preziosi, ma peggiora, ‘verballhornt’ [muta peggiorando: Ndt] la teoria di Marx con una scolastica “”sociologica””‘] [Bucharin] [43-44] “”Il capitalismo è un sistema antagonistico, contraddittorio (x). Ma l’antagonismo di classe che scinde la società in due classi fondamentali è attuato coerentemente dappertutto. Di conseguenza, la struttura del capitalismo è un’antagonismo monistico ovvero un monismo antagonistico. Noi abbiamo preso la società, come un sistema di elementi ‘in natura’…”” [Nota a margine di Lenin: ‘uff! aiuto!’] [nota di Lenin (x): ‘arcinesatto, l’antagonismo e le contraddizioni non sono affatto la stessa cosa. Il primo sparirà, le seconde resteranno nel socialismo’] (pag 281-282) [Annotazioni di Lenin al libro di Bucharin sull’economia del periodo di transizione, Roma, 1967] [Pubblicate a Mosca nel 1932, a cura dell’Istituto Marx-Engels-Lenin presso il CC del PC(b) sotto il frontespizio “”V.I. Lenin, Annotazioni al libro di Bucharin ‘L’economia del periodo di transizione’, maggio 1920, seconda edizione””]”,”LEND-645″ “LENIN V.I.”,”Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Il programma militare della rivoluzione proletaria.”,”Il primo scritto è del 23 agosto 1915 pubblicato su Sozial-Demokrat, n: 44 Il secondo scritto è del settembre 1916 pubblicato su Jugend-Internatinale n. 9 e 10 settembre e ottobre 1917 “”Il capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e l’anarchia della produzione. Predicare una “”giusta”” divisione del reddito su tale base è proudhonismo, ignoranza piccolo-borghese, filisteismo. Non si può dividere se non “”secondo la forza””. E la forza cambia nel corso dello sviluppo economico. Dopo il 1871 la Germania si è rafforzata tre o quattro volte più rapidamente dell’Inghilterra e della Francia, e il Giappone dieci volte più rapidamente della Russia. Per mettere a prova la forza reale di uno Stato capitalista, non c’è e non può esservi altro mezzo che la guerra. La guerra non è in contraddizione con le basi della proprietà privata, ma ne è lo sviluppo diretto e inevitabile. In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle singole aziende, né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l’equilibrio scosso, all’infuori delle crisi nell’industria e della guerra nella politica. Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi ‘temporanei’. (…) L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo”” (pag 5-6) [V.I. Lenin, Sozial-Demokrat, n: 44, 23 agosto 1915] [V.I. Lenin, Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa, 1949] “”Lo sviluppo del capitalismo avviene nei vari paesi in modo estremamente ineguale. Del resto non potrebbe essere diversamente in regime di produzione mercantile. Di qui l’inevitabile conclusione: il socialismo non può vincere contemporaneamente ‘in tutti’ i paesi. Esso vincerà dapprima in uno o in alcuni paesi, mentre gli altri resteranno, per un certo periodo, paesi borghesi o preborghesi. Ciò provocherà non soltanto attriti, ma un’aperta tendenza della borghesia degli altri paesi a schiacciare il proletariato vittorioso dello Stato socialista. In tali casi la guerra da parte nostra sarebbe legittima e giusta. Sarebbe una guerra per il socialismo, per la liberazione degli altri popoli dal giogo della borghesia. Engels aveva perfettamente ragione allorquando, nella sua lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, riconosceva categoricamente la possibilità di “”guerre difensive”” del socialismo ‘già vittorioso’. Egli alludeva appunto alla difesa del proletariato vittorioso contro la borghesia degli altri paesi. Soltanto dopo che avremo abbattuta, definitivamente vinta ed espropriata la borghesia in tutto il mondo, – e non in un solo paese, – le guerre diventeranno impossibili. E dal punto di vista scientifico, sarebbe assolutamente erroneo e assolutamente non rivoluzionario eludere o attenuare ciò che è precisamente il più importante: la repressione della resistenza della borghesia, che è la cosa più difficile e che richiede la più intensa lotta nel periodo del passaggio al socialismo. I preti “”sociali”” e gli opportunisti sono sempre disposti a sognare un socialismo pacifico dell’avvenire, ma essi si distinguono appunto dai socialdemocratici rivoluzionari perché non vogliono pensare e meditare sulla lotta di classe accanita, nè sulle ‘guerre’ di classe per realizzare questo magnifico avvenire. Noi non dobbiamo permettere che ci si inganni con parole. L’idea della “”difesa della patria””, per esempio, è a molti odiosa, perché gli opportunisti aperti e i kautskiani se ne servono per coprire e mascherare la menzogna della borghesia nella ‘presente’ guerra di rapina. E’ un fatto. Ma da ciò non consegue che noi dovremmo cessare di riflettere sul significato delle parole d’ordine politiche. Ammettere la “”difesa della patria”” nella guerra attuale significa considerarla una guerra “”giusta””, conforme agli interessi del proletariato, – e nulla più, assolutamente nulla, poiché nessuna guerra esclude l’invasione. Sarebbe semplicemente sciocco negare “”la difesa della patria”” ‘da parte’ dei popoli oppressi nella loro guerra ‘contro’ le grandi potenze imperialiste, o da parte del proletariato vittorioso nella ‘sua’ guerra contro un qualsiasi Galliffet (9) di uno Stato borghese. Teoricamente si commetterebbe un grave errore se si dimenticasse che ogni guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi; la guerra imperialista attuale è la continuazione della politica imperialista di due gruppi di grandi potenze; e questa politica è generata e alimentata dall’assieme dei rapporti esistenti nell’epoca dell’imperialismo”” (pag 10-11) [V.I. Lenin, ‘Jugend Internationale’, n. 9-10 settembre-ottobre 1917] [V.I. Lenin, Il programma militare della rivoluzione proletaria, 1949] [(9) Galliffet, generale francese, noto per la feroce repressione scatenata contro i combattenti della Comune di Parigi nel 1871]”,”LEND-646″ “LENIN V.I.”,”Oeuvres. Index thématique. 2. [Volume I e II]”,”Prima guerra mondiale: Guerra imperialista del 1914 1918 natura carattere cause: Volumi: 15 216-217 21 9, 11-12, 16, 21-23, 32, 34, 106, 118-119, 122-123, 158, 159, 178-179, 185, 212-214, 221-228, 224-225, 239-242, 247-248, 280, 300-301, 311-316, (…) 22 116-117, 119, 132-134, 149-150, 164-165, 177, 178-179, 188, 189, 206-207, 331-332 ecc. 23 24 30-31, 32-35, 36-37 85.-86, 87-88, 89, 138-144 ecc. 24 11, 24-25, 57-58, 59, 79-80, 94, 95, 102-103, 106-108, 109-111 ecc 26 125-126, 162-164, 167-169, 306-307, 360-361, 404 27. 137, 160, 303, 304, 383-385 ecc. 28. 29. 30. 31. 33. 35. 36. 39. 41.”,”LEND-647″ “LENIN V.I., a cura di Gellio CERRI”,”Guerra e Pace.”,”Testo conforme a quello pubblicato in cinese nel 1960 dalle Edizioni del Popolo di Pechino “”Una guerra è la continuazione, con mezzi violenti, della politica seguita dalle classi dominanti delle potenze belligeranti molto tempo prima che la guerra scoppi. La pace è la continuazione di ‘questa stessa’ politica, ‘tenendo conto’ dei cambiamenti intervenuti nel rapporto di forze antagoniste in seguito alle operazioni militari”” (da ‘Il ‘Programma di pace’, Pubblicato su ‘Il socialdemocratico, n. 52 del 25 marzo 1916) (pag 31) “”Kautsky mostra delle esitazioni davvero stupefacenti nei riguardi del carattere e del significato dell’attuale conflitto armato; aggiungiamo che questo degno capo partito evita le dichiarazioni precise e le formulazioni dei congressi di Basilea e di Chemnitz con la prudenza del ladro il quale evita di tornare sul luogo del suo ultimo furto. Nel suo opuscolo ‘Lo Stato nazionale’, ecc., scritto nel febbraio 1915, Kautsky affermava che la guerra “”è senz’altro, in un’ultima analisi, imperialista”” (pag. 64). Oggi, egli avanza una nuova riserva: la guerra non è ‘puramente’ imperialista. Ma allora che cos’è dunque?”” (da ‘Il fallimento della II Internazionale, maggio-giugno 1915) (pag 36-37) “”Kautsky “”concilia””, senza preoccuparsi dell’ideologia, il pensiero fondamentale del social-sciovinismo, il riconoscimento della difesa della patria nella guerra attuale, con una concessione diplomatica dimostrativa ai sinistri, consistente nell’astenersi dal votare i crediti di guerra, nell’affermare a parole il suo atteggiamento d’opposizione, ecc. Kautsky, che nel 1909 aveva scritto tutta un’opera sull’approssimarsi dell’epoca delle rivoluzioni e sul nesso esistente tra la guerra e la rivoluzione, Kautsky che nel 1912 ha firmato il manifesto di Basilea sull’utilizzazione rivoluzionaria della futura guerra, giustifica ora in tutti i modi e mette in buona luce il social-sciovinismo e, al pari di Plekhanov, si unisce alla borghesia, per schernire ogni proposito rivoluzionario, ogni passo verso un’immediata lotta rivoluzionaria”” (da ‘Il socialismo e la guerra’, luglio-agosto 1915) (pag 37-38)”,”LEND-648″ “[LENIN V.I.]”,”Partito proletario, rivoluzione borghese, Stato e democrazia in alcuni scritti di Lenin.”,”Vantaggi per il proletariato di una rivoluzione borghese in Russia. (pag 138-139-140) Necessità della dittatura di una sola classe (pag 152) Burocrazia e revocabilità funzionari dello Stato “”La civiltà capitalistica ‘ha creato’ la grande produzione, le officine, le ferrovie, la posta, il telefono, ecc.; e ‘su questa base’, l’immensa maggioranza delle funzioni del vecchio “”potere statale”” si sono a tal punto semplificate e possono essere ridotte a così semplici operazioni di registrazione, d’iscrizione, di controllo, da poter essere benissimo compiute da tutti i cittadini con un minimo di istruzione e per un normale “”salario da operai””; si può (e si deve) quindi togliere a queste funzioni ogni minima ombra che dia loro qualsiasi carattere di privilegio e di “”gerarchia””. Eleggibilità assoluta, revocabilità ‘in qualsiasi momento’, di tutti i funzionari senza alcuna eccezione, riduzione dei loro stipendi al livello abituale del “”salario da operaio””: questi semplici e “”naturali”” provvedimenti democratici, mentre stringono pienamente in una comunità di interessi gli operai e la maggioranza dei contadini, servono in pari tempo da passerella tra il capitalismo e il socialismo. Questi provvedimenti concernono la riorganizzazione statale, puramente politica, della società; ma essi, naturalmente, assumono tutto il loro significato e tutta la loro importanza solo in legame con la “”espropriazione degli espropriatori”” realizzata o preparata; in legame cioè con la trasformazione della proprietà privata capitalistica dei mezzi di produzione in proprietà sociale (…). Non sarebbe possibile distruggere di punto in bianco, dappertutto, completamente, la burocrazia. Sarebbe utopia. Ma spezzare subito la vecchia macchina amministrativa per cominciare immediatamente a costruirne una nuova, che permetta la graduale soppressione di ogni burocrazia, ‘non’ è utopia, è l’esperienza della Comune, è il compito primordiale e immediato del proletariato rivoluzionario”” (pag 152-153) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione] [(in) Partito proletario, rivoluzione borghese, Stato e democrazia in alcuni scritti di Lenin, Quaderni de ‘La rivista trimestrale’, 1978] “”Ora soltanto possiamo apprezzare tutta la giustezza delle osservazioni di Engels, che colpisce implacabilmente con i suoi sarcasmi l’assurdo accoppiamento delle parole “”libertà”” e “”Stato””. Finché esiste lo Stato non vi è libertà; quando si avrà libertà non vi sarà più lo Stato. La condizione economica della completa estinzione dello Stato è che il comunismo giunga a un grado così elevato di sviluppo che ogni contrasto di lavoro intellettuale e fisico scompaia, e che scompaia quindi una delle principali fonti della disuguaglianza ‘sociale’ contemporanea, fonte che la sola socializzazione dei mezzi di produzione, la sola espropriazione dei capitalisti non può inaridire di colpo. Questa espropriazione renderà ‘possibile’ uno sviluppo gigantesco delle forze produttive. E vedendo come, già ora, il capitalismo ‘intralci’ in modo assurdo questo sviluppo, e quali progressi potrebbero essere realizzati grazie alla tecnica moderna già acquisita, abbiamo il diritto di affermare con assoluta certezza che l’espropriazione dei capitalisti darà necessariamente un gigantesco impulso alle forze produttive della società umana. Ma non sappiamo ‘e non possiamo’ sapere quale sarà la rapidità di questo sviluppo, quando esso giungerà a una rottura con la divisione del lavoro, alla soppressione del contrasto fra il lavoro intellettuale e fisico, alla trasformazione del lavoro nel “”primo bisogno della vita””. Abbiamo perciò diritto di parlare unicamente dell’inevitabile estinzione dello Stato, sottolineando la durata di questo processo, la sua dipendenza dalla rapidità di sviluppo della ‘fase più elevata’ del comunismo, lasciando assolutamente in sospeso la questione del momento in cui avverrà e delle forme concrete che questa estinzione assumerà, poiché ‘non abbiamo’ dati che ci permettano di risolvere simili questioni”” (pag 158) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione] [(in) ‘Partito proletario, rivoluzione borghese, Stato e democrazia in alcuni scritti di Lenin’, Quaderni de ‘La rivista trimestrale’, 1978]”,”LEND-649″ “LENIN Vladimir I.”,”L’atteggiamento del partito operaio verso la religione – Classi e partiti di fronte alla religione e alla Chiesa. (Estratto da Opere Complete”,”(pag 384-385) (pag 385-386) Traduzioni della ‘MIA’ (non coincidenti con quella degli Editori Riuniti) (MIA:) “”Il marxismo è materialismo. Come tale, esso è altrettanto implacabilmente ostile alla religione quanto il materialismo degli enciclopedisti o delle scienze sociali. Dobbiamo lottare contro la religione. Ma il marxismo non è un materialismo che si sia fermato all’abbicci. Il marxismo va oltre. Dice: bisogna saper lottare contro la religione, e per questo bisogna spiegare materialisticamente l’origine della fede e della religione tra le masse. Non si può ridurre la lotta contro la religione ad una propaganda ideologica astratta; bisogna legare questa lotta alla prassi concreta del movimento di classe, tendente a far scomparire le radici sociali della religione. Perché la religione si mantiene negli strati arretrati del proletariato urbano, nei larghi strati del semiproletariato, nonché fra la massa dei contadini? Per l’ignoranza del popolo, risponde il progressista borghese, il radicale o il materialista borghese. Dunque, abbasso la religione, viva l’ateismo: la diffusione di idee ateistiche è il nostro compito principale. Il marxista dice: ciò è falso. Un simile modo di vedere non è che un intellettualismo superficiale, borghesemente limitato. Un simile modo di vedere non spiega abbastanza a fondo, non spiega materialisticamente, ma idealisticamente, le radici della religione. Nei paesi capitalistici odierni queste radici sono soprattutto sociali. L’oppressione sociale delle masse lavoratrici, la loro apparente totale impotenza di fronte alle cieche forze del capitalismo, che è causa, ogni giorno e ogni ora che passa, delle sofferenze più orribili, dei tormenti più selvaggi per la massa dei lavoratori, in misura mille volte maggiore di tutte le calamità come guerre, terremoti ecc.: ecco in che cosa consiste attualmente la radice più profonda della religione. “”La paura ha creato gli dei”” (pag 3) [V.I. Lenin, L’atteggiamento del partito operaio verso la religione, 1909, (in) Opere complete, Roma, 1955-1970, vol. XV] “”Separare con una barriera assoluta, insormontabile, la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religiose in determinati strati del proletariato, dal successo, dall’andamento, dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in maniera non dialettica, trasformare in una barriera assoluta, insormontabile, la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religione in determinati strati del proletariato, dal successo, dall’andamento, dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in maniera non dialettica, trasformare in una barriera assoluta quella che è una barriera mobile, relativa, significa scindere violentemente ciò che è indissolubilmente legato nella realtà della vita. Prendiamo un esempio. Il proletariato di una determinata regione e di un determintato ramo d’industria si divide, poniamo, in uno strato avanzato di socialdemocratici coscienti, che sono beninteso, atei, e in operai piuttosto arretrati, ancora legati alla campagna e ai contadini, che credono in dio, vanno in Chiesa o sono perfino sottoposti all’influenza diretta del prete locale, che, poniamo, sta fondando un sindacato operaio cristiano. Supponiamo, inoltre, che la lotta economica in questa località abbia portato ad uno sciopero. Un marxista deve necessariamente reagire risolutamente contro la divisione degli operai nel corso di questa lotta, in atei e cristiani, combattere risolutamente questa scissione. In tali circostanze, la propaganda ateistica può risultare superflua e nociva, non dal punto di vista di considerazioni filistee, sull’opportunità di non spaventare gli strati arretrati, sulla eventuale perdita di mandato alle elezioni, ecc., ma dal punto di vista del reale progresso della lotta di classe, che, nelle condizioni della odierna società capitalistica, porterà gli operai cristiani alla socialdemocrazia e all’ateismo cento volte meglio di quanto non lo possa fare la nuda propaganda ateistica. In tale momento e in tali condizioni, il propagandista dell’ateismo farebbe ilgioco del prete e di tutti i preti, in generale, i quali non desiderano nulla di meglio, che di poteri sostituire la divisione degli operai in base alla loro partecipazione allo sciopero con una divisione in base alla fede in dio. L’anarchico, predicando la guerra contro dio ad ogni costo, aiuterebbe di fatto i preti e la borghesia (come sempre, del resto gli anarchici aiutano, di fatto, la borghesia). Il marxista deve essere materialista, cioè nemico della religione, ma materialista dialettico, che pone cioè la causa della lotta contro la religione non in modo astratto, non sul terreno di una propaganda astratta puramente teorica, sempre uguale a se stessa, ma in modo concreto, sul terreno della lotta di classe realmente in cammino e che educa le masse più di tutto e meglio di tutto”” [V.I. Lenin, [V.I. Lenin, L’atteggiamento del partito operaio verso la religione, 1909, (in) Opere complete, Roma, 1955-1970, vol. XV] (pag 4)”,”LEND-650″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati.”,” “”Compagni, il più recente avvenimento in Germania, l’uccisione feroce, proditoria di Liebknecht e della Luxemburg non è solo l’avvenimento più drammatico e tragico della rivoluzione che incomincia in Germania (1); esso getta anche una luce straordinariamente viva sul modo con cui si pongono i problemi della lotta presente, nelle attuali correnti delle varie opinioni politiche e nelle attuali concezioni teoriche. Proprio dalla Germania, soprattutto, abbiamo sentito, per esempio, discorsi sulla decantata democrazia, sulle parole d’ordine sia della democrazia in generale, sia dell’indipendenza della classe operaia dal potere statale. Queste parole d’ordine che forse a prima vista possono sembrare indipendenti l’una dall’altra, in realtà sono strettamente legate. Sono strettamente legate perchè dimostrano quanto siano forti, ancor oggi, i pregiudizi piccolo-borghesi, nonostante l’immensa esperienza della lotta di classe del proletariato. Esse dimostrano come finora, sempre e dappertutto, la coscienza della lotta di classe sia (per usare l’espressione tedesca) sulle labbra, ma non sia effettivamente nella mente e nel cuore di quelli che ne parlano. In realtà, se ricordiamo anche solo l’abbiccì dell’economia politica come l’abbiamo assimilata dal ‘Capitale’ di Marx (la dottrina della lotta di classe sulla quale noi poggiamo con entrambi i piedi), oggi, davanti all’acutezza della lotta nelle sue attuali oscillazioni e proporzioni, quando la rivoluzione socialista è chiaramente all’ordine del giorno in tutto il mondo (lo dimostra praticamente la sua influenza nei paesi più democratici), come si può parlare di indipendenza? Chi pensa così dimostra, dal punto di vista dell’economia politica, di non aver capito una sola pagina del ‘Capitale’ di Marx, davanti al quale oggi si inchinano, senza eccezione, tutti i socialisti di tutto il mondo. Ma in realtà, pur inchinandosi a quest’opera, essi, quando sono quasi giunti alla lotta decisiva alla quale ci ha portati il ‘Capitale’ di Marx, abbandonano quella lotta di classe e immaginano che possa esistere una democrazia al di fuori o al di sopra delle classi, e che la democrazia, nella società attuale, finché perdurerà la proprietà capitalistica, possa esser diversa dalla democrazia borghese, cioè dalla dittatura borghese mascherata con false, ingannevoli insegne democratiche. Proprio dalla Germania ci sono arrivate recentemente delle voci secondo le quali, laggiù, la dittatura del proletariato, probabilmente, e forse sicuramente, non uscirà dai limiti della democrazia, e la democrazia resterà in atto. Proprio laggiù, degli individui pretendono di essere maestri di marxismo, individui del genere di Kautsky – che sono stati teorici della II Internazionale dal 1889 al 1914 – hanno alzato la bandiera della democrazia, senza capire che la democrazia, finchè perdura la proprietà capitalista, è soltanto un’ipocrita maschera della dittatura borghese”” (pag 44-45-46) [V.I. Lenin, Sui sindacati, 1950] [(1) Nel gennaio 1919, l’insurrezione degli operai berlinesi (ultimo episodio della rivoluzione in Germania) fu sopraffatta dalle forze del governo di Scheidemann: Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg, che ne erano stati gli animatori e i dirigenti, furono arrestati e barbaramente trucidati] In questo libro trovata lettera inserita da Parodi e scritta dalla città di Vercelli a Vignale (1954) ora originale a Savona (28.1.2015)”,”LEND-003-FPA” “LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”‘Il presente volumetto consiste di una scelta originale di scritti di Lenin che si riferiscono agli anni 1899-1913’ “”E infatti in tutti i paesi gli scioperi hanno insegnato a poco a poco agli operai a condurre la lotta contro i governi per i diritti degli operai e di tutto il popolo. Come abbiamo già detto or ora, soltanto il partito socialista operaio può condurre una tale lotta, diffondendo fra gli operai giuste nozioni sulla natura del governo e sulla causa operaia. Un’altra volta parleremo particolarmente del modo come si conducono gli scioperi da noi, in Russia, e come gli operai coscienti devono utilizzarli. Subito dobbiamo rilevare, come abbiamo notato più sopra, che gli scioperi sono una “”scuola di guerra””, e non la guerra stessa; che gli scioperi sono soltanto un mezzo di lotta, soltanto una forma del movimento operaio. Dagli scioperi isolati gli operai possono e devono passare, e realmente passano in tutti i paesi, alla lotta di tutta la classe operaia per l’emancipazione di tutti i lavoratori. Quando tutti gli operai coscienti diverranno dei socialisti, cioè degli uomini che aspirano a tale emancipazione, quando si uniranno in tutto il paese per diffondere fra i loro compagni il socialismo, per insegnare ad essi tutti i mezzi di lotta contro i loro nemici, quando costituiranno il partito socialista operaio (…) soltanto allora la classe operaia aderirà completamente a quel grande movimento degli operai di tutti i paesi che unisce tutti gli operai e innalza la bandiera rossa sulla quale è scritto: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!”””” [V.I. Lenin, Sugli scioperi, 1951] (pag 19) “”La statistica degli scioperi ci mostra in modo lampante la principale forza motrice di questa evoluzione. Ciò non significa affatto che la forma del movimento in questione sia l’unica forma o la forma superiore; sappiamo che non è così; ciò non significa che da questa forma del movimento si possano trarre conclusioni valevoli anche per le questioni particolari dell’evoluzione sociale e politica. Ciò significa, però, che abbiamo davanti a noi il quadro statistico (quadro certamente molto incompleto) del movimento di una classe che è stata la molla principale che ha determinato l’orientamento generale assunto dagli avvenimenti. Il movimento delle altre classi si raggruppa attorno a questo centro, lo segue, viene da esso diretto o determinato (in senso positivo o negativo), dipende da esso”” [V.I. Lenin, Sugli scioperi, 1951] (pag 60)”,”LEND-004-FPA” “LENIN V.I.”,”Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi.”,”””L’opuscolo del compagno Guilbeaux arriva proprio nel momento giusto. La storia del movimento socialista e di quello sindacale durante la guerra deve essere scritta per tutti i paesi. Questa storia mostra con tutta chiarezza la lenta ma continua svolta a sinistra, lo spostamento della classe operaia verso il pensiero e l’azione rivoluzionaria. Essa mette a nudo, da una parte, le profonde radici della III Internazionale, l’Internazionale comunista, ne mostra la preparazione, che all’interno di ogni nazione, in corrispondenza delle particolarità storiche, ha avuto caratteristiche proprie. Bisogna conoscere le radici profonde della III Internazionale per capire la sua ineluttabilità e la diversità delle vie che hanno portato verso di essa i vari partiti socialisti nazionali. Dall’altra parte, la storia del movimento socialista e di quello sindacale durante la guerra ci mostra l’inizio del fallimento della democrazia e del parlamentarismo borghesi, e l’inizio della svolta della democrazia borghese verso la democrazia sovietica o proletaria. Questo cambiamento, d’una immensa importanza storica universale, molti e molti socialisti non riescono ancora a comprenderlo, perché sono legati dalle catene della consuetudine, dall’ossequio filisteo per ciò che è e per ciò che è stato, dalla cecità piccolo-borghese nei confronti di ciò che la storia del capitalismo morente sta generando in tutti i paesi. Il compagno Guilbeaux si è assunto il compito di scrivere un saggio sulla storia del movimento socialista e di quello sindacale in Francia durante la guerra. La chiara e precisa enumerazione dei fatti mostra con evidenza al lettore l’inizio di una grande svolta, di un rivolgimento nella storia del socialismo. Si può essere certi che l’opuscolo di Guilbeaux non soltanto avrà la più larga diffusione fra tutti gli operai coscienti, ma inciterà a pubblicare una serie di altri opuscoli simili, dedicati alla storia del socialismo e del movimento operaio degli altri paesi durante la guerra”” (V.I. Lenin, Prefazione all’opuscolo di Henri Guilbeaux: “”Socialismo e sindacalismo in Francia durante la guerra””, Mosca, 13 aprile 1919] [(in) Lenin, Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi, Ed. Progress, 1970 ca.] (pag 340-341) (nota) (brano di Lenin da mettere in volume 2 dello Speciale Prima Guerra Mondiale),”,”LEND-005-FPA” “LENIN V.I.”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica.”,”””Le rivoluzioni sono il cammino della storia….”” “”Le rivoluzioni, – diceva Marx, – sono le locomotive della storia. La rivoluzione è la festa degli oppressi e degli sfruttati. Mai la massa popolare è capace di agire come creatore attivo di nuovi regimi sociali come durante la rivoluzione. In tali epoche il popolo è capace di fare miracoli, dal punto di vista ristretto, piccolo-borghese del progresso graduale. Ma in queste epoche bisogna che anche i dirigenti dei partiti rivoluzionari pongano i loro compiti con maggiore ampiezza e ardire, che le loro parole d’ordine precedino sempre l’attività spontanea rivoluzionaria delle masse, servendole da faro, mostrando in tutta la sua grandezza e in tutto il suo fascino il nostro ideale democratico e socialista, additando il cammino più bvreve, più diritto verso la vittoria completa, assoluta, decisiva. Lasciamo che gli opportunisti borghesi rappresentati dall'””Osvobozdenie”” inventino, – per paura della rivoluzione e del cammino diritto, – cammini tortuosi, che girano al largo, dei compromessi. Se noi saremo trascinati a forza per questi cammini, sapremo compiere il nostro dovere anche in un lavoro quotidiano minuto. Ma prima, una lotta implacabile decida la questione della scelta del cammino. Saremmo dei vili e dei traditori della rivoluzione se non utilizzassimo quest’energia festosa delle masse e il loro entusiasmo rivoluzionario per la lotta implacabile e piena di abnegazione in favore del cammino diritto e decisivo. Lasciamo che gli opportunisti della borghesia pensino con timore alla reazione futura. Gli operai non si lasciano spaventare dall’idea che la reazione promette di essere terribile, nè dall’idea che la borghesia si accinge ad abbandonare la rivoluzione. GLi operai non attendono transazioni, non chiedono elemosine; essi aspirano a schiacciare implacabilmente le forze reazionarie; aspirano cioè alla ‘dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini'”” (pag 118-119)”,”LEND-048-B” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere scelte.”,”Nota: articoli da inserire in 2° parte Speciale 1° guerra mondiale. “”La storia non perdonerebbe il temporeggiamento ai rivoluzionari che possono vincere oggi (e vinceranno certamente oggi), ma rischierebbero di perdere molto, di perdere tutto domani”” (Lenin, Lettera ai membri del Comitato Centrale, 24 ottobre (6 novembre) 1917 (pag 989-990) Il ‘difensismo rivoluzionario’ e il suo significato di classe. 9. Bisogna riconoscere il ‘difensivismo rivoluzionario’ come la più considerevole e la più chiara manifestazione dell’ondata piccolo-borghese che ha sommerso “”quasi tutto””. E’ prorpio questo il nemico peggiore del progresso e del successo della rivoluzione russa. Chi ha ceduto su questo punto e non ha saputo liberarsi, è perduto per la rivoluzione. Ma le masse cedono diversamente dai capi e ‘diversamente’ riprendono la loro libertà, con un’altra marcia dell’evoluzione e con altri metodi. Il difensivismo rivoluzionario è, da un lato, il frutto dell’inganno delle masse per opera della borghesia, il frutto della fiducia incosciente dei contadini e di una parte degli operai:… (pag 729-730) La concezione borghese volgare della dittatura e la concezione di Marx. “”Mehring racconta nelle note di cui corredò la sua edizione degli articoli di Marx, pubblicati nel 1848 nella ‘Nuova gazzetta renana’, che le pubblicazioni borghesi facevano tra l’altro la seguente accusa a questo giornale: la ‘Nuova gazzetta renana’ avrebbe rivendicato “”l’instaurazione imediata della dittatura come unico mezzo per realizzare la democrazia”” (Marx, ‘Nachlass’, v: III, p. 53). Dal punto di vista borghese volgare il concetto di dittatura e il concetto di democrazia si escludono l’un l’altro. … (pag 414-416) [V.I. Lenin, Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica, 1905] [(in) V.I., Lenin, Opere scelte, Roma, 1976] Contiene: OPERE SCELTE LENIN CHE COSA SONO GLI AMICI DEL POPOLO UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO DUE TATTICHE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA NELLA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA RIORGANIZZAZIONE PARTITO INSEGNAMENTI INSURREZIONE MOSCA MARXISMO E REVISIONISMO IN CAMMINO ALCUNE PARTICOLARITA’ SVILUPPO STORICO DEL MARXISMO RIPRESA RIVOLUZIONARIA TRE FONTI E TRE PARTI INTEGRANTI DEL MARXISMO DESTINI STORICI DOTTRINA KARL MARX EUROPA ARRETRATA ASIA AVANZATA SU DIRITTO AUTODECISIONE NAZIONI GUERRA E SOCIALDEMOCRAZIA RUSSA FIEREZZA NAZIONALE GRANDI RUSSI SULLA PAROLA D’ORDINE STATI UNITI D’ EUROPA OPPORTUNISMOE CROLLO 2° SECONDA INTERNAZIONALE IMPERIALISMO FASE SUPREMA DEL CAPITALISMO PROGRAMMA MILITARE RIVOLUZIONE PROLETARIA RAPPORTO SU RIVOLUZIONE DEL 1905 LETTERE DA LONTANO COMPITI PROLETARIATO IN RIVOLUZIONE ATTUALE DUALISMO DI POTERE COMPITI PROLETARIATO IN NOSTRA RIVOLUZIONE VII 7° CONFERENZA POSDR PROGETTO DI RISOLUZIONE SU QUESTIONE AGRARIA 1° PRIMO CONGRESSO DE DEPUTATI OPERAI E SOLDATI DI TUTTA LA RUSSIA SULLE PAROLE D’ ORDINE INSEGNAMENTI RIVOLUZIONE COMITATO CENTRALE POSDR CATASTROFE IMMINENTE E COME LOTTARE CONTRO DI ESSA DIARIO DI UN PUBBLICISTGA BOLSCEVICHI DEVONO PRENDERE IL POTERE STATO E RIVOLUZIONE MARXISMO E INSURREZIONE CRISI E’ MATURA COMPITI DELLA RIVOLUZIONE CONSIGLI DI UN ASSENTE LETTERA AI COMPAGNI BOLSCEVICHI DELEGATI ALLA CONFERENZA REGIONALE DEI SOVIET DEL NORD LETTERE MANIFESTO AGLI OPERAI SOLDATI E CONTADINI RELAZIONE SU PACE QUESTIONE TERRA CONTROLLO OPERAIO APPELLO DEL CC POSDR ALLEANZA OPERAI CONTADINI TESI SU ASSEMBLEA COSTITUENTE PROGETTO DI DECRETO PER SCIOGLIMENTO ASSEMBLEA COSTITUENTE TESI SU CONCLUSIONE PACE IMMEDIATA SEPARATA E ANNESSIONISTA PATRIA SOCIALISTA IN PERICOLO COSA STRANA E MOSTRUOSA RAPPORTO SULLA GUERRA E SULLA PACE AL VII CONGRESSO DEL PCbR COMPITO PRINCIPALE COMPITI IMMEDIATI POTERE SOVIETICO DISCORSO A I PRIMO CONGRESSO CONSIGLI ECONOMIA APPELLO COMPAGNI OPERAI LOTTA FINALE DECISIVA RIVOLUZIONE PROLETARIA E RINNEGATO KAUTSKY CONQUISTATO E REGISTRATO SUCCESSI E DIFFICOLTA’ POTERE SOVIETICO RAPPORTO SU PROGRAMMA PARTITO PRESENTATO VIII 8° CONGRESSO PARTITO COMUNISTA BOLSCEVICO DI RUSSIA RAPPORTO SU LAVORO IN CAMPAGNA VIII CONGRESSO PCbR TESI CC PARTITO SITUAZIONE FRONTE ORIENTALE GUERRA CIVILE III 3° TERZA INTERNAZIONALE E SUO POSTO IN STORIA SALUTO A OPERAI UNGHERESI GRANDE INIZIATIVA LOTTA CONTRO DENIKIN LETTERA A OPERAI E CONTADINI VITTORIA SU KOLCIAK ECONOMIA E POLITICA IN EPOCA DITTATURA PROLETARIATO DISCORSO A 1° PRIMO GONGRESSO COMUNI E ARTEL AGRICOLI LETTERA A OPERAI E CONTADINI UCRAINA QUESTIONE VITTORIE SU DENIKIN IX 9° CONGRESSO PCbR PCRb ESTREMISMO MALATTIA INFANTILE COMUNISMO TESI SU QUESTIONE AGRARIA TESI SU QUESTIONE NAZIONALE E COLONIALE 2° SECONDO CONGRESSO IC COMINTERN COMPITI ASSOCIAZIONI GIOVANILI GIOVANI DA GUERRA A PACE UNITA’ PARTITO DEVIAZIONE SINDACALISTA E ANARCHICA IN NOSTRO PARTITO SALUTO A REPUBBLICHE SOVIETICHE CAUCASO IMPOSTA IN NATURA OPERAI E CONTADINI TESI PER RAPPORTO SU TATTICA PC DI RUSSIA A 3° TERZO CONGRESSO IC TATTICA PC RUSSO NUOVI TEMPI VECCHI ERRORI IN FORMA NUOVA EPURAZIONE IN PARTITO 4° QUARTO ANNIVERSARIO RIVOLUZIONE OTTOBRE NUOVA POLITICA ECONOMICA NEP COMPITI CENTRI DI EDUCAZIONE POLITICA IMPORTANZA ORO DOPO VITTORIA SOCIALISMO FUNZIONE E COMPITI DEI SINDACATI NELLE CONDIZIONI DELLA NUOVA POLITICA ECONOMICA QUESTIONE SINDACATI CAPIALISMO DI STATO LOTTA DI CLASSE IN POTERE POLITICO IN MANI PROLETARIATO QUESTIONE SPECIALISTI INFLUENZA PICCOLO BORGHESE SU CLASSE OPERAIA SITUAZIONE INTERNAZIONALE E INTERNA DELLA REPUBBLICA SOVIETICA FINE DELLA RITIRATA CINQUE ANNI DI RIVOLUZIONE RUSSA E PROSPETTIVE RIVOLUZIONE MONDIALE DIFFICILE AVANZATA APPUNTI SU COMPITI NOSTRA DELEGAZIONE A CONFERENZA INTERNAZIONALE AJA AIA LETTERA A CONGRESSO E APPUNTI 1922 1923 PAGINETTE DI DIARIO SU COOPERAZIONE SU NOSTRA RIVOLUZIONE RIORGANIZZARE ISPEZIONE OPERAIA E CONTADINA MEGLIO MENO MA MEGLIO”,”LEND-651″ “LENIN V.I.”,”Tre scritti sul marxismo. Tre fonti e tre parti integranti del marxismo (1913) – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo (1911) – I destini storici della dottrina di Karl Marx (1913).”,”Omaggio di Marco Ottolini “”Il punto essenziale della dottrina di Karl Marx è l’interpretazione della funzione storica mondiale del proletariato come creatore della società socialista”” (pag 41) (I destini storici della dottrina di Karl Marx) (p. 41) “”Lenin sottolinea in un altro suo scritto (‘Chi sono gli amici del popolo?’, 1899) come grande merito di Marx sia di aver scoperto come lo sviluppo economico della società umana non si attui in un divenire indifferenziato. Lo sviluppo economico della società si scandisce invece in ‘formazioni sociali’ distinte (per esempio: schiavista, feudale, borghese) fondate su sistemi economici differenti e rette da leggi economiche diverse. Marx ci ha dato appunto le leggi che governano ‘questa’ formazione sociale, capitalistica. Marx è stato il primo a capire che ciò che distingue e caratterizza le diverse formazioni sociali è la loro ‘base’ economica, la ‘struttura’ della loro economia. Dalla struttura economica sono determinate – seppure in modo non meccanico – le forme politiche, statali, giuridiche culturali della vita sociale. Marx ha visto come la ‘struttura’ economica sia caratterizzata dai ‘rapporti di produzione’ (giuridicamente, i rapporti di proprietà) che si stabiliscono tra gli uomini. La radice della lotta di classe si trova appunto nella contraddizione che si manifesta, ad un certo punto dello sviluppo economico, tra i ‘rapporti di produzione’ e le ‘forze produttive’ che crescono entro questi rapporti; tra il proletariato (principale forza produttiva nella società capitalistica, insieme alle macchine, alle fonti di energia, alle materie prime) e i rapporti di produzione capitalistici (fondati sul fatto che vi è da una parte il proprietario dei mezzi di produzione – fabbriche, miniere, terra, macchine ecc. – e dall’altro i proletari – che senza nulla possedere fanno operare i mezzi di produzione). Marx ha dato insomma una spiegazione ‘materialistica’ dello sviluppo della società (intendendosi per ‘materia’ l”economia; vale a dire l’insieme dei beni materiali che sono necessari alla sussistenza umana). Ma con ciò – spiega Lenin nel primo paragrafo di questo articolo [‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’ (1913)] – Marx si è riallacciato a tutta una corrente del pensiero filosofico: la corrente ‘materialista’ (…) Ma Marx ha saputo applicare al materialismo – particolarmente a quello che, nel ‘700, ebbe funzione altamente progressiva – la dialettica di Hegel. Questo grande pensatore tedesco (1770-1831) seppe comprendere che il pensiero, la scienza, l’umanità stessa – e con esse anche la natura – non sono realtà immobili: tutto diviene, si sviluppa costantemente. (…) Ma questo divenire non si compie secondo una linea costante e regolare, ma attraverso ‘contraddizioni’. Tutto ciò che è reale, concreto, è contraddittorio”” (pag 12-14) [Luciano Gruppi, Introduzione’ a: V.I. Lenin, ‘Tre scritti sul marxismo’, Roma, 1973]”,”LEND-652″ “LENIN V.I. TROTSKY Lev”,”I Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del I Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”Dono Marco Ottolini”,”INTT-285″ “LENIN V.I. ZINOVIEV BUCHARIN TROTSKY LEVI MEYER WALCHER WOLFSTEIN ROSMER SADOUL GUILBEAUX QUELCH GALLACHER PANKHURST LAINE FRAYNA BILAN REED SERRATI BOMBACCI GRAZIADEI BORDIGA e altri firmatari”,”II Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del II Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”Dono Marco Ottolini”,”INTT-286″ “LENIN V.I.”,”Sullo Stato. Lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio1919.”,” “”Finché non v’erano classi, non v’era neanche quest’apparato. Quando apparvero le classi, sempre e dovunque; contemporaneamente allo sviluppo e al rafforzarsi di questa divisione, apparve pure quest’istituto speciale: lo Stato. Le forme di Stato furono straordinariamente varie. Nel periodo della schiavitù, nei paesi più progrediti, più colti e civili per quei tempi, ad esempio nell’antica Grecia e a Roma che erano interamente basate sulla schiavitù, noi abbiamo già varie forme di Stato. Già allora sorse la differenza tra la monarchia e la repubblica, tra l’aristocrazia e la democrazia. La monarchia, come potere di una sola persona; la repubblica, come assenza di qualsiasi potere non elettivo. L’aristocrazia come potere di una minoranza comparativamente piccola; la democrazia, come potere del popolo (democrazia nella traduzione letterale dal greco significa appunto: potere del popolo). Tutte queste differenze sorsero all’epoca della schiavitù. Nonostante queste differenze, lo Stato dell’epoca della schiavitù era uno Stato schiavistico, fosse esso monarchico o repubblica aristocratica o democratica. (…) Lo Stato è una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, una macchina per tenere sottomesse ad una classe le altre classi soggette. La forma di questa macchina può essere diversa. Nello Stato schiavista noi abbiamo la monarchia, la repubblica aristocratica o persino la repubblica democratica. Le forme di governo furono in realtà estremamente varie, ma la sostanza delle cose rimase sempre la medesima: gli schiavi non avevano nessun diritto, rimanevano la classe oppressa e non erano considerati esseri umani. La stessa cosa riscontriamo nello Stato feudale. Il mutarsi della forma di sfruttamento ha trasformato lo Stato schiavista in Stato feudale”” [V.I. Lenin, ‘Sullo Stato. Lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio1919’, Mosca, 1949] (pag 12-13) “”Non soltanto le persone che si trovano in dipendenza diretta dalla borghesia, non soltanto coloro che si trovano sotto il giogo del capitale e che sono corrotti da questo capitale (al servizio del capitale si trova una moltitudine di ogni genere di scienziati, di artisti, di preti, ecc.), ma anche le persone che si trovano semplicemente sotto l’influenza dei pregiudizi della libertà borghese, – tutta questa gente è insorta contro il bolscevismo in tutto il mondo, perchè fin dalla sua fondazione la Repubblica sovietica ha rigettato la menzogna borghese ed ha dichiarato apertamente: voi chiamate il vostro Stato libero, ma in realtà, finchè esiste la proprietà privata, il vostro Stato, anche se fosse una repubblica democratica, non è altro che una macchina nelle mani dei capitalisti per opprimere gli operai; e più lo Stato è libero, tanto più chiaramente questo risalta. Esempio di questo sono la Svizzera in Europa e gli Stati Uniti d’America. In nessun luogo il capitale domina così cinicamente e inesorabilmente, e in nessun luogo questo fatto è così evidente come appunto in questi paesi, malgrado entrambi siano repubbliche democratiche, nonostante che esse siano delicatamente imbellettate, malgrado tutte le parole sulla democrazia del lavoro e sull’eguaglianza di tutti i cittadini. In realtà, in Isvizzera e in America impera il capitale e ogni tentativo degli operai di ottenere un miglioramento più o meno serio della loro situazione s’imbatte immediatamente nella guerra civile. In questi paesi v’è una quantità minore di soldati, minore è l’esercito regolare, (…) e perciò allorchè ha luogo uno sciopero, la borghesia si arma, arruola dei soldati e schiaccia lo sciopero: in nessun luogo questo soffocamento del movimento operaio avviene con tale ferocia inesorabile come avviene in Isvizzera e in America, e in nessun parlamento l’influenza del capitale si fa sentire così fortemente come si fa sentire proprio in questi paesi. La potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il parlamento, le elezioni sono delle marionette, dei pupazzi… Ma più si va avanti, più le bende cadono dagli occhi degli operai, e più largamente si diffonde il concetto del Potere sovietico, specie dopo il macello sanguinoso che abbiamo vissuto ultimamente”” [V.I. Lenin, ‘Sullo Stato. Lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio1919’, Mosca, 1949] (pag 20-21) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-653″
“LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”[Il volume contiene il capitolo: ‘Dalle guerre di liberazione nazionale alla prima guerra mondiale. Guerre nazionali e guerre imperialiste – Le guerre nazionali del secolo XIX – Italia e Turchia – La guerra per Tripoli – Contrasti fra Italia e Austria nei Balcani – Gli armamenti e il capitalismo – Imperialismo e socialismo in Italia’ (pag 53-69). ‘In questa nota ci proponiamo di esaminare soltanto il materiale che offrono sulla questione i libri pubblicati dopo l’inizio della guerra dal professore borghese Roberto Michels: ‘L’imperialismo italiano’ (1914) e dal socialista T. Barboni: ‘Internazionalismo o nazionalismo di classe? (Il proletariato d’Italia e la guerra europea)’ (1915). (…) L’imperialismo italiano è stato chiamato “”l’imperialismo della povera gente”” in considerazione della povertà dell’Italia e della disperata miseria delle masse degli emigrati italiani. Lo sciovinista italiano Arturo Labriola, che si distingue dal suo avversario G. Plekhanov solo perché ha rivelato un po’ prima il suo socialsciovinismo e perché è giunto a questo socialsciovinismo attraverso il semianarchismo piccolo borghese e non attraverso l’opportunismo piccolo-borghese, questo Arturo Labriola scriveva nel suo libro sulla guerra di Tripoli (1912): “”… E’ chiaro che noi non lottiamo soltanto contro i turchi, … ma anche contro gli intrighi, le minacce, il denaro e gli eserciti dell’Europa plutocratica, la quale non può tollerare che le piccole nazioni osino fare anche un solo atto o dire una parola che comprometta la sua ferrea “”egemonia”” (p. 22). E il capo dei nazionalisti italiani dichiarava: “”… come il socialismo fu il metodo di redenzione del proletariato dalle classi borghesi, così il nazionalismo sarà per noi italiani il ‘metodo di redenzione’ dai francesi, dai tedeschi, dagli inglesi, dagli americani del Nord e del Sud che sono i nostri borghesi””. (…) Fino alla guerra di Tripoli, l’Italia non aveva depredato altri popoli, o, almeno, non in grande misura. Non è questo un affronto insopportabile per l’orgoglio nazionale? Gli italiani sono oppressi e umiliati di fronte alle altre naizoni. L’emigrazione italiana ammontava a circa 100.000 persone all’anno verso il 1870, e giunge ora a una cifra che varia da mezzo milione a un milione: e son tutti miserabili che la fame, nel senso letterale della parola, caccia dal loro paese, fornitori di forza-lavoro per le industria che danno i salari peggiori, una massa che popola i quartieri più affollati, poveri e sudici della città d’Ameirca e d’Europa. Il numero degli italiani che vivono all’estero è salito da un milione nel 1881 a cinque milioni e mezzo nel 1910, di cui la più gran parte spetta a paesi “”grandi”” e ricchi, nei quali gli italiani costituiscono la massa operaia più rozza, più “”greggia””, più misera e del tutto priva di diritti. (…) Come dunque non riconoscere con Labriola e gli altri “”plekhanovisti”” italiani, che l’Italia ha “”diritto”” alla sua colonia di Tripoli, a opprimere gli slavi nella Dalmazia, a prender parte alla spartizione dell’Asia Minore, ecc.! Come Plekhanov difende la guerra “”di liberazione”” della Russia contro l’aspirazione della Germania a fare di essa una sua colonia, così il capo del partito riformista, Leonida Bissolati, strilla contro “”l’invasione del capitale straniero in Italia”” (p. 97): capitale tedesco in Lombardia, inglese in Sicilia, francese nel Piacentino, belga nelle imprese tranviarie, ecc. ecc., senza fine. La questione è posta in modo categorico e non si può non riconoscere che la guerra europea ha recato all’umanità l’enorme vantaggio di porre la questione stessa, di fatto, categoricamente, davanti a centinaia di milioni di uomini dele diverse nazioni: o difendere col fucile o con la penna, direttamente o indirettamente, in una forma qualunque, i privilegi della grande potenza in genere o i vantaggi o le pretese della “”propria”” borghesia, e ciò vuol dire esserne i seguaci e servitori, ‘oppure’ servirsi di ogni lotta, e soprattutto di ogni lotta armata per quei privilegi, allo scopo di smascherare e abbattere ogni governo, e in prima linea, il ‘proprio’ governo per mezzo dell’azione rivoluzionaria del proletariato internazionalmente solidale. Non c’è via di mezzo; in altre parole: il tentativo di prendere una posizione intermedia significa in realtà un passaggio camuffato dalla parte della borghesia imperialista”” (1). (pag 62-63-64-65) [V.I. Lenin, capitolo: ‘Dalle guerre di liberazione nazionale alla prima guerra mondiale’, articolo:’Imperialismo e socialismo in Italia’. Nota: (1) Questo articolo “”Imperialismo e socialismo in Italia”” è stato pubblicato la prima volta sul ‘Kommunist’, n. 1-2 agosto 1915 (vol. XVIII, pp. 289-296). Da allora è stato riprodotto numerose volte sulla stampa operaio internazionale e italiana]”,”LEND-011-B”
“LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”2° copia Fondo Gian Maria Pegoraro [Il volume contiene i capitoli: 3. ‘La prima guerra mondiale (1914-1918): La posizione del partito socialista – La guerra europea e il socialismo internazionale – Tentativi di ristabilire i rapporti internazionali – Gli Alleati e l’Italia – Sul segreto dei trattati – La lotta tra Italia e Austria per l’Albania – I compiti del proletariato nella guerra imperialista (pag 35-50); 4. ‘Il partito socialista italiano durante la guerra’: Il caso Bissolati – Gli italiani a Zimmerwald e a Kienthal – Saluto a un Congresso di socialisti italiani – Pacifismo borghese e pacifismo socialista – Kautsky e Turati – “”Difesa della patria”” – Una svolta nella politica mondiale – Appello ai socialisti – “”Programmi di pace”” – La lotta contro il riformismo – Il PSI dopo Kienthal – Centrismo – Uscire dall’equivoco di Zimmerwald – Le tre correnti del movimento socialista internazionale (pag 51-98). ‘Sul segreto dei trattati. Perché i difensori della guerra imperialista custodiscono così gelosamente il segreto dei trattati? Volete sapere il perchè, compagni operai e soldati? Considerate almeno uno di questi nobili trattati: il “”nostro”” trattato con l’Italia (cioè con i capitalisti italiani) concluso all’inizio del 1915 (1). Il democratico borghese, signor V. Vodovosov, nel giornale ‘Dien’ (‘Il giorno’) (del 6 maggio 1917), basandosi sui documenti pubblicati dal ‘Novoie Vremia’ riferisce il contenuto di questo trattato: “”Gli alleati hanno garantito all’Italia il Tirolo meridionale con Trento, tutto il litorale adriatico, la parte settentrionale della Dalmazia con le città di Zara e Spalato, la parte centrale dell’Albania con Valona, le isole dell’Egeo presso le coste dell’Asia minore, e inoltre una lucrosa concessione ferroviaria nella Turchia asiatica: questo è il prezzo del sangue di cui l’Italia ha fatto mercato. Questi acquisti territoriali superano di parecchie volte ogni pretesa nazionale che l’Italia avesse mai manifestata. (…) Questo è l’unico trattato, riguardante la guerra, che noi conosciamo, ed è un trattato di brutale rapina. Non sappiamo se negli altri trattati si manifestino o meno gli stessi istinti predaci. In ogni caso, per la democrazia che scrive sula sua bandiera “”pace senza annessioni”” sarebbe molto importante saperlo””. “”Non sappiamo”” fino a che punto gli altri trattati segreti siano briganteschi? No, signor Vodovosov, noi lo sappiamo molto bene: i trattati segreti riguardanti la spartizione della Persia, della Turchia, l’usurpazione della Germania, dell’Armenia, sono luridi trattati briganteschi né più né meno del brigantesco trattato con l’Italia. Compagni soldati e operai! Vi si dice che voi difendete la “”libertà”” e la “”rivoluzione””? In realtà voi difendete i loschi trattati dello zar, che vi si tengonp nascosti come si tiene nascosta una malattia segreta”” (2). Note: (1) Il patto di Londra; concluso segretamente fra gli “”Alleati”” e l’Italia il 26 aprile 1915; (2) Dall’articolo ‘Uno dei trattati segreti’, pubblicato dalla ‘Pravda’, n. 53, 23 (10) maggio 1917 (vol. XX pp. 359-60)]”,”LEND-011-C”
“LENIN V.I. (LÉNINE)”,”Socialisme et Religion. (1905)”,”‘La religione deve essere dichiarata un affare privato’ “”La religion doit être proclamée une affaire privée, c’est ainsi qu’on a coutume de définir l’attitude des socialistes envers la religion. Mais il convient de préciser la signification de ces mots pour qu’ils ne puissent susciter aucun malentendu. Nous exigeons que la religion soit une affaire privée par rapport à l’Etat, mais nous ne pouvons en aucune manière considérer la religion comme une affaire privée par rapport à notre propre Parti. L’Etat n’a pas à s’occuper de la religion, les sociétés religieuses ne doivent pas être liées au pouvoir d’Etat. Chacun doit être absolument libre de confesser la religion qui lui plaît ou de n’en reconnaître aucune, c’est-à-dire d’être athée, comme tout socialiste l’est ordinairement. Toute distinction des droits entre citoyens, selon leurs croyances religieuses, est absolument inadmissible.Toute mention de la religion des citoyens dans les documents officiels doit être totalement supprimée. L’Etat ne doit accorder aucune subvention ni à l’Eglise, ni aux sociétés ecclésiastiques ou religieuses, lesquelles doivent être des unions de citoyens-coreligionnaires, unions absolutement libres, indépendantes vis-à-vis du pouvoir. Seule la satisfaction pleine et entière de ces revendications peut mettre un terme à ce passé honteux et maudit, quand l’Eglise se trouvait dans une dépendance féodale vis-à-vis de l’Etat, et les citoyens russes – dans une dépendance féodale vis-à-vis de l’Eglise officielle; quand existaient et étaient appliquées des lois moyenâgeuses, inquisitoriales (qui subsistent jusqu’à présent dans notre code pénal et dans nos règlements), qui poursuivaient les gens pour leurs croyances ou pour leur athéisme, qui faisaient violence à la conscience de l’homme, qui rattachaient les sinécures et revenus officiels à la distribution par l’Etat et l’Eglise d’un alcool intellectuel. La séparation totale de l’Eglise et de l’Etat, voilà la revendication que le prolétariat socialiste présente à l’Etat et à l’Eglise modernes. La révolution russe doit faire aboutir cette revendication comme une partie intégrante de la liberté politique”” (pag 4-5) [V.I. Lenin (Lénine), Socialisme et Religion, Moscou, 1952]”,”LEND-655″
“LENIN V.I., a cura di George FYSON”,”Lenin’s Final Fight. Speeches and Writings, 1922-23.”,”””The decision of the plenary meeting of the CC of October 6 (minutes no. 7, point 3) institutes what seems to be an unimportant, partial reform: “”implement a number of separate decisions of the Council of Labor and Defense on temporary permission for the import and export of individual categories of goods or on granting the permission for specific frontiers”” (10). In actual fact, however, this wrecks the foreign trade monopoly . Small wonder that Comrade Sokolnikov has been trying to get this done and has succeeded. He has always been for it; he likes paradoxes and has always undertaken to prove that monopoly is not to our advantage. But it is surprising that people who in principle favor the monopoly have voted for this without asking for detailed information from any of the business executives. What does the decision that has been adopted signify? Purchaising offices are being opened for the import and export trade. The owner of such an office has the right to buy an sell only specially listed good. Where is the control over this? Where are the means of control? In Russia flax costs 4 rubles 50 kopecks, in Britain it costs 14 rubles. All of us have read in ‘Capital’ how capitalism changes internally and grows more daring when interest rates and profits rise quickly. All of us recall that capitalism is capable of taking deadly risks and that Marx recognized this long before the war and before capitalism began its “”leaps””. What is the situation now? What force is capable of holding the peasants and the traders from extremely profitable deals? Cover Russia with a network of overseers? Catch the neighbour in a purchasing office and prove that his flax has been sold to be smuggled out of the country? Comrade Sokolnikov’s paradoxes are always clever, but one must distinguish between paradoxes and the grim truth. No “”legality”” on such a question is at all possible in the Russian countryside (…)”” (pag 88-89) [V.I. Lenin, ‘On the foreign trade monopoly. Letter to Joseph Stalin for the members of the Central Committee, October 13, 1922] [(in V.I. Lenin, Lenin’s Final Fight. Speeches and Writings, 1922-23, New York, 1993] [(10) Under the state monopoly on foreign trade, all exporting and importing activity was centralized in the hands of a state agency. There were continuing proposals to relax the monopoly from a number of party leaders, including Bukharin, Zinoviev, Kamenev, and Stalin. Lenin responded to these proposals with a letter on May 15, 1922, calling for “”a ‘formal ban’ on all talks and negotiations and commissions, etc, concerning the relaxation of the foreign trade monopoly”” (…)]”,”LEND-656″
“LENIN Vladimir Ilic GORTER Herman KUN Béla TROTSKY Lev’ Davidovic”,”Dibattito sull’estremismo.”,”Il Partito socialdemocratico (SDP) di Herman Gorter e di Anton Pannekoek fu fondato nel 1909 dal collettivo redazionale di ‘Die Tribune’ dopo la sua espulsione dal Partito operaio socialdemocratico (SDAP) ad opera della direzione revisionista di Troelstra e van Kol. Soltanto il partito bolscevico aveva rotto, sia pure in modo non definitivo e completo, con i revisionisti prima degli olandesi. Il ‘caso’ fu una delle grosse questioni discusse nella XI sessione del bureau della Seconda Internazionale il 7 novembre 1909. Lenin, che era membro del bureau e che continuava a sostenere una tenace battaglia per impedire che l’organo internazionale riconoscesse il partito menscevico invece del suo, intervenne nella discussione per impedire la manovra degli opportunisti tendente ad escludere il SDP dall’Internazionale. «Lo sviluppo del settarismo socialista e lo sviluppo del vero movimento operaio sono sempre in rapporto inverso e, fino a quando le sette hanno una ragione (storica) di essere, la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Quando avrà raggiunto questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie». (Lettera di Marx a Bolta, 1871)”,”LEND-005-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Sui sindacati, gli scioperi, l’economismo.”,”Gli scritti presentati in questo volume sono tratti da V.I. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, Roma, 1954.”,”LEND-006-FL”
“LENIN V.I., a cura di Dirce GIAMMARCHI e Amneris VERGANI”,”Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. I. L’educazione delle masse alla lotta.”,”In unico cofanetto parte I, II, III “”Il primo problema è di sapere come nascono e si diffondono gli scioperi. Chiunque ricordi tutti i casi di scioperi a lui noti o per esperienza personale o per averne avuto notizia dai racconti di altre persone o dai giornali, constaterà subito che gli scioperi iniziano e si diffondono dove sorgono e si moltiplicano le grandi fabbriche. Tra le maggiori fabbriche che occupano centinaia (e a volte migliaia) di operai, non ne troverà una sola nella quale non si siano prodotti scioperi operai. Quando le grandi fabbriche e le officine erano poco numerose in Russia, erano poco numerosi anche gli scioperi; da quando le grandi fabbriche rapidamente si moltiplicano, sia nelle vecchie località industriali che nelle città nuove e nei villaggi, gli scioperi diventano sempre più frequenti. Quale è la ragione per cui la grande produzione industriale conduce sempre agli scioperi? La ragione sta nel fatto che il capitalismo conduce necessariamente alla lotta degli operai contro i padroni; e quando la produzione si sviluppa, questa lotta assume necessariamente la forma di scioperi. (…) In tutti i paesi l’indignazione degli operai si è manifestata all’inizio con rivolte isolate o sommosse, per usare il linguaggio della polizia e dei capitalisti. In tutti i paesi queste rivolte isolate hanno generato da una parte scioperi più o meno pacifici e dall’altra una lotta generale della classe operaia per la sua emancipazione. (…) Qual’è la funzione degli scioperi (o astensioni dal lavoro) nelle lotte della classe operaia? Per rispondere a questa domandanoi dobbiamo dapprima soffermarci un poco più a lungo sugli scioperi. Se come abbiamo visto, il salario è determinato da un contratto tra l’operaio e il suo padrone e se in questa circostanza l’operaio isolato si trova completamente impotente, è evidente che gli operai devono necessariamente sostenere insieme le loro rivendicazioni; è evidente che essi debbono necessariamente organizzare scioperi o per ottenere un salario più elevato o per impederire che il padrone riduca i salari. E, infatti, non c’è un solo paese capitalista dove non si siano verificati scioperi operai. In tutti i paesi d’Europa e in America, ovunque, gli operai sono disarmati quando si muovono isolatamente e non possono resistere al padronato se non uniti, organizzando scioperi o agitando la minaccia di scioperi”” (pag 4-7-8) [V.I. Lenin, Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. I. L’educazione delle masse alla lotta (a cura di Dirce Giammarchi e Amneris Vergani), Milano, 1971; Redatto alla fine del 1899 e pubblicato nel 1924 nel numero 8-9 della Rivista “”Proletarskaia Revolutsia””] Scioperi scuola di guerra (pag 13)”,”LEND-657″
“LENIN V.I.”,”Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. II. Sciopero economico e sciopero politico.”,”In unico cofanetto parte I, II, III “”La classe operaia, durante uno sciopero politico, agisce come la classe di avanguardia di tutto il popolo. Il proletariato in tali circostanze assume non solo la funzione di una classe della società borghese, ma quello di forza dominante, vale a dire di direzione e di guida. Le idee politiche che vengono alla luce nel movimento rivestono un carattere nazionale, vale a dire toccano le condizioni fondamentali, le condizioni più profonde della vita politica di tutto il paese. Questo carattere dello sciopero politico, come dimostrano le indagini scientifiche del periodo 1905-1907, interessò al movimento tutte le classi, e in particolare gli strati più larghi, più numerosi e più democratici della popolazione, come i contadini, ecc.”” [V.I. Lenin, Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. II. Sciopero economico e sciopero politico, Milano, 1971] (pag 89-90) Martov (pag 114-115) “”Parlare della lotta delle tendenze nella rivoluzione russa attribuendo a ciascuna di ese una etichetta come “”settarismo””, “”incultura””, ecc. e non dire nemmeno una parola sugli interessi economici del proletariato, della borghesia liberale e dei contadini democratici, tutto ciò equivale ad abbassarsi al rango di giornalisti di bassa lega. Un esempio. “”Nell’insieme dell’Europa occidentale”” scrive Martov, “”le masse contadine sono ritenute delle degne alleate (per il proletariato), unicamente nella misura in cui fanno conoscenza con le dure conseguenze della trasformazione capitalistica dell’agricoltura; in Russia invece si pensava di far alleare un proletariato numericamente debole a cento milioni di contadini che non avevano – o quasi – risentito dell’azione “”educatrice”” del capitalismo e che per questo motivo non erano ancora stati per nulla alla scuola della borghesia capitalista””. Non crediate che si tratti di un lapsus da parte di Martov: è il punto centrale di ‘tutte’ le concezioni mensceviche. Sono le stesse idee che impregnano tutta la storia dell’opportunismo nella rivoluzione russa e che gli opportunisti pubblicano ora in Russia sotto la direzione di Potresov, Martov e Maslov (‘Il movimento sociale in Russia all’inizio del XX secolo’). Il menscevico Maslov ha espresso queste idee con ancora più rilievo, dichiarando nell’articolo che riassume “”l’opera”” in questione: “”La dittatura del proletariato e dei contadini sarebbe in contraddizione con il ‘corso dello sviluppo economico’””. E’ precisamente qui che bisogna cercare le radici delle divergenze che mettono in opposizione il bolscevismo al menscevismo. Martov ha ‘sostituito’ la scuola del ‘capitalismo’ con quella della ‘borghesia capitalista’ (diciamo tra parentesi che in nessuna parte del mondo esiste una borghesia che non sia capitalista). In che cosa consiste la scuola del capitalismo? In questo: che il capitalismo strappa i contadini all’idiotismo della campagna, che li scuote dal loro torpore e li ‘spinge alla lotta’. In che cosa consiste la scuola della””borghesia capitalista?”” In questo, che la “”borghesia tedesca del 1848 ha tradito senza il minimo scrupolo i contadini, i suoi alleati più naturali, senza i quali essa è impotente di fronte all’aristocrazia”” (K. Marx, nella ‘Nuova gazzetta renana’ del 29 luglio 1848) (1). In questo: che la borghesia liberale russa ha tradito i contadini in un modo costante e sistematico, nel corso degli anni 1905-1907, schierandosi in realtà con il partito dei grandi proprietari fondiari e dello zarismo contro la lotta dei contadini, e ostacolando nel modo più diretto l’evoluzione di questa lotta. Sotto la copertura delle frasi “”marxiste”” sull'””educazione”” dei contadini da parte del capitalismo, Martov difende in realtà l'””‘educazione”” dei contadini (‘che lottano in modo rivoluzionario contro l’aristocrazia’) da parte dei liberali (‘che hanno venduto i contadini all’aristocrazia’). Ecco come si sostituisce il liberalismo al marxismo. Ecco come si abbellisce il liberalismo con frasi marxiste. Ciò che Bebel ha detto a Magdeburgo, cioè che vi sono dei nazionali-liberali tra i socialdemocratici, non vale solo per la Germania (2).”” (pag 114-115) [(1) ‘Lenin cita l’articolo di K. Marx “”Progetto di legge sulla soppressione dei canoni feudali””, pubblicato sulla ‘Nuova Gazzetta Renana’. Inedito in Italia (1971)’; (2) ‘Federico Augusto Bebel, socialista tedesco, marxista, uno dei fondatori del partito socialdemocratico tedesco. Nel 1864 prese parte con Marx ed Engels alla costituzione della I Internazionale. Negli ultimi anni della sua vita, il suo spirito rivoluzionario si affievolì, facendolo scivolare sul terreno delle concessioni al riformismo’ (p. 115)]”,”LEND-657-B”
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA e Amneris VERGANI”,”Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. III. Lo sciopero rivoluzionario.”,”In unico cofanetto parte I, II, III Contiene l’articolo di Lenin: ‘Il primo maggio del proletariato rivoluzionario’ (sull’ importanza degli scioperi del 1° maggio 1913 in Russia cui parteciparono circa 250.000 operai) (pubblicato su ‘Socialdemocratico’, n. 34, 15 giugno 1913)”,”LEND-657-C”
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 12 . Januar – Juni 1907.”,”12 Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands Contiene: ‘Vorwort zur russischen Übersetzung des Buches “”Briefe und Auszüge aus Briefen von Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx u. A. an F.A. Sorge und andere”” (pag 357-376) [Prefazione alla traduzione russa del libro “”Lettere e estratti di lettere da Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Frederick Engels, Karl Marx e altri. A F. A. Sorge e altri””] [contiene pure la prefazione alla traduzione russa delle lettere di Marx a Kugelmann”,”LEND-562″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 17. Dezember 1910 – april 1912.”,”17 Contiene: ‘Über einige Besonderheiten der historischen Entwicklung des Marxismus (pag 23-28) ‘A proposito di alcune peculiarità dello sviluppo storico del marxismo’ (pag 23-28) contiene purfe: Hyndman su Marx”,”LEND-567″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 22. Dezember 1915 – Juli 1916.”,”22 Contiene: ‘Neue Daten über die Entwicklungesgesetze des Kapitalismus in der Landwirtschaft’ (‘Nuovi dati sulle leggi di sviluppo del capitalismo in agricoltura’) Altri scritti riportati nel volume: Sul crollo della Seconda Internazionale e l’opera l’Imperialismo”,”LEND-572″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 23. August 1916 – März 1917.”,”23 Contiene: ‘Über eine Karikatur auf den Marxismus und über den “”imperialistischen Ökonomismus””, “”Das Millitärprogramm der proletarischen Revolution””, ‘Über die Losung der “”Entwaffnung””, ‘Prinzipielles zur Militärfrage’, ‘Bürgerlicher und sozialisticher Pazifismus’, ‘Briefe aus der Ferne’ (A proposito di una caricatura del marxismo e sull’ “”economicismo imperialista””, “”Il programma militare della rivoluzione proletaria””‘, ‘Sulla parola d’ordine “”disarmo””, ‘Principi sulla questione militare ‘,’Pacifismo borghese e socialista’, ‘Lettere da lontano’)”,”LEND-573″
“LENIN V.I. e altri”,”Tesi e statuto della Internazionale comunista con aggiuntivi il Manifesto della Terza Internazionale e il discorso di Lenin all’inaugurazione del Congresso.”,”Manifesto dell’Internazionale Comunista ai lavoratori e alle lavoratrici di tutto il mondo (pag 9-41) firmato da Lenin, Zinoviev, Trotsky, Levi, Meyer, Valcker, Wolfstein, Steinhardt, Thomas, Stroemer, Rosmer, Sadoul, Guilbeaux, Quelch, Gallacher, Pankhurst, Mac-Laine, Fline, Fraina, Bilan, Reed, Serrati, Bombacci, Graziadei, Bordiga, Freies, Schefflo, Madsen, Dahlstrom, Samuelson, Winberg, Iorgensen, Nilsen, Vynkoop, Iansen, Van-Leuven, Van-Overstraten, Pestana, Herzog, Humbert Droz, Rakosi, Rudniansky, Varga, Levitzky, Marchlevsky, Stutchka, Mitzkewic, Monsulov, Vanek, Gula, Sapotozky, Vakman, Pegelman, Rachia, Lotonitzky, Manner, Kabakcief, Maximof, Chablin, Milkic, Mika, Zachakaia, Nichad, Sultan Saké, Atcharia, Maring, Lau-Siu-Tchan, Tak-Din-Chun [Discorso di Lenin sulla situazione politica ed economica ed il compito della Terza Internazionale] (pag 42-59) “”Mi contenterò di dimostrare questo con qualche esempio. Si guardino i debiti degli Stati. Sappiamo che i debiti degli Stati si sono accresciuti almeno sette volte nel corso del periodo che va dal 1914 al 1920 nei principali paesi dell’Europa. Informazioni particolarmente interessanti si trovano dal punto di vista economico nel libro del diplomatico inglese Keynes, intitolato: «Le conseguenze economiche della pace». Questo diplomatico era stato incaricato dal suo Governo di prendere parte alle trattative di Versailles. Egli ha potuto osservare direttamente, mettendosi da un punto di vista puramente borghese, quello che si faceva a Versailles. Passo passo egli ha studiato i dettagli. In qualità di economista, ha preso parte a tutte le sedute. Le conclusioni che ha dedotto dalle sue molteplici osservazioni sono molto più forti, molto più istruttive e più evidenti di quelle che avrebbe potuto fare un comunista. In effetti queste conclusioni sono quelle di un borghese, di un avversario spietato dei bolscevichi, dei quali si fa, come piccolo borghese inglese, una idea mostruosissima. La sua opinione è che tutto il mondo, per la pace di Versailles, marcia verso la bancarotta. Egli ha dato le sue dimissioni ed ha gettato il suo libro sulla faccia del Governo gridando: «Voi commettete una follia!». Citerò ora alcune cifre che daranno un’idea di insieme del debito che pesa sul bilancio delle grandi potenze. Convertirò le lire sterline in rubli d’oro, contando dieci rubli per una lira sterlina. Ecco ciò che abbiamo: «Gli Stati Uniti hanno un attivo di 10 miliardi, un passivo di zero; prima della guerra essi erano i debitori dell’Inghilterra. (…) Solo l’America si è trovata in una situazione finanziaria indipendente. Essa aveva dei debiti prima della guerra, ora resta invece la creditrice degli altri Stati. La situazione dell’Inghilterra si riassume in un attivo di 17 miliardi ed un passivo di 8 miliardi, vale a dire che la metà del suo bilancio è composto da debiti. (…) Ad onta di queste circostanze particolarmente favorevoli, ad onta della vittoria che ha riportato, la Francia resta la debitrice degli altri paesi. Uno scrittore borghese americano, citato dal compagno comunista Braun, nel suo libro: «Chi deve pagare i debiti di guerra?» (Lipsia, 1920), dimostra che i debiti sono ripartiti nel modo seguente: Nei paesi che hanno riportato la vittoria, in Inghilterra ed in Francia, i debiti costituiscono il 50 per cento del bilancio nazionale. I debiti dell’Italia costituiscono dal 60 al 70 per cento del suo bilancio, quelli della Russia il 90 per cento. Ma questi debiti, quanto a noi, non ci imbarazzano, poichè poco prima che apparisse il libro di Keynes, noi abbiamo seguito il suo prezioso consiglio di annullare i nostri debiti. Keynes non fa che rilevare qui la sua abituale bizzarria di filisteo, consigliando di annullare i debiti. Egli dice che la Francia non potrà che guadagnarne, che l’Inghilterra non vi perderà gran cosa, poichè non potrà in ogni modo ricavare niente dalla Russia. Certo l’America vi perderà. Ma Keynes conta sulla nobiltà dei sentimenti dell’America. In questo caso, i compagni russi non dividono l’opinione di Keynes e degli altri pacifisti borghesi. Noi pensiamo che essi avranno da attendere ancora abbastanza tempo, se contano per annullare i debiti sulla nobiltà dei signori capitalisti e che essi farebbero meglio a lavorare in un altro senso. Da queste cifre si vede che la guerra imperialista ha creato anche per i paesi vittoriosi una situazione impossibile”” [Discorso di Lenin sulla situazione politica ed economica ed il compito della Terza Internazionale] (pag 45-46-47)”,”INTT-299″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Che fare?”,”””Chiunque abbia una conoscenza anche limitata della situazione di fatto del nostro movimento non può non vedere che la grande diffusione del marxismo è stata accompagnata da un certo abbassamento del livello teorico. Molta gente, la cui preparazione teorica era infima e persino inesistente, ha aderito al movimento grazie alla sua importanza pratica e ai suoi progressi pratici. Ognuno può dunque vedere quanto manchi di tatto il ‘Raboceie Dielo’ quando agita trionfalmente la frase di Marx: “”Ogni passo del movimento reale è più importante di una dozzina di programmi”” (1). Ripetere queste parole in un momento di sbandamento teorico, è come “”fare dello spirito a un funerale””. Queste parole, d’altra parte, sono estratte dalla lettera sul programma di Gotha, nella quale Marx ‘condanna categoricamente’ l’eclettismo nell’enunciazione dei principi. Se è necessario unirsi – scriveva Marx ai capi del partito – fate accordi allo scopo di raggiungere i fini pratici del movimento, ma non fate commercio dei principi e non fate “”concessioni”” teoriche. Questo era il pensiero di Marx, e fra noi si trova della gente che nel suo nome tenta di sminuire l’importanza della teoria! Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario. Non si insisterà mai troppo su questo concetto in un periodo in cui la predicazione opportunistica venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste di azione pratica. Ma per la socialdemocrazia russa, in particolare, la teoria acquista un’importanza ancora maggiore per le tre considerazioni seguenti, che sono spesso dimenticate. Innanzi tutto, il nostro partito è ancora in via di formazione, sta ancora definendo la sua fisionomia ed è ben lungi dall’aver saldato i conti con le altre correnti del pensiero rivoluzionario, che minacciano di far deviare il movimento dalla giusta via. Anzi, proprio in questi ultimi anni (come Axerlrod (2) già da molto tempo aveva predetto agli economisti) ci troviamo di fronte ad una reviviscenza delle tendenze rivoluzionarie non socialdemocratiche. In siffatte condizioni, un errore, che a prima vista sembra “”senza importanza””, può avere le più deplorevoli conseguenze; e bisogna essere ben miopi per giudicare inopportune e superflue le discussioni di frazione e la rigorosa definizione delle varie tendenze. Dal consolidarsi dell’una piuttosto che dell’altra “”tendenza”” può dipendere per lunghi anni l’avvenire della socialdemocrazia russa. In secondo luogo, il movimento socialdemocratico è per la sua stessa sostanza internazionale. Ciò non significa soltanto che dobbiamo combattere lo sciovinismo nazionale. Significa anche che in un paese giovane un movimento appena nato può avere successo solo se applica l’esperienza degli altri paesi. Ma per applicarla non basta conoscerla o limitarsi a copiare le ultime risoluzioni. Bisogna saper valutare criticamente e verificare da se stessi questa esperienza. (…) In terzo luogo, i compiti nazionali della socialdemocrazia russa sono tali, quali non si sono mai presentati a nessun altro partito socialista del mondo. Vedremo in seguito quali doveri politici ed organizzativi ci impone il compito di liberare tutto il popolo dal giogo dell’autocrazia. Per il momento ci limitiamo a rilevare che ‘solo un partito guidato da una teoria di avanguardia può adempiere la funzione di combattente di avanguardia’”” (pag 55-56) [V.I. Lenin, Che fare?, Editori Riuniti, Roma, 1970] [‘(1) Dalla lettera di Marx a Bracke, del 5 maggio 1875; (2) P.B. Axelrod (1850-1928). Uno dei dirigenti più noti dei menscevichi]”,”LEND-659″
“LENIN Vladimir Ilic; a cura di Valentino GERRATANA”,”Stato e Rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Sebbene sia stata scritta nell’immediata vigilia della rivoluzione d’Ottobre, tra l’agosto e il settembre 1917, quest’opera non ha la sua origine solo in una riflessioni sui problemi specifici della rivoluzione russa….”” (pag 17) (introduzione di Valentino Gerratana) “”Fino al 1914 il pensiero di Lenin si era sviluppato in modo originale, ma ancora all’interno del marxismo della Seconda Internazionale. Anche dopo il fallimento della Seconda Internazionale, che lo convinse della necessità di una rottura definitiva non solo con l’opportunismo di destra, ma anche con il centrismo kautskiano, Lenin non si rese subito conto di ‘tutte’ le implicazioni teoriche che questa rottura comportava. Fu solo attraverso lo studio approfondito dei problemi della teoria marxista dello Stato, tra la fine del 1916 e l’inizio del 1917, che maturò in lui la convinzione che proprio qui, nella teoria dello Stato, era la radice della degradazione a cui il marxismo era stato condotto dalla socialdemocrazia tedesca, il partito “”guida”” della Seconda Internazionale. Un indice significativo di questo sviluppo del pensiero di Lenin si può trovare nei suoi giudizi intorno ad una opera del miglior Kautsky, ‘La via al potere’ (‘Der Weg zur Macht’), che è del 1909, quando ancora non era iniziato il graduale spostamento dell’autore verso posizioni opportunistiche (30). Su questo libro, che prevedeva nel 1909 come imminente la tragica crisi del capitalismo mondiale e giudicava già matura la rivoluzione socialista in Europa, Lenin aveva già avuto occasione di esprimere giudizi del tutto positivi, privi di ogni riserva, a volte persino entusiastici, prima e anche dopo l’agosto del 1914. Ad esempio, ancora nel dicembre del 1914 Lenin poteva ricordare ‘Der Weg zur Macht’ come “”l’esposizione ‘più completa’ dei compiti della nostra epoca””, aggiungendo: “”ecco ciò che era, o piuttosto ciò che prometteva di essere, la socialdemocrazia tedesca. Ecco la socialdemocrazia che si poteva e si doveva rispettare (31). Un anno dopo questo giudizio è riconfermato in un accenno che definisce lo stesso libro di Kautsky “”una certa opera in cui egli ha presentato per l’ultima volta delle conclusioni interamente marxiste”” (32). E ancora pochi mesi prima di impegnarsi nello studio del problema dello Stato, nel principale scritto di polemica contro “”l’economismo imperialistico”” (agosto-ottobre 1916), Lenin può scrivere che, prima della guerra “”K. Kautsky era marxista, e a lui si devono tutta una serie di opere e di dichiarazioni della più grande importanza, che rimarranno per sempre dei modelli di marxismo”” (33). Ma dopo aver approfondito lo studio della teoria marxista dello Stato, la rilettura di ‘Der Weg zur Macht’ appare a Lenin in una diversa luce; e può vederne infine, al di là dei pregi che continua a riconoscere, il grave limite, che è pure il vizio d’origine di tutto il marxismo della Seconda Internazionale (34). Come può porsi concretamente, sul terreno pratico, il problema della rivoluzione socialista, che è il problema della trasformazione radicale della società attraverso una rivoluzione ‘politica’, senza porsi il problema della ‘natura’ del potere politico?”” [Valentino Gerratana, Introduzione a V.I. Lenin, ‘Stato e Rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione’, Roma, 1970] [(30) Superficiale e schematica deve considerarsi l’idea di un ‘kautskismo’ come sistema organico presente in tutti i momenti della lunga attività politica e teorica di Kautsky. Cfr. su ciò l’eccellente saggio di Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla socialdemocrazia tedesca’, in ‘Annali’ dell’Istituto G.G. Feltrinelli, A.I. (1958), pp. 105-146. (…); (31) Nell’articolo ‘Sciovinismo morto e sciovinismo vivo’, in Lénine, Oeuvres, cit., t. 21, p. 90 e sgg.; (32) In una prefazione scritta nel dicembre 1915 per l’opuscolo di Bucharin, l”Economia mondiale e l’imperialismo’; cfr. Lénine, Oeuvres, cit., t. 22, p 112; (33) Lénine, Oeuvres, cit., t. 23; p: 35; (34) Cfr. più avanti, nel testo di ‘Stato e rivoluzione’, p. 191. Dopo aver riconfermato che “”questo opuscolo di Kautsky può servire come utile termine di confronto per vedere ciò che la socialdemocrazia tedesca ‘prometteva di essere’ prima della guerra imperialistica e quanto in basso essa (e Kautsky con essa) sia caduta allo scoppio della guerra””, Lenin osserva: “”Tanto più caratteristico è il fatto che dopo aver proclamato in modo così categorico che l’era delle rivoluzioni incominciava, Kautsky, in un opuscolo dedicato, secondo le sue stesse parole, proprio all’analisi del problema della “”rivoluzione ‘politica’””, abbia ancora una volta completamente trascurato la questione dello Stato””. Lo stesso giudizio è già nel quaderno “”Il marxismo sullo Stato””]”,”LEND-660″
“LENIN W.I.”,”Konspekt zum “”Briefwechsel zwischen Karl Marx und Friedrich Engels, 1844-1883″”. [Compendio della “”Corrispondenza tra Karl Marx e Friedrich Engels, 1844-1883″”]”,”Auszüge aus dem “”Briefwechsel zwischen Karl Marx und Friedrich Engels”” Chiose a margine di Lenin evidenziate in neretto: ‘NB: Bourgeoisie und Bauernschaft’ (pag 7); ‘(Gegen Milde der Revolutionäre. NB)’ (pag 9); ‘Soll man an einer liberalen Zeitung mitarbeiten? Die Liberalen sind direkt gegen uns!!’ (pag 9); ‘””Schein der Agitation””‘ (pag 12); ‘101: NB [Selbst eine Niederlage wenn nur revolutionär gehandelt wird]’ (pag 20); ‘Proletariat und Bauernschaft NB – 108: “”The whole thing in Germany [wird abhängen von der Möglichkeit], to back the ‘Proletarian’ revolution by some second edition of the ‘Peasants’ war”” (1856)’ (pag 23); ‘129. ‘Polen “”verkannte Nationalitäten”” – Verherrlichung ihrer Vergangenheit. Es ist sinnlos, etwas von der ‘Dorfgemeinde’ zu erwarten’ (pag 27); ‘Rein ökonomische Entstehung der Leibeigenschaft’, 130: Rein ökonomische Entstehung der Leibigenschaft (pag 28); ‘134: ‘Polen ist “”auswärtiger”” Thermometer der Revolution. (Für Polen) (Kosciuszko 1794. Französische Revolution.)’ (pag 29); ‘135: Charakteristik der Geschichte Preußens’ (pag 30); (“”Pietist, Unteroffizierund Hanswurst””, “”goldene Mittel-mäßigkeit””) (Herrlich) (pag 31); “”Ist Marx für Boykott?”” 140: Ledru-Rollin isf für die Teil-nahme (der Republikaner) an den Wahlen zur gesetz-gebenden Körperschaft. (“”Zur gesetzlichen Opposition herabgesimpelt””) (pag 32); “”Armee und ökonomische Ordnung”” 194: Zusammenhang zwischen Geschichte der Armee und Produktions-verhältnissen. (pag 34); (208): Statt wirklicher Agitation (Krise) – eine von Jones erfundene. (pag 36); 218: [Die “”Prosperität”” “”hat die Arbeiter furchtbar demoralisiert””: die Krise gibt dem Proletariat nicht gleich Impuls zur Revolution] Demoralisierung der Arbeiter durch Friedens-periode (pag 39).; Das Rationelle in Hegels “”Logik”” [235: Dar ‘Rationalle’ in Hegels “”Logik””, in seiner Methode. [Marx 1858: hat Hegels “”Logik”” wieder durchgeblättert und hätte gern in 2 oder 3 Druckbogen dargelegt, was in ihr das Ragionelle ist] [Ohne seine, Hegels, “”Mystifikation””] (pag 40); 242/243: Der “”Herakleitos”” von Lassalle ist ein schülerhaftes Werk. Keinerlei”,”LEND-661″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Che cosa sono gli «amici del popolo» e come lottano contro i socialdemocratici?”,”L’attività teorico-pratica del giovane Lenin si apre con una risoluta polemica contro il populismo, l’ideologia imperante fra i progressisti russi della seconda metà dell’ottocento.”,”LEND-007-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Lettera al congresso e ultimi scritti.”,”La lettera inviata da Lenin, impossibilitato dalla malattia a partecipare ai lavori congressuali, al XII Congresso del Partito Comunista della Russia (lettera che è stata anche chiamata il suo ‘testamento’) e gli ultimi scritti del grande rivoluzionario, qui raccolti, testimoniano i nuovi immensi problemi legati alla costruzione dello Stato socialista e la pronta intelligenza che Lenin, pur malato, conserva, si può dire fino all’ultimo, dei punti e dei momenti critici di questa complessa e difficile edificazione.”,”LEND-008-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Caratteristiche del romanticismo economico.”,”Nel corso della sua polemica contro il populismo, intesa a recuperare nei suoi termini autentici la teoria marxista per applicarla alla realtà russa, Lenin esamina anche la dottrina economica degli ‘amici del popolo’ riscontrandovi aperte analogie con le posizioni di Sismondi, già criticate da Marx. le caratteristiche del romanticismo economico, scritto nel 1897, la riflessione leniniana s’allarga a considerare vari aspetti della teorizzazione economica sismondiano-populista, ma soprattutto ne scopre il carattere ‘reazionario e utopistico’, contrapponendovi una visione scientifica, dialettica, che non sopporta nessuna ‘critica sentimentale’ del capitalismo, ma parte dalle contraddizioni di questo per superarlo nel socialismo.”,”LEND-009-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”La questione agraria e i «critici di Marx».”,”Nel saggio sulla Questione agraria e i critici di Marx (1901-1907), che rielabora le acquisizioni dello Sviluppo del capitalismo in Russia, Lenin analizza criticamente le posizioni opportunistiche dei ‘revisionisti’ russi e tedeschi e delinea nei tratti essenziali il programma agrario della socialdemocrazia rivoluzionaria di Russia e l’atteggiamento che il partito operaio è tenuto ad assumere nei confronti delle masse contadine.”,”LEND-010-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Umberto CERRONI”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica.”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica venne scritto da Lenin nel luglio del 1905, a metà strada fra la ‘domenica di sangue’ del 9 gennaio e il Manifesto del 17 ottobre con cui lo zar concedeva le libertà politiche e convocava la prima Duma Quale doveva essere in questa situazione il ruolo del movimento socialista? Ecco il quesito cui Lenin risponde tratteggiando il quadro del dissenso che lacera il movimento socialista spaccato già da qualche tempo sul problema del partito fra menscevichi e bolscevichi.”,”LEND-011-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Lettere da lontano.”,”Nelle Tesi di aprile, sui Compiti del partito, Lenin propose di modificare il programma del partito su questi punti: 1) Sull’imperialismo e sulla guerra imperialista, 2) Sull’atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello Stato-Comune, 3) Correggere il programma minimo invecchiato.”,”LEND-012-FL”
“LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”L’imperialismo fase suprema del capitalismo. Letture: La teoria marxista delle relazioni internazionali.”,”Nelle Tesi del ’57, punto di partenza per fissare le prospettive Strategiche su cui fondare lo sviluppo di un partito rivoluzionario in Italia, Cervetto parte proprio dall’affermazione che «si tratta di ristabilire la definizione di imperialismo risalendo alle fonti della teoria marxista ed alle leggi obiettive che questa ha scoperto nel processo di produzione capitalistico. Nel quadro di questa fedele definizione… si colloca il doppio problema dello sviluppo capitalistico e delle sue contraddizioni e crisi; problema fondamentale per la strategia del partito rivoluzionario…»”,”LEND-015-FL”
“LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione. Letture: Il restauro della teoria marxista.”,”Scrive Lenin: «La burocrazia e l’esercito permanente soni i ‘parassiti’ sul corpo della società borghese, parassiti generati dalle contraddizioni interne che dilaniano questa società, ma parassiti appunto che ne ‘ostruiscono’ i pori vitali»”,”LEND-016-FL”
“LENIN V.I.”,”Scritti sulla religione.”,”””Nei paesi più liberi, in cui è ‘assolutamente’ fuori posto fare appello alla «democrazia, al popolo, all’opinione pubblica ed alla scienza», in questi paesi (America, Svizzera, ecc.) si impiega uno zelo particolare per abbruttire il popolo e gli operai proprio con l’idea di un buon dio lustro, spirituale ed edificabile. E ogni idea religiosa, ogni concezione di un qualsiasi buon dio, ogni civettare, persino, con il buon dio è un’abominazione verso la quale la borghesia ‘democratica’ si mostra particolarmente tollerante (e spesso anche benevola) ed appunto perciò è la più pericolosa delle abominazioni, il più infame dei «contagi». La folla scorge più facilmente un milione di peccati, porcherie, violenze e contagi ‘fisici’, i quali appunto perciò sono meno pericolosi, che non l’idea del buon dio, ‘sottile’, spirituale e circondata di vivaci fronzoli ideologici. Il prete cattolico che travia delle ragazze (leggo casualmente questo fatto in un giornale tedesco) è ‘molto meno’ pericoloso, proprio per la «democrazia», del prete senza sottana, del prete che non ha una religione grossolana, del prete idealista e democratico che predica l’edificazione e la creazione del buon dio. Perchè è ‘facile’ smascherare, condannare e cacciare il primo; ma ‘non è possibile’ disfarsi del secondo con la stessa facilità ed è mille volte più difficile smascherarlo. Non si troverà neppure un filisteo «fragile e pietosamente male in gambe» che voglia «condannarlo». Ora, voi, che sapete quanto sia «fragile e pietosamente male in gambe» l’anima ‘filistea’ (russa: perché russa? quella italiana è forse migliore?), intorbidate quest’anima col veleno più dolciastro e più inzuccherato e con ogni sorta di variopinte fantasie! E’ davvero terribile. «Ma basta con le autoflagellazioni che, in noi sostituiscono l’autocritica». E l’edificazione della divinità non è forse la ‘peggiore’ forma di autoflagellazione? Chiunque si dedichi all’edificazione della ‘divinità’ od anche soltanto ammetta quest’edificazione, ‘si autoflagella’ nel peggiore dei modi, perché invece di «agire» si occupa ‘precisamente’ di autocontemplazione, di autoammirazione, e ciò che egli contempla sono i tratti od i trattini, i più sordidi, i più piatti, i più vili del suo «io», deificati con l’edificazione di dio. Da un punto di vista non personale, ma sociale, ‘ogni’ edificazione della divinità non è altro che ‘una autocontemplazione amorosa’ di piccoli borghesi ottusi, di filistei fragili, è una «autoflagellazione meditativa» di filistei e di piccoli-borghesi «disperati e stanchi» (come voi avete così ben detto a proposito dell”anima’: ma non avreste dovuto dire «russa», bensì ‘piccolo-borghese’, perché, sia che si tratti di anima israelita, italiana o inglese, se non è zuppa è pan bagnato, e la ripugnante natura piccolo-borghese è dappertutto egualmente infame, e doppiamente infami sono «i piccoli-borghesi democratici» che si danno alla necrofilia ideologica). Rileggendo con grande attenzione il vostro articolo e sforzandomi di scoprire l’ordine di questo vostro ‘granchio’, rimango perplesso. Di che cosa si tratta? Di residui della ‘Confessione’ (1) che voi stesso non approvate affatto? Di echi di questa ‘Confessione’? Oppure, per esempio, è un tentativo disgraziato di ‘piegarvi’ fino al punto di vista ‘della democrazia in genere’ sostituendolo al punto di vista ‘proletario’? O forse avete voluto balbettare (perdonate l’espressione), come si fa con i bambini, per conversare con la «democrazia in generale»? O avete voluto ammettere per un minuto i suoi pregiudizi, e quelli dei filistei, nel tentativo di volgarizzarla ad uso dei ‘filistei’? Ma questo è un procedimento ‘sbagliato’ da tutti i punti di vista e sotto tutti gli aspetti”” (pag 47) [V.I. Lenin, Lettera a Gorkij, 14 novembre 1913] [(in) V.I. Lenin, ‘Scritti sulla religione’, Ragusa, 1970] [(1) Titolo di un romanzo di Gorki] Morale religiosa e morale comunista (pag 54-55) Sulla dialettica hegeliana interpretata in senso materialista (pag 62-63)”,”LEND-662″
“LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista sullo Stato e i compiti del Proletariato nella Rivoluzione.”,”Dono di Michele Bernardi 2° copia “”La questione della natura dello Stato assume oggi speciale importanza, così nella teoria come nella prassi politica. La guerra imperialista ha grandemente accelerato e intensificato il processo, per cui il capitalismo monopolistico si trasforma in capitalismo monopolistico di Stato. L’asservimento delle classi lavoratrici allo Stato, che si identifica sempre più con le onnipotenti leghe di capitalisti, diventa ogni giorno più mostruoso. I paesi civili – noi parliamo delle zone interne di tali paesi – diventano reclusori militari per i lavoratori. Gli inauditi orrori e dolori della lunga guerra rendono insopportabile la situazione delle masse, rafforzando tra queste lo spirito di rivolta. La rivoluzione proletaria internazionale s’avvicina visibilmente. La questione della sua attitudine di fronte allo Stato assume quindi importanza pratica. Gli elementi opportunistici, raccoltisi durante vari decenni di un’evoluzione relativamente pacifica, hanno dato vita alla tendenza social-nazionalista, dominante nei partiti socialisti ufficiali di tutto il mondo. Questa corrente di socialismo a parole e di nazionalismo nei fatti (rappresentata in Russia da Plechanov, Potresov, la Bresikovskaia, da Rubanovic, e, in forma un po’ più dissimulata, dai sigg. Tsereteli, Cernov e compagni; in Germania da Scheidemann, Legien, David, ecc.; in Francia e in Belgio da Renaudel, Guesde, Vandervelde; in Inghilterra da Hyndman e dai Fabiani, ecc., ecc.), nei fatti, è contrassegnata da un impudente e servile adattamento dei «capi del socialismo» agli interessi non solo della «propria» borghesia nazionale, ma, in maniera speciale, anche al «proprio» Stato, giacchè la maggior parte delle cosiddette grandi potenze già da lungo tempo ha asservito e sfrutta tutta una serie di piccoli e deboli popoli. Ma la guerra imperialistica è fatta appunto per la distribuzione e redistribuzione di tale bottino. La lotta per la liberazione delle masse lavoratrici dal dominio della borghesia in generale e della borghesia imperialistica in particolare, è quindi impossibile se non si distruggono i pregiudizi opportunistici sullo «Stato». Noi prenderemo in esame anzitutto la dottrina di Marx e di Engels sullo Stato, e ci occuperemo a fondo specialmente dei lati di questa dottrina, che sono stati dimenticati oppure opportunisticamente traviati. Quindi ci dedicheremo in modo particolare al principale responsabile di tali contraffazioni, Karl Kautsky, il più noto capo della Seconda Internazionale (1889-1914), la quale in questa guerra ha dovuto subire un così obbrobrioso disastro. Finalmente trarremo la somma delle esperienze delle rivoluzioni russe del 1905 e 1917. Quest’ultima, apparentemente, chiude oggi (principio d’agosto 1917) la prima fase del suo sviluppo. Ma essa non può esser capita nel suo complesso se non come anello di una serie di rivoluzioni proletarie, socialiste, provocate dalla guerra imperialista. La questione dell’attitudine, che la rivoluzione socialista del proletariato deve assumere di fronte allo Stato, ha perciò non solo grande importanza politica pratica, ma è anche della massima attualità, giacché le masse debbono essere illuminate su ciò che devono fare prima d’ogni altra cosa per la propria liberazione dal giogo del capitale”” [V.I. Lenin, Prefazione (agosto 1917)] [(in V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Società Editrice Avanti!, Milano, 1920] (pag 3-4)”,”MADS-698″
“LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”””Kautsky ragiona nel modo seguente: 1. «Gli sfruttatori costituivano sempre soltanto una piccola minoranza della popolazione» (p. 14 del suo opuscolo ()). Questa è una verità incontestabile. Come si deve ragionare partendo da questa verità? Si può ragionare come un marxista, un socialista, – e allora si devono prendere come base i rapporti tra gli sfruttati e gli sfruttatori. Si può ragionare come un liberale, un democratico borghese, – e allora si devono prendere come base i rapporti tra maggioranza e minoranza. Se si ragiona come un marxista, si è costretti a dire: gli sfruttatori trasformano inevitabilmente lo Stato (si tratta della democrazia, cioè di una delle forme statali) in uno strumento di dominio della loro classe – la classe degli sfruttatori – sugli sfruttati. Anche lo Stato democratico quindi, finché vi sono sfruttatori che esercitano il loro dominio sulla maggioranza degli sfruttati, sarà inevitabilmente una democrazia per gli ‘sfruttatori’. Lo Stato degli sfruttati deve distinguersi fondamentalmente da un tale Stato, deve essere democrazia per gli sfruttati e ‘repressione per gli sfruttatori’. Ma la repressione di una classe significa ineguaglianza di questa classe, sua esclusione dalla «democrazia». Se si ragiona come un liberale, si è costretti a dire: la maggioranza decide, la minoranza ubbidisce. Chi non ubbidisce è punito. Ed è tutto. Inutile dissertare sul carattere classista dello Stato in generale e sulla «democrazia pura» in particolare; ciò non ha a che fare con l’argomento, perché la maggioranza è maggioranza e la minoranza è minoranza. Una libbra di carne è una libbra di carne, e basta. Kautsky ragiona precisamente così: 2. «Per quali ragioni dovrebbe poi il dominio del proletariato assumere una forma ed essere costretto ad assumerla, che è incompatibile con la democrazia?» (p. 21). Segue quindi la spiegazione: il proletariato ha dalla sua parte la maggioranza, spiegazione molto circostanziata e ricca di parole, completata con una citazione di Marx e con dati numerici sulle votazioni della Comune di Parigi. Conclusione: «Un regime che ha così profonde radici nelle masse non ha alcun motivo di attentare alla democrazia. Esso non potrà sempre fare a meno della violenza, nel caso in cui ne venga fatto uso per reprimere la democrazia. Alla violenza si può rispondere unicamente con la violenza. Ma un regime che sa di avere con sè le masse, farà uso della violenza unicamente per ‘tutelare’ la democrazia, e non per ‘sopprimerla’. Esso commetterebbe un vero suicidio se volesse sopprimere la sua base più sicura, il suffragio universale, fonte profonda di una potente autorità morale» (p. 22). Vedere: il rapporto tra sfruttati e sfruttatori è scomparso nell’argomentazione di Kautsky. E’ rimasta unicamente la maggioranza in generale, la minoranza in generale, la democrazia in generale, la «democrazia pura» a noi già nota. E notate che ciò è detto ‘in connessione con la Comune di Parigi’! Riferiamo dunque, per fare vedere chiaramente le cose, in qual modo Marx ed Engels abbiano parlato della dittatura ‘in connessione con la Comune’: Marx: …«Se gli operai sostituiscono la loro dittatura rivoluzionaria alla dittatura della classe borghese… per schiacciare la resistenza della classe borghese… essi danno allo Stato una forma rivoluzionaria e transitoria»… (4). Engels: …«E il partito vittorioso, se non vuol avere combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?»… (5). Lo stesso: «Non essendo lo Stato altro che una istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per schiacciare con la forza i propri nemici, parlare di uno Stato popolare libero è pura assurdità: finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma nell’interesse dello schiacciamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cessa di esistere»… (6). Kautsky è lontano da Marx e da Engels come il cielo è lontano dalla terra, come un liberale è lontano da un rivoluzionario proletario””,[V.I. Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’, Mosca, 1949] [() “”La dittatura del proletariato””, Vienna 1918, Ignaz Brand, 63 pagine); (4) Si veda C. Marx, “”L’indifferenza in materia politica””, articolo pubblicato nell’Almanacco Repubblicano per l’anno 1874; (5) Si veda F. Engels, “”Dell’autorità””, articolo pubblicato dall’Almanacco Repubblicano per l’anno 1874; (6) Si veda F. Engels: “”Lettera ad Augusto Bebel””, (C. Marx, ‘Scritti scelti’, vol. II, p. 515 ed. italiana, Mosca 1944)]”,”LEND-663″
“LENIN Vladimir Ilyich Ulyanov, a cura di VENA Stefania”,”Scritti sul Partito.”,”””Nell’azione politica del partito socialdemocratico c’è, e ci sarà sempre, un elemento pedagogico; bisogna educare l’intera classe degli operai salariati a combattere per la liberazione di tutta l’umanità da ogni oppressione; bisogna educare l’intera classe degli operai salariati a combattere per la liberazione di tutta l’umanità da ogni oppressione; bisogna addestrare tenacemente sempre nuovi strati di questa classe; bisogna saper avvicinare gli elementi meno coscienti ed evoluti della classe, gli elementi meno toccati dalla nostra scienza e dalla scienza della vita, per parlare con loro; bisogna saperli avvicinare, saperli elevare con coerenza, con pazienza fino alla coscienza socialdemocratica, senza trasformare la nostra dottrina in un arido dogma, non insegnandola solo con i libri, ma anche con la partecipazione alla lotta quotidiana degli strati più umili ed arretrati del proletariato. Quest’azione quotidiana contiene in sè – lo ripetiamo – un certo elemento pedagogico. Il socialdemocratico che dimentichi tale attività cessa di essere socialdemocratico. E’ così. Ma tra noi si dimentica spesso che anche il socialdemocratico che cominci a ridurre alla pedagogia i compiti politici cessa – se pure per altro motivo – di essere socialdemocratico. Chi pensasse di trasformare la «pedadogia» in una parola d’ordine particolare, di ‘opporla’ alla «politica», di fondare su questa opposizione una tendenza particolare , di far appello alle masse in nome di questa parola d’ordine contro i “”politici”” della socialdemocrazia, diventerebbe di colpo e inevitabilmente un demagogo”” [V.I. Lenin, ‘Sulla fusione di politica e pedagogia’ (scritto nel giugno 1905 e pubblicato per la prima volta nel 1926)] [(in) Id., ‘Scritti sul Partito’, 1996]”,”LEND-019-FL”
“LENIN V.I., TROTSKY Leon”,”Lénine contre Staline.”,”Introduzione: Lenin il primo trotskista nel partito comunista sovietico “”Le trait général caractérisant notre vie actuelle est celui-ci: nous avons détruit l’industrie capitaliste, nous nous sommes appliqués à démolir à fond les institutions moyenâgeuses, la propriété seigneuriale, et sur cette base, nous avons créé la petite et très petite paysannerie, qui suit le prolétariat, confiante dans les résultats de son action révolutionnaire. Cependant, avec cette confiance à elle seule, il ne nous est pas facile de tenir jusqu’à la victoire de la révolution socialiste dans les pays plus avancés; car la petite et la toute petite paysannerie, surtout sous la NEP, reste, par nécessité économique, à un niveau de productivité du travail extrêmement bas. Au demeurant, la situation internationale fait que la Russie est aujourd’hui rejetée en arrière; que dans l’ensemble la productivité du travail national est maintenant sensiblement moins élevée chez nous qu’avant la guerre. Les puissances capitalistes de l’Europe occidentale, partie sciemment, partie spontanément, ont fait tout leur possible pour nous rejeter en arrière, pour profiter de la guerre civile en Russie en vue de ruiner au maximum notre pays. Précisément une telle issue à la guerre impérialiste leur apparaissait, bien entendu, comme offrant les avantages sensibles; si nous ne renversons pas le régime révolutionnaire en Russie, nous entraverons du moins son évolution vers le socialisme, voilà à peu près comment ces puissances raisonnaient, et de leur point de vue, elles ne pouvaient raisonner autrement. En fin de compte elles ont accompli leur tâche à moitié. Elles n’ont pas renversé le nouveau régime instauré par la révolution, mais elles ne lui ont pas permis non plus de faire aussitôt un pas en avant tel qu’il eût justifié les prévisions des socialistes, qui leur eût permis de développer à una cadence extrêmement rapide les forces productives; de développer toutes les possibilités dont l’ensemble eût formé le socialisme: de montrer à tous et à chacun nettement, de toute évidence, que le socialisme implique des forces immenses et que l’humanité est passée maintenant à un stade de développement nouveau, qui comporte des perspectives extraordinairement brillantes. Le système des rapports internationaux est maintenant tel qu’en Europe, un Etat, l’Allemagne, est asservi par les vainqueurs. Ensuite, plusieurs Etats, parmi les plus vieux d’Occident, se trouvent, à la suite de la victoire, dans des conditions qui leur permettent d’en profiter pour faire certaines concessions à leurs classes opprimées, concessions qui, bien que médiocres, retardent le mouvement révolutionnaire dans ces pays et créent un semblant de «paix sociale». Par ailleurs, bon nombre de pays, ceux d’Orient, l’Inde, la Chine, etc, précisément du fait de la dernière guerre impérialiste, se sont trouvés définitivement rejetés hors de l’ornière. Leur évolution s’est orientée définitivement dans la voie générale du capitalisme européen. La fermentation qui travaille toute l’Europe y a commencé. Et il est clair maintenant, pour le monde entier, qu’ils se sont lancés dans une voie qui ne peut manquer d’aboutir à une crise de l’ensemble du capitalisme mondial”” [Lénine, ‘Mieux vaut moins mais mieux’, 2 mars 1923, “”Pravda””] [(in V.I. Lenin, Leon Trotsky, ‘Lénine contre Staline’, Paris, 1971] (pag 22-23) Contiene: ‘Sverdlov e Stalin come tipi di organizzatori’ (di Trotsky) (pag 66-70)”,”LEND-664″
“LENIN V.I”,”L’imperialismo come fase suprema del capitalismo. (Saggio popolare)”,”Teoria Kautsky della pace permamente (pag 136) (teoria ultraimperialismo o superimperialismo) Sul perenne mutamento dei rapporti di forza tra le potenze imperialistiche nel corso dei decenni “”Infatti in regime capitalista ‘non si può pensare’ ad alcun altra base per la ripartizione delle sfere d’interessi e d’influenza, delle colonie, ecc. che non sia la valutazione della ‘potenza’ dei partecipanti alla spartizione, della generale potenza economica, finanziaria, militare, ecc. Ma i rapporti di potenza si modificano, nei partecipanti alla spartizione, difformemente, giacché in regime capitalista non può darsi sviluppo ‘uniforme’ di tutte le singole imprese, trust, rami d’industria, paesi, ecc. Mezzo secolo fa la Germania faceva pietà nel confronto della sua potenza capitalista con quella dell’Inghilterra d’allora; e così il Giappone nel confronto con la Russia. Si può «concepire» che nel corso di 10 a 20 anni i rapporti di forza tra le potenze imperialiste rimangano ‘immutati’? Assolutamente no. Pertanto, nella realtà capitalista, e non nella volgare fantasia dei preti inglesi o del «marxista tedesco» Kautsky, le alleanze «interimperialiste» o «ultraimperialiste» non sono ‘altro’ che un «momento di respiro» tra una guerra e l’altra, qualsiasi forma assumano dette alleanze, sia quella di una coalizione imperialista contro un’altra coalizione imperialista, sia quella di una lega generale tra ‘tutti’ i paesi imperialisti. Le alleanze di pace preparano le guerre ed a loro volta nascono da queste; le une e le altre forme si determinano reciprocamente e producono, ‘sull’unico e identico’ terreno, dei nessi imperialistici e dei rapporti dell’economia mondiale e della politica mondiale, l’alternarsi della forma pacifica e non pacifica della lotta”” [V.I. Lenin, L’imperialismo come fase suprema del capitalismo. (Saggio popolare), Mosca, 1949] (pag 137)”,”LEND-665″
“LENIN V.I.”,”Per la revisione del programma di partito. Estratto da ‘Opere complete’, volume XXVI, settembre 1917 – febbraio 1918.”,” Sul collegamento crisi e guerre (pag 147-148) Sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri “”Terminando così l’esame del progetto del compagno S. [Sokolnikov], dobbiamo notare soprattutto un’altra aggiunta molto preziosa, che egli propone e che, a mio parere, bisognerebbe accettare e perfino ampliare. E precisamente: egli propone di aggiungere nel paragrafo che parla del progresso tecnico e dell’incremento dell’impiego del lavoro delle donne e dei fanciulli: (impiegare) «parimenti il lavoro degli operai stranieri non qualificati, importati dai paesi arretrati». E’ un’aggiunta preziosa e necessaria. E’ infatti proprio caratteristico in particolare dell’imperialismo questo sfruttamento del lavoro degli operai ‘peggio pagati’ provenienti dai paesi arretrati. Proprio su di esso è fondato, in certa misura, il ‘parassitismo’ dei paesi imperialistici ricchi, che corrompono anche una parte dei propri operai con una paga più alta, mentre sfruttano oltre misura e senza vergogna il lavoro degli operai stranieri «a buon mercato». Alle parole «peggio pagati», bisognerebbe aggiungere anche: «e spesso privi di diritti», poiché gli sfruttatori dei paesi «civili» approfittano sempre del fatto che gli operai stranieri importati sono senza diritti. Ciò si osserva costantemente non solo in Germania nei confronti degli operai russi, cioè provenienti dalla Russia, ma anche in Svizzera nei confronti degli italiani, in Francia nei confronti degli spagnoli e degli italiani, ecc.”” [V.I. Lenin, ‘Per la revisione del programma di partito. Estratto da ‘Opere complete’, volume XXVI, settembre 1917 – febbraio 1918′, Roma, 1966, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 154-155) Sulla imminente rivoluzione e il fatto di non eliminare il programma minimo (pag 156-157)”,”LEND-666″ “LENIN Vladimir Ilic”,”La última lucha de Lenin. Discursos y escritos, 1922-23.”,”Contiene anche un paio di scritti di Stalin”,”LEND-667″ “LENIN V.I. (LENINE) BUCHARIN N. (BOUKHARINE) STALIN J. (STALINE)”,”Le Communisme et la question nationale et coloniale.”,”Si cita un brano di un intervento di Lenin del 1916 intitolandolo: ‘L’éducation dans l’esprit de l’internationalisme révolutionnaire’: “”Cette éducation peut-elle être identique dans les grandes nations qui en oppriment d’autres et dans les petites nations opprimées, dans le pays qui annexent et dans les pays annexés? Evidemment non. La marche vers un but unique: l’égalité complète, le rapprochement étroit, la fusion de toutes les nations peut emprunter divers chemins. Ainsi, pour arriver à un point situé au centre d’une page, on peut partir du bord gauche ou droit de cette page. Si, prêchant la fusion des peuples, le socialiste d’un grand pays oppresseur oublie que Nicolas II, Guillaume, Georges V, Poincaré et autres sont aussi pour la «fusion» avec les petites nations (au moyen de l’annexion), que Nicolas II est pour la «fusion» avec la Belgique, etc., il ne sera en théorie, qu’un doctrinaire ridicule, et, en pratique, qu’on auxilaire de l’impérialisme. (…)”” (pag 25-26). In questo testo vi sono omissioni o mancanze o deformazioni… Qui di seguito il testo ‘originale’ riportato da marxists.com: “”Cette éducation, dont la nécessité et l’importance de tout premier plan ne sauraient susciter aucune divergence parmi les zimmerwaldiens de gauche, peut-elle être concrètement identique dans les grandes nations qui oppriment et dans les petites nations opprimées ? Dans les nations qui annexent et dans celles qui sont annexées? Non, bien sûr. La marche vers un but unique: la complète égalité en droits, le rapprochement le plus étroit et, ultérieurement, la fusion de toutes les nations, emprunte évidemment ici des chemins concrets différents, de même, par exemple, que le chemin qui mène au point central d’une page prend à gauche en partant d’une des marges et à droite en partant de la marge opposée. Si, prêchant la fusion des nations en général, un social-démocrate d’une grande nation qui annexe et opprime oubliait, un instant, que “”son”” Nicolas Il, “”son”” Guillaume, “”son”” Georges, “”son”” Poincaré, etc., sont eux aussi pour la fusion avec les petites nations (au moyen d’annexions), Nicolas Il est pour la “”fusion”” avec la Galicie, Guillaume Il, pour la “”fusion”” avec la Belgique, etc., – un tel social-démocrate ne serait qu’un ridicule doctrinaire en théorie, et un auxiliaire de l’impérialisme dans la pratique. L’éducation internationaliste des ouvriers des pays oppresseurs doit nécessairement consister, en tout premier lieu, à prêcher et à défendre le principe de la liberté de séparation des pays opprimés. Sinon, pas d’internationalisme. Nous avons le droit et le devoir de traiter d’impérialiste et de gredin tout social-démocrate d’une nation oppressive qui ne fait pas cette propagande. Cette revendication doit être posée d’une façon absolue, sans aucune réserve, quand bien même l’éventualité de la séparation ne devrait se présenter et être “”réalisable””, avant l’avènement du socialisme, que dans un cas sur mille. Nous avons le devoir de développer chez les ouvriers l'””indifférence”” à l’égard des distinctions nationales. C’est incontestable. Mais non pas l’indifférence que professent les annexionnistes. Un membre d’une nation oppressive doit rester “”indifférent”” à la question de savoir si des petites nations font partie de son Etat ou d’un Etat voisin, ou bien sont indépendantes, selon leurs sympathies : s’il n’y est pas “”indifférent””, il n’est pas social-démocrate. Pour être un social-démocrate internationaliste, il faut penser non pas seulement à sa propre nation; il faut placer au-dessus d’elle les intérêts de toutes les nations, leur liberté et leur égalité de droits à toutes. En “”théorie””, tout le monde est d’accord sur ce point, mais dans la pratique, on manifeste précisément cette indifférence qui est propre aux annexionnistes. C’est là la racine du mal. Au contraire, le social-démocrate d’une petite nation doit reporter le centre de gravité de son agitation sur le premier mot de notre formule générale: “”union librement consentie”” des nations. Il peut, sans faillir à ses obligations d’internationaliste, être ù la fois pour l’indépendance politique de sa nation, et pour son intégration à un Etat voisin X, Y, Z, etc. Mais il doit en tout état de cause lutter contre la mentalité étriquée de petite nation, la tendance à s’isoler et à se replier sur soi-même pour la prise en considération du tout et de l’universel, pour la subordination de l’intérêt particulier à l’intérêt général. Les gens qui n’ont pas approfondi cette question trouvent “”contradictoire”” que les social-démocrates des nations qui en oppriment d’autres insistent sur la “”liberté de séparation””, et les social-démocrates des nations opprimées, sur la “”liberté d’union””. Mais un peu de réflexion montre que, pour parvenir à l’internationalisme et à la fusion des nations en partant de la situation actuelle, il n’y a pas et il ne peut y avoir d’autre voie. Et ceci nous amène à la situation particulière de la social-démocratie hollandaise et polonaise”” [Lenin etc, ‘Le Communisme et la question nationale et coloniale’, Bureau d’Editions, Paris, sd., testo corretto con testo fonte marxists.org] Riportato altro brano del discorso di Lenin al 2° congresso dell’IC (pag 43-44), Bucharin rapporto al VII Esecutivo allargato ricorda le idee di Lenin sulle prospettive di sviluppo dei paesi coloniali e parla a proposito della Cina (pag 45-46-47)”,”INTT-308″ “LENIN (LENINE) V.I.”,”La faillite de la Deuxième Internationale. (1915)”,”Traduzione conforme al testo della 4° edizione delle ‘Opere’ di Lenin, tomo XXI. Le note non segnate sono dell’autore, quelle che segnate con NR sono della redazione L’importanza del Manifesto di Basilea (pag 8-9) La questione degli ‘interessi’ “”Kautsky applique le marxisme de telle sorte qu’il en fait évaporer tout le contenu et qu’il ne reste que le petit mot «intérêt» dans on ne sait quelle conception surnaturelle, spiritualiste, car il n’y est pas question de vie économique réelle, mais de souhaits innocents sur le bien-être général. Le marxisme juge des «intérêts» sur la base des antagonismes de classe et de la lutte des classes qui se manifestent au travers de millions de faits de la vie quotidienne. La petite bourgeoisie rêve de l’atténuation des antagonismes et bavarde en avançant cet «argument» que leur aggravation entraîne des «conséquences nuisibles». L’impérialisme, c’est la subordination de toutes les couches des classes possédantes au capital financier et le partage du monde entre cinq ou dix «grandes» puissances, dont la plupart participent aujourd’hui à la guerre. Le partage du monde par les grandes puissances signifie que toutes leurs couches possédantes sont ‘intéressées’ à la possession de colonies, de sphères d’influence, à l’oppression de nations étrangères, aux postes plus ou moins lucratifs et aux privilèges conférés par le fait d’appartenir à une «grande» puissance et à une nation oppressive (1). Il est ‘impossible’ de vivre à l’ancienne mode, dans une atmosphère relativement calme, paisible, de bonne intelligence, et qui est celle du capitalisme évoluant sans à-coups et s’etendant progressivement à de nouveaux pays, car une autre époque est arrivée. Le capital financier ‘évince’ et évincera le pays en question du nombre des grandes puissances, lui enlèvera ses colonies et ses sphères d’influence (ainsi que menace de le faire l’Allemagne, partie en guerre contre l’Angleterre); il enlèvera à la petite bourgeoisie ses privilèges et ses revenus subsidiaires de «nation impérialiste». C’est un fait prouvé par la guerre. C’est à cela qu’a ‘abouti’ effectivement l’exaspération des antagonismes, reconnue par tous depuis longtemps, y compris par ce même Kautsky dans sa brochure ‘le Chemin du pouvoir’. Et maintenant que la lutte armée pour les privilèges de nation impérialiste est devenue en fait acquis, Kautsky commence à ‘persuader’ aux capitalistes et à la petite bourgeoisie que la guerre est une chose horrible tands que le désarmement est une bonne chose; exactement de la même façon et exactement avec les même résultats qu’un pope chrétien, du haut de la chaire, persuade aux capitalistes que l’amour du prochain est un précepte de Dieu, une aspiration de l’âme et une loi morale de la civilisation. Ce que Kautsky appelle tendances économiques vers l’«ultra-impérialisme», est précisément une ‘persuasion’ petite-bougeoisie pour décider les financiers à ne pas faire le mal”” (pag 28-29) [(1) E. Schultze rapporte que vers 1915, on estimait la somme des valeurs dans le monde entier à 732 milliards de francs, y compris les emprunts des Etats et des municipalités, les hypothèques et les actions des sociétés commerciales et industrielles, etc. De cette somme 130 milliards de francs revenaient à l’Angleterre, 115 aux Etats-Unis d’Amérique, 100 à la France et 75 à l’Allemagne, soit 420 milliards de francs pour ces quatre grandes puissances, soit plus de la moitié de la somme totale. Ceci permet de juger combien grands sont les avantages et les privilèges des nations impérialistes avancées qui ont dépassé les autres peuples qui les oppriment et les spolient (Dr. Ernst Schultze: «Das Finanz-Archiv, Berlin, 1915, 32° année, p. 127). La «défense de la patrie» des nations impérialistes est la défense du droit au butin provenant du pillage des nations étrangères. En Russie, comme on sait, l’impérialisme capitaliste est plus faible: par contre, l’impérialisme militaire-féodal est plus fort] [V.I. Lenin, ‘La faillite de la Deuxième Internationale’ (1915), Paris, 1973] La dialettica di Marx ultima parola del metodo evoluzionista-scientifico… In natura e nella società, i fenomeni “”puri”” non esistono e non possono esistere, è precisamente ciò che ci insegna la dialettica di Marx… “”La dialectique devient la sophistique la plus infâme, la plus vile! L’élément national dans la guerre actuelle est représenté ‘seulement’ par la guerre de la Serbie contre l’Autriche (chose qui a d’ailleurs été marquée par la résolution de la conférence de notre Parti à Berne (1)). C’est en Serbie et parmi les Serbes seulement qu’il existe un mouvement de libération nationale datant de longues années et embrassant des millions d’individues parmi les «masses populaires», et dont le «prolongement» est la guerre de la Serbie contre l’Autriche. Si cette guerre était isolée, c’est-à-dire si elle n’était pas liée à la guerre européenne générale, aux visées intéressées et spoliatrices de l’Angleterre; de la Russie, etc., tous les socialistes seraient ‘tenus’ de souhaiter le succès de la ‘bourgeoisie’ serbe – c’est là la seule conclusion juste et absolument nécessaire à tirer du facteur national dans la guerre actuelle. Mais le sophiste Kautsky, qui est présentement au service des bourgeois, cléricaux et généraux autrichiens, n’en tire précisément pas cette conclusion! Poursuivons. La dialectique de Marx, dernier mot de la méthode évolutionniste-scientifique, interdit justement l’examen isolé, c’est-à-dire unilatéral et monstrueusement déformé, de l’objet. Le facteur national dans la guerre serbo-autrichienne n’a et ne peut avoir ‘aucune’ importance sérieuse dans la guerre européenne générale. Si l’Allemagne triomphe, elle étouffera la Belgique, encore une partie de la Pologne, peut-être une partie de la France, etc. Si la Russie remporte la victoire, elle étouffera la Galicie, encore une partie de la Pologne, l’Arménie, etc. Si le résultat est «nul», l’ancienne oppression nationale demeurera, Pour la Serbie, c’est-à-dire pour environ un centième des participants à la guerre actuelle, celle-ci est le «prolongement de la politique» du mouvement libérateur bourgeois. Pour 99 pour cent la guerre est le prolongement de la politique de la bougeoisie impérialiste, c’est-à-dire caduque, capable de dépraver, mais non pas d’affranchir des nations. L’Entente, en «libérant» la Serbie ‘vend’ les intérêts de la liberté serbe à l’impérialisme italien contre son appui dans le pillage de l’Autriche. Tout cela est de notorieté pubblique, et tout cela a été déformé sans scrupule par Kautsky afin de justifier les opportunistes. Ni dans la nature, ni dans la société, les phénomènes «purs» ‘n’existent’ et ne peuvent exister, c’est précisément ce que nous enseigne la dialectique de Marx qui montre que la notion même de pureté constitue une certaine étroitesse, un sens unilatéral de la connaissance humaine, qui n’embrasse pas l’objet jusqu’au bout, dans toute sa complexité. Il n’y a et il ne peut y avoir au monde de capitalisme «pur», mais il y a toujours des ‘mélanges’ de féodalisme, d’élément petit-bourgeois ou d’autre chose encore. C’est pourquoi rappeler que la guerre n’est pas «purement» impérialiste – alors qu’il s’agit d’une duperie scandaleuse des «masses populaires» par les impérialistes qui masquent à bon escient par una phraséologie «nationale» les buts de franc pillage -, c’est être un pédant infiniment obtus, ou un chicanier et un imposteur. Toute la question est que Kautsky ‘soutient’ la duperie du peuple par les impérialistes lorsqu’il dit que pour les «masses populaires, y compris les masses prolétariennes», les problèmes nationaux ont une «valeur décisive», ‘alors que’ pour les «classes dominantes ce sont les tendances impérialistes qui l’emportent» (p. 273), et lorsqu’il «corrobore» cette affirmation par une référence prétendument dialectique à la «réalité infiniment variée» (p. 274). Nul doute que la réalité ne soit infiniment variée, c’est une sainte vérité! Mais il n’est pas douteux non plus que cette infinie variété comporte deux courants fondamentaux et essentiels: le contenu objectif de la guerre est un «prolongement de la politique» de l’impérialisme, c’est-à-dire du pillage des autres nations par la bourgeoisie caduque des «grandes puissances» (et par les gouvernement de ces dernières); quant à l’idéologie dominante «subjective», ce sont là des phrases «nationales» propagées en vue de duper les masses”” [(1) La ‘Conférence de Berne’ des sections du POSDR de l’étranger se tint à Berne du 27 février au 4 mars 1915. Convoquée sur l’initiative de Lénine, elle eut la portée d’une conférence bolchévik générale du Parti, la guerre n’ayant pas permis de réunir une conférence de toutes les organisations de Russie. Elle était composée des délégués des sections bolchéviks de Paris, Zurich, Genève, Berne, Lausanne et d’un «groupe de Baugy». Lénine y représentait le Comité central et l’organe central du Parti: le ‘Social-Démocrate’. Il dirigea les travaux de la conférence et rapporta sur la question centrale: «La guerre et les tâches du Parti». La conférence adopta les résolutions proposées par Lénine sur la guerre (NR).]”,”LEND-668″ “LENIN V.I. (LENINE) TROTSKY Leon e altri”,”Thèses, manifestes et résolutions adoptés par les Ier, IIe, IIIe et IVe Congrès de l’Internationale Communiste (1919-1923). Textes complets.”,”Primo congresso Marzo 1919; Secondo congresso Luglio 1920; Terzo congresso Giugno 1921; Fronte Unico; La Conferenza preliminare delle Tre internazionali; Quarto congresso Novembre 1922 Tesi di Lenin sulla democrazia borghese e la dittatura del proletariato (pag 6-13), Discorso di Trotsky (pag 28-29) e discorso di chiusura di Lenin (7 marzo 1919) Manifesto dell’Internazionale Comunista ai proletari del mondo intero (pag 30-34)”,”INTT-311″ “LENIN (LÉNINE) Vladimir Ilitch; CERVETTO Arrigo”,”La révolution prolétarienne et le renégat Kautsky. Lectures: A. Cervetto: ‘Le fondement scientifique de la lutte des classes’.”,”«Il est naturel qu’un liberal parle de “”démocratie”” en général. Un marxiste ne manquera jamais de demander: “”Pour quelle classe?””» (pag 43) Giudizio di Marx ed Engels sulla “”democrazia pura”” (pag 49)”,”ELCx-218″ “LENIN V.I. (LENINE)”,”Bilan d’une discussion sur le droit des nations à disposer d’elles-mêmes. (1916)”,”Lenin cita articolo di F. Engels: ‘Il panslavismo democratico’ apparso sulla Nuova Gazzetta Renana n. 222 e 223 il 15 e 16 febbraio 1849 Lettera di Engels a Kautsky di immenso interesse (12 settembre 1882) pubblicata da Kautsky nel suo opuscolo ‘Le socialisme et la politique coloniale’ (Berlin, 1907) (pag 45) Articolo precedente di Lenin: ‘La revolution socialiste et le droit des nations à disposer d’elle-mêmes” Critica di Lenin delle tesi polacche. “”Notre référence au point de vue de Marx sur la séparation de l’Irlande a suscité de la part des camarades polonais une réponse non pas détournée, pour une fois, mais directe. En quoi consiste leur objection? Ils sont d’avis que les références à l’attitude de Marx au cours des années 1848-1871 sont “”sans aucune valeur””. Cette déclaration singulièrement sévère et péremptoire est motivée par le fait que Marx s’est prononcé “”dans le même temps”” contre les aspirations à l’indépendance”” des Tchèques; des Slaves du Sud; etc (1)””. Si cette motivation est particulièrement sévère, c’est parce qu’elle est aussi particulièrement inconsistante. … (pag 31-32) (pag 36-37)”,”LEND-669″ “LENIN V.I.”,”Scritti su Tolstoj.”,”””L’opera di Tolstoj, nella lettura di Lenin, è tutto questo, in modo magnifico, grandioso, irritante: la denuncia impietosa, realistica di un sistema di relazioni sociali inique, la descrizione di vite sfigurate e avvilite da povertà e ignoranza, l’illusione agli occhi di Lenin insopportabile (1) di poter trovare nell’esperienza religiosa, nella resistenza passiva al male, la forza per rovesciare l’iniquità del mondo. E’ un’interpretazione, questa tracciata con rapidi schizzi da Lenin, tutt’altro che superficiale, ben presente nel dibattito interpretativo degli anni successivi. Non a caso, di questa lettura si sarebbe impadronito due decenni dopo, alla metà degli anni Trenta, György Lukács nei suoi ‘Saggi sul realismo’; lo scritto dedicato a Tolstoj (‘Tolstoj e l’evoluzione del realismo’ (2)) è punteggiato da riferimenti frequenti a queste pagine, in cui Lukács ritrova anticipata in qualche misura la sua idea di realismo e la sua distinzione tra il grande romanzo borghese, tra le opere di scrittori (in tempi e modi diversi, Fielding e Defoe, Balzac, Stendhal e appunto Tolstoj) capaci di afferrare ed esprimere le tendenze essenziali, profonde delle società in cui vivono (a prescindere dalla loro simpatia per questi processi, progressisti o reazionari che siano nell’ideologia e nella fede che esplicitamente professano), e il mediocre empirismo del romanzo naturalistico, l’asfissiante attenzione per il dettaglio che avvilisce la prosa, pur raffinata, di Flaubert, Maupassant, di Zola. Modulata in modo differente nei testi, questa è l’immagine che Lenin traccia di Tolstoj, perfettamente chiara, a tutto tondo, senza esitazioni: la Russia contadina tra 1861 e 1905, le sue paure, le sue velleità e aspirazioni, tutto questo è Tolstoj, specchio fedele di un mondo e della catastrofe che in questi anni lo sta travolgendo”” [Roberto Peverelli, introduzione a: V.I. Lenin, ‘Scritti su Tolstoj’, Milano, 2017] [(1) «Una delle cose più ignobili che sono al mondo, ovvero la religione, la tendenza a sostiuire i papi-funzionari di Stato con i papi per convinzione, ovvero la cultura del ‘clericalismo’, la più raffinata e, per questo, la più disgustosa»] (pag 6-7-8, 14)”,”LEND-670″ “LENIN Vladimir Ilic”,”L’imperialismo fase suprema del capitalismo.”,”””Alcuni scrittori borghesi (a cui si è unito K. Kautsky) che ha completamente tradito la propria posizione marxista del 1909, per esempio) sostengono che i cartelli internazionali, poiché sono la manifestazione più evidente dell’internazionalizzazione del capitale, possono dare speranza di pace tra i popoli in regime capitalista. Quest’opinione teoricamente è un assurdo, e praticamente un sofisma, una disonesta difesa del peggiore opportunismo. I cartelli internazionali mostrano sino a qual punto si siano sviluppati i monopoli capitalistici, e ‘quale sia il motivo’ della lotta tra i complessi capitalistici. Quest’ultima circostanza è particolarmente importante, giacché essa soltanto ci illumina sul vero senso storico-economico degli avvenimenti. Infatti può mutare, e di fatto muta continuamente, la ‘forma’ della lotta a seconda delle differenti condizioni parziali e temporanee; ma finché esistono classi ‘non’ muta mai assolutamente la ‘sostanza’ della lotta, il suo ‘contenuto’ di classe. Certamente interessa, per esempio, alla borghesia tedesca (a cui si è unito in sostanza Kautsky coi suoi ragionamenti teorici [e di questo diremo dopo]) di nascondere il ‘contenuto’ dell’odierna lotta economica (cioè la spartizione del mondo) e di mettere in evidenza ora una, ora l’altra ‘forma’ della lotta. Lo stesso errore commette Kautsky. Né si tratta solo della borghesia tedesca, ma di quella di tutto il mondo. I capitalisti si spartiscono il mondo non per la loro speciale malvagità, bensì perché il grado raggiunto dalla concentrazione li costringe a battere questa via, se vogliono ottenere dei profitti. E la spartizione si compie «proporzionalmente al capitale», «in proporzione alla forza» poiché in regime di produzione mercantile e di capitalismo non è possibile alcun altro sistema di spartizione. Ma la forza muta per il mutare dello sviluppo economico e politico. Per capire gli avvenimenti, occorre sapere quali questioni siano risolte da un mutamento di potenza; che poi tale mutamento sia di natura «puramente» economica, oppure ‘extra’-economica (per esempio militare), ciò, in sé, è questione secondaria, che non può mutar nulla nella fondamentale concezione del più recente periodo del capitalismo. Sostituire la questione del ‘contenuto’ della lotta e delle stipulazioni tra le leghe capitalistiche con quella della forma di tale lotta e di tali stipulazioni (che oggi può essere pacifica, domani bellica, dopodomani nuovamente pacifica), significa cadere al livello del sofista. L’età del più recente capitalismo ci dimostra come tra le leghe capitalistiche si formino determinati rapporti ‘sul terreno’ della spartizione economica del mondo, e, di pari passo con tale fenomeno e in connessione con esso, si formino anche tra le leghe politiche, cioè gli Stati, determinati rapporti sul terreno della spartizione territoriale del mondo, della lotta per le colonie, della «lotta per il territorio economico»”” [V.I. Lenin, ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’, Roma, 1972, ristampa 1973] (pag 100-101)”,”LEND-671″ “LENIN Vladimir Ilic,”,”L’estremismo malattia infantile del comunismo.”,””Tutti’ i paesi dovranno fare inevitabilmente ciò che ha fatto la Russia’ “”In poche settimane i menscevichi (6) e i “”socialisti-rivoluzionari”” (7) si appropriano a meraviglia di tutti i metodi e modi, delle argomentazioni e dei sofismi degli eroi europei della II Internazionale, dei ministerialisti (8) e della restante turba opportunistica. Tutto quello che leggiamo oggi su Scheidemann e Noske, su Kautsky e Hilferding, su Renner e Austerlitz, su Otto Bauer e Friedrich Adler, su Turati e Longuet, sui fabiani e sui capi del Partito laburista indipendente in Inghilterra, tutto questo sembra (ed è di fatto) una noiosa ripetizione, un ritornello vecchio e ben noto. Tutto questo l’abbiamo già visto tra i menscevichi. La storia ha fatto uno dei suoi scherzi e ha costretto gli opportunisti di un paese arretrato a precorrere gli opportunisti di molti paesi progrediti. Se tutti gli eroi della II Internazionale sono falliti e si sono coperti di vergogna nella questione del significato e della funzione dei Soviet e del potere sovietico, se con singolare “”chiarezza”” si sono coperti di vergogna e impantanati in tale questione i capi di tre importanti partiti ora usciti dalla II Internazionale (cioè il Partito socialdemocratico indipendente di Germania (9), il Partito longuettista francese e il Partito laburista indipendente inglese), se tutti costoro si sono rivelati schiavi dei pregiudizi della democrazia piccolo-borghese (proprio come i piccoli borghesi del 1848 che si chiamavano “”socialdemocratici””), ebbene, noi avevamo visto ‘tutto ciò’ dall’esempio dei menscevichi. La storia ha fatto questo scherzo: nel 1905 sono sorti in Russia i Soviet; dal febbraio all’ottobre 1917 i Soviet sono stati contraffatti dai menscevichi, che sono falliti per la loro incapacità di comprenderne la funzione e l’importanza; oggi l’idea del potere sovietico è sorta ‘in tutto il mondo’ e si diffonde con inaudita rapidità in seno al proletariato di tutti i paesi, mentre tutti i vecchi eroi della II Internazionale, per effetto della stessa incapacità di comprendere la funzione e l’importanza dei Soviet, falliscono ‘dappertutto’ come i nostri menscevichi. L’esperienza ha dimostrato come in alcune questioni essenzialissime della rivoluzione proletaria ‘tutti’ i paesi dovranno fare inevitabilmente ciò che ha fatto la Russia. I bolscevichi hanno cominciato con molta prudenza la loro lotta vittoriosa contro la repubblica parlamentare (di fatto) borghese e contro i menscevichi e l’hanno preparata in modo tutt’altro che semplice, a dispetto delle opinioni che vengono spesso ripetute in Europa e in America. All’inizio del periodo indicato ‘non’ abbiamo incitato a rovesciare il governo, ma abbiamo chiarito l’impossibilità di rovesciarlo ‘senza’ operare mutamenti preliminari nella composizione e nell’indirizzo dei Soviet. Non abbiamo proclamato il boicottaggio del parlamento borghese, della Costituente, ma fin dalla Conferenza di aprile (1917) del nostro partito abbiamo dichiarato ufficialmente, in nome del partito, che una repubblica borghese con una Assemblea costituente è migliore di una repubblica borghese senza Assemblea costituente, ma che tuttavia la repubblica sovietica, “”operaia-contadina””, è migliore di qualsiasi repubblica parlamentare democratica borghese. Senza tale preparazione lunga, prudente, circostanziata, previdente, non avremmo potuto né riportare la vittoria nell’ottobre 1917 né difendere questa vittoria”” [V.I. Lenin, ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, Roma, 1970] (pag 31-32-33-34)”,”LEND-672″ “LENIN V.I., volume a cura di A. CARPITELLA”,”Opere complete. I. 1893-1894.”,”””Sta di fatto che quest’idea del conflitto tra il determinismo e la morale, tra la necessità storica e l’importanza dell’individuo, è uno dei trastulli preferiti del filosofo soggettivista. Egli ha imbrattato a questo proposito montagne di carta e detto un cumulo di sciocchezze sentimentali piccolo-borghesi per appianare questo conflitto a vantaggio della morale e della funzione dell’individuo. In realtà qui non c’è nessun conflitto; esso è stato inventato dal signor Mikhailovski, il quale temeva (e non senza ragione) che il determinismo scalzasse le basi della morale piccolo-borghese che gli è così cara. L’idea del determinismo, stabilendo la necessità delle azioni umane, rigettando la favola sciocca del libero arbitrio, non sopprime affatto la ragione, né la coscienza dell’uomo, né l’apprezzamento delle sue azioni. All’opposto, soltanto dal punto di vista del determinismo è possibile dare un apprezzamento rigoroso e giusto, invece di attribuire tutto ciò che si vuole al libero arbitrio. Nello stesso modo anche l’idea della necessità storica non compromette per nulla la funzione dell’individuo nella storia: tutta la storia si compone appunto delle azioni di individui che sono indubbiamente dei fattori attivi. La questione reale che sorge quando si deve giudicare l’attività sociale di un individuo, consiste nel sapere : in quali condizioni il successo è assicurato a questa attività? quali sono le garanzie che questa attività non rimanga un atto isolato, sommerso in una marea di atti contrastanti? A questo si riduce anche un’altra questione che i socialdemocratici e gli altri socialisti russi risolvono differentemente: in qual modo l’attività tendente all’attuazione del regime socialista deve attrarre le masse per dar risultati seri? E’ evidente che la soluzione di questo problema dipende direttamente e immediatamente dal concetto che si ha del raggruppamento delle forze sociali in Russia, delle lotte delle classi, di cui si compone la società russa (…)”” (pag 155-156) [V.I. Lenin, ‘Che cosa sono “”gli amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici?’ (1894), in: V.I. Lenin, ‘Opere complete, I. 1893-1894’, Roma, 1954] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”Come dimostrazione riporto ‘in extenso’ l’esposizione del metodo dialettico pubblicata nel ‘Viestnik Evropy’ (35), anno 1872, n. 5 (la nota intitolata: ‘Il punto di vista della critica dell’economia politica’ di K. Marx) (36), che Marx cita nel suo ‘Poscritto’ alla seconda edizione del ‘Capitale’. In questo poscritto Marx dice che il metodo da lui applicato nel ‘Capitale’ era stato mal compreso. «I recensori tedeschi, naturalmente, gridano alla sofistica hegeliana». E per maggior chiarezza Marx cita l’esposizione del suo metodo, data nella nota suddetta. Per Marx – si dice in quella nota – una cosa sola importa, e precisamente: trovare la legge dei fenomeni che sta indagando, e per lui è importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, del trapasso dei fenomeni da una forma nell’altra, da un ordinamento dei rapporti sociali nell’altro. In conseguenza di ciò Marx si preoccupa di una cosa sola: comprovare attraverso un’indagine scientifica precisa la necessità degli attuali ordinamenti dei rapporti sociali, costatando nel modo più completo possibile quei fatti che gli servono come punti di partenza o come punti di appoggio. A questo scopo è del tutto sufficiente dimostrare, insieme alla necessità dell’ordine esistente, la necessità di un ordine nuovo, nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente, del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti. [libro Cervetto] Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma che, anzi, determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni. (Ne prendano nota i signori soggettivisti, che distinguono lo sviluppo sociale dallo sviluppo che ha luogo nella storia naturale appunto perchè l’uomo si prefigge dei «fini» coscienti ed è guidato da determinati ideali). Se l’elemento cosciente ha una funzione così subordinata nella storia della civiltà, è ovvio che la critica che ha per oggetto la civiltà stessa men che mai potrà prendere a fondamento una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. Il che significa che non l’idea, ma solo il fenomeno esterno, oggettivo, può servirle come punto di partenza. La critica deve consistere nel raffrontare, nel comparare un fatto determinato non con l’idea, ma con un altro fatto; per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo più esatto possibile e che costituiscano differenti momenti di sviluppo l’uno in confronto all’altro; inoltre è particolarmente necessario che venga indagata con altrettanta esattezza tutta la serie degli ordinamenti noti, la loro successione e il nesso nel quale si presentano i vari gradi dello sviluppo. Marx nega proprio l’idea che le leggi della vita economica siano identiche sia per il passato che per l’avvenire. Al contrario ogni periodo storico ha le sue leggi proprie. La vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia. Gli economisti del passato, quando confrontavano le leggi economiche con le leggi della fisica e della chimica, non ne comprendevano la natura. Un’analisi più profonda dimostra che la distinzione fra i vari organismi sociali è altrettanto profonda quanto quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali. Marx, proponendosi di studiare l’ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che deve proporsi ogni indagine precisa della vita economica. Il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione delle leggi specifiche (storiche) che regolano nascita, esistenza, sviluppo e morte di un organismo sociale dato e la sua sostituzione da parte di un altro superiore. Ecco una descrizione del metodo dialettico pescata da Marx nella gran mole di note apparse sui giornali e sulle riviste a proposito del ‘Capitale’, e tradotta da lui in tedesco perché, com’egli dice, questa definizione del metodo è perfettamente esatta””. [Lenin, Che cosa sono gli amici del popolo’ (pag 162-163-164) [(35) ‘Viestnik Evropy’ (Il messaggero d’Europa): rivista mensile, pubblicata a Pietroburgo dal 1866 all’estate del 1918. La rivista propugnava le concezioni della borghesia liberale russa; a cominciare dagli anni novanta condusse una lotta sistematica contro il marxismo, p. 162; (36) L’autore della nota (I.K.-n) era I.I. Kaufman, professore all’Università di Pietroburgo. Marx giudicò quella nota una delle migliori esposizioni del metodo dialettico. Cfr. ‘Poscritto’ alla seconda edizione del I libro del ‘Capitale’, (I, I, ed.cit., pp. 25-27), p. 162]”,”LEND-673″
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Quaderni sull’imperialismo.”,”Iquaderni sull’imperialismo costituiscono i materiali preparatori al volume L’imperialismo, fase suprema del capitalismo – Saggio popolare, scritto nella prima metà del 1916 e pubblicato a Pietrogrado dalla casa editrice ‘Parus’ (La vela) nel gennaio 1917, in cui Lenin, partendo dall’analisi marxista del capitalismo e riprendendo gli studi di Hobson e di Hilferding sull’imperialismo e sul capitale finanziario, portava avanti l’analisi del moderno capitalismo monopolistico, al fine di dare il necessario fondamento economico alla teoria della trasformazione socialista della società. Per la prima volta in italiano i famosi materiali preparatori dell’opera fondamentale di Lenin. Estratti, annotazioni, appunti critici relativi alla pubblicistica tedesca, inglese, francese e italiana sull’imperialismo. “”La Russia, l’unico paese settentrionale che faccia una politica imperialistica, dirige prevalentemente le sue forze all’occupazione dell’Asia e, benché la sua colonizzaione più naturale avvenga mediante l’allargamento dei confini statali, presto essa si scontrerà con le altre potenze sul problema della spartizione dell’Asia”” [Lenin, Quaderno X. J. A. cit. da Hobson, ‘L’imperialismo’, Londra 1902] (pag 376)”,”LEND-021-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Umberto CERRONI”,”Scritti economici.”,”Nella costruzione dell’antologia sono stati seguiti due principali criteri: quello di fornire il più possibile scritti (o parti di scritti) organici di Lenin e quello di riunirli sotto rubriche significative non solo sul piano cronologico ma nache sul piano logico. “”Parassitismo e putrefazione del capitalismo. (…) L’imperialismo è l’immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido, che, come vedemmo, raggiunge da 100 a 150 miliardi di franchi di titoli. Da ciò segue, inevitabilmente, l’aumetare della classe o meglio del ceto dei ‘rentiers’, cioè di persone che vivono del «taglio delle cedole», onn partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio. …. finire (pag 581-583″,”LEND-022-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Felice PLATONE”,”Teoria della questione agraria.”,”Un testo fondamentale per lo studio dei rapporti economici che caratterizzano l’agricoltura nell’epoca capitalistica. “”In quali condizioni può attuarsi la nazionalizzazione? Tra i marxisti si trova spesso chi sostiene che la nazionalizzazione non sarà attuabile se non nello stadio superiore di sviluppo del capitalismo, quando il capitalismo avrà già completamente preparato le condizioni per la «separazione dei proprietari fondiari dall’agricoltura» (attraverso l’affitto e l’ipoteca). Si presume che la grande agricoltura capitalistica debba formarsi ‘prima’ che divenga attuabile la nazionalizzazione della terra, la quale amputa la rendita ma lascia intatto l’organismo economico (1). E’ giusta quest’opinione? Essa non può avere un fondamento teorico: non è possibile sostenerla con argomenti presi da Marx; i dati dell’esperienza le sono piuttosto contrari. Dal punto di vista teorico, la nazionalizzazione è lo sviluppo «idealmente» puro del capitalismo nell’agricoltura. Tutt’altra cosa è invece la questione di sapere se nella storia si trovino frequentemente realizzate le combinazioni di fattori e una correlazione di forze che rendano possibile la nazionalizzazione nella società capitalistica. Ma la nazionalizzazione non è soltanto il risultato del rapido sviluppo del capitalismo, ne è anche la condizione. Pensare che la nazionalizzazione non sia possibile se non con uno sviluppo elevatissimo del capitalismo nell’agricoltura, significa certo negare la nazionalizzazione come misura del progresso ‘borghese’, perché l’elevato sviluppo del capitalismo agricolo ha già messo ovunque all’ordine del giorno (e, a suo tempo, metterà all’ordine dei giorno in nuovi paesi) la «socializzazione della produzione agricola», la rivoluzione socialista. Una misura che promuove il progresso borghese non può concepirsi come tale se la lotta di classe tra il proletariato e la borghesia è molto aspra. Una tale misura è piuttosto connaturata a una «giovane» società borghese che non ha ancora sviluppato le sue contraddizioni fino in fondo, che non ha ancora creato un proletariato talmente forte da tendere immediatamente alla rivoluzione socialista. Anche Marx ammetteva la nazionalizzazione e spesso la difendeva apertamente non soltanto all’epoca della rivoluzione tedesca del 1848, ma anche nel 1846 per l’America (2), a proposito della quale egli diceva già a quel tempo, con assoluta precisione, che essa ‘era appena agli inizi’ dello sviluppo «industriale». L’esperienza dei diversi paesi capitalistici non ci offre esempi di nazionalizzazione della terra in una forma più o meno pura. Troviamo qualche cosa di simile alla nazionalizzazione nella Nuova Zelanda, dove esiste una giovane democrazia capitalistica e dove non si potrebbe neppure parlare di un elevato sviluppo del capitalismo agricolo. Qualche cosa di simile alla nazionalizzazione si è avuto in America quando lo Stato promulgò la legge sugli ‘homesteads’ e distribuì degli appezzamenti ai piccoli coltivatori contro il pagamento della rendita nominale. No. Pretendere che la nazionalizzazione sia realizzabile soltanto nell’epoca del capitalismo altamente sviluppato, significa negarla in quanto misura di progresso borghese. E questa negazione è in aperto contrasto con la teoria economica. Mi pare che Marx, nelle seguenti considerazioni che noi togliamo dalle ‘Teorie del plusvalore’, abbia definito in modo ‘ben diverso’ da quello che si pensa di solito le condizioni nelle quali è possibile nazionalizzare le terre. Dopo aver dimostrato che il proprietario fondiario è una figura del tutto superflua nella produzione capitalistica, che il fine di quest’ultima è «pienamente raggiungibile» se la terra appartiene allo Stato, Marx continua: «Perciò il borghese radicale giunge in teoria alla negazione della proprietà della terra… Ma in pratica gli manca il coraggio, perché l’attacco contro una delle forme di proprietà – contro la forma della proprietà privata delle condizioni di lavoro – sarebbe pericolosissimo anche per l’altra forma di proprietà. Inoltre, il borghese si è egli steso territorializzato» (‘Theorien über den Mehrwert’, II Band, 1 Teil, S. 208). Marx non indica qui lo scarso sviluppo del capitalismo nell’agricoltura come un ostacolo all’attuazione della nazionalizzazione. Egli indica ‘due’ altri ostacoli, ma essi convalidano l’idea che la nazionalizzazione è attuabile nel periodo della ‘rivoluzione borghese’. Primo ostacolo: al borghese radicale ‘manca il coraggio’ di attaccare la proprietà privata fondiaria, dato il pericolo di ogni attacco socialista contro ogni forma di proprietà privata, o, in altri termini, dato il pericolo della rivoluzione socialista. Secondo ostacolo: «il borghese si è egli stesso territorializzato». Marx allude indubbiamente al fatto che il modo di produzione borghese si è già consolidato nella proprietà privata delle terre, vale a dire che questa proprietà privata è divenuta assai più borghese che feudale. Quando la borghesia, considerata come classe, si è già legata in grandissima maggioranza alla proprietà fondiaria, «si è territorializzata», «si è insediata sulla terra», ha pienamente subordinato a sé la proprietà fondiaria, ‘non può’ esservi un movimento veramente ‘sociale’ della borghesia in favore della nazionalizzazione. E non può esservi per la semplice ragione che nessuna classe sociale agisce contro se stessa. In linea generale, questi due ostacoli possono essere eliminati soltanto nel periodo dell’inizio del capitalismo, e non nel periodo della sua fine; nel periodo della rivoluzione ‘borghese’, e non alla vigilia della rivoluzione socialista. L’opinione secondo la quale la nazionalizzazione non è realizzabile se non quando esista un capitalismo altamente sviluppato non può essere chiamata una opinione marxista. Essa è in contraddizione con le premesse generali della teoria di Marx e con le sue parole da noi citate. Essa ‘riduce’ a un’astrazione pura e schematica il problema dei fattori storici concreti della nazionalizzazione come provvedimento preso da determinate classi e forze sociali. Il «borghese radicale» ‘non può’ essere ‘coraggioso’ nell’epoca del capitalismo fortemente sviluppato. In una tale epoca questo borghese, in complesso, è già inevitabilmente controrivoluzionario. In una tale epoca la «territorializzazione» quasi completa della borghesia è già inevitabile. Per contro, nell’epoca della rivoluzione borghese, le condizioni ‘obiettive’ costringono il «borghese radicale» a essere coraggioso, perché, egli, adempiendo il compito storico del suo tempo, non può ancora temere, come classe, la rivoluzione ‘proletaria’. Nell’epoca della rivoluzione borghese, la borghesia ‘non si è ancora territorializzata’: la proprietà fondiaria è ancora impregnata di feudalesimo. Può allora accadere che la massa degli agricoltori borghesi, dei ‘farmers’, combatta le ‘principali’ forme esistenti del possesso della terra e perciò giunga praticamente ad attuare il ‘completo’ «affrancamento» borghese «della terra», ‘cioè la nazionalizzazione'”” [Lenin, ‘Il programma agrario della socialdemocrazia nella rivoluzione russa del 1905-1907. Le basi teoriche della nazionalizzazione e della municipalizzazione’, novembre-dicembre 1907] [(in) Lenin, ‘Teoria della questione agraria’, Roma, 1972] [(1) Ecco una delle più precise formulazioni di quest’opinione; data dal compagno Borisov, sostenitore della spartizione: «…in seguito essa [la rivendicazione della nazionalizzazione della terra] sarà posta dalla storia, e sarà posta quando la piccola azienda borghese decadrà, quando il capitalismo avrà conquistato nell’agricoltura posizioni solide, e la Russia non sarà più un paese contadino» (p. 127 dei ‘Verbali del Congresso di Stoccolma’; (2) Cfr. nel presente volume, pp. 203-209, ndt] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-023-FL” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere complete. Volume XIV 1908. Materialismo ed empiriocriticismo.”,”Questo volume comprende, oltre alle brevi tesi contro Bogdanov che sono intitolate Dieci domande al relatore, il testo completo della famosa opera di Lenin Materialismo ed empiriocriticismo.”,”LEND-024-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Pio MARCONI”,”Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato.”,”Lenin scrisse ‘Stato e rivoluzione’ nell’agosto-settembre 1917, quando, dopo gli avvenimenti del 3-5 luglio a Pietrogrado fu costretto a nascondersi per sfuggire al mandato di cattura del governo provvisorio prima a Razliv e quindi a Helsingfors (Helsinski).”,”LEND-025-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Una caricatura del marxismo.”,”I testi della polemica leniniana contro l’economismo imperialistico di Bucharin e altri scritti sul problema dei rapporti tra democrazia e socialismo.”,”LEND-026-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Mario CACIAGLI”,”L’informazione di classe.”,”Al centro degli articoli nella prima parte di questa antologia, articoli che hanno il punto di confluenza nel più famoso Che fare?, sta proprio il momento, l’esigenza della organizzazione. Per Lenin di quegli anni, fra il 1899 e il 1905, il problema che urge è quello dell’unificazione di tutti i socialisti russi, del superamento del frazionismo, della creazione di un partito unico ed efficiente della classe lavoratrice. Per raggiungere questo scopo un ruolo determinante, se non decisivo, egli affida appunto ad un organo di stampa. 2 s”,”LEND-027-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Enzo SANTARELLI”,”La Comune di Parigi.”,”La Comune di Parigi, scrive Lenin, «ha tentato di spezzare, di distruggere dalle fondamenta l’apparato statale borghese, burocratico, giudiziario, militare, poliziesco, sostituendolo con l’organizzazione autonoma delle masse operaie, che non conosce distinzioni tra il potere legislativo e il potere esecutivo». «La causa della Comune è la causa della rivoluzione socialista, la causa dell’integrale emancipazione politica ed economica dei lavoratori, è la causa del proletariato mondiale. In tal senso essa è immortale.» “”4. Riconoscere che il nostro partito è in minoranza, e costituisce per ora un’esigua minoranza, nella maggior parte dei soviet dei deputati operai, di fronte al ‘blocco di tutti’ gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, che sono soggetti all’influenza della borghesia e che estendono quest’influenza al proletariato: dai socialisti-popolari e dai socialisti-rivoluzionari fino al Comitato di organizzazione (Chheidze, Tsereteli, ecc.), a Steklov, ecc., ecc.. Spiegare alle masse che i soviet dei deputati operai sono l”unica’ forma ‘possibile’ di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che ‘questo’ governo sarà sottomesso all’influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello ‘spiegare’ alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, gli errori della loro tattica. Fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un’opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai soviet dei deputati operai, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell’esperienza. 5. Niente repubblica parlamentare, – ritornare a essa dopo i soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro, – ma repubblica dei soviet di deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini di tutto il paese, dal basso in alto. Sopprimere la polizia, l’esercito (1) e il corpo dei funzionari. Lo stipendio dei funzionari – tutti eleggibili e revocabili in qualsiasi momento – non deve superare il salario medio di un buon operaio (…)”” [V.I. Lenin, ‘Tesi di Aprile’] [(in) V.I. Lenin, ‘La comune di Parigi’, Roma, 1971] [(1) Cioè sostituire l’esercito permamente con l’armamento generale del popolo (nota di Lenin)] (pag 80)”,”LEND-028-FL” “LENIN V.I. ZINOVIEV G. BUCHARIN N. TROTSKY L. LEVI P. MEYER E. WALCHER Y WOLFSTEIN R. ROSMER J. SADOUL J. GUILBEAUX H. SERRATI D.M. BOMBACCI N. GRAZIADEI BORDIGA A. PANKHURST Sylvia E. FRAYNA A. REED J. e altri”,”Thèses, Manifestes et Résolutions adoptés par les I, II, III et IV Congrès de l’Internationale Communiste (1919-1923). Textes complets.”,”Avertissement, Notice historique,”,”INTT-027-FL” “LENIN V.I., a cura Valentino PARLATO”,”L’ imperialismo fase suprema del capitalismo.”,”””Lenin cominciò a lavorare all”Imperialismo’, tra la fine del 1915 e i primi del 1916, a Berna. Le questioni relative alle cause economiche della guerra, scrive la Krupskaia, «furono studiate da Vladimir Ilic nel 1915 e poi nel 1916. Raccolse allora i materiali per il suo libro: ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’. Ilic rilesse ancora ed ancora Marx ed Engels per meglio chiarire il periodo della rivoluzione socialista, le sue vie e il suo sviluppo» (1). Da Berna, l’11 gennaio del 1916, Lenin scrive a Gorki «sto lavorando attorno all’opuscolo sull’imperialismo», e, dando un fuggevole scorcio delle sue condizioni di vita, aggiunge: «A causa delle condizioni di guerra ho estremo bisogno di guadagnare» (2). «Ne gennaio del 1916, – dice sempre la Krupskaia, – Vladimir Ilic cominciò a scrivere un libro (l”Imperialismo’) per la casa editrice La Vela. Ilic dava un’importanza enorme a tale questione ritenendo impossibile un giudizio veramente completo sulla guerra senza uno studio approfondito della sostanza dell’imperialismo, sia dal lato economico che politico. Si mise perciò volentieri al lavoro. Verso la metà di febbraio ebbe bisogno di lavorare nelle biblioteche di Zurigo. Vi andammo per alcune settimane: rinviammo così continuamente il nostro ritorno a Berna e finimmo per rimanere a Zurigo dove c’era maggiore animazione. Vi erano molti giovani stranieri di tendenze rivoluzionarie, vi era un ambiente operaio; il partito socialdemocratico era più a sinistra e sembrava che vi sis sentisse molto meno lo spirito piccolo-borghese» (3). Lenin a Zurigo lavora all”Imperialismo’ fino al maggio e il 2 giugno del 1916 spedisce il manoscritto dell’opera allo storico Pokrovski perché ne curi la pubblicazione a Pietrogrado”” [(1) Nadezda Krupskaia, ‘La mia vita con Lenin’, Roma, Editori Riuniti, 1956, p. 271; (2) Lenin, Opere, vol. 35, ed. cit., p. 143; (3) N. Krupskaia, op.cit., p. 272] (pag 6-7); (…) “”Larga parte dei suoi scritti del periodo 1914-1917 affrontano i problemi del giudizio da dare sulla guerra e della posizione del movimento operaio internazionale di fronte ad essa. Le posizioni che Lenin viene ad assumere in questi scritti sono fondamentalmente la premessa a quelle che egli confermerà poi nell”Imperialismo’: polemica a fondo contro Kautsky e tutti i «centristi» e contro in nuovi teorici dell’«economismo imperialistico» (1), che sembrano riprodurre gli errori dei populisti (2), contro i quali Lenin polemizzava negli anni tra il 1894 e il 1901″” (pag 10) [(1) Cfr Lenin, ‘Intorno ad una caricatura del marxismo e all’«economismo imperialistico», di cui un estratto è pubblicato in Lenin ‘La guerra imperialista’, Roma; 1950, pp. 195-204 e Lenin, ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’, in op. cit., pp. 126-141; (2) Lenin , Opere, ed. cit., vol. 2; 1955] [Valentino Parlato, ‘Introduzione’, in V.I. Lenin, L’ imperialismo fase suprema del capitalismo, Roma, 1970]”,”LEND-007-FV” “LENIN V.I. a cura Valentino PARLATO”,”L’ imperialismo fase suprema del capitalismo.”,”””Se la critica teorica che Kautsky fa dell’imperialismo non ha nulla in comune col marxismo, ma ha unicamente valore per la propaganda pacifista e per il conseguimento dell’unità con gli opportunisti e i socialsciovinisti, è appunto perché nasconde ed elude più profondi e fondamentali antagonismi dell’imperialsmo, cioè quelli esistenti tra i monopoli e la libera concorrenza ancora superstite, tra le gigantesche «operazioni» (e i giganteschi profitti) del capitale finanziario e l’«onesto commercio» sul mercato libero, tra i cartelli e i trust da un lato e l’industria libera dall’altro, ecc.. … finire”,”LEND-008-FV” “LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”””Vi è ora di fatto una situazione rivoluzionaria o no? Kautsky non ha saputo impostare neppure questa questione. I fatti economici rispondono: la carestia e la rovina generate ovunque dalla guerra denotano una situazione rivoluzionaria. A questa questione rispondono anche i fatti politici: fin dal 1915 in ‘tutti’ i paesi si è nettamente manifestato un processo di scissione nei vecchi partiti socialisti, putrefatti, un processo di ‘allontanamento’ dai loro capi socialsciovinisti ‘delle masse’ proletarie che vanno a sinistra, verso le idee e le tendenze rivoluzionarie, verso i capi rivoluzionari”” (pag 73)”,”KAUS-001-FV” “LENIN V.I.”,”Materialismo ed empiriocriticismo. Note critiche su una filosofia reazionaria.”,”Lenin su Diderot e Mach (pag 32 e pag 44-45)”,”LEND-017-FV” “LENIN V.I.”,”Sulla gioventù e sulla scuola.”,”””Uno dei mali peggiori e delle peggiori calamità lasciateci dalla vecchia società capitalistica è il distacco completo tra il libro e la vita pratica, giacchè noi aveva libri in cui tutto era descritto nel miglior modo possibile, ma essi erano, nella maggior parte dei casi, la menzogna più ripugnante e ipocrita, perché ci dipingevano la società comunista sotto un falso aspetto”” (pag 91)”,”LEND-015-FV” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Mario CACIAGLI”,”L’informazione di classe.”,”Al centro degli articoli nella prima parte di questa antologia, articoli che hanno il punto di confluenza nel più famoso Che fare?, sta proprio il momento, l’esigenza della organizzazione. Per Lenin di quegli anni, fra il 1899 e il 1905, il problema che urge è quello dell’unificazione di tutti i socialisti russi, del superamento del frazionismo, della creazione di un partito unico ed efficiente della classe lavoratrice. Per raggiungere questo scopo un ruolo determinante, se non decisivo, egli affida appunto ad un organo di stampa. 2 s”,”LEND-016-FV” “LENIN V.I; CERVETTO Arrigo”,”The State and Revolution. The marxist theory of the state and the tasks of the proletariat in the revolution (V.I. Lenin); Reading: The Restoration of Marxian Theory (Arrigo Cervetto).”,”Prima fase comunismo (pag 118-119-120) “”””Equality”” apparently reigns supreme. But when Lassalle, having in view such a social order (usually called socialism, but termed by Marx the first phase of communism), says that this is “”equitable distribution””, that this is “”the equal right of all to an equal product of labour””, Lassalle is mistaken and Marx exposes the mistake. ….”””,”ELCx-230″ “LENIN V.I., a cura di Felice PLATONE”,”La questione agraria e i «critici di Marx». / Marx sulla «ripartizione nera» americana. (in) ‘Teoria della questione agraria’.”,”””Marx sulla “”ripartizione nera”” americana (1). Nel n. 12 del ‘Vperiod’ si è accennato all’articolo di Marx contro Kriege (2) a proposito della questione agraria. Questo articolo non fu scritto nel 1848, come per errore è detto nell’articolo del compagno X, ma nel 1846. Un collaboratore di Marx, Hermann Kriege, che a quel tempo era ancora molto giovane, si era trasferito nel 1845 in America e vi aveva fondato la rivista ‘Der Volkstribun’ (Il Tribuno del Popolo) per la propaganda comunista. Ma la sua propaganda era condotta in un modo tale che Marx fu costretto a protestare risolutamente in nome dei comunisti tedeschi contro Hermann Kriege, il quale comprometteva il partito comunista. La critica dell’orientamento di Kriege, pubblicata nel 1846 nella rivista ‘Westfälisches Dampfboot’ e riprodotta nel II volume delle ‘Opere’ di Marx (edizione Mehring), presenta per i socialdemocratici russi di oggi un grandissimo interesse. Sta di fatto che il corso stesso del movimento sociale americano poneva allora la questione agraria in primo piano, come oggi avviene in Russia, e per giunta non si trattava di una società capitalistica sviluppata, ma della creazione delle premesse primordiali, fondamentali per un effettivo sviluppo del capitalismo. Quest’ultima circostanza ha una particolare importanza quando si vuole stabilire un parallelo fra l’atteggiamento di Marx verso le idee americane sulla «ripartizione nera», e l’atteggiamento dei socialdemocratici russi verso il movimento contadino contemporaneo. Nella sua rivista, Kriege non dava materiali per uno studio delle concrete particolarità sociali della società americana o per mettere in luce la vera natura del movimento dei riformatori agrari di allora i quali tendevano alla soppressione della rendita. Kriege invece (proprio come i nostri «socialisti-rivoluzionari») rivestiva la questione della rivoluzione agraria con frasi enfatiche e piene di promesse lusingatrici. «Ogni povero – scriveva Kriege – si trasformerà in un membro utile della società non appena gli verrà data la possibilità di compiere un lavoro produttivo. Questa possibilità gli sarà assicurata per sempre non appena la società gli darà un pezzo di terra che gli permetta di nutrirsi e di nutrire la sua famiglia… Se questa immensa estensione di terra (i 1.400 milioni di acri delle terre statali dell’America del Nord) sarà sottratta alla circolazione commerciale e assicurata alle forze del lavoro in quantità limitata (3), il pauperismo americano riceverà il colpo di grazia…». Al che Marx obbietta: «C’era da sperare che si sarebbe capito che non è in potere dei legislatori arrestare con decreti la trasformazione del regime patriarcale, caro a Kriege, in un regime industriale o di rigettare gli Stati industriali e commerciali del litorale orientale verso la barbarie patriarcale». Ecco dunque davanti a noi un vero e proprio piano americano di ripartizione nera: la terra sottratta alla circolazione commerciale, il diritto alla terra, la limitazione del possesso o del godimento della terra. E Marx, fin dal primo momento, interviene con una critica serena dell’utopismo, rileva l’inevitabilità della trasformazione del regime patriarcale in regime industriale, cioè, per parlare il linguaggio dei nostri giorni, l’ineluttabilità dello sviluppo del capitalismo. Ma sarebbe un grande errore pensare che i sogni utopistici dei partecipanti al movimento abbiano indotto Marx a prendere un atteggiamento negativo verso il movimento stesso in generale. Niente di tutto questo. Già fin d’allora, ai primi inizi della sua attività letteraria, Marx sapeva discernere la reale essenza progressiva del movimento dagli orpelli vistosi della sua ideologia. Marx nella seconda parte della sua critica, intitolata: «L’economia (cioè l’economia politica) del ‘Tribuno del Popolo’ e il suo atteggiamento verso la giovane America» (4), scriveva: «Riconosciamo in pieno la legittimità storica del movimento dei nazional-riformisti americani. Sappiamo che questo movimento mira a ottenere un risultato il quale, in questo momento darebbe, è vero, impulso allo sviluppo dell’industrialismo nella moderna società borghese, ma che, essendo frutto di un movimento proletario, nell’attacco alla proprietà fondiaria in generale e in un attacco alla proprietà fondiaria nelle condizioni oggi esistenti in America in particolare, deve ineluttabilmente procedere oltre, in forza delle sue proprie conseguenze, verso il comunismo. Kriege, che assieme ai comunisti tedeschi a New York ha aderito al movimento contro la rendita [‘Anti-Rent-Bewegung’], adorna questo semplice fatto di frasi enfatiche senza curarsi di esaminare l’essenza del movimento. Egli dimostra così di non avere un’idea chiara del nesso esistente tra la giovane America e le condizioni sociali dell’America. (…)». La critica di Marx è tutta imperniata di bruciante sarcasmo. Egli sferza Kriege appunto per gli stessi tratti delle sue concezioni che noi osserviamo oggi nei «socialisti-rivoluzionari»: regno delle frasi, utopie piccolo-borghesi presentate come il più alto utopismo rivoluzionario, incomprensione delle basi reali del regime economico moderno e del suo sviluppo. Marx, che allora era soltanto un ‘futuro’ economista, indicava con mirabile perspicacia la funzione dello scambio, dell’economia mercantile. Se i contadini non scambieranno la terra, egli dice, essi scambieranno i prodotti della terra. E questo vuol dire tutto! Questo modo di porre la questione è applicabile in larghissima misura al movimento contadino russo e ai suoi ideologi «socialisti» piccolo-borghesi. Ma, nello stesso tempo, Marx è ben lontano dal «negare» semplicemente questo movimento piccolo-borghese, dall’ignorarlo come farebbe un dottrinario, dal temere, come molti aridi eruditi, di sporcarsi le mani venendo a contatto con la democrazia rivoluzionaria piccolo-borghese. Pur schernendo senza pietà l’assurdo travestimento ideologico del movimento, Marx, con la lucidità del materialista, si sforza di determinare l’essenza storica ‘reale’ e le conseguenze inevitabili che devono prodursi in forza delle condizioni obiettive, indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza, dai sogni e dalle teorie di questa o quella persona. Perciò Marx non biasima, ma approva interamente l’appoggio che i comunisti danno a tale movimento. Marx si mette da un punto di vista dialettico, cioè considera il movimento in tutti i suoi aspetti, tenendo conto del passato e dell’avvenire, rileva il lato rivoluzionario dell’attentato alla proprietà fondiaria e riconosce nel movimento piccolo-borghese una forma primitiva originale del movimento proletario comunista. Ciò che voi sognate di ottenere con questo movimento, dice Marx rivolgendosi a Kriege, non l’otterrete: invece della fratellanza, avrete l’isolamento piccolo-borghese; invece dell’inalienabilità dei lotti contadini, avrete l’attrazione della terra nell’orbita della circolazione mercantile; invece di un colpo inferto ai rapaci speculatori, avrete una base più estesa per lo sviluppo capitalistico. Ma il flagello capitalistico che voi pensate invano di poter evitare, storicamente è un bene perché affretterà grandemente lo sviluppo sociale e avvicinerà di molto le nuove forme superiori del movimento comunista. Il colpo inferto alla proprietà fondiaria faciliterà gli inevitabili colpi ulteriori contro la proprietà in generale; l’intervento rivoluzionario di una classe inferiore e la trasformazione che assicurerà provvisoriamente, e tutt’altro che a tutti, un modesto benessere, faciliterà l’ulteriore inevitabile azione rivoluzionaria della classe che sta più in basso e una trasformazione la quale assicurerà effettivamente a tutti i lavoratori una felicità umana completa”” [V.I. Lenin, ‘Marx sulla «ripartizione nera» americana, Vperiod, n. 15, aprile 1905] [(in) V.I. Lenin, ‘Teoria della questione agraria’, Roma; 1972] [(1) Lenin, riferendosi alla ripartizione nera (ugualitaria) delle terre sostenuta in Russia da una corrente dei populisti, usa questo stesso termine per la distribuzione delle terre incolte in America, n.d.t.; (2) Lenin aveva ricordato questo articolo di Marx nella sua lettera sul programma agrario del POSDR al II Congresso del partito stesso, pubblicata nel ‘Vperiod’, n. 12, 29 (16) marzo 1905, n.d.t.; (3) Ricordatevi che cosa scriveva la ‘Revoliutsionnaia Rossia’, cominciando dal n. 8, sul passaggio delle terre dal capitale al lavoro, sull’importanza delle terre demaniali in Russia, sul godimento egualitario della terra, sull’idea borghese di immettere le terre nella circolazione commerciale, ecc. Proprio come Kriege!; (4) ‘Okonomie des Volkstribunen und seine Stellung zum jungen Amerika’, in Marx-Engels Gesamtausgabe, Erste Abteilung, Band 5, pp. 10-13, n.d.t] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 205-207, 209)”,”MADS-736″
“LENIN V.I.”,”Lo sviluppo del capitalismo.”,”‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ opera che conclude la polemica contro il populismo russo, completa “”una autentica rivoluzione teorica”” mostrando il retroterra di analisi scientifica che supportava l’elaborazione politica di Lenin La parte teorica di uno degli scritti fondamentali di Lenin E’ una scelta di parti dell’opera di Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (parte teorica) La teoria della realizzazione. LEND-019-FV V.I. Lenin, Lo sviluppo del capitalismo, Editori Riuniti, Roma, 1972 La teoria della realizzazione. L’assoluta erroneità delle concezioni che chiamano in causa il mercato estero nella questione della realizzazione “”(4) La realizzazione del prodotto nella società capitalistica (e quindi anche la realizzazione del plusvalore) non può essere spiegata senza aver chiarito 1) che il prodotto sociale, al pari di quello individuale, si scompone, per quel che concerne il valore, in tre parti, e non in due (in capitale costante + capitale variabile + plusvalore, e non soltanto in capitale variabile + plusvalore, come insegnavano Adam Smith e, dopo di lui, tutta l’economia politica fino a Marx), e 2) che, per quel che concerne la sua forma naturale, esso deve essere diviso in due grandi sezioni: mezzi di produzione (consumati produttivamente) e beni di consumo (consumati individualmente). Stabilite queste tesi teoriche fondamentali, Marx ha spiegato a fondo il processo di realizzazione del prodotto in generale e del plusvalore in particolare nella produzione capitalistica, mettendo a nudo l’assoluta erroneità delle concezioni che chiamano in causa il mercato estero nella questione della realizzazione. (5) La teoria della realizzazione di Marx ha fatto luce anche sulla questione del consumo e del reddito nazionale. Da quanto abbiamo esposto risulta automaticamente che una questione del mercato interno come questione a sé, indipendente da quella del grado di sviluppo del capitalismo, non esiste affatto. Ecco appunto perché la teoria di Marx non la pone mai e in nessun luogo come questione a sé. Il mercato interno sorge quando sorge l’economia mercantile; esso è creato dallo sviluppo di questa economia mercantile, e il grado raggiunto dalla divisione sociale del lavoro determina il livello del suo sviluppo; esso si estende con l’estendersi dell’economia mercantile dai prodotti alla forza-lavoro, e solo nella misura in cui quest’ultima si trasforma in merce il capitalismo abbraccia tutta la produzione del paese, sviluppandosi principalmente nel campo dei mezzi di produzione, che nella società capitalistica occupano un posto sempre più importante. Il «mercato interno» per il capitalismo è creato dallo stesso capitalismo nel corso del suo sviluppo, che approfondisce la divisione sociale del lavoro e divide i produttori diretti in capitalisti e operai. Il grado di sviluppo del mercato interno è anche il grado di sviluppo del capitalismo nel paese. Porre la questione dei limiti del mercato interno indipendentemente da quella del grado di sviluppo del capitalismo (come fanno gli economisti populisti) è un errore. Perciò la questione: come si forma il mercato interno per il capitalismo russo? si riduce a quest’altra: come e in qual direzione si sviluppano i diversi aspetti dell’economia nazionale russa? In che cosa consiste il nesso e l’interdipendenza di questi diversi aspetti?”” (inserire in Cas3 L e in Pc salone) (già in sito Marx) (pag 73-74) [V.I. Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo’, Roma, 1972]”,”LEND-019-FV”
“LENIN Vladimir I.; a cura di J.J. MARIE”,”Que faire?”,”””L’erreur capitale de ceux qui polémiquent aujourd’hui contre ‘Que faire?’ consiste à isoler complètement cette oeuvre de la situation historique déterminée où elle est née, de la période déjà fort lointaine du développement de notre Parti au cours de laquelle elle a été rédigée. Parvus () (sans parler de nombreux mencheviks) illustre de façon très frappante cette erreur, lui qui, plusieurs années après la parution de la brochure, en a critiqué les idées exagérées ou fausses sur l’organisation des révolutionnaires professionnels. Aujourd’hui des déclarations de ce genre paraissent bien risibles: il semble que l’on veuille ignorer toute une période du développement de notre Parti, faire fi de conquêtes pour lesquelles il a fallu naguère se battre, mais qui, depuis longtemps déjà sont assurées et on fait leur oeuvre. Critiquer aujourd’hui les exagérations de l”Iskra’ (‘en 1901 et 1902!’) sur l’organisation des révolutionnaires professionnels équivaut, ‘après’ la guerre russo-japonaise, à reprocher aux Japonais d’avoir surestimé l’armée russe et d’avoir en conséquence préparé trop soigneusement la guerre contre elle. Les Japonais devaient rassembler toutes leurs forces pour combattre le plus grand nombre possible de troupes russes et remporter la victoire. Malheuresement nombreux sont ceux qui jugent de notre Parti, de loin, sans connaître son histoire, sans voir que ‘maintenant’ l’idée de l’organisation des révolutionnaires professionnels a ‘déjà’ remporté une victoire complète. Cette victoire aurait été impossible si l’on ne l’avait pas inculquée «avec exagération» à ceux qui en contrecarraient la réalisation. ‘Que faire?’ est un «résumé» de la tactique de l”Iskra’ et de sa politique d’organisation pendant les années 1901 et 1902. Exactement un «résumé», rien de plus, rien de moins. Il suffit de se donner la peine d’étudier l”Iskra’ des années 1901 et 1902 pour s’en convaincre pleinement. Juger de ce résumé sans connaître la lutte de l”Iskra’ contre «l’economisme» alors ‘prépondérant’, c’est tout simplement parler en l’air. L”Iskra’ s’est battue pour la création d’une organisation de révolutionnaires professionnels, elle s’est battue avec une énergie particulière pendant les années 1901 et 1902, elle a terrassé «l’économisme» alor prépondérant, elle a ‘réussi à créer’ définitivement cette organisation en 1903, et elle l’a maintenue de 1901-1902 jusqu’à aujourd’hui malgré la scission de iskristes, malgré l’extrême agitation qui a régné à l’époque de la tempête et de la ruée, elle l’a maintenue pendant tout le cours de la révolution russe. Et maintenant que la lutte pour la création de cette organisation est depuis longtemps terminée, maintenant que les semailles sont achevées, que le grain a mûri et que la moisson est récoltée certains viennent déclamer sur «l’exagération que constitue l’idée d’une organisation de révolutionnaires professionnels»! N’est-ce pas ridicule?”” [Lénine, Préface du recueil «douze années”” [Cette préface de Lénine présente successivement touts les textes publiés dans ce recueil en 1907. Nous avons traduit intégralement la partie consacrée à ‘Que faire?’ (note de J.J. Marie)] [(in) Lénine, ‘Que faire?’] (pag 44-45) [() (…) ‘Parvus écrivit en novembre 1903 un article contre les conceptions organisationnelles de Lénine dans ‘Aus der Weltpolitik’, auquel Lénine fait allusion dans sa lettre a l”Iskra’, ‘Pourquoi ai-je abandonné la rédaction de l’Iskra?’: «meme le bon Parvus s’est mis en campagne contre la tendance à rassembler tous les fils dans une seule main et a «commander» (sic) aux ouvriers à partir d’une quelconque Genève (‘Aus der Weltpolitik’, V. Jahrg n° 48, 30-XI-1903)». Il en écrivit un second publié dans l”Iskra’ en 1905, repris dans son livre ‘La Russie et la Révolution’ () et dont nous publions des extraits’ (J.J.M.); () publiée en 1907 à Saint-Pétersbourg] (pag 316 e 289) ‘Studiate l’Iskra. Il ‘Che fare?’ è una sintesi della tattica e della politica di organizzazione dell’Iskra’ “”L’errore capitale di coloro che oggi discutono contro ‘Che fare?’, isolare completamente quest’opera dalla situazione storica definita in cui è nata, dal periodo già molto lontano dallo sviluppo del nostro partito in cui è stato scritto. Parvus () (per non parlare di molti menscevichi) illustra in modo calzante questo errore, lui che, parecchi anni dopo la pubblicazione dell’opuscolo, ne ha criticato le idee esagerate o false sull’organizzazione dei rivoluzionari professionisti. Oggi, tali dichiarazioni sembrano molto ridicole: sembra che si voglia ignorare un intero periodo di sviluppo del nostro partito, ignorare le conquiste per le quali era necessario combattere, ma che per lungo tempo sono già state assicurate e stanno facendo il loro lavoro. Criticare oggi le esagerazioni dell’Iskra ‘(‘ nel 1901 e nel 1902! ‘) sull’organizzazione dei rivoluzionari professionisti equivale,’ dopo ‘la guerra russo-giapponese, a rimproverare i giapponesi per aver sovrastimato l’esercito russo e di conseguenza preparato con troppa cura la guerra contro di esso. I giapponesi dovevano riunire tutte le loro forze per combattere quante più truppe russe possibili e ottenere la vittoria. Sfortunatamente, ci sono molti che giudicano il nostro Partito da lontano, senza conoscerne la storia, senza vedere che “”ora”” l’idea dell’organizzazione dei rivoluzionari professionisti ha già ottenuto una vittoria completa. Questa vittoria sarebbe stata impossibile se non fosse stata inculcata “”con esagerazione”” a coloro che ne ostacolarono la realizzazione. “”Che fare?”” è un “”riassunto”” della tattica dell’Iskra e della sua politica di organizzazione, niente di più, niente di meno. Prendetevi la briga di studiare l’Iskra degli anni 1901 e 1902 per essere pienamente convinti. Giudicare questa sintesi senza conoscere la lotta di ‘Iskra’ contro ‘l’economismo’, allora ‘preponderante’ significa semplicemente parlare a vuoto. L ‘””Iskra”” ha combattuto per la creazione di un’organizzazione di rivoluzionari professionali, ha combattuto con particolare energia durante gli anni 1901 e 1902, ha sconfitto “”l’economismo”” prevalente, è “”riuscita a creare definitivamente questa organizzazione nel 1903, e a mantenerla dal 1901 al 1902 fino a oggi, nonostante la scissione di iskristi, nonostante l’estrema agitazione che prevaleva al momento della tempesta e della lotta, lo mantenne per tutto il corso della rivoluzione russa. E ora che la lotta per la creazione di questa organizzazione è stata da tempo finita, ora che la semina è finita, il grano è maturato e il raccolto è stato raccolto, alcuni stanno declamando sulla “”esagerazione dell’idea di organizzazione di rivoluzionari professionisti “”! Non è ridicolo? “”[Lenin, Prefazione alla Collezione”” Dodici anni “”] [Questa prefazione di Lenin presenta successivamente tutti i testi pubblicati in questa raccolta nel 1907. Abbiamo tradotto per intero la sezione dedicata a”” Cosa fare? “” (nota di JJ Marie)] [() (…) ‘Parvus scrisse nel novembre 1903 un articolo contro le concezioni organizzative di Lenin in’ Aus der Weltpolitik ‘, a cui Lenin fa riferimento nella sua lettera a’ Iskra ‘ ‘Perché ho abbandonato la redazione dell’ Iskra?’ “”Anche il buon Parvus ha fatto una campagna contro la tendenza a raccogliere tutti i fili in una mano e a “”comandare”” (sic) i lavoratori in da una qualsiasi Ginevra (‘Aus der Weltpolitik’, V. Jahrg No. 48, 30-XI-1903). Ne scrisse un secondo pubblicato su “”Iskra”” nel 1905, incluso nel suo libro “”Russia and the Revolution”” () e di cui pubblichiamo estratti “”(J.J.M.); () pubblicato a San Pietroburgo nel 1907] (pag 316 e 289) [(in) Lenin, ‘Che fare?’, Parigi, 1966, cura di JJ Marie] (pagina 44-45) [Lenin-Bibliographical -Materiali] [LBM ]”,”LEND-677″ “LENIN V.I., a cura di Jean-Michel PALMIER”,”Sur l’art et la littérature. Tome III.”,”La questione dell’ assimilazione “”Quant au rythme général du processus d’assimilation des nations dans le cadre actuel du capitalisme avancé, on peut s’en faire une idée approximative en se référant, par exemple, aux données, sur l’émigration vers les Etats-Unis d’Amérique du Nord. L’Europe y a laissé partir en dix ans, de 1891 à 1900, 3,7 milions de personnes; et en neuf ans, de 1901 à 1909, 7,2 millions de personnes. Le recensement de 1900 a dénombré aux Etats-Unis plus de 10 millions d’étrangers. L’Etat de New York, où ce même recensement a enregistré plus de 78.000 Autrichiens, 136.000 Anglais, 20.000 Français, 480.000 Allemands, 37.000 Hongrois, 425.000 Irlandais, 182.000 Italiens, 70.000 Polonais, 166.000 personnes originaires de Russie (pour la plupart des Juifs), 43.000 Suédois, etc., ressemble à un moulin en train de broyer les distinctions nationales. Et ce qui se passe à New York dans de vastes proportions internationales se produit aussi dans ‘chaque’ grande ville et ‘chaque’ localité industrielle. Quiconque n’a pas sembré dans les préjugés nationalistes ne peut pas ne pas voir dans ce processus d’assimilation des nations par le capitalisme un immense progrès historique, la destruction de la routine nationale des différents coins perdus, notamment dans les pays arriérés tels que la Russie”” (pag 29)”,”LEND-202-B” “LENIN V.I. LANSBURY LITVINOV RADEK CICERIN ZINOVIEV BASHANOW BRONSKI BUCHARIN GOODE KRUMIN LOMOW RYKOV MILJUTIN STRUMILIN TOMSKI TROTSKY GORKI KALININ LOSOVSKIJ KRUPSKAIA LUNACHARSKIJ”,”Russische Korrespondenz. Jahrgang I. Band 1. Januar-Juli 1920.”,”Tra i moltissimi articoli: – Trotsky, Sull’organizzazione dell’ Armata Rossa in Russia (VI-VII, 28)”,”EMEx-114″ “LENIN V.I.”,”Sul partito.”,”Tutti i brani citati compresi quelli delle note fanno riferimento alla traduzione e alal datazione di V.I. Lenin, ‘Opere complete’, Editori Riuniti, 1955-. “”Il movimento rivoluzionario in Russia, estendendosi rapidamente a sempre nuovi strati della popolazione, crea tutta una serie di organizzazioni indipendenti dai partiti. L’esigenza dell’unità erompe qui tanto più vigorosa, quanto più è stata repressa e conculcata. Di continuo sorgono organizzazioni di questo o di quel tipo, spesso completamente amorfe, e il loro carattere è molto originale. Mancano ad esse quei contorni netti che sono propri delle organizzazioni europee. I sindacati assumono un carattere politico. La lotta politica si fonde con quella economica – nella forma dello sciopero, per esempio, – dando vita a forme miste di organizzazioni provvisorie, o più o meno permanenti. Il rigoroso spirito di partito è il compagno di viaggio e il frutto di una lotta di classe molto evoluta. E, d’altro canto, nell’interesse di una lotta di classe aperta e ampia, è indispensabile sviluppare un rigoroso spirito di partito. Pertanto, il partito del proletariato cosciente, la socialdemocrazia, combatte con assoluta legittimità contro l’assenza d’ogni spirito di partito, lavora instancabilmente per costruire un partito operaio socialista, fedele ai principi e saldamente coeso. Questo lavoro avrà successo tra le masse solo nella misura in cui lo sviluppo del capitalismo dividerà sempre più profondamente il popolo in classi, inasprendo le contraddizioni di esse”” [Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito’, novembre-dicembre 1905, pag 87-88] [(in) V.I. Lenin, ‘Sul partito’, Roma, 1978]”,”LEND-679″ “LENIN V.I. (LÉNINE N.) ZINOVIEV Grigori”,”Contre le Courant. Tome premier, 1914-1915.”,”Contiene l’importante saggio di Lenin ‘Le krach de la IIe Internationale’ (Il crollo della 2° Internazionale) (pag 143-183) e il ‘Disfattismo nella guerra imperialista’ (pag 116-121) Traduit par V. SERGE & PARIJANINE, Préface N. LÉNINE, note,”,”LEND-029-FL” “LENIN V.I. (LÉNINE N.) ZINOVIEV Grigori”,”Contre le Courant. Tome second, 1915-1917.”,”Contiene: ‘Zimmerwald et Kienthal’ di Zinoviev (1916) (pag 75-86) ‘Le conclusions d’un débt sur le droit des nations à se définir elles-mêmes’ (Lenin) (1916) (pag 120-153) ‘La IIe Internationale et le problème de la guerre’ (Zinoviev) (1916) (pag 196-245)”,”LEND-030-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Vittorio STRADA”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”Il Che fare? di Vladimir Il’ic Ul’janov Lenin, il testo fondatore del bolscevismo, fu scritto settant’anni fa, tra l’autunno del 1901 e il febbraio del 1902, e fu pubblicato per la prima volta a Stoccarda nel marzo del 1902. “”Ma una socialdemocrazia antirivoluzionaria è l’impensabile come il fuoco bagnato o l’acqua secca”” (pag 238) (appendici al ‘Che fare?)”,”LEND-031-FL” “LENIN Vladimir Ilic KRUPSKAYA N. BUBNOV A. LONDARSKOI M. PODVOISKY N. FLEROVSKY I. KHOKHRYAKOV A. ANTONOV-OVSEYENKO V. BLAGONRAVOV G. NEVSKY V. DZENIS O. LUNACHARSKY A. ILYIN-ZHENEVSKY A. BELYSHEV A. KOLBIN I. YEGOROV A. VASILYEV V. SVESHNIKOV N, MALAKHOVSKY V. SOKOLOV S. IZMAILOV N. PETROVSKY G. DYBENKO P. MALYANTOVICH P.”,”Petrograd, October 1917. Reminiscences.”,”These are the reminiscences of active participants un the armed uprising in Petrograd which began on October 25 (November 7) 1917; most of them were published between 1919 and 1930 in such journals as Proletarskaya revolyutsiya (Proletarian Revolution), Katorga i Ssylka (Prison and Exile), Krasnaya Letopis (Red Annals). Publisher’s Note, Notes, foto, documenti, Appendix: In the Winter Palace on October 25-26, 1917. P. Malyntovich,”,”RIRO-171-FL” “LENIN V.I. GORTER H. TROTSKY L. BELA KUN”,”Dibattito sull’ estremismo.”,”Contiene i testi: Lenin ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’ (1920), Gorter: ‘Risposta e Lenin’ (1920), Trotsky: ‘Risposta al compagno Gorter’ (1920), Bela Kun: ‘Dal settarismo alla controrivoluzione’ Trotsky, ‘Risposta al compagno Gorter’ (discorso pronunciato da T. nella seduta del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista del 24 novembre 1920) Lenin (pag 52-53) “”La negazione del partito e della disciplina di partito: ecco il ‘risultato al quale è giunta’ l’opposizione. E ciò equivale al completo disarmo del proletariato ‘a favore della borghesia’. Ciò equivale appunto a quella dispersione, a quella incostanza, a quella incapacità di esser fermi, di essere uniti, di coordinare le azioni che sono proprie della piccola borghesia e che rovinano inevitabilmente ogni movimento rivoluzionario del proletariato se vengono trattate con indulgenza. Da punto di vista del comunismo, negare il partito, significa voler saltare dalla vigilia del crollo del capitalismo (in Germania), non alla fase più bassa o a quella media, ma alla fase superiore del comunismo. Noi in Russia (nel terzo anno dopo l’abbattimento della borghesia) muoviamo i primi passi sulla via del passaggio dal capitalismo al socialismo, ossia alla fase inferiore del comunismo. Le classi hanno continuato ad esistere ed esisteranno ancora ‘per anni’, dappertutto, anche ‘dopo’ la conquista del potere da parte del proletariato. … finire (pag 52-53)”,”LEND-001-FC” “LENIN V.I.”,”Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi.”,”””(…) è evidente che la mèta finale della lotta mediante gli scioperi è, in regime capitalistico, la distruzione dell’apparato statale, l’abbattimento di quel potere statale di classe. In uno Stato proletario di tipo transitorio, qual è il nostro, l’obiettivo finale di ogni sciopero non può essere invece, che il rafforzamento dello Stato proletario e del potere statale della classe proletaria mediante la lotta contro le degenerazioni burocratiche di questo Stato, contro i suoi errori e le sue debolezze, contro gli appetiti di classe dei capitalisti che cercano di sottrarsi al suo controllo, ecc.”” (pag 470) Prosegue Lenin: il ricorso allo sciopero in uno stato proletario può essere giustificato da una parte dalle degenerazioni burocratiche di questo stato e dalle sopravvivenze del vecchio capitalismo, dalla mancanza di formazione politica e dall’arretratezza culturale delle masse lavoratrici (pag 470) (Lenin, Progetto di tesi sulla funzione e i compiti dei sindacati nelle condizioni create dalla nuova politica economica, 30 dicembre 1921)”,”LEND-002-FC” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere scelte.”,”””Le prime opere del marxismo giunto a maturità, la ‘Miseria della filosofia’ e il ‘Manifesto del Partito comunista’, appartengono appunto al periodo che precede immediatamente la rivoluzione del 1848. Grazie a questa circostanza, noi troviamo in esse, in una certa misura, accanto all’esposizione dei principi generali del marxismo, un riflesso della situazione rivoluzionaria concreta di quel tempo; conviene quindi, io credo, studiare ciò che gli autori di queste opere dicono dello Stato, immediatamente prima di esporre le loro conclusiomni sull’esperienza degli anni 1848-1851. «… La classe lavoratrice – scrive Marx – …. .. finire “”Vediamo qui formulata una delle più notevoli e importanti idee del marxismo a proposito dello Stato, l’idea della «dittatura del proletariato» (espressione che Marx ed Engels cominciano ad usare dopo la Comune di Parigi) vi troviamo in seguito una definizione dello Stato la Comune di Parigi) vi troviamo in seguito una definizione dello Stato del più alto interesse e che fa anch’essa parte delle «parole dimenticate» del maxismo: «lo Stato, vale a dire il proletariato organizzato come classe dominante». Questa definizione dello Stato non solo non è mai stata commentata nella letteratura di propaganda e di agitazione che predomina nei partito socialdemocratici ufficiali. Peggio ancora, essa è stata dimenticata appunto perché è assolutamente inconciliabile col riformismo e perché contrasta in modo irriducibile con i pregiudizi opportunistici abituali e con le illusioni piccolo-borghesi sullo «sviluppo pacifico della democrazia». Il proletariato ha bisogno di uno Stato, ripetono tutti gli opportunisti, i socialsciovinismo e i kautskiani, assicurando che questa è la dottrina di Marx, ma «’dimenticando’» di aggiungere che innanzi tutto il proletariato, secondo Marx, ha bisogno unicamente di uno Stato in via di estinzione, organizzato cioè in modo tale che cominci subito ad estinguersi, e non possa non estinguersi. E, in secondo luogo, che i lavoratori hanno bisogno dello «Stato», «cioè del proletariato organizzato come classe dominante». Lo Stato è un’organizzazione particolare della forza, è l’organizzazione della violenza destinata a reprimere una certa classe. Qual è, dunque, la classe che il proletariato deve reprimere? Evidentemente una sola: la classe degli sfrutturatori, vale a dire la borghesia. I lavoratori hanno bisogno dello Stato solo per reprimere la resistenza degli sfruttatori, e solo il proletariato è in grado di dirigere e di attuare questa repressione, perché il proletariato è la sola classe rivoluzionaria fino in fondo, la sola classe capace di unire tutti i lavoratori e tutti gli sfruttati, nella lotta contro la borghesia, per soppiantarla completamente”” (pag 866-867)”,”LEND-020-FV” “LENIN V.I. (LÉNINE)”,”Sur la démocratie socialiste.”,”Tesi e rapporto sulla democrazia borghese e la dittatura del proletariato, 4 marzo, 1° primo congresso dell’ Internazionale comunista, 2-6 marzo 1919 (pag 51-) Kautsky sostiene che i soviets devono giocare solo un ruolo economico e non devono essere considerati una organizzazione dello Stato (pag 68) Hilferding propone di riunire per via legislativa il sistema dei soviet e l’Assemblea nazionale. Questa proposta è stata poi approvata dal partito indipendente tedesco, l’11 febbraio (pag 68)”,”LEND-680″ “LENIN V.I. MARX K. ENGELS F., a cura di Joachim MÜLLER, collaborazione di Bernd DULAK Gudrun RAU Ingeborg GUSCHEWSKI Inge HILGERT Gabriele LEBISCH e altri”,”Über die Frau und die Familie. Auswahlband.”,”‘Sulla donna e la famiglia. Antologia’ ‘Was die Frauen den Klassikern verdanken’ ‘Über die Unterdrückung und Ausbeutung der werktätigen Frau in den antagonistischen Klassengesellschaften’ (“”Sull’oppressione e lo sfruttamento della lavoratrice nelle società classiche antagoniste””) Lavoro femminile nell’industria capitalistica Lavoro femminile in agricoltura Donne e lotta di classe Für die Gleichberechtigung und die Befreiung der Frau (Per l’uguaglianza e la liberazione delle donne) Sull’amore, il matrimonio e la famiglia Liberazione della donna nel socialismo e nel comunismo Ricordi su Lenin”,”LEND-682″ “LENIN V.I.”,”Lénine. Oeuvres. Tome 39. Cahiers de l’ imperialisme.”,” “”Social-imperialisme et radicalisme de gauche’ (pag 791) Socialimperialismo e radicalismo di sinistra “”A propos de l’article “”L’impérialisme et la scission du socialisme”” (tendenze al parassitismo, opportunismo, imperialismo popolare russo (K. Leuthner) (pag 799-802)”,”LEND-021-FV” “LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”El Estado y la Revolución. La doctrina marxista del Estado y las tareas del proletariado en la revolución. La restauración de la teoría marxista.”,”Prefacio, Notas, Palabras finales a la primera edición, Indice de los nombres, Biblioteca Jóvenes,”,”ELCx-001-FL” “LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”Lenin y la revolución china. Material inflamable en la politica mundial y otros escritos”,”Prefacio, Notas, Apéndice: El internacionalismo y la cuestión crucial de la contrarrevolución estalinista, Indice de los nombres, Biblioteca Jóvenes,”,”ELCx-002-FL” “LENIN Valdimir Ilic CERVETTO Arrigo MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Reactionary Terrorism, Imperialist Europeanism, Communist Internationalism.”,”Editor’s Note, Preface, Premise, Introduction – Lenin on Terrorism, Foreword, Conclusions, Index of Personal Names,”,”ELCx-003-FL” “LENIN V.I.”,”Opere I. 1893-1894. Nuovi spostamenti economici nella vita contadina (1893) – A proposito della cosiddetta questione dei mercati (1893) – Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici? (1894) – Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del Signor Struve.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1954; presente volume curato da A. Carpitella, per la traduzione e da E. Fubini, A. Herzel, M.A. Manacorda, E. Robotti e I. Solfrini per la revisione redazionale Cogliere la differenziazione. Il libro di Postnikov sul mutamento economico sociale nelle campagne russe. “”Può sembrare che in questa constatazione della differenziazione tra i contadini non vi sia niente di nuovo: in generale se ne fa menzione quasi in ogni opera dedicata all’economia contadina. Ma in realtà si menziona di solito questo fatto senza annettervi importanza, lo si considera non sostanziale o persino fortuito; si ritiene possibile parlare di un’azienda contadina tipica, caratterizzandola con cifre medie; si discute l’importanza di varie misure pratiche valevoli per tutti i contadini. Nel libro di Postnikov si scorge una protesta contro simili modi di vedere. Egli sottolinea (e più di una volta) «l’enorme eterogeneità nelle condizioni economiche delle singole famiglie all’interno dell”obstcina’ (p. 323), e si scaglia contro «la tendenza a considerare il ‘mir’ contadino come un qualcosa di organico e di omogeneo, quale viene tuttora concepito dai nostri intellettuali di citta» (p. 351). «Le indagini statistiche degli ‘zemstvo’ dell’ultimo decennio – egli dice – hanno chiarito che la nostra ‘obstcina’ rurale non è affatto un’unità omogenea, quale appariva ai nostri pubblicisti degli anni settanta, e che negli ultimi decenni si è verificata in essa una differenziazione della popolazione in gruppi il cui tenore di vita è molto diverso» (p. 323)”” (pag 8-9) Lenin, Nuovi spostamenti economici nella vita contadina (1893)“,”LEND-685-1” “LENIN V.I.”,”Opere. II. 1895-1897. Friedrich Engels – Commento alla legge sulle multe inflitte agli operai nelle fabbriche e nelle officine – Aziende ginnasiali e ginnasi correzionali – Agli operai e alle operaie della Thornton – A che cosa pensano i nostri ministri? – Progetto di spiegazione del programma del partito socialdemocratico – Al governo zarista – Le caratteristiche del romanticismo economico – A proposito di un articolo di giornale – I compiti dei socialdemocratici russi – L’«Unione di lotta» agli operai e ai socialisti di Pietroburgo – Il censimento del 1894-1895 degli artigiani del governatorato di Perm e i problemi generali dell’ industria «artigiana» – Perle della progettomania populista – Quare eredità respingiamo?”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1954 “”L’autore [Iugiakov, articoli pubblicati sulla ‘Russkoie Bogatstvo, 1895-1897, ndr] dice molto giustamente che la formula: «la scuola deve preparare l’uomo alla vita» è del tutto priva di contenuto e che la questione sta nel determinare che cosa occorre per la vita e «a chi occorre» (6). «””A chi occorre l’istruzione media”” significa: nell’interesse di chi, per il bene a vantaggio di chi si impartisce l’istruzione agli allievi della scuola media?» (7). Eccellente impostazione del problema! Ci congratuleremmo sinceramente con il sig. Iugiakov, se … se tutti questi preamboli non si rivelassero, nell’esposizione che segue, vuote frasi. «Forse nell’interesse, per il bene e a vantaggio dello Stato, della nazione, di questa o quella classe sociale, dello stesso individuo istruito». Qui incomincia la confusione: bisogna concludere che una società divisa in classi è compatibile con uno Stato senza classi, con una nazione senza classi, con individui che stanno al di sopra delle classi! Vedremo subito che non si tratta di un lapsus del sig. Iugiakov, ma che egli sostiene effettivamente un’opinione così assurda. «Se durante l’elaborazione del programma scolastico si tien conto degli interessi di classi, non si può parlare di un unico tipo generale di scuola media di Stato. In tal caso, gli istituti scolastici sono necessariamente di casta, e per di più non sono solamente istituti d’istruzione, ma istituti educativi, perchè oltre a impartire un insegnamento corrispondente agli interessi e ai problemi particolari di una casta, debbono dare agli allievi abitudini di casta e spirito corporativo, di casta» (7). La prima conclusione di questa tirata è che il sig. Iugiakov non comprende la differenza tra caste e classi e quindi confonde in modo inammissibile due concetti radicalmente diversi. In altri passi dello stesso articolo (cfr., p. es., p. 8) si rivela la stessa incomprensione, e ciò è ancor più sorprendente quando si pensi che in quest’articolo il sig. Iugiakov ha quasi afferrato la differenza sostanziale fra i due concetti. «Bisogna ricordare – afferma il sig. Iugiakov a p. 11 – che spesso (tuttavia non necessariamente) le organizzazioni politiche, economiche e culturali costituiscono talora un privilegio giuridico, talora un attributo di fatto di determinati gruppi della popolazione. Nel primo caso si hanno le caste, nel secondo le classi». E’ qui indicata con esattezza ‘una’ delle differenze che corrono tra la classe e la casta; si rileva cioè che le classi non si differenziano tra loro per i privilegi giuridici, ma per le condizioni di fatto, e che quindi le classi della società moderna presuppongono l”uguaglianza giuridica’. Ma sembra che il sig. Iugiakov non ignori un’altra differenza fra le caste e le classi: «…Noi .. ripudiammo allora (ossia dopo l’abolizione della servitù della gleba) … l’ordinamento feudale e di casta della vita nazionale, e quindi, il sistema della scuola chiusa, di casta. Attualmente la penetrazione del processo capitalistico fraziona la nazione russa non tanto in caste, quanto in classi economiche…» (8). Viene qui giustamente sottolineata una seconda caratteristica che differenzia la casta dalla classe nella storia d’Europa e della Russia: si afferma cioè che le caste sono un attributo della società feudale, e le classi della società capitalistica (). Se il sig. Iugiakov avesse riflettuto, anche solo un poco, su queste differenze e non si fosse lasciato prender la mano con tanta leggerezza dalla sua agile penna e il suo cuore di ‘Kleinbürger’, non avrebbe scritto né la surriferita tirata né altre stoltezze di questo genere: i programmi della scuola di classe debbono distinguersi in programmi per i ricchi e programmi per i poveri; nell’Europa occidentale i programmi di classe non hanno successo; la scuola di classe presuppone l’esclusività di classe, ecc. ecc.. Tutto ciò dimostra nel modo più lampante che, nonostante il titolo promettente, nonostante le frasi magniloquenti, il sig. Iugiakov non ha affatto compreso l’essenza della scuola di classe. Questa essenza, egregio signor populista, sta nel fatto che per tutti gli ‘abbienti’ l’istruzione è organizzata nello stesso modo ed è ugualmente accessibile. Solo nel termine di abbienti sta l’essenza della scuola di classe e la sua differenza dalla scuola di casta”” (pag 456-457) [() Essendo una delle forme delle differenze di classe, le caste presuppongono la divisione della società in classi. Quando parliamo semplicemente di classi, intendiamo sempre le classi della società capitalistica, non così rigidamente divise come le caste]”,”LEND-685-2″ “LENIN V.I.”,”Opere III. Lo sviluppo del capitalismo in Russia.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1956 Quest’opera di Lenin fu iniziata nel gennaio 1896 nel carcere di Pietroburgo e portata a termine in Siberia nel villaggio di Sciuscenskoie, dove Lenin scontava la condanna di tre anni inflittagli per attività svolta come membro ed animatore dell’ “”Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia”” (pag V) “”[S]orge naturalmente una domanda: ma dov’è la linea di confine tra il mercato interno e il mercato estero? Prendere il confine politico dello Stato sarebbe una soluzione troppo meccanica,; e sarebbe poi una soluzione? Se l’Asia centrale è mercato interno e la Persia mercato estero, come considerare Khiva e Bukhara? Se la Siberia è mercato interno e la Cina mercato estero, come considerare la Manciuria? Simili questioni non hanno grande importanza. L’importante è che il capitalismo non può esistere e sviluppare senza estendere continuamente la sfera del suo dominio, senza colonizzare nuovi paesi e trascinare i vecchi paesi non capitalistici nel turbine dell’economia mondiale. E questa particolarità del capitalismo si è manifestata e continua a manifestarsi con grandissima forza nella Russia posteriore alla riforma. Il processo di formazione del mercato per il capitalismo presenta, dunque, due aspetti, e precisamente: sviluppo del capitalismo in profondità, cioè ulteriore sviluppo dell’agricoltura capitalistica e dell’industria capitalistica in un dato territorio, determinato e circoscritto, e suo sviluppo in estensione, cioè ampliamento della sfera di dominio del capitalismo a nuovi territori. Conformemente al piano del presente lavoro, ci siamo limitati quasi esclusivamente al primo aspetto di tale processo, per cui riteniamo necessario sottolineare qui che l’altro aspetto ha una grandissima importanza. Uno studio in qualche modo completo del processo di colonizzazione delle regioni periferiche e dell’espansione del territorio russo dal punto di vista dello sviluppo del capitalismo richiederebbe un’opera speciale. Qui basta notare che la Russia, in conseguenza dell’abbondanza di terre libere ed accessibili alla colonizzazione nelle sue regioni periferiche, si trova in condizioni particolarmente vantaggiose rispetto ad altri paesi capitalistici ()’. [() La circostanza indicata nel testo presenta anche un altro aspetto. Lo sviluppo del capitalismo in profondità sul vecchio territorio, popolato da gran tempo; viene ritardato in conseguenza della colonizzazione delle regioni periferiche. La risoluzione delle contraddizioni proprie del capitalismo e da esso generate viene temporaneamente rinviata in conseguenza del fatto che il capitalismo può agevolmente svilupparsi in estensione. La simultanea esistenza, per esempio, delle forme d’industria più progredite e di forme di agricoltura semi-medioevali costituisce indubbiamente una contraddizione. Se il capitalismo russo non avesse avuto la possibilità di estendersi oltre i limiti del territorio già occupato all’inizio del periodo posteriore alla riforma, questa contraddizione fra la grande industria capitalistica e gli istituti arcaici presenti nella vita rurale (incatenamento dei contadini alla terra, ecc.) avrebbe dovuto portare rapidamente alla completa abolizione di questi istituti, a spianare completamente la via al capitalismo agrario in Russia. Ma la possibilità (per il fabbricante) di cercare e di trovare un mercato nelle regioni periferiche in via di colonizzazione e la possibilità (per il contadino) di rifugiarsi in nuove terre attenuano l’asprezza di tale contraddizione e rallentano la sua risoluzione. Va da sé che ‘tale’ rallentamento dello sviluppo del capitalismo equivale a preparare un suo sviluppo ancora maggiore e più ampio nel prossimo futuro””]”,”LEND-685-3″ “LENIN V.I.”,”Opere IV. Febbraio 1898-febbraio 1901. A proposito della nostra statistica delle fabbriche e delle officine – Recensione: Bogdanov, Breve corso di scienza economica – Nota sul problema della teoria dei mercati – Recensione: Parvus, Il mercato mondiale e la crisi agraria – Recensione: Gvozdev, I kulak usurai e la loro importanza economico-sociale – Recensione: La Russia industriale e commerciale – Ancora sulla teoria della realizzazone – Recensione, Karl Kautsky, Die Agrarfrage. Eine Uebersicht über die Tendenzen der modernen Landwirtschaft und die Agrarpolitik u.s.w. – Recensione, Hobson, L’evoluzione del capitalismo moderno – Il capitalismo nell’agricoltura – Risposta al Signor P. Nezdanov – Protesta dei socialdemocratici russi – Recensione, Karl Kautsky, Bernstein und das socialdemokratische Programm. Ein Antikritik – Articoli per la «Rabociaia Gazieta» – Progetto di programma del nostro partito – Una tendenza retrograda nella socialdemocrazia russa – A proposito della «profession de foi» – Sui tribunali industriali – Sugli scioperi – Una critica acritica – Progetto di dichiarazione delle redazioni dell’ «Iskra» e della «Zarià» – Perché è mancato poco che la «scintilla» si spegnesse – Progetto di accordo – Dichiarazione della redazione dell’ «Iskra» – Prefazione all’opuscolo «Le giornate di maggio a Kharkov» – I compiti urgenti del nostro movimento – La guerra cinese – La scissione dell’unione dei socialdemocratici russi all’estero – Nota del 29 dicembre 1900 – Note occasionali: I. Picchia, sì, ma non a morte, II. Perchè accelerare il corso dei tempi?, III. Una statistica oggettiva – Arruolamento forzato di 183 studenti – Il partito operaio e i contadini.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1957 Recensione al libro di Parvus ‘Il mercato mondiale e la crisi agraria’ (pag 65-66) Altre recensioni dei libri di Bogdanov, Gvozdev, Kautsky, Hobson “”Il signor Bulgakov ha però ripreso (p. 30 e sgg.) assolutamente senza motivo, l’impostazione puramente scolastica di questo problema degli economisti precedenti (il salario si attinge dalla produzione corrente oppure dalla produzione del periodo produttivo precedente?) e si è creato inutili difficoltà, «scartando» l’indicazione di Marx, il quale «contraddirebbe il suo punto di vista fondamentale», «ragionando come se» «il salario si attingesse non dal capitale, ma dalla produzione corrente» (p. 135). Marx non imposta affatto il problema in questa forma. Il signor Bulgakov sente la necessità di «scartare» l’indicazione di Marx perché cerca di applicare alla teoria di Marx un’impostazione del problema che a Marx è del tutto estranea. Una volta spiegato il processo della produzione sociale complessiva in relazione al consumo del prodotto da parte delle varie classi della società, e come i capitalisti anticipano il denaro necessario per la circolazione del prodotto, una volta spiegato tutto ciò, sapere se il salario si attinga dalla produzione corrente o da quella precedente non ha più alcuna importanza. Per questo Engels, che ha curato gli ultimi volumi del ‘Capitale’, dice nella prefazone al secondo volume che le speculazioni, per esempio di Rodbertus tendenti a stabilire «se il salario derivi dal capitale o dal reddito appartengono alla scolastica e sono definitivamente liquidate con la III sezione di questo secondo libro del ‘Capitale’» (‘Das Kapital’, II, Vorwordt, p. XXI)”” (Ivi, II, I, p. 25 – p. 66) (pag 64) (firmato Vladimir Ilin)”,”LEND-685-4″ “LENIN V.I.”,”Opere V. Maggio 1901 – febbraio 1902. Da che cosa cominciare? – Un nuovo eccidio – I persecutori degli Zemstvo e gli Annibali del liberalismo – Una preziosa confessione – Gli insegnamenti della crisi – I feudali al lavoro – Il congresso degli Zemstvo – La questione agraria e i «critici di Marx» – Il congresso di unificazione delle organizzazioni del POSDR all’estero, 21-22 settembre (4-5 ottobre) 1901 – La lotta contro gli affamati – Risposta al Comitato di Pietroburgo – La situazione all’estero – Norme carcerarie e condanna ai lavori forzati – Rassegna di politica interna – Prefazone all’opuscolo «documenti del congresso di unificazione» – La protesta del popolo finlandese – La rivista Svoboda – Un colloquio con i sostenitori dell’economismo – Il 25° anniversario dell’attività rivoluzionaria di G.V. Plekhanov – L’inizio delle manifestazioni – Una lettera degli «operai del Sud» – Anarchia e socialismo – A proposito del bilancio dello Stato – L’agitazione politica e il «punto di vista di classe» – Risposta a un «lettore» – Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento (1902).”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1958 Contiene: – Da che cosa cominciare – La questione agraria e i “”critici di Marx”” – Il venticinquesimo anniversario dell’attività rivoluzionaria d G.V. Plechanov – Anarchia e socialismo – Che fare? Engels e l’importanza della lotta teorica (pag 338-343) (in ‘Che fare?)”,”LEND-685-5″ “LENIN V.I.”,”Opere VI. Gennaio 1902 – agosto 1903. Materiali per l’elaborazione del programma del POSDR – Sintomi di bancarotta – Dalla vita economica della Russia. Le casse di risparmio – Rapporto della redazione dell’«Iskra» alla riunione (conferenza) dei comitati del POSDR – Il programma agrario della socialdemocrazia russa – Lettera ai membri degli «zemstvo» – Il gruppo «La lotta» – Lettera all’«Unione settentrionale» – Perchè la socialdemocrazia deve dichiarare una guerra risoluta e implacabile ai socialisti-rivoluzionari? – Due lettere a I.I. Radcenko – Avventurismo rivoluzionario – Lettera al comitato di Mosca – Prefazione alla seconda edizione dell’opuscolo «I compiti dei socialdemocratici russi» – Il progetto di una nuove legge sugli scioperi – Lettera alla redazione del «Iuzny Raboci» – Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi – Lotta politica e politicantismo – Le dimostrazioni – Il socialismo volgare e il populismo risuscitati dai socialisti-rivoluzionari – I compiti del movimento socialdemocratico – Tesi fondamentale contro i socialisti-rivoluzionari – Nuovi avvenimenti e vecchi problemi – Agli studenti delle scuole medie – Il gruppo «Svoboda» – Estratto di un articolo contro i socialisti-rivoluzionari – Progetto di indirizzo del comitato d’organizzazione russo alla lega, all’unione e al comitato estero del Bund – A proposito delle relazioni dei comitati e dei gruppi del POSDR al congresso generale del partito – Gli zubatovisti di Mosca a Pietroburgo – Comunicato sulla costituzione del «Comitato d’organizzazione» – Alcune considerazioni a proposito della lettera di 7Z 6F – La dichiarazione del Bund – Il manifesto dei socialdemocratici armeni – Occorre un «partito politico autonomo» al proletariato ebraico? – Le concezioni marxiste sulla questione agraria in Europa e in Russia – L’autocrazia tentenna…. – Il signor Struve smascherato da un suo collaboratore ai contadini poveri – Les beaux esprits se rencontrent – Risposta alla critica del nostro progetto di programma – Schema di un articolo contro i socialisti-rivoluzionari – Il congresso del POSDR – L’era delle riforme – L’ultima parola del nazionalismo bundista – Contraddizioni e zigzag di Martov.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1959 Contiene in particolare: – Il programma agrario della socialdemocrazia russa (pag 95-136) – Articoli vari e tesi contro gli SR, i socialisti-rivoluzionari – Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi (pag 231-) – Occorre un “”partito politico autonomo”” al proletariato ebraico? (pag 306-311) – L’ultima parola del nazionalismo bundista (pag 481-485) – Le concezioni marxiste sulla questione agraria in Europa e in Russia (pag 312-318) – Il congresso del POSR (pag 431-472) – Lotta politica e politicantismo (pag 232-239) (vs Struve) “”Il signor Struve, vedete un po’, dissente decisamente e incondizionatamente dall’opinione che la rivoluzione violenta è preferibile alla rivoluzione pacifica. I rivoluzionari russi più decisi – egli dice – hanno preferito per principio la via pacifica, e nessuna dottrina può offuscare questa gloriosa tradizione. E’ difficile concepire qualcosa di più falso e stiracchiato di questo ragionamento. Possibile che il signor Struve non capisca che lo schiavo che si è ribellato ha il diritto di dire che è preferibile la pace con il proprietario di schiavi, mentre lo schiavo che rinuncia a ribellarsi, ripetendo le stesse parole, cade in una vergognosa ipocrisia? «In Russia, purtroppo ‘o fortunatamente’, gli elementi della rivoluzione non sono maturi», dice il signor Struve, e questa parola «fortunatamente» lo tradisce. Quanto alle gloriose tradizioni del pensiero rivoluzionario, sarebbe meglio che il signor Struve tacesse. Ci basta menzionare le celebri parole conclusive del ‘Manifesto’ (57). Ci basta ricordare che trent’anni dopo il ‘Manifesto’, quando gli operai tedeschi furono privati di una piccola parte di quei diritti che il popolo russo non ha mai avuto, Engels diede la seguente energica risposta a Dühring: «Per il signor Dühring la forza è il male assoluto, il primo atto di violenza è per lui il peccato originale, tutta la sua esposizione è una geremiade sul fatto che la violenza, questa potenza diabolica, ha infettato tutta la storia fino ad ora con la tabe del peccato originale, ed ha vergognosamente falsificato tutte le leggi naturali e sociali. Ma che la violenza abbia nella società ancora un’altra funzione, una funzione rivoluzionaria, che essa, secondo le parole di Marx, sia la levatrice di ogni vecchia società gravida di nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte, di tutto questo nel signor Dühring non si trova neanche una parola. Solo con sospiri e con gemiti egli ammette la possibilità che per abbattere l’economia dello sfruttamento sarà forse necessaria la violenza… purtroppo! Infatti ogni uso di violenza demoralizza colui che la usa. E questo di fronte all’elevato slancio morale e intellettuale che è stato il risultato di ogni rivoluzione vittoriosa! E questo in Germania, dove una violenta collisione, che potrebbe anche essere imposta al popolo, avrebbe almeno il vantaggio di estirpare lo spirito servile che, a causa dell’avvilimento conseguente alla guerra dei trent’anni, ha permeato la coscienza nazionale. E questa mentalità da predicatore, fiacca, insipida e impotente, ha la pretesa di imporsi al partito più rivoluzionario che la storia conosca?» (58)”” (pag 237-238) [(57) Cfr. il ‘Manifesto del partito comunista, cit., p. 144; (58) Cfr. F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, Editori Rinascita, 1950, pp. 201-2]”,”LEND-685-6″ “LENIN V.I.”,”Opere VII. Settembre 1903 – dicembre 1904. Racconto sul II Congresso del POSDR – Il colpo è fallito!… – Piano delle lettere sui compiti della gioventù rivoluzionaria – I compiti della gioventù rivoluzionaria. Lettera prima – Il secondo congresso del partito. Schema di articolo – Il massimo di impudenza e il minimo di logica – Progetto di appello del CC e della redazione dell’organo centrale ai membri dell’opposizione. Variante – Il II congresso della lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa. 13-18 (26-31) ottobre 1903 – Una dichiarazione non presentata – Dichiarazione di rinuncia alla carica di membro del consiglio del partito e di redattore dell’organo centrale – La posizione del Bund nel partito – Borghesia populisteggiante e populismo smarrito – Alla redazione dell’organo centrale del POSDR – Una dichiarazione inedita – Lettera alla redazione dell’«Iskra» – Lettera del CC del POSDR all’amministrazione della Lega estera, ai gruppi sostenitori del partito e a tutti i membri del partito all’estero – Nota sulla posizione della nuova «Iskra» – Prefazione all’opuscolo «Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi» – Poscritto all’opuscolo «Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi» – Ai membri del partito. Progetto di appello – Il consiglio del POSDR – Al partito. Progetto di appello – Sulle circostanze della mia uscita dalla redazione dell’«Iskra» – Il primo maggio. Progetto di manifestino – Un passo avanti e due indietro. (La crisi del nostro partito) – Lettera ai membri del CC – Dichiarazione di tre membri del CC – Al partito. Schema di appello – Il consiglio del POSDR. 31 maggio (13 giugno) e 5 (18) giugno 1904 – Che cosa ci proponiamo di ottenere? (Al partito) – Al partito – Ai cinque membri del Comitato centrale in Russia – Lettera ai fiduciari del CC e ai membri dei comitati del POSDR dichiaratisi per la maggioranza del secondo congresso del partito – Lettera a Glebov (v. A. Noskov) – Un passo avanti e due indietro. Risposta di N. Lenin a Rosa Luxemburg – Un liberale compiacente – Prefazione all’opuscolo di N. Sciakhov «La lotta per il congresso» – Informazione sull’avvenuta costituzione dell’Ufficio dei comitati della maggioranza. Progetto – La campagna degli Zemstvo e il piano dell’«Iskra» – Tesi della relazione sulla situazione interna del partito. Tesi della mia relazione – Lettera ai compagni. (In occasione della pubblicazione di un organo di stampa della maggioranza del partito) – Dichiarazione e documenti sulla rottura degli organismi centrali col partito.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1959 Contiene in particolare: Sui giovani: I compiti della gioventù rivoluzionaria’ (pag 35-) (1903) – La posizione del Bund nel partito (pag 86-) – Prefazione e poscritto all’ opuscolo “”Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi”” (1904) – Il primo maggio. Progetto di manifesto (1904) pag 192 – Un passo avanti e due indietro (pag 197) – Risposta a R. Luxemburg a proposito di ‘Un passo avanti e due indietro’ (pag 460-) Un passo avanti e due indietro. Risposta di N. Lenin a Rosa Luxemburg (130) “”La compagna Luxemburg dice (…) che nel mio libro [‘Un passo avanti e due indietro’, ndr] ha trovato netta e chiara espressione la tendenza ad un «centralismo che non tien conto di nulla». La compagna Luxemburg ritiene in tal modo che io difenda un sistema organizzativo contro un altro. In effetti però non è così. Nel corso di tutto il libro, dalla prima all’ultima pagina, io difendo le tesi elementari di qualsiasi sistema di qualsiasi organizzazione di partito pensabile. Nel mio libro si esamina non la questione della differenza tra questo o quel sistema organizzativo, ma la questione del modo in cui un qualsiasi sistema si debba sostenere, criticare e correggere senza contraddire ai principi del partito. (…) La compagna Rosa Luxemburg dice che nella socialdemocrazia russa non sussisterebbero dubbi circa la necessità di un partito unitario e che tutta la polemica verterebbe sulla questione di un maggiore o minore accentramento. In realtà questo non è vero. Se la compagna Rosa Luxemburg si fosse data la pena di conoscere le risoluzioni dei numerosi comitati locali del partito che costituiscono la maggioranza, avrebbe potuto agevolmente capire (ciò è del resto chiaramente evidente anche dal mio libro) che tra noi la polemica verte su una questione: se cioè il Comitato centrale e l’organo centrale debbano o no rappresentare per se stessi l’orientamento della maggioranza del congresso del partito. Su questa «ultracentralistica» e meramente «blanquistica» esigenza la nostra stimata compagna non dice mezza parola; lei preferisce tuonare contro la meccanica sottomissione della parte al tutto, contro l’ubbidienza da cadavere, contro la subordinazione cieca e altri simili spauracchi. Sono molto grato alla compagna Luxemburg per la spiegazione dell’idea davvero profonda che l’ubbidienza da cadavere è dannosissima per il partito, ma vorrei tanto sapere: ritiene normale la nostra compagna, può ammettere, ha mai visto in un qualche partito che negli organi centrali che si definiscono organi del partito domini la minoranza del congresso del partito? (…). La compagna Luxemburg dice che con la mia definizione del «socialdemocratico rivoluzionario» come giacobino legato all’organizzazione degli operai dotati di coscienza di classe ho caratterizzato forse il mio punto di vista più acutamente di quanto non avesse potuto fare uno qualsiasi dei mie avversari. Ancora una volta un’inesattezza di fatto. Non io, ma P. Axelrod è stato il primo a parlare di giacobinismo. E’ stato Axelrod il primo a paragonare le nostre sfumature di partito con quelle dei tempi della grande rivoluzione francese. Io ho rilevato unicamente che questo confronto è ammissibile solo nel senso che la divisione dell’odierna socialdemocrazia in rivoluzionaria e opportunistica corrisponde fino ad un certo punto alla divisione in montagnardi e girondini. Un simile confronto è stato fatto spesso dalla vecchia ‘Iskra’, riconosciuta dal congresso del partito. (…) Rosa Luxemburg ‘confonde’ qui la relazione esistente tra due correnti rivoluzionarie del XVIII e del XX secolo con l’identificazione di queste due correnti”” (pag 460-463) [(130) L’articolo di Lenin ‘Un passo avanti e due indietro (risposta all’articolo di Rosa Luxemburg ‘Organisationsfragen der russischen Sozialdemokratie’) venne inviato a Kautsky perché venisse pubblicato nell’organo della socialdemocrazia tedesca ‘Die Neue Zeit’, ma Kautsky si rifiutò di pubblicarlo]”,”LEND-685-7″ “LENIN V.I.”,”Opere VIII. Gennaio-luglio 1905. Autocrazia e proletariato – Ottime manifestazioni di proletari e pessimi ragionamenti di certi intellettuali – E’ ora di finirla – Conferenze di comitati – Un altro prestito alla Russia – Ad A.A. Bogdanov – La caduta di Port-Arthur – La gente non si nutre di chiacchiere – Lettera al gruppo dei bolscevichi di Zurigo – Lettera a E.D. Stasova e ai compagni detenuti nel carcere di Mosca – La rivoluzione in Russia – Democrazia operaia e democrazia borghese – Dal populismo al marxismo. Articolo primo – Lo sciopero di Pietroburgo – I nostri tartufi – L’inizio della rivoluzione in Russia – Giornate rivoluzionarie – La pace dello zar – Breve esposto sulla scissione del POSDR – Trepov spadroneggia – Pietroburgo dopo il nove gennaio (1905) – Primi insegnamenti – Lettera ad A.A. Bogdanov e S.I. Gusev – Due tattiche – Intorno all’accordo di lotta per l’insurrezione – Dobbiamo organizzare la rivoluzione? Sulla convocazione del III congresso del partito – Dal campo neoiskrista – Lettera alle organizzazioni di Russia – Piano generale delle decisioni del III congresso – Progetti di risoluzione del III congresso del POSDR – Emendamento al paragrafo dello statuto sui centri – Inchiesta per il III congresso del partito – Prefazione all’opuscolo «Memorandum di Lopukhin, direttore del dipartimento di polizia» – Schema di conferenza sulla Comune – Nuovi compiti e nuove forze – Osvobozdentsy e neoiskristi, monarchici e girondini – Infiniti pretesti – Ma chi vogliono ingannare? – Proletariato e democrazia borghese – Il proletariato e i contadini – Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune) – Un primo passo – Per la storia del programma del partito – Sul nostro programma agrario (Lettera al III Congresso) – Manovre dei bonapartisti – Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848? – Al partito – Un secondo passo – Il capitale europeo e l’autocrazia – La socialdemocrazia e il governo rivoluzionario provvisorio – La dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini – L’abitudine franco-russa di «ungere»! – La colpa è sempre degli altri – Il programma agrario dei liberali – Marx sulla «ripartizione nera» americana – Il consiglio smascherato – Lettera aperta al compagno Plekhanov, presidente del consiglio del POSDR – Sul problema del III congresso – Abbozzo di manifestino per il Primo maggio – Primo maggio – Il mercato costituzionale – Sulle relazioni quindicinali delle organizzazioni del partito – III congresso del POSDR, 12 (25) aprile – 27 aprile (10 maggio) 1905 – Sofismi politici – Informazioni sul terzo congresso del partito operaio socialdemocratico di Russia – Sulla costituzione del congresso – Il terzo congresso – La rivoluzione vittoriosa – Sulla fusione di politica e pedagogia – Lettera all’ufficio internazionale socialista – Consigli della borghesia conservatrice – Sul governo rivoluzionario provvisorio – La disfatta – Lotta rivoluzionaria e mediazione liberale – Agli operai ebrei – La nuova unione operaia rivoluzionaria – I compiti democratici del proletariato rivoluzionario – Primi passi del tradimento borghese – «Rivoluzionari» in guanti bianchi – Lettera aperta alla redazione del «Leipziger Volkszeitung» – Quadro del governo rivoluzionario provvisorio – La lotta del proletariato e il servilismo della borghesia – Un terzo passo indietro – All’ufficio internazionale socialista – Tre costituzioni ovvero tre tipi di struttura statale – L’esercito rivoluzionario e il governo rivoluzionario – Lo zar russo cerca la protezione del sultano turco contro il proprio popolo – La borghesia mercanteggia con l’autocrazia. L’autocrazia mercanteggia con la borghesia.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1961 Contiene in particolare: – Dal populismo al marxismo (pag 70-) – Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune) (pag 215) – Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848 ? (pag 232-) – Marx sulla “”ripartizione nera”” (pag 292-) – Sulla fusione di politica e pedagogia (pag 414-) – L’ esercito rivoluzionario e il governo rivoluzionario (pag 518-) Cluseret. “”L’articolo che presentiamo è la traduzione di uno dei memoriali di Cluseret, noto esponente della Comune di Parigi. Egli basa le sue considerazioni, come risulta dai brevi dati biografici che seguono, soprattutto, anche se non esclusivamente, sull’esperienza delle insurrezioni parigine. Inoltre egli esamina specificatamente la rivoluzione del proletariato contro tutte le classi abbienti, mentre in Russia l’attuale lotta rivoluzionaria è combattuta in genere da tutto il popolo contro la cricca governativa. Le originali idee di Cluseret possono quindi fornire al proletariato russo solo i documenti per elaborare in modo autonomo, in rapporto alle condizioni russe, l’esperienza dei compagni dell’Europa occidentale. Non ci sembra superfluo dare al lettore qualche cenno sull’interessante biografia dell’autore. Gustav-Paul Cluseret nacque a Parigi il 13 giugno 1823. Frequentò la scuola di guerra di Saint-Cry, da cui uscì nel 1843 col grado di sottotenente (souslieutenant). Nel 1848 prese parte attiva, come tenente, alla repressione dell’insurrezione operaia di Parigi (giornate di giugno). Nel giro di 6 ore espugnò 11 barricate e catturò 3 bandiere. Per questa «impresa» fu insignito dell’ordine della Legion d’onore. Nel 1855 partecipò col grado di capitano alla campagna di Crimea. Quindi lasciò il servizio. Dopo aver preso parte con Garibaldi alla guerra di liberazione italiana, nel 1861 partì per l’America e diede il suo contributo alla guerra civile contro gli Stati schiavisti. Fu nominato generale e, dopo la vittoria di Croskeys, ottenne la cittadinanza americana. Rientrato in Francia nel 1868 fu imprigionato per gli articoli pubblicati sul giornale ‘L’Art’. Nel carcere di Sainte-Pelagie prese contatto con gli esponenti dell’Internazionale. Per le sue aspre critiche di carattere militare pubblicate sulla stampa fu espulso dalla Francia come cittadino americano. Dopo la proclamazione della repubblica (4 settembre 1870) fece ritorno a Parigi, e prese parte ai tentativi insurrezionali di Lione e di Marsiglia. Il 3 aprile 1871 fu nominato ministro della guerra della Comune. Il 16 aprile fu eletto membro della Comune. Per la capitolazione del forte di Issy fu destituito dalla Comune e arrestato, ma poi assolto. Dopo l’amnistia del 1881 tornò in Francia e pubblicò a puntate ‘La Commune’ e ‘La Marseillaise’. Condannato a due anni di carcere per aver istigato l’esercito all’insubordinazione, fuggì dalla Francia. Nel 1888, alle elezioni della Camera dei deputati, si presentò come candidato del partito rivoluzionario e attaccò a fondo il parlamentarismo e il partito radicale di Clemenceau. Nel 1889 venne eletto deputato nelle seconda circoscrizione di Tolone. Fece parte del gruppo operaio socialista. Scrisse ‘L’armée et la democratie’ (1869) e due volumi di ‘Mémoires’ (1887) dedicati alla Comune”” (pag 215-216) [V.I. Lenin, Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune), Vperiod, n. 11 23 (10) marzo 1905; Opere complete, volume 8, gennaio-luglio 1905, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002]”,”LEND-685-8″ “LENIN V.I.”,”Opere IX. Giugno-novembre 1905. Due tattiche della socialdemocrazia tedesca nella rivoluzione democratica – Postilla – Ultima parte dell’articolo «La Comune di Parigi e gli obiettivi della dittatura democratica» – Alla segreteria dell’Ufficio internazionale socialista, Bruxelles – La rivoluzione istruisce – Rabbiosa impotenza – Prima variante della prefazione all’opuscolo «Gli operai e la scissione del partito» – Prefazione all’opuscolo «Gli operai e la scissione del partito» – Il proletariato lotta, la borghesia si insinua al potere – Il boicottaggio della Duma di Bulyghin e l’ insurrezione – Nota alla risoluzione della conferenza delle organizzazioni estere del POSDR – Nota all’articolo di M.N. Pokrovski «Gli intellettuali professionisti e i socialdemocratici» – Risposta alla redazione del «Proletari» alla domanda del compagno «operaio» – «L’unione dello zar con il popolo e del popolo con lo zar» – I centoneri e l’ organizzazione dell’ insurrezione – Postilla della redazione all’articolo «Il III° Congresso davanti al tribunale dei menscevichi del Caucaso» – Gli zemtsy «liberali» già battono in ritirata? – La classe operaia e la rivoluzione – Prefazione alla terza edizione dell’opuscolo «I compiti dei socialdemocratici russi» – Nota all’opuscolo di P. Nikolaiev «La rivoluzione in Russia» – A rimorchio della borghesia monarchica o alla testa del proletariato rivoluzionario e dei contadini? – La più chiara esposizione del piano più confuso – La socialdemocrazia internazionale deve conoscere i nostri affari di partito – Nota all’articolo «Le finanze della Russia e la rivoluzione» – L’atteggiamento della socialdemocrazia verso il movimento contadino – Che cosa vogliono e che cosa temono i nostri borghesi liberali? – La teoria della generazione spontanea – Lettera all’ Ufficio internazionale socialista – Incontro tra amici – Discutete sulla tattica, ma date parole d’ordine chiare! – Si giuoca al parlamentarismo – Le unioni liberali e la socialdemocrazia – Dalla difesa all’attacco – Il momento – Lettera alla redazione dell’organo centrale del POSDR – Il congresso di Jena del Partito operaio socialdemocratico tedesco – Nessuna falsità! La nostra forza sta nel proclamare la verità – La cosiddetta organizzazione operaia socialdemocratica armena – Il congresso degli «zemtsy» – Il socialismo e i contadini – Borghesia sazia e borghesia avida – I grandi proprietari feudali e il boicottaggio della Duma – L’unificazione del partito – Una replica rabbiosa – Una nuova conferenza menscevica – La rappresentanza del POSDR presso l’Ufficio internazionale socialista – Dai colloqui con i lettori – Giornate di sangue a Mosca – Borghesia dormiente e borghesia desta – Al comitato di lotta presso il comitato di Pietroburgo – Sciopero politico e lotta di strada a Mosca – L’ultima parola della tattica «iskrista» o elezioni farsa come nuovo motivo stimolante per l’insurrezione – Nota all’articolo di M. Borisov «Il movimento sindacale e i compiti della socialdemocrazia» – A proposito della morte di Trubetskoi – Gli insegnamenti dei fatti di Mosca – La «Borbà» proletaria – La gioventù emigrata e la rivoluzione russa – Lettera all’Ufficio internazionale socialista – Sciopero politico generale in Russia – Primi risultati dello schieramento politico – Isterismo di sconfitti – Un ultimatum di Riga rivoluzionaria – I piani del minostro-clown – In Russia la situazione si aggrava – Note all’articolo «Il movimento operaio britannico e il congresso delle Trade Unions» – Equilibrio delle forze – Una duscecka socialdemocratica – L’opuscolo di P.B. Axelrod «La duma popolare ed il congresso operaio» – Il compiti dei distaccamenti dell’esercito rivoluzionario – Speranze liberali nella Duma – Prima vittoria della rivoluzione – Ultime notizie – Nikolai Ernestovic Bauman – Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario – L’epilogo si avvicina – Interpolazione all’articolo di V. Kalinin «Il congresso dei contadini» – Tra due battaglie.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1960 Contiene in particolare: – Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica (p. 9-) – La rivoluzione istruisce (p. 132-) – Nota all’articolo di Pokrovski “”Gli intellettuali professionisti e i socialdemocratici “” (p. 172) – prefazione alla 3° edizione dell’ opuscolo ‘I compiti dei socialdemocratici russi’ (p. 192) – La teoria della generazione spontanea (p. 229-) – Il congresso di Jena della SPD (p. 271) – Giornate di sangue a Mosca (p. 317-) – La gioventù emigrata e la rivoluzione russa (p. 366-) – Note all’articolo “”Il movimento operaio britannico e il congresso delle Trade Unions”” (p. 391) – I compiti dei distaccamenti dell’ esercito rivoluzionario (p. 398-) – Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario (p. 416) “”L’arretratezza della Russia spiega naturalmente come nel nostro paese siano molto radicate le diverse dottrine socialiste ormai invecchiate. Tutta la storia del pensiero rivoluzionario russo negli ultimi venticinque anni è la storia della lotta del marxismo contro il socialismo populista piccolo-borghese. E se il rapido sviluppo e i sorprendenti successi del movimento operaio russo hanno permesso al marxismo di vincere anche in Russia, d’altra parte lo sviluppo di un movimento contadino indubbiamente rivoluzionario, specialmente dopo le famose sommosse contadine del 1902 nella Piccola Russia (116), ha in certo qual modo rianimato il decrepito populismo. L’antico populismo, verniciato dell’opportunismo europeo di moda (revisionismo bernsteinismo, critici di Marx), costituisce tutto l’originale bagaglio ideale dei cosiddetti socialisti-rivoluzionari. Il problema contadino occupa quindi un posto centrale nelle polemiche dei marxisti tanto con i populisti propriamente detti, quanto con i socialisti-rivoluzionari. Il populismo era in una certa misura una dottrina organica e conseguente. Negava il dominio del capitalismo in Russia; negava la funzione degli operai delle fabbriche e delle officine quali combattenti d’avanguardia di tutto il proletariato; negava l’importanza della rivoluzione politica e della libertà politica borghese; predicava una rivoluzione socialista che sarebbe sorta di colpo dalla comunità contadina, con la sua piccola economia agricola. Di tutta questa dottrina non sono rimasti ora che i brandelli, ma per comprendere bene le attuali polemiche, per evitare che si convertano in un alterco è indispensabile non perdere mai di vista le ‘basi’ populiste, generali e fondamentali, degli errori dei nostri socialisti-rivoluzionari. …. finire (pag 416-418) [‘Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario’]”,”LEND-685-9″ “LENIN V.I.”,”Opere X. Novembre 1905 – giugno 1906. I nostri compiti e il soviet dei deputati operai sulla riorganizzazione del partito – Il proletariato e i contadini – Organizzazione di partito e letteratura di partito – Deliberazione del comitato esecutivo del Soviet dei deputati operai di Pietroburgo sulla lotta contro la serrata – Una provocazione fallita – L’ esercito e la rivoluzione – I piatti della bilancia si equilibrano – Imparate dai nemici – Il burocratismo rivoluzionario e la causa rivoluzionaria – L’autocrazia morente e i nuovi organi del potere popolare – Socialismo e anarchia – Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito – Socialismo e religione – Risoluzione della conferenza della «maggioranza» di Tammerfors sulla questione agraria – Fasi, orientamento e prospettive della rivoluzione – Il partito operaio e i suoi compiti nella situazione attuale – Bisogna boicottare la Duma di Stato? – La Duma e la tattica socialdemocratica – La situazione attuale della Russia e la tattica del partito operaio – A tutti gli operai e operaie della città di Pietroburgo e della provincia – Risoluzione dell’organizzazione pietroburghese del POSDR sulla tattica del boicottaggio – La rivoluzione russa e i compiti del proletariato – Piattaforma tattica per il congresso di unificazione del POSDR – Revisione del programma agrario del partito operaio – Prefazione all’edizione russa dell’ opuscolo di Kautsky “”La distruzione della socialdemocrazia”” – La vittoria dei cadetti e i compiti del partito operaio – Congresso di unificazione del POSDR 10 (23) aprile – 25 aprile (8 maggio) 1906 – Indirizzo al partito dei delegati al congresso di unificazione già appartenenti all’ex frazione dei “”bolscevichi””, relazione sul congresso di unificazione del POSDR, Lettera agli operai di Pietroburgo – Lotta per la libertà e lotta per il potere – Una nuova ascesa – Per un consuntivo del congresso – La Duma e il popolo – Fra giornali e riviste – A proposito della risoluzione bolscevica sulla Duma – Il gruppo operaio alla Duma – A proposito del problema dell’organizzazione – Discorso al comizio in casa della Panina – Risoluzione approvata nel comizio in casa della Panina – Il gruppo contadino o del lavoro e il POSDR – La questione della terra alla Duma – Risoluzione e rivoluzione – Né terra né libertà – La vittoria elettorale della socialdemocrazia a Tiflis – Il governo, la duma e il popolo – I cadetti impediscono alla Duma di rivolgersi al popolo – E non vogliono mercanteggiare! – L’appello dei deputati operai della Duma – La questione della terra e la lotta per la libertà – I «goremycniki», gli ottobristi e i cadetti – Libertà di critica e unità d’azione – Cattivi consigli – Voci e pettegolezzi sullo scioglimento della Duma di stato – Kautsky e la Duma di stato – I cadetti, i trudoviki e il partito operaio – Come ragiona il compagno Plekhanov sulla tattica della socialdemocrazia? – Risoluzione (II) del comitato pietroburghese del POSDR sulla Duma di stato – Sulla parola d’ordine del ministero della Duma – L’attuale situazione politica – La tattica del proletariato e i compiti del momento – La socialdemocrazia tedesca a proposito dei cadetti – Fra giornali e riviste – Decidano gli operai! – «Non bisogna guardare in alto, ma in basso» – La reazione scatena la lotta armata – Risoluzione (III) del comitato pietroburghese del POSDR sul ministero della Duma.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1961 Contiene in particolare: – Organizzazione di partito e letteratura di partito (p. 34-) – Imparate dai nemici (p. 50-) – Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito (p. 65-) – Socialismo e religione (p. 73-) – Kautsky e la Duma di stato (p. 431-) – Come ragiona il compagno Plekhanov sulla tattica della socialdemocrazia? (p. 439-) – La socialdemocrazia tedesca a proposito dei cadetti (p. 472-) “”Imparate dai nemici, compagni operai che aspirate a creare una organizzazione operaia apartitica o che siete comunque indifferenti di fronte a questa aspirazione! Ricordate il ‘Manifesto del partito comunista’ di Marx e di Engels, che parla di ‘trasformazione’ del proletariato in ‘classe’ mediante il progressivo sviluppo non soltanto della sua unità, ma anche della sua ‘coscienza’. Ricordate l’esempio di paesi come l’ Inghilterra, nei quali la lotta di classe del proletariato contro la borghesia è stata condotta sempre e dappertutto; ma nei quali il proletariato è rimasto tuttavia diviso, i suoi eletti sono stati comprati dalla borghesia, la sua coscienza è stata corrotta dagli ideologi del capitale, la sua forza è stata dissipata mediante il distacco dell’ aristocrazia operaia dalla massa degli operai. Ricordate tutto questo, compagni proletari, e perverrete alla convinzione che soltanto il proletariato socialdemocratico è un proletariato consapevole dei propri compiti ‘di classe’. Abbasso l’apartiticità! L’apartiticità è stata sempre e dappertutto strumento e parola d’ordine della borghesia. Noi possiamo e dobbiamo, a certe condizioni, marciare insieme con i proletari non coscienti, insieme con i proletari che accettano dottrine non proletarie (il programma dei «socialisti-rivoluzionari»), ma non dovremo mai e in nessun caso attenuare il nostro rigoroso spirito di partito, non dovremo mai e in nessun caso dimenticare, né permetterci di dimenticare, che l’ostilità per la socialdemocrazia nelle file della classe operaia è un residuo di concezioni borghesi in seno al proletariato”” [Lenin, ‘Imparate dai nemici’, Novaia Gizn, n. 16, 18 novembre 1905] (pag 50-51)”,”LEND-685-10″ “LENIN V.I.”,”Opere XI. Giugno 1906 – gennaio 1907. Vigilia – Esitazione in alto, risolutezza in basso – La Duma e il popolo – Lotta per il potere e «lotta» per le elemosine – La dichiarazione del nostro gruppo alla Duma – «Quel che stai facendo, fallo presto!» – Una polemica utile – L’aiuto agli affamati e la tattica alla Duma – La trattative per il ministero – Fra giornali e riviste – Chi è per le alleanze con i cadetti? – La Duma cadetta ha dato i fondi al governo degli organizzatori di progrom – I tirapiedi dei cadetti – Ancora sul ministero della Duma – Fra giornali e riviste – Le argomentazioni sbagliate dei boicottisti «senza partito» – Sermoni della borghesia e appelli del proletariato – L’ esercito e il popolo – Fra giornali e riviste – L’organizzazione delle masse e la scelta del momento della lotta – La lotta – Fra giornali e riviste – Assalto audace e pavida difesa – I partiti alla Duma e il popolo – Complotti della redazione e minacce degli organizzatori di pogrom – Lo scioglimento della Duma e i compiti del proletariato – Invio di una delegazione a Sveaborg – Prima della tempesta – Il boicottaggio – La crisi politica e il fallimento della tattica opportunistica – Gli avvenimenti del giorno – Il “”congresso operaio”” – Gli insegnamenti dell’insurrezione di Mosca – Esitazioni circa la tattica – La politica del governo e la lotta imminente – Giù le mani! – L’azione partigiana del partito socialista polacco – L’unificazione del Bund con il partito operaio – L’unificazione del Bund con il partito operaio socialdemocratico in Russia – I menscevichi socialisti-rivoluzionari – Si prepara un nuovo colpo di stato! – La guerra partigiana – La questione della guerra partigiana – Tentativo di classificazione dei partiti politici russi – Osservazioni sul N. 1 del Sozial-Demokrat – Il radicale russo è forte nel senno di poi! – I risultati del congresso cadetto – Il filisteismo nell’ambiente rivoluzionario – Gli scritti di Martov e Cerevanin sulla stampa borghese – La convocazione del congresso straordinario del partito – Come si scrive la storia… – Poscritto all’articolo: «La socialdemocrazia e la campagna elettorale» – La socialdemocrazia e gli accordi elettorali – Opinione particolare esposta alla conferenza del POSDR nome dei delegati della socialdemocrazia della Polonia, della regione lettone, di Pietroburgo, di Mosca, della regione industriale centrale e di quella del Volga – Progetto di appello agli elettori – La lotta contro i socialdemocratici cadetteggianti – La lotta contro i socialdemocratici cadetteggianti di Armavir? – Chi eleggere alla Duma? – Nuovo chiarimento del senato – La crisi del menscevismo – Il proletariato e il suo alleato nella rivoluzione russa – A proposito di un articolo pubblicato nell’organo di stampa del Bund – La contraffazione della Duma da parte del governo e i compiti della socialdemocrazia – La situazione politica e i compiti della classe operaia – I compiti del partito operaio e i contadini – Prefazione alla traduzione russa dell’opuscolo «W. Liebknecht. Nessun compromesso, nessun accordo elettorale» – Prefazione alla traduzione dell’opuscolo: «K. Kautsky. Le forze motrici e le prospettive della rivoluzione russa» – Quale posizione hanno i partiti borghesi e il paritto operaio nelle elezioni della Duma? – Plekhanov e Vasiliev – La campagna elettorale del partito operaio a Pietroburgo – La socialdemocrazia e le elizioni alla Duma – Postilla – «Sentirai il giudizio dello stolto».”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1962 Contiene in particolare: – La socialdemocrazia e gli accordi elettorali (pag 255) – La crisi del menscevismo (pag 319) – Prefazione alla traduzione russa dell’opuscolo: W. Liebknecht… (pag 375) – Prefazione alla traduzione russa dell’opuscolo: K. Kautsky… (pag 382) “”Liebknecht ci insegna che in ogni alleato proveniente dalla borghesia il socialdemocratico deve saper scoprire i lati pericolosi e non nasconderli, mentre da noi i menscevichi gridano che non contro i cadetti bisognalottare, ma contro il pericolo centonero! Come sarebbe utile per costoro riflettere sulle parole di Liebknecht: «Le stolte e feroci violenze dei politici polizieschi, gli attentati costituiti dalla legge contro i socialisti, legge repressiva, legge contro il partito che propaganda la rivoluzione, possono suscitare in noi un sentimento di sprezzante compassione, ma il nemico che ci tende la mano per l’accordo elettorale e si struscia a noi come un amico e un fratello, questo nemico e ‘soltanto questo nemico noi dobbiamo temere'”” (pag 376)”,”LEND-685-11″ “LENIN V.I.”,”Opere XII. Gennaio-giugno 1907. La campagna elettorale della socialdemocrazia a Pietroburgo – Di gradino in gradino – La protesta dei 31 menscevichi – Le elezioni a Pietroburgo e l’ipocrisia dei 31 menscevichi – Come votare a Pietroburgo? (Esiste il pericolo di una vittoria dei centoneri a Pietroburgo?) – Le elezioni a Pietroburgo e la crisi dell’ opportunismo – Le elezioni nella curia operaia a Pietroburgo – La lotta fra i socialdemocratici e i socialisti-rivoluzionari alle elezioni nella curia operaia di Pietroburgo – Come votare a Pietroburgo? (A chi giovano le favole sul pericolo centonero?) – Dati preliminari delle elezioni a Mosca – Un affare Lidval sul piano politico – Bilancio delle elezioni nella curia operaia a Pietroburgo – Il resoconto del rione «Mosca» di Pietroburgo sulle elezioni della II Duma – Alcuni dati sulle elezioni nella curia operaia nel sud della Russia – Significato delle elezioni a Pietroburgo – Prefazione alla traduzione russa delle lettere di K. Marx a L. Kugelmann – La seconda Duma e la seconda ondata della rivoluzione – Il risultato delle elezioni a Pietroburgo – Rapporto alla conferenza dell’organizzazione di Pietroburgo sulla campagna elettorale e sulla tattica alla Duma – Progetti di risoluzione per il quinto congresso del POSDR – La tattica nel POSDR nella campagna elettorale – L’apertura della II Duma – La II Duma e i compiti del proletariato – Un primo passo importante – Tattica piccolo-borghese – Gli organizzatori della scissione e la prossima scissione – La tattica dell’opportunismo – I bolscevichi e la piccola borghesia – Il prossimo scioglimento della Duma e le questioni tattiche – Cadetti e «trudoviki» – La dichiarazione di Stolypin – Le elezioni alla Duma e la tattica della socialdemocrazia russa – La piattaforma della socialdemocrazia rivoluzionaria – Come non bisogna scrivere le risoluzioni – Osservazioni sulla risoluzione dei socialdemocratici estoni – Le basi della transazione – La piattaforma tattica dei menscevichi – Progetto di discorso alla II Duma sulla questione agraria – Un letto morbido, su cui si dorme male – L Duma e l’approvazione del bilancio – La cornacchia loda il corvo… – I bellicosi intellettuali contro la supremazia dell’intellettualità – Iroso smarrimento – La questione agraria e le forze della rivoluzione – Duma anemica o piccola borghesia anemica – La volgarità trionfante o i socialisti-rivoluzionari cadettegianti – Il gruppo socialdemocratico e il 3 aprile alla Duma – Forza e debolezza della rivoluzione russa – Prefazione all’edizione russa del «Carteggio di J. Ph. Becker, J. Dietzgen, F. Engels, K. Marx e altri con F.A. Sorge e altri» – La Duma e i liberali russi – Franz Mehring e la II Duma – Larin e Kurustaliov – La riorganizzazione a Pietroburgo e la fine della scissione – Intorno al problema della rivoluzione nazionale – I verbali della Conferenza di novembre delle organizzazioni militari e di combattimento del Partito operaio socialdemocratico di Russia – Relazione al V Congresso del POSDR a proposito della sciossione di Pietroburgo e della istituzione di un tribunale di partito – V congresso del POSDR – L’atteggiamento verso i partiti borghesi.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1965 Contiene in particolare: – Prefazione alla traduzione russa delle lettere di K. Marx a L. Kugelmann (pag 92-100) – Forze e debolezze della rivoluzione russa (pag 318-326) – Prefazione all’edizione russa del “”Carteggio di J.Ph. Becker J. Dietzgen F. Engels K. Marx e altri con F.A. Sorge e altri”” (Giudizio classico sull’ opportunismo degli intellettuali della socialdemocrazia) (pag 338-345) – Franz Mehring e la II Duma russa (pag 350-356) “”Vediamo (…) che per più di dieci anni (1884-1894 ndr) Marx ed Engels lottarono sistematicamente, con tenacia, contro l’ opportunismo nel partito socialdemocratico tedesco e perseguitarono il filisteismo intellettuale e lo spirito piccolo-borghese nel socialismo. Questo è un fatto estremamente importante. Il grande pubblico sa che la socialdemocrazia tedesca è considerata come il modello della politica e della tattica marxista del proletariato, ma non sa quale guerra continua dovettero condurre i fondatori del marxismo contro l’«ala destra» (espressione di Engels) di questo partito. Che dopo la morte di Engels questa guerra segreta sia divenuta palese non è un effetto del caso, ma il risultato di decenni di sviluppo storico della socialdemocrazia tedesca. Ora scorgiamo con estrema evidenza le due linee dei consigli, indicazioni, emendamenti, minacce, ammonizioni di Engels (e di Marx). Essi incitavano con particolare insistenza i socialisti anglo-americani a fondersi con il movimento operaio, a sradicare dalle loro organizzazioni lo spirito settario ristretto e incallito. E ai socialdemocratici tedeschi insegnavano con particolare insistenza: non cadete nel filisteismo, nel “”cretinismo parlamentare”” (espressione di Marx nella lettera del 19 settembre 1879) (88), nell’opportunismo da intellettuali piccolo-borghesi. Non è forse caratteristico che le nostre comari socialdemocratiche abbiano fatto tanto strepito a proposito dei consigli della prima specie e si sian tappata la bocca, passando sotto silenzio i consigli della seconda? Forse che una ‘simile’ unilateralità nell’apprezzamento delle lettere di Marx e di Engels non è il miglior indice di una certa… «unilateralità» nostra, russa socialdemocratica? Oggi che il movimento operaio internazionale manifesta sintomi di profonda effervescenza e oscillazione, che l’estremismo dell’opportunismo, del «cretinismo parlamentare» e del riformismo filisteo ha suscitato l’estremismo opposto, quello del sindacalismo rivoluzionario, oggi la linea generale degli «emendamenti» apportati da Marx e Engels al socialismo anglo-americano e a quello tedesco acquista un’importanza eccezionale”” (pag 339-340) [V.I. Lenin, ‘Prefazione all’edizione russa del “”Carteggio di J.Ph. Becker J. Dietzgen F. Engels K. Marx e altri con F.A. Sorge e altri”” (Giudizio classico sull’ opportunismo degli intellettuali della socialdemocrazia)’] [(88) ‘Ausgewälte Briefe’, cit. p. 392] ‘Non cadete nel filisteismo, nel “”cretinismo parlamentare””, nell’opportunismo da intellettuali piccolo-borghesi'”,”LEND-685-12″ “LENIN V.I.”,”Opere XIII. Luglio 1907 – marzo 1908. Contro il boicottaggio – In memoria del conte Heiden – Tesi del rapporto tenuto l’8 luglio alla conferenza cittadina di Pietroburgo sulla questione dell’atteggiamento del partito operaio socialdemocratico russo verso la terza Duma – La terza conferenza del PSODR – Note di un pubblicista – Il congresso internazionale socialista di Stoccarda I – Il congresso internazionale socialista di Stoccarda II – Prefazione alla raccolta «Dodici anni» – Rivoluzione e controrivoluzione – La terza Duma – Un articolo di Plekhanov – Conferenza dell’organizzazione di Pietroburgo del POSDR – Si prepara un’«orgia ripugnante» – Ma i giudici chi sono? – Prefazione all’opuscolo di Voinov (A.V. Lunaciarski) sull’atteggiamento del partito verso i sindacati – La questione agraria e i «critici di Marx» – Il programma agrario della socialdemocrazia tedesca nella prima rivoluzione russa del 1905-1907 – I dibattiti sull’estensione dei diritti della Duma in fatto di bilancio – Poscritto all’articolo «I dibattiti sull’estensione dei diritti della Duma in fatto di bilancio» – Note politiche – Dichiarazione della redazione del «Proletari» – Lettera ad A.M. Gorki – La nuova politica agraria – Neutralità dei sindacati – L’incidente occorso al re del Portogallo – Gli insegnamenti della Comune – Una dimostrazione patriottica su ordinazione della polizia – I liberali ingannano il popolo – Come il liberalismo internazionale giudica Marx.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1965 Contiene in particolare: – Il Congresso internazionale socialista di Stoccarda (pag 68 e 75) (Seconda internazionale) – Conferenza dell’organizzazione di Pietroburgo del Posdr (pag 121-) – Prefazione all’ opuscolo di Voinov (A.V. Lunaciarski) sull’atteggiamento del partito verso i sindacati (pag 147-) – La questione agraria e i critici di Marx (pag 155-) – Il programma agrario deella socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa del 1905-1907 (pag 203-) – Neutralità dei sindacati (pag 434-) – Gli insegnamenti della Comune (pag 448) – Come il liberalismo internazionale giudica Marx (pag 463) Il lavoro dei bolscevichi nei sindacati. (pag 152-153) “”Oggi a proposito della questione dei sindacati è necessario sottolineare altrettanto risolutamente che il bolscevismo segue la tattica della socialdemocrazia rivoluzionaria in tutti i campi di lotta, in tutti i campi di attività. La differenza tra il bolscevismo e il menscevismo non sta nel fatto che il primo «neghi» il lavoro nei sindacati o nelle cooperative, ecc., ma nel fatto che il primo ‘segue una linea diversa’ nel lavoro di propaganda, agitazione e organizzazione della classe operaia. Oggi l’attività nei sindacati acquista, senza dubbio, un’enorme importanza. Il contrapposizione al neutralismo dei menscevichi, noi dobbiamo svolgere quest’attività ponendoci lo scopo di avvicinare i sindacati al partito, di sviluppare una coscienza socialista, e di comprendere i compiti rivoluzionari del proletariato. Nell’Europa occidentale il sindacalismo rivoluzionario è stato in molti paesi il risultato diretto e inevitabile dell’opportunismo, del riformismo e del cretinismo parlamentare. Anche da noi i primi passi dell’«attività della Duma» hanno immensamente rafforzato l’opportunismo, hanno condotto i menscevichi sino al servilismo nei confronti dei cadetti. Plechanov, per esempio, nel suo ordinario lavoro politico ‘si è unito’ di fatto ai signori Prokopovic e Kuskova. Nel 1900 egli si scagliò contro di loro, accusandoli di bernsteinismo, perché contemplavano soltanto le «parti posteriori» del proletariato russo (‘Vademecum per la redazione del «Raboceie Dielo»’, Ginevra, 1900). Negli anni 1906-1907 le prime schede elettorali gettavano Plechanov tra le braccia di questi signori, che oggi contemplano le «parti posteriori» del liberalismo russo. Il sindacalismo non può non svilupparsi sul terreno russo come reazione contro questa vergognosa condotta di «eminenti» socialdemocratici. In maniera del tutto giusta, perciò, il compagno Voinov definisce la propria linea, invitando i socialdemocratici ad imparare ‘sull”esempio dell’opportunismo e ‘sull”esempio del sindacalismo. Lavoro rivoluzionario nei sindacati; spostamento del centro di gravità dai trucchi parlamentari all’educazione del proletariato, all’unione compatta di organizzazioni puramente classiste, alla lotta extraparlamentare; capacità di utilizzare (e preparazione delle masse alla possibilità di utilizzare con successo) lo sciopero generale, nonché le «forme di lotta del dicembre» nella rivoluzione russa, tutto questo emerge con forza particolare quale compito della corrente bolscevica. E l’esperienza della rivoluzione russa ci agevola enormemente questo compito, ci fornisce ricchissime indicazioni pratiche, ci fornisce una massa di materiale storico che consente di valutare in tutta concretezza i nuovi metodi di lotta (…)”” (pag 152-153)”,”LEND-685-13″ “LENIN V.I.”,”Opere XIV. 1908. Materialismo ed empiriocriticismo.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1963 Materialismo ed empiriocriticismo fu scritto dal febbraio al settembre del 1908. Lenin, che in quel periodo risiedeva a Ginevra, si recò per un mese a Londra, nel maggio del 1908, per consultare al British Museum le pubblicazioni che non aveva potuto trovare a Ginevra”” (Nota dell’editore) Contiene in particolare: – Cernov e Bazarov confutano o rielaborano F. Engels sulla cosa in sé – Feuerbach e Dietzgen sulla cosa in sé (pag 95-134) – Questione esistenza verità obiettiva, assoluta e relativa. L’ eclettismo di Engels scoperto da Bogdanov (pag 128-) – Errore di Plechanov sul concetto di esperienza (pag 148-) – Libertà e necessità (p. 183-) (Engels dice “”Hegel fu il primo a rappresentare in modo giusto il rapporto libertà e necessità. Per lui la libertà è il riconoscimento della necessità…) – La crisi della fisica contemporanea. La ‘scomparsa’ della materia. E’ concepibile il movimento senza materia? (p. 247-260) – Come Bogdanov corregge e ‘sviluppa’ Marx (p. 317) – Da quale lato N.G. Cernyscevski criticava il kantismo (p. 353)”,”LEND-685-14″ “LENIN V.I.”,”Opere XV. Marzo 1908 – agosto 1909. Sulla buona strada – Sulla «natura» della rivoluzione russa – Marxismo e revisionismo – Per un sentiero battuto! – Un blocco dei cadetti con gli ottobristi? – Per una valutazione della rivoluzione russa – I cadetti della seconda leva – La questione agraria in Russia alla fine del secolo XIX – Alcune caratteristiche dello sfacelo attuale – Il programma agraio della socialdemocrazia nella rivoluzione russa – Sostanze infiammabili nella politica mondiale – Dalla redazione – Il militarismo militante e la tattica antimilitaristica della socialdemocrazia – Una pacifica manifestazione degli operai inglesi e tedeschi – Lev Tolstoi come specchio della rivoluzione russa – Il movimento studentesco e la situazione politica attuale – Gli avvenimenti nei Balcani e in Persia – La riunione dell’Ufficio internazionale socialista – Isterismo di Piotr Maslov – Alcune osservazioni a proposito della «risposta» di Piotr Maslov – Per una valutazione del momento attuale – Come Plekhanov e soci difendono il revisionismo – A proposito di due lettere – I dibattiti agrari alla terza Duma – La quinta conferenza del POSDR – Come i socialisti-rivoluzionari fannoil bilancio della rivoluzione e come la rivoluzione ha fatto il bilancio del socialismo-rivoluzionario – In cammino – A proposito dell’articolo «Sui problemi più urgenti» – Il fine della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione – Alla direzione del partito socialdemocratico di Germania – Una caricatura del bolscevismo – Il «radicalismo» della borghesia e i compiti del proletariato – L’atteggiamento del partito operaio verso la religione – Classi e partiti di fronte alla religione e alla chiesa – Conferenza della redazione allargata del «Proletari» – Liquidazione del liquidatorismo – Il viaggio dello Zar in Europa e di alcuni deputati della Duma centonera in Inghilterra – Nota alla lettera di M. Liadov al «Proletari» – Lettera agli organizzatori della scuola di partito di Capri – Abbozzo di lettera del Centro bolscevico al Consiglio della scuola di Capri – Lettera agli allievi della scuola di partito di Capri.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1967 Contiene tra l’altro: – ‘Sulla “”natura”” della rivoluzione russa’ e ‘Per una valutazione della rivoluzione russa’ – Sostanze infiammabili nella politica mondiale – La riunione dell’ Ufficio Internazionale Socialista – Il fine della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione – Alla direzione del Partito socialdemocratico di Germania – Una caricatura del bolscevismo – ‘L’atteggiamento del partito operaio verso la religione’, ‘Classi e partiti di fronte alla religione e alla Chiesa’ – ‘Discorso sulla scuola di Capri’, ‘Lettera agli organizzatori della scuola di partito di Capri’, ‘Lettera agli allievi della scuola di partito di Capri'”,”LEND-685-15″ “LENIN V.I.”,”Opere XVI. Settembre 1909 – dicembre 1910. I liquidatori smascherati – La lettera aperta della commissione esecutiva del comitato distrettuale di Mosca – Le elezioni a Pietroburgo – La frazione dei fautori dell’ otzovismo e della costruzione di dio – Ancora sulla partiticità e l’apartiticità – Colloquio con i bolscevichi di Pietroburgo – Nota all’articolo «Le elezioni a Pietroburgo» – Progetto di risoluzione sul rafforzamento del partito e della sua unità – Discorso sulla scissione del partito operaio socialdemocratico olandese pronunciato a una seduta dell’Ufficio internazionale socialista – Lo zar contro il popolo finlandese – Lettera agli allievi della scuola di Capri – Vergognoso fallimento – Alcune cause dell’attuale sbandamento ideologico – I metodi dei liquidatori e i compiti del partito dei bolscevichi – Il «Golos sotsial-demokrata» e Cerevanin – Una favola della stampa borghese sull’espulsione di Gorki – Disgregazione e sbandamento ideologico nella socialdemocrazia russa – Nota esplicativa al progetto di legge sulla giornata lavorativa di otto ore e sulle sue motivazioni fondamentali – Lettera a I.I. Skvortsov-Stepanov – I «Viekhi» – L’ultima parola del liberalismo russo – L’undicesima sessione dell’Ufficio internazionale socialista – Il gruppo «Vperiod» – Per l’unità – Il «Golos» dei liquidatori contro il partito – Per che cosa si deve lottare? Campagna contro la Finlandia – Hanno paura per l’esercito – L’unificazione del partito all’estero – Uno degli ostacoli all’unità del partito – Al comitato centrale del POSDR – Note di un pubblicista. La “”piattaforma”” dei fautori e dei difensori dell’otzovismo. La “”crisi di unificazione”” nel nostro partito – Per il numero celebrativo di “”Zihna”” – Progetto di risoluzione sulle cooperative presentato dalla delegazione del POSDR al Congresso di Copenaghen – Lettera all’ufficio internazionale socialista sulla rappresentanza del POSDR – La frazione dei “”Vperiodisti”” – La questione delle cooperative al congresso internazionale socialista di Copenaghen – Come alcuni socialdemocratici informano l’Internazionale Socialista di Copenaghen – Annuncio della pubblicazione della “”Rabociaia Gazieta”” – Gli insegnamenti della rivoluzione – Due mondi – La manifestazione per la morte di Muromtsev – E’ cominciata la svolta? – L.N. Tolstoi – Ai compagni allievi della scuola di Bologna – L.N. Tolstoi e il movimento operaio attuale – Lettera aperta a tutti i socialdemocratici partitisti – I dissensi nel movimento operaio europeo – Tolstoi e la lotta del proletariato – L’inizio delle dimostrazioni – Che cosa accade nelle campagne? – Ivan Vasilievic Babusckin – Al Comitato Centrale – I campioni delle “”riserve”” – Il significato storico della lotta all’interno del partito in Russia – Statistica degli scioperi in Russia – La struttura capitalistica dell’agricoltura moderna.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1965 Contiene tra l’altro: – Ancora sulla partiticità e apartiticità (pag 53-56) – I dissensi nel movimento operaio europeo (pag 320-) – L.N. Tolstoi (3 articoli) (pag 298, 305, 325) – Babusckin (pag 333-) – Statistica degli scioperi in Russia (pag 365) – Sviluppo capitalistico in agricoltura moderna (pag 395-)”,”LEND-685-16″ “LENIN V.I.”,”Opere XVII. Dicembre 1910 – aprile 1912. Lettera al collegio russo del CC del POSDR – La situazione nel partito – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo – Rossore di vergogna di Iuduscka Trotski – La carriera di un terrorista russo – L.N. Tolstoi e la sua epoca – Il marxismo e la «Nascia Zarià» – I nostri abolizionisti – I cadetti, i «due campi» e il «ragionevole compromesso» – Il cinquantenario dell’abolizione della servitù della gleba – Pal Singer – Asterischi – Nel collegio russo del CC – A proposito di un anniversario – «Riforma contadina» e rivoluzione proletaria-contadina – I demolitori del partito nella parte di «demolitori di leggende» – Cadetti e ottobristi – In memoria della Comune – La struttura sociale del potere, le prospettive e il liquidatorismo – Note polemiche – Il significato di una crisi – Il congresso del partito socialdemocratico inglese – Dialogo tra un legalitario e un antiliquidatore – «Rammarico» e «vergogna» – Materiali per la riunione dei membri del CC del POSDR – Per un bilancio della sessione della Duma – Vecchie, ma sempre nuove verità – Risoluzione del secondo gruppo parigino del POSDR sulla situazione esistente nel partito – Prefazione all’opuscolo «Due partiti» – Il riformismo nella socialdemocrazia russa – Da campo del partito «operaio» di Stolypin – Nota della redazione del «Sotsial-Demokrat» alla dichiarazione della commissione per la convocazione della sessione plenaria del CC del POSDR – Stolypin e la rivoluzione – La nuova frazione dei conciliatori o dei virtuosi – La campagna elettorale e la piattaforma elettorale – Dal campo del partito «operaio» di Stolypin – Il risultato – I due centri – Il vecchio e il nuovo – Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue – Hyndman su Marx – Il Manifesto del partito operaio liberale – Il gruppo socialdemocratico alla II Duma – Parole d’ordine e impostazione del lavoro socialdemocratico alla Duma e fuori della Duma – Un’agenzia della borghesia liberale – La soluzione alla crisi del partito – Dal campo del partito «operaio» di Stolypin – Sulla diplomazia di Trotski e su una piattaforma unitaria dei partitisti – Le conclusioni del Collegio arbitrale dei «depositari» – La campagna elettorale per la IV Duma – Vecchio e nuovo – Convegno dei gruppi bolscevichi all’estero – Questioni di principio della campagna elettorale – Prime rivelazioni sulle trattative del partito cadetto coi ministri – Tre interpellanze – La fame e la Duma nera – IV Conferenza del POSDR (Conferenza di Praga) – L’organo della politica operaia dei liberali – Contro l’unificazione coi liquidatori – I partiti politici nei cinque anni della III Duma – Rapporto all’Ufficio internazionale socialista sulla Conferenza del POSDR – Piattaforma elettorale del POSDR – Alla redazione della «Zviedzdà» – Carte in tavola – Le dimissioni del deputato Belousov dal gruppo socialdemocratico alla Duma – La fame – I contadini e le elezioni per la IV Duma – L’anonimo del Vorwärts e la situazione nel POSDR – Lettera a Huysmans, segretario dell’Ufficio internazionale socialista – Il blocco dei cadetti coi progressisti e il suo significato – Una cattiva difesa della politica operaia liberale – Il ballottaggio in Russia e i compiti della classe operaia – Liberalismo e democrazia.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene tra l’altro: – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo (pag 29-34) – L.N. Tolstoi e la nostra epoca (pag 39-43) – Paul Singer (pag 77-80) – In memoria della Comune (di Parigi) (pag 123-127) – Il congresso del partito socialdemocratico inglese (pag 156-161) – Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue (pag 285-287) – Hyndman su Marx (pag 287-293) – L’ anonimo del Vorwärts e la situazione nel POSDR (pag 501-512) – Liberalismo e democrazia (pag 533-542) “”Nel ‘Vorwärts’ del 26 marzo sono stati pubblicati un comunicato ufficiale sulla conferenza del POSDR e un articolo anonimo nel quale l’autore, seguendo l’esempio della risoluzione dei gruppi esteri dei socialdemocratici russi (124), copre d’ingiurie la conferenza, conferenza che è stata il coronamento di una lotta di quattro anni contro i liquidatori e s’è tenuta malgrado tutti gli intrighi di costoro, i quali volevano impedire ad ogni costo la ricostituzione del partito. E’ naturale che i liquidatori e tutti coloro che li fiancheggiano si scaglino ora contro la conferenza. Poiché il ‘Vorwärts’ si rifiuta di far posto alla nostra risposta all’articolo menzognero, calunnioso dell’anonimo e continua la sua campagna in favore dei liquidatori, pubblichiamo sotto forma di opuscolo questa risposta per informare i compagni tedeschi. Essa è dedicata, principalmente, a una breve esposizione dell’importanza, dell’andamento e dell’esito della lotta contro i liquidatori [La redazione del «Sotsial-Demokrat», organo centrale del POSDR (pag 501, prefazione); “”(…) La lotta in seno al POSDR assume talora forme molto esasperate. Non può essere diversamente nelle condizioni dell’emigrazione; non è avvenuto diversamente in nessun altro paese condannato alla controrivoluzione e all’emigrazione. «Condannare» queste forme di lotta con frasi altisonanti, eluderle, accontentarsi di ragionamenti melliflui e filistei sull’«utilità dell’unità» non è che un indice di leggerezza. Chi intenda studiare seriamente la storia del POSDR nei duri anni 1908-1911 ha a propria disposizione un gran numero di pubblicazioni illegali e un numero ancora maggiore di pubblicazioni legali. Esse contengono materiali quanto mai istruttivi sul carattere delle correnti, sull’importanza di principio delle divergenze, sulle radici della lotta, sulle circostanze e condizioni del suo sviluppo, ecc. Nessun partito socialdemocratico al mondo si è formato – specialmente nell’epoca delle rivoluzioni borghesi – senza una lotta aspra e una serie di scissioni dai compagni di strada borghesi del proletariato. Nel corso di un’aspra lotta contro tali compagni di strada si costituisce, a cominciare dal 1898, si sviluppa, si rafforza e si tempra, nonostante tutti gli ostacoli, esattamente nello stesso modo anche il Partito operaio socialdemocratico russo”” (pag 511) [V.I. Lenin, ‘L’anonimo del ‘Vorwärts’ e la situazione nel POSDR’ (123)] [(124) Si tratta della risoluzione antipartito e calunniosa approvata il 12 marzo 1912 al convegno tenutosi a Parigi, dei rappresentanti del comitato estero del Bund, del gruppo “”Vperiod””, del “”Golos-Sotsial-Demokrata””, della “”Pravda”” viennese, dei menscevichi partitisti e dei conciliatori. Pubblicata in un foglio a sé, era stata riprodotta nella “”Pravda”” viennese e nel n. 4 dell'””Informatsionni Litstok”” del Bund; (123) L’opuscolo venne scritto in risposta a un articolo calunnioso di Trotsky (pubblicato senza firma nell’organo centrale della socialdemocrazia tedesca) contro la Conferenza di Praga e le sue decisioni]”,”LEND-685-17″ “LENIN V.I.”,”Opere XVIII. Aprile 1912-marzo 1913. La campagna elettorale per la quarta duma e i compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria – I liquidatori contro il partito – Alla memoria di Herzen – Il possesso fondiario nella Russia europea – I «Trudoviki» e la democrazia operaia – I partiti politici in Russia – Inchiesta sulle organizzazioni del grande capitale – La sostanza della «questione agraria in Russia» – Alcune conclusioni sulla mobilitazione preelettorale – Sciopero economico e sciopero politico – Il problema delle migrazioni interne – La ripresa rivoluzionaria – Le parole d’ordine della conferenza del POSDR del gennaio 1912 e il movimento del maggio – I liquidatori contro gli scioperi rivoluzionari di massa – «Unificatori» – Carattere e significato della nostra polemica con i liberali – Capitalismo e «parlamento» – Le elezioni e l’opposizione – L’importanza delle elezioni a Pietroburgo – Confronto tra il programma agrario di Stolypin e quello dei populisti – La situazione del POSDR e i compiti immediati del partito – Risposta ai liquidatori – In Svizzera – Democrazia e populismo in Cina – Il congresso dei socialisti italiani – La «libertà di parola» in Russia – Come Axelrod smaschera i liquidatori – I risultati di sei mesi di lavoro – La situazione attuale nel POSDR – Prima stesura del poscritto all’opuscolo «La situazione attuale nel POSDR» – Capitalismo e consumo popolare – Liberali e clericali – I cadetti e la democrazia – La campagna dei liberali – Le rivolte nell’esercito e nella marina – Alla vigilia delle elezioni della IV Duma – Può oggi il movimento operaio prendere come base la parola d’ordine della «libertà di coalizione»? – Lettera agli operai svizzeri – Questioni di principio – L’ultima valvola – Piccola informazione – Il salario degli operai e i profitti dei capitalisti in Russia – Gli scioperi e il salario – La giornata lavorativa nelle fabbriche del governatorato di Mosca – Giornata lavorativa e anno lavorativo nel governatorato di Mosca – In Inghilterra – La concentrazione della produzione in Russia – Una carriera – Al segretariato dell’Ufficio internazionale socialista – I cadetti e la questione agraria – Una pessima difesa – I liquidatori e l’«unità» – Conversazione sulla «cadettofagia» – Gli operai e la «Pravda» – Allora e oggi – Il congresso internazionale dei magistrati nella Svizzera – Il clero e la politica – Ancora una campagna contro la democrazia – L’unione dei cadetti e del «Novoie Vremia» – La lettera di N.S. Polianski – La linea politica – I successi degli operai americani – La fine della guerra dell’Italia contro la Turchia – Giuoco d’azzardo – Il clero nelle elezioni e le elezioni con il clero – La «posizione» del signor Miliukov – Il deputato degli operai di Pietroburgo – I popoli dei Balcani e la diplomazia europea – La volpe e il pollaio – Una risoluzione vergognosa – Due utopie – Discussioni in Inghilterra sulla politica operaia liberale – Un professore cadetto – Un nuovo capitolo della storia mondiale – I cadetti e i nazionalisti – Gli orrori della guerra – I cadetti e la grande borghesia – Morale autenticamente russa – La piattaforma dei riformisti e la piattaforma dei socialdemocratici rivoluzionari – Partito illegale e lavoro illegale – Il significato sociale delle vittorie serbo-bulgare – La Cina rinnovata – Risultati e significato delle elezioni presidenziali in America – «Questioni nevralgiche» nel nostro partito – Intorno ad alcuni interventi dei deputati operai – Sulla questione dei deputati operai alla Duma e sulla loro dichiarazione – Intorno alla dimostrazione del 15 novembre – Lettera a I.V. Stalin – Lettera a I.V. Stalin – La malattia del riformismo – La pauperizzazione nella società capitalistica – La classe operaia e la sua rappresentanza «parlamentare» – «Conciliazione» dei nazionalisti con i cadetti – I nazional-liberali – L’atteggiamento verso il liquidatorismo e l’unità – Comunicato e risoluzioni della riunione del Comitato centrale del POSDR con funzionari di partito – Il movimento operaio inglese nel 1912 – Meglio tardi che mai – Sviluppo dello sciopero rivoluzionario e delle dimostrazioni di strada – Prima stesura del poscritto dell’articolo «sviluppo dello sciopero rivoluzionario e delle dimostrazioni di strada» – La scissione della socialdemocrazia polacca – Il bolscevismo – Il significato dell’elezione di Poincaré – Sincerità – Il ministro Briand – I risultati delle elezioni – La vita insegna – Una nuova democrazia – Il populismo – Ai socialdemocratici – Nel mondo degli Azef – Borghesia e riformismo – Il partito legale – La mobilitazione delle terre contadine – Due parole sugli scioperi – I russi e i negri – Una scoperta – Il congresso del partito operaio inglese – Il crollo delle illusioni costituzionali – Ringraziamo per la franchezza – Il problema dell’unità – Che cosa accade nel populismo e che cosa accade nelle campagne – Crescente discordanza. ‘Note di un pubblicista’ – Alcuni risultati del «riordino fondiario» – I destini storici della dottrina di Karl Marx – La grande proprietà fondiaria e la piccola proprietà contadina in Russia – Note false – Il «nodo del problema» – Imbellettamento liberale della servitù della gleba – Sistema «scientifico» per spremere il sudore – I nostri «successi» – Accordo o scissione? – «Disponibilità finanziarie».”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene tra l’altro: – Inchiesta sulle organizzazioni del grande capitale – Sciopero economico e sciopero politico – Il problema delle migrazioni interne – Capitalismo e parlamento – Democrazia e populismo in Cina – Il congresso dei socialisti italiani – Gli orrori della guerra – Partito illegale e lavoro illegale – Risultati e significato delle elezioni presidenziali in America – Il movimento operaio inglese nel 1912 – La scissione della socialdemocrazia polacca – I destini storici della dottrina di Karl Marx – I russi e i negri “”Che strano raffronto? – penserà il lettore – Come si possono porre accanto una razza e una nazione? Il raffronto è possibile. I negri si sono emancipati dalla schiavitù più tardi di tutti , e fino ad oggi pesano su di loro, anche nei paesi più avanzati, le più gravi vestigia della schiavitù, poiché il capitalismo non può «capire» altra emancipazione se non quella giuridica, e anche quest’ultima viene in ogni modo mutilata. La storia dice dei russi che essi «quasi» si emanciparono dalla schiavitù ‘feudale’ nel 1861. Circa nello stesso periodo, dopo la guerra civile contro gli schiavisti americani, i negri dell’America del nord si emanciparono dalla schiavitù. L’emancipazione degli schiavi americani avvenne per un via meno «riformatrice» di quella degli schiavi russi. ‘Perciò’ oggi, dopo cinquant’anni, le vestigia della schiavitù gravano ‘molto più’ sui russi che non sui negri. E saremmo persino molto più precisi se parlassimo non soltanto delle vestigia, ma anche degli istituti… Ma ci limitiamo in questo breve articolo a una piccola illustrazione di ciò che si è detto: il problema dell’istruzione. E’ noto che l’analfabetismo è una delle vestigia della schiavitù. Non può saper leggere e scrivere la maggioranza della popolazione in un paese oppresso dai pascià, dai Purischevic, ecc. In Russia gli analfabeti sono il 73 per cento, senza contare i bambini al di sotto dei nove anni. Fra i negri degli Stati Uniti d’America gli analfabeti erano nel 1900 il 44,5 per cento. Una simile percentuale, scandalosamente alta, è una vergogna per un paese civile, avanzato qual è la repubblica nordamericana. E tutti sanno, inoltre, che ‘in generale’ le condizioni dei negri in America non sono degne di un paese civile: il capitalismo ‘non può’ dare la ‘piena’ emancipazione e nemmeno la piena eguaglianza. E’ istruttivo il fatto che fra i bianchi d’America la percentuale degli analfabeti sia soltanto il 6 per cento. Ma se suddividiamo l’America in zone ex schiaviste (America «russa») e in zone non schiaviste (America non russa) avremo una percentuale di analfabeti ‘fra i bianchi’ dell’11-12 per cento nelle prime e del 4-8 per cento nelle seconde! Nelle ex zone schiaviste la percentuale degli analfabeti ‘fra i bianchi è di due volte superiore’. Le vestigia della schiavitù non pesano soltanto sui negri!. Vergogna all’America per le condizioni dei negri!”” (pag 522-523 ) [‘I russi e i neri’, scritto alla fine del gennaio 1913, pubblicato per la prima volta nel 1925 nella ‘Krasnaia Niva’, n. 3, firmato W.]”,”LEND-685-18″ “LENIN V.I.”,”Opere XIX. Marzo-dicembre 1913. Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Un importante successo della Repubblica cinese – Vecchi problemi e fiacchezza senile del liberalismo – La «carestia di petrolio» – Il progetto di legge dei cadetti sulle riunioni – La guerra nei Balcani e lo sciovinismo borghese – Conversazione – La Russia odierna e il movimento operaio – Deputati colti – «A chi giova?» – In Inghilterra – I civili europei e i barbari asiatici – Conti da mercante – Un grande vittoria della tecnica – Qualcosa sui risultati e sui fatti – Significato delle migrazoni interne – I Viekhisti e il nazionalismo – I liberali e la libertà di associazione – Lettori del «Luc» e della «Pravda», fate attenzione! – Nel venticinquesimo anniversario della morte di Joseph Dietzgen – La borghesia e la pace – Il risveglio dell’Asia – I separatisti in Russia e i separatisti in Austria – Ancora sulle migrazioni interne – La classe operaia e la questione nazionale – Il congresso del «partito socialista britannico» – I contadini stanno meglio o si impoveriscono? – L’Europa arretrata e l’Asia avanzata – Male! – Il riordino agrario dei grandi proprietari fondiari – Gli armamenti e il capitalismo – Impotenza e smarrimento – Progetto di piattaforma per il IV Congresso della Socialdemocrazia della regione lettone – Concetto liberale e concetto marxista della lotta di classe – Gli industriali e gli scioperi operai – A proposito di un discorso del cadetto Maklakov – Discorsi sinceri di un liberale – La politica del ministero dell’istruzione pubblica – Questioni controverse – Lettera a M.S. Olminski (Vitimski) – Il signor Bogdanov e il gruppo «Vperiod» – La «Pravda» ha dimostrato il separatismo dei bundisti? – I liberali nella parte di difensori della IV Duma – La politica agraria (generale) dell’attuale governo – Il capitalismo e le imposte – Gli scioperi economici nel 1912 e nel 1905 – Aumento della ricchezza capitalistica – I contadini e la classe operaia – Il lavoro dei fanciulli nelle aziende contadine – I risultati degli scioperi del 1912 in confronto al passato – In Australia – Il primo maggio del proletariato rivoluzionario – Note di un pubblicista – Una menzogna – La classe operaia e il neomaltusianismo – Gli inviti dei liberali a sostenere la IV Duma – Affaristi della finanza e politici borghesi – Tesi sulla questione nazionale – Discorsi istruttivi – Quadri dal vero – Lo scioglimento della Duma e lo smarrimento dei liberali – Il quinto congresso internazionale per la lotta contro la prostituzione – Le parole e i fatti – I cadetti sulla questione ucraina – Ultimi dati sui partiti in Germania – Gli opportunisti inglesi smascherati – Le idee del capitale d’avanguardia – Che cosa può fare l’istruzione pubblica – La piccola produzione nell’agricoltura – Un ramo industriale «di moda» – Il liquidatorismo morto e la «riec» viva – La mobilitazione delle terre del «nadiel» – Come aumentare il consumo pro capite in Russia? – August Babel – Distacco del liberalismo della democrazia – Un fatto significativo – La nazionalizzazione della scuola ebraica – Il ferro nell’azienda contadina – Gli scioperi metallurgici nel 1912 – La borghesia russa e il riformismo russo – La funzione dei ceti e delle classi nel movimento di liberazione – Guerra di classe a Dublino – Nuove misure di «riforma» agraria – Il commerciante Salazkin e lo scrittore F.D. – La lotta per il marxismo – Una settimana dopo il massacro di Dublino – Questioni politiche di principio – Liberali e democratici sulla questione delle lingue – Il linguaggio delle cifre – I signori borghesi e l’agricoltura «dei lavoratori» – Harry Quelch – Marxismo e riformismo – Il riordino agrario e i contadini poveri – Come difende gli ucraini il vescovo Nikon? – Note di un pubblicista – Barbarie civile – Il centonerismo – L’amministrazione russa e le riforme russe – Come V. Zasulic uccide il liquidatorismo – Risoluzioni della riunione estiva del 1913 del CC del POSDR con funzionari del partito – E si dice «Trudovik»! – I confusi fautori dell’apartiticità – I liberali e la questione agraria in Inghilterra – Cattiva difesa di una cattiva causa – Dichiarazione – I «sette» della Duma – La borghesia liberale e i liquidatori – Il capitalismo e l’immigrazione operaia – Materiali sulla lotta all’interno del gruppo socialdemocratico alla Duma – Un proprietario di case cadetto che ragiona «secondo Marx» – La massa operaia e l’intellettualità operaia – La scissione nel gruppo socialdemocratico russo alla Duma – I populisti di sinistra e la lotta tra i marxisti – La questione agraria e la situazione attuale della Russia – Due metodi di discussione e di lotta – E si dicono unitari! – Lettera a S.G. Sciaumian – L’autonomia «nazionale culturale» – I gruppetti esteri e i liquidatori russi – Il cadetto Maklakov e il socialdemocratico Petrovski – Zabern – Le decisioni dell’Ufficio internazionale socialista – L’unità operaia – Si ostinano a difendere una cattiva causa – I cadetti e il «diritto dei popoli all’autodecisione» – Una buona risoluzione e un cattivo discorso – La ripartizione nazionale degli studenti nella scuola russa – Gli scioperi in Russia – Il programma nazionale del POSDR – Un inamissibile errore di Kautsky – Ancora sulla divisione della scuola secondo le nazionalità – Il signor Gorski e un proverbio latino – Il carteggio Marx-Engels.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – La guerra nei Balcani e lo sciovinismo borghese – Significato delle migrazioni interne – Anniversa della morte di J. Dietzgen – Ancora sulle migrazioni interne – L’Europa arretrata e l’Asia avanzata – Gli armamenti e il capitalismo – Concetto liberale e concetto marxista della lotta di classe – Il capitalismo e le imposte – La classe operaia e il neomaltusianesimo – Affaristi della finanza e politici borghesi – Ultimi dati sui partiti in Germania – Guerra di classe a Dublino – La lotta per il marxismo – Marxismo e riformismo – Il centonerismo – Il capitalismo e l’immigrazione operaia (pag 420-423) – L’autonomia «nazionale culturale» – Un inamissibile errore di Kautsky – Il carteggio Marx-Engels “”Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei paesi. Centinaia di migliaia di operai si spostano in questo modo per centinaia di migliaia di verste. Il capitalismo avanzato li assorbe violentemente nel suo vortice, li strappa dalle località sperdute, li fa partecipare al movimento storico mondiale, li mette faccia a faccia con la possente, unita classe internazionale degli industriali. Non c’è dubbio che solo l’estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più disonesta gli operai immigrati. Ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato ‘progressivo’ di questa migrazione moderna di popoli La liberazione dall’oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di ‘tutto’ il mondo, spezzando il ristagno e l’arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell’America, della Germania, ecc.. L’America è alla testa dei paesi che importano operai. Ecco i dati sul numero degli immigrati in America: In dieci anni 1821-1830 99 mila; 1831-1840 496 mila; 1841-1850 1.597 mila; 1851-1860 2.453 mila; 1861-1870 2.064 mila; 1871-1880 2.262 mila; 1881-1890 4.722 mila; 1891-1900 3.703 mila; 1901-1909 (nove anni) 7.210 mila. Lo sviluppo dell’emigrazione è enorme e aumenta sempre più. (…) La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un’altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l’inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare a illuminare e a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati”” [‘Il capitalismo e l’immigrazione operaia’, ‘La Pravda’, n. 22, 29 ottobre 1913] (pag 420-421)”,”LEND-685-19″ “LENIN V.I. (LÉNINE Vladimir Ilitch)”,”Sur la littérature et l’art. Textes choisis.”,”Il poeta operaio E. Pottier “”Pottier était né dans une famille pauvre et, durant toute sa vie, il resta un pauvre, un prolétaire, gagnant son pain come emballeur, puis comme dessinateur sur étoffes. A partir de 1840, il réagit à tous les événements importants de la vie de la France par son chant de combat, éveillant, fustigeant la bourgeoisie et les gouvernement bourgeois de la France. A l’époque de la Grande Commune de Paris (1871), Pottier fu élu membre de la Commune. Il recueillit 3.352 voix sur 3.601 votants. Il participa à toute l’activité de la Commune, ce premier gouvernement prolétarien. La chute de la Commune contraignit Pottier à se réfugier en Grande-Bretagne, puis en Amérique. Il écrivit le célèbre chant ‘L’Internationale’ en ‘juin 1871’, au lendemain, peut-on dire, de la sanglante défaite de mai… La Commune a été écrasée… Mais ‘L’Internationale’ de Pottier a propagé ses idées à travers le monde entier, et elle est à présent plus vivante que jamais. En 1876, pendant son exil, Pottier écrivit le poème: «Les ouvriers d’Amérique aux ouvriers de France». Il y a dépeint la vie des ouvriérs sous le joug du capitalisme, leur misère, leur travail forçat, leur exploitation, leur ferme confiance dans la victoire prochaine de leur cause. C’est seulement neuf ans après la Commune que Pottier rentra en France: il adhéra aussitôt au Parti ouvrier. Un premier volume de ses poésies parut en 1884. Un second en 1887, sous le titre: ‘Chants révolutionnaires’. Un certain nombre d’autres chansons du poète-ouvrier on été éditées après sa mort. Le 8 novembre 1887, les ouvriers parisiens accompagnèrent la dépouille de Pottier au cimetière de Père-Lachaise, où son enterrés les communard fusillés. La police provoqua des bagarres et arracha le drapeau rouge. Une foule énorme assista aux obsèques civiles. Des cris s’élevaient de toutes parts: «Vive Pottier!». Pottier mourut dans la misère. Mais il a «laissé derrière lui un monument vraiment impérissable. Il fut l’un des plus grands ‘propagandistes par la chanson’. Quand il a composé sa première chanson, les ouvriers socialistes se comptaien, au maximum, par dizaines. Des dizaines de millions de prolétaires connaissent aujourd’hui le chant historique d’Eugène Pottier…”” (pag 109-111)] [Eugène Pottier (Pour le 25° anniversaire de sa mort) (Per il 25° anniversario della morte) (3 gennaio 1913)] La Commune a été écrasée… Mais ‘L’Internationale’ de Pottier a propagé ses idées à travers le monde entier. Il fut l’un des plus grands ‘propagandistes par la chanson. La Comune è stata schiacciata … Ma “”L’Internazionale”” di Pottier ha diffuso le sue idee in tutto il mondo. Pottier era uno dei più grandi propagandisti attraverso la canzone.”,”LEND-684″ “LENIN V.I. (LÉNINE)”,”La Commune de Paris.”,”Marx è per il centralismo (proletario). “”L’opportuniste a si bien désappris à penser révolutionnairement et à réfléchir à la révolution, qu’il voit du «fédéralisme» chez Marx, ainsi confondu avec le fondateur de l’anarchisme, Proudhon. Et Kautsky, et Plékhanov, qui prétendent être des marxistes révolutionnaire, se taisent là-dessus. On découvre ici l’une des racines de cette extrême indigence de vues sur la différence entre le marxisme et l’anarchisme, qui caractérise les kautskistes aussi bien que les opportunistes et dont nous aurons encore à parler. Dans les considérations déjà citées de Marx sur l’expérience de la Commune, il n’y a pas trace de fédéralisme. Marx s’accorde avec Proudhon précisement sur un point que l’opportuniste Bernstein n’aperçoit pas. Marx est en désaccord avec Proudhon précisement là où Bernstein les voit s’accorder. Marx s’accorde avec Proudhon en ce sens que tous deux sont pour la «démolition» de la machine d’Etat actuelle. Cette similitude du marxisme avec l’anarchisme (avec Proudhon comme avec Bakounine), ni les opportunistes, ni les kautskistes ne veulent l’apercevoir car, sur ce point, ils se sont éloignés du marxisme. Marx est en désaccord et avec Proudhon et avec Bakounine précisément à propos du fédéralisme (sans parler de la dictature du prolétariat). Les principes du fédéralisme découlent des conceptions petites-bourgeoises de l’anarchisme. Marx est centraliste. Et, dans les passages cités de lui, il n’existe pas la moindre dérogation au centralisme. Seuls des gens imbus d’une «foi superstitieuse» petite-bourgeoise en l’Etat peuvent prendre la destruction de la machine bourgeoise pour la destruction du centralisme! Mais si le prolétariat et la paysannerie pauvre prennent en main le pouvoir d’Etat, s’organisent en toute liberté au sein des communes et ‘unissent’ l’action de toutes les communes pour frapper le Capital, écraser la résistance des capitalistes, remettre à ‘toute’ la nation, à toute la societé, la propriété privée des chemins de fer, des fabriques, de la terre, etc., ne sera-ce pas là du centralisme? Ne sera-ce pas là le centralisme démocratique les plus conséquent et, qui plus est, un centralisme prolétarien?”” (pag 52-53) [V.I. Lénine, La Commune de Paris, Editions en langues etrangères, Moscou, 1961] [brano tratto da: Lenin, ‘L’etat et la revolution’]”,”LEND-686″ “LENIN V.I.”,”Opere XX. Dicembre 1913 – agosto 1914. Osservazioni critiche sulla questione nazionale – Ancora una volta sull’Ufficio internazionale socialista e sui liquidatori – Il nazional-liberalismo e il diritto di autodecisione delle nazioni – Populismo e liquidatorismo come fattori di disgregazione del movimento operaio – A proposito di una lettera di Kautsky – Il «Novoie Vremia» e la «Riec» sul diritto di autodecisione delle nazioni – Lettera alla redazione – Quattromila rubli all’anno e giornata lavorativa di sei ore – E’ necessaria una lingua di stato obbligatoria? – A C. Huysmans – Sui problemi della statistica degli Zemstvo – Recensione – La corruzione degli operai da parte dei liberali – Una lettera alla redazione – Il capo dei liquidatori sulle condizioni che liquidano l’«unità» – Per la storia del programma nazionale in Austria e in Russia – Il magnifico proprietario fondiario liberale sulla «Nuova Russia degli Zemstvo» – Il populismo e la classe degli operai salariati – Ancora sul «nazionalismo» – Contadini e lavoro salariato – Il signor Struve sul «risanamento del potere» – I populisti e N.K. Mikhailovski – A proposito di A. Bogdanov – Nota della redazione all’articolo di Veteran: «La questione nazionale e il proletariato lettone» – Prefazione a «Marxismo e liquidatorismo» – Polemiche politiche fra i liberali – I contadini «lavoratori» e il commercio della terra – La preoccupazione dei liberali – I populisti e i liquidatori nel movimento sindacale – Pii desideri – Un professore liberale sull’uguaglianza – I liberali inglesi e l’Irlanda – Il taylorismo asserve l’uomo alla macchina – L’«opposizione responsabile» e la partecipazione dei cadetti alla conferenza del primo marzo – La disgregazione del blocco «d’agosto» – Il capitalismo e la stampa – Un borghese radicale sugli operai russi – Insegnamenti politici – Progetto di legge sull’uguaglianza nazionale – Il salario degli operai agricoli – Gli operai lettoni sulla scissione nel gruppo socialdemocratico – Denuncia della finzione «d’agosto» – Ancora una liquidazione del socialismo – Sulle forme del movimento operaio – I populisti di sinistra idealizzano la borghesia – Sulla questione della politica nazionale – La crisi costituzionale in Inghilterra – Unità – I marxisti organizzati sull’intervento dell’Ufficio internazionale – L’uguaglianza nazionale – I liquidatori e il movimento operaio lettone – L’economia servile nelle campagne – Dalla storia della stampa operaia in Russia – Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco – Recensione – Una definizione del liquidatorismo – Conclusione per la raccolta: «marxismo e liquidatorismo – Ancora sulla crisi politica – La lotta ideale nel movimento operaio – Progetto di legge sulla parità giuridica delle nazioni e sulla tutela dei diritti delle minoranze nazionali – «Vicini di podere» – I populisti e la «violenza frazionistica» – Come si corrompono gli operai per mezzo di un nazionalismo raffinato – Sulla situazione politica – L’unità degli operai e le «correnti» degli intellettuali – I populisti di sinistra – I liquidatori e la biografia di Malinovski – Due vie – Plekhanov non sa quello che vuole – Sul bilancio del ministero dell’agricoltura – Sull’unità – Chi ha troppa fretta si copre di ridicolo – Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità – Recensione – Chiarezza è fatta – Sull’ avventurismo – Le deliberazioni dei marxisti lettoni e i liquidatori – La classe operaia e la stampa operaia – Populismo di sinistra e marxismo – La questione agraria in Russia – Sul significato politico delle ingiurie – Dati oggettivi sulla forza delle diverse correnti del movimento operaio – La forza dei populisti di sinistra fra gli operai – Sul diritto di autodecisione delle nazioni – I metodi degli intellettuali borghesi nella lotta contro gli operai – I «vperiodisti» e il gruppo «Vperiod» – Nota «della redazione» per «l’appello agli operai ucraini» di Oxen Lola – Rapporto del Comitato centrale del POSDR e istruzioni – Alla delegazione del Comitato centrale alla Conferenza di Bruxelles (allegati: istruzioni) – Risposta degli operai alla costituzione del gruppo operaio socialdemocratico di Russia alla Duma di Stato – Chiarezza prima di tutto – Per un bilancio del giorno della stampa operaia – L’opposizione socialdemocratica polacca al bivio – Risposta a un articolo della «Leipziger Volkszeitung».”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene in particolare: – La corruzione degli operai da parte dei liberali (pag 78-81) – Il populismo e la classe degli operai salariati (pag 93-97) – Un professore liberale sull’uguaglianza (pag 133-136) – Il taylorismo asserve l’uomo alla macchina (pag 141-144) – Il capitalismo e la stampa (pag 151-155) – Ancora una liquidazione del socialismo (pag 175-196) – Sulle forme del movimento operaio (pag 197-200) – Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco (pag 239-243) – Due vie (pag 290-292) – Dati oggettivi sulla forza delle diverse correnti del movimento operaio (pag 364-370) – La forza dei populisti di sinistra fra gli operai (pag 371-374) – Sul diritto di autodecisione delle nazioni (pag 375-434) Due vie. “”La Russia è un paese capitalistico e non può non svilupparsi in senso capitalistico. La Russia sta attraversando oggi la fase della trasformazione democratica borghese, dell’affrancamento del servaggio, dell’emancipazione. Nel quadro del capitalismo mondiale l’emancipazione della Russia è inevitabile. Non si sa quale sarà la risultante delle forze sociali che tendono all’emancipazione”” (pag 290-291)”,”LEND-685-20″ “LENIN V.I.”,”Opere scelte.”,”Emigrazione in epoca imperialismo e opportunismo, formazione aristocrazia operaia in proletariato inglese (da L’imperialismo) “”Una delle particolarità dell’imperialismo, collegata all’accennata cerchia di fenomeni, è la diminuzione dell’ emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi di individui provenienti dai paesi più arretrati, con salari inferiori. Secondo Hobson l’emigrazione inglese è scesa da 242 mila persone nel 1884 a 169 mila nel 1900. L’emigrazione dalla Germania raggiunge il punto culminante nel decennio 1881-1890, con 1.453.000, e nei due decenni successivi scese a 544 e 341 mila. Invece crebbe il numero dei lavoratori accorsi in Germania dall’Austria, dall’Italia, dalla Russia, ecc.. Secondo il censimento del 1907 vivevano allora in Germania 1.342.294 stranieri di cui 440.800 lavoratori industriali e 257.329 lavoratori della terra (). In Francia i lavoratori delle miniere sono «in gran parte» stranieri: polacchi, italiani, spagnoli (). Negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa Orientale coprono i posti peggio pagati, mentre i lavoratori americani danno la maggior percentuale di candidati ai posti di sorveglianza e ai posti meglio pagati (). L’imperialismo tende a costituire anche tra i lavoratori categorie privilegiate e a staccarle dalla gran massa dei proletari. Occorre rilevare come in Inghilterra la tendenza dell’imperialismo a scindere la classe lavoratrice, a rafforzare in essa l’opportunismo, e quindi a determinare per qualche tempo il ristagno del movimento operaio, si sia manifestata assai prima della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Ivi, infatti, le due importanti caratteristiche dell’imperialismo, cioè un grande possesso coloniale e una posizione di monopolio nel mercato mondiale, apparvero fin dalla metà del secolo XIX. Marx ed Engels seguirono per decenni, sistematicamente, la connessione dell’opportunismo in seno al movimento operaio con le peculiarità imperialiste del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858: «…l’effettivo progressivo imborghesimento del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto da avere un’aristocrazia borghese e una proletariato borghese ‘accanto’ alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero, ciò è in certo qual modo spiegabile». Circa un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’11 agosto 1881, egli parla delle «peggiori trade-unions inglesi che si lasciano guidare da uomini che sono venduti alla borghesia o per lo meno pagati da essa». In una lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, Engels scriveva: «Ella mi domanda che cosa pensino gli operai inglesi della politica coloniale. Ebbene: precisamente lo stesso che della politica in generale. In realtà non esiste qui alcun partito operaio, ma solo radicali, conservatori e radical-liberali, e gli operai si godono tranquillamente insieme con essi il monopolio commerciale e coloniale dell’Inghilterra sul mondo» (). (Lo stesso dice Engels nella prefazione alla seconda edizione (1892) della ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra)”” [V.I. Lenin, ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’, in: Opere scelte, 1971, (pag 249-250)] [() Statistik des Deutschen Reichs, vol. 211; () Henger, Die Kapitalsanlage der Franzosen, Stoccarda, 1913; () Hourwich, ‘Immigration and Labour’, New York, 1913; () Briefwechsel von Marx und Engels, vol. II, p. 290; vol. IV, p. 433 – Karl Kautsky, Sozialismus und Kolonialpolitik, Berlino, 1907, p. 79. Opuscolo scritto nei tempi infinitamente lontani in cui Kautsky era ancora marxista] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Una delle particolarità dell’imperialismo è la diminuzione dell’emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi di lavoratori provenienti dai paesi più arretrati, con salari inferiori”,”LEND-687″
“LENIN V.I.”,”Opere XXI. Agosto 1914 – dicembre 1915. I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea – La guerra europea e il socialismo internazionale – La guerra e la socialdemocrazia russa – La situazione e i compiti dell’Internazionale socialista – Lettera al «Vorwärts» e all’«Arbeiter Zeitung» di Vienna – Karl Marx – Una voce tedesca sulla guerra – Sciovinismo morto e socialismo vivo – Della fierezza nazionale dei grandi russi – E adesso? – Quale «unità» ha proclamato Larin al congresso svedese? – I Südekum russi – Alla redazione del «Nasce Slovo» – Come la polizia e i reazionari proteggono l’unità della socialdemocrazia tedesca – La conferenza di Londra – Sotto la bandiera altrui – La conferenza delle sezioni estere del Partito operaio socialdemocratico russo – Lettera del Comitato centrale del POSDR alla redazione del «Nasce Slovo» – Che cosa ha dimostrato il processo contro il gruppo parlamentare operaio socialdemocratico russo? – A proposito della conferenza di Londra – Per illustrare la parola d’ordine della guerra civile – I sofismi dei socialsciovinisti – Il problema dell’unificazione degli internazionalisti – I filantropi borghesi e la socialidemocrazia rivoluzionaria – Il fallimento dell’internazionalismo platonico – Sulla lotta contro il socialsciovinismo – Il fallimento della II Internazionale – Il pacifismo inglese e l’avversione inglese per la teoria – Come conciliare l’asservimento alla reazione col giuoco alla democrazia? – L’opera principale dell’opportunismo tedesco sulla guerra – La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica – La situazione nella socialdemocrazia russa – Per una valutazione della parola d’ordine della «pace» – La questione della pace – Il socialismo e la guerra – Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Progetto di risoluzione della sinistra di Zimmerwald – La voce onesta di un socialista francese – Imperialismo e socialismo in Italia – Appello sulla guerra – Grazie della sincerità – Alla commissione socialista internazionale (ISK) – La sconfitta della Russia e la crisi rivoluzionaria – Un primo passo – I marxisti rivoluzionari alla Conferenza internazionale socialista del 5-8 settembre 1915 – De veri internazionalisti: Kautsky, Axelrod, Martov – Alcune tesi – Il proletariato rivoluzionario e il diritto di autodecisione delle nazioni – A proposito di due linee della rivoluzione – Al limite estremo – Al segretario della «Lega per la propaganda socialista» – Come si maschera la politica socialsciovinista con frasi internazionaliste – L’opportunismo e il fallimento della II Internazionale.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene in particolare: – I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea – La guerra europea e il socialismo internazionale – La guerra e la socialdemocrazia russa – La situazione e i compiti dell’Internazionale socialista – Kar Marx – Per illustrare la parola d’ordine della guerra civile – Della fierezza nazionale dei grandi russi – Il fallimento dell’internazionalismo platonico – Sulla lotta contro il socialsciovinismo – Il fallimento della II Internazionale – Il pacifismo inglese e l’avversione inglese per la teoria – L’opera principale dell’opportunismo tedesco sulla guerra – La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica – Il socialismo e la guerra – Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Progetto di risoluzione della sinistra di Zimmerwald – Imperialismo e socialismo in Italia – La sconfitta della Russia e la crisi rivoluzionaria – L’opportunismo e il fallimento della Seconda Internazionale. ‘Chi volesse seriamente confutare la «parola d’ordine» della disfatta del proprio governo nella guerra imperialista dovrebbe dimostrare una di queste tre cose…’ Sul ‘disfattismo’ rivoluzionario (vs Kautsky e Trotsky tra gli altri) «Una classe rivoluzionaria non può, durante una guerra reazionaria, non augurarsi la sconfitta del proprio governo. Questo è un assioma contestato soltanto dai fautori coscienti o dagli impotenti accoliti dei socialsciovinisti. (…) La rivoluzione in tempo di guerra è guerra civile; la ‘trasformazione’ della guerra dei governi in guerra civile è facilitata da una parte dai rovesci militari (dalla «sconfitta») di questi governi; d’altra parte è praticamente ‘impossibile’ tendere realmente a questa trasformazione senza concorrere, in pari tempo, alla disfatta. (…) Chi volesse seriamente confutare la «parola d’ordine» della disfatta del proprio governo nella guerra imperialista dovrebbe dimostrare una di queste tre cose: 1) che la guerra del 1914-1915 non è reazionaria; 2) che la rivoluzione in connessione con questa guerra è impossibile; 3) che sono impossibili il coordinamento e la cooperazione dei movimenti rivoluzionari di ‘tutti’ i paesi belligeranti. Quest’ultimo argomento è particolarmente importante per la Russia, paese più arretrato di tutti gli altri e in cui una rivoluzione socialista immediata è impossibile. Precisamente per questo motivo i socialdemocratici russi hanno dovuto per primi, far valere «in teoria e in pratica» la «parola d’ordine» della disfatta. E il governo zarista aveva completamente ragione di affermare che l’agitazione del gruppo parlamentare del POSDR è l’ ‘unico’ esempio nell’Internazionale, non soltanto di un’opposizione parlamentare, ma di un’agitazione veramente rivoluzionaria fra le masse contro il loro governo; che questa agitazione indeboliva la «potenza militare» della Russia e concorreva alla sua disfatta. E’ un fatto. Volerlo negare non è dar prova di intelligenza”” [V.I. Lenin, ‘La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialista’, Sotsial-Demokrat, n. 43, 26 luglio 1915] [in ‘Opere’, volume 21, agosto 1914 – dicembre 1915, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002, (pag 249-250)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-21″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXII. Dicembre 1915 – luglio 1916. Nuovi dati sulle leggi di sviluppo del capitalismo nell’agricoltura – Parte I. Il capitalismo e l’agricoltrua negli Stati Uniti d’America – Prefazione all’opuscolo di Bukharin «L’economia mondiale e l’imperialismo» – L’opportunismo e il fallimento della II Internazionale – Progetto di risoluzione sulla convocazione della Seconda Conferenza socialista – Per la Conferenza del 24 aprile 1916 – Discorso pronunciato al comizio internazionale di Berna – I compiti dell’opposizione in Francia – Il Comitato d’organizzazione e la frazione di Ckheidze hanno una loro linea? – La pace senza annessioni e l’indipendenza della Polonia, parole d’ordine attuali in Russia – Wilhelm Kolb e Georghi Plekhanov – La rivoluzione socialista e il diritto delle nazioni all’autodecisione – Lettera del comitato delle organizzazioni estere alle sezioni del POSDR – A proposito del “”programma di pace”” – Proposta del Comitato Centrale del POSDR alla II Conferenza socialista – Scissione o imputridimento? – Lo sciovinismo tedesco e non tedesco – L’imperialismo, fase suprema del capitalismo – A proposito dell’opuscolo di Junius – Risultati della discussione sull’autodecisione.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene in particolare: – Il capitalismo e l’ agricoltura negli Stati Uniti – Prefazione all’opuscolo di Bucharin ‘L’ economia mondiale e l’ imperialismo’ – L’ opportunismo e il fallimento della Seconda Internazionale – I compiti dell’ opposizione in Francia – Wilhelm Kolb e G. Plechanov – Lo sciovinismo tedesco e non tedesco – L’ imperialismo fase suprema del capitalismo – A proposito dell’ opuscolo di Junius – Risultati della discussione sull’ autodecisione (questione opposizione alle annessioni, marxismo o proudhonismo, lettera di Engels a Kautsky, l’ insurrezione irlandese del 1916, ecc.) Lettera di Engels a Kautsky del 12 settembre 1882 “”Nel suo opuscolo ‘Il socialismo e la politica coloniale’ (Berlino, 1907) Kautsky, che allora era ancora marxista, ha pubblicato una lettera inviatagli da Engels il 12 settembre 1882, la quale è di grande importanza per la questione che stiamo esaminando. Eccone la parte principale: «… A mio parere, le colonie propriamente dette, cioè le terre occupate da una popolazione europea, il Canada, il Capo, l’Australia, diventeranno tutte indipendenti; le terre soltanto asservite, abitate dagli indigeni, l’India, l’Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi, spagnuoli, dovranno per qualche tempo esser prese dal proletariato nelle sue mani e portate al più presto verso l’indipendenza. E’ difficile dire come precisamente si svolgerà questo processo. L’India, forse, farà la rivoluzione; questo è anche probabile, e siccome il proletariato che si sta liberando non può condurre guerre coloniali, bisognerà rassegnarvisi, dato che, naturalmente, ciò non avverrà senza distruzioni di ogni specie. Ma cose di questo genere accadono in tutte le rivoluzioni. Lo stesso può avvenire anche in altri luoghi, per esempio in Algeria e in Egitto, e ‘per noi’ ciò sarebbe indubbiamente quanto può esservi di meglio. Avremo abbastanza da fare a casa nostra. Appena l’Europa e l’America del Nord saranno riorganizzate, questo ci darà una forza così colossale e un tale esempio che i paesi semicivili ci seguiranno spontaneamente; di ciò si incaricheranno le sole esigenze economiche. Per quali fasi sociali e politiche dovranno allora passare questi paesi prima di giungere anch’essi all’organizzazione socialista? Su questo potremmo a parer mio fare soltanto ipotesi piuttosto oziose. Una sola cosa è certa: ‘il proletariato vittorioso non può imporre nessuna felicità a nessun popolo straniero senza minare con ciò la sua propria vittoria’. Questo s’intende, non esclude in nessun modo le guerre difensive di diverso genere…» (87). Engels non crede affatto che l’«economico» possa di per sé e immediatamente eliminare tutte le difficoltà. Il rivolgimento economico stimolerà ‘tutti’ i popoli a ‘orientarsi’ verso il socialismo; ma nello stesso tempo sono possibili sia delle rivoluzioni – contro lo Stato socialista – sia delle guerre. L’adattamento della politica all’economia avverrà inevitabilmente, ma non d’un tratto, e non in modo liscio, non semplicemente, non immediatamente. Come «cosa certa», Engels pone un solo principio, assolutamente internazionalista, ch’egli applica a ‘tutti’ i «popoli stranieri», e cioè non soltanto ai popoli coloniali: imporre loro la felicità significherebbe minare la vittoria del proletariato”” (pag 349-350), V.I. Lenin, Opere, Volume 22, Dicembre 1915 – luglio 1916, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [in ‘Risultati della discussione sull’ autodecisione’]”,”LEND-685-22″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXIII. Agosto 1916 – marzo 1917. Sulla tendenza nascente dell’«economismo imperialistico» – Risposta a P. Kievski (Iu. Piatakov) – Intorno a una caricatura del marxismo e all’«economismo imperialistico» – Il programma militare della rivoluzione proletaria – Affogati in un bicchier d’acqua – Saluto al Congresso del Partito Socialista italiano – Sulla parola d’ordine del «disarmo» – L’imperialismo e la scissione del socialismo – Discorso al congresso del Partito socialdemocratico svizzero – Sulla pace separata – Una buona decina di ministri «socialisti» – I compiti degli zimmerwaldiani di sinistra nel Partito socialdemocratico svizzero – Tesi sull’atteggiamento del Partito socialdemocratico svizzero verso la guerra – Posizioni di principio sul problema della guerra – Per l’impostazione del problema della difesa della patria – L’internazionale giovanile – Vani tentativi di scagionare l’opportunismo – Il gruppo Ckheidze e la sua funzione – Pacifismo borghese e pacifismo socialista – Lettera aperta a Boris Souvarine – Abbozzo di tesi per un appello alla Commissione socialista internazionale e a tutti i partiti socialisti – A V.A. Karpinsnki – Lettera aperta a Cherles Naine membro della Commissione socialista internazionale di Berna – Agli operai che sostengono la lotta contro la guerra e contro i socialisti che si sono schierati con i loro governi – Rapporto sulla rivoluzione del 1905 – Dodici brevi tesi sulle argomentazioni di H. Greulich – A favore della difesa della patria – La difesa della neutralità – Una svolta nella politica mondiale – Statistica e sociologia – Palude immaginaria o reale? – Proposta di emendamenti alla risoluzione sulla questione della guerra – Storia di un breve periodo di vita di un partito socialista – Abbozzo di tesi del 4 (17) marzo 1917 – Telegramma ai bolscevichi in partenza per la Russia – Dichiarazione al giornale «Volksrecht» – Lettere da lontano – Lettera prima. La prima fase della prima rivoluzione – Lettera seconda. Il nuovo governo e il proletariato – Lettera terza. Sulla milizia proletaria – Lettera quarta. Come ottenere la pace? – Lettera quinta. I compiti dell’organizzazione proletaria rivoluzionaria dello Stato – Ai compagni che soffrono la prigionia – La rivoluzione in Russia e i compiti degli operai di tutti i paesi – Sui compiti del POSDR nella rivoluzione russa – Le piccole astuzie degli sciovinisti repubblicani – Deliberazione della sezione estera del CC del POSDR – Lettera di commiato agli operai svizzeri.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1965 Contiene in particolare: – Intorno a una caricatura del marxismo e all’«economismo imperialistico» – Il programma militare della rivoluzione proletaria – Sulla parola d’ordine del «disarmo» – L’imperialismo e la scissione del socialismo – Posizioni di principio sul problema della guerra – Per l’impostazione del problema della difesa della patria – Pacifismo borghese e pacifismo socialista [Una svolta nella politica mondiale; Il pacifismo di Kautsky e di Turati; Il pacifismo dei socialisti e dei sindacalisti francesi; Zimmerwald al bivio] – Agli operai che sostengono la lotta contro la guerra e contro i socialisti che si sono schierati con i loro governi – Rapporto sulla rivoluzione del 1905 – Lettere da lontano. Sulla milizia proletaria (pag 320-331) Bucharin pseudonimo: ‘Nota-bene’ (v. indice nomi) Nell’articolo ‘Palude immaginaria o reale? (pag 279-282), Lenin polemizza con le posizioni di R. Grimm (centrista) “”[Può] Grimm ignorare che la destra di Zimmerwald, o centro, prende posizione nell’odierno movimento socialista ‘contro’ la rottura immediata con l’Ufficio socialista internazionale dell’Aja, con l”Ufficio dei socialpatrioti?’ che la sinistra è ‘per’ questa rottura? che i rappresentanti del gruppo «Internazionale» – e Liebknecht appartiene a questo gruppo – si sono battuti contro la convocazione dell’Ufficio socialista internazionale e per la rottura con esso? (…) [H]a forse Grimm dimenticato che il socialpacifismo, recisamente condannato dalla risoluzione di Kienthal, è divenuto proprio oggi la piattaforma del centro in Francia, in Germania e in Italia? che l’intero partito italiano, il quale non ha protestato né contro le numerosi mozioni e dichiarazioni socialpacifistiche del proprio gruppo parlamentare né contro il vergognoso discorso di Turati del 17 dicembre, è sulla piattaforma del socialpacifismo? che i due gruppi tedeschi di sinistra, gli ISD (Socialisti internazionalisti di Germania) e l’«Internazionale» (o gruppo «Spartaco», al quale appartiene Liebknecht), dimentichi, inoltre che i più nocivi socialimperiasti e socialpatrioti di Francia, con Sembat, Renaudel e Jouhaux alla testa, hanno votato ‘anch’essi’ risoluzioni socialpacifistiche e che in tal modo è stato messo a nudo con singolare chiarezza il significato reale e oggettivo del socialpacifismo. (…) Grimm aderisce proprio alle posizioni del centro quando consiglia al partito svizzero di «limitarsi» a rifiutare i crediti di guerra e la pace civile, come ha fatto il partito italiano. Egli critica le proposte della maggioranza dal punto di vista del centro, perché questa maggioranza vuole avvicinarsi alla posizione di ‘Liebknecht’. Grimm si schiera a difesa della chiarezza, della sincerità e dell’onestà. D’accordo! Ma queste eccellenti qualità non impongono forse di distinguere chiaramente, sinceramente e onestamente le concezioni e la tattica di Liebknecht da quelle del centro e di non metterle nello stesso sacco? Essere con Liebknecht significa: 1. attaccare il nemico principale nel proprio paese; 2. smascherare i socialpatrioti del proprio paese (e, col vostro permesso, compagno Grimm!) non unirsi a loro contro i radicali della sinistra; 3. criticare e denunciare apertamente le debolezze non solo dei socialpatrioti, ma anche dei socialpacifisti e dei «centristi» del proprio paese; 4. servirsi della tribuna parlamentare per incitare il proletariato alla lotta rivoluzionaria, per indurlo a rivolgere le armi contro la propria borghesia; 5. diffondere pubblicazioni illegali e organizzare riunioni clandestine; 6. organizzare manifestazioni proletarie come quella di piazza Potsdam a Berlino, dove è stato arrestato Liebknecht; 7. chiamare allo sciopero gli operai dell’industria di guerra, come ha fatto, con i suoi appelli clandestini, il gruppo «Internazionale»; 8. dimostrare apertamente la necessità di «rinnovare» a fondo gli attuali partiti, che si limitano ad un’attività riformistica, e agire secondo l’esempio di Liebknecht; 9. respingere categoricamente la difesa della patria nella guerra imperialistica; 11. intervenire con altrettanta intransigenza contro i dirigenti sindacali, che in tutti i paesi, e specialmente in Germania, in Inghilterra e in Svizzera, costituiscono l’avanguardia del socialpatriottismo e dell’opportunismo, ecc.”” (pag 280-281) [V.I. Lenin, ‘Palude immaginaria o reale?’, scritto in tedesco alla fine del gennaio 1917, pubblicato in russo in ‘Miscellanea di Lenin, XVII, 1931] [(in) V.I. Lenin, Opere XXIII. Agosto 1916 – marzo 1917, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002]”,”LEND-685-23″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXIV. Aprile-giugno 1917. Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale. Tesi – Come siamo rientrati – Due mondi – Abbozzo di articolo o discorso a sostegno delle tesi d’aprile – Lo spirito di Louis Blanc – Sul dualismo al potere – Lettere sulla tattica – I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione – I partiti politici in Russia e i compiti del proletariato – Discorso ai soldati – Una sfrontata menzogna dei capitalisti – La guerra e il governo provvisorio – Sulle orme della «Russkaia Volia» – L’intesa della menzogna – Un’importante rivelazione – Banche e ministri – Ai soldati e ai marinai – Contro gli istigatori di pogrom – Cittadini, sono questi i metodi dei capitalisti di tutti i paesi – Un «accordo volontario» tra i grandi proprietari fondiari e i contadini? – Un voce onesta in un coro di calunniatori – Conferenza cittadina pietrogradese del POSDR – I soldati e la terra – Il congresso dei deputati contadini – Per il ritorno degli emigrati – La nostra posizione – Come si sono legati ai capitalisti – Sulla milizia proletaria – Fallimento? – Risoluzione del CC del POSDR (b) sulla crisi aperta dalla nota del governo provvisorio del 18 aprile (1° maggio) 1917 – Appello ai soldati di tutti i paesi belligeranti – La nota del governo provvisorio – Una questione fondamentale – Con le icone contro i cannoni, con le frasi contro il capitale – La logica del cittadino V. Cernov – Mancati tentativi del signor Plekhanov di cavarsi d’impaccio – Risoluzione del comitato centrale del POSDR approvata il 21 aprile (4 maggio) 1917 – Il difensismo in buona fede si fa sentire – Follia di capitalisti o incomprensione dei socialdemocratici? – Il consiglio o l’ordinanaza di Scingarev e il consiglio di un soviet locale di deputati degli operai e dei soldati – Risoluzione del comitato centrale del POSDR del 22 aprile (5 maggio) 1917 – All’attenzione dei compagni!”” – Gli insegnamenti della crisi – Come s’ingarbuglia una questione chiara – Che cosa intendono per «disonore» i capitalisti e che cosa i proletari – Intervista concessa a E. Tornianen – Settima conferenza panrussa del POSDR (b) – Introduzione alle risoluzioni della settima conferenza panrussa del POSDR – Il significato della fraternizzazione – Dove conducono gli atti controrivoluzionari del governo provvisorio? Una menzogna troppo di volgare – Socialsciovinisti e internazionalisti – Tsereteli e la lotta di classe – Inquietudine – La «crisi del potere» – Finlandia e Russia – Lettera alla redazione – Un’apologia dell’imperialismo camuffata con le belle frasi – Un triste documento – Come si terrorizza il popolo con i terrori della borghesia – Alla vigilia – Hanno dimenticato l’essenziale – Mandato per i deputati delle fabbriche e dei reggimenti al soviet dei deputati degli operai e dei soldati – Collaborazione di classe con il capitale o lotta di classe contro il capitale? – Per un potere rivoluzionario forte – Per ogni nuovo dente… un «nuovo» governo – Il «nuovo» governo è già in ritardo non solo sugli operai rivoluzionari ma anche sulle masse contadine – Cercano di prevenirci – Lettera aperta ai delegati del congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – L’«armistizio di fatto» – I segreti della politica estera – Uno dei trattati segreti – Un tono ministeriale – Alla ricerca di Napoleone – Niente è cambiato – Un triste rinnegamento della democrazia – Sulla convocazione di una conferenza internazionale sedicente socialista con la partecipazione dei socialsciovinisti – Discorso al comizio della fabbrica Putilov – Il partito del proletariato e le elezioni delle Dume rionali – Le dichiarazioni del nostro partito sulla guerra prima della rivoluzione – La rovina è imminente – La guerra e la rivoluzione – Metodi spregevoli – Catastrofe inevitabile e promesse smisurate – A proposito dell’unificazione degli internazionalisti – Confusione nelle teste – La lotta contro lo sfacelo economico mediante la moltiplicazione delle commissioni – Un nuovo rinnegamento della democrazia – Come i capitalisti cercano di intimidire il popolo – Ancora un crimine dei capitalisti – Sempre e ancora menzogne – Lettera alla redazione – E’ finito il dualismo di potere? – Sull’«occupazione arbitraria» delle terre – Documenti per la revisione del programma del partito – Primo congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – I partiti e le elezioni delle dume rionali di Pietroburgo – Due difetti – Risoluzioni sulle misure di lotta contro lo sfacelo economico – Compromesso con i capitalisti o rovesciamento dei capitalisti? – La solidità di una catena dipende dalla solidità del suo anello più debole – Bisogna smascherare i capitalisti – Rapporti sullo sfacelo economico – «Giuochi di mano» e giuochi di prestigio di una politica senza principi – I centoneri sono per i cadetti, i menscevichi e i populisti sono al governo con i cadetti – L’infame alleanza tra i menscevichi e i populisti e l’«Iedinstvo» – La controrivoluzione passa all’offensiva – Una questione di principio – In mancanza di armi pulite e di argomenti teorici impugnano le armi più sudicie – Riunione del comitato pietroburghese del POSDR – Le frasi vuote sono dannose – I capitalisti si prendono giuoco del popolo – Lettera ai comitati rionali dell’organizzazione pietrogradese del PSODR – Discorso alla prima conferenza dei comitati di fabbrica e di officina di Pietrogrado – Giustificazione di un’infamia – Una posizione piccolo-borghese nella questione dello sfacelo economico – La pagliuzza nell’occhio altrui – Non è democratico, cittadino Kerenski! – Il bolscevismo e la «disgregazione» dell’esercito – Di chi ridete? Di voi stessi ridete!”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1966 Contiene in particolare: – Il significato della fraternizzazione (pag 328-331) – I segreti della politica estera (pag 388-391) – Uno dei trattati segreti (pag 391-393) – La guerra e la rivoluzione (pag 409-432) – E’ finito il dualismo di potere? (pag 457-461) – La solidità di una catena dipende dalla solidità del suo anello più debole (pag 528-530) – Il bolscevismo e la «disgregazione» dell’esercito (pag 578-581)”,”LEND-685-24″ “LENIN V.I.”,”Marx Engels Marxisme.”,”Da ‘De certaines particularités du développement historique du marxisme’ “”La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’azione. Questa classica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quell’aspetto del marxismo che a ogni istante viene perso di vista. E perdendolo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e morta; lo svuotiamo del suo vivo contenuto, scalziamo le sue basi teoriche fondamentali: la dialettica, la dottrina dell’evoluzione storica multiforme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo legame con i precisi compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare a ogni nuova svolta della storia. e proprio nei nostri tempi, fra coloro che si interessano delle sorti del marxismo in Russia, s’incontrano molto spesso persone che perdono di vista appunto questo aspetto del marxismo. Pertanto tutti si rendono conto che in questi ultimi anni in Russia si sono avute svolte repentine che hanno modificato con una rapidità sorprendente e in modo eccezionalmente brusco la situazione, la situazione sociale e politica che determina in modo diretto e immediato le condizioni dell’azione, e quindi gli obiettivi di questa azione. (…) Appunto perché il marxismo non è un dogma morto, non è una dottrina compiuta, bell’e pronta, immutabile, ma una guida viva per l’azione, esso doveva necessariamente riflettere il cambiamento eccezionalmente brusco avvenuto nelle condizioni della vita sociale. La disgregazione profonda, la confusione, i tentennamenti di ogni genere, in una parola, una gravissima crisi ‘interna’ del marxismo è stato il riflesso di questo cambiamento. L’azione vigorosa contro questa disgregazione, la lotta decisa e tenace per la difesa dei ‘principi’ del marxismo è stata di nuovo posta all’ordine del giorno. Strati estremamente larghi delle classi che non potevano evitare il marxismo nel formulare i loro obiettivi, l’avevano assimilato, nel precedente periodo, in modo estremamente unilaterale e deformato; si erano impressi nella mente questa o quella «parola d’ordine», questa o quella risposta alle questioni tattiche, ‘senza comprendere’ i criteri marxisti di queste risposte. La «revisione di tutti i valori» nei diversi campi della vita sociale condusse alla «revisione» dei principi filosofici più astratti e più generali del marxismo. L’influenza della filosofia borghese, nelle sue svariate sfumature idealistiche, si è fatta sentire nel contagio machista tra i marxisti. La ripetizione di «parole d’ordine», imparate a memoria ma non comprese né meditate, ha portato alla larga diffusione della vuota frase, che in realtà sfociava in tendenze assolutamente non marxiste, in tendenze piccolo-borghesi, quali l’«otzovismo» aperto o verecondo, o il riconoscimento dell’otzovismo come una «sfumatura legittima» del marxismo”” (pag 245, 248-249) [V.I. Lenin, ‘De certaines particularités du développement historique du marxisme’ (Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-688″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXV. Giugno-Settembre 1917. Primo congresso dei Soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia – Lo sfacelo economico e la lotta del proletariato contro di esso – L’ennesima menzogna dei capitalisti – Gli ultrareazionari del 3 giugno per l’offensiva immediata – Un’alleanza per fermare la rivoluzione – Ringraziamento – Esiste una via verso una pace giusta? – Sui nemici del popolo – Nota – La «grande ritirata» – Utilità della polemica di sostanza – Epidemia di credulità – Meglio un uovo oggi che una gallina domani – Instaurare il socialismo o denunziare le malversazioni? – Confusi e impauriti – Insinuazioni – «Voci che turbano la popolazione» – Indovinello – Progetto di dichiarazione del CC del POSDR (B) e del direttivo del gruppo bolscevico al congresso dei soviet di tutta la Russia suldivieto della dimostrazione – Discorso al comitato di Pietrogrado del POSDR (B) sulla revoca della dimostrazione – A una svolta – Lettera alla redazione – La politica estera della rivoluzione russa – Posizione contraddittoria – L’Ucraina – Da quale classe vengono e «verranno» i Cavaignac? – Come combattere la controrivoluzione – L’Ucraina e la sconfitta dei partiti dirigenti della Russia – Sotto processo Rodzianko e Dzunkovski per aver cooperato con un provocatore! – Uno strano travisamento nelle citazioni – Partiti dominanti e responsabili – D’altra commissione – Il 18 giugno – La rivoluzione, l’offensiva e il nostro partito – In che cosa vi distinguete da Plekhanov, signori socialisti rivoluzionari e menscevichi? – Come si giustifica Rodzianko – Dove hanno portato la rivoluzione i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi? – Si può spaventare la classe operaia con lo spauracchio del «giacobinismo»? – Sulla necessità di fondare un’associazione degli operai agricoli della Russia – Rivoluzione in sfacelo – Spostamento di classi – Prodigi di energia rivoluzionaria – Frasi e fatti – Come i signori capitalisti nascondono i loro profitti – La crisi s’avvicina, lo sfacelo aumenta – Come farlo? – Come e perché i contadini sono stati ingannati – Di chi è la colpa? – Su che cosa potevano contare i cadetti uscendo dal governo – Tutto il potere ai Soviet! – Dov’è il potere e dove la controrivoluzione? – Le infami menzogne dei giornali centoneri e di Alexinski – Calunnie e fatti – Il nocciolo della questione – Un nuovo affare Dreyfus? – Appello della Commissione esecutiva del Comitato di Pietrogrado del POSDR (B) – Dreyfusiade – Smentita di voci infami – Tre crisi – I dirigenti bolscevichi devono comparire in giudizio? La situazione politica – Lettera alla redazione della «Novaia Gizn» – Lettera alla redazione del «Proletarskoie Dielo» – Sulle parole d’ordine – Ringraziamento al principe G.E. Lvov – Illusioni costituzionali – Risposta – L’inizio del bonapartismo – Gli insegnamenti della rivoluzione – Il discorso di Kamenev sulla conferenza di Stoccolma – Voci di complotto – Vedono gli alberi e non la foresta – Ricatto politico – Risoluzioni di carta – La conferenza di Stoccolma – Dal diario di un pubblicista. Contadini e operai – I calunniatori – Al Comitato centrale del POSDR – Dal Diario di un pubblicista. La radice del male. “”Barstcina”” e socialismo – Sul programma del partito – La questione di Zimmerwald – Violazioni della democrazia nelle organizzazioni di massa – Sui compromessi – Progetto di risoluzione sulla situazione politica attuale – La catastrofe imminente e come lottare contro di essa – Uno dei problemi fondamentali della rivoluzione – Come assicurare il successo dell’assemblea costituente – Stato e rivoluzione – Poscritto alla prima edizione.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1966 Contiene in particolare: – La politica estera della rivoluzione russa (pag 77-79) – La catastrofe imminente e come lottare contro di essa – Uno dei problemi fondamentali della rivoluzione – Stato e rivoluzione – Poscritto alla prima edizione. Il «segreto» delle relazioni diplomatiche è accuratamente osservato anche nei paesi capitalistici più liberi, nelle repubbliche più democratiche. “”Non c’è idea più errata e nociva che quella di separare la politica estera dalla politica interna. E proprio in tempo di guerra tale estremo errore appare ancor più grave. Ma la borghesia fa il possibile e l’impossibile per inculcare e alimentare quest’idea. L’ignoranza delle masse popolari nel campo della politica estera è assi più diffusa che nel campo della politica interna. Il «segreto» delle relazioni diplomatiche è accuratamente osservato anche nei paesi capitalistici più liberi, nelle repubbliche più democratiche. L’inganno delle masse popolari è magistralmente elaborato per quanto riguarda gli «affari» della politica estera e crea le peggiori difficoltà alla nostra rivoluzione. Milioni di copie di giornali borghesi diffondono dappertutto il veleno dell’inganno. Con l’uno o con l’altro dei due gruppi di rapaci imperialisti immensamente ricchi e immensamente forti: così la realtà capitalistica pone il problema fondamentale dell’attuale politica estera. Così il problema viene posto dalla classe dei capitalisti. Così, s’intende, pone il problema anche la grande massa della piccola borghesia che conserva le antiche concezioni e i pregiudizi capitalistici. Colui il cui pensiero non varca i limiti dei rapporti capitalistici non comprende che la classe operaia, se è cosciente, non può parteggiare ‘per nessuno’ dei gruppi rapaci imperialisti. L’operaio viceversa non capisce che si accusino di tendere alla pace separata coi tedeschi, o di servire di fatto a una tale pace, i socialisti rimasti fedeli all’alleanza fraterna degli operai di tutti i paesi contro i capitalisti di tutti i paesi. Questi socialisti (compresi dunque i bolscevichi) non potrebbero in nessun caso acconsentire a nessuna pace separata fra capitalisti. Né pace separata coi capitalisti tedeschi, né alleanza coi capitalisti anglo-francesi: ecco la base della politica estera del proletariato cosciente. Insorgendo contro questo programma, temendo la rottura con «l’Inghilterra e la Francia», i nostri menscevichi e socialisti-rivoluzionari attuano di fatto il programma capitalistico di politica estera, e se la cavano ornando questo programma coi fiori di un’innocente eloquenza, come la «revisione dei trattati», le dichiarazioni a favore della «pace senza annessioni», ecc. Tutti questi pii desideri sono condannati a restare vane chiacchiere, poiché la realtà ‘capitalistica’ pone la questione nettamente: o sottomettersi agli imperialisti di uno dei gruppi, o partecipare alla lotta rivoluzionaria contro ogni imperialismo. Vi sono alleati per una simile lotta? Ve ne sono. Le classi oppresse dell’Europa, il proletariato prima di tutto; i popoli oppressi dell’imperialismo, in primo luogo i popoli dell’Asia, nostri vicini”” (pag 77-78) [V.I. Lenin, ‘La politica estera della rivoluzione russa’, in ‘Opere XXV. Giugno-Settembre 1917’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-25″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXVI. Settembre 1917 – febbraio 1918. I bolscevichi devono prendere il potere – Il marxismo e l’insurrezione – La rivoluzione russa e la guerra civile – I campioni della frode e gli errori dei bolscevichi – Dal diario di un pubblicista – I compiti della rivoluzione – Lettera al presidente del comitato regionale dell’esercito della flotta e degli operai di Finlandia – La crisi è matura – I bolscevichi conserveranno il potere statale? – Agli operai, ai contadini e ai soldati – Lettera al comitato centrale, al comitato di Mosca, al comitato di Pietroburgo e ai membri bolscevichi dei soviet di Pietrogrado e di Mosca – Tesi per il rapporto alla conferenza dell’8 ottobre della organizzazione di Pietroburgo, e anche per la risoluzione e per il mandato ai delegati al congresso del partito – Lettera alla conferenza cittadina di Pietrogrado – Per la revisione del programma di partito – Consigli d’un assente – Lettera ai compagni bolscevichi delegati alla conferenza regionale dei soviet del nord – Seduta del comitato centrale del POSDR del 10 (23) ottobre 1917 – Seduta del comitato centrale del POSDR del 16 (29) ottobre 1917 – Lettera ai compagni – Lettera ai membri del partito bolscevico – I compiti del nostro partito nell’Internazionale – Lettera al comitato centrale del POSDR – I contadini nuovamente ingannati dal Partito dei socialisti-rivoluzionari – Lettera ai membri del CC – Ai cittadini di Russia – Seduta del soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado del 25 ottobre (7 novembre) 1917 – Il congresso dei soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia – Conversazione telefonica con Helsingfors – Riunione dei rappresentanti di reggimento della guarnigione di Pietrogrado – Radiogramma del Consiglio dei commissari del popolo – Schema di regolamento per gli impiegati – Progetto di regolamento del controllo operaio – Interventi alla seduta del comitato centrale del POSDR (B) – Risoluzione del Comitato centrale del POSDR (B) sulla questione dell’opposizione all’interno del CC – Ultimatum della maggioranza del Comitato centrale del POSDR (B) alla minoranza – Progetto di risoluzione sulla libertà di stampa – Seduta del comitato esecutivo centrale dei soviet di tutta la Russa del 4 (17) novembre 1917 – Discorso alla seduta del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado con i rappresentanti del fronte – Risposta alle domande dei contadini – Alla popolazione – Lettera del comitato centrale del Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) – Appello del Comitato centrale del Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) – Prefazione all’opuscolo: «Come i socialisti-rivoluzionari hanno ingannato il popolo e che cosa ha dato al popolo il nuovo governo dei bolscevichi» – Conversazione telefonica del governo con il quartier generale – Per radio, a tutti – Seduta del comitato esecutivo centrale dei soviet di tutta la Russia del 10 (23) novembre 1917 – Congresso straordinario dei soviet dei deputati contadini di tutta la Russia – Il consiglio dei commissari del popolo al comitato militare rivoluzionario – Sui compiti della biblioteca pubblica di Pietrogrado – L’alleanza degli operai con i contadini lavoratori e sfruttati – Progetto di decreto sul diritto di revoca – Rapporto sul diritto di revoca alla seduta del comitato esecutivo centrale dei soviet – Discorso al primo congresso della marina da guerra di tutta la Russia – Prefazione all’opuscolo «Materiali sulla questione agraria» – Decreto di arresto dei capi della guerra civile contro la rivoluzione – Seduta del CEC del 1° (14 dicembre) 1917 – Discorso al secondo congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – Manifesto al popolo ucraino con richieste ultimative alla Rada ucraina – Rapporto sulla situazione economica degli operai di Pietrogrado e sui compiti della classe operaia alla seduta della sezione operaia del soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado – Sulla inaugurazione dell’Assemblea costituente – Progetto di appello ai contadini del II congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – Promemoria a F.E. Dzerginski – Discorso alla seduta del comitato centrale del POSDR (B) – Progetto di risoluzione sul direttivo provvisorio del gruppo bolscevico all’Assemblea costituente – Tesi sull’Assemblea costituente – Discorso al congresso straordinario dei ferrovieri di tutta la Russia – Discorso sulla nazionalizzazione delle banche – Per il pane e per la pace – Progetto di decreto sulla nazionalizzazione delle banche – Domande ai delegati al congresso generale per la smobilitazione dell’esercito – Progetto di risoluzione del consiglio dei commissari del popolo – Risoluzione del consiglio dei commissari del popolo sulle trattative con la Rada – Chi è spaventato dal crollo del vecchio e chi lotta per il nuovo – Come organizzare l’emulazione? – Progetto di decreto sulle cooperative di consumo – Risoluzione del Consiglio dei commissari del popolo sulla risposta alla Rada – Discorso alla partenza dei primi scaglioni dell’esercito socialista – Colloquio telefonico – Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato – Al congresso generale dell’esercito per la smobilitazione – Decreto del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Dichiarazione del gruppo bolscevico alla seduta dell’assemblea costituente – Gente dell’altro mondo – Progetto di decreto per lo scioglimento dell’Assemblea costituente – Per la storia di una pace disgraziata – Poscritto alle tesi sulla conclusione immediata di una pace separata e annessionistica – III congresso dei soviet dei deputati operai, soldati e contadini di tutta la Russia – Ordine allo stato maggiore della guardia rossa – Congresso straordinario dei ferrovieri di tutta la Russia – Riunione del presidium del Soviet di Pietrogrado con i rappresentanti delle organizzazioni del settore militare – Progetto di decreto sulla nazionalizzazione della flotta mercantile marittima e fluviale – Interventi al Comitato centrale del POSDR (B) – Per radio a tutti, in particolare alla delegazione di pace a Brest-Litovsk – Radiogramma a tutti, a tutti – Discorsi al comitato centrale del POSDR (B) – Discorsi al comitato centrale del POSDR (B) – Colloquio telefonico con i membri del soviet di Dvinsk – Progetto iniziale di radiogramma al governo del Reich – Conversazione telefonica con il soviet di Mosca.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1966 Contiene in particolare: – Ultimatum della maggioranza del Comitato centrale del POSDR (B) alla minoranza (pag 263-265) – Sui compiti della biblioteca pubblica di Pietrogrado (pag 316-317) “”Per partecipare razionalmente, riflessivamente, con successo alla rivoluzione bisogna istruirsi. Il funzionamento delle biblioteche a Pietrogrado, a causa del danno causato all’istruzione pubblica dallo zarismo, è veramente pessimo. E’ indispensabile realizzare subito e senza fallo le seguenti trasformazioni fondamentali, fondate sui principi da tempo attuati nei liberi Stati dell’Occidente, in particolare in Svizzera e negli Stati Uniti del Nord America: 1. La biblioteca pubblica (ex imperiale) deve procedere immediatamente allo ‘scambio’ dei libri sia con ‘tutte’ le biblioteche pubbliche di Pietrogrado e provincia, sia con le biblioteche ‘straniere’ (Finlandia, Svezia ‘e così via’) 2. La spedizione dei libri ‘da una biblioteca all’altra’ deve essere proclamata ‘gratuita’ per legge 3. La sala di lettura della biblioteca deve essere aperta, tutti i giorni, ‘non’ escluse le feste e le domeniche, dalle 8 del mattino alle 11 di sera, come si fa nei paesi civili per i ‘ricchi’ nelle biblioteche e sale di lettura ‘private’. 4. Bisogna trasferire immediatamente un numero necessario di impiegati alla biblioteca pubblica dai dipartimenti del ministero dell’istruzione pubblica (allargando l’impiego di personale femminile, dato che il personale maschile è assorbito dalle esigenze di guerra), nei quali dipartimenti i nove decimi sono occupati in lavori non soltanto inutili, ma dannosi”” [V.I. Lenin, ‘Sui compiti della biblioteca pubblica di Pietrogrado’ (novembre 1917) (nota: Le proposte di Lenin furono trasmesse alla Biblioteca pubblica di Pietrogrado. Il titolo del documento è dell’Istituto Marx-Engels-Lenin)] [V.I. Lenin, Opere XXVI. Settembre 1917 – febbraio 1918, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002]”,”LEND-685-26″ “LENIN V.I.”,”L’alleanza degli operai e dei contadini.”,”‘Ci vuole molta capacità pratica, la conoscenza delle condizioni locali. Noi non ne abbiamo ancora. Non è affatto una vergogna confessarlo; dobbiamo riconoscerlo apertamente’ “”Già Engels, che insieme a Marx pose le basi del marxismo scientifico, cioè della dottrina che sempre serve di guida al nostro partito, e particolarmente durante la rivoluzione, già Engels aveva suddiviso i contadini in piccoli, medi e ricchi, e quella divisione corrisponde ancor oggi alla realtà per la maggior parte dei paesi europei. Engels diceva: «Forse non ci sarà bisogno di schiacciare dappertutto con la violenza neppure i contadini ricchi». E che noi potremmo usare qualche volta la violenza verso i contadini medi (i piccoli sono nostri amici), nessun socialista ragionevole l’ha mai pensato. Così parlava Engels nel 1894, un anno prima della sua morte, quando la questione agraria si era posta all’ordine del giorno. Questo modo di vedere ci conferma quella verità che talvolta si dimentica, ma su cui, in teoria, siamo tutti d’accordo. Riguardo ai grandi proprietari fondiari e ai capitalisti, il nostro compito è la completa espropriazione. ‘Ma noi non ammettiamo nessun genere di violenza verso il contadino medio’. Anche per il contadino ricco noi non diciamo con altrettanta decisione che per la borghesia: espropriazione assoluta del contadino ricco e del kulak. Nel nostro programma questa differenza risulta. Noi diciamo: combattere la resistenza del contadino ricco, combattere le sue tendenze controrivoluzionarie. Il che non vuol dire espropriazione completa. (…) Ci vuole molta capacità pratica, la conoscenza delle condizioni locali. Noi non ne abbiamo ancora. Non è affatto una vergogna confessarlo; dobbiamo riconoscerlo apertamente. Non siamo mai stati utopisti e non abbiamo mai pensato di poter edificare la società comunista con le mani pure di comunisti puri che dovrebbero nascere ed essere educati in una società comunista pura. Sono favole puerili. Noi dobbiamo edificare il comunismo dalle macerie del capitalismo, e può farlo solo quella classe che si è temprata nella lotta contro il capitalismo. Al proletariato, lo sapete bene, non mancano i difetti, e le debolezze della società capitalista. Esso lotta per il socialismo e al tempo stesso contro i propri difetti. La parte migliore, l’avanguardia del proletariato, che nelle città ha condotto per decenni una lotta disperata, ha potuto appropriarsi in questa lotta tutta la cultura della vita della città e della capitale ed in un certo grado l’ha assimilata. Sapete che anche nei paesi progrediti la campagna è stata condannata all’ignoranza. Noi, certo, eleveremo il grado di cultura della campagna, ma questa sarà un’impresa di anni ed anni. Ecco quel che i nostri compagni dimenticano dovunque e che ci appare in maniera particolarmente evidente ad ogni parola dei militanti delle organizzazioni di base, e non degli intellettuali di qui; non dai rappresentanti ufficiali – li abbiamo molto ascoltati – ma dalla gente che ha osservato direttamente il lavoro nelle campagne. Queste voci appunto sono state particolarmente preziose per noi, della sezione agraria. Queste voci saranno particolarmente preziose ora, ne sono convinto, per il congresso del partito, poiché ci vengono non dai libri, non dai decreti, ma dalla vita stessa”” [V.I. Lenin, ‘L’alleanza degli operai e dei contadini’, Edizioni Rinascita, Roma, 1954, pag 52, 55]; [V.I. Lenin, ‘Rapporto sul lavoro nelle campagne’, VIII Congresso del PCRb, 23 marzo 1919, Opere complete, vol. 29, pp: 175-191] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRO-001-FGB”
“LENIN V.I.”,”Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici.”,”Scritto nel 1903 e pubblicato per la prima volta nel maggio dello stesso anno, in opuscolo a Ginevra, nell’edizione della ‘Lega della socialdemocrazia russa all’estero’. La presente traduzione è stata condotta sul testo delle ‘Opere complete’ di Lenin, IV ediz, in lingua russa, vol. 6, Mosca, 1946, pp, 325-392 “”Ogni operaio e contadino cosciente deve raggruppare attorno a sè i compagni più sensati, fidati e coraggiosi. Deve cercare di spiegare loro che cosa vogliono i socialdemocratici; affinché tutti capiscano quale lotta bisogna condurre e che cosa bisogna rivendicare. I socialdemocratici coscienti devono cominciare gradualmente, prudentemente, ma con perseveranza a insegnare ai contadini la propria dottrina, devono far leggere le loro pubblicazioni socialdemocratiche, illustrare queste pubblicazioni in riunioni ristrette di persone fidate. Ma bisogna spiegare la dottrina socialdemocratica non solo sui libri, ma anche sulla base degli esempi pratici, cogliendo ogni episodio di oppressione o di ingiustizia che si verifichi sotto i nostri occhi. La dottrina socialdemocratica è la dottrina della lotta contro qualsiasi giogo, contro qualsiasi spoliazione, contro qualsiasi ingiustizia. Può essere considerato un vero socialdemocratico soltanto colui che conosce le cause dell’oppressione e ‘contro ogni episodio d’oppressione lotta tutta la vita’. Come farlo? I socialdemocratici coscienti si riuniscano nella propria città, nel proprio villaggio, e decidano essi stessi come farlo, come essere della maggiore utilità a tutta la classe operaia”” [V.I. Lenin, Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici, Edizioni Rinascita, Roma, 1950] [Scritto nel 1903 e pubblicato per la prima volta nel maggio dello stesso anno, in opuscolo a Ginevra, nell’edizione della ‘Lega della socialdemocrazia russa all’estero’. La presente traduzione è stata condotta sul testo delle ‘Opere complete’ di Lenin, IV ediz, in lingua russa, vol. 6, Mosca, 1946, pp, 325-392] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRx-001-FGB” “LENIN V.I.; MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Stato e rivoluzione. Preceduto da ‘Critica del programma di Gotha’ di Karl Marx.”,”””Caro Bracke!, Le seguenti note critiche in margine al programma di unificazione debbono essere comunicate, dopo averle lette, a Geib e Auer, Bebel e Liebknecht, perché ne prendano conoscenza. Sono sovraccarico di lavoro e debbo già superare di molto la quantità di lavoro che i medici mi hanno prescritto. Perciò non è stato punto un “”piacere”” per me lo scrivere uno scartafaccio così lungo. Ma la cosa era necessaria, affinché i passi che il dovrò fare in seguito non vengano fraintesi dagli amici del partito, a cui è destinata questa comunicazione. – Alludo al fatto che dopo il Congresso di unificazione Engels ed io pubblicheremo una breve dichiarazione, in cui dichiareremo che non condividiamo il principi del suddetto programma e che non abbiamo niente a che fare con esso. Ciò è assolutamente necessario, perché all’estero si diffonde premurosamente l’opinione, alimentata dai nemici del partito – e opinione assolutamente falsa – che noi dirigeremmo segretamente di qui il movimento del cosiddetto partito eisenachiano. Ancora in uno scritto russo (4), pubblicato poco tempo fa, Bakunin, per esempio, mi rende responsabile non solo di tutti i programmi, ecc. di quel partito, ma persino di ogni passo fatto da Liebknecht dal momento della sua cooperazione col partito del popolo. Prescindendo da questo è mio dovere non riconoscere nemmeno con un silenzio diplomatico un programma che, secondo la mia convinzione, deve essere assolutamente respinto e che demoralizza il partito. … finire (pag 9-10) [Lettera di Karl Marx a G. Bracke, Londra, 5 maggio 1875]”,”LEND-003-FGB” “LENIN V.I.”,”Lo sviluppo del capitalismo in Russia.”,”””‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ nasce come conclusione della polemica teorica che Lenin conduce contro il populismo tra il 1893 e il 1899. Viene dopo ‘A proposito della cosiddetta questione dei mercati’ (1893), ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici? (1894), ‘Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve’ (1894), ‘Caratteristiche del romanticismo economico’ (1897). Queste opere costituiscono – nella storia del pensiero politico-sociale russo – una autentica rivoluzione teorica: dopo di esse il populismo, certo per ragioni storiche profonde e tuttavia per le ragioni che appunto Lenin seppe individuare, sparisce dalla scena politica e culturale della Russia. Non sparirà, naturalmente, senza lasciare tracce tanto sulla cultura quanto sulla pratica politica della Russia: nondimeno come fenomeno vitale e come protagonista storico scompare. (…) Con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, però, Lenin non polemizza soltanto con i populisti. In realtà – ed egli stesso lo rileva nella prefazione alla seconda edizione – egli polemizza anche con un marxismo schematico che si era affermato in Russia sotto lo scudo prestigioso di Plechanov. Se per i populisti la Russia «faceva eccezione» e ad essa non si potevano dunque estendere le scoperte di Marx né le proposte politiche e sociali del marxismo occidentale, per Plechanov non si trattava di far altro che ripetere in Russia l’«applicazione» del marxismo (6). Ma di quale marxismo? Del marxismo fatto di rilevazioni storiche ‘specifiche’ sul capitalismo sviluppato e nel corpo delle quali ‘soltanto’ Marx aveva compiuto appropriate generalizzazioni. Ora, per Lenin non si tratta di «cercare risposte a domande concrete nel semplice sviluppo logico di una verità generale», ma invece di rifare sulle condizioni storico-sociali caratteristiche della Russia l’operazione scientifica che Marx aveva condotto sull’Inghilterra. Negando l”eccezionalità’ della Russia Lenin ne vuole dunque trovare la ‘specificità’ storica autentica giacché è proprio il mancato chiarimento scientifico di questa che ha indotto e induce ancora i populisti a proclamare la Russia una eccezione. E per altro verso egli è ben convinto che proprio la spiegazione analitica dell’economia russa proverà il suo carattere capitalistico. Ecco perché si trova a dover criticare tanto i populisti per i quali la Russia non rientra nelle leggi del capitalismo, quanto lo schematismo di Plechanov per il quale si tratta soltanto di compiere, per così dire, una meccanica annessione della Russia al campo indagato da Marx”” (pag 11-14) [Umberto Cerroni, Introduzione’, (in) V.I. Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, Editori Riuniti, Roma, 1972) [(6) Su ciò cfr, l’acuto scritto di M. Gefter, ‘Iz istorii leninskoj mysli (Novy) Mir’, n. 4, 1969, pp. 136-156), di cui si può vedere una traduzione in ‘Rassegna sovietica’, n. 4, 1969, pp. 14-48] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-004-FGB”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXVII. Febbraio-luglio 1918. Sulla frase rivoluzionaria – La patria socialista è in pericolo! – Supplemento al decreto del Consiglio dei Commissari del Popolo: «La patria socialista è in pericolo!» – La scabbia – Pace o guerra? – Discorso alla seduta comune dei gruppi bolscevico e socialista-rivoluzionario «di sinistra» del Comitato esecutivo centrale dei Soviet di tutta la Russia – Rapporto sulla seduta del Comitato esecutivo centrale dei Soviet di tutta la Russia – Dov’è l’errore? – Una pace disgraziata – Interventi alla riunione del Comitato centrale del POSDR(B) – Nota sulla necessità di firmare la pace – La posizione del CC del POSDR(B) sulla questione della pace separata e annessionistica – Una lezione dura ma necessaria – Progetto di decreto del Consiglio dei Commissari del Popolo sull’evacuazione del governo – Strano e mostruoso – Su un terreno pratico – Progetto di ordine del giorno a tutti i Soviet dei deputati – VII Congresso del Partito comunista (bolscevico) della Russia – Il compito principale dei nostri giorni – Discorso al Soviet diMosca dei deputati operai, contadini e soldati rossi – IV Congresso straordinario dei Soviet di tutta la Russia [(…) Risoluzione sulla ratifica del trattato di Brest-Litovsk] – Nota sull’atteggiamento dei «comunisti di sinistra» – Prima stesura dell’articolo «I compiti immediati del potere sovietico» – A proposito del decreto sui tribunali rivoluzionari – Prefazione alla raccolta «Contro corrente» – Tesi sulla politica bancaria – Discorso al comizio del maneggio Alexeievski – Direttive al Soviet di Vladivostok – Discorso sulla questione finanziaria alla seduta del Comitato esecutivo centrale di tutte la Russia – Discorso al Soviet di Mosca dei deputati operai, contadini e soldati rossi – I compiti immediati del potere sovietico – Seduta del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Sei tesi sui compiti immediati del potere sovietico – Principi fondamentali di politica economica e particolarmente bancaria – Schema di piano per i lavori tecnico-scientifici – Al Comitato centrale del Partito comunista russo – Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo-borghese – Risoluzione del CC del PC(b) di Russia sulla situazione internazionale – Disposizioni fondamentali del decreto sulla dittatura nel settore degli approvvigionamenti – Protesta al governo tedesco contro l’occupazione della Crimea – Tesi sulla situazione politica attuale – Rapporto sulla politica estera alla seduta comune del CEC di tutta la Russia e del Soviet di Mosca – Rapporto sulla situazione attuale alla Conferenza regionale di Mosca del PC(B) di Russia – Rapporto al congresso dei rappresentanti delle sezioni finanziarie dei Soviet di tutta la Russia – Lettera alla conferenza dei rappresentanti delle imprese nazionalizzate – Abbozzo di telegramma agli operai di Pietrogrado – Sulla carestia – Discorso pronunciato al congresso dei Commissari sul lavoro – Sulla Accademia socialista delle scienze sociali – Tesi sul momento «attuale» – Discorso al I congresso dei Consigli dell’economia nazionale – Appello ai lavoratori delle ferrovie, dei trasporti per via d’acqua e ai metallurgici – Nomina di I.V. Stalin alla direzione degli approvvigionamenti nel sud della Russia – Seduta comune del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia, del Soviet dei deputati operai, contadini e soldati rossi di Mosca e dei sindacati – Discorso al Congresso degli insegnanti internazionalisti di tutta la Russia – Telegramma a I.V. Stalin – Sui reparti di approvvigionamento alimentare – Discorso al comizio nel club di Sokolniki – Telegramma sull’organizzazione dei repartidi approvvigionamento alimentare – IV Conferenza dei sindacati e dei comitati di fabbrica e d’officina di Mosca – Discorso al comizio nel quartierre Simonovski – Parole profetiche – Discorso al comizio del maneggio Alexeievski – Discorso al Gruppo comunista del V Congresso dei Soviet – V Congresso dei Soviet dei deputati operai, contadini e soldati di tutta la Russia – Scambio di telegrammi con Stalin – Intervista alle «Izvestia» sulla rivolta dei socialisti-rivoluzionari «di sinistra» – Agli operai di Pietrogrado – Dichiarazione alla seduta del Comitato esecutivo centrale dei Soviet di tutta la Russia – Discorso al comizio del distretto di Lefortovo – A Zinoviev, a Lascevic e alla Stassova – Rapporto alla conferenza dei comitati di fabbrica del governatorato di Mosca – Colloquio telefonico con I.V. Stalin – Discorso al comizio del distretto di Khamovniki – Per telefono, a Zinoviev, Smolny, Pietrogrado.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Risoluzione sulla ratifica del Trattato di Brest Litovsk (pag 178) – I compiti immediati del potere sovietico – Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo-borghese Questione tempi. Lenin, marzo 1918: dovremo rassegnarci alla ritirata per guadagnare tempo, finché c’è tempo, in attesa che arrivino gli alleati: la classe operaia tedesca e internazionale. “”Non dobbiamo dimenticare con quale nemico abbiamo a che fare. I nemici che abbiamo dovuto affrontare finora, – i Romanov, i Kerenski, la borghesia russa, ottusa, disorganizzata, incolta, che ieri baciava lo stivale del Romanov e poi scappava con i trattati segreti in tasca, – che cos’erano in confronto a quella borghesia internazionale che ha trasformato tutte le conquiste dell’intelletto umano in arma per schiacciare la volontà dei lavoratori e ha adattato tutta la sua organizzazione per lo stermino degli uomini? Ecco il nemico che si è abbattuto su di noi in un momento in cui siamo assolutamente disarmati, in cui dobbiamo dire apertamente: non abbiamo un esercito, e un paese che è privo di un esercito deve accettare la pace, anche se indicibilmente infame. Noi non tradiamo nessuno, non cediamo nessuno al nemico, non rifiutiamo l’aiuto dei nostri fratelli. Ma dovremo accettare una pace incredibilmente dura, dovremo accettare condizioni terribili, dovremo rassegnarci alla ritirata per guadagnare tempo, finché c’è tempo, in attesa che arrivino gli alleati, e di alleati ne abbiamo. Per quanto grande sia l’odio verso l’imperialismo, per quanto forte il sentimento, il legittimo sentimento di sdegno e di ribellione contro di esso, dobbiamo riconoscere che adesso siamo difensisti. Però non difendiamo i trattati segreti, difendiamo il socialismo, difendiamo la pace socialista. Ma, per avere la possibilità di difenderla, abbiamo dovuto rassegnarci a subire le più dure umiliazioni. Sappiamo che vi sono periodi nella storia di ogni popolo in cui bisogna arretrare di fronte all’urto di un nemico più forte. Abbiamo ottenuto un rinvio, e dobbiamo sfruttarlo perché l’esercito possa respirare un po’, perché esso comprenda nella sua grande massa – cioè si convincano non solo quelle decine di migliaia di persone che frequentano i comizi nelle grandi città, ma i milioni e le decine di milioni di persone disperse nelle campagne – che la vecchia guerra è finita e comincia una nuova guerra, una guerra alla quale abbiamo risposto proponendo la pace, una guerra nella quale siamo scesi a patti, per superare la nostra mancanza di disciplina, la nostra debolezza, la nostra miseria, con la quale abbiamo potuto vincere lo zarismo e la borghesia russa, ma non la borghesia europea e internazionale. Se sapremo superarle, vinceremo, perché abbiamo degli alleati, ne siamo convinti. Per quanto ora si scatenino gli imperialisti internazionali, vedendo la nostra sconfitta, in seno al loro paesi maturano i loro nemici e nostri alleati. Sapevamo e sappiamo con certezza che nella classe operaia tedesca questo processo si svolge forse più lentamente di quel che noi ci aspettavamo, di quel che noi, forse desideriamo, ma è indubbio che cresce lo sdegno contro gli imperialisti, cresce il numero dei nostri alleati che ci verranno sicuramente in aiuto”” (pag 147-148) [V.I. Lenin, ‘Discorso al Soviet di Mosca dei deputati operai, contadini e soldati rossi, 12 marzo 1918’, in V.I. Lenin, Opere, volume 27, febbraio-luglio 1918, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-27″ “LENIN V.I. – MARX Karl”,”Stato e rivoluzione. Preceduto da ‘Critica del programma di Gotha di Karl Marx.”,”””A proposito del problema dello Stato che ci interessa, Marx, nella sua opera “”Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte””, fa con questo ragionamento il bilancio dei risultati della rivoluzione del 1848-1851: (…)”” (pag 71) “”Qui potrebbe sorgere la domanda se sia giusto generalizzare l’esperienza, le osservazioni e le conclusioni di Marx e applicarle a un campo più vasto che non la storia di tre anni della Francia: dal 1848 al 1851. Ricordiamo innanzi tutto, per anailzzare la questione, un’osservazione di Engels. Passeremo poi all’esame dei fatti”” (pag 75)”,”LEND-022-FV” “LENIN V.I.”,”Opere scelte in due volumi. Volume II. Periodo della preparazione e del compimento della rivoluzione socialista d’Ottobre.”,”””Noi, partito dei bolscevichi, ‘abbiamo convinto ‘ la Russia. ‘Abbiamo conquistato’ la Russia, l’abbiamo presa ai ricchi per darla ai poveri, l’abbiamo presa agli sfruttatori per darla ai lavoratori. Dobbiamo ora ‘ammiinstrarla’. E tutta l’originalità del momento attuale, tutta la difficoltà consiste nel comprendere le particolarità del passaggio da un periodo in cui il compito fondamenale era di persuadere il popolo e di reprimere militarmente gli sfruttatori, a un periodo in cui il compito principale è di ‘amministrare’. Per la prima volta nella storia del mondo un partto socialista ha potuto portare a termine, nelle sue grandi linee, l’opera della conquista del potere e della repressione degli sfruttatori, ha potuto affrontare ‘in pieno’ il compito dell”amministrazione’. Dobbiamo mostrarci degni realizzatori di questo compito, il più difficile (e il più meritorio) della rivoluzione socialista. Dobbiamo ben ‘comprendere’ che per amministrare bene ‘non basta’ saper persuadere, non basta saper riportare la vittoria nella guerra civile: bisogna anche saper ‘organizzare’ praticamente. E’ il compito più difficile, giacchè si tratta di organizzare in modo nuovo le basi più profonde, le basi economiche della vita di decine e decine di milioni di uomini. Ed è anche il compito più meritorio, poichè ‘soltanto dopo averlo assolto’ (nelle sue linee principali e fondamentali) si potrà dire che la Russia è ‘diventata’ una repubblica non solo sovietica, ma anche socialista’ (pag 360) [V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, Isvestia, n. 85, 28 aprile 1918] [(in) V.I. Lenin, Opere scelte, II., Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1949]”,”RIRO-024-FV” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXVIII. Luglio 1918 – marzo 1919. Discorso alla seduta comune del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia, del Soviet di Mosca, dei Comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati di Mosca – Discorso al Congresso dei presidenti dei soviet provinciali – Discorso al comizio del reggimento rivoluzionario di Varsavia – Discorso al comizio del rione Butyrki – Discorso al comizio dei soldati rossi alla Khodynka – Tesi sulla questione dell’approvvigionamento – Sull’ammissione agli istituti superiori d’istruzione della RSFSR – Lettera agli operai di Elets – Compagni operai, alla lotta finale, decisiva! – Discorso al comizio del rione Sokolniki – Abbozzo di telegramma a tutti i soviet di deputati sull’alleanza degli operai e dei contadini – Discorsi al comitato moscovita del partito sui gruppi di simpatizzanti – Lettera agli operai americani – Discorso al comizio del Museo politecnico – Discorso alla Casa del popolo Alexeev – Discorso al primo congresso dell’istruzione – Discorso al comizio del rione Basmanny – Discorso alla fabbrica «ex – Michelson» – Saluto all’esercito rosso per la conquista di Kazan – Telegramma a V.V. Kuibyschev – Lettera alla presidenza del convegno delle organizzazioni culturali ed educative del proletariato – Telegramma agli allievi della scuola militare di Pietrogrado – Sul carattere dei nostri giornali – Lettera ai soldati dell’esercito rosso che hanno partecipato alla conquista di Kazan – Lettera alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca, dei delegati dei comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky – Rapporto alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca, dei delegati dei comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati – Risoluzione della seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca, dei delegati dei comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati – Discorso alla manifestazione in onore della rivoluzione austro-ungherese – Discorso alla seduta del Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia e del consiglio dei sindacati di Mosca – IV Congresso straordinario dei Soviet di deputati degli operai, dei contadini, dei cosacchi e dei soldati dell’esercito rosso. 1. Discorso per il primo anniversario della rivoluzione. 2. Discorso sulla situazione internazionale – Discorso per l’inaugurazione del monumento a Marx e Engels – Discorso per l’inaugurazione della lapide in onore dei combattenti della Rivoluzione d’ottobre – Discorso al comizio dei membri della Commissione straordinaria di Russia – Discorso ai delegati dei contadini poveri – Telegramma a tutti i soviet di deputati, a tutti, a tutti – Discorso al I Congresso delle operaie di tutta la Russia – Le preziose ammissioni di Pitirim Sorokin – Discorso all’assemblea in onore di Lenin – Discorso per la giornata dell’ufficiale rosso – DIscorso all’assemblea dei delegati della cooperativa operaia centrale di Mosca – Assemblea dell’attivo di partito di Mosca – Telegramma al Comandante in capo – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky – Progetto di deliberazione sull’applicazione del controllo di Stato – Discorso al congresso provinciale moscovita dei soviet, dei comitati di contadini poveri e dei comitati distrettuali del partito comunista di Russia – Discorso al III Congresso della cooperazione operaia – Discorso al I Congresso delle sezioni agrarie, dei comitati di contadini poveri e delle comuni di tutta la Russia – Progetto di regolamento per la gestione delle istituzioni sovietiche – Progetto di deliberazione del CC del PCR – Discorso alla conferenza operaia del rione Presnia – Telegramma agli ucraini della regione di Samara – L’impresa degli operai del rione Presnia – «Democrazia» e dittatura – Discorso al II Congresso dei consigli dell’economia nazionale – I compiti dei sindacati – Un quadretto che aiuta a chiarire i grandi problemi – Telegramma a I.V. Stalin e F.E. Dzerginski – Discorso alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca e del congresso dei sindacati di Russia – Discorso alla conferenza cittadina di Mosca del PCR – Discorso al secondo congresso degli insegnanti internazionalisti di tutta la Russia – Discorso per l’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht – Rapporto al II congresso dei sindacati di tutta la Russia – Lettera agli operai d’Europa e d’America – Discorso alla II conferenza dei dirigenti delle sottosezioni extrascolastiche delle sezioni provinciali della pubblica istruzione – Tutti al lavoro per l’approvvigionamento e i trasporti! – Dalla distribuzione cooperativa borghese alla ripartizione proletaria comunista dei prodotti – Telegramma al comitato rivoluzionario del governatorato di Ufà – Abbozzo di radiotelegramma del Commissariato del popolo agli affari esteri – Sulla soppressione di un giornale menscevico – Al Commissariato del popolo all’istruzione – I congresso dell’Internazionale Comunista. Discorso di apertura del congresso, Tesi e rapporto sulla democrazia borghese e sulla dittatura del proletariato – Risoluzione sulle tesi relative alla democrazia borghese e alla dittatura del proletariato – Discorso di chiusura del congresso – Conquistato e registrato – La fondazione dell’Internazionale Comunista – Nota a Stalin sulla riorganizzazione del controllo di stato.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Sul carattere dei nostri giornali (pag 99-) – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky (pag 106-114) (articolo) – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky (pag 231-330) (opuscolo) – I compiti dei sindacati (pag 386–389) – Discorso per l’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht (pag 417-418) – Lettera agli operai d’Europa e d’America (pag 434-441) “”Il bolscevismo mondiale trionferà sulla borghesia mondiale. 9 ottobre 1918″” (pag 114) [In chiusura dell’articolo ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’] – La fondazione dell’Internazionale Comunista (484-488) “”Riporto ora una breve citazione da un giornale italiano. Si tenta di isolarci dal resto del mondo in modo tale che noi riceviamo i giornali socialisti degli altri paesi come una grande rarità. Come una rarità ci è pervenuto un numero del giornale italiano ‘Avanti!’, organo del Partito socialista italiano, che ha partecipato a Zimmerwald, che ha lottato contro la guerra e che ha deciso oggi di non intervenire al congresso dei gialli a Berna, al congresso della vecchia Internazionale, al congresso di coloro che hanno contribuito con i propri governi a tirare a lungo questa guerra criminale. L”Avanti!’ è ancora sottoposto a una censura rigorosa. Ma nel numero, che ci è capitato di avere per caso, leggo una corrispondenza sulla vita del partito da una località chiamata Cavriago (un angolino sperduto, evidentemente, perché non si trova sulla carta geografica) e vedo che gli operai, dopo essersi riuniti, hanno approvato una risoluzione in cui si esprime simpatia al giornale per la sua intransigenza e dichiarano di approvare gli spartachisti tedeschi; seguono quindi parole che, pur scritte in italiano, sono comprensibili in tutto il mondo: «sovietisti russi»; gli operai salutano i «sovietisti» russi ed esprimono l’augurio che il programma dei rivoluzionari russi e tedeschi sia accettato in tutto il mondo e serva a condurre sino in fondo la lotta contro la borghesia e contro la dominazione militare. Ebbene, quando leggiamo una tale risoluzione di una qualsiasi sperduta Poscekhonie italiana, possiamo dire a buon diritto che le masse italiane sono per noi, che le masse italiane hanno capito che cosa sono i «sovietisti» russi, quale è il programma dei «sovietisti» e degli spartachisti tedeschi. E dire che fino a poco fa non avevamo un tale programma! Non avevamo alcun programma comune con gli spartachisti tedeschi! Ma gli operai italiani respingono tutto ciò che leggono nella loro stampa borghese, la quale, pagata dai milionari e dai miliardari, diffonde in milioni di copie calunnie contro di noi. Gli operai italiani non si fanno ingannare. Essi capiscono che cosa sono gli spartachisti e i «sovietisti» e dichiarano di simpatizzare per il loro programma, persino nel momento in cui questo programma non è ancora tracciato. Ecco perché è sotto così facile il nostro lavoro a questo congresso. Ci è bastato trascrivere come programma ciò che era già impresso nella coscienza e nei cuori degli operai, persino di quelli isolati in un angolino sperduto, separati da noi mediante cordoni polizieschi e militari. Ecco perché abbiamo ottenuto così facilmente o concordemente, in tutte le questioni principali, una decisione unanime, ecco perché siamo pienamente convinti che queste decisioni avranno una ripercussione possente sul proletariato di tutti i paesi. Il movimento dei soviet, compagni, ecco la forma che è stata conquistata in Russia, che si propaga oggi nel mondo intero e che con il suo solo nome fornisce gli operai un programma”” (pag 486-487) [V.I. Lenin, ‘La fondazione dell’Internazionale Comunista’, Pravda, 7 marzo 1919, (in) V.I. Lenin, Opere XXVIII. Luglio 1918 – marzo 1919, Edizione Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-28″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXIX. Marzo-agosto 1919. Seduta dei soviet di Pietrogrado del 12 marzo 1919 – Primo congresso degli operai agricoli del governatorato di Pietrogrado – Discorso pronunziato in un comizio alla Casa del popolo di Pietrogrado – Successi e difficoltà del potere sovietico – Discorso in memoria di I.M. Sverdlov alla seduta straordinaria del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Discorso ai funerali di Sverdlov – Progetto di programma del PCR(b) – VIII Congresso del PCR(b) – Radiomessaggio al governo della Repubblica sovietica ungherese – Radiogramma a Bela Kun – Risposta a una lettera aperta di uno specialista – Sulla candidatura di M.I. Kalinin alla carica di presidente del comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Discorsi registrati su dischi – Fonogramma alla Commissione straordinaria di tutta la Russia – Seduta plenaria straordinaria del soviet dei deputati operai e soldati di Mosca – Lettera agli operai di Pietrogrado sugli aiuti al fronte orientale – Tesi del CC del PCR(b) sulla situazione del fronte orientale – Assemblea plenaria del consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia – Prefazione all’opuscolo di Henri Guilbeaux: «Socialismo e sindacalismo in Francia durante la guerra» – Discorso pronunziato a Mosca al primo corso per comandanti sovietici – La III Terza Internazionale e il posto nella storia – Discorso alla conferenza dei ferrovieri di Mosca – Discorso sulla lotta contro Kolciak alla conferenza dei comitati d’azienda e dei sindacati di Mosca – Discorso al I Congresso degli studenti comunisti di tutta la Russia – Saluto alla Repubblica dei consigli bavarese – Telegramma al presidente del consiglio dei commissari del popolo dell’Ucraina – Tre discorsi pronunziati sulla piazza Rossa il 1° maggio 1919 – I Congresso di tutta la Russia per l’istruzione extrascolastica – Prefazione alla edizione del discorso «Come si inganna il popolo con le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza» – Telegramma al Consiglio dei commissari del popolo d’Ucraina – Aggiunta al progetto di appello agli operai tedeschi e ai contadini tedeschi che non sfruttano il lavoro altrui – Telegramma a V.I. Stalin – DIscorso alla festa dell’istruzione militare generale – Saluto agli operai ungheresi – Gli eroi dell’Internazionale di Berna – Telegramma a V.I. Stalin – Guardatevi dalle spie! – Progetto di direttiva del Comitato centrale sull’unificazione militare – Telegramma a V.I. Stalin – Progetto di risoluzione del CC del PCR(b) a proposito del fronte di Pietrogrado – Telegramma a I.V. Stalin – Tutti contro la lotta contro Denikin! – La situazione attuale e i compiti immediati del potere sovietico – Sullo Stato – Rapporto sulla situazione interna ed estera della Repubblica presentato alla conferenza di Mosca del PCR(b) – I compiti della III Internazionale – Discorso sulla situazione estera ed interna pronunziato alla conferenza dei soldati rossi dei campi di Khodynka – Risposta alle domande di un giornalista americano – Discorso sugli approvigionamenti e sulla situazione militare pronunziato alla conferenza di Mosca dei comitati di fabbrica, dei sindacati e dei delagati della cooperativa operaia centrale di Mosca – Discorso pronunziato ai I congresso di tutta la Russia dei lavoratori dell’istruzione e della cultura socialista – Nella stanza della servitù – Discorso pronunziato alla conferenza degli operai e dei soldati rossi senza partito – Ai compagni Serrati e Lazzari – Lettera agli operai e ai contadini dopo la vittoria su Kolciak – Lettera a Sylvia Pankhurst – Sul libero commercio del grano.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Discorso in memoria di Sverdlov (pag 75) – Discorso ai funerali di Sverdlov (pag 81) – I compiti della Terza Internazionale (pag 453-470) «Imperialismo fabiano» e «socialimperialismo» sono la stessa cosa: socialismo a parole, imperialismo nei fatti “”La questione dell’imperialismo e dei ‘suoi rapporti’ con l’opportunismo nel movimento operaio, col tradimento della causa operaia compiuto dai dirigenti operai è stata posta da molto , da moltissimo tempo. Per ‘quarant’anni, dal 1852 al 1892, Marx ed Engels hanno dimostrato costantemente l”imborghesimento’ degli strati superiori della classe operaia inglese in conseguenza delle sue particolari condizioni economiche (70) (colonie, monopolio del mercato mondiale, ecc.). Tra il 1870 e il 1880, Marx si guadagnò l’odio onorifico dei volgari eroi della tendenza che allora svolgeva la funzione dell’Internazionale «di Berna», degli opportunisti e dei riformisti, per aver bollato molti capi delle Trade Unions inglesi che si erano venduti alla borghesia o venivano pagati da essa per i servizi prestati a ‘questa’ classe ‘all’interno’ del movimento operaio. Durante la guerra anglo-boera, la stampa anglo-sassone aveva già ben posto chiaramente la questione dell’imperialismo, come la più recente (‘e ultima’) fase del capitalismo. Se la memoria non m’inganna MacDonald in persona uscì allora dalla società dei Fabiani, precorritrice dell’Internazionale «di Berna» , vivaio e modello di opportunismo, caratterizzata da Engels con forza, chiarezza e verità geniali nella sua corrispondenza con Sorge (71). «Imperialismo fabiano» – tale era l’espressione allora corrente nella letteratura socialista inglese. Se Ramsay MacDonald lo ha dimenticato, tanto peggio per lui. «Imperialismo fabiano» e «socialimperialismo» sono la stessa cosa: socialismo a parole, imperialismo nei fatti, ‘sviluppo dell’opportunismo in imperialismo’. Adesso, durante e dopo la guerra del 1914-1918, questo fenomeno è diventato ‘mondiale’. L’incomprensione di questo fatto è la maggior prova di cecità dell’Internazionale gialla «di Berna» e il suo maggiore delitto. L’opportunismo o riformismo dovevano, inevitabilmente, svilupparsi in un ‘imperialismo socialista’ o socialsciovinismo d’importanza storica mondiale; perché l’imperialismo ha fatto avanzare un pugno di nazioni progredite, ricchissime, che depredano tutto il mondo, permettendo così alla borghesia di quei paesi di ‘corrompere’ con una parte dei propri sovrapprofitti monopolistici (l’imperialismo è il capitalismo monopolistico) ‘gli strati superiori della classe operaia’ di questi paesi. Solo dei perfetti ignoranti o degli ipocriti che ingannano gli operai, ripetendo ‘luoghi comuni’ sul capitalismo e nascondendo così la amara verità del passaggio di ‘un’intera corrente del socialismo’ dalla parte della borghesia imperialistica, possono non vedere l’inevitabilità economia di questo fatto in regime imperialistico’ (pag 460-461) [V.I. Lenin, I compiti della III Internazionale] [(in) V.I. Lenin, ‘Opere’, vol. 29, Marzo-agosto 1919, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [(71) Cfr. la lettera di Engels a Sorge del 18 gennaio 1893, in Karl Marx – Friedrich Engels, ”Ausgewählte Briefe’, Berlin, 1953, p. 546]”,”LEND-685-29″ “LENIN V.I.”,”Über die Junius-Brochüre. Juli 1916.”,”Junius pseudonimo di Rosa Luxemburg Difetti e ragionamenti sbagliati di Junius (v. pag 305-318, Op. Compl. in italiano, vol. 22] Lenin: ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’ “”L’opuscolo, come spiega l’autore [Rosa Luxemburg, ndr] nell’introduzione in data 2 gennaio 1916, è stato scritto nell’aprile 1915 e stampato poi «senza modificazioni». (…) L’opuscolo non è tanto consacrato alla «crisi della socialdemocrazia», quanto piuttosto a un’analisi della guerra, alla confutazione della leggenda del suo carattere di liberazione, alla dimostrazione che si tratta di una guerra imperialista sia da parte della Germania che delle altre grandi potenze, e a una critica rivoluzionaria dell’atteggiamento del partito ufficiale. (…) Il difetto principale dell’opuscolo di Junius – difetto che rappresenta senz’altro un passo indietro rispetto alla rivista legale (anche se proibita subito dopo la sua pubblicazione) ‘Die Internationale’ – è il silenzio sui legami esistenti tra il socialsciovinismo (l’autore non adopera né questo termine, né l’altro, meno preciso di socialpatriottismo) e l’opportunismo. L’autore parla in modo del tutto giusto della «capitolazione» e del fallimento del partito socialdemocratico tedesco, del «tradimento» dei suoi «capi ufficiali», ma non va più in là. E tuttavia la rivista ‘Die Internationale’ aveva già svolto una critica del «centro», cioè del kautskismo, comprendo di ridicolo, con piena ragione, la sua mancanza di carattere, la suo opera di prostituzione del marxismo, il suo servilismo verso gli opportunisti. E la stessa rivista ‘aveva incominciato’ a smascherare al condotta reale degli opportunisti, pubblicando, per esempio, il fatto importantissimo che il 4 agosto 1914 gli opportunisti si erano presentati con un ultimatum, con la decisione già presa di votare, in ‘ogni’ caso, ‘per’ i crediti. Né l’opuscolo di Junius, né le tesi parlano dell’opportunismo e del kautskismo! Ciò è teoricamente sbagliato, giacché non si può ‘spiegare’ il «tradimento» senza collegarlo all’opportunismo, come ‘tendenza’ che ha una lunga storia, la storia di tutta la II Internazionale. E’ sbagliato dal punto di vista pratico e politico, giacché non si può comprendere né superare la «crisi della socialdemocrazia» senza chiarire il significato e la funzione delle ‘due tendenze’: la tendenza apertamente opportunista (Legien, David, ecc.) e la tendenza opportunista mascherata (Kautsky e soci). E’ un passo indietro, per esempio, rispetto allo storico articolo di Otto Rühle, pubblicato sul ‘Vorwärts’ del 12 gennaio 1916, nel quale egli dimostra chiaramente e apertamente l”inevitabilità’ della scissione del partito socialdemocratico tedesco. (…)”” [V.I. Lenin, ‘Über die Junius-Brochüre. Juli 1916’, Verlag Neue Einheit, Berlin, 1974] (pag 1-3) (edizione italiana ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’, in V.I. Lenin, ‘Opere’, volume 22, Edizioni Lotta Comunista, 2002, pag 304-306) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-689″
“LENIN Vladimir Ilic GORTER Herman TROTSKY (TROTSKIJ) Lev Davidovic KUN Béla”,”Dibattito sull’estremismo.”,”””Lo sviluppo del settarismo socialista e lo sviluppo del vero movimento operaio sono sempre in rapporto inverso e, fino a quando le sette hanno una ragione (storica) di essere, la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Quando avrà raggiunto questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie””. Lettera di Marx a Bolta, 1871.”,”LEND-032-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXX. Settembre 1919 – aprile 1920. Discorso alla conferenza degli operai e dei soldati rossi senza partito dei quartieri Basmanni, Lefortovo, Alexeievski e Sokolniki – Come la borghesia si serve dei rinnegati – Agli operai americani – I compiti del movimento operaio femminile nella Repubblica dei Soviet – L’esempio degli operai di Pietrogrado – Risposta alle domande del corrispondente del giornale americano «The Chicago Daily News» – Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi – Lo stato operaio e la settimana del partito – Discorso agli operai comunisti mobilitati, pronunziato dal balcone del Soviet dei deputati, degli operai e dei soldati rossi di Mosca – Agli operai e ai soldati rossi di Pietrogrado – Ai compagni soldati rossi – Bilancio della settimana del partito a Mosca e i nostri compiti – Discorso agli studenti dell’Università «Sverdlov» in partenza per il fronte – Al compagno Loriot e a tutti gli amici francesi che hanno aderito alla III Internazionale – Lettera al comitato centrale del Partito comunista tedesco sulla scissione – Ai compagni comunisti che facevano parte del Partito comunista tedesco e che hanno ora costituito un nuovo partito – Al compagno Serrati e ai comunisti italiani in generale – Sulla dittatura del proletariato – Economia e politica nell’epoca della dittatura del proletariato – Saluto agli operai di Pietrogrado – Il potere sovietico e la situazione della donna – Due anni di potere sovietico – Ai compagni comunisti del Turkestan – Alla lotta contro la crisi del combustibile! – Discorso alla I Conferenza di tutta la Russia sul lavoro del Partito nelle campagne – Rapporto al II Congresso di Russia delle organizzazioni comuniste dei popoli dell’Oriente – Progetto di risoluzione del CC del PCRb sul potere sovietico in Ucraina – Ottava conferenza del PCRb – Discorso al I congresso delle comuni e delle «artel» agricole – Settimo congresso dei Soviet di tutta la Russia – Le elezioni all’assemblea costituente e la dittatura del proletariato – Alla nuova generazione – Discorso a un comizio per l’anniversario dell’insurrezione di dicembre del 1905, nel quartiere Presnia – Rapporto sui sabati comunisti tenuto alla conferenza del PCRb di Mosca – Lettera agli operai e ai contadini dell’Ucraina in occasione delle vittorie riportate su Denikin – L’epurazione della lingua russa – All’ufficio del congresso femminile del governatorato di Pietrogrado – A I.V. Stalin – Discorso pronunciato alla conferenza degli operai e dei soldati rossi senza partito del quartiere Presnia – Progetti di risoluzioni e direttive sulla cooperazione – Discorso pronunciato al III congresso dei consigli dell’economia nazionale di tutta la Russia – Ai membri del consiglio della difesa – Rapporto sull’attività del comitato esecutivo centrale della Russia e del consiglio dei commissari del popolo alla prima sessione del comitato esecutivo centrale della VII legislatura – Progetto (o tesi) di risposta del PCR(b) alla lettera del Partito socialdemocratico indipendente tedesco – Discorso pronunziato alla conferenza dei ferrovieri del nord ferroviario di Mosca – «À la guerre comme à la guerre» – Discorso pronunciato alla conferenza dei senza partito del quartiere Blaguscia-Fefortovo – Note di un pubblicista – Telegramma a I.V. Stalin – Telegramma a I.V. Stalin – Risposta alle domande del corrispondente del giornale americano «New York Evening Journal» – Risposta alle domande del corrispondente del giornale inglese «Daily Express» – Al compagno Stalin, membro del consiglio militare rivoluzionario del fronte sud-occidentale – Alle operaie – Telegramma a I.V. Stalin – Discorso alla III Conferenza della Russia dei dirigenti delle sottosezioni extrascolastiche fecenti parte delle sezioni di governatorato della pubblica istruzione – Rapporto al I congresso dei cosacchi lavoratori di tutta la Russia – Discorso pronunziato al II congresso dei lavoratori del servizio medico-sanitario di tutta la Russia – Lettera alle organizzazioni del PCR sulla preparazione del congresso del partito – La giornata internazionale della donna – Discorso pronunziato alla seduta del soviet dei deputati degli operai e dei soldati rossi di Mosca – Discorso pronunziato alla seduta solenne del soviet di Mosca nell’anniversario della III Internazionale – Discorso pronunziato al II congresso degli operai dei trasporti fluviali della Russia – Discorso alla seduta dedicata alla memoria di I.M. Sverdlov – Due discorsi registrati su dischi – IX congresso del PCR(b) – Sui compromessi – Telegramma a G.K. Orgionikidze – Discorso al I congresso costitutivo del sindacato dei minatori della Russia – Discorso al III congresso dei sindacati di tutta la Russia – Dalla distruzione di un ordinamento secolare alla creazione di un ordine nuovo – Discorso al III congresso dei tessili di tutta la Russia – Discorso all’assemblea organizzata dal comitato di Mosca del PCRb in onore del cinquantesimo compleanno di V.I. Lenin.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Sulla dittatura del proletariato (schema, punti sintetici) (Engels, Kautsky ecc) (pag 77-87) – «À la guerre comme à la guerre» (pag 311-312) – Note di un pubblicista (pag 316-325) – Discorso alla seduta dedicata alla memoria di I.M. Sverdlov (pag 391-392) “”Per essere trattato in un opuscolo il problema va diviso in quattro grandi sezioni: A. La dittatura del proletariato come nuova forma di lotta di classe del proletariato (in altri termini: sua nuova fase, con nuovi compiti). B. La dittatura del proletariato come distruzione della democrazia borghese e creazione della democrazia proletaria. C. La dittatura del proletariato e le particolarità dell’imperialismo (o della fase imperialistica del capitalismo). D. La dittatura del proletariato e il potere sovietico. Piano di elaborazione di queste quattro sezioni: I. (A) La dittatura del proletariato come nuova forma della lotta di classe del proletariato. 1. La ragione principale per cui dei «socialisti» non comprendono la dittatura del proletariato è che essi non portano fino in fondo l’idea della lotta di classe (cfr. Marx, 1852) (19). La dittatura del proletariato è la ‘continuazione’ della lotta di classe del proletariato in forme ‘nuove’. Qui sta l’essenziale ed essi non lo capiscono. Il proletariato, come classe ‘a sé continua’ a condurre da solo la lotta di classe. 2. Lo Stato è soltanto uno ‘strumento’ del proletariato nella sua lotta di classe. Una specie di ‘manganello, rien de plus!’ Vecchi pregiudizi sullo Stato (cfr. ‘Stato e rivoluzione’). Nuove forme di Stato: tema della sezione B; qui lo si affronta appena. 3. Le forme della lotta di classe del proletariato durante la sua dittatura non possono essere quelle di prima. ‘Cinque’ nuovi compiti (principali) e rispettivamente cinque nuove forme: 4. (1). Spezzare la resistenza degli sfruttatori (…). (2). Guerra civile (…). (3). ‘Neutralizzazione’ della piccola borghesia, e soprattutto dei contadini (…). (4). ‘Utilizzazione’ della borghesia (Gli ‘specialisti’ (…). (5). Formazione di una nuova disciplina. La dittatura del proletariato e i sindacati (…)”” (pag 79-81) [V.I. Lenin, ‘Sulla dittatura del proletariato’, settembre-ottobre 1919, pubblicato nel 1925; (in) V.I. Lenin, ‘Opere’, XXX. Settembre 1919 – aprile 1920, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [(19) Lettera di K. Marx a J. Weidemeyer del 5 marzo 1852] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-30″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXI. Aprile – dicembre 1920. L’«estremismo» malattia infantile del comunismo – Discorso al congresso degli operai dell’industria del vetro e della porcellana – Dal primo «sabato comunista» sulla linea ferroviaria Mosca-Kazan al «sabato comunista» del primo maggio in tutta la Russia – Discorso per la posa della prima pietra del monumento al lavoro – Discorso ai soldati rossi in partenza per il fronte polacco – Discorso alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet moscovita dei deputati degli operai, dei contadini e dei soldati rossi, dei sindacati e dei comitati di fabbrica e d’officina – Telegramma al governo socialista sovietico dell’Azerbaidgian – Discorso alla conferenza degli operai e dei soldati rossi del quartiere Rogozsko-Simonovski – All’Associazione nazionale indiana – Lettera agli operai inglesi – «Kommunismus» – Discorso alla seconda conferenza per l’approvvigionamento – Aiutiamo i soldati rossi feriti! – Risposta alla lettera del comitato provvisorio per la costituzione del partito comunista di Gran Bretagna – Telefonogramma a I.V. Stalin – Telegramma a I.V. Stalin – Tesi per il secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Telegramma a I.V. Stalin – Lettera ai comunisti austriaci – Il Secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Risposta al Signor Segrew, corrispondente del «Daily News» – Discorso alla IX conferenza del partito comunista di Russia – Lettera agli operai tedeschi e francesi – I compiti delle associazioni giovanili – Discorso al congresso degli operai e degli impiegati dell’industria del cuoio – Ai contadini poveri dell’Ucraina – Sulla cultura proletaria – Conferenza dei presidenti dei comitati esecutivi di distretto del Volost e di villaggio della provincia di Mosca – Telegramma al governo provvisorio d’Ucraina – Per la storia della questione della dittatura – Telegramma a I.V. Stalin – Discorso alla conferenza dei comitati per l’istruzione politica presso le sezioni provinciali e distrettuali della pubblica istruzione – A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano – Discorso per il terzo anniversario della rivoluzione d’ottobre – Progetto di risoluzione sui compiti dei sindacati e sui metodi per assolverli – Telegramma a I.V. Stalin – Tesi sulla propaganda della produzione – Da una conversazione per filo diretto con I.V. Stalin – Conferenza provinciale moscovita del PCR – Discorso alla conferenza dei comitati di fabbrica e d’officina delle aziende moscovite dell’industria poligrafica – Discorso all’assemblea dei segretari di cellul dell’organizzazione moscovita del partito comunista di Russia – Rapporto all’assemblea generale dei comunisti del rione Zamoskvoriece – Telegramma al presidente del comitato militare rivoluzionario d’Armenia – Discorso all’assemblea dei militanti dell’organizzazione moscovita del partito comunista di Russia – VIII congresso dei Soviet di tutta la Russia – Lettera agli operai del rione Krasnaia Presnia.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: L’«estremismo» malattia infantile del comunismo Tesi per il secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Secondo congresso dell’Internazionale Comunista Per la storia della questione della dittatura (pag 326-345) A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano (pag 357-370) Progetto di risoluzione sui compiti dei sindacati e sui metodi per assolverli “”Il dibattito si è chiuso con la votazione di due mozioni, la prima delle quali si può definire comunista, mentre l’altra si può chiamare «centristica» o elusiva e si può dire che difende copertamente l’alleanza (l’«unità»!) con i riformisti. La prima ha vinto e ottenuto sette voti (Terracini, Gennari, Regent, Tuntar, Casucci, Marziale e Bellone); la seconda è stata respinta (ha avuto cinque voti: Baratono, Zannerini, Bacci, Giacomini, Serrati). La prima mozione si distingue per la sua notevole chiarezza e precisione. Comincia con l’indicare che le «condizioni attuali» della lotta rivoluzionaria in Italia esigono «la più grande omogeneità» del partito. Più oltre si dice che è permesso a tutti rimanere nel partito a condizione che ci si sottometta alla sua disciplina; si riconosce che questa condizione non è stata rispettata; che è un errore aspettarsi che si sottomettano alla disciplina coloro le cui opinioni sono opposte ai principi e alla tattica della III Internazionale; che pertanto, dopo aver accettato le 21 condizioni di Mosca, bisogna procedere a un’«epurazione radicale» del partito, ‘allontanando’ gli opportunisti e i riformisti. Qui non si tratta né di nomi né di casi particolari. Qui si configura una linea politica chiara. Sono esattamente indicati i motivi della deliberazione: i fatti concreti della storia del partito in Italia, le particolarità concrete della situazione rivoluzionaria. La seconda mozione è un modello di elusività e di gretta diplomazia: accettiamo i 21 punti, ma riconosciamo che «queste condizioni possono dar luogo a interpretazioni equivoche» e che «è necessario concedere a ogni sezione dell’Internazionale comunista una libertà di valutazione politica conforme alle condizioni storiche e ai fatti concreti particolari dei paesi in questione, pur ammettendone la ratifica da parte dell’Internazionale». La risoluzione sottolinea la «necessità di conservare l’unità del Partito socialista italiano sulla base dei 21 punti». I casi particolari di violazione della disciplina devono essere severamente puniti dal Comitato centrale del partito. La mozione comunista dice: la situazione rivoluzionaria esige la più grande omogeneità del partito. Quest’affermazione è incontestabile. La mozione dei difensori dell’«unità» con i riformisti tenta invece di eludere questa verità, senza però decidersi a contestarla. La mozione comunista dice: la particolarità dell’Italia consiste nel fatto che la condizione della subordinazione dei riformisti alle decisioni del partito non è stata rispettata. Sta qui il nodo della questione. E , se le cose stanno a questo modo, tollerare che i riformisti rimangano nel partito, ‘mentre’ la situazione rivoluzionaria generale ‘si acuisce’, e si è forse già alla vigilia di battaglie rivoluzionarie decisive, non è soltanto un errore, ‘ma anche un delitto'”” (pag 360-361) [V.I. Lenin, ‘A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano’, 11 dicembre 1920, in Id., Opere XXXI, Aprile-dicembre 1920, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-31″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXII. Dicembre 1920 – agosto 1921. I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky – La crisi del partito – Il congresso dei minatori di tutta la Russia – Sui mezzi per assicurare il lavoro scientifico dell’accademico Pavlov e dei suoi collaboratori – Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky e di Bucharin – Discorso alla conferenza allargata dei metallurgici di Mosca – Discorso al IV congresso degli operai dell’abbigliamento di tutta la Russia – Direttive del comitato centrale ai comunisti del Commissariato del Popolo per l’istruzione pubblica – L’attività del Commissariato del popolo per l’istruzione pubblica – Abbozzo preliminare di tesi sui contadini – Biglietto a I.V. Stalin e agli altri membri dell’ufficio politico – Il piano economico unico – Saluto al V Congresso dei soviet di tutta l’Ucraina – Discorso all’assemblea plenaria del soviet di Mosca dei deputati operai e contadini – Lettera a G. Orgionikidze – La giornata internazionale delle operaie – X Congresso del PCR(b) – Discorso al congresso degli operai dei trasporti di tutta la Russia – Al comitato di fabbrica e a tutti gli operai della fabbrica statale di automobili n.1 – Rapporto sull’imposta in natura all’assemblea dei segretari e dei responsabili delle cellule del PCR(b) della città e del governatorato di Mosca – Messaggio di saluto alla conferenza delle sezioni femminili dei popoli delle regioni e delle repubbliche sovietiche d’oriente – Rapporto sulle concessioni presentato alla riunione della frazione comunista del consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia – Ai compagni comunisti dell’Azerbaigian, della Georgia, dell’Armenia, del Daghestan e della Repubblica dei popoli del Caucaso del Nord – Alla conferenza generale degli operai senza partito di Pietrogrado – Schema dell’opuscolo «Sull’imposta in natura» – Sull’imposta in natura – Discorsi registrati sui dischi – Al compagno Krgigianovski presso la presidenza del «Gosplan» – Direttive del Consiglio del lavoro e della difesa alle amministrazioni sovietiche locali – X Conferenza dei PCR(b) di tutta la Russia – Discorso sugli organismi economici locali pronunziato alla riunione del comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Discorso alla III Conferenza di tutta la Russia per gli approvvigionamenti – III Congresso dell’Internazionale comunista – Considerazioni sul «piano» dell’economia statale – Saluto al congresso dei delegati del Centrosoiuz – Saluto al I congresso internazionale delle associazioni sindacali rivoluzionarie – Appello al proletariato internazionale – Appello ai contadini dell’Ucraina – Lettera a G. Miasnikov – Al compagno Thomas Bell – Lettera ai comunisti tedeschi.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky (pag 9-30) – La crisi del partito (pag 31-42) – Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky e di Bucharin (pag 57-94) Bisogna ricordare che un dirigente politico non è soltanto responsabile della sua politica, ma anche di ciò che fanno i suoi subalterni “”Abbiamo una preziosa esperienza militare: eroismo, zelo ecc. Abbiamo anche aspetti negativi nell’esperienza dei peggiori elementi militari: burocrazia, boria. Le tesi di Trotsky, malgrado la coscienza e la volontà dell’autore, hanno appoggiato non già quanto vi era di meglio, ma quanto vi era di peggio nell’esperienza militare. Bisogna ricordare che un dirigente politico non è soltanto responsabile della sua politica, ma anche di ciò che fanno i suoi subalterni. L’ultima cosa che volevo dirvi, e per la quale ieri avrei dovuto darmi dello stupido, è che ho lasciato passare inosservate le tesi del compagno Rudzutak. Rudzutak ha il difetto di non saper parlare forte, inosservato. Ieri, non avendo potuto assistere alla riunione, ho esaminato il materiale pervenutomi e ho trovato un foglietto pubblicato per la V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia che ha avuto luogo dal 2 al 6 novembre 1920 (13). Questo foglietto è intitolato: ‘I compiti dei sindacati nella produzione’. Ve lo leggerò tutto, non è lungo. (…) Ecco una piattaforma cento volte migliore di quella che il compagno Trotsky ha redatto dopo averci più volte riflettuto, e di quella che ha steso il compagno Bucharin (risoluzione dell’assemblea plenaria del 7 dicembre) senza averci riflettuto affatto. Tutti noi, membri del Comitato centrale che da molti anni non lavoriamo nel movimento sindacale, dovremmo imparare dal compagno Rudzutak, e anche il compagno Trotsky e il compagno Bucharin dovrebbero imparare da lui. I sindacati hanno approvato questo programma. Noi tutti abbiamo dimenticato i tribunali disciplinari, ma senza i tribunali disciplinari, senza i premi in natura, la «democrazia della produzione» non è che vaniloquio. Confronto le tesi di Rudzutak con quelle presentate da Trotsky al Comitato centrale. Alla fine della quinta tesi di Trotsky leggo: «… è indispensabile affrontare subito la riorganizzazione dei sindacati, cioè prima di tutto la selezione del personale dirigente proprio da questo punto di vista…». Ecco la vera burocrazia! Trotsky e Krestinski selezioneranno «il personale dirigente» dei sindacati! (…) In conclusione, le tesi di Trotsky e di Bucharin contengono una serie di errori teorici, una serie d’inesattezze di principio. Il loro modo di affrontare la questione manca assolutamente di accortezza. Le «tesi» del compagno Trotsky sono politicamente dannose. La sua è insomma una politica di seccature burocratiche nei confronti dei sindacati. E il congresso del nostro partito, ne sono convinto, condannerà e respingerà questa politica”” (pag 29-30) [V.I. Lenin, ‘I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky. Discorso alla seduta comune dei delegati dell’VIII Congresso dei soviet, dei membri del Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia e del Consiglio dei sindacati di Mosca iscritti al PCR(b), 30 dicembre 1920, pubblicato in opuscolo nel 1921] [(in) Id., Opere XXXII. Dicembre 1920 – agosto 1921, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [(13) Durante la riunione dei comunisti delegati alla V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia Trotsky trovò l’opposizione dei delegati comunisti, i quali approvarono una risoluzione il cui fondamento era costituito dal progetto di risoluzione su ‘I compiti dei sindacati e i metodi per realizzarli’ redatto da Lenin (cfr. nella presente edizione, vol. 31)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-32″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXIII. Agosto 1921 – marzo 1923. Tempi nuovi, errori vecchi in forma nuova – Lettere all’ufficio centrale di statistica – Lettera alla redazione del giornale «Ekonomiceskaia Gizn» – L’epurazione nel partito – A proposito dei compiti dell’ispezione operaia e contadina, della loro interpretazione ed esecuzione – Alla presidenza dell’VIII congresso degli elettrotecnici di tutta la Russia – Per il quarto anniversario della rivoluzione d’ottobre – La nuova politica economica e i compiti dei centri di educazione politica. Rapporto al II Congresso dei Centro di educazione politica di tutta la Russia – VII Conferenza del partito del governatorato di Mosca – L’importanza dell’oro oggi e dopo la vittoria completa del socialismo – Discorso pronunciato all’assemblea degli operai della manifattura Prokhorov in occasione del IV anniversario della rivoluzione d’ottobre – Discorso all’assemblea degli operai, delle operaie, dei soldati rossi e dei giovani del quartiere Khomovniki dedicata al IV anniversario della rivoluzione d’ottobre – Discorso all’assemblea degli operai della fabbrica Elektrosila n. 3 (ex Dinamo) in occasione del IV anniversario della rivoluzione d’ottobre – Prefazione all’opuscolo «A proposito della nuova politica economica (due vecchi articoli e un epilogo ancor più vecchio)» – Telegramma a Narimanov, presidente del consiglio dei commissari del popolo dell’Azerbaigian Un librio pieno di talento – Progetto di proposta per la formazione di una federazione delle repubbliche transcaucasiche – Discorso pronunciato al I congresso agricolo del governatorato di Mosca – A proposito delle tesi del partito comunista francese sulla questione agraria – Lettera i membri dell’ufficio politico sull’epurazione del partito e le condizioni di ammissione al partito – Lettera all’ufficio politico per una risoluzione del IX Congresso dei Soviet sulla situazione internazionale – IX Congresso dei soviet di tutta la Russia – Sulla politica del partito laburista inglese – Funzione e compiti dei sindacati nelle condizioni della nuova politica economica – Progetti di direttiva dell’ufficio politico del CC del PCR(b) sulla nuova politica economica – Ai lavoratori del Daghestan – Lettera al compagno Orgionikidze sul rafforzamento dell’esercito rosso georgiano – Lettera a D.I. Kurski – Note di un pubblicista – La situazione internazionale e interna della repubblica sovietica – Il significato del materialismo militante – Al compagno Molotov per i membri dell’ufficio politico – Progetto di risposta a E. Vandervelde – Prefazione al libro di I.L. Stepanov «L’elettrificazione della RSFSR in relazione alla fase di transizione dell’economia mondiale» – Lettera a Stalin sulle funzioni dei vicepresidenti dei commissari del popolo e del consiglio del lavoro e della difesa – Per il IV anniversario di «Biednotà» – Lettera a Molotov sullo schema del rapporto politico per l’XI congresso del partito – A proposito delle condizioni di ammissione di nuovi membri del partito – XI congresso del partito – A proposito del progetto di risoluzione dell’XI congresso del partito sul lavoro nelle campagne – Abbiamo pagato troppo caro – Risoluzione sulle funzioni dei vicepresidenti del consiglio dei commissari del popolo e del consiglio del lavoro e della difesa – Lettera a I.V. Stalin – Prefazione all’opuscolo «Vecchi articoli su temi di attualità» – Telegramma agli operai e agl ingegneri dell’Azneft – Per il X anniversario della «Pravda» – Lettera a I.V. Stalin per i membri dell’Ufficio politico – Progetto di risoluzione del Cec sul rapporto della delegazione alla conferenza di Genova – Lettera a D.I. Kurski – Lettere a I.V. Stalin sullo sviluppo della radiotecnica – Sulla «doppia» subordinazione e sulla legalità – Un cucchiaio di fiele in un barile di miele – Lettera al V Congresso dei sindacati di tutta la Russi – Biglietto all’ufficio politico sulla lotta contro lo sciovinismo di grande potenza – Agli operai di Bakú – Al V Congresso dell’Unione della gioventù comunista russa – Lettera sul monopolio del commercio estero – Al congresso degli impiegati delle finanze di tutta la Russia – All’associazione degli amici della Russia sovietica (in America) – Alla associazione per l’aiuto tecnico alla Russia sovietica – Saluto al Primorie libero – Intervista a Farbman, corrispondente dell’«Observer» e del «Manchester Guardian» – Discorso alla IV Conferenza del CEC della IX legistatura – Alla «Petrogradskaia Pravda» – Alla «Pravda» – Alla prima conferenza internazionale dei cooperatori comunisti – Al congresso degli statistici di tutta la Russia – Intervista a A.A. Ransom, corrispondente del «Manchester Guardian» – Alla conferenza delle operaie e delle contadine senza partito di Mosca e del governatorato di Mosca – Agli operai della fabbrica ex Michelson – Agli opera e agli impiegati della centrale elettrica statale «Elektroperedacia» – Agli operai della fabbrica tessile Stodolskaia di Klintsky – IV Congresso dell’Internazionale Comunista – Messaggio alla esposizione agricola di tutta la Russia – Al gruppo «Clarté» – Discorso alla seduta plenaria del soviet di Mosca – Alla presidenza del V congresso del sindacato dei funzionari dei soviet – Al congresso dei lavoratori dell’istruzione – Al III congresso mondiale dell’Internazionale giovanile comunista a Mosca – Appunti sui compiti della nostra delegazione alla conferenza dell’Aja – Qualche parola su N.E. Fedoseev – Al congresso dei soviet dell’Ucraina – Sul monopolio del commercio estero – Lettera a I.V. Stalin per i membri del CC in merito all’intervento al X congresso dei soviet di tutta la Russia – Pagine di diario – Sulla cooperazione – Sulla nostra rivoluzione – Come riorganizzare l’ispezione operaia e contadina – Meglio meno, ma meglio.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – L’ epurazione del partito (27-30) – Sulla politica del partito laburista inglese. Lettera al CC del PCR(b) (pag 163-164) – Funzioni e compiti dei sindacati nelle condizioni della Nep (pag 165-176) “”Il telegramma concernente il Partito laburista britannico mostra la straordinaria ingenuità di Krasin. A mio avviso, si deve adesso agire in due direzioni: 1) pubblicare sulla stampa una serie di articoli, firmati da varie persone che ridicolizzino le vedute della sedicente democrazia europea sulla questione georgiana; 2) incaricare subito un giornalista mordace di abbozzare una nota estremamente gentile in risposta al Partito laburista inglese. Spiegare in questa nota, con il tono più insistente, che la proposta di ritirare le nostre truppe dalla Georgia e di indirvi un referendum potrebbe essere perfettamente ragionevole e considerata come proveniente da persone che non hanno perduto il senno e che non sono state corrotte dall’Intesa, se essa venisse estesa a tutte le nazionalità del globo; in particolare, allo scopo di indurre i dirigenti del partito laburista inglese a riflettere su ciò che significano in politica internazionale i rapporti imperialistici contemporanei, noi proponiamo di esaminare con benevolenza: in primo luogo, il ritiro delle truppe inglesi dall’Irlanda e l’organizzazione di un referendum in questo paese; in secondo luogo, idem per l’India; in terzo luogo, idem per le truppe giapponesi in Corea; in quarto luogo, idem per tutti i paesi in cui si trovino delle truppe di un grande Stato imperialista. Esprimere nella nota, con la più grande cortesia, l’idea che le persone desiderose di riflettere su questo proposte e sul sistema dei rapporti imperialistici in politica internazionale possono mostrarsi capaci di comprendere il carattere «interessante» delle proposte da noi avanzate al partito laburista inglese. Insomma il progetto di nota deve ridicolizzare, con uno stile estremamente gentile ed estremamente popolare (al livello mentale di un bambino di dieci anni) i capi imbecilli del partito laburista inglese. Propongo all’Ufficio politico di esaminare l’opportunità di inviare una copia di questa lettera a Krasin. Personalmente sono favorevole”” [V.I. Lenin, ‘Sulla politica del partito laburista inglese. Lettera al CC del PCR(b)’, 27 dicembre 1921] [(in) V.I. Lenin, ‘Opere, vol. XXXIII. Agosto 1921 – marzo 1923’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Invitare i dirigenti del partito laburista inglese a riflettere su ciò che significano in politica internazionale i rapporti imperialistici contemporanei [Sulla politica del partito laburista inglese. Lettera al CC del PCR(b) (pag 163-164)]”,”LEND-685-33″
“LENIN V.I.”,”Hyndman on Marx.”,”Hyndman si volse al socialismo dopo aver letto il Capitale nella traduzione francese durante uno dei suoi numerosi viaggi verso l’America tra il 1874 e il 1880. Accompagnato da Karl Hirsch, Hyndman nella sua visita a Marx, mentalmente compara Marx a Mazzini! Nel 1880 Marx era praticamente sconosciuto al pubblico inglese.”,”LEND-691″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXIV. Carteggio (novembre 1895-novembre 1911). Lettere 1895-1911.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1955 Lettera di Lenin al Comitato della Siberia, Ginevra 30.10.1904. “”Stimati compagni, vorrei per mezzo vostro rispondere al compagno Simonov, che è stato qui in qualità di rappresentante dell’Unione siberiana e prima di partire mi ha lasciato una lettera (allora non mi trovavo a Ginevra) in cui mi espone il suo punto di vista conciliatore. È appunto a proposito di questa lettera, il cui contenuto vi sarà stato reso noto dal compagno Simonov si riduce dunque a questo: certamente essi (la minoranza) sono degli anarchici e dei disorganizzatori, ma non ci si può far niente; è necessaria una «sospensione delle ostilità» al fine di uscire in qualche modo da una situazione insostenibile, al fine di rimettersi in forze per continuare la lotta contro la minoranza. È stato per me molto istruttivo leggere la lettera del compagno Simonov, il quale è uno dei rari fautori ‘sinceri’ della conciliazione. Fra i conciliatori c’è un tale subisso di ipocrisia, che i ragionamenti (anche se sbagliati) di un uomo che dice quello che pensa ti danno un senso di riposo. Ma il suo ragionamento è assolutamente sbagliato. Egli stesso comprende che con le menzogne, gli imbrogli, le porcherie non ci si può ‘conciliare’; ma allora che senso ha parlare di ‘sospensione’ delle ostilità? La minoranza, è chiaro, approfitterebbe di questa sospensione delle ostilità solo per consolidare le proprie posizioni. La polemica frazionistica (che un CC ipocrita ha ipocritamente promesso di far cessare nella sua recentissima lettera ai comitati, lettera che probabilmente avrete già ricevuto anche voi) non è cessata, ma ha assunto forme così abiette che persino Kautsky, che pure è per la minoranza, ha dovuto condannarle. Perfino K. Kautsky ha dichiarato in una sua lettera all”Iskra’ che la polemica «mascherata» è peggiore di qualsiasi altra, giacché così le cose si imbrogliano, gli accenni restano nel vago e le risposte dirette sono impossibili. Prendete l”Iskra’, il n. 75, l’articolo di fondo, il cui tema è molto lontano dai nostri dissensi, e vedrete che è costellato di improperi da vecchio stizzito, che c’entrano come i cavoli a merenda, contro i consiglieri Ivanov, i crassi ignoranti, ecc. ecc. Secondo i nostri transfughi del CC, questa, a quanto pare, non è polemica frazionistica! Non entro poi nella sostanza delle conclusioni dell’autore dell’articolo (evidentemente Plekhanov): Marx fu ‘mite’ con i proudhoniani. È possibile un modo più ipocrita di utilizzare i fatti storici e i grandi nomi storici? Che cosa avrebbe detto Marx se con la parola d’ordine della mitezza si fosse cercato di mascherare la ‘confusione’ fra marxismo e proudhonismo? (e la nuova ‘Iskra’ non si occupa forse a tutto andare di confondere il rabocedielismo con l’iskrismo?). Che cosa avrebbe detto Marx se in nome della mitezza si fosse riconosciuto sulla stampa che il proudhonismo era più giusto del marxismo? (e Plekhanov non sta forse giocando d’astuzia sulla stampa quando finge di riconoscere che in linea di principio la minoranza ha ragione?). Ma già con questo solo paragone Plekhanov si tradisce, ammettendo che il rapporto tra maggioranza e minoranza equivale al rapporto tra marxismo e proudhonismo, al rapporto stesso tra l’ala rivoluzionaria e l’ala opportunista di cui si parla anche nel memorabile articolo ‘Che cosa non fare’. (…)”” (pag 196-197) [Lettera di Lenin al Comitato della Siberia, Ginevra 30.10.1904] [V.I. Lenin, ‘Opere XXXIV. Carteggio (novembre 1895-novembre 1911)’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-34″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXV. Carteggio (febbraio 1912-dicembre 1922). Lettere e dispacci, 1912-1922.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1955 “”Caro compagno, purtroppo, l’articolo ‘Contributo alla teoria dello Stato imperialistico’ non possiamo pubblicarlo. Lo spazio, infatti, è talmente preso da materiali russi che tutti gli altri temi ne risultano sacrificati, e il denaro non basta. Siamo in difficoltà. Ma l’essenziale non sta in ciò. L’essenziale è che l’articolo presenta alcuni difetti. Il titolo non risponde al contenuto. L’articolo si compone di due parti, messe insieme senza averci meditato sufficientemente: 1) lo Stato in generale e 2) il capitalismo di Stato e il suo sviluppo (particolarmente in Germania). La seconda parte è buona e utile, ma per i nove decimi legale. Consiglieremmo di pubblicarla in una miscellanea legale (se non nella ‘Lietopis’) dopo qualche ‘piccolo’ ritocco, e saremmo pronti a fare tutto quanto dipende da noi perchè venga pubblicata. La prima parte tocca un tema di importanza di principio enorme, ma appunto lo ‘tocca’ soltanto. Tenuto conto che pubblichiamo miscellanee una volta all’anno, non possiamo stampare per una questione di teoria così essenziale una cosa non sufficientemente meditata. Lasciando da parte la polemica con Gumplovic ecc. (pure questa sarebbe meglio rimaneggiarla e ‘svilupparla’ in un articolo legale), dobbiamo rivelare una serie di formulazioni estremamente imprecise da parte dell’autore. Il marxismo è la «teoria dello Stato» «sociologia» (???); lo Stato = organizzazione «generale» (?) delle classi dominanti; le citazioni di Engels sono ‘troncate’ proprio in quei punti che sono ‘particolarmente’ importanti, dal momento che è di questo che si parla. La differenza tra i marxisti e gli anarchici sulla questione dello Stato (pp. 15-16) è definita in modo ‘assolutamente errato’: se si vuol parlare di questo ‘non’ si deve, ‘non si può’ parlarne così. La conclusione (il corsivo è dell’autore): «la socialdemocrazia deve sottolineare vigorosamente la propria ostilità di principio al potere statale» (p. 53); [confrontate: il proletariato creerà «una sua organizzazione statale del potere» !?)], è anch’essi estremamente imprecisa o errata. Consiglio: modificare per la stampa legale a) quanto riguarda il capitalismo di Stato e b) la polemica con Gumplovic e C. Quanto al resto, ‘lasciar maturare’. Questa è la nostra convinzione”” [Lettera di V.I. Lenin a N. Bucharin scritta nell’agosto 1916, spedita a Cristiania da Flüms, pubblicata per la prima volta nel 1932] (pag 158-159) [V.I. Lenin, ‘Opere XXXV. Carteggio (febbraio 1912-dicembre 1922)’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Non si può capire una data guerra senza aver capito l’epoca. L’epoca è la somma di svariati fenomeni, nella quale oltre al tipico c’è ‘sempre’ dell’altro’ “”L’articolo di Bukharin non va assolutamente (161). ‘Non c’è’ neanche l’ombra della «teoria dello Stato imperialistico». È un riassunto di dati sullo sviluppo del capitalismo di Stato e basta. Riempire di questo materiale più che legale una rivista illegale è assurdo. Bisogna rifiutare (con la massima cortesia, promettendo di adoperarsi in tutti i modi per la pubblicazione su una rivista legale) (a). Ma forse è meglio aspettare l’articolo di Iuri e non scrivere intanto a Bucharin. Aspettare anche per l’invio a Bukharin della lettera riguardante la loro «frazione», altrimenti egli penserà che abbiamo rifiutato per «spirito di frazione». (…) Porre la questione dell’«epoca» e della «’guerra in corso’» come «estremi», significa appunto cadere nell’eclettismo. Quasi che nostro compito fosse di prendere la «via di mezzo» «tra gli estremi»!!! Il problema è di determinare ‘esattamente’ il rapporto tra l”epoca’ e la guerra ‘in corso’. E appunto questo è stato fatto sia nelle risoluzioni, sia nei miei articoli: «’questa’ guerra imperialistica ‘non è un’eccezione’, ma un fenomeno tipico nell”epoca’ imperialistica». [[Tipico, non unico]]. Non si può capire una data guerra senza aver capito l’epoca. Quando si parla dell’epoca, non si tratta di una frase. È giusto. E le vostre citazioni dai miei vecchi articoli dicono ‘solo’ questo. ‘Esse sono giuste’. Ma quando ‘si comincia’ a dedurne: «nell’epoca dell’imperialismo non ‘possono’ esservi guerre nazionali», questo è un’assurdità. È un evidente errore storico, politico, ‘logico’ (poichè l’epoca è la somma di svariati fenomeni, nella quale oltre al tipico c’è ‘sempre’ dell’altro). E voi ‘ripetete questo errore’ quando scrivete nelle osservazioni: «i piccoli paesi non possono nell’epoca attuale difendere la patria» [= semplificatori]. Non è esatto!! Questo è appunto l’errore di Junius, di Radek, dei «disarmisti» e dei giapponesi!!. Bisogna dire: «’Nemmeno’ i piccoli paesi possono difendere la patria ‘nelle guerre imperialistiche’, particolarmente tipiche dell’epoca imperialistica contemporanea». C’è una differenza. Tutta la ‘sostanza’ di questa differenza è contro i ‘semplificatori’. E voi non avete notato proprio la ‘sostanza’. Grimm ripete l’errore dei semplificatori, e voi lo ‘incoraggiate’ dando una formulazione errata. Bisogna, al contrario, appunto ora (sia nelle conversazioni che nella stampa) confutare dinanzi a Grimm i semplificatori. Noi non siamo affatto contro la «difesa della patria» ‘in generale’, non siamo affatto contro le «guerre difensive» ‘in generale’. ‘Non’ troverete mai questa assurdità in nessuna risoluzione (e in nessun mio articolo). Noi siamo contro la difesa della patria e la difensiva ‘nella guerra imperialistica’ 1914-1916 e nelle altre guerre ‘imperialistiche’, tipiche dell”epoca’ imperialistica. (Nb). Ma nell”epoca’ imperialistica ‘possono’ esserci anche guerre «giuste», di «difesa», rivoluzionarie [[precisamente: 1) nazionali; 2) civili; 3) socialiste, ecc.]]”” [V.I. Lenin, Lettera a Zinoviev, agosto 1916, spedita a Berna da Flüms (Svizzera). Pubblicata per la prima volta nel 1931] (pag 156-158) [V.I. Lenin, ‘Opere XXXV. Carteggio (febbraio 1912-dicembre 1922)’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [(a) Personalmente, da parte mia, aggiungerò per Bukharin un consiglio: cambiare il titolo e lasciare la ‘sola’ parte economica. Perchè la parte politica è assolutamente incompleta, superficiale, inutile] [(161) Si tratta di un articolo sullo Stato che Bukharin aveva scritto per lo ‘Sbornik Sozial-Demokrat’. L’articolo non venne pubblicato. P. 156]”,”LEND-685-35″ “LENIN W.I.”,”Werke. Band 25. Juni – September 1917.”,”25″,”LEND-575″ “LENIN W.I.”,”Werke. Band 26. September 1917 – Februar 1918.”,”26″,”LEND-576″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXVI. Supplemento – varia 1900-1923.”,” La lotta dei contrari. “”Lo sdoppiamento di un tutto e la conoscenza dei suoi elementi contradditori (cfr. la citazione di Filone su Eraclito all’inizio della III parte [‘Sulla conoscenza’] dell”Eraclito’ di Lassalle) è l’ ‘essenza’ (una delle «sostanze», una delle particolarità e tratti fondamentali, se non la fondamentale) della dialettica. Così appunto pone la questione anche Hegel (Aristotele nella sua ‘metafisica’ si ‘affatica’ continuamente intorno a questo argomento e ‘lotta’ contro Eraclito, cioè contro le idee eraclitee). La giustezza di questo aspetto del contenuto della dialettica deve essere verificata dalla storia della scienza. Di solito non si presta sufficiente attenzione a questo aspetto della dialettica (per esempio, Plekhanov): l’identità dei contrari è considerata come una somma di ‘esempi’ [«per esempio, il grano»; «per esempio, il comunismo primitivo». Lo stesso fa Engels. Ma lo fa «a scopo divulgativo»…], e non come ‘legge della conoscenza’ (‘e’ legge del mondo oggettivo). In matematica + e -. Differenziale e integrale. In meccanica azione e reazione. In fisica elettricità positiva e negativa. In chimica associazione e dissociazione degli atomi. Nella scienza sociale lotta di classe. L’identità dei contrari (la loro «unità».forse sarebbe meglio dire? Anche se la distinzione fra i termini identità e unità non è qui particolarmente essenziale. In un certo senso sono giusti ambedue) è il ricoscimento (la scoperta) di tendenze opposte, contraddittorie ‘che si escludono a vicenda’, in ‘tutti’ i fenomeni e i processi della natura (compresi quelli dello spirito e della società). La condizione della conoscenza di tutti i processi del mondo nel loro «automovimento», nel loro sviluppo spontaneo, nella loro realtà vivente, è la loro conoscenza come unità di contrari. Lo sviluppo è una «lotta» di contrari. Le due concezioni fondamentali (o le due possibili? o le due concezioni constatate nella storia?) dello sviluppo (evoluzione) sono: lo sviluppo come diminuzione e ingrandimento, come ripetizione, ‘e’ lo sviluppo come unità dei contrari (sdoppiamento di un tutto in contrari escludentisi a vicenda e interrelazione tra loro). La prima concezione del movimento lascia in ombra l’ ‘aut’ (ovvero questa fonte viene trasferita ‘al di fuori’: dio, soggetto, ecc.). La seconda concezione concentra l’attenzione principale esattamente sulla conoscenza della ‘fonte’ dell’ «’auto’movimento». La prima concezione è morta, povera, arida. La seconda è viva. ‘Solo’ la seconda fornisce la chiave dell’ «automovimento» di tutta l’esistenza; solo essa fornisce la chiave dei «salti», della «soluzione di continuità», della «trasformazione nel proprio contrario», della distruzione del vecchio e del sorgere del nuovo. L’unità (coincidenza, identità, parità di effetti) dei contrari, è condizionata, temporanea, passeggera, relativa. La lotta di contrari che si escludono a vicenda è assoluta, come assoluto è lo sviluppo, il movimento”” (pag 260-261)”,”LEND-685-36″ “LENIN W.I., collettivo di redazione: W. WILKE H. KALISCH W. KREMER E. SCHMIDT”,”Über die Gewerkschaftsbewegung. Band 2.”,”SDAPR Partito Operaio Socialdemocratico russo = POSDR”,”LEND-694″ “LENIN V.I.”,”Rivoluzione e indipendenza nazionale. Sul diritto delle nazioni all’autodecisione.”,”Per quest’opera è stata adottata la traduzione italiana delle Edizioni in lingue estere di Mosca Cap. 8: ‘L’utopista Karl Marx e la pratica Rosa Luxemburg (pag 77-88) “”Marx aveva l’abitudine, – così diceva, – Adi «tastare il dente» ai suoi conoscenti socialisti, controllandone la coscienza e la forza di convinzione. Dopo aver fatto conoscenza con Lopatin, Marx scrive ad Engels il 5 luglio 1870 cose oltremodo lusinghiere sul giovane socialista russo, ma aggiunge: «… Punto debole: ‘la Polonia’. Su questo punto Lopatin parla assolutamente come un inglese, diciamo come un “”cartista”” inglese della vecchia scuola, parla dell’Irlanda. Al socialista della nazione che opprime, Marx rivolge delle domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto comune ai socialisti delle nazioni dominanti (inglese e russa): l’incomprensione dei loro obblighi socialisti verso le nazioni oppresse, le rimasticature di pregiudizi presi alla borghesia della «grande potenza»”” (pag 77-78)”,”LEND-695″ “LENIN V.I., a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Quaderni filosofici.”,”””Le questioni ‘religiose”” hanno oggi un significato ‘sociale'””: questo è stato mostrato nei ‘Deutsche-franzosische Jahrbucher… (pag 29) Riassunto delle “”Lezioni sulla Essenza delle Religione”” di Feuerbach: “”Far dipendere la natura da Dio significa far dipendere l’ordine universale e la necessità della natura dalla volontà”” (pag 70) Sofistica e dialettica (pag 104) I concetti sono il prodotto più alto del cervello, che è il prodotto più alto della materia (pag 154) Connessione di ‘germi’ di pensiero scientifico e di fantasie di tipo religioso e mitologico. E oggi? La stessa cosa, la stessa connessione, pur se è diversa la proporzione tra scienza e mitologia (pag 255) La dialettica vera e propria è lo studio della contraddizione nell’ ‘essenza stessa degli oggetti’: non soltanto le apparenze, ma anche le ‘essenzialità’ delle cose sono transeunti, mobili, fugaci, separate da limiti solo convenzionali (pag 257) … Inconsapevole per gli uomini, appare come risultato delle loro azioni… … In questo senso “”la ragione governa il mondo”” ….Nella storia, attraverso le azioni degli uomini, si compie “” (si ottiene) anche qualche cosa di diverso da ciò che esis si prefiggono e conseguono, da ciò che essi immediatamente sanno e vogliono”” … “”Essi”” (die Menschen) “”realizzano il loro interesse, ma con ciò si realizza anche qualcosa di più remoto, che, pur implicito nell’interesse, non era però racchiuso nella loro coscienza e nel loro proposito”” (cfr Engels) …. “”I grandi uomini dellla storia sono quelli i cui scopi particolari contengono il sostanziale, che è volontà dello spirito del mondo””… (pag 310) Un quadro eccellente della storia: una somma di passioni individuali, azioni, ecc. (“”dappertutto ciò che è nostro, e quindi dappertutto si ridesta il nostro interesse pro o contro””, ora una massa di interessi generali, ora una moltitudine di “”piccole forze”” (“”una tensione infinita di piccole forze, le quali da ciò che appare insignificante generano un che di grandioso””) (pag 311) positivismo = agnosticismo (pag 335)”,”HEGx-010-FC” “LENIN Vladimir Ilic, N.K. KRUPSKAIA”,”Opere XXXVII. Lettere ai familiari, 1893-1922.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Lettera di Lenin (da Cracovia) a Maria I. Ulianova (a Vologda) (pag 353) (letture e libri) Lenin critica Tugan-Baranovski (pag 32) (anche pag 196-197) «A Mitia. [lettera di Lenin a M.I. Ulianova, 20.6.1899]. Nel n. 5 del ‘Naucnoie Obozrenie’ ho visto un articolo di Tugan-Baranovski, mostruosamente stupido e presuntuoso: per «confutare» Marx, egli ha semplicemente apportato modificazioni arbitrarie al tasso del plusvalore, e presupposto una cosa del tutto assurda, cioè una variazione della produttività del lavoro senza che varii il costo del prodotto. Non so davvero se valga la pena di mettersi a scrivere per ogni assurdo articoletto di tal fatta: mantenga prima la sua promessa di sviluppare più a fondo il tema (267). In generale, sto diventando un avversario sempre più convinto della recente «corrente critica» in seno al marxismo, e anche del neokantismo (che ha tra l’altro generato l’idea della separazione delle leggi sociologiche da quelle economiche). Ha perfettamente ragione l’autore dei ‘Beitrage zur Geschichte des Materialismus’ quando definisce il neokantismo una teoria reazionaria della borghesia reazionaria e insorge contro Bernstein (268). Mi ha interessato assai il nuovo libro di Bogdanov (‘Elementi fondamentali di una concezione storica della natura’, Pietroburgo, 1899), e ho scritto che me lo mandino. Nel numero di maggio del ‘Nacialo’ c’è una recensione fatta coi piedi di frasi presuntuose e che non tocca affatto la sostanza del problema. Mi dispiace molto di essermi lasciato sfuggire l’annuncio della pubblicazione di questo libro. Penso che si debba trattare di una cosa seria e che non si possa lasciare senza risposta quella recensione (269). (…)» (pag 196-197) [Lenin a M.I. Ulianova, 20.6.1899] [(in) V.I. Lenin, ‘Opere XXXVII. Lettere ai familiari, 1893-1922’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [(267) Lenin non ha scritto alcun trafiletto particolarmente dedicato all’articolo di Tugan-Baranovski ‘L’errore fondamentale della teoria astratta del capitalismo di Marx’. Egli ne parla in una nota che si riferisce al paragrafo finale del suo articolo ‘Una critica acritica’ (cfr., nella presente edizione, v. 4, pp. 351-352). D’altra parte, in una lettera a A. Potresov del 27 giugno 1899, Lenin scrive: «Quanto alle “”sbalorditive scoperte”” dei discepoli russi e al loro neokantismo, la mia indignazione aumenta sempre più. Ho letto l’articolo di Tugan-Baranovski sul n. 5 di ‘Naucnoie Obozrenie. Quale cumulo di stupide e pretenziose assurdità! Senza uno studio storico della dottrina di Marx, senza nessuna nuova ricerca, sulla base di errori contenuti in schemi (cambiamento arbitrario del saggio del plusvalore) e di casi particolari eretti a regole generali (aumento della produttività del lavoro ‘senza’ diminuzione del valore del prodotto: basta prenderlo come fenomeno generale perché diventi un assurdo), enunciare su queste basi una “”nuova teoria””, affermare che Marx ha sbagliato, che bisogna rifare tutto… No, non posso credere, a quanto mi dite, e cioè che Tugan-Baranovski stia diventando sempre più un ‘Genosse’» [compagno] (cfr. nella presente edizione, v. 24, pp. 23-24]; (268) È il libro di Plekhanov ‘Beiträge zur Geschichte des Materialsmus’, 1896 (Saggi sulla storia del materialismo). Lenin si riferisce anche a quest’opera nel suo articolo ‘Ancora sulla teoria della realizzazione’ ove parla dell’ammirazione di Struve per la «filosofia critica» e del vano tentativo dei discepoli di Marx di fecondare la teoria di Marx con il neokantismo (cfr. nella presente edizione, v. 4, p. 82, nota 2); (269) È la recensione di G-d al libro di A. Bogdanov ‘Elementi fondamentali della concezione storica della natura’. Si ignora se Lenin scrisse poi una riposta a questa recensione. Egli ricevette in Siberia l’opera di Bogdanov, come attesta la sua lettera a Gorki del 25 febbraio 1908 nella quale egli scrive: «Le opere di filosofia di Bogdanov, le ho seguite a cominciare dal suo energico libro sulla ‘Concezione storica della natura’, che studiai quando mi trovavo in Siberia. Per Bogdanov questa posizione era solo una fase di transizione ad altre concezioni filosofiche» (cfr. nella presente edizione, v. 13, p. 425). È noto, dalla sua lettera a A. Potresov del 27 giugno 1899, che Lenin pensava allora che A. Bogdanov fosse uno pseudonimo di G. Plekhanov (cfr., nella presente edizione, v. 34, pp. 22-27)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-37″
“LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”””Per quel che concerne la teoria delle crisi e la teoria del crollo, per i revisionisti le cose sono andate ancor peggio. Soltanto per un brevissimo periodo di tempo e solo persone di vista ben corta potevano pensare a rimaneggiare i principi della dottrina di Marx sotto l’influenza di alcuni anni di slancio e prosperità industriale. La realtà ha dimostrato ben presto ai revisionisti che le crisi non avevano fatto il loro tempo: alla prosperità ha tenuto dietro la crisi. Sono cambiate le forme, l’ordine, la fisionomia delle singole crisi, ma le crisi continuano ad essere parte integrante del regime capitalista. I cartelli e i trust mentre hanno concentrato la produzione ne hanno aggravato nello stesso tempo, agli occhi di tutti l’anarchia, hanno aumentato l’incertezza del domani per il proletariato e l’oppressione del capitale, inasprendo così in modo inaudito le contraddizioni di classe. Che il capitalismo vada verso il crollo – tanto nel senso delle singole crisi economiche e politiche, quanto della catastrofe completa di tutto il regime capitalista – lo hanno dimostrato in modo particolarmente evidente e in proporzioni particolarmente vaste i giganteschi trust contemporanei. La recente crisi finanziaria in America, la estensione terribile della disoccupazione in Europa, senza parlare poi della crisi industriale imminente, annunciata da sintomi numerosi – tutto questo ha fatto sì che le recenti «teorie» dei revisionisti sono state dimenticate da tutti e, a quanto pare, da molti revisionisti stessi. Occorre soltanto non dimenticare gli insegnamenti che la classe operaia ha ricevuto da questa instabilità di intellettuali”” [Lenin, ‘Marxismo e revisionismo’ [scritto nell’aprile del 1908 e pubblicato lo stesso anno nella raccolta ‘In memoria di Carlo Marx’, Opere complete, vol. XII, pp. 183-189)] (pag 78-79) [(in) V.I. Lenin, Carlo Marx, Biblioteca del Vascello. Roma, 1990] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-033-FL” “LENIN V.I.”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica.”,”1905. La parola d’ordine della dittatura. Rappresentazione borghese volgare della dittatura e come Marx concepiva quest’ultima. Marx sferza i democratici borghesi per le loro «illusioni costituzionali» nell’epoca della rivoluzione e della guerra civile aperta. “”Mehring racconta nelle note di cui corredò la sua edizione degli articoli di Marx pubblicati nel 1848 nella «Nuova Gazzetta Renana», che le pubblicazioni borghesi facevano tra l’altro la seguente accusa a questo giornale: la «Nuova gazzetta renana» avrebbe rivendicato «l’istituzione immediata della dittatura come unico mezzo per realizzare la democrazia» (Marx, “”Nachlass””, volume III, p. 53). Dal punto di vista volgare borghese la nozione di dittatura e la nozione di democrazia si escludono l’un l’altra. Non comprendendo la teoria della lotta di classe, assuefatto a vedere sulla scena della lotta politica le meschine baruffe dei diversi gruppi e ‘coteries’ della borghesia, il borghese per dittatura intende l’abolizione di tutte le libertà e di tutte le garanzie della democrazia, l’arbitrio generalizzato, l’abuso generalizzato del potere negli interessi personali del dittatore. In fondo, è proprio questa concezione borghese volgare che trapela dal nostro Martynov, allorché, per terminare la sua «nuova campagna» nella nuova «Iskra», egli spiega la predilezione del «Vperiod» e del «Proletari» per la parola d’ordine della dittatura col fatto che Lenin «desidera ardentemente tentare la sua sorte» («Iskra», n. 163, p. 3, colonna 2). Per spiegare a Martynov la differenza che esiste tra la nozione di dittatura di una classe e quella di dittatura di un individuo, tra i compiti della dittatura democratica e quelli della dittatura socialista, non sarà inutile soffermarci sulle concezioni della «Nuova gazzetta renana». «Ogni organizzazione provvisoria dello Stato – scrive la «Nuova gazzetta renana» il 14 settembre 1848 – dopo la rivoluzione esige la dittatura, e una dittatura energica. Non abbiamo sin dall’inizio rimproverato a Camphausen [presidente del Consiglio dei ministri dopo il 18 marzo 1848] di non agire in modo dittatoriale, di non spezzare ed estirpare immediatamente i resti delle vecchie istituzioni. E mentre il signor Camphausen si cullava nelle illusioni costituzionali, il partito vinto [ossia il partito della reazione» rafforzava le sue posizioni nella burocrazia e nell’esercizio e, qua e là, si arrischiava persino a riprendere di nuovo apertamente la lotta». In queste parole, – come disse giustamente Mehring – è riassunto in poche tesi ciò che è stato sviluppato con ricchezza di particolari dalla «Nuova gazzetta renana», in lunghi articoli sul ministero Camphausen. Che cosa ci dicono queste parole di Marx? Che il governo rivoluzionario provvisorio ‘deve’ agire dittatorialmente (tesi che, nel sacro orrore per parola d’ordine di dittatura, l’«Iskra» non ha mai potuto comprendere), che il compito di questa dittatura è di distruggere i resti delle vecchie istituzioni (appunto ciò che è indicato con tanta chiarezza nella risoluzione del III Congresso del POSDR sulla lotta contro la controrivoluzione e che è omesso nella risoluzione della conferenza, come abbiamo dimostrato più sopra). Infine e in terzo luogo da queste parole risulta che Marx sferza i democratici borghesi per le loro «illusioni costituzionali» nell’epoca della rivoluzione e della guerra civile aperta. Il vero senso di queste parole risulta con maggior rilievo dall’articolo della «Nuova gazzetta renana» del 6 giugno 1848. «L’Assemblea costituente popolare – scriveva Marx – deve essere innanzi tutto un’assemblea attiva, rivoluzionariamente attiva. E l’Assemblea di Francoforte si occupa di esercizi scolastici di parlamentarismo e lascia al governo la cura di agire. Ammettiamo che questo dotto concilio riesca, dopo una matura riflessione, ad elaborare il migliore ordine del giorno e la migliore conclusione. A che varrà il migliore ordine del giorno e la migliore costituzione se nel frattempo i governi tedeschi avranno già messo all’ordine del giorno la baionetta?». Ecco il senso della parola d’ordine: dittatura. Si può vedere da ciò quale sarebbe stato l’atteggiamento di Marx verso le risoluzioni che chiamano vittoria decisiva «la decisione di organizzare l’Assemblea costituente», o invitano «a rimanere il partito di estrema opposizione rivoluzionaria»! I grandi problemi della vita dei popoli vengono risolti esclusivamente con la forza. Le classi più reazionarie sono abitualmente le prime a far ricorso alla forza, alla guerra civile, a «mettere all’ordine del giorno la baionetta», come ha fatto e continua a fare sistematicamente, inflessibilmente, sempre e dappertutto l’autocrazia russa sin dal 9 gennaio. E dal momento che una tale situazione si è creata, da momento che la baionetta figura realmente in testa all’ordine del giorno politico e che l’insurrezione si è dimostrata necessaria e urgente, le illusioni costituzionali e gli esercizi scolastici di parlamentarismo non servono più che a nascondere il tradimento della borghesia verso la rivoluzione, a nascondere il modo con cui la borghesia «si allontana» dalla rivoluzione. La classe effettivamente rivoluzionaria deve allora enunciare precisamente la parola d’ordine della dittatura”” (pag 127-129) [V.I. Lenin, ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1949] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-034-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Enzo SANTARELLI”,”La Comune di Parigi.”,”””La Comune di Parigi è stata una dittatura del proletariato, ma essa è stata eletta a suffragio ‘universale’, cioè senza che la borghesia venisse privata dei suoi diritti elettorali, cioè «democraticamente». E Kautsky esclama in tono di trionfo: «…Per Marx [o secondo Marx] la dittatura del proletariato era uno stato di fatto che scaturisce di necessità dalla democrazia pura, se il proletariato costituisce la maggioranza (‘bei überwiegendem Proletariat’, p. 21)». Quest’argomento di Kautsky è così spassoso che si prova davvero un ‘embarras des richesses’ (un imbarazzo nella scelta… delle obiezioni). (…). Mi permetto inoltre di ricordare rispettosamente al signor Kautsky, che conosce a memoria gli scritti di Marx e di Engels, il seguente giudizio formulato da Engels sulla Comune dal punto di vista della … «democrazia pura»: «Non hanno mai veduto una rivoluzione questi signori [gli antiautoritari]? Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che vi sia; è l’altro per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?» (1). Eccovi la «democrazia pura»! Ah, come Engels avrebbe deriso quel volgare filisteo, quel «socialdemocratico» (nel senso francese degli anni quaranta o nel senso europeo degli anni 1914-1918), al quale fosse venuto in mente di parlare in generale di «democrazia pura» in una società, al quale fosse venuto in mente di parlare in generale di «democrazia pura» in una società divisa in classi! Ma può bastare. È impossibile enumerare tutte le assurdità che Kautsky si lascia sfuggire, perché ogni sua frase è un abisso senza fondo di abiura. Marx ed Engels hanno dato un’analisi oltremodo minuziosa della Comune di Parigi, dimostrato che il suo merito è consistito nel tentativo di ‘spezzare’, di ‘distruggere’ la «macchina statale già pronta» (2). Ed essi consideravano così importante questa conclusione che nel 1872 hanno apportato ‘soltanto’ questo emendamento al programma (parzialmente) «invecchiato» del ‘Manifesto comunista’ (3). Marx e Engels hanno dimostrato che la Comune aveva distrutto l’esercito e la burocrazia, aveva distrutto il ‘parlamentarismo’, aveva soppresso l’«escrescenza parassitaria, lo Stato», ecc., mentre il saggissimo Kautsky, copertosi la testa col berretto da notte, ripete favole sulla «democrazia pura», ripete le cose già dette mille volte dei professori liberali. Non per caso Rosa Luxemburg diceva il 4 agosto 1914 che la socialdemocrazia tedesca è ormai un ‘fetido cadavere'”” (pag 156-157) [(1) Marx-Engels, ‘Contro l’anarchismo’, pp. 47-48; (2) Marx-Engels, ‘Opere scelte’, pp. 95 sgg., 1159 sgg.; (3) Marx-Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, p. 33] [testo tratto dall’opuscolo di Lenin: ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Katusky’, Ed. Riun., 1969] [V.I. Lenin, ‘La Comune di Parigi’, Editori Riuniti, Roma, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials]”,”MFRC-001-FMP”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere XXXVIII. Quaderni filosofici.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1969 “”Marx nel ‘Capitale’ analizza dapprima il ‘rapporto’ più semplice, abituale, fondamentale, più diffuso, più ricorrente, riscontrabile miliardi di volte, della società (mercantile) borghese: lo scambio di merci. L’analisi discopre in questo fenomeno semplicissimo (in questa «cellula» della società borghese) ‘tutte’ le contraddizioni (respective l’embrione di ‘tutte’ le contraddizioni) della società moderna. L’ulteriore esposizione ci mostra lo sviluppo (‘sia’ la crescita ‘che’ il movimento) di queste contraddizioni e di questa società, [nella sommatoria] delle singole parti, dal suo inizio alla fine. Tale deve essere il metodo di esposizione (respective di studio) della dialettica in generale (poiché la dialettica della società borghese è in Marx soltanto un caso particolare della dialettica). Cominciare dal più semplice, abituale, diffuso, ecc., da una ‘proposizione qualsiasi’: le foglie dell’albero sono verdi; Ivan è un uomo; Zucka è un cane, ecc. Già qui (come ha osservato genialmente Hegel) c’è la ‘dialettica’: ‘l’individuale è universale’ (cfr. Aristoteles, ‘Metaphysik’, trad. Schwegler, v. II, p. 40, libro 3, cap. 4, 8-9: «denn natürlich kann man nicht der Meinung sein, dass es ein Haus [una casa in generale] gebe ausser den sichtbaren Häusern», (…). Gli opposti (l’individuale è l’opposto dell’universale) sono quindi identici: l’individuale non esiste altrimenti se non nella connessione che lo congiunge con l’universale. L’universale esiste soltanto nell’individuale, attraverso l’individuale. Ogni individuale è (in un modo o nell’altro) universale. Ogni universale è (una particella o un lato o l’essenza) dell’individuale. Ogni universale abbraccia solo approssimativamente tutti gli oggetti individuali. Ogni individuale entra in modo incompleto nell’universale, ecc., ecc. Ogni individuale è collegato da migliaia di trapassi agli individuali (cose, fenomeni, processi) di un’altra ‘specie’, ecc. ‘Già qui’ si danno elementi, embrioni del concetto di ‘necessità’, di connessione oggettiva della natura, ecc. Accidentale e necessario, fenomeno ed essenza sono già qui presenti, perché, nel dire: Ivan è un uomo, Zucka è un cane, ‘questa’ è una foglia d’albero, ecc., ‘tralasciamo’ come ‘accidentali’ una serie di tratti, separiamo l’essenziale dall’apparente e opponiamo l’uno all’altro. Per tale modo, in ‘ogni’ proposizione possiamo (e dobbiamo) scoprire come in una «cellula», gli embrioni di ‘tutti’ gli elementi della dialettica, mostrando così che la dialettica inerisce in generale all’intera conoscenza umana. Le scienze naturali ci presentano (e, di nuovo, questo va dimostrato con un ‘qualsiasi’ esempio molto semplice) la natura oggettiva con queste stesse sue proprietà: trasformazione dell’individuale in universale, dell’accidentale in necessario, trapassi, digradamenti, connessione reciproca degli opposti. La dialettica ‘è appunto’ la teoria della conoscenza (di Hegel e) del marxismo: proprio a questo «lato (che non è un «lato», ma l”essenza’) del problema non ha prestato attenzione Plechanov, per non dire di altri marxisti”” (pag 361-366) [V.I. Lenin, ‘A proposito della dialettica’ () (in) V.I. Lenin, Opere XXXVIII. Quaderni filosofici, a cura di Ignazio Ambrogio, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [nota (): Il noto frammento leniniano ‘A proposito della dialettica’ scritto nel 1915 e pubblicato per la prima volta in ‘Bolsevik’, 1925, n. 5-6, è contenuto nel quaderno intitolato ‘Filosofia’, subito dopo il riassunto dell”Eraclito’ lassalliano (cfr. n. 112). Il titolo è di Lenin]”,”LEND-685-38″
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Opere XXXIX. Quaderni sull’imperialismo.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1971 Alcuni articoli di interesse: – Nota su K. Kautsky versus imperialismo (pag 87-88) (vedi) – “”«La guerra tecnica». «Il cancelliere dello scacchiere aveva ragione quando diceva: “”Questa è una guerra tecnica””. Vediamo il marchio della tecnica in ogni fase dell’immensa lotta che si sta ora svolgendo in tutto il mondo. La tecnica non ha più una funzione secondaria. Essa è diventata la caratteristica fondamentale della guerra a tal punto che un “”testimone oculare”” ha ritenuto possibile definirla “”guerra della benzina””, descrivendo recentemente la parte che ha la trazione meccanica sul continente. Forse sarebbe più giusto chiamarla “”guerra del petrolio”” poiché questo termine comprenderebbe anche la flotta, visto che si tratta di molte delle sue più grandi e più piccole navi come corazzate e sottomarini». (…)”” [The Daily Telegraph, 15.11.1915. «Engineering War» «’Il petrolio nella guerra’. La nave da guerra interamente a nafta»]”” (pag 279) – Junius. «La crisi della socialdemocrazia» (pag 279-284) – Schulze-Gaevernitz «L’imperialismo britannico» (pag 414-429) – Georg Adler «La politica sociale imperialistica» (pag 501-502) (o anche “”imperialsocialismo””, Disraeli, Napoleone III, Bismarck) – Il socialismo in Cina (pag 508) – Rohrbach «Perché questa guerra è tedesca» (pag 534) – Marx, ‘Articolo del 1878 sull’Internazionale. Nota sull’ autodecisione delle nazioni (pag 545) – Engels e Marx sugli operai inglesi (pag 584-587) – Gli operai stranieri che abbassano i salari e l’Internazionale (pag 626-627) (un proletariato d’avanguardia può mantenersi solidarizzando, appoggiando quelli che sono rimasti indietro…) – Engels. Una lettera del 12 settembre 1882 (pag 640-641)”,”LEND-685-39″
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Tamás KRAUSZ”,”Stato e rivoluzione. Edizione del centenario.”,” Tamás Krausz insegna Storia russa presso l’Università E. Loránd di Budapest ed è direttore del Dipartimento di Studi sull’Europa orientale. Presiede il Comitato editoriale di ‘Eszemélet’, l’unica rivista politica marxista ungherese, fondata nel 1989. E’ autore di una monumentale biografia di Lenin, pubblicata in traduzione inglese ‘Reconstructing Lenin: An Intellectual Biography’ (2015). “”La questione centrale dell’esposizione di Lenin, quella dell’«’estinzione’ dello Stato», era fondata sulle riflessioni critiche di Engels, a loro volta censorie delle «chiacchiere dei socialdemocratici». In una lettera a Bebel del 28 marzo 1875, Engels suggeriva di abolire la parola «Stato» e di sostituirla con «comunità». Lenin faceva di nuovo riferimento a Marx ed Engels, dunque, nel proporre l’eliminazione del concetto di Stato nel contesto del socialismo e la sua sostituzione con la parola «Comune». E infatti esiste una variante russa della parola, ‘kommuna’ (23). Probabilmente compare per la prima volta in una nota di Lenin sulla riunione del Comitato del partito di Pietrogrado del 14 (1°) novembre 1917. Per motivi politici in ‘Stato e rivoluzione’ Lenin deliberatamente non ha usato il termine «soviet», derivato dal nascente movimento dei soviet (pur enfatizzandolo espressamente nelle sue note sul 1905!), perché nel momento in cui scriveva non poteva sapere se i soviet sarebbero stati capaci di prendere il potere attraverso la via rivoluzionaria o se sarebbero rimasti sulle posizioni della maggioranza menscevico-socialista rivoluzionaria. Per come la considerava Lenin, anche la Comune di Parigi non era «uno Stato ne vero senso della parola». Lo Stato in via di estinzione (Comune), che viene alla luce nel periodo della rivoluzione, era presentato come un’istituzione fondamentale della ‘fase politica di transizione o dittatura del proletariato’, la quale in linea di principio dovrebbe creare le premesse per il socialismo. In questa struttura teorica (in tre fasi), il socialismo viene considerato come prima fase del comunismo, mentre il comunismo stesso è presentato come ‘possibile’ risultato finale di un lungo processo di sviluppo storico. Nel quadro del socialismo può già scomparire l’oppressione dello Stato, ma l’umanità civilizzata potrà trasformarsi definitivamente e completamente in una «libera ed eguale associazione di produttori» soltanto con il comunismo (24). A queste conclusioni Lenin perviene dopo aver analizzato le differenti fondamenta economiche dello Stato e dello Stato in via di estinzione, come pure le differenze nei rapporti di produzione e proprietà che ne sono alla base”” (pag 19-20) [(23) «L’unica difficoltà sarà, pensiamo, di tipo terminologico. In tedesco esistono due parole che significano “”comune””, Engels scelse quella che ‘non’ indica la singola comune ma il loro insieme, un sistema di comuni. In russo non esiste una parola simile e forse bisognerà ricorrere al termine francese “”commune””, sebbene anch’esso presenti degli inconvenienti», Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, infra, p. 141; (24) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, infra, p. 94] [Tamás Krausz, introduzione: ‘Lenin e la rivoluzione d’Ottobre’, (in) V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione. Edizione del centenario’, Donzelli, Roma, 2017] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-696″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XL. Quaderni sulla questione agraria.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1970″,”LEND-685-40″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLI. Miscellanea, 1896 – ottobre 1917.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Contiene tra l’altro: Piano di lezioni sul marxismo (pag 277) I capitalisti e l’ armamento (pag 355) “”La stampa operaia inglese continua la sua interessante e istruttiva campagna di denunce sul modo come i sindacati dei capitalisti unificati internazionalmente spingono i popoli verso la guerra. Eccovi il ‘trust’ (o sindacato) ‘della dinamite’ di Nobel. Il suo capitale è di 30 milioni di rubli. L’utile netto realizzato nell’ultimo anno è di 3.300.000 rubli. L’11% di utile netto: niente male, no? Nel loro resoconto annuale i nobili commercianti in materiali di sterminio dell’umanità spiegano modestamente i propri successi con una laconica espressione: «È aumentata quest’anno la domanda di prodotti bellici». Sfido io! La stampa capitalistica e i politici che sono al servizio dei capitalisti strepitano sulla guerra, esigono nuovi armamenti, e la cosa è ben vantaggiosa per gli industriali che fabbricano prodotti bellici! (…). I capi dei partiti ‘nazionali’ in diversi parlamenti, che strepitano sulla «potenza dello Stato» e sul «patriottismo» (si vedano le formule usate dai cadetti, dai progressisti e dagli ottobristi alla IV Duma! (230), realizzano questo patriottismo armando la Francia contro la Germania, la Germania contro l’Inghilterra, ecc. Tutti costoro sono patrioti ardenti. Essi si accendono molto, moltissimo sulla «potenza dello Stato», del loro, naturalmente, contro quello del nemico. E tuttavia siedono, insieme con questi «nemici», nelle direzioni delle società per azioni e nelle assemblee degli azionisti del trust della dinamite e di altri trusts (sindacati), ottenendo milioni di rubli di utile netto e spingendo ognuno il «suo» popolo alla guerra contro altri popoli”” [V.I. Lenin, ‘I capitalisti e l’armamento’, ‘Pravda’, n. 133, 12 giugno 1913 (in) V.I. Lenin, Opere, Vol. 41, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [(230) Lenin si riferisce qui all’atteggiamento sciovinistico assunto dagli ottobristi, dai progressisti e dai cadetti nel corso della discussione sul bilancio del ministero degli interni tenutasi alla IV Duma nel maggio 1913] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-41″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLII. Miscellanea, Ottobre 1917 – marzo 1923.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Contiene tra l’altro: – Sull’impostazione del lavoro nelle biblioteche (pag 71) – Sul lavoro delle biblioteche (pag 100)”,”LEND-685-42″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLIII. Miscellanea, Lettere, Dicembre 1893 – ottobre 1917.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Lettera a L.B. Kamenev (27 agosto 1909) e Lettera a G.E. Zinoviev (27 agosto 1909) (pag 182-1849 “”Caro L.B., Ho ricevuto le due lettere e l’articolo. Quest’ultimo richiederebbe, a mio avviso, alcune abbreviazioni. Cercherò di farle io, ma non so se ci riuscirò. Resto in attesa dell’articolo sulla solidarietà internazionale del proletariato (su questa questione ho una circolare dell’Ufficio internazionale socialista; non ve la mando perché è tardi). Informatene Grigori. (…) Per quanto riguarda il ritorno a Parigi, Grigori scrive che vi sarà entro il 4 settembre. Io prevedo di recarmici non prima del 15 settembre. Alla vostra domanda se è il caso che partiate, posso soltanto rispondervi: ‘se’ vi siete ‘pienamente’ riposato sarebbe bene che partiste per cominciare immediatamente l’attività del club del ‘Proletari’, tenere due conferenze (divulgative) agli operai sul ‘liquidatorismo’ di Potresov e sulla «sinistra» per il bolscevichi; quindi preparare per la fine di settembre (approssimativamente) un ciclo di conferenze tra i gruppi all’estero. Questo è indispensabile che lo facciate. A proposito dei menscevichi e di Prokopovic con la Kuskova sarà interessante parlarne quando ci vedremo. Bisogna attaccare il liquidatorismo di Potresov quanto più forte possibile, sia con articoli che nelle conferenze. Qui siamo in ritardo. Una stretta di mano. P.S. Dalla Russia ci scrivono che le cose non vanno molto bene. Davydov è stato arrestato. Bisognerà premere di più qui per svolgere un’agitazione all’estero”” [Lettera di Lenin a L.B. Kamenev (27 agosto 1909)]; “”Caro Gr., vi invio il ‘Vorwärts’ e l’articolo di Kamenev. Quest’ultimo, a mio avviso, è da pubblicare ‘necessariamente’ e ‘immediatamente’, poiché siamo già in terribile ritardo con questo articolo che indubbiamente è indispensabile sotto tutti gli aspetti per il ‘Proletari’. Bisognerà dividerlo in due puntate. La prima l’ho già segnata (pp. 1-33) e corretta. Forse voi riuscirete ad abbreviarlo ancora di più. Io non rinuncio a cercare di accorciarlo ancora nelle bozze: inviatelo immediatamente in composizione e ordinate che mi mandino ‘subito’ le bozze. Si tratta di un articolo importante, sul quale bisogna lavorare con maggiore attenzione. Dispiace che Kamenev lavori con negligenza. Un tema tanto elevato, e lui si mette a vagare, si disperde, gira attorno all’argomento, non riesce a centrarlo e a cogliere la vera essenza del problema. Non sarà il caso di inviargli la seconda metà affinché la rifaccia in tal senso? Sarebbe bene! Scrivetegli a nome di noi due, dicendo che lo preghiamo di ‘riscrivere ex novo’ la seconda parte (conservando anche la prima variante), che le modifiche vanno fatte nel senso suddetto, che allora si avrebbe un articolo meraviglioso, ecc., e speditegli la seconda parte. Le speranze che rielabori lo scritto non sono molte, ma bisogna insistere e insistere. Ha promesso anche tra qualche giorno un articolo di fondo per il ‘Proletari’. Vedremo. Gli articoli per il ‘Proletari’ li scriverò e manderò direttamente in composizione (321), dato che voi volete essere il 4 settembre a Parigi. Io non penso di tornare prima del 15 settembre. Inutilmente trattenete Kamenev ad Arcachon. Se si è riposato, che torni; e bisogna ‘a qualsiasi costo mandarlo a tenere conferenze’. Una stretta di mano. N. Lenin. Non ho intenzione di mettermi a fare una disamina dei bundisti. Ma è ‘indispensabile’ attaccare il loro numero due. Fatelo voi. Pubblicheremo un numero grande e combattivo. Scrivete un articolo contro il n. 2 (322). (pag 183-184) [Lettera di Lenin a G.E. Zinoviev (27 agosto 1909)] [(in) V.I. Lenin, Opere XLIII. Miscellanea, Lettere, Dicembre 1893 – ottobre 1917′, Edizione Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-43″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLIV. Miscellanea, Lettere e dispacci, Ottobre 1917 – novembre 1920.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1969 Maggioranza del CC vs Trotsky (giugno 1919). “”Al CC del Partito Comunista. Il compagno Trotski è in errore: qui (219) non vi sono capricci, monellerie, ghiribizzi, disperazione, ansia, né «elementi» di queste piacevoli qualità (dileggiate da Trotski con sferzante ironia). Rimane ciò che Trotski ha eluso: la maggioranza del CC si è persuasa che lo stato maggiore generale è un «covo», che le cose ‘vanno male’ allo stato maggiore, e pertanto si è compiuto un ‘passo’ concreto ‘per ottenere un serio miglioramento’, per ottenere un ‘cambiamento radicale’. Ecco tutto. Mosca, 17 giugno 1919, Lenin”” (pag 230) [(219) Cioè nella decisione presa dal CC del PCR il 15 giugno 1919 a proposito dello stato maggiore generale]”,”LEND-685-44″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLV. Miscellanea, Lettere e dispacci, Novembre 1920 – marzo 1923.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1970″,”LEND-685-45″ “LENIN V.I.”,”Opere scelte in due volumi. Volume I.”,”Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo (pag 458-461)”,”LEND-678-A” “LENIN V.I.”,”Sulla rivoluzione culturale. Sull’educazione politica – Sulla funzione del materialismo militante – Meglio meno, ma meglio – Sulla cooperazione – Sulla nostra rivoluzione. (Estratti)”,”””Engels ha sempre consigliato ai dirigenti del proletariato contemporaneo di tradurre – per diffonderla nel popolo – la letteratura militante degli atei della fine del XVIII secolo (1). A nostra vergogna, finora noi non lo abbiamo fatto (ed è una delle tante prove che è molto più facile conquistare il potere in epoca rivoluzionaria che usare correttamente questo potere). Talvolta si giustifica la nostra mollezza, l’inattività e l’incapacità, con ogni genere di considerazioni magniloquenti: per esempio, dicendo che la vecchia letteratura ateistica del XVIII secolo è invecchiata, non scientifica, puerile, ecc. Non c’è nulla di peggio di questo genere di sofismi pseudoscientifici che mascherano un pedantismo o una incomprensione totale del marxismo. Naturalmente si possono trovare molte cose non scientifiche e puerili nelle opere ateistiche dei rivoluzionari del XVIII secolo, ma nessuno impedisce agli editori di queste opere di abbreviarle e di corredarle di brevi aggiunte con l’indicazione dei progressi realizzati dall’umanità nella critica scientifica delle religioni dopo la fine del XVIII secolo, menzionando le opere più recenti in questo campo, ecc. Il più grande e il peggiore degli errori che può commettere un marxista, è quello di credere che le masse popolari, composte di molti milioni di esseri umani (e soprattutto la massa di contadini e di artigiani) votati dalla società moderna alle tenebre, all’ignoranza e ai pregiudizi, non possano uscire da queste tenebre, che attraverso la via diretta di una istruzione puramente marxista. E’ indispensabile fornire a queste masse i materiali più vari di propaganda atea, iniziarle ai fatti dei più vari settori della vita, avvicinarsi ad esse in vario modo per interessarle, risvegliarle dal loro sonno religioso, scuoterle a fondo con tutti i mezzi. Gli scritti ardenti, vivi, ingegnosi, spiritosi dei vecchi ateisti del XVIII secolo, che attaccavano apertamente la pretaglia dominante, si riveleranno mille volte più adatti a risvegliare la gente dal sonno religioso che non le noiose, aride rielaborazioni del marxismo, quasi completamente prive di fatti abilmente scelti che predominano nella nostra letteratura e che (è inutile nasconderlo) deformano spesso i marxismo. Tutte le opere di qualche importanza di Marx e di Engels sono state tradotte nella nostra lingua. Non vi è decisamente nessuna ragione di temere che il vecchio ateismo e il vecchio materialismo non siano da noi completati con i correttivi apportati da Marx e da Engels. L’essenziale – proprio ciò che spesso dimenticano i nostri comunisti sedicenti marxisti, che in realtà invece snaturano il marxismo – è saper interessare le masse ancora assolutamente incolte, con un atteggiamento cosciente verso le questioni religiose e con una critica chiara delle religioni. D’altra parte, guardate i rappresentanti della critica scientifica moderna delle religioni. Quasi sempre questi portavoce della borghesia colta «completano» la propria confutazione dei pregiudizi religiosi con ragionamenti che li denunciano subito come schiavi ideologici della borghesia, come «lacché diplomati della pretaglia»”” [Lenin: ‘Sulla funzione del materialismo militante’, marzo 1922] [(1) Lenin si riferisce qui a uno scritto di Engels intitolato «Lettere di emigrati»] [(in) V.I. Lenin, ‘Sulla rivoluzione culturale. Sull’educazione politica – Sulla funzione del materialismo militante – Meglio meno, ma meglio – Sulla cooperazione – Sulla nostra rivoluzione. (Estratti)’, Edizioni del Maquis, Milano, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-005-FGB”
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA”,”Note al libro di von Clausewitz «Sulla guerra e la condotta della guerra».”,”””Questo gioco (delle manovre strategiche, ecc.) era considerato come il summum dell’arte militare. [Lenin, nota a margine: Guerra = gioco]. «Questa concezione era più o meno quella di tutti i teorici quando scoppiarono le guerre della Rivoluzione francese [Lenin nota a margine: Cambiamento totale]. Poiché queste rivelarono d’improvviso tutto un mondo nuovo di fenomeni bellici (all’inizio un po’ rozzi e spontanei, ma che Bonaparte trasformò più tardi in un metodo grandioso), i successi riportati in queste guerre generarono stupore in vecchi e giovani [Lenin nota a margine: Rivoluzione francese]; occorse, da allora, rinunciare alle vecchie mode e si credette che tutto ciò non fosse che la conseguenza di nuove scoperte, di nuove idee grandiose, ecc., ma non – comunque – di un cambiamento di condizioni sociali. Si credette di non aver più bisogno del vecchio sistema, che non sarebbe stato mai più richiamato in vita. Ma qui, come in tutte le grandi rivoluzioni intellettuali, si formarono due partiti; l’antico metodo trovò i suoi difensori che, nel nuovo, non volevano vedere che una decadenza dell’arte, e nei suoi risultati le manifestazioni della forza brutale; per essi, non v’è cultura militare che nell’apprendimento del gioco vano dell’equilibrio delle forze. Questa opinione manca fondamentalmente di logica e di filosofia, e si potrebbe dire che è solo una disperata confusione di idee; ma l’opinione opposta, la quale pretende che le manovre strategiche abbiano irrevocabilmente finito il loro tempo e non riappaiano più, è altrettanto illogica [Lenin nota a margine: N.b. giusto!]. Si devono attribuire i fatti nuovi che si sono manifestati nell’arte militare molto meno alle invenzioni e alle nuove idee militari, che a un cambiamento delle condizioni e dei rapporti sociali». «Quando non si può erigere un sistema, alcun ordine prefisso di verità, esiste pur sempre una verità; però non si scopre, di massima, che attraverso un giudizio esercitato e mediante il tatto conferito da una lunga esperienza. Non vi è nella storia alcuna formula, ma la storia ci dà almeno modo di esercitarci a giudicare» [Lenin nota a margine: La verità non è «nei sistemi»]”” (pag 49-50] [V.I. Lenin, a cura di Filippo Gaja, ‘Note al libro di von Clausewitz «Sulla guerra e la condotta della guerra»’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-006-FGB” “LENIN Vladimir I.; a cura di J.J. MARIE”,”Que faire?”,”Contiene ritaglio di giornale, con articolo di Raymond Aron ‘Il ne savait pas l’histoire qu’il faisat’ (22.4.70) (‘Lenin, senza il quale, a credere a Trotsky, la Rivoluzione d’Ottobre non avrebbe avuto luogo, Lenin, marxista e rivoluzionario, ha cambiato il mondo, ma riconoscerebbe il suo pensiero nei cambiamenti di cui assume in parte la responsabilità?…)”,”LEND-007-FGB” “LENIN V.I.; a cura di M.A. KHARLAMOVA”,”Lenin e l’ Italia.”,”””Soltanto dei mascalzoni o dei semplicioni possono credere che il proletariato debba prima conquistare la maggioranza alle elezioni effettuate ‘sotto il giogo della borghesia’, sotto ‘il giogo della schiavitù salariata’, e poi conquistare il potere. È il colmo della stupidità o dell’ipocrisia; ciò vuol dire sostituire alla lotta di classe e alla rivoluzione le elezioni fatte sotto il vecchio regime, sotto il vecchio potere. Il proletariato conduce la sua lotta di classe senza aspettare le elezioni per incominciare uno sciopero, benché per il completo successo dello sciopero occorra la simpatia della maggioranza della popolazione). Il proletariato conduce la sua lotta di classe abbattendo la borghesia, senza aspettare nessuna votazione preliminare (organizzata dalla borghesia e che si svolga sotto la sua oppressione), e nel farlo sa benissimo che per il successo della sua rivoluzione, per l’abbattimento della borghesia è ‘assolutamente necessaria’ la simpatia della maggioranza dei lavoratori (e di conseguenza della maggioranza della popolazione). I cretini parlamentari e i moderni Louis Blanc «esigono» assolutamente delle elezioni, e assolutamente organizzate dalla borghesia, per determinare la simpatia della maggioranza dei lavoratori. Ma questo è un punto di vista di pedanti, di cadaveri o di abili ingannatori. La realtà viva, la storia delle vere rivoluzioni mostrano che assai spesso «la simpatia della maggioranza dei lavoratori» non può essere dimostrata da nessuna votazione (per non parlare delle elezioni organizzate dagli sfruttatori, con l’«eguaglianza» tra sfruttatore e sfruttato!). Assai spesso «la simpatia della maggioranza dei lavoratori» è dimostrata ‘non’ da votazioni, ma dallo sviluppo di un partito, o dall’aumento del numero dei suoi membri nei Soviet, o dal successo di uno sciopero che, per un qualche motivo, abbia acquistato grandissima importanza, o dal successo nella guerra civile, ecc. ecc.”” (pag 265-266) [V.I. Lenin, Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi, 10 ottobre 1919, in V.I. ‘Lenin e l’Italia’, Edizioni Progress, Mosca; 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-023-FV”
“LENIN V.I.”,”Scritti sulla violenza, 1905-1906.”,”La difficile formazione dell’ esercito rivoluzionario (pag 30) “”Sarebbe un errore credere che le classi rivoluzionarie abbiano sempre abbastanza forza per fare la rivoluzione, quando questa rivoluzione è già del tutto maturata mercè le condizioni dello sviluppo sociale ed economico. No, la società umana non è costituita in una maniera così razionale e così «comoda» per gli elementi avanzati. La rivoluzione può maturare, ma gli autori della trasformazione rivoluzionaria possono non possedere le forze sufficienti per attuarla, allora la società imputridisce, e questa putrefazione si prolunga talvolta per decenni. Non vi è nessun dubbio che in Russia la rivoluzione democratica è matura. Ma non si sa ancora se, le classi rivoluzionarie abbiano abbastanza forze per compierla. Ciò sarà deciso dalla lotta, il cui momento critico si avvicina con grande rapidità, se una serie di indizi diretti ed indiretti non ci traggono in errore. La superiorità morale è incontestabile, la forza morale è già straordinaria: senza questo fattore sarebbe, certo, impossibile parlare di rivoluzione. È una condizione necessaria, ‘non ancora sufficiente’. Si muterà o no in forza materiale, sufficiente a demolire la resistenza estremamente seria dell’autocrazia (non chiudiamo gli occhi su questo fatto), lo dimostrerà il risultato della lotta. La parola d’ordine dell’insurrezione significa risolvere la questione per mezzo della forza materiale; e una simile forza, nella civiltà europea contemporanea, può essere soltanto la forza militare. Questa parola d’ordine non può essere lanciata tra le masse sino a quando non siano maturate le condizioni generali per la rivoluzione, sino a quando non si sia manifestata nettamente tra le masse una vera effervescenza ed esse non si siano mostrate decise ad agire, sino a quando i fattori esteriori non arrivino ad una crisi aperta. Ma se una simile parola d’ordine è stata già lanciata, sarebbe semplicemente vergognoso tornare di nuovo indietro verso la forza morale, verso una delle condizioni della preparazione del terreno per l’insurrezione, verso uno dei «passaggi possibili», ecc. ecc.. No, giacchè il dado è già stato tratto, bisogna lasciare da parte tutti i sotterfugi, bisogna spiegare apertamente e sinceramente alle grandi masse quali sono adesso le condizioni pratiche, per il successo della rivoluzione”” (pag 30-31) [Lenin, ‘La preparazione dell’insurrezione e le regole principali per la direzione della lotta armata del popolo’) (dall’articolo “”L’ultima parola della tattica Iskrista’) [Lenin, Scritti sulla violenza, 1905-1906′, Mob, Verbania, 1978] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-697″ “LENIN V.I. (Lénine)”,”Culture et révolution culturelle.”,”Nota per Bucharin. “”Compagno Bucharin, Ti invio la ‘Pravda’ di oggi. Perché pubblicare delle sciocchezze sotto la copertura di un romanzo, in cui Pletnev si compiace con tutte le parole più erudite e alla moda? Ho notato due sciocchezze e ho messo una serie di punti interrogativi. L’autore non deve apprendere la scienza “”proletaria””, ma semplicemente apprendere. Possibile che la redazione della ‘Pravda’ non spieghi all’autore i suoi errori? Perché veramente questo è ‘falsificare’ il materialismo storico! Questo è giocare al materialismo storico! Il vostro Lenin (scritto il 27 settembre 1922, Oeuvres Paris-Moscou, t. 35, p. 574 (Nota per Boukharin, (pag 186) [VI Lenin, ‘Culture et révolution culturelle’, Editions du Progres, Mosca, 1969] [( 64 ) Si tratta dell’articolo del presidente del Proletkult V. Pletnev “”Sul fronte ideologico”” pubblicato sulla “”Pravda”” del 27 settembre 1922 – p. 186] “”Camarade Boukharine, Je vous adresse la ‘Pravda’ d’aujourd’hui. Voyons pourquoi publier des bêtises sous couvert d’un feuilleton, où Pletnev se gargarise de tuous les mots savantissimes et à la mode? J’ai noté deux bêtises et mis une série de points d’interrogation. L’auteur doit apprendre non pas la science «prolétarienne», mais s’instruire tout courte. Est-il possible que la rédaction del la ‘Pravda’ n’expliquera pas ses erreurs à l’auteur? Car vraimente c’est ‘falsifier’ le matérialisme historique! C’est jouer au matérialisme historique! Votre Lènine (rédigé le 27 septembre 1922, Oeuvres Paris-Moscou, t. 35, p. 574 (Note pour Boukharin, pag 186 [V.I. Lénine, ‘Culture et révolution culturelle’, Editions du Progres, Moscou, 1969] [(64) Il s’agit de l’article du président du Proletkult V. Pletnev “”Sur le front ideologique”” publié dans la ‘Pravda’ du 27 septembre 1922 – p. 186]”,”LEND-698″ “LENIN V.I., a cura di Mario CIACAGLI”,”L’ informazione di classe. Antologia.”,”””Un fatto degno di rilievo e non valutato fino ad ora come sarebbe necessario è questo: appena in Russia ebbe inizio il movimento operaio ‘di massa’ (1895-1896), immediatamente si delineò la divisione in una corrente marxista e in una corrente opportunistica, una divisione che cambia forma, aspetto, ecc., ma che rimane in sostanza invariata tra il 1894 e il 1914. Vuol dire che proprio questa divisione, e non un’altra, e la lotta interna tra i socialdemocratici derivano da radici sociali, classiste, profonde’ (pag 101)”,”LEND-024-FV” “LENIN N.”,”La Nuova Politica Economica della Russia soviettista (Sull’imposta in natura). (La Nep)”,”‘Quando Martov dichiara nella sua rivista di Berlino che Kronstadt non solo ha elevato le sue parole d’ordine mensceviche, ma anche fornito la prova della possibilità di un movimento antibolscevico, che non sia interamente asservito alla genia reazionaria, ai capitalisti ed ai latifondisti, noi abbiamo davanti a noi il prototipo del vanitoso Narciso piccolo-borghese’ (pag 45)”,”LEND-025-FV” “LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Rivoluzione in Occidente e infantilismo di sinistra.”,”La rivoluzione in Occidente non è e non sarà una marcia trionfale ‘a suon di urrà’ “”La rivoluzione non verrà così presto come ci aspettavamo. La storia lo ha dimostrato e bisogna saperlo accettare come un dato di fatto, bisogna saper tener conto del fatto che la rivoluzione socialista mondiale non può cominciare nei paesi avanzati come è cominciata in Russia, nel paese di Nicola e di Rasputin, dove a una grandissima parte della popolazione non importava assolutamente nulla di sapere quali popoli vivessero ai confini e che cosa vi accadesse. In un paese simile era facile cominciare la rivoluzione, facile come sollevare una piuma. Ma cominciare, senza preparazione la rivoluzione in un paese in cui si è sviluppato il capitalismo, che ha dato, fino all’ultimo uomo, una cultura e un metodo di organizzazione democratica è sbagliato, è assurdo. Qui noi cominciamo appena ad affrontare il periodo doloroso che contraddistingue l’inizio delle rivoluzioni socialiste. Questo è un fatto. Noi non sappiamo, nessuno sa, forse, – ciò è pienamente possibile, – se essa vincerà tra qualche settimana, o addirittura tra qualche giorno, ma non si può puntare su una simile possibilità. Bisogna essere preparati ad affrontare difficoltà eccezionali, sconfitte eccezionalmente dure, che sono inevitabili perché in Europa la rivoluzione non è ancora cominciata, anche se può cominciare domani; e quando comincerà, certo, non ci tormenteranno più i nostri dubbi, non ci saranno più problemi circa la guerra rivoluzionaria, ma ci sarà soltanto una vera e propria marcia trionfale. Ciò avverrà, inevitabilmente, ma ancora non avviene. Ecco il semplice fatto che la storia ci ha insegnato, con il quale ci ha dato un colpo assai doloroso; ma, uomo avvisato, mezzo salvato. Perciò io ritengo che, avendoci la storia colpito in questa speranza – che il tedesco non ci avrebbe attaccato e che avremmo potuto avanzare «a suon di urrà» – questa lezione penetrerà molto presto nella coscienza delle masse della Russia sovietica, grazie alle nostre organizzazioni dei soviet. Queste si danno da fare, si preparano al congresso, presentano risoluzioni, riflettono e discutono su quanto è accaduto. Da noi non avvengono più quelle dispute prerivoluzionarie che restavano all’interno di ristretti circoli di partito. Tutte le questioni vengono portate all’esame delle masse, le quali esigono che vengano controllate con l’esperienza, la pratica, e non si fanno mai sedurre dai facili discorsi, non si lasciano mai deviare dal cammino segnato dal corso obiettivo degli avvenimenti. Certo, se trovate di fronte a un intellettuale o a un bolscevico di sinistra, potrete vedere come si possano eludere le difficoltà che stanno dinanzi a noi; egli, certo , potrà eludere il fatto che non c’è esercito e che, la rivoluzione in Germania non incomincia. Le masse sono fatte di milioni di uomini, e la politica comincia laddove ci sono milioni di uomini. Non dove ce ne sono migliaia, ma dove ce ne sono milioni comincia la politica seria: i milioni sanno che cos’è l’esercito, hanno visto i soldati che tornavano dal fronte. Essi sanno – se consideriamo non le singole persone, ma la massa effettiva – che non possiamo combattere, che ogni uomo al fronte ha sopportato tutto ciò che era immaginabile. La massa ha capito questa verità: se non avete un esercito e avete i predoni alle costole, dovete firmare il trattato di pace anche più gravoso e umiliante. È inevitabile, finché non nascerà la rivoluzione, fino a quando non riuscirete a rimettere in sesto il vostro esercito, finché non lo avete rimandato a casa. Fino ad allora l’ammalato non ritroverà la salute. E noi non prenderemo il predone tedesco con un semplice «urrà», non lo abbatteremo, come abbiamo abbattuto Kerenski e Kornilov. Ecco la lezione che le masse hanno imparato, senza le riserve che alcuni, desiderosi di eludere l’amara realtà, cercavano di imporre loro”” (pag 66-67) [V.I. Lenin, ‘Rapporto sulla guerra e la pace’ (1), (in) V.I. Lenin, ‘Rivoluzione in Occidente e infantilismo di sinistra’, Editori Riuniti, Roma, 1971] [(1) Tenuto il 7 marzo 1918 al VII Congresso del Partito comunista (bolscevico) della Russia, che si svolse a Pietrogrado dal 6 all’8 marzo per discutere e decidere la questione della pace. Vi parteciparono 46 delegati con voto deliberativo e 58 con voto consultivo, in rappresentanza di circa 170.000 iscritti (i membri erano 300.000, ma molte regioni erano occupate dal nemico e non potevano inviare delegati. Il Congresso approvò a schiacciante maggioranza le tesi di Lenin, respingendo le tesi, contrarie alla pace, di Trotsky e di Bucharin] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-001-FER”
“LENIN Vladimir Ilic”,”L’estremismo malattia infantile del comunismo.”,”””La legge fondamentale della rivoluzione”” “”La legge fondamentale della rivoluzione, convalidata da tutte le rivoluzioni e in particolare dalle tre rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non basta che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’impossibilità di continuare a vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando ‘gli “”strati inferiori”” non vogliono’ più il passato e gli “”strati superiori”” ‘non possano più vivere come in passato’, la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità significa che la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè sfruttati e sfruttatori). Per la rivoluzione è quindi anzitutto necessario che la maggioranza degli operai (o, quanto meno, la maggioranza degli operai coscienti, pensanti, politicamente attivi) comprenda pienamente la necessità del rivolgimento e sia pronta ad affrontare la morte per esso, e, inoltre, che le classi dirigenti attraversino una crisi di governo che trascini nella politica anche le masse più arretrate (l’inizio di ogni vera rivoluzione è caratterizzato dal rapido decuplicarsi o centuplicarsi del numero dei rappresentanti della massa lavoratrice e oppressa, fino a quel momento apatica, capaci di condurre la lotta politica), indebolisca il governo e consenta ai rivoluzionari di abbatterlo al più presto”” [V.I. Lenin, ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, Samonà e Savelli, Roma, 1973] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-002-FER” “LENIN V.I., a cura di Antonio D’AMBROSIO Luigi CECCHINI”,”L’ imperialismo ultima fase del capitalismo.”,” “”Negli Stati Uniti, la guerra imperialista mossa contro la Spagna nel 1898 suscita l’opposizione anti-imperialista degli «ultimi Moicani», delle borghesia democratica, i quali dichiarano criminale questa guerra, denunziano che la costituzione è stata violata con l’annessione di territori stranieri, denunziano la «slealtà degli sciovinisti» che hanno ingannato il capo degli insorti indigeni delle Filippine, Aguinaldo (al quale gli Americani dapprima promisero l’indipendenza del suo paese; ma in seguito sbarcarono le truppe e si annetterono le Filippine), citano queste parole di Lincoln: «Quando un bianco si governa da sé, esiste un auto-governo; quando si governa da sé, ma governa anche gli altri, non esiste più auto-governo, ma dispotismo» (1). Tutta questa critica temeva di riconoscere l’indissolubile legame tra l’imperialismo e i trusts e, quindi, tra l’imperialismo e le fondamenta stesse del capitalismo, temeva di unirsi alle forze causate dal grande capitalismo nel suo sviluppo, si limitava a dei «voti innocenti». È anche l’atteggiamento di Hobson nella sua critica all’imperialismo. Hobson ha preceduto e sorpassato Kautsky insorgendo contro la concezione dell’«ineluttabilità dell’imperialismo» e invocando la necessità di «elevare la capacità di consumo delle popolazioni» (in regime capitalista!). Il punto di vista piccolo-borghese nella critica dell’imperialismo, dell’onnipotenza delle banche, dell’oligarchia finanziaria ecc., è quello degli autori più volte citati: Agadh, Lansburg, L. Eschwege e, tra gli scrittori francesi, Victor Bérard, autore di un libro superficiale: ‘L’Inghilterra e l’imperialismo’, apparso nel 1900. Tutti questi autori, che non pretendono affatto di essere marxisti, oppongono all’imperialismo la libera concorrenza della democrazia, condannano l’avventura della ferrovia di Bagdad, esprimono «voti innocenti» per la pace, in ogni circostanza, persino nelle statistiche delle emissioni internazionali di M. Neymarck, che, avendo calcolato le centinaia di miliardi di franchi rappresentati dai valori «internazionali», esclamava nel 1912: «Possiamo ammettere che la pace sia turbata? Che si rischi, di fronte a cifre enormi, di provocare una guerra?» Tanta ingenuità da parte degli economisti borghesi non ci stupisce. Il loro interesse d’altronde è di apparire tanto ingenui e di parlare seriamente della pace in presenza dell’imperialismo. Ma che resta di marxismo in Kautsky quando, nel 1914-15-16, si pone dallo stesso punto di vista dei riformisti borghesi e afferma «che tutti sono d’accordo» sulla pace? Invece dell’analisi e della rivelazione delle profonde contraddizioni interne dell’imperialismo, non vi scorgiamo che l’«innocente desiderio» del riformista di non vederle, di non parlarne”” (pag 154-155) [V.I. Lenin, ‘L’ imperialismo ultima fase del capitalismo’, Fasani, Milano, 1946] [(1) J. Patouillet, ‘L’imperialismo americano’, Digione, 1904, p. 272] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-003-FER”
“LENIN V.I.”,”La Rivoluzione d’ottobre.”,”Sul dualismo di potere (pag 33-35): ‘Questo potere è dello stesso tipo di quello della Comune di Parigi del 1871. Eccone i tratti essenziali (…)’ (pag 33) ‘Non siamo dei blanquisti, non siamo dei fautori della conquista del potere per opera di una minoranza. Siamo dei marxisti, fautori della lotta di classe proletaria contro l’intossicazione piccolo-borghese, cioè contro lo sciovinismo, la difesa della patria, le frasi, la dipendenza dalla borghesia’ (pag 35) ‘La borghesia è per il potere unico della borghesia’ (pag 35)”,”LEND-004-FER”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi.”,”‘I risultati degli scioperi del 1912 in confronto al passato’ (pag 236-238) (con tabelle)”,”LEND-006-FER”
“LENIN V.I.”,”Teoria della questione agraria.”,”In particolare: ‘Pietro Maslov corregge gli appunti di Marx… ma avrebbe dovuto almeno studiare a fondo ‘Le teorie del plusvalore’ di Marx’ “”Nel 1901, nella ‘Zarià’ che si stampava all’estero, ebbi già occasione di rilevare, a proposito degli articoli pubblicati da Maslov nella rivista ‘Gizn’ (2), che il loro autore non interpretava in modo giusto la teoria della rendita. Come ho già osservato, prima di Stoccolma e a Stoccolma le discussioni si concentrarono, oltre ogni misura, sul lato politico della questione. Ma dopo Stoccolma, M. Olenov, nell’articolo ‘Le basi teoriche della municipalizzazione della terra’ (Obrazovanie, 1907, n. 1), ha recensito il libro di Maslov sulla questione agraria in Russia e ha sottolineato in modo particolare l’errore della ‘teoria economica’ di Maslov che, in generale, nega la rendita assoluta. Maslov ha risposto a Olenov nei nn. 2e 3 dell”Obrazovanie’ accusando il suo avversario di «impudenza», «leggerezza», «disinvoltura», ecc. In realtà, nel campo della ‘teoria marxista’, è proprio Pietro Masov che dà prova di una disinvoltura imputente e sciocca, perchè è difficile concepire una critica più ignorante della presuntuosa «critica» che Maslov, perseverando nei suoi vecchi errori, fa di Marx. «La contraddizione della teoria della rendita assoluta con tutta la teoria della ripartizione esposta nel vol. III – scrive il compagno Maslov – è così lampante che è possibile spiegarla in un solo modo: il III vol. è un’opera postuma che contiene anche gli accunti dell’autore» (‘La questione agraria’, p. 108, nota). Soltanto un individuo che non ha capito nulla della teoria della rendita di Marx poteva scrivere una cosa simile. Ma l’indulgente disprezzo che il magnanimo Pietro Maslov ostenta per l’autore degli appunti è davvero incomparabile! Questo «marxista» è troppo superiore per ritenere che si a necessario ‘studiare’ Marx prima di insegnarlo agli altri, che sia necessario studiare a fondo almeno ‘Le teorie del plusvalore’, pubblicate nel 1905, dove la teoria della rendita, si può dire, è messa alla portata persino dei Maslov!”” (pag 219-220) [V.I. Lenin, ‘Teoria della questione agraria’, Edizioni Rinascita, Roma, 1951] [(2) Cfr. ‘La questione agraria’, I. parte, Pietroburgo 1908, articolo ‘La questione agraria e i «critici di Marx», nota nelle pp. 178-179 (nel presente volume a p. 84)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-007-FER” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Umberto CERRONI”,”Scritti economici. L’analisi scientifica che è stata a fondamento della rivoluzione socialista.”,”Nella costruzione dell’antologia sono stati seguiti due principali criteri: quello di fornire il più possibile scritti (o parti di scritti) organici di Lenin e quello di riunirli sotto rubriche significative non solo sul piano cronologico ma anche sul piano logico. Il ‘sistema della partecipazione’: il controllo dalla società “”madre”” alle società “”figlie””, “”nipoti”” ecc. “”Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi delle banche con l’industria: in ciò si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto. Ora dovremmo esporre come lo «spadroneggiare» dei monopoli capitalistici, nell’ambito generale della produzione di merci e della proprietà privata, metta inevitabilmente capo al dominio dell’oligarchia finanziaria. È da osservare che i rappresentanti della scienza borghese tedesca – e non di quella sola – come Riesser, Schulze-Gaeverniz, Liefmann, ecc., sono, senza eccezione, apologeti dell’imperialismo e del capitale finanziario. Essi non svelano, anzi occultano e abbelliscono il «meccanismo» della formazione dell’oligarchia, i suoi metodi, l’entità delle sue entrate (così «lecite» come «illecite»), la sua collusione con i parlamenti, ecc. Essi sfuggono alle «questioni maledette» con frasi ampollose quanto oscure, richiamandosi al «senso di responsabilità» dei direttori di banche, levando alle stelle il «senso del dovere» dei funzionari prussiani e occupandosi con grande serietà dei particolari di progetti di legge poco seri sulla «sorveglianza» e sulla «regolamentazione» e di frascherie teoriche quale la seguente «scientifica» definizione alla quale è pervenuto il prof. Liefmann (…). Ma i fatti mostruosi, che riguardano il mostruoso dominio dell’oligarchia finanziaria, saltano talmente agli occhi che in tutti i paesi capitalistici, così in America come in Francia e in Germania, è sorta un’intera letteratura, che pur rimanendo sul terreno dei concetti ‘borghesi’, tuttavia dà un quadro approssimativamente esatto e una critica – piccolo-borghese , s’intende – dell’oligarchia finanziaria. La pietra angolare è nel «sistema della partecipazione» (1), al quale si è già accennato. Un economista tedesco, Heymann, forse il primo che ha rivolto l’attenzione a questo sistema, così lo descrive: «Il dirigente controlla la “”società madre”” [cioè la società base], questa le “”società figlie”” [cioè le società che le dipendono], queste a loro volta le “”società nipoti”” e così via. In questo modo con capitali non eccessivamente grandi, si possono padroneggiare immensi campi della produzione; giacché, posto che per esercitare il controllo sopra una società per azioni è sufficiente la padronanza del cinquanta per cento del capitale, basta al dirigente di possedere un milione, per poter controllare nelle società nipoti, già 8 milioni di capitale. Se detto “”intreccio”” si estende ancor più, si ha il controllo su 16 milioni, su 32 e via dicendo (). Ma in realtà l’esperienza dimostra che basta possedere il quaranta per cento di tutte le azioni per dominare l’andamento degli affari di una società per azioni () , giacché una parte dei piccoli azionisti, disseminati qua e là, non ha la possibilità di intervenire alle assemblee generali, ecc. La «democratizzazione» del possesso di azioni, dalla quale i sofisti borghesi e gli opportunisti «pseudo-socialdemocratici» si ripromettono (o fingono di ripromettersi) la «democratizzazione del capitale», l’aumento d’importanza e di funzione della piccola produzione, ecc., nella realtà costituisce un mezzo per accrescere la potenza dell’oligarchia finanziaria. È precisamente per questo che nei più progrediti o più antichi ed «esperti» paesi capitalistici la legislazione permette l’emissione delle azioni più piccole”” (pag 534-535) [Capitale finanziario e oligarchia finanziaria’, (in) ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, (in) V.I. Lenin, ‘Scritti economici’, Editori Riuniti, Roma, 1977] [ (1) È quello che oggi viene comunemente definito sistema delle ‘holdings’ e delle società a catena; (*) H.G. Heymann, ‘Die gemischten Werke im deutsche Grosseisengewerbew’, Stoccarda, 1904, p. 269; () Liefmann, op. cit.; p. 358]”,”LEND-008-FGB”
“LENIN V.I.”,”Lénine et la religion.”,”””Il marxismo è materialismo e in questo senso è anche implacabilmente ostile alla religione come il materialismo degli enciclopedisti del XVIII secolo o il materialismo di Feuerbach. Ma il materialismo dialettico di Marx ed Engels va più lontano degli enciclopedisti e di Feuerbach, nell’applicazione della filosofia materialista al dominio della storia, al dominio delle scienze sociali. Noi dobbiamo combattere la religione. E’ l’abc di ‘tutto’ il materialismo e, pertanto, del marxismo. Ma il marxismo non è un materialismo che si ferma all’abc. Il marxismo va più lontano. Esso dice: occorre ‘saper’ lottare contro la religione; ora, per questo, occorre spiegare nel senso ‘materialista, la fonte della fede e della religione delle masse. Non di deve confinare la lotta contro la religione in una predicazione ideologica astratta; non si deve ridurla a una predicazione di questa natura; bisogna legare questa lotta alla partica concreta del movimento di classe mirando a far sparire le radici sociali della religione. (…)”” (Lenin, Sull’atteggiamento del Partito Operaio riguardo alla Religione, maggio 1909]”,”LEND-699″
“LENIN V.I.”,”Materialismo ed empiriocriticismo. Note critiche su una filosofia reazionaria.”,”””I materialisti, ci si dice, ammettono qualcosa di impensabile e di inconoscibile, la «cosa in sé», la materia «fuori dell’esperienza», fuori della conoscenza. Essi cadono nel misticismo vero e proprio ammettendo l’esistenza di qualche cosa che sta al di là, oltre i limiti dell’«esperienza» e della conoscenza (…)”” (pag 20)”,”FILx-003-FC”
“LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Quaderni sull’imperialismo.”,”Scritti nel 1915-1916 in russo tedesco francese inglese e altre lingue pubblicati per la 1° volta tra il 1933 e il 1938 in ‘Miscellanea di Lenin'”,”LEND-004-FC”
“LENIN Vladimir I.; a cura di Vittorio STRADA; scritti di V. AKIMOV P. AKSELROD A. BOGDANOV L. MARTOV D. RJAZANOV G. PLECHANOV L. TROTSKY V. VOROVSKIJ”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”L’opera è seguita dagli atti delle sedute del secondo congresso del partito operaio socialdemocratico russo (1903) POSDR, e dagli scritti di V. AKIMOV, P. AKSELROD, A. BOGDANOV, L. MARTOV, D. RJAZANOV, G. PLECHANOV, L. TROTSKY, V. VOROVSKIJ sul concetto di partito. Ideologia borghese e spontaneità “”Ma perché – domanderà il lettore – il movimento spontaneo, il movimento che segue la linea della minor resistenza va verso il predominio dell’ideologia borghese? Pe la semplice ragione che per la sua origine l’ideologia borgese è molto più antica di quella socialista, che essa è più elaborata in tutti i suoi aspetti e possiede mezzi ‘incomparabilmente’ più grandi di diffusione”” (pag 50)”,”LEND-005-FC”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Pio MARCONI”,”Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato.”,”Lenin scrisse ‘Stato e rivoluzione’ nell’agosto-settembre 1917, quando, dopo gli avvenimenti del 3-5 luglio a Pietrogrado fu costretto a nascondersi per sfuggire al mandato di cattura del governo provvisorio prima a Razliv e quindi a Helsingfors (Helsinski). “”Il 12 aprile 1871 Marx scrive a Kugelmann (Neue Zeit, XX, I, 1901-2, pag 709; in questo volume vi sono solo due lettere sulla Comune; le altre lettere a Kugelmann sono nel volume XX, 2, nb): «Se tu rileggi l’ultimo capitolo del mio ’18 Brumaio’ troverai che io affermo che il prossimo tentativo della rivoluzione francese non consisterà nel trasferire da una mano ad un’altra la macchina militare e burocratica, come è avvenuto fino ad ora, ma nello ‘spezzarla’ (corsivo di Marx), e che tale è la condizione preliminare di ogni reale rivoluzione popolare sul Continente. Proprio in questo consiste il tentativo dei nostri eroici compagni parigini» (2). Molto importante è il giudizio di Marx sulle cause della possibile sconfitta della Comune: «Se soccomberanno la colpa sarà solo della loro “”bonarietà””. Occorreva marciare subito su Versailles, … Per scrupoli di coscienza si è lasciato passare il momento opportuno. Non si è voluto ‘cominciare la guerra civile’ come se … Thiers… non l’avesse già iniziata. Secondo errore: il Comitato contrale ha deposto il suo potere troppo presto, per cedere il posto alla Comune. Ancora una volta per scrupolo di “”onore”” esagerato» (pag. 709) (3)”” (pag 149) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, ‘Il marxismo e lo Stato, più precisamente: I compiti della rivoluzione proletaria nei confronti dello stato’] [(2) Marx a Kugelmann, in ‘Il partito e l’Internazionale’, cit., pag 207, dove però “”spezzarla”” non è corsivo; (3) ibid.] “”Engels nel 1891 scrive (‘Per la critica del progetto di programma socialdemocratico del 1891’, Neue Zeit, XX, 1, 1901-2, pag 5 e seguenti): (…) «Questo dimenticare (pag 11) i grandi principi fondamentali di fronte agli interessi passeggeri del momento, questo lottare e tendere al successo momentaneo senza preoccuparsi delle conseguenze che ne scaturiranno, questo sacrificare il futuro del movimento per il presente del movimento, può essere considerato onorevole, ‘ma è e rimane opportunismo, e l’opportunismo «onorevole» è forse il peggiore di tutti”” (pag 157-158) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, ‘Il marxismo e lo Stato, più precisamente: I compiti della rivoluzione proletaria nei confronti dello stato’]”,”LEND-006-FC”
“LENIN V.I.”,”Karl Marx.”,”Saggio di Lenin redatto per il dizionario enciclopedico Granat. A questo si aggiungono alcuni articoli di lenin sull’argomento (Tre fonti e tre parti integranti del marxismo, Marxismo e revisionismo, I destini storici della dottrina di Karl Marx. “”La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’azione. Questa classica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quell’aspetto del marxismo che ad ogni istante viene perso di vista. E perdendolo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e morta; lo svuotiamo della sua essenza, scalziamo le sue basi teoriche fondamentali: la dialettica, la dottrina dell’evoluzione storica multiforme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo legame con i precisi compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare ad ogni nuova svolta della storia. E proprio nei nostri tempi, fra coloro che si interessano delle sorti del marxismo in Russia, s’incontrano molto spesso persone che perdono di vista appunto questo aspetto del marxismo”” (pag 99) [V.I. Lenin, ‘Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo’ (in) V.I. Lenin, ‘Karl Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1965] [Pubblicato nella ‘Zviezdà’, n. 2, 23 dicembre 1910, Opere complete, vol. 17, pp. 20-24] “”Nessun paese capitalistico si organizzò su una base più o meno libera, più o meno democratica, senza una lotta a morte tra le diverse classi della società capitalistica. La genialità di Marx consiste nel fatto che da ciò egli seppe, per primo, trarre ed applicare coerentemente la conclusione che la storia universale insegna. Questa conclusione è la dottrina della ‘lotta di classe’. Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli ‘interessi’ di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni. I fautori delle riforme e dei miglioramenti saranno sempre ingannati dai difensori del passato, fino a quando non avranno compreso che ogni vecchia istituzione, per barbara e corrotta che essa sembri, si regge sulle forze di queste o di quelle classi dominanti. E per spezzare la resistenza di queste classi vi è ‘un solo mezzo’: trovare nella stessa società che ne circonda, educare e organizzare per la lotta forze che possano – e che per la loro situazione sociale ‘debbano’ – spazzar via il vecchio ordine e crearne uno nuovo. Soltanto il materialismo filosofico di Marx ha indicato al proletariato la via di uscita dalla schiavitù spirituale nella quale hanno vegetato fino ad oggi tutte le classi oppresse. Soltanto la teoria economica di Marx ha chiarito la situazione reale del proletariato nel regime capitalistico”” (pag 66) [Lenin, ‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’ (in) V.I. Lenin, ‘Karl Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1965] [Pubblicato nella rivista ‘Prosvestcenie’ (L’educazione), n. 3, marzo 1918, Opere complete, vol. 19, pp. 3-8] Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LEND-001-FAP”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Valentino GERRATANA”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,” “”Ma Engels non concepisce affatto il centralismo democratico nel senso burocratico dato a questa nozione dagli ideologi borghesi e piccolo-borghesi, compresi, fra questi ultimi, gli anarchici. Per Engels il centralismo non esclude affatto una larga autonomia amministrativa locale, la quale, mantenendo le «comuni» e le regioni volontariamente l’unità dello Stato, sopprime recisamente ogni burocrazia e ogni “”comando”” dall’alto”” (pag 143) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LEND-002-FAP”
“LENIN V.I.”,”Un passo avanti e due indietro. (La crisi del nostro partito).”,”L’opera fu scritta tra il febbraio e il maggio del 1904 e pubblicato subito dopo a Ginevra Incipit. “”Quando si combatte una lotta lunga, tenace, ardente, dopo un certo periodo di tempo incominciano di solito a delinearsi i punti di dissenso centrali, fondamentali, dal cui superamento dipende l’esito definitivo della campagna e in confronto ai quali vengono sempre più respinti in secondo piano tutti i piccoli e insignificanti incidenti di ogni genere. Così stanno le cose anche per la lotta interna di partito, che già da sei mesi avvince l’attenzione di tutti i membri di partito”” (pag 5) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LEND-003-FAP”
“LENIN V.I.”,”Opere scelte.”,”””Senza il lavoro, senza la lotta, la conoscenza libresca del comunismo, acquisita attraverso la lettura degli opuscoli e degli scritti comunisti non vale un bel niente, perché non farebbe che perpetuare il vecchio distacco che costituiva il tratto più ripugnante della vecchia società borghese”” (Lenin, I compiti delle associazioni giovanili) (in 4° di copertina) Il capitalismo di Stato (in ‘Sull’imposta in natura’ (1921) ‘Il capitalismo di Stato esiste … ovunque vi sono elementi di libero commercio e di capitalismo in generale’ “”Quale politica può dunque condurre il proletariato di fronte a questa realtà economica? Dare al piccolo contadino ‘tutti’ i prodotti della produzione della grande industria socialista, di cui ha bisogno, in cambio del grano e delle materie prime? Questa sarebbe la politica più desiderabile, più “”giusta””; e noi l’abbiamo appunto iniziata. Ma non possiamo dare ‘tutti’ i prodotti, non lo possiamo assolutamente e non lo potremo tanto presto, non lo potremo almeno fino a quando non porteremo a termine almeno la prima fase dei lavori per l’elettrificazione di tutto il paese. Che fare dunque? O tentare di proibire, di impedire ad ogno costo ogni sviluppo dello scambio privato, non statale, cioè del commercio, del capitalismo, inevitabile quando esistono milioni di piccoli produttori. Questa sarebbe una politica sciocca e costituirebbe un suicidio per il partito che la tentasse. Una politica sciocca poiché i partiti che tentano una politica simile subiscono un fallimento inevitabile. Non v’è alcuna ragione di nascondere gli errori; alcuni comunisti hanno sbagliato «col pensiero, con la parola e con l’azione», cadendo proprio in ‘questa’ politica. Cerchiamo di correggerci in questi errori. Bisogna assolutamente correggerci, altrimenti le cose andranno veramente male. Oppure (è l’ultima politica ‘possibile’ e la sola sensata) non tentare di proibire o di bloccare lo sviluppo del capitalismo, ma sforzarsi di incanalarlo nell’alveo del ‘capitalismo di Stato’. Ciò è economicamente possibile, poiché il capitalismo di Stato esiste – in questa o quella forma, in questo o quel grado – ovunque vi sono elementi di libero commercio e di capitalismo in generale. È possibile la combinazione, l’unione, la coesistenza dello Stato sovietico, della dittatura del proletariato, col capitalismo di Stato? Naturalmente, è possibile. Appunto ciò mi proponevo di dimostrare nel maggio 1918. Appunto questo spero di aver dimostrato nel maggio del 1918. Inoltre, allora ho anche dimostrato che il capitalismo di Stato è un passo avanti in confronto all’elemento piccolo-proprietario (piccolo-patriarcale e piccolo-borghese). Commettono un’infinità di errori coloro che raffrontano e contrappongono il capitalismo di Stato soltanto al socialismo, mentre nell’attuale situazione politica ed economica bisogna contrapporlo anche alla produzione piccolo-borghese. Tutto il problema, sia teorico che pratico, consiste nel trovare i metodi giusti appunto per incanalare lo sviluppo inevitabile (fino ad un certo punto e per un certo periodo) del capitalismo nell’alveo del capitalismo di Stato, nel trovare le condizioni che garantiscano questo sviluppo e assicurino in un futuro non lontano la trasformazione del capitalismo di Stato in socialismo. Per avvicinarsi alla soluzione di questo problema, bisogna anzitutto rappresentarsi nel modo più chiaro possibile che cosa praticamente sarà e potrà essere il capitalismo di Stato all’interno del nostro sistema sovietico, nel quadro del nostro Stato sovietico”” (pag 1268-1269) [V.I. Lenin, ‘Sull’imposta in natura’ (1921), (in) V.I. Lenin, ‘Opere scelte’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2024]”,”ELCx-341″
“LENIN V.I., a cura di Vladimiro GIACCHÉ”,”Economia della rivoluzione.”,”Introduzione: ‘Un autore inattuale e i suoi testi – Dopo la rivoluzione: i primi mesi del potere sovietico – La guerra civile e il comunismo di guerra – La Nuova politica economica (Nep) – Lenin dopo Lenin (pag 11-93) “”In economia ci sono due possibilità. O siete leninisti, O non cambierete nulla”” (quarta di copertina) Vladimiro Giacché (La Spezia, 1963) economista e presidente del Centro Europa Ricerche. Ha pubblicato pure ‘Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa’ (Imprimiatur, 2013)”,”LEND-701″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, L1
“LA GRASSA Gianfranco”,”Fuori della corrente. Decostruzione-ricostruzione di una teoria critica del capitalismo.”,”LA GRASSA Gianfranco già docente di Economia nelle Università di Pisa e Venezia, studioso di marxismo e teoria della società capitalistica, si è formato nelle corrente althusseriana seguendo C. BETTELHEIM all’ EPHE (oggi EHESS) di Parigi. E’ autore o curatore di una trentina di volumi e di decine di articoli. “”Anche se faticosamente, credo sia ineluttabile che si entri via via in un’ epoca policentrica per quanto concerne il polo strutturale economico della formazione sociale capitalistica mondiale. I paesi del modello detto renano sembrano avere davanti a loro solo due prospettive. Possono servirsi delle “”sinistre”” di Governo, per spremerle ben bene e far loro assumere il compito di favorire la redistribuzione del reddito verso l’ alto, onde soddisfare i bisogni del grande capitale imprenditorial-finanziario relativamente alla cosiddetta competitività, ottenendo il sostanziale consenso delle masse popolari, cioè soprattutto del lavoro dipendente (salariato) controllato, sempre meno per la verità, dai sindacati; consenso sia ad essere direttamente tosato sia ad appoggiare la tosatura di vasta parte dei ceti medi. In ogni caso, all’ ordine del giorno sarà a lungo il graduale smantellamento del Welfare, la flessibilità e precarietà del lavoro e, soprattutto e come conseguenza di questa flessibilità, quella dei salari.”” (pag 165-166)”,”TEOC-285″
“LA VERGATA Antonello”,”Nonostante Malthus. Fecondità, popolazioni e armonia della natura, 1700-1900.”,”Antonello LA-VERGATA, nato a Cosenza nel 1954, è ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell’ Università della Calabria. Ha pubblicato ‘L’ equilibrio e la guerra della natura. Dalla teologia naturale al darwinismo’ (Morano, 1990). “”””L’ uomo non è fatto per il riposo””, aveva scritto qualche anno prima un altro scozzese, quell’ Adam Ferguson in cui Marx vedeva il primo grande critico della disumanizzante società mercantile e industriale. (…) Ma, a differenza del suo conterraneo (Kames, ndr), Ferguson vedeva la minaccia più grave di deterioramento della natura dell’ uomo non tanto nell’ indolenza, nel lusso e nella mollezza, quanto nella frustrazione, nello “”smembramento”” e nella mortificazione di qualità innate del “”carattere umano”” prodotti dalla società mercantile fondata sul calcolo, sull’ interesse, sulla parcellizzazione della vita economica e sociale.”” (pag 79)”,”DEMx-044″
“LA BARBERA Guido”,”L’ Europa e lo Stato.”,”””La vita del capitalismo è, nello stesso tempo, sviluppo e crisi, perché è lo sviluppo caotico a provocare crisi””. (pag 64, A. Cervetto) Sulla crisi generale capitalistica. “”Nel concetto di “”crollo del capitalismo””, nota innanzi tutto Cervetto nel 1954, “”è insito un difetto meccanicistico””. E’ il filo della riflessione che ritroveremo nella Questione dei tempi, dove il carattere qualitativo della crisi è connesso alla “”capacità soggettiva”” di impugnarla da parte delle forze rivoluzionarie.”” (pag 135)”,”ELCx-085″
“LA BARBERA Guido”,”L’ Europa e lo Stato.”,”””Scriverà Cervetto che solo attraverso la “”teoria organizzata in partito”” il proletariato può avere coscienza della propria continuità storica e può basare su questo la propria autonoma azione politica. Il tempo storico di azione politica del proletariato è un tempo di continuità teorica nelle generazioni. Ogni singola generazione affronta politicamente gli andirivieni della storia e “”non può affrontare la linea secolare plurigenerazionale come l’ affronta la teoria””. E ancora: “”Un movimento pratico non può direttamente risolvere teoricamente ciò che solo la teoria continuata da più generazioni può risolvere nel lungo periodo””. (pag 64)”,”EURx-224″
“LA BARBERA Guido”,”Crisi globale e ristrutturazione europea.”,”LA BARBERA Guido”,”ELCx-178″
“LA BARBERA Guido”,”La nuova fase strategica.”,”””Non si tratta dell’affermarsi universale di una fantomatica “”classe media””, che dissolverebbe i tratti autoritari presenti nel decollo delle nuove potenze. Invece è in gioco il riformismo del grande capitale, che cerca gli strumenti statali e di influenza sociale per il combattimento mondiale imperialista”” (pag 13) “”La nozione di crisi di modernizzazione imperialista’ intende riassumere tutti questi aspetti parziali. Vi confluiscono squilibrio politico, mutamento sociale, ristrutturazione produttiva, internazionalizzazione, nelle differenti combinazioni multiformi delle diverse potenze, in relazione con i tratti specifici della loro storia e della loro tradizione politica”” (pag 14) “”Indagare sul senso storico del nuovo ciclo di crisi e di mutamento chiede di tornare ai capisaldi della riflessione strategica rivoluzionaria e sulla “”questione dei tempi””. Arrigo Cervetto, nei primi articoli raccolti in ‘La difficile questione dei tempi’, parte dagli scritti di Marx ed Engels del 1850 sulla ‘Nuova Gazzetta Renana-Revue’. La tendenza mondiale allo sviluppo capitalistico, la scoperta dell’oro in California facevano intravedere un Nord America divenuto “”il fulcro del traffico mondiale””, con l’Europa a rischio di decadenza e la costa americana rivolta all’Asia in rapido sviluppo: “”Allora l’oceano Pacifico avrà la stessa funzione che ora ha l’oceano Atlantico, e che nel medioevo fu del Mediterraneo, la funzione cioè di grande via marittima del traffico mondiale; e l’oceano Atlantico si ridurrà al ruolo di mare interno, come è ora il Mediterraneo””. Marx ed Engels collegavano a questa dialettica, tra condizioni europee e sviluppo mondiale, la “”questione difficile”” dei tempi della rivoluzione. Sul Continente, scrivono, “”la rivoluzione è imminente e prenderà anche subito un carattere socialista””. Non sarà soffocata “”in questo piccolo angolo di mondo”” dato che il movimento della società borghese è ancora ascendente “”su un’area molto maggiore?””. Non è qui questione che Marx ed Engels vedessero come ravvicinati nei decenni processi che avrebbero richiesto un secolo e mezzo. Semmai, è proprio lì il valore scientifico anticipatore della loro riflessione: il fatto che l’Europa potesse essere concepita ‘nel 1850’ come un “”piccolo angolo di mondo””, a confronto di America e Asia, dà l’idea della forza di previsione strategica legata alla scoperta delle leggi dello sviluppo capitalistico. Marx ed Engels nel 1850 collegano mercato mondiale, crisi economica, sommovimenti politici e “”grandi collisioni sul Continente””, per dedurne la previsione di una rivoluzione in Inghilterra. La previsione è errata, nota Cervetto, ma per la mancata coincidenza con la guerra europea. Il conflitto di Creima del 1853 resterà un episodio isolato, il 1859 si limiterà al teatro italiano. Passerà quasi un ventennio prima di Sadowa, nel 1866, e di Sedan, nel 1870, ma anche in questo caso Gran Bretagna e Russia resteranno fuori. Non si replicherà quella “”dimensione continentale”” dei conflitti, di fatto una guerra mondiale, che era stata sempre presente nella concezione strategica di Marx ed Engels, sulla scorta dell'””analogia storica”” con le guerre napoleoniche. Anche qui, la questione centrale non è l’errore di previsione. I tempi strategici dello sviluppo intravisto da Marx ed Engels semplicemente travalicheranno il tempo biologico della loro esistenza. Quando la guerra mondiale ci sarà, e troverà nei bolscevichi di Lenin chi saprà afferrarne la contraddizione, ci sarà anche la Rivoluzione d’Ottobre. Il concetto di crisi nel pensiero di Marx, fissa Arrigo Cervetto, comprende “”il ciclo economico e il ciclo politico, in particolare quello bellico”” (pag 276-277) [Guido La Barbera, La nuova fase strategica, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2014]”,”ELCx-183″
“LA FERLA Giuseppe”,”Ippolito Taine.”,”LA FERLA Giuseppe”,”STOx-233″
“LA GRASSA Gianfranco”,”Finanza e poteri.”,”LA GRASSA Gianfranco hna insegnato Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Ha pubbliato numerosi volumi sul marxismo e la teoria del capitalismo, tra cui ‘Gli strateghi del capitale’ (2005) “”In base alla sua [Marx] previsione, largamente verificatasi, di forte e crescente processo di centralizzazione dei capitali, la proprietà degli stessi avrebbe assunto prevalentemente, mediante quel potente strumento giuridico rappresentato dalla società per azioni, la forma del possesso di pacchetti di maggioranza o di quote di controllo delle stesse. I proprietari capitalisti si sarebbero sempre più staccati dalla direzione – anzi da ogni presa in carico – dei processi produttivi, affidati a gruppi di dirigenti salariati, divenendo meri rentier, percettori di reddito che era pur sempre plusvalore (pluslavoro) ma ormai dissimile dal profitto goduto da quel capitalista che, come scrisse “”Marx nelle ‘Glosse’ a ‘Wagner’, è “”un funzionario necessario della produzione capitalistica”” che “”non si limita a ‘prelevare’ o ‘rapinare’, ma al contrario impone la ‘produzione del plusvalore’, contribuisce cioè innanzitutto alla creazione di ciò che sarà prelevato”” (con buona pace di quegli ignoranti che hanno attribuito a Marx, confondendolo con Proudhon, l’affermazione: “”la proprietà è un furto””)”” (pag 103) [Gianfranco La Grassa, Finanza e poteri, 2008]”,”TEOC-656″
“LAANEOTS Ants”,”The Russian-Georgian War of 2008: causes and implications.”,”Il fondamento ideologico degli intenti e delle attività della Russia è diventato chiaro nel 2009 quando un libro ordinato dal Cremlino intitolato ‘La nuova dottrina della Russia. E ora di spiegare le nostre ali’ è stato pubblicato. Il libro prescriveva due ambiziosi obiettivi strategici per lo stato russo: 1. Obiettivo a breve termine: ripristinare il controllo sullo spazio post-sovietico e stabilire una nuova Unione. 2. Obiettivo finale: diventare un amministratore globale e detronizzare gli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’obiettivo finale, il libro afferma: ‘Mentre gli Stati Uniti stanno semplicemente imitando e in realtà offuscano il ruolo di amministratore globale, la Russia dovrebbe avere un diritto naturale per questa missione. Ora la Russia deve confermare questo ruolo implementandolo di fatto. “”Non possiamo escludere la possibilità che la Russia conduca offensive militari oltre a strumenti e metodi ibridi. A causa della reazione disordinata dell’Occidente, la Russia è stata abbastanza incoraggiata da intraprendere una seconda e ancora più grande sfida all’ordine di sicurezza europeo con l’annessione della Crimea e l’invasione dell’Ucraina orientale. In retrospettiva, la strategia generale e molte delle tattiche impiegate dalla Russia sono state provate per la prima volta in Georgia cinque o sei anni prima. Le riforme intraprese dall’esercito russo, così come le strutture di difesa nazionale, al fine di affrontare le principali carenze sperimentate durante la guerra georgiana sono state rilevate dall’Occidente ma non prese in considerazione. Anche dopo la guerra, la Russia ha continuato ad acquistare equipaggiamento militare e alcuni armamenti da compagnie occidentali, che hanno tutti contribuito alla loro riforma militare. Sebbene la riforma non sia stata attuata completamente come previsto, a causa di vincoli finanziari e strutturali, i successi raggiunti sono diventati evidenti anche prima dell’annessione della Crimea. Anno dopo anno, l’esercito russo ha condotto esercitazioni su scala sempre più ampia che includevano componenti congiunte e coordinamento e coinvolgevano armamenti e tecnologia più moderni. La portata delle esercitazioni variava dalla controinsurrezione al combattimento convenzionale fino al livello di guerra nucleare di teatro, operazioni che la NATO non aveva condotto durante le esercitazioni dalla fine della Guerra Fredda. Oggi la Russia sta conducendo un febbrile programma di riarmo con le forze nucleari strategiche e tattiche come priorità assoluta, oltre ad aumentare le capacità offensiva delle forze di terra e delle forze speciali. La posizione aggressiva della leadership russa e una maggiore posizione di minaccia nei confronti dei suoi vicini intorno al Mar Baltico sono ulteriormente confermate dal numero di forze in forte aumento nel distretto militare occidentale. (introduzione) Nota. ‘Il libro che consiglio di leggere nel decimo anniversario della guerra di agosto 2008 tra Georgia e Russia in Ossezia del Sud è ‘Near Abroad’ di Gerard Toal. Pubblicato nel 2017, offre un’eccellente panoramica della catena di eventi che ha portato allo scoppio della guerra in quei giorni di agosto, così come delle culture geopolitiche che hanno contribuito a plasmare quegli eventi e in gran parte determinato sia le reazioni politiche che la copertura mediatica al tempo. E importante leggerlo anche perché incoraggia i lettori ad abbracciare la complessità e trovare le proprie risposte a domande che sono ovvie solo a prima vista. Importano i dettagli di ciò che è accaduto sul terreno? Toal cita il controverso punto di vista di Robert Kagan “”I dettagli su chi ha fatto cosa per scatenare la guerra della Russia contro la Georgia non sono molto importanti. Vi ricordate i dettagli precisi della crisi dei Sudeti che ha portato all’invasione della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista? Certo che no, perché quella disputa moralmente ambigua è giustamente ricordata come una piccola parte di un dramma molto più grande”” (G. Comai, ‘Tbilisi, 7 agosto 2009. Nel primo anniversario della guerra del 2008 in Ossezia del Sud’, Ispionline)”,”RUSx-199″
“LABANCA Nicola”,”Una guerra per l’ impero. Memorie della campagna d’ Etiopia, 1935-36.”,”LABANCA Nicola insegna storia contemporanea e storia dell’ espansione europea all’ Università di Siena. Ha pubblicato altre opere (v. 4° copertina). “”La seconda considerazione, più di storia sociale, concerne la provenienza di questi uomini. Abbiamo più volte ricordato che per dimensioni la guerra d’Etiopia fu la terza guerra di massa dell’Italia unita, dopo la partecipazione alle due guerre mondiali. Ma da quale Italia provenivano i combattenti? Converrà ricordare che all’inizio degli anni Trenta gli italiani erano poco più di 40 milioni. Al censimento del 1931 la classe 1911, cioè i giovani che allora avevano vent’anni e che sarebbero stati richiamati nel 1935, erano forse 450 mila: ne partirono quindi più di un terzo, una percentuale notevole. L’incidenza dei ventenni sul totale degli italiani era di poco variata nel corso dei decenni (dal 9.1% del 1871 all’8.2% del 1931) ma, segno di variata composizione demografica nazionale, le altre classi di età pesavano in maniera assai diversa. I sessantenni sopravvissuti erano il 33% nel 1881 ma il 60% nel 1931, cosa che aveva spostato l’età media nazionale da trentacinque a cinquantacinque anni: i giovani pesavano ancora meno e, da alcuni di loro, una guerra poteva essere vista come un segno di distinzione””. (pag 64)”,”ITAF-233″
“LABANCA Nicola”,”Caporetto. Storia di una disfatta.”,”LABANCA Nicola insegna storia contemporanea all’Università di Siena. E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. E’ autore di ‘L’istituzione militare in Italia. Politica e società’ (2002) e ‘Oltremare. Storia dell’espansione coloniale itaiana’ (2002), ‘In marcia verso Adua’ (1993), Una guerra per l’impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia, 1935-1936′ (2005).”,”QMIP-063″
“LABANCA Nicola PROCACCI Giovanna TOMASSINI Luigi”,”Caporetto. Esercito, Stato e Società.”,”Nicola Labanca è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Siena. Giovanna Procacci insegna Storia contemporanea nell’Università di Modena. Luigi Tomassini è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. (1997) “”Il collettivismo bellico””. “”Questa svolta statalista dopo l’iniziale orientamento liberista, fece parlare critici autorevoli come Einaudi, di una specie di “”collettivismo bellico””. In realtà, le necessità di coordinamento e pianificazione dell’economia e anche di alcuni aspetti della vita associata furono tratti caratteristici di tutte le potenze impegnate nel conflitto. La crescita dell’apparato dello Stato (i ministeri passarono da 11 dell’anteguerra a 22 del 1918. I dipendenti pubblici passarono dai 339.203 del primo luglio 1915 ai 619.440 del primo gennaio 1921) portò a un incremento non solo quantitativo degli apparati burocratici. Entrarono a far parte degli organismi incaricati di regolare la mobilitazione dell’industria e dell’economia personaggi illustri dell’imprenditoria, come Pirelli, Perrone, Ferraris, Conti, Crespi, e via dicendo. Si sviluppò un apparato burocratico in cui facevano le loro prove personaggi come Beneduce o Giuffrida, mentre nei settori militarizzati entravano a far parte della macchina amministrativa influenti figure della cultura e della scienza, dai giuristi, economisti e statistici in età idonea al servizio militare, fino agli intellettuali come Volpe o Prezzolini, raccolti in organismi come l’Ufficio Storiografico dell’Esercito, o gli scienziati veri e propri, riuniti in un organismo ministeriale che dette luogo nel 1918 al primo nucleo dell’attuale Cnr”” (pag 55-56)”,”QMIP-187″
“LABANCA Nicola a cura, testi di Andrea BARAVELLI Elena PAPADIA Filippo CAPPELLANO Marco MONDINI Daniele CESCHIN Fabio DEGLI ESPOSTI Paolo POZZATO Fabio CAFFARENA Fabio DE-NINNO Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Luca GORGOLINI Hubert HEYRIES Mariano GABRIELE Pierluigi SCOLE’ Piero DI-GIROLAMO Andrea SCARTABELLATI e Felicita RATTI, Beatrice PISA Maria Concetta DENTONI Bruna BIANCHI Roberto BIANCHI Matteo ERMACORA Stefania BARTOLONI Antonio GIBELLI Carlo STIACCINI Mauro FORNO Maria PAIANO Renate LUNZER Monica CIOLI Fabio TODERO Alessandro FACCIOLI OIiver JANZ Nicola LABANCA”,”Dizionario storico della Prima guerra mondiale.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Studioso di storia militare e di storia coloniale. Ha scritto tra l’altro un volume su ‘Caporetto’. Testi di Andrea BARAVELLI Elena PAPADIA Filippo CAPPELLANO Marco MONDINI Daniele CESCHIN Fabio DEGLI ESPOSTI Paolo POZZATO Fabio CAFFARENA Fabio DE-NINNO Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Luca GORGOLINI Hubert HEYRIES Mariano GABRIELE Pierluigi SCOLE’ Piero DI-GIROLAMO Andrea SCARTABELLATI e Felicita RATTI, Beatrice PISA Maria Concetta DENTONI Bruna BIANCHI Roberto BIANCHI Matteo ERMACORA Stefania BARTOLONI Antonio GIBELLI Carlo STIACCINI Mauro FORNO Maria PAIANO Renate LUNZER Monica CIOLI Fabio TODERO Alessandro FACCIOLI OIiver JANZ Nicola LABANCA “”D’altro canto, con il prolungamento della guerra lo strumento della repressione – sostenuto principalmente dalla parte imprenditoriale – non poteva essere sufficiente, per cui la stessa mobilitazione industriale inaugurò una politica conciliativa, mediante la creazione della Commissione cottimi (agosto 1916), organismo misto tra industriali e rappresentanti degli operai, e l’inserimento nel Comitato centrale della mobilitazione industriale del deputato Angelo Cabrini (1869-1937), socialista riformista espulso dal Partito nel 1912, che divenne un importante elemento di mediazione tra sindacato e organismi statali. In un contesto difficile, l’attività della Fiom ebbe luci e ombre; se da una parte all’interno della Commissione cottimi i sindacati riuscirono a proporre una serie di misure assicurative e sociali che furono poi varate nell’ultimo anno di guerra, dall’altra dovettero rinunciare all’obbietitvo delle 8 ore, accettare modesti aumenti salariali in cambio dell’aumento della produttività e assistere impotenti alla repressione antioperaia. La stessa strategia rivendicativa si rivelò peraltro inadeguata in un contesto segnato dalla rigida disciplina, da una mutata composizione operaia e da una vertiginosa inflazione, tanto che sollecitò un aumento degli scioperi e una progressiva radicalizzazione operaia. Infatti i tentativi di difesa delle qualifiche professionali non incontrarono il favore delle maestranze non specializzate e diedero luogo a intense agitazioni – in larga parte spontanee – per le indennità caroviveri, promosse dalle commissioni operaie attraverso i “”memoriali”” (memorandum). Nel maggio del 1917 tali commissioni vennero legittimate e nel luglio i rappresentanti degli operai (sia pure “”moderati””, come Ludovico Calda, 1874-1947, segretario della Camera del Lavoro di Genova e Emilio Colombino della Fiom di Torino, 1884-1933) vennero ufficialmente inseriti nel Comitato centrale della mobilitazione industriale; dopo Caporetto, la Cgdl non si sottrasse all’ondata patriottica mentre i rapporti tra sindacato e Psi si resero sempre più critici in ragione del rafforzamento dell’ala massimalistica e delle suggestioni della rivoluzione bolscevica; tuttavia, nel febbraio del 1918 un decreto permise agli operai di appoggiarsi alle locali Camere del lavoro, consentendo così una rinnovata azione sindacale. In questo modo, gli organizzatori sindacali della Fiom e della Cgdl ebbero un ruolo maggiore nella contrattazione, tuttavia non sufficiente per tacitare il malcontento operaio”” (pag 271-272) Treccani: CALDA, Ludovico Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 16 (1973) di Bruno Anatra CALDA, Ludovico. – Nacque a Parma il 9 luglio 1874 da Giacomo ed Erminia Bosi. Quando il padre, maestro elementare, nel 1887 prese servizio a Licciana (Massa-Carrara), egli aveva già lasciato la famiglia. Giovane irrequieto, abbandonò ben presto gli studi, per cercarsi un lavoro come tipografo, prima nella città natale, poi a Borgotaro, dove entrò in contatto con l’associazione tipografica, che, nel gennaio ’93, gli rifiutava un articolo, “”per irruenza del linguaggio””. Fu ancora a La Spezia e, alla fine del ’93, approdò a Genova dove nel luglio ’94 veniva licenziato dall’azienda presso la quale lavorava, per aver cercato di organizzare gli operai. Iscrittosi all’associazione tipografica, divenuta Federazione del libro, e al Partito socialista, figurava tra i sottoscrittori per De Felice e i fasci siciliani. Lavorando saltuariamente nella tipografia del Secolo XIX, diviene l’animatore della sezione genovese della Federazione del libro, che lo manda al congresso di Bologna del marzo ’98: quando, nel maggio dello stesso anno, il prefetto ordina lo scioglimento dell’organizzazione, il C. viene deferito all’autorità giudiziaria. Coopera con Leone Ricciotti e Giovanni Lerda alla ricostituzione della sezione tipografica sotto veste di Società di mutuo soccorso e di quella del Partito socialista come circolo Pisacane; subisce una condanna pecuniaria nel gennaio ’99. Nuovo decreto di scioglimento, nel maggio ‘900, e nuova condanna questa volta a un mese di carcere. Quando esce si affianca a Pietro Chiesa, nell’opera di ricostruzione della Camera del lavoro. Collabora all’Avanti! e al Giornale del Popolo, ad Era nuova, periodico diretto dal Canepa. Sul giornale Il Tipografo si batte per una maggiore qualificazione politica degli organismi di categoria. Viene rapidamente acquisito nel gruppo dirigente del sindacalismo ligure: in ottobre, a Sampierdarena, è relatore al congresso regionale delle mutue, cooperative e Camere del lavoro, ed estensore dell’ordine del giorno in favore della Federazione nazionale delle Camere del lavoro. È tra gli animatori dello sciopero con cui la Camera del lavoro di Genova riconquista la legalità, e fornisce l’occasione alla svolta giolittiana: parla alla imponente assemblea del teatro Carlo Felice, il 23 dicembre, a nome della nuova commissione esecutiva, della quale diventa primo segretario, in sostituzione del panettiere A. Benatti. Della triade del riformismo genovese, di cui Chiesa rappresentava la voce in Parlamento e Canepa il teorico ufficiale, il C. diviene la pedina più preziosa, il momento imprescindibile, assolutamente prezioso, dell’organizzazione, dell’imbrigliamento e della regolamentazione delle energie spontanee, di categorie che avevano ancora evidenti caratteri corporativistici e che, come i lavoratori portuali, divennero le sezioni portanti della versione riformista della Camera del lavoro genovese. Questo prezioso lavoro, fatto di assidua presenza nelle lotte sindacali negli anni cruciali 1901-1902, di una sapiente opera di freno e di mediazione, sfocia, agli inizi del 1903, nell’operazione in virtù della quale la Camera del lavoro di Genova si afferma come la roccaforte del riformismo, ligure e il perno della sua presenza nella regione. Messi in minoranza nella sezione socialista – il C. non fu delegato a Imola (1902), come non lo sarà a Bologna (1904) – il 26 febbr. 1903 i riformisti lanciavano la proposta, nell’assemblea della sezione socialista genovese, di un organo coordinatore di tutte le associazioni operaie del Genovesato. Cinque associazioni aderiscono, e danno vita a un comitato provvisorio in cui entra anche il C., che in tempi brevi prepara un congresso costitutivo per il 26 aprile; congresso dal quale esce legittimata l’Unione regionale ligure fra le associazioni operaie. In quella stessa sede il C., che con Chiesa e Muraldi viene chiamato a dirigere l’Unione, propone la pubblicazione di un quotidiano: è Il Lavoro che, subentrando al periodico Era nuova, inizia le pubblicazioni il 7giugno, sotto la direzione del Canepa. Il C. coopera con la presidenza del Consorzio del porto, a fine giugno, per convogliare all’interno di quell’organismo, da lui stesso propugnato, gli interessi dei lavoratori portuali dei quali dirige la Federazione nazionale che ha sede in Genova, e vive quasi esclusivamente degli iscritti genovesi. Alle elezioni amministrative del giugno 1902, intanto, il C. era entrato nel Consiglio comunale, una esperienza che si chiude con le elezioni del 1906; è ormai un uomo influente anche su scala nazionale. Nel 1904, grazie alle sue pressioni, Chiesa, sconfitto a Genova, viene eletto nel collegio di Budrio, lasciato libero da Bissolati, e il riformismo genovese può continuare a usuftuire del suo rappresentante a Genova. L’offensiva generale dell’ala rivoluzionaria del Partito socialista ha successo anche localmente. I riformisti, che perdono il controllo della Camera del lavoro di Sampierdarena, rispondono dichiarando la Camera del lavoro di Genova autonoma dal Segretariato nazionale della resistenza e, dopo averla epurata di alcuni iscritti, fondano una Federazione autonoma socialista, di cui il C. è tra i dirigenti. Nell’agosto 1906, il C. partecipa alla riunione di Milano, indetta da Cabrini, in cui i riformisti predispongono i tempi e i modi del congresso costitutivo della Confederazione generale del lavoro, che si tiene due mesi dopo. Al congresso il C., per il gruppo genovese, appoggia l’ordine del giorno Reina sulla cui base, con l’emarginazione dei sindacalisti rivoluzionari, si struttura la nuova organizzazione sindacale centralizzata. Nel novembre, il C. viene cooptato nel comitato direttivo della C.G.d.L., in sostituzione di un membro, dimessosi per incompatibilità. Negli anni pieni dell’età giolittiana sempre mantenendo la segreteria della C.d.L. di Genova, mette al servizio della Confederazione del lavoro tutte le sue capacità di paziente elaboratore di tecniche sindacali, interessandosi di infartunistica del lavoro, di disciplina degli appelli nazionali ed internazionali durante gli scioperi, di rapporti tra resistenza e cooperazione e tra diverse categorie di lavoratori. Il compito più delicato gli viene affidato nel 1911: è quello di svolgere, con la Bonetti Altobelli, l’inchiesta sui fatti di Romagna per la questione delle trebbiatrici; sua la relazione conclusiva, approvata al Consiglio direttivo del 31 marzo-1º apr. 1912, e presentata al Consiglio nazionale del 2-5 aprile per il conferimento delle trebbiatrici “”alle organizzazioni collettivamente interessate””. Intanto una nuova crisi matura nel Partito socialista, di fronte alla quale la triade riformista genovese pare seguire vie diverse: in seguito al congresso di Reggio Emilia, mentre la sezione socialista di Sampierdarena, con P. Chiesa, resta nel partito, la sezione di Genova, con Canepa, si organizza in gruppo autonomo, riesumando l’organo ufficiale Era nuova.Il C. invece, “”posponendo la passione politica a quella sindacale”” (Bettinotti), si dimette dal partito senza però aderire ufficialmente al gruppo. La ritrosia del C. a impegnarsi in una attività più squisitamente politica si riscontra anche sul terreno della battaglia elettorale: candidato nel III collegio a sua insaputa, e senza successo, alle elezioni del 1913, declinerà poi la proposta di ripresentarsi e nel 1919 e nel 1921. La rottura col Partito socialista ufficiale è, comunque, rinviata di poco. Decisamente contrario alla politica dineutralità, allo scoppio della I guerra mondiale si pronuncia per la partecipazione accanto agli Stati dell’Intesa, facendosi portavoce di questa linea assieme al Canepa, dalle pagine de IlLavoro, mentre, nell’agosto 1914, la Camera del lavoro di Genova fa proprie le posizioni ufficiali della C.G.d.L., pur lasciando ai suoi soci libertà di opinione e azione. Nell’ottobre è tra quelli che simpatizzano con il gesto di Mussolini, che provoca l’espulsione e il passaggio dello stesso nello schieramento interventista. è l’unico a votare contro la blanda mozione neutralista del direttivo della C.G.d.L. del 5 genn. 1915, voto che ha la debolezza di giustificare, in privato, a Rigola, come espressione della maggioranza dei socialisti genovesi. Il che non lo esime, in vista della “”probabilissima partecipazione dell’Italia al conflitto””, nell’aprile del ’15, dal presentarsi dimissionario dalla segreteria della Camera del lavoro: dimissioni ripetute nell’ottobre (assieme a quelle da consigliere della C.G.d.L.), sempre respinte e rientrate definitivamente con la clausola, voluta dal C., che avrebbe riassunto, a partire dal 1º dicembre, la segreteria fino a non più di quattro mesi dopo la fine della guerra. Declinato verbalmente un incarico a metà dicembre, gli si apriva quello, vacante per la morte di Chiesa, di consigliere della Cassa di previdenza per l’incolumità e vecchiaia degli operai (istituita nel 1898), di cui tre anni dopo diveniva vicepresidente, subentrando a Leopoldo Torlonia: nel 1920 l’ente, con l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria, si trasformava in Cassa nazionale per le assicurazioni sociali e il C. ne assumeva una delle due vicepresidenze (quella di parte operaia). Nei primi due anni di guerra, in assenza di Giulietti, arruolatosi, fu delegato della direzione della Federazione dei lavoratori del mare. Ai primi di luglio del 1916, nonostante il parere contrario della C.G.d.L., con Cabrini e Bonfiglio, della Lavoratori del mare, si reca alla conferenza di Leeds che lo nomina nell’ufficio centrale. Agli inizi del ’17 viene richiamato nella milizia territoriale, in un battaglione di stanza a Genova, in sostituzione del secondo segretario della Camera del lavoro Ancillotti, e presenta ancora le dimissioni da consigliere della C.G.d.L.; in sostituzione, ora, di Cabrini, nell’agosto, entra nel Comitato per la mobilitazione industriale, presieduto dal gen. Dallolio. Dopo Caporetto, si mette a disposizione del gen. Pellegrini, capo dell’ufficio propaganda e collabora al giornale per la truppa, Resistere (“”si prodiga in mille modi nei comitati assistenziali””). Senza darlo a vedere, a passi lenti ma metodici, sia pure su posizioni di rincalzo, in pieno conflitto, il C. si trova inserito in due tra gli organi più delicati (propaganda tra le truppe e mobilitazione industriale) della macchina bellica italiana. Nel primo dopoguerra, il movimento operaio gli appare investito da un “”vento di follia””: di fronte alle lotte contro il carovita dell’estate 1919 dichiara, che il problema deve essere affrontato nella “”più fraterna solidarietà””. Anche il movimento operaio genovese ha cambiato volto: ai primi del ’20 la Camera del lavoro si scinde in due. Nel giugno il C. si dimette da segretario. Gli resta la segreteria del Sindacato nazionale delle organizzazioni portuarie, carica che in agosto assomma a quella di direzione dell’Ufficio tecnico di assistenza e di coordinamento del movimento operaio di Genova, vecchio organo di collegamento, riesumato dai riformisti, per ridare vigore alla loro azione nel Genovesato. Il pragmatismo del primo decennio si va stemperando in un arido e incolore tecnicismo, in un possibilismo molto lato, che non si arresta né si sconcerta dinanzi all’azione politica del vecchio amico Mussolini. Nel settembre del ’21, avendo raccolto voci di una prossima spedizione fascista a Genova, scrive a Canepa per consigliarlo di recarsi presso il prefetto, e insieme, per scongiurare la cosa, di intervenire sui fascisti locali. Sul finire dell’anno Canepa lascia la direzione de Il Lavoro e viene temporaneamente sostituito dal C.; dimessosi da quell’incarico, il consiglio d’amministrazione del giornale lo coopta alla propria presidenza. Nel gennaio del ’22, con l’aiuto di Giulietti, blocca l’azione rivendicativa del sindacato dei portuali, di cui è sempre segretario; nel luglio si dichiara contro lo sciopero generale; nel settembre è tra i primi a pronunciarsi per la rottura del patto d’unità col Partito socialista. Il C., con tutto il gruppo di quadri, soprattutto sindacali, che si è aggregato nel decennio giolittiano, pensa probabilmente di salvare la “”sua”” organizzazione, ritirandola dalla mischia, sottraendola allo scontro. Ma sotto la cenere della problematica sindacale cova una molla più profonda, un vecchio motivo corporativo, residuato degli anni della sua formazione, che è quello che gli fa dire, d’accordo con i fascisti, che “”la produzione non è il fatto del solo lavoro manuale, e che pertanto esiste una solidarietà fra i diversi fattori della produzione socialmente utili”” (Bettinotti). Non a caso perciò, ai primi del ’27, all’interno di un regime che si va consolidando, con la “”vecchia scuola confederale”” si raccoglie nella Associazione nazionale studi (A.N.S.) “”Problemi del lavoro””, riesumando una rivista e una tematica, già sperimentata dai riformisti con ben altra vitalità, venticinque anni prima. L’operazione, in realtà, serve al regime, in un momento in cui, auspice Cabrini, con la Carta del lavoro, mira ad avere udienza presso gli organismi internazionali di Ginevra. Le stesse intenzioni (“”non chiudere gli occhi dinanzi alla realtà””) presiedono alla ripresa della pubblicazione de IlLavoro nel maggio (dopo una sospensione di sei mesi), giornale nel quale il C. mantiene la presidenza del consiglio di amministrazione. La politica corporativa è occasione perché il primitivo atteggiamento di “”studio e interessamento”” si trasformi in una manifestazione di “”simpatia e adesione”” da parte del gruppo della rivista, che progressivamente langue e si spegne (con l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale). Nonostante sia un “”ammiratore e devoto di S. E. Mussolini”” (come sostiene il ministro degli Interni, in una lettera al prefetto di Genova: cfr. Arch. Centr. d. Stato), nel corso degli anni ’33-35, il C. deve lamentare alcune fastidiose attenzioni degli organi di polizia. Nel marzo del ’38 assume anche la direzione de IlLavoro, che continua ad uscire fino al 1944. Dopo il ’42 scende progressivamente il silenzio su di lui. Il C. morì a Genova il 15 giugno 1947. Fonti e Bibl.: Archivio Centrale dello Stato, Casellario polit. centrale, busta 691, fasc. 9193. Apologetico, ma tanto utile quanto significativo, il libro di M. Bettinotti, Vent’anni di movim. operaio genovese: P. Chiesa, G. Canepa, L. C., Milano 1932, passim;nutrito di riferimenti il lungo saggio di G. Perillo, Socialismo e classe operaia nel Genovesato dallo sciopero del 1900 alla scissione sindacalista, in Movimento operaio e socialista in Liguria, VI(1960), n. 4, pp. 103-121; n. 5, pp. 155-179; n. 6, pp. 183-203; VII (1961), n. I, pp. 37-56; n. 3-4, pp. 285-333 passim;ed ancora di G. Perillo, Icomunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22,ibid., VIII (1962), n. 3-4, pp. 223-294; IX (1963), n. 2-3, pp. 189-244 passim. Cfr. inoltre: A. Malatesta, I socialisti italiani durante la guerra, Milano 1926, p. 46; R. Rigola, Storia delmovimento operaio italiano, Milano 1946, pp. 198, 315; G. Zibordi, Storia del Partito socialistaitaliano attraverso i suoi congressi, Reggio Emilia s.d., p. 89; L. Albertini, Vent’anni di vitapolitica, II, L’Italia nella guerra mondiale, Bologna 1951, I, p. 419; S. Merli, Corporativismo fascista e illusioniriformistiche nei primi anni del regime. L’attività dell’A.N.S. – Problemi del lavoro nelle carte di R. Rigola, in Riv. stor. del soc., II(1959), n. 5, p. 136; Il delitto Matteotti tra Viminale e Aventino, a cura di G. Rossini, Bologna 1961, p. 968; L. Ambrosoli, Néaderire né sabotare, Milano 1961, pp. 60, 104, 137; F. Pedone, IlPartito socialista italiano nei suoi congressi, Milano 1961, II, pp. 125, 162, 168, 180, 188, 216; Lo Stato Operaio (1927-1939), I, a cura di F. Ferri, Roma 1962, ad Indicem; La Confederazione generale del lavoro, negli atti, nei documenti, nei congressi (1906-1926), a cura di L. Marchetti, Milano 1962, ad Indicem; Quarant’anni di politica italiana, II(1901-1909), a cura di G. Carocci, Milano 1962, ad Indicem;R. Zangrandi, Illungo viaggio attraverso il fascismo, Milano 1962, pp. 64 s.; L. Valiani, IlPartito socialista ital. nel periodo della neutralità (1914-15), Milano 1963, ad Indicem; Documenti inediti dell’Archivio A. Tasca. La Rinascita del socialismo ital. e la lotta contro il fascismo dal 1934 al 1939, a cura di S. Merli, Milano 1963, pp. 96 s.; G. Trevisani, Storia del movim. operaio italiano, Milano 1965, II, p. 310; III, pp. 129 s., 345; A. Gramsci, Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo (1921-1922), Torino 1966, ad Indicem;A. L. Horowitz, Storia del movim. sindacale in Italia, Bologna 1966, p. 117; A. Bertondini, La vita politica e sociale in Ravenna e in Romagna dal 1870 al 1910, in N. Baldini nella storia della cooperazione, Milano 1966, p. 387; E. Santarelli Storia del movim. e del regime fascista, Roma 1967, I, p. 431; R. De Felice, Mussolini il fascista. L’organizzazione dello Stato fascista (1925-29), Torino 1968, p. 456; G. Mammarella, Riformisti e rivoluzionari. Il Partito socialista italiano: 1900-1912, Padova 1968, ad Indicem;P.Spriano, Storia del Partito comunista ital., II, Gli anni della clandestinità, Torino 1969, p. 97; F. Fabbri, L’azione polit. di G. M. Serrati nella neutralità, in Riv. stor. del socialismo, X(1969), n. 32, p. 127; G. Procacci, La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX, Roma 1970, ad Indicem.”,”QMIP-208″
“LABANCA Nicola ÜBEREGGER Oswald a cura; saggi di”,”La guerra italo-austriaca (1915-18).”,”‘La diplomazia austriaca e gli ufficiali dell’imperial-regio esercito tacciarono di tradimento il cambio di alleanza dell’Italia. (…) Per l’anziano imperatore l’intervento equivalse a un “”tradimento di cui la storia non conosce l’eguale””. (…) Che cos’era successo dallo scoppio del conflitto nell’agosto 1914? Quando a seguito dell’attentato di Sarajevo fu intrapresa un’azione contro la Serbia, la monarchia danubiana e il Reich non coinvolsero l’Italia. (…) Le richieste di compensazione italiane per i passi mossi da Vienna nei Balcani non si fecero attendere. Ben presto Roma rivendicò – dapprima cauta, poi dal dicembre 1914 sempre più risoluta – il Trentino. Da Vienna giunse un categorico rifiuto. Fu soprattutto l’imperatore che vi si oppose strenuamente. (…) Le rivendicazioni territoriali avanzate dall’Italia nei confronti dell’Austria-Ungheria furono appoggiate dalla Germania. La diplomazia tedesca non cessò di esortare Vienna ad andare incontro alle richieste italiane. Bisognava evitare di spingere l’Italia tra le braccia dell’Intesa. Se convincere Roma a intervenire a fianco degli Imperi centrali era fuori dalla portata del Reich, la neutralità italiana era tuttavia indispensabile per vincere la guerra. Questa linea fu seguita fino alle sue estreme conseguenze. Quando nel marzo 1915 la situazione si inasprì, agli austriaci venne fatta la cosiddetta “”offerta della Slesia””: nel caso in cui la monarchia avesse ceduto il Trentino all’Italia, si intendeva indennizzare l’Austria-Ungheria cedendole dei territori in Slesia. Ma l’Austria faticò a mutare atteggiamento. (…) Vienna temporeggiò e per lungo tempo non prese sul serio le rivendicazioni italiane. “”L’Italia è militarmente debole, è vile; non dobbiamo farci trarre in inganno””: queste le parole con cui il presidente del Consiglio Tisza riassunse un pensiero diffuso. L’insipienza viennese finì col fare il gioco dell’Intesa, ben disposta a offrire a Roma ciò che Vienna non intendeva cedere (…). Nel marzo 1915 l’Italia condusse trattative con l’Intesa e parallelamente – anche se solo fittizie – con l’Austria-Ungheria. Francesco Giuseppe aveva rinunciato al suo atteggiamento intransigente e si pronunciò infine, sebbene a malincuore, per la cessione del Trentino. Troppo tardi. (…) Fu l’Italia – come credono certi storici – il fatidico ago della bilancia che decise da ultimo la sconfitta degli imperi centrali? Sono tutte domande controfattuali cui non è possibile dare una risposta. Ciò che invece rimane assodato è che la Grande guerra e soprattutto le sue conseguenze furono una catastrofe per entrambi i Paesi’ (Oswald Überegger, CS 16.11.2014, p. 21). Altro volume a cura di Nicola Labanca (assieme a Pierpaolo Poggio) sul tema delle armi: – Labanca Nicola Poggio Pier Paolo a cura, Storie di armi, Unicopli, Milano, 2009 pag 342 Euro 20.0]”,”QMIP-250″
“LABANCA Nicola ÜBEREGGER Oswald, a cura; saggi di Martin MOLL Daniele CESCHIN Günther KRONENBITTER Fortunato MINNITI Christa HÄMMERLE Federico MAZZINI Hermann J.W. KUPRIAN Giovanna PROCACCI Oswald ÜBEREGGER Fabio TODERO Werner SUPPANZ Nicola LABANCA”,”La guerra italo-austriaca (1915-18).”,”Saggi di Martin MOLL Daniele CESCHIN Günther KRONENBITTER Fortunato MINNITI Christa HÄMMERLE Federico MAZZINI Hermann J.W. KUPRIAN Giovanna PROCACCI Oswald ÜBEREGGER Fabio TODERO Werner SUPPANZ Nicola LABANCA “”La classe lavoratrice fu colpita in maniera ancora più dolorosa e persistente periché intere aziende furono assoggettate alla legge sullo sforzo bellico del 1912. Questa legge obbligava le proprietà aziendali a sviluppare l’attività per rifornire l’esercito o permettere che essa venisse posta sotto gestione militare. In genere le proprietà traevano profitto, incrementando nettamente le proprie entrate, dal fatto che la loro azienda fosse assoggettata a quella legge. Quanto al lavoratore militarizzato, va detto invece che era fortemente penalizzato nei suoi diritti: perdeva il diritto di recedere dal contratto di lavoro, era assoggettato al potere disciplinare dell’esercito, era costretto a un orario di lavoro lungo e non regolamentato, che poteva raggiungere le ottanta ore settimanali, e riceveva in cambio un misero salario, che, tenuto conto dei rincari dovuti alla guerra, spesso non bastava nemmeno al sostentamento della famiglia. A fronte di queste nuove condizioni, il lavoratore dell’industria si trasformò ben presto “”in macchina da lavoro priva di diritti per l’economia di guerra””(23)”” (pag 198-199) [Hermann J.W. Kuprian, Fronti interni: storia sociale ed economica della guerra’ (pag 187-214) (23) Cfr. Id. Überleben, cit, p. 269; cfr anche Rettenwander, Stilels Helden tum?, cit. pp. 110-112; Mayr, Arbeit inm Krieg, cit: pp. 85-103]”,”QMIP-252″
“LABANCA Nicola POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Renato Gianni RIDELLA Fabio DEGLI-ESPOSTI Sergio ONGER David BURIGANA Stefano LEVATI Andrea CURAMI e Paolo FERRARI Mimmo FRANZINELLI Carlo TOMBOLA Walter PANCIERA Guido CANDIANI Giovanni CERINO BADONE Alessandro MASSIGNANI Marilena GALA Daniele DIOTALLEVI Claudia CERIOLI Denise MODONESI Alberto MIORANDI Matteo PAESANO”,”Storie di armi.”,”[‘La guerra di trincea mise in evidenza la superiorità della mitragliatrice rispetto al tiro collettivo di fucileria e l’arma automatica iniziò a essere distribuita a livello reggimentale in un numero sempre maggiore di esemplari, ma emerse anche l’esigenza di dotarsi di un’arma automatica più facilmente trasportabile seppur rinunciando alla stabilità offerta dal treppiede e alla possibilità di tiro anche con puntamento indiretto sulle lunghe distanze. Nacque così l’idea della mitragliatrice leggera, raffreddata ad aria, per battere a puntamento diretto distanze non superiori a quelle del tiro di fucileria, mentre quelle ad acqua, dotate di pesante sostegno e di un opportuno congegno di puntamento per lo sfruttamento della loro gittata, furono denominate, per l’appunto, pesanti (3). Dalla presenza della mitragliatrice derivò, presto, l’opportunità di sostituire il fucile con un moschetto, più maneggevole e meno pesante del primo, con la possibilità così di dotare il fante di un maggior numero di munizioni e/o di bombe a mano che già si pensava di tirare col moschetto tramite un opportuno tubo di lancio da applicarsi alla volata della canna. (…) Verso la fine della guerra, si pensò anche alla riduzione del calibro del moschetto (…)’. Nota (3). Nel 1917 due esemplari Fiat mod: 14 erano stati trasformati dalla Fabbrica d’armi di Brescia in “”tipo leggero portatile analogamente al tipo Maxim modificato tedesco””, dotandoli di bipiede anteriore (…)] [dal saggio di Andrea Curami e Paolo Ferrari, ‘Dalla Grande guerra al fascismo. Armi leggere per la fanteria’ (pag 119-139)]”,”QMIx-262″
“LABANCA Nicola”,”Caporetto storia di una disfatta.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea all’Università di Siena. É presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. É autore fra l’altro di L’istituzione militare in Italia. Politica e società, Oltremare, Storia dell’espansione coloniale italiana, nonchè di In Marcia verso Adua e di Una guerra per l’Impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia 1935-1936.”,”QMIP-025-FL”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea e Storia dell’espansione europea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche ‘Una guerra per l’impero’ (2005). Per ‘Oltremare’ ha ricevuto il premio Cherasco Storia. Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell’Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume. L’autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall’Italia dai suoi possedimenti africani, descrive la società coloniale creata nell’Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni “”emigrati”” in Africa. “”Le forze armate italiane usarono i gas. Lo fecero per direttive che risalirono allo stesso Mussolini e in spregio alla Convenzione di Ginevra del 1925 quando, inorridite dallo spettacolo della guerra di gas del 1914-1918, le maggiori potenze europee fra cui la stessa Italia fascista avevano deciso di non utilizzare mai più gli aggressivi chimici. I gas furono usati anche se in realtà non furono necessari per vincere la guerra, e nemmeno per avere il sopravvento in uno specifico combattimento. Furono usati spesso a scopi terroristici, contro le retrovie; e questo rese il tutto più odioso. Le forze armate italiane bombardarono anche località e presidi coperti dalla bandiera della Croce rossa. L’Italia fascista fu quindi accusata dall’Etiopia, dagli antifascisti e dall’opinione pubblica internazionale. La guerra fu una guerra fascista. Mussolini ne aveva impostato il carattere, i suoi generali la condussero senza esitare a ricorrere ai mezzi bellici più brutali, i maggiori gerarchi del regime fecero a gara per arruolarsi volontari (anche se in genere pochi si esposero a particolari pericoli). Per la guerra il regime organizzò una notevole massa di camice nere (per la verità, non ben viste dall’esercito e da Badoglio) che con il dato politico della loro stessa presenza resero il conflitto diverso dai precedenti. Quella del 1935-1936 fu poi una guerra dove centrali furono il controllo delle informazioni e la propaganda: De Bono e soprattutto Badoglio organizzarono un ferreo sistema di censura. Non solo l’opinione pubblica italiana, esposta all’azione organizzata del ministero della Stampa e Propaganda, ma anche quella internazionale furono pesantemente condizionate (pochi furono i giornalisti sul fronte etiopico. La guerra ebbe altri effetti, non direttamente legati alla storia dell’espansione coloniale, alcuni dei quali è necessario almeno accennare. La guerra inflisse un costo ed un rallentamento allo sforzo di riarmo che pure il regime fascista stava portando avanti. Il conflitto italo-etiopico illuse le forze armate del fascismo circa la propria preparazione: la vittoria era stata conseguita su un debole nemico africano, e poche lezioni avrebbero potuto essere tratte da quella guerra africana per essere immediatamente trasferibili in un guerra europea (ma alcune, utili, furono trascurate). La guerra contribuì a convincere Mussolini di possedere alcune sue personali doti di capo di guerra: cosa che lo avrebbe portato a fare errori gravidi di maggiori conseguenze negli anni della guerra mondiale. Come è stato osservato, il successo di prestigio per il regime finì per trasformarsi in un elemento di debolezza per la preparazione italiana della guerra generale”” (pag 192-193)”,”ITQM-232″
“LABANCA Nicola”,”La guerra italiana per la Libia, 1911-1931.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. La deportazione della popolazione. “”(…) [I]l regime e Badoglio – superate le operazioni del 1929-1930 e lo strumentale intermezzo della politica della pacificazione – avevano delineato il quadro d’azione. Era a loro chiaro che non sarebbe più bastata un’operazione militare di fronte al persistere della ribellione in Cirenaica. In maniera anche più chiara rispetto a quella della Tripolitania, di fatto un’evoluzione e un perfezionamento delle operazioni già avviate dall’Italia liberale, la fase finale della riconquista di quella provincia sarebbe nata da una nuova politica. Si sarebbe dovuto colpire non più solo i reparti armati della resistenza anticoloniale ma l’intera popolazione di quei territori, sul Gebel e fra i deserti e le oasi meridionali, che i pur riformati reparti militari stentavano a riconquistare. In quel frangente di resilienza della resistenza anticoloniale, era possibile infatti guardare alla popolazione civile sostanzialmente in tre modi: o cercando di guadagnarsela come alleata per staccarla dalla resistenza, o lasciandola neutrale nello scontro contro la resistenza intervenendo solo con o contro i suoi notabii, o infine vedendola come avversaria. Mussolini, il suo ministro delle Colonie, i governatori e i comandanti italiani delle truppe finirono per scegliere di fatto quest’ultima ipotesi. (…) A Badoglio per primo toccò tradurre in pratica il nuovo indirizzo. In Cirenaica, egli scrisse, «non ci fu mai distinzione fra sottomessi e ribelli […] i sottomessi alimentavano la ribellione tanto che Omar al-Mukhtar, nonostante perdite avute in combattimento, ebbe sempre rifornimenti e uomini sottomessi». Tutta la regione era «un organismo intossicato». L’idea di fondo era quella di deportare le popolazioni del Gebel per rescindere i suoi legami con la resistenza armata: «Unica via da seguire è quella di isolare anzitutto il dor dalla rimanente popolazione e stroncare tutto l’intreccio dell’organizzazione fra popolazione e dor». Invece di continuare a cercare di battere la resistenza, ci si proponeva di colpire la popolazione, segregandola, per rescindere i suoi legami con i resistenti. Ciò significava, come ha lucidamente riassunto Giorgio Rochat, che i militari e il regime avevano «abbandonata ogni illusione di distruggere i duar con una serie di successi campali e invece impostata una strategia di logoramento di lungo respiro, che aveva la sua premessa essenziale nella deportazione delle popolazioni». Per il suo sostegno ai ribelli, la popolazione diventava insomma un nemico in sé, da piegare: non certo da schiacciare o sterminare come la resistenza, ma comunque da punire nella sua totalità. Era una visione, se vogliamo, poco militare e poco coloniale: era una visione totalitaria della guerra coloniale. Non era la strategia del solo Badoglio, ma del fascismo”” (pag 186-187)”,”ITQM-233″
“LABANCA Nicola”,”La guerra italiana per la Libia, 1911-1931.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. Turati e la battaglia di Adua “”Pur essendo una società per molti versi ancora agricola, l’Italia era pur sempre, in virtù della sua storia, un Paese di città, il che aggiungeva vivacità e radicalismo alla sua vita politica. Le modalità dell’unificazione e soprattutto la presa di Roma del 1870 avevano scavato un solco dentro la classe dirigente, a lungo spaccata fra cattolici e no, o meglio fra cattolici intransigenti da un lato e cattolici transigenti e liberali dall’altro, con i primi in più occasioni non meno duri nei confronti dello Stato liberale di quanto lo fossero i socialisti. Era difficile dimenticare, per esempio, che nell’approssimarsi di Adua tanto il foglio socialista «Critica Sociale» di Filippo Turati quanto quello gesuita assai vicino al Vaticano «La civiltà cattolica» si erano concordemente augurati la sconfitta delle truppe italiane, considerate espressione di uno Stato imperialista dal primo e massonico anti-clericale dal secondo. A questa spaccatura politica fra intransigenti e liberali, tanto più grave in una società fortemente polarizzata e in un sistema politico accentuatamente autoritario, si doveva aggiungere un non imprevedibile sovversivismo delle masse popolari dal basso (cui si aggiungeva un ridotto attaccamento alle istituzioni liberali da parte delle classi superiori, un “”sovversivismo delle classi dirigenti», come lo avrebbe definito Antonio Gramsci)”” (pag 28) Per l’opposizione alla guerra di Libia v. note bibliografiche pag 268-269″,”ITQM-238″
“LABANCA Nicola”,”La guerra d’Etiopia, 1935-1941.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. Contiene i capitoli: – L’impero e le leggi razziste 1936-1937 (pag 133-161 – L’ Africa orientale italiana nella guerra mondiale e la perdita dell’impero (1940-41) (pag 179-)”,”ITQM-240″
“LABANCA Nicola”,”Storia dell’Italia coloniale.”,”Nicola Labanca è studioso di storia della politica militare e coloniale italiana e componente del comitato scientifico del Centro interuniversitario di studi storico-militari. È autore tra l’altro di ‘In marcia verso Adua’ (Torino, 1993). L’attacco italiano all’Etiopia. Uno dei prodromi della Seconda guerra mondiale. Lo sforzo di guerra dell’Italia. “”I primi piani espliciti in cui si parla di aggressione all’Etiopia sono del 1932. A questi seguì una preparazione diplomatica presso le cancellerie di Londra e di Parigi tanto cauta quanto l’impresa necessitava. Purtroppo, nell’illusione che uno sfogo coloniale del fascismo avrebbe fatto astenere Mussolini dall’insistere nella sua opera di destabilizzzione del quadro diplomatico europeo, Londra e Parigi di fatto diedero mano libera a Roma. Mussolini d’altronde, puntava moltissimo sull’aggressione all’Etiopia: per un compattamento interno e per far dimenticare i riflessi della Grande Crisi sull’economia italiana; per ragioni ideologiche, assegnando al fascismo il compito di vendicare quell’Adua subita dall’Italia liberale; e soprattutto per motivi di prestigio internazionale, visto anche che dal 1933 il nazionalsocialista Hitler comandava in Germania un regime totalitario e bellicista che minacciava di ricacciare l’Italia (seppur primo regime fascista) nei ranghi di potenza secondaria. Nel 1935-36, intanto, per avere ragione in fretta e completamente di un avversario come quello etiopico tanto inferiore tecnicamente quanto però numericamente non indifferente e soprattutto a suo agio nel proprio terreno, il fascismo scatenò sull’Etiopia una guerra che più che coloniale può dirsi moderna e di massa. Quasi mezzo milione di uomini, fra militari e operai militarizzati furono sbarcati sul Corno d’Africa e, in massima parte dall’Eritrea in parte minore dalla Somalia, lanciati alla conquista dell’Etiopia. Dopo una prima fase (ottobre-metà novembre 1935) in cui le truppe, comandate da De Bono, occuparono sino a Macallè, e una fase di riorganizzazione nella quale, sotto il comando di Badoglio, fu rafforzata la struttura logistica e l’artiglieria, gli italiani giunsero a Addis Abeba il 5 maggio 1936. Mussolini dichiarò unilateralmente la fine della guerra (5 maggio 1936) e la costituzione dell'””impero”” (9 maggio), il re divene “”imperatore””, Addis Abeba proclamata capitae dell’ AOI, fu sede di un governatore generale e vicerè. Lo sforzo per la guerra, non breve, era stato colossale. Diverse centinaia di migliaia di uomini furono gettati nel Corno d’Africa; l’Eritrea era stata nel giro di meno di un anno trasformata da sonnolenta colonia in frenetico centro organizzatore dell’aggressione. Per raggiungere in fretta l’obiettivo della ‘debellatio’ dell’avversario Mussolini non aveva esitato a ordinare l’uso dei gas contro gli armati etiopici (un uso che, seppur su scala ridotta, fu ripetuto poi contro la resistenza patriottica etiopica). Il costo di questa impresa non è stato mi determinato, ma studi recenti lo computano in almeno 46 miliardi spesi fra il 1935 e il 1939: una cifra enorme, che arrivò a rappresentare annualmente fra un quarto e un quinto della spesa statale complessiva e il 12 per cento del reddito nazionale (contro il solo mezzo miliardo e poco più del 2 per cento della spesa pubblica sino allra devoluto in media dal fascismo stesso a tutte le colonie). Come e peggio che ai tempi della Libia, un’impresa “”coloniale”” aveva aperto un deficit eccezionale”” (pag 44-46) Le teorie dell’imperialismo e il caso italiano Le teorie classiche dell’imperialismo offrono diverse risposte, teoriche per l’appunto, ognuna delle uali da sola però non spiega completamente il caso italiano. La teoria più importante – elaborata a cavallo del Novecento da un economista come Hobson e perfezionata poi da rivoluzionari come Lenin e la Luxemburg – è com’è noto quella dell’imperialismo come esportazione di capitali, in funzione anticiclica contro crisi interne di sovrapproduzione o da sottoconsumo. Altre teorie sono di impostazione sociologica, come quella di Schumpeter; e vedono l’imperialismo come espressione degli elementi più atavici e conservatori della società. Altre fanno invece risalire l’origine e lo sviluppo degli imperi coloniali alle tradizionali aspirazioni di potenza e alle contese diplomatiche fra le cancellerie europee. Guardando agli scenari internazionali, altri studiosi hanno addebitato il sorgere di dominii coloniali all’assenza di poteri forti nelle aree meno sviluppate. Guardando al fronte interno, altri hanno infine hanno sottolineato come l’imperialismo aggregasse consenso all’interno e integrasse le opposizioni nel sistema dominante (da qui la definizione di “”socialimperialismo””). Ognuna di queste teorie da sola non riesce a spiegare il perché i governanti dell’Italia unificata solo nel 1861, con enormi problemi causati da una finanza pubblica oberata da interessi passivi e da un’economia del paese che era ben lungi dall’essere in condizione di superare il decisivo tornante del processo di industrializzazione, con un rilevantedivari fra Settentrione e Mezzogiorno del paese – un’Italia soprattutto priva di quell’esperienza plurisecolare di dominio coloniale che le grandi potenze coloniali europee dell’età moderna detenevano -decisero o permisero che una parte delle poche risorse disponibili fosse destinata a imprese oltremare”” (pag 8-9) Hilferding. Rudolf Hilferding (Vienna, 10 agosto 1877 – Parigi, 11 febbraio 1941) è stato un economista, politico e medico tedesco di origine austriaca. Di idee marxiste, dettò la politica economica del Partito socialdemocratico tedesco e fu deputato e ministro delle finanze della Repubblica di Weimar. Con l’avvento di Hitler si rifugiò in Francia, ma dopo l’occupazione nazista venne arrestato e morì in carcere in circostanze mai chiarite. Il Capitale finanziario (1910) di Rudolf Hilferding è stato la base sulla quale Lenin ha scritto L’imperialismo: le teorie che Lenin vi ha sviluppato sulle crisi del capitalismo, sulla concentrazione del capitale e sul prevalere del capitale finanziario su quello industriale sono prese di peso dall’opera di Hilferding, socialdemocratico che non passò mai al comunismo. Sviluppo e crisi nel capitalismo monopolistico, di Vitantonio Gioia EDIZIONI DEDALO, 1981 – 265 pagine”,”ITAF-402″
“LABANCA Nicola a cura; saggi di Luigi BONANATE Fabrizio BATTISTELLI Gian Mario BRAVO Marino BIONDI Alan KRAMER Hubert HEYRIES Thomas SCHLEMMER Brian R. SULLIVAN Marco BETTALLI Giovanni BRIZZI Aldo A. SETTIA e Fabio BARGIGIA Piero DEL-NEGRO Giorgio ROCHAT Giuseppe CONTI Fabio DEGLI-ESPOSTI Marco DI-GIOVANNI”,”Storie di guerre ed eserciti. Gli studi italiani di storia militare negli ultimi venticinque anni.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università degli studi Siena. E’ il Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari. Fascismo e seconda guerra mondiale. “”Per quanto riguarda la preparazione militare nel campo degli armamenti, il terreno era stato dissodato da studi come quello di Ceva, e soprattutto, quelli di Fortunato Minniti, cui dobbiamo numerosi contributi sia sulla questione delle materie prime nella pianificazione militare del regime, sia sulla politica delle commesse seguita dal ministero dell’Aeronautica, sia, infine, sull’attività del Fabbriguerra (41), arrivando a conclusioni che, ci pare, non sono state smentite, nei loro tratti essenziali, dai suoi lavori successivi, di cui segnaliamo soprattutto il lungo saggio apparso nel volume curato da Vera Zamagni ‘Come perdere la guerra e vincere la pace’ (42). In queste pagine lo studioso romano tira anche le fila dei risultati ottenuti dalla ricerca storiografica soprattutto nell’ultimo scorcio degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, in cui si collocano diversi studi relativi a singole imprese, fra cui ovviamente segnaliamo il quinto e sesto volume della ‘Storia dell’Ansaldo’ (43), entrambi curati da Gabriele De Rosa, ed alcune monografie aziendali che, sebbene talvolta di carattere giubilare, contengono informazioni assai utili (44). In particolare, però, vanno ricordati alcuni contributi settoriali, a partire da quello di Ceva e Curami dedicato alla meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini fino al 1943 uscito nella collana dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’esercito. Nei due volumi – ricchi di documenti e di materiale iconografico – i due autori ricostruiiscono il dibattito interno all’esercito italiano sull’alternativa fra motorizzazione e meccanizzazione, e poi le travagliate vicende dello sviuppo dei mezzi corazzati italiani, destinato a tradursi nella creazione di un duopolio fra Fiat e Ansaldo che, a dispetto del carattere semi-pubblico della società genovese, riuscì a far accettare alle forze armate prodotti che, alla prova dei fatti, si rivelarono nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri belligeranti (45). Temi, quelli dei noni chiari rapporti fra imprese e amministrazioni pubbliche (anche militari), e del ruolo di presidenti e amministratori d’imprese affidati a generali e ammiragli di cui non si erano mai sospettate vocazioni imprenditoriali, su cui Ceva e Curami sono tornait anche in un successivo volume, dedicato alla siderurgia bellica e alla produzione di materiale d’artiglieria (46). Insomma, al di là delle parole d’ordine bellicose, la politica militare del fascismo fu fortemente condizionata sia dalla necessità di mantenere buoni rapporti con gli ambienti economici più influenti, in particolare quelli industriali, sia dalla volontà di Mussolini di evitare forme di coordinamento troppo strette fra i mininisteri militari, con obiettivi di controllo politico, con il risultato che ciascuna forza armata formulò proprie concezioni strategiche e propri programmi di armamento in completa autonomia, con un influsso negativo come si può facilmente immaginare, sulla pianificazione delle operazioni e sui mezzi da impiegare. Infine non vanno trascurate le preoccupazioni di ordine finanziario, in cui la produzione bellica destinata all’esportazione non rispondeva, com’è ovvio, solo a considerazioni di ordine politico, ma anche a ben più contingenti e pressanti esigenze di bilancia commerciale (47). In quest’ottica, si badi bene, rientravano anche transazioni di altrotipo: si pensi ad esempio, nel quadro del progressivo avvicinamento dell’Italia all’alleato nazista, gli accordi per il trasferimento di forza lavoro italiana in Germania, efficacemente illustrato da Brunello Mantelli (48). Anche questo è uno dei tanti tasselli della storia economica della guerra che non può essere trascurato. Sulle vicende della produzione bellica negli anni fra il 1940 e il 1943 possiamo rimandare ai saggi già segnalati in queste note, cui sipotrebbero aggiungere quelli inseriti nei volumi, curati dalla Commissione italiana di storia militare, che raccolgono gli atti dei convegni sull’Italia nella seconda guerra mondiale tenutisi nei primi anni Novanta (49), più qualche altro contributo sparso, ad esempio quelli di Castronovo e Curami negli atti del convegno internazionale organizzato nel 1985 dall’Istituto lombsrdo per la storia del movimento di liberazione in Italia e dedicato appunto alle vicende del nostro paese durante il secondo conflitto mondiale (50). Non è pertanto il caso di insistere su questi aspetti. Semmai è opportuno spendere alcune parole sulle variabili generali della guerra, e cioè sui caratteri della politica economica del regime fascista in previsione del conflitto. Da ricordare in proposito sono in primo luog alcuni interventi di Massimo Legnani dedicati alla finanza di guerra e alla mobilitazione economica, e quello, più recente, di Vera Zamagni. Si tratta di saggi assai densi, seppure relativamente brevi, e di cui non è semplice rendere i termini generali”” (pag 308-310) [note: (41) Lucio Ceva, ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovo delle artiglierie italiane’, in ‘Il Risorgimento’, a. 1976, n. 2 (…); (42) Fortunato Minniti, ‘L’industria italiana degi armamenti dal 1940 al 1943: i mercati, le produzioni’, in Vera Zamagni, a cura, ‘Come perdere la guerra e vincere la pace’, Bologna, Il Mulino, pp. 55-156 (…); (43) Storia dell’Ansaldo, vol. 5. Dal crollo alla ricostruzione, 1919-1929′, a cura di Gabriele De-Rosa, 1998 (…); (44) Ad esempio Corrado Binel (a cura), Dall’Ansaldo alla Cogne: un esempio di siderurgia integrale, 1917-1945′, Milano, Electa, 1997; Francesco Fatutta, ‘Oto Melara, 1905-1990. 85 anni per la difesa’, Grafiche PFG, 1990 (…); (45) Lucio Ceva, Andrea Curami, ‘La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943’, Roma, Ufficio Storico SME, 1989, 2 voll.; (46) Lucio Ceva, Andrea Curami, ‘Industria bellica anni Trenta: commesse militari, l’Ansaldo ed altri, Milano, Angeli, 1992 (…); (47) Su questi aspetti si veda ora Andrea Filippo Saba, ‘L’imperialismo opportunista. Politica estera italiana e industria degli armamenti (1919-1941)’, Napoli, Esi, 2001 (…); (48) Brunello Mantelli, ‘Camerati del lavoro’. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943′, Firenze, La Nuova Italia, 1992; (49) Segnaliamo senza pretesa di completezza, Andrea Curami, ‘Commesse belliche e approvvigionamenti di materie prime’, in Roman H. Rainero e Antonello Biagini, a cura, ‘L’Italia in guerra. Il 1° anno 1940, Roma, Work Line, 1991 (…); (50) Francesca Ferratini Tosi, Gaetano Grassi, Massimo Legnani, a cura, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella resistenza’, Milano, Angeli, 1988; (…)]”,”QMIx-325″
“LABANCA Nicola a cura; saggi di Enrico FRANCIA Marco ROVINELLO Marco DI-GIOVANNI Emanuele SICA Nicola LABANCA Hubert HEYRIÈS Fabio DE-NINNO Riccardo CAPPELLI Gastone BRECCIA Fatima FARINA”,”Guerre ed eserciti nell’età contemporanea.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea nell’Università di Siena. Per il Mulino ha pubblicato tra l’altro ‘Oltremare’ (2007), ‘La guerra italiana per la Libia’ (2012), ‘La guerra d’Etiopia’ (2015), ‘Una guerra per l’impero’ (2015) e ‘Caporetto. Storia e memoria di una disfatta’ (2019). Guerre ed eserciti nella storia, a cura di Nicola Labanca: ‘Il rapporto millenario degli italiani con la guerra: le battaglie e le armi, la politica e la strategia, l’economia e la logistica, le fortificazioni, le opere d’arte che ritraggono o cantano guerre e soldati, la guerra di terra e quella di mare, poi quella dell’aria, la guerra delle informazioni, il mantenimento dell’ordine’ Deludente esito dello sforzo bellico italiano nella Seconda guerra mondiale. “”Al di là delle scelte delle maggiori cariche politiche e militari e dell’osservazione generale della non corrispondenza fra obiettivi di regime e mezzi militari, alcune debolezze strutturali possono facilmente spiegare il deludente esito dello sforzo bellico italiano. Innanzitutto gli uomini mobilitati oscillarono dal 1.6 milioni all’inizio del conflitto ai 3.7 milioni all’8 settembre 1943, senza che fosse effettuata la chiara scelta di impegnare tutte le forze vive del paese e con un’ondivaga successione di mobilitazioni e smobilitazioni parziali, le cui conseguenze non favorivano di certo né lo spirito di corpo nei reparti né l’addestramento dei soldati (Montanari, 2007). L’affiatamento nelle unità venne peggiorato poi da una vera e propria divisione quasi castale fra ufficiali e soldati, retaggio dei vecchi eserciti del XIX secolo in cui il rango rispecchiava la classe sociale. Difficile era la possibilità di avanzamento da sottufficiale a ufficiale per meriti di guerra, una prassi invece comune in molti eserciti, tra cui quello dell’alleato tedesco (Knox 2000b, 146). Ufficiali e soldati mangiavano in mense rigorosamente separate pietanze di diversa qualità e un tentativo in Grecia di unire mense e menù per questioni di logistiche venne interrotto non solo per l’opposizione del corpo degli ufficiali, ma anche perché i soldati, vedendo gli ufficiali mangiare alla loro mensa, pensarono che questi ultimi fossero stati puniti dai comandanti per i cattivo andamento della campagna (Sica 2016, 107). Inoltre l’insufficienza di alcuni armamenti e un parco macchine non all’altezza di un esercito moderno penalizzarono oltremodo lo sforzo logistico sui vari teatri di guerra (Knox 2000b). L’ ‘intelligence’, in particolar modo il Servizio informazioni militare (SIM), fu di limitato aiuto nella condotta della guerra, non tanto per mancanza di professionalità o per carenze tecniche, quanto troppo spesso per la diffidenza dei comandi militari e del duce nell’utilizzare informazioni che potessero mettere in discussione i loro piani (Conti 2009). Questo in parte spiega come sia in Francia sia in Grecia gli italiani abbiano sottostimato la voglia di combattere delle truppe nemiche, venendo poi sorpresi nella loro avanzata dall’incessante fuoco nemico, anche indipendentemente dal dato di fatto che – nella guerra segreta dei codici e delle intercettazioni, in cui pure non mancò qualche buon successo italiano – furono più spesso gli avversari a «leggere» le comunicazioni italiane che il contrario (tutta la vicenda del ruolo del progetto ULTRA, con la macchina Enigma, nella decrittazione dei messaggi italiani nello scacchiere mediterraneo lo dimostra)”” (pag 199-200) Mitizzazione del maresciallo Erwin Rommel, la ‘Volpe del deserto’ da parte di storici anglosassoni come Basil Liddell Hart e di quanti hanno creduto alla retorica della ‘guerra senza odio’, quasi cavalleresca, tra britannici e tedeschi (Labanca, Reynolds e Wieviorka 2019) (pag 200)”,”ITQM-267″
“LABANCA Nicola, ROCHAT Giorgio, a cura di; saggi di ILARI Virgilio, GABRIELE Mariano, ISNENGHI Mario, PROCACCI Giovanni, STICCIANI Carlo, GIBELLI Antonio, HEYRIES Hubert, FABI Lucio, DEL BOCA Angelo, ROCHAT Giorgio”,”Il soldato, la guerra e il rischio di morire.”,”Saggi di ILARI Virgilio, GABRIELE Mariano, ISNENGHI Mario, PROCACCI Giovanni, STICCIANI Carlo, GIBELLI Antonio, HEYRIES Hubert, FABI Lucio, DEL BOCA Angelo (…) ROCHAT Giorgio”,”QMIx-060-FSL”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea all’Università di Siena. É presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. É autore fra l’altro di L’istituzione militare in Italia. Politica e società, Oltremare, Storia dell’espansione coloniale italiana, nonchè di In Marcia verso Adua e di Una guerra per l’Impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia 1935-1936.”,”ITQM-036-FL”
“LABANCA Nicola, a cura di”,”Forze Armate. Cultura, società, politica.”,”LABANCA Nicola (Firenze 9/7/1957) insegna Storia contemporanea Università degli Studi di Siena, ricercatore dell’espansione coloniale italiana in Africa e rapporto fra guerra, forze armate e società nell’Italia otto-novecentesca. Presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. Gli studi di più autori, qui raccolti, ripercorrono l’età moderna e contemporanea, scandagliando lo studio storico delle forze armate italiane preunitarie e unitarie sotto il triplice registro dell’analisi culturale, sociale e politica. Questo permette di cogliere discontinuità e permanenze nel fluire dei secoli. E’ un registro che fornisce anche una traccia dell’evoluzione degli studi italiani di storia militare degli ultimi decenni. (dalla copertina). Saggi di Porto Luca, Frasca Francesco, Bianchi Paola, Levati Stefano, Cuccoli Lorenzo, Scotti Douglas Vittorio, Ilari Virgilio, Cecchinato Eva, Visintin Angelo, Gooch John, Mondini Marco, Rainero Romain H., Gabriele Mariano,Heyriès Hubert, Caforio Giuseppe.”,”QMIx-190-FSL”
“LABANCA Nicola”,”Una guerra per l’impero. Memorie della campagna d’Etiopia, 1935-36.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea e storia dell’ espansione europea all’ Università di Siena (al 2005). Ha pubblicato altre opere tra cui ‘L’istituzione militare in Italia’ (Unicopli, 2002) Carenza di pane e cibo in scatola per i soldati. Le difficoltà della logistica. “”Altrove fu scritto, in realtà esagerando un punto che pure aveva del vero che «nella guerra coloniale il fattore logistico prende assai il sopravvento sul fattore tattico» (64). A tanta retorica, da parte dei combattenti si rispose scrivendo – più sinteticamente, ma non meno efficacemente che «la situazione logistica (…) presenta tremente difficoltà» (65). L’alimentazione dei reparti e in particolare di quelli più avanzati rappresentò per esempio un problema costante, per l’intendenza e ovviamente per gli uomini di quei reparti. L’assenza delle cucine rotabili (cioè mobili) da campo complicò ulteriormente le cose e lasciò ai singoli reparti e ai singoli soldati la soluzione del problema. Di fronte al permanere delle difficoltà, assai presto fu spiegato ai soldati come fabbricarsi il pane «indigeno» alla maniera appunto dei nativi: era il segno, anche simbolico, di una resa. In alternativa ai soldati fruono somministrati cibi inscatolati in quantità, soprattutto il minestrone «Chiarizia» (dal generale omonimo). Era meglio del pane indigeno, e molto meglio del digiuno, ma era sempre qualcosa di meno di ciò che l’esercito di una potenza imperiale avrebbe dovuto fornire ai propri soldati impegnati in una guerra pianificata da tempo”” (pag 157-158) [(64) Cabiati, Mareb Neghelli Endertà, cit., p. 7; (65) Arrigo Chiavegatti e Corrado Piazzesi, ‘Con la “”23 marzo”” alla conquista dell’impero’, Roma, Novissima, 1937, p. 40]”,”ITQM-003-FSD”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea e Storia dell’espansione europea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche ‘Una guerra per l’impero’ (2005). Per ‘Oltremare’ ha ricevuto il premio Cherasco Storia. Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell’Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume. L’autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall’Italia dai suoi possedimenti africani, descrive la società coloniale creata nell’Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni “”emigrati”” in Africa.”,”ITQM-005-FSD”
“LABANCA Nicola, ROCHAT Giorgio, a cura di; saggi di ILARI Virgilio GABRIELE Mariano ISNENGHI Mario PROCACCI Giovanni STICCIANI Carlo GIBELLI Antonio HEYRIES Hubert FABI Lucio DEL BOCA Angelo ROCHAT Giorgio”,”Il soldato, la guerra e il rischio di morire.”,”Perché i soldati si fanno ammazzare, perché accettano la fatica e le sofferenze del mestiere delle armi, perché affrontano i rischi del combattimento e della morte? Perché si fanno uccidere e uccidono?”,”ITQM-003-FMB”
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa, l’ Asia e la crisi.”,”””La Cina che diviene “”la fabbrica del mondo”” e l’ India in parte “”l’ ufficio””, come è stato scritto, incarnano un processo epocale che ha effetti contemporanei e intrecciati nelle relazioni tra gli Stati e tra le classi. Significa che la Cina, e l’ India a scalare di circa un decennio, emergono come potenze, dunque come Stati ‘nel sistema di Stati’ centrato sul cartello del liberismo imperialista – il Fondo Monetario, il WTO, il “”Washington Consensus”” – sinora indirizzato da USA, UE e Giappone. Significa che Cina e India assurgono a tale ruolo in virtù della loro stazza continentale e del fatto che la loro forza demografica ora è moltiplicata dalla sua trasformazione in lavoro salariato””. (pag 77) “”Harold James, storico a Princeton, anticipa al Financial Times il suo nuovo testo ‘The Roman Predicament’, dove una riflessione non banale sulla globalizzazione è agganciata al ripetitivo dibattito sul dilemma ‘imperiale’ americano che si va trascinando negli USA. Un confronto spesso superficiale, in cui torna però sotto altro nome la questione del “”declino””, che debuttò negli anni Ottanta con le tesi di Paul Kennedy. Scrive James che il “”dilemma romano””, inteso appunto come il dilemma “”imperiale”” degli USA, è che il commercio pacifico è spesso visto come un modo per costruire “”una società internazionale stabile, prospera ed integrata””, ma esso nello stesso tempo conduce a conflitti interni e internazionali che possono minare e persino distruggere le basi della prosperità. La contraddizione intrinseca è che l’ ordine mondiale liberale “”sovverte e distrugge se stesso””””. (pag 269)”,”ELCx-103″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa, l’ Asia e la crisi.”,”””La crisi francese avrà portata e durata tale da riflettersi in una protratta ‘non corrispondenza europea’? “”Tempesta politica sulle valute europee”” fu il titolo, tredici anni fa, con cui Arrigo Cervetto rimarcava la natura politica dello scontro sul Sistema Monetario Europeo, innescato anche in quel caso dal referendum francese su Maastricht. A consuntivo, la crisi comportò l’ uscita di Londra dallo SME, ma non riuscì ad impedire, pochi anni dopo, la moneta unica e la fusione dei poteri monetari nazionali nella BCE””. (pag 227) “”L’ universo di John Maynard Keynes è la sfera d’ influenza dell’ imperialismo inglese, minacciato dall’ ascesa della Germania e degli Stati Uniti e poi da questi ultimi soppiantato. Il liberismo di Milton Friedman e della “”scuola di Chicago”” è quello dell’ America trionfante dell’ immediato secondo dopoguerra. Charles Kindleberger si avvicina più di altri al nesso tra crisi e ineguale sviluppo nel sistema mondiale delle potenze. A suo avviso, nella crisi del 1929 il fatto cruciale è che Londra non è più in grado di farsi garante del sistema internazionale e Washington non vuole o non sa ancora farlo. Tuttavia la sua idea che la stabilità globale richieda una potenza egemone ordinatrice rifletteva anch’essa il punto di vista americano nell’ era del “”Washington consensus””.”” (pag 361) 2° copia”,”EURx-231″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa e la guerra.”,”QUESTIONE GUERRA IRAK RUOLO EUROPA ASIA RUSSIA STATI UNITI PETROLIO BILANCIA POTENZA DIPLOMAZIA RAPPORTI INTERNAZIONALI POLITICA ESTERA DOTTRINA AMMINISTRAZIONE AMERICANA BUSH GUERRA PREVENTIVA INSTABILITA’ BILANCIA MEDIO ORIENTE ATLANTICO RAPPORTI EURO-ATLANTICI COSTITUZIONE EUROPEA UE UNIONE EUROPEA IMPERIALISMO EUROPEO COALIZIONE BELLICA RIARMO UNIONE CONVENZIONE GISCARD D’ESTAING CICLO LIBERISTA MONDIALE TEORIE BILANCIA DETERRENZA PREVENTIVA FRANCIA GERMANIA GRAN BRETAGNA STATI UNITI INGHILTERRA Convergenza strategica tra Washington e Nuova Delhi nel Golfo. “”Secondo Kissinger, nell’ arco da Aden a Singapore, gli interessi indiani e americani “”corrono pressoché paralleli””. Sia Washington che Nuova Delhi vogliono evitare che un Islam fondamentalista domini la regione, anche se le motivazioni sono differenti.”” (pag 115) “”La regione tra l’ India e Singapore è il teatro di uno dei due sistemi di bilancia in cui Kissinger vede il futuro dell’ Asia. “”Col crescere della Cina in forza e del Giappone in assertività””, è probabile prenda corpo una rivalità triangolare, forse estendibile a quattro protagonisti qualora l’ Indonesia riesca a consolidarsi.”” (pag 115) Lunga instabilità della bilancia in Medio Oriente. La guerra di Crimea fu un passaggio chiave per la politica di bilancia inglese nel Mediterraneo, per il versante centrato sulla difesa della Turchia contro la Russia. Essa ebbe però come ‘casus belli’ la disputa tra chiese ortodosse e chiese latine sulla protezione dei Luoghi Santi. Riepilogandone in un articolo del 1854 l’intricatissima trama, Karl Marx ne concludeva che quel cozzare di Stati, di chiese e di sette, attorno a Gerusalemme e al Santo Sepolcro, non era che “”una fase della questione d’Oriente, che si rinnova incessantemente, regolarmente si calma, ma non è mai risolta””. Il crollo dell’Impero turco, il mandato britannico tra le due guerre, la decolonizzazione, l’inserimento dello Stato d’Israele, il moltiplicatore petrolifero delle tensioni hanno radicalmente mutato gli attori e la portata dell’area di crisi, ma rimane vitale l’indicazione di metodo. Quella situazione endemica di tensioni e conflitti aveva radici storiche pressoché inestricabili e una logica propria di movimento, inclusa la capacità d’influire sulle nascenti opinioni pubbliche europee in forza dei legami etnici e religiosi. Andava intesa però non in sé, ma appunto come “”una fase della questione d’Oriente””, ossia per come si offriva a pretesto nel conflitto tra le potenze””‘ (pag 91); ‘Lenin ne ‘L’imperialismo’ prende il confronto sul petrolio ad esempio della dialettica di spartizione e concorrenza tra le massime concentrazioni industriali e finanziarie, dove una divisione acquista dei mercati “”non esclude che possa avvenire una ‘nuova spartizione’, non appena sia mutato il rapporto delle forze in corrispondenza dell’ineguale sviluppo, per effetto di guerre, di crac, eccetera””. In base alle fonti a disposizione, Lenin descrive la spartizione tra due grandi gruppi finanziari, “”la Standard Oil Company americana, di Rockefeller, e i padroni del petrolio russo d Baku, Rothschild e Nobel””. Quell’assetto era minacciato però da nuove tendenze e nuovi concorrenti: “” 1) l’esaurimento delle sorgenti petrolifere d’America; 2) la concorrenza della ditta Mantascev e Co, di Baku; 3) le sorgenti di petrolio in Austria; 4) in Romania; 5) le sorgenti petrolifere transoceaniche, specialmente nelle colonie olandesi (le ricchissime ditte Samuel e Shell, legate anche al capitale inglese). Questi tre ultimi gruppi di imprese sono legati alle banche tedesche, con alla testa la più grande, la Deutsche Bank””. Nel duro confronto che la stampa dell’epoca descrive come lotta per la “”spartizione del mondo””, la Standard Oil cerca di piegare il trust anglo-olandese Shell, mentre la Deutsche Bank prima si scontra, poi arriva a un accordo con gli americani e infine tenta di forzare quelle stesse intese premendo per il monopolio statale del petrolio, attaccata però dalla banca concorrente Disconto Gesellschaft. E’ il governo tedesco ad abbandonare nel 1913 l’ipotesi del monopolio, nel timore che senza i Rockefeller la Germania si trovasse tagliata fuori dalle linee di rifornimento. Ricaviamo da quella battaglia d’esordio della lunga guerra energetica presa ad esempio da Lenin alcuni vitali strumenti d’analisi: spartizione e ‘nuova spartizione’ s’intrecciano con l’ineguale sviluppo economico e politico; il campo di battaglia è il mercato mondiale; la guerra economica s’intreccia e si alterna con la guerra militare. Infine il nesso tra grandi gruppi e governi è fatto d’influenza reciproca ed è la risultante dello scontro e della composizione di una pluralità di spinte: nella “”commedia del petrolio”” del 1913 il governo non segue la Deutsche Bank, sia in conseguenza dello scontro con la Disconto, sia perché al momento ciò che prevale non è l’interesse particolare della nascente industria petrolifera tedesca, ma la propensione generale a veder assicurato il petrolio della Standard Oil di Rockefeller, ancorché americana. Il quindicennio tra la Prima guerra mondiale imperialistica (1914-1918) e la conclusione della “”nuova spartizione”” con la divisione delle spoglie petrolifere dell’Impero ottomano (1928), è un saggio grandioso di queste e delle altre leggi di movimento popolarizzate ne ‘L’imperialismo’. Ma è anche una conferma di quanto il tortuoso metabolismo che porta la lotta economica a riflettersi nella bilancia di potenza non vada ridotto a meccanico determinismo. Pochi mesi prima dello scoppio della guerra, ricostruisce Daniel Yergin in ‘The Prize’, l’accordo raggiunto dalla Turkish Petroleum Company, il consorzio che i diritti di esplorazione nell’area del Golfo, è nell’essenza un cartello anglo-tedesco. Qui il tentativo di spartizione precede la guerra: la britannica Anglo-Persian – futura British Petroleum – ha il 50%, la Shell il 25% e la Deutsche Bank l’altro 25 per cento. In stretto parallelismo, ricostruisce Lothar Gall in ‘The Deutsche Bank’, un accordo tra Londra e Berlino estende il progetto per la ferrovia Berlino-Baghdad sino a Bassora, con la nuova tratta finanziata e costruita da gruppi britannici. La guerra porta al fallimento l’ipotesi di spartizione tra Gran Bretagna e Germania, ma apre la strada a nuove combinazioni. Nel 1920, con il Compromesso di San Remo, Parigi rileva come riparazione di guerra la partecipazione tedesca nel consorzio (…)’ (pag 119-120-121) [Guido La Barbera, ‘L’Europa e la guerra’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2007]”,”EURx-232″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europe et l’ Etat.”,”””L’orizon stratégique de 1848, écrit Engels dans le bilan politique qu’il tire quelques quarante ans plus tard, était la révolution européenne. Et la révolution européenne, bien qu’encore entièrement contenue en Allemagne sous sa forme de révolution nationale et démocratique bourgeoisie, trouverait inévitablement dans la Russie tsariste son adversaire le plus irrédutible. Toute considération sur l’unité allemande et ses formes politiques découlait de cette perspective, dans une corrélation qui portait en germe la conception stratégique de la ‘révolution permanente’, et qui ne pouvait trouver son principe unifiant que dans la chaîne des relations internationales: “”Le programme politique de ‘La Nouvelle Gazette Rhénane’ comportait deux points essentiels: uné république allemande démocratique, une et indivisible, et la guerre contre la Russie qui incluait la résurrection de la Pologne””.”” (pag 183))”,”ELCx-119″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Il gruppo originario, 1943-1952.”,”Il riordino del carteggio di Arrigo Cervetto è stato completato nache grazie alla disponibilità offerta da Pier Carlo Masini nel 1996. Si ringrazia per la collaborazione la BFS Biblioteca Franco Serantini depositaria dell’Archivio Masini. “”””Conoscere il nemico è averlo battuto a metà””. Fu il motto adottato dai bolscevichi per lo studio dell’imperialismo”” (pag 21) “”””Bisogna sapere con chi si ha a che fare””. Lo scrive Marx ad Engels, nel novembre del 1953. Non è un caso che Marx si fosse presto posto, settant’anni prima, lo stesso problema dei bolscevichi. La battaglia politica contro il governo di Lord Palmerston, e il tentativo di dare una teoria rivoluzionaria al Partito Cartista, lo avevano riportato a studiare la politica estera. Addentrarsi nei misteri della politica internazionale significava per l’avanguardia degli operai inglesi difendere la propria autonomia, sfuggire alle sirene della politica liberale, smascherarne le trame nella politica europea. Marx aveva salito n gradino nel cammino del partito-strategia. Sapere con chi si aveva a che fare, nel 1853 a Londra, era l’autonomia dalle forze della borghesia inglese. In Germania, nella polemica con Ferdinand Lassalle, sarà autonomia dallo stalinismo prussiano di Otto von Bismarck; in Francia dal mito di Luigi Bonaparte “”liberatore dei popoli””. (pag 21-22)”,”ELCx-166″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Le groupe d’origine, 1943-1952.”,”Marx e la teoria dell’equilibrio (pag 229-) “”Mais la connaissance stratégique ne signifie pas seulement se soustraire à l’influence des forces de la classe dominante; cela signifie identifier leurs tendances de mouvement, pour comprendre et exploiter les contradictions de la ligne de front adverse. Une deuxième filière du matériel de 1968 a cette finalité: Cervetto cherche chez Marx et Engels les fondements de leur stratégie, dans la conception et l’emploi de la politique de l’équilibre. L’examen de la politique de puissance au cours du XIXe siècle européen mené par Pierre Renouvin en est le préalable. Les révolutions de 1848 ébranlent les équilibres entérinés au congrès de Vienne en 1815: “” Ni la Russie, ni le Royaume-Uni, ni la France ne désiraient l’écroulement de l’Empire autrichien, dont les conséquences pour l’équilibre européen auraient été incalculables”” (Pierre Renouvin, Histoire des relations internationales, 1947-1960). Cervetto note: “”Donc ils n’appuient pas la Hongrie””. Voilà donc “”una des raisons pour lesquelles le mouvement hongrois échoue, tandis qu’avance le mouvement italien””, sur lequel se greffe la concurrence entre la France et le Royaume Uni. Sur la Hongrie, à la difference de l’Italie, il y a une convergence entre les puissances du “”concert”” européen, le Yalta de l’époque. La France craint que l’effondrement autrichien n’ouvre la voie danubienne à la Russie; en contre l’Autriche sans la Hongrie serait absorbée par l’Allemagne. Le Royaume-Uni craint l’effondrement de Vienne pour le mêmes raisons. La Russie veut que l’Autriche reste un contrepoids à la Prusse, et veut éviter qu’un succès hongrois n’encourage la Pologne. En quelques lignes, l’intuition scientifique de Cervetto se révèle, avec deux points d’interrogation qui signalent que le concept est élaboré ici pour la première fois: “”Note: pouvons-nous dire que le cours des révolutions bourgeoises (et pourquoi pas, des révolutions prolétariennes aussi?), comme celles de 1848, dépend des contrepoids des puissances??”” (1). Dans les années à venir, Cervetto précisera la question en concluant que la stratégie révolutionnaire se base sur l’étude marxiste des relations internationales, et que la brèche pour l’action de classe est ouverte par l’impossibilité pour l’impérialisme de maintenir l’équilibre dans les relations entre les puissances. La faille dans laquelle peut s’insérer la stratégie révolutionnaire réside dans la crisi de l’équilibre, dans la “”rupture de l’ordre””, lorsque le développement inégal conduit les vieilles et les nouvelles puissances à s’affronter dans la guerre, où les nouveux rapports de force et les nouveaux partage sont mis à l’épreuve.”” (pag 228-229) Guido La Barbera, Lotta comunista. Le groupe d’origine, 1943-1952, Editions Science Marxiste, 2012 A. Cervetto, notes manuscrites dans “”Impérialisme russe et Europe centrale et balkanique””, 1968 . Notes sur P. Renouvin, Storia della politica mondiale (trad. italienne de ‘Histoire des relations internationales’, 1947-1960)) La politica de l’equilibrio. Marx e Engels e le lotte nazionali dell’Italia, l’Ungheria e in parte della Polonia (pag 233)”,”ELCx-172″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Verso il partito strategia, 1953-1965.”,”I 10 punti di Livorno. Azione comunista 15 gennaio 1957. I dieci punti di Livorno, principi ispiratori per la fondazione del Pcd’I nel 1921 furono la piattaforma comune per il Movimento della Sinistra Comunista e per l’iniziativa al cinema Dante del dicembre 1956. (pag 124) “”Ciò che ci interessa è l’aspetto teorico della questione. Cervetto in quegli anni completa la formulazione per cui la strategia è “”la teoria delle relazioni internazionali”” e il suo contenuto ultimo è la “”rottura dell’ordine””, per l’incapacità e l’impossibilità dell’imperialismo di mantenere stabile l’equilibrio tra le potenze. Il nocciolo è il restauro dell”Imperialismo’ di Lenin. La legge dell’ineguale sviluppo economico e politico è anche la legge politica dell’imperialismo, che rende impossibile una “”Yalta mondiale””, un’intesa globale di spartizione, e rende transitoria ogni alleanza imperialista. Ogni accordo è parziale, ogni intesa è limitata nel tempo, la dinamica della contesa porta alla “”rottura dell’ordine”” (161). Sono difficili accordi di spartizione “”che resistano a lungo in una singola zona””, sono impossibili intese che si propongano di “”regolare tutte le zone”” (162). La “”scoperta scientifica”” del 1968 è fondata sulla ricognizione “”genetica”” della strategia di Marx, Engels e Lenin, dove Cervetto arriva a ricostruire un salto concettuale di natura analoga in Marx ed Engels. Al termine del ciclo di guerre nazionali degli anni Cinquanta e Sessanta del XIX secolo, Marx ed Engels arrivano alla conclusione che la crisi rivoluzionaria non scaturisce solo dalla crisi economica, ma può trovare anche nella guerra la faglia in cui può incunearsi la strategia rivoluzionaria. La strategia di Marx non si limita alla crisi economica ma ha come componente inseparabile la guerra, argomenta Cervetto nella ‘Questione dei tempi’ (163). C’è in Marx ed Engels un uso della teoria della bilancia di potenza nelle relazioni delle classi e degli Stati, che è parte integrante della loro concezione della strategia. Si devono accostare i due passaggi. Marx ed Engels che ancorano la strategia rivoluzionaria alla guerra e non solo alla crisi, e che fanno un loro uso della teoria dell’equilibrio; Cervetto che, studiando Marx ed Engels, perfeziona la teoria dell’imperialismo unitario e vi include la dinamica specifica della bilancia di potenza e non solo l’espressione politica diretta dei rapporti economici. Il nesso concettuale è della stessa natura, e soprattutto è studiando quel nesso nella strategia di Marx ed Engels che Cervetto arriva all’analoga “”scoperta scientifica”” nel 1968. Questo passaggio, questo perfezionamento della teoria, può allora illuminare il bilancio delle “”Tesi””, e anche la questione dei “”vent’anni”” per l’industrializzazione asiatica. Nelle “”Tesi”” e nelle elaborazioni di quegli anni , la costruzione che argomenta le prospettive della crisi generale dell’imperialismo è ancora legata a quella prima formulazione della teoria dell’imperialismo unitario, la crisi è in primo luogo l’impossibilità per le metropoli di esportare le proprie contraddizioni nelle aree arretrate, una volta che queste aree arrivino alla condizione intermedia di potenze industriali. Beninteso, la dinamica di potenza sin d’allora è già presente nell’analisi di Cervetto, ma solo con i passaggi del 1968 e con l’elaborazione successiva dei primi anni Ottanta matura una concezione dialettica della relazione tra rapporti di forza economici e bilancia delle potenze. Questo passaggio non cancella la precedente formulazione della teoria dell’imperialismo unitario, ma si può dire che ne esprime al meglio le potenzialità: l’imperialismo unitario è unità e scissione, e la scissione passa per crisi parziali e generali dell’equilibrio tra le potenze”” [Guido La Barbera, Lotta comunista. Verso il partito strategia, 1953-1965, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015]”,”ELCx-192″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. Il modello bolscevico, 1965-1995.”,”«Veniamo alla tesi di Engels, cui Cervetto lega la valutazione della crisi. La premessa è l’estensione globale del modo di produzione capitalistico: «Questa constatazione ci permette di comprendere la validità e l’attualità della tesi di Engels sul ciclo prolungato, tesi che Bernstein aveva cercato di utilizzare revisionisticamente ma che in realtà si ritorceva contro il suo tentativo. Marx aveva descritto un ciclo decennale di espansione e di crisi. Engels constata il prolungamento del ciclo e ne individua chiaramente la causa nel fatto che “in ogni parte del mondo si aprono sempre più estesi e numerosi territori alle eccedenze del capitale europeo”. Engels vede soprattutto lo sbocco americano, ma è interessante notare, metodologicamente, che egli si riferisce alla quantità e alla estensione dei nuovi territori di investimento per la produzione capitalistica di plusvalore» [Arrigo Cervetto, “Regolarità storica della crisi”, in: A. Cervetto, “L’imperialismo unitario”, cit.]. Ancora più importante della tesi del prolungamento del ciclo, nota Cervetto, è che per Engels l’estensione del mercato mondiale e la formazione di trust, cartelli e dazi protettivi portano «con sé il germe di crisi più imponenti e regolari» [Guido La Barbera, “Lotta Comunista. Il modello bolscevico 1965-1995”, Edizioni Lotta Comunista, Milano 2017, p. 168) I Quaderni sull’imperialismo di Lenin (pag 131) La questione militare e la strategia (pag 133) La tesi di Engels sul ciclo prolungato (pag 168) La teoria marxista sulla violenza (pag 173) Marx ed Engels e la politica internazionale (p. 348) Le rettifiche di Cervetto (pag 364) Nuove forme di aristocrazia operaia (pag 397)”,”ELCx-214″
“LA-BARBERA Guido”,”La nouvelle phase stratégique.”,”Introduction, glossaire des sigles, chronologie, ceuvres citées, index des noms et nitices biographiques,”,”ELCx-225″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. The Origins, 1943-1952.”,”Preface to the English Edition, Preface, Useful dates, Conclusions, Bibliography, Newspapers of the Workers’ Revolutionary Movement Quoted in the Book, Glossary, Maps, Index of Personal Names, Biographical Profils,”,”ELCx-226″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. Hacia el partido estrategia 1953-1965.”,”Este volumen es la continuación de la historia de Lotta Comunista que habíamos emprendido con el primer volumen sobre el Grupo originario, entre 1943 y 1952. Premisa, Alguna fecha útil para encuadrar la situación, Conclusión, Note, Notas bibliográficas, Glosario, Índice de los nombres, Perfiles biográficos,”,”ELCx-004-FL”
“LA-BARBERA Guido”,”Crisi dell’ordine e pandemia secolare.”,”Cervetto sulle ‘due vie’ per l’Italia (pag 114-115)”,”ELCx-297″
“LABARCA GODDARD Eduardo”,”El Chile de Luis Corvalan. Una entrevista de 27 horas.”,”””Per otra parte, la gestación de nuestro Partido viene desde antes de la Revolución Rusa y tendría que recordar, además, que Recabarren, en 1921 en la Cámara de Diputados, al responder a las acusaciones de los reaccionarios por la defensa que haciá de la Revolución Soviética, les dijo que fueran consecuentes y respetaran el derecho a que los proletarios defendieran la primera revolución proletaria triunfante, así como ellos habían defendido la Revolución Francesa y demás revoluciones burguesas””. (pag 177)”,”AMLx-087″
“LABAREE Benjamin Woods a cura di”,”A Supplement (1971-1986) to Albion’s Robert G. Naval & Maritime History. An Annotated Bibliography.”,”LABAREE B. W. (1927-2021) tra i maggiori storici della storia coloniale e marittima americana. Continua, con questo supplemento del 1988 che aggiunge 2000 opere, la raccolta di Bibliografie iniziate dal professor ALBION Robert G. sulla storia marittima e navale. ALBION R. G. primo storico oceanico americano.”,”QMIx-169-FSL”
“LABBE’ Francois”,”Anacharsis Cloots le Prussien francophile. Un philosophe au service de la Revolution francaise et universelle.”,”Dottore in lettere, professore agrégé, Francois LABBE’ ha pubblicato molti articoli sul teatro nel XVIII e XIX secolo, sugli aspetti letterari della massoneria e sui rapporti franco-tedeschi. Attualmetnte è Direttore della sezione francese del Lycee franco-allemand di Fribourg (RFA). “”L’ influenza dell’ Europa sul resto del mondo sarà irresistibile quando lo stendardo della pacee della libertà sventolerà da Pietroburgo fino a Lisbona. Datemi al Repubblica europea, e avrò ben presto la Repubblica dell’ universo”” (CLOOTS, pag 316) Tesi: Francia catalizzatore della rivoluzione internazionale”,”FRAR-216″
“LABEDZ Leopold a cura; saggi di Christian GNEUSS Samuel BARON F.L. CARSTEN Heinz SCHURER Sidney HEITMAN Z.A.B. ZEMAN S.V. UTECHIN René AHLBERG Morris WATNICK Jürgen RÜHLE Leszek KOLAKOWSKI Adam SCHAFF G.E. RUSCONI”,”Il revisionismo.”,”Il precursore: Edouard BERNSTEIN (saggio di Christian GNEUSS). Tra MARX e LENIN: George PLECHANOV (Samuel BARON). Libertà e rivoluzione: Rosa LUXEMBURG (F.L. CARSTEN). La rivoluzione permanente: Lev TROTSKY (Heinz SCHURER). Tra LENIN e STALIN: Nikolai BUCHARIN (Sidney HEITMAN). Dal Manifesto Comunista alla dichiarazione dell’81 (Z.A.B. ZEMAN). Filosofia e società: Alexander BOGDANOV (S.V. UTECHIN). Il filosofo dimenticato: Abram DEBORIN (René AHLBERG). Relativismo e coscienza di classe: Georg LUKACS (Morris WATNICK). Il filosofo della speranza: Ernst BLOCH (Jürgen RÜHLE). Karl MARX e la definizione classica della verità (Leszek KOLAKOWSKI). Studi sul giovane MARX: una replica (Adam SCHAFF). Appendice alla ed. it: Teoria e azione rivoluzionaria in K. KORSCH (G.E.RUSCONI)”,”TEOC-036 BERN-001 TROS-048″
“LABI Maurice”,”La grande division des travailleurs. Premiere scission de la CGT, 1914 – 1921.”,”Base lavoro tesi di laurea sotto direz di René REMOND”,”MFRx-080″
“LABICA Georges a cura; saggi di LEFEBVRE Jean-Pierre ZAPATA Renè COTTEN Jean-Pierre COIN Jean-Pierre ARENZ Horst RAMALHO Luiz NADEL Henri GUERY Francois DUICHIN Marco SALEM Jean MERCIER-JOSA Solange ROJAHN J. LORAUX Patrice MULLER Hans-Peter WINKELMANN Rainer BADIA Gilbert TOSEL Andrè D’HONDT Jacques BIDET Jacques MAINFROY Claude LEFEBVRE Henri SEVE Lucien BERTRAND Michele TARTAKOWSKY Danielle CAIRE Guy DELAUNAY J.C. GUINCHARD J.J. REICHELT H. FERNANDEZ-DIAZ O., DUPARC J., DAVIDSON A. ROSIER J.M. BEHAR N. NAOUMOV G. GASCH E. RIBAS P. RAPTIS M. BRAVO G.M. VIROLI M. SAGNOL M. COQUERY-VIDROVITCH C. BENOT J., DE ANDRADE M. CHAABAN W. AMIN EL ALEM M. HARMEL M. PEEV Yordan LIANG GU LOI M. HONG Guang-Yob VAN THAO Trinh VILAR Pierre”,”1883 – 1983. L’oeuvre de Marx un siecle aprés. Colloque international 17-20 mars 1983.”,”saggi di LEFEBVRE Jean-Pierre ZAPATA Renè COTTEN Jean-Pierre COIN Jean-Pierre ARENZ Horst RAMALHO Luiz NADEL Henri GUERY Francois DUICHIN Marco SALEM Jean MERCIER-JOSA Solange ROJAHN J. LORAUX Patrice MULLER Hans-Peter WINKELMANN Rainer BADIA Gilbert TOSEL Andrè D’HONDT Jacques BIDET Jacques MAINFROY Claude LEFEBVRE Henri SEVE Lucien BERTRAND Michele TARTAKOWSKY Danielle CAIRE Guy DELAUNAY J.C. GUINCHARD J.J. REICHELT H. FERNANDEZ-DIAZ O., DUPARC J., DAVIDSON A. ROSIER J.M. BEHAR N. NAOUMOV G. GASCH E. RIBAS P. RAPTIS M. BRAVO G.M. VIROLI M. SAGNOL M. COQUERY-VIDROVITCH C. BENOT J., DE ANDRADE M. CHAABAN W. AMIN EL ALEM M. HARMEL M. PEEV Yordan LIANG GU LOI M. HONG Guang-Yob VAN THAO Trinh VILAR Pierre”,”MADS-111″
“LABICA Georges TEXIER Jacques a cura; saggi di André TOSEL Alain PONS Nicola SICILIANI DE CUMIS Valentino GERRATANA Beverly L. KAHN Antonio SANTUCCI Georges LABICA Michele BERTRAND Yves ROUCAUTE Jean ROBELIN Biagio DE-GIOVANNI Jacques TEXIER Jacques BIDET Annick JAULIN Hugues PORTELLI Shlomo SAND Daniel LINDENBERG Detlev ALBERS Giuseppe CACCIATORE Radzislawa GORTAT”,”Labriola d’un siecle à l’autre.”,”Saggi di André TOSEL, Alain PONS, Nicola SICILIANI DE CUMIS, Valentino GERRATANA, Beverly L. KAHN, Antonio SANTUCCI, Georges LABICA, Michele BERTRAND, Yves ROUCAUTE, Jean ROBELIN, Biagio DE-GIOVANNI, Jacques TEXIER, Jacques BIDET, Annick JAULIN, Hugues PORTELLI, Shlomo SAND, Daniel LINDENBERG, Detlev ALBERS, Giuseppe CACCIATORE, Radzislawa GORTAT.”,”LABD-015″
“LABICA Georges DELBRACCIO Mireille, a cura; saggi di Matthias TRIPP Jacques D’HONDT Jacques TEXIER Johannes ROHBECK Gerard BENSUSSAN Alain GOUHIER Saen-Yang KHA Marc SAUTET Pierre KAHN Nicole-Edith THEVENIN Bruno THIRY Jean-Pierre DELILEZ Claude ROCHE Mireille DELBRACCIO”,”De Marx au marxisme.”,”Raccolta diretta da Georges LABICA e preparata da Mireille DELBRACCIO. Saggi di Matthias TRIPP Jacques D’HONDT Jacques TEXIER Johannes ROHBECK Gerard BENSUSSAN Alain GOUHIER Saen-Yang KHA Marc SAUTET Pierre KAHN Nicole-Edith THEVENIN Bruno THIRY Jean-Pierre DELILEZ Claude ROCHE Mireille DELBRACCIO. “”Il testo di Marx che abbiamo lungamente citato contiene a questo riguardo un’ osservazione essenziale che ci riporterà alle nostra analisi precedenti sul rapporto natura-storia: “”In tutte le forme di società in cui domina la proprietà fondiaria, la relazione naturale (die Naturbeziehung) resta preponderante. In quelle in cui domina il capitale, è l’ elemento creato dalla società, dalla “”storia”” (das gesellschaftlich, historisch, geschaffne Element) (1).”””” ((1) nota: Marx, Introduzione del 1857, Jacques Texier nella nota dice che rettifica la traduzione su un punto essenziale: ‘Der Naturbeziehung’ è ‘la relazione naturale’ e non ‘la relazione con la natura’. Le quattro traduzioni francesi di questo testo riprendono lo stesso errore. Si trova pure nella traduzione italiana dei Grundrisse di Enzo Grillo, La Nuova Italia Editrice, Firenze). (pag 66 e 74 (nota))”,”MADS-364″
“LABICA Georges (direzione) DELBRACCIO Mireille (collaborazione) a cura; saggi di Gilbert BADIA Michael LÖWY Jean ROBELIN Domenico LOSURDO Elvira CONCHEIRO Charles KANELOPOULOS Theodor BERGMANN Maurice MOISSONNIER Solange MERCIER-JOSA Claude MAINFROY-PELLIOT Gilbert ACHCAR Jacques TEXIER Josette TRAT Juan TRIAS Enzo TRAVERSO Jaime MASSARDO Pedro RIBAS Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Joao Maria de FREITAS BRANCO Jacques MICHEL Lucien SEVE Henri RADU-FLORIAN Henri MALER Thomas KUCZYNSKI Mohamed MOULFI Guy CAIRE Christian SAVES Micheal VADEE”,”Friedrich Engels, savant et révolutionnaire.”,”Direzione di George LABICA Opera pubblicata con il concorso dell’ Università di Parigi X Nanterre e dell’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del CNRS e della Fondation Jean Jaures. Saggi di Gilbert BADIA Michael LÖWY Jean ROBELIN Domenico LOSURDO Elvira CONCHEIRO Charles KANELOPOULOS Theodor BERGMANN Maurice MOISSONNIER Solange MERCIER-JOSA Claude MAINFROY-PELLIOT Gilbert ACHCAR Jacques TEXIER Josette TRAT Juan TRIAS Enzo TRAVERSO Jaime MASSARDO Pedro RIBAS Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Joao Maria de FREITAS BRANCO Jacques MICHEL Lucien SEVE Henri RADU-FLORIAN Henri MALER Thomas KUCZYNSKI Mohamed MOULFI Guy CAIRE Christian SAVES Micheal VADEE ( saggio di bibliografia Engels) Il “”testamento”” politico di Friedrich Engels: una conversione al revisionismo-riformista? (pag 363) “”E’ che Engels ha sempre manifestato delle posizioni di una grande ortodossia, denudato tutte le ambiguità, allorché si trattava di parlare di democrazia, in seno al movimento operaio””. (pag 369) “”Le posizioni di Engels, riguardo alla democrazia, dovevano caratterizzarsi per una rimarcabile continuità.”” (pag 369)”,”MAES-058″
“LA-BOÉTIE Étienne de, a cura di Enrico DONAGGIO, interventi di Miguel BENASAYAG e Miguel ABENSOUR”,”Discorso della servitù volontaria.”,”””Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi”” (La Boétie’ “”Si erano accorti che c’erano tra noi uomini sazi e ingozzati di ogni sorta di beni di lusso, mentre altri stavano a mendicare alle porte, sbranati dalla fame e dalla povertà; e trovavano strano che quelli, così bisognosi, potessero sopportare una tale ingiustizia; che non prendessero gli altri per la gola o appiccassero il fuoco alle loro case”” (Michel De Montaigne, ‘Saggi’) (in apertura) Etienne de La Boétie (Sarlat, Dordogna 1530 – Germignan, Gironda 1563), filosofo, poeta, umanista, fu molto vicino al pensiero stoico. Consigliere al Parlamento di Bordeaux, tra i protagonisti nei tentativi di riconciliazione ai tempi delle guerre di religione in Francia, morì giovanissimo tra le braccia dell’amico Montaigne, che lo definì “”il più grande uomo del suo tempo””. Enrico Donaggio insegna filosofia della storia all’Università di Torino e all’Università di Aix-Marseille. Ha scritto la postfazione ai ‘Colloqui con Marx ed Engels’, a cura di H.S. Enzensberger, Feltrinelli, 2019. Miguel Benasayag (1953) filosofo e psicanalista di origine argentina, rifugiatosi in Francia, è atorie di molti libri tra cui ‘Elogio del conflitto’ (2008) con Angélique del Rey. Miguel Abensour (1939-2017) ha insegnato Filosofia politica all’Università di Paris VII e diretto il Collège International de philosophie. E’ considerato un raffinato interprete del pensiero utopico. Tra i suoi libri in italiano: ‘L’utopia da Thomas More a Walter Benjamin’ (2015, Inschibboleth) “”Nelle battaglie tanto famose di Milziade, di Leonida, di Temistocle, avvenute duemila anni orsono, ma ancora oggi così vive nella memoria dei libri e degli uomini cose se si fossero svolte l’altro ieri, avvenute in Grecia per il bene dei Greci e per esempio al mondo intero, cosa si pensa abbia dato a un numero di persone tanto esiguo quali erano i Greci non il potere, ma l’animo di resistere alla forza di flotte in grado di oscurare la superficie del mare? Di sbaragliare nazioni in numero talmente grande che la truppa greca non sarebbe stata capace di fornire, all’occasione, neppure i capitani alle armate nemiche? Il fatto che in quei giorni gloriosi non si svolgesse tanto la battaglia dei Greci contro i Persiani, quanto la vittoria della libertà sul dominio, dell’indipendenza sulla cupidigia. È straordinario sentire parlare del valore che la libertà infonde nel cuore di quanti la difendono; ma quel che accade in tutti i paesi, a tutti gli uomini, tutti i giorni, ossia che un uomo solo ne maltratti centomila e li privi della loro libertà, chi mai lo crederebbe se ne avesse soltanto sentito dire, invece di averlo visto di persona? E se ciò accadesse solamente in paesi stranieri e in terre lontane, e ci venisse poi raccontato, chi non penserebbe a menzogna e invenzione, piuttosto che a qualcosa di vero? Si aggiunga, per di più, che non è necessario combattere questo tiranno, non è necessario levarlo di mezzo: si leva di mezzo da sé, a patto che il paese non acconsenta alla propria servitù; non bisogna togliergli nulla, bisogna non regalargli nulla; non è necessario che il paese si dia pena di fare qualcosa per sé, a patto che non faccia nulla contro di sé. Sono infatti i popoli che si lasciano o, piuttosto, si fanno maltrattare, dal momento che, smettendo di servire, sarebbero liberi; è il popolo che si fa servo, che si taglia da solo la gola, che avendo la scelta tra essere servo o essere libero rinuncia all’indipendenza e prende il giogo: che acconsente al proprio male o piuttosto lo persegue. (…) Per conquistare il bene che desiderano, i coraggiosi non temono alcun pericolo, i saggi non rifuggono alcuna pena; i vigliacchi e gli ingordi non sanno invece sopportare il male, né riconquistare il bene. Si limitano a bramarlo, con la viltà a fare da intralcio a questa loro virtù (…)”” (pag 33-35)”,”TEOP-555″
“LA-BOÉTIE Étienne de, a cura di Ugo Maria OLIVIERI”,”Discorso sulla Servitù volontaria.”,”‘Étienne de La Boétie (1º novembre 1530 – 18 agosto 1563) è stato un filosofo, scrittore, politico e giurista francese. Nato a Sarlat, in Francia, rimase orfano in giovane età e fu allevato dallo zio, un curato1. Studiò presso l’Università di Orléans, dove si laureò in giurisprudenza nel 1553. La Boétie è noto soprattutto per il suo “”Discorso sulla servitù volontaria”” (pubblicato postumo nel 1576), una dissertazione retorica sull’arbitrarietà del potere e la libertà individuale. Fu amico intimo di Michel de Montaigne, che curò la pubblicazione delle sue opere e lo menzionò nei suoi “”Essais””2. La Boétie morì di peste a Germignan, vicino a Bordeaux, all’età di 32 anni. La sua opera ha influenzato molti pensatori successivi e continua ad essere studiata per il suo contributo alla filosofia politica e alla teoria della libertà.’ (f. copilot)”,”FILx-016-FMB”
“LABOR Livio”,”In campo aperto.”,”Livio Labor, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano. E’ stato membro del Consiglio nazionale della DC dal 1954 al 1956 e poi nel 1961. E’ stato consulentedell’Eni e dell’Iri per i problemi del lavoro. La sua attività principale l’ha svolta alle Acli.”,”RELC-024-FV”
“LABORIT Henri”,”Biologia e struttura.”,”LABORIT Henri (1914) ufficiale medico, chirurgo dal 1948, si è dedicato alla ricerca fondamentale in biochimica, neurofisiologia, psicofarmacologia. Si deve a lui l’ introduzione dell’ uso terapeutico della cloropromazina, il primo “”tranquillante””, dell’ibernazione artificiale e di altre droghe ad azione psicotropa. Si è occupato di anestesia e rianimazione. Dirige il reparto ricerche del servizio sanitario della Difesa. “”In due libri ormai vecchi, abbiamo cercato di approfondire l’ analogia tra organismi, cioè tra società cellulari e società umane. Dall’ evoluzione noi possiamo attenderci, piuttosto che una mutazione del nostro patrimonio biologico, la nascita di un nuovo organismo superiore e più complesso, che comprenda l’ insieme degli uomini. (…) L’ analogia non ha d’altronde un carattere unicamente teorico ma attribuisce un significato biologico ad alcuni grandi fenomeni umani come la nascita delle classi sociali, lo schiavismo e il colonialismo, le basi economiche della politica, ecc. e può dunque servire a provocare reazioni meno emotive di quelle che generalmente sono suscitate da uno studio meramente ideologico o tecnicistico di questi problemi””. (pag 113) pag 51″,”SCIx-209″
“LABOUGLE Eduardo”,”La Revolution Allemande de 1918.”,”L’A è stato primo segretario dell’ambasciata argentina a Berlino. Altre sue opere: -Puertos y zonas francas. 1912 -Las pesquerias en los paies bajos. 1912 -La revolution alemana de 1918. 1921 -Jpsé Antonio Miralla. Poete argentin, precurseur de l’Independance de Cuba. 1924 -L’Allemagne dans la paix et dans la guerre. 1924 -Les utopistes de tous le temps. 1926 -Evolution du socialisme allemand.”,”MGER-002″
“LABRANDE Christian a cura”,”La Première Internationale.”,”””Quanto ai mezzi di realizzazione, non ce n’è che uno solo: è la forza che deve reprimere le intrusioni della forza. Si avrà torto a credere che nell’ 89 le riforme proclamate dall’ Assemblea nazionale siano state prodotte da un cambiamento nelle leggi; agli occhi del potere di allora, i costituenti non erano che dei faziosi che si subivano, non si osava cacciare, e se le risoluzioni erano state approvate, lo erano, non perché esse fossero la legge, ma perché i contadini si incaricarono di promulgarle a colpi di forcone, e i cittadini a colpi di picca.”” (intervento di Hins, Congresso Basilea, 1° internazionale) (pag 280)”,”INTP-039″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Delucidazione preliminare.”,”In appendice: a proposito della crisi del marxismo (a proposito del libro di MASARYK T.G. ‘Die philosophischen un sociologischen grandlagen des marxismus-studien zur socialen frage’, WIEN, 1902)”,”LABD-004″
“LABRIOLA Arturo”,”Voltaire e la filosofia della liberazione.”,”Esperienza inglese, superamento della metafisica, anticristo, satira della civiltà, Voltaire ed il socialismo, tolleranza, umanitarismo, significato ed eredità della filosofia della liberazione.”,”FILx-032″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico. (1896) Nuova edizione dei tre famosi saggi di Labriola con i più importanti scritti minori e un’ampia nota bio-bibliografica aggiornata.”,”In appendice: A proposito del libro di Bernstein; A proposito della crisi del marxismo; Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico; Da un secolo all’altro; Post-scriptum all’edizione francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’; Prefazione all’edizione francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’.”,”LABD-001 MADS-196″
“LABRIOLA Antonio a cura Valentino GERRATANA e Antonio A. SANTUCCI”,”Epistolario 1896-1904.”,”La genesi e la diffusione dei saggi sul materialismo storico nel carteggio con CROCE, BERNSTEIN, KAUTSKY”,”LABD-011″
“LABRIOLA Antonio a cura di Bruno WIDMAR”,”Dal secolo XIX al secolo XX. Dall’era della concorrenza al monopolio nascita e lotte del socialismo.”,”Dei quattro saggi di LABRIOLA sulla concezione materialistica della storia, il IV saggio è rimasto incompiuto per la morte dell’A. Benedetto CROCE, pubblicando questo frammento negli ‘Scritti editi e inediti di filosofia e di politica’ (LATERZA, BARI, 1906) gli diede il titolo ‘Da un secolo all’altro’.”,”LABD-014″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luciano CAFAGNA”,”Democrazia e socialismo in Italia.”,”appendice: notizie di alcune conferenze di Antonio LABRIOLA: tentativi conciliazione, patria e socialismo”,”LABD-022″
“LABRIOLA Antonio a cura di MARTINELLI R. DUGINI D.”,”Epistolario 1861 – 1890. La formazione intellettuale e il tirocinio universitario. Lettere a Bertrando e Silvio Spaventa.”,”A cura di Delia DUGINI e Renzo MARTINELLI”,”LABD-025″
“LABRIOLA Antonio; a cura e introduzione di Stefano MICCOLIS”,”La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alle “”Basler Nachrichten””.”,”Stefano MICCOLIS ha pubblicato (1988 e 1990-91) parti inedite dell’ epistolario di Antonio LABRIOLA (1843-1904) e scritto articoli (di argomento anche crociano) su varie riviste. Lavora ad una edizione critica dell’ intero carteggio labrioliano.”,”LABD-031″
“LABRIOLA Antonio a cura di Valentino GERRATANA Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”In appendice: A proposito del libro di BERNSTEIN; A proposito della crisi del marxismo; Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico; Da un secolo all’altro; Post-scriptum all’ediz francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’; Prefaz all’ediz francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’.”,”LABD-032″
“LABRIOLA Antonio; a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. I. 1861-1880.”,”Stefano MICCOLIS, nato a Corato nel 1945, ha dedicato un abbondante ventennio alla ricerca in archivi pubblici e privati del ricco carteggio di Antonio LABRIOLA, del quale ha pubblicato parti inedite nel 1988 e 1992. Sulla vicenda politico-intellettuale del filosofo ha scritto articoli in varie riviste. E ha pubblicato saggi in opere collettanee (v. retrocopertina).”,”LABD-035″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL PANE”,”La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele (1871).”,”””Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, (Socrate) eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d’ animo che non l’ abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell’ esortatore ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l’ altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l’ udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità””. (pag 44).”,”LABD-036″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL PANE”,”La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele (1871).”,”””Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, (Socrate) eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d’ animo che non l’ abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell’ esortatore ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l’ altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l’ udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità””. (pag 44).”,”FILx-208″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL-PANE”,”Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza 1862-1868.”,”””La memoria non è per Spinoza vera conoscenza. Il nesso delle idee in essa non esprime il nesso reale delle cose””. (pag 74) “”Spinoza è stato l’ avversario più dichiarato del libero arbitrio. Riposando tutta la sua filosofia sul concetto causale, la libertà del volere gli è sparita dagli occhi come un fantasma dell’ immaginazione”” (pag 113)”,”FILx-209″
“LABRIOLA Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Scritti politici, 1886-1904.”,”Antonio LABRIOLA (1843-1904) fu professore universitario a Roma dal ’74 fino alla morte. Scrisse importanti saggi sulla concezione materialistica della storia raccolti e pubblicati da CROCE tra il 1895 e il 1898 e poi ripubblicati da GARIN nel 1969. “”La predica astratta del socialismo è una vanità intellettuale, procedente deal vecchio pregiudizio, che dalle idee vengan le cose, mentre nelle cose e dalle cose appunto germogliano, nascono e si alimentano le idee: e il socialismo non è e non può essere che il riflesso mentale e teorico della rivoluzione proletaria, che spontanea ed imperiosa si prepara già in tutto il mondo civile. I riformatori a buon mercato, i progettisti d’ ogni maniera, gli inventori di ripieghi legali, danno prova di sognare ad occhi aperti, se non vedono che dove non è forza non è diritto,…”” (pag 255)”,”LABD-037″
“LABRIOLA Antonio a cura di Eugenio GARIN”,”La concezione materialistica della storia.”,”Antonio LABRIOLA (1843-1904) fu professore universitario a Roma dal ’74 fino alla morte. Scrisse importanti saggi sulla concezione materialistica della storia raccolti e pubblicati da CROCE tra il 1895 e il 1898 e poi ripubblicati da GARIN nel 1969. Intervenne autorevolmente con saggi e lettere nel dibattito teorico della Seconda Internazionale. “”Torno per un momento sulla questione del tradurre. L’ Antidühring è il libro che prima di ogni altro conviene che entri nella circolazione internazionale. Pochi libri che io conosco, che possano stargli a paro, per densità di pensiero, per molteplicità di punti di vista, per duttilità di penetrazione suggestiva. Può essere una medicina mentis per la gioventù intellettuale…”” pag 211)”,”LABD-038″
“LABRIOLA Antonio”,”Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904.”,”””Turati, Avanti e simile genìa son tutta marmaglia. Conosci tu il professore Triantafillis? Dammi qualche ragguaglio preciso sul suo conto. Mi occorre. Io fino a ieri ho creduto che il governo italiano, fatto in certo modo prigioniero dell’ opinione pubblica, avrebbe capito perché via dovesse mettersi. Ma non pare che il Rudinì abbia mai avuta la vocazione di capire. Quale più bella occasione per ridurre la triplice ai mini termini (prima che sparisca)- scomporre la duplice, e cacciarsi nelle cose d’ Oriente con una politica propria, nella quale sarebbe possibile di conciliare l’ utile col dilettevole – il calcolo con l’ altruismo. La storia non ha sempre i suoi interpreti. La peggior figura l’ hanno fatto i socialisti tedeschi – e in capite il Vorwärts. Che ci siano in mezzo a loro molti piccoli borghesi Inhaber di azioni delle banche creditrici della Turchia si sa – ma che un grande partito si dia l’ aria di non capire una situazione nuova perché Marx ed Engels 20 anni fa credevano utile la conservazione della Turchia contro l’ invasione russa – è – via cosa che rasenta il cretinismo.”” (pag 199-200) (lettera di Labriola a Croce, 11 marzo 1897)”,”LABD-039″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo historico.”,”””Tanto la accion reciproca de los diferentes factores, sin la cual ni es posible el mas simple relato, como las noticias mas o menos seguras sobre los origines y las variaciones de los mismos factores, requerian la investigacion y el pensamiento mucho mas de lo que la solicitaban la narracion configurativa de aquellos grandes histoiradores que son verdaderos y propios artistas””. (pag 53)”,”LABD-040″
“LABRIOLA Arturo”,”Salvate l’ Italia! (Dopo il fascismo).”,”””Vorrei appunto ritornare a quella lettera di Federico Engels del 18-28 marzo 1875, ad Augusto Bebel, sul progetto di programma detto di Gotha. Fra le varie cose che l’ Engels rimproverava ai social-democratici tedeschi erano, oltre lo “”statalismo”” di tendenza lassalliana, tanto la tenue accentuazione dell’ internazionalismo, quanto lo scarso riconoscimento dell’ importanza del movimento sindacale per l’ avvenire del socialismo. Scriveva, catalogando i motivi della sua avversione a quel programma: “”In secondo luogo il principio dell’ internazionalismo del movimento operaio è per così dire completamente negato per il presente, e ciò da parte di gente che, durante cinque anni e nelle circostanze più difficili, hanno rivendicato quel principio. Il fatto che gli operai tedeschi sono oggi alla testa del movimento europeo riposa prima di tutto sull’ attitudine veramente internazionale che essi hanno avuto durante la guerra; non c’è un altro proletariato che si sarebbe così ben condotto. (…)”” (pag 81) “”Entrati come saremmo (si vede!) nella fase planetaria della storia, la questione dell’ appartenenza di un blocco di terra a questo o quell’ ente costituzionalmente sovrano, ha perduto gran parte della sua importanza. L’ Austria habsburgica visse inconsapevolmente di questa illusione per qualche secolo, consapevolmente almeno dal 1866. Gli scrittori socialisti (K. Renner, Otto Bauer, ecc), che, sul tramonto di essa, tentarono un’ ultima giustificazione dell’ Austria nazionalmente composita, quindi di un’ Austria internazionale, sostennero appunto la tesi che la Nazione è un’ entità giuridica, non un’ entità territoriale, e che i componenti di una Nazione possono appartenere ad essa – nel senso di dipenderne giuridicamente- senza che la Nazione sia territorialmente sovrana sui luoghi dove essi si trovano. Ciò non impedì all’ Austria “”internazionale””, antesignana e prototipo dei futuri Stati Uniti d’ Europa, di precipitare in rovina nel 1918…””. (pag 135)”,”ITAP-078″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. II. 1881-1889.”,”””Sciosciammoca, cioè il Popolo Italiano sta bene. L’ asta elettorale procede benissimo. Il Popolo Romano ne ingrassa dalla gioia – i Gesuiti sono su tutte le furie perché si dà loro la colpa d’ avere educato cotesti bricconcelli. Dicono che è roba da Scolopi, e non da pari loro. Dicono che anche un nostro amico scrive da Scolopio (…)””. (Lettera di A. Labriola a Bertrando Spaventa, 17 ottobre 1882) (pag 45-46) “”Caro Gnoli, Poco fa son venuto alla Biblioteca a chiedere il Bri(n)ckmeier (manuale di scienza cronologica) che mi fu negato perché si trova nella sala riservata. Credo che in massima non convenga sottrarre al prestito molti più libri di quello che il regolamento generale prescrive; ma nel caso speciale il Brinckmeier è proprio un libro di studio, e punto di semplice consultazione. Perciò ti prego di autorizzarmi a prenderlo. (…)”” (Labriola, 1883) (pag 57)”,”LABD-041″
“LABRIOLA Antonio”,”L’ università e la libertà della scienza.”,”Discorso pronunciato da Labriola nel 1896 all’ Università. A. Labriola diede a Croce piena licenza di pubblicazione. “”Questa è per ora la sola riforma urgente a completare il nostro ordinamento. Essa ne trarrà dietro delle altre naturalmente; come p.e. la riforma del sistema delle tasse, che a molti pare di grande importanza, e a me invece secondaria affatto. E passo sopra all’ eventuale sparizione di parecchie Università, che pur può essere una conseguenza del cambiato sistema. Professori e studenti si troverebbero a migliore agio gli uni verso gli altri. I tumulti universitarii, che si rinnovano con fastidiosa periodicità, finirebbero per sempre. Non ebbero mai cause direttamente politiche, come sognano alcuni. Germogliano quasi sempre da un indeterminato sentimento di disagio, che la fantasia moltiplica, e l’ inesperienza giovanile fa trascendere in atti inconsiderati.”” (pag 22)”,”LABD-042″
“LABRIOLA Antonio”,”Scritti vari di filosofia e politica. Raccolti e pubblicati da B. Croce.”,”Recensione al libro di LINDNER ‘Psicologia della societa’. “”Il Lindner è un herbartiano: non certo di quelli che si sono segnalati nella scuola per averne accresciuto il capitale scientifico con un ricco tributo proprio, ma pur notevole per molti lavori degni di non poca lode. (…) (pag 91) “”La psicologia sociale è una parte della sociologia. In questa, quando si prenda a guardarla nel suo complesso, la statistica corrisponde alla generale ricognizione dei fatti immediati; di quei fatti similari, che è possibile raccogliere in tutta la distesa dello spazio e del tempo. Quei fatti, raccolti che sieno, danno luogo a due specie di problemi: perché altro è indagare quali siano le azioni reciproche degli individui, dalle quali procedono le leggi dello scambio economico; altro è sapere su che fondamento riposi lo scambio delle forze psichiche degl’ individui; in quanto coscienza, sentimento e volere. Questa seconda sorta di problemi costituisce l’ oggetto proprio ed esclusivo della psicologia sociale””. (pag 95) “”Noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui attorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l’ influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco oramai invasore della Turchia asiatica, – noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati, senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell’ arte politica, la quale è non solo abilità, ma è prestigio ed esercizio di forza?”” (pag 425) Sull’ espansione coloniale (da un’ intervista): “”Gli interessi dei socialisti non possono essere opposti agli interessi nazionali, anzi li debbono promuovere sotto tutte le forme. Gli Stati d’ Europa – vi ripeto concetti e frasi che ho altra volta espressi – sono in un continuo e complicato divenire, in ciò che ambiscono, conquistano, assoggettano e sfruttano in tutto il resto del mondo. L’ Italia non può sottrarsi a questo svolgimento degli Stati che porta con sè uno svolgimento dei popoli. Se lo facesse, e potesse farlo, in realtà si sottrarrebbe alla circolazione universale della vita moderna, e rimarrebbe arretrata in Europa. Il movimento espansionista delle nazioni ha le sue ragioni politiche profonde nella concorrenza economica””. (pag 433-434)”,”LABD-044″
“LABRIOLA Arturo”,”Reforma y revolución social (La crisis práctica del partido socialista).”,”””La violenza è il parto di tutte le vecchie società che portano in grembo la nuova. Essa è giustamente una potenza economica””. (Marx, il Capitale, 1, 4 ediz, p. 716) Cittadino in armi. “”La rivoluzione procede inesorabile nel suo cammino. Distrugge tutte le barriere che esistono tra il cittadino e lo Stato. Ciò che risulterà dal processo rivoluzionario sarà la polarizzazione dell’ individuo elettore e dello Stato. “”Hanno lì – dice Taine, il vero sovrano: l’ elettore guardia nazionale e votante. Egli è che la Costituzione ha fatto re; in tutti i gradi della gerarchia, egli sta lì con il suo suffragio per delegare l’ autorità e con il suo fucile per fortificare l’ esercito”” (H. Taine, La rivoluzione, pag 263) (pag 39)”,”MITS-236″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. III. 1890-1895.”,”Questo terzo volume raccoglie tutta la corrispondenza di LABRIOLA con ENGELS e quasi per intero il carteggio con Filippo TURATI. Vi sono anche scambi epistolari con A. COSTA, C. PRAMPOLINI, P. MARTIGNETTI, A. SCHIAVI, K. e L. KAUTSKY, E. BERNSTEIN, V. ADLER, W. ELLENBOGEN, R. FISCHER, J. GUESDE, F. LESSNER, W. LIEBKNECHT. C’ è uno scambio di lettere con CROCE e iniziano le prime missive a W. SOMBART. Le lettere inedite sono 22 di cui 14 di LABRIOLA. “”Ma in ciò io non mi accordo con voi, ché Voi sembrate sdegnarvi perché il partito non c’è, perché esso non è nato magicamente al nostro fiat; io cerco di spiegarne le complesse cagioni (ohibò! ch’io fossi più critico di un professore?!) per cui il partito è ancora allo stato di nebulosa””. (pag 114, Labriola a Turati, 17 gennaio 1891)”,”LABD-046″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. IV. 1896-1898.”,”Il nucleo centrale di questo volume è costituito dalle lettere (259) a Benedetto CROCE, cui si aggiungono quattro risposte del giovane filosofo, due delle quali appartengono ad un breve periodo (novembre 1898 marzo 1899) l’ unico che ci consenta di avere un’ idea dell’ intenso rapporto stabilitosi tra maestro e discepolo. Il volume comprende inoltre la parte più consistente delle lettere dirette a Eduard BERNSTEIN, Richard FISCHER, Karl e Luise KAUTSKY, Romeo SOLDI, GIovanni GENTILE, Igino PETRONE, Mario Luigi PATRIZI. C’è anche un carteggio con il leader socialista Boleslaw Antoni JEDRZEJOWSKI. Ci sono 26 lettere inedite di LABRIOLA, nove delle quali allo storico tedesco Alexander CARTELLIERI. Alcune lettere sono in tedesco. “”E poi c’è troppa business in tutto il socialismo!”” (dalla lettera di LABRIOLA a K. KAUTSKY, 29 agosto 1897, pag 375)”,”LABD-047″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Marzio ZANANTONI”,”Del socialismo e altri scritti politici.”,”Antonio LABRIOLA (Cassino 1843-1904) dopo aver rececito il pensiero di Hegel attraverso la lezione di Bertrando SPAVENTA ed aver militato nell’ ambito della Destra moderata napoletana, negli anni Settanta e Ottanta se ne distacca per aderire definivamente, negli anni ’90 al marxismo. Terrà un fitto epistolario con F. ENGELS e i maggiori protagonisti della socialdemocrazia tedesca e del socialismo europeo diventando uno dei maggiori artefici della nascita del socialismo e del marxismo in Italia. Mario ZANANTONI si occupa da anni di Antonio LABRIOLA e di stora dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento. “”Dottrina di apostoli, di precursori, di scuotitori di dormienti, il socialismo mira a risolvere i problemi che gli scettici ignorano, i liberali rimandano in infinito, i demagoghi sfruttano””. (pag 61-62)”,”LABD-049″
“LABRIOLA Antonio”,”Tre prelezioni sulla storia e il materialismo storico. In memoria del manifesto dei comunisti.”,”Motto della casa editrice ‘Non temete nuotare contro il torrente’. “”Capire è superare”” dice Hegel (pag 25) Le tre prelezioni sono state trascritte dal Dr. A.F. FORMIGGINI, e hanno fatto parte del corso di filosofia della storia che Antonio LABRIOLA tenne nell’ Università di Roma nell’ anno scolastico 1902-1903. Esse furono per la prima volta pubblicate dalla casa editrice Laterza nel 1906 in un volume di scritti vari di A.L. raccolti da B. CROCE. “”La parola storia, per nostra confusione, è adoperata ad esprimere due ordini di nozioni diverse, e cioè l’ insieme delle cose accadute, e quell’ insieme di mezzi letterari che sono adoperati per tentarne la esposizione. (…) Quindi la domanda che alcuni si fanno se la storia possa diventare una scienza, esige una doppia trattazione, secondo che noi pigliamo la parola nel primo o nel secondo significato.”” (pag 9) “”Perché, se occorreva appunto al ritrovamento dei definitivi principi del materialismo storico il genio del comunista Marx, che appunto perché comunista si trovava posta ad infinita distanza dalla difesa del presente ordine sociale (capire è superare, dice Hegel), ciò non vuol dire che le sorti ulteriori del materialismo storico come dottrina dipendano dalle “”séances pratiques”” del socialismo. Poniamo che l’ ordine attuale della società civile d’ Europa col predominio della classe borghese si perpetuasse ancora per secoli, ciò per nulla contradirebbe al materialismo storico, perché tale perpetuarsi dimostrerebbe soltanto che la società della concorrenza può vivere ancora. E’ vero che Bebel, alcuni anni fa, prometteva una repubblica sociale in Germania per l’ anno 1910; ma io oltre che io non so se Bebel coglionasse il prossimo, è certo che al Bebel non ho mai offerto una cattedra di Filosofia della Storia””. (pag 25)”,”LABD-050″
“LABRIOLA Arturo”,”Finanza ed Economia. Saggi.”,”””Ciò, dunque, che lo Stato intende produrre nel caso dell’ assunzione d’una impresa pubblica è la ‘garentia d’un interesse generale’, non già il ‘bene specifico’. Questa circostanza deve tenersi bene in mente allorché si vuole affrontare la ‘vexata quaestio’ del prezzo dei servizi pubblici, in tutti i casi di statizzazione o di municipalizzazione. Bisogna infatti escludere che lo Stato avochi a sè una impresa per convenienza di guadagno. E’ vecchio assioma che lo Stato amministri male. Ora tenendoci in disparte da ogni valutazione del citato assioma, noi dobbiamo sempre, nei casi di statizzazione, rievocare lo scopo dell’ atto. Il quale come è l’ assicurazione del realizzamento d’ uno scopo collettivamente sentito dagli innumerevoli individui che compongono la società o da una parte determinata di essi, non può proporsi fini sussidiari, che in parte frusterebbero lo scopo diretto. Nessun’idea di guadagno può immediatamente dirigere o ha storicamente diretta le varie specie di statizzazioni (o municipalizzazioni). Quindi allorché lo Stato ha potuto reintegrare le somme che la speciale produzione gli costa, esso non deve chiedere altro””. (pag 143)”,”ECOT-107″
“LABRIOLA Arturo”,”La “”Comune”” di Parigi. Raccolta di otto conferenze.”,”Manifesto sezione berlinese dell’ Internazionale ai lavoratori francesi (pag 38) Lettera di Marx pubblicata nel Sozialdemokrat del 1865 e riprodotta nella tradzione tedesca della Misere de pa Philosophie (Stuttgart, 1892) pag XXVI-XXIX) (pag 84) “”Proudhon inclinava per natura alla dialettica. ma come egli non comprese mai la dialettica scientifica, il suo spirito lo condusse soltanto alla sofistica””. (pag 86) Manifesto della Comune ai contadini (pag 218) Sesta conferenza: Blanqui (pag 227) Giudizio di Engels su Blanqui. “”Engels, scrivendo di Blanqui, dice: “”Blanqui non è essenzialmente che un rivoluzionario politico, socialista di sentimento, pieno di simpatia per i dolori del popolo, ma egli non possiede nè una eoria socialista, nè formule determinate o proposte pratiche per risolvere i difetti della società. Nella sua attività politica egli fu essenzialmente un “”uomo del fatto”” pieno della fede che una piccola minoranza organizzata, la quale tenti al momento giusto un colpo di mano decisivo, dopo qualche successo, trascinerà con sè la massa e farà la rivoluzione vittoriosa””. Ora resta a spiegare in che modo questo “”uomo del fatto”” questo puro “”rivoluzionario politico”” sia diventato il vero maestro del socialismo spontaneo francese e, indirettamente uno dei più grandi educatori del socialismo internazionale.”” (pag 228)”,”MFRC-114″
“LABRIOLA Arturo”,”Studio su Marx. Seconda edizione corretta con appendice di Giorgio Sorel.”,”Labriolino: “”Marx è stato un poco felice teorizzatore della società mercantile: il suo sistema di spiegazioni di quella società non convince. Ma noi vediamo che dove Marx ci ha dato una teoria del capitalismo, il suo sguardo aquilino è giunto infinitamente più lontano di tutti gli altri economisti.”” (pag 182) “”La paura di una ‘crisi generale permanente’ è fanciullesca. L’ indole della crisi è di cercare automaticamente la propria soluzione. Ma nei limiti stessi in cui il sistema capitalistico tende a dare la prevalenza alla produzione non per il consumo, ma per la produzione medesima, il pericolo della sovrapproduzione cronica diventa inconcepibile. Naturalmente accadrà sempre che le forze produttive si distribuiscano in maniera eterogenea, e perciò si svilupperanno forze che tenderanno a stabilire una più esatta proporzione fra di esse. Ma la sovrapproduzione cronica (proprio cronica!) nel senso in cui mostra di temerla il Kautsky, è un non-senso, perché evidentemente la produzione si sarebbe arrestata prima (1). Marx non ha saputo misurare l’ influenza che il mercato esercita sulla produzione.”” (pag 239-240) (1) “”Es ist klar, die kapitalistiche Produktion wird von dem historischen Moment an zur Unmöglichkeit… sobald die Überproduktion kronisch wird””, K. Kautsky, Bernstein und das sozialdokratische Programm, Stuttgart, 1899 pag 142″,”MADS-403″
“LABRIOLA Arturo”,”Al di là del capitalismo e del socialismo.”,”””Vediamo ora che ne è di questa definizione che gli invoca così spesso: la produzione di plus-valore, “”questo segreto della società moderna””. Ahimé! E’ appunto qui che Marx smentisce se stesso con una di quelle sublimi inconseguenze che sono la caratteristica dei temperamenti più vivi e più ricchi ed ai quali non è la teoria od il vero oggetto che importano, ma le loro conseguenze pratiche. Marx dichiara esplicitamente: “”Il capitale non ha inventato il plus-valore. Dovunque una parte della società possiede il monopolio dei mezzi di produzione, il lavoratore, libero o non, è costretto ad aggiungere al tempo di lavoro necessario al suo sostentamento, un di più destinato a produrre la sussistenza del proprietario dei mezzi di produzione”” (Capital, I, pag 101). Per conseguenza, il lavoro in più od il plus-lavoro (che diventa in seguito il plus-valore per il fatto che il lavoro si trasforma in valore in ogni società mercantile) non è un fenomeno specifico della società capitalistica.”” (pag 146-147) “”Egli (Marx, ndr) scriverà: “”In linea generale, il sopra-lavoro, o il lavoro in quantità più considerevole di quanto esigano i bisogni del lavoratore, è inevitabile in tutte le organizzazioni””. (Capital, III, 2° parte, trad. fr., pag 418). E fra queste organizzazioni economiche bisogna citare anche la…””futura società comunistica, allorquando verrà””. Infatti, Marx scrive alla pagina seguente: “”Il capitalismo contribuisce al progresso delle società stranendo il sopra-lavoro con procedimenti e forme più favorevoli di quelle dei sistemi precedenti (schiavitù, servaggio, ecc.) ed allo sviluppo delle forze produttive, all’ stensione dei rapporti sociali ed alla nascita dei fattori di una cultura superiore. Esso prepara così una forma più elevata nella quale una delle parti della società non godrà più a detrimento dell’ altra del potere e del monopolio dello sviluppo sociale, con tutti i vantaggi materiali ed intellettuali comuni, e nella quale il sopralavoro avrà per effetto la riduzione del tempo consacrato al lavoro materiale generale””. (…)””. (pag 148) “”Occorre tuttavia notare che la separazione del socialismo e dell’ anarchismo si è operata più nel dominio del metodo che su un terreno di principii. L’ appello alla violenza – nozione che d’altra parte non è essenziale nell’ anarchismo -, il rifiuto dell’ azione parlamentare, la concezione anti-unitaria del movimento operaio, tutto ciò ha costituito l’ insieme delle circostanze fondamentali che hanno provocata la separazione fra socialismo ed anarchismo, portabandiera delle idee in questione””. (pag 306)”,”TEOC-404″
“LABRIOLA Arturo”,”Spiegazioni a me stesso. Note personali e culturali.”,”Citazione versi di Heine in apertura. (in tedesco) “”Il riformismo turatiano non era – come esso stesso amava presentarsi – una forza che si proponeva di realizzare il socialismo per le vie delle riforme graduali da introdurre nella società. Esso era piuttosto un movimento politico il quale, nello sforzo di realizzare i propri ideali, talvolta prescindeva dalla natura del Principato e tal altra sembrava volesse utilizzarlo. I repubblicani, nelle polemiche che infuriavano fra essi e i socialisti del gruppo turatiano, mettevano spesso in rilievo questo carattere condizionalmente monarchico del movimento.”” (pag 112) “”Ma quando il discroso cade intorno alle origini (dottrinali) del fascismo, ci cascano in mezzo Nietzsche e Sorel. Credo che i due nomi s’invochino a torto. Lasciamo stare il Nietzsche; debbo però sommessamente osservare che il Sindacalismo rivoluzionario, quale almeno lo abbiamo elaborato il Sorel, io, il Lagardelle e il Berth, non può essere citato in linea col fascismo, né come antenato, né come consanguineo: è un’altra cosa, migliore o peggiore non importa (…)””. (pag 122) “”Singolare è anche in questo la coincidenza fra il pensiero del Mach e quello del Marx. In una lettera a Kugelmann, che non vedo citata in questa polemica, il Marx scriveva: “”il pensiero è esso stesso un pezzo del processo della Natura”” (Neue Zeit, XX annata, II volume, p. 222). Questa è appunto la tesi del Mach.”” (pag 153)”,”MITS-307″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Luigi DAL-PANE”,”Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. IV. Antonio Labriola, Da un secolo all’ altro. Considerazioni retrospettive e presagi. Ricostruzione di Luigi Dal Pane.”,”‘Alla venerata memoria di Antonio Labriola, maestro perpetuo dedico questo lavoro di ricostruzione’, Luigi Dal Pane Posto dell’ Europa nel mondo (pag X) “”‘Benchè’ i politici inglesi abbiano più volte predicato la loro astensione dalle cose del mondo, ‘l’ Inghilterra’ ha le mani dovunque. (…) Londra è il centro del mondo abitato. Tutto ciò è accaduto non per guerra con le potenze politiche di altri paesi (incidente della Crimea, evitata guerra con l’ Afghanistan), ma per accomodazioni con i barbari, per piccole scaramucce coloniali, con opportuni bombardamenti, con il dilazionare o con il rigirare la politica europea interna.”” (pag 61) Mediterraneo (XVIII) Divisione del lavoro. “”La ‘spartizione’ sociale del lavoro in lavoro di campagna e d’industria ‘si muove’ tra questi estremi: Austria-Ungheria, Italia e Scandinavia con più del 50% all’ agricoltura ‘da un lato’ e Inghilterra con il 15% ‘dall’ altro’. ‘Degli altri paesi l’ America ha una popolazione di attivi nell’ industria da bilanciare gli occupati nell’ agricoltura.’ La Francia ha il 40% circa dei Thätige all’ agricoltura per il gran numero dei piccoli proprietari. ‘La’ Germania ‘ha il 49% circa di occupati’ nell’ industria, commercio e trasporti, ossia un milione in meno dell’ Inghilterra, ‘che’ ha ‘una’ popolazione industriale di circa 9 milioni ‘di fronte ad una’ popolazione ‘totale di circa’ 40 milioni, ’12 circa meno della Germania’. ‘L’Inghilterra è dunque’ la grande officina del mondo, ‘un curioso’ contrasto con la vicina ‘Irlanda’!”” (pag 68) ‘ ‘ in corsivo “”La maggior parte della lana ancora nel 1860 si produceva in Europa. Ora il rapporto è capovolto. ‘Abbiamo infatti una produzione mondiale di lana grezza (in migliaia di Pounds) così distribuita nelle parti del mondo. Produzione nel 1902 Nord America 336.300 Sud America 562.590 Europa 873.890 Asia 193.220 Africa 130.290 Oceania 554.810 Totale 2.651.100 (1000 ibs.) Nella elaborazioni in tessuti tiene il primo posto l’ Inghilterra.”” (pag 88-89) Marx, il marxismo e la Prima Internazionale. (da pagina 127) “”L’ acuita emigrazione è un’altra rivelazione grave. Mentre la borghesia italiana è tenuta stretta dalla borghesia degli altri paesi, mentre ha di contro l’ internazione capitalistica e quella del papa, sorge un moto operaio certo in ogni parte savio nei mezzi e giusto apprezzatore degli effetti. Ma che fare? Rompere la doppia linea francese e inglese nel Mediterraneo? Dov’è il Caio Gracco che deve fondare la nuova colonia di Cartagine?”” (pag 131)”,”LABD-056″
“LABRIOLA Antonio”,”Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. I. In memoria del Manifesto dei comunisti.”,”Saint-Simon e Fourier. “”Ma per divinazione afferrarono alcuni lati notevoli dei principi direttivi della società senza antitesi. Il primo concepì nettamente il governo tecnico della società, senza dominio dell’ uomo su l’ uomo; e l’ altro indovinò, intravide e presagì, attraverso a tante e tante stravaganze di una lussureggiante e irrefrenata fantasia, non pochi aspetti notevoli della psicologia e della pedagogica di quella convivenza futura, nella quale, secondo l’ espressione del Manifesto: ‘il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti’. Il Saintsimonismo s’era già dileguato quando il Manifesto apparve. Il Fourierismo invece fioriva in Francia, e, per l’ indole sua, non come partito ma come scuola.”” (pag 38) Nota (1) “”Non sono alieno dal riconoscere con Anton Menger, che Saint-Simon non fu veramente utopista, come furono in forma spiccata, tipica e classica, Fourier ed Owen (pag 38) “”L’ Italia non fu, per ragioni ovvie, terreno proprio di una autogenetica formazione di idee e di tendenze socialistiche. Filippo Buonarroti, il compagno di Babeuf, e fu poscia più tardi il rinnovatore del Babuvismo nella Francia di dopo il 1830! Il socialismo fece la sua prima apparizione in Italia ai tempi della ‘Internazionale’, nella confusa e incoerente forma del Bakuninismo; e non come movimento di massa proletaria, ma anzi come di piccolo borghesi, di ‘déclasses’ e di rivoluzionari per impulso e per istinto.”” (1′) (pag 71) Nota (1′) “”Diverso fu il caso della Germania. Ivi, di dopo il 1830, il socialismo venuto di fuori si diffuse come corrente letteraria, e subì le alterazioni ‘filosofiche’ di cui Grün fu il rappresentante tipico. (…)”””,”LABD-057″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Lettere inedite (1862-1903).”,”Lettera a Domenico Gnoli del 21 febbraio 1883: “”Caro Gnoli, Poco fa son venuto alla Biblioteca a chiedere il Brinckmeier (manuale di scienza cronologica) che mi fu negato perché si trova nella ‘sala riservata’. Credo che in massima non convenga sottrarre al prestito molti più libri di quello che il regolamento generale prescrive; ma nel caso speciale il ‘Brinckmeier’ è proprio un ‘libro di studio’, e punto di semplice consultazione. Perciò ti prego di autorizzarmi a prenderlo. (…)””. (pag 94-95) Il partito socialista e il parlamentarismo. Lettera a Andrea Costa, Roma, 29 giugno 1894. “”(…) Ora poi visto il contegno dei nostri deputati durante la discussione finanziaria: – che ciascuno ha fatto e parlato di capo suo – mi son persuaso che passerà del tempo prima che i socialisti italiani trovino modo di dire che cosa vogliono. La situazione generale della politica europea diventa grave – e quello che i socialisti potrebbero e dovrebbero fare ora si riduce a questo: non impedire, e possibilmente favorire la formazioe della repubblica.”” (pag 240-241) A proposito dei concorsi e raccomandazioni. Lettera a Carlo Fiorilli, Roma, 29 marzo 1903. “”(…) Pare che il più fortemente raccomandato sia il ‘Tombesi’ (Istituto di Pesaro). Io non so nulla dei suoi scritti. Ho visto citato un suo lavoro su la industria del ferro in Italia. Certo non è libero docente, e non ha mai concorso a cattedre universitarie. Voglio dire solo che non è un uomo illustre, come parve per un momento il Graziadei (ora all’ Istituto Tecnico di Milano) il quale da socialista militante fu arrestato nel 1898, e l’ anno dopo fece molto parlare di sé per un ‘pamphlet contro’ Marx. Entrò subito negl’ Istituti Tecnici. E’ anche cugino di Codronchi e di Guiccioli. Come vedete non si trattra di far proprio un grave torto, né a persone eminenti, né a persone ‘del tutto bisognosee d’un posto’. Si tratta più o meno di quasi eguali. Nel concorso al posto di Capodivisione il caso è diverso. Ci sono persone ‘notevoli’. (…)””. (pag 394-395)”,”LABD-058″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”I problemi della filosofia della storia.”,”Nella Nota bibliografica si citano le opere (su Labriola) di CROCE, S. DAMBRINI PALAZZI, L. DAL-PANE, S. BRUZZO, G. MASTROIANNI, M. ROSSI, E. GARIN, A. GUERRA, B. WIDMAR, V. GERRATANA, F. SBARBERI. Sociologia, psicologia sociale. “”Alcuni anni fa io feci oggetto d’una critica, direi quasi spietata, un manuale di ‘psicologia sociale’ uscito dalla penna di uno dei minori scrittori della scuola herbartiana, e tengo fermo anche oggi nei miei dubbi e nelle mie riserve per rispetto alle formule troppo recise di qualsivoglia psicologia sociale; appunto perché vedo quanto ci sia di frettoloso e di poco conclusivo nella più parte dei libri che pigliano a fondamento delle loro indagini il cosiddetto spirito collettivo, e con tal proposito innalzano un edificio di bella apparenza, ma tutto fatto di frasi analogiche: del quale appunto non è chi possa scolpare lo Schäffle; scrittore per altri rispetti notevolissimo. Io credo, insomma, che in cotesto genere di studi siamo ancora allo stadio della preparazioen, e che non abbiamo superato la critica elementare, che dee formare oggetto di una propedeutica speciale.”” (pag 36) “”Ma la difficoltà maggiore consiste nell’ ‘idea’ del progresso, in quanto si applichi alla totalità dei fatti e delle condizioni umane. Né dico a caso ‘idea’; perché in questa parola si compendia ed esprime tutto un insieme di vedute e di apprezzamenti, di pensieri e di aspettazioni, e non è chi possa dire che essa significhi un semplice fatto, o una elementare relazione””. (pag 46-47)”,”LABD-059″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”Scritti liberali.”,”SICILIANI DE CUMIS (Catanzaro 1943) insegna pedagogia nelal facoltà di magistero di Palermo. Ha dedicato vari libri a Labriola tra cui ‘Studi su Labriola’, Argalia, 1976, ‘Antonio Labriola 1868-1872, Sansoni, 1981. Gl’ ignoranti in politica (pag 119) I dottrinari. Il metodo di “”I problemi delle società nostre sono diventati troppo difficili e complessi, perché una felice intuizione, di cui anche un ignorante sia capace, si possa sperare adatta a scioglierli. Se le vie delle soluzioni sono in apparenza parecchie, non possono esser viste nessuna di sse, se non da uno sguardo educato; e solo uno studio diligente, ostinato può bastare a ritrovare la vera; e a renderti abile a guidare altrui almeno ne’ primi passi. Come si può credere, che sappiano guidare costoro, i quali aggiungono al non sapere, la vanagloria di menarne vanto, vanagloria la quale basta a provare in che bassa condizione di spirito sono nati, e vivono? Molte volte si è fatta confusione tra la coltura che è necessaria ad ogni uomo politico, e quel particolar difetto che può nascere nella mente di lui dalla troppa assoluta fiducia che prende in alcuni principii o in un sistema d’ idee. Questa fiducia lo abitua talora a trascurare tutti i fatti, che a quei principii non s’attagliano facilmente, o che in quel sistema d’ idee non trovano un facile posto. E da essa, di fatti, vien fuori una falsa, una viziata direzione politica; che può mandare in rovina. E’ il difetto della scuola de’ dottrinarii; ed è questo il pericolo dei dotti. Ma a questo pericolo non è un rimedio il non sapere, bensì il sapere di più; non è un rimedio lo stringere la propria visuale, lasciandosi nascondere dalla nebbia dell’ ignoranza gran parte del mondo, ma l’ allargarla; non è un rimedio lo scendere più abbasso, ma il salire più alto. Bisogna, insomma, per usare una parola comune tra cotesti spregiatori d’ogni scienza, non iscordare la metafisica, ma il saperla tutta, il saperne anche quella parte che insegna e mostra le condizioni della realtà, le complicazioni proprie del fatto sociale e umano, ed i ragionamenti che gli son proprii per intenderlo e dirigerlo.”” (pag 120)”,”LABD-060″
“LABRIOLA Arturo”,”Manuale di Economia Politica.”,”La tendenza alla formazione di tesori. “”””Per poter trattenere l’ oro come denaro, e perciò come mezzo della formazione di tesori, bisogna impedirgli di circolare o come mezzo di compera di dissolversi in mezzo di godimento. Il tesaurizzatore sacrifica il suo desiderio della carne al feticcio dell’ oro. Egli prende sul serio il vangelo della rinunzia. D’altra parte egli non può sottrarre il denaro alla circolazione se non quanto di merci egli trae nella circolazione. Quanto più egli produce, tanto più egli può vendere. Laboriosità, sparagnineria e avidità formano le virtù cardinali: molto vendere, poco comprare è la somma della sua Economia politica”” (Marx)””. (pag 331) “”Nei paesi a processo economico rilassato o stagnante, come nelle Indie del XVII e XVIII secolo, in Cina anche oggi, nell’ Italia meridionale prima del 1860 esistono grandi depositi monetari, molti tesori inoperosi. Ciò non è indizio di ricchezza, anzi del fatto opposto, cioè di scarsa attività economica, quindi di miseria generale. Non vi è dubbio che prima del 1860, l’ Italia meridionale abbondasse di oro e di argento molto più di adesso, ma non vi è nemmeno dubbio che allora fosse molto più povera di adesso e che le sofferenze delle classi popolari fossero allora inenarrabili. Basta appena ricordare lo stato edilizio delle grandi città, la esistenza di ‘fondachi’, le abitazioni sotterranee, e la vita animalesca degli infimi strati sociali””. (pag 331-332) “”Il capitalismo di Stato.”” (pag 479)”,”ECOT-128″
“LABRIOLA Arturo”,”Le due politiche. Fascismo e riformismo. (Note)”,”””Che la ‘dittatura del proletariato’ fosse un’idea specificamente antisocialistica, sebbene favorevole agli interessi mondani e temporali del Partito Socialista, era cosa che soltanto alcuni socialisti avevano potuto comprendere. Fortunatamente per noi e sventuratamente per i russi, è venuta la rivoluzione russa, che si è svolta appunto secondo il tipo della dittatura del proletariato, ed oramai siamo in grado di comprendere che cosa la realizzazione di questa idea promette alla dolente ed ingannata umanità. La nozione della dittatura del proletariato era in Marx puramente fraseologica.”” (pag 75-76)”,”ITAD-094″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Marzio ZANANTONI”,”Origine e natura delle passioni secondo l”Etica’ di Spinoza.”,”Marzio ZANANTONI si occupa da anni di Antonio LABRIOLA e di storia dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento Ha pubblicato ‘Anarchismo’ (1996), e ‘Positivismo’ (1998), E’ direttore editoriale delle edizioni Unicopli.”,”LABD-069″
“LABRIOLA Antonio”,”Socialism and Philosophy.”,”LABRIOLA Antonio”,”LABD-072″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio V. 1899-1904.”,”LABRIOLA Antonio I nuclei più consistenti di lettere sono a Croce, Karl e Luise Kautsky, Carlo Fiorilli, Luigi Morandi, Alberto Franz Labriola. Vi sono comprese 61 lettere inedite (tra cui quelle a Antonio Fratti, Giuseppe Canepa, Jean Longuet, Adolfo Venturi, Ettore Ferrari) “”Caro amico, Mi congratulo per il bel n. 23 che la Neue Zeit (1) ha dedicato alla memoria di Marx. Mi trovo quasi del tutto d’accordo con l’interpretazione lì sostenuta del momento attuale: solo che, per buoni motivi, mi sento un po’ più pessimista riguardo alla terza crisi del marxismo, specialmente per quel che concerne i paesi latini. Ti mando un pezzo dell’Avanti! di oggi, perché tu veda quali cose curiose si possono scrivere su Marx. Vergognoso!”” (A. Labriola a K. Kautsky, 14 marzo 1903) [in Antonio Labriola, Carteggio V. 1899-1904, 2006] [(1) La Neue Zeit del 2 marzo 1903 (1902-03, Bd. 1, Nr. 23) conteneva i seguenti articoli: [F. Mehring] Karl Marx, pp. 705-710; K. Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Oekonomie, pp. 710-718 (è la “”Introduzione”” del 1857, la cui pubblicazione sarà completata nei N.rn 24, pp. 741-745, e 25, pp. 772-781); F.A. Sorge, Zum 14 März, pp. 719-723]”,”LABD-074″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Franco SBARBERI”,”Opere.”,”LABRIOLA Antonio “”Quando il ‘Manifesto’ dichiarava, che tutta la storia fosse finora consistita nelle lotte di classe, e che in queste fu la ragione di tutte le rivoluzioni, come anche il motivo dei regressi, esso faceva due cose ad un tempo. Dava al comunismo gli elementi di una nuova dottrina, e ai comunisti il filo conduttore per ravvisare nelle intricate vicende della vita politica, le condizioni del sottostante movimento economico.”” [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto…][in Antonio Labriola, Opere, 1972] (pag 238) “”A undici anni dalla pubblicazione del ‘Manifesto’, Marx racchiudeva in chiara e trasparente formula i principi direttivi della interpretazione materialistica della storia; e ciò nella prefazione ad un libro, che è il prodromo del ‘Capitale’. Ecco riprodotto il brano: “”Il primo lavoro da me intrapreso, per risolvere i dubbi che mi assediavano, fu quello di una revisione critica della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel; del quale lavoro apparve la prefazione nei “”Deutsch-Französische Jahrbücher”” pubblicati a Parigi nel 1844. La mia ricerca mise capo in questo resultato: che i rapporti giuridici e le forme politiche dello stato non possono intendersi, né per se stessi, né per mezzo del così detto sviluppo generale dello spirito umano; ma anzi hanno radice nei rapporti materiali della vita, il cui complesso Hegel raccoglieva sotto al nome di ‘società civile’, secondo l’uso dei francesi ed inglesi del secolo decimottavo; e che inoltre l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica. Le ricerche intorno a questa, dopo cominciatele a Parigi, io le continuai a Bruxelles, dove ero emigrato per l’ordine di sfratto avuto dal signor Guizot. Il resultato generale che n’ebbi, e che, una volta ottenuto, mi valse come di filo conduttore dei miei studi, può essere formulato come segue: ‘nella produzione sociale della loro vita gli uomini entran fra loro in rapporti determinati, necessari ed indipendenti dal loro arbitrio, cioè in rapporti di produzione, i quali corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle materiali forze di produzione. L’insieme di tali rapporti costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale, su la quale si eleva una soprastruzione politica e giuridica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali della coscienza. La maniera della produzione della vita materiale determina innanzi e soprattutto il processo sociale, politico e intellettuale della vita. Non è la coscienza dell’uomo che determina il suo essere, ma è all’incontro il suo essere sociale che determina la sua coscienza. A un determinato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società si trovano in contraddizione coi preesistenti rapporti della produzione (cioè coi rapporti della proprietà, il che è l’equivalente giuridico di tale espressione), dentro dei quali esse forze per l’innanzi s’eran mosse. Questi rapporti della produzione, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro impedimenti. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale”” (…)””. [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto…][in Antonio Labriola, Opere, 1972] (pag 239-240)”,”LABD-075″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Antonio A. SANTUCCI”,”Epistolario, 1890-1895. Volume II.”,”Alcune lettere sono inedite “”E. Sig, Tra qualche giorno devo informarla di cosa di una ‘certa importanza’. Non si abbia a male di ricevere una lettera, che verrà a turbare il suo lavoro. Mi affretto intanto a richiamare la sua attenzione sul voto veramente ‘osceno’ alla Camera italiana di ieri sera (1) (v. ‘Tribuna’ 25). E’ il colmo dell’impudenza. Ho l’animo tutto rivolto alle elezioni di Germania. Il successo è non solo grande ma sicuro: e non si torna più indietro. Manca una sola cosa al quadro: la figura di Marx ancor vivo, che verifichi di persona con lei 50 anni di storia pensata prima che fatta. Aff. ((1) Nel quadro dell’inchiesta sugli scandali bancari, la proposta di Cavallotti che chiedeva il rinvio del dibattito parlamentare sul riordinamento degli istituti di emissione e di credito, era stata fatta cadere con il voto di 28 deputati della sinistra) [Antonio Labriola a Friedrich Engels 6 giugno 1892] [Antonio Labriola, Epistolario, 1890-1895, 1983] (pag 421)”,”LABD-078″
“LABRIOLA Antonio”,”Discorrendo di socialismo e di filosofia.”,”””‘A quoi bon’ questo ‘post-scriputm?’ dirà forse il lettore. Ecco qua: io non sono il paladino di Marx, ammetto tutte le critiche, sono io stesso in tutto ciò che dico un critico, non smentisco la sentenza: ‘comprendere è superare’; – ma mi conviene pur d’aggiungere, che ‘superare è aver compreso'””. (pag 168)”,”SOCx-226″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico e altri scritti.”,”LABRIOLA Antonio Articolo di Filippo Turati pubblicato su Critica sociale in occasione della morte di Antonio Labriola. “”Ma intendo dire di quegli uomini, che nel gergo vano ed orgoglioso della letteratura borghese sarebber detti oscuri: – di quel calzolario Bauer, di quei sarti Lessner ed Eccarius, di quel miniaturista Pfänder, di quell’orologiaio Moll, di quel Lochner, o come altro si chiamino quei che primi iniziarono consapevolmente il nostro movimento. Sta come indice della loro apparizione il motto: ‘Proletarii di tutto il mondo, unitevi’. Sta come resultato dell’opera loro: ‘il passaggio del socialismo dall’utopia alla scienza’. La sopravvivenza dell’istinto loro e del loro primitivo impulso nell’opera nostra dell’oggi, è il titolo indimenticabile, che quei precursori si acquistarono alla gratitudine di tutti i socialisti. Come italiano ritorno io tanto più volentieri su questo primo inizio del socialismo moderno, perché, per la mia parte almeno, non rimanga senza effetto un recente monito dell’Engels: “”E così la scoverta, che, sempre a da per tutto, le condizioni e gli accadimenti politici trovino la loro spiegazione nelle rispettive condizioni economiche, non sarebbe stata punto fatta da Marx nell’anno 1845, ma anzi dal signor Loria nel 1886. Per lo meno egli è riuscito ad imporre tale credenza ai suoi concittadini, e da che il suo libro fu tradotto in Francia, anche ad alcuni francesi, e può ora andare attorno per l’Italia tronfio e pettoruto, come scovritore di una teoria che fa epoca; finché i socialisti del suo paese non trovino il tempo di strappare all’illustre Loria le rubate penne di pavone”” (Nella prefazione al terzo volume del ‘Capitale’ di Marx, Hamburg 1894, pp. XIX-XX. La data del 1845 si riferisce principalmente al libro: ‘Die heilige Familie’, Frankfurt 1845, che scrissero in collaborazione Marx ed Engels. Quel libro occorre innanzi tutto di leggere, se si vuole intendere la originazione teorica del materialismo storico)””. (pag 47-48) [Antonio Labriola, Del materialismo storico e altri scritti, 2004]”,”LABD-080″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luciano CAFAGNA”,”Democrazia e socialismo in Italia.”,”appendice: notizie di alcune conferenze di Antonio LABRIOLA: tentativi conciliazione, patria e socialismo”,”MITS-094″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS e Alessandro SAVORELLI”,”Da un secolo all’altro, 1897-1903.”,”Comitato scientifico: Fulvio TESSITORE Luigi PINZO Mario AGRIMI Gian Mario BRAVO Alberto BURGIO Giuseppe CACCIATORE Beatrice CENTI Claudio CESA Michele CILIBERTO Luigi CORTESI Girolamo COTRONEO Angelo D’ORSI Giuseppe GALASSO Pasquale GUARAGNELLA Guido LIGUORI Stefano MICCOLIS Alberto POSTIGLIOLA Gennaro SASSO Alessandro SAVORELLI Nicola SICILIANI DE CUMIS Gabriele TURI Giuseppe VACCA Ignazio VOLPICELLI Aldo ZANARDO ‘Il Positivismo, dalle sue origini è stato sempre alle calcagna del socialismo. Ideologicamente le due cose nacquero, quasi ad un tempo, nella mente indistintamente geniale di Saint-Simon. Furono come il complemento, per antitesi, dei principii della ‘Rivoluzione’. La opposizione fra i due termini si venne svolgendo nella variopinta discendenza Saint-simoniana; e a un certo punto il Comte divenne il rappresentante della reazione (‘aristocratica’, direbbe il Masaryk), che dispensa agli uomini, nel quadro fisso del sistema, il posto e la destinazione, in nome della scienza ‘classificativa’ ed onnisciente. A misura che il socialismo è diventato la coscienza della lotta di classe per entro all’orbita della produzione capitalistica, e a misura che la sociologia, più volte mal tentata, s’è venuta consolidando nel materialismo storico, il ‘Positivismo’, da erede infedele dello spirito rivoluzionario, s’è chiuso nell’orgoglio della sovraeminente classificazione delle scienze, che disprezza il concetto materialistico della scienza stessa, come di cosa mutabilmente consona al variare delle condizioni pratiche, ossia del ‘lavoro’. Masaryk è un uomo troppo modesto per rimettere in iscena il papato scientifico del Comte, ma è abbastanza professore per credere ancora alla ‘Weltanschauung’, come a un qualcosa di sovrastante alla questione sociale degli ‘umili lavoratori’. Giratela e voltatela quanto e come volete, c’è nel professore un che sempre del prete, che crea l’iddio che poi adora, sia esso il feticcio, o l’ostia consacrata.”” ((in) ‘A proposito della crisi del marxismo’, Roma, 18 giugno 1899) (pag 64)”,”LABD-083″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Aldo ZANARDO”,”Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900.”,”””Dei temi non direttamente italiani sui quali questa prima parte del carteggio richiama l’attenzione i più importanti sono forse alcuni problemi internazionali del movimento socialista, e precisamente, per usare un’espressione di Labriola, cosa sia e in quali atti e legami debba consistere l”internazionalità socialistica’. Questa, a giudizio di Labriola, non può limitarsi allo scambio di indirizzi di saluti e auguri in occasione dei congressi. Essa significa intanto, nella sua forma più elementare, dare informazioni precise sull’Italia e dare, per quanto riguarda il partito, informazioni non propagandistiche ma aderenti alla realtà, critiche, atte ad orientare effettivamente i movimenti socialisti stranieri, anche se private e riservate come, Labriola lo sottolinea più volte, è giusto che sia quando gli avversari sono ancora tanti, quando il movimento non è ancora così forte da potersi permettere la pubblicità delle critiche e quando si tratta pur sempre di deficienze che saranno superate. Significa poi istituire, sotto l’alleanza o l’ostilità reciproca dei governi e delle classi borghesi, una solidarietà proletaria: saper resistere alle tendenze nazionalistiche, che sono un cedimento verso la propria borghesia, e saper esprimere in qualche modo il proprio appoggio nei momenti critici al movimento popolare e operaio degli altri paesi. In tale quadro si collocano le critiche di Labriola alle esitazioni e al silenzio del partito operaio francese di fronte ai fatti di Aigues-Mortes, le critiche all’autosufficienza dei partiti socialisti francese e tedesco, le offerte di denaro per gli scioperanti di Carmaux o le vittime di Falkenau e Ostrau, il sollecitare a tedeschi e ad austriaci e a quasi tutti i partiti socialisti europei manifestazioni di solidarietà per i Fasci siciliani. Altra questione importante che tocca il problema dell’internazionalità è quella dell’emigrazione operaia italiana e della funzione di massa di manovra per il contenimento dei salari che essa si trovava ad assolvere. Labriola si adopera perché i partiti socialdemocratici dei paesi ospitanti l’emigrazione aiutino la tendenza all’associazione di questi gruppi di lavoratori italiani e contribuiscano alla loro presa di coscienza sindacale e socialista. Occorrerebbe creare – è la conclusione di Labriola, una conclusione che esprime chiaramente la sua concezione pluralistica dell’unità del movimento socialista internazionale – un organo internazionale del socialismo. Si tratta in sostanza di riuscire a fare in forma sistematica e multilaterale, non più solo personale, ciò che Labriola cercava di fare con la sua corrispondenza, e ciò che soprattutto faceva, con i libri, con gli articoli, con le lettere, il “”cervello internazionale”” Engels”” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) [Antonio Labriola, a cura di Aldo Zanardo, Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900, 1963] (pag 423) “”Fino ad ora la parola di un Italiano non poteva essere che modesta, anzi modestissima, nei rapporti del socialismo internazionale. Tutto al più avea valor di convincimento personale, o di promessa e di speranza da parte di pochi precursori liberamente e spontaneamente associati. Mancava il fermento della massa proletaria, che risultasse dal sentimento di una determinata situazione economica. Ora ciò è cambiato. Coi tristi casi di Sicilia il proletariato è venuto su la scena. Questa è la prima volta in Italia, che il proletariato, con la coscienza di classe oppressa e con la tendenza al socialismo, sè trovato di fronte alla borghesia. Alla prima mossa è succeduta rapida la repressione. Ma ciò non rimarrà senza effetto. Gli stessi errori commessi serviranno di ammaestramento. La stessa borghesia, che per difendersi ha bisogno di reprimere, fa da maestra. D’ora innanzi non ci sarà che progresso. Il socialismo, come forza impulsiva, investirà la massa proletaria. Cinquanta anni fa C. Marx ha detto (ripeto il senso, non le parole), che non importa di guardare a quello che il singolo pensa o dice, né a quello che tutti i proletari pensano o dicono, ma a quello a cui i proletarii sono necessariamente portati dalla loro stessa situazione. L’Italia di ora conferma. Antonio Labriola, Roma, 10 aprile 1894 (4)”” [Antonio Labriola, a cura di Aldo Zanardo, Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900, Annali Feltrinelli 1962, edizione 1963] [(4) Questo breve scritto di Labriola fu pubblicato col titolo ‘Da una lettera di un compagno italiano’ nell”Arbeiterzeitung’ del 24 aprile 1894, n. 33. In italiano è stato riprodotto in E. Ragionieri, op. cit., p. 340] (pag 450-451)”,”LABD-086″
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895)”,” “”Di qui comincia il socialismo strettamente moderno. Qui è la linea di delimitazione da tutto il resto. La ‘Lega dei Comunisti’ era divenuta tale, dopo d’essere stata ‘Lega dei Giusti’; e questa alla sua volta s’era gradatamente specificata, per chiara coscienza d’intenti proletarii, dalla lega generica dei profughi, ossia degli ‘sbanditi’. Come tipo, che rechi in sè quasi in disegno embrionale la forma d’ogni ulteriore movimento socialistico e proletario, essa avea attraversato le varie fasi della cospirazione e del socialismo ‘egalitario’. Avea metafisicato con Grün, e utopizzato con Weitling. Avendo sua sede principale a Londra, s’era affiatata, rifluendo in piccola parte sopra di esso, col movimento ‘cartista’; il quale esemplificava nel suo carattere saltuario, perchè di primo esperimento, e punto premeditato, perchè più di cospirazione o di setta, la dura e faticosa formazione del partito vero e proprio della politica proletaria. La tendenza al socialismo non giunse a maturità nel ‘Cartismo’, se non quando il moto suo fu promosso a fallire, e di fatti fallì (indimenticabili voi, Jones ed Harney!). La ‘Lega’ fiutava da per tutto la rivoluzione, e perchè la cosa era nell’aria, e perchè il suo istinto e il suo metodo d’informazioni a ciò portava: e, mentre la rivoluzione effettivamente scoppiava, essa si fornì nella nuova dottrina del Manifesto di un istrumento di orientazione, che era in pari tempo un’arma di combattimento. Già di fatti internazionale, parte per la qualità e origine varia dei membri suoi, ma assai più ancora per l’istinto e per la vocazione che erano in tutti loro, essa venne a prender posto nel movimento generale della vita politica, qual precorrimento chiaro e preciso di tutto ciò che ora può ragionevolmente dirsi socialismo moderno; se cotal parola di ‘moderno’ non deve esprimere una semplice data di cronologia estrinseca, ma anzi un indice del processo interno, ossia morfologico della società”” (pag 12-13) [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895), Roma, 1902] volume con carta in cattive condizioni ‘Intendere è superare’ (Hegel) (pag 70)”,”LABD-090″
“LABRIOLA Antonio”,”Fra Dolcino.”,”Alessandro Savorelli ha ritrovato nelle carte di Labriola appunti inediti delle lezioni da lui tenute all’Università di Roma su Fra Dolcino. “”Nelle lezioni sugli antecedenti storici del socialismo Labriola aveva fatto ricorso a ‘La guerra dei contadini in Germania’ di Friedrich Engels (1850), dove peraltro Dolcino non era nominato, ma lo stimolo più diretto gli venne dalla pubblicazione, nel 1895, del primo volume dei ‘Precursori del socialismo’ di Karl Kautsky, nel cui terzo capitolo («Il comunismo ereticale in Italia e nelle Francia meridionale») si discuteva di Dolcino e degli Apostolici. Nello stesso anno ne trattò estesamente anche Adolph Hausrath, docente di esegesi neotestamentaria e storia della Chiesa a Heildeberg, nel terzo volume dei ‘Riformatori medievali’, un testo più aggiornato rispetto alla precedente bibliografia sull’argomento, ma poco noto in Italia, che Labriola utilizzerà sistematicamente, traducendolo qua e là alla lettera, nei due corsi universitari (6). Labriola, come Kautsky, non ebbe dubbi sull’interpretazione del moto degli Apostolici in rapporto a lotte di carattere sociale: tesi che, più in generale quanto alle eresie medievali e nella fattispecie al caso di Dolcino, la critica moderna ha poi variamente contestato, sostenendo la «preminenza» del «piano ecclesiastico-religioso» sui «meno evidenti conflitti socioeconomici» (7) e ridimensionando l’evento da consapevole progetto insurrezionale a tragico epilogo di ua crociata repressiva (8). L’esiguità dei riferimenti a Dolcino nel ‘Discorrendo’ ha talvolta autorizzato una superficiale sovrapposizione con le tesi di Kautsky (9). Ma le lezioni mostrano una notevole indipendenza di Labriola in punti decisivi: la sua trattazione si sforza quanto meno di sfuggire a un’applicazione dogmatica del materialismo storico, esposto, nella considerazione della storia come «una illazione logica» dalle «condizioni economiche» e dai rapporti «delle classi», al rischio massimo – maggiore che nelle altre scuole di pensiero – di «degenerare in determinismo». Kautsky e Labriola, premettono al racconto un diverso quadro della situazione sociale, economica e politica dell’Italia fra Due e Trecento. Per il primo lo sfondo sociale ed economico della rivolta è dato dall’acuirsi del conflitto tra contadini e signori feudali, e Dolcino avrebbe tentato nelle campagne del Novarese di dar via a una vera e propria insurrezione tesa a realizzare un esperimento comunista ed una generale riforma della società. Il progetto cadde per la limitatezza delle vedute di classe delle plebi rurali, rispetto alle quali quel programma, benché utopico, sarebbe stato politicamente più avanzato (10). La tesi di Labriola è più sfumata: a suo dire, sulla scia di autori come Samuel Sugenheim e Heinrich Leo, sono le trasformazioni in atto nelle campagne a seguito del crescente controllo della proprietà ‘borghese’ e l’abolizione della servitù personale, a creare i presupposti della formazione di un «enorme prorletariato di campagna», una nuova classe di «straccioni ai quali il nuovissimo evangelo era diretto». Frammenti di ceti o «detriti» non integrati, «disoccupati», emigranti, alimento dell’economia cittadina, delle milizie mercenarie e delle sette, allo stesso francescanesimo, «specie nelle sue manifestazioni ereticali»: più che una ‘jacquerie’, della quale non sussistevano le condizioni, la sollevazione di una disgregata «opposizione plebea», formata da «declassés» esposti alle suggestioni della propaganda chiliastica e antigerarchica, fu il risultato di un’economia agraria «precocemente modernizzata» (11). Tutta la prima parte del corso è dedicata ad argomentare questa tesi. Dolcino fallì, secondo Labriola, non per essere un’avanguardia, come riteneva Kautsky, ma perché ben altre forze, e non le rivolte agrarie o il fragile miraggio profetico degli apostolici, stavano minando l’arcaico sistema feudale e il dispotismo ecclesiastico: la «borghesia nascente» dei comuni, col suo impetuoso sviluppo protocapitalistico, la moderna monarchia francese, con Filippo il Bello, l’«intelletto diventato prosaico» e una politica ormai profanizzata: sì che qualche decennio dopo anche il moto dei Ciompi non avrà «più carattere religioso», anzi sarà «ateo nella sua punta estrema». Prescindendo dalla sua verosimiglianza, c’era in questa ricostruzione una non irrilevante lezione di metodo: la storia delle rivolte premoderne non poteva farsi – caso per caso – senza il presupposto dello sviluppo diseguale del capitalismo nei vari paesi, che certi generici schemi morfologici del materialismo storico non rappresentavano correttamente. Da qui anche la critica a Marx (l’«errore del ‘Manifesto dei Comunisti’» sull’origine della borghesia medievale) e l’esplicita denuncia del dogmatismo dei «volgari ‘marxisti’», ripetitori meccanici delle formule del ‘Capitale'”” (pag 7-9) [dall’introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Fra Dolcino’, Pisa, 2013] [(6) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus, I, 1. Von Plato bis zu den Wiedertäufern’, Stuttgart, Dietz, 1895, pp. 148-63; A. Hausrath, ‘Die Arnoldisten (Weltverbesserer im Mittelalter’, Bd. 3), Leipzig, Breitkopf u. Härtel 1895, pp. 279-387. Per il testo di F. Engels, ‘Der deutsche Bauernkrieg’, vd. Mega, I/10, Berlin, Dietz, 1977, pp. 377-443; (7) G.G. Merlo, ‘Fra Dolcino e i movimenti di rivolta contadini’, in ‘La crisi del sistema comunale’, Milano, Teti, 1982, p. 291 (ma vd. anche Id., ‘Eretici ed eresie medievali’, Bologna, Il Mulino, 1989, pp. 119-28); (8) La posizione più intransigente nei confronti delle letture ‘sociologiche’ è quella di R. Orioli, ‘Venit perfidus heresiarcha’. Il movimento apostolico-dolciniano dal 1260 al 1307′, Roma, Ist. storico itailano per il Medio Evo, 1988, passim, ed Id., ‘Fra Dolcino; nascita, vita e morte di un’eresia medievale’, Novara, Europia 1992 (2); pp. 33-4. Una ripresa del tema in chiave marxista aveva tentato B. Töpfer, ‘Il regno del futuro della libertà. Lo sviluppo delle speranze millenaristiche nel Medioevo contrale’, Genova, Marietti, 1992, ma si vedano anche G. Barone, ‘Le componenti religiose delle rivolte’, in ‘Rivolte urbane e rivolte contadine nell’Europa del Trecento. Un confronto’, a cura di M. Bourin, G. Cherubini e G. Pinto, Firenze, University Press, 2008, pp. 323-36; e C. Mornese, ‘Eresia dolciniana e resistenza montanara’, Roma, Derive Approdi 2002, che, come il gruppo di autori raccolti attorno alla “”Rivista dolciniana”” (dal 1994), sposta l’accento sulla specificità dei rapporti sociali dell’area valsesiana negli anni della rivolta; (9) Come in Orioli, ‘Venit perfidus heresiarcha’, pp. 217-8, che, menzionando di seconda mano l’edizione del 1921 del ‘Vorläufer’, cade nell’equivoco di attribuire anacronisticamente a Kautsky un «tentativo di concretizzare il pensiero del Labriola». Assai più equilibrato il giudizio di Miccoli, ‘Note sulla fortuna’, pp. 255-9; (10) Kautsky, ‘Die Vorläufer’, pp. 153-60; (11) L’appartenenza dei docininani a strati infimi della plebe rurale è oggi messa in discussione, sulla base di dati emersi dai documenti dei processi agli Apostolici (vd. per es. Merlo, ‘Eretici ed eresie medievali’, p. 124)]”,”LABD-104″
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del manifesto dei comunisti. E traduzione di: Marx-Engels, Manifesto del partito comunista.”,”””In questa prima fase sono le premesse di tutta la società capitalistica, come Marx avvertì in una nota al primo volume del ‘Capitale’ (). Questa prima fase, che raggiunse la sua forma perfetta nei Comuni Italiani, è la preistoria di quella accumulazione capitalistica, che Marx studiò con tanta evidenza di particolari nella serie chiara e compiuta della evoluzione dell’Inghilterra. Ma di ciò basta. I proletarii non possono mirare che all’avvenire. Ai socialisti scientifici preme innanzi tutto il presente, come quello in cui spontaneamente si sviluppano e maturano le condizioni dell’avvenire. La conoscenza del passato giova ed interessa praticamente, solo in quanto essa può dar luce e orientazione critica a spiegarsi il presente. Per ora basta che i comunisti critici, già cinquanta anni fa, abbiano escogitato e ritrovato gli elementi primissimi della nuova e definitiva filosofia della storia. A breve andare tale intendimento s’imporrà per la provata impossibilità di pensare il contrario: e la scoperta parrà l’uovo di Colombo. E forse prima che una schiera di dotti usi ed applichi tale concezione estesamente, plasmandola, cioè, nel racconto continuativo di tutta la storia, i successi del proletariato saranno tali, che l’epoca borghese parrà a tutti superabile, perché prossima ad esser superata. ‘Intendere è superare’ (Hegel)”” [Antonio, Labriola, In memoria del manifesto dei comunisti’, Roma, 1978] [() Nota 189 a pag. 682 della quarta ed. tedesca. Corrisponde a pag. 315 della trad. francese]”,”LABD-107″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Luca BASILE e Lorenzo STEARDO”,”Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educazione. Una risposta alla prolusione di Zeller – Della relazione della Chiesa allo Stato – Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza – La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele – Della libertà morale – Morale e religione – Del concetto della libertà – Dell’insegnamento della storia – Lezioni di pedagogia – I problemi della filosofia della storia – Del socialismo – Saggi intorno alla concezione materialistica della storia – Al Comitato per la commemorazione di Giordano Bruno in Pisa – Giordano Bruno – L’Università della libertà della scienza – A proposito del libro di Bernstein – Da un secolo all’altro – Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico.”,”Luca Basile (La Spezia, 1980) si è laureato all’Università di Pisa e addottorato in Filosofia e teorie sociali contemporanee presso l’Università di Bari. Lorenzo Steardo (La Spezia, 1982) ha studiato all’Università e alla Scuola Normale di Pisa- Biagio De Giovanni (Napoli, 1931) ha insegnato Filosofia del diritto, Filosofia morale e Storia delle dottrine politiche negli atenei di Bari, Salerno e Napoli. Antonio Labriola (Cassino 1843 – Roma 1904) si forma alla scuola di Bertrando Spaventa. Docente, pubblicista ed esperto di educazione, filosofo italiano che ha recepito tra i primi l’opera di Marx. Fu il principale corrispondente italiano di Engels, interlocutore di Sorel, Bernstein, Kautsky e del giovane Croce. Del materialismo storico (pag 1359-1360) “”Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologisti e degli individualisti, e al tempo stesso elimina l’eclettismo dei narratori empirici. Innanzi tutto il ‘factum’. Che quel determinato Cesare, che fu Napoleone, nascesse l’anno tale, facesse tal carriera, e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio; – tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose, che spingeva la nuova classe, padrona del campo, a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare, al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L’uomo, o gli uomini adatti bisognava pur trovarli. Ma, che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo, ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all’impresa, e non un povero Monk, o un ridicolo Boulanger (32). E da questo punto in poi l’accidente cessa di essere accidente; appunto perché è quella determinata persona che dà l’impronta e la fisionomia agli avvenimenti, nel modo, e per il modo come si svolsero. Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi, su i contrasti, su le lotte, su le guerre, spiega l’influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sono, né un accidente trascurabile del meccanismo sociale, né dei miracolosi creatori di ciò che la società, senza di loro, non avrebbe fatto in nessun modo. Gli è l’intreccio stesso delle condizioni antitetiche, il quale fa che determinati individui, o geniali, o eroici, o fortunati, o malvagi, sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva. Mentre gl’interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione, che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano, a muovere l’ingranaggio politico occorre l’individuale coscienza di una determinata persona. Le antitesi sociali, le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile, dànno alla storia, specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti, il carattere del dramma. Questo dramma si ripete nei rapporti da comunità a comunità, da nazione a nazione, da stato a stato, perché le interne disuguaglianze, concorrendo con le differenziazioni esterne, han prodotto e producono tutto il moto delle guerre, delle conquiste, dei trattati, delle colonizzazioni e così via. In questo dramma apparvero sempre come condottieri delle società gli uomini che si chiamano eminenti, o grandi, e dalla presenza loro l’empirismo ha argomentato, che essi fossero i principali autori della storia stessa. Ricondurre la spiegazione del loro apparire alle cause generali e alla condizioni comuni della struttura sociale, è cosa che perfettamente armonizza coi dati della nostra dottrina; ma provarsi ad eliminarli, come volentieri farebbero certi affettati oggettivisti del sociologismo, gli è una vera fatuità. E in conclusione, il seguace del materialismo storico, che si metta ad esporre e a raccontare, non dee far ciò schematizzando. La storia è sempre determinata, configurata, infinitamente accidentata e variopinta. Essa ha combinatoria e prospettiva. Non basta di avere eliminato preventivamente il presupposto dei fattori; perché chi narra si trova di continuo a fronte di cose, che paiono disparate, indipendenti, e per sé stanti. Cogliere l’insieme come insieme, e scorgervi i rapporti continuativi di serrati accadimenti, ecco la difficoltà”” [Antonio Labriola, ‘Del materialismo storico’, seconda edizione 1902] [(in) Antonio Labriola, ‘Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educazione’, Milano, 2014] [(32) Accomunati in verità solo dalla brillante carriera militare, e dalla tendenza a servirsene in modo disinvolto per i propri fini politici e interessi personali, i due personaggi evocati da Labriola si collocano in contesti storici ben diversi. Ufficiale inglese, fedele alla Corona, George Monk (1608-1670) non esitò a combattere al fianco di Oliver Cromwell in Scozia e nella guerra anglo-olandese per poi tornare a servire nuovamente il re, Carlo II, dopo la restaurazione della monarchia. Fu proprio per i servigi prestati al nuovo monarca che Monk ottenne il titolo di duca di Albermarle ed una cospicua pensione. Figura d’attualità ai tempi di Labriola, il generale francese Georges Boulanger (1837-1891) seppe far leva sul desiderio di riscatto anti-germanico: divenuto ministro della guerra nel 1886, nel 1887 dovette lasciare il governo ma non cessò di occupare la ribalta politica, ponendosi alla testa di un movimento populista, noto appunto come “”boulangismo””, capace di raccogliere, accanto a quelle dei militari, le simpatie di parte della destra e dei nostalgici bonapartisti. Ormai ad un passo dal colpo di Stato, nel gennaio del 1889 fu messo sotto accusa dal Parlamento e costretto alla fuga. Condannato in contumacia per alto tradimento, non fece più ritorno in Francia] (pag 1359-1360)”,”LABD-109″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”””Pensare è produrre. Imparare è produrre riproducendo. Noi non sappiamo bene e davvero, se non ciò che noi stessi siam capaci di produrre, pensando, lavorando, provando e riprovando; e sempre per virtù delle forze che ci son proprie, nel campo sociale e dall’angolo visuale in cui ci troviamo”” (pag 198) Contiene segnalibri manoscritti di RC”,”LABD-001-FC”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,”””Dicevo, qui poco innanzi, che la nostra dottrina obiettivizza, e in un certo senso ‘naturalizza’ la storia, invertendo la spiegazione dai dati alla prima evidenti delle volontà operanti a disegno, e delle ideazioni ausiliari all’opera, alle cause ed ai moventi del volere e dell’operare, per trovar poi la coordinazione di tali cause e moventi nei processi elementari della produzione dei mezzi immediati della vita. Ora in cotesto termine del ‘naturalizzare’ si cela per molti una forte seduzione a confondere queste ordine di problemi con un altro ordine di problemi; e, cioè, ad estendere alla storia le leggi e i modi del pensiero, che parvero già appropriati e convenienti allo studio ed alla spiegazione del mondo naturale in genere, e del mondo animale in ispecie. E perché il Darwinismo è riuscito ad espugnare, col principio del trasformismo della specie, l’ultima cittadella della fissità metafisica delle cose, onde poi gli organismi diventan per noi le fasi ed i momenti di una vera e propria ‘storia naturale’ (15), è parso a molti fosse ovvia e semplice impresa quella di assumere a spiegazione del divenire e del vivere umano storico i concetti, e i principii, e i modi di vedere cui venne subordinata la vita animale; che per le condizioni immediate della lotta per l’esistenza si svolge negli ambiti topografici della terra non modificati da opera di lavoro. Il ‘Darwinismo politico e sociale’ (16) ha invaso, a guisa di epidemia, per non breve corso di anni, le menti di parecchi ricercatori, e assai più degli avvocati e dei declamatori della sociologia, ed è venuto a riflettersi, quale abito di moda e qual corrente fraseologica, perfino nel linguaggio cotidiano dei politicanti”” [Antonio Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, Roma, 1972, note di Ascanio Cinquepalmi, introduzione di Giuseppe Bedeschi] [(15) E’ lo stesso concetto espresso da Marx nella Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ allorché scriveva: «Il mio punto di vista… considera ‘lo sviluppo della formazione economica della società’ come ‘processo di storia naturale’ (…)» (K. Marx, ‘Il Capitale’, Newton Compton ed., Roma, 1970, pag. 43). Labriola, peraltro, osserva anche che «la rivoluzione intellettuale, che ha condotto a considerare come assolutamente obiettivi i processi della storia umana è coeva e rispondente a quell’altra rivoluzione intellettuale, che è riuscita a storicizzare la natura fisica» (‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in ‘Saggi’, op. cit., pag. 208); (16) La polemica di Labriola si svolge sempre non contro la teoria darwiniana dell’evoluzionismo, cui anzi riconosce un’omogeneità metodologica con il marxismo (in questo stesso volume nel cap. V, pag. 67), ma contro quella sua deviazione «volgare» che tende all’applicazione immediata di quella teoria alla storia umana pretendendo di averne scoperto la legge universale (cfr. ‘In memoria del Manifesto dei Comunisti’, in ‘Saggi’, op. cit., pag. 19). Labriola in altri termini respinge l’ipotesi di una derivazione subordinata del materialismo storico dal darwinismo, cui arriva solo a riconoscere una sorta di affinità «analogica» con il marxismo. Labriola nelle critiche al darwinismo sociale riprende peraltro le conclusioni teoriche già acquisite dal marxismo della Seconda Internazionale. Su questo punto cfr. Ernesto Ragionieri: ‘Il marxismo e l’Internazionale’, Roma, 1968. Sullo sviluppo della polemica marxismo-darwinismo in Italia si confronti la discussione tra Turati e Ferrero sulla «Critica sociale», 1892 (II), n. 9, dal titolo ‘Carlo Marx ucciso da Carlo Darwin’] (pag 51-52)”,”LABD-004-FC”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,”””Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologi e degli individualisti, e al tempo stesso elimina l’eclettismo dei narratori empirici. Innanzi tutto il ‘factum’. Che quel determinato Cesare, che fu Napoleone, nascesse l’anno tale, facesse la tal carriera, e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio; – tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose, che spingeva la nuova classe, padrona del campo, a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare, al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L’uomo, o gli uomini adatti bisognava pur trovarli. Ma, che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo, ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all’impresa, e non un povero Monk, o un ridicolo Boulanger (45). E da questo punto in poi l’accidente cessa di essere accidente; appunto perché è quella determinata persona che dà l’impronta e la fisionomia agli avvenimenti, nel modo, e per il modo come si svolsero. Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi, sui contrasti, su le lotte, su le guerre, spiega l’influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sono, né un accidente trascurabile del meccanismo sociale, né dei miracolosi creatori di ciò che la società, senza di loro, non avrebbe fatto in nessun modo. Gli è l’intreccio stesso delle condizioni antitetiche, il quale fa che determinati individui, o geniali, o eroici, o fortunati, o malvagi, sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva. Mentre gl’interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione, che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano, a muovere l’ingranaggio politico occorre l’individuale coscienza di una determinata persona. Le antitesi sociali, le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile, dànno alla storia, specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti, il carattere del dramma”” (pag 142-143)”,”LABD-003-FV”
“LABRIOLA Antonio”,”L’ università e la libertà della scienza.”,”Discorso pronunciato da Labriola il 14 novembre 1896 all’ Università. Agli studenti Voi avete, senza dubbio, il diritto di discutere nei nostri insegnamenti la scienza che vi si rivela. Il discutere è condizione dell’apprendere; e la critica è la condizione d’ogni progresso. Ma per discutere, occorre d’aver già imparato. ‘La scienza è lavoro’, e il lavoro non è improvvisazione. Non vogliate aggiustar fede a quel ‘mito psicologico’ della ‘genialità’, che serve spesso a nascondere tanta ciarlataneria; e non vogliate credere al privilegio di razza, in fatto d’ingegno. Son queste le illusioni nelle quali si cullano i ‘decadenti’ e i ‘decaduti'””. Noi fummo l’una cosa e l’altra per secoli, e ora pare che basti. Io mi auguro che voi, discutendo e criticando, supererete noi, ossia questo periodo nostro. L’Italia ha bisogno di progredire materialmente, moralmente, intellettualmente. Io spero che voi vedrete un’Italia, nella quale l’atavistico assetto della cultura dei campi sarà soppiantato dall’introduzione delle macchine e dalle larghe applicazioni della chimica; e che vediate strappata ai corsi superiori dei fiumi, e forse alle onde del mare ed ai venti, la forza generatrice della elettricità, che sola può compensarci del carbon fossile che ci manca. (…)’] (pag 38-39)”,”LABD-004-FF”
“LABRIOLA Arturo”,”Spiegazioni a me stesso. Note personali e culturali.”,”Arturo Labriola nasce ad Acerra (Napoli) il 22/1/1873 da una famiglia di piccoli artigiani. Nel 1889 si iscrive a giurisprudenza a Napoli, laureandosi nel 1895. All’università si avvicina alla politica attiva militando prima nel movimento repubblicano e poi in quello socialista, si iscrive al PSI nel 1905 ed inizia a scrivere su l’Avanti e su Critica Sociale. Riparato in Svizzera nel 1898 per sfuggire ad una condanna inflittagli per aver organizzato a Napoli una manifestazione di protesta contro gli eccidi di Milano, passa poi in Francia ove entra in contatto con gli ambienti che sono sotto l’influenza della posizione di Sorel. Rientrato in Italia nel 1900, collabora al periodico napoletano La Propaganda. Si trasferisce a Milano dove fonda e dirige il periodico L’Avanguardia socialista, che diventa l’organo principale del sindacalismo rivoluzionario italiano. Nel 1906 torna a Napoli per insegnare Economia politica all’università. Dal 1906 al 1909 è condirettore, con Olivetti, del Quindicinale Pagine Libere. Espulso nel 1907 dal PSI, assume posizioni più moderate e distanti dal sindacalismo rivoluzionario. Favorevole all’impresa libica nel 1913 viene eletto deputato come ‘socialista indipendente’.”,”MITS-022-FL”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Davide BONDÌ e Alessandro SAVORELLI”,”Marx.”,” “”Tra il 10 e il 24 maggio 1893 Labriola inserì nel corso una biografia di Marx, che fu ripetuta nei due anni successivi con alcune integrazioni («ripigliato ’93-94 e ’94-95 con caratteristica generale», è annotato sulla pagina iniziale), cui seguì un breve schizzo della vita di Engels (lezione del 24 maggio 1893 (16)). Gli appunti degli uditori Alceste Della Seta e Alessandro Schiavi ne chiariscono qualche passaggio e attestano integrazioni estemporanee all’esile ‘scheletro’ del manoscritto originale. In una lezione del gennaio 1895, Labriola spiegherà che lo scopo di quei corsi era di stabilire come molti enunciati teorici di Marx trovassero riscontro nella sua «formazione subiettiva»: a) la filosofia del divenire, b) il passare dalle cose alle ideazioni, c) il comunismo (utopico), d) il rivol’gimento’ negli studii storici, e) il movimento proletario, f) l’incaglio dell’economia, g) la coscienza rivoluzionaria del 1818, h) la democrazia e le cause del suo insuccesso», ma soprattutto «la grande scuola intuitiva» della Rivoluzione francese, dalla quale «era nata, non solo una nuova intuizione sociale, ma una nuova concezione della storia» (17). «È comodo» – spiegava – «dire le idee sono il risultato della “”istituzioni””, ma ci vuole la individua manifestazione» (18). Da qui il senso delle biografie in generale, come avrebbe teorizzato nel capitolo XI del secondo ‘Saggio’ e più specificamente nel ‘Discorrendo’, chiarendo che per «intendere a pieno» gli scritti di Marx e di Engels «bisogna ricollegarli biograficamente; e in tale biografia è come la traccia e l’orma, e a volte l’indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno. Chi cotesta genesi non è in grado di seguire, cercherà in quei frammenti ciò che non c’è, e non ci ha da essere: per es. delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empirica, o una soluzione sommaria dei problemi pratici d’ogni tempo e d’ogni luogo» (19). In sintesi, ciò significava storicizzare l’opera di Marx, in rapporto con le concrete esperienze politiche ed intellettuali in cui era nata, onde non correre il rischio di trasformarla – e sarebbe avvenuto più volte – in un’enciclopedia o in un ‘vademecum’ pragmatico (20). L’intento di Labriola nello stilare la biografia era tuttavia anche quello di raccogliere dati su un personaggio di cui in Italia si sapeva poco, e quel poco era disseminato di errori e travisamenti. A tal fine, oltre che ai brevi lavori di Engels, egli attinse ampiamente, talora parafrasandola, alla compendiosa ‘Zur Orientierung über Marx’ Lebe und Entwicklungsgang’, contenuta nel volume di Georg Adler ‘Die Grundlagen der Karl Marx’schen Kritik der bestehenden Volkswirtschaft’ (21). Nonostante le critiche radicali di Adler al marxismo, che Labriola contestò con durezza, egli ricorse a quel testo per ricavarne informazioni altrimenti indisponibili per lui e, soprattutto, ampie citazioni dirette dalle opere giovanili di Marx – prima del ‘Manifesto’ – che non possedeva e che cercò faticosamente di procurarsi negli anni successivi, colmando le lacune nelle sue fonti”” (pag 8-10) [Introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale di Pisa, Pisa, 2019] [(16) Basato sulla biografia di Engels scritta da Karl Kautsky ‘Friedrich Engels. Sein Leben, sein Wirken, seine Schriften’, mit Engels’ Portrait, Berlin, 1908(2) (1895), che era stata anticipata sullo “”Osterreichische Arbeitskalender”” del 1888; (17) Ms. 10.4, cc. 21 sgg; (18) Ms, 10.4, cc. 22-25; (19) SMS, Discorrendo, p. 183; (20) Come osservato da Marcello Musto, «in molte biografie di Marx» il racconto degli eventi «della sua esistenza è stato isolato dalla sua elaborazione teorica». M. Musto, ‘Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883’, Torino 2018, p. IX; (21) AG, pp. 226-90. Quanto a Engels; cfr. ‘Karl Marx (1878), in MEGA, I/25, 1985, pp. 100-11; ‘Marx, Heinrich Karl (1892), in MEGA, I/32, 2010, pp. 182-8] Alessandro Savorelli Alessandro Savorelli, ricercatore presso la Scuola Normale di Pisa, allievo di E. Garin e C. Cesa, ha dedicato vari lavori alla cultura filosofica italiana tra Otto e Novecento, tra cui: Le carte Spaventa della Biblioteca Nazionale di Napoli (1980); Positivismo a Napoli. La metafisica critica di A. Angiulli (1990); L’aurea catena (2003). Ha curato di B. Spaventa: Esperienza e metafisica (1983), Lettera sulla dottrina di Bruno (con M. Rascaglia, 2000), La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea (2003); di A. Angiulli, Gli hegeliani e i positivisti in Italia ed altri scritti inediti (1992); di A. Labriola: Giordano Bruno. Scritti editi e inediti (2008), Da un secolo all’altro 1897-1903 (2012), entrambi con S. Miccolis; Tra Hegel e Spinoza (con A. Zanardo, 2015); di B. Croce: Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (1998) e Saggio sullo Hegel (2006). Dal 1990 è redattore del «Giornale critico della filosofia italiana». (fonte Viella.it)”,”LABD-001-FGB”
“LABRIOLA Antonio”,”Fra Dolcino.”,”Alessandro Savorelli ha ritrovato nelle carte di Labriola appunti inediti delle lezioni da lui tenute all’Università di Roma su Fra Dolcino. “”Senza indulgere a certe semplificazioni di Kautsky ed Engels, Labriola mette alla prova la sua concezione dell’ideologia, che – nonostante evidente oscillazioni – è uno degli aspetti più originali della sua lettura del materialismo storico”” (pag 12, introduzione di A. Savorelli) [(15) G. Liguori, La concezione delle ideologia in Labriola e Gramsci’, in ‘Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte’, a cura di L. Punzo, Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi, 2006, pag 394-416]”,”LABD-002-FGB”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”In appendice: ‘Post-scriptum all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘Prefazione all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘A proposito del libro di Bernstein’; ‘A proposito della crisi del marxismo’; ‘Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico’; ‘Da un secolo all’altro’ prefazione dei curatori, note appendice: ‘Post-scriptum all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘Prefazione all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘A proposito del libro di Bernstein’; ‘A proposito della crisi del marxismo’; ‘Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico’; ‘Da un secolo all’altro’; note, nota bio-bibliografica: I. Cronaca biografica; II. Scritti di Labriola. A. Scritti pubblicati dall’autore; B. Nuove edizioni, scritti inediti e raccolte, pubblicati dopo la morte dell’autore; C. Traduzioni; D. Epistolari; III. Scritti su Labriola. A. Saggi, articoli, testimonianze; B. Recensioni; C. Enciclopedie, manuali, repertori (pag 381-457); indice dei nomi; prima edizione Sulla lettura dei testi di Marx ed Engels “”Ed ora permettetemi di passare alla considerazione di certe cose prosaicamente piccole, ma che, come assi spesso accade delle cose piccole nelle faccende grosse del mondo, hanno assai peso nel fatto nostro. Gli scritti di Marx e di Engels – tanto per tornare a loro, che sono principalmente in causa – furon essi mai letti ‘per intero’ da nessuno, il quale si trovasse fuori della schiera dei prossimi amici ed adepti, e quindi, dei seguaci e degl’interpreti diretti degli autori stessi? Furono mai quegli scritti fatti ‘tutti’ oggetto di commento e di illustrazione, da gente che si trovasse fuori del campo, che s’è formato intorno alla tradizione della ‘deutsche Socialdemokratie’; nella quale impresa di lavoro applicativo ed esplicativo ha per anni primeggiato soprattutto la ‘Neue Zeit’, magazzino indispensabile delle dottrine del partito? Intorno a quegli scritti, in brevi parole, non si è formato, fuori che in Germania, ed anche ivi assai parzialmente, e qualche volta con modi non pienamente critici, ciò che i neologisti chiamano ambiente letterario. E poi la rarità di molti di quegli scritti, e anzi la irreperibilità di alcuni di essi! C’è molta gente al mondo, che abbia la pazienza di mettersi per degli anni, come toccò a me, alla ricerca di un esemplare della ‘Misère de la Philosophie’, che fu solo assai di recente ristampata a Parigi, o di quel singolare libro che è la ‘Heilige Familie’; e che sia disposta a durar più fatica per avere a disposizione un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’, di quella non tocchi, in condizioni ordinarie, a qualunque filologo o storico presentemente per leggere e studiare tutti i documenti dell’antico Egitto? A me, che pure ho una certa pratica alquanto notevole dei libri e del modo di ricercarli, non è toccata mai briga più fastidiosa di cotesta. Il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati! (1). Che meraviglia, dunque, se fuori dalla Germania, e quindi anche in Francia, e anzi in Francia segnatamente, molti e molti scrittori, e specie fra i pubblicisti, abbiano avuto la tentazione di ritrarre, o da critiche di avversarii, o da citazioni incidentali, o da frettolose illazioni ricavate da brani speciali, o da vaghi ricordi, gli elementi per foggiarsi un ‘Marxismo’ di loro invenzione e maniera? Tanto più, poi, che, col sorgere in Francia ed in Italia di partiti socialistici, che da più al meno sono in voce di rappresentare una esplicazione del Marxismo, il che pare a me invero designazione inesatta, ai letterati d’ogni maniera si offerse la comoda opportunità di credere o di far credere, che in ogni discorso di propagandista o di deputato, in ogni enunciato di programma, in ogni articolo di giornale, in ogni atto di partito, ci fosse come l’autentica e ortodossa rivelazione della nuova dottrina, esplicantesi nella nuova chiesa”” (pag 178-179) Antonio Labriola, Roma, 24 aprile ’97 ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’ (in) ‘Saggi sul materialismo storico’, Editori Riuniti, Roma, 1964] [(1) È assai di recente che Franz Mehring ha intrapresa la riproduzione di tutti gli scritti men noti di Marx e di Engels del periodo fra il ’40 e il ’50, e tra questi è riapparsa anche la ‘Heilige Familie. (Nota a questa ristampa) (8)]”,”LABD-006-FV”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,” Volume realizzato sotto la consulenza di Umberto Cerroni Le catastrofi singolari in cui tutto un modo precipita… “”Fatta eccezione di alcuni momenti critici, nei quali le classi sociali, per estrema incapacità a tenersi in una condizone di relativo equilibrio per adattamento, entrano in una più o meno prolungata crisi di anarchia; e fatta eccezione di quelle singolari catastrofi, nelle quali tutto un mondo precipita, come alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, o al dissolversi del Califfato: dacché c’è memoria di storia scritta, lo Stato apparisce, non solo come l’apice, e come il vertice della società, ma come il reggitore di essa. Il primo passo che il pensiero ingenuo abbia fatto in tale ordine di considerazioni consiste in questo enunciato: il reggitore è l”autore’. Fatta, inoltre, eccezione di certi brevi periodi di democrazia esercitata con la viva coscienza della sovranità popolare, come fu di alcune ‘città’ greche, e segnatamente di Atene, e di alcuni ‘comuni’ italiani, e specie di Firenze (quelle erano, però, di uomini liberi padroni di schiavi, questi furono di cittadini privilegiati sfruttanti il forestiero e la campagna), la società retta a stato fu sempre di una maggioranza messa in balia di una minoranza. Cosicché la maggiornaza degli uomini è apparsa nella storia come una massa retta, governata, guidata, sfruttata e maltrattata; o, per lo meno, qual variopinta conglomerazione d’interessi, che ‘alcuni pochi’ avessero da regolare, mantenendo in equilibrio le divergenze, per pressione o per compensazione. Di qui la necessità di un’arte di governo; e, come questa si fa prima di ogni altra cosa palese agli osservatori della vita collettiva, così era naturale, che la ‘politica’ apparisse come l’ ‘autrice’ dell’ordine sociale, e come l’indice della continuità nel succedersi delle forme storiche. Chi dice politica, dice attività, che fino ad un certo punto si conduce a disegno; cioè fino a che i calcoli non dian di cozzo in ignorate e inaspettate resistenze. Assumendo, per quel che suggeriva la imperfetta esperienza, ad autore della società lo Stato, e ad autrice dell’ordine sociale la politica, ne venia di conseguenza, che gli storici narratori o ragionatori fossero portati a riporre l’essenziale della storia nel succedersi delle forme, delle istituzioni e delle idee politiche”” (pag 102-103) [Antonio Labriola, ‘Del materialismo storico’, Newton Compton editori, Roma, 1975]”,”LABD-126″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Franco SBARBERI”,”Scritti filosofici e politici. I.”,”Antonio Labriola nasce nel 1843 a Cassino da Francesco Saverio, insegnante di scuola media e Francesca Ponari. Compie nel 1861 gli studi inferiori nell’Abbazia di Montecassino e si trasferisce a Napoli per compiervi gli studi universitari nella facoltà di Lettere e Filosofia. Comincia a frequentare Antonio Tari e Bertrando Spaventa, amici paterni. Nel 1862 scrive la memoria Una risposta alla prolusione di Zeller, di impostazione hegeliano-spaventiana, respingendo la tesi di Zeller che auspicava un ritorno a Kant. Nel 1866 inizia lo studio di Feuerbach. Nel 1867 scrive la memoria La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele. Nel 1874 viene nominato professore straordinario di filosofia morale e pedagogia all’Università di Roma. Mel 1881 pubblica l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Nel 1890 aderisce al marxismo. Incomincia uno scambio epistolare con Engels che continua fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1895. Muore il 2 febbraioi 1904 a Roma.”,”LABD-003-FL”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola D’ANTUONO”,”Discorrendo di Socialismo e di Filosofia.”,”Antonio Labriola nasce nel 1843 a Cassino da Francesco Saverio, insegnante di scuola media e Francesca Ponari. Compie nel 1861 gli studi inferiori nell’Abbazia di Montecassino e si trasferisce a Napoli per compiervi gli studi universitari nella facoltà di Lettere e Filosofia. Comincia a frequentare Antonio Tari e Bertrando Spaventa, amici paterni. Nel 1862 scrive la memoria Una risposta alla prolusione di Zeller, di impostazione hegeliano-spaventiana, respingendo la tesi di Zeller che auspicava un ritorno a Kant. Nel 1866 inizia lo studio di Feuerbach. Nel 1867 scrive la memoria La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele. Nel 1874 viene nominato professore straordinario di filosofia morale e pedagogia all’Università di Roma. Mel 1881 pubblica l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Nel 1890 aderisce al marxismo. Incomincia uno scambio epistolare con Engels che continua fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1895. Muore il 2 febbraioi 1904 a Roma. Nicola D’Antuono è professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea nella facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Chieti-Pescara, dove coordina un dottorato sull’area adriatica. Dirige, per l’editore Millennium, le Collane Modernità e Forme.”,”LABD-004-FL”
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895)”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti “”A quanti furono comunisti ideologici, religiosi ed utopistici, o a dirittura profetici od apocalittici, parve sempre in passato, che il regno della giustizia, della eguaglianza e della felicità dovesse avere per teatro il mondo intero. Per ora la conquista del mondo la fa l’epoca dei civilizzati; cioè la società, che si regge su le antitesi delle classi, e su la dominazione di classe, nella forma della produzione borghese (il Giappone insegni!). La coesistenza di due nazioni in uno e medesimo stato, che fu già precisata dal divino Platone, si perpetua. L’acquisizione della Terra al comunismo non è cosa di domani. Ma più larghi si fanno i confini del mondo borghese, più popoli vi entrano, abbandonando o sorpassando le forme inferiori di produzione, ed ecco che più precise e sicure divengono le aspettazioni del comunismo: soprattutto perché decrescono, nel campo e nella gara della concorrenza, i deviatori della conquista e della colonizzazione. La ‘Internazionale dei Proletarii’, che era appena embrionale nella ‘Lega dei Comunisti’ di cinquanta anni fa, diventata oramai interoceanica, dice ed afferma intuitivamente ogni primo di Maggio, che i proletarii di tutto il mondo sono realmente e operosamente uniti. I prossimi o futuri sotterratori della borghesia, e i loro nipoti e pronipoti, ricorderanno in perpetuo la data del Manifesto dei Comunisti”” (Roma, 7 aprile 1895) (pag 71) [Antonio Labriola ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, Ermanno Loescher, Roma, 1902]”,”LABD-001-FAP”
“LABRIOLA Antonio a cura di Eugenio GARIN”,”La concezione materialistica della storia.”,”Antonio Labriola sulla ‘favola del diritto al lavoro’ “”Ma, dal giorno in cui apparve (la dottrina de ‘Il Manifesto dei comunisti’, febbraio 1848, ndr) essa fu la critica anticipata di quel ‘socialismus vulgaris’, che vegetò per l’Europa, e specialmente in Francia, dal Colpo di Stato all’apparizione della ‘Internazionale’, la quale del resto, nel breve periodo di sua vita, non ebbe tempo di vincerlo, di esaurirlo, di eliminarlo del tutto. Si alimentava cotesto socialismo volgare, quando non d’altro e di più sconnesso, principalmente delle dottrine e assai più dei paradossi di Proudhon, il quale, superato già da lungo tempo teoricamente da Marx (2), non fu praticamente battuto se non durante la Comune, quando i seguaci suoi, per la più salutare lezione delle cose, furon costretti a fare il contrario delle dottrine proprie e del maestro. Fin dal primo momento in cui apparve, questa nuova dottrina del comunismo, fu la critica implicita di ogni forma di ‘socialismo di stato’, da Louis Blanc a Lassalle. Il socialismo di stato, per quanto commisto allora a tendenze rivoluzionarie, si concentrava tutto nella favola, nell’Hokus Pokus, del ‘diritto al lavoro’. Questo è termine insidioso se implica domanda che si rivolga ad un governo, sia pure di borghesi rivoluzionarii. Questo è assurdo economico, se si ha in mente di sopprimere la variabile disoccupazione, che influisce sul variare dei salarii, ossia su le condizioni della concorrenza. Questo può essere artificio di politicanti, se è ripiego per sedare le turbolenze di una massa agitantesi di proletarii non organizzati. Questa è una superflua teoretica, per chi concepisca nettamente il corso di una rivoluzione vittoriosa del proletariato; la quale non può non avviare alla socializzazione dei mezzi di produzione, mediante la presa di possesso di questi: ossia non può non avviare alla forma economica, in cui non c’è né merce né salariato, e nella quale il diritto al lavoro e il dovere di lavorare fanno uno nella necessità comune a tutti che tutti lavorino. La favola del diritto al lavoro finì nella tragedia delle giornate di Giugno. La discussione parlamentare che se ne fece in seguito fu parodia. Il piagnucoloso e retorico Lamartine, quel grande uomo di occasione, avea avuto la opportunità di pronunciare l’ultima o la penultima delle sue celebrate frasi: «L’esperienza dei popoli sono le catastrofi»; e ciò bastava per l’ ‘ironia’ della storia”” (pag 23-24) [Antonio Labriola, a cura di Eugenio Garin, La concezione materialistica della storia’, Laterza, Bari, 1965] [(2) ‘Misère de la Philosophie’, par Karl Marx, Paris et Bruxelles, 1847]”,”LABD-002-FMB”
“LABRO Philippe MANCEAUX Michele, con l’equipe di ‘D’edition speciale’: Michel ABRAMI Marie-Claire HOUNAU Robert JAMMES Jean LETIT Danielle MENNESSON Françoise MONIER Laure SEGALEN Jacques SERAIN Guillemette de VÉRICOURT, collaborazione di Evelyne SULLEROT”,”Mai-Juin 68. “”Ce n’est qu’un debut””.”,”Mai-Juin 68 : *Ce n’est qu’un debut : ce slogan des étudiants et des jeune s travailleurs fut scandé pour la première fois, à la fin du défilé du 13 mai…. – Paris : Editions et publications premières, 1968″,”FRAP-001-FSD”
“LABROSSE Claude RETAT Pierre”,”Naissance du journal revolutionnaire 1789.”,”La diffusione dei giornali e pamphlets ad opera di strilloni. Il ‘colportage’. “”Il grido dei diffusori di strada o strilloni (colporteurs) contribuisce prima di tutto all’ animazione della Parigi rivoluzionaria.”” (pag 75) “”Quando la Comune, alla fine di dicembre, prova a limitarne il numero a 300, di imporre loro una targhetta, e di regolamentare più severamente la loro attività, essi reagiscono violentemente gridando all’ usurpazione e denunciano in queste misure un ritorno all’ Ancien Regime.”” (pag 78)”,”FRAR-079″
“LABROSSE Claude RETAT Pierre”,”Naissance du journal révolutionnaire, 1789.”,”Con la rivoluzione nascono 140 nuovi giornali a Parigi in un solo anno!”,”EDIx-065″
“LABROUSSE M.E.”,”Origines et aspects economiques et sociaux de la revolution francaise, 1774-1791.”,”L’A è Prof alla facoltà di lettere di Parigi. L’A consiglia come bibliografia l’articolo bibliografico di Henri CALVET pubblicato sulla rivista ‘Annales Historiques de la Revolution francaise’ (N° Ott-Dic 1951, pagg 399-404) Rivolta contadina e grande paura. Luglio 1789. Rivoluzione francese. “”Les troubles de Juillet 1789 présentent un caractère nettement anti-seigneurial. C’est ce qui distingue ces troubles de ceux du printemps, qui sont surtout provoqués par la hausse du prix du pain tout en présentant parfois eux aussi un caractère anti-seigneurial qui apparait même dès 1788. Les paysans prennent l’initiative. L’assemblée n’a cependant pas encore délibéré sur la dîme et les droits féodaux. Il n’est d’ailleurs nullement question, même pour la bourgeoisie, de les supprimer sans indemnité. Mais en 1788 et en 1789 – notamment, pour cette dernière année, dans la moitié est du pays, la récolte est mauvaise. Et le refus de payes les droits se généralise. 2. Rapports avec la grande Peur: On peut considérer cette révolte, soit comme une cause, soit comme une conséquence de la Peur. 1. C’est une cause dans la mesure où la révolte paysanne jette l’épouvante chez les notables – nobles ou bourgeois – et leru apparait comme une émoute de brigands, de gens sans aveu. 2. On peut aussi penser que le bruit de l’arrivée des brigands a réuni les paysans en armes; ceux-ci mécontets de s’être dérangés pour rien, profitent de cette occasion pour détruire les chartriens, le mouvement paysan serait donc une conséquence de la Peur.”” (pag 101-102)”,”FRAR-014″
“LABROUSSE Ernest a cura di M. CEDRONIO”,”Come nascono le rivoluzioni. Economia e politica nella Francia del XVIII e XIX secolo.”,”Altro testo in ‘I viaggi di Erodoto’, B. MONDADORI n° 3 Dic 1987 pag 19 8°”,”FRAR-047 FRAR-047 bis”
“LABROUSSE E.”,”Le mouvement ouvrier et les theories sociales en France de 1815 à 1848.”,”LABROUSSE, Prof alla Facoltà di lettere di Parigi.”,”MFRx-101″
“LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD.”,”La Premiere Internationale. L’ institution l’ implantation le rayonnement. Paris 16-18.11.1964″,”Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD.”,”INTP-012″
“LABROUSSE Alain KOUTOUZIS Michel”,”Geopolitica e Geostrategie delle Droghe.”,”LABROUSSE Alain autore di numerosi testi ed articoli sul problema della droga, è il fondatore dell’ Osservatorio Geopolitico delle Droghe di Parigi (OGD). Nell’ anno accademico 1995-1996 ha inaugurato un corso di studi in questo campo all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi. Michel KOUTOUZIS studioso di etnologia è il coordinatore dell’ Atlas mondial des droghes e collabora all’ OGD per le ricerche sulla geopolitica delle droghe nei Balcani e nel Caucaso. Gli USA e la droga. “”La geopolitica americana differisce nettamente dall’ approccio tradizionale europeo perché, come sostiene Francois-Xavier Dudouet, “”essa si basa sia su un’ occupazione ideologica dello spazio che su un’ occupazione di tipo economico e militare””. Si può anche affermare che l’ occupazione ideologica precede talvolta quelle di altro tipo. A questo proposito la politica americana in materia di stupefacenti è emblematica, poiché gli Stati Uniti riusciranno in primo luogo a far aderire tutto il mondo alle loro tesi proibizioniste prima di intervenire economiciamente e militarmente sul terreno delle droghe. Le origini del proibizionismo e la discussione su questo n egli Stati Uniti risalgono alla fine del XIX secolo. Messi di fronte all’ oppiomania, molto diffusa tra i cinesi immigrati sulla costa occidentale, diversi Stati adottarono dal 1875 le prime leggi che vietavano di fumare l’ oppio.”” (pag 71)”,”ECOI-179″
“LABROUSSE Ernest”,”Le mouvement ouvrier et les idées sociales en France de 1815 à la fin du XIXe siècle.”,”LABROUSSE E. professeur à la Faculté des Lettres de Paris. Penetrazione del marxismo in Francia. “”La pénetration du marxisme en France, c’est l’introduction d’une doctrine selon laquelle le mouvement de l’histoire s’explique en dernière analyse par la lutte des classes. La synthèse marxiste (…) est essentiellement Economie, Sociologie, (et notamment interprétation de l’Histoire), Philosophie. Elle est faite tout d’abord de vieux socialisme français. Elle trouve déjà en lui l’idée de l’exploitation de la classe ouvrière déjà formulée par Sismondi, Saint-Simon et Proudhon, et même par nos “”socialistes”” moralistes du XVIIIe siècle. Saint-Simon, opposant la classe des travailleurs à celle des oisifs, formule lui-même, bien que dans un sens très différent de celui de Marx, l’idée de l’antagonisme des classes. Sismondi avait noté avant Marx le fait de la concentration progressive des entreprises capitalistes. Plus largement, Marx, associé aux grands mouvements de libération de 1848, reprend le vieux rêve de justice de notre école socialiste – mais en l’intégrant dans le réel, et en lui donnant dans une large mesure un caractère de nécessité. La synthèse marxiste est faite ensuite d’économie classique anglaise; Marx se refuse à construire une utopie; il n’est pas un moraliste, mais un économiste et un historien. Il analyse en économiste, en réaliste, les mécanismes de la production et de l’échange. Sa dette est immense envers les grands classiques, envers Adam Smith et Ricardo, notamment dans la construction de sa théorie de la valeur-travail, au point qu’on l’a surnommé le Ricardo du Socialisme et qu’on a présenté ‘le Capital’ comme le dernier grand livre de l’économie classique. La synthèse marxiste est aussi faite d’observation historique, d’économie historique à la manière allemande. Il y a conflit des méthodes entre l’économie abstraite anglaise et l’économie historique allemande. On trouve le sens du réel, du relatif, du transitoire chez les économistes historiens allemands. Pour Marx, le capitalisme n’est qu’une catégorie historique, le capitalisme n’est qu’une étape dans l’évolution humaine qui nous conduit au socialisme. Enfin la synthèse marxiste est faite de dialectique hégélienne, représentant, après la transformation que Marx lui a fait subir, une conception évolutive, dynamique, historique du monde. Pratiquement, dans la vie politique, le marxisme conduit aux positions suivantes: à la constitution d’un parti de la classe ouvrière, distinct de toutes les fractions bourgeoises. C’est donc, formellement du moins, la rupture avec la démocratie petite-bourgeoises, avec le radicalisme, avec le jacobinisme. La classe ouvrière doit constituer une force autonome qui, dans la présente conjoncture, apparaît comme la classe motrice de l’histoire. L’objet essentiel de ce parti et la socialisation des moyens de production et d’échange (terres, usines, banques): ce bouleversement de la structure économique des sociétés amènera la fin du patronat et du salariat, c’est-à-dire l’avènement d’une société sans classes (la classe étant définie d’après le critère de l’appropriation des moyens de production et d’échange) et la fin de l’exploitation ouvrière. Conséquence de cette étape, d’un caractère nécessaire et préalable: conformement aux conclusions de l’interpretation matérialiste de l’histoire, cette révolution de structure (ou d’infrastructure) amènera une révolution de superstructure qui bouleversera les rapports sociaux et conduira à une civilisation nouvelle (démocratie effective, c’est-à-dire entre hommes économiquement égaux; libération de la femme; universalisation de la culture, et, par là même, création de nouvelles formes de culture; etc…). Le marxisme ne fait pas ainsi dépendre la revolution économique d’une révolution morale et culturelle, mais la révolution morale et culturelle de la révolution économique. Les moins qu’il emploie c’est la conquête des pouvoirs publics et la destruction de l’Etat bourgeois”” (pag 13-14) [Ernest Labrousse, Le mouvement ouvrier et les idées sociales en France de 1815 à la fin du XIXe siècle, Paris, 1948]”,”SOCU-204″
“LA-CAPRIA Raffaele”,”Cinquant’anni di false partenze, ovvero L’apprendista scrittore.”,”Raffaele LA-CAPRIA (Napoli, 1922) è uno dei maestri della letteratura italiana contemporanea. Autore di roman zi e saggi. “”La vita è ciò che accade mentre ci occupiamo d’altro”” (pag 56)”,”VARx-385″
“LACASCADE Jean-Louis”,”Les métamorphoses du jeune Marx.”,”LACASCADE Jean-Louis è sociologo al CSU (Cultures et sociétés urbaines), laboratorio del CNRS-IRESCO (Institut de recherches sur le societés contemporaines). Ha studiato teatro, cinema, urbanesimo e nuove tecnologie. Autore di una tesi su “”Marxismo e modi di vita””, si è dedicato da qualche anno alla socio-genesi dell’ opera di Marx. “”Il cosmopolitismo di Marx rende conto della sua visione e concezione internazionalista del socialismo in opposizione a quella più terra terra, da paese di Feuerbach o più tardi di Proudhon””. (pag 67) “”Feuerbach in seguito si proclamerà “”comunista””, aderirà al partito socialdemocratico e denuncerà l’ invasione della Francia da parte della Prussia. Mai Feuerbach si compromise politicamente. In occasione della sua morte il 13 settembre 1872, Karl Marx fece depositare una corona sul suo feretro nel cimitero Johannis di Norimberga. Bebel, Liebknecht, così come il partito socialdemocratico di Norimberga, di cui era membro, gli resero omaggio, migliaia di operai parteciparono alla cerimonia e ascoltarono questo elogio funebre del deputato del Reichstag Memminger (…)”” (pag 87)”,”MADS-334″
“LACASTA ZABALZA José Ignacio”,”Georges Sorel en su tiempo (1847-1922). El conductor de herejías.”,”LACASTA ZABALZA José Ignacio (Pamplona, 1946) ha la cattedra di filosofia del diritto, morale e politica nell’ Università di Saragozza. Ha scritto tra l’ altro ‘Georges Sorel. El marxismo de Marx’ (1992). Il marxismo di George SOREL: una teoria moderna della complessità dello sviluppo sociale. (pag 246) “”Ma c’è un pensiero che ha richamato in particolare l’ attenzione di Sorel, è quello del professore universitario di Breslau, Werner Sombart. Le sue osservazioni apparse sulla “”Critica sociale”” a proposito de “”il terzo volume del Capitale””, gli hanno confermato alcune tesi e fatto scoprire altre.”” (pag 265)”,”TEOC-332″
“LACCHE’ Luigi”,”La Libertà che guida il Popolo. Le Tre Gloriose Giornate del luglio 1830 e le “”Chartes”” nel costituzionalismo francese.”,”LACCHE’ Luigi è professore ordinario di storia del diritto italiano e di storia delle costituzioni moderne presso la Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Macerata. Ha scritto altri libri. La Carta, tra sovranità e forza. “”Le Carte del 1814 e del 1830 rappresentano – assieme alle altre più brevi esperienze della Restaurazione – il tentativo di dare voce a un complesso e multiforme esprit liberale, senza però poter trovare un punto di equilibrio tra sovranità e Costituzione. La natura ‘democratica’ della sovranità, che si esprime attraverso il potere costituente, è vista come una forza bruta, un fiume in piena che non sembra riconoscere né argini, né barriere, che abbratte il pluralismo dei poteri, livelle le condizioni, riduce lo spazio di autonomia degli individui, contesta le differenze e i ranghi sociali. Le Chartes rivelano un’ intrinseca debolezza: la difficoltà di “”affrontare”” il problema costituzionale della sovranità. Una buona misura dell’ ambiguità “”strutturale”” che caratterizza le Carte discende proprio da questo limite originario che attiene alla cultura politica. I liberali cercano in vari modi di “”neutralizzare”” la sovranità poiché sanno per esperienza diretta che questa tende a concentrare il potere in un solo “”luogo””. La topografia liberale si fonda – come detto – su una pluralità di luoghi del potere, divisi eppure collaboranti, moderatori l’ uno dell’ altro, rivolti a uno stesso fine””.”,”FRAD-064″
“LACCHÈ Luigi”,”La libertà che guida il popolo. Le Tre gloriose giornate del luglio 1830 e le ‘Chartes’ nel costituzionalismo francese.”,”Luigi Lacchè è professore ordinario di Storia del diritto italiano e di Storia delle costituzioni moderne presso l Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. tra i suoi libri: L’espropriazione per pubblica utilità, Amministratori e proprietari nella Francia dell’Ottocento, ‘Un liberale europeo’ Pellegrino Rossi (1787-1848).”,”FRAD-002-FL”
“LACCHI Mario a cura, Saggi di Umberto CRISPO Aldo MINUCCI Massimo PIERRO Ernesto SPARANO Vincenzi VELLECCO Ugo VITTO”,”Il Banchiere.”,”Roberto Ruozi, direttore dell’Istituto di Economia Aziendale Università Commerciale L.Bocconi. Umberto Crispi, laureato in giurisprudenza presso la Università di Napoli. É vice direttore presso il Centro di Formazione del Banco di Napoli ed è docente di sviluppo organizzativo nei corsi aziendali. Mario Lacchi. É nato a Napoli dove si è laureato in Economia e Commercio. Dirigente del Banco di Napoli, dal 1971 è responsabile dell’area della Formazione del Personale. Docente di Management, rappresenta la sua azienda nei Consigli direttivi dell’ASFOR (Associazione fra le Scuole di Formazione Manageriale) di Torino. Aldo Minucci, laureato in Scienze politiche e sociali presso l’Università di Napoli. Ha diretto una Filiale autonoma del Banco di Napoli. Massimo Pierro. É laureato in Economia e Commercio. Dirigente presso il Servizio Partecipazioni Borsa e Titoli del Banco di Napoli. Ernesto Sparano. É avvocato presso il Servizio Legale del Banco di Napoli. Vincenzo Vellecco, laureato in Scienze Politiche e Sociali presso l’Università di Napoli. Dirigente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Vincenzo Vellecco, laureato in Scienze Politiche e Sociali presso l’Universtà di Napoli. Dirigente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Ugo Vitto, laureato in Giurisprudenza presso la Universiyà di Napoli. É stato settorista du una Filiale del Banco di Napoli.”,”ECOT-281-FL”
“LA-CECILIA G.”,”Filippo Buonarroti (1761-1837).”,”””Grato m’è il sonno, e più l’ esser di sasso / Infin che il danno e la vergogna dura, (…) Parole di Michelangelo (riferite all’ Italia rappresentata da una donna che dorme) “”Sulla bandiera dell’ insurrezione scrissero: ‘Felicità comune’.”” (pag 318) “”Oh Buonarroti! pochi forse sapranno ammirarti, niuno imitarti”” (pag 331, in chiusura) “”””Il lavoro è un debito che ogni cittadino valido deve avere alla Società. L’ozio dev’essere infamato al pari del furto, come una sorgente inesauribile di cattivi costumi.”” Il pensiero unico, costante di tutta la vita di Buonarroti stava adunque nell’immeglimento radicale del genere umano: al virtuosissimo uomo non bastavano repubblica e democrazia; ei voleva la riforma della società intiera””. (pag 328)”,”SOCU-151″
“LA-CHESNAIS P.G.”,”La Révolution Russe et ses résultats, 1904-1908.”,”Gli effetti sociali della controrivoluzione e del riflusso. “”Nelle statistiche delle morti violente, necessariamente molto incomplete, questi disordini causano quasi regolarmente 1.100 morti al mese: la cifra non è pressoché variata dalla metà del 1906 (scioglimento della prima Duma). Ma ci sono delle variazoini nella ripartizione per causa. Dopo otto mesi i casi classificati come “”rappresaglie dal basso””, e che sembrano comprendere i torbidi agrari, contano per la metà nella statistica funebre. Tra questi morti, tre al giorno, in media, sono di condannati per crimini politici. E c’è una colonna più sinistra, in cui le cifre aumentano, di mese in mese, con sua stupefacente regolarità: è la colonna dei suicidi. Si sono superati i 200 al mese dall’ ultimo novembre – invece dei 12 al mese nel 1905. Solo a Pietroburgo, durante il secondo semestre dell’ ultimo anno, si sono registrati 1.050 tentativi di suicidio, la metà mortali””. (pag 72)”,”RIRx-115″
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome premier. Ab-Du.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-016-FSL”
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome second. Ea-Mu.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-017-FSL”
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome troisieme. Na-ZO.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-018-FSL”
“LA-CIERVA Juan de”,”Discorsi dell’ex ministro La Cierva pronunziati alla Camera spagnola discutendosi La revisione del processo Ferrer.”,”Il 13 ottobre 1909 veniva fucilato dai militari Francisco Ferrer. La Cierva apre e chiude il dibattito giustificando la condanna a morte.”,”MSPx-090″
“LACLAU Ernesto, a cura di Davide TARIZZO”,”La ragione populista.”,”Ernesto Laclau insegna Teoria politica all’Università di Essex ed è Distinguished Professor for Humanities and Rhetorical Studies alla Northwestern University. Ha elaborato in collaborazione con Chantal Mouffe un originale ripensamento sulle fondamentali categorie della filosofia di ispirazione socialista, sostituente la classica nozione di lotta di classe con nozioni più attuali di antagonismo sociale e di democrazia radicale. Questo è il primo libro tradotto in Italia. Questione contagio. Per Le Bon, è una forma di trasmissione patologica, la cui causa va riposta nel fenomeno più generale della “”suggestionabilità””, che era a quel tempo il vero e proprio ‘deus ex machina’ della psicologia delle masse”” (pag 27) “”Successivamente spiegherò come le trasformazioni della teoria psichiatrica e un progressivo trasferimento della «razionalità» dell’individuo al gruppo abbiano aperto la strada a una nuova comprensione del comportamento delle masse”” (pag 29)”,”TEOS-319″
“LACORNE Denis”,”La crisi dell’identità americana. Dal «melting pot» al multiculturalismo.”,”Denis Lacorne è direttore di ricerca alla Fondation nationale des sciences politiques. Ha pubblicato ‘Les notables rouges’ (1980) e ‘L’invention de la République. Le modèle américain’ (1991). “”Ci vorrà ancora un secolo perché la Corte Suprema scelga di imporre agli Stati tutto il rigore laico della Costituzione federale degli Stati Uniti. Oggi il dibattito, come ha osservato John Wilson, gira intorno all’interpretazione da dare alla metafora jeffersoniana del «muro di separazione» (64). Per i «separatisti», che non sono, va sottolineato, anticlericali, la religione non appartiene alla sfera politica. Di conseguenza è inconcepibile che gli Stati, federali o federati, possano sovvenzionare una scuola confessionale”” (pag 57-58) [(64) John F. Wilson ‘Religion, Government and Power in the New American Nation’, in M. Noll, ‘Religion and American Politics’, cit., pp. 72-91. Riprendo da Wilson la distinzione fra “”separatisti”” e “”concilianti””]”,”USAS-020-FL”
“LACOSTE Yves e altri; saggi di LACOSTE Jean-Luc RACINE Ravinder KUMAR Jean-Alphonse BERNARD Max-Jean ZINS Christophe JAFFRELOT Dharma KUMAR Violette GRAFF Muzaffar ALAM Gerard HEUZE’ Christiane HURTIG Anne VAUGIER-CHATTERJEE Gilles BOQUERAT Jean-Luc RACINE”,”L’ Inde et la question nationale.”,”Direttore della rivista Y. LACOSTE, Comitato di redazione: Beatrice GIBLIN, Michel KORINMAN, Barbara LOYER, Jean RACINE, Etienne SUR, Charles URJEWICZ, Stephane YERASIMOS”,”INDx-007″
“LACOSTE Yves a cura; saggi di Michel BRUNEAU Laurent CARROUE’ Anne CORBETT Hervé COUTEAU-BEGARIE Dominique DARBON Rodolphe DE KONINCK Olivier DOLLFUS Gerard DOREL Martine DROULERS Beatrice GIBLIN-DELVALLET Michel KORINMAN Yves LACOSTE Roland LEW Barbara LOYER Alain MUSSET Roland POURTIER Jean-Luc RACINE Jean Pierre RAISON Michel ROUX Etienne SUR Charles URJEWICZ Stephane YERASIMOS; collaborazione di AYEB Habib BERNIER Jacques BLANC-NOEL Nathalie BRETON Roland CAMROUX David CHEMILLER-GENDREAU Monique DIECKHOFF Alain FOSSAERT Robert GASCON Alain GHORRA-GOBIN Cynthia GIRAULT René HOURCADE Bernard LA ROCHE Xavier LACOSTE-DUJARDIN Camille LAVERGNE Marc LOROT Pascal NICOLAS Guy QUANTIN Patrick RIGOULET David ROSIERE Stephane ROY Olivier SAVIGNON Michel SOURBES Isabelle TANABE’ Hiroshi VLACH Vania YOO Junghwan”,”Dictionnaire de geopolitique.”,”Il libro contiene più di duemila articoli consacrati a territori, regioni, città, concetti, tecniche, avvenimenti, personaggi e duecento cartine geografiche che mettono in evidenza le caratteristiche che sottendono ad una lettura geopolitica del mondo e permettono la comprensione della sua evoluzione storica. Saggi di: Michel BRUNEAU, Laurent CARROUE’, Anne CORBETT, Hervé COUTEAU-BEGARIE, Dominique DARBON, Rodolphe DE KONINCK, Olivier DOLLFUS, Gerard DOREL, Martine DROULERS, Beatrice GIBLIN-DELVALLET, Michel KORINMAN, Yves LACOSTE, Roland LEW, Barbara LOYER, Alain MUSSET, Roland POURTIER, Jean-Luc RACINE, Jean Pierre RAISON, Michel ROUX, Etienne SUR, Charles URJEWICZ, Stephane YERASIMOS. E con il concorso di:”,”RAIx-033″
“LACOSTE Yves”,”Geografia del sottosviluppo.”,”LACOSTE Yves è uno dei più noti esponenti della moderna scuola francese di geografia umana.”,”PVSx-012″
“LACOSTE Yves”,”Ibn Khaldoun. Naissance de l’histoire passé du tiers-monde.”,”LACOSTE Yves, nato a Fès el 1929 ha passato la sua infanzia in Marocco. Ha compiuto gli studi secondari e superiori a Parigi. Ha insegnato in un liceo di Algeri. Ha scoperto l’opera di Ibn Khaldoun nel 1954. Militante anti-colonialista ha dovuto lasciare l’Algeria nel 1955. A Parigi ha insegnato alla Sorbona. “”C’est avec Thycydide (460-395 av. J.C.) qu’appairaît véritablement l’Histoire. Certes avec Hérodote (480-425 av. J.C.) la pensée historienne avait fait de grand progrès: elle se dégageait peu à peu des récits légendaires et des interprétations mythologiques. Mais, ayant pour but de “”préserver de l’oubli des récits merveilleux”” elle n’avait encore qu’une notion très imprécise de la temporalité et de la causalité. L’oeuvre de Thycydide, en revanche, marque une étape décisive de la pensée humaine. Pour la première fosi apparait la recherche consciente de l’intelligibilité des actes humains”” (pag 183) Wikip: Ibn Khaldun Tunisi, 27 maggio 1332 – Il Cairo, 17 marzo 1406, equivalenti al 1° Ramadan 732 – 26 Ramadan 808), è stato il massimo storico e filosofo del Maghreb, e viene considerato un sociologo ante litteram delle società araba, berbera e persiana. È uno dei padri fondatori della storiografia e della sociologia, ed è considerato uno dei primi economisti.[1]. Ha introdotto la nozione di “”storia ciclica””, fondata su fattori profani generati dalla naturale tendenza ad indebolirsi delle generazioni sedentarizzate, eredi dei conquistatori nomadi, trascinate però in una progressiva e inesorabile decadenza ad opera della ricchezza e dal modo di vita urbano. Molto apprezzato in Occidente per la modernità delle sue concezioni. L’attività principale di Ibn Khaldun fu quella di uomo politico, cortigiano e ministro, al servizio uno dopo l’altro degli Hafsidi tunisini, dei Merinidi del Marocco, degli Zayyanidi di Tlemcen, dei Nasridi del Sultanato di Granada e dei Mamelucchi burji d’Egitto. Fu anche ambasciatore presso il re di Castiglia, Pietro I di Castiglia, detto Pietro il Crudele, e presso il temibile Timur Lang (Tamerlano). Ebbe così la possibilità di conoscere da vicino e porre a confronto tra loro i diversi modi di esercitare il potere, misurandone la precarietà. I diversi sovrani, impressionati dalle sue grandi capacità e dalla sua grande cultura, gli perdonarono a più riprese la sua versatilità e i suoi tradimenti.”,”STOx-232″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Béatrice GIBLIN-DELVALLET Jean SELLIER Jean-Claude BOYER Jean-François DENEUX Pierre MERLIN Paul BACHELARD Marcel BAZIN Maurice BADOIS Bernard CHARPENTIER Georges CLAUSE Jean-Marie GEHRING Claude SAINT-DIZIER Richard KLEINSCHMAGER”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 1. La France septentrionale. Nord-Pas-de-Calais, Picardie, Paris-Ile de-France, Centre, Champagne-Ardenne, Lorraine, Alsace.”,”saggi di Béatrice GIBLIN-DELVALLET Jean SELLIER Jean-Claude BOYER Jean-François DENEUX Pierre MERLIN Paul BACHELARD Marcel BAZIN Maurice BADOIS Bernard CHARPENTIER Georges CLAUSE Jean-Marie GEHRING Claude SAINT-DIZIER Richard KLEINSCHMAGER”,”FRAS-053″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Armand FRÉMONT Yves GUERMONT Michel PHILIPPONNEAU Jean RENARD Jacques LUNEAU Nicole MATHIEU Pierre DUBOSCQ Joël PAILHE Collectif PAMBENEL”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 2. La façade occidentale. Basse-Normandie, Haute-Normandie, Bretagne, Pays de la Loire, Poitou-Charents, Limousin, Aquitaine, Midi-Pyrénées.”,”saggi di Armand FRÉMONT Yves GUERMONT Michel PHILIPPONNEAU Jean RENARD Jacques LUNEAU Nicole MATHIEU Pierre DUBOSCQ Joël PAILHE Collectif PAMBENEL”,”FRAS-054″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Jean LABASSE Olivier BRACHET Paul BACOT Claude MERCIER Daniel MATHIEU André ROBERT Françoise PLET Pierre MAZATAUD Robert FERERAS Jean-Paul FERRIER Raymond GUGLIELMO Germain KRIER Guy PORTE Yves RINAUDO Yves LACOSTE Pierre TAFANI”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 3. La France du Sud-Est. Rhône-Alpes, Franche-Comté, Bourgogne, Auvergne, Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Côte d’Azur, Corse.”,”saggi di Jean LABASSE Olivier BRACHET Paul BACOT Claude MERCIER Daniel MATHIEU André ROBERT Françoise PLET Pierre MAZATAUD Robert FERERAS Jean-Paul FERRIER Raymond GUGLIELMO Germain KRIER Guy PORTE Yves RINAUDO Yves LACOSTE Pierre TAFANI”,”FRAS-055″
“LACOSTE Yves, edizione italiana a cura di Pasquale COPPOLA”,”Crisi della geografia. Geografia della crisi.”,”Su Marx: – Uno spazio “”trascurato”” da Marx (pag 43-) (tesi assenza di interesse di Marx ed Engels per la geografia…) Yves Lacoste (1929-), geografo, ha insegnato geografia nell’Università di Paris VIII, Vincennes. Ha studiato i problemi del Terzo Mondo, dei paesi sottosviluppati in alcuni suoi lavori. Ha diretto la rivista ‘Hérodote’.”,”ASGx-008-FSD”
“LACOUE-LABARTHE Philippe NANCY Jean-Luc”,”Il mito nazi.”,”Philippe Lacoue-Labarthe (1940-2007) filosofo e scrittore francese. Jean-Luc Nancy filosofo francese nato nel 1940. Entrambi hanno al loro attivo varie pubblicazioni (v. 4° di copertina)”,”GERN-171″
“LACOUR-GAYET Georges”,”Talleyrand.”,”LACOUR-GAYET Georges: (Marsiglia, 31 maggio 1856 – Parigi, 8 dicembre 1935). Storico e scrittore francese, membro dell’Institut Français, dell’Académie des sciences morales et politiques, dell’Académie de Marine e dal 1924 della Société de l’histoire de France. A 20 anni entrò all’École normale supérieure. Professore all’École navale. Durante la Prima guerra mondiale svolse una missione in Russia. La sua biografia su TALLEYRAND per lungo tempo fu considerata un riferimento. Padre dell’economista LACOUR-GAYET Jacques e della storica e giornalista francese ELGEY Georgette (figlia da lui non riconosciuta). FURET François: (Parigi, 27/3/1927 – Tolosa, 12/7/1997). Storico francese, tra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Entra nel PCF nel 1949 ma ne esce nell’autunno del 1956 dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria, pur mantenendosi sempre vicino a posizioni socialiste. Colpito dalla tubercolosi si laurea in Storia a Parigi nel 1954. Segue l’attività giornalistica presso il France-Observateur, divenuto poi nel 1964, con il suo contributo, il Nouvel Observateur. Entra nel 1960 nella prestigiosa Scuola di studi superiori in scienze sociali. Nel 1997 è membro dell’Académie Française. Noto per le critiche che indirizzò rispetto alla corrente storiografica marxista sulla Rivoluzione francese, criticando il dogmatismo della storiografia di SOBOUL Albert. Egli rigettò l’interpretazione prevalente all’epoca della Rivoluzione come frutto della lotta di classe, per una visione legata ad una lotta unitaria tesa all’affermazione degli ideali liberali e democratici. «(…) non si troverebbe una carriera così piena come quella di TALLEYRAND (Charles-Maurice de). Il nostro uomo è agente generale del clero, poi vescovo di Autun sotto l’Ancien Régime. Membro dell’Assemblea costituente, vicino a MIRABEAU (Gabriel Honoré), fu una delle figure importanti della Rivoluzione del 1789, e il suo ruolo attivo si estese fino al 10 agosto 1792. Qui iniziò l’unica interruzione di carriera che avrebbe influenzato la sua esistenza, e che lo portò prima in Inghilterra, poi in America. Ritornato nel settembre 1796, ritrovò al potere o quasi al potere i suoi amici del 1789: ottenne il Ministero degli Affari Esteri, che lasciò giusto in tempo, nel 1799, per essere uno dei grandi architetti del 18 brumaio. Allora cominciò il periodo più brillante della sua vita, quando, ritornato al suo ministero, dettò il bello e il cattivo tempo in Europa, nel nome dell’uomo e della nazione più grandi del suo tempo. In ritirata dal 1807, e persino quasi in disgrazia dal 1809, pianificò e preparò il regime seguente con l’aiuto dello Zar: fu l’uomo chiave della Restaurazione nel 1814. Ancora una volta Ministro degli Affari Esteri, pari di Francia per giunta, dovette presto lasciare l’incarico sotto la pressione degli ultra-monarchici, ma rimase uno dei grandi leader del regime, accumulando i privilegi dati alle sue successive lealtà. Anche la rivoluzione del luglio 1830 lo trovò nel campo dei vincitori, condannando all’esilio quel conte d’Artois divenuto Carlo X, del quale era stato amico all’epoca d’oro dell’Ancien Régime. Gli offre l’ultimo dei suoi grandi incarichi, quello di ambasciatore a Londra. Non gli resta che fare pace con la Chiesa e dare all’avventura della sua vita una rispettabilità duramente negoziata all’ultimo minuto: l’ultima cosa della sua esistenza. La carriera di TALLEYRAND si estende quindi da Luigi XVI a Luigi Filippo. Raggiunse il suo apice tra i due, con la dinastia Bonaparte, nata morta. Ma ebbe anche un grande inizio (…). E ha un finale lungo e felice, dai Borbone agli Orléans. (…)» (pag I, II introduzione di Furet; traduz.d.r.)”,”FRAN-133-FSL”
“LACOUTURE Jean”,”Malraux. Une vie dans le siecle 1901-1976.”,”LACOUTURE, giornalista e storico (Le Monde, Le Nouvel Obeservateur, L’Histoire), dopo ‘Malraux’, ha pubblicato varie biografie tra cui ‘Francois Mauriac’ (1980, ‘Pierre Mendes-France’ (1981), ‘De-Gaulle’ (1984 e 1986, tre volumi), ‘Jesuites. Une multibiographie’ (1991, 2 volumi).”,”BIOx-007″
“LACOUTURE Jean”,”I gesuiti. 1. La conquista 1540-1773.”,”LOYOLA, santo, fondatore della Compagnia di Gesù (Loyola, Azpeitia, 1491-Roma 1556). Di profonda educazione cattolica, fu alla corte di Ferdinando di Castiglia come paggio e divenne più tardi gentiluomo del viceré di Navarra. Ferito gravemente nella difesa di Pamplona (1521), durante la lunga degenza si orientò verso la vita religiosa e perfezionò il suo proposito nel ritiro della grotta di Manresa. Si dedicò quindi agli studi, passando da Alcalà a Parigi, Venezia e Roma (1522-41), riunendo nel contempo compagni per il nuovo apostolato, che attraverso le diverse esperienze vissute e osservate veniva organizzandosi in un preciso programma: esercizi spirituali, catechismo, vita pastorale intensa, conversione e difesa degli ebrei. Con lo sviluppo di queste attività, I. si convinse della necessità di fondare un nuovo ordine religioso, che nel 1540 ricevette l’approvazione del papa Paolo III con la bolla Regimini militantis Ecclesiae e venne chiamato Compagnia di Gesù: fondato un primo noviziato”,”RELC-04″
“LACOUTURE Jean”,”I gesuiti. 2. Il ritorno 1773-1993.”,”LACOUTURE dopo aver studiato in un collegio di gesuiti, ha seguito gli studi storici presso l’Univ di Parigi. Autore di numerose biografie, ha condotto importanti inchieste storiche e giornalistiche sui maggiori avvenimenti chiave della storia contemporanea.”,”RELC-049″
“LACOUTURE Jean”,”Ho Chi Minh.”,”LACOUTURE Jean è un noto giornalista francese corrispondente inviato speciale addetto stampa testimone degli avvenimenti di storia coloniale in Africa ed Oriente. “”Se non conobbe Lenin, morto alcuni giorni prima del suo arrivo nell’Unione Sovietica, Nguyen Ai Quoc (alias Ho Chi Minh) poté allora frequentare i più intimi sodali di chi promosse la rivoluzione: Bucharin, Radek, Zinoviev e ancora meglio Stalin, ex commissario del popolo alle nazionalità, portato a studiare con un’attenzione particolare i diversi sistemi di tipo coloniale. Conobbe anche gli animatori stranieri del Comintern: Dimitrov, che fu uno dei suoi maestri, Kuusinen, Thälmann. Incontra infine i principali rivoluzionari asiatici: il cinese Li Li-san e l’indiano Roy, l’unico che abbia espresso un giudizio poco favorevole sul futuro Ho Chi Minh, almeno per quel che riguarda le sue capacità intellettuali”” (pag 53)”,”BIOx-159″
“LACOUTURE Jean”,”De Gaulle.”,”Jean Lacouture, nato a Bordeaux (1921), laureato in diritto e il letteratura, è in Indocina nel 1945, poi a Rabat nell’ufficio stampa del generale Leclerc. Nel 1950 è redattore politico di ‘Combat’ e poi del ‘Monde’. Dal ’53 al ’56 corrispondente di ‘France Soir’ al Cairo. Infine reporter del ‘Monde’ dal 1957. E’ professore all’Istituto di Studi Politici di Parigi, Ha scritto libri (biografie) e si è dedicato ai problemi del Medio ed Estremo Oriente. “”L’esperienza tedesca è, senza dubbio, fruttuosa. Ma bisogna allargare il proprio orizzonte. De Gaulle parte per l’Oriente, più discretamente di Buonaparte. Beirut, dove un allievo chiamato Georges Schehadé ascolta estasiato, Gabriel Bounoure parlare di Jouve e dei surrealisti, non è un ambiente adatto a lui. Quell’universo a ‘trompe-l’oeil’, serico e cangiante, non si addice al Connestabile, tanto più che il trasferimento del colonnello Catroux al Marocco lo priva di un incomparabile iniziatore alle giostre con gli arcidiaconi, con gli allenatori dell’ippodromo e con i condottieri dello Sciuf di cui forse, sarcasticamente, avrebbe gustato il sapore. Ma il personaggio «lascia il segno» là come altrove. I suoi colleghi, irritati, vedono tutti in lui uno dei futuri dominatori dell’apparato militare. E bisogna leggere il racconto di una ‘performance’ di Charles de Gaulle, nel luglio 1930, scritta da un testimone di cui si dirà, per semplificare, che sa di che cosa parla. «Durante una distribuzione di premi, lo vidi alzarsi e fare due passi verso il pubblico, una pertica di comandante tutto vestito di bianco, con una grande sciabola e l’aria di chi ci avrebbe procurato nuove seccature. Prese la parola e allora tutte queste impressioni di colpo svanirono. Ascoltammo idee nuove e rare che zampillavano a ogni secondo in una forma così esatta e adeguata da non sapere a quale elemento apparteneva l’iniziativa: se alle parole o alla forza del pensiero. L’apparecchio del linguaggio, maneggiato da lui, si innalzava al di sopra delle contingenze fittizie, spalancando il regno della libera volontà, dell’energia umana capace di modificare l’enorme potenza della storia…». Il comandante de Gaulle visita il Cairo, Bagdad, Damasco, Aleppo e Gerusalemme, senza che la sua vena epistolare ne sia arricchita. Dal discopolo di Barrès ci aspettavamo un colpo d’ala. Abbiamo semplicemente un colpo d’occhio. Dal Levante scrive a Lucien Nachin, dopo se mesi di soggiorno: «La mia impressione è che qui non penetriamo affatto, e che gli abitanti ci sono estranei (e noi a loro) più che mai. E’ vero che, per agire, abbiamo adottato il sistema peggiore in questo paese, cioè abbiamo incitato la gente a prendere iniziative…mentre qui non è mai stato realizzato niente, né i canali del Nilo, né l’acquedotto di Palmira, né una strada romana, né un oliveto, senza il pungolo della costrizione. Secondo me, dovremo seguire questa via, o andarcene…». Non siamo all’altezza di un Gobineau, e nemmeno delle lettere di Lyautey sul Tonchino. Ma la perspicacia rimane intatta. Fanno capolino le idee che saranno alla base della politica dell’«Algeria algerina»; non abbiamo «penetrato» una civiltà essenzialmente diversa che ci rimane estranea; e là dove non si «lascia il segno» perché indugiare, perché non svincolarsi? De Gaulle ha tastato il polso alla Germania, ha fiutato la Polonia e misurato con quanto peso la rivoluzione sovietica gravi sull’Europa dell’Est. Ora fa il suo assaggio di esperienze orientali. Può tornare nello stato maggiore, riprendere la via che porta al comando, all’esercizio del potere, a quel compito di capo per il quale si prepara e che raggiungerà muovendosi con il suo passo da dinosauro verticale, con semplicità fulminea”” (pag 63-64)”,”BIOx-327″
“LACOUTURE Jean”,”Quattro uomini. Quattro rivoluzioni.”,”Jean Lacouture. Nato a Bordeaux il 09/06/1921, laureato in diritto e in lettere, è in Indocina nel 1945, poi a Rabat nell’ufficio stampa del generale Leclerc. Nel 1950 è prima redattore politico di Combat, poi del Monde. Dal 1953 al 1956, corrispondente di France Soir al Cairo. Infine reporter del Monde dal 1957. É professore all’Istituto di Studi politici di Parigi, incaricato all’Università di Harvard. Ha pubblicato numerose opere, biografie e saggi, dedicati soprattutto ai problemi del Medio e dell’Estremo Oriente.”,”PVSx-027-FL”
“LACOUTURE Jean”,”Ho Chi Minh. Édition revue et complétée en 1976.”,”Jean Lacouture è nato il 9 giugno 1921 a Bordeaux, dove ha studiato Diritto, Lettere e Scienze politiche. Come ‘attaché de presse’ del generale Leclerc è stato in Indocina nel 1945. Nel 1950-51 è stato redattore dipomatica a ‘Combat’, poi al ‘Monde’. Grande reporter del Monde e poi del Nouvel Observateur.”,”ASIx-001-FSD”
“LACROIX E. Abbé”,”La Semaine sanglante. Episodes des huit derniers jours de la Commune. 21 Mai – 28 Mai 1871.”,”LACROIX E. Abbé ancien Aumonier militaire, de marine. E’ la testimonianza di un rappresentante del clero schierato dalla parte di Versailles. Il prete tenta di convertire i federati condannati a morte. “”Je reste una partie de l’ après-midi sur le quai de l’ Hotel-de-Ville. La journée est superbe, un ciel bleu, un soleil brillant, contraste saissisant, éclairent les tristesses dont la rue est le théâtre. Voici des fédérés, pris les armes à la main. Ils passent entre des soldats, que vont-ils devenir? Mon ministère est d’aller à eux, de leur adresser la parole, de leur offrir de les réconcilier avec Dieu. Moments assurément anxieux, pénibles, mais je ne saurais me dérober. Je vais à eux au milieu de la rue, je leur tends la main et leur dis des paroles que Dieu m’inspire. Plusieurs refusent mon ministère, c’est le petit nombre. La plupart acceptent l’absolution que je leur offre. Et plus d’une fois, je vois des hommes surpris d’abord à ma vue, étonnés de m’entendre leur parler là, sur la voie publique, entre des soldats, et devant des curieux toujours trop nombreux; étonnés, dis-je, de voir un de ces prêtres, dont, peut-être hier encore, ils demandaient la mort, tout d’un coup conquis par la grâce divine, tomber à genoux et recevoir le pardon de Celui qui pardonne toujours.”” (pag 31-32)”,”MFRC-128″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Industriels et banquiers sous l’ occupation. La collaboration économique avec le Reich et Vichy.”,”””La lotta dell’ uomo contro il potere E’ la lotta della memoria contro l’ oblio Milan Kundera LACROIX-RIZ Annie è ex-allieva dell’ Ecole Normale superieure, agregé d’ histoire, professore di storia contemporanea all’ università di Paris 7. Ha pubblicato ‘La choix de Marianne: les relations franco-americaines de 1944 à 1947’ e ‘Le Vatican, l’ Europe et le Reich’. L’ alleanza franco-tedesca per impadronirsi del capitale ebraico. “”Il disprezzo della proprietà privata”” ebraica crea tra i suoi beneficiari francesi e l’ occupante una complicità diretta che rivela le pratiche dei Feldkommandanturen nella zona occupata. Quello di Digione fece fissare, nel marzo 1941, il valore dei “”fondi”” messi in vendita “”attraverso l’ estrazione a sorte tra gli acquirenti interessati”” con “”un abbattimento dell’ 80% non solo sul valore degli elementi immateriali, ma anche sul materiale”” (…)””. (pag 357-358)”,”FRAE-017″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Le choix de la défaite. Les élites francaises dans les années 1930.”,”LACROIX-RIZ Annie exallieva dell’ Ecole normale supérieure, agrégée d’histoire, professore di storia contemporanea all’Università Paris 7 ha pubblicato pure ‘Le Vatican, l’Europe et le Reich’ e ‘Industriels et banquiers sous l’Occupation’.”,”FRAV-131″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la guerre froide.”,”Il sostegno vaticano all’Anschluss (pag 69) Vaticano vs Repubblica spagnola 1936 (pag 355) LACROIX-RIZ Annie ex allieva dell’Ecole normale superieure è professore universitario di stroia contemporanea a Toulouse-Le Mirail. Specialista di relazioni internazionali ha pubblicato ‘Les Proctetorats du Maghreb entre la France et Washington du debarquement a l’independence, 1942-1956’ e ‘L’economie suedoise entre l’Est et l’Ouest, 1944-1949’.”,”RELC-237″
“LADJEVARDI Habib”,”Labor Unions and Autocracy in Iran.”,”LADJEVARDI è D dell’ Irananian Oral History Project, alla Harvard University. Nato a Teheran è cresciuto a Scarsdale, NY. E’ tornato in Iran ne 1963 cominciano il lavoro come capo del personale nell’ azienda di famiglia. Poi ha fondato l’ Iran Center for Management Studies in Teheran in cui ha insegnato fino al 1976.”,”MVOx-007″
“LADOUS Régis”,”Darwin, Marx, Engels, Lyssenko et les autres.”,”””Quant au géologue anglais Charles Lyell, dont Engels a recommandé la lecture à Marx, il ne s’est pas contenté de montrer que mers et continents ont changé de configuration. Dans ‘The Geological evidences of the Antiquity of Man’ (1863), dont Marx a annoté plusieurs passages, il a associé dans une perspective évolutive la géologie et l’anthropologie. Lyell est l’un des rares auteurs dont on puisse affirmer qu’il a été lu attentivement et par Marx et par Darwin.”” (pag 12)”,”MAES-102″
“LADOUS Régis”,”De l’état russe a l’état soviétique, 1825-1941.”,”LADOUS Régis professore dell’Università di Lione Marx e la mancata censura di Skutarov (pag 153-155) “”A partir de 1872, quand la censure impériale autorisa la première traduction russe du ‘Capital’, le marxisme influença l’ensemble de l’intelligentsia, qu’elle fût intégrée ou radicale. On sait que Marx est passé par une crise de russophobie qui l’amena à exclure du concert des nations civilisées “”le barbare des rives glacées de la Néva”” (1853). Mais quand cette russophobie s’atténua, dans les années 1870, il se trouva jusque dans les ministères de Saint-Pétersbourg des fonctionnaires pour s’enchanter d’une pensée qui creusait l’écart entre l’Occident et la Russie et, par là-même, semblait justifier l’existence et la permanence d’un appareil d’Etat différent de tout ce qui existait à l’Ouest. En cela, ils pensaient comme Skutarov, le censeur qui laissa passer le ‘Capital’. Skutarov estima que la critique marxiste portait essentiellement contre l’industrialisation et le laisser-faire de l’école de Manchester, ce qui ne pouvait que conforter l’ordre russe, ce robuste contraire de tousles dévergondages britanniques. Après l’échec de Terre et Liberté, le traducteur russe du ‘Capital’, Danielson, pensait que les révolutionnaires devaient laisser à l’Etat la charge d’endiguer le capitalisme sauvage et de préserver le système communitaire traditionnel. Au ministère de l’Intérieur, ce populisme d’Etat ne déplut pas aux éléments les plus conservateurs, les moins “”bismarckiens””, attentifs à tirer partie de tout ce qui critiquait le désordre occidental. Dans les années 1890, changement de perspective: au ministère des Finances, l’oeuvre majeure de Marx ne fut plus comprise comme un anathème, mais comme un évangile. Ce fut surtout sous Serge Witte que le ‘Capital’ passa pour une apologie passionnée de l’industrialisme et Marx pour un champion du capitalisme, tant il montrait de fougue à chanter les prouesses de la bourgeoisie usinière et de foi dans l’action irréversible des lois économiques. Les fonctionnaires qui fondaient l’industrie lourde et construisaient le réseau ferré en faisant suer le moujik n’interprétèrent pas son déterminisme économique d’une manière dialectique (tout ce qui existe engendre sa propre contradiction) mais positiviste: après l’ère de l’agriculture, celle de l’industrie. Ainsi se trouvait justifié le sacrifice des masses rurales, sacrifice inscrit dans la nature des choses, sinon dans le sens de l’histoire”” [Régis Ladous, De l’état russe a l’état soviétique, 1825-1941, 1990] (pag 153-155)”,”RUSx-169″
“LADVOCAT Jean-Baptiste”,”Dizionario storico portatile che contiene la storia. De’ Patriarchi, de’ Principi Ebrei, degl’ Imperadori, de’ Re, e de’ grandi Capitani; degli Dei, degli Eroi dell’ antichità Pagana, ec. de’ Papi, de’ SS. Padri, de’ Vescovi, e de’ Cardinali più celebri; E generalmente di tutti gli uomini illustri nelle Arti, e nelle Scienze, ec. Colle loro opere principali, e colle migliori Edizioni di esse; Tomo Terzo.”,”Presente in catalogo internet: LADVOCAT, Jean Baptiste Dizionario storico portatile ; che contiene la storia de’ Patriarchi, de’ principi ebrei, degl’ imperadori… / composto in francese dal signor abate Ladvocat. – edizione novissima. – Bassano : a spese Remondini di Venezia, 1790. – opera in sette tomi ; 18 cm tomo terzo : F-K. – 311 p 1. storia I. Tit. 93/99″,”VARx-204″
“LAFARGUE Paolo”,”Il materialismo economico di Carlo Marx.”,”L’ idealismo e il materialismo nella storia, l’ ambiente naturale: teoria DARWIN, l’ambiente artificiale: teoria della lotta di classe. “”Fu solo quando Darwin risuscitò la grande teoria di Lamarck e di Saint-Hilaire e la rese irrefutabile mercé un ammasso formidabile di fatti e di scoperte geniali, fu solo allora che l’idealismo fu cacciato dalla storia naturale e che la scienza naturale diventò una “”scienza generale e filosofica””, come Saint-Hilaire aveva predetto. La sua filosofia rovescia tutte le metafisiche. Marx ha importato la teoria degli ambienti nella storia umana. – Ma non è da credere che il materialismo economico di Marx e d’Engels sia uno di quei volgari adattamenti delle teorie naturaliste alle scienze sociali, onde in questi ultimi tempi furono tanto prodighi i darwiniani d’Inghilterra, di Germania e di Francia. No, Carlo Marx è cronologicamente il primo. Quando la teoria degli ambienti dormiva quel greve sonno che cominciò nel 1832, Marx formulava la sua teoria della lotta delle classi nella sua ‘Miseria della filosofia’, pubblicata in francese nel 1847; l’anno seguente, Marx e Engels esponevano, nel ‘Manifesto Comunista’, la teoria delle trasformazioni sociali imposte dalle trasformazioni dell’ambiente economico. Il materialismo economico di Marx ucciderà l’idealismo storico e il suo fatalismo che abbrutisce; creerà la filosofia della storia e preparerà le teste pensanti del proletariato alla rivoluzione economica, che schiuderà le porte di un mondo novello – il mondo del lavoro libero”” (pag 16) [LEGGERE IN: Paolo LAFARGUE, Il materialismo economico di Carlo Marx, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1894] [Versione digitale su richiesta]”,”LAFx-003″
“LAFARGUE Paul”,”La religione del capitale. Massime preghiere e lamenti del capitalista.”,”Paul LAFARGUE (1842-1911), militante marxista francese, fu uno dei fondatori del Partito Socialista francese e uno dei primi rappresentanti del socialismo scientifico in Francia e Spagna. Genero e discepolo di MARX, fu (come lo definì LENIN nel 1911) ‘uno dei propagatori più intelligenti e profondi del marxismo’. LAFARGUE è autore del notissimo ‘Il diritto all’ozio'”,”LAFx-001″
“LAFARGUE Paul RJAZANOV David”,”Karl Marx, souvenirs personnels; La ‘confession’ de Karl Marx.”,”Il difetto che ispira più avversione a MARX è il servilismo.”,”MADS-123″
“LAFARGUE Paul”,”Le droit à la paresse.”,”Allegati: La festa di Saint-Faineant de La Napoule, Le annotazioni di MARX al libro di MOREAU-CHRISTOPHE ‘Du droit à l’oisiveté’, la morte di LAFARGUE, discorso di LENIN ai funerali di Paul LAFARGUE e Laura LAFARGUE MARX.”,”LAFx-006″
“LAFARGUE P. LUXEMBURG R. SINGER DAVID CURRAN QUELCH ADLER SKARET VANDERVELDE FURNEMONT NEMEC LEDENSKI Mario GUESDE KNUDSEN BORGBJERG IGLESIAS SANIAL KRELLOW JAURES ALLEMANE HEPPENHEIMER BRIAND, VAN-KOL TROELSTRA COSTA FERRI LUNANOWSKI DASZYNSKI CAMBIER KRITCHEVSKY PLECHANOV MENANDER ANDERSSON FURHOLZ RAPIN”,”Compte rendu stenographique non officiel de la version francaise du 5° Congres Socialiste tenu a Paris du 23 au 27 septembre 1900.International,”,”Delegati delle varie sezioni: SINGER, DAVID, CURRAN, QUELCH, ADLER, SKARET, VANDERVELDE, FURNEMONT, NEMEC, LEDENSKI, Mario GUESDE, KNUDSEN, BORGBJERG, IGLESIAS, SANIAL, KRELLOW, JAURES, ALLEMANE, HEPPENHEIMER, BRIAND, VAN-KOL, TROELSTRA, COSTA, FERRI, LUNANOWSKI, DASZYNSKI, CAMBIER, KRITCHEVSKY, PLECHANOV, MENANDER, ANDERSSON, FURHOLZ, RAPIN. Clara ZETKIN è traduttrice per il tedesco, e SMITH per l’inglese. Alla fine della 1° giornata interviene LAFARGUE per leggere una protesta sulla Q della verifica dei poteri per la sezione francese. Durante la 2° giornata interviene Rosa LUXEMBURG (in francese) (Q mandati delegazione polacca).”,”INTS-015″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Marx. Ricerche sull’ origine e sull’ evoluzione delle idee di giustizia, di bene, di anima e di dio.”,”Questo classico del marxismo che riprende molti temi del filone MORGAN-ENGELS, apparve per la prima volta in Francia nel 1909 e rappresenta la sistemazione logica di alcuni articoli che LAFARGUE pubblicò sulla rivista tedesca ‘Die Neue Zeit’. “”Scriveva Marx già nel 1844: “”In lotta contro tali condizioni, la critica non è una passione del cervello. Non è un coltello anatomico, ma un’arma. Il suo soggetto è il suo nemico, che essa non vuole confutare, bensì distruggere, poiché lo spirito di tali condizioni di vita è già confutato. Non si tratta di oggetti di per sé ‘degni’ di attenzione, bensì di spregevoli e disprezzate ‘esistenze’. La critica per se stessa non ha bisogno di chiarire i suoi rapporti con tale oggetto, essendo nei suoi confronti perfettamente in chiaro. Essa non si pone più come fine assoluto, ma soltanto come mezzo. Il suo atteggiamento essenziale è l”indignazione’, la sua ragione di vita è la denuncia””. (Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, in Annali franco-tedeschi, 1965, p. 128)”” [Paul Lafargue, Il determinismo economico di Marx, 1976, testo e note a cura di Fabio Freddi, nota 1] (pag 44)”,”LAFx-005″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto alla pigrizia.”,”””Joffe, già discepolo e amico di Trotsky all’ epoca del suicidio di Lafargue, approvò caldamente quella morte eccezionale. Del resto anch’egli si sarebbe suicidato nel 1927, dopo tutta un’ esistenza consacrata al socialismo; l’ esempio di Lafargue pesò certamente sulla sua decisione, proprio come aveva spinto Robin a interessarsi concretamente al suicidio. Joffe riteneva che, vinto dalla vecchiaia e dalle infermità, la sua vita non avesse più senso, dal momento che egli non era più in grado di combattere. “”L’ uomo politico – scrisse per giustificare il colpo di rivoltella che si sparò – deve sapere quando andarsene e deve farlo a tempo, nel momento in cui è consapevole di non poter più essere utile alla causa che ha servito””. Trotsky non la pensava allo stesso modo. Prendendo la parola alle esequie del suo vecchio compagno, insistette sul fatto che, poiché la lotta continua, ognuno deve rimanere al proprio posto e, di conseguenza, è la vita e non il suicidio di Joffe a servire da modello per coloro che restano. Tuttavia tredici anni più tardi, sentendo avvicinarsi la fine, Trotsky doveva cambiare opinione. Aggiungerà al suo testamento del 27 febbraio 1940 un poscritto incompiuto, il 3 marzo seguente (…). (…) scrisse nel suo poscritto questa frase che non lascia spazio ad alcun dubbio: “”Mi riservo il diritto di stabilire io stesso l’ ora della mia morte””. (…) Lenin provava un grande rispetto per Lafargue, pur mantenendo sempre un atteggiamento critico nei confronti dei capi del socialismo francese. Perciò ai funerali di Lafargue, parlando in nome del Partito operaio socialdemocratico russo, in un breve discorso fece il loro elogio, salutando in Paul “”uno dei più capaci e acuti divulgatori del marxismo””. Si astenne dal biasimare il suicidio. Tuttavia, secondo la testimonianza di Serafina Gopner, allora aderente al gruppo bolscevico di Parigi, Lenin lo condannava. In effetti in una conferenza successiva alle esequie, dedicata al suicidio, espresse la propria opinione con le parole seguenti: “”Un socialista non appartiene a se stesso, ma al partito. Se può essere ancora utile alla classe operaia in qualunque cosa, per esempio scrivere anche un solo articolo o un appello, allora non ha il diritto di suicidarsi””. Lenin aggiunse anche che il caso di Lafargue era ancora più grave, tenendo conto del fatto che i partiti operai sono molto più carenti di scrittori, rispetto ai partiti borghesi””. (pag 126-128)”,”LAFx-016″
“LAFARGUE Paul”,”La légende de Victor Hugo.”,”E’ in prigione, a Sainte-Pélagie, che Paul LAFARGUE, le cui attività politiche sono sorvegliate dalla polizia, redige questo lavoro mentre la Francia intera, e Parigi, è in lutto per la scomparsa dell’ “”immense génie””, presto pantheonizzato. Lo scrittore socialista è l’ unico ad andare controcorrente criticando la leggenda nazionale e repubblicana. Per lui il percorso politico del poeta è quello dello scrittore borghese che ha tradito a più riprese la causa del proletariato. LAFARGUE fu il primo a non soccombere alla ‘hugolatria’. “”Hugo è stato un amico dell’ ordine: non ha mai cospirato contro alcun governo, eccetto quello di Napoleone III, li ha sempre accettati e sostenuti con la penna e la parola e non li ha abbandonati che all’ indomani della loro caduta””. (pag 33)”,”LAFx-017″
“LAFARGUE Paul”,”Les luttes de classes en Flandre, de 1336-1348 et de 1379-1385. De Klassenstrijd in Vlaanderen van 1336-1348 en van 1379-1385.”,”””L’ aristocrazia del comune di Gand terrorizzata a causa del sollevamento popolare, si sottomise al Conte Luigi nel 1348; – nel 1871 l’ alta borghesia parigina terrorizzata dalle agitazioni popolari della fase dell’ assedio, accolse come una liberazione la pace prussiana che consegnava cinque miliardi e due province della Francia. Cosi termina la prima rivolta della città di Gand””. (pag 10)”,”LAFx-018″
“LAFARGUE Paolo”,”Il materialismo economico di Carlo Marx. I. L’ idealismo e il materialismo nella storia. II. L’ ambiente naturale: teoria darwiniana. III. L’ ambiente artificiale: teoria della lotta di classe.”,”””Nel formicaio regna il più assoluto comunismo. Il lavoro vi è libero, le formiche attendono ad esso instancabili””. (pag 38) “”Il governo sulle persone cede il posto all’ amministrazione delle cose e alla direzione dei processi di produzione. La società libera non tollera uno Stato fra sé e i propri membri””. (Engels, Socialismo utopistico e socialismo scientifico) (pag 45) “”Dacché l’ umanità è uscita dallo stampo comunista – questa prima culla delle società umane – queste ingrandirono in tre ambienti economici caratterizzati dal rispettivo modo di produzione: schiavitù, servitù, salariato””. (pag 15) Firma ex-proprietario Natale Cifarelli”,”LAFx-019″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto all’ ozio.”,”””I greci della grande epoca, non avevano, anche essi, che disprezzo per il lavoro; agli schiavi solo era permesso di lavorare: l’ uomo libero non conosceva che gli esercizi corporali ed i giochi dell’ intelligenza. Questo era il tempo – però – in cui nacquero Fidia, Aristotele, Aristofane, ed un pugno di bravi schiacciava a Maratona le orde dell’ Asia.”” (pag 8) “”Come noi abbiamo oltrepassato ciò; nec plus ultra! Le officine moderne sono trasformate in case ideali di correzione, dove s’ incarcerano le masse operaie, dove si condannano al lavoro forzato per 12 o 14 ore, non solamente gli uomini, ma le donne ed i fanciulli.”” (pag 10)”,”LAFx-020″
“LAFARGUE Paul”,”La religione del Capitale.”,”””Il congresso di Londra. “”I progressi del socialismo inquietano le classi possidenti d’ Europa e d’ America. Ora è qualche mese, degli uomini venuti da tutti i paesi civilizzati si riunirono a Londra, al fine di ricercare i mezzi più efficaci per arrestare i pericoli dell’ invasione delle idee socialiste. Si notavano fra i rappresentanti della borghesia capitalista d’ Inghilterra lord Salisbury, Chamberlain, Samuel Morley, Lord Randolph Churchill, Herbert Spencer, il cardinale Manning. Il principe Bismarck trattenuto da una crisi alcolica, aveva inviato il suo consigliere intimo, l’ ebreo Breichroeder. I grandi industriali ed i finanzieri dei due mondi, Vanderbilt, Rotschild, Gould, Souberyan, Krupp, Dollfus, Dietz-Menin, Schneider, assistevano di persona o si erano fatti rimpiazzare da uomini di fiducia. Mai si erano viste delle persone d’opinioni o di nazionalità sì differenti intendersi così fraternamente. Paolo Bert sedeva vicino a Freppell, Gladstone stringeva la mano a Parnell, Clemenceau ciarlava con Ferry, e Moltke discuteva amichevolmente delle sorte di una guerra di rivincita con Deroulède e Reinach. La causa che li riuniva , imponeva silenzio ai loro rancori personali, alle loro passioni politiche ed alle loro gelosie patriottiche. Il legato del papa prese la parola per il primo””. (pag 3) “”Il congresso di Londra, sarà contato nella storia quanto i grandi Concili che elaborarono la religione cattolica; esso tenne le sue sedute durante due settimane: si nominò una commissione composta dai rappresentanti di tutte le nazioni, incaricata di redigere i processi verbali e di raggruppare, in un corpo di dottrine, le opinioni e le idee emesse. Noi abbiamo potuto procurarci i differenti lavori di questa commissione, e li pubblichiamo nel presente volume””. (pag 9)”,”LAFx-021″
“LAFARGUE Paolo”,”Carlo Marx. Ricordi personali di Paolo Lafargue.”,”””Marx leggeva tutte le lingue europee e ne scriveva tre: tedesco, francese ed inglese, con ammirazione dei conoscitori di queste lingue; egli ripeteva volentieri il detto: “”La conoscenza di una lingua straniera è un’ arma nella lotta per la vita””. Egli possedeva un grande talento filologico, che si trasmise anche alle sue figlie. Aveva già 50 anni quando incominciò a studiare il russo e sebbene questa lingua non fosse in nessuna prossima connessione etimologica con le lingue antiche e moderne da lui conosciute, dopo sei mesi la possedeva già al punto da potersi allietare nella lettura di poeti e degli scrittori russi che egli particolarmente apprezzava: Puschkin, Gogol e Schlschedrin (Schedrin, Saltykov).”” (pag 7) “”Il solo esercizio fisico da lui esercitato regolarmente era la passeggiata; egli poteva camminare o salire colli lunghe ore chiacchierando e fumando senza sentire stanchezza. Si può affermare che egli lavorava camminando nel suo gabinetto; egli non si sedeva se non a brevi intervalli per potere scrivere ciò che aveva pensato camminando (…)””. (pag 9) “”Ritornato a casa io scrivevo sempre come meglio potevo ciò che avevo udito, in principio mi riusciva molto difficile il seguire il profondo e complicato corso dei pensieri di Marx. (…)””. (pag 9) “”Tutto sommato egli era un uomo. Io non ne vedrò mai più un altro simile””. (in apertura, Lafargue su Marx)”,”MADS-392″
“LAFARGUE Pablo”,”El Matriarcado. Estudio sobre los origenes de la familia.”,”Contiene il testo: La giornata legale di lavoro ridotta a otto ore. “”Ma i perfezionamenti della macchina riducono costantemente il numero di operai impiegati in fabbrica, li getta sulla strada e crea una sovrappopolazione operaia artificiale, chiamata da Engels “”esercito di riserva del capitale, che viene assorbito in fabbrica solo nei casi estremi””. Questo esercito di riserva del capitale è l’ arma terribile del capitalista per abbassare i salari al loro minimo e prolungare la giornata al suo massimo. Quindi, l’ interesse primordiale della classe operaia, esistendo la società borghese, è ridurre al massimo possibile questo “”esercito di riserva del capitale””, per far questo ci sono solo due mezzi; l’ emigrazione e la limitazione della giornata legale del lavoro.”” (pag 86)”,”LAFx-024″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Marx. Ricerche sull’ origine e sull’ evoluzione delle idee di giustizia, di bene, di anima e di dio.”,”Questo classico del marxismo che riprende molti temi del filone MORGAN-ENGELS, apparve per la prima volta in Francia nel 1909 e rappresenta la sistemazione logica di alcuni articoli che LAFARGUE pubblicò sulla rivista tedesca ‘Die Neue Zeit’.”,”MADS-552″
“LAFARGUE Paul”,”Le Socialisme et la Conquete des Pouvoirs Publics (1899).”,”LAFARGUE Paul”,”LAFx-031″
“LAFARGUE Paul – VAILLANT Edouard – GUESDE Jules – DEVILLE Gabriel – VANDERVELDE E. – LIEBKNECHT Guillaume”,”Les Bonnes Thèses du Socialisme. La religion du Capital (Lafargue) – La charité chretienne (Lafargue) – Suppression de l’Armée permanente et des Conseils de Guerre (Vaillant) – La lois de salaires et ses conséquences. Suivi d’une Réponse à la “”Réponse de M. Clémenceau”” (Guesde) – Collectivisme et révolution (Guesde) – L’évolution du Capital. I. Génese du Capital. II. Formation du prolétariat. III. Coopération et manufacture. IV. Machinisme et Grande Industrie. V. Fin du Capital (Deville) – La Grève Générale (Vandervelde) – Attaque et Défense (Liebknecht).”,”Firma proprietario G. Galopin”,”SOCx-249″
“LAFARGUE Paul, a cura di J. VARLET”,”Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet.”,”””Lafargue ne peut être considéré comme un pape infaillible du marxisme. Esprit audacieux, il s’est souvent trompé. Mais, même dans ses erreurs, il demeure toujours attrayant et fécond. “”C’était un dialecticien né – a dit de lui F. Mehring. la dialectique a formé le lien le plus solide qui l’unissait à Marx””. Paul Lafargue naquit le 15 janvier 1841 à Santiago-de-Cuba, de père et mère français. Il avait fait son éducation en Europe et étudia en France la médecine. De convictions républicaines, il fut l’un des organisateurs du congrès de Liége, première grande manifestation de la jeunesse républicaine contre l’Empire. Poursuivi à son retour avec Victor Jaclar, Gustave Tridon, et quelques autres, il fut exclu de toutes les facultés de France et du finir ses études de médecine à Londres. C’est à Londres qu’il fit la connaissance de Karl Marx. Lafargue a raconté lui-même que, proudhonien comme la plupart des socialistes française de cette époque, il hésita longtemps à rentre visite à Marx. C’est presque à regret qu’il était allé avec une lettre de présentation de Jaclar (1) faire à Marx une simple visite de politesse. La discussion s’engagea aussitôt, l’impétuosité de Lafargue fut vaincue par la dialectique implacable de Marx. Il ne se retira qu’au matin, séduit et conquis (2). La sympathie s’établit vite: hôte assidu de la maison de Marx, il devenait bientôt son gendre. Il épousa en effet Laura, la deuxième fille de Marx, née a Bruxelles en 1846. Il retourna à Paris pour mener la lutte contre l’Empire. (…) Lafargue ne connut Guesde qu’à Londres où celui-ci, d’accord avec Benoît-Malon, arrivait en mai 1880 pour rédiger avec Marx un programme destiné au prolétariat français. Ce programme, avec quelques additions émanant de groupes réprésentés au congrès régional de Paris, devenait le programme du Parti ouvrier. (…) Lafargue profita de son mandat législatif pour se faire “”commis voyageur en socialisme””, allant porter partout la parole révolutionnaire à travers la France. Les “”travaux parlementaires”” ne l’enthousiasmaient pas, Il ne fut pas réélu et ne fut plus jamais “”élu du peuple””. Lafargue n’avait rien d’electoral”” [J. Varlet, Préface] [(in) Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet, 1933] (pag 8-12)V [(1) Suivant d’autre sources, de Tolain; (2) Lafargue, cependant ne se débarrassa pas vite de son proudhonisme. Marx ècrit à ce propos à Engels: “”Ce sacré Lafargue me fatigue avec son proudhonisme, il ne me laissera en paix que le jour où je lui assènerai quelques bons coups sur sa caboche de créole] “”Il est impossible d’écrire en détails la vie militante de Lafargue, car ce serait retracer l’histoire du mouvement ouvrier français, du Parti ouvrier français d’abord (il fut l’un de ses chefs, secrétaire pour les relations internationales, Guesde étant le secrétaire pour l’intérieur) et, après l’unité, l’un des chefs de la tendance “”guesdiste”” dans le Parti socialiste unifié. A chaque congrès du Parti socialiste unifié, Lafargue intervenait avec autorité. Citons son discours au congrès de Toulouse (1908) dans lequel il se déclara partisan de la dictature du prolétariat: “”Les socialistes en sont pas des parlementaires, ils sont au contraire des antiparlementaires qui veulent renverser le gouvernement, ce régime du mensonge et de l’incohérence”” (…). Lafargue fut un polémiste hors ligne, mordant, incisif, d’un esprit étincelant. Il ne s’abaissa jamais à la trivialité et ses écrits sont des modèles du genre. Il fut puissamment secondé dans son travail par sa femme Laura, deuxième fille de Marx. Elle publia avec lui ‘Du Socialisme utopique au socialisme scientifique’ d’Engels. Elle traduisit avec lui le ‘Manifeste du Parti communiste’. Seule, elle publia la traduction d’oeuvres de son père et d’Engels: ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne’, Contribution à la critique de l’économie politique'”” [J. Varlet, Préface] [(in) Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet, 1933] (pag 12-13)”,”LAFx-033″
“LAFARGUE Paul RUSSEL Bertrand, a cura di Domenico DE-MASI”,”Economia dell’ozio.”,”estratti da ‘Il Diritto all’ozio’ di Paul Lafargue, traduzione dall’originale francese di Raffaele RINALDI, estratti da ‘Elogio dell’ozio’ di Bertrand RUSSELL, traduzione dall’originale inglese di Elisa MARPICATI”,”LAFx-037″
“LAFARGUE François”,”Demain, la guerre du feu. États-Unis et Chine, à la conquête de l’énergie.”,”LAFARGUE François laureato in geopolitica e in scienze politiche, professore di geopolitica all’Ecole supérieure de gestion, all’Ecole centrale de Paris, all’Université de St-Quentin. Ha pubblicato pure ‘Opium, pétrole et islamisme’. “”L’intervention américaine en Irak en 1991 puis celle en Afghanistan dix ans plus tard, s’inscrivent dans une perspective comparable. L’objectif des Etats-Unis vise à prendre le contrôle des gisement d’hydrocarbures du Moyen-Orient, non pour garantir leur propre approvisionnement énergétique mais pour disposer d’un levier d’influence envers la Chine. La faible dépendance pétrolière des Etats-Unis à l’égard du Moyen-Orient ne peut à elle seule suffire à justifier leur intervention en Irak en 1991. Car un autre prisme permet de comprendre ce conflit. La guerre contre l’Irak peut être aussi interprétés comme une action préventive contre la Chine. Puis l’engagement des Etats-Unis au Kosovo en 1999, là aussi peut être interprété comme un signal adressé à la Chine. Enfin la troisième et dernière partie de ce chapitre porte sur la stratégie d’encerclement de la Chine, parachevée par l’intervention américaine en Afghanistan depuis octobre 2001″” (pag 175)”,”CINE-084″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Karl Marx. Ricerche sull’origine e sull’evoluzione delle idee di Giustizia, di Bene, di anima e di dio.”,”””Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale il processo di sviluppo della vita sociale, politica ed intellettuale”” (in apertura) “”Marx da circa mezzo secolo ha proposto un nuovo metodo di interpretazione della storia che lui ed Engels hanno sempre applicato nei loro studi. Si capisce che gli storici, i sociologi ed i filosofi, nel timore che il pensatore comunista corrompa la loro innocenza e faccia loro perdere i favori della borghesia, lo ignorino, ma è strano che certi socialisti esitino a servirsene, per timore forse di arrivare a delle conclusioni che offenderebbero le nozioni borghesi delle quali a loro insaputa restano prigionieri. Al posto di sperimentare questo metodo per giudicarlo solamente dopo averlo usato, essi preferiscono discutere sul suo valore in sé e trovargli innumerevoli difetti: dicono che ignora l’ideale e la sua azione, che brutalizza le verità ed i principi eterni, che non tiene conto dell’individuo e del suo ruolo, che giunge ad un fatalismo economico che dispensa l’uomo da ogni sforzo, ecc. Cosa penserebbero i compagni di un carpentiere il quale, al posto di lavorare con martello, sega e pialla messi a sua disposizione, iniziasse a cavillare su questi attrezzi? Siccome non esiste un attrezzo perfetto, si potrebbe dar luogo ad infinite diatribe. La critica cessa di essere futile per divenire feconda solo quando segue l’esperienza, la quale, meglio dei più sottili ragionamenti, fa sentire le imperfezioni ed insegna a correggerle. L’uomo all’inizio si è servito di rudimentali martelli di pietra ed il loro uso gli ha insegnato a realizzarne più di cento tipi, differenti per la materia utilizzata, il peso e la forma. Leucippo ed il suo discepolo Democrito, cinque secoli avanti cristo, introdussero il concetto di atomo per comprendere la costituzione dello spirito e della materia, e per più di duemila anni i filosofi, al posto di cercare di ricorrere all’esperienza per verificare l’ipotesi atomistica, discussero sull’atomo in sé, sul ‘pieno’ della materia indefinitamente continua, sul ‘vuoto’ e la ‘discontinuità’, ecc., ed è solo alla fine del XVIII secolo che Dalton utilizzò la concezione di Democrito per spiegare le combinazioni chimiche. L’atomo, del quale i filosofi non avevano saputo far niente, diventò tra le mani dei chimici “”uno dei più potenti strumenti di ricerca che la ragione umana abbia saputo creare””. Ma ecco che solo dopo l’utilizzazione questo meraviglioso strumento si manifesta imperfetto, ecco che la radioattività della materia obbliga i fisici a polverizzare l’atomo, questa particella ultima, indivisibile ed impenetrabile della materia, in particelle ultra-ultime, della stessa natura di tutti gli atomi e conduttrici di elettricità. Le particelle, mille volte più piccole dell’atomo di idrogeno, il più piccolo degli atomi, ruoterebbero con straordinaria velocità attorno ad un nucleo centrale, come i pianeti e la Terra ruotano attorno al sole. L’atomo sarebbe un minuscolo sistema solare e gli elementi dei corpi che noi conosciamo non si differenzierebbero tra loro che per il numero ed i movimenti rotatori delle particelle. Le recenti scoperte della radioattività, che scuotono le leggi fondamentali della fisica matematica, rovinano la base atomica dell’edificio della Chimica. Non si può citare un esempio più memorabile della sterilità delle discussioni verbali e della fecondità dell’esperienza. Solamente l’azione nel mondo materiale ed intellettuale è feconda: “”All’inizio era l’azione””. Il determinismo economico è un nuovo strumento, messo da Marx a disposizione dei socialisti per stabilire un po’ di ordine nel disordine dei fatti storici che gli storici ed i filosofi sono stati incapaci di classificare ed ordinare. I loro pregiudizi di classe e la loro grettezza mentale danno ai socialisti il monopolio di questo strumento; ma questi prima di utilizzarlo si vogliono convincere che sia assolutamente perfetto e che possa divenire la chiave di tutti i problemi della storia; a tal proposito potranno per l’intera loro vita continuare a discutere ed a scrivere articoli e volumi sul materialismo storico, senza far avanzare la questione di un’idea. Gli scienziati non sono così timorati; pensano “”che dal punto di vista pratico sia di importanza secondaria che le teorie e le ipotesi siano corrette, purché ci guidino a risultati verificabili coi fatti “” (1). La verità, dopotutto, non è che l’ipotesi che opera meglio: spesso l’errore è il più breve cammino verso una scoperta. Cristoforo Colombo, partendo dall’errore di calcolo commesso da Tolomeo per la circonferenza della terra, scoprì l’America, mentre intendeva giungere alle Indie orientali. Darwin riconosce che l’idea primitiva della sua teoria sulla selezione naturale gli fu suggerita dalla falsa legge di Malthus sulla popolazione, da lui accettata ad occhi chiusi. I fisici possono oggi ben comprendere che l’ipotesi di Democrito è insufficiente per comprendere i fenomeni recentemente studiati, ma ciò non impedisce che sia servita da inizio alla chimica moderna. Marx, e questo è un fatto che si nota poco, non ha presentato il suo metodo di interpretazione storica in un corpo di dottrine con assiomi, teoremi, corollari e lemmi: esso non è per lui che uno strumento di ricerca, e lo ha formulato in uno stile lapidario mettendolo alla prova. Non si può criticarlo dunque che contestando i risultati che dà, rifiutando per esempio la sua teoria della lotta di classe. Ma se ne guardano bene. Gli storici ed i filosofi lo tengono per opera impura del demonio, precisamente perché ha condotto Marx a scoprire questo potente motore della storia”” [Paul Lafargue, ‘Il determinismo economico di Karl Marx. Ricerche sull’origine e sull’evoluzione delle idee di Giustizia, di Bene, di anima e di dio’, Napoli, 2014] [(1) W. Rucker, ‘Discours inaugural du Congrès scientifique de Glasgow’, del 1901] (pag 9-10)”,”LAFx-039″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto alla pigrizia. Seguito dalla controversia Jaures-Lafargue su ‘Idealismo e materialismo nella concezione della storia’.”,”””La rivoluzione russa ha aperto l’età delle rivoluzioni democratiche in tutta l’Asia e 800 milioni d’uomini fanno attualmente parte del movimento democratico in tutto il mondo civile. In Europa si moltiplicano i segni precursori della fine dell’epoca in cui dominava il parlamentarismo borghese così detto pacifico, epoca che cederà il posto a quella delle lotte rivoluzionarie del proletariato organizzato ed educato nello spirito delle idee del marxismo, che rovescerà il potere della borghesia ed instaurerà l’ordine comunista”” (pag 9, V.I. Lenin, Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue, 3 dicembre 1911)”,”LAFx-001-FL”
“LAFARGUE Paul”,”Origine ed evoluzione della proprietà.”,”””In uno studio dedicato alla funzione economica della Borsa nel capitalismo maturo, pubblicato nel 1897, Lafargue prende lo spunto da alcune osservazioni di Marx e di Engels per dimostrare che la Borsa onn fa altro che ricondurre ad un saggio medio di interesse o di profitto tutti i capitali, e che a “”quantità uguali di capitali sono distribuite parti aliquote del plusvalore creato dal capitale sociale complessivo”” (7). In questo modo cercava di applicare gli insegnamenti del terzo libro del ‘Capitale’, allora poco conosciuto, in un campo non certo nuovo, ma i cui sviluppi abnormi erano molto recenti. Anche se uno studioso di Lafargue, Claude Willard, ha scritto che, salvo eccezioni, l’economia politica non era un campo in cui il suo apporo sia stato veramente originale e creativo, in quanto si era limitato soprattutto a volgarizzare i temi fondamentali della critica economica marxista (8), in realtà Lafargue è molto attento all’evoluzione subita dal capitalismo nei paesi avanzati verso la fine del secolo. Si avvede infatti che si è aperta una nuova fase caratterizzata dall’enorme concentrazione dei capitali, dal sorgere dei cosiddetti trust, e questo nuovo stadio egli lo pone al centro dell’attenzione di alcuni suoi scritti, ed in particolare di ‘Les trusts américains’, pubblicato nel 1903 (9). La parte finale dell”Origine ed evoluzione della proprietà’ anticipava già queste ricerche successive. Anzi si può affermare che questo scritto sul capitale monopolistico può essere considerato come il proseguimento e completamento, del suo libro sulla proprietà”” [Arturo Peregalli, saggio introduttivo] (pag 30) (inserire)”,”LAFx-001-FC”
“LAFARGUE Paul, a cura di Lanfranco BINNI; ABSENT Karl”,”Il diritto all’ozio, 1883; Arbeit macht frei 1976. Il lavoro rende liberi, 1976.”,”L’introduzione di M. Dommanget all’edizione francese de ‘Le droit à la paresse’ di Lafargue, Paris, Maspero, 1969, edizione tradotta da Feltrinelli nel 1971, contiene molti cenni biografici su Lafargue. (pag 60) “”Essere presenti nei posti di lavoro è importante, ma con quale presenza? Gli operai americani organizzati nell’ IWW, nel 1912 cantavano in un loro ‘Inno del ribelle’: «niente è meglio di un buon vecchio zoccolo di legno», indicando nell’uso risoluto nel «sabot» un’adeguata forma di lotta anticapitalista. ‘L’Unità’ del 1934, in piena dittatura fascista (sempre di capitalismo si tratta) indicava: «A salario di merda, lavoro di merda!». Alla Fiat di Torino, nel 1963, durante la prima grande crisi economica del dopoguerra, il Gatto Selvaggio pisciava nelle vasche di verniciatura delle pepè”” (pag 9) (Karl Absent)”,”CONx-258″
“LAFARGUE Paul RUSSELL Bertrand, a cura di Domenico DE-MASI”,”Economia dell’ ozio. ‘Il diritto all’ozio’ (Lafargue) – ‘Elogio dell’ozio’ (Russell).”,”I saggi di Lafargue fanno parte di una serie di articoli scritti tra il 1879 e il 1890 dopo il suo esilio spagnolo, per la rivista francese ‘L’ Egalité’. I saggi di B. Russell fanno parte di una serie di articoli pubblicati su ‘Harper’s Magazine’, ‘The Modern Monthly’, ‘The Political Quarterly’, ‘The Outlook’ e ‘The New Stateman and Nation’. “”Un poeta greco del tempo di Cicerone, Antiparos, così cantava l’invenzione del mulino ad acqua (per la macina del grano): avrebbe emancipato le donne schiave e riportato l’età dell’oro: “”Risparmiate il braccio che fa girare la macina, o mugnaie, e dormite serene! Invano il gallo vi annunci l’alba! Demetra ha imposto alle ninfe il lavoro delle schiave ed ecco che allegramente saltellano sulla ruota ed ecco che l’asse messo in moto gira coi suoi raggi, facendo muovere la pesante pietra girevole. Viviamo la vita dei nostri padri e godiamo oziosi dei doni accordatici dalla dea”””” (pag 73)”,”LAFx-001-FV”
“LAFARGUE Paul”,”La religione del capitale. Massime preghiere e lamenti del capitalista.”,”Paul Lafargue (1842-1911), militante marxista francese, fu uno dei fondatori del Partito socialista francese (POF) e uno dei primi rappresentanti del socialismo scientifico in Francia e in Spagna. Genero e discepolo di Marx, fu (come lo definì Lenin nel 1911) «uno dei propagatori più intelligenti e profondi del marxismo»”,”LAFx-001-FF”
“LAFAY Gérard”,”Capire la globalizzazione.”,”LAFAY Gérard insegna all’Università di Parigi II.”,”ECOI-313″
“LA-FERLA Giuseppe”,”Ippolito Taine.”,”Taine (Hippolyte), filosofo, storico e critico letterario francese (Vouziers, Ardenne, 1828 – Parigi 1893). Boicottato dai rappresentanti della cultura ufficiale per la sua avversione allo spiritualismo dominante, dovette rassegnarsi ad abbandonare Parigi e a insegnare in licei di provincia (1851-1852). Ben presto però tornò a Parigi, dove cominciò a collaborare al Journal des débats e alla Revue des Deux Mondes e ottenne il dottorato in lettere (1853) con un Saggio sulle favole di La Fontaine e con la dissertazione latina De personis platonicis. La sua vita successiva trascorse senza avvenimenti esterni di rilievo, tutta dedicata a un’intensissima attività di studio. I numerosi viaggi (nei Pirenei, in Inghilterra, in Belgio, in Germania, in Italia) ebbero la funzione di importanti esperienze culturali e segnarono le tappe dello sviluppo dei suoi interessi intellettuali. Con l’affievolirsi della pressione del potere politico nel secondo decennio dell’ Impero anche l’ostracismo accademico contro Taine venne a cadere: nel 1863 fu nominato esaminatore alla scuola speciale militare di Saint-Cyr e nel 1866 ebbe l’incarico dell’insegnamento della storia dell’arte alla Scuola di belle arti. Dopo il 1870 visse per gran parte dell’anno a Menthon, sul lago di Annecy. Nel 1878 entrò nell’ Accademia. Se le prime opere di Taine, in particolare il Saggio su Tito Livio (1856) e i Saggi di critica e di storia (1858), attestano ancora interessi prevalenti di storico della letteratura, la sua personalità di filosofo, formatosi su Hegel, su Condillac, su Bain, su Comte, su J. Stuart Mill e sui grandi empiristi inglesi, venne tuttavia ben presto in primo piano. Dopo gli studi sui Filosofi francesi del XIX secolo (1857), nei quali regola polemicamente i suoi conti con l’aborrito eclettismo elaborato da Cousin, Taine si concentrò nella redazione del suo capolavoro, il trattato Dell’ intelligenza, scritto in polemica contro la concezione spiritualistica dell’uomo e pubblicato solo nel 1870. Intanto, dopo il viaggio in Italia (1864) narrato in un’opera in due volumi (1866), dai corsi di estetica e di storia dell’arte tenuti alla Scuola di belle arti erano nati numerosi saggi dedicati alla “filosofia dell’arte” nei vari paesi (Italia, Paesi Bassi, Grecia), saggi pubblicati dal 1865 al 1869 e riuniti poi nella Filosofia dell’arte, che rimase il testo più significativo di tutta l’estetica positivistica. L’arte e la letteratura sono funzioni naturali di quell’animale superiore che è l’uomo. Tutti i grandi artisti e i grandi scrittori sono guidati da una facoltà dominante (faculté maîtresse), che può essere quella poetica, come in La Fontaine, o quella oratoria, come in Tito Livio. A sua volta questa facoltà è sottoposta all’influenza della posizione geografica, del suolo e del clima (Viaggio ai Pirenei, 1855), e soprattutto al condizionamento della razza, del momento e dell’ambiente (prefazione alla Storia della letteratura inglese, 1863). Dopo la sconfitta militare del 1870 a opera dei Prussiani, la caduta del secondo Impero e la crisi degli anni successivi, Taine intraprese la stesura delle monumentali Origini della Francia contemporanea (6 voll., 1875-1893). L’opera è animata da spirito antigiacobino e da una visione ridimensionatrice della ‘grande rivoluzione’, alla quale viene fatta risalire la responsabilità dell’indebolimento della coscienza morale della nazione. Tra le altre opere di Taine sono ancora degne di menzione: Nuovi saggi (1865), Vita e opinioni di Thomas Graindorge (1867), Ultimi saggi di critica e di storia (1892) e l’Epistolario, pubblicato postumo (4 voll., 1904-1907). La reazione antipositivistica non fu generosa con il Taine: in particolare l’affermazione del Croce che il Taine appartenga, più che alla storia della filosofia e della storiografia, “a quella delle tendenze e mode culturali” è senza dubbio troppo ingiustamente riduttiva. Il lettore contemporaneo, meno coinvolto in quelle controversie di scuola, non può non riconoscere l’acume dell’ingegno di Taine, la sua eccezionale capacità di sintesi e il suo talento di scrittore. (RIZ).”,”STOx-068″
“LAFFIN John”,”L’ esercito israeliano nelle guerre in Medio Oriente 1948-73. Gli eserciti arabi nelle guerre in Medio Oriente 1948-1973.”,”””Israele dà per scontato che la sconfitta in guerra significhi la fine della nazione ebraica, e conduce le guerre di conseguenza. Questo fattore deve essere colto se si vuole comprendere l’ approccio di Israele al suo esercito e alla strategia, alle tattiche, all’ addestramento e ai metodi di conduzione della guerra””. In Israele non esiste distinzione tra esercito e società. Yigal YADIN che organizzò l’ esercito dopo la sua prima guerra diceva che ogni cittadino maschio di Israele è un soldato in licenza per 11 mesi all’ anno. Negli anni 1950, dopo che con la guerra di indipendenza (1948) l’ esercito aveva perso i suoi migliori ufficiali, fu compiuto un immenso sforzo nell’ addestramento degli ufficiali. Il Generale Haim LASKOV fu incaricato dell’ operazione il cui obiettivo era di addestrare 27 mila ufficiali in 18 mesi. Sotto le sue direttive vennero create 30 scuole militari. Uno dei primi provvedimenti fu quello di insegnare l’ inglese in modo che gli ufficiali potessero leggere la letteratura militare straniera. Nel 1973 i comandanti dell’ esercito egiziano avevano più scaltrezza di quanta gli israeliani attribuissero loro.”,”QMIx-097″
“LAFFITTE Jacques”,”Memorie del banchiere di Napoleone.”,”Laffitte non solo è stato il banchiere di Napoleone ma ha sposato la figlia all’ erede del Maresciallo Ney. facendola diventare principessa della Moscova. Il debito di Talleyrand. “”Si sa che i banchieri non prestano il loro denaro a lunghe scadenze; così, gli chiesi di pagarmi, al termine del primo anno. Gli calcolavo gli interessi al cinque per cento appena, senza provvisione. Egli vedeva dunque che mi comportavo da gentiluomo. Tuttavia, non rispose nulla. Un anno dopo, uguale richiesta, uguale silenzio, niente quattrini! Il terzo anno fu ancora la stessa storia ed io cominciai a perdere la pazienza. Mi rammentavo la storia del suo sarto: – Monsignore, quando vi compiacete di pagarmi? – Come siete curioso!”””” (pag 51) Talleyrand paga il suo debito senza parlarne. (pag 52-53)”,”FRAN-079″
“LAFON Alexandre”,”La camaraderie au front – 1914-1918.”,”‘Il cameratismo al fronte, 1914-1918’. [Il rifugio diventa anche un elemento di affermazione della solidarietà Così, nell’aprile del 1917 sul fronte di Champagne Louis Barthas nota.”” In qualsiasi momento, tutte le sere, uomini di corvée venivano a cercare riparo e venivano accolti nel nostro rifugio. (…) Henri Despeyrières evoca con emozione che però non si era in grado di accogliere tutti i soldati sotto bombardamenti improvvisi: “”Ho alcuni poveri disgraziati precipitarsi alla porta del nostro rifugio accolti, per quanto possibile (…) ma molti sono rimasti fuori dalla porta come un povero cane in un giorno di pioggia””] [“”L’abri devient aussi un élément d’affirmation de la solidarité. Ainsi, en avril 1917 sur le front de Champagne, Louis Barthas note: “”À tout instant, chaque nuit, des hommes de corvées, de liaison, des ravitailleurs surpris dans notre voisinage par des tirs de barrage épouvantables venaient chercher un refuge dans notre abri hospitalier, s’empilant, s’écrasant dans les escaliers””. Lui même à plusieurs reprises a pu profiter de la protection d’abris occupés et partagés, notemment dans le secteur d’Agnez-les-Duisans alors que la pluie détrempe les tranchées et liquéfie les parois des abris (…). Henri Despeyrières évoque avec émotion l’impossibilité de pouvoir abriter l’ensemble des soldats sous le bombardement: “”J’ai vu des pauvres malheureux se presser devant la porte de notre abri et nous en avons fait entrer autant que possible (…) beaucoup sont restés devant la porte comme un pauvre chien un jour de pluie”””” (pag 235). Insegnante di storia e geografia, Alexandre Lafon, è laureato in storia contemporanea e consigliere per l’azione pedagogica della ‘Mission du centenaire de la Première Guerre mondiale’] [‘Si l’autorité militaire et le discours dominant du temps de guerre évoquent la «camaraderie» des hommes et leur solidarité patriotique face à un ennemi barbare durant la Grande Guerre, qu’en a-t-il vraiment été sur le front? Sur le terrain, c’est en effet tout un univers relationnel complexe qui se met en place à travers une triple identité: sociale, militaire et combattante. Qui est alors réellement le camarade? Les anciens combattants ont développé après guerre l’idée d’une «fraternité des tranchées» pour donner un sens à leur expérience collective de la guerre. Les témoignages privés de combattants, écrits ou photographiques (parmi lesquels ceux des écrivains Dorgelès, Barbusse ou Genevoix) donnent à lire, au-delà de la violence de la situation, ce que les soldats ont pu vivre, ressentir et penser de l’égalité tant promise par la République et que la guerre a mise à l’épreuve’]”,”QMIP-234″
“LAFORGUE René”,”Talleyrand. L’homme de la France. Essai psychanalytique sur la personnalité collective française.”,”Mentalità nazionale francese (pag 87-101) Psicologia del prestigio (pag 87-104)”,”FRAN-107″
“LA-FRANCESCA Salvatore”,”La politica economica italiana dal 1900 al 1913.”,”””A Rosario Romeo si deve un’ interpretazione acuta ed organica dello sviluppo economico italiano nel suo intero arco di svolgimento. L’ intervento, sempre determinante, dello Stato, il ruolo, talvolta decisivo, della banca d’affari nel quadro del progetto industriale, sono individuati dal Romeo in alcune pagine magistrali della “”Breve storia della grande industria in Italia””. Tali elementi fondamentali il Cafagna ha felicemente indicato con il termine di “”macro-impulsi””, analizzandone l’azione durante il ventennio 1896-1914, nell’ affermazione, ed in qualche modo nel coordinamento di questi, si ravvisano i fattori determinanti di un processo di sviluppo economico tardivo, quale quello italiano.”” (pag 107)”,”ITAE-191″
“LAFUE Pierre”,”Lenine ou le mouvement.”,”Lenin: “”Non c’è una via media””. Quelli che parlano di giusto mezzo sono “”degli ingannatori o degli ingannati””. Presto i suoi compagni, colpiti dalla sua decisione nel proseguire un’ idea, lo chiamano: Tiapkin, colui che va al fondo di tutte le cose””. (pag 44) “”Ma, più che mai, egli stima che il numero, per chi lo sa maneggiare, può diventare “”il vero fattore di potenza””””. (pag 62) “”Il bolscevismo, sono io!”” (pag 63) “”Aveva, dall’ inizio, dichiarato ai suoi uomini: “”E’ importante che non abbiate più preoccupazioni materiali di quante ne ha un soldato o un monaco”” (pag 64)”,”LENS-136″
“LAFUE Pierre”,”Storia della Germania.”,”Edizione speciale di cinquecento copie, esemplare n. 471 La vecchia Sassonia è il cuore del ‘Deutschtum’ “”Ma il re di Prussia manovrava sullo scacchiere diplomatico altrettanto bene come sui campi di battaglia. Abbastanza accorto da comprendere la necessità di non rompere con la Francia, seppe anzi rendere ancor più stretti i loro rapporti, concludendo il 16 gennaio 1756 un trattato di neutralità con l’ Inghilterra, destinato ufficialmente a mettere la Russia alle strette, ma in realtà a stornare i Francesi, come i Russi, da qualsiasi velleità di conquiste in territorio tedesco. La sua abilità parve tuttavia aver raggiunto i limiti allorché avendo nel 1757 la dieta dichiarato la guerra d’ impero al Brandeburgo, la Francia e la Svezia, potenze garanti – in virtù del trattato di Westfalia – delle “”libertà germaniche””, presero, in quella loro veste, le armi e, decisione ancor più pericolosa per l’ avvenire della Prussia quando, compiendo “”il rovesciamento delle alleanze””, Luigi XV firmò il 1° maggio 1757 un accordo con la Russia e l’ Austria, che aveva come scopo principale la spartizione della Marca dell’ est. Contro lo Stato nuovo che minacciava, se non di asservire la Germania, di rialzarla almeno dalla sua impotenza, la monarchia francese reagiva dunque con energia e chiaroveggenza””. (pag 448 – 449)”,”GERx-101″
“LAGARDELLE Hubert LABRIOLA Arturo MICHELS Robert KRITCHEWSKY Boris GRIFFUELHES Victor”,”Syndicalisme & Socialisme. Conference internationale (1907).”,”””Il sindacalismo francese è nato dalla reazione del proletariato contro la democrazia”” (pag 36) “”allorché tutto ciò fu chiaro per la coscienza operaia, ci fu nel proletariato come una brusca eccitazione, che si tradusse in una doppia reazione contro il socialismo parlamentare e lo Stato democratico”” (pag 39)”,”MOIx-019″
“LAGARDELLE Hubert SOREL Georges BERTH Edouard PANNUNZIO Sergio GRIFFUELHES Victor DELASALLE Paul POUGET Emile”,”Sindicalismo revolucionario.”,”Il saggio più ampio è quello di Lagardelle (pag 47-82) sui ‘Caratteri generali del sindacalismo’”,”ANAx-392″
“LAGERSVÄRD Johan Claes, a cura di Vittorio E. GIUNTELLA”,”Lettere a Giovanni Ferri De Saint-Constant. II Serie: Fonti. Vol. LV.”,”LAGERSVÄRD Johan Claes nato a Upsala, Svezia, carriera amministrativa, inviato in Italia nel 1789 come primo segretario di lars von Engestrom inviato straordinario svedese… Johan Claes Lagersvärd (1756-1836) è stato un diplomatico svedese. Ha lavorato come primo segretario dell’invio straordinario svedese in Italia, Lars von Engeström, dal 1789. Lagersvärd è stato anche un pittore dilettante e ha posato per il ritratto del pittore francese Louis Gauffier, che lo ha raffigurato seduto davanti alla cupola di Firenze 12.”,”RISG-052-FSL”
“LAGHI Ivo a cura, saggi di LABRIOLA Arturo LEONE Enrico OLIVIERO OLIVETTI Angelo DE-AMBRIS Alceste BIANCHI Michele PANUNZIO Sergio ORANO Paolo MANTICA Paolo MASOTTI Tullio BARNI Giulio LANZILLO Agostino DI-VITTORIO Giuseppe BORGHI Armando RAZZA Luigi”,”La rivoluzione sociale del primo sindacalismo. Antologia del sindacalismo rivoluzionario.”,”Ivo Laghi è nato a Lagonegro nel 1929, Segretario Generale della CISNAL dal 1979, riconfermato nell’incarico dai Congressi Confederali del 1980 e del 1987. É membro del Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL) e direttore dei periodici Pagine libere di Azione Sindacale e La mèta sociale, Arturo Labriola nasce ad Acerra (Napoli) il 22/1/1873 da una famiglia di piccoli artigiani. Nel 1889 si iscrive a giurisprudenza a Napoli, laureandosi nel 1895. All’università si avvicina alla politica attiva militando prima nel movimento repubblicano e poi in quello socialista, si iscrive al PSI nel 1905 ed inizia a scrivere su l’Avanti e su Critica Sociale. Riparato in Svizzera nel 1898 per sfuggire ad una condanna inflittagli per aver organizzato a Napoli una manifestazione di protesta contro gli eccidi di Milano, passa poi in Francia ove entra in contatto con gli ambienti che sono sotto l’influenza della posizione di Sorel. Rientrato in Italia nel 1900, collabora al periodico napoletano La Propaganda. Si trasferisce a Milano dove fonda e dirige il periodico L’Avanguardia socialista, che diventa l’organo principale del sindacalismo rivoluzionario italiano. Nel 1906 torna a Napoli per insegnare Economia politica all’università. Dal 1906 al 1909 è condirettore, con Olivetti, del Quindicinale Pagine Libere. Espulso nel 1907 dal PSI, assume posizioni più moderate e distanti dal sindacalismo rivoluzionario. Favorevole all’impresa libica nel 1913 viene eletto deputato come ‘socialista indipendente’. Enrico Leone nasce a Pietramelara l’11/7/1875. Aderisce al movimento anarchico napoletano e nel 1894 viene arrestato per aver organizzato una manifestazione antimonarchia. Si avvicina successivamente al PSI, collaborando nel 1897 al periodico socialista La Terra,nel 1899 fonda il settimanale La Propaganda, Nel 1900 si laurea in legge, l’anno successivo è eletto a Napoli consigliere comunale per il PSI. Entrato in contatto con l’ambiente sindacalista rivoluzionario ne resta affascinato, così da fondare e dirigere dal 1903 al 1906 il periodico Divenire sociale. Del 1906 è la sua opera più importante Il sindacalismo. Nel 1906 per un breve periodo pubblica il quotidiano L’Azione, come organo dissidente del PSI. Partecipa al quotidiano Il Domani, collabora alla Bandiera del Popolo di Rossoni e con Mantica dirige dal 1906 al 1908 la Rivista del socialismo scientifico. Angelo Oliviero Olivetti nasce a Ravenna il 21/6/1874 da una famiglia agiata e di sentimento monarchici. Compie gli studi liceali presso l’esclusivo collegio Cicognini di Prato, si iscrive a giurisprudenza a Bologna, laureandosi a soli diciannove anni. La sua militanza socialista risale all’università, quando assieme a Costa e Balducci, scrive sul periodico socialista La Lotta. Nel 1892 è uno dei partecipanti al congresso fondatore del PSI. Nel 1906 inizia a pubblicare a Lugano Pagine Libere. Nel 1911 si pronuncia a favore dell’intervento in Libia. Alceste De-Ambris nasce a Licciana (Massa Carrara) il 15/9/1874 da famiglia agiata. Compie un regolare iter scolastico e si iscrive alla facoltà di legge. Alla fine del secolo si iscrive al PSI e diventa attivista. Chiamato alle armi, emigra in Francia e poi in Brasile. L’avversione ostile dei latifondisti brasiliani nei suoi confronti, lo obbliga a tornare in Italia, a Savona, dove nel 1903 è eletto segretario della Camera del lavoro. A Roma il PSI lo chiama a dirigere l’organo della Federazione Giovanile La Gioventù socialista. Ne4l 1906 si trasferisce a Milano, nel 1907 è chiamato a dirigere la Camera del lavoro di Parma e il periodico L’Internazionale, organo dei sindacalisti emiliani. Nel Parmense guida tutte le lotte dei lavoratori agricoli e degli operai fino al fanmoso sciopero ad oltranza del maggio-giugno 1908. In conseguenza della sua attività è obbligato a fuggire in Svizzera e poi di nuo in Brasile. Dalla Svizzera si oppone all’impresa Libica. Allo scoppio della guerra si mette alla testa del sindacalismo rivoluzionario interventista. Michele Bianchi nasce a Belmonte Calabro (Cosenza) il 22/7/1883 da una famiglia appartenente al ceto medio. Compie gli studi classici a Cosenza e frequenta a Roma la facoltà di legge, che successivamente abbandona per dedicarsi all’attività politica com e redattore dell’Avanti. Aderisce alla corrente rivoluzionaria del PSI nel 1903 è a favore dell’ordine del giorno di Susi che chiede l’espulsione dal Partito del riformista Turati. Nel 1905 si dimette dall’Avanti motivando la sua decisione con un articolo sul Divenire sociale. Nel dicembre si trasferisce come segretario dalla Locale Camera del Lavoro e direttore di Lotta socialista a Genova, ove svolge una intensa attività organizzativa per conquistare alla corrente sindacalista l’egemonia sul mondo operaio genovese.Nel 1907 si trasferisce a Savona dove è eletto segretario della Camera del Lavoro.Allo scoppio del conflitto mondiale partecipa alla campagna interventista a fianco di Corridoni e De-Ambris. Sergio Panunzio nasce il 20/7/1886 a Molfetta. Fin da giovane partecipa alla vita politica aderendo al movimento socialista. Studente liceale collabora all’Avanguardia socialista di Labriola. Dopo la laurea in legge nel 1908 si dedica agli studi ed alla docenza.. Paolo Orano nasce a Roma nel 1875, dove si laurea in lettere. Iscritto all’Unione socialista romana svolge una intensa attività propagandistica per la corrente intransigente di Ferri. Nel 1904-1905 collabora all’Avanti. Collabora assieme a Bianchi a Gioventù socialista e a Lotta proletaria e al Divenire sociale di Leone. Dal 1909 al 1910 dirige con Olivetti Pagine Libere e collabora con Avanguardia sindacalista e alla rivista di Dinale La Demolizione. Nel 1912 appoggia l’intervento in Libia. Fonda a Firenze la rivista La Lupa. Allo scoppio della guerra si impegna nella campagna interventista. Paolo Mantica calabrese di nascita si trasferisce giovanissimo a Roma, dapprima studente, poi professore presso un Istituto superiore femminile. Aderisce al PSI e viene eletto deputato nel Collegio di Cittanova. Nel 1904 è nominato direttore dell’Avanti. Nel 1906 con Leone dirige Roma la Rivista del socialismo scientifico. Entrato in rapporto con Mussolini collabora su Il Popolo d’Italia alla campagna interventista. Tullio Masotti nasce a Falerone (Ascoli Piceno) nel 1886, aderisce giovanissimo al PSI per il quale svolge attività giornalistica. Conosciuto De-Ambris si trasferisce a Parma con il quale organizza il famoso sciopero del 1908. Spenta l’agitazione ripara in Francia, da dove torna nel 1911 per organizzare scioperi negli stabilimenti siderurgici di Portoferraio. Neutralista riguardo alla campagna libica partecipa alla fondazione dell’USI. Giulio Barni nato a Firenze si trasferisce giovanissimo a Parma, ove inizia a frequentare l’ambiente operaio. Nel 1908 si sposta a Brescia come segretario della Camera del Lavoro, dove svolge attività di pubblicista per il giornale Lotte del lavoro. Nel 1909 passa a Ferrara e nel 1910 si trasferisce a Trento per assumere gli incarichi di segretario del Segretariato del Lavoro e di direttore del periodico Avvenire del Lavoratore. Nel trentino inizia a collaborare anche alla rivista La Demolizione di Dinale, Marinetti ed Orano. Collabora al quotidiano operaio La Conquista. Colpito da condanna per motivi politici si rifugia in Svizzera ove diventa redattore dell’Aurora, organo del partito socialista ticinese. Nel 1913 ritorna in Italia e collabora alla rivista del socialismo rivoluzionario ‘Utopia’ diretta da Mussolini. Allo scoppio del conflitto mondiale partecipa alla lotta interventista. Nel 1915 si arruola volontario per andare a morire nello stesso anno sul Carso. Agostino Lanzillo nasce a Reggio Calabria il 31/8/1886. Si laurea in legge nel 1910 a Roma con una tesi su Proudhon. Aderisce subito al movimento sindacalista rivoluzionario attratto dalla figura e dal pensiero di Sorel. Redattore del periodico sindacalista Divenire sociale di Leone, collabora a La Lupa di Orano, alla Voce di Prezzolini e poi su richiesta di Mussolini all’Avanti e successivamente a Il Popolo d’Italia. Partecipa alla campagna interventista. Giuseppe Di-Vittorio nasce a Cerignola (Foggia) l’11/8/1892 da una famiglia di braccianti agricoli. Dopo la seconda elementare deve lasciare la scuola per i lavori nei campi, come bracciante, assieme ai genitori. Quindicenne accetta di dedicarsi al movimento dei lavoratori e nel 1907 viene eletto componente del Direttivo della Lega contadini di Cerignola. Si iscrive al PSI nel 1909 e viene eletto segretario della Federazione regionale pugliese. Entra in contatto con i sindacalisti rivoluzionari ed inizia ad inviare corrispondenze a L’Internazionale di Alceste De-Ambris. Nel 1910 viene eletto segretario della Camera del Lavoro di Minervino Murge. Nel 1911 guida lo sciopero dei braccianti di Cerignola, viene arrestato, resta in carcere tre mesi.Nel 1912 esce dalla Confederazione e aderisce all’USI. Guida lo sciopero generale in Puglia dopo l’eccidio di Ancona del giugno 1914, dopo si rifugia in Svizzera a Lugano. All’inizio del 1915 rientra in Puglia e si impegna per l’intervento nella prima guerra mondiale, cui partecipa sul Carso e nel Trentino. Armando Borghi nasce a Castel Bolognese (Ravenna) il 6/4/1882 in una famiglia di tradizioni anarchiche. Dall’ambiente familiare trae le sue prime consapevolezze politiche e sociali, formandosi con la lettura del settimanale anarchico di Malatesta L’Agitazione.Nel 1907 si trasferisce a Bologna e viene eletto segretario provinciale del sindacato degli edili, incarico che mantiene per oltre tre anni. Nel frattempo si fa promotore della Biblioteca Lux, la cui funzione è la propaganda di opuscoli insurrezionali ed antimilitaristi.Incriminato per questa attrività nel 1910 fugge a Parigi dove entra in contatto con gli ambienti soreliani della Bataille syndacaliste. Nel 1912 ritorna in Italia, dove viene arrestato per un comizio contro gli eccidi proletari. Uscito di prigione aderisce all’USI. Allo scoppio della guerra si pone all’interno dell’USI alla testa di quanti si oppongono alle tesi interventiste di Corridoni e De-Ambris. A seguito delle sue idee neutraliste trascorse il periodo bellico internato prima ad Impruneta, poi ad Isernia. Luigi Razza nasce a Vibo Valentia (Catanzaro) il 12/12/1892. Trasferitosi con la famiglia a Noto inizia ivi la sua attività giornalistica come fondadore e direttore del giornale socialista Gagliardo.Trasferitosi a Lecce frequenta l’ambiente sindacalista rivoluzionario gravitante su Di-Vittorio. Costituita l’USI, si trasferisce a Milano e diventa segretario propagandista della nuova organizzazione sindacale. Allo scoppio della guerra partecipa alla campagna interventista come redattore de Il Popolo d’Italia.”,”MITT-027-FL”
“LAGI Sara”,”Adolf Fischhof e Karl Renner: la questione nazionale austriaca (1869-1917).”,”Sara Lagi è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo. E’ stata borsista alla Fondazione Luigi Firpo e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi sociali dell’Università di Firenze. Ha pubblicato una monografia sul pensiero politico di Hans Kelsen, e per il Centro Editoriale Toscano ‘Georg Jennikek storico del pensiero politico (1883-1905)’. Sui articoli sono apparsi su “”Il Pensiero politico””, ‘Il giornale di storia costituzionale’, ‘Res Publica’ e ‘Co-herencia’. Attualmente (2011) insegna presso il Middlebury College e la Florence University of the Arts a Firenze. Sara Lagi, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società (Department of Culture, Politics and Society), Faculty Member. At present, I am Associate Professor of the History of European Political Thought at the University of Turin (Italy); I got my Ph.d. in the History of European Political Thought at the University of Perugia (2005) and I have taught as Adjunct Professor History of the European Union at the Middlebury College School in Italy (2004-2014) and Political Economy of the EU crisis as Visiting Scholar at the Middlebury College (Vermont, USA). ( Ringraziamenti dell’autrice al Prof. Peter Urbanitsch, una delle massime autorità sulla storia dell’Impero austro-ungarico. Ringraziamenti pure al Proff. Rainer Bauböck, Lea Campos Boralevi, Corrado Malandrino, Gilda Manganaro Favaretto e Diego Quaglioni Problema unione fra Germania e Austria (pag 28-29) Rapporto tra SPÖ e austro-marxismo (pag 70)”,”AUTx-047″
“LAGI Sara”,”Karl Renner: Staat und Nation (1899).”,”Renner definì il liberale Adolf Fischhof ‘l’unica mente veramente politica della borghesia (austro)-tedesca”” (pag 111) Questione stato plurinazionale. Fischhof pubblicò nel 1869 la sua opera principale ‘Österrich und die Bürgschaften seines Bestandes. Politische Studie’ (L’Austria e le condizioni della sua esistenza. Uno studio politico) in cui si chiedeva come pacificare le nazionalità che vivevano nell’Impero. Come Fischhof, Renner sottolineava con insistenza l’importanza del principio di uguaglianza (pag 120) Fischhof e Renner due riformatori nell’Austria asburgica (pag 123)”,”TEOC-780″
“LAGONEGRO Giovanni”,”Storia politica di Euskadi Ta Askatasuna e dei Paesi Baschi.”,”Eta: Euskadi Ta Askatasuna (Eta acronimo di Paesi Baschi e Libertà)”,”SPAx-105″
“LAGORIO Lelio LEHNER Giancarlo”,”Turati e Gramsci per il socialismo.”,”””Ancora nel 1917 – e siamo già nella prima fase della Rivoluzione russa – Gramsci non prende parte ai moti torinesi del 23-26 agosto. Non gli sembrano una reazione popolare alla guerra “”borghese e imperialistica””. Li giudica con l’ottica tipica di un cripto-interventista, come un siluro della burocrazia giolittiana amica dei tedeschi che, a bella posta, avrebbe fatto mancare il pane a una città strategicamente essenziale per la produzione bellica. A distanza di più di dieci anni, ormai chiuso nel carcere, Gramsci rianalizzerà così quegli avvenimenti (Quaderni 1, XVI, § 116): “”L’attività di Ciccotti (socialista neutralista, ndr) è delle più complesse e difficili… Durante la guerra ebbe atteggiamenti disparati: fu sempre un agente di Nitti o per qualche tempo anche di Giolitti? A Torino nel ’16-17 era assolutamente disfattista; egli invitava all’azione immediata… Ricordo la sua conferenza del ’16 o del ’17, dopo la quale furono arrestati un centinaio di giovani e adulti accusati di aver gridato: “”Evviva l’Austria!””…”” (pag 25) “”Oh voi che siete due dentro ad un fuoco”” (Dante) (in apertura) “”Sovra i cener che d’Attila rimase”” (Dante) “”Dopo lunga tenzone / verranno al sangue e la parte selvaggia / caccerà l’altra con molta offensione”” (Dante) “”Noi veggiam come quei c’ha mala luce”” (Dante) “”Allor mi dolsi, e ora mi ridolgo quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi”” “”Colui che perde si riman dolente, repetendo le volte, e tristo impara”” “”… là dentro si martira / Ulisse e Diomede, e così insieme / a la vendetta vanno come a l’ira”” (libro Turati e Gramsci per il socialismo; di Lagorio e Lehner)”,”MITS-372″
“LAGORIO Paolo”,”Come si legge un testo letterario.”,”””Chi liberò in parte la critica marxista dalle strettoie in cui si trovava, e le conferì un carattere più marcatamente letterario fu uno studioso ungherese, György Lukács (1885-1971), il quale rielaborò la teoria del rispecchiamento di Lenin in senso letterario, applicandola al rapporto fra l’elemento sovrastrutturale della letteratura e la struttura della società: per il critico e pensatore marxista ciò che importa per capire la letteratura non è tanto che essa nasca dalla struttura, quanto che essa poi la rispecchi (…)”” (pag 49) Dal ‘Dizionario di filosofia’ Treccani: “”La filosofia. Se si escludono alcuni testi di carattere divulgativo, dedicati all’esposizione del pensiero di Marx e di Engels, L. pubblicò un solo libro di contenuto specificamente filosofico, Materialismo ed empiriocriticismo. La stesura di questo testo – che conobbe una seconda edizione, nel 1920, ma fu tradotto e conosciuto in Europa occidentale soltanto nel 1927 – fu occasionata dall’uscita, nel 1908, di una raccolta di saggi firmata, tra gli altri, da Bogdanov e A. Lunacarskij (Saggi intorno alla filosofia del marxismo), due bolscevichi che, nel Congresso del 1905, avevano appoggiato le tesi della maggioranza; sostenendo l’esigenza di una revisione del marxismo in senso empiriocriticista, Bogdanov e Lunacarskij esponevano, infatti, la maggioranza agli attacchi dei menscevichi (in partic. di Plechanov), i quali potevano presentarsi come custodi dell’ortodossia. Tale situazione, che cadeva per di più in un momento di grave difficoltà del partito russo, indusse quindi Lenin a intervenire nel dibattito filosofico, per criticare le tesi dei ‘machisti’ russi e per affermare, più in generale, l’inconciliabilità del marxismo con ogni forma di «idealismo soggettivo», rielaborando le indicazioni già fornite da Engels. Se, infatti, il problema principale per Engels era stato quello di criticare, dal punto di vista storico-materialistico, le filosofie meccanicistiche della seconda metà dell’Ottocento, L. si pone, dal medesimo punto di vista, il problema opposto, di combattere la spinta antimaterialista che andava emergendo nel primo Novecento, proprio sulla base del rifiuto del meccanicismo. Egli sviluppa quindi la sua polemica attorno a tre capisaldi. In primo luogo riafferma il concetto di realtà obiettiva, come ciò che esiste indipendentemente, come materia preesistente, anche in senso cronologico, rispetto al soggetto che esercita l’attività conoscitiva; in secondo luogo sostiene, contro le posizioni convenzionalistiche o strumentalistiche, la capacità della conoscenza di cogliere la legalità intrinseca della natura, a partire dai dati percettivi (cosiddetta teoria del riflesso, o del rispecchiamento); in terzo luogo sottolinea la natura processuale, e quindi sempre relativa, dell’attività conoscitiva, quale si manifesta specialmente nel susseguirsi storico delle teorie. Più in partic., L. pone l’accento sull’importanza che assume, in questo quadro, la concezione materialistica della dialettica, in quanto consente di dar conto della dinamicità del processo conoscitivo, e di superare quindi la tradizionale antitesi tra verità relativa e verità assoluta. Dopo la morte di L., tra il 1929 e il 1930, in Unione Sovietica furono pubblicati alcuni suoi quaderni di appunti (trad. it. Quaderni filosofici), redatti tra il 1895 e il 1917, sotto forma di riassunti e di osservazioni critiche, nel corso della lettura delle opere filosofiche di Marx, Engels, Feuerbach ed Hegel. Buona parte di questi appunti è dedicata alla concezione hegeliana della dialettica; questa circostanza, unitamente alla valutazione sostanzialmente positiva dell’«idealismo oggettivo» di Hegel, contro quello «soggettivo» di Berkeley, Hume e Kant, ha portato alcuni interpreti a scorgere in questi scritti una implicita autocritica di L. rispetto alle posizione espresse in Materialismo ed empiriocriticismo. Secondo altri interpreti, nei Quaderni filosofici si configurerebbe piuttosto un approfondimento delle posizioni esposte nel 1909, in cui si dà maggior rilievo al ruolo della prassi nel processo conoscitivo, nonché al carattere relativo, sempre modificabile, dei risultati di tale processo.”” Sulla teoria del rispecchiamento di Lenin vedi pure libro di Marino Centrone, ‘Logica formale e materialismo’, Dedalo, 1977, a pagina 30: “”Questa teoria è intesa da molti come se la nostra coscienza fosse una specie di macchina fotografica in cui si riflette la realtà. Veramente già un’immagine fotografica non è identica all’oggetto riprodotto, e molto meno lo è ciè che nella nostra coscienza diventa la riproduzione della realtà. Senza dubbio forma e contenuto formano sempre un’unità, ma un’unità contraddittoria, appunto un’unità dialettica. Essenza e fenomeno, contenuto e forma, immagine e oggetto raffigurato si contrappongono tra loro e, in pari tempo, sono una cosa sola”” (9) per la fonte della citazione vedi nota (9)”,”VARx-566″
“LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri”,”La bataille de la maison blanche. De Johnson à Nixon 300 jours de sang et d’ espoir.”,”E’ una raccolta di dispacci dei corrispondenti e inviati dell’ Agenzia France-Presse negli Stati Uniti: LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri E’ una raccolta di dispacci dei corrispondenti e inviati dell’ Agenzia France-Presse negli Stati Uniti: LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri. 1968. “”Il partito repubblicano a Miami è stato tanto prudente quanto Nixon nella sua campagna. Non si è pronunciato sulla cessazione dei bombardamenti o sulla ritirata delle forze americane. Propone un piano di pace fondato sul pensiero pio dell’ autodeterminazione. I democratici avevano la scelta a Chicago tra il rifiuto della politica attuale e la sua accettazione. La convenzione, visibilmente teleguidata dal Texas dal capo del partito, che non voleva avere le mani legate, non ha osato andare contro Johnson. Quali che fossero le sue velleità di indipendenza, Humphrey è rimasto prigioniero di questa politica.”” (pag 213)”,”USAS-153″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.”,”””Si metterà una pezza da una parte – cioè la metteranno gli USA per i loro specifici interessi, badando sempre meno a quelli degli altri, che verranno allegramente calpestati – e si apriranno altre falle in numerose aree mondiali. Non ci sarà spazio per tutti, detto in modo prosaico””. (…)”” (pag 68) “”Paesi europei capitalisticamente avanzati, Giappone, Russia, Cina, India, ecc. saranno obbligati – chi al fine di mantenere buoni ritmi di sviluppo che gli consentano di accedere agli alti gradini dello sviluppo capitalistico, chi per non decadere e cercare di mantenere le posizioni – ad entrare in competizione fra loro ma, in ultima analisi, anche con il paese dominante centrale che, con le sue reiterate mosse strategiche in atto da ormai dodici anni, tende a ritardare il loro sviluppo, le loro possibili alleanze (divide et impera), per non veder sorgere un giorno contro di sé un nuovo polo imperialistico (…)””. (pag 68) “”Il paese maggiormente deflazionistico, al momento attuale, è la Cina, seguita dai paesi del sud-est asiatico. Ragionando in termini soltanto economicistici, potremmo dire che tale deflazione è “”virtuosa””, poiché connessa a forti ritmi di sviluppo (in Cina, si è ancora sull’ 8% di aumento annuo del PIL); essa sarebbe una deflazione “”da costi””, cioè provocata da celeri aumenti di produttività che, con salari non in linea (almeno nella loro stragrande maggioranza) con la stessa, provoca riduzione di costi e prezzi, quindi aumento dei consumi e di produzione. Invece, la deflazione in Giappone (e quella in agguato negli altri paesi avanzati) sarebbe “”da domanda””, quindi dovuta a scarso aumento, in taluni casi diminuzione, di consumi, quindi di produzione, quindi di occupazione e di reddito, con ulteriori effetti depressivi sui consumi, ecc. Da qui la richiesta di una nuova ondata di keynesismo, di spesa statale””. (pag 69)”,”TEOC-306″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ ascia e lo scalpello. Scritti di teoria e congiuntura.”,”LA-GRASSA Gianfranco già docente di economia politica nelle Università di Pisa e Venezia, è autore di molti libri e saggi sul marxismo e la teoria della società. E’ membro dell’ Associazione “”Louis Althusser””. “”Chiudo lo scritto, parafrasando Heidegger: “”Solo un Lenin, ci piò salvare””! Sperando di non essere frainteso. Occorre un Lenin odierno, non la mera ripetizione del leninismo di un tempo. Ed inoltre, un individuo geniale è solo la sintesi di un movimento (ma di pensiero e di organizzazione) che ha preparato una nuova strada. Ed un altro principio sintetico ci dovrebbe guidare nel muovere i primi passi del neonato. Esiste oggi un monoimperialismo statunitense, cosa assai diversa dall’ imperialismo dell’ inizio del ‘900. Il nemico numero uno – ma con laidi vassalli al so seguito, estremamente pericolosi quanto più servili sono – è il blocco dominante (economico, politico, ideologico) del paese attualmente centrale, non certamente il suo popolo o la sua cultura.”” (pag 87) “”Non vorrei. in particolare, venisse fraintesa la famosa affermazione di Lenin riguardo alla relativa positività della funzione dell’ “”emiro dell’ Afghanistan. Detta affermazione, pur reinterpretata e riportata all’ oggi, significa – e ciò mi sembra giustissimo – che perfino chi lotta contro certe politiche imperialistiche di paesi ad alto sviluppo capitalistico (oggi sostanzialmente gli USA) soltanto per i suoi interessi (di casta), può assolvere una funzione che più non hanno le forze politiche dette riformiste nei paesi capitalistici in questione, ormai degenerate in apparati organicamente funzionali agli interessi imperialistici; (…)””. (pag 104) “”Per molto tempo si è detto – e già da parte dei più avveduti – che il vero toccasana per il sistema capitalistico, dopo la grande crisi del ’29, non fu il New Deal roosveltiano, non furono le politiche keynesiane della spesa statale in deficit di bilancio, ma fu proprio la seconda guerra mondiale che – con le sue distruzioni (e successiva necessità di ricostruzioni), da una parte, e con l’ enorme spesa bellica, dall’ altra – risollevò definitivamente l’ economia. C’è del vero, ma annegato in un mare di economicismo, in un impasto di marxismo (volgare) e di keynesismo. L’ effettivo motivo dell’ uscita dalla crisi fu il regolamento definitivo dei conti per la supremazia nell’ ambito del campo capitalistico – conflitto tra USA e Giappone per il controllo dell’ area del Pacifico e, soprattutto, tra USA e Germania per il dominio più generale del sistema capitalistico mondiale, con l’ Inghilterra ridotta progressivamente , in specie dopo l’ avventura di Suez dell’ autunno 1956, al rango di ancella (…)””. (pag 138)”,”TEOC-307″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”Struttura economica e società.”,”””La stessa cosa deve asserirsi per il cosiddetto “”sfruttamento”” delle masse lavoratrici dei paesi “”arretrati””, cui parteciperebbe anche il proletariato dei paesi capitalistici “”avanzati””. Non si tratta ovviamente di scandalizzarsi perché questa tesi è contraria all’ “”ortodossia”” marxista. Senza dubbio, il capitalismo, secondo la struttura che lo contraddistingueva nella sua fase “”concorrenziale””, non si è esteso a tutto il mondo, cosa che, del resto, era già implicita nel processo di “”centralizzazione”” dei capitali individuato da Marx. Il successivo sviluppo della concorrenza di tipo monopolistico e l’ affermarsi dell’ imperialismo hanno portato a tutt’ altro tipo di “”diffusione”” dei rapporti di produzione capitalistici a livello mondiale. Nella formazione sociale mondiale (almeno nella sua “”porzione”” di tipo capitalistico) vi è un intreccio di rapporti capitalistici di produzione tale che lo sviluppo delle forze produttive – e delle corrispondenti forme di articolazione del processo produttivo e dei rapporti di produzione – è stato “”deviato”” o “”bloccato”” in una vasta area mondiale. Da questo fatto è derivato il “”pompaggio”” di plusvalore delle aree meno sviluppate a quelle più sviluppate; da questo fatto è derivato il mantenimento di vecchi modi di produzione e di vecchie forme economico-sociali pur all’ interno di un organismo socio-economico complessivo ormai dominato dal modo di produzione specificamente capitalistico, che ha permeato completamente di sé tutti i rapporti sociali solo nel “”settore”” più “”avanzato”” della formazione sociale mondiale””. (pag 97-98)”,”TEOC-393″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo.”,”Volume verte sul ‘superamento del marxismo della tradizione’ “”Mi interessa sottolineare un altro fatto di importanza rilevante, in specie per i futuri conflitti che potessero aprirsi nell’area ‘non’ centrale del capitalismo avanzato, e in particolare in Europa. L’azione cinquantennale degli agenti politici e ideologici in tale area – in particolare di quelli legati inizialmente alle forze che propugnavano almeno a parole il rivoluzionamento del capitalismo, poi trasformatisi in opportunisti al servizio del grande capitale – ha avuto, a differenza dei loro omologhi nei paesi “”socialisti””, pieno successo nel trasformarsi in un importante pezzo della ‘cultura generale’ vigente nel capitalismo avanzato non centrale. Se nel “”socialismo”” ciò non avvenne, mentre si è realizzata nei paesi capitalistici più sviluppati, la spiegazione va trovata nel fatto, mai veramente riconosciuto dagli sclerotici marxisti “”rivoluzionari””, che la sedicente classe operaia – il marxiano ‘lavoratore collettivo cooperativo dal direttore all’ultimo manovale’ non essendosi mai formato – non ha alcuna capacità egemonica, per esercitare la quale si deve essere in grado di ‘far nascere dal proprio seno’ un esteso e rilevante gruppo di intellettuali dotati di più complessive concezioni del mondo. Ancora una volta fu Lenin ad intuire il problema, senza trarne, come al solito, conclusioni teoriche che sarebbero apparse all’epoca ‘revisioniste’, e avrebbero quindi indebolito la lotta contro il revisionismo opportunista e capitolazionista. Da sola, affermò Lenin, la classe operaia giunge al massimo alla coscienza tradeunionistica dei propri compiti, è capace solo di una lotta ‘redistributiva’ per il ‘miglior’ inserimento – quanto a condizioni materiali di vita – nella formazione sociale capitalistica. Eccezionalmente mi concedo una citazione dal ‘Che fare’ (p. 278 del primo dei sei volumi di ‘Opere scelte’ pubblicati dagli Editori Riuniti con la Progress di Mosca) in cui si pone in rilievo “”l’aspirazione di tutti gli operai a ‘ottenere dallo Stato’ [corsivo mio] misure atte a rimediare ai mali che comporta la loro condizione, ma non ancora a sopprimere questa condizione, cioè a distruggere la sottomissione del lavoro al capitale”””” [Gianfranco La Grassa, ‘Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo’, Pistoia, 2004] (pag 114-115)”,”TEOC-694″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.”,”Esemplare malamente sottolineato La copia con codice TEOC-306 in prestito non è stata restituita “”Non si può non ricordare al proposito, sia pure ‘mutatis mutandis’, la famosa affermazione del lucido Lenin sull’Oriente culturalmente arretrato, ma politicamente avanzato, di contro all’occidente, in cui le masse lavoratrici erano ancora sotto l’influenza dei “”moderni”” socialdemocratici, che parteciparono alla guerra imperialistica scatenata dai dominanti dei loro rispettivi paesi”” (pag 70)”,”TEOC-774″
“LA-GRECA Agnese FABENI Francesca CAVALCA Simona NERI Piero OLIVIERI Cladio SCAROLA Renato BISCEGLIE Anna ROMANINI Claudia SANTAMARIA Michele PRESTIPINO Giuseppe e SAVIO Antonella RENZI Dario”,”La nostra Rosa rossa. L’impegno per cambiare la vita. Giornata internazionale di studio e dibattito. Firenze, 2 maggio 2009.”,”Quaderni Rosa Luxemburg, Comitato teorico: Dario Renzi, Anna Bisceglie, Sibilla Caroppo, Donatella Di Tosto, Francesca Fabeni, Agnese La Greca, Piero Neri, Claudio Olivieri, Giorgio Salmon, Antonella Savio, Vincenzo Sommella Contiene il saggio di Claudia Romanini ‘Socialismo o barbarie “”In primo luogo vorrei contestualizzare il momento in cui Rosa Luxemburg si sofferma sul concetto di “”socialismo o barbarie”” – già elaborato da Engels – non tanto dal punto di vista storico quanto dal punto di vista dell’interpretazione che Rosa Luxemburg ne dà in alcuni passaggi della sua elaborazione. Infatti Rosa Luxemburg riprende il concetto di “”socialismo o barbarie”” allo scoppio della Prima guerra mondiale che, come sapete, pur non avendo reali dimensioni mondiali investì l’area europea con un’intensità senza precedenti; sono passati inoltre nove anni dalla prima rivoluzione russa, quella del 1905, che RL aveva interpretato come un evento che apriva un’epoca nuova (…)”” (pag 64) Lo slogan (‘SoB’) è stato utilizzato da RL in ‘La crisi della socialdemocrazia’ (ora inserito in ‘Scritti politici’). In questo scritto RL si richiama appunto al “”socialismo o barbarie”” di cui parlava Engels, e afferma: “”In questa guerra l’imperialismo ha vinto”” (pag 66)”,”LUXS-074″
“LAGUILLER Arlette”,”Mon communisme.”,”Arlette Laguiller, dirigeante de lutte ouvrière, plusieurs fois candidate à la prèsidence de la République, a publiè chez Plon son autobiographie politique, C’est toute ma vie! et un esemble de tèmoignages sur la condition ouvrière, Paroles de prolétaires.”,”FRAP-006-FL”
“LAI Benny”,”Finanze e finanzieri vaticani fra l’ 800 e il 900. Da Pio IX a Benedetto XV. Atti e documenti.”,”Benny LAI giornalista, in trascrizione integrale, raccogli qui gli atti e i documenti su cui l’A si è basato per ricostruire le vicende riferite in ‘Finanze e finanzieri vaticani tra ‘800 e ‘900’. LAI è un giornalista e studioso della politica vaticana. Corrispondente di alcuni quotidiani dal Vaticano, ha scritto vari libri sul tema. “”Nelle strettezze, in cui versa il S. Padre per la totale usurpazione del Patrimonio della Chiesa e di ogni Suo avere, si vede Egli obbligato a trarre unico ed esclusivo profitto da quei caritatevoli soccorsi che i Fedeli del Mondo Cattolico depongono ai Suoi Piedi SS.mi quale obolo di S. Pietro.”” (pag 27, Antonelli ai Nunzi, 5 dicembre 1870)”,”RELC-148″
“LAI Benny”,”Affari del Papa. Storia di cardinali, nobiluomini e faccendieri nella Roma dell’ Ottocento.”,”Le vicende di Enrico FOLCHI tesoriere di fiducia di PIO IX e poi di LEONE XIII, amministratore del patrimonio vaticano, prima rapidamente asceso ai vertici della curia poi processato e condannato ingiustamente. Una storia ricca di aneddoti e personaggi, dai principi alle grandi famiglie romane, ai banchieri ROTSCHILD, dai cardinali ai faccendieri che operavano intorno al Vaticano, sullo sfondo di una Roma che passa da città papalina a capitale dell’ Italia unita. LAI Benny è giornalista e studioso politico della Santa Sede. Ha pubblicato varie opere sul tema (v. retrocopertina) Politica estera vaticana e obolo di S. Pietro. “”Nel registrare le elemosine trasmesse a Roma dalle nunziature, Folchi aveva constatato come il prestigio internazionale acquistato da Leone XIII, chiamato anche ad arbitrare la contesa tra Spagna e Germania per il possesso nel Pacifico delle isole Caroline, non influisse sul gettito dell’ obolo. Anzi gli atteggiamenti e le esortazioni papali, sovente diretti a esaltare i vantaggi per gli Stati di giungere a una intesa con la Chiesa, peraltro neutrale nei confronti delle diverse forme di governo, sconcertavano larghe porzioni di fedeli. La rinauncia all’ opposizione, imposta ai cattolici tedeschi per facilitare l’ accordo con Bismarck, le aperture in favore della Francia repubblicana o le riannodate relazioni con l’ Impero zarista suscitavano sospetti e frenavano la generosità dei cattolici.”” (pag 115)”,”RELC-166″
“LAI Benny”,”I segreti del Vaticano da Pio XII a papa Wojtyla.”,”””La verità genera odio e perciò porta al patibolo”” (dal sermone ‘In cathedra Sancti Petri’ di Sant’Antonio di Padova) (in apertura) Benny Lai (Aprigliano, 1925) giornalista e studioso della politica della S. Sede, è stato responsabile del settore Vaticano per “”Il Resto del Carlino”” di Bologna e “”La Nazione”” di Firenze. Ha pubblicato: ‘Vaticano sottovoce’ (1968), ‘Vaticano aperto’ (1968), ‘La seconda Conciliazione’ (1978), ‘Finanze e finanzieri vaticani fra l’800 e il ‘900 – Da Pio IX a Benedetto XV’ (Milano 1979).”,”RELC-419″
“LAÏDI Zaki”,”La gauche à venir. Politique et mondialisation.”,”LAÏDI Zaki è ricercatore al CERI (Sciences-po). Studia la mondializzazione. Effetto Tocqueville “”La gauche sondagière a oublié la puissance du paradoxe de Tocqueville: c’est quand la situation s’améliore que le mécontentement s’accroît, ce qui, politiquement, veut dire que tout immobilisme préélectoral n’est ni plus ni moins qu’une préparation à la défaite. Mais l’effet Tocqueville n’explique pas tout. Derrière lui se profile une évolution plus inquiètante qui indique que la “”vie en société”” s’apparente en fait de plus en plus à un recoupement aléatoire et fragile entre trois societés qui s’ignorent: la société politique, la société économique et la société civile”” (pag 118)”,”FRAE-046″
“LAÍN Petro Entralgo”,”La generación del 98.”,”Pedro Laín Entralgo è un cattedratico, accademico e pensatore, nato a Urrea de Gaén, Teruel, nel 1908. Il suo studio comparato si occupa delle persone che costituivano il famoso gruppo di fine secolo (Unamuno, Baroja, Azorin, Antonio Machado,Valle-Inclan, Ganivet e Maeztu). Gioventù legata a Madrid proveniente dalla provincia.”,”SPAx-039-FSD”
“LAIR Maurice”,”Jaurès et l’Allemagne.”,”””Marx a cru, tout comme Blanqui, à la conquête violente du pouvoir: Jaurès le rappelle, mais c’est pour protester: «Sur ce point, la pensée de Marx est surannée». Dans son Manifeste de 1847, il croit que la révolution prolétarienne se greffera sur une révolution bourgeosie qui sera vile dépassée. «Ceci est à proprement parler une utopie: «car si le prolétariat n’a pas lui-même la force de déclancher la révolution bourgeoise, comment triompherait-il ensuite de cette bourgeoisie, fortifiée par sa victoire? (…)”” (pag 59)”,”JAUx-053″
“LAJOLO Laurana”,”Gramsci un uomo sconfitto. Con una testimonianza inedita di Umberto Terracini.”,”Il libro della LAJOLO si situa tra il saggio e la biografia. Laurana LAJOLO si è laureata in filosofia teoretica all’ Università di Milano. Accanto alla scelta dell’ insegnamento, ha diretto dal 1967 al 1970 l’ Istituto Nuovi Incontri di Asti, la cui attività è sintetizzata in una collana di “”Quaderni””, su temi culturali, politici, sociologici, storici propri dell’ area astigiana. Ha già pubblicato per l’ editore Vallecchi nel 1967 un’ antologia, curata insieme ad Elio ARCHIMEDE, degli scritti politici di Angelo BROFFERIO, dal titolo “”Brofferio l’ oppositore””.”,”GRAS-029″
“LAJOLO Davide”,”Storia segreta del PCI.”,”La polemica tra Amendola e Bobbio. “”Intanto Norberto Bobbio insisteva indirizzando ad Amendola una seconda lettera nella quale diceva tra l’ altro: “”Non condivido il tuo ragionamento per due motivi: anzitutto ritengo terribilmente dottrinaria e settaria la distinzione che travaglia il movimento operaio da cent’anni, tra socialismo rivoluzionario e socialismo riformista. Ciò che conta non sono i mezzi ma il fine. Nella lotta per la emancipazione delle classi più povere della società vi sono periodi storici e Paesi in cui il successo non può essere ottenuto se non sovvertendo il sistema; vi sono altri periodi storici e Paesi in cui decisivi passi avanti possono essere compiuti soltanto attraverso riforme graduali del sistema””. Nella lunga risposta di Amendola ecco il passaggio che doveva rinfocolare la polemica nel Pci e fuori: “”L’ esigenza di un partito unico della classe operaia italiana nasce da una constatazione critica: nessuna delle due soluzioni prospettate alla classe operaia dei Paesi capitalisti dell’ Europa occidentale negli ultimi cinquant’anni, la soluzione socialdemocratica e la soluzione comunista si è rivelata fino ad ora valida al fine di realizzare una trasformazione socialista della società, un mutamento del sistema. (…)”” (pag 69-70)”,”PCIx-169″
“LAJOLO Davide”,”Finestre aperte a Botteghe Oscure. Da Togliatti a Longo a Berlinguer, dieci anni vissuti all’ interno del PCI.”,”LAJOLO Davide è nato nel Monferrato il 29 luglio 1912 da genitori contadini. Comandante del Raggruppamento Divisioni Garibaldine VIII e IX tra Alba, Asti e Alessandria, con il nome di battaglia di Ulisse, descrisse la vita della Resistenza nel libro Classe 1912, recentemente ristampato con il nuovo titolo di ‘A conquistare la rossa primavera’. Tra le sue opere ‘Il Vizio assurdo’ (1960) sulla vita di Cesare Pavese, e ‘Il Voltagabbana’ (1963), ‘Pavese e Fenoglio’ (1971), ‘Giuseppe Di Vittorio’ (1972), ‘I Rossi’ (1974). Ha diretto per oltre dieci anni l’ Unità e poi il settimanale I giorni. E’ stato deputato alla Camera per il PCI e membro del CC. “”Ecco, proprio i fatti di Praga hanno certamente avuto un peso anche contro il fisico di Longo. Non c’è dubbio che i malori vengono quando vogliono, ma è scientificamente provato che il grande lavoro portato avanti per anni in condizioni aspre com’è sempre stata l’ attività politica clandestina o no, in galera o sui sentieri partigiani, segna il fisico. Ma certe malattie, come quella che ha colpito Longo, sono anche determinate dagli stress dolorosi, dal dovere assumersi responsabilità fuori del comune ed è senza dubbio il caso di Longo che intimamente era l’ opposto di un burocrate e non aveva mai avuto tregua nel suo lavoro appassionato e difficile.”” (pag 106-107) “”L’ ultimo elemento di giudizio di Amendola sta a dimostrare il suo senso autocritico oltre che la sua generosità politica e il suo attaccamento al partito: “”Il segretario del partito deve essere il garante dell’ unità del partito. Ciò esige capacità di pensiero e forza di convinzione che in Berlinguer non manca, ma anche attitudine a superare contrasti ed a non esasperarli. Ed è proprio la qualità che a me è sempre mancata””. (pag 117)”,”PCIx-207″
“LAJOLO Davide”,”Di Vittorio. Il volto umano di un rivoluzionario.”,”Davide LAJOLO è nato a Vinchio (Asti) nel 1912. Comandante partigiano, parlametnare per tre legislature, direttore dell’Unità per oltre 10 anni e poi di Giorni – Vie Nuove, ha pubblicato tra l’altro: ‘Il vizio assurdo’, ‘Il voltagabbana’, ‘Pavese e Fenoglio’. “”I due anni di Mosca furono i più sereni per la moglie e i figli e proficui per lui. Lavorava, studiava approfondendo le sue conoscenze politiche e culturali e la sua preparazione ideologica. Soprattutto scriveva e fu allora che redasse tra gli altri il saggio: “”Il fascismo contro i contadini””, nel quale riuscì con chiarezza anche ideologica a spiegare cause e motivi dell’avvento del fascismo e dell’apporto dato dai fascisti alla dominazione agraria nelle campagne italiane. Alla fine del 1930 il PCI ebbe necessità della sua presenza a Parigi per il lavoro organizzativo.”” (pag 73-74)”,”PCIx-338″
“LAJOLO Davide”,”Il “”voltagabbana””.”,”Davide Lajolo è nato nel 1912 a Vinchio d’Asti, a poca distanza da S. Stefano Belbo, dove nel 1908 era nato Pavese. Noto con il nome di battagli “”Ulisse””, fu comandante della divisione partigiana “”Garibaldi-Monferrato”” che operò dal 1943 al 1945 tra Alba e Asti. Dopo la liberazione fu caporedattore dell”Unità’ di Torino e successivamente direttore del quotidiano comunista a Milano. Dal 1958 al 1972 è stato deputato al Parlamento. Ha collaborato a riviste letterarie e politiche, e curato in collaborazione con Ungaretti, l’antologia ‘Poeti di Saint-Vincent’. Ha pubblicato libri di liriche e il diario-racconto ‘Classe 1912’. ‘Il “”vizio assurdo’ gli è valso il premio letterario Crotone 1960. In seguito ha pubblicato ‘Il voltagabbana’ e il saggio ‘Pavese e Fenoglio’. Dal 1970 ha diretto il settimanale “”Giorni-Vie nuove””.”,”PCIx-004-FER”
“LAJOLO Laurana”,”Gramsci un uomo sconfitto.”,”Laurana Lajolo si è laureata in filosofia teoretica con Enzo Paci all’Università di Milano, presentando una tesi sull’opera giovanile di Antonio Banfi. Ha pubblicato un’antologia curata insieme a Elio Archimede degli scritti politici di Angelo Brofferio, dal titolo ‘Brofferio l’oppositore’. L’interventismo del giovane Gramsci. “”Aveva già espresso la sua scelta l’anno precedente, in occasione delle prime elezioni a suffragio universale del 1913, e ora si iscrive alla sezione torinese del Psi, spinto soprattutto da motivazioni umanitarie maturate nel pessimismo della sua solitudine di emigrato nella grande città. Manifesta così la volontà di sostituire ai principi ormai anacronistici dell’autonomismo sardo quelli moderni della città, secondo un programma costruito dalla ragione. Il suo primo atto politico è un articolo che appare su “”Il grido del popolo””, il 31 ottobre 1914, dal titolo “”Neutralità attiva e operante””, un intervento che suscita subito aspri contrasti e polemiche, che verranno ripresi anche in anni successivi. Collegandosi alla posizione favorevole all’interventismo sostenuta da Mussolini, allora direttore dell'””Avanti!””, Gramsci esprime la convinzione che il movimento socialista debba uscire dall’atteggiamento esclusivamente passivo della neutralità, atteggiamento che si è rivelato utilissimo nel primo momento della crisi mondiale, ma che ora si dimostra inadeguato a quanto richiede la gravità della situazione. Inoltre il Psi non può cristalizzarsi in affermazioi “”dogmaticamente intransigenti””, bensì deve liberarsi da tutte le incrostazioni borghesi che l’intermezzo della guerra “”gli ha appiccicato addosso””. È necessario, cioè, che il proletariato non assista da spettatore alla storia – come vorrebbero i riformisti, mentre i borghesi si rafforzano in previsione dello scontro di classe – ma intervenga attivamente nel processo storico allo scopo di preparare “”il massimo di condizioni favorevoli per lo ‘strappo’ definitivo (la rivoluzione)””. Gramsci conclude che Mussolini, nonostante “”le sue un po’ disorganiche dichiarazioni”” (2), sta interpretando giustamente le funzioni attuali del proletariato. Lo scandalo suscitato dall’articolo non lo sorprende troppo, poiché aveva notato in altre circostanze l’impostazione politica, piuttosto chiusa e dogmatica, della sezione torinese del Psi. Già da qualche mese infatti partecipava assiduamente alle riunioni, rimanendo però in disparte, senza intervenire nelle discussioni. Le sue idee trovavano invece rispondenza in alcuni giovani iscritti, insofferenti come lui di un certo conformismo dei dirigenti della sezione; questi giovani dibattono la prospettiva rivoluzionaria con l’aiuto ideologico e culturale del prof. Cosmo, anch’egli militante del Psi, su posizioni critiche rispetto al riformismo di Turati. Con l’appoggio di quel gruppo di giovani, divenuto solidale per idee e amicizia, Gramsci propone la candidatura dell’intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini in sostituzione di un deputato socialista eletto nel IV Collegio di Torino nelle elezioni del 1913 e successivamente deceduto. Salvemini è in quel momento l’esponente radicale più avanzato delle masse contadine del Mezzogiorno, però non è iscritto al partito socialista e sta conducendo una campagna vivace, e in qualche modo pericolosa, non soltatno contro i dirigenti riformisti, ma anche contro il proletariato industriale nel suo complesso”” (pag 28-29) [Laurana Lajolo, ‘Gramsci un uomo sconfitto’, Rizzoli, Milano, 1980] [(2) A. Gramsci (S.G.) “”Neutralità attiva ed operante””, in ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914, in ‘2000 pagine di Gramsci’, Il Saggiatore, Milano, 1964, vol. I, pag 180]”,”GRAS-004-FMB”
“LAJOLO Davide”,”Il “”vizio assurdo””.”,”Davide Lajolo (Vinchio d’Asti, 1912) ha fatto pratica in guerra come ufficiale di fanteria. Durante la resistenza ha comandato con il nome partigiano di ‘Ulisse’ la divisione Garibaldi Monferrato. Nel 1946 è diventato direttore dell’Unità (Pci) di Milano, deputato al Parlamento dal 1958, ha collaborato a riviste politiche e letterarie. Oltre a questo libro, già tradotto in francese tedesco e spagnolo, ha pubblicato il diario racconto ‘Classe 1912), e l’autobiografia ‘Il voltagabbana’. Cesare Pavese nome prestigioso della letteratura italiana del ‘900, la passione per la ‘penna’, non servì a riscattarlo da ‘vizio assurdo’, dalla tentazione suicida. Lajolo ebbe molta confidenza con lo scrittore negli ultimi anni della sua vita, e qui ne ricostruisce la parabola esistenziale, in cui ritrae Pavese uomo e scrittore dagli anni della giovinezza alla morte. “”Pavese, pur amando ancora il ragionare per paradossi che inficierà molte pagine del ‘Mestiere di vivere’, in quegli anni abbandona quasi completamente il riferimento alla sua mania suicida, al suo “”vizio assurdo””. A rincuorare ancor più questa rinascita fisica e morale, è l’incontro con Giaime Pintor, un giovanissimo ufficiale giunto alla fine del ’39 a Torino, per poi prestare servizio presso la Commissione d’Armistizio con la Francia”” (pag 247)”,”BIOx-001-FFS”
“LAJOLO Laurana”,”I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946.”,”Laurana Lajolo, laureata in filosofia teoretica, si è occupata di questioni pedagoche di sperimentazione didattica e, dal 1970 al 1985, dell’elaborazione di strategie di politica culturale e salvaguardia dei beni ambientali e culturali per il comune di Asti. Tra le sue opere ‘Brofferio l’oppositore’ (1967, ‘Gramsci un uomo sconfitto’ (1980), ‘La guerra non finisce mai. Diario di prigionia di un giovane contadino’ (1993). “”Uno dei nodi conflittuali, dunque, tra la Resistenza e la nascente democrazia italiana è l’applicazione dell’epurazione, cartina di tornasole del cambiamento non avvenuto e della sostanziale continuità strutturale con lo Stato fascista. Si conclude così, in modo contrastato, il processo difficile e contraddittorio, iniziato in piena guerra di liberazione, con la nomina da parte del governo Badoglio, nell’aprile 1944, di un Alto Commissario per l’epurazione, retto da Sforza e Scoccimarro, con il compito di escludere gli uomini politici e gli amministratori compromessi con il regime dai posti di responsabilità. I tribunali speciali, insediati nel primo mese dopo la Liberazione, presto perdono i loro poteri. Ad Asti il Tribunale di guerra viene istituito nel pomeriggio del 25 aprile 1945 dal Comitato di liberazione provinciale, che ha assunto i poteri quella mattina, e opera fino al 4 giugno. Le prime sentenze contro i gerarchi più importanti e i responsabili più spietati delle rappresaglie e dei rastrellamenti, catturati nei giorni della Liberazione, sono quindici condanne a morte, tutte eseguite. Il 4 giugno assume la competenza per i processi contro i reati fascisti la Corte d’assise straordinaria, che in un anno di attività commina 942 anni di reclusione e cinque ergastoli. Nel secondo semestre del ’45 vengono emesse 83 sentenze contro i fascisti, di cui 63 condanne, comprese 10 pene di morte (tre eseguite entro l’ottobre ’45). Il 4 settembre viene fucilato alla schiena il comandante dell’ufficio politico investigativo e maggiore della guardia nazionale repubblicana, Giovanni Nardulli, al poligono di tiro di Sessant, nello stesso posto dove era stato fucilato il primo partigiano, Remo Dovano, il 4 maggio 1944. Vengono anche emesse condanne contro collaborazionisti, insegnanti, ausiliarie e segretari locali del Fascio. I giornali astigiani (quello che riporta più notizie in dettaglio è il settimanale della curia, «La Gazzetta d’Asti») danno spazio alle notizie sui processi, mantenendo alto l’interesse dell’opinione pubblica. Il fronte antifascista e resistenziale è ancora molto compatto e unitariamente fa pressione perché i processi di epurazione siano condotti a termine con severità. Nel caso le condanne siano ritenute non adeguate alla gravità dei reati contestati, gli ex partigiani assumono una posizione pubblica (…)”” (pag 13, premessa) [Laurana Lajolo, ‘I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946’ Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1995] Da Internet: ‘Ritorno a Santa Libera 1946-1921. Ricordo della rivolta partigiana dell’agosto 1946 Il 20 agosto 1946, a seguito dell’indignazione partigiana per l’amnistia Togliatti che aveva portato alla scarcerazione di numerosi criminali e torturatori nazifascisti, nonché per il generale e sostanziale tradimento politico-sociale della Resistenza, un gruppo di partigiani riprese le armi e occupò la frazione di Santa Libera nel comune di Santo Stefano Belbo, al confine tra Cuneo e Asti. I ribelli erano guidati dal Comandante Armando Valpreda, Partigiano con le formazioni Giustizia e Libertà in Valle Stura e Segretario dell’ANPI di Asti, che diventerà negli anni ’90 il Presidente della Sezione A.N.P.I. di Grugliasco (TO).'”,”ITAR-378″
“LAJUGIE Joseph; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Storia delle dottrine economiche. Con i confronti antologici da J.M. Keynes, Lenin, J.A. Schumpeter, A.C. Pigou, J.K. Galbraith, J. Robinson.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOT-041″
“LAKATOS Imre, a cura di John WORRALL e Gregory CURRIE, edizione italiana a cura di Marcello D’AGOSTINO.”,”La metodologia dei programmi di ricerca scientifica. Scritti filosofici I.”,”Imre Lakatos nacque in Ungheria nel 1922. Imprigionato durante l’epurazione stalinista degli anni Cinquanta, fuggì nel 1956 in occidente. Fino alla sua morte nel 1974 fu professore di logica e di filosofia della matematica alla London School of Economics.”,”SCIx-060-FL”
“LAKATOS Imre, a cura di John WORRALL e Gregory CURRIE, edizione italiana a cura di Marcello D’AGOSTINO”,”Matematica, scienza e epistemologia. Scritti filosofici II.”,”Imre Lakatos nacque in Ungheria nel 1922. Imprigionato durante l’epurazione stalinista degli anni Cinquanta, fuggì nel 1956 in occidente. Fino alla sua morte nel 1974 fu professore di logica e di filosofia della matematica alla London School of Economics.”,”SCIx-061-FL”
“LAKS Monique”,”Autogestion ouvrière et pouvoir politique en Algérie (1962-1965).”,”Introduzione: Una società di transizione di tipo nuovo.”,”AFRx-048″
“LAL KHAN”,”Partition, can it be undone? Crisis in the indian subcontinent.”,”Nei risvolti di copertina lunga citazione di Marx ‘La prima guerra di indipendenza indiana, 1857-59′”,”INDx-144″
“LALOY Jean”,”Le socialisme de Lénine.”,”””Les hommes vraiment grands doivent éprouver une immense tristesse sur terre”” (Dostoievski) (in apertura) “”Per ista transuentes, illis inhaerentes”” (Saint Augustin, De Trinitate, XII, 13, 21) (in apertura) “”D’une certaine façon, c’est toujours le même Lénine, balançant depuis 1917 entre l’élan révolutionnaire et l’effort d’organisation. Mais c’est aussi autre chose. Les derniers écrits de Lénine révèlent un changement non dans les conceptions mais dans l’éclairage. Ce qui intéresse Lénine ce sont moins les “”conditions objectives””, les lois de l’histoire, leur pouvoir contraignant assuré par le parti, que les facteurs subjectifs, la culture, l’honnêteté, le travail, les qualités morales des individus. “”Ce qui importe c’est que les meilleurs éléments que nous avons: les ouvriers d’avant-garde d’une parte, les éléments vraiment cultivés sur lesquels on peut compter, d’autre part, n’acceptent aucune parole sans la vérifier, ne prononcent aucune contre leur conscience, n’aient peur d’aucune difficulté, n’aient peur d’aucun effort pour atteindre le but qu’ils se sont sérieusement assigné (1)…””. On retrouve le même souci dans la Lettre au Congrès où sont analysés les qualités et les défauts de Stalin, Trotski, Zinoviev, Kamenev, Boukharine et Piatakov. “”Staline est trop grossier…”” “”Ce n’est pas un détail, car ce détaile peut avoir une influence décisive””. Ce qui compte désormais, disait Lénine dès mars 1922, “”ce sont les hommes, c’est le choix des hommes…”” (2)”” [Jean Laloy, ‘Le socialisme de Lénine’, Paris, 1967] [(1) Lénine, ‘Moins nombreux mais meilleurs’, 2 mars 1923, (Oeuvres, t. 45, p. 401), p. 392; (2) Lénine, ‘Rapport au XIe Congrès’, op. cit., p. 110]”,”LENS-275″
“LALOY Jean”,”L’établissement des relations entre la Russie soviétique et le reste du monde après 1917.”,”Jstor 2° Secondo Congresso della Terza Internazionale: “”Nella congiuntura internazionale attuale, non c’è salvezza per i piccoli e asserviti popoli al di fuori dalla Federazione delle Repubbliche sovietique”” (pag 585) (1) (1) ‘Manifestes, thèses et résolutions des quatre premiers Congrès mondiaux de l’Internationale communiste (1919-1923)’, Bibliothèque communiste, Paris, 1934, p. 58 et Lénin, Oeuvres, 5° ed., t. 41, p. 167″,”RUST-167″
“LAMA Luciano, relazione e conclusioni; interventi di GIOVANNETTI MARIANETTI GIOVANNINI BERTINOTTI MILITELLO TRENTIN BENASSI SCHEDA USAI e altri”,”CGIL verso il Congresso per l’unità. Consiglio generale CGIL del 7-8 marzo 1972: “”Convocazione del Congresso di scioglimento e per l’unità sindacale. Situazione politica e sociale, prospettive di movimento””.”,”ESI ora EDIESSE”,”SIND-006-FB”
“LAMA Luciano, a cura di Giampaolo PANSA”,”Intervista sul mio partito.”,”Luciano Lama è stato segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Ha poi diretto l’Ufficio di Programma del Pci e è stato membro della direzione. Ha pubblicato pure ‘Intervista sul sindacato’, a cura di Massimo Riva (1975) Giampaolo Pansa giornalista e vicedirettore di ‘Repubblica’ ha pubblicato tra i volti volumi ‘La guerra partigiana tra Genova e il Po’, 1967. Intervista incentrata su Enrico Berlinguer”,”PCIx-481″
“LAMA Luisa”,”Giuseppe Dozza. Storia di un sindaco comunista.”,”‘Aldo Cucchi e Valdo Magnani, entrambi reggiani e deputati erano amici da lungo tempo. L’uno svolgeva la propria attività professionale e politica a Bologna, dove era professore incaricato all’Istituto di medicina legale, consigliere comunale e membro del Comitato federale; l’altro era segretario della Federazione nella propria città natale e, sul piano personale, era legato a Nilde Iotti da un rapporto di stretta parentela. Il professor Cucchi, nel presentare le sue dimissioni, partiva proprio dalla condivisione delle idee di Magnani che – scriveva – aveva il merito di rilanciare «la rivoluzione socialista in Italia» (46). La reazione dei dirigenti bolognesi è rabbiosa e sferzante (47). Le espressioni di “”traditore”” e di “”agente del nemico”” si sprecano; anzi le dimissioni venivano respinte perché era il partito che doveva decidere, e decideva per l’espulsione. Lo stesso Dozza sceglie i toni della polemica più aggressiva. Il sindaco accusa Aldo Cucchi di «scarsa tempra militante». Forse pensando a se stesso e alla propria generazione, forgiata da esperienze dure e selettive, Dozza parla di giovani “”demoralizzati””, che non sanno aspettare e soprattutto non sono pronti «per combattere una battaglia che deve durare degli anni». E a un certo punto si chiede: «Siamo di fronte al caso di colui che è mandato nelle nostre file per poi un giorno organizzare il tradimento per la borghesia che lo manda?». Il sindaco ammette di non saperlo, ma incita il Pci a non abbassare la guardia. Senza esagerare nel sospetto, il partito deve raddoppiare la vigilanza. A questo punto Dozza introduce il tema della pace e fa un’affermazione coraggiosa, che spiazza un po’ i toni del dibattito. Sia pure di sfuggita e in conclusione del suo intervento, Giuseppe Dozza sostiene che il Pci deve combattere tutte le posizioni belliciste e non solo quelle di parte filo-occidentale’ (pag 236) [(46) A. Cucchi, cit. in ‘I Magnacucchi’, cit.; (47) Cfr. Esame dell’atteggiamento di Aldo Cucchi nei confronti del partito e provvedimenti da prendersi’, CF del 2 febbraio 1951 in IGER] (pag 236)”,”PCIx-053-FV”
“LAMA Luciano, a cura di Giampaolo PANSA”,”Intervista sul mio partito.”,”Luciano Lama è stato segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Attualmente dirige l’Ufficio del programma del Pci ed è membro della direzione. Giampaolo Pansa, giornalista e vice-direttore della Repubblica, ha pubblicato con noi La guerra partigiana tra Genova e il Po e storie italiane di violenza e terrorismo.”,”PCIx-043-FL”
“LAMA Luciano, conversazione; brani antologici di NOVELLA FOA GIUGNI LETTIERI CELLA BENVENUTO MARIANETTI CARNITI RUFFOLO TRENTIN SYLOS-LABINI SALVATI GARAVINI STORTI MODIGLIANI DEGLI-ESPOSTI CAFAGNA LATTES DONOLO ERGAS PIZZINATO BENTIVOGLI GALLI MATTINA MARCELLINO GIUNTI BORDINI SPAVENTA VERZELLI ACCORNERO COLLIDA’ BAGLIONI DEL-TURCO PERULLI RIESER BERTINOTTI BOLAFFI CAZZOLA ARNESE SCLAVI”,”Gli anni settanta del sindacato. Speciale XX. Monografia.”,”Conversazione con Luciano Lama: L’unità del sindacato, il progetto per il cambiamento e la questione politica (pag 5-20)”,”SIND-203″
“LA-MALFA Ugo”,”L’ altra Italia. Documenti su un decennio di politica italiana, 1965-1975.”,”””Il ridotto peso dell’ Italia nel MEC. L’ Italia avrebbe potuto ben dare una maggiore spinta e un maggiore contributo allo sviluppo della costruzione politica ed economica dell’ Europa, se proprio negli ultimissimi anni, in conseguenza della crisi politica, economica e sociale che l’ha investita, il suo peso non fosse malauratamente ridotto.”” (pag 218) “”Nel quadro mondiale, l’ Italia aveva un tasso di sviluppo che l’ avvicinava al Giappone, nel quadro europeo un tasso di sviluppo che l’ avvicinava alla Germania occidentale””. (pag 218)”,”ITAP-104″
“LA-MALFA Giorgio”,”Cuccia e il segreto di Mediobanca.”,”L’insolubile problema della disoccupazione nella società capitalistica. “”Nell’epoca moderna si è affermato il convincimento che il problema occupazionale sia prevalentemente di natura economica e la sua soluzione debba essere ricercata nella legge della domanda e dell’offerta. Cinquant’anni fa Keynes rese evidente l’inconsistenza della tesi che affidava al libero giuoco delle forze di mercato il “”clearing”” tra l’offerta e la domanda di lavoro. Di fatto, di fronte ad un’eccedenza dell’offerta di mano d’opera, non è pensabile il ricorso ad una riduzione dei salari monetari, quale mezzo per sollecitare la domanda, data la loro rigidità verso il basso; ma, anche ammettendo la possibilità di una loro riduzione, essa avrebbe come conseguenza una contrazione dei consumi e, quindi, una nuova spinta alla disoccupazione. La teoria keynesiana stimava necessario un intervento nel campo degli investimenti per incentivare, attraverso il meccanismo del “”multiplier””, una ripresa dell’occupazione. E’ noto che questa tesi è maturata nel fervore degli studi suscitati dalla “”Grande Crisi”” (1929-34) e venne elaborata, oltre che dal Keynes nel 1936, anche dal Kalecki (Polonia, 1935), indipendentemente l’uno dall’altro: mentre quest’ultimo ragionava in un’ottica integralmente marxista, Keynes, invocando un intervento pubblico, notava: “”Dobbiamo riconoscere che soltanto l’esperienza potrà mostrare sino a che punto la volontà comune, impersonata nella politica dello Stato, debba essere diretta ad aumentare e complementare l’incentivazione ad investire””. Non v’è dubbio che il problema dell’intervento pubblico nell’economia – sia esso finanziato dal gettito tributario o dall’indebitamento – è anzitutto un fatto politico che presenta aspetti di particolare delicatezza quando si tratta di mettere i piedi meccanismi destinati a “”creare posti di lavoro””. Si può anche vedere nella “”General Theory”” un tentativo di individuare forme di interventi pubblici che si sostituissero nelle democrazie moderne al “”paternalismo”” dei governi assolutisti dei secoli precedenti. – Nelle democrazie moderne l’approvazione di una spesa pubblica richiede determinate procedure parlamentari; e, scrive il Keynes: “”E’ curioso come il senso comune, cercando di svincolarsi da conclusioni assurde, si sia adattato a dare la preferenza a forme di spese, finanziate da prestiti, interamente sprecate, piuttosto che a forme parzialmente sprecate che, proprio perché non sono interamente sprecate, tendono ad essere giudicate sulla base di criteri strettamente affaristici””. Per la verità, le fantasiose ipotesi di spreco integrale, del tipo di quelle che proponevano di impiegare mano d’opera per scavare e successivamente riempire delle buche, furono inventate dagli economisti e sono rimaste in pratica fantasie; e quanto ai criteri per la valutazione degli investimenti destinati ad assorbire mano d’opera è significativo quest’accenno della “”General Theory””: “”Quando esiste disoccupazione involontaria, la disutilità marginale del lavoro è necessariamente inferiore all’utilità marginale del prodotto. Di fatto, può essere molto inferiore. Per un uomo che è stato per lungo tempo disoccupato, una qualche misura di lavoro può avere una certa utilità positiva. Se ciò è ammesso, questo ragionamento mostra come una spesa finanziata da prestiti possa, tutto considerato, arricchire a saldo la comunità. La costruzione di piramidi, i terremoti, persino le guerre, possono servire ad aumentare la ricchezza, se l’educazione dei nostri uomini politici, basata sui principi dell’economia classica, è di ostacolo a travare qualcosa di meglio””. – Nel 1936, quando la “”General Theory”” vide la luce, la fase più acuta della “”Grande Crisi”” era superata. In quell’anno, la guerra di Spagna costituì il preludio al secondo conflitto mondiale: guerre, distruzioni e ricostruzioni resero inauttuale il problema della disoccupazione sino alla fine degli anni sessanta. Successivamente, il “”mass unemployment”” ha ripreso piede, senza che, specialmente nei paesi europei, doce esso ha assunto dimensioni preoccupanti, si sia riusciti ad individuare iniziative e procedure di qualche validità per il riassorbimento del fenomeno. I soli interventi governativi hanno riguardato l’applicazione di diverse forme di pressione per ritardare il licenziamento della mano d’opera sovrabbonante in imprese sia private che a partecipazioe statale o l’incremento degli organici nelle amministrazioni pubbliche: la formazione, cioè, di strati più o meno larghi, di “”disguised unemployment”” con conseguenze, di fatto, negative sulla congiuntura economica. Le applicazioni concrete della “”General Theory”” alla lotta contro la disoccupazione appaiono oggi controverse. Nel 1984, Malinvaud ha scritto: “”Alcuni dei miei colleghi considerano che, quali economisti, noi comprendiamo troppo poco il fenomeno della disoccupazione di massa per poterne dire alcunché ai nostri concittadini””. Ma i dubbi hanno origine ben anteriore: nel 1950, Pigou, nel saggio con cui volle correggere l’accoglienza polemica da lui riservata nel 1936 alla “”General Theory””, parlò di limiti della teoria “”di cui occorre ricordarsi quando si intende di applicare l’apparato di Keynes direttamente alla soluzione di problemi pratici””. (…) – Il problema della disoccupazione resta, comunque, il problema di fondo delle democrazie moderne, le quali, nel corso di questo secolo, hanno seguito la sola strada ragionevolmente prevedibile, e cioè, il varo, in forme diverse, di schemi di assicurazioni sociali; e si è arrivati da una parte a porsi il quesito – che non sembra del tutto infondato – se i sussidi ai “”senza lavoro”” non finiscano con l’influire sul livello e sulla durata della disoccupazione; e dall’altra; sull’effetto moralmente degradante della mancanza di impiego, anche se al disoccupato vengono forniti mezzi di sussistenza”” [‘Una nota del 1987 di Enrico Cuccia sulla disoccupazione’ (appendice) (in) Giorgio La Malfa, Cuccia e il segreto di Mediobanca, Milano, 2014] (pag 276-278) “”Nirgends Geliebte, wird Welt sein, als innen, Unser Leben geht hin mit Verwandlung. Und immer geringer schwindet das Außen”” (in apertura: cit presa da Rainer Maria Rilke, Settima Elegia, (Elegie duinesi) “”…Visibile vogliamo farlo, perché la felicità più visibile a noi si rivela soltanto se dentro di noi la trasformiamo. In nessun dove, amata, sarà mondo, se non dentro di noi. La nostra vita passa trasformandosi…”” Rainer M. Rilke Feltrinelli Editore, 2006 – 80 pagine 0 Recensioni Le “”Elegie duinesi”” sono l’ultima e somma opera poetica di Rainer Maria Rilke, che è considerato uno dei massimi lirici tedeschi moderni, ammirato tra gli altri da filosofi come Wittgenstein e da scrittori come Pasternak. Rilke iniziò a scrivere le Elegie a Duino – da cui il nome – nel 1912: si tratta di dieci componimenti di ispirazione filosofica, che trattando di varie tematiche cercano di rispondere alle domande poste nelle precedenti opere rilkiane sull’insensatezza e incomprensibilità della vita, e sulla paura della morte. Le poesie ruotano attorno a temi quali l’identità di vita e morte in quanto momenti dello stesso processo del divenire in un’eterna metamorfosi; l’inesistenza di una distinzione tra al di qua e al di là, per la coesistenza di regni materiale e spirituale sotto l’egida degli Angeli, creature superiori all’uomo che si trova in una condizione mediana, superiore a sua volta all’ignara natura animale, ma comunque di spettatore della vita; la bellezza dell’essere che va sottratta alla consunzione del tempo tramite l’eternità dello spirito, la creatività dell’arte che getta un ponte tra i due regni; la fortuna di chi muore fanciullo, il destino delle donne abbandonate alla purezza del loro amore; la virile accettazione della vita e del dolore da parte dell’eroe; la celebrazione finale della morte.”,”ECOG-046″
“LA-MALFA Patrizia”,”Politica come utopia.”,”Patrizia La Malfa nata a Roma nel 1943 si è laureata in filosofia del diritto. Ha insegnato filosofia in un istituto romano di istruzione secondaria.”,”TEOP-003-FMDP”
“LA-MANTIA Benito CUCCA Gabriella”,”Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica.”,”LA-MANTIA Benito CUCCA Gabriella, Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica. NUOVI EQUILIBRI. VITERBO. 2007 pag 261 16° prefazione di Lidia MENAPACE, Elenco parziale di autori e opere presenti negl’Indici romani dei libri proibiti dal 1557 al 1966, con l’aggiunta di autori censurati ma non iscritti, bibliografia indice nomi.[‘La Chiesa condannò (…) nell’Ottocento varie correnti filosofiche e giuridiche, diversi atteggiamenti religiosi giudicati non ortodossi, numerose ideologie politiche ed economiche, nonché nuovi percorsi scientifici, originali metodi storico-critici, scelte ritenute immorali e così via. Per fare alcuni esempi, caddero sotto la scure cattolica l’illuminismo, l’empirismo, il positivismo, il materialismo, il razionalismo, il nichilismo, il panteismo, il naturalismo, il giurisdizionalismo, il giansenismo, il quietismo, l’indifferentismo, il liberismo, il sansimonismo, il socialismo, il comunismo, la massoneria, il libertinismo, ecc.. Poiché non esisteva distinzione fra “”errore”” ed “”errante””, le opere di coloro che avevano abbracciato una o più di queste scelte erano da considerarsi proibite. Ulteriori generiche norme inserite negl’Indici avevano condannato fra l’altro, come si è in parte visto, i libri lascivi o osceni, libri di qualsiasi acattolico che trattavano di religione, libri che sostenevano il divorzio e il suicidio, libri di duelli, libri che difendevano “”errori”” condannati dalla S. Sede, nonché libri o libelli “”famosi”” contro il culto, l’onore di Dio, la vergine Maria, i santi, i sacramenti, la Chiesa cattolica, la S. Sede pontificia e i sacri ministri ecclesiastici. Si può ben immaginare a questo punto quale sterminata mole di autori e di testi, pur non esplicitamente presente nell’Indice, sia dunque stata bandita. Non deve quindi sorprendere, in base a quanto chiarito, l’assenza in quegli elenchi di proscrizione per fare alcuni esempi, della ‘Necessità dell’ateismo’ e de ‘La regina Mah’ di Percy Bysshe Shelley; di gran parte della produzione iniziale di Swinburne; de ‘L’età della Ragione’ di Thomas Paine; della ‘Favola della botte’ di Jonathan Swift, dove si attaccano le Chiese cattolica, luterana e anglicana; del ‘Satyricon’ di Petronio, degli ‘Amores’ di Ovidio e delle ‘Metamorfosi’ di Apuleio; di parti consistenti dell’opera poetica di Catullo e di Tibullo; de ‘I gioielli indiscreti’ di Diderot e de ‘Le amicizie pericolose’ di Choderlos de Laclos; dei romanzi del marchese de Sade e di Crébillon figlio; di molti lavori di Nietzsche, in primo luogo ‘Umano troppo umano’, ‘L’anticristo’, ‘Al di là del bene e del male’, ‘La genealogia della morale’; dell”Essenza del Cristianesimo’ di Feuerbach; degli scritti di Saint-Simon, di Marx, di Engels e di tutti i loro seguaci; di testi di Gassendi, di Fichte (che fu sospeso dall’insegnamento per ateismo), di Schopenhauer, di Mazzini, e di Garibaldi, del primo Carducci e così via. Altre condanne generiche si aggiungeranno nel Novecento e altri testi dovranno essere considerati proibiti in base alle vecchie e nuove disposizioni’ (pag 137-138-139)] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”EDIx-168″
“LAMARCK Jean-Baptiste, a cura di Roberto CARNEVALI”,”Ricerche sull’organizzazione dei corpi viventi.”,”Jean-Baptiste Lamarck nacque a Barentin nel 1744. Avviato dal padre alla carriera ecclesiastica scelse, alla morte di questi, la vita militare. Al termine della guerra dei sette anni (1763) depose le armi e andò a stabilirsi a Parigi per riprendere gli studi di zoologia che aveva interrotto da ragazzo. Si dedicò però a lungo a studi di meteorologia e di botanica, e solo con la rivoluzione francese si vide assegnata, nel 1793, la cattedra di zoologia degli invertebrati, il trattato Filosofia zoologica e il Sistema delle conoscenze positive dell’uomo, con cui portò le sue concezioni evoluzionistiche al livello di una vera e propria metafisica della natura. Morì a Parigi nel 1829. Roberto Carnevali è nato a Milano nel 1952. Laureato in Psicologia, lavora dal 1977 in ambito psichiatrico. Attualmente è psicologo collaboratore nel servizio psichiatrico dell’USSL 58. Di formazione psicoanalitica, si interessa in modo particolare di gruppi.”,”SCIx-233-FL”
“LAMARTINE Alphonse de”,”History of the French Revolution of 1848.”,”ritratti di LAMARTINE BLANC CREMIEUX ROLLIN ARAGO DUPONT DE L’EURE”,”QUAR-014″
“LAMARTINE Alphonse de”,”La rivoluzione francese del 1848. Prima versione italiana a cura e con note di Ernesto Grassi.”,”LAMARTINE, Alphonse-Marie-Louis de (Mâcon 1790 – Parigi 1869), scrittore francese. Figlio di un ufficiale dell’esercito regio, nel 1820 divenne segretario dell’ambasciata di Francia a Napoli. Durante il regno di Carlo X operò nel corpo diplomatico a Firenze, e sotto Luigi Filippo fu eletto deputato. Successivamente fu ministro degli Esteri nel governo repubblicano del 1848. La poesia di Lamartine, ricca di motivi romantici, immerge descrizioni di paesaggi campestri in un’atmosfera di dolce e sottile malinconia, facendo della musicalità del verso il principale veicolo espressivo. Il suo volume di poesie più noto è ‘Meditazioni poetiche’ (1820), cui seguirono le raccolte ‘Nouvelles méditations poétiques’ (1823), ‘Armonie poetiche e religiose’ (1830), il poema incompiuto ‘Jocelyn’ (1836) e La caduta di un angelo (1838). Tra le opere in prosa si ricordano ‘Storia dei girondini’ (1847) e i romanzi autobiografici ‘Raffaello (1849) e ‘Graziella’ (1849). (ENC) In Italia si ebbero le prime insurrezioni a Palermo (12 gennaio 1848, a carattere autonomistico) e pochi giorni dopo a Napoli; la protesta convinse il re Ferdinando II di Borbone ad annunciare una Costituzione per il Regno delle Due Sicilie. Richieste analoghe trovarono ascolto in Piemonte, nel Granducato di Toscana e nello Stato Pontificio: il re di Sardegna Carlo Alberto e il granduca di Toscana Leopoldo II, e il papa Pio IX, si affrettarono a loro volta a concedere la Costituzione, che nel Regno di Sardegna ebbe il nome di Statuto albertino, legge fondamentale del futuro Regno d’Italia fino al 1948. Tra febbraio e marzo la rivoluzione si estese alla Francia con l’insurrezione antimonarchica del popolo di Parigi (22 febbraio), che portò all’abdicazione di Luigi Filippo e alla proclamazione della Seconda Repubblica. Il governo repubblicano introdusse misure di contenuto democratico e sociale: suffragio universale maschile, libertà di stampa, riduzione a dieci ore della giornata lavorativa, creazione degli opifici nazionali (ateliers nationaux), voluti dai socialisti di Louis Blanc per combattere la disoccupazione. Nel giugno una nuova insurrezione popolare, scatenata dalla chiusura degli ateliers, fu repressa con la forza dal governo, in cui avevano preso il sopravvento i settori moderati. Nella primavera, a Vienna (13 marzo) un episodio insurrezionale costrinse l’imperatore a concedere la Costituzione e a licenziare il cancelliere Metternich, l’alfiere della Restaurazione. Sulla spinta dei fatti viennesi scoppiarono rivolte nazionali in tutte le principali aree dell’impero asburgico: insorsero gli ungheresi, i boemi, i croati, gli italiani del Regno Lombardo-Veneto, tutti chiedendo l’indipendenza da Vienna. In Italia la questione nazionale e le rivendicazioni indipendentistiche animarono la sollevazione di Milano, guidata da Carlo Cattaneo (le Cinque giornate dal 18 al 22 marzo), prodromo della prima guerra d’indipendenza. Negli stessi giorni l’insurrezione di Berlino costrinse il re prussiano Federico Guglielmo IV a convocare una Dieta, che si riunì a Francoforte, che avrebbe dovuto rappresentare l’Assemblea costituente dell’unificazione nazionale della Germania. In quella sede si scontrarono due ipotesi: l’una propugnava un’unione degli stati tedeschi sotto la Corona imperiale austriaca; l’altra, maggioritaria, sosteneva il ruolo della Prussia come centro di aggregazione dello stato nazionale. Ma a causa dell’opposizione del re prussiano, avverso ad accettare qualsiasi sovranità proveniente da un organismo democratico, la Costituente fallì il suo scopo. In Ungheria e in Boemia si formarono governi provvisori con l’obiettivo di costituire regimi politici nazionali e costituzionali. Per l’impero fu prevista la convocazione di un parlamento eletto a suffragio universale. Il ripristino dell’ordine Ben presto l’ondata insurrezionale si placò e tra le stesse forze sociali che ne erano state protagoniste insorsero perplessità e divisioni: si formò un’ala moderata, ovunque intimidita dalle agitazioni operaie che si stavano verificando, che finì per appoggiare le forze della reazione. La svolta partì dall’impero austriaco, dove l’imperatore abdicò in favore del nipote, il diciottenne Francesco Giuseppe. Nella primavera del 1849 il nuovo imperatore cominciò a contrastare le richieste dei liberali, incarcerando gli uomini che si erano battuti per la Costituzione e sciogliendo il parlamento tedesco. Nel giugno del 1848 ordinò che Praga, capitale della Boemia insorta, fosse riconquistata dall’esercito. Più arduo si rivelò sconfiggere la resistenza ungherese, perché i patrioti guidati da Lajos Kossuth tennero testa agli austriaci, appoggiati dai russi, fino all’agosto del 1849. Anche in Prussia il re poté riacquistare l’assoluto controllo dei suoi territori sciogliendo il parlamento che si era riunito a Francoforte. Solo in Italia i moti rivoluzionari ripresero nuovo slancio tra la fine del 1848 e l’estate del 1849: in Toscana si formò un governo popolare; a Venezia e a Roma fu proclamata la repubblica (vedi Repubblica di San Marco; Repubblica Romana). Ma il quadro europeo non favoriva il successo dei democratici, tanto più che la seconda sconfitta subita dall’esercito sardo a opera degli austriaci (battaglia di Novara, 1849) apriva la strada alla restaurazione. A Roma, nel luglio, dopo l’attacco delle truppe francesi inviate da Luigi Napoleone (il futuro Napoleone III) su richiesta di papa Pio IX, i volontari repubblicani comandati da Giuseppe Garibaldi si arresero. A Venezia, assediata dagli austriaci, il capo dell’insurrezione, Daniele Manin, accettò la capitolazione il 23 agosto 1849. (ENC)”,”QUAR-035″
“LA-MATTINA Amedeo”,”Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin.”,”LA-MATTINA Amedeo ha studiato giornalismo alla Luiss. Pag 191 difettosa “”Insomma, che Angelica abbia portato i soldi di Mosca non ci sono dubbi, almeno stando alle informazioni dell’Ufficio centrale d’investigazione (Uci). I milioni giunti in Svizzera “”sono già in circolazione presso diverse banche (…). L’inforrmatore del Centro della Marina di Berna, un certo Cavalier Rostagno, cmunica all’Uci che “”i fondi portati dalla Balabanoff, persona al corrente della loro destinazione, assicura che ne furono dati alle federazioni dei ferrovieri, dei metallurgici e dei tipografi. Gli opuscoli rivoluzionari si trovano presso tutti i segretari politici pronti alla diffusione.””. Sono 100.000 gli opuscoli rivoluzionari stampati a Lugano nella tipografia S. Vito e introdotti in Italia attraverso il confine di Chiasso da Pasquale Taborelli e Angelo Neuroni: quest’ultimo è un contrabbandiere di professione””. (pag 202-203) “”(Angelica Balabanoff) Si rifiuta perfino di consegnare all’esecutivo dell’artificiale Terza Internazionale i documenti della Commissione di Zimmerwald. La richiesta viene fatta per iscritto da Lenin, Trotsky, Zinoviev, Rakovskij (presidente dei commissari in Ucraina) e dal socialista svizzero Platten. Ma Angelica è irremovibile. Risponde di essere consapevole che il movimento del quale è segretaria non ha più motivo di esistere, essendo nato per contrastare la guerra. Ma ciò non la autorizza a decidere al posto di quegli zimmerwaldiani che non sono presenti all’incontro di Mosca e di coloro che non condividono politica e metodi leninisti. I bolscevichi considerano assurdo e schizzinoso questo atteggiamento, troppo attento alle forme, alla legalità, ai sentimenti (…)””. (pag 211) La Balabanoff viene espulsa dal partito comunista russo nel 1924 (pag 254)”,”RIRB-114″
“LA-MATTINA Amedeo”,”Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin.”,”LA-MATTINA Amedeo ha studiato giornalismo alla Luiss.”,”MITS-403″
“LAMB Richard”,”La guerra in Italia, 1943-1945.”,”Richard Lamb, ufficiale dell’8° Armata, partecipò attivamente alla Campagna d’Italia. E’ autore di sei volumi sulla storia contemporanea. Il 25 luglio 1943 “”All’indomani, il 25 luglio 1943, Vittorio Emanuele, una volta tanto fermo nella sua decisione, ordinò l’arresto di Mussolini e nominò Badoglio capo di un nuovo governo non fascista. Gli inglesi e gli americani vennero colti totalmente di sorpresa. Infatti, nonostante i sondaggi avviati già in precedenza da Badoglio e dai suoi inviati a Berna tramite il servizio segreto britannico con la proposta di incaricare il generale Pesenti, noto antifascista, di costituire un esercito formato da ex prigionieri di guerra italiani, ill ministro degli Esteri britanico Anthony Eden respinse freddamente tanto quest’offerta quanto altre cinque avanzate da monarchici e da altri antifascisti. Era stato così impossibile coordinare i piani militari alleati con l’eventuale caduta di Mussolini. Agli emissiari italiani fu detto che nulla poteva essere accettato all’infuori di una resa incondizionata da parte di un governo italiano non fascista che avesse chiesto la pace separata. La formula della «resa incondizionata» era stata decisa alla conferenza angloamericana di Casalanca nel gennaio 1943. Nel 1940 e ancora nel 1941 Churchill (in un primo tempo con Halifax quale suo ministro degli Esteri) era disposto a concedere a un eventuale governo italiano non fascista condizioni di pace «morbide», per esempio concedendo all’Italia di conservare la colonia della Cirenaica. Aveva addirittura cercato un De Gaulle italiano che reclutasse un esercito non fascista e assumesse l’amministrazione delle colonie italiane liberate. In seguito si era dichiarato restio ad applicare all’ItalIa la formula decisa nel 1943. Eden era rimasto però inflessibile. Fu così che, nell’estate di quell’anno, con l’Italia ormai sull’orlo della disfatta, l’Inghilterra assunse la linea più dura possibile: il «più assoluto silenzio» fu la risposta del Foreign Office agli italiani dissidenti, nonostante l’avvicinarsi della data decisa per l’invasione della Sicilia (1). In conseguenza della mancata elaborazione da parte degli Alleati di un piano per un colpo di stato concordato con gli antifascisti, andò perduta l’occasione di uno sbarco in Italia che non incontrasse resistenza. Il 25 luglio, infatti, i tedeschi disponevano soltanto di una divisione ancora incompleta (più alcuni reparti di paracadutisti) nell’Italia centrale e di due divisioni al sud, mentre nei combattimenti in Sicilia tenevano impegnate quattro divisioni. Se le forze alleate e italiane di terra e di mare avessero collaborato tra loro, le unità germaniche nell’isola si sarebbero trovate in trappola e quindi impossibilitat a riattraversare lo stretto di Messina”” (pag 26-28) [(1) Lamb, ‘The Ghost of Peace’, pp. 147-158]”,”QMIS-197″
“LAMBERT Denis Clair MARTIN Jean Marie”,”L’ America Latina. Strutture economiche e sociali.”,”In appendice: lessico delle sigle di organizzazioni economiche o finanziarie latino-americane. LAMBERT ha soggiornato a lungo in varie riprese in America Latina. Insegna economia politica all’Univ di Lione. MARTIN ha studiato i problemi della industrializzazione in Argentina e Brasile. E’ D di ricerca presso il Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica e D dell’ Istituto Economico dell’ Energia.”,”AMLx-015″
“LAMBERT Jacques”,”L’ America latina. Strutture sociali e istituzioni politiche.”,”Il potenziale demografico dell’ America latina. “”Dall’ inizio del XX secolo, l’ America latina è la parte del mondo in cui la popolazione aumenta più rapidamente, senza che sia necessario ricorrere a un’ immigrazione su vasta scala. Le grandi masse popolari, assai povere e poco istruite, hanno conservato, assieme a forme di vita arcaiche, un tasso di natalità (40 per mille e oltre) tipico dell’ epoca precedente alla diffusione del controllo delle nascite; mentre in quella parte dell’ America latina i cui governanti si sono formati nella cultura europea, la applicazione di tecniche d’ igiene sociale semplici e poco costose ha già ridotto la mortalità a tassi medi che vanno al 10 al 15 per mile e dovrebbero ancora diminuire rapidamente in un prossimo avvenire. In quarant’anni, dal 1920 al 1960, la popolazione dell’ Europa è aumentata del 23%, ma quella dell’ America latina è aumentata del 126%. Con i suoi 63 milioni di abitanti, l’ America latina era nel 1900 sensibilmente meno popolata degli Stati Uniti: ma nel 1960 li aveva già superati con 202 milioni di abitanti. Se, come è assai probabile, le attuali tendenze si mantengono sino alla fine del secolo, i latinoamericani saranno nel duemila più di 600 milioni, vale a dire più del doppio degli anglosassoni di America. Verso la fine del XX secolo il Brasile, che nel 1960 era già il paese di cultura latina più popolato (70 milioni di abitanti), potrebbe diventare una delle maggiori potenze mondiali per numero d’ abitanti; mentre il Messico, che per ora ha soltanto 34 milioni di abitanti, potrebbe superare i 100″”. (pag 45-46) (pag 45)”,”AMLx-054″
“LAMBRINI Paola”,”I Gracchi. Il mito dei due fratelli rivoluzionari.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Paola Lambrini è professoressa di Fondamenti di diritto europeo e di Diritto romano presso l’Università di Padova e presso la facoltà di Diritto canonico San Pio X di Venezia. “”Tiberio nel suo rigore stoico era estremamente parsimonioso, mite, sereno e misurato anche nell’eloquenza, che era assai gradevole e sapeva suscitare pietà, pur essendo controllata. Con il suo anacronistico vagheggiamento del ritorno ai contadini-soldati egli appare più idealista del fratello minore. Secondo Plutarco, Tiberio era un sognatore che «lottava per un’idea bella e giusta, a servizio della quale metteva un’eloquenza che avrebbe adornato perfino una causa abietta». Caio era impetuoso, impulsivo e focoso, non spendaccione, ma ricercato e attento al lusso in confronto al fratello; aveva in mente un progetto politico ben definito, a monte del quale non vi era alcuna spinta emozionale, ma solo attenta riflessioni sulle condizioni generali dello Stato. La sua capacità oratoria corrispondeva al carattere: appassionata fino all’esagerazione; ricca di effetti; con una voce molto forte, egli era un vero trascinatore di popolo. Sembra che abbia anche introdotto delle importanti innovazioni nell’arte retorica: fu il primo romano a muoversi sulla tribuna mentre parlava e a lasciar cadere la toga dalla spalla; inoltre, iniziò la consuetudine di paralare rivolti verso il popolo, anziché verso i senatori: «mentre tutti gli oratori prima di lui parlando si orientavano verso il senaot e il cosiddetto comizio, egli per primo, quando presentò la legge giudiziaria, parlò rivolgendosi al foro, e dopo di lui si fa sempre così. Perciò, con un piccolo spostamento, modificando la postura, diede origine a un grande rivolgimento e in certo qual senso trasformò il regime politico da aristocratico a democratico» (Plutarco, Ca. Gracch., 264)”” (pag 80)”,”STAx-366″
“LAMCHICHI Abderrahim”,”Geopolitique de l’ islamisme.”,”LAMCHICHI Abderrahim è dottore in scienze economiche e in scienze politiche. Maitre de conferences di scienze politiche all’ Università di Picardia ove insegna economia politica, politiche comunitarie e relazioni internazionali, è membro del comitato di redazione della rivista ‘Confluences-Mediterranée’. E’ autore di varie opere sul Maghreb e il mondo arabo, l’ islamismo politico, l’ islam in Francia e l’ islam di fronte alla modernità.”,”VIOx-067″
“LAMENNAIS F.-R. LACORDAIRE H. GERBET P. e altri”,”L’ Avenir, 1830-1831. Antologia degli articoli di Félicité-Robert Lamennais e degli altri collaboratori.”,”””Il nuovo regime doveva anche seguire una politica economica che limitasse i profitti esorbitanti degli industriali ed elevasse i salari degli operai, che riportasse cioè la stabilità e la fiducia nell’ attività economica dopo la crisi iniziata già prima della Rivoluzione di Luglio e aggravatasi con essa, rassicurando al tempo stesso i capitalisti e gli operai. L’ Avenir, quindi, propugnava un sistema nuovo nelle relazioni tra Stato e Chiesa, insieme con un nuovo regime politico: anzi, il regime politico democratico era considerato come la condizione indispensabile del sorgere di quel sistema nuovo nei rapporti fra Stato e Chiesa, del rinnovamento del Cattolicesimo e della Chiesa””. (pag XIX)”,”EMEx-055″
“LA-MESA Rina, a cura; scritti di PEYREFTTE GOETHE SIMOND GREGOROVIUS DRY RIEDESEL DE-MAUPASSANT VUILLIER BERENSON SERSTEVENS e altri”,”Viaggiatori stranieri in Sicilia.”,”Evocazione di Goethe: “”sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d’oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro umil germoglia il mirto, alto l’alloro…”” (pag 5, introduzione)”,”ITAS-003-FFS”
“LA-METTRIE Jules O.”,”L’ homme machine.”,”Jules O. LA-METTRIE, filosofo francese (Saint-Malo 1709-Berlino 1751). Laureatosi in medicina, esercitò la sua professione in un reggimento. Durante una malattia, osservò che l’indebolimento delle sue attività psichiche faceva seguito al deperimento del suo organismo; ne dedusse che il pensiero è un prodotto dell’ organismo corporeo e sostenne la sua tesi nell’ ‘Histoire naturelle de l’âme’ (1745), seguita nel 1748 da ‘L’homme plante’ che suscitò aspre critiche, mentre il suo autore doveva riparare a Berlino. L. estese all’uomo la concezione meccanicistica del mondo naturale che era stata introdotta da Cartesio, affermando che tutti i fenomeni psichici possono essere spiegati in maniera adeguata in base alle proprietà e alle leggi della sostanza materiale estesa: anche l’uomo, quindi,”,”FILx-119″
“LAMFALUSSY Alexandre”,”Crisi finanziarie nei mercati emergenti. Globalizzazione e fragilità.”,”Alexandre Lamfalussy già direttore della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) e presidente dell’ Istituto Monetario Europeo.”,”ECOI-394″
“LAMFALUSSY Alexandre, collaborazione di Francesco CESARINI”,”I mercati finanziari europei.”,”Dono di P.M. Davoli Alexandre Lamfalussy è Maitre de Conférences all’Università Cattolica di Lovanio e direttore della Banca di Bruxelles. (1972) La congiuntura europea del 1958 (pag 66-)”,”EURE-144″
“LAMI Francesco”,”Le Casse di Risparmio ordinarie nel credito e nella economia nazionale.”,”Appendice: – Per l’incremento del servizio assegni dello Istituto di Credito. – Casse di Risparmio ordinarie e Casse di Risparmio postali. – Credito agrario e Casse di Risparmio.”,”E1-BAIT-002″
“LAMI Giulia”,”Ucraina, 1921-1956,”,”Giulia Lami docente di Storia dei Paesi slavi nell’Università degli Studi di Milano, è specialista di storia e cultura e della storiografia russa e europea orientale. Ha pubblicato una biografia su N.K. Michajlovskij ‘Un ribelle “”legale””‘, Milano 1990 “”Conquest ricorda che Lenin, ben prima della rivoluzione, incalzato a definire chi dovesse essere considerato ‘kulak’, rispondeva infastidito “”si saprà subito chi è un kulak””, facendo intendere che non era definibile attraverso un criterio economico, ma ideologico”” (R. Conquest, ‘Raccolto di dolore’, Roma, 2004) Citato nelle note il volume di Ju. Borys, ‘The Sovietization of Ukraine, 1917-1923’ (p. 17) Michajlovskij, Nikolaj Konstantinovic. – Sociologo e critico letterario (Mescovok 1842 – Pietroburgo 1904), il più notevole rappresentante del populismo nel campo della critica. Nei suoi saggi su Tolstoj e Dostoevskij (Žestokij talant “”Un ingegno crudele””, 1882) M. seppe fondere le sue dottrine sociologiche con una buona comprensione dell’arte. Importanti ancora oggi sono i suoi studî su Turgenev, G. Uspenskij, Saltykov-Šcedrin, V. M. Garšin e i suoi saggi sui rapporti tra letteratura e vita. Tra le opere sociologiche ricordiamo: Cto takoe progress? (“”Che cos’è il progresso?””, 1869), Bor´ba za individual´nost´ (“”La lotta per l’individualità””, 1875), Geroj i tolpa (“”L’eroe e la folla””, 1882), O Vsevolode Garšine (“”Su Vsevolod Garšin””, 1885). Negli ultimi anni assunse un atteggiamento polemico nei confronti del marxismo. Significativi in proposito sono gli articoli dedicati a M. Gor´kij (1898). (Treccani)”,”EURC-130″
“LAMI Giulia”,”La questione ucraina fra ‘800 e ‘900.”,”Giulia Lami docente di Storia dei Paesi slavi nell’Università degli Studi di Milano, è specialista di storia e cultura e della storiografia russa e europea orientale. Ha pubblicato una biografia su N.K. Michajlovskij ‘Un ribelle “”legale””‘, Milano 1990″,”EURC-100”
“LAMI Lucio”,”Morire per Kabul. Una lunga marcia afgana.”,”Luciano Lami inviato speciale del ‘Giornale’, è nato in Lombardia nel 1936. Giornalista con una lunga esperienza come redattore capo e direttore di settimanali presso grandi editori. Ha pubblicato anche vari libri.”,”QMIx-321″
“LA-MOTTA Mirella a cura”,”Rassegna Storica del Risorgimento. Indici per autori e per soggetti, 1964-1993. Serie II, Memorie vol. XL.”,”In memoria di Alberto M. Ghisalberti nel centenario della nascita (1894-1994)”,”RISG-128-FSL”
“LAMOUR Catherine LAMBERTI Michel R.”,”Il sistema mondiale della droga. La tossicomania come prodotto del capitalismo internazionale.”,”C. Lamour, giornalista diplomata all’Institut des sciences politiques di Parigi. E’ stata corrispondente dall’estero per ‘Le Monde’. M.R. Lamberti pseudonimo di un economista dell’Università di Parigi si è occupato di Terzo Mondo Le rotte dell’oppio turco in Europa e nel mondo Hong Kong città costruita sull’oppio”,”PVSx-072″
“LAMOUREUX Jean-Claude”,”Les 10 derniers jours. 26 Juillet – 4 août 1914 (Paris – Berlin – Bruxelles). Du refus de la guerre à l’exaltation patriotique.”,”La Spd si divide sul problema dei crediti di guerra. Lunedì 3 agosto 1914. “”Pendant ce temps, les députés du parti se déchirent. Kautsky, “”dont toute l’autorité consistait en la conciliation de l’opportunisme en politique et du marxisme en théorie””, selon Trotsky, les rejoint. Lui-même penche pour l’abstention. On écoute d’abord le rapport de Müller, retour de Paris, qui exprime sa conviction que le Français vont voter en bloc les crédits – ce qui se vérifiera. Les majoritaires font valori leur peu de poids dans le pays, malgré leur centaine de députés. Ils affirment qu’une bonne partie de ces crédits est destinée à soulager la population civile des misères du conflit. Ils repoussent toute idée de grève génèrale qui ne peut être tentée que si l’on est assez fort pour faire plier le gouvernement, sinon elle ne peut que servir l’ennemi. Ce qui serait un paradoxe: le pays politiquement le plus avancé, qui aurait pu réussir un tel mouvement, se retrouvant en position de faiblesse sur le plan militaire face à son adversaire plus arrièré dont la classe ouvrière aurait répondu à l’ordre de mobilisation. Ils reprennent ainsi une argumentation déjà classique, développée paradoxalement pour la première fois par l’introducteur du marxisme en Russie – pays incontestablement retardataire-, Gueorgui Plélkhanov, au congrès de Zürich, en 1893. Et puis, et surtout, il faut tout faire pour éviter une victoire du despotisme russe, vu depuis Marx comme la force principale de la réaction européenne, “”le gendarme de l’Europe””. Les partisans du refus rappellent pour leur part qu’en 1870, alors que le parti ne comptait que deux députés (August Bebel et Wilhelm Liebknecht, père de Karl), ceux-ci s’étaient abstenus lors du vote sanctionnannt l’état de guerre entre l’Allemagne et la France, Liebknecht regrettant plus tard de n’avoir pas voté contre. Ils demandent pourquoi faire aujourd’hui confiance à un gouvernement que le parti a toujours combattu quand il affirme que ce sont les autres (la Russie, la France) qui agressent l’Allemagne. Et ils font remarquer l’exemple déplorable que donnerait au mouvement ouvrier international son parti le plus fort. Ils n’ont pas tort. Même Lénine, lisant l’édition du ‘Vorwärts’ annonçant la nouvelle, croira à un faux fabriqué par l’état-major. Au final, sur 110 inscrits mais 92 présent, seuls 15 parlementaires (en comptant Emmel absent ce jour-là, qui rejoindra les contre) déclarent vouloir voter non, parmi lesquels Ledebour, Haase, Karl Liebknecht, Kurt Geyer, Karl Stolle, Oscar Cohn, Otto Rühle, Fritz Kunert et Paul Lensch, directeur du ‘Leipziger Volkszeitung’. Deux députés alsaciens votent contre: Jacques Peirotes (député de Colmar), ainsi que Joseph Emmel (Mulhouse) donc; Richard Fuchs (Strasbourg-campagne) s’abstient; Bernhard Böhle (Strasbourg-ville) vote pour. On apprendra plus tard que le député SPD de Metz, Georges Weill, qui était avec Jaurès le soir fatal, s’est engagé dans l’armée française le 5 août. Parmi les pour, on remarque le nom d’Eduard Bernstein, le “”révisionniste”” qui voisine avec celui de Kautsky, l'””orthodoxe”” ce dernier manifestant cependant quelques “”réserves”””” (pag 109-110) (pag 108-109-110)”,”QMIP-213″
“LAMPE John R.”,”Yugoslavia as History, Twice There was a Country.”,”John Lampe is Professor of History at the University of Maryland, College Park. List of plates, List of Maps, List of tables, Acknowledgments, Preface to the second edition, Note on pronunciation, Introduction, Notes, Selected further reading (in English ad German), Index,”,”EURC-050-FL”
“LAMPERT E.”,”Sons against Fathers. Studies in Russian Radicalism and Revolution.”,”This book, originally planned as part of a larger work, is concerned with Russian radical and revolutionary thought in the eighteen-sixties, and its theme is the interplay of persons, ideas, and events. Preface, List of Plates, Abbreviations, Notes, Index,”,”RIRx-087-FL”
“LAMPIS Giuseppe”,”Stato democrazia sindacato (1947-1977).”,”2° copia”,”ITAE-383″
“LAMPIS Giuseppe”,”Stato democrazia sindacato (1947-1977).”,”2° copia”,”SIND-002-FB”
“LAMPRONTI Maurizio”,”L’altra resistenza, l’altra opposizione (Comunisti dissidenti dal 1943 al 1951).”,”Maurizio Lampronti è nato ad Ancona nel 1950. Vive a Firenze ove si è laureato in scienze politiche nel 1973. Attualmente (1984) è insegnante negli istituti tecnici. Anni Quaranta, divergenze tra ‘Stella Rossa’ e il PCI (pag 21) “”(…) le divergenze tra Stella Rossa ed il PCI non vertevano sull’unità antifascista, riconosciuta giusta, in linea di massima, ma piuttosto sull’azione successiva al momento della liberazione; nell’azione pratica di ognigiorno, gli uomini di Stella Rossa si adeguavano alle direttive del PCI, realizzandole a volte essi stessi, quando mancavano quadri ufficiali del partito. Nel giugno 1944, Stella Rossa aveva creato a Torino varie sezioni e contava duemila iscritti, una forza rispettabile di fronte ai cinquemila membri del PCI; la FIAT -Grandi Motori e lo stabilimento di Mirafiori erano i luoghi dove Stella Rossa aveva raggiunto la massima espansione (14)”” (pag 21) (14) R. Luraghi, Il movimento operaio torinese…, op. cit., pag 210″,”ITAC-002-FGB”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dalle origini al IV Secolo A.C.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-243-FL”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dall’Ellenismo all’età di Traiano.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-244-FL”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dall’età degli Antonini alla fine del Mondo antico.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-245-FL”
“LANARO Silvio”,”Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, 1870-1925.”,”Silvio Lanaro, nato a Schio nel 1942, insegna storia del risorgimento nell’Università di Padova. Ha scritto articoli e saggi sul movimento cattolico fra otto e novecento, sulle radici dell’industrialismo italiano, sul corporativismo fascista, sulle origini della DC. Ha pubblicato ‘Società e ideologie nel Veneto rurale (1866-1898)’. Il volume contiene ampie note. “”Il padre delle scienze sociali italiane, Corrado Gini, già fra il 1911 e il 1914 mette a punto un edificio concettuale che per quanto lo riguarda è definitivo, e al quale rimarrà fedele per tutta la vita arricchendolo solo di contributi analitici: un sistema di correlazioni tra demografia, antropometria, eugenica e sociologia economica, istituite e rese affidabili ad una ad una – senza eccezioni – dalle “”certezze”” epistemologiche racchiuse nel metodo statistico. Imbaldanzito nel suo eurocentrismo dalle “”verifiche”” coloniali, Gini postula l’esistenza delel nazioni come personalità collettive, che obbediscono a leggi “”biogenetiche”” prima di lasciarsi toccare da accadimenti storico-sociali: “”Attraverso alla varia e variamente descritta fenomenologia che offre la storia dei singoli popoli, e facendo astrazione, per quanto si può, dalle ripercussioni che le vicende dell’uno esercitano sulle vicende dell’altro, una certa regolarità si discopre: anche i popoli, come gli organismi, hanno un periodo di accrescimento, una maturità e una decadenza senile”” (1)”” (pag 44-45) (1) Id., ‘I fattori demografici dell’evoluzione delle nazioni’, Torino, 1912, p. 34. Anche nel 1930 la nazione sarà definita come “”(…) un gruppo di persone che ha una individualità propria, non solo dal punto di vista politico e culturale ma anche dal punto di vista biologico”” (Id. Nascita evoluzione e morte delle nazioni. La teoria ciclica della popolazione e i vari sistemi di politica demografica’, Roma, 1930, p. 17) Socialismo della cattedra (pag 151)”,”ITAG-243″
“LANARO Silvio”,”Storia dell’Italia repubblicana. Dalla fine della guerra agli anni novanta.”,”Silvio Lanaro è professore ordinario di storia del Risorgimento all’Università di Padova (1992). Ha scritto numerosi saggi sulle ideologie dell’industrialismo italiano, culminati nel volume ‘Nazione e lavoro’. Ha ideato e curato il volume ‘Il Veneto’ della serie ‘Le regioni’ della ‘Storia d’Italia’ (1984).”,”ITAP-246″
“LA-NAVE Gaetano”,”La guerra fredda.”,”Gaetano La Nave, nato a Napoli nel 1978, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi l’Orientale di Napoli, svolge attività didattica in Storia delle relazioni internazionali e in storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo.”,”RAIx-355″
“LANCHESTER Fulco”,”Sistemi elettorali e forma di governo.”,”Fulco Lanchester è assistente ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma.”,”ITAP-038-FV”
“LANCIOTTI Lionello a cura; saggi di Alberto GIUGANINO Luciano PETECH Alessandro BAUSANI Ernest GIDDEY Joseph NEEDHAM Mark ELVIN LU GWEI DJEN Loris PREMUDA Attilio FRAJESE Max KALTENMARK, ETIEMBLE, Jacques GERNET Paolo BEONIO-BROCCHIERI Lionello LANCIOTTI Piero CORRADINI Cesare BONACOSSA”,”Sviluppi scientifici, prospettive religiose, movimenti rivoluzionari in Cina.”,”Atti del convegno internazionale di studi cinesi promosso dalla Fondazione Cini in collaborazione con l’ ISMEO e l’ Università di Venezia. (1973). Saggi di Alberto GIUGANINO Luciano PETECH Alessandro BAUSANI Ernest GIDDEY Joseph NEEDHAM Mark ELVIN LU GWEI DJEN Loris PREMUDA Attilio FRAJESE Max KALTENMARK, ETIEMBLE, Jacques GERNET Paolo BEONIO-BROCCHIERI Lionello LANCIOTTI Piero CORRADINI Cesare BONACOSSA Sulla scienza e tecnologia della società cinese. Il contributo cinese alla storia delle scienze. “”L’ ipotesi che è stata fatta è che le grandi invenzioni cinesi, inclue carta e stampa, orologio idro-meccanico, sismografo e strumenti avanzati di meteorologia e astronomia, assieme all’ invenzione nei trasporti come i ponti ad arco segmentale e i ponti sospesi erano tutte in un modo o nell’ altro utili a uno stato burocratico centralizzato””. (pag 51)”,”CINx-170″
“LANDAU Kurt LANDAU Katia; altri scritti di Hans SCHAFRANEK e Pierre BROUE'”,”Sur la capitulation de Maslov, Ruth Fischer, Scholem et consorts; Lettre à Contre le courant, (21 septembre 1929); La crise de la démocratie bourgeoise et la lutte de la classe ouvrière; La revolución española de 1936; The Spanish Revolution of 1936 and the German Revolution of 1918-19; Stalinism in Spain (Katia Landau).”,”Kurt Landau (1903-1937) Kurt Landau (January 29, 1903 – on or shortly after September 23, 1937) was an Austrian communist, member of the International Left Opposition, author, and Trotskyist. He was murdered by agents of Stalin’s NKVD during the Spanish Civil War.”,”MSPG-258″
“LANDAU Ralph”,”Halcon International, Inc. An Entrepreneurial Chemical Company.”,”Fondo Palumberi Ralph Landau member of the Newcomen Society Chairman and Chief Executive Officer Halcon International New York City”,”ECOG-071″
“LANDAU-ALDANOV A.”,”Lenin.”,”LANDAU-ALDANOV A. fa parte del partito laborista diretto da MIAKOTIN e PESCEKHONOF, ex collaboratori di MIKAILOVSKY e di CIAKOVSKY, capo dell’ attuale governo di Arcangelo. La linea di questo partito è stata quella della difesa nazionale senza sciovinismo e imperialismo, democrazia e suffragio universale, riforme sociali nell’ ordine legale.”,”LENS-109″
“LANDAUER Gustav, a cura di H.J. HEYDORN”,”Zwang und Befreiung. Eine Auswahl aus seinem Werk.”,”Goethe politico (pag 57) “”Und dein Streben, sei’s in Liebe, Und dein Leben sei die Tat””. (pag 70, Goethe) (E la tua aspirazione, è nell’ amore, E la tua vita è l’ azione) (appr.)”,”GERG-056″
“LANDAUER Carl”,”European Socialism. A History of Ideas and Movements. Volume I. From the Industrial Revolution to Hitler’s Seizure of Power.”,”LANDAUER Carl Il volume 2° ha come tittolo ‘The Socialist Struggle against Capitalism and Totalitarism’ (la lotta per la leadership all’internod del comunismo sovietico (1919-1924), Socialismo europeo e suoi oppositori in epoca grande depressione (1924-1929), L’impatto della depressione (1930-32). La fine di un’epca, Teoria socialista nel XX secolo Le questioni morale ed etica e il marxismo. La questione morale ed etica sono in ultima istanza un prodotto di particolari condizioni socioeconomiche. “”Marx and Engels, refusing to associate ethical concepts with any standard of value of their own, regard them as a phenomenon to be explained rather than as a code of obligations to which men should be induced to pay obedience. “”Communists neither take the side of egoism against self-sacrifice, nor that of self-sacrifice against egoism; they do not conceive of the antagonism of these two either in that sentimental nor in the other exuberant, ideological form [these expressions refer to the preceding polemic against Max Stirner] but rather point out its birth place in material conditions together with which it will eventually disappear. The Communists do not preach morality… They do not address to human beings the moral demand: love each other, do not be egoists, etc. The Communists, on the contrary, know very well that egoism and self-sacrifice are each a different way for individuals to realize themselves either one necessary under certain conditions”” (97). When Marx and Engels wrote these sentences, they stood at the beginning of their careers. Although they were already full of partisan sentiment and determined to play a role in the revolutionary struggle, they had not yet had any prolonged experience to teach them that it is not enough for the revolutionary or reformer to understand the origin of ethical concepts: that he has to develop his own ethical standard, to accept it as an “”eternal truth”” and to judge his actions and those of other in accordance with this standard. Yet although later writings by Marx and Engels reflect that experience (98), the latter still protested thirty years later – in his Anti-Dühring – against the “”attempt to impose upon us any moral dogmatism as an eternal and definitive moral law, immutable in the future””; he regards it as a mere pretext for such an attempt to assert “”that the moral world has any unchangeable principles which are above history and the differences between nations””. “”On the contrary, we maintain that hitherto all ethical theory has in the last instance been a product of particular socioeconomic conditions. And just as society has up to now been moved through class antagonism, so morality has always been class morality; either it justified the rule and the interests of the dominating class, or, as soon as the oppressed class had become powerful enough, morality justified the revolt against the system of domination and the future interests of the oppressed. It is indubitably true that thereby, on the whole, progress as made in morality itself as in all other fields of human knowledge, but we are not yet beyond class morality. A morality above class antagonism and above the tradition=n of such antagonism, a truly human morality will become possible only when development has reached a stage at which class antagonism hat not merely been eliminated but forgotten”” “” [Carl Landauer, European Socialism. A History of Ideas and Movements. Volume I. From the Industrial Revolution to Hitler’s Seizure of Power, Berkeley, 1959] [(97) Engels “”Anti-Dühring””, Landmark, ed., p: 127; (98) Translated from “”Die deutsche Ideologie””, Marx-Engels Gesamtausgabe, series I; V, 227. The America edition, ‘The German Ideology’ (1939), does not contain this part of “”Die deutsche Ideologie””] (pag 193-194) Distinzione tra morale e etica. ‘Ci siamo spesso chiesti quale sia la differenza tra etica e morale. Molto spesso i due termini vengono usati come sinonimi ma in realtà non è così. Il termine etica deriva dal greco èthos. Per etica si intende quel ramo della filosofia che analizza il comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e dei valori giusti che si dovrebbero seguire in qualsiasi circostanza. Il focus dell’etica è senza dubbio lo studio di norme che l’individuo dovrebbe utilizzare nella propria vita quotidiana. Differenze tra morale ed etica Differenze tra etica e morale Inoltre l’etica viene intesa anche come la ricerca di uno o più criteri che permettono alla persona di gestire in modo consono e adeguato la propria libertà, in quanto ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’individuo. L’etica si sofferma sul senso dell’esistere dell’uomo, sul suo significato profondo etico-esistenziale, sulla vita di ogni singolo individuo e dell’universo che lo circonda. In sintesi l’etica, se viene associata alla comunità, definisce la morale comune che l’individuo dovrebbe in ogni caso seguire. (fonte http://cultura.biografieonline.it/morale-etica-differenze/)”,”SOCx-262″
“LANDES D.S. MATHIAS P. MORI G. NORTH D.C. SAUL S.B. LEBRUN P. CAYEZ P. TILLY R.H. BERGIER J.F. NADAL J. CRISP O. BEREND I.T. RANKI G. HILDEBRAND K.G.; a cura di Luciano SEGRETO”,”La rivoluzione industriale tra il Settecento e l’ Ottocento.”,”Tesi: fattori nazionali della rivoluzione industriale”,”ECOI-037″
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’ Europa Occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”LANDES David S., docente di storia alla Harvard University ha insegnato alla Columbia, a Berkeley e a Stanford. Ha collaborato a varie riviste e scritto molte opere tra cui ‘Storia del tempo’ (1983) e ‘A che servono i padroni?’ (1987).”,”EURE-010″
“LANDES David S.”,”La ricchezza e la povertà delle nazioni. Perché alcune sono così ricche e altre così povere.”,”LANDES è professore emerito di storia ed economia alla Harvard University. E’ autore di ‘Storia del tempo. L’ orologio e la nascita del mondo moderno’ (1984), di ‘A che servono i padroni? Le alternative storiche all’ industrializzazione’ (1987) ‘Banchieri e pascià’ (1990) e ‘Prometo liberato’ (1990).”,”ECOI-078″
“LANDES David S.”,”Storia del tempo. L’ orologio e la nascita del mondo moderno.”,”David D. LANDES, professore di storia e di economia alla Harvard University è uno dei maggiori storici della tecnologia e dele sue implicazioni nella storia economica. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”STOS-074″
“LANDES David S.”,”Banchieri e pascià. Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”LANDES David S. nato a New York nel 1924 è dal 1964 professore di storia ed economia alla Harvard University. Studioso delle trasformazioni tecnologiche e dello sviluppo industriale internazionale nonché di storia d’ impresa ha scritto ‘Prometeo liberato’ (1978) e ‘Storia del tempo’ (1984). Ha contribuito alla ‘Storia economica Cambridge’. Dervieu, Marcuard-André e la banca imperiale ottomana. “”La Imperial Ottoman Bank, si è visto, rappresentava l’ alta finanza internazionale ai suoi massimi livelli. Creata da alcune fra le più potenti case europee, teneva in pugno la vita finanziaria di un impero. La sua solidità economica era garantita anche per il futuro da privilegi e monopoli, mentre la sua natura versatile e flessibile era garantita da statuti onnicomprensivi che le consentivano di dirigere le proprie attività nella direzione più vantaggiosa. Il suo lancio, innanzitutto, era stato magnifico, come di rado capita ai finanzieri. Nelle settimane precedenti l’ emissione, gli investitori britannici si erano accapigliati nella corsa ai certificati provvisori, arrivando a pagare anche 13 e 14 sterline di aggio per ogni singola azione. E 125.000 azioni erano state espressamente create per i promotori e ad ssi vendute alla pari, a ricompensa degli sforzi sostenuti; per non parlare di altre 10.000 azioni rimaste ingiustificate e che, a quanto sembra, erano state “”date via””. L’ intera operazione fu uno splendido esempio della strategia “”tutto al promotore e al diavolo gli azionisti””. (…)””. (pag 127-128) “”Ma una cosa era limitarsi a non condividere, un’altra provare a fare qualcosa. Diversamente dai precedenti istituti, la nuova Imperial Ottoman non era soggetta alla legge britannica. Gli azionisti potevano lanciare invettive dalle pagine dei giornali, ma avevano le mani legate.”” (pag 128)”,”ECOI-217″
“LANDES David S.”,”La favola del cavallo morto, ovvero la rivoluzione industriale rivisitata.”,”L’interpretazione della rivoluzione industriale come un mutamento epocale nella storia del genere umano è, per i teorici della New Economic History, un’immagine superata, paragonabile al cavallo della favola, il quale ‘non voleva rassegnarsi a tirare le cuoia’. David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”UKIE-005-FL”
“LANDES David S. a cura, saggi di Stephen A. MARGLIN David L. LANDES Charles F. SABEL e Jonathan ZEITLIN”,”A che servono i padroni? Le alternative storiche dell’industrializzazione.”,”David S. Landes autore di ‘Prometeo liberato’ e collaboratore dell’opera ‘Storia economica Cambridge’ (Einaudi).”,”ECOI-002-FC”
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”L’interpretazione della rivoluzione industriale come un mutamento epocale nella storia del genere umano è, per i teorici della New Economic History, un’immagine superata, paragonabile al cavallo della favola, il quale ‘non voleva rassegnarsi a tirare le cuoia’. David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”EURE-010-FV”
“LANDES David S.”,”Banchieri e pascià. Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”David S. Landes nato a New York nel 1924 è dal 1964 professore di storia ed economia alla Harvard University. Studioso delle trasformazioni tecnologiche e dello sviluppo industriale internazionale nonché di storia d’ impresa ha scritto ‘Prometeo liberato’ (1978) e ‘Storia del tempo’ (1984). Ha contribuito alla ‘Storia economica Cambridge’. Un episocio ottocentesco della storia dell’ imperialismo come “”espressione ed esercizio di un potere arbitrario”””,”EURE-005-FSD”
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi. In questo quadro, muovendosi con attenzione tra i vari modelli interpretativi, Landes indaga sulle cause, il corso e la localizzazione dello svluppo. La struttura del credito e il sistema scolastico, il potenziale militare e l’incremento democrafico. “”A questo riguardo vi sono due punti importanti da considerare. Il primo è la relazione fra l’offerta di manodopera e l’estensione del nuovo modo di produzione; il secondo, il posto del sistema di fabbrica nel quadro generale della trasformazione economica. Sul primo punto – il reclutamento di una manodopera di fabbrica – si è discusso molto. I fatti sono abbastanza chiari. Nel 1830 c’erano centinaia di migliaia di uomini donne e bambini occupati nell’industria di fabbrica (125). Erano entrati negli opifici nonostante una grande paura dell’ignoto, l’avversione alla sorveglianza e alla disciplina, e il rancore per le implacabili esigenze della macchina. I regolamenti delle prime fabbriche sono per noi l’indice migliore dell’importanza di questi elementi: le multe più gravi si riferivano alle assenze (il peccato capitale, che spesso costava parecchi giorni di paga), ai ritardi e alle distrazioni dal lavoro. L’interpretazione di questi fatti è un altro paio di maniche. Per molto tempo l’opinione più accettata è stata quella proposta da Marx, e ripetuta e rifinita da generazioni di storici socialisti e anche non socialisti. Questa tesi spiega la realizzazione di una trasformazione sociale così enorme – la creazione di un proletariato industriale nono stante le tenaci resistenze – postulando un atto di espropriazione forzata: le recinzioni dei terreni sradicarono l’abitante del villaggio e il piccolo contadino, e li spinsero negli opifici. Recenti ricerche empiriche hanno invalidato questa ipotesi: i dati indicano che la rivoluzione agricolo connessa alle recinzioni accrebbe la domanda di manodopera contadina, e che anzi le zone rurali in cui le recinzioni furono più intense ebbero il massimo incremento di popolazione residente (126). Fra il 1750 e il 1830 le contee agricole d’Inghilterra raddoppiarono i loro abitanti. Resta però da vedere se documenti obiettivi di questo genere basteranno a liquidare quello che è diventato una specie di articolo di fede. Una interpretazione più recente abborda il problema dal lato opposto, e argomenta che poiché le fabbriche a un bel momento ebbero la manodopera di cui avevano bisogno, non vi fu mai il problema di reclutamento; che, nell’ingannevole linguaggio del senso comune, non vi fu mai scarsezza di manodopera. La proposizione è inconfutabile, e quindi non significa nulla”” (pag 152-153) [David S. Landes, ‘Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri’, Einaudi, Torino, 1993] [(125) Anche dopo l’approvazione della legge del 1833 e l’istituzione di regolari ispezioni, non abbiamo un computo completo della manodopera di fabbrica in un determinato momento. In primo luogo, la definizione ufficiale di fabbrica limitava il termine agli stabilimenti tessili dotati di forza motrice a vapore; in secondo luogo, la manodopera occupata cambiava di continuo, e i vari ispettori raccoglievano le loro statistiche nel corso di parecchi mesi. Cfr. i dati per il 1935 in A. Ure, ‘The Philosophy of Manufactures’, London, 1835, appendice; (126) Cfr. l’importante articolo di J.D. Chambers, ‘Enclosure and the labour supply in the Industrial Revolution’, in “”Economic History Review’, 2a serie, V, 1953, pp. 318-43]”,”TEOS-018-FMDP”
“LANDI Fiorenzo a cura”,”Confische e sviluppo capitalistico. I grandi patrimoni del clero regolare in età moderna in Europa e nel Continente Americano.”,”LANDI Fiorenzo è il coordinatore del gruppo di ricerca. E’ professore di storia economica dell’ Università di Bologna e ha dedicato alla storia economica del clero regolare la monografia ‘Il paradiso dei monaci. Accumulazione e dissoluzione dei patrimoni del clero regolare in età moderna’ (NIS, 1996) e l’ edizione del volume ‘Accumulation and dissolution of large estates of the Regular Clergy in Early Modern Europe (1999). Chiesa, ordini religiosi e rendita fondiaria. “”(…) le vicende fin qui illustrate hanno posto in rilievo come i patrimoni monastici si caratterizzavano per l’ assoluta prevalenza di beni fondiari, da cui era tratta la gran massa di rendite, giungendo soprattutto nel caso degli insediamenti maggiori a sviluppare vaste e complesse strutture di organizzazione agraria. (…) Gli immobili urbani, pur presenti soprattutto tra i conventi posti nei centri urbani maggiori, rivestivano invece un ruolo del tutto marginale, oltre a comportare numerosi problemi di ordinaria gestione””. (pag 109-110)”,”RELC-151″
“LANDI Giovanni”,”Pier Paolo Pasolini. Assassinio di un intellettuale scomodo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Giovanni Landi è laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Scienze giuridiche. Diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.”,”ITAS-233″
“LANDI Gianpiero a cura; relazioni di Lamberto BORGHI Massimo LA-TORRE Stefano MERLI Gianpiero LANDI Giampietro BERTI Pierluigi CESA Piero GRAGLIA Giuseppe ARMANI, interventi di Costanzo CASUCCI Goffredo FOFI”,”Andrea Caffi, un socialista libertario. Atti del convegno di Bologna, 7 novembre 1993.”,”Andrea Caffi (Pietroburgo 1887 – Parigi 1955) è una delle figure più affascinanti ma più trascurate e dimenticate, del movimento socialista italiano ed europeo del Novecento. Cospiratore nella Russia zarista, studente universitario a Berlino, in contatto con l’avanguardia artistica e letteraria nella Parigi di inizio secolo, testimone critico del nuovo regime sovietico nella Russia della rivoluzione, attivo nella lotta antifascista in Italia e nell’emigrazione in Francia, catturato e torturato dalla Gestapo per il suo impegno nella Resistenza, Caffi intellettuale brillante e colto, è stato amico di Antonio Banfi, Giuseppe Prezzolini, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Nicola Chiaromonte, Angelo Tasca, Albert Camus.”,”MITS-474″
“LANDI Giovanni”,”Agatha Christie.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Giovanni Landi è laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Scienze giuridiche. Diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.”,”BIOx-385″
“LANDI Giuseppe”,”Rapporto sulla resistenza nella zona Piave.”,”Queste pagine che Giuseppe Landi aveva redatto nel carcere di Belluno nell’autunno 1945 non erano destinate alla pubblicazione. … G. Landi (1916-1979) assegnato al confino nell’ottobre 1934 per la sua attività antifascista, dal settembre 1943 fu promotore ed organizzatore della lotta di liberazione, prima nel Bolognese, poi nell’Alto Veneto. Dall’autunno 1944 alla liberazione divenne commissario politico della Zona Piave alle cui dipendenze operarono le divisioni ‘Belluno’ e ‘Nannetti’. Luciano Casali è docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Ha pubblicato ‘Il movimento di liberazione a Ravenna’, tre voll. (1964, 1965, 1977) e ‘Storia della Resistenza a Modena (1980), e ‘Bologna 1920, le origini del fascismo’ (1982)”,”ITAR-341″
“LANDI Gianpiero a cura; relazioni di Giampietro BERTI Massimo LA-TORRE Enrico VOCCIA Natale MUSARRA Emilio Raffaele PAPA Bruno BONGIOVANNI Paolo FAVILLI Raimondo CUBEDDU Pietro ADAMO Nadia URBINATI Gianpiero LANDI; interventi di Luciano LANZA e Luciano PELLICANI”,”La fine del socialismo: Francesco Saverio Merlino e l’anarchia possibile. Atti del Convegno di Imola, 1 luglio 2000.”,”Contiene due scritti inediti di Bruno Rizzi su Merlino (v: Appendice A, pag 258-280) Opere di Marlino ‘Pro e contro il socialismo’ (1897), ‘L’utopia collettivista e la crisi del “”socialismo scientifico”” (1898), ‘Formes et essence du socialisme’ (1898), oltre all’importante ‘Rivista critica del socialiso’ che uscì per tutto il 1899 sotto la sua direzione (pag 11)”,”MITS-483″
“LANDIER Hubert LABBE’ Daniel”,”Les organisations syndicales en France. Des origines aux difficultés actuelles.”,”LABBE’ ex responsabile CFDT presso Renault è autore di varie opere sul sindacalismo. LANDIER, D della rivista ‘Management et conjoncture sociale’ è esperto di management e consulente presso le grandi imprese francesi e straniere.”,”MFRx-103″
“LANDOLFI Enrico”,”Rosso imperiale. Le sorprese espansionistiche in Antonio Labriola e altri saggi.”,”Enrico LANDOLFI, napoletano che vive e lavora a Roma, è giornalista e saggista. Dal 1966 milita nell’area socialista dopo essere stato nella corrente di sinistra del partito socialdemocratico. Ha pubblicato vari volumi. Il volume contiene uno scritto di Giancarlo LEHNER ‘Landolfi e il progetto socialista’. L’A riporta brani dell’ intervista rilasciata da Antonio LABRIOLA ad Andrea TORRE del ‘Giornale d’Italia’ organo ufficioso della destra liberal conservatrice (13/4/1902). Labriola si esprime a favore di un espansionismo italiano sulla costa africana. Tesi: concezione filo-colonialista di LABRIOLA”,”LABD-026″
“LANDOLFI Antonio”,”L’ Europa dei Socialisti. Da Garibaldi all’ Unione Europea.”,”Antonio LANDOLFI è uno storico che ha insegnato all’ Università di Aquila, di Palermo, della Sapienza di Roma ed attualmente alla LUISS. E’ stato dirigente del partito socialista (anche parlamentare e senatore). E’ autore di opere sul socialismo italiano. “”Il PSI partecipò al convegno internazionale di Zimmerwald, in Svizzera, che si tenne il 5 e il 6 settembre del 1915. Al convegno, presieduto da Angelica Balabanoff, si recarono, per il PSI, il segretario Lazzari e il direttore dell’ “”Avanti!””, Serrati: con due rappresentanti del gruppo parlamentare, Modigliani e Morgari. La linea internazionalista e pacifista espressa a Zimmerwald dalle forze socialiste ivi presenti fu fatta propria formalmente dal PSI, in quanto coincideva con la linea da esso seguita ufficialmente. Tutto questo suscitò l’ interesse benevolo di Lenin, che dalla Svizzera, dove risiedeva, aveva intensificato la sua attenzione alle cose italiane, e che trovava positiva, dal suo punto di vista, la posizione dei socialisti nostrani ai quali dava soprattutto credito per aver espulso dal partito la “”destra”” riformista di Bissolati e Bonomi””. (pag 55)”,”EURx-179″
“LANDOLFI Antonio”,”Giappone. Analisi di una società industriale.”,”LANDOLFI Antonio ha studiato a Roma dove si è laureato in giurisprudenza,. E’ direttore della rivista di urbanistica e pianificazione territoriale ‘Città Spazio’ edita da Lerici. Giovanissimo ha partecipato alla Resistenza e dopo aver militato nel PCI ha aderito al PSI entrando nella sezione economica della direzione nazionale. Studioso di problemi di economia politica e sociologia è autore di varie pubblicazioni tra cui ‘Il pensiero di Marx e il nostro tempo’ (1965) e ‘Il socialismo italiano’ (1968). Cultura e politica di una società autonoma. “”Il Giappone è divenuto la terza potenza industriale del mondo non comunista. Nel 1955 il suo prodotto nazionale lordo non raggiungeva neppure la metà di quello della Gran Bretagna. Nel 1968 lo supera del 25 per cento. Dieci anni fa in Giappone c’era un’ auto privata ogni trecento persone. Oggi, 1969, il Giappone è il secondo paese del mondo nel settore della produzione automobilistica. Nonostante quel che se ne pensa, il Giappone ha una struttura economica autonoma dagli USA. E’ il solo paese “”capitalistico”” nel quale il capitale americano non domina, né interferisce in modo sensibile nell’ industria petrolifera, in quella siderurgica, in quella elettronica, né in quella automobilistica.”” (pag 103)”,”JAPE-014″
“LANDOLFI Antonio”,”Il socialismo italiano. Strutture comportamenti valori.”,”Contiene dedica manoscritta di Landolfi a Fabrizio Onofri. La crisi del 1956 e le vicende del PSI. “”Circa la seconda questione, quella del potere dell’ apparato, essa è stata al centro del dibattito del partito dal 1956 in poi: il ritorno alla democrazia interna, al dibattito e alla circolazione delle idee ha posto un limite sostanziale al predominio incontrastato dell’ apparato così come si esercitava negli anni dal ’50 al ’55. Il processo di revisione autonomistico, fu non solo reazione contro una determinata politica, ma si manifestò anche come reazione contro l’ apparato, cioè contro la strozzatura della democrazia interna.”” (pag 174)”,”ITAP-109″
“LANDOLFI Enrico”,”Rosso imperiale. Le sorprese espansionistiche in Antonio Labriola e altri saggi.”,”Enrico LANDOLFI, napoletano che vive e lavora a Roma, è giornalista e saggista. Dal 1966 milita nell’area socialista dopo essere stato nella corrente di sinistra del partito socialdemocratico. Ha pubblicato vari volumi. Il volume contiene uno scritto di Giancarlo LEHNER ‘Landolfi e il progetto socialista’. L’A riporta brani dell’ intervista rilasciata da Antonio LABRIOLA ad Andrea TORRE del ‘Giornale d’Italia’ organo ufficioso della destra liberal conservatrice (13/4/1902). Labriola si esprime a favore di un espansionismo italiano sulla costa africana. Titolo del 1° saggio: ‘Antonio Labriola. Imperialista africanista nazionale-popolare’ “”Esaurita l’ analisi dell’ intervista occorre doverosamente significare al Lettore che nell’ incontro con il rappresentante de “”Il Giornale d’ Italia””, Antonio Labriola non improvvisava, non si esibiva in un’ alzata d’ ingegno, non faceva, come oggi si dice, politica-spettacolo. Già in altre sedi e occasioni aveva esternato le stesse idee, i medesimi ideali. Per esempio, allorché qualche tempo prima, esattamente il 21 giugno 1901, aveva polemizzato “”ad armi cortesi ed anzi cortesissime”” – locuzione dei bei tempi andati – e mediante intervento epistolare apparso sulle colonne del quotidiano giolittiano “”La Tribuna””, con Teodoro Moneta, presidente della Società Internazionale della Pace. Costui aveva indirizzato a personaggi di chiara fama, in primo luogo a quelli della sinistra, una circolare recante suggerimenti di iniziativa politica e diplomatica diretta a rafforzare la pace. (…)””. (pag 29-30) La replica di Labriola a Moneta sulla base del “”realismo””. “”Noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui intorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l’ influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco ormai invasore della Turchia adriatica – noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell’ arte politica, la quale non è solo abilità, ma è prestigio ed esercizio di forza?.”” (pag 31)”,”MITS-295″
“LANDOLFI Antonio”,”Lenin e il dispotismo orientale.”,”Nella collana Argomenti della Sugarco edizioni, diretta da Luciano Pellicani e Paolo Flores D’Arcais è stata pubblicata una nuova edizione della più nota e significativa operea di Karl Wittfogel ‘Il dispotismo orientale’, preceduta da una prefazione dello stesso autore “”a un libro – per dirla con lui – che si rivelò molto inquietante””. Dopo oltre vent’anni dall’uscita di quest’opera che un vero e proprio “”studio comparativo sul potere assoluto””, possiamo dire che rappresenta un contributo per “”conoscere la realtà dell’Oriente””. Analisi di Marx e Lenin su modo di produzione asiatico e condizioni semi-asiatiche di partenza della Russia. Polemica di Lenin con Plechanov del 1906. Dilemma tra società russa tendente alla occidentalizzazione o direzione russa verso la totale asiatizzazione. Secondo l’autore, Lenin scelse nella pratica la seconda strada (con la rivoluzione d’ottobre), cioè la strada del dispotismo asiatico integrale… (pag 126)”,”LENS-013-FGB”
“LANDRETH Harry COLANDER David C.”,”Storia del pensiero economico.”,”Harry Landreth insegna al Centre College di Danville, Kentucky. David C. Colander insegna al Middlebury College di Middlebury, Vermont.”,”ECOT-248-FL”
“LANDUCCI Sergio”,”La doppia verità. Conflitti di ragione e fede tra Medioevo e prima modernità.”,”Sergio Landucci (Sarzana 1938) ha insegnato per quarant’anni nell’Università di Firenze. É autore di Cultura e ideologia in Francesco De Sanctis, I filosofi e i selvaggi, Hegel: la coscienza e la storia, La contraddizione in Hegel, La teodicea nell’età cartesiana, Sull’etica in Kant, La mente in Cartesio, I filosofi e Dio.”,”FILx-033-FL”
“LANDUCCI Franca a cura”,”Alessandro Magno e gli imperi ellenistici.”,”Franca Landucci insegna Storia economica e sociale del mondo antico all’Università Cattolica di Milano.”,”STAx-277″
“LANDUCCI Giovanni”,”Darwinismo a Firenze. Tra scienza e ideologia (1860-1900).”,”””Un esempio singolare di questa vasta operazione culturale (‘un programma di diffusione e di umanizzazione della scienza’, ndr) è rappresentato dalla «Rivista di Filosofia scientifica» stampata a Torino dal 1880 al 1891, diretta da E. Morselli e finanziata dall’editore Pompeo Dumolard. Nonostante la collaborazione di studiosi che non erano positivisti, la rivista si mosse in ambito positivistico. (…) Nelle pagine della rivista, il darwinismo fu applicato ai campi più diversi. Marinelli lo applicava alla geografia, Romiti all’embriologia, Canestrini alla biologia, Trezza alle formazioni storiche, Vignoli al pensiero, Checchia alla critica letteraria, E. Ferri, Cesare Lombroso e altri al diritto ecc. Il Sergi apriva il corso di lezioni di Antropologia all’Università di Roma nell’anno accademico 1887-1888 con una prolusione sull’evoluzione umana riaffermando la sua fede (ormai più volte espressa) sull’evoluzione fisica, completandola con la fede nell’evoluzione mentale e concludendo con la netta distinzione tra razze «dotate di qualità fisiche e mentali superiori e razze con qualità fisiche (in parte) e mentali (in tutte) inferiori». La selezione naturale ha già pronunciato il verdetto sulle razze inferiori nel momento in cui esse entrano in contatto con le superiori (39). Morselli teneva le sue lezioni sull’uomo a Torino partendo dalla teoria dell’evoluzione (40). De Dominicis, seguendo Spencer, scriveva sulla moralità come patrimonio della specie: una moralità relativa, influenzata dall’ambiente, dall’economia, dalla religione, dalla politica , dall’estetica e perfino dalla forma di governo. (…) Anche questi furono alcuni degli esiti possibili di certo naturalismo evoluzionistico. Ben lo comprese Antonio Labriola nella sua costante e lucida polemica contro i «generalizzatori del darwinismo e gli ammiratori del grande Enrico Spencer» (45). Fu perfino rimproverato da Ferri per aver scritto contro il darwinismo sociale (46). Ma egli, che aveva una vera ammirazione per Darwin (lo definisce varie volte «insigne scienziato»), che aveva proposto al Congresso di Milano di integrare il corso di laurea in filosofia con l’insegnamento delle materie scientifiche (47), non sa trattenere l’indignazione e ricorre perfino al sarcasmo della volgare cronologia quando De Bella voleva fare di Marx un positivista (48). La sua polemica non era ovviamente contro la scienza, ma contro i «facili e spensierati applicatori del darwinismo a cose e fatti e relazioni e funzioni, per le quali non furono certo escogitate le teorie dell’insigne scienziato Darwin» (49). Che un certo naturalismo mal si conciliasse con il marxismo, Labriola lo comprese bene. E non è un caso che egli ricordasse spesso la sua formazione «hegeliana» ed «herbartiana» ricevuta alla scuola di Spaventa e perseguita per sua libera elezione (50). E non è nemmeno un caso che consigliasse al giovane Croce di studiare una serie di manuali di psicologia, di logica e di estetica tutti scritti da herbartiani (51)”” (pag 12-16) [Giovanni Landucci, Darwinismo a Firenze. Tra scienza e ideologia (1860-1900)’, Leo S. Olschki, Firenze; 1997] [(39) G. Sergi, ‘Evoluzione umana’, Rivista di filosofia scientifica, vol. VII, 1888, pp. 15-31; ((40) E. Morselli, ‘Antropologia generale. Lezioni sull’uomo secondo la teoria dell’evoluzione’, Torino, 1888; …. (45) A. Labriola, ‘Lettera ad Engels del 13 giugno 1894’, in ‘Scritti filosofici e politici’, cit., p. 393; (46) Nella edizione francese del noto e infelice libro di E. Ferri, ‘Darwin, Spencer, Marx’, Parigi, 1897, Ferri si riferiva ad un passo dello scritto di Labriola ‘In memoria del Manifesto’ in cui si negava la ‘derivazione’ del materialismo storico dal darwinismo, ma si sosteneva l”analogia’. Su questo argomento si veda sempre di A. Labriola, ‘Del materialismo storico’, cap. IV, in ‘Scritti filosofici e politici’, cit., vol. II, p. 545 sgg; (47) Sul Congresso universitario di Milano scrisse E. Morselli, ‘L’ordinamento didattico delle facoltà filosofiche in Italia e il Congresso Universitario di Milano, «Rivista di Filosofia scientifica», vol. VI, 1887, pp. 598-620; questo intervento era integrato dalla pubblicazione della ‘Relazione’ di A. Labriola (ivi, pp. 623-629); (48) A. Labriola, ‘Discutendo di socialismo e di filosofia’, cap. VII, ivi, p. 725 sgg.; (49) A. Labriola, ‘I problemi della filosofia della storia’, ivi, vol. I, p. 29; (50) A conferma, ricordiamo che il primo scritto di A. Labriola del 1862 era una ‘Difesa della dialettica di Hegel contro il ritorno a Kant iniziato da Zeller’. Aveva solo 19 anni e lo ricordava ad Engels nella lettera del 14 marzo 1894 sopra citata rievocando tra l’altro la rinascenza dell’«Hegellismo» nell’ambiente napoletano nel quale si era formato. Ma si veda anche la lettera del 2 gennaio 1904 inviata a B. Croce, in A. Labriola, ‘Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904’, Napoli, 1975, pp. 371-374; (51) Ivi, p.4]”,”SCIx-008-FMB”
“LANDUYT Ariane”,”La Comune di Vienna e l’ antifascismo italiano.”,”L’A ha insegnato storia dei partiti alla facoltà di scienze politiche di Bologna. Attualmente insegna storia moderna a Siena. Ha pubblicato ‘La sinistra e l’Aventino’ (1973) e saggi di storia dell’antifascismo.”,”MAUx-004″
“LANDUYT Ariane FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi dei curatori e di Lucio D’ANGELO Giorgio SPINI Ivo BIAGIANTI Sandro ROGARI Santi FEDELE Marco GERVASONI Donatella CHERUBINI Maria Luisa CICALESE Daniele PASQUINUCCI Giancarlo PELLEGRINI Claudio PALAZZOLO”,”Il modello laburista nell’ Italia del Novecento.”,”Saggi dei curatori e di Lucio D’ANGELO Giorgio SPINI Ivo BIAGIANTI Sandro ROGARI Santi FEDELE Marco GERVASONI Donatella CHERUBINI Maria Luisa CICALESE Daniele PASQUINUCCI Giancarlo PELLEGRINI Claudio PALAZZOLO. “”Non sorprende perciò il giudizio decisamente liquidatorio di Gramsci sul Labour Party. Se il partito doveva accompagnare e stimolare le diffusioni di autogoverno proletario occorreva una marcia centralizzata e decisa certo assai lontana da quella del Labour Party. Per il suo pluralismo decisionale, Gramsci accostava il PSI all’ organizzazione guidata da Mac-Donald, “”è un conglomerato di partiti; si muove e non può non muoversi pigramente e tardamente; è esposto continuamente a diventare il facile paese di conquista di avventurieri, di carrieristi, di ambiziosi senza serietà e capacità politica, per la sua eterogeneità, per gli attriti innumerevoli dei suoi ingranaggi, logorati e sabotati dalle serve-padrone, non è in grado di assumersi il peso e la responsabilità delle iniziative e delle azioni rivoluzionarie””. (Gramsci, ‘Il partito comunista’, 4 settembre 1920) (pag 120)”,”MITS-229″
“LANDUYT Ariane a cura; saggi di Ariane LANDUYT Marie-Therese BITSCH Jacques VALETTE Robert BIDELEUX Paola OTTONELLO Robert BIDELEUX Mercedes SAMANIEGO BONEU Maria Manuela TAVARES RIBEIRO Nicole PIETRI Jean-Pierre MOUSSON-LESTANG Pertti AHONEN Matti WIBERG Tapio RAUNIO Daniela PREDA”,”Idee d’ Europa e integrazione europea.”,”Collana del Centro di ricerca sull’ integrazione europea, diretta da Giulio GUDERZO, Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Ariane LANDUYT Lucio LEVI Luigi V. MAJOCCHI Sergio PISTONE Xenio TOSCANI Antonio VARSORI Danilo VENERUSO Giovanni VIGO Luigi ZANZI Saggi di Ariane LANDUYT Marie-Therese BITSCH Jacques VALETTE Robert BIDELEUX Paola OTTONELLO Robert BIDELEUX Mercedes SAMANIEGO BONEU Maria Manuela TAVARES RIBEIRO Nicole PIETRI Jean-Pierre MOUSSON-LESTANG Pertti AHONEN Matti WIBERG Tapio RAUNIO Daniela PREDA La LANDUYT è professore ordinario di storia contemporanea e Cattedra J. Monnet in storia dell’ integrazione europea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Siena. “”Sfortunatamente, l’ approccio sempre più ottimista di Macmillan all’ integrazione europea, fu annientato dal primo veto di De Gaulle nel gennaio 1963, che smorzò molto dell’ entusiasmo per l’ entrata dell’ Inghilterra nella Comunità europea che Macmillan e Heath erano riusciti a suscitare tra il 1961 e il 1962. Il 28 gennaio 1963, Macmillan sarcasticamente informò il Presidente Kennedy: “”De Gaulle sta cercando di dominare l’ Europa. La sua idea non è quella di una comunità, ma di un’ egemonia alla Napoleone o alla Luigi XIV””. E’ interessante notare come negli anni Cinquanta e negli anni Sessanta i legami dell’ Inghilterra con il Commonwealth e con gli USA fossero considerati ostacoli alla piena partecipazione inglese alla Comunità, mentre questi stessi legami non sono stati alla base del rapporto problematico dell’ Inghilterra con la Comunità europea da quando la Gran Bretagna ne divenne membro nel 1973″”. (pag 202-203)”,”EURx-188″
“LANDUYT Ariane”,”Le sinistre e l’Aventino.”,”Veto pontificio agli accordi PPI e PSU (pag 184) Lo sforzo del PCdI di creare nuclei armati (pag 410) LANDUYT A. è attualmente (1973) assistente ordinaria presso la cattedra di storia moderna della Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri di Firenze.”,”ITAD-102″
“LANDUYT Ariane”,”La comune di Vienna e l’antifascismo italiano.”,”Suggerita da Mussolini, guidata da Dollfuss, la sanguinosa offensiva contro la comune socialista di Vienna segna un momento di grande importanza nella storia dell’Europa fra le due guerre.. Culla di uno dei filoni più originali e ancora oggi più vivi del pensiero socialista -l’austromarxismo- Vienna la rossa, vede abbatersi su di sè l’attacco spietato delle Heimwheren che dopo il massacro nelle strade e nelle piazze decapitano il movimento, portandone al patibolo i capi. Landuyt ricostruisce l’appassionato e suggestivo dibattito che il caso Vienna apre nell’antifascismo italiano. Dall’esperienza viennese, infatti, nasce il superamento di antiche e nuove controversie dottrinali e la convinzione, dopo l’avvento di Hitler in Germania, alla vigilia del colpo di Franco in Spagna, che la lotta al fascismo non può essere affidata alle diplomazie, ma deve privilegiare la volontà dei popoli di battersi per la conquista della libertà. Ariane Landuyt ha insegnato Storia dei partiti alla facoltà di Scienze politiche di Bologna, attualmente insegna storia moderna a Siena. Ha pubblicato ‘La sinistra e l’Aventino’ e saggi di storia dell’antifascismo. Ha in corso di pubblicazione un saggio sul ‘centro estero del PSI in Svizzera nel 1943-44’.”,”ITAD-008-FL”
“LANDY Frédéric”,”Paysans de l’Inde du Sud. Le choix et la contrainte.”,”Frédéric Landy, nato nel 1963, è maitre de conférences in geografia all’Università di Paris X-Nanterre. Ha passato un anno nell’India del Sud, abitando in due villaggi del Karnataka (l’uno irrigato da canali e l’altro no) per tentare di comprendere la mentalità contadina.”,”INDE-029″
“LANE David”,”The Roots of Russian Communism. A Social and Historical Study of Russian Social-Democracy 1898-1907.”,”Dr. Lane è un lecturer in Sociologia all’ Università di Essex Cartina provenienza regionale dei delegati bolscevichi e menscevichi al congresso del 1907 del partito (pag 42) “”Sebbene i bolscevichi fossero relativamente forti a Baku più che altrove nel Caucaso, essi avevano pochi membri e un debolo sostegno popolare. Ciò fu dovuto a due principali fattori: la composizione multi-nazionale dell’ area e la struttura occupazionale altamente stratificata.”” (pag 191) “”Mentre i menscevichi erano in grado di capitalizzare e rafforzare il loro sostegno lungo linee nazionali, l’ opposto si applica ai bolscevichi. I gruppi di lavoratori a basso salario erano non-russi e avevano una forte solidarietà nazionale e provavano ostilità verso i russi. I bolscevichi rifiutando le politiche degli oppositori socialdemocratici a favore dei lavoratori più privilegiati, erano forzati a trovare appoggio tra i lavoratori degli strati più bassi. Nel fare questo, non solo dovettero affrontare tremendi problemi organizzativi e difficoltà di trasmettere una politica di classe, ma rischiarono anche di perdere il sostegno tra i lavoratori di lingua russa a basso salario.”” (pag 191)”,”RIRB-082″
“LANE Frederic Chapin”,”Storia di Venezia.”,”LANE Frederic Chapin nato a Lansing (Michigan) nel 1900, docente di storia alla Johns Hopkins University dal 1928, si è dedicato alla storia di Venezia di cui ha indagato soprattutto la vita economica. Ha studiato in via pioneristica la tecnica marittima e la navigazione di Venezia in ‘Venetian Ship and Shipbuilders of the Renaissance’. Genova, Venezia e la Francia. “”Se Cipro di per sé non appariva loro di interesse vitale, i veneziani tuttavia si allarmarono quando una flotta numerosa partì da Genvoa e si diresse colà al comando di un nobile francese, il maresciallo Boucicault, famoso per le sue gesta militari e per la sua indole imperiosa e amante dell’avventura. Dopo aver cambiato doge dieci volte in cinque anni i genovesi si erano infeudati al re di Francia, che aveva mandato il Boucicault come governatore. Le dimensioni della flotta e la reputazione del comandante fecero temere ai veneziani che la spedizione avesse altri obiettivi oltre a quello dichiarato di constringere il re di Cipro a soddisfare le richieste genovesi. In effetti, sistemate le cosa a Cipro, il Boucicault si dedicò a una sorta di crociata, secondo che egli la considerava, ossia al saccheggio dei porti di mare musulmani. Fece così incursioni in Alessandria, a Beirut e a Tripoli: proprio i porti utilizzati dai veneziani nell’evitare Famagosta; e a Beirut depredò non solo i musulmani, ma anche i magazzini contenenti le mercanzie veneziane. Venezia di conseguenza, pur nell’incertezza se le reali intenzioni del Boucicault fossero ostili o amichevoli, giudicò di avere in ogni caso un torto da vendicare. Frattanto essa aveva mobilitato, al comando di Carlo Zeno, quella che dati i tempi le sembrò una grossa flotta, 14 galere di cui cinque equipaggiate nella stessa Venezia. Nell’autunno del 1403 il Boucicault, sulla via del ritorno, gettò l’ancora presso un’isola situata di fronte alal base veneziana di Modone, dove stazionava lo Zeno. Il giorno seguente le due flotte impegnarono battaglia, e lo Zeno costrinse l’avversario a fuggire dopo aver preso tre galere. Boucicault protestò di essere stato assalito proditoriamente, ma né il re di Francia né i genovesi gli diedero appoggio; sicché si concluse rapidamente una pace che fruttò ai veneziani una indennità e il prestigio della vittoria.”” (pag 238-239)”,”ITAG-175″
“LANE David”,”Leninism: A sociological interpretation.”,”David Lane, University of Birmingham. Preface, Epilogue, References, index, Figures, Notes, Themes in the Social Sciences,”,”LENS-056-FL”
“LANE David”,”The Roots of Russian Communism. A Social and Historical Study of Russian Social-Democracy, 1898-1907.”,”Dr. David Lane, Fellow of Emmanuel College, Cambridge, and Lecturer in Social and Political Studies, University of Cambridge, England. Index of Tables, Index of Charts, Index of Maps, Abbreviations, Preface, Introduction, Foreword, Conclusion, Appendix: Notes on the Social Classification of the biographies, Bibliography, Index,”,”MRSx-020-FL”
“LANE David”,”L’ombra del potere.”,”David Lane è corrispondente dall’Italia dell’Economist dal 1994 ed è stato coautore degli speciali su Silvio Berlusconi. Ingegnere elettrico è stato ufficiale di carriera nella Marina militare britannica, professore di Ricerca operativa presso il Polytechnic of Central London. Vive in Italia da trant’anni.”,”ITAP-026-FV”
“LANE Fintan”,”The Origins of Modern Irish Socialism, 1881-1896.”,”Fintan Lane è stato ricercatore presso il Munster Literature Centre in Cork Marx e la Prima internazionale in Irlanda (pag 19-27)”,”MIRx-006″
“LANFRANCHI Ferruccio”,”La resa degli Ottocentomila. Con le memorie autografe del barone Luigi Parrilli.”,”Foto dei tedeschi in fuga che depongono le armi a Chiasso (pag 224) Foto Maresciallo Graziani catturato dai partigiani (pag 225) Gli ultimi giorni. Lo spettro di Hitler al Quartier Generale. Il racconto di Karl Wolff, generale delle SS in Italia. “”[Wolff] raccontò, animandosi man mano, le sue avventure. Dopo un viaggio aereo insidiatissimo dalla caccia nemica era atterrato a Proga, proseguendo poi in automobile sino a Berlino, dove era giunto alle 22 del 16 aprile [1945]. Himmler gli diede udienza soltanto alle 14 del giorno dopo e il colloquio, totla solo qualche interruzione per rifocillarsi, si prolungò per dodici ore. La prima fase, protattasi dalle 14 alle 18, fu, per così dire, di carattere intimo. Wolff aveva trovato Himmler fisicamente e moralmente depresso. (…) Il Reichsfueher aveva sempre conisderato Wolff come una sua creatura, e conservava per lui una certa predilezione. Cominciò ad accusarlo di ingratitudine, rimproverandogli una “”indipendenza di iniziativa”” sconveniente verso chi aveva sempre riposto fiducia in lui. Quindi gli mosse una serie di contestazioni, dal tenore delle quali peraltro Wolff capì che le informazioni che si possedevano sul suo conto erano incomplete e soprattutto imprecise. (…) Ed allora da accusato si trasformò in accusatore, attribuendo alla sordida gelosia di Kaltenbrunner la campagna di calunnie condotta contro di lui e addebitandogli la responsabilità di compromettere, con le sue manovre subdole, l’unica via di salvezza che restava alla Germania: una intesa con gli anglo-americani. Esausto, incapace di sostenere più oltre la discussione, Himmler aveva fatto chiamare Kaltenbrunner, il quale aveva raccolto in un voluminoso ‘dossier’ le ‘prove’ del tradimento di [Obergruppenfüher] Wolff. Fra i due avversari si svolse, presente il Reichsfuehrer, un serrato duello oratorio. Wolff non si lasciò intimidire dalle “”documentazioni”” di Kaltenbrunner, traendo anzi pretesto dalle numerose e sostanziali lacune per infirmarne la consistenza. Tra l’altro, Kaltenbrunner rimproverò Wolff di essere in combutta con il cardinale Schuster, per patteggiare con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nulla di più falso; il generale non aveva mai parlato con l’Arcivescovo di Milano, né tanto meno aveva coltivato rapporti con il CLNAI. Di vero c’era soltanto l’autorizzazione data ad un subalterno, il colonnello Rauff, di mantenersi a contatto col Cardinale – che effettivamente si agitava, e da parecchi mesi, per favorire un “”modus vivendi”” fra partigiani e nazifascisti, in previsione di una ritirata tedesca dall’Italia – allo scopo di essere tempestivamente informati sulle sue mosse. Non migliore fortuna ebbe Kaltenbrunner quando accusò Wolff di aver annunciato, in una radiocomunicazione rivolta agli Alleati, la conclusione di un armistizio nel termine di cinque giorni. Accusa grottesca (…). Il generale, fra una coppa e l’altra di spumante, continuò il suo appassionante racconto, che noi seguivamo attentissimi: «Mi trovai al cospetto non di un uomo, ma di uno spettro. Affranto dalla stanchezza, ridotto a uno scheletro, Hitler stava coricandosi. Dimostrò scarso interesse alla visita e ci ordinò di tornare nel pomeriggio, alle diciasette». La dilazione servì a Wolff per coordinare le idee e ritemprare le energie. Quando si ripresentò, affiancato da Kaltenbrunner, che lo guardava come un falco da preda, non trovò il Fuehrer in veste di giudice, come si attendeva; trovò un essere allucinato, ai margini della follia. «Mio Fueher», esordì, «ancora due mesi fa, in febbraio, voi mi diceste di saggiare l’opinione degli anglo-americani …». Hitler lo fermò con un gesto stanco della mano, né permise a Kaltenbrunner di sviluppare le sue accuse. Neppure l’ombra del sospetto che Wolff potesse tradire sfiorò la mente del Fuehrer. Egli parve anzi ingnorare il motivo che aveva guidato a lui i due gerarchi e si abbandonò ad una delle sue prolisse concioni. Nel suo monologo da esaltato, tratteggiò un panorama della situazione, come lui la vedeva, diffondendosi in particolari tecnici sulla condotta della guerra. Bisognava sospendere ogni trattativa con gli Alleati e tenere il fronte italiano ancora due mesi: entro questo periodo, le nuove armi di fabbricazione sarebbero state pronte e le sorti della guerra sarebbero cambiate: «Noi dobbiamo unicamente preoccuparci di guadagnar tempo», precisò Wolff, ripetendo testualmente le dichiarazioni di Hitler: «appena disporremo delle nuove armi, la frattura fra gli anglo-americani e i russi sarà inevitabile, ed allora io accetterò le proposte migliori, ‘da qualsiasi parte verranno’» Il Fuehrer concluse la sua arringa affermando che, terminata la guerra, egli avrebbe finalmente potuto realizzare un suo antico sogno: quello di ritirarsi a vita privata, ‘per influire da una certa distanza sul destino del popolo tedesco’. Il generale Wolff concluse il suo racconto dichiarando di aver riportato dal colloquio col Fuehrer l’impressione che egli fosse in uno stato di “”trance”” e non si rendesse affatto conto della tragicità della situazione: stava andando ad occhi chiusi verso l’abisso. Furono quelle, probabilmente, le ultime “”direttive”” impartite da Hitler ai suoi fidi, o che riteneva ancora tali. Non risulta che, prima della catastrofe, egli abbia avuto occasione di dettare altri programmi”” (pag 249-251)”,”QMIS-018-FGB”
“LANFRANCHI Ferruccio”,”La resa degli Ottocentomila. Con le memorie autografe del barone Luigi Parrilli.”,”Foto dei tedeschi in fuga che depongono le armi a Chiasso (pag 224) Foto Maresciallo Graziani catturato dai partigiani (pag 225) Gli ultimi giorni. Lo spettro di Hitler al Quartier Generale. Il racconto di Karl Wolff, generale delle SS in Italia. “”[Wolff] raccontò, animandosi man mano, le sue avventure. Dopo un viaggio aereo insidiatissimo dalla caccia nemica era atterrato a Proga, proseguendo poi in automobile sino a Berlino, dove era giunto alle 22 del 16 aprile [1945]. Himmler gli diede udienza soltanto alle 14 del giorno dopo e il colloquio, totla solo qualche interruzione per rifocillarsi, si prolungò per dodici ore. La prima fase, protattasi dalle 14 alle 18, fu, per così dire, di carattere intimo. Wolff aveva trovato Himmler fisicamente e moralmente depresso. (…) Il Reichsfueher aveva sempre conisderato Wolff come una sua creatura, e conservava per lui una certa predilezione. Cominciò ad accusarlo di ingratitudine, rimproverandogli una “”indipendenza di iniziativa”” sconveniente verso chi aveva sempre riposto fiducia in lui. Quindi gli mosse una serie di contestazioni, dal tenore delle quali peraltro Wolff capì che le informazioni che si possedevano sul suo conto erano incomplete e soprattutto imprecise. (…) Ed allora da accusato si trasformò in accusatore, attribuendo alla sordida gelosia di Kaltenbrunner la campagna di calunnie condotta contro di lui e addebitandogli la responsabilità di compromettere, con le sue manovre subdole, l’unica via di salvezza che restava alla Germania: una intesa con gli anglo-americani. Esausto, incapace di sostenere più oltre la discussione, Himmler aveva fatto chiamare Kaltenbrunner, il quale aveva raccolto in un voluminoso ‘dossier’ le ‘prove’ del tradimento di [Obergruppenfüher] Wolff. Fra i due avversari si svolse, presente il Reichsfuehrer, un serrato duello oratorio. Wolff non si lasciò intimidire dalle “”documentazioni”” di Kaltenbrunner, traendo anzi pretesto dalle numerose e sostanziali lacune per infirmarne la consistenza. Tra l’altro, Kaltenbrunner rimproverò Wolff di essere in combutta con il cardinale Schuster, per patteggiare con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nulla di più falso; il generale non aveva mai parlato con l’Arcivescovo di Milano, né tanto meno aveva coltivato rapporti con il CLNAI. Di vero c’era soltanto l’autorizzazione data ad un subalterno, il colonnello Rauff, di mantenersi a contatto col Cardinale – che effettivamente si agitava, e da parecchi mesi, per favorire un “”modus vivendi”” fra partigiani e nazifascisti, in previsione di una ritirata tedesca dall’Italia – allo scopo di essere tempestivamente informati sulle sue mosse. Non migliore fortuna ebbe Kaltenbrunner quando accusò Wolff di aver annunciato, in una radiocomunicazione rivolta agli Alleati, la conclusione di un armistizio nel termine di cinque giorni. Accusa grottesca (…). Il generale, fra una coppa e l’altra di spumante, continuò il suo appassionante racconto, che noi seguivamo attentissimi: «Mi trovai al cospetto non di un uomo, ma di uno spettro. Affranto dalla stanchezza, ridotto a uno scheletro, Hitler stava coricandosi. Dimostrò scarso interesse alla visita e ci ordinò di tornare nel pomeriggio, alle diciasette». La dilazione servì a Wolff per coordinare le idee e ritemprare le energie. Quando si ripresentò, affiancato da Kaltenbrunner, che lo guardava come un falco da preda, non trovò il Fuehrer in veste di giudice, come si attendeva; trovò un essere allucinato, ai margini della follia. «Mio Fueher», esordì, «ancora due mesi fa, in febbraio, voi mi diceste di saggiare l’opinione degli anglo-americani …». Hitler lo fermò con un gesto stanco della mano, né permise a Kaltenbrunner di sviluppare le sue accuse. Neppure l’ombra del sospetto che Wolff potesse tradire sfiorò la mente del Fuehrer. Egli parve anzi ingnorare il motivo che aveva guidato a lui i due gerarchi e si abbandonò ad una delle sue prolisse concioni. Nel suo monologo da esaltato, tratteggiò un panorama della situazione, come lui la vedeva, diffondendosi in particolari tecnici sulla condotta della guerra. Bisognava sospendere ogni trattativa con gli Alleati e tenere il fronte italiano ancora due mesi: entro questo periodo, le nuove armi di fabbricazione sarebbero state pronte e le sorti della guerra sarebbero cambiate: «Noi dobbiamo unicamente preoccuparci di guadagnar tempo», precisò Wolff, ripetendo testualmente le dichiarazioni di Hitler: «appena disporremo delle nuove armi, la frattura fra gli anglo-americani e i russi sarà inevitabile, ed allora io accetterò le proposte migliori, ‘da qualsiasi parte verranno’» Il Fuehrer concluse la sua arringa affermando che, terminata la guerra, egli avrebbe finalmente potuto realizzare un suo antico sogno: quello di ritirarsi a vita privata, ‘per influire da una certa distanza sul destino del popolo tedesco’. Il generale Wolff concluse il suo racconto dichiarando di aver riportato dal colloquio col Fuehrer l’impressione che egli fosse in uno stato di “”trance”” e non si rendesse affatto conto della tragicità della situazione: stava andando ad occhi chiusi verso l’abisso. Furono quelle, probabilmente, le ultime “”direttive”” impartite da Hitler ai suoi fidi, o che riteneva ancora tali. Non risulta che, prima della catastrofe, egli abbia avuto occasione di dettare altri programmi”” (pag 249-251)”,”RAIx-019-FV”
“LANG David Marshall”,”The First Russian Radical. Alexander Radishchev. 1749 – 1802.”,”RADISCEV, scrittore russo (presso Mosca 1749-San Pietroburgo 1802). Di origine nobile, studiò lungamente a Lipsia dove subì l’influenza degli scritti di Voltaire, Diderot e Rousseau e l’attrazione del radicalismo politico francese con le sue idee sociali. Un enorme successo ebbe il suo libro ‘Viaggio da Pietroburgo’ a Mosca (1790), immediatamente sequestrato dalla censura per i suoi violenti attacchi all’istituto della servitù della gleba e alla società russa in generale. Condannato alla deportazione in Siberia, poté rientrare a Pietroburgo solo dopo dieci anni di esilio. Una profonda crisi depressiva lo condusse al suicidio. La pubblicazione dei suoi scritti restò proibita in Russia fino alla rivoluzione del 1905, ma la sua opera principale circolava comunque in copie manoscritte. Considerato dalla intelligencija russa come il suo primo esponente, R. fu anche autore del breve romanzo autobiografico La vita di F. V. Usakov (1787), di scritti storico-sociali e di alcune odi, tra cui Alla libertà (1783). (GE20)”,”RUSx-029″
“LANGE Oskar”,”Economia politica Parte II.”,”””L’ automazione della guida e della regolazione della attività delle macchine non è cosa nuova. Essa è il diretto seguito della meccanizzazione, cooè della sostituzione dell’ uso diretto da parte dell’ uomo degli strumenti di lavoro con un meccanismo accoppiante l’ attività di numerosi strumetni, che vengono a costituire una macchina. Per questo già nel Medioevo lo sviluppo di meccanismi ad orologeria si ricollega all’ automazione di varie altre attività. Come risultato furono costruiti molti complicati meccanismi con guida e regolazione automatica (…)””. (pag 20) “”Oltre all’ automazione dell’ attività delle varie macchine si ha anche automazione della coordinazione di un insieme di macchine o di una intera fabbrica. “”Tuttavia un vero e proprio ‘sistema di macchine’ – dice Marx – subentra alla ‘singola macchina indipendente’ solo laddove l’ oggetto del lavoro percorre una serie continua di processi graduali differenti, eseguiti da una catena di macchine utensili ‘eterogenee’, ma integrantisi reciprocamente””. E in seguito: “”Ogni macchina parziale fornisce la materia prima alla prima macchina che segue nella serie; e poiché operano tutte contemporaneamente, il prodotto si trova sempre nei diversi gradi del suo processo di formazione, come è costantemente in transizione da una fase all’ altra della produzione””. Il risultato, è che, come Marx immaginificamente ci dice, “”quivi alla singola macchina subentra un mostro meccanico, che riempie del suo corpo interi edifici di fabbriche, e la cui forza demoniaca, dapprima nascosta dal movimento quasi solennemente misurato delle sue membra gigantesche, esplode poi nella folle e febbrile danza turbinosa dei suoi innumerovoli organi di lavoro in senso proprio””(1)””. (pag 21) (1) Marx, Il capitale”,”ECOT-116″
“LANGE Jürgen”,”Die Schlacht bei Pelkum im März 1920. Legenden und Dokumente. (La battaglia di Pelkum, marzo 1920)”,”Liste der bei den Kämpfen am 1. April 1920 erschossenen Rotarmisten (pag 175) (le vittime operaie delle formazioni rosse in gran parte minatori)”,”MGER-110″
“LANGE Oscar”,”Teoria marxista, economia politica e socialismo. Scritti di economia e sociologia. I.”,”””Engels espresse più chiaramente questa idea dell’ordine di sviluppo delle strutture sociali su scala mondiale in una lettera a Kautsky del 1882: “”Secondo il mio parere, le colonie propriamente dette, cioè i paesi occupati dalla popolazione europea – Canada, il Capo, l’Australia – diventeranno tutte indipendenti; d’altra parte quei paesi abitati dalla popolazione indigena che sono semplicemente sottomessi – India, Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi e spagnoli – devono per quel periodo essere conquistati dal proletariato e portati il più rapidamente possibile verso l’indipendenza. Come si svilupperà questo processo è difficile dire””. Engels continua: “”Una volta che l’Europa e il Nord America siano riorganizzati, formeranno un potere così colossale e forniranno un tale esempio, che i paesi semicivilizzati seguiranno spontaneamente il nostro esempio. I fabbisogni economici ne saranno i soli responsabili. Ma sulle fasi politiche e sociali attraverso cui questi paesi dovranno passare prime di arrivare all’organizzazione socialista, ritengo che oggi possiamo avanzare solo delle ipotesi vuote. E’ certa solamente una cosa: il proletariato vittorioso non può imporre nessuna benedizione di nessun genere a nessuna nazione straniera senza minare ciò facendo la propria vittoria”” (Marx Engels, Selected Works, vol. 2, Lawrence e Wishart, p. 665-666, Londra, 1942). Questa era l’opinione di Marx ed Engels.”” (pag 64-65) [Oscar Lange, Teoria marxista, economia politica e socialismo. Scritti di economia e sociologia. I., 1975]”,”ECOT-010-FPA”
“LANGE Oskar TAYLOR Fred M.”,”Sobre la teoría económica del socialismo.”,”In appendice: ‘La asignación de recursos bajo el socialismo, en la literatura marxista’ ‘Allocazione delle risorse sotto il socialismo nella letteratura marxista’ (cita lettera di Marx a Kugelmann del 1888)”,”ECOT-261″
“LANGENDORF Jean-Jacques”,”Faire la guerre: Antoine-Henri Jomini. Volume 1. Chronique, Situation, Caractere.”,”LANGENDORF Jean-Jacques ha consacrato varie oper al pensiero militare tedesco, svizzero e austriaco del XIX secolo. E’ maitre de recherches all’ Institut de strategie comparée de Paris, e D di studi all’ EHESS, e Presidente dell’ Institut de tactique comparée di Vienne. JOMINI considerava SHERMAN uno dei migliori generali del Nord (pag 286) 21 settembre 1857 “”De Ryde, Friedrich Engels à Karl Marx à Londres: “”Je ne me souviens pas d’ une action particulierement importante de B(ernadotte) à cette occasion (Austerlitz), et je ne trouve rien dans Jomini”””,”QMIx-106″
“LANGER Walter L.”,”Psicanalisi di Hitler. Rapporto segreto sul tempo di guerra.”,”Questo documento segreto, uno studio psicoanalitico, fu redatto nel 1943 per incarico del servizio informazioni statunitense. LANGER per psicnanalizzare HITLER studiò migliaia di documenti, discorsi, dichiarazioni, interrogò persone in America che l’ avevano conosciuto. W.L. LANGER fu uno dei maggiori psicoanalisti americani. Era di origine austriaca. Esercitò la professione a Vienna fino 1938 quando emigrò negli USA. “”Scrive (Francois-Poncet): Le persone che lo circondano sono le prime ad ammettere che egli si ritiene ormai infallibile e invincibile. Ciò spiega come non possa più tollerare né una critica né la minima contraddizione. Contraddirlo rappresenta ai suoi occhi un delitto di “”lesa maestà””; un accenno di opposizione ai suoi piani, da qualsiasi parte gli venga, assume il valore di un sacrilegio irrimediabile, cui la sola risposta possibile deve essere un’ immediata e sensazionale dimostrazione della sua onnipotenza””. (pag 248)”,”GERN-087″
“LANGER William L.”,”La diplomazia dell’ imperialismo (1890-1902). Volume I. (Tit.orig.: The Diplomacy of Imperialism)”,”””Quello che ci interessa qui è piuttosto l’ impressione prodotta in Europa dagli eventi di Costantinopoli e la politica dei Governi europei nella successiva crisi. Le notizie giunte dalla capitale turca fecero rabbrividire d’ orrore tutta l’ Europa occidentale. Per un momento i sentimenti umani e religiosi sopraffecero ogni considerazione politica. L’ imperatore Guglielmo, che tanto spesso era stato accusato di avere una particolare simpatia per il “”Grande assassino””, espresse la propria immediata reazione cone le seguenti parole: “”Il Sultano deve essere deposto””. Il linguaggio con cui l’ ambasciatore di Germania ammonì il Sultano sulle conseguenze della sua azione non era ancora abbastanza forte per l’ Imperatore. Con tutta probabilità Lavisse ha ragione quando esprime un’ idea largamente diffusa a quell’ epoca, e cioè che se, subito dopo il massacro, una qualunque Potenza europea avesse mandato le proprie navi attraverso i Dardanelli per fare un’ azione dimostrativa a Yildiz Kiosk, il Sultano sarebbe stato rovesciato da una rivoluzione e l’ Europa, ben lungi dall’ opporsi a simile iniziativa singola, l’ avrebbe applaudita””. (pag 525)”,”RAIx-169″
“LANGER William L.”,”La diplomazia dell’ imperialismo (1890-1902). Volume II. (Tit.orig.: The Diplomacy of Imperialism)”,”””Da parte tedesca non vi era un maggiore entusiasmo popolare nei confronti degl’ inglesi. Molti giornali influenti (…) parlavano in tono favorevole delle allusioni fatte da Balfour alla comunanza degl’ interessi inglesi e tedeschi nell’ Estremo Oriente, ed esprimevano il desiderio che si verificasse un miglioramento nei rapporti tra i due paesi. D’altro canto respingevano tutti l’ idea di assumere un atteggiamento ostile verso la Russia e affermavano che l’ Inghilterra doveva trattare con la Germania da pari a pari, cioè pagare il giusto prezzo.”” (pag 145) “”L’ addetto militare (russo, ndr) a Tokio riferiva che ci sarebbero voluti molti anni, forse centinaia d’ anni, prima che l’ esercito giapponese potesse acquistare quella base morale su cui poggiava l’ organizzazione degli eserciti europei e prima che potesse affrontare su un piede di parità il più debole esercito europeo. Un buon reggimento di cavalleria, dotato di artiglieria, secondo lui, poteva riportare una vittoria decisiva contro tutto l’ esercito nipponico, purché agisse prontamente ed energicamente. “”Un esercito di lattanti”” fu il verdetto del generale Ivanov dopo aver studiato le forze giapponesi. “”Da non confrontarsi con nessuno dei grandi eserciti europei, e tanto meno con quello russo”” affermava il generale Jilinski””. (pag 535) “”Ora sorge un problema: fino a che punto erano a conoscenza di questi negoziati le altre Potenze e specialmente l’ Inghilterra e il Giappone? La politica russa, influì in qualche modo sulle discussioni relative al progetto di un’ alleanza anglo-giapponese? Non è facile dare una risposta. (…)””. (pag 541)”,”RAIx-170″
“LANGER William L. a cura”,”Enciclopedia della storia universale.”,”Collaborazione di John K. FAIRBANK Edwin O. REISCHAUER William THOMSON Halil INALCIK e altri.”,”STOU-071″
“LANGER Susanne K.”,”An Introduction to Symbolic Logic.”,”Preface to the First Edition, Preface to the Second Edition, Appendix: A. Symbolic Logic and the Logic of the Syllogism, B. Proofs of Theorems, C. The Construction and Use of Truth-Tables, Suggestions for Further Study, Index,”,”SCIx-166-FL”
“LANNA Luciano ROSSI Filippo”,”Fascisti immaginari. Tutto quello che c’è da sapere sulla destra.”,”LANNA Luciano laureato in filosofia giornalista professionista dal 1992 è caporedattore del bimestrale Ideazione. ROSSI Filippo giornalista parlamentare professionista dal 1996 è stato caporedattore del settimanale L’Italia. E’ responsabile delle news di Radio 101 network. “”In questo clima, nei primi anni ’70, la casa editrice Savelli mandava in stampa ‘In caso di golpe’, un “”manuale teorico-pratico per il cittadino di resistenza totale e di guerra di popolo, di guerriglia e di controguerriglia””, curato da Stella Rossa, con un sottotitolo davvero significativo: “”Quello che i golpisti sanno già e che ogni democratico dovrebbe sapere””. “”Ci sarà un golpe fascista?””, si chiedevano gli autori del “”manuale””. Aggiungendo: “”Come comportarsi in questo caso? La lotta di classe evolve verso lo scontro armato? Che fare?””. E da allora quella parola spagnola ‘golpe’ – letteralmente “”colpo””, sottinteso ‘de Estado’, “”di Stato”” – diventava di uso corrente per evocare anche in Italia il possibile ricorso a quella “”soluzione militare”” tipica delle Repubbliche sudamericane. “”Negli anni ’60 – ha detto Rauti – io stesso sono stato coinvolto in rapporti con i militari contribuendo a stilare l’opuscolo “”Le mani rosse sulle forze armate””, commissionato dal generale Giuseppe Aloja. Io lo vedevo come un tentativo di ideologizzare l’esercito.”” (pag …) Stessa pagina: “”Franco era un uomo dell’Opus Dei (…)”””,”ITAP-139″
“LANNES Xavier ADLER-BRESSE Marcelle”,”Les conséquences démographiques de la Seconde guerre mondiale en Europe.”,”La sottonatalità in Europa dovuta alla guerra. ‘Le popolazioni dei paesi coinvolti nella guerra hanno subito alcune perturbazioni nel loro movimento naturale: la natalità è calata un po’ dappertutto, in proporzioni più o meno forti, mentre la mortalità «normale» è aumentata. La caduta della natalità è stata però, nell’insieme, molto meno sensibile rispetto alla guerra precedente. In un certo numero di paesi, la guerra ha colpito in modo leggero una natalità in piena ripresa; la maggior parte delle nascite differite dagli avvenimenti sono state «recuperate», sovente a breve termine. Altri paesi sono stati colpiti in misura più seria: sia perché le perdite di guerra hanno ridotto fortemente il numero delle coppie fertili, sia perché i fattori economici o psicologici hanno prolungato, ben al di là della fine delle ostilità, l’effetto depressivo della guerra e il recupero delle nascite differite è stato incompleto. La Finlandia, la Danimarca, la Norvegia, il Regno Unito, i Paesi Bassi, il Belgio e la Francia entrano nella prima categoria, mentre la Cecoslovacchia e la Bulgaria; la Germania, l’Austria, l’Italia, la Jugoslavia, la Grecia, la Romania, la Polonia e, in minor grado, l’Ungheria, nella seconda’ (pag 8)”,”QMIS-044-FGB”
“LANNUTTI Giancarlo”,”Iran e Iraq. Guida storico-politica.”,”LANNUTTI (Roma, 1951), giornalista all”Avanti’, a ‘Mondo nuovo’, di cui è stato D e all’Unità, dove è stato capo servizi esteri, per molti anni è stato inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato: ‘Enciclopedia del Medio Oriente’ (1979), ‘Palestina e Libano’ (1991), ‘Israele e Palestina. Due popoli, due stati’ (1994), ‘Guida ai paesi del Medioriente’ (1997), ‘Guida ai paesi del Maghreb’ (1997).”,”VIOx-052″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Guida storico-politica. Iran e Iraq.”,”LANNUTTI (Roma, 1951), giornalista all”Avanti’, a ‘Mondo nuovo’, di cui è stato D e all’Unità, dove è stato capo servizi esteri, per molti anni è stato inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato: ‘Enciclopedia del Medio Oriente’ (1979), ‘Palestina e Libano’ (1991), ‘Israele e Palestina. Due popoli, due stati’ (1994), ‘Guida ai paesi del Medioriente’ (1997), ‘Guida ai paesi del Maghreb’ (1997).”,”VIOx-034″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Breve storia dell’ Iraq. Dalle origini ad oggi.”,”Giancarlo LANNUTTI (1931) giornalista all’ Avanti!, a Mondo Nuovo di cui è stato direttore, e all’ Unità dove è stato capo servizio esteri e per molti anni inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). “”Nelle intenzioni (o nelle illusioni) di Saddam Hussein si sarebbe dovuto trattare di una guerra lampo, da risolvere in qualche settimana, se non addirittura in pochi giorni. Il già potente esercito iraniano era infatti stato scompaginato dalla rivoluzione, molti dei suoi ufficiali – soprattutto nelle armi più tecnologiche, come l’ aviazione e le forze corazzate – si erano formati nelle scuole americane ed erano stati perciò allonanati o messi in galera; quanto ai Pasdaran (Guardiani della rivoluzione) si riteneva che fossero validi come strumento di repressione interna ma non come unità di combattenti. Il calcolo di Saddam si rivelò invece clamorosamente sbagliato (come del resto accadrà dieci anni dopo con l’ invasione del Kuwait). (pag 54)”,”VIOx-110″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Storia della Palestina.”,”LANNUTTI Giancarlo (1931) giornalista all’ Avanti, a Mondo Nuovo di cui è stato direttore, all’ Unità, dove è stato capo servizio esteri, e per molti anni inviato in Medio Oriente, ha collaborato poi con Liberazione. Ha pubblicato: ‘Encicolopedia del Medio Oriente’, ‘Palestina e Libano’, ‘Israele e Palestina. Due popoli due stati’, ‘Guida ai paesi del Medio oriente’, Guida ai paesi del Maghreb’, Guida Iran e Iraq’, ‘Guida Yemen e Arabia Saudita’. “”Il sorgere di campi alla periferia della capitale – Sabra, Chatila, Burj el Barajneh, nomi che diventeranno tristemente famosi – o addirittura nel cuore stesso della Beirut cristiana – come Tall l Zaatar – fu incoraggiato dalla borghesia libanese, per lo più cristiana ma comunque anche musulmana, proprio per questo, per sfruttarne la mano d’ opera e “”mettere in riga”” i lavoratori locali ai quali i comunisti, i socialisti e altri gruppi progressisti predicavano idee di eguaglianza e di riscatto. Come per una nemesi storica, la classe dirigente cristiano-maronita pagherà poi un caro prezzo per questo suo anche troppo disinvolto cinismo””. (pag 62) “”E così che a metà degli anni ’70, quando i campi ospitavano non meno di 350 mila profugh ai quali si erano aggiunti migliaia di combattenti e quadri delle diverse organizzazioni provenienti dalla Giordania, l’ Olp era diventata una sorta di Stato nello Stato. Un quartiere di Beirut, quello di Fakani accanto all’ Università araba, era di fatto sotto il controllo palestinese, e si saldava geograficamente ai campi della periferia sud; ma un po’ dovunque in città c’erano sedi e residenze vigilate e protette da uomini in armi””. (pag 63)”,”VIOx-150″
“LANNUTTI Elio FRACASSI Franco”,”Morte dei Paschi. Dal suicidio di David Rossi ai risparmiatori truffati”,”Franco Fracassi è giornalista e fotografo. Da 25 anni realizza inchieste sui ministeri più importanti italiani e internazionali, legati a mafia, terrorismo e corruzione. Come inviato ha raccontato molti dei principali eventi a partire dalla caduta del muro di Berlino. Per 16 anni è stato inviato di guerra in Croazia, Bosnia, Kosovo, Angola, Iraq e Afghanistan. Elio Lannutti, giornalista e scrittor, fondatore di Adusbef (Associazione consumatori specializzata in banca e finanza) eletto al Senato nel 2008 come indipendente (lista Di Pietro Idv). Ha condotto inchieste e scritto articoli per vari giornali. Ha pubblicato: ‘I furbetti del quartierino’ con Michele Gambino (Editori Riuniti, 2005) e ‘La Repubblica delle Banche’ Arianna editrice, 2008.”,”ECOG-081″
“LANOUX Armand”,”Une histoire de la Commune de Paris. I. La polka des canons.”,”Esemplare numerato LANOUX Armand dell’ Academie Goncourt. Il Marx della Comune. “”L’ Internazionale consigliava la ragione in tutti gli organismi in cui sono presenti i suoi militanti (…) Riformismo? Solo valutazione della debolezza, piuttosto. Nel febbraio 1871, Marx si muoveva nella stessa direzione e ricordava che sarebbe stato pericoloso ‘impegnarsi in un’azione insurrezionale prematura fino a che lo sforzo di organizzazione della classe operaia non fosse stato compiuto’. I blanquisti e gli anarchici risposero attaccando Marx, l’ ispiratore di questo “”disfattismo””: “”Il Prussiano Karl Marx vola in soccorso del Prussiano Bismarck””.”” (pag 500)”,”MFRC-124″
“LANOUX Armand”,”Une histoire de la Commune de Paris. II. Le coq rouge.”,”Esemplare numerato LANOUX Armand dell’ Academie Goncourt. Pag 24 (inserto). La repressione della Comune: cadaveri di comunardi fucilati. Quattro ragioni per non marciare su Versailles (da pag 25) Morte di un generale operaio (Il versagliese Vinoy fa fucilare Duval) (pag 152) Avvertimenti di Marx alla Comune. I consigli militari. Marx suggerisce la ritirata ordinata. “”Da molte settimane, la Comune era stata avvertita da Karl Marx dell’ esistenza di un accordo segreto tra Bismarck e Thiers. Marx utilizza spesso i servizi di un commerciante tedesco che viaggia tutto l’anno tra Londra e Parigi. E’ per questa via che trasmette, a Parigi, il suo messaggio del 13, a Frankel e a Varlin: “”La Comune sembra perdere troppo tempo con bagatelle e litigi personali. (…) I prussiani non consegnano i forti nelle mani dei versagliesi, ma, dopo la conclusione definitiva della pace, ‘essi permettono al governo di circondare Parigi con i suoi soldati…’. Consiglia alla Comune di fortificare Montmartre sul suo fronte prussiano, cosa che non sarà fatta, e la invita a spedire a Londra gli archivi e le carte compromettenti. Marx suggerisce così discretamente la ritirata da una guerra nei confronti della quale manifesta la sua ammirazione ma di cui non crede possibile la vittoria.”” (pag 343) I provvedimenti della Comune (pag 550)”,”MFRC-125″
“LANSFORD Willam D.”,”Pancho Villa.”,”Pancho Villa non si interessava dei piccoli intrighi di corte che si stavano rapidamente sviluppando al quartier generale del primo esercito rivoluzionario a Guerrero. Si faceva molto parlare e si agiva poco. Si passavano notti e giorni a bere, a discutere e a fare piani grandiosi di attaccare questa o quella città. A Villa sembrava uno spreco di tempo dedicare tanta energia a semplici congetture e a formulare elaborati, quando erano negativi, messaggi a Francisco Madero (il cui governo provvisorio era ancora a El Paso nel Texas) invece di far qualcosa per far tornare Madero nel Messico e per prendere il potere”” (pag 40) [Il peon impara, 1910]”,”AMLx-186″
“LANTERNARI Vittorio”,”L’ “”incivilimento dei barbari””. Identità, migrazioni e neo-razzismo.”,”LANTERNARI Vittorio (1918) professore emerito già ordinario di Etnologia, ha insegnato all’ Università di Bari e a La Sapienza di Roma. Ha svolto ricerche sul terreno in Ghana (Dei, profeti, contadini. Incontri nel Ghana, Napoli 1988), altre ricerche su feste religiose popolari nelnostro Sud e sui nuovi movimenti religiosi in Italia (Crisi e ricerca d’ identità, Napoli, 1978). La sua opera più nota a livello internazionale è ‘Movimenti religiosi di libertà e salvezza dei popoli oppressi’ (Milano, 1960).”,”PVSx-008″
“LANTERNARI Vittorio”,”Antropologia e imperialismo e altri saggi.”,”LANTERNARI Vittorio (1918) insegna etnologia nell’ Università di Roma. I suoi lavori principali: ‘La grande festa: storia del capodanno nelle civiltà primitive’ (Il saggiatore, Milano) , ‘Occidente e Terzo Mondo’ (1967) e altro. “”Per venire a tempi moderni e più presso a noi, il movimento di Davide Lazzaretti, tra i contadini e paesani del monte Amiata, può paragonarsi ai precedenti. “”Nell’aprile 1868 una serie di visioni, precedute e seguite da febbri violentissime, scossero (Davide) profondamente, inducendolo a dedicarsi totalmente a severissime pratiche ascetiche e alla pubblica predicazione.””. Le visioni avute da Lazzaretti, annunciatrici di rivolgimenti apocalittici e di una missione sacrale, indicano che anche in ambiente cattolico l’arcaico valore proprio del sogno sciamanico; magico, iniziatico, si ripete nel sogno mistico, che diventa a sua volta artefice di destino: così come avviene nel caso parallelo ed equivalente del portoricano pentecostale; in ambiente protestante.”” (pag 161)”,”TEOS-152″
“LANTERNARI Vittorio”,”Antropologia e imperialismo e altri saggi.”,”Vittorio Lanternari nato nel 1918, ha insegnato Etnologia nell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi’ (Feltrinelli, Milano, 1960, 1974, tradotto in varie lingue).”,”TEOS-009-FSD”
“LANTOS Ivan”,”La vita di Stalin. Il dittatore che dominò per mezzo secolo la storia dell’ URSS.”,”Lenin, Stalin e il CC del partito bolscevico. “”Per Koba era un momento decisamente favorevole. Nel gennaio del 1912, Lenin riunì a Praga i bolscevichi e un gruppo di seguaci di Plechanov: lo scopo della riunione era quello di comunicare la costituzione in partito della sua fazione o, come dice Isaac Deutscher “”per fare della sua fazione “”il”” partito””. (…) In occasione di quel congresso praghese, Lenin propose (…) Koba come candidato a far parte del comitato centrale. Il nome del candidato georgiano non era così popolare tra i delegati come invece aveva creduto Lenin. (…) Venne invece eletto Sergei Orgionikidze che di Koba era stato uno degli aiutanti e che aveva diviso con lui la cella nella prigione di Baku. L’ elezione di Orgionikidze non fu altro che la conferma della condotta dei delegati: egli infatti era conosciuto in quanto viveva a Parigi dove frequentava la scuola ideologica leninista di Longjumeau. Ma Lenin non si diede per vinto. Aveva deciso che Koba doveva far parte del comitato centrale e così sarebbe stato.”” (pag 99-100) “”Il nuovo comitato centrale era formato da Lenin, Grigorij Zinoviev, Sergei Orgionikidze, Roman Malinovskij (un polacco naturalizzato russo che successivamente si rivelò un agente dell’ Okrana) e Josif Vissarionovic Giugashvili detto Koba, assente giustificato””. (pag 100) “”Esaminati tutti i rapporti sulla Georgia, Lenin, nel marzo del 1923, aveva scritto alcune lettere. Una, indirizzata ai bolscevichi georgiani Budu Mdivani e Philip Macharadze, è d’una eloquenza sconcertante. (…) “”(…) Sono sdegnato della brutalità di Orgionikidze e della disonestà di Stalin e Dzerzhinski””. A Trotsky: “”Caro compagno Trotsky, ti chiedo molto seriamente di assumere la difesa dell’ affare georgiano al comitato centrale del partito. Ora esso viene condotto da Stalin e Dzerzhinski, ma con modalità tali da non permettermi di avere fiducia nella loro imparzialità. Anzi, proprio il contrario! (…). Quanto al comportamento di Stalin nei confronti di Nadezda Costantinova Krupskaia, ecco ciò che Lenin scrisse a Stalin in una “”segretissima personale””: (…)””. (pag 188) Sul suicidio della moglie di Stalin, madre di Svetlana Stalin (autrice di ‘Soltanto un anno’). (pag 214)”,”STAS-053″
“LANUCARA Amedeo”,”Berlinguer segreto. Carriere e lotta interna nel PCI.”,”Dono di Mario Caprini Lotta interna al Pci su ‘caso Seniga’ e ‘caso Secchia’, caso ‘salita al potere’ nel Pci del giovane Berlinguer ‘Retroscena della affermazione del giovane Berlinguer proveniente da una piccola provincia sarda giunto alle soglie del Palazzo attraverso il ruolo del padre ambizioso presso Togliatti, e per le credenziali fornite al giovane Enrico da Stefano Siglienti presidente IMI dal 1946 al 1971, elemento di raccordo tra i circoli finanziari laici legati alla Massoneria e quelli cattolici dipendenti dal Vaticano’ (dalla quarta di copertina)”,”PCIx-514″
“LANUQUE Jean-Guillaume SALLES Jean-Paul”,”Les trotskystes français et le Seconde Guerre mondiale.”,”Gravi errori di linea del PCF in merito alla seconda guerra mondiale: attribuire la responsabilità del conflitto, all’inizio della guerra, ai due paesi Germania nazista e Inghilterra e fare di De Gaulle un agente della finanza inglese. Posizione che mal si acconcia con l’immagine del “”partito dei fucilati”” si si volle dare nell’immediato dopoguerra del PCF. Una posizione dei trotskisti era quella di considerare la Germania “”spina dorsale della rivoluzione europea””, una trasposizione dell’analisi dei bolscevichi negli anni 1919 1923 che individuava la Germania prima potenza industriale del continente e patria del più potente movimento operaio d’Europa. Conseguenza alcuni trotskisti vedevano lo STO (trasferimento degli operai francesi per lavorare in Germania) come la possibilità di andare a lavorare a contatto degli operai tedeschi… Parola d’ordine: “”pace immediata e fraternizzazione”””,”QMIS-199″
“LANZA Aldo”,”Operai e sindacati negli Stati Uniti. Come si organizzano i lavoratori nella società americana.”,”L’A (Cuneo, 1943) insegna in una scuola secondaria superiore. Tra le sue pubblicazioni: ‘Maccartismo’ in P. BAIRATI (a cura), Storia del Nord America, LA NUOVA ITALIA. 1978; ‘L’ideologia dello Stato post-industriale negli USA degli anni ’60’, in ‘Classe’ n° 16, dicembre 1978; ‘Taylorismo, fordismo e il movimento di riorganizzazione industriale negli USA 1890-1920’, in ‘Testi e Contesti’, 2.1979.”,”MUSx-001″
“LANZA Andrea”,”All’abolizione del proletariato! Il discorso del socialista fraternitario, Parigi 1839-1847.”,”LANZA Andrea addottorato in studi politici all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale ha pubblicato i suoi contributi su diverse riviste di filosofia politica e storia.”,”SOCU-174″
“LANZA César”,”El agua y lo signos de la razón. Estudio sobre arquitectura hidráulica y so contexto.”,”Tra i molti scienziati citati nel testo: Leonhardt Eurer (Eulero in italiano) Eulero nacque a Basilea figlio di Paul Euler, un pastore protestante, e di Marguerite Brucker. Dopo di lui nacquero due sorelle, Anna Maria e Maria Magdalena. Poco dopo la nascita di Leonhard, la famiglia si trasferì a Riehen, dove Eulero passò la maggior parte dell’infanzia. Paul Euler era amico della famiglia Bernoulli, e di Johann Bernoulli, uno dei più famosi matematici d’Europa, che ebbe molta influenza su Leonhard. Eulero entrò all’Università di Basilea tredicenne e si laureò in filosofia. A quel tempo riceveva anche lezioni di matematica da Johann Bernoulli, che aveva scoperto il suo enorme talento.[2] Il padre di Eulero lo voleva teologo e gli fece studiare il greco e l’ebraico, ma Bernoulli lo convinse che il destino del figlio era la matematica. Così, nel 1726 Eulero completò il dottorato sulla propagazione del suono e, nel 1727, partecipò al Grand Prix dell’Accademia francese delle scienze. Il problema di quell’anno riguardava il miglior modo di disporre gli alberi su una nave. Arrivò secondo subito dopo Pierre Bouguer, oggi riconosciuto come il padre dell’architettura navale. Eulero comunque vinse quel premio ben dodici volte nella sua vita. San Pietroburgo Francobollo emesso in Unione Sovietica nel 1957 per commemorare il 250º anniversario della nascita di Eulero In quegli anni i due figli di Johann Bernoulli, Daniel e Nicolas, lavoravano all’Accademia imperiale delle scienze di San Pietroburgo. Nel 1726 Nicolas morì e Daniel prese la cattedra di matematica e fisica del fratello, lasciando vacante la sua cattedra in medicina. Per questa fece quindi il nome di Eulero, che accettò. Trovò lavoro anche come medico nella marina russa.[3] Eulero arrivò nella capitale russa nel 1727. Poco tempo dopo passò dal dipartimento di medicina a quello di matematica. In quegli anni alloggiò con Daniel Bernoulli con cui avviò un’intensa collaborazione matematica. Grazie alla sua incredibile memoria Eulero imparò facilmente il russo. L’Accademia più che un luogo d’insegnamento era un luogo di ricerca. Pietro il Grande infatti aveva creato l’Accademia per poter annullare il divario scientifico tra la Russia imperiale e l’Occidente. Dopo la morte di Caterina I, che aveva continuato la politica di Pietro, venne al potere Pietro II. Questi, sospettoso degli scienziati stranieri, tagliò i fondi destinati a Eulero e ai suoi colleghi. Nel 1734 il matematico sposò Katharina Gsell, figlia di Georg, un pittore dell’Accademia.[4] La giovane coppia si trasferì in una casa vicino al fiume Neva. Ebbero ben tredici figli, dei quali però solo cinque sopravvissero.[5] Berlino I continui tumulti in Russia avevano stancato Eulero che amava una vita più tranquilla. Gli fu offerto un posto all’Accademia di Berlino da Federico II di Prussia. Eulero accettò e partì per Berlino nel 1741. Visse a Berlino per i successivi 25 anni, e là ebbe anche occasione di conoscere Johann Sebastian Bach. In un quarto di secolo pubblicò ben 380 articoli, oltre che le sue due opere principali l’Introductio in analysin infinitorum, del 1748 e le Institutiones calculi differentialis (1755).[6] In quel periodo Eulero fece anche da tutore alla principessa di Anhalt-Dessau, nipote di Federico. Le scriverà oltre 200 lettere riguardanti le scienze. Furono pubblicate in un libro che vendette moltissimo: Lettere a una principessa tedesca. Il libro, la cui popolarità testimonia una forte capacità divulgatrice di Eulero, fornisce anche molte informazioni sulla sua personalità e sulle sue credenze religiose. Nonostante la sua presenza conferisse un enorme prestigio all’Accademia, Eulero dovette allontanarsi da Berlino per un conflitto con il Re. Quest’ultimo, infatti, lo riteneva troppo poco raffinato per la sua corte che, tra le altre personalità, alloggiava addirittura Voltaire. Eulero era un religioso semplice e un gran lavoratore e aveva idee e gusti molto convenzionali. Tutto l’opposto di Voltaire e questo lo rendeva bersaglio delle battute del filosofo. Oltre che questi contrasti, Federico il Grande di Prussia criticò in un’occasione anche le sue capacità ingegneristiche: «Volevo un getto d’acqua nel mio giardino: Eulero ha calcolato la forza delle ruote necessarie per portare l’acqua in un serbatoio, da dove sarebbe ricaduta, attraverso canali e, infine, sgorgata in Sanssouci. Il mio mulino era stato costruito con criteri geometrici e non poteva portare un sorso d’acqua a più di cinquanta passi dal serbatoio. Vanità delle vanità! Vanità della geometria! [7]» Deterioramento della vista Ritratto di Eulero di Emanuel Handmann, dove si nota la cecità all’occhio destro[8] La vista di Eulero peggiorò molto durante la sua carriera. Dopo aver sofferto di una febbre cerebrale, nel 1735 diventò quasi cieco all’occhio destro. Tra le cause di questa cecità, Eulero annoverò il lavoro scrupoloso di cartografia che effettuò per l’Accademia di San Pietroburgo. La vista di Eulero da quell’occhio peggiorò così tanto durante il suo soggiorno in Germania che Federico II lo soprannominò “”il mio Ciclope””. Successivamente Eulero soffrì di cataratta all’occhio sinistro, e questo lo rese quasi completamente cieco. Nondimeno, il suo stato ebbe scarso effetto sul suo rendimento: compensò la vista con le sue abilità mentali di calcolo e memoria fotografica. Per esempio, Eulero poteva ripetere l’Eneide di Virgilio dall’inizio alla fine senza esitazione e dire la prima e l’ultima riga di ogni pagina dell’edizione in cui l’aveva imparata. Dopo la perdita della vista, Eulero fu aiutato da Nicolaus Fuss, che gli fece da segretario. Ritorno in Russia Tomba di Eulero nel Monastero di Alexander Nevsky In Russia la situazione politica si stabilizzò e Caterina la Grande, salita al potere nel 1766, lo invitò a San Pietroburgo. Egli accettò e ritornò in Russia dove restò fino alla morte. Il suo soggiorno fu inizialmente funestato da un evento tragico: nel 1771, mentre lavorava nel suo studio, per San Pietroburgo si propagò un incendio. Eulero, praticamente cieco, non se ne accorse fino a quando il suo ufficio non fu completamente avvolto dalle fiamme. Fu portato fortunosamente in salvo insieme con gran parte della sua biblioteca, ma tutti i suoi appunti andarono in fumo. Nel 1773 perse la moglie Katharina, dopo quarant’anni di matrimonio. Si risposò tre anni dopo. Il 18 settembre 1783, in una giornata come le altre, in cui discusse del nuovo pianeta Urano appena scoperto, scherzò col nipote e gli fece lezione, fu colto improvvisamente da un’emorragia cerebrale e morì poche ore dopo. Aveva 76 anni. Il suo elogio funebre fu scritto da Nicolaus Fuss e dal filosofo e matematico Marquis de Condorcet, che commentò sinteticamente: (FR) «[…] il cessa de calculer et de vivre.» (IT) «[…] ha cessato di calcolare e di vivere.» Un aneddoto vuole che mentre Eulero si trovava alla corte russa, arrivasse lì Denis Diderot. Il filosofo, che incitava all’ateismo, chiese beffardamente a Eulero se avesse una dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio. Eulero rispose: “”Signore, a + b alla n diviso n = x {a+b {alla n}: diviso (n}}=x quindi Dio esiste!””. Diderot, che (secondo la storia) non capiva la matematica, rimase disorientato e non poté confutare la prova, abbandonando la corte il giorno dopo. L’aneddoto è quasi certamente falso dal momento che Diderot era un matematico capace[24]. (Wikip) Bibll.: Sandro Caparrini e Giorgio Rivieccio. Eulero: dai logaritmi alla meccanica razionale. Collana Grandangolo Scienza, n. 24. Milano, RCS MediaGroup, 2017.”,”SCIx-557″
“LANZA Andrea”,”All’abolizione del proletariato! Il discorso socialista fraternitario, Parigi 1839-1847.”,”Andrea Lanza, addottorato in Studi Politici all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, e assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato diversi contributi e si interessa particolarmente a comprendere la democrazia come forma di società nella prima metà dell’Ottocento e sui decenni finali del ‘900. Marx Engels il primo socialismo francese e il socialismo scientifico (pag 14-15) “”La storia di questa storiografia potrebbe essere uno specchio attraverso cui studiare trasformazioni, tensioni, aspirazioni, contraddizioni e sensi di colpa del socialismo francese e, più in generale, del socialismo europeo. Così il socialismo francese «fondato sulla fratellanza e l’unione delle classi» è stato evocato contro il socialismo tedesco della lotta di classe (9); il socialismo dell’organizzazione del lavoro è stato riattivato durante la fase neo-corporativista degli anni Trenta e Quaranta (10), il socialismo critico è stato riesumato come fonte importante di Karl Marx (11); il socialismo della differenza è stato recuperato dopo la liquidazione del marxismo (12). Si tratta di analisi a volte interessanti, talvolta particolarmente fini, ma per la loro prospettiva teleologica, poco interessate a mettere in luce la logica irriducibilmente propria di questo socialismo. Per sottovalutazione della specificità del momento storico intendo, invece, la propensione a vedere nei socialisti repubblicani della Monarchia di luglio nient’altro che l’ultima incarnazione dell’egualitarismo rivoluzionario, la prima espressione confusa di un socialismo scientifico a venire o un momento di formazione del repubblicanesimo francese la cui piena maturità non sarà raggiunta che con la fondazione della Terza repubblica. Il decennio che precede il 1848 diviene così una tappa secondaria in percorsi biografici e politici che hanno il proprio centro e il proprio senso altrove. Per evitare questa tentazione storiografica, in questo lavoro, ho scelto di sviluppare un’analisi che, valorizzando l’unicità del periodo chiave della Monarchia di luglio (13), si preoccupasse innanzitutto di comprendere come le eredità repubblicane e operaie siano state reinterpretate all’interno di un nuovo modo di pensare. Ho così anche cercato di ovviare ai limiti imposti dalla segmentazione degli studi dedicati a particolari correnti politiche o a singoli autori, ponendo invece al centro dell’analisi la rottura, nel modo di pensare la politica e la società, che si realizza trasversalmente nel decennio considerato. Tale rottura è stata messa in evidenza, da Marcel Mauss che, già intorno al 1920, distingue con forza Babeuf e Buonarroti («des égalitaires attardés») dai veri socialisti (Saint-Simon, Sismondi, Louis Blanc, Fourier e la sua scuola, Cabet, Raybaud, Pierre Leroux, gli owenisti e tutte le nuove scuole) (14). Analogamente a Marx, nonostante fossero venute meno le motivazioni tattiche che avevano influito nella classificazione scelta nel ‘Manifesto’, Mauss riunisce però tutte le correnti della prima fase del socialismo sotto l’etichetta di «utopici e critici» nascondendone così un fondamentale elemento. Non solo parti critiche e parti costruttive sono sempre inscindibili, ma anche, e fin da subito, il socialismo si accompagna, e non casualmente, alla volontà di fondare e di affinare una scienza sociale (15) In questo senso, anche nelle sue declinazioni più misticheggianti, non vi è socialismo francese nella prima metà dell’Ottocento che non sia scientifico”” (pag 14-15) [Andrea Lanza, ‘All’abolizione del proletariato! Il discorso socialista fraternitario, Parigi 1839-1847’, Franco Angeli, Milano, 2010] [(9) Cfr. per esempio G. Isambert, ‘Les idées socialistes en France de 1815 à 1848. Le socialisme fondé sur la fraternité et l’union des classe’, Paris, Félix Alcan, 1905; (10) Particolarmente emblematico, ma certo non unico: P. Verlinde, ‘L’oeuvre économique de Louis BLanc’, cit.; (11) Si fa riferimento non solo alle opere più schematiche della scuola marxista (di cui è esemplare R. Garaudy, ‘Les sources françaises du socialisme scientifique’, Paris, Editeurs Reunis, 1949), ma anche e soprattutto a un largo ed eteronegeno spettro di ricerche, talvolta sottili e problematiche. Gian Mario Bravo, presentando quella che è stata a lungo in Italia, e non solo, l’introduzione più conosciuta al primo socialismo, riassume bene la prospettiva: «In tale corpo teorico si presentarono, il più delle volte scisse e non coordinate in un sistema omogeno, tutte quelle motivazioni che Marx ed Engels recepiranno, vaglieranno o esporranno, in modo che appunto verrà detto “scientifico”» (‘Storia del socialismo, 1789-1848. Il pensiero socialista prima di Marx’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 9; (12) Si può pensare, nella forma più fine, alla lettura di Pierre Leroux, avanzata da Miguel Abensour (cfr. per es: ‘Le procès des maîtres réveurs’, Arles, Sulliver, 2000, p. 21); (13) Per una sintesi di tratti maggior del quinto decennio dell’Ottocento e l’ambiguo sentimento di un cambiamento d’epoca, cfr. V. Collina, ‘Le democrazie nella Francia del 1840’, Firenze, D’Anna, 1990; e anche, per la sintesi, J.C. Caron, ‘Le “”tournant”” de 1845 et la prise de conscience de Michelet’, “”Textuel””, 2005, n. 47 (‘Comment lire’ Le Peuple?), pp. 51-65; (14) M. Mauss, ‘Les idées socialistes. Le principe de la nationalisation’ (chapitre inédit de l’ouvrage sur la nation), in Id., ‘Ècrits politiques’, Paris, Fayard, 1997, p. 251 (trad. it. in ‘I fondamenti di un’antropologia storica’, Torino, Einaudi, 1998; (15) Sulla categoria di utopia in riferimento al primo socialismo francese, cfr. M. Larizza Lolli, ‘«Socialisme» et «utopisme»: deux catégories à méditer?. Quelques considérations à partir du cas du saint-simonisme’, in ‘Romantismes et socialismes en Europe, 1800-1848), Actes du Colloque de Lille (1987), Paris Didier Érudition, 1988, pp. 137-150]”,”SOCU-021-FMB”
“LANZARDO Liliana”,”Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949.”,”””Nell’ analisi condotta dal PCI, i primi otto mesi del dopoguerra vengono considerati come momento di “”dualismo di potere””, poiché i proprietari sono allontanati dall’ azienda e sostituiti provvisoriamente da commissari di gestione nominati dal CLN. Si sostiene di conseguenza che “”gli operai hanno in mano la direzione effettiva dell’ intero stabilimento””. (pag 13)”,”MITT-162″
“LANZARDO Liliana”,”Personalità operaia e coscienza di classe. Comunisti e cattolici nelle fabbriche torinesi del dopoguerra.”,”LANZARDO Liliana è nata a La Spezia nel 1938. Dal 1959 vive a Torino. Qui ha partecipato alla nascita dei “”Quaderni rossi”” che sin dal 1960 avvia un’inchiesta alla Fiat. Scrive saggi sulla rivista ‘Quaderni rossi’, nel volume ‘Clesse operaia e partito comunista alla Fiat’ (Einaudi, 1971) e in altri studi sul movimento operaio (in ‘Il mondo contemporaneo’, La Nuova Italia, Annali Feltrinelli). Dal 1975 passa all’Università di Trieste. “”Se il racconto dei sindacalisti sembra mettere fuori discussione il riferimento positivo al ruolo svolto dal Pci e dagli operai nelle fabbriche nella Resistenza, resta da spiegare come essi non abbiano percepito nel corso della lotta armata a Torino quella incompatibilità di valori che guidava l’intervento dei due diversi settori comunista e cattolico”” (pag 225)”,”MITT-337″
“LANZARDO Liliana”,”Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949.”,”L’occupazione delle fabbriche a seguito dell’attentato a Togliatti, 14 luglio 1949 (pag 479-497) In alcune fabbriche compaiono le armi… “”Nelle prime ore del pomeriggio del 14 luglio, non appena giunge a Torino la notizia dell’attentato, gli operai occupano le fabbriche. Alla Fiat, in ogni stabilimento, si bloccano le macchine togliendo la corrente elettrica, si tagliano i fili del telefono, si sprangano i cancelli impedendo l’uscita. La mobilitazione è rapidissima: nel giro di poche ore la fabbrica è in stato d’assedio, e attorno agli stabilimenti si preparano blocchi stradali che i sindacalisti, giunti nella fabbrica per tenere improvvisati comizi e avere le prima informazioin, si affrettano a far demolire. Ci si prepara alla difesa degli stabilimenti. In alcune fabbriche compaiono le armi, in altre non vengono tirate fuori, anche se si conoscono i luoghi in cui sono nascoste; si preparano anche altri mezzi di difesa, come alle Fonderie Ghisa ove cassoni pieni di ghisa e mucchi di sabbia vengono portati sul tetto degli edifici. Alcuni operai vengono inviati a presidiare la Camera del Lavoro”” (pag 479-480)”,”PCIx-018-FAP”
“LANZAVECCHIA Giuseppe a cura; saggi di Luca CERIOTTI e Giuseppe LANZAVECCHIA”,”Elogio dell’energia elettrica.”,”LANZAVECCHIA Giuseppe Legame industria italiana e tedesca. “”In Italia l’abbondanza d’acqua sulle Alpi venne sfruttata per far nascere un’industria idroelettrica finanziata con i capitali liberati dalla nazionalizzazione delle ferrovie e sotto la spinta dell’interesse delle grandi banche d’affari che si erano formate per iniziativa tedesca dopo la crisi bancaria degli anni Novanta. Le banche adottarono una vera e propria strategia d’intervento basata sulle ricche risorse naturali dei grandi bacini idrici. A detta di molti commentatori dell’epoca, tale strategia aveva fra i suoi fini anche quello di combinare lo sviluppo industriale italiano con gli interessi per l’esportazione dell’industria tedesca di macchinari, anzitutto elettrici, puntando così a rendere l’industrializzazione italiana complementare a quella tedesca.”” (pag 56)”,”SCIx-340″
“LANZILLO Agostino”,”Le rivoluzioni del dopoguerra. Critiche e diagnosi.”,”””L’ esperienza della Terza Internazionale ricade mirabilmente a proposito per dimostrare la distanza che separa Lenin da Sorel. La Terza Internazionale – ripeto – tenta nel proposito del Pontefice russo un obietto preciso, che è – disgraziatamente – quanto di meno sindacalista e di meno Soreliano si potesse concepire. Ed è somma fortuna che il grande scrittore se ne sia avveduto in tempo, proprio quando si può da tutti facilmente constatare il fallimento della politica estera di espansionismo rivoluzionaria del Leninismo. (…) La “”Terza Internazionale”” non era se non nelle apparenze e nei discorsi della oligarchia di Mosca, una manifestazione del movimento operaio di tutti i paesi. Nella realtà, essa era, o meglio doveva essere, l’ istrumento della politica estera della Russia di Lenin””. (pag 104)”,”ITAD-062″
“LANZILLO Agostino”,”Giorgio Sorel. Con una lettera autobiografica. Bibliografia, Ritratto e Autografo.”,”””Questo distacco di Sorel dagli anarchici fu seguito da una polemica molto violenta che si ebbe verso i primi del gennaio ultimo scorso tra Hervé ed uno dei segretari della Confederazione Generale del Lavoro, Yvetot. (…)””. (pag 71) “”Qualche anno dietro corse pei giornali italiani la notizia che Giorgio Sorel aveva abbandonato il sindacalismo. La cosa fu molto discussa con stupore da parte dei giornali conservatori, con mal dissimulata gioia da parte dei giornali bloccaiuoli che vedevano in questo distacco un sintomo del prossimo tramonto del sindacalismo. (…) Sorel si era distaccato semplicemente dai sindacalisti intellettuali. (…)””. (pag 71) “”Sorel è antiparlamentare.”” (pag 73) “”Egli (Sorel, ndr) approva lo spirito dell’ Action Francaise come è vicino all’ essenza della Chiesa cattolica, come forse si è avvicinato al socialismo; sono i due lati del problema umano che ogni anima, che ha fede, vorrebbe risovere. Come che si voglia vedere il socialismo, esso implica un problema morale e per la sua altitudine attinge ala profonda ed oscura tragedia della vita dello spirito: confina colla religione. Il fiorire del socialismo nel periodo del massimo trionfo del positivismo è la causa forse più importante della sua corruzione””. (pag 86)”,”TEOC-324″
“LAOUST Henri”,”Gli scismi nell’Islam. Un percorso nella pluralità del mondo musulmano.”,”Henri Laoust è stato uno dei massimi islamisti contemporanei. Professore al Collège de France e membro dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha studiato sopratutto il pensiero di Ibn Taymiyya sul quale ha pubblicato numerosi saggi e articoli.”,”RELx-008-FL”
“LAPARRA Jean-Claude, collaborazione di Jacques DIDIER e Pascal HESSE”,”La machine à vaincre. L’ armée allemande, 1914-1918.”,”ANTE3-44 LAPARRA Jean-Claude professore di storia dell’Università Paris I Sorbonne è autore di opere e articoli su vari aspetti dell’esercito tedesco. pag 202 germe disfatta pag 278 carri armati errore”,”GERQ-080″
“LA-PENNA Antonio”,”Fra teatro, poesia e politica romana. Con due scritti sulla cultura classica di oggi. Politica e cultura in Roma antica e nella tradizione classica moderna.”,”LA-PENNA A. (1925) è docente di letteratura latina presso la Facoltà di lettere dell’Università di Firenze e di filologia latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha dedicato studi e ricerche a poeti e scrittori della fine della repubblica romana e dell’età augustea.”,”STAx-211″
“LA-PENNA Antonio”,”Aspetti del pensiero storico latino. Con due scritti sulla scuola classica. Politica e cultura in Roma antica e nells tradizione classica moderna.”,”Antonio La Penna, nato nel 1925, è docente di letteratura latina presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze e di filologia latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.”,”STAx-112-FL”
“LAPERCHE Blandine”,”Les inventions, la science et la guerre: le place du secret.”,”Blandine Laperche, Laboratoire Redéploiment Industriel et Innovation Unviersité du Littoral Côte d’Opale. “”Il XX secolo mette il sigillo sull’unione tra la scienza e la guerra. Durante la grande guerra, il legame tra scienza e guerra si traduce nello sviluppo di mezzi aerei e chimici. La grande guerra crea inoltre una scienza organizzata dallo Stato. La scienza è così divenuta per molti governi un’accessorio utile alla guerra. Questa relazione non ha fatto che intensificarsi con la seconda guerra mondiale (nascita della ‘Big Science’) sovente considerata come la guerra dei fisici e delle armi nucleari. poi con la guerra fredda e … la ‘guerra delle stelle'”” (pag 5) “”Il codice Enigma ha potuto essere risolto, grazia a un tradimento tedesco (comunicazione dei piani agli Alleati), in primis dalla Polonia che era minacciata da una invasione tedesca e che accordò importanti mezzi alla criptoanalisi. Poi nel corso della Seconda guerra mondiale, furono gli inglesi a proseguire il lavoro condotto dalla Polonia, studiando la versione migliorata di Enigma: importanti mezzi furono riuniti a Bletchley Parl, non lontano da Cambridge, e Alan Turing fu una figura chiave nella criptoanalisi in questo periodo. Grazie a lui, fu possibile risolvere il codice Enigma nelle circostanze più difficili, per via della sua macchina per decrittare “”la bomba di Turing””. Un’altra Macchina fu costruita a Bletchley, Colossus, concepita per risolvere altri codici ancora più efficaci, il codice di Lorenz, utilizzato per decrittare messaggi tra Hitler e i suoi generali. Questa macchina, precursore del computer, fu però distrutta dopo la guerra, per questioni di segretezza. In nome del segreto, è dunque l’ ENIAC (fabbricato dagli amiercani) che fu considerato come il precursore dell’ordinatore, e non Colossus”” (pag 9) Utilizzo del segreto sempre più ampiamente nel campo della difesa. Il XX secolo è dunque segnato da una istituzionalizzazione del segreto, in particolare nel dominio delle invenzioni (pag 15)”,”QMIS-048-FGB”
“LAPIDUS I. OSTROVITYANOV K.”,”An Outline of Political Economy. Political Economy and Soviet Economics.”,”Publisher’s Note, Foreword to Russian Edition, Introduction, Table, Notes, Index of Subjects,”,”RUSU-064-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 1. Le origini dell’Islam. Secoli VII-XIII.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-123-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 2. La diffusione dell’Islam. Secoli X-XIX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-124-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 3. I popoli musulmani. Secoli XIX.XX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-125-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 1. Le origini dell’Islam. Secoli VII-XIII.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-009-FSD”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 2. La diffusione delle società islamiche. Secoli X-XIX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-010-FSD”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 3. I popoli musulmani. Secoli XIX.XX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-011-FSD”
“LAPIE Pierre-Olivier”,”Cromwell.”,”Cromwell stratega. (da pag 168) La guerra di Cromwell in Irlanda. “”Il massacro a sangue freddo che, nel racconto di Cromwell, può essere minimizzato, causò un’ emozione considerevole. (…) Questo comportamento si spiega con il desiderio di mostrare una forte crudeltà che terrorizza il nemico. E, in effetti, Dundalh e Trim si arresero poco dopo. Si spiega pure con il fuoco dell’ azione, perché lo stesso Cromwell si era trovato sulla breccia, trascinando gli uomini con il suo esempio, nel momento critico in cui i due primi assalti erano stati respinti; infine con i racconti, di cui erano imbevuti gli inglesi, delle atrocità commesse dagli Irlandesi, in occasione della rivolta del 1641. L’ Inghilterra non parlava che di questi trentamila morti; essa non pesnava mai al regime terribile al quale gli invasori inglesi e scozzesi del tempo di Elisabetta sottomisero l’ Irlanda, ai massacri di donne e bambini, ai campi devastati (…)””. (pag 174)”,”UKIR-038″
“LAPIERRE Dominique MORO Javier”,”Mezzanotte e cinque a Bophal.”,”Dominique LAPIERRE giornalista e scrittore ha percorso il mondo ed è stato promotore di attività benefiche. A Bophal si stima vi siano stati dai 16 mila ai 30 mila morti e oltre cinquecentomila feriti.”,”CONx-069″
“LAPIERRE Dominique COLLINS Larry”,”Gerusalemme! Gerusalemme!”,”Il 29 novembre 1947 un voto dell’ Assemblea generale delle Nazioni Unite stabiliva che allo scadere del Mandato britannico, il 14 maggio 1948, la Palestina sarebbe stata divisa in uno stato arabo ed uno ebraico. Iniziava così con gli arabi irriducibilmente avversi alla spartizione e gli ebrei che vedevano realizzato un sogno millenario, una delle più feroci lotte della storia contemporanea, tuttora in corso. In questo conflitto, la città di Gerusalemme, luogo simbolo delle tre grandi religioni monoteiste, ha assunto il tragico valore di simbolo. Nessun’altra località della Palestina viene contesa e considerata una posta altissima. Capitale dello Stato ebraico per David BEN GURION, gemma della corona di re ABDULLAH di Transgiordania, feudo personale da riconquistare per il Gran Mufti Haj Amin el HUSSEINI, ex collaboratore di HITLER, città soggetta a controllo internazionale per l’ ONU. Lo scontro è aperto su tutti i terreni, politico e militare, e non escluso quello diplomatico. La continua incertezza dell’ amministrazione TRUMAN se riconoscere o meno lo Stato ebraico, le astuzie impiegate da arabi ed ebrei per procurarsi le armi, l’ assenteismo degli inglesi durante gli ultimi mesi del Mandato e le erronee valutazioni politiche, l’ incapacità delle Nazioni Unite e l’ indifferenza degli ‘Stati cristiani’ che pur avevano richiesto l’ internazionalizzazione della Città Santa, sono stati fattori in gioco ed elementi che sono andati a complicare la situazione. L’ indagine giornalistica di LAPIERRE e COLLINS è minuziosa nei particolari e documentata con fatti e interviste ai contemporanei.”,”VIOx-111″
“LAPIN Nikolai I.”,”Der junge Marx.”,”Contiene l’ immagine di Prometeo incatenato tratto dalla Rheinischen Zeitung in occasione della chiusura.”,”MADS-306″
“LA-PORTA Lelio”,”Rivoluzione francese e democrazia: una ricognizione sul concetto gramsciano di giacobinismo.”,”note molto ampie Carattere del giacobinismo. “”Qual è il carattere precipuo del giacobinismo secondo Gramsci? Si tratta di leggere il paragrafo 24 del quaderno 19 (a): ‘Il problema della direzione politica nella formazione e nello sviluppo della nazione e dello Stato moderno in Italia’. Gramsci individua nei giacobini l’avanguardia, il partito dirigente che fu in grado di imporsi alla borghesia francese, guidandola in una posizione cui essa non avrebbe avuto nulla da temere, evitando così «i colpi di ritorno e la funzione di Napoleone I» (22). Come si arrivò all’egemonia giacobina nel processo rivoluzionario francese? Gramsci, dopo aver sottolineato come i rappresentanti del terzo stato pongano, all’inizio, solo la soluzione di problemi corporativi (23), configurandosi, quindi, come «riformatori moderati, che fanno la voce grossa ma in realtà domandano ben poco» (24), continua mettendo in evidenza la formazione di un gruppo che, andando oltre il ristretto orizzonte delle riforme corporative, «tende a concepire la borghesia come il gruppo egemone di tutte le forze popolari» (25), gruppo che si aggrega in virtù dell’azione di due fattori: «la resistenza delle vecchie forze sociali e la minaccia internazionale» (26). La risolutezza dei giacobini, secondo Gramsci, fu nel capire il tentativo delle vecchie forze di arrestare il processo di trasformazione della società, mandando «alla ghigliottina non solo gli elementi della vecchia società dura a morire, ma anche i rivoluzionari di ieri, oggi diventati reazionari» (27). Quindi i giacobini furono il vero partito della rivoluzione, in quanto rappresentavano gli interessi della borghesia, e al tempo stesso, rappresentando i bisogni futuri di tutti i gruppi nazionali, essi «rappresentavano il movimento rivoluzionario nel suo insieme, come sviluppo storico integrale» (28), come democratizzazione”” (pag 520) [(a) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975] [(22) Quaderni, p. 2027; (23) «Corporativi, nel senso tradizionale, di immediati ed egoistici in senso gretto di una determinata categoria» (ibidem); (24) Ibidem; (25) Q., p. 2028; (26) Ibidem; (27) Ibidem; (28) Ibidem] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Il giacobinismo è la rivelazione della traducibilità del rapporto rivoluzione francese – filosofia classica tedesca… (pag 521)”,”GRAS-149″
“LA-PORTA Filippo”,”Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte. Una vita tra giustizia e libertà.”,”Dello stesso autore presso Bompiani: ‘Dizionario della critica militante’ (con Giuseppe Leonelli), ‘Indaffarati’, ‘Il bene e gli altri’ Filippo La-Porta è saggista, critico letterario. Collabora con quotidiani e riviste, tra cui “”Repubblica””. Gli autori di riferimento di Chiaromonte: Proudhon, Tolstoj, Herzen oltre ai filosofi classici come Platone (pag 7)”,”ITAD-158″
“LA-PORTA Lelio”,”Etica e rivoluzione nel giovane Lukács.”,”Questo lavoro è frutto di una ricerca svolta fra il 1985 e il 1986 presso l’Archivio Lukács di Budapest. “”Nel 1922 Lukács chiarirà il perché del cambiamento della sua prospettiva in un articolo intitolato ‘La confessione di Stravrogin’ (10). In esso Lukács sottolinea che la carica fortemente utopica presente in Dostoevskij, utopia che arriva al punto di pensare un mondo addirittura liberato, dai disumani meccanismi capitalisti e dalla reificazione senz’anima (‘seelenlos Verdinglichte’) tipica della società capitalista. E Stravogin, che nell’interpretazione di Lukács diventa Dostoevskij stesso, è l’esempio tipico degli intellettuali russi che, nel tentativo di trovare un fine alla propria esistenza, si accorgono che la scelta si riduce a tre sole possibilità: il suicidio, la decadenza o la rivoluzione; Stavrogin sceglie il suicidio. Operando questa scelta, Stravrogin-Dostoevskij sembra rifiutare la rivoluzione quasi come una maledizione, mentre il suicidio assume il significato di una glorificazione di una necessità esclusivamente soggettiva e, per il Lukács del 1922, priva di scopo. Insomma, nella critica lukácsiana è esplicito il nuovo orientamento del filosofo, maturato nel corso degli anni che vanno dal 1910 al 1922, a contatto proprio con Dostoevskij: il cambiamento del mondo per mezzo della rivoluzione. Scorrendo ancora le note che avrebbero dovuto costituire l’indice del II capitolo del libro su Dostoevskij, si incontrano termini quali Jehovah, cristianesimo, Stato, socialismo, solitudine. Partendo dal presupposto che Lukács intende per Jehovah tutto ciò che è religione autoritaria e potere istituzionale, e che sottolinea il tradimento perpetrato dalla Chiesa nei confronti dello spirito di Cristo e di San Francesco (11), ciò significa che l’unica possibilità di sfuggire a Jehovah (12) è riposta nella vittoria del socialismo. Altrimenti, resta la solitudine, condizione tipicamente tedesca. Il passaggio dal potere istituzionale al socialismo dovrebbe essere assicurato dall’azione del terrorista russo che incarna l’essenza della ribellione contro Jehovah. Resta il problema del ‘tutto è permesso (Alles ist erlaubt)’, trattato attraverso la considerazione della tragedia di Hebbel, ‘Judith’, nella quale l’omicidio del tiranno Oloferne appare quasi come una giustificazione dell’assassinio stesso; e, poiché Oloferne era un tiranno al potere, da qui il rapporto stretto con la questione del terrorismo. Ma, da un altro lato, l’ ‘Alles ist erlaubt’ (tutto è permesso) rimanda al dostoevskijano ‘Delitto e castigo’, ove lo scrittore russo discute sulla validità dell’attribuzione di un fondamento morale all’assassinio o, comunque, all’uccisione in genere; ed è una posizione antitetica a quella di Raskolnikov che invece sostiene che ‘tutto è permesso’ per un giusto fine. È il problema che, sotto forme apparentemente diverse, si presenta a Lukács nel dicembre 1918: «Il bolscevismo riposa sulla seguente ipotesi metafisica: il bene sorge dal male, ed è possibile, come dice Razoumikhine in ‘Delitto e castigo’, arrivare alla verità mentendo» (13). È, ancora una volta, la questione del ‘che fare?’ (pag 69-70)”,”TEOC-798″
“LAPOUGE Gilles”,”Utopie et civilisation.”,”Ippodamo di Mileto, un architetto e urbanista greco antico, è noto per aver introdotto schemi planimetrici regolari nella pianificazione delle città. A lui viene attribuito lo schema ortogonale, detto appunto schema ippodameo, che caratterizza alcune città di nuova fondazione nel mondo greco tra il V e il IV secolo a.C. Questo schema prevedeva tre assi longitudinali orientati est-ovest, intersecati da assi perpendicolari orientati nord-sud, formando isolati rettangolari. Aristotele riferisce anche l’aspetto politico del pensiero di Ippodamo, che prefigurava l’ordine sociale di una sorta di città ideale, con massimo 10.000 abitanti suddivisi in tre classi: artigiani, agricoltori e armati 1. Ippodamo fu coinvolto nella ricostruzione di Mileto, sua città natale, e sovraintese alla costruzione della nuova città di Rodi nel 408 a.C.1. La sua influenza si riflette ancora oggi in alcune città che seguono schemi simili, come Alessandria (f. copil.) Esiodo, un antico poeta greco, è noto per le sue opere epiche e didattiche. Tuttavia, non sembra che abbia scritto specificamente sulla ‘città ideale’. Questo concetto è più spesso associato a filosofi come Platone, che nel suo dialogo La Repubblica discute la sua visione di una città ideale chiamata Callipolis. Platone critica i poeti, tra cui Omero e Esiodo, per il loro endorsement tacito della giustizia solo per la reputazione, l’onore e i premi che essa porta (f. copil.) “”Marx riprende e prolunga uno dei grandi miti escatologici del mondo asiano-mediterraneo, dice Mircea Eliade, riguardo il ruolo redentore del Giusto (l’eletto, l’unto, l’innocente, il messaggero, e ai nostri giorni il proletariato) le cui sofferenze sono chiamate a cambiare lo statuto ontologico del mondo (…)”” (pag 264-265) Chigalev, un personaggio del romanzo I Demoni di Fëdor Dostoevskij, incarna la fede dei rivoluzionari nella loro capacità di guidare la storia verso la realizzazione di un futuro oggettivamente significativo 1. Tuttavia, Albert Camus ha affrontato il tema della rivolta in modo diverso. Nel suo saggio Il ribelle, Camus sostiene che Lenin, il leader della Rivoluzione del 1917, abbia rafforzato il potere dello Stato e soffocato ogni ribellione contro il regime 2. Camus esamina anche il governo sovietico dell’epoca, guidato da Stalin. (v. Albert Camus on Revolt and Revolution) (copil.)”,”SOCU-003-FSD”
“LAPPARELLI Luigi”,”Breve storia del movimento operaio.”,”LAPPARELLI Luigi nato a Piacenza nel 1931, sindacalista, approda al giornalismo e dirige alcuni periodici sindacali (1981). Sommovimento politico con lo scoppio della guerra di Libia “”Giolitti, frattanto, anche per ricreare equilibri a destra, favorisce l’impresa libica (1911). Ma in questo modo rimette automaticamente in crisi il riformismo: una politica di guerra può solo comportare una forte detrazione dei fondi destinati alle riforme. L’appoggio dei socialisti a questa politica non ha quindi più senso. Al Congresso di Imola (1911) si forma nel Partito socialista una nuova maggioranza, assai composita, di estrema sinistra. Essa va dai massoni intransigenti a C. Lazzari e G. Menotti Serrati, teorici del marxismo; da Benito Mussolini, che rappresenta in quel periodo la tradizione sovversiva della Romagna, ai sindacalisti rivouzionari seguaci di Sorel. Sconfitti anche nel Congresso di Reggio Emilia (1912), i socialisti riformisti perdono la direzione del Partito socialista italiano, dal quale anzi vengono espulsi i “”revisionisti”” L. Bissolati e I. Bonomi. C. Lazzari è nominato segretario del Partito e Benito Mussolini direttore dell'””Avanti!””. In novembre, anarchici e socialisti rivoluzionari danno via all’ Unione Sindacale Italiana (USI)”” (pag 62)”,”MEOx-112″
“LA-PUMA Leonardo”,”Contro le egemonie. Etica e politica tra Ottocento e Novecento.”,”Leonardo La Puma lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce (1988). Ha pubblicato pure ‘Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di P. Leroux e G. Mazzini’ (F. Angeli, 1984) e ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’ (Messapica, 1977).”,”TEOP-012-FMB”
“LA-PUMA Leonardo”,”Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo.”,”Contiene il capitolo VI: – Pisacane tra Mazzini e Marx (pag 101-120) – Interpretazioni del socialismo di Pisacane (121-134) Pisacane e Marx (pag 113-114) Pisacane non ha né la cultura storico-filosofica, né la potenza speculativa di Marx, “”La fortuna di Marx e la compiutezza universalmente riconosciuta dalla sua dottrina hanno offuscato l’opera di chi, già prima o contemporaneamente a lui, aveva dato testimonianza di spunti o intuizioni poi elaborati dal pensatore tedesco. Sicché ogni confronto con Marx risulta perdente in partenza. Nel nostro caso, è indubbio che Pisacane non ha né la cultura storico-filosofica, né la potenza speculativa di Marx, né può usufruire della sollecitazione di una realtà storico-sociale come quella inglese, fortemente industrializzata e perciò stesso gravida di enormi contraddizioni tali da incentivare l’indagine sociale. L’Italia, al contrario, estremamente povera ed arretrata, offre un panorama sociale non dialetticamente stimolante, cui Pisacane non poteva certo supplire con le brevi puntate in Inghilterra ed in Francia, che pure gli fornirono importanti spunti di riflessione. Aggiungasi in Pisacane, la compresenza, accanto alla questione sociale e politica, del vivo desiderio e della attrazione per la questione nazionale, l’urgenza di risolvere la quale lo porta alla teorizzazione del salto storico-dialettico della fase capitalistica in senso marxiano. A parte ciò, è inopportuno guardare alla teoria dell’italiano tenendo di mira quella di Marx ed Engels o viceversa (32)”” [Leonardo La Puma, ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’, Messapica, Lecce, 1976] [(32) L. Russi, Pisacane e la rivoluzione fallita’, Milano, 1972, p. 109 sgg]”,”SOCU-237″
“LA-PUMA Leonardo”,”Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di Pierre Leroux.”,”Leonardo La Puma lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce (1988). Ha pubblicato pure: ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’ (Messapica, 1977) e ‘Marxismo e umanesimo in Vittorini e il Politecnico’, Lecce, 1980. Si occupa di storia del pensiero politico italiano e francese dell’800 e del ‘900. E’ membro del comitato scientifico del Centro studi C. Péguy. Leroux e il ‘gruppo’ di Marx. Pierre Leroux ha colto un’esigenza di rinnovamento filosofico giusto ed indifferibile ma, secondo Marx, ha sbagliato l’interlocutore, il compagno di strada “”Nel gennaio del 1842, tanto per restare ancora un momento sul terreno delle suggestioni, Leroux pubblica l’estratto di un romanzo inedito del fratello Achille, dal titolo ‘Les proletaires’. Nel pezzo, titolato sulla rivista ‘Une fin d’année’, ad un certo punto Spartacus, venuto in sogno al protagonista, pronuncia le parole magiche: «A moi! prolétaires de toutes nations’» (76), che come è universalmente noto, costituiranno il motto conclusivo, nel 1848, del ‘Manifesto’ di Marx-Engels. Al di là di queste valutazioni, pure indicative, interessa rimarcare una sorta di fluido culturale, un rapporto ideale privilegiato che si viene consolidando in questo periodo fra il gruppo lerouxiano e quello marxiano, anche se, al riguardo, le fonte sono scarse. Venendo ad indicazioni più precise, il punto nodale sul quale si incrociano gli interessi è quella sorta di alleanza intellettiva franco-tedesca che Leroux andava predicando, come si è visto, già da qualche anno e che il gruppo di Marx andava scoprendo giorno dopo giorno, in virtù di una analisi positiva della Rivoluzione e dei diritti da essa conquistati. Si assiste così ad un Leroux che, commentando Schelling, inneggia nuovamente alla Francia ed alla Germania come nazioni iniziatrici della nuova alleanza unitaria (77); ed ai discepoli di Hegel, i quali scrivono al filosofo francese per assicurarlo che la loro scuola, la sinistra hegeliana, «si richiama alla Rivoluzione, aspira alla fede nuova e marcia in politica sulle tracce della Francia» (78). Ad accreditare maggiormente la figura di Leroux presso la sinistra hegeliana è il tono elogiativo usato nei suoi riguardi da Heine sulla «Ausburgische Allgemeine Zeitung». Questi, infatti, lo definisce «indubbiamente uno dei maggiori filosofi francesi», unendo a tale valutazione, con sottile ammiccamento e cn narcisistica autocitazione, l’apprezzamento per l’anticonformismo storiografico di Leroux, il quale, «solo quand’ebbe letto l’ ‘Allemagne’ di Henri Heine, capì che la filosofia tedesca non era poi tanto mistica e religiosa, come fino allora s’era fatto credere ai francesi» (79). Ai fini di questa ricostruzione è importante anche quanto scrive l’altro tedesco Karl Rosenkranz, il futuro biografo di Hegel. Egli, dopo aver letto il saggio di Leroux sul corso di Schelling (80), compone ed invia al filosofo parigino una dissertazione, ‘Über Schelling und Hegel. Eine Sendschreiben an Pierre Leroux’, a difesa di Hegel, ma con questa dedica a Leroux: «Voi non sapete forse niente della stima che vi consacro dopo la lettura del vostro libro sull’ Eclettismo: stima confermata dopo i vostri articoli sull’ ‘Encyclopédie nouvelle’ e la vostra opera ‘De l’Humanité’, e che si accresce costantemente» (81). Rosenkranz, pur criticando l’atteggiamento negativo della «Revue indépendante» nei confronti dell’hegelismo, tuttavia scrive ancora di Leroux come di «un uomo che in questo momento si trova alla testa di tutta la filosofia francese e che più di ogni altro conosce la filosofia tedesca» (82). È evidente che l’interpretazione schellinghiana ad opera di Leroux si presenta come una mezza, seppur bonaria, falsificazione, che peraltro trova riscontro in una notevole discordanza fra il pensiero del filosofo tedesco e quello del francese (83); ed ha ragione Rosenkranz di dolersene. Senonché, è proprio questa strumentalizzazione ingenua e passionale che, paradossalmente, sembra dare un concorso alla crescita del peso di Leroux presso la sinistra hegeliana. Marx, infatti, scrivendo a Feuerbach, mette in luce l’errore di prospettiva e di analisi nell’esame lerouxiano della dottrina di Schelling. Ma dov’è l’errore di Leroux secondo Marx? È nell’aver colto, sì, un’esigenza di rinnovamento filosofico giusto ed indifferibile, attraverso però un pensatore tutto sommato reazionario; è, quindi, nell’aver visto in Schelling «un uomo che ha sostituito all’idealismo trascendentale il realismo razionale, al pensiero astratto un pensiero di carne e sangue, alla filosofia dei filosofi la filosofia del mondo» (84). Leroux ha capito in pieno i termini della questione, il cambio di rotta necessario del sapere, il problema cruciale in cui dibatte la filosofia tedesca, ma, dice Marx, ha sbagliato l’interlocutore, il compagno di strada”” (pag 147-149) [Leonardo La Puma, ‘Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di Pierre Leroux’, Franco Angeli, Milano, 1984] [(76) Cfr. l’estratto in questione in ‘Rev. ind.’, 1 gen. 1842, pp. 182-92, ora anche in J.P. Lacassagne, op. cit., pp 327-35 (la citaz. è a p. 331); (77) Cfr. P. Leroux, ‘De Dieu, ou de la vie considérée dans les êtres particuliers et dans l’Etre universel. Premier fragment. Rev. Ind., apr. 1842. Nel fasc. del mese precedente, Leroux nell’art. ‘La France sous Louis-Philippe’ (poi in Oeuvres, cit., I, p. 420) aveva fatto espresso riferimento, citando la «Gazzetta Renana», ai «nobles esprits» d’oltre Reno che guardavano con un certo interesse alla storia e alla cultura francesi; (78) Cfr. J. Viard, op. cit., p. 65, che riprende a sua volta J. Droz, ‘Les révolutions allemandes de 1848’, Paris, 1957, p. 57; (79) H. Heine, ‘Lutezia’, tr. it-, con introd. e note ac di Ferruccio Amoroso, Torino, 1959, p: 233; (80) Cfr. P. Leroux, ‘Du cours de philosophie de Schelling, Aperçue de la situation de la philosophie en Allemagne’, Rev. Ind., mag. 1842. (…); (81) Königsberg, 1843, p. 1; (82) Ivi, p. 2. Al Rosenkranz faceva eco in Francia la ‘Revue des Deux Mondes’ del gen. 1843: cfr. X. Tilliette, ‘Schelling. Une philosophie en devenir’, 2 voll., Pars, 1979, II, pp. 444-45, nota 44; (83) Cfr. M. Frank-G. Kurz, ‘Materialien zu Schelling philosophischen Anfangen’, Frankfurt, 1975, p. 433 ss, dove si sostiene che l’errata esegesi lerouxiana potrebbe essere imputata alla distorta diffusione in Francia, da parte di Heine, del pensiero schellinghiano; cfr. pure H.. de Lubac, ‘Posterité spirituelle de Joachim de Flore’, 2 voll,, Paris, 1980-82, che dedica un cap. a Schelling (…) ed uno a Leroux (…); (84) Lettera del 3 ott. 1843, in K. Marx-F. Engels, ‘Werke’, vol. 27, Berlin, 1965, p. 420]”,”SOCU-020-FMB”
“LAQUEUR Walter Z. LABEDZ L. a cura; saggi di ULAM A., LABEDZ L., FRANK L., HACKER J., KERBLAY B.”,”The State of Soviet Studies.”,”Studi sovietici in Occidente.”,”RUST-016″
“LAQUEUR Walter”,”La Repubblica di Weimar. Vita e morte di una società permissiva.”,”Da Potsdam a Weimar, gli intellettuali di sinistra, l’irriducibile ostilità della destra, ascesa e declino dell’ avanguardia prima maniera: letteratura teatro, seconda avanguardia: modernismo e arti, le università roccheforti dell’ opposizione, Berlin s’amuse, “”una fine dell’orrore””, Weimar in prospettiva.”,”GERG-004″
“LAQUEUR Walter”,”The New Terrorism. Fanaticism and the Arms of Mass Destruction.”,”Walter LAQUEUR è co-chairman, International Research Council, the Center for Strategic and International Studies. E’ autore di ‘Terrorism’, ‘Guerrilla’, ‘Fascism’ e ‘The Dream That Failed’.”,”TEMx-019″
“LAQUEUR Walter”,”Il nuovo terrorismo. Fanatismo e armi di distruzione di massa.”,”(Titolo originale: The New Terrorism. Fanatism and Arms of Mass Destruction). W. LAQUEUR, storico di fama mandiale, è uno dei fondatori del ‘Journal of Contemporary History’. Attualmente è presidente dell’ International Reserch Council del Center for Strategic and International Studies di Washington. Ha scritto molti libri (v. retrocopertina). “”Nelle testimonianze scritte di tutte le principali religioni si rivengono continuamente riferimenti alla tolleranza, e il Corano non fa eccezione. La Sura 2, verso 256, dice che nessuno dovrebbe essere costretto ad aderire a una religione, ma l’ osservanza di questa norma è rara nell’ Islam. Nell’ insieme, la violenza è sacra se usata contro gli infedeli o gli eretici “”sulle orme di Allah””. A livello filosofico-religioso non C’è spazio per i non credenti nel sistema islamico, anche se le minoranze sono temporaneamente tollerate. (…). Negli ultimi mille anni le realtà politiche hanno mitigato queste norme rigorose per tutti, tranne che per i fondamentalisti, per i quali la prospettiva di fondo del credente è sempre stata la stessa. Ma il pacifismo continua a non essere una virtù agli occhi dei musulmani. In breve, l’ atteggiamento fondamentalista islamico nei confronti della violenza è improntato al cinismo del fine che giustifica i mezzi””. (pag 161)”,”TEMx-024″
“LAQUEUR Walter”,”Un mondo di segreti. Impieghi e limiti dello spionaggio.”,”””La grande maggioranza delle spie sovietiche catturate dopo la seconda guerra mondiale, dalle “”spie atomiche”” a quelle identificate in tempi più recenti, era impegnata nello spionaggio tecnico.”” (pag 75) “”Il mondo dei servizi segreti, nelle sue previsioni formali dal 1961 al 1963, si dimostrò scettico sulle prospettive di sopravvivenza a lunga scadenza di un Vietnam del Sud non comunista; non diede molto peso alle linee politiche caldeggiate dal presidente Kennedy nel quadro delle probabilità di successo. In generale, queste valutazioni fornirono un quadro preciso dell’ insurrezione comunista. Tuttavia, la CIA, il cui Office of National Estimates (ONE) aveva la maggiore responsabilità del tono delle NIE, non espresse quasi mai il suo giudizio sul nemico e sulle conseguenze della politica americana nel contesto storico. Così venne a mancare una inestimabile prospettiva: l’ esperienza francese nella cosiddetta prima guerra d’ indocina del 1946-54. Qualsiasi lezione la CIA abbia tratto dai documenti dell’ insuccesso francese e qualsiasi insegnamento abbia distillato dalle valutazioni ufficiali e accademiche francesi della guerra e del nemico, non lasciò tracce, o solo raramente, nelle NIE. Questo, a sua volta, rese difficile ai funzionari che utilizzarono questi documenti mettere nella giusta prospettiva l’ impegno americano in Vietnam, perché nessuno dei principali consiglieri del presidente Kennedy aveva letto personalmente i documenti francesi sull’ Indocina, né sapeva molto della storia recente del Vietnam. Il fatto che non si sia imparato nulla dai francesi è di fondamentale importanza nella valutazione delle decisioni dei più importanti uomini di governo americani.”” (pag 222-223)”,”TEMx-030″
“LAQUEUR Walter”,”L’ età del terrorismo. Storia del più inquietante fenomeno del mondo contemporaneo.”,”W. LAQUEUR è presidente dell’ International Research Council del Center for Strategic and International Studies dell’ Università di Georgetown e docente di storia contemporanea e relazioni internazionali. “”Se il terrorismo è propaganda del fatto, il successo di una campagna terroristica dipende in modo decisivo dal grado di pubblicità che essa riceve. Da questo punto di vista, i giornalisti e le telecamere sono i migliori amici dei terroristi””. (pag 147-148) “”Gli attacchi con automobili esplosive ai marines USA nel Libano sono stati un successo del terrorismo, nella misura in cui hanno determinato il ritiro delle forze americane dal Libano e hanno messo in luce, se così può dirsi, l’ impotenza di una grande potenza di fronte a un pugno di fanatici terroristi. Ma il ritiro delle forze USA non faceva parte di una strategia di grande respiro e, in ogni caso, non era in grado di porre fine alla guerra civile libanese; è probabile, anzi, che in tal senso sia stato del tutto ininfluente. Obbligando i marines americani a ritirarsi, è problabile che i terroristi abbiano, in realtà, salvato gli Stati Uniti da un più ampio coinvolgimento in quella guerra e da una più umiliante sconfitta””. (pag 171) “”Poiché alcune delle più importanti azioni terroristiche sono state compiute da giovani uomini e donne votati dichiaratamente al suicidio, alcuni osservatori del fenomeno terrorista, e in special modo i mass-media, si sono convinti che esista un legame profondo tra il suicidio e la religione sciita. Alcuni sono arrivati a sostenere che il terrorismo contemporaneo, non solo in Medio Oriente ma nel mondo intero, era entrato in una nuova fase e avrebbe potuto diventare invincibile””. (pag 278)”,”TEMx-031″
“LAQUEUR Walter”,”Histoire du sionisme.”,”LAQUEUR Walter direttore dell’ Institut d’ histoire contemporaine de Londres e professore di storia all’ Università di Tel-Aviv, nato nel 1921, è autore di più opere sulla storia d’ Europa e sul conflitto israele-arabo. E’ pure redattore in capo del Journal of contemporary history. “”Wolffsohn non trascurerà i contatti stabiliti da Herzl. Rese visita a Rothschild a Parigi e, un più felice del suo predecessore, ottenne almeno un sostegno platonico. Incontra Vambéry e, nel 1908, decidce di inviare nella capitale turca Victor Jacobson, sionista russo e cognato di Ussishkin, come rappresentante permanente dell’ esecutivo. Wolffsohn si recò lui stesso due volte a Costantinopoli. (…) Un progetto che prevedeva che cinquantamila famiglie ebree si installassero in Palestina, ma non a Gerusalemme, fu sottomesso ai Turchi. Questi immigrati sarebbero diventati sudditi ottomani e avrebbero servito nell’ esercito ma sarebbero stati esentati da imposte per venticinque anni. I terreni sarebbero stati acquistati dall’ esecutivo sionista e sarebbero rimasti di sua proprietà. I Turchi volevano, per consolidare il loro debito, un prestito di 26 milioni di lire sterline. Wolffsohn offrì loro 2 milioni di sterline ma era già un’ offerta un po’ imprudente – che apparentemente non si ci si poteva aspettare che fosse accettata perché il budget annuale dell’ esecutivo arrivava all’ epoca a 4000 sterline, (…)””. (pag 163)”,”EBRx-035″
“LAQUEUR Walter”,”Fascismi. Passato, presente, futuro.”,”LAQUEUR W., autorevole storico e giornalista, è nato in Germania nel 1921 da famiglia ebrea. Nel 1938 emigra in Palestina, allora sotto mandato britannico, mentre i suoi genitori muoiono durante la Shoah. Dopo aver lavorato come giornalista in Palestina, negli anni cinquanta si trasferisce a Londra, dove dirige l’ Institute of Contemporary History e la Wiener Library per 25 anni. Attualmente è co-direttore del ‘Journal of Contemporary History’ e presidente dell’ International Studies di Washington. La sua produzione libraria è vasta (v. 4° cop.) Fascismo operaio (pag 63-64-65 e 87)”,”EURx-259″
“LAQUEUR Walter”,”Terrorism.”,”Fondo Tino Albertocchi Contiene ritagli di giornale LAQUEUR Walter direttore dell’ Institute of Contemporary History e Wiener Library in London. Chairman of the Center of Strategic and International Studies in Washington. Codirettore di Journal of Contemporary History. Insegna storia moderna in Tel Aviv.”,”TEMx-066″
“LAQUEUR Walter”,”Europe in Our Time. A History 1945-1992.”,”W. Laqueur distinguished professor of history and eminent commentator and expert in international affairs, chairman on the International Research Concil of the Center for Strategic and International Studies at Geogetown University in Washington, DC., and director of the Institute of Contemporary History and Wiener Library in London. He has written and edited more than twenty-five books – among them, ‘Europe Since Hitler’, ‘The Terrible Secret’ and ‘Terrorism’. La distruzione dell’Europa. “”Material losses, too, were imcomparably greater than during the First World War. Large parts of Europe had been directly affected: Poland and Russia, Yugoslavia and Greece, Italy and northern France, Belgium and Holland, and, in the last stages, Germany. (…) finire (pag 5-6)”,”EURx-002-FP”
“LARCHER Valerio”,”Dalla mappa alla politica: l’atlante storico tedesco e italiano tra geopolitica e ‘Zeitgeist’. Tesi di laurea.”,”La mappe negli anni del nazismo e del fascismo Atlanti storici. Le mappe etnografiche negli anni del nazismo e del fascismo in Germania e Italia “”Le mappe etnografiche (32) (…) erano state uno strumento fondamentale della propaganda nazionalistica ben prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: nell’edizione del 1918 [Atlante storico Putzger, ndr] se ne contano già 6, numero che salirà solo a 7 in quella del 1925. E’ scontato che il numero aumenti sensibilmente in epoca nazista, viste le politiche fortemente ‘völkisch’ del regime hitleriano, e infatti il numero di tavole aumenta a 9 nell’edizione ridotta del 1935 e a 15 in quella regolare del 1937. Oltre al numero delle tavole aumenta anche la grandezza delle stesse in modo da aumentarne la risonanza, inoltre, vengono aggiunte delle carte che suddividono le diverse popolazioni su basi non più solo linguistiche, come la tavola delle ‘Razze Europee’ ben dimostra (figura 40). Questa carta, infatti, mostra un’Europa suddivisa in una serie di etnie (33) i cui nomi conferiscono allo studio una patina di scientificità e che si sovrappongono alla tradizionale suddivisione linguistica. Anche in questo caso va sottolineato il sapiente uso dei colori: la ‘razza nordica’, infatti, presenta la stessa colorazione rosa che ha il popolo tedesco nelle tradizionali mappe etnografiche, favorendo così l’identificazione automatica tra ‘nordici’ e ‘tedeschi’ (14). Sempre alle tra le tavole etnografiche, nelle edizioni naziste viene aggiunta una serie di carte che mostra la diffusione degli Ebrei in Germania e in Europa (1 nell’edizione del 1935, 3 in quella del 1937). Come si desume dalla figura 41, le motivazioni di questa aggiunta sono prettamente propagandistiche: le carte sulla diffusione degli israeliti in Europa e Germania sono infatti affiancate a quella che raffigura gli omicidi compiuti dai “”Rossi”” ai danni dei nazisti e dei loro alleati nazionalisti, al fruitore sprovveduto viene in questo modo naturale associare gli Ebrei ai «nemici comunisti»”” (pag 101-102 ) [(32) Tra cui quelle precedentemente analizzate sull’Ostsiedlung; (33) Nordica, Orientale-Baltica, Orientale-Alpina, Dinarica, Occidentale, Asiatica Anteriore e Mongola; (34) Questo tipo di carta viene ripreso negli atlanti fascisti (cfr. ‘L’atlante fascista e nazista’) e non sarà epurato da quelli repubblicani fino alla fine degli anni settanta. In Germania, invece, sparirà dopo la Seconda guerra mondiale]”,”STOx-323″
“LARCO Renzo”,”La Russia e la sua rivoluzione.”,”Contiene ritaglio articolo giornale 1928 La dipendenza russa dall’ economia tedesca. “”Possiamo capire, così, come l’ uomo russo intelligente sentisse spesso troppo grave il peso dell’ invasione straniera, la quale d’ altro canto mancava sovente di quel garbo e di quella finezza prudente che soli possono renderla, per inavvertenza, accetta. La guerra, per questo, aveva risvegliato un fervore di riscossa, poiché gli interessi vitali di tutto un popolo erano danneggiati. E la guerra, facendo mancare a un tratto tutto quanto fino allora comodamente s’ importava dalla Germania, aveva dato il modo di calcolare nel suo insieme enorme la sbalorditiva quantità di prodotti dei quali l’ industria russa difettava. Molti liberali esclamavano: “”Il fabbricante e il viaggiatore tedeschi sono diventati una necessità per il vuoto dell’ economia russa; e la guerra non ha fatto che rivelare l’ abisso della nostra inerzia incalcolabile; giacchè, non appena sono stati scacciati i tedeschi, ci si è accorti che i fabbricanti russi non hanno appreso a fare l’ ovatta, gli aghi, i bottoni senza parlare dei colori e delle macchina. Il “”giogo”” siamo noi a essercelo imposto””.”” (pag 139-140)”,”RIRx-130″
“LARDINOIS Roland, a cura; saggi di M.N. SRINIVAS Krishna BHARADWAJ Rajnarayan CHANDAVARKAR Radha KUMAR Surajt SINHA J.P.S. UBEROI Imitiaz AHMAD Ranajit GUHA Ashis NANDY Tapan RAYCHAUDHURI SRINIVAS M.N. RAMASWAMY E.A. MADAN T.N.”,”Miroir de l’Inde. Etudes indiennes en sciences sociales.”,”Contiene il saggio di Radha Kumar: ‘La famiglia e l’officina: le donne nell’industria tessile del cotone a Bombay, 1919-1939 (pag 169-201)”,”INDE-003-FC”
“LA-REGINA Francesco”,”Architettura, storia e politica. L’architettura come forza produttiva.”,”Francesco La Regina (Napoli, 1939) è assistente presso la cattreda di Restauro dei monumenti dell’Università di Napoli.”,”SCIx-012-FSD”
“LARGO CABALLERO Francisco”,”Carta a un obrero. La emigracion ha borrado entre nosotros toda jerarquia politica o sindical. Principios y moral sindicalista.”,”””Una Repubblica democratica deve governare con grande comprensione e flessibilità nel suo modo d’ azione, ma deve essere intransigente e se necessario dittatoriale in riferimento all’ istruzione. Non può tollerare che un cittadino, qualunque sia la sua categoria sociale, non riceva il primo o secondo insegnamento, incluso il professionale. La scuola deve aprirsi a tutti e la Università, che coloro che dimostrino disposizione di capacità. Le famiglie modeste devono ricevere un indennizzo a compensazione per la mancanza di salario dei figli nel periodo scolastico””. (pag 11)”,”MSPx-065″
“LARGO CABALLERO Francisco”,”Presente y futuro de la Union General de Trabajadores, 1888-1925.”,”UGT. “”Nel 1902 si celebra a Stuttgart una Conferenza per costituire l’ Unione Sindacale Internazionale, figlia legittima delle Segreterie nazionali fondate per l’accordo stabilito al Congresso di Bruxelles del 1891, e l’ Union General è rappresentata in questa Conferenza da Antonio Garcia Quejido, e il Comitato nazionale, prima, e il Congresso, poi, accettano gli accordi presi, ed è incorporata nell’ organismo internazionale. Nel 1919 si tiene una Conferenza e un Congresso per trasformare l’ Unione Sindacale Internazionale nella Federazione Sindacale Internazionale, figlia legittima pure della prima, e l’ Unione Generale è rappresentata dal compagno Besteiro e da me, e il Comitato nazionale, prima, e il Congresso, poi, approvano il fatto, senza alcuna osservazione. Da quanto precede risulta che la ‘Union General de Trabajadores de España’ ha collaborato direttamente alla creazione e all’ orientamento dell’ Internazionale di Amsterdam, che ha rafificato tutti gli accordi dei suoi Congressi, e, quindi, che direttamente è responsabile dei risultati e degli errori commessi da questa. In questa situazione si pretende che l’ Union General abbandoni la Federazione Sindacale Internazionale per collaborazionismo (amarilla in spagnolo, appellativo dato alle organizzazioni operaie al servizio dei padroni e dei suoi affiliati, sindacati gialli, ecc. ndr), tradimento e non so quante altre cose.”” (pag 95-96)”,”MSPx-071″
“LARGUIER Leo”,”Le Citoyen Jaures.”,”citazioni Jaures”,”JAUx-008″
“LARGUIER Gilbert QUARETTI Jerome a cura; saggi e interventi di Claude WILLARD Jacques ROUGERIE Pierre BOISSEAU Louis ASSIER-ANDRIEU Marc CESAR Pierre SERRAF Maurice MOISSONNIER Raymond HUARD Jerome QUARETTI Jean-Marcel GOGER Joel DELHOM Michel CADE’ Danielle TARTAKOWSKY André COMBES Denis LEFEBVRE Jean-Marc SCHIAPPA Pierre BOISSEAU Georges ROQUES Raoul DUBOIS Danielle BONNAUD-LAMOTTE Marcel CERF Nicolas GREGOIRE Sylvie DALLET Remy CAZALS Gilbert LARGUIER Michel LUBAC”,”La Commune de 1871: Utopie ou modernité?”,”saggi e interventi di Claude WILLARD Jacques ROUGERIE Pierre BOISSEAU Louis ASSIER-ANDRIEU Marc CESAR Pierre SERRAF Maurice MOISSONNIER Raymond HUARD Jerome QUARETTI Jean-Marcel GOGER Joel DELHOM Michel CADE’ Danielle TARTAKOWSKY André COMBES Denis LEFEBVRE Jean-Marc SCHIAPPA Pierre BOISSEAU Georges ROQUES Raoul DUBOIS Danielle BONNAUD-LAMOTTE Marcel CERF Nicolas GREGOIRE Sylvie DALLET Remy CAZALS Gilbert LARGUIER Michel LUBAC Compagnie JOLIE MOME”,”MFRC-073″
“LARICCIA Giovanni”,”Le radici dell’Informatica.”,”Giovanni Lariccia, matematico e informatico, ma soprattutto fine educatore e pedagogista.”,”SCIx-104-FL”
“LARIZZA LOLLI Mirella a cura; relazioni e commenti di Maurice AGULHON Guido VERUCCI Francesco TRANIELLO Jean-Claude CARON Lucio LEVI Franco DELLA-PERUTA Umberto LEVRA Jacques GRANDJONC Massimo L. SALVADORI Claude NICOLET Delia FRIGESSI; comunicazioni e discussione di Regina POZZI Leonardo LA-PUMA Antonio DE-FRANCESCO Giovanna ANGELINI Vittore COLLINA Maria Teresa PICHETTO Silvio SUPPA”,”Ideologia del 1848 e mutamento sociale. V giornata Luigi Firpo. Atti del Convegno internazionale 20 marzo 1998.”,”Relazioni e commenti di Maurice AGULHON Guido VERUCCI Francesco TRANIELLO Jean-Claude CARON Lucio LEVI Franco DELLA-PERUTA Umberto LEVRA Jacques GRANDJONC Massimo L. SALVADORI Claude NICOLET Delia FRIGESSI; comunicazioni e discussione di Regina POZZI Leonardo LA-PUMA Antonio DE-FRANCESCO Giovanna ANGELINI Vittore COLLINA Maria Teresa PICHETTO Silvio SUPPA Contiene il saggio di GRANDJONC ‘Economie, democratie, societé dans le Manifeste du parti communiste, e il saggio di SUPPA ‘Tempo, costruzione e distruzione nel conflitto del Manifesto. Ovvero, borghesia e proletariato: antagonismo o omologazione?'”,”QUAR-045″
“LARIZZA LOLLI Mirella”,”Il sansimonismo (1825-1830). Un’ ideologia per lo sviluppo industriale.”,”””Alle accuse di “”spiriti vaghi e metafisici””, i collaboratori del “”Producteur”” restarono sostanzialmente impermeabili. A esse opponevano la logica di un sistema di riorganizzazione sociale ideato in rapporto a una determinata diagnosi delle esigenze del ‘démarrage’ del paese, logica che essi prospettavano come inerente allo sviluppo storico, e perciò stesso suffragata dalla sanzione della verità. “”Ma la verità resiste a tutto questo””, scriveva Cerclet riferendosi alle confutazioni di Constant e alle “”calunnie”” di Stendhal. Ed esprimendo stati d’animo e atteggiamenti comuni al gruppo redazionale, affermava: “”Se le idee che noi professiamo sono in rapporto con lo stato attuale della civiltà, se corrispondono ai bisogni materiali, ai sentimenti morali e alle conoscenze intellettuali della nostra èra sociale, alcuni attacchi, quale ne sia la natura, il numero e la violenza, non faranno che acelerarne il trionfo.”” (pag 152-153)”,”SOCU-150″
“LARIZZA Mirella, a cura di Manuela CERETTA”,”Fourier.”,”””L’approfondimento dei contenuti offerti dalla dottrina di Fourier, che Marx ed Engels operano negli anni 1844-1846, si risolve – sulla base di un procedimento affine a quello che caratterizza l’incontro marx-engelsiano con altre esperienze culturali – nell’originale sviluppo di alcune indicazioni proposte dal socialismo fourieriano, e in un globale superamento; che si attua progressivamente, attraverso un lento e travagliato processo di analisi, di confronto e di discussione.”” (pag 118) “”Il mito dell’accordo delle classi, la fede nella rivoluzione della ragione, la netta cesura tra reale e ideale, gli schematismi, le ingenuità, insomma tutta l’impalcatura del socialismo fourieriano e utopistico in genere, non reggono alla prima approssimativa valutazione della carica reattiva dirompente delle tensioni che lacerano la società capitalistica. E’ dunque il contesto dell’alienazione e della lotta proletaria che palesa, in primo luogo, l’inadeguatezza delle formulazioni degli utopisti, e che impone, nell’interesse della causa proletaria, la chiarificazione della “”nuova teoria”” nei loro confronti””. (pag 119)”,”SOCU-155″
“LARIZZA LOLLI Mirella, a cura di CERETTA Manuela”,”Stato e potere nell’Anarchismo.”,”LARIZZA LOLLI Mirella (1942-1998) ha insegnato storia delle dottrine politiche prima a Torino, poi come professore ordinario nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Manuela CERETTA è docente di storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Ha scritto sulla questione irlandese. Bakunin e Proudhon. “”Più profondo e articolato il rapporto con Proudhon, che avviò e approfondì negli anni del soggiorno parigino (1844-47) e della cui intensità fa fede un osservatore privilegiato quale Aleksandr Herzen. Fu un commercio fecondo per entrambi, i cui frutti Bakunin avrebbe raccolto nella tarda maturità (…)”” (pag 57)”,”ANAx-354″
“LARIZZA Mirella”,”Bandiera verde contro bandiera rossa. Auguste Comte e gli inizi della Société positiviste (1848-1852).”,”Mirella Larizza Lolli (1942-1998) ha insegnato Storia delle Dottrine politiche prima a Torino, poi come professore ordinario nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Milano. Tra le sue opere ‘Il sansimonismo’ (1976), ‘Stato e potere nell’anarchismo’ (1986). Sul Bonapartismo. “”Il voto che ne aveva sanzionato il successo (di Luigi Napoleone Bonaparte, ndr) era stato da lui interpretato in questa prospettiva: come rivalsa della campagna sulla città, come rivincita dell’arcaismo sulle forze trainanti dello sviluppo (48). Il massiccio carattere contadino del consenso ottenuto dal Bonaparte, denunciato a caldo da Comte, è un dato che si impose immediatamente all’attenzione dei contemporanei, e dal quale le analisi successive non hanno potuto prescindere. Gli studi più recenti hanno proposto tuttavia una lettura più raffinata di questo voto, sia segnalando le varietà delle componenti sociali che in esso confluirono, sia e soprattutto sviscerando la complessità delle sue valenze ideali e politiche. Frédéric Bluche e Bernard Ménager, in particolare, hanno sottolineato come esso abbia in parte dato voce a un radicalismo popolare protestatario nei confronti della gestione «repubblicana» della Rivoluzione del febbraio (49). Al risultato elettorale del 10-11 dicembre Comte attribuì invece, lo si è visto, una connotazione esclusivamente passatista, coerentemente del resto alla sua più generale lettura del bonapartismo come ultimo sussulto di un mondo ormai sconfitto dalla storia. Il gioco del rinvio analogico all’esperienza della prima Rivoluzione, insieme al radicalizzarsi delo scontro politico, fecero velo a Comte che, al pari di molti contemporanei, non seppe individuare il coagulo di interessi, antichi e recenti, aggregatisi attorno alla persona di Luigi Napoleone Bonaparte, né presentire il ruolo dinamico che egli avrebbe svolto nella modernizzazione del paese (50). In questa chiave di lettura la spedizione romana, rigurgito di istinto bellicistico e riesumazione dell’alleanza con il partito teologico, fu da lui additata come l’episodio nel quale meglio si esprimeva la natura obsoleta del regime. E fu, non casualmente, quello contro il quale più inflessibile si levò la sua critica (51). Anacronismo senza consistenza, «dont les chefs naturels touchent à la tombe» (52), il bonapartismo non poteva perciò stesso essere pericoloso. Come non lo aveva ritenuto tale neppure nei giorni immediatamente successivi alla straripante legittimazione popolare ricevuta dal suo leader, quando, forte dei suoi sei milioni di voti, notava, avrebbe potuto schiacciare l’Assemblea. A maggior ragione non lo reputò una minaccia più avanti, e lo ritenne anzi per qualche tempo fenomeno di brevissima durata (53)”” (pag 478-480) [Mirella Larizza, ‘Bandiera verde contro bandiera rossa. Auguste Comte e gli inizi della Société positiviste (1848-1852)’, Il Mulino, Bologna, 1999] [(48) Comte a de Tholouze, 18 dicembre 1848 e 31 marzo 1849, CG, IV, pp. 213-214 e V, pp. 17-18, dove parla del bonapartismo come di anacronismo senza consistenza; (49) A. Dansette, ‘Louis Napoléon à la conquête du pouvoir’, Paris, Hachette, 1961, pp. 251 ss; A.J. Tudesq, ‘L’éléction présidentielle de Louis Napoléon Bonaparte, 10 décembre 1848’, Paris, Colin, 1965, pp. 200 ss.; F. Bluche, ‘Le bonapartisme. Aux origines de la droite autoritaire (1800-1850)’, Paris, Nouvelles éditions latines, 1980, pp. 268 ss; B. Ménager, Les Napoléons du peuple’, Paris, Aubier, 1988, pp, 102 ss. Anche Marx, che pure denuncia la prevalente componente contadina del voto, segnala l’apporto di altre classi, ivi compreso il proletariato (K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’ (1850); trad. it., a cura di G. Giorgetti, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 169 ss.); (50) G. Roux, ‘Napoléon III’, Paris, Flammarion, 1969; R. Price, ‘The Economic Modernisation of France, 1730-1880′, London, Croom Helm, 1975; A. Dansette, Naissance de la France moderne’, Paris Hacette, 1970; (51) Comte a Laffitte, 14 Dante 63 [29 luglio 1851] CG, VI, p. 121; Comte a de Tholouze, 25 Dante 63 [9 agosto 1851], ibidem, p. 126; Comte a Laffitte, 13 Shakespeare 63 [22 settembre 1851], ibidem, p. 169. (…); (52) Comte a De Tholouze, 31 marzo 1849, CG, V, pp. 17-18; (53) Comte a De Tholouze, 18 dicembre 1848 e 31 marzo 1849, CG, IV,pp 213-214, e V, pp 17-18]”,”FRAD-006-FMB”
“LARIZZA-LOLLI Mirella”,”Alle origini dell’industrialismo. Il pensiero di Saint-Simon e quello dei suoi primi seguaci.”,”‘Verso il 1830 e il 1832 il sansimonismo conobbe la stagione della sua massima fioritura. Furono gli anni della trasformazione in setta del movimento e della scuola in chiesa, con il moltiplicarsi delle adesoni e l’inquadramento degli adepti in un’organizzazione gerarchica a carattere pseudo-religioso, virtualmente estesa all’intera Francia’. (pag 102)”,”SOCU-023-FMB”
“LARNER John”,”L’Italia nell’età di Dante, Petrarca e Boccaccio. (Tit.orig.: Italy in the Age of Dante and Petrarca, 1216-1390)”,”Rivolta dei Ciompi pag 341 LARNER John è nato nel 1930 a Londra. Ha studiato ad Oxford perfezionando in Italia i suoi studi (Accademia britannica di Roma). Insegna nell’Università di Glasgow.”,”ITAG-184″
“LA-ROCCA Tommaso”,”La critica marxista della religione. Da Karl Marx a Ernst Bloch, dalla critica dell’ ideologia alla rivendicazione dell’ utopia religiosa.”,”Tommaso LA-ROCCA è un ricercatore confermato presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Ferrara. Ha pubblicato ‘La critica marxiana della religione negli studi recenti (1968-1976)”” (Univ Ferrara), Gramsci e la religione (Brescia 1981), Teologia e rivoluzione in Thomas Müntzer nell’ interpretazione marxista classica’ (1984). Ha scritto saggi per volumi collettanei. Libro di GB La concezione evoluzionistica dell’ universo di Engels. Non c’è posto per un creatore né per un ordinatore. “”Sappiamo la risposta di Marx, nel senso dell’ improponibilità dell’ idea di Dio creatore, come tesi conseguente del carattere ateo della sua ‘antropologia’. Engels riafferma la tesi marxiana con l’ aggiunta del carattere ateo anche della ‘cosmologia’. La scoperta della “”legge della trasformazione dell’ energia”” fa concludere ad Engels che “”il movimento non potrebbe essere creato, può solo essere trasmesso””. Viene così “”cancellato l’ ultimo ricordo di un creatore sopranaturale””. Se “”il movimento è il modo di esistere della materia”” e se il movimento è “”increabile e indistruttibile”” ed è il principio dell’ autocrazione e riproduzione della natura, è ovvia la conclusione engelsiana circa l’ eternità della materia e l’ esclusione dell’ idea di un dio creatore nella spiegazione della genesi della natura.”” (pag 58-59)”,”MAES-066″
“LA-ROCCA Tommaso”,”Max Adler e Otto Bauer. Il fenomeno della religione nell’ austromarxismo.”,”LA-ROCCA Tommaso è professore di filosofia morale all’ Università di Ferrara. ha scritto molte opere (v. risvolto di 4° copertina). “”Nel frattempo, Bauer s’era sposato (1913), aveva partecipato alla guerra sul fronte russo, era stato fatto prigioniero e inviato in Siberia (1915-17), e successivamente, liberato (Settembre 1917) per intervento di Victor Adler, aveva preso parte al “”Circolo Karl Marx””, notoriamente schierato a sinistra del partito e a favore dell’ internazionalismo proletario e dell’ autonomia delle nazioni. Era divenuto Ministro degli Esteri nel governo di coalizione diretto da Karl Renner; aveva pubblicato le sue opere maggiori più importanti ed era diventato segretario di partito.”” (pag 159-160) “”Ci si potrebbe chiedere perché Bauer taccia così a lungo, dal 1911 al 1926, su una questione, come quella religiosa, che egli aveva fatto capire, e lo farà ancora più espressamente, di importanza nodale per il destino dell’ Austria e del socialismo austriaco ed europeo””. (pag 161)”,”TEOC-396″
“LA-ROCCA Tommaso, saggi di Peter BLICKLE Gerhard BRENDLER Emidio CAMPI Rosino GIBELLINI Hans-Jürgen GOERTZ Tommaso LA-ROCCA Valerio MARCHETTI Marco MIEGGE Giorgio POLITI Armido RIZZI Stefano ZECCHI”,”Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune.”,”Laureatosi con il Professore Italo Mancini nel 1971, ha iniziato poi il lavoro di ricerca scientifica sotto la sua direzione all’Università di Urbino, trasferendosi nel 1975 all’Università di Ferrara, dove ha insegnato Filosofia Morale fino al 2009. Vive attualmente tra Ferrara e Vienna. Ambiti di ricerca: Politica e Religione nel marxismo classico e neo-marxismo italiano, tedesco e austriaco (austromarxismo) e nel movimento radicale di Thomas Müntzer della Riforma protestante del XVI secolo. Alcune tra le sue pubblicazioni: Gramsci e la Religione (1981); Antonio Gramsci, La religione come senso comune (1997); La critica marxista della religione da Karl Marx a Ernst Bloch (1985); Es ist Zeit. Apocalisse e Storia. Studio su Thomas Müntzer 1490-1525 (1988); Max Adler e Otto Bauer, il fenomeno della religione nell’ austromarxismo (2001); L’albero della conoscenza del bene e del male. L’etica di Immanuel Kant (2009). Negli ultimi anni si è dedicato anche alla narrativa: Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore sulle orme di Ulisse (2013); Con gli occhi del dopo. Volume 2. La penna prestata (2018). (Susil-edizioni) Rivoluzione proto-borghese (pag 105-106) “”Nel campo della teoria storica si sosteneva il dovere di esaminare a fondo e superare l’interpretazione di un ruolo o posizione particolare della Germania nella storia europea, cioè che nella storia tedesca sono valide le stesse regole che vigono negli altri paesi europei. Campo sperimentale di questa idea divenne la Riforma. Da allora è in gioco la sintesi di riforma e rivoluzione, di Lutero e Müntzer. Questa sintesi è contraddittoria come la storia stessa; è – per dirla con Hegel, Marx, Lenin – l’unione di opposti. Ma è anche l’essenza di una fondazione dello stato e di una formazione della nazione: quella di riunire in una unità l’opposto. Nel 1952 appare il libro di Alfred Meusel, ‘Thomas Müntzer e il suo tempo’. Fu il primo scritto marxista nella RDT sul nostro tema e riproduceva a grandi linee l’interpretazione dell’opera di Friedrich Engels del 1850, ‘La guerra dei contadini’. Ma recava un’importante novità, che da allora determinò la direzione del pensiero e che non fu soltanto di natura terminologica. Meusel scrisse che la Germania dal 1517 al 1525 compì una «rivoluzione proto-borghese». Riforma e guerra dei contadini vi vennero intese come due livelli di sviluppo di un processo rivoluzionario. Questo era e in linea di principio viene ritenuto fino ad oggi l’indicatore di progresso. Con questo libro di Meusel e con questa parola d’ordine della «rivoluzione proto-borghese» viene avviata la significativa sintesi storico-nazionale di Riforma e di guerra dei contadini, di riforma e di rivoluzione. È questo il merito duraturo di Alfred Meusel, il cui nome venne poi più tardi appena menzionato nella discussione teorica”” (pag 105-106) [Gerhard Brendler, ‘L’interpretazione di Müntzer nella Repubblica Democratica Tedesca’] [(in) Tommaso La Rocca, ‘Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune’, Claudiana, Torino, 1990] Tommaso La Rocca, ‘Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels’. Paragrafo:’Interpretazione di Engels’ (pag 137-149) Tommaso LA ROCCA Sperlonga, 23/09/1943 Università degli Studi di Ferrara Dipartimento di Scienze Umane Tommaso La Rocca Aracne editrice Tommaso La Rocca è nato a Sperlonga nel 1943. Dopo aver frequentato la Scuola Primaria nel paese d’origine, le Scuole Medie e Superiori tra Fondi, Gaeta, Nola e Anagni, ha compiuto i suoi studi all’Università di Urbino con una Tesi sulla Filosofia di Emanuele Severino. Ha iniziato il suo lavoro di ricerca scientifica nel 1972 nell’Università di Urbino, trasferendosi successivamente all’Università di Ferrara, dove ha insegnato Filosofia Morale fino al 2009. Oltre che in Italia, ha svolto attività di ricerca scientifica, anche in Germania e Austria. Vive attualmente tra Ferrara e Vienna. Come Ricercatore e Professore di Filosofia, Tommaso la Rocca dopo l’iniziale interesse per il Nichilismo di Emanuele Severino, ha percorso sue principali direzioni di ricerca: l’indagine sul rapporto tra Politica e Religione nel Marxismo, classico e contemporaneo e gli studi sul Movimento radicale della Riforma protestante del XVI secolo. Alcune tra le sue pubblicazioni: Gramsci e la Religione (Brescia 1981, 1991), La critica marxista della religione da Karl Marx a Ernst Bloch (Bologna 1985, Ferrara 1996), Es ist Zeit. Apocalisse e Storia. Studio su Thomas Müntzer 1490-1525 (Bologna 1988), Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune (Torino 1990), Antonio Gramsci, La religione come senso comune (Milano 1997), Max Adler e Otto Bauer, Il fenomeno della religione nell’austromarxismo (Lecce 2001), Max Adler, Religion Privatsache, Salisburgo Vienna, 1997, (in traduzione italiana: Filosofia della Religione, Roma 1997), Otto Bauer, Religion als Privatsache, Salisburgo Vienna 2001 (in traduzione italiana: La Religione come affare privato, Firenze 2001), Karl Renner, Politik und Religion (Francoforte s.M. 2004, in traduzione italiana: Karl Renner, Scritti su religione e politica,Roma 2005), L’albero della conoscenza del bene e del male. L’etica di Immanuel Kant (Roma 2009). In fase di pubblicazione un volume su Il giovane Hegel (Genova 2019), in omaggio al proprio paese, oltre ai due volumi in collaborazione con Nicola Reale, ha curato la raccolta degli scritti di Don Raffaele Chinappi, dal 1949 al 1989, Al mio popolo (Roma 1994). Ultimamente ha pubblicato due volumi di narrativa, entrambi per i tipi di Susil Edizione: Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore sulle orme di Ulisse (2013) e la penna prestata (2018). (Aracne editrice)”,”SOCU-232″
“LA-ROCCA Tommaso”,”Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels. [Estratto dal volume ‘Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune’]”,”Nella storia delle interpretazioni muntzeriane da Lutero a Engels, i realtà tra i due c’è un vuoto storiografico di più di tre secoli. (pag 133) Dopo Engels è da segnalare in particolare l’opera di Ernst Bloch (pag 139) Müntzer: Engels ne mette in luce il carattere e le doti di «rivoluzionario di professione», di teorico e di uomo d’azione “”Engels capovolge totalmente il giudizio di Lutero. E lo fa mediante una rilettura complessiva della guerra dei contadini presentandola come nodo cruciale della storia della Germania e insieme dell’Europa. La immagina come un movimento carsico che ha origine nell’opposizione rivoluzionaria contro la feudalità ecclesiastica del Medioevo, emerge in maniera dirompente agli inizi del XVI secolo e, non esaurito, rispunta nei grandi momenti rivoluzionari dell’età moderna, fino a collegarsi con le rivoluzioni europee contemporanee del secolo XIX. (…) La riabilitazione engelsiana di Müntzer non si arresta a questo livello di inquadramento generale della guerra dei contadini nella storia tedesca ed europea. Nell’opera di Engels è rintracciabile l’intenzione di evidenziare la guerra dei contadini e Müntzer anche come un capitolo specifico della Riforma, contro la lettura tradizionale che li aveva presentati in generale come una deviazione della Riforma, distorta e fanatica radicalizzazione di tesi e di posizioni luterane. Sotto questo profilo, la posizione di Engels, per certi versi, è coincidente, per altri più avanzata rispetto a quella di Karl Marx (…). Dalla lettura della pagina di Marx appare chiaro che egli sta parlando della teologia della Riforma, senza distinguere tra quella di Lutero e quella di Müntzer. La Riforma si presenta ai suoi occhi come una nebulosa alquanto indistinta. Ma è certo che, nella rievocazione della guerra dei contadini, Marx ha presente anche colui che ne fu il protagonista principale (16). Probabilmente, pur ritenendo la teologia di Müntzer più radicale di quella di Lutero, egli le pensa, non contrapposte, come, invece, faranno in seguito Engels e, soprattutto Ernst Bloch. Forse è per questo che nel testo non si fa distinzione fra l’una e l’altra; e Lutero e Müntzer vengono accomunati in un unico giudizio. (…) Al contrario Engels esalta il movimento dei contadini e la figura di Thomas Müntzer quali fedeli portatori dello spirito originario della Riforma, che tendono a tradurre nel concreto della vita religiosa e civile i principi cristiani che avevano ispirato il movimento riformatore. Di Müntzer, in particolare, Engels tenta un recupero quasi integrale e come rivoluzionario e come ideologo, come uomo d’azione e insieme di pensiero. Ne mette in luce il carattere e le doti di «rivoluzionario di professione». Gli attribuisce non solo il merito dell’ideazione, ma anche la capacità di progettazione concreta della rivoluzione (21). Engels vede il suo progetto rivoluzionario basato su una analisi sociale e politica realistica, sostenuto da una precisa dottrina politica, fondata a sua volta in una radicale concezione filosofico-religiosa. Engels evidenzia la consapevolezza di Müntzer circa la situazione dei contadini e rimarca la sua denuncia delle responsabilità dei governanti e degli ecclesiastici (22). La dottrina politica e la concezione filosofica-religiosa che fanno da sostegno all’azione e al progetto rivoluzionari müntzeriano sono colte da Engels nella figura sintetica del «regno di Dio». Con questa espressione Müntzer designa, secondo Engels, un nuovo ordinamento che deve essere realizzato sulla terra senza differenze sociali, senza proprietà privata, senza autorità statale estranea e indipendente contrapposta ai membri della società. Il progetto implica concretamente la confisca dei beni ecclesiastici e la loro destinazione comunitaria, l’instaurazione della «comunanza delle attività e dei beni e della più completa uguaglianza», l’«obbligo di lavoro per tutti», il suffragio universale e il controllo della giustizia mediante tribunali elettivi. Un tipo di rivoluzione che doveva sostituire l’Impero tedesco con la repubblica (23). Ma prima e più che politico, precisa ancora Engels, «Müntzer era ancora anzitutto un ‘teologo’» (26)”” (pag 133, 137-139, 142-143) [Tommaso La Rocca, Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels’, Claudiana, Torino, 1990] [(16) La citazione del brano di Müntzer ne ‘La questione ebraica’ (…) scritta e pubblicata contemporaneamente alla ‘Introduzione’, non lascia dubbi in merito; (21) Nella fondazione della “”Lega degli eletti”” Engels intravede la formazione di un partito vero e proprio, a cui Müntzer assegna compiti ed obiettivi rivoluzionari immediati e precisi o a più lunga scadenza: un partito che Müntzer si preoccupa di organizzare, armare ed estendere “”non solo a tutta la Germania, ma a tutta la cristianità (‘La guerra dei contadini’) sebbene in realtà sia destinato a rimanere “”una piccola minoranza nella massa degli insorti”” (…); (22) Engels cita espressamente dai testi di Müntzer (…) (La guerra dei contadini, p. 66) (…); (23) Ivi, p. 129; (26) Ivi, p. 62]”,”MAES-012-FGB”
“LARONI Nereo”,”L’ amico di Stalin.”,”Nereo LARONI dirige una rivista di politica estera. E’ stato sindaco di Venezia e parlamentare europeo. Questo è il suo primo romanzo. ‘La vicenda si svolge in Russia. La “”Domenica di sangue”” del gennaio 1905 segna una svolta cruciale. Da quel momento un gruppo di uomini comincia a gettare le basi di un lavoro che porterà al crollo del regime zarista, alla rivoluzione e alla guerra civile. Uno di loro è Kamò, giovane armeno amico di Stalin che si unisce ai bolscevichi diventando presto protagonista con l’ organizzazione di attentati e azioni di guerriglia alla guida di un piccolo esercito nella Russia meridionale e nel Caucaso.’ “”Il fior fiore dei banditi del Caucaso è stato assoldato da quel furbacchione di Koba che riesce a lucrare vantaggi dalle rapine e anche dalla polizia segreta. Tutti sanno che veden regolarmente quelli che dovrebbero essere i suoi compagni in cambio dell’ impunità””. (pag 182)”,”RIRB-067″
“LAROQUE Pierre, a cura di Fausta GIANI CECCHINI”,”Le classi sociali.”,”Pierre Laroque, nato nel 1907 a Parigi. La sua lunga carriera di esperto di problemi sociali e previdenziali lo ha portato all’insegnamento universitario e, contemporaneamente, ad incarichi nell’Amministrazione dello Stato francese; è stato, tra l’altro, direttore generale delle Assicurazioni sociali, Presidente della Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali, Consigliere di Stato. Attualmente presiede il Comitato d’espert della Carta sociale europea.”,”TEOS-088-FL”
“LA-ROSA Michele”,”Weber Marx e Panzieri. Ricerca sociologica e capitalismo. Con tre saggi di Weber, Marx e Panzieri su lavoro e ricerca empirica.”,”LA-ROSA Michele è professore ordinario in Sociologia del lavoro e dell’ industria presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Bologna, ove insegna ‘Sociologia economica’ e ‘Sociologia del lavoro’. Il Questionario di Marx. “”Nessuno governo, sia esso monarchico o repubblicano borghese, ha osato mai intraprendere una inchiesta seria sulla situazione della classe operaia francese. Abbiamo invece una massa di inchieste sulle crisi agricole, finanziarie, industriali, commerciali, politiche. (…) La nostra speranza è di essere sostenuti, in quest’ opera, da tutti gli operai delle città e delle campagne, i quali comprendono come essi soli possono descrivere, in tutta conoscenza di causa, i mali che li colpiscono; che essi soli, e non dei salvatori provvidenziali, possono applicare energici rimedi alle miserie sociali di cui soffrono; contiamo anche sui socialisti di tutte le tendenze che, volendo una riforma sociale, devono esigere una conoscenza esatta e positiva delle condizioni nelle quali vive e lavora la classe operaia, la classe a cui appartiene l’ avvenire. Questi ‘Cahiers du travail’ sono la prima opera che si impone alla democrazia socialista per preparare il rinnovamento sociale””. (pag 133, K. Marx , L’ inchiesta operaia)”,”TEOS-122″
“LA-ROSA Michele GORI Mauro a cura, testi di ENGELS GRAMSCI GURVITCH HUBERMAN LEFEBVRE LENIN MARX PROUDHON SWEEZY TROTSKY BAGLIONI BELLASI BOLOGNA BOURDET CHAUVEY DAGHINI DAMBROSIO GALLICO GIULIANI GORI GUIDUCCI ISELLA JURAS LAPASSADE LA-ROSA MANDEL MARKOVIC MACCARARO MAIRE MANGHI MASSARI MURRI PELLICCIARI PIAGET ROSNER RUFFOLO STOJANOVIC SOFRI STURZO TONIOLO TREU”,”L’ autogestione. Democrazia politica e democrazia industriale.”,”Testi di ENGELS GRAMSCI GURVITCH HUBERMAN LEFEBVRE LENIN MARX PROUDHON SWEEZY TROTSKY BAGLIONI BELLASI BOLOGNA BOURDET CHAUVEY DAGHINI DAMBROSIO GALLICO GIULIANI GORI GUIDUCCI ISELLA JURAS LAPASSADE LA-ROSA MANDEL MARKOVIC MACCARARO MAIRE MANGHI MASSARI MURRI PELLICCIARI PIAGET ROSNER RUFFOLO STOJANOVIC SOFRI STURZO TONIOLO TREU Gori ha curato la terza parte del saggio introduttivo e i paragrafi 6 e 7 della proposta bibliografica. La Rosa ha predisposto la premessa, la prima e la seconda parte del saggio introduttivo e i restanti paragrafi della proposta bibliografica. LA ROSA è docente di sociologia del lavoro e dell’ industria presso l’ Istituto di Sociologia dell’ Università di Bologna. E’ direttore del Centro internazionale di documentazione e studi sociologici sui problemi del lavoro. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Sociologia, realtà e astrazione in G. Gurvitch’ (1973). GORI dell’Università di Bologna si è occupato di formazione del personale sociale e sanitario ‘La formazione del personale sociale e sanitario non laureato in Emilia Romagna’ (1976). “”La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici, ecc.. Essi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Sono ‘organi del cervello umano creati dalla mano umana’: capacità scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, ‘knowledge’, è diventato ‘forza produttiva immediata’, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del ‘general intellect’, e rimodellate in conformità di esso; fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale””. (pag 160, Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pp 400-403)”,”SIND-080″
“LA-ROSA Michele RIZZA Roberto ZURLA Paolo”,”Lavoro e società industriale. Da Adam Smith a Karl Polanyi.”,”Contiene il capitolo: ‘Karl Marx: lavoro, macchine e grande industria nella produzione capitalistica’ (pag 33-70) Tratta inoltre i seguenti autori: Durkheim, Weber, Schumpeter, Polanyi, Taylor, Mayo. Michele La Rosa insegna Sociologia del lavoro e Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna. Dirige la rivista ‘Sociologia del lavoro’. Roberto Rizza, ricercatore persso il Dipartimento di sociologia di Bologna, insegna Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Roberto Ruffilli’ di Forlì. Paolo Zurla, ordinario di Sociologia e presidente del Polo Scientifico-didattico di Forlì – Università di Bologna, è direttore del quadrimestrale a schede “”Autonomie Locali e Servizi Sociali””. Dalla bibliografia: – Martinelli A. (1990), Economia e società. Marx, Weber, Schumpeter, Polanyi, Parsons e Smelser, Edizioni di Comunità, Milano (pag 68) Parte prima. Capitoli 2, 3 e 4 (Paolo Zurla) Capitolo 5 (Roberto Rizza) Capitolo 6 (Michele La Rosa) Capitolo 7 (Roberto Rizza) Parte seconda. Capitolo 2 e 3 Michele La Rosa”,”TEOS-300″
“LAROUI Abdallah”,”L’ideologia araba contemporanea.”,”Fotocopia, mancante dell’indice dei nomi “”Il liberale perviene al marxismo attraverso una sorta di marxismo legale che, verificatosi durante il periodo borghese, fornisce l’indicazione della sua collocazione e ruolo, ne esalta la missione e lo rassicura sul suo avvenire. Fa sua la frase di J. Schumpeter: «Dire che Marx, una volta privato della sua fraseologia, può essere interpretato in senso “”conservatore”” significa dire che lo si può prendere sul serio» (1). Il marxismo, pensa, non è altro che la più chiara teoria dello sviluppo capitalista. Il marxismo manifesta una razionalità mirabilmente semplice; stabilisce l’ordine delle priorità e concentra tutta la sua critica contro tutte le manifestazioni : economiche, umane e culturali del sistema feudale. Di fronte alle relazioni personali in economia, esalta il libero contratto; di fronte ai legami di potere, egemonia, vassallaggio, vanta la libera espressione della volontà democratica; di fronte alla verità circoscritta e imposta mediante metodi polizieschi, invoca la libertà di ricerca e di pensiero. Il marxismo giustifica e soprattutto predice l’avvento ineluttabile di tutto ciò che il liberale esige con più o meno fortuna e decisione. Più la lotta contro le strutture tradizionali si perpetua, più il liberale si sente pronto ad attingere ragioni di speranza (2) nel marxismo. Ma un marxismo così concepito gli serve soprattutto per difendersi: pretendendo di imporre il silenzio a tutti gli impazienti, a quelli che sperano di creare il tempo nel tempo e a obbligare la storia a secernere la sua sostanza”” (pag 180-181) [Abdallah Laroui, ‘L’ideologia araba contemporanea’, Milano, 1969] [(1) J. Schumpeter, ‘Capitalismo, socialismo e democrazia’, Milano, 1967; (2) L’esempio più tipico è quello di Mohammed Mandur, all’epoca del Walfd]”,”VIOx-219″
“LAROULANDIE Fabrice”,”Les ouvriers de Paris au XIXeme siecle.”,”L’A nato nel 1965 è ex allievo dell’Ecole normale superieure di Saint-Cloud. Agregé d’histoire è Prof de ‘khâgne’ a Limoges.”,”MFRx-106″
“LAROULANDIE Fabrice”,”Les ouvriers de Paris au XIXeme siecle.”,”LAROULANDIE Fabrice è nato nel 1965 ed è ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure de Saint-Cloud. Agregé d’ histoire, è professore di Khâgne a Limoges. Ha pubblicato: ‘La France de 1898 à 1940’ (ELLIPSES, 1996) e ha partecipato alla stesura del ‘Dictionnaire du Second Empire’ diretto da Jean TULARD (ELLIPSES, 1996).”,”MFRx-144″
“LARRAZABAL Ramón Salas”,”Los datos exactos de la guerra civil.”,”LARRAZABAL Ramón Salas di origine basca-castigliana è nato a Burgos e ha studiato scienze a madrid. Prende parte alla guerra civile dalla parte dei franchisti (si iscrive ad un Tercio de requetés), in seguito entra in aviazione e prende parte alla campagna di Russia durante la seconda guerra mondiale. Ha poi svolto la professione di storico per varie università. Ha scritto sulla guerra civile varie opere tra cui ‘Aproximacion historica a la Guerra Espanola’, in collaborazione con V. PALACIO ATTARD e Ricardo DE-LA-CIERVA, ‘The Republic and the civil war in Spain’ (Macmillan), ‘Historia del Ejercito Popular de la Republica’ (4 voll), ‘Perdidas de Guerra’ (Planeta). “”Largo Caballero cominciava ad essere un pericolo per comunisti, repubblicani e non pochi socialisti. All’interno, per le sue relazioni sempre migliori con la CNT; all’ esterno, forse a causa della freddezza di Gran Bretagna e Francia, i cui aiuti si consideravano necessari per aspirare alla vittoria””. (pag 132)”,”MSPG-177″
“LARSON Erik”,”Splendore e viltà.”,”Alcuni libri più recenti citati dall’autore nella bibliografia: – Mark Clapson, ‘The Blitz Companion’, London, Westminster Press, 2019 – Allen Packwood, ‘How Churchill Waged War: the Most Challenging Decision of the Second World War’, Frontline Books, Yorkshire, 2018 – Cita Stelzer, ‘Dinner with Churchill: Policy-Making at the Dinner Table, Pegasus, New York, 2012 – Cita Stelzer, ‘Working with Churchill’, Londra, Head of Zeus, 2019 Martedì 6 maggio 1941 (pag 565-566) “”Quel giorno Harriman scrise a Roosevelt per riferirgli alcune impressioni su Churchill e sulla capacità della Gran Bretagna di sopportare la guerra. Harriman non si illudeva sulle motivazioni che spingevano Churchill a tenerlo stretto a sé e a farsi accompagnare durante le sue numerose visite alle città bombardate. «Ritiene che avere un americano accanto sia utile per il morale della gente» disse a Roosevelt. Sapeva anche, però, che si trattava di una motivazione secondaria. «Vuole anche che di tanto in tanto faccia rapporto a lei» (7). A quel punto ciò che da tempo era chiaro a Churchill lo era diventato anche per Harriman: la Gran Bretagna non aveva alcuna speranza di vincere la guerra senza il diretto intervento degli Stati Uniti. Harriman si rendeva conto di essere la lente attraverso la quale Roosevelt poteva vedere al di là della censura e della propaganda, dritto nel cuore della strategia bellica britannica. Conosceva il numero complessivo di aerei, i ritmi di produzione, la quantità di scorte alimentari e la disposizione delle navi da guerra; così come conosceva, grazie alle numerose visite alle città bombardate, l’odore della cordite e dei corpi in decomposizione. Cosa non meno importante, era al corrente delle interazioni tra le figure che circondavano Churchill. Sapeva ad esempio che Max Beaverbrook, recentemente nominato da Churchill ministro dello Stato, aveva ora il compito di fare con i carri armati ciò che aveva fatto con i caccia durante l’incarico precedente. La Gran Bretagna aveva trascurato il problema dei carri armati e ne stava pagando il prezzo in Medio Oriente. «La campagna di Libia in entrambi i fronti è stata un duro colpo per molti. Ci saranno forti pressioni per l’incremento della produzione sia in Inghilterra che in America» scrisse Harriman. Servivano carri armati migliori e più numerosi per difendere la Gran Bretagna dall’invasione, se l’esercito imperiale voleva sperare di contrastare le incursioni delle unità corazzate di Hitler. «I responsabili dei carri armati mi hanno confessato di trovare ironico che ad aiutarli ora sia Beaverbrook, vista la sua tendenza, in passato, a derubarli di tutto ciò di cui avevano bisogno» ovvero materiali e strumenti. «Beaverbrook non gode di grandi simpatie, ma la gente sa che è l’unico in grado di aggirare la burocrazia, e inoltre è un gradito alleato»”” ‘Il 3 settembre 1939, in risposta all’occupazione della Polonia da parte di Hitler, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania, e l’intero paese si prepara ai bombardamenti e all’invasione naziste. Le istruzioni del governo, impartite alla popolazione, non smorzano affatto la gravità dell’ora: «Dove il nemico atterrerà» avvertono, «i combattimenti saranno violentissimi». Vengono smontati i segnali stradali, distribuite 35 milioni di maschere antigas ai civili, l’oscuramento è così totale che nelle notti senza luna i pedoni urtano contro i pali della luce e inciampano nei sacchi di sabbia. La paura di ritrovarsi i tedeschi nel giardino di casa è tale che persino gli alti vertici dello Stato si preparano a scelte estreme. Harold Nicolson, futuro segretario parlamentare al ministero dell’Informazione, e la moglie, Vita Sackville-West, mettono nel conto la possibilità di suicidarsi pur di non cadere in mano nemica. «Dovrà essere qualcosa di rapido, indolore e poco ingombrante» scrive Vita al marito. Nel maggio 1940 i bombardamenti cominciano realmente. Dapprima con attacchi apparentemente casuali, poi con un assalto in piena regola contro Londra: 57 notti consecutive di bombardamenti, seguiti nei 6 mesi successivi da una serie sempre più intensa di raid notturni. Nel maggio 1940, alle prime incursioni aeree sul suolo britannico, il primo ministro Neville Chamberlain, sfiduciato di fatto dal parlamento, si dimette e re Giorgio VI nomina al suo posto Winston Churchill. Dal 10 maggio 1940 al 10 maggio 1941 si svolge l’anno decisivo delle sorti del Regno Unito, anno che si conclude con «sette giorni di violenza quasi fantascientifica, durante i quali realtà e immaginazione si fusero, segnando la prima grande vittoria della guerra contro i tedeschi». L’anno in cui «Churchill diventò Churchill – il bulldog con il sigaro in bocca che tutti noi crediamo di conoscere – e in cui tenne i suoi discorsi più memorabili, dimostrando al mondo intero che cosa fossero il coraggio e la leadership». Erik Larson lo narra in questo libro, formidabile cronaca dei giorni bui e di quelli luminosi di Churchill e della sua cerchia ristretta, e avvincente racconto dei «piccoli ma curiosi episodi che rivelano come fosse realmente la vita durante le tempeste d’acciaio di Hitler»’ (risvolto di copertina) Erik Larson è nato a Freeport, Long Island, nel 1954. Collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali si segnalano Il giardino delle bestie, Gugliemo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen e Scia di morte. L’ultimo viaggio di Lusitania, tutte pubblicate da Neri Pozza. Il diavolo e la città bianca ha vinto l’Edgar Award in the Best Fact Crime 2004. Erik Larson vive a Seattle con la moglie e tre figlie. (da ISCO)”,”QMIS-352″
“LARSSON Reidar”,”Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution.”,”LARSSON Reidar “”By that approached the realization of the tremendous task which Marx and Engels posed for their supporters in 1850: to make the revolution permanent, using the anti-capitalist programme of the petty bourgeoisie and peasants as a starting-point, ‘until all more or less propertied classes have been forced out of their domination, the state power has been conquered by the proletariat and the association of the proletariat has advanced so far, not only in one country but in all dominant countries in the whole world, that the rivalry of the proletarians has ceased in those countries and at least the main forces of production have been concentrated in the hands of the proletariat’ (Werke, 7, pp 284, 252)”” [Reidar Larsson, Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution, 1970] (pag 37)”,”TEOC-559″
“LARSSON Reidar”,”Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution.”,”LARSSON Reidar La frase ‘Senza una teoria rivoluzionaria non può esserci alcun movimento rivoluzionario’ sarebbe stata pronunciata da Plechanov e ripresa spesso da Lenin. “”Without a revolutionary theory there could not be any revolutionary movement, Plekhanov had once said, but the sentence has become famous because Lenin quoted it so frequently (2)). If every sidestep from the true theory strengthened the bourgeoisie, as Lenin asserted, then its importance is not difficult to understand. Without theory, no revolution. It then became even more important that Lenin, in his statement that the working class by itself could only develop a trade-unionist consciousness, rejected the train of thought which once had been Plekhanov’s final resource and which was the foundation of the Revolutionary Economist’s reliance on the masses, namely that the class become conscious by themselves, without outside assistance. In his argumentation, Lenin also generalized the role which the revolutionary intelligentsia must play temporarily, according to the other members of Iskra’s staff. By quoting Kautsky’s criticism of the Austrian party programme, he wished to prove that the workers could not ‘give rise to’ an independent ideology by themselves”” (pag 208) (2) Op. cit., p. 380, cf. Zadachi russkikh sotsial-demokratov, ‘Lenin’ II, p. 191, Plekhanov, Sotsializm, ‘Plekh., II, p. 71″,”TEOC-027-FV”
“LARTEGUY Jean”,”Né onore né gloria. Romanzo. (Tit.orig.: Les Centurions)”,”LARTEGUY Jean nato nella regione francese della Lozère arruolatosi nel ’39, fatto prigioniero dai tedeschi, si unì alle forze francesi di liberazione comandate da De-Gaulle. E’ stato per sette anni ufficiale effettivo, corrispondente di guerra dalla Corea e dall’Indocina vivendo personalemnte la maggior parte delle esperienze che poi ha narrato nei suoi romanzi. La minaccia di vendetta dei soldati romani, dislocati ai confini dell’impero contro i barbari, contro gli imperatori che li tradivano (pag 7)”,”VARx-347″
“LARUE-LANGLOIS Francoys”,”Gracchus Babeuf tribun du peuple.”,”LARUE-LANGLOIS Francoys è nato a Montreal nel 1960. E’ storico di formazione. Gracchus Babeuf (1760-1797), uomo di lettere, giornalista, pamphletario, agitatore politico, è una delle grandi figure della rivoluzione francese del 1789 e di uno che non accetterà il suo corso. Nel 1796 gioca un ruolo chiave nella “”congiura degli Eguali””. Uno scacco, che lo condurrà al patibolo, ma gli varrà l’ omaggio di Karl Marx che gli accrediterà di aver fatto “”germinare l’ idea comunista””. Il comunismo degli Eguali. “”(…) Marx ed Engels hanno segnalato a più riprese la filiazione che univa il loro pensiero a quello di Babeuf. Essi non l’ hanno fatto però senza introdurre delle correzioni ai loro propositi, e se Marx ha riconosciuto che Babeuf aveva fatto germinare l’ idea comunista, Engels nondimeno ha precisato che nel 1796, “”il complotto comunista non riuscì perche il comunismo di allora era ancora troppo grossolano e superficiale e che, d’altro lato, l’ opinione pubblica non era ancora molto avanzata””. Engels ammise nondimeno che “”Babeuf e quelli che presero parte alla cospirazione tirarono dalle idee della democrazia del 1793 le conclusioni le più radicali che potevano trarre all’ epoca””. Si può dire che “”lo scacco della congiura rinvia non alle sue debolezze interne ma al quelle dell’ insieme della situazione””. “”Si può certo rimproverare a Babeuf “”il carattere prematuro della sua linea d’ azione e il carattere retrogrado del suo pensiero (1), ma “”è inutile dire a un uomo affamato che la sua rivolta è prematura di cinquanta anni””. Comunque sia, gli Eguali si proponevano “”di creare un altro mondo; non con altri uomini, ma precisamente un mondo per loro stessi, come essi erano””. Facendo questo, essi si collocarono ai confini della storia del “”comunismo storico””, questa materia “”evolutiva e mobile, sotto-insieme singolare di una storia più generale con la quale l’ interazione è permanente””. Con Babeuf e i babuvisti, si constata che “”l’ umanità, prima di dividersi e di opporsi a se stessa sotto il dominio del rapporto capitalistico, ha tentato di uscire dal nulla, dall’ arretratezza e dalla miseria””. (pag 85-86)”,”FRAR-294″
“LARUE-LANGLOIS Francoys”,”Paul Lafargue.”,”LARUE-LANGLOIS Francoys è uno storico che ha pubblicato le biografie di G. BABEUF e di C. LACOMBE figura emblematica della rivoluzione francese “”Le cose andavano al peggio nella famiglia Marx. Non solo la giovane Tussy (aveva 25 anni nel 1881) non si rimetteva dalla depressione in cui l’ aveva fatta cadere la rottura con Lissagaray sei anni prima, ma la moglie di Marx era, per sovrappiù, colpita da un cancro al fegato. Evidentemente, i mali di sua moglie e di sua figlia non potevano non colpire Karl, che Lafargue descrive in questo periodo come minato da “”le veglie, le emozioni, la mancanza d’ aria e di esercizio.”” Nell’ estate del 1881, Jenny Marx volle rivedere un’ ultima volta la figlia Jennychen e i suoi bambini. Andò a visitarli ad Argenteuil, ove arrivò con Karl il 26 luglio. Tussy approfittò dell’ assenza dei suoi genitori per compiere un tentativo di suicidio, forzando Karl a ritornare precipitosamente a Londra il 17 agosto. Suo moglie lo raggiunse qualche giorno dopo. Ella visse ancora qualche mese.”” (pag 53)”,”LAFx-022″
“LAS CASAS Bartolomé de”,”Brevissima relazione della distruzione delle Indie.”,”Parallelamente al radicalizzarsi delle prese di posizione politiche di LAS-CASAS si assiste a una straordinaria evoluzione del suo pensiero in materia di religione e della idea di cultura. La Q è stata oggetto di un’attenta analisi di T. TODOROV. Fino al 1550 l’atteggiamento di LAS-CASAS nei confronti degli indiani è stato di carattere assimilazionistico: sono miei uguali, degni dei miei valori culturali che, per il loro bene, è mio diritto-dovere, di spartire con loro. La posizione è molto vicina a quella del colonizzatore. Ma a partire dall’ Apologia latina, redatta in occasione della controversia con Juan Gines de SEPULVEDA si fa strada nel pensiero di LAS-CASAS il concetto della relatività delle culture. Nella stesura della introduzione ACUTIS ha raccolto importanti suggerimenti e dati da:”,”AMLx-005″
“LAS-CASAS Bartolomé de, a cura Cesare ACUTIS”,”Brevissima relazione della distruzione delle Indie. (1542)”,”Parallelamente al radicalizzarsi delle prese di posizione politiche di Las Casas si assiste a una straordinaria evoluzione del suo pensiero in materia di religione e della idea di cultura. La questone è stata oggetto di un’attenta analisi di T. Todorov. Fino al 1550 l’atteggiamento di Las Casas nei confronti degli indiani è stato di carattere assimilazionistico: sono miei uguali, degni dei miei valori culturali che, per il loro bene, è mio diritto-dovere, di spartire con loro. La posizione è molto vicina a quella del colonizzatore. Ma a partire dall’ Apologia latina, redatta in occasione della controversia con Juan Gines de Sepulveda si fa strada nel pensiero di Las Casas il concetto della relatività delle culture. La ‘Brevissima relazione’ scritta nel 1542 e fino inedita in Italia non è tanto un’opera storica quanto un terribile memoriale d’accusa.”,”AMLx-003-FFS”
“LAS-CASES Emmanuel Comte, a cura di Thierry LENTZ Peter HICKS François HOUDECEK Chantal PRÉVOT”,”Le mémorial de Sainte-Hélene. Le manuscrit etrouvé.”,”””Lowe, Sir Hudson (1769-1844). Se Napoleone era Prometeo, occorreva un’aquila, non del Caucaso, ma britannica per torturarlo: era proprio lui. Tuttavia, prima di Sant’Elena, Hudson Lowe aveva avuto una carriera brillante. (…) Dopo la morte di Napoleone, Lowe rientra in Inghilterra e viene deluso dall’atteggiamento dei suoi capi. Se ottiene promozioni e onori, non ottiene gratificazioni finanziarie. Sopratutto si trova di fronte un’opinione pubblica molto critica. (…)”” (pag 779-780)”,”FRAN-011-FSL”
“LAS-CASES Emmanuel – ANTOMMARCHI François”,”Il memoriale di Sant’Elena (Las Cases) – Gli ultimi giorni di Napoleonme. Volume Quarto. Capitoli IX-XI. Settembre-Novembre 1816.”,”La falalità sul campo i battaglia e stanchezza dei soldati e dei generali (pag 1047) Fattore tempo (1051) Battaglia di Dresda e analogia con campagna d’Italia Quando Bonaparte non è presente sul campo di battaglia i francesi vengono schiacciati (pag 1058) Movimento combinato su Berlino (pag 1059) Macchinazioni interne e slealtà (pag 1062) …. ….”,”FRAN-002-FGB”
“LASCH Christopher”,”Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica.”,”Obsolescenza dei concetti di destra e sinistra, riconsiderazione idea progresso, tradizione sociologica e idea di comunità, la “”modernizzazione”” come risposta al marxismo, campagna populista contro lo “”sviluppo””, l’età del sindacalismo: lotta di classe e controllo operaio come equivalente morale della proprietà e della guerra, lavoro e lealtà nel pensiero sociale dell’era “”progressista””, la disciplina spirituale contro il risentimento, le politiche della minoranza civile, il populismo di destra e la rivolta contro il liberalismo. L’A è uno storico delle idee e insegna all’ Università di Rochester. Tra i suoi libri: ‘La cultura del narcisismo’, BOMPIANI, 1981 e ‘Rifugio in un mondo senza cuore’ idem 1982, ‘L’io minimo’, FELTRINELLI, 1985″,”USAS-023″
“LASCH Christopher”,”Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica.”,”Christopher Lasch è uno storico delle idee e insegna all’Università di Rochester. Tra i suoi libri: La cultura del narcisismo, Rifugio in un mondo senza cuore, L’io minimo. Il paradiso in terra affronta il problema del progresso. La fede nel progresso è, per Lasch, l’elemento che contraddistingue la cultura moderna dall’Illuminismo in poi, particolarmente di quell’ampio filone che nei paesi anglosassoni si definisce ‘liberale’ e noi, in genere, preferiamo chiamare democratico.”,”TEOS-055-FL”
“LASCH Christopher”,”The American Liberals and the Russian Revolution.”,”Christopher Lasch è uno storico delle idee e insegna all’Università di Rochester. Tra i suoi libri: La cultura del narcisismo, Rifugio in un mondo senza cuore, L’io minimo. Il paradiso in terra affronta il problema del progresso. La fede nel progresso è, per Lasch, l’elemento che contraddistingue la cultura moderna dall’Illuminismo in poi, particolarmente di quell’ampio filone che nei paesi anglosassoni si definisce ‘liberale’ e noi, in genere, preferiamo chiamare democratico. Foreword, Notes, Acknowledgments and Bibliography, Index,”,”MUSx-007-FL”
“LASCH Christopher”,”La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia.”,”Christopher Lasch (1932-1994) è stato professore di Storia all’Università di Rochester. Tra i suoi libri, oltre a ‘La ribellione delle élite’ (Feltrinelli, 1995) ricordiamo: ‘La cultura del narcisismo’ (Bompiani, 1981) ‘L’io minimo’ (Feltrinelli, 1985) e ‘Il paradiso in terra’ (Feltrinelli, 1992). Il declino del giornalismo. ‘Lo sviluppo parallelo dell’industria della pubblicità e delle pubbliche relazioni ci aiuta a capire perché la stampa ha abdicato alla sua funzione più importante – quella di allargare il Foro pubblico – proprio nel momento in cui diventava più “”responsabile””. Una stampa responsabile, nel senso di non partigiana e non schierata ideologicamente, attraeva proprio quei lettori che i pubblicitari erano ansiosi di avvicinare: dei lettori prosperi e ben pasciuti, che probabilmente si consideravano elettori indipendenti. Lettori del genere volevano avere la garanzia di leggere tutte le notizie che valeva la pena di stampare, non quelle ammesse dalla specifica visione del mondo, sicuramente distorta, del direttore. La responsabilità ha finito per identificarsi con l’assenza di controversie perché gli inserzionisti erano disposti a pagare per averla. Certo, c’erano anche degli inserzionisti disposti a pagare per il sensazionalismo, ma nel complesso le preferenze andavano a un corpo di lettori responsabile. Quello che certamente non preferivano era l'””opinione””, non perché condividessero le argomentazioni filosofiche di Lippmann, ma perché fornire delle notizie non distinte dalle opinioni non garantiva il pubblico giusto. E senza dubbio speravano che un certo tono di obiettività, il marchio del giornalismo responsabile, avrebbe avuto una ricaduta positiva sulle inserzioni che circondavano colonne di testo sempre più esili. In una specie di curioso contorcimento storico, la pubblicità, le inserzioni e altre forme di persuasione commerciale hanno finito con l’essere travestite da informazione. La pubblicità ha preso il posto del dibattito esplicito. I “”persuasori occulti”” (come li definiva Vance Packard) hanno sostituito gli opinionisti, i saggisti e gli oratori di una volta, che non facevano mistero della propria partigianeria. La maggior parte delle “”notizie”” dei nostri giornali – il quaranta per cento, secondo una stima prudenziale del professor Scott Cutlip dell’Università di Georgia – consistono di articoli forniti da agenzie di stampa e da professionisti delle relazioni pubbliche, assorbiti e poi rigurgitati intatti dagli organi del giornalismo “”obiettivo””. Ormai ci siamo abituati all’idea che la maggior parte dello spazio negli organi cosiddetti di informazione sia destinato alla pubblicità: nei nostri giornali, almeno i due terzi. Ma se consideriamo le relazioni pubbliche come un’altra forma di pubblicità, il che non è lontano dal vero, perché entrambe sono promosse da organizzazioni commerciali private, dobbiamo rassegnarci all’idea che anche la maggior parte delle “”notizie”” vere e proprie non sia altro che pubblicità’ (pag 143-144)”,”TEOS-298″
“LASCHITZA Annelies a cura, collaborazione di Elke KELLER; scritti di Karl LIEBKNECHT e altri”,”Karl Liebknecht. Eine Biographie in Dokumenten.”,”440. Deutschland und die russische Revolution (Mitte 1917). 1904 schleuderte Fürst Bülow jenes “”tua res agitatur”” (Um deine eigene Sache geht es, in nota) gegen die aufdämmernde russische Revolution; und wie über ein Jahrhundert vorher, so war das Jahrzehnt bis zum Ausbruch des Weltkrieges eine dauernde borusso-zarische Allianz gegen die russische Revolution. Hat sich dies seit dem August 1914, in dem die Kriegstimmung des deutschen Volkes mit der frechen Demagogie “”Gegen den Zarismus!”” aufgepeitscht wurde, und gar seit dem März 1917 in sein Gegenteil verkehrt? Natürlich nicht. Die Katzenfreundlichkeiten gegen das revolutionäre Rußland, das halb friedensreif geprügelt, halb friedensreif gestreichelt werden soll… Das zarische Rußland durfte für die preußsich, deutsche Reaktion stark sein, ja mußte oder sollte es doch sein. Ein revolutioäres Rußland darf für die preußsich-deutsche Reaktion auch heute so wenig stark wie eine revolutionäre Macht in Deutschland selbst: Es bedroht die innerpolitische und soziale Position der herrschenden Klassen des Deutschen Reichs. Tua res agitur – gilt ihnen trotz aller aus schlauer Sonderfriedens (…)”” (pag 362) Tua res agitur: Si tratta di un tuo problema (Orazio Episolarum liber I. Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet, et neglecta solent incendia sumere …”,”LIEK-017″
“LASCHITZA Annelies”,”Die Liebknechts. Karl und Sophie – Politik und Familie.”,”ANTE1-50 LASCHITZA nata nel 1934 è una storica che ha curato anche l’edizione completa del carteggio e ha collaborato alla pubblicazione delle opere di Rosa Luxemburg.”,”LIEK-018″
“LASKI Harold J.”,”La repubblica presidenziale americana (The American Presidency).”,”LASKI nato nel 1893, si è laureato nel 1914 in storia moderna. Ha insegnato all’ Università McGill e a Harvard per diventare professore di scienze politiche al Magdalene College di Londra. Le sue idee politiche molto avanzate hanno influenzato l’ opinione pubblica inglese. “”La vera fonte, clientele a parte, del potere presidenziale risiede in definitiva nell’ appello all’ opinione pubblica. (…) Per la nazione, il presidente in carica è la sua stessa incarnazione. E’ la nazione che lo ha fatto presidente; questo atto creativo gli conferisce, agli occhi della nazione, una realtà e un rispetto del tutto diversi da quelli che vanno a una monarchia ereditaria. (…) Il presidente, per storica tradizione, è posto in una posizione così elevata che neppure una figura eminente come il Chief Justice degli Stati Uniti può sperare di battere”” (pag 103)”,”USAG-039″
“LASKI Harold J.”,”Political Thought in England from Locke to Bentham.”,”””Burke, indeed, was never a democrat, and that is the real root of his philosophy. He saw the value of the party-system, and he admitted the necessity of some degree of popular representation. But he was entirely satisfied with current Whig principles, could they but be purged of their grosser deformities.”” (pag 67) “”The liberalism of Burke is most apparent in his handling of the immediate issues of the age. Upon Ireland, America and India, he was at every point upon the side of the future. Where constitutional reform was in debate no man saw more clearly than he the evils that needed remedy; though, to a later generation, his own schemes bear the amrk of timid conservatism. In the last decade of his life he encountered the greatest cataclysm unloosed upon Europe since the Reformation, and it is not too much to say that at every point he missed the essence of its meaning. Yet even upon France and the English Constitution he was full of practical sagacity.”” (pag 83)”,”TEOP-331″
“LASKI Harold J. a cura; MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Communist Manifesto Socialist Landmark. A New Appreciation written for the Labour Party.”,”””All this is reasonably evident if Engels’ own ‘History of the Communist League’ is amended in conjunction with other documents of the time. We know that, on behalf of the London Committee, Schapper and Moll had drawn up an outline of a “”Creed”” which had been circulated to a few branches and discussed by them. We know, further, that the Paris branch had discussed a draft submitted by the German socialist, Moses Hess; and that Hess’s draft was so severely criticised by Engels that the Paris branch asked him to write a new one himself. Engels was elected the Paris delegate to the London Conference of December, 1847, and he made a new draft of his own. In doing so he rejected the term “”Creed”” and the League’s desire for a Catechism by question and answer on the ground that “”the statement must contain some history””. We have his letter to Marx of 24 November 1847, in which he proposed that “”the thing”” should be called the “”Communist Manifesto””. He told Marx that his own sketch was “”nothing but narrative, and badly flung together, in a frightful hurry””. He also urged Marx to “”think over the creed a bit””. It seems probable that the draft sent by Engels to Marx was largely concerned with the contemporary problems of the international proletariat, and written with a view to being read by working-class readers. (…) In all that he wrote, especially after Marx’s death, Engels always insisted that the main ideas of the ‘Manifesto’ came from Marx, and that, both in substance and in composition, it is to Marx that the main credit for it belongs.”” [Harold J. Laski, Communist Manifesto Socialist Landmark. A New Appreciation written for the Labour Party, 1954] (pag 24-25)”,”MADS-576″
“LASKINE Edmond”,”L’Internationale et le Pangermanisme.”,”LASKINE Edmond”,”INTx-046″
“LASKY Victor”,”J.F.K. l’ uomo e il mito. Una biografia critica.”,”””Perché il vero nemico della verità molto spesso non è la menzogna, deliberata, consapevole e disonesta, ma è il mito, insistente, persuasivo, chimerico.”” (J.F. Kennedy, 1962) “”E debbesi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini”” Machiavelli, Il Principe, VI, 5 Il dibattito televisivo Nixon-Kennedy. “”””La faccia di una persona, la sua corrispondenza allo stereotipo del buono o del cattivo, creato con tanto impegno dalla televisione, assume un’ importanza fondamentale””, osservò Harvey Wheeler, de contro per gli studi delle istituzioni democratiche. “”Non v’è dubbio che nei suoi dibattiti con Nixon, Kennedy approfittò della propria fortuita somiglianza col prestabilito modello televisivo del ‘buono’. Appare probabile che in avvenire, una delle prove concernenti l’ ‘idoneità’ di un candidato a un incarico politico sarà la sua concordanza con l’ immagine corrente del ‘buono’.”” (pag 312) “”””In politica””, aveva scritto il professor Wheeler, “”il vantaggio sta sempre dalla parte capace di mantenersi all’ offensiva, e l’ offensiva politica si avvantaggia del fatto che gli elettori, in media, votano ‘contro’, piuttosto che ‘per’, una persona o un’ idea””””. (pag 313)”,”USAS-144″
“LASLETT John H.M. a cura; saggi di John H.M. LASLETT Perry K. BLATZ Craig PHELAN Alan J. SINGER Robert H. ZIEGER Keith DIX Price V. FISHBACK Alan DERICKSON George S. GOLDSTEIN Joe W. TROTTER Ronald L. LEWIS Mildred A. BEIK Priscilla LONG Stephane E. BOOTH Isaac COHEN David FRANK Paul F. CLARK Marat MOORE James R. GREEN Maier B. FOX”,”The United Mine Workers of America. A Model of Industrial Solidarity?”,”saggi di John H.M. LASLETT Perry K. BLATZ Craig PHELAN Alan J. SINGER Robert H. ZIEGER Keith DIX Price V. FISHBACK Alan DERICKSON George S. GOLDSTEIN Joe W. TROTTER Ronald L. LEWIS Mildred A. BEIK Priscilla LONG Stephane E. BOOTH Isaac COHEN David FRANK Paul F. CLARK Marat MOORE James R. GREEN Maier B. FOX. LASLETT è professore di storia all’ Università di California, Los Angeles.”,”MUSx-091″
“LASLETT Peter”,”Il mondo che abbiamo perduto. L’Inghilterra prima dell’era industriale.”,”Peter Laslett. Membro associato del Trinity College, prima di insegnare storia a Cambridge, ha lavorato con la BBC, nella quale è stato uno dei fondatori del Terzo Programma. Ha trascorso vari periodi di insegnamento a Princeton, Harvard e in altre università degli Stati Uniti. É curatore delle edizioni delle opere di John Locke e Richard Filmer. Dagli inizi della sua attività si è sempre interessato di sociologia storia, e ha fondato co n E.A. Wrigley il Cambridge Group for the History of Population and Social Structure, del quale è direttore Costituito nel 1964, questo gruppo è divenuto uno dei più dinamici centri di ricerca europei sulla storia della struttura sociale.”,”UKIE-006-FL”
“LASSALLE Ferdinand”,”Aus Seinen Reden und Schriften.”,”Lassalle, Ferdinand uomo politico e filosofo tedesco (Breslavia 1825-Ginevra 1864). Studente all’Università di Breslavia, poi a Berlino, fu profondamente influenzato dalla filosofia di Hegel, alla quale restò per sempre legato, facendo propri gli schemi interpretativi della cosiddetta sinistra hegeliana. A Parigi nel 1845 (qui il suo nome Lassal fu francesizzato in L.) conobbe il sansimonismo e Proudhon ed entrò in contatto con le idee di Marx. Divenuto celebre per la focosa difesa della contessa Sofia di Hatzfeldt, in un lungo processo che opponeva la nobildonna al marito, L. poté approfondire le sue conoscenze giuridiche (esposte poi in Das System der erworbenen Rechte, 1861; Il sistema dei diritti acquisiti) e arrivare a teorizzare sulla scorta dell’hegelismo la storicità del diritto e la possibilità del venir meno anche del principio di proprietà privata, quando non avesse più corrisposto agli interessi della collettività. Esponente del movimento rivoluzionario, nel 1848 fu imprigionato per pochi mesi, ma, appena tornato in libertà, approfondì gli studi filosofici, manifestando la propria insofferenza per l’inadeguatezza programmatica dei gruppi progressisti prussiani. Favorevole alle aspirazioni unitarie germaniche e italiane, vide nell’Impero austriaco il comune nemico da combattere (Der italienische Krieg und die Aufgabe Preusses, 1859) e nel 1861 s’incontrò con Garibaldi a Caprera per stabilire una convergenza di strategia. Il suo impegno per dar vita a un autonomo movimento operaio organizzato, iniziato nel 1862 con la pubblicazione dell’Arbeiter-Programm, si concretizzò nel 1863 col sorgere dell’Associazione generale dei lavoratori, di cui L. fu primo presidente. In alternativa al capitalismo privato L. affermava la necessità di dar vita a cooperative di produzione, nelle quali lo Stato doveva assumersi l’onere di fornire i capitali per l’avvio delle attività economiche. Inoltre, perevitare ogni politica in difesa dei privilegi di classe, L. reclamava l’esercizio da parte delle masse popolari del suffragio universale come strumento di democrazia e condizione di un’autentica giustizia sociale. Morì in duello, cui fu trascinato da una passione amorosa. Bibliografia D. Footman, Ferdinand Lassalle, Londra, 1946; Th. Ramm, Ferdinand Lassalle als Rechts und Sozialphilosoph, Meisenheim Glan, 1953; A. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959.”,”LASx-005″
“LASSALLE Ferdinand”,”Arbeiter-Programm, 1862; Offenes Antwortschreiben, 1863.”,”Lassalle (Ferdinand), propr. Ferdinand LASSAL, filosofo, scrittore politico e agitatore socialista tedesco (Breslavia 1825 – Ginevra 1864). Figlio di un agiato mercante ebreo, studiò (dal 1841 al 1845) filologia, storia e filosofia prima a Breslavia e poi a Berlino, ove assimilò il pensiero hegeliano, destinato a influenzare profondamente la sua formazione intellettuale; nel 1845 fu a Parigi (dove francesizzò il cognome Lassal in Lassalle) per compiere gli studi preparatori dell’opera La filosofia di Eraclito, l’Oscuro di Efeso (pubblicata nel 1858). Qui ebbe i primi contatti con le correnti socialiste francesi ispirate a Louis Blanc e Ledru-Rollin. Tornato in patria, assunse le difese della contessa Sophie Hatzfeld nel processo di separazione che ebbe larga risonanza nell’opinione pubblica e che si protrasse per un decennio. Durante i moti del 1848 si affermò come uno dei capi del movimento democratico rivoluzionario di Düsseldorf; nel 1849 collaborò alla Neue Rheinische Zeitung diretta da Karl Marx. L’attività politica gli fece subire due processi per propaganda eversiva e una condanna a sei mesi di carcere; scontata la pena tornò agli studi, completando la redazione dell’opera su Eraclito e scrivendo il poema drammatico a sfondo politico Franz von Sickingen (1859). Nello stesso anno, in occasione della guerra tra l’Austria e i Franco-Piemontesi, scrisse l’opuscolo La guerra dell’Italia e la missione della Prussia, in cui sostenne la causa italiana e propugnò un ideale nazionale molto vicino a quello dei “Piccoli Tedeschi”; contemporaneamente attese alla stesura di un ponderoso trattato di filosofia del diritto, II sistema dei diritti acquisiti (1861), che riprendeva la concezione hegeliana del diritto come fenomeno storico estendendone gli aspetti critici anche al presente e traendone spunti rivoluzionari. Dopo un viaggio in Svizzera e in Italia, durante il quale incontrò Garibaldi a Caprera (e lo incitò a porsi a capo di un movimento armato contro l’Austria) e uomini del partito d’azione (tra cui Alberto Mario e Bertani), prese contatti con i progressisti prussiani nell’intento di fondare un nuovo partito che fosse espressione tanto delle istanze popolari quanto di quelle borghesi. A tale scopo elaborò un programma noto col nome di Programma operaio, in cui si sovrapposero le esigenze dell’eliminazione dei residui feudali in Prussia e della costituzione di uno Stato democratico che trovasse la sua base negli operai (da lui chiamati “Quarto Stato” in analogia con le distinzioni sociali della Francia dell’Ancien régime). Se da un lato tale documento richiamò nuovamente su Lassalle l’attenzione della magistratura prussiana, dall’altro esso sancì la rottura con Karl Marx che imputò al filosofo di sostenere un socialismo utopistico non fondato sui reali rapporti di classe; di fronte all’inettitudine dei progressisti prussiani Lassalle si appoggiò alle organizzazioni operaie socialisteggianti, nell’intento di fondare un partito operaio indipendente, del quale redasse un programma noto col nome di Lettera aperta in risposta al Comitato centrale di Lipsia (1863), che proponeva come obiettivi immediati il suffragio universale e un sistema di cooperative operaie di produzione e consumo, finanziate dallo Stato. Il progetto fu realizzato nel maggio 1863 con la costituzione dell’Associazione nazionale degli operai tedeschi, di cui egli fu il primo presidente, e che rappresentò l’embrione del partito socialdemocratico tedesco. Da allora Lassalle perseguì una politica di avvicinamento con Bismarck e il partito conservatore, dovuta in parte alla convergenza d’interessi contingenti, benché se ne differenziasse in relazione al fine. La preoccupazione fondamentale di Lassalle fu di spezzare la “legge ferrea (o bronzea) dei salari”, elaborata nella sua ultima opera Il signor Bastiat- Schulze von Delitzsch, il Giuliano dell’economia, ovvero capitale e lavoro (1864), secondo la quale, nel sistema di produzione borghese, il lavoratore non sarebbe mai riuscito a superare il salario minimo di sostentamento benché l’organizzazione economica tendesse a una crescente socializzazione attraverso il superamento delle periodiche crisi economiche di sovrapproduzione. Lassalle perdette la vita, ancor giovane, in un duello con il principe Ianco de Racowitza, fidanzato della donna che avrebbe voluto sposare. (RIZ)”,”LASx-007″
“LASSALLE Ferdinando”,”Agli albori socialisti. Dal ‘Programma operaio’ ‘La lettera aperta’.”,”Su LASSALLE nella bibliografia riportata ci sono due libri: -Eugenio DI-CARLO, Ferdinando Lassalle. STABILIMENTO ARTI GRAFICHE E. PRIULLA. PALERMO. 1919 -Ed. BERNSTEIN, Lassalle und der Sozialismus. PAUL CASSIER. BERLIN. 1920″,”LASx-018″
“LASSALLE Ferdinand”,”Herr Bastiat-Schulze von Delitzsch der oekonomische Julian oder Capital und Arbeit.”,”LASSALLE,F. Herr Bastiat-Schulze von Delitzsch der oekonomische Julian, oder Capital und Arbeit. Berlin, R.Schlingmann 1864. IX,[1],269,[1]p. Original printed orange wrappers, trifle damaged at back. Ownership entry on front cover, repeated on title page. First edition. The principal economic work of Ferdinand Lassalle. In its form it is a sharp and sometimes coarse polemic with the leader of the German co-operative movement Schulze- Delitzsch, but its substance is one of the most vehement attacks on classical liberal theories, here represented by Frederic Bastiat. *Einaudi 3226. (13557)”,”LASx-024″
“LASSALLE Ferdinand”,”La guerra d’ Italia, ed altri scritti sulle costituzioni.”,”””Nessun più grande errore di credere che il popolo francese concepisca la sua nazionalità in un senso ostile alla Germania e che vaneggi per desiderio della conquista del Reno. Facendo eccezione per alcuni avanzi dell’ impero e per alcuni vuoti alti strilloni, la nazione francese non pensa più a questo assolutamente. Tale risultato si deve al progresso delle idee democratiche in Francia. La democrazia che ha per suo principio il rispetto alle nazionalità, non può pensare a impadronirsi di una parte del territorio di lingua tedesca, la linea più indubbia di demarcazione delle nazionalità, e manomettere la discendenza e la storia”” (pag 73)”,”LASx-032″
“LASSALLE Ferdinand”,”Capital et travail ou M. Bastiat-Schulze (De Delitzch). Premiere traduction francaise avec une notice sur le Developpement du socialisme en France et en Allemagne et sur la vie de Ferdinand Lassalle par B. Malon.”,”””Le travailleur est productif, il partage parfaitement le talent productif de la bourgeoisie; mais ce talent speculatif, il ne l’à pas et il faut esperer qu’il ne l’ aura jamais”” (pag 272)”,”LASx-033″
“LASSALLE Fernando”,”Que es una constitucion? Conferencia pronunciada ante una agrupación ciudadana de Berlin, en abril de 1862.”,”Al termine della conferenza Lassalle cita il poeta: Non audet Stygius Pluto tentars quod audet Effrenus monachus plenaque fraudis anus (pag 145) Il testo originale della citazione, secondo un’altra fonte (1), è un po’ diverso: Manoscritto I-33 The London Tower Fechtbuch (1300 c.a) Trascrizione e traduzione dal latino a cura di Giovanni Rapisardi Manoscritto I-33 (Fechtbuch della Torre di Londra-1300 c.a) “”Non audet Stygius Pluto tentare quod audet Effrenis monachus plenaque dolis anus. (…)”” Traduzione “”Plutone Stigio non osa tentare ciò che osa il monaco sregolato e la vecchia piena di inganni.”” Segue poi: “”E’ da notare che generalmente tutti i combattenti, così come tutti gli uomini che si trovano una spada in mano, anche non conoscendo l’arte del combattimento, si servono di queste sette guardie, sulle quali abbiamo sette versi: Ci sono sette guardie, la prima è sotto il braccio, l’altra è alla spalla destra, la terza alla sinistra, alla testa la quarta, la quinta al lato destro, al petto la sesta, l’ultima è langort (posta lunga) Si noti che l’arte del combattimento è così definita: l’arte del combattimento è l’ordinamento di diversi colpi ed è divisa in sette parti, come qui. Nota che tutto il nucleo dell’arte consiste nell’ultima guardia, detta langort; perciò tutte le azioni di difesa o di attacco sono racchiuse in essa, ovvero in essa hanno fine, e non nelle altre; quindi tieni questa in maggior considerazione delle precedenti guardie suddette. Tre sono quelle che avanzano e le altre allora fuggono Queste sette parti sono eseguite da tutti (…)””. (1) http://www.achillemarozzo.it/risorse/trattati/1300_fine_XIII_secolo_London_Tower_Fechtbuch_I-33_ “”Così stavano disposte le cose quando, nell’ aprile del 1862, Lassalle pronunciò la sua prima conferenza sul tema costituzionale. Già si comprende che un uomo come Lassalle seguiva il processo che abbiamo raccontato con uno scontento crescente: “”chi viva in Berlino, nei tempi che corrono, e non muore di liberalismo, non ha che morire di rabbia””, scriveva a Carlo Marx. Ma Lassalle era un politico abbastanza chiaro e riflessivo, per allentare la sua collera, per legittima che fosse (…)””. (pag 37)”,”LASx-035″
“LASSALLE Ferdinand; a cura di Konrad HAENISCH”,”Ferdinand Lassalle. Der Mensch und Politiker in Selbstzeugnissen. Mit einem Bild Lassalles.”,”Lassalle nella rivoluzione (1849). (pag 78) Lassalle e la questione femminile (pag 84) In tempi di reazione (1860) (pag 136) La lotta per l’ unità tedesca (1859) (pag 143) Lo Stato (1862) (pag 199)”,”LASx-037″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Erster Band. Briefe von un an Lassalle bis 1848.”,”Volume 1″,”LASx-040″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Zweiter Band. Von der Revolution von 1848 bis zum beginn seiner Arbeiteragitation.”,”Volume 2″,”LASx-041″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Dritter Band. Der Briefwechsel zwischen Lassalle und Marx. Nebst briefen von Friedrich Engels und Jenny Marx an Lassalle und von Karl Marx an Gräfin Sophie Hatzfeldt.”,”Volume 3″,”LASx-042″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Vierter Band. Lassalles Briefwechsel mit Gräfin Sophie von Hatzfeldt.”,”Volume 4″,”LASx-043″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Fünfter Band. Lassalles Briefwechsel aus den Jahren seiner Arbeiteragitation, 1862-1864.”,”Volume 5″,”LASx-044″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Sechster Band. Die Schriften des Nachlasses und der Briefwechsel mit Karl Rodbertus.”,”Volume 6″,”LASx-045″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Thilo RAMM”,”Ausgewählte Texte.”,”””Es ist die Politik, die Lassalles Leben und Werk zur Einheit werden läßt. Doch führt diese Feststellung nur zu der neuen Frage nach Lassalles politischem Verhalten und Ziel: 1848 kämpft er mit ‘Marx’ und ‘Engels’ auf dem äußersten linken Flügel der Demokratie, 1859 tritt er für eine “”Politik Friedrichs des Großen”” ein, in Österreich einzumarschieren und das deutsche Kaisertum zu proklamieren, und 1861 versucht er in Verhandlungen mit ‘Garibaldi’ diesen zu einem Angriff auf die Donaumonarchie zu bewegen, damit in Ungarn und Wien eine neue Revolution entstehen und auf Berlin zurückwirken könne. Im Verfassungskonflikt zwischen preußischer Krone und Nationalversammlung über di Heeresvermehrung unterstützt er die letztere, vollzieht aber fast gleichzeitig die Trennung vom liberalen Bürgertum mit seinem “”Arbeiterprogramm”” und später mit seinem “”Offenen Antwortschreiben””, das zur Gründung des “”Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins”” führt (23. Mai 1863), dessen erster Präsident mit praktisch unberschränkter Alleinherrschaft er auf fünf Jahre wird. Und nun wird der Kampf gegen das Bürgertum, gegen die preußische Fortschrittspartei, zum Hauptinhalt von Lassalles Agitation. Er paktiert dabei sogar mit ‘Bismarck’ und versucht, ihn zur Wiederein führung des 1850 in Preußen abgeschafften allgemeinen gleichen Stimmrechts zu bewegen”” (pag X-XI) [Thilo Ramm, Einleitung] [(in) Ferdinand Lassalle, Ausgewählte Texte, 1962]”,”LASx-050″
“LASSALLE Ferdinando”,”Agli operai di Berlino. Indirizzo in nome degli operai della Unione generale operaia germanica (14 ottobre 1863).”,”””Io non ho invocato e non invoco altro se non questo: che lo Stato futuro, lo Stato democratico rigenerato dall’adozione del suffragio universale diretto, fornisca con facili operazioni di credito le anticipazioni di capitale necessarie affinché gli operai possano costituire delle associazioni di produzione! Questa assistenza dello Stato non è affatto in contraddizione coll'””aiuta te stesso!””. Essa tende a procacciarvi in primo luogo la possibilità di migliorare, coll’aiutar voi stessi, la vostra condizione, di avvantaggiarvi con vostre intraprese, raccogliendo voi stessi il frutto del vostro lavoro!”” (pag 20-21)”,”LASx-009-B”
“LASSALLE Ferdinando”,”Forza e diritto. Lettera aperta. (1863)”,”””Nessuno nello Stato prussiano può arrogarsi di parlare di “”diritto”” tranne la democrazia, l’antica, la vera democrazia! Perchè essa soltanto si è attenuta al diritto e non si è abbassata giammai ad alcun compromesso collo forza. (…) Il partito progressista non ha diritto di parlare del diritto avendo fatto violenza nel modo più manifesto. (…) La democrazia soltanto ha dalla sua parte il diritto, dalla sua parte soltanto sarà la forza!”” (pag 6-7)”,”LASx-011-B”
“LASSALLE Ferdinand”,”Discours et pamphlets.”,”Fonte Gallica”,”LASx-055″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Hans Jürgen FRIEDERICI”,”Ausgewählte Reden und Schriften, 1849-1864. Ausgabe in einem Band.”,”Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins: Associazione generale dei lavoratori tedeschi”,”LASx-056″
“LASSERRE Georges”,”La cooperation.”,”LASSERRE è Prof alla Facoltà di diritto e di scienze economiche alla Univ di Parigi.”,”ECOI-047″
“LASSERRE Pierre”,”Georges Sorel theoricien de l’ imperialisme. Son idées. Son action.”,”””Il più famoso tra questi critici del marxismo, sorti all’ interno della scuola, è Edward Bernstein. Ecco quello che scriveva nel 1887: “”Oggi, malgrado in cambiamenti continui nei gruppi e nelle condizioni interne delle industrie, la situazione si presenta come segue: la grande industria non assorbe continuamente la piccola e media impresa, ma si afferma e cresce a fianco di essa. Solo le imprese minuscole diminuiscono in assoluto e relativo. Ma quanto alle imprese piccole e medie, il loro numero si accresce”” (1). (pag 179) “”Se è vero, ha scritto Kautsky in risposta a Bernstein, che il numero di possidenti aumenta da lungo tempo invece di diminuire, non arriveremo mai all’ obiettivo. Se è il numero di capitalisti che aumenta, e non quello degli spossessati, noi ci allontaniamo sempre di più a misura che si realizza il progresso, ed è allora il capitalismo che si stabilisce, e non il socialismo””. (pag 183)”,”TEOC-313″
“LASSERRE André”,”La Suisse des années sombres. Courants d’opinion pendant la Deuxième Guerre mondiale 1939-1945.”,”André Lasserre, storico, è professore all’Università di Losanna e da vari anni è depututo del Grand Conseil vaudois. I pensatori politici germanofili (pag 159-163) (segue paragrafo sui ‘non-allineati’)”,”EURx-338″
“LASSIEUR Pierre”,”L’ immigration de Jules Cesar à nos jours.”,”LASSIEUR Pierre ha pubblicato in dieci anni quattro volumi che trattano della verità di vangeli e degli errori del progressismo cristiano. Ha criticato l’ indulgenza con cui si trattano i casi di delinquenza giovanile in Francia. Il progetto di una moschea a Roma data da più di mezzo secolo, da MUSSOLINI. Essa avrebbe dovuto essere costruita con i soldi dello Shah dell’ Iran. MUSSOLINI però voleva in cambio la costruzione di una chiesa a La Mecca. La risposta negativa ebbe la giustificazione seguente: l’ Arabia Saudita tutta intera (4 volte la superficie delle Francia) è una gigantesca moschea ed è impossibile perciò costruire una chiesa all’ interno di una moschea… (pag 247).”,”FRAS-018″
“LATELLA Maria”,”Come si conquista un paese. I sei mesi in cui Berlusconi ha cambiato l’Italia.”,”Maria Letella è direttore del settimanale ‘A’ e da quattro anni conduce programmi di attualità politica su Sky. ‘””Faccio cinquanta telefonate al giorno, quando sono a Roma ricevo, tra mattino e sera, almeno una ventina di persone. Solo Gianni Letta ha un ritmo di lavoro più intenso del mio. E’ unico, Gianni. Se non ci fosse, mollerei anch’io””. Lo dice da quindici anni, ed è qusta, forse, la cifra (o una delle chiavi di interpretazione) che può aiutare a capire l’uomo che nel 1994 ha cambiato la storia di questo Paese”” (pag 10)”,”ITAP-001-FC”
“LATIMER Jon”,”Alamein.”,”””Before Alamein we never had a victory. After Alamein we never had a defeat”” (Winston Churchill) “”For all his undoubted tactical brilliance, Rommel failed to understand what Wavell knew: that modern warfare is a matter of administration, and that unlike tactics – certainly in the desert – administration is the art of the possible (57). Thus Alamein, like Stalingrad and the Marne, Would become, in the words of the American Brigadier-General S.L.A. Marshall, a ‘monument of the supreme folly of over-extension’ (58). Rommel’s administrative weakness, coupled with a failure to husband his armour for a concerted blow, meant that he was never able to threaten Montgomery’s precious ‘balance’, although the only Eighth Army manoeuvre that really made him dance was the series of blows struck by the Australians against 164th Division towards the coast (59). But such criticisms are the matter of the military professional, and not strictly relevant to the wider importance of the victory. Certainly they were not relevant to the people of Britain, for whom Alamein was the first ‘permanent’ victory Churchill, with his unrivalled ability to coin a phrase, in a speech at the Mansion House on 10 November said “”Now this is not the end, it is not even the beginning of the end. But it is perhaps the and of the beginning (60)”” (pag 318-319). Jon Latimer per molti anni ha servito nella ‘Territorial Army’ e ha pubblicato molti articoli sui giornali militari. È pure autore di ‘Operation Compass 1940’, ‘Tobruk 1941’ e recentemente ‘Deception in War’. Vive nel Galles (2002). [Jon Latimer, Alamein, John Murray, London, 2002] [(57) Wavell, ‘The Good Soldier’, pp. 10-11; (58) Lucas-Phillips, Alamein, p. 35; (5) Tuker, ‘Approach to Battle’, pp. 242-4, 256-7; (60) Churchill, ‘The Second War’, vol. IV, p. 487] ‘””Nonostante tutta la sua indubbia abilità tattica, Rommel non riuscì a capire ciò che Wavell sapeva: che la guerra moderna è una questione di amministrazione, e che a differenza della tattica – certamente nel deserto – l’amministrazione è l’arte del possibile (57). Così Alamein, come Stalingrado e la Marna diventerebbero, secondo le parole del generale di brigata americano S.L.A. Marshall, un “”monumento della suprema follia della sovra-estensione”” (58). La debolezza amministrativa di Rommel, unita all’incapacità di combinare la sua armata per un colpo concertato, fece sì che non riuscì mai a mettere in pericolo il prezioso “”equilibrio”” di Montgomery, anche se l’unica manovra dell’Ottava Armata che lo fece davvero ballare fu la serie di colpi sferrati dagli australiani contro la 164a Divisione verso la costa (59). Le critiche sono materia dei professionisti militari e non sono strettamente rilevanti per l’importanza più ampia della vittoria. Certamente non erano rilevanti per il popolo britannico, per il quale Alamein fu la prima vittoria “”permanente”” di Churchill, con la sua impareggiabile capacità di coniare un frase, in un discorso alla Mansion House il 10 novembre disse: “”Ora questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio (60)'”,”QMIS-050-FSD”
“LATOUCHE Serge”,”L’ occidentalizzazione del mondo. Saggio sul significato la portata e i limiti dell’uniformazione planetaria.”,”L’A insegna alla Facoltà di giurisprudenza della Univ di Parigi XI e presso l’ IEDES (Inst. d’Etude du Development economique et social, Paris). Specialista del Terzo Mondo è autore inoltre di: -Critique de l’imperialisme. ANTHROPOS -Faut-il refuser le developpement? PUF -La planete des naufrages. Essai sur l’ apres-developpement. LA DECOUVERTE”,”ECOI-026″
“LATOUCHE Serge”,”Breve trattato sulla decrescita serena.”,”LATOUCHE Serge è professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud. Specialista dei rapporti economici e culturali Nord Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali ha scritto vari libri pubblicati in Italia tra cui ‘Il pianeta dei naufraghi’ e ‘Come sopravvivere allo sviluppo’.”,”ECOI-291″
“LATOUCHE Serge a cura, saggi di Marie.Annick BARTHE Gérald BERTHOUD Alain CAILLÉ Jacques CHARMES Denis CLERC Pascal COMBEMALE Jean-Joseph GOUX Berbard GUERRIEN Philippe D’IRIBARNE Paul JORION Jean-François NOËL”,”L’economia svelata. Dal bilancio familiare alla globalizzazione.”,”Marie-Annick Barthe, Maïtre de Conférences in scienza economica all’Università di Parigi V e ricercatrice presso il Laboratoire d’économie sociale CNRS Paris I. Gérard Berthoud, Professore all’Istituto di antropologia e sociologia dell’Università di Losanna. Alain Caillé, Professore di Sociologia all’Università Paris X – Nanterre. Nel 1981 fonda il Mouvement anti-utilitariste dans les sciences sociales e dirige la Revue du MAUSS. Jacques Charmes, Direttore dell’Institut français de recherche scientifique pour le développement en coopération presso l’ORSTOM. Pioniere a livello mondiale nello studio del settore dell’economia informale, collabora con l’INSEE e con l’ONU a New York. Denis Clerc, Direttore-fondatore della rivista Alternatives économiques dal 1980. Insegna gestione aziendale presso l’École d’Ingénieurs dell’Università di Bourgogne a Dijon. Pascal Combemale, Professore di scienze sociali al Liceo Henri IV di Parigi. Jean-josephj Goux, Professore alla Rice University di Houston e direttore scientifico del Collège International de Philosophie. Bernard Guerrien, Matematico ed economista, è maître de conférences all’Università Paris I. Philippe d’Iribarne, Direttore del gruppo di ricerca Gestion et Société del CNRS, ha pubblicato La Logique de l’honneur, Seuil, Paris 1989. Paul Jorion, Antropologo ed esperto in modelli matematici in antropologia ha insegnato presso le università di Bruxelles, Cambridge e Paris VIII. Serge Latouche, Professore di economia politica e di epistemologia delle scienze sociali ed esperto del Terzo Mondo, insegna all’Università Paris I e a l’IEDES Institut d’étude du développement économique et Social. Jean-Fraçois Noël, Maïtre de conférences e direttore aggiunto del centre d’Économie-Espace Environnment dell’Università Paris I.”,”ECOT-164-FL”
“LATOUCHE Serge HARPAGÈS Didier”,”Il tempo della decrescita. Introduzione alla frugalità felice.”,”Serge Latouche filosofo ed economista, professore emerito all’Università Paris XI e all’ IEDES (Istituto di Studi sullo Sviluppo economico e sociale). Didier Harpagés professore di scienze economiche e sociali in un liceo di Parigi.”,”ECOS-001-FFS”
“LATTA Claude VUILLEUMIER Marc GÂCON Gerard a cura; saggi di Bruno ANTONINI Michel BELLET Letterio BRIGUGLIO Brigitte CARRIER-REYNAUD André COMBES Michel CORDILLOT Alain DALOTEL Alex DEVAUX PELIER Gerard GÂCON Charles-Henri GIRIN Claude LATTA Pierre LEVEQUE Jean LORCIN Anna-Maria LONGHIN Francois MAROTIN Didier NOURRISSON Bernadette SEGOIN Jacques VIARD Marc VUILLEUMIER”,”Du Forez à La Revue socialiste: Benoït Malon (1841-1893). Reevaluations d’un itineraire militant et d’une oeuvre fondatrice.”,”saggi di Bruno ANTONINI Michel BELLET Letterio BRIGUGLIO Brigitte CARRIER-REYNAUD André COMBES Michel CORDILLOT Alain DALOTEL Alex DEVAUX PELIER Gerard GÂCON Charles-Henri GIRIN Claude LATTA Pierre LEVEQUE Jean LORCIN Anna-Maria LONGHIN Francois MAROTIN Didier NOURRISSON Bernadette SEGOIN Jacques VIARD Marc VUILLEUMIER”,”MFRx-147″
“LATTARULO Leonardo a cura; testi di C. VARESE G.B. BAZZONI F.D. GUERRAZZI A. MANZONI G. ROVANI N. TOMMASEO W. SCOTT M. D’AZEGLIO T. GROSSI C. CANTU’ C. TENCA R. GIOVAGNOLI E. CALANDRA S. UZIELLI P. ZAJOTTI G. SCALVINI G.B. NICCOLINI F. DE-SANCTIS L. MAIGRON B. CROCE G. LUKACS A. LEONE-DE-CASTRIS G. DEBENEDETTI A. BORLENGHI G. BALDI P. DE-TOMMASO B. STAGNITTO F. PORTINARI”,”Il romanzo storico.”,”Leonardo Lattarulo (Lecce, 1948) lavora presso l’istituto di filologia moderna dell’Università di Roma (1978). ‘Lo sviluppo del romanzo storico nella letteratura europea del primo Ottocento è una delle più interessanti manifestazioni del “”bisogno di storia”” che caratterizza la cultura borghese nell’età della restaurazione dopo gli sconvolgimenti della rivoluzione e dell’età napoleonica’ (4° di copertina)”,”VARx-615″
“LATTEK Christine”,”Revolutionary Refugees. German socialism in Britain, 1840-1860.”,”ANTE1-11 LATTEK Christine ha studiato nelle università di Berlino Tubinga e Cambridge dove ha ricevuto il suo PhD per la sua tesi sulla Socialdemocrazia tedesca in esilio in Inghilterra.”,”MGEx-193″
“LATTES Renato MONTANI Gianni MURARO Giuseppe NORTON Nelly OLIVERO Fredo VALPREDA Pietro a cura, articoli di Wlodek GOLDKORN Hermis SAGATTI Jadwiga STANISZKIS Jerzy STRZELEKI Jan LITINSKI Stefan KUROWSKI Jacek KURON Karol MODZELEWSKI Zbigniew BUJAK Jerzi STEPLEN Jna RULEWSCKI Bogdan LJS”,”Polonia ’81. Solidarnosc Autogestione.”,”Contiene: ‘La crisi dell’economia nel decennio di Gierek’ a cura del Centro studi di politica internazionale del Pci.”,”POLx-045″
“LATTIMORE Owen”,”La frontiera. Popoli e imperialismi alla frontiera tra Cina e Russia.”,”Raramente la biografia di uno studioso si fonde con la sua attività scientifica, almeno nella misura in cui questo avviene per Owen Lattimore.”,”ASIx-007-FL”
“LAUBE Adolf STEINMETZ Max VOGLER Günter, collaborazione di Renate WEBER”,”Illustrierte Geschichte der deutschen frühbürgerlichen Revolution.”,”Cartina della diffusione in Germania della Riforma come movimento popolare (1517-1525). (pag 156) Carta europea delle conseguenze della Riforma in Europa nel XVI secolo. (pag 377)”,”GERx-103″
“LAUBER Patricia”,”Il pianeta Terra.”,”””Queste circostanze hanno costretto gli scienziati a concludere che il mantello è solido e liquido insieme: cioè è un solido che si comporta anche come un liquido. E’ tanto caldo da trovarsi allo stato fuso, ma l’ enorme pressione delle rocce sovrastanti lo mantiene allo stato solido. (…) “”Nella profodità della Terra, quindi, “”solido”” e “”liquido”” non hanno lo stesso significato che hanno per noi alla superficie.”” (pag 34-35)”,”SCIx-161″
“LAUDANI Raffaele”,”Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse.”,”Il nome di Herbert Marcuse (1898-1979) è legato alle vicende dei movimenti antisistemici degli anni sessanta e settanta. Raffaele Laudani è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche (Università di Torino) e in Philosophie et histoire des idées (Université de Nice – Sophie Antipolis).”,”TEOP-095-FL”
“LAUFENBERG Heinrich”,”Der politische Streik.”,”Laufenberg autore di ‘Der Politische Streik’ (1914) diventerà poi con Wolffheim un leader teorico del nazionalbolscevismo (nazional-bolscevismo) (citato da Marramao, Teoria del crollo e capitalismo organizzato…)”,”MGEx-090″
“LAURAT Lucien”,”L’ accumulation du capital d’ apres Rosa Luxembourg. Suivi d’un apercu sur la discussion du probleme depuis la mort de Rosa Luxembourg.”,”Nei suoi ‘Studi sulla teoria e la storia delle crisi’ TUGAN-BARANOVSKY si chiede: “”i paesi dell’ America Latina dove hanno preso i mezzi per acquistare nel 1825 due volte più merci di quelle del 1821? Sono gli stessi inglesi che gli hanno fornito questi mezzi. I prestiti contrattati alla Borsa di Londra sono serviti per pagare le merci importate. I fabbricanti inglesi si fecero illusioni sulla domanda creata da loro stessi e fu duro convincerli che le loro speranze erano esagerate””. Questa concezione che considera il pagamento di merci inglesi con denaro prestato dagli inglesi come una “”illusione”” e un rapporto economico anormale, era stata formulata, ben prima di TUGAN-BARANOVSKY da SISMONDI, nella seconda edizione dei suoi “”Nuovi principi di economia politica””. (pag 114) A pag. 168 c’è il paragrafo: ‘Il credito e lo Stato possono realizzare il plusvalore?’. Secondo Ch. DVOLAITSKY e Helene BAUER, il primo bolscevico-leninista e la seconda austro-marxista, Rosa LUXEMBURG ha dovuto fare appello alle aree non capitalistiche perché non ha tenuto conto del credito.”,”LUXS-031″
“LAURAT Lucien”,”Problemas actuales del socialismo.”,”””L’ insurrezione e la guerra civile sono ai loro (ai pensatori socialisti, ndr) i mezzi più idonei per rendere il socialismo impossibile, poiché distruggono le forze produttive, senza le quali il socialismo è inconcepibile, e impediscono, allo stesso tempo, la selezione dei settori suscettibili di passare alla collettività e la indennizzazione equa dei proprietari espropriati, cosa che condurrebbe alla collettivizzazione generale, qualificata da Karl Renner come “”sproposito generale””. Possiamo qui citare un testimone che non sospetto di “”riformismo””: Leon Trotsky in persona. Questo è quello che disse l’ uomo che collaborò con Lenin nella rivoluzione del 1917, in un discorso diretto al IV Congresso del Comintern, nel novembre 1922: “”E’ impossibile comprendere la storia della edificazione economica della Russia sovietica durante i cinque anni della sua esistenza se la si giudica unicamente dal punto di vista dell’ opportunità economica. E’ necessario giudicarla tenendo conto, in primo luogo, della opportunità militare e politica, e solo dopo queste, l’ opportunità economica. La sana ragione economica non coincide sempre, ma molto meno, con la necessità politica (…)””. (pag 83-84)”,”SOCx-119″
“LAURENT Alain”,”Storia dell’individualismo.”,”Alain Laurent insegna Filosofia nell’Ecole des Hautes Etudes Politiques et Sociales di Parigi. Tra i suoi libri: De l’individu et ses ennemis, Solidaire, si je le veux e L’individualismo.”,”TEOS-030-FL”
“LAURENT Eric”,”La guerra dei Bush. I segreti inconfessabili di un conflitto.”,”Eric Laurent, nato nel 1947, inviato specialista di politica internazionale, è grand reporter per Le Figaro. Inoltre presenta un popolare programma radiofonico di attualità, “”Lo scacchiere internazionale””, su France Culture.”,”USAQ-013-FL”
“LAURENT Boris”,”La guerre totale à l’Est, 1941-1945. Nouvelles perspectives sur la guerre germano-soviétique (1941-1945).”,”””L’on ne saurait introduire un principe modérateur dans la philosophie de la guerre elle-même sans commettre une absurdité (…). La guerre est un acte de violence et il n’y a pas de limite à la manifestation de cette violence”” (Clausewitz, De la guerre, Livre I, chapitre I) Giornalista specializzato in storia militare, Boris Laurent ha diretto il settimanale ‘Axe & Alliés’ e commentato presso le Nouveau Monde Editions le ‘Mémoires de Paulus’ e di ‘Patton’. Cecità intellettuale tedesca con Operazione Barbarossa (pag 42-44). Delirio strategico: la forza dell’Armata Rossa è ‘la grande sconosciuta’. “”Au début du mois de juillet [1940, ndr], le général Marcks travaille sur un plan de guerre contre l’URSS. Son plan va en réalité devenir la pierre angulaire de la future opération ‘Barbarossa’ (57). L”Operationsentwurf Ost’ envisage deux assauts principaux, l’un au nord et l’autre a sud des marais du Pripet. Le pince la plus puissante de cette tenaille est située au nord et doit percer à partir de la Prusse-Orientale et de la Pologne en direction de Moscou, clef pour «éliminer la cohérence de l’État russe» (58) (…). La destruction de masse de l’Armée rouge dans les régions les plus à l’ouest permettra à la Wehrmacht de progresser rapidement dans l’hinterland et de repousser le rayon d’action des bombardiers russes. L’objectif final est de rejoindre une ligne qui part de Rostov au sud, passe par Gorki à l’est de Moscou et remonte à Arkhangelsk sur la mer Blanche. L’état-major général de l’OKH pense qu’une telle percée permettrait de briser la résistance soviétiqe et de capturer les ressources nécessaires à la poursuite des opérations. Un simple regard su une carte montre à quel point le général Marcks est confiant pour atteindre des objectifs phénoménaux en seulement quelques semaines. Les troupes allemandes devront avancer et se battre sur 3.5 millions de kilomètres carrés. C’est quatorze fois l’espace français. Les objectifs ultimes de cette campagne titanesque sont à 1.880, 1550 et 2.060 kilomètres des bases de départ allemands. Le général Halder, commanditaire du plan Marcks, approuve l’idée et ne bronche pas face à ce délire stratégiques. Il dit d’ailleurs au mois de juillet: «L’affaire devrait être réglée en quadre à six semaines». Comme l’indique l’historien français Jean Lopez, l’objectif délirant que s’est assigné l’état-major général est «réalisable… en temps de paix (59)». Or, comme l’écrira le Feldmarchall Paulus, les forces de l’Armée rouge constituent «la grande inconnue» (60). Effectivement, les chefs de l’armée allemande n’ont aucune idée de la capacité numérique de l’Armée rouge. Leurs reinsegnement estimeront à la hausse le nombre de division soviétiques mois après mois. Le plan de Marcks révèle au plus haut point la cécité intellectuelle des généraux allemands et l’extraordinaire ‘hubris’ dont il font preuve. Les capacités de la Wehrmacht pour venir à bout de l’Armée rouge en une seule campagne ne sont pas remises en question. Tous ceux qui doutent de ses capacités sont immédiatement écartés par le général Halder qui s’arc-boute sur l’idée d’une offensive axée sur Moscou et dissuade Marcks (61) de lancer l’assaut principal au sud de l’URSS. Pour Halder, la victoire totale ne s’acquerra que si la capitale soviétique est capturée (62) et rien ne pourra barrer la route de la Wehrmacht car la capacité de combat de l’Armée rouge est tenue pour quantité négligeable. L’extrême confiance de l’état-major général illustre le mépris culturel, racial et militaire dont font preuve les Allemands à l’égard des Russes”” (pag 42-44) [(57) Ernst Klink, “”Die militarische Konzeption””, ‘Das deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg’, vol. 4, ‘Der Angriff auf die Sowjetunion’, 1983, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, pp. 219-220; (58) Friedhelm Klein et Inglo Laschnit, ‘Der Operationsentwurf Ost des Generalmajors Markcs von 5. August 1940″”, Wehrforschung 4, p. 116; (59) Jean Lopez,’Hitler attaque Staline’, Guerre & Histoire, n. 2, op. cit., p. 41; (60) Boris Laurent, ‘Friedrich Paulus. La bataille de Stalingrad’, op. cit., p. 59; (61) À ce moment, Marcks n’exclue pas un état de guerre permament à l’Est, au-delà de la ligne Arkhangelsk-Gorki-Rostov, mais à petit échelle; (62) Bryan Fugate, ‘Operation Barbarossa. Strategy and Tactics on the Eastern Front, 1941’, 1984, Novato, Presidio Press, p. 67] Fossato ideologico e intellettuale tra i due eserciti. “”Ce conflit germano-soviétique nous apprend que le fossé qui sépare les deux armées ne se limite pas à la seule idéologie. Il est aussi intellectuel. En ce sens, Wehrmacht et Armée rouge se battent sur les même champs de bataille, mais évoluent dans deux univers radicalement différents. L’univers allemand tourne autour du principe cardinal de l’engagement décifif. Pour l’état-major allemand, la guerre est une succession de coups, de batailles – batailles d’encerclement, batailles d’anéantissement, batailles décisives – qui constituent les opérations. L’héritage des concepts napoléoniens est ici très prégnant. La tactique est la reine à laquelle sont subordonnées la question logistique ou encore celle du renseignement, pourtant capitales. (…) (pag 536-537-538)”,”QMIS-236″
“LAURENT Eric”,”Mosca a Wall Street.”,”Eric Laurent giornalista, specialista in politica estera presso ‘Radio France’ e Figaro Magazine, ha lavorato a Washington per un Centro di studi specializzato in problemi di sicurezza internazionale. Oltre ad alcuni saggi, è anche autore di un romanzo a sfondo politico, ‘Carl Marx Avenue’, Orban, 1986.”,”RUST-169″
“LAURENTI Renato”,”Eraclito.”,”Guerra e frammenti del flusso. ‘Se tutto è passaggio da un contrario all’altro e se tale passaggio è sostenuto dalla continua tensione di forze contrapposte, sarà agevole concludere che tutto è guerra. La guerra è una realtà tragica ma intimamente radicata nella natura dell’uomo, e il greco, come ogni altro, ne aveva esperienza: guerra come scontro di eserciti (l”Iliade’ e l”Odissea’ si svolgono su uno sfondo di guerra), come scontro di idee (le ‘Opere’ di Esiodo sono incentrate sulla lite col fratello): guerra tra uomini e guerra tra dèi, guerra di conquista e di liberazione, esecrata e bramata come quella che dà lutti e insieme gloria. A tale realtà fa appello Eraclito per spiegare il divenire . B 80: “”Bisogna sapere che ‘polemos’ è comune e giustizia è contesa e che tutte le cose si producono secondo contesa e necessità””. (…) ‘Polemos’ nel frammento non significa soltanto lo scontro sul campo di battaglia giacché si parla anche di cose: è quindi l’urto tra gli avversari, la lotta tra opposti, l’affrontarsi dei contrari, è la radice di ogni cosa, la fonte di ogni divenire. (…) Che Eraclito abbia avuto un suggerimento da Esiodo e da Omero è possibile, ma più interessante è notare come, solo se adagiate su un piano filosofico, le parole acquistino un senso trasparente. Perciò è preferibile vedere in Anassimandro il vero predecessore di Eraclito. Anche nel Milesio si parla di ingiustizia commessa da un contrario ai danni dell’altro, ingiustizia di cui giustamente il trasgressore dovrà pagare il fio all’altro secondo le disposizioni del tempo. Eraclito riproporrà in un’altra dimensione la lotta dei contrari e tale lotta proclamerà giusta, perché senza lotta non c’è, non può esserci niente. (…) Dunque c’è giustizia perché c’è lotta. La spiegazione è sempre la stessa: le tensioni sulle quali si costituisce l’altra. Ma con ciò non si dice che giustizia sia ingiustizia o che guerra sia pace – o, per lo meno, le frasi vanno comprese. La lotta dei contrari è il requisito indispensabile perché le cose vengano alla luce e si mantengano momento per momento’ (pag 129-132)”,”FILx-026-FV”
“LAURETI Giacomo a cura”,”Democrazia assoluta e relativa.”,”Dattiloscritto Lucidamente scrisse il Barbagallo: “”se gli uomini volessero guardare con gli occhi aperti, troverebbero che dal giorno in cui la grande industria irruppe nel mondo, noi, senza saperlo, cominciammo ad entrare nell’era del collettivismo, perchè, fatalmente non avemmo più la forza di sorreggere individualmente il peso del suo meccanismo”” (pag 5) Fascicolo dattiloscritto allegato: Roberto Bachi, La mobilità della popolazione all’interno delle città europee (pp. 5) (1933)”,”TEOP-512″
“LAURIA Felicetta”,”L’Unione Europea. Origine, sviluppi, problemi attuali.”,”Lo studio delle Comunità impone una continua opera non solo di aggiornamemto ma di analisi dei risultati raggiunti: ma è altrettanto certo che il lavoro della Profesoressa Lauria, nato dai corsi di diritto comunitario tenuti da ormai cinque anni nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano costituisce uno strimento essenziale per conoscere nei suoi veri termini la realtà attuale delle Comunità e di riflesso l’ambito di potere degli Stati membri. Introduzione Alessandro Migliazza. Milano, maggio 1988.”,”EURx-119-FL”
“LAURIE Bruce”,”Artisans into Workers. Labor in Nineteenth-Century America.”,”Bruce Laurie è professore di storia all’Università del Massachusetts, Amherst. Ha ricevuto il dottorato all’Università di Pittsburgh ed è autore di ‘Workin People of Philadelphia: 1800-1850’. Molto spazio dedicato ai Cavalieri del Lavoro (Knights of Labor) di T. Powderly, al movimento sindacale (AFL) e al leader sindacale Gompers”,”MUSx-318″
“LAURIN-FRENETTE Nicole”,”Classes sociales et pouvoir. Les théories fonctionnalistes.”,”Nicole Laurin-Frenette, sociologia, Università di Montréal. – Dahrendorf (La società post-capitalista) (pag 272) – Touraine (La società post-industriale) (pag 281) Dahrendorf e la società post-capitalista. (pag 272-273) “”Dahrendorf montre ensuite comment l’analyse de la société moderne confirme ces diverses hypothèses concernant les classes et la lutte des classes. Nous reprendrons seulement ses conclusions principales. D’abord, les nations occidentales doivent être considérées, en ce qui concerne les rapports entre les classes, comme des sociétés post-capitalistes. D’une part, les seules associations impératives dont la structure engendre des classes antagoniques sont l’État et l’entreprise. D’autre part, l’intensité et la violence de la lutte des classes sont considérablement plus faibles que dans les formations industrielles capitalistes auxquelles s’appliquait la théorie marxiste. Ainsi, l’évolution historique nous permet, d’envisager la théorie marxiste comme une application particulière de la théorie générale du conflit à un cas unique, celui des sociétés industrielles, au stade capitaliste des antagonismes sociaux. Ce stade capitaliste, qui correspond à la situation décrite par Marx, se caractérise dans les termes de la théorie générale de Dahrendorf par : 1° la juxtaposition ou la surimposition de la lutte industrielle et de la lutte politique entre les classes ; 2° la coïncidence de la distribution de l’autorité et de la distribution des ressources et récompenses : propriété, prestige, revenu et autres ; 3° l’absence de mobilité entre les classes dans l’industrie et dans les autres associations impératives et 4° l’absence de régulation effective du conflit et par conséquent, l’impossibilité d’une transformation graduelle, ordonnée et pacifique des structures sociales. Cet ensemble de conditions implique des rapports de classes explosifs, susceptibles de provoquer des changements soudains et radicaux – de type révolutionnaire – proportionnels à l’intensité et à la violence de la lutte. Résumant ces particularités de l’ordre social capitaliste, Dahrendorf écrit :«Pour le capitaliste, la domination était associée à des gains financiers importants tandis que pour les travailleurs, l’assujettissement entraînait une extrême misère matérielle. (…) Les groupes qui détenaient l’autorité dans l’entreprise industrielle contrôlaient aussi l’État, soit en personne, soit par l’intermédiaire de membres de leur famille ou d’autres agents. Par contre, les groupes assujettis dans l’entreprise, étaient exclus comme tels du gouvernement. (…) Ainsi, les conditions propres à la société capitaliste, faisaient de l’industrie et de la société en général, le théâtre d’un seul et même conflit dont l’intensité pouvait atteindre un degré extraordinaire. (…) L’absence de mobilité entre les classes aggravait davantage ce conflit» (1). Le passage de la société capitaliste à la société post-capitaliste est lié, en premier lieu, à l’établissement de mécanismes efficaces de régulation du conflit, dans l’entreprise et dans l’appareil d’État : représentation, arbitrage, participation, etc., bref, à l’instauration de la « démocratie industrielle » et de la « démocratie politique ». L’avènement de l’ère post-capitaliste s’accompagne en second lieu, de « l’isolement institutionnel de l’industrie et du conflit industriel » : les positions de domination dans l’industrie et dans les autres sphères de la société ne sont plus surimposées et juxtaposées. Elles ont tendance à se dissocier progressivement, tout comme la distribution de l’autorité et celles du revenu, de la propriété et du prestige. Ce qui fait dire à Dahrendorf que s’il existe encore des capitalistes et des ouvriers dans la société postcapitaliste, ils ne forment ni une bourgeoisie, ni un prolétariat puisque, par exemple, l’ouvrier d’usine peut théoriquement devenir ministre au Parlement, actionnaire d’une entreprise ou vedette de la télévision! Sous l’effet du processus de dissociation des conflits, les classes qui s’affrontent dans l’entreprise industrielle perdent leur « prolongement » direct dans la « société politique»; les thèses de Marx ne peuvent donc plus rendre compte de la conjoncture politique : «Il n’est plus nécessaire que la classe dominante et la classe dominée, dans l’entreprise, se confondent avec les classes politiques correspondantes. (…) Le « vieux » conflit persiste mais ses effets sont restreints, à la sphère institutionnelle de l’industrie. Hors de l’entreprise, dans la société politique, le conflit du « capital » et du « travail » ne trouve plus désormais son prolongement dans la lutte entre la bourgeoisie et le prolétariat, au sens marxiste» (2). Dans la sphère politique, la société post-capitaliste se rapproche, selon l’auteur, du modèle décrit par Riesman: une vaste classe dirigeante composée de l’élite (bureaucratie et gouvernement) et de tous les groupes d’intérêts dont les revendications sont prises en considération par les gouvernants, à divers moments. Les groupes d’intérêt sont alternativement associés au pouvoir; la classe dominée – ceux qui sont dépourvus d’autorité – devient une catégorie fluctuante, «une classe conjoncturelle (situational) dont chaque élément a la possibilité d’exercer l’autorité» (3)”” (pag 272-273) [(1) ‘Class and Class Conflict in Industrial Society’, pp. 242-243; (2) ‘Class and Class Conflict in Industrial Society’ pp. 271-272; (3) Ibid., p. 305]”,”TEOS-286″
“L’AURORA Enrico Michele, a cura di Pietro THEMELLY”,”Scritti politici e autobiografici. Inediti e rari (1796-1802).”,”Intorno al 1760 – 1763 nasce a Roma Enrico Michele L’Aurora. All’età di 26 anni nel 1786 viaggiò i n Europa, nell’Africa e nel Messico. All’inizio della Rivoluzione 1789 scrisse varie memorie alla Convenzione. Nel 1792 giunge a Nizza con l’esercito francese. Poi s9i reca a Mentone e Novi. Primi progetti d’insurrezione nazionale. 1793 indirizza un messaggio alle Legioni italiane che innalzando sugli stendardi L’aquila romana dovranno liberare Roma dal governo del papa. 1794 dopo Termidoro soggiorna a Parigi. 1796 marzo: Bonaparte assume il comando dell’Armée d’Italie. Marzo-Maggio 1796 Enrico Michele L’Aurora partecipa alla lotta per la liberazione della Lombardia.”,”BIOx-077-FL”
“LAVAL Michel”,”L’homme sans concessions. Arthur Koestler et son siècle.”,”Arthur Koestler (Budapest, 5 settembre 1905 – Londra, 3 marzo 1983) è stato uno scrittore e filosofo ungherese. (fonte wikip) Cenni biografici Il padre era ungherese e la madre austriaca, entrambi di origine ebraica. Nei primi anni venti la famiglia si trasferì a Vienna, dove Koestler frequentò il Politecnico. Nel 1926 abbandonò l’Europa e si trasferì con i primi coloni in Palestina, allora possedimento inglese. Assunto da un giornale tedesco, divenne inviato da Gerusalemme, per poi trasferirsi in Germania, per assumere la carica di condirettore del Berliner Zeitung am Mittag, iscrivendosi successivamente al Partito comunista. Nel 1934 si rifugiò a Parigi per sfuggire alle persecuzioni razziali naziste. Continuò la sua attività di giornalista indipendente, denunciando sempre il pericolo costituito dal regime nazista. Inviato in Spagna per seguire gli sviluppi della guerra civile spagnola, venne catturato e condannato a morte dall’esercito franchista. L’intervento della diplomazia britannica gli salvò la vita. Tornato in Francia nel 1939, decise di abbandonare il partito comunista, di cui abiurò l’ideologia a seguito delle grandi purghe e deportazioni Staliniane. Scrisse “”Buio a mezzogiorno””, il cui protagonista è un uomo del Partito Bolscevico sovietico che cade vittima del sistema di persecuzione di cui egli stesso aveva fatto parte. Il romanzo gli provocò l’ostilità di numerosi intellettuali di sinistra vicini al partito comunista; come conseguenza, lo scrittore cadde in una forte depressione che lo spinse a tentare il suicidio col gas. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le autorità della Francia occupata lo tennero per qualche mese in un campo di detenzione; liberato, si arruolò nella Legione Straniera, per sfuggire alla deportazione sotto il regime collaborazionista della Repubblica di Vichy governata dal generale Pétain. Riuscì in tal modo a raggiugere Londra, dove si stabilì definitivamente, prendendo anche la cittadinanza britannica. Nel secondo dopoguerra continuò l’attività di scrittore e polemista, su posizioni decisamente anticomuniste. Fu anche insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico. Nel 1983 Koestler, ormai ammalato del morbo di Parkinson e di leucemia, si suicidò insieme alla terza moglie Cynthia. Era da tempo un sostenitore dell’eutanasia. Curiosità. Secondo quanto riportato nel testo “”La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti””, della storica e giornalista inglese Francis Stonor Saunders, la rivista tedesca “”Der Monat””, ove furono pubblicati i testi raccolti in seguito nel libro dal titolo “”Il dio che è fallito””,fu finanziata dalla CIA attraverso il Congress for Cultural Freedom in funzione d’un progetto di “”persuasione ideologica””. [1] Bibliografia Romanzi I gladiatori (The gladiators, 1939) (Mondadori, 1959 – Net, 2002) Buio a mezzogiorno (Darkness at noon, 1940) (Mondadori, 1946) Arrivo e partenza (Arrival and Departure, 1943) (Mondadori, 1966) Ladri nella notte (Thieves in the Night : Chronicle of an Experiment, 1946) (Mondadori, 1947) L’età del desiderio (The Age of Longing, 1951) (Jaca Book, 1982) (precedentemente Gli angeli caduti, Mondadori, 1952) Le squillo. Una tragicommedia con un prologo e un epilogo (The Call Girls: A Tragicomedy with a Prologue and Epilogue, 1972) (Rizzoli, 1975) Teatro Il bar del crepuscolo. Un’evasione in quattro atti (Twilight Bar, 1945) (U, 1947 – Liberal, 2003) Testi autobiografici [modifica] (Spanish Testament, 1937) Schiuma della terra (Scum of the Earth, 1941) (Il Mulino, 1989) Dialogo con la morte (Dialogue with Death, 1942) (Bompiani, 1947 – Il Mulino, 1993) Freccia nell’azzurro. Autobiografia 1905-1931 (Arrow In The Blue: The First Volume Of An Autobiography, 1905-31, 1952) (Mondadori, 1955 – Il Mulino, 1990) La scrittura invisibile. Autobiografia 1932-1940 (The Invisible Writing: The Second Volume Of An Autobiography, 1932-40, 1954) (Il Mulino, 1991) (Stranger on the Square, 1984) (con Cynthia Koestler) Saggi [modifica] Lo yogi e il commissario (The Yogi and the Commissar and other essays, 1945) (Liberal, 2002) (precendentemente Il yogi e il commissario, Bompiani, 1947) La pena di morte (con Albert Camus) (Riflexions sur la peine capitale, 1955) (Newton Compton, 1972) I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’Universo (The Sleepwalkers: A History of Man’s Changing Vision of the Universe, 1959) (Jaca Book, 1982) Il fiore di loto e il robot (The Lotus and the Robot, 1960) (?, ?) La forca in Inghilterra (Hanged by the neck, 1961) (Edizioni di Comunità, 1963) L’atto della creazione (The act of creation, 1964) (Astrolabio Ubaldini, 1975) Il fantasma dentro la macchina (The Ghost in the Machine, 1967) (Societa Editrice Internazionale, 1970) Il caso del rospo ostetrico. Il “”giallo”” scientifico attorno al prof. Kammerer (The Case of the Midwife Toad, 1971) (Jaca Book, 1979) Le radici del caso (The Roots of Coincidence, 1972) (Astrolabio Ubaldini, 1972) La sfida del caso. Esperimenti e speculazioni (The challenge of chance, 1973) (Astrolabio Ubaldini, 1974) La tredicesima tribù. Storia dei cazari, dal Medioevo all’Olocausto ebraico (The Thirteenth Tribe: The Khazar Empire and Its Heritage, 1976) (Utet, 2003) (precedentemente La tredicesima tribù: l’impero dei cazari e la sua eredità, Edizioni di Comunità, 1980) Il principio di Giano (Janus: A Summing Up, 1978) (Edizioni di Comunità, 1980) Varia L’ ultimo avversario (di Richard Hillary) (The last enemy, ) (Mondadori, 1946) (con un saggio di Arthur Koestler ) Il dio che è fallito. testimonianze sul comunismo (The god that failed, ) (Edizioni di Comunità, 1957) (con interventi di L. Fischer, A. Gide, A. Koestler, I. Silone, S. Spender, R. Wright) L’amico ritrovato (di Fred Uhlman) (Reunion. Der wiedergefundene Freund, 1971) (Feltrinelli, 1987) (precedentemente Ritorno. Seguito da Per carita, che i morti non risorgano, Longanesi, 1979) (introduzione di Arthur Koestler) (fonte wikip)”,”BIOx-185″
“LAVAL Christian”,”Marx au combat.”,”LAVAL Christian è sociologo, professore di scienze economiche e sociali. E’ autore di una storia della sociologia classica: ‘L’ambition sociologique’ (La Decouverte, 2002) e di ‘L’Homme économique’ (Gallimard, NRF, 2007). Ha scritto pure ‘Sauver Marx?’ in collaborazione con Pierre DARDOT e EL Mouhoub MOUHOUD (La Decouverte, 2007) e ‘La Nouvelle Raison du monde, essai sur la societé néoliberale’ con Pierre DARDOT (Decouverte, 2009). Analisi della crisi europea del 1845-1848: “”La crise elle-même éclate d’abord là où sévit la spéculation et ce n’est que plus tard qu’elle gagne la production. L’observateur superficiel ne voit pas la cause de la crise dans la surproduction. La désorganisation consécutive de la production n’apparaît pas comme un résultat nécessaire de sa proprie exubérance antérieure mais comme une simple réaction à la spéculation qui se dégonfle”” (pag 11) [citazione presa dall’A da: ‘Karl Marx Friedrich Engels, La Crise, traduzione e note di Roger Dangeville, 10/18, 1978, pag 94) Lo storico Guizot è uno dei primi a proporre una concezione della storia europea facendo della lotta un principio esplicativo generale. Guizot, vent’anni prima del Manifesto aveva usato questa formula: “”(…) la lotta delle classi riempe la storia moderna”” precisando: “”L’Europa moderna è nata dalla lotta delle diverse classi della società. (…) Nessuna classe ha potuto vincere né assoggettare le altre; la lotta, invece di diventare un principio di immobilità, è stata la causa del progresso (…)””. (pag 94) E’ Guizot ad aver firmato nel 1844 l’ordine di espulsione di Marx dalla Francia (pag 95) Marx nel 1850 sul rapporto crisi – rivoluzione. “”Di fronte alla prosperità generale in cui si sviluppano a profusione le forze produttive della società borghese, non si può porre la questione di una vera rivoluzione. (…) Una nuova rivoluzione non è possibile che a seguito di una nuova crisi. Ma essa è altrettanto certa quanto questa””. (pag 196) [Passo citato da Maximilien Rubel in “”Introduction””, Opere II, Economia, Gallimard pag LXXIII] Sulla rivoluzione del 1848. Essa va considerata non solo come “”l’avvenimento più formidabile nella storia delle guerre civili in Europa””, ma anche come il punto di partenza delle rivoluzioni future. (pag 120) [18 Brumaio]”,”MADS-500″
“LA-VALLE Davide”,”Le origini della classe operaia alla Fiat. Salario e forza-lavoro dalla fondazione ai consigli di fabbrica.”,”Proposta della trasformazione della Fiat in cooperativa (pag 130 e seguenti) 85 consigli di fabbrica a Torino nel settembre 1920. La Fiat punta di diamante dell’intero movimento. (pag 141)”,”MITT-185″
“LAVATORI Renzo”,”Gli angeli.”,”Renzo Lavatori, sacerdote, laureato in teologia e filosofia, docente di teologia dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma.”,”RELx-014-FL”
“LAVENIA Vincenzo”,”L’infamia e il perdono. Tributi, pene e confessione nella teologia morale della prima età moderna.”,”Vincenzo Lavenia si è formato e perfezionato alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove è assegnista (2004). Si è occupato di storia dell’ inquisizione romana, e di storia della giustizia, della medicina legale e della teologia morale. Erasmo. “”La confessione immaginata dall’umanista doveva essere esercizio frequente, misericordioso e capace di istruire, più che puntare a una sentenza precisa e giusta, più che accrescere il senso di precarietà del cristiano di fronte al peccato con cavillosi scrutini, l’ascolto delle colpe – riformato attraverso una dura selezione dei confessori abilitati e il controllo dei manuali, specie di quelli in volgare, infarciti di elenchi troppo minuziosi – doveva contribuire a una metodica, individuale e sociale al tempo stesso. Erasmo osteggiava l’ossessione per gli esami di coscienza e la lussuria; lo sconcertava il rosario di interrogazioni che Gerson aveva sciorinato per ammaestrare i confessori più ingenui alle prese con gil allettamenti della carne (…)”” (pag 82) Jean Gerson ha contribuito alla condanna a morte di Jan Hus. ‘Jean Gerson, noto anche come Jean Charlier de Gerson, è stato un importante teologo e filosofo francese del tardo Medioevo. Nato nel 1363 a Gerson, in Champagne, e morto nel 1429 a Lione, è conosciuto per il suo ruolo di cancelliere dell’Università di Parigi e per il suo contributo alla teologia mistica. Gerson è stato un fervente sostenitore dell’autonomia della Chiesa gallicana e ha combattuto contro le dottrine eretiche, partecipando attivamente ai concili di Pisa e di Costanza. È noto per aver contribuito alla condanna a morte di Jan Hus e Girolamo da Praga¹. Durante il suo esilio in Baviera, ha scritto le “”Consolazioni della teologia””, un’opera in quattro libri. Come teologo, Gerson ha cercato di sviluppare una teologia mistica che si opponesse alla teologia scolastica, enfatizzando l’importanza delle esperienze interiori e della volontà divina. Il suo lavoro “”De Mystica Theologia”” è considerato fondamentale per lo studio della mistica.’ (f. copil.)”,”RELC-002-FMB”
“LA-VERGATA Antonello”,”Nonostante Malthus. Fecondità, popolazioni e armonia della natura, 1700-1900.”,”Antonello La Vergata, nato a Cosenza nel 1954, è ricercatore presso il Dipartimento fi Filosofia dell’Università della Calabria.”,”DEMx-003-FL”
“LAVERY Brian”,”Navi. 5000 anni di avventure in mare. Seconda parte.”,”La campagna dei Dardanelli. “”La grande battaglia terrestre della Marna, che si svolse nel settebre 1914 nel nord della Francia, bloccò l’avanzata tedesca. Scavate lunghe linee di trincee, iniziò l’estenuante “”guerra di posizione””. Vi fu una fase di stallo anche sul fronte orientale, dove Germania e Austria-Ungheria combattevano contro le forze russe: I generali aveva pianificato vastissime offensive di terra che causarono migliaia di vittime. Presso l’ammiragliato britannico, Wiston Churchill vide un’altra via di attacco, contro la potenza nemica più debole: la Turchia. Se si fosse riusciti a far penetrare una flotta anglo-francese nel Mar Nero attraverso i Dardanelli, si sarebbe potuto eliminare la Turchia dallo schiaramento nemico e aprire un varco verso la Russia per inviare rifornimenti all’esercito russo, numeroso ma poco equipaggiato. Il piano di Churchill fu male attuato. Dopo avere bombardato i forti esterni dei Dardanelli, il 18 marzo 1915, un’unità anglo-francese di 16 corazzate cercò di superare lo stretto, ma incontrò una fascia minata che procurò danni all’incrociatore corazzato ‘Inflexible’ e affondò altre due navi. Il tentativo fu abbandonato”” (pag 289) Lo Jutland e le sue conseguenze. “”Bloccata l’offensiva sottomarina, nella primavera del 1916 la flotta tedesca, passata sotto il comando dell’ammiraglio Reinhard Scheer adottò una politica più aggressiva, che condusse alla grande battaglia dello Jutland. Dopo questo terribile scontro, la Germania reclamò la vittoria, avendo perduto solo una grande nave, l’incrociatore corazzato Lützow, contro le tre perse dalla Gran Bretagna. Gli Inglesi contavano 6000 morti su 60.000 impiegati, i Tedeschi 2500 su 36.000. La potente Royal Navy, che dai tempi di Nelson sembrava invincibile, aveva subito un duro colpo. La Gran Bretagna fu più chiusa riguardo all’esito della battaglia, di certo deludente perché ancora una volta i Tedeschi erano riusciti a sfuggirle di mano evidenziando alcuni punti deboli della sua flotta. La Germania tuttavia aveva riunciato al tentativo serio di dominare il Mare del Nord con i mezzi di superficie e, ben presto, tornò all’impiego dei sommergibili, finendo col provocare l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. Quella dello Jutland fu l’unica grande battaglia dell’era della ‘Dreadnought’, principalmente perché i Tedeschi erano restii ad allontanarsi dai porti e gli Inglesi cauti in battaglia. Nei vent’nni che seguirono fu al centro del dibatitto interno alla Royal Navy, divisa fra i sostenitori di Jellicoe e di Beatty. Fu anche l’ultima battaglia navale in cui l’aeronautica non ebbe una funzione significativa. Benché la portaidrovolanti britannica avesse lanciato un solo volo, che peraltro non riuscì a stabilire il contatto con il nemico, la Royal Navy continuò a lavorare all’arma aerea e a lanciare caccia e ricognitori direttamente dalle corazzate e incrociatori”” (pag 291)”,”QMIx-237″
“LAVERY Brian”,”Nelson and the Nile. The Naval War against Bonaparte, 1798.”,”Brian Nelson, nato in Scozia ha curato il settore della tecnologia navale presso il Museo Marittimo Nazionale a Greenwich. Ha pubblicato prure ‘The Ship of the Line’ (2 voll. 1983-84) e ‘Nelson’s Navy. the Ships, Men and Organization’ (1989).”,”QMIN-070-FSL”
“LAVEZZI Gianfranca”,”I numeri della poesia. Guida alla metrica italiana.”,”Gianfranca Lavezzi insegna Letteratura italiana all’Università di Pavia. Si è occupata soprattutto della tradizione lirica fra Settecento e Novecento, ed è autrice, tra l’altro, di studi su Foscolo, D’Annunzio, Saba, Montale.”,”VARx-091-FL”
“LAVIOSA Caterina”,”Le ideologie politiche nella crisi mondiale. Saggio sui documenti diplomatici della seconda grande guerra.”,”””Il camerata Stalin, come vedete, ha raggiunto lo scopo denunziando gli intrighi politici dell’Europa occidentale, che cercano di precipitare l’una contro l’altra la Germania e l’Unione sovietica. Bisogna riconoscere che nel nostro Paese vi furono certe persone miopi che si entusiasmarono per l’agitazione antifascista semplicista e dimenticarono questa attività provocatrice dei nostri nemici. Il camerata Stalin, prendendo in considerazione questa circostanza, sollevò già allora la questione della possibilità di altri rapporti di buon vicinato non ostili tra la Germania e l’URSS. Si vede adesso che quelle dichiarazioni del camerata Stalin sono state, in generale, giustamente intese in Germania, e che se ne sono tirate delle conclusioni pratiche (risa). La conclusione del patto tedesco-sovietico di non aggressione prova che la previsione storica del camerata Stalin si è brillantemente avverata. (Applausi prolungati)… (…) Il patto sovietico-tedesco di non aggressione mette termine alla inimicizia tra la Germania e l’URSS e ciò è nell’interesse dei due Paesi. La differenza che esiste nelle loro concezioni e nei loro sistemi politici non deve e non può essere ostacolo allo stabilirsi di buone relazioni politiche tra i due Stati, nello stesso modo che questa differenza non impedisce le buone relazioni politiche dell’URSS con altri Paesi non sovietici, capitalisti.”” (pag 87-89) (dal Discorso di Molotov al Soviet Supremo 31 agosto 1939)”,”RAIx-304″
“LAVISTA Fabio”,”Cultura manageriale e Industria Italiana. Gino Martinoli fra organizzazione d’impresa e politiche di sviluppo (1945-1970).”,”LAVISTA Fabio laureato in Storia dell’industria presso l’Università degli studi di Milano. Collabora con l’Istituto di storia economica. Gino Martinoli (1901-1996) manager formatosi all’Olivetti tra le due guerre mondiali.”,”ITAE-280″
“LAVRETSKI J.”,”Salvador Allende.”,”””Nell’ ottobre 1972 i nemici del Governo (di Allende, ndr) provocarono lo sciopero dei camionisti, sostenendo falsamente che questo si proponeva di monopolizzare tutto il trasporto. Lo sciopero disarticolò la distribuzione dei viveri ai centri urbani e degli articoli industriali alle località rurali. Subito aderirono ad esso i commercianti e gli impiegati bancari. I leaders degli scioperanti esigettero dal Governo che devolvesse agli ex proprietari le imprese nazionalizzate, requisite o controllate dallo Stato, liquidasse i comitati di lotta contro la speculazione e rinunciasse alla statalizzazione del sistema bancario. Lo sciopero di camionisti e commercianti durò 26 giorni.”” (pag 178-179)”,”AMLx-086″
“LAVROFF Dmitri Georges”,”I partiti politici nell’Africa nera.”,”L’autore è nato nel 1934 a Bordeaux. Ha studiato diritto e scienze politiche ottenendo in seguito la cattedra di diritto costituzionale alla facoltà di diritto di Dakar. E’ stato consigliere alla corte suprema del Senegal e consigliere del presidente della Repubblica per la stesura della costituzione senegalese nel 1963. E’ stato poi direttore del Centro studi sull’Africa nera di Bordeaux,”,”AFRx-100″
“LAW David S.”,”The Left Opposition in 1923.”,”David S. Law is a Lecturer in Soviet History at the University of Keele. Sapronov speaker dell’opposizione. “”The second period of the struggle was concluded by a meeting of the local Party in Moscow on December 11th; attended by over 1,000 people (13). At his meeting, assessed by E.H. Carr as “”the last occasion of frank and fully reported debate capable of swaying opinion within the Party”” , Kamenev made the opening speech (14). He admitted the need to renew Party life and the apparatus, and to abolish appointments in favour of elections; however, no groupings must be permitted, whether factional or not. Unlike Kamenev, Sapronov, the principal speaker for the Opposition, freely refereed to Trotsky, quoting him in support of his arguments. A general debate followed the two main speeches. Amongst others, Preobrazhensky, Radek and Zinoviev spoke. Stalin, although apparently present, remained silent (15). Yaroslavsky was the only speaker to make a direct attack on Trotsky, an attack which was not well received; but Kamenev, in his concluding speech, regretted certain aspects of Trotsky’s letter and called upon him to explain his attitude further”” (pag 41) (13) Stalin, Collected Works, vol. 5; Moscow, 1953, p. 383 (14) Carr, ‘Interregnum’, p. 322. Kamenev’s speech is reported in ‘Pravda’, Decembre 13th 1923. The debate is fully reported in successive issues of Pravda; (15) Stalin, vol. 6, p. 12 Attacchi di Stalin, Zinoviev, Bucharin controTrotsky. Articoli di difesa Trotsky su generazioni partito (pag 42) “”The third period of the struggle, prefaced by growing criticism in ‘Pravda’, was launched by Stalin in a ‘Pravda’ article of December 15th, and in a speech made by Zinoviev on the same day (18). A particular feature of this period was the attack on Trotsky. Previously Trotsky had not been selected for special criticism; now, however, the official leadership mounted an attack unfettered by political principle. Typical of such an approach was Bukharin’s serialised ‘Pravda’ articles, ‘Down with Factionalism’, which accompanied Trotsky’s articles on ‘Groups and Factional Formations’ and on ‘The Question of Party Generations’ (19). Bukharin accused “”the faction of Trotsky, Sapronov and Preabrazhensky”” of departing from Leninism on questions of internal Party policy”” (pag 42)”,”TROS-275″
“LAW David S.”,”L’opposizione di sinistra sovietica nel 1923.”,”””Il secondo periodo di lotta concluso con un’ assemblea dell’organizzazione locale del partito di Mosca, l’11 dicembre, alla quale parteciparono oltre mille persone. A quella riunione, che E.H. Carr ha definito come «l’ultima occasione di un pubblico dibattito, franco e completamente reso noto, capace di influenzare l’opinione del partito¼, Kamenev pronunciò il discorso di apertura. Egli ammise la necessità di rinnovare la vita del partito e l’apparato, e di abolire le nomine a vangaggio delle elezioni; tuttavia nessun gruppo, frazionistico o meno, doveva essere consentito. A differenza di Kamenev, Sapronov, principale oratore dell’Opposizione, fece liberamente riferimento a Trotsky, citandolo a sostegno delle proprie argomentazioni”” (pag 5)”,”RIRB-177″
“LAWRENCE Thomas E.”,”I sette pilastri della saggezza.”,”LAWRENCE Thomas E. (1888-1935) scrittore e militare inglese, archeologo e orientalista, agente del servizio segreto britannico, acquisì fama come ‘Lawrence d’ Arabia’ per aver appoggiato la causa dell’ indipendenza araba contro i turchi, esperienza che raccontò in ‘I Sette pilastri della saggezza’ (1921). (Eug) “”La guerra araba era un problema geografico, nel quale l’ esercito turco rappresentava un ostacolo accidentale. Il nostro scopo doveva essere quello di cercare l’ anello più debole nella catena nemica, e logorare quell’ unico punto finché il tempo avesse distrutto tutta quanta la catena”” (pag 260).”,”VIOx-084″
“LAWRENCE T.E.”,”I sette pilastri della saggezza.”,”LAWRENCE T.E. nasce nel Galles nel 1888. Studente ad Oxford, archeologo appassionato e acutissimo (tra il 1910 e il 1914 egli compie i primi soggiorni in Siria e Mesopotamia, condottiero di ventura protetto da alcuni dei “”grandi pirati”” del colonialismo britannico e dal Foreign Office, ha partecipato ad imprese straordinarie durante la prima guerra mondiale, e nascerà in questi anni la leggenda Lawrence d’Arabia. Nel 1918 rientra in Inghilterra. Celebre e povero vive tra scandali ed amarezze. Nel 1922 tenta di arruolarsi nella RAF sotto falso nome. Scoperto e congedato riesce a rientrarvi nel 1925 sempre con identità falsa. Inviato in Afghanistan è accusato di insubordinazione e sobillazione. Ritorna in Gran Bretagna nel 1929. Assegnato ai reparti corazzati, muore nel 1935 in un incidente motociclistico. ‘I sette pilastri’ escono nel 1926. “”Tuttavia, la rivolta si fondava sul favore di Allenby, il che imponeva d’ intraprendere almeno qualche operazione, se non una sommossa generale, nella retroguardia nemica: una operazione da compiere con un gruppo mobile, senza coinvolgere le popolazioni sedentarie, eppure tale da soddisfarlo e risolversi in un sostanziale aiuto alla campagna inglese. Queste condizioni ed esigenze mi suggerirono, dopo lunghe considerazioni, il tentativo di tagliare uno dei grandi ponti della valle dello Yarmuk.”” (pag 461)”,”VIOx-149″
“LAWRENCE David”,”””U.S. News & World Report””. A Two-Way System of Communication.”,”Fondo Palumberi David Lawrence, member of the Newcomen Society Chairman of the Board of USNews, Washington”,”EDIx-179″
“LAWRENCE David Herbert”,”Libri di viaggio e pagine di paese. Crepuscolo Italia – Mare e Sardegna – “”Introduzione”” alle “”Memorie della Legione Straniera”” di Maurizio Magnus – Mattinate al Messico – Luoghi etruschi – Genti, paesi, razze.”,”Dopo Lawrence romanziere e novelliere, ecco Lawrence viaggiatore… ‘David Herbert Lawrence, noto come D.H. Lawrence, è stato uno degli scrittori più influenti del XX secolo, famoso per la sua esplorazione delle dinamiche psicologiche, sociali e sessuali nelle relazioni umane2. Vita privata: Lawrence nacque l’11 settembre 1885 a Eastwood, Nottinghamshire, in Inghilterra, in una famiglia di estrazione sociale contrastante: il padre era un minatore, mentre la madre proveniva da un ambiente borghese impoverito. Questa dicotomia influenzò profondamente la sua visione delle divisioni di classe. Si sposò con Frieda von Richthofen, una donna tedesca di nobili origini, con cui condivise una vita di viaggi e avventure. La sua salute fu spesso compromessa dalla tubercolosi, che lo portò alla morte il 2 marzo 1930 a Vence, in Francia 2. Vita pubblica: Lawrence iniziò la sua carriera come insegnante, ma presto si dedicò alla scrittura. Tra le sue opere più celebri ci sono Figli e amanti (1913), L’arcobaleno (1915), Donne innamorate (1920) e L’amante di Lady Chatterley (1928), quest’ultimo bandito in molti paesi per decenni a causa delle sue descrizioni esplicite della sessualità. Lawrence fu anche un poeta, saggista e pittore, e trascorse gran parte della sua vita adulta viaggiando in Europa, America e Australia, in cerca di una vita più in armonia con la natura e le sue idee di libertà personale 2.’ (f. copilot)”,”VARx-001-FFS”
“LAWRENCE David Herbert”,”Apocalisse.”,”L’autore era figlio di un minatore. ‘David Herbert Lawrence (1885–1930) è stato uno scrittore, poeta, saggista e pittore britannico, considerato una delle figure più emblematiche della letteratura del XX secolo. Nato a Eastwood, nel Nottinghamshire, da una famiglia della classe operaia, visse un’infanzia segnata dalle tensioni familiari e da una salute cagionevole, elementi che influenzarono profondamente la sua opera. Dopo aver lavorato come insegnante, si dedicò alla scrittura, pubblicando il suo primo romanzo, Il pavone bianco, nel 1911. La sua produzione letteraria è vasta e spazia dalla narrativa alla poesia, dal teatro alla saggistica. Tra le sue opere più celebri figurano Figli e amanti, Donne innamorate e L’amante di Lady Chatterley, spesso al centro di controversie per i temi sessuali e sociali trattati con audacia. Negli ultimi anni della sua vita, Lawrence scrisse Apocalisse (1929), un saggio visionario e provocatorio sull’ultimo libro della Bibbia. In quest’opera, Lawrence interpreta l’Apocalisse non come una profezia religiosa, ma come un testo simbolico e misterico, deformato nel tempo da interpretazioni e poteri religiosi. Il libro riflette la sua critica alla modernità, alla società di massa e alla perdita del legame spirituale con il cosmo. Morì a Vence, in Francia, nel 1930, a causa della tubercolosi. La sua eredità letteraria continua a stimolare dibattiti e letture critiche ancora oggi.’ (f: copilot)”,”VARx-009-FFS”
“LAYBOURN Keith JAMES David a cura; saggi di LAYBOURN Patricia DAWSON JAMES, Tony JOWITT Keith LAYBOURN Robert B. PERKS Jack REYNOLDS”,”‘The Rising Sun of Socialism’. The Independent Labour Party in the Textile District of the West Riding of Yorkshire between 1890 and 1914.”,”Saggi di LAYBOURN, Patricia DAWSON, JAMES, Tony JOWITT, Keith LAYBOURN, Robert B. PERKS, Jack REYNOLDS (1915-1988 ha ispirato la ricerca nella storia degli inizi del Labour Party britannico e dell’ Independent Labour Party).”,”MUKx-001″
“LAYBOURN Keith JAMES David JOWITT Tony a cura; contributi di A.W. PURDUE Jeffrey HILL Ian S. WOOD Bill LANCASTER Tony JOWITT Keith LAYBOURN Martin CRICK June HANNAM Andrew TAYLOR Leonard SMITH Carolyn STEEDMAN Chris WRIGLEY David JAMES Barry WINTER”,”The Centennial History of the Independent Labour Party.”,”I contributi sono di A.W. PURDUE, Jeffrey HILL, Ian S. WOOD, Bill LANCASTER, Tony JOWITT, Keith LAYBOURN, Martin CRICK, June HANNAM, Andrew TAYLOR, Leonard SMITH, Carolyn STEEDMAN, Chris WRIGLEY, David JAMES, Barry WINTER.”,”MUKx-053″
“LAYBOURN Keith”,”Marxism in Britain. Dissent, decline and re-emergence, 1945-c.2000.”,”LAYBOURN Keith è professore di storia all’Università di Huddersfield. Ha scritto molto sulla ‘British labour history’.”,”MUKx-160″
“LAYBOURN Keith”,”The Rise of Socialism in Britain, c. 1881-1951.”,”””The lack of a positive policy towards trade unions was a fatal flaw in the SDF’s political programme [Social Democratic Federation]. Engels recognised this in 1891 when he suggested that the SDF was becoming a ‘mere sect because they cannot conceive that living theory of action, of working with the working classes at every possible stage of this development (29). Tom Mann was similarly critical: ‘I am convinced, however, that Hyndman’s bourgeois mentality made it impossible for him to estimate the worth of industrial organisation correctly’ (30). The fact is that the lack of a positive policy towards trade unions and industrial action was to undermine constantly the position of the SDF in relation to other socialist groups, and particularly to the ILP. This issue cropped up throughout the history of the SDF and was evident in the case of the Socialist Unity debate before the First World War (…). The SDF’s attitude to trade unionism was partly conditioned by the extracts of Marx’s writings that were published by the SDF. ‘Wages, Labour and Capital’, which was translated by J.L. Joynes and serialised in ‘Justice’ in 1884, the first volume of ‘Capital’ partially translated in ‘Today’ in October 1885, and the ‘Communist Manifesto’, serialised in ‘Justice’, were, on the whole, dismissive of trade unionism. The first two suggested that trade unions could have no more than a marginal influence upon wages and working conditions, although the third of these did suggest that trade unions could help to build up organisation. In a period of weak trade unionism when the collapse of capitalism seemed imminent it appeared foolish to assign much importance to trade unionism”” (pag 10) [Keith Laybourn, The Rise of Socialism in Britain, c. 1881-1951, Gloucestershire, 1997] [(29) Letter from F. Engels to Laura Lafargue, 4 May 1891, quoted in Kapp, ‘Eleanor Marx’, p. 475; (30) T. Mann, ‘Memoirs’, London, Labour Publishing Company, 1923, p. 41]”,”MUKx-195″
“LAYTON Robert”,”Teorie antropologiche. Un’introduzione.”,”Robert Layton è professore di Antropologia sociale all’Università di Durham, Gran Bretagna. É autore di The Anthropology of Art e Australian Rock Art.”,”SCIx-164-FL”
“LAZAGNA G.B. (Carlo)”,”Ponte rotto. Testimonianza di un partigiano della divisione garibaldina ‘Pinan-Cichero’.”,”””Questo sistema di scambi dette buoni risultati. Quanto al cuoio esistevano nella nostra zona molte pelli di bestie macellate ed una conceria che non poteva lavorare per mancanza di prodotti chimici. Per mezzo dei Comitati di Liberazione della zona occupata dai tedeschi, potemmo acquistare questi prodotti che furono adibiti alla concia delle pelli, fornendo così al nostro territorio buona quantità di cuoio. D’ altra parte le autorità fasciste avevano sospeso i rifornimenti di viveri alla popolazione dopo la nostra occupazione delle vallate. Da alcuni mesi la popolazione non riceveva più sale, tabacco, zucchero, olio, sapone. Decidemmo allora di mandare un’ intimazione a queste autorità fasciste personalmente. Tutte ubbidirono. Il podestà di Tortona venne addirittura a parlare con noi e chiese in cambio di questi viveri qualche carro di legname per il riscaldamento delle scuole e degli ospedali della città. Questo gli fu da noi concesso a condizione che i nostri inviati controllassero l’ uso del legname.”” (pag 167-168)”,”ITAR-067″
“LAZAGNA Giambattista”,”Il caso del partigiano Pircher.”,”Il 22 aprile 1945 a San Leonardo venne ucciso a colpi di arma da fuoco il capitano medico dell’esercito germanico, Franz Hofer heim. Dell’uccisione venne accustato Franz Pixner, che apparteneva alla Banda Gofler, la “”banda dei lupi mannari””, come la ricordano gli abitanti della Val Passiria. Franz Pixner confessa. Poi, in un secondo momento accua del delitto Johann Pircher di 21 anni. Apparteneva al gruppo “”Ergarter”” gruppo dei pargiani altoatesini che ha operato attorno agli anni ’44 e ’45 in Val Venosta e val Passiria. Pircher viene rinchiuso nel carcere di Fossano. La corte di assise di Bolzano assolve lui e 17 compagni di lotta partigiana per insufficienze di prove (1952). Pircher vuole l’assoluzione piena e ricorre in appello. Ma ricorre anche il Pubblico MInistero. A trento i giudici sono inflessibili e lo condannano a 30 anni con 5 condonati. Pircher passa così undici anni in carcere. Giambattista Lazagna anche lui rinchiuso nello stesso carcere, racconta la vicenda giudiziaria del suo compagno di prigionia.”,”ITAR-351″
“LAZAR Marc”,”Maisons rouges. Les partis communistes français et italien de la Libération à nos jours.”,”Togliatti e Thorez muoiono nello stesso anno 1964. LAZAR Marc (nel 1992) maitre de conferences nell’Università di Parigi I e all’Institut d’Etudes de Paris. Il volume dedica ampio spazio al PCI”,”PCFx-086″
“LAZAR Marc”,”Le communisme, une passion française.”,”Marc Lazar è professore all’IEP Institut d’études politiques de Paris. Noto specialista dell’Italia e della sinistra dell’Europa Occidentale, ha pubblicato numere opere sul comunismo occidentale. Dello stesso autore: – Les cultures politiques en France, a cura di Serge Berstein, Le Seuil, Paris, 2003″,”PCFx-128″
“LAZITCH Branko”,”Tito et la revolution yougoslave 1937 – 1956.”,”LAZITCH ha partecipato al movimento di resistenza nazionale del colonnello MIHAILOVITCH che combatté al fianco dei comunisti di TITO nella prima fase della guerra. Ricercato dalla Gestapo nel 1942 e 1943, si diede alla macchia. Rifugiato in Svizzera dopo l’entrata delle truppe sovietiche in Jugoslavia, LAZITCH ha insegnato sotira del movimento comunista al ‘College d’Europe’ a Bruges. Ha pubblicato vari libri sull’azione comunista in JUG e sul mov comunista internazionale.”,”EURC-039″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Lenin and the Comintern. Volume 1.”,”LAZITCH è un redattore della rivista ‘Est et Ouest’ a Parigi e Milorad DRACHKOVITCH è Senior Fellow all’ Hoover Institution. Ciascuno di loro ha alle spalle molti libri e articoli. I lavori del primo includono ‘Lenine et la IIIe Internationale’, ‘Le partis communistes d’ Europe, 1919-1955′, ‘Tito et la revolution yougoslave’. I lavori del secondo ‘Les socialismes francais et allemand et le probleme de la guerre, 1870 – 1914’, ‘De Karl Marx à Leon Blum’. Recentemente ha curato altri lavori: ‘Fifty Years of Communism in Russia’, ‘Marxism in the Modern World’ e insieme a LAZITCH, ‘The Comintern: Historical Highlights’.”,”INTT-073″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Biographical Dictionary of the Comintern.”,”I due autori hanno edito una raccolta documentaria del Comintern che contiene alcuni documenti dell’ esecutivo dell’ IC non esistenti a Mosca. LAZITCH Branko è lo pseudonimo di Branislav STRANJAKOVIC (N/s originale è a SV. Disponibile (F)”,”INTT-074″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Biographical Dictionary of the Comintern.”,”The Hoover Institution on War, Revolution and Peace è stato fondato nel 1919 presso la Stanford University dal futuro Presidente Herbert HOOVER. (1) LAZITCH è direttore della rivista ‘Est et Ouest’ a Parigi e autore tra l’ altro di ‘Lenin et la 3° Internationale’ ‘Les Partis communistes d’ Europe, 1919-1955′, ‘Tito et la revolution yougoslave’. M.M. DRACHKOVITCH è Senior Fellow all’ Hoover Institution. In precedenza ha curato ‘Fifty Years of Communism in Russia’ e ‘Marxism in the Modern World’ (1) Hoover (Herbert Clark), uomo politico americano, 31º presidente degli Stati Uniti (West Branch, Iowa, 1874 – New York 1964). Durante la prima guerra mondiale venne incaricato (1914-1917) di organizzare il ritorno dei connazionali sorpresi dal conflitto in Europa, poi di rifornire le regioni invase del Belgio e della Francia. Dopo l’intervento americano, diresse il commissariato ai viveri negli USA (giugno 1917 – luglio 1919). Nel dopoguerra ebbe a occuparsi ancora di rifornimenti all’Europa centrale e a quella orientale che soffrivano della carestia. Nel marzo 1921 fu chiamato dal presidente Harding a ricoprire la carica di ministro del commercio, che tenne anche sotto Coolidge fino alla propria elezione presidenziale, avvenuta per il partito repubblicano il 7 novembre 1928 contro il democratico A. E. Smith. Durante il suo mandato si verificò la grande crisi economica del 1929 e Hoover ebbe frequenti contrasti con una camera dominata dai democratici il cui candidato Roosevelt trionfò nelle elezioni del 1932. In Appello alla libertà (1934) reagì al New Deal, da lui giudicato una pericolosa concessione al dirigismo socialista. Nel 1937 organizzò l’aiuto americano alla Cina e nel 1939 alla Finlandia, ma si dimostrò contrario al Lend-Lease Act (Legge affitti e prestiti). Dal marzo 1946 diresse il comitato d’emergenza per i rifornimenti alimentari ai paesi sottoalimentati d’Europa e d’Asia. Nel 1947 ebbe l’incarico di una missione speciale in Germania e in Austria per gli aiuti a quelle popolazioni. Tra le sue opere ricordiamo Memorie (3 voll., 1951-1952). La sua opera come presidente va valutata nel quadro della difficile situazione degli Stati Uniti durante i primi e più duri anni della crisi, di cui da alcuni fu fatta risalire ingiustamente la responsabilità a Hoover. Negli ultimi tempi della sua presidenza quest’ultimo, esautorato, non poté neppure provvedere efficacemente a fronteggiare la crisi, anche perché l’elezione di Roosevelt e la vittoria dei democratici apparivano certe. (RIZ)”,”INTT-164″
“LAZITCH Branko”,”Les Partis Communistes d’Europe, 1919-1955.”,”Contiene brevi biografie dei principali dirigenti dei vari Pc europei negli anni 1920 1930 1940 1950, e dati sugli iscritti e sui risultati elettorali Errori in biografia di Togliatti (pag 232)”,”INTT-279″
“LAZITCH Branko a cura, in collaborazione con Milorad M. DRACHKOVITCH Milorad”,”Biographical Dictionary of the Comintern. New, Revised, and Expanded Edition.”,”There is no need to document the fact that as a political organization the Comintern was unique in modern history. One can find no counterpart among its forebears in the international socialist movement or among its would-be successors in the international communist movement. There has never been another organization able to mobilize the masses in the same way and, without serious competition, to monopolize political and social revolution on a world-wide scale.”,”INTT-006-FL”
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M. a cura, Contributors POSSONY Stefan T. WOLFE Bertram D. GROSS Babette L. THORNTON Richard C. SOUVARINE Boris REALE Eugenio”,”The Comintern: Historical Highlights Essays, Recollections, Documents.”,”Branko Lazitch was born un Uzice, Yugoslavia, in 1923. Branko Lazitch is an editor of the review Est et Ouest in Paris, and Milorad M. Drachkovitch is a Senior Fellow of the Hoover Institution. Each has authored many books and articles. Lazitch’s works include Lénine et la III Internationale; Les partis communistes d’Europe, 1919-1955; and Tito et la Révolution yougoslave. Drachkovitch’s include Les socialismes français et allemand et le problème de la guerre, 1870-1914 and De Karl Marx à Léon Blum. In recent years Drachkovitch has edited among other titles, Fifty Years of Cmmunism in Russia; Marxism in the Modern World; and, together with Lazitch, The Comintern: Historical Highlights. This is the first volume of a comprehensive study of the birth and evolution of the international Communist movement in the period between 1919 and 1924. M.M. Drachkovitch was born in Belgrade in 1921. Stefan T. Possony was born in Vienna in 1913 and educated in Austria, Germany, Italy, France, and the United States. He was a Carnegie research fellow at the Institute for Advanced Study at Princeton University in 1941-42; special adviser to the U.S. Air Force in Washington, D.C., 1946-61; and provessor of international politics at Georgetown University, Washington, D.C., 1946-61. Since 1961 he has been Director of International Political Studies at the Hoover Institution. Bertram D. Wolfe was born in 1896 and as one of the founders of the left wing of the American Socialist Party which became the American Communist Party, he was founder of the Comintern. Mr. Wolfe attended the Fifth Comintern Congress as a delegate of the Mexican Communist Party. In 1929 he represented the American party at the Executive Committee of the Communist International (ECCI) and engaged in a long controversy with Stalin which resulted in his break with the Comintern in July 1929. Mr. Wolfe has M.A. degrees from the Universities of Mexico (1925) and Columbia (1932) and an LL.D. from the University of California (1962). Babette L. Gross was born in Potsdam in 1898, joined the German Communist Party in 1921 and from 1923 to 1933 was in charge of a Communist publishing house. A close working associate and common-law wife of Willy Münzenberg, she emigrated from Germany in 1933 and settled in Paris. Richard C. Thornton, born in 1936, is a doctoral candidate in Far Eastern and Russian history at the University of Washington, Seattle. Boris Souvarine was born in 1895 and joined the French Socialist movement while still a youth. Eugenio Reale was born in Naples in 1905, a member of a family of intellectuals. He studied medicine and practiced as a surgeon in his native city and in the early period of Fascist rule joined the Communist Party. In 1931 Dr. Reale was arrested, sentenced to solitary confinement, and in 1937 exiled to France. There he became editor of La Voce degli italiani, a Daily newspaper published in Paris. Interned in 1940 by the French and extradited to Italy in 1943, he was once more incarcerated, but was finally released in September 1943. Dr. Reale occupied important state and party posts during the last phase of the Second World War and during the immediate post-war years: he has been a member of the Italian Communist Party secretariat (March 1944), under.secretary for foreign affairs in various governments prior to 1947, Italian ambassador to Poland from August 1945 to January 1947, a member of the Italian delegation at the peace conference in Paris, a member of the central committee of the Italian Communist Party from its fifth congress in 1946, Italian delegate to the founding meeting of the Cominform in 1947, a member of the Italian Consultative Assembly, a deputy to the Constituent Assembly, and a senator of the Italian Republic. Contributors, Preface Introduction, Biographical Notes, Notes, Index,”,”INTT-017-FL”
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Lenin and the Comintern. Volume I.”,”Branko Lazitch is an editor of the review Est et Ouest in Paris, and Milorad M. Drachkovitch is a Senior Fellow of the Hoover Institution. Each has authored many books and articles. Lazitch’s works include Lénine et la III Internationale; Les partis communistes d’Europe, 1919-1955; and Tito et la Révolution yougoslave. Drachkovitch’s include Les socialismes français et allemand et le problème de la guerre, 1870-1914 and De Karl Marx à Léon Blum. In recent years Drachkovitch has edited among other titles, Fifty Years of Cmmunism in Russia; Marxism in the Modern World; and, together with Lazitch, The Comintern: Historical Highlights. This is the first volume of a comprehensive study of the birth and evolution of the international Communist movement in the period between 1919 and 1924. Preface, Notes, Bibliographical Note, Index, Hoover Institution Publications n.106,”,”INTT-018-FL”
“LAZOTTI Gianni”,”Germania “”dietrofront””.”,”L’A è da tra anni corrispondente del ‘Tempo’ di Roma.”,”GERV-039″
“LAZOTTI Gianni”,”Quel giovedì nero del 1929.”,”LAZOTTI Gianni è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto volontario nella guerra di liberazione. E’ kaureato in giurisprudenza. E’ stato redattore del quotidiano ‘Il Tempo’. E collaboratore economico del settimanale ‘Il Borghese’. Tabella pag 121 (pag 24) “”Da principio, anche per le pressanti insistenze della moglie, pensò di ritirarsi dalla vita politica. Poi, sentendosi sempre meno attratto dalla carriera legale, tornò nell’alveo democratico, indottovi soprattutto dalla sconfitta di Smith alle elezioni del ’24. Quattro anni più tardi, nel 1928, venne eletto governatore dello Stato di New York con una somma di voti piuttosto esigua (25.000, laddove due anni prima Smith aveva fallito la prova pur avendo totalizzato più di centomila voti: stranezze dei regolamenti elettorali americani) e fece abbastanza buona prova, al punto che, nel ’30, venne rieletto, e questa volta con un’autentica messe di suffragi: ben 725.000. Cominciò allora ad accarezzare sogni presidenziali, incoraggiato dall’evidente perdita di popolarità del presidente Hoover, sotto il cui mandato era avvenuto il grande crollo di Wall Street. Ed invaghitosi anche della sua stessa figura di politico-invalido. Tuttavia, un conto sono i sogni e un conto è la realtà della lotta quotidiana, così dura e così spietata nelle elezioni presidenziali americane. Lanciata più o meno vagamente l’idea di una sua candidatura, cominciò a svilupparsi in Franklin Delano Roosevelt, che nel 1932 contava ormai cinquantun’anni, una specie di timor panico per il cimento che lo attendeva. Aveva paura di non poter reggere il ritmo imposto dalla campagna elettorale, aveva paura, nonostante tutto di un fiasco. E manifestò più volte queste apprensioni ai compagni di scalata. Di qui scaturì la frase impietosa (anche in constatazione del suo stato di salute) gettatagli sulla faccia da Jack Garner, che pure era stato suo rivale nell’ambito del partito: “”Franklin Delano Roosevelt: tutto quello che dovete fare per essere eletto è di rimanere vivo!””.”” (pag 157)”,”ECOI-232″
“LAZOTTI Gianni”,”Quel giovedì nero del 1929.”,”LAZOTTI Gianni è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto volontario nella guerra di liberazione. E’ kaureato in giurisprudenza. E’ stato redattore del quotidiano ‘Il Tempo’. E collaboratore economico del settimanale ‘Il Borghese’. Gianni Lazotti, uno dei pochi giornalisti italiani non contagiati dal dilagante morbo del conformismo di regime, è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto, volontario nella guerra di Liberazione, tra le file del 183 Reggimento Paracadutisti Nembo del gruppo di combattimento Folgore, e ha preso parte al fatto d’armi di Grizzano fra paracadutisti italiani e i celebri Grüne Teufeln (Diavoli verdi) tedeschi reduci da Cassino. É laureato in Giurisprudenza. Da oltre vent’anni redattore del quotidiano Il Tempo, è stato capo dei servizi sportivi, inviato, editorialista e corsivista, soprattutto per la trattazione di problemi di politica economica di cui è studioso. É collaboratore economico del Il Borghese e di diversi altri periodici. É autore di un volume sulla Riforma tributaria.”,”USAE-006-FV”
“LAZZARI Giovanni”,”Libri e popolo. Politica della biblioteca pubblica in Italia dal 1861 ad oggi.”,”Giovanni LAZZARI è nato in provincia di Roma. Lavora pressa la biblioteca della Camera dei Deputati ed è stato D della Biblioteca centrale del Ministero della Difesa-Aeronautica. E’ segretario nazionale dell’ Associazione Italiana Biblioteche. Ha collaborato al programma ‘Libro e Moschetto’ (RaiTv 1, 1978). Ha pubblicato: -Le parole del fascismo. BASTOGI -L’ enciclopedia Treccani. Intellettuali e potere durante il fascismo -I littoriali della cultura e dell’ arte”,”ARCx-007″
“LAZZARI Costantino; a cura di Alessandro SCHIAVI”,”Memorie.”,”E’ la continuazione dal numero precedente. Nota: Il fascicolo contiene in appendice il testo degli interrogatori sostenuti da Antonio LABRIOLA per i fatti del 1° Maggio 1891 a Roma.”,”MITS-098″
“LAZZARI Costantino”,”Il mio ultimo colloquio con Nicola Lenin.”,”Contiene dedica e firma autografa di Costantino Lazzari “”(Lenin) ‘E’ vero: ma noi abbiamo bisogno che le sezioni dell’Internazionale Comunista siano ben omogenee nella loro organizzazione per essere in grado di compiere la loro parte di lavoro e il vostro partito è diviso in tre frazioni…’ (Lazzari) ‘Puoi essere sicuro che la grande maggioranza del nostro Partito è completamente dominata dallo spirito comunista e se la frazione comunista non si fosse staccata dalla nostra organizzazione, la frazione riformista non avrebbe avuta importanza alcuna.’ (Lenin) ‘Ecco il vostro errore: voi credete che in Italia i riformisti non abbiano alcuna influenza mentre a loro dovete l’insuccesso dello sforzo rivoluzionario del vostro proletariato l’anno scorso, all’epoca dell’occupazione delle fabbriche e delle terre. Oh! che bella occasione vi siete lasciata sfuggire!’ (Lazzari) ‘Non ritengo che il moviment dell’anno scorso avesse veramente un carattere rivoluzionario: era una questione economica di tariffa di salari, alla quale il nostro partito non era ancora in grado di dare ua vera portata politica e rivoluzionaria. Del resto dopo il 1919 il partito era nelle mani della frazione comunista e questo Bombacci e questo Gennari che ora sono tanto accaniti contro di noi, avevano allora la direzione del movimento mentre la frazione riformista aveva talmente perduto il suo carattere che nella dichiarazione di Reggio Emilia aveva affermato la sua disciplina e accettato i principii dello sciopero generale e della dittatura proletaria.’ (Lenin) ‘E’ furberia, è furberia! Tu non capisci l’abilità di questi uomini che sono e restano anti-rivoluzionari, contro-rivoluzionari. Guarda che cosa hanno fatto proprio ora nel vostro Parlamento. Per la risposta al discorso del vostro re, il partito ha scelto per oratore Baratono che ha fatto un discorso più filosofico che poiltico ma tollerabile ed ecco che la frazione riformista ha fatto parlare Treves il quale ha pronunciato un discorso collaborazionista con l’apologia del governo democratico della Georgia, col quale egli sa che noi siamo in guerra per la difesa degli interessi della rivoluzione sociale e dei contadini in rivolta contro i signori della terra..’.”” (pag 10-11)”,”MITS-411″
“LAZZARI Costantino”,”Come Giacomo Matteotti venne al socialismo. Come si facevano una volta i buoni socialisti (Matteo, Silvio e Giacomo Matteotti).”,”Contiene dedica e firma autografa di Costantino Lazzari “”Verso la fine del 1922 essendo avvenuta la separazione dal partito dei riformisti, egli non esitò ad abbandonare l’antica nostra organizzazione per dare la sua attività al partito unitario che meglio rappresentava il suo costante pensiero riformista, ma anche dietro questa nuova bandiera egli continuò, durante tutta la XXVI legislatura, la stessa energica battaglia in difesa dei diritti e degli interessi del proletariato. Diventato segretario del partito unitario dedicò la sua esuberante volontà alla organizzazione nazionale ed internazionale dei riformisti italiani, riuscendo a mobilitare in esso degli elementi vecchi e nuovi attratti dalla sua nobile, simpatica e tenace operosità”” (pag 10)”,”MITS-412″
“LAZZARINI Giorgio MILANI Mino MAYDA Giuseppe BERTOLDI Silvio BARBERIS Alfredo”,”I grandi protagonisti della seconda guerra mondiale: Montgomery Eisenhower Hitler Badoglio Churchill.”,”(un autore per fascicolo)”,”QMIS-022″
“LAZZARINI Mario NISCO Vincenzo TODARO Angelo redazione”,”Italiani nella guerra di Spagna.”,”Contiene molte foto L’ esercito spagnolo al momento dell’ insurrezione si divise in questo modo: ufficiali 7000 ai nazionalisti ufficiali 260 ai repubblicani truppa 25.000 ai nazionalisti truppa 36.000 ai repubblicani (pag 49)”,”MSPG-215″
“LAZZARINO-DEL-GROSSO Anna Maria, a cura; saggi di Diego QUAGLIONI Carlo CARINI Giuseppe BUTTA’ Nicola MATTEUCCI Dino CONFRANCESCO Gian Mario BRAVO Arturo COLOMBO Salvo MASTELLONE”,”Temi politici del Novecento.”,”Contiene il saggio: – Gian Mario Bravo, La rivoluzione nel Novecento: modelli e tipologie’ (pag 153-169) (una veloce rassegna di autori intorno al concetto e alla natura delle rivoluzioni del Novecento e di quelle passate)”,”TEOP-066-FMB”
“LAZZARINO-DEL-GROSSO Anna M.”,”Società e potere nella Germania del XII secolo. Gerhoch di Reichersberg.”,”‘Gerhoch di Reichersberg (1093-1169) è stato un teologo e riformatore della Chiesa bavarese nel XII secolo. Fu un fervente sostenitore della riforma gregoriana, opponendosi alla simonia e al clero nicolaita, e collaborò con figure come San Bernardo di Chiaravalle2. Dopo aver studiato presso la scuola cattedrale di Augusta, divenne prevosto dell’abbazia di Reichersberg nel 1132, dove continuò la sua battaglia per la riforma ecclesiastica attraverso numerosi scritti. Fu un critico della teologia scolastica francese, opponendosi a pensatori come Abelardo e Pietro Lombardo2. Le sue opere, tra cui Liber de aedificio Dei e De corrupto Ecclesiae statu, riflettono una visione pessimistica della Chiesa e una forte tensione escatologica. Gerhoch sostenne Papa Alessandro III contro l’imperatore Federico Barbarossa, il che portò al bando imperiale del suo monastero nel 1167 e alla sua distruzione2’ (f. copilot)”,”STMED-007-FMB”
“LAZZATI Giuseppe”,”Il fondamento di ogni ricostruzione.”,”LAZZATI Giuseppe è stato professore nell’ Università cattolica del S. Cuore e deputato alla Costituente.”,”RELC-094″
“LAZZATI Giulio”,”Ali nella tragedia. Gli aviatori italiani dopo l’8 settembre.”,”Giulio Lazzati è nato a Milano nel 1927.”,”QMIS-006-FV”
“LAZZATI Giulio”,”I soliti quattro gatti.”,”Dono di Boccuni “”Il 10 giugno 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Regia Aeronautica aveva una consistenza di 5.239 velivoli, ma, esclusi i velivoli scuola, i trasporti e quelli di non pronto impiego, avevamo solo 1.870 aerei di reale efficienza bellica, di cui 166 si trovavano in Africa Orientale. Qualche altra cifra, che si riferisce alla nostra produzione nel periodo 1940-’43: la nostra produzione media era di 200/220 aerei mensili (a volte, come nel gennaio 1941, si ebbero 104 aerei prodotti contro 363 persi: novembre 1942: 240 contro 306; gennaio 1943: 134 contro 490!), mentre i nostri avversari producevano mensilmente 5.500 velivoli gli americani, 2.300 gli inglesi, circa 3.000 i russi. Fu proprio la deficienza delle nostre forze industriali (a confronto di quelle degli avversari) a rendere vano ed ancor più doloroso l’olocausto dell’Arma azzurra. In Africa Settentrionale, per molti mesi, il ‘Fiat CR 42’ fu l’unico nostro caccia, e molti reparti lo ebbero in dotazione sino alla completa e definitiva evacuazione della Cirenaica. Anche gl’inglesi avevano in linea un velivolo analogo al CR 42, il ‘Gloster Gladiator’, ma, unitamente ad esso, esistevano gli ‘Hurricane’, che andarono progressivamente aumentando per venire poi affiancati dai ‘Curtiss P. 40’, dagli ‘Spitfire’, ecc. (…) E ho citato solo i principali tipi di velivoli da caccia; se passiamo ai bombardieri, la percentuale si fa ancor più disastrosa a nostro sfavore. Nonostante tale disparità di forze, i nostri aviatori distrussero in aria od al suolo 1.920 aerei nemici, lanciarono migliaia di tonnellate di bombe, distrussero migliaia di mezzi corazzati o motorizzati nemici, scortarono initerrottamente i nostri convogli attraverso il Mediterraneo, affondarono (sono dati dell’Ammiragliato britannico: otto incrociatori, ventisei cacciatorpediniere, quattro sommergibili, una sessantina di unità varie, settantasette navi trasporto, danneggiando, inoltre, più di trecento navi da guerra. Questi risultati richiesero il sacrificio di 12.808 aviatori caduti e circa diecimila tra feriti e mutilati. Alla data dell’armistizio (8 settembre 1943), avevamo perso 6.483 aerei su un totale di 7.844, costruiti dalla nostra industria aeronautica durante il periodo bellico”” (‘Al lettore, di Giulio Lazzati) (pag VIII-X)”,”QMIS-310″
“LAZZERI Gerolamo”,”La scissione socialista. Con un’ appendice di documenti.”,”dichiarazione di Kabakcief o Kabacev Bibliografia su Kabacev, emissario del Comintern in Italia al Congresso di Livorno, delegato della Terza Internazionale al Congresso del PSI di Livorno: – Il socialismo italiano dinanzi alla rivoluzione mondiale : discorso tenuto al Congresso socialista di Livorno a nome del C.E. dell’Internazionale comunista / Christo Kabakcief. – Roma : Libreria editrice del Partito comunista d’Italia, 1921. – 55 pag”,”MITS-181″
“LAZZERI Gerolamo”,”Il Bolscevismo. Com’é nato. Che cos’é. Resultanze.”,”LAZZERI Gerolamo Profili biografici di Lenin, Trotsky, Lunaciarski, Noghine, Aviloff, Rikoff, Sverdlow, Stalin – Djougachvili, Zinovief, Kamenev, Ouritzki, Petrof, Cicerin, Pokrovski, Bukarine. (pag 175-183)”,”RIRO-373″
“LAZZERI Gerolamo”,”Il Bolscevismo. Com’é nato. Che cos’é. Resultanze.”,”Profili biografici di Lenin, Trotsky, Lunaciarski, Noghine, Aviloff, Rikoff, Sverdlow, Stalin – Djougachvili, Zinovief, Kamenev, Ouritzki, Petrof, Cicerin, Pokrovski, Bukarine. (pag 175-183)”,”RIRO-027-FV”
“LAZZERO Ricciotti”,”Gli schiavi di Hitler. I deportati italiani in Germania nella seconda guerra mondiale.”,”Ricciotti LAZZERO (Trieste 1921) ha partecipato giovanissimo alla campagna di Russia nella Divisione Cosseria e, in seguito, alla Resistenza in Piemonte. Giornalista, ha lavorato alla ‘Stampa’, al ‘Corriere della sera’, al ‘Tempo’ e a ‘Epoca’, collaborando inoltre per molti anni a ‘Storia illustrata’. Tra i suoi libri ricordiamo: -Le SS italiane. RIZZOLI, 1982 -Le brigate nere. RIZZOLI, 1983 -La decima Mas. RIZZOLI, 1984 -Il Partito Nazionale Fascista. RIZZOLI, 1985 -Il sacco d’Italia. MONDADORI, 1994″,”GERN-058″
“LE THANY KHOI”,”L’ economie de l’ Asie du Sud Est.”,”LE THANY KHOI è assistente alla facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi, laureato in lettere, diplomato all’ Ecole Nationale des Langues orientales, diplomato dell’ Accademia di diritto internazionale dell’ Aia.”,”ASIx-069″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Storia di un paese: Montaillou. Un villaggio occitanico durante l’ inquisizione. Un grande libro della moderna storiogr
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, IJK
“HYPPOLITE Jean KOJEVE Alexandre KOYRE’ Alexandre WAHL Jean, a cura di Roberto SALVADORI”,”Interpretazioni hegeliane.”,”Contiene tra gli altri: saggio di Alexandre Koyré: – Rapporto sullo stato degli studi hegeliani in Francia (pag 3-28) saggi di Alexandre Kojève: – ‘Lezioni sull’ eternità, il tempo e il concetto’ (pag 169-282) – ‘Hegel, Marx e il cristianesimo’ (pag 283-310) (*) – saggio di Jean Hyppolite: – ‘Introduzione alla filosofia della storia di Hegel’ (pag 311-396)
() Si incentra soprattutto sul libro di Niel ‘De la médiation dans la philosophie de Hegel’ (Aubier, 1945). Di Marx praticamente non si parla.”,”HEGx-038-FF” “IACCARINO Lucio”,”Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno.”,”IACCARINO Lucio è un politologo e saggista. “”La specificità dei bassifondi napoletani, tuttavia, sembrava ruotare attorno alla famiglia matriarcale, dove erano le donne a mettere in comunicazione i piani alti e quelli dei bassi. Pare che a scoprire la struttura della famiglia popolare napoletana fosse stata la figlia di uno dei fondatori della sociologia a livello mondiale. Ann Parsons, figlia di Talcott, padre del funzionalismo americano: mentre lui si prodigava nella complicata grammatica del “”sistema sociale””, lei si prese una cotta per un autista del trasporto pubblico napoletano. La Parsons, prima di suicidarsi, mostrò come le donne, lavorando a servizio domestico presso la Napoli bene, erano il perno dell’economia informale, occupandosi del sostentamento della famiglia, mentre i mariti restavano, se non proprio disoccupati, almeno in balia del precariato urbano e dei suoi mestieri invisibili.”” (pag 40-41)”,”ITAS-066″ “IACHINO Angelo”,”Tramonto di una grande marina.”,”Angelo IACHINO è nato a San Remo (Imperia) nel 1889. Dopo aver preso parte alla 1° GM nel 1927 entrò nella direzione dell’Istituto di Guerra Marittima. Dal luglio 1940 all’aprile 1943 fu comandante in capo delle Forze Navali italiane. Nel dopoguerra ha iniziato la sua attività di storico della marina italiana. Tra i suoi libri più importanti ‘Gaudo e Matapan’, ‘Operazione mezzo giugno’ e ‘La sorpresa Matapan’.”,”ITQM-011″ “IACHINO Angelo”,”Tramonto di una grande marina.”,”Angelo IACHINO è nato a San Remo (Imperia) nel 1889. Dopo aver preso parte alla 1° GM nel 1927 entrò nella direzione dell’Istituto di Guerra Marittima. Dal luglio 1940 all’aprile 1943 fu comandante in capo delle Forze Navali italiane. Nel dopoguerra ha iniziato la sua attività di storico della marina italiana. Tra i suoi libri più importanti ‘Gaudo e Matapan’, ‘Operazione mezzo giugno’ e ‘La sorpresa Matapan’. Un confronto tra gli ‘Alti Comandi Navali’ delle varie marine militari (pag 121-)”,”QMIS-008-FV” “IACHINO Angelo”,”Gaudo e Matapan. Storia di un’operazione della guerra navale nel Mediterraneo (27-28-29 marzo 1941).”,”La questione non risolta delle portaerei dell’Italia “”Il discorso di Mussolini stava evidentemente per finire. Esso fu in realtà alquanto più lungo di quanto io non abbia ora riferito, e mi lasciò veramente attonito perché esso ripeteva esattamente le stesse argomentazioni che da tanti anni i fautori delle navi portaerei avevano invano cercato di far trionfare. L’esposizione di Mussolini era stata anzi molto brillante, e gli argomenti in favore di una più vasta cooperazione aereo-marittima vi apparivano di una chiarezza cristallina ed inoppugnabili. Rimasi molto colpito della giornalistica capacità di assimilazione che Mussolini dimostrava di possedere anche nei riguardi di un problema di tecnicismo così complesso e della sua indiscutibile abilità nell’esporlo con tanta forza dimostrativa e calore di convinzione. Ma mi veniva voglia di domandargli come mai non ci aveva pensato prima, e se era proprio necessario che tante navi andassero a fondo, e tante vite fossero sacrificate, oerché egli finalmente si convincesse di una cosa che i tecnici della Marina avevano cercato di fargli capire tanto tempo prima. Quanto alla possibilità che si provvedesse ora, in tempo di guerra, alle lacune della nostra preparazione del tempo di pace, rimasi alquanto scettico. Il problema della nave portaerei non era solamente un problema di costruzione o di adattamento di qualche vecchio scafo fuori uso: questo era anzi il meno. La cosa più difficile era il provvedere alla complessa attrezzatura tecnica di una nave destinata ad un servizio così particolare, e della quale non avevamo alcuna precedente esperienza. Né in questo caso si poteva ricorrere all’aiuto tedesco, poiché anche la Germania era entrata in guerra senza che la Marina avesse navi portaerei, e cercavo soltanto ora di riparare febbrilmente al tempo perduto. L’unica nazione simpatizzante che avesse una larga esperienza in proposito era il Giappone; ma dalla Marina di questo Paese non eravamo mai riusciti ad avere utili informazioni, a causa della estrema diffidenza che i giapponesi dimostravano verso qualunque popolo bianco. Purtroppo il mio scetticismo sulla nostra capacità di risolvere rapidamente il problema della nave portaerei si mostrò in pratica completamente fondato. L’adattamento del piroscafo ‘Roma’, che fu poi ribattezzato ‘Aquila’, andò infatti a rilento, e due anni e mezzo dopo, al momento dell’armistizio, esso non era ancora stato ultimato. Il fatto è che una industria pesante di scarso sviluppo come la nostra non può provvedere, nel corso di una guerra, a colmare le gravi lacune della preparazione militare del tempo di pace. Se ciò avvenne durante la guerra del 1914-1918 fu solo perché allora eravamo alleati con la Francia e l’Inghilterra (e poi anche con l’America), nazioni queste di potenziale industriale molto maggiore di quello che avevano in questa guerra le potenze dell’Asse”” (pag 188-189)”,”QMIS-034-FGB” “IACOCCA Lee con Sonny KLEINFIELD”,”Parlar chiaro.”,”””Per ottenere un buon bilancio, non basta tagliare le spese, bisogna anche lavorare sulle entrate, e forse questa è la parte più difficile. In affari è così: tagli finché non rimane più niente da rosicchiare e poi cominci a rimboccarti le maniche per far suonare il campanello del registratore di cassa. Devi riuscire a vendere”” (pag 258) “”Quando al Congresso, nel 1985, passò la legge Gramm-Rudman, Washington annunciò a gran voce di avere finalmente risolto il problema del deficit. Quella misura legislativa stabiliva nel 1991 il limite massimo per il risanamento del bilancio e sarebbe dovuta essere la parola definitiva. (…) In ogni caso, per avere un’idea di come abbia funzionato la Gramm-Rudman, basta vedere che cos’aveva stabilito la legge per il 1987. Il deficit sarebbe dovuto essere di 144 miliardi ed è stato di 158 miliardi e 400 milioni. Invece di infuriarsi con l’amministrazione, il Congresso si è limitato a rivedere la legge e ad alzare i limiti per il futuro. Ora, per risanare il bilancio, c’è tempo fino al 1993. Quando lo avrò sotto gli occhi ci crederò. In una democrazia la responsabilità finale appartiene al popolo: è colpa nostra se il deficit è andato alle stelle. Siamo noi che chiudiamo un occhio e continuiamo ad ascoltare i politici quando ci promettono mari e monti senza metterli mai di fronte alle loro responsabilità. I politici si fanno eleggere dandoci il contentino. Walter Mondale ha imparato a sue spese che in politica chiedere dei sacrifici è un suicidio. E’ stato sconfitto in 49 stati su 50. Non possiamo prendercela troppo con i politici se le cifre impazziscono. Non si può chiedere a nessuno di suicidarsi. Quindi la colpa è soltanto nostra: i signori di Washington vivono di sondaggi, non guidano la pubblica opinione, la seguono. Quando dai sondaggi risulterà che la maggioranza degli americani è disposta a sacrificarsi pur di ottenere il risanamento del bilancio, il deficit sparirà. E’ così che deve succedere in una democrazia. E’ la gente che deve guidare i suoi leader”” (pag 254-256) Sonny Kleinfield già autore di sei libri lavora attualmente come redattore al New York Times. Iacocca ha già pubblicato quattro anni fa la sua autobiografia ‘Iacocca. Una autobiografia’, Sperling & Kupfer.”,”USAE-127″ “IACONO Alfonso M.”,”Divisione del lavoro e sviluppo della facoltà della specie umana in Marx.”,”Il capitalista paga il valore delle singole cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai “”In un luogo del capitolo sulla cooperazione, Marx afferma: «Nella cooperazione pianificata con altri l’operaio si spoglia dei suoi limiti individuali e sviluppa la facoltà della specie» (1). La facoltà della specie umana consiste nella capacità che hanno gli operai riuniti insieme e combinati secondo le figure della cooperazione di produrre una quantità di oggetti superiore a quella che lo stesso numero di operai sarebbe in grado di produrre se ciascuno di essi lavorasse isolatamente (2). Sappiamo che, per Marx, la cooperazione è «la forma fondamentale del modo di produzione capitalistico» (3) e precisamente la forma che attraverso le sue figure tende a svuotare le facoltà individuali degli operai e a trasferirle ai mezzi di lavoro. Nella figura più complessa di cooperazione capitalistica, quella del macchinismo, questo trasferimento si realizza completamente. La storia del passaggio dalla cooperazione semplice, alla manifattura, alle macchine, può essere letta come la storia della perdita delle facoltà individuali lavorative degli operai singoli in ragione dello sfruttamento derivante dallo sviluppo tecnico del processo capitalistico di produzione (4). Ma qui Marx parla di «superamento di limiti individuali» e di «sviluppo della facoltà della specie» e ne parla a proposito del luogo in cui si realizza lo sfruttamento del capitale sulla forza-lavoro, dove cioè l’operaio è spogliato delle sue facoltà lavorative individuali. Si tratta qui di una oscillazione del discorso di Marx fra la critica della divisione capitalistica del lavoro e una sostanziale acquiescenza di fronte alla constatazione che si sistema capitalistico, con la sua organizzazione del lavoro, ha accelerato in modo gigantesco lo sviluppo delle forze produttive (5), o non si tratta invece di due livelli del discorso, fra loro uniti dalla concezione materialistica della storia: l’uno, l’analisi del modo capitalistico di produzione; l’altro, il problema dell’organizzazione comunistica della società, così come storicamente emerge dal sistema capitalistico? Per cercare di rispondere alla domanda, è necessario ridiscutere alcuni punti della IV Sezione del I Libro del ‘Capitale’, ma in relazione al tema delle facoltà degli operai nel modo capitalistico di produzione e della loro possibilità di arricchimento in una società di liberi produttori (6). (…) [A]bbiamo visto che la cooperazione capitalistica è sottomessa al rapporto capitale-operai salariati. «L’operaio – osserva Marx – è proprietario della propria forza-lavoro finché negozia col capitalista come venditore di essa; ed egli può vendere solo quello che possiede: la sua individuale singola forza lavorativa. Questo rapporto non viene in alcun modo cambiato per il fatto che il capitalista comperi cento forze-lavoro invece di una e invece di concludere un contratto con un singolo operaio lo concluda con cento operai indipendenti l’uno dall’altro. Può impiegare i cento operai senza farli cooperare. Il capitalista paga quindi il valore delle cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai» (27). Dal punto di vista del rapporto capitale – singolo operaio, la combinazione delle forze-lavoro entro il processo lavorativo non appare decisa prima che il singolo operaio venda la sua forza-lavoro al capitale, perciò la forza produttiva sociale del lavoro si presenta come forza produttiva che appartiene per natura al capitale. E tuttavia la combinazione delle forze-lavoro è stata decisa storicamente, anche nel suo sviluppo tecnologico, dal capitale, che organizza il lavoro in base al proprio interesse”” (pag 99-100, 111) [(1) K. Marx, ‘Il capitale’, I., trad. D. Cantimori, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 371; (2) Questa idea si presenta in A. Smith, attraverso il famoso esempio della fabbrica di spilli (…); (3) K. Marx, K. Marx, ‘Il capitale’, cit., p. 377; (4) Già in A. Smith, nel Libro V della ‘Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni’, si ritrova la descrizione della perdita delle facoltà degli operai sottoposti alla divisione del lavoro nella manifattura. (…); (5) Cfr. D.D. Weiss, “”Marx contro Smith sulla divisione del lavoro””, in ‘Monthly Review’, n. 9, settembre 1976 (…); (6) Sul tema delle facoltà e del loro arricchimento in una società di liberi produttori, cfr. N. Badaloni, «Marx e la formazione dell’individuo sociale», in AaVv, ‘Problemi teorici del marxismo, Roma, Editori Riuniti – Critica marxista, 1976, dove questo tema viene posto a fondamento della critica del politico; (…) (27) K. Marx, ‘Il capitale’, p. 374]”,”MADS-016-FB” “IACONO Alfonso M.”,”Teorie del feticismo. Il problema filosofico e storico di un «Immenso malinteso»”,”Alfonso M. Iacono, ricercatore nell’Istituto di filosofia dell’Università di Pisa, collaboratore di Critica marxista, Prassi e teoria, Il Manifesto, Pace e Guerra, coautore di Circolazione e forme del politico, Critica della politica e diaspora del marxismo, e autore di Il borghese e il selvaggio. La teoria del feticismo in Marx (pag 183-236) (capitolo quarto) [La lettura del libro di Charles de Brosses nel 1842, gli estratti del 1844 da James Mill, Marx nei ‘Manoscritti’ sul tema, Feuerbach accenna al f. nell’ Essenza della religione, riflessioni nell’ Ideologia tedesca’ e nel ‘Capitale’, esempi storici sul f., il riflesso religioso] “”Nel 1844 Marx fa deglii estratti da James Mill (1) e vi appone alcune sue riflessioi critiche. Di fronte alla definizione che Mill dà del denaro come mediatore dello scambio Marx osserva: «… finire (pag 191-192″,”TEOS-130-FL” “IAKOVENKO Boris”,”Filosofi russi. Saggio di storia della filosofia russa.”,”Nella prefazione l’ A polemizza con CROCE che aveva disprezzato il pensiero russo.”,”RUSx-061″ “IANDOLO Costantino”,”La caposala. Problemi tecnici e relazioni umane.”,”IANDOLO Costantino è primario medico degli Ospedali Riuniti di Roma, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, docente di Patologia Medica (Roma), ha insegnato per un decennio in una Scuola professionale per infermiere della capitale.”,”ITAS-148″ “IANNARONE Reginaldo, Padre”,”La scoperta dell’America e la prima difesa degli Indios. I domenicani.”,”Il domenicano Bartolomeo de Las Casas è stato uno dei pionieri dell’evangelizzazione degli indios americani. E’ anche il più noto difensore dei diritti umani delle genti del Nuovo Mondo. (risvolto di copertina, ritratto di Las Casas) ‘La pratica dell’asservimento degli indios cominciò ben presto, praticamente con i primi marinai che Colombo, dovendo rientrare in Spagna, aveva lasciato al fortino della Navidad nella Española (1). Col suo ritorno cominciò anche l’incetta di oro, che gli indigeni portavano in forma di pepite o in polvere (2). Pedro Margarit mise l’isola a ferro e fuoco, e , insieme a Fra’ Boil – il capo del primo gruppo di religiosi venuti in America! – trattò gli indios come bestie. Sarebbe stato necessario porre fine all’anarchia, invece gli spagnoli se la presero con gli indigeni che avevano ucciso qualcuno dei loro aguzzini, e ne risultò un bagno di sangue. Quelli presi vivi furono inviati come schiavi in Spagna. Quelli che non riuscivano a trovare abbastanza oro per i conquistatori furono venduti al mercato. Dei quattrocento schiavi ammucchiati sulle caravelle partite per l’Europa il 2 febbraio 1494, al comando di Antonio de Torres, duecento morirono fra Madera e Cadice; la maggior parte degli altri cadde vittima di qualche malattia poco dopo essere stati venduti sul mercato di Siviglia dall’arcidiacono Fonseca, che tanta parte avrà nell’amministrazione dell Indie (3). Dal maggio 1495 al marzo 1496 Bartolomeo e Cristoforo Colombo cercarono di sottomettere l’isola per costringere i nativi a pagare i tributi. Ogni indiano al di sopra dei quattordici anni era tenuto a fornire ogni tre mesi un cornetto pieno di polvere d’oro. Un cacicco doveva consegnare una zucca piena ogni due mesi. Dove mancava l’oro nelle vicinanze, gli indigeni dovevano portare trimestralmente venticinque libbre di cotone filato o tessuto. Una volta pagato il tributo, veniva appeso al collo del contribuente un contrassegno di rame. (…) Ben presto Colombo si accorse che era difficile raccogliere anche la metà di quanto si pretendeva, ma mantenne l’imposta in quanto temeva le difficoltà che avrebbe incontrate qualora fosse rientrato in Spagna senza una quantità d’oro abbastanza grande. I nativi fuggirono sulle montagne, uccisero dei cristiani e di riflesso vennero uccisi a loro volta in numero anche maggiore”” (pag 63-64) [(1) (…) G. Fernandez de Oviedo, Historia natural y general de las Indias’ – Los viajes de Colón’, Madrid, 1944, c. 8, p. 59; (2) Cfr. Ch. Verlinden, Cristoforo Colombo, Roma, 1985, p. 64 e ss.; (3) Cfr. Ibid., p. 71-72] [ISC Newsletter N° 93]”,”AMLx-187″ “IANNI Vanna”,”L’universo dei Caraibi. I colori dell’arcipelago (1880-1990).”,”Vanna Ianni, docente presso l’Università autonoma di santo Domingo, ha pubblicato saggi sul sistema politico e sugli attori sociali dell’area caraibica. Ha inoltre partecipato come ricercatrice a un’indagine sulla democrazia in America centrale e nei Caraibi coordinata dal Centre for Research on Latin America and the Caribbean di Toronto.”,”AMLx-020-FL” “IANNI Octavio”,”La fine del populismo in Brasile.”,”Octavio Ianni si è laureato nel 1954 in Scienze sociali all’Università di San Paolo. Ha insegnato sociologia nella stessa Università.”,”AMLx-016-FSD” “IANNIELLO Piero”,”Via della Cina. Romanzo.”,”Piero Ianniello è nato a Cassino nel 1971 e vive a Prato dal 1996. E’ laureato in lettereature straniere e svolge attività di giornalismo free-lance. Questo è il suo primo romanzo.”,”CONx-187″ “IAROCCI Irene a cura”,”L’ eterno nel tempo. Antologia della poesia giapponese dalle origini al ‘900.”,”IAROCCI Irene ha pubblicato presso Guanda l’ antologia Memorie della Luna. Storie e leggende dell’ Antico Giappone’ e ha tradotto i Cento Haiku. “”Il grande ruolo svolto dalla “”natura”” in tutta la poesia giapponese rende d’ obbligo che ci si soffermi brevemente sul concetto “”natura””. Tale concetto viene espresso con questo termine solo se l’ uomo acquista cognizione dell’ esistenza di essa; infatti chi vive in mezzo alla natura non arriverà mai all’ esigenza di attribuirle un nome a meno che non la consideri un’ entità a se stante, diversa da sé. In giapponese , l’ unico termine per “”natura”” è shizen, parola solo cinese. Questo significa che prima dell’ introduzione della parola shizen, negli yamatokotoba mancava il termine che indicasse la natura per la semplice ragione che i giapponesi dell’ epoca non la consideravano un’ entità indipendente. L’ homo japonicus si è sentito dunque e ha continuato a sentirsi parte integrante della natura.”” (pag 18) “”Se il nostro fosse un mondo ove la menzogna non avesse vita, con quanta gioia ascolterei le vostre parole””. (Anonimo, Kokinshu, XIV/712) (pag 89-90) “”Dall’ uomo intessute, le bugie sono cicale assordanti; obliarle, non lo vorrei pur le sento via via più lontane””. (Anonimo, Kokinshu, XIV/716)”,”JAPx-061″ “IAZEOLLA Giuseppe”,”Introduzione alla simulazione discreta.”,”Giuseppe Iazeolla è nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1939 e si è laureato a Napoli in Ingegneria Elettronica. Ha lavorato per l’industria e per il Consiglio Nazionale delle Ricerche e ha soggiornato presso il Massachusetts Institute of Technology, specializzandosi nell’analisi e valutazione di sistemi di elaborazione. Dal 1972 è docente di Simulazione all’Istituto di Scienze dell’Informazione dell’Università di Pisa.”,”SCIx-071-FL” “IBARRA Y RODRIGUEZ Eduardo a cura; saggi di W. ALISON PHILLIPS Lady BLENNERHASSETT Emilio BOURGEOIS Carlos SEGRE Rafael ALTAMIRA Jorge EDMUNDSON A.F. POLLARD J.G. ROBERTSON”,”La Restauracion. Tomo XVII. Historie del mundo en la edad moderna. Publicada por la Universidad de Cambridge con la colaboracion de los principales historiadores de Europa y America y ampliada considerablemente por distinguidos historiadores espanoles y latino-americanos.”,”saggi di W. ALISON PHILLIPS Lady BLENNERHASSETT Emilio BOURGEOIS Carlos SEGRE Rafael ALTAMIRA Jorge EDMUNDSON A.F. POLLARD J.G. ROBERTSON”,”EURx-124″ “IBARRURI Dolores, SOREL Andrés a cura”,”Pasionaria. Memoria humana.”,”pag 91 SOREL Andrés, studioso di letteratura, ha scritto varie biografie (A. Machado, G. Lorca, Miguel Hernandez), è segretario dell’ Associazione degli scrittori spagnoli. E’ stato nel PCE assieme alla Ibarruri. “”L’ inverno russo. Un altro inverno si avvicina. Lo noto sulla pelle, nella articolazioni. Cresce nella casa la mancanza di luce, il vento uggioso. I pomeriggi diventano interminabili. E le notti si allargano fino ad estenuarmi. Già non mi preoccupa il poter dormire poco. Le riunioni politiche si svolgono tediose. C’è una stanchezza nelle nostre parole, come quella musica che a forza di interpretarla, di udirla, svanisce nella monotonia. Coscienti che un altro ciclo termina, ma non sapendo quanto tempo prolungherà la sua estensione. Là, in Spagna, il vecchio Dittatore resiste. Abbiamo fatto una scommessa con la vita. Arrivare a vedere, meglio sentire della sua morte? E’ trascorso tanto tempo che l’ odio si è trasformato in abulia.”” (pag 134-135)”,”MSPx-055″ “IBARRURI Dolores”,”Memorie di una rivoluzionaria.”,”Capitolo: ‘Controrivoluzione in Catalogna’ pag 375-384, pagine su insurrezione degli anarchici, poumisti (POUM) trotskisti contro Generalidad. Molte deformazioni dei fatti e calunnie staliniste tra cui accusa di collusione con fascisti di Franco.”,”MSPG-003-FGB” “ICE”,”Argentina. Guida paese.”,”A proposito del ‘rischio paese’ si dice che è basso sia nel breve che ne medio periodo (prossimi cinque) (pag 14) La crisi scoppia invece nel 2001.”,”STAT-095″ “ICHBIAH Daniel”,”Georges Brassens. Biographie intime.”,”ICHBIAH Daniel è uno scrittore. “”Georges Brassens è allora molta sorpreso quando scopre che il suo pamphlet è pubblicato nel numero del 20 settembre 1946!… In quest’ epoca, Le Libertaire beneficia di una grande audience. Il bollettino di collegamento di quelli che si sentono vicini alla corrente anarchica è stampato in settantamila esemplari e se ne vanno quasi trentamila in media. Se il movimento conta così tanti simpatizzanti, è in parte perché alcuni dei suoi militanti sono stati molto attivi in occasione dell’ occupazione tedesca nel fabbricare documenti falsi o salvare degli ebrei. Tra quelli che hanno avuto un ruolo maggiore in questo periodo tormentato figura il fioraio Henri Bouyé. Alla Liberazione, è diventato corresponsabile della redazione del Libertaire, la cui sede si trova in avenue de la République a Parigi. Anche Brassens, da poco sedotto dalla lettura di Proudhon, è attirato da questa filosofia””. (pag 91) “”Nel novembre 1946, in occasione del congresso di Digione, Henri Bouyé abbandona le sue responsabilità del movimento anarchico e lascia il posto al professore di scuola Georges Fontenis. Brassens continua a scrivere per Le Libertaire, ma non perde il contatto con Bouyé; dividendo con lui le letture e le sedute al cinema. (…) Fontenis chiese a Brassens di assicurare la funzione di segretario di redazione del settimanale anarchico. Secondo quanto ha dichiarato Fontenis, egli si sarebbe disposto a questo compito con brio, divenendo molto popolare presso il personale della tipografia. Sempre secondo quest’ultimo, quando Brassens veniva a mangiare a casa sua, cantava spontaneamente delle arie rivoluzionarie. Al pomeriggio rimaneva sovente a casa sua (…). Tra gli incontri significativi che Brassens effettuò nella sede parigina del Libertaire figura quello con Roger Toussenot.”” (pag 93-94)”,”BIOx-103″ “ICIHI”,”Sfida all’uomo. Rapporto della Commissione Indipendente sui Diritti Umani internazionali.”,”Altra pubblicazione della Commissione: ‘Fame. I ragazzi della strada’ (Tascabili Bompiani)”,”CONx-262″ “I.C.J., INTERNATIONALE COMMUNISTE DES JEUNES”,”Resolutions du V Congres de l’ Internationale communiste des jeunes.”,”””Nei paesi come il Canada e gli Stati Uniti, dove i capi sindacali rifiutano di ammettere gli operai non qualificati, i giovani operai e gli apprendisti, le nostre federazioni, di concerto con l’ opposizione rivoluzionaria e il partito, devono condurre una lotta permanente affinché gli operai non qualificati, i giovani e gli apprendisti siano accolti nei sindacati con gli stessi diritti degli altri e, a questo scopo, devono raggrupparli”” (pag 51)”,”INTT-151″ “IGGERS Georg G.”,”L’ histoire sociale et l’ historiographie est-allemande des années 1980.”,”Altri saggi di Heinz-Gerhard HAUPT, AYCOBERRY Pierre e SOLCHANY Jean.”,”GERS-009″ “IGGERS Georg G.”,”Historiography in the Twentieth Century. From Scientific Objectivity to the Postmodern Challenge.”,”Georg G. Iggers is an internationally recognized authority on intellectual history and comparative international historiography. He is the author of New Directions in Historiography, The German Conception of History. Iggers is Distinguished Professor of History emeritus at the State University of New York at Buffalo. Preface and Acknowledgments, Introduction, Concluding Remarks, Epilogue: A Retrospect at the Beginning of the Twenty-First Century, Notes, Suggested Readings, Index. Incentrato in particolare sulla scuola storiografica francese (Annales e storia sociale) e tedesca.”,”STOx-023-FL” “IGHNATIEV V. a cura, scritti di N. SLAMIKHIN F. ESSIEVA V. MESENOV V. IGHNATIEV SCIALAGHIN K.”,”Il partito dei bolscevichi in lotta contro il trotskismo nel periodo successivo alla Rivoluzione d’ Ottobre.”,”””Le azioni disorganizzatrici dei capi dell’ opposizione vennero duramente condannate nelle assemblee di partito. Il 1° ottobre 1926 Trotsky, Zinoviev, Piatakov, Radek cercarono di imporre all’ assemblea della cellula della fabbrica “”Aviapribor”” di Mosca una loro risoluzione critica alla linea del CC del PC(b) dell’ URSS. Questo tentativo fu respinto con indignazione dagli operai comunisti a maggioranza di voti; la cellula condannò, con 78 voti contro 21, l’ attività antipartito degli oppositori e chiese che il comitato di Mosca ingaggiasse una lotta risoluta contro gli scissionisti. Adempiendo la volontà dei comunisti, l’ Ufficio direttivo del Comitato di Mosca del PC(b) dell’ URSS approvò il 2 ottobre 1926 una risoluzione che chiamava l’ organizzazione moscovita a respingere decisamente le calunniose accuse dell’ opposizione. Il 7 ottobre 1926 i comunisti costrinsero Zinoviev ad interrompere un discorso antipartito e a lasciare la tribuna. Anche in molte altre città gli interventi degli oppositori si concluser in modo altrettanto pietoso””. (pag 233)”,”RUSS-182″ “IGLESIAS Ignacio”,”Trotsky y la revolucion española.”,”Ignacio IGLESIAS, spagnolo, è vissuto in Francia dalla fine della guerra civile. Principale animatore dei ‘Cuadernos y Mundo Nuevo’, fu anche redattore capo di ‘Aportes’, rivista di scienze sociali edita a Parigi e con destinazione America Latina. Durante la guerra civile spagnola, IGLESIAS lavorò come redattore del giornale del POUM ‘La Batalla’ cosa che gli permise di seguire giorno per giorno lo sviluppo dello scontro politico e militare. Questo saggio dovuto ad un osservatore ‘interno’ e scritto a 35 anni di distanza, costituisce un’ analisi dell’ influenza di TROTSKY sulla rivoluzione spagnola. “”Come giudicò Trotsky l’ intervento sovietico in Spagna? Che interpretazione politica dette a questo intervento? Diciamo subito che non lo colse nei suoi giusti termini.”” (pag 76).”,”TROS-079″ “IGLESIAS SELGAS Carlos”,”Una alternativa democratica.”,”La riforma sindacale iniziò negli anni 60 come una manifestazione del processo di rinnovamento nelle strutture politiche spagnole per metterle in consonanza con le riforme introdotte dalla legge organica dello Stato. (pag 38)”,”SPAx-055″ “IGLESIAS SELGAS Carlos”,”El sindicalismo español.”,”IGLESIAS SELGAS ha preso il Premio nazionale di letteratura ‘Francisco Franco 1965’, per il libro ‘Los Sindicatos en Espana’. “”L’ Organización Corporativa del Trabajo Nacional del Generale Primo de Rivera creò un insieme di Organismi in cui collaborarono le Organizzazioni Professionali esistenti inclusa la Union General de Trabajadores (UGT). Insieme ai precedenti nazionali citati, entrarono in gioco delle convinzioni all’ epoca molto diffuse in Occidente e portate avanti, tra le altre, dalla Organizzazione Corporativa dell’ Italia fascista e dell’ Austria democristiana e dall’ Enciclica “”Quadragesimo Anno””, di Pio XI””. (pag 200)”,”MSPx-039″ “IGLESIAS Ignacio”,”Léon Trotski y España (1930-1939).”,”Ignacio Iglesias nació en Asturias en 1912. Cursó estudios de carácter técnico y muy joven, militó, primero en las juventudes comunistas y luego en la oposición trotskysta. Fue uno de los fun dadores del POUM en 1935. Participó en la guerra civil, en el sector republicano, y al final de la misma se exiló a Francia. Participó en la resistencia francesa, siendo encarcelado y enviado luego a un campo de concentración, en Alemania, donde fue liberado a últimos de abril de 1945 por las tropas norteamericanas. Se instaló en Paris, donde se dedicó al periodismo. Ha colaborado en varias publicaciones españolas: Revista de Occidente, Indice, Historia y Vida, francesas e hispanoamericanas. Con el seudónimo de Andrés Suárez publicó Un episodio de la revolución española: El proceso contra al POUM. Es también autor de El proletariado y las clases medias. Trotsky et la Révolution Espagnole y La fase final de la guerra civil.”,”TROS-002-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”Trotsky et la Révolution Espagnole.”,”Ignacio Iglesias, de nationalité espagnole, réside en France depuis la fin de la guerre civile. Animateur de Cuadernos et Mundo Nuevo, il fut également rédacteur en chef de Aportes, une revue de sciences sociales éditée à Paris et destinée à l’Amérique latine. Pendant la guerre d’Espagne, Iglesias se trouvait etre rédacteur au quotidien di POUM: La Batalla, fonction qui lui permit de suivre jour après jour les développements de la situation politique et militaire.”,”TROS-009-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”Trotsky y la Revolución Española.”,”Ignacio Iglesias, de nationalité espagnole, réside en France depuis la fin de la guerre civile. Animateur de Cuadernos et Mundo Nuevo, il fut également rédacteur en chef de Aportes, une revue de sciences sociales éditée à Paris et destinée à l’Amérique latine. Pendant la guerre d’Espagne, Iglesias se trouvait etre rédacteur au quotidien di POUM: La Batalla, fonction qui lui permit de suivre jour après jour les développements de la situation politique et militaire.”,”TROS-011-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”La fase final de la guerra civil. (De la Caida de Barcelona al Derrumbamiento de Madrid).”,”Ignacio Iglesias nació en Asturias en 1911. Cursó estudios de carácter técnico mientras partecipaba activamente en las luchas politico-sociales de los últimos de la Monarquia y de la República. Fue uno de los que párticiparon en la fundación del POUM (setiembre de 1935). Terminada la guerra civil, marchó a Paris, donde se dedicó al periodismo. Fue secretariode redacción de la rivista Cuadernos que, editada en lengua española, apareció en la Capital francesa de 1953 a 1965, y luego jefe de redacción de Mundo Nuevo, la revista que sustituyó a la anterior de 1966 a 1970. Por último trabajó en otra revista, Aportes, que se publicó de 1966 a 1972. Ha colaborado en numerosas publicaciones españolas, fracesas e hispanoamericanas. Con el seudónimo Andrés Suárez publicó Un episodio de la revolución española: el proceso contra el POUM. Es también autor de Trotsky y la revolución española.”,”MSPG-039-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”Experiencias de la Revolución Española. (El POUM, Trotski y la Intervención Soviética)”,”Ignacio Iglesias, de nationalité espagnole, réside en France depuis la fin de la guerre civile. Animateur de Cuadernos et Mundo Nuevo, il fut également rédacteur en chef de Aportes, une revue de sciences sociales éditée à Paris et destinée à l’Amérique latine. Pendant la guerre d’Espagne, Iglesias se trouvait etre rédacteur au quotidien di POUM: La Batalla, fonction qui lui permit de suivre jour après jour les développements de la situation politique et militaire.”,”MSPG-042-FL” “IGNATIEFF Michael”,”Le origini del penitenziario. Sistema carcerario e rivoluzione industriale inglese 1750-1850.”,”Michael Ignatieff è senior research fellow al King’s College di Cambridge.”,”UKIS-001-FL” “IGNATIEFF Michael”,”Le origini del penitenziario. Sistema carcerario e rivoluzione industriale inglese 1750-1850.”,”Michael Ignatieff è senior research fellow al King’s College di Cambridge. “”La lotta contro le “”Bastiglie”” ebbe inoltre l’effetto di aprire gli occhi ai sostenitori della riforma carceraria”” (pag 156)”,”TEMx-096″ “IGNAZI Piero KATZ Richard S. a cura; saggi di Patrick McCARTHY Antonio CARIOTI Martin J. BULL Jack BRAND e Thomas MACKIE Luca VERZICHELLI Andrea MANZELLA Valerio ONIDA Pernilla M. NEAL Filippo CAVAZZUTI Edmondo BERSELLI Stephen GUNDLE Marzia ZANNINI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1995.”,”Saggi di Patrick McCARTHY Antonio CARIOTI Martin J. BULL Jack BRAND e Thomas MACKIE Luca VERZICHELLI Andrea MANZELLA Valerio ONIDA Pernilla M. NEAL Filippo CAVAZZUTI Edmondo BERSELLI Stephen GUNDLE Marzia ZANNINI”,”STAT-517″ “IGNAZI Piero”,”Dal PCI al PDS.”,”Piero Ignazi insegna Politica comparata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Opere: Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Dal Pci a Pds, L’estrema destra in Europa, I partiti italiani.”,”PCIx-021-FL” “IGNAZI Piero”,”Il potere dei partiti. La politica in Italia dagli anni Sessanta a oggi.”,”Piero Ignazi insegna Politica comparata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Opere: Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Dal Pci a Pds, L’estrema destra in Europa, I partiti italiani.”,”ITAP-027-FL” “IGNAZI Piero KANTZ S. Richard a cura, Saggi di Patrick MCCARTHY Antonio CARIOTI Martin J. BULL Jack BRAND Thomas MACKIE Luca VERZICHELLI Andrea MANZELLA Valerio ONIDA Pernilla M. NEAL Filippo CAVAZZUTI Edmondo BERSELLI Marzia ZANNINI Stephen GUNDLE”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1995.”,”Edmondo Berselli, editorialista de Il Messaggero, è vicedirettore della rivista il Mulino. Jack Brand è reader in Government al Department of Government dell’Università di Strathclyde. Martin J. Bull insegna Politics and Contemporary History alla University of Salford, Gran Bretagna. Antonio Carioti è caporedattore del quotidiano La voce repubblicana. Filippo Cavazzuti è professore di Scienza delle finanze e Diritto finanziario alla facoltà di Economia e commercio dell’Università di Bologna. Stephen Gundle è lecturer in Italian History al Dipartment of Italian Studies at Royal Holloway, University of London. Piero Ignazi è ricercatore presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Università di Bologna. Richard S. Katz è professore di Scienze politiche alla State University of New York a Buffalo. Andrea Manzella è professore di Diritto parlamentare alla Libera Università internazionale degli studi sociali (Luiss) di Roma. Thomas Mackie è senior lecturer in Government all’Università di Strathclyde. Patrick McCarthy insegna European Studies alla Johns Hopkins University, Bologna Center. Pernilla M. Neal è dorettore del Centro di studi europei del Dickinson College di Bologna. Valerio Onida è professore di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Milano. Luca Verzichelli è dottorando in Scienza della politica all’Università di Firenze. Marzia Zannini svolge attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo.”,”ITAP-057-FL” “IGNAZI Piero”,”Postfascisti? Dal Movimento sociale italiano ad Alleanza nazionale.”,”Piero Ignazi è ricercatore presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Università di Bologna.”,”ITAP-062-FL” “IGNOTUS”,”Asturies 1934. Premiere partie. ‘U.H.P.’.”,”La massa operaia organizzata nelle Asturie era di 70 mila uomini. Di questi, 30 mila militavano sotto le bandiere della Confederazione (CNT).”,”MSPx-007″ “IKENBERRY John G.”,”Dopo la vittoria. Istituzioni, strategie della moderazione e ricostruzione dell’ordine internazionale dopo le grandi guerre.”,”IKENBERRY John G. è professore di Government and International Affairs alla Georgetown University di Washington e senior fellow presso la Brookings Institution. Ha prestato servizio al Dipartimento di Stato e ha collaborato con il Carnegie Endowment for International Peace. “”La nuova distribuzione postbellica della potenza vide gli Stati Uniti nel ruolo di nazione più forte. Come nel caso precedente della Gran Bretagna, la loro forza derivava dal successo economico. Quanto a dimensioni dell’economia e produttività, gli Stati Uniti avevano sorpassato la Gran Bretagna nel tardo XIX secolo, e il distacco diventò palese nei decenni precedente e seguente il 1919. Alla vigilia del conflitto, l’economia statunitense era quasi il doppio di quella britannica, e sarebbe diventata quasi il triplo nel primo dopoguerra. Come ha osservato Paul Kennedy, “”gli Stati Uniti parevano avere tutti i vantaggi economici che alcune delle altre potenze possedevano in parte, ma nessuno dei loro svantaggi”” (1). Per popolazione, produzione agricola, materie prime, industria e finanza, gli Stati Uniti non avevano rivali, dal punto di vista quantitativo e/o qualitativo. Il loro crescente predominio economico è testimoniato dalla quota della produzione mondiale di manufatti; una quota che continuò a crescere in termini relativi fino agli anni Trenta. (…). Durante la guerra, la dipendenza degli alleati dagli Stati Uniti riguardò soprattutto gli aspetti finanziari e gli approvvigionamenti. “”Il volume delle esportazioni americane durante il conflitto fu enorme, e comportò un profondo cambiamento delle posizioni finanziarie relative alle nazioni. Alla fine della guerra, Londra non sarebbe più stata il principale centro finanziario del pianeta, e il Tesoro americano si ritrovò padrone della finanza europea. Le sue riserve auree erano quasi raddoppiate rispetto al 1914, equivalendo a quasi metà delle riserve mondiali. La Gran Bretagna doveva agli Stati Uniti miliardi di dollari, e sua volta aveva prestato miliardi alle potenze continentali… Lo Stato americano aveva accresciuto la sua potenza, mentre l’Europa consumava la propria”” (2).”” (pag 163-164) (1) P. Kennedy, The Rise and Fall of the Great Powers: Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000, Random House, New York, 1987, trad. it., Ascesa e declino delle grandi potenze, Garzanti, 1989, p. 345; (2) A. Walworth, America’s Moment, 1918: American Diplomacy at the End of World War I, Norton, New York 1977, p.4 [Tabella 7 p. 163. Porzione relativa di produzione manifatturiera mondiale 1900-1938. Gran Bretagna 1900 18.5 1938 10.7; Stati Uniti 23.6 31.4; Germania 13.2 12.7; Francia 6.8 4.4; Russia 8.8 9,0; Italia 2.5 2.8]”,”RAIx-332″ “IKENBERRY G. John”,”Il dilemma dell’egemone. Gli Stati Uniti tra ordine liberale e tentazione imperiale.”,”G. John Ikenberry, uno dei maggiori esperti di politica internazionale, insegna Politics and International Affairs alla Princeton University. Ha prestato servizio al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ha collaborato con il Carnegie Endowment for International Peace, il Fondo Monetario Internazionale e la World Bank. É autore di importanti pubblicazioni tradotte in diverse lingue, tra cui, in italiano: Dopo la vittoria, America senza rivali? Nel 2001 ha curato con V.E. Parsi due volumi: Manuale di relazioni internazionali e Teorie e metodi delle relazioni internazionali.”,”USAP-003-FL” “IKOR Roger”,”L’Insurrection ouvrière de Juin 1848 ou La Première Commune.”,”La repressione: si parla di 400 o 500 insorti morti sulle barricate e di circa 3000 massacrati dopo la battaglia dalla truppa. Arresti effettuati da 12 a 15 mila. (pag 58)”,”QUAR-083″ “ILARDI Massimo a cura; saggi di Alessandra CASTELLANI Andrea COLOMBO Marco GRISPIGNI Massimo ILARDI Felice LIPERI Corinna VARRICCHIO Paolo VIRNO”,”La città senza luoghi. Individuo conflitto consumo nella metropoli.”,”Saggi di Alessandra CASTELLANI, Andrea COLOMBO, Marco GRISPIGNI, Massimo ILARDI, Felice LIPERI, Corinna VARRICCHIO, Paolo VIRNO.”,”STOS-019″ “ILARDI Massimo ACCORNERO Aris a cura; saggi di Massimo ILARDI Marcello FLORES Renzo MARTINELLI Chiara SEBASTIANI Celso GHINI Oreste MASSARI Fausto ANDERLINI Marcello FEDELE Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER Antonio BALDASSARRE Silvano BELLIGNI Gino GALLI Giancarlo POGGI Fulco LANCHESTER Gianni FERRANTE Giuseppe BERTA Paolo DE-MARCO Rino SERRI Paolo FRANCHI Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA Fabio FABBRI Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO Patrizia SALVETTI Andreina DE-CLEMENTI Piero BEVILACQUA Franco RIZZI Carlo PINZANI Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE Nicola GALLERANO Emanuele MACALUSO Renzo GIANOTTI Gianni SCHILARDI Rossana PLATONE”,”Il Partito comunista italiano. Struttura e storia dell’ organizzazione, 1921-1979.”,”Saggi di Massimo ILARDI, Marcello FLORES, Renzo MARTINELLI, Chiara SEBASTIANI, Celso GHINI, Oreste MASSARI, Fausto ANDERLINI, Marcello FEDELE, Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER, Antonio BALDASSARRE, Silvano BELLIGNI, Gino GALLI, Giancarlo POGGI, Fulco LANCHESTER, Gianni FERRANTE, Giuseppe BERTA, Paolo DE-MARCO, Rino SERRI, Paolo FRANCHI, Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA, Fabio FABBRI, Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO, Patrizia SALVETTI, Andreina DE-CLEMENTI, Piero BEVILACQUA, Franco RIZZI, Carlo PINZANI, Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI, Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE, Nicola GALLERANO, Emanuele MACALUSO, Renzo GIANOTTI, Gianni SCHILARDI, Rossana PLATONE”,”ANNx-021″ “ILARDI Massimo ACCORNERO Aris a cura; saggi di Massimo ILARDI Marcello FLORES Renzo MARTINELLI Chiara SEBASTIANI Celso GHINI Oreste MASSARI Fausto ANDERLINI Marcello FEDELE Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER Antonio BALDASSARRE Silvano BELLIGNI Gino GALLI Giancarlo POGGI Fulco LANCHESTER Gianni FERRANTE Giuseppe BERTA Paolo DE-MARCO Rino SERRI Paolo FRANCHI Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA Fabio FABBRI Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO Patrizia SALVETTI Andreina DE-CLEMENTI Piero BEVILACQUA Franco RIZZI Carlo PINZANI Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE Nicola GALLERANO Emanuele MACALUSO Renzo GIANOTTI Gianni SCHILARDI Rossana PLATONE”,”Il Partito comunista italiano. Struttura e storia dell’ organizzazione, 1921-1979.”,”Saggi di Massimo ILARDI, Marcello FLORES, Renzo MARTINELLI, Chiara SEBASTIANI, Celso GHINI, Oreste MASSARI, Fausto ANDERLINI, Marcello FEDELE, Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER, Antonio BALDASSARRE, Silvano BELLIGNI, Gino GALLI, Giancarlo POGGI, Fulco LANCHESTER, Gianni FERRANTE, Giuseppe BERTA, Paolo DE-MARCO, Rino SERRI, Paolo FRANCHI, Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA, Fabio FABBRI, Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO, Patrizia SALVETTI, Andreina DE-CLEMENTI, Piero BEVILACQUA, Franco RIZZI, Carlo PINZANI, Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI, Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE, Nicola GALLERANO, Emanuele MACALUSO, Renzo GIANOTTI, Gianni SCHILARDI, Rossana PLATONE Marginelli dibatte con Haupt sull’origine della formula di ‘gruppo dirigente’ “”(…) è invece opportuno, a questo punto, caratterizzare più precisamente la formula di “”gruppo dirigente””, di così grande importanza nella storia del Partito comunista italiano. Georges Haupt si è soffermato di recente su questa nozione che, a suo parere, entra a far parte del vocabolario di Gramsci e di Togliatt attraverso la lettura dei sociologi delle ‘élites’, in particolare Mosca e Pareto (13). Non siamo in grado di avvalorare o smentire questa ipotesi; riteniamo tuttavia che se ne debba prendere in considerazione anche un’altra, che del resto non esclude la prima. … finire (…)”” (Renzo Martinelli, Il gruppo dirigente nazionale, 1921-1943) (13) “”Il termine ‘gruppo dirigente’ fa la sua comparsa nel vocabolario politico del movimento operaio durante gli anni venti, negli scritti di Gramsci e di Togliatti”” – scrive Haupt -. “”Si tratta evidentemente, di un concetto preso in prestito dal lessico sociologico e politico italiano (Mosca, Pareto)””. Cfr Haupt, p. 233. In una nota (a p. 256 dello stesso volume), si legge ancora “”Il termine compare negli scritti di Gramsci del 1923. Togliatti, invece lo utilizzerà a partire dal 1926, soprattutto nella sua corrispondenza con Gramsci sulla situazione interna del Pcus”” (pag 369)”,”PCIx-017-FL” “ILARI Massimiliano”,”Parole in libertà. Il giornale anarchico Umanità Nova (1944-1953).”,”Massimiliano Ilari è un educatore professionale impegnato nei servizi sociali di Parma; nel campo della ricerca storica, ha conseguito un Dottorato presso l’Università di Trento. Collaboratore di testate libertarie e di diverse riviste storiche, è autore del libro ‘La giustizia di Franco. La repressione franchista e il movimento libertario spagnolo (1943-1951)’. Masini entra nella redazione del giornale Umanità Nova (pag 18-19) I Gaap (pag 155 e seguenti) Volume con sottolineature dell’ex proprietario”,”ANAx-430″ “ILARI Virgilio NATALIZIA Gabriele BALSAMO Eugenio LEO Maria Grazia INDELICATO Alberto COLI Daniela”,”Pensare la guerra.”,”Riflessioin di Virgilio Ilari, un importante esperto di problemi militari, sulle guerre mediorientali americane conosciute in Italia attraverso la propaganda filo-americana dei giornali di centro-destra e anti-americana dei giornali di sinistra. Virgilio Ilari, Debellare superbos. Perché l’Occidente non sa più pensare la guerra (pag 6-76″,”QMIx-118-FSL” “ILIZAROV Boris Semenovic”,”Vita segreta di Stalin. Le letture, il profilo psicologico e intellettuale.”,”ILIZAROV Boris Semenovic ha insegnato teoria e pratica archivistica all’Università Umanistica Statale di Mosca. Attualmente è ricercatore capo dell’Accademia russa delle Scienze e direttore del progetto non governativo “”Archivio popolare”” che raccoglie e pubblica documenti e foto degli ultimi 100-150 anni (privati persone comuni emarginati sociali). Il caso Bucharin e i medici ‘assassini’ “”Il “”caso Bucharin”” è nello stesso tempo il primo “”caso dei medici assassini”” e in generale degli “”avvelenatori””. Insieme con Bucharin furono processati tre grandi luminari della medicina dell’epoca. D.D. Pletnev, L.G. Levin e I.N. Kazakov, ritenuti organizzatori “”sotto copertura medica”” degli attentati contro Stalin (…). Uno dei collaboratori più stretti (ma fino a un certo punto), il boia Jagoda, fu giudicato e condannato nello stesso processo di Bucharin come “”avvelenatore””, tanto più che era farmacista. Per questo assurdo coinvolgimento dei medici il 1938 non si discosta molto dal 1953 (…)”” (pag 72) Rogo dei libri. “”Il già menzionato giovane diplomatico sovietico Aleksandr Barmin, che aveva osservato Stalin da vicino negli anni Trenta ed era stato un buon conoscente di alcuni membri della sua famiglia e della sua cerchia, prima di emigrare alla vigilia della guerra, ricordava: “”Con ogni nuovo arrivo della posta proveniente da Mosca i dirigenti, i segretari del nucleo del partito e i bibliotecari si vedevano recapitare le liste dei libri che andavano subito bruciati. Erano i libri in cui venivano citati i teorici del marxismo e altri autori considerati compromessi dal recente processo. Siccome praticamente tutte le figure di primo, secondo e terz’ordine negli ultimi quindici anni erano già state accusate di qualche eresia, io pensavo con stupore: che cosa mai rimarrà sugli scaffali delle biblioteche! Bastava una prefazione scritta da Bucharin, Radek o Preobrazenskij per qualsiasi opera classica e subito questa andava a finire nel forno! Con questo ritmo, pensai, bruceremo più libri dei nazisti, e soprattutto bruceremo molta più letteratura marxista di loro. Cosa che successe in realtà. Un’enorme mole di libri fu distrutta per il solo fatto che questi libri erano stati curati dal bibliofilo Rjazanov, recentemente scacciato dal Paese, fondatore dell’Istituto Marx-Engels-Lenin. Le prime edizioni delle opere di Lenin, redatte da Kamenev e contenenti menzioni positive dei “”traditori”” di oggi, sono state fatte sparire dalla circolazione. Stalin personalmente censurò e revisionò l’unco volume delle proprie ‘Opere’, una raccolta di articoli e discorsi; le edizioni precedenti furono ritirate alla chetichella dalle librerie e dalle biblioteche””. Su un paio di cose Barmin si sbaglia: Rjazanov non fu esiliato dall’Urss. Fu confinato nella regione del Volga e poi fucilato. Sbaglia anche a proposito delle opere di Stalin (…)”” (pag 96) Criteri di classificazione di Stalin. La biblioteca di Stalin poco prima della sua morte aveva circa 20 mila volumi classificati per argomenti, per autori importanti e per altri autori. Stalin ha dato istruzioni sulla classificazione nel 1926.(pag 112-113) Stalin fa sparire libro di Kamenev su Cernysevskij scritto dall’autore presentendo la sua fine, pubblicato nel 1933. Poco dopo Kamenev venne arrestato e non ritornerà più in libertà. (pag 134)”,”STAS-065″ “ILIZAROV Boris Semenovic”,”Vita segreta di Stalin. Il profilo psicologico e intellettuale, le letture.”,”Boris Semenovic Ilizarov ha insegnato Teoria e pratica archivistica all’Università Umanistica Statale di Mosca. Attualmente è ricercatore capo dell’Accademia russa dell’Archivio popolare di Mosca. Collabora con radio e televisioni russe e scrive articoli per periodici, sia specialistici sia divulgativi, russi ed esteri.”,”STAS-039-FL” “ILLETTERATI Luca MORETTO Antonio a cura, saggi di Franco BIASUTTI Giovanni BONACINA Francesco CAMERA Umberto REGINA Mario RUGGENINI, Contributi di Stefano FUSELLI Francesca MENEGONI Leonardo SAMONÀ”,”Hegel, Heidegger e la questione della ‘Romanitas’.”,”Luca Illetterati, nato a Vicenza nel 1963, è professore ordinario di Filosofia teorica presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università di Padova. Antonio Moretto è professore di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unibversità di Verona.”,”FILx-160-FL” “ILLICH Ivan, a cura di Ingke BRODERSEN”,”Lavoro-ombra.”,”ILLICH Ivan (nato al 1926 a Vienna) ha compiuto studi di storia, filosofia, e teologia. A New York dal 1950 al 1955, prete in una parrocchia irlandese e portoricana, poi cinque anni a Portorico, dal 1960 residente a Cuernavaca in Messico. Da alcuni anni insegna in Germania ‘Storia delle idee nel XII secolo’. Colombo sottovaluta le dimensioni della Terra. “”Colombo aveva calcolato che un grado della terra misurasse quarantacinque miglia, e ne derivava che l’ Asia era situata duemilaquattrocento miglia a ovest delle Canarie, grosso modo dalle parti delle Antille, nel Mar dei Sargassi. Il genovese aveva insomma ridotto l’oceano al raggio d’ azione delle navi che sapeva governare; aveva a bordo un interprete arabo che avrebbe dovuto dargli modo di parlare con il gran Khan. Partiva per scoprire una rotta, non già una nuova terra o un nuovo emisfero. Un progetto, questo suo, alquanto insensato. Nessun uomo colto del Rinascimento dubitava del fatto che la terra fose un globo; molti continuavano a ritenerla situata al centro dell’ universo, altri invece la pensavano già nuotante nelle sfere celesti. Ma dai tempi di Aristotele nessuno ne aveva sottovalutato le dimensioni quanto Colombo, tant’è che nel 255 Eratostene di Cirene aveva calcolato in cinquecento miglia la distanza tra la grande biblioteca, da lui diretta ad Alessandria, e Siene (dove oggi sorge la diga di Assuan), conclusione alla quale era giunto usando come “”metro di misura”” l’ andatura notevolmente costane delle carovane di cammelli dall’ alba al tramonto. Aveva notato che il giorno del solstizio d’ estate a Siene i raggi del sole cadevano verticalmente, mentre ad Alessandria deviavano di sette gradi dalla verticale. Su questa base, aveva calcolato la circonferenza della terra con uno scarto del cinque per cento circa rispetto alle sue dimensioni ideali.”” (pag 17) “”Vernacolo e lingua materna insegnata sono in un certo senso i due estremi della gamma del linguaggio corrente””. (pag 60) “”I tumulti delle plebi del XVII secolo e soprattutto del XVIII, dall’ Inghilterra alla Prussia, in sostanza ebbero per obiettivo la costrizione al lavoro, cosa questa che li distingue sia dalle sollevazioni contadine sia dai successivi scioperi. Il popolaccio paleoindustriale difendeva quella che E.P. Thompson ha definito “”economia morale””. I plebei reagivano all’attacco portato conro le basi sociali di codesta economia: contro la perdita dei pascoli comunali in seguito alle recinzioni e contro la costrizione al lavoro con la reclusione dei mendicanti””. (pag 118)”,”TEOS-145″ “ILLIES Florian”,”1913. L’anno prima della tempesta.”,”ILLIES Florian è storico dell’arte. Editorialista della Frankfurter Allgemeine Zeitung, è stato direttore delle pagine culturali della Zeit e tra i fondatori della rivista d’arte ‘Monopol’. “”Lo scrittore e giornalista Lejba Bronstein, meglio noto come Lev Trockij, vive e lavora in Rodlergasse, nel quartiere di Döbling ,condividendo l’atmosfera povera e piccolo borghese con la moglie Natalia e i figli. A Natale i Trockij si permettono il lusso di un albero da addobbare per far finta di appartenere a quel mondo e immaginare di non andarsene mai più. Trockij guadagno poco scrivendo articoli per vari giornali socialdemocratici e liberali, spesso se ne sta giornate interne nel Café Central e gioca a scacchi: nel 1913, il “”Signor Bronstein”” è considerato il miglior scacchista nell’ambiente dei caffé viennesi e questo vorrà pur dire qualcosa! Ogni volta che è corto di denaro, porta qualche libro al monte di pietà, non ha altra scelta”” (pag 66) Stalin per sfuggire alla polizia a San Pietroburgo indossa abiti femminili (pag 67)”,”QMIP-132″ “ILLUMINATI Augusto”,”Classi sociali e crisi capitalistica.”,”ILLUMINATI (Perugia, 1937) docente di sociologia all’ Università di Urbino. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina).”,”ITAS-065″ “ILLUMINATI Augusto”,”Lavoro e rivoluzione. Produttivismo e lotte operaie dal 1945 al 1973.”,”ILLUMINATI Augusto nato a Perugia nel 1937, è stato nella prima metà degli anni Sessanta dirigente nazionale della Federazione Giovanile Comunista. E’ incaricato di sociologia presso l’Università di Urbino e militante marxista-leninista.”,”MITT-194″ “ILS, a cura”,”L’estremismo coerente dei situazionisti. (O estremismo coerente dos situacionistas).”,”Foto manifestazione degli studenti “”Zengakuren”” (pg 97) “”L’organizzazione rivoluzionaria che si propone di realizzare il potere assoluto dei Consigli Operai deve essere il luogo in cui si delineano tutti gli aspetti positivi di questo potere. Perciò deve condurre una lotta a fondo contro la teoria leninista del partito. La rivoluzione del 1905 e l’organizzazione spontanea dei lavoratori russi nei Soviet era già una critica pratica (dopo la critica teorica di Rosa Luxemburg) di questa nefasta teoria. Ma il movimento bolscevico persisteva nel credere che la spontaneità operaia non avrebbe potuto superare lo stadio sindacalista e che era incapace di comprendere la “”totalità””. Il che significava decapitare il proletariato per permettere al partito di prendere il comando della rivoluzione”” (pag 56)”,”TEOC-590″ “ILYENKOV Evald Vassilievich”,”Leninist Dialectics and the Metaphysics of Positivism. Reflections on V.I. Lenin’s book, ‘Materialism and Empiro-Criticism’.”,”Evald Vassilievich Ilyenkov (1924-1979) was a Doctor of Philosophy. He fought in the Great Patriotic War. He studied philosophy and undertook his research at the University of Moscow. From 1953 until his death, he worked at the Institute of Philosophy at the Academy of Sciences of the USSR. In the heart of his scientific interests was his work on the problems of materialist dialectics as logic and theory of knowledge. For his work on these problems he was awarded, in 1965, the Chernyshevsky Prize by the Praesidium of the Academy of Sciences of the USSR. His main works are ‘The Dialectics of the Abstract and the Concrete in Marx’s Capital’, On idols and ideals’, Dialectical Logic. He also contributed, among others, to the collected works ‘The Origin of Personality’ and ‘Dialectical Contradiction’.”,”LENS-057-FL” “ILYICHOV L.F. KANDEL Y.P. KOLPINSKY N.Y. MALYSH A.I. OBICHKIN G.D. PLATKOVSKY V.V. STEPANOVA Yevgenia TARTAKOVSKY B.G.”,”Frederick Engels. A Biography.”,”ILYICHOV L.F. KANDEL Y.P. KOLPINSKY N.Y. MALYSH A.I. OBICHKIN G.D. PLATKOVSKY V.V. STEPANOVA Yevgenia TARTAKOVSKY B.G.”,”MAES-033″ “ILYIN-GENEVSKY A.F.”,”From the February Revolution to the October Revolution, 1917.”,”Luglio 1917 “”It must be mentioned here that some sensational newspaper had set the canard going that Lenin had gone “”back to Germany””, and other papers had joyfully pounced upon this choice bit of news. Many of the middle class and possibly the Mensheviks too believed this silly rumour. And here was this article by Lenin, which clearly showed that he was still in Petrograd watching events closely”” (pag 80)”,”RIRx-016-FL” “ILYIN-ZHENEVSKY A.F., a cura di Brian PEARCE”,”The Bolsheviks in Power. Reminiscences of the Year 1918.”,”A.F. Ilyin-Zhenevsky, secretary to the People’s Commissariat for Military Affairs. Memoirs of the first year of the Russian Revolution by ilyin-Zhenevsky, younger brother of Red Navy leader Raskolnikov. From his work in the Petrograd Military Commissariat, he gives a behind-the-scenes view of the building of the Red Army and the struggle of the Bolsheviks to defend Soviet power. Translator’s Note, Notes, Chronicle of Events, Biographical Notes, Maps, Foto, Index,”,”RIRO-158-FL” “IMAMURA Hitoshi YAMADA Toshio dossier raccolto da; collaborazione di René ZAPATA Kaoru SUGIHARA Toshio YAMADA Hitoshi IMAMURA Jacques BIDET Kiyoaki HIRATA Wataru HIROMATSU Norihiko FUKUI Susumu TAKENAGA Takashi MINATOMICHI Christian BARRERE Akira EBIZUKA Hitoshi HOSHINO Tamotsu NISHIZAWA Lucien SEVE Jacques TEXIER Andreas ARDNT Wolfgang LEFEVRE Jean-Claude DELAUNAY Jean-Marie VINCENT Yvon QUINIOU”,”Le marxisme au Japon.”,”Collaborano al volume i seguenti autori: René ZAPATA, Kaoru SUGIHARA, Toshio YAMADA, Hitoshi IMAMURA, Jacques BIDET, Kiyoaki HIRATA, Wataru HIROMATSU, Norihiko FUKUI, Susumu TAKENAGA, Takashi MINATOMICHI, Christian BARRERE, Akira EBIZUKA, Hitoshi HOSHINO, Tamotsu NISHIZAWA, Lucien SEVE, Jacques TEXIER, Andreas ARDNT, Wolfgang LEFEVRE, Jean-Claude DELAUNAY, Jean-Marie VINCENT, Yvon QUINIOU.”,”JAPx-014″ “IMBACH Josef a cura”,”Dio nella letteratura contemporanea.”,”MURA Gaspare studioso dell’ermeneutica religiosa.”,”RELx-056″ “IMBRIANI Angelo Michele”,”Gli italiani e il duce. Il mito e l’immagine di Mussolini negli ultimi anni del fascismo (1938-1943).”,”Angelo Michele Imbriani è nato ad Avellino nel 1962. Si occupa di storia del fascismo e dei movimenti politici di destra. ‘Mussolini diviene, per gran parte degli italiani, il responsabile unico della rovina della Nazione, della guerra, della fame e di lutti, il “”tirapiedi di Hitler””, il pazzo megalomane, il ciarlatano vigliacco, il vagabondo figlio di un fabbro, e, addirittura, il menagramo: è l’antimito di Mussolini sul quale pure si proiettano esperienze e passioni, immagini e sentimenti degli italiani in guerra’ (retrocopertina); Il discorso del 2 dicembre 1942. Reazioni e commenti. ‘Mussolini, migliorate le sue condizioni fisiche, parla alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, il 2 dicembre. Con la sua ricomparsa in pubblico, egli riesce a dimostrare di essere ancora vivo e in discrete condizioni di salute, ma le sue parole non gli consentono di recuperare il prestigio e la credibilità che ha ormai perduto in una vasta area del Paese. Il legame tra il declino politico e morale, da un lato, la malattia fisica e la morte, dall’altro, si rivela, peraltro, così forte, nell’immaginario e nella sensibilità popolare, da indurre alcuni a ipotizzare che la voce ascoltata alla radio non sia, in realtà, la voce di Mussolini: “”si dice che non sia stato Lui a parlare, perché è malato, e poi quello non era il timbro della sua potente e dominatrice voce”” (9)’ [(9) Polizia politica, b. 225, “”Discorsi del Duce””, Roma, inf. “”A8″”, relaz. dell’11 dicembre 1942] (pag 173); ‘Venendo ai contenuti del discorso (11), si nota subito come Mussolini, più che a tranquillizzare la popolazione, miri a suscitare l’odio e l’indignazione nei confronti del nemico. I britannici, dice, hanno programmato “”attacchi aerei prolungati, scientifici e annientatori””, contro le città italiane. Mussolini quindi apre una significativa parentesi, dedicata alle possibilità di difesa da tali incursioni, e ammette che i rifugi si sono rivelati inadeguati e che se ne dovranno costruire di nuovi; la protezione, per il resto, sarà sia “”attiva”” che “”passiva””: la prima sarà affidata soprattutto alle nuove artiglierie che i tedeschi si sono impegnati a fornire e che andranno a potenziare la contraerea italiana; la seconda dovrà tradursi nello “”sfollamento”” dai maggiori centri urbani e industriali. La popolazione viene invitata quindi a “”disperdersi nelle campagne””. (…) Questa violenta invettiva anti-britannica del Duce ha, anzitutto, un valore strumentale. Mussolini pensa di poter indirizzare contro gli inglesi la rabbia e lo sdegno di una popolazione duramente provata dalle angosce e dalle privazioni e profondamente delusa e scoraggiata, stornando così l’attenzione dalle responsabilità sue e del regime”” (pag 174-175) [(11) Polizia politica, Napoli, inf. “”150″”, relaz. dell’8 dicembre 1942]”,”ITAF-399″ “IMBRIANI Vittorio, a cura di Nunzio COPPOLA”,”Vittorio Imbriani intimo. Lettere familiari e diari inediti. Carteggi di Vittorio Imbriani. II Serie: Fonti. Vol. XLVIII.”,”Vittorio Imbriani (Napoli, 27 ottobre 1840 – Pomigliano d’Arco, 1º gennaio 1886) è stato uno scrittore italiano. Imbriani nacque in una famiglia di liberali e trascorse la sua giovinezza in esilio con il padre. Studiò letteratura e filosofia a Berlino, dove si avvicinò all’idealismo hegeliano. Nel 1861 tornò a Napoli, dove ottenne la libera docenza di estetica. Imbriani fu un giornalista prolifico e scrisse per varie riviste per il resto della sua vita. La sua posizione politica, fortemente reazionaria, lo rese un isolato anche nella destra storica in cui militò tutta la vita. Imbriani è noto soprattutto per il suo romanzo Il libro della giungla, pubblicato nel 1874 (cop.)”,”RISG-045-FSL” “IMBRIANI Vittorio, a cura di Nunzio COPPOLA”,”Gli hegeliani di Napoli ed altri corrispondenti letterati ed artisti. Carteggi di Vittorio Imbriani. II Serie: Fonti. Vol. L.”,”Vittorio Imbriani (Napoli, 27 ottobre 1840 – Pomigliano d’Arco, 1º gennaio 1886) è stato uno scrittore italiano. Imbriani nacque in una famiglia di liberali e trascorse la sua giovinezza in esilio con il padre. Studiò letteratura e filosofia a Berlino, dove si avvicinò all’idealismo hegeliano. Nel 1861 tornò a Napoli, dove ottenne la libera docenza di estetica. Imbriani fu un giornalista prolifico e scrisse per varie riviste per il resto della sua vita. La sua posizione politica, fortemente reazionaria, lo rese un isolato anche nella destra storica in cui militò tutta la vita. Imbriani è noto soprattutto per il suo romanzo Il libro della giungla, pubblicato nel 1874 (cop.)”,”RISG-047-FSL” “IMBRIANI Vittorio POERIO Carlo, a cura di Nunzio COPPOLA”,”Voci di esuli politici meridionali. Lettere e documenti dal 1849 al 1861 con appendici varie. Carteggi di Vittorio Imbriani. II Serie: Fonti. Vol. LIII.”,”Vittorio Imbriani (Napoli, 27 ottobre 1840 – Pomigliano d’Arco, 1º gennaio 1886) è stato uno scrittore italiano. Imbriani nacque in una famiglia di liberali e trascorse la sua giovinezza in esilio con il padre. Studiò letteratura e filosofia a Berlino, dove si avvicinò all’idealismo hegeliano. Nel 1861 tornò a Napoli, dove ottenne la libera docenza di estetica. Imbriani fu un giornalista prolifico e scrisse per varie riviste per il resto della sua vita. La sua posizione politica, fortemente reazionaria, lo rese un isolato anche nella destra storica in cui militò tutta la vita. Imbriani è noto soprattutto per il suo romanzo Il libro della giungla, pubblicato nel 1874 (cop.)”,”RISG-050-FSL” “IMBRUGLIA Girolamo a cura; saggi di Guido ABBATTISTA Giuliano CAMPIONI John DUNN Clara GALLINI Carlo GINZBURG Rolando MINUTI Guido MODIANO Anthony PAGDEN Betsy PRICE Adriano PROSPERI Enrico PUBLIESE Werner SOLLORS”,”Il razzismo e le sue storie.”,”IMBRUGLIA Girolamo a cura; saggi di Guido ABBATTISTA Giuliano CAMPIONI John DUNN Clara GALLINI Carlo GINZBURG Rolando MINUTI Guido MODIANO Anthony PAGDEN Betsy PRICE Adriano PROSPERI Enrico PUBLIESE Werner SOLLORS Contiene il saggio di Enrico Pugliese: ‘Le interpretazioni del razzismo nel dibattito italiano sulla immigrazione (pag 265-287) Il contesto sociale del razzismo e della xenofobia. L’interpretazione psicologica. “”Vorrei ricordare come lo sforzo di individuare proprio l’esistenza di questo meccanismo comune universale aveva animato, quasi mezzo secolo addietro, il gruppo di studiosi che sotto la guida di T.W. Adorno si erano impegnati in quel monumentale lavoro di indagine teorica e di ricerca empirica, che è stato ‘La personalità autoritaria”” (16). Per questi studiosi esiste un tipo di persone che, in rapporto alla propria storia psicologica e alle esperienze di prima socializzazione, tendono ad essere più aggressive nei confronti delle persone estranee al loro gruppo, tendono ad essere più autoritarie (anche autoritarie sottomissive) ed infine tendono ad essere etnocentriche (che non è la stessa cosa che xenofobo, ma va nella stessa direzione). Le cose vanno insieme, ma non perchè c’è un rapporto logico fra di loro. Adorno sottolinea con forza che ciò che lega alcuni atteggiamenti e opinioni, che all’apparenza possono risultare anche contraddittori, non è una ‘relazione logica’, bensì una ‘relazione psicologica’. Insomma c’è una matrice di fondo comune – a livello della struttura della personalità – che unisce sistematicamente opinioni e atteggiamenti su tematiche concernenti le più diverse sfere della vita sociale. Uno degli elementi unificanti è una forma di aggressività nei confronti degli altri, soprattutto nei confronti del «gruppo esterno», quale reazione a una serie di frustrazioni di fondo. E’ questa – in termini forse troppo schematici – l’idea di fondo della ‘Personalità autoritaria’. (…) Lo studio di Adorno, fondamentale per comprendere alcune radici dell’antisemitismo, di tutte le forme di razzismo e della xenofobia, è stato tuttavia – e a mio avviso non senza moivo – criticato perché pone troppo l’accento sugli aspetti psicologici e individuali. (…) (pag 275-276); “”E’ chiaro che il razzismo «non è un virus» (come giustamente afferma Jervis), ma non è neanche molto facile darne una definizione e una interpretazione che tengano correttamente conto delle sue diverse dimensioni e dei meccanismi che lo producono. Le critiche a ‘La personalità autoritaria’ hanno mostrato che esso non può essere fatto risalire essenzialmente a fattori psicologici. Ricordo che una critia contestava ad Adorno e ai collaboratori di aver individuato nelle ‘personalità autoritarie’ (caratterizzate da un forte orientamento razzista) individui che aderivano a una ideologia, più che soggetti caratterizzati da un certo tipo di personalità”” (pag 287) Controllare e inserire”,”TEOS-135″ “IM-HOF Ulrich”,”L’Europa dell’Illuminismo.”,”IM-HOF Ulrich (1917-2001) ha insegnato per molti anni storia moderna all’Università di Berna. Ha scritto sulla storia della Svizzera e sul XVIII secolo Scuola, istruzione “”Ovunque possibile, comunque, l’Illuminismo costruì sul precedente edificio della Riforma. Erano però necessarie delle differenti sottolineature. Scrivendo il suo ‘On Education’, Locke intendeva formare degli uomini liberi, educare degli individui e dei cittadini. Da allora non vi fu fine alle pubblicazioni di carattere pedagogico. Rousseau introdusse nuovi accenti, ponendo il bambino, “”le petit homme””, al centro dell’attenzione e volendolo educare in maniera naturale come l”Emile’. Nella stessa direzione andò Pstalozzi, fautore di un’educazione indirizzata al senso di umanità, anziché all’apprendimento delle tecniche. La riforma della scuola divenne uno dei compiti principali assunti dall’Illuminismo. Ci si trovava infatti di fronte ad un sistema scolastico compiuto, che si riteneva irrigidito e troppo limitato. In ogni campo ci si scontrava spesso con resistenze alla modifica dell’esistente, che frequentemente provenivano dal corpo dei docenti. Ad ogni modo, presso l’Università di Basilea si sbarrava ad esempio la via alle proposte di riforma avanzate dal grande matematico Bernoulli, in base all’asserto fondamentale ‘limites quos posuere Veteres non moveto’ (“”i confini posti dagli antichi non vanno rimossi””). Ciò era stato ribadito nel 1691. Tuttavia, se un’università voleva seguitare ad affermarsi, doveva effettuare almeno qualche minima modifica”” (pag 214)”,”EURx-297″ “IMMERWAHR Daniel”,”L’impero nascosto. Breve storia dei Grandi Stati Uniti d’America.”,”Daniel Immerwahr è professore associato di Storia alla Northwestern University e autore di ‘Thinking Small: The United States and the Lure of Community Development’ che ha visto il Merle Curti Intellectual History Award. La campagna del Pacifico (2° guerra mondiale) (pag 235-236) L’amministrazione Roosevelt si attenne rigidamente alla sua strategia «prima la Germania» “”Douglas MacArthur osservò lo svolgimento di questi eventi con seria preoccupazione (Il Giappone decise di dare l’indipendenza alle Filippine, non di prometterla come avevano fatto gli Stati Uniti, ndr). L’economia militare del Giappone non era nulla in confronto a quella degli Stati Uniti. Nel 1941, un anno in cui gli Stati Uniti erano in ‘pace’, avevano prodotto più del quintuplo di velivoli e del decuplo di navi del Giappone (83). Ma questi aerei e queste navi andavano principalmente in Europa. Il motivo era da una parte la priorità: l’amministrazione Roosevelt si attenne rigidamente alla sua strategia «prima la Germania». Ma dall’altra era di natura geografica. La distanza tra il quartier generale di MacArthur a San Francisco e l’Australia era più del doppio di quella tra New York e l’Inghilterra. E, mentre le linee di rifornimento atlantiche collegavano porti grandi e affermati come quelli di New York e di Liverpool, le linee del Pacifico dovevano affidarsi a porti sviluppati frettolosamente, alcuni costruiti da zero, come quelli in località remote quali Guadalcanal, Tutuila, Kwajalein e Manus. Finché non furono costruiti tutti, MacArthur dovette accontentarsi di quella che definì «attrezzatura da budget ridotto» (84). Si adirò con Washington per la sua avarizia, con pochi risultati (85). Il suo comandante dall’aviazione, che arrivò alla metà del 1942, rimase sconvolto quando scoprì che ad aspettarlo c’era una forza aerea «penosamente risicata», con soli sei B-17 operativi (86). I piani alleati prevedevano contro il Giappone un’offensiva limitata, che ne avrebbe intaccato le forze finché la Germania non fosse stata sconfitta. Persino questa, inizialmente, era una prospettiva scoraggiante. Le forze giapponesi non solo avevano conquistato le Filippine, si stavano espandendo a sud sulle Indie orientali olandesi, sulla Nuova Guinea e sulle Isole Salomone. Gli strateghi militari australiani, prevedendo un’invasione, si prepararono a sacrificare il Nord del continente (87). MacArthur non aveva le risorse per sconfiggere i giapponesi e riprendersi tutti i territori perduti dagli Alleati. Invece divenne un genio dell’economia. Smise di giocare a Risiko! e cominciò a giocare a Go, facendo saltare le sue unità sulle posizioni giapponesi. MacArthur aveva capito (insieme all’ammiraglio Chester Nimitz nel Pacifico centrale) che, nell’era dell’aviazione e su un campo di battaglia costituito da isole, non occorreva mantenere un fronte continuo, da mischia di football. MacArthur poteva aggirare le roccaforti giapponesi, tagliare le loro linee di rifornimento e lasciarle «isolate e tagliate fuori dagli aiuti esterni» (88). Chiamò questa filosofia «colpiscili quando loro non lo fanno, falli avvizzire». Funzionò. MacArthur si lamentò dicendo che avrebbe funzionato molto meglio se Washington gli avesse dato una corazzata, ma i suoi progressi sulla mappa furono comunque regolari: Guadalcanal (agosto 1942), Buna (novembre 1942), Capo Gloucester (dicembre 1943), Los Negros e Manus (febbraio 1944), Hollandia (aprile 1944), di vittoria in vittoria su per la Nuova Guinea e le isole del Sud Pacifico. Nimitz, spostandosi nel Pacifico dalle Hawaii, fece lo stesso. Le campagne gemelle nel Pacifico furono lunghe e brutali (…)”” (pag 235-236) [(83) Michael H. Hunt and Steven I. Levine, ‘Arc of Empire: America’s Wars in Asia from the Philippines to Vietnam’, Chapel Hill (N.C.), 2012, p. 78; (84) Rem. p. 168; (85) Manchester, ‘American Caesar’, cit., pp: 284-86; (86) George C. Kenney, ‘The MacArthur I Know’, New York, 1951, pp. 70, 48; (87) Manchester, ‘American Caesar’, cit., pag 206; (88) Rem., pp. 195, 169]”,”USAQ-109″ “IMPRENTI Fiorella”,”Operaie e socialismo. Milano, le leghe femminili, la Camera del lavoro (1891-1918).”,”Associazione Archivio del Lavoro, comitato scientifico Onorio ROSATI (Presidente) Maria COSTA (Direttrice), Ivano GRANATA, Piero ICHINO Maurizio MAGRI Antonio PANZERI Roberto ROMANO Adolfo SCALPELLI Fiorella IMPRENTI laureata in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Milano è dottoranda in ‘Storia delle donne e dell’ identità di genere’ presso l’ Università Orientale di Napoli. Si occupa di storia sindacale e di storia del riformismo sociale. “”Ugualmente stereotipati, ma con qualche concessione di più ampio respiro, erano gli interventi di Luisa Draghi, segretaria di lega. Nell’ ambito della mobilitazione per il progetto di legge socialista sulla tutela del lavoro femminile e minorile, essa prospettava l’ ipotesi di un futuro in cui le donne avrebbero potuto istruirsi e formarsi come cittadine, capaci di rivendicare diritti e non solo di sottostare a doveri: ‘Coll’ approvazione della legge Turati-Kuliscioff la donna farà un passo gigantesco verso la propria redenzione; vivendo una vita meno opprimente, meno esauriente, essa potrà educarsi, potrà istruirsi, potrà formarsi una coscienza civile, potrà seguire il corso straripante delle nuove, nobili, feconde idee e allora si renderà strumento di servaggio a poderoso coefficiente di redenzione””.”” (pag 94)”,”MITT-236″ “INAMA Vigilio”,”Letteratura greca.”,”Tabella (Prospetto) che riporta le date, i periodi, gli autori, poeti e scrittori, il genere di poesia e il genere di prosa (inserita a pag 232)”,”GREx-013″ “INCHAUSPE’ Irène”,”Une faillite si convenable. Histoire de la banque Pallas Stern.”,”Irène INCHAUSPE’, giornalista al Revenu e poi a La Vie Françcaise ha seguito gli sviluppi dell’affare Pallas Stern e ha incontrato i principali protagonisti du questo scandalo esemplare.”,”E1-BAIN-003″ “INCISA DI CAMERANA Ludovico”,”Il grande esodo. Storia delle migrazioni italiane nel mondo.”,”Pag 13: L’ Italia nasce globale: il modello genovese. INCISA DI CAMERANA Ludovico è stato ambasciatore in America Latina e sottosegretario di stato agli affari esteri nel governo DINI. Nei suoi libri ha studiato le dimensioni sociali ed economiche del fascismo, la modernizzazione della Spagna franchista, la storia dell’ America Latina, la politica estera degli Stati Uniti e la guerra fredda.”,”ITAS-075″ “INCISA DI CAMERANA Ludovico”,”Il modello spagnolo. Come don Chishiotte è diventato manager.”,”Ludovico Incisa di Camerana è stato diplomatico a Madrid, a Rio de Janeiro e a Londra, ambasciatore a Caracas e a Buenos Aires e nel 1996 sottosegretario agli Esteri nel Governo Dini. Ha pubblicato: Spagna senza miti, L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione, Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo, Italia senza eroi, I caudillos, Biografia di un Continente, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, L’Italia della luogotenenza, L’Argentina gli italiani l’Italia, Fascismo, populismo, modernizzazione.”,”SPAx-010-FL” “INCISA DI CAMERANA Ludovico”,”La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale.”,”Ludovico Incisa di Camerana (Cagliari, 1927) è stato diplomatico a Madrid, a Rio de Janeiro e a Londra, ambasciatore a Caracas e a Buenos Aires e nel 1996 sottosegretario agli Esteri nel Governo Dini. Ha pubblicato: Spagna senza miti, L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione, Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo, Italia senza eroi, I caudillos, Biografia di un Continente, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, L’Italia della luogotenenza, L’Argentina gli italiani l’Italia, Fascismo, populismo, modernizzazione.”,”ITQM-023-FL” “INCISA-DI-CAMERANA Ludovico”,”Il Grande esodo. Storia delle migrazioni italiane nel mondo.”,”Ludovico Incisa di Camerana (Cagliari, 1927) è stato diplomatico a Madrid, a Rio de Janeiro e a Londra, ambasciatore a Caracas e a Buenos Aires e nel 1996 sottosegretario agli Esteri nel Governo Dini. Ha pubblicato: Spagna senza miti, L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione, Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo, Italia senza eroi, I caudillos, Biografia di un Continente, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, L’Italia della luogotenenza, L’Argentina gli italiani l’Italia, Fascismo, populismo, modernizzazione.”,”CONx-026-FL” “INDELICATO Alberto”,”Martello e compasso. Vita agonia e morte della Germania comunista.”,”INDELICATO Alberto è stato rappresentante permanente presso l’Unesco a Parigi e presso le organizzazioni internazionali a Vienna. Ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica tedesca ha vissuto le fasi del crollo della Ddr e dell’unificazione tedesca:Ha scritto pure ‘La dottrina Brezhnev’ e ‘I falsi fascismi’. Insegna storia dell’Europa contemporanea all’Università S. Pio V di Roma. “”Erich Honecker fu il primo, ed ultimo, segretario generale della SED originario della Germania occidentale (Pieck e Ulbricht ernao ambedue sassoni). Era nato nel 1912 nella Saar. Seguendo la parola d’ordine del partito comunista a cui aveva aderito giovanissimo, nel 1935 in occasione del referendum aveva fatto propaganda contro l’annessione alla Germania, ormai nazionalsocialista (l’annessione fu approvata con il 90% dei voti). Aveva quindi trascorso otto anni nelle prigioni hitleriane per la sua attività comunista clandestina e, dal 1945 al 1955, aveva organizzato e guidato la gioventù del partito, la “”libera gioventù tedesca””. Incaricato in seguito dei problemi della sicurezza, si era messo in luce con la perfetta organizzazione ed esecuzione delle opere di costruzione del muro di Berlino””: (pag 86)”,”GERV-058″ “INDINI Andrea TANDOI Giuseppe a cura”,”Invito alla lettura di Keynes e Friedman.”,”Blocco libri di provenienza gratuita Regione Sbn “”Gli accordi di Bretton Woods si ispirano, invece, al piano avanzato dal negoziatore Harry Dexter White. Quest’ultimo propone di creare un credito internazionale sulla base del principio bancario del deposito. Come Keynes, anche White, vuole istituire un fondo di stabilizzazione alimentato dalle somme versate dai paesi aderenti. In realtà, l’istituto voluto dal negoziatore americano non è altro che un ufficio di cambio internazionale in grado di vendere ai Paesi aderenti la valuta estera di cui hanno bisogno. Assunto il gold ‘exchange standard’ (cambio aureo fondato sul dollaro come valuta di riserva), gli accordi di Bretton Woods stabiliscono la convertibilità di ogni valuta nella moneta americana in base a tassi fissi che possono oscillare fino a un massimo dell’1 per cento. Questo sistema garantisce ai Paesi in difficoltà di mantenere comunque in equilibrio la bilancia dei pagamenti e, in caso di squilibrio, di modificare il valore della propria valuta rispetto al dollaro fino a un massimo del 10 per cento. In base agli accordi, la moneta americana viene convertita in oro al prezzo di 35 dollari per oncia. Tuttavia la convertibilità dollaro-oro è limitata agli istituti centrali, che possono avere nelle proprie riserve dollari che, a seconda delle esigenze, vengono riconvertiti in oro dalla ‘Federal Reserve’ degli Stati Uniti. Da ultimo, gli estensori degli accordi, fortemente convinti dell’importanza della stabilità dei tassi di cambio per il libero svolgimento del commercio internazionale, istituiscono un importante organo di vigilanza, il Fondo monetario internazionale (Fmi). I risultati non sono quelli sperati. I fondi predisposti risultano, infine, di dimensioni contenute e insufficienti a sostenere il deficit dei Paesi in difficoltà e a far fronte alla speculazione generata dalla crisi del petrolio degli anni Settanta. … (pag 108-111) pag 117″,”ECOT-283” “INDRIO Ugo”,”Dieci anni. La lotta politica in Italia dal 1978 al 1988.”,”””La presenza di un grosso deficit pubblico, salito in cinque anni, dal 1983 al 1988, da 434 mila miliardi a 1.010 mila miliardi, e dal 68,5 al 94,5% del prodotto interno lordo, è un pesante freno sia al risanamento della finanza pubblica – i ritocchi che si annunciano non sono che palliativi, del tutto insufficienti e illusori -, sia allo sviluppo reale, non viziato da inflazione, della nostra economia”” (pag 158) Ugo Indrio, nato a Potenza nel 1913, è giornalista professionista dal 1940. E’ stato a capo della redazione romana del “”Corriere della Sera”” dal 1959 al 1973, poi collaboratore dello stesso quotidiano dal 1979 al 1980, poi collaboratore di “”Conquiste del lavoro””. Ha pubblicato “”La presidenza Saragat”” (1971), ‘Saragat e il socialismo italiano dal 1922 al 1946″”, (Marsilio 1984), ‘Da “”Roma fascista”” al “”Corriere della sera””‘, EL, 1987.”,”ITAP-204″ “INDRIO Ugo”,”Da «Roma fascista» al «Corriere della sera». Cinquant’anni di storia italiana nelle memorie di un giornalista.”,”‘Nel periodo aprile-ottobre ’42 la redazione di ‘Roma fascista’ restò in pratica affidata a Mariano Pintus, col quale l’accordo che con tutta spontaneità avevo stabilito, favorendolo con l’incarico di redattore-capo, che era retribuito, aveva subito un rapido offuscamento. Il settimanale peggiorò sensibilmente, almeno a mio parere, ma anche a parere di coloro che ci seguivano con maggiore attenzione. Ma almeno un merito Pintus lo ebbe, quello di aver accolto, nella schiera dei collaboratori più assidui, un gruppo di giovani ventenni, tra cui Eugenio Scalfari e Ferruccio Troiani, quest’ultimo immaturamente scomparso, anni fa, in una disgrazia della strada. La firma di Scalfari apparve infatti su ‘Roma fascista’ per la prima volta nel giugno ’42 e continuò per quattro numeri di seguito; poi , durante l’estate, diradò la collaborazione, ma la riprese intensamente nell’ottobre, sempre prima del mio ritorno alla direzione del giornale, per poi esplodere, me condirettore, il 10 dicembre ’42, con un editoriale dal titolo ‘Clima nuovo’. Non era, quello del ’42, lo Scalfari che oggi si può leggere sulla ‘Repubblica’; ma non aveva ancora vent’anni. La sua personalità, tuttavia, risultava evidente. Riproduco, per ampi stralci, lo scritto del 10 dicembre 1942: “”Negare l’esistenza di una nuova fase rivoluzionaria, può essere il comodo gioco dei conformisti e delle clientele; certo non è il nostro. Noi giovani, che non abbiamo per ora altro da apportare al Fascismo, insieme alla nostra fede, che una sincerità cruda, chirurgica, derivante dall’assenza totale in noi di una qualsiasi posizione personale da difendere, ci facciamo di questa sincerità uno dei maggiori doveri dell’ora presente, confermati in questo nostro proponimento dalla voce del Capo. V’hanno delle cause reperibili che, attraverso il procedere degli eventi, hanno determinato una crisi, così come v’è un titolo concreto che ne attesta l’esistenza e insieme la ferma volontà di risolverla da parte degli elementi responsabili. Le cause sono dovute in gran parte ad un fenomeno di «crescenza» che il Fascismo attraversa, e non per la prima volta, e che collauda duramente così gli uomini come gli istituti sorti dalla Rivoluzione. Il documento concreto che attesta l’esistenza della crisi è la Dichiarazione di Maggio, che traccia altresì le prime direttive per «sanare» la situazione attuale. V’è da dire peraltro che la Dichiarazione, più che affrontare radicalmente il problema, si sia volutamente limitata a compiere una preparazione ambientale onde non sottoporre i delicati strumenti organizzativi ad un rude mutamento di rotta che poteva risultare per lo meno intempestivo. (…)””. Sull’articolo su riportato giova annotare, per quanto riguarda il terzo capoverso, che la «dichiarazione di maggio», cui Scalfari si riferiva, resa nota dopo una riunione del Direttorio del Pnf del 27 maggio ’42, conteneva una definizione dei compiti del partito (in una parola: l’educazione del popolo) e una affermazione di incompatibilità tra incarichi politici e incarichi amministrativi, con la prescrizione dell’obbligo del «nulla osta» del Pnf per l’assunzione di cariche e funzioni di pubblico interesse, per ogni cittadino. Pubblicato l’articolo di Scalfari, io intuii che esso avrebbe provocato reazioni negli esponenti della «vecchia guardia» e una troppo patente contrapposizione tra quella e la nostra generazione, la generazione dei giovani. Ritenni opportuno perciò, a mia volta, prendere la parola sull’argomento, e, nel numero del 24 dicembre (si faccia attenzione alle date), pubblicai di fondo un articolo che, come ho fatto per Scalfari, riproduco in ampio stralcio. La reazione della «vecchia guardia» all’articolo di Scalfari si manifestò ad opera di un interlocutore d’eccezione: Roberto Farinacci. I lettori di ‘Roma fascista’ non la lessero mai, per le circostanze che riferirò’ (pag 99-102)”,”EDIx-192″ “INFANTINO Lorenzo introduzione e cura; saggi di SPENCER WEBER EINAUDI BAUDIN SCHUMPETER MISES HAYEK ROBBINS FRIEDRICHK BRZEZINSKI WITTFOGEL ROPKE WILES FRIEDMAN SETTEMBRINI DUMITRESCO ARON PROUDHON BAKUNIN TUCKER MERLINO LABRIOLA ARTURO BAUER HILFERDING RIZZI TROTSKY GILAS BALAZS MANDEL KENDE MULLER STOJANOVIC SPACEK SELUCKY MARTINET SIK NAVILLE CASTORIADIS BRUS ORLOV ALBERONI PELLICANI SUPEK”,”Il mito del collettivismo.”,”Saggi di SPENCER, WEBER, EINAUDI, BAUDIN, SCHUMPETER, MISES, HAYEK, ROBBINS, FRIEDRICHK, BRZEZINSKI, WITTFOGEL, ROPKE, WILES, FRIEDMAN, SETTEMBRINI, DUMITRESCO, ARON, PROUDHON, BAKUNIN, TUCKER, MERLINO, LABRIOLA ARTURO, BAUER, HILFERDING, RIZZI, TROTSKY, GILAS, BALAZS, MANDEL, KENDE, MULLER, STOJANOVIC, SPACEK, SELUCKY, MARTINET, SIK, NAVILLE, CASTORIADIS, BRUS, ORLOV, ALBERONI, PELLICANI, SUPEK.”,”TEOC-014″ “INFANTINO Lorenzo a cura; scritti di Eduard BERNSTEIN Nikolaj BUCHARIN Rudolf HILFERDING Karl KAUTSKY Vladimir I. LENIN Rosa LUXEMBURG Emile VANDERVELDE Henri VAN-KOL”,”Sociologia dell’ imperialismo: interpretazioni socialiste.”,”Scritti di Eduard BERNSTEIN Nikolaj BUCHARIN Rudolf HILFERDING Karl KAUTSKY Vladimir I. LENIN Rosa LUXEMBURG Emile VANDERVELDE Henri VAN-KOL INFANTINO Lorenzo (1948) ha studiato economia e sociologia ed è stato visiting scholar presso l’ Università di Canterbury. E’ autore di saggi apparsi su ‘Rivista di sociologia’ e ‘Mondooperaio’, su ‘Rassegna italiana di sociologia’. Ha pubblicato pure ‘Sociologia dell’ imperialismo: interpretazioni liberali’ (1980). “”A questo proposito non bisogna però dimenticare che lo sviluppo capitalistico è anche accumulazione di capitale e che la più rapida accumulazione verificatasi in Inghilterra la si deve, da un lato, all’ esito favorevole della lotta sostenuta contro Spagna, Olanda e Francia per il dominio sui mari, e quindi per il dominio sulle colonie e dall’ altro alla rapida proletarizzazione causata dalla vittoria dei latifondisti sui contadini. Il grande vantaggio industriale conseguito dall’ Inghilterra accrebbe l’ interesse di questo paese al libero commercio, così come precedentemente la precocità del suo sviluppo capitalistico aveva spinto anche l’ Olanda verso una politica di libero scambio. All’ interno lo sviluppo dell’ industria, l’ aumento e la concentrazione della popolazione nelle città resero ben presto insufficiente la produzione agricola nazionale. Per conseguenza il prezzo dei cereali venne fissato in base ai dazi che si andavano sempre più inasprendo e ai costi di trasporto, allora particolarmente alti, data la relativa arretratezza dei mezzi di comunicazione””. (pag 100-101, Rudolf Hilferding)”,”TEOC-354″ “INFANTINO Lorenzo”,”Ortega y Gasset. Una introduzione.”,”INFANTINO Lorenzo ha studiato e fatto conoscere il pensiero di Ortega y Gasset di cui ha curato l’edizione italiana di alcuni volumi.”,”TEOS-182″ “INFELD Leopold”,”Albert Einstein. L’uomo e lo scienziato. La teoria della relatività e la sua influenza sul mondo contemporaneo.”,”L’A (Polonia, 1898) è stato uno dei più stretti collaboratori di EINSTEIN.”,”SCIx-058″ “INGLESE Italo”,”Azione collettiva e norma giuridica. Elementi di diritto sindacale italiano.”,”””Venuti meno i commi 2 e 3 dell’ art. 26 (referendum abrogativo del 13 giugno 1995, ndr), il versamento dei contributi sindacali continua ad essere effettuato sulla base delle clausole dei contratti collettivi che lo regolano. Le associazioni stipulanti i contratti stessi continuano pertanto a beneficiare del meccanismo di riscossione sulla base della fonte contrattuale che impone al datore di lavoro un dovere di cooperazione. Diversa è la situazione per quanto riguarda le associazioni non firmatarie. Queste associazioni non possono infatti beneficiare delle norme dei contratti collettivi che regolano la riscossione dei contributi. (…)”” (pag 55-56)”,”MITT-168″ “INGLESE Giorgio”,”Per Machiavelli. L’arte dello Stato, la cognizione delle storie.”,”Giorgio Inglese è professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Roma La sapienza. Ha tenuto corsi e seminari presso l’Istituto italiano per gli Studi storici (Napoli) e l’Istituto universitario di Studi superiori (Pavia).”,”TEOP-103-FL” “INGRAO Bruna”,”Impresa e piano in Unione sovietica 1933-1953.”,”Bruna INGRAO è nata a Roma nel 1947. Laureata all’Univ di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della Facoltà di Statistica nella stessa università. Ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’.”,”RUSU-094″ “INGRAO Pietro”,”Masse e potere.”,”INGRAO è nato nel 1915 a Latina. Laureato in giurisprudenza e in lettere, partecipa alla lotta clandestina e alla Resistenza. Giornalista, dal 1947 è D dell’ Unità a ROma, dal 1948 deputato del PCI. Nel 1976 è eletto presidente della Camera dei Deputati. “”Sempre più si viene sviluppando – e in proporzioni ormai macroscopiche- una politica di integrazione internazionale, che viene condotta direttamente dai principali monopoli industriali e che scavalca ormai le frontiere stesse della integrazione a livello statale (CEE) e tende persino a delineare quasi una piattaforma di politica estera (più concreta ed incisiva, in una serie di casi di quella condotta alla Farnesina): politica estera che ha i suoi specifici ambasciatori, stabili o itineranti, i suoi compromessi e le sue tensioni, sia nei rapporti con tutto l’ occidente capitalistico, sia nelle relazioni con i paesi socialisti”” (pag 304)”,”ITAP-066″ “INGRAO Bruna”,”Impresa e piano in Unione Sovietica, 1933-1953.”,”Bruna Ingrao è nata a Roma nel 1947. Laureata all’università di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge la propria attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della facoltà di Statistica nella stessa università; ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’.”,”RUSU-068-FL” “INGRAO Pietro”,”Volevo la luna.”,”””Quale capitalismo e come muoversi non era chiaro né nelle parole di Moro, né in quelle di Pietro Nenni. Ma tale era la questione. Del resto nel Pci c’era una figura che dentro di sé aveva una quasi uguale convinzione, anche se poi pronunciava con altri accenti e con altri corollari la parola: modernizzazione capitalistica. Non a caso, scomparso Togliatti, nel dibattito aspro che si aprì nel Pci dopo quella morte, a un certo punto Giorgio Amendola propose chiaramente la trasfigurazione del Pci in un nuovo Partito socialista, comprensivo delle due ali. E non a caso sulle labbra di Amendola – seppure non sempre pronunciata – tornava la parola «modernizzazione» , anche con rimbrotti a pezzi del movimento operaio che non volevano comprendere i sacrifici necessari. La sconfitta della legge truffa e la caduta di De Gasperi acceleravano questo discorso, e davano nuove carte a Pietro Nenni. Quali soluzioni egli avrebbe perseguito e con quale fortuna si sarebbe visto dopo. Ma per il primo governo di centro-sinistra ci sarebbero voluti circa dieci lunghi anni: l’avvento in Vaticano di papa Roncalli, e la scesa in campo delle «magliette a strisce», cioè delle nuovissime reclute entrate nelle cattedrali della fabbrica fordista a misurarsi con l’aspro tema del potere nell’atto lavorativo. Mentre da noi era in corso lo scontro sulla legge truffa, a Mosca il 5 marzo moriva Stalin”” (pag 209-210)”,”PCIx-440″ “INGRAO Pietro, a cura di Nicola TRANFAGLIA”,”Le cose impossibili. Un’autobiografia raccontata e discussa con Nicola Tranfaglia.”,”Nicola Tranfaglia, Storia contemporanea facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”PCIx-003-FB” “INGRAO Pietro”,”Masse e potere.”,”Pietro Ingrao è nato nel 1915 a Lenola (Latina), laureato in giurisprudenza e in lettere, partecipa alla lotta clandestina antifascista e alla Resistenza. Giornalista, dal 19457 al 1957 è direttore dell’Unità a Roma, dal 1948 deputato del Pci al parlamento. Il 5 luglio 1976 è stato eletto presidente della Camera dei deputati. “”Dimmi, a questo proposito, il tuo giudizio sulla polemica che si sta sviluppando sull’articolo di Salvadori che riporta Gramsci tutto dentro il leninismo.”” “”L’interpretazione di Salvadori non mi convince proprio per le ragioni a cui accennavo; perché toglie alla ricerca di Gramsci la data, la data vera, «storica»: la sua collocazone ‘di fronte’ e ‘dopo’ la sconfitta delle rivoluzioni proletarie in occidente. Gramsci è la riflessione su questo evento (…)”” (Rinascita, n. 3, 21 gennaio 1977) (pag 172)”,”PCIx-017-FB” “INGRAO Pietro ROSSANDA Rossana, saggi di Marco REVELLI Isodoro Davide MORTELLARO K.S. KAROL”,”Appuntamenti di fine secolo.”,”Lavoro nero ben pagato e tollerato nell’Urss di Breznev ‘«È impossibile sperare nell’iniziativa di base in Russia, le masse lavoratrici sono talmente abituate all’obbedienza che non sono in grado di costringere i gruppi dirigenti a eseguire i compiti tracciati da Lenin per la società sovietica», scriveva nel ‘Testamento’ del 1964 l’economista comunista Eugenio Varga. A trent’anni di distanza la scarsità delle reazioni operaie di fronte alla restaurazione del capitalismo sembra confermare il giudizio. E tuttavia nella produzione la disciplina dei lavoratori era sempre stata relativa. L’indisciplina e l’assenteismo nel lavoro causavano perdite incontrollabili all’economia, e neppure il regime repressivo di Breznev riusciva a venirne a capo. Alla fine degli anni Settanta avveniva una ulteriore alterazione del codice del lavoro sovietico. Nel Sud della Russia diversi lavoratori dei kolkoz, in sovrannumero, e operai che stavano passando da un’azienda all’altra, organizzavano le brigate degli ‘shabashniki’. ‘Shabash’ in russo vuol dire «è finito»; costoro, che in linea di principio chiudevano con il loro normale impiego, proponevano alle imprese interessate di farne un altro ma a condizioni che non avevano nulla a che vedere con i livelli salariali nazionali. (…) Non occorreva essere un genio per capire la ragione dell’imbarazzata tolleranza: a Mosca si calcolava che gli ‘shabashniki’ garantivano più della metà delle costruzioni fuori dei grandi centri urbani e che il 75% dei cantieri in Siberia non avrebbero potuto compiere il loro piano senza il loro concorso. L’effetto del giudizio salomonico del Cremlino non si fece attendere: molti ‘shabashniki’ cessarono di rispettare le apparenze e divennero contrattisti a tempo pieno, caramente pagati fuori dell’economia ufficiale. Nella sinistra occidentale qualcuno ha creduto di vedere in questo settore indipendente del mercato del lavoro il segnale di rinascita d’un vero movimento operaio in Russia. Pareva che questo, appena si fosse rimesso in cammino, sarebbe stato in grado di imporre le sue condizioni al «padronato sovietico». Ma era un’interpretazione, ahimè, sbagliata. Il fenomeno testimoniava soltanto dell’estendersi di un’economia sotterranea, che sfuggiva a ogni controllo, non pagava tasse, e viveva secondo sue proprie leggi. In essa già si stavano arricchendo, fungendo già da intermediari fra ‘shabashniki’ e datori di lavoro, i futuri «nuovi russi», oggi milionari, insieme speculatori, corruttori e corrotti. D’altra parte appariva per la prima volta una categoria di operai certo meglio pagati, ma senza alcuna copertura sociale, che dovevano curarsi a proprie spese dai medici privati e rinunciare agli altri vantaggi collettivi (le case di vacanze ai sindacati, gli asili, le agevolazioni nell’alloggio e nei trasporti, ecc.). Vantaggi che sacrificavano perché la qualità dei servizi sociali era diventata pessima, e nessuna organizzazione permetteva loro una vera forza contrattuale: il regime non tollerava la benché minima organizzazione di base in azienda, neppure sotto forma di un circolo di mutua solidarietà; tutto quel che si abbozzava in questo senso si faceva contro il regime; e sempre sotto forma di «lotta di classe individuale». Nel libro citato, Eugenio Varga scriveva che i lavoratori sovietici vivevano «in un deserto di indifferenza e solitudine». Il lavoro nelle fabbriche giganti non sviluppò in loro alcuna coscienza di classe, neppure tradeunionista e solidarista. Eppure allora gli operai dell’industria rappresentavano il 60% della popolazione attiva. Curiosamente negli archivi del Pcus, studiati da storici come Nicolas Werth, nulla si trova sulle migrazioni operaie e sugli ‘shabashniki’. Gli ispettori del partito, che all’inizio degli anni Sessanta, dopo lo sciopero di Novocerkask represso nel sangue, ancora si preoccupavano degli umori nelle fabbriche e nelle città operaie, nel periodo brezneviano non ne parlarono più affatto, riservando i loro rapporti alle manifestazioni di dissidenza tra gli intellettuali. Nell’ambiente operaio praticamente non ce n’erano’ (pag 267-270) [dal saggio di K.S. Karol ‘Un conflitto occulto’]”,”PCIx-002-FMP” “INGRAO Pietro, a cura di Nicola TRANFAGLIA”,”Le cose impossibili. Un’autobiografia raccontata e discussa con Nicola Tranfaglia.”,”Nicola Tranfaglia, Storia contemporanea facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”PCIx-004-FMP” “INGRAO Pietro”,”Volevo la luna.”,”Pietro Ingrao è nato nel 1915 a Lenola, in provincia di Latina. Nel 1936, dopo l’aggressione franchista alla Repubblica spagnola, diviene membro attivo dell’organizazzione clandestina comunista. Alla cacciata dei nazifascisti da Roma entra nell’esercito di liberazione. Deputato del Pci dal 1948 al 1992, è stato presidente della Camera dal 1976 al 1979. Direttore del quotidiano l’Unità nella prima metà degli anni cinquanta.”,”PCIx-034-FL” “INGRAO Pietro PAGGI Leonardo COTTURRI Giuseppe VACCA Giuseppe BOLAFFI Angelo MAGNO Michele”,”Il partito politico e la crisi dello stato sociale: ipotesi di ricerca.”,”Specialisti già noti, per i molteplici interventi dedicati ai temi trattati in questo volume, intervengono qui con contributi che costituiscono il primo risultato della ricerca sul partito politico condotta dal Centro di studi e iniziative per la riforma dello Stato, diretto da Pietro Ingrao.”,”PCIx-041-FL” “INGRAO Bruna RANCHETTI Fabio”,”Il mercato nel pensiero economico. Storia e analisi di un’idea dall’Illuminismo alla teoria dei giochi.”,”Bruna Ingrao è nata a Roma nel 1947. Laureata all’università di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge la propria attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della facoltà di Statistica nella stessa università; ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’. Fabio Ranchetti ha studiato all’Università di Milano e al Trinity College di Cambridge. Dopo aver insegnato Storia del pensiero economico, è attualmente professore di Economia politica nelle Università di Pavia e di Pisa.”,”ECOT-230-FL” “INGRAO Bruna”,”Il ciclo economico.”,”Bruna Ingrao è nata a Roma nel 1947. Laureata all’università di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge la propria attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della facoltà di Statistica nella stessa università; ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’.”,”ECOT-266-FL” “INGRASSIA Michelangelo”,”La sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler.”,”INGRASSIA Michelangelo è docente a contratto di storia dell’età contemporanea presso la facoltà di scienze della formazione dell’Università di Palermo. Ha pubblicato: ‘L’idea di fascismo in Arnaldo Mussolini’ (1998) e ‘La rivolta della Gancia’ (2006). Volume incentrato in particolare su Niekisch Radek e la fucilazione di Schlageter. (pag 63-64) “”Il cammino di Niekisch è parallelo a quello di un altro esponente socialdemocratico: Otto Strasser. Fondatore nel 1919 dell’Associazione universitaria dei veterani socialdemocratici, Strasser, che nel 1920 resiste nel quartiere operaio berlinese di Steglitz al putsch organizzato dal banchiere pangermanista Wolfgang Kapp, abbandona la socialdemocrazia nel 1923, che è un anno cruciale per la sinistra tedesca e per la repubblica di Weimar. Nel gennaio Francia e Belgio, traendo pretesto dalla mancata corresponsione di alcune riparazioni in natura, inviarono truppe nel bacino della Ruhr la zona più ricca e industrializzata della Germania, “”provocando una generalizzata protesta popolare e operaia che vide uniti per la prima volta comunisti e nazionalisti di vari gruppi”” (49). A sostenere la resistenza si ritrovano, fra gli altri, i socialdemocratici Niekisch e Strasser, e l’intellettuale Moeller van der Bruck, fondatore del circolo rivoluzionario conservatore ‘Juniklub’, che costituiva una sorta di centro studi culturali e politici per tutti i movimenti nazionalrivoluzionari operanti a Weimar. A rinsaldare l’alleanza tra sinistra nazionale, rivoluzionari-conservatori e comunisti è la fucilazione di Albert Leo Schlageter, ufficiale dei Corpi Franchi, che provoca un’ondata di sdegno popolare. “”Pochi giorni dopo, Karl Radek, uno dei fondatori della Kpd, delegato del Comintern per la Germania, esprimendo in un famoso discorso l’indignazione operaia per l'””imperialistischer Raubzug””, per la rapina imperialistica, celebrò l’eroismo di Schlageter”” (50). Il discorso di Radek, che parlava ufficialmente a nome della Kpd, impressionò favorevolmente i fautori della sinistra nazionale e i sostenitori della rivoluzione conservatrice (…)”” (pag 63-64) (49) M. Freschi, La letteratura del Terzo Reich, Editori Riuniti, 1997, p. 18; (50) Ivi, p. 19. (…) (La nota 50 prosegue con notizie sugli incontri di Radek con uomini politici di destra, ufficiali, industriali e diplomatici per proporre un’alleanza tedesco-sovietica contro l’imperialismo dell’Intesa, ecc.)”,”GERG-091″ “INNAMORATI Serena, con uno scritto di Romano BILENCHI”,”Mario Fabiani il Sindaco della ricostruzione. Appunti per una storia.”,”A Mario Fabiani, primo Sindaco eletto di una Firenze tornata libera nell’Italia Repubblicana, dopo il magistero di Gaetano Pieraccini, l’Amministrazione Civica ha voluto rendere omaggio nella forma composta e razionale dell’analisi storica e biografica, nel decimo anniversario della sua scomparsa.”,”BIOx-050-FL” “INNOCENTI Marco”,”L’ Italia del dopoguerra, 1946-1960. Come eravamo negli anni dal boogie-woogie dalla dolce vita.”,”INNOCENTI Marco è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista è responsabile del settore esteri de Il Sole 24 Ore. Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea ha pubblicato molte opere tra cui ‘I gerarchi del fascismo’ (1992). “”I conti per la monarchia non tornano: non la vuole De Gasperi, non la vogliono Togliatti e Nenni, tutti quelli che contano al Nord le sono contro. Le sinistre sono compatte per il no, la Dc, che nelle amministrative di marzo si è rivelata il partito più forte, ufficialmente non si schiera ma molti suoi simpatizzanti sono repubblicani. Al Nord la repubblica sembra un evento inevitabile. A difendere Umberto si alzano poche voci. Le più importanti, perché lasciano il segno sono quelle di due scrittori e giornalisti di grande talento: Giovanni Guareschi e Giovanni Mosca. Sono loro a tirare al Nord l’ impossibile volata al sovrano.”” (pag 83)”,”ITAS-101″ “INNOCENTI Ennio”,”Storia del Potere Temporale dei Papi.”,”””I Tedeschi avevano un bell’affannarsi nel presentarsi come cattolici, apostolici e romani; i veri Romani si ricordavano del vecchio proverbio ammonitore: ‘cum lupus addiscit psalmos, desiderat agnos’. Con questo non intendiamo affatto accreditare le vicende accennate come purissime lotte di liberazione! Il nostro obiettivo è assai più modesto: mostrare la persistenza in Roma d’un forte partito autonomista, che cambiando guide e alleanze, non mutava gli obiettivi e, soccombendo davanti al più forte, non gli lasciava via libera, ma lo condizionava in maniero spesso decisiva. Questa base è indispensabile per capire la trama politica in cui è coinvolto il potere temporale dei papi nel secolo che stiamo considerando””. (pag 176-177)”,”RELC-224″ “INNOCENTI Marco”,”I gerarchi del fascismo. Storia del ventennio attraverso gli uomini del Duce.”,”ANTE3-11 Marco INNOCENTI è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista è il responsabile del settore esteri del Sole 24 ore. ha scritto varie opere (v. risvolto di cop).”,”ITAF-247″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia del 1948. Quando De Gasperi batté Togliatti.”,”Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista è responsabile del settore esteri del Sole 24 Ore. Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea. (1997) “”Tra De Gasperi e Togliatti ci sono antipatia umana e diffidenza, avversione e rancori”” (pag 82)”,”ITAS-202″ “INNOCENTI Marco”,”I cannoni di settembre. La tragica estate del 1939.”,”Marco Innocenti (Milano, 1946), giornalista, è responsabile del settore Esteri del ‘Sole 24 ore’. Con Mursia ha già pubblicato diversi volumi. Appeasement di Chamberlain e ira di Hitler “”Chamberlain sceglie la strada giusta (quella del contenimento di Hitler) ma lo fa nel modo sbagliato (dando una garanzia in bianco a un altro Stato). Londra si mette nelle mani di Vasavia, alleandosi con un lontano paese che fino al giorno prima non valeva le ossa di un granatiere britannico e che è impossibile difendere senza il concorso della Russia: La sua apertura di credito alla Polonia non le lascia nessuna scelta, pone Varsavia in condizione di costringerla alla guerra semplicemente opponendo un rifiuto al negoziato con Hitler e rafforza la volontà polacca di non concedere nulla. L’ultima parola – pace o guerra – è lasciata nelle nervose mani dei polacchi, «uomini – come scriverà B.H. Liddell Hart – dall’intelligenza politica dubbia e mutevole, che accarezzano l’idea di una cavalcata a Berlino». È una garanzia in bianco, un’arma letale, «una decisione – come scriverà Joachim Fest – ricca di pathos ma non di saggezza». Mai una buona causa era stata peggio interpretata. L’uomo che non aveva voluto difendere, quando forse era possibile, l’Austria e la Cecoslovacchia offre ora una garanzia unilaterale a un Paese militarmente indifendibile: un grande appezzamento di terreno periodicamente emergente dalle nebbie della storia europea, ma mai nello stesso posto, già tre volte almeno diviso tra Germania e Russia. Nessuno, quel 31 marzo (1939, ndr), guarda dall’alto. O forse, contro la leggerezza umana, anche gli dèi combattono invano. La reazione di Hitler è violenta e plateale. La garanzia inglese a Varsavia non lo dissuade, anzi lo stimola. La ritiene una provocazione. Quando gli comunicano la presa di posizione inglese, batte il pugno sul tavolo in marmo della nuova cancelleria e urla, con il viso stravolto: «Gliela farò pagare. Cucinerò agli inglesi una minestra che li farà strozzare». Il Führer è ormai lanciato. Liquidata la Cecoslovacchia, costretta la Lituania a cedere Memel, riapre bruscamente con Varsavia il problema di Danzica e del Corridoio”” (pag 26-27)”,”QMIS-312″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia nel 1940. Come eravamo nel primo anno della guerra di Mussolini.”,”Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è responsabile del settore Esteri del ‘Sole 24 ore’. Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato ‘Atlante politico’ (1978), ‘Le guerre degli anni Settanta (1981), e ‘Le guerre degli anni Ottanta’ (1988). La guerra privata di Mussolini e Ciano. “”Amaro dicembre. La storia si muove da sola e i sogni sono sul confine incerto degli incubi. Le nostre truppe che dovevano già essere ad Atene sono bloccate nel gelo delle montagne albanesi. La guerra di logoramento è una fornace che brucia uomini. La ‘Julia’ iene duro lungo la Vojussa in una guerra di posizione che ricorda quella di papà sul Carso e sull’Ortigara. Una campagna voluta per capriccio e per antagonismo si è trasformata in una tragedia. L’8 dicembre i greci occupano Argirocastro, in Albania, ed è una nuova giornata di festa per Atene. Anche in Inghilterra suonano le campane della propaganda. Aggredita da incessanti bombardamenti, con le città ridotte a un cumulo di macerie in un mare di fiamme, l’Inghilterra si galvanizza nell’udire che almeno uno dei suoi nemici, il più disprezzato, sta mordendo la polvere di fronte al piccolo popolo greco. Il 20 dicembre, proprio mentre nell’Africa settentrionale si delinea la rotta di Graziani che lo porterà alla perdita dell’intera Cirenaica, i greci conquistano sulla costa ionica Porto Palermo e poi Himara. Attraversiamo il momento peggiore. Si sfiora il panico, gira nell’aria la sensazione che dovremo ripiegare su Tirana, trincerandoci attorno alla capitale e all’aeroporto. La guerra privata di Mussolini e Ciano.doveva essere una passeggiata a passo romano, una cosa veloce, classica, indolore. «La guerra» amava dire Badoglio in tempi migliori, «si fa con i fanti, il fucile, il mulo e con qualche mitragliatrice». Sarebbe dovuta essere talmente facile e l’avanzata talmente rapida che non erano state distribuite le divise invernali, le cucine erano rimaste indietro e gli ospedali da campo non erano stati neppure approntati: come prima dell’attacco alla Francia, quando l’ordine per gli ufficiali era di lucidarsi bene gli stivali tanto doveva essere una passeggiata. La stampa scriveva: «I nostri soldati in avanzata sul fronte greco distribuiscono tra la popolazione divise da Balilla, suscitando nei giovani la più schietta e divampante letizia». Ora, invece, siamo in ritirata. In due mesi la ‘Julia’ si è ridotta da 9.000 a 800 uomini; dopo la campagna dovrà essere ricostituita. Abbiamo 160.000 uomini in campo, appena sufficienti per non farci spazzare via. L’Italia «proletaria e fascista» paga la leggerezza dei suoi capi. I soldati rimasti senza cibo consumano l’Energon destinato ai muli, imprecano e sperano che Cavallero riesca a fare qualcosa. La Grecia è una tragedia che prepara quella russa. Quelli che torneranno presenteranno il conto”” (pag 167-168)”,”ITAF-394″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia del 1940. Come eravamo nel primo anno della guerra di Mussolini.”,”Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è responsabile del settore esteri del Sole 24 Ore (1996). Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato ‘Atlante politico’ (1978), ‘Le guerre degli anni Settanta’ (1981), ‘Le guerre degli anni 1980’ (1988), ‘I gerarchi del fascismo’ (1992), ‘L’Italia nel 1943’ (1993), ‘L’Italia nel 1945’ (1994), ‘L’Italia de dopoguerra, 1946-1960’ (1995). La stampa di regime. “”La stampa è imbavagliata, è fatta di silenzi e di verità alterate, il suo potere è pilotato e condizionato dal ministero della Cultura popolare, una macchina ben oliata, una delle armi più poderose del regime. Il Minculpop controlla stampa, radio, teatro, cinema e turismo; stabilisce la linea che i giornali devono seguire, sceglie i direttori, indica i giornalisti da assumere o da licenziare, dirama opportune note di servizio, le famose veline. I giornali devono essere «organi di ardente propaganda dell’italianità e del regime, improntati a ottimismo, fiducia e sicurezza nell’avvenire»; devono offrire l’immagine di un’Italia operosa, tranquilla, protetta dal Duce e dai gerarchi in perpetua veglia, devono dare prova di «sensibilità fascista». Quindi niente delitti e suicidi, niente scandali e disastri, niente epidemie e alluvioni, niente fotografie di mostri o di belle donne poco vestite, di fatti di sangue o di tragedie passionali. Gli italiani che comprano i quotidiani vi trovano pochissima cronaca nera, nessun fatto che «possa turbare l’opinione pubblica», molta cronaca bianca, che dovrebbe essere formativa ed educativa, molta cronaca politica, che ci si è ormai abituati a saltare insieme con i commenti, e una buona terza pagina, che trabocca nella quinta, con articoli, saggi, racconti, corsivi ed elzeviri. Molto sport e spettacolo, ottimi ami per i lettori svogliati. E poi quelle notizie spicciole, in corpo piccolo e con titoli a una o due colonne, che qualcosa, in mezzo a pagine dedicate ai fasti del regime, ai lettori sanno offrire. Se guadagna in essenzialità, la stampa perde in completezza e, soprattutto, subisce l’inevitabile aggressione delle veline. L’informazione è parziale, la partigianeria delle opinioni troppo scoperta e così, proprio nell’estate del 1940, va a ruba l’«Osservatore romano», il «giornale dei preti», considerato l’unica fonte attendibile sulla guerra”” (pag 125-126)”,”ITAS-239″ “INNOCENTI Marco”,”Fiamme su quattro continenti. Le guerre degli anni Settanta.”,”Marco Innocenti, milanese, 35 anni, è il responsabile del servizio esteri del Sole 24 Ore. Ha già pubblicato nella stessa collana ‘Atlante politico’ (1981) La crisi di Cipro. (1974) “”Il 20 luglio, alle cinque del mattino, la Turchia attacca. I fucilieri di marina sbarcano a Kyreia, i parà si calano sull’aeroporto di Nicosia. Le mitragliatrici sgranano i colpi i Phantom turchi sono già padroni del cielo. Per Ankara è la grande occasione. La Turchia sa di essere più frote: prende sul tempo la Grecia e la mette di fronte al fatto compiuto. Atene subisce l’iniziativa turca, non risponde con le armi e invoca il cessate il fuoco. La giunta greca, abile nell’esportare colpi di Stato, è incapace di affrontare una guerra. Perché la Turchia ricorre alla forza? La mossa è azzardata ma ha un significato preciso. Ankara coglie al volo il pretesto, che la mossa falsa dei colonnelli le ha offerto, per occupare militarmente una grossa e ricca fetta dell’isola e crearvi un mini-Stato alle proprie dirette dipendenze. Al potere è Bulent Ecevit, un quanrantanovenne socialista, ex giornalista, poeta dilettante, maschera nervosa, baffi robusti, naso adunco, politico discusso. E’ un moderato ma gioca consapevolmente la carta del nazionalismo, e della guerra, per non farsi scavalcare sullo stesso terreno dall’opposizione di destra di Demirel. C’è una seconda spiegazione, ed è brutale. Ecevit o interviene o cade. Una tattica attendista gli sarebbe politicamente fatale. Un primo ministro turco non può inimicarsi l’esercito e l’esercito è per l’intervento. Le forze armate turche sono spesso mute, ma non cieche né sorde. La Turchia appartiene a loro, come il Bosforo, la porta del Mediterraneo (…)’ (pag 97-98)”,”QMIx-319″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia del 1945. Come eravamo nell’anno in cui scoppiò la pace.”,”I politici. “”(…) Poi c’è Alcide De Gasperi, di cui parleremo, c’è Pietro Nenni, l’uomo del basco, con un passato da fascista, molto amato dai cronisti perché chiacchiera volentieri, collerico, egocentrico, politico fazioso ma profondo galantuomo nella vita privata. C’è Palmiro TOgliatti, dall’aspetto professorare, piccolo, miope, monotono nella parola, apparentemente innocuo, semplice nella vita privata come un po’ tutti, peraltro, i politici del tempo. (…)’ (pag 173) Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è stato responsabile del settore esteri de ‘Il Sole 24 Ore’. Studioso dii attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato varie opere tra cui ‘L’Italia del 1940’, ‘L’Italia del 1943’, ‘I gerarchi del fascismo’.”,”ITAS-247″ “INOGUCHI Takashi OKIMOTO Daniel I. a cura”,”The Political Economy of Japan. Volume 2. The Changing International Context.”,”Saggi di Takashi INOGUCHI Shumpei KUMON e Akihiko TANAKA Bruce RUSSETT Koichi HAMADA Hugh T. PATRICK Robert G. GILPIN Ryutaro KOMIYA e Motoshige ITOH Gary R. SAXONHOUSE Yoichi SHINKAI Peter J. KATZENSTEIN Daniel I. OKIMOTO Donald C. HELLMANN Stephen D. KRASNER Charles E. MORRISON Kenneth B. PYLE”,”JAPE-027″ “INOGUCI Rikihei NAKAJIMA Tadasci con PINEAU Roger”,”Kamikaze! Vento divino. Le missioni suicide dei piloti giapponesi spiegate da chi le ideò.”,”Riepilogo operazioni Kamikaze: velivoli inviati in missione 2314, rientrati 1086 perduti 1228 compresi i velivoli di scorta. Totale navi effettivamente affondate 34 ed effettivamente danneggiate 268, in totale circa 300. Tre velivoli persi per ogni nave seriamente danneggiata o affondata.”,”QMIS-054″ “INSOLERA Melina a cura; scritti di BABEUF OWEN HODGSKIN ROLL FOURIER PROUDHON BLANC MARX LASSALLE R. WILLIAMS A. OMODEO ENGELS P.M. SWEEZY J. EATON BAKUNIN G. COURBET MALATESTA TOLSTOI HERZEN PISACANE G.D.H. COLE E. COLLOTTI R. LUXEMBURG KAUTSKY BEBEL M. BEER W. MORRIS S.F. ROMANO P. D’ANGIOLINI TROTSKY K. LIEBKNECHT”,”Il socialismo e il movimento operaio dalla Congiura degli Eguali alla crisi della Seconda Internazionale.”,”Scritti di BABEUF, OWEN, HODGSKIN, ROLL, FOURIER, PROUDHON, BLANC, MARX, LASSALLE, R. WILLIAMS, A. OMODEO, ENGELS, P.M. SWEEZY, J. EATON, BAKUNIN, G. COURBET, MALATESTA, TOLSTOI, HERZEN, PISACANE, G.D.H. COLE, E. COLLOTTI, R. LUXEMBURG, KAUTSKY, BEBEL, M. BEER, W. MORRIS, S.F. ROMANO, P. D’ANGIOLINI, TROTSKY, K. LIEBKNECHT. Contiene pure: Manifesto programmatico della Comune Risoluzioni del Congresso di Stoccarda Manifesto di Zimmerwald”,”SOCx-057″ “INSOLERA Melina a cura; testi antologici di W.H. CHAMBERLIN N. LENIN E.H. CARR J. REED R. LUXEMBURG V. MAJAKOVSKIJ E. DÄUMIG O. LEWIS L. FISCHER A. KOLLONTAI L.D. TROTSKY N.I. BUCHARIN N. KRUSCIOV A. NOVE A. GRAMSCI A. ROSENBERG A. PANNEKOEK N. CHIAROMONTE P. NENNI G. BERNERI D. IBARRURI G. BRENAN E. DOLLEANS E. COLLOTTI PISCHEL N. BOBBIO J. MYRDAL J. ESMEIN MAO TSE-TUNG E. KARDELY D. GUERIN B. BARRACLOUGH S. TUTINO E. GUEVARA M. GOMEZ B. RABEHL J. MITCHELL W. ABENDROTH S. TURONE L. BASSO”,”Il socialismo e il movimento operaio dalla Rivoluzione d’Ottobre alla Cina popolare.”,”testi antologici di W.H. CHAMBERLIN N. LENIN E.H. CARR J. REED R. LUXEMBURG V. MAJAKOVSKIJ E. DÄUMIG O. LEWIS L. FISCHER A. KOLLONTAI L.D. TROTSKY N.I. BUCHARIN N. KRUSCIOV A. NOVE A. GRAMSCI A. ROSENBERG A. PANNEKOEK N. CHIAROMONTE P. NENNI G. BERNERI D. IBARRURI G. BRENAN E. DOLLEANS E. COLLOTTI PISCHEL N. BOBBIO J. MYRDAL J. ESMEIN MAO TSE-TUNG E. KARDELY D. GUERIN B. BARRACLOUGH S. TUTINO E. GUEVARA M. GOMEZ B. RABEHL J. MITCHELL W. ABENDROTH S. TURONE L. BASSO”,”MOIx-039″ “INTINI Ugo, presentazione di; intervista a Pierre NAVILLE, Lucio COLLETTI, Antonio GIOLIITTI, Giuseppe VACCA, Maurizio FERRARA, Salvatore VECA, Francois FEJTO, Paolo SPRIANO, Livio ZANETTI, Domenico SETTEMBRINI, Gaetano ARFE’, Luciano LAMA”,”I conti con la storia. Il caso Bucharin, Togliatti, lo stalinismo. Articoli e commenti della stampa italiana.”,”Interviste a Pierre NAVILLE, Lucio COLLETTI, Antonio GIOLIITTI, Giuseppe VACCA, Maurizio FERRARA, Salvatore VECA, Francois FEJTO, Paolo SPRIANO, Livio ZANETTI, Domenico SETTEMBRINI, Gaetano ARFE’, Luciano LAMA. “”Quando incontrò Trotsky per la prima volta?”” “”A Mosca, nel ’27, proprio il giorno in cui lui fu espulso dal partito. Le cose andarono così. Io allora pubblicavo a Parigi, insieme al mio amico Gerard Rosenthal, la rivista Clarté ed ero entrato in contatto con Victor Serge che era rientrato in Russia alla fine del ’17, subito dopo la Rivoluzione. Ci scrivevamo, lui mi mandava degli articoli. Serge era legato personalmente a Trotsky che in quel momento, alla vigilia del XV Congresso, era ancora membro del governo e commissario agli affari pubblici. (…) Trotsky cominciò subito a martellarci di domande sulla situazione del Partito comunista francese. Mentre gli rispondevo, il telefono che era sulla sua scrivania si è messo a squillare. Lui ha preso il ricevitore, ha scambiato poche parole in russo, poi ha messo giù e ha detto con una smorfia sprezzante: “”Era Bucharin che piagnucolava: ma come, compagno Trotsky, lei espulso dal partito! non è possibile! è spaventoso! faccia qualcosa…”” (pag 181-182, intervista a Pierre Naville).”,”PCIx-117″ “INVERNIZZI Marco”,”I cattolici contro l’Unità d’Italia? L’Opera dei Congressi (1874-1904). Con i profili biografici dei principali protagonisti.”,”Marco Invernizzi nato a Milano nel 1952, ha pubblicato molti saggi sulla storia del movimento cattolico in Italia. Collabora alle riviste Cristianità e Il Timonee conduce la rubrica settimanale La voce del Magistero sull’emittente Radio Maria.”,”RELC-026-FL” “INVERNIZZI Marco”,”I cattolici contro l’Unità d’Italia? L’Opera dei Congressi (1874-1904). Con i profili biografici dei principali protagonisti.”,”Marco Invernizzi nato a Milano nel 1952, ha pubblicato molti saggi sulla storia del movimento cattolico in Italia. Collabora alle riviste Cristianità e Il Timonee conduce la rubrica settimanale La voce del Magistero sull’emittente Radio Maria.”,”RELC-065-FL” “IOANNISSIAN A. DAUTRY J. ZILBERFARB J. DUROSELLE J.B. GUIRAL P. BRUHAT J. REBERIOUX M. DOMMANGET M.”,”La pensée socialiste devant la révolution francaise.”,”In apertura cita il Libro di ADVIELLE V. Histoire de Gracchus Babeuf et du babouvisme d’apres de nombreux documents inedits, Paris, 1884 pag 1-264. “”Nella sua opera postuma, Traité de politique et de Science morale, in cui tutto l’ ultimo capitolo è consacrato alla Rivoluzione, Buchez, sembra rasserenato, scrive così: “”La Costituente del 1848 ha completato l’ opera della Costituente del 1789. Alla dottrina dei diritti, essa ha aggiunto la dottrina dei doveri dell’ uomo e delle nazioni””. (pag 96)”,”SOCx-121″ “IOANNISSIAN A. DAUTRY J. ZILBERFARB J. DUROSELLE J.B. GUIRAL P. BRUHAT J. REBERIOUX M.”,”Le Pensée Socialiste devant la Révolution francaise.”,”Fondatore della rivista Albert MATHIEZ (1874-1932), direttore Georges LEFEBVRE (1874-1959), Direttore gerente Albert SOBOUL 2° copia (la prima è in emeroteca) Tre incontri di Marx con la rivoluzione francese. “”Due serie di quaderni sono particolarmente ricchi: quelli di Kreuznach e quelli di Parigi. Esaminiamo subito questi quaderni del periodo detto di Kreuznach. Siamo nel 1843: Karl Marx che si è appena sposato, passa l’ estate a Kreuznach in Vestfalia ove Jenny von Westphalen viveva con la madre. Mentre la serie precedente dei Cahiers detta di Bonn (1842) traduce come preoccupazione dominante di Marx le questioni della religione e dell’ estetica, la serie di Kreuznach è nettemente storica.”” (J. Bruhat, pag 136) “”Un’altra preoccupazione di Marx: la natura dei poteri della Convenzione. Marx ricopia due passaggi di Levasseur relativi alla questione.”” (nota: le ‘Memoires’ di Levasseur, esponente vicino a Robespierre) (pag 140) “”Ci sono pure i quaderni detti di Bruxelles e di Manchester (1845-1846): 400 pagine di estratti e di riassunti. Prima di tutto di economisti, ma con delle note su un libro apparso nel 1846 e intitolato ‘Histoire des Idées sociales avant la Révolution francaise ou les socialistes modernes devancés et dépassés par les anciens penseurs et philosophes. Avec textes à l’appui’ di P. de Villegardelle. Il libro contiene degli estratti di Necker, di Brissot e di Linguet. Questi materiali sono stati utilizzati da Marx nel ‘Capitale’ e nelle ‘Teorie sul plusvalore’. Ma non ci sono che gli estratti conosciuti e inventariati. C’è la biblioteca di Marx. Abbiamo la prova che essa conteneva un grande numero di libri relativi alla Rivoluzione francese. Questa prova ci è fornita dalla corrispondenza di Friedrich Engels – Paul e Laura Lafargue. Engels scrive a Laura Lafargue il 5 febbraio 1884: “”C’è un gran numero di buoni libri francesi dei quali alcuni sono preziosi e che, pensiamo, potrebbero essere più utili nelle tue mani e di quelle di Paul che da nessuna altra parte (…)””. Engels cita tra gli altri: “”Guizot, Histoire de la civilisation en France’. Tutti i libri sulla rivoluzione francese (Loustalot, Deux Amis de la Liberté, ecc).””. Lafargue è naturalmente daccordo e reclama pure (conosceva bene la biblioteca di suo suocero) la ‘Histoire de la Révolution’ dell’ abbé Montgaillard. Il 31 marzo 1884, Engels annuncia l’ invio “”di un buon lotto relativo alla Rivoluzione francese: Loustalot, Feuille villegeoise, Prisons de Paris pendant la Revolution…””. Poi il 28 novembre 1884, Engels ha dei rimorsi. Richiede a Laura Lafargue il ritorno di alcuni volumi tra i quali Thierry: Histoire du Tiers Etat; Paquet: Istitutions provinciales et communales de la France; Buonarroti: La Conspiration de Babeuf. Ed Engels aggiunge: “”Thierry e Paquet mi sarebbero utili… e Buonarroti è adesso introvabile””.”” (pag 141-142) “”(…) arrivo al terzo incontro di Marx – Rivoluzione francese. Mentre le biblioteche parigine sono a sua disposizione, Marx si trova più o meno direttamente mischiato ad una società dominata da una tradizione rivoluzionaria vivente. Si può dire che una rivoluzione scacci l’ altra. Prima del febbraio e del giugno 1848, è ancora il bilancio 1789-1799 a fare resoconto.”” (pag 144)”,”FRAR-335″ “IODICE Patrizia a cura, scritti di J. VERCOUTTER M.I. ROSTOVTZEFF G. NOLLI A. AYMARD G. WILKINSON S. MOSCATI ERODOTO DI ALICARNASSO PLINIO IL VECCHIO W. WOLF J. DUCHE’ G.W.H. HEGEL C. BARBAGALLO A. MORET J. PIRENNE J. WILSON”,”L’antico Regno d’Egitto e la prima rivoluzione politico-sociale (secoli XXVI-XXIV).”,”Fatica e lavoro di costruzione della Piramide Cheope. (pag 52) ‘Nel pieno del sole dell’estate trenta schiene bronzee, grondanti sudore, son legate al blocco di pietra che avanza nella slitta. Gronda anche la rampa di mattoni crudi, innaffiata di continuo perché sia più sdrucciolevole. Col canto e col martellare ritmico dei piedi i fellahin (1) scandiscono lo sforzo; e gemono i pattini, issando le due tonnellate di pietra sul fianco della piramide. Fra un paio di giorni saranno in cima. Trenta squadre di trenta uomini ciascuna si seguono su per la rampa a zig-zag, seicento blocchi, diciottomila fellahin cantano in coro, e lo stesso accade sulle altre tre facce della piramide. Sessantaduemila formiche umane sgobbano in ordine perfetto sulla piramide di Cheope. A sera gli scribi fanno il conto dei blocchi sistemati: milleduecento al giorno. Affa fine dei tre mesi d’estate saranno centomila. Fra venti anni la casa eterna sarà pronta a ricevere il re Cheope. I fellahin possono essere contenti: con una simile dimora il Faraone, che li protegge, sarà un dio di riguardo: è bello morire sotto la sua protezione, soprattutto per chi muore durante il lavoro. (…) Tuttavia le piramidi non sono opere di uomini che temono la frusta, ma di uomini che temono la morte, di uomini disposti a soffrire allegramente per qualche anno nella valle del Nilo ed assicurarsi una felice sopravvivenza alla ombra delle piramidi. Le piramidi, come le nostre cattedrali, sono immense preghiere senza parole. Preghiere che pesano sette milioni di tonnellate; le ha innalzate un popolo unanime. Ogni anno, nel mese di luglio, il Nilo, secondo l’ordine del Faraone, straripa per deporre sulla terra l’oro nero del suo limo, e i contadini accorrono al cantiere. Durante i tre mesi dell’inondazione, non possono lavorare nei campi”” (pag 52) [J. Duché, ‘L’ambizione di un uomo e la fatica di un popolo’] [da ‘La storia dell’uomo’, Milano, 1959, pp. 67-68, traduzione di L. Bianciardi] [(1) Fellah: contadino; plurare, fellahin; forma arabica dal verbo ‘felaha’: arare]] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75TEC”,”STAx-275″ “IOFFE Maria, a cura di Valentina GIUSTI”,”Una lunga notte. Memorie di rivoluzionari contro Stalin.”,”Valentina Giusti ha curato per Prospettiva edizioni l’antologia di scritti dal 1930 al 1937 di Lev Sedov ‘Stalinismo e opposizione di sinistra’ (1999), e ‘Contro Stalin’ (2002) una raccolta di documenti dell’Opposizione di sinistra dal 1923 al 1933. Maria M. Ioffe è nata a New York nel 1900 ma è cresciuta in Russia a San Pietroburgo. Nel 1918 ha sposato Adolf Ioffe, dirigente di primo piano del partito bolscevico stretto collaboratore di Lev Trotsky. Suo figlio Volodja è nato nel luglio 1919. E’ stata una personalità di spicco dell’opposizione di sinistra antistalinista. Dopo il suicidio di Joffe nel novembre 1927, che gravemente malato scelse di togliersi la vita per lanciare un ultimo segno di protesta contro il regime di Stalin, Maria viene rimossa dal lavoro che svolgeva per giornali e riviste e trasferita alla casa editrice di Stato per lavorare come redattrice. In seguito protesta (marzo 1929) contro l’espulsione di Trotsky. Viene arrestata e condannata all’esilio, al carcere, ai campi di lavoro (gulag nell’area di Vorkuta). Nel 1957 è stata parzialmente riabilitata in occasione dell’amnistia di Krusciov. Solo allora ha saputo della “”liquidazione”” di suo figlio.”,”RUSS-245″ “IOPPOLO Anna Maria”,”Opinione e scienza. Il dibattito tra Stoici e Accademici nel III secolo e nel II secolo a.C.”,”L’ opinione rappresenta il punto qualificante e il filo coduttore del dibattito che si è svolto tra Stoici e Accademici nel 3° e 2° secolo a.C. Seguendo lo sviluppo di questo concetto, è possibile cogliere la diversità tra lo scetticismo di ARCESILAO, che si inidrizza contro ZENONE e i suoi immediati discepoli, e quello di CARNEADE, che costituisce la risposta a CRISIPPO. In relazione alle critiche accademiche, si manifestano con maggiore chiarezza anche le differenze nelle posizioni die singoli Stoici. Inoltre dal dibattito emerge che la filosofia di ARCESILAO e di CARNEADE trova le sue motivazioni nella riflessione sulla tradizione platonica e sulla filosofia di SOCRATE. Lo Scetticismo accademico esce così dall’ambito ristretto della polemica antistoica e appare nella sua originalità ed autonomia.”,”FILx-114″ “IPPOCRATE, a cura di Linda UNTERSTEINER CANDIA”,”Dell’ aria, delle acque, dei luoghi. Il giuramento. La legge.”,”””Ogni cosa avviene conforme a natura”” (De Aere Cap. 22) “”In tal modo le leggi sono, in non piccola parte, artefici di magnanimità”” (De Aere Cap. 23) pag 22 “”Né la sazietà né la fame né alcuna altra cosa sono un bene, qualora siano superiori alla misura naturale”” “”Segni di stanchezza non motivata denunciano malattie”” (pag 171) “”Affermo dunque che l’Asia differisce assai dall’Europa, per la natura di tutte le cose, sia dei prodotti del suolo, sia degli uomini. Ogni cosa infatti nasce più bella e più grande in Asia, il paese è più ameno e i costumi degli uomini sono più miti e placidi. Queste condizioni sono determinate dalla giusta contemperanza delle stagioni, poiché l’Asia è situata nella parte centrale dell’oriente, esposta all’aurora ed alquanto distante dalla zona fredda: perciò più che ogni altra ragione offre una flora rigogliosa e facilità di coltivazione, poiché nessun eccesso di temperatura predomina in modo assoluto; ma tutto vi si afferma in ugual misura””. (pag 111)”,”STAx-191″ “IPPOLITO Roberto”,”L’Italia dell’economia. Fatti, dati, protagonisti del 2000.”,”Roberto Ippolito è giornalista economico del quotidiano La Stampa. Per il giornale racconta i principali avvenimenti, spesso anticipandoli. E sempre con l’obiettivo di renderli comprensibili anche ai lettori meno esperti. Impegnato frequentemente all’estero, è docente alla scuola di specializzazione in giornalismo dell’Università Luiss.”,”ITAE-062-FL” “IRACI Leone; ROCHAT Giorgio; OLIVA Gianni”,”Idee e dibattti sull’imperialismo nel socialismo italiano tra l’ultimo decennio del XIX secolo e la conquista della Libia (Iraci); L’aeronautica italiana nella guerra d’Etiopia (1935-36) (Rochat); Appunti per una storia locale della resistenza (Oliva).”,”Il saggio di Iraci contiene tra l’altro i seguenti paragrafi: 3-4. Da un secolo all’altro: Antonio Labriola e il colonialismo (pag 129-138) 5. Achille Loria. La teoria dell’imperialismo come applicazione “”esanime”” delle tesi di Marx (pag 139-145) 7. Analisi sociale e parole d’ordine dell’ anticolonialismo socialista (pag 146-151) 10. I socialisti tedeschi in difesa dell’impero turco (pag 153-157) 11. Gaetano Salvemini contro la conquista di colonie povere (pag 157-161) “”In realtà, Labriola non si preoccupò mai di formarsi idee chiare su quello che allora cominciava a chiamarsi imperialismo. Nel colonialismo crispino vide soprattutto un ambiguo intrigo di sottogoverno (…)”” (pag 129)”,”TEOC-023-FGB” “IRIYE Akira a cura; saggi di Wilfried LOTH Thomas W. ZEILER John R. McNEILL e Peter ENGELKE Petra GOEDDE Akira IRIYE”,”Storia del mondo. 6. Il mondo globalizzato. Dal 1945 a oggi.”,”A. Iriye è Professore emerito di Storia all’Università di Harvard. Nel 1988 è stato presidente dell’American Historical Association. J. Osterhammel insegna storia moderna presso l’Università di Costanza. E’ autore di molte pubblicazioni sulla storia europea e asiatica del XVIII secolo. All’interno del saggio di Wilfried Loth ‘Le trasformazioni degli stati e i rapporti di forza’: ‘L’accidentato cammino verso il SALT II’ (pag 102-105); ‘Il SALT: critiche e riarmo’ (pag 121-125) “”La superiorità della flotta americana era invece tale che un recupero delle posizioni in ambito navale da parte dell’Unione Sovietica non era minimamente pensabile. Ancora alla metà degli anni settanta una singola portaerei americana aveva una potenza di fuoco maggiore dell’intera flotta sovietica di superficie. La dotazone americana di missili a testata multipla ebbeun incremento molto più rapido di quella sovietica”” (pag 122) Preoccupazione di Helmut Schmidt. (pag 123-124)”,”STOU-119″ “IRONSIDE Edmund”,”Archangel, 1918-1919.”,”Ironside, General Sir W.E. (afterwardes Field-Marshal Lord Ironside)”,”RIRO-053-FL” “IRVINE John MILES Ian EVANS Jeff”,”Demystifying Social Statistics.”,”Introduction degli autori, Acknowledgements, List of Contributors, Table, Bibliography, Index,”,”STAT-002-FL” “IRVING David”,”La guerra tra i generali. All’interno dell’ alto comando alleato.”,”All’interno del gruppo di generali componenti l’alto comando alleato vi erano l’indeciso EISENHOWER, l’ impulsivo PATTON, l’imperioso MONTGOMERY, l’ostinato BRADLEY, e accanto a loro DE-GAULLE, soprannominato ‘Giovanna d’Arco’ da CHURCHILL. Brani da ‘The Patton Papers 1940-45′ di Martin BLUMENSON sono stati qui pubblicati per concessione della HOUGHTON MIFFLIN COMPANY (1974). IRVING, noto storico contemporaneo, è autore di opere sulla Germania nazista e sulla 2° GM. Per le edizioni Mondadori ha pubblicato: -Apocalisse a Dresda. 1965 -Le armi segrete del Terzo Reich. 1968 -Il convoglio della morte. 1969 -La pista della volpe. 1978″,”QMIS-036″ “IRVING David”,”Göring. Il maresciallo del Reich.”,”Hermann GÖRING (1893-1946) fu tra i fondatori del partito nazista (NSDAP, 1922). Creatore della Gestapo (1933), maresciallo del Reich (1938) ministro dell’ aviazione fu responsabile della pianificazione economica dal 1936 al 1942. Condannato a morte a Norimberga, si suicidò. “”Questo aspetto zoofilo del carattere di Goering produsse strani contrasti. Era capace di spietatezze ineguagliabili nei confronti degli uomini: tuttavia la storia dimostra che introdusse in Prussia una severa legge contro la vivisezione, facendola precedere via radio dall’ avvertimento che avrebbe spedito in campo di concentramento ogni trasgressore prima ancora che la legge fosse stata ufficialmente approvata”” (pag 217).”,”GERN-099″ “IRVING Clive HALL Ron WALLINGTON Jeremy”,”Scandalo ’63. Uno studio dell’ Affare Profumo.”,”””Ciò dimostra che la gente non aveva la tendenza a considerare l’ affare principalmente nel suo aspetto politico. In realtà, neanche la metà delle persone intervistate nominarono qualche membro del Parlamento o un funzionario dell’ amministrazione, all’ infuori di Profumo. Né pare che il problema della sicurezza fosse ritenuto importante (…). Erano piuttosto gli elementi esotici quelli di cui la gente era al corrente (…)””. (pag 283) Lo Scandalo Profumo fu uno scandalo politico avvenuto nel 1963 nel Regno Unito. Prende il nome dall’allora Segretario di Stato alla guerra John Profumo. Profumo era un colto e rispettato membro del governo conservatore britannico, sposato con l’attrice Valerie Hobson. Lo scandalo nacque da una sua breve relazione con una showgirl di nome Christine Keeler. Profumo la incontrò nel 1961 ad un ricevimento a Cliveden organizzato dall’osteopata londinese, Dott. Stephen Ward. La loro relazione durò solo poche settimane prima che Profumo la troncasse. Le voci sulla relazione divennero pubbliche nel 1962, così come il fatto che la Keeler aveva avuto una relazione anche con Evgeni “”Eugene”” Ivanov, attaché anziano della marina all’ambasciata sovietica di Londra. Il principale errore di Profumo fu quello di mentire alla Camera dei Comuni. Nel marzo 1963 dichiarò che “”non c’è assolutamente nulla di improprio”” nella sua relazione con la Keeler. Profumo confessò in giugno di aver fuorviato la Camera dei Comuni. Il 5 dello stesso mese rassegnò le sue dimissioni da ministro del gabinetto, da membro del parlamento e da consigliere privato. Il governo ricevette un rapporto ufficiale da Lord Denning il 25 settembre 1963. Un mese dopo il primo ministro conservatore, Harold Macmillan, rassegnò le dimissioni, le sue cattive condizioni di salute esacerbate dallo scandalo, e il suo posto venne preso da Sir Alec Douglas-Home. Ward venne indagato per il guadagnarsi da vivere con attività immorali e si suicidò in agosto. Christine Keeler venne giudicata colpevole di spergiuro e condannata a nove mesi di prigione. Profumo morì il 9 marzo 2006. Alcuni degli eventi dello Scandalo Profumo sono descritti nel film Scandal (1989), con John Hurt, Joanne Whalley, Bridget Fonda, e Leslie Phillips. Bibliografia: Alan Cowell, John Profumo, British Minister Ruined by Sex Scandal, Dies, New York Times, 10 marzo 2006 Derek Brown, 1963: The Profumo scandal, Manchester Guardian, 10 aprile 2001 Tim Coates, 1963: John Profumo and Christine Keeler, Stationery Office Books, 2001 Profumo resigns over sex scandal British Broadcasting Corporation, 5 giugno 1963 Lewis Morley, Christine Keeler astride a copy of an Arne Jacobsen chair, Victoria and Albert Museum, 1963 Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Profumo”” pag 189 ‘Tre giornali ostili devono essere più temuti di mille baionette’ Napoleone”,”UKIx-096″ “IRVING David”,”La pista della volpe.”,”Dello stesso autore: ‘Apocalisse a Dresda’ Le difficoltà ‘di scala’ di Rommel in Normandia. “”I nemici che Rommel vede sono tutti giovani: età media, ventidue-ventitré anni. Quella dei soldati delle sue divisioni di fanteria è sui trentacinque-trentasette; soltanto gli uomini delle Panzerdivisionen d’élite, come la Hitlerjugend o la Lehr, hanno l’età dei loro avversari. Come a El Alamein, questi hanno gettato nella battaglia gli equipaggiamenti e munizioni su una scala ignota ai nazisti. Per superare i terreni allagati, si servono di carri anfibi; la «zona di morte» minata non li ferma: utilizzano speciali versioni di carri armati muniti anteriormente di tamburi rotanti ai quali sono collegate catene che frustano il terreno. Oppure, espediente alquanto crudele, si limitano a farsi precedere sui campi minati, da mandrie di bestiame francese «liberato»; sono muniti di mappe delle difese più precise di quelle di cui dispone Rommel stesso. E, soprattutto, possiedono navi da guerra che lanciano bordate a grande distanza dai punti di sbarco seguendo le indicazioni dei ricognitori, e hanno dalla loro il peso di un’aviazione strapotente. L’8 giugno, mentre ancora una volta si reca al comando del generale Geyr, Rommel ha modo di vedere migliaia di aerei alleati percorrere i cieli; entro un raggio di cento chilometri dalle teste di ponte, di giorno nessuna unità più grossa di una compagnia osa muoversi. Una delle conseguenze degli attacchi aerei è il dissesto totale delle comunicazioni radio: il generale Geyr ha già perso i tre quarti dei suoi radioveicoli: su 20 a Dietrich ne sono rimasti, di funzionanti, solo 4. Il 10, Hellmuth Lang scrive: «Finora, Rommel è corso da un posto di comando all’altro ogni giorno, per esercitare il suo controllo personale. Ma gli spostamenti in auto non sono più quella facile impresa che erano in precedenza». La struttura gerarchica tedesca era tutt’altro che semplice. Ogni comandante di divisione corazzata doveva orientarsi in una massa di ordini spesso contraddittori emanati dal comando supremo, da Rundstedt, da Rommel, da Dollmann (per quanto riguardava la VII armata), da Geyr (Panzergruppe West), da Dietrich (I SS-Panzerkorps). (…)”” (pag 391-392)”,”QMIS-014-FGB” “IRVING David, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”Il convoglio della morte.”,”Il PQ. 17, il cosiddetto “”convoglio della morte”” si trasformò in un disastro: delle sue 34 navi partite dall’Islanda nel luglio 1942, lungo la rotta artica, soltanto 9 raggiunsero i porti di destinazione in Russia: le altre furono abbandonate ai sommergibili e aerei tedeschi, in quella che fu la più allucinante e incredibile carneficina navale di tutti i tempi. Guardando i fatti il PQ. 17 fu una catena difficilmente ripetibile di errori a tutti i livelli di comando, commessi sul piano inclinato della faciloneria, della confusione, della inettitudine che sempre accompagnano le catastrofi belliche. (dall’introduzione)”,”QMIS-020-FGB” “ISAACS Harold”,”La Tragédie de la Révolution chinoise, 1925-1927.”,”ISAACS Harold è autore di vari libri sui problemi asiatici e il problema dei neri negli Stati Uniti. E’ professore di scienze politiche al MIT (Massachusetts Institute of Technology, Harvard). Sulla tragedia della rivoluzione cinese MALRAUX ha scritto due romanzi ‘Les conquerants’ e ‘La Condition hamaine’. Questo volume è stato pubblicato per la prima volta nel 1938 con una prefazione di TROTSKY. Il libro era stato scritto nell’ intento della “”demistificazione””. Porta il marchio dello scontro dell’ epoca tra TROTSKY e STALIN. Tuttavia l’ opera ha un grande valore documentario. “”I banchieri, gli industriali, i compradori e i negozianti si erano messi sotto la bandiera di Chiang, a condizione che questi li liberasse dai comunisti, dagli operai ribelli, dagli scioperi e dalle insurrezioni. Chiang aveva assunto questo compito con una brutalità suscettibile di soddisfare i capitalisti più esigenti e più inquieti. Secondo un giornalista inglese “”egli porta avanti una pulizia di comunisti come nessun signore della guerra avrebbe osato fare anche nel proprio feudo. Ma, ecco il singhiozzo, prosegue lo stesso giornalista “”la campagna anticomunista avrebbe dovuto limitarsi a questo, e tutti sarebbero stati contenti. Ma invece sotto il pretesto della caccia ai comunisti si compiono nuove forme di persecuzione. Si fanno rapimenti e i pesanti riscatti vanno ad alimentare le finanze dei militari…si trattano i milionari come fossero comunisti. Nessuno può mettersi al riparo dall’ inquisizione che si è instaurata””.”” (pag 226)”,”MCIx-017″ “ISAACSON Walter”,”Steve Jobs.”,”ISAACSON Walter, già caporedattore della rivista Time, amministratore delegato e presidente CNN. Attualmente è amministratore delegato dell’Aspen Institute. E’ autore di varie biografia tra cui Kissinger, Franklin, Einstein. “”L’Apple II sarebbe stato commercializzato, in vari modelli, per i successivi sedici anni, e ne sarebbero stati venduti quasi sei milioni di esemplari. Più di qualsiasi altra macchina, lanciò l’industria del personal computer. Wozniak ha il merito storico di avere progettato i suoi straordinari circuiti stampati e il relativo software operativo, una delle più grandi opere che un singolo ingegno abbia concepito nel XX secolo. Ma fu Jobs a integrare i circuiti stampati di Wozniak in un pacchetto facile da usare, completo di alimentatore, schermo, tastiera ed elegante involucro. Fu lui, inoltre, a creare l’azienda che sorse intorno alle macchine di Wozniak. Come disse in seguito Regis McKenna: “”Woz disegnò la splendida macchina, ma quella macchina oggi sarebbe ancora esposta solo nei negozi di hobbistica se non fosse stato per Steve Jobs””. Nondimeno, la maggior parte della gente riteneva l’Apple II la creatura di Wozniak. Questo avrebbe spinto Jobs a cercare di compiere un altro grande passo, un progresso che potesse definire tutto suo””. (pag 99)”,”USAE-076″ “ISAACSON Walter”,”Einstein. La sua vita, il suo universo.”,”Walter Isaacson è stato caporedattore della rivista ‘Time’, amministratore delegato e presidente della Cnn. In seguito dell’ Aspen Institute. E’ autore di una biografia di Kissinger (1992) e di Benjamin Franklin (2003). Einstein rapporto con Mach pag 83-86 308-309 322-323 445-46 “”Ma soprattutto i tre accademici (Einstein, Solovine, Habicht, ndr) leggevano libri che indagavano sull’intersezione tra scienza e filosofia: il ‘Trattato sulla natura umana’ di David Hume, ‘L’analisi delle sensazioni’ e ‘La meccanica nel suo sviluppo storico-critico’ di Mach, l”Etica’ di Baruch Spinoza e ‘La scienza e l’ipotesi’ di Henri Poincaré. Fu con la lettura di questi autori che il giovane analista di brevetti cominciò a formarsi una propria filosofia della scienza’ (pag 83, Walter Isaacson, ‘Einstein. La sua vita, il suo universo’ Mondadori, 2008) La luce va tutta storta. “”La teoria della relatività di Einstein irruppe nella coscienza di un mondo che era stanco della guerra e vagheggiava il trionfo della trascendenza umana. Titoli di giornale Times di Londra del 7 novembre 1919: “”Rivoluzione nella scienza. Nuova teoria dell’Universo. La concezione newtoniana demolita”” New York Times: “”L’eclisse ha dimostrato una modificazione della gravità. Si ammette che la deviazione dei raggi di luce intacca i principi di Newton. Salutata come una svolta epocale. Scienziato britannico definisce la scoperta una delle più grandi conquiste dell’umanità”” (pag 256-257)”,”SCIx-536″ “ISAACSON Walter”,”Einstein. La sua vita, il suo universo.”,”Walter Isaacson già caporedattore della rivista ‘Time’, amministratore delegato e presidente della Cnn. In seguito dell’ Aspen Institute. Ha pubblicato pure una biografia di Kissinger (1992) e di Benjamin Franklin (2003).”,”SCIx-275-FRR” “ISAIA Nino SOGNO Edgardo”,”Due fronti. La grande polemica sulla guerra di Spagna.”,”Il volume è completato da due scritti di Sergio ROMANO ISAIA Nino giornalista e scrittore ha collaborato al periodico fiorentino ‘Nuova Repubblica’ diretto da Tristano CODIGNOLA. SOGNO Edgardo medaglia d’oro della Resistenza giornalista scrittore e diplomatico di carriera ha pubblicato tra l’altro ‘Guerra senza bandiera’. pag 130″,”MSPG-220″ “ISAMBERT Francois-André”,”De la charbonnerie au saint-simonisme. Etude sur la jeunesse du Buchez.”,”ISAMBERT Francois-André chargé d’ enseignement à la faculté des lettres et sciences humaines de Lille. E’ la biografia di Jacques-Philippe BUCHEZ (1767- “”Dal punto di vista dell’ organizzazione, gli statuti della Carboneria (Charbonnerie) francese presentano in rapporto alla sua parente italiana una differenza molto considerevole. La Carboneria italiana, come del resto quella di un gran numero di società segrete iniziatiche, era organizzata secondo la doppia gerarchia delle unità collettive, Vendite e dei gradi individuali. Questi qui, inizialmente in numero di tre, erano sette in occasione del passaggio di Joubert e Dugied a Napoli. I due primi sono detti “”simbolici””. Costituiscono una massa di manovra, pronta ad obbedire, ma non informata degli obiettivi precisi dell’ associazione, che gli saranno rivelati per tappe nei gradi superiori. Questi qui sono necessari per far parte degli organi dirigenti, Consigli dipartimentali, composti da “”Patriarchi””, Grandi Consigli provinciali, riservati agli “”Arci-patriarchi”” e, in ciascuno stato, il Potentissimo Consiglio, presieduto da un “”Potentissimo Arcipatriarca””. Si trova in questo sistema varie ragioni d’essere. Ciascuna iniziazione costituisce un filtro che rende più difficile lo spionaggio: in questa scala dei gradi rinforza la compartimentalizzazione esistente tra le Vendite. Inoltre, e lo studio del simbolismo non potrà che confermarci questa idea, l’ associazione mira non soltanto alla sicurezza, ma alla coesione e formazione progressiva dei membri: gli stages nei gradi successivi permettono di misurare il grado di devozione di ciascuno all’ azione comune e di iniziarlo alla conoscenza sempre più elaborata del significato dell’ azione collettiva. Non c’è dubbio che così si operava una selezione intellettuale e sociale: i due primi gradi corrispondono molto evidentemente a un livello popolare. La Charbonnerier francese lascia completamente da parte il sistema dei gradi””. (pag 97-98)”,”MFRx-248″ “ISELLA Dante”,”I Lombardi in rivolta. Da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda.”,”ISELLA Dante”,”ITAG-239″ “ISELLA Dante”,”I Lombardi in rivolta. Da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda.”,”Dante Isella, nato a Varese nel 1922, dopo anni di cattedra a Pavia, ha insegnato letteratura italiana al Politecnico di Zurigo ed è stato condirettore di ‘Strumenti critici’. Per Einaudi ha curato le edizioni del ‘Teatro milanese’ di Carlo Maria Maggi’.”,”ITAB-003-FSD” “ISENBURG Teresa”,”Brasile: una geografia politica.”,”ISENBURG Teresa insegna geografia politica ed economica presso il Dipartimento di Studi internazionali dell’ università degli studi di Milano. Ha scritto libri e articoli sull’ organizzazione del territorio italiano, le risorse idriche, l’ agricoltura brasiliana e la geografia dell’ economia illegale. “”Confrontando i dati del 1960, 1980, 2000, si possono trarre alcune indicazioni generali: l’incidenza percentuale del reddito da lavoro sull’insieme del reddito nazionale è costantemente diminuita, passando dal 55.5% al 50%, al 37.2%; l’indice del potere d’acquisto del salario minimo (nel gennaio 2004 pari a 240 reais mensili, cioè circa 80 euro) ha conosciuto anch’esso un costante declino da 100.3 a 61.78, a 32.71; l’andamento della percentuale dell’occupazione regolare sul totale della stessa dal 19.6% è salita al 45,4% per poi iniziare una discesa al 42.7% tuttora in atto: e va sottolineato che nel 2002 l’80% degli occupati con libretto di lavoro riceveva meno di tre salari minimi. Si delinea quindi una seconda faglia rispetto a quella secolare che separa le regioni a nord da quelle a sud del Tropico del Capricorno, questa volta di carattere temporale: nel secondo dopoguerra è iniziato un lento processo di assimilazione, verificabile attraverso un miglioramento regolare dei dati disponibili un po’ in tutti i campi. Ma questa strada ha subito una brusca interruzione nel 1980, quando si è invertita la tendenza””. (pag 96-97)”,”AMLx-100″ “ISHAGHPOUR Youssef”,”Paul Nizan. L’ intellectuel et le politique entre les deux guerres.”,”ISHAGHPOUR Youssef ha scritto altri libri v. 4° copertina. “”I cani da guardia””, libro-manifesto, è una proclamazione, non un’ opera di filosofia tenuta a giustificare ciò che dice. Come non si sente obbligato a riflettere sul rapporto tra i diversi momenti del pensiero di Marx che egli riprende e giustappone, non si crede tenuto a distinguere tra Marx, Lenin e Stalin. Affinché la separazione del pensiero e della realtà sparisca, e con essa lo scandalo della filosofia, occorre che i filosofi cessino d’essere ciò che sono: dei ‘cittadini’ borghesi, eredi dell’ antico ‘saggio’ per diventare dei “”rivoluzionari professionali””, secondo la definizione di Lenin, scrive Nizan””. (pag 74)”,”PCFx-054″ “ISMAEL Tareq Y. EL-SAID Rifaat”,”The Communist movement in Egypt 1920 – 1988.”,”ISMAEL è Professore di scienze politiche alla University of Calgary. Studioso prolifico, i suoi libri più recenti sono con la Syracuse University Press: -The Arab Left, Iraq and Iran: Roots of Conflict -International Relations of the Contemporary Middle East RIFA’AT EL-SA’ID, uno storico con un dottorato in scienza dalla Karl Marx University di Liepzig, è segretario del CC del National Progressive Unionist Party in Egitto. Egli ha giocato un ruolo importante nel movimento comunista egiziano negli anni 1950 e 1960. Ha passato 14 anni in carcere per le sue convinzioni politiche.”,”MVOx-006″ “ISNARD Hildebert”,”Il Maghreb: Tunisia, Algeria e Marocco.”,”ISNARD Hildebert, nato a Nizza nel 1904, docente alla Faculté des Lettres et Sciences humaines d’ Aix en Provence è uno specialista della geografia dei paesi mediterranei e della zona tropicale. Ha un interesse particolare per l’ economia dei ‘paesi socialisti’.”,”AFRx-023″ “ISNENGHI Mario”,”Il mito della grande guerra.”,”Da MARINETTI a PAPINI, da PREZZOLINI a GADDA, da SOFFICI a JAHIER, SERRA, MALAPARTE, BORGESE, D’ANNUNZIO, la guerra si configura di volta in volta come occasione rigeneratrice per l’individuo e la società, come veicolo di protesta o, al contrario, come antidoto alla lotta di classe. E’ uno spaccato di storia della mentalità, di storia sociale, politica dell’IT nel passaggio dalla politica delle elites alla società di massa. Mario ISNENGHI insegna storia contemporanea all’Univ di Venezia ed è VP dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione. Tra i suoi libri: ‘Le guerre degli italiani’ (MONDADORI, 1989), ‘La Grande Guerra’ (GIUNTI, 1993), ‘L’Italia in piazza’ (MONDADORI, 1994), ‘L’Italia del fascio’ (GIUNTI, 1996). Ha diretto per la Laterza i tre volumi dei ‘Luoghi della memoria’ (1996-97).”,”ITAD-001″ “ISNENGHI Mario a cura; saggi di Alberto MONTICONE Renato MONTELEONE Piero DEL NEGRO Giorgio ROCHAT Livio VANZETTO Emilio FRANZINA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Andrea FAVA Giorgio ROVERATO Sandro PELI Alessandro CAMARDA Gian Piero BRUNETTA”,”Operai e contadini nella grande guerra.”,”Saggi di Alberto MONTICONE Renato MONTELEONE Piero DEL NEGRO Giorgio ROCHAT Livio VANZETTO Emilio FRANZINA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Andrea FAVA Giorgio ROVERATO Sandro PELI Alessandro CAMARDA Gian Piero BRUNETTA “”La presenza nell’ esercito di preti-soldati riveste caratteri ben diversi da quella dei cappellani che inoltre, va ricordato, erano ufficali e tenevano al loro grado militare. I preti-soldati furono assai più vicini dei cappellani ai soldati, con i quali condivisero, almeno la maggioranza di essi che prestò servizio in zona di guerra, fatiche, stenti, pericoli, e verso i quali provarono non di rado sentimenti di solidarietà propri di chi viveva i medesimi problemi”” (pag 162)”,”MITT-141″ “ISNENGHI Mario”,”L’ Italia in piazza. I luoghi della vita pubblica dal 1848 ai giorni nostri.”,”Mario ISNENGHI insegna storia contemporanea nell’ Università di Venezia Ca’ Fascari. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). 14 luglio 1948. Attentato a Togliatti. “”A Genova e sulla riviera ligure, alle 13 del giorno 15, tutte le fabbriche sono ferme. A Sestri, barricate e devastazioni di sedi democristiane. Blocchi stradali verso Chiavari e Savona. Blocco dei telefoni e dei tram, che gli operai calderai della Ansaldo meccanica suggeriscono di bloccare saldandoli alle rotaie. La prefettura è isolata e il prefetto (che per questo verrà rimosso) preferisce ricorrere alle nuove autorità, chiedendo aiuto all’ Anpi e alla Fiom. Questa prima giornata, a Genova, verrà non a caso riconosciuta come una delle punte massime del moto a livello nazionale. Le giornate del luglio 1960 nascono anche dall’ orgoglio di una tradizione cittadina di autogestione operaia delle lotte che il ’45 non ha del tutto esautorato””. (pag 432-433)”,”ITAS-092″ “ISNENGHI Mario (Belfagor)”,”Giornali e giornalisti. Esame critico della stampa quotidiana in Italia.”,”ISNENGHI Mario veneziano, insegna storia del giornalismo all’ Università di Padova. Belfagor, rassegna di varia umanità, diretta da C.F. RUSSO è stato fondata dal Luigi RUSSO nel 1946. “”Dopo la liberazione, il problema della riesumazione della testata del “”Corriere della sera”” fu ampiamente discusso dai partiti democratici che sapevano bene, tra l’ altro, come le tirature dei loro quotidiani risorti durante la resistenza, privi di mezzi, organizzati alla buona, con radazioni improvvisate, avrebbero dovuto sopportare un duro colpo, col rinascere di un così grosso concorrente, e sostenere un’ impari lotta. Si dice che “”L’ Italia libera””, organo del Partito d’ Azione diretto da Leo Valiani, il giorno in cui uscì il “”Nuovo Corriere”” vide raddoppiata la resa sia a Milano che in provincia. Tuttavia il nome del direttore designato, Mario Borsa, era garanzia di netto distacco dal periodo dei Borelli e degli Amicucci (…)””. (pag 69)”,”EDIx-053″ “ISNENGHI Mario”,”Garibaldi fu ferito. Il mito, le favole.”,”ISNENGHI M. storico, è professore ordinario all’Univ. di Venezia, presidente dell’Istituto veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea e condirettore di Belfagor. Ha pubblicato molti libri v. 4° copertina.”,”ITAB-282″ “ISNENGHI Mario”,”Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista.”,”Mario Isnenghi è nato a Venezia nel 1938. Insegna storia del giornalismo alla facoltà di Scienze politiche di Padova. “”Il materiale raccolto da Revelli nella sua ultima e più faticosa raccolta di “”testimonianze di vita contadina””, ‘Il mondo dei vinti’, è destinato per lungo tempo a fornire un prezioso inventario dei “”luoghi comuni”” dell’Italiano popolare”” (…). Come di recente hanno dimostrato gli studi di Bermani, Bologna, Merli – tracciando la non folta , ma stimolante storia della storiografia delle classi subalterne tramite le fonti orali, da Bosio a Montaldi – la microstoria dei subalterni non è, rispetto alla “”grande”” storia, né separata, né coincidente. La storia dell’italiano popolare non si risolve in quella dell'””Italia realizzata””, ma neppure si può pensare di sublimarla in storia autonoma e parallela, o addirittura ‘alternativa’.”” (pag 285)”,”ITAF-316″ “ISNENGHI Mario”,”La tragedia necessaria. Da Caporetto all’Otto settembre.”,”ISNENGHI Mario ha insegnato storia contemporanea all’Università di Venezia. Per il Mulino, ha pubblicato “”L’Italia in piazza’ (2004), ‘Le guerre degli italiani’ (2005), ‘Il mito della grande guerra’ (2007), ‘La grande guerra’ (con Rochat, 2008). “”Per Cadorna e per Sonnino – che si possono anche in questo assumere a prototipi di pensiero e azione della classe dirigente – il lucro propagandistico che si può trarre dalla sottolineatura di quanto gli Austriaci siano, come sempre, inumani, è minore delle immanenti valenze pedagogiche del messaggio che dai campi di concentramento può venire a profitto delle trincee italiane: chi eventualmente stia pensando di disertare si disilluda, non v’è sicurezza di salvare la pelle co la fuga o spiando l’occasione per alzare le braccia gridando ‘Kamarad! Kamarad!’ nella confusione di un assalto; in quei campi si muore – di fame, di freddo, di malattie, di stenti; e non ci si sta a pensione, attendendo che la guerra la finiscano gli altri. Rispetto a questi rudi ammonimenti, la propaganda del fatto finisce per suonare benemerita. E’ una visione sospettosa e rigida dei rapporti sociali, implicita precipuamente in ceti d’ordine meno propensi a ripensare modernamente le gerarchie sociali e le forme del comando. Vuol essere ‘Realpolitik’, cruda visione delle cose (…). Forti del senno di poi, potremmo tranquillamente ritenere che i Cadorna e i Sonnino pecchino di iper-realismo nel figurarsi estensivamente le trincee brulicanti di potenziali disertori in attesa del momento buono. Le diserzioni che si è stati in grado di riconoscere e di numerare sono in realtà nell’enorme maggioranza dei casi verso l’interno e non verso il nemico. (…) Ma se [il popolo in armi] scappa, prende la stradi casa; o meglio, ritarda il ritorno dalla licenza, gravitando intorno alle donne della famiglia, facendosi scudo di una primitiva omertà paesana. Più che la rivoluzione proletaria e un disfattismo attivo di parte socialista, riemergono nelle ‘bande’ di disertori di cui cautamente si vocifera per luoghi della Sicilia o della Toscana, le pratiche tradizionali di sottrazione alla leva che costellano la storia dell’obbligo militare dall’età napoleonica alle rivolte post-unitarie”” (pag 23-24)”,”ITQM-173″ “ISNENGHI Mario ROCHAT Giorgio”,”La Grande Guerra, 1914-1918″,”Isnenghi insegna Storia contemporanea nell’Università di Venezia. Rochat ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Milano, Ferrara e Torino e Storia delle istituzioni militari nell’Università di Torino e presso la Scuola di applicazione dell’esercito. “”Veniamo ora ai dati essenziali sulla forza dell’esercito, in parte già indicati nelle pagine precedenti. La fonte principale, che non citiamo ogni volta, è il volume ‘La forza dell’esercito. Statistica dello sforzo militare italiano nella Guerra Mondiale’, curato dal Col. Fulvio Zugaro per l’Ufficio statistica del ministero Guerra, Roma, 1927. (…) Per chiamare alle armi circa sei milioni di uomini non bastavano il richiamo di quanti avevano prestato il servizio di leva (fino alla classe 1874 compresa) e il gettito delle nuove classi (fino ai nati nel 1900). Le esenzioni concesse in tempo di pace furono eliminate se dovute a motivi di famiglia (ci furono 45.000 nuclei famigliari con 4 o più maschi in divisa) o ridotte con la revisione degli esoneri concessi per insufficienza fisica (per es. il minimo di statura fu abbassato da 154 a 150 cm). Nel 1916 furono arruolati 565.000 già riformati delle classi anziane, nel 1917 altri 226.000. E’ difficile calcolare la renitenza. Dopo le vicende tumultuose del’unificazione nazionale i renitenti erano scesi al 2 per cento (un dato “”fisiologico””, dovuto più ai limiti della burocrazia militare che a precisi rifiuti individuali, ormai difficili e costosi), poi la percentuale era risalita intorno al 10 come conseguenza dell’emigrazione. Nelle classi chiamate durante il conflitto la renitenza si aggirò intorno al 12 per cento; secondo Piero Del Negro la causa principale era ancora l’emigrazione, la renitenza vera e propria intesa come rifiuto della guerra si può stimare tra il 2 e il 4 per cento (51). In totale gli uomini chiamati alle armi durante il conflitto furono 5.903.000, cui sono da aggiungere circa 200.000 ufficiali (52), che però la nostra fonte non comprende in tutte le elaborazioni successive. Da questo totale vanno tolti 145.000 uomini passati alla marina, 282.000 dispensati per i servizi essenziali e la pubblica amministrazione e 437.000 esonerati a titolo definitivo per le esigenze dell’economia (sappiamo soltanto che 156.000 erano operai, per gli altri mancano notizie precise: dirigenti e quadri dell’industria e dei trasporti, imprenditori agricoli e simili). In sostanza vestirono l’uniforme dell’esercito 5.039.000 uomini, così distinti per provenienza: 48.7 per cento dall’Italia settentrionale, 23,2 dall’Italia centrale, 17,4 dall’Italia meridionale, 10,7 dalle isole (una ripartizione che penalizzava lievemente l’Italia settentrionale e centrale, probabilmente per la maggiore incidenza dell’emigrazione del sud). (…) Dei 5.039.000 soldati (circa la metà dei maschi delle classi 1874-1900), 839.000 rimasero in paese (i più anziani, più 166.000 operai assegnati temporaneamente all’industria bellica e un numero imprecisato di imboscati) e 4.200.000 andarono al fronte (a quelli già al fronte nel maggio 1915 se ne aggiunsero 439.000 entro la fine dello stesso anno, 872.000 nel 1916, 1.239.000 nel 1917 e 461.000 nel 1918). Le perdite gravarono tutte su costoro: con qualche approssimazione, i caduti fino a tutto il 1918 furono 500.000 (compresi circa 100.000 deceduti per malattia), altri 100.000 perirono in prigionia, 50.000 morirono nel dopoguerra in conseguenza di ferite e malattie dovute alla guerra. Il totale di 650.000 morti è ragionevolmente sicuro, cifre più alte sembrano gonfiate per ragioni propagandistiche. Mancano invece dati precisi sui feriti (oltre un milione, forse la metà recuperati per il fronte) e sui congedati per malattia (alcune centinaia di migliaia). Gil invalidi riconosciuti furono 452.000, la cifra dovrebe essere esatta perché costoro ricevevano modiche pensioni”” (pag 238-240)”,”QMIP-108″ “ISNENGHI Mario”,”Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell’Italia tra il 1914 e il 1918.”,”‘Chi cambiò idea nei mesi fra il luglio 1914 e il maggio 1915 in Italia? E quali idee (quali «risorse») furono necessarie all’ Italia liberale per tenere il paese in guerra fra il 1915 e Caporetto, e poi fra questo e Vittorio Veneto? Isnenghi affronta un tema su cui esistono scaffali di storiografia, isolando più di una ventina di grandi (e, pochi, piccoli) protagonisti, dei quali rilegge i documenti editi di quei mesi e anni. Scorrono così, esaminati o liquidati in poche pagine, Cadorna, Battisti, Mussolini, Semeria, Croce, Treves, Giolitti, Sonnino, Martini, Gatti, Ojetti, Bissolati, Russo e due donne, Maria Rygier e Antonietta Giacomelli. Le loro memorie e diari sono riletti, chiosati, confrontati, seguendo le varie posizioni individuali, perché nella guerra «dall’alto e dal basso l’universo […] si scompone e si sfrangia con una molteplicità di versioni e inveramenti» (p. 207). La novità del lavoro sta nella sua idea di base, nella pluralizzazione delle posizioni, nel suo interessarsi non solo alle «fedi» ma alle «apostasie e conversioni» (p. 272) e al loro ruolo in guerra. Una volta spostato l’asse del paese dal giolittismo all’ interventismo, furono necessari i «codici dell’ ubbidienza sociale» (p. 51). Ma, per l’A, non fu dittatura: «Per quanto imposta dai meno ai più, la guerra è stata pur voluta e legittimata da strati non piccoli di società politica e civile, forti di matrici e motivazioni diversificate, che al di là dei numeri hanno espresso un’ egemonia e dato spessore alla scelta impositiva» (p. 106). I due capitoli più lunghi sono su Ojetti e su Martini, due intellettuali, che – come gli altri – diventarono «risorse “”egemoniche””» per tenere il paese in guerra. Indice Parte prima – Le risorse per l’entrata in guerra (1914-15) La «nostra guerra»… in Alsazia – Un fascio di «ex» – Donne in politica: una leader emergente – Socialisti e patrioti: Ernesta e Cesare Battisti – Il testa-coda deH’«energumeno» – Tener buoni i soldati – Religiosi al Comando – Parlare, parlarsi, «esser parlati» – La leadership di Benedetto Croce – Compagni, non aderite! – Compagni, non sabotate! – I «né aderire né sabotare» dei borghesi – Al governo e in guerra, senza fronzoli – II ministro Martini, l’interventista di governo Parte seconda – Le risorse alla prova (1915-18) Un referendum d’ogni giorno – Dovere di comandare/dovere di obbedire – Reti. Il «Corriere» al comando (Albertini, il direttore – Il fac-totum Ugo Ojetti – Uno storico a futura memoria) Reti. Vescovi e Vaticano (Roma/Verona – Vicenza/Roma – A Trento. E da Vienna – Diocesi di Gorizia, diocesi di Udine – Da Padova, nuova capitale al fronte – A furor di popolo) La diaspora socialista (Strana coppia. Bissolati e Mussolini – Ministro e combattente – L’uomo del cambiamento – Minoritari nel tempo delle masse – Patrie difficili) Parlare da destra – La Nazione armata, non garibaldina – Guerre di donne’ (da Isc0) Mario Isnenghi è professore emerito dell’ Università di Venezia e presidente dell’ Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Studioso dei conflitti fra le memorie nella storia dell’Italia ottonovecentesca, ha pubblicato fra l’altro: Il mito della Grande guerra (il Mulino, 2014); L’Italia in piazza (il Mulino, 2004); I luoghi della memoria (Laterza, 2013). ISNENGHI Mario, Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell’Italia tra il 1914 e il 1918. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2015 pag 281 16° note, indice nomi; Collana Saggine. [“”E così il magistero civile di un Croce aspirerebbe ad essere dialetticamente inclusivo, rispetto ai mondi e alle tipologie identitarie che costituiscono l’insieme del paese-Italia. Liberal-conservatore lui stesso, parla con naturalezza a questo mondo che considera maggioritario e interprete storico delle istituzioni; ne presidia i confini, verso destra e verso sinistra, nei mondi diversi dei clericali e dei democratici. Probabilmente, si può considerare un po’ sordo rispetto alle urgenze e ai processi trasformativi che stanno investendo, anche attraverso la guerra, i cattolici. L’atteggiamento giusto da tenere di fronte alla guerra e la condizione dell’uomo di guerra non la chiamerà rassegnazione cristiana, come farebbe un cappellano, però la sua arguta approvazione, come savio modello di comportamento, del popolino napoletano fatalista, che vi si adatta e fa fronte aspettando che passi – come quando c’è un’eruzione o un terremoto – non appare diversa da una rassegnazione laicizzata. Più che al mondo cattolico, appare molto interessato a quanto accade – o non accade – nel variegato mondo dei socialisti. Dichiara subito – ancora nel dicembre del 1914, su «Italia nostra» – che c’è stato un tempo in cui lui pure si è «appassionato per il socialismo di Marx» e poi un altro per il «socialismo sindacalistico di Sorel». Li ha frequentati, sa quel che dice, però lo hanno deluso, né dall’uno né dall’altro è venuta l’attesa «rigenerazione», e quell’«ideale di lavoro e di giustizia» si è dissolto. Ora però la via giusta la additano i socialisti tedeschi: “”e credo che quei socialisti tedeschi, che si sono sentiti tutt’uno con lo stato germanico e con la sua ferrea disciplina, saranno i veri promotori dell’avvenire della loro classe» (1)”” (pag 246-247)] [(1) B. Croce, ‘Cultura tedesca e politica italiana’ («Italia nostra», 27 dicembre 1914), in ‘L’Italia dal 1914 al 1918’, cit., p: 22]”,”ITAA-163″ “ISNENGHI Mario”,”Giornali di trincea (1915-1918).”,”””Del resto, non è solo e tutta illusione questa di esercitare un ruolo di mediatori, se non proprio consiglieri del moderno principe. Gioacchino Volpe andrà ben oltre. Sarà lui a meglio sapersi muovere quando nel dopoguerra il progetto di unificazioe e rifondazione della borghesia, portato avanti per entro la guerra, e quello di ricostituzione neoautoritaria di uno stato forte a larga base di massa, verranno concretamente all’ordine del giorno. Altri non avranno la fortuna e la possibilità del grande manager culturale del fascismo. Il suo stesso console all’VIII Armata, Giuseppe Lombardo Radice, vede presto cadere, nel dopoguerra, le sue illusioin di continuare a gestire in tempo di pace la cattedra ideologica cui l’aveva fatto salire il tempo di guerra”” (pag 102)”,”QMIP-019-FSL” “ISNENGHI Mario ROCHAT Giorgio”,”La Grande Guerra, 1914-1918.”,”Isnenghi insegna Storia contemporanea nell’Università di Venezia. Rochat ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Milano, Ferrara e Torino e Storia delle istituzioni militari nell’Università di Torino e presso la Scuola di applicazione dell’esercito. Cadorna vs Capello. “”Si può osservare che nessun progresso era stato fatto nell’addestramento della fanteria, che attaccava ancora in formazioni compatte come nel 1915; quando non trovava la via spianata dall’artiglieria, poteva soltanto rinnovare assalti frontali sanguinosi quanto scarsamente efficaci. Gli austriaci invece davano un addestramento più curato a una parte della fanteria, le ‘Sturmtruppen’ (truppe d’assalto), utilizzate specialmente per i contrattacchi. I francesi contavano soprattutto su un bombardamento d’artigliaeria minuziosamente organizzato, ma il 16 aprile la grande offensiva del generale Nivelle era andata incontro a un clamoroso fallimento. L’altro elemento di crisi fu l’insufficiente controllo dalla battaglia da parte di Cadorna. La «zona Gorizia» era affidata al generale Capelo, già comandante del VI corpo d’armata che nove mesi prima aveva preso Gorizia. Uomo di forte personalità e vivace intelligenza, interessato a ogni possibile progresso dell’efficienza delle truppe, ma inflessibile nel mandarle all’attacco, Capello era considerato da molti il miglior comandante italiano e il possibile successore di Cadorna, questi lo aveva osteggiato per la sua popolarità, ma gli aveva poi affidato il comando dell’offensiva a nord di Gorizia”” (pag 199)”,”QMIP-023-FSL” “ISNENGHI Mario”,”Le guerre degli italiani. Parole, immagini, ricordi. 1848-1945.”,”‘La sconfitta dell’Italia – cioè la guerra fra il 1940 e l’8 settembre (1943) – resta orfana di padri e non se ne dà memoria pubblica, che non sia reticente e fuggevole omaggio cumulativo’ “”Nessuna delle famiglie culturali, tendenze politiche e linee storiche presenti lungo il corso del pimo secolo di vita unitaria, può presentarsi come immune da responsabilità rispetto al fascismo e alle speranze dell’Italia fascista: non i liberali, non i cattolici, non i nazionalisti e neppure propriamente i socialisti, sui quali pesano quanto meno le origini politiche del capo stesso del fascismo. Autonomi e diversi rispetto agli sviluppi maggioritari della storia nazionale e alla sua recente catastrofe, si possono considerare i comunisti e gli uomini di «Giustizia e Libertà» e del Partito d’Azione. Ma questi ultimi, nonostante il rilievo della loro presenza nei giorni della lotta antifascista e partigiana, si riducono ai soliti «quattro gatti» nel dopoguerra, quando contano i numeri, sia alle elezioni che in fabbrica e nelle piazze. E quelli, i comunisti, hanno per l’appunto agli occhi delle altre forze del paese il vizio congenito della loro virtù, la diversità, che molti paventano come vera e propria estraneità alle sorti del paese, passate e future. Che accade, a questo punto? La sconfitta – cioè la guerra fra il 1940 e l’8 settembre (1943) – resta orfana di padri e non se ne dà memoria pubblica, che non sia reticente e fuggevole omaggio cumulativo – sui monumenti preesistenti – «Ai Caduti di tutte le guerre»; mentre parte, all’indomani del ’45, un processo di sublimazione dell’ultima fase del conflitto – dopo l’armistizio e fino al 25 aprile – per riviverla e commemorarla come una vittoriosa guerra di Liberazione, sia dallo straniero (tedesco) che dai resti del passato Regime”” (pag 350-351)”,”QMIS-038-FSD” “ISNENGHI Mario”,”L’educazione dell’italiano. Il fascismo e l’organizzazione della cultura.”,”Storico e italianista, docente di Storia del giornalismo all’Università di Padova, studioso della cultura del Novecento, Mario Isnenghi è autore tra l’altro del ‘Mito della grande guerra’ e di ‘Giornali e giornalisti’. La parte quantitativamente più rilevante del libro è costituita dal ricchissimo materiale raccolto. Si tratta di una scelta di programmi scolastici, di atti di accademie, ritagli di giornali, omaggi delle biblioteche, nomi di accademici ecc.”,”ITAF-005-FFS” “ISOCRATES (ISOCRATE)”,”Discursos. Las oraciones del padre de la elocuencia Isocrates.”,”””Insegnava ai suoi discepoli, più che di raccogliere e accumulare precetti su precetti, la sola osservazione e l’ esempio: così, si racconta che li faceva andare alle Assemblee ad ascoltare gli oratori e in seguito gli dava spiegazione dei loro discorsi. E con questo metodo ha formato gli uomini più grandi che in quei tempi dettero lustro alla Grecia, essendo la sua scuola, secondo Cicerone, somigliante a quel favoloso cavallo di Troia, da cui in seguito sono usciti molti principi…”” (pag 12)”,”STAx-133″ “ISOLA Gianni”,”Abbassa la tua radio, per favore… Storia dell’ascolto radiofonico nell’Italia fascista.”,”Gianni Isola ricercatore del Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università di Pisa, collabora da anni alle maggiori riviste specializzate con saggi sulla cultura popolare in Italia.”,”EDIx-224″ “ISOLA Gianni”,”Socialismo e combattentismo: la Lega proletaria, 1918-1922.”,”‘conferma indiretta della fluidità delle posizioni fra combattenti proletari e nazionali, per lo meno per tutto il 1919’ (pag 9) ‘doppia anima del movimento combattentistico’ (pag 9) ‘contrapposizione in seno alla Lega proletaria fra riformisti e massimalisti-rivoluzionari’ (pag 9) ‘Una conferma indiretta della fluidità delle posizioni fra combattenti proletari e nazionali, per lo meno per tutto il 1919, proviene dai termini stessi con cui si svolse la campagna propagandistica delle due organizzazioni, punteggiata dal passaggio di sezioni dall’una all’altra parte delle concorrenti, ma soprattutto dai ripetuti tentativi di fusione proposti al vertice ed abortiti anche per reazione alla politica discriminatrice messa in atto dalle autorità militari contro i reduci socialisti (14). La doppia anima di tutto il movimento combattentistico – il perenne contrasto fra le funzioni assistenziali proprie dell’organizzazione e le prospettive politiche che il movimento di massa portava in sé sino dalla fondazione – all’interno della Lega proletaria si materializzò nella continua contrapposizione fra riformisti (gruppi cioè tesi a privilegiare l’azione rivendicativa più immediata di ispirazione confederale) e massimalisti-rivoluzionari (quanti tendevano cioè ad accentuare il ruolo propagandistico e organizzativo della Lega e dei reduci verso obiettivi più squisitamente politici a fianco del partito); un contrasto che, d’altro canto, ripeteva l’eterna contrapposizione fra le due contrastanti tendenze del movimento operaio e del Psi in particolare. Meno incisivo il ruolo di anarchici e sindacalisti rivoluzionari, le altre due formazioni presenti nella compagine organizzativa della Lega, perlomeno al vertice, mentre la loro presenza in sede locale si realizzò nell’assunzione della direzione di alcune importanti federazioni provinciali”” (pag 9-10); “”Al programma comunista venne a mancare una verifica pratica; ogni occasione ufficiale di incontro fra le due componenti della Lega si risolse in un aperto scontro, che solo raramente si mantenne a livello verbale: fu pertanto deciso di rimandare ogni presa di posizione all’ormai prossimo III Congresso nazionale, in vista anche della consultazione elettorale anticipata, per la quale, dopo aver proclamato la perfetta equidistanza della Lega sia dal Psi che dal Pcd’I, venne lasciata completa libertà agli iscritti nell’ambito degli stessi (57). Superato il confronto elettorale, che confermò il successo ottenuto nel 1919 dai partiti di massa, ma in cui le divise forze della Lega non sembrarono ripetere il ruolo e l’incidenza avuti nelle precedenti elezioni (58), il Psi decise di passare all’offensiva per contrastare la dilagante influenza dei gruppi comunisti nella Lega e dette inizio anch’esso a gruppi su basi di partito, dichiarando apertamente i fini anticomunisti dell’operazione (59). L’iniziativa socialista non ebbe però alcun seguito , perché nel frattempo l’attacco fascista alle organizzazione proletarie si era esteso e si era fatto più violento, tanto da rendere necessario il rinvio a settembre del congresso nazionale previsto per luglio, per permettere alle federazioni più colpite – Ferrara, Rovigo, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Perugia e soprattutto Torino – di riorganizzarsi adeguatamente (60). La risposta popolare alla recrudescenza della violenza fascista fu simboleggiata dalla costituzione degli Arditi del popolo, che nel luglio-agosto 1921 videro accorrere nelle loro file numerosi reduci, provenienti sia dall’Anc che dalla Lega proletaria (61); in alcune zone, e segnatamente in Piemonte e in Liguria, la Lega e le sue sezioni fornirono qualcosa di più dell’«appoggio» di cui parla Spriano, giungendo in alcuni casi ad identificarsi sul piano organizzativo con quella che è stata definita «la grande occasione mancata dell’antifascismo militante prima della marcia su Roma (62). La decisa opposizione del Pcd’I prima e del Psi poi agli Arditi del popolo, impedirono alla Lega di approfittare del successo dell’apparizione delle squadre armate per sviluppare i temi più volte dibattuti della costituzione dell’esercito rosso: in particolare ai reduci comunisti non rimase che confidare nell’esito favorevole dell’imminente congresso nazionale per spingere tutta l’organizzazione verso la lotta armata contro la crescente reazione fascista. Per coordinare l’azione dei gruppi e delle sezioni comuniste della Lega il Cccp aveva rielaborato il precedente programma, articolandolo in otto punti; su questa base i comunisti ottennero l’adesione di numerose sezioni di centri importanti come Savona, Roma, Genova, Firenze, Napoli, Novara, oltre a quella scontata di Torino. Nel frattempo nel Cccp Angelo Tasca aveva sostituito Grieco, trasferitosi da Milano a Roma assieme al vertice del Pcd’I; ma cambiamenti più significativi si erano verificati all’interno del CC fiorentino con le dimissioni prima di Carlo Santini, il comunista direttore di «Spartacus», che di fatto privarono la Lega del suo organo ufficiale, e poi di Pilati, che come membro della direzione del Psi aveva preferito abbandonare il proprio posto di segretario politico piuttosto che offrire all’opposizione comunista uno dei preferiti obiettivi polemici (63)”” (pag 18-19) [(14) Assai spesso la costituzione della sezione combattentistica era preceduta dal contraddittorio pubblico fra i propagandisti proletari e nazionali (…)’]; [(57) Il comunicato del CC apparve sulla stampa socialista e comunista; testimonianza del grande interesse del Pcd’I per l’organizzazione dei reduci à data dal fatto che «l’Ordine nuovo» lo pubblicò per ben tre volte (21 aprile, 2 e 5 maggio), con un’insistenza perlomeno inconsueta rispetto a documenti consimili di altre organizzazioni di classe; «l’Avanti» lo pubblicò solo il 22 aprile 1921; (58) Dei numerosi iscritti alla Lega candidati per il Pcd’I, il solo Ersilio Ambrogi venne eletto; al contrario per i socialisti passarono Alfino, Beltrami, Bosi, Lollini, Maffi, Malatesta, Matteotti, Mingrino, Pagella, Picelli, Pieraccini, Quaglino, Francesco Rossi, Smorti e Zaniboni, che insieme ricostituirono il Gps ex combattenti, già formatosi nella legislatura precedente (…); (59) cfr. Gruppi socialisti nella Lega proletaria mutilati e reduci di guerra, in ‘Avanti!’, 9 giugno 1921; (60) Per il comunicato ufficiale del rinvio del congresso v. ‘Il Congresso della lega proletaria rinviato’, in “”l’Ordine nuovo””, 4 giugno 1921; (61) Sulla matrice combattentistica del movimento degli Arditi del Popolo v. Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969, pp. 101 e segg., e G. Sabbatucci, ‘I combattenti’, cit., pp. 356-7: ambedue dimenticano la presenza della Lega proletaria; (62) V. Paolo Spriano, ‘Storia del Partito comunista italiano, vol. 1. Da Bordiga a Gramsci’, Torino, Einaudi, 1967, pp. 139-51, che è il più valido contributo ad una analisi storica del fenomeno ed anche ID., ‘Gramsci, il fascismo e gli arditi del popolo’, in ‘Prassi rivoluzionaria e storicismo in Gramsci’, in “”Critica marxista””, Quaderni n. 3, 1967, pp. 181 e segg., in cui l’autore analizza l’atteggiamento – e le successive mutazioni di esso – di Gramsci verso i reduci; (63) La dimissioni di Santini costituirono il colpo finale per il già debole “”Spartacus””: un calo verticale della tiratura (dalle 25.000 copie per numero del luglio 1920 si era passati a solo 7.000 nella seconda metà di marzo 1921) e una diminuzione netta degli abbonamenti (da 5.000 a 1.000 nelle stesse date) ne avevano preannunciato la fine (cfr. C.S. (Carlo Santini), ‘Come è vissuto “”Spartacus””, in ‘Spartacus’, 1921, n. 4]”,”MITT-412″ “ISRAEL Esther Joffe”,”Vagone piombato.”,”Esther Joffe ISRAEL è nata a Smirne (Turchia asiatica) nel 1915 da padre italiano e madre di origine ispano-francese. Si trasferì in Italia e qui compì gli studi, laureandosi in filosofia nell’Univ di Milano. Trasferitasi in Francia visse a Parigi una vita tumultuosa sotto l’occupazione tedesca. Arrestata e internata a Compiegne (1), partecipa al dramma ebraico e ne è profondamente sconvolta. Da questa esperienza è nato ‘Vagone piombato’, dolorosa testimonianza del martirio e del calvario di numerose bambine, donne e anziane, solamente colpevoli di essere ebree.”,”FRAV-053″ “ISRAEL Giorgio”,”Modelli matematici. Introduzione alla matematica applicata.”,”Giorgio Israel. Professore di storia della matematica presso l’università La Sapienza di Roma. É stato Directeur d’études associé presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e Direttore responsabile della Rivista di Storia della Scienza. Ha al suo attivo molti articoli, saggi e libri. Il più recente: La visione matematica della realtà. La modellistica matematica è la forma in cui si manifesta oggi l’uso della matematica nella descrizione e nella previsione di gran parte dei fenomeni.”,”SCIx-051-FL” “ISRAEL Jonathan”,”Il grande incendio. Come la Rivoluzione americana conquistò il mondo, 1775-1848.”,”Jonathan Israel è professore emerito di Storia moderna all’ Institute for Advanced Study di Princeton. Tra le sue pubblicazioni la monumentale storia dell’ illuminismo radicale in tre volumi ‘Radical Enlightenment Contested’ e ‘Democratic Enlightenment’. Per Einaudi ha pubblicato ‘Una rivoluzione della mente. L’illuminismo radicale e le origini intellettuali della democrazia moderna (PBE, 2011) e ‘La rivoluzione francese. Una storia intellettuale dai Diritti dell’uomo a Robespierre’ (2015). Marx Engels a Bruxelles centro del radicalismo europeo “”Alla fine degli anni Trenta, Bruxelles aveva ulteriormente consolidato il suo status di principale centro dell’attivismo radicale in Europa. Oltre alle altre organizzazioni che vi si trovavano, nel 1847 venne fondata nella capitale belga anche la Demokratische Gesellschaft zur Einigung und Verbrüderung aller Völker’ («Società democratica per l’unione e la fratellanza di tutti i popoli»; tra i fondatori della società figurava anche Lelewel, a fianco, tra gli altri di Marx ed Engels. (…) La repressione dei moti polacchi di novembre segnò la fine dell’ondata rivoluzionaria del 1830-31. Ma la semplice repressione non fu sufficiente a rassicurare i sostenitori del vecchio ordine in Europa e nel Nuovo Mondo. Nel gennaio del 1831, rispondendo a una lettera di Monroe, Jon Quincy Adams, che aveva a lungo sostenuto il neutralismo americano, sprezzando il moralismo e la componente ideologica della diplomazia repubblicana, contemplava «lo stato presente dell’Europa», e in particolare «l’influenza che eserciterà» sugli Stati Uniti. L’inevitabile conseguenza dei moti rivoluzionari del 1830 sarebbe stata quella di «rafforzare il principio democratico in tutta Europa e in tutta l’America», il che a sua volta avrebbe «proporzionalmente ridotto la sicurezza della proprietà». Le vecchie élite, a suo avviso, rischiavano grosso. Le rivoluzioni del 1830 avevano sfidato il sistema sociale e la politica americana non meno di quanto avessero sfidato il sistema monarchico-aristocratico-ecclesiastico europeo. L’«aristocrazia» della proprietà era, per l’interna eredità rivoluzionaria americana che lui e suo padre rappresentavano, il fondamento di un repubblicanesimo gestito dall’alta borghesia e appoggiato dalla religione, dalla tradizione e dal principio di eredità. Per quanto in Francia l’alleanza tra riforme politiche e laicismo fosse più stretta che in Inghilterra, l’agitazione dei radicali britannici in fin dei conti era per la ricca «aristocrazia» americana una minaccia ancor più grave. E questo perché in Inghilterra l’abolizione delle decime avrebbe rovesciato la Chiesa istituita, dissolto il legame tra Chiesa e Stato, e scosso i pilastri fondanti della religione cristiana, rafforzando il laicismo. Naturalmente, si sarebbe limitata a «scuotere i pilastri»: «Se le porte dell’inferno non avranno la meglio [sul cristianesimo], non ci riusciranno nemmeno le rivoluzioni degli imperi né le agitazioni dei popoli». Tuttavia, il secolarismo e l’anticlericalismo stavano guadagnando terreno e la scomparsa del governo misto inglese costituiva una minaccia enorme per l’oligarchia della costa orientale statunitense (85) (85) J.Q. Adams, Memoirs, VIII, pp. 269-70; Mayers, Dissenting Voices, p. 61] (pag 636-637)”,”USAG-082″ “ISRAEL Jonathan I.”,”European Jewry in the Age of Mercantilism, 1550-1750.”,”Jonathan Israel è professore di Storia olandese e Istituzioni presso l’Università College di Londra. È anche autore di ‘The Dutch Republic and the Hispanic World, 1606-1661 (Clarendon press, 1986) e di ‘Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740’, Clarendon, 1989. Come afferma Cecil Roth nel suo libro ‘Histoire du peuple juif’ del 1963 (v. Archiv) “”Nel medioevo, l’ esercizio di una professione speciale portava come inevitabile conseguenza uno statuto speciale: perché ogni individuo che non poteva rientrare nel sistema feudale, doveva allora avere il suo posto segnato fuori di questo nell’ organizzazione della società. Sarebbe stato sicuramente ben naturale contare gli ebrei tra la popolazione delle città. Ma questo avrebbe supposto tra i due elementi un certo grado di simpatia e di solidarietà che non esisteva nei fatti. Di più, le città erano guidate dalle Gilde, nelle quali gli ebrei non potevano avere alcun ruolo.”” I primi ghetti ebraici in Europa furono istituiti a Venezia nel 1516, quando il Senato della città ordinò a tutti gli ebrei di vivere in un’area specifica della città, chiamata “ghetto” 12. Questa decisione fu presa in risposta all’aumento della popolazione ebraica a Venezia, che aveva iniziato ad arrivare dopo l’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 1. Il ghetto di Venezia divenne il modello per altri ghetti ebraici in Europa, che furono istituiti in seguito in molte città italiane e in altre parti del continente 3. (f. copilot)”,”EBRx-004-FSD” “ISRAEL Jonathan I.”,”Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740.”,”Jonathan Israel è professore di Storia olandese e Istituzioni presso l’Università College di Londra. È anche autore di ‘The Dutch Republic and the Hispanic World, 1606-1661 (Clarendon press, 1986) e di ‘Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740’, Clarendon, 1989 e di ‘European Jewry in the Age of Mercantilism, 1550-1750′, 1989.”,”OLAx-001-FSD” “ISSELIN Henry, a cura di Riccardo M. DEGLI-UBERTI”,”La battaglia della Marna.”,”””E’ interessante completare questa analisi, molto sommaria, dell’esercito francese, con la lettura di un documento segreto diffuso nell’ottobre 1912 dal Capo di Stato maggiore tedesco. In esso si rileva che il Francese è «un soldato intelligente, abile, animato da un ardente patriottismo, che si lascia facilmente entusiasmare e trascinare a grandi imprese. Ma è nervoso ed il suo morale si rovescia rapidamente. Difetta di perseveranza, di caparbietà, di basi solide nell’istruzione e di disciplina senza riserve. Il Francese si sottomette volontariamente ad un capo eminente che goda della sua fiducia; in caso di insuccesso, la disciplina si mantiene difficilmente». Gli ufficiali sono «zelanti nel servizio, modesti, desiderosi di perfezionarsi. Ma l’Alto comando «non è sufficientemente istruito per la grande guerra. La natura delle grandi manovre sinora era poco adatta a porre i capi di fronte alla necessità di prendere decisioni personali. La designazione ai posti più elevati è sovente influenzata da considerazioni politiche». Si rilevano ancora, in questo documento, critiche relative all’armamento, all’assenza di obici, all’inesistenza di artiglieria pesante, al meccanismo desueto del fucile Lebel del quale, tuttavia, «le prestazioni balistiche sono buone». Finalmente, «l’addestramento della truppa soffre seriamente dalla mancanza di campi d’addestramento» e l’esercito non è «ancor riuscito ad adottare una uniforme di campagna che risponda alle attuali esigenze». Non si può fare a meno di inchinarsi di fronte alla pertinenza dei giudizi così espressi, e rimpiangere che il comando francese non abbia una conoscenza altrettanto obiettiva delle proprie unità e di quelle dell’avversario. Non è privo d’interesse l’accostamento di questa nota tedesca ad un apprezzamento espresso, ‘a posteriori’ per dire il vero, da un ufficiale superiore appartenente alla cerchia del generale Joffre. Questo ufficiale considera l’esercito tedesco del 1914 come «meravigliosamente addestrato ed equipaggiato; non gli manca nulla. Inquadrato in modo unico, è forse il più bello strumento di guerra che sia stato fucinato dai Romani in poi. Sotto molti punti di vista è superiore anche alla ‘Grande Armée’ di Napoleone. E’ guidato da uno Stato maggiore che dal 1866 ha reputazione di essere un organo perfetto di preparazione alla guerra, detentore della verità strategica. Questo Stato maggiore ha elaborato un piano d’operazioni di una audacia sconcertante, in cui tutto è stato accuratamente calcolato e previsto». In quanto all’esercito francese, esso gli appare «povero in quanto a materiale». Egli giudica del pari che «il suo addestramento è mediocre e falsato dall’esagerazione dello spirito offensivo a oltranza, i suoi quadri lasciano a desiderare; il suo comando, inceppato dalle istruzioni formali impartitegli da un governo rispettoso dei trattati in calce ai quali la Francia ha apposto la propria firma, è stato indotto a costruire un progetto di operazioni difficili da eseguire, pericoloso nelle sue conseguenze». Rileviamo come l’indulgenza dimostrata dall’Autore nei riguardi di Joffre faccia ricadere sul solo governo le deficienze del piano. Il generale Joffre aveva, in merito a progetto stesso, piena ed intera responsabilità”” (pag 15-16-17]”,”QMIP-266″ “ISSELIN Henry, a cura di Riccardo M. DEGLI-UBERTI”,”La battaglia della Marna.”,”””Dopo la battaglia della Marna, il comando francese ed i combattenti stessi riconosceranno i loro errori; avranno capito quella elementare verità: «Il fuoco uccide». Gli ufficiali ammetterranno pure che morire eroicamente non costituisce un buon metodo per vincere una guerra; val meglio distruggere il nemico e sopravvivere. Riconosceranno che il loro coraggio non è incomparabile con l’abilità e che «consiste soprattutto nel conservare il proprio sangue freddo come anche il libero giuoco del cervello e della volontà». Perciò nel seguito dei combattimenti, l’eroismo adotterà un altro stile; nell’agosto e nel settembre 1914 l’eroe è caratterizzato dal comportamento personale alquanto teatrale; egli si tiene in evidenza chiaramente agli occhi del piccolo gruppo di uomini che lo circondano col gesto, la parola, l’atteggiamento; disgraziatamente, nell’immensità del campo di battaglia, l’atto individuale non ha altro ormai che un debole potere; pur senza essere certamente inefficace, ha perduto il carattere determinante che aveva un tempo quando Giovanna d’Arco, du Guesclin o Baiardo, marciando alla testa delle loro truppe, strappavano il successo con la loro azione personale. Oltre a ciò, e chi ne dà testimonianza è un superstite, l’eroismo d’ora innanzi diventerà «più umile, più intimo, più oscuro». Abbandonerà qualunque manifestazione spettacolare e tenderà verso l’efficacia a detrimento del «gesto». Nella Champagne, a Verdun, al Chemin des Dames, il soldato francese dimostrerà un coraggio ammirevole, ma non vi saranno più cariche, bandiere al vento, trombe suonanti come le videro i campi di battaglia di Villeroy, il pianoro di Barcy ed il castello di Mondement”” (pag 243-244) inserire”,”QMIP-047-FV” “ISSING Otmar GASPAR Vitor ANGELONI Ignazio TRISTANI Oreste”,”Monetary Policy in the Euro Area. Strategy and Decision-Making at the European Central Bank.”,”ISSING Otmar GASPAR Vitor ANGELONI Ignazio TRISTANI Oreste sono esponenti della Banca Centrale Europea (BCE).”,”EURE-032″ “ISTAT”,”Istat. Rapporto sull’Italia.”,”Analisi Istat”,”STAT-016-FL” “ISTRATI Panait, a cura di Mihnea POPESCU”,”Verso l’ altra fiamma. URSS 1927. La rivoluzione tradita.”,”All’ inizio degli anni 1920, dopo un lungo viaggiare, ISTRATI giunge in Francia. Qui viene scoperto da Romain ROLLAND, il celebre musicologo impegnato sul fronte pacifista, e di lì a poco, su quello antifascista. Sostenitore delle idee socialiste, dopo un visita in URSS; pubblica a Parigi questo libro che fa parte della cultura del dissenso.”,”RUST-051″ “ISTRATI Panait”,”I cardi del Bàragàn. Romanzo.”,”Copia numerata n° 2.”,”VARx-092″ “ISTRATI Panaït”,”Il ritornello della fossa (Nerrantsoula). Romanzo.”,”P. Istrati (1884-1935) scrittore rumeno, autodidatta, narra il mondo balcanico popolare con colore e vivacità. Istrati. “”Il “”Gorki dei Balcani””! …Così lo ha definito Romain Rolland, e si può asserire, senza tema di smentite, che tutti i grandi descrittori e impressionisti russi palpitano nel suo sconfinato cuore di mendicante instancabile.”” (pag 17) “”Eh! miserabili bonaccioni! Molluschi, che non avete i sensi che per delibare la nostra stagnante felicità, che non avete sentore dell’ immensità dell’ oceano, né della grandezza della vita che il sole non ferisce e la tempesta non commuove … Se Dio vi ha dato un cuore e un cervello, vi ha fatto questo dono proprio per dare la prova che questo non conta niente, ma perché è salutare sentir la bruciatura della sua divina ironia accanto al balsamo della sua splendente magnanimità. Molluschi! Buoni diavolacci da far pietà! Un nonnulla che vi sfiora vi fa rientrare nel niente che siete… In voi tutto è apprensione, la gioia come il dolore… Non un vostro grido di piacere che sia sentito in cielo… Non un vostro mugghio che riecheggia negli abissi… Sprovvisti della minima espressione nel viso, ciechi al punto di non riconoscervi, siate felici, molluschi; ma mi chiedo se la vostra prudenza non sia una malattia del cuore più che una piaga del cervello. Poveri voi!”” (pag 183-184)”,”VARx-140″ “ISTRATI Panait KNICKERBOCKER H.R. LUDWIG Emil VAILLANT-COUTURIER Paul DE-SAINT-EXUPERY Antoine GUNTHER John WILSON Edmund MÜNZENBERG Willi DU-BOIS W.E.B. MARIATEGUI José Carlos MANDELSTAM Osip CARR Edward H. DEUTSCHER Isaac MILOSZ Czeslaw RIBAO Renmin FEJTO François ARON Raymond ILLYES Gyula JONES Gareth MUGGERIDGE Malcolm GARRISON VILLARD Oswald DENNY Harold Lev TROTSKY Ilja ERENBURG Edgar SNOW Hannah ARENDT Aleksandr GALIC CONQUEST Robert ROGINSKIJ Arsenij APPLEBAUM Anne KOLESNIKOV Andrej Misha FRIEDMAN Masha GESSEN Ferenc LACZÓ”,”Stalin. Il dittatore sovietico, la sua epoca e la sua eredità nella stampa di tutto il mondo.”,”””Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia’ (William Shakespeare, Amleto) (in chiusura) ‘Difesa di Trotsky, The Manchester Guardian, Regno Unito, 25 gennaio 1937. In risposta alla sollecitazione del Manchester Guardian, che gli aveva richiesto un commento sul processo attualmente in corso a Mosca, Lev Trotsky ha telegrafato il seguente messaggio dal Messico. “”Tutti i più infami processi di stato della storia sembrano scherzi innocenti di fronte agli intrighi giudiziari orditi oggi in Russia da Stalin. Questo processo contiene in sé la sua stessa smentita. Dal 1928 non ho più avuto rapporti con Karl Radek o Georgij Pjatakov, che mi hanno periodicamente insultato sulla stampa ufficiale. Pjatakov non è mai venuto a trovarmi a Oslo. NOn sono mai stato a Oslo, se non in compagnia della famiglia Knudsen [Konrad Knoudsen è stato un pittore, giornalista e politico norvegese; ha ospitato Trotsky nel 1935] e dei miei segretari. Non ho mai conosciuto Vladimir Romm, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra me e Radek. Ci sono due o tre domande fondamentali che né il procuratore di stato sovietico, Vysinskij, né il suo disinteressato difensore britannico, l’avvocato Denis Nowell Pritt, potranno eludere. La prima: come si può credere che tutti gli uomini che hanno portato avanti la rivoluzione, con l’unica eccezione di Stailn, siano diventati terroristi, nemici del socialismo, agenti della Gestapo, pronti a smembrare l’Unione delle Repubbliche Sovietiche? La seconda: com’è possibile che questi “”criminali””, che per quasi dieci hanno hanno commesso terribili nefandezze, possano improvvisamente pentirsi e chiedere di essere condannati a morte? La terza: come si spiega che Zinovev, Kamenev e altri dirigenti del presunto “”gruppo trotskista”” non sapessero nulla di questo grottesco piano di smembramento dell’Urss a beneficio di Hitler e del Mikado [l’imperatore del Giappone]? E che Radek, che nessuno di noi ha mai preso troppo sul serio, oggi si riveli il capo di questa congiura mondiale? La dittatura di Stalin è sempre più in conflitto con lo sviluppo economico e culturale del paese. Stailn è l’incarnazione della burocrazia. L’audacia che ha appreso alla scuola della rivoluzione viene oggi applicata solo per mentenere la propria onnipotenza con metodi d’impensabile ingegnosità criminale. Questo processo dimostra che in Russia si sta avvicinando una terribile crisi politica. Sono pronto a denunciare Stalin davanti a una qualsiasi commissione internazionale imparziale e autorevole. Faccio questo appello a tutti gli uomini di buona volontà e a tutta la stampa onesta e indipendente. E so bene che il Manchester Guardian sarà uno dei primi giornali a servire la causa della verità e dell’umanità””‘ (pag 129) Andrzej Wyszynski; Odessa, 10 dicembre 1883, 28 novembre del calendario giuliano[1] – New York, 22 novembre 1954) è stato un giurista, politico e diplomatico sovietico. Noto come il giudice-boia al servizio di Stalin, fu soprannominato il “”Freisler sovietico””.[2] Nato a Odessa nel 1883, da una famiglia cattolica polacca, studiò alla facoltà di giurisprudenza di Kiev, da cui fu espulso per aver preso parte a manifestazioni politiche.[3] Nel 1903 si iscrisse al Partito Operaio Socialdemocratico Russo, aderendo alla corrente menscevica. Partecipò nel 1905 alla prima rivoluzione russa. Nel 1909 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Baku in cui rimase per circa un anno. Durante la detenzione conobbe un giovane rivoluzionario georgiano: Iosif Vissarionovic Džugašvili, il futuro Stalin. Ripresi gli studi giuridici, si laureò nel 1913. Trasferitosi a Mosca nel 1915, dopo la rivoluzione di febbraio collaborò con il governo di Kerenskij. Pochi mesi dopo, con la successiva rivoluzione d’ottobre, abbandonò la militanza nelle file dei menscevichi per poi aderire, nel 1920, al Partito Comunista bolscevico. Negli anni venti insegnò nell’Università di Mosca di cui fu anche rettore. Nel 1931 divenne procuratore della Repubblica federativa russa (RSFSR) e vice procuratore dell’Unione Sovietica e, dal 1935 al 1939, procuratore generale. In tale veste, sotto la presidenza di Vasilij Ulrich, rappresentò la pubblica accusa nei principali processi politici che si svolsero nel periodo delle grandi purghe staliniane degli anni trenta. Durante il primo di questi, il processo Zinov’ev-Kamenev, attaccò gli imputati con durissime parole[4]:[Fonte di parte e vaga, necessario quanto meno citare il singolo saggio] «Uccidete questi cani rabbiosi. Morte a questa banda che nasconde al popolo i suoi denti feroci, i suoi artigli d’aquila! Abbasso l’avvoltoio Trotsky, dalla cui bocca sbava veleno sanguinolento che imputridisce i grandi ideali del Marxismo! Abbasso questi animali immondi! Mettiamo fine per sempre a questi ibridi miserabili di volpi e porci, a questi cadaveri puzzolenti!» Durante i grandi processi farsa, si distinse per i metodi inumani con cui trattava i nemici della dittatura in Russia. Uomo zelante e spietato, non esitò ad appropriarsi della casa e del denaro di Leonid Serebrjakov, uno degli imputati, che in seguito fu giustiziato.[5] Nel 1937, il nazista Roland Freisler si recò in visita a Mosca per assistere al processo contro Michail Tuchacevskij in qualità di uditore, prendendo lezioni da Vyšinskij, che Hitler tenne in grande stima, su come eliminare qualsiasi avversario politico.[6][Fonti vaghe e da verificare] Nel 1940, quando era già in corso la seconda guerra mondiale, ebbe inizio la sua carriera diplomatica. Dopo l’armistizio italiano del settembre 1943, visitò l’Italia. A Napoli si incontrò con il diplomatico Carlo Sforza e con Benedetto Croce. Prese inoltre contatti con alcuni esponenti del Partito Comunista Italiano.[7] A Salerno si vide in più occasioni con il segretario generale agli Esteri Renato Prunas[8][9]. Nel febbraio 1945 accompagnò Stalin, Molotov e Berija alla Conferenza di Jalta.[10] Tornato a Mosca, fu inviato in Romania, dove coordinò l’instaurazione di un regime comunista.[11] Nell’estate successiva fece parte della delegazione sovietica alla Conferenza di Potsdam. Dal 1949 al 1953, sino alla morte di Stalin, fu ministro degli esteri sovietico, sostituendo Molotov. Con la scomparsa del dittatore, Molotov riassunse il suo incarico e Vysinskij fu nominato rappresentante sovietico presso le Nazioni Unite a New York dove morì, poco dopo l’insediamento, a settant’anni per infarto. (wik)”,”STAS-074″ “ISVE, note e commenti di ALESSANDRINI Paolo ACOCELLA Nicola GIANNOLA Adriano GORGONI Marcello GRILLI Enzo DE-RITA Giuseppe BORGOMEO Carlo CIPOLLETTA Innocenzo D’ARCHIRAFI Raniero Vanni ZAMPETTI Sergio”,”La proiezione internazionale del Mezzogiorno. Rapporto 1993.”,”Scritti di ALESSANDRINI Paolo ACOCELLA Nicola GIANNOLA Adriano GORGONI Marcello GRILLI Enzo DE-RITA Giuseppe BORGOMEO Carlo CIPOLLETTA Innocenzo D’ARCHIRAFI Raniero Vanni ZAMPETTI Sergio”,”STAT-595″ “ISWOLSKY Helene”,”La vie de Bakounine.”,”Contiene ritaglio giornale recensione di Wolf GIUSTI su ‘Giornale d’Italia’ ‘Antologia di Bakunin’.”,”ANAx-054″ “ITALIANI Mario SERAZZI Giuseppe”,”Elementi di informatica. Calcolatori elettronici e tecniche di programmazione.”,”Mario Italiani è professorer ordinario di Complementi di programmazione presso la Facoltà di Ingegneria all’Università di Pisa. Giuseppe Serazzi è direttore di ricerca presso l’Istituto di Analisi numerica del CNR di Pavia.”,”SCIx-115-FL” “ITANES”,”Perchè ha vinto il Centro-Destra.”,”ITANES (Italian National Elections Studies) è un programma pluriennale di ricerca sul comportamento elettorale e le opinioni politiche degli italiani condotto per l’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna dai seguenti studiosi: Gianfranco Baldini, Paolo Bellucci, Mario Caciagli, Roberto Cartocci, Piergiorgio Corbetta, Roberto D’Alimonte, Ilvo Diamanti, Guido Legnante, Renato Mannheimer, Marco Maraffi, Gianfranco Pasquino, Giacomo Sani, Pasquale Scaramozzino, Hans M.A. Scadee, Paolo Segatti.”,”ITAP-014-FL” “ITENBERG B.”,”La Première Internationale et le mouvement révolutionnaire en Russie.”,”B. Itenberg, Mosca Citato il volume di B.P. Kozmine, La Section russe de la Premiere Internationale, Moscou, 1975, una monografia fondamentale secondo Itenberg (pag 445) vedi scheda completa retro Libro: B.P. Kozmin, Russkaia sektsiia Pervogo Internatsionala, 1975 Koz’min, B.P. (Boris Pavlovich), approximately 1888-1958. Russkaia sektsiia Pervogo Internatsionala. Moskva, Izd-vo Akademii nauk SSSR, 1957″,”MOIx-046-R” “IUSO Pasquale”,”Gli anarchici nell’età repubblicana. Dalla Resistenza agli anni della Contestazione, 1943-1968.”,”Pasquale Iuso insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Teramo. Autore di numerosi saggi di storia sindacale dell’anarchismo e di storia politico-militare, condirettore del ‘Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani’ con la BFS. Tra i suoi lavori: ‘La sindacalizzazione del pubblico impiego’ (2006), ‘Esercito, Guerra e Nazione. I soldati italiani tra Balcani e Mediterraneo Orientale (1940-1945)’ (2009), ‘Ottobre 1909: Roma e Francisco Ferrer’ (Quaderni della Rivista storica dell’anarchismo’, 2009, ‘L’Europa nel percorso evolutivo della CGIL dalla FSM alla CES’ (2012). L’autore ringrazia Franco Bertolucci, Maurizio Antonioli, Nico Berti, Adolfo Pepe, Piero Di Girolamo, Maria Paola Del Rossi, Ilaria Del Biondo che in vari tempi hanno dato il loro contributo di confronto e di critica. Gaap e Gaa (Gruppi anarchici aziendali) Contiene i paragrafi: ‘4.2. I Gruppi anarchici d’azione proletaria’ (pag 126-145) (all’interno del capitolo 4: Questione sindacale, congressi e scissioni) e ‘6.3. Il sindacalismo anarchico negli anni Cinquanta’ (pag 182-188) (all’interno del capitolo 6: La fine degli anni Cinquanta)”,”ANAx-425″ “IUSO Pasquale”,”Esercito, guerra e nazione. I soldati italiani tra Balcani e Mediterraneo orientale, 1940-1945.”,”Pasquale Iuso è professore associato di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Teramo dove insegna Storia contemporanea e Storia delle organizzazioni politiche e della rappresentanza degli interessi. Contiene: – Una nuova guerra: i militari nella Resistenza jugoslava (pag 94-100) – Le molte occupazioni della Grecia (pag 256-260) “”Sono circa 50.000 i militari italiani (22.000 nella Divisione Garibaldi, 4.000 nella Divisione Italia, migliaia sparsi in reparti jugoslavi oppure organizzati nei battaglioni lavoratori, man mano che venivano liberati dall’arretramento delle forze tedesche) (101), che partecipano alla resistenza jugoslava. Nella diaspora e nel drammatico quadro delle catture e deportazioni tedesche, si inserisce un particolare aspetto della ricomposizione della frattura provocata dall’occupazione italiana in Jugoslavia. Slovenia, Dalmazia, Croazia, Bosnia, Erzegovina, Montenegro videro partecipare migliaia di soldati ad una forma di guerra non solo nuova nelle sue caratteristiche, ma determinante da un punto di vista psicologico e motivazionale rispetto alla nazione, al fascismo ed alle forze armate. Sottrarsi alla cattura ed avviarsi verso le montagne per combattere ed entrare in contatto con coloro che, fino a qualche giorno o ora prima, erano considerati e trattati come nemici, barbari, briganti non era un passaggio facile né sotto il punto di vista materiale (con i rischi di rappresaglia che questo poteva provocare, né dal punto di vista individuale e mentale. Significava attraversare un confine, passare da una esperienza di guerra ad un’altra. Un contatto non facile che portò all’incontro con quel nemico invisibile, nascosto nella popolazione civile, così difficile da affrontare e colpire negli anni di occupazione, che adesso si svela per quello che realmente è: un esercito che lotta per la sua liberazione composto da uomini, donne, adolescenti, anziani, con una organizzazione, una disciplina ed una motivazione profonda”” (pag 94-95) [(101) Sul numero di militari italiani rimasti in Jugoslavia dopo l’armistizio la cifra non può che essere orientativa. Se infatti prendiamo a riferimento la “”Relazione sull’opera svolta a favore dei prigionieri italiani in Jugoslavia”” (ACS, PCM, 1944-49, b. 152, fs. 10.599, sfac. 12), risulta che i militari italiani in Jugoslavia assommavano a circa 62.000. Circa 50.000 operanti nei reparti della resistenza rimpatriarono entro il 31 ottobre 1946, mentre i restanti 10.000-12.000 vennero raccolti in campo di concentramento]”,”QMIS-251″ “IVALDI Roberto”,”Storia del colonialismo.”,”Roberto IVALDI ha insegnato cibernetica e teoria dell’informazione all’Univ di Roma La Sapienza. Si occupa da anni di informatica, ma ha coltivato da tempo interesse per argomenti storici, in particolare per la storia coloniale.”,”RAIx-007″ “IVALDI Roberto”,”Storia del colonialismo.”,”Roberto Ivaldi, ingegnere, Cibernetica e Teoria dell’informazione all’Università di Roma La Sapienza. Si occupa da anni di informatica, ma ha sempre coltivato interesse per argomenti storici, in particolare per la storia coloniale.”,”PVSx-022-FL” “IVALDI Roberto”,”La via delle Indie. La controversa e avventurosa storia del colonialismo da Vasco da Gama ai giorni nostri.”,”Roberto Ivaldi, studioso di storia, si occupa da oltre un decennio di problemi legati alla storia del colonialismo. E’ stato professore a contratto di cibernetica presso l’Università “”La Sapienza”” di Roma.”,”ECOI-022-FV” “IVANOV Nikolai”,”Carlos Marx: la vida, la obra y la lucha del hombre que más ha influido en la historia de la humanidad.”,”IVANOV Nikolai sovietico, è uno studioso della vita e dell’ opera di Marx. Ha preso parte alla seconda edizione delle opere di Marx ed Engels (1955-1976). E? autore di vari libri tra cui ‘La 1° Internazionale’ (1964), ‘Carlo Marx’ (1968), ‘I grandi fondatori del marxismo’ (1976, con altri). “”En veinte años de vida en el destierro de Londres se produjeron no pocos cambios en la familia de los Marx. Crecieron Jenny y Laura; en 1870 cumplió 15 años Eleanor. Las tres hijas de Marx brillaban por sus dotes y capacidades, por su inteligencia. Era propio de ellas la solidaridad por los oprimidos y el deseo de contribuir a su lucha emancipadora. La hija mayor de Marx estudió con entusiasmo la historia del movimiento obrero y las ciencias sociales. Laura se hizo una excelente traductora: tradujo varias obras de su padre, entre ellas el “”Manifiesto del Partido Comunista””, al francés; canciones de Béranger, poemas de Eugene Pottier y a otros muchos autores al inglés. En 1868 se casó con el socialista francés Paul Lafargue, y fue para él fiel ayudante y compañera en sus actividades revolucionarias. En octubre de 1872 abandonó la casa paterna también Jenny, la mayor, como esposa de Charles Longuet, importante figura de la Internacional. Jenny e Laura continuaron la vida de refugiados politicos porque ni Paul Lafargue ni Charles Longuet pudieron hasta 1880 retornar a Francia por el peligro de caer presos. Una vez casada la hija mayor, Eleanor empezó a cumplir las funciones de secretaria de Marx. Igual que sus hermanas mayores, le hacía feliz el ayudar al padre: copiaba sus manuscritos y hacía de “”embajadora en misiones especiales””. Y también igual que sus hermanas, mantenía gran amistad con muchas personalidades de la Comuna de Paris y de la Internacional.”” (pag 211-212) Nel 1883, a gennaio muore la primogenita di Marx, Jenny, a soli 38 anni. Laura muore con Lafargue nel 1911 e Eleanor nel 1898.”,”MADS-434″ “IVANOVIC Vassilij”,”I comunisti stanno alle spalle.”,”””Bismarck diceva che per fare un patto occorre un cavaliere, cioé colui che monta in arcione, e un asino”” (pag 273) Psi. (pag 49)”,”RUST-140″ “IVETIC Egidio”,”Le guerre balcaniche.”,”IVETIC Egidio insegna storia dell’Europa Orientale nell’Università di Padova.”,”EURC-109″ “IVETIC Egidio”,”Le guerre balcaniche.”,”Egidio Ivetic insegna Storia dell’Europa orientale nell’Università di Padova.”,”EURC-070-FL” “IVETIC Egidio”,”Le guerre balcaniche.”,”Egidio Ivetic insegna Storia dell’Europa orientale nell’Università di Padova. “”La Tracia non fu meno testimone di brutalità. I villaggi nei dintorni di Adrianopoli erano abitati da turchi e bulgari. La parte turca degli abitati fu completamente distrutta, gli uomini uccisi, le donne violentate. L’avanzata bulgara causò un esodo massiccio di turchi; i cristiani, cioè i bulgari e i greci, che rimasero nelle cittadine occupate, segnarono con le croci le porte dei domicili, per essere risparmiati. Quanto subito dalle famiglie turche, si sarebbe ritorto, con altrettanto orrore, su quelle bulgare solo nove mesi dopo. La rotta dell’esercito e lo sgretolamento dello stato ottomano nella Turchia europea avevano lasciato gli abitanti musulmani in balia delle forze d’occupazione. Molti, tuttavia, erano scappati in anticipo; sia i bulgari sia i serbi e i greci trovarono i villaggi semiabbandonati, ciò non toglie che ai rimasti, intere comunità di disperati, fu riservato il calvario. Si ebbero eccidi a seguito dell’avanzata serba in Macedonia e in Kosovo; e per quanto poco documentati da osservatori esterni, essi non furono meno efferati. A Skopie e nei dintorni, sia le bande dei miliziani macedoni e dei ‘cetnici’ serbi sia le truppe regolari serbe si scagliarono contro i musulmani, turchi, e albanesi; si parla addirittura di 5.000 albanesi uccisi in quella zona. Lev Trockij, inviato nei Balcani del quotidiano ‘Kievskaja Misl’, riporta la testimonianza di un ufficiale serbo, sconvolto da quanto visto: interi gruppi di albanesi che supplicavano pietà e che furono sgozzati. Altre testimonianze inviate dai soldati al giornale del partito socialista serbo narrano di che cosa stava succedendo, nel Kosovo, dove la popolazione musulmana e albanese dei villaggi misti era stata massacrata, comprese donne e bambini. Si parla esplicitamente di orrore. I racconti delle mutilazioni di labbra, di nasi e di orecchie fatte da alcuni montenegrini sui prigionieri ottomani, come ‘souvenir’, ricorrono, quasi come luoghi comuni, nella coeva letteratura sulle guerre balcaniche. L’arcivescovo cattolico di Skopje, Lazer Mjeda, scrisse nelle sue relazioni alla Santa Sede dei massacri fatti dai ‘cetnici’ e dai militari serbi e montenegrini in vari villaggi, e poi a Djakovica, Gjilan e Prizren; secondo il prelato, furono forse 25.000 gli albanesi uccisi nel ‘vilayet’ del Kosovo. Questo dato, 20-25.000 vittime, rimane discutibile e assai difficile da verificare. Non ci furono comunque solo atrocità; diversi sono i casi in cui le truppe serbe trattarono con i clan albanesi mentre procedevano verso meridione e l’Adriatico”” (pag 94-95)”,”QMIx-030-FV” “IVETIC Egidio”,”Est-Ovest. Il confine dentro l’Europa.”,”Egidio Ivetic insegna Storia moderna, Storia del Mediterraneo e Storia dell’Europa orientale nell’Università di Padova. Con il Mulino ha pubblicato ‘Le guerre balcaniche’ (nuova ed. 2016), ‘Storia dell’Adriatico. Un mare e la sua civiltà’ (2019), ‘I Balcani e la sua civiltà’ (2019), I Balcani. Civiltà, confini, popoli (1453-1912) (2020), ‘Italia e Balcani’ (con A. Basciani, 2021) Ancora un decennio fa nessuno avrebbe immaginato che la polarizzazione fra la Russia – e più in generale l’Asia – e l’Unione europea e gli Stati Uniti si sarebbe concretizzata lungo l’antica faglia, quasi dimenticata, che delimitava le due tradizioni europee, quella latina occidentale e quella post-bizantina. Invece oggi, ancora una volta la storia è richiamata e usata a fini geopolitici: ma come si giunge ai confini tra Est e Ovest? E quanto continuano a ridefinirsi e a riposizionarsi? Cosa è accaduto e continua ad accadere agli stati che si trovano sulle linee di frattura che dal Baltico attraversano l’Ucraina e arrivano fin dentro i Balcani? “”La guerra del 1866 portò alla rottura tra le due rivali. L’Austria divenne Austria-Ungheria nel 1867; la Germania sorse a Versailles nel 1871, dalla vittoria sulla Francia. Ma già nel 1881 tra i due stati si giunse a una stretta alleanza. L’Europa centrale era diventata qualcosa di concreto, la Mitteleuropa, impersonata da due imperi sostanzialmente tedeschi, per quanto anche multinazionali, posti tra il Reno, le Alpi, l’Adriatico, i Balcani e Königsberg, oggi Kaliningrad, come estremo a nord, e Leopoli, o Lemberg, o Lviv, come estremo a est. Due imperi in continua crescita economica fino al 1914, dotati di porti (Amburgo e Trieste) e grandi flotte commerciali capaci di solcare tutti gli oceani. Un mondo che si è suicidato nella Grande guerra, anche se per un frangente, con il trattato di Brest-Litovsk, nel marzo del 1918, aveva raggiunto la sua massima espansione a est, a scapito della Russia. Ma questa Europa centrale fu Occidente? Non proprio. La Germania guglielmina perseguiva convinta un suo percorso, né occidentale né orientale, il cosiddetto ‘Sonderweg’ e in piena guerra dichiarava di combattere l’Occidente. Nonostante il fallimento del 1918, la Germania nazista (comprensiva d’Austria), seguita dai paesi dell’Asse, volle creare il terzo Reich a partire dall’Europa centrale. Lo spazio vitale era l’Est, ancora una volta, come nei secoli medievali. I nemici erano sia l’Occidente (Gran Bretagna e Stati Uniti) sia l’Unione Sovietica. Una grande Europa centrale – tedesca e nazista – avrebbe dovuto sottomettere tutta l’Europa fino agli Urali. Mark Mazower parla di «continente oscuro»; oscuro nell’animo poiché l’ideologia che postulava l’antidemocrazia, la sopraffazione, il razzismo, lo spazio vitale e lo sterminio dell’altro scaturiva dal cuore stesso dell’Europa (6). La geografia dei campi di sterminio e di concentramento coincide con la Mitteleuropa, compresa Trieste (Risiera di San Sabba), il punto più a meridione. Il 1945 segnò la fine della guerra e la vittoria sul nazifascismo, la vittoria dell’Occidente e dell’Unione Sovietica sul centro malato d’Europa. La Germania e l’Austria furono divise tra i quattro settori d’occupazione; lo stesso accadde per Berlino e Vienna, le capitali degli imperi sconfitti. L’occupazione durò per anni. Sorsero due Germanie. Come mai prima nella sua storia, l’Europa fu tagliata da un confine rigido, da un muro, dalla cortina di ferro. La parte occidentale, compresa la falangista Spagna, divenne Occidente. L’Est era, appunto, qualcos’altro. La Prussia fu cancellata, tra Unione Sovietica e Polonia, e dannata la sua memoria. La Mitteleuropa era sparita, dimenticata e restò nell’oblio fino agli anni Ottanta di Milan Kundera e Claudio Magris. La sua riscoperta culturale e letteraria anticipò la ridefinizione politica del continente. L’Europa centrale si può dire resuscitata con la riunificazione della Germania e con l’ingresso degli stati già satelliti sovietici nell’Unione europea. Questa ‘Zentraleuropa’, termine preferibile per qualcuno rispetto a Mitteleuropa (in po’ pantedesco), non è solo un contesto a sé, quanto un’altra declinazione dell’Occidente. L’utilizzo del termine Est in riferimento a Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, ma anche a Slovenia e Croazia, diventa improprio, quasi offensivo, tra gli anni Novanta e Duemila. Anche l’espressione “”East-Central Europe”” ossia l’Est del Centro, perde ogni plausibilità. C’è semplicemente un’Europa centrale oltre i confini di Germania e Austria, e nella Nato riconoscibile come gruppo di Visegrad, sin dal 1991. Ad essa si sono aggregati Estonia, Lettonia, Lituania, cioè il Baltico, che è un contesto mediano tra Scandinavia e Mitteleuropa. Infine, si sono accodate anche Romania, Bulgaria e Croazia, paesi NATO, che, con la Grecia, costituiscono i Balcani europeizzati. Il confine orientale dell’Unione europea e della NATO, ossia dell’Occidente, si dispiega così dal Baltico al Mar Nero e ai Balcani e fronteggia la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, la Moldavia, la Bosnia ed Erzegovina e la Serbia. Questa è l’Europa centrale di oggi”” (pag 55-58)”,”EURC-144″ “IVETIC Egidio”,”Sud/Nord. La frontiera globale nel Mediterraneo.”,”Egidio Ivetic insegna Storia del Mediterraneo nell’Università di Padova. Con il Mulino ha pubblicato ‘Le guerre balcaniche’ (2016), ‘Storia dell’ Adriatico. Un mare e la sa civiltà’ (2019), ‘I Balcani. Civiltà, confini, popoli, 1453-1912’, (2000), ‘Est-Ovest’. Il confine dentro l’Europa’ (2022), ‘Il grande racconto del Mediterraneo’ (2024).”,”ASGx-073″ “IZQUIERDO A. Gomez”,”Nacionalización de los Seguros.”,”L’autore era un avvocato.”,”ECOS-001-FB” “IZZO Alberto a cura; scritti di Auguste CORNU Daniel BELL Erich FROMM Nathan GLAZER Claude LEFORT Kenneth KENISTON Gwinn NETTLER Melvin SEEMAN John P. CLARK Dwight G. DEAN Melvin SEEMAN John HORTON K. William KAPP”,”Alienazione e sociologia.”,”A. Izzo, (Venezia, 1933) è dal 1969-70 incaricato di ‘Storia del pensiero sociologico’ presso l’Istituto di Scienze Sociali di Trento e dal 1970-71 di ‘Storia della sociologia’ nel corso di laurea in sociologia presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Roma. In particolare contiene i saggi: – Auguste Cornu, ‘L’idea di alienazione in Hegel, Feuerbach e Karl Marx’ (pag 71-85) – Daniel Bell, ‘La riscoperta dell’alienazione’ (pag 86-107) – Erich Fromm, ‘L’uomo secondo Marx’ (pag 108-134) Cornu (pag 83-84-85) “”La trasformazione radicale della società, necessaria perché l’uomo possa vivere una vita conforme alla sua vera natura, non potrà risultare che dall’abolizione della proprietà privata, la quale è la forma che assume il lavoro alienato in regime capitalista. Tale abolizione sarà opera dello sviluppo stesso della società borghese la quale genera la classe a essa antagonista, il proletariato, e che, per l’aggravarsi della lotta tra classi provocata dalla concorrenza, la disoccupazione e le crisi, crea le condizioni oggettive necessarie alla rivoluzione sociale. Questa rivoluzione instaurerà il comunismo, che porterà non solo un regime economico nuovo, ma anche una nuova forma di vita sociale. Con l’abolizione della proprietà privata e del profitto il comunismo elimina l’alienazione del lavoro umano e la «reificazione» dei rapporti sociali. L’uomo vivrà così una vita conforme alla sua vera natura, vita che appare idealizzata nella concezione religiosa di Dio, il quale, recuperando pienamente tutto ciò che egli esteriorizza di se stesso, non conosce affatto la perdita di forza e di sostanza che caratterizza la condizione dell’uomo ridotto allo stato di lavoratore salariato. Con il comunismo l’alienazione sarà completamente abolita sia sul piano religioso che su quello sociale, e l’uomo potrà realizzare totalmente il suo destino divenendo per se stesso il fine supremo: ‘homo homini Deus’. Riassumendo, con il passaggio dalla religione cristiana a Karl Marx attraverso Hegel, B. Bauer, Feuerbach e M. Hess, si assiste a un rovesciamento completo della concezione dell’alienazione, a una vera ‘rivoluzione’ filosofica. Nella religione cristiana il fenomeno dell’alienazione ha un carattere a un tempo positivo e trascendentale. (…) In Hegel si ha una trasposizione di questa concezione religiosa dell’alienazione su un piano filosofico e la tendenza a passare dalla trascendenza all’immanenza attraverso la completa integrazione dello Spirito assoluto nell’evoluzione storica destinata a giustificare il mondo nel suo stato attuale concepito come espressione compiuta del divino. La sinistra hegeliana, adottando sin dagli inizi la filosofia di Hegel alle aspirazioni liberali della borghesia, elimina, con B. Bauer, ogni idea di trascendenza, riducendo Dio alla coscienza umana universale che, nel corso della storia, realizza la sua essenza in forme sempre più alte attraverso l’esteriorizzarsi della sua sostanza nella realtà che essa crea e la continua distruzione di tale realtà. In seguito alla sconfitta del movimento liberale rivoluzionario, una parte della sinistra hegeliana si spostò verso l’individualismo anarchico, mentre un’altra parte, con Feuerbach e M. Hess, espresse le tendenze e le aspirazioni del proletariato, preparando così la strada al comunismo di Marx e Engels. (…) Con K. Marx si completa così l’evoluzione dell’idea di alienazione. Sorta dalla religione, questa idea perde con Hegel e B. Bauer il suo carattere trascendentale, assume con Feuerbach e Hess un carattere negativo e trova infine la sua conclusione in K. Marx che dà a essa un valore d’azione. Anzi che limitarsi, come avevano fatto Feuerbach e Hess, a denunciare l’alienazione come il fenomeno sociale fondamentale e a proclamare la necessità, sul piano ideologico, di abolirla, egli infatti mostra come tale fenomeno, generato dal regime capitalista e che si manifesta con il depauperamento e l’asservimento della classe lavoratrice, scomparirà con l’abolizione di questo regime attraverso l’azione rivoluzionaria del proletariato”” [Auguste Cornu, ‘L’idea di alienazione in Hegel, Feuerbach e Karl Marx’] [(in) ‘Alienazione e sociologia’, Milano, 1973, a cura di Alberto Izzo] Fromm (pag 110)”,”TEOS-255″ “IZZO G.”,”I giganti del mare. Storia delle corazzate.”,”Le ultime battaglie delle corazzate. La flotta giapponese uscì definitivamente sconfitta dalla battaglia di Leyte mentre da quel momento la supremazia sul mare passò in maniera inequivocabile in mano americana. Le perdite americane furono irrisorie: 3 portaerei, 3 cacciatorpediniere e 1 sommergibile contre le 3 navi da battaglia giapponesi, le 4 portaerei e le altre 20 unità da guerra affondate. La battaglia di Leyte confermò la fine delle corazzate nelle battaglie navali e vide il sorgere di una nuova tattica aviatoria giapponese; la tattica della disperazione, ovvero quella degli aviatori kamikaze. Come scrive Churchill «era questa l’unica arma navale efficace rimasta al nemico. Un’arma micidiale che non recava con sé alcuna speranza di vittoria». A completare l’annientamento della flotta giapponese e a far sì che la tragedia si compisse fino in fondo e assumesse dimensioni colossali, pari a quelle delle navi scomparse negli abissi, si verificò ciò che nessuno avrebbe mai pensato possibile: l’affondamento dell’inaffondabile ‘Yamato’, la supercorazzata più potente del mondo”” (pag 353)”,”QMIx-041-FV” “JAAGER-GRASSI Gisela”,”Grammatica Tedesca. Manuale di morfologia ed elementi di sintassi.”,”Gisela Jaager Grassi ha insegnato Lingua e letteratura tedesca a livello di scuola superiore in Germania e in Italia, ed è stata lettrice di tedesco all’Università di Bergamo, città nella quale ha tenuto corsi di lingua presso l’Accademia di Finanza. Ha lavorato e lavora come traduttrice.”,”VARx-251-FL” “JACCARD Pierre”,”Histoire sociale du travail. De l’ Antiquité a nos jours.”,”JACCARD Pierre è stato presidente dell’ Ecole des Sciences sociales et politiques dell’ Università di Losanna.”,”CONx-076″ “JACCARD Madeleine”,”La mobilité de la main-d’oeuvre et les problèmes du chômage et de la pénurie de travailleurs.”,”M. Jaccard, docteur ès sciences sociales, preface du professeur F. Oulès, professeru d’économie politique à l’Unviersité de Lausanne Negli studi economici non bisogna perdere il contatto con i fatti, dimendicando le parole profonde di Francesco Bacone, secondo cui “”gli scienziati devono avere i piedi di piombo”” (pag I, prefazione di Oulès) Citato Marx e la sua teoria dell’ esercito industriale di riserva (pag 71), teoria confermata dai lavori di Beveridge, H. Feldmann e Heimburger “”Les variations intermittentes de l’emploi. On peut appeler ainsi les embauches massives, suivies très rapidement de licenciements tout aussi massifs, que l’on a pu observer de tout temps dans l’économie spontanéiste. Cette manière de faire retient autour d’une certaine possibilité d’emploi un nombre d’ouvriers beaucoup plus considérable que celui qui suffirait à couvrir les besoins de l’employeur. Karl Marx l’avait déjà remarqué au milieu du XIXme siècle et ce fait, généralisé et porté à l’absolu, lui a fourni la base de sa célèbre théorie de «l’armée industrielle de réserve» (1). Les conséquences déplorables de ce mode d’embauche pratiqué dans le port de Londres, ont attiré l’attention de W.H. Beveridge, au début du XXme siècle et l’étude qu’il a faite de l’emploi dit «casuel» (2) a fortement influencé sa conception générale de la lutte contre le chômage. Dans son ouvrage «Unemployment a problem of industry» (3), Beveridge a décrit comment le fait d’avoir été embauché un jour retenait les hommes à proximité des docks et nourrissait leur espoir d’avoir une nouvelle chance à cette quotidienne loterie du travail. Le nombre de ceux qui faisaient ces calculs était infiniment supérieur à celuis des offres d’emploi de la part des employeurs. La grande idée de Beveridge, à la suite de son étude se résume en un mot: mobilité. Il faut organiser la mobilité régionale et professionnelle des ouvriers, au moyen d’un réseau d’offices de placement, afin d’éviter que la main d’oeuvre, en surplus, ne s’amasse dans un endroit, alors qu’ailleurs existent pour elle des possibilités d’emploi. En 1925, un auteur américain, H. Feldmann, a montré dans un ouvrage intitulé «The regularization of employment» (4), que les industriels de son pays ont l’habitude d’augmenter ou de diminuer, d’une semaine à l’autre, leurs effectifs de travailleurs, suivant l’état de leur carnet de commandes. Il estime que ce mode de procéder nuit gravement aux ouvriers et aux employeurs. D’une part, il affirme que l’ouvrier sans travail a une mobilité limitée (5), il ne trouve pas immédiatement une place ni dans une autre entreprise de la même branche, ni dans une entreprise différente, ni dans une autre localité. D’autre part, Feldmann estime que la qualité du travail fourni par des ouvriers sovent engagés et licenciés est inférieure à celle d’ouvriers employés d’une façon continue. Donc l’intérêt, le désir de produire rationnellement devrait inciter les industriels à abandonner leurs pratique d’embauche intermittente et à conserver leur main-d’oeuvre. Mais pour l’employer d’une façon continue il faut obtenir une régularisation de la demande des produits, dans les temps. (…) Malgré l’espoir que Feldmann place dans la régularisation de la demand de main-d’oeuvre, il ne lui échappe pas que l’adaptation dépend aussi des efforts de la part des ouvriers à la recherche d’un emploi et il étudie fort consciencieusement ce qui pourrait être fait pour augmenter la mobilité des ouvriers saisonniers. Ce que nous cherchions, pour appuyer notre argumentation, c’est la confirmation du fait que, dans le système économique spontanéiste, l’ouvrier fait preuve d’une faible aptitude à la mobilité et que cette aptitude est d’autant plus faible que la demande est capricieuse. Nous avons obtenu cette confirmation de la part d’auteurs qui ne peuvent être soupçonnés de vouloir critiquer le système capitaliste. Beveridge et Feldmann ont basé leur études uniquement sur l’observation des faits et ne se sont pas souciés de mettre leurs conclusions en parallèle avec les principes inspirateurs du système”” [(1) Karl Marx, ‘Le capital’, T. I, ch. 23; (2) Karl Heimburger, ‘Die Theorie von der Industrielle Reservearmee’ Casual employment; (3) Cet ouvrage a eu deux éditions principales, la première en 1909 et la seconde, remaniée et complétée, en 1930; (4) H. Feldmann, ‘The regularization of employment, a study in the prevention of unemployment’; (5) H. Feldmann, op. cit., p. 17] (pag 70-71)”,”CONx-239″ “JACCHIA Arrigo”,”Scorribanda nel paese dei Soviet.”,”””Ne 1920 Lenin riferiva all’VIII Congresso dei Soviet sui problemi della ricostruzione economica nazionale. Egli affermava fra l’altro: «Soltanto quando il Paese sarà elettrificato e l’industria, l’agricoltura e i trasporti avranno la base tecnica della grande industria moderna, soltanto allora noi saremo definitivamente vincitori» (pag 307)”,”RUSS-246″ “JACCHIA Enrico”,”L’affare Plumbat.”,”Dedica: Agli Ispettori del Controllo di Sicurezza nucleare della Comunità Europea”,”EURQ-001-FV” “JACINI Stefano”,”Chiesa e Stato nella nuova costituzione italiana. Discorso pronunciato all’Assemblea costituente nella seduta del 14 marzo 1947.”,”Donazione della famiglia Bernamonti, Cremona-Milano Stefano Jacini deputato alla Costituente”,”RELC-015-FV” “JACKSON T.A. a cura; saggi di Maurice THOREZ Jacques DUCLOS Gabriel PERI Jacques SALOMON Jean BRUHAT Etienne FAJON Paul BOUTHONNIER Georges POLITZER Marcel PRENANT Joseph BILLIET”,”Essays on the French Revolution.”,”Saggi di Maurice THOREZ Jacques DUCLOS Gabriel PERI Jacques SALOMON Jean BRUHAT Etienne FAJON Paul BOUTHONNIER Georges POLITZER Marcel PRENANT Joseph BILLIET”,”FRAR-239″ “JACKSON Gabriel”,”La Republica española y la guerra civil (1931-1939).”,”Sull’ influenza del patto di Monaco sulle vicende della guerra civile spagnola: “”Il patto di Monaco fu un colpo mortale alle speranze diplomatiche della repubblica spagnola. Se la guerra fosse scoppiata nel settembre del 1938, la Russia e le democrazie occidentali sarebbero state alleate nella lotta militare contro il fascismo, come lo erano i comunisti e le forze democratiche in Spagna. L’ esercito repubblicano sarebbe stato attivamente impegnato fin dall’ inizio a fermare le truppe italiane e tedesche, e i governi occidentali sicuramente avrebbero accettato la Repubblica spagnola come alleato in dette circostanze””. (pag 397) Stima perdite guerra civile: “”Sommando le stime separate, otteniamo: 100.000 morti sui campi di battaglia 10.000 per le incursioni aeree 50.000 per malattie e fame (durante la guerra civile) 20.000 per rappresaglie politiche nella zona repubblicana 200.000 per rappresaglie nazionaliste durante la guerra 200.000 prigionieri “”rossi”” morti per esecuzione o malattia dal 1939 al 1943 Totale 580.000″” (pag 466)”,”MSPG-125″ “JACKSON Gabriel”,”Histoire de la guerre civile d’ Espagne.”,”Contiene molte immagini. JACKSON Gabriel è nato nel 1921 e ha studiato all’ Università di Harvard e Stanford. E’ dottore dell’ Università di Toulouse. Isegna dal 1965 all’ Università di California San Diego. I cattolici si indignano per il bombardamento di Guernica. “”Uno dei momenti della campagna di primavera provoca immediatamente uno scandalo internazionale, e diviene probabilmente il più celebre avvenimento di tutta la guerra attraverso la sua immortalizzazione per un quadro di Picasso: il bombardamento di Guernica. (…) I resoconti pubblicati all’ indomani dai giornali francesi provocano una riprovazione internazionale. I conservatori europei che, al massimo, mantenevano una neutralità ostile riguardo alla Repubblica, e i cattolici francesi ostili al Fronte popolare, si ideintificarono personalmente con i contadini baschi disarmati. Intellettuali cattolici come Jacques Maritain e Francois Mauriac fustigarono i nazionalisti. Uomini di tutte le opinioni politiche, dotati della più elementare immaginazione, potevano prevedere quale poteva essere la sorte di città fortemente popolate sotto un bombardamento aereo, se una guerra fosse scoppiata di nuovo in Europa. La maggior parte della popolazione della Navarra e qualche migliaio di soldati di Mola, furono egualmente scandalizzati. Secondo ogni verosimiglianza, il generale Franco non era stato avvertito del raid aereo. Hitler chiese alle autorità di Burgos di pubblicare una dichiarazione di discarico da ogni responsabilità da parte della Germania. (…) Vari corrispondetni francesi e britannici condussero di persona delle investigazioni dettagliate nei giorni seguenti. Il primo racconto del bombardamento aveva avuto per autore un testimone oculare assolutamente degno di fede: il canonico Albert Onaindía, un uomo conosciuto che aveva la piena fiducia di molti alti dignitari della Chiesa di Spagna.”” (pag 139-140)”,”MSPG-161″ “JACKSON Andrew O’SULLIVAN J.L. DAVEIS Charles S. COOPER James F. LEGGETT William SEDGWICK Theodore jr BANCROFT George BROWNSON Oreste A. WETHAKE John W. HILDRETH Richard, testi di”,”Il pensiero politico nell’età di Jackson.”,”Testi di Andrew JACKSON e O’SULLIVAN J.L. DAVEIS Charles S. COOPER James F. LEGGETT William SEDGWICK Theodore jr BANCROFT George BROWNSON Oreste A. WETHAKE John W. HILDRETH Richard”,”TEOP-401″ “JACKSON James E.”,”Karl Marx and the United States.”,”JACKSON James E.è membro dell’ufficio politico e segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista. E’ stato pure direttore del Daily Worker e autore di ‘Revolutionary Tracings’. Prefazione di Engels ad edizione inglese del Capitale: “”A passage that Engels wrote some 103 years ago in the preface to the English edition of ‘Capital’ reads as a preview of economic scene today. This lamp which he lit a century ago casts light on an aspect of our contemporary economic reality. He wrote: “”The time is rapidly approaching when a thorough examination of England [“”the USA’s””- J.J.] economic position will impose itself as an irresistible national necessity. The working of the industrial system of this country, impossible without a constant and rapid extension of production, and therefore of markets, is coming to a dead stop…. while the productive power increases in a geometric ratio, the extension of markets proceeds at best in an arithmetic ratio. The decennial cycle of stagnation, prosperity, over-production and crisis, ever recurrent…. seems indeed to have run its course; but only to land us is the slough of despond of a permanent and chronic depression. The sighed-for period of prosperity will not come; as often as we seem to perceive its heralding symptoms, so often do they again vanish into air. Meanwhile, each succeeding winter brings up afresh the great question, “”what to do with the unemployed””; but while ‘the number of the unemployed keeps swelling from year to year’, there is ‘nobody to answer that question’; and we can also calculate the moment when the unemployed, losing patience, will take their own fate into their own hands. Surely, at such a moment the voice of Marx ought to be heard.”” [F. Engels] (pag 13-14) [in James E. Jackson, Karl Marx and the United States, 1983]”,”MADS-542″ “JACKSON George D. jr”,”Comintern and Peasant in East Europe, 1919-1930.”,”JACKSON George D. jr ha ricevuto il Ph.D. dalla Columbia nel 1961. Dal 1958 ha insegnato storia moderna europea e russa alla Hofstra University. “”By 1928, however, with the increasing shift to the left, the very survival of the Krestintern became an issue. Even Trotsky, far away in Alma-Ata, called for a housecleaning. “”The Sixth Comintern Congress must seriously review the work of the Peasant’s “”International”” from the standpoint of proletarian internationalism. It is high time to draw a Marxian balance to this long drawn-out experiment. In one form or another the balance must be included in the program of the Comintern. The present draft does not breathe a single syllable either about the “”millions”” in the Peasants’ International, or for the matter, about its very existence”” (Trotsky, The Third International after Lenin). Trotsky’s hopes were fullfilled. Bukharin was frank about the Krestintern’s defects, but blamed the Comintern. (…)””. (pag 134)”,”INTT-259″ “JACKSON George DEVLIN Robert a cura, contributi di Harvey ASHER George BRINKLEY Paul E. BURNS Richard DEBO Robert SERVICE e altri”,”Dictionary of the Russian Revolution.”,”George Jackson, Editor-in Chief, is Professor of History at Hofstra University. He is the author of Comintern and Peasant in East Europe, 1919-30 and of articles on numerous topics in East European and Russian history. Robert Devlin, Assistant Editor, is Associate Professor at Adelphi University. Preface, Acknowledgments, Contributors, Maps, Appendix, Census Statistics, Name Index, Subject Index,”,”RIRO-149-FL” “JACKSON Robert”,”At War With The Bolsheviks.”,”Robert Jackson is a well-known specialist and military studies. He speaks five languages including Russian. He is an active pilot, and a Squadron Leader in the R.A.F. Volunteer reserve. Introduction, Maps, Acknowledgements, Notes and References, Foto, Bibliography, Index,”,”RIRO-176-FL” “JACKSON Donna R.”,”Jimmy Carter and the Horn of Africa. Cold War Policy in Ethiopia and Somalia.”,”Donna R. Jackson è membro ricercatore al Wolfson College in Cambridge. Vive a Norwich, Inghilterra.”,”USAP-087″ “JACKSON W.G.F.”,”La battaglia d’Italia.”,”””I primi mesi del 1944 videro costosi errori di calcolo da ambo le parti. Il pensiero strategico e i risultati tattici riecheggiavano gli avvenimenti degli anni 1916 e 1967. Le stesse idee che avevano condotto Von Falkenhayn a Verdun, e Haig alla Somme e Paschendaele, condussero i comandi alleati e tedeschi del settore italiano ad Anzio e Cassino. Obiettivo degli alleati era di attirare forze tedesche, e quello dei tedeschi di dare agli alleati una lezione tale da costringerli a rinunziare all’operazione «Overlord», o almeno a rimandarla di molti mesi. Gli alleati sbagliarono nel valutare gli effetti che gil sbarchi di Anzio averbbero avuto sull’Alto Comando tedesco. Essi speravano di costringere i tedeschi a ritirarsi precipitosamente dalla linea Gustav per la quale avevano prodigato tante energie e che stava congelandosi soddisfacentemente in una posizione inespugnabile sotto la pressione degli attacchi della Quinta Armata. I tedeschi, dal canto loro, videro negli sbarchi di Anzio un’occasione mandata loro dal cielo per conquistare proprio quel genere di vittoria che avrebbe maggiormente danneggiato il morale degli anglo-americani: l’annientamento di una forza anfibia. Essi non erano riusciti ad annientare le forze sbarcate in Sicilia e a Salerno perché, a loro criterio, erano stati abbandonati dagli italiani. Adesso erano esenti dalla necessità di preoccuparsi della suscettibilità degli italiani e potevano affrontare gli sbarchi alleati con una spietatezza che avrebbe dimostrato in modo definitivo quanto sarebbe stato rischioso lanciare un’operazione verso la Manica. Nel corso degli avvenimenti, i ruoli di Anzio e Cassino furono invertiti. Da parte alleata, Cassino divenne il soccorritore di Anzio, invece di essere Anzio a contribuire a creare le condizioni per uno sfondamento a Cassino. Da parte tedesca, la sconfitta di Anzio al posto di una vittoria decisiva, minò il morale dei tedeschi, e condusse a una debilitazione delle loro forze e del loro morale, che la vittoria di Cassino non riuscì a controbilanciare”” (pag 213-214) Il maggiore generale W.G.F. Jackson, OBE, MC, frequentò a Shrewsbury la Royal Military Academy e il King’s College a Cambridge. Entrato nel Royal Engineers nel 1937, prese parte, all’inizio della guerra alla campagna di Norvegia. Ferito in Tunisia nel 1942, raggiunse il Quartier Generrale di Eisenhower ad Algeri durante la fase di preparazione del piano di invasione della Sicilia. Rientrato alla propria divisione per le battaglie d’inverno sul Garigliano e davanti a Cassino (…) ferito una seconda volta a Firenze rimase presso il Quartier Genrale di Alexander, fino alla fine del 1944. Quando la guerra finì in Europa venne assegnato al comando della 14a armata in Estremo Oriente. In seguito divenne Deputy Director of Army Staff Duties al Ministero della Difesa e membro dell’Imperial Defence College, direttore dell’Unison Planning Staff.”,”QMIS-280″ “JACKSON W.G.F., generale”,”La battaglia d’Italia.”,”Cartina n. 44: il primo piano di Alexander per sfondare la Linea Gotica (pag 319) “”La conclusione è che la Campagna d’Italia assolse la sua missione strategica. Tabella. Nei momenti critici della Campagna, la relativa forza delle divisioni fu: – Avanzata sul Volturno Alleate (19) Tedesche (19) – Battaglie autunnali per la linea Berhardt Alleate (11) Tedesche (18) – Battaglie invernali per la linea Gustav Alleate (21) Tedesche (23) – Offensiva “”Diadem”” Alleate (25) Tedesche (24) – Caduta di Roma e sbarchi in Normandia Alleate (25) Tedesche (26) – Battaglie autunnali per la linea Gotica Alleate (20) Tedesche (26) – Offensiva finale Alleate (17) Tedesche (21) Nel momento in cui ebbero inizio in Normandia gli sbarchi delle truppe di Eisenhower il numero delle divisioni tedesche attirate in Italia aveva raggiunto la cifra record di 26, che fu mantenuta durante tutti i mesi estivi del 1944, quando la fase statica avrebbe potuto così facilmente ingolfare lo sforzo principale alleato nell’Europa nord-occidentale.”” (pag 402)”,”QMIS-037-FGB” “JACKSON T.A.”,”Ireland Her Own. An Outline History of the Irish Struggle for National Freedom and Independence.”,”T.A. Jackson was born in London in 1879 and served an apprenticeship as a printer; a prolific writer for the left-wing press, he wrote a number of books, including a study of Charles Dickens.”,”IRLx-003-FL” “JACOB Mathilde”,”Rosa Luxemburg. An Intimate Portrait.”,”Mathilde JACOB fu per Rosa LUXEMBURG la figura principale durante gli anni di carcere. Essa organizzava le comunicazioni clandestine di Rosa verso l’ esterno, e sempre Mathilde svolgeva un lavoro chiave illegale nel gruppo Spartaco. Scoppiata la rivoluzione nel 1918 cercò senza successo di proteggere la LUXEMBURG nei tragici eventi che portarono alla sua morte. Le memorie della JACOB furono mandate all’ estero per salvarle quando lei cadde vittima del nazismo. La versione originale tedesca è stata solo di recente pubblicata. La JACOB traccia un ritatto vivido sia di Rosa L. che di lei stessa e del gruppo di amici Karl LIEBKNECHT, Leo JOGICHES, Clara ZETKIN e Paul LEVI che con lei facevano parte della leadership della lega spartaco. La presente traduzione è di Hans FERNBACH che conobbe Mathilde JACOB come amica di famiglia a Berlino. L’ introduzione è di David FERNBACH curatore di un’ edizione degli scritti politici di Marx. “”La stretta cooperazione tra Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg cominciò, come già detto, con lo scoppio della guerra. Senza mostrare chiaramente quale era il mio timore, mi auguravo che Karl Liebknecht fosse meno inseparabile da Rosa Luxemburg, ma vidi che i miei desideri erano vani. L’ importanza politica di Karl Liebknecht, perciò, crebbe oltre lui. Il suo nome divenne inseparabile da quello di Rosa Luxemburg che dava a lui una statura intellettuale. I suoi interventi politici divennero via via coraggiosi e intrepidi. Spesso le sue azioni erano temerarie, e non senza vanità. Se Franz Mehring o Rosa Luxemburg lo pregavano ripetutamente da astenersi da questa o quella azione egli di solito replicava che non avremmo dovuto preoccuparci riguardo a lui, la sua immunità come membro del parlamento lo avrebbe protetto dall’ arresto. Occasionalmente parlavo con Rosa Luxemburg criticamente di Karl Liebknecht, e lei replicava: “”Non compararlo a Leo Jogiches, come fai sempre. Confrontalo con il compagno tedesco e tu vedrai come stia molto al di sopra. Inoltre, tu dovresti leggere bene Lassalle. Potresti imparare molto da ciò; anche lui era presuntuoso””. Lei stessa conosceva il suo Lassalle e lo amava.”” (pag 40)”,”LUXS-018″ “JACOB Margaret C.”,”Il significato culturale della rivoluzione scientifica.”,”JACOB Margaret C. insegna presso la City University of New York. E’ autrice di vari studi sull’ origine del pensiero scientifico dell’ Europa moderna. Tra questi: ‘The Newtonians and the English Revolution’ (tradotto in Italia). “”La versione di gran lunga più raffinata dello scetticismo fu opera di un francese laico e consigliere del re della seconda metà del secolo XVI, Michel de Montaigne. Nel corso delle guerre di religione in Francia nel decennio 1570, Montaigne perse ogni fiducia nella ragione umana, nella sua capacità di conoscere alcunché con certezza. Definì la ragione, con un pessimismo rovinoso, “”un’ arma spuntata””, proponendosi in questo modo di “”infrangere e calpestare sotto i piedi l’ arroganza e la superbia umane””. Prese atto della controversia intorno a Copernico, e nelle opinioni contraddittorie espresse dalla nuova scienza, ravvisò una ragione ulteriore per affermare la difficile condizione umana, la futilità della ricerca della stessa verità. Montaigne diede voce a una profonda crisi intellettuale, provocato in larga parte dalla Riforma ma anche dalla nuova scienza. La risposta a questo scetticismo si sarebbe tradotta nella prima sintesi intellettuale del pensiero moderno fondata appieno e in prima istanza sulla capacità dell’ individuo di conoscere la natura sul piano matematico e sperimentale, e perciò sulla convinzione che vi fosse possibile controllarla. Entrambi questi assunti stanno a fondamento della filosofia di René Descartes: uno dei più solidi adeguamenti ideologici del sapere scientifico nell’ Europa preindustriale.”” (pag 45)”,”SCIx-237″ “JACOB Margaret C.”,”I newtoniani e la rivoluzione inglese, 1689-1720.”,”Margaret J. Jacob, laureata alla Cornell University è professore associato di storia al Baruch College, Università di New York. Per molto tempo la scienza di Newton fu considerata il paradigma di un sapere razionale, fondato su un meccanismo assoluto, nozioni come lo spazio concepito come sensorio di Dio venivano considerate poco più che immagini che non scalfivano la realtà di un universo il cui meccanismo era retto da norme inviolabili. A un certo punto, alla fine del Settecento in quest’universo non ci fu più bisogno neppure dell’ipotesi di Dio e la meccanica razionale divenne il simbolo di un sapere giudicato esemplare…”,”SCIx-009-FGB” “JACOB François”,”Il gioco dei possibili.”,”””Non insegnare a una scimmia ad arrampicarsi sugli alberi”” (Confucio) “”Le teorie passano. La rana resta (Jean Rostand, Appunti di un biologo) François Jacob, Caposervizio all’Istituto Pasteur è stato professore di genetica cellulare al College di Francia. I suoi lavori gli hanno valso insieme a André Lwoff e a Jacques Monod, il premio Nobel per la medicina nel 1965. È autore de ‘Logica del vivente’.”,”SCIx-003-FAP” “JACOB François”,”La logica del vivente. Storia dell’ereditarietà.”,”François Jacob è professore di genetica cellurale al Collège de France. Per i suoi lavori sulla genetica dei batteri e dei virus, sui meccanismi di trasmissione dell’informazione e sulla regolazione cellulare, è stato insignito nel 1965 del premio Nobel per la medicina e la fisiologia, con Jacques Monod.”,”SCIx-005-FMDP” “JACOBELLI Paolo MARCELLONI Maurizio RICOVERI Giovanna TORTORA Fausto”,”Ideologia e territorio. Per una critica della programmazione democratica.”,”Gli autori di questo libro hanno scelto di mettere sotto accusa i pianificatori del territorio, quale che sia la loro collocazione politica, e le loro scienze urbanistice e di pianificazione territoriale.”,”ITAS-088-FL” “JACOBELLI-ISOLDI Angela Maria”,”G.B. Vico. La vita e le opere.”,”La struttura dei corsi e ricorsi (della storia) (pag 356-363) Marx dimostra di aver letto le opere del Vico. Marx che esplicitamente dichiara di aver tratto dal Vico un non indifferente impulso alla comprensione del processo storico delle società umane “”La cultura che durante l’800 appare meno interessata verso la filosofia vichiana è quella tedesca, nonostante che lo Jacobi, il quale aveva studiato la ‘Scienza Nuova’ e il ‘De antiquissima’, avesse fin dall’inizio del secolo richiamata l’attenzione sulle analogie tra il ‘verum factum’ vichiano e la prospettiva kantiana. Poche sparse noterelle di vari autori e lo sdegnoso silenzio di Hegel nonché dei due grandi romanisti Niebuhr e Mommsen, nonostante le profonde analogie fra le loro dottrine e quelle vichiane (…). Miglior fortuna ebbe invece il Vico fra i rappresentanti del materialismo storico. Una indubbia conoscenza del Vico dimostra Marx riferendosi a lui, implicitamente ed esplicitamente, nelle sue opere e nelle sue lettere. Questi riferimenti furono rilevati dal genero di Marx, Paolo Lafargue, che per primo mise in evidenza le analogie e i riferimenti del pensiero marxista con la filosofia vichiana, iniziando così una interpretazione che, dopo aver sonnecchiato per vari decenni, riprenderà verso la metà del novecento”” (pag 438); “”Inseriamo qui anche un accenno alla fortuna di Vico nel marxismo. Nonostante la sollecitazione di Marx che esplicitamente dichiara di aver tratto dal Vico un non indifferente impulso alla comprensione del processo storico delle società umane, gli studiosi marxisti hanno guardato in genere con diffidenza al Vico, come pensatore intimamente legato ad una concezione religiosa e metafisica della storia. Ciononostante è opportuno registrare alcuni tentativi, sia pure assai limitati, di vedere in Vico, con la sua teoria di una storia fatta dagli uomini e che bisogna quindi spiegare in base alle forze umane, l’antesignano della tradizione marxista. In Italia VIco fu più volte ricordato da Antonio Labriola, nei suoi scritti e, con ogni probabilità, anche nelle sue lezioni universitarie (2)”” (pag 463) [Angela Maria Jacobelli Isoldi, ‘G.B. Vico. La vita e le opere’, Cappelli editore, Urbino, 1960] [(2) A. Labriola, ‘Saggi sulla concenzione materialistica della storia’, Roma, 1902; Cfr. anche: B. Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxista’, Bari, 1946]”,”BIOx-402″ “JACOBI Friedrich Heinrich”,”La dottrina di Spinoza. Lettere al signo Moses Mendelssohn.”,”””Agli animali noi neghiamo la personalità, perché ad essi neghiamo la conoscenza distinta da cui dipende la coscienza dell’identità. Ma il principio della personalità dev’essere attribuito a ogni individuo dotato di coscienza, cioè a ogni essere vivente”” (pag 196)”,”SPIN-015-FRR” “JACOBS Walter Darnell”,”Frunze: the Soviet Clausewitz, 1885-1925.”,”””Ciò che era necessario, affermava Trotsky, era non una visione fossilizzata della strategia da seguire nelle future guerre ma piuttosto un programma per lo sviluppo e la qualificazione militare dei leaders di un gruppo. Il capo di una squadra, sosteneva, è l’ unità di base della strategia e della tattica, ed è “”il mattone da cui, se esso è ben cotto, qualsiasi edificio può essere costruito””. (pag 72)”,”RIRB-075″ “JACOBS Paul LANDAU Saul”,”The New Radicals. A Report with Documents.”,”Cuando Merda Tiver Valor, Pobre Nasce Sem Cu… Proverbio portoghese JACOBS è consulente di staff per il Center for the Study of Democratic Institutions. Saul LANDAU è un curatore di ‘Studies on the Left’. “”Oggi i nostri giovani amano il lusso. Hanno cattive maniere, disprezzo per l’ autorità, mancanza di rispetto per le persone anziane. I bambini oggi sono tiranni. Contraddicono i loro genitori, inghiottono il loro cibo e tiranneggiano i loro insegnanti””. Socrate (in apertura) “”Ho letto ‘White Collar, Power Elite’ di C. Wright Mills e ‘Causes of World War III’, alcuni di essi per i corsi, altri indipendentemente. Fui molto impressionato ma mi chiesi che ruolo avesse Mills nello scrivere White Collar. Fu egli una vittima della stessa cosa che stava descrivendo? Ma Mills e Floyd Hunter (Community Power Structure) mi aiutarono a comprendere come si stavano muovendo gli Stati Uniti. Ho sempre letto molto. Ho letto religiosamente Weekly di I.F. Stone, e normalmente la ‘New Republic’, ‘Nation’, ‘Studies on the Left’, ‘Liberation’, ‘Progressive’ e ‘Dissent’.”” (pag 178-179, intervista a S.D.S. Staffers)”,”USAS-143″ “JACOBS James B.”,”Mobsters, Unions, and Feds. The Mafia and the American Labor Movement.”,”RICO Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act of 1970 James B. JACOBS studioso di cose legali e sociologo, è Warren E. Burger Professor of Law and Director, Center for Research in Crime and Justice, NYU School of Law. Ha scritto ‘Gotham Unbound: How New York City Was Liberated from the Grip of Organized Crime’, ‘Busting the Bom: United States v. Cosa Nostra’, ‘Corruption and Racketeering in the New York City Construction industry’ (NYU Press). Tabella 6-1. Assassinii associati al ‘Labor Racketeering’ (pag 107) (racket sindacale) “”Le rivelazioni di racket sindacale venute fuori dalle udienze del McClellan Committee presero la forma conclusiva di una legislazione federale.”” (pag 89) “”Perché la base tollerava ogni “”leadership””? La risposta più ovvia è che i molti non organizzati sono alla mercé dei pochi altamente organizzati””. (pag 101)”,”MUSx-202″ “JACOBS Jack”,”Marxism and Anti-Semitism: Kautsky’s Perspective.”,”Il primo scritto rilevante di K. Kautsky sulla questione ebraica risale all’ottobre 1882 sul ‘Der Sozialdemokrat’ (pag 402) Per Kautsky (1885), la posizione che il Partito socialdemocratico dovrebbe assumere nei confronti dell’antisemitismo è chiara: esso “”è reazionario in tutto e per tutto”” “”Just as did Bernstein, Kautsky prophesied, will and must repeat itself, and will ultimately affect not only the Jews, but all those in the propertied classes. Just as did Bernstein, Kautsky warned Engels of the power of the anti-Semites. In a letter to Engels written in 1884, Kautsky told his teacher that «we [Austrian Social Democrats] have difficulty in hindering our own people from fraternizing with the anti-Semites. The anti-Semites are now our most dangerous opponents, more dangerous than in Germany, because they pose as oppositional and democratic, thus comply with the instincts of the workers (9)». The first article by Kautsky on the Jewish question to appear under Kautsky’s name was published in the ‘Oesterreichischer Arbeiter-Kalender für das Jahr’ 1885. Though not many people openly identify themselves as anti-Semites, Kautsky asserted in this piece, nine-tenths of the population of Hungary belong to the anti-Semitic tendency. What, Kautsky asks, are the roots of the anti-Semitic movement? It is, he replies, first and foremost a ruling class, and declining classes. Anti-Semitism is associated with the last of these three groups. However, anti-Semitism does not emerge in all areas in which there are declining classes, but only in those in which Jews “”are still nationally separated from the rest of the population”” (11). Where this is not the case, as in Western Europe, it could not possibly occur to anyone to wage a class struggle against a race. To Kautsky, the position the Social Democratic Party ought to take vis-a-vis anti-Semitism is clear. Though the anti-Semitic movement borrowed socialist slogans, though it thundered against capital, the social democrats must condemn it, for it is “”reactionary through and through”” (12). The anti-Semitic movement is also exploitative. To be sure, the anti-Semites claim to struggle against exploitation. In point of fact, they actually direct their energy primarily against working Jews. “”There is, therefore, nothing more inimical to social democracy than anti-Semitism. (…) Anti-Semitism is not misunderstood socialism, but misunderstood feudalism”” (13). It is not doing the preparatory work for socialism, but is, on the contrary, socialism’s “”most dangerous opponent”” (14). The importance of this article by Kautsky cannot be overstated. For it was the first open attack on the anti-Semitic political movements which could be definitely attributed to a major Marxist theoretician. Bernstein, while certainly in agreement with Kautsky’s position, had not yet published anything on the issue in his own name by 1885. Engels, similarly, had, in ‘Anti-Dühring’, paved the way for the position delineated by Kautsky in this article. However, Engels did not publish a public condemnation of the anti-Semitic political movement until 1890. Not necessarily in theory, but rather in terms of presenting a jointly analysis to the public, Kautsky led the way”” (pag 403-404) [Jack Jacobs, ‘Marxism and Anti-Semitism: Kautsky’s Perspective’ (estratto da ‘www.cambridge.org/core, 2016)] [(9) To Engels, June 23, 1884, in Friedrich Engels ‘Briefwechsel mit Karl Kautsky’, ed by Benedikt Kautsky (Vienna, 1955), p. 125; (10) To Engels, December 22; ibid., p. 159; cf. to Engels, November 26, 1888, ibid., p. 225; (11) C. Kautsky, “”Der Antisemitismus””, in: Oesterreichischer Arbeiter-Kalender für das Jahr 1885 (Brünn), p. 100; (12) Ibid., p. 101; (13) Ibid., pp. 102-03; (14) Ibid., p. 104]”,”KAUS-034″ “JACOBSEN H.A. ROHWE J. a cura; saggi di Hans Adolf JACOBSEN Karl KLEE Karl GUNDELACH Rudolf HOFMANN Jürgen ROHWE Walter WARLIMONT Walter GÖRLITZ Albern NORMAN Hermann GACKENHOLZ Bern ANDERSON Hasso von MANTEUFFEL”,”Le battaglie decisive della 2° guerra mondiale.”,”Saggi di Hans Adolf JACOBSEN Karl KLEE Karl GUNDELACH Rudolf HOFMANN Jürgen ROHWE Walter WARLIMONT Walter GÖRLITZ Albern NORMAN Hermann GACKENHOLZ Bern ANDERSON Hasso von MANTEUFFEL”,”QMIS-062″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 1. 1939-40. Le ‘guerre lampo’.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BESCHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Dal diario di Jodl, 20 maggio 1940: ‘Il Führer è fuori di sé dalla gioia. Parla nel modo più lusinghiero dell’ esercito tedesco e dei suoi capi. Si sta occupando del trattato di pace che dovrebbe disporre soltanto la restituzione dei territori tolti al popolo tedesco negli ultimi 400 anni. Le prime trattative dovrebbero avvenire nella foresta di Compiégne come nel 1918. Gli Inglesi potranno avere una pace separata dopo che avranno restitituito le colonie (…)””. (pag 140)”,”QMIS-072″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 2. 1940-41. La guerra contro la Gran Bretagna.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BESCHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L SCHNEIDER. Didascalia pag 54: “”l’ evacuazione dei bambini britannici verso il Canada e gli Stati Uniti venne arrestata il 2 ottobre 1940, dopo che un U-Boot tedesco ebbe affondato un piroscafo da trasporto che recava a bordo 79 bambini.”” Didascalia pag 192: “”Solo nel luglio 1942 Hitler riceve il Presidente del consiglio irakeno Rascid Ali el- Galiani, per una conversazione circa la situazione del Vicino Oriente. Nella ‘Direttiva n. 30′ Hitler ordinava i provvedimenti per l’ appoggio del Movimento arabo di liberazione, contro l’ Inghilterra””.”,”QMIS-073″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 3. 1941. L’ operazione “”Barbarossa””.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. Trattato neutralità russo-nipponico, 13 aprile 1941 (pag 20) Trattato di amicizia turco-germanico, 18 giugno 1941 (pag 29) Dagli appunti del generale Halder: Sottovalutazione della Russia (pag 82) “”In generale diviene sempre più evidente che il colosso Russia, che si è preparato alla guerra con tutte le possibilità di azione proprie degli stati totalitari, è stato da noi sottovalutato. Questa affermazione va estesa all’ organizzazione in genere, e a quella dell’ economia e a quella dei trasporti ed in particolare alla preparazione militare. All’ inizio della guerra abbiamo calcolato di aver di fronte circa 200 divisioni. Ora ne abbiamo già potute contare 360.”” (pag 82, 11.8.1941)”,”QMIS-074″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 4. 1941/42. Guerra su tutto il globo.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. Dichiarazione delle Nazioni Unite. Riconoscimento della Carta Atlantica del 1° gennaio 1942. Dichiarazione comune sottoscritta da USA, UK, URSS, Cina, Australia, Canada, India, Nuova Zelanda e altri Stati minori. Alla dichiarazione delle NU, hanno poi aderito tra gli altri le seguenti potenze: Messico, Filippine, Irak, Brasile Iran, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, e altri latino-americani. (pag 43)”,”QMIS-089″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 5. 1942-1943. La svolta della guerra.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Volevo arrivare al Volga, e in un posto preciso, in una precisa città. Questa per caso porta il nome stesso di Stalin. Dunque non pensate che ci sia andato per questo motivo – potrebbe anche avere un nome diverso, bensì perché quello è un punto particolarmente importante. Infatti là si può interrompere una produzione di trenta milioni di tonnellate. Di cui quasi nove milioni di tonnellate di petrolio. Là affluiva tutto il frumento delle vaste pianure dell’ Ucraina e del Kuban insieme, per esser poi trasportato verso il Nord. Là è stato estratto il minerale di manganese; quello era una gigantesca fiera. La volevo, e – sapete- noi siamo modesti, l’ abbiamo infatti presa! (…) Naturalmente, quando non va più allora ci si uniforma di colpo alle nuove circostanze e si dice: è stato un errore per i Tedeschi andare a Kirkenes o a Narvik. Adesso per esempio a Stalingrado. Ma bisogna aspettare per giudicare se questo era un errore strategico. Notiamo già da moltissimi indizi se era un errore occupare l’ Ucraina, predere possesso della regione mineraria di Krovi Rog e impadronirci del minerale di manganese. Se veramente era un errore occupare completamente l’ area del Kuban, probabilmente il più grande granaio del mondo? Se era anche un errore distruggere o occupare ben i 4/5 o i 5/6 di tutte le raffinerie, impadronirsi in una sola volta di una produzione di 9-10 milioni di tonnellate di petrolio, oppure sospenderne l’ attività, o aver impedito l’ ulteriore trasporto di forse 7, 8 o 9 milioni di tonnellate sul Volga. Veramente non so se tutto questo risultò un errore. (…)”” (pag 93, discorso di Hitler, 8 novembre 1942)”,”QMIS-076″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 6. 1943. L’ assalto alla ‘fortezza Europa’.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Al posto dell’ emigrazione è ora subentrata, come ulteriore possibilità di soluzione, previo autorizzazione, l’ evacuazione dei Giudei verso i territori dell’ est. Queste azioni sono tuttavia da considerare soltanto come eludenti, tuttavia qui verranno già raccolte le esperienze pratiche relative, che sono di importante significato in vista della prossima soluzione finale del problema ebraico. Nel quadro della soluzione finale del problema ebraico europeo, sono da prendere in considerazione circa 11 milioni di Giudei (…). L’ influsso dei giudei su tutti i campi nell ‘ URSS è noto. Nel territorio europeo vivono circa 5 milioni di Giudei, in quello asiatico appena mezzo milione. La ripartizione per professione degli Ebrei residenti nel territorio europeo dell’ URSS era all’ incirca la seguente: Nell’ agricoltura 9.1% Come operai nelle città 14.8% Nel commercio 20.0% Impiegati come lavoratori delo Stato 23.4% Professioni private, medicina, stampa, teatro ecc. 32.7%. Sotto una guida appropriata gli Ebrei nel quadro della soluzione finale dovranno essere opportunamente adibiti al lavoro nell’ est. In grandi colonne di lavoratori, previa separazione dei sessi, i Giudei idonei al lavoro verranno condotti alla costruzione delle strade, in cui senza dubbio una gran parte cadrà per naturale diminuzione. Il possibile quantitativo rimanente, trattandosi senza dubbio della parte più resistente, dovrà essere trattato opportunamente, dato che costoro, rappresentando una selezione naturale, se lasciati liberi è da attendersi che costituirebbero il nucleo di una nuova ricostruzione giudaica (vedasi l’ esperienza della storia). Nel quadro della pratica esecuzione della soluzione finale l’ Europa verrà rastrellata da occidente verso oriente. (…)””. (pag 125-126, La “”Conferenza di Wannsee””, 20 gennaio 1942)”,”QMIS-077″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 7. 1943-44, battaglie su tutti i fronti.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Il maresciallo Stalin disse che dovendo dividere la Germania, la si sarebbe dovuta dividere con giudizio, cioè la questione non sarebbe stata se dividerla in cinque o in sei stati e due aree; così come aveva proposto il Presidente. Preferiva il progetto del Presidente a quello di Mr. Churchill. Riteneva che riunire aree della Germania in grandi federazioni avrebbe solo creato le premesse per la formazione di una nuova grande nazione. Continuò dicendo che non vi era poi gran differenza fra i tedeschi: tutti i soldati tedeschi combattevano come diavoli, l’ unica eccezione era formata dagli austriaci. Disse poi che si sarebbe dovuto uccidere in massa gli ufficiali e gli stati maggiori prussiani, ma che per quel che si riferiva alla popolazione poca era la differenza fra una parte e l’ altra della Germania. Disse ancora di opporsi a una idea di federazione, difficilmente di lunga durata in una simile area; essa avrebbe inoltre dato ad elementi tedeschi, la possibilità di impadronirsi del potere.”” (pag 52, dal protocollo della seduta finale, Conferenza di Teheran, 1° dicembre 1943)”,”QMIS-078″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 8. 1944. L’ invasione.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”La “”Lotta nel maquis”” (brughiera, boscaglia) fu la prosecuzione organica dell’ attività partigiana; ma non dappertutto esistevano i presupposti necessari (terreno montuoso e ricoperto di boscaglia difficilmente penetrabile). Così per esempio in Danimarca, in Olanda o anche in Francia settentrionale non è esistito un maquis. L’ esistenza e l’ efficacia di questi nidi di resistenza dipendeva da una serie di circostanze; erano soprattutto dipendenti dalla collaborazione della popolazione (“”I partigiani nel paese vivono come i pesci nel fiume. Il fiume può vivere senza pesci, ma i pesci?””: proverbio cinese). (pag 123-124, Henri Michel) “”Nell’ URSS sembra che siano esistiti 1.500.000 partigiani, i quali avrebbero ucciso 300.000 tedeschi, e fatto deragliare 300 treni. Nel settembre 1943 i partigiani jugoslavi hanno mantenuto occupato un territorio, da loro stessi liberato, grande come la Svizzera””. (pag 124, Henri Michel)”,”QMIS-079″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 9. 1945. La conquista della Germania.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Il 25 marzo alla 87° divisione riuscì di oltrepassare il Reno; e ciò in contrasto con tutte le concezioni fondate su riflessioni storiche, secondo le quali il Reno era invincibile fra Bingen e Coblenza; all’alba già due reggimenti si trovavano dall’ altra parte del fiume. Anche qui avevamo applicato con successo la nostra tesi, secondo la quale la posizione più inverosimile è sempre stata più debolmente difesa…””. (pag 119, da una lettera del generale George S. Patton, marzo e aprile 1945)”,”QMIS-080″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 10. 1945. La fine.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Forse ancor prima della fine della guerra, su un’ isola del Baltico sarebbe stato eseguito un esperimento analogo, se la ricerca nucleare tedesca avesse avuto i mezzi sufficienti. Ma anche se la scienza tedesca fosse stata già abbastanza progredita quanto risulta dall’ esperimento di Alamogordo, tuttavia l’ impiego per mezzo dei missili V2 che di per sé erano adatti allo scopo, non sarebbe stato ancora, di gran lunga possibile. Le ragioni sono parecchie, giacché anche in America l’ ultimo passo fu il più difficile. (…) D’altra parte nell’ agosto 1945 gli Americani non possedevano più di tre, quattro o tutt’al più cinque bombe, dato che assai poco materiale fissionabile era a disposizione. Si sostenne che dopo Nagasaki nessun’altra bomba fosse pronta. La minaccia di distruggere una città giapponese dopo l’ altra avrebbe avuto successo, quindi, soltanto “”per motivi psicologici”” (…)””. (pag 116)”,”QMIS-081″ “JACOBSON Louise”,”Dal liceo ad Auschwitz. Lettere di Louise Jacobson.”,”‘In memoria delle allieve del liceo del Cours de Vincennes (Hélène Boucher) arrestate dalla polizia di Vichy e dai nazisti, deportate e assassinate ad Auschwitz’ (in apertura) Louise Jacobson aveva 17 anni, fu deportata da Parigi assieme alla madre Olga Jacobson. Vennero assassinate ad Auschwitz nel 1943.”,”EBRx-040″ “JACOBSON Jon”,”When the Soviet Union Entered World Politics.”,”Jon Jacobson is Professor of History at the University of California, Irvine. List of Maps, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUST-084-FL” “JACOBY Russell”,”Dialectic of Defeat. Contours of Western Marxism.”,”JACOBY Russell “”Engels illustrates and indexes two divergent traditions of Marxism, which in turn rest on contrasting interpretations of Hegel”” (pag 52)”,”TEOC-740″ “JACOBY Sanford M. a cura; scritti di Christopher L. ERICKSON Jeffrey A. FRIEDEN Miriam GOLDEN Sanford M. JACOBY Sarosh C. KURUVILLA Peter LANGE Ruth MILKMAN Daniel J.B. MITCHELL Kenneth L. SOKOLOFF Michael STORPER George TSEBELIS Michael WALLERSTEIN”,”The Workers of Nations. Industrial Relations in a Global Economy.”,”Sanford M. Jacoby è Professore di Storia e Management alla University of California, Los Angeles. E’ autore di ‘Employing Bureaucracy: Unions, Managers and the Transformation of Work in American Industry’ (1985). Scritti di Christopher L. ERICKSON Jeffrey A. FRIEDEN Miriam GOLDEN Sanford M. JACOBY Sarosh C. KURUVILLA Peter LANGE Ruth MILKMAN Daniel J.B. MITCHELL Kenneth L. SOKOLOFF Michael STORPER George TSEBELIS Michael WALLERSTEIN”,”SIND-184″ “JACOMETTI Alberto”,”Ventotene.”,”Alberto Jacometti è nato nel Basso Novarese nel 1092. Iscritto al Partito socialista dal 1924, ha svolto una continua attività politica. Espatriato nel 1926 visse a lungo in Francia e in Belgio, fu al confino dal ’41 al ’43 e poi partigiano in Piemonte.L Dopo la liberazione, nel 1948-49 fu segretario del PSI, deputato, e presidente dell’ARCI. Ha pubblicato molti romanzi”,”ITAR-003-FMB” “JACOMUZZI Stefano, coordinamento generale”,”Dizionario dei capolavori. Volume primo. A-F.”,” La disfatta (La débacle) romanzo di Emile Zola (1840-1902) sulle vicende della guerra franco-prussiana e della Comune di Parigi del 1871. Pubblicato a Parigi nel 1892. (pag 466) Altro lavoro letterario sulla Comune di Parigi: Grieg, Johan Nordahl. – Scrittore norvegese (Bergen 1902 – Berlino 1943). Dopo lunghi viaggi compiuti in Europa, in Cina, in Russia, fondò nel 1930 il giornale comunista Vejen frem, del quale nel 1937 fu corrispondente dalla Spagna. Durante la seconda guerra mondiale militò nella resistenza norvegese e morì partecipando a un’incursione aerea britannica su Berlino. Esordì con una raccolta di liriche, Rundt Kap det gode Haab (“”Intorno al Capo di Buona Speranza””, 1922), ispirata a un’esperienza giovanile d’imbarco come mozzo. Influì sulla vita culturale del suo paese soprattutto con i drammi, concepiti come arma di lotta, che ruppero con la tradizione naturalista rifacendosi dapprima all’espressionismo (Barabbas, 1927), e poi alle tecniche teatrali e cinematografiche delle avanguardie sovietiche (Vår aere og vår magt “”Il nostro onore e la nostra gloria””, 1935; Nederlaget “”La disfatta””, 1937, che ha ispirato Brecht per Die Tage der Commune). Oltre ai romanzi Skibet gaar videre (“”La nave prosegue””, 1924) e Ung maa verden ånnu våre (“”Il mondo sarà ancora giovane””, 1938) ricordiamo le raccolte postume Friheten (“”La libertà””, 1945), Når krigen år forbi (“”Quando la guerra sarà passata””, 1946) e Håbet (“”La speranza””, 1946).”,”REFx-137″ “JACOMUZZI Stefano, coordinamento generale”,”Dizionario dei capolavori. Volume terzo. Q-Z.”,”””Un uomo per tutte le stagioni, (‘A Man for All Season’, Dramma di Robert Bolt, 1924. Il dramma ebbe una prima versione radiofonica nel 1954, fu presentato in teatro – il Globe di Londra – l’1-VII-1960, e venne pubbliacato nella stessa città lo stesso anno. L’opera, che tenta di fornire una risposta sia al mondo irrazionale e privo di significato dei contemporanei scrittori del ‘Teatro dell’Assurdo’ sia al determinismo dei Realisti sociali, presenta in uno stile epico brechtiano la drammatica scelta di Thomas More, uomo di stato ed erudito del XVI secolo, «un uomo che amava la vita ma trovò qualcosa senza la quale non valeva la pena di viverla». La rappresentazione si apre sulla casa di Thomas More, con l’Uomo Comune che prepara la scena e, vestitosi poi da servitore, presenta i vari personaggi alla loro entrata: Rich, un giovane ambizioso senza principi morali, il Duca di Norfolk, amico di More, Lady Alice, moglie dello statista, Margaret, la loro bella e colta figlia. La curva della carriera di More è ancora in salita, l’uomo ama la vita, il successo, la società, ha l’amicizia del re, Enrico VIII, ed è destinato ad adattarsi agli avvenimenti come deve fare una persona pubblica per sopravvivere. Quando il cardinale Wolsey, caduto in disgrazia, muore, More gli succede come Lord Cancelliere, ma sebbene cerchi di conservarsi la benevolenza di Enrico, la coscienza gli impedisce di dare l’approvazione al divorzio di questi da Caterina d’Aragona, che non gli ha dato un figlio maschio. Come Lord Cancelliere More conosce le azioni del re, accetta il compromesso, accetta persino l’Atto di Supremazia che dichiara Enrico Capo Supremo della Chiesa in Inghilterra, riparandosi dietro la frase «per quel che la Legge di Dio permette», ma quando il re rompe con Roma ed i vescovi si sottomettono, egli lascia la sua carica e si ritira dalla vita pubblica, sperando di salvarsi con il silenzio. La sua posizione si fa tuttavia sempre più pericolosa, e viene in seguito imprigionato. Avendo ancora una volta rifiutato, nonostante le suppliche della famiglia, di giurare l’Atto di Successione, in cui si nega la validità del matrimonio di Enrico con Caterina, More viene processato, e, tradito da Rich, che ha ricevuto il titolo di Procuratore Generale per il Galles in ricompensa per la sua falsa testimonianza, viene giudicato colpevole di alto tradimento e decapitato. Il boia è l’Uomo Comune stesso, che ha commentato causticamente le varie fasi del dramma, citando testi di storia del XX secolo, e recitato varie parti minori’ [Elisabetta Sicherle Valentino, ‘Un uomo per tutte le stagioni’ (A Man for All Season) Dramma di Robert Bolt (1924). Il dramma ebbe una prima versione radiofonica nel 1954, fu presentato in teatro – il Globe di Londra – l’1-VII-1960, e venne pubblicato nella stessa città lo stesso anno] (pag 1777)”,”REFx-139″ “JACOPINI Renato”,”Canta il gallo.”,”Renato JACOPINI è nato nel 1904 a La Spezia da famiglia contadina. Giovane, divenne militante del partito repubblicano, a 17 anni negli Arditi del Popolo partecipa alla difesa di Sarzana, luglio 1921, contro lo squadrismo. Dopo essere entrato a lavorare in banca, e poi come impiegato nell’ Amministrazione militare, nel 1936 aderì al Partito Comunista clandestino. Arrestato nel 1937 dall’ OVRA viene rilasciato. Nel 1940 è richiamato alle armi, dopo l’ 8 settembre è prima organizzatore di bande partigiane e poi comandante di formazione. Nel 46-47 verrà eletto segretario della commissione interna dell’ Arsenale della Marina Militare con 12 mila operai. Il mito della “”superiorità del tedesco””. (capitolo, pag 26) “”Quando il nemico viene a cercarci, non perdere la calma, controllare le sue forze e le sue direttive d’ attacco e, se è il caso, sferrargli un colpo; poi, indipendentemente dai risultati dello scontro, lasciare la base attaccata e ritirarsi in quella di riserva preventivamente preparata””. (pag 27) “”Astuzia e audacia sono armi della guerriglia delle quali anche il nemico si valse, impiegando tra l’ altro larghi mezzi di corruzione””. (pag 28)”,”ITAR-058″ “JACOVIELLO Michele”,”Storia e storiografia. Dall’antichità classica all’ età moderna.”,”Il concetto di storia, la storiografia greca classica ed ellenistica, la storiografia romana, cristiano-medievale, umanistica, del Rinascimento, del Seicento, Settecento e primo Ottocento. L’A è docente di Storia Moderna presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Istituto Orientale di Napoli (Dipartimento di Scienze sociali). E’ autore di numerosi saggi e pubblicato volumi tra cui: ‘Venezia e Napoli nel Quattrocento. Rapporti tra i due Stati e altri saggi’, LIGUORI, 1992.”,”STOx-014″ “JACOVIELLO Alberto”,”La coesistenza difficile. Otto anni di viaggi attraverso la diplomazia dell’ Est e dell’ Ovest. URSS, USA, Cina, Gran Bretagna Cuba Libano Congo India Jugoslavia Egitto Libia Giappone Germania Birmania.”,”Incidente di Quemoy. “”Ipotesi non sempre attendibili si faranno anche circa il significato dell’ improvviso viaggio di Krusciov a Pechino tra le fine del luglio e i primi di agosto. Alcuni attribuiranno ad una presunta pressione cinese l’ abbandono, da parte sovietica, dell’ idea della conferenza al vertice. In realtà la semplice successione dei fatti dimostra la completa infondatezza di tale tesi: la possibilità di una conferenza al vertice, infatti, era naufragata ancor prima che il leader sovietico mettesse piede sul territorio cinese. Altri, e forse con maggior aderenza alla realtà, collegheranno invece il viaggio alla iniziativa militare di Pechino nello stretto di Formosa. Non passeranno infatti tre settimane dalla visita di Krusciov che il governo cinese, dopo una ripresa massiccia dei bombardamenti sulle isole costiere, includerà Quemoy nelle sue acque territoriali. Tibor Mende scriverà alcuni anni dopo che questa iniziativa cinese costituì una sorta di assaggio del grado di efficacia della protezione atomica sovietica. I cinesi, in altri termini, avrebbero tentato, sempre secondo Tibor Mende, di sperimentare fino a qual punto gli americani fossero disposti a cedere pur di evitare la guerra atomica con l’ URSS e fino a qual punto, d’altra parte, l’ Unione Sovietica fosse disposta a sostenere l’ iniziativa militare di Pechino. A voler dar credito a questa ipotesi, la cronaca delle giornate di Quemoy è di grande interesse. All’ azione del governo cinese, Washington risponde in un modo assai netto: Foster Dulles annuncia infatti che Eisenhower impiegherà la forza se riterrà Quemoy necessaria alla difesa di Formosa. Da parte sovietica si replica che se la Cina verrà attaccata, l’ URSS reagirà come se il suo stesso territorio nazionale fosse attaccato. Lo schieramento politico che si delinea è sfavorevole agli Stati Uniti: la Gran Bretagna scinde le proprie responsabilità, mentre quasi tutti i paesi afro-asiatici prendono posizione a favore della Cina. Ma il governo di Washington non cede di un solo palmo. E Pechino a poco a poco smorza l’ offensiva, che viene spenta del tutto appena gli americani acconsentono a riprendere la trattativa diretta. “”Disprezzare strategicamente l’ avversario, ma tenerne conto tatticamente”” è lo slogan che Mao Tse-Tung conia in questa occasione. Tibor Mende lo commenterà più tardi affermando che “”poiché la prova di forza si era risolta a suo svantaggio sul terreno militare, la Cina cominciò a rivedere le sue tesi sulla debolezza dell’ Occidente e si impegnò in uno sforzo gigantesco per accrescere i mezzi militari a sua disposizione””. (pag 113-114)”,”RAIx-163″ “JACQUES Jean”,”Luttes sociales et grèves sous l’ Ancien Régime. Vie et mort des corporations.”,”La giornata di lavoro nel Medioevo. “”Il lavoro notturno fu subito abolito , non per ragioni umanitarie, ma per precauzione. Si ci illuminava, nel Medio Evo, con delle torce di resina e delle lampade a olio. I rischi d’ incendio erano grandi nei locali sempre esigui, ove si stipavano grandi quantità di merci. Alcuni statuti si opponevano anche al lavoro di notte perché non permetteva una buona esecuzione dei compiti””. (pag 73)”,”MFRx-254″ “JACQUES François SCHEID John”,”Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione.”,”François Jacques ha in segnato all’Università di Lille III. Joh Scheid è direttore della V sezione (religione romana) dell’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Ha pubblicato: ‘La religione a Roma’ (2001) Geopolitica e geostrategia: ‘I grandi settori strategici’ (pag 194) (importanza e ruolo strategico e interesse economico delle grandi regioni europee (Britannia, area del Reno, Basso Danubio, Oriente, Africa Il costo dell’esercito. (costi crescenti) “”Le dimensioni dell’esercito furono in gran parte determinate dal loro costo. Le spese militari rappresentavano la voce principale nel budget imperiale (del quale s’ignora l’esatta entità). Ogni valutazione esige cautela e sono plausibili proposte recenti, anche se non sono certe: all’inizio dell’impero l’esercito avrebbe assorbito dal 40 al 60% delle entrate pubbliche (oltre Campbell, 556, pp. 161 sgg, cfr. K. Hopkins, 1023 – ma forse la stima è eccessiva.). Non conosciamo le retribuzioni, che variavano considerevolmente secondo i corpi e il rango. La paga base dei legionari, 900 sesterzi per anno sotto Augusto, passò a 1.200 sesterzi sotto Domiziano e rimase stabile sotto gli Antonini. Settimio Severo l’aumentò (…) Caracalla concesse un ulteriore aumento (…)”” (pag 196-197)”,”STAx-311″ “JACQUIER Charles COURTOIS Stephane”,”Communisme. Revue du Centre d’etude d’histoire et de sociologie du communiste. N° 38-39. Les Kominterniens I.”,”Contiene i saggi: -Charles JACQUIER, ‘Sombres Jours’: Boris Souvarine et l’arrivée d’Hitler au pouvoir -Stephane COURTOIS, La seconde mort de Willi Münzenberg.”,”MGEK-001″ “JACQUIER Charles”,”La gauche française, Boris Souvarine et les procès de Moscou.”,”‘I processi di Mosca funzionano come un rilevatore, nel senso fotografico, dei diversi modi in cui la sinistra francese degli anni Trenta si colloca in rapporto all’Urss, dall’approvazione delirante del PCF alle riserve imbarazzate della SFIO. Per la maggior parte degli intellettuali, i processi stabiliscono nettamente che ha rinunciato alla propria funzione critica e morale, sostituendo la figura del dreyfusardo a quella del compagno di strada. Ma, anche per gli analisti più sprovveduti di illusioni sulla politica di Stalin, la dimensione internazionale dei processi apparirà di colpo al meglio con le rivelazioni di Walter Krivitsky e la caduta in disgrazia di Litvinonv. In rapporto all’opinione generale, la lucidità e la capacità di anticipare gli avvenimenti di Boris Souvarine sono molto notevoli’ (pag 465) Pseudonimo del rivoluzionario e pubblicista B. Lifschitz (Kiev 1895 – Parigi 1984). Dal 1898 a Parigi, nel 1916 aderì al partito socialista e iniziò l’attività di giornalista. Fra i fondatori del Partito comunista francese (PCF), dal 1921 al 1924 fece parte del Presidium del Komintern a Mosca; schieratosi fra il 1924 e il 1929 con Trockij, venne espulso dal PCF nel 1925. Nel 1935 pubblicò la sua opera principale:’Stalin, aperçu historique du bolchevisme’ (trad. it. 1983); dopo la seconda guerra mondiale adottò una posizione di crescente critica dell’esperienza sovietica. (trec)”,”PCFx-003-FGB” “JACQUIN Philippe”,”Storia degli indiani d’America.”,”””I coloni britannici che odiano e temono gli indiani desiderano che il governo di sua maestà sia più severo verso i “”selvaggi””. I coloni non esitano a farsi giustizia da soli.”” (pag 119) Espulsione degli indiani dei territori dell’est all’inizio del XIX secolo (pag 127) “”Non tutti gli indiani sono favorevoli a una resistenza pura e ostinata; alcuni pensano di poter sopravvivere integrandosi e imitando la società bianca. E’ il caso delle “”Cinque tribù civilizzate””, come le chiamano gli americani, insediate nel sud-est della giovane nazione: i Creek, i Cherokee, i Chactaw, i Chichasaw e i Seminole”” (pag 128)”,”USAG-001-FMP” “JACQUIN Philippe”,”Storia degli indiani d’America.”,”L’armonia tra l’uomo e la natura presso gli indiani d’America “”L’indiano cacciatore o agricoltore seguiva leggi il cui fondamento ecologico non può essere messo in dubbio. Queste leggi riflettevano un’armonia tra l’uomo e il suo ambiente. L’indiano provava un sentimento di rispetto verso i fenomeni naturali, non considerava il mais, i cereali o la selvaggina come semplici piante o alimenti nutritivi, ma come manifestazione del favore delle divinità. Il germogliare del seme, la sua dipendenza dal sole o dalla pioggia, fonte di vita, la membrana della gemma, il polline, figuravano sotto forma di simboli nei canti, nelle leggende e nelle cerimonie. Molto prima di scoprire l’agricoltura, l’indiano caccia. Tuttavia, tranne che per i Pueblos, l’indiano diventato agricoltore non abbandona la caccia. Il più delle volte l’agricoltura era praticata dalla donne, tenendo l’uomo per sé “”una più nobile attività””. L’indiano apprezzava la carne ma l’agricoltura gli assicura un’alimentazione regolare. Per la carne, l’indiano dipendeva interamente dai mammiferi selvatici, non possedendo animali domestici; nessun tentativo sembra sia stato fatto per addomesticare il bisonte. Quanto al cavallo, entrato presto nell’uso domestico delle altre civiltà, se ne trovano tracce in epoca preistorica, poi disparve dall’America. Alcuni pensano che gli indiani li mangiassero, come facevano alcune tribù con i cavalli fuggiti dagli accampamenti spagnoli nel XVII secolo. “”Quando non c’è carne, la fame avanza a grandi passi attraverso il campo””, diceva un detto indiano. Essendo la carne il cibo preferito e coprendo la maggior parte del fabbisogno alimentare, la caccia rivestiva grandissima importanza per l’indiano. Fin dalla tenera età l’indiano imparava a catturare la piccola selvaggina. Adolescente, seguiva un membro della famiglia che lo iniziava alle differenti tecniche di caccia; doveva fare attenzione a uccidere l’animale “”nel modo giusto””, altrimenti lo spirito della bestia avrebbe messo in guardia gli altri animali e il cacciatore non avrebbe più catturato selvaggina. Il giovane cacciatore doveva quindi rispettare i tabù e i riti della sua tribù nei confronti di certi animali”” (pag 50-51) [Philippe Jacquin, ‘Storia degli indiani d’America’, A. Mondadori, Milano, 1984]”,”TEOS-362″ “JAECKH Gustav”,”Internatsional.”,”JAECKH Gustav (1866-1907)”,”INTP-062″ “JAEGER W.”,”Demostene.”,”Appendice: discorso di ISOCRATE per i platesi e la seconda lega marittima”,”STAx-044″ “JAFFE Hosea”,”Il colonialismo oggi: economia e ideologia.”,”Questa “”borghesizzazione”” e deproletarizzazione dei lavoratori (nei paesi imperialisti) non è neppure di consolazione a questi stessi lavoratori poiché quello stesso capitalismo che da un più alto livello di vita e uno “”status sociale””, genera anche insicurezza e guerra. La diminuzione nel numero dei lavoratori produttivi (un tipo di “”borghesizzazione”” e di deproletarizzazione) è avvenuta contemporaneamente ad un accrescimento dell’ urbanizzazione.”,”PVSx-018″ “JAFFE Hosea”,”Sudafrica storia politica. Dal razzismo legale al razzismo illegale. (Tit.orig.: 300 years, a history of South Africa)”,”JAFFE Hosea, nato a Cape Town nel 1921 è autore di varie opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba, a Londra e in Lussemburgo. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa (fino al 1960). Libro dedicato ai liberatori del Sudafrica, Vic WESSELS e Ben KIES. “”Con il suddetto decreto del 1911 (e gli emendamenti) venivano rilasciati certificati di competenza a europei per posti di direttore, ispettore, sovrintendente, ingegnere, macchinista, assistente di caldaia e brillatore in miniera””. Esso vietava agli africani trentadue lavori specializzati a norma di regolamento e diciannove per “”convenzione””. Un emendamento del 1926 concedeva di fare lavori specializzati a “”europei, meticci, creoli, malesi, nativi di Mauritius e S. Elena”” ma il decreto sull’ apprendistato del 1922, la segregazione scolastica in istituti industriali e professionali, la politica di manodopera bianca del 1924-25 esclusero in pratica tutti i non europei dai ranghi dei lavoratori specializzati””. (pag 158)”,”AFRx-050″ “JAFFE Hosea”,”Davanti al colonialismo. Engels, Marx e il marxismo.”,”H. JAFFE nato a Cape Town nel 1921, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, Kenya, Addis Abeba, Londra e Lussemburgo. E’ stato visiting professor in varie università. E’ stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa (partecipando alle sue attività fino al 1960). ha scritto varie opere tra cui ”La Germania. Verso il nuovo disordine mondiale”” (1994), “”L’ imperialismo dell’ auto. Auto + Petrolio = Guerra”” (2004). Engels su colonialismo italiano in Eritrea (pag 23) ‘Engels come euro-razzista’ pag 27 Engels social-sciovinista tedesco (pag 41) Trotsky (pag 75-76) “”Marx continua splendidamente: ‘Il sistema coloniale fece maturare come in una serra il commercio e la navigazione. Le “”società monopolia”” (Lutero) furono leve potenti della concentrazione del capitale. La colonia assicurava alle manifatture in boccio il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio rifluiva nella madre patria e quivi si trasformava in capitale (…). Oggigiorno la supremazia industriale porta con sé la supremazia commerciale. Invece nel periodo della manifattura in senso proprio è la supremazia commerciale a dare il predominio industriale. Da ciò la funzione preponderante che ebbe allora il sistema coloniale. Esso fu “”il dio straniero”” che si mise sull’altare accanto ai vecchi idoli dell’Europa e che un bel giorno con una spinta improvvisa li fece ruzzolare via tutti insieme e proclamò che fare del plusvalore era il fine ultimo e unico dell’umanità’ (Marx, Il capitale, Libro primo cap 24)”” [Hosea Jaffe, Davanti al colonialismo. Engels, Marx e il marxismo, Milano, 2007] (pag 81)”,”MAES-073″ “JAFFE Hosea”,”Davanti al colonialismo: Engels, Marx e il marxismo.”,”Nato a Cape Town nel 1921, JAFFE Hosea è autore di molte opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba, a Londra e in Lussemburgo. (v 4° cop.) Engels sul colonialismo italiano in Eritrea. “”In quell’occasione i Pankhurst mi riferirono che c’erano stati gruppi di italiani i quali avevano celebrato la sconfitta dell’Italia del 1886 dimostrando a favore dell’Etiopia. Essi furono presi alla sprovvista dalla posizione colonialistica di Engels, piccola nuvola nel cielo immenso della celebrazione della vittoria etiopica, espressa proprio alla vigilia della fine del secolo che aveva visto il compimento del processo coloniale e l’inaugurazione dell’epoca dell’imperialismo. Engels accettò la nascita formale dell’imperialismo italiano, l’attacco e la barbarica occupazione dell’Etiopia nord-orientale (che sarà poi chiamata “”Eritrea”” e così, purtroppo, continua a essere chiamata tuttora sia dalla sinistra europea sia dall'””impresa di pulizie”” dell’imperialismo euroamericano, le Nazioni Unite), e condivise alcune posizioni della socialdemocrazia emergente in Italia. Il partito di Antonio Labriola e lo stesso Engels, nel 1890, si levarono a difesa del colonialismo – o meglio, a ben vedere, della sua sequenza imperialista””. (pag 25) La questione coloniale italiana, l’Etiopia e la terra ai contadini. Nella lettera di Antonio Labriola a Alfredo Baccarini pubblicata sul Messaggero di Roma il 15 marzo 1890 intitolata “”La terra a chi lavora. La colonia Eritrea e la questione sociale””, egli chiedeva una legge che desse ai contadini italiani la proprietà delle terre in Eritrea. Pasquale Martignetti, ‘collaboratore’ di Labriola e Loria, chiese in una lettera del 26 marzo un parere a Engels che rispose il 30 marzo 1890. (pag 23, si riporta la risposta di Engels) (piuttosto che ai monopoli è meglio che le terre siano assegnate per la coltivazione diretta ai piccoli contadini, Engels cita ‘La teoria moderna della colonizzazione’, (Il Capitale di Marx, libro I) (pag 23-24)”,”TEOC-441″ “JAFFE Hosea”,”Germania. Il caso dell’euro-imperialismo.”,”””…da noi le condizioni sono ‘molto peggiori’ che in Inghilterra, perché non esiste il contrappeso della legislazione sulle fabbriche. In tutti gli altri campi siamo oppressi, come tutto il resto d’Europa occidentale continentale, non solo dallo sviluppo della produzione capitalistica, ma pure dalla mancanza di tale sviluppo. Accanto ai mali di oggi ci incombe tutta una serie di mali ereditari, che derivano dal vegetare di metodi di produzione vecchi e sorpassati, con i loro conseguenti rapporti sociali e politici ‘anacronistici’. Noi soffriamo non solo per colpa dei viventi, ma anche dei morti. ‘Le mort saisit le vif!'”” [Karl Marx, prefazione alla prima edizione tedesca del ‘Capitale’, Londra, 25 luglio 1867] [(in) Hosea Jaffe, Germania. Il caso dell’euro-imperialismo, 1979]”,”GERx-014-FL” “JAFFE Hosea”,”Marx e il colonialismo.”,”2° copia L’importanza della teoria rivoluzionaria “”Nella ‘Rheinische Zeitung’ dell’ottobre 1842 Marx risponde ad un’accusa dell”Allgemeine Zeitung’ di Augusta secondo cui lo scritto di Marx (di cui egli era redattore) propagandava il comunismo, Marx difese gli articoli comunisti di Moses Hess ed i servizi sul Congresso di Strasburgo dei comunisti di Weitling, mediante un’analisi di classe dello stesso giornale di Augusta. Combinata con questo punto di partenza di classe, c’è l’idea dell’unità fra teoria e pratica. Nello stesso tempo egli presta grande attenzione alla teoria e alle idee. Dicendo che Proudhon e le sue opere possono essere criticate “”solo dopo un lungo studio”” (12), aggiunge: “”Noi abbiamo la ferma convinzione che non il tentativo di sperimentare in pratica le idee comuniste, ma la loro elaborazione teorica formi il vero e proprio pericolo, perché agli esperimenti pratici, sia pure esperimenti di massa, si può sempre rispondere col cannone non appena diventino pericolosi, ma le idee che la nostra intelligenza ha acquisito vittoriosamente, che il nostro animo ha conquistato, alle quali l’intelletto ha forgiato la nostra coscienza [conoscenza], sono vincoli dai quali non ci si strappa senza lacerarsi [strapparsi] il cuore, sono demoni che l’uomo può vincere soltanto sottomettendosi ad essi (13)””. Questo concetto dell’indistruttibilità dell’idea rivoluzionaria ha giocato u ruolo importante in molti movimenti di liberazione nelle colonie (…)”” [Hosea Jaffe, Marx e il colonialismo, 1977] [(12) Karl Marx, Scritti politici giovanili, a cura di Luigi Firpo, Torino, 1950, p. 174; (13) K. Marx, ibid., p. 174]”,”MAES-138″ “JAFFE Hosea”,”Sudafrica. Storia politica. Dal razzismo legale al razzismo illegale.”,”Hosea Jaffe, nato a Cape Town nel 1921, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba, a Londra e in Lussemburgo, è stato visiting professor in università africane, indiane ed europee. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa, alle cui attività ha partecipato fino al 1960, nel 1989-90 ha tenuto un discorso alla conferenza di Cape Town del New Unity Movement. Tiene regolarmente conversazioni e lezioni in meeting e università sudafricane. In poco più di trecento anni le terre dell’Africa meridionale sono passate dai primi insediamenti olandesi alla costituzione di uno stato forte e ben organizzato; dalle prime guerre di resistenza tribali alla ribellione di Soweto e all’azione dei movimenti di liberazione africana, fino all’abolizione legale del regime di apartheid. La presa economica imperialista, l’elaborazione dell’ideologia razzista, la creazione di tribalismi artificiali e del regime politico dell’apartheid sono i mezzi con i quali i conquistatori europei, insediatesi, hanno perpetuato e rinsaldato il proprio dominio.”,”AFRx-003-FL” “JAFFE Hosea”,”Tribalismo e colonialismo: la Nigeria.”,”Fondo Davoli “”L’Olanda fa parte dell’influenza imperialista della CEE in Nigeria attraverso l’acquisto di materia prima a basso prezzo piuttosto che attraverso investimenti diretti. L’Olanda, dopo l’Inghilterra e gli Stati Uniti, è il più grande importatore di merci dalla Nigeria, ed è il maggior importatore di materie prime della CEE (31.7 milioni di sterline nel 1967). Il fatto che le esportazioni dell’Olanda (9,3 milioni di sterline) siano molto minori delle sue importazioni porta a uno squilibrio nella bilancia commerciale con la Nigeria (…)”” (pag 77)”,”AFRx-092″ “JAFFE Hosea”,”Germania. Il caso dell’euro-imperialismo.”,”””Perfino tra i lavoratori degli Stati Uniti si venne formando una posizione di supremazia: «Negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa orientale e meridionale sono addetti ai lavori peggio pagati, mentre i lavoratori americani (eccetto i “”negri””) forniscono le più alte percentuali di controllori e di operai meglio pagati» (41). Questa aristocrazia operaia col passar del tempo si estese enormemente negli Stati Uniti, specialmente dopo il decennio successivo alla grande crisi del 1929 e finì per comprendere, in pratica, gran parte della classe lavoratrice «bianca». La stessa generalizzazione si può applicare, volendo, alla Germania di oggi. Il processo in base al quale si è verificata questa trasformazione sociale potrebbe essere ancora quello descritto già da Engels molto più di cento anni fa: «Il proletariato inglese sta in realtà diventando sempre più borghese, così che questa nazione tra tutte la più borghese sembra abbia la tendenza ad avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese oltre che una borghesia (42). Questa trasformazione sociale divenne una caratteristica fondamentale della «formazione sociale» tedesca dopo la seconda guerra mondiale e anche prima. Fin dal tempo in cui a Londra sta completando ‘Il Capitale’, Marx criticò la socialdemocrazia tedesca per il suo nazionalismo, dimostrato dal ben noto Programma di Gotha, che, adottato nel 1875, costituì la piattaforma dell’unificazione tra lassalliani e eisenachiani. Gli spartachisti tedeschi ruppero con la socialdemocrazia sulla guerra del 1914-18 e vennero distrutti fisicamente nel 1919 dai «corpi franchi» cui non mancò l’appoggio del ministro Noske. Uno scrittore svizzero, Grimm, ha affermato in un libro intitolato ‘Morte senza battaglia’ che i lavoratori tedeschi non riuscirono a scatenare nessuna lotta di rilievo contro il nazismo. Ma non si dovrebbe dimenticare che quegli stessi lavoratori erano rimasti frastornati dalle divisioni tra socialisti e comunisti. I comunisti, per seguire le suicide direttive di Stalin, s’erano impegnati a combattere i socialisti più dei nazisti, in base al demenziale slogan moscovita «socialismo e nazismo sono fratelli gemelli»”” [Hosea Jaffe, ‘Germania. Il caso dell’euro-imperialismo’, Milano, 1979] [(41) Statistiche citate da Lenin, in ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, in Opere, vol. XXIII, Roma, 1967; (42) Marx-Engels,’Corrispondenza scelta’, Mosca, 1965, pag. 110. L’11 agosto 1881 Engels ripeté questa idea e il 12 settembre 1882 scrisse a Karl Kautsky: «anche ai lavoratori giunge qualcosa dal monopolio inglese sul mercato mondiale e sulle colonie». Ribatté il chiodo nel 1892, poco prima di morire, nella nuova edizione del suo libro ‘La condizione della classe operaia in Inghilterra’, che fu una delle opere che fecero di lui un «marxista»] (pag 80-81, 90)”,”GERV-070″ “JAFFE Hosea”,”Economia dell’ecosistema.”,”Hosea Jaffe, nato a Cape Town nel 1921, è attualmente residente a Londra. Matematico, storico ed economista, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa, alle cui attività ha partecipato fino al 1960; nel 1990 ha tenuto un discorso alla conferenza di Cape Town del New Unity Movement.”,”ECOI-137-FL” “JAFFE Hosea”,”La trappola coloniale oggi. Sudafrica, Israele, il mondo.”,”nato a Cape Town nel 1921, Hosea Jaffe è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, Kenya, Addis Abeba, Londra, Lussemburgo.”,”PVSx-006-FP” “JAFFE Hosea”,”Processo capitalista e teoria dell’accumulazione.”,”Hosea Jaffe, nato a Cape Town nel 1921, è attualmente residente a Londra. Matematico, storico ed economista, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa, alle cui attività ha partecipato fino al 1960; nel 1990 ha tenuto un discorso alla conferenza di Cape Town del New Unity Movement.”,”ECOT-175-FL” “JAFFRELOT Christophe a cura”,”L’Inde contemporaine de 1950 à nos jours.”,”Sommario: l’India degli anni di NEHRU, il sistema del Partito del Congresso; socialismo, populismo e autoritarismo di Indira GANDHI; politica indiana tra crisi dello Stato-nazione e maturità democratica; lo sviluppo economico; le riforme economiche; la politica di non allineamento; il ridispiegamento della politica estera; l’India in Asia del Sud, le forze armate indiane; il federalismo indiano malato di centralizzazione; Q dravidica e regionalismo; i Sihk; l’ Assam; il conflitto nel Kashmir; transizione demografica; mondo rurale; mondo operaio; Q caste e gli intoccabili; le tribù indiane; il mutamento dell’ induismo; i musulmani una minoranza di 100 milioni; la comunità cristiana; le arti, la cultura e la letteratura, lingua. Scritti di: Jackie ASSAYAG, Pierre AUDINET, France BHATTACHARYA, Gilles”,”INDx-005″ “JAFFRELOT Christophe a cura; altri saggi di Amelie BLOM Frederic GRARE Pierre LAFRANCE Jean-Luc RACINE Yunas SAMAD Ian TALBOT”,”Le Pakistan, carrefour de tensions regionales.”,”Christophe JAFFRELOT è ricercatore al CNRS (CERI) e redattore in capo a ‘Critique internationale’. Ha pubblicato ‘La democratie en inde. Religion, caste et politique’ (FAYARD, 1998). Gli altri saggi sono di: Amelie BLOM, Frederic GRARE, Pierre LAFRANCE, Jean-Luc RACINE, Yunas SAMAD, Ian TALBOT.”,”PAKx-001″ “JAFFRELOT Christophe a cura; collaborano all’ opera France BHATTACHARYA Gilbert ETIENNE Marc GABORIEAU Pierre LAFRANCE Aminah MOHAMMAD Jean-Luc RACINE Tariq RAHMAN Oliver ROY”,”Le Pakistan.”,”JAFFRELOT è direttore del CERI.”,”PAKx-004″ “JAFFRELOT Christophe”,”Inde: la démocratie par la caste. Histoire d’une mutation socio-politique, 1885-2005.”,”JAFFRELOT Christophe è direttore del CERI (Science Po) e direttore di ricerca al CNRS, specialista di India e Pakistan, studia in particolare il nazionalismo e la democrazia. Insegna la politica dell’ Asia del Sud e le teorie del post-nazionalismo a Sciences Po. Ha scritto ‘L’ Inde contemporaine’ (1996) e ‘La Pakistan’ (2000). La “”Hindi belt”” o l’ arretramento della discriminazione positiva. “”Uno sviluppo simile si osserva in Uttar Pradesh. In questo Stato, la rivendicazione della caste inferiori in favore di quote è stata per lungo tempo ignorata dal Congresso. Certo, dal 1945, il governo delle Province unite aveva stabilito una lista di trentasette “”Backward Castes”” indù e ventuno “”Backward Castes”” musulmane allo scopo di guidare la politica di aiuto alle popolazioni sfavorite nel campo dell’ istruzione. Nel 1955, furono costituite due liste di “”Other Backward Classes””: la prima – comprendente quindici caste – al fine di stabilire una quota nell’ amministrazione -, la seconda – formata da cinquantanove caste – per guidare la politica di discriminazione positiva in materia di istruzione pubblica. Nel 1958, queste liste furono riviste e si basarono questa volta su trentasette caste indù e ventuno caste musulmane. Ma nessuna quota fu mai messa in opera.”” (pag 279)”,”INDx-080″ “JAFFRELOT Christophe”,”Inde, l’envers de la puissance. Inégalités et révoltes.”,”JAFFRELOT Christophe “”L’auteur d’un remarquable ouvrage sur les maoïstes indiens, S. Chakravarti, a entendu de la bouche d’un responsable de la police du Mahartashtra, rencontré dans son quartier général de Bombay, sous couvert d’anonymat, que l’essor du mouvement naxaliste dans le Vidarbha devait beaucoup à l’incurie d’hommes politiques qui n’avaient d’yeux que pour les zones prospères de l’Etat, le corridor Bombay-Poona et la ‘sugar belt’, où règne la canne à sucre. Il a fallu la vague de suicides de paysans dont la presse s’est faite l’écho pour qu’un chef de gouvernement se rende dans la zone: aucun de ses prédécesseurs ne l’avait fait depuis trente ans!”” (Sudeep Chakravarti, Red sun. Travels in Naxalite country, New Delhi, Penguin, 2008; p. 273-274)”” (pag 33)”,”INDx-123″ “JAGUIN Aureliano”,”Il geroglifico sociale: forze produttive e strutture di classe in Marx.”,”Aureliano Jaguin, nato a Roma il 14.8.1951, vive attualmente a Firenze, dove – unitamente agli studi universitari – ha compiuto una vasta ricognizione teorica sui problemi generali del marxismo. Oltre al presente libro, sono una testimonianza di questo impegno gli studi su Lenin e Godelier e due saggi critici già apparsi sul n. 8 ‘ll piccolo Hans’ (Produttività e socialismo e L’obliterazione dei rapporti di scambio in URSS). Raffinata e seducente nello stile, sorprendente per erudizione, aggiornata e innovativa nei metodi, quest’opera decisamente antiaccademica prende di mira le più flagranti mistificazioni del pensiero di Marx. “” Il valore non porta scritto in fronte quel che è. Anzi, il valore trasforma ogni prodotto di lavoro in un geroglifico sociale. In seguito, gli uomini cercano di decifrare il senso del ‘geroglifico’, cercano di penetrare l’arcano del loro proprio prodotto sociale, poichè la determinazione degli oggetti d’uso come valori è loro prodotto sociale quanto il linguaggio””. Karl Marx. “”Marx ha dato una definizione assolutamente precisa del concetto di sviluppo delle forze produttive e ha studiato il processo concreto di questo sviluppo”” Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo p.328. “”Hodgskin ha il torto di non distinguere, nella sua indagine sulla forza produttiva del capitale, fino a che punto si tratta di produzione di valore d’uso o di valore di scambio”” Marx, STE, III,289. “”Mentre i servi della gleba fuggitivi volevano soltanto sviluppare e fare affermare liberamente le loro condizioni di esistenza già in atto, e quindi in ultima istanza arrivarono soltanto al lavoro libero, i proletari invece, per affermarsi personalmente, devono abolire la loro propria condizione di esistenza quale è stata fino ad oggi, che in pari tempo è la condizione di esistenza di tutta la società fino ad oggi, il lavoro””. K.Marx”,”MADS-032-FL” “JAHODA Marie LAZARSFELD Paul F. ZEISEL Hans”,”I disoccupati di Marienthal.”,”Negli anni 1930, all’ inizio della grande crisi economica, l’ intera popolazione di un villaggio operaio della Bassa Austria si trovò improvvisamente disoccupata. Tutti i rapporti sociali vennero rimessi in discussione da una comunità colpita da un improvviso impoverimento. Un gruppo di giovani ricercatori (destinati ad avere un ruolo importante nelle scienze sociali) decisero di studiare in dettaglio quel fenomeno, combinando dati numerici con l’ immersione nella situazione. Ne emerse un quadro vivo dell’ epoca (a cinquant’anni dalla prima edizione in tedesco e quindici da quella inglese) gli effetti disoccupazione sulle condizioni psicologiche e morali dell’ individuo, sulla vita dell’ intera società.”,”CONx-079″ “JAKOVLEV Nikolaj, a cura di Massimo MASSARA”,”La rivoluzione si difende.”,”Concepito come una risposta polemica al troppo spregiudicato ‘uso politico della storia’ che viene fatto in occidente sulla storia sovietica, il libro di Nikolaj Jakovlev dedicato alla rivoluzione d’ottobre e alla successiva guerra civile risponde all’esigenza di ristabilire i fatti nella loro realtà e nella loro veridicità al di fuori di tutte le mistificazioni e strumentalizzazioni.”,”RIRO-137-FL” “JAKOVLEV Nikolaj”,”La Russia dalla sconfitta militare alla rivoluzione.”,”Concepito come una risposta polemica al troppo spregiudicato ‘uso politico della storia’ che viene fatto in occidente sulla storia sovietica, il libro di Nikolaj Jakovlev dedicato alla rivoluzione d’ottobre e alla successiva guerra civile risponde all’esigenza di ristabilire i fatti nella loro realtà e nella loro veridicità al di fuori di tutte le mistificazioni e strumentalizzazioni.”,”RIRx-081-FL” “JAKOVLEV Aleksandr”,”La Russia. Il vortice della memoria. Da Stolypin a Putin.”,”Nato nel 1923 in un villaggio vicino Jaroslavl, dopo la laurea in storia e studi anche negli Usa, dopo l’insegnamento e il giornalismo, dal 1953 Jakovlev ha ricoperto nel Pcus incarichi direttivi in vari dipartimenti (scuola, propaganda, politica internazionale). per dieci anni ambasciatore in Canada, ha poi diretto l’Istituto di economia mondiale e di relazioni internazionali. Già consigliere di Gorbaciov per la comunicazione e le missioni speciali, oggi presiede il partito socialdemocratico russo, varie fondazioni e associazioni.”,”RUST-063-FL” “JALÉE Pierre”,”Il saccheggio del terzo mondo.”,”Fondo Davoli “”Hamza Alavi sembra avere ragione quando scrive (in ‘Le nouvel impérialisme’, ‘Les Temps Modernes’, agosto-sttembre 1964): “”che l’esportazione di capitali non è il principale fattore che ha contribuito a mantenere la dinamica del capitalismo postbellico””. Ed egli si riferisce giustamente ad un testo di Lenin forse troppo dimenticato: «Vent’anni prima di scrivere il suo libro sull’imperialismo, scrive Hamza Alavi, Lenin aveva impegnato con i populisti una polemica che si riferiva precisamente al problema della possibilità dell”espansione interiore’ del capitalismo. Lo sviluppo del mercato interno, faceva osservare, è possibile malgrado il consumo limitato delle masse (o malgrado l’assenza di sbocchi esteriori) perchè, per sviluppare la produzione (per “”accumulare”” in senso stretto) è necessario produrre dei mezzi di produzione e, a questo scopo, sviluppare il settore della produzione sociale che fabbrica dei mezzi di produzione e, di conseguenza, attirarvi dei lavoratori che creano allora una domanda per gli articoli di consumo. Ne risulta che “”il consumo”” si sviluppa ‘dopo’ l'””accumulazione””. Il plusvalore accumulato, indica Lenin, potrebbe essere assorbito fino ad un certo punto, grazie all’espansione relativa del settore che produce i mezzi di produzione. Ma questo sarebbe solo una proroga provvisoria per il capitalismo, perchè, in ultima analisi, l’espansione della capacità di produzione non può proseguire se non su una base ristretta di consumo. Tuttavia si constata qui che Lenin ha considerato due possibili alternative di espansione capitalista: l”espansione interna’ del capitalismo attraverso l’espansione relativa del settore che produce i mezzi di produzione e l”espansione esterna’ del capitalismo attraverso l’esportazione di capitali». Ci troveremmo dunque alla fine o incamminati verso la fine di un periodo in cui il capitalismo ha potuto svilupparsi principalmente per l’espansione interna attraverso l’espansione relativa del settore dei mezzi di produzione? Saremmo tentati di pensarlo. Tra i fattori che hanno giocato un ruolo nell'””aggiornamento della crisi””, Hamza Alavi cita: 1. Le spese pubbliche dedicate ai servizi sociali e all’investimento pubblico, e soprattutto le spese di armamento. 2. Gli investimenti delle imprese nazionalizzate. 3. La difficoltà della rivoluzione tecnologica postbellica e la espansione relativa del settore produttivo dei mezzi di produzione, l’una e l’altra stimolate dei due primi fattori”” [Pierre Jalée, ‘Il saccheggio del terzo mondo’, Milano, 1974] (pag 141-142)”,”PVSx-065″ “JALÉE Pierre”,”L’exploitation capitaliste. Initiation au marxisme.”,” Tema affrontato nel capitolo 10. (L’accumulazione mal controllata e le crisi): come si spiega l’assenza di una crisi generalizzata dopo il 1933? (pag 78-) “”Au cours de XIXe siècle, qui a vu un formidable développement du capitalisme, des crises n’en sont pas moins apparues tous les dix ans en moyenne. Le XXe siècle a eu aussi le siennes, dont la plus importante et la dernière à avoir eu une portée mondiale fut la grande crise de 1929 à 1933. La périodicité des crises économiques a conduit à la notion de «cycle économique»: le dévelopment capitaliste se poursuit, non selon un mouvement continu, mais à travers des fluctuations qui tendent à se reproduire à intervalles plus ou moins réguliers. La description (mais non l’explication) du cycle est à peu près la suivante: à une période de prospérité succède brutalement una chute rapide comportant faillites, fermetures d’entreprises et fort gonflement du chômage, baisse des prix et disparition des profits. Puis la crise devient dépression, c’est-à-dire qu’elle prend une sorte de vitesse de croisière avec stagnation de la production à un niveau très bas et marasma général, jusqu’à ce que s’amorce une reprise, non pas brutale come fut l’apparition del la crise mais progressive et présentant les caractères inverses. Cette reprise graduelle finit par déboucher sur un essor nouveau qui tend à s’accélérer, avec un vif accroissement de la production et des échanges, une poussée d’in vestissements, etc. (…). Bien entendu, ceci est un schéma général dessiné à traits grossiers, et dans la réalité on n’a jamais vu une crise qui soit l’exacte reproduction d’une précédente. Mais les caractères principaux communs à toutes les crises appelent deux questions auxquelles il n’est d’ailleurs pas simple de répondre: 1. quelle est la cause générale des crises, c’est-a-dire du dérèglement du mécanisme d’accumulation du capital? 2. comment s’explique l’absence de crise généralisée depuis 1933? On ne saurait répondre à la première question sans se référer à l’analyse de Marx lui-même, qui constate que toute la production des biens matériels se répartit nécessairement entre les deux grandes sections suivantes: Section I: cette qui a pour objet la production des moyens ou biens de production (installations et équipements productifs, machines, matières premières et auxiliaires…), autrement dit tous les biens qui servent à en produire d’autres. Section II: celle qui a pour objet la production des biens de consommation, c’est à dire des biens de toutes sortes que l’homme consomme vite ou lentement pour satisfaire ses besoins. (…) Le classement des productions matérielles de l’homme entre les sections I et II ci-dessus est un classement effectué en fonction des valeurs d’usage ou encore de l’utilisation de ces productions. Mais si c’est bien en effet la valeur d’usage qui motive l’échange des marchandises (…), c’est par contre la valeur d’echange exprimée par le prix qi détermine les conditions de cet échange et même parfois le conditionne purement et simplement: je ne puis acheter telle marchandise dont j’ai besoin que si je détiens le pouvoir d’achat nécessaire. C’est sur la prise en considération, dans leur rapports réciproques, des notions de valeur d’usage et de valeur d’échange que Marx a fondé son analyse et ses schémas. Autrement dit, des corrélation doivent exister, aussi bien pour les productions de la section I que pour celles de la section II, entre les quantités de marchandises offertes à l’échange et ce qu’on appelle la «domande solvable». Le pouvoir d’achat susceptible de permettre l’échange de toutes les marchandises offertes sur le marché doit être en outre un pouvoir d’achat immédiatement disponible. Or dans la réalité, le pouvoir d’achat disponible à un moment donné ne correspond pratiquement jamais au pouvoir d’achat alors effectivement distribué (salaires) ou réalisé (plus-value), parce que le crédit et l’épargne ont pour effet d’avancer ou de reculer dans le temps l’utilisation du pouvoir d’achat. Ces indications visent simplement à faire comprendre que la coïncidence permanente, et aussi exacte que possible, d’une certaine quantité de moyens monétaires également disponibles ne saurait être obtenue que par le jeu correct de diverses règles et la réalisation de divers équilibres (économiques, financiers, monétaires), parmi lesquels l’équilibre entre les sections I et II est fondamental. Or, dans le mode de production capitaliste, la production est privée et est régie par les lois de la lutte et de la concurrence. Le développement inégal (à l’interieur de secteurs, de secteur à secteur, entre les régions et entre le pays), fruit de la recherche du profit maximum, est une des constantes du système. Le moteur de la production est le profit individuel d’entreprise et non le devéloppement harmonieux de l’économie générale”” (pag 78-82) [Pierre Jalée, L’exploitation capitaliste. Initiation au marxisme, Paris, 1981]”,”TEOC-683″ “JALÉE Pierre”,”Il saccheggio del Terzo Mondo.”,”JALÉE Pierre”,”PVSx-066″ “JAMES Marquis JAMES Bessie R.”,”Biografia di una banca. Storia della Bank of America, NT & SA.”,”E’ la storia della Bank of Italy fondata nel 1904 da Amadeo Pietro GIANNINI a San Francisco, al centro della comunità italiana. Questo primo nome della Bank of America, National Trust & Saving Association, oggi (1970) è al primo posto nella graduatoria mondiale delle banche. Il panico del 1907: una lezione. (…) La tempesta si stava già avvicinando. Era cominciata in Egitto, con scene di panico e corsa al denaro, gli sportelli delle banche presi d’ assalto e il fallimento di una delle più grandi banche di Alessandria. Secondo ad esserne investito fu il Giappone, poi la Germania, poi il Cile. La situazione del credito negli Stati Uniti si fece tesa nell’ estate del 1907, e la crisi fu soprattutto sentita nell’ est, poiché le banche dell’ ovest cominciarono a prelevare fondi di riserva. Le banche provinciali della California cominciarono a chiedere denaro a San Francisco e la Crocker National, come le altre banche, avvertì l’ esaurimento delle scorte. Fagan mutò parere e lodò Giannini per avere conservato dell’ oro.”” (pag 40).”,”USAE-031″ “JAMES C.L.R.”,”World Revolution 1917-1936. The Rise and Fall of the Communist International.”,”Stalin e Kamenev alla direzione del giornale. “”Che cosa Lenin significhi per il Bolscevismo, cosa che può essere spiacevole per alcuni marxisti, è provato dal fatto che non un solo leader bolscevico, in un partito formato per guidare i lavoratori, è stato in grado di fornire la linea corretta fino all’ arrivo di Lenin. Stalin e Kamenev, arrivando a Pietrogrado dalle prigioni della Siberia, votarono per il manifesto che prometteva il sostegno della Rivoluzione russa all’ Intesa. Facendo cattivo uso delle dottrine di Lenin del controllo del centro, cosa che ha sempre visto ostile Trotsky, essi esercitarono la loro autorità come membri del Comitato Centrale, tolsero Molotov e Shliapnikov dalla direzione della Pravda, il quotidiano bolscevico, e presero essi stessi la direzione del giornale. La Pravda nonostante la confusione e il sentimentalismo aveva vagamente seguito le istruzioni impartite da Lenin di rifiutare ogni appoggio al governo provvisorio capitalista. La rivoluzione aveva semplicemente posto un altro governo capitalista al potere; la sociademocrazia rivoluzionaria doveva cercare di rovesciarlo. Stalin e Kamenev perciò non avevano alcuna esigenza di trovare una linea politica. C’era già. Ma essi rovesciarono la politica di Lenin, e sotto la loro direzione, la Pravda promise il sostegno al Governo Provvisorio (…).”” (pag 80-81)”,”INTT-195″ “JAMES C.L.R.”,”Les jacobins noirs. Toussaint-Louverture et la revolution de Saint Domingue.”,”JAMES C.L.R. è nato nel 1901 a Trinidad. Nel 1932 parte per la Gran Bretagna. Diventa un pilastro del movimento nero proletario. “”La razza bianca non ha il monopolio del tradimento politico, e questo abominevole tradimento, seguente così da vicino alla rivoluzione, mostra che la direzione politica è una questione di programma, di strategia e di tattica, e non di etichetta, di origine comune con le masse, neppure di servizi resi. I grandi e potenti coloni rifiutarono. Trattare con questi banditi colpevoli di assassinio, di incendio, di saccheggio? Impossibile. I commissari protestarono invano, perché i coloni, fermamente convinti che avrebbero fatto rientrare senza difficoltà i cani rivoltati nel canile, risposero che non avrebbero accordato il perdono che ai criminali pentiti che fossero ritornati al lavoro. Il messaggio terminava con un apostrofo gentile: “”Uscite””. I coloni bianchi non potevano comprendere che Biassou non era più uno schiavo, ma il capo di 40.000 uomini. Alla lettura del messaggio, il capo perse la pazienza e si ricordò dei prigionieri bianchi. “”Gli farò pagare l’ insolenza dell’ Assemblea che si è permessa di scrivermi con così poco rispetto””; e diede l’ordine di ucciderli. Toussaint, che detestava versare sangue senza ragione, calmò il suo capo””. (pag 93)”,”MALx-023″ “JAMES C.L.R. (Cyril Lionel Robert), a cura di GLABERMAN Martin”,”Marxism for Our Times. C.L.R. James on Revolutionary Organization.”,”JAMES C.L.R. (Cyril Lionel Robert) (1901- CLR JAMES è autore di ‘The Black Jacobins’ sulla rivoluzione haitiana. Martin GLABERMAN è professore emerito alla Wayne State University. JAMES si vuole collocare nella tradizione del marxismo ma rifiuta il concetto di partito d’ avanguardia come insufficiente per i nostri tempi. “”Noi abbiamo avuto miglior fortuna in Italia dove la radicalizzazione del proletariato italiano ha dato vita a un significativo movimento di sinistra non-parlamentare. Alla fine noi stabilimmo delle relazioni con Ferruccio Gambino a Padova e Bruno Cartosio a Milano, entrambi molto impegnati nel campo della storia del movimento operaio americano (‘American labor history’, ndr).”” (pag XXII) “”E qui è dove Lenin e il partito bolscevico ebbero origine. Lenin nacque nel 1870. Questo tipo di produzione di fabbrica in Russia cominciò a farsi sentire intorno al 1890. Egli aveva allora vent’anni. E Lenin e i bolscevichi crebbero fianco a fianco con lo sviluppo di questo capitalismo e del proletariato russo da esso creato. Scrisse il primo libro ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, intorno al 1898, in cui mostrò i dati della produzione industriale su larga scala, circa 820 mila persone, il dato di allora a fronte di una popolazione di 100 milioni di persone. Le concezioni mentali di Lenin e la sua visione del partito e del proletariato e la sua comprensione del marxismo crebbero fianco a fianco con lo sviluppo del proletariato russo dal 1870 al 1917, ed esso fu il prodotto di questo speciale sviluppo.”” (pag 55)”,”TROS-181″ “JAMES William, a cura di Giovanni PAPINI”,”Saggi pragmatisti.”,”””Certamente le guerre e i naufragi sono i grandi rivelatori di ciò che uomini e donne sono capaci di fare e di sopportare. Le carriere di Cromwell e di Grant sono esempi di come la guerra può risvegliare un uomo.”” (pag 65) “”Il mio compagno in pragmatismo di Firenze, G. Papini, ha adottato un nuovo concetto della filosofia. Egli la chiama la ‘dottrina dell’ azione’ nel senso più largo, lo studio di tutti i poteri e i mezzi umani (fra i quali ultimi figurano naturalmente in prima fila ‘le verità’ di qualsiasi genere). Da questo punto di vista la filosofia è una ‘Pragmatica’ che comprende come dipartimenti tributari di se stessa le vecchie discipline della logica, della metafisica, della fisica e dell’ etica.”” (pag 84) William James (New York, 11 gennaio 1842 – Chocorua, 26 agosto 1910) è stato uno psicologo e filosofo statunitense e presidente della Society for Psychical Research dal 1894 al 1895. La sua era una famiglia di tradizione calvinista emigrata dall’irlanda. Fratello maggiore di cinque figli, tra i quali va ricordato Henry James che sarebbe divenuto un celebre romanziere, ebbe come padre il filosofo trascendentalista, discepolo di Swedenborg e amico di Emerson Henry James senior. Dopo essersi laureato in medicina nel 1869 prosegue gli studi da autodidatta indirizzandosi verso la psicologia. Nel 1872 prende avvio la sua carriera universitaria che si svolge interamente all’università di Harvard dapprima come semplice istruttore e divenendo poi nel 1876 professore assistente di fisiologia. Nel 1885 ha l’incarico di professore di filosofia e nel 1890 assume l’incarico di professore di psicologia. Qui all’università di Harvard creerà uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale degli Stati Uniti. Sempre nel 1890 anticipando il funzionalismo pubblica una delle sue opere maggiori, “”Principi di Psicologia””, in due volumi. I “”Principi”” sono universalmente considerati come uno dei testi più influenti e rilevanti dell’intera storia della psicologia, e sono stati per decenni uno dei manuali di base nella formazione accademica degli psicologi nordamericani. Nel 1907 si ritira definitivamente dall’insegnamento accademico. I suoi lavori di psicologia influenzarono Henri Bergson, di cui fu a sua volta un grande ammiratore. Il pensiero psicologico e filosofico di William James si distacca dall’empirismo tradizionale proprio nel modo di intendere l’esperienza. L’esperienza per James si “”autocontiene e non poggia su nulla””. Nel 1902 pubblica il risultato delle sue ricerche psicologiche sulla fenomenologia delle esperienze religiose e in particolare sull’atteggiamento mistico e gli stati esperienziali che contraddistinguono il misticismo. Il titolo di questo lavoro è “”La varietà dell’esperienza religiosa””. In una lettera scriverà che si tratta di una esperienza che va difesa contro la stessa filosofia. Qui, forse ancor più che in altre opere, emerge l’influsso del filosofo americano protopragmatista Emerson. William James ormai era il filosofo più famoso degli Stati Uniti quando proprio a un anno dalla sua morte, nel 1909 giunge in America dall’Europa invitato dalla Clark University il medico viennese Sigmund Freud con tre dei suoi più fidati e vicini collaboratori nell’erigere la nuova psicologia psicoanalitica, tra cui il giovane psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, lo psicoanalista ungherese Sandor Ferenczi ed Ernst Jones dalla Gran Bretagna. È in questa circostanza che ci fu anche un incontro personale tra lo psicologo europeo e quello americano; in quell’occasione l’anziano James espresse a Freud la sua ammirazione per la psicoanalisi (“”Il futuro della psicologia è nel suo lavoro””). (fonte Wikipedia) illiam James (New York, 11 gennaio 1842 – Chocorua, 26 agosto 1910) è stato uno psicologo e filosofo statunitense e presidente della Society for Psychical Research dal 1894 al 1895. La sua era una famiglia di tradizione calvinista emigrata dall’irlanda. Fratello maggiore di cinque figli, tra i quali va ricordato Henry James che sarebbe divenuto un celebre romanziere, ebbe come padre il filosofo trascendentalista, discepolo di Swedenborg e amico di Emerson Henry James senior. Dopo essersi laureato in medicina nel 1869 prosegue gli studi da autodidatta indirizzandosi verso la psicologia. Nel 1872 prende avvio la sua carriera universitaria che si svolge interamente all’università di Harvard dapprima come semplice istruttore e divenendo poi nel 1876 professore assistente di fisiologia. Nel 1885 ha l’incarico di professore di filosofia e nel 1890 assume l’incarico di professore di psicologia. Qui all’università di Harvard creerà uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale degli Stati Uniti. Sempre nel 1890 anticipando il funzionalismo pubblica una delle sue opere maggiori, “”Principi di Psicologia””, in due volumi. I “”Principi”” sono universalmente considerati come uno dei testi più influenti e rilevanti dell’intera storia della psicologia, e sono stati per decenni uno dei manuali di base nella formazione accademica degli psicologi nordamericani. Nel 1907 si ritira definitivamente dall’insegnamento accademico. I suoi lavori di psicologia influenzarono Henri Bergson, di cui fu a sua volta un grande ammiratore. Il pensiero psicologico e filosofico di William James si distacca dall’empirismo tradizionale proprio nel modo di intendere l’esperienza. L’esperienza per James si “”autocontiene e non poggia su nulla””. Nel 1902 pubblica il risultato delle sue ricerche psicologiche sulla fenomenologia delle esperienze religiose e in particolare sull’atteggiamento mistico e gli stati esperienziali che contraddistinguono il misticismo. Il titolo di questo lavoro è “”La varietà dell’esperienza religiosa””. In una lettera scriverà che si tratta di una esperienza che va difesa contro la stessa filosofia. Qui, forse ancor più che in altre opere, emerge l’influsso del filosofo americano protopragmatista Emerson. William James ormai era il filosofo più famoso degli Stati Uniti quando proprio a un anno dalla sua morte, nel 1909 giunge in America dall’Europa invitato dalla Clark University il medico viennese Sigmund Freud con tre dei suoi più fidati e vicini collaboratori nell’erigere la nuova psicologia psicoanalitica, tra cui il giovane psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, lo psicoanalista ungherese Sandor Ferenczi ed Ernst Jones dalla Gran Bretagna. È in questa circostanza che ci fu anche un incontro personale tra lo psicologo europeo e quello americano; in quell’occasione l’anziano James espresse a Freud la sua ammirazione per la psicoanalisi (“”Il futuro della psicologia è nel suo lavoro””). (fonte Wikipedia)”,”FILx-393″ “JAMES SIMON Rita a cura; scritti di Earl BROWDER Hal DRAPER Granville HICKS A.J. MUSTE Max SHACHTMAN Gerald L.K. SMITH Norman THOMAS Burton K. WHEELER”,”As We Saw The Thirties.”,”scritti di Earl BROWDER Hal DRAPER Granville HICKS A.J. MUSTE Max SHACHTMAN Gerald L.K. SMITH Norman THOMAS Burton K. WHEELER Scrittori americani. “”Dos Passos’ disillusionment with communism set a pattern that we shall find frequently repeated””. (pag 89) Un romanzo su uno sciopero. Simpatia per gli oppressi. “”There is one more writer of whom I must speak, John Steinbeck. After two or three poetic novels, he published in 1936 one of the best novels ever written about a strike, ‘In Dubious Battle’. Although one of the characters in a Communist organizer, the novel advocates neither the Communist program nor any other. (So far as I know, Steinbeck has never had any political affiliations). It does, however, show a warm sympathy for the oppressed. It is this sympathy that illuminates ‘The Grapes of Wrath’ (1939), which seems to me the best example I know of a depression-bred novel””. (pag 98-99)”,”TROS-188″ “JAMES Harold”,”Rambouillet, 15 novembre 1975. La globalizzazione dell’ economia.”,”Harold JAMES insegna storia nella Princeton University. Ha pubblicato ‘Reichsbank and Public Finance in Germany, 1924-1933’ e ‘The German Slump’. Harold JAMES insegna storia nella Princeton University. Ha pubblicato ‘Reichsbank and Public Finance in Germany, 1924-1933’ e ‘The German Slump’. “”L’attivo della bilancia dei pagamenti tedesca. Per la Francia la stabilizzazione e la restaurazione del prestigio nazionale erano fenomeni strettamente connessi. La Germania, che aveva aderito al Fmi nell’agosto 1952, costituiva in questo contesto un precedente interessante, anche perché, nel corso degli anni Cinquanta, la crisi tedesca dei pagamenti del 1950-51 era divenuta un ricordo remoto. In quegli anni la Germania si costruì una posizione decisamente salda dal punto di vista della bilancia dei pagamenti: l’attivo crebbe passando da 2,301 miliardi nel 1951 a 5,998 miliardi nel 1958. Quanto alla bilancia commerciale, la svolta era stata ancora più rapida. Grazie agli attivi nell’ambito dell’Uep, la Germania assurse quasi al ruolo di pioniera della liberalizzazione. Nel 1957 un resoconto del Fmi chiedeva l’abrogazione delle quote di importazione non conformi agli accordi del Gatt. La maggior riforma istituzionale europea degli anni Cinquanta fu la creazione della Comunità economica europea (Cee) nel 1958, la quale rappresentava una via di mezzo tra liberalizzazione e distorsione dei flussi commerciali: liberalizzazione, in quanto le tariffe doganali all’interno dei sei paesi firmatari vennero ridotte; distorsione, perché, nel caso della Germania, il meccanismo per stabilire una tariffa doganale comune verso l’estero dipendeva dalla perequazione delle tariffe nazionali. Ciò provocò spesso un aumento delle aliquote tedesche, ma anche di quelle olandesi e belghe. Ma la maggior distorsione fu rappresentata dal fatto che le aspettative della Germania e, in minor misura, della Gran Bretagna circa la creazione di una più ampia zona di libero commercio, vennero disattese. La Francia aveva cercato una strada per mantenere intatta la propria potenza nazionale, e vi era riuscita, da un lato, con la stabilizzazione della valuta e, dall’altro, con l’insistenza sul concetto di un’Europa ristretta””.”,”ECOI-235″ “JAMES Harold”,”Monetary and Fiscal Unification in Nineteenth-Century Germany: What can Kohl learn from Bismarck?”,”””The Zollverein, combined with the building of the first railroads in the 1840s and 1850s, had created a single market for goods. This was largely a domestic market at first, because the great north German seaports, the city states of Bremen and Hamburg, remained outside the Zollverein even after unification (Hamburg joined the customs unions only in 1882, Bremen in 1884). Many supporters of the Zollverein hoped that it would be only the first step toward a larger, Central European customs union – in short, that a process of widening would occur without a necessarily simultaneous deepening. Indeed, one of the union’s early members (since 1841) was Luxembourg, which in 1867 was neutralized and thus excluded from the German Empire of 1871″”. (pag 3-4)”,”GERE-027″ “JAMES Harold LINDGREN Hakan TEICHOVA Alice a cura; saggi di Harold JAMES Gerald D. FELDMAN Fritz WEBER Ulf OLSSON Diane B. KUNZ Gerald D. FELDMAN Mats LARSSON Guy VANTHEMSCHE Alois MOSSER e Alice TEICHOVA Elizabeth A. BOROSS Douglas J. FORSYTH Mark MAZOWER Ian M. DRUMMOND W. MILES FLETCHER III”,”The Role of Banks in the Interwar Economy.”,”JAMES Harold (Associate Professor of History, Univ. of Princeton) LINDGREN Hakan (Associate Professor of Economic History, Uppsala) TEICHOVA Alice (Emeritus Professor of Economic Historyy, East Anglia). Saggi di Harold JAMES Gerald D. FELDMAN Fritz WEBER Ulf OLSSON Diane B. KUNZ Gerald D. FELDMAN Mats LARSSON Guy VANTHEMSCHE Alois MOSSER e Alice TEICHOVA Elizabeth A. BOROSS Douglas J. FORSYTH Mark MAZOWER Ian M. DRUMMOND W. MILES FLETCHER III Contiene il saggio di Gerald D. FELDMAN, Banks and the problem of capital shortage in Germany, 1918-1923, pag 49-79″,”ECOI-254″ “JAMES Harold”,”The Roman Predicament. How the Rules of International Order create the Politics of Empire.”,”JAMES Harold è professore di storia e Affari Internazionali alla Princeton University. Ha scritto vari libri tra cui ‘A German Identity’, ‘International Monetary Cooperation since Bretton Woods’ e ‘The End of Globalization: Lesson from the Great Depression’. “”The books begins with an examination of two very famous books on the subject, both by chance published in the same year, 1776 – a year that produced not only the U.S. Declaration of Independence but also the first extensive elaborations of the debate about commerce and domination, drawing explicit lessons from the Roma experience: ‘The Wealth of Nations’ and ‘The Decline and Fall of the Roman Empire’. Adam Smith and Edward Gibbon wrote studies that became instantly celebrated, and whose basic ideas are still a familiar tool of debates in the twenty-first century”” (pag 3)”,”ECOI-324″ “JAMES C.L.R.”,”Minty Alley.”,”C.L.R. James, born in Trinidad in 1901, is one of the truly remarkable figures of the century, whose work spans continents and categories in an unprecedented way. His literary output includes fiction, political theory, philosophy, historical analysis, criticism and sports writing, and he has involved himself with social developments in the Caribbean, Africa, Europe and the USA throughout his eight decades. His Life and Work is the first full-length study of his multi-faceted life and international influence. Edited by Paul Buhle, it provides an invaluable perspective on the rich diversity of James’s work, assessed in articles, memoirs, interviews such as Walter Rodney, Manning Marable, Robert Hill, Sylvia Wynter, Darcus Howe, Wilson Harris, Vincent Harding, and many others. Completed by a bibliography of C.L.R. James’s major writings, this book makes a significant achievement in encompassing the unique importance of C.L.R. James.”,”VARx-025-FL” “JAMES C.L.R.”,”Nkrumah and the Ghana revolution.”,”C.L.R. James, born in Trinidad in 1901, is one of the truly remarkable figures of the century, whose work spans continents and categories in an unprecedented way. His literary output includes fiction, political theory, philosophy, historical analysis, criticism and sports writing, and he has involved himself with social developments in the Caribbean, Africa, Europe and the USA throughout his eight decades. His Life and Work is the first full-length study of his multi-faceted life and international influence. Edited by Paul Buhle, it provides an invaluable perspective on the rich diversity of James’s work, assessed in articles, memoirs, interviews such as Walter Rodney, Manning Marable, Robert Hill, Sylvia Wynter, Darcus Howe, Wilson Harris, Vincent Harding, and many others. Completed by a bibliography of C.L.R. James’s major writings, this book makes a significant achievement in encompassing the unique importance of C.L.R. James.”,”AFRx-004-FL” “JAMES C.L.R., a cura di Paul BUHLE”,”C.L.R. James: His Life and Work.”,”C.L.R. James, born in Trinidad in 1901, is one of the truly remarkable figures of the century, whose work spans continents and categories in an unprecedented way. His literary output includes fiction, political theory, philosophy, historical analysis, criticism and sports writing, and he has involved himself with social developments in the Caribbean, Africa, Europe and the USA throughout his eight decades. His Life and Work is the first full-length study of his multi-faceted life and international influence. Edited by Paul Buhle, it provides an invaluable perspective on the rich diversity of James’s work, assessed in articles, memoirs, interviews such as Walter Rodney, Manning Marable, Robert Hill, Sylvia Wynter, Darcus Howe, Wilson Harris, Vincent Harding, and many others. Completed by a bibliography of C.L.R. James’s major writings, this book makes a significant achievement in encompassing the unique importance of C.L.R. James Editor’s Foreword, Notes on the life and work of C.L.R. James, by Anna Grimshaw, Political styles of C.L.R. James: an Introduction by Paul Buhle, James: A select bibliography, index,”,”BIOx-005-FL” “JAMES Harold”,”Rambouillet, 15 novembre 1975. La globalizzazione dell’economia.”,”Il 15 novembre 1975, nel castello di Rambouillet nei pressi di Parigi, si riuniscono per discutere le principali questioni economiche internazionali i capi del governo dei sei paesi più industrializzati del mondo: Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Italia. Harold James insegna Storia nella Princenton University. Ha pubblicato fra l’altro: The Reichsbank and Public Finance in Germany 1924-1933 e The German Slump. Una crisi generale? (pag 199-201″,”ECOI-125-FL” “JAMES C.L.R. BREITMAN George KEEMER Edgar e altri; a cura di Fred STANTON”,”Fighting racism in World War II.”,”Si tratta di una raccolta di articoli, pamphlets, lettere, e risoluzioni attinte dalla stampa del Socialist Workers Party (SWP) pubblicata durante la Seconda guerra mondiale. Il materiale è diviso in due parti. La prima inizia con lo scoppio della guerra in Europa nel settembre 1939 e giunge fino all’attacco giapponese a Pearl Harbor nel dicembre 1941. La seconda parte inizia da questo momento, dall’entrata in guerra degli Stati Uniti fino alla resa del Giappone nel settembre del 1945. Una cronologia aiuta a cogliere i maggiori eventi pertinenti al tema in oggetto e un glossario fornisce ulteriori informazioni su persone e gruppi trattati nel testo. Questo materiale contribuisce a far luce su una storia della Seconda guerra mondiale generalmente di cui in genere non si parla: ciò che i neri e i marxisti hanno affermato e pensato riguardo alle condizioni razziali del tempo di guerra nel paese, al Nord e al Sud, ai militari e civili, alle lotte operaie e salariali dei lavoratori di colore all’interno del movimento operaio e sindacale americano. Ci sono anche documenti relativi a ciò che il Socialist Workers Party, il solo consistente partito schierato contro la guerra in questi anni, sostiene e cerca di fare contro l’oppressione della minoranza di colore. (pag 17) [introduzione] In una nota a pag 25 si cita l’opuscolo ‘Leon Trotsky su Black Nationalism and Self-Determination’ (Pathfinder Press, 1978) a questo proposito su questo volume Amazon scrive: “”This book was taken out of print, since both the title and the introduction are way off kilter. The discussions of SWP leaders with Trotsky are now in Malcolm X, Black Liberation, and the Road to Workers Power, published in 2009. The introduction to that book says: “”‘What the Bolshevik Revolution Taught Us,’ the third section of this book, includes the transcripts of discussions in 1933 and 1939 on the Black liberation struggle in the United States with Bolshevik leader Leon Trotsky. Those discussions appear here under the title, ‘The National Question and the Road to the Proletarian Dictatorship in the United States'”” an accurate summary of their content, as opposed to ‘Leon Trotsky on Black Nationalism and Self-Determination,’ the title of the book in which the transcripts have been available since 1967. “”In those discussions, Trotsky urged the Socialist Workers Party leadership to turn the party toward deeper and broader involvement in the struggle for Black freedom along the line of march of the revolutionary fight for power in the United States. The party ‘cannot postpone this extremely important question any longer,’ Trotsky had written to SWP leader James P. Cannon in 1939 during Trotsky’s several days of discussions with party members. “”Unless the SWP meets this political challenge, Trotsky said during those discussions, ‘our party cannot develop ‘it will degenerate’. It is a question of the vitality of the party. It is a question of whether the party is to be transformed into a sect or if it is capable of finding its way to the most oppressed part of the working class.’ “”This book is a commitment and a weapon in continuing to rise to that challenge today and tomorrow.”” Appendix A: Results of the discussions, can be found in Founding of the Socialist Workers Party: Minutes and Resolutions, 1938-39. Appendix B contained a number of short excerpts: The reply by Trotsky to Claude McKay can be found in First Five Years Years of the Communist International, Vol. 2 by Leon Trotsky (1997-10-30). Other excerpts are from History of the Russian Revolution;Writings of Leon Trotsky (1932);Writings of Leon Trotsky (1937-38);Writings of Leon Trotsky, 1939-1940;Their Morals and Ours. Another major book on the Socialist Workers Party and the Black struggle is Fighting Racism in World War II. One can also find material in Fred Halstead’s history of the movement against the Vietnam War, Out Now: A Participant’s Account of the Movement in the United States Against the Vietnam War.”,”MUSx-325″ “JAMES Cyril Lionel Robert”,”World Revolution 1917-1936. The Rise and Fall of the Communist International.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Introduction to the Paperback Edition, Preface, Introductory, Appendix on Sidney and Beatrice WEBB’S “”Soviet Communism””, Notes, Index, Revolutionary Studies,”,”MUSx-057-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Scott McLEMEE”,”C.L.R. James on the ‘Negro Question’.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Scott McLemee is a contributing editor for In These Times and coeditor of C.L.R. James and Revolutionary Marxism: Selected Writings of C.L.R. James, 1939-49. Edited and with an introduction by Scott MCLEMEE, Preface, Documents, Sources for Texts, Index,”,”MUSx-058-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, Contributors Grant FARRED Stuart HALL Anna GRIMSHAW Andrew ROSS Neil LARSEN Robin D.G. KELLEY Santiago COLÁS Kenneth SURIN Jim MURRAY”,”Rethinking C.L.R. James.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Grant Farred is an Assistant Professor of Cultural Studies at the University of Michigan. Acknowledgments, Introduction Grant FARRED, notes on Contributors, Index of Names,”,”MUSx-059-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Anna GRIMSHAW”,”Special Delivery. The Letters of C.L.R. James to Constance Webb, 1939-1948.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw, the editor of this collection, was born in Lancashire and read anthropology at Cambridge, after which she spent two years i n the Himalayas studying the role of Buddhist nuns in Tibetan religion. Since returning to England in 1980 she has been employed as a trsearcher by Granada Television and is currently working with C.L.R. James in brixton, London. Acknowledgments, Editorial Note, Introduction, Abbreviations, Glossary, Index of Names,”,”BIOx-024-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”I Giacobini neri. La prima rivolta contro l’uomo bianco.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”FOLx-004-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Anna GRIMSHAW”,”Cricket.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw, the editor of this collection, was born in Lancashire and read anthropology at Cambridge, after which she spent two years i n the Himalayas studying the role of Buddhist nuns in Tibetan religion. Since returning to England in 1980 she has been employed as a trsearcher by Granada Television and is currently working with C.L.R. James in brixton, London. Preface and Acknowledgements, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”VARx-084-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”At the Rendez-vous of Victory. Selected Writings.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Biographical Introduction, Bibliography, Index,”,”RIRO-204-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”The Nobbie Stories for Children and Adults.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Foreword by Anna GRIMSHAW, Acknowledgments, Introduction, Editor’s Note,”,”VARx-085-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Spheres of Existence. Selected Writings.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Biographical introduction, note, Index,”,”TROS-069-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Letters from London.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”PVSx-029-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Anna GRIMSHAW”,”A Majestic Innings. Writings on Cricket.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw, the editor of this collection, was born in Lancashire and read anthropology at Cambridge, after which she spent two years i n the Himalayas studying the role of Buddhist nuns in Tibetan religion. Since returning to England in 1980 she has been employed as a trsearcher by Granada Television and is currently working with C.L.R. James in brixton, London.”,”PVSx-030-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”The Black Jacobins. Toussaint l’Ouverture and the San Domingo Revolution.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Preface to the Vintage Edition, Preface to the First Edition, Prologue, Bibliography, Appendix: From Toussaint L’Ouverture to Fidel Castro, About the Author, Index,”,”PVSx-031-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Party Politics in the West Indies.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Introduction by R.M. WALTERS, Preface, Author’s Dedication, Afterword, Notes, Appendix,”,”PVSx-032-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”The Future in the Present. Selected Writings.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”TEOS-116-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”A History of Negro Revolt.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”USAS-015-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Beyond a Boundary.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Robert Lipsyte was born in New York City. He is a sports columnist for the New York Times and the author of fifteen books including Nigger (the autobiography of Dick Gregory. With an Introduction by Robert LIPSYTE, Acknowledgements, Introduction to the American Edition, A Note on Cricket, Preface, Epilogue and Apotheosis, About the Authors, Index,”,”USAS-016-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”American Civilization.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw is a lecturer in visual anthropology at the University of Manchester, and was C.L.R. James’s personal assistant for the last six years of his life; Keith Hart is Director of the African Studies Center at Cambridge University. With an Afterword by Robert A. HILL, Introduction by Anna GRIMSHAW and Keith HART, Acknowledgments, Preface, Introductory, Conclusions, References, Appendix: The Americanization of Bolshevism (1944), Literary Executor’s Afterword by Robert A. HILL, Notes, Index of Names,”,”USAS-017-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Every Cook Can Govern.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”PVSx-033-FL” “JAMES Marquis JAMES Bessie R.”,”Biografia di una banca. Storia della Bank of America.”,”E’ la storia della Bank of Italy fondata nel 1904 da Amadeo Pietro Giannini a San Francisco, al centro della comunità italiana. Questo primo nome della Bank of America, National Trust & Saving Association, oggi (1970) è al primo posto nella graduatoria mondiale delle banche. Il panico del 1907: una lezione. La crisi e la depressione del 1907-1908 (…) La tempesta si stava già avvicinando. Era cominciata in Egitto, con scene di panico e corsa al denaro, gli sportelli delle banche presi d’ assalto e il fallimento di una delle più grandi banche di Alessandria. Secondo ad esserne investito fu il Giappone, poi la Germania, poi il Cile. La situazione del credito negli Stati Uniti si fece tesa nell’ estate del 1907, e la crisi fu soprattutto sentita nell’ est, poiché le banche dell’ ovest cominciarono a prelevare fondi di riserva. Le banche provinciali della California cominciarono a chiedere denaro a San Francisco e la Crocker National, come le altre banche, avvertì l’ esaurimento delle scorte. Fagan mutò parere e lodò Giannini per avere conservato dell’oro. (…) La Bank of Italy superò la crisi in modo trionfale. L’oro che Giannini aveva cominciato ad accumulare in maggio fu ammucchiato in gabbie perché tutti potessero vederlo; lo spettacolo era rassicurante e d’altronde la piccola banca, dietro richiesta specifica, pagava in oro. Non fece mai uso delle banconote di piccolo taglio emesse dalla Clearing House per far fronte alla scarsezza di liquido; e neppure una volta si appellò al diritto legale del preavviso per i prelevamenti a risparmio, una vecchia norma che prevedeva il preavviso da dieci a novanta giorni per prelevamenti che superassero i 100 dollari. Senza imporre restrizioni, pagando in moneta legale corrente anziché usando le banconote emesse dalla Clearing House, la banca di Giannini registrò più versamenti che prelevamenti in un periodo in cui il denaro contante scarseggiava. La banca, a fine d’anno, aveva depositi per 1.660.000 dollari. Nello stesso periodo l’attivo era salito da 1.899.000 a 2.221.000 dollari; una situazione di bilancio, insomma, per molti rispetti superiore a quella della Crocker, che perdette circa 4.000.000 di dollari nell’attivo e 3.000.000 di dollari nei depositi. Le altre otto banche nazionali di San Francisco dovettero registrare situazioni analoghe: sette ebbero una diminuzione dell’attivo e tutte una diminuzione nei depositi. Benché le conseguenze della crisi non fossero tanto gravi e di lunga durata, in confronto con quanto era accaduto nel 1873, la gente era preoccupata. Si ebbe una contrazione negli incassi delle industrie, del commercio e delle ferrovie e di altre attività. I prezzi dei prodotti agricoli, e in genere quasi tutti i prezzi, diminuirono. La disoccupazione aumentò e la ricostruzione di San Francisco subì un rallentamento. Nel gennaio del 1908 la Bank of Italy perdette 70.000 dollari di depositi, e il febbraio segnò un’ulteriore diminuzione. Lo stesso mese fallirono due piccole banche che erano sopravvissute alla grande crisi. (…) Questa atmosfera di depressione incombeva sulla California (…). Ma né la California né qualunque altro stato potevano guarire i mali del sistema bancario americano: il problema era di portata nazionale e lo si riconosceva come tale”” (pag 40-43)”,”USAE-003-FP” “JAMES Cyril Lionel Robert LEE Grace C. CHAULIEU Pierre”,”Facing Reality.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”MUSx-070-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Marinai, rinnegati e reietti. La storia di Herman Malville e il mondo in cui viviamo.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Cyril Lionel Robert James, nato a Port of Spain (Trinidad) nel 1901, emigra in Inghilterra nel 1932. teorico marxista, pioniere del movimento panafricanista, storico, scrittore, critico letterario e specialista di cricket. Nel 1938 si trasferisce negli Stati Uniti, dove scrive, tiene conferenze e organizza le attività del Socialist Worker’s Party. nel 1953 viene espulso e ritorna in Inghilterra dove continua la propria attività di scrittore e militante fino alla morte, avvenuta a Londra nel 1989.”,”BIOx-078-FL” “JAMES William, Admiral”,”Old Oak. The Life of John Jervis, Earl of St. Vincent.”,”””Jervis met every request from Nelson and Nelson always consulted Jervis before each of his offensive operations against the French preparations”” (pag 179)”,”QMIN-078-FSL” “JAMES Lawrence”,”Raj. The Marking and Unmaking of British India.”,”Lawrence James ha studiato storia e lingua inglese alla York University e si è laureato al Merton College (Research degree), di Oxford. Ha insegnato ed è diventato scrittore a tempo pieno dal 1985 pubblicando ‘The Golden Warrior: The Life and Legend of Lawrence of Arabia; ‘Imperial Warrior: The Life and TImes of Field Marshal Viscount Allenby, e il libro di successo ‘The Rise and Fall of the British Empire’. L’Impero anglo-indiano, noto anche come British Raj, fu un insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito accumulò e organizzò nel subcontinente indiano dal XVII al XX secolo 1. Il Raj britannico fu il possedimento che più di ogni altro rese l’Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell’impero e fu il principale esportatore di materie prime 1. L’idea di uno stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell’India, avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857 che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona inglese nella persona della regina Vittoria 12. Con l’indipendenza concessa nel 1947, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l’indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania 1. (f. cop.)”,”INDx-002-FSD” “JAMES David”,”Lord Roberts.”,”Frederick Sleigh Roberts, I conte Roberts, è stato un generale britannico che ha servito nell’esercito britannico per oltre 50 anni. Nato a Cawnpore, India, il 30 settembre 1832, Roberts era il figlio secondogenito del generale Abraham Roberts 1. Roberts si distinse per coraggio e tenacia in gioventù nella rivolta dei sepoys durante la quale venne decorato con la Victoria Cross 1. Si dimostrò uno dei più importanti e abili generali britannici dell’ Era vittoriana, guidando con successo le sue truppe nella seconda guerra anglo-afghana, dove condusse la famosa marcia su Kandahar, e soprattutto nella seconda guerra boera dove, dopo aver preso il comando, ristabilì con una serie di vittorie la situazione a favore dell’ Impero britannico 1. Promosso feldmaresciallo e comandante in capo del British Army, Roberts rimase uno dei più prestigiosi militari britannici fino alla sua morte, avvenuta in tarda età mentre ispezionava le truppe sul fronte occidentale all’inizio della prima guerra mondiale 1. (copil)”,”UKIQ-013-FSD” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”I giacobini neri. La prima rivolta contro l’uomo bianco.”,”JAMES Cyril Lionel Robert (Port of Spain,Trinidad, 1901 – Londra 1989). Emigrato in Inghilterra nel 1932. Teorico marxista e internazionalista, pioniere del movimento panafricanista, storico, scrittore, critico letterario e specialista di cricket. Nel 1938 si trasferisce negli Stati Uniti, dove scrive, tiene conferenze e organizza le attività del Socialist Worker’s Party. Nel 1953 viene espulso e ritorna in Inghilterra dove continua la propria attività di scrittore e militante fino alla morte. “”I giacobini neri””, pubblicato per la prima volta nel 1938 e più volte ristampato in inglese, è il suo libro più importante. (Dal risvolto di copertina). «Nell’anno 1789 la colonia francese di Santo Domingo nelle Antille francesi forniva alla madrepatria i due terzi del suo commercio internazionale e rappresentava il massimo mercato della tratta europea degli schiavi. Era la colonia più fiorente del mondo, l’orgoglio della Francia e l’invidia di ogni altra nazione imperialista, Nell’agosto del 1791 scoppiò sull’isola la rivolta degli schiavi, che si sarebbe protratta per i successivi 12 anni e sarebbe sfociata, nel 1803, nella dichiarazione d’indipendenza di Haiti. Storicamente, l’insurrezione antillese è la prima rivolta contro la schiavitù a conoscere un esito positivo; la prima forma di indisciplina di massa contro l’uomo bianco e la sua dominazione coloniale; il primo indelebile scacco degli eserciti nazionali di fronte a una moltitudine di schiavi. (…) A questa rivolta, e al suo principale protagonista Toussaint Louverture, guarderanno tutti i rivoluzionari che nell’arco dei due secoli si sono battuti per la liberazione delle popolazioni oppresse del Sud del mondo. Toussaint Louverture, l’ex schiavo nero che guiderà la sommossa contro gli eserciti europei, diventa così l’emblema di un’esperienza a cui guardare anche oggi, alla luce dei fallimenti di quei movimenti di liberazione nazionale che con tanta forza si opposero al colonialismo» (dal retro di copertina).”,”AMLx-008-FSL” “JAMESON J. Franklin”,”La rivoluzione americana come movimento sociale.”,”La rivoluzione e lo ‘status’ delle persone, la rivoluzione e la terra, industria e commercio, il pensiero e il sentimento popolare.”,”USAG-007″ “JAMESON Fredric”,”The Cultural Turn. Selected Writings on the Postmodern 1983-1998.”,”Fredric Jameson. Considerato il maggior teorico marxista americano, attualmente inegna Letteratura comparata presso la Duke University (North Carolina). Altri suoi volumi: Tardo marxismo. Adorno, il postmoderno e la dialettica, Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni, Una modernità singolare. Saggio sull’antologia del presente. Acknowledgements, Foreword by Perry Anderson, Notes, Index,”,”TEOS-098-FL” “JAMESON Fredric”,”Una modernità singolare. Saggio sull’ontologia del presente.”,”Fredric Jameson. (Cleveland, Ohio, 1934) Considerato il maggior teorico marxista americano, attualmente inegna Letteratura comparata presso la Duke University (North Carolina). Altri suoi volumi: Tardo marxismo. Adorno, il postmoderno e la dialettica, Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni, Una modernità singolare. Saggio sull’antologia del presente.”,”FILx-091-FL” “JAMESON Fredric”,”Postmodernismo, ovvero, La logica culturale del tardo capitalismo.”,”Fredric Jameson. Considerato il maggior teorico marxista americano, attualmente inegna Letteratura comparata presso la Duke University (North Carolina). Altri suoi volumi: Tardo marxismo. Adorno, il postmoderno e la dialettica, Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni, Una modernità singolare. Saggio sull’antologia del presente.”,”ECOI-145-FL” “JAMIN Jérôme”,”Le populisme aux Etats-Unis: la question du peuple. Première partie. – Le populisme aux Etats-Unis: le rejet de l’ élite.”,”Populismi, ideologie, e leader (pag 4) “”De nombreux observateurs considèrent que le concept de “”populisme”” est flou et qu’il ne sert qu’à décrire des acteurs politiques «qu’il est impossible de classer dans une seule catégorie» (8). Si on peut partager ce constat, notemment au niveau de l’usage politique et médiatique qui est fait de ce concept, ce dernier n’est pas pour autant vide de sens, il a même une longue histoire en Europe, mais surtout aux Etats-Unis dès la fin du 19ème siècle, et pour bien comprendre ce concept, l’ouvrage de Margaret Canovan «Populism», publiée en 1981 (9), reste une référence. Ce texte important fait partie des premiers livres sur le sujet (10), mais surtout, et nous ne feorns pas l’exception (11), la plupart des travaux sur le populisme s’inspirent ou font référence à ce dernier sans jamais remettre en question sa thèse principale. Canovan place l’opposition «peuple/élite» au coeur de son raisonnement. Dans la rhétorique populiste, explique-t-elle, le concept de «peuple» renvoie à l’idée de majorité et par inférence à l’idée de légitimité: le peuple représente un groupe majoritaire par rapport à d’autres composants de la population; son opinion est légitime et il faut l’écouter et en tenir compte; la légimité sous-entend également l’idée de «verité» voire de «vertu» (12). Cette particularité du populisme fait l’unanimité dans la littérature et il n’est pas rare de la retrouver aujourd’hui, plus de trente ans après, par example chez Ben Stanley lorsqu’il explique que l’idée de majorité renforce l’authenticité de la volonté du peuple (13), et par extension l’authenticité du peuple lui-même. Cette authenticité, nois le verrons plus bas, fonctionne en miroir avec l’élite mensogère et manipulatrice. (…)”” (pag 4) [(8) Ce qui ne veut pas dire que le concept est dès lors inutile mais qu’il faut l’utiliser en sachant exactement lesquelles de ses composantes sont susceptibiles de varier. Voit la conclusion «Seven Thesis on Populism» de l’ouvrage: Müller, Jan-Werner, ‘What is populism?, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 2016, pp. 101-103; et Van Kessel, Stijn, «The populist cat-dog: applying the concept of populism to contemporary European party systems», Journal of Political Ideologies, vol, 19, n. 1, 2014, p. 100]; (9) Canovan, Margaret, Populism, Londres, Junction Books, 1981; (10) Pour des travaux plus anciens sur la question voir notamment: Goodwyn, Lawrence ‘The Populist Moment’, Oxford University Press, 1978; Ionescu Ghita (ed.), Populism. Its meaning and National Characteristics, Londres, Weidenfield and Nicolson, 1869 (voir plus particulièrement la contribution suivante Worsley, Peter, «The Concept of Populism» pp. 212-250), et Saloutos, Theodor, ‘Populism: Reaction or Reform?, New York, Holt, Rinehart and Winston, 1968; (11) Voir notre contribution «Ideologies et populisme» dans l’ouvrage: Jamin, Jérôme, ac, ‘L’extrême droite en Europe’, Bruxelles, Bruylant, 2016, pp. 17-37. Le présent article reprend la thèse deféndue dans cette dernière; (12) Canovan, M., op. cit., p. 4; (13) Stanley, Ben, «The thin ideology of populism», Journal of Political Ideologies, 2008, n° 13, pp. 104-105]; La retorica populista non avrebbe il successo che si manifesta in Europa e negli Stati Uniti se non aggiungesse alla sua interpretazione della politica e della storia l’immagine dell’ uomo provvidenziale che vede le cose con più lucidità dei suoi concittadini, e che sa (che pretende di sapere) esattamente quello che bisogna fare, e in quale direzione occorre andare per lottare contro le minacce che le elites fanno pesare sul popolo. Il leader si presente come un uomo che fa parte del popolo che che ha le sue radici negli ambienti popolari e del mondo del lavoro. Si è fatto da solo e non deve il suo successo all’appoggio di una elite (pag 21) Revue Amnis Severiano Rojo Hernandez Aix Marseille Université Centre des Lettres et Sciences Humaines Département d’Etudes Hispaniques et Latino-Américaines 29 Avenue Robert Schuman 13621 Aix en Provence Cedex Courriel : amnis@revues.org”,”TEOP-527″ “JAMIS Rauda”,”Frida Kahlo.”,”JAMIS Rauda (1955) è figlia di un pittore messicano e di una romanziera cubana. Cresciuta in Francia, dopo studi d’arte di archeologia e psicologia ha intrapreso la carriera giornalistica e di scrittrice. Attualmente vive a Parigi. Trotsky al cinema. “”Frida chiacchierava allegramente con Jacqueline Breton, quando Trockij, tra lo stupore generale, espresse il desiderio di andare al cinema. Diego gli disse che era pericoloso, ma Lev Davidovic non volle sentire ragioni: pensava di avere diritto di approfittare un po’ di quella fuga. Sulla strada del ritorno a Città del Messico, una sera, in una cittadina, un cinema proiettava un western americano. Diego si sforzò ancora di dissuadere Trockij, ma senza successo. “”Nascondetevi il viso con un fazzoletto””, gli disse Diego, “”non rischiamo che vi riconoscano””. “”Ma non rischio niente!”” esclamò il russo, “”non qui!””. “”Non si sa mai, i nemici sono ovunque.”” Si accordarono. Il gruppo circondò Trockij per entrare nel cinema, e nella sala quasi vuota si sistemarono in cerchio attorno a Lev Davidovic. Il film non era bello: la colonna sonora e i tagli a cui era stato intempestivamente sottoposto non miglioravano certo il risultato. Ma, nonostante le pistole a portata di mano e la tensione dei presenti, il divertimento era abbastanza raro da essere apprezzato a qualsiasi costo. Ridevano tutti a crepapelle””. (pag 176)”,”BIOx-249″ “JANEWAY Michael”,”Republic of Denial. Press, Politics, and Public Life.”,”L’A è stato direttore del The Boston Globe, executive editor all’ Atlantic Monthly/ e decano alla Northwestern University’s Medill School of Journalism. E’ stato pure assistente speciale del segretario di stato Cyrus VANCE (1977-78). E’ professore alla Graduate School of Journalism alla Columbia University.”,”EDIx-024″ “JANGFELDT Bengt”,”La vie en jeu. Une biographie de Vladimir Maïakovski.”,”JANGFELDT B. “”(…) autumne 1922: l’expulsion d’Union soviétique de plus de cent soixante philosophes, écrivains, historiens, économistes, juristes, mathématiciens et autres intellectuels. L’idée de les expulser est due à Lénine, et le travail est exécuté par la Tchéka, qui forme en mai une commission spéciale dont la mission est de rassembler des informations sur les “”éléments antisoviétiques””. Mécontent du rythme du travail, Lénine écrit en juillet à Staline: “”Il faudrait expédier quelques centaines de ces messieurs à l’étranger, une bonne fois pour toutes. Nettoyons la Russie pour un bon moment””. Cette mesure, sans équivalent dans l’Histoire, est une nouvelle étape dans la politique du gouvernement visant à écraser dans l’oeuf toute opposition politique. Léon Trotski ne craint pas de la présenter come l’expression de “”l’humanisme bolchevisme””. Ces “”éléments”” que le gouvernement a décidé d’expulser son certes politiquement insignifiant, explique le commissaire à la Guerre, mais ce sont des armes potentielles entre les mains d’ennemis en cas de reprise des hostilités: “”Et dans ce cas nous serions forcés de les abattre, conformément aux lois de la guerre. C’est la raison pour laquelle nous préférons les expulser à temps, pendant que le calme règne.”” (pag 225)”,”RIRB-121″ “JANIGRO Nicole a cura; testi di FREUD JUNG FROMM FORNARI EIBL-EIBESFELDT GIRARD AHMED COLOVIC PAPADOPOULOS”,”La guerra moderna come malattia della civiltà.”,”Testi di FREUD JUNG FROMM FORNARI EIBL-EIBESFELDT GIRARD AHMED COLOVIC PAPADOPOULOS. Nicole JANIGRO, giornalista e traduttrice, è autrice tra l’ altro di ‘L’ esplosione delle nazioni’ (1999). Ha curato varie opere (v. retrocopertina). “”Il miglior esempio dell’ illusorietà e della inautenticità, che la necessità del sacrificio acquista nella guerra, ci è offerto dai kamikaze. Nel kamikaze il sacrificio del Sé vale come negazione delle proprie necessità di colpa, legate agli impulsi ostili verso il proprio oggetto d’ amore: processo che ci è rivelato dalla colpevolizzazione del nemico, nel rito feciale, presente, in una forma o nell’ altra in ogni guerra””. (Franco Fornari, Il fenomeno guerra) (pag 153) “”Quando la bandiera sventola, il nostro buon senso è nel suono della tromba””. Lorenz citava questo vecchio detto nel discutere i tranelli della lealtà dell’ uomo, della sua straordinaria capacità di eroismo quando si presenta una situazione che richiede la difesa del gruppo e dei suoi valori””. (Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Guerra, indottrinamento dell’ uomo e selezione di gruppo) (pag 180)”,”QMIx-120″ “JANIK Allan TOULMIN Stephen”,”La grande Vienna. Nella Vienna di Schöner, di Musil, di Kokoschka e del dottor Freud. La formazione intellettuale del grande filosofo Wittgenstein.”,”Rapporto uomo – Dio. “”Il fine dell’uomo kierkegaardiano è quello di «fare un salto nell’assurdo», che è il salto della fede, col quale la personalià finita si dedica tutta all’infinito. In questo rapporto l’amico o il compagno non sono più necessari. Kierkegaard passò tutta la vita tentando di far prendere coscienza di questa verità: «È un problema su cui riflettere: diventare cristiano… quando si è cristiani dalla nascita»”” (pag 159)”,”BIOx-008-FRR” “JANIK Allan TOULMIN Stephen”,”Wittgenstein’s Vienna.”,”I due autori insegnano filosofia rispettivamente all’ University of South Florida (Toulmin), e al La Salle College in Filadelfia (Janik).”,”AUTx-004-FSD” “JANKÉLÉVITCH Vladimir”,”L’ironie.”,”L’ ironia è un’attività spirituale infinita, come tutto ciò che è di provenienza mentale (pag 27) L’ironia è l’estrema coscienza, essa ci rende come si dice “”attenti al reale’ (pag 35) Nel libro ‘L’ironia’ di Vladimir Jankélévitch, la litote viene spesso citata come uno degli strumenti retorici che contribuiscono a creare l’ ironia. Jankélévitch esplora come l’ ironia possa essere utilizzata per esprimere concetti complessi e sfumati, e la litote è una delle tecniche che permette di farlo in modo sottile e indiretto 1. La litote La litote è una figura retorica che consiste nell’esprimere un concetto negando il suo contrario. In altre parole, si afferma qualcosa attenuando il giudizio attraverso la negazione di un’espressione opposta. Ad esempio, invece di dire “”è intelligente””, si potrebbe dire “”non è stupido”” ¹². Questa tecnica è spesso utilizzata per rendere un’affermazione meno diretta o per enfatizzare un concetto in modo sottile. La parola “”litote”” deriva dal greco antico “”litótes””, che significa “”semplicità”” o “”attenuazione””¹. (f. copilot)”,”FILx-590″ “JANKOWSKI Paul”,”Il lungo inverno del 1933. Alle origini della Seconda guerra mondiale.”,”Nell’inverno del 1933, in soli sei mesi il mondo cambiò improvvisamente rotta e si avviò sui sentieri che avrebbero portato alla Seconda guerra mondiale. Le tappe di questa escalation sono drammatiche: Hitler al potere in Germania, il Giappone all’invasione della Cina, Mussolini e l’Italia alla conquista dell’impero. Ovunque, la triade demoniaca di nazionalismo, autoritarismo e malcontento sociale travolge la democrazia.Un racconto appassionante che è anche un ammonimento per i nostri tempi. L’inverno del 1933 fu particolarmente lungo e rigido, e non solo da un punto di vista climatico. Nei pochi mesi che vanno dal novembre 1932 fino all’aprile del 1933 accaddero una serie di avvenimenti che avrebbero segnato il destino del mondo: Hitler arrivò al potere in Germania, il Giappone inviò le sue truppe al di là della Grande muraglia cinese e uscì dalla Società delle Nazioni, Mussolini puntò a sud, verso il Corno d’Africa, Roosevelt accentuò l’isolazionismo degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, la Gran Bretagna si ritirò nelle zone sicure del suo impero, la Francia cambiò tre governi. Ovunque si stavano alzando muri. La grande Conferenza mondiale programmata per affrontare la gravissima crisi economica si rivelò un fallimento totale e le tre potenze occidentali si contrapposero aspramente per i debiti di guerra, gli armamenti, la moneta, le tariffe daziarie e la questione della Germania. Alla fine di quel lungo inverno, il mondo postbellico si trasformò in un mondo prebellico. Riflessi nello specchio di quella stagione lontana, vediamo agitarsi sentimenti ed emozioni che provocano un brivido di identificazione col nostro tempo: demagoghi che sfruttano i fervori nazionalistici ed etnici, attacchi palesi e nascosti contro la democrazia, la consunzione sociale prodotta dalla crisi economica. Paul Jankowskiè Raymond Ginger Professor of History alla Brandeis University. Tra le sue numerose pubblicazioni, ‘Stavisky: A Confidence Man in the Republic of Virtue’ (2002), ‘Shades of Indignation: Political Scandals in France, Past and Present’ (2007) e ‘Verdun: The Longest Battle of the Great War’ (2014). Dalla prefazione. ‘A metà degli anni Trenta, chiunque avesse chiesto ai leader mondiali da quali forze fossero mossi, si sarebbe trovato di fronte a una variegata serie di risposte. Tutti, naturalmente, preferivano l’autoconservazione rispetto all’estinzione, ma la promessa, come la minaccia, la esprimevano in visioni storiche di varia forma e natura ? in termini di spazi e razze, i tedeschi come i giapponesi; di rinascita di una grandezza perduta gli italiani e gli ungheresi; di libertà dei mari e di tutto ciò che ne derivava, nel loro vasto impero, i britannici. I sovietici, con quasi altrettanta ragione dei polacchi e dei francesi, non cessarono mai di preoccuparsi per la difesa del proprio territorio. E così anche gli americani, decisi a isolarsi dalle perfide trappole del Vecchio mondo. Non sorprende che questi protagonisti tanto eterogenei procedessero per conto proprio sul piano diplomatico e militare. I britannici e i francesi accantonarono progressivamente la chimera della sicurezza collettiva ma rimasero sempre legati a un’idea di politica statale che era appartenuta a Richelieu, Castlereagh e Bismarck, fatta di trattati, progressive acquisizioni e compromessi; avevano in mente una guerra, se mai ve ne fosse stata una, che avrebbe perso in ferocia quello che avrebbe acquistato in durata, risparmiando ai loro popoli le devastazioni che tutti loro vividamente immaginavano. La Germania e l’Unione Sovietica, da parte loro, firmavano patti e proclamavano la medesima moderazione, ma fuori dai riflettori concepivano la pace come una condizione temporanea, e si preparavano per quando la guerra sarebbe arrivata: e si sarebbe trattato di una guerra di annichilimento dell’avversario’ “”Nel frattempo, nella Slesia tedesca, il generale Tuchacevsky comparve nel luogo in cui si svolgevano a settembre i giochi di guerra sulle rive dell’Oder, gli stessi cui assisteva Hindenburg . Gli addetti militari stranieri erano arrivati anche in rappresentanza di altri paesi: videro poco, fecero passeggiate e mangiarono bene. Ma la presenza del vicecommissario agli Affari militari e navali, a capo di una delegazione composta da una dozzina di ufficiali, fra i quali due generali di corpo d’armata, rese manifesto il desiderio dei sovietici di rinnovare le convenzioni militari con la Germania, mandare un segnale al governo von Papen e mantenere viva la possibilità di un’azione congiunta nell’eventualità di una guerra europea. Una cronica paura di accerchiamento da parte della Germania, antica quanto l’Impero guglielmino e forse quanto il Regno di Prussia, si associava ad una più recente fobia sovietica riguardo a una lega di ostili potenze capitalistiche, soprattutto europee. Per placare la prima e contrastare la seconda era nata nel 1922 a Rapallo una naturale complicità tra i due paesi, che era ancora ben viva quando Hitler nel gennaio del 1933 arrivò alla Cancelleria”” (pag 300) Tra i libri citati in bibliografia: – HAAS Richard, A World of Disarray: American Foreign Policy and the Crisis of the Old Order, Penguin, New York, 2017 – HILL Alexander, The Red Army and the Second World War, Cambridge University press, Cambridge, 2017 – KAGAN Robert, The Jungle Grows Back: America and our Imperial World, Knopf, New York, 2018 – SLUGA Glenda CLAVIN Patricia, a cura, Internationalisms: A Tweintieth-Century History, Cambridge University press, Cambridge, 2017 (contiene il saggio di Andrew WEBSTER, The League of Nations, Disarmament and Internationalism)”,”RAIx-399″ “JANNACCONE Pasquale”,”Moneta e lavoro.”,”””Le mutazioni monetarie furono frequenti e convulse durante il 1719 e il 1720; e ciò che più colpisce è la loro contradditorietà; abbassamenti e alzamenti delle specie metalliche (luigi d’oro e scudi d’argento), cui corrispondono aumenti e diminuizioni della lira in peso di metallo, si susseguono per più di venti volte nei due anni ed a così breve distanza che riesce difficile scorgere nel loro groviglio il filo conduttore della politica monetaria di Law”” (pag 108)”,”ECOT-056″ “JANNACCONE Pasquale”,”Scritti e discorsi opportuni e importuni (1947-1955).”,”La verità è molesta. “”Intendiamoci: “”importuno”” ed “”inopportuno”” sono lo stesso vocabolo per l’etimo e la forma grammaticale (…). «Importuno», invece, ha acquistato anche il significato di «molesto»; il quale tanto ha prevalso sull’altro (‘inopportuno’, ndr) che molto sovente proprio le azioni e le parole più importune a chi non garbano son quelle che alla fine si riveleranno le più opportune: “”Ché se la voce tua sarà molesta nel primo gusto, vital nutrimento lascerà poi quando sarà digesta”” (Dante, Paradiso, XVII, 130) Molesta è, quasi sempre, ogni verità troppo nettamente affermata…”” (pag 13, Al lettore) (P. Jannaccone, Scritti e discorsi, 1956)”,”ITAE-007-FP” “JANNE Henri LALOUP J. DAVIS D.M. GRYPDONCK M. LAMBILLIOTTE M. HICTER M. UYTERHOEVEN H. VAN-MECHELEN F. BONACINA F. AHTIK V. FELDHEIM P. ZINSOU E.D. SIVADON P. FOURASTIE’ J. DUMAZEDIER J. SCHEVENHELS L.”,”Come non lavoreremo domani.”,”In bibliografia: studi generali sul tempo libero, e sulla società del tempo libero”,”TEOS-296″ “JANOSSY Ferenc, collaborazione di Maria HOLLO'”,”La fine dei miracoli economici.”,” Marx. “”La ricerca è la avanguardia della produzione, sonda e verifica il terreno, indica la direzione da seguire. Quando non è all’altezza del suo compito può portare su strade senza uscita o fuori mano, fermando il progresso. Comunque sarebbe inutile che avanzasse più rapidamente della produzione, e le risulterebbe inoltre difficile staccarsi da questa produzione che la segue senza perdere le sue forze vitali, come Anteo staccato dalla terra. Il suo ruolo particolare ci vieta di considerare la ricerca come un settore specializzato dell’industria, anche se è evidente che ciò che la differenzia dalla produzione è il suo contenuto, e non la distinzione tra lavoro produttivo e non produttivo (1). Mentre la caratteristica della produzione è la ripetizione instancabile di un solo e unico processo lavorativo, – visto che non è la produzione in sé e per sé che costituisce la base della soddisfazione incessante dei bisogni dell’uomo, bensì la continua riproduzione, – l’attività di ricerca non ha bisogno di essere ripetuta (2) e i suoi risultati hanno effetto permanente, in quanto vengono applicati e non consumati. Questa distinzione non è sofistica, anzi ci permette di arrivare all’essenziale conclusione che mentre una duplicazione effettuata in un qualsiasi ramo industriale porta al raddoppio della produzione, è invece inutile raddoppiare solo quantitativamente il lavoro di ricerca. Non serve a niente neppure estendere adeguatamente l’attività in questione, se non si può far sì che il mutamento intervenuto nell’attività produttrice segua qualitativamente il suo ritmo.Il cambiamento qualitativo delle forze produttive costituisce in realtà l’elemento preponderante nell’interazione dello sviluppo delle forze produttive e della ricerca. Ne consegue che non è il limite superiore del ritmo del progresso che viene determinato dalle spese dell’attività di sviluppo, ma invece, inversamente, che è il livello necessario del costo della ricerca che dipende dal ritmo del progresso, esso stesso limitato dalle modifiche realizzabili nella produzione. La sopravvalutazione delle possibilità di aumentare il ritmo dello sviluppo economico accelerando o forzando il lavoro di ricerca, ossia il fatto di prendere l’effetto per la causa, proviene secondo noi proprio dalla separazione della ricerca dalla produzione e dal carattere di merce acquisito quindi dai risultati della ricerca stessa”” (pag 143-144-145) [Ferenc Janossy, collaborazione di Maria Hollò, ‘La fine dei miracoli economici’, Roma, 1974] [(1) Marx non distingue il ‘lavoro produttivo’ e il ‘lavoro non produttivo’ sulla base della loro natura concreta, ma semplicemente secondo il criterio del loro inserimento o meno nel contesto di un’impresa capitalistica. Il lavoro di Leonardo da Vinci quindi non era un lavoro produttivo, per quanto le sue scoperte potessero essere importanti, mentre è produttivo il lavoro di un qualsiasi maldestro operatore in un istituto capitalistico di ricerca. La distinzione fra lavoro produttivo e lavoro non produttivo non ha assolutamente nulla a che fare con la differenza fra lavoro ‘socialmente necessario’ e lavoro ‘non necessario’. A questo proposito Marx scrive senza equivoci: “”La stessa specie di lavoro può essere produttiva o improduttiva. Per esempio il Milton che scrisse ‘Il Paradiso perduto’ per cinque sterline, fu un ‘lavoratore improduttivo’. Invece lo scrittore che fornisce lavori dozzinali al suo editore è un lavoratore produttivo. Il Milton produsse il ‘Paradiso perduto’ per lo stesso motivo per cui un baco da seta produce seta. Era una manifestazione della ‘sua’ natura. Egli vendette successivamente il prodotto per cinque sterline. Ma il letterato proletario di Lipsia, che fabbrica libri (per esempio compendi di economia) sotto la direzione del suo editore, è un lavoratore produttivo; poiché fin dal principio il suo prodotto è sussunto sotto il capitale, e viene alla luce soltanto per la valorizzazione di questo. Una cantante che vende il suo canto di propria iniziativa è una ‘lavoratrice improduttiva’. Ma la stessa cantante, ingaggiata da un imprenditore che la fa cantare per far denaro, è una ‘lavoratrice produttiva’; perché essa produce capitale”” (K. Marx, ‘Teorie sul plusvalore, Editori Riuniti, Roma, 1971, I, pp. 599-600); (2) La ripetizione di una esperienza, che serve a controllare risultati anteriori, o la ripetizione che tende ad evitare la protezione dei brevetti, non è certo una vera e propria ripetizione. La stessa cosa si verifica per la ripetizione a scopo formativo, ad esempio di un nuovo gruppo di ricerca. Non bisogna lasciarsi indurre in errore dal fatto che bisogna ripetere un numero incalcolabile di volte i passi isolati dell’attività di ricerca, spesso anche come semplice routine, dato che questi costituiscono sempre i medesimi elementi di attività di ricerche diverse, combinati fra di loro in modo diverso e tale da portare a risultati uniti] (pag 143-144)”,”ECOT-291″ “JANOVER Louis”,”Maximilien Rubel. Un impegno per Marx.”,”Nato nel 1905 a Czernovitz, RUBEL è morto a Parigi nel 1996, a novantun anni. E arrivato in Francia nel 1931 ma ha cominciato a “”interessarsi a Marx in modo più sistematico”” solo una decina d’ anni dopo, quando “”un gruppo di giovani marxisti e anarchici”” sollecitò il suo aiuto per tradurre in tedesco un volantino che chiamava i soldati della Werhmacht all’ insubordinazione. (pag 16) “”Per volontà di Georges Gurvitch, suo direttore di tesi, Maximilien Rubel aveva dovuto rinunciare al titolo corrispondente al tema centrale del suo libro: “”Sociologia ed etica nell’ opera di Karl Marx””. Questo titolo originario della tesi di dottorato rende conto, meglio del titolo definitivo nelle sue due edizioni, dell’ argomento che vi è trattato. Ma Gurvitch aveva una concezione troppo personale della sociologia per ammettere il ruolo pionieristico di Marx nella preparazione del terreno scientifico di una teoria “”materialista e critica”” della società moderna. Dopo aver dapprima suggerito il titolo “”Biografia intellettuale””, alla fine concedette all’ Autore una formula più modesta””. (pag 29-30) “”Sulle sorte della MEGA, da una parte, e sulla mitologia “”comunista”” dell’ Ottobre, dall’ altra, si troveranno chiarimenti nei saggi raccolti in Marx critico del marxismo, In ogni caso, le questioni poste da Maximilien Rubel ci rinviano a un solo e medesimo problema: quello del destino postumo dell’ opera di Marx””. (pag 30) Marx confiscato dagli accademici. “”A riguardo, l’ edizione canonica – di cui si può dubitare che riservi “”scoperte sensazionali”” (Rubel), cioè elementi destinati a rovesciare la nostra conoscenza di Marx – nel clima attuale avrà nondimeno un effetto sicuro: essa contribuirà a mettere l’ ispiratore dell’ AIL al riparo della confisca da parte degli ortodossi di partito, ma ciò per darlo in pasto ai maestri dell’ esegesi accademica che, dopo aver sacralizzato l’ “”opera marxista””, pretendono oggi di fare dell’ opera marxiana”” un nuovo oggetto di ricerca specialistica. Rjazanov intendeva limitare la MEGA a 40 volumi, in cui i quaderni di estratti sarebbero stati soltanto opportunamente riassunti. Sarebbe stato fustigato per la sua “”foga abbreviatrice”” come lo fu Rubel da parte di uno scriba benpensante? La sorte che fu riservata a Rjazanov lo fa temere””. (pag 31)”,”MADS-348″ “JANOVER Louis”,”La tête contre le mur. Essai sur l’idée anticommuniste au XXe siècle.”,”JANOVER Louis”,”PCFx-101″ “JANOVER Louis RUBEL Maximilien”,”Materiali per un lessico di Marx: Guerra. Prima parte. [Matériaux pour un lexique de Marx: Guerre (Krieg) (1re partie)] / Materiali per un lessico di Marx: Esercito. [[Matériaux pour un lexique de Marx: Armée] / Bibliografia di Maximilien Rubel.”,”””Quando Marx debutta come giornalista, cittadino renano dalle idee liberali avanzate, son passati due anni dalla crisi europea provocata dal trattato di Londra: la quadruplice alleanza tra Russia, Inghilterra, Austria e Prussia per la protezione della Turchia (1840) aveva consacrato la sconfitta diplomatica della Francia ed era stata sul punto di provocare una guerra con la Germania, con la frontiera sul Reno come posta in gioco. I giovani hegeliani si opponevano alle tendenze reazionarie che – avendo per obiettivo lo smantellamento della Francia, bastione del liberalismo – esaltavano l’egemonia della Russia e dell’Austria tra le potenze europee. Arnold Ruge vedeva nello Stato francese l’ideale di una organizzazione politica ispirata ai principi della Rivoluzione francese; Moses Hess, nella scia di Heinrich Heine, si adoperava a dimostrare la necessità di un’alleanza tra Francia e Germania, evento che, ai suoi occhi, doveva annunciare il ribaltamento totale dei rapporti politici e sociali in Europa (Triarchia europea, 1841). La “”Rheinische Zeitung”” (1842-1843) contava tra i suoi collaboratori, oltre a Marx, numerosi rappresentanti dell’hegelismo “”di sinistra””, per i quali l’intesa della Francia e della Germania era tanto più urgente dal momento che l’influenza della diplomazia russa si esercitava con forza sulla politica interna prussiana. Questo avvicinamento franco-tedesco fu senza dubbio uno dei principali obiettivi dei “”Deutsch-französische Jarbücher”” (1844), ma non vi comparivano che nomi di tedeschi, quelli di Ruge e di Marx, di Hess e di Heine, di Herwegh e di Bernays, di Jacoby e di Engels. Nessuno scrittore francese aveva potuto o voluto unirsi a questo gruppo germanico. L’epopea napoleonica s’iscriveva, nella storia moderna della Francia, come un episodio di un movimento rivoluzionario che, cominciato nel 1789, si prolunga nel 1830 con il trionfo del liberalismo borghese, prendendo una dimensione sociale che annuncia una nuova fase dello stesso movimento. Napoleone aveva considerato lo Stato come un fine in sé, provocando così l’inevitabile scontro con la società civile uscita dalla rivoluzione e dal ciclo di guerre di conquista: “”[Napoleone] ha perfezionato il terrorismo mettendo al posto della rivoluzione permanente la guerra permanente”” [Marx-Engels, La Sacra famiglia, MEW, II, p. 130 (Opere complete, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 137)]. Le conquiste napoleoniche sembravano confermare un analogo insegnamento del passato dei barbari ove la guerra e il saccheggio agiscono come motori della storia: “”Nel popolo barbaro conquistatore la guerra stessa costituisce ancora […] una forma normale di relazioni, che viene sfruttata con tanto maggiore impegno quanto più l’aumento della popolazione, perdurando il rozzo modo di produzione tradizionale che per essa è l’unico possibile, crea il bisogno di nuovi mezzi di produzione”” [Marx-Engels, L’ideologia tedesca, 1845-1846, MEW, III, p. 23 (Opere complete, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 70)]”” [Louis Janover Maximilien Rubel, Matériaux pour un lexique de Marx: Guerre (Krieg), Economies et societés’, Cahiers de l’Ismea, 1981] (non inserito)”,”MADS-628″ “JANSEN Marc”,”A Show Trial Under Lenin. The Trial of the Socialist Revolutionaries. Moscow 1922.”,”Marc Jansen was born in 1946 in Amsterdam. He studied modern history at the University of Amesterdam and in 1979 received his ph. D. there. At present he is a research fellow at the International Institute of Social History in Amsterdam. Translated from the Dutch by Jean SANDERS, List of illustrations, Preface, list of abbreviations, list of abbreviations Used un the Notes, Notes, Bibliography.”,”RIRO-068-FL” “JANSEN Marc PETROV Nikita”,”Stalin’s Loyal Executioner. People’s Commissar Nikolai Ezhov, 1895-1940.”,”Marc Jansen teaches at Amsterdam University’s Institute of Russian and East European Studies and has written numerous books and articles on Russian and Soviet history. Nikita Vasil’evich Petrov, author of several books and numerous articles and an expert in Soviet terror history, is vice-chairman of Moscow’s Memorial Scientific Research Center. List of Illustrations, Preface, Notes, Index, foto,”,”RUSS-053-FL” “JANSEN Reinhard”,”Georg von Vollmar. Eine politische Biographie.”,”Buchausstattung Johannes Mühle, Vorwort dell’autore, Einleitung, note, verzeichnis der Abkürzungen, Quellen-und Literaturverzeichnis, personenregister”,”MGEx-247″ “JANSSON Wilhelm a cura; saggi di Robert SCHMIDT Rudolf WISSELL August WINNIG Otto HUE Heinrich SCHNEIDER Emil KLOTH M. KANSER Emil GIRBIG Peter BLUM Joh. SCHERM A. MEIDLER Heinrich STÜHMER Alons STAUDINGER H. KRÄTZIG Paul MÜLLER Wilhelm JANSSON”,”Arbeiterinteressen und Kriegsergebnis. Ein gewerkschaftliches Kriegsbuch.”,”Saggi di Robert SCHMIDT Rudolf WISSELL August WINNIG Otto HUE Heinrich SCHNEIDER Emil KLOTH M. KANSER Emil GIRBIG Peter BLUM Joh. SCHERM A. MEIDLER Heinrich STÜHMER Alons STAUDINGER H. KRÄTZIG Paul MÜLLER Wilhelm JANSSON”,”GERE-013″ “JANZ Oliver”,”1914-1918. La Grande Guerra.”,”Oliver Janz insegna Storia moderna alla Freie Universität di Berlino. Ha scritto libri e saggi dedicati alla storia della Germania e dell’Europa. (v. risvolto 4° copertina). Dirige anche “”1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War”” (www.1914-1918-online.net) Il Maggio 1915 in Italia. (pag 214) “”Il maggio del 1915 non fu solo un punto di svolta nella storia italiana il cui significato non verrà mai sottolineato abbastanza. Fu il punto di incontro di molte cose che fino ad allora erano rimaste divise, idee di destra e di sinistra, miti e pratiche. Nel segno della guerra, di una vaga speranza di rinnovamento e di ostilità a Giolitti si raccolsero la vecchia e nuova destra, il nazionalismo democratico e quello antiliberale, radicali di destra e di sinistra, miti della nazione e della rivoluzione. Mobilitare le masse per le strade e nelle piazze contro la classe dominante era stata fino ad allora una prerogativa del movimento operaio. Adesso divenne appannaggio anche della nuova destra populista, che pretendeva di parlare in nome della nazione. La violenza divenne mezzo legittimo per rimuovere il vecchio e il marcio, dapprima nella retorica politica e poi anche in concreto nella prassi. L’entrata in guerra fu infine un colpo di Stato e una ferita alla costituzione, se anche non formale: in teoria il re aveva infatti il diritto di stipulare contratti di alleanza e dichiarare guerra, ma di fatto il parlametno subì pressioni di carattere autoritario e plebiscitario, venendo scavalcato e svuotato di potere. Non è quindi strano che per i fascisti – così come l’esperienza dell’agosto del 1914 lo era stata per la destra tedesca – il “”maggio radioso”” abbia sempre rappresentato l’inizio della rivoluzione nazionale che sarebbe culmintata nella marcia su Roma. Il maggio 1915 fu l’inizio della fine dell’Italia liberale”” (119). La massa della popolazione, così come i soldati semplici, fin dall’inizio prese le distanze dalla guerra. L’entusiasmo contagiò solo le élite, in particolare l’intelloghenzia e la gioventù borghese. A dominare le masse furono invece atteggiamenti di rifiuto, indifferenza e rassegnazione”” (pag 214) (119) Cfr. A. Gibelli, ‘Italy’, cit., pp 466-68″,”QMIP-219″ “JAPPE Anselm”,”Guy Debord.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi.”,”TEOS-060-FL” “JAPPE Anselm”,”Guy Debord. Essai.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi.”,”BIOx-085-FL” “JAPPE Anselm KURZ Robert”,”Les Habits Neufs de L’Empire. Remarques sur Negri, Hardt et Rufin.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi. Robert Kurz, geb 1943, lebt in Nürnberg. Seit 1966 in der radikalen Linken aktiv, heute Redakteur und Mitherausgeber der Theoriezeitschrift Krisis. Kurz nato nel 1943, vive a Norimberga e dal 1966 è attivo nella sinistra radicale. Oggi è redattore e coeditore della rivista teorica Krisis.”,”STOx-097-FL” “JAPPE Anselm”,”L’Avant-Garde inacceptable. Réflexion sur Guy Debord.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi.”,”FRAP-009-FL” “JARAMILLO-GUERREIRA Miguel Angel”,”Guia del Archivio historico provincial de Lugo.”,”Lugo è un comune spagnolo di 98.560 abitanti capoluogo della sua provincia omonima, della comarca omonima, nella comunità autonoma della Galizia, in Spagna. La città fu fondata dai romani tra il 26 e il 12 a.C. in onore di Augusto; da qui il nome originale di Lucus Augusti.”,”ARCx-008-FSL” “JARDIN André TUDESQ André-Jean”,”La France des notables. 2. La vie de la nation 1815-1848.”,”JARDIN André nato nel 1912, specialista del XIX secolo, Maître assistant à l’université de Paris VIII. TUDESQ André-Jean, nato nel 1927, ha sostenuto la sua tesi su ‘Les grands notables 1840-1849’. Professore all’Università di Bordeaux. Le prime delocalizzazioni. Lione. “”Les journées de travail étaient longues, souvent de 15 heures. Villermé, qui les a observés en 1835-1836, considère les canuts comme plus travailleurs et plus sobres que les autres ouvriers lyonnais; leurs salaires étaient plus éléves ais ils étaient davantage menacés de chômage en raison du caractère de luxe de leur production. En 1835 on estimait qu’à Lyon et dans ses faubourgs il y avait 8000 chefs d’ateliers et 30.000 compagnons et apprentis. Le déplacement vers les campagnes voisines a été stimulé par la Fabrique lyonnaise qui cherchait ainsi à déconcentrer le tissage de la soie en espérant que le tissage rural, percevant de plus bas salaires, lui permettrait de contrebalancer la concurrence britannique. Dès la crise de 1825-1826, il y a 2000 métiers qui travaillent dans les cantons ruraux de l’arrodnissement de Lyon ou à Villeurbanne. Mais c’est surtout après les troubles de 1831 que s’opère cette implantation; en 1833, sur les quelque 40.000 métiers à tisser il y en a 17.000 dans Lyon, 9.000 dans les trois communes de La Croix-Rousse, La Guillotière et Vaise; plus de 5.000 dans les campagnes du départements voisins de la Saône-et-Loire, la Loire, l’Ain, la Drôme, et l’Isère. La manufacture concentrant la main-d’oeuvre est un fait exceptionnel; on ne cite guère que le cas de la Sauvagère sur le bord de la Saône près de Lyon, établie par un négociant de Francfort, Berna, qui employait 4 à 500 travailleurs. A la fin de la monarchie de Juillet l’ensemble de l’agglomération lyonnaise comprend 80.000 habitants (ouvriers et leur famille) qui vivent de la soie”” (pag 97)”,”FRAD-115″ “JARDIN André TUDESQ André-Jean”,”La France des notables. 1. L’évolution générale, 1815-1848.”,”JARDIN André nato nel 1912, specialista del XIX secolo, Maître assistant à l’université de Paris VIII. TUDESQ André-Jean, nato nel 1927, ha sostenuto la sua tesi su ‘Les grands notables 1840-1849’. Professore all’Università di Bordeaux. La rivoluzione del luglio 1830 “”Dans la nuit du 27 au 28 juillet [1830] le mouvement est devenu révolutionnaire, partout des barricades se sont élevées dans la moitié est de Paris, les jeunes républicains ont servi de cadres au petit peuple venu des faubourgs Saint-Antoine, guidant le pillage des boutiques d’armurerie, l’abattage des arbres des boulevards (auquel contribuèrent concierges et prorpriétaires des maisons voisines). C’est contre 8.000 hommes en armes au moins que se heurtent les troupes de Marmont. L’armée de ligne, dont les cadres subalternes sont souvent issus des armées de la Révolution et de l’Empire, est sensible à l’idée nationale dont se réclament les émeutiers, et elle fraternise souvent avec eux. Les trois colonnes qui doivent converger vers l’Hôtel de Ville se trouvent bloquées. Pendant ce temps l’opposition parlementaire propose un arbitrage, une délégation avec Laffite et Casimir Périer. Les généraux Lobau et Gérard demandent au maréchal Marmont de faire cesser le feu mais se heurtent à un refus, toutefois le chef des forces de l’ordre transmit l’objet de leur démarche au roi. Mais Charles X auprès de qui le baron de Vitrolles s’est entremis rejette toute démande de retrait des ordonnances, partageant les illusions de Polignac sur la situation. Le 29 juillet au matin Marmont ne peut plus guère compter que sur les Suisses et sur la garde; il se retirent du Louvre vers la barrière de l’Etoile. La caserme Babylone a été enlevée sous l’impulsion d’un jeune polytechnicien Vaneau tué dans le combat, et le Palais-Bourbon est aussi envahi par des insurgés. Paris est désormais aux mains des révolutionnaire, qui ont eu près de 800 tués et près de 4.000 blessés (les troupes eurent moins de 200 tués et 800 bléssés). Mais est-ce déjà une révolution?”” (pag 121)”,”FRAD-115-B” “JARDINE Douglas”,”Il Mullah del paese dei somali, 1916-1921.”,”Douglas Jardine segretario del governo della Somalia inglese Volume dedicato al governatore in SOmalia dal 1914 al 1922, Geofrey Francis Archer (‘al quale principalmente devesi la fine dei dervisci e la riaffermazione del prestigio inglese in Somalia’) (in apertura) ‘… nell’autunno del 1919 venne intrapresa l’ultima spedizione contro il “”Pazzo Mullah””. Ricordo bene la riluttanza del Governo a permettere questa spedizione, poiché tutti noi rifuggivamo dal pensiero di una nuova guerra, per quanto in piccola scala. Inoltre, in relazione alle nostre crescenti difficoltà finanziarie, il costo della spedizione, che, a giudicare dai precedenti esperimenti, poteva durare parecchi mesi ed implicare la spesa di parecchi milioni, costituiva una formidabile difficoltà. Mr. Churchill ed i suoi consiglieri del Ministero dell’Aeronautica riscirono a persuadermi che, con l’aiuto di forze aeree, l’opera poteva essere compiuta con maggiore economia di tempo e di spese che non per il passato; e di ciò, a mia volta, io riuscii a persuadere il Primo Ministro, il quale, una volta prospettatagli la situazione chiaramente, decise con l’abituale prontezza e permise la spedizione. Questa durò tre settimane e costò meno di 100.000 sterline, riuscendo a produrre la completa e definitiva rovina del Mullah, ch’era stato una spina nel fianco del Governo Inglese della Somalia per più di venti anni. È vero, come Mr. Jardine mette in evidenza, che questo risultato non fu dovuto interamente alla flotta aerea. È certo però, che senza l’assegnamento che noi avevamo fatto sulla cooperazione dell’aviazione contribuì molto al successo delle operazioni. Ma la campagna del 1919 fu solamente l’ultimo capitolo di una lunga storia; una storia piena di drammatico interesse, di avvenimenti e di avventure, di commoventi episodi; istruttiva per i militari, i governanti ed i diplomatici”” (pag 7-8, dalla prefazione di Milner) La morte del ‘Pazzo Mullah’ avvenne nel 1921″,”AFRx-126″ “JARMAN T.L.”,”Ascesa e crollo della Germania nazista.”,”T.L. Jarman ha studiato a Oxford e a Harvard: ha insegnato in India e in varie università inglesi. Durante il nazismo ha fatto frequenti, lunghi soggiorni in Germania e nei paesi vicini, compresi Balcani e Russia. Le conseguenze politiche, economiche e sociali della crisi economica del 1929 in Germania “”La crisi economica mondiale degli anni posteriori al 1929 fu catastrofica. Proprio perché era una crisi mondiale, prorio perché l’economia mondiale s’era così strettamente legata alla economia americana, i suoi effetti furono più gravi e più vasti d’ogni altra crisi precedente. Colse di sorpresa economisti e uomini di affari. (…) Negli Stati Uniti il New Deal del presidente Roosevelt aiutò il paese, con le opere pubbliche e i soccorsi, a superare la crisi. Che tuttavia, nel periodo più acuto, aveva visto, in cifre tonde, 12.000.000 di disoccupati negli Stati Uniti, 6.000.000 in Germania e 3.000.000 in Gran Bretagna. Particolarmente la Germania ebbe a soffrire di quel che accadde in America, perché negli anni della ripresa proprio i prestiti americani eran serviti a far rinascere la Germania e ad aiutarla a pagare le riparazioni. Ora invece cessavano i prestiti americani, e con la crisi statunitense si accrebbe vertiginosamente il numero dei disoccupati in Germania: 1.320.000 nel 1929 (settembre); 3.000.000 nel 1930 (settembre); 5.102.000 nel 1932 (settembre). Nei primi mesi del 1932, la disoccupazione aveva raggiunto punto di oltre 6.000.000; lo stesso accadrà agli inizi del 1933. Come nel caso dell’inflazione, era un fenomeno che toccava grandi masse di popolo tedesco, diffondendo in ogni ambiente insicurezza e sfiducia nel futuro. Nel 1928 e nel 1929 Hitler era tuttora un personaggio insignificante e il suo partito non aveva forza, ma la crisi economica gli diede un potente stimolo; l’accrescimento del partito nazista coincise con gli anni della depressione economica. La sua improvvisa e rapida ascesa a una posizione di importanza politica dominante appare con chiarezza dal numero dei voti nazisti e ei seggi al Reichstag (13): 810.000 voti 13 seggi nel 1928; 6.409.000 voti 107 seggi nel 1930 (settembre); 13.779.000 voti 230 seggi nel 1932 (luglio). Con le elezioni del settembre 1930 il partito nazista diventava il secondo partito di Germania, e Hitler un personaggio con cui fare i conti sul serio; con le elezioni successive, era il partito nazista il più grosso del Reich. (…) I mutamenti politici ed economici che la crisi avrebbe provocato non furono subito evidenti in tutta la loro gravità. Anche nell’estate del 1931, mentre le banche chiudevano, la vita continuava (…). Difficile rendersi conto della gravità della situazione. E invece, sotto la superficie, c’era tensione e anche profonda”” (pag 122-124)”,”GERN-183″ “JARMAN T.L.”,”Ascesa e crollo della Germania nazista.”,”””Dopo El Alamein e Stalingrado, fu il declino delle sorti naziste. Gli alleati avevano ormai forze e armi sufficienti a contenere la loro avanzata, e le andavano accrescendo in attesa degli eserciti tedeschi. Lo stratega Hitler poteva ormai soltanto condurre una battaglia ritardatrice, a meno che non fossero i suoi nemici a cedere da soli. E a tale scopo la propaganda nazista cercava di sfruttare continuamente le discrepanze fra Occidente e Russia Sovietica. Hitler, col suo solito intuito che gli faceva avvertire la realtà politica latente, previde la “”guerra fredda”” (1) – anche se fu proprio la sua azione ad attirare la Russia nel cuore dell’Europa, una volta distrutto con la guerra l’equilibrio delle forze. Dell’alleato russo i britannici non potevano non sospettare, perché – son parole di Göring – “”i britannici erano entrati in guerra per impedirci di andare ad oriente, ma non per consentire che l’oriente raggiungesse l’Atlantico”” (2). Hitler peraltro, anche se faceva vita sempre più ritirata e di rado compariva in pubblico, non abbandonava quel suo senso di missione, quella sua convinzione di dover compiere una “”revisione storica di misura mai vista””. La sorte doveva ancora mutare a suo vantaggio, pensava, come già era successo nel passato; la Provvidenza, che tante volte lo aveva salvato, avrebbe di nuovo mostrato la sua potenza. Hitler riponeva grandi speranze nelle nuove armi segrete – bombe volanti e razzi, che si andavano approntando”” (pag 289-290). [Note. (1) ‘Hitler Directs His War’, a cura di Gilbert, 1951, pag 117-18, Conferenza militare del 27 gennaio 1945; (2) Ibidem, cfr. un rapporto della BBC citato da Bullock, ‘Hitler’, 192, pag 664. Ne 1914 i famosi professori tedeschi Haeckel e Eucken, avevano protestato contro “”l’Inghilterra combattente al fianco di una potenza semiasiatica contro il germanesimo””. Citato in ‘War and Democracy’, di R.W. Seton-Watson e altri, 1915, p.9]. T.L. Jarman ha studiato a Oxford e a Harvard, ha insegnato in India e in varie università inglesi. Durante il nazismo ha fatto frequenti e lunghi soggiorni in Germania e nei paesi vicini, compresi Balcani e Russia. Le conseguenze politiche, economiche e sociali della crisi economica del 1929 in Germania.”,”QMIS-002-FGB” “JASNY Naum”,”Soviet Industrialization, 1928-1952.”,”Volume dedicato a ‘Vladimir Gustanovovich Groman, the planner, the fighter, the great man'”,”RUSU-214″ “JASPERS Karl”,”Origine e senso della storia.”,”JASPERS vede la grande svolta, l’ ‘asse’ della storia mondiale in quei secoli tra l’ 8OO e il 200 a.C. che segnarono il sorgere dell’ uomo così come è oggi. Sono i secoli che ebbero come protagonisti CONFUCIO, LAO-TSE, BUDDHA, ZARATHUSTRA, i profeti ebrei, OMERO, i presocratici e PLATONE. JASPERS (Oldenburg 1883-Basilea 1959) studiò dapprima diritto e medicina. Nel 1913 prese la libera docenza in psicologia e pubblicò ‘Psicopatologia generale’. Nel 1919 scrisse ‘Psicologia delle visioni del mondo’ che segnò il suo passaggio alla filosofia e costituì anche la prima espressione della corrente dello esistenzialismo tedesco. Nominato nel 1921 professore di filosofia all’Univ di Heidelberg, nel 1937 venne allontanato dai nazisti e sono nel 1945 poté riavere la sua cattedra. A partire del 1948 insegnò a Basilea. Tra le sue opere: ‘Filosofia’ (3 voll 1932), ‘Ragione ed esistenza’ (1935), ‘Filosofia dell’esistenza’ (1938), ‘La fede filosofica’ (1948). Di JASPERS le Edizioni di Comunità hanno pubblicato ‘Piccola scuol del pensiero filosofico’ e ‘La Germania tra libertà e riunificazione’.”,”STOx-005″ “JASPERS Karl”,”Max Weber. Il politico lo scienziato il filosofo.”,”JASPERS (Oldenburg 1883 – Basilea 1969). Compì i suoi studi universitari dedicandosi alla medicina, ma interessandosi nel contempo alla filosofia. Frutto della sua attività scientifica nel campo della psicologia è la Allgemeine Psychopathologie (1913; Psicopatologia generale). Nel 1921 conseguì a Heidelberg la cattedra di filosofia. Su Kierkegaard e Nietzsche approfondì il problema dell’esistenza che già gli pareva fondamentale e originario. Ma gli furono anche familiari i grandi filosofi della tradizione speculativa: Platone, Plotino, Cusano, Bruno, Spinoza, Kant, Schelling, Hegel. Nel 1932 pubblicò la sua prima opera fondamentale: Philosophie in tre volumi. Seguirono raccolte di conferenze e dei lavori su Weber, Nietzsche e Cartesio. Avverso al nazismo, durante la guerra riparò”,”WEBx-009″ “JASPERS Karl, a cura di Renato DE-ROSA”,”La mia filosofia.”,”””A contatto col Nietzsche l’ esercizio della propria educazione mentale riesce solo mediante un pensiero che tutto cerca di connettere insieme e a tutto ha qualche cosa da aggiungere di suo. Per questo è naturale che il Nietzsche sul principio raramente sia stato compreso con le sue singole pubblicazioni, ma per lo più, o non gli sia stato dato ascolto, o, come necessariamente doveva accadere, sia stato frainteso. Infatti, siccome i pensieri acquistano il loro vero significato solo quando vengono presi nel loro insieme, e non isolati gli uni dagli altri, essi potevano avere la loro vera efficacia solo dopo la pubblicazione degli scritti postumi.”” (pag 82) “”La scienza come mezzo e come fine. Dopo Bacone e Cartesio si è cercato di giustificare il concetto della scienza mediante la sua utilità. Le possibilità di servirsi del sapere per facilitare e rendere meno pesante il lavoro, per meglio soddisfare ai bisogni umani,per aumentare la buona salute, per regolare i rapporti politici e sociali, e finalmente anche per trovare e costituire la morale che occorre, tutte queste per Cartesio erano della ragioni decisive che spingevano a coltivare la scienza. Però, a considerar meglio le cose, si vede, in primo luogo, che ogni applicazione tecnica della scienza ha dei limiti (…)”” (pag 118) “”La scienza ha bisogno di guida. “”(…) La guida deve venire di dentro, dal fondo da cui vien fuori anche la scienza, da un principio originario che abbraccia ogni scienza. Questo principio è la ‘volontà incondizionata di sapere’. (…)””. (pag 120)”,”FILx-376″ “JASPERS Karl”,”Autobiografia filosofica. Vita e filosofia in una esperienza esemplare.”,”””Raggiunta la vecchiezza, il pensatore si sente meno che mai compiuto. Kant ha detto: “”Proprio quando siamo arrivati al punto di poter cominciare veramente dobbiamo ritirarci e lasciare la cosa ai principianti””. (pag 170) JASPERS Karl nato a Oldenburg in Germania nel 1883, cittadino svizzero dal 1967, è stato uno dei massimi filosofi del XX secolo. Le sue due opere maggiori sono ‘Philosophie’ (1932) e ‘Von der Wahrheit’ (1947). Ernst Mayer. “”Io per carattere ero riservato. Mi riusciva difficile avvicinare gli uomini. Fin dagli anni di scuola, nonostante parecchie relazioni, soffrivo di solitudine. Riservato fui da principio anche con Ernst Mayer, e cercai di fermarlo a ciò che si faceva nei corsi di medicina, a ciò che udivamo alle lezioni. Ma non vi riuscii. Il franco avvicinarsi di Ernst non era privo di rischi; date le convenzioni poteva prestarsi a malintesi. Al mio ingresso nel corso di anatomia egli aveva pensato: Questo è il primo tedesco che vedo! E gli parve giusto e ovvio avvicinarsi a uno studente così. Io rimasi commosso dalla sua aperta simpatia e dall’ interpretazione delle mie aspirazioni. Non mi era mai toccatoun così profondo riconoscimento della mia persona e delle mie possibilità. La mia riservatezza si dileguò, ma non ne seguì alcuna frattura, alcun eccesso di sentimentalismo. Ricambiai la simpatia con stupore e ne fui felice. Non notavo in lui alcuna traccia di adorazioen per me, anzi mi venivano critiche piuttosto aspre, per esempio, contro la mia maniera di dare allora giudizi rapidi, leggermente sprezzanti, di affermare decisamente senza motivare: “”Perche codesto disprezzo di fronte ad argomenti che per me hanno evidentemente molta importanza?”” mi obiettà quando stroncai il libro di Rickert che egli stava appunto studiando, e non tenni conto dell’ ambito nel quale il libro lo interessava. Capitava che ci eccitassimo in violente polemiche, ma, strana cosa, io non mi sentivo attaccato, bensì richiamato alla mia vera natura. Alla fine dell’ estate 1907 ci separammo. Il 14 lublio Ernst mi aveva fatto conoscere sua sorella, la mia futura consorte. Continuò gli studi in un’altra Università. Non siamo mai più vissuti in una medesima località””. (pag 74)”,”FILx-392″ “JASSIES Nico”,”Berlino brucia. Marinus van der Lubbe e l’incendio del Reichstag.”,”Nico Jassies dopo essersi dedicato al movimento squat lavora adesso (2008) come archivista all’ IISS di Amsterdam (Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam). Si è occupato per dieci anni della storia dell’incendio del Reichstag e di Van der Lubbe. ‘Il principale promotore del dogma “”Incendio del Reichstag uguale provocazione nazista”” è il giornalista e scrittore Edouard Calic, uno dei protetti del celebre professore di storia a Berna Walther Hofer, specialista del periodo 1933-1945, uomo politico, membro del parlamento svizzero e del Consiglio Europeo, noto come ‘mangiatore dei comunisti’. (pag 77) Tesi macchinazione nazista. “”In Francia lo stesso Hersch Fischler nel numero 630 della rivista ‘Historia’ (Parigi, 1999) pubblica un articolo (…) nel quale non esita a scrivere che “”Hofer e Calic avevano già provato che Van der Lubbe non avrebbe potuto incendiare da solo questo immenso palazzo con quattro miseri pezzi di diavolina di quella che si usa per le stufe a carbone. Secondo loro, è un Van der Lubbe drogato che sarebbe stato portato nel Reichstag contro la sua volontà. (…)”””” (pag 84)”,”GERN-210″ “JAUBERT Alain”,”Le commissariat aux archives. Les photos qui falsifient l’ histoire.”,”JAUBERT Alain è giornalista, scrittore e cineasta. Lenin e il telescopio. A Gorki …) chiuso nel dominio di un ex governatore di Mosca ove morirà il 21 gennaio 1924, Lenin dedica le molte ore di riposo forzato alla lettura. Qualche volta, guarda il cielo con l’ aiuto di un piccolo telescopio. Questa immagine scattata in modo insolito dalla sorella di Lenin, Maria Ulianova, ha sempre posto dei problemi ai censori. Così, nel corso degli anni, si è ridotto in diversi modi il tubo del telescopio che sembrava un cannone e pareva minacciare la tempia di Nadedja Krupskaia (1869-1939), la compagna di Lenin. Nelle versioni più recenti pubblicate dall’ Istituto per il marxismo-leninismo, si è risolto definitivamente il problema cancellando semplicemente l’ ingombrante e inquietante telescopio!”” (pag 38)”,”FOLx-019″ “JAULIN Robert, edizione a cura di Silvia BRILLI-CATTARINI e Carla PATANE'”,”La pace bianca. Introduzione all’etnocidio.”,”Robert Jaulin è nato nel 1928 e al 1953 è ricercatore per il CNRS. Ha maturato la sua esperienza di etnologo nel Ciad, dove ha soggiornato a più riprese dal 1954 al 1959 e presso i Motiloni. Nel 1968 ha partecipato attivamente al Maggio francese e ha tenuto corsi sull’etnocidio e l’etnologia neocoloniale.”,”AMLx-010-FFS” “JAURES Jean”,”Il socialismo e la Guerra.”,”[La patria e l’Internazionale. ‘Internazionale e patria sono ormai collegate: nell’Internazionale è la più alta garanzia dell’indipendenza delle nazioni, e le nazioni indipendenti sono gli organi più potenti e più nobili dell’Internazionale. Si potrebbe quasi dire: un po’ di internazionalismo allontana dalla patria, molto internazionalismo riconduce ad essa; un po’ di patriottismo allontana dall’Internazionale, molto patriottismo riconduce a lei. Nessuna contraddizione, dunque, per i proletari socialisti ed internazionalisti, nel partecipare attivamente all’organizzazione popolare di difesa nazionale. (…) La loro partecipazione attiva all’azione dell’esercito rinnovato è dunque una legge della moltiplicazione del proletariato e dell’azione socialista. Nè è impossibile che i proletari non riconoscano questa legge’ (da ‘L’Armée Nouvelle’, p. 463-464) (pag 22-23)] 1. “”Il proletariato non è al di fuori della patria. La frase famosa così ripetuta e sfruttata i n tutti i sensi che pronunciava, nel 1847, il Manifesto comunista di Marx e di Engels: «Gli operai non hanno patria», non era che un motto dettato dalla passione, una replica paradossale, e del resto poco felice, alla polemica dei patrioti borghesi, che accusavano il comunismo come distruttore della patria. E infatti, lo stesso Marx si affrettava a correggere ed a restringere il senso della sua formula, aggiungendo: «Certamente il proletariato deve prima conquistare il potere politico, deve erigersi a classe nazionale sovrana e costituirsi in nazione; e in questo senso egli appartiene ancora ad una nazionalità, ma non più come l’intende la borghesia». Sottigliezze assai oscure e vane assai. Come potrebbe il proletariato costituirsi in nazione, se la nazione non fosse già, se il proletariato non avesse con questa vivi rapporti? E se il ”Manifesto’ vuol dire semplicemente che una classe non ha patria finché della patria non è interamente padrona, che non avrà patria fino a che non abbia conseguito tutto il potere politico, esso deve allora proclamare per tutto il periodo dell’antica monarchia, dal timido sorgere dei Comuni fino alla Rivoluzione francese: «I borghesi non hanno patria». È la sostituzione di una serie di rivoluzioni astratte e artificiali alla profonda evoluzione rivoluzionaria, così spesso definita da Marx stesso con tanta forza. È la negazione sarcastica della storia medesima, di, ciò che la dialettica marxista ha di originale e di forte. È l’idea sacrificata all’espressione. (…)”” (L’Armée Nouvelle, p. 436-438)]. LEGGERE IN: Jean Jaures, Il socialismo e la Guerra, L’Emancipatrice, Paris, 1918 [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT (JAUx-010)”,”JAUx-010″ “JAURES Jean”,”Histoire socialiste de la Revolution francaise. 1.1 e 1.2. La Constituante 2. La Legislative 3. La Republique 4. La Revolution et l’Europe 5. La Mort du Roi et la chute de la Gironde 6. Le Gouvernement revolutionnaire”,”1.1 e 1.2. La Constituante 2. La Legislative 3. La Republique 4. La Revolution et l’Europe 5. La Mort du Roi et la chute de la Gironde 6. Le Gouvernement revolutionnaire La ‘Storia socialista della rivoluzione francese’ di JAURES è stata pubblicata dal 1901 al 1904. Albert MATHIEZ ne ha curato una nuova edizione dal 1922 al 1924 ripartendo l’opera in 8 volumi in luogo dei quattro primitivi. Questa edizione è stata ristampata senza modificazioni nel 1939, ristampa oggi esaurita.”,”FRAR-149″ “JAURES Jean”,”Pages choisies. Philosophie, art et socialisme l’ education du peupe l’avenir de l’humanité etudes et portraits historiques, le socialisme, l’internationale, la guerre et la paix.”,”contiene dedica”,”JAUx-015″ “JAURES Jean”,”L’ Organisation Socialiste de la France. L’ Armée nouvelle.”,”Libro dedicato al Capitano GERARD dal quale JAURES ha tratto le idee essenziali del libro.”,”JAUx-019″ “JAURES Jean a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. X. Il Governo rivoluzionario.”,”””L’ hebertismo era militarista per la sua propensione per la guerra illimitata”” (…)”,”FRAR-374″ “JAURES Jean a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. IV. La caduta della Monarchia.”,”Il giornale di Prudhomme citava questo apologo del saggio persiano Saadi: “”In quel tempo Arimane, il genio del male, accorgendosi che gli uomini illuminati disertavano i suoi altari, andò a trovare Oromase, il genio del bene, e gli disse: “”Fratello, da troppo tempo siamo discordi, riconciliamoci e teniamo un solo tempio per tutti e due””. – “”Mai!, gli rispose l’ accorto Oromase. Che ne sarà degli uomini, se non potranno più distinguere il bene dal male?””… (pag 261)”,”FRAR-375″ “JAURES Jean a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia Socialista della Rivoluzione Francese. X. Il Governo rivoluzionario.”,”””Non sai dunque, Danton, che basta esser patrioti per esser calunniati? Non sai di che cosa ti si accusa? Voglio dirtelo. Tu hai lasciato Parigi per emigrare, per offrire i tuoi servigi alla controrivoluzione. Non lo sapevi? Apprendilo dunque! Uomini nuovi venuti nella Rivoluzione, ma, a quanto sembra, più capaci di te e di me di servirla, hanno raccontato queste cose””. Anche questa volta Hebert; sotto quell’ aspra ironia, mantenne il silenzio, mentre Robespierre si impegnò allora per Danton a fondo, senza precauzioni tortuose, col desiderio evidente e vivo di salvare la grande forza rivoluzionaria. Ed anche su questo punto egli riuscì coraggiosamente a far retrocedere l’ hebertismo””. (pag 176) “”L’ hebertismo non ha una dottrina sociale”” (pag 155) “”L’ imperialismo hebertista. L’ hebertismo infine era militarista per la sua propensione per la guerra illimitata, divenuta per lui quasi una carriera, (…)”” (pag 169) “”E’ sempre permesso allo storico opporre ipotesi al destino. Gli è permesso di dire: questi sono gli errori degli uomini, questi gli errori dei partiti; e di immaginare che, senza quegli errori, gli avvenimenti avrebbero preso un’ altra piega.”” (pag 283)”,”SOCx-108″ “JAURES Jean”,”Les origines du socialisme allemand. These latine de Jean Jaures traduite par Adrien Veber.”,”””Marx aussi declare que dans l’ histoire il n’y a pas place pour la colere. ‘Certes je n’ai pas toujours depeint les hommes d’ argent et les bourgeois sous des couleurs de rose et de miel; mais je n’ attaque pas leurs personnes, car dans le milieu economique actuel ils ne peuvent agir autrement qu’ils n’agissent; ce ne sont pas des personnes mais de personnifications; des categories economiques’.”” (pag 88)”,”JAUx-031″ “JAURES Jean”,”Le manifeste communiste de Marx et Engels. Comment se réalisera le socialisme?”,”””Marx e Blanqui credevano entrambi ad una presa di possesso rivoluzionario del potere da parte del proletariato. Ma il pensiero di Marx era molto più complesso. Il suo metodo di Rivoluzione aveva degli aspetti multipli. E’ dunque in Marx soprattutto che voglio discuterlo. Ora, o preso interamente o preso da qualche punto di vista, è superato. Esso procede o con ipotesi storiche esaurite, o con ipotesi economiche inesatte””. (pag 3)”,”JAUx-034″ “JAURES Jean, a cura di Gilles CANDAR”,”””L’ intolérable”” (1859-1914).”,”JAURES (1859-1914) si è battuto per la difesa e i problemi della vita quotidiana dei lavoratori francesi ma si è anche battuto per la difesa dell’ identità culturale dei popoli d’ Asia ed Africa. Pace, lotta al colonialismo, difesa dei diritti dell’ uomo, socialismo, lotte sociali sono i temi toccati dagli scritti e discorsi di JAURES riportati nel libro. I testi di JAURES sono stati scelti e presentati da Gilles CANDAR: nato nel 1954, agregé d’ Histoire (1976) e segretario generale della Societé d’ Etudes Jaurésiennes dal gennaio 1982, ruolo in cui è stato preceduto da Jean-Pierre ROUX, Jean RABAUT, e Madame REGNIER-JAURES. Questa associazione è stata fondata nel 1959 dal professor LABROUSSE e oggi è presieduta da Madeleine REBERIOUX. Gilles CANDAR prepara attualmente una tesi sul terzo ciclo su Jean LONGUET (1876-1938), discepolo e continuatore di JAURES. E’ stato incaricato del tomo intitolato ‘Vers l’ unité socialiste 1904-1905′ dell’ edizione delle opere di JAURES in venti volumi dirette dalla REBERIOUX. Germania e Alsazia-Lorena. “”(…) Siamo, signori, nella necessità dolorosa di dire: la nazione francese è mutilata (…). Noi non dimentichiamo la ferita profonda ricevuta dalla patria, perché essa è allo stesso tempo una ferita profonda ricevuta dal diritto universale dei popoli (…). Ma se non riconosciamo il diritto di dimenticare, non riconosciamo e non riconosciamo a nessuno il diritto di odiare, perché il nostro stesso paese, per quanto nobile e buono sia, ha avuto pure lui, in passato, ed è nostro onore poterlo dire, nei riguardi dello stesso popolo che voi conoscete, lunghe ore di brutalità e di dominio arbitrario. E nelle colpe degli altri popoli riconosciamo troppo le colpe del nostro perché il nostro stesso patriottismo ci permetta di nutrire delle inimicizie mortali. Né odio, né rinunce! Ecco la nostra condotta.”” (pag 105, discorso del 7 marzo 1895 alla Camera dei Deputati)”,”JAUx-035″ “JAURES Jean, testi riuniti e presentati da Eric CAHM, collaborazione di Madeleine REBERIOUX”,”Oeuvres de Jean Jaurès. Tome 6. Les temps de l’ affaire Dreyfus (1897-1899). I. novembre 1897 – septembre 1898.”,”L’ edizione delle Oeuvres di Jean Jaures è preparata sotto la responsabilità della Societé d’ études jaurésiennes. M. REBERIOUX (presidente della Societé) e Gilles CANDAR sono i coordinatori editoriali. “”E’ Jean Grave a ripudiare le eccentricità individualiste, i paradossi d’ egosimo che sotto il pretesto dell’ autonomia assoluta rompono ogni solidarietà sociale. E’ Bancel che preconizza il movimento cooperativo. Entrano nei sindacati, nelle Borse del lavoro, che non accettano però, in alcun modo, la negazione dell’ azione politica. E in verità, è solo per uno scrupolo d’ amor proprio ove entra, sembra, qualche incoerenza, che i teorici anarchici non accettano l’ azione elettorale e parlamentare allo stesso titolo dell’ azione sindacale o corporativa. E’ dunque senza contraddizione e senza mancanza alcuna che la classe operaia costituita in partito politico accetta o ricerca la lotta per il suffragio universale, allo stesso tempo che si organizza in federazione economica.”” (pag 329)”,”JAUx-037″ “JAURES Jean LUXEMBURG Rosa”,”Eglises et socialisme.”,”‘Chiesa e socialismo’ (Kosciol a socializm) della Luxemburg è apparso per la prima volta in una rivista nel 1935 e poi nel 1937 sotto forma di opuscolo peR per edizioni del partito socialista SFIO (Librairie populaire du parti socialiste). L’ Eglise et la Laicité di Jean Jaures è apparso per la prima volta nei Cahiers Spartacus nel febbraio 1946. In quarta di copertina sono riportate citazioni di Sylvain Maréchal (da Epire aux ministres de tous les cultes, in Pour et contre la bible, 1801). “”La Chiesa cattolica d’ Austria possedeva, secondo le proprie statistiche, un capitale di oltre 813 milioni di corone, di cui circa 300 milioni in terre arabili e immobili, 387 milioni in obbligazioni con rendita; inoltre, essa prestava ad usura la somma di 70 milioni agli industriali, uomini d’ affari, ecc.. Ed ecco come la Chiesa, adattandosi ai tempi moderni, da signore feudale si trasforma in capitalista industriale e finanziario. Come altrevolte, essa continua a collaborare con la classe che si arricchisce a spese del proletariato industriale e rurale””. (pag 19, R. Luxemburg, Chiesa e socialismo)”,”JAUx-039″ “JAURES Jean”,”L’Église et la laïcité. Ou l’Eternité et les Circonstances.”,”Discorso di JAURES alla Camera dei deputati di giovedi 3 marzo 1904″,”JAUx-042″ “JAURES Jean, a cura di Madeleine REBERIOUX e Gilles CANDAR”,”Oeuvres. Les années de jeunesse (1859-1889). Tome I.”,”Madeleine REBERIOUX Presidente della Societé d’Etudes Jauressiennes Non compaiono i nomi di Marx ed Engels nell’indice se non nella nota di pag 415 dove si parla di Jules JOFFRIN (possibilista, antiboulangista) e di Edouard VAILLANT legato a Marx e a Blanqui e animatore del Comitato rivoluzionario centrale, antiboulangista ma ostile ai repubblicani moderati.”,”JAUx-044″ “JAURES Jean, a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. IV. La caduta della Monarchia. V. La Repubblica. VI. La Rivoluzione in Europa.”,”1. La Costituente 2. L’opera della Costituente 3. La legislativa 4. La caduta della monarchia 5. La repubblica 6. La rivoluzione in Europa 7. La Gironda 8. La Montagna 9. La fine della Gironda 10. Il Governo rivoluzionario Pag 11 3° volume: opinione di Marx Pag 219 Un comunista tedesco sconosciuto nel 1792: un libro comunista a Berlino nel 1792″,”FRAR-363″ “JAURES Jean, a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. VII. La Gironda. VIII. La Montagna.”,”1. La Costituente 2. L’opera della Costituente 3. La legislativa 4. La caduta della monarchia 5. La repubblica 6. La rivoluzione in Europa 7. La Gironda 8. La Montagna 9. La fine della Gironda 10. Il Governo rivoluzionario Differenza tra Jacques ROUX e BABEUF (pag 48) Articolo Hebert (pag 54) Appello Hebert a proletari pag 251″,”FRAR-364″ “JAURES Jean”,”Textes choisis. Tome premier. Contre la guerre et la politique coloniale.”,”JAURES Jean”,”JAUx-045″ “JAURÈS Jean”,”Louis XVI. Le procès de la royauté.”,”JAURÈS Jean “”Selon lui (Kant, ndr), les institutions traditionnelles, si brutale qu’elles soient, n’auraient pu se fonder et durer sans un certain consentement des opprimés (…). En second liue, la nécessité où est une révolution de recourir à la violence est un signe pour Kant que la préparation intérieure et profonde des esprits est insuffisante. Or, c’est cette préparation des esprits qui est pour Kant l’essentiel des révolutions; et, si elles sont superficielles, elles ne valent pas le sang qu’elles versent et les ruines qu’elles font. Voilà les points de vue de Kant sur la Révolution française et ils sont à l’avance marqués dans son oeuvre””. (pag 244)”,”FRAR-236″ “JAURES Jean KAUTSKY Karl, a cura di Jean-Numa DUCANGE”,”Le socialisme et la révolution française.”,”””Marx, en une page admirable, a déclaré que jusqu’ici les sociétés humaines n’avaient été gouvernées que par la fatalité, par l’aveugle mouvement des formes économiques; les institutions, les idées n’ont pas été l’oeuvre consciente de l’homme libre, mais le reflet de l’inconsciente vie sociale dans le cerveau humain. Nous ne sommes encore, selon Marx, que dans la préhistoire. L’histoire humaine ne commencera véritablement que lorsque l’homme, échappant enfin à la tyrannie des forces inconscientes, gouvernera par sa raison et sa volonté la production elle-même. Alors, son esprit ne subira plus le dispotisme des formes économiques créées et dirigées par lui, et c’est d’un regard libre et immédiat qu’il contemplera l’univers. Marx entrevoit donc une période de pleine liberté intellectuelle où la pensée humaine, n’étant plus déformée par les servitudes économiques, ne déformera pas le monde. Mais, à coup sûr, Marx ne conteste pas que déjà, dans les ténèbres de la période inconsciente, de hauts esprits se soient élevés à la liberté; par eux l’humanité se prépare et s’annonce. C’est à nous de recueillir ces premières manifestations de la vie de l’esprit: elles nous permettent de pressentir la grande vie ardente et libre de l’humanité communiste qui, affranchie de tout servage, s’appropriera l’univers par la science, l’action et le rêve. C’est comme le premier frisson qui dans la forêt humaine n’émeut encore que quelques feuilles, mais qui annonce les grands souffles prochains et les vastes ébranlements. Aussi notre interprétation de l’histoire sera-t-elle à la fois matérialiste avec Marx et mystique avec Michelet. C’est bien la vie économique qui a été le fond et le ressort de l’histoire humaine, mais, à travers la succession des formes sociales, l’homme, force pensante, aspire à la pleine vie de la pensée, à la communion ardente de l’esprit inquiet, avide d’unité, et du mystérieux univers. Le grand mystique d’Alexandrie disait: “”Les hautes vagues de la mer ont soulevé ma barque et j’ai pu voir le soleil à l’instant même où il sortait des flots””. De même, les vastes flots montants de la révolution économique soulèveront la barque humaine pour que l’homme, pauvre pêcheur lassé d’un long travail nocturne, salue de plus haut la première lueur de l’esprit grandissant qui va se lever sur nous”” (pag 153-154) [Jean Jaurés, Introduction, Histoire socialiste de la Révolution française, tome I][(in) Jean Jaurés Karl Kautsky, a cura di Jean-Numa Ducange, Le socialisme et la révolution française, 2010]”,”JAUx-048″ “JAURES Jean, édition revue par A. MATHIEZ”,”Histoire socialiste de la Revolution francaise. Tome III. La legislative.”,” Marx e Lassalle (pag 394) La posizione sociale di Robespierre (pag 397) L’opera sociale della rivoluzione (pag 405) “”Marx et Lassalle ont exprimé souvent cette pensée admirable que la révolution prolétarienne serait la vrai révolution humaine parce que les prolétaires ne pourraient invoquer aucun privilège, mais seulement leur titre d’homme. Ce n’est pas une forme de proprieté qu’ils feraient prévaloir, mais l’humanité toute pure, l’humanité toute nue, et la propriété nouvelle serait seulement le vêtement de l’humanité. Quand Dolivier, parlant au nom des paysans et ouvriers de l’Ile-de-France, démontre que les plus pauvres sont les vrais interprètes, les vrais gardiens des Droits de l’Homme, parce qu’ils ne sont en effet que des hommes, et qu’en eux aucun privilège d’aucune sorte ne fait obstacle à l’humanité, il oriente la Déclaration des Droits de l’Homme vers la grande lumière socialiste qui n’a pas encore percé, qui se lèvera avec le babouvisme, mais qui semble déjà s’annoncer au lointain des plaines et, d’un reflet à peine visible, peut-être illusoire, blanchir le bas de l’horizon”” [Jean Jaurès, ‘Histoire socialiste de la Revolution francaise. Tome III. La legislative’, Paris, 1938] (pag 394) “”Marx e Lassalle spesso espressero questo pensiero ammirevole che la rivoluzione proletaria sarebbe stata la vera rivoluzione umana perché il proletariato non poteva invocare alcun privilegio, ma solo il loro titolo di uomo. Non è una forma di proprietà che faranno prevalere, ma tutta l’umanità pura, la nuda umanità, e la nuova proprietà sarà solo la veste dell’umanità. Quando Dolivier, parlando a nome dei contadini e dei lavoratori della regione Ile-de-France, dimostra che i più poveri sono i veri interpreti, i veri custodi dei Diritti dell’Uomo, perché essi sono in effetti degli uomini, e che in essi nessun privilegio di sorta pregiudica l’umanità, dirige la Dichiarazione dei diritti dell’uomo verso la grande luce socialista che non si è ancora alzata, che sorgerà con Babuvismo ma già sembra annunciarsi dalle pianure lontane, e un riflesso a malapena visibile, può essere illusorio, rende chiaro il margine dell’orizzonte “””,”JAUx-051″ “JAURÈS Jean a cura, scritti di GUESDE Jules DÉVILLE Gabriel BROUSSE TUROT Henri VIVIANI FOURNIÈRE ROUANET MILLERAND ANDLER HERR DUBREUILH LABUSQUIÈRE John RICHARD Gérault”,”Storia Socialista, 1789-1900.”,”Contiene il saggio di Dubreuilh: ‘La Comune’. Jaures in conclusione: ‘Il bilancio sociale del secolo XIX’ Note a matita manoscritte a margine all’interno del volume”,”SOCx-008-FL” “JAURÈS Jean”,”Le socialisme et la vie. Idéalisme et matérialisme.”,”””De même, le socialisme transforme profondément l’idée de patrie et l’idée de famille. Ni la famille, ni la patrie ne sont es soi des organismes supérieurs et sacrés. L’une et l’autre doivent des comptes et des garanties à l’individu humain. Le socialisme n’applique pas à la famille la vaine et déclamatoire critique du romanticisme bourgeois”” (pag 76)”,”JAUx-052″ “JAURES Jean”,”Questions de méthode. (1901)”,”Questions de méthode Droits de l’Homme et Démocratie ePub- Mobi Jean Jaurès 978-2-36946-025-1 2019 histoire_de_la_révolution_de_1848_T2.pn Essai Philosophie On ne présente plus guère l’oeuvre politique et militante de Jean Jaurès. Mais, concernant son oeuvre intellectuelle, force est de constater que sa profusion la rend complexe à connaître dans son ensemble. Et pourtant, quelques grands textes de l’ancien député du Tarn contiennent à eux seuls l’essentiel de sa pensée. Questions de méthode est au rang de ces textes qui en une demi-centaine de pages exposent les conclusions de toute une oeuvre. Questions de méthode pose les principes du combat jauressien pour l’instauration d’une République socialiste. Pour cela, Jaurès y convoque ses grands ainés. Il y ferraille avec les présocialistes, les républicains du premier XIXe siècle et bien sûr avec les révolutionnaires de 1789. Il entend s’avouer leur héritier. Pour son grand projet socialiste, Jaurès démontre qu’il est indispensable d’interroger la pertinence de ce qu’ils nous ont laissé. Car nombre de leurs espérances n’ont pas encore trouvé à se réaliser. Le Socialisme, lui, s’y emploiera. Si deux méthodes s’affrontent dans le corps de son argumentaire, c’est évidemment que toutes ces affirmations viennent à l’encontre de l’héritage marxiste. Car pour Jaurès, le diagnostic est posé. Il est tranchant et sans appel. Marx et Engels, et par ricochet ceux s’en réclamant, ont tort pour tout ce qui touche à la question de l’héritage révolutionnaire. Si l’avenir du Socialisme est une question de méthode pour lui, c’est parce qu’il faut refuser Marx sur cette question. Questions de méthode, c’est un peu l’anti Manifeste du Parti communiste. C’est un texte de combat et un appel. Par et pour lui, Jaurès vise un Socialisme soucieux de démocratie. Il pense que le progrès social peut passer par la Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen. Avec ce texte, Jean Jaurès fonde la Social-démocratie. Il pense par avance le Socialisme des siècles d’après. Question de méthode frappe l’âme. C’est un texte exceptionnel de modernité et de prévenance.”,”JAUx-001-FGB” “JAURÈS Jean”,”L’esprit du socialisme. Six etudes et discours.”,”rileggere e inserire in sito M. “”Marx et Blanqui croyaient tous deux à une prise de possession révolutionnaire du pouvoir par le prolétariat. Mais la pensée de Marx était beaucoup plus complexe. Sa méthode de Révolution avait des aspect multiples. C’est donc chez Marx surtout que je veux la discuter. Or, tout entière et en quelque sens qu’on la prenne, elle est surannée. Elle procède ou d’hypothèses historiques épuisées, ou d’hypothèses économiques inexactes. D’abord, les souvenirs de la Révolution française et des révolutions successives qui en furent, en France et en Europe, le prolongement, dominaient l’esprit de Marx. Le trait commun de tous les mouvements révolutionnaires, de 1789 à 1796, de 1830 à 1848, c’est qu’ils furent des mouvements révolutionnaires bourgeois auxquels la classe ouvrière se mêla pour les dépasser. Dans cette longue période, la classe ouvrière n’était pas assez forte pour tenter une révolution à son profit; elle n’était pas assez forte non plus pour prendre peu à peu, et selon la légalité nouvelle, la direction de la révolution. Mais elle pouvait faire et elle faisait deux chses. D’abord, elle se mêlait à tous les mouvements révolutionnaires bourgeois pour y exercer et y accroître sa force; elle profitait des périls que courait l’ordre nouveau menacé par toutes les forces de contre-révolution pour devenir une puissance nécessaire. Et en second lieu, l’ambition s’étaient éveillées au coeur des prolétaires, qunad les diverse fractiosn révolutionnaires de la bourgeoisie s’étaient discréditées per leurs luttes réciproques, la classe ouvriére tentait, par une sorte de coup de surprise, de s’emparer de la Révolution et de la faire sienne.C’est ainsi que sous la Révolution française ne 1793, le prolétariat parisien pesa, par la Commune, sur la Convention et exerça une sorte de dictature. C’est ainsi qu’un peu plus tard Babeuf et ses amis tentaient de saisir, par un coup de main et au profit de la classe ouvrière, le pouvoir révolutionnaire. Ainsi encore après 1830, le prolétariat français, après avoir joué dans la Révolution de Juillet le grand rôle noté par Armad Carrel essaya d’entraîner la bourgeoisie victorieuse, et bientôt de la dépasser. C’est ce rithme de révolution qui s’impose d’abord à la pensée de Marx. Certes en novembre 1847, au moment où avec Engels il écrit le ‘Manifeste communiste’, il sait bien que le proétairat a grandi: c’est le prolétariat qu’il considère comme la vraie force révolutionnaire; et c’et contre la bourgeoisie que se fera la Révolution”” (pag 31-32) “”Marx e Blanqui credevano entrambi in una presa rivoluzionaria del potere da parte del proletariato. Ma il pensiero di Marx era molto più complesso. Il suo metodo della Rivoluzione aveva molteplici aspetti. È quindi soprattutto di Marx che voglio discuterne. Tuttavia, nella sua interezza e in qualunque senso la si prenda, è superata: nasce o da ipotesi storiche esaurite, o da ipotesi economiche imprecise. In primo luogo, i ricordi della Rivoluzione francese e delle rivoluzioni successive ne furono, in Francia e in Europa, l’estensione lo spirito di Marx. Il tratto comune di tutti i movimenti rivoluzionari, dal 1789 al 1796, dal 1830 al 1848, è che furono movimenti rivoluzionari borghesi ai quali, per superarli, si mescolò la classe operaia non era abbastanza forte per tentare una rivoluzione a proprio vantaggio; né era abbastanza forte per assumere poco a poco, e secondo le notizie legali, la direzione della rivoluzione. Ma poteva fare e ha fatto due cose. In primo luogo, si è unito a tutti i movimenti rivoluzionari borghesi per esercitare e aumentare la propria forza; ha approfittato dei pericoli del nuovo ordine, minacciato da tutte le forze della controrivoluzione, per diventare una potenza necessaria. E in secondo luogo, l’ambizione si era risvegliata nell’animo dei proletari, quando le varie frazioni rivoluzionarie della borghesia si erano screditate attraverso le loro lotte reciproche, la classe operaia aveva tentato, con una specie di attacco di sorpresa, di impadronirsi della Rivoluzione e di farlo proprio. È così che, sotto la Rivoluzione francese del 1793, il proletariato parigino pesava, attraverso la Comune, sulla Convenzione ed esercitava una sorta di dittatura. È così che, poco dopo, Babeuf e i suoi amici tentarono di impadronirsi, con un colpo di mano e a beneficio della classe operaia, del potere rivoluzionario. Così, ancora una volta dopo il 1830, il proletariato francese, dopo aver svolto il grande ruolo notato da Armad Carrel nella Rivoluzione di luglio, tentò di guidare la borghesia vittoriosa e presto di superarla. È questo ritmo della rivoluzione che per primo si impone al pensiero di Marx. Certamente nel novembre 1847, nel momento in cui con Engels scriveva il “”Manifesto comunista””, sapeva bene che il proletariato era cresciuto: era il proletariato che egli considerava la vera forza rivoluzionaria; ed è contro la borghesia che avverrà la Rivoluzione”””,”JAUx-001-FMB” “JAURÈS Jean, a cura di Madeleine REBÉRIOUX”,”La classe ouvrière.”,”Filosofo, storico, deputato, Jaurès è stato pure un leader operaio e un capo del movimento degli scioperi.”,”JAUx-002-FMB” “JAURÈS Jean, a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. Vol 1-10. 1. La Costituente; 2. L’opera della Costituente; 3. La legislativa; 4. La caduta della monarchia; 5. La repubblica; 6. La rivoluzione in Europa; 7. La Gironda; 8. La Montagna; 9. La fine della Gironda; 10. Il Governo rivoluzionario.”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. Vol 1-10. 1. La Costituente; 2. L’opera della Costituente; 3. La legislativa; 4. La caduta della monarchia; 5. La repubblica; 6. La rivoluzione in Europa; 7. La Gironda; 8. La Montagna; 9. La fine della Gironda; 10. Il Governo rivoluzionario. Dal primo volume. “”Se però ci sforzassimo a ridurre ad ogni costo in un coerente sistema le pagine che Jaurès scrive in apologia del materialismo storico quando polemizza con Bernstein, e le riserve che invece avanza altrove, mostreremmo di credere che non sia nostro dovere, in quanto storici del suo pensiero, di segnalare anche le contraddizioni esplicite ed implicite che esso contiene e mancheremmo di rispetto al vero. Vero è, invece, che anche nella concreta risoluzione di problemi storici, le perplessità di Jaurès sul metodo marxista ricompaiono, e che il suo dissenso si manifesta non solo nei confronti degli epigoni degeneri, ma anche dello stesso Marx e in particolare di quella che è forse la sua più acuta opera di interpretazione storica, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, proprio quell’opera – vedi caso – alla quale si richiamava Engels nella lettera a Bloch per dimostrare come fossero lontani dal maestro quei pretesi marxisti che riducevano il materialismo storico a determinismo economico! A qual proposito Jaurès credeva di dover rifiutare il modello storiografico del ’18 brumaio’? Giova richiamare brevemente la questione, anche perché si trattava di uno dei problemi centrali della storia della Rivoluzione. Si trattava, cioè, di definire il contenuto sociale della politica girondina e del conflitto fra la Gironda e la Montagna. Jaurès ha descritto con grande efficacia l’involuzione reazionaria dei girondini; ha mostrato come essi siano passati gradatamente dal blocco rivoluzionario al blocco controrivoluzionario, come intorno a loro si siano raccolte le forze dei «proprietari», dei borghesi spaventati dalla minaccia alla proprietà che viene dal movimento popolare guidato dal Comune di Parigi; ha descritto come, a conclusione della loro involuzione, i girondini si siano trovati alla fine a combattere su un fronte comune con i realisti; ma quando si appresta a formulare un giudizio di carattere generale circa la Gironda e le cause della caduta, egli arretra di fronte alle conclusioni che pure sembrano discendere direttamente dal suo stesso racconto, e dalla documentazione che ha illustrato. Rifiuta l’opinione di uno storico moderato come il Sybel, secondo il quale i girondini si erano ridotti ad essere partito esclusivo della borghesia, e seguendo piuttosto la traccia dell’Aulard, conduce il confronto tra montagnardi e girondini sul terreno dell’ideologia, ove non rintraccia differenze sostanziali: ne conclude che l’involuzione reazionaria e la conseguente caduta della Gironda furono determinate solo dal gretto spirito di partito e di fazione che animava i suoi membri. Due pagine dopo rileva tuttavia come questo rinchiudersi della Gironda in se stessa avesse avuto origine dall’irrompere sulla scena di quelle «forze nuove delle quali Parigi era il centro»; ma la resistenza dei girondini a queste forze sarebbe stata dettata dall’egoismo del potere, dall’ambizione, dall’orgoglio, cioè dalle più comuni passioni umane, non da antagonismi sociali. Ciò vuol dire, per Jaurès, che la lotta di classe non è ‘all’origine’ della lotta politica tra montagnardi e girondini, ma tuttavia egli non nega che ‘in un secondo tempo’ il conflitto politico abbia assunto anche il contenuto di un conflitto di classe: «Naturalmente, e attraverso la critica che essa applicava alle forze nuove della democrazia, la Gironda si costituì delle tesi politiche politiche e sociali. Ma queste tesi non erano il ‘fondamento originale’ della politica girondina. Erano il pretesto, trovato dopo (‘après coup’), di un’opposizione denigratrice, orgogliosa ed aspra. Senza dubbio, il sordo conflitto sociale non tardò a mescolarsi alla politica dei partiti. Ma ‘a questa data esso non ne costituisce il fondo»”” (pag XL-XLII) [Gastone Manacorda, introduzione all’opera di Jean Jaurès, ‘Storia socialista della Rivoluzione francese’, Cooperativa del libro popolare, MIlano, 1953] Seconda parte del brano: F. Engels: la coscienza di classe non deve di necessità essere chiara in chi conduce l’azione politica. E a volte sono gli storici che smarriscono il vero senso delle lotte politiche. “”È vero, sì, che i girondini retrocessero fino a diventare una specie di «borghesia fogliantina», ma, dopo aver citato i giudizi, nettamente favorevoli alla interpretazione classista, del Levasseur e del Baudot, Jaurès conclude che questa innegabile involuzione reazionaria era frutto del loro gretto spirito di parte, e non di coscienza di classe, che «se i girondini vollero fermare la Rivoluzione sulla borghesia, ciò avvenne soprattutto perché essi pretesero fermarla sulla Gironda». Conflitto di partito, dunque, sul quale si innesta il conflitto di classe; origine ideale, passionale e non economica. Si noti che Jaurès fa questione soprattutto di prima e di poi, cioè della possibilità di stabilire, o no, un rapporto di causa diretta fra lotta di classe e lotta politica, ed anche fra coscienza di classe e spirito di partito: posta la questione in questi termini, egli per poter affermare che i Girondini sono il partito dell’alta borghesia, sembra chiedere la testimonianza del legame diretto fra gruppo economico e partito politico, o della consapevolezza da parte dei politici di essere rappresentanti di ben definiti interessi di classe. Ma il marxismo ha sempre ammesso che questo legame può ben esistere senza che nei contemporanei se ne abbia piena consapevolezza: il riflesso degli interessi di classe sulle ideologie politiche assume di volta in volta aspetti diversi, la coscienza di classe ora è patente e dichiarata, ora più o meno occulta. Certo, Jaurès non ritrovava nei girondini quella coscienza borghese tutta spiegata che aveva incontrato nei costituenti e in particolare nelle pagine di Barnave da lui così acutamente messe in luce, nel primo volume dell’opera, e questo gli pareva motivo sufficiente per porre in dubbio una definizione classista del partito girondino, laddove avrebbe dovuto soltanto escludere, se mai, che i girondini avessero avuto chiara coscienza di rappresentare gli interessi esclusivamente borghesi. Opporre al marxismo una tesi del genere, in realtà non aveva senso: Marx ed Engels non avevano mai stabilito un rapporto di causa ed effetto fra interessi di classe e azione politica (26), né mai avevano sostenuto che la coscienza di classe debba di necessità essere chiara in chi conduce l’azione politica. Lo storico ha una quantità di dati e di esiti a sua disposizione che gli consentono di giudicare da un punto di vista superiore a quello degli attori dei fatti e quindi di attribuire alle loro azioni anche significati dei quali essi non ebbero coscienza, o non la ebbero pienamente. Ma non di rado – aveva già osservato Engels – avviene tuttavia il contrario e sono gli storici che smarriscono il vero senso delle lotte politiche invece di illuminare ciò che nella coscienza dei protagonisti della storia è oscuro (27)”” [(pag XLII-XLIII) [Gastone Manacorda, introduzione all’opera di Jean Jaurès, ‘Storia socialista della Rivoluzione francese’, Cooperativa del libro popolare, MIlano, 1953] [(26) Engels a Konrad Schmidt, in op. cit., p. 83: «quel che manca a tutti questi signori è la dialettica. Essi vedono sempre solamente qui la causa, là l’effetto. Non arrivano a vedere che questa è una vuota astrazione…»; (27) «La lotta della classe oppressa contro la classe dominante diventa necessariamente una lotta politica, che si dirige in primo luogo contro il dominio politico della classe dominante. La coscienza del legame tra questa lotta politica e la sua base economica si attutisce e può anche sparire del tutto. Anche quando ciò non avviene per coloro che vi partecipano, avviene quasi sempre per gli storici. Tra le antiche fonti relative alle lotte interne della Repubblica romana, solo Appiano ci dice chiaramente e apertamente di che si trattava in fin dei conti: cioè della proprietà fondiaria», Engels ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia tedesca’. Trad. it. P. Togliatti, Roma, Ed. Rinascita, 1950, p. 65]”,”JAUx-004-FGB” “JAVARY Cyrille J.D., WANG Alain”,”La Chine nouvelle. “”Être riche est glorieux””.”,”JAVARY Cyrille J.D. formatore in impresa e consulente in cultura è traduttore di Yi Jing (Classico dei cambiamenti), il testo base del mondo cinese. E’ anche l’A di una quindicina di libri sulla Cina antica e contemporanea. Alain WANG sinologo e formatore, dirige un cabinet de conseil per le imprese europee desiderose di impiantarsi in Cina. Interviene all’ Ecole centrale de Paris, all’ ESC di Rouen e all’ Audiencia di Nantes. “”Les pressions des Etats-Unis sur les alliés asiatiques (Japon, Corée du Sud), conjuguées avec l’ embargo européen sur les ventes d’armes en vigueur depuis la répression de Tien’anmen, ont amené le gouvernement chinois à developper ses propres systèmes de défence et d’armement et à faire de la Russie son fournisseur principal d’équipements. Les avions de combat et les navires chinois sont de plus en plus modernes. Un réseau de 70 satellites dans l’ espace observe la Terre à des fins civiles et militaires. La Chine disposera en 2010 de plus de 2000 missiles balistiques.”” (pag 41) “”I principali obiettivi della modernizzazione del settore della difesa sono stati recentemente confermati dal governo: riconversione del 10% degli effettivi, rivalorizzazione dei salari e delle condizioni di vita dei militari, acquisizione di materiali e di tecnologie sofisticate. Il 15 giugno 2005, il governo decide di stimolare il “”Grande Balzo in avanti tecnologico dell’ industria della difesa”” aprendo agli investitori privati, compreso alle società a capitali stranieri, la produzione e lo sviluppo di materiali d’ armamento””. (pag 41)”,”CINE-020″ “JAY Martin”,”The Dialectical Imagination. A History of the Frankfurt School and the Institute of Social Research. 1923.1950.”,”Martin Jay è nato a New York nel 1944 e ha studiato all’Union College , alla London School of Economics, alla Harvard University dove ha ricevuto il Ph.D. nel 1971. E’ stato Assistente Professore di storia all’Università della California, Berkeley. Ha pubblicato articoli e saggi su molte riviste tra cui ‘Partisan Review’ e ‘Dissent’. La Scuola di Francoforte dalla Francia all’America. “”Before turning to the Institut’s analysis of American society, its history during the war must be brought up to date. With the expansion of fascism’s power in Europe and America’s entry into the war there came a general reorganization of the Institut’s institutional structure and a reevaluation of its goals. The French branch, the sole remaining Institut outpost in Europe at the outbreak of the war, was closed with the occupation of Paris in 1940. During the thirties, the Paris office had not only been a liaison with the Institut’s publishers and a source of data for the ‘Studien über Autorität und Familie’, but also a link with the French academic and cultural community. Walter Benjamin was not the only contributor of articles to the ‘Zeitschrift’ living in Paris. Other pieces were written by Celestin Bouglé, Raymond Aron, Alexandre Koyré, Jeanne Duprat, Paul Honigsheim, Maxime Leroy, Bernard Groethuysen, and A. Demangeon. In 1938 Bouglè was one of two distinguished European scholars to deliver a series of public lectures at the Institut’s New York branch (Morris Ginsberg was the other). Now the link was broken. In addition, the Librairie Félix Alcan could no longer continue to print the ‘Zeitschrift’. Instead, the Institut decided to publish in America the third section of the 1939 volume, which appeared in the summer of 1940. This necessitated a reversal of the Institut’s long-standing unwillingness to write in English. As Horkheimer explained in his foreword to the rechristened (reinaugurated, ndr) ‘Studies in Philosophy and Social Science’: “”Philosophy, art, and science have lost their home in most of Europe. England is now fighting desperately against the domination of the totalitarian states. America, especially the United States, is the only continent in which the continuation of scientific life is possible. Within the framework of this country’s democratic institutions, culture still enjoys the freedom without which, we believe, it is unable to exist. In publishing our journal in its new form we wish to give this belief its concrete expression”” (112)’ (pag 167) [(112) Horkheimer, Foreword to SPSS VIII, 3 (1939), p. 321. This was actually dated July 1940″,”TEOC-682″ “JEAN Carlo a cura, saggi di Luigi BONANATE Umberto CURI e Antonio STRAGA’ Rocco BUTTIGLIONE Pier Paolo PORTINARO Sergio COTTA Massimo CACCIARI Massimo DONA’ Romano GASPAROTTI Gianni BAGET-BOZZO Umberto GORI Nicola BELLINI Patrizio BIANCHI Virgilio ILARI Achille ARDIGO’ Carlo JEAN Renata LIZZI Carlo PELANDA”,”La guerra nel pensiero politico.”,”Saggi di Luigi BONANATE Umberto CURI e Antonio STRAGA’ Rocco BUTTIGLIONE Pier Paolo PORTINARO Sergio COTTA Massimo CACCIARI Massimo DONA’ Romano GASPAROTTI Gianni BAGET-BOZZO Umberto GORI Nicola BELLINI Patrizio BIANCHI Virgilio ILARI Achille ARDIGO’ Carlo JEAN Renata LIZZI Carlo PELANDA. “”Ancora, nel classico lavoro della Arendt viene ricordato come – da Weber a Wright Mills – vi sia consenso sul giudizio che “”la violenza non è altro che la più evidente manifestazione di potere””. (…) Ancora la violenza è di solito strumentale al conseguimento di qualche fine (ad es. Engels, Marx), ma talora è vista anche come fine da raggiungere (Fanon, De Maistre, Marinetti, Sorel) (1). In ogni caso – come si vedrà – la violenza ha una sua propria razionalità. Violenza politica e violenza internazionale. (…) Le forme di violenza politica più note sono quelle che si esauriscono, o trovano il loro humus di base, nel contesto interno. Così costituiranno modi di essere della violenza politica le sommosse, le ribellioni, le rivoluzioni, le guerriglie, i colpi di stato, gli atti terroristici, etc.. In particolare, una certa ideologia lega in modo molto stretto violenza a rivoluzione, giustificando quella come “”risposta””, “”difesa”” alla “”violenza concentrata ed organizzata della società”” (Marx). (…) In ogni caso, e cioè sia per quanto riguarda il campo interno che quello internazionale, la violenza (rectius, gli atti di violenza) viene vista come “”indicatore”” di tensioni in certe “”aree di problemi”” o “”regioni”” del mondo. Da questo punto di vista l’ analisi della violenza è importante ai fini della previsione della conflittualità internazionale””. (pag 188-189) (1) L. Bonanate, Violenza politica, in P. Farneti (a cura), Il mondo contemporaneo. Politica e società. La Nuova Italia, 1979″,”QMIx-154″ “JEAN Carlo”,”L’uso della forza. Se vuoi la pace comprendi la guerra.”,”Carlo Jean (Mondovì 1936) ufficiale degli alpini è docente di studi strategici alla LUISS e presidente del Centro Alti Studi Difesa. Collabora a ‘Limes’. Ha scritto ‘Geopolitica’.”,”ITQM-164″ “JEAN Carlo”,”Geopolitica economica.”,”Jean Carlo è presidente del CSGE e docente alla Luiss. Mario Arpino è un ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa. “”Nell’approccio della geopolitica economica, la geoeconomia non sostituisce la politica – come Edward Luttwak aveva sostenuto una decina di anni fa – ma ne costituisce uno strumento a fianco della geostrategia e della geoinformazione. Le strategie mediante cui valorizzare tutti gli strumenti di potenza di uno Stato hanno però subito i mutamenti intervenuti in campo tecnologico e nei contesti interno e internazionale””. (pag 131)”,”EURE-082″ “JEAN Carlo TREMONTI Giulio”,”Guerre stellari. Società ed economia nel cyberspazio.”,”Giulio Tremonti, professore ordinario nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia ed avvocato, è stato Ministro delle Finanze ed è attualmente deputato al Parlamento italiano. Carlo Jean, generale, è docente di Studi Strategici alla Luiss – Guido Carli. É stato Consigliere Militare del Presidente Cossiga e ha diretto il Centro Alti Studi Difesa. Attualmente, opera in Jugoslavia per l’attuazione degli accordi di Dayton.”,”QMIx-027-FL” “JEAN Carlo”,”Sviluppo economico e strategico della Cina. Compatibilità fra geopolitica, economia e bilancio militare.”,”Carlo Jean è Presidente del CSGE (Centro Studi di Geopolitica Economica) e docente di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli. Mutamento dei rapporti di forza Russia-Cina. “”I rapporti di forza nell’Estremo Oriente stanno mutando a favore di Pechino. Solo gli Stati Uniti possono garantire la sicurezza russa a Est, di fronte al sofisticato gioco del “”dragone cinese””, che continua ad accrescere la propria forza, forse per acquisire un’egemonia regionale nel sistema Asia orientale-Pacifico occidentale, oppure – ipotesi che ritengo più verosimile – per trattare con gli USA su un piano di maggiore parità. Un problema drammatico per Mosca è la crisi demografica. La Russia perde quasi un milione di abitanti all’anno. La Cina segue attentamente tale indebolimento e lo spopolamento progressivo della Siberia centrale ed orientale. Dagli attuali 140 milioni di abitanti (di cui il 18% non è slavo), la popolazione della Russia passerà ad 80-120 milioni nel 2050 (14). Inoltre, dato il maggior indice di natalità della popolazione islamica, la preminenza slava nella Federazione è destinata a diminuire. (…) Analoghe – se non maggiori – preoccupazioni sono rivolte verso la pressione demografica cinese, particolarmente dinamica nelle Province Marittime e che potrebbe accrescersi ancora nei prossimi anni. L’emigrazione cinese (circa 300.000 persone all’anno) – oggi diretta soprattutto verso l’Occidente e il Sud-Est asiatico – potrebbe concentrarsi nelle ricche e spopolate immensità siberiane. Non è pensabile che Mosca riesca a mantenere un territorio grande e ricco come la Siberia, con una popolazione tanto ridotta. Non basterà neppure l’europeizzazione del paese, a cui peraltro si oppongono Chiesa Ortodossa e forze politiche “”rosso-brune””, ed oggi anche i ‘siloviki’ che fanno capo a Putin e che sono subentrati agli “”oligarchi”” di Eltsin. Sicuramente la Russia dovrà ricorrere all’immigrazione. L’ideale per essa sarebbe attingere all’enorme serbatoio umano dell’India. Ma ciò è quanto meno problematico. Saranno i cinesi a riempire il vuoto. La Russia rischia quindi – beninteso nel lunghissimo periodo – di essere nuovamente dominata, dopo 600 anni, da un impero asiatico e di vedere attenuata o perdere la propria identità, non solo slava e ortodossa, ma anche europea. Il “”pericolo giallo”” è molto sentito fra i russi (…)”” (pag 58-59) [(14) Dmitri Trenin, ‘Russia’s Foreign and Security Policy Under Putin’, Carnegie Endowment for International Peace, Moscow Center, May 2005]”,”CINE-095″ “JEAN Carlo”,”Geopolitica.”,”Carlo Jean (Mondovì, 1936), ufficiale degli alpini, è docente di Studi Strategici alla Luiss e Presidente del Centro Alti Studi di Difesa. Collabora con numerose riviste, fra cui Limes. Rivista italiana di Geopolitica. É autore di Studi strategici, L’ordinamento della Difesa in Italia, Il Ministero della Difesa.”,”RAIx-066-FL” “JEAN Carlo”,”L’uso della forza. Se vuoi la pace comprendi la guerra.”,”Carlo Jean (Mondovì, 1936), ufficiale degli alpini, è docente di Studi Strategici alla Luiss e Presidente del Centro Alti Studi di Difesa. Collabora con numerose riviste, fra cui Limes. Rivista italiana di Geopolitica. É autore di Studi strategici, L’ordinamento della Difesa in Italia, Il Ministero della Difesa.”,”QMIx-078-FL” “JEANNENEY Jean-Nöel JULLIARD Jacques”,”Le Monde de Beuve-Méry ou le metier d’Alceste.”,”JEANNENEY nato nel 1942, professore di storia contemporanea all’ Institut d’etudes politiques de Paris. Si è dedicato allo studio dell’influenza degli ambienti d’affari così come ai rapporti tra la storia e l’audio-visuale. JULLIARD nato nel 1933, Maitre-assistant all’Univ de Paris-VIII- Vincennes, si è specializzato nella storia del movimento operaio e nello studio della vita politica francese contemporanea. E’ giornalista al ‘Nouvel Observateur’.”,”FRAE-009″ “JEANNENEY Jean-Noel”,”Lecon d’ histoire pour une gauche au pouvoir. La faillite du Cartel (1924-1926).”,”Nato nel 1942, normaliano, agregé d’ histoire e dottore in lettere, ha pubblicato ‘Le Riz et le Rouge. Cinq mois en Extreme Orient’ nel 1969, ‘Le Journal politique de Jules Jeanneney (1939-1942) (1972), ‘Francois de Wendel en Republique. L’ argent et le pouvoir, 1914-1940′ nel 1976. E’ pure autore di film storici per la televisione.”,”FRAP-057″ “JEANNENEY Jean-Noël”,”Clemenceau. Portrait d’un homme libre.”,”Foto pag 171 e 172-173: manifestazione di disoccupati e lunga fila di disoccupati in cerca di lavoro negli anni trenta dopo crisi del 1929 “”Clemenceau esiliato negli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione, sindaco di Montmartre nel momento della Comune di Parigi, medico dei poveri a Belleville, “”tombeur de ministères”” coinvolti nell’affare Panama, duellista impenitente, avversario ostinato del colonialismo, giornalista sfolgorante nel corso del caso Dreyfus, paladino della laicità, “”briseur de gréves”” in occasione del suo governo dal 1906 al 1909, “”Père de la Victoire”” dal 1917-1918, negoziatore del trattato di Versailles…”” (quarta di copertina) Jean-Noël Jeanneney, professore all’Institut d’études politiques, ex ministro, è autore di moltissime opere e documentari di storia contemporanea. E’ stato presidente di Radio France e di RFI tra il 1982 e il 1986. E’ produttore dal 1999, dell’emissione settimanale ‘Concordance des temps’ su France Culture. E’ stato nominato presidente della Bibliotheque nationale de France nel marzo 2002″,”FRAD-124″ “JEANNENEY Jean-Noël”,”Storia dei media.”,”Jean-Noël Jeanneney, professore dal 1977 presso l’Institut d’études politiques di Parigi, è stato presidente e direttore generale di Radio France internationale dal 1982 al 1986. Tra il 1991 e il 1993 è stato segretario di Stato al Commercio estero e alle comunicazioni-“,”EDIx-016-FL” “JEANS James”,”L’ universo misterioso. La vita è una singolarità nell’ immensa macchina del mondo.”,”””Nella stessa maniera possiamo immaginare le tre dimensioni dello spazio e una dimensione del tempo saldate insieme, da formare un volume a quattro dimensioni, che possiamo descrivere come un “”continuo””. Allora il principio di relatività, secondo l’ interpretazione di Minkowsky, stabilisce che tutti i fenomeni elettromagnetici possono essere pensati come producentisi in un continuo a quattro dimensioni – tre dello spazio e una del tempo – in cui è impossibile separare lo spazio dal tempo in maniera assoluta””. (pag 139-140) “”(…) con le parole di Minkowsky: “”spazio e tempo separati svaniscono in pure ombre e solamente una sorta di combinazione dei due ha una realtà”””” (pag 141) “”Nessun scienziato, che sia vissuto negli ultimi trenta anni, può essere troppo dogmatico sul corso futuro della corrente, o sulla direzione in giace la realtà: egli sa dalla sua propria esperienza cheil fiume non solamente è molto largo, ma fa molti giri e, dopo alcune delusioni, egli rinuncia al pen siero d’ essere ad ogni svolta, all’ ultimo, in presenza del ‘mormorio e odore dell’ oceano infinito’. Con questa cautela mentale, sembra assicurato, almeno, che il fiume della conoscenza ha fatto un netto giro negli ultimi pochi anni””. (pag 203) L’ astronomo e matematico inglese sir James Jeans è morto nel settembre 1946.”,”SCIx-222″ “JEBRAK Svetlana”,”Mit dem Blick nach Russland. Lydia Cederbaum (1878-1963). Eine jüdische Sozialdemokratin im lebenslangen Exil.”,”JEBRAK Svetlana (1974-) studi in scienze sociali a Dusseldorf Heidelberg Gerusalemme e New York. Lydia Cederbaum e il lavoro di redazione per la pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels, Marx-Engels-Gesamtausgabe, a Berlino in collaborazione con la SPD (pag 137-145)”,”RIRB-124″ “JEDIN Hubert”,”Breve historia de los concilios.”,”Hubert JEDIN è nato nel 1900 a Grossbriesen (Slesia). Frequentò teologia nelle università di Breslau, Monaco e Friburgo. Ha condotto studi storici nell’ Archivio Vaticano (1926-1930). E’ stato professore di storia della Chiesa nell’ Università di Breslau (1930-33), quindi è stato collaboratore del Concilium Tridentinum (Gorres-Gesellschaft) e quindi archivista nell’ Arcivescovado di Breslavia (1936-1939). Costretto ad emigrare diventò bibliotecario a Roma ove scrisse la sua ‘Storia del Concilio di Trento’ in 4 tomi (1951), una delle opere più importanti della storiografia cattolica. Dal 1949 è diventato cattedratico nell’ Università di Bonn. Alcuni Concili di maggior durata: Concilio di Costanza: 45 sessioni, dal novembre 1414 all’ aprile del 1418. (4 anni) Secondo Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze: 25 sessioni dal luglio 1431 all’ aprile 1442. (11 anni) Quinto Concilio di Letràn: 12 sessioni, dal maggio 1512 al marzo 1517. (5 anni) Concilio di Trento: 25 sessioni, al dicembre 1545 al dicembre 1563. (18 anni)”,”RELC-147″ “JEDIN Hubert a cura; scritti di AUBERT Roger BECKMANN Johannes LILL Rudolf”,”Storia della Chiesa. Volume VIII.1.Tra rivoluzione e restaurazione, 1775-1830. Secolarizzazione. Concordati. Rinascita teologico-spirituale.”,”Tentativo di riconquista della società francese. La scuola. “”Si ha l’ impressione che la cristianizzazione del popolo debba cominciare dalla scuola elementare e ciò spiega l’ ostilità del clero verso l’ insegnamento mutuel e la crescita delle congregazioni dedite all’ insegnamento già considerate. Il loro intervento è facilitato da diverse misure legislative che danno al clero un ruolo importante nell’ organizzazione delle scuole comunali, come l’ ordinanza del 2 aprile 1824, che sottomette tutto l’insegnamento elementare al controllo della Chiesa. Ma sono soprattutto i collegi, in cui si forma la futura classe dirigente, che interessano la chiesa. Molti vorrebbero che la Restaurazione rendesse al clero il monopolio dell’ insegnamento perduto con la rivoluzione e affidato da Napoleone all’ “”università””.”” (pag 134)”,”RELC-189″ “JEDIN Hubert a cura; scritti di AUBERT Roger BECKMANN Johannes CORISH Patrick J. LILL Rudolf”,”Storia della Chiesa. Volume VIII.2. Liberalismo e integralismo. Tra stati nazionali e diffusione missionaria 1830-1870. Risorgimento italiano. Movimenti cattolici. Ultramontanismo.”,”””La “”legge Falloux””, che avrebbe fissato per un trentennio lo statuto organico della scuola sulla base di un dualismo scolastico, istituiva una riforma d’ insieme dell’ Istruzione pubblica e privata, partendo da un duplice principio: libertà dell’ insegnamento privato, a prezzo di alcune condizioni assai benevole; influsso della Chiesa sull’ insegnamento pubblico. Favorendo la moltiplicazione delle scuole e dei ginnasi cattolici, la legge Falloux doveva, nel corso degli anni, accentuare il divario che separava dal punto di vista ideologico gli antichi alunni dei collegi ecclesiastici e quelli dei licei, gli antichi alunni dei Fratelli e quelli delle scuole laiche; e rendendo più che mai la chiesa antagonista dello stato in campo scolastico, essa contribuì ad alimentare un grande movimento anticlericale che giungerà, dopo mezzo secolo, a prendere misure draconiane contro le congregazioni religiose, con la speranza di colpire mortalmente l’ insegnamento cattolico. Tuttavia per quel periodo, dopo quarant’anni di monopolio universitario, quella legge apparve come una grande vittoria per la chiesa, ma era anche una vittoria del liberalismo cattolico. Infatti era la tattica escogitata da Montalembert che l’ aveva resa possibile, e d’ altronde l’ accettazione di tale legge di transizione implicava la rinuncia ufficiale della Chiesa alle sue pretese monopolizzatrici dell’ insegnamento, che aveva avuto nel periodo dell’ antico regime e che alcuni continuavano a sognare.”” (pag 186-187)”,”RELC-190″ “JEDIN Hubert a cura; scritti di AUBERT Roger BANDMANN Günter BAUMGARTNER Jakob BENDISCIOLI Mario GADILLE Jacques KÖHLER Oskar LILL Rudolf STASIEWSKI Bernhard WEINZIERL Erika”,”Storia della Chiesa. Volume XIX. La Chiesa negli Stati moderni e i movimenti sociali (1878-1914). Leone XIII e gli stati cattolici. Prime riforme di ecumenismo. Crisi modernista.”,”””Nelle nazioni cattoliche come Francia, Spagna, Italia, Austria e Polonia, è difficile determinare (…) quali fenomeni vanno considerati cattolici in senso ecclesiastico e dove corre il confine fra quelli che non si possono capire senza ricorrere alla realtà cattolica in generale e quelli che sono completamente o quasi estranei alla tradizione cristiana. Ciò vale specialmente per la Francia. All’inizio del periodo qui trattato c’è il poeta, morto giovane, Charles Baudelaire (1821-1867), con cui comincia la lirica moderna francese, sulla quale la sua opera influisce direttamente ancora per decenni. Per quanto il cristianesimo dell’ epoca della restaurazione, rappresentato da Chateaubriand, sia lontano da lui, nessuno vorrà mettere in dubbio che il poeta di Fleurs du Mal, (…) sia stat nel suo vero profondo un cattolico – e tuttavia nessuno lo vuole inquadrare nel cattolicesimo. Alla fine del periodo da noi trattato c’è Charles Maurras (1868-1952), molto diverso da Baudelaire (anche se pure lui odiò il secolo XVIII), ma è un esempio chiaro di quanto ampie siano le zone di confine della Francia cattolica.”” (pag 292-293)”,”RELC-191″ “JEDLICKA Ludwig”,”Ein Heer im Schatten der Parteien. Die militärpolitische Lage Österreichs, 1918 – 1938.”,”Il termine tedesco Anschluss (letteralmente connessione, collegamento, inclusione) si riferisce, in senso strettamente politico, all’annessione dell’Austria alla “”Grande Germania”” nel 1938. Questo termine è analogo all’ Ausschluss, l’esclusione dell’Austria dalla Germania, all’epoca sotto l’implicita dominazione del Regno di Prussia. (Wikip) “”In eine ernste Krise kam die neugeschaffene Armee des tschechoslowakischen Staates, als im Frühjahr 1919 Räte-Ungarn zum Angriff überging, ein Feldzug, der zu einem eindeutigen Sieg der ungarischen Truppen führte, wobei die halbe Slowakei und ganz Karpatho-Rußland erobert wurden.”” (pag 34) Dans une crise sérieuse, l’armée créée de l’État tchécoslovaque, est venue en tant qu’au printemps 1919 Hongrie de conseil à l’ attaque a négligé, un train de champ qui a conduit à une victoire claire des troupes hongroises, auquel cas la demi Slovaquie et tout à fait les Karpatho-Russland ont été conquis (circa)”,”AUTx-028″ “JEDRUSZEZAK Tadeusz”,”La Pologne et la genèse de la deuxième guerre mondiale.”,”‘Una delle conseguenze della guerra mondiale era stata la sparizione dell’Austria Ungheria e dell’Impero Ottomano. Una parte dei territori dell’ex Austria-Ungheria fu restituita alla Polonia. Con gli accordi di Washington, il Giappone, gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, si accordarono sulle loro rispettive forze marittime e la loro politica nel Pacifico e sul continente asiatico. Il Giappone acquisì così la posizione di terza potenza marittima mondiale. Il ruolo assegnato alla SDN in questo sistema fu molto importante. Questa istituzione dà le più grandi speranze ai nuovi Stati, piccoli e medi, nati in Europa nel 1918, e, tra essi, alla Polonia. Nelle relazioni internazionali di quest’epoca, il posto determinante veniva assegnato al gruppo delle grandi potenze: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia e Giappone. In Europa, sono l’Inghilterra e la Francia a giocare il ruolo principale. La Polonia si trova collocata nella sfera d’influenza francese. Nei primi anni della sua indipendenza, è l’alleanza con la Francia, conclusa il 19 novembre 1921, che ha formato la base della politica estera della Polonia. Queste relazioni si sono deteriorate soprattutto a seguito del riavvicinamento franco-germanico e degli accordi di Locarno del 1925’ (pag 2-3) ‘Geograficamente situati tra la Germania e l’Urss, i nuovi Stati indipendenti nati in Europa centrale e orientale, come la Polonia, la Cecoslovacchia e altri, si sforzarono di sfruttare l’indebolimento momentaneo dei loro potenti vicini. L’odio profondo nei confronti dell’Urss, pesava in modo negativo sulla politica estera della Polonia. I vecchi complessi antirussi della Polonia furono amplificati dall’avversione di classe che provavano, verso la Russia proletaria, i circoli dirigenti polacchi, rappresentanti della borghesia e della grande proprietà. Questa antipatia era attizzata e sfruttata dagli ambienti anticomunisti dell’estero, che avevano scelto la Polonia come punto strategico del cordone sanitario antisovietico. Ne risulta che, minacciata da un lato dalla Germania revisionista e revanscista, non essendosi intesi, d’altro canto, con l’Urss, essendo sempre più in disaccordo con la Cecoslovacchia e la Lituania, la Polonia si trovava in una situazione internazionale, che per lo meno, non invitava all’ottimismo’ (pag 4)”,”QMIS-043-FGB” “JEFFERSON Thomas MONROE James MANN Horace LINCOLN Abraham WILSON Woodrow ROOSEVELT Franklin D. TRUMAN Harry S.”,”Documenti della libertà. Dichiarazioni storiche dei principi degli Stati Uniti. Una visione storica dei principi della libertà e della democrazia come sono stati espressi nei più importanti documenti degli Stati Uniti d’America e delle Nazioni Unite.”,”‘Una visione storica dei principi della libertà e della democrazia come sono stati espressi nei più importanti documenti degli Stati Uniti d’America e delle Nazioni Unite'”,”USAP-086″ “JEFFREY Robin”,”India’s Newspaper Revolution. Capitalism, Politics and the Indian-Language Press, 1977-99.”,”JEFFREY Robin, già giornalista in Canada adesso insegna politica a La Trobe University, Melbourne.”,”INDE-011″ “JEFFREYS Diarmuid”,”Aspirina. L’ incredibile storia della pillola più famosa del mondo.”,”JEFFREYS Diarmuid è scrittore giornalista e produttore televisivo. La farmacopea derivata dal mondo vegetale degli Egizi. “”Quanti di questi 160 rimedi fossero realmente efficaci come farmaci è oggetto di discussione. Alcuni forse lo erano, altri magari erano, al contrario tossici. Nella maggior parte dei casi non lo sappiamo. Senza contare le piante esistite in un passato lontano, meno del 10% delle specie botaniche oggi esistenti sono state studiate in modo sistematico per coglierne eventuali proprietà terapeutiche.”” (pag 15) “”Oggi la Bayer si trova in una posizione ottimale per sfruttare al meglio le incessanti novità sull’ aspirina, in quanto ne controlla 1/3 delle vendite globali. Nel complesso, esse hanno subito un calo significativo nel 1977, soprattutto a causa dell’ aspra concorrenza dell’ ibuprofen (benché l’ analgesico più venduto al mondo resti il Tylenol, ovvero una versione registrata di acetaminofene/paracetamolo), ma gli analisti del mercato credono che da qui al 2007 il graduale riposizionamento dell’ aspirina come “”lifestyle drug”” vedrà le sue vendite salire ogni anno di circa l’ 1,5%. Con gli americani che da soli trangugiano ogni anno l’ equivalente di 80 miliardi di dollari in pasticche da 300 mg, questo incremento sarà tutt’altro che trascurabile””. (pag 298) “”Sull’ aspirina sono già stati pubblicati circa 26.000 articoli scientifici e medici e questa enorme catasta di lavori cresce di anno in anno””. (pag 299) L’ utilità dell’ aspirina contro l’ infarto e l’ ictus (pag 302)”,”ECOI-206″ “JELAVICH Barbara”,”Russia’s Balkan entanglements, 1806-1914.”,”Contiene il capitolo ‘Final Steps: the Belgrade link and the origins of World War I’, al cui interno c’è il paragrafo ‘Russia, Serbia, and the origins of World War I’ Coinvolgimento della Russia nella crisi balcanica degli anni precedenti la prima guerra mondiale. (pag 263) (finire)”,”RUSx-006-FL” “JELAVICH Barbara”,”History of the Balkans. Vol. I. Eighteenth and Nineteenth Centuries.”,”This narrative concerns the history of the people of five modern Balkan states – Albania, Bulgaria, Greece, Romania, and Yugoslavia – over approximately three centuries. Although the Balkan peninsula has played a major role in history, the area has been subject to less intensive study than any other European region. List of Maps and Illustrations, Preface, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”EURC-068-FL” “JELAVICH Barbara”,”History of the Balkans. Vol. II. Twentieth Century.”,”This narrative concerns the history of the people of five modern Balkan states – Albania, Bulgaria, Greece, Romania, and Yugoslavia – over approximately three centuries. Although the Balkan peninsula has played a major role in history, the area has been subject to less intensive study than any other European region. List of Maps, Preface, Notes, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”EURC-069-FL” “JELEN Igor”,”Repubbliche ex-sovietiche dell’ Asia Centrale. Nuovi centri, nuove periferie, nuove frontiere.”,”JELEN Igor è ricercatore e docente di Geografia politica ed economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Trieste.”,”ASIx-043″ “JELOUBOVSKAIA E. MANFRED A. MOLOK A. a cura; saggi di E. JELUBOVSKAIA J. DRAZNINAS S. KAHN A. MANFRED F. HEIFETZ A. MOLOK M. MACHKINE I. BACH B. INTENBERG”,”La commune de Paris, 1871.”,”Saggi di E. JELUBOVSKAIA J. DRAZNINAS S. KAHN A. MANFRED F. HEIFETZ A. MOLOK M. MACHKINE I. BACH B. INTENBERG. “”Durante il periodo in cui il potere era nelle mani del Comitato centrale, due organi ufficiali della Repubblica apparivano simultaneamente: un Journal officiel a Parigi e un altro a Versailles. Questo curioso dualismo di potere che si era stabilito in Francia nel febbraio e marzo 1871, scomparve dopo il 18 marzo. L’ intervento armato organizzato il 18 marzo dal governo di Thiers contro Parigi rivoluzionaria aveva precisamente per obiettivo di mettere un termine a questa dualità, di disarmare il proletariato parigini e di subordinarlo ad un solo potere: la dittatura della borghesia contro-rivoluzionaria. Ma questo tentativo fece fiasco. Il popolo di Parigi si sollevò, rovesciò il potere del governo contro-rivoluzionario di Thiers e instaurò la sua autorità nella capitale. Fino ad allora, tradizione storica immutabile della Francia, gli avvenimenti di Parigi determinano la sorte di tutto il paese: rivoluzione del 1789-1794, rivoluzione di luglio 1830, 1848, 4 settembre 1870. Il trionfo della rivoluzione a Parigi implicava sempre la sua vittoria sull’ insieme del paese. Gli operai parigini che si ricordavano per i racconti dei loro padri o dei lori nonni come l’ orgoglioso Carlo X e il grosso Luigi Filippo si erano salvati, consideravano un fatto indubitabile che, Parigi, avendo cacciato Thiers e i suoi ministri, tutta la Francia avrebbe seguito il loro esempio. Il Comitato Centrale che condivideva questi sentimenti dei parigini, nutriva la stessa speranza. La realtà fu però un’ altra””. (pag 161)”,”MFRC-109″ “JEMNITZ J.”,”The Danger of War and the Second International (1911).”,”Contiene tra l’altro: – ‘The debate between Luxemburg and Kautsky’ (pag 62-74) (Il congresso di Jena) – ‘The Increasing Anti-militarism of the Italian Socialist Party’ (p. 116-) “”Luxemburg had published her critical article in the Leipziger Volkszeitung on August 26, whereupon Kautsky answered three days later in the Vorwärts”” (pag 63)”,”INTS-063″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia. Dalla unificazione a Giovanni XXIII.”,”JEMOLO è nato a Roma il 17.1.1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Univ di Torino ove ebbe come maestri Francesco RUFFINI, Luigi EINAUDI, Giampietro CHIRONI, Federico PATETTA. Ottenne la libera docenza in diritto ecclesiastico nel 1916. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto CROCE. E’ stato prof di diritto ecclesiastico nell’Univ di Bologna, del Sacro Cuore, e dal 1933 in quella di Roma. La sua attività di scrittore è iniziata nel 1911 abbraccia i campi del diritto, della storia religiosa, della storia contemporanea e della politica.”,”RELC-003″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni.”,”A.C. JEMOLO è nato a Roma nel 1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Torino, dove ha avuto come maestri Francesco RUFFINI Luigi EINAUDI Giampietro CHIRONI e Federico PATETTA. A Torino ha avuto la libera docenza in diritto ecclesiastico. Ha combattuto nella prima guerra mondiale. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del Manifesto CROCE degli intellettuali antifascisti. Questo volume ha vinto il premio Viareggio.”,”ITAB-114″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Stato e Chiesa negli scrittori italiani del Seicento e del Settecento.”,”Scontro sulla Costituzione della Chiesa. “”Effettivamente qualche volta – come avvenne soprattutto in Germania – nella loro resistenza i gesuiti si accostarono a principi, come quelli della superiorità del Concilio al papa, della non obbligatorietà delle leggi ecclesiastiche non pubblicate, della giurisdizione dei vescovi derivante in essi immediatamente da Dio che senza essere ereticali erano tra quelli invisi alla Corte di Roma, ed, i due primi almeno, condannati come gravi errori dagli scrittori ad essa devoti.”” (pag 131) Scontro sui poteri del Papa. “”Però è soprattutto nel sec. XVIII ed in ispecie nella sua seconda metà che l’ autorità pontificia e la natura del primato del vescovo di Roma sugli altri vescovi fu sottoposta ad una accurata disamina da parte degli scrittori politici, disamina rivolta a ridurre al minimo le prerogative del primato ed i poteri del pontefice. Su questo punto dobbiamo riconoscere ch’ effettivamente v’è una differenza non lieve tra le dottrine dei due secoli da noi studiati: e che se quelle del settecento trovano il loro germe nelle teoriche del secolo precedente, rappresentano nondimeno qualcosa di sostanzialmente diverso””: (pag 133)”,”ITAA-083″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni.”,”A.C. JEMOLO è nato a Roma nel 1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Torino, dove ha avuto come maestri Francesco RUFFINI Luigi EINAUDI Giampietro CHIRONI e Federico PATETTA. A Torino ha avuto la libera docenza in diritto ecclesiastico. Ha combattuto nella prima guerra mondiale. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del Manifesto CROCE degli intellettuali antifascisti. Questo volume ha vinto il premio Viareggio.”,”RELC-003-B” “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia. Dalla unificazione a Giovanni XXIII.”,”Arturo Carlo Jemolo è nato a roma il 17/01/1891. Ha studiato alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Torino, ove ebbe maestri Francesco ruffini, Luigi einaudi, Giampietro Chironi, Federico Patetta. Pure a torino ha ottenuto la libera docenza in diritto ecclesiastico nel 1916. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto croce. É stato professore di diritto ecclesiastico nelle Università di Bologna, del Sacro Cuore, e – dal 1933 – in quella di Roma dove insegna attualmente.”,”RELC-027-FL” “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni.”,”A.C. Jemolo è nato a Roma nel 1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, dove ha avuto come maestri Francesco RUFFINI Luigi EINAUDI Giampietro Chironi e Federico Patetta. A Torino ha avuto la libera docenza in diritto ecclesiastico. Ha combattuto nella prima guerra mondiale. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del Manifesto Croce degli intellettuali antifascisti. Questo volume ha vinto il premio Viareggio. E’ morto nel 1981.”,”ITAB-002-FP” “JEMOLO Arturo Carlo”,”La politica dei partiti nelle elezioni del ’53.”,”””Ma dove si può muovere qualche rimprovero a De Gasperi è di non avere – egli che pure mostra tanta coscienza europea – ma un grande europeo io lo penso nei termini di quella splendida lettera di Thomas Mann datata da Erlenbach nel maggio scorso e pubblicata sul fascicolo di settembre di ‘Comprendere’ – un grande europeo non può non avere anche atteggiamenti di resistenza verso l’America – sentito che il primo dovere per un credente nella unificazione europea, era di fare tutto l’umanamente possibile per non invelenire questioni di frontiere, per staccare nettamente le proprie direttive da quelle dei nazionalisti, per sconfessare i nazionalisti (ahimè, dopo avere per un terzo di secolo deplorato il governo Orlando Sonino per la primavera del 1919, si è visto quanto sia facile agli uomini politici tutti, battere le stessi vie sterili e popolari) (…)”” (pag 72-73) Diz. Treccani Jemolo, Arturo Carlo Giurista e storico (Roma 1891-ivi 1981). Professore di diritto ecclesiastico a Sassari, poi a Bologna, all’univ. Cattolica di Milano, e infine (1933-61) a Roma. Cattolico liberale, sostenitore della laicità dello Stato, sul terreno giuridico sono particolarmente rilevanti i suoi contributi di diritto ecclesiastico; su quello storiografico restano fondamentali gli studi su Stato e Chiesa nell’Italia unita. Tra le opere: Il giansenismo in Italia prima della Rivoluzione (1928); Lezioni di diritto ecclesiastico (1933); Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni (1948); La crisi dello Stato moderno (1954); Società civile e società religiosa, 1955-1958 (1959); Libera Chiesa in libero Stato (1961); La questione della proprietà ecclesiastica nel Regno di Sardegna e nel Regno d’Italia, 1848-1888 (1974). Enc.Treccani: JEMOLO, Arturo Carlo Giurista e storico, nato a Roma il 17 gennaio 1891 (morto sembre a Roma nel 1981). Allievo, a Torino, di F. Ruffini; professore a Sassari (1920-22), a Bologna (1923-25; 1927-33), all’Università Cattolica di Milano (1925-27), e dal 1933 titolare della cattedra di diritto ecclesiastico a Roma. Nella sua prima fase di attività di giurista s’ispira alle concezioni allora dominanti, alla visione eminentemente formalistica del diritto (considerato avulso da quella ch’è stata la sua genesi, il substrato storico politico). L’opera precipua di quest’attività giovanile è L’amministrazione ecclesiastica (1916), che segna la decisa inserzione del diritto ecclesiastico nell’ambito delle discipline del diritto pubblico. In un periodo più maturo l’opera dello J. è dominata dalla preoccupazione di fissare il posto che il fenomeno giuridico ha nella vita di un periodo storico e di stabilire il valore contingente e relativo dei concetti giuridici. Tra gli scritti di questo indirizzo si ricordano: Il nostro tempo ed il diritto (1932), I concetti giuridici (1940), Ancora dei concetti giuridici (1945). Altre opere dell’attività giuridica: Il matrimonio (1937), Il matrimonio nel diritto canonico (1941), Lezioni di diritto ecclesiastico (1934), Corso di diritto ecclesiastico (1945) Le principali opere dell’attività storicistica dello J. hanno ad oggetto gli ultimi tre secoli ed in gran parte il tema delle relazioni tra Chiesa e Stato: Stato e Chiesa negli scrittori politici italiani del seicento e del settecento (1914), Crispi (1921), Il giansenismo in Italia (1928), Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni (1948). Dopo il 1944 lo J. ha anche svolto attività di scrittore politico, in particolare con articoli pubblicati sulla rivista Il ponte di Firenze.”,”ITAP-256″ “JENCKS Christopher PETERSON Paul E. a cura”,”The Urban Underclass.”,”Il libro si compone di una ventina di saggi di vari autori che mostrano il problema rilevante della crescita dei bambini che vivono in povertà causato dall’aumento delle famiglie in cui il capofamiglia è la donna e per la diminuizione dei guadagni dei giovani maschi.”,”USAS-026″ “JENKINS Roy”,”European Diary, 1977-1981.”,”Roy JENKINS è nato nel 1920 e ha studiato al Balliol College di OXford. Dopo la guerra, nel 1948 è divenuto parlamentare Labour e nel 1964 è stato nominato per la prima volta ministro. Nel corso della sua carriera politica ha avuto la carica di Home Secretary e di Cancelliere dello Scacchiere. E’ stato anche leader dei democratici nella House of Lords e Presidente della Commissione europea. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina).”,”UKIx-076″ “JENKINS Mick”,”The General Strike of 1842.”,”JENKINS Mick (nato nel 1906 a Manchester da giovane è entrato nella Young Communist League (1924) e preso parte al General Strike e alle grandi cotton struggles dei primi anni 1930. E’ stato per anni segretario del PC per il distretto East Midland, autori di molti pamphlets. Pillling “”Pilling era uno degli oratori, ma non era un agitatore irresponsabile o fomentatore di scioperi. Giudicava la situazione sfavorevole al movimento e non sosteneva azioni di sciopero.”” (pag 122) “”It was a period of trade recession, mass unemployment, and a series of strikes in Lancashire towns had been broken, with operatives forced back to work for reduced rates ‘By those Corn-Law repealing gentlement…’. The ‘Northern Star’ reported him as saying of the latter, ‘He had no doubt that if the Corn Laws had been repealed, the cotton masters, instead of taking ten per cent, would have taken twenty, thirty, of forty per cent. There was no hope but in the achievement of their political rights. They would never be protected until they had the vote.’ Leaving aside the implication of the political side being primary, we have to note that nearly four years later at the Extraordinary Chartist Conference in December 1845, Pilling declared in favour of, ‘…Opening the ports (to corn)’. He was versatile enough to make changes in his tactical thinking and approach to the political and practical questions o the day.”” (pag 122-123)”,”MUKx-148″ “JENKINS Roy”,”Gladstone.”,”Roy Jenkins, Former Home Secretary, Chancellor of the Exchequer and President of the European Commission. Roy Jenkins is currently leader of the Liberal Democrats in the House of Lords, Chancellor of Oxford University and President of the Royal Society of Literature.”,”UKIx-133″ “JENKINS Peter”,”Mrs Thatcher’s Revolution. The Ending of the Socialist Era.”,”Libro di GB Peter Jenkins, giornalista politico, ha partecipato a trasmissioni televisive. E’ autore pure di ‘The Battle of Downing Street’. Perché la Thatcher vinse le elezioni generale del 1987 e perché Neil Kinnock le perse Declino inglese: deficit di insegnamento tecnico, persa la sfida posta dalla Seconda Rivoluzione Industriale “”In the second Industrial Revolution, out of which came the electrical and chemical industries and the motor car, it was the application of science of industry which was at a premium. In that Britain was already a laggard. Continuity may be the clue to the history of British decline. Certainly there is a continuity of lament. Many of the letters written to ‘The Times’ in the late Victorian or Edwardian era could have been reprinted in the 1960s and 1970s, or indeed today. Educational failure, particularly in the matter of producing an adequately trained labour force, and the failure to apply technology to production were then, as again now, seen as the chief national weaknesses. For example, it was not until 1902 that Britain at last arrived at a national system of secondary education and even then local authorities were only empowered, not required, to provide post-elementary education in addition to that provided by the churches. The statutory school leaving age remained at 12, although local authorities could, if they wished, raise it to 14. Until 1876 not eve elementary education had been compulsory. The Foster Act of 1870 created school boards to fill the gaps, if they thought fit, in the voluntary system. Until then elementary education had been regarded as a matter of charity rather than of national duty or purpose. Prussia, in contrast, took education to be a duty of the State from birth to adulthood. Elementary school, secondary school and university were integrated into a national system. By late Victorian times the ‘Gymnasia’ (grammar schools) had been complemented by the ‘Realschulen’ (technical schools) which were given an equal status. Classic and science were provided on an equivalent basis and held in equal esteem. In Britain no start was made on technical education until 1889. Another Paris Exhibition had brought another shock of discovery and another Royal Commission had been instituted. At that time the Polytechnic at Zurich had 600 students, half of whom were foreign but none British”” (pag 37); “”Nella seconda rivoluzione industriale, dalla quale sono nate le industrie elettriche e chimiche e l’automobile, era l’applicazione della scienza dell’industria a far premio. In questo la Gran Bretagna era già in ritardo. La continuità potrebbe essere l’indizio della storia del declino britannico. Certamente c’è una continuità di lamenti: molte delle lettere scritte su “”The Times”” alla fine dell’era vittoriana o edoardiana potrebbero essere state ristampate negli anni ’60 e ’70, o addirittura oggi. Insuccesso educativo, in particolare nella questione di produrre una forza lavoro adeguatamente formata e incapacità di applicare la tecnologia alla produzione furono allora, come oggi, visti come i principali punti deboli nazionali. Ad esempio, solo nel 1902 la Gran Bretagna arrivò finalmente a un sistema nazionale di istruzione e persino le autorità locali avevano il potere, non richiesto, di fornire un’istruzione post-elementare in aggiunta a quella fornita dalle chiese. L’età scolastica obbligatoria era di 12 anni, anche se, volendolo, le autorità locali potevano portarla a 14. Fino al 1876 l’istruzione elementare non era obbligatoria. Il Foster Act del 1870 creò i consigli scolastici per colmare le lacune, se lo ritenevano opportuno, nel sistema volontario. Fino ad allora l’istruzione elementare era stata considerata una questione di carità piuttosto che un dovere o uno scopo nazionale. La Prussia, al contrario, ha preso l’educazione come un dovere dello Stato dalla nascita all’età adulta. La scuola elementare, la scuola secondaria e l’università sono state integrate in un sistema nazionale. Alla fine del periodo vittoriano, le “”Gymnasia”” (scuole di lettere) era stata integrata dai “”Realschulen”” (scuole tecniche) che avevano ottenuto lo stesso status. Classico e scienza erano forniti su base equivalente e tenuti in pari stima. In Gran Bretagna non è stato avviato alcun percorso di istruzione tecnica fino al 1889. Un’altra esposizione di Parigi aveva portato un altro shock di scoperte ed era stata istituita un’altra Commissione reale. A quel tempo il Politecnico di Zurigo contava 600 studenti, metà dei quali stranieri ma nessuno era britannico”” (pag 37)”,”UKIx-001-FGB” “JENTSCH Harald”,”Die politische Theorie August Thalheimers, 1919-1923.”,”JENTSCH è nato a Lipsia nel 1959. Ha studiato nella sezione Sociologia e comunismo scientifico presso la Karl Marx Universitat di Leipzig. Nella stessa università ha preso il dottorato.”,”MGEK-060″ “JENTSCH Gerhart, a cura di Agostino TOSO”,”La fine dell’ equilibrio europeo.”,”Rapporti Gran Bretagna – Italia. “”Qui basterà stabilire l’ incontestabile fatto che, fra gli altri, i due Chamberlain, Sir John Simon e sir Samuel Hoare volevano praticare verso l’ Italia una politica di equilibrio e cioè di amicizia, il cui ultimo disperato tentativo fu il ben noto piano Laval-Hoare per la spartizione dell’ Abissinia. Questa politica fu però sistematicamente resa vana dalle masse delle grandi città, che erano state adeguatamente aizzate, e dai loro sobillatori, i demagoghi della stampa, della radio e delle piattaforme politiche. Il 19 dicembre 1935, giorno in cui il Parlamento britannico accettò, sotto la pressione della piazza, le dimissioni di sir Samuel Hoare, segnò l’ interruzione di una politica condotta per secoli dall’ Inghilterra.”” (pag 41)”,”RAIx-195″ “JEREZ Jaime”,”La vita avventurosa di Charles De Gaulle.”,”””De Gaulle ha vinto (dopo la rinuncia di Giraud al supremo comando militare, ndr). Quando il 29 agosto 1943 i tre «grandi», i governi di Mosca, di Londra, e di Washington riconoscono il Comitato Francese di Liberazione Nazionale come governo legittimo della Francia, De Gaulle ne diviene il capo assoluto, indiscutibile e indiscusso. Un lungo cammino ha dovuto percorrere il Conestabile, ha dovuto sopportare molte insidie e delusioni, prima di arrivare al trionfo totale, nell’estate del 1943. Già nel periodo algerino, De Gaulle non credeva al futuro «francese» di Algeri. In più d’un’occasione, i servizi segreti dell’esercito avevano informato il comandante del Comitato di Liberazione che frequentemente sui muri della grande città comparivano scritte come questa: «Cittadini francesi, no. Cittadini algerini, si». Un’altra informazione segreta diceva: «Un periodico clandestino, l”Action Algérienne’, si diffonde sempre di più tra i musulmani. In esso viene sostenuta la tesi che non è possibile l’integrazione degli autoctoni alla Francia e si reclama la creazione di uno Stato algerino governato da un parlamento proprio. Esiste senza dubbio un’agitazione nazionalista sotterranea…». De Gaulle riflette lungamente sulla questione. Egli non può negare agli altri popoli il diritto di provare amore verso la loro nazione come egli lo sente per la propria. In presenza di uno dei suoi collaboratori, fa il seguente commento: «La presenza francese ad Algeri è un errore. Non abbiamo saputo assimilare questo popolo e abbiamo impedito il suo sviluppo. Questa situazione non può durare. Un giorno dovremo andarcene». Riflessioni simili aveva già formulato agli inizi degli anni ’20 in relazione alla Siria e al Libano. (…) Come si può vedere, l’idea di Algeri indipendente già nel 1943 albergava nella mente di De Gaulle”” (pag 125-126)”,”BIOx-006-FER” “JERGER Ilona”,”E Marx tacque nel giardino di Darwin.”,”Ilona Jerger è cresciuta sul lago di Costanza in Germania. Ha studiato letteratura e scienze politiche all’Università di Friburgo. Fino al 2011 è stata caporedattore di un’importante rivista naturalistica. Oggi lavora come giornalista e scrive saggi. Questo è il suo primo romanzo. Ilona Jerger immagina l’incontro tra i due illustri pensatori del XIX secolo Dando vita a un romanzo brillante e pieno di humour, capace di trattare i grandi temi filosofici in maniera originale e ironica. “”Se non riesco a dormire, il giorno dopo mi sento intontito e i pensieri mi girano in testa come la ruota di un mulino in un ruscello asciutto. Con queste parole Marx si era alzato. Avanzando a tentoni, anche per colpa della miopia, raggiunse il divano di pelle e si sdraiò. Per un pisolino, disse. Gli occhi si chiusero e il respiro si fece più lento. Il dottor Beckett si congedò ed esortò ancora una volta Marx a rimanere in silenzio nei giorni successivi. Aveva già il cappotto in mano quando aggiunse in tono benevolo: «Ha bisogno di riposo, Mr. Marx. La sua immagine del don Chisciotte non è casuale. Forse ha preteso troppo da se stesso. Oggi non saranno più le pale del mulino, quelle contro cui combatte, bensì le ruote del capitalismo azionate dal vapore…». «Io onn combatto contro le ruote a vapore» sussurrò Marx a occhi chiusi, «al contrario. Le turbine azionate a vapore saranno quelle che nel comunismo libereranno gli uomini dal lavoro. Il comunismo è progresso! Non è un romantico stato naturale»”” (pag 94-95)”,”MADS-755″ “JERGER Ilona”,”E Marx tacque nel giardino di Darwin.”,”Ilona Jerger è cresciuta sul lago di Costanza in Germania. Ha studiato letteratura e scienze politiche all’Università di Friburgo. Fino al 2011 è stata caporedattore di un’importante rivista naturalistica. Oggi lavora come giornalista e scrive saggi. Questo è il suo primo romanzo. Ilona Jerger immagina l’incontro tra i due illustri pensatori del XIX secolo Dando vita a un romanzo brillante e pieno di humour, capace di trattare i grandi temi filosofici in maniera originale e ironica. “”Se non riesco a dormire, il giorno dopo mi sento intontito e i pensieri mi girano in testa come la ruota di un mulino in un ruscello asciutto. Con queste parole Marx si era alzato. Avanzando a tentoni, anche per colpa della miopia, raggiunse il divano di pelle e si sdraiò. Per un pisolino, disse. Gli occhi si chiusero e il respiro si fece più lento. Il dottor Beckett si congedò ed esortò ancora una volta Marx a rimanere in silenzio nei giorni successivi. Aveva già il cappotto in mano quando aggiunse in tono benevolo: «Ha bisogno di riposo, Mr. Marx. La sua immagine del don Chisciotte non è casuale. Forse ha preteso troppo da se stesso. Oggi non saranno più le pale del mulino, quelle contro cui combatte, bensì le ruote del capitalismo azionate dal vapore…». «Io onn combatto contro le ruote a vapore» sussurrò Marx a occhi chiusi, «al contrario. Le turbine azionate a vapore saranno quelle che nel comunismo libereranno gli uomini dal lavoro. Il comunismo è progresso! Non è un romantico stato naturale»”” (pag 94-95)”,”MADS-807″ “JERVIS Giovanni”,”Individualismo e cooperazione. Psicologia della politica.”,”Giovanni Jervis (Firenze 1933) insegna Psicologia dinamica presso l’Università di Roma La Sapienza. É autore, fra l’altro, di: Presenza e identità, Sopravvivere al Millenio, Psicologia dinamica e Prime lezioni di psicologia. In quest’opera Jervis offre una interpretazione di rara intelligenza critica delle radici psicologiche dell’agire politico.”,”TEOP-034-FL” “JERVIS Willy JERVIS ROCHAT Lucilla AGOSTI Giorgio; a cura di Luciano BOCCALATTE”,”Un filo tenace. Lettere e memorie, 1944-1969.”,”‘Willy era valdese, era credente e intorno alla sua fede aveva strutturato una buona parte della sua personalità e del suo carattere’ (pag XII)”,”BIOx-001-FMP” “JERVOLINO Domenico”,”Le parole della prassi. Saggi di ermeneutica.”,”Domenico Jervolino, nato a Sorrento nel 1946, discepolo di Pietro Piovani e di Paul Ricoeur, insegna filosofia del linguaggio all’Università di Napoli Federico II.”,”FILx-150-FL” “JESI Furio”,”Cultura di destra.”,”Furio Jesi , professore di letteratura tedesca nell’Università di Palermo. Si è occupato varie opere di miti nella cultura tedesca, di mitologia nell’Illuminismo, di esoterismo e linguaggio mitologico.”,”TEOP-123-FF” “JEVAKHOFF Alexandre”,”Kemal Atatürk. Les chemins de l’ Occident.”,”Alexandre JEVAKHOFF è nato nel 1952. Ex allievo d’ HEC e dell’ ENA, è considerato come uno dei migliori specialisti della Turchia contemporanea. Cinque anni di ricerche gli hanno permesso di scoprire numerose fonti inedite e di raccogliere sul posto le testimonianze degli ultimi collaboratori di Kemal.”,”TURx-006″ “JEVONS W. Stanley”,”Teoria della economia politica (1871) ed altri scritti economici.”,”Sovrapproduzione. “”La teoria della distribuzione del lavoro ci consente di comprendere chiaramente il significato di sovraproduzione nel commercio. I primi scrittori di economia temevano costantemente l’ avverarsi d’ un ‘ingorgo’ derivante da un’eccedenza delle possibilità di produzione nei confronti dei bisogni dei consumatori, tale da addurre ad un arresto dell’ industria, ad un flettersi dell’ occupazione operaia ed allo sterminio di tutti, ricchi eccettuati, per via dell’ eccesso di merci. Tale dottrina è evidentemente assurda e in contraddizione con sé stessa. L’ acquisizione di merci adeguate ai bisogni è lo scopo che l’ industria e commercio perseguono: quanti maggiori sono le quantità offerte tanto maggiore è la perfezione con cui l’ industria realizza lo scopo perseguito. Il verificarsi ad opera sua d’un ingorgo generale equivarrebbe ad una completa realizzazione del fine dell’ economista, che è di massimizzare i prodotti del lavoro. Le quantità offerte debbono certo essere ‘adeguate’, debbono cioè essere in ragione dei bisogni della popolazione. Non è possibile una contemporanea sovraproduzione in tutte le branche dell’ industria: la sopraproduzione può verificarsi solo in alcune in rapporto ad altre. Se, in seguito a calcoli fallaci, nella produzione di una data merce, ad esempio prodotti di seta, si eroga una quantità eccessiva di lavoro, le nostre equazioni non risultano esatte. Il pubblico viene ad essere saziato di prodotti di seta più di quanto possa esserlo di prodotti di cotone, di lana o di altra sostanza. Si rifiuta quindi di acquistare questi prodotti a rapporti di scambio che corrispondano al lavoro erogato nella loro produzione. In cambio di quanto han posto in essere, i produttori vengono così a percepire una quantità di utilità minore di quella che avrebbero potuto trarre da una migliore ripartizione del lavoro tra le varie branche. Quando ci proponiamo di ampliare la produzione dobbiamo aver quindi cura d’ ampliarla in ragione a quelle che sono le esigenze della popolazione. Quanto più ci è dato far scemare il grado di utilità dei beni saziando i desideri degli acquirenti tanto meglio è; occorre però far scemare in modo analogo i gradi di utilità dei diversi beni: altrimenti v’ha ingorgo in apparenza e vera e propria perdita di lavoro in realtà””. (pag 162-163)”,”ECOT-122″ “JHA Prem Shankar”,”Il caos prossimo venturo. Il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni.”,”Prem Shankar Jha, economista indiano, ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford, ha lavorato dal 1961 al 1966 per le Nazioni Unite a New york ed è poi tornato in India, dove ha collaborato come editor e giornalista alle pagine del Hindustan Times, del Times of India, dell’Economic Times e del Financiaql Express. Tra il 1986 e il 1990 è stato il corrispondente indiano dell’Economist, e nel 1990 è diventato collaboratore del primo ministro V.P. Singh. Dal 1977 al 2000 ha insegnato all’Università della Virginia.”,”ECOI-188-FL” “JI Chaozhu”,”L’uomo alla destra di Mao. Un protagonista racconta la storia segreta della Cina comunista.”,”Ji Chaozhu è nato nel 1929 in una famiglia ricca e importante (il padre, professore di diritto, era amico di Mao). Dopo un’infanzia agiata vissuta nella cittadina di Fenyang, l’invasione giapponese lo costrinse a fuggire con la famiglia per approdare a New York dove compì gli studi frequentando l’università di Harvard. Tornato in Cina nel 1951, ha lavorato al ministero degli esteri tra l’altro come interprete di Zhou Enlai e poi di Mao Zedong. Dal 1982 è responsabile delle relazioni politiche tra Cina e Stati Uniti presso l’ambasciata cinese a Washington. Poi è stato ambasciatore presso le isole Figi. Quindi, dal 1991 al 1996 vicesegretario generale dell’ONU. E’ colto e cosmopolita, vive in Cina con la moglie. “”Infine, c’era qualcos’altro che si sarebbe rivelato unico e inestimabile quando ebbe inizio la mia carriera diplomatica. Capivo il modo di vivere degli americani. Gli Stati Uniti potevano trovare in abbondanza esperti della Cina attingendoli dal bacino dei funzionari esiliati del Kuomintang da loro stessi appoggiati a Formosa. Ma la Repubblica popolare aveva solo una manciata di quadri con pedigree come il mio e un’infanzia trascorsa in America. Potevo pensare come un cinese, ma capivo anche il processo del pensiero “”barbaro”” e coglievo persino le loro battute””. (pag 121)”,”CINx-269″ “JIANG Hongsheng”,”La Commune de Shanghai et la Commune de Paris.”,”L’autore ha redatto su questo tema un PhD alla Duke University (Carolina del Nord) sotto la direzione di Fredric Jameson e Michael Hardt. E’ oggi professore associato all’Università di Pechino.”,”MCIx-003-FC” “JIANG Hongsheng”,”L’influenza della Comune di Parigi in Cina. Un cinese testimone oculare della Comune di Parigi – Esperienze della comune in Cina – Opere occidentali sulla Comune di Shanghai – Lo sbocciare della Comune di Shanghai – Il doppio governo durante la Tempesta di gennaio – Fratture, lotte interne e campagne anti-Zhang: la strada tortuosa verso la Comune di Shanghai – La fondazione della Comune di Shanghai. (estratto da ‘La Commune de Shanghai et la Commune de Paris’).”,”L’autore ha redatto su questo tema un PhD alla Duke University (Carolina del Nord) sotto la direzione di Fredric Jameson e Michael Hardt. E’ oggi professore associato all’Università di Pechino.”,”MCIx-005-FC” “JIMÉNEZ Antonio Núñez, a cura di Giovanni REBORA”,”Michele da Cuneo nel nuovo mondo.”,”Michele da Cuno partecipò al secondo viaggio di C.Colombo e scrisse un’affascinante relazione del suo periplo dei Caraibi, principalmente di quello realizzato lungo la costa meridionale di Cuba. Di questa traversata si fa un profondo studio in quest’opera.”,”ASGx-001-FMDP” “JOANNON Pierre”,”Histoire de l’Irlande et des Irlandais.”,”Joannon è uno dei migliori specialisti dell’Irlanda. Autore di molte opere storiche, cofondatore della rivista ‘Etudes irlandaises’. “”L’Irlande commence par intéresser Marx et Engels en fonction de la situation de l’industrie et du prolétariat britanniques. Dans ‘La Situation des classes laborieuses en Angleterre’, publié en 1845, Friedrich Engels note: “”La rapide extension de l’industrie anglaise n’aurait pu avoir lieu, si l’Angleterre n’avait eu dans la population nombreuse et pauvre de l’Irlande une réserve dont elle pouvait disposer””. Il décrit longuement la misère repoussante de sous-prolétariat irlandais en Angleterre, l’abaissement des salaires que provoque cette invasion de main-d’oeuvre à bon marché, et l’avilissement général qu’elle diffuse dans l’ensemble de la classe ouvrière. Incidemment, il analyse les conditions de vie du prolétariat agricole en Irlande et conclut: “”La misère [en Irlande] est une conséquence fatale des institutions sociales présentes, et en dehors d’elles on ne peut chercher ailleurs une cause que de la façon dont se manifeste la misère, non de la misère elle-même””. Le whiteboyisme et le mouvement pour l’indépendance nationale sont vains, en ce qu’ils ne s’attaquent point à la racine du mal, à la cause de la misère irlandaise. Engels ignore totalement le caractère colonial de la question irlandaise et la relation étroite qui s’établit entre la revendication pour l’indépendence nationale et la revendication pour l’émancipation économique. Cet aspect de la question est effleuré par Marx dans un article du ‘New York Daily Tribune’ de juin 1853. Ce ne sont pas les détenteurs des moyens de production, c’est-à-dire les membres de l”Ascendancy’, qui sont responsables de la situation: “”L’Angleterre a subverti les conditions sociales existant en Irlande. Elle a d’abord confisqué la terre, puis supprimé l’industrie par actes du Parlement, et finalement brisé l’énergie active du peuple par la force armée. L’Angleterre a ainsi crée ces abominables conditions sociales qui permettent à une caste infime de petits lords rapaces de dicter au peuple irlandais les clauses en vertu desquelles il doit lui être permis de travailler la terre et de vivre dessus””. Marx n’en déduit pas pour autant que les Irlandais doivent s’affranchir de la tutelle de l’Angleterre. Il ne voit pas pourquoi ni comment une telle séparation pourrait s’opérer. Au contraire, il se plaît à souligner tout ce qui enchaîne les deux îles l’une à l’autre. Dans un article de la ‘Neue Oder Zeitung’ du 16 mars 1855, il note: “”L’Irlande s’est vengée de l’Angleterre: au point de vue social, en dotant chaque grande ville manufacturière, maritime ou commerçante anglaise d’un quartier irlandais; au point de vue politique, en dotant le Parlement britannique de la brigade irlandaise…Mais il est un phénomène curieux: à mesure que l’influence irlandaise s’accroît en Angleterre au point de vue politique, la puissance celte diminue en Irlande au point de vue social…Une révolution anglosaxonne bouleverse de fond en comble la société irlandaise. Cette révolution consiste en ce que le système agricole irlandais fait place au système anglais, la petite amodiation à la grande, tout comme les anciens propriétaires fonciers disparaissent devant les gros capitalistes””. Effectivement, après la famine, et l’émigration aidant, les ‘landlords’ procèdent aux ‘clearances’, la petite propriété s’efface devant la moyenne et la grande exploitations, la culture recule devant l’élevage. Cromwell, écrira Marx, voulait planter l’Irlande de colons anglais; le système actuel veut remplacer les Irlandais par des brebis, des cochons et des boeufs”” (pag 401-402) [Pierre Joannon, Histoire de l’Irlande et des Irlandais, 2009] “”Quelques années plus tard, Marx écrira à Engels: “”En aucun autre pays d’Europe, la domination étrangère n’a pris cette forme directe de l’expropriation des indigènes””. Cette évolution induit une nouvelle dimension de la pensée marxiste, en même temps qu’un nouveau facteur: l’impérialisme. Rapidement esquissée par Engels, c’est l’idée qui va peu à peu devenir le point central de la pensée de Marx sur l’Irlande: l’asservissement impérialiste de l’Irlande permet celui du prolétariat anglais, l’émancipation de l’une est impossible avant la libération de l’autre. Sous sa plume, l’Irlande sera mentionnée dans l’adresse inaugurale de l’Association internationale du travail de 1864. Et jusqu’au soulèvement de la Commune de Paris, on peut dire que la question d’Irlande a figuré au premier rang des préoccupations de Marx et d’Engels. Ils suivent de près l’activité des Fenians, mobilisent l’Internationale en faveur des trois inculpés du procès de Manchester, en 1867, et portent le deuil après leur exécution. Marx pense qu’à la faveur des troubles en Irlande se produira une réaction en chaîne: le système colonial abattu, le verrou capitaliste sautera en Angleterre même, pour peu que la classe ouvrière anglaise, qui est seule à même de faire triompher la cause irlandaise, y prête son concours. Mais è partir de 1868 les termes de l’analyse marxiste sont renversés. Le vote du deuxième ‘Reform Bill’ et la très large participation ouvrière aux élections de 1868 ont déçu l’attente des deux socialistes. Engels dénonce l’incapacité politique du prolétariat anglais, prêt à donner ses voix à n’importe quel parvenu. Il doit reconnaître que les masses populaires, loin d’être anti-impérialistes, profitent de l’expansion du commerce anglais, et il prophétise: “”Dans cette nation éminemment bourgeoise, une aristocratie bourgeoise et un prolétariat bourgeois surgiront peut-être à côté de la bourgeoisie existante””. Puisque le prolétariat anglais n’a pas voulu se servir du levier irlandais pour renverser le capitalisme anglais, c’est donc aux masses irlandaises qu’échoira ce rôle. Dans une lettre à Engels du 10 décembre 1869, Marx avoue: “”J’ai longtemps cru que c’est l’essor du mouvement anglais qui permettrait de renverser le régime irlandais… Une étude m’a convaincu du contraire. La classe ouvriére anglaise ne fera rien avant de s’être débarrassée de l’Irlande. C’est en Irlande que doit être appliqué le levier. Voilà pourquoi la question irlandaise a una telle importance pour le mouvement social en général””. Dans une lettre du 9 avril 1870 adressée à Meyer et Vogt, correspondants de l’Internationale aux Etats-Unis, Marx systématise son raisonnement. Ce texte revêt une importance toute particulière dans le schéma marxiste: “”Après de longues années passées à étudier la question irlandaise, j’en suis venu à la conclusion que le coup décisif contre le classes dirigeantes anglaises (et il sera décisif pour le mouvement ouvrier dans le monde entier) ne peut pas être porté en Angleterre mais seulement en Irlande…”””” [Pierre Joannon, Histoire de l’Irlande et des Irlandais, 2009] (pag 403-404)”,”IRLx-012″ “JOBET Julio Cesar”,”Socialismo y comunismo.”,”JOBET Julio Cesar è uno dei fondatori del Partido Socialista. E’ stato autore di numerosi opuscoli e libri. La sua ultima opera è stata: “”Ensayo Critico del desarrollo economico y Social de Chile””.”,”MALx-013″ “JOCTEAU Gian Carlo”,”La magistratura e i conflitti di lavoro durante il fascismo 1926 – 1934.”,”Gian Carlo JOCTEAU, nato a Torino nel 1947, lavora presso l’ Istituto di storia della Facoltà di lettere e filosofia dell’Univ di Torino e insegna storia del movimento sindacale presso la Scuola di amministrazione aziendale della stessa Università. E’ redattore de ‘Il mondo contemporaneo’ e fa parte del comitato di redazione di ‘Movimento operaio e socialista’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Leggere Gramsci’ (Feltrinelli, 1975) e ha in preparazione (1978) con TRANFAGLIA una antologia sulla magistratura nell’Italia unificata e alcuni studi sul movimento operaio italiano.”,”ITAF-034″ “JOCTEAU Gian Carlo”,”Leggere Gramsci. Una guida alle interpretazioni.”,”JOCTEAU Gian Carlo è nato a Torino nel 1947. Si è laureato in filosofia (Univ. Torino). Sta preparando il volume (1975) ‘La magistratura e i conflitti di lavoro durante il fascismo’. Scrive su ‘Rivista di storia contemporanea’. “”Non bisogna confondere il Gramsci del 1919-22 col Gramsci dei ‘Quaderni’, di dieci e più anni dopo. Altrimenti non si spiegano i primi tre anni di vita del partito e nemmeno i forti residui di estremismo che rimasero nel partito negli anni seguenti, non si spiega il silenzio tenuto anche nei momenti più gravi della vita del partito”” (G. Berti)”” (pag 83)”,”GRAS-084″ “JODL Federico”,”Critica dell’idealismo.”,”JODL Federico “”Per noi è soprattutto interessante in tale crisi l’imperativo “”torniamo a Kant””, che allora si fece udire, che Otto Liebmann, non forse pel primo, ma certo nel modo più efficace, espresse nel suo scritto ‘Kant e gli Epigoni’, e di cui possiamo considerare come l’eco immediata più importante il libro di F.A. Lange ‘Storia del Materialismo e critica della sua importanza nell’età presente’, il più letto e fin da oggi il più conosciuto tra tutti gli scritti nati nella lotta contro l’avanzarsi del naturalismo e del materialismo. Questa notevole opera, che per decenni fu il principale punto d’appoggio della critica contro il naturalismo, è anche assai importante come tipo d’una determinata fase del kantismo e dell’interpretazione di esso. Lange si pone, in sostanza, del tutto dal punto di vista kantiano e cerca di mostrare che il criticismo è in grado di incorporarsi la totalità delle conoscenze scientifiche e nell’istesso tempo di superare il naturalismo, e ciò col rendersi chiaro conto dei presupposti di questo. Si tratta di quella forma di idealismo critico che più d’ogni altro è informato allo spirito che originariamente animava l’intrapresa di Kant: cioè di porre criticamente i confini di fronte alla metafisica costruttiva, di dare solidi fondamenti alla conoscenza umana col porre in luce, accanto ai fattori empirici, anche quelli universali e necessari di essa, di porre efficacemente in guardia contro la credenza d’aver colto nei concetti fondamentali della scienza naturale meccanicistica gli elementi ultimi del reale.”” (pag 33-34)”,”FILx-458″ “JOFFE Maria”,”One Long Night. A Tale of Truth.”,”Maria Joffe Born in New York, USA but grew up and was educated in St. Petersburg (Petrograd). On finishing High School, entered college to read Humanities. In 1918 married Adolphe Joffe, Chairman of the Brest Peace Delegation. Their son was born in July 1919. Adolphe Joffe was Russian Ambassador in Germany (during the reign of Kaiser Wilhelm) and then in China and Japan.”,”RUSS-050-FL” “JOFFE Nadezhda A.”,”Back in Time. My Life, My Fate, My Epoch. The Memoirs of Nadezhda A. Joffe.”,”Nell’inserto fotografico la foto del gruppo che ha partecipato alle trattative di Brest-Litovsk (Kamenev, Joffre, Bitsenko, Trotsky, Karakhan) La figlia del leader bolscevico e diplomatico sovietico Adolf A. Joffe, Nadezhda Joffe era anche prima del suo primo arresto, una attiva e cosciente oppositrice allo stalinismo. Questa è la sola memoria scritta negli anni seguenti all’Urss staliniana da un membro dell’ Opposizione di Sinistra che è nata nel 1923 sotto la leadership di Trotsky.”,”RIRB-157″ “JOFFE Nadezhda A.”,”Back in Time. My Life, My Fate, My Epoch.”,”Rather, what imparts to this memoir its unique and historically significat character is the political perspective of the author. Nadezhda Joffe was , even before her first arrest, a conscious and politically active opponent of Stalinism. This is the only memoir to be written in the post-Stalin Soviet Union by a member of the Left Opposition that had been formed under the leadership of Leon Trotsky in 1923. Foreword by David NORTH, Introduction, Notes, Afterword, Translated from the Russian by Frederick S. CHOATE, Fotografie, Index,”,”RIRB-036-FL” “JOFFRIN Laurent”,”Les batailles de Napoléon.”,”JOFFRIN Laurent (30 giugno 1952) giornalista francese di orientamento socialista. Diretore sia di Libération che del Nouvel Observateur. TULARD Jean (Parigi, 22 dicembre 1933) storico francese, professore onorario alla Sorbona, noto per i suoi numerosi studi dedicati a Napoleone e al periodo rivoluzionario e napoleonico. «Questo libro si propone di far rivivere le principali battaglie dell’Impero, dal punto di vista di un corrispondente di guerra ma anche di fornire una comprensione della strategia e delle tattiche degli eserciti coinvolti. Questo è il motivo per cui a ogni storia di battaglia è stata aggiunta una sezione pieghevole, che include le mappe principali che tracciano i movimenti delle truppe. Queste mappe consentono di localizzare le operazioni. Non pretendono la precisione matematica, quanto piuttosto ripristinare la logica delle scelte tattiche e strategiche. Prima di iniziare a leggere un capitolo, è vivamente consigliato sfogliare la mappa corrispondente: la storia si comprende solo con i luoghi in cui si svolge e la posizione degli eserciti. (…)» (pag 2 Modalità d’uso; traduz.d.r.) «Possiamo raccontare le guerre napoleoniche in forma romanzata. Balzac ci aveva pensato e, da Stendhal a Rambaud, molti romanzieri non hanno resistito a questa tentazione. (…) Possiamo, alla maniera di Clausewitz, analizzare queste guerre dal punto di vista strategico, scomporre i movimenti delle truppe, identificare gli errori commessi (attacco prematuro o troppo tardivo), aiutare a comprendere le cause di una vittoria o le ragioni di una sconfitta. (…) Lo storico darà, come Thiers o Madelin, uno sguardo freddo e meticoloso (…). Laurent Joffrin offre un approccio alle campagne di Napoleone diverso e profondamente originale: quello del corrispondente di guerra. Il giornalista ha una preoccupazione per la verità, ma anche quella di essere letto. Quando lo studioso si perde nei dettagli e il poeta dà libero sfogo alla sua ispirazione, il giornalista descrive ciò che vede con la preoccupazione che sia vero. Il giornalista è vicino alla gente e attento al luogo. (…) All’improvviso viviamo con i soldati, comprendiamo meglio le operazioni, respiriamo l’odore della polvere da sparo (…).» (pag 3, dalla prefazione di Jean Tulard; traduz.d.r.).”,”FRAN-129-FSL” “JOHANNET René”,”Le principe des nationalités. La guerre et les nationalités. L’ ideologie et l’ histoire. Le developpement historique du principe des nationalités. Francs et francais a la recherche d’ une identité nationale. Le principe des nationalités de Robespierre a Napoleon. De Waterloo a Sedan: la crise nationalitaire au XIXe siecle. Les théories de la nationalité en France et en Allemagne et leur critique. Philosophie de l’ impérialisme. Les éléments constitutifs de la nationalité. La société des nations et la paix perpétuelle. Politique et nationalités.”,”””La Germania ci offre un esempio non esattamente contrario ma molto diverso da quello. Dall’ alba della storia, essa a salvaguardato al massimo il suo particolarismo, il suo genio, la sua libertà. Essa è, con la Persia, il solo paese limitrofo che Roma non ha dominato, il solo che sisegnava nel corpo dell’ impero questo golfo, questo ‘sinus’, che fino all’ introduzione della frontiera, del ‘limes ‘e dei ‘champs décumates’ (agri décumates, ndr) causava tante preoccupazioni all’ amministrazione della Città e del Mondo””. (pag 204) (Lors de la conquête de la Gaule par Jules César, de 58 à 51. avant J.-C., le Rhin devint frontière de l’Empire romain. Quelques années plus tard, en 15 avant J.-C., sous le règne d’Auguste, les Romains soumirent les peuples des Alpes et s’établirent sur la rive droite du Danube supérieur. Mais, comme entre les deux fleuves, le territoire ennemi formait un saillant aussi dangereux que gênant, en 74 après J.-C., l’empereur Vespasien fit tracer une route stratégique de Strasbourg à Tuttlingen, sur le Danube. Les territoires gagnés par les Romains sur la rive droite du Rhin reçurent le nom de Champs décumates (Agri decumates). Sous le règne de Domitien (81-96 après J.-C.), les Romains commencèrent à fortifier la frontière reliant le Rhin au Danube. Le limes, la frontière fortifiée, garantit aux Champs décumates une sécurité relative pendant près de deux siècles, jusqu’en 260, date à laquelle les Germains chassèrent les Romains de la rive droite du Rhin.) Diversi imperialismi (…) pag 329″,”TEOP-205″ “JOHANSSON María Lucrecia”,”Soldados de papel. La propaganda en la prensa paraguaya durante la guerra de la Triple Alianza (1864-1870).”,”Maria Lucrecia Johannson si è laureata in Storia nell’Universidad Nacional de Tucuman (Argentina). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. La guerra della Triplice Alleanza fu un conflitto militare combattuto tra il 1864 e il 1870 in America meridionale. La guerra fu combattuta dal Paraguay contro le tre nazioni alleate di Argentina, Brasile e Uruguay 1. Il conflitto fu il più sanguinoso della storia dell’America Latina, con un numero di morti stimato tra 80.000 e 300.000 1. La guerra fu scatenata da una serie di dispute territoriali e commerciali tra il Paraguay e i suoi vicini più potenti, l’Argentina e il Brasile. Nel 1864, il Brasile aiutò il capo del Partido colorado uruguaiano, Venancio Flores, a promuovere un colpo di Stato contro il presidente Bernardo Prudencio Berro, esponente del Partido blanco. In risposta, il presidente del Paraguay, Francisco Solano López, credendo che l’equilibrio del potere regionale fosse minacciato, dichiarò guerra al Brasile. Il conflitto coinvolse presto anche l’Argentina, che si vide invadere il territorio della provincia di Corrientes dai paraguaiani. Bartolomé Mitre, presidente eletto a Buenos Aires, organizzò allora un’alleanza con il Brasile e con l’Uruguay di Flores (la Triplice Alleanza), e assieme dichiararono guerra al Paraguay, il 1º maggio 1865 1. La guerra lasciò il Paraguay in una situazione particolarmente grave; in particolare dal punto di vista demografico, la sua popolazione di approssimativamente 525.000 persone, venne ridotta a circa 221.000 nel 1871, delle quali solo 28.000 erano uomini 1. (copil.) 1: 1 Wikipedia. (2022, 15 gennaio). Guerra della triplice alleanza”,”AMLx-005-FSL” “JOHNPOLL Bernard K. KLEHR Harvey a cura; contributi di Robert ALEXANDER Barbara BARTKOWIAK John BECK Jeff BENEKE Casey BLAKE Clayborne CARSON Art CASCIATO Norah CHASE Maceo CRENSHAW DAILEY Lowell DYSON Robert FITRAKIS Michael FURMANOVSKY Dorothy GALLAGHER David GARROW John GERBER Albert GLOTZER Max GORDON Janet GREENLEE Robert L. HARRIS Stephen K. HAUSER John HAYNES Robert HILL James INGBRETSON Maurice ISSERMAN Lillian KIRTZMAN JOHNPOLL Mike KARNI Israel KUGLER Judy KUTULAS Daniel LEAB Paul LEBLANC Hugh LOVIN Charles MARTIN Dahrl Elizabeth MOORE John O’SULLIVAN Robert RUSHIN Penny RUSSELL James Gilbert RYAN Ed SHOEMAKER Gerald SORIN Mart STEWART Pat SULLIVAN Dorothy SWANSON Warren VAN TINE Alan WALD Kenneth WALTZER Seth WIGDERSON Tom WILLIAMS Robert ZIEGER”,”Biographical Dictionary of the American Left.”,”Contributori: Robert ALEXANDER, Barbara BARTKOWIAK, John BECK, Jeff BENEKE, Casey BLAKE, Clayborne CARSON, Art CASCIATO, Norah CHASE, Maceo CRENSHAW DAILEY, Lowell DYSON, Robert FITRAKIS, Michael FURMANOVSKY, Dorothy GALLAGHER, David GARROW, John GERBER, Albert GLOTZER, Max GORDON, Janet GREENLEE, Robert L. HARRIS, Stephen K. HAUSER, John HAYNES, Robert HILL, James INGBRETSON, Maurice ISSERMAN, Lillian KIRTZMAN JOHNPOLL, Mike KARNI, Israel KUGLER, Judy KUTULAS, Daniel LEAB, Paul LEBLANC, Hugh LOVIN, Charles MARTIN, Dahrl Elizabeth MOORE, John O’SULLIVAN, Robert RUSHIN, Penny RUSSELL, James Gilbert RYAN, Ed SHOEMAKER, Gerald SORIN, Mart STEWART, Pat SULLIVAN, Dorothy SWANSON, Warren VAN TINE, Alan WALD, Kenneth WALTZER, Seth WIGDERSON, Tom WILLIAMS, Robert ZIEGER.”,”MUSx-032″ “JOHNSON Robert Eugene”,”Peasant and Proletarian. The Working Class of Moscow in the Late Nineteenth Century.”,”L’A già Prof alla Cornell Univ, lavora ora al Dipartimento di storia all’ Erindale College dell’ Univ di Toronto.”,”MRSx-008 RUSx-024″ “JOHNSON Oakley C.”,”Marxism in United States History Before the Russian Revolution (1876-1917).”,”JOHNSON Oakley C. nato nel 1891 si è laureato nel 1928 all’ Università del Michigan e per 30 anni ha lavorato presso il dipartimento di inglese alla Long Island University, poi alla CCNY e quindi in un college del Texas. E’ autore di una biografia di Charles E. RUTHENBERG (1957) e di ‘Robert Owen in the United States’ (AIMS-Humanities 1970).”,”MUSx-088″ “JOHNSON Chalmers”,”La storia del dottor Sorge e di Ozaki Hotsumi.”,”JOHNSON Chalmers, ricercatore americano, è Professore di scienze politiche all’ Università di California, studioso del Giappone e dell’ Estremo Oriente.”,”JAPx-033″ “JOHNSON Chalmers”,”La storia del dottor Sorge e di Ozaki Hotsumi.”,”””La ragione fondamentale della decisione di Ozaki di collaborare con Sorge a Shanghai va cercata nella sua valutazione della situazione internazionale. Lo stesso Ozaki spiegò: “”La mia particolare posizione ideologica negli anni successivi nasceva dall’ esperienza di Shanghai. Prima di tutto, dallo studio della cosiddetta posizione semicoloniale della Cina mi era nato un profondo interesse per il movimento di liberazione nazionale e per l’ unificazione del paese. In secondo luogo, avevo analizzato il reale significato della posizione dominatrice dell’ Inghilterra in Cina, ed ero giunto alla conclusione che l’ Inghilterra era il nemico comune di tutti i popoli oppressi del mondo… Poi vi fu l’ “”incidente manciuriano””, il segnale dell’ inizio di un nuovo secolo in Estremo Oriente … I cinesi non conoscevano la situazione interna del Giappone, le preoccupazioni suscitate da molti anni nel paese soprattutto dalla depressione economica, e dal fatto che il popolo giapponese non sembrava avere una via d’ uscita da tali difficoltà. I cinesi denunciarono con veemenza l’ aggressione imperialista giapponese. Ozaki pensava che la sempre più aggressiva politica imperialista del Giappone avrebbe trascinato il paese in un conflitto con le altre potenze imperialiste, e che quindi Tokyo non avrebbe mai potuto sconfiggere la Cina. La guerra ormai imminente, egli pensava, sarebbe stata disastrosa per il suo paese; la sola possibilità di salvezza per il Giappone risiedeva nella conquista del potere, preferibilmente con una rivoluzione di minoranze, da parte di dirigenti che adottassero una politica di neutralità verso le potenze europee e di amicizia verso la rivoluzione cinese (…).”” (pag 97)”,”JAPx-054″ “JOHNSON Robert Eugene”,”Contadini e proletari. La classe lavoratrice moscovita alla fine dell’ 800.”,”JOHNSON Robert Eugene specialista di storia russa, insegna nel Dipartimento di storia dell’ Università di Toronto. L’A dimostra come gli opreai russi di fine Ottocento fossero al tempo stesso proletari e contadini, legati sia al villaggio di origine sia alla fabbrica. “”Il dizionario Smirnitskii definisce lo ‘zemliak’ come il “”compaesano, una persona della stessa terra. (…)”” (pag 94) “”I.I. Ianzhul, un ispettore delle fabbriche di Mosca, osservò nel 1884 che spesso i bambini andavano a lavorare in fabbriche grandi sotto la protezione di uno ‘zemliak’, mentre i genitori rimanevano in campagna o si recavano altrove per lavorare. F.P. Pavlov, ingegnere in una fabbrica tessile della Russia centrale che non viene identificata, chiese a un’operaia come lei e suo marito riuscissero a sopportare di condividere una stanza con un’altra famiglia e ricevette questa risposta: “” Che problema c’è? E’ gente nostra (my svoi), dello stesso villaggio””. Nella letteratura russa dell’Ottocento si menzionano spesso di passaggio i legami tra ‘zemliaki’, un fatto della vita quotidiana che sia gli autori sia i lettori davano per scontato. In ‘Delitto e castigo’ di Dostoevskij, per esempio, viene dato un importante ruolo secondario a due imbianchini che sono ‘zemliaki’ di Riazan’ e lavorano insieme a San Pietroburgo. La protagonista del romanzo di Gorkij ‘Madre’, il cui marito e il cui figlio sono presentati come operai di fabbrica a lungo termine, viene iniziata all’attività rivoluzionaria da uno ‘zemliak’ (tra gli altri). Quanto era diffuso lo ‘zemliachestvo’ tra i lavoratori? I dati statistici fanno pensare che nelle fabbriche di Mosca gli immigranti avessero l’abitudine di raggrupparsi””. (pag 95)”,”MRSx-044″ “JOHNSON Olive M. / DE-LEON Daniel”,”Forty Years After (1883-1923). / Karl Marx (Daily People, May 4, 1913).”,”Copia firmata Alfred Mischall “”In 1917 came the Russian Revolution. De Leon had always held that military struggle alone between progress and reaction could bring about the revolution in an industrially backward country like Russia. The events of 1914-1917 had forced the Russian workers and peasants into the army – had made them the army. When that army once willed the revolution, the thing was finished, finished practically without bloodhed. The Russian Revolution was the triumph of Marxism. It demonstrated clearly his historical theory of class struggles and that today the proletariat alone is the true, the historical revolutionary class.”” (pag 14-15)”,”MADS-436″ “JOHNSON J.R.”,”Marxism and the Intellectuals. The working class and socialism in a review of two books by British socialist Raymond Williams. Plus documentary material on the destruction of a workers paper in the U.S.”,”JOHNSON J.R.”,”MUSx-262″ “JOHNSON Robert Eugene”,”Contadini e proletari. La classe lavoratrice moscovita alla fine dell’800.”,”Robert Eugene Johson, specialista di storia russa, insegna nel Dipartimento di storia dell’Università di Toronto.”,”MRSx-018-FL” “JOHNSON J.R.”,”Marxism and the Intellectuals.”,”An Introductory Statement by Martin GLABERMAN,”,”TEOC-109-FL” “JOHNSON Chalmers”,”Gli ultimi giorni dell’impero americano.”,”Chalmers Johnson presidente del Japan Policy Research Institute e professore emerito all’Università della California. Ha scritto libri sul Giappone e sull’Asia.”,”USAP-010-FL” “JOHNSON Chalmers A.”,”Nationalisme paysan et pouvoir communiste. Les débuts de la révolution chinoise (1937-1945)”,”Chalmers A. Johnson, Professeur de Science Politique à l’Université de Californie, Berkeley. Nel giugno del 1940 alcuni funzionari del PCC e del KMT aprono dei negoziati a Chungking in vista di delimitare i territori della Quarta Armata Nuova da una parte e della Ottava armata (8a Armée de Route), dall’altra. Viene firmato un accordo scritto, e viene inteso che la regione situata a nord del fiume Giallo venga riconosciuta territorio comunista (salvo il sud di Shansi, che rimane in mano al KMT), in cambio la 4° Armata Nuova evacua la Cina centrale (pag 153) Un capitolo sulla vicenda simile in Jugoslavia (partecipazioni dei contadini alla resistenza) Il governo comunista (maoista) in Cina fu proclamato il 1° ottobre 1949″,”CINx-309″ “JOHNSON David”,”The French Cavalry. 1792-1815.”,”<> (dall’Introduzione). <> (pg 21). <> (pg 31). <> (pg 47). <> (pg 137). [Tutte traduz. d. r.].”,”FRQM-001-FSL” “JOHNSTON J., a cura di Michele COSTA Paolo PARUOLO”,”Econometrica.”,”J. Johnston è professore di econometrica all’Università di California, Irvine. In precedenza ha insegnato alle Università di Harvard, Manchester, Wales e Wisconsis.”,”ECOT-171-FL” “JOHNSTONE Monty”,”Lenin e la rivoluzione.”,”””Già nel 1894 Lenin (1) si era affermato come serio pensatore marxista con la pubblicazione del suo primo libro, ‘Che cosa sono gli “”Amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici’, una polemica contro i populisti. Lenin vi ribadiva che l’intelligencija socialista russa doveva dedicarsi all’attività teorica “”fondata sullo studio particolareggiato e minuzioso della storia e della realtà russa”” che “”soddisferà le esigenze della scienza””. Senza questa premessa teorica i socialisti non potevano divenire capi ideologici del proletariato. Allo stesso tempo, però, “”il lavoro pratico di propaganda e di agitazione resta sempre assolutamente al primo posto perché…il lavoro teorico risponde solo alle questioni poste dal lavoro pratico”” (2). Per tutto il resto della sua vita il lavoro teorico di Lenin sarebbe stato una risposta ai problemi politici e organizzativi del momento, mentre le conclusioni teoriche venivano verificate e, se necessario, rettificate, alla luce dell’esperienza o del mutare delle circostanze. Rifiutava l’idea che la teoria marxiana fosse “”qualcosa di più che la spiegazione di una data formazione economico-sociale”” (3). Quattro anni dopo avrebbe scritto: “”Noi non consideriamo affatto la teoria di Marx come qualcosa di definitivo e di intangibile; siamo convinti, al contrario, che essa ha posto soltanto le pietre angolari della scienza che i socialisti devono far progredire in tutte le direzioni, se non vogliono lasciarsi distanziare dalla vita. Noi pensiamo che per i socialisti russi sia particolarmente necessaria un’elaborazione indipendente della teoria di Marx, poiché questa teoria ci dà soltanto i principî direttivi generali, che si applicano in particolare all’Inghilterra in modo diverso che alla Francia, alla Francia, in modo diverso che alla Germania, alla Germania in modo diverso che alla Russia”” (4). Nello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, portato a termine in Siberia nel 1899, Lenin stesso fornì un magnifico esempio di questa “”elaborazione indipendente”” del marxismo. Si trattava di un’applicazione informatissima e particolareggiata del metodo proposto dal ‘Capitale’ di Marx all’analisi delle dimensioni e delle forme assunte dallo sviluppo capitalistico in Russia, e dei suoi effetti sulla differenziazione sociale nelle campagne. Non vi rifiutava soltanto in modo decisivo la tesi dei populisti, secondo cui la Russia poteva evitare l’esperienza del capitalismo, confutazione che ovviamente costituiva l’obiettivo pratico immediato dell’opera. Dimostrando l’instabilità della borghesia russa, poneva anche le basi della successiva strategia sull’egemonia e le alleanze di classe”” [Monty Johnstone, ‘Lenin e la rivoluzione’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’, Torino, 1980] [(1) (…) [Lenin] Nel 1895 si recò all’estero e a Ginevra incontrò per la prima volta Plechanov, Akselrod e Vera Zasulic, mentre a Berlino conobbe Wilhelm Liebknecht. Arrestato e incarcerato nel dicembre 1895, venne esiliato in Siberia. Ritornò dall’esilio nel febbraio 1900, e poco dopo emigrò; in collaborazione con Plechanov, fondò il foglio socialdemocratico ‘Iskra’, il cui primo numero venne pubblicato a Lipsia il 24 dicembre 1900. Da allora, fino al suo ritorno dopo la rivoluzione del febbraio 1917, avrebbe condotto la sua opera di agitazione dall’estero, con la sola parentesi della prima rivoluzione russa (1905-1907); (2) V. Lenin, Opere, vol. I, p,. 300 e nota; (3) Ibid. p. 191; (4) Ibid., vol. 4; pp. 212-13] (pag 89-90) “”Lenin (…) in ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’ osservava che le previste riforme democratiche politiche ed economiche avrebbero “”per la prima volta concretamente posto il terreno per uno sviluppo rapido, europeo, e non asiatico, del capitalismo in Russia””. L’idea di “”cercare la salvezza per la classe operaia ovunque, eccetto che nello sviluppo ulteriore del capitalismo – insisteva – è un’idea reazionaria (Lenin, Opere vol 8, pp. 41-42). Rifiutava dunque il concetto di “”rivoluzione permanente”” avanzato da Parvus e Trotsky, che tendevano a sostituire allo zarismo governo operaio”” (pag 94)”,”LENS-271″ “JOHNSTONE Monty”,”Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia.”,”Monty Johnstone, trotskista. “”Lenin fu assai sensibile all’influenza della socialdemocrazia tedesca e del suo programma di Erfurt del 1891, in cui si attribuiva al partito il compito di «plasmare (‘gestalten’) questa lotta della classe operaia (per il potere politico) in un movimento consapevole e unitario, indicandogli inoltre il necessario (‘naturnotwendiges’) obiettivo» (11). In particolare, egli attinse al principale teorico tedesco, Karl Kautsky, autore di una parte importante di quel programma (12), nonché di un fortunatissimo commento ad esso, un capitolo del quale era intitolato ‘La socialdemocrazia: la unificazione di movimento operaio e socialismo”” (13). Citando questa formula di Kautsky, e anticipando il ‘Che fare?’, Lenin scriveva nel 1899: “”Suo compito [della socialdemocrazia] è di introdurre nel movimento operaio spontaneo determinati ideali socialisti; di legarlo a convinzioni socialiste, le quali devono essere al livello della scienza moderna, di legarlo a una lotta politica sistematica per la democrazia quale mezzo per attuare il socialismo, di fondere, in una parola, questo movimento spontaneo in un tutto indissolubile con l’attività di un partito rivoluzionario”” (14). Ribadita la necessità di un’analisi sia dell’esperienza rivoluzionaria in Europa occidentale, sia di quella russa, Lenin proseguiva sottolineando che non esistevano «modelli bell’e fatti» che il partito russo potesse imitare: “”Da una parte il movimento operaio russo è posto in condizioni del tutto diverse da quelle dell’Europa occidentale… dall’altra parte, la socialdemocrazia russa si distingue dai vecchi partiti rivoluzionari russi nella maniera più profonda, per cui la necessità di imparare dai più eminenti tra i vecchi rappresentanti russi della tecnica rivoluzionaria e cospirativa (non abbiamo la minima difficoltà a riconoscere questa necessità) non ci esime in alcun modo dal dovere di assumere nei loro riguardi un atteggiamento critico e di forgiare la nostra organizzazione in maniera indipendente”” (15). Sebbene, nel ‘Che fare?’, Lenin avesse attinto da Kautsky – come vedremo – uno dei concetti chiave, rimane estremamente significativo il contrasto tra l’importanza che l’attivismo assume negli scritti di Lenin sul partito e l’atteggiamento in certo qual modo fatalistico che si nota in quelli di Kautsky. E’ caratteristico, ad esempio, che la parte del commento di Kautsky a Erfurt intitolata ‘Il partito operaio’ si svolga nei termini più generici, permeata com’è del concetto di quella «Naturnotwendigkeit» (necessità per legge di natura) che nei paesi capitalistici condurrà la classe operaia verso il partito e produrrà inevitabilmente la vittoria del socialismo, rappresentando per il proletariato un «lieto annuncio, un nuovo vangelo» (16). Tutti gli scritti di Lenin sul partito, invece, sono estremamente specifici, in quanto affrontano i particolari compiti organizzativi imposti dalla situazione politica del momento. Pur astenendosi dal volontarismo, contro il quale nei vent’anni a venire avrebbe combattuto aspre battaglie all’interno del partito, Lenin sottolineava con forza l’elemento soggettivo nel processo rivoluzionario: «Dire – scriveva sull’«Iskra» nel dicembre 1901 – … che gli ideologi (cioè i dirigenti coscienti) non possono deviare il movimento dalla strada determinata dal gioco reciproco dell’ambiente e degli elementi, significa dimenticare una verità elementare: che la coscienza partecipa a questa azione reciproca e a questa determinazione» (17). I socialdemocratici dovranno prendere «nelle proprie mani la direzione del movimento democratico generale», comprendendo che «il carattere di massa del movimento non solo non attenua ma, al contrario, accentua il nostro dovere di formare un’organizzazione di rivoluzionari forte e centralizzata, capace di dirigere sia la lotta preparatoria, sia ogni improvvisa esplosione, sia, infine, l’attacco decisivo» (18). Nel ‘Che fare?’ Lenin esprimeva in modo epigrammatico il suo spirito attivista con la famosa frase: «Dateci un’organizzazione di rivoluzionari e capovolgeremo la Russia!»”” [Monty Johnstone, ‘Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia’][(in) ‘ ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(11) ‘Geschichte der Deutschen Arbeiterbewegung’, Berlin, 1966, vol. I, p. 431; (12) M.L. Salvadori, ‘Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1936, Milano, 1976, p. 26; (13) K. Kautsky, ‘ll programma di Erfurt’, Roma, 1971, pp. 187-189; (14) V. Lenin, Opere, vol. 4, p. 219; (15) Ibid., pp. 219-20; (16) Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, cit., pp. 179-182; (17) V. Lenin, Opere, vol. 5, p. 292; (18) Ibid., pp. 293-294] (pag 304-305-306)”,”LENS-276″ “JOHNSTONE Monty”,”Trotsky and the Debate on Socialism in One Country.”,”””The Revolution Betrayed’, written by Trotsky in 1936, shows both the strengths and weakness of his position at this time’ (…) ‘Trotsky’ dogmatic shibboleth of the impossibility of building Socialism in one country led him even now to underestimate how deeply entrenched and resilient the Socialism system was in Russia (…)”” (pag 122) Critica a Trotsky sulla questione. “”‘It is possible for an isolated Soviet State to maintain itself for an indeterminate period of time in an imperialist environment, within the constricting circle of Fascist counterrevolutions? The answer of Marxism is, No. The answer of the internal condition of the USSR is, No!… Outside of the world revolution there is no salvation’ (19). If we accept the issue posed in this way, history has completely demolished Trotsky’s position. If, however, we define Socialism as Mandel does as ‘a society without classes, commodities, money and State’ (p. 42), then by the very terms of this definition we are led to a different conclusion. If we are going to make a meaningful estimate of Trotsky’s political positions, we must avoid arbitrary definitions that take the issues out of their historical context and provoke idle semantic wrangles. The fact is that Mandel’s definition is at variance with the Leninist conception that was generally accepted by the Russia Communist Party. In ‘State and Revolution’ Lenin wrote of Socialism as synonymous with Marx’s first phase of Communism; representing the “”conversion of the means of production into the common property of the whole of society. ‘Socialism’, he went on, ‘does not remove’ the defects of distribution and the inequality of “”bourgeois right”” which ‘continue to prevail’ as long as the products are divided “”according to the amount of work performed”” … The Socialist principle: “”An equal amount of labour for an equal quantity of products””, is … already realized… There is still need for a state…. For the complete withering away of the state, complete Communism is necessary”” (20). This distinction was amplified in ‘The ABC of Communism’ by Bukharin and Preobrazhensky, which from 1919 had been the basic Party textbook. “”In Socialist society, which is inevitable as an intermediate state between capitalism and Communism’ they wrote, ‘money is needed, for it has a part to play in commodity economy… In Socialist society, this commodity economy will to some extent persist”” (21). The society without commodities, money and state which Mandel defines as Socialism carries many of the characteristics that Party tradition identified with the higher stage of Communism. It is a red herring drawn into the discussion, for it not what Russian Communists understood when they set meant the organization of co-operative production on a large scale, which is the definition that Trotsky gave of Socialism in 1906 (22). Nor will Mandel be able to find any support for his claim that ‘even Stalin and Bukharin’ agreed that the Socialist economy that they believed possible in Russia ‘must have a higher productivity of labour than the most developed capitalist economy’ (p. 42) – as distinct from a far higher level of productivity than Russia had known under capitalism and the aim of catching up with and overtaking the capitalist world in productivity – the guarantee of the victory of Socialism ‘on a world scale'(23). Lenin’s Position: Mandel argued that the conception of ‘Socialism in One Country’ represents a rejection of elementary Marxist-Leninist theory, of ‘the whole heritage of Lenin’ (p. 43). This is a particularly misleading quarter-truth. What is true is that when the Bolsheviks came to power in 1917 they did so in the belief that hey were, in Lenin’s words, ‘on the threshold of a world proletarian revolution’ (24). For same time after the October Revolution, Lenin and the Bolsheviks thought (and Trotsky was very fond of marshalling quotations to prove it (25)): ‘Either revolution breaks out in the other countries, in the capitalistically more developed countries, immediately, or at least very quickly, or we must perish’ (26). However, with characteristic realism, Lenin noted already in March 1918, urging ratification of the humiliating terms of the Brest-Litovsk Peace Treaty that Trotsky said would be ‘treachery in the fullest sense of the word’ (27), that although they eventually would see the world revolution, ‘for the time being it is a very good fairy tale’ (28). Since by 1921 it was clear to him that internationally ‘events did not proceed along as straight a line as we expected’ and it had ‘proved impossible to call forth revolution in other capitalist countries’ (29), he devoted himself more and more to considering the novel problem of the construction of Socialism in Russia in the contest of an indefinitely delayed international revolution”” (pag 117-118) [Monty Johnstone, ‘Trotsky and the Debate on Socialism in One Country’, ‘New Left Review’, London, n. 50 1968] [(19) I. Deutscher,, ‘Stalin: A Political Biography’, London, 1949, pp. 286-287; (20) V.I. Lenin, ‘Selected Works’, hereafter S.W. (Moscow, 1937), VII, pp. 85-87. Italics in original, cf. also S.W., VIII, p. 239; (21) N. Bukharin E. Preobrezhenski, ‘An A.B.C. of Communisme’ (London, 1924), pp. 345-346; (22) L. Trotsky, ‘Results and Prospect’, p. 220; (23) Actually the average productivity of labour in the URSS today is equal to and even above that of most capitalist countries, whilst being still below that of the USA; (24) S.W.., VI, p. 225; (25) See, e.g., L. Trotsky, ‘History of the Russian Revolution’ (London, 1936), III, Appendix, I.; (26) S.W., IX p, 227; (27) Quoted by Lenin, S.W., VII, p.309; (28) S.W., VII, p. 297; (29) S.W., IX, p. 227]”,”TROS-305″ “JOHSUA Isaac”,”La crise de 1929 et l’émergence américaine.”,”Isaac Johsua è maîtres de conférences en sciences économiques all’Università Paris XI (Orsay) e ricercatore all’ADIS (Facoltà Jean Monnet, Sceaux) “”La crise américaine, quelle que soit sa violence, n’est pas tout d’une pièce. Nous l’avons mis en évidence dans le chapitre précédent: ‘il y a dans ce pays plusieurs crises dans la crise’. La première est proprement américaine, et s’étend jusqu’en janvier 1931. La deuxième (mai 1931 à juillet 1932) est européenne (ou, plus exactement, elle est le contrecoup de la crisi européenne). La troisième (novembre 1932 à mars 1933) est internationale (ou, plus exactement, elle est celle de l’insertion internationale des Etats-Unis). On a la nette impression, en observant les séries mensuelles disponibles (…) que la grande dépression aurait pu s’arrêter à la fin de chacune de ces phases, mais qu’elle a, à chaque fois, été relancée par un nouveau choc, celui de la crisi européeenne ou encore celui du dollar. L’effet de chacun de ces chocs s’est peu à peu atténué, mais pour être relayé par le choc suivant (1). L’étude critique de l’hypothèse monétariste nous a permis d’analyser les deuxième et troisième phases de la crise américaine. Il nous reste a tenter d’expliquer la première. On a parfois dit que cette première phase de la grande dépression n’avait pas été particulièrement sévère. Affirmation étonnante. En volume la chute du CNP est de -8,9% en 1930, par rapport au niveau de 1929 (2). On ne trouve aucune chute aussi importante du GNP annuel en remontant le temps américain jusqu’en 1869 (3). (…) Pour expliquer la gravité de la première phase de la crise américaine, l’accent a quelquefois été mis sur le comportement de la consommation de biens durables. Celle-ci chute en effet de -20,8% en 1930 (par rapport à 1929) (4). Cette consommation est, par nature, volatile: elle concerne des produits non indispensables, qui, de surcroît, s’usent lentement, autrement dit des éléments dont on peut facilement différer la commande et ce d’autant plus longuement que l’on vient d’en acheter (comme ce fut le cas au cours des années vingt) de très importantes quantités. L’effondrement de la consommation de durables étant habituel lors des retournements conjoncturels, on ne voit pas en quoi un tel mouvement serait à même d’expliquer la gravité de la grande crise. Mais certains auteurs, insistent sur la place grandissante de ces biens dans la consommation des ménages, au cours de la (ou des) périodes précédant la crise. Leur poids accru aurati démultiplié l’impact macroéconomiques de l’habituelle nervosité de cette branche (2).”” [(1) S.G. Cecchetti et G. Karras (1994) ont mis en évidence l’existence de plusieurs chocs, qui expliqueraient la périodisation de la crise américaine: le premier serait une brutale chute de la demande, immédiatement après le krach boursier; il aurait été suivi par d’autres chocs de même nature jusqu’à la mi-1931. La crise aurait alors rebondi du fait cette fois d’un choc de l’offre, lié aux suspensions bancaires; (2) NIPA (1993), p. 14, Tableau 1.10. Données en dollars de 1987; (3) N.S. Balke et R.J. Gordon (1989), pp. 84-85; NIPA (1993), p. 3, Tableau 1.2. Données en dollars de 1987; (5) Voit B. Eichengreen (1992, a), pp. 214-215 ou encore H.W. Richardson (p. 14)] (pag 83-84)”,”ECOI-368″ “JOLIVET Régis”,”Las doctrinas existencialistas desde Kierkegaard a J.P. Sartre.”,”JOLIVET Régis è decano della Facoltà cattolica di filosofia di Lione. Il primato della soggettività. “”Kierkegaard scrive una formula aggressiva (che sembra giustificare l’ interpretazione di Haecker): “”La incertidumbre objetiva apropriada firmemente por la interioridad más apasionada, he aqui la verdad, la más alta verdad que pueda haber para un sujeto existente””. “”L’ incertezza oggettiva appropriata fermamente dalla più entusiastica interiorità, si ha qui la verità, la più alta verità che si può avere per un soggetto esistente””. (pag 46)”,”FILx-298″ “JOLL James”,”Historia de Europa desde 1870. (Tit. orig.: Europe since 1870. An International History)”,”””Già nel dicembre 1914, un deputato dell’ ala sinistra del Partito Socialdemocratico, Karl Liebknecht (figlio d Wilhelm Liebknecht, uno dei fondatori del partito) votò contro il rinnovamento dei crediti di guerra, e un anno dopo venti deputati votarono contro, mentre altri si astennero. Nel marzo 1916, il dirigente del gruppo parlamentare socialista, Hugo Haase, si dichiarò contro la guerra, e questo provocò una divisione nel partito. A quel punto non si poté impedire una rottura della Burgfrieden. Nell’ aprile 1917, il gruppo dissidente, che adesso si opponeva apertamente alla guerra e chiedeva “”una pace senza annessioni né indennizzi””, formò un partito separato, il Partito Socialdemocratico Indipendente (Unbhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands, USPD).”” (pag 258)”,”EURx-201″ “JOLL James”,”Le origini della prima guerra mondiale.”,”””Lo studio della storia diplomatica del secolo diciannovesimo e i retroscena della prima guerra mondiale divennero una delle branche più prestigiose della ricerca storica. Diversi storici eminenti, nell’accarezzare l’idea dell’autonomia della storia diplomatica come un ramo degli studi storici, parvero voler confermare il punto di vista del grande storico tedesco del’Ottocento, Ranke, secondo il quale è la politica estera a determinare gli sviluppi interni degli stati e a decidere del loro destino. Grazie a quella generazione di storici e agli studenti da loro indottrinati, noi oggi conosciamo nei particolari la storia delle relazioni fra gli stati negli anni che precedono il 1914 meglio della storia di qualsiasi altro periodo. Molti di questi storici continuarono ad occuparsi, in una forma o nell’altra, del problema della responsabilità, e a quale dei governi belligeranti addosarla; tanto per fare qualche esempio, Pierre Renouvin, in Francia, e Bernadotte Schmitt, negli Stati Uniti, furono inclini a dare la colpa alla Germania; un altro americano, Sidney B. Fay, all’Austria-Ungheria; il tedesco Alfred von Wegerer, alla Russia e alla Gran Bretagna. Il più monumentale di questi studi specifici, redatto dal giornalista e uomo politico italiano Luigi Albertini, apparve solo dopo che era cominciata la seconda guerra mondiale e raggiunse notorietà internazionale qualche anno più tardi, allorché il nocciolo della discussione stava ormai cambiando (7). … (pag 7-8)”,”QMIP-017-FL” “JOLL James”,”The Origins of the First World War.”,”Le voci nell’indice (pag 225) Marx Marxist theories of war “”The search for an explanation for the outbreak of the war in terms of the nature of the international system – a view summed up in the title of an influential book published in 1926, ‘The International Anarchy 1904-1914′ by the Cambridge classicist G. Lowes Dickinson – was aided by the publication by most of the governments involved in the war of numerous volumes of documents from their diplomatic archives. The first attack on secret diplomacy in which the publication of documents was used to discredit opponents was launched before the end of the war when Trotsky, the first Foreign Minister of the Bolshevik regime, ordered the publication of the secret treaties entered into by the Tsarist government, greatly to the embarrassment of Russia’s allies France and Britain. Then, after the German revolution of 1918, the republican government authorized the eminent socialist theoretician Karl Kautsky to prepare a volume of documents from the German archives on the events immediately preceding the outbreak of war. Subsequent German governments believed that one way to refute the allegations of Germany’s war guilt was to show the detailed working of the old diplomacy and to demonstrate that the methods of all governments were much the same and that therefore no specific blame should be attached to the Germans. Accordingly, between 1922 and 1927 thirty-nine volumes of German diplomatic documents were published under the title ‘Die Grosse Politik der Europäischen Kabinette’ (The High Policy of the European Cabinets). This German initiative which aimed at countering the allegations of Germany’s war guilt meant that other countries felt obliged to follow the example and show that they too had nothing to hide. Consequently the ‘British Documents on the Origins of the War’ appeared in eleven volumes between 1926 and 1938; the French ‘Documents Diplomatiques Français 1871-1914’ began publication in 1930, though the last of the volumes did non appear until 1953. Eight volumes of Austro-Hungarian documents were published in 1930 by the government of the Austrian Republic, while the Italian documents were only published after the Second World War. Members of the Russian diplomatic service who remained abroad after the revolution published selections from their embassy archives, and the Soviet government printed a quantity of archive material in the 1920s and 1930s”” (introduzione) (pag 3-4)”,”QMIP-164″ “JOLL James”,”Le origini della prima guerra mondiale.”,”(pag 7-8) (fare con scheda Laur) “”Il nocciolo essenziale dell’Alleanza germano-austriaca era infatti costituito da un accordo in base al quale, se uno dei due contraenti fosse stato attaccato dalla Russia, l’altro l’avrebbe sostenuto “”con tutta la forza del suo impero””. All’epoca di Bismarck…. finire.. (pag 57-58) Un passo profetico di Engels sull’imminente guerra europea e la crisi mondiale. “”Dopo la morte di Marx, Engels elaborò nuove teorie sulla natura della guerra moderna e sui problemi che si ponevano ai socialisti. Rendendosi perfettamente conto che le guerre future sarebbero state più distruttive e catastrofiche di tutte quelle passate, nel 1887 scrisse un passo profetico assai noto: “”Dagli otto ai dieci milioni di soldati si annienteranno a vicenda e, così facendo, divoreranno l’Europa lasciandola più nuda di una nuvola di locuste. Le devastazioni della guerra dei Trent’anni ristrette nello spazio di tre o quattro anni ed estese all’intero Continente; la carestia, la malattia, l’indigenza abbrutiscono l’esercito e le masse popolari; il caos irreversibile delle nostre artificiose strutture commerciali, industriali e del credito, che termina nella bancarotta universale; il crollo dei vecchi Stati e della loro sovranità tradizionale, per cui dozzine di corone rotoleranno nella polvere senza che nessuno tenti di raccoglierle; è assolutamente impossibile prevedere quale potrà essere lo sbocco di tutto ciò e chi uscirà vincitore dalla lotta. Un solo risultato è assolutamente certo: il collasso universale e l’avvento di condizioni propizie al trionfo definitivo della classe lavoratrice (23)”” (pag 252) [James Joll, Le origini della prima guerra mondiale, 1985] [(23)) F. Engels, Introduzione a S. Borkheim, ‘Zur Erinnerung für die deutschen Mordspatrioten 1806-12’ (1887), citato in Karl Kautsky, ‘Sozialisten und Krieg’, Prag 1937, pp. 250-51] (p. 283)”,”QMIP-165″ “JOLL James”,”Cento anni d’Europa, 1870-1970.”,”James Joll noto storico inglese, ha insegnato nelle Università di Oxford, Harvard, Tokyo, Princeton, Londra. Vigilia della 2^ guerra mondiale. Ascesa dell’hitlerismo. Francia sulla difensiva e a rimorchio dell’Inghilterra, (pag 471-72) “”Così, come abbiamo visto, l’annunzio dell’esistenza di una aviazione militare tedesca nel marzo 1935, l’introduzione del servizio militare obbligatorio e la rioccupazione della zona smilitarizzata della Renania nel marzo 1936, suscitarono bensì allarmi, ma nessuna azione concreta da parte francese e britannica, e in ognuno dei casi Londra cominciò a considerare seriamente le proposte alternative presentate da Hitler. Dopo il marzo 1936, i francesi si rassegnarono, in larga misura, a seguire la scia della politica britannica. La crisi aveva mostrato che non esistevano piani strategici di azione contro la Germania se non quello di presidiare le fortificazioni e attendere che l’esercito tedesco si esaurisse, come si sperava, in attacchi alla linea Maginot. Era una politica che richiedeva la mobilitazione dei riservisti, né esistevano proposte di azione preventiva più ristretta ed immediata da parte delle forze disponibili. Qualunque governo proponesse la mobilitazione quando il suolo francese non era direttamente attaccato rischiava l’impopolarità e, nel marzo 1936, un governo debole e guardingo, alla vigilia delle elezioni generali di aprile, non prese alcuna iniziativa. Passata la crisi, i francesi si trovarono in una posizione, anche dal punto di vista dei loro presupposti strategici, più che mai svantaggiosa. Una delle conseguenze della decadenza dei trattati di Locarno, infatti, fu che il Belgio si ritirò dalla sua associazione con la Francia riprendendo una politica di stretta neutralità, per cui divenne impossibile ogni coordinamento dei piani di difesa anglo-belgi mentre la frontiera fra i due paesi restava sguarnita al punto che, nel 1940, la prevista estensione della linea Maginot per chiudere la falla era ancora incompiuta. Un piccolo gruppo di critici nelle file dell’esercito francese, in particolare il colonnello Charles De Gaulle, osservava che il successo di una strategia difensiva dipendeva dalla disponibilità di riserve mobili per fronteggiare ogni possibile sfondamento nemico e prendere l’offensiva al momento opportuno. Ma invano De Gaulle insistette che si aumentasse il numero delle divisioni corazzate e si creasse un esercito professionale veramente meccanizzato come stava divenendo quello tedesco. Nello stesso tempo, malgrado gli sforzi compiuti specialmente nell’ultimo anno prima della guerra per aumentare la produzione di aerei militari, questa non fu mai rapida come il governo sperava”” (pag 471-472)”,”EURQ-001-FF” “JOLLY Richard DE-KADT Emanuel SINGER Hans WILSON Fiona”,”Third World Employment. Problems and Strategy. Selected Readings.”,”Saggi di D. TURNHAM P.P. STREETEN J. WEEKS K. HART Gunnar MYRDAL Michael P. TODARO Walter ELKAN V.M. DANDEKAR N. RATH P.C.W. GUTKIND Gustav RANIS Dharam P. GHAI P.H. COOMBS Mark BLAUG Bent HANSEN C. GEERTZ B.H. POLLITT W. BAER M.E. HERVE’ A.S. BHALLA C.R. FRANK K. MARSDEN C. HOU W.P. STRASSMANN F. STEWART C. HSIEH D. SEERS H. SINGER. “”In Giappone, che ha avuto il più rapido sviluppo economico sostenuto rispetto ad ogni altro paese in questo secolo, le piccole e medie imprese (sotto i 300 occupati) hanno preso la testa in molte industrie e nel 1954 impiegavano il 59% del totale della forza-lavoro industriale. In Giappone la piccola industria produce il 100% dei giocattoli, l’ 87% degli attrezzi domestici, l’ 81% delle scarpe di pelle, il 78% dell’ inchiostro per stampa, il 71% degli utensili agricoli e il 70% del cotone tessile, per esempio. Molte delle loro tecnologie sarebbero classificate come obsolete negli Stati Uniti.”” (pag 328, K. Marsden)”,”PVSx-030″ “JOMINI Antoine-Henri, editions agrégée”,”Précis de l’art de la guerre.”,”JOMINI Antoine-Henri, fu ufficiale al servizio della Svizzera, Francia e Russia. L’opera è stato pubblicata nel 1838. pag 124 assedio di Genova”,”QMIx-182″ “JOMINI Antoine Henri”,”Précis de l’art de la guerre.”,”JOMINI Antoine Henri (Payerne [Svizzera] 6/3/1779 – Passy [Francia] 22/3/1869). Banchiere, militare e storico svizzero di origine italiana. Al servizio della Francia e poi della Russia; membro dello Stato maggiore di NEY Michel (generale, Maresciallo di Napoleone) e di BONAPARTE Napoleone. Incontra NEY M. futuro maresciallo di NAPOLEONE, in Svizzera per reclutare reggimenti. Ne diviene aiutante di campo e NEY lo aiutò a pubblicare i primi volumi del suo trattato sulle campagne militari di FEDERICO II. Durante la battaglia di Austerlitz, JOMINI ne invia una copia a Napoleone che resta impressionato dei paragoni tra le strategie di FEDERICO II e le sue. Nel 1806 è convocato da Napoleone a Magonza ed è nominato capo di stato maggiore di NEY in Prussia. Dopo l’impegnativa campagna di Spagna è posto agli ordini del maggior generale BERTHIER, in continuo contrasto con JOMINI sul suo avanzamento al grado di generale. Rassegna le proprie dimissioni dall’Esercito francese nel 1810 dopo essersi rivolto allo zar ALESSANDRO I che gli offrì il grado di maggior generale. Napoleone respinse le dimissioni. Durante la campagna di Russia fu governatore. Tuttavia non ottenne il bastone di maresciallo a cui aspirava. La mancata promozione e gli indugi di Napoleone nel confidargli i movimenti delle truppe, lo spinsero a passare, nel 1813, al servizio dello zar, di cui divenne consigliere militare. Sarà precettore di Alessandro II e contribuirà alla creazione della scuola di guerra russa. Nella guerra di Crimea è consigliere militare dello zar. Nel 1855 si ritira a Passy, nei pressi di Parigi, dove risiederà sino alla morte. Con CLAUSEWITZ Car von, suo contemporaneo, fu uno dei più grandi strateghi d’Europa. Due Appendici alla Sintesi dell’Arte della guerra sono rivolti a sua Altezza Imperiale e trattano di strategia. Seconda Appendice addestramento delle truppe al combattimento. Le sei Tavole analitiche ripiegate e poste in una tasca in fondo al libro sono mappe, composizioni di truppe e schemi di formazioni in particolari zone di guerra. <<(É necessaria) la conoscenza quanto più perfetta possibile di tutti gli elementi di potere e di tutti i mezzi di guerra del nemico che siamo chiamati a combattere; la seconda consiste nella descrizione topografica e strategica del teatro di guerra, con tutti gli ostacoli che l’arte e la natura possono offrire all’impresa: l’esame dei punti decisivi permanenti, rappresentati da un confine o anche dall’intera estensione di un paese. Non solo i ministeri ma anche il capo dell’esercito e lo stato maggiore devono essere iniziati a questa conoscenza, altrimenti si troveranno nei loro pianii crudeli errori di calcolo, come accade così spesso, anche oggi, nonostante gli immensi progressi compiuti dalle nazioni civili, in tutte le scienze statistiche, politiche, geografiche e topografiche. Citerò due esempi a cui ho assistito: nel 1796, l’esercito di Moreau, penetrando nella Foresta Nera, si aspettava di trovare montagne, gole e foreste terribili di cui l’antica Hercynia rievocò il ricordo con circostanze spaventose; rimanemmo molto sorpresi dopo aver risalito le rive di questo vasto altopiano che sfocia nel Reno, per vedere che solo questi pendii e le loro propaggini formano montagne e che il paese, dalle sorgenti del Danubio fino a Donauwörth, presenta pianure ricche e fertili. Il secondo esempio è più recente, risale al 1813; l’intero esercito di Napoleone, e lo stesso grande capitano, consideravano l’interno della Boemia come un paese fortemente tagliato da montagne, mentre non se ne trova quasi uno più piatto in Europa (…) Tutto il personale militare europeo aveva più o meno le stesse opinioni errate sui Balcani e sulla reale forza degli ottomani in patria. (…) Torniamo alla necessità di conoscere bene la geografia e le statistiche militari di un impero. (…)>> (pag 51, 52. Traduz. d. r.).”,”QMIx-218-FSL” “JONAS Friedrich”,”Storia della sociologia. Dall’ illuminismo all’ età contemporanea.”,”””Durkheim ha tentato di dimostrare, con argomenti diversi, l’autonomia di questa sfera del sociale nei confronti dell’individuale. In primo luogo, osserva Durkheim, lo stato di coscienza del singolo come individuo e dell’individuo come parte di un organismo collettivo sono diversi l’uno dall’altro, e su questo aspetto già Le Bon aveva esplicitamente richiamato l’attenzione. In secondo luogo, allo stesso modo si differenzia il comportamento del singolo come individuo, e il suo comportamento come membro di un determinato gruppo. In terzo luogo, le statistiche sulla società mostrano delle uniformità, mentre l’accadere individuale è caratterizzato proprio dalla sua individualità. Quarto, non si può far discendere ciò che è superiore da ciò che è inferiore, la vita di un organismo dalle molecole che lo compongono, la vita della società da quella degli individui.”” (pag 392)”,”TEOS-162″ “JONES Eric”,”Agricoltura e rivoluzione industriale.”,”Modelli di sviluppo industriale e loro background agricolo, sviluppo agricoltura in UK ed Europa 1650-1750, progressi in agricoltura limitazione danni di natura climatica, origini agricole dell’ industria, un caso di deindustrializzazione: l’ Inghilterra meridionale, 1650-1850, ambiente agricoltura e industrializzazione in EU. JONES (1936) nato in Inghilterra, ha studiato all’Andover Grammar School e alle Univ di Nottingham e Oxford. E’ stato un ricercatore al Nuffield College di Oxford e docente di economia alla Northwestern Univ negli USA. Attualmente insegna economia a La Trobe Univ a Melbourne (AUS). In italiano è stato pubblicato il volume da lui curato assieme a J.S. WOOLF, ‘Agricoltura e sviluppo economico’, TORINO. 1973″,”UKIE-006″ “JONES Maldwyn A.”,”Storia degli Stati Uniti. Dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri.”,”Docente di storia americana all’Univ di Londra, M.A. JONES ha scritto questa storia per la collana ‘The Short Oxford History fo the Modern World’ diretta da John M. ROBERTS, i cui testi si prefiggono di riflettere i più profondi e importanti mutamenti della critica storica moderna.”,”USAG-020″ “JONES Jacqueline”,”A Social History of the Laboring Classes. From Colonial Times to the Present.”,”JONES Jacqueline è Truman Professor of American Civilization alla Brandeis University. E’ autrice pure di ‘American Work’ (1998), ‘The Dispossessed’ (1993) e ‘Labor of Love, Labor of Sorrow (1986). Nel 1986 ha vinto il premio Bancroft Prize in American History. Classe operaia cinese. “”La storia dei lavoratori cinesi in California è la storia di uomini impegnati in successivi settori dell’ economia. Attirati dalla “”Gold Mountain”” (il modo modo di indicare gli Stati Uniti) dall’ apertura delle miniere d’ oro della California, i primi immigrati lavorarono duramente come cercatori indipendenti durante la Corsa all’ Oro del 1849 e negli anni 1850. Ma, l’ ostilità dei rivali bianchi nativi – manifestata attraverso la violenza e una legge fiscale discriminatoria – spinse gli uomini cinesi a lavorare per la ferrovia transcontinentale. Nel 1865 i padroni li utilizzarono profittevolmente come ‘strikebreakers’ (crumiri), ed essi rimpiazzarono i bianchi che protestavano per il duro orario, le paghe basse, le condizioni pericolose di lavoro che dominavano su una linea che attraversava centinaia di miglia tra montagne, deserti e fiumi.”” (pag 137) Movimento anti-cinese. “”Intorno alla metà degli anni 1870, il sentimento anti-cinese raggiunse in California le proporzioni di un grande movimento politico, e la retorica che emanava da quel movimento, fu molto simile alla campagna contro i neri nell’ Est durante il periodo d’ anteguerra e oltre.”” (pag 138)”,”MUSx-159″ “JONES Ernest, a cura di John SAVILLE”,”Ernest Jones. Chartist. Selections from the Writings and Speeches of Ernest Jones with Introduction and Notes by John Saville.”,”La nazionalizzazione della terra. (Editoriale del ‘People’s Paper del 5 giugno 1852) “”Dio ha posto l’ uomo sulla terra per vivere – i mezzi di vita e lavoro e la terra – queste due cose soo così indissolubilmente legate, e “”ciò che Dio ha unito, l’ uomo non può sciogliere””. Eppure cosa dobbiamo ancora vedere in Gran Bretagna? Trentamila “”landlord”” si interpongono tra la terra e sette milioni di uomini. Trenta mila moumenti di blasfemia dichiarano la legge di dio una menzogna, e la prosperità dell’ uomo, un crimine””. (pag 154, E. Jones)”,”MUKC-021″ “JONES Stephen F.”,”Socialism in Georgian Colors. The European Road to Social Democracy 1883-1917.”,”Stephen F. Jones is Professor of Russian and Eurasian Studies, Mount Holyoke College. Preface, Maps, conclusion, abbreviations, notes, selected Bibliography, index”,”RIRx-018-FL” “JONES Colin”,”The Great Nation. France from Louis XV to Napoleon.”,”Acknowledgements, introduction, maps, conclusion, notes, further reading, index.”,”FRAA-002-FL” “JONES Maldwyn A.”,”Storia degli Stati Uniti. Dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri.”,”Docente di storia americana all’Univ di Londra, M.A. JONES ha scritto questa storia per la collana ‘The Short Oxford History fo the Modern World’ diretta da John M. ROBERTS, i cui testi si prefiggono di riflettere i più profondi e importanti mutamenti della critica storica moderna. La ricostruzione e i postumi dello scontro Nord Sud. Le controverse elezioni del 1876. Il democratico Tilden dello stato di New York aveva ottenuto più voti del suo rivale, il repubblicano Hayes, ma a causa del complesso sistema elettorale americano, nessuno dei due candidati poteva contare su una chiara maggioranza nel collegio elettorale: Tilden contava 184 voti, una maggioranza non sufficiente a garantirgli l’elezione e Hayes 166, ma erano controversi i 19 voti spettanti ai tre stati sudisti ancora retti da ‘carpetbaggers’. Dopo mesi turbolenti si giunse a un compromesso nel 1877 (pag 231-232)”,”USAG-004-FV” “JONES Mark a cura, scritti di Karl MARX V.I. LENIN Nadezhda KRUPSKAYA Empress ALEXANDRA Prime Minister RAZIANKO Tsar NICOLAS Leon TROTSKY M. Philips PRICE Volia NARODA P. MALYANTOVICH Albert Rhys WILLIAMS Nikolai PODVOISKY Lusik LISINOVA Clara ZETKIN Larisa REISNER Alexandra KOLLONTAI BUKHARIN PREOBRAZHENSKY”,”Storming the Heavens. Voices of October.”,”Foreword and Introduction by Mark JONES, Notes, Sources and Bibliography, foto,”,”RIRB-033-FL” “JONES Gwyn”,”I Vichinghi. Avventura di una civiltà.”,” Gwyn Jones è professore d lingua e letteratura inglese all’Università di Cardiff. Attacco vichingo alla Francia ‘L’anno seguente (842) fu spettatore di un’operazione combinata contro la Francia e l’Inghilterra. «In quest’anno vi furono grandi stragi a Londra, a Quentowic ed a Rochester». Quentowic, posta sullo Stretto di Dover, rivaleggiava con Dorestad come città mercantile e, come Dorestad, aveva una zecca. I suoi rapporti commerciali con l’Inghilterra era stretti e proficui e l’idea di inviare una stessa flotta a far la spola fra i due paesi fu un colpo ardimentoso ed astuto della politica vichinga. Indi (842) i Norvegesi fecero un’apparizione, ben documentata, nelle acque francesi, che non sarebbe stata dimenticata tanto presto. Sessantasette navi di Vestfaldingi, uomini del Vestfold, la storica regione di Borre, Oseberg, Gokstad e Skiringssal, ma che, probabilmente, venivano dall’Irlanda, comparvero al largo della Loira senza che si potesse dare l’allarme. Passati da molto tempo gli orrori di questa incursione, essa può essere considerata come un classico esempio della tattica vichinga e delle condizioni che ne assicuravano il successo. L’Aquitania faceva parte del regno occidentale di Carlo il Calvo, ma il ribelle conte Lamberto nutriva l’ambizione di assicurarsi il possesso di Nantes. Si dice che i Vichinghi fossero venuti dietro suo invito e che piloti francesi permettessero loro di superare i banchi di sabbia, le secche ed i malcerti corsi d’acqua che d’estate, erano considerati una protezione assoluta contro gli attacchi navali. Era il 24 giugno, giorno di S. Giovanni, e la città rigurgitava di devoti, o gaudenti, che celebravano la festa del Battista. L’attacco dei Norvegesi fu brutale oltre ogni dire. Uccisero nelle strade, uccisero nelle case, uccisero il vescovo e il capitolo nella chiesa. Fecero tutto quel che vollero fino al calar della notte e le navi, che scendevano il fiume a forza di remi, erano piene di bottino e di prigionieri. Era forse più di quanto avesse patteggiato il conte, che, tuttavia, acquistò Nantes. I Vestfaldingi si ritirarono a Noirmoutier, ora abbandonata dai monaci, e, contrariamente al costume vichingo, vi si acquartierarono per svernare. «Quasi volessero rimanervi per sempre», dice tristemente l’annalista. L’isola si raccomandava per molte ragioni. In primo luogo ‘era’ un’isola e per ciò stesso inattaccabile. Dava asilo agli uomini e riparo alle navi e qui i Vichinghi avrebbero potuto medicare i feriti e riscattare i prigionieri. Inoltre Noirmoutier era un centro del commercio del sale per l’intera Europa occidentale ed a Noirmoutier giungevano mercanti in cerca del buon vino della Loira. E quindi gli uomini del nord confluirono quivi, come vespe sul miele. Questa è la prima volta in cui udiamo che una forza vichinga si avvale di una base invernale. Fino ad ora i comandanti delle spedizioni facevano uscire in mare gli uomini in primavera, per ricondurli in patria in autunno. L’impegno del Vichingo era stagionale: l’inverno non era troppo propizio alla guerra ed ai viaggi, per terra come per mare. E così un uomo se ne tornava, coi suoi guadagni, a casa, dai genitori, dalla sposa e dai figli e, se era bondi o figlio di bondi, riparava il tetto, raschiava la schiena al maiale, intagliava una spada giocattolo, metteva al mondo un nuovo bambino ed attendeva la prossima chiamata in servizio. Invece, rimanere lontano da casa per l’inverno, come ora in Francia e, nell’850, in Inghilterra, conferiva nuova importanza al mestiere del pirata vichingo”” (pag 221-222)”,”EURN-011″ “JONES Richard Foster”,”Antichi e moderni. La nascita del movimento scientifico nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Richard Foster Jones nato nel 1886 è stato professore emerito di inglese alla Stanford University. Ha pubblicato con altri autori ‘The Seventeenth Century’ (Stanford, 1951).”,”SCIx-145-FF” “JONES Virgil Carrington”,”Ranger Mosby.”,”Bestseller alla sua prima apparizione nel 1944 questa biografia del brillante combattente della guerra civile americana mostra l’uso della tattica della guerriglia negli anni 1864-645. Il Colonnello Mosby e i suoi Rangers ribelli tormentarono le truppe unioniste nel Nord della Virginia penetrando oltre le linee del nemico che gli diede una caccia accannita. V.C. Jones (Pat) virginiano, frequentò la Washington e la Lee University e scrisse una storia della guerra civile sul mare in tre volume ‘Civil War at Sea’.”,”QMIx-110-FSL” “JONES A.H.M., a cura di P.A. BRUNT”,”L’economia romana. Studi di storia economica e amministrativa antica.”,”Raccolta di studi sul tardo impero scritti da uno dei massimi storici dell’antichità mort in Inghilterra nel 1970 e autore del monumentale ‘The Later Roman Empire’ (Oxford, 1964). Fondo T. Parlanti”,”STAx-027-FSD” “JONNES Jill”,”Empires of Light. Edison, Tesla, Westinghouse, and the Race to Electrify the World.”,”L’autrice, Jill Jones, è una storica con un Ph.D. della J. Hopkins University. (da Fondo Cas proveniente da Palumberi) Thomas Edison (wikip) Fu il primo imprenditore che seppe applicare i principi della produzione di massa al processo dell’invenzione. Era considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti registrati a suo nome, in tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Diede origine alla Motion Picture Patents Company (più nota come Edison Trust), compagnia formata dall’unione delle nove maggiori case di produzione cinematografiche dell’epoca. La rivista statunitense Life, in un’edizione speciale doppia, mise Edison al primo posto tra le “”100 persone più importanti negli ultimi 1000 anni””, evidenziando che la sua lampada a incandescenza “”illumina il mondo””. Sebbene Heinrich Göbel l’avesse preceduto, con meno successo, con una sua versione della lampada a incandescenza, fu Edison che rese possibile l’era moderna commercializzando e diffondendo la sua invenzione.”,”ECOG-044″ “JORION Paul”,”Vers la crise du capitalisme américain?”,”Paul JORION antropologo specialista di intelligenza artificiale, autore di ‘Principes de systèmes intelligents’, 1977.”,”USAE-074″ “JOSEPH Franz M. a cura, contributi di ARON Raymond BROGAN Denis W. CASTRENCE Pura Santillan EAYRS James FREYMOND Jacques JONES-QUARTEY K.A.B. LABARCA H. Amanda MAÑACH Jorge SARC Ömer Celâl VILFAN Marija BARZINI Luigi BROUGHTON Morris VILLEGAS Daniel Cosio EISENSTADT S:N. GORWALA A. D. KHALAFALLAH Mohammad LUBIS Mochtar MARIAS Julian SHAFAQ S.R. VON-ZAHN Peter”,”As Others See Us. The United States through Foreign Eyes.”,”Franz M. Joseph è un avvocato di caratura internazionale e chairman dell’American European Foundation. ‘Come gli altri vedono l’America. Gli Stati Uniti attraverso gli occhi degli stranieri’ Firma autografa dell’autore”,”USAP-034″ “JOSEPHSON Olle HEDSTRÖM Marie”,”””Akta er för socialdemokraterna””. Den tidiga arbetarrörelsens agitationsbroschyrer.”,”Marie HEDSTRÖM è bibliotecaria alla ARAB di Stoccolma. Olle JOSEPHSON è docente di lingua nordica all’ Università di Stoccolma. Nel volume vengono presentati 178 opuscoli di agitazione usciti nel periodo compreso tra il 1881 al 1909.”,”MEOx-058″ “JOSEPHSON Matthew”,”The Robber Barons. The Great American Capitalists, 1861-1901.”,”Robber Baron, nobile che derubava le persone che transitavano nel suo feudo; fig. capitalista senza scrupoli”,”USAE-081″ “JOSSA Bruno a cura; saggi di Charles H.C. KAO con Kurt R. ANSCHEL e Carl E. EICHER Howard S. ELLIS Paul M. SWEEZY Nicholas KALDOR W. Arthur LEWIS Gustav RANIS e John C.H. FEI Maurice DOBB Bruce F. JOHNSTON e John W. MELLOR Dudley SEERS Heinz W. ARNDT Paul N. ROSENSTEIN-RODAN Paul STREETEN Amartya K. SEN Hollis B. CHENERY Hans W. SINGER Hla MYINT Andre GUNDER FRANK Rodolfo STAVENHAGEN”,”Economia del sottosviluppo.”,”Fondo Palumberi Saggi di Charles H.C. KAO con Kurt R. ANSCHEL e Carl E. EICHER Howard S. ELLIS Paul M. SWEEZY Nicholas KALDOR W. Arthur LEWIS Gustav RANIS e John C.H. FEI Maurice DOBB Bruce F. JOHNSTON e John W. MELLOR Dudley SEERS Heinz W. ARNDT Paul N. ROSENSTEIN-RODAN Paul STREETEN Amartya K. SEN Hollis B. CHENERY Hans W. SINGER Hla MYINT Andre GUNDER FRANK Rodolfo STAVENHAGEN”,”PVSx-041″ “JOSSA Bruno”,”La teoria economica delle cooperative di produzione e la possibile fine del capitalismo. Volume I.”,”Cooperative e crisi secondo Keynes. “”Nella stesura del 1933 di quella che sarà, poi, la ‘Teoria Generale’, Keynes usò la distinzione tra una “”economia cooperativa”” ed una “”economia imprenditoriale”” per argomentare che nell’economia cooperativa la domanda globale non può fluttuare e vale la legge di Say; il che porta a dire che la disoccupazione involontaria debba esser considerata una caratteristica specifica di un’economia di mercato basata sul lavoro salariato. Per Keynes l’economia cooperativa, come si è detto, è caratterizzata dal fatto che “”i fattori della produzione sono remunerati dividendo in proporzioni concordate il prodotto effettivo della loro attività cooperativa””; e quando ciò avviene, a suo giudizio, vale “”il secondo postulato della teoria classica”” e non vi può essere ostacolo ad occupare nuovi lavoratori fino a quando la produttività marginale del lavoro è maggiore della disutilità marginale di esso. La considerazione che in un’economia cooperativa valga la legge degli sbocchi indusse, poi, Keynes a dire che «la distinzione tra un’economia cooperativa e un’economia imprenditoriale (o capitalistica) si collega in qualche modo ad una pregnante osservazione fatta da Karl Marx», l’osservazione secondo la quale «la natura della produzione del mondo attuale non è, come gli economisti sembrano spesso supporre, un caso di C-M-C’, cioè di scambio di merci (o sforzo produttivo), C, con moneta, M, allo scopo di ottenere un’altra merce (o sforzo)» bensì un caso di M-C-M’, cioè di scambio di moneta con merci, per ottenere più moneta (1933, p. 81); laddove l’economia cooperativa è appunto un caso di C-M-C’. Così, anche per questa via, Keynes fu portato a credere che le crisi di sovrapproduzione sono impossibili nelle società ove la natura della produzione è un caso di C-M-C’, come l’economia di baratto o l’economia cooperativa, e sono tipiche, invece, dell’economia capitalistica. Il sistema economico che Keynes chiamava “”economia cooperativa”” veniva da lui assimilato anche alla “”economia naturale””, ma, anche se i passi di Keynes al riguardo sono piuttosto brevi e di non facile interpretazione, sembra che ciò che egli intendeva per economia cooperativa non sia molto diverso da ciò che ancor oggi si intende per un sistema di cooperative di produzione o imprese autogestite”” (pag 237) [Bruno Jossa, La teoria economica delle cooperative di produzione e la possibile fine del capitalismo. Volume I, Torino, 2005]”,”ECOT-294″ “JOSSA Bruno”,”Un socialismo possibile. Una nuova visione del marxismo.”,”Bruno Jossa ha insegnato nella principali università italiane ed è professore emerito di Economia politica. Fra le sue numerose pubblicazioni: ‘Un’impresa democratica’ (Carocci, 2008) Contiene il capitolo: – III. Lenin e le cooperative (pag 93-116) – VIII. E’ possibile una rivoluzione pacifica e graduale? (paragrafo ‘Marx e Engels sulla rivoluzione pacifica e graduale (pag 200-204) Lenin e le cooperative. “”Si legge nella ‘Vita di Lenin’ di Fischer (1964, vol. I, 957) che, a seguito dell’esperienza della NEP (che fu decisa a seguito della rivolta libertaria di Kronstadt e anche a causa di essa), il rivoluzionario russo lesse molti libri sulle cooperative, e, «dopo aver digerito una tale mole di informazioni», dettò in due volte un articolo intitolato ‘Sulla cooperazione’, che fu pubblicato sulla «Pravda» il 26 e 27 gennaio 1923; un articolo che fu «tanto innovatore da cogliere di sorpresa l’intero partito» (Boffa 1976, 240). Un giudizio di Lunacharskij è da ricordare a riguardo: «Lenin si sente creatore e padrone del campo del pensiero politico e molto spesso ha dato parole d’ordine completamente nuove che ci sbalordivano tutti, ci sembravano assurdità e davano poi ricchissimi risultati» (citato da Strada 1980, 117) (1). Quest’articolo, dopo l’avvento di Stalin, fu quasi del tutto dimenticato in Urss e altrove ed è ancor oggi assai poco noto (2); ma esso è il punto culminante della riflessione di Lenin, per Lukács (1924, 16) «l’unico teorico di livello pari a quello di Marx», ed appare di grande importanza perché in esso si legge che «siamo obbligati a riconoscere che tutte le nostre opinioni sul socialismo hanno subito un cambiamento radicale» e si afferma testualmente che «la cooperazione è il socialismo». È, perciò, fondamentale capire che ruolo abbia l’articolo del 1923 nell’evoluzione del pensiero del grande rivoluzionario e se sia vero che in esso Lenin cambiò del tutto il suo modo di pensare, tanto che possa dirsi che, dopo aver creduto a lungo che il socialismo fosse la pianificazione centralizzata, alla fine della sua vita cambiò radicalmente idea e identificò il socialismo con un sistema di imprese cooperative”” (pag 93-94) [(1) Interessante è anche il giudizio di Strada (1980, 125): «Lenin è piuttosto lo sperimentatore che opera non secondo uno schema rigido, bensì secondo un progetto modificabile»; (2) L’articolo, ad es., non è neppure menzionato nel libro di Lukács su ‘Lenin’ del 1924, nel libro su ‘Il leninismo’ di Meyer del 1957, el libro di Tonini del 1967 su ‘Cosa ha detto veramente Lenin’, nel libro ‘Lenin’ di Deutscher del 1970, nel libro di Pellicani su ‘Che cos’è il leninismo’ del 1978, nel libro di Cortesi del 1979 su ‘La rivoluzione leninista’ e non è incluso nella selezione di articoli di Lenin, ‘La costruzione del socialismo’ del 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-792″
“JOSSA Bruno”,”L’economia politica della rivoluzione democratica.”,”‘Engels ha vivacemente protestato contro le interpretazioni del suo pensiero che volevano farlo apparire come «un pacifico sostenitore della legalità…»’ ‘Per Marx, un modo di produzione, è un’unità tra le forze produttive e i rapporti di produzione. Questo è quanto ha ricordato Althusser per il quale con la sua scoperta del modo di produzione, Marx ha aperto “”il continente Storia”” alla conoscenza scientifica, e ha gettato le basi di una teoria che costituisce il fondamento di tutte le scienze umane, dalla sociologia alla psicologia e ad ogni altra scienza che si occupa della società e dell’uomo (Althusser, 1969 e 1995, p. 23) (4). Con questa sua scoperta, si deve dire, Marx ha negato valore al concetto di società, che è un concetto non scientifico, ideologico. Nella visione di Marx, ogni formazione sociale concreta dipende soprattutto dal modo di produzione dominante di cui fa parte; ma rilevanti sono anche i modi di produzioni non dominanti, di cui vi è una persistenza, il modo di produzione del passato, non ancora scomparso del tutto, e il modo di produzione del futuro, che sia già cominciato a nascere all’interno della vecchia società. Così, quando si dice che i rapporti di produzione non corrispondono più alle forze produttive esistenti, e si prevede da ciò l’avvento di un nuovo modo di produzione, si vuol dire che la formazione sociale esistente è in una fase di transizione, perché lo sviluppo delle forze produttive sta rendendo superato il modo di produzione esistente. Le forze produttive sono la base materiale dei modi di produzione ma esse non possono funzionare che sotto i loro rapporti di produzione; il che vuol dire che, sulla base delle forze produttive esistenti, sono i rapporti di produzione che hanno il il ruolo determinante (Althusser, 1969 e 1995, p. 26; cfr anche p. 28); una tesi questa, a giudizio di Althusser, che non sempre è stata riconosciuta dai marxisti (ibid.) Quanto detto ci consente di argomentare che la definizione corretta di rivoluzione, dal punto di vista della teoria economica e della teoria politica, è il cambiamento del modo di produzione (cfr. anche, ad es., , Kangrga, 1970, pp. 80-81). Eppure, diffusa è l’opinione secondo cui «noi non sappiamo più che cosa significhi una rivoluzione» (cfr. Holloway, 2002, p. 215) o che per rivoluzione si debba intendere un cambiamento violento della situazione esistente (5). Il concetto di rivoluzione come cambiamento del modo di produzione, si badi, è così centrale nel pensiero di Marx che bisogna dire che «il marxismo è la teoria della rivoluzione» (Lukács, 1922, p. 320) e che, quindi, a) il criterio di verifica del marxismo sta nella possibilità di realizzazione del socialismo (cfr. Panaccione, 1974, p. 4) e b) può essere considerato marxista solo colui che crede nella possibilità di realizzare il socialismo (un socialismo che sia in armonia con il pensiero di Marx) (6). Laddove chi non crede nella rivoluzione non può in nessun modo essere considerato marxista (7). Può una rivoluzione essere realizzata pacificamente? Marx ed Engels hanno chiarito in molte occasioni che una rivoluzione si può attuare democraticamente per via parlamentare. A riguardo conviene partire con il ricordare che per Marx ed Engels la proprietà delle imprese deve esser tolta ai capitalisti a poco a poco. In uno scritto del 1847 Engels ha scritto: «la rivoluzione proletaria, che con ogni probabilità sta per avverarsi, potrà trasformare la società attuale a poco a poco, e potrà abolire la proprietà privata solo quando sarà creata la massa dei mezzi di produzione a ciò necessaria» (Engels, 1847a, p. 370); cfr. anche Engels, 1847b, p. 101). E in un celebre passo del ‘Manifesto’, analogamente, la transizione al socialismo viene descritto come un processo lento, da realizzarsi attraverso i seguenti dieci provvedimenti (cfr. Marx ed Engels, 1848, pp. 312-313): – espropriazione della proprietà fondiaria; – introduzione di imposte fortemente progressive; abolizione del diritto di eredità; confisca della proprietà dei ribelli e degli emigrati; accentramento del credito nelle mani dello Stato; accentramento dei trasporti nelle mani dello Stato; – aumento delle fabbriche nazionali e dissodamento e miglioramento dei terreni; obbligo di lavoro per tutti; eliminazione dell’antagonismo tra città e campagna; educazione pubblica e gratuita per tutti. (…) Nei ‘Principi del comunismo’ Engels chiarisce che, una volta andati al potere, i lavoratori instaureranno una costituzione democratiche e che la democrazia sarebbe del tutto inutile al proletariato se non venisse subito usata quale mezzo per ottenere misure ad esso vantaggiose (Engels, 1847a, pp. 370-71); ma la conclusione di Engels sul passaggio democratico al socialismo è la seguente (1891b, p.174): «Si può immaginare che la vecchia società possa svilupparsi nella nuova per via pacifica, in paesi nei quali la rappresentanza popolare ha concentrato in sé tutto il potere, dove la Costituzione consente di fare ciò che si vuole quando si abbia dietro la maggioranza del popolo, in repubbliche democratiche come la Francia e l’America, in monarchie come l’Inghilterra» (6). Anche Marx si è espresso più volte in favore di una transizione pacifica al comunismo. Nel ‘Manifesto’ la conquista del suffragio universale viene vista come uno dei principali compiti del proletariato; e vi è chi argomenta che già in quell’opera «la vittoria del proletariato è fatta coincidere con la vittoria nella battaglia per la democrazia» (Avineri, 1968, p. 266). Engels nell’opera del 1891 già citata fa riferimento all’affermazione del ‘Manifesto’ secondo la quale il primo passo nella rivoluzione operaia è «l’elevarsi del proletariato a classe dominante, la conquista della democrazia» (Marx ed Engels, 1848, p. 312), un’affermazione questa che, nella visione di Marx ed Engels, viene a dire che il suffragio universale, quando fa sì che il proletariato diventi classe dominante, porta inevitabilmente al socialismo. In ‘Le lotte di classe in Francia’ (Marx, 1848-50, p. 81) si legge: «l’ironia della sorte capovolge ogni cosa. Noi, i “”rivoluzionari”” i “”sovversivi”” prosperiamo molto meglio con i mezzi legali che con i mezzi illegali, la sommossa». Nel ‘Capitale’, poi, Marx dà gran peso alla legislazione sulle fabbriche e al ruolo in genere delle assemblee elette a suffragio universale e argomento per qualche centinaia di pagine che in parlamento, in varie occasioni, gli interessi operai avevano avuto la meglio sugli interessi dei padroni (cfr. Sidoti, 1987), p. 280). In uno scritto del 1872, poi, Marx così si esprime: «L’operaio un giorno dovrà prendere il potere politico per fondare la nuova organizzazione del lavoro (…) noi non abbiamo affatto preteso che per arrivare a questo scopo i mezzi fossero dappertutto identici. Sappiamo quale importanza abbiano le istituzioni, i costumi e le tradizioni dei vari paesi e non neghiamo che esistano dei paesi come l’Inghilterra, l’America e, se conoscono bene le vostre istituzioni, anche l’Olanda, in cui i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi pacifici (cfr. Marx, 1972, p. 255). Delle citazioni di Marx ed Engels a riguardo la più rilevante ci sembra tuttavia, la seguente. Nel 1848 – scrive Engels nell’«Introduzione» alla prima ristampa delle ‘Lotte di classe in Francia’ – egli e Marx avevano presente l’esperienza delle rivoluzioni precedenti, soprattutto quelle della Francia del 1789 e del 1830, e da quell’esperienza furono influenzati. Ma la storia successiva, egli aggiunge, ha mostrato che la concezione di allora era sbagliata, perché le condizioni in cui il proletariato deve lottare sono radicalmente cambiate (9)”” (pag 289-293)’ [Bruno Jossa, ‘L’economia politica della rivoluzione democratica’, ‘Politica economica’, rivista di studi e ricerche per la politica economica, Il Mulino, Bologna, n. 3, dicembre 2006] [(4) A giudizio di Aron, invece, i concetti di rapporti di produzione, classi sociali, contraddizioni e simili sono «equivoci» (cfr. Aron, 1969, p. 48); (5) «Il contrasto fra riforma e rivoluzione – scrive Kautsky (1902, p. 168) – non consiste nell’uso della forza in un caso e non nell’altro», anche se talora egli sembra dire l’opposto (cfr. Kautsky, 1892, pp. 65-70). L’essenza della rivoluzione, per Kautsky, «sta nella conquista del potere politico da parte di una nuova classe» (Kautsky, 1902, p. 169) (…); (6) Korsch ha scritto che possiamo caratterizzare tutte le deformazioni che il marxismo ha subito nel periodo della II Internazionale «con un’unica frase che sintetizza tutti gli aspetti della questione: la teoria globale unitaria della rivoluzione sociale è stata trasformata in una critica scientifica dell’ordinamento economico borghese e dello Stato borghese» (Korsch, 1923, p. 59); (7) In un noto lavoro di Holloway, che segue Lukàcs e Adorno, ha sostenuto che «il problema del concetto tradizionale di rivoluzione non è forse che esso mira troppo in alto, ma che esso mira troppo in basso (…) (Holloway, 2002, p. 20); (8) Engels, comunque, ha vivacemente protestato contro le interpretazioni del suo pensiero che volevano farlo apparire come «un pacifico sostenitore della legalità ‘quand même’ (cfr. la lettera a Kautsky del 1° aprile 1895); (9) Anche Kautsky ha scritto che uno dei più gravi errori dei marxisti è quello di immaginare che la rivoluzione proletaria debba seguire l’esempio delle vecchie rivoluzioni, di quella borghese in particolare (cfr. Kautsky, 1907, p. 2)]”,”MAES-014-FGB”
“JOSSERAN Tancrède”,”La nouvelle puissance turque. L’adieu à Mustapha Kemal.”,”JOSSERAN Tancrède è specialista della Turchia e dirige l’Osservatorio del mondo turco e delle relazioni euro-turche della ‘Lettre “”Sentinel Analyses et Solutions’.”,”TURx-031″
“JOUBERT Jean-Paul”,”Revolutionnaires de la SFIO.”,”JOUBERT, storico e politologo, insegna all’ Institut d’Etudes Politiques de Grenoble.”,”FRAP-033″
“JOUBERT Jean-P. KOSTAL Karel BROUÉ Pierre BOURGEOIS Guillaume REVOL René LORIS Marc”,”Trotsky et les trotskystes devant la seconde guerre mondiale. Le défaitisme révolutionnaire (Joubert); Munich: l’envers tchécoslovaque du mythe (Kostal); Trotsky et les Trotskystes face la deuxième guerre mondiale (Broué); Drôle de guerre et tournant de l’I.C. en 1939 (Bourgeois); L’ancien «trotskyste» du groupe Manouchian (Revol) (ILT); Derrière l’affaire Manouchian, le dévoiment d’une génération (Revol); La «question nationale» pendant la guerre; La question nationale en Europe (1942) (Loris); La question nationale et l’Europe (1942) (CN du SWP); La question nationale durant la guerre impérialiste (1946) (CEI de la IVe Internationale).”,”””La formule du «défaitisme révolutionnaire» – une de celles qui ont fait s’entredéchirer les socialistes au dêbut de ce siècle dans les réunions obscures – est sans doute l’une des rares à avoir connu un étonnant destin. (…) Lorsqu’éclate la guerre russo-japonaise en 1904, Lénine se prononce immédiatement pour la victoire du Japon, incarnation à ses yeux du progrès capitaliste, sur la réaction tsariste (1). Le 14 janvier 1905, il se félicite de la chute de Port-Arthur: pour lui, l’Asie «progressiste» et «avancée» vient de porter un coup irréparable à la vieille Europe «réactionnaire» et «arriérée»; en battant l’autocratie tsariste, la bourgeoisie japonaise a réalisé un travail «revolutionnaire» dont le prolétariat international ne peut que se réjouir. Lénine n’est pas isolé. Non seulement la quasi-totalité des partis de l’Internationale, mais une importante fraction de la bourgeoisie russe pensent comme lui et ont souhaité une défaite tsariste dont ils ont pensé que pourraient sortir des changements révolutionnaires. C’est au fond d’ailleurs la reprise du «vieux point de vue» de Marx et Engels qui souhaitaient en leur temps la victoire des jeunes bourgeoisies engagées dans une lutte progressiste contre les classes précapitalistes et considéraient que le prolétariat, tout en s’organisant et combattant pour son propre compte, devait les considérer comme des alliés (2). On sait en outre que Marx et Enges considéraient la Russie comme «la plus grande réserve de la réaction», centre et forteresse de la contre-révolution en Europe. Il étaient donc avant tout « contre le tsarisme», pilier de la Sainte-Alliance de 1815, dans les bras de qui se jetteraient éventuellement, pour faire face au péril révolutionnaire, tous les gouvernement européens. En 1848, ils ne cessent de répèter la nécessité pour la démocratie de faire contre le tsarisme une «guerre révolutionnaire» pour «supprimer ce cauchemar»: l’autocratie russe abattue, les forces de la démocratie en Europe s’en trouveraient libérées et la révolution prolétarienne accélérée (3). Lénine ne semble donc pas innover en 1904 avec son «défaitisme révolutionnaire». Mais il n’en est pas de même quand il reprend la formule en 1914 à propos de la guerre mondiale. Certes, la caractérisation de cette guerre comme une guerre «impérialiste» plonge ses racines dans tout le patrimoine d’idées de la IIe Internationale et notamment ses décisions de Stuttgart et de Bâle. Mais les divergences apparaissent sur cette base commune, dès qu’il s’agit de l’Action. Le célèbre amendement présenté par Lénine, Rosa Luxemburg et Martov à Stuttgart, qui fait obligation aux socialistes d’utiliser la crise engendrée par la guerre pour «agiter les couches populaires» et «précipiter la chute de la domination capitaliste», exprime en realité l’opinion de la gauche internationaliste, plus que celle de l’organisation dans son ensemble (4). …. continua a lato (pag 6-8) [Jean-P. Joubert, ‘Le défaitisme révolutionnaire’]”,”TROS-358″
“JOUKOFF EUDIN Xenia NORTH Robert C.”,”Soviet Russia and the East, 1920-1927. A Documentary Survey.”,”JOUKOFF EUDIN X. “”The British note also referred to Moscow’s support of the Indian revolutionaries in Europe. Specifically, the note accused V.L. Kopp, the Soviet representative in Berlin, of aiding Virendranath Chattopadhyaya and other members of the Indian Revolutionary Society stationed in Berlin, and charged Soviet agents with “”trying to persuade a well-know Indian anarchist, Dr. Hafiz, who has been studying the manufacture bombs in Vienna, to proceed to Afghanistan to supervise a bomb depot on the borders of India in order to facilitate their importation into India. Dr. Hafiz has now, with the assistance of the Soviet Government, undertaken the task of manufacturing smokeless powder in Kabul, and has received from the Soviet Government the sum of 10.000 kronen for expenses connected with his wife and children”””” (pag 118)”,”RIRO-395″
“JOUKOVSKY Arkady”,”Histoire de l’Ukraine. Des origines à nos jours.”,”JOUKOVSKY Arkady è nato nel 122 a Tchernivtsi (Ucraina) e ha insegnato storia dell’Ucraina all’Institut National des Langues et Civilisations Orientales (INALCO) (1960-1987) e all’Università dell’Ucraina Libera di Monaco. “”Les débuts de la guerre germano-soviétique, déclenchée le 22 juin 1941, révèlent la faiblesse de l’URSS et le peu de soutien que lui accorde la population, notamment ukrainienne, qui souhaite, pour une grande partie, la défaite du système soviétique et l’effrontement de l’URSS. La preuve en est donnée par les désertions massives des soldats de l’Armée rouge et par les redditions en grand nombre”” (pag 119)”,”EURC-113″
“JOURDAIN Édouard”,”L’anarchisme.”,”JOURDAIN Édouard docteur en études politiques de l’EHESS ha scritto pure: ‘Proudhon, Dieu et la guerre’ (L’Harmattan, 2006) e ‘Proudhon, un socialisme libertaire’. Approfondimenti nei riquadri: Georges Palante, Malatesta, Polémiques autour du “”plate-formisme””, Buenaventura Durruti, Anarcho-syndicalisme et syndicalisme révolutionnaire, Les lois scélérates, Les débat Chomsky-Foucault”,”ANAx-375″
“JOURDAN Maxime”,”Le Cri du Peuple (22 février 1871 – 23 mai 1871).”,”JOURDAN Maxime nato nel 1979, è membro del Comitato di redazione de La Commune, rivista pubblicata dall’ associazione Amis de la Commune de Paris (1871). “”Parigi, effettivamente, si è risolta a farsi saltare, a seppellirsi sotto le sue rovine, piuttosto che arrendersi. Tuttavia, il nemico prosegue inesorabilmente la sua progressione. Il 18 maggio, Le Cri du Peuple, annuncia che “”les coupe-jarrets di Versailles sono a cinquecento metri dalle difese””. Pierre Denis sembra rassegnato. Il 20 maggio, firma un articolo elegiaco, dal lirismo molto vallésien. Facendo l’ elogio del CCGN, è l’ elogio funebre della Comune che pronuncia insidiosamente: “”Gli otto giorni di durata del suo regno – regno ben corto e al quale ha messo fino lei stessa – ci hanno fatto credere a un avvenire di grandezza nuova, di libertà e prosperità per il nostro paese; ci hanno consolato dei vent’anni di impero e dei sei mesi di dolori e tradimenti (…)””. Da parte sua Casimir Bouis non intende disarmare. Con l’energia della disperazione, proclama il 21 maggio: “”Parigi sarà Saragozza, Parigi sarà Mosca, se lo vuole… Ma la bandiera rossa del Popolo sventolerà fino alla fine sulla città del Popolo””. Il giorno stesso, nel primo pomeriggio, le truppe versagliesi entravano in Parigi. Lunedi 22 maggio, all’ alba, usciva l’ ultimo numero del Cri du Peuple.”” (pag 180-181)”,”MFRC-116″
“JOURNÈS Hugues”,”Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste.”,”JOURNÈS Hugues (1924-) ex professore di inglese è responsabile di una associazione di aiuto ai lavoratori immigrati e ai rifugiati politici. E. Jones. (pag 149-150) “”Jones a d’abord, sans doute, connu Engels – par l’intermédiaire de Harney (1), qui avait rencontré Engels en automne 1843, et (comme d’autres Chartistes) lui avait fourni pas mal de matériaux pour son livre, ‘La situation des classes laborieuses en Angleterre’ (1845). Harney ne rencontra Marx pour la première fois qu’en novembre 1847, lorsque celui-ci vint à Londres porter une adresse de l’Association Démocratique Belge aux “”Fraternal Democrats”” dont Harney était le secrétaire pour la Grande-Bretagne. Marx était aussi venu pour assister à une conférence de la Ligue des Communistes d’où sortit le ‘Manifeste’. C’est également à ce moment-là que Jones a dû faire la connaissance de Marx, car ils parlent tous les deux à un meeting commémorant l’anniversaire de la Révolution Polonaise de 1830, au début de décembre. Jones retrouve Marx quelques semaines plus tard à Paris, quand il est chargé, avec Harney et Mc Grath, de présenter un message commun des Chartistes et des “”Fraternal Democrats”” au peuple de Paris. Marx à été récemment expulsé de Belgique. Quant au ‘Manifeste du Parti Communiste’, il est difficile d’imaginer que Jones, qui était en contact étroit avec les émigrés allemands et qui parlait parfaitement leur langue, n’ait pas été au courant de ses points essentiels, peut-être même de sa version originale allemande (janvier-février 1848). A ce titre, à l’exception possible de Harney, Jones aura été un cas unique parmi les leaders chartistes. Dès la fin de 1847, et jusqu’à son emprisonnement en juin 1848, on relève dans les discours et les écrits de Jones un net passage au socialisme: une étude plus approfondie des ressorts de la société, une insistance accrue sur le côté social des revendications, le devoir de s’organiser à tout prix. Aussitôt sorti de prison, il reprend contact avec Marx et Engels, comme le révèle la correspondance de ces derniers. Les diverses “”Lettres”” qu’il publie dans ‘Notes’ pour expliquer le programme chartiste rénové, approuvé par la Convention de mars-avril 1851, accordent une place encore plus marquée à la réflexion théorique et doctrinale, et à la nécessité d’une structure rigoureuse. Ce n’est pas pour rien qu’Engels écrit bientôt à Marx: “”Sans notre enseignement il n’aurait pas pris la bonne route””. Ce qui semble le plus les unir, c’est l’accent mis sur la lutte de classes”” [Hugues Journès, Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste, 1991] (pag 149-150) [(1) “”Tous ces détails d’après l’introduction de J. Saville. Pour l’emplacement du “”Communist League Hall”” où se tint le deuxième Congrès de la Ligue des Communistes, voir ‘London Landmarks, a guide with maps to places where Marx, Engels & Lenin lived & worked’ (Publ. by the Communist Party), 1948″”] [Hugues Journès, Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste, 1991] Le lotte di classe in Inghilterra al tempo del cartismo “”””L’histoire de toute société jusqu’à nos jours est l’histoire des luttes de classes”” dit le début du premier chapitre du ‘Manifeste’ (“”Bourgeois et Prolétaires””) dont la traduction par Helen Mc Farlane est publiée par le ‘Red Republicain’ en novembre 1850 (32). Dans le même numéro du ‘Red’, un article de Howard Morton – nom dans lequel A.R. Schoyen suggère de voir un pseudonyme de Helen Mc Farlane – recommande: “”N’espérez pas d’aide d’une autre classe que la vôtre. N’escomptez pas vous émanciper par d’autres efforts que le vôtres. Ne perdez pas votre temps à essayer de convertir au Chartisme des membres de la partie soi-disant “”respectable”” de la société””. Dans sa préface au ‘New World’, Jones pense, lui, comme le fait d’ailleurs le ‘Manifeste’, qu’il es possible que les couches les moins favorisées des classes moyennes viennent grossir les rangs du prolétariat, mais “”Le danger pour nous serait que nous nous unissions ‘avant l’heure’ – que nous nous unissions sur des bases qui avantageraient la classe moyenne seulement””. Particulièrement nette est la lettre ouverte que Jones adressera, en 1852, à Weydemeyer, officier d’artillerie prussien, membre de la Ligue des Communistes, émigré aux Etats-Unis en 1851, pour être insérée dans le ‘New-York Democrat’ auquel Weydemeyer collaborait, en réponse à un certain Carl Heinzen qui avait fait mention du nom et des positions de Jones: “”(…) M. Heinzen, semble-t-il, ignore complètement la lutte des classes qui se déroule en Angleterre (…) Comment quiconque avec la moindre connaissance des affaires anglaises peut ignorer la lutte des classe est, pour moi, chose surprenante (…). Le Dr: Marx, mon ami politique et personnel, doit pouvoir, d’après ses propres observations, vous confirmer ce fait”” (33)”” (pag 150) [Hugues Journès, Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste, 1991] [“”(32) Publiée dans le ‘Red’ des 9, 16, 23 et 30 novembre 1850. “”Manifesto of the German Communist Party””. Pour ce pseudonyme, “”Howard Morton””, voir A.R. Schoyen, ‘The Chartist Challenge: a portrait of George Julian Harney (1958), p. 203-4; (33) “”An open letter from Ernest Jones to Weydemeyer, London, March E, 1852 – publ. in ‘Bulletin of the International Institute of Social History, 1950, avec commentaire de Fr. de Jong Edz””]”,”MUKC-035″
“JOURQUIN Jacques”,”Dictionnaire des Maréchaux du Premier Empire. Dictionnaire analytique, statistique et comparé des vingt-six maréchaux.”,”Volume dedicato a Jean Tulard (de l’Institut). “”La cronologia deve costituire le fondamenta di ogni cultura storica”” (Jean Tulard) Giudizi di Napoleone sui suoi marescialli (pag 175-195) Augereau (gli rimprovera di non aver più qualità, dimenticando che era il vincitore di Castiglione) Bernadotte (molto severo nei suoi confronti, sia come comandante che come principe svedese, vanità eccessiva ecc.) Berthier (molto elogiato da Bonaparte, grande attività, possiede tutte le qualità del capo di stato maggiore, talento e meriti … ma solo nelle sue specialità e tecniche…) Davout (miglior tattico, ma non un buon carattere per lui, il vincitore di Auerstaedt… Napoleone gli rimprovera la sua condotta in varie circostanze militari) Grouchy, è il maresciallo battuto a Waterloo, ma fu uno di più grandi comandanti di divisione di cavalleria Jourdan a lui si deve la vittoria di Fleurus, malgrado la sua opposizione al Brumaire, N. non stimava molto le sue qualità militari Kellermann (duca di Valmy) N. riconosce il prestigio, bravo soldato, ma N. non apprezzava le sue qualità militari nella condotta della guerra (‘Tutti i generali di allora, Kellerman, Beurnonville, Valence, erano degli imbecilli… (da Sant’Elena)) Lannes (aveva talento e N. lo copriva di elogi, aveva molto talento e coraggio, poteva contare su di lui, ma la prima volta che lo vide si accorse che era un ‘ignorantaccio’, senza istruzione, ma poi fece progressi stupefacenti…) Lefebvre (stima per il suio coraggio e il carattere, rimproverato per la sua mancanza di intelligenza…) Marmont (traditore… “”tutti lo considerano un traditore ma altri sono stati più colpevoli di lui”” Massena (giudato saccheggiatore e ladro durante l’Impero, ma analitico sottile di talento militare) Murat (ruolo decisivo avuto in grandi battaglie, errori alla fine della Campagna di Russia…) Ney (personaggio dal carattere semplice e schietto, bravo, è capace di guidare 10.000 uomini, fuori da questo, una vera bestia…) Oudinot (bravo ma con poco cervello… (a Sant’Elena, non avrei dovuto nominare Marmont e Oudinot marescialli…) Poniatowski (N.: il vero re di Polonia è lui…) Soult (incarna alla perfezione il successo dei marescialli dell’Impero… Talento militare certo, dopo Austerlitz N. lo definisce il ‘primo manovratore d’Europa’ ma fu mediocre maggiore-generale a Waterloo) Victor (Intrepido in combattimento, ma intelligenza mediocre)”,”FRAN-002-FSL”
“JOUSSE Emmanuel”,”Réviser le marxisme? D’ Edouard Bernstein à Albert Thomas, 1896-1914.”,”Foto di Bernstein a Londra nel 1899 e insieme a Kautsky intorno al 1930 dopo che si sono riappacificati, foto del congresso dell’ internazionale socialista ad Amsterdam nel 1904. (Seconda Internazionale) La querelle révisionniste. “”Les chefs du parti en Allemagne ne s’inquiètent pas outre mesure des positions prises par Bernstein. Ils mettent sur le compte de facteurs purement personnels la dérive du disciple d’Engels vers le réformisme et sa critique de l’idéologie du parti (exil, dépression…). En revanche certains marxistes anglais réagissent, notamment Belfort Bax (1854-1926), alors l’un des chefs de la Social Democratic Federation d’inspiration marxiste, qui reproche à Bernstein de ne pas tenir compte du but final du socialisme. Plongé dans la polémique, celui-ci doit préciser son propos””. (pag 70) “”Cette information fragmentaire ne permet pas, dans un premier temps, une prise de position nette des socialistes française. Paul Lafargue, par example, est d’abord gêné par le revirement d’un socialiste qu’il respecte: “”Il est triste que ce soit un homme, comme Bernstein, que nos aimons et estimons, qui ait effectué cette étrange volte-face.”” De la même manière que l’entourage d’Engels explique, au début de la querelle, les prises de positions de Bernstein par des facteurs d’ordre psychologique, Lafargue écrit: “”(…) notre ami a trop travaillé et souffre maintenant d’un surmenage intellectuel””. In ne pense donc pas que la crise aura des conséquences fâcheuses pour le parti: “”Malgré le respect et la sympathie qu’on avait pour Bernstein, à cause de son rôle dans le passé, il n’a entraîné personne à sa suite; au contraire, tout le monde, même ses plus chers amis, se sont dressés contre lui””. L’attitude de Lafargue passe progressivement de la gêne à l’hostilité, dans une trajectoire assez proche de celle de Kautsky. Et, comme ce dernier, le gendre de Marx refuse toute condamnation en règle du révisionnisme jusqu’au milieu de l’année 1898″”. (pag 123-124)”,”TEOC-457″
“JOUVENEL Bertrand de; collaborazione di Jeannie MALIGE”,”Un voyageur dans le siècle, 1903-1945.”,”””Ho avuto una quantità di amici stranieri, un solo amico tedesco: era Otto Abetz. Un’amicizia che ha pesato pesantemente nella mia vita”” (pag 200) (Otto Abetz (Schwetzingen, 26 marzo 1903 – Langenberg, 5 maggio 1958) è stato un diplomatico tedesco, ambasciatore della Germania nazista presso la Francia di Vichy durante la seconda guerra mondiale) Biografia. De Jouvenel B. En 1925, il s’inscrit au Parti radical où il milite aux côtés des « Jeunes Turcs ». Son livre L’Économie dirigée, publié en 1928, défend les vertus du dirigisme contre le capitalisme libéral. Homme de gauche, pacifiste et partisan convaincu de la réconciliation franco-allemande, Jouvenel est avec Luchaire à Notre Temps à la fin des années 1920. Dans Vers les États-Unis d’Europe, écrit en 1930, Jouvenel prend parti pour la réconciliation franco-allemande. Impressionné par l’émeute organisée par les ligues antiparlementaires, le 6 février 1934, et convaincu de l’inefficacité des partis politiques traditionnels, il quitte le Parti radical, préférant agir comme un « électron libre ». Il lance alors avec Pierre Andreu l’hebdomadaire La Lutte des jeunes, qui fustige la « corruption du régime », tout en multipliant ses collaborations à d’autres journaux, parmi lesquels l’hebdomadaire Gringoire pour lequel il couvre en 1935 le Congrès du Parti nazi qui adopte les Lois de Nuremberg. Il fréquente alors les milieux royalistes et nationalistes3 et des intellectuels comme Henri De Man ou Pierre Drieu la Rochelle. Il continue à militer pour le rapprochement franco-allemand et crée le « Cercle du grand pavois », une association de soutien au Comité France-Allemagne. C’est à cette occasion qu’il se lie d’amitié avec Otto Abetz, futur ambassadeur d’Allemagne à Paris sous l’Occupation. En février 1936, il réalise pour le journal Paris-Midi une interview d’Adolf Hitler, dans laquelle il insiste sur la volonté de paix du chancelier allemand. Déçu par la politique du Front populaire et préoccupé par le rôle de la France dans le monde, il rejoint la même année le Parti populaire français (PPF) créé par Jacques Doriot. Il devient alors rédacteur en chef du journal de ce mouvement, L’Émancipation nationale, dans lequel il fait l’éloge du fascisme. Visitant l’Allemagne en septembre 1938, il est impressionné par la puissance allemande et le fanatisme nazi : « on n’a rien vu de semblable depuis Mahomet » écrira-t-il.Cependant, il rompt finalement avec le PPF en 1938 quand Doriot approuve les accords de Munich. Pendant l’Occupation, Bertrand de Jouvenel retrouve son identité d’électron libre. Sympathisant avec les collaborationnistes puis menacé d’arrestation par la Gestapo, il s’exile en Suisse en septembre 1943 et décide d’abandonner ses engagements politiques pour se consacrer à l’économie, à la sociologie politique et aux questions d’environnement. À son retour en France, à la Libération, il échappe à l’épuration, mais se voit considéré, selon sa propre expression, comme un « pestiféré ». Il collabore occasionnellement au Courrier français. Son parcours est sévèrement critiqué par l’historien Zeev Sternhell qui voit en Jouvenel l’un des intellectuels français les plus engagés en faveur du fascisme. Cette opinion conduit Jouvenel à poursuivre Sternhell en justice qui est condamné pour diffamation. Le témoignage de Raymond Aron, qui devait mourir d’un arrêt cardiaque quelques heures plus tard, a été sans doute décisif. (wikip)”,”BIOx-313″
“JOVER José María”,”Politica, diplomacia y humanismo popular. Estudios sobre la vida española en el siglo XIX.”,”JOVER José M. (Cartagena, 1920) ha avuto la cattedra presso l’Universitò di Valencia e Madrid. Attualmente (1976) ha la cattedra di storia universale contemporanea presso la Facoltà di Geografia e Storia, Università di Madrid.”,”SPAx-104″
“JOXE Alain, a cura di Alessandro DAL LAGO Salvatore PALIDDA”,”L’impero del caos. Guerra e pace nel nuovo disordine mondiale.”,”Alain Joxe (1931) è il maggiore esperto non militare francese di studi strategici, materia di cui per trent’anni è stato directeur d’étudies all’École des Hautes Études en Sciences Sociales. Presiede il Cirpes (Centre Interdisciplinaire de Recherche sur la Paix et d’Études Stratégiques).”,”RAIx-067-FL”
“JOYAUX Julia”,”La linguistica.”,”Cina: scrittura come scienza (pag 70-89)”,”VARx-613″
“JOYCE James”,”Gente di Dublino.”,”””Nel tessuto di ‘Dubliners’ si ripete e spicca un disegno: il protagonista di una storia (sia esso un individuo o un gruppo) si trova nella condizione di vedere con chiarezza quale sia la via da prendere se vuole vivere una vita piena e creativa; ma è sempre sconfitto dall’ ambiente che raduna le sue forze contro di lui”” (W.M. SCHUTTE, Joyce and Shakespeare, pag 140). JOYCE nacque a Rathgar, sobborgo di Dublino, nel 1882. Fece i suoi primi studi presso i gesuiti e nel 1898 si iscrisse all’University College della città dove si laureò nel 1902. Nel 1904 si trasferì a Trieste dove in breve tempo divenne amico di intellettuali e scrittori, tra cui Italo SVEVO. Dopo lo scoppio della 1° GM si trasferì a Zurigo, poi a Parigi, per tornare di nuovo nella città svizzera poco prima della sua morte, avvenuta il 13 gennaio 1941. Autore di un capolavoro ancora oggi unico nel suo genere come l’ Ulisse, è forse lo scrittore che più di ogni altro ha contribuito alla nascita della letteratura moderna.”,”IRLx-002″
“JOYCE James”,”Gente di Dublino. Con una cronologia della vita dell’Autore e dei suoi tempi, un’introduzione all’opera, un’antologia critica e una bibliografia a cura di Aldo Tagliaferri.”,”In ‘Gente di Dublino’ JOYCE James ritrae “”personaggi le cui esistenze sembrano paralizzate dai flagelli dell’inerzia spirituale, dall’ipocrisia, dalla simonia che affliggono la sua città, ma nei quali si riflettono tipi e caratteri sostanzialmente universali.”””,”IRLx-009″
“JOYCE James, a cura di Marina EMO CAPODILISTA”,”Gente di Dublino – Ritratto dell’artista da giovane.”,”””Non si esagera dicendo che ‘Dubliners’ è un’opera fondamentale nella letteratura europea”” (pag 25)”,”IRLx-013″
“JOYCE Michael”,”Ordeal at Lucknow. The Defence of the Residency.”,”La ribellione indiana del 1857, nota anche come la prima guerra d’indipendenza indiana, fu una rivolta violenta contro il dominio britannico in India. L’assedio di Lucknow fu uno degli eventi più significativi della ribellione. L’assedio durò dal 30 maggio al 27 novembre 1857 e vide la guarnigione britannica a Lucknow isolata e assediata. La guarnigione resistette per oltre due mesi e fu alleviata solo a settembre. Con l’aumento della ribellione, il comando britannico combinato a Lucknow fu nuovamente assediato e richiese il salvataggio del nuovo comandante in capo, il tenente generale Sir Colin Campbell. Ciò è stato ottenuto alla fine di novembre dopo una sanguinosa avanzata attraverso la città 123. (copil)”,”UKIQ-011-FSD”
“JOYEUX Maurice”,”Souvenirs d’ un anarchiste.”,”JOYEUX Maurice è nato a Parigi nel 1910. Da una quarantina d’ anni è una delle figure principali del movimento anarchico francese. Lo è stato nel 1953 in occasione della ricostruzione della Federation Anarchiste, nel 1968, nel 1987 in occasione del lancio di Monde Libertaire Hebdomadaire, nel 1981 con Radio-Libertaire… Ha fatto molti mestieri, è stato sindacalista, libraio, scrittore. Ha viaggiato con passione. “”Ho vissuto la guerra di Spagna con intensità. Ho a volte bilanciato tra la propaganda indispensabile sul posto e il desiderio di andare a raggiungere in Catalogna il centinaio di anarchici francesi che componevano la brigata di Sabastien Faure. Però, per alcuni di noi, l’ idea che in Spagna di uomini ce ne fossero a sufficienza e che quello che mancava era l’ appoggio dall’ esterno, s’impose a poco a poco. (…)””. (pag 282) “”La guerra di Spagna mi obbliga a inclinarmi maggiormente verso l’ anarco-sindacalismo, questa branca dell’ anarchia considerata come bastarda da certi militanti, forse perché non è legata ad una dottrina, una teoria, dei principi immutabili e che, vivendo giorno per giorno i rischi della vita economica, mescola all’ anarchia il riformismo quotidiano, che gli anarchici rifiutano anche se lo praticano tutti i giorni””. (pag 282) (Le 29 janvier 1910, naissance de Maurice JOYEUX, à Paris. Figure marquante de l’anarchisme français. Il milite très jeune et s’engage au Comité des Chômeurs dont il deviendra le secrétaire. Il raconte leurs premières actions dans le livre “”Consulat Polonais””. L’attaque de ce Consulat lui vaut 1 an de prison, en 1933.Il adhère à l’Union Anarchiste en 1935, et est condamné à six mois de prison pour violence à agents. En 1936, il participe aux occupations d’usines et anime le Front Révolutionnaire. 1938 : encore six mois de prison pour violences.Réfractaire à la guerre, il est arrêté en 1940 et condamné à 5 ans de prison. Incarcéré à Montluc, il s’évade après avoir fomenté une mutinerie (sujet du livre “”Mutinerie à Montluc, édité en 1971), mais il sera repris et finalement libéré en 1944. Dès la libération, il s’emploie à la reconstruction de la Fédération Anarchiste et à l’édition du “”Libertaire””. Il milite aussi activement dans le syndicat (CGT-FO) et ouvre une librairie à Paris “”Le Château des brouillards””. En décembre1953, c’est la scission. Georges FONTENIS, qui avait crée “”l’Organisation Pensée Bataille”” (O.P.B) à l’intérieur même de la Fédération Anarchiste, provoque son éclatement en plusieurs nouvelles organisations (dont la F.C.L (Fédération communiste libertaire). Mais Maurice joyeux reconstruit la F.A autour du nouveau journal “”Le Monde Libertaire”” et de sa librairie qui verront le regain des idées libertaires, suscité par mai 68. Avec sa compagne, Suzy CHEVET, et le “”Groupe Louise Michel””, il crée “”La Rue””, revue d’expression culturelle libertaire. En 1981, il est le premier invité de Radio Libertaire (radio libre de la F.A, à Paris). Il meurt le 9 décembre 1991. Il nous laisse, outre divers ouvrages théoriques, deux livres de souvenirs “”Sous les plis du drapeau noir””, et “”Souvenirs d’un anarchiste””.) (Fonte Ephéméride Anarchiste)”,”ANAx-228″
“JUDD Denis”,”Someone Has Blundered. Calamities of the British Army in the Victorian Age.”,”””The British officer class, despite its unrivalled overseas campaigning experience, continued to appear somewhat amateurish to the more hardened and scientific professionals of European armies and, even during the Great War, the British troops were likened to ‘lions being led by donkeys’! The obsession with parade ground drill and an immaculate turn-out hardly abated, and at Laings Nek in 1881 the unfortunate men of the 58th were marched in close order, their regimental colours flying overhead, at the Boer entrenchments. Even the benefits of a Staff College education were no guarantee of success: General Colley had graduated from Camberley with the biggest total of marks on record, yet he went down to a succession of humiliating defeats in the Transvaal campaign of 1880-1; Field Marshal Wolseley never want to the Staff College, but his fighting career was packed with brilliant triumphs”” (pag XVII-XVIII) “”La classe degli ufficiali britannici, nonostante la loro impareggiabile esperienza nelle campagne all’estero, continuò ad apparire un po’ dilettantistica ai professionisti più incalliti e scientifici degli eserciti europei e, anche durante la Grande Guerra, le truppe britanniche furono paragonate a ‘leoni guidati da asini’! L’ossessione per l’esercitazione sulla piazza d’armi e un’affluenza immacolata non si placò quasi mai, e a Laings Nek nel 1881 gli sfortunati uomini del 58° marciarono in ordine ravvicinato, con i loro colori reggimentali sventolanti in alto, verso le trincee boere. L’istruzione universitaria non era una garanzia di successo: il generale Colley si era laureato a Camberley con il maggior numero di voti mai registrato, eppure subì una serie di umilianti sconfitte nella campagna del Transvaal del 1880-1; il feldmaresciallo Wolseley non volle mai entrare nel Collegio dello stato maggiore, ma la sua carriera di combattente è stata costellata di brillanti trionfi”””,”QMIx-047-FSL”
“JUDERIAS Julián”,”Rusia contemporánea. Estudios acerca de su situación actual.”,”Dello stesso autore JUDERIAS (ex-agregado al Consulado de Espana en Odessa, Rusia) : ‘El obrero y la Ley obrera en Rusia’”,”RUSx-147″
“JUDT Tony”,”La reconstruction du parti socialiste, 1921-1926.”,”JUDT Tony è un insegnante ricercatore al King’s College di Cambridge, e attualmente (1976) è professore associato all’ Università della California (Davis).”,”FRAP-061″
“JUDT Tony”,”Le marxisme et la gauche française, 1830-1981.”,”JUDT Tony professore storia nell’Università di Oxford. “”Une autre approche suggère que c’est l’insuffisance théorique profonde du prétendu marxisme français qui a affaibli le mouvement ouvrier en le privant d’une doctrine convaincante et d’une stratégie efficace. Telle est l’approche de Michelle Perrot qui ne manque pas de souligner, par exemple; la superficialité du marxisme d’un Paul Lafargue. Cette vision des choses a déjà toute une histoire: Engels avait certainement peu de respect pour le niveau du discours des socialistes français (dans le cas de Lafargue, il avait d’autres raisons, plus personnelles, de désapprobation); et un souverain mépris pour les incursions françaises dans la théorie était monnaie courante dans certains cercles de la Deuxième Internationale. Mais que cela soit vrai ou non, cette critique passe à côté de la question. C’est précisément ce marxisme, tel que l’ont présenté Lafargue ou Guesde, qui, malgré ses limites évidentes, fut reçu comme une chose très familière par les Français habitués aux écrits socialistes d’une précédente génération ‘pour la raison’ bien simple que ces hommes intégraient dans leur totalité l’optimisme moral contradictoire et le positivisme social qui formaient ‘la’ marque distinctive du vieux socialisme français et contre lequel Marx n’avait pas mâché ses mots.”” (pag 114-115) [Tony Judt, Le marxisme et la gauche française, 1830-1981, 1987]”,”MFRx-339″
“JUDT Tony”,”Postwar. La nostra storia, 1945-2005.”,”Influente intellettuale, Tony Judt ha insegnato in varie università, Cambridge, Oxford, Berkeley, e alla New York University dove ha diretto l’Istituto Remarque, fondato nel 1995 e dedicato allo studio dell’Europa”,”EURx-335″
“JUGLAR Clement; a cura di Decourcey W. THOM”,”A Brief History of Panics in the United States.”,”””Panic of 1864. The crisis of 1864 was mixed up in the United States with the War of Secession; it was a political crisis, and is not properly to be considered here. Panic of 1873. During the last two months of 1872 the American market had been very much embarrassed; the lowest rate of discount was 7 per cent., and in December it was quoted at even 1/32 of 1 per cent. or a quarter of 1 per cent. a day! The year 1873 was anxiously awaited in hope of better times. In the middle of January, 1873, the rate of interest declined a little to 6 or 7 per cent., but soon the are of 1/32 of 1 per cent. per day reappeared and continued until the month of May. In the first days of April the market was in full panic; (…)””. (pag 93)”,”USAE-068″
“JUHASZ Antonia”,”The Bush Agenda. Invading the World, on Economy at a Time.”,”Antonia Juhasz è un esperta a livello internazionale di free trade e politica finanziaria”,”USAE-004-FP”
“JUKES Geoffrey”,”La difesa di Mosca.”,”‘Una delle più grandi e terribili battaglie della storia descritta con l’aiuto del Maresciallo Zhukov e con una ricchezza di notizie e particolari finora inediti’. “”Vista in un più largo contesto, la mancata sconfitta dell’Unione Sovietica nei primi 4-5 mesi, segnò la fine della «Blitz-Krieg». Da un punto di vista politico, economico e militare, Hitler aveva sottovalutato la Russia. Nel 1939, aveva considerato un «postulato da statista» che la Germania dovesse combattere su di un unico fronte, ma la guerra su due fronti era così divenuta una dura realtà, come già la Germania aveva dovuto sperimentare nel 1914-18. Era chiaro che gli alleati di Hitler erano delusi e che la resistenza delle truppe dell’Asse nele zone occupate cresceva d’intensità. La Turchia, che Hitler avrebbe gradito partecipasse alla «sua guerra», continuò nella sua politica d’attesa. Intanto, con l’irrigidirsi della resistenza Alleata, l’Inghilterra riuscì a progredire nella sua preparazione militare e a sviluppare la sua politica di alleanze. Sin dal 7 dicembre 1941, da quando cioè il Giappone aveva attaccato Pearl Harbor, l’Unione Sovietica poteva contare sulle potenze occidentali. La battaglia davanti a Mosca nell’inverno 1941-42 è considerata a ragione una delle battaglie decisive della seconda guerra mondiale. Essa fu l’ultimo e tardivo atto del piano tedesco di sconfiggere definitivamente la Russia e tutto ciò che Hitler intraprese da quel momento in poi poté soltanto ritardare la sua definitiva caduta. L’autore di questa rievocazione, Geoffrey Jukes, è diventato famoso per i suoi libri ‘Stalingrado’ e ‘La battaglia di Kursk’. Grazie alla sua profonda conoscenza della Wehrmacht e dell’armata Rossa, egli ha tracciato un autentico quadro della grande battaglia svoltasi dinanzi a Mosca, unendo una non comune obiettività al vigore e al colore della narrazione. Nella mia qualità di comandante di truppe e testimone delle fasi iniziali della campagna tedesca fino al risucito forzamento del canale Volga-Mosca e della ritirata finale, posso senz’altro conformare la fedeltà stodica del racconto”” [introduzione del Generale Hasso von Manteuffel]”,”QMIS-040-FV”
“JULIEN Claude”,”Il suicidio delle democrazie. La democrazia che è fallita.”,”Claude JULIEN, giornalista, capo dei servizi esteri di Le Monde, è anche autore de ‘L’ Impero americano’ (1969).”,”USAS-095″
“JULIEN Charles-André”,”Histoire de l’ Algerie contemporaine.Tome 1. La conquête et les debuts de la colonisation (1827-1871).”,”Le P. Enfantin, nel corso del soggiorno di 22 mesi che fece in Algeria (dicembre 1839-ottobre 1941), aveva percorso il paese e concepito un sistema da cui deriva nel 1842 una delle opere più significative che siano state pubblicate sotto la monarchia di luglio, ‘Colonisation de l’ Algerie’. Era partigiano della colonizzazione, non per il piccolo sfruttamento, ma per la società anonima, che creerà dei villaggi ove gli azionisti costitueranno delle grandi proprietà di piccoli proprietari. Si dovrà fare appello non solo ai francesi ma agli europei originari di preferenza dei paesi renani. (pag 257)”,”AFRx-031″
“JULIEN Charles-André”,”Le Maroc face aux impérialismes, 1415-1956.”,”JULIEN Charles-André è nato il 2 settembre a Caen proveniente da famiglia di ugonotti dell’ Albigese. E’ stato fondatore e decano della facoltà di lettere di Rabat. Ha pubblicato molte opere. Jaures e la condanna dell’ imperialismo (pag 85) Impotenza delle truppe di occupazione e dissidenza. Guerra del Rif. “”Più grave era la situazione nel Rif. Quando la repressione sembrava assicurata, alla fine d’ ottobre 1955, un fronte fluido riprendeva l’ azione non più su30 ma su 150 chilometri. Alla fine del 1955, la minaccia si era aggravata, al punto che si erano dovuta abbandonare praticamente una zona di 30 chilometri di larghezza su 20 di profondità a sud-est di Tizi-Ouzli. I partigiani che si contavano ormai per migliaia erano mal armati ma beneficiavano dell’ appoggio della popolazione e potevano portare la guerra presso i Beni Snassen, in collegamento con i combattenti algerini. L’ anno 1956 si annunciava sotto cattivi auspici. Nella notte dal 28 al 29 dicembre 1955, una nuova offensiva di ribelli nel Rif rivelava l’ estensione della dissidenza di oltre 40 chilometri verso ovest. Il generale Agostini, che disponeva di 15 mila uomini, dovette intraprendere “”una potente operazione di pulizia”” che gli permise di riprendere le posizioni abbandonate e mettere fine agli attacchi.”” (pag 482)”,”AFRx-053″
“JULIEN Charles-André”,”Souvenirs de Russie: 1921.”,”Charles-André Julien, délégué au Troisième Congrès de l’Internationale communiste. Ch.A. Julien professore onorario di storia della colonizzazione alla Sorbona ed ex docente della Facoltà di Lettere di Rabat. Brevi note biografiche di BUCHARIN CACHIN COLLIARD DELAGRANGE DZERZHINSKIJ FROSSARD GAYE JOFFE’ KALININ KNELLER KOLLONTAI KOLAROV BELA KUN LAPORTE LEICIAGUE LORIOT LUNACHARSKIJ LOZOVSKIJ LUCIE COLLIARD MANUILSKIJ MARCHAND MERRHEIM MICHEL – KNELLER MORIZET NAEGELEN PASCAL PAUL- VAILLANT-COUTURIER PETIT RAKOSVKIJ RADEK REED ROSMER ROY SERGE SERRATI SIROLLE SMIRNOV SOUVARINE TARATUTA CICHERIN TOMMASI ZETKIN ZINOVIEV”,”INTT-346″
“JULIEN Stéphane MAHIEUX Christian a cura,”,”La Révolution prolétarienne. «La revue qui n’a pas observé le mouvement ouvrier mais qui l’a vécu».”,”in ultima pagina foto di Pierre Monatte Christian MAHIEUX e Stéphane JULIEN, sindacaliste sono membri dell’equipe della rivista ‘La Révolution prolétarienne’ Linea unità sindacale, autonomia del movimento sindaacale di fronte ai partiti, anticolonialismo, lotta contro il capitalismo e lo stalinismo Raccolta fondi e aiuti per gruppi rivoluzionari antistalinisti, anticapitalisti, anticolonialisti: Articolo ‘Solidarité pour nos frères allemands’ (n: 163 novembre 1933) (comitato di solidarietà operaia internazionale’: solidarietà verso i gruppi rivoluzionari non aderenti ad una internazionale: Partito socialista operaio (Sap), partito comunista (opposizione) (brandlériano) (KPO), i comunisti nternazionalisti (Trotsky), il Leninbund (gruppo Urbahns), l’ Aile gauche communiste (gruppo Kurt Landau)’ (pag 77-78) M. BIGOT A. CAMUS F. CHABROT M. CHAMBELLAND A. CILIGA L. COLLIARD JEAN E JOSETTE CORNEO A. DUNOIS J. DUPERRRAY J.P. FINIDORI V. GODONNECHE G. GOUJON D. GUERIN M. GUILLOT M. HADJ R. HAGNAUER F. LORIOT R. LOUZON J. MAITRON M. MARTINET I. METT P. MONATTE J. MOREAU L. PELLETIER J. PERA M. PIVERT C. RIDEL A. ROSMER S. RUBAK V. SERGE B. SOUVARINE J. STANKO G. WALUSINSKI S. WEIL M. YVON”,”MFRx-396″
“JULLIAN Philippe”,”Oscar Wilde.”,”JULLIAN Philippe è nato a Bordeaux nel 1920. E’ autore di biografie e saggi dedicati all’ arte di fine Ottocento, al simbolismo e al decadentismo. Opera di Wilde: La decadenza della menzogna (1887) I bassifondi di Londra. “”Per le vie di Soho si comincia a vedere la macchia bianca della larga cravatta di Oscar, più lord di tutti lords quando discende dopo teatro da una carrozza di piazza, a riconoscerne tra la nebbia la voce che ricopre al tiritera dell’ organetto di Barberia: “”In fondo, my dear boy, quel che chiamiamo vizio nelle classi superiori è soprattutto il passatempo delle classi lavoratrici.”” Wilde adora gli odori e i rumori dell’immensa capale di cui Whistler ha scoperto la bellezza. La miseria lo commuove, i sotterfugi del vizio lo incantano. Il cupo prestigio della “”moderna Babilonia”” ha spevantato, venti anni prima, Dostoevskij che descrive, con un certo compiacimento, il traffico di bambine nello Strand. Verso il 1840, in un romanzo molto superiore ai ‘Misteri di Parigi’, Paul Féval ha già visto, nei ‘Misteri di Londra’, le possibilità romanzesche della capitale dove il vizio e il brigantaggio sono organizzati infinitamente meglio che a Parigi. Questa città sporca di fuliggine,sommersa nella nebbia, è ben quella dove Stevenson scrive ‘Lo strano caso del dottor Jekyll’ e i cui rischi saranno presto affrontati da Sherlock Holmes. Tale contrasto di oro e di nero sarà il tema del ‘Dorian Gray’, ed anche quello di un vero capolavoro non sciupato da lunghe descrizioni e da pensieri profondi: ‘Il delitto di Lord Arthur Savile’. La passeggiata del giovane che deve commettere un delitto è una delle più belle pagine di Wilde e può essere paragonata a certi passi di Thomas de Quincey o alle fantasticherie di Gérard de Nerval a Parigi””. (pag 151-152)”,”BIOx-107″
“JULLIARD Jacques”,”Fernand Pelloutier et les origines du syndicalisme.”,”L’A, Normaliano, D della EHESS, editorialista al NO.”,”MFRx-026″
“JULLIARD Jacques WINOCK Michel; con la collaborazione di Pascal BALMAND Christophe PROCHASSON e di Gisele SAPIRO Daniele VOLDMAN Gilles CANDAR Denis PELLETIER Nicolas ROUSSELLIER; coordinamento di Monique LULIN e Severine NIKEL”,”Dictionnaire des intellectuels francais. Les personnes, le lieux, les moments.”,”Con la collaborazione di Pascal BALMAND, Christophe PROCHASSON e di Gisele SAPIRO, Daniele VOLDMAN, Gilles CANDAR, Denis PELLETIER, Nicolas ROUSSELLIER. Coordinamento di Monique LULIN e Severine NIKEL. [‘Les intellectuels français pendant la Première Guerre mondiale on été d’abord des soldats comme les autres. Aucune disposition n’avait été prévue, ne serait-ce que pour les utiliser au mieux de leur compétence. Alors qu’en Allemagne et dans le Royaume-Uni, on essaya de protéger les artistes, ce ne fut pas le cas en France, encore que beaucoup de peintres cubistes aient été utilisés dans les services du camouflage. Aucun intellectuel n’essaya d’échapper à ses obligations militaires et de lutter contre la guerre. (…) Certains même, dispensés d’obligations militaires en raison de leur âge, de leur état de santé ou de leur nationalité, comme Henri Barbusse ou Blaise Cendrars, s’engagèrent volontairement. A’ l’instar des autres catégories de la société française, la jeune génération des intellectuels paya un prix considérable à la guerre. Quelques écrivains déja célebres furent tués ou moururent des suites de leurs blessures, Charles Péguy, Ernest Psichari, Louis Pergaud, Guillaume Apollinaire, mais beaucoup plus nombreux parmi les morts furent ceux qui n’étaient qu’à l’aube de leur carrière. L’anthologie es écrivains morts à la guerre mentionne 525 noms, mais il n’y a pas de véritable critère pour déterminer qui est écrivain et qui ne l’est pas. En revanche, on sait que sont tombés 239 élèves ou anciens élèves de l’Ecole normale supérieure, dont 107 en cours de scolarité, environ 8.000 instituteurs, 460 professeurs de secondaire, 260 professeurs de l’enseignement supérieur, chiffre d’autant plus impressionant que ces derniers n’étaient guère plus d’un millier au total et souvent trop âgés pour être mobilisés. Les coupes furent semblables dans le jeune clergé, 14% des prêtres et des séminaristes. A défaut que tous ces morts au combat aient été des intellectuels, c’est le terreau intellectuel de la nation que avait été en partie détruit”” (J.J. Becker et G. Colin, “”Les écrivains, la guerre de 1914 et l’opinion publique””, ‘Relations internationales, n. 24, hiver 1980)] FRAV-001 Julliard Winock”,”FRAV-001 REFx-012″
“JULLIARD Jacques”,”Autonomie ouvrière. Etudes sur le syndicalisme d’ action directe.”,”Recensione libro di Z. STERNHELL (269) e libro di SCHOTTLER (pag 285) JULLIARD Jacques direttore di studi alla EHESS (Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales), editrialista al Nouvel Obs, ha pubblicato presse le Ed du Seuil, ‘Fernand Pelloutier et les Origines du syndicalisme d’ action directe’, ‘Contre la politique professionnelle’ e ‘la Faute à Rousseau’. “”Il seguito non fa che confermare questa evoluzione. I deputati di origine sindacale erano stati, da lunga data, tra i più “”revisionisti””, i più nazionali in seno al Partito socialdemocratico””. Mentre delle reticenze si manifestarono rapidamente presso certi socialisti riguardo all’ Union sacrée (Liebknecht), i dirigenti sindacali l’ accettarono senza esitazioni e favorono l’ adattamento dell’ economia allo sforzo di guerra””. (pag 139)”,”SIND-065″
“JULLIARD Jacques SAND Shlomo a cura; saggi di Pierre ANDREU Giovanni BUSINO Georges GORIELY Jacques JULLIARD Daniel LINDENBERG Maria MALATESTA Peter NIJOFF Thierry PAQUOT Robert PARIS Larry PORTIS Jean-Luc POUTHIER Michel PRAT Madeleine REBERIOUX Sergio ROMANO Shlomo SAND Jutta SCHERRER Peter SCHÖTTLER Bruno SOMALVICO Zeev STERNHELL Roberto VIVARELLI”,”Georges Sorel en son temps.”,”Saggi di Pierre ANDREU Giovanni BUSINO Georges GORIELY Jacques JULLIARD Daniel LINDENBERG Maria MALATESTA Peter NIJOFF Thierry PAQUOT Robert PARIS Larry PORTIS Jean-Luc POUTHIER Michel PRAT Madeleine REBERIOUX Sergio ROMANO Shlomo SAND Jutta SCHERRER Peter SCHÖTTLER Bruno SOMALVICO Zeev STERNHELL Roberto VIVARELLI “”Nel 1889, Sorel si situa sempre nella corrente liberal-conservatrice. Per le sue prime incursioni nella “”scienza sociale”” – fino ad allora l’ ingegnere dei Ponts dimissionario non ha pubblicato che articoli di epistemologia e di storia locale -, si appoggia su degli ispiratori il cui tratto comune è di far risalire il declino della Francia alla Rivoluzione del 1789, e di indicare gli psedo-scienziati, i retori, i “”femmelins”” , in una parola gli ‘intellettuali’ (la parola non è però ancora di moda), come i responsabili di questa catastrofe””. (pag 190)”,”TEOC-347″
“JULLIARD Jacques”,”Les gauches françaises. Histoire, politique et imaginaire, 1762-2012.”,” Jacques JULLIARD, storico, ex direttore delegato della redazione di Nouvel Observateur, editorialista a ‘Marianne’. Autore di opere sul sindacalismo rivoluzionario e le culture politiche. Ha pubblicato ‘Le Malheur français’ e ‘La Reine du monde, essai sur la démocratie d’opinion’ (2008). L’autore rintraccia le radici della sinistra in Condorcet, il calvinismo e il giansenismo da cui si originano una gauche gesuita ed una giansenista. Dal punto di vista filosofico una sinistra Voltaire ed una Rousseau. Dal punto di vista rivoluzionario una sinistra Robespierre ed una Danton. Nel testo individua altre radici culturali. “”La bourgeoisie reprend les affaires en mains, Blanqui est jugé avec les hommes du 31 octobre. La voilà une nouvelle fois condamné à mort par un conseil de guerre (9 mars 1871). Il sera absent de la Commune, lui qui en eût été le chef naturel. D’où l’idée de l’échanger contre les otages de celle-ci, parmi lesquels l’archevêque de Paris, Mgr Darboy. Mais Thiers ne veut rien entendre, préférant sacrifier les otages. “”Thiers savait qu’avec Blanqui il donnerait une tête à la Commune, alors que c’est sous forme de cadavre que l’archevêque servirait au mieux son dessin (1)””. À la guerre comme à la guerrre… La nouvelle prison de Blanqui sera dans la baie de Morlaix, le fort du Taureau, où on lui interdit de regarder la mer, puis Clairvaux, fondé par Saint Bernard: on ne compte plus de monastères que la République a transformés en maisons de détention. Parlons clair. Depuis le 4 septembre 1870, le blanquisme, comme technique insurrectionnelle contre des régimes autoritaires, n’a plus de raison d’être, et Blanqui le sait. On ne lutte pas pour plus de justice sociale dans une république comme on lutte pour la liberté dans une monarchie. Ce n’est pas pour rien que Blanqui à fait de Clemenceau son héritier intellectuel: un radical d’extrême gauche plutôt qu’un révolutionnaire. Plus question de société secrète, de complot, de prise d’armes, d’insurrection. (…) Cela est si vrai que les héritiers présumés du blanquisme dans le mouvement socialiste de la fin du XIXe siècle ne seront plus de comploteurs ou des insurrectionalistes, mais des partisans de la lutte des classes, qu’ils voient à l’oeuvre dans la société: assez proches du marxisme, en somme. On a généralement vu dans les militants du Parti ouvrier (français), à commencer par Jules Guesde et Paul Lafargue, gendre de Marx lui-même, les vrais introducteurs du marxisme en France. Il faut aussi regarder du côté d’Édouard Vaillant, chef du Comité révolutionnaire central (CRC), l’une des chevilles ouvrières de l’unité socialiste en France, et compagnon de Jaurès (2)’ [Jacques Julliard, Les gauches françaises. Histoire, politique et imaginaire, 1762-2012, 2012] [(1) Marx, La Guerre civile en France, 1871, op. cit., p. 67; (2) Sur Vaillant on lira: Maurice Dommanget, ‘Édouard Vaillant, un grand socialiste, 1840-1915’, 1956, et Jolyon Howorth, ‘Édouard Vaillant. La Création de l’Union socialiste en France’, 1982, préface de Madeleine Rebérioux. Howorth veut en finir avec la “”légende”” d’un Vaillant blanquiste orthodoxe à l’ancienne] (pag 301-302) Il giansenismo è una dottrina teologica che tentò di modificare il cattolicesimo, elaborata nel XVII secolo da Giansenio (1585-1638), il quale fondò la sua costruzione teologica sull’idea che l’uomo nasce essenzialmente corrotto e quindi destinato a fare necessariamente il male, e che, senza la grazia di Dio, l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla sua volontà, e che alcuni umani sono predestinati alla salvezza mentre altri no. (wikip)”,”MFRx-364″
“JULLIARD Jacques”,”Trotsky, le prophète maudit.”,”‘La liquidazione dell’ Opposizione operaia, operata da Lenin e da Trotsky – e non da Stalin – consacra il trionfo della burocrazia sul proletariato. L’ideologia lenino-trotskista dell’epoca postula, senza dimostrarlo, l’adeguamento del “”socialismo scientifico”” con il grande sogno socialista che oggi ancora, “”polarizza i sogni”” delle classi operaie. L’accusa di “”deviazione anarco-sindacalista”” è una espressione comoda che ha permesso durante su mezzo secolo di eludere il problema della democrazia operaia”” (pag 182) Trotsky un rivoluzionario, non un politico (pag 183) Se Lenin fu uno stratega, Trotsky fu un tattico, l’ esecutore (pag 184) “”Non che Trotsky, non abbia mai fatto mostra in politica delle qualità che erano le sue nel campo rivoluzionario, nel campo militare: la sua campagna del 1926-27, il suo supremo combattimento alla testa dell’Opposizione unificata contro Stalin fa pensare alla campagna di Francia di Napoleone nel 1814: tanto brillante quanto disperata. Per il resto, che errori commessi, che occasioni mancate!”” (pag 185)”,”TROS-364″
“JULLIARD Jacques; SAND Shlomo e Bruno SOMALVICO; SCHÖTTLER Peter; ANDREU Pierre”,”Sorel, sessant’anni dopo (Julliard); L’avventura intellettuale di Sorel (Sand e Somalvico); La via sindacale al socialismo (Schöttler); Il marxismo di Sorel (Andreu).”,”‘Nella nostra epoca l’ignoranza e l’incomprensione continuano. Theodore Zeldin, citato da Therry Pasquot, nell’introduzione agli scritti di Sorel sul marxismo (…) lo tratta come un “”vecchio moralista””, mentre Althusser, per dimostrare la miseria della ricerca marxista in Frnacia, dichiara in ‘Pour Marx’: “”La Germania ha avuto Marx ed Engels, e il primo Kautsky; la Polonia Rosa Luxemburg; la Russia Plechanov e Lenin; l’Italia Labriola…”” (n.d.a.: quale? mentre noi avevamo Sorel!)’ (pag 90) ‘Nel 1907, Benedetto Croce osservava che Georges Sorel era altrettanto, se non più conosciuto, in Italia che in Francia (6). La continuità di questo interesse è attestata tra l’altro dalla grande storia del marxismo pubblicata da Einaudi, che comprende un eccellente capitolo su Sorel, dovuto a Gregorio di Paola (7), mentre la maggior parte delle antologie francesi sul marxismo lo ignorano (8), imitate, a dire il vero, anche da una recente sintesi inglese sul marxismo contemporaneo, come quella di Perry Anderson (9)’ (pag 91) [(6) La critica, 1907, p. 317-330: recensione del libro di Sorel, ‘Le système historique de Renan’, (…); (7) Gregorio De Paolo, ‘Dalla metafisica al mito’, in Storia del marxismo t. II, Torino, 1979, p. 659-693; (8) Per es. l’opera pur importante di François Chatelet, Evelye Pisier -Kouchner e Jean-Marie Vincent, ‘Les marxistes et la politique’, Puf, 1975; (9) Perry Anderson, Considerations on Western Marxism, New Left Books, London, 1976]”,”TEOC-039-FGB”
“JULLIEN Francois”,”Pensare l’ efficacia in Cina e Occidente.”,”Il non agire cinese (pag 53) JULLIEN Francois insegna all’ Università di Paris VII. Filosofo conosciuto anche all’ estero, già direttore del Collège international de philosophie, dirige l’ Institut de la Pensée contemporaine. Si occupa dello studio del pensiero e dell’ estetica della Cina classica in una prospettiva interculturale. Ha scritto varie opere pubblicate anche in Italia (v. 4° cop). “”Lo stratega, così come il saggio, non agisce ma ‘trasforma’. Vedo un esempio eclatante di tale differenza strategica in un episodio recente, che è la guerra del Vietnam. Ai miei occhi, tale conflitto mette a confronto non tanto due mondi (politici, economici) quanto due strategie. Tralascerò, per pudore, le vicende che vedono coinvolti i francesi, benché anche la battaglia di Dien Bien Phu si presti a essere letta allo stesso modo. Da parte statunitense, chiaramente ciò che si attendeva, ciò a cui ‘si puntava’, era la grande battaglia, concepita come grande Confronto e grande Evento, facendo appello al massimo della potenza distruttiva e concentrata. A fronte di ciò, la strategia vietnamita, ossia la strategia cinese ritorta tradizionalmente dai vietnamiti contro gli stessi cinesi, consisteva nello spiazzare tale aspettativa: non ci sarà nessuna battaglia. Si tratta di un processo di erosione progressiva, di demolizione del contegno – quella che con un’infelice scelta terminologica, in quanto troppo settoriale, si è soliti definire “”guerra psicologica”” -, tanto che l’avversario si lascia a poco a poco scoraggiare, perde allo stesso tempo terreno e fiducia in se stesso. E alla fine si trova sconfitto, senza che la grande battaglia che attendeva sia mai avvenuta.”” (pag 62)”,”CINx-220″
“JUNGCLAS George”,”Le problème de l’Internationale dans les premières ouvres de Marx et Engels.”,”””Marx reçut la tâche d’écrire la profession de foi de la Ligue [des communistes], le ‘Manifeste du Parti communiste’. Mais la position internationale de Marx et d’Engels et leurs partisans s’exprima aussi dans la politique pratique. Il n’y eut pas de mouvement historique de cette époque qui ne fut analysé par eux, au sujet duquel ils ne prirent position et dont ils ne soutinrent théoriquement et pratiquement le forces qui étaient progressives. A partir de ces prises de position, Marx développera la stratégie et la tactique du mouvement socialiste révolutionnaire et de la révolution internationale. Un document classique de la stratégie marxiste est sans aucun doute l”Adresse du Comité central à la Ligue’. L’importance particulière de ce document réside en ceci que Marx, pour la première fois, y propagea l’idée de l’indépendance du mouvement des travailleurs vis-à-vis du mouvement démocrate-bourgeois, tandis que dans le ‘Manifeste communiste’, il part encore du rôle indépendant du mouvement des travailleurs dans le cadre du mouvement révolutionnaire démocratique. Elaborant les expériences de la revolution allemande du 1848, il développa pour la première fois concrètement la théorie et la pratique de la révolution permanente: “”Tandis que les démocrates petits bourgeois veulent terminer la Révolution au plus vite et après avoir tout au plus réalisé les revendications ci-dessus, il est de notre intêret et de notre devoir de rendre la révolution permanente, jusqu’à ce que toutes les classes plus ou moins possédantes alent été écartées du pouvoir, que le prolétariat ait conquis le pouvoir et que non seulement dans un pays, mais dans tous le pays régnants du monde l’association des prolétaires ait fait assez de progrès pour faire cesser dans ces pays la concurrence des prolétaires et concentrer dans leurs mains au moins les forces productives décisives””. Dans les phrases finales de cet écrit, Marx montre très clairement comment il a bien saisi la révolution dans son entrelacement international: “”Si les ouvriers allemands ne peuvent s’emparer du pouvoir et faire triompher leurs intérêts de classe sans accomplir en entier une évolution révolutionnaire assez longue, ils ont cette fois du moins la certitude que le premier acte de ce drame révolutionnaire imminent coïncide avec la victoire directe de leur propre classe en France et s’en trouve accéléré. Mais ils contribueront eux-mêmes à leurs victoire définitive bien plus par le fait qu’ils prendront conscience de leurs intérêts de classe, se poseront dès que possible en parti indépendant et ne se laisseront pas un instant détourner par le phrases hypocrites des démocrates petits bourgeois; de l’organisation autonome du parti du prolétariat. Leur cri de guerre doit être: ‘La révolution en permanence!”” [George Jungclas, Le problème de l’Internationale dans les premières ouvres de Marx et Engels’, Paris, 1964]”,”INTx-043″
“JUNGCLAS Georg, TROTSKY Léon”,”Les formes de l’État capitaliste, suivi de ‘Bonapartisme et fascisme’ (Trotsky).”,”Georg Junclas, l’auteur de cette brochure, est né en 1902 a Halberstadt, dans la région du Harz, en Allemagne. Mais sa vie de militant révolutionnaire se déroule à Hambourg. Dès 1915, à Altona, il entre en contact avec la jeunesse socialiste, dissoute en 1916 par la bureaucratie chauvine du parti social-démocrate à cause de sa ligne anti-militariste. En 1919, il entre au Parti communiste d’Allemagne (Ligue Spartakus). Il participe à la construction de sa section allemande, qu’il représente lors du II congrès de l’Internationale, avant de devenir membre de son secrétariat international.”,”TROS-100-FL”
“JÜNGER Ernst SCHMITT Carl”,”Il nodo di Gordio. Dialogo su Oriente e Occidente nella storia del mondo.”,”JÜNGER E. letterato e saggista nato nel 1895. Carl Schmitt (1888-1985) studioso della politica e del diritto pubblico internazionale.”,”TEOP-352″
“JUNGK Robert”,”Gli apprendisti stregoni. Storia degli scienziati atomici.”,”Robert Jungk, giornalista svizzero autore de Il futuro è già cominciato e di Hiroshima in poi, le sorti dell’umanità.”,”USAQ-021-FL”
“JUNIOR”,”La rivoluzione russa.”,”Statistica zarista. “”Le fucilazioni succedevano quasi tutti i giorni su tutta l’ estensione della Russia. La forca lavorava anche essa senza tregua. E’ difficile dare una statistica completa. Ma secondo i dati ufficiali nel 1906 e 1907 ebbero luogo rispettivamente 1010 e 627 esecuzioni capitali, senza contare le fucilazioni delle “”spedizioni punitive””. Nel periodo così detto “”costituzionale”” dal 1908 al 1911 vi furono 3282 esecuzioni capitali. 1908. 1959 condanne e 782 esecuzioni 1909. 1435 condanne e 543 esecuzioni 1910. 434 condanne e 129 esecuzioni 1911. 237 condanne e 58 esecuzioni. In tutto si conta che in questo periodo furono uccise più di 100 mila persone durante le repressioni, spedizioni punitive, rivolte, ecc, e più di 4000 impiccati e fucilati. Quanto agli attentati dei rivoluzionari, essi furono 51 nel 1905, nel 1906 furono 78 e nel 1907 furono 62 organizzati dal partito e 317 atti individuali, spontanei.”” (pag 26)”,”RIRx-120″
“JUNIUS”,”Lettere politiche di Junius.”,”Lo pseudonimo ‘Junius’ l’A lo ha preso da un politico inglese (probabilmente Philip FRANCIS) (Francis (sir Philip), uomo politico e scrittore britannico (Dublino 1740 – Londra 1818). Impiegato al segretariato di Stato, poi al ministero della guerra, si rivelò polemista di notevoli capacità e dopo aver aderito all’opposizione whig esercitò una profonda influenza su Burke. Nominato nel 1773 membro del Consiglio del Bengala, si oppose tenacemente al governatore generale Warren Hastings, con il quale ebbe aspri contrasti. È considerato il probabile autore delle Lettere di Junius (1769-1772), contenenti violenti attacchi a Giorgio III e al partito della corte, che destarono l’interesse dell’opinione pubblica inglese.)”,”ITQM-046″
“JUNIUS BRUTUS Stephanus, a cura di Saffo TESTONI BINETTI”,”Vindiciae contra tyrannos. Il potere legittimo del principe sul popolo e del popolo sul principe.”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”TEOP-008-FMB”
“JUNOD Marcel”,”Le troisième combattant. De l’ypérite en Abyssinie a la bombe atomique d’Hiroshima.”,”L’autore, Marcel Junod è une ex-delegato del Comitato internazionale della Croce Rossa. Léopold Boissier è presidente del Comintato Internazionale della Croce Rossa (1963) Ecco, in occasione del Centenario della Croce Rossa (1863-1963) un libro che illustria meglio delle cifre, il lavoro immenso svolto dalla Croix Rouge. Dalla guerra di Abissinia alla guerra civile spagnola, dalle rovine di Varsavia alla bomba atomica lanciata su Hiroshima nel corso di questi anni che furono gli undici anni più tragici della nostra storia, il Dott. Junod percorre il mondo in fiamme (insieme ad altri 150 delegati) per apportare in nome della Croce Rossa un po’ di speranza e di umanità.”,”QMIx-004-FSD”
“JÜRGS Michael”,”La piccola pace nella Grande guerra. Fronte occidentale 1914: un Natale senza armi.”,”Michael Jürgs (Amburgo 1945), giornalista di Stern e Tempo, coautore di documentari televisivi, ha scritto diversi libri, come Der Fall Romy Schneider, best seller in Germania e alcune biografie, tra cui quella di Günter Grass. Traduzione di Giuseppe Cospito, fonti, bibliografia scelta, indice dei nomi, fonti iconografiche, ringraziamenti, foto, cartina, Nuovi Saggi Storia. “”Del resto, fino alla notte precedente, alcuni ‘tommys’ avevano altri piani, volevano in un certo senso cullare i ‘jerries’ con i canti, metterli di buon umore, farli sentire al sicuro per poi colpirli, nel modo così subdolo che si diceva proprio soltanto della natura tedesca. Il fuciliere Ernest Morley lo ritiene in linea di principio un lecito espediente bellico, quando il 29 dicembre 1914 riferisce ai genitori che avevano effettivamente deciso di offrire ai tedeschi, per Natale, “”tre corali e poi cinque salve di fuoco””. Al calare dell’oscurità iniziarono con ‘While sheperds watched their flocks by night’, che dall’altra parte ricevette una buona accoglienza, dal momento che in effetti, secondo Morley, “”venne eseguita molto bene dal nostro coro””. Prima della canzone successiva fecero una breve pausa. “”Poi però, con grande sorpresa, udimmo salire un canto, una sorta di risposta, dalle loro trincee. Quindi cominciarono a gridarci di uscire fuori. Così bloccammo i preparativi per la fase due, le ostilità. Gridarono “”A merry Christmas, english, we are nto shooting tonight””. Noi rispondemmo gridando un messaggio simile. Dopo un breve scambio di esclamazioni; quelli sistemarono le luci. Anche noi. Presto le due linee del fronte sembrarono come illuminate a festa. Lampade e candele in fila. Noi facemmo come loro. E poi cantammo ‘God save the King’. Loro si unirono al coro.”” Non volevano più sparare su nemici così amichevoli, che cantavano insieme a loro perfino il loro inno nazionale. Perciò anche Ernest Morley è tra coloro che, nel ‘Christmas day’; si decidono a uscire allo scoperto. I tedeschi “”si diressero verso di noi gesticolando. Noi ci dirigemmo loro incontro. Provammo il piacere assolutamente folle di chiacchierare con uomini che avevano fatto del loro meglio per ammazzarci… e noi con loro. Scambiai una sigaretta con un sigaro (‘not a bad change’), alcuni di loro parlavano inglese e chiacchierammo a lungo””. Un tedesco racconta a Morley che, non appena la guerra sarà finita, ritornerà in Inghilterra, e al più presto possibile. In fondo ha famiglia a Londra, moglie e due figli”” (pag 92-93)”,”QMIP-021-FL”
“JURQUET Jacques a cura; Karl MARX Friedrich ENGELS Jean JAURÈS Paul LOUIS V.I. LENIN Rosa LUXEMBURG D’OCTON Vigné”,”La révolution nationale algerienne et le parti communiste français. Tome 1. Positions du mouvement ouvrier français et international sur les questions coloniales et l’Algérie avant la naissance du Parti communiste français (1847-1920).”,”Molti passi riportati sono, in ordine, di Lenin, Marx ed Engels Articolo ‘L’ Algeria’ di Engels per la New Ameican Cyclopedia (pag 20) “”De 1920 à 1962, le Parti communiste français a-t-il respecté ou trahi la ligne ainsi tracée par Lenine dans la Hutiéme des Vingt et une conditions d’admission à l’Internationale communiste? Jacques Jurquet s’est attaché à répondre à cette question en limitant ses recherches au cas de l’Algérie. Son étude comporte quatre tomes (1847-1920), (1920-1939), (1939-1954), (1954-1962)”” (4° di copertina) Wiki: Jacques Jurquet est un homme politique français, né le 2 avril 1922 à Marseille. Biographie Jacques Jurquet est issu d’une famille engagée à gauche. Son père, Albert, est militant socialiste et accueille chez lui, dans l’entre-deux-guerres, des réfugiés allemands fuyant le nazisme. Jacques adhère d’ailleurs aux jeunesses socialistes en 1936. Il tente cette même année de s’engager dans les Brigades internationales, ce qui lui est refusé compte tenu de son âge. Après son bac, obtenu en 1940, il entame des études en classes préparatoires, puis rencontre Machla Feigenbaum, une jeune femme réfugiée polonaise, de confession juive, qu’il épouse en septembre 1941. Employé à la mairie de Marseille, il y fréquente des militants communistes et adhère au PCF. Son activité politique est cependant assez limitée, et ce d’autant plus qu’il a deux enfants en bas âge. En 1942, il est mobilisé par les chantiers de jeunesse, puis, l’année suivante, requis pour le STO. Il s’évade du train qui le conduisait en Allemagne, et participe à la Résistance, rejoignant d’abord un maquis, jusqu’à son démantèlement en décembre 1943. Il prend alors le pseudonyme de Jourdan, mais conserve des liens avec la Résistance. Il devient en 1944 membre de l’État-major FFI/FTP du sous-groupement R du groupement Frontière dans le Jura. Intégré ensuite dans la 1re armée, il est blessé dans les Vosges en novembre 1944. Fonctionnaire des impôts à partir de 1946, il milite et exerce diverses responsabilités au sein du parti communiste au niveau départemental, notamment dans le Doubs (où il affronte Edgar Faure), puis à Paris, où il est un des collaborateurs d’André Barthélémy et en Seine-et-Marne1, et enfin à Marseille où il est muté en 1954. Pendant la Guerre d’Algérie, sous l’influence de Baya Bouhoune, qu’il épousera en 1978, il n’approuve pas la ligne suivie par le PCF2. Écarté du comité fédéral des Bouches du Rhône en 1959, il est exclu du parti en avril 1964 en raison de sa prise de position en faveur de la politique adoptée par les partis communistes en Chine et en Albanie. Il avait en effet créé, en compagnie de Marcel Coste et Christian Maillet, un “”cercle d’études”” franco-chinois. La même année, il participe avec François Marty3 à la création de la Fédération des cercles marxistes-léninistes de France et il effectue son premier voyage en Chine. Au lancement de L’Humanité nouvelle, en 1965, il en devient le secrétaire de rédaction. Il plaide ensuite pour la transformation des cercles en véritable parti, ce qui est fait, en décembre 1967, sous le nom de Parti communiste marxiste-léniniste de France4 (PCMLF). En juin 1968, le PCMLF est dissout5 pour son implication dans le mouvement de mai 1968, en même temps qu’une dizaine d’autres organisations d’extrême-gauche. Jacques Jurquet réussit cependant à maintenir une activité pour les maoïstes français, notamment au travers de la parution clandestine de L’Humanité nouvelle, puis du lancement d’un nouveau journal, L’Humanité rouge, à partir de 1969. Celui-ci devient quotidien à partir de 1975. Il conserve aussi des liens avec les partis communistes de Chine et d’Albanie, pays dans lesquels il effectue plusieurs voyages. Après une période de flottements qui voient plusieurs groupes s’opposer au sein du PCMLF clandestin, il en reprend la direction en 1973. En 1975, il obtient le ralliement de la tendance Gauche révolutionnaire du Parti socialiste unifié et, en 1978, la sortie de la clandestinité sous le nom de Parti communiste marxiste-léniniste (PCML). Durant ces années il nie avec conviction dans ses articles les crimes du régime Khmer rouge (comme il l’avait fait auparavant pour le Goulag et le Laogai). Après la mort de Mao et la rupture entre les communistes chinois et albanais, le PCML connait des difficultés : dissensions internes et perte de militants. L’Humanité rouge redevient hebdomadaire en 1980. Jean-Luc Einaudi démissionne ensuite. À partir de 1983, tout en restant officiellement membre de la direction du parti, Jacques Jurquet s’en détache progressivement, du fait notamment de l’abandon progressif par le parti de l’objectif de la dictature du prolétariat : il cesse plus ou moins d’y militer et s’implique de plus en plus au sein du MRAP. En 1985, il s’oppose à la transformation du PCML en Parti pour une alternative communiste et quitte l’organisation. Publications Le Printemps révolutionnaire de 1968. Essai d’analyse marxiste-léniniste, Éditions Gît le Cœur, 1968 Positions du mouvement ouvrier français et international sur les questions coloniales et l’Algérie avant la naissance du Parti Communiste Français, Éditions du centenaire, 1973 Arracher la classe ouvrière au révisionnisme, E-100, 1976 1939-1945 : le génocide colonialiste du Constantinois, Éditions du centenaire, 1979 La Révolution nationale algérienne et le Parti Communiste français, Éditions du centenaire Mouvements communiste et nationaliste en Algérie, Presse d’aujourd’hui, 1982 Des élections à la lutte armée, Éditions du Centenaire, 1984 Années de feu. Algérie 1954-1956, L’Harmattan, 1997 A contre-courant 1963-1986, Le Temps des Cerises, 2001 Femmes algériennes. De la Kahina au code de la famille, avec Baya Jurquet-Bouhoune6, Le Temps des Cerises, 2007 Les Hurlements de la vie, Éditions de la Veytizou, 2008 Sur les chemins de la vie, Éditions de la Veytizou, 2009 Vieillesse cruelle, Éditions de la Veytizou, 2010 Notes et références Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social [archive] Jean-Guillaume Lanuque, Georges Ubbiali, Prochinois et Maoïsme en France et dans les espaces francophones, Bord de l’eau, 2010, p. 26 Articles sur François Marty parus dans L’Humanité Rouge [archive] Il en est alors le secrétaire général Pierre Viansson-Ponté, « De Jacques Jurquet à Gilbert Mury deux façons d’être “”chinois”” », Le Monde, 2 août 1969 Épouse de Jacques Jurquet (décédée”,”AFRx-118″
“JURSA Michael”,”I Babilonesi.”,”Michael Jursa insegna Storia del vicino Oriente antico nell’Università di Vienna.”,”STAx-039-FL”
“KABAKTSCHIEFF Chr. (KABATCHIEV)”,”Die Gründung der Kommunistischn Partei Italiens. Rede auf dem Kongreß der Sozialistischen Partei Italiens in Livorno, 16. Januar 1921 – Erklälung der Vertreter des Exekutivkomitees der Kommunistischen Internationale auf dem Kongreß der Sozialistischn Partei Italiens in Livorno – Die Lage in Italien.”,”Intervento del delegato della Terza Internazionale Kabatchiev al Congresso del PSI Partito socialista italiano a Livorno 16 gennaio 1921 Gli ungheresi Kabatchiev e Rakosi delegati dell’Internazionale a Livorno. “”In January of 1921, two Hungarians, Kabatchiev and Rakosi (future leader of Stalinist Hungary prior to 1956), CI delegates to the Livorno Congress, where the Italian Communist Party was founded, explained that the error of the Hungarian communists must not be repeated.[10] They explicitly compared the two cases, deducing from the first that one must break with the socialist center as well as with the right (in Italy, with Serrati). “The reasons which impelled them (the Hungarian communists) towards unity are the same ones which are today used on behalf of the reformists and centrists in Livorno. They, too, yielded to the sentimental fraction of the working class which wanted just one party. The Hungarian communists had also postponed the exclusion of the reformists, expecting that they would provide them with the pretext for justifying their expulsion in the eyes of the backward masses… None of their hopes were realized.” They also warned against the trade unionists, recalling the Finnish and Bavarian cases. Levi, who was also present at Livorno, defended the unity thesis and later regretted the outcome of the Congress (cf. Chapter 13). The international communist movement only learned half the lessons of the Hungarian experience.”” (da Gilles Dauvé / Denis Authier The International and Domestic Situations, May 1919-March 1920 Chapter 8 marxists.org)”,”INTT-276″
“KABAT Marina”,”Proceso de trabajo, industria y clase obrera en la rama del calzado (Buenos Aires 1870-1940).”,”Marina Kabat es licenciada en Historia de la Universidad de Buenos Aires, donde investiga y Ileva adelante sus estudios doctorales. Su formación come investigadora estuvo ligada desde un principio a la rivista Razón y Revolución, cuyo comité editorial integra, y al CEICS – Centro de Investigaciones en Ciencias Sociales. Introducción, Conclusiones, Apéndice, Note,”,”MALx-001-FL”
“KABAT Marina”,”Proceso de trabajo, industria y clase obrera en la rama del calzado (Buenos Aires 1870-1940).”,”Marina Kabat es licenciada en Historia de la Universidad de Buenos Aires, donde investiga y Ileva adelante sus estudios doctorales. Su formación come investigadora estuvo ligada desde un principio a la rivista Razón y Revolución, cuyo comité editorial integra, y al CEICS – Centro de Investigaciones en Ciencias Sociales. Introducción, Conclusiones, Apéndice, Note,”,”MALx-002-FL”
“KABO Elena O., a cura di Maria Grazia MERIGGI”,”L’alimentazione dell’operaio russo prima e dopo la guerra.”,”La ricerca, pubblicata nel 1926, dalla ex militante menscevica Elena O. Kabo, impegnata dopo l’Ottobre nelle istituzioni di statistica del lavoro del nuovo Stato sovietico, riguarda la condizione operaia rilevata attraverso i bilanci familiari degli anni che precedono la guerra mondiale a quelli immediatamente successivi alla guerra civile in Russia. Al suo rilevante interesse storico si aggiunge il valore pionieristico per gli studi di statistica sociale e di sociologia del lavoro, interotti in Urss per via del clima politico affermatosi a partire dagli anni 1930 del secolo scorso e parzialmente ripresi negli anni ’60. Il testo della Kabo è preceduto da un saggio della Meriggi che fornisce un quadro degli strumenti che il mondo del lavoro si è dato per conoscere la realtà sociale. Chiude il volume una nota biografica sull’autrice. Maria Grazia Meriggi, già professoressa di Storia contemporanea presso l’Università di Bergamo, ha fatto parte del direttivo della SISLav (Società italiana di storia del lavoro) che ha contribuito a fondare, e collabora con istituti di ricerca in Italia e Francia. È storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro del XIX e XX secolo in Europa, temi sui quali ha pubblicato numerose ricerche.”,”CONx-283″
“KAELBLE Hartmut a cura; saggi di Franklin F. MENDELS Karl Ulrich MAYER e Walter MÜLLER Kenneth MacDONALD Stephan THERNSTROM Hartmut KAELBLE Frederick D. MARQUARDT David CREW William H. SEWELL Stephan THERNSTROM Reinhard BENDIX e Frank W. HOWTON W.L. GUTTSMN W.M. MATHEW”,”Geschichte der sozialen Mobilität seit der industriellen Revolution.”,”Saggi di Franklin F. MENDELS, Karl Ulrich MAYER e Walter MÜLLER, Kenneth MacDONALD, Stephan THERNSTROM, Hartmut KAELBLE, Frederick D. MARQUARDT, David CREW, William H. SEWELL, Stephan THERNSTROM, Reinhard BENDIX e Frank W. HOWTON, W.L. GUTTSMN, W.M. MATHEW”,”USAS-048″
“KAELBLE Hartmut”,”Verso una società europea. Storia sociale dell’ Europa 1880-1980.”,”KAELBLE Hartmut (Göppingen, 1940) è docente di storia sociale ed economica alla Freie Universitat di Berlino. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Una quarta particolarità storica delle società europee si evidenzia, almeno in rapporto agli USA, nella storia della mobilità sociale. Le minori possibilità di mobilità sociale in Europa rispetto al “”paese dalle infinite possibilità”” sono state spesso materia di esagerazioni. Per quanto riguarda alcune importanti modalità di ascesa- ad esempio nel caso degli operai specializzati o tra padri e figli- non è stato fin ora possibile rintracciare differenze univoche tra l’ Europa e gli Stati Uniti.(…) Un ritardo europeo riguardo alla mobilità affiora tuttavia più marcatamente considerando alcune altre questioni. Ciò vale in particolare per la mobilità degli operai non specializzati e per la classe di provenienza nelle professioni accademiche”” (pag 36)”,”EURx-142″
“KAESLER Dirk”,”Max Weber.”,”Considerato uno dei massimi pensatori del Novecento, Max WEBER (1864-1920) non è solo uno dei padri fondatori della sociologia, la sua opera è al centro di tutte le ricerche intorno alle scienze sociali. KAESLER Dirk ha insegnato nelle Università di Monaco e Amburgo. E’ ora docente di sociologia nell’ Università di Marburgo. “”Weber si presenta in questo testo come uno ‘storico universale’, il quale si occupa soprattutto di un problema: ‘quale concatenamento di circostanze ha fatto sì che proprio sul terreno dell’ Occidente, e soltanto qui, si siano manifestati fenomeni culturali che pure – almeno secondo amiano immaginarci – stavano in una linea di sviluppo di significato e validità universali? (181, p 1; 3. ‘Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie’). Di seguito a questo interrogativo Weber elenca quei grandi ambiti sociali in cui possono a suo parere registrare differenze determinanti fra l’ Occidente e i restanti territori culturali: – le scienze: Weber considera peculiari dell’ Occidente il fondamento matematico, la “”prova”” razionale (…). – l’ arte: solo in Occidente ci fu – secondo Weber – una musica armonica razionale; gli strumenti fondamentali (organo, pianoforte, violino) come mezzi per eseguirla, l’ impiego razionale della volta gotica, una stampa pensata esclusivamente per la pubblicazione. – l’ amministrazione: (…) – lo stato: (…) – l’ economia: Weber si dedica in particolare a questo sottosistema sociale e proprio qui constata l’ elemento specifico dell’ Occidente: il ‘capitalismo’. (…)”” (pag 184-185)”,”WEBx-019″
“KAFKA Franz”,”Strafen. Punizioni. La condanna – La netamorfosi – Nella colonia penale.”,”Franz Kafka nasce a Praga il 3/7/1883, figlio primogenito di Hermann Kafka (1852-1931) e di Julie Löwy (1856-1934). Hermann Kafka, che aveva aperto un merceria nel centro di Praga, era originario di Wossek, nella Boemia meridionale, e proveniva da una tipica famiglia del proletariato ebraico, nella quale si parlava sia céco che tedesco. Julie Löwy, invece, era nata e cresciuta a Podiebrad, sull’Elba, in una facoltosa famiglia ebraica di lingua tedesca. Ebbero sei figli. Franz Kafka nel 1903 sostiene l’esame di Stato di storia del diritto. Nei mesi estiivi soggiorna in una casa di cura a Zuckmantel, in Slesia. A partire dall’autunno del 1905 si incontra regolarmente con gli amici Oskar Baum, Max Brod e Felix Weltsch. Il 18/6/1906 si laurea in Giurisprudenza e inizia il praticantato legale presso il Tribunale di Praga. Nel 1912 scrive La condanna e La metamorfosi. Nel 1914 comincia a scrivere Il Processo e in ottobre concepisce il racconto Nella colonia penale. Muore il 3/61924 nel sanatorio del Dott. Hoffmann a Kierling vicino a Vienna e sepolto nel cimitero ebraico Straschnitz di Praga.”,”VARx-033-FL”
“KAFKA Franz”,”Il Processo.”,”Franz Kafka (1883-1924) scrittore tedesco, figlio di un commerciante israelita, compì studi umanistici e si laureò in legge. Con Rilke, Werfel, Brod e altri fece parte della cosiddetta ‘scuola di Praga’, centro intellettuale a livello europeo. E’ portavoce dell’apprensione e dell’angoscia delle generazioni vissute tra le due guerre mondiali. E’ considerato un precursore delle dottrine esistenzialistiche (analisi degli stati d’animo) unitamente a Kierkegaard.”,”VARx-623″
“KAFKA Franz”,”America (Il disperso).”,”Il protagonista è Karl Rossmann, studente ginnasiale di sedici anni, allontanato dalla casa paterna per essere stato sedotto dalla domestica e mandato in America presso lo zio Jakob, persona di ragguardevole livello economico e sociale… ‘Gli operai non stanno dalla parte delle autorità…’ “”«Così non si conclude niente» disse l’agente di polizia, e fece per afferrare Karl (Rossmann) per il braccio. Automaticamente Karl arretrò un po’, sentì lo spazio libero che gli si era aperto in seguito alla partenza dei facchini, si girò, e spiccati due salti staccò la corsa. I bambini proruppero in un unico grido e coi braccini tesi in avanti corsero per qualche metro anche loro. «Fermatelo» gridò l’agente di polizia giù per il lungo vicolo quasi vuoto, e lanciando questo grido a intervalli regolari corse dietro a Karl con corsa silenziosa, che rivelava gran forza e molto esercizio. Fu una fortuna per Karl che l’ inseguimento avvenisse in un quartiere operaio. Gli operai non stanno dalla parte delle autorità. (…)”” (pag 208)”,”VARx-633″
“KAFKA Franz”,”Il Processo.”,”Franz Kafka (1883-1924) scrittore tedesco, figlio di un commerciante israelita, compì studi umanistici e si laureò in legge. Con Rilke, Werfel, Brod e altri fece parte della cosiddetta ‘scuola di Praga’, centro intellettuale a livello europeo. E’ portavoce dell’apprensione e dell’angoscia delle generazioni vissute tra le due guerre mondiali. E’ considerato un precursore delle dottrine esistenzialistiche (analisi degli stati d’animo) unitamente a Kierkegaard.”,”VARx-064-FGB”
“KAGAN Robert KRISTOL William a cura; saggi di James W. CEASAR Ross H. MUNRO Peter W. RODMAN Richard N. PERLE Reuel Marc GERECHT Nicholas EBERSTADT Jeffrey GEDMIN Aaron L. FRIEDBERG Elliott ABRAMS Frederick W. KAGAN William SCHNEIDER William J. BENNETT Paul WOLFOWITZ Donald KAGAN”,”Present Dangers. Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy.”,”Saggi di James W. CEASAR Ross H. MUNRO Peter W. RODMAN Richard N. PERLE Reuel Marc GERECHT Nicholas EBERSTADT Jeffrey GEDMIN Aaron L. FRIEDBERG Elliott ABRAMS Frederick W. KAGAN William SCHNEIDER William J. BENNETT Paul WOLFOWITZ Donald KAGAN. “”I punti di attrito transatlantici in vari campi possono solo aumentare… L’ Europa vede la diplomazia americana in termini di egemonia e di iniziative unilaterali americane…Non c’è ragione di pensare che automaticamente una Europa unificata e federale sarà un partner transatlantico più forte ed efficace…”” (pag 194) KAGAN è Senior Associate alla Carnegie Endowment for International Peace. Ha lavorato nell’ Amministrazione Reagan. KRISTOL è editor e publisher del magazine di Washington ‘The Weekly Standard’.”,”USAP-043″
“KAGAN Robert”,”Of Paradise and Power. America and Europe in the New World Order.”,”KAGAN Robert è Senior Associate alla Carnegie Endowment for International Peace, dove è direttore del US. Leadership Project. Ha scritto pure ‘A Twilight Struggle: American Power and Nicarague, 1977-1990’ e ha curato assieme a William KRISTOL, ‘Present Dangers: Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy””. Ha lavorato presso il Dipartimento di Stato dal 1984 al 1988. L’ America è vista dagli europei come unilateralista e inclinata verso l’ uso della forza, gli americani vedono l’ Europa fiacca, debole e poco seria. L’estate scorsa, su Policy Review, Robert KAGAN si è soffermato sull’ impasse delle relazioni transatlantiche spingendo affinché entrambi i lati guardassero se stessi attraverso il punto di vista dell’ altro. Gli USA hanno fatto la maggior parte delle missioni di guerra, quasi tutte le armi di precisione che hanno colpito la Serbia e il Kosovo erano americane. La superiorità nelle capacità tecnica e di intelligence ha determinato che il 99 per cento degli obiettivi proposti è venuto da fonti di intelligence americana. Il dominio americano nello sforzo di guerra ha turbato gli europei (hanno contribuito solo per il 4% degli aerei e per il 4% delle bombe sganciate). (pag 46)”,”RAIx-148″
“KAGAN Robert”,”Il ritorno della storia e la fine dei sogni.”,”KAGAN Robert è senior associate presso il Carnegie Endowment for International Peace, e transatlantic fellow del German Marshall Fund, ed editorialista del Washington Post. Dal 1984 al 1988 ha lavorato per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Ha pubblicato per Mondadori: ‘Paradiso e potere’ (2003) e ‘Il diritto di farsi la guerra’.”,”RAIx-277″
“KAGAN Frederick W.”,”The Military. Reforms of Nicholas I. The Origins of the Modern Russian Army.”,”Frederick W. Kagan is Assistant Professor of military history at the United States Military Academy at West Point. The Military Reforms of Nicholas I examines Nicholas’ reorganization of the Russian military administration from 1832 to 1836″,”RUST-013-FL”
“KAGAN Frederick W. HIGHAM Robin a cura; saggi di DAVIES Brian BUSHKOVITCH Paul MENNING Bruce W, BAUMANN Robert F. KIPP Jacop W. SHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David JONES David R. Contributors”,”The Military History of Tsarist Russia.”,”Frederick W. Kagan received his Ph.D. in Russian and Soviet military history from Yale University in 1995. He is the author of The Military Reforms of Nicholas I: The Origins of the Modern Russian Army (SMP, 1999), and co-author with Donald Kagan of While America Sleeps: Self-Delusion, Military Weakness, and the Threat to Peace Today (SMP, 2000), as well as numerous scholarly and defense-policy related articles. He is currently an assistant professor at the United States Military Academy at West Point. Robin Higham, professor of military History emeritus at Kansas State University, was editor of Military Affairs for twenty-one years and of Aerospace Historian for eighteen. He recently co-edited Russian Aviation and Air Power with John T. Greenwood and Von Hardesty. The Military History of Tsarist Russia is the first one-volume overall view in English of the rise of the armed forces in Russia, from the Muscovite army of the fifteenth century through the reforms, expansions, and Westernization of Peter the Great, Catherine the Great, and the victory over Napoleon in 1812-1815. The next chapters then depict the struggles over the size of the armed forces and financing them, while at the same time the state had to be modernized. The ideological conflict between Westernization and Russiafication continued right into the First World War. The combination of enemies without and revolutionaries within brought the end of the Romanovs in 1917. Brian Davies is Associate Professor of History at the University of Texas at San Antonio. Paul Bushkovitch received his doctorate from Columbia University, and has taught Russian history at Yale since 1975. Bruce W. Menning is a professor of strategy with the Department of Joint and Multinational Operations at the U.S. Army Command and General Staff College, Ft. Leavenworth, KS. Robert F. Baumann is an Associate Professor of Military History at the U.S. Army Command and Staff College at Ft. Leavenworth. Jacob Kipp is a senior analyst with the Foreign Military Studies Office of the U.S. Army Training and Doctrine Command at Ft. Leavenworth, Kansas. David Schimmelpenninck van der Oye is Assistant Professor of Russian and East Asian history at Brock University in St. Catharines, Ontario, Canada. David R. Jones was educated at Dalhousie, Duke and Oxford Universities.”,”RUST-016-FL”
“KAGAN Donald”,”Pericle di Atene e la nascita della democrazia.”,”Donald Kagan insegna storia alla Yale University. E’ autore di una monumentale ‘Storia della guerra del Peloponneso’ e di molti studi sulla storia della civiltà occidentale. “”L’iniziativa di Sparta era stata una aperta sfida al potere e all’influenza ateniesi nella Grecia centrale e non reagire avrebbe potuto essere interpretato come un segno di debolezza e incoraggiare gli avversari della polis attica. Pericle, ora nel pieno delle sue forze, a 45 anni, marciò in armi verso Delfi, ristabilì il controllo sui focesi e riacquisì la ‘promanteia’ (il diritto di consultare l’oracolo, ndr). Quali che fossero le sue idee in merito al dominio terrestre, Pericle non poteva non rispondere alla sfida spartana. La reazione ateniese non fu tuttavia sufficiente a impedire i torbidi che si preparavano in Beozia. Rincuorati dall’azione spartana a Delfi, gli oligarchi di molte città scatenarono una sollevazione generale. Nella primavera del 446, oligarchi in esilio si impadronirono di due città della Beozia occidentale. Prontamente, oligarchi di altre città della regione e di territori vicini si unirono a essi in un movimento inteso a espellere i fantocci democratici imposti da Atene e a ripristinare autonomia e oligarchia nelle loro città. L’audace e deciso generale Tolmide avrebbe voluto marciare subito con un esercito sulla Beozia ma Pericle cercò di impedirlo. Stando a Plutarco, «cercò di frenarlo e persuaderlo durante l’assemblea, affermando – e le sue parole divennero poi memorabili – che, se proprio non voleva lasciarsi convincere da Pericle, avrebbe dovuto dare tempo al tempo che il più saggio dei consiglieri» (Plutarco, ‘Vite parallele’, «Vita di Pericle XVIII.2-3». Questo famoso intervento di Pericle costituisce un valido indizio della situazione perché rivela la sua riluttanza a rischiare una grande battaglia in campo aperto per conservare il dominio della Grecia centrale. Finché fosse stato possibile mantenere la supremazia attraverso regimi sostitutivi, sostenuti da occasionali manifestazioni di forza, come la riconquista di Delfi, Pericle non avrebbe avuto nulla da eccepire ma una costosa e perigliosa compagna terrestre contro una Beozia sollevata e insolitamente unificata, rappresenta per lui un prezzo troppo alto. Pericle, e con lui altri prudenti cittadini, erano pronti ad abbandonare la Grecia centrale piuttosto che mettere a repentaglio l’Attica e l’impero marittimo”” (pag 146-147)”,”STAx-293″
“KAGAN Frederick W. HIGHAM Robin a cura, Contributors by Christopher C. LOVETT David R. STONE John ERICKSON Mark O’NEILL Mary R. HABECK Robert M. PONICHTERA Scott MCMICHAEL Stephen BLANK Steven J. ZALOGA William E. ODOM”,”The Military History of the Soviet Union.”,”Frederick W. Kagan is Assistant Professor of military history at the United States Military Academy at West Point. The Military Reforms of Nicholas I examines Nicholas’ reorganization of the Russian military administration from 1832 to 1836. Kagan received his Ph.D. in Russian history from Yale University in 1997. Chriatopher C. Lovett holds a Ph.D. from Kansas State University and is an associate professor of Modern European History at Emporia State University. David R. Stone received his Ph.D. in Russian history from Yale University in 1997. John Erickson is a Fellow, British Academy, Royal Society of Edinburgh, and Professor Emeritus, Honorary Fellow Defence Studies, University of Edinburgh, Scotland. Mark O’Neill received his Ph.D. i n Modern Soviet/Russian History from Florida State University. His doctoral work focused on Soviet Air Force and Air Defense partecipation in the Korean Air War. Mary R. Habeck is an assistant professor of military history at yale University. Robert M. Ponichtera received his Ph.D. in Modern East European History from Yale University in November 1995. Scott McMichael retired from the U.S. Army in 1996 as a Lieutenant Colonel. Stephen Blank is Professor of Russian National Security Studies at the Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College. Dr. Blank has been an Associate Professor of National Security Affairs at the Strategic studies Instuitute since 1989. Dr. Blank’s M.A. and ph.D. are in russian history from the University of Chicago. Steven J. Zaloga is a senior analyst with the aerospace consulting firm, Teal Group Corp., where he covers missile technology and international arms transfers for clients in the aerospace industry and government. He also serves as an adjunct staff member with the Institute for Defense Analyses, a federal think-tank. William E. odom, Lt Gen, USA, Retired, is a professor (adjunct) at Yale University and a senior fellow at the Hudson Institute. About the Contributors, Introduction, List of Maps, Index,”,”RUST-070-FL”
“KAGARLITSKY Boris”,”The Thinking Reed. Intellectuals and the Soviet State from 1917 to the Present.”,”KAGARLITSKY Boris è nato nel 1958 e vive a Mosca. Lì ha studiato sociologia e teatro. Nel 1982 è stato imprigionato per il suo lavoro sul giornale di opposizione Left Turn. Si è schierato per la Perestroika.”,”RUSS-199″
“KAHAN Stuart”,”The Wolf of the Kremlin. The First Biography of L.M. Kaganovich, the Soviet Union’s architect of fear.”,”KAHAN ha lavorato come giornalista per il ‘Philadelphia Bulletin’ ed il ‘New York Times’ ed è attualmente managing editor alla McGraw Hill. E’ il nipote di Lazar M. KAGANOVICH. Sua zia fu la terza moglie di STALIN e un altro zio fu commissario dell’aviazione sotto STALIN. Il libro è basato su interviste dell’A con suo zio ed altri membri della famiglia. L’A è stato in URSS ed è stato dichiarato ‘persona non gradita’ e gli è stato impedito il ritorno in Russia da Yuri ANDROPOV.”,”RUSS-021″
“KAHAN Vilém, compilazione e cura”,”Bibliography of the Communist International (1919-1979). First Volume.”,”ECCI, o EKKI, Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista Alcune pagine in francese”,”INTT-324″
“KAHL Joseph A.”,”The American Class Structure.”,” ISC Index of Status Characteristics (pag 41) Classificazione per reddito delle famiglie americane. Anni 1950. Ricchezza e povertà. Borghesia ceti medi impiegati classe operaia sottoproletariato. “”It is possible to classify American styles of life into five types. The exact lines of division between them in monetary terms have to be drawn arbitrarily, but the styles themselves are quite distinct. As of 1955, the picture looked like this: At the very top are the one per cent of family units who have an income of over $ 15.000, with an important part of it coming from return on invested capital wealth. They live in “”great luxury””, for they are plutocrats. Nine per cent of the families fall between $ 7.500 and $ 15.000 per year in income. They earn most of it from the salary of the father, who is a professional or business man. They usually live in the suburbs in large houses in a style which we can consider “”opulent”” but far from the great luxury of the plutocrats. Abour 40 per cent (if we include in our calculations the noncash income of farmers) of the people live “”well””. They are in the growing middle-income group that receives between $ 4000 and $ 7500. They can afford to own their modest homes, buy a small new car, and perhaps send their children to college. Their income comes from wages and salaries, but in almost half the cases there is more than one worker in the family. A little less than half of these families are headed by a man who wears a white collar, slightly more than half by a man with a blue collar. The entry into this group of so many blue-collar workers, mostly within the last decade, is one the major social changes in recent history. About 30 per cent of our families, almost all of whom are headed by blue-collar workers, live “”adequately”” but not well on incomes that range from $ 2000 to $ 4000. They can afford an adequate diet and a warm home. Utilizing tha great modern invention, the installment plan, they can often manage to get a secondhand car. But they live from month to month, have no savings, and suffer greatly when they are unmployed. At the bottom of the scale are the 20 per cent of family units that receive less than $ 2000 a year. Many live in a way that they, and most other Americans, consider a life of poverty. But they do not all suffer so much as their low incomes suggest, for many are retired and they needs are small (and their incomes are supplemented by savings), many others are young persons without families just starting their work careers, and many live on small farms in a style that may be frugal but in sno always difficult. We simply do not have enough information to decide what proportion of these people are actually suffering from poverty.”” (pag 120-121)”,”MUSx-212″
“KAHN Jean-Francois”,”Victor Hugo un revolutionnaire. Suivi de L’ extraordinaire metamorphose.”,”La prima edizione de l’ Extraordinaire metamorphose è apparsa nel 1984 (Seuil). Il testo è stato rivisto e corretto in occasione della presente edizione. La parte ‘Victor Hugo. Un revolutionnaire’ è inedito. Mentre alcuni scrittori insultavano la Comune, come George SAND o Emile ZOLA, HUGO la difese. Di solito l’ intellettuale da giovane è progressista e da vecchio è reazionario. HUGO fece il cammino opposto: da giovane era monarchico e fu eletto deputato a Parigi nelle liste dell’ Union de la droite. Poi divenne l’uomo dei Miserabili, si batté contro la pena di morte e il lavoro infantile. Si batté contro tutti i conformismi, fu partigiano di un’ Europa federale, patriota, liberale, anticapitalista e anticlericale, pacifista, e difensore della lotta armata condotta dal Messico contro MASSIMILIANO. Il periodo della sua ‘straordinaria metamorfosi’ va dal 1847 al 1851.”,”FRAD-030″
“KAHN Jacques”,”Pour comprendre les crises monétaires. Explications nouvelles (Monnaie et crise de la société).”,”La crisi del capitalismo monopolistico di stato. “”I sintomi della crisi del capitalismo monopolistico di stato si sono manifestati in modo molto diverso, soprattutto a partire dal 1967, e vogliamo citare particolarmente quelli che hanno rivestito una portata internazionale, mostrando così che non si tratta di un fenomeno proprio alla Francia. Una delle manifestazioni più appariscenti è stata la crisi del sistema monetario internazionale dei paesi capitalistici, crisi che non è per nulla arrivata al termine, ma è suscettibile di numerosi nuovi sviluppi.”” (pag 110) Moneta unica europea. “”E’ caratteristico che si sia seriamente parlato di moneta del Mercato comune non dopo il 1958, per applicare il trattato di Roma (il quale prevede però la libera circolazione dei capitali), ma dopo che si manifesta la crisi del sistema monetario internazionale dei paesi capitalistici centrato sul dollaro. Non è un segno di salute, ma di malattia. Si dice che una moneta “”europea”” farebbe da contrappeso al dollaro. Essa diventerebbe sì, (se il destino gli dà vita…) il completamento del dollaro nelle speculazioni imperialistiche. Ma così facendo, come è il dollaro, diventerebbe uno strumento del capitale finanziario cosmopolita contro i popoli. Liberamente convertibile dalle società multinazionali, dunque da loro manipolabile, essa non sarà “”europea”” che di nome. Essa sarà, a sua volta, un veicolo dei disordini atlantici.”” (pag 224)”,”ECOT-098″
“KAHN Richard Ferdinand, Lord”,”L’economia del breve periodo.”,”Richard Ferdinand Kahn, nato nel 1905, ha studiato a Cambridge fisica e matematica prima di dedicarsi all’economia. Dal 1930 è Fellow del King’s College di Cambridge. Nello stesso anno inizia la sua collaborazione con F.M. Keynes, entrando come segretario nel Comitato di economisti dell’Economic Advisory Council, presieduto dallo stesso Keynes. La prima versione del moltiplicatore fu scritta come documento interno per il Comitato. La sua carriera scientifica e accademica si è svolta interamente a Cambridge, con l’eccezione degli anni della guerra (dal 1939 al 1945) in cui ha lavorato per il governo britannico. É stato professore di economia nell’Università di Cambridge dal 1951, e professore emerito dal 1957 fino al congedo nel 1972. Ha svolto incarichi per le Nazioni Unite, come membro della Commissione economica per l’Europa nel 1955 e ha preso parte ai lavori della Conference for Trade and Development negli anni sessanta. Nel 1965 gli è stato conferito il titolo di Lord.”,”ECOT-129-FL”
“KAHN Richard Ferdinand”,”Un discepolo di Keynes.”,”Richard Ferdinand Kahn, nato nel 1905, ha studiato a Cambridge fisica e matematica prima di dedicarsi all’economia. Dal 1930 è Fellow del King’s College di Cambridge. Nello stesso anno inizia la sua collaborazione con F.M. Keynes, entrando come segretario nel Comitato di economisti dell’Economic Advisory Council, presieduto dallo stesso Keynes. La prima versione del moltiplicatore fu scritta come documento interno per il Comitato. La sua carriera scientifica e accademica si è svolta interamente a Cambridge, con l’eccezione degli anni della guerra (dal 1939 al 1945) in cui ha lavorato per il governo britannico. É stato professore di economia nell’Università di Cambridge dal 1951, e professore emerito dal 1957 fino al congedo nel 1972. Ha svolto incarichi per le Nazioni Unite, come membro della Commissione economica per l’Europa nel 1955 e ha preso parte ai lavori della Conference for Trade and Development negli anni sessanta. Nel 1965 gli è stato conferito il titolo di Lord. Luigi Pasinetti (Bergamo 1930), che ha scritto la presentazione a questo libro, è stato fellow del King’s College di Cambridge dal 1951 al 1976. Professore di analisi economica all’Università Cattolica di Milano, è autore di lavori di risonanza internazionale, dai saggi raccolti in Crescita e distribuzione del reddito, tra i quali il notissimo Tasso di profitto e distribuzione del reddito in relazione alla crescita economica. Maria Grazia Marcuzzo è docente di economia politica all’Università della Calabria. Ha studiato filosofia all’Università di Milano ed economia alla London School of Economics.”,”ECOT-138-FL”
“KAHN Herman”,”On Thermonuclear War.”,”Montgomery e Eisenhower criticarono il generale Meade per non aver vigorosamente inseguito il generale Lee dopo la battaglia di Gettysburg. Meade si giustificò con l’argomento che i suoi uomini erano stanchi e disorganizzati. Questo era vero, ma l’esercito di Lee sembrava ancor più stanco e disorganizzato, e molti esperti militari pensano che Meade avrebbe potuto vincere e finire la guerra lì (pag 335)”,”QMIx-322″
“KAHN Herman”,”Filosofia della guerra atomica. Esempi e schemi.”,”Herman Kahn, matematico, fisico, insegnante di strategia, è stato direttore dell’ Hudson Institute, organizzazione di ricerche politiche. In precedenza in qualità di fisico aveva lavorato per la Rand Corporation. È stato consulente della Commissione per l’Energia Atomica, del Laboratorio nazonale di Oak Ridge e del Gabinetto del Segretario di Stato alla Difesa. Un esempio di vincoli e di negoziati in una guerra totale (Seconda guerra mondiale) (pag 44-56) “”La Seconda Guerra Mondiale è normalmente considerata come un conflitto virtualmente totale. Si cita il fatto che non siano state usate le massime capacità distruttive dei belligeranti, i gas asfissianti e le armi batteriologiche, come una grande eccezione alla regola generale della guerra. Si è fatto poco caso ai vincoli, mantenuti per un tempo notevolmente lungo dopo l’inizio della guerra, posti all’uso degli esplosivi convenzionali ad alto potenziale e delle bombe incendiarie nei bombardamenti aerei. In effetti, la guerra fu limitata in molti modi, e vi furono numerosi accordi, espliciti o sottintesi, durante il suo corso. Le limitazioni esistettero nonostante il fatto che entrambi i belligeranti avessero intenzione di dedicare tutte le proprie risorse allo sforzo bellico. Nel considerare questo esempio di limitazioni e negoziati durante la Seconda Guerra Mondiale, ci rifaremo, in gran parte, ad un articolo di George Quester (1). (:..) finire (pag 44-45)”,”QMIS-357″
“KAHN Victoria SACCAMANO Neil COLI Daniela a cura; saggi di John P. McCORMICK Timothy HAMPTON John GUILLORY Daniela COLI Victoria KAHN Judith BUTLER Nancy ARMSTRONG e Leonard TENNENHOUSE Patrick COLEMAN Neil SACCAMANO Riccardo CAPORALI Howard CAYGILL Frances FERGUSON”,”Politics and the Passions, 1500-1850.”,”Victoria Kahn è Professore di inglese e Professore di Letteratura comparata all’Università della California, Berkeley. Neil Saccamano è Associate Professor di inglese e Professore di letteratura comparata alla Cornell University.. Daniela Coli è Professore di Filosofia all’Università di Firenze. “”Elias Canetti wrote that Hobbes took the mask off power, for in Hobbes power is no longer concentrated at a single point, top down, but omnipresent and a central feature of all human conduct. For Hobbes power is not concentrated in a politico-legal institution nor an economic structure, as in Marx, but is an element present everywhere in every aspect of individuals’ action and the basis of all relations of force present in multiplicity of human relations”” (pag 84-85) “”Elias Canetti ha scritto che Hobbes ha tolto la maschera al potere, perché in Hobbes il potere non è più concentrato in un singolo punto, dall’alto verso il basso, ma onnipresente e caratteristica centrale di ogni condotta umana. Per Hobbes il potere non è concentrato in un’istituzione politico-legale né in una struttura economica, come in Marx, ma è un elemento presente ovunque in ogni aspetto dell’azione degli individui e la base di tutte le relazioni di forza presenti nella molteplicità delle relazioni umane”” (pag. 84-85)”,”FILx-013-FMB”
“KAISER Karl”,”La Germania fra Est e Ovest.”,”Karl KAISER è nato a Siegen in Westfalia nel 1934. Dopo essersi laureato nell’ Università di Colonia, ha seguito corsi di perfezionamento in Francia ed Inghilterra, presso l’ Ecole de Science Politique di Grenoble e il Nuffield College, a Oxford. Dal 1963 al 1968 ha svolto attività di ricerca e di insegnamento negli USA, presso il Center for International Affairs alla Harvard University. Attualmente (1969) insegna Scienza Politica nell’Univ di Bonn e tiene un corso di Politica Internazionale al Bologna Center della Johns Hopkins University.”,”GERV-033″
“KAISER Bruno a cura e redazione”,”Das Schicksal der Bibliothek von Marx und Engels. ‘Ex libris. Karl Marx und Friedrich Engels. Schicksal und Verzeichnis einer Bibliothek'”,”Verzeichnis der Wiederaufgefundenen Werke (pag 22-208) (504 riferimenti); Bestandsverzeichnis der Bibliothek von Karl Marx. Verfaßt von Roland Daniels (1850) (pag 209-228) Note a margine libro di John Boyd KINNEAR, Principles of property in land, Smith, Elder, London, 1880, pag XIII 213 “”In questo – sebbene ‘il diritto’, la cui nozione si suppone includa in ogni caso una serie di relazioni con altri uomini – da una parte una singola famiglia – dall’altra – la terra! C’era un tempo in cui gli uomini non conoscevano il possesso della terra o il sistema di famiglia privata dei nostri giorni! Proprietà privata della terra – se per lavoro o occupazione da parte di un singolo uomo o famiglie – è il prodotto della dissoluzione di una serie di forme di appropriazione molto diverse!”””,”MADS-378″
“KAISER Daniel H. a cura, Saggi di SUNY Ronald Grigor BATER James H. SMITH Steve A. KOENKER Diane P. ROSENBERG William G.”,”The Workers’ Revolution in Russia, 1917. The View from Below.”,”Daniel H. Kaiser, Grinnell College Preface, Acknowledgments, Note on dates, Suggestions for further reading, Figure, Table, Index,”,”RIRx-073-FL”
“KAISER Daniel H. MARKER Gary”,”Reinterpreting Russian History. Readings 860-1860s.”,”Danie H. Kaiser is Professor of History and Joseph F. Rosenfield Professor of Social Studies, Grinnell College, editor and translatore of The Laws of Rus’, Tenth to Fourteenth Centuries, editor of The Workers’ Revolution in Russia, 1917: The View From Below, and the author of The Growth of the Law in Medieval Russia. Gary J. Marker is Associate Professor of History, State University of New York at Stony Brook, author of Publishing, Printing and the Origins of Intellectual Life in Russia, 1700-1800, and editor of Ideas, Ideology and Intellectuals in Russian History. Preface, List of Illustrations and Tables, Documents, Literature,”,”STOx-066-FL”
“KAISER Anna a cura; saggi di Hannah ARENDT Theodor W. ADORNO Walter BENJAMIN Martin BUBER Ernst CASSIRER Max HORKHEIMER Siegfried KRACAUER Karl LÖWITH George L. MOSSE Max SCHELER Georg SIMMEL Edith STEIN”,”La Bildung ebraico-tedesca del Novecento.”,”Anna Kaiser è ricercatore presso l’Università degli Studi di Macerata. Ha pubblicato varie opere sul tema dell’educazione e della formazione umana. Sul pensiero profondo “”La forma peculiare della filosofia è il puro e astratto pensiero concettuale, che non postula semplicemente, ma conosce l’unità [‘Einheit’] del divino e dell’umano o dell’infinito e del finito conducendola al concetto. Come pensare concettivo, la filosofia è un avversario del pensiero mitico. Hegel cita dalla ‘Metafisica’ di Aristotele: “”Di quelli che filosofano in modo mitico non vale la pena di occuparsi seriamente””. In occasione del rifiuto di un pensiero devoto e mitico Hegel respinge anche la profondità di pensiero in filosofia. “”Profondo”” potrebbe essere anche ciò che non ha fondo e sembra occulto e misterioso solo perché dietro non si nasconde niente che si lasci esplicare e rivelare. Un’annotazione giovanile suona: “”Ciò che ha un significato profondo, appunto perciò non vale niente””; cioè il significato non può consistere in un semplice richiamo o accenno a qualche altra cosa, a qualcosa ancora non detta oppure a qualcosa di indicibile, ma deve manifestarsi nel dispiegamento concettuale della cosa”” [Karl Löwith, Il concetto hegeliano di ‘Bildung’] (pag 286) “”Nel 1921 apparve, ultima opera pubblicata dallo stesso Hegel, la ‘Filosofia del diritto’, che, sotto titoli quali ‘Famiglia, Società civile e Stato’, contiene la filosofia politica hegeliana, la quale a sua volta trapassa nella storia universale. Le lezioni sulla filosofia della storia e sulla storia della filosofia, che sono sostanzialmente affini tra loro, come le lezioni sulla religione e sull’estetica, sono state edite, sulla base degli appunti degli allievi e dei manoscritti delle lezioni; dai suoi scolari, solo dopo la morte di Hegel. Nel 1830, verso la fine della sua vita, allorquando egli era rettore dell’Università di Berlino, l’ordinamento europeo, faticosamente conquistato dopo la caduta di Napoleone, venne scosso di nuovo dalla rivoluzione di luglio a Parigi. Hegel, che nella sua giovinezza covava egli stesso tendenze rivoluzionarie, ne fu estremamente amareggiato e in essa poté scorgere soltanto demagogia e il “”coraggio proveniente dal basso””. Nella nuova ‘Prefazione’ alla ‘Logica’ espresse il timore che in un’epoca così agitata non ci fosse in genere più spazio per la serietà di una conoscenza serena. Sulla sua morte Varhagen von Ense scrive: «Ma per noi si è aperto un vuoto spaventoso! (…) Egli era la pietra angolare dell’Università. Su di lui si fondava la scientificità del tutto, in lui il tutto aveva la sua saldezza. Da tutte le parti ora minaccia il crollo. Manca ora assolutamente il legame tra il più profondo pensiero universale e il più enorme sapere in tutti i campi della conoscenza empirica. Ciò che ancora c’è, è cosa singola per sé. Tutti, anche gli oppositori, sentono ormai che cosa si è perduto con lui» (7). Quello che Hegel disse dei suoi contemporanei vale anche per i suoi epigoni: “”Un grande uomo [‘Mann’] condanna gli esseri umani [‘Menschen’] a esplicarlo””. Anche Marx e Lenin furono condannati a ciò. L’interesse per Hegel, ravvivatosi di nuovo nel nostro tempo, si deve anche alla circostanza che alla fine degli anni Venti vennero alla luce gli scritti giovanili filosofici di Marx, in cui egli si misura criticamente con la filosofia di Hegel e, contro la teologia metafisica dello spirito assoluto, fonda il materialismo storico e ateo”” Karl Löwith, Il concetto hegeliano di ‘Bildung’ (pag 291-292) Anna Kaiser, a cura, ‘La Bildung ebraico-tedesca del Novecento’, Bompiani, Milano, 1999] [(7) L’intera lettera di Varhagen von Ense si trova in K. Rosenkranz, ‘Vita di Hegel’, a cura di R. Bodei, Firenze, Vallecchi, 1966, pp. 442-443, ndt]”,”EBRx-081″
“KAKALIOS James”,”La fisica dei supereroi.”,”James Kakalios insegna Fisica e Astronomia all’Università del Minnesota.”,”SCIx-180-FL”
“KAKAR Sudhir KAKAR Katharina”,”Gli Indiani. Ritratto di un popolo.”,”KAKAR Sudhir è uno dei più noti scrittori indiani, vive a Delhi. E’ docente universitario. Katharina KAKAR ha studiato scienza delle religioni, arte e antropologia alla Freie Universität di Berlino e alla Harvard University. Ha pubblicato diversi libri in tedesco.”,”INDx-103″
“KAKU Michio”,”Il cosmo di Einstein. Come la visione di Einstein ha trasformato la nostra comprensione dello spazio e del tempo.”,”KAKU Michio è professore di fisica teorica presso la City University di New York. Ha scritto vari saggi. “”Minkowski riscrisse quindi le equazioni di Einstein per svelare questa splendida struttura quadrimensionale, che avrebbe legato per sempre il tempo e lo spazio in una trama a quattro dimensioni. Minkowski scrisse: “”D’ora in poi, lo spazio e il tempo intesi separatamente svaniranno nell’ ombra più insignificante, e solo un’ unione dei due preserverà qualunque realtà indipendente””. Al principio Einstein non fu impressionato da tutto ciò. Arrivò addirittura a scrivere, derisoriamente: “”Ciò che conta sono i contenuti, non la matematica. Con la matematica si può provare qualunque cosa””. Einstein riteneva che al cuore della relatività ci fossero principi basilari fisici, non graziose ma irrilevanti espressioni matematiche che definiva un’ “”erudizione superflua””. Per lui la cosa essenziale era avere un’ immagine chiara e semplice (treni, ascensori in caduta libera, razzi); la matematica sarebbe venuta dopo. In effetti, in quel momento pensava che la matematica rappresentasse solo la contabilità necessaria a tener traccia di quanto accadeva in quell’ immagine. Einstein scrisse, un po’ per burla: “”Da quando i matematici hanno attaccato la teoria della relatività, non la capisco più nemmeno io””.”” (pag 49)”,”SCIx-226″
“KALAM Abdul A.P.J. con Y.S. RAJAN”,”India 2020. A Vision for the New Millennium.”,”Kalam è consigliere scientifico presso il ministero della difesa. E’ specializzato in ingegneria aerea presso il Madras Institute of Technology. Rajan è un consulente in tecnologia.”,”INDE-009″
“KALDOR Nicholas”,”Ensayos sobre desarrollo económico.”,”””Prima o dopo (il momento dipenderà dalla forza che hanno i sindacati operai, la natura del governo e altri fattori), i salari monetari salgono, non in risposta all’ incremento della domanda di mano d’ opera, ma per adeguarsi al cambiamento del costo della vita. Una volta iniziato questo processo di adeguamento possono accadere molte cose: 1. In primo luogo, si accelera in modo considerevole il ritmo dell’ inflazione. (…) 2. Mentre l’ adeguamento dei prezzi ai cambiamenti dei salari si realizza gradualmente, l’ adeguamento di questi ultimi alle variazioni dei primi suole verificarsi in forma periodica e realizzando, in un colpo, la variazione accumulata nel costo della vita, in relazione con qualche data anteriore di base. (…)””. (pag 75)”,”ECOT-104″
“KALDOR Nicholas”,”Impuesto al gasto.”,”Per contrastare il declino. “”Per finire, si sta riconoscendo generalmente che la Gran Bretagna richiederà – guardando ad un futuro lontano – un tasso di crescita più alto per mantenere una posizione competitiva nel mondo, rispetto a quello che ha ottenuto negli ultimi 50 o 60 anni. Ma non c’è un accordo così generale rispetto al modo in cui ciò si può realizzare. E’ poco probabile che la ricetta di Lord Brand – abbandonare il welfare state e accettare una maggiore diseguaglianza sull’altare di maggiori risparmi – dimostri di essere politicamente accettabile. Non è probabile che l’ elettorato britannico approvi una retrocessione al secolo XIX, nonostante si possa dimostrare che non c’è altro modo di procedere per far funzionare realmente il capitalismo.”” (pag 189)”,”ECOT-113″
“KALDOR Nicholas, a cura di Maria Cristina MARCUZZO”,”Ricordi di un economista.”,”KALDOR N. (Budapest, 1908) economista inglese di origine ungherese, professore alla London School of Economics e poi all’Università di Cambridge è stato un esperto della commissione economica dell’ONU per l’Europa, del gruppo dell’ONU per le politiche nazionali e internazionali per la piena occupazione e consulente di vari governi del Terzo Mondo. Ha applicato il metodo keynesiano ai problemi del ciclo e dello sviluppo economico elaborando la teoria dello sviluppo economico “”endogeno”” e fornendo un contributo alla teoria post-keynesiana della distribuzione. La MARCUZZO lavora presso il Dipartimento di economia politica dell’Università di Modena. CANDELA è docente di economia politica nella Facoltà di economia e commercio dell’Università di Bologna. E’ direttore della biblioteca ‘Walter Bigiavi’ della stessa facoltà.”,”ECOT-163″
“KALDOR Nicholas”,”Il flagello del monetarismo.”,”Nichola Kaldor ha partecipato al dibattito della Commissione Radcliffe e nella gestione dell’economia inglese degli anni ’60. E’ un fermo oppositore del monetarismo. La prima parte del libro comprende due lezioni in memorie di Lord Radcliffe tenute all’Università di Warwick nel 1981. Nella seconda parte è riprodotta la sua deposizione alla Commissione degli economisti e dei politici inglesi e americani, dimostrando che le loro affermazioni non sono suffragate da fatti. Sostiene che i problemi strutturali dell’economia britannica non siano imputabili al keynesismo e al Welfare State. “”L’era del denaro a buon mercato, iniziata con la Grande depressione e l’abbandono del sistema monetario aureo, fece entrare in disuso la politica monetaria dal 1932 al novembre 1951, momento in cui un governo conservatore tornò alla carica. Durante la guerra il tasso ufficiale di sconto rimase al 2% e il rendimento dei titoli pubblici di prim’ordine venne mantenuto basso attraverso operazioni di mercato aperto della banca centrale che vennero estese a tutti gli ordini di scadenze. Il governo finanziò la guerra in gran parte attraverso l’emissione di Buoni del Tesoro e, in misura minore, con titoli a breve e medio termine. Le autorità, d’altra parte, si mossero per far sì che il sistema bancario ridepositasse i suoi sovrappiù di fondi destinati a investimenti presso il Tesoro, limitando perciò l’ammontare di credito che poteva essere erogato al settore privato. Questo sistema venne mantenuto dopo la guerra quando, grazie al ritorno di un governo laburista fortemente influenzato da principi keynesiani, il cancelliere dello Scacchiere puntò sulla politica fiscale per mantenere la piena occupazione e per evitare un’eccessiva pressione della domanda. I tassi di interesse vennero mantenuti su livelli minimi: l’interesse pagato sulle ricevute di deposito del Tesoro, diverso da quello sui Buoni del Tesoro, venne ridotto da Hugh Dalton dal 2 allo 0,5%, mentre le emissioni a lungo termine vennero fatte (fino al 1947) al 2-2.5%. E tutto ciò in un periodo in cui il tasso di inflazione si aggirava intorno al 4-5%. Tuttavia, nel corso di tutti quegli anni, e in particolare dopo il 1947, ci fu una crescente propaganda a favore di una ripresa della politica monetaria che, si sosteneva, avrebbe costituito uno strumento di controllo economico molto più flessibile di quanto non fosse la politica fiscale. Nel novembre 1951 il nuovo cancelliere, Mr – ora Lord – Butler introdusse alcune caute modifiche, di natura quasi sperimentale. Il tasso di sconto fu aumentato dal 2 al 2,5% ma a ciò si accompagnò uno speciale tipo di risconto sui Buoni del Tesoro che fece sì che il loro rendimento venisse mantenuto di mezzo punto ‘inferiore’ al tasso ufficiale di sconto, mentre in precedenza ne era superiore di mezzo punto”” (pag 38-39)”,”UKIE-065″
“KALDY Georges”,”Hongrie 1956. Un soulèvement populaire, une insurrection ouvrière, une révolution brisée.”,”KALDY Georges Contiene il capitolo: ‘L’insurrection armée se généralise. Formation des conseils ouvriers’ (pag 91-)”,”MUNx-062″
“KALECKI Michal a cura di D.M. NUTI”,”Teoria dello sviluppo di una economia socialista.”,”KALECKI, economista polacco (Lódz 1899-Varsavia 1970). Dopo aver lavorato a Varsavia nell’Istituto di ricerca sui cicli e sui prezzi, svolse la sua attività in Gran Bretagna, presso il dipartimento di economia dell’Università di Cambridge (1937) e l’Istituto di statistica dell’Università di Oxford (1939-45). Dopo il 1949 si è occupato in patria soprattutto di pianificazione economica. A lui si deve l’elaborazione di uno dei primi modelli matematici di spiegazione del ciclo economico basato sulla relazione di interdipendenza fra investimenti e livello dell’attività economica, ossia sull’interrelazione fra moltiplicatore e acceleratore. K. è noto anche per una teoria della distribuzione del reddito che chiama in causa il cosiddetto grado di monopolio e per una teoria della determinazione dell’investimento basata sul principio del “”rischio crescente””. Tra le opere: Essays in the Theory of Economic Fluctuations (1939; Saggi sulla teoria delle fluttuazioni economiche), Studies in Economic Dynamics (1943; Saggi di dinamica economica), Theory of Economic Dynamics (1954; Teoria della dinamica economica), Teoria dello sviluppo di una economia socialista (1963), Studies on the Theory of Business Cycles (1965; Studi sulla teoria dei cicli economici).”,”ECOT-020″
“KALECKI Michal”,”Studies in the theory of business cycles 1933-1939.”,”Nel 1936, KEYNES pubblicò ‘The General Theory of Employment, Interest and Money’ in cui la sua teoria della moneta e dei salari e il moltiplicatore di KAHN lavoravano in un coerente e rivoluzionario sistema. In modo abbastanza indipendentemente, KALECKI è arrivato alla stessa soluzione. Il suo libro ‘Studies in the Thoery of Business Cycles’ pubblicato in polacco nel 1933 ed apparso in inglese con questa edizione, pone il principio della domanda effettiva in forma matematica.”,”ECOT-044″
“KALECKI M.”,”Teoría de la dinámica económica. Ensayo sobre los movimientos cíclicos y a largo plazo de la economía capitalista.”,”Fluttuazione dei prezzi delle materie prime. (pag 25) “”Si sa che i prezzi delle materie prime sperimentano fluttuazioni cicliche maggiori dei salari. Spieghiamo qui di seguito la causa del fenomeno. Dunque se i livelli di salario rimangono costanti, i prezzi delle materie prime discenderanno durante la depressione a causa della caduta della domanda “”reale””; e il calo dei salari nominali in quella fase non “”raggiungerà”” mai il prezzo di quelle dovuto alla discesa dei salari che provoca a sua volta una diminuzione di domanda e infine una ulteriore diminuzione dei prezzi dei prodotti primari.”” (pag 25)”,”ECOT-127″
“KALECKI Michal KEYNES John Maynard, a cura di Nicolò DE-VECCHI”,”Contro la disoccupazione.”,”Kalecki: “”Fino a quando l’aumento del salario è uguale all’aumento della produttività del lavoro non sorgerà il problema della “”spirale viziosa””, in quanto il costo del salario per unità di produzione rimarrà stabile e quindi non vi sarà alcun motivo perché i prezzi debbano aumentare. Se, al contrario, i salari aumetnano più della produttività del lavoro, bisogna disporre le cose in modo da prevenire una fuga in avanti dei prezzi. Se non si prendono misure in tal senso, l’insieme dei lavoratori non godrà di alcun beneficio, poiché l’aumento del salario monetario sarà controbilanciato dal conseguente aumento dei prezzi. Inoltre, un veloce movimento al rialzo dei prezzi sarà un motivo di disturbo in un’economia in piena occupazione. Come i salari monetari possano essere aumentati senza causare un aumento dei prezzi è delineato nel paragrafo relativo alla “”redistribuzione del reddito””. “” (Tre metodi per la piena occupazione, 1944) (pag 60-61″,”ECOT-256″
“KALECKI Michal”,”Sul capitalismo contemporaneo.”,”2GM (pag 43-44) “”Dalla fine del periodo fra le due guerre al momento attuale si sono verificati importanti mutamenti nella grandezza e struttura del reddito nazionale degli Stati Uniti, nella produttività del lavoro e nel livello di vita, nello stato dell’occupazione e della disoccupazione. Tali mutamenti sono illustrati in maniera complessiva (sulla base dei dati ufficiali) nella tabella I. In essa è posto a confronto l’anno 1955 con il 1937. Il 1937 fu il punto culminante del miglioramento che ebbe luogo dopo la grande crisi e rappresenta più o meno la stessa fase congiunturale dell’anno 1955. Nel periodo considerato che comprende diciotto anni, salta subito agli occhi in primo luogo la crescita molto rilevante, per lo meno per un paese capitalistico, del reddito nazionale, che aumentò di due volte (1). Tale accrescimento non è difficile ad essere spiegato dal lato delle possibilità fisiche di produzione. Nel corso del periodo comprendente la Seconda guerra mondiale, la riconversione e un nuovo ciclo di riarmo gigantesco, l’apparato produttivo subisce un allargamento rilevante. Durante la guerra l’espansione dell’industria pesante fu finanziata dallo Stato. Le capacità produttive in tale maniera create furono vendute dopo la guerra a prezzi ridicolmente bassi al grande capitale privato. All’epoca della riconversione fu rinnovato e allargato l’apparato produttivo «civile»; tale processo fu favorito dalla «domanda differita» per beni di consumo (principalmente per beni di consumo durevoli), derivante dalla mancata disponibilità di tali beni in tempo di guerra e dal conseguente accumularsi di risparmi liquidi. Infine, nell’ultima fase del periodo considerato una parte rilevante degli investimenti fu direttamente legata agli armamenti. L’accrescimento del reddito nazionale non fu impedito da mancanza di forza-lavoro. In primo luogo la produzione per lavoratore occuapto crebbe circa del 50%, fatto questo che si verificò sia in relazione all’espansione relativamente rapida dell’apparato produttivo, che condusse al suo «ringiovanimento», sia in rapporto alla continua pressione dei capitalisti all’intensificazione del lavoro. Non è fuori luogo altresì ricordare la rivoluzione tecnica nell’agricoltura, dove anche procedeva rapidamente la concentrazione della proprietà agricola. In corrispondenza a tale crescita della produttività del lavoro l’espansione del reddito nazionale non si scontrava con la mancanza di forza-lavoro; ciò risulta se non altro dal fatto che la cifra ufficiale, senza dubbio ridotta, della disoccupazione ammontava nel 1955 a circa il 4% in rapporto all’intera popolazione attiva (ciò corrisponde ovviamente a una percentuale maggiore nel caso che al denominatore si prenda in considerazione soltanto la forza-lavoro occupata). Il fatto che in rapporto a una serie di speciali circostanze, legate strettamente alla guerra – durante la quale non si ebbero distruzioni – o al riarmo, ci fu uno sviluppo delle forze produttive, che rese possibile la produzione di un reddito nazionale in termini reali raddoppiato, non chiarisce ancora assolutamente nulla circa la utilizzazione di tali possibilità. Ciò in quanto la divergenza fra la tendenza allo sviluppo delle forze produttive e la capacità di assorbimento del mercato costituisce una delle principali contraddizioni del sistema capitalistico. Nel periodo considerato tale contraddizione si era acutizzata. In realtà, come vedremo in seguito, la quota dell’accumulazione nel reddito nazionale si accrebbe (…)”” (pag 43-44-45)”,”ECOT-400″
“KALICHEVSKY Vladimiro A.”,”Biografia del petrolio. (Tit.orig.: From Oil-Well to Engine)”,”KALICHEVSKY Vladimiro A. è un ingegnere chimico consulente di una grande raffineria americana, autore di varie opere tecniche sul petrolio. “”E’ un fatto ormai accertato che una differenza di soli 13 punti nel numero di ottani, rese possibile la sconfitta della Luftwaffe da parte della Royal Air Force (RAF) verso la fine del 1940. Questa differenza, apparentemente così lieve, è sufficiente a fornire ad un aeroplano un margine vitale in altitudine, rispetto all’avversario, una velocità di innalzamento e di manovrabilità che materializzano esattamente la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Questo potere eccezionale, può anche tradursi in maggiore capacità di carico delle bombe, di merci o passeggeri. Infatti uno sguardo alle cifre seguenti indicherà la differenza tra i risultati d’impiego della benzina a 100 e ad 87 ottani, negli aeroplani.”” (pag 54) “”Il petrolio nella sua forma liquida è conosciuto da innumerevoli secoli, attraverso le sue varie manifestazioni esterne, tuttavia, mai sufficientemente apprezzate dagli abitanti locali. I Greci e i Romani ne ebbero certamente conoscenza e vari riferimenti si trovano anche nella Bibbia, quantunque questi siano talvolta resi incomprensibili dalla difficoltà o dalla impossibilità di individuare con esattezza il significato dei termini riferiti nel passato a questa sostanza.”” (pag 67) “”Quell’involontario precursore non pensò mai che con la sua negligenza aveva scoperto un nuovo metodo per convertire in leggeri, i prodotti pesanti del petrolio, attraverso l’ applicazione più prolungata del calore. I tempi non erano ancora sufficientemente maturi per fare tesoro di questa scoperta, anche perché nessuno era interessato alla benzina, che, ad ogni modo, era considerato un elemento nocivo durante la raffinazione. (…) Dopo la comparsa dei motori a combustione interna la benzina, naturalmente, divenne il prodotto più importante invece del kerosene, ed i maggiori sforzi furono fatti per ottenerne di più dal grezzo, invece che considerarla un residuo trascurabile””. (pag 164)”,”SCIx-252″
“KALININ M.I.”,”Della educazione comunista. (Conferenza tenuta il 2 ottobre 1940 a un’adunata degli attivisti del Partito Comunista dell’Urss).”,”””Engels nel suo libro “”Antidühring”” scrive «Gli uomini, consciamente o inconsciamente, traggono le loro basi etiche, in definitiva, dalle condizioni di vita della propria classe; dalle relazioni economiche della produzione e dello scambio commerciale. La morale è sempre stata una morale di classe: essa o giustificava il potere e gli interessi della classe dominante, o esprimeva l’indignazione delle classi inferiori, quando esse erano giunte ad una sufficiente emancipazione dalla classe dominante, e in tal caso difendeva gli interessi futuri di queste classi»”” (pag 4) [M.I. Kalinin, ‘Della educazione comunista’, Fed. Gen. Pci, Genova, 1945 ca.]”,”PCIx-002-FER”
“KALIVODA Robert”,”La realtà spirituale moderna e il marxismo.”,”KALIVODA Robert nato a Praga nel 1923 ha studiato filosofia con Mukarovsky e Patocka. E’ stato ricercatore scientifico presso l’Istituto di Filosofia dell’Accademia delle Scienze cecoslovacca. Ha studiato filosofia e filosofia della storia concentrando le sue ricerche sull’epoca hussita e sulla riforma boema in particolare. “”Osservando più attentamente le idee di Marx sull’uomo totale libero, potevamo accorgerci che neanche Marx, il quale si concentra sulla delimitazione del ‘contenuto’ della libertà umana, non ignora il problema della libera scelta umana. Proprio in quel passo chiave del ‘Capitale’ che abbiamo già citato per mostrare come l’uomo totale libero dei ‘Manoscritti’ continui a vivere anche nel “”libero sviluppo delle energie umane”” del ‘Capitale’ si può verificare con certezza che Marx formula, parallelamente all’ideale del contenuto della libertà, anche una premessa sulla libera scelta umana. Il libero sviluppo delle energie umane è qui posto infatti in contrapposizione diretta con il “”regno della necessità””. Lo stato di libertà viene considerato dunque non soltanto come superamento storico dello stato di necessità, ma la libertà viene concepita come ‘contrario’ della necessità; ciò significa che la libertà è appunto anche ‘libertà di scelta’. E se Marx già precedentemente, nella ‘Ideologia tedesca’ aveva dichiarato che l’eliminazione della divisione del lavoro nella società comunista “”mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia, senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”” (L. Marx F. Engels ‘L’ideologia tedesca’, cit., p. 24), di nuovo neanche in questo caso si tratta solo della totalità dei contenuti dell’attività umana, ma anche della massima libertà di scelta”” (pag 178-179) [Robert Kalivoda, La realtà spirituale moderna e il marxismo, 1974]”,”TEOC-655″
“KALLSCHEUER Otto”,”Tempo della storia, tempo della vita, tempo della politica.”,”Recensione del volume di Marramao ‘Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo’, Editori Riuniti, 1983 Nuova edizione: «Una storicità profonda penetra il cuore delle cose, le isola e le definisce nella loro coerenza, impone ad esse ordini formali implicati dalla continuità del tempo». Nella prospettiva teorica delineata da Giacomo Marramao la «continuità del tempo», che Michel Foucault indica qui come contrassegno del moderno, non è semplice vettore, bensì forma transpolitica per eccellenza, che involve la fitta trama delle categorie filosofiche fondamentali della costellazione moderna. Senza il tempo-storia cumulativo e irreversibile – senza la temporalizzazione della storia – non si darebbe il processo di secolarizzazione nel significato più esteso che è venuto assumendo: ossia di passaggio della società occidentale dalla spazialità rituale degli ordini gerarchici alla fase dinamica della piena autodeterminazione del soggetto. Con questo libro fondativo, da cui ha preso avvio la sua riflessione ventennale intorno all’«impensato» dell’idea di secolarizzazione, Marramao ha anche aperto la saggistica filosofica italiana agli esiti della Begriffsgeschichte tedesca: la storia concettuale che indaga sia la genesi e le trasformazioni del grande lemmario teoretico-politico, sia gli elementi figurali e i complessi metaforici che intervengono nella costituzione dell’«immagine del mondo» lungo la linea di confine tra metafisica e politica, scienza e multiverso delle pratiche» G. Marramao, ‘Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo’, Bollati Boringhieri, 2005 pag 292 Euro 25.0″,”TEOP-008-FGB”
“KAMATA Satoshi”,”Toyota. La fabbrica della disperazione. Diario di un operaio stagionale.”,”Satoshi Kamata (1938), giornalista indipendente e sociologo giapponese, operaio grafico in giovane età, si è occupato delle condizioni della classe operaia, scrivendo al riguardo inchieste e libri. A partire dall’incidente nucleare di Fukushima del 2011, milita anche nel movimento antinucleare. Il ciclo “”aumento della produzione, incidenti, insoddisfazione’ (1972) Lavoro su due turni, giorno e notte Lavoro alla catena di montaggio”,”CONx-288″
“KAMDAR Mira”,”Planet India. L’ascension turbulente d’un Géant Démocratique.”,”Contiene il capitolo: ‘La puissance de l’Inde’ [Il pericoloso vicinato, L’India membro del club nucleare, L’India che brilla, Un accordo nucleare per l’India, Cittadini scettici, Un mondo multipolare per l’India, L’accordo con la Cina, L’ambizione dell’India] Mira Kamdar, nata negli Usa da padre indiano ingegnere aeronautico. Giornalista, lavora per la CNN e per la BBC e scrive per vari giornali (Washington Post, Yale Global, Times of India, World Policy Journal)”,”INDx-140″
“KAMDAR Mira”,”India. L’invasione mite. L’ascesa del gigante democratico che cambierà il mondo.”,”Mira Kamdar, insegnante e scrittrice, è nata a Seattle e vive a New York. Docente presso il World Policy Institute, ha raccontato la storia della sua famiglia indiana nel best-seller Motiba’s Tattoos. Esperta di questioni indiane, ha collaborato con l’International herald Tribune, la CNN e la BBC.”,”INDE-003-FL”
“KAMEN Henry”,”Histoire de l’ Inquisition espagnole. (The Spanish Inquisition)”,” “”La lotta per l’ giurisdizione fu anche aspra a proposito di un’ altra infrazione alla morale: la sodomia. L’ omosessualità passava nel Medioevo come il crimine supremo contro la moralità, e la si definiva coralmente come un crimine “”abominevole”” o “”senza nome””. Cosa che non le impediva d’essere assai diffusa come nelle altre epoche storiche. I colpevoli erano generalmente condannati al rogo, o, per quelli che erano della Spagna, alla castrazione o alla lapidazione.”” (pag 212)”,”RELC-197″
“KAMEN Henry”,”L’Europa dal 1500 al 1700. (Tit.orig.: European Society, 1500 to 1700)”,”KAMEN insegna storia all’università di Warwick. Ha scritto pure ‘L’inquisizione spagnola’ (Milano, 1973) e ‘La nascita della tolleranza’ (idem). “”Una successiva corrente di pensiero, nata nel clima della Rivoluzione inglese, fu quella decisamente laica dei cosiddetti Livellatori (levellers) e Zappatori (diggers). Il capo di questi ultimi, Gerrard Winstanley, arrivò a definire la religione unicamente in termini di giustizia sociale: “”La vera e incontaminata religione consiste nel restituire la terra che in passato è stata tolta al popolo con la forza della conquista, e nel liberare così gli oppressi””. Due secoli prima di Marx, Winstanley vedeva nella religione l'””oppio dei popoli””: “”Questa sacra dottrina congetturale [sull’aldilà] è un’impostura: gli uomini guardano al paradiso, immaginando una futura beatitudine, o temono di andare all’inferno dopo la morte, e intanto i loro occhi offuscati non vedono quali sono i loro diritti naturali e che cosa devono fare su questa terra, finché sono in vita””. (pag 227-228) [Henry Kamen, L’Europa dal 1500 al 1700, 1993]”,”EURx-249″
“KAMEN Henry”,”Storia Universale. L’Europa del Seicento. Vol. 13.”,”Henry Kamen nacque nel 1936 a Rangoon (all’epoca parte della Birmania britannica). Kemen compì i sioi studi presso la Chislehurst and Sidcup Grammar School, venendo ammesso in seguito come borsista all’Università di Oxford, conseguendo il suo dottorato presso il St Antony’s College. Tra il 1966 ed il 1992 Kamen fu insegnante di storia della Spagna presso l’Università di Warwick.”,”STOU-043-FL”
“KAMENEV L. PREOBRAZENSKIJ E. BUCHARIN N. TROTSKY L.”,”La question paysanne en URSS de 1924 à 1929.”,” “”Se non avessimo espropriato il grande capitale, non lasciandogli che un campo d’ azione puramente politico, non c’è alcun dubbio che avremmo commesso un grosso errore. La nostra forza non proviene solo dal fatto che possediamo il potere politico; essa viene anche dal fatto che noi abbiamo trasformato questo potere politico – al momento voluto – in un mezzo di incremento economico, e nel momento attuale la nostra possibilità è di avere un rapporto di forze in cui noi deteniamo le leve del comando (parte integrante del nostro apparato statale). Compagni! se tale è la situazione (e non c’è alcun dubbio) , se la dittatura del proletariato – associata allo sviluppo economico – si muta progressivamente in forza economica di direzione, lo sviluppo della campagna ne subisce necessariamente profonde modificazioni in rapporto al precedente periodo storico, perché nuove correnti hanno fatto irruzione in essa. Noi ci troviamo dunque davanti al problema genialmente posto da Lenin nei suoi ‘Feuillets de bloc-notes’ (1) e nel suo articolo sulla cooperazione (2), impossibile da dimenticare perché rappresenta ciò che di più importante si è scritto sulla nostra politica nei confronti dei contadini. L’ esperienza che abbiamo acquisito presso di loro ci ha costretti a completare le tesi di Lenin, ma assolutamente di cambiare di uno iota il prodigioso piano strategico che egli elabora nella sua seconda concezione””. (pag 155, Bucharin, La nuova politica economica e i nostri compiti) (1) probabilmente ‘Quaderni sulla questione agraria’ (OC. volume 40) (2) Lenin ‘Della cooperazione’ (articolo del 6 febbraio 1923), Opere, T. 33 pag 485 e seguenti (ed. Sociales, 1963)”,”RIRO-296″
“KAMENKA Eugene SMITH F.B. a cura; saggi di Eugene KAMENKA Tony DENHOLM R.B. ROSE Leslie BODI G.A. KERTESZ F.B. SMITH J.H. GRAINGER”,”Intellectuals and Revolution. Socialism and the Experience of 1848.”,”Saggi di Eugene KAMENKA Tony DENHOLM R.B. ROSE Leslie BODI G.A. KERTESZ F.B. SMITH J.H. GRAINGER Saggio di E. KAMENKA ‘Il partito del proletariato’: Marx ed Engels nella rivoluzione del 1848 (pag 76-93) “”Fu a Bruxelles nel febbraio e marzo 1846 che Marx ed Engels iniziarono le loro carriere cospirative. Fondarono in questi mesi un comunista Comitato di Corrispondenza per impegnarsi nella propaganda internazionale e arrivare alla fondazione di una organizzazione comunista internazionale che avrebbe continuato il lavoro della Lega dei Giusti. I suoi membri, quasi tutti giovani tedeschi emigrati con una spruzzata di artigiani, includevano la moglie di Marx Jenny e suo fratello, Edgar von Westphalen, Moses Hess, il poeta Ferdinand Freiligrath, il semplice comunista-cristiano Wilhelm Weitling, autore de ‘The Guarantees of Harmony and Freedom’, che aveva sofferto a causa del carcere in Svizzera ed il suo nome era meglio conosciuto di quello di Marx, e l’ agitatore rivoluzionario Wilhelm Wolff (‘Lupus’) a cui Marx avrebbe dedicato il Capitale””. (pag 81, Eugene Kamenka)”,”QUAR-063″
“KAMENKA Eugene”,”Marxism and Ethics.”,”Eugene Kamenka Professorial Fellow in the History of Ideas, Australian National University”,”MADS-001-FPB”
“KAMINSKI Andrzej J.”,”I campi di concentramento dal 1896 a oggi. Storia, funzioni, tipologia.”,”KAMINSKI (1921-1985) storico di formazione e di professione, militò nella Resistenza polacca e fu deportato a Groß-Rosen e Flossenbürg. Nel 1973 abbandonò la Polonia trasferendosi nella Repubblica Federale Tedesca, dove insegnò Storia contemporanea all’Università di Wuppertal fino alla morte.”,”GERN-005″
“KAMINSKI Hans Erich”,”Bakunin. Vita di un rivoluzionario.”,”Si hanno poche notizie dell’ autore, Erich H. KAMINSKI il cui nom de plume è Hans Erich KAMINSKI. Militante dell’ ala sinistra della socialdemocrazia in Germania negli anni 1920, svolse attività giornalistica e nel 1925 pubblicò ‘Faschismus in Italien. Grundlagen, Aufstieg, Niedergang’.”,”ANAx-087″
“KAMINSKI H.E.”,”Quelli di Barcellona.”,”Scrittore, storico, saggista, noto giornalista negli anni tra le due guerre, il tedesco KAMINSKI, dopo l’ avvento del nazismo, emigrò in Francia, dove collaborò con diversi giornali e fu in contatto con Rosselli e altri antifascisti italiani. Di idee socialdemocratiche e simpatizzante con le correnti libertarie (ha scritto un libro su Bakunin), ritornato in Francia dopo la guerra civile spagnola, scomparve nel 1940 durante l’ occupazione nazista.”,”MSPG-091″
“KAMINSKI H.E.”,”Los de Barcelona.”,”Scrittore, storico, saggista, noto giornalista negli anni tra le due guerre, il tedesco KAMINSKI, dopo l’ avvento del nazismo, emigrò in Francia, dove collaborò con diversi giornali e fu in contatto con Rosselli e altri antifascisti italiani. Di idee socialdemocratiche e simpatizzante con le correnti libertarie (ha scritto un libro su Bakunin), ritornato in Francia dopo la guerra civile spagnola, scomparve nel 1940 durante l’ occupazione nazista.”,”MSPG-233″
“KAMMERER Peter”,”Sviluppo del capitale ed emigrazione in Europa. La Germania federale. Con un saggio di Giorgio Baratta.”,”Peter KAMMERER (Offenburg, Germania, 1938), laureato all’Univ di Monaco con una tesi sullo sviluppo della Calabria, insegna storia delle dottrine economiche all’Univ di Urbino. Collabora al Centro Studi Emigrazione-Immigrazione (EMIM) di Roma e a varie riviste italiane e tedesche. Appendice: Immigrazione ed esercito industriale di riserva, di Giorgio BARATTA”,”GERV-028″
“KAN Alexander”,”Nikolai Bucharin und die skandinavische Arbeiterbewegung. (Tit.orig.: Nikolaj Bucharin och den skandinaviska arbetarrörelsen)”,”KAN Alexander nato nel 1925 è professore di storia all’ Università di Uppsala e Oslo. 1925 “”Bucharins Einfluß im zentralen Komintern-Apparat nahm zu. Die Zusammenarbeit mit Sinowjew ging weiter. Gemeinsam führte man die wichtigste Aufgabe durch: den doppelten Führungswechsel in der deutschen partei, wo man sowohl “”die Richte”” (Brandler) wie die “”Ultralinke”” (Ruth Fischer) absägte.”” (pag 87) L’ ultrasinistra tedesca. “”L’ influenza di Bucharin nell’ apparato del Comintern aumentò. La cooperazione con Zinoviev continuò. Si misero in opera in comune i compiti più importanti: il cambiamento della doppia direzione del partito tedesco”” (Brandler, Ruth Fischer).”,”BUCS-012″
“KANAPA Jean”,”Situation de l’ intellectuel.”,”KANAPA è stato incaricato di filosofia e redattore capo di ‘La Nouvelle Critique’. “”Car enfin Mauriac n’est pas Jean-Paul David, ni Raymond Aron. Mais éprouve-t-il de la honte devant les crimes, colonialistes ou autres, du capitalisme, il n’en écrit pas moins: “”(Ces crimes), il n’est aucun esprit de bonne foi qui n’y reconnaisse des manquements à la morale humaniste et chretienne de l’homme d’ Occident. Nous violons une loi morale, nous ne lui en substituons pas une autre… Le sang innocent a toujours été, partour et à toutes les époques, répandu à flots. mais ceux qui le répandaient n’ ignoraient pas qu’ils allaient contro une loi très sainte…(De toutes facons, donc,) les principes demeurent””. Ainsi le crime est justifié sitot qu’il est nommé. Qu’importe le crime puisque nous avons une morale pour le condamner? Le crime devient l’ envers de la medaille- ou du louis d’or. Le sang sur le mains et la loi morale dans mon coeur… Cela est le propre du pharisien. (pag 156-157)”,”FRAP-067″
“KANAPA Jean”,”Le mouvement communiste international hier et aujourd’hui.”,”Si tratta di una conferenza sul movimento comunista internazionale presentata da Jean KANAPA nel novembre 1977 all’ école centrale del PCF. “”Nel suo linguaggio filosofico che è il suo all’ inizio della sua riflessione Marx riassume questo scrivendo: “”Il proletariato non può dunque esistere che sulla scala della storia universale, allo stesso modo il comunismo, che ne è l’ azione, non può assolutamente incontrarsi altrimenti che come esistenza storica universale””.”” (pag 6) “”””Le prolétariat ne peut donc exister qu’à l’ échelle de l’ histoire ‘universelle’, de même que le communisme; qui en est l’ action, ne peut absolument pas se rencontrer autrement qu’en tant qu’ existence historique universelle”””” (pag 6, K. Marx, cit in Jean Kanapa, Le mouvement communiste international hier et aujourd’hui) Indirizzo di Marx ai lavoratori americani “”Marx voyait loin et sûr lorque, dans une autre Adresse (aux travailleurs américains), il déclare: “”C’est a nous qu’incombe la tâche glorieuse de prouver au monde que désormais la classe ouvrière n’entre plus sur la scène de l’ histoire comme une troupe servile, mais comme une force autonome, consciente de ses responsabilités et capable de commander la paix là où ses maîtres prétendus crient à la guerre!”” Cette Adresse est datée de 1869…””. (pag 7) “”Dans une interview au journal anglais “”The World”” en juillet 1871, (Marx) il s’en explique très clairement: “”Nos objectifs doivent être assez vastes pour inclure toutes les formes d’activité de la classe ouvriere. Si nous leur avions donné un caractère particulier, nous aurions dû les adapter aux besoins d”une seule section’ (de l’ Internationale) de la classe ouvrière d’ ‘une seule nation’. Mais comment pourrait-on amener tous les hommes à s’unir pour les intérêts de quelques-uns? Si notre Association agissait ainsi, elle n’aurait plus le droit de prendre le nom d’Internationale. L’ Association ne dicte pas une forme déterminée du mouvement politique, elle demande simplement que ce mouvement s’oriente vers un seul et même but final””.”” (pag 11)”,”PCFx-064″
“KANAPA Jean”,”La doctrine sociale de l’église et le marxisme.”,”Lunga dedica dell’ autore”,”RELC-232″
“KANDEL E. LEWIOWA S. BELOUSSOWA N. SINELNIKOWA I. SMIRNOWA W. BAGATURIJA G. POSPELOWA W. KOTSCHETKOWA M. KRYLOW B. TER-AKOPJAN N. RUMJANZEWA N. KUNINA W. GALKIN W.”,”Marx und Engels und die ersten proletarischen Revolutionäre.”,”Biografie di Joseph Moll, Karl Schapper, Friedrich Lessner, Wilhelm Wolff, Roland Daniels Joseph Weydemeyer, Georg Weerth, Ferdinad Freligrath, Ernst Dronke, Konrad Schramm, George Julian Harney, Ernest Jones Cartina delle località con una presenza di circoli della Lega dei Comunisti in Europa (pag 113) Foto, immagini o ritratti di Marx, Leßner, processo dei comunisti a Colonia, Wilhelm Wolff, Roland Daniels, Joseph Weydemeyer, frontespizio di ‘Die Revolution’ (18 Brumaio, 1852), Georg Weerth, Ferdinand Freiligrath, Assemblea di Francoforte, prima pagina dell’ultimo numero della ‘Neuen Rheinischen Zeitung’, Nuova Gazzetta Renana, Barricate a Berlino e scontri del 18 settembre 1848, Konrad Schramm, copertina della Neue Rheinische Zeitung Politisch-ökonomische Revue, George Julian Harney, prima pagina del ‘The Red Republican’ diretto da Harney, Ernest Jones, Giornale cartista ‘The People’s Paper’, rivolta di Breslau 22 marzo 1847, Deutsche-Brüssseler-Zeitung, Tessera dei ‘The Fraternal Democrats'”,”MADS-724″
“KANDEL’ E.P. KARPUSCIN V.A.; ZANARDO Aldo”,”Ancora sul destino storico delle idee del giovane Marx (Kandel-Karpuscin); Ancora sul marxismo contemporaneo (Zanardo).”,”E’ una nota critica dei due autori al saggio di Aldo Zanardo ‘Forme e problemi del marxismo contemporaneo. A proposito della fortuna del pensiero giovanile di Marx’ apparso su Studi Storici, n: 4, 1962. Segue la risposta di Zanardo (Ancora sul marxismo contemporaneo)”,”STOx-302″
“KANDEL Abraham”,”Fuzzy Mathematical Techniques with Applications.”,”Fuzzy : Sfocato”,”SCIx-085-FRR”
“KANDEL E. PREISS I. MITIN M., a cura”,”Marx e Engels e il prussianesimo reazionario.”,”‘Marx ed Engels fanno una lunga enumerazione dei peccati della Germania, dei grandi delitti da essa commessi verso gli altri popoli…’ (pag 47)”,”GERx-001-FER”
“KANELLOPOULOS Sotiris, a cura di Silvia CALAMATI”,”Neve e fango per dissetarmi. Diario di Sotiris Kanellopoulos, partigiano della Guerra civile greca (1° marzo – 17 maggio 1949).”,”Volume dedicato a Nikos Kanellopoulos Silvia Calamati si è laureata in Filosofia nel 1984 all’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha continuato gli studi presso l’University College di Dublino. Esperta della questione nord-irlandese e collaboratrice di Rainews 24 è autrice di molti volumi tra cui ‘Qui Belfast. Storia contemporanea della guerra in Irlanda del Nord’ (2013).”,”GREx-024″
“KANN Robert A.”,”Storia dell’ impero asburgico 1526 – 1918.”,”Integrazione bibliografica di Marco MERIGGI. Quella di KANN è una storia politica, socio-economica e culturale. La sua visione non è ‘viennocentrica’, è attento alle varie entità politiche e ai vari gruppi etnici che hanno formato l’impero asburgico.”,”AUTx-007″
“KANNENGIESER Alfonso”,”Ketteler y la organización social en Alemania.”,”Libro dedicato al discepolo dell’ autore, Eugenio LEFEBURE Strategia cattolica del Volksverein (Unione popolare). Il Volksverein e la stampa quotidiana. “”Quando un nemico è alle porte, la guarnigione si vede obbligata ad aumentare i suoi mezzi di difesa, sotto la pena di soccombere. Il Volksverein non si accontenta di sostenere e fortificare la stampa quotidiana, di pubblicare un Bollettino ufficiale, si tratta di investire la moltitudine con “”tutti i soldati di Gutemberg””. (pag 173) Esperienza del Kulturkampf. (pag 186)”,”GERx-095″
“KANT Immanuel”,”La philosophie de l’ histoire (opuscules).”,”La vita di KANT come professore (non si mosse quasi mai da Koenigsberg) era di una regolarità divenuta leggendaria. La cronoca riporta che il passaggio quotidiano del filosofo, alle 15 e 30, in un piccolo vialetto di tigli, serviva da orologio agli abitanti del vicinato.”,”FILx-149″
“KANT Emanuele, a cura di Guido DE-RUGGIERO”,”Il principio della moralità.”,”Libertà e necessità. “”(…) per conseguenza io, come intelligenza, sebbene per altra via soltanto un essere appartenente al mondo sensibile, mi riconosco soggetto alla legge della ragione, che nell’ idea della libertà contiene la legge razionale, e quindi anche all’ autonomia della volontà. Donde segue ancora che le leggi del mondo intelligibile debbono essere considerate per me come imperativi, e le azioni conformi a questo principio come doveri.”” (pag 82)”,”FILx-344″
“KANT Emanuele, a cura di G.E. BARIE'”,”Critica della ragion pratica.”,”””Principio della ragion pura pratica. Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere anche come principio di una legislazione universale.”” (pag 18) “”Ma ancora una difficoltà incombe sulla libertà, in quanto che essa deve venir unita con il meccanismo della natura in un essere che appartiene al mondo sensibile; una difficoltà, la quale, anche dopo che è stato approvato tutto ciò che fu esposto fin qui, pure minaccia la libertà di completa rovina””. (pag 61)”,”FILx-353″
“KANT Emanuele, a cura di G. FANO”,”Prolegomeni ad ogni futura metafisica che possa presentarsi come scienza. Estratti.”,”””12. Quanto a me, lo confesso apertamente: l’ ammonimento di David Hume è stato ciò che, or son molti anni, mi ha risvegliato la prima volta dal mio sonno dogmatico, e ha dato un tutt’ altro indirizzo ai miei studi filosofici. 13. Io sono però lontanissimo dall’ accettare le sue conclusioni, le quali derivano soltanto dal fatto ch’ egli non si è posto il problema nella sua universalità ma s’è fermato sopra un caso particolare, che non può essere risolto così staccato dal tutto””. (pag 4-5) “”1. La natura stessa della metafisica e il carattere delle sue fonti esigono che le sue cognizioni sieno espresse soltanto in giudizi a priori””. (pag 6)”,”FILx-355″
“KANT Emanuele”,”Il pensiero filosofico di Emanuele Kant. I. La conoscenza. Antologia sistematica,”,”Lo spazio e il tempo come intuizioni pure. “”18. Lo spazio non è un concetto discorsivo o, come si dice, universale dei rapporti delle cose in generale, ma una intuizione pura. (…) 19. Lo spazio è rappresentato come una grandezza infinita data. Ora conviene, certo, considerare ogni concetto come una rappresentazione contenuta in un numero infinito di differenti rappresentazioni possibili (come loro nota comune), esso dunque le comprende sotto di sé; ma nessun concetto , in quanto tale, può esser considerato come contenente in sè una infinita moltitudine di rappresentazioni. Pure lo spazio è pensato così (poiché tutte le parti dello spazio coesistono all’ infinito). Dunque, la rappresentazione originaria dello spazio è intuizione a priori, e non concetto. 20. Il tempo non è un concetto discorsivo o, come si dice, universale, ma una forma pura dell’ intuizione sensibile. I diversi tempi non sono che, appunto, parti dello stesso tempo. Ora la rappresentazione, che può esser data unicamente da un solo oggetto, si chiama intuizione””. (pag 76-77) (Firma M. Tonellotti, 1957)”,”FILx-358″
“KANT Emanuele, a cura di Gennaro SASSO”,”Antologia degli scritti politici di Emanuele Kant.”,”Contiene: ‘Sopra il detto comune: “”questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica””, pag 56″,”TEOP-408″
“KANT Immanuel – CONSTANT Benjamin, a cura di Sabrina MORI CARMIGNANI”,”Il diritto di mentire.”,”””Nello scritto ‘Sulle reazioni politiche’ di Benjamin Constant, uscito nella rivista “”La Francia nell’anno 1797″”, fascicolo VI, n. 1, a pagina 123, si afferma quanto segue: “”Il principio morale secondo il quale dire la verità è un dovere, se assunto in modo incondizionato e isolato, renderebbe impossibile ogni forma di società. La prova a riguardo ci è fornita dalle immediate conseguenze che un filosofo tedesco ha tratto da questo principio, arrivando al punto di sostenere che la menzogna, detta a un assassino che ci chiedesse se un nostro amico, che egli sta inseguendo, non si sia rifugiato in casa nostra, sarebbe un crimine”” (Kant ammette di aver affermato queste parole ma non ricorda (ndr)). A pagina 124 il filosofo francese (B. Constant, ndr) confuta questo principio nei seguenti termini: “”Dire la verità è un dovere. Il concetto di dovere è inseparabile dal concetto di diritto. Un dovere è ciò che in un individuo corrisponde ai diritti di un altro individuo. Là dove non vi sono diritti, non vi sono doveri. Dire la verità è, dunque, un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità. Nessun uomo ha tuttavia diritto a una verità che nuoce a un altro uomo””. Il ‘prôton pseûdos’ risiede qui nella frase: “”Dire la verità è un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità”””,”VARx-462″
“KANT Immanuel VON HUMBOLDT Wilhelm, a cura di Nicolao MERKER”,”Immanuel Kant – Wilhelm Von Humboldt.”,”””Né Kant né Humboldt vollero in sostanza avere nulla in comune con la corrente democratica. L’avversione kantiana per il governo democratico della sovranità popolare diretta, da lui equiparato al “”dispotismo”” poiché nella costituzione democratica (regime d’assemblea, senza divisione dei poteri) “”ognuno vuole essere sovrano””, si svolge in più d’una pagina dal ‘Per la pace perpetua’ fino a ‘Il conflitto delle facoltà’. A Humboldt poi parve eccessiva e troppo “”democratica”” perfino la generale simpatia di Kant per la Rivoluzione francese (…)”” (pag 33)”,”FILx-473″
“KANT Emmanuele”,”Critica della ragion pratica.”,”‘Il concetto della libertà, in quanto la realtà di essa è dimostrata mediante una legge apodittica della ragion pratica, costituisce ora la chiave di volta dell’intero edificio di un sistema della ragion pura, anche della speculativa, e tutti gli altri concetti (quelli di Dio e dell’immortalità), i quali, come semplici idee, nella ragione speculativa rimangono senza sostegno, ora si uniscono ad esso e ricevono con esso e per mezzo di esso la stabilità e la realtà oggettiva, ossia la loro possibilità è dimostrata dal fatto che la libertà è reale, poiché quest’idea si manifesta con la legge morale”” (pag 2, prefazione)”,”FILx-499″
“KANT Immanuel”,”Prolegomeni. Ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza.”,”KANT Immanuel “”Vi sono molte leggi della natura che noi possiamo sapere soltanto per mezzo dell’esperienza; ma non possiamo, con l’ esperienza, riuscire a conoscere questo conformarsi a leggi del nesso dei fenomeni, cioè la natura in generale; giacché l’esperienza stessa ha bisogno di tali leggi, le quali stanno ‘a priori’ a fondamento della sua possibilità. La possibilità dell’esperienza in generale è dunque nello stesso tempo, la legge universale della natura; e i principi della prima sono anche le leggi di quest’ultima”” (pag 116)”,”FILx-505″
“KANT Immanuel”,”Lezioni di etica.”,”Della calunnia. “”Bisogna distinguere un nemico onesto da uno insidioso. L’ostilità fatta di lusinghe, ma occulta e scaltra, è ben più spregevole della cattiveria aperta, per quanto associata alla violenza. Perché da quest’ultima ci si può guardare, mentre dall’altra no. La malvagità insidiosa abolisce ogni fiducia tra gli uomini, ciò che non fa l’ostilità dichiarata. Si può fare assegnamento su chi proclami apertamente di esservi nemico; quanto invece alla cattiveria insidiosa ed occulta, se essa diventasse universale, sarebbe cancellata ogni forma di fiducia. Una cattiveria del genere è per noi più abietta di quella che ricorre alla violenza. Essa è sprovvista di ogni valore, spregevole, priva di qualsiasi vena di bontà. La malvagità dichiarata può ancora essere disciplinata, può esserle tolta la sua ferocia, ma dove manca una vena di bontà non se ne può neppure introdurre alcuna”” (pag 245-246)”,”FILx-512″
“KANT Immanuel, a cura di Giorgio COLLI”,”Critica della ragione pura.”,”””Zenone di Elea, un sottile dialettico, venne già biasimato da Platone, quasi fosse un petulante sofista per il fatto che egli, per mostrare la sua arte, cercava di provare una proposizione mediante argomenti plausibili, e si sforzava subito dopo di abbattere la medesima proposizione con altri argomenti, altrettanto forti”” (pag 550) Volume di GB e PS”,”FILx-018-FV”
“KANT Immanuel”,”Lezioni di etica.”,”””Che esistesse un problema concernente la fedeltà con cui gli studenti di Kant ne avessero riportato l’insegnamento nei loro appunti, riguardante cioè il rapporto tra la parola effettivamente da lui proferita dalla cattedra e quella rimasta scritta, Menzer stesso non esitava a riconoscere. Egli, infatti, sottolineava come disponesse soltanto di copie di un ‘Urtext’, di cui ignorava la natura, l’origine e le eventuali alterazioni posteriori (9). Tuttavia ciò non gli impediva di affermare con sicurezza che il testo da lui stabilito rimaneva, nella sua organicità, di fondamentale rilievo per lo sviluppo dell’etica kantiana, precisando che la ‘Vorlesung’ conteneva molte cose non presenti, o non presenti allo stesso modo, nei principali scritti morali di Kant”” (pag XI, prefazione di Augusto Guerra) (9) Sappiamo come Kant stesso fosse «contrario» a che si prendessero appunti. Gli dava fastidio – racconta Borowski – osservare che spesso le cose più importanti erano saltate e le meno importanti messi in carta (…). “”Da me””, ripeteva continuamente ai suoi allievi, “”non imparerete filosofia; imparerete a filosofare, non a ripetere pensieri, ma a pensare””. (…) Pensare con la propria testa, indagare per conto proprio, essere indipendenti: erano frasi che ripeteva senza posa» (cfr. Immanuel Kant: Sein Leben in Destellungen von Zeitgenossen. Die Biographien von L.E. Borowski, R.B. Jachmann und A. Ch. Wasianski, Berlin 1912 [Darmstadt 1968], p. 86; tr. it. di E. Pocar, con prefazione di E. Garin, Bari, 1969, pp. 78-9 (…)]”,”FILx-336-FF”
“KANT Immanuel, a cura di Oscar MEO”,”Epistolario filosofico, 1761-1800.”,”Ampia scelta di lettere che Kant scrisse nella sua lunga vita. L’opera contribuisce alla sua biografia intellettuale. “”Che ne pensa della dottrina generale della scienza del Sig. Fichte? Il libro me lo ha mandato da molto tempo (9), ma ne ho accantonato la lettura perché è troppo voluminoso e ho trovato che intralciava troppo il mio lavoro. Sono venuto solo adesso a conoscenza del suo contenuto dalla recensione sulla “”A.(llgemeine) L.(iteratur) Z.(eitung)””. Per ora non ho il tempo di prenderlo in mano, ma la recensione (nella quale l’autore mostra molta simpatia per Fichte) mi sembra una specie di fantasma: quando si crede di averlo acchiappato, non ci si trova davanti nessun oggetto, ma sempre e solo se stessi; anzi, propriamente solo la mano che cerca di acchiapparlo. La semplice autocoscienza, limitata alla sola forma del pensiero, senza contenuto, e di conseguenza senza che la riflessione abbia davanti a sé qualcosa cui l’autocoscienza possa essere applicata e che le consenta di andare oltre la logica (10), fa una strana impressione sul lettore. Poiché ogni dottrina perseguita sistematicamente è scienza, già il titolo (‘Dottrina della scienza’) suscita poca attesa di un guadagno: essa significherebbe una ‘scienza della scienza’ e così via all’infinito. – Tuttavia sentirei volentieri il Suo giudizio in merito e anche quale effetto ha prodotto su altri nella Sua città. Stia bene pregiatissimo amico”” (I. Kant, lettera a J.H. Tieftrunk, 5 aprile 1798) (pag 393) [(9) In realtà, come si desume dalle lettere n. 69 (656) e 78 (789), Fichte gli aveva inviato più di un libro. La tesi che qui Kant intenda alludere ai ‘Fondamenti dell’intera dottrina della scienza’ è congettura fondata; (10) Cfr. ‘supra’, lettera n. 78 (789), nota 7. La recensione, apparsa sulla “”Allg. Literaturzeitung”” nel gennaio 1798 probabilmente ad opera di J.B. Erhard, prendeva in esame le opere teoretiche di Fichte nel loro complesso e costituiva una buona introduzione alla conoscenza del suo pensiero]”,”FILx-344-FF”
“KANT Immanuel, a cura di Giorgio COLLI”,”Critica della ragione pura. (1787)”,”””I filosofi dell’antichità consideravano ogni forma della natura come contingente, e la materia invece – secondo il giudizio della ragione comune – come originaria e necessaria. Tuttavia, se essi avessero considerato la materia non già relativamente, come sostrato delle apparenze, bensì ‘in se stessa’, nella sua esistenza, in tal caso l’idea della necessità assoluta sarebbe senz’altro svanita. Non c’è nulla, in effetti, che leghi assolutamente la ragione a questa esistenza. La ragione, al contrario, può eliminare sempre col pensiero – senza alcuna contraddizione – tale esistenza. Ed è soltanto nel pensiero, d’altronde, che si trovava la necessità assoluta. Alla base di questa persuasione, doveva quindi esserci un certo principio regolativo”” (pag 638)”,”FILx-385-FF”
“KANT Immanuel, a cura di Arnaldo VOLPICELLI”,”Fondamenti della Metafisica dei costumi.”,”””L’antica filosofia greca si divideva in tre scienze: la Fisica, l’Etica e la Logica. Questa divisione è perfettamente conforme alla natura delle cose, e non c’è nulla da migliorare se non forse da aggiungerle il principio donde deriva, per potere, da un lato assicurarsi della sua compiutezza, e dall’altro, determinare esattamente le necessarie suddivisioni. Ogni conoscenza razionale o è ‘materiale’ e si rivolge a un qualche oggetto; o è ‘formale’ e si occupa unicamente della forma dell’intelletto e della ragione stessa, nonchè delle regole universali del pensare in generale, senza distinzione degli oggetti. La filosofia formale si chiama ‘Logica’; quella materiale, invece, che ha da fare con oggetti determinati e con le leggi alle quali essi sono sottoposti è, a sua volta, duplice. Infatti queste leggi sono o leggi della ‘natura’ o leggi della ‘libertà’. La scienza della natura si chiama ‘Fisica’, la scienza della libertà si chiama ‘Etica’; quella è denominata anche dottrina della natura, questa anche dottrina dei costumi. La logica non può avere nessuna parte empirica, ossia nessuna parte in cui le leggi universali e necessarie del pensiero si fondino su principi derivati dall’esperienza; poichè altrimenti essa non sarebbe la logica ossia un canone per l’intelletto o per la ragione, che vale e deve essere dimostrato in ogni pensiero. All’opposto, tanto la filosofia naturale che la filosofia morale possono avere ciascuna la sua parte empirica, perchè quella deve determinare le leggi della natura come oggetto dell’esperienza, e questa, invece le leggi della volontà dell’uomo in quanto essa è modificata dalla natura; e precisamente le prime come leggi secondo le quali tutto accade, le seconde come quelle conforme a cui tutto deve accadere, sempre però considerando le condizioni per cui spesso ciò non accade. Si può chiamare ‘empirica’ ogni filosofia in quanto poggia su principi derivati dall’esperienza; ‘pura’, invece, quella che espone le sue dottrine derivandole unicamente da principi a priori. Quest’ultima, se è soltanto formale, si chiama ‘Logica’, se invece è limitata a determinati oggetti dell’intelletto si chiama ‘Metafisica’. In tal modo ha origine l’idea di una duplice metafisica: di una ‘Metafisica’ della ‘natura’ e di una ‘Metafisica’ dei ‘costumi’. La ‘Fisica’ avrà dunque la sua parte empirica, ma anche una parte razionale; parimenti l”Etica’, quantunque qui la parte empirica potrebbe chiamarsi in particolare ‘Antropologia pratica’, mentre la parte razionale potrebbe propriamente dirsi ‘Morale'”” (pag 29-30, dalla prefazione di I. Kant)”,”FILx-573″
“KANT Immanuel, a cura di Nicolao MERKER”,”Stato di diritto e società civile.”,”1724 Immanuel Kant nasce a Königsberg il 22 aprile, quarto figlio del correggiaio Johann Georg (1683-1747) immigrato da Memel, e di Anna Regina Reuter (che morirà nel 1738). Dei complessivi undici figli della famiglia raggiunsero l’età adulta, oltre a Immanuel, solo tre sorelle e il fratello Johann Heinrich (1735.1800) che divenne pastore protestante. Non è suffragato che gli antenati di Kant provenissero dalla Scozia, come il filosofo amava affermare. Nel 1730 frequenta, fino al 1732, la Vorstädter Hospitalschule; e nel contempo riceve dalla famiglia una severa educazione religiosa promossa soprattutto dalla madre che faceva parte del circolo pietistico formatosi intorno al predicatore e poi professore di teologia Franz Albert Schultz (1692-1763). Nel 1740 si iscrive all’Università di Königsberg alla facoltà di filosofia che secondo l’ordine degli studi dell’epoca era generalmente intesa come gradino propedeutico per il successivo avviamento alle facoltà superiori di teologia, giurisprudenza e medicina. Il 12 giugno 1755, con la dissertazione Meditationum quarundam de igne succincta delineatio, consegue il dottorato in filosofia; e il 27 settembre l’abilitazione alla libera docenza con lo scritto Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio. Nel 1771 comincia il decennio di preparazione della Critica della ragione pura. Il 12 febbraio 1804 Kant muore.”,”FILx-117-FL”
“KANT Immanuel, a cura di Nicolao MERKER”,”Stato di diritto e società civile.”,”Sullo sfondo della Germania dell’epoca, l’ideologia borghese negli scritti etico-politici e di filosofia della storia di Kant dal 1766 al 1799, fra i quali, inedita in Italia, un’ampia scelta dei cosiddetti “”Manoscritti postumi””. “”Certo, anche sulla concezione rousseauiana del rapporto individuo-società gravava l’ipoteca giusnaturalistica della «originaria» persona presociale assieme alla scissione, che ne consegue e che Marx rilevò ad es. ancora nella «più radicale» (e rousseauiana) Costituzione francese del ’93 (1), fra i diritti «naturali» dell’uomo presociale ed i diritti «del cittadino»”” (pag 48) (1) ‘Sulla questione ebraica’, in K.Marx e F. Engels, Opere, v. III, pp. 175-76.”,”DIRx-001-FRR”
“KANT Immanuel, a cura di Giorgio COLLI”,”Critica della ragione pura. L’unica edizione con tutte le varianti.”,”””Secondo i concetti comuni della nostra ragione, orbene, noi siamo dogmatici a riguardo della relazione di comunanza, in cui il nostro soggetto pensante sta con le cose fuori di noi, e le consideriamo come oggetti veri, sussistenti indipendentemente da noi, fondandoci su di un certo dualismo trascendentale, che non attribuisce quelle apparenze esterne – come rappresentazioni – al soggetto, ma le trasferisce in quanto oggetti (così come esse ci sono fornite dall’intuizione sensibile) fuori di noi, e le separa completamente dal nostro soggetto pensante. Questa surrezione, orbene, è il fondamento di tutte le teorie sulla relazione di comunanza tra anima e corpo”” (pag 451)”,”FILx-069-FRR”
“KANT Immanuel”,”La religione entro i limiti della sola ragione.”,”””Un’associazione degli uomini sotto le sole leggi della virtù, secondo la prescrizione di questa idea, può chiamarsi una Società ‘etica’, e, in quanto queste leggi sono pubbliche, si può chiamare (in opposizione alla Società ‘giuridico-civile’) una Società ‘etico-civile’ o ancora una ‘comunità etica’. Questa può essere costituita in seno ad una comunità politica ed anzi da tutti i membri che la compongono (e in verità gli uomini non potrebbero mai costituita senza aver come fondamento quest’ultima)”” (pag 100-101)”,”FILx-441-FRR”
“KANT Immanuel”,”Critica della ragion pura. Volume primo.”,”””Tempo e spazio sono pertanto due fonti del conoscere, dalle quali possono essere attinte a priori varie conoscenze sintetiche, come segnatamente ce ne dà uno splendido esempio, la matematica pura, rispetto alla conoscenza dello spazio e de’ suoi rapporti”” (pag 81)”,”FILx-450-FRR”
“KANT Immanuel”,”Critica della ragion pura. Volume secondo.”,”””Il mondo sensibile non contiene se non fenomeni, ma questi sono semplici rappresentazioni, le quali, a loro volta, sono sempre sensibilmente condizionate (…)”” (pag 448)”,”FILx-451-FRR”
“KANTOROWICZ Ernst H.”,”I due corpi del Re. L’idea di regalità nella teologia politica medievale.”,”K. (1895-1964) è considerato uno degli storici del diritto e delle istituzioni medievali più originali del nostro secolo. Fino al 1933 ha insegnato all’Univ di Francoforte. Poi diede le dimissioni in polemica con il nazismo. Alla vigilia della 2° GM emigrò in USA, dove ebbe incariche di insegnaemnto a Berkeley, fino al 1949, e poi a Princeton. Tra le sue opere la biografia di FEDERICO II di Svevia (‘Kaiser Friedrich der Zweite’ (1927) tradotto in IT da GARZANTI (1988).”,”TEOP-005″
“KAPLAN Robert D.”,”Balkan Ghosts. A Journey Through History.”,”KAPLAN ha fatto il reporter in 40 paesi per vari giornali tra cui ‘The Atlantic’ e ‘The New Republic’. I suoi articoli degli anni 1980 e primi anni 1990 furono i primi di uno scrittore americano a mettere in guardia sull’imminente cataclisma nei Balcani. L’A ha scritto pure ‘The Arabists: The Romance of an American Elite’, ‘Soldiers of God’ (sulla guerra in Afghanistan) e ‘Surrender or Starve’ (sulla fame in Etiopia). Il suo più recente libro è ‘The Ends of the Earth: A Journey at the Dawn of the 21° Century’. Vive a Washington.”,”EURC-024″
“KAPLAN Morton A. a cura”,”The Many Faces of Communism.”,”Saggi di Morton A. KAPLAN Franco FERRAROTTI Jean V. POULARD Eusebio M. MUJAL-LEON Mikhail AGURSKY Teresa RAKOWSKA-HARMSTONE Pavel MACHALA Nenad D. POPOVIC Haruhiro FUKUI Tang TSOU Rapido declino della popolazione russa. “”Secondo J.A. Newth (1), “”I russi stanno perdendo la loro posizione dominante nella popolazione sovietica””. L’ informazione più interessante che si possa trovare è un rapporto non pubblicato di Lubomir Hajda (2), che dice che nell’ ultimo decennio c’è stata una caduta dell’ 8% nei russi riguardo alla fascia d’ età dalla nascita fino ai 10 anni. Ciò dimostra che il censimento fu falsificato per incrementare artificialmente il numero dei russi. Citiamo anche Besançon su questo soggetto (…)””. (pag 183)”,”RUST-111″
“KAPLAN Herbert H.”,”Nathan Mayer Rothschild and Creation of a Dynasty. The Critical Years 1806-1816.”,”Herbert H. Kaplan è professore emerito di storia alla Indiana University. Si è occupato della prima spartizione polacca e della guerra dei Sette anni, e del commercio tra Russia e Gran Bretagna durante il regno di Caterina II.”,”ECOG-043″
“KAPLAN Lawrence F. KRISTOL William”,”La guerra all’Iraq. La fine della tirannia di Saddam e la missione dell’America.”,”Lawrence F. Kaplan è uno dei puù famosi editorialisti di politica estera americani. Scrive su The New Republic e collabora stabilmente ad autorevoli testate, come Commentary, Wall Street Journal, Weekly, Standard, Washington Post. William Kristol è editorialista del settimanale Weekly Standard, e commentatore per Fox News Sunday e Fox News Channel. Ha lavorato al Project for the Republican Future, e ha ricoperto svariati incarichi nel governo di Bush padre e, prima ancora, di Ronald Reagan.”,”USAQ-020-FL”
“KAPLOW Jeffry”,”I lavoratori poveri nella Parigi pre-rivoluzionaria. Coscienza politica e istituzioni.”,”KAPLOW Jeffry è professore di storia nel Dipartimento angloamericano dell’ Università di Parigi. Oltre a questo volume ha già pubblicato “”Lebeuf during the Revolutionary Period’ (1984) e ha curato alcuni volumi sulla rivoluzione francese. “”Questo senso della differenza, che prende in considerazione solo i fenomeni più evidenti della vita sociale, è perfettamente compatibile con un senso di inferiorità, una psicologia di accettazione e, in generale, con un comportamente deferente, anche se può servire ugualmente bene a creare un senso di diffidenza e anche di disprezzo verso quelli che non appartengono al gruppo. E’ molto diverso dalla coscienza di classe, che comporta, per definizione, l’ identificazione dell’ individuo con un’ entità avente precisi attributi. Corollari della coscienza di classe (come si sviluppa tra coloro che, in una società, sono privati del potere) sono le idee di oppressione e il bisogno di cambiamenti. I borghesi del 1789 avevano una coscienza di classe, e di conseguenza erano in grado di fare una rivoluzione. I lavoratori poveri, al contrario, non si erano ancora evoluti fino allo stesso punto, e quindi potevano servire, in primo luogo, solo come forza d’ appoggio. Questa coscienza di gruppo corrispondeva, in modo molto reale, alla situazione sociale in cui si trovavano. I lavoratori poveri non costituivano una singola classe, ma piuttosto un’ accozzaglia di produttori e mercanti, specializzati e non specializzati, sedentari e nomadi.”” (pag 247)”,”MFRx-287″
“KAPP Yvonne”,”Eleanor Marx. 2. Gli anni dell’ impegno (1884 – 1898).”,”Eleanor era la quarta figlia di MARX. Yvonne KAPP ha svolto la sua attività in campi svariati: ha collaborato a riviste, ha lavorato per un ente di assistenza agli esuli del nazismo e successivamente ha svolto lavori di ricerca per l’industria e per il Medical Research Center.”,”MADS-172-B”
“KAPP Yvonne”,”Eleanor Marx. Volume I. Family Life, 1855-1883.”,”””Eduard Bernstein incontrò Eleanor per la prima volta nel 1880 quando venne a Londra per una settimana a Novembre. La sua non fu una visita sociale ordinaria. Come segretario privato ed uno dei socialisti tedeschi gravitanti intorno al ricco editore Karl Höchberg che era emigrato in Svizzera nel 1878, Bernstein doveva finire sotto il pesante fuoco di Marx ed Engels. Con August Bebel egli alla fine decise di chiarire la posizione affrontando i leoni nelle loro tane: “”Andare a Canossa””, chiamò ciò Bebel””. (pag 206)”,”MADS-396″
“KAPP Yvonne”,”Eleanor Marx. Volume II. The Crowded Years, 1884-1898.”,”””Sebbene fosse l’ ultima persona sulla terra ad essere scossa dalla “”Critica del Programma di Gotha””, dato che non aveva un debole per la teoria, Hyndman scelse questo momento per lanciare un pubblico attacco a Engels. Il 21 febbraio 1891 apparve un articolo su ‘Justice’ con il titolo “”A Disruptive Personaliy”” (Una personalità dirompente). Engels, concedeva, era brillante ma aveva “”un perfetto genio per rovesciare buone comprensioni”” e, finché c’era lui in vita, non c’era nessuna speranza di cortesia internazionale tra i Socialdemocratici. Una successivo puntata apparve nel numero successivo, questa volta con il titolo familiare “”La cricca marxista””.”” (pag 456)”,”MADS-397″
“KAPPELER Andreas, a cura di Aldo FERRARI”,”La Russia. Storia di un impero multietnico.”,”Andreas Kappeler è docente di Storia dell’Europa dell’Est all’Università di Vienna.”,”RUSx-087-FL”
“KAPSTEIN Ethan B.”,”Governare la ricchezza. Il lavoro nell’economia globale.”,”Di rado si parla di economia globale in riferimento ai cento milioni di cittadini dei paesi industrializzati al disotto della soglia di povertà, ai trentacinque milioni di disoccupati o al miliardo e trecento milioni di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo con meno di un dollaro al giorno. Ethan B. Kapstein insegna International Peace all’Università del Minnesota. Già alto dirigente dell’OCSE a Parigi e vicepresidente del Council on Foreign Relations di New York, è una delle voci più significative dell’attuale dibattito sulle sorti dell’economia mondiale.”,”ECOI-123-FL”
“KAPUR Harish”,”India’s Foreign Policy, 1947-92.”,”KAPUR Harish “”When his brother, Sanjay Gandhi (universally considered as the heir apparent) died in a daredevil plane crash, he was pressed into his brother’s political shoes, in which he functioned in a low-key capacity before being pushed into the role of Prime Minister on his mother’s assassination. With hardly any experience or even, for the matter, any ambition, he found himself at the helm of affairs in 1984. (…) However, where Rajiv Gandhi did leave his imprint was on foreign policy making. If one were to look at the five years of his Prime ministership, it is evident that his impact on foreign policy making was considerable, in fact much more than on domestic issues since he was seriously hemmed in on the domestic front by his political entourage and the domestic political situation. A number of personal and political factors contributed to Rajiv Gandhi’s impact on foreign policy making. The first was personal. Rajiv Gandhi clearly showed a conspicuous interest in foreign affairs: an interest that was in striking contrast to his predecessors (with the exception of Jawaharlal Nehru and Indira Gandhi) and un interest that was free from any ideological influences”” (pag 193)”,”INDx-128″
“KAPUSCINSKI Ryszard”,”Ancora un giorno.”,”Al posto di blocco. “”Non dimentichiamo che tutto si svolge al sole e che fa caldo. A questo punto inizia la fase più drammatica dell’incontro: l’esame reciproco. Per comprendere il senso della scena, ricordiamo che in questa guerra le truppe in lotta sono vestite (o non vestite) nello stesso modo e che vaste zone del paese sono una terra di nessuno invasa alternativamente ora dagli uni ora dagli altri, amici o nemici, che vi piazzano a turno i propri posti di blocco. Ecco perché, all’inizio; non si sa mai chi siano gli uomini che ci vengono incontro né quello che ci faranno. D’altronde neanche loro sanno niente di noi. Adesso bisogna fare appello a tutto il nostro coraggio per pronunciare la parola che ci darà la vita o la morte. “”Camarada!”” Se le sentinelle sono uomini di Agostinho Neto, che si salutano con la parola ‘camarada’, vivremo. Se invece sono soldati di Holden Roberto o di Jonas Savimbi, che si chiamano l’un l’altro ‘irmão’ (fratello), è giunta l’ultima ora della nostra esistenza terrena. Tra un attimo ci metteranno al lavoro: dovremo scavarci la tomba. Vicino ai posti di guardia fissi e in funzione da tempo, sorgono i piccoli cimiteri di chi non ha avuto la fortuna di apostrofare le sentinelle con il giusto appellativo. Diciamo che per questa volta la fortuna ci ha favoriti””. (pag 49)”,”AFRx-061″
“KAPUSCINSKI Ryszard”,”Imperium.”,”Ryszard Kapuscinski è nato a Pinsk, in Polonia orientale, oggi Bielorussia, nel 1932. Dopo gli studi a Varsavia ha lavorato fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia polacca PAP. Ha vinto il Premio Internazionale Viareggio, il Premio Omegna, il Premio Creola dell’Università di Bologna nel 2000, il Premio Grinzane per la lettura e il Premio Principe de Asturias nel 2003.”,”RUSU-117-FL”
“KARDELJ Edvard”,”Le vie della democrazia nella società socialista. Il meccanismo della autogestione jugoslava nell’ analisi puntuale di uno dei suoi più autorevoli teorici.”,”Edvard KARDELJ è nato a Lubiana nel 1910. Entrato giovanissimo nel partito comunista clandestino, dopo due anni di prigione visse a lungo in URSS. Nel 1941 divenne uno degli organizzatori del Fronte di liberazione in Slovenia. Nel 1943 fu vicepresidente del Comitato nazionale di liberazione e nel 1945 vicepresidente nel primo governo del Maresciallo TITO. E’ stato capo della delegazione jugoslavia all’ ONU e ministro degli esteri negli anni 1948-54 della rottura tra Jugoslavia e URSS.”,”EURC-055″
“KARDELJ Edvard”,”Memorie degli anni di ferro.”,”KARDELJ è nato a Lubiana nel 1910 ed è morto nel 1979. Giovanissimo entrò nel PC clandestino e dopo aver scontato 2 anni di prigione visse a lungo in URSS. Nel 1941 divenne uno degli organizzatori del fronte di liberazione in Slovenia e nel 1943 fu vice Presidente del CNL. Nel 1945 vicepresidente del primo governo di TITO. E’ stato il teorico e l’ artefice del sistema jugoslavo dell’ autogestione.”,”EURC-061″
“KARDELJ Edvard”,”Il socialismo e la guerra. Le tesi dei comunisti jugoslavi sulle vie del socialismo nel momento attuale.”,”””La prima proposizione è di Lenin ma, essendo avulsa dal contesto, non esprime l’ intero pensiero di Lenin. Tutte le frasi successive sono in realtà soltanto una deformazione del senso della prima; anzi, va detto subito che il pensiero di Lenin è stato direttamente svisato, poiché, citando la menzionata tesi dai Quaderni filosofici, l’ autore cinese salta semplicemente una nota che Lenin aggiunse alla sua tesi. La nota dice: ‘L’ unità (coincidenza, identità, concordanza) degli opposti è condizionata, provvisoria, transitoria, relativa, la lotta degli opposti che si escludono reciprocamente è assoluta, come sono assoluti lo sviluppo, il divenire. NB.: il soggettivismo (scetticismo e sofistica, ecc.) si distingue dalla dialettica fra l’ altro per il fatto che nella dialettica (oggettiva) è relativa anche la differenza fra il relativo e l’ assoluto. Per la dialettica oggettiva nel relativo è contenuto l’ assoluto. Per il soggettiismo e il sofisma il relativo è soltanto relativo e esclude l’ assoluto.’. Non c’è bisogo di spiegazioni. Lenin ha dato una valutazione esatta della filosofia di Chang Pey, mentre Chang Pey ha avuto sicuramente le sue buone ragioni per citare solo la prima parte e omettere la seconda parte della tesi di Lenin.”” (pag 36)”,”EURC-078″
“KARGINOV German”,”Rodcenko.”,”””Elemento tipico, la copertina del numero 5 di “”Kino-fot”” riproduceva una fotografia di Edison, che era per i costruttivisti russi l’incarnazione stessa della rivoluzione tecnica. A pagina sei del terzo numero, che riproduceva disegni della Stepanova con testi di Rodcenko, l’artista lanciò una formula nel suo genere tipicamente costruttivistica: ‘Lenin e Edison comunismo e tecnica’”” (pag 120) “”Majakovskij doveva dire in proposito: «Nel 1923, su “”Lef””, Rodcenko fu il primo che, seguendo il ritmo del progresso tecnico, passò dalla rappresentazione a penna e a matita al fotomontaggio. Questo avveniva nel 1923. Ed oggi, per decreto, alla fotostampa è stata data disposizione di adeguare tutta la stampa al sistema di montaggio o di illustrazioni messo a punto da Rodcenko. In appena tre anni il compagno Rodcenko ha creato lo stile delle nuove copertine (…). I libri con le copertine migliori, come le “”Opere complete”” di Lenin o il catalogo per l’esposizione di Parigi delle “”Izestija”” o della “”Pravda””; e ancora, se v’interessa la storia del partito comunista, sappiate che i venticinque fotomontaggi pubblicati dall’Accademia comunista (e che coprono l’intero arco della storia del partito comunista) sono per l’appunto opera di Rodcenko. E’ l’unica storia del partito comunista raccontata per immagine fotografiche”””” (pag 123) “”Secondo la delibera, firmata da Lenin, il Vchutemas era un istituto superiore tecnico-industriale specializzato il cui obiettivo era di formare per l’ industria artisti altamente qualificati”” (pag 165) Trecc: Rodcenko Aleksandr Michajlovic. – Pittore (Pietroburgo 1891 – Mosca 1956). Tra i protagonisti dell’avanguardia russa, che attraversò in tutti i suoi movimenti artistici, inizialmente indirizzò la sua ricerca all’arte non figurativa, per poi volgere la sua attività verso opere grafiche e manifesti; impegnato anche nella progettazione industriale, dagli anni Trenta si dedicò con sempre maggior intensità alla fotografia. Studiò all’Accademia di belle arti di Kazan´; stabilitosi a Mosca, volse ben presto i suoi interessi (1914) verso l’arte non figurativa, creando composizioni rigorosamente geometriche. Dopo la Rivoluzione, condividendo tra gli altri con V. Tatlin e K. S. Malevic il forte impegno politico per un’arte al servizio della società, firmò in occasione della mostra 5×5=25 del 1920 il programma del gruppo “”produttivista””. Dopo il polemico quadro Cerchio nero su fondo nero (1918-19, San Pietroburgo, Museo Russo), le Composizioni lineari (Costruzione lineare, 1919, Ginevra, Musée d’art et d’histoire) e le Composizioni volumetriche (Costruzione ovale sospesa, 1920, New York, Museum of modern art) in legno e metallo, la sua attività si rivolse soprattutto alla realizzazione di opere grafiche, manifesti, arredi e allestimenti in occasione di manifestazioni rivoluzionarie. Dal 1923 prese parte al Lef (Levyj front istkusstv, “”Fronte di sinistra delle arti””); in quello stesso anno iniziò una intensa collaborazione con V. Majakovskij illustrandone il poema Pro eto (“”Di questo””). Dal 1920 al 1930 svolse un’importante attività didattica alla Facoltà per la lavorazione dei metalli del Vchutemas, puntualizzando le sue ricerche nel campo oggettuale industriale. Dedicandosi con intensità crescente alla fotografia, dal 1924 produsse, spesso in collaborazione con la moglie V. F. Stepanova, splendidi ritratti, reportages e album fotografici. In seguito prestò la sua opera in campo cinematografico e teatrale ritornando, dopo il 1935, anche alla pittura con serie di composizioni di carattere decorativo. Due foto dell’allestimento del Club operaio per l’ Esposizione internazionale delle arti decorative di Parigi del 1925 (pag 174)”,”BIOx-343″
“KARILA-COHEN Pierre WILFERT Blaise”,”Leçon d’ histoire sur le syndicalisme en France.”,”KARILA-COHEN è un ex-allievo Ecole Normale Superieure, e agregé di storia a Parigi I. WILFERT ex-allievo Ecole Normale Superieure, è agregé di storia e insegna a Paris I.”,”MFRx-142″
“KARKLINS-MARCHAY Alexis”,”Joseph Schumpeter. Vie, oeuvres, concepts.”,”””Il cuore del pensiero schumpeteriano si trova nel secondo capitolo dell’ opera, quando l’ autore definisce l’ evoluzione economica e in cui dimostra il ruolo dell’ innovazione in questa evoluzione. Schumpeter constata che l’ analisi neo-classica non tratta dell’ incatenamento dei fatti storici. Un semplice esame di questi fatti permette quindi di osservare che, contrariamente all’ ipotesi fondamentale di circuito statico (v. primo capitolo il “”circuito dell’ economia””, ndr), lo stato economico subisce in permanenza delle grandi trasformazioni””. (pag 29)”,”ECOT-106″
“KARL Michaela”,”Die Münchener Räterepublik. Porträts eine Revolution.”,”KARL Michaela è nata nel 1971, è una storica e politologa, insegna all’Universität der Bundeswehr di Monaco. Ha fatto ricerche sulla tradizione ribellistica in nella storia tedesca e bavarese. Ha scritto in un ampio volume la biografia di Rudi Dutschke.”,”MGER-096″
“KARNOW Stanley edizione italiana a cura di Piero BAIRATI”,”Storia della guerra del Vietnam. Da Dienbienphu alla caduta di Saigon: una fondamentale ricostruzione storica.”,”KARNOW Stanley è nata a New York nel 1925. Ha studiato ad Harvard e all’ Ecole de Sciences Politiques di Parigi. Ha iniziato qui la sua attività di giornalista come corrispondente di ‘Time’. Nel 1959 fu inviato nel Sud Est Asiatico. E’ autore di altre opere sull’ Estremo Oriente e il Sud Est asiatico.”,”USAQ-021″
“KAROL K.S.”,”La seconda rivoluzione cinese.”,”Tornato in Cina dopo la rivoluzione culturale del 1966 – 1969, K.S. KAROL è stato tra i primi scrittori europei a trascorrere un lungo periodo nel paese e a studiare sul posto i mutamenti apportati nella società da questa ondata rivoluzionaria ‘diversa da tutte le altre’.”,”CINx-024″
“KAROL K.S.”,”La Cina di Mao. L’ altro comunismo.”,”K.S. KAROL è uno dei giornalisti meglio informati sui problemi del mondo attuale (1967). Nato in Polonia nel 1924 visse in quella parte del paese che fu annessa all’ URSS nel 1939. Trascorse sette anni in Russia dove terminò gli studi secondari e studiò scienze politiche all’ Università di Rostov. Come accadde a molti suoi compagni fece l’ esperienza delle prigioni e dei campi sovietici. Alla fine della guerra lasciò l’ URSS e da allora risiede a Parigi. Dal 1953 al 1964 è stato redattore all’ Express. Poi del Nouvel Observateur. E’ anche corrispondente da Parigi del New Statesman’. Mao. “”E’ diventato il capo dei comunisti cinesi in condizioni insolite, attraverso una lunga lotta contro la maggioranza del Comitato Centrale appoggiata dal Comintern. Secondo alcuni storici come John E. Rue è stato costretto a ricorrere prima della Lunga Marcia a un movimento simile a quello delle “”guardie rosse”” per strappare la direzione dalle mani della burocrazia comunista””. (pag XVII)”,”CINx-153″
“KAROL K.S. ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof, saggi di”,”Pouvoir et opposition dans le sociétés postrévolutionnaires.”,”NOTA: è un ISC3L-13! sostituire a scheda EURC-079 Saggi di ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof pag 100″,”EURC-084″
“KAROL K.S.”,”Solik. Peripezie di un giovane polacco nella Russia in guerra.”,”KAROL K.S. è nato in Polonia nel 1924. Vissuto in Unione Sovietica dal 1939 al 1946, ritornato quindi in Polonia, nel 1948, si trasferisce in Francia, a Parigi, dove è prima redattore del settimanale ‘L’Express’ e dal 1964 a oggi editorialista del ‘Nouvel Obs’. E’ autore di ‘La Polonia da Pilsudski a Gomulka’ (Laterza 1959), ‘La Cina. L’ altro comunismo’ (Mondadori, 1967), ‘La guerriglia al potere. Itinerari politici della Rivoluzione cubana (Mondadori, 1971), ‘La seconda rivoluzione cinese’ (1974). Spartizione nazista e stalinista della Polonia. 1939-1940. Deportazioni. “”A L’vov la gente spariva. Una repressione selettiva e sistematica colpiva sia coloro che erano stati ricchi sia i militanti di sinistra: fra i primi presi di mira ci fu il poeta Wladyslaw Broniewski. Il nuovo regime mostrava le unghie e gli artigli perché non trovava consenso da nessuna parte, non aveva, per così dire, “”base sociale””. Gli ucraini e i bielorussi, perlopiù contadini, che in linea di principio avrebbero dovuto bramare l’ avvento della patria sovietica non ardevano affatto per la collettivizzazione delle terre. Quanto alla popolazione polacca, ammesso che il Kpp (il partito comunista) avesse potuto contare, Stalin l’ aveva sciolto nel 1938, sterminandone i quadri in una di quelle notti sovietiche di San Bartolomeo di cui neppure si conosce la data esatta. Era rimasto sul terreno, a L’vov, solo un gruppetto di intellettuali attorno alla scrittrice Wanda Wasilewska, che non era certo in grado di acquietare l’ ostilità della gente. Ma intanto l’ Europa intera viveva nella provvisorietà, la guerra dilagava e si poteva credere che l’ Urss, ottenuta una mezza vittoria in Finlandia nel marzo del 1940, avrebbe adottato l’ antico adagio britannico ‘wait and see’. Mosca decise il contrario, sferrando un colpo durissimo all’ ex Polonia orientale. All’ inizio di giugno del 1940 queste province e i loro 15 milioni di abitanti, se non di più, d’ improvviso furono isolate, tagliate fuori dal mondo, bloccati i trasporti, sia per l’Est che per l’ Ovest. Si sarebbe detto uno stato d’assedio, ma per tutta la giornata non successe nulla; soltanto a metà della notte gli uomini dal berretto blu della Nkvd, i cekisti, si misero all’ opera. Casa per casa, città o villaggi o borghi che fossero, svegliarono tutti chiedendo di vedere il passaporto sovietico. Chi cercavano? Aveva già elenchi di nomi sospetti di organizzare una resistenza armata, polacca o ucraina? Si direbbe di no: facevano un segno sulle liste ma mano che rastrellavano coloro che, non avendo passaporto, si trovavano in una situazione amministrativamente irregolare. Costoro non poterono fare alcun ricorso, a nessuno: i convogli già li aspettavano alla stazione più prossima. (…) Fra i rastrellati, gli ebrei provenienti dalla zona tedesca erano la maggioranza.”” (pag 27-28)”,”RUSU-194″
“KAROL K.S.”,”La deuxieme revolution chinoise.”,”K.S. Karol autore di ‘La Chine de Mao; l’autre communisme’, è ritornato nel paese dopo la rivoluzione culturale degli anni 1966-1969. E’ stato il primo scrittore europeo a poter studiare sul posto a lungo i cambiamenti di questa rivoluzione. Rapporti economici URSS-Cina. “”D’autre part, si grâce aux Soviétiques la China avait pu mettre rapidement sru pied un système de planification centralisé et un réseau de statistiques relativement efficace employant quelque 200.000 personnes, elle ne pouvait en revanche, acheter en URSS ce dont elle avait, à son avis, immédiatement besoin. S’étant développée de manière déséquilibrée, l’Uinon Sovietique n’était en mesure d’exporter que le surplus des secteurs auxquels elle avait elle-même donné la priorité. Il était inutile de lui demander de l’équipement pour l’industrie chimique – pour fabriquer des engrais, par exemple – puisque celle-ci n’a commencé à se développer que du temps de Khrouchtchev, et avec les déboires que l’on sait.”” (pag 70)”,”CINx-218″
“KAROL K.S.”,”Due anni di terremoto politico. URSS, 1989-1990.”,”K.S. Karol è nato a Lodz, in Polonia nel 1924. Ha trascorso il periodo dal 1939 al 1946 in Unione Sovietica. Ritornato in patria, decide di trasferirsi, nel 1948, in Francia dove comincia a lavorare come redattore del settimanale parigino ‘L’Express’. Dal 1964 è editorialista del ‘Nouvel observateur’. É collaboratore del quotidiano ‘Il Manifesto’ fin dalla fondazione. Tra i suoi libri: da Pilsudski a Gomulka, La Cina. L’altro comunismo. La guerriglia al potere, Itinerari politici della rivoluzione cubana, Solik. Peripezie di un giovane polacco nella Russia in guerra.”,”RUSU-084-FL”
“KARPOV G. e altri”,”Geografia dell’ URSS.”,”””Sulla inammissibile distruzione dei boschi nella Russia prerivoluzionaria parlò V.I. Lenin. Egli dedicava sempre molta attenzione ai problemi inerenti l’ utilizzazione razionale delle risorse naturali e ad un atteggiamento responsabile verso di esse. Le leggi e le disposizioni approvate per iniziativa di V.I. Lenin avevano un grande significato: in esse erano contenuti i principi più importanti per la difesa della natura secondo la concezione socialista. Nel 1919, per disposizione di V.I. Lenin fu creata la prima riserva sovietica, la Riserva naturale di Astrachan, alla foce del Volga, quindi Lenin firmò i decreti per la costituzione della Riserva mineralogica dei monti II’men’ negli Urali meridionali e di quella del Bajkal per la tutela degli animali da pelliccia”” (pag 47)”,”RUSU-149″
“KARPOVICH Michael”,”Imperial Russia, 1801-1917.”,”””A typical member of the ‘intelligentsia’ was either indifferent or openly hostile towards religion and tended to be profoundly suspicious of every idealistic interpretation of the universe. As always there were some notable exceptions; giants like Tolstoi and Dostoevski could go their own way without impairing thereby their popolarity””. (pag 45) “”Un tipico membro dell’ intelligentsia era indifferente o apertamente ostile verso la religione e tendeva ad essere profondamente sospettoso di ogni interpretazione idealistica dell’ universo. Come sempre ci sono rimarcabili eccezioni; giganti come Tolstoi e Dostoevski possono andare per la propria strada senza indebolire la propria popolarità. Ma ciò fu permesso ai geni ma non consentito nel caso di uomini meno grandi. Come un potere l’ intelligentsia fu intollerante e senza concessioni verso i dissenzienti””. (pag 45)”,”RUSx-118″
“KARR Alphonse”,”La monarchia borghese.”,”Sono scritti apparsi sulla rivista ‘Les Guepes’ dal 1839 al 1841. Alphonse KARR nacque a Parigi nel 1808. Letterato e giornalista eclettico, dopo il 1848 fu candidato alla Costitutente,ma gli elettori della Senna inferiore gli negarono il voto. Sostenne allora il generale CAVAIGNAC durante la sua breve dittatura con ‘Le Journal’ che, a CAVAIGNAC ispirato, finì con lui. Si ritirò dal giornalismo e dalla letteratura e andò a Nizza, di recente annessa, dedicandosi alla floricoltura. Morì nel 1890. La morale tranquilla di KARR è quella di non stupirsi mai degli uomini e dei fatti.”,”FRAD-028″
“KARSH Efraim KARSH Inari”,”Empires of the Sand. The Struggle for Mastery in the Middle East 1789-1923.”,”Efraim Karsh is professor and Director of the Mediterranean Studies Program at King’s College, London. Inari Karsh is a scholar of Middle East history and politics. Introduction, cartina, abbreviations, notes, index, epilogue,”,”VIOx-091-FL”
“KARSKI Jan (KOZIELEWSKI), a cura di Luca BERNARDINI”,”La mia testimonianza davanti al mondo. Storia di uno stato segreto.”,”Jan Karski, pseudonimo assunto durante il secondo conflitto mondiale da Jan Kozielewski, nacque a Lodz nel 1914. Emissario della Resistenza polacca nei tumultuosi anni 1939 – 1943, alla fine della guerra si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò a lungo Scienze politiche presso la Georgetown University. Morì a Washington nel luglio del 2000. Pubblicato a Boston nel 1944, ‘Story of a Secret State’ (il titolo qui adottato riprende quello della traduzione apparsa in Francia nel 1948) è stato attentamente rivisto dall’autore in occasione della prima edizione polacca (1999). Nonostante le informazioni di prima mano di Karski sulla situazione degli ebrei in Polonia, gli Alleati mostrarono indifferenza di fronte al consumarsi del genocidio “”Nel corso della prima permanenza londinese di Karski (25 novembre 1942 – 9 giugno 1943) la situazione politica del governo in esilio a Londra si fece sempre più complessa giacché si ruppero i rapporti diplomatici con l’Urss in seguito all’istanza, avanzata dal generale Sikorski, affinché fosse istituita una commissione d’inchiesta internazionale sulle fosse di Katyn. Qui il 13 aprile 1943 i tedeschi avevano scoperto i corpi di migliaia di ufficiali polacchi fatti uccidere da Stalin nella primavera del 1940. La missione di Karski a Washington nell’estate del 1943 aveva lo scopo di sottolineare il contributo polacco alla causa alleata, così ostentatamente negato dai sovietici. Karski tuttavia contava di riuscire anche nell’intento di convincere gli americani a compiere qualche azione concreta per mettere in salvo gli ebrei dell’Europa Orientale. Quando incontra Felix Frankfurtur, giudice della Corte Suprema, Karski non sospetta nemmeno che i massimi esponenti della comunità ebraica statunitense, Nahum Goldman e il rabbino Stephen S. Wise, presidente dell’American Jewish Congress, in realtà sappiano tutto del genocidio fin dall’agosto del 1942, ma siano stati obbligati al silenzio dal Dipartimento di Stato (1). Il giudice Frankfurter commenterà il racconto di Karski con un’affermazione che per l’emissario sarebbe suonata misteriosa per lunghi anni: «Non dico che… lei stia mentendo. Dico solo che non posso credere a quello che mi ha detto» (2). Lo stesso F.D. Roosevelt, con cui Karski in realtà si era incontrato prima di vedere Frankfurter, aveva evitato di replicare sia alla notizia che, dal giorno della partenza dell’emissario da Varsavia, era stati uccisi un milione e ottocentomila ebrei polacchi, sia alla richiesta di bombardamenti di rappresaglia, mentre aveva concentrato la propria attenzione sulla questione dei confini postbellici della Polonia e sull’attività dei comunisti nel paese”” (pag 500) [Luca Bernardini, Messaggero, testimone, personaggio. L’uomo che cercò di fermare la Shoah] [(1) Si veda a questo proposito A.D. Morse, ‘While Six Million Died. A Chronicle of American Apathy’, Random House, New York, 1968 (‘Mentre sei milioni morivano: la soluzione finale e l’inerzia dell’Occidente’, trad. it. di F. Franconeri, Mondadori, Milano, 1968); (2) Cfr. Jankowski, Karski, cit., p. 332]”,”POLx-054″
“KARSKI Jan (KOZIELEWSKI), a cura di Luca BERNARDINI”,”La mia testimonianza davanti al mondo. Storia di uno stato segreto.”,”Jan Karski, pseudonimo assunto durante il secondo conflitto mondiale da Jan Kozielewski, nacque a Lodz nel 1914. Emissario della Resistenza polacca nei tumultuosi anni 1939 – 1943, alla fine della guerra si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò a lungo Scienze politiche presso la Georgetown University. Morì a Washington nel luglio del 2000. Pubblicato a Boston nel 1944, ‘Story of a Secret State’ (il titolo qui adottato riprende quello della traduzione apparsa in Francia nel 1948) è stato attentamente rivisto dall’autore in occasione della prima edizione polacca (1999). Nonostante le informazioni di prima mano di Karski sulla situazione degli ebrei in Polonia, gli Alleati mostrarono indifferenza di fronte al consumarsi del genocidio “”Nel corso della prima permanenza londinese di Karski (25 novembre 1942 – 9 giugno 1943) la situazione politica del governo in esilio a Londra si fece sempre più complessa giacché si ruppero i rapporti diplomatici con l’Urss in seguito all’istanza, avanzata dal generale Sikorski, affinché fosse istituita una commissione d’inchiesta internazionale sulle fosse di Katyn. Qui il 13 aprile 1943 i tedeschi avevano scoperto i corpi di migliaia di ufficiali polacchi fatti uccidere da Stalin nella primavera del 1940. La missione di Karski a Washington nell’estate del 1943 aveva lo scopo di sottolineare il contributo polacco alla causa alleata, così ostentatamente negato dai sovietici. Karski tuttavia contava di riuscire anche nell’intento di convincere gli americani a compiere qualche azione concreta per mettere in salvo gli ebrei dell’Europa Orientale. Quando incontra Felix Frankfurtur, giudice della Corte Suprema, Karski non sospetta nemmeno che i massimi esponenti della comunità ebraica statunitense, Nahum Goldman e il rabbino Stephen S. Wise, presidente dell’American Jewish Congress, in realtà sappiano tutto del genocidio fin dall’agosto del 1942, ma siano stati obbligati al silenzio dal Dipartimento di Stato (1). Il giudice Frankfurter commenterà il racconto di Karski con un’affermazione che per l’emissario sarebbe suonata misteriosa per lunghi anni: «Non dico che… lei stia mentendo. Dico solo che non posso credere a quello che mi ha detto» (2). Lo stesso F.D. Roosevelt, con cui Karski in realtà si era incontrato prima di vedere Frankfurter, aveva evitato di replicare sia alla notizia che, dal giorno della partenza dell’emissario da Varsavia, era stati uccisi un milione e ottocentomila ebrei polacchi, sia alla richiesta di bombardamenti di rappresaglia, mentre aveva concentrato la propria attenzione sulla questione dei confini postbellici della Polonia e sull’attività dei comunisti nel paese”” (pag 500) [Luca Bernardini, Messaggero, testimone, personaggio. L’uomo che cercò di fermare la Shoah] [(1) Si veda a questo proposito A.D. Morse, ‘While Six Million Died. A Chronicle of American Apathy’, Random House, New York, 1968 (‘Mentre sei milioni morivano: la soluzione finale e l’inerzia dell’Occidente’, trad. it. di F. Franconeri, Mondadori, Milano, 1968); (2) Cfr. Jankowski, Karski, cit., p. 332]”,”EBRx-002-FGB”
“KARSZ Saül”,”Teoria e politica: Louis Althusser. Con quattro testi inediti di Louis Althusser.”,”KARSZ Saül nato nel 1936 a Buenos Aires ha insegnato fino al 1965 all’ Università di quella città e dal 1967 a Parigi. Fra le sue opere pubblicate il saggio ‘Lettura di Althusser’ (B. Aires, 1970) “”Sviluppare la teoria per non essere in ritardo sulla vita”” (Lenin, citato da Althusser) (pag 7) “”Lenin approva le critiche hegeliane della “”cosa in sé”” kantiana affermando, con Hegel, che tutte le astrazioni scientifiche (purché siano “”giuste, serie e non arbirarie””) permettono di conoscere la natura delle cose così come esse sono, in un procedimento ogni volta più profondo. Si pone ancora al fianco di Hegel contro il ruolo attribuito da Kant alla scienza: “”Kant svaluta la scienza per aprire il cammino alla fede. Hegel innalza la scienza assicurando che la conoscenza è la conoscenza di Dio. Il materialismo approfondisce la conoscenza della materia, buttando Dio e il ‘canagliume’ filosofico che lo difende nella spazzatura”” (Lenin, citato in LH, 83) (LH, 84)””. (pag 326)”,”TEOC-318″
“KASER Kurt”,”Riforma e controriforma.”,”””Al contrario di Lutero, Zwingli aveva un temperamento molto pratico, politico. Egli lotta contro il costume di servire negli eserciti stranieri, e di accettar pensioni da signori stranieri, e contro ogni scandalo, nella vita pubblica della confederazione, con energia non minore che contro la corruzione ecclesiastica. Per Zwingli, riforma politica e riforma religiosa erano indissolubilmente collegate (…)””. (pag 49-50) “”Con maggior violenza e radicalismo di Lutero, Calvino lotta contro il papismo che egli chiama idolatria, contro la messa che è per lui un dannato sacrilegio. Nella chiesa calvinistica si afferma uno spirito combattivo pronto non solo alla difesa ma all’ offesa (…)”” (pag 88)”,”EURx-169″
“KASER Engelbert”,”Los socialistas pintados por sí mismos. (¡El demócrata socialista tiene la palabra!).”,”Scritti citati di Atlantikus, A. BEBEL E. BERNSTEIN J. DAVIDSON Deklamator J. DIETZGEN A. DOUAL F. ENGELS L. GUMPLOWICZ K. KAUTSKY L. KNORR O. KÖHLER P. LAFARGUE F. LASSALLE W. LIEBKNECHT K. MARX G. MORRIS P. PFLÜGER M. PFUND, Atti del Congresso Socialista Internazionale di Norimberga 1890, Atti dl Congresso socialista tedesco Zurigo, 1880, Copenaghen 1883, Atti delle Assemblee socialiste tedesche (1891-1904), Atti del Congresso socialista internazionale operaio di Tonhalle, Zurigo, Atti dell’ Assemblea socialista tedesca (1906-1909), F. STAMPFER J. STERN J. VOLLMAR, Die Neue Zeit, Zeiten. Socialismo. “”Nessuno potrà proibire che chicchessia ceda o regali ad altri i prodotti ottenuti (col suo lavoro, ndr) e che non consuma, né avrà il più piccolo ostacolo nel caso voglia generosamente lavorarare per qualcun altro, facendolo partecipe di tutti i benefici sociali affinché questo possa dedicarsi al ‘dolce far niente’. Ma nessuno potrà obbligarlo a lavorare a profitto di altri, né trattenergli la più piccola parte del prodotto del suo lavoro””. (pag 72, Bebel, Die Frau, 366)”,”SOCx-124″
“KASER Michael ZIELINSKI Janusz G.”,”La pianificazione nell’Europa orientale. La gestione statale dell’industria.”,”Michael Kaser insegna economia all’Università di Oxford ed è membro del St. Antony’s College. Janusz G. Zielinski ha insegnato alla Scuola centrale di pianificazione e statistica di Varsavia fino al 1970, e da allora fa parte dell’Università di Glasgow.”,”EURC-061-FL”
“KASHYAP Anil RAJAN Raghuram STEIN Jeremy”,”The Global Roots of the Current Financial Crisis and its Implications for Regulation.”,”KASHYAP Anil RAJAN Raghuram (entrambi dell’Università di Chicago); STEIN Jeremy (Università di Harvard)”,”ECOT-240″
“KASPI André”,”Les Américains. I. Naissance et essor des Etats-Unis 1607-1945.”,”KASPI André professore alla Sorbona, insegna storia degli Stati Uniti all’ Università di Parigi III e dirige all’ Institut d’ études politiques de Paris, un seminario di ricerca sulla storia delle relazioni franco-americane. “”Nel 1876, la Corte suprema stima che il 14° emendamento non per scopo di conferire al governo federale la protezione dei diritti civili. Gli Stati sono ormai liberi di fissare a modo loro il quadro delle relazioni interraziali. Per mezzo di artifici giuridici, quando non attraverso l’ intimidazione, i Neri del Sud perdono il loro diritto di voto. La segregazione nelle scuole, gli ospedali, i mezzi di trasporto diviene a poco a poco un’ abitudine, fino al momento in cui, nel 1896, la Corte suprema ne riconosce la legalità. Se i regolamenti e le decisioni giuridiche non sono sufficienti a mantenere i Neri al loro posto, ci pensa la folla con il ricorso al linciaggio: 187 per anno dal 1889 al 1899 di cui l’ 80% nel Sud, dati delle statistiche ufficiali che, con tutta evidenza, sottostimano la triste realtà. La schiavitù è scomparsa; la discriminazione gli succede.”” (pag 209) La formula: “”Separati ma eguali”” (corte suprema)”,”USAG-066″
“KASPI André”,”Les Américains. II. Les Etats-Unis de 1945 à nos jours.”,”KASPI André professore alla Sorbona, insegna storia degli Stati Uniti all’ Università di Parigi III e dirige all’ Institut d’ études politiques de Paris, un seminario di ricerca sulla storia delle relazioni franco-americane,. “”In effetti, un avvenimento importante si produce nel corso dell’ estate 1965 che sarà seguito da ricorrenze, più o meno spettacolari, fino all’ estate del 1968. E’ il moto di Watts, un quartiere di Los Angeles, che inaugura l’ onda dei moti urbani, nel preciso momento in cui il governo federale si è impegnato senza riserve nella lotta contro la discriminazione razziale. Nel momento in cui la guerra del Vietnam devia delle energie del paese verso l’ Asia del Sud Est e dà una attualità nuova al tema dell’ordine interno, un buon numero di città americane bruciano, sconvolte da manifestazioni razziali, saccheggiate e insanguinate. Le estati calde si succedono e contribuiscono a radicalizzare il movimento nero. Provocando un capovolgimento dell’ opinione bianca, il ritorno del bastone (backlash) come si disse all’ epoca. (…) Watts fece scuola. Seguendo il conto ufficiale, si sono verificati 43 moti razziali nel 1966 e 164 nel corso dei primi mesi del 1967. Un buon centinaio hanno seguito l’ assassinio di Martin Luther King all’ inizio d’aprile del 1968, compresa la capitale federale che la guarda nazionale ha occupato e rastrellato per una settimana.”” (pag 492-493) (backlash reazione violenta militare)”,”USAG-067″
“KASPI André, collaborazione di Ralph SCHOR e Nicole PIETRI”,”La deuxiéme guerre mondiale. Chronologie commentée.”,”Febbraio 1942. Presa di Singapore da parte dei giapponesi. Hitler tenta una riforma agraria nei territori occupati dell’Est. “”15 febbraio. I giapponesi conquistano Singapore. Un’altra grave battuta d’arresto per la Gran Bretagna e per i giapponesi il simbolo del loro nuovo trionfo su una potenza bianca. Singapore occupa un posto decisivo rispetto alla Malesia e allo Stretto di Malacca. A dire il vero, l’attacco giapponese non fu una sorpresa. Lo stato maggiore britannico aveva considerato questa possibilità già nel 1935. Ed era ovvio che il raid a Pearl Harbor rendeva questa possibilità una probabilità molto alta. Ma gli inglesi non hanno mezzi sufficienti per mettere in piedi una resistenza efficace. Non sono pronti per una guerra nella giungla, da cui dipende il destino della penisola malese. Si affidano all’aviazione e non contano sul teatro delle operazioni che di 150 – 200 aerei e 31 battaglioni di fanteria, nessuna forza corazzata. In un mese e mezzo, cioè a metà gennaio, la penisola cadde nelle mani dei giapponesi. Gli inglesi si ritirarono a Singapore, un’isola di 32 chilometri per 17. Di fronte, il generale Yamashita elabora un piano relativamente semplice. Il 7 febbraio un attacco diversivo permetterà ai giapponesi di prendere piede sull’isola di Ubin: l’attacco vero e proprio avverrà il giorno successivo e sarà seguito da una marcia sulla città di Singapore. Gli inglesi si aspettano il peggio. Churchill promette di non “”cedere un centimetro di terreno”” e di continuare a combattere “”tra le rovine della città di Singapore””. Comunque sia, il piano giapponese dà risultati soddisfacenti, sebbene i soldati giapponesi incontrino una rigida resistenza. La ritirata degli inglesi e dei loro alleati è inesorabile. La resa incondizionata viene firmata il 15 febbraio alle 18.10. La Gran Bretagna perde 9.000 morti e feriti, 100.000 prigionieri. Anche i giapponesi subiscono delle perdite. Ma hanno ottenuto una vittoria clamorosa, hanno dimostrato la loro capacità strategica e tattica e soprattutto hanno occupato una posizione di cruciale importanza per il resto della guerra. Hitler fu convinto a emettere un decreto di riforma agraria per i territori della vecchia Russia. Tuttavia, questo non è ancora un vero impegno. Hitler era, infatti, ostile a una ridistribuzione della terra russa. Considerava le grandi fattorie dell’agricoltura collettivizzata: i sovkhoz, le fattorie collettive e le stazioni di macchine e trattori le migliori economicamente. Göring crede che le concessioni agrarie avrebbero potuto servire gli interessi del Reich. Con decreto del 15 febbraio 1942 le fattorie collettive cambiano denominazione e vengono successivamente trasformate in cooperative agricole. Su loro richiesta, i contadini potranno ottenere più terra per il loro uso privato, con l’esenzione delle tasse. Tuttavia, consentire lo sfruttamento individuale non venne seriamente considerato “” “”15 février. Les Japonais prennent Singapour. Un autre revers grave pour la Grande -Bretagne et pour les Japonais le symbole de leur nouveau triomphe sur une puissance blanche. Singapour occupe une place déterminante par rapport à la Malaisie et au détroit de Malacca. A vrai dire, l’attaque japonaise n’est pas una surprise. L’état-major britannique en avait envisagé la possibilité dès 1935. Et il était évident que le raid sur Pearl Harbor faisait de cette possibilité une très forte probabilité. Mais les Britanniques ne disposent pas des moyens suffisants pour mettre sur pied une résistance efficace. Ils ne sont pas prêts davantage pour une guerre de jungle, dont dépend le sort de la péninsule malaise. Ils misent sur l’aviation et ne comptent sur le théâtre des opérations que 150 à 200 avions et 31 bataillons d’infanterie, pas de force blindée. En un mois et demi, c’est-à-dire à la mi-janvier, la péninsule tombe aux mains des Japonais. Les Britanniques se replient à Singapour, une ile de 32 kilomètres sur 17. En face, le général Yamashita élabore una plan relativement simple. Le 7 février, une attaque de diversion permettra aux Japonais de prendre pied sur l’île d’Ubin: la véritable attaque aura lieu le lendemain et sera suivie par une marche sur la ville de Singapour. Les Britanniques s’attendent au pire. Churchill promet de ne plus «céder un pouce de terrain» et de continuer les combats «dans les ruines de la cité de Singapour». Quoi qu’il en soit, le plan japonais donne des résultats sadisfaisants, encore que les soldats nippons rencontrent une vive résistance. Le recul des Britanniques et leur alliés est inexorable. La capitulation sans conditions est signée le 15 février à 18 h 10. La Grande-Bretagne a perdu 9.000 tués et blessés, 100.000 prisonniers. Les Japonais s’en tirent pas sans mal. Mais ils ont remporté une éclatante victoire, fait la preuve de leur habilité stratégique et tactique et surtout occupé une position d’importance cruciale pour la suite de la guerre. Hitler se laisse convaincre de publier un décret de réforme agraire pour les territoires de l’ancienne Russie. Ce n’est cependant pas encore un véritable engagement. Hitler était, en fait, hostile à une nouvelle répartition des terres russes. Il estimati que les grandes exploitations de l’agriculture collectivisée: le sovkhozes, les kolkhozes et les stations de machines et de tracteurs étaient les meilleures sur le plan économique. Göring pense que des concessions sur le plan agraire pourraient servir les intérêts du Reich. Aux termes du décret du 15 février 1942, les kolkhozes changent d’appellation et sont transformés par la suite en coopératives agricoles. Sur leur demande, les paysans pourront obtenir davantage de terres pour leur usage privé, avec l’exoneration des taxes. Le fait d’autoriser l’exploitation individuelle n’est cependant pas envisagé sérieusement”” (pag 286-287)”,”QMIS-219″
“KASTENS Andrea, redazione”,”Museum.”,”Contiene illustrazioni tra cui ‘Prometeo incatenato’ delle Rheinischen Zeitung e una cartina che rappresenta gli spostamenti di Marx in Europa nel corso della sua vita (pag 39)”,”MADS-341″
“KATAGHIRI Kaoru”,”Il fascismo nel Giappone degli anni trenta.”,”‘Il movimento fascista in Giappone entrò in una fase nuova. L’occasione fu data dall’incidente di Manciuria del 1931. Prendendo a pretesto quest’avvenimento, i militari inviarono immediatamente truppe, le une dopo le altre, e promossero l’intervento armato a Nord-est della Cina (Manciuria), mentre nell’interno del Pese, gridando alla “”crisi internazionale””, rimproverarono al governo la “”politica prudente”” adottata in questa situazione”” (pag 116-117)”,”JAPx-001-FGB”
“KATAGHIRI Kaoru”,”Il fascismo nel Giappone degli anni trenta.”,”‘Il movimento fascista in Giappone entrò in una fase nuova. L’occasione fu data dall’incidente di Manciuria del 1931. Prendendo a pretesto quest’avvenimento, i militari inviarono immediatamente truppe, le une dopo le altre, e promossero l’intervento armato a Nord-est della Cina (Manciuria), mentre nell’interno del Pese, gridando alla “”crisi internazionale””, rimproverarono al governo la “”politica prudente”” adottata in questa situazione”” (pag 116-117)”,”JAPx-001-FGB”
“KATAN Naim BAUDRILLARD Jean MORIN Edgar RIESMAN Paul NAIRM Tom COHN Gabriel”,”Analisis de Marshall McLuhan.”,”Contiene i saggi apparsi su riviste diverse negli anni 1967 e 1968: – Naim KATTAN, ‘Marshall McLuhan’, Jean BAUDRILLARD, ‘Understanding Media’, Edgar MORIN, ‘Para comprender McLuhan’, Paul RIESMAN, ‘Del hombre ‘tipografico’ al hombre ‘electronico’, Naim KATTAN, ‘McLuhan y la historia’, Tom NAIRN, ‘McLuhanologia’, Gabriel COHN, ‘McLuhan y el ecumenismo controlado’.”,”EDIx-037″
“KATAYAMA Sen”,”The Labor Movement in Japan.”,”””I minatori in Giappone sono stati storicamente considerati il più forte tipo di lavoratori, tanto che potevano realmente sfidare le leggi di polizia sull’ ordine pubblico. I nostri agitatori potevano più facilmente avere accesso a loro piuttosto che ad altri lavoratori siderurgici, ferrovieri o di altre fabbriche. Questa è la ragione per cui abbiamo organizzato i minatori delle miniere di rame Asio durante la recente guerra russo-giapponese.”” Katayama Sen Sen Katayama (1859 o 1860-1933), born Yabuki Sugataro, was an early member of the American Communist Party and co-founder, in 1922, of the Japan Communist Party. Sugataro Yabuki was the second son born to Kunizo and Kichi Yabuki in 1859 in the Hadeki district of what would later become Japan’s Okayama prefecture. He was adopted by the Katayama family at nineteen and adopted the name Sen Katayam, becoming the Katayama’s “”first son,”” after his birth mother was deserted by her husband. The adoption avoided Katayama’s conscription and allowed him to continue his education. In 1878 Katayama travelled to Tokyo to apprentice as a printer while he studied at a small preparatory school, the Oka Juku, where he formed a friendship with Iwasaki Seikichi, nephew of one of the founders of Mitsubishi. Iwasaki’s departure for Yale University inspired Katayama to work his way to the United States. Katayama attended Grinnell College, from which he graduated in 1892, proceeding to the Andover Theological Seminary and then to Yale Divinity School. During this period Katayama became became a Christian and a socialist. Katayama returned to Japan in 1896 but returned to American in 1903 at the urging of Iwasaki to look into rice-farming opportunities. During this trip he attended the Second International Socialist Congress in Amsterdam and an American Socialist Party convention in 1904 in Chicago. He settled in Texas and his main business became rice farming. When his rice crop failed he became employed by a Japanese restaurant owner in Houston, Tsunekichi Okasaki, who bought 10,202 acres of land in Texas with the plan that Katayama farm it. In late 1905 Okasaki and Katayama borrowed $100,000 from Iwasaki to fund the rice harvest, and together they formed a “”Nippon Kono Kabushiki Kaisha”” (Japan Farming Company) to develop the Texas project, and Katayama was made managing director. However, the company quickly dissolved, reputedly over Katayama’s socialist leanings, and he returned to Japan in 1907, rejoined the Socialist movement, and pursued a career in journalism. Katayama’s was arrested and jailed for his participation in the Tokyo Streetcar Strike of 1912, and after his release he left Japan for California. Attracted by the success of the Bolshevik revolution of 1917-18, Katayama became an active communist and an officer for Comintern. He travelled to Mexico and later to Moscow, where he was hailed as a leader of the Japanese Communist movement. He remained in the Soviet Union until his death on November 5, 1933 and was buried in the Kremlin. Katayam had two children by his first wife, Fude, who died in 1903, and another daughter by his second wife, Hari Tama, whom he married in 1907. (fonte Wikip) [edit] References Kublin, Hyman; Asian Revolutionary: The Life of Sen Katayama, (Princeton University Press, 1964). Orii, Kazuhiko and Conroy, Hilary; “”Japanese Socialist in Texas: Sen Katayama, 1904-1907,”” Amerasia Journal 8 (1981). University of Texas Short Biography Sawada, Mitziko; Tokyo Life, New York Dreams: Urban Japanese Visions of America, 1890-1924, (University of California Press, 1996) chapter”,”MJAx-013″
“KATCHER Philip”,”Eserciti della guerra civile americana. 1. Truppe sudiste. 2. Truppe nordiste.”,”””In parte era anche dovuto alla natura indipendente degli uomini del Sud, che preferivano vestire più secondo il loro estro che secondo il regolamento. Con questo non si vuol dire che il soldato sudsta avesse sempre un aspetto sciatto e trasandato. (…) Le esagerazioni non mancavano sia in un senso che nell’ altro. Un soldato nordista raccontò di aver trovato il cadavere di un fante dell’ Esercito confederato armato con un Enfield e una cartucciera di produzione inglese, “”pantaloni sdruciti, una giubba e una camicia in tela grezza, il tutto completato da un cappello di paglia dal quale era venuto via da un bel pezzo sia delle tesa che del cocuzzolo… E in spalla una bisaccia contenente un coltello a serramanico, del tabacco, una tazza di latta, e circa due quarts di granoturco spezzato e un’ oncia circa di sale arrotolati in uno straccio… Questo era dunque l’inventario completo dei beni personali di un soldato sudista””.”” (pag 6)”,”USAQ-046″
“KATKOV George SHUKMAN Harold”,”La Rusia de Lenin. Mito y realidad de un coloso.”,”KATKOV emigrò dalla Russia con la sua famiglia nel 1921 e si stabilì a Praga dove studiò filosofia, lingue e diritto. Nel 1939 emigrò ad Oxford ove insegnò e proseguì lo studio la storia russa contemporanea. SHUKMAN ha studiato la storia russa al St. Antonys College di Oxford e all’ Università Stanford ed Harvard. Ha scritto il libro ‘Lenin e la rivoluzione russa’ e ha lavorato con il professor Leonard SCHAPIRO nel suo studio sulle origini del bolscevismo.”,”RIRO-233″
“KATKOV George SHUKMAN Harold”,”Lenin’s Path to Power. Bolshevism and the Destiny of Russia.”,”Introduction, Foto, Illustrazioni, Chronology of Events, cartina, Posters,”,”RIRO-110-FL”
“KATKOV George”,”Russia 1917. La Rivoluzione di Febbraio.”,”George Katkov, nato a Mosca nel 1903, visse in Russia fino alla fine del 1921, epoca in cui si trasferì con la famiglia in Cecoslovacchia dove seguì gli studi di filosofia e di indologia, laureandosi all’Università di Praga nel 1929. Nei dieci anni che seguirono pubblicò diverse opere sulla filosofia del tedesco Franz Brentano, sempre a Praga, frequentò un corso di storia della Russia presso la facoltà di legge. Nel 1939 si recò in Inghilterra e vi si stabilì definitivamente. Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo indusse a riprendere e ad approfondire gli studi storici sulla Russia, con particolare riguardo alla rivoluzione del 1917 e agli anni che immediatamente la precedettero. Il frutto di questi studi è raccolto nel presente volume che è stato composto presso l’Università di Oxford, dove il Katkov è ‘Fellow’ del St. Antony’s College e lettore di ‘Istituzioni sovietiche’.”,”RIRx-075-FL”
“KATSARI Constantina DAL-LAGO Enrico”,”Manumissio e ribellione nell’Impero romano e nel Sud degli Stati Uniti prima della Guerra civile.”,”pag 420, 423 GIA’ FATTO ISC2L-19 FONDERE IN SCHEDA PRECEDENTE”,”CONx-158″
“KATSUTA Yumi”,”Osvaldo Gnocchi-Viani (1837-1917), “”ispiratore”” del movimento operaio milanese.”,”Immaturità del partito dei lavoraratori. Il Partito dei Lavoratori italiani (PLI) si costituisce nel 1892 e la sua forma costitutiva era basata sulla partecipazione di associazioni. Solo nel 1895 Il PLI avrebbe assunto il nome “”socialista”” e la forma di partecipazione individuale. (pag 4)”,”MITT-192″
“KATZ Sam”,”Forze di difesa israeliane dal 1973.”,”La guerra del 1973 fornì agli israeliani una lezione inestimabile anche se pagata a caro prezzo. I soldati avversari usarono missili anticarro spalleggiabile e missili terra-aria per impedire all’ aviazione la funzione strategica di artiglieria aerea. La soluzione fu una rivoluzione tattica e strategica all’ interno della dottrina di combattimento dello tzhahal. Il carro armato MBT merkava è ritenuto il migliore carro armato multiruolo del suo tipo. Con il motore posto anteriormente garantisce la massima protezione all’ equipaggio. Il suo impiego ha aumentato il fattore morale degli equipaggi israeliani, demoralizzando gli avversari.”,”QMIx-098″
“KATZ Philip M.”,”From Appomattox to Montmartre. Americans and the Paris Commune.”,”KATZ è Direttore di ‘Public Programs’ al New York Council for the Humanities, New York City. Ha ottenuto il Ph. D. in storia dalla Princeton University.”,”MUSx-132″
“KATZ Robert”,”Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine.”,” Occupazione tedesca di Roma, marzo 1944. Parallelamente all’eccidio delle ‘Fosse ardeatine’, c’era un ordine di Himmler per l’esodo forzato dell’intera popolazione maschile della città “”Dalla parte dei fascisti italiani, lo stesso basso burocratismo caratterizzò quei due giorni di marzo. Il questore Caruso, uomo privo di ogni senso morale, in quella sera del 23 marzo spedì i suoi uomini in giro ad eseguire arresti e saccheggiare le case di via Rasella, per nessun’altra ragione, a quanto egli stesso confessa, se non per «dimostrare che anche noi stavamo compiendo indagini…» (3). E non fu certamente per spirito d’iniziativa che egli la mattina dopo si recò a trovare Buffarini-Guidi. Egli, semplicemente, voleva dallo Stato l’autorizzazione che lo avrebbe scaricato dal peso di quella «grande responsabilità» che Kappler intendeva addossargli. «Avendo ottenuto questa autorizzazione, o piuttosto questo ordine, – disse più tardi Caruso, – io mi sentii sollevato». (1). Dopo aver «legalizzato» i propri atti, Caruso lasciò che i suoi uomini facessero a modo loro l’esperienza di queste ansie burocratiche. Interrogato al processo Caruso intorno alla lista preparata dal questore, il commissario Alianello disse: «La lista era un ordine… ed io ero soltanto un messaggero». Dopo che Carretta e lui stesso ebbero sostituito i nomi dei prigionieri che i tedeschi avevano preso a casaccio per superare un assurdo punto morto: «Carretta mi disse: “”Poiché alcuni nomi sono stati cambiati, mettere la vostra firma””. Io risposti che non avevo nessuna autorità ufficiale e mi rifiutai» (2). Con questi metodi, la macchina procedeva verso il massacro. L’impulso che portò all’eccidio delle Ardeatine avrebbe potuto essere arrestato in qualsiasi momento durante le ore intercorse fra le 4 pomeridiane del 23 e le 8 pomeridiane del 24 marzo, quando venne fucilato l’ultimo uomo. Il metodo che si poteva usare per prevenire il massacro era relativamente semplice. Ne conosciamo un infinito numero di precedenti a tutti i livelli delle relazioni umane. In realtà ne abbiamo visto un esempio eccellente nelle pagine precedenti. Quando il generale Karl Wolff arrivò a Roma nel pomeriggio del 24 marzo, egli era fermamente intenzionato a dare esecuzione all’ordine di Himmler per l’esodo forzato della popolazione maschile di Roma, avvenimento che sarebbe stato fra i più inauditi e drammatici del ventesimo secolo. Sotto molti aspetti, la genesi e lo sviluppo di questo progetto procede in parallelo coll’eccidio delle Ardeatine. Nacque dallo stesso scoppio di collera. Se avesse avuto esecuzione, i tedeschi vi avrebbero impiegato lo stesso personale e l’identico meccanismo burocratico che portò a compimento l’eccidio. Il progetto di deportazione prevedeva però un’attuazione più decisa e risoluta. A differenza dell’eccidio, l’evacuazione era stata studiata precedentemente a Roma ed era giustificata da motivi militari e politici (cioè, scarsità di mano d’opera al nord, difficoltà nell’approvvigionamento alimentare di Roma, operazioni anti-partigiane). Nonostante questi motivi, l’esodo non ebbe luogo, non già perché fosse sbagliato o inattuabile – e tale era, con tutta probabilità – ma soltanto perché venne ‘rinviato'”” (pag 240-241) [Robert Katz, ‘Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine’, Editori Riuniti, Roma, 1971] [(3, p. 240) Interrogatorio in istruttoria di Caruso, 9 agosto 1944, in ‘Atti Caruso’, p. 66; (1, p. 241) Testimonianza di Caruso, 20 settembre 1944, in ‘Ivi’, p. 137; (2, p. 241) Testimonianza di Alianello, 20 settembre 1944, in ‘Ivi’, p. 168]”,”ITAR-034-FSD”
“KAUFFER Rémi”,”André Malraux, 1901-1976. Le roman d’un flambeur.”,”KAUFFER Rémi, scrittore giornalista storico, è autore anche di ‘L’Arme de la désinformation’ (Grasset) e di ‘L’Histoire mondiale du renseignement’, di ‘As-tu vu Cremet?’, e di ‘Résistants’. Autodidatta, saccheggiatore di templi, avventuriero in Indocina, compagno di strada dei comunisti, aviatore durante la guerra civile di Spagna, maquisard FFI in Dordogne, militante gollista, ministro degli affari culturali, Malraux, diceva che il suo miglior romanzo era “”la sua vita”” stessa. Euro 20.0″,”BIOx-129″
“KAUFMAN Michael T.”,”George Soros. Un multimillonario mesiánico.”,”Michael T. Kaufman giornalista, scrittore e analista politico, nato a Parigi, ha studiato a New York. Ha lavorato per il New York Times, come reporter e corrispondente da Nairabi e Nuova Delhi, Ottawa, Varsavia e Praga. Ha pubblicato un libro sulle vicende polacche. Il sole 24 ore: George Soros è un imprenditore e filantropo: nato in Ungheria nel 1930, è naturalizzato statunitense. Nel 1946 infatti George Soros, o Gyorgy Schwartz, è fuggito dal suo paese durante l’inizio dell’occupazione sovietica ed è emigrato in Inghilterra, paese nel quale ha studiato e si è laureato, presso la famosa London School Of Economics, nel 1952. Nel 1956 si è trasferito negli Stati Uniti ed ha iniziato ad operare nel campo dell’alta finanza. Nel 1969, insieme a Jim Rogers, George Soros è stato uno dei fondatori del Quantum Fund, fondo di investimento che ha creato la base della fortuna dell’imprenditore, garantendogli un rendimento elevatissimo nei successivi 10 anni. Durante il cosiddetto “mercoledì nero” (16 settembre) del 1992, George Soros è diventato famoso con un’operazione di speculazione finanziaria che lo ha portato a vendere più di 10 miliardi di dollari in sterline: il risultato è stato che la Banca d’Inghilterra venne costretta a svalutare la propria moneta e George Soros nel processo guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento è soprannominato “l’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra”. Nel 2010, il suo patrimonio è stimato dalla rivista americana Forbes in 14 miliardi di dollari. (Aggiornato il 24 giugno 2013 ) Wikip. George Soros (Budapest, 12 agosto 1930) è un imprenditore ed economista ungherese naturalizzato statunitense. Durante il cosiddetto mercoledì nero, 16 settembre del 1992, George Soros è diventato famoso con un’operazione di speculazione finanziaria che ha costretto la Banca d’Inghilterra a svalutare la sterlina facendogli guadagnare una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento è soprannominato l’uomo che gettò sul lastrico la Banca d’Inghilterra Soros è Presidente del Soros Fund, dell’Open Society e fondatore e consigliere del Quantum Group. George Soros è nato a Budapest col nome di György Schwartz in una famiglia di ebrei ungheresi non praticanti. Il padre Tivadar era avvocato, editore, investitore ed ex ufficiale dell’esercito austro-ungarico mentre la madre Erzsébet apparteneva ad una famiglia abbiente proprietaria di un negozio di tessuti. Nel 1936, a causa del crescente antisemitismo e del progressivo allineamento dell’Ungheria ai regimi fascisti, la famiglia Schwartz cambia il proprio cognome in Soros. Con l’occupazione tedesca dell’Ungheria i Soros sono costretti a nascondersi continuamente e fuggire i rastrellamenti degli occupanti. Soros emigrò in Inghilterra nel 1947 per sfuggire al nuovo regime filosovietico dell’Ungheria, laureandosi alla London School Of Economics nel 1952 e conseguendo il PhD in filosofia due anni più tardi. Nel 1960 sposa Annaliese Witschak, con cui ha avuto i figli Robert, Andrea e Jonathan. Nel 1983 sposa Susan Weber dalla cui unione nascono Alexander e Gregory. Nel 2008 incontra la terza moglie, Tamako Bolton, con la quale si sposa nel 2013. Affari[modifica | modifica wikitesto] Nel 1954 ottiene un lavoro nella merchant bank londinese Singer & Friedlander, prima come impiegato e poi nel reparto arbitraggio. Nel 1956 si trasferì negli Stati Uniti presso F.M. Mayer specializzandosi nei mercati europei e diventando popolare tra gli investitori per la sua conoscenza del mercato europeo. Nel 1959 passa alla Wertheim & Co nella posizione di analista di titoli europei. In questi anni sviluppa il concetto di reflexivity. Tra il 1963 e il 1973 lavora da Arnhold and S. Bleichroeder. Dopo aver fondato alcuni fondi d’investimento nel 1969 nasce l’hedge fund Double Eagle con sede a Curaçao, nelle Antille Olandesi. Nel 1969, insieme a Jim Rogers, George Soros è stato uno dei fondatori del Quantum Fund, fondo di investimento che ha creato la base della fortuna dell’imprenditore, garantendogli un rendimento elevatissimo nei successivi 10 anni. Speculazioni monetarie[modifica | modifica wikitesto] Nel Mercoledì Nero del 16 settembre 1992, Soros divenne improvvisamente famoso quando vendette sterline allo scoperto per un equivalente di più di 10 miliardi di dollari, approfittando della riluttanza da parte della Banca d’Inghilterra sia ad aumentare i propri tassi di interesse a livelli confrontabili con quelli degli altri paesi (il Sistema Monetario Europeo) sia a lasciare fluttuante il tasso di cambio della moneta. Alla fine, la Banca d’Inghilterra fu costretta a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina, e Soros nel processo guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento fu conosciuto come “”l’uomo che gettò sul lastrico (“”broke””, slang finanziario) la Banca d’Inghilterra””. The Times, lunedì 26 ottobre 1992, riportò il commento di Soros: “”La nostra esposizione durante il Mercoledì Nero doveva essere di quasi 10 miliardi di dollari. Noi avevamo previsto un guadagno maggiore. Infatti, quando Norman Lamont appena prima della svalutazione disse che avrebbe avuto bisogno di un prestito vicino ai 15 miliardi di dollari per difendere la sterlina, fummo contenti poiché era all’incirca la cifra che noi volevamo vendere””. Sempre il 16 settembre 1992, Soros partecipò insieme ad altri speculatori ad un attacco contro la Banca d’Italia: vendendo lire allo scoperto contribuì a causare una perdita valutaria pari a 48 miliardi di dollari[1]; in conseguenza di tale azione speculativa, la Lira Italiana riportò una perdita di valore del 30% e l’uscita dal Sistema Monetario Europeo[2]. In un’intervista a Francesco Spini disse: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Bundesbank […] Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Nel 1997 durante la crisi finanziaria asiatica, l’allora primo ministro malese Mahathir bin Mohamad accusò Soros di volere il deprezzamento della moneta malese, il ringgit. Accusa di “”Insider trading””[modifica | modifica wikitesto] Nel 1988 gli fu chiesto di partecipare a un cambiamento di gestione di una banca francese. Rifiutò di partecipare all’offerta, ma più tardi acquistò una quota relativamente piccola di azioni dell’istituto finanziario. Quattordici anni dopo, nel 2002, una corte francese lo condannò per insider trading e lo multò di 2 milioni di dollari. Soros negò qualsiasi addebito e disse che la notizia del cambiamento di gestione era pubblica. Dopo vari appelli è stato condannato dal tribunale francese, nel giugno 2006, a pagare una penale di 2,3 milioni di dollari. Filosofia[modifica | modifica wikitesto] Soros ha un acuto interesse per la filosofia, e la sua visione filosofica è influenzata fortemente da Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics. Il suo Open Society Institute è stato così chiamato in riferimento al lavoro in due volumi di Popper: The Open Society and Its Enemies (La società aperta e i suoi nemici). Ciò che molti considerano le certezze di Soros nelle sue credenze politiche[non chiaro] appare però ironicamente in conflitto con il razionalismo critico esposto da Popper. Egli ha reso popolari concetti quali “”disequilibrio dinamico””, “”disequilibrio statico”” e “”condizioni vicine all’equilibrio”” quali giuste chiavi di lettura per i meccanismi economici; critica invece aspramente l’attuale lettura dell’economia basata su regole derivate dalla meccanica classica e basate quindi sull’idea di equilibrio. Anche i suoi scritti si concentrano in modo particolare sul concetto di “”riflessività”” e ha descritto specificatamente i suoi effetti nei mercati[3]. Tali concetti si possono pensare come un’analisi del concetto dei Profezia che si autoadempie, come lui stesso ha più volte sottolineato. Nonostante l’attività di investitore e speculatore monetario (la sua fortuna nel 2004 è stata valutata 7 miliardi di dollari), egli afferma che l’attuale sistema di speculazione finanziaria insidia un sano sviluppo economico in molti paesi sottosviluppati. Soros individua la fonte di molti dei problemi della contemporaneità in ciò che definisce come il fondamentalismo del mercato. Il suo porsi in maniera critica nei confronti di molti aspetti della globalizzazione lo hanno reso una figura controversa. Per Victor Niederhoffer: “”Soprattutto, George credeva anche allora in una economia mista, in cui operasse una forte autorità centrale internazionale il cui compito fosse di correggere le distorsioni causate da un eccessivo individualismo””. Soros traccia una distinzione tra l’essere un operatore nel mercato e il lavorare per cambiare le regole che gli operatori devono seguire. Sembra non avere problemi nel continuare ad adoperarsi per perseguire il suo proprio interesse economico, affiancando a questo un’attività di lobbying tesa ad una drastica revisione del sistema finanziario globale. In risposta alle accuse di essere personalmente responsabile di molteplici disastri finanziari, tra cui quelli di Regno Unito, Europa dell’Est e Thailandia, ha dichiarato: “”Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.”” Opposizione all’Unione sovietica[modifica | modifica wikitesto] Neil Clark scriveva (nel New Statesman): “”l’opinione convenzionale, condivisa da molti a sinistra, è che il socialismo sia collassato nell’Europa orientale per via delle sue fragilità di sistema e per il fallimento da parte delle élite politiche nel costruire un supporto popolare. Ciò in parte può essere preso per vero, ma il ruolo di Soros è stato fondamentale. A partire dal 1979, ha distribuito 3 milioni di dollari l’anno a movimenti di dissidenti tra i quali il movimento Solidarnosc in Polonia, Carta 77 in Cecoslovacchia e Andrei Sakharov nell’Unione Sovietica. Nel 1984, egli ha fondato il suo primo Open Society Institute in Ungheria e fatto affluire milioni di dollari per il finanziamento di movimenti di opposizione e media indipendenti””. Fin dalla caduta dell’Unione Sovietica, il finanziamento da parte di Soros di cause progressiste e anti-imperialiste ha continuato ad avere un ruolo importante nei paesi dell’ex blocco sovietico. Il suo finanziamento all’ organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa, sia da osservatori Russi sia Occidentali, nonostante Soros abbia dichiarato che il suo ruolo sia stato “”largamente sopravvalutato””. La faida politica con Bush[modifica | modifica wikitesto] Soros non ha contribuito con donazioni rilevanti in materia di cause politiche statunitensi fino alle elezioni presidenziali del 2004. In un’intervista rilasciata al The Washington Post, l’11 novembre 2003 Soros dichiarava che la rimozione di George W. Bush dal suo incarico era “”l’obiettivo principale della sua vita”” ed una “”questione di vita o di morte”” per la quale avrebbe volentieri sacrificato la sua intera fortuna. Soros ha donato 3 milioni di dollari al Center for American Progress, 5 milioni di dollari a MoveOn.org, mentre come il suo amico Peter Lewis ha donato 10 milioni di dollari all’associazione America Coming Together. Tutti i gruppi citati erano gruppi di supporto ai democratici durante le elezioni presidenziali del 2004. Il 28 settembre 2004, stanziati altri fondi per la campagna, annunciava l’avvio ad un proprio tour nazionale con un discorso: “”Why We Must Not Re-elect President Bush”” (“Perché non dobbiamo rieleggere Bush”. Vedi collegamento[4]) pronunciato presso il National Press Club di Washington, DC. Secondo il Center for Responsive Politics, nel corso della tornata elettorale 2003-2004, Soros ha donato 23.581.000 dollari a circa 527 gruppi che si battevano contro la rielezione del Presidente George Bush. Nonostante gli sforzi di Soros, Bush fu rieletto ad un secondo mandato da presidente il 2 novembre 2004. Soros è stato oggetto di critiche per via delle sue cospicue donazioni, dal momento che nel 2002 si era schierato tra i sostenitori del Bipartisan Campaign Reform Act, legge mirata a vietare i contributi di “”soft money”” nel corso delle campagne elettorali nazionali. Soros si è difeso affermando che le sue donazioni, essendo a favore di organizzazioni indipendenti, non sollevavano gli stessi interrogativi di corruzione delle donazioni effettuate direttamente a favore dei candidati o dei partiti. Curiosamente, la Harken Energy, una società in parte di proprietà di Soros, aveva concluso un affare con George W. Bush nel 1986, rilevando la compagnia petrolifera di quest’ultimo, la Spectrum 7. Il suo libro più recente[non chiaro], The Bubble of American Supremacy, è stato pubblicato nel gennaio 2004 (vedi intervista al The Washington Post[5]). Aspetti critici[modifica | modifica wikitesto] Critica delle attività finanziarie[modifica | modifica wikitesto] George Soros nel 2012 al Festival dell’Economia di Trento. I critici affermano che Soros eserciterebbe un’irregolare influenza sui mercati valutari per via del Quantum Fund, il fondo di investimento privato di sua proprietà. Al pari di molti grandi hedge fund, questo ha sede sociale in un paradiso fiscale, nello specifico Curaçao, nelle Antille olandesi. In un’apparizione dell’agosto 2004 al Chris Wallace’s FOX News Sunday (programma televisivo statunitense di interviste condotto da Chris Wallace), il portavoce del Parlamento statunitense Dennis Hastert, affermava, “”Non conosciamo l’origine del denaro di George Soros. Non sappiamo da dove venga, né dove vada. Se, parte del denaro di Soros viene dall’estero. Potrebbe provenire da traffico di stupefacenti. Non abbiamo idea da dove provenga””. Soros rispose ad Hastert affermando, “”Calunniando la mia persona con false accuse e menzogne sta cercando di sviare un dibattito d’importanza critica e di intimidire coloro che ritengono che la presente amministrazione sta conducendo il paese alla rovina. Ora che l’ho richiamata sulle sue accuse infondate, lei sta adoperando altre tattiche scorrette.”” (vedi riferimento[6]). Soros ha inoltre effettuato un ricorso ufficiale presso la House Committee on Standards of Official Conduct, affermando che il commento di Hastert “”svela chiaramente la deliberata intenzione di utilizzare tattiche di diffamazione ed intimidazione per mettere a tacere le critiche””. Critica delle attività politiche[modifica | modifica wikitesto] George Soros ha molti critici tra i conservatori statunitensi e tra i sostenitori dello stato di Israele. I sostenitori dell’amministrazione Bush non apprezzavano i suoi contributi alle campagne contro quest’ultimo. Ad un forum ebraico a New York, Soros ha in parte attribuito la recente[non chiaro] recrudescenza dell’antisemitismo alle politiche di Israele e alla politica estera degli Stati Uniti, oltre che a Ebrei di successo come lui: “”C’è un risorgere di antisemitismo in Europa. Le politiche dell’amministrazione Bush e di quella di Ariel Sharon contribuiscono a ciò. Non si tratta nello specifico di antisemitismo, ma si manifesta comunque in questo modo. Io critico tali politiche. Se cambiamo questa impostazione, allora anche l’antisemitismo diminuirà. Non vedo come si potrebbe altrimenti… Rifletto molto anche sul mio ruolo perché il nuovo antisemitismo afferma che gli Ebrei governino il mondo… Come involontaria conseguenza delle mie attività… Contribuisco anche io a questa credenza”” (vedi nota[7]). Probabilmente, tali dichiarazioni possono inquadrarsi come frutto dell’approccio filosofico di Soros, ispirato a Karl Popper, caratterizzato dalla tendenza all’autocritica. Libri[modifica | modifica wikitesto] Autore e coautore[modifica | modifica wikitesto] The crash of 2008 and what it means. The new paradigm for financial markets (PublicAffairs, 2008) ISBN 978-1-58648-699-0 La bolla della supremazia americana: correggere l’abuso di potere americano (PublicAffairs, 2003) ISBN 1-58648-217-3 (paperback; PublicAffairs, 2004; ISBN 1-58648-292-0) George Soros sulla Globalizzazione (PublicAffairs, 2002) ISBN 1-58648-125-8 (paperback; PublicAffairs, 2004; ISBN 1-58648-278-5) Società aperta: rinnovare il Capitalismo globale (PublicAffairs, 2000) ISBN 1-58648-019-7 Scienze e Società aperta: il futuro della filosofia di Karl Popper di Mark Amadeus Notturno, George Soros (Central European University Press, 2000) ISBN 963-9116-69-6 (paperback: Central European University Press, 2000; ISBN 963-9116-70-X) La Crisi del Capitalismo globale (Ponte alle Grazie, 1999) ISBN 88-7928-449-5 L’alchimia della finanza (Ponte alle Grazie, 1995) ISBN 88-7928-430-4 Note[modifica | modifica wikitesto] ^ LA SQUADRA DEL ‘ 92 ^ George Soros, lo speculatore (non) pentito: “”Giusto l’attacco all’Italia del 1992. Noi solo messaggeri di cattive notizie”” ^ (IT) La Riflessività nei Mercati Finanziari – Soros (“”La Crisi del Capitalismo Globale””, 1998) ^ (EN) Why We Must Not Re-elect President Bush ^ (EN) http://www.washingtonpost.com ^ (EN) http://www.illinoisleader.com ^ (EN) http://www.jta.org”,”BIOx-316″
“KAUMANN Walter WITTFOGEL Karl A. NIEBURG Hal L. LIPSET Seymour Martin CAMPA Riccardo STERPELLONE Alfonso SONTHEIMER Kurt SURI Surindar AVI-HAI Avraham MA’OZ Moshe, saggi di”,”Estremismo e radicalismo.”,”Saggi di KAUMANN Walter WITTFOGEL Karl A. NIEBURG Hal L. LIPSET Seymour Martin CAMPA Riccardo STERPELLONE Alfonso SONTHEIMER Kurt SURI Surindar AVI-HAI Avraham MA’OZ Moshe. “”Nell’ Iliade non si palesa un grande interesse per i problemi morali. Omero costruisce l’ Iliade sulle guerre ponendo in rilievo l’ aspetto umano di entrambe le parti avversarie. Gli dei partecipano alle vicende umane, schierandosi alcuni da una parte e altri dall’ altra. E, come gli eroi, essi non sono né totalmente buoni né totalmente cattivi. Si sarebbe tentati di definire l’ Iliade pre-morale, ma essa è semplicemente pre-moralistica. (…) Quest’ atteggiamento omerico ha lasciato la sua impronta sulla tragedia greca. Nelle Coefore di Eschilo, Oreste dice in sostanza: “”La destra urta con la destra””. La teoria di Hegel che l’ essenza della tragedia sia la rappresentazione di un contrasto nel quale entrambe le parti hanno ragione si ispira decisamente alla tragedia greca (…)”” (pag 7) “”Il proposito della Nuova Sinistra di riformare l’ apparato istituzionale è diminuita nella misura in cui il movimento di protesta ha perso il suo equilibrio politico e la sua forza di persuasione acquistando l’ etichetta di “”fascismo di sinistra””. Il filosofo comunista Leszek Kolakowski, ha descritto questa tendenza in un’ intervista (“”Der Spiegel”” 22, 1969) quale “”caricatura del nazismo dalla fraseologia marxista””. (pag 266)”,”FOLx-018″
“KAUTSKY Karl”,”Terrorismo e comunismo.”,”Rivoluzione e terrorismo, Parigi rivoluz francese, prima comune di Parigi, cause terrore e fallimento terrore, tradizione terrorismo, 2° comune di Parigi, giacobini, internazionalisti, bolscevichi, dittatura proletariato, effetti guerra, mitigazione costumi bestialità umana, stragi espropriazione organizzazione corruzione prospettive rivoluzione mondiale.”,”KAUD-009 TEMx-001″
“KAUTSKY Karl”,”La questione agraria.”,”Sviluppo agricoltura nella società capitalistica, contadino feudale, agricoltura moderna, carattere capitalistico agricoltura moderna, grande e piccola azienda, limiti agricoltura capitalistica, proletarizzazione dei contadini, industrializzazione agricoltura, politica agraria socialdemocratica, SPD, difesa del proletariato rurale, difesa agricoltura, rivoluzione sociale e espropiazione dei proprietari fondiari, socialismo e piccola azienda, l’ avvenire della casa.”,”KAUD-010 ECOI-036 SOCx-077″
“KAUTSKY Benedikt”,”Gli sviluppi ideologici del socialismo democratico in Austria.”,”Movimenti di sinistra e origini della socialdemocrazia in Austria, sviluppo del marxismo: austromarxismo, marxismo austriaco e questione della nazionalità, socialdemocrazia di fronte a 1° GM, crollo imperi centrali, prima repubblica, rapporti con partito comunista, organizzazioni militari di partito e politica di opposizione, congresso di Linz, avvento di Dollfuss al potere, repressione del febbraio 1934, partito nell’ illegalità, occupazione russa e rinascita del partito, natura attuale partito socialista democratico austriaco.”,”MAUx-001″
“KAUTSKY Karl”,”The Dictatorship of the Proletariat.”,”Q dittatura del proletariato, democrazia e conquista del potere politico, dittatura, Assemblea costituente e Soviet consigli operai, eredità dittatura proletariato in agricoltura e industria”,”KAUD-013″
“KAUTSKY Karl”,”Comment s’est declenchée la guerre mondiale. Avec les documents secrets de la Chancellerie allemande annotés par Guillaume II.”,”Karl KAUTSKY è Segretario di Stato aggiunto degli Affari Esteri di Germania all’epoca della rivoluzione del 9 novembre 1918.”,”KAUD-023 QMIP-015″
“KAUTSKY Karl a cura di Gianni CELATA Bruno LIVERANI”,”Teorie delle crisi.”,”Nell’introduzione di CELATA e LIVERANI: controversia sull’opera di KAUTSKY, K. e le crisi, Sovrapproduzione e sottoconsumo, la caduta tendenziale saggio di profitto, crisi crollo e lotta di classe.”,”KAUD-018″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”[Nota: un secondo esemplare di questo volume donatoci da Mario Caprini è posto in ‘Vetrina’ con lo stesso codice alfanumerico Kaud-006]”,”KAUD-006″
“KAUTSKY Karl a cura di Andrea BARBARANELLI”,”L’origine del cristianesimo.”,”””Il cristianesimo è, all’origine, un movimento di nullatenenti, così come la socialdemocrazia , e quindi entrambi hanno molto in comune l’uno con l’altra, ciò che fu spesso rilevato anche precedentemente. Engels, poco prima della sua morte, ha ugualmente fatto riferimento a ciò in un articolo ‘Per la storia del cristianesimo primitivo’ nella “”Neue Zeit”” (1), che testimonia quanto Engels si occupasse allora dell’argomento, tanto da risultargli naturale il parallelo nella sua introduzione alle ‘Lotte di classe in Francia’. Egli vi scrive: “”La storia del cristianesimo primitivo presenta notevoli punti di contatto con quella del movimento operaio moderno. Come questo, il cristianesimo fu all’origine un movimento di oppressi: sorse come religione degli schiavi e dei liberti, dei poveri e dei privi di diritti, dei popoli soggiogati o dispersi da Roma. Entrambi, il cristianesimo come il socialismo operaio, predicano una immanente liberazione dalla servitù e dalla miseria. Il cristianesimo pone questa liberazione in una vita che è di là dopo la morte, nel cielo, il socialismo in questo mondo, in una trasformazione della società. Entrambi vengono perseguitati e vessati, i loro seguaci banditi, sottoposti a leggi eccezionali, gli uni come nemici del genere umano, gli altri come nemici dello Stato, nemici della religione, della famiglia, dell’ordine sociale. E, malgrado tutte le persecuzioni, anzi addirittura direttamente favoriti da esse, si fanno innanzi entrambi vittoriosamente, irresistibilmente. Trecento anni dopo il suo sorgere, il cristianesimo è riconosciuto religione di Stato dell’impero romano, e, in appena sessanta anni, il socialismo si è conquistato un posto che egli gli assicura assolutamente la vittoria””. Questo parallelo è in complesso giusto, certo con alcune limitazioni: il cristianesimo si può appena chiamare una religione degli schiavi, per essi non ha fatto nulla. D’altra parte, la liberazione dalla schiavitù, che il cristianesimo annunciava, era all’inizio molto materiale, pensata in questo mondo, non nel cielo. Ma questa ultima circostanza aumenta ancora la somiglianza con il movimento operaio moderno. Engels continua: “”Il parallelo tra i due fenomeni storici si impone già nel medioevo, con le prime sollevazioni di contadini oppressi e soprattutto di plebei cittadini… Tanto i comunisti rivoluzionari francesi quanto specialmente Weitling e i suoi seguaci, si richiamano al cristianesimo primitivo, già molto tempo prima che Ernest Renan dicesse: se volete farvi un’idea delle prime comunità cristiane, esaminate una sezione locale dell’Associazione internazionale dei lavoratori. L’ameno scrittore francese, che, sulla base di uno sfruttamento della critica biblica tedesca, senza esempi perfino nel giornalismo moderno, confezionò il romanzo sulla storia della chiesa, ‘Origines du Christianisme’, non sapeva nemmeno quanta verità si trovasse nelle surriferite parole. Vorrei proprio sapere quale vecchio “”internazionalista”” può leggere la così detta seconda lettera di Paolo ai corinzi senza che gli si riaprano, almeno sotto un riguardo, vecchie ferite””. Engels segue poi ancor più particolareggiatamente il confronto fra il cristianesimo e l’Internazionale, ma non esamina l’ulteriore corso dello sviluppo del cristianesimo e del movimento operaio”” Karl Kautsky, L’origine del cristianesimo, 1970 Marx ed Engels, Sulla religione, 1969) (pag 417-418)”,”KAUD-007 RELC-050″
“KAUTSKY Karl”,”La questione agraria.”,”Sviluppo agricoltura nella società capitalistica, contadino feudale, agricoltura moderna, carattere capitalistico agricoltura moderna, grande e piccola azienda, limiti agricoltura capitalistica, proletarizzazione dei contadini, industrializzazione agricoltura, politica agraria socialdemocratica, SPD, difesa del proletariato rurale, difesa agricoltura, rivoluzione sociale e espropiazione dei proprietari fondiari, socialismo e piccola azienda, l’ avvenire della casa.”,”KAUD-011″
“KAUTSKY Karl a cura di Renato MONTELEONE”,”La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’ imperialismo.”,”MONTELEONE insegna storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Oltre a numerosi articoli e saggi su varie riviste, ha pubblicato: -Il movimento socialista nel Trentino 1894-1914, ROMA. 1971 -La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale, UDINE. 1972 -Lettere al Re, ROMA. 1973 -Teorie sull’ imperialismo, ROMA. 1974″,”KAUD-022″
“KAUTSKY Karl a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista.”,”Dall’ introduzione: Sono i testi di KAUTSKY del 1914-1915. Rappresentano il punto di arrivo della teorizzazione sull’ imperialismo iniziata nel 1911. Si tratta della 3° fase della elaborazione kautskiana su questo tema. La 1° inizia con ‘Emigrazione e colonizzazione’ (1883) in corrispondenza con i primi moti di esaltazione per le colonie che accompagnano l’ espansionismo tedesco. Comprende, è lo stesso K. a dirlo, 8 articoli e saggi negli anni 1980 e 5 negli anni a cavallo del secolo. La prima teorizzazione nasce sotto l’influenza del pensiero liberale (l’A assorbe la tesi secondo cuio l’espansione andrebbe contro gli interessi economici della nazione). Nel contempo K. risente dell’elaborazione di ENGELS che considera in quegli anni la Borsa il vero cervello dell’ espansionismo e che, a partire dalla evoluzione del mercato mondiale, prevedeva l’avvicinarsi di una “”crisi gigantesca””. Si verificherà invece, a partire dalla metà degli anni 1990, un grande sviluppo industriale. Quando K. alla fine del secolo, riprenderà in mano il tema dell’ imperialismo riutilizzerà molti spunti analitici dei suoi scritti degli anni 1880 ma non quello sul rapporto tra ‘espansionismo coloniale e crisi economica’. In ‘Vecchia e nuova politica coloniale’ (1898), il testo più importante ripreso da TURATI vs il nascente imperialismo IT, K. espose per la 1° volta una propria teoria generale. L’ imperialismo a suo vedere era una politica aggressiva voluta da un blocco di classi reazionarie (grande proprietà fondiaria, esercito, burocrazia, clero, artigiani, contadini e capitale finanziario) che ha preso il sopravvento nell’EU continentale a partire dagli anni 1860. Gli interessi dell’alta finanza erano ben diversi da quelli del capitale industriale. La 2° fase dell’elaborazione Kautskiana è la teorizzazione successiva alla prima rivoluzione russa (corrisponde alla discussione di questo tema all’interno della 2° internazionale, il Congresso di Stoccarda). In questo congresso la destra e il centro della socialdemocrazia quasi riescono a far passare una mozione filocoloniale. Soltanto la reazione decisa di alcuni delegati tra cui K. scongiura questo tentativo. K. scrive allora ‘Socialismo e politica coloniale’ che contiene una diversa teoria dell’I. Riprendendo alcune tesi del libro di PARVUS ‘La politica coloniale e il crollo’ K. sostiene che monopoli, protezionismo ed espansioen sono ‘scappatoie’ del capitalismo per arginare la cronica crisi di sovrapproduzione. Questa tesi non si ripresenta negli scritti riformisti del periodo della guerra che sostengono la prospettiva di un accordo “”ultraimperialista”” tra le grandi potenze basato su libero scambio e democrazia, entro il quale, sostiene, il partito socialdemcratico avrebbe potuto riprendere la sua marcia graduale e legalitaria (1).”,”KAUD-024″
“KAUTSKY Karl”,”Etica e concezione materialistica della storia.”,”Concepito come un articolo per ‘Neue Zeit’ il lavoro di KAUTSKY lievitò durante la stesura fino a diventare un’operetta omogenea e compiuta. Il saggio apparve in volume nel 1906.”,”KAUD-020 MADS-213″
“KAUTSKY Karl”,”La dittatura del proletariato.”,”””In condizioni non evolute un’ economia comunista potrebbe anche diventare una base del dispotismo. Questo constatò Engels già nel 1875 riguardo al ‘Comunismo di villaggio’ nel quale si mantenne fino ai nostri giorni in Russia e in India (Cose sociali di Russia, ‘Volksstaat, 1875). La politica coloniale olandese a Giava si fondò per un certo tempo sul cosidetto “”sistema di civiltà””, sul comunismo della terra, l’ organizzazione della produzione agricola per il governo sfruttatore della popolazione””. (pag 24)”,”TEOC-053″
“KAUTSKY Karl”,”Vermehrung und Entwicklung in Natur und Gesellschaft.”,”Ex-libris Diskussionsklubben Karl-Marx”,”KAUD-046″
“KAUTSKY Karl”,”Wie der Weltkrieg entstand. Dargestellt nach dem Aktenmaterial des Deutschen Auswärtingen Amts von Karl Kautsky.”,”””Solo il capitale finanziario tedesco è cresciuto in modo strettamente legato al militarismo, più potente e sicuro della vittoria, del mondo. Gli Stati anglosassoni fino alla guerra mondiale non hanno conosciuto alcun militarismo. Francia e Russia ne hanno assai di più ma esse non si sentono particolarmente trionfanti dopo le disfatte del 1870-71 e del 1904-1905″”. La connessione con il più forte e spericolato militarismo del mondo ha fatto dimenticare il lucido calcolo del capitale finanziario tedesco.”” (pag 33)”,”KAUD-049″
“KAUTSKY Karl”,”Die Wandlungen der Goldproduktion und der wechselnde Charakter der Teuerung.”,”””””Giacobbe dubita che l’ oro dia mai il suo intero valore. A maggior ragione ciò si applica al diamante”” . (Marx, Il Capitale, 1, pag 15) In altre parole, il prezzo delle merci, espresso in oro, è costantemente più alto dell’ intero valore dell’ oro equivalente. Da dove questo derivi, sfortunatamente Marx non l’ha mostrato.”” (pag 7)”,”KAUD-050″
“KAUTSKY Karl; ENGELS Friedrich”,”Les trois sources de la pensée de Marx. Suivi de Friedrich Engels, L’ histoire de la Ligue des communistes.”,”Secondo quanto affermano gli editori, L’ Associazione ‘Les Amis de Spartacus’ è stata costituita nel 1979 per assicurare la continuità delle edizioni ‘Cahiers Spartacus’ fondate nel 1934 da parte di René LEFEUVRE, il loro principale animatore fino alla sua morte avvenuta nel 1988. Essa riunisce individui, volontari, uniti nel progetto di offrire al lettore testi dimenticati, sconosciuti o che apportano chiarimenti nuovi. Per contribuire in modo non settario ad un cambiamento sociale radicale. In seno all’ associazione, un ‘collettivo di lavoro si occupa della gestione dei fondi di edizione che comprendono un centinaio di titoli. Questo organismo funziona come un ‘comitato di lettura’ responsabile della scelta dei testi da editare. Spartacus pubblica circa 4 opere all’anno. I lettori possono abbonari per ricevere direttamente le nuove pubblicazioni ed acquistare le vecchie a prezzi di favore. L’ associazione è aperta. Si riportano le condizioni di abbonamento. “”I tedeschi, per lungo tempo, non seppero sbarazzarsi dell’ idealismo passivo, come gli inglesi del conservatorismo e i francesi della fraseologia estremista. Lo sviluppo della grande industria ha infine fatto sparire questo idealismo per rimpiazzarlo con uno spirito bellicoso. Prima, aveva trovato un reattivo nell’ influenza dello spirito francese dopo la Rivoluzione. La Germania gli è riconoscente di qualcuno dei suoi più grandi spiriti. Ricordiamo solo che Heinrich Heine e Ferdinand Lassalle unirono il pensiero francese rivoluzionario al metodo filosofico tedesco. Ma il risultato fu più importante ancora allorché questa unione si completa con la scienza economica inglese. E’ questa sintesi che noi dobbiamo ai lavori di Engels e di Marx””. (pag 23)”,”KAUD-051″
“KAUTSKY Karl”,”Vermehrung und Entwicklung in Natur und Gesellschaft.”,”Popolazione e tendenze demografiche in Europa. Calo demografico delle potenze europee. Tabella pag 3 riporta un confronto tra i dati delle nascite per diecimila abitanti per quinquennio dal 1846 al 1907 per Inghilterra, Francia, Belgio.”,”KAUD-052″
“KAUTSKY Karl”,”Die Vereinigten Staaten Mitteleuropas.”,”Indice: 1. Le mire di Naumann. 2. Grande Germania. A. I rapporti dell’ Austria con la Germania. B. La separazione dell’ Austria dalla Germania. 3. Il grande stato sovranazionale nella teoria. A. Grande impresa e grande stato. B. Aspetti economici e militari. C. Peggioramento del commercio. D. Il pericolo dei Trusts. 4. Il grande stato sovranazionale nella prassi. A. Gli Stati anglosassoni. B. Russia. C. Austria. 5. Classe e nazione. A. L’ idea nazionale del proletariato. B. L’ idea nazionale degli intellettuali. C. Gli Stati Uniti d’ Europa. L’ idea nazionale dei capitalisti. 6. Nazione e socialismo.”,”KAUD-053″
“KAUTSKY Carlos”,”La doctrina socialista (Respuesta a la critica de Ed. Bernstein).”,”Questione della teoria dell’ accumulazione della miseria. “”La frase “”teoria dell’ accrescimento della miseria”” non proviene né da Marx né da Engels, e neppure la “”teoria del crollo”” e la “”teoria delle catastrofi””. E’ stata creata da scrittori che criticavano le loro tendenze. La verità è che Marx ha inteso, nel sio capitolo sulla tendenza storica del capitale ad accumularsi, che c’è un aumento “”della miseria, dell’ oppressione, della schiavitù, della degradazione, dello sfruttamento””. Ma occorre pure constatare che aumenta “”la resistenza della classe operaia, sempre più numerosa e disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo della produzione capitalistica””. (pag 215) Sulla questione della teoria delle crisi, generali e parziali. “”Già abbiamo potuto notare che uno dei suoi articoli (di Bernstein, ndr) sul “”Problema del Socialismo”” criticava la teoria delle crisi di un illustre sconosciuto, secondo il quale risulterebbe il trionfo dal socialismo da una crisi universale prossima. Né Marx né Engels hanno mai preteso una cosa simile. Ciononostante, Bernstein ha pubblicato nel suo libro su “”Il socialismo teorico””, considerazioni dedotte dagli articoli summenzionati senza dire contro chi erano originariamente diretti. Non risulta molto chiara la relazione tra queste considerazioni e l’ esame del Socialismo teorico, e invano uno si chiede a che serva dimostrare che non ci sarà fatalmente una crisi universale in un periodo prossimo e che sia maggiormente possibile che le crisi vengano in forma di crisi particolari di certi rami dell’ industria e in certi paesi.”” (pag 250) Il ciclo delle crisi e delle guerre. “”Ma dobbiamo rilevare che il ciclo delle crisi decennali, non è una teoria di Marx, ma un fatto ammesso empiricamente. Abbiamo avuto grandi crisi industriali nel 1815, 1825, 1836, 1847, 1857. A quel tempo ci furono grandi guerre, quella d’ Italia, quella di Secessione americana, quella danese, l’ austro-prussiana, la franco-tedesca. In quel periodo ha trionfato la legge empirica e approssimativa del ciclo decennale. Nel 1873 venne la grande crisi generale, e una depressione di durata inusuale di quindici anni.”” (…) (pag 251)”,”KAUD-054″
“KAUTSKY Benedict a cura; ENGELS Friedrich KAUTSKY Karl”,”Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky. Zweite, durch die Briefe Karl Kautskys vervollständigte Ausgabe von “”Aus der Frühzeit des Marxismus””.”,”La prima lettera di ENGELS a KAUTSKY riportata nel volume è del 1 febbraio 1881. L’ ultima lettera è del 21 maggio 1895. Il grosso del carteggio è successivo alla morte di MARX.”,”MAED-210″
“KAUTSKY Carlo”,”La libertà nel socialismo.”,”””Ogniqualvolta dunque si disputi sulla libertà nei rapporti del socialismo bisognerebbe – perché la disputa fosse onesta e riuscisse concludente – che i nostri censori si pigliassero la pena di dirci di quale libertà essi intendono parlare. Libertà, nel senso più generale e comune della parola, è la possibilità di fare tutto ciò che uno voglia, senza trovare ostacoli esterni, all’ infuori dei naturali: essa è dunque così ampia quanto è ampia la vita, ma una tale libertà (che si ridurrebbe, per se, a ben misera cosa, dati appunto gli ostacoli naturali cui accennammo) non è concepibile se non nella solitudine: il suo rappresentante è Robinson Crusoé, perduto nell’ isola. In un senso sociale, dato cioè l’ uomo che vuol godere dei vantaggi sociali, la massima libertà non è altro se non la massima possibilità di sviluppo, di attività e di benessere individuale: le due cose sono l’ una il sinonimo dell’ altra. Ora perché mai i nostri avversari sfuggono la questione della possibilità di sviluppo, di attività e di benessere e vi sostituiscono i loro fatui discorsi sulla libertà? Perché mai, se non appunto per servirsi di una parola, il cui senso elastico si presta meglio ai loro giochi di bussolotto?”” (pag 5)”,”KAUD-055″
“KAUTSKY Carlo”,”La difesa del lavoratore e la giornata di otto ore.”,”””Nessun ramo di lavoro, perfino l’ apparentemente più protetto, è sicuro davanti l’ invadenza della macchina. Spesso essa vi si introduce in modo inaspettato, d’un colpo. Essa sembra scegliere con predilezione quei rami in cui gli operai sono ancora i più capaci di resistenza. Imperocché dal punto di vista del capitalista uno dei compiti principali della macchina consiste nel fiaccare la forza di resistenza dell’ operaio. S’ ingrossa sempre più quella massa del proletariato a cui solo colla protezione da parte dello Stato riesce possibile di conservare questa potenzialità di resistenza; ed ogni operaio, in qualunque campo esso sia occupato deve tenersi pronto oggi o domani a venire cacciato in quella massa, quand’ anche essa apparentemente le stia tanto lontana. Nessuna classe di lavoratori, che oggi fosse in grado colla propria potenza economica di conquistare e mantenere una giornata di lavoro anche più corta di quella che lo Stato possa fissare, può sapere se domani forse non avrà bisogno della limitazione di una giornata normale.”” (pag 23)”,”CONx-123″
“KAUTSKY Karl”,”Le marxisme et son critique Bernstein.”,”””Il libro di Bernstein presenta varie fasi di sviluppo; gli articoli della “”Neue Zeit””, origine della discussione attuale, gli servono da preludio. I suoi articoli su “”la lotta del partito socialista e la rivoluzione sociale”” (Neue Zeit, XVI, 1. p. 484, 548), con la tesi dello “”scopo finale e del movimento””, espressione che dopo è diventata corrente, questi articoli si presentano come una semplice polemica contro Belfort Bax. Attaccato a questo proposito, Bernstein fornisce alle sue risposte la forma di una polemica contro i “”socialisti rivoluzionari”” del partito, i Parvus, le Luxemburg, i Plechanov. All’ inizio del suo opuscolo, Bernstein allarga ancora di più il cerchio dei suoi avversari. Ma si colloca ancora dal punto di vista marxista. La concezione marxista della storia ha subito una trasformazione, dice Bernstein; la maggior parte dei marxisti non lo rileva, ma lo stesso Bernstein sta per seguirne lo sviluppo; ci chiarisce la concezione della storia nella sua forma perfetta e non in quella primitiva. Vediamo qui Bernstein difendere la dottrina di Marx contro la follia dei marxisti””. (pag 13-14)”,”KAUD-056″
“KAUTSKY Carlo”,”Socialismo e colonie.”,”David, Van Kol, Engels e Marx (pag 84-86) La ricaduta nella barbarie. “”Un’ obiezione contro la rinuncia alle colonie, meritevole d’ esser ponderata più di quella discussa ora, è questa: il timore ch’esse percuò abbiano a ricadere nella barbarie. Quest’ obiezione non può esser senza altro respinta. Essa richiede una ricerca più accurata, con la quale vogliamo concludere la nostra esposizione.”” (pag 98) “”In una serie di stati dell’ interno dell’ India, la cui amministrazione è stata lasciata a principi indigeni, la popolazione vive meglio, prospera ed è funestata dalla fame più raramente che non avvenga alle altre popolazioni dell’ Impero. (…) Come si vede la “”barbarie”” in cui l’ India degenererebbe se gli Inglesi vi rinunziassero, non ha poi un aspetto troppo terrificante. Gli inglesi ostacolano piuttosto l’ elevazione dell’ India dalla barbarie del dispotismo orientale””. (pag 106-107)”,”KAUD-057″
“KAUTSKY Karl a cura”,”Documents allemands relatif a l’ Origine de la Guerre. Collection complète des documents officiels. Tome I. De l’ attentat de Sarajevo a la réception de la réponse serbe.”,”Pubblicazione su richiesta del ministero degli esteri tedesco pubblicato dopo una revisione assieme a KAUTSKY del Comte Max MONTGELAS e il Prof. Walter SCHUCKING. Risposta del Governo serbo all’ ultimatum austro-ungherese. (pag 326) “”Il Governo reale non può essere reso responsabile delle manifestazioni di carattere privato come articoli di giornali e il lavoro possibile di società, manifestazioni che si producono pressoché in tutti i paesi come cosa ordinaria e che sfuggono in regola generale al controllo ufficiale (…). E’ per questo che il Governo reale è penosamente sorpreso per le affermazioni secondo le quali delle persone del Regno di Serbia avrebbero partecipato alla preparazione dell’ attentato commesso a Sarajevo. (…)””. (pag 328)”,”KAUD-058″
“KAUTSKY Carlo”,”Il programma socialista. Principi fondamentali del socialismo. I. La rovina dell’ impresa. II. Il proletariato. III. La classe capitalistica. IV. Lo Stato futuro. V. La lotta di classe.”,”Il traduttore (v. pag 27) precisa che quando si usano le espressioni “”contadino”” si intende il contadino proprietario (Bauer in tedesco, il piccolo proprietario lavoratore). In italiano il termine ha un significato più vasto e comprende gli addetti al lavoro manuale agricolo (quindi anche i braccianti) Le imposte. “”Così, in tutti i grandi Stati europei, le spese militari (nelle quali deve computarsi anche la maggior parte dei debiti dello Stato) si trovano lanciate, in quest’ ultimo ventennio, ad un’ altezza addirittura vertiginosa. Lo Stato diviene sempre più costoso, i suoi pesi sempre più opprimenti. I capitalisti e i grandi proprietari fondiari cercano, naturalmente, dovunque sia in loro mano la macchina legislativa, di scaricare i pesi, per quant’è possibile, addosso alle altre classi della popolazione. Ma da queste si trova sempre meno da cavare; onde avviene altresì che, malgrado tutti gli stratagemmi dei signori sfruttatori, il loro plusvalore debba necessariamente subire sempre maggiori falcidie da parte dello Stato.”” (pag 98-99)”,”KAUD-059″
“KAUTSKY Karl”,”Communism in Central Europe. In the time of the Reformation.”,”Karl KAUTSKY (1854-1938) “”Kerssenbroick informs us that: “”Although the compact of November inhibited Rothmann from preaching, he did not cease to do so; first of all secretly and by night, but afterwards, when his adherents grew in number, by day also, in the houses of some of the burgesses. The time of preaching was announced by musket-shot, and no one was admitted to the gathering who was not tainted with Anabaptism (vol. i. p. 453). The propaganda was carried on not only by these oral means, but also by printed pamphlets; a printing-press being secretly set up in Rothmann’s house, where it was afterwards discovered by the authorities.”” (pag 237) PROTESTANTESIMO. (Appunti tratti dal libro di Massimo Introvigne, I protestanti, elledici, 1998) Sotto nome di “” protestantesimo”” vengono rubricate un gran numero di denominazioni o comunità. Nel 1991 si contavano 21.104 diverse denominazioni che potevano essere considerate “”protestanti””, il cui numero si accresceva in ragione di 5 alla settimana. Alcuni tentativi di definizione del mondo protestante presuppongono la possibilità di distinguere in modo molto stretto tra Riforma storica, da cui nasce il protestantesimo, e Riforma radicale, da cui nascono diverse famiglie di movimenti religiosi. Possiamo individuare tre caratteristiche fondamentali del protestantesimo: A. Il modo di elaborazione della verità religiosa (cioè il principio epistemologico del protestantesimo) insiste sulla Sola Scriptura, sulla Bibbia come solo autorità in materia di fede e di vita ecclesiale. Questa opzione è peraltro aperta a sviluppi molto diversi: a causa del principio di sola scrittura il protestantesimo è un fondamentalismo, ma nello stesso tempo, per la sua insistenza sul libero esame e il rifiuto di ogni magistero ecclesiastico, è un liberalismo. B. Dal punto di vista dell’esperienza religiosa (cioè del principio antropologico), il protestantesimo privilegia l’esperienza individuale del credente rispetto all’inserimento in una comunità strutturata e gerarchica. C. Dal punto di vista del modo di costruzione dell’autorità (cioè del suo principio sociologico), il protestantesimo si trova di fronte alle conseguenze potenzialmente eversive del principio di sola scrittura, che potrebbe portare con sé l’impossibilità di organizzare una comunità intorno a un minimo fondo comune di credenze: se ciascuno può interpretare la Scrittura a suo modo, ci sono tanti protestantesimi quanti sono i protestanti. Se il luogo della verità non è più nell’istituzione in quanto tale, ma nel messaggio proclamato da queste istituzione, chi allora giudica se il messaggio è proclamato correttamente? La soluzione protestante consiste nel costruire socialmente la figura del “”pastore”” come specialista della Bibbia. Anche qui sono possibili sviluppi in direzioni molto diverse: le comunità “”liberali”” finiranno per essere dominate dai teologi, mentre quelle “”fondamentaliste”” da predicatori di tutto carismatico. Al di fuori dell’autorità riconosciuta al pastore – autorità che procede direttamente da quella riconosciuta alla Bibbia e che le resta subordinata – nessun’altra autorità è riconosciuta come essenziale nelle chiese protestanti. In particolare nessuno autorità è superiore a quella del pastore, nessuna gerarchia all’interno stesso della categoria dei “”chierici”” è riconosciuta come essenziale all’essere della chiesa. In altre parole, nelle chiese della Riforma non esiste un vero ministro episcopale. L’autorità non è istituzionale ma personale, non deriva dal munus gerarchico ma dalla competenza (teologica o carismatica). In prima approssimazione, dal punto di vista storico si può fare riferimento alla distinzione tra Riforma storica e Riforma radicale. Per la verità l’espressione “”riforma radicale”” nasce in ambito protestante zwingliano: i suoi protagonisti – Thomas Muntzer 1489-1525) e gli anabattisti – non utilizzavano volentieri neppure l’espressione “”riforma””. Una riforma presuppone, infatti, che cessi ancora qualcosa da restaurare, che l’edificio ecclesiastico – per quanto decadente – sia ancora in piedi. I radicali ritenevano invece che la vera Chiesa non esistesse più che preferivano parlare di restituito piuttosto che di reformatio, ritenendo che la Chiesa avesse bisogno di essere rifondata piuttosto che riformata. La questione del nuovo battesimo conferito ai convertiti (da cui la parola “”anabattisti””, cioè letteralmente “”ribattezzatori”” in greco), da questo punto di vista, era molto di più di un semplice problema liturgico. Ribattezzando i convertiti gli anabattisti della riforma radicale intendevano simbolicamente dichiarare che la Chiesa era finita, e che quanto era stato loro conferito dalla Chiesa cattolica da cui provenivano non poteva costituire un valido battesimo. La storiografia moderna preferisce distinguere almeno tre filoni della riforma radicale: 1- ANABATTISTA: MENNONITI, AMISH, HUTTERITI 2- SPIRITUALISTA: QUACCHERI 3- RAZIONALISTA: UNITARIANI, UNIVERSALISTI che sono ormai difficili da ricondurre nello stesso ambito specifico del cristianesimo. PROTESTANTESIMI AL PLURALE Che si debba parlare di protestanti resimi al plurale è chiaro da molti anni a quanti studiano il mosaico protestante. Alcune distinzioni antiche sono tuttavia troppo semplici di fronte all’estrema varietà delle denominazioni e dei movimenti. Così è per la distinzione tra un protestantesimo sacramentale o liturgico e un protestantesimo non sacramentale e anti liturgico. Insufficiente è anche la distinzione fra un protestantesimo calvinista – legato a una rigorosa interpretazione della dottrina della predestinazione – e un protestantesimo arminiano che – attraverso le teorie del teologo olandese Jacob Arminius (1560-1609) – sfugge al rigorismo in tema di predestinazione, affermando – contro il calvinismo classico – che Gesù Cristo è morto per tutti (non solo per i predestinati), che Dio – prima della predestinazione – prevede chi accetterà la grazia salvifica di Gesù Cristo e chi la respingerà, che alla grazia di Dio si può resistere e, dopo averla accettata, la si può rifiutare di nuovo e cadere. Insufficiente, infine, è la distinzione fra Chiese istituzionali (cioè legate allo Stato, come sono in genere quelle della prima generazione della Riforma storica) e chiese libere. Il legame con lo Stato è certamente meno costitutivo oggi di quanto non sia stato in passato. TRIPARTIZIONE DI MAX WEBER Tra i sociologi che tengono ancora conto delle categorie di Max Weber è corrente la tripartizione del protestantesimo in tre categorie. PROTESTANTESIMO: 1. TRADIZIONALE: ANGLICANI, LUTERANI, CALVINISTI DI PRIMA GENERAZIONE. 2. ASCETICO (quello che mostrerebbe AFFINITA’ ELETTIVE CON il CAPITALISMO): CALVINISTI DI SECONDA GENERAZIONE, PIETISTI, BATTISTI, METODISTI. 3. ROMANTICO: PENTECOSTALISMO. Bisogna ricordare che tutte le comunità protestanti nella storia posseggono queste dimensioni: – La dimensione della PROTESTA. – Il PRIMITIVISMO (cioè il mito della Chiesa primitiva, della chiesa dei primi secoli cristiani è al centro di una visione mitica dove la si rappresenta come l’età dell’oro, da cui sarebbero stati assenti i compromessi e contrasti tipici di epoche successive. Peraltro il primitivismo non può essere ridotto a una formula unica. Per esempio l’idea della “”Grande apostasia””, che si sarebbe verificata nel momento in cui la Chiesa – divenuta “”costantiniana”” – perdeva la sua autonomia”,”KAUD-060″
“KAUTSKY Karl”,”La question agraire. Etude sur le tendances de l’ agriculture moderne.”,”KAUTSKY cita opera di Max WEBER (pag 239) “”Ce n’est pas la haine de l’agriculture, ce sont des forces économiques, plus puissantes que la volonté des gouvernements, qui amènent la concentration de toute la vie de l’Etat dans les villes. Les gouvernements sont remplis des meilleures dispositions pour l’agriculture, et on sait comment ils cherchent à lui venir en aide de toutes les façons possibles, par des droits sur les denrées alimentaires, des dons gracieux; des primes de toute sorte.”” (pag 318)”,”KAUD-061″
“KAUTSKY Karl”,”Zu den Programmen der Sozialdemokratie.”,”Crisi, guerra e prosperità. “”Das Kommen der nächsten Industriekrisis erfuhr eine Unterbrechung durch eine Krisis anderer Art, die den Krisenzyklus durchkreuzte: die Kriege von 1866 und 1870. Die Krisis von 1866 war daher fast ganz auf England bechränkt. Um so gewaltiger die Prosperität, die diesen Kriegen in der ganzen Welt folgte, um so zerschmetternder aber auch die Krisis als Ergebnis dieser Prosperität.”” (pag 263)”,”KAUD-062″
“KAUTSKY Karl”,”La socializzazione della terra.”,”””Qualcuno potrebbe pensare che la disoccupazione nelle città spingerà molti operai a ritornare all’agricoltura, ma è vano sperarlo. La scarsità di mano d’opera nelle campagne deriva specialmente dal fatto che si fa sempre più stridente il contrasto fra il sistema di vita uniforme e dipendente che, anche fuori delle ore di lavoro, si conduce in campagna e il sistema di vita che si conduce in città. Fintantoché questo contrasto non sarà scomparso, l’esodo dalla campagna non si tramuterà mai in esodo dalla città, anche se nella città dovesse infierire la disoccupazione: tutt’al più l’esodo dalla campagna potrebbe subire temporaneamente una sosta.”” (pag 42)”,”KAUD-063″
“KAUTSKY Karl”,”Communism and Socialism.”,”When these institutions collapsed in 1917, in the midst of military defeat, all classes of the population found themselves free but without any experience and knowledge in self-government. Under a democratic regime they undoubtedly would have acquired quickly the necessary experience and ability. At first the democracy showed itself quite helpless, however. The Bolsheviks utilized this period to destroy democracy and to erect a new despotism by means of a rigidly centralized conspiratory organization, with the support of a group of workers, soldiers and sailors in Petrograd. Bolshevism obtained the support of these elements by making unmeasured promises, prompted to a large extent by demagogy but certainly also by understimate of the difficulties of the task. No less than the masses were the leaders unable to develop under czarist conditions the necessary ability without which victory over capitalism is impossible. The Bolsheviks were well schooled in fighting the police and in winning the plaudits of poor, ignorant devils. But they lacked any knowledge and experience in the administration of governmental and economic institutions. They had studied Marx theoretically, but in a talmudistic sense, for they lacked any opportunity to study more intimately the economic phenomena with which Marx dealt. With quite inadequate human material, themselves entirely unprepared, the Bolsheviks ventured to turn topsyturvy a country of 150,000,000 inhabitants and to establish in Russia an order of production the pre-requisites for which were absent, nay, for which there were no models even in the much higher developed West. Even the greatest of geniuses would have found this too large a task. Marx and Engels themselves would have failed in any such undertaking””. (pag 40-41)”,”KAUD-064″
“KAUTSKY Karl”,”Sozialismus und Kolonialpolitik. Eine Auseinandersetzung.”,”Colonialismo. Due tipi di colonie. “”In meinem Artikel von 1880 nannte ich die beiden Thypen von Kolonien Arbeitskolonien und Ausbeutungskolonien. Ich halte auch heute noch diese Bezeichnungen für die entsprechendsten. Die Arbeitskolonien wird besiedelt von Mitgliedern der arbeitenden Massen des Mutterlandes, Handwerkern, Lohnarbeitern, namentlich aber Bauern. Sie verlassen ihre Heimat, um ökonomischem oder politischem Druck zu entgehen und sich eine neue Heimat frei von Solchem Drucke zu gründen. Auf ihrer eigenen Arbeit, nicht auf der Arbeit unterworsener Eingeborener beruht eine solche Kolonie. Eine Ausbeutungskolonie wird dagegen besetz von Mitgliedern der ausbeutenden Klassen des Mutterlandes, denen die dort geübte Ausbeutung nicht genügt, die danach trachten, das Gebiet ihrer Ausbeutung auszudehnen. Sie gehen in die Kolonie, nicht um dort eine neue Heimat zu finden, sondern um sie zu verlassen, sobald si genug aus ihr herausgepreßt haben; nicht um heimischen Druck zu entgehen, sondern um noch größeren Druck ausüben zu können als im Mutterlande möglich. Nicht auf ihrer eigenen Arbeit, sodern auf der Ausplünderung oder der Zwangsarbeit der Eingeborenen beruht der wirtschaftliche Nutzen einer solchen Kolonie””. (pag 24) Barbarie. (pag 69)”,”KAUD-065″
“KAUTSKY Karl”,”La cuestion agraria. Estudio de las tendencias de la agricultura moderna y de la politica agraria de la socialdemocracia.”,”KAUTSKY Karl “”Lafargue, en su notable artículo sobre “”La pequeña propietad territorial en Francia”” (Publicato en Neue Zeit, I, p. 348), da un ejemplo bastante concluyente de lo que decimos. “”En un préstamo hipotecario los gastos son tanto más grandes, relativamente, cuqnto menor es la cantidad del préstamo y más breve el plazo que se determina. (…)””””. (pag 112)”,”KAUD-070″
“KAUTSKY Karl”,”Le dottrine economiche di Carlo Marx. Esposte e spiegate popolarmente.”,”””Non v’è nulla di più falso dell’opinione dello stile arido ed involuto del “”Capitale””. Chi scrive non conosce alcuna opera economica che si possa paragonare al “”Capitale”” per chiarezza e vivacità di esposizione, talora anche per vera bellezza classica di stile. E pertanto è così difficile da capirsi! In alcuni punti certo, ma non è colpa dell’esposizione. Si crede ordinariamente che l’economia nazionale sia un campo scientifico che ognuno possa di leggieri comprendere senza la minima precognizione. Ma essa è una scienza, anzi una delle più difficili, poichè non v’è forse altra formazione così complicata come la società. E’ certo che per intendere quella collezione di luoghi comuni, che Marx designa sotto il nome di economia volgare, non occorrono maggiori cognizioni di quelle che ogni uomo si acquista da sè negli affari della vita giornaliera. Per capire il “”Capitale”” di Marx, il quale sotto la forma d’una critica dell’economia politica fonda un nuovo sistema storico ed economico, bisogna già avere da prima una certa cultura storica e la comprensione dei fatti che offre lo sviluppo della grande industria. Chi non conosce almeno in parte i fatti dai quali Marx deriva le sue leggi, il senso di queste leggi gli rimarrà certo oscuro, e perciò egli parlerà di misticismo e di hegelianismo. La spiegazione più evidente non gli gioverà a nulla. A nostro parere è questo uno scoglio pericoloso per ogni tentativo di popolarizzare il “”Capitale””. Marx ha scritto il più popolarmente possibile. Dove egli è di difficile comprendimento, il difetto non è nella ‘lingua’, ma nell’obbietto e nel ‘lettore’.”” (pag 3-4) [Karl Kautsky, Prefazione alla prima edizione, 1886] [in Karl Kautsky, Le dottrine economiche di Carlo Marx. Esposte e spiegate popolarmente, 1945]”,”ECOT-176″
“KAUTSKY Karl”,”Les trois sources du marxisme. L’oeuvre historique de Marx. La contestation: ‘Ideologie et lutte de classes’ (Pierre Guillaume), ‘Le “”renegat”” Kautsky et son disciple Lenine’ (Jean Barrot).”,”””Engels arriva par une autre voie que Marx à cette conception. Marx était le fils d’un homme de loi et se destina d’abord à la carrière judiciaire, puis, plus tard, à la carrière universitaire. Il étudia le droit, la philosophie et l’Histoire et ne s’attacha aux études économiques que lorsqu’il ressentit amérement qu’elles lui manquaient. A Paris, il étudia l’économie, l’histoire de la Révolution et le lui une énorme influence. Ces études le menèrent à l’idée que ce ne sont ni la loi ni l’Etat qui font la société, mais au contraire que la société qui naît du processus économique fait la loi et l’Etat selon ses besoins. Engels, par contre, était le fils d’un industriel. Il reçut les premiers fondements de son savoir, non pas au gymnase, mais à l’école moyenne, où il apprit à penser selon les méthodes des sciences naturelles. Il entra ensuite dans le commerce et exerça l’économie pratiquement et théoriquement à Manchester, au centre du capitalisme anglais où son père possédait une fabrique. Venant de l’Allemagne, où il s’était familiarisé avec la philosophie hégélienne, il sut approfondir la science économique qu’il trouva à son arrivée en Angleterre. Son attention fu surtout attirée par l’histoire économique.”” (pag 14-15) [Karl Kautsky, Les trois sources du marxisme. L’oeuvre historique de Marx, 1969]”,”MADS-538″
“KAUTSKY Karl”,”La Question Agraire. Etude sur les tendances de l’Agriculture Moderne.”,”””Il y a donc un écart entre les prix de production déterminés par les “”frais de production”” et les valeurs des produits, mais cet écart n’abolit pas la loi de la valeur, il ne fait que la modifier. Cette loi reste l’élément régulateur qui agit derrière les prix de production, et elle demeure absolutement valable pour l’ensemble des marchandises et pour la masse totale de la plus-value; elle constitue ainsi une base solide tant pour les prix que pour le taux du profit, qui sans cela ne serait fondé sur rien. L’économie politique des Universités considère avec dédain la théorie de la valeur de Marx réfutée depuis longtemps par la “”science””, ce qui n’empêche pas sans doute la même économie politique de juger toujours nécessaire de produire bon an mal an toute une série de gros livres et de traités pour réfuter une fois de plus la théorie depuis longtemps reconnue fausse. La valeur de ces ouvrages n’est peut-être pas toujours en rapport avec le travail dépensé à leur confection: mais que peut invoquer cette science pour définir le taux de profit moyen? Rien que le petit mot “”usuel””.”” (pag 101) [Karl Kautsky, La Question Agraire. Etude sur les tendances de l’Agriculture Moderne, 1900, Reprint 1970] “”Le développement de la production capitaliste entraîne l’augmentation de la masse de la plus-value, l’augmentation non seulement du capital accumulé, mais encore des revenus des capitalistes, et en même temps un accroissement du gaspillage des capitalistes. Il a pour effet entre autres de ressusciter les formes féodales dont on avait au point de vue économique triomphé depuis longtemps. Ainsi, par exemple, les rois de la finance et les propriétaires de ‘latifundia’ s’efforcent de créer des chasses de l’étendue des forêts du Moyen Age. Par les descriptions du ‘Capital’ de Marx, on sait avec quelle brutalité une classe qui n’a pas besoin de ménager l’argent et qui trouve ridicule de ménager les hommes, a, en Ecosse, dépossédé les laboureurs de vastes domaines pour les remplacer d’abord par des moutons, ensuite par des cerfs. C’est ce qui se passe aujourd’hui dans certaines parties de la France, de l’Allemagne et de l’Autriche. En Autriche, le domaine forestier, d’après les données d’Endres, dans le ‘Dictionnaire des Sciences Politiques’, a augmenté depuis le milieu du siècle jusqu’à aujourd’hui d’environ 700.000 hectares, presque 2,5% de la superficie totale, surtout dans les pays alpins et côtiers où l’augmentation est de 600.000 hectares. De 1881 à 1885, on a défriché 3.671 hectares de fôrets, mais en revanche on en a reboisé 59.031. (…) Le livre de Teifen sur la misère sociale et les classes possédantes en Autriche montre, par de nombreux exemples, que dans ce pays ce ne sont pas seulement des déserts qu’on reboise, mais aussi des pâturages et des terres de labour”” [Karl Kautsky, La Question Agraire. Etude sur les tendances de l’Agriculture Moderne, 1900, Reprint 1970] (pag 213-214)”,”KAUD-075″
“KAUTSKY John H.”,”Moscow and the Communist Party of India. A Study in the Postwar Evolution of International Communist Strategy.”,”KAUTSKY John H. Department of Political Science Washington University Saint Louis”,”INDx-113″
“KAUTSKY Karl”,”Etica e concezione materialistica della storia.”,”CANCELLARE 2° COLLOCAZIONE IN KAUD-020 Fondo Pegoraro sottolineature e note a margine Concepito come un articolo per ‘Neue Zeit’ il lavoro di KAUTSKY lievitò durante la stesura fino a diventare un’operetta omogenea e compiuta. Il saggio apparve in volume nel 1906. “”La filosofia ‘tedesca’ compì questo passo con Kant (1724-1804). Oggi è di moda dire: torniamo a Kant! ma chi nel dire ciò avesse in mente l’etica kantiana potrebbe altrettanto giustamente dire: ‘torniamo a Platone!”” (pag 31) “”Da quando la borghesia è diventata conservatrice, soltanto dal punto di vista proletario è ancora possibile una teoria materialistica dello sviluppo sociale. E’ vero, il nuovo materialismo dialettico è un materialismo di tipo particolare, che si differenzia sostanzialmente da quello legato alle scienze naturali. Qualcuno dei suoi partigiani ha perciò espresso il desiderio di sostituire la parola materialismo con un’altra, per evitare malintesi. Ma se Marx ed Engels tennero fermo alla parola materialismo, ciò avvenne, in ogni caso, per la stessa ragione per cui si rifiutarono di ribattezzare il loro ‘Manifesto dei comunisti’ in Manifesto dei socialisti. La parola socialismo copre oggi una merce così variopinta, che vi rientrano anche il socialismo cristiano e nazionale di ogni tipo; la parola comunismo definisce inequivocabilmente e chiaramente lo scopo del proletariato, che lotta nella battaglia rivoluzionaria per la sua emancipazione. Così anche in una definizione di materialismo dialettico come “”monismo”” o “”criticismo”” o “”realismo”” andrebbe perduto qualsiasi contrasto col mondo borghese. La parola “”materialismo”” invece ha sempre significato, da quando il cristianesimo è diventato la religione dominante, una filosofia di ‘lotta’ contro i poteri dominanti. Perciò esso è caduto in discredito presso la borghesia, ma proprio per questo noi, fautori della filosofia proletaria nel suo molteplice sviluppo, abbiamo ogni motivo per tener fermo a questo nome per la nostra filosofia, nome che può esser giustificato anche in maniera concreta. E una concezione dell’etica che nasca da questa filosofia può presentarsi come etica materialistica”” (pag 100) [Karl Kautsky, Etica e concezione materialistica della storia, 1975]”,”MADS-213″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”””Similmente la pensava il Doubleday. Nel suo lavoro: ‘La legge dì popolazione’ (Londra 1846) egli esprime la opinione che la fecondità stia in rapporto inverso colla nutrizione. L’alimentazione copiosa, dic’egli, limita l’aumentarsi della popolazione, mentre all’incontro l’alimentazione scarsa e manchevole eccita e dispone alla fecondità. «Sia quaI si vuole il limite della naturale forza generativa di una unione, essa diminuirà sempre quando si troverà in condizioni pletoriche, mentre in condizioni opposte essa sarà portata al suo massimo sviluppo, e ciò in relazione esatta colla forza e col benessere concesso da queste condizioni, e dato che esse non si spingano al punto da cagionare la morte dell’animale o della pianta». Indi il Doubleday spiega il supposto fenomeno della diminuzione delle classi ben nutrite e dell’aumento rapido del proletariato. Le piante in terreno troppo grasso non danno frutti, e gli animali ingrassati non sono prolifici. Ei porta ad esempio il decremento della popolazione inglese nel XV e XVI secolo, che dev’essere stato cagionato dall’eccesso di forte nutrizione che allora godevano i lavoratori. A siffatta opinione s’accostò il Fourier, che prescrisse quattro mezzi al fine di preservare il ‘falanstero’ dalla sopra-popolazione, il ‘costume fanerogamo’, l”esercizio integrale’, la ‘forza delle donne’ e il ‘regime gastrofisico’. Il buon nutrimento è contrario alla fecondità, e le donne devono essere fisicamente robuste, perchè le deboli sono quelle che producono il maggior numero di figli. Anche Carlo Marx mostra d’essere seguace di questa teoria che egli professa però soltanto nella prefazione. «In realtà non solo il numero delle nascite e delle morti ma anche la quantità assoluta delle famiglie sta in rapporto inverso colla quantità dei mezzi di sussistenza di cui ponno disporre le varie classi lavoratrici. Questa legge della società capitalistica non avrebbe senso fra i selvaggi e anche fra le colonie civilizzate». E nella nota egli cita Laing: «Se il mondo si trovasse in condizione agiata, esso diverrebbe ben tosto spopolato» (1). Non si può dissimulare che dove domina la povertà l’aumento della popolazione è assai grande. Il rapporto delle nascite nel circondario di Oppeln in Slesia nel 1849 era di 1 : 19,97, vale a dire che per ogni 1997 uomini si avevano 100 nati, mentre in Sassonia che anch’essa ha un rapido aumento di popolazione, dal 1840 al 1849 si aveva il rapporto di 1 : 24,46. Wirchow osserva intorno a questo rapido aumento: «Come l’operaio inglese nella profonda abiezione e nella più completa privazione di ogni gioia spirituale, conosce due fonti di godimento la crapula e il coito; così anche la popolazione dell’alta Slesia fino a pochi anni or sono aveva concentrato tutti i suoi desiderii, tutte le sue aspirazioni in queste due cose. L’acquavite e il godimento sessuale dominavano sovranamente ne’ suoi costumi; e si spiega con ciò agevolmente come la popolazione avesse guadagnato di numero quanto avea perduto di forza fisica e di continenza morale. Si ripeté in essa quel che da lungo tempo sì sa dei lavoratori di fabbrica che immigrano in Inghilterra» (2)”” [(1) C . Marx . Il Capitale, pag. 669; (2) Archivio di anatomia patologica. II, pag. 306 – Wappaus, Op. cit., I, pag. 303] (pag 214-215-216) LEGGERE in: Carlo Kautsky, ‘Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale’, Roma, 1969 ca., reprint Milano, 1884] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 76] ISCNS76DIGIT”,”KAUD-006-B”
“KAUTSKY Karl KAUTSKY Luise ADLER Friedrich STAMPFER Friedrich ADLER Friedrich DE-WOLFF Sam MARSCHAK J. TOPALOVITCH Zivko ABRAMOWITSCH R. NIKOLAJEWSKY B. JORDANIA Noé OLBERG Paul”,”Ein Leben für den Sozialismus. Erinnerungen an Karl Kautsky.”,”pagina 21: foto di gruppo: ci sono Hilferding, Kautsky Luise e Karl Pannekoek Ledebour Mathilde Wurm Frau Block e Frau Pannekoek, e figli”,”KAUS-024″
“KAUTSKY Karl”,”La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909)”,”””‘Der Weg zur Macht’, con tutte le sue frasi di sapore “”radicale””, è in realtà un classico del revisionismo nel significato più profondo, proprio perché in esso la scissione fra teoria e pratica, fra principi e linea politica, e la funzione compromissoria e di copertura della teoria e dei principi rivoluzionari, si manifesta nel mondo più evidente (…)”” (introduzione di A. Panaccione) “”Gli ultimi dieci anni hanno sviluppato certamente nella piccola borghesia un odio crescente verso il proletariato. Questo deve impostare la sua politica facendo conto di dover combattere da solo le prossime battaglie. Ma già Marx ha indicato che il piccolo borghese, in quanto sta nel mezzo fra il capitalista e il proletario, oscilla continuamente fra i due, è l’uomo di tutt’e due i partiti. Noi non possiamo contare su di lui, egli sarà sempre un alleato insicuro, nella maggioranza dei casi – alcuni di loro individualmente possono diventare degli ottimi compagni -; la sua ostilità nei nostri confronti può aumentare ancora. Ma ciò non esclude che un giorno, per effetto dell’insopportabile pressione fiscale e di un improvviso crollo morale della classe al governo, la piccola borghesia passi in massa dalla nostra parte, e forse con ciò faccia vacillare i nostri avversari e decida la nostra vittoria. E in realtà essa non potrebbe far meglio i suoi interessi, poiché il proletariato vittorioso può offrire a tutti coloro che non sono sfruttatori, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, anche a coloro che oggi vegetano come piccolo borghesi o piccoli contadini, un grande miglioramento delle loro condizioni di vita. Per quanto la piccola borghesia possa momentaneamente stare di fronte a noi con atteggiamento ostile, essa non costituisce certo un solido appoggio del regime esistente. Anch’essa vacilla e scricchiola in tutte le giunture, come tutte le altre basi della società”” [Karl Kautsky, La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909), Bari Roma, 1969]”,”KAUD-079″
“KAUTSKY Karl – AMATO Sergio”,”La rivoluzione sociale. Riforma e rivoluzione sociale (1902).”,”Capitale monetario e declino inglese (pag 59-60, Kautsky) Kautsky: L’Inghilterra cessa di essere lo specchio del nostro avvenire nel sistema capitalistico di produzione. “”Il capitale monetario è quella forma di capitale che inclina di più verso gli atti violenti; quello che più facilmente si lega in monopoli, ed acquista con ciò una potenza senza limiti sulla classe operaia, quella che è più estranea agli operai; essa è quella che scaccia il capitale dei privati industriali e domina sempre più tutta la produzione capitalista. La conseguenza necessaria di tutto ciò è ancora: I contrasti sociali si rendono più acuti. Ma l”Inghilterra’! mi si opporrà. Non troviamo noi in Inghilterra una continua diminuzione degli antagonismi di classe? E Marx non ha già detto che l’Inghilterra è il paese classico del sistema capitalistico di produzione, mostrandocela come l’esempio tipico del nostro avvenire? Dunque le condizioni alle quali noi andiamo incontro non sono quelle attualmente esistenti in Inghilterra? Sempre l’Inghilterra ci viene mostrata dagli entusiasti della pace sociale, e, cosa curiosa, sono gli stessi individui che rimproverano più clamorosamente noi Marxisti “”ortodossi”” per la nostra ostinazione nel restare attaccati ad ogni proposizione marxista, sono proprio essi che ora credono di colpirci nel modo più decisivo colla proposizione marxista suddetta. Ma in realtà le condizioni dopo che Marx scrisse il “”Capitale”” sono cambiate di molto. L’Inghilterra ha cessato di essere il paese classico del capitalismo. Il suo sviluppo va sempre più rallentandosi e viene sempre più superato da quello di altre nazioni, specialmente della Germania e dell’America ed ora i rapporti incominciano a rovesciarsi. L’Inghilterra cessa di essere lo specchio del nostro avvenire nel sistema capitalistico di produzione. Questo è ciò che lo studio delle condizioni reali insegna a quei Marxisti “”ortodossi”” che non ripetono pappagallescamente quanto disse Marx, ma ne applicano il metodo per poter capire il presente. L’Inghilterra era il terreno classico del capitalismo, quello nel quale il ‘capitale industriale’ arrivò prima alla propria prevalenza. (…)”” [Karl Kautsky, ‘Riforma e rivoluzione sociale’, 1902] [(in) ‘La rivoluzione sociale. Riforma e rivoluzione sociale (1902)’, Firenze, 2002, a cura di Sergio Amato] (pag 59)”,”KAUD-081″
“KAUTSKY Karl, a cura di Andrea BARBARANELLI”,”L’origine del cristianesimo.”,”””L’ultimo capitolo del libro, ‘Cristianesimo e socialdemocrazia’, in cui Kautsky affronta il parallelo tra comunismo cristiano e comunismo moderno e, sottolineando i contrasti, dimostra la necessità storica della attuazione della società comunista nell’epoca moderna, si apre con il passo finale della già citata ‘Introduzione’ di Engels alle ‘Lotte di classe in Francia’. Come è noto, questo scritto di Engels è stato l’occasione per l’inizio di quella polemica nel corso della quale si definirono le posizioni dei cosiddetti revisori del marxismo. Un anno dopo la pubblicazione del “”testamento politico”” di Engels, Bernstein comincia a pubblicare quella serie di articoli sui ‘Problemi del socialismo’ che suscitò critiche e accuse di apostasia dal marxismo dalle quali si difese con la memoria indirizzata al Congresso socialista di Stoccarda del 1898. Del 1899 è la pubblicazione de ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’ (38). Kautsky, che aveva replicato a Bernstein nello stesso anno, riprende ora, quasi dieci anni dopo, la polemica, partendo dal testo di Engels che ne era stato l’occasione immediata. Nella parte finale dell”Introduzione’, citata da Kautsky, Engels mette a confronto l’avanzata del movimento socialista con l’irresistibile avanzata, 1600 anni prima, del cristianesimo, conclusasi con la sua proclamazione a religione di Stato. Queste righe non esprimono altro, afferma Kautsky, che il vigoroso ottimismo che animò Engels sino alla fine. Ma si è voluto interpretarle altrimenti, assimilandole alle posizioni di chi sostiene che il partito debba seguire la via legale come quella che garantisce i migliori successi. Engels, secondo questi interpreti, avrebbe rinnegato il punto di vista rivoluzionario da lui sostenuto per tutta la vita, arrivando alla conclusione che il pensiero di Marx, che la violenza è la levatrice di ogni nuova società, non è più sostenibile. Questa interpretazione – afferma Kautsky – sottolinea unilateralmente, nel parallelo engelsiano tra cristianesimo e socialdemocrazia, la accettazione volontaria del cristianesimo da parte del potere statale, il suo riconoscimento senza abbattimento violento dello Stato, in maniera assolutamente pacifica, la vittoria ottenuta con la compiacenza del governo. Anche la Socialdemocrazia, si sostiene, deve e può vincere così. Ora, continua Kautsky, se questo fosse stato veramente il pensiero di Engels, egli non avrebbe potuto dir niente di peggio sulla Socialdemocrazia. Col cristianesimo non fu il proletariato ad arrivare alla vittoria, ma la sua organizzazione burocratica, che lo sfruttava e lo dominava, la Chiesa, il clero. Questa organizzazione vinse nel momento in cui rinunciò ai suoi scopi originari e ne sostenne altri a questi opposti. Se la vittoria della Socialdemocrazia dovesse attuarsi in modo simile, sarebbe un motivo per abiurare alla Socialdemocrazia; non alla rivoluzione. Ma il parallelo tra cristianesimo e Socialdemocrazia a questo proposito non regge. Kautsky osserva come Engels, nell’articolo ‘Per la storia del cristianesimo primitivo’, che costituisce l’antecedente per questo parallelo, non abbia indagato sull’ulteriore sviluppo del cristianesimo e non si sia occupato del suo mutamento dialettico (39)”” [Andrea Barbaranelli, Introduzione] [(in) Karl Kautsky, ‘L’origine del cristianesimo, Roma, 1970, a cura di Andrea Barbaranelli] [(38) Per tutta la questione vedi l’Introduzione di Colletti a Bernstein, ‘Socialismo e socialdemocrazia’, Laterza, 1968, ora in Colletti, ‘Ideologia e società’, 1969, op. cit., pp. 61-147; (39) Anche per ciò che riguarda gli inizi del cristianesimo, del resto – nota Kautsky – non è esatto parlare, come fa Engels di religione di schiavi: la comunità protocristiana fu una comunità di proletari] (pag 24-25) Lenin su Kautsky e l’ultraimperialismo pacifico. (pag 27) “”«In Kautsky» scriverà Lenin nel 1915 «l’evidente rottura con il marxismo ha assunto la forma… del segno di un capitalismo ‘pacifico’. Il capitalismo ‘pacifico’ è stato sostituito dall’imperialismo non pacifico, bellicoso, catastrofico. Ma se non si può sognare di ritornare indietro dall’imperialismo al capitalismo ‘pacifico’, non si potrebbe dare agli stessi sogni la forza di innocenti riflessioni sull'””ultraimperialismo pacifico’? Se si chiamasse ultraimperialismo l’unificazione internazionale degli imperialismi nazionali, che ‘potrebbe’ eliminare i conflitti particolarmente sgradevoli, … come la guerra, … perché non si potrebbe allora scacciare dal pensiero l’epoca già presente, già sopraggiunta, dell’imperialismo, estremamente gravida di conflitti e catastrofi, sognando un”ultraimperialismo’ relativamente pacifico, relativamente privo di conflitti?» (40). Il sogno di un capitalismo «pacifico», come abbiamo visto, occupa Kautsky già nel 1908, ed è in funzione dell’idea che Kautsky ha della presa del potere politico da parte della classe operaia, che dipende in definitiva, a sua volta, dalla concezione che Kautsky ha dello Stato. Il problema del rapporto tra socialismo e democrazia, che lo occuperà fino alla morte (41), è per Kautsky il problema del rapporto tra socialismo e parlamentarismo borghese, dal cui quadro egli non esce. L’obiettivo della lotta della Socialdemocrazia è «la conquista del potere statale mediante il conseguimento della maggioranza in parlamento e della trasformazione del parlamento in padrone del governo» (42), non la rottura della macchina dello Stato borghese”” (pag 27-28-29) [Andrea Barbaranelli, Introduzione] [(in) Karl Kautsky, ‘L’origine del cristianesimo, Roma, 1970, a cura di Andrea Barbaranelli] [(40) Lenin, op. cit, vol. XXV, p. 460; (41) v. l’Introduzione di Procacci, cit., p. XL; (42) citato in Lenin, op. cit., vol. XXV, p. 460]”,”RELx-065″
“KAUTSKY Karl, a cura di Edouard BERTH”,”La lutte des classes en France en 1789.”,”I sanculotti si trovano in una situazione di stallo. (pag 83-84) “”Plus la situation devint dangereuse pour la Révolution, plus l’action des faubourgs révolutionnaires devint aussi nécessaire, plus exclusive luer domination. Elle atteignit son apogée au moment où les monarchies coalisées de l’Europe se ruèrent sur la France, tandis que la contre-révolution éclatait en plusieurs provinces et que le roi et les chefs de l’armée conspiraient avec l’ennemi. Ce n’est pas la Législative, ce n’est pas la Convention, qui sauvèrent alors la Révolution, mais les sans-culottes. Ils s’emparèrent du club des Jacobins, et avec lui d’une organisation dont le centre était à Paris et qui se ramifiait sur toute la France; ils s’emparèrent de la Commun e de Paris et disposèrent par elle d’énormes moyens de puissance; et grâce au club des Jacobins et grâce à la Commune, – et là où ils ne suffisaient pas, par l’insurrection, – ils dominèrent la Convention, ils dominèrent le gouvernement, il dominèrent la France: en pleine guerre, dans la situation plus critique, entourés de dangers de toutes parts, menacés d’une ruine complète, ils exercèrent le droit de guerre le plus impitoyable,ils opposèrent l’excès de la force à l’excès du danger, et ils étouffèrent non seulement toute résistance, toute trahison, mais même toute possibilité de résistance et de trahison, dans le sang des suspects. Mais le terrorisme n’était pas seulement une arme de guerre, destinée à abattre l’ennemi de l’intérieur et à inspirer aux défenseurs de la Révolution une confiance absolue dans la lutte contre les ennemis extérieurs. La guerre avait aidé les sans-culottes à s’emparer du pouvoir. Mais ils voulaient la guerre pour un Etat, pour une société selon leur coeur. On avait renversé la féodalité, mais non le capitalisme, qui déjà, sous le régime des privilèges, avait levé la tête. Et précisément la chute de la féodalité avait permis au capitalisme, à l’exploitation capitaliste de prendre un rapide essor. Supprimer, ou tout au moins limiter les différentes sortes d’exploitation capitaliste, en particulier le commerce, la spéculation et l’agiotage, parut bientôt aux sans-culottes aussi nécessaire que combattre la contre-Révolution. Mais renverser le capitalisme par la base était alors chose impossible: les conditions pour le passage à une forme de production nouvelle, supérieure, n’étaient pas encore données. Aussi les sans-culottes se trouvaient-ils dans une impasse. Les circonstances leur avaient mis en main le pouvoir, mais ne leur permettaient pas de créer des institutions qui pussent d’une manière durable servir leurs intérêts”” (pag 83-84) [Karl Kautsky, a cura di Edouard Berth, ‘La lutte des classes en France en 1789’, Paris, 1901reprint 2016] Il curatore. Édouard Berth Édouard Berth (1875-1939) est un théoricien français du syndicalisme révolutionnaire. Penseur socialiste français, il fut avant tout le plus fidèle disciple de Georges Sorel (1847-1922). Biographie[modifier | modifier le code] Disciple de Georges Sorel, partisan d’un socialisme anti-étatiste garant de l’autonomie de la classe ouvrière, dans son esprit le syndicat devait former la cellule de base de la nouvelle société prolétarienne. À partir de 1899, Édouard Berth devint un collaborateur régulier du Mouvement socialiste avant de rompre avec cette revue en 1909. Défenseur actif des expériences réformistes de Millerand jusqu’en 1902, il évolua ensuite progressivement vers le syndicalisme révolutionnaire, tout en manifestant un penchant mystique proche de celui de son maître Sorel ou de Charles Péguy. Pour cet admirateur de l’Antiquité, le socialisme, la « société des producteurs » à laquelle il aspirait, avait une fonction éminemment morale et héroïque. Germanophone, il traduit de nombreux ouvrages de théoriciens du socialisme comme certains de Karl Kautsky ou de Karl Marx. À l’inverse de ce dernier, Édouard Berth, tout comme Sorel, ne croit pas en la notion du progrès qu’il critique. À partir de 1909, Berth, partant d’une commune aversion pour la démocratie parlementaire « bourgeoise », se rapproche du mouvement monarchiste et fonde avec Georges Valois les Cahiers du Cercle Proudhon en 1911. Il tente alors de proposer une synthèse du syndicalisme révolutionnaire et du corporatisme. À partir de 1917, ce syndicaliste révolutionnaire s’enthousiasme pour la révolution bolchévique et y voit une nouvelle expression de la lutte des classes, avant de revenir de son engouement pour condamner dans l’URSS la « société des termites ». Collaborateur de la revue Clarté, il adhère en 1920 au Parti communiste français et rejoindra de nouveau les rangs du syndicalisme révolutionnaire à partir de 1935. Publications[modifier | modifier le code] Dialogues socialistes, Paris, G. Jacques, 1901. La Politique anticléricale et le Socialisme, Paris, Cahiers de la quinzaine, no 11, 1903. Les Nouveaux aspects du socialisme, Paris, Marcel Rivière, 1908. Les Méfaits des intellectuels, préface de Georges Sorel, Paris, Marcel Rivière, 1914. Rééd. assortie d’une longue introduction d’Alain de Benoist, d’une bibliographie et d’un essai de Berth sur Drieu la Rochelle, Krisis, 2007. « Avant propos », Max Ascoli. Georges Sorel, Paris, Delesalle, 1921. Les Derniers aspects du socialisme. Édition revue et augmentée des Nouveaux Aspects, Paris, Marcel Rivière, 1923. La France au milieu du monde, Turin, Gobetti, 1924. Guerre des États ou Guerre des classes, Paris, Marcel Rivière, 1924. La Fin d’une culture, Paris, Marcel Rivière, 1928. Du ‘Capital’ aux ‘Réflexions sur la violence’, Paris, Marcel Rivière, 1932. « Avant propos », Georges Sorel. D’Aristote à Marx (l’ancienne et la nouvelle métaphysique), Paris, Marcel Rivière, 1935. Traductions Karl Kautsky, Parlementarisme et socialisme. Étude critique sur la législation directe par le peuple, préface de Jean Jaurès, Paris, G. Jacques, 1900. Karl Kautsky, La lutte des classes en France en 1789, Paris, G. Jacques, 1901. Arturo Labriola, Karl Marx. L’économiste, le socialiste, préface de Georges Sorel, Paris, Marcel Rivière, 1910. Karl Marx, La Question juive, Paris, G. Jacques, sans date. Bibliographie[modifier | modifier le code] Alain de Benoist, Edouard Berth ou le socialisme héroïque. Sorel, Maurras, Lenine, Pardès, 2013. Bernard-Henri Lévy, L’Idéologie française, Grasset, 1981. Vincent Michel, Édouard Berth (1875-1939). Essai de biographie intellectuelle, Université de Paris I, 2003, 209 p. (Maîtrise, T. 1 039 MIC). Zeev Sternhell, Ni droite ni gauche, l’idéologie fasciste en France, Éditions du Seuil, 1983 ; Éditions Complexe, « Historiques », 2000 (ISBN 2870277881) ; Gallimard, Collection Folio histoire no 203, 2012″,”KAUD-082″
“KAUTSKY Karl”,”Bernstein und das Sozialdemokratische Programm. Eine Antikritik. (1899)”,”Contiene il capitolo ‘La teoria della crisi’ (pag 135-152)”,”KAUD-083″
“KAUTSKY Karl”,”Le bolchevisme dans l’impasse.”,”””Seul, mon ami Axelrod, déjà cité, m’a depuis le commencement approuvé en tout. Il était arrivé, indépendamment de moi, aux mêmes conclusions. De tous les socialdémocrates russes, il fut constammentle plus près de moi. Avec touts les autres, il m’est de temps en temps arrivé de différer sur tel ou tel point, comme cela m’est arrivé avec d’autres social-démocrates, même mes amis les plus intimes. Cela va de soi. Mais entre Axelrod et moi, jamais il n’y eut de divergences d’opinion. Nos appréciations du bolchevisme ont toujours été d’accord. Mon cher ami est mort en 1928. Je regarde la rédation du présent ouvrage comme une obligation testamentaire qu’il m’a laissée.”” (pag 17) (prefazione, 1931) Kautsky è per un programma di socializzazione per via democratica. Lo Stato democratico con un pieno controllo democratico e piena libertà di movimento politico di tutti i cittadini, deve preparare metodicamente la socializzazione e realizzarla su una base democratica anche in fabbrica (pag 69)”,”KAUD-086″
“KAUTSKY Karl [Carlo KAUTSKY]”,”La politica e le organizzazioni operaie.”,”Riproduzione fotografica ripresa da biblioteca digitale Lo scritto di Kautsky è del 1900 “”Per quanto rapido sia lo sviluppo delle organizzazioni operaie, esse non arriveranno mai a comprendere tutti gli operai. «Il movimento operaio, secondo ogni probabilità, non si estenderà mai oltre quel che si poté chiamare l’aristocrazia della classe operaia» dice Bernstein in una appendice all’edizione tedesca della «Storia del Trade-Unionismo» di Webb, p. 448): opinione alla quale noi sottoscriviamo pienamente, del pari che a quest’altra, della stessa pagina: «sarebbe utopia, per la classe operaia, od anche solo qualche serio miglioramento della propria condizione mediante la esclusiva azione della organizzazione operaia». Nel 1892 il Webb e la sua signora valutarono a un milione e mezzo il numero degli operai organizzati nella Gran Bretagna e in Irlanda mentre che l’industria occupa in codesti paesi 17 milioni di persone di cui almeno 10.000.000 di salariati. Dunque, in codesta terra promessa delle «Trade Union» l’immensa maggioranza dei salariati non è ancora organizzata. Ma se l’organizzazione in sindacati procaccia innegabili vantaggi agli operai organizzati, senza contribuire a migliorare la condizione della massa degli operai, essa ha necessariamente per conseguenza di accentuare la differenza sociale tra gli organizzati e i non organizzati, e di fare dei primi una classe di privilegiati superiori agli altri. Inoltre, se si tien conto delle concessioni fatte dalla borghesia a codesti operai privilegiati, si comprende agevolmente che essi propongano i loro interessi professionali a quelli della loro classe, da essi ritenuti inferiori, che si mostrino perfino ostili al movimento di classe del proletariato, se la borghesia fa loro sentire che codesta agitazione di classe può compromettere il loro movimento di organizzazione, alienando le simpatie borghesi. Da un altro lato, la parte più intelligente della borghesia sarà tanto più disposta a fare delle concessioni a codesta aristocrazia operaia quanto più essa si occuperà esclusivamente dei suoi interessi professionali e quanto più si manifesterà con sempre maggiore evidenza la impossibilità di arrestare l’ascensione della classe lavoratrice col perseguitare le sue organizzazioni. Se il proletariato non si lascia più trattenere dalla violenza, non v’è che da opporgli la politica ‘divide et impera’; si cercherà di dividerlo per dominarlo, e codesto risultato, in talune circostanze storiche, si otterrà colla più grande facilità, favorendo le organizzazioni professionali dell’aristocrazia operaia. D’altronde, tutto ciò è risaputo da tempo; basta richiamarlo brevemente qui. E’ dunque assai naturale il credere che, se in questo momento si aspira in Germania a render neutre le organizzazioni operaie, ciò avviene sotto l’azione delle medesime cause che hanno dato al vecchio «unionismo» inglese un carattere così particolare. Ecco i principali elementi di codesta evoluzione. Noi eravamo sin d’allora in un periodo di prosperità che dura da qualche tempo, i sindacati si sviluppano in Germania in modo prodigioso e non mancano delle classi borghesi che offrono loro dei vantaggi, ritenendo che basti importare in Germania la moda inglese per far subire al movimento di classe proletario, al partito socialista, la sorte del «chartismo» inglese, o almeno per castrare il nostro partito e trasformarlo in un partito di riforme democratiche nel genere del radicalismo inglese. Non mancano le proteste d’amore di codesti riformatori borghesi, da Berlepsch a Sombart, né tanto meno i tentativi sedicenti scientifici per dimostrare una volta di più che la teoria della lotta di classe, il Marxismo è morto, ben morto e sotterrato”” (pag 14-15-16-17) [Karl Kautsky, ‘La politica e le organizzazioni operaie’, Genova, 1903]”,”KAUD-087″
“KAUTSKY Karl, a cura di Gianni CELATA Bruno LIVERANI”,”Teorie delle crisi.”,”Nell’introduzione di Celata e Liverani la controversia sull’opera di Kautsky, Kautsky e le crisi, sovrapproduzione e sottoconsumo, la caduta tendenziale del saggio di profitto, crisi crollo e lotta di classe. Il testo si trova nella seconda parte del volume rilegato assieme allo scritto di Marx, Palmerston, Costes 1929, MADx-030 “”Sulla necessità del superamento finale, attraverso la crisi, del modo di produzione capitalistico, Kautsky per lungo tempo ha tenuto fede alle proprie posizioni senza apprezzabili modifiche, perlomeno fino all’epoca del secondo scritto che presentiamo in questo volume, dove ricompaiono tutti gli elementi caratteristici della sua concezione. Solo successivamente alle vicende della prima guerra mondiale, alle numerose fratture in seno al movimento operaio tedesco e internazionale e alla sua definitiva emarginazione dalla vita politica e dallo stesso dibattito teorico, Kautsky accederà alle posizioni che tanto aveva combattuto: ad esempio, nella sua opera del 1927, ‘Die materialische Geschichtsauffassung’, giungerà a sostenere che l’idea di un’acutizzazione progressiva delle crisi e dei contrasti di classe, in direzione di uno sbocco necessario nel socialismo, è ormai superata. Nell’epoca invece che vede Kautsky nel pieno della sua attività e della sua influenza, lo schema teorico rimane sostanzialmente inalterato. Unica variazione: il ripudio della teoria del crollo, per aggirare le obiezioni di Bernstein e dei revisionisti. In realtà Kautsky aveva calcato la mano sulla necessità «naturale» del crollo all’epoca in cui scriveva il suo commento al Programma di Erfurt, che rimane uno dei documenti più significativi del cosiddetto «marxismo della seconda Internazionale». Scriveva allora Kautsky (siamo nel 1891): «Noi riteniamo inevitabile il crollo (‘Zusammenbruch’) dell’attuale società perché sappiamo che lo sviluppo economico produce ‘con necessità naturale’ delle condizioni che costringono gli sfruttatori a lottare contro questa proprietà privata…». E ancora: «… l’inarrestabile sviluppo economico porta alla bancarotta del modo di produzione capitalistico ‘con necessità di legge naturale’» (43). Eppure, nel vivo della polemica con Bernstein, Kautsky nega di avere mai formulato una teoria del crollo automatico del modo di produzione capitalistico, e tanto meno essa poteva essere fatta risalire a Marx ed Engels. Del resto, non solo nell”Antibernstein’ del 1899 (44) ma anche nel commento al Programma di Erfurt si sforza di precisare che il passaggio dalla crisi del sistema al socialismo non è automatico. L’aggravarsi delle crisi porteranno «a condizioni insopportabili per la gran massa della popolazione, lasciando ad essa solo la scelta tra abbrutimento inerte o rovesciamento attivo dell’esistente ordine proprietario» (45). Sono parole che troviamo ripetute, quasi alla lettera, nell”Antibernstein’ del 1899 e nei due scritti che qui presentiamo. In sostanza l’idea di un crollo automatico è evitata con la previsione di uno stato di depressione cronica, nel quale «evidentemente … la produzione capitalistica può continuare a funzionare, ma diverrà completamente insopportabile per la gran massa della popolazione che si vedrà costretta a ricercare una via d’uscita da questa miseria generale e potrà trovarla solo nel socialismo». Dunque, l’andamento delle crisi ha come sbocco una situazione senza via d’uscita, nella quale l’alternativa è «socialismo o barbarie». La presenza e la crescita, dentro questo processo di decadenza fatale, di un soggetto collettivo cosciente e organizzato, capace di individuare attraverso la conoscenza scientifica dei processi in atto il «momento giusto», è in grado di garantire il passaggio al socialismo scongiurando nel medesimo tempo ogni forzatura intempestiva delle condizioni reali”” (pag 38-39-40) [dall’introduzione di Gianni Celata e Bruno Liverani al volume di Karl Kautsky, ‘Teorie delle crisi’, Firenze, 1976] [(43) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, Roma, 1971, pp. 104, 123; (44) K. Kautsky, ‘Bernstein und das sozialdemokratische Programm. Eine Antikritik’, Stuttgart, 1899, pp. 135-150; (45) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, cit, p. 104]”,”MADx-030-B”
“KAUTSKY Karl, a cura di Benedikt KAUTSKY”,”Erinnerungen und Erörterungen.”,”‘Ricordi e dibattiti’ “”Nachgelassenes Manuskript einer Selbstbiographie von Karl Kautsky, umfassend: Die Familiengeschichte, Die Jugendzeit, Den Eintritt in politische lebe, Die Gründung der “”Neuen Zeit”” “”Manoscritto postumo di una autobiografia di Karl Kautsky, tra cui: la storia della famiglia, l’epoca giovanile, l’ingresso nella vita politica, la fondazione della rivista “”Neue Zeit”” Indice dei nomi: relativamente pochi i riferimenti a Marx ed Engels nell’indice nomi (45 per Marx e 34 per Engels compresi i riferimenti in nota). Due soli i riferimenti a Lenin. “”Theoretisch waren beide Richtungen der deutschen Sozialdemokratie Lassalleaner. Die Marxschen Lehren kannte kaum jemand in Deutschland in anderer Form als jener, die ihnen Lassalle gegeben – ohne den Urheber zu nennen. – Was beide Teile trennte, waren Fragen der Parteiorganisation – Lassalle und sein Nachfolger Schweitzer wollten eine Diktatur in der Partei üben, Bebel und Liebknecht verfochten die Demokratie in der Partei. Aber über diesen Gegensatz, so gross er war, hätte man sich hinweghelfen können. Denn die Arbeiter, die sich um Lassalle scharten, standen zu hoch, als dass sie sich hätten eine tatsächliche Diktatur auflegen lassen. Lassalle selbst und noch mehr Schweitzer stiessen mitunter auf recht energische Opposition. Aber was sich nicht überwinden liess, war der Gegensatz der Taktik: Lassalle und Schweitzer mogelten mit Bismarck, den sie (1) nach Kräften unterstützten. Dafür fand dieser keine erbitterteren Gegner als Bebel und Liebknecht. Dieser Gegensatz machte die Spaltung unvermeidlich. Aber der Gegensatz war auf Deutschland beschränkt, ja überwiegend auf Preussen. In Österreich gab es keinen Arbeiter, keinen Socialisten, der etwas von Bismarck hätte erwarten können.”” [Karl Kautsky, a cura di Benedikt Kautsky, ‘Erinnerungen und Erörterungen’, Gravenhage, 1960] [(1) In der Abschrift heisst es “”sich””. B.K.] (pag 306)”,”KAUD-091″
“KAUTSKY Karl”,”Ultra-Imperialism.”,”Questo articolo è l’ultima sezione di ‘Der Imperialismus’, Die Neue Zeit, n. 21, 11 Sept. 1914 Influenza su Kautsky della teoria dell’ imperialismo di Rosa Luxemburg (pag 3)”,”KAUD-088″
“KAUTSKY Karl LUXEMBURG Rose PANNEKOEK Anton”,”Socialisme: la voie occidentale.”,” Dall’introduzione di H. Weber: Nel 1910, la scissione del movimento operaio in tre Internazionali (la “”seconda””, socialdemocratica, la “”terza”” bolscevica, e la “”due e mezzo””; centrista, è in gestazione. La rottura aperta arriverà nel corso della guerra ma i presupposti strategici si erano già generati in filigrana negli anni precedenti il conflitto. Non sono la Rivoluzione russa e la nascita del Comintern a provocare l’implosione del movimento operaio internazionale, ma è l’ampiezza delle divergenze interne, esacerbate dalla guerra (pag 7) Deriva a destra di Kautsky che a partire dal 1907 lo condurrà in qualche anno all’allineamento alle tesi del revisionismo e alla riconciliazione con Bernstein (pag 46) Kautsky sostiene che non ci può essere offensiva rivoluzionaria senza crisi rivoluzionaria (pag 47) Luxemburg e Pannekoek occultano il concetto di crisi rivoluzionaria che a loro parere si confonderebbe con lo stesso periodo rivoluzionario aperto dall’offensiva rivoluzionaria (pag 47) Al dibattito strategico parteciperanno negli anni ’20, sotto impatto delle rivoluzioni russe e tedesche, oltre Lenin e Trotsky, anche Radek, Levi, Gramsci ecc. (pag 48-49)”,”KAUD-089″
“KAUTSKY Karl”,”La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909)”,”””‘Der Weg zur Macht’, con tutte le sue frasi di sapore “”radicale””, è in realtà un classico del revisionismo nel significato più profondo, proprio perché in esso la scissione fra teoria e pratica, fra principi e linea politica, e la funzione compromissoria e di copertura della teoria e dei principi rivoluzionari, si manifesta nel mondo più evidente (…)”” (dall’introduzione di A. Panaccione); “”Gli ultimi dieci anni hanno sviluppato certamente nella piccola borghesia un odio crescente verso il proletariato. Questo deve impostare la sua politica facendo conto di dover combattere da solo le prossime battaglie. Ma già Marx ha indicato che il piccolo borghese, in quanto sta nel mezzo fra il capitalista e il proletario, oscilla continuamente fra i due, è l’uomo di tutt’e due i partiti. Noi non possiamo contare su di lui, egli sarà sempre un alleato insicuro, nella maggioranza dei casi – alcuni di loro individualmente possono diventare degli ottimi compagni -; la sua ostilità nei nostri confronti può aumentare ancora. Ma ciò non esclude che un giorno, per effetto dell’insopportabile pressione fiscale e di un improvviso crollo morale della classe al governo, la piccola borghesia passi in massa dalla nostra parte, e forse con ciò faccia vacillare i nostri avversari e decida la nostra vittoria. E in realtà essa non potrebbe far meglio i suoi interessi, poiché il proletariato vittorioso può offrire a tutti coloro che non sono sfruttatori, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, anche a coloro che oggi vegetano come piccolo borghesi o piccoli contadini, un grande miglioramento delle loro condizioni di vita. Per quanto la piccola borghesia possa momentaneamente stare di fronte a noi con atteggiamento ostile, essa non costituisce certo un solido appoggio del regime esistente. Anch’essa vacilla e scricchiola in tutte le giunture, come tutte le altre basi della società””; “”(…) [Q]uanto più minaccioso appariva il pericolo della rivoluzione, che ormai poteva essere soltanto una rivoluzione proletaria e anticapitalistica, tanto più strettamente le classi benestanti facevano blocco intorno ai loro governi. I piccoli borghesi e i piccoli agricoltori possedevano nei nuovi diritti politici, e in particolare nel diritto elettorale, mezzi molto efficaci per far pressione sui governi e ottenere da loro concessioni materiali ddi ogni genere. Tanto più essi preferivano comprare l’appoggio del governo per mezzo dei servizi politici che gli rendevano, quanto più preoccupante era diventato per loro quello che era stato fino ad allora il loro alleato nelle lotte politiche. Così lo spirito di insoddisfazione, provocato in molti strati della popolazione dalla depressione economica e dall’oppressione politica, generò soltanto un debole cambiamento, il quale, come abbiamo già notato, trovò nella caduta di Bismarck (1890) la sua espressione più significativa, accanto alla quale si può accennare ancora al tentativo del boulangismo in Francia (1889) di trasformare con la violenza la costituzione. Ma con questo ebbe fine anche la ‘parvenza’ di una situazione rivoluzionaria. Proprio nel periodo in cui avvennero questi cambiamenti politici, fu superata la depressione economica che durava da tanto tempo. Cominciò un’epoca di rapidissimo sviluppo economico, che è durata, con qualche interruzione, fino a poco tempo fa. (…) Ma questo stesso sviluppo era, a sua volta, conseguenza del rapido allargamento del mercato mondiale. (…) Tuttavia questa ripresa era chiaramente collegata con l’apertura dei mercati esterni, che coincideva nel tempo con la nuova politica coloniale iniziata a partire dagli anni ottanta, e così dalla massa della borghesia la politica coloniale fu posta in rapporto con lo sviluppo economico e per i borghesi delle grandi potenze europee sorse un nuovo ideale, che essi negli anni novanta cominciarono a contrapporre al socialismo, a quello stesso socialismo di fronte al quale tanti teorici della borghesia avevano già capitolato negli anni ottanta. Questo nuovo ideale era l’annessione di un territorio d’oltremare al territorio dello Stato in Europa, il cosiddetto ‘imperialismo’. Ma l’imperialismo di una grande potenza significa politica di conquista e significa ostilità nei confronti delle altre grandi potenze, che vogliono condurre la stessa politica di conquista nei medesimi territori d’oltremare”” [Karl Kautsky, ‘La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione’ (1909), Bari Roma, 1969] (pag 108-113)”,”KAUD-001-FC”
“KAUTSKY Karl”,”La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909)”,”””‘Der Weg zur Macht’, con tutte le sue frasi di sapore “”radicale””, è in realtà un classico del revisionismo nel significato più profondo, proprio perché in esso la scissione fra teoria e pratica, fra principi e linea politica, e la funzione compromissoria e di copertura della teoria e dei principi rivoluzionari, si manifesta nel mondo più evidente (…)”” (dall’introduzione di A. Panaccione); “”Gli ultimi dieci anni hanno sviluppato certamente nella piccola borghesia un odio crescente verso il proletariato. Questo deve impostare la sua politica facendo conto di dover combattere da solo le prossime battaglie. Ma già Marx ha indicato che il piccolo borghese, in quanto sta nel mezzo fra il capitalista e il proletario, oscilla continuamente fra i due, è l’uomo di tutt’e due i partiti. Noi non possiamo contare su di lui, egli sarà sempre un alleato insicuro, nella maggioranza dei casi – alcuni di loro individualmente possono diventare degli ottimi compagni -; la sua ostilità nei nostri confronti può aumentare ancora. Ma ciò non esclude che un giorno, per effetto dell’insopportabile pressione fiscale e di un improvviso crollo morale della classe al governo, la piccola borghesia passi in massa dalla nostra parte, e forse con ciò faccia vacillare i nostri avversari e decida la nostra vittoria. E in realtà essa non potrebbe far meglio i suoi interessi, poiché il proletariato vittorioso può offrire a tutti coloro che non sono sfruttatori, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, anche a coloro che oggi vegetano come piccolo borghesi o piccoli contadini, un grande miglioramento delle loro condizioni di vita. Per quanto la piccola borghesia possa momentaneamente stare di fronte a noi con atteggiamento ostile, essa non costituisce certo un solido appoggio del regime esistente. Anch’essa vacilla e scricchiola in tutte le giunture, come tutte le altre basi della società””; “”(…) [Q]uanto più minaccioso appariva il pericolo della rivoluzione, che ormai poteva essere soltanto una rivoluzione proletaria e anticapitalistica, tanto più strettamente le classi benestanti facevano blocco intorno ai loro governi. I piccoli borghesi e i piccoli agricoltori possedevano nei nuovi diritti politici, e in particolare nel diritto elettorale, mezzi molto efficaci per far pressione sui governi e ottenere da loro concessioni materiali ddi ogni genere. Tanto più essi preferivano comprare l’appoggio del governo per mezzo dei servizi politici che gli rendevano, quanto più preoccupante era diventato per loro quello che era stato fino ad allora il loro alleato nelle lotte politiche. Così lo spirito di insoddisfazione, provocato in molti strati della popolazione dalla depressione economica e dall’oppressione politica, generò soltanto un debole cambiamento, il quale, come abbiamo già notato, trovò nella caduta di Bismarck (1890) la sua espressione più significativa, accanto alla quale si può accennare ancora al tentativo del boulangismo in Francia (1889) di trasformare con la violenza la costituzione. Ma con questo ebbe fine anche la ‘parvenza’ di una situazione rivoluzionaria. Proprio nel periodo in cui avvennero questi cambiamenti politici, fu superata la depressione economica che durava da tanto tempo. Cominciò un’epoca di rapidissimo sviluppo economico, che è durata, con qualche interruzione, fino a poco tempo fa. (…) Ma questo stesso sviluppo era, a sua volta, conseguenza del rapido allargamento del mercato mondiale. (…) Tuttavia questa ripresa era chiaramente collegata con l’apertura dei mercati esterni, che coincideva nel tempo con la nuova politica coloniale iniziata a partire dagli anni ottanta, e così dalla massa della borghesia la politica coloniale fu posta in rapporto con lo sviluppo economico e per i borghesi delle grandi potenze europee sorse un nuovo ideale, che essi negli anni novanta cominciarono a contrapporre al socialismo, a quello stesso socialismo di fronte al quale tanti teorici della borghesia avevano già capitolato negli anni ottanta. Questo nuovo ideale era l’annessione di un territorio d’oltremare al territorio dello Stato in Europa, il cosiddetto ‘imperialismo’. Ma l’imperialismo di una grande potenza significa politica di conquista e significa ostilità nei confronti delle altre grandi potenze, che vogliono condurre la stessa politica di conquista nei medesimi territori d’oltremare”” [Karl Kautsky, ‘La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione’ (1909), Bari Roma, 1969] (pag 108-113)”,”KAUD-002-FV”
“KAUTSKY Karl”,”Introduzione al pensiero economico di Marx.”,”Karl Kautsky (1854-1938) entrò nella socialdemocrazia nel 1875. Nel 1881 divenne segretario di Engels. Nel 1883 fondò la “”Neue Zeit”” che diresse per trent’anni. Nel 1891 elaborò il Programma di Erfurt. Fu il leader dell’ortodossia marxista nella polemica anti-revisionista, ma in seguito si spostò su posizioni centriste, tanto da votare il 4 agosto 1914, al Reichstag, i crediti di guerra. Nel 1917 fondò un partito socialdemocratico indipendente (USPD) da cui doveva estraniarsi dopo la sua dichiarata avversione alla Rivoluzione russa e al movimento spartachista. In seguito all'””Anschluss”” si rifugiò a Praga e quindi, invasa la Cecoslovacchia, ad Amsterdam dove morì. “”Il crescente instupidimento della gioventù operaia causato dal lavoro unilaterale troppo prolungato ha reso necessario in tutti gli stati industriali di dichiarare l’istruzione elementare, in una forma o nell’altra, condizione necessaria del lavoro. Da allora si è constatato anche che i fanciulli di fabbrica apprendono non solo altrettanto bene, ma spesso addirittura meglio e più facilmente degli scolari regolari che la frequentano per tutto il giorno”” (pag 156)”,”KAUD-002-FC”
“KAUTSKY Karl”,”Terrorismo e Comunismo.”,”Engels in La situazione della classe operaia in Inghilterra: “”La rivoluzione diminuirà in effusione di sangue, in vendetta e furore nella stessa proporzione in cui il proletariato si accrescerà di elementi socialisti e comunisti. In teoria il comunismo sta al di sopra della distinzione tra borghesia e proletariato, ne riconosce la funzione storica presente, ma non la giustifica nell’avvenire. Anzi aspira precisamente ad abolirla. Perciò, finché la distinzione dura, il comunismo tien conto dell’ odio del proletariato contro i propri oppressori, come di una necessità, come della più potente leva del movimento operaio ai propri inizi, ma supera quest’odio, essendo la causa dell’ umanità e non soltanto dei lavoratori. (…)”” (pag 198)”,”KAUD-092″
“KAUTSKY John H.”,”Karl Kautsky. Marxism, Revolution & Democracy.”,”John H. Kautsky is professor emeritus of political science at Washington University in St. Louis. He has written several books, including ‘Communism and the Politics of Development’, The Political Consequences of Modernization’, ‘The Politics of Aristocratic Empires’, and ‘Marxism and Leninism. Not Marxism-Leninism: an essay in the sociology of knowledge’ Rivoluzione mondiale: la durissima polemica di Lenin e Trotsky contro l’opposizione di Kautsky. “”Karl Kautsky’s ‘Dictatorship of the Proletariat’ is a well-reasoned and strong plea to socialists to be faithful to democracy both before and after their expected advent to governmental power. Democracy was a more clearly defined concept to Kautsky than it is today, when all kinds of regimes, parties and ideologies claim to be democratic. When he wrote his book, democracy meant to Kautsky, what it still vaguely means to most of us in the West, a system in which great masses of people participate in the political process, particularly through universal suffrage, and are enabled to do so through civil liberties such as freedom of speech, press, and organization. (…) ‘The Dictatorship of the Proletariat’ was the opening gun in what became the greatest debate between social democratic and Communist interpreters of Marxism. Lenin replied to it in his famous ‘The Proletarian Revolution and the Renegade Kautsky’. Kautsky returned to his attack on the Bolsheviks in ‘Terrorism and Communism’. Trotsky counterattacked in a pamphlet of the same name, to which Kautsky responded in his ‘Von der Democratie zur Staatsklaverei (4). To explain Kautsky’s leading role in this debate, I can do no better than to quote from Max Shachtman ‘s foreword to the new University of Michigan Press edition of Trotsky’s contribution to the debate: “”(…) From the very beginning of the revolution, the Bolsheviks sought the active support of socialist outside of Russia, not only as sympathizers of the revolution they had already carried out but for the world revolution which was to be led by the Communist (the Third) International which they proposed to establish as quickly as possible. The opposition of a socialist of Kautsky’s standing was therefore a matter of exceptional concern. Hence the vehemence, the intensity, and extensiveness, of Lenin’s and Trotsky’s polemics (5)””‘ (pag 205-208) [(4) Lenin, ‘The Proletarian Revolution and the Renegade Kautsky’, in ‘Collected Works’, 45 vols, (Moscow, Progress Publishers, 1960-70), 28:227-325; Kautsky, ‘Terrorism and Communism’ (London, The National Labour Press; 1920; first German edition June 1919); Leon Trotsky, ‘Terrorism and Communism: A Reply in Karl Kautsky (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1961); Kautsky, ‘Von der Demokratie zur Staatskaverei: Eine Auseinandersetzung mit Trotzki’ (Berlin: Freiheit, 1921); (5) Trotsky, ‘Terrorism and Communism’, V-VII] “”La dittatura del proletariato”” di Karl Kautsky è una ben argomentata e forte invocazione ai socialisti di essere fedeli alla democrazia sia prima che dopo il loro previsto avvento al potere governativo: la democrazia era per Kautsky un concetto più chiaramente definito di quanto lo sia oggi, quando tutti i tipi di regimi, partiti e ideologie pretendono di essere democratici. Quando scrisse il suo libro, la democrazia significava per Kautsky, cosa che ha ancora oggi un significato vago per la maggior parte di noi in Occidente, un sistema in cui grandi masse di persone partecipano al processo politico, in particolare attraverso il suffragio universale, e sono abilitati a farlo attraverso le libertà civili come libertà di parola, stampa e organizzazione. (…) [L’opera] “”La dittatura del proletariato”” è stata il punto di partenza di ciò che è diventato il più grande dibattito tra social-democratici e comunisti, interpreti del marxismo. Lenin replicò nella sua famosa “”Rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky””. Kautsky tornò all’attacco contro i bolscevichi in “”Terrorismo e comunismo”” . Trotzky contrattaccò in un opuscolo omonimo, al quale Kautsky rispose nel suo ‘Von der Democratie zur Staatsklaverei (4). Per spiegare il ruolo principale di Kautsky in questo dibattito, non posso fare a meno di citare la prefazione di Max Shachtman alla nuova edizione della University of Michigan Press del contributo di Trotsky al dibattito: “”(…) Fin dall’inizio della rivoluzione, i bolscevichi cercarono il sostegno attivo dei socialisti al di fuori della Russia, non solo come simpatizzanti della rivoluzione che avevano già realizzato, ma per la rivoluzione mondiale che doveva essere guidata dall’Internazionale comunista (la Terza) che proposero di istituire prima possibile. L’opposizione di un socialista della statura di Kautsky era quindi una questione di eccezionale preoccupazione, da qui la veemenza, l’intensità e l’estensione delle polemiche di Lenin e Trotsky (5)”” (pag 205-208) [(4) Lenin, “”The Proletarian Revolution and the Renegade Kautsky””, in “”Collected Works””, 45 vols, (Moscow, Progress Publishers, 1960-70), 28: 227-325; Kautsky, “”Terrorism and Communism”” (Londra, The National Labor Press, 1920, prima edizione tedesca, giugno 1919); Leon Trotsky, “”Terrorism and Communism: A Reply in Karl Kautsky (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1961); Kautsky, “”Von der Demokratie zur Staatskaverei: Eine Auseinandersetzung mit Trotzki”” (Berlino: Freiheit, 1921); (5) Trotsky, “”Terrorismo e comunismo””, V-VII]] Kautsky, John H., 1922- Description Westport, Conn. : Greenwood Press, 1994 xv, 141 p. ; 24 cm. ISBN 031329044X (alkaline paper) Series Contributions in political science, 0147-1066 ; no. 335. Full contents 1. Introduction: Two Environments – Two Ideologies – One Terminology. Why Bother with Dead Marxism and Leninism? Two Ideologies. Marx and Marxism. One Terminology. Ideology and Words 2. The Evolution of Marxism. Socialist Labor Movements. Origins. The Appeal of Marxism. The Social-Democratic Party in the German Empire. Growth and Weakness. Revolution and Marxism. Social Democracy since 1918 3. The Evolution of Leninism. Leninism and Modernizing Intellectuals in Underdeveloped Countries. Lenin Reinterpreted. Revolutionary Modernizing Intellectuals. The Appeal of Leninism. From Proletarian Revolution to Modernizing Revolution. Industrialization. Anti-imperialism. Intellectuals and Workers. Peasants and Peasant Revolution. Marx and Lenin on Bourgeois, Proletarian, and Peasant Revolutions. No Class Struggle in Russia. No Class Struggle in the “”East”” Leninist Voluntarism and Marxist Determinism. Leninism since Lenin. From Mao to Mengistu. The Blurring of Leninism. 4. Marxism in the East, “”Leninism”” in the West. Marxism in Underdeveloped Countries. Adaptable Leninists, Doctrinaire Marxists. The Mensheviks. “”Leninism”” in Western Europe. Lenin’s Marxist Words as Myths. Lenin’s Non-Leninist Followers. The French and Italian Communist Parties: Heirs of Syndicalism. PCF and PCI: From Syndicalism to Disappearance or Social Democracy. Between Marxism and Leninism 5. Why Marxism and Leninism Have Been Seen as a Single Ideology. Ideology and Environment. Ideology: Words or Substance? Marxists’ Un-Marxian View of Marxism and Leninism. The Uses and Origins of the Confusion. Why Leninists in Underdeveloped Countries and Some Western Marxists Want To Be “”Marxists-Leninists”” The Beginnings of the Confusion. Eurocentrism. Russia: A European Country. Marxism: A Eurocentric View of History. Ignorance and Indifference. No More Excuse for Eurocentrism. Notes Includes bibliographical references (p. [129-133) and index.”,”KAUS-029″
“KAUTSKY Karl a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista.”,”””Cunow nel suo saggio, non parte dall’esigenza di una revisione, ma anzi da quella opposta di un consolidamento dei vecchi principi marxisti già acquisiti prima della guerra. Secondo Cunow, la guerra non ha provocato il crollo del nostro partito e dei suoi principi, ma soltanto delle aspettative e delle illusioni di alcuni ideologi che spacciavano le loro false ideologie per marxismo”” (pag 88) Saggio di Paul Lensch, ‘Die deutsche Sozialdemokratie und der Weltkrieg’. Nella recensione di Konrad Haenisch il saggio di Cunow viene considerato come felice e necessaria integrazione al lavoro di Lensch. (pag 75)”,”KAUD-001-FGB”
“KAUTSKY Karl, a cura di Renato MONTELEONE”,”La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo.”,”Renato Monteleone ha insegnato storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Oltre a numerosi articoli e saggi su varie riviste, ha pubblicato: – Il movimento socialista nel Trentino 1894-1914, Roma. 1971; – La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale, Udine. 1972; – Lettere al Re, Roma, 1973; – Teorie sull’imperialismo, Roma, 1974 Titoli dei capitoli del volume. – Africa, Indie, Cina. Il volto nuovo del colonialismo (1880-1900) – Emigrazione e colonizzazione – Le ferrovie cinesi e il proletariato europeo – Vecchia e nuova politica coloniale – Ortodossia marxista e socialimperialismo (1900-1909) – L’imperialismo – L’ ultraimperialismo e la guerra mondiale – Stato nazionale, stato imperialista e confederazione di stati – Colonialismo e imperialismo fra le due guerre mondiali (1918-1937) – I socialisti e la guerra “”Alexander Helphand, più noto con lo pseudonimo di Parvus, pubblicò ‘Die Kolonialpolitik und der Zusammenbruck’. Questo è un libro che ha influito positivamente su Kautsky. Parvus, elaborando gli spunti di Hilferding; era il primo a evidenziare sulla scorta di un’abbondante documentazione la responsabilità e l’interesse primario del nuovo ‘Exportkapitalismus’ nello scatenamento delle ambizioni colonialiste della Germania e confermava con la teoria del crollo l’inevitabile sbocco bellico della contesa tra le potenze imperialiste. Egli riteneva inoltre che questo fatale conflitto mondiale avrebbe fatto esplodere tutte le contraddizioni del capitalismo affrettando l’avvento del socialismo. Le tesi di Parvus aiutarono Kautsky a vedere più chiaro nel nesso tra la politica coloniale e le forze capitalistiche ‘più moderne e avanzate’, tanto che col saggio del 1907 egli fu in grado di riparare all’aspetto forse più criticabile della sua precedente interpretazione dell’imperialismo. Non è esagerato dire che questo è il risultato più qualificante della nuova fase della sua riflessione teorica apertasi con l’inizio del secolo. In una lettera del 15 ottobre 1907 Bebel si complimentò con lui scrivendogli: “”L’opuscolo è tra le cose migliori che hai scritto””. Ma a giudicare dai riferimenti contenuti in questa lettera sembra che Bebel abbia posto attenzione principalmente ai temi che Kautsky echeggiava dalla discussione di Essen (rinuncia alle colonie, destino dei popoli indigeni col trionfo del socialismo, ecc.) e non mostra di aver attribuito la giusta importanza all’analisi kautskiana dell’esportazione dei beni capitali, che rappresenta il più considerevole approfondimento dell’indagine scientifica dell’imperialismo, come strumento di inversione della tendenza verso il “”crollo”” del sistema. Gran parte del libro di Kautsky [‘Sozialismus und Kolonialpolitik’, ndr] è in pratica la contestazione metodica degli argomenti sostenuti a Stoccarda dai “”socialimperialisti”” come Van Kol, David, Bernstein; ma H. Chr. Schröder ha ragione di dire che oltre a questo il lavoro di Kautsky ha anche il merito di aver accennato per lo meno a una risposta al quesito sul futuro delle colonie, su cui invece Bebel aveva lasciato un grosso punto interrogativo. Kautsky però non andava molto lontano dai vecchi suggerimenti di Engels del 1882″” (pag 93-94) [dalla nota introduttiva di Renato Monteleone, alla parte seconda ‘Ortodossia marxista e socialimperialismo (1900-1909)’, volume curato da R. Monteleone: Karl Kautsky, La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo, Feltrinelli, Milano, 1977 (pag 93-94)] Citati tra l’altro nella bibliografia: – Petit, I. ‘Kautsky et les discussions autour du problème de l’Impérialisme dans le parti socialdémocrate allemand de 1907 à 1914, in ‘Revue d’Allemagne’, tome I, n. 3, juillet-septembre 1969 (fotoc o acq) – Ratz, U., Karl Kautsky und die Abrüstungskontroversen in der deutschen Sozialdemokratie’, (1911-1912), in ‘International Review of Social History’ (IRSH), 1966, vol. XI (fotoc) – Andreucci, F., ‘La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo, in ‘Studi storici’, n. 2 1974 (fotoc) Bibliografia di Kautsky (https://search.iisg.amsterdam/Record/ARCH00712/ArchiveContentList) vedi retro Tra la bibliografia elencata: Saggio di John H. Kautsky: Karl Kautsky and eurocommunism Author: Kautsky, John H Language: German Note: Reprint: Studies in comparative communism. Vol. XIV(1981): no. 1. P. 3-44. IISH Classification: A 645 (Generalities; political sciences; issues, debates; political ideologies; communism) D 1158 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; state) D 1212 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; friends and followers of Marx, Engels and Lassalle; K. Kautsky) Holdings Marc Call number IISG Bro 1545/14 RequestOrder reproduction Use this url when referring to this record. https://hdl.handle.net/10622/64CB16CD-8114-4713-9250-27F037B0A3B7″,”KAUS-030″
“KAUTSKY Karl a cura; ENGELS Friedrich”,”Aus der Frühzeit des marxismus. Engels briefwechsel mit Kautsky.”,”Herausgegeben und Erläutert von Karl Kautsky Vorgeschichte meiner beziehungen zu Engels Engels’ Nachlass”,”KAUD-094″
“KAUTSKY Karl; a cura di Renato MONTELEONE”,”La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo.”,”Renato Monteleone ha insegnato storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Oltre a numerosi articoli e saggi su varie riviste, ha pubblicato: – Il movimento socialista nel Trentino 1894-1914, Roma. 1971; – La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale, Udine. 1972; – Lettere al Re, Roma, 1973; – Teorie sull’imperialismo, Roma, 1974 Titoli dei capitoli del volume. – Africa, Indie, Cina. Il volto nuovo del colonialismo (1880-1900) – Emigrazione e colonizzazione – Le ferrovie cinesi e il proletariato europeo – Vecchia e nuova politica coloniale – Ortodossia marxista e socialimperialismo (1900-1909) – L’imperialismo – L’ ultraimperialismo e la guerra mondiale – Stato nazionale, stato imperialista e confederazione di stati – Colonialismo e imperialismo fra le due guerre mondiali (1918-1937) – I socialisti e la guerra Citati tra l’altro nella bibliografia: – Petit, I. ‘Kautsky et les discussions autour du problème de l’Impérialisme dans le parti socialdémocrate allemand de 1907 à 1914, in ‘Revue d’Allemagne’, tome I, n. 3, juillet-septembre 1969 (fotoc o acq) – Ratz, U., Karl Kautsky und die Abrüstungskontroversen in der deutschen Sozialdemokratie’, (1911-1912), in ‘International Review of Social History’ (IRSH), 1966, vol. XI (fotoc) – Andreucci, F., ‘La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo, in ‘Studi storici’, n. 2 1974 (fotoc) Bibliografia di Kautsky (https://search.iisg.amsterdam/Record/ARCH00712/ArchiveContentList) vedi retro Tra la bibliografia elencata: Saggio di John H. Kautsky: Karl Kautsky and eurocommunism Author: Kautsky, John H Language: German Note: Reprint: Studies in comparative communism. Vol. XIV(1981): no. 1. P. 3-44. IISH Classification: A 645 (Generalities; political sciences; issues, debates; political ideologies; communism) D 1158 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; state) D 1212 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; friends and followers of Marx, Engels and Lassalle; K. Kautsky) Holdings Marc Call number IISG Bro 1545/14 RequestOrder reproduction Use this url when referring to this record. https://hdl.handle.net/10622/64CB16CD-8114-4713-9250-27F037B0A3B7″,”KAUD-002-FGB”
“KAUTSKY Karl”,”I conflitti di classe del 1789. Per il centesimo anniversario della Grande Rivoluzione. Estratto da Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere’, volume 26. Friedrich Engels, maggio 1883-dicembre 1889.”,”””La Rivoluzione francese, ai suoi inizi, trovò l’Europa sull’orlo di una guerra mondiale. (…)”” (pag 774) La rivoluzione francese del 1789. La lotta di classe appare come il motore di tutto il rivolgimento “”Se coloro che descrissero la Rivoluzione francese non si proponevano di farla passare principalmente come opera dei filosofi, dei Voltaire e dei Rousseau, e degli oratori delle Assemblee nazionali, dei Mirabeau e dei Robespierre, dovettero considerare che il conflitto che aveva portato alla rivoluzione era sorto dal contrasto dei primi due stati con il terzo stato; vedevano che questo conflitto non era passeggero, né causale; che aveva già operato, come negli Stati generali del 1789, anche in quelli del 1614 e anche prima; che era stato un elemento essenziale dello sviluppo storico, soprattutto nel consolidamento della monarchia assoluta; alla fine furono costretti a vedere che questo conflitto aveva le proprie radici nelle ‘condizioni economiche’. Certamente, nella maggior parte delle descrizioni del periodo rivoluzionario la lotta di classe non appariva e non appare come il motore di tutto il rivolgimento, ma solo come un episodio all’interno delle lotte tra i filosofi, gli oratori e gli uomini di Stato, come se questi non fossero piuttosto il risultato necessario di quella. Si è resa necessaria una possente elaborazione teorica prima che ciò che sembrava un episodio fosse riconosciuto come forza trainante non solo di tutta la rivoluzione, ma dell’intero sviluppo storico, a partire dal momento della nascita dei conflitti di classe. La concezione materialistica della storia, così costituitasi, è ancora oggi oggetto di forte contestazione. La concezione secondo la quale la Rivoluzione francese è stata il risultato di una lotta di classe del terzo stato contro i primi due è invece accettata generalmente da tempo; non è più una teoria destinata soltanto agli specialisti, ma è diventata molto popolare, soprattutto tra la classe operaia tedesca. Il compito dei sostenitori di questa concezione oggi non è tanto quello di difenderla, quanto di preservarla dalla banalizzazione. Si è infatti troppo inclini, quando uno sviluppo storico viene ricondotto alle lotte di classe, a presumere che nella società ogni volta vi siano solo due campi, due classi che si combattono reciprocamente, due salde masse omogenee, che “”valga solo un di qua e un di là””. Se le cose stessero effettivamente così, la descrizione storica sarebbe una cosa piuttosto facile. In realtà, però, i rapporti non sono così semplici. La società è e sta diventando un organismo oltremodo complicato, con le classi più diverse e gli interessi più diversi, che si possono raggruppare intorno ai partiti più diversi a seconda della situazione. Questo vale per oggi come per il tempo della Rivoluzione francese”” (pag 723-724) [Karl Kautsky, ‘I conflitti di classe del 1789. Per il centesimo anniversario della Grande Rivoluzione’. Estratto da Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere’, volume 26. Friedrich Engels, maggio 1883-dicembre 1889. Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”KAUD-003-FGB”
“KAUTSKY Karl”,”Frederick Engels. His Life, His Work and His Writings.”,”””No one ha depicted with greater accuracy and love the life and works of Frederick Engels, his services for the Socialist movement and his relation to its existence and growth, than Karl Kautsky, in an article entitled “”Frederick Engels’, written in the fall of 1887, for the Austrian Labor Almanac, and which we herewith present”” (pag 2-3)”,”KAUD-097″
“KAUTSKY Karl, a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista.”,”””Tutti sanno ormai che la prima esposizione esauriente, su base marxiana, del capitale finanziario, delle sue radici economiche, delle sue condizioni e tendenze, è dovuta al fondamentale libro di Hilferding ‘Il capitale finanziario’ (1910). Il capitale industriale, la classe degli imprenditori industriali, mostra fin dalle origini tendenze diverse da quelle del capitale commerciale e del capitale finanziario. Esso è per la pace tra i popoli, per la limitazione del potere assoluto dello Stato attraverso le istituzioni parlamentari e democratiche, per il contenimento della spesa pubblica, ed è sempre contrario ai dazi sui mezzi di sussistenza e sulle materie prime. Anche i dazi industriali esso li considera come dazi di sviluppo, come un effetto dell’arretratezza industriale destinato a scomparire col progresso economico. Il capitale finanziario invece, la classe dei grandi prestatori di denaro e dei banchieri, è per il rafforzamento del potere assoluto dello Stato, per l’affermazione violenta delle sue pretese all’interno e all’estero. Esso è interessato alla dilatazione della spesa e del debito pubblico se non raggiunge i limiti estremi della bancarotta dello Stato; è in buoni rapporti con la grande proprietà terriera e non ha nulla da opporre se essa viene favorita dai dazi agricoli. Lo sviluppo economico ha portato al potere il capitale monetario e la sua politica ben prima del capitale industriale. Quest’ultimo giunse al potere nel secolo scorso, riducendo sensibilmente l’influenza dei capitalisti del denaro sullo Stato. Ma si trattò solamente di una fase transitoria, che fu superata alla fine da un’altra fase, nella quale la forma della società per azioni, che già aveva avuto una grande importanza per il capitale commerciale e monetario, si impossessò del capitale industriale. Con ciò i settori più grandi e più forti del capitale industriale vengono uniti al capitale monetario, ma nello stesso tempo si apre la via anche al loro accordo con la grande proprietà terriera. Questa evoluzione è stata esaltata dalla formazione di trusts e dalla centralizzazione delle grandi banche. Le tendenze stataliste del capitale finanziario diventano allora le tendenze generali delle intere classi che dominano l’economia degli Stati capitalistici avanzati. Questo è uno dei connotati del periodo attuale che viene definito imperialista. Il secondo è dato dal carattere nuovo che assume l’esportazione di merci”” (pag 154-155) [Karl Kautsky, L’ imperialismo’, Laterza, Roma Bari, 1980]”,”TEOC-035-FV”
“KAUTSKY Louise LUXEMBURG Rosa; GUILLERM Alain”,”Mon amie Rosa Luxembourg, biographie, souvenirs – Les lettres de Rosa Luxembourg – Le testament de Rosa Luxembourg: ‘L’ordre règne à Berlin. (L. Kautsky); Le Luxembourgisme aujourd’hui (Guillerm).”,”Indice del saggio di Alain Guillerm: – I diversi partiti operai oggi – Orientamento generale – Il revisionismo russo – Lenin – Marxismo vs Revisionismo – Riforma o rivoluzione – Totalità e scopo finale – Partito comunista e Comune di Berlino – Imperialismo, internazionalismo e militarismo – Il colonialismo interno – Imperialismo e navalismo – Partito e sindacati – I consigli operai – R. Luxemburg: la capitolazione di Brest Litovsk (La tragedia russa), allegato sul dadaismo, bibliografia”,”LUXS-088″
“KAUTSKY Carlo”,”La libertà nel socialismo.”,”””La libertà, di cui viene minacciata la perdita al lavoratore nella produzione socialistica, non ò la libertà del lavoro, ma soltanto la libertà di poter cercarsi il suo proprio padrone. Oggi questa libertà non è affatto priva d’importanza; essa costituisce una difesa dell’operaio, come ben sa chi sia occupato in una impresa di monopolio. Ma anche codesta libertà viene ognor più posta in forse dallo sviluppo economico. La crescente disoccupazione fa sì che il numero dei posti disponibili riesca assai più piccolo di quello dei concorrenti. L’operaio disoccupato, di solido, deve essere ben contento di trovare soprattutto un posto, qualunque esso sia. E la crescente concentrazione dei mezzi di produzione in poche mani fa ancora sì che l’operaio in ogni impresa ritrova lo stesso «’padrone’», od almeno le stesso condizioni di lavoro. Ciò che i nostri oppositori gridano essere temibile mèta del socialismo, nemico del progresso e di libertà, non è che una fatale e naturale tendenza dello sviluppo economico nell’odierna società Non è il socialismo, ma sibbene lo sviluppo economico, che sopprime la libertà di scelta del lavoro, come la libertà durante il lavoro. Il socialismo non vuole certo, e non può poi affatto impedire questo sviluppo; ma qui, come in altri campi, esso darà a questo sviluppo una forma più profittevole al lavoratore. Esso non può sciogliere il lavoratore dalla sua dipendenza dal congegno economicio, di cui esso è una piccola ruota; ma al posto della dipendenza del lavoratore da un capitalista, i cui interessi sono contrari ai suoi, esso pone la sua dipendenza da una società, della quale egli stesso è un socio: una società di compagni, aventi eguali diritti, aventi gli stessi interessi. Una tale dipendenza può ben parere insopportabile ad un avvocato o ad un letterato; essa non lo è certo ad un moderno proletario; come lo mostra un solo sguardo gettato sulle associazioni operaie”” (pag 9-10) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”KAUD-001-FAP”
“KAUTSKY Karl”,”Introduzione al pensiero economico di Marx.”,”Dono di Mario Caprini Macchine e aumento dell’intensità del lavoro “”L’impiego capitalistico delle macchine crea dunque, una serie di nuove, potenti motivazioni per lo smisurato prolungamento della giornata lavorativa. Ma esso aumenta anche le possibilità del suo prolungamento. (…) Marx, chiude il paragrafo nel quale fa queste constatazioni con le seguenti parole: «Se», sognava Aristotele, il massimo pensatore dell’umanità, «se ogni strumento potesse eseguire su comando, o anche presentendo, l’opera alla quale è destinato, così come le opere artistiche di Dedalo si muovevano da sé, o i tripodi di Efesto attendevano per proprio impulso al santo lavoro, se, allo stesso modo, le spole del tessitore tessessero da sole, allora il maestro artigiano non avrebbe bisogno di lavoranti, né il signore avrebbe bisogno degli schiavi». E Antiparos, un poeta greco del tempo di Cicerone, salutò l’invenzione del mulino ad acqua per la macinazione del grano, questa forma elementare di ogni macchinario produttivo, come la liberatrice delle schiave e realizzatrice dell’età dell’oro. «I pagani, si, i pagani!». Come ha scoperto il sagace Bastiat, e ancor prima di lui l’ancor più intelligente Mac Culloch, essi non comprendevano che la macchina è il mezzo più sicuro per prolungare la giornata lavorativa. Essi giustificavano la schiavitù dell’uno come mezzo per il pieno sviluppo umano dell’altro. (…) Quanto più si sviluppa il macchinismo e con esso una particolare classe di operai esperti nella costruzione delle macchine, tanto più aumenta anche, naturalmente, la velocità e quindi lo sforzo, l’ ‘intensità del lavoro'”” (pag 137-138) [Karl Kautsky, Introduzione al pensiero economico di Marx, Laterza, Bari, 1972]”,”MADS-829″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”[Nota: un secondo esemplare di questo volume donatoci da Mario Caprini è posto in ‘Vetrina’ con lo stesso codice alfanumerico Kaud-006]”,”KAUD-006″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”Dono di Mario Caprini Dibattito sul rapporto tra aumento dell’agiatezza e diminuzione della fertilità. “”Il primo tentativo, degno di nota, di combattere con principii scientifici la continua tendenza alla sopra-popolazione, lo si trova in Sadler: ‘La legge di popolazione’ (1830). Secondo lui, col crescere del numero della popolazione, diminuisce la sua fecondità. Egli ha quest’opinione che il cibo sobrio e il duro lavoro aumentino la forza generativa, e che, al contrario, la vita agiata e il copioso nutrimento la indeboliscano. A prova di ciò, egli addita le morti numerose delle famiglie nobili inglesi. (…) Già Adamo Smith era naturalmente di questo parere, senza venire però a queste conseguenze. «La miseria, egli dice, distoglie ovunque dai matrimoni, ma non li impedisce in modo assoluto. Pare che invece essa favorisca la prolificazione. Una montanara mezzo affamata non di rado madre d’una ventina di figli; mentre la dama ben nutrita e raffinatamente curata è impotente a partorirne uno, uno solo, o, al massimo, rimane esaurita dopo due o tre parti. La sterilità così comune fra le donne che appartengono alle classi elevate, è quasi interamente sconosciuta nelle classi inferiori. Pare che il metodo delicato di vita riscaldi bensì nel sesso femminile il desiderio di godimento, ma indebolisca contemporaneamente la forza generativa». Similmente la pensava il Doubleday. Nel suo lavoro: ‘La legge di popolazione’ (Londra 1846) egli esprime la opinione che la fecondità stia in rapporto inverso colla nutrizione. L’alimentazione copiosa, dic’egli, limita l’aumentarsi della popolazione, mentre all’incontro l’alimentazione scarsa e manchevole eccita e dispone alla fecondità. (…) Indi il Doubleday spiega il supposto fenomeno della diminuzione delle classe ben nutrite e dell’aumento rapido del proletariato. Le piante in terreno troppo grasso non danno frutti, e gli animali ingrassati non sono prolifici. Ei porta ad esempio il decremento della popolazione inglese nel XV e XVI secolo, che dev’essere stato cagionato dall’eccesso di forte nutrizione che allora godevano i lavoratori. A siffatta opinione s’accostò il Fourier, che prescrisse quattro mezzi al fine di preservare il ‘falanstero’ della sopra-popolazione, il ‘costume fanerogamo’, l’ ‘esercizio integrale’, la ‘forza delle donne’ e il ‘regime gastrofisico’. Il buon nutrimento è contrario alla fecondità, e le donne devono essere fisicamente robuste, perché le deboli sono quelle che producono il maggior numero di figli. Anche Carlo Marx mostra d’essere seguace di questa teoria che egli professa però soltanto nella prefazione. «In realtà non solo il numero delle nascite e delle morti ma anche la quantità assoluta delle famiglie sta in rapporto inverso colla quantità dei mezzi di sussistenza di cui possono disporre le varie classi lavoratrici. Questa legge della società capitalistica non avrebbe senso fra i selvaggi e anche fra le colonie civilizzate. E nella nota egli cita Laing: «Se il mondo si trovasse in condizione agiata, esso diverrebbe ben tosto spopolato» (1). Non si può dissimulare che dove domina la povertà l’aumento della popolazione è assai grande”” (pag 212-215) [Karl Kautsky. ‘Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale’, Fratelli Dumolard, Milano, 1884] [(1) Marx, ‘Il Capitale’, pag 669]”,”DEMx-080″
“KAUTSKY Karl”,”Le Programme Socialiste. (1892)”,”‘Ils donnèrent ainsi au socialisme son épine dorsale, Il dotèrent ainsi le prolétariat militant d’une conscience claire de son devoir historique’ “”Il fallait que le socialisme sortit des limites de l’utopisme pour que le mouvement ouvrier et le mouvement socialiste se réconcilient et se fondent en un mouvement unique. C’est à Marx et à Engels que revient l’honneur d’avoir accompli cette grande oeuvre d’une importance historique universelle, en posant, dans leur «manifeste communiste» de 1847, les bases scientifiques du nouveau socialisme, du socialisme moderne, ou, comme on dit, de la démocratie socialiste. Ils donnèrent ainsi au socialisme son épine dorsale, en firent, du beau rêve de quelques enthousiastes bien intentionnés, un but sérieux; ils démontrèrent qu’il était la conséquence naturelle de l’évolution économique. Il dotèrent ainsi le prolétariat militant d’une conscience claire de son devoir historique. Ils lui permirent de marcher à son but le plus rapidement possible, avec le moins de sacrifices possible. Les socialistes n’ont plus pour tâche d’inventer librement la nouvelle société, mais d’en découvrir les éléments dans la société actuelle. Il ne s’agit plus pour eux d’imposer au prolétariat le salut, mais de soutenir la lutte de classe en augmentant son jugement, en fortifiant ses organisation politiques et économiques pour qu’il atteigne rapidement et sans peine le moment où il sera capable de se sauver lui-même. ‘La tâche de la démocratie socialiste consiste à donner à la lutte de classe du prolétariat le plus de conscience et d’efficacité possible'”” (pag 222-223) [Karl Kautsky, ‘Le Programme Socialiste’, Librairie Marcel Rivière, Paris, 1927] “”Marx ed Engels hanno dato al socialismo la sua spina dorsale, e hanno dotato il proletariato militante di una chiara coscienza del suo compito storico”” “”Il socialismo doveva andare oltre i limiti dell’utopismo in modo che il movimento operaio e il movimento socialista potessero essere riconciliati e fusi in un unico movimento. Marx ed Engels hanno avuto l’onore di aver compiuto questa grande opera di importanza storica universale, ponendo nel loro “”Manifesto del Partito Comunista”” del 1847 i fondamenti scientifici del nuovo socialismo, del socialismo moderno o, come si dice, della democrazia socialista. In questo modo hanno dato al socialismo la sua spina dorsale, dal bel sogno di pochi entusiasti ben intenzionati, ne hanno fatto un serio obiettivo. Hanno dimostrato che ciò era la conseguenza naturale dell’evoluzione economica. In questo modo essi dotarono il proletariato militante di una chiara coscienza del suo compito storico. Gli permisero di marciare verso il suo obiettivo il più rapidamente possibile, con il minor numero di sacrifici possibile. I socialisti non hanno più il compito di inventare liberamente la nuova società, ma di scoprirne gli elementi nella società attuale. Per loro non si tratta più di imporre la salvezza al proletariato, ma di sostenere la lotta di classe accrescendo la sua coscienza, rafforzando le sue organizzazioni politiche ed economiche in modo che esso giunga rapidamente e facilmente al momento in cui sarà in grado di salvarsi da sè stesso. ‘Il compito della democrazia socialista è di dare alla lotta di classe del proletariato la massima coscienza ed efficacia possibile'”” [Karl Kautsky, ‘Le Programme Socialiste’, Librairie Marcel Rivière, Paris, 1927]”,”MGEx-256″
“KAUTSKY Karl”,”La questione agraria.”,”””Se si volesse riassumere in una formula il carattere e la portata di queste differenze, ci sembra che si potrebbe dire che, mentre Kautsky è portato a sottolineare principalmente l’aspetto economico dello sviluppo delle campagne in senso capitalistico e, da questo punto di vista, è indotto a battere l’accento prevalentemente sulla inarrestabilità e necessità di questo processo, in Lenin invece la maggior considerazione prestata agli aspetti politic e sociali, alle “”contaminazioni”” che condizionano e influiscono sul processo stesso, conduce a una consapevolezza del suo carattere contradditorio e contrastato. Acquista perciò presso di lui maggior rilievo il problema delle “”forze”” sociali e politiche, delle classi e dei partiti che possono contribuire ad accelerare e a sospingere lo sviluppo oggettivo delle cose, quel problema cioè che, come si è visto, era stato sostanzialmente trascurato dall’ ‘Agrarfrage’. Osservato dal punto di vista delle classi antagoniste e delle diverse stratificazioni sociali esistenti nelle campagne, il panorama risutla più complesso, più vischioso e più contradditorio che non da quello del contrasto tra ‘Gross- e Klienbetrieb’, tra elementi precapitalistici e capitalismo. … finire (pag LXXXVII-LXXXIX) [introduzione di Giuliano Procacci, opera di Karl Kautsky, ‘La questione agraria’, Feltrinelli, Milano, 1978]”,”KAUD-004-FGB”
“KAUTZER Chad”,”Marx’s Influence on the Early Frankfurt School.”,”C. Kautzer, Lehigh University, Bethlehem, PA, USA”,”TEOC-763″
“KAVAFIS Kostantinos; a cura di Maurizio CUCCHI”,”Poesie.”,”””E se non puoi la vita che desideri/ cerca almeno questo/ per quanto sta in te: non sciuparla/ nel troppo commercio con la gente/ con troppe parole in un viavai frenetico.”” “”I sapienti ciò che s’avvicina Gli uomini sanno le cose presenti. Gli dei conoscono quelle future, assoluti padroni d’ ogni luce. Ma, del futuro, avvertono i sapienti ciò che s’ appressa. Tra le gravi cure degli studi, l’ udito ecco si turba d’ un tratto. A loro giungono le oscure voci dei fatti che il domani adduce. Le ascoltano devoti. Fuori, per via, la turba non sente nulla, con le orecchie dure.”” (pag 65) Combattenti per la Lega achea -Strenui voi che pugnaste, voi che cadeste generosamente. Chi vinse ovunque non vi sbigottì. Incensurati voi, se pur Dieo e Critolao fallarono. Quando vorranno farsi vanto i Greci, “”Genera tali eroi la nostra stirpe”” di voi diranno. E splendida sarà la vostra lode. – Fu scritto ad Alessandria da un acheo. Anno, di Tolomeo Làtiro, VII.”” (pag 140) K. KAVAFIS nasce il 29 aprile 1863 ad Alessandria d’ Egitto. Fino al 1885 vive con la famiglia all’ estero, in Inghilterra e per due anni ad Istanbul. Torna poi ad Alessandria dove svolge attività pubblicistica e letteraria per impiegarsi poi al ministero dei lavori publici nel 1892. Compie viaggi in Grecia. Nel 1904 e 1910 pubblica ad Alessandria due volumetti di poesie: saranno le sole raccolte pubblicate in vita. Muore nel 1933. Due anni dopo esce l’ edizione completa della sua opera in versi.”,”VARx-195″
“KAVKA Frantisek”,”Panorama della storia cecoslovacca.”,”KAVKA Frantisek è professore della facoltà di filosofia dell’Università Carlo di Praga. Foto pag 128 Manifestazione operaia 1° Primo maggio 1918 a Praga”,”EURC-107″
“KAY Geoffrey”,”Sviluppo e sottosviluppo. Un’analisi marxista.”,”KAY Geoffrey insegna economia alla City University di Londra. Libro infarcito di formule matematiche per dimostrare come il sottosviluppo sia il risultato dell’espansione del capitale… “”In effetti, i pochi passaggi del corpo principale della teoria marxista che toccano direttamente l’espansione del capitalismo nel mondo sembrano anticipare non il sottosviluppo ma lo sviluppo. Nel ‘Manifesto’ per esempio, Marx e Engels delineano questa prospettiva: “”Col rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con le comunicazioni infinitamente agevolate, la borghesia trascina alla civiltà anche le nazioni più barbare. I tenui prezzi delle sue merci sono l’artiglieria pesante con cui essa abbatte tutte le muraglie cinesi, e con cui costringe a capitolare il più testardo odio dei barbari per lo straniero. Essa costringe tutte le nazioni ad adottare le forme della produzione borghese se non vogliono perire; le costringe a introdurre nei loro paesi la cosiddetta civiltà, cioè a farsi borghesi. In una parola, essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza”” (12). Cinque anni dopo, nel 1853, Marx esprimeva lo stesso concetto in termini più concreti in un articolo su ‘Le conseguenze future della dominazione britannica in India’. “”Lo so che la ‘millocracy’ inglese si propone di dotare l’India di ferrovie al solo scopo di trarne il cotone e altre materie prime per le sue manifatture. Ma, una volta introdotte le macchine nel sistema di locomozione di un paese che possiede ferro e carbone, non potete più impedirgli di fabbricarle su posto. Non potete mantenere in esercizio la rete ferroviaria di un paese immenso senza introdurre quelle attrezzature che sono indispensabili per soddisfare i bisogni immediati e correnti della locomozione a vapore, e dalle quali deriverà l’applicazione della macchina alle branche industriali non direttamente connesse alle ferrovie”” (13). E nel 1867, nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’, troviamo la famosa affermazione: “”Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (14). Un simile concetto è adottato da Lenin nel suo scritto sull’imperialismo. “”L’esportazione di capitali influisce sullo sviluppo del capitalismo nei paesi nei quali essa affluisce, accelerando vorticosamente tale sviluppo. Pertanto se tale esportazione, sino a un certo punto, può determinare una stasi nello sviluppo dei paesi esportatori, tuttavia essa non può che dare origine a una più elevata e intensa evoluzione del capitalismo in tutto il mondo”” (15)”” [Geoffrey Kay, Sviluppo e sottosviluppo. Un’analisi marxista, 1976] [(12) Marx e Engels, The Communist Manifesto, in Karl Marx, ‘The Revolutions of 1848’, introduzione e cura di David Fernbach, Penguin Books – New Left Review, London, 1973; tr. it., Manifesto del Partito comunista, Editori Riuniti, Roma, 1962, p. 62; (13) Marx, ‘The Future Results of British Rule in India’, in Karl Marx, ‘Survey from Exile’, introduzione e cura di David Fernbach, Penguin Books – New Left Review, London, 1973; tr. it., ‘I risultati futuri della dominazione britannica in India’, in ‘India Cina Russia’, Il Saggiatore, Milano, 1960, p. 89; (14) ‘Il Capitale’, I, 1, p. 16; (15) V.I. Lenin, Imperialism, The Highest Stage of Capitalism’, Foreign Languages Publishing House, Moscow, trad. it., ‘Imperialismo, fase suprema del capitalismo. Saggio popolare’, in ‘Opere scelte, 2 voll, Ediz. in lingue estere, Mosca, 1947, vol I, p,. 658] (pag 22-23) “”Scrisse Marx nel 1859: “”Nessun ordine sociale è mai distrutto prima che tutte le forze produttive per le quali è sufficiente si siano sviluppate e nuove, superiori, relazioni di produzione non prendono mai il posto delle vecchie prima che le condizioni materiali per la loro esistenza si siano maturate entro la struttura della vecchia società”” (1). In base a questi criteri nessun ordinamento sociale può subire una ‘crisi generale’ fino a che non abbia realizzato tutte le proprie potenzialità storiche, divenendo incapace di contenere gli sviluppi sociali e materiali che esso stesso ha messo in moto”” [Geoffrey Kay, Sviluppo e sottosviluppo. Un’analisi marxista, 1976] [(1) Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, Roma, 1957, p. 21] (pag 175)”,”ECOT-259″
“KAY Jean Michel, a cura”,”L’épreuve du pouvoir. Russie 1917.”,” “”Dans ‘Les Soviets en Russie’, Oskar Anweiler relis les soviets apparatus spontanément lors de la révolution de février 1917 à leurs prédécesseurs de 1905; il décrit l’attitude des différents courants révolutionnaires à leur égard, et leur rôle jusqu’au renversement du gouvernement provisoire par les bolcheviks. Puis il donne des éléments éclairant la façon dont se construit l’Etat des soviets, soviets dont Lénine nous dit qu’ils “”sont l’organisation directe des masses travailleuses et exploitées, à qui elle facilite la possibilité d’organiser elles-mêmes l’Etat et de le gouverner par tous le moyens (Lenine, ‘La revolution prolétarienne’ op. cit. p. 55)””, un Etat dont les anarcho-syndicalistes dénoncent le gouvernement dès l’été de 1918 comme “”ne faisant que … gêner”” l’oeuvre des soviets”” (pag 98)”,”KAUS-025″
“KAZAKIEVITCH Emmanuel”,”Le cahier bleu. Suivi de Les Ennemis.”,”KAZAKIEVITCH Emmanuel è nato nel 1913, poeta dall’ infanzia, ha studiato a Kharkov ove si diploma presso la Scuola Tecnica per la costruzione di macchine. Nel 1931 va nel Birobidjan, nella Repubblica autonoma dell’ Estremo Oriente, e diventa dirigente di un importante cantiere di costruzioni, presidente del Kolkhoz, fondatore e direttore del Teatro drammatico di Stato, organizzatore della radio locale. Allora scriveva in yiddish. Nel 1941, volontario al fronte, diventa comandante di compagnia di esploratori. Viene ferito varie volte. Da queste esperienze doveva nascere il romanzo ‘L’ Etoile’, che gli diede la reputazione. Poi vennero ‘Le Printemps sur l’ Oder’ ‘La Maison sur la Place’, ‘A Deux dans la Steppe’, ‘Coeur d’ ami’. Questi due ultimi romanzi gli costarono vivaci critiche in tempi di ‘culto della personalità’. Nell’ ultima parte della sua vita si diede a scrivere nell’ arte difficile della novella. Le due novelle che contiene questo libro rompono, sia per le conclusioni e l’ audacia politica, rispetto ai libri dei giorni staliniani. Per la prima volta, a fianco di LENIN, ne ‘Le Cahier blue’ c’è un ZINOVIEV che appare come un uomo vivente nella letteratura sovietica e non semplicemente come un nome maledetto. La seconda novella studia i rapporti complessi tra LENIN e il menscevico MARTOV: rivela il ruolo giocato da Lenin per far uscire dal paese questo avversario, mettendolo così al riparo, rivela un’ immagine di LENIN diversa da quella data dall’ iconografia. L’A è morto nel 1962 a 49 anni. “”Numerosi bolscevichi, e tra loro Emélianov, prima dell’ arrivo di Lenin, avevano espresso praticamente le stesse idee di Lenin, ma ciò non erano state che intenzioni mancando di fondamenti, di conoscenze ferme, di persuasione””. (pag 19) “”La vigilia, Zinoviev, leggendo gli ultimi giornali arrivati, aveva detto, amaro, a Lenin: – Come si piegano le masse davanti alla forza! Senza voltarsi, Lenin aveva risposto subito: – Si, tanto è il tempo che loro stesse non sono divenute una forza… – Poi, voltandosi, aveva gettato un’ occhiata al giornale che stava leggendo Zinoviev, l’ aveva scorso con gli occhi e aveva proseguito: – …le masse, il popolo, sono pratiche. Non vogliono marciare per niente. Non sono intellettuali isolati; i gesti ad effetto, le frasi sonore, non sono il fatto loro. I gesti, le parole, esse li lasciano ai Kerenski, agli Avxentiev che hanno studiato i classici al liceo e letto quel vecchio Plutarco che ha già fatto deragliare più di un liceale. Le masse comprenderanno che se sono state battute, è perché esse non erano organizzate. La prossima volta, ne terranno conto.”” (pag 27)”,”LENS-152″
“KAZARINOFF Nicholas D.”,”Disuguaglianze geometriche.”,”Nicholas D. Kazarinoff è nato ad Ann Arbor, Michigan, USA, nel 1929, da Donat K. Kazarinoff, che insegnò matematica all’Università del Michigan per trentacinque anni. Studiò fisica presso l’Università del Michigan e conseguì il titolo di Ph. D. in matematica all’Università del Wisconsin. Insegna matematica all’Università del Michigan. Nell’anno accademico 1960-61 risiedette presso l’Istituto dei Matematica Steklov dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, a Mosca.”,”SCIx-142-FL”
“KAZIN Michael”,”The Populist Persuasion. An American History.”,”KAZIN Michael è professore di storia alla American University. Giornalista, scrive sul NYT, Washington Post, Los Angeles Times e the Nation.”,”USAS-194″
“KAZUO Nimura; a cura di Andrew GORDON”,”The Ashio Riot of 1907. A Social History of Mining in Japan.”,”‘A Book in the Series’ Comparative and International Working-Class History, General Editors: Andrew GORDON, Daniel JAMES, A. KEYSSAR”,”MJAx-007″
“KEARSLEY Harold J.”,”Il potere marittimo ed il XXI secolo.”,”””Uno dei più gravi errori di interpretazione a proposito della ‘presenza marittima’ consiste nel credere che nel mondo questa sia applicabile solo da parte di una piccola minoranza di marine, quelle cioè che svolgono un ruolo politico internazionale. Questa opinione ha continuato a esistere malgrado il graduale slittamento, nella letteratura marittima, delle marine dai ruoli di combattimento in tempo di guerra verso ruoli di utilità politica. Ciò che molti osservatori mancano di comprendere è che tutti gli stati possono usare le loro marine per scopi di ‘presenza’. Non c’è bisogno che una missione di presenza per essere un elemento essenziale dell’ impiego navale sia rivolta verso nazioni straniere poste a grande distanza. Né deve essere svolta in acque straniere. Una forza navale può mandare un segnale politico importante mantenendo una presenza nelle acque di casa. Questa considerazione ha costituito parte delle motivazioni che hanno portato a una rinascita della potenza navale svedese negli anni ’80. Stoccolma sentiva il bisogno di creare una presenza navale nelle proprie acque per controbattere le missioni di presenza che i sommergibili di un altro stato svolgevano proprio nelle stesse acque.”” (pag 161)”,”QMIx-163″
“KEAY John”,”Storia dell’ India. Un grande racconto epico che giunge fino ai nostri giorni. Cinquemila anni di storia raccontati attraverso le testimonianze scritte, i monumenti, i dipinti, i templi, i miti e le leggende.”,”KEAY John è autore di tre libri di storia che hanno avuto molto successo (sulla Compagnia delle Indie Orientali, sul disimpegno dell’ Impero Britannico in Estremo Oriente, sulla storia delle esplorazioni himalayane). “”Il sistema della gerarchia militare, l’ altro meccanismo di controllo escogitato da Akbar, assegnava a ogni comandante militare di grado elevato e comunque a chi detenesse una carica, un grado numerico che governava il suo status e la sua remunerazione. Fu introdotto poi un secondo sistema che denotava il numero di cavalieri armati, o sowar, che ciascun comandante doveva mantenere perché servissero nell’ esercito imperiale; per i gradi superiori erano previsti cavalli, mezzi di trasporto ed elefanti supplementari. Tutti gli amir (nobili) e molti masabdar inferiori (graduati) avevano dunque sia un grado zat (personale) sia un grado sowar (guerriero). Tutti questi gradi erano nelle mani dell’ imperatore, come lo erano promozioni, retrocessioni e licenziamenti. Questo sistema, carico di incentivi, non mancò di produrre comandanti e amministratori eccezionalmente abili; incoraggiò inoltre la lealtà personale all’ imperatore, integrando al contempo in una singola struttura di potere i vari Turchi, Persiani, Afghani, rajput e musulmani indiani che costituivano la nobiltà””. (pag 327)”,”INDx-049″
“KEAY John”,”Storia dell’India. Un grande racconto epico che dalle origini giunge fino ai nostri giorni. Cinquemila anni di storia raccontati attraverso le testimoniamze scritte, i monumenti, i dipinti, i templi, i miti e le leggende.”,”John Keay è autore di tre libri di storia che hanno avuto molto successo: The Honourable Company, sulla Compagnia delle Indie Orientali; Last Post, che descrive il progressivo disimpegno dell’impero britannico in Estremo Oriente; Explorers of the Western Himalayas, che traccia in due volumi la storia delle esplorazioni himalayane. Tra i suoi libri sull’India segnaliamo India Discovered e Into India. Keay è sposato, ha quattro figli, vive in Scozia e, insieme a Julia Keay, cura la Collins Encyclopaedia of Scotland.”,”INDx-004-FL”
“KEBLE-CHATTERTON E.”,”Sailing Ships. The Story of their Development from the Earliest Times to the Present Day. With a Hundred and Thirty Illustration.”,”Sailing Ships. The Story. of their Development from the Earliest Times to the Present Day. With a Hundred and Thirty Illustration. Navi a vela. La storia. del loro sviluppo dai tempi più antichi ai giorni nostri. Con centotrenta illustrazioni”,”QMIN-021-FSL”
“KEDDIE Nikki R., with a section by Yann RICHARD”,”Modern Iran. Roots and Results of Revolution.”,”””War and Reza Shah: 1914-1941. The state took numerous measures to weaken the clergy, taking away most of their role in law and educacion, and even finally instituting state control over vaqf land. In the same period, however, the clergy kept their ties to large parts of the population and even began an internal reorganization. Ever since the major Shi’i ulama left Iraq after World War I and settled Qom there was the basis for an Iran-based clerical institution which, while in retreat, continued to have considerable internal organization and influenced the popular and bazaar classes.”” (pag 103)”,”GOPx-008″
“KEDOURIE Elie”,”Politics in the Middle East.”,”indice: voce: dispotismo orientale KEDOURIE E. è professore emerito di politica all’Università di Londra, Fellow of the British Academy e fondatore del quadrimestrale ‘Middle Eastern Studies’.”,”VIOx-165″
“KEDROV Mikhail Sergeevich”,”Book Publishing Under Tzarism. The “”Zerno”” Publishing House.”,”Cita il libro di LIADOV ‘The History of the Russia Sociali-Democratic Party, 2 volumi, Pietroburgo 1907″,”RIRx-151″
“KEDWARD Roderick”,”Los anarquistas. Asombro del mundo de su tiempo.”,”KEDWARD è professore di storia d’ Europa nell’ Università del Sussex. E’ autore pure di ‘The Dreyfus Affair’ (1965) e ‘Fascism in Western Europa’ (1969). “”Particolarmente, in Francia, è difficile discernere dove finisca la libertà e dove cominci l’ anarchia. Camille Pisarro fu un artista che rappresentò questa distinzione. Notevole pittore impressionista, creò paesaggi in cui le figure dei contadini si fondevano con lo sfondo in un mondo rustico composto da luce, ombre e colore, e ricevette critiche sfavorevoli. La maggioranza dei critici rispose all’ impressionismo con burle, e il fatto che Pisarro ebbe idee anarchiche e dovette esilarsi per un certo periodo dopo la Comune di Parigi, confermò, agli occhi dei critici, i sospetti sull’ arte. (…) Paul Signac fu un altro famoso pittore francese anarchico che iniziò l’ esperienza post-impressionista di costruire i suoi quadri con minuscoli punti di colore che l’ occhio a distanza combinava in figure ed oggetti.”” (pag 111)”,”ANAx-233″
“KEDWARD Roderick”,”Die Anarchisten. Utopie und Wirklichkeit.”,”Foto pag 53: Esposizione di comunardi morti dopo la repressione versagliese. Didascalia: ‘Leichname von Kommunarden nach der Niederschlagung des Aufstandes in Paris (1871). Obwohl nicht von Anarchisten geleitet, ging der Aufstand als Musterfall einer Erhebung des Volkes gegen jede Art bestehender Obrigkeit in die anarchistische Legende ein.”” (pag 53)”,”ANAx-255″
“KEE Robert”,”Storia dell’ Irlanda. Un’ eredità rischiosa.”,”Robert KEE, laureato ad Oxford, è un illustre studioso e giornalista della carta stampata e della BBC.”,”IRLx-001″
“KEEGAN John”,”La prima guerra mondiale. Una storia politico-militare.”,”KEEGAN John è stato per molti anni professore di storia militare alla Royal Military Academy Sandhurst ed è membro della Royal Society of Literature.”,”QMIP-026″
“KEEGAN John”,”La guerra e il nostro tempo. Lezioni alla BBC.”,”KEEGAN John corrispondente per il “”Daily Telegraph”” e professore di storia militare, membro della Royal Society of Literature, è autore di molti libri di storia militare riguardanti in particolare le due guerre mondiali. “”Il successo di tale guerra ideologica suggerì all’ ufficiale prussiano Carl von Clausewitz di inaugurare la più perniciosa filosofia della guerra mai prima concepita. Egli sosteneva che la guerra non è altro che la continuazione della politica, dell’ arte di governare, con l’ uso della forza – forse intendeva dire con le pressioni della diplomazia, perché il termine tedesco Politik esprime entrambi i concetti -, e riteneva che solo il calcolo dell’ interesse politico per cui la guerra viene inizialmente mossa puà contribuire a limitarla.”” (pag 44) “”Definisco Clausewitz pernicioso perché la sua filosofia politica sottende quella dello stato totalitario. E’ significativo che il suo sia l’ unico nome citato nel testamento politico di Hitler, redatto poco prima che egli si uccidesse nel bunker di Berlino, nell’ aprile 1945, tra le rovine dello stato che lui stesso aveva condotto alla distruzione”” (pag 45)”,”QMIx-116″
“KEEGAN John”,”The Mask of Command. A Study of Generalship.”,”””Mai – disse Wellington dopo Waterloo, “”ebbi tante difficoltà in una battaglia. Fu una piena asserzione. Le battaglie di Wellington era state così tante che nel 1815 egli poteva persino avere problemi ad enumerarle tutte. Si potevano contare sedici battaglie ed otto assedi come comandante, molte di più come subordinato. (…) Ma era Waterloo che contava – per la storia d’ Europa, per la sua reputazione, nella sua memoria. “”Fu la vicenda più terribile in cui mi trovai… mai così vicino ad essere battuto””. (pag 92)”,”QMIx-132″
“KEEGAN John”,”La maschera del comando. Alessandro Magno, Wellington, Grant, Hitler: i generali e la guerra.”,”Cartografia e osservazione diretta. “”Le carte ben fatte hanno i loro inconvenienti, perché forniscono un numero eccessivo di informazioni a coloro che le utilizzano. Tutti quei dati vanno semplificati con un’ osservazione diretta del territorio: un comandante può compierla personalmente o interrogare testimoni oculari. In tal modo si costruisce una mappa mentale dei punti chiave e dei loro collegamenti, un po’ come fa il campione di scacchi con i centri nodali della scacchiera. Alessandro, la cui mappa mentale dell’ Impero persiano era probabilmente costruita intorno alla via regia, di sicuro operava sulla base di ciò che vedeva nella sua testa. Lo dovette certamente fare anche Wellington combattendo contro Tippu Sahim e i maratha. In Portogallo e in Spagna era equipaggiato relativamente meglio, ma le carte erano poche, incomplete e spesso molto imprecise. Per fortuna, l’ esercito britannico poteva contare su competenze eccezionali in campo cartografico, sviluppate nel corso della realizzazione della carta topografica militare d’ Inghilterra, la cui prima edizione era uscita di recente, nel 1801. Di solito lavoravano sul campo almeno sei ufficiali specializzati in cartografia, che elaboravano mappe su scala di circa sei centimetri a chilometro. Altri venivano addirittura infiltrati ben oltre le linee francesi, dove tracciavano mappe manentendosi in collegamento con un’ ampia rete di informatori spagnoli. (…) In definitiva, per lui nulla poteva sostituire i suoi occhi. Wellington, un cavallerizzo instancabile, audace ed esperto, sempre in sella a ottimi cavalli, percorreva normalmente decine e decine di chilometri al giorno (…)””. (pag 144-145)”,”QMIx-140″
“KEEGAN John”,”Intelligence. Storia dello spionaggio militare da Napoleone a Al-Qaeda.”,” KEEGAN John ha insegnato alla Royal Military Academy di Sandhurst e attualmente è capo redattore militari del “”Daily Telegraph’ e membro della Royal Society of Literature. E’ considerato uno dei più autorevoli storici militari autore di molti libri (v. 4° copertina). “”Dal punto di vista informativo, il programma delle armi V è interessante anche per un altro aspetto: la strana preponderanza dell’ “”humint”” (human intelligence) nell’ influenzare l’ opinione della parte avversa. Le fonti informative umane non hanno avuto quasi nessun ruolo nel determinare le condizioni in cui è stata combattuta la maggior parte delle campagne analizzate in questo libro. La loro importanza, ancorché preminente nella campagna del Nilo, Nella quale Nelson ricopriva anche il ruolo di ufficiale addetto alle informazioni, e decisiva per Thomas “”Stonewall”” Jackson nella Shenandoah Valley, è stata trascurabile nella guerra agli U-Boot e praticamente irrilevante nelle campagne di Creta e di Midway. Paradossalmente, nella guerra ad alta tecnologia fra gli scienziati delle armi segrete tedesche e i loro avversari alleati con il paraocchi, le informazioni da fonti umane sono state determinanti. (…) L’ attacco informativo alle armi V tenne in vita l’ importanza, altrimenti assai screditata, dell’ humint. L’ humint, benché il termine fosse allora ignoto, fornì – direttamente e indirettamente – anche i mezzi con cui nel 1862, Jackson condusse la sua campagna contro forze superiori nella Shenandoah Valley. (…) Come un comandante delle epoche precedenti l’ avvento del telegrafo e della ferrovia, Jackson si preoccupò sopratutto di conoscere la geografia del teatro nel quale stava operando e di usarla a proprio vantaggio. Uomo dotato di un intuitivo senso del terreno – in questo simile a un altro generale di quella guerra, il taciturno, implacabile e pugnace Ulysses S. Grant -, fu notevolmente aiutato dal suo disegnatore di mappe, Jedediah Hotchkiss, cartografo di talento ancorché autodidatta.”” (pag 347-348)”,”QMIx-168″
“KEEGAN John”,”Histoire de la guerre. Du néolithique à la guerre du Golfe.”,”Marx (pag 38-43, 78, 83, 105, 279) Come condurre una guerra di popolo senza uno Stato popolare (ovvero come la Prussia poteva imitare il modo di fare la guerra delle armate napoleoniche senza adottare le idee politiche della Rivoluzione francese). “”La risposta di Clausewitz a questo dilemma militare somiglia molto, in un certo senso, a quella elaborata da Marx qualche anno più tardi per risolvere il suo dilemma politico. Entrambi erano stati allevati in uno stesso bacino culturale dell’ idealismo germanico – a questo proposito Marx aveva ricevuto una formazione filosofica classica che Clausewitz non possedeva – ed è estremamente importante sottolineare che Clausewitz fu sempre considerato molto favorevolmente dagli intellettuali marxisti, Lenin in testa. La ragione è semplice. Il riduzionismo è l’ essenza della metodologia marxista e Clausewitz utilizza lo stesso principio di riduzione per giustificare la necessità del peggio durante la guerra; perché il peggio è più vicino alla “”vera”” guerra che alla guerra “”reale””. Per Marx pure, il peggio trascina il meglio, il peggio in politica essendo l’ apogeo delle lotte di classe, della rivoluzione, che rovescia il falso mondo della politica “”reale”” e sbocca sulla “”vera”” società della vittoria proletaria””. (pag 38-39) KEEGAN John autore di molte opere tra cui ‘Anatomia della battaglia’, e ‘L’ arte del comando’, è stato professore di storia militare all’ Accademia militare reale di Sandhurst, il Saint-Cry britannico. Attualmente è incaricato di problemi militari presso il Daily Telegraph. E’ specialista riconosciuto di polémologia e di storia militare (La polemologia [dal greco: pólemos , guerra e logos , studio] è la disciplina che, da oltre duemila anni, cerca di identificare, attraverso l’analisi dei conflitti, i modelli strategici ed organizzativi che sono stati utilizzati per ridurre l’impatto dei fattori che rendono difficile, oggi come allora, l’attività di coloro che devono decidere. Ci riferiamo a: Rischio Incertezza Complessità Gestione e motivazione delle risorse umane.”,”QMIx-169″
“KEEGAN John”,”The American Civil War.”,”KEEGAN John già senior lecturer in military history alla Royal Military Academy, Sandhurst.”,”USAQ-067″
“KEEGAN John”,”La prima guerra mondiale. Una storia politico-militare.”,”John Keegan è stato per molti anni professore di storia militare alla Royal Military Academy Sandhurst ed è membro della Royal Society of Literature. Ha pubblicato in italiano: ‘La grande storia della guerra’ (1994), ‘La seconda guerra mondiale’ (2000). “”Nelle operazioni militari il tempo è tutto””, scrisse Wellington nel 1800; fu infatti grazie alla perfetta valutazione dei tempi che conquistò, tra le altre, le vittorie di Salamanca e di Waterloo (1). Il tempo aveva ossessionato anche Schlieffen: tempo per la mobilitazione, tempo ler la concentrazione, tempo per il dispiegamento, tempo per marciare sull’obbiettivo cruciale. Fu il calcolo dei tempi che lo persuase, insieme a coloro che ne ereditarono i piani quando morì, a scatenare tutta la forza tedesca disponibile a occidente e lasciare che il fronte orientale aspettasse fino alla vittoria contro la Francia. La nota debolezza della Russia aveva convinto Schlieffen e Moltke, il suo successore, che sarebbero passati quaranta giorni prima che le armate dello zar potessero giungere in forze al confine orientale tedesco e furono così portati a credere alla possibilità di vincere la guerra contro il tempo. Il tempo non è la sola dimensione in cui si muove la guerra. Anche lo spazio è una dimensione strategica. Era stato utile in passato per la Russia, soprattutto nel 1812 quando Napoleone aveva guidato la ‘Grande Armée’ nella lunga marcia verso Mosca, ma Schlieffen e gli ufficiali dello stato maggiore si erano convinti nella prima decade del XX secolo che lo spazio a est avrebbe giocato a loro favore. Le immense distanze all’interno dell’impero russo, soprattutto quelle tra i centri più popolosi dove i riservisti dovevano convergere durante la mobilitazione, oltre alla scarsità relativa dei collegamenti ferroviari tra le principali città e la frontiera, fecero pensare ai tecnocrati militari tedeschi e austriaci che i loro schemi di mobilitazione, per i quali l’unità di misura erano i giorni, dovevano invece essere calcolati in settimane nel campo russo per essere portati a compimento (2). Credevano che lo spazio avrebbe favorito i tedeschi anche dalla loro parte della frontiera.”” (pag 163) (1) Wellington, Despatches, 30 giugno 1800 (2) Tunstall, Planning for War, cit., cap. 4; Bucholz, Moltke, cit, pp. 167-76″,”QMIP-012-FL”
“KEEGAN John”,”La guerra e il nostro tempo. Lezioni alla Bbc.”,”John Keegan, corrispondente per il Daily Telegraph e professore di Storia Militare, membro della Royal Society of Literature, è autore di molti libri di storia militare, riguardanti soprattutto le due guerre mondiali. In edizione Mondadori ha pubblicato La grande storia della guerra.”,”QMIx-026-FL”
“KEEGAN John”,”La maschera del comando. Alessandro Magno, Wellington, Grant, Hitler: i generali e la guerra.”,”John Keegan, corrispondente per il Daily Telegraph e professore di Storia Militare, membro della Royal Society of Literature, è autore di molti libri di storia militare, riguardanti soprattutto le due guerre mondiali. In edizione Mondadori ha pubblicato La grande storia della guerra. Contiene il capitolo 4. ‘Falso eroismo: Hitler comandante supremo’ [La guerra e il mondo di Hitler; La guerra fatta da Hitler; I soldati di Hitler; I quartieri generali di Hitler; Hitler al comando; Hitler e il teatro della leadership] Hitler comandava dalle retrovie “”Una volta acquisita abbastanza fiducia in se stesso per imporre il suo giudizio operativo su quello dei suoi generali – e aveva già cominciato a farlo ancora prima dell’inizio della battaglia di Francia – Hitler aggiunse di suo a quella dottrina (1) la convinzione che il “”controllo remoto””, sebbene fosse stato insensibile ai flussi e riflussi tattici nella Prima guerra mondiale, funzionasse meglio del coinvolgimento da vicino ora che le comunicazioni via radio rendevano possibili contatti diretti con le truppe e la linea di combattimento. «A lungo andare non poui comandare nel frastuono della battaglia» aveva predicato il 12 dicembre 1942 «gradualmente uno perde il sangue freddo. nella retrovia è diverso». Tuttavia, come stavano scoprendo anche i comandanti al fronte, da Rommel a Guderian a Montgomery, in quel modo uno perde anche il “”senso”” della battaglia: una consapevolezza che spinse quei generali a cercare espedienti per partecipare più da vicino, proprio nel momento in cui Hitler giustificava il proprio crescente disimpegno nei confronti degli avvenimenti della guerra. Nel deserto occidentale, Rommel comandava da un carro armato, mantenendo i contatti con il suo quartier generale principale mediante una radio, con cui trasmetteva semplici sequenze cifrate prestabilite che indicavano un mutamento di direzione o della tattica di un attacco. Montgomery creò un quartier generale avanzato, al quale un gruppo fidato di giovani ufficiali di collegamento portava informazioni tattiche e impressioni, quasi fresche secondo i criteri del “”tempo reale””, direttamente al suo comando su ruote. Guderian, come conferma la famosa fotografia che lo mostra sul camion della radio insieme ai suoi segnalatori e agli operatori del crittografo Enigma, viaggiava con l’avandardia dei suoi panzer, a caccia dei punti deboli nella linea del nemico, e dava direttamente indicazioni su come sfruttare gli eventuali varchi. Hitler, in breve, era entrato nel mondo moderno solo a metà”” (pag 313-314) [Hitler comandante supremo] [(1) la dottrina della Prima guerra mondiale dell’esercito tedesco: se un’armata non sta avanzando è meglio che resti saldamente dov’è, attestandosi alla “”rigida difesa di una linea”” (pag 313; ndr)]”,”QMIx-065-FL”
“KEEGAN John”,”The Face of Battle. A Study of Agincourt, Waterloo and the Somme.”,”KEEGAN John: (Londra, 15 maggio 1934 – Kilmington, 2 agosto 2012). Storico, insegnante e giornalista. Ha pubblicato molte opere sulla natura del combattimento tra il XIV e il XXI secolo sia per la guerra terrestre, navale, aerea e di intelligense, sia per quanto attiene alla psicologia della battaglia. Frequenta il Balliol College di Oxford nel 1953. Diplomatosi, lavora per 3 anni all’ambasciata statunitense di Londra. Incaricato per il corso di storia militare presso la Royal Military Academy di Sandhurst, istituzione di formazione professionale degli ufficiali dell’esercito inglese. Collaborò con l’Università di Princeton. Entra come corrispondente nel 1997, in materia di difesa nel Daily Telegraph, dove svolse il ruolo di caporedattore; nel contempo scrisse per il sito internet conservatore americano National Review Online. Per la BBC ha scritto e presentato War in our World. Ha ricevuto svariate onorificenze britanniche, tra le altre quella di Ufficiale dell’Impero Britannico e cavaliere. In “”The Face of Battle”” analizza dettagliatamente l’interazione tra le varie Armi e Corpi nel tempo, come l’influenza delle ferite e delle malattie con il fattore morale delle truppe. Analizza tre battaglie combattute in epoche diverse ma nella stessa area: Agincourt, Waterloo e la Somme (Agincourt nella grafia inglese; Azincourt nella grafia francese). Tutti e tre gli eventi ebbero come protagonisti soldati britannici. La ricostruzione ha una speciale attenzione del punto di vista dei soldati. Per alcuni il lavoro di KEEGAN, pur avendo una notevole validità teorica, risente dell’amor patrio, sottintendendo una superiorità del soldato inglese. «(Agincourt, 25/10/1415) (…) I gruppi molto piccoli di uomini d’arme si sarebbero mossi come fecero gli stendardi dei loro signori, che a loro volta avrebbero seguito quelli del Re. L’esercito [inglese] aveva circa 700 iarde di terreno arato bagnato dalla pioggia da coprire. A passo lento (nessun esercito medievale marciava al passo e nessun esercito moderno avrebbe marciato su un terreno simile: il “”passo cadenzato”” deriva dall’indurimento e dalla levigatura della superficie delle strade), con soste per la corretta preparazione,avrebbe raggiunto la nuova posizione in circa 10 minuti, anche se si può supporre che il passo rallentò parecchio man mano che si avvicinavano all’esercito francese e i comandanti facevano un calcolo mentale della distanza. Il “”tiro estremo dell’arco”” (…) è tradizionalmente calcolato a 300 iarde. Questa è una portata tremenda per un arco, (…) Ora deve essere eseguita un’altra pausa, anche se breve. Perchè gli arcieri, che avevano portato ciascuno un robusto palo di legno a due punte fin dal decimo giorno di marcia, dovevano ora conficcarli nel terreno, con un’angolazione calcolata per colpire un cavallo da guerra nel petto.» (pag 90; traduz. d. r.)”,”QMIx-240-FSL”
“KEEN Maurice”,”Storia dell’Europa medievale.”,”””Il riconoscimento del principio della successione ereditaria delle terre ottenute in beneficio suggellò l’irreversibilità del novo ordine”” (pag 55)”,”EURx-002-FC”
“KEEN Steve”,”Debunking Economics. The Naked Emperor of the Social Sciences. (Sfatare l’economia. L’imperatore nudo delle scienze sociali.)”,”Steve Keen, University of Western Sydney, Australia “”Why most Marxists are irrelevant, but most of Marx is not”” Curva di Engels (pag 266)”,”ECOT-006-FP”
“KEEP John L.H.”,”The Russian Revolution. A Study in Mass Mobilization.”,”KEEP è professore di storia russa all’ Università di Toronto. “”La storia non diede all’ organizzazione di Mazurenko una chance per provare se stessa. I soli tre mesi intercorsi tra la sua formale costituzione come corpo nazionale e la conquista del potere da parte dei bolscevichi, furono un periodo di tempo troppo breve per permettere generalizzazioni sulle sue possibilità finali. Quali chances avrebbe avuto un’ organizzazione contadina di tipo sindacale, un equivalente del Bauernbund tedesco, in una Russia risparmiata dalle esperienze della dittatura proletaria e della guerra civile? (pag 246) Black Repartition: In 1876 a secret society, Land and Liberty, was formed. The group, led by Mark Natanson, demanded that the Russian Empire should be dissolved. It also believed that two thirds of the land should be transferred to the peasants where it would be organized in self-governing communes. It remained a small group and at its peak only had around 200 members. Undercover agents employed by Okhrana soon infiltrated the organization and in 1877 members began to be arrested. This included Mark Natanson who was imprisoned in Siberia where he was to remain for the next eleven years. In October, 1879, the Land and Liberty split into two factions. The majority of members, who favoured a policy of terrorism, established the People’s Will. Others, such as George Plekhanov formed Black Repartition (Chernyy peredel), a group that rejected terrorism and supported a socialist propaganda campaign among workers and peasants. The group remained small and had little influence. In 1880 the leaders such as George Plekhanov, Vera Zasulich, Lev Deich and Pavel Axelrod went to live in Geneva.”,”RIRx-099″
“KEEP John L. H.”,”Soldiers of the Tsar. Army and Society in Russia 1462-1874.”,”List of Illustrations: Maps – Figures, Introduction, bibliography, Index,”,”RUST-009-FL”
“KEEP John L. H.”,”The Russian Revolution. A Study in Mass Mobilization.”,”John L. H. Keep, Professor of Russian History at the University of Toronto. Between 1954 and 1970 he was a Lecturer, and subsequently Reader, in Russian Studies at the School of Slavonic and East European Studies, University of London. He is the author of The Rise of Social Democracy in Russia and Contemporary History in the Soviet Mirror. KEEP è professore di storia russa all’ Università di Toronto. Introduction, Epilogue, Notes, Chronological Table, List of Abbreviated Organizations, Glossary of Russian Terms, Map: European Russia in 1917-18, Bibliography, Index, Revolution in the Modern World, General Editor: Jack P. Greene Johns Hopkins University,”,”RIRx-059-FL”
“KEEP John L.H.”,”A History of the Soviet Union 1945-1991. Last of the Empires.”,”John L. H. Keep, Professor of Russian History at the University of Toronto. Between 1954 and 1970 he was a Lecturer, and subsequently Reader, in Russian Studies at the School of Slavonic and East European Studies, University of London. He is the author of The Rise of Social Democracy in Russia and Contemporary History in the Soviet Mirror. Acknowledgements, List of Tables, Maps, Introduction, Notes, Bibliography, Glossary, Index,”,”RUSU-099-FL”
“KEEP John L. H.”,”Power and the People: Essays on Russian History.”,”John L. H. Keep, Professor of Russian History at the University of Toronto. Between 1954 and 1970 he was a Lecturer, and subsequently Reader, in Russian Studies at the School of Slavonic and East European Studies, University of London. He is the author of The Rise of Social Democracy in Russia and Contemporary History in the Soviet Mirror. Acknowledgements, Foreword, List of Abbreviations, Notes, Table, Bibliography, East European Monographs”,”MRSx-026-FL”
“KEIM Jean A.”,”Piccola storia della grande Cina.”,”””In cinese, la Cina si chiama Ciong-Kuo, l’ impero di mezzo; ossia il centro del mondo””. (pag 25) L’ imperatore Wu. “”Nel momento in cui Roma faceva regnare in tutto il Mediterraneo la Pax Romana, Wu stabiliva nell’ Asia Centrale e in quella orientale la Pace Cinese””. (pag 65) “”Gengis Khan non conquistò realmente la Cina. Ma è indispensabile conoscere la sua vita e la sua opera per comprendere come i Mongoli siano riusciti in un’ impresa che non era riuscita a nessun altro popolo barbaro, nonostante i tentativi che, nel corso dei secoli, si erano ripetuti: l’ impresa di impadronirsi di tutta la Cina.”” (pag 133) (Gengis Khan) Era uno spirito pensoso, equilibrato, che sapeva ascoltare. Egli affermava con molto buon senso: “”Ho dato il comando delle truppe a coloro che univano l’ intelligenza al coraggio; a coloro che erano attivi e svegli ho affidato la cura dei bagagli; quanto alle persone di spirito pesante, li ho fatte munire di frusta e ho dato loro da guardare il bestiame””. (pag 136) “”I Mongoli battono i soldati di Kin nella campagna aperta; lì la loro superiorità è incontestabile; ma non riescono ad impadronirsi delle città difese da mura.”” (pag 137)”,”CINx-184″
“KEISER Norman F.”,”Analisi economica, politica fiscale e sviluppo economico.”,”KEISER Norman F. è docente di economia al San Jose State College di Saratoga. “”Si presume troppo spesso che il nuovo capitale faccia semplicemente risparmiare lavoro; si ignora invece fino a qual punto esso fa risparmiare capitale. Tutto ciò implica assai di più di un semplice aumento del prodotto per unità di lavoro: è il prodotto per unità di capitale ad aumentare oppure sono il carburante, l’ elettricità e i materiali ad essere usati in quantità minore””. (pag 301-302) “”Interessante è anche l’ osservazione sia di Goldsmith che di Kuznets secondo la quale: “”la storia non ci mostra un’ associazione ovvia, regolare ed immutabile tra l’ intensità della formazione di capitale e il tasso di crescita economica”” (…)””. (pag 302)”,”USAE-041″
“KELLER Frantz”,”Historia de la esclavitud. (Tit. orig: History of slavery)”,”””Ogni cristiano che rinnegava la sua fede e si convertiva all’ islam, rimaneva un uomo libero, e pure non doveva pagare tributi. I combattenti cristiani che cadevano prigioneri era immediatamente gettati in schiavitù. In tutta la costa del Mediterraneo esisteva il commercio di compravendita degli schiavi, e i prezzi oscillavano secondo la qualità della schiava o dello schiavo (…). Il numero di schiavi cristiani era molto considerevole, e costituivano quasi una casta, considerata dagli arabi come necessaria per tutti i lavori.”” (pag 59)”,”CONx-116″
“KELLER Helen, a cura di Philip S. FONER”,”Helen Keller. Her Socialist Years. Writings and speeches.”,”””Quando i bolscevichi presero il potere in Russia nel novembre 1917, Helen Keller sentì che la sua fede era giustificata. Non era mai stata impressionata dagli argomenti dei socialisti riformisti secondo i quali la via per giungere alla vittoria socialista era quella di un processo pacifico a spizzichi e bocconi, eleggendo socialisti in incarichi di potere fino a che il movimento potesse prendere il controllo del governo””. (pag 15)”,”MUSx-171″
“KELLER Fritz”,”Gelebter Internationalismus. Österreichs Linke und der algerische Widerstand (1958-1963).”,”Fritz KELLER è nato a Vienna nel 1950. E’ storico e pubblicista. Sempre per la casa editrice Promedia ha curato la pubblicazione su Rosa Luxemburg ‘Rosa Luxemburg. Denken und Leben einer internationalen Revolutionärin’.”,”AUTx-035″
“KELLER David N.”,”Cooper Industries, 1833-1983.”,”KELLER David N. Keller, già giornalista, ha studiato il settore industriale (specie energetico) ed è stato direttore delle pubbliche relazioni delle università. E’ stato scrittore free-lance e regista cinematografico. Questo volume è stato commissionato dalla Cooper Industries per il suo anniversario. Il fondatore Charles Cooper si oppose fortemente alla schiavitù. Le sue posizioni non erano condivise dalla maggioranza di votanti nel distretto ad influenza democratica. Ma non si fece intimidire dagli ostacoli che trovò sul suo cammino. Dopo un’intensa campagna fu decisivo, in occasione delle elezioni del 1844 per il Congresso, per la nomina di un candidato anti-schiavitù del partito Whig, Mt Vernon. Dieci anni dopo, quando il partito Whig collassò, su spinta di un forte gruppo antischiavista che si diede il nome di Repubblicani, divenne un attivo membro di questo nuovo partito. (pag 10) Il volume contiene molte foto di impianti industriali, reparti, attività in fabbrica, gruppi di lavoratori, operai al lavoro ecc. foto d’epoca del taglio di un albero di grandi dimensioni da parte di due boscaioli attrezzati con una ‘Atkins Saw’ (pag 192)”,”ECOG-097″
“KELLER Fritz”,”Paul Lafargue (1841-1911).”,”Diese Sonderbeilage ist ein Auszug aus dem Buch: “”Paul Lafargue. Geschlechter-Verhaltnisse. Ausgewahlte Schriften. Kritische Ausgabe herausgegeben von Fritz Keller. Mit einem Vorword von Frigga Haug”” (Argument Verlag 1995) Questo supplemento speciale è un estratto del libro: “”Paul Lafargue. Relazioni di genere. Scritti selezionati. Edizione critica a cura di Fritz Keller. Con prefazione di Frigga Haug”” (Argument Verlag 1995″,”LAFx-044″
“KELLEY Kitty”,”A modo suo. La biografia non autorizzata di Frank Sinatra.”,”””Per tre anni, quanto durò il processo per la bancarotta fraudolenta del Premier Theater, il nome di Frank fu collegato con il losco complotto mafioso. Anche se non fu giudicato colpevole, fu costretto a spiegare il perché di quella fotografia con i signori del crimine organizzato. Per tutto il processo il suo nome occupò le cronache, con titoli come ‘Killer della mafia legato a Sinatra’ (New York Post) e ‘Killer della mafia in combutta con Sinatra’ (Daily News), e fu mescolato alla corruzione. In sua difesa venne Peter Hamill, del Daily News (…). Il 17 gennaio 1979, dopo quattordici settimane di dibattimento e sette giorni di camera di consiglio, il giurì arrivò a un punto morto, a causa di un errore procedurale. In un altro processo, Tommy Marson, amico di Frank, fu condannato a un anno di prigione e a una multa di diecimila dollari per complicità nella bancarotta fraudolenta.”” (pag 217) pag 100 pag 136″,”BIOx-130″
“KELLEY Robin D.G.”,”Race rebels. Culture, politics, and the Black Working Class.”,”KELLEY Robin D.G. è professore di storia e studi africani alla New York University. E’ autore di ‘Hammer and Hoe: Alabama Communist during he Great Depression’ (1990). “”Not surprisingly, Admiral Kilpatrick remained a committed Marxist- so committed that he insists he was expelled from the CPUSA “”because I wasn’t going to go along with the fact (that) now all of a sudden you can build a Party with all classes””. His problems with Party leadership had begun during the Popular Front. The very idea that the Party “”was carrying on the traditions of Lincoln, Jefferson , and Douglass””, in Kilpatrick opinion, was “”a lot of bull”””” (pag 157)”,”MUSx-287″
“KELLY Daniel”,”James Burnham and the Struggle for the World. A Life.”,”James BURNHAM (Chicago 1905, Kent 1987), filosofo politico, trotskista negli anni 1930, divenne un leader conservatore e anticomunista dopo che si convinse dell’ eguaglianza tra rivoluzione comunista e totalitarismo. Autore de ‘La rivoluzione manageriale’ (1941) vedeva nel ‘comunismo’ di STALIN, nel fascismo di HITLER e nel New Deal di ROOSEVELT esempi dell’ economia manageriale moderna, caratterizzata dalla pianificazione centralizzata, imprese a proprietà statale, efficienza e razionalizzazione piuttosto che profitti e una classe dominante di executives. Altra biografia: ‘Up from Communism, Conservative Odysseys in American Intellectal History’ di John Patrick DIGGINS (1975). (Fonte American Thought) “”Il primo segno pubblico che Burnham era interessato al marxismo fu la su recensione nel luglio 1932 su Symposium del primo volume della ‘Storia della Rivoluzione russa’ di Leon Trotsky. (Fu anche la sua prima recensione di un libro politico).”” (pag 34) “”Con questa recensione comincia il fatidico incontro con Trotsky, uno dei principali architetti della Rivoluzione russa, primo ministro degli esteri del nuovo stato sovietico, fondatore dell’ Armata Rossa, e perdente in una feroce lotta per il potere con il suo rivale, Giuseppe Stalin, che causò la sua espulsione dall’ Urss (…). Trotksy avrebbe plasmato la vita di Burnham fino alla fine degli anni 1930 ed il suo pensiero, per molti versi, per molto tempo ancora””. (pag 35)”,”USAS-138″
“KELLY Aileen M.”,”Toward Another Shore. Russian Thinkers Between Necessity and Chance.”,”Aileen Kelly teaches Russian history and literature at King’s College, Cambridge, and is a frequent contributor to the New York Review of Books and other major journals. Acknowledgments, Introduction, Notes, Permissions,”,”RUSx-094-FL”
“KELLY Phil, a cura di Tiberio GRAZIANI Emanuel PIETROBON”,”Saggi scelti di geopolitica classica. Dai nuovi ‘heartland’ alle guerre dell’acqua.”,”Conversazione con Phil Kelly sulla geopolitica classica (T. Graziani e E. Pietrobon) (pag 13-16) Harfold Mackinter, geografo e statista britannico, viene ricordato principalmente per la sua teoria formulata nel 1904 secondo cui il Paese o l’alleanza che fosse riuscita a dominare il cuore dell’Eurasia, l’ ‘Heartland’, si sarebbe guadagnato una leva sostanziale per il raggiungimento dell’egemonia globale. Una teoria rivelatasi quella geo-strategicamente più rilevante all’interno del modello della geopolitica classica. Sembra, tuttavia, che questo fulcro euroasiatico non abbia passato il test della storia necessario a corroborare la tesi di Mackinder. Napoleone prima e Hitler dopo hanno invaso questo ‘Heartland’, occupando o minacciando Mosca, pur non riuscendo a consolidare l’invasione. La teoria mackinderiana appare quindi semplicistica e vaga, tuttavia la sua notorietà è garantita da alcuni fattori la cui validità permane: la premessa che l’Heartland si trovi nella metà più settentrionale del pianeta, la forma compatta dell’Eurasia stessa, il fatto che vi giacciano due terzi delle popolazioni e delle ricchezze del mondo, un’attenzione di lunga data all’Eurasia da parte delle ‘élites’ politiche e l’assunzione di un vantaggio centrale come eventuale leva verso l’esterno. Kelly è quindi tanto convinto dell’importanza strategica di una teoria dell’ Heartland quanto non lo è rispetto al suo collocamento geografico. Secondo l’autore il ‘pivot’ del globo non è da ricercarsi nell’ Eurasia, ma nell’ America Settentrionale. La sua posizione protetta dagli oceani, le risorse che contiene e la sua capacità di influenzare gli equilibri oltreoceano sono tutte caratteristiche che rendono quest’area più adatta al disegno di Mackinder. Va inoltre considerato che il Nord America non è esposto a minacce immediate da parte di grandi potenze, essendo distante e isolato da rivali eurasiatici, confinante con Messico e Canada che restano passivamente a guardare. I bacini idrografici del Missisippi e dei Grandi Laghi hanno un’importanza strategica in quanto uniscono popoli e risorse e possono fare affidamento su una rete di comunicazioni e collegamento non intralciate da una topografia arida e ostile. Da questo territorio esteso ma compatto, gli Stati Uniti, come potenza navale, possono proiettare un equilibrio favorevole sugli Stati delle regioni periferiche orientali e occidentali dell’Eurasia, impedendo così agli attori del perno eurasiatico di opporsi espandendosi verso l’esterno. Già George Friedman aveva notato una particolare abbondanza nelle risorse e nella posizione del Nord America, una posizione unica che ha spianato la strada agli Stati Uniti verso l’egemonia globale, avvalorando così la tesi di Kelly. Collocare l’ Heartland in concomitanza con il territorio statunitense conferisce inevitabilmente nuove forme e nuovi ruoli ai componenti dell’ordine mondiale: l’intera Eurasia diventa una piattaforma continentale per il bilanciamento tra le grandi potenze dell’area, in particolare con Cina e Giappone a Est, Germania e Russia a Ovest, senza che nessuna sia superiore all’altra. Gli Stati Uniti stessi vanno a svolgere un ruolo preponderante, seppur esterno, di bilanciamento: detendendo il ‘pivot’ maggiore all’interno degli equilibri eurasiatici, grazie sempre alla loro posizione di distanza, abbondanza di risorse, sicurezza e netta supremazia navale. Phil Kelly professore di Scienze politiche dell’Emporia State University (Kansas). Concetti e teorie tipiche del modello realista sono: l’anarchia, l’equilibrio di potenze, la sicurezza collettiva e il multipolarismo”,”RAIx-403″
“KELSEN Hans”,”La teoria comunista del diritto.”,”Hans Kelsen, La teoria comunista del diritto, Comunità, 1956 “”Egli (Marx, ndr) dice della religione, che è la sovrastruttura ideologica più caratteristica posta sulla realtà sociale che ne sta a base: “”Questo Stato, questa società, producono la religione, una coscienza pervertita del mondo, perché questo stesso mondo è pervertito (verkehrt)”” (Gesamtausgabe, I-1, p. 607). E: “”Il fatto che la base terrena è in opposizione con se stessa, e si stabilisce nei cieli un regno indipendente, può solo venire spiegato con il fatto che la stessa base terrena è divisa e contradditoria in sè”” (I-1, p. 534).”” [Hans Kelsen, La teoria comunista del diritto, Comunità, 1956] (pag 36-37)”,”TEOC-041″
“KELSEN Hans”,”Socialismo e Stato. Una ricerca sulla teoria politica del marxismo.”,”KELSEN (Praga, 1881) studia all’Univ di Vienna dove si laurea nel 1906 e nel 1911 ottiene la libera docenza. Docente nella stessa Univ fin dal 1910 diviene Prof straordinario enl 1917 e ordinario nel 1919 quando accetta la chiamata all’Univ di Colonia. Dopo l’avvento del nazismo si trasferisce a Ginevra ove insegna presso l’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales (1933-1940) e presso l’Univ tedesca di Praga (nello stesso periodo 1936-1938). Dal 1940 lascia l’EU per gli USA ove insegna in molte università. Muore a Berkeley nel 1973. K. ha svolto anche attività politica: dal 1918 al 1920 è consulente del governo austriaco con il compito di disegnare un abbozzo della costituzione definitiva della Repubblica austriaca. Le opere principali sono riportare a pag 2.”,”TEOC-057″
“KELSEN Hans”,”Teoria generale del diritto e dello Stato.”,”Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Univ di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Univ di California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo. KELSEN “”Uno Stato il cui ordinamento giuridico non stabilisca una speciale cittadinanza, e quindi non contenga nessuna norma concernente l’acquisto e la perdita di tale ‘status’, non sarebbe in grado di assicurare la sua protezione diplomatica a nessuno dei suoi sudditi contro la violazione dei loro interessi da parte di altri Stati. L’istituto giuridico della cittadinanza è di maggiore importanza nei rapporti fra gli Stati che non all’interno di uno Stato””. (pag 246)”,”TEOP-033″
“KELSEN Hans a cura di Mario G. LOSANO”,”Il problema della giustizia.”,”KELSEN è il fondatore della dottrina pura del diritto, la teoria giuridica che ha conosciuto diffusione eccezionale nel nostro secolo. Nato a Praga nel 1881 insegnò a Vienna, Francoforte e, lasciata la Germania con l’avvento del nazismo, a Ginevra e infine negli USA (Univ California Berkeley). E’ morto nel 1973.”,”TEOP-037″
“KELSEN Hans”,”Teoria pura del derecho. Introduccion a la ciencia del derecho.”,”Tra le decine e decine di scritti citati nella bibliografia di KELSEN la prima opera è dedicata a DANTE ALIGHIERI: ‘Die Staatlehre des Dante Alighieri’, VIENNA e LIPSIA, 1905 pag 149. L’ ultimo scritto è del 1957.”,”TEOP-124″
“KELSEN Hans”,”La dottrina pura del diritto.”,”L’ edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Norberto BOBBIO.”,”TEOP-130″
“KELSEN Hans”,”Teoria generale del diritto e dello Stato.”,”Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Università di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Università di California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo.”,”TEOP-133″
“KELSEN Hans”,”I fondamenti della democrazia e altri saggi. (Titolo orig.: Vom Wesen und Wert der Demokratie).”,”Hans KELSEN nacque a Praga l’ 11 ottobre 1881. Insegnò dal 1911 al 1930 diritto pubblico e filosofia nell’ Università di Vienna, poi a Colonia diritto internazionale e filosofia del diritto. Abbandonata la Germania prima dell’ avvento del nazismo fu professore a Ginevra presso l’ Institut de Hautes Etudes Internatinales e in seguito negli Stati Uniti dove si era trasferito nel 1940 presso le Università di Harvard e di California. “”Il ‘movimento proletario’ è definito come ‘il movimento cosciente e indipendente dell’ immensa maggioranza, nell’ interesse dell’ immensa maggioranza’. Seguendo questo concetto, Lenin dichiara che la dittatura del proletariato, e cioè la ‘organizzazione dell’ avanguardia degli oppressi’, è ‘una immensa espansione della democrazia, perché essa diventa democrazia per il povero, democrazia per il popolo, e non (come la democrazia borghese) democrazia per il ricco’. La caratteristica essenziale di questa democrazia è che essa ‘porta all’ estensione dell’ effettivo godimento della democrazia a coloro che sono oppressi dal capitalismo, alle classi lavoratrici, in un grado che fino ad ora non ha precedenti nella storia mondiale'””. (pag 124) “”Per dimostrare che un uomo può consderarsi libero, e cioè soggetto solo alla propria volontà, anche se è vincolato da una legge contro la cui adozione ha votato, Rousseau tenta una nuova interpretazione del significato della procedura di voto. Votando a favore o contro l’ adozione di una legge, il cittadino non esprime la propria volontà, bensì la propria opinione riguardo alla volontà generale””. (pag 161)”,”TEOP-174″
“KELSEN Hans, a cura di Mario G. LOSANO”,”Scritti autobiografici.”,”Vienna, 1915 circa: “”Il mio impiego al Ministero della guerra contribuì anche in modo decisivo alla mia carriera accademica”” (pag 95) “”I tre anni e mezzo trascorsi al Ministero della guerra non andarono perduti per il lavoro scientifico. Avevo avuto tempo sufficiente per intraprendere anche un’ampia ricerca sul problema della sovranità, pubblicata nel 1920 col titolo ‘Das Problem der Souveränität und die Theorie des Völkerrechts’.”” (pag 97) “”Richiamai l’attenzione sul fatto che lo Statuto dei Consigli dei lavoratori era inconciliabile con la libertà della ricerca scientifica; ricordai ai colleghi che l’università, non molto tempo prima, aveva conferito il dottorato ‘honoris causa’ all’Arciduca (d’Austria) Federico con tali manifestazioni di sudditanza, da rendere quell’atto difficilmente conciliabile con l’adesione a un’organizzazione marxista; e conclusi affermando che l’università non doveva cadere ai piedi della croce che veniva eretta davanti a essa. Credo che il mio discorso abbia contribuito molto al rifiuto di partecipare all’elezione per i Consigli dei lavoratori. Il fatto che ciononostante il ministro socialdemocratico dell’istruzione mi abbia nominato fu una prova di grande obiettività perché nella successione a Bernatzik era stato proposto ‘secundo loco’ un professore straordinario che si era iscritto al partito socialdemocratico (cosa che io non avevo fatto); perché io, inoltre, rifiutavo la teoria politica del marxismo – fondata sulla dittatura del proletariato e sulla progressiva estinzione dello Stato – da me sottoposta a una critica serrata nel libro ‘Sozialismus und Staat’ (1920); perché allora ero (e tuttora sono) dell’idea che un docente e studioso di scienze sociali non deve aderire ad alcun partito politico, perché l’appartenenza a un partito danneggia l’indipendenza scientifica. Ero invece fin dal principio in completa sintonia con il programma democratico della socialdemocrazia austriaca, che in linea di principio si fondava sul marxismo ma che nella prassi non aveva nulla in comune con la teoria anarchica dello Stato di Marx ed Engels. Come individualista, in un primo tempo avevo assunto un atteggiamento negativo davanti al suo programma economico di nazionalizzazione dell’economia. Però in seguito, soprattutto sotto l’impressione degli sconvolgimenti economici provocati dalla guerra, divenni sempre più propenso ad ammettere che il sistema del liberismo economico, così come si era realizzato nelle circostanze date, non offriva alcuna garanzia di sicurezza economica per la massa non abbiente e che – nella situazione di allora – la sicurezza economica si poteva raggiungere soltanto con l’economia pianificata, il che in ultima analisi significava nazionalizzare la produzione””. [Hans Kelsen, Autobiografia, 1947] [in Hans Kelsen, Scritti autobiografici, a cura di Mario G. Losano, 2008] (pag 99-100)”,”TEOP-041″
“KELSEN Hans, a cura di Riccardo GUASTINI”,”La teoria politica del bolscevismo e altri saggi.”,”KELSEN Hans “”Dice Hegel: “”Lo Stato è l’ingresso di Dio nel mondo; il suo fondamento o causa è il potere della ragione che realizza se stessa come volontà”””” (pag 43) “”Secondo la dottrina di Marx e del suo amico Engels (4), lo Stato è per sua propria natura una macchina coercitiva, la cui funzione è conservare il dominio di un gruppo (il gruppo degli individui che posseggono i mezzi di produzione, la classe capitalistica) sopra un altro gruppo (costituito da coloro che non partecipano alla proprietà dei beni chiamati capitale, la classe proletaria sfruttata). Lo Stato è un’organizzazione coercitiva intesa a conservare l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Il sistema capitalistico, e con esso lo Stato come istituzione sociale, scomparirà con l’instaurazione rivoluzionaria del socialismo, cioè con l’abolizione della proprietà privata e la socializzazione dei mezzi di produzione. Lo Stato “”si estinguerà””. La futura società socialista sarà priva di Stato, sarà una società, il cui ordinamento verrà preservato senza impiegare la forza. Ciò sarà possibile, poiché l’ordinamento sociale soddisferà naturalmente gli interessi di tutti, cosicché nessuno sarà indotto a violare l’ordinamento. Ma questa condizione ideale dell’umanità non può essere instaurata immediatamente dopo che la rivoluzione sociale abbia abolito il capitalismo. Tra lo Stato capitalistico e la società comunista senza Stato vi sarà una fase intermedia, la dittatura del proletariato, che è il risultato della rivoluzione proletaria. La dittatura del proletariato sarà uno Stato con un vero governo, e differirà dallo Stato capitalistico solo in quanto lo scopo di tale macchina coercitiva sarà non conservare, ma distruggere lo sfruttamento di una classe su un’altra. Nel suo libro ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata, e dello Stato, Engels dice: “”Dunque lo Stato non è affatto un potere imposto sulla società dall’esterno: tanto meno è “”la realtà dell’idea etica, l’immagine e la realtà della ragione””, come sostiene Hegel. Esso è piuttosto un prodotto della società a un particolare stadio di sviluppo; è la confessione che questa società si è avviluppata in una contraddizione insolubile, ed è dilaniata da antagonismi inconciliabili, che è impotente a esorcizzare. Ma, affinché questi antagonismi, queste classi con interessi economici confliggenti non dissolvano se stesse e la società in una sterile lotta, è divenuto necessario un potere, apparentemente al di sopra della società, che moderi il conflitto, e lo riconduca nei limiti dell'””ordine””; e questo potere, nato dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e si estrania sempre più da essa, è lo Stato (…). Lo Stato, poiché è sorto dal bisogno di controllare l’antagonismo di classe, ma è anche sorto dal cuore della lotta fra le classi, è normalmente lo Stato della classe economicamente dominante, che per mezzo di esso diviene anche politicamente dominante, e acquisisce così nuovi mezzi per soggiogare e sfruttare la classe oppressa (5)””. Nel suo libro ‘Anti-Dühring’, Engels descrive il modo in cui lo Stato scomparirà: “”Il proletariato si impadronisce del potere statuale, e trasforma i mezzi di produzione in proprietà dello Stato. Ma, così facendo, sopprime se stesso in quanto proletariato; sopprime tutte le differenze e tutti gli antagonismi di classe; sopprime altresì lo Stato in quanto Stato. La società precedente, poiché si muoveva nell’antagonismo di classe, aveva bisogno dello Stato, cioè di un’organizzazione della classe sfruttatrice che, in ogni periodo, conservasse le condizioni esterne della produzione. (….) Non appena non vi sia più alcuna classe sociale da tenere in soggezione; non appena siano stati aboliti, insieme con il dominio di classe e la lotta per l’esistenza individuale fondata sulla precedente anarchia della produzione, anche gli eccessi e le collisioni che nascono da essa, non vi sarà più nulla da reprimere, e non sarà più necessaria una forza speciale di repressione. Il primo atto, con cui lo Stato realmente si atteggia a rappresentante dell’intera società – appropriandosi dei mezzi di produzione in nome della società -, è al tempo stesso il suo ultimo atto indipendente in quanto Stato. L’ingerenza di un potere statuale nelle relazioni sociali diviene superflua in una sfera dopo l’altra, e poi si assopisce. Il governo sulle persone è sostituito dall’amministrazione delle cose e dalla direzione dei processi produttivi. Lo Stato non è “”abolito””, si estingue. E’ da questo punto di vista che dobbiamo valutare la locuzione “”libero Stato popolare”” [uno slogan del partito socialdemocratico tedesco] – tanto la sua occasionale giustificazione a scopo agitatorio, quanto la sua definitiva inadeguatezza scientifica – e altresì la richiesta dei cosiddetti anarchici che lo Stato sia abolito dal giorno alla notte”” (6). La differenza tra i teorici politici marxisti e i cosiddetti anarchici è tutta qui: questi richiedono l’abolizione dello Stato per mezzo dell’azione rivoluzionaria, mentre quelli predicano una scomparsa automatica dello Stato, dopo che la dittatura del proletariato (lo Stato proletario) sia stata instaurata dalla rivoluzione socialista. Dal punto di vista dell’ideologia sociale, marxismo e anarchismo coincidono. Infine, ne ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata, e dello Stato’ di Engels, compare l’affermazione spesso citata: “”Lo Stato dunque non è esistito dall’eternità. Vi sono state società che ne hanno fatto a meno, che non avevano alcuna nozione dello Stato o del potere statuale. A uno stadio definito dello sviluppo economico, che necessariamente comporta la divisione della società in classi, lo Stato diviene necessario a causa di tale divisione. Ora ci stiamo rapidamente avvicinando a uno stadio nello sviluppo della produzione, in cui l’esistenza di queste classi non solo cessa di essere una necessità, ma diviene positivamente un ostacolo alla produzione. Esse scompariranno inevitabilmente così come sono nate. Lo Stato inevitabilmente scompare con esse. La società, che organizzerà la produzione in modo nuovo, sulla base dell’associazione libera ed eguale tra i produttori, metterà l’intera macchina dello Stato nel posto che le spetta: nel museo delle antichità, vicino al filatoio e all’ascia di bronzo”” (7)”” [Hans Kelsen, a cura di Riccardo Guastini, La teoria politica del bolscevismo e altri saggi, 1981] (pag 43-44-45) [(4) H. Kelsen, ‘Sozialismus und Staat. Eine Untersuchung der politischen Theorie des Marxismus’, Leipzig, 1923, II ed.; trad. it. ‘Socialismo e stato’, a cura di R. Racinaro, Bari, 1979; (5) F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, 1963, pp. 200 ss.; (6) F. Engels, ‘Anti-Dühring’, Roma, 1950, p. 305; (7) F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, cit., pp. 203-204]”,”TEOP-280″
“KELSEN Hans, a cura di Riccardo GUASTINI”,”La teoria politica del bolscevismo e altri saggi.”,”””Era precisamente questa la differenza tra i bolscevichi, ala sinistra del partito socialdemocratico russo, e i menscevichi, ala destra: questi erao per la democrazia, e quelli no. Nel suo famoso pamphlet ‘Dall’Ottobre a Brest-Litovsk’, Trockij scrive: «Più d’una volta i filistei hanno richiamato la nostra attenzione sul fatto che i nuovi organi parlamentari eletti a suffragio universale erano incomparabilmente più democratici dei soviet, e più adatti a rappresentare la popolazione. Ma questo criterio democratico formale, in un’epoca rivoluzionario, è privo di serio contenuto» (11)”” (pag 76-77) (Trotsky, ‘Dalla rivoluzione d’ottobre alla pace di Brest-Litovsk’, Roma, 1943, p. 45) Trotsky vs Kautsky (pag 77)”,”TEOP-003-FC”
“KELSEN Hans”,”Società e natura. Ricerca sociologica.”,”Hans Kelsen (Praga 1881-Berkeley 1973) fu l’esponente principale della scuola viennese di Diritto. Insegnò filosofia del diritto a Vienna e a Colonia. Con l’avvento del nazismo si trasferì a Ginevra e poi negli Stati Uniti, dove fu docente di diritto internazionale a Berkeley.”,”TEOS-145-FL”
“KEMENY J.G. SNELL J.L. THOMPSON G.L.”,”Matematica ed attività umane. Volume primo. Proposizioni composte insiemi e sottoinsiemi. Partizioni e calcolo Teoria delle probabilità.”,”Kemeny, Snell e Thompson insegnanti al Dipartimento di matematica a Dartmouth.”,”SCIx-277-FL”
“KEMENY J.G. SNELL J.L. THOMPSON G.L.”,”Matematica ed attività umane. Volume secondo. Vettori e matrici. Programmazione lineare e teoria dei giochi. Applicazioni e problemi di scienza del comportamento.”,”Kemeny, Snell e Thompson insegnanti al Dipartimento di matematica a Dartmouth.”,”SCIx-278-FL”
“KEMP Tom”,”Teorie dell’ imperialismo. Da Marx a oggi.”,”Tom KEMP è Lecturer di storia economica all’ Univ di Hull, e condirettore della rivista ‘Fourth International’, portavoce di un gruppo trotskista inglese. Collabora ad altri periodici politici tra cui ‘The Newsletter’.”,”TEOC-094″
“KEMP Tom”,”L’ industrializzazione in Europa nell’ 800.”,”KEMP insegna storia economica all’Univ di Hull. In traduzione IT sono apparsi i suoi volumi ‘Teorie dell’ imperialismo’ (EINAUDI, 1969) e ‘Modelli di industrializzazione’ (LATERZA, 1981)”,”EURE-003″
“KEMP Tom”,”Teorie dell’ imperialismo. Da Marx a oggi.”,”Tom KEMP è Lecturer di storia economica all’ Univ di Hull, e condirettore della rivista ‘Fourth International’, portavoce di un gruppo trotskista inglese. Collabora ad altri periodici politici tra cui ‘The Newsletter’. 2° copia “”A questo proposito Marx osserva: “”I cosiddetti rapporti di distribuzione corrispondono quindi a forme storicamente determinate, specificamente sociali, del processo di produzione e dei rapporti in cui gli uomini entrano nel processo di riproduzione della loro vita”” (‘Il Capitale’ ). Nella società capitalistica “”il capitale produce essenzialmente capitale e fa ciò solamente nella misura in cui produce plusvalore”” (‘Il Capitale’). Il tipo di situazione che Hobson descrive può essere spiegato in termini marxisti: solo il marxismo fornisce una critica radicale coerente basata sulla legge del valore. Hobson vorrebbe cambiare i rapporti di distribuzione prevalenti in regime di capitalismo avanzato, ma nello stesso tempo non critica i rapporti di produzione in quanto tali e non può logicamente rifiutare le leggi di distribuzione che essi comportano””. [Tom Kemp, Teorie dell’ imperialismo. Da Marx a oggi, 1969] (pag 67)”,”ECOT-179″
“KEMP Tom”,”Paul M. Sweezy e la teoria dello sviluppo capitalistico.”,”””E’ evidente dagli scritti di Sweezy che la grande depressione degli anni trenta, quell’esperienza così traumatica per milioni di americani, è stata un fattore molto importante, se non il più importante, nel suo sviluppo intellettuale. L’incapacità della teoria economica ortodossa, o borghese, di prevedere il crollo, di spiegare la durata e la profondità della depressione, o di offrire un programma per la ripresa, indusse molti giovani intellettuali a volgersi verso lo studio del marxismo. (…) Vi sono dunque due problemi: la perdita di vitalità della teoria marxista nel mondo in generale, e il basso livello di sviluppo del marxismo in ogni sua forma negli Stati Uniti”” (pag 1476) “”L’influenza di Keynes ha lasciato una chiara impronta nel pensiero di Sweezy, così come risulta da un’analisi dei suoi scritti, che lui ne sia o no pienamente consapevole”” (pag 1478) “”Come corollario, Sweezy vede Marx come un teorico del ristagno, affermando cioè che “”un utilizzo delle risorse produttive al di sotto della capacità deve essere considerato come lo stato economico in condizioni capitalistiche”” (11)”” (pag 1481) (11) Paul M. Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico, cit, p. 208 “”Nella sua critica dell’economia politica svolta nel ‘Capitale’, nei manoscritti noti come ‘Teorie sul plusvalore’ e nei ‘Grundrisse’, Marx intendeva mettere a nudo “”le leggi di movimento”” del modo di produzione capitalistico. Ciò richiedeva un’ampia e attenta ricerca che, come è noto, egli non visse abbastanza per portare a termine. Tuttavia, è possibile dire quali fossero le “”leggi”” che Marx considerava come decisive e specifiche del modo di produzione capitalistico. Non ogni ‘tendenza’ veniva elevata da Marx allo statuto di legge. E neppure erano le più ovvie tendenze di superficie dello sviluppo capitalistico ad avere necessariamente valore causale: per dirla con Marx, “”ogni scienza sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” (13). L’economia borghese è interessata soprattutto alle apparenze della superficie, e non all’essenza. Da un punto di vista metodologico, anche il suo approccio alle leggi dello sviluppo ha lo stesso carattere: e così pretende di affrontare operativamente la legge del valore solo chiedendosi se in che misura essa effettivamente determini i prezzi (14). Anche alcuni marxisti, mossi da una errata interpretazione di ciò che costituisce una “”legge di movimento””, hanno cercato di trovare prove statistiche per le leggi marxiste dello sviluppo, in particolare per la caduta tendenziale del saggio di profitto. Così, sebbene vi sia indubbiamente una tendenza per cui la produzione supera il consumo, questa non è una “”legge di movimento””, ma un riflesso alla superficie di altre leggi sottostanti. La fonte delle crisi capitalistiche e il funzionamento del modo di produzione capitalistico sul lungo periodo devono essere ricercati altrove. (…) Qui s’intende semplicemente insistere sul fatto che Sweezy era in errore quando cercava di interpretare Marx come se fosse stato realmente ed effettivamente un sottoconsumista. E’ necessario tornare proprio alla legge del valore, alla contraddizione fra valore d’uso e valore di scambio e al passaggio necessario della merce alla forma di denaro. E’ sintomatico che questo elemento sia relativamente trascurato nel libro di Sweezy: l’esposizione della legge del valore è dissociata in maniera più che formale dai capitoli sulle crisi e sulla teoria del crollo. Per Marx, invece, essi erano inseparabili. Discutendo contro coloro che negavano la possibilità di una generale sovrapproduzione, egli scrive: “”Qui dunque le crisi vengono tolte di mezzo dimenticando o negando i primi presupposti della produzione capitalistica, l’esistenza del prodotto come merce, lo sdoppiamento della merce in merce e denaro, il momento da ciò risultante della separazione nello scambio di merci, infine il rapporto fra denaro e merce e il lavoro salariato”” (15). Come dirà più avanti: “”Il denaro non è solo “”il mezzo, mediante il quale lo scambio viene effettuato”” (…), ma al tempo stesso il mezzo mediante il quale lo scambio di prodotto con prodotto viene dissolto in due atti, indipendenti l’uno dall’altro e distanti l’uno dall’altro nel tempo e nello spazio”” (16). Per Marx la crisi è inerente al modo di produzione capitalistico: ma non è una conseguenza del sottoconsumo”” [Tom Kemp, Paul M. Sweezy e la teoria dello sviluppo capitalistico, (in) Annali Feltrinelli, Milano, 1974] (pag 1481-1482) [(13) Karl Marx, Il Capitale, vol. III, Roma, 1970, p. 930; (14) Infatti lo stesso Sweezy, nella sua difesa della legge del valore dalle critiche borghesi, ad essa rivendica “”il grande merito, a differenza di altre teorie del valore, di una stretta corrispondenza con le attuali categorie contabili dell’impresa capitalistica””; (15) Questa e le citazioni seguenti sono prese dalle grandi pagine di Marx nel vol. II delle ‘Teorie sul plusvalore’, Roma, 1973, p. 543, nelle quali Marx critica la teoria dell’accumulazione di Ricardo e insiste sulla sua “”incapacità ad afferrare la forma specifica della produzione borghese””; cfr. in particolare pp. 533 sgg.; (16) Karl Marx, Teorie sul plusvalore, vol. cit:, p. 546]”,”TEOC-660″
“KEMP Tom”,”Industrialization in the Non-Western World.”,”Tom Kemp was Reader in Economic and Social History at the University of Hull until his recent retirement. He has also held Visiting Professorships at the Universities of California (Irvine), North Carolina (Chapel Hill) and Western Ontario. These are big changes, and Tom Kemp has rivised his text to take full account of them. Clear, concise, and specifically designed for the lay reader, Industrialization in the Non-Western World is already well-established as the best short introduction to its important subject, and this timely Second Edition now brings it right up to date.”,”PVSx-021-FL”
“KEMP Tom”,”The Climax of Capitalism: The US Economy in the Twentieth Century,”,”Tom Kemp was Reader in Economic and Social History at the University of Hull until his recent retirement. He has also held Visiting Professorships at the Universities of California (Irvine), North Carolina (Chapel Hill) and Western Ontario. The Climax of Capitalism is a concise account of a major topic in twentieth-century history, in which Tom Kemp’s special gift for making complex issues clear and absorbing to non-specialist readers is richly displayed.”,”USAE-013-FL”
“KEMP Tom”,”L’industrializzazione in Europa nell’800.”,”Tom Kemp was Reader in Economic and Social History at the University of Hull until his recent retirement. He has also held Visiting Professorships at the Universities of California (Irvine), North Carolina (Chapel Hill) and Western Ontario. These are big changes, and Tom Kemp has rivised his text to take full account of them. Clear, concise, and specifically designed for the lay reader, Industrialization in the Non-Western World is already well-established as the best short introduction to its important subject, and this timely Second Edition now brings it right up to date.”,”EURE-061-FL”
“KEMP Tom”,”L’industrializzazione in Europa nell’ 800.”,”Tom Kemp ha insegnato storia economica nell’Università di Hull. In Italia è già stato pubblicato il suo volume ‘Teorie dell’imperialismo’ (Einaudi, 1969) e un saggio su ‘Sweezy e la teoria dello sviluppo capitalistico’ (Annali 1973 Istituto Gian Giacomo Feltrinelli)”,”EURE-004-FSD”
“KEMP-WELCH A. a cura”,”The Ideas of Nikolai Bukharin.”,”Saggi di Alec NOVE Peter FERDINAND V.P. DANILOV Neil HARDING Anna DI-BIAGIO John BIGGART Robert LEWIS A. KEMP-WELCH CPSU – PCUS”,”BUCS-022″
“KEMSKI Lorrain Noël”,”La notte dei lunghi coltelli.”,”Il macello della SA, rivali delle SS, descritto da questo libro prima della caduta degli dei.”,”GERN-001-FMDP”
“KENDALL Walter”,”Mercato comune e movimento operaio in Europa.”,”KENDALL Walter è un militante della sinistra laburista e dirigente delle Trade Unions. E’ un socialista europeista. L’ atteggiamento della FSM nei confronti dell’ Europa è precisato in un opuscolo di 94 pagine (1962). Si dice che la CEE è una alleanza dei monopoli contro i popoli europei, è ‘antidemocratica’, ‘infrange la sovranità nazionale’, la CEE rappresenta ‘un mezzo per rinforzare la base economica della NATO'”,”EURx-125″
“KENDALL Walter”,”The Revolutionary Movement in Britain, 1900-21. The Origins of British Communism.”,”L’opposizione alla guerra del giornale The Vanguard e l’arresto di Peter Petroff e compagni (pag 99-100) (‘L’avanguardia’ fondata da John Maclean, fu il primo organo di stampa, di agitazione e propaganda contro la guerra e contro il gruppo di Hyndman (pag 89))”,”MUKx-213″
“KENEN Peter B., edizione italiana a cura di Giorgio BASEVI Piero FORMICA e Paolo ONOFRI”,”Economia internazionale.”,”Fondo Davoli Contiene: – ‘Teoria e storia delle tariffe doganali’ (da pag 55-) – ‘Il sIstema di Bretton Woods (da pag 125-)”,”ECOI-374″
“KENEZ Peter”,”The Birth of the Propaganda State. Soviet Methods of Mass Mobilization, 1917-1929.”,”KENEZ è Prof di storia all’Univ di California, Santa Cruz. E’ autore pure di ‘Civil War in South Russia, 1919-1920’.”,”RIRO-025″
“KENEZ Peter”,”Civil War in South Russia, 1919-1920. The Defeat of the Whites.”,”””Largely because of the element of surprise, Iudenich achieved major successes. He sent an army directly eastward which captured Luga and threatened to cut the Moscow-Petrograd railroad line, while the main forces moved against the old capital. On October 11 the Whites took Iamburg and on October 16 Gatchina, a town only thirty miles from Petrograd. The Bolsheviks faced a cruel dilemma. Abandoning Petrograd, the “”birthplace of the revolution””, would have been a psychological blow with incalculable consequences. On the other hand, weakening the southern front seemed much too dangerous. Lenin was inclined to retreat from Petrograd in order to concentrate all available forces against the greater danger, Denikin, but Trotskii disagreed and in this occasion prevailed. The Commissar for War went to Petrograd to direct the defense of the city. His resolute acts created confidence. He sent new working-class recruits to the front, he organized partisan detachments to fight in the city if necessary, and ordered the workers to raise barricades. In the battles of October 21-23 at the outskirts of Petrograd, Iudenich was stopped. The Whites did not have the strength to organize a protracted siege and fell back quickly. On November 3 they evacuated Gatchina and ten days later retreated into Estonia, where they were interned. Now Estonia was ready to conclude peace with the Soviet government. The Red Army had won decisive victories in the east and in the west, but it was clear that the most difficult would have to be fought in the south. In September and October the Bolshevik leaders organized feverishly for the battles which they expected to be decisive. The party was able to mobilize new soldiers to meet the crisis, for, unlike their enemies, the Reds were capable of an extra exertion when it was most necessary”” [Peter Kenez, ‘Civil War in South Russia, 1919-1920. The Defeat of the Whites’, Berkeley, 1977]”,”RIRO-434″
“KENEZ Peter”,”Red Advance White Defeat. Civil War in South Russia 1919-1920.”,”Peter Kenez is a Professor of History at the University of California, Santa Cruz. His publications include: The Birth of the Propaganda State, Cinema and Soviet Society from the Revolution to the Death of Stalin, and A History of the Soviet Union from the Beginning to the End. List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Notes, Maps, Bibliography, Index,”,”RIRO-079-FL”
“KENEZ Peter”,”Red Attack. White Resistance. Civil War in South Russia 1918.”,”Peter Kenez is a Professor of History at the University of California, Santa Cruz. His publications include: The Birth of the Propaganda State, Cinema and Soviet Society from the Revolution to the Death of Stalin, and A History of the Soviet Union from the Beginning to the End. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Maps, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-082-FL”
“KENNAN George F. a cura di Gianfranco CORSINI”,”Possiamo coesistere? America e URSS dalla guerra del Vietnam alla crisi polacca.”,”KENNAN è Professore all’ Institute for Advenced Study of Princeton e uno dei fondatori del Kennan Institute for Advanced Russian Studies a Washington.”,”USAP-021″
“KENNAN George F.”,”Russia Leaves the War. The American in Petrograd and the Bolshevik Revolution. Soviet-American Relations, 1917-1920.”,”Fattore guerra decisivo in crisi politica interna e rivoluzione: “”I membri del Governo provvisorio si erano sicuramente trovati sotto la pressione degli estremisti di sinistra proprio sul tema degli obiettivi di guerra; e la loro incapacità di replicare in modo soddisfacente ha senza dubbio giocato a favore dei bolscevichi e facilitato la loro vittoria””. (pag 147) “”I bolscevichi non potevano essere disarmati o fermati solo da una dichiarazione aperta degli obiettivi di guerra alleati; essi potevano essere disarmati o fermati solo se quella dichiarazione avesse portato alla cessazione degli sforzi militari, la continuazione dei quali portò pesanti tensioni sul Governo Provvisorio. Questa realtà non fu mai prospettata interamente in modo chiaro ai governi alleati da Kerensky ed i suoi.”” (pag 148)”,”USAP-059″
“KENNAN George F.”,”Ribelli senza programma.”,”Secondo l’autore di ‘A Prophetic Minority’, Jack Newfield “”decentralizzazione, comunitarismo e umanismo esistenziale”” sono le qualità che definiscono la Nuova Sinistra e attribuisce la lontana paternità del movimento agli “”esponenti del trascendentalismo Whitman, Emerson, Thoreau e ai membri dell’Industrial Workers of the World”” (Iww) (pag 181)”,”GIOx-105″
“KENNAN George F.”,”Le mirage nucléaire. Les relations américano-soviétiques à l’âge de l’atome.”,”Claude Julien, direttore del “”Monde diplomatique”” Raccolta di articoli pubblicati da Kennan nel corso di una trentina d’anni”,”RAIx-364″
“KENNAN George F.”,”Russia Leaves the War. Soviet-American Relations, 1917-1920.”,”george F, Kennan was appointed Ambassador to the USSR in 1952, having previously served ad director of the State Department’s Policy Planning Staff and Counselor of Department from 1947 to 1950. He was a Foreign Service Officer for twenty-seven years and a specialist, within the framework of the service, for Russian affairs. After his retirement in 1953, he became a Member, and later professor, at The Institute for Advanced Study in Princeton. Preface, Prologue, Appendix, Acknowledgments, Notes, Foto, Selected Bibliography, Index,”,”RUST-068-FL”
“KENNAN George F.”,”The Decision to Intervene. Soviet-American Relations, 1917-1920. Vol. II.”,”George F, Kennan was appointed Ambassador to the USSR in 1952, having previously served ad director of the State Department’s Policy Planning Staff and Counselor of Department from 1947 to 1950. He was a Foreign Service Officer for twenty-seven years and a specialist, within the framework of the service, for Russian affairs. After his retirement in 1953, he became a Member, and later professor, at The Institute for Advanced Study in Princeton. Preface, Prologue, Appendix, Acknowledgments, Notes, Foto, Selected Bibliography, Index,”,”RUST-069-FL”
“KENNAN George F.”,”Russia and the West under Lenin and Stalin.”,”George F, Kennan was appointed Ambassador to the USSR in 1952, having previously served ad director of the State Department’s Policy Planning Staff and Counselor of Department from 1947 to 1950. He was a Foreign Service Officer for twenty-seven years and a specialist, within the framework of the service, for Russian affairs. After his retirement in 1953, he became a Member, and later professor, at The Institute for Advanced Study in Princeton.”,”RUST-083-FL”
“KENNEDY Paul M.”,”L’antagonismo anglo-tedesco. Dalla collaborazione all’ostilità 1860 – 1914.”,”Relazioni politiche anglo-tedesche dal 1860 al 1880, struttura delle relazioni anglo-tedesche nell’età di BISMARCK e GLADSTONE, il crescente antagonismo tra il 1880 e 1906, struttura relaz in epoca BULOW e CHAMBERLAIN, dall’antagonismo alla 1° GM. “”Ma nulla avrebbe ormai potuto attenuare la diffidenza degli inglesi, e quando il Kaiser, nel novembre 1902, visitò Sandringham, fu scioccato dalle aperte dimostrazioni di ostilità nei confronti del governo del Reich – benchè, si consolò, non nei confronti della sua persona – tanto da cablografare urgentemente che si aumentasse il controllo sulla stampa tedesca e si evitasse qualunque iniziativa che potesse sfociare in diatribe con Londra. “”Perciò, attenzione! Hanno trentacinque navi da guerra in servizio da queste parti, e noi solo otto!””. Quando, poco tempo dopo, il principe Enrico visitò l’Inghilterra informò Tirpitz che “”il gatto è uscito dal sacco””, e aggiunse in tono afflitto: “”Saremmo ben più avanti di dove siamo ora, se avessimo bene appreso l’arte di stare zitti.”” Il comportamento dei due principali architetti della ‘Weltpolitik’, Bülow e Tirpitz, indica che essi furono particolarmente scossi dall’atteggiamento profondamente mutato dell’ opinione pubblica britannica””. (pag 363)”,”GERx-017″
“KENNEDY Paul”,”Ascesa e declino delle grandi potenze.”,”[La crescita della spesa miiltare negli anni precedenti la guerra. ‘La capacità della Germania di combattere con successo una guerra terrestre pareva ad alcuni osservatori meno evidente; certo, a prima vista, l’esercito prussiano nel decennio che precedette il 1914 appariva oscurato dalle ben più numerose forze della Russia zarista ed eguagliato da quelle francesi. Ma tali apparenze erano ingannevoli. Per complesse ragioni di politica interna, il governo tedesco aveva scelto di mantenere l’esercito entro certe dimensioni per permettere alla flotta di Tirpitz di ampliare considerevolmente la propria porzione del bilancio totale per la difesa. Quando la critica situazione internazionale del 1911 e 1912 convinse Berlino a optare per un consistente ampliamento dell’esercito, si impose un rapido cambiamento di velocità. Tra il 1910 e il 1914, il bilancio dell’esercito passò da 204 a 442 milioni di dollari, mentre quello della Francia salì soltanto da 188 a 197 – e tuttavia, per attuare quell’ampliamento, la Francia stava arruolando l’89 per cento dei giovani idonei a confronto del 53 per cento della Germania. E’ vero che la Russia nel 1914 spendeva circa 324 milioni di dollari per il suo esercito, ma a un costo spaventoso: le spese per la difesa assorbivano il 6.3 per cento del reddito nazionale russo, contro il 4.6 della Germania. Ad eccezione della Gran Bretagna, la Germania reggeva “”il peso degli armamenti”” più facilmente di ogni altro stato europeo’ (pag 304-305, Capitolo: ‘Le alleanze e lo spostamento verso la guerra (1890-1914)’). Edizione in lingua inglese: Paul Kennedy, ‘The Rise and Fall of the Great Powers. Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000’. Unwin Hyman, London, 1988, pag XXV 678]”,”RAIx-068 QMIx-055″
“KENNEDY Paul”,”Il parlamento dell’ uomo. Le Nazioni Unite e la ricerca di un governo mondiale.”,”KENNEDY Paul è nato nel 1945 nel Nord dell’ Inghilterra. Dopo gli studi nelle università di Newcastle e di Oxford, ha insegnato nell’ Università di East Anglia e dal 1983 è DIlworth Professor of History a Yale. Vive ad Hamden nel Connecticut. Storico militare, ha pubblicato varie opere tra cui ‘Storia dell’ antagonismo anglo-tedesco (1980), ‘The Realities behind Diplomacy’ (1981), Ascesa e declino delle grandi potenze (1987), ‘Strategy and Diplomacy, 1870-1945’ (1983), ‘Il mondo in una nuova era’ (1993). Collabora a vari giornali. “”I governi creano disavanzi, indebitandosi con i mercati finanziari. Tengono le proprie divise artificiosamente alte o artificiosamente basse, come se questi espedienti potessero servire nel lungo periodo. Proteggono settori insicuri e inefficienti dell’ economia (agricoltura, industria pesante, vecchie burocrazie), soffocando così la crescita mondiale. Quando si concedono aiuti all’ estero, non si tratta quasi ami di donazioni, ma c’è sempre un ritorno in termini di finanziamenti agricoli e trasferimenti militari. In questa vicenda i buoni samaritani sono pochi. Più in particolare gli Stati Uniti, che, avendo un enorme disavanzo finanziario e commerciale, fanno affidamento sulle banche asiatiche per la collocazione dei loro buoni del tesoro, sono una mina vagante; la Cina, che tiene deliberatamente bassa la propria moneta, non è di nessun aiuto; gli stati europei che aderiscono solennemente ai principi di Maastricht sul rigore fiscale ma poi li ignorano, indeboliscono il sistema e sé stessi; l’ India, che, pur facendo di tutto per entrare nell’ economia globalizzata, protegge le proprie aziende dei servizi, è un altro ostacolo; e i regimi corrotti di tutto il mondo – ampiamente denunciati dai rapporti di ONG come Transparency International e Amnesty International – confermano che i nobili principi keynesiani di cooperazione economica e di buon governo non sono affatto superati””. (pag 353-354)”,”RAIx-219″
“KENNEDY Paul”,”The Rise and Fall of the Great Powers. Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000.”,”KENNEDY Paul ha studiato nelle università di Newcastle, Oxford e Bonn. Ha insegnato nelle università di East Anglia e Yale University. Ha scritto pure ‘Strategy and Diplomacy 1870-1945’ e ‘The Rise of the Anglo-German Antagonism’ (1980) e ‘The Realities behind Diplomacy’ (1981). Vive nel Connecticut. “”The greatest mistake of all would be to assume that this sort of projection, with all the changeable factors that it rests upon, could ever work out with such exactitude. But the general point remains: China will have a very large GNP within a relatively short space of time, barring some major catastrophe; and while it will still be relatively poor in per capita terms, it will be decidedly richer than it is today. Three further points are worth making about China’s future impact upon the international scene. The first, and least important for our purposes, is that while the country’s economic growth will boost its foreign trade, it is impossible to transform it into another West Germany or Japan. The sheer size of the domestic market of a continent-wide Power such as China, and of its population and raw-materials base, makes it highly unlikely that it would become as dependent upon overseas commerce as one of the smaller, maritime “”trading states””. The extent of its labor-intensive agricultural sector and the regime’s determination not to become too reliant upon imported foodstuffs will also be a drag upon foreign trade. What ‘is’ likely is that China will become an increasingly important producer of low-cost goods, like textiles, which will help to pay for western – or even Russian – technology; (…)””. (pag 456)”,”RAIx-227″
“KENNEDY Paul”,”Le grand tournant. Pourquoi les Alliés ont gagné la guerre, 1943-1945.”,”In apertura citazione di Bertolt Brecht merito collettivo nelle grandi vittorie militari “”Les pertes totales des navires alliés grimpent en flèche, passant de 750.000 tonnes de port en lourd en 1939 au chiffre terrifiant de 3.900.000 tonnes en 1940, augmentent encore en 1941, passant à 4.300.000 tonnes, avant d’atteindre le chiffre colossal, déjà évoqué, de 7.800.000 tonnes en 1942. Certaines autres régions connaissent naturellement des pertes sévères – le large de Dunkerque, l’Atlantique Sud, la Méditerrannée et, à partir de 1941-1942, l’Extrême-Orient; mais les pertes les plus lourdes (5.400.000 pour l’année 1942) sont enregistrées dans l’Atlantique Nord. En comparaison, les pertes des U-boote de Dönitz sont modestes: environ 12 en 1939 et autour de 35 en 1941, montant à 87 en 1942. Les pertes des sous-marins sont supportables; celles des navires marchands beaucoup moins (1)”” (1) Les tableaux les plus facilement disponibles se trouvent dans S.W. Roskill, War at Sea, 1939-1945, 3 volumes HMSO, Londres; 1954-1961 vol.3, tome II,, Annexes, où la guerre navale est résumée dans son ensemble (pag 41) Grande specialista della battaglia dei convogli dell’ Atlantico è Jürgen Rohwer (pag 42)”,”QMIS-141″
“KENNEDY John F.”,”Rapporto alla nazione su Berlino e la situazione mondiale, 25 luglio 1961.”,”””Coloro che minacciano di scatenare le forze della guerra in una contraversia per Berlino Ovest dovrebbero ricordare le parole dell’antico filosofo: ‘Un uomo che causa timore non può essere esente dal timore stesso'”” (pag 3) da Pietrasanta”,”USAP-077″
“KENNEDY Paul M.”,”L’antagonismo anglo-tedesco.”,”Paul Kennedy insegna storia all’Università di Yale. Tra le sue opere ricordiamo: Pacific Onslaught, Pacific Victory, Ascesa e declino delle grandi potenze e Verso il XXI Secolo.”,”RAIx-028-FL”
“KENNEDY Carol”,”ICI. The Company That Changed Our Lives.”,”Lo storico ufficiale della compagnia si chiamava W.L. Reader ICI Imperial Chemical Industries”,”ECOG-093″
“KENNEDY Ludovic”,”Caccia alla Bismarck.”,” Il ritardo nel potenziamento della marina militare tedesca negli anni Trenta e il declino delle grandi corazzate ‘Reader fu messo a capo della marina nel 1928, e così cinque anni dopo, quando Hitler andò al potere; esisteva già il nucleo di una nuova flotta tedesca. Per prima cosa si preoccupò dei sommergibili, vietati dal Trattato di Versailles, costruiti all’inizio segretamente in cantieri finlandesi e spagnoli: quindi degli incrociatori corazzati a grande raggio d’azione o corazzate tascabili ‘Deutschland, Admiral Graf Spee, Admiral Scheer’; in seguito vennero gli incrociatori da battaglia ‘Scharnhorst’ e ‘Gneisenau’, la gigantesca ‘Bismarck’ e la sua gemella ‘Tirpitz’. (Tutte queste navi erano state progettate in modo da sembrare simili, un’idea che in seguito, e quasi involontariamente, avrebbe dato ottimi frutti). Per anni Hitler continuò a dire a Raeder di non preoccuparsi per una guerra con la Gran Bretagna: perfino nel 1938, quando l’incubo stava ormai per divenire realtà, gli promise altri sette anni di dilazione. Così Raeder preparò il piano «Z»: 250 U-Boote, altre sei corazzate ancora più grandi della ‘Bismarck’ e della ‘Tirpitz’ e veloci incrociatori leggeri che sarebbero stati i loro esploratori: tutte queste navi erano destinate ad andare in cerca di preda nell’Atlantico, come tigri affamate, per scacciare la navigazione britannica dai mari. Quando un anno dopo scoppiò la guerra, un Raeder preso alla sprovvista scoprì quello che gli stranieri avevano già scoperto prima di lui, e cioè che le parole del Führer non erano altro che polvere. «In terra sono un eroe», disse una volta Hitler «ma in mare sono un codardo». Era affascinato dalle corazzate, parlava con competenza delle loro caratteristiche tecniche, ma non sapeva nulla del potere marittimo e della sua importanza. Così lasciò ogni cosa in mano a Raeder e la marina fu l’ultima di tutte le armi e le istituzioni del Terzo Reich a essere contaminata dalla idee e dalle pratiche naziste’ (pag 17); “”La missione della ‘Bismarck’ si svolse troppo tardi. Se essa e la sua gemella ‘Tirpitz’ fossero state completate un anno prima e fossero salpate con lo ‘Scharnhorst’ e lo ‘Gneisenau’ verso le rotte commerciali dell’Atlantico all’inizio dell’inverno 1940-41, sarebbe stata una storia completamente diversa. Divise in gruppi da battaglia separati, non si può valutare il danno che avrebbero potuto fare, quale effetto avrebbero potuto avere le loro azioni sullo sforzo bellico britannico. (…) Malgrado queste perdite, le unità pesanti germaniche avrebbero ancora potuto operare in Atlantico per periodi più brevi, salpando e rientrando a Brest. Ma adesso altri fattori cominciarono a dover essere presi in considerazione. Il colpo sui timoni della ‘Bismarck’ poteva essere stato fortunato, ma quello che era accaduto una volta poteva ripetersi. La potenza aerea britannica stava aumentando di giorno in giorno. La combinazione di portaerei, idrovolanti a grande autonomia e radar significava che una volta che una nave da guerra tedesca fosse stata localizzata in mezzo all’Atlantico, avrebbe avuto poche probabilità di salvezza: gli aeroplani delle portaerei di giorno e il radar di notte avrebbero mantenuto il contatto fino a quando non fossero arrivate forze superiori. Hitler se ne rese conto subito e, nel timore di altre perdite di prestigio, proibì a Raeder di far uscire in Atlantico altre navi da guerra tedesche. E neanche lo stesso Raeder, come uomo di mare, poteva rimanere cieco di fronte a quei dati di fatto. «La perdita della ‘Bismarck’» egli scrisse «ebbe un effetto decisivo nella guerra sul mare». Questo effetto fu la percezione (rinforzata dai successi della Luftwaffe contro la Royal Navy nelle acque di Creta) che il mezzo aereo aveva ormai reso superate le corazzate’ (pag 253-255) Raeder Erich. – Ammiraglio (Wandsbeck, Amburgo, 1876 – Kiel 1960). Già in posizioni di comando durante la prima guerra mondiale, fu nominato nel 1928 capo supremo della marina, della quale, con l’avvento al potere di Hitler, intraprese la ricostituzione; a lui risale la creazione della nuova flotta tedesca e, in particolare, la costruzione delle navi da battaglia dette corazzate tascabili. Grande ammiraglio (1939), durante la seconda guerra mondiale propose e organizzò la spedizione navale che rese possibile lo sbarco e l’occupazione della Norvegia; ma si mostrò in seguito (1940) molto cauto circa l’attuazione di uno sbarco in Inghilterra, contribuendo a dissuadere Hitler da questo progetto. Per le divergenze sullo sviluppo della guerra in generale, e in particolare della guerra navale, fu allontanato (1943) e sostituito da K. Doenitz. Arrestato dagli Alleati (1945), fu condannato a Norimberga (1946) a trent’anni di carcere e graziato il 26 sett. 1955. Fra le sue numerose opere si ricorda l’autobiografia Mein Leben (2 voll., 1956-57). (Trecc)”,”QMIS-235″
“KENNEDY Paul”,”Engineers of Victory. The Problem Solvers who Turned the Tide in the Second World War.”,”In ‘Engineers of Victory’, Paul Kennedy mette in luce il ruolo dei ‘problem-solvers’, i risolutori di problemi gli uomini ‘medi’ che riescono a fare che ciò accada, come il Maggior-Generale Perry Hobart, che inventò i ‘funny tanks’ (strani carri armati) che spianarono le spiagge del D-Day o il Capitano Johnny Walker che lavorò su come affondare gli U-Boot con un ‘creeping barrage’ (sbarramento mobile)”,”QMIS-324″
“KENNEDY Ludovic”,”Caccia alla Bismarck.”,”La base militare di Brest. “”Per la Kriegsmarine Brest era un gioiello inestimabile, una base avanzata per U-Boote e navi di superficie proprio al margine del campo di battaglia dell’Atlantico, E al seguito delle forze di occupazione era arrivato come ammiraglio comandante del porto il piùfamoso degli assi degli U-Boote della prima guerra ondiale, il leggendario Lothar Vvon Arnauld de la Perière, insgnito della più alta decorazione al valore del Kaiser, un uomo di origini ugonette, estremamente affabile e che parlaa un fracese impeccabile. Il suo compito era quello di convincere la marina francese a collaborare con lui nell’amministrazione e nella direzione dell’arsenale secondo le clausole dell’armistizio franco-tedesco del 24 giugno 1940. La fortuna fu dalla sua. I due ammiragli del porto, Traub e Brohan, erano già stti trasfriti per destinazione ignota. L’ufficiale di grado più elevato rimasto sul posto era il capitano di vascello Le Normand, un veccio amico di de la Perière; entrambi avevano comandato sommergibili nelle stesse acque durante la prima guerra mondiale e in seguito si erano conosciuti come comandanti di incrociatori. Le Normand non ci teneva troppo a diventare comandante di un arsenale collaborazionista, ma, vedendovi il mezzo di conservar alla Francia gi impianti e di salvare molti marinai dalle sofferenze di un campo di prigionia, accettò. Il comando dela marina francese nell’arsenale fu trasformato in comando navale combinato, con lo stato maggiore di de la Perière ai piani superiori e quello di Le Normand in quelli inferiori. Il tenente di vascello Philippon fu scelto da Le Normand per il suo stato maggiore. Ma egli disse a Le Normand che non intendeva lavorare direttamente per i tedeschi e così fu incaricato della manutenzione dei giardini dell’arsenale. (…) Durante una visita di Capodanno a casa, a Puynormand, Philippon confidò le sue delusioni al medico di famiglia, un vecchio amico, e gli disse come desiderasse ardentemente fare qualcosa per la Francia. Il dottore lo ascoltò attentamente poi, prima che Philippon partisse, accennò vagamente al fatto che poteva arrivare una visita. Il visitatore arrivò dopo pochi giorni: era il celebre «Colonel Rémy», che avrebbe comandato il reparto che avrebbe conseguito i più grandi successi della Resistenza francese. Voleva Philippon divenire un agente dell’Ammiragliato britannico, osservare ciò che poteva nell’arsenale, i movimenti delle navi, la forza della guarnigione, le nuove costruzioni, i danni provocati dalle bombe? Philippon era in un dilemma (…). Accettò, ‘Bien’, disse il colonnello Rémy (…). Non appena tutto fu sistemato, ill tenente di vascello Jean Philippon della marina francese adottò il nome di battaglia «Hilarion» e diventò una spia per la Francia”” (pag 146-147)”,”QMIS-002-FER”
“KENNEDY Paul M.”,”The Rise and Fall of British Naval Mastery.”,”Pubblicato nel 1976 il libro è la prima dettagliata analisi della storia della potenza navale britannica dal classico di A.T. Mahan, ‘The Influnce of Sea Power on History’ pubblicato nel 1890.Nel volume di Kennedy si analizzano le ragioni dell’ascesa e del declino della Gran Bretagna come nazione marittima predominante nel periodo che va dai Tudor al tempo presente. Il Prof. Kennedy inserisce la Royal Navy all’interno del contesto nazionale, internazionale, economico, politico, strategico. Paul M. Kennedy, Richardson Dilworth Professor of History, Yale University.”,”QMIN-095-FSL”
“KENRICK Donald PUXON Grattan”,”Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal Medioevo e Hitler.”,”D. Henrick è stato direttore dell’Institute of Contemporary Romani Research and Documentation, G. Puxon è stato segretario generale del World Roman Congress Zingari nel lager nazisti: uccisioni, esperimenti criminali, solidarietà tra internati “”La Commissione polacca per i crimini di guerra ha riferito che cinquemila zingari sarebbero stati massacrati a Chelmno (133), ma i particolari non sono stati rivelati in modo esauriente e le stime risultano approssimative. Un’altra fonte parla infatti di quindicimila zingari presenti tra il milione e trecentomia persone sterminate in quella località (134). Diverse migliaia di zingari provenivano da Lodz, dopo la liquidazione delghetto di quella città; altri erano stati rastrellati in varie zone della Polonia. Per la soppressione di alcuni gruppi i tedeschi si servirono dei gas tossici e delle mitragliatrici (135). Uno dei primi lager ad accogliere gli zingari era stato Dachau, dove nel 1936 ne erano stati internati circa quatrocento con il pretesto che trattavasi di elementi asociali (136). Joseph Kramer, che quell’anno lavorava nella fureria del campo, ha detto che «nel lager si trovavano allora soltanto internati politici, delinquenti comuni, mendicanti e zingari. Le sentinelle avevano l’ordine di sparare a vista su chiunque tentasse di evadere» (137). Arpad Krok racconta come fosse stato arrestato all’età di dodici anni nella zona ungherese della Slovacchia e come, dopo un breve soggiorno in un campo di concentramento ungherese fosse stato inviato a Dachau. Qui aveva contratto il tifo e quindi scaraventato su un mucchio di cadaveri, ma una dottoressa delle SS lo aveva recuperato e gli aveva dato qualcosa da mangiare. Solo così poté sopravvivere fino alla liberazione di Dachau ad opera degli americani (138). Un lager riservato esclusivamente agli zingari era quello di Lackenbach, dove i primi internati erano giunti nel 1940. L’anno seguente iniziarono le deportazioni in massa degli zingari d’Austria. Poiché era posto sotto l’amministrazione della Criminalpol, e non delle SS, Lackenbach non ebbe mai ufficialmente la qualifica di campo di concentramento, ma le condizioni che vi regnavano era identiche a quelle degli altri lager: anche se mancava il reticolato percorso dall’alta tensione, erano regolarmente in atto appelli e contrappelli, le pene corporali, il lavoro coatto. Tuttavia si permetteva agli internati di vivere a gruppi familiari”” (pag 188); “”Sempre nel 1944 gruppi di zingari prelevati a Sachsenhausen, Buchenwald e in altri lager, furono condotti nel centro di Dachau per essere sottoposti ad una serie di esperimenti che consistevano in iniezioni di sale in soluzione. È stato detto che in parte trattavasi di volontari, ma un testimone ha ricordato che almento due si erano sottoposti all’esperimento soltanto per sfuggire al reparto di disciplina. Beiglböck, che faceva parte del gruppo dei ricercatori, si accorse che alcuni zingari avevano continuato a bere acqua e, montato su tutte le furie, li accusò di essersi prima presentati volontari e di aver poi disobbedito agli ordini (213). L’ex internato Franz Blaha, testimone oculare di questi esperimenti, dice nel suo racconto che, nell’autunno del 1944, ad un gruppo di quaranta o ottanta tra zingari e ungheresi rinchiuso in uno stanzone, per cinque giorni non fu dato altro che acqua salata. Non vi furono morti, ma soltanto perché forse gli altri internati erano riusciti a far giungere segretaemtne ai reclusi cibo ed acqua dolce (214)”” (pag 198) [Donald Kenrick Grattan Puxon, ‘Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal Medioevo e Hitler’, Rizzoli, Milano, 1975] [(133) ‘German Crimes in Poland, p. 111. Vedi anche Ficowski (1965); (134) Black Book, p. 377; (135) Processo per Chelmo, gennaio 1963; (136) Novitch, 1965, p. 36; (137) Phillips, p. 721; (138) c.p.; (213) Mitscherlich e Mielke, p. 114, Nr. Doc., NO-911; (214) PS-3249, US-663, NO-911, NO-3342]”,”STOS-001-FFS”
“KENWOOD A.G. LOUGHEED A.L.”,”The Growth of the International Economy, 1820-1990. An Introductory Text.”,”KENWOOD A.G. è ex Senior Lecturer in economia nell’Università di Queensland specializzato in storia economica. LOUGHEED A.L. è Reader in economia presso la stessa università, specializzato in commercio internazionale e storia economica “”In Britain, the McKenna Act of 1915, which imposed duties of 33,33 per cent on cars, motor-cycles and certain other manufactures in an effort to save wartime shipping space and foreign exchange, laid the foundations for a return to protection after the war, when the Act remained in force and was extended to commercial vehicles and tyres””. (pag 176)”,”ECOI-323″
“KEPEL Gilles”,”La rivincita di dio. Cristiani, ebrei, musulmani alla riconquista del mondo.”,”Il libro è stato realizzato con il sostegno del CERI, Centre d’ Etudes et de Recherches Internationales, FNSP, Parigi. KEPEL Gilles è ricercatore al CNRS e professore all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. Il suo libro precedente, ‘Les Banlieues de l’ Islam’, ha fatto conoscere con conscenza diretta e libertà di giudizio; le ‘periferie’ occidentali dell’ Islam. “”Tutti i movimenti di ri-islamizzazione, ri-giudaizzazione, di ri-cristianizzazione pretendono la necessità di altri modi di vita, secondo i quali la solidarietà comunitaria si allea al recupero dell’ esperienza religiosa personale”””,”RELx-025″
“KEPEL Gilles”,”Il profeta e il faraone. I Fratelli musulmani alle origini del movimento islamista.”,”KEPEL Gilles insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Ha scritto ‘La rivincita di Dio’, ‘Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico’ e altro.”,”VIOx-161″
“KEPEL Gilles”,”Fitna. Guerra nel cuore dell’Islam.”,”Gilles Kepel insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. In italiano, La rivincita di Dio, A ovest di Allah, Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. L’autunno della Guerra Santa. Viaggio nel mondo islamico dopo l’11 settembre.”,”VIOx-036-FL”
“KEPEL Gilles”,”Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico.”,”Gilles Kepel insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. In italiano, La rivincita di Dio, A ovest di Allah, Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. L’autunno della Guerra Santa. Viaggio nel mondo islamico dopo l’11 settembre.”,”VIOx-101-FL”
“KEPEL Gilles”,”La rivincita di Dio. Cristiani, ebrei, musulmani alla riconquista del mondo.”,”Gilles Kepel insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. In italiano, La rivincita di Dio, A ovest di Allah, Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. L’autunno della Guerra Santa. Viaggio nel mondo islamico dopo l’11 settembre.”,”RELx-027-FL”
“KERAMANE Hafid”,”La pacificazione. Libro nero di sei anni di guerra in Algeria.”,”Tre parti del libro dedicate rispettivamente a Guy MOLLET, Edmond MICHELET, André MALRAUX Centodododici algerini uccisi in una grotta (pag 147- ) Esecuzioni sommarie e massacri collettivi (pag 153) Bombardamenti e incendi di villaggi (pag 153) “”Il 4 maggio 1957 nel villaggio di Guetna, dipartimento di Orano, un tenente medico dell’ esercito francese ha inoculato un virus mortale a ventidue bambini (quindici maschi e sette femmine) che sono morti poco dopo. Ecco i loro nomi (…)”” (il più piccolo di quindici mesi, il più grande di cinque anni, ndr) (pag 152) “”Nel pomeriggio del 13 marzo 1957 un veicolo militare francese salta su una mina interrata dall’ Armata di Liberazione Nazionale algerina. Subito dopo un centinaio di algerini vengono arrestati e condotti al comando militare di Ain-Isser. Fra costoro vi erano indifferentemente vecchi e bambini. I civili vennero rinchiusi in una cantina. E quantanove di essi vennero uccisi, mediante asfissia, provocata da lancio di quelle particolari “”bombe lacrimogene”” di cui si è già parlato. Ecco i loro nomi (…)””. (pag 156)”,”FRAV-115″
“KERANS David”,”Mind and Labor on the Farm in Black-Earth Russia, 1861-1914.”,”David Kerans is Researcher at the Davis Center for Russian Studies, Harvard University. List of Figures, List of Tables, List of Maps, Introduction, A Note on Sources, Appendix: Nutritions and Mortality in Tambov, 1880-1914. I) Available Grain and Potatoes, II) Vegetable, Meat, and Dairy Consumption, III) Crude Mortality Rate, IV) Condition of Army Recruits, Bibliography of All Books, Journals, and Archives Cited, A Miniature Glossary, Some Russian Weights and Measures, Notes, Note on Dates, Index,”,”RUSx-085-FL”
“KERAUTRET Michel”,”Les grands traités du consulat (1799-1804). Documents diplomatiques du Consulat et de l’Empire. Tome 1.”,”Normaliano, storico del Consolato e dell’Impero, specialista di storia delle relazioni internazionali, Michel Kerautret è membro del consiglio d’amministrazione dell’Institut Napoléon. Ha pubblicato ‘La France napoléonienne. Aspects extérieurs (1799-1815)’, e ‘Les Grands Traités de l’Empire’.”,”FRAN-012-FSL”
“KERAUTRET Michel”,”Les grands traités de l’Empire (1810-1815). Documents diplomatiques du Consulat et de l’Empire et la restauration européenne (1811-1815). Tome 3.”,”Normaliano, storico del Consolato e dell’Impero, specialista di storia delle relazioni internazionali, Michel Kerautret è membro del consiglio d’amministrazione dell’Institut Napoléon. Ha pubblicato ‘La France napoléonienne. Aspects extérieurs (1799-1815)’, e ‘Les Grands Traités de l’Empire’.”,”FRAN-013-FSL”
“KERENSKI Alessandro”,”La rivoluzione russa.”,”””Dopo aver posto fine al cattivo umore dei generali, pubblicai immediatamente la “”Dichiarazione dei diritti dei soldati””. Ma, per le modificazioni e rimaneggiamenti da me apportati al testo primitivo, questa “”dichiarazione”” fu interpretata in tal modo da incitare Lenin a qualificarla nella Pravda “”Dichiarazione dell’ assenza dei diritti dei soldati””, e da scatenare una campagna accanita contro il nuovo ministro della Guerra.”” (pag 214) “”La Rivoluzione voltò le spalle agli ufficiali di carriera. Forse ciò era logicamente inevitabile, ma non per questo meno tragico per coloro che ne provarono gli effetti. Le conseguenze furono altrettanto fatali, senza dubbio, allo sviluppo normale della Rivoluzione stessa. La grande maggioranza degli ufficiali russi non prese parte alcuna alla preparazione della Rivoluzione.”” (pag 218) “”La maggioranza delle truppe ondeggiava tra queste due categorie: una si componeva di uomini di forte volontà, ardenti e pronti a qualsiasi azione eroica. Si formarono delle unità di volontari che presero nome di “”Battaglioni della morte””, (…) ecc. L’ altra categoria era un’ accozzaglia di intere unità dominate dagli agitatori comunisti. Pertanto, queste ultime, non ci davano troppo filo da torcere, che quando erano comandate da ufficiali del tipo del famoso Dzevaltowski, che in un giorno riuscì a sottomettere alla sua onnipossente influenza l’ intero reggimento dei granatieri della guardia. Queste unità, perniciose, per il marcio che propagavano, si trovavano sparse per tutta la linea del fronte ed i miei commissari si videro costretti a combatterle con tutti i mezzi, ricorrendo persino alle artiglierie””. (pag 226-227)”,”RIRx-105″
“KERENSKI Alexandre”,”La Russie au tournant de l’ histoire.”,”Spazio in cambio di tempo. Brest-Litovsk. “”Lenin fu battuto a questa conferenza, e fu adottata una mozione in favore della guerra rivoluzionaria da parte di una maggioranza assoluta di 32 voti. La formula vaga di Trotsky: “”Né guerra, né pace”” anch’essa essenzialmente anti-leninista, raccolse sedici voti. Lenin, Zinoviev e tredici loro partigiani furono i soli a votare in favore di una capitolazione “”vergognosa e oscena””. Per Lenin non c’era altra soluzione che fare un passo indietro e cercare di guadagnare tempo””. (pag 606-607?)”,”RIRx-126″
“KERENSKIJ Aleksandr”,”Memorie. La Russia alla svolta della storia.”,”KERENSKIJ, uomo politico russo (Volsk 1881-New York 1970). Avvocato, aderente al Partito socialrivoluzionario, fu eletto (1912) nella IV Duma, dove capeggiò il piccolo gruppo dei trudoviki, avversi allo zarismo e a ogni governo borghese. Durante la Rivoluzione di febbraio (1917), fece parte del gabinetto Lvov come ministro della Giustizia e vicepresidente del Consiglio. Oratore brillante, nel maggio 1917 fu ministro della Guerra e della Marina in un secondo gabinetto Lvov: organizzò allora la famosa “”offensiva K.”” (giugno), che, fallita, lo rese inviso ai soldati. Nel luglio formò un suo gabinetto e per respingere il colpo di mano reazionario del generale Kornilov, assunse il comando supremo dell’ esercito. Ma le sue posizioni ambigue, a volte persino confinanti con quelle della reazione, distrussero la sua popolarità. Nel novembre i bolscevichi conquistarono il potere e sconfissero anche militarmente K., che si rifugiò negli USA.”,”RUSx-032″
“KERENSKIJ Aleksandr”,”Memorie. La Russia alla svolta della storia.”,”Aleksandr Kerenskij nacque nel 1881 a Simbirsk, nell’odierna provincia di Uljanovsk; è forse una coincidenza che merita di essere ricordata quella per cui la piccola e retriva cittadina (senza ferrovie nè industrie o commerci, centro di una ristretta e pigra nibiltà) diede vita nel giro di pochi anni a quattro personalità destinate ad essere i protagonisti della futura rivoluzione. Nativi di Simbirsk furono infatti, con Kerenskij, A.D. Protopopov, l’ultimo e più odiato ministro degli Interni dello zar, e i due fratelli Uljanov: Aleksandr, giustiziato per un fallito attentato allo zar, e Vladimir Ilijc Uljanov (Lenin). Gran parte dell’infanzia Kerenskij la trascorse nel Turkestan, dove il padre professore era stato trasferito. Si laureò a Pietroburgo, difese come avvocato le vittime dello zarismo e la sua fama di ‘protettore dei poveri’ lo portò alla Duma. il Parlamento di tutte le Russie. Dopo la rivoluzione di febbraio 1917, Kerenskij fi ministro della Giustizia, della Difesa e quindi presidente del Consiglio, il primo ministro della fase non bolscevica della rivoluzione. Con l’assunnzione del potere da parte di Lenin (7 novembre 1917) Kerenskij ha finito i suoi giorni da protagonista. Esule dapprima in Europa, si stabilirà nel 1939 a new York.”,”RIRx-039-FL”
“KERGOAT Jacques”,”Histoire du parti socialiste.”,”Jacques KERGOAT è uno storico specialista del movimento operaio francese, in particolare della branca socialista su cui ha scritto più libri. Collabora al giornale ‘Le Monde’, è redattore in capo a ‘Politique’ la rivista, e presidente dell’ associazione RESSY (Recherches, societé, syndicalisme).”,”FRAP-037″
“KERMINA Francoise”,”Saint-Just. La Révolution aux mains d’un jeune homme.”,”Saint-Just vs Danton. Accuse di corruzione. “”Mais Saint-Just n’avait pas besoin de motifs aussi futiles, ni même de sa fidélité à Robespierre, pour requérir contre Danton qui incarnait à ses yeux la corruption menaçant la République. Les factions, selon lui, étaient de toute façon malfaisantes, quelles qu’elles fussent, car elles tendaient à la division des citoyens. Et Danton, en dépit de sa popularité, de ses éclatants mérites, donnait prise à des accusations fondées. Agent de la cour peut-être dès 1791, trompant tous les partis, complice de tous les trafics, indulgent vis-à-vis du roi, puis de Dumouriez, il aimait à s’entourer d’affairistes comme ce Robert, d’abord célèbre comme premier républicain en France, pui dénoncé sous le sobriquet de Robert-Rhum pour spéculations sur les spiritueux. Il fréquentait les mêmes étrangers riches qu’Hébert, et son ami Osselin avait pour maîtresse une émigrée. Il parlait couramment l’anglais et on devait retrouver dans ses papiers une lettre d’un agent britannique relative à certaines sommes versées à des agitateurs “”pour les services immenses qu’ils ont rendus à la Révolution en soufflant sur le feu””. (…) Saint-Just, obsédé comme au temps des Girondins par la culte de la personnalité, pousserait ce fantasme jusqu’à l’absurde: pour lui, nous le verrons, les ‘magistrats’ d’un peuple, c’est-à-dire ses dirigeants, sont toujours, par hypothèse, des suspects à surveiller.”” (pag 194-195)”,”FRAR-346″
“KERMOAL Jacques (Fravel)”,”Africa aperta. Guida politica, economica, sociale.”,”””Africa aperta un quadro della lotta per l’emancipazione della gente negra dal colonialismo, dallo sfruttamento e dalle fumisterie della leggenda esotica. I principali combattenti per l’indipendenza africana, i problemi dell’economia locale e dei rapporti con gli Stati capitalistici ex dominatori, in una documentata e precisa analisi offerta per la prima volta al lettore italiano interessato a sapere che cos’è il Ghana e chi sono Ferhat Abbas, Kwani Nkrumah , Suku Turé…”” (4° di copertina) Jacques Kermoal (Fravel) è nato in Bretagna nel 1924. E’ laureato in filosofia. Già redattore-capo del giornale marocchimo ‘Démocratie’, collaboratore di ‘L’Action’ di Tunisi, ha pubblicato in Italia alcune inchieste su ‘Il Paese’, Italia Domani, Avanti!, Schermi, ecc. Ha pubblicato tra l’altro ‘Poemi e canti dell’Algeria in guerra’.”,”AFRx-124″
“KERN Stephen”,”Il tempo e lo spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento.”,”KERN è docente di storia nella Northern Illinois University ed è autore di ‘Anatomy and Destiny: A Cultural History of the Human Body’ (CUP, 1987). Tesi: interazione tra cultura e tecnologia”,”STOS-047″
“KERN Gary”,”Trotsky’s Autobiography.”,”Lunga resistenza di Trotsky al pensiero e azione, strategia e tattica di Lenin (1903-1917) (pag 309) Teoria del Termidoro elaborata da Trotsky per giustificare la sua disfatta (pag 312)”,”TROS-314″
“KERN Horst SCHUMANN Michael”,”La fine della divisione del lavoro? Produzione industriale e razionalizzazione.”,”Horst Kern, autore di numerose pubblicazioni di sociologia industriale, insegna all’Università di Gottinga. Michael Schumann, anch’egli docente all’Università di Gottinga, dirige, coadiuvato da Kern, Il Soziologisches Forchungsinstitut.”,”ECOI-186-FL”
“KERNER Otto e altri”,”La rivolta negra. Rapporto della Commissione nazionale d’ inchiesta sui disordini civili.”,”In seguito alle violenze razziali scoppiate negli Stati Uniti nel corso del 1967 il presidente JOHNSON incaricò la commissione nazionale d’ inchiesta sui disordini civili di redigere un rapporto ufficale. Otto KERNER, governatore dell’ Illinois organizzò un’ inchiesta a tappeto in 23 città con interviste agli attivisti neri, alla polizia, racconti di testimoni, impressioni di cittadini ecc. “”L’ accumularsi del malcontento nelle comunità negre. Il nostro studio sul sottofondo dal quale sono sfociati i disordini ha rivelato uno schema tipico di malcontento profondamente represso, ampiamente condiviso da molti appartenenti alle comunità negre. Il contenuto specifico del malcontento tra i negri, in tutte le città, derivava dal pregiudizio, dalla discriminazione, dalle condizioni di vita estremamente disagiate e da un senso generale di frustrazione, causato dalla loro impotenza a mutare tali condizioni””. (pag 141)”,”USAS-106″
“KERNIG C.D., direzione e cura; saggi di Ludwig BRESS Heinrich NIEHAUS Vladimir G. TREML Rudolf BECKER Charles R. WHITTLESEY Gert LEPTIN Basile KERBLAY Ben B. SELIGMAN Hans Gottfried NUTZINGER”,”Marxismo y Democracia. Economía. Director de la serie: Gottfried Frenzel. Tomo 1: Acumulación-Ciclos.”,”Saggi di Ludwig BRESS Heinrich NIEHAUS Vladimir G. TREML Rudolf BECKER Charles R. WHITTLESEY Gert LEPTIN Basile KERBLAY Ben B. SELIGMAN Hans Gottfried NUTZINGER”,”TEOC-465″
“KERNIG C.D., direzione e cura; saggi di Heinrich NIEHAUS Helmut MEINHOLD Karl BRANDT Murray BROWN Helmut KLOCKE Werner GEBHARD”,”Marxismo y Democracia. Economía. Director de la serie: Gottfried Frenzel. Tomo 6: Política agraria-Productividad.”,”Saggi di Heinrich NIEHAUS Helmut MEINHOLD Karl BRANDT Murray BROWN Helmut KLOCKE Werner GEBHARD”,”TEOC-466″
“KERNIG C.D., direzione e cura; saggi di M.A. JANSEN Erich RENZ Heldegard WIEGMANN Ludwig BRESS Rüdiger SCOTT Werner GEBHARD Lynn TURGEON Janet G. CHAPMAN Karl C. THALHEIM Hans Gottfried NUTZINGER Viktor F. von MALCHUS Walter BIENERT Friedrich HAFFNER”,”Marxismo y Democracia. Economía. Director de la serie: Gottfried Frenzel. Tomo 7: Producto nacional-Valor. Ley del valor.”,”Saggi di M.A. JANSEN Erich RENZ Heldegard WIEGMANN Ludwig BRESS Rüdiger SCOTT Werner GEBHARD Lynn TURGEON Janet G. CHAPMAN Karl C. THALHEIM Hans Gottfried NUTZINGER Viktor F. von MALCHUS Walter BIENERT Friedrich HAFFNER”,”TEOC-467″
“KERNIG Claus D. a cura, articoli di Sidney HEITMAN Thomas P. THORNTON Maurice DOBB Firuz KAZEMZADEH Klaus von BEYME Jean LALOY Erwin OBERLÄNDER”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 1. Agitación-Comunismo beligerante.”,”Contiene la voce: ‘Bucharin’ (vita, opere e bibliografia) (pag 2-7) scritta da Sidney HEITMAN curatore del volume ‘Nikolai I. Bukharin, A bibliography with annotations’, 1966″,”SOCx-234″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Robert V. DANIELS Christoph MÜLLER Lothar SCHULTZ Madeleine G. BALLESTREM Dietrich GEYER Wolfgang LEONHARD Peter J.D. WILES Miklos MOLNAR Dieter SCHUSTER”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 2. Contrarrevolución-Kautsky.”,”Il 2° volume contiene le voci biografiche di Engels (scritta da Karl G. Ballestrem) (pag 59-74) e di Kautsky (scritta da Dieter Schuster) (pag 135-146). La voce ‘internazionalismo’ è scritta da Miklós Molnar (pag 97-121) Teoria marxista dell’Internazionalismo, Internazionalismo socialista in articolo Molnar “”Para Marx y Engels, la lucha contra el absolutismo y la reacción era principalmente lucha contra el absolutismo ruso, la cual conduciría, al mismo tiempo, a la destrucción de la “”China europea””, es decir, Austria, y la derrota de la reaccionaria Prusia. Para Marx y Engels, la cuestión alemana estaba indisolublemente unida con la guerra contra Rusia. Mientras ésta no se lleve a cabo, sino que más bien Alemania ayude incluso a Russia; “”mientras sigamos fundidos con Rusia y la politica rusa, no podremos quebrantar radicalmente entre nosotros mismos el absolutismo patriarcal-feudal”” (MEW t.5 p. 333). La guerra contra Rusia sería la guerra de la Alemania revolucionaria, y se convertiría en un enfrentamiento trascendental “”entre el Oeste y el Este de Europa”” (MEW t.5 p. 82). En la concepción de Marx y Engels, esta guerra, aunque comenzaría come guerra nacional, adoptaria necesariamente un carácter internacionalista”” [Miklós Molnar, Internacionalismo] [in ‘Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 2. Contrarrevolución-Kautsky’, a cura di C.D. Kernig, 1975]”,”SOCx-235″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Hans MOMMSEN Allan KENYON WILDMAN Claus D. KERNIG Horst STUKE Arthur A. COHEN Maximilien RUBEL”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 3. Lassalle-Marx.”,”Contiene le voci biografiche di Lassalle, Lenin, Luxemburg e Marx scritte rispettivamente da Hans Mommsen, Allan Kenyon Wildman, Horst Stuke, Maximilien Rubel I manoscritti di Parigi. “”Casi noventa años después de la muerte de M[arx] y más de cincuenta después del triunfo de la revolucíon de Octubre, no existe una edición completa histórico-critica de sus obras. La ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’ (MEGA) – iniciada en 1927 en Moscú por el Instituto Marx-Engels y su fundador, David Rjazanov – una de las primeras victimas del terror de Stalin: fue destituido en 1931 de su cargo y deportado sin proceso previo – la investigación sistemática del legado de M. sólo ha avanzado muy poco. Con la publicación de manuscritos hasta ahora no publicados, la obra de Marx muestra constantemente nuevos puntos de vista. El primer cambio fundamental de la imagen tradicional de M. se basó en la publicación de los ‘Primeros escritos de Marx’, que en parte eran desconocidos incluso para Engels. Estos denominados ‘manuscritos de Paris’, publicados en sus obras póstumas en 1932, situaron la obra total de Marx en una nueva perspectiva y modificarono esencialmente los conocimientos que hasta entonces se tenian sobre los origenes de su teoría politica y de su idea sobra su propia misión. Si ‘Das Kapital’ se considera – con razón – come la obra decisiva de Marx, tanto más se impone la necesidad de examinarla criticamente en su unidad interna””. [Maximilien Rubel, Marx] [in ‘Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 3. Lassalle-Marx’, a cura di C.D. Kernig, 1975] (pag 128) Manoscritti filosofici ed economici del 1844 (detti anche Manoscritti di Parigi (o parigini ndr)) sono una serie di note scritte tra l’aprile e l’agosto 1844 da Karl Marx, mai stampati durante la vita di questi e pubblicati per la prima volta nel 1932 da ricercatori sovietici. Queste annotazioni sono una prima espressione dell’analisi marxiana dell’economia e delle critiche a Hegel. Esse coprono un ampio spettro di argomenti: il salario, il profitto del capitale, la rendita fondiaria, il lavoro estraniato, il rapporto della proprietà privata, proprietà privata e lavoro, proprietà privata e comunismo, bisogno, produzione e divisione del lavoro, il denaro, la critica della dialettica in generale e della filosofia di Hegel. (wikip)”,”SOCx-236″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Hans-Josef STEINBERG Casimir N. KOBLERNICZ Gustav A. WETTER Andreas von WEISS Ludwig BRESS Claus D. KERNIG David JORAVSKY”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. . Conceptos fundamentales. Tomo 4. Marxismo-Proletariado.”,”La voce ‘marxismo’ è scritta da H.J. Steinberg”,”SOCx-237″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Nikolaus LOBKOWICZ Vernon L. LIDTKE Iring FETSCHER Klaus WESTEN Horst STUKE Ronald HINGLEY Adam Bruno ULAM Albert BOITER Heinz BRAHM”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. . Conceptos fundamentales. Tomo 5. Propaganda-Vanguardia.”,”La voce biografica di Trotsky è scritta da Heinz Brahm (v. teoria rivoluzione permamente) (pag 139)”,”SOCx-238″
“KEROFILAS Costas”,”La Grecia e l’ Italia nel Risorgimento italiano.”,”Firma dell’ autore KEROFILAS Costas dottore in legge dell’ Università di Atene “”Quale il contenuto di questo trattato italo-greco, firmato o no che fu? Anche su questo punto difettiamo di notizie precise ed autentiche, non essendo mai stato pubblicato nè il testo di esso nè alcuna narrazione di persona che ne ebbe cognizione diretta. Chiotis assicura che nel trattato di Trescorre del 10 Maggio 1862 fu convenuto che l’Italia avrebbe dato cinquanta mila fucili (già depositati a Messina), per esser distribuiti fra i rivoluzionari cristiani dell’Epiro, della Tessaglia e della Macedonia. Inoltre l’Italia offrirebbe un milione di franchi e darebbe diecimila soldati. Il generale Garibaldi, quando il segno fosse dato, sbarcherebbe colle sue legioni in Epiro, mentre altri volontari (probabilmente sotto il comando del generale Türr) scenderebbero da Genova alle coste dell’Albania per unirsi ai rivoltosi della Bosnia e dell’Erzegovina. Nello stesso tempo dei volontari garibaldini invaderebbero il Tirolo. E così comincerebbe la grande lotta contro l’Austria e la Turchia. Secondo Dragumis, l’Italia s’impegnava di mandare in Epiro Garibaldi con cinque mila ungheresi al comando del generale Türr, che dovevano poi unirsi ad altri ungheresi e polacchi, che erano alle frontiere. Inoltre essa avrebbe dato denaro sufficiente, divise per la milizia, dei cannoni e dei fucili””. (pag 182)”,”GREx-012″
“KEROUAC Jack”,”Visioni di Cody.”,”Nato nel 1922 nel Massachussetts, di origini franco-canadesi, Kerouac esord+ nel 1949 con il romanzo ‘The Town and the City’. Due anni dopo il suo capolavoro ‘On the Road’ diario di pazzi viaggi nel cuore dell’Ameirca diventato la bibbia della Beat Generation. Muore a soli 47 anni. Il libro ‘Visioni di Cody’ è nato da una costola di sulla ‘Sulla strada’: rielaborazioni del suo romanzo principale che poi non utilizzò per la pubblicazione.”,”VARx-513″
“KEROUAC Jack”,”Sulla strada.”,”””Alcune delle ragioni della forza di questo libro non sono difficili da identificae nel ripetersi al suo interno di alcuni modelli quasi archetipi della cultura popolare e letteraria americana. Primo fra tutti quello dello spazio aperto, della frontiera, come luogo e garanzia della libertà, e insieme quello della vittima innocente che con il proprio sacrificio riscatta moralmente la corruzione sociale e ne garantisce la potenziale rinascita all’innocenza. Sono anni in cui il critico acuto come Leslie Fiedler polemicamente disvela questo modello basilare e scandalizza l’accademia affermando la “”innocente omosessualità”” degli eroi di avventure come queste”” (pag IX, prefazione)”,”USAS-217″
“KEROUAC Jack, a cura di Roberto FEDELI”,”Neal e i tre Stooges.”,”””La pubblicazione del racconto ‘Neal e i tre Stooges precede dunque di poco quella di ‘Sulla Strada’ per i tipi della Viking Press. di New York. (…) La radicale innovazione di Kerouac non era un gingillo per critici letterari, ma un’idea nuova, un nuovo respiro per dire che in ogni esperienza conosciamo Dio e che, in fondo, sappiamo che tutto andrà bene “”perché – scrisse – ora so che il mio cuore cresce””. Ma l’idea della forma che scorre senza interruzioni gli era venuta direttametne da una mitica, pazza lettera di 40 pagine che Cassady gli scrisse nei primi duri ’50, quando il mondo aveva svelato la sua falsità, e che Ginsberg prestò nel ’55 a Gerd Stern, che viveva in una zattera a Sausalito, senza riuscire ad averla più indietro. Quella lettera parlava di weeked allucinati in sale di biliardo, di camere d’albergo, carri merci, prigioni che avevano ospitato Cassidy e conversazioni sulla tristezza di Schopenhauer. Non era bastato certo questo: Cassady portò a Jack un suo romanzo dallo strano titolo ‘The first third’ (in una delle sue conversazioni fiume disse che si riferiva al primo terzo della sua vita, periodo eccezionale, in cui, tra l’altro, aveva rubato più di 500 auto per gli States): raccoglieva migliaia di avventure allucinate e incredibili, visioni, amori, aveva fatto il giro di tutta l’America, gli amici lo avevano letto e aggiunto qualcosa, ed era ritornato scomposto, colle pagine mischiate, così Kerouac aveva letto “”un libro che si era fatto da sé, che aveva viaggiato, ma era lo stesso un gran libro””. Ecco: la letteratura per Kerouac era ‘il’ viaggio. Il viaggio fuori dall’Io che ragiona e incasella, che compone parole soggetti verbi complementi, fuori dalla Ragione e dal comodo angusto mondo che l’Io si è costruito. (…) “”Dove andiamo, man? – scrisse – “”Non lo so, ma dobbiamo andare””. Era il buttarsi nella corrente dell’essere, abbandonando paure e luoghi sicuri, ma accompagnati dalla possibilità di sentirsi bene, di trovarsi a proprio agio, di essere felici in questo pazzo viaggio sentimentale che ci fa riscoprire vivi, con tutto quello che ci riserva. Così dice Dean, il doppio di Cassady, il protagonista di ‘Sulla strada’: “”Si affannano e corrono e si fanno problemi anche se sanno che arriveranno lo stesso. Noi no. Rilassati. perché non abbiamo la nozione del tempo”””” (pag 7-8) (prefazione di Stefano Adami)”,”USAS-218″
“KERPER Michael”,”The International Ideology of U.S. Labor 1941-1975.”,”””L’ opposizione dell’ AFL all’ URSS continuò inalterata durante gli anni 1920 e 1930, ed essa con fermezza rifiutò di avere trattative con i sindacati sovietici. All’ interno delle sue fila, la AFL fu afflitta dalle attività della Trade Union Educational League (TUEL) guidata dai comunisti dal 1922 fino al 1928. Un numero importante di sindacati, inclusi i minatori, gli operai dell’ abbigliamento ebbero forti organizzazioni TUEL che sfidarono la leadership esistente”” (pag 14)”,”MUSx-140″
“KERRY Tom LeBLANC Paul LOVELL Frank”,”Sur le mouvement ouvrier aux Etats-Unis. Préhistoire du CIO (Kerry); Avant-gardes révolutionnaires aux Etats-Unis dans les années 30 (LeBlanc); Le cataclysme: la Deuxième Guerre mondiale et l’histoire du trotskysme américain (Lovell).”,”Les IWW: syndicalisme industriel révolutionnaire (pag 15-) Trotsky prevede il ‘secolo americano’ (pag 43) Il trotskismo americano e la Seconda guerra mondiale (pag 37-)”,”MUSx-321″
“KERSHAW Ian”,”Hitler e l’ enigma del consenso.”,”KERSHAW (Oldham, Lancashire, 1943) Prof di storia moderna all’Univ di Sheffield, è Fellow of the Royal Historical Society. Tra le sue opere più recenti: -The Nazi Dictatorship. Problems and Perspectives of Interpretations. LONDRA. 1993 -Hitler. A Profile in Power. LONDRA, 1991 Ha curato inoltre: -Weimar. Why did German Democracy Fail?. LONDON, 1990 -Stalinism and Nazism. Dictatorship in Comparison. CAMBRIDGE, 1997 (con M. LEWIN).”,”GERN-048″
“KERSHAW Ian LEWIN Moshe a cura; saggi di Ronad Grigor SUNY Moshe LEWIN Hans MOMMSEN Ian KERSHAW Michael MANN Omer BARTOV Bernd BONWETSCH Jacques SAPIR Mark von HAGEN George STEINMETZ Mark von HAGEN Mary NOLAN.”,”Stalinismo e nazismo. Dittature a confronto.”,”Saggi di Ronad Grigor SUNY Moshe LEWIN Hans MOMMSEN Ian KERSHAW Michael MANN Omer BARTOV Bernd BONWETSCH Jacques SAPIR Mark von HAGEN George STEINMETZ Mark von HAGEN Mary NOLAN. KERSHAW è docente di storia moderna nell’ Università di Sheffield. LEWIN è professore emerito presso l’ Università della Pennsylvania. “”Lo svolgimento della battaglia di Rostov aveva chiaramente dimostrato a Stalin i vantaggi di una ritirata ordinata rispetto alla ritirata forzata che fino ad allora aveva prevalso. Per la prima volta l’ Armata rossa non aveva subito passivamente la tattica tedesca di accerchiamento, nel tentativo di tenere il fronte a tutti i costi. Anzi, proprio al contrario, la vittora tedesca, nonostante il terreno guadagnato, non si era risolta in quel successo sperato perché il colonnello generale Malinovskij aveva dato ordine tempestivo al fronte meridionale di ritirarsi al di là del Don. Questo episodio rappresentò qualcosa di veramente straordinario e segnò una svolta che si realizzò pienamente solo nel 1943″”. (pag 269)”,”RUSU-151″
“KERSHAW Alister”,”Storia della ghigliottina.”,”””Gli uni l’ ammirano come de Maistre, altri la esacrano come Beccaria; la ghigliottina è la concrezione della legge; il suo nome è vendetta; non è neutrale e non vi permette di rimanerlo. Chi la vede rabbrividisce del più misterioso dei brividi: tutte le questioni sociali si drizzano a interrogare intorno a quel coltellaccio. Il patibolo è visione; non è una costruzione, una macchina, un meccanismo inerte di legno, di ferro, di cordami (…)””. (Victor Hugo, retrocop.) “”E’ stata discussa, sarà discussa; e gli esperimenti pratici circa questo problema ancora proseguono. I più recenti studiosi del problema sono il dottor Piedelievre e il dottor Fournier, i quali sono giunti a questa conclusione: “”La morte non è istantanea… ogni elemento vitale sopravvive alla decapitazione… (è) una vivisezione selvaggia seguita da seppellimento prematuro…””. (pag 119)”,”FRAR-287″
“KERSHAW Ian”,”Hitler, 1889-1936.”,”Ian Kershaw, professore di Storia moderna all’Università di Sheffield, è uno dei maggiori specialisti del Terzo Reich. Tra i suoi studi, oltre il primo volume della monumantale biografia hitleriana (Hitler 1889-1936), ricordiamo, Che cos’è il nazismo, Hitler e l’enigma del consenso e Il ‘mito di Hitler’ Immagine e realtà del Terzo Reich.”,”GERN-011-FL”
“KERSHAW Ian”,”Hitler, 1936-1945.”,”Ian Kershaw, professore di Storia moderna all’Università di Sheffield, è uno dei maggiori specialisti del Terzo Reich. Tra i suoi studi, oltre il primo volume della monumantale biografia hitleriana (Hitler 1889-1936), ricordiamo, Che cos’è il nazismo, Hitler e l’enigma del consenso e Il ‘mito di Hitler’ Immagine e realtà del Terzo Reich.”,”GERN-012-FL”
“KERSHAW Ian”,”Hitler e l’enigma del consenso.”,”Ian Kershaw (Oldham, Lancashire, 1943) professore di Storia moderna all’Università di Sheffield, è Fellow of the Royal Historical Society. Tra le sue principali pubblicazioni edite in italiano: Hitler 1889-1936, Hitler 1936-1945, Stalinismo e nazismo dittature a confronto, Che cos’è il nazismo? Problemi interpretativi e prospettive di ricerca.”,”GERN-013-FL”
“KERSHAW Ian LEWIN Moshe a cura, saggi di Ronald Grigor SUNY Hans MOMMSEN Michael MANN Omer BARTOV Bernd BONWETSCH Jacques SAPIR Mark VON HAGEN George STEINMETZ Mary NOLAN”,”Stalinismo e nazismo. Dittature a confronto.”,”Ian Kershaw è docente di storia moderna presso l’Università di Sheffield. Membro della British Academy, è autore di Che cos’è il nazismo: problemi interpretativi e prospettive di ricerca; Hitler e l’enigma del consenso; Il mito di Hitler: immagini e realtà del Terzo Reich; Hitler 1936-1945. Moshe Lewin è professore emerito di storia presso il Dipartimento di storia dell’Università della Pennsylvania; ha insegnato all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi e all’Università di Birmingham. Tra le sue opere: L’ultima battaglia di Lenin; Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930; Economia e politica nella società sovietica: il dibattito economico nell’Urss da Bucharin alle riforme degli anni sessanta; Storiaq sociale dello stalinismo. Ronald Grigor Suny è docente di scienze politiche presso l’Università di Chicago. Tra i suoi libri: The Baku Commune, 1917-1918; Class and Nationality in the Russian Revolution; The Making of the Georgian Nation; Looking towards Ararat: Armenia in Modern History; The Revenge of the Past: Nationalism, Revolution and the Collapse of the Soviet Union; The Soviet Experiment: Russia, the USSR and the Successor States. Hans Mommsen è docente di storia presso l’Università della Ruhr di Bochum. Michael Mann è docente di sociologia presso la University of California di Los Angeles. É autore di: The Sources of Social Power, di cui sono usciti i primi due volumi (1986 e 1993), States, War and Capitalism. Omer Bartov è professore associato di storia presso la Rutgers University. Tra le sue pubblicazioni: Hitler’s Army Soldiers, Nazis and War in the Third Reich; Murder in Our Midst; The Holocaust, Industrial Killing, and Representation; Mirror of Destruction: War, Genocide and Modern Identity. Bernd Bonwetsch è docente di storia dell’Europa orientale presso l’Università della Ruhr di Bochum. Jacques Sapir è docente di economia presso l’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi. Tra le sue numerose pubblicazioni sull’economia sovietica e russa e su questioni militari ricordiamo Travail et travailleurs en URSS e Le système militaire sovietique. In italiano è apparso il suo Il caos russo. Mark von Hagen è ricercatore presso lo Harriman Institute della Columbia University. É autore di Soldiers in the Proletarian Dictatorship; The Red Army and the Soviet Socialis State, 1917-1930. George Steinmetz è assistente di sociologia presso la Chicago University. É autore di Regulating the Social: The Welfare State and Local Politics in Imperial Germany. Mary Nolan insegna storia dell’Europa, della Germania e delle donne presso la New York University. É autrice di Social Democracy and Society: Working-Class Radicalism in Düsseldorf, 1890-1920 e Visions of Modernity American Business and the Modernisation of Germany.”,”STOx-049-FL”
“KERSHAW Ian”,”La fine del Terzo Reich. Germania, 1944-45.”,”Allentamento della disciplina nell’esercito germanico, aumento dei soldati ‘sbandati’, “”La disciplina si allentava pericolosamente anche nella Wehrmacht dove si fece ricorso ad analoghe ninacce di drastiche sanzioni. Hitler fece sapere attraverso Keitel, neo momento in cui il fronte est stava crollando e i suoi ordini erano messi in discussione dai generali operanti nella Prussia orientale, che se i capi militari si fossero astenuti dall’eseguire incondizionatamente le sue disposizioni o dall’inviare comunicazioni assolutamente attendibili, egli “”avrebbe richiesto durissime punizioni dei colpevoli””, e si sarebbe atteso dai tribunali che fossero abbastanza severi da emettere sentenze di morte (35). Un chiaro indice del crollo del fronte era il numero in crescita esponenziali di “”sbandati”” che puntavano a rientrare in Germania. Molti aveva realmente perso il contatto con le unità d’appartenenza, altri fingevano, sperando di non dovere più tornare al fronte. (…) Alla fine di febbraio Borman calcolava …. finire (pag 249-252)”,”QMIS-012-FER”
“KERSHAW Ian”,”Scelte fatali. Le decisioni che hanno cambiato il mondo, 1940-41.”,”Ian Kershaw è nato nel 1943 e ha insegnato Storia moderna nelle università d Oxford, Manchester e Sheffield. Ha pubblicato tra l’altro ‘Gli amici di Hitler’ (2005) e ‘Operazione Valchiria’ (2009) Hitler-Usa (pag 516) Hitler-Giappone (pag 518) Hitler-guerra vs Usa (pag 552)”,”QMIS-375″
“KERSHAW Ian”,”Gli amici di Hitler. Lord Londonderry, la Gran Bretagna e la via della guerra.”,”Ian Kershaw, nato nel 1943, ha insegnato Storia moderna nelle Università di Manchester e Sheffield. Tra i suoi libri che lo hanno consacrato come uno dei massimi esperti di Hitler e del nazismo Bompiani ha pubblicato anche i due volumi della sua monumentale biografia del capo del Terzo Reich. Ha pubblicato inoltre ‘Operazione Valchiria’ (2009), ‘Scelte fatali’ (2012) e ‘La fine del Terzo Reich’ (2013). Charles Vane-Tempest-Stewart settimo marchese di Londonderry, cugino di Churchill e amico intimo del re, non nascose mai la propria ammirazione per Hitler. Una realtà piuttosto diffusa tra gli aristocratici inglesi ma che allo scoppio della guerra fece di Lord Londonderry il capro espiatorio di una colpa che ricadeva sui più vasti settori dell’establishment britannico: quella dell’ ‘appeasement’ e della mancata opposizione alle politiche aggressive naziste, una delle cause più immediate della catastrofe della seconda guerra mondiale. L’autore analizza gli errori di valutazione di Hitler e gli inciampi delle figure politiche inglesi che intrecciarono relazioni personali con il Führer.”,”QMIS-377″
“KERSTEN Andrew E., consulting edietor Harvey J. KAYE”,”Labor’s Home Front. The American Federation of Labor during World War II.”,”KERSTEN Andrew E. è Associate Professor of American History e Cochair of Social Change & Development alla University of Wisconsin-Green Bay. E’ autore di ‘Race, Jobs, and the War: the FEPC in the Midwest, 1941-1946.”,”MUSx-232″
“KERTZER David I.”,”I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno.”,”Proibizione lavoro dei cristiani presso gli ebrei (pag 37 77-78 84-85 90-91 127 298) KERTZER David I. (New York 1948) è specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence (Rhode Island). Ha scritto ‘Prigioniero del Papa Re’ (Rizzoli, 1996)”,”RELC-239″
“KERTZER David I.”,”I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno.”,”David I. Kertzer (New York 1948) è specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence (Rhode Island). Ha scritto ‘Prigioniero del Papa Re’ (Rizzoli, 1996) Il giornalista cattolico Davide Albertario si scatena contro gli ebrei. “”«L’Osservatore Cattolico» fu fondato nel 1864 con l’incoraggiamento del vicario della diocesi di Milano e con lo scopo di rafforzare l’autorità del papa dopo la caduta degli Stati pontifici. Pio X incoraggiò l’iniziativa e i redattori del giornale erano praticamente tutti sacerdoti. Negli anni Settanta «L’Osservatore Cattolico» acquisì un notevole prestigio tra i cattolici italiani. Le sue tonanti condanne del liberalismo, lette avidamente dal basso clero, venivano poi convogliate alla gran massa dei contadini analfabeti nelle prediche della domenica in tutta la zona di Milano e altrove (32). Negli ultimi decenni del secolo il direttore del giornale fu don Davide Albertario, secondo l”Enciclopedia cattolica’ «per trent’anni dopo il 1870 il più brillante giornalista e il più efficace polemista al servizio della causa cattolica in Italia» (33). Promulgava la medisima visione degli ebrei che in quegli anni promulgavano gli altri giornali legati al Vaticano. Soltanto il tono era diverso, perché Albertario era famoso per il suo stile sarcastico. Ne abbiamo un assaggio in un articolo intitolato ‘Gli ebrei del mondo’: «Questa bella razza di individui», scriveva, «arriva attualmente al numero di 6.377.602. Dei quali in Italia ve ne hanno 26.289 per nostra buona sorte e comune letizia. Imperocché sono eglino veramente i nostri padroni, ossia i padroni di 30 milioni di anime, come sono i padroni in Austria-Ungheria, in Germania, in Francia e dappertutto quasi». L’ebreo, scriveva padre Albertario, «è padrone dell’oro (…) dunque l’ebreo è il sovrano universale». «Ecco pertanto gli ebrei padroni nostri, o lettori; precisamente padroni nostri. Gli ebrei, se osservate, li troverete nel Senato, nel Parlamento, nelle Pubbliche Amministrazioni, nelle Camere di Commercio, nel giornalismo, dappertutto più o meno trasformati nei nomi e cognomi, ‘ma sempre ebrei per la pelle!»”” (pag 160)”,”EBRx-009-FV”
“KERTZER David I.”,”Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII.”,”””Il giorno dopo, Ciano portò in Vaticano la risposta del suocero e la lesse ad alta voce al cardinal Maglione. Disse al cardinale che Mussolini vedeva il messaggio del papa come un altro tentativo di quest’ultimo di dar lustro alla propria immagine a discapito del Duce. Mentre il Duce respingeva la richiesta che il papa aveva così attentamente formulato, le ultime forze dell’Asse in Nord Africa si arrendevano in Tunisia, e gli Alleati facevano prigionieri altri 120.000 italiani e 130.000 tedeschi. Nel frattempo, volendo tenere gli italiani nell’incertezza su dove avrebbero potuto atterrare, i velivoli alleati sganciavano bombe su entrambe le coste della Sicilia e sulla Sardegna. Con l’approssimarsi dell’invasione alleata, le persone nei più alti ranghi della società italiana erano alla frenetica ricerca di un modo per salvarsi. Per la direzione militare italiana poteva esserci un solo punto di riferimento, il re, a cui tradizionalmente giuravano fedeltà e che servivano. Era il re a detenere il diritto di scegliere il capo del governo, un fatto che si rifletteva nella necessità mai disattesa negli anni della dittatura – che Vittorio Emanuele firmasse tutti gli atti legislativi prima che questi potessero entrare in vigore. Il papa era al corrente del fatto che si tenevano riunioni segrete al Quirinale, il palazzo reale sull’altra sponda del Tevere rispetto al Vaticano. Giuseppe Dalla Torre, direttore dell’«Osservatore Romano», che aveva buoni contatti con i conservatori che ora tramavano per salvare il salvabile, teneva aggiornato il papa. Il sovrano, notoriamente schivo, da tempo sotto l’incantesimo di Mussolini e preoccupato che la caduta del fascismo potesse significare la fine della monarchia, si faceva sempre più nervoso a ogni nuovo approccio. A inizio maggio suo cugino, il conte di Torino, comandante militare nella Prima guerra mondiale, lo spronò ad agire. Il re rifiutò. «C’erano ancora 50.000 persone ad applaudire il Duce in Piazza Venezia l’altro giorno», replicò. «Non voglio scatenare una guerra civile» (15). Vittorio Emanuele confidò al suo aiutante di campo militare la paura che «da un momento all’altro il governo inglese o il Re d’Inghilterra si rivolgano a me direttamente per trattare una pace separata. La cosa mi metterebbe in un grave imbarazzo. Se questo dovesse avvenire agirei senza sotterfugi, ne parlerò con il Duce per essere d’accordo sulla linea da seguire» (16). Tre mesi prima il presidente Roosevelt aveva posto al papa una serie di domande scomode. Quale forma pensava avrebbe dovuto assumere un nuovo governo italiano? Chi avrebbbe dovuto essere incaricato di guidarlo? La monarchia italiana avrebbe dovuto essere mantenuta o finire? (17). Il papa aveva ritardato a rispondere ma ora decise che non poteva posticipare ulteriormente. Il cardinal Maglione e monsignor Tardini prepararono tre bozze prima che il papa, apportate le ultime modifiche, approvasse il testo. Il punto più delicato era identificare potenziali guide di un nuovo governo. All’inizio Tardini aveva omesso qualunque nome, reputando troppo rischioso elencarli. Il papa richiese una nuova bozza. Poiché gli americani avevano chiesto i nomi pensava che ne dovevano produrre alcuni, ma invitò a non metterli per iscritto. I nomi andavano piuttosto comunicati oralmente e presentati non come persone che il papa stesso stava proponendo, ma bisognava, come disse il pontefice, «mettere tutto in bocca agli informatori e alla pubblica opinione». Seguendo queste indicazioni, una nuova bozza venne a comprendere i nomi di questi favoriti dal papa, ma collocati in maniera da esprimere un certo distacco: «larghi settori della pubblica opinione ritengono che, almeno in un primo periodo di transizione, sarebbero adatti a reggere il governo tra gli altri, i sig.ri Vittorio Emanuele Orlando, Maresciallo Caviglia e Luigi Federzoni”” (pag 331-332) (le note si possono togliere per 3° speciale 2GM)”,”QMIS-347″
“KESEY Ken”,”Qualcuno volò sul nido del cuculo.”,”Ken Kesey è originario dell’Oregon e si è laureato in letteratura drammatica nell’Università dell’Oregon. Questo è il suo primo romanzo da cui è stato tratto un film diretto da Milos Forman che ha vinto 5 premi Oscar nel 1976.”,”VARx-191-FV”
“KESSEL Patrick”,”Le proletariat francais avant Marx. Les revolutions escamotées 1789-1830-1848.”,”La parola ‘proletario’ è utilizzata per la prima volta intorno al 1830. E in qualche anno il significato attribuito al termine evolve considerevolmente. Dopo aver indicato la classe più povera, diviene sinonimo di operaio prima di venire ripresa da MARX nel 1847 (in ‘Miseria della filosofia’) che pone già come principio che dal suo affrancamento nascerà una società nuova. Ma la parola era stata usata molto tempo prima. Il proletario di MONTESQUIEU appartiene ancora alla plebe: è il cittadino romano della sesta classe del popolo, l’ultima, esente dalle imposte e che non può essere utile allo Stato se non per la sua discendenza-prole. Qualchevolta questo termine appare nel XVI secolo e sta a indicare la classe più povera. In questo senso verrà impiegato da ROUSSEAU nel ‘Contrat Social’. La parola si ritrova nel 1788 sotto la penna dell’Abbé DOLIVIER, futuro compagno di BABEUF. Nella sua ‘Histoire de la langue francaise’, F. BRUNOT segnala due volte la parola proletario nel 1789. La usano il deputato all’Assemblea costituente DUPONT de NEMOURS (‘cittadini proletari’), Camille DESMOULINS (‘Dio proletario’), A. CLOOTZ (i confini che separano i proletari dai cittadini attivi spariranno con le barriere del Louvre’), MARAT, BABEUF ecc.. Libro contiene dedica autore”,”MFRx-107″
“KESSEL Patrick a cura; testi di A. BLANQUI G. CLUSERET L. ROSSEL L. BARRON E. LEPELLETIER A. NEUBERG”,”1871. La Commune et la question militaire.”,”testi di A. BLANQUI G. CLUSERET L. ROSSEL L. BARRON E. LEPELLETIER A. NEUBERG”,”MFRC-132″
“KESSELMAN Mark a cura; collaborazione di Guy GROUX; scritti di Robert BOYER Benjamin CORIAT George ROSS René MOURIAUX Alain BERGOUNIOUX Georges BENGUIGUI Dominique MONJARDET Jean LOJKINE Guy GROUX Michelle DURAND Yvett HARFF Jane JENSON Pierre DUBOIS Denis SEGRESTIN Bernard MOSS Jean-Pierre HUIBAN Jacques KERGOAT Sabine ERBES-SEGUIN”,”1968-1982: le mouvement ouvrier français. Crise économique et changement politique.”,”Scritti di Robert BOYER Benjamin CORIAT George ROSS René MOURIAUX Alain BERGOUNIOUX Georges BENGUIGUI Dominique MONJARDET Jean LOJKINE Guy GROUX Michelle DURAND Yvett HARFF Jane JENSON Pierre DUBOIS Denis SEGRESTIN Bernard MOSS Jean-Pierre HUIBAN Jacques KERGOAT Sabine ERBES-SEGUIN”,”MFRx-308″
“KESSERLING Albert”,”Memorie di guerra.”,” Sulla Resistenza in Italia. “”Le truppe tedesche, la milizia fascista e la popolazione subirono perdite notevoli. Non si potè mai stabilire con precisione quale fosse il numero dei soldati tedeschi rimasti vittime delle bande fra il giugno e l’agosto 1944, perché la denominazione di “”dispersi”” comprende i mancanti per le cause più diverse. Secondo i dati comunicatimi dal mio comando, ebbimo in quel periodo di tempo circa 5000 morti e da 25.000 a 30.000 feriti e scomparsi. Queste cifre mi sembrano però troppo elevate; secondo i calcoli da me fatti, che si basano sulle perdite comunicatemi verbalmente, appare verosimile che in quei tre mesi abbiamo avuto 5000 morti, fors’anche 7000 od 8000 fra morti e scomparsi, ai quali bisogna aggiungere al massimo lo stesso numero di feriti. In ogni caso, la quota di perdite da parte tedesca è stata assai più elevata di quella delle bande”” (pag 256-257) Campagna di Russia. Critica della strategia di Hitler. “”Io ero allora convinto che, in condizioni atmosferiche normali, non sarebbe stata un’impresa impossibile per le forze corazzate giungere fino a Mosca, e spingersi anche più oltre. Il destino volle altrimenti: il maltempo ostacolò l’ulteriore avanzata. I russi erano riusciti a costituire un fronte sottile di resistenza ad ovest di Mosca, impiegando le ultime riserve, con l’aggiunta di operai e di cadetti; essi combatterono da eroi e poterono arrestare gli attacchi delle nostre truppe, ormai ridotte quasi all’immobilità. In quei giorni di ottobre, le divisioni siberiane non erano ancora giunte al fronte. Per me rimane ancora oggi un mistero come la nostra ricognizione area abbia bensì accennato a quell’epoca a forti movimenti nelle retrovie, senza però dar mai notizia, almeno a quanto mi risulta, del concentramento strategico delle armate provenienti dall’Estremo Oriente. Tuttavia, le informazioni sull’intenso traffico ferroviario pervenute ancora a fine ottobre, avrebbero dovuto consigliare prudenza al Comando supremo. Quando, verso la metà di novembre, le truppe del fronte riferirono sulla comparsa in linea di unità siberiane, si sarebbe dovuto ordinare la ritirata su posizioni scelte per l’inverno””. (pag 85-86) “”Suppongo, naturalmente, che il Comando supremo, data la presunta brevità della campagna, mirasse soltanto alla distruzione delle forze esistenti nel territorio della Russia europea, dei centri di resistenza e di quelli della produzione bellica. Data la mia conoscenza del settore centrale del fronte, credo di poter dichiarare che i nostri peggiori nemici siano stati il maltempo e la mancanza di buone vie di comunicazione, soprattutto dopo il meso di ottobre; se le condizioni fossero state diverse, la conquista di Mosca non avrebbe costituito un grave problema”” (pag 88) Albert Kesselring (Bayreuth, 30 novembre 1885 – Bad Nauheim, 16 luglio 1960) è stato un generale tedesco con il grado di feldmaresciallo. Dopo aver prestato servizio in artiglieria durante la prima guerra mondiale, entrò a far parte della nuova Luftwaffe di cui fu uno dei principali organizzatori. Durante la seconda guerra mondiale comandò con notevole efficacia flotte aeree nel corso dell’invasione della Polonia, della battaglia di Francia, nella battaglia d’Inghilterra e dell’operazione Barbarossa. Durante queste campagne diresse una serie di attacchi terroristici dei suoi bombardieri contro agglomerati urbani nemici. Nel novembre 1941 divenne comandante in capo tedesco dello scacchiere Sud ed ebbe il comando generale delle operazioni nel Mediterraneo, che includevano anche le operazioni in Nordafrica. Mentre la collaborazione con il generale Erwin Rommel fu spesso difficile, in generale seppe mantenere buoni rapporti con i dirigenti politico-militari italiani. Dall’estate 1943, e soprattutto dopo l’8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia e condusse con grande abilità la lunga campagna difensiva contro gli Alleati. Per la sua direzione militare in Italia è stato considerato da molti storici uno dei migliori generali tedeschi della seconda guerra mondiale. Verso la fine della guerra, dal marzo 1945, comandò le forze germaniche sul fronte occidentale senza poter evitare la resa finale. Kesslering mantenne il controllo dell’Italia occupata con grande durezza, represse il movimento di Resistenza e fu responsabile di numerosi crimini di guerra. Fu accusato dagli Alleati e condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo per intervento del governo britannico[1]. Fu in seguito rilasciato nel 1952 senza aver mai rinnegato la sua lealtà ad Adolf Hitler.[2] Pubblicò in seguito le sue memorie intitolate Soldat bis zum letzten Tag (Soldato sino all’ultimo giorno) (wikip)”,”QMIS-156″
“KESSLER H. Comte”,”Walther Rathenau.”,”””Mais Rathenau, contrairement à Harden, se refusait à faire peser sur le Kaiser seul la responsabilité des insuccès de l’Allemagne et dénonçait, comme autre cause plus profonde, un système de gouvernment appliqué à favoriser un nombre restreint de familles, éloignant ainsi du service de l’Etat beaucoup de talents qui auraient pu lui être précieux. Dans ‘Etat et Judaïsme’, il répond en ces termes à un M. von N.: “”Un peuple de soixante-cinq millions d’hommes a le droit de demander que les places préponderantes dans l’Etat soient occupèes par les mieux doués et que les responsabilités soient confiées à des spécialistes capables. Un millier de familles dirigeantes ne peut suffire ni en nombre ni en capacité, quels que soient leurs talents et leur entraînement, aux besoins sans cesse croissants de l’Administration. Aucun esprit sain ne conteste les services rendus par ces familles à l’Etat, et ne désire priver celui-ci de leur collaboration, mais si elles prétendent monopoliser à perpétuité la machine gouvernementale, la situation s’aggravera jusqu’à ce qu’on ait recours aux remèdes qui ont déjà, et non sans de rudes chocs, ramené plusieurs fois à la raison un conservatisme prussien trop têtu.”””” (pag 112)”,”GERG-067″
“KESSLER Harry”,”Walther Rathenau.”,”Harry Kessleer (1868-1937) diplomatico, storico dell’arte, direttore di importanti musei, bibliofilo, autore di diari e biografie. Ha pubblicato le sue memorie: ‘Tagebücher 1918-1937. Politik, Kunst und Gesellschaft’ (1961). Industriale, scrittore e uomo politico, W. Rathenau (1867-1922) era figlio del fondatore della AEG. Durante la guerra fu il principale organizzatore della macchina bellica tedesca. Ebreo ma nazionalista tedesco, grande imprenditore ma appassionato indagatore dell’animo umano, ricco borghese ma sostenitore dell’esigenza di una rivoluzione sociale, cercò di sviluppare una critica non marxista al capitalismo. Formulò l’idea di una economia regolata, attraverso un nuovo assetto dell’industria e del sistema bancario, l’istituzione di unioni professionali e industriali. Fu esponente di spicco del Partito democratico tedesco. Fu ministro degli esteri della Germania di Weimar, orientato a restituire alla Germania, nel quadro dell’Europa di Versailles, un ruolo di grande potenza mondiale dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale. Nei giorni seguenti al suo assassinio ci furono grandi manifestazioni operaie di cordoglio e i sindacati decretarono un’astensione dal lavoro in tutto il paese dalle 12 di martedì fino alla mattina di mercoledì. Milioni di persone sfilarono a Berlino e nella grandi città della Germania (pag 323-324)”,”GERG-001-FC”
“KESTER Gérard, collaborazione di Akua BRITWUM”,”Les voix des syndicalistes de base en Afrique. Soif de démocratie.”,”Gérard Kester è stato professore associato di studi del lavoro all’Institut d’études sociale all’Aja e direttore del programma africano di sviluppo della partecipazione (PADEP). Akua O. Britwum è incaricato di ricerca al ‘Centre for Development Studies’ all’Università del Cape Coast.”,”MAFx-013″
“KETTLE Arnold, a cura di Mario SPINELLA”,”Karl Marx e la nascita del comunismo moderno.”,”KETTLE Arnold “”L’amicizia tra Marx ed Engels fu davvero eccezionale per la sua durata, la sua intensità, la sua ricchezza. Quando si incontrarono la prima volta erano poco più che ventenni: da allora in poi, e particolarmente dopo l’arrivo di Marx a Londra nel 1849 – e sino alla sua morte nel 1883 – era raro che passasse una settimana senza un incontro o una lettera. Karl Marx aveva un immenso rispetto per i giudizi di Engels, una costante ammirazione per le sue capacità intellettuali e le sue qualità personali; in tutto il significato della espressione, si può dire che essi fossero collaboratori e compagni. Tra tutti i visitatori di casa Marx, Engels era il più gradito: e fu in casa di Engels che, dopo la morte di Jenny e di Karl Marx, Lenchen Demuth andò a vivere. Dal punto di vista economico, fu l’aiuto di Engels che permise alla famiglia di Marx di sopravvivere. Sia Marx che Engels erano degli straordinari lavoratori e scrissero moltissimo. Dopo le prime opere scritte in collaborazione, ‘L’ideologia tedesca’ e il ‘Manifesto comunista’, Marx si dedicò particolarmente all’economia e alla storia, Engels alla filosofia e alle scienze naturali; o almeno così si potrebbe affermare. Ma porre la questione in questi termini sarebbe, per certi aspetti, inesatto. Da una parte tutta la loro opera fu, in una certa misura, frutto di collaborazione, e né l’uno, né l’altro si dette mai la briga di dire: “”Questo l’ho fatto io””. Dall’altra era proprio della concezione sviluppata da Marx e da Engels sottolineare che la vita, il mondo, il pensiero umano non possono venir divisi in compartimenti stagni. Marx considerava come scienza ‘tutta’ la conoscenza sistematica che reggeva alla prova del tempo e dell’esperienza. La storia e l’economia politica, sebbene i loro risultati non possano venir controllati con la stessa precisione di quelli della fisica, o anche della biologia, sono anch’esse scienze. La vera filosofia è quella che risulta la più scientifica, in grado cioè di spiegare i dati della realtà e pertanto di formulare le leggi del suo funzionamento. Perciò le opere di Marx, quali ‘Il capitale’, ‘Per la critica dell’economia politica’, ‘La guerra civile in Francia’, o di Engels, quali l”Antidühring’ e ‘La dialettica della natura’, non possono venire classificate con l’etichetta di economia, politica, storia, scienza, ecc. Si tratta di ricerche sui vari aspetti del mondo e del suo funzionamento, e nessuno di tali aspetti può venire rigidamente separato dagli altri. Alcune delle osservazioni ‘filosofiche’ più rilevanti di Marx si trovano in libri che in apparenza trattano di economia; l”Antidühring’ di Engels, un libro che si fonda su un’ampia polemica filosofica contro il pensatore tedesco – che senza questo libro sarebbe oggi dimenticato – Eugen Dühring, contiene la più completa esposizione riassuntiva del pensiero ‘politico’ marxista, la sezione sul socialismo, su ciò che esso significa e su come siano mutate le idee intorno ad esso. Durante i trentaquattro anni passati a Londra, Marx non si occupò tuttavia soltanto di scrivere libri ed articoli. Le sue ricerche e i suoi scritti – il “”lavoro scientifico””, come egli lo chiamava – occupavano la maggior parte del suo tempo e per mesi interi finivano per assorbirlo interamente; ma anche la pubblicazione del ‘Capitale’ non fu considerata da Marx come un fino in sé. Si trattava unicamente di un contributo alla lotta per trasformare il mondo””. (pag 27-28-29) [Arnold Kettle, a cura di Mario Spinella, Karl Marx e la nascita del comunismo moderno, 1972]”,”MADS-595″
“KETTLE Michael”,”The Allies and the Russian Collapse. March 1917 – March 1918. Vol. I.”,”Michael Kettle has spent some fifteen years researching one of the least known, but most vital episodes of twentieth century history – the Allied attempts to forestall and then reverse the Bolshevik Revolution in Russia. Previously a journalist and war correspondent, Michael Kettle covered the Algerian War for The Sunday Times.”,”QMIP-033-FL”
“KETTLE Michael”,”The Road to Intervention. March-November 1918. Vol. II.”,”Michael Kettle has spent some fifteen years researching one of the least known, but most vital episodes of twentieth century history – the Allied attempts to forestall and then reverse the Bolshevik Revolution in Russia. Previously a journalist and war correspondent, Michael Kettle covered the Algerian War for The Sunday Times. He is now an Associate Fellow of the Russian Research Centre at Harvard; and in 1983, was a Visiting Fellow at the Centre for International Studies at the London School of Economics.”,”QMIP-034-FL”
“KETTLE Michael”,”Churchill and the Archangel Fiasco. November 1918 – July 1919. Vol. III.”,”Michael Kettle has spent some fifteen years researching one of the least known, but most vital episodes of twentieth century history – the Allied attempts to forestall and then reverse the Bolshevik Revolution in Russia. Previously a journalist and war correspondent, Michael Kettle covered the Algerian War for The Sunday Times. He is now an Associate Fellow of the Russian Research Centre at Harvard; and in 1983, was a Visiting Fellow at the Centre for International Studies at the London School of Economics.”,”QMIP-035-FL”
“KETTLE Arnold, a cura di Mario SPINELLA”,”Karl Marx e la nascita del comunismo moderno.”,” “”La parola «comunista», nell’ultimo secolo, è stata al centro di tante emozioni, di tanti pregiudizi, e di tante polemiche, che è necessario compiere uno sforzo consapevole e non scevro di difficoltà per esaminare in modo corretto, sereno ed obiettivo che cosa essa significhi. L’idea fondamentale che sta dietro a questo termine è quella di una società in cui il profitto sia stato abolito e dove ogni cosa è organizzata in vista del beneficio comune. Non si tratta di un’idea nata con Karl Marx. Trecento anni prima l’inglese sir Thomas More aveva espresso quest’idea nel suo libro ‘Utopia’, che doveva essere piuttosto noto nel periodo elisabettiano, se Shakespeare nella ‘Tempesta’, fa parlare così il vecchio Gonzalo della società, o comunità, immaginaria del futuro: «Tutto per tutti dovrebbe produrre la terra senza sudore o sforzo: inganni, tradimenti, spade, pugnali, picche, fucili, uso di marchingegni di qualsiasi specie, niente ché la natura dovrebbe produrre tutto di suo; e bizzeffe il nutrimento per il mio innocente popolo» (Atto 2°, Scena Prima, trad. di Cesare Vico Lodovici, Edizioni Einaudi). Meno di cento anni dopo, al tempo della Guerra Civile, parecchi dei gruppi schierati con il parlamento – specialmente i Levellers e i Diggers – contribuirono in maniera più pratica allo sviluppo di idee del genere. Più tardi, nel corso della Rivoluzione francese, la sinistra rivoluzionaria comprendeva uomini come Babeuf, che avevano idee comuniste. La cosa essenziale da sottolineare di queste prime concezioni del comunismo (almeno sino a Babeuf) è che si trattava in realtà di visioni, utopie, sogni di una forma diversa di società, molto lontani da ogni possibilità di realizzazione. Esprimevano speranze e ideali umani, ma al di fuori dell’ambito della politica pratica. Restavano pertanto, malgrado il loro riemergere nei pensieri e nelle speranze dei singoli, senza molta efficacia reale, sebbene sia interessante segnalare che fu proprio nei momenti critici della rivoluzione borghese che tali idee divennero per la prima volta una forza pratica. I Levellers e i Diggers furono sconfitti facilmente; Babeuf con minore facilità. Ma, a differenza di Gonzalo, essi rappresentavano forze reali. Al tempo dell’ultima ondata delle rivoluzioni borghesi, nel 1848, tali idee erano anche più forti, specialmente tra gli operai di Parigi, di Vienna, di Londra e dell’Inghilterra settentrionale. E fu nel 1848 che il ‘Manifesto comunista’ venne pubblicato’ (pag 77-78) [Arnold Kettle, ‘Karl Marx e la nascita del comunismo moderno’, A. Mondadori, Milano, 1974] “”La parola «comunista», nell’ultimo secolo, è stata al centro di tante emozioni, di tanti pregiudizi, e di tante polemiche, che è necessario compiere uno sforzo consapevole e non scevro di difficoltà per esaminare in modo corretto, sereno ed obiettivo che cosa essa significhi. L’idea fondamentale che sta dietro a questo termine è quella di una società in cui il profitto sia stato abolito e dove ogni cosa è organizzata in vista del beneficio comune. Non si tratta di un’idea nata con Karl Marx. Trecento anni prima l’inglese sir Thomas More aveva espresso quest’idea nel suo libro ‘Utopia’, che doveva essere piuttosto noto nel periodo elisabettiano, se Shakespeare nella ‘Tempesta’, fa parlare così il vecchio Gonzalo della società, o comunità, immaginaria del futuro: «Tutto per tutti dovrebbe produrre la terra senza sudore o sforzo: inganni, tradimenti, spade, pugnali, picche, fucili, uso di marchingegni di qualsiasi specie, niente ché la natura dovrebbe produrre tutto di suo; e bizzeffe il nutrimento per il mio innocente popolo» (Atto 2°, Scena Prima, trad. di Cesare Vico Lodovici, Edizioni Einaudi). Meno di cento anni dopo, al tempo della Guerra Civile, parecchi dei gruppi schierati con il parlamento – specialmente i Levellers e i Diggers – contribuirono in maniera più pratica allo sviluppo di idee del genere. Più tardi, nel corso della Rivoluzione francese, la sinistra rivoluzionaria comprendeva uomini come Babeuf, che avevano idee comuniste. La cosa essenziale da sottolineare di queste prime concezioni del comunismo (almeno sino a Babeuf) è che si trattava in realtà di visioni, utopie, sogni di una forma diversa di società, molto lontani da ogni possibilità di realizzazione. Esprimevano speranze e ideali umani, ma al di fuori dell’ambito della politica pratica. Restavano pertanto, malgrado il loro riemergere nei pensieri e nelle speranze dei singoli, senza molta efficacia reale, sebbene sia interessante segnalare che fu proprio nei momenti critici della rivoluzione borghese che tali idee divennero per la prima volta una forza pratica. I Levellers e i Diggers furono sconfitti facilmente; Babeuf con minore facilità. Ma, a differenza di Gonzalo, essi rappresentavano forze reali. Al tempo dell’ultima ondata delle rivoluzioni borghesi, nel 1848, tali idee erano anche più forti, specialmente tra gli operai di Parigi, di Vienna, di Londra e dell’Inghilterra settentrionale. E fu nel 1848 che il ‘Manifesto comunista’ venne pubblicato’ (pag 77-78) [Arnold Kettle, ‘Karl Marx e la nascita del comunismo moderno’, A. Mondadori, Milano, 1974]”,”MADS-001-FER”
“KEYES Roger, Lord ammiraglio della flotta”,”Guerra anfibia e operazioni combinate.”,”L’ A può essere considerato “”il padre delle operazioni combinate””. “”La grandissima importanza del combattimento notturno è stata una delle lezioni che per prime apprendemmo durante lo svolgimento della spedizione dei Dardanelli, ma l’ addestramento al combattimento notturno è stato molto trascurato negli anni successivi e precisamente fino al 1940 e cioè fino a quando non è stato fatto rivivere nell’ addestramento dei “”commandos””””.”,”QMIx-074″
“KEYNES John Maynard”,”Occupazione interesse e moneta. Teoria generale. (The General Theory of Employment Interest and Money).”,”””Barbon (1690) scriveva che “”la prodigalità è un vizio pregiudizievole all’ uomo, ma non al commercio. … La spilorceria è un vizio pregiudizievole sia all’ uomo che al commercio””. (pag 319) “”In complesso lo scopo del libro (di Gesell, ndr) può definirsi l’ instaurazione di un socialismo anti-marxista, una reazione al lasciar fare costruita su fondamenti teorici totalmente diversi da quelli di Marx poiché basati sul ripudio, invece che sull’ accettazione, delle ipotesi classiche, e sulla liberazione della concorrenza da ogni vincolo, invece che sull’ abolizione della concorrenza. Ritengo che l’ avvenire avrà più da imparare dallo spirito di Gesell che da quello di Marx.”” (pag 315)”,”ECOT-058″
“KEYNES John Maynard”,”Ensayos sobre intervención y liberalismo. (Tit. orig.: The economic consequences of Mr. Churchill (1925), The end of laissez-faire (1926), How to pay for the war (1940))”,”Questi tre saggi di J.M. KEYNES sono stati tradotti direttamente dall’ opera The Collected Writings of John Maynard Keynes’ (The economic consequences of Mr. Churchill (1925), The end of laissez-faire (1926), How to pay for the war (1940)). “”La massima “”laissez-nous faire”” si attribuisce tradizionalmente al commerciante Legendre, rivolta a Colbert poco prima della fine del secolo XVII. Ma non c’è dubbio che il primo scrittore che usò quella frase, e lo fece in chiara associazione con la dottrina, è il marchese d’ Argenson, nel 1751 il marchese fu il primo uomo che si appassionò per i vantaggi eco nomici dei governi che lasciavano libero il commercio. Per governare meglio, disse, si deve governare meno. La vera causa della decadenza delle nostre manifatture, dichiarò, è la protezione che gli abbiamo dato.”” (pag 70)”,”UKIE-035″
“KEYNES John Maynard”,”Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”La profezia dell’economista Keynes “”Malgrado i paludamenti profetici con cui i suoi fedeli lo hanno decorato, il libro principale di Gesell è scritto in linguaggio freddo e scientifico; benché sia profondamente soffuso di un attaccamento alla giustizia sociale più appassionato ed emotivo di quanto alcuni ritengano conveniente per uno scienziato. La parte derivata da Henry George (1), sebbene sia indubbiamente una fonte importante della forza del movimento, è di interesse affatto secondario. In complesso lo scopo del libro può definirsi l’instaurazione di un socialismo anti-marxista, una reazione al ‘laissez-faire’ costruita su fondamenti teorici totalmente diversi da quelli di Marx poiché basati sul ripudio, invece che sull’accettazione, delle ipotesi classiche, e sulla liberazione della concorrenza da ogni vincolo, invece che sull’abolizione della concorrenza. Ritengo che l’avvenire avrà più da imparare dallo spirito di Gesell che da quello di Marx. La prefazione a ‘The Natural Economic Order’ indicherà al lettore, se vorrà leggerla, la classe morale di Gesell. Io penso che la risposta al marxismo debba trovarsi seguendo le linee di questa prefazione””. (1) Gesell differiva da George perché raccomandava il pagamento di un compenso per la nazionalizzazione della terra [John Maynard Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, 2006]”,”ECOT-182″
“KEYNES John Mainard”,”Essays and Sketches in Biography. Including the complete text of Essays in Biography and Two Memoirs.”,”Contiene l’articolo ‘Trotsky su Inghilterra’ (pag 275-280) “”The book (1) is, first of all, an attack on the official leaders of the British Labour Party because of their “”religiosity””, and because they believe that it is useful to prepare for Socialism without preparing for Revolution at the same time. Trotsky sees, what is probably true, that our Labour Party is the direct offspring of the Radical Nonconformists and the philanthropic bourgeois, without a tinge of atheism, blood, and revolution. Emotionally and intellectually, therefore, he finds them intensely unsympathetic. A short anthology will exhibit his state of mind: “”The doctrine of the leaders of the Labour Party is a kind of amalgam of Conservatism and Liberalism partially adapted to the needs of trade unions … The Liberal and semi-Liberal leaders of the Labour Party still think that the social revolution is the mournful privilege of the European Continent. (…) The Fabians, the I.L.P.ers, the Conservative bureaucrats of the trade unions represent at the moment the most counterrevolutionary force in Great Britain, and perhaps of all the world’s development. … Fabianism, MacDonaldism, Pacifism, is the chief rallying-point of British imperialism and of the European, if not the world, bourgeoisie. At any cost, these self-satisfied pedants, these gabbling eclectics, these sentimental careerists, these upstart liveried lackeys of the bourgeoisie, must be shown in their natural form to the workers. To reveal them as they are will mean their hopeless discrediting””, (1) L. Trotsky, Where is Britain Going?”” (pag 275-276)”,”ECOT-218″
” KEYNES John Maynard, a cura di Giorgio LA MALFA”,”Sono un Liberale? E altri scritti.”,””” (…) il laburismo è ben definito: con una sinistra di catastrofisti, che gli infonde forza e passione, e una destra composta da quella che potremmo chiamare “”la miglior specie”” di socialisti riformisti, colti e compassionevoli, che gli conferisce rispettabilità morale e intellettuale. C’è spazio per qualcos’altro, in mezzo? Non sarebbe forse il caso che ciascuno di noi decidesse se considerarsi un conservatore liberoscambista della “”miglior specie”” o un socialista riformista della “”miglior specie””, chiudendo così la questione?”” (pag 165)”,”ECOT-225″
“KEYNES John Maynard”,”La Riforma Monetaria.”,”””Un governo – perfino il governo tedesco o il governo russo – può vivere a lungo della carta-moneta che stampa; cioè può, con questo mezzo, procurarsi delle risorse reali – risorse tanto reali quanto quelle ottenute con le imposte. Il metodo è da condannarsi, ma la sua efficacia, fino ad un certo punto, deve essere riconosciuta. Un governo può vivere con questo mezzo quando non può vivere con nessun altro. E’ la forma di tassazione cui è più difficile sottrarsi, e che perfino il più debole dei governi può imporre, quando non può imporre altro.Tale è stata la progressiva e catastrofica inflazione praticata nell’Europa centrale e orientale e che va ben distinta dalle limitate e oscillanti inflazioni verificatesi, per esenpio, nella Gran Bretagna e negli Stati Uniti (…)”” (pag 52) Esperienza dell’inflazione russa del 1922 (pag 70) “”Sembra che in Russia si sia giunti ad una specie di equilibrio; l’ultima fase si era verificata verso la metà del 1922, quando una decuplicata inflazione in sei mesi aveva ridotto il valore complessivo dei biglietti circolanti a meno di 4.000.000 di lire sterline, somma che evidentemente era insufficiente per gli affari della Russia, anche nel suo stato attuale. Si era giunti al punto in cui l’uso dei rubli carta veniva abbandonato completamente. Pressìa poco a quest’epoca ebbi l’occasione di discutere a Genova con alcuni finanzieri dei Soviet. Essi sono sempre stati più consapevoli e risoluti degli altri nella loro politica monetaria: sostenevano allora che, con l?aiuto di un obbligo legale di usare rubli carta per certi generi di transazioni, tali rubli potevano essere sempre mantenuti in circolazione con un certo valore reale ‘minimum’, quantunque il pubblico fosse certo che avrebbero finito per perdere ogni valore. Secondo questo calcolo sarebbe sempre stato possibile procurarsi da 3.000.000 a 4.000.000 di sterline all’anno con tal metodo, anche se il rublo carta fosse diminuito regolarmente di valore nella misura di nove decimi o di novantanove centesimi all’anno (…)”” (pag 70-71)”,”ECOT-244″
“KEYNES John Maynard”,”Trattato della moneta. Volume secondo. La teoria applicata alla moneta.”,” Capitolo XXX: Esempi storici. Contiene tra l’altro: – La depressione del 1890. (pag 230) – Il boom bellico 1914-18. Il boom postbellico 1919-20. (pag 239-254) – Il ritorno dell’Inghilterra alla base aurea (pag 255-260) – Gli Stati Uniti 1925-30 (pag 268-280) “”Il boom bellico, 1914-18. “”Non sono ancora stati scritti neppure i ‘prolegomena’ della storia finanziaria della guerra. Forse questa storia non sarà mai scritta in modo adeguato. Infatti sono andate disperse troppe essenziali statistiche di quel periodo ed il ricostruirle è difficilissimo o impossibile; d’altra parte il nostro ricordo circa la grandezza delle cifre e l’ordine dei fatti si fa sempre più debole. Ma riandando quel periodo io resto colpito dalla inadeguatezza delle nozioni teoretiche di cui, per quanto io ricordo, disponevamo allora circa quanto stava accadendo e dalla rigidità con cui pretendevamo applicare la teoria quantitativa della moneta. Non ricordo che alcuno indicasse chiaramente ed esplicitamente quelli che mi sembrano essere stati gli aspetti essenziali della situazione; altrimenti sarebbe stato se gli effetti che ha sui prezzi l’eccedenza degli investimenti sul risparmio ci fossero stati familiari. Non tenterò di fare uno studio statistico di questo periodo, ma semplicemente di segnare a grandi linee il carattere generale dei fenomeni occorsi””. (pag 240)”,”ECOT-246″
“KEYNES John Maynard, a cura di Alberto CAMPOLONGO”,”Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”Contiene il capitolo: ‘Come pagare il costo della guerra’ (pag 529-602) Capitolo IV: ‘Si può far pagare la guerra ai ricchi? (pag 551-556) “”Propongo quindi che il governo si assuma l’impegno di applicare un’imposta sul capitale dopo la guerra, allo scopo di prelevare un importo sufficiente a far fronte alle sue obbligazioni nei confronti della paga differita”” (pag 576) Keynes scopre Gesell e trova che la sua opera sia una risposta al marxismo. “”Conviene ricordare a questo punto lo strano e immeritatamente trascurato profeta Silvio Gesell (1862-1930), la cui opera contiene sprazzi di profonda penetrazione e che soltanto per poco ha mancato di giungere al nocciolo dell’argomento. Dopo la guerra del 1914-18 i suoi fedeli mi hanno per anni tempestato di copie delle sue opere; e tuttavia, a causa di certi palesi difetti di ragionamento, non riuscii per nulla a scoprirne il merito. Come spesso si verifica per le intuizioni imperfettamente analizzate, il loro significato mi riuscì evidente soltanto dopo che ebbi raggiunto le mie conclusioni per mio conto. Nel frattempo, al pari di altri economisti accademici, trattai i suoi sforzi profondamente originali alla stessa stregua di quelli di un fanatico. Siccome è probabile che pochi fra i lettori di questo libro siano bene a conoscenza del significato dell’opera di Gesell, gli concederò uno spazio che sarebbe altrimenti sproporzionato. Gesell era un fortunato commerciante tedesco di Buenos Aires, il quale fu portato a studiare i fenomeni monetari dalla crisi degli anni precedenti al 1890, che fu particolarmente violenta in Argentina; e il suo primo lavoro (…) fu pubblicato a Buenos Aires nel 1891 (…). Nell’aprile del 1919 Gesell fece parte, quale ministro delle finanze, di un gabinetto comunista in Baviera, di breve durata, e fu poi deferito alla corte marziale. Trascorsi gli ultimi anni della sua vita a Berlino e in Svizzera dedicandosi alla propaganda”” (pag 496-497)”,”ECOT-247″
“KEYNES John Maynard”,”Le conseguenze economiche della pace.”,”KEYNES John Maynard Boom demografico ed economico dell’area germanica e dell’Europa centrale ed orientale. Rapporto con la Prima guerra mondiale. “”Nel 1870, la Germania aveva 40 milioni di abitanti. Verso il 1892 questa cifra era salita a 50 milioni e al 30 giugnio 1914 a circa 68 milioni. Negli anni immediatamente precedenti alla guerra, l’aumento era di circa 850 mila persone all’anno, di cui solo una minima parte emigrava (1). Questo enorme aumento era solo possibile per una trasformazione della struttura economica del paese spinta al massimo grado. Da paese agricolo, in grado di bastare quasi interamente a se stesso, la Germania si era trasformata in un vasto e complicato meccanismo industriale, il cui equilibrio dipendeva da molteplici fattori interni ed esterni. Solo tenendo questa macchina continuamente in moto e a tutta forza, la Germania poteva occupare all’interno la sua crescente popolazione e procurarsi dall’estero i mezzi di sussistenza. La macchina tedesca era come una trottola che per mantenersi in equilibrio deve rotare più e più in fretta. Nell’impero austro-ungarico, che crebbe da 40 milioni di abitanti nel 1890 a non meno di 50 milioni allo scoppio della guerra, si aveva la stessa tendenza, sebbene in minor grado: l’eccedenza annua delle nascite sulle morti era di circa mezzo milione, con una emigrazione annua, tuttavia, di 250 mila persone. Per capire la situazione attuale, bisogna raffigurarsi a pieno quale straordinario centro di popolazione sia divenuta l’Europa centrale attraverso lo sviluppo del sistema germanico. Prima della guerra, la popolazione della Germania e dell’Austria-Ungheria prese insieme, non solo superava notevolmente quella degli Stati Uniti, ma era all’incirca uguale a quella di tutto il Nord-America. In questa massa di uomini, situata in una contiguità di territorio, stava la forza militare delle potenze centrali. Ma questa stessa massa – poiché non è stata di molto diminuita dalla guerra (2) – se privata dei mezzi di sussistenza, continuerà ad essere ugualmente un pericolo per l’ordine dell’Europa. La Russia europea vide crescere la sua popolazione in misura ancora maggiore della Germania: da meno di 100 milioni di abitanti nel 1890 a circa 150 milioni allo scoppio della guerra (3); e negli anni immediatamente precedenti alla guerra l’eccedenza delle nascite sulle mortin nell’intera Russia raggiungeva la prodigiosa cifra 2 milioni all’anno. Questo enorme aumento della popolazione russa, che non è stato notato abbastanza in Inghilterra, è stato tuttavia uno dei fatti più significativi dei recenti anni. I grandi eventi storici sono spesso dovuti a cambiamenti secolari nell’incremento della popolazione e ad altre fondamentali cause economiche, ma poiché queste sfuggono, per il loro carattere graduale, all’osservazione dei contemporanei, sono attribuiti alla follia dei governanti o al fanatismo degli atei.”” (pag 31-32) Note (1) Nel 1913 vi furono 25.843 emigranti dalla Germania, di cui 19.124 si diressero negli Stati Uniti. (2) La diminuzione netta della popolazione tedesca, per riduzione di nascite e per eccesso di morti, è calcolata alla fine del 1918, in confronto al principio del 1914, a circa 2,7 milioni. (3) Inclusa la Polonia e la Finlandia, ma esclusa la Siberia, l’Asia centrale e il Caucaso. Rapporti economici della Germania con i paesi circostanti (pag 34) Problema Europa (pag 38)”,”EURE-094″
“KEYNES John M.”,”L’assurdità dei sacrifici.”,”””Tutto ciò è stato portato a maturazione, o almeno all’ordine del giorno, dai radicali cambiamenti intervenuti nella tecnica moderna, specialmente nel corso degli ultimi dieci anni, cambiamenti che sono stati brillantemente descritti da Fred Henderson ne ‘Le conseguenze economiche dell’energia produttiva’. Sin dai tempi di cui non abbiamo nemmeno memoria i muscoli dell’uomo sono stati, per la maggior parte degli scopi e delle operazioni produttive, la fonte dell’energia, talvota coadiuvati dal vento, dall’acqua o dagli animali domestici. Il lavoro (labor), nel senso letterale, è stato il fattore primario della produzione”” (pag 46)”,”ECOT-252″
“KEYNES John M., a cura di Giuliano FERRARI BRAVO”,”Corrispondenza politica.”,”KEYNES John M. Lettere di Keynes a vari personaggi e qualche lettera a Keynes (F.S Nitti, K. Martin, G.B. Shaw, ecc.) Giudizio Lenin su Keynes (introduzione p. 12-13-14) “”(…) le suggerisco di riformulare ciò che ha detto a proposito di Marx come di un nero figuro perché questo verrà certamente frainteso, anche se naturalmente Marx è una vecchia storia per lei così come lo è per me. Ma guardiamo ai fatti. Quando io ho letto Marx cinquant’anni fa, al ‘British Museum’, non si riusciva a trovare una traduzione inglese del ‘Capitale’ e ho dovuto leggerlo nella traduzione francese di Deville. Oggi il libro è il più venduto tra i libri seri della ‘Everyman Library’ e il mondo è a bocca aperta davanti alla rivoluzione russa, fatta da uomini che da Marx sono stati ispirati più direttamente ed esclusivamente di quanto la Riforma non sia stata da Lutero e Calvino o la rivoluzione francese da Rousseau e Voltaire. In tale situazione non è possibile per alcun sociologo di una qualche levatura scrivere di Marx come qualcosa di trascurabile e da dimenticare. Gli errori di Marx li ho criticati a fondo non meno meticolosamente di altri ma, senza esitazione, ho sempre tenuto fermo il fatto che si trattava di un Costruttore di un’Epoca. La Lotta di Classe, inoltre, è concezione del tutto corretta nella fisica politica. Non si liquida dicendo che le linee di rottura non seguono linee di classe. Che sia lì la tensione di rottura e che essa si possa eliminare solo con l’abolizione della proprietà “”reale”” è cosa fuori questione, di ogni seria questione”” [George Bernard Shaw a Keynes, 30 novembre 1934] [(in) John M. Keynes, a cura di G. Ferrari Bravo, Corrispondenza politica, 1995] (pag 79-80) “”E’ [Keynes] un Proteo che se ne va sempre di fretta. “”Ho levato le tende e sono in marcia…”” scriverà una volta da Roma a Norman Davis. “”La mia mente”” scriverà alla moglie dopo l’infarto del 1937 che l’aveva temporaneamente inchiodato all’immobilità fisica, è terribilmente attiva (43). Nella produzione teorica si troverà talora ad essere anche “”senza fiato””, come confesserà al suo vecchio collaboratore nella divisione “”A”” durante la prima guerra mondiale, O.T. Falk, per “”aver corso più forte che potevo”” (44). Ma il gusto ricorrente di ‘disindottrinare’, di “”invertire il processo”” (45) non l’abbandonerà fino alla fine. Nella sua corsa era destinato ad apparire diverso ad occhi diversi. “”Non c’è indizio per l’uomo che sta dietro la maschera di Keynes”” (46). Chi, assistendo nel corso del primo conflitto mondiale “”con qualche rimpianto… ma non addolorato”” al collasso dell’ordine sociale esistente dichiarava alla madre che l’unica strada che gli si parava dinnanzi era quella “”…di essere allegramente bolscevico”” (47) era quello stesso “”economista volgare, ideologo della reazione imperialista”” descritto nella seconda edizione della grande enciclopedia sovietica e “”smascherato”” da Lenin nel 1920 come “”borghese confesso”” e “”filisteo inglese”” (48). In realtà Lenin ne aveva apprezzato il pamphlet sulle conseguenze economiche della pace, non ultimo per il “”suggerimento eccellente”” che vi vedeva contenuto di non ripagare i prestiti di guerra. Keynes, di rimando, attribuirà alla “”mente sottile”” di Lenin, inventandosela di sana pianta, una citazione ormai classica sul modo migliore di distruggere il sistema capitalistico (49). Né c’era in Trotzki per lui animosità e con il ministro sovietico degli affari esteri, Cicerin, Keynes, che due volte visiterà la Russia, legherà benissimo”” (pag 13-14) [dall’introduzione di Giuliano Ferrari Bravo, (in) John M. Keynes, a cura di G. Ferrari Bravo, Corrispondenza politica, 1995] [(43) Skydelsky in Hamouda and Smithin, cit., p. 158; (44) Keynes a Norma Davis, 18 aprile 1920; (45) Harrod, ‘John Maynard Keynes’, cit.., p. 181. Id., ‘La vita di J.M. Keynes, cit., p. 709; (46) Skidelsky, “”Some Aspects of Keynes the Man””, in Hamouda and Smithin, cit., p. 157; (47) Harrod, La vita di J.M. Keynes, cit., p. 265 (…); (48) C.B. Turner, An analysis of Soviet views on J.M. Keynes, Durham, 1969, pp. 77, 114 (…); (49) “”..To debauch the currency…””, Cfr. Moggridge, Maynard Keynes, 1992, cit. pp. 332-33. F.W. Fetter, “”Lenin, Keynes and Inflation””, in ‘Economica’, n.s., XLIV, February 1977]”,”ECOT-257″
“KEYNES John Maynard”,”La fine del laissez-faire e altri scritti.”,”KEYNES John Maynard “”Liberiamoci dai principi metafisici o generali sui quali, di tempo in tempo, si è basato il ‘laissez-faire’. Non è vero che gli individui posseggano una “”libertà naturale”” imposta sulle loro attività economiche. Non vi è alcun patto o contratto che conferisca diritti perpetui a coloro che posseggono o a coloro che acquistano. Il mondo non è governato dall’alto in modo che gli interessi privati e sociali coincidano sempre. Esso non è condotto quaggiù in modo che in pratica essi coincidano. Non è una deduzione corretta dai principi di economia che l’interesse egoistico illuminato operi sempre nell’interesse pubblico. Né è vero che l’interesso egoistico sia generalmente illuminato; più spesso gli individui che agiscono separatamente per promuovere i propri fini sono troppo ignoranti o troppo deboli persino per raggiungere questi. L’esperienza non mostra che gli individui, quando costituiscono un’unità sociale, siano sempre di vista meno acuta di quando agiscono separatamente””. (pag 37)”,”ECOT-258″
“KEYNES John Maynard, a cura di Alberto PASQUINELLI Silvia MARZETTI DALL’ASTE BRANDOLINI”,”Trattato sulla probabilità.”,” Legge dei grandi numeri. (pag 361-362)”,”SCIx-400″
“KEYNES John Maynard”,”La fine del ‘laissez-faire’ e altri scritti.”,”John Maynard Keynes (1883-1946) ha segnato profondamente gli sviluppi del pensiero economico del Novecento, esercitando anche una durevole influenza sulla politica economica con le sue molteplici attività pubbliche oltre che con un’opera teorica che culmina nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”ECOT-099-FL”
“KEYNES John Maynard”,”Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”19 “”(..) questo può essere il modo più sensato di liberarsi progressivamente di molte fra le caratteristiche più discutibili del capitalismo”” (pag 355) ‘Il messaggio fondamentale della ‘Teoria generale’ è dunque che l’incertezza, per i suoi effetti sulle decisioni di investimento e per quelle relative alla domanda di moneta, invece che di prodotti o di titoli, provoca l’instabilità del sistema economico. Al suo interno non operano forze capaci di spingere la domanda effettiva verso il livello compatibile con la piena occupazione. Al contrario, il sistema può restare intrappolato in un ‘equilibrio di sotto-occupazione’ per un lungo tempo, in attesa che intervenga qualche evento a rovesciare le aspettative pessimistiche. Ben difficilmente esse potrebbero migliorare come conseguenza di forti riduzioni dei salari e dei prezzi (cap. 19). La deflazione non servirebbe perciò a favorire la ripresa, come l’esperienza appena vissuta aveva ampiamente dimostrato. Allo scopo potrebbe invece servire l’intervento dello Stato a sostegno della domanda (49). Keynes però si è ben guardato dal sostenere che gli aumenti della domanda globale abbiano soltanto effetti positivi sull’occupazione e sulla produzione reale fino a quando non si sia raggiunto il limite della piena occupazione, e provochino invece aumenti dei prezzi solo dopo che tale limite sia stato superato. Affermazioni del genere si trovano tuttavia nelle volgarizzazioni piuttosto inaccurate del pensiero keynesiano, oltre che in alcuni manuali di larga diffusione. Keynes infatti non concepiva la piena occupazione come un limite che si può raggiungere, senza tensioni inflazionistiche, aumentando sufficientemente la spesa pubblica e privata. Ostacoli alla crescita dell’occupazione e della produzione entrano in azione ben prima di arrivare a sbattere contro il limite, si avvertono infatti, con intensità vieppiù crescente, all’interno di una ‘zona’ che può chiamare di piena occupazione. Successivi aumenti della domanda globale provocano allora incrementi sempre più contenuti della produzione e di occupazione e tensioni sempre maggiori sui prezzi (cap. 21). L’attuazione di politiche espansive, monetarie, fiscali e della spesa pubblica, al fine di stimolare la domanda non è quindi per Keynes la panacea di tutti i mali. Non è una ricetta semplice, priva di controindicazioni, utilizzabile per spingere verso zero il tasso di disoccupazione. Può essere efficace, soprattutto se mirata al sostegno degli investimenti pubblici e privati, per far ripartire un sistema bloccato in condizioni di grave depressione. Ma va utilizzata oculatamente, evitando di spingerla oltre il dovuto per non rischiare di essere costretti a ritornare velocemente sui propri passi, con conseguenze ancora più dannose per l’occupazione e per le possibilità di ripresa. Come si vede, siamo ben lontani dallo stereotipo secondo cui Keynes avrebbe sostenuto, come affermano i suoi denigratori, che bastasse aumentare la spesa pubblica per far funzionare bene il sistema economico”” [Terenzio Cozzi, Introduzione] (pag 36-37-38)”,”ECOT-342″
“KEYNES John Maynard”,”Esortazioni e profezie.”,”John Maynard Keynes (1883-1946) ha segnato profondamente gli sviluppi del pensiero economico del Novecento, esercitando anche una durevole influenza sulla politica economica con le sue molteplici attività pubbliche oltre che con un’opera teorica che culmina nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”ECOT-139-FL”
“KEYNES John Maynard”,”The General Theory of Employment Interest and Money. Vol. VII.”,”John Maynard Keynes (1883-1946) ha segnato profondamente gli sviluppi del pensiero economico del Novecento, esercitando anche una durevole influenza sulla politica economica con le sue molteplici attività pubbliche oltre che con un’opera teorica che culmina nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta. General Introduction, Editorial Introduction, Preface, Preface to the German Edition, Preface to the Japanese Edition, Preface to the French Edition, Introduction, Appendix, Notes, Index,”,”ECOT-141-FL”
“KHADER Bichara EL KADI Galila FARGUES Philippe ROUADJIA Ahmed SAMBA Musa SIGNOLES Pierre TROIN Jean-François BEYHUM Nabil BENNANI-CHRAÏBI Mounia CHARMES Jacques CARRÉ Olivier ESCALLIER Robert LÓPEZ GARCÍA Bernabé MARTIN-MUÑOZ Gema SANTUCCI Jean-Claude”,”Città e società nel mondo arabo contemporaneo. Dinamiche urbane e cambiamento sociale.”,”Bichara Khader, docente di Scienze politiche ed economiche, è direttore del CERMAC (Centre d’Etude et de Recherche sur le Monde Arabe Contemporain) presso il Département d’Etudes des Pays en Développement de l’Université Catholique di Louvain a Louvain La Neuve in Belgio. Galila El Kadi è ricercatore presso l’ORSTOM (Institut Français de Recherche Scientifique pour le Développement en Coopération) di Parigi. Philippe Fargues, demografo del mondo arabo e dell’area mediterranea, è attualmente direttore del Centre d’Etude et de Documentation Economique, Juridique et Sociale (CEDEJ) al Cairo in Egitto. Ahmed Rouadjia è ricercatore presso l’Università di Amiens in Francia. Musa Samha è docente di Demografia presso il Department of Population Studies della University of Jordan di Amman in Giordania. Pierre Signoles, docente di Geografia al Centre d’Etudes et de Recherches sur l’Urbanisation du Monde Arabe (URBAMA) presso la Faculté de Droit, d’Economie et de Sciences Sociales dell’Università di Tours in Francia. Jean-François Troin è docente di Cartografia URBAMA Università di Tours in Francia. Nabil Beyhum è docente di Sociologia urbana a l’Ecole d’Architecture di Paris-la-Seine e direttore del Urban Research Institute di Beirut in Libano. Mounia Bennani-Chraïbi è ricercatore associato al CEDEJ del Cairo in Egitto. Jacques Charmes è responsabile del Département SUD (Société Urbanisation, Développement) dell’ORSTOM di Parigi. Olivier Carré è direttore di ricerca al Centre d’Etudes et de Recherches Internationales (CERI) della Fondation Nationale des Sciences Politiques, CNRS di Parigi. Robert Escallier è direttore del Centre de la Mediterranée Moderne et Contemporaine dell’Université de Nice-Sophia Antipolis in Francia. Bernabé López García è docente di Sociologia al Taller de Estudios Internacionales Mediterráneos del Centro Internacional Carlos V presso la Faculdad de Ciencias Económicas y Empresariales dell’Universidad Autónoma de Madrid in Spagna. Gema Martín-Muñoz è docente di Sociologia del Mondo Arabo alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Universidad Autónoma de Madrid in Spagna. Jean-Claude Santucci è docente di Scienze politiche persso l’Institut de Recherches et d’Etudes sur le Monde Arabe et Musulman (IREMAM) di Aix-en-Procence in Francia.”,”VIOx-132-FL”
“KHALDUN Ibn (KHALDOUN)”,”La Muqaddima. Le rationalisme d’Ibn Khaldoun. Extraits (Histoire, sociologie, politique, sciences, philosophie) choisis et classés avec avant-propos, notes et index par Georges Labica.”,”L’ espansione di una dinastia e la sua potenza sono in rapporto diretto con il numero di quelli che l’ hanno fondata ottenendo la vittoria. Vale lo stesso per la sua durata. La durata di tutte le cose che si generano dipende dalla forza della natura di questa cosa; ora la natura delle dinastie è fondata sullo spirito di corpo. Più questo spirito è forte, più la dinastia si distingue per il vigore della sua natura e per la sua durata. (pag 103) Ineluttabilità della decadenza degli imperi: La decadenza delle dinastie, essendo una cosa naturale, si produce allo stesso modo di tutti gli altri fenomeni, come, per esempio, l’ invecchiamento che colpisce la costituzione degli esseri viventi. L’ invecchiamento è una di quelle malattie croniche che è impossibile guarire o far sparire dato che è una cosa naturale, e tali cose non subiscono cambiamenti. Vari sovrani, di grande chiaroveggenza politica, si erano interessati agli accidenti e alla cause che avevano condotto alla decadenza dei loro imperi, e credendo alla possibilità di farle cessare, avevano tentato di guarire la dinastia e di ristabilire il temperamento normale; questa decadenza, secondo loro, era stata causata dall’ incapacità o la negligenza dei loro predecessori. Si sbagliavano però: gli accidenti che agiscono sono naturali alle dinastia e ciò che impedisce di porvi rimedio, sono le abitudini (che vengono introdotte). Ora, le abitudini sono una seconda natura (…)””. (pag 108) “”A volte, quando la dinastia è nel suo ultimo periodo di esistenza, può manifestare molta forza per far credere che la sua decadenza si sia arrestata; ma, ciò non è che l’ ultima e fuggitiva luce di una lampada che va spegnendosi. Anche una lampada che brucia, una volta che va spegnendosi, getta una luce furtiva, facendo credere al suo fuoco nel momento in cui esso spira.”” (pag 109) Ibn Khaldun (‘Abd al-Rahman), il più noto degli storici arabi (Tunisi 1332 – Il Cairo 1406). Al servizio degli Hafsidi, degli Abdalwadidi e dei Marinidi, fu in Egitto nel 1382, dove divenne gran cadì malikita. Nel 1401 s’incontrò a Damasco con Tamerlano (Timur). Oltre a un’autobiografia, compose il Kitab al- ‘Ibar, storia degli Arabi prima dell’Islam e degli imperi musulmani. L’opera è preceduta da una prefazione, I Prolegomeni (Al-Muqaddima), scritta tra il 1374 e il 1378, in cui egli discute il valore delle fonti ed esamina le leggi storiche dello sviluppo e della caduta degli imperi. Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”VIOx-097″
“KHALIDI Omar”,”Muslims in Indian Economy.”,”KHALIDI Omar è uno studioso indipendente e membro di uno staff presso il MIT, Cambridge, Mass. E’ anche autore di un libro sulla violenza etnica ed un altro sull’ India musulmana. “”In 1881, Hindi was introduced as the language of the judiciary. The Bihar administration also prohibited the use of Persian script in legal transaction. Police officers and other administrative personnel were warned that if they could not read and write Devanagari script, they would be replaced. These measures affected Muslims, who made a high proportion of the scribes and lawyers””. Evidently Muslims were quite well represented in the provincial judiciary, despite these measures, unlike neighboring Bengal. Outside British India, Bihari Muslim educated classes had the option of seeking employment in distant Hyderabad, the southern stronghold of Islamic culture, which many did. Despite the lack of education among the poor Muslims, within the community those who did go to schools made a good 13 percent of the total pupils in the years 1927-32, whereas the Mihar Muslim population at that time was 10.9 percent””. (pag 127)”,”INDE-002″
“KHANNA Parag”,”I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo.”,”P. KHANNA ha visitato le aree più critiche del pianeta. E’ nato in India e ha vissuto negli Emirati Arabi Uniti, USA, Germania. Sta svolgendo un Ph.D. alla LSE.”,”RAIx-260″
“KHAVAND Fereydoun A.”,”Le nouvel ordre commercial mondial. Du Gatt à l’ OMC.”,”KHAVAND Fereydoun A. è Maitre de conférences a Parigi V. Nel 1950 il PIL del Giappone era inferiore a quello del Messico, oggi (1995) rivaleggia con quello dei paesi industriali più ricchi. (pag 75) “”Le Japon est incontestablement le plus grand bénéficiaire des rounds successifs qui, depuis la Seconde Guerre mondiale, ont permis l’ouverture des marchés. En effet, dès son adhésion au GATT en 1955, Tokyo a utilisé pleinement toutes les possibilités du système commercial en vue d’accéder aux immenses marchés américain et européen. Depuis 1960, le Japon a réalisé plus de 30% de sa croissance grâce aux effets dynamisants de ses échanges internationaux. Mais le succès du Japon est d’une exubérance qui effarouche ses rivaux et place sa diplomatie commerciale dans une position très inconfortable. En 1993, les excédents des comptes courants du Japon vis-à-vis des Etats-Unis et de l’Union européenne ont atteint respectivement 50.8 milliards et 29.5 milliards de dollars. Une véritable “”bombe à retardement”” dans les relations au sein de la Triade!”” (pag 75)”,”ECOI-237″
“KIDRON Michael”,”Il capitalismo occidentale del dopoguerra.”,”KIDRON M. inglese di nazionalità, è nato a Cape Town (Sud Africa) nel 1930. Ha pubblicato il volume ‘Foreign investments in India’ (OUP, 1965).”,”ECOI-013″
“KIDRON Michael”,”Il capitalismo occidentale del dopoguerra.”,”Michael Kidron, inglese di nazionalità, è nato a Cape Town (Sud Africa) nel 1930. Ha pubblicato un volume intitolato Foreign Investments in India (Oxford University Press, 1965) e sta attualmente compiendo ricerche presso l’Università di Hull.”,”ECOI-169-FL”
“KIDRON Michael SEGAL Ronald”,”Atlante dei problemi del mondo d’oggi.”,”Dono di Mario Caprini”,”ASGx-070″
“KIERAN Dan, a cura”,”Cento lavori orrendi. Storie infernali dal mondo del lavoro.”,”Dan Kieran è uno dei maggiori esperti di lavori orrendi. Prima di diventare direttore della rivista ‘The Idler’ sbarcava il lunario con una miriade di occupazioni miservoli. Nel suo imbarazzande curriculum vitae vanta posizioni quali estirpatore di erbacce, sguattero, cameriere in una caserma, impiegato, magazziniere e ammazza tacchini.”,”CONx-286″
“KIERKEGAARD Sören, a cura di Bruno SEGRE”,”Diapsalmata da Aut-Aut.”,”Kierkegaard (Søren Aabye), filosofo e teologo danese (Copenaghen 1813-1855). Trascorse tutta la vita nella città natale, a parte alcuni soggiorni a Berlino, durante il più lungo dei quali (1841-1842) ascoltò le lezioni di Schelling, ormai giunto alla fase cosiddetta “positiva” della sua evoluzione filosofica. Dopo una giovinezza inquieta, caratterizzata dal tentativo di realizzare quella che egli chiamò la “vita estetica”, cioè l’esistenza impegnata a cogliere l’attimo sempre nuovo e a godere sapientemente della piacevole varietà delle occasioni, Kierkegaard fu spinto dalla morte del padre (1838) a scegliere un tipo di vita più responsabile e ordinato (la “vita etica”). Si laureò in teologia (1840) con la dissertazione Sul concetto di ironia con particolare riguardo a Socrate e si fidanzò nello stesso anno con Regina Olsen. Ma non divenne né un pastore, secondo le speranze paterne, né un tranquillo e metodico padre di famiglia. Il fidanzamento fu presto rotto e in Aut-Aut(1843), al di là della vita estetica e di quella etica, di cui è sottolineata l’insufficienza, viene proposta la scelta religiosa, come incertezza angosciosa e sublime vissuta nel rapporto contraddittorio del singolo con Dio. L’ultima parte della vita di Kierkegaard fu occupata prevalentemente dalla polemica contro la Chiesa danese e i suoi capi, troppo arrendevoli, accomodanti e “ragionevoli” e troppo dimentichi perciò del carattere “scandaloso” del messaggio cristiano. Dopo aver pubblicato dieci numeri della rivista Oejeblikket (Il Momento, il decimo uscì postumo), nei quali il processo al protestantesimo mondano e “liberale” è condotto con grande virulenza, Kierkegaard morì, in qualche misura pacificato dal convincimento di aver compiuto la sua missione di risvegliatore della coscienza cristiana assopita. La filosofia di Kierkegaard è considerata come il punto d’origine del cosiddetto esistenzialismo La cultura filosofica europea del XX sec., quando per la forza stessa delle cose dovette rifiutare l’ottimismo positivistico e la fede idealistica nella garantita positività della storia, scoprì il sapore “aspro e forte” del pensiero di Kierkegaard e ne fu affascinata. Si ebbe così la rinascita kierkegaardiana, il ritrovamento di un tesoro speculativo quasi ignorato dai contemporanei e dalle generazioni immediatamente successive. La tematica proposta da Kierkegaard è variamente presente in Heidegger, in Jaspers, nel teologo K. Barth, in Sartre. Essa comprende alla sua base alcuni concetti-chiave: l’esistenza come singolarità, con la connessa polemica contro la filosofia hegeliana, che scioglie il singolo nel genere e quindi si illude di conciliare in una dialettica accomodante i paradossi e le contraddizioni dell’esistenza; la filosofia come riflessione soggettiva, cioè come esperienza vissuta dal singolo di un processo drammatico di autochiarificazione; l’esistenza come possibilità, vale a dire come rischio (reale, e non solo pensato) del fallimento e dell’insignificanza totale, cioè del nulla; la funzione dell’angoscia di sentimento rivelatore di questa struttura dell’esistenza; la disperazione come manifestazione necessaria della finitudine dell’uomo e come condizione di un suo possibile rapporto con Dio; la paradossalità della scelta religiosa, parallela all’incomprensibile inserzione dell’eternità nel tempo, cioè alla venuta di Dio nel mondo. Opere principali, oltre ad Aut-Aut: Il diario del seduttore, pubblicato nel 1843 come parte di Aut-Aut, Timore e tremore (1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), Il concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita(1845), Postilla alle “Briciole filosofiche” (1846), La malattia mortale (1849), La scuola del cristianesimo(1850). (RIZ)”,”FILx-253″
“KIERKEGAARD Soren, a cura di Dario BORSO”,”Sul concetto di ironia in riferimento costante a Socrate.”,”KIERKEGAARD S. “”Hegel rappresenta manifestamente un punto di svolta nell’interpretazione di Socrate”” (pag 224) “”(…) diventa necessario dire qualcosa sull’insegnamento di Socrate. Che secondo Hegel l’insegnamento di Socrate sia stato negativo, che abbia avuto il negativo a suo scopo, che mirasse a far vacillare e non a consolidare, che il negativo in Socrate non sia immanente a una positività ma fine a se stesso, lo si ricava già dalle singole affermazioni sparse più sopra brevemente citate, come anche da una quantità di osservazioni presenti nel capitolo dedicato specificamente a Socrate; ma la cosa si fa ancor più chiara da come Hegel parla dell’interpretazione di Socrate fornita da Aristofane. A p. 85 osserva che è Aristofane ad aver colto il lato negativo della filosofia socratica, per cui tutto il sussistente scompare nell’universale indeterminato. Dice che non gli verrebbe mai da giustificare Aristofane, o anche solo da scusarlo. A p. 89: “”L’esagerazione, che si potrebbe apporre ad Aristofane, sta nell’avere spinto questa dialettica all’estrema asprezza della conseguenza; ma non può dirsi che questo modo di rappresentar Socrate sia ingiusto. Anzi si deve perfino ammirare la profondità di Aristofane nell’avere scorto il lato negativo della dialettica socratica e nell’averlo ritratto – certo alla sua maniera – con pennello così sicuro (…). L’universalità socratica ha il lato negativo di togliere la verità (leggi), com’è data nella coscienza ingenua; – tale coscienza diviene così la libertà pura sopra il contenuto determinato che le valeva come in sé””. Che il suo insegnamento fosse negativo, Hegel esprime anche in un altro modo, quando osserva che la filosofia di Socrate non è propriamente una filosofia speculativa, ma “”un agire individuale”” (p. 53). Per sviluppare tale agire individuale, moralizzava, ma non “”in sermoni, in ammonimenti, in ammaestramenti, o facendo della melanconica morale, ecc.”” (p. 58), tutte cose che stonano con l’urbanità greca. Questo moralizzare invece si esprimeva portando ciascuno a riflettere sui propri doveri. Giovani e vecchi, calzolai, fabbri ferrai, sofisti, politici, cittadini di qualsiasi tipo; entrava negli interessi di tutti, non importa se domestici (educazione dei figli) o relativi al sapere, e orientava il pensiero loro dal caso determinato all’universale, al vero e al bello validi in sé e per sé (p. 59)”” (pag 229-230)”,”FILx-463″
“KIERKEGAARD Sören, a cura di Cornelio FABRO”,”Esercizio del cristianesimo.”,”Biografia Il pensiero e la colpa (https://biografieonline.it/biografia-kierkegaard) Il filosofo danese, considerato il padre dell’esistenzialismo, Søren Aabye Kierkegaard nasce a Copenaghen il giorno 5 maggio 1813. Il padre Michael Pedersen è un ricco commerciante che non aveva avuto figli dalla prima moglie; la seconda moglie, Ane Lund, concepisce invece sette figli, dei quali Soren è l’ultimo. Il giovane viene indirizzato verso l’esperienza della comunità religiosa pietista (forma di religiosità protestante sorta in polemica con il luteranesimo istituzionale per opera di Philipp Jacob Spene): l’educazione è severa, improntata al pessimismo ed al sentimento del peccato, e caratterizzata da una valutazione negativa della cristianità protestantica ufficiale della Danimarca del tempo. Cinque dei suoi fratelli muoino quando il futuro filosofo è solo ventenne. La tragedia dei fratelli e l’educazione ricevuta faranno di Kierkegaard un uomo triste e votato all’introspezione, nonché ai facili e penosi sensi di colpa. Sarà inoltre sempre cagionevole di salute. Kierkegaard inizia nel 1830 gli studi universitari di teologia, laureandosi dopo undici anni. La prospettiva, poi non realizzata, era quella di diventare pastore protestante. Durante il periodo universitario partecipa a un movimento religioso e riformistico, professando idee social-cristiane: nel giovane Kierkegaard vi è più la preoccupazione di una riforma ecclesiale pietistica che abbia un riflesso anche nei rapporti sociali della società civile, che non la preoccupazione di sviluppare una ricerca teologica autonoma. In questi anni ha modo di ricoprire il ruolo di presidente della lega degli studenti, attaccando soprattutto le idee liberal-borghesi di rinnovamento democratico. La sua posizione non era molto dissimile da quella dell’ultimo Schelling, che si illudeva di poter superare l’hegelismo accentuando l’importanza della religione. Nella sua tesi di laurea del 1841, “”Sul concetto dell’ironia in costante riferimento a Socrate”” (poi pubblicata), Kierkegaard prende posizione contro il romanticismo estetico, evasivo, estraniato, dei fratelli Schlegel, di Tieck e Solger, mettendosi dalla parte di Hegel. L’ironia romantica è per Kierkegaard fonte di isolamento. Contro i romantici tedeschi e danesi, egli oppone Goethe e Shakespeare, dove l’ironia è solo un “”momento””, non una condizione di vita. Nel 1840, dopo aver sostenuto un esame di teologia che lo abilitava alla carriera ecclesiastica, aveva compiuto un viaggio nello Jutland per rimettersi da una grave forma di esaurimento nervoso; decide improvvisamente di fidanzarsi con la diciottenne Regina Olsen, ma dopo poco circa un anno rompe il fidanzamento. Regina era pronta a tutto pur di sposarlo, ma Kierkegaard fa il possibile per apparire disgustoso, in modo che cada su di lui la colpa della rottura del fidanzamento, che gli procurerà poi un grosso rimpianto per il resto della vita. Subito dopo aver rotto con Regina compie un viaggio a Berlino per ascoltare le lezioni di Schelling, ma ne rimane profondamente deluso. Nel marzo del 1842 torna a Copenaghen e dà inizio a quella che sarà una vasta produzione letteraria. Kierkegaard possiede un temperamento scontroso, poco socievole, e conduce un’esistenza appartata. Gli unici fatti rilevanti della sua vita sono gli attacchi mossi dal giornale satirico “”Il corsaro”” (Kierkegaard appare più volte ritratto in caricature maligne), e la polemica contro l’opportunismo e il conformismo religioso che Kierkegaard avrebbe condotto nell’ultimo anno della sua vita, in una serie di articoli pubblicati nel periodico “”Il momento””: Kierkegaard accusava la Chiesa danese di essere mondana e di aver tradito gli insegnamenti originari di Cristo. Nel 1843 Kierkegaard pubblica “”Enten-Eller””, la sua opera più significativa che fu anche quella che gli darà maggior successo. Enten-Eller è diviso in due parti e contiene la sintesi del pensiero estetico, religioso e fenomenologico del giovane Kierkegaard. Vi sono inclusi il “”Diario del seduttore”” (scritto per respingere Regina), i “”Diapsalmata”” (una serie di aforismi autobiografici), “”Il riflesso del tragico antico nel tragico moderno””, in cui Kierkegaard contesta il valore dell’associazionismo della sua epoca, anteponendogli quello dell’individualità isolata, tormentata, che si sacrifica per il bene dell’ideale. Vi è anche “”Don Giovanni””, seduttore leggendario (gaudente esteta, cavaliere spagnolo prototipo del libertino, immortalato nell’omonima opera di Mozart), e il testo che in lingua italiana è stato tradotto con “”Aut-Aut””, ma che in realtà è la lunghissima Lettera dell’assessore Gugliemo, il testo più importante di Enten-Eller. Questa Lettera, pur apparendo nella seconda parte del volume, è stata scritta per prima, ed essa, nel suo rifiuto della vita estetico-romantica, è quella che meglio si ricollega alla tesi di laurea. Nonostante il successo editoriale dell’opera, risultano del tutto vani i tentativi di coinvolgerlo in una collaborazione culturale, filosofica (in riferimento soprattutto all’estetica), da parte dei vari circoli, club e riviste di Copenaghen. Di fatto con la pubblicazione di quest’opera Kierkegaard esce dal mondo della cultura e dell’impegno sociale rifiutando per sempre anche la carriera ecclesiastica. Pubblica poi “”Timore e tremore””, un saggio sulla figura di Abramo con cui antepone al dubbio della filosofia moderna (cartesiana) la fede angosciata nell’Assoluto di un uomo (biblico) che non può mettersi in comunicazione con nessuno, sapendo di non poter essere capito. Kierkegaard si serve di Abramo per giustificare la sua nuova posizione sociale: l’individualismo religioso. Come Abramo, che esteriormente appariva un assassino, mentre interiormente era un uomo di fede, così Kierkegaard sa di apparire alla cittadinanza come una persona stravagante, anomala, inaffidabile. Nel 1844 esce “”Il concetto dell’angoscia””: Kierkegaard ne aveva già parlato trattando le figure di Antigone, Agamennone, Jefte e soprattutto Abramo. L’opera serve a Kierkegaard per dimostrare che l’angoscia conseguente alla rottura con il mondo sociale è uno stato d’animo inevitabile, come fu in un certo senso inevitabile il peccato originale per Adamo. Nello stesso anno pubblica “”Briciole di filosofia”” in cui traduce sul piano filosofico le riflessioni maturate sui piani psicologico e religioso. Kierkegaard rifiuta il concetto di “”divenire storico”” in quanto la storia ha tradito Cristo. Con questo saggio prosegue la critica, iniziata con “”Timore e tremore””, dell’ufficialità protestantica della Chiesa danese, anche se questa polemica per il momento passa attraverso la critica dell’hegelismo. Kierkegaard non accetta di definirsi “”filosofo””: anche quando scrive di filosofia preferisce definirsi come “”scrittore religioso”” o “”edificante””. Alle Briciole seguirà nel 1846 la monumentale “”Postilla conclusiva non scientifica””. A partire da questo volume (che secondo Kierkegaard doveva essere un’antitesi alla Logica di Hegel), Kierkegaard si lamenta di non avere più un interlocutore. Riuscirà a vendere solo 50 copie della Postilla, ma l’intenzione di Kierkegaard era proprio quella di concludere la sua attività di scrittore. Viende indotto a terminare l’attività anche dalla polemica con la rivista “”Il corsaro””, che lo avrebbe prese in giro per diversi mesi, facendo colpo sul pubblico. Il giornale sarà poi chiuso dal governo e il direttore espulso dal paese per “”indegnità morale””. Ad ogni modo nella Postilla il disprezzo per la socialità raggiunge forme di particolare conservatorismo filo-monarchico, dalla quali appare chiaro quanto Kierkegaard tema le idee liberali, democratiche e socialiste. In estrema sintesi il pensiero del filosofo danese identifica tre fondamentali stadi nel cammino della vita: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso. Dopo un’intera vita passata quasi esclusivamente nella sua città, Soren Kierkegaard muore il giorno 11 novembre 1855, colto da una paralisi. Bibliografia essenziale: – Sul concetto di ironia in costante riferimento a Socrate (1841) – Enten-Eller (1843) – Timore e tremore (1843) – La ripresa (1843) – Briciole di filosofia (1844) – II concetto dell’angoscia (1844) – Postilla conclusiva non scientifica (1846) – La malattia mortale (1849) – Scuola di Cristianesimo (1850) – L’istante (1855)”,”RELP-016-FF”
“KIERNAN Victor G.”,”Eserciti e imperi. La dimensione militare dell’ imperialismo europeo, 1815-1960.”,”KIERNAN Victor G., uno dei maggiori storici inglesi, ha insegnato al dipartimento di Storia dell’ Universitàdi Edimburgo,dopo aver vissuto vari anni in India come insegnante e scrittore. Tra le sue opere: ‘The Lords of Human Kind’ (1969) e ‘Marxism and imperialism’ (1974) Psicologia sociale, mentalità francesi. “”A Parigi la figlia di Marx, Laura Lafargue, fu colpita dalle reazioni a uno scacco in Indocina, all’impatto emotivo che sui Francesi aveva qualsiasi cattiva notizia di carattere militare, tanto sugli operai quanto sugli altri. “”Il fatto””, scriveva Engels, “”che poche centinaia di Francesi siano caduti sui campi di battaglia ogni volta li fa uscire di senno””. (pag 234) (F. Engels, Paul e Laura Lafargue, Corrispondence, Vol I, Moskwa, 1959, pag 280)”,”EURx-212″
“KIERNAN Victor G.”,”Storia del tabacco. L’ uso, il gusto, il consumo nell’ Europa moderna.”,”KIERNAN Victor G. uno degli storici inglesi più noti, è professore emerito all’ Università di Edimburgo. Ha scritto pure ‘Il duello’ (1991) e ‘Eserciti e imperi. La dimensione militare dell’ imperialismo europeo, 1815-1960′ (1985). Fumo e lotta operaia. “”Gran parte degli espedienti grazie ai quali la razza umana è riuscita a resistere su un (legittimamente) inospitale pianeta sono stati sgradevoli, tediosi o dannosi. La rivoluzione industriale, al di là di ogni altro effetto, ha reso il lavoro di gran lunga più costrittivo e noioso, e i datori di lavoro più dispotici. Senza il conforto del tabacco, e del suo troppo fedele compagno alcol, c’è da chiedersi se gli esseri umani avrebbero saputo accettare di sottomettersi a tale servitù, e resistervi relativamente a lungo. “”Il tabacco””, scrive un severo critico economista, “”è largamente consumato in modo indiscriminato da operai maschi e femmine; quotidianamente vediamo centinaia di uomini e donne che inalano il fumo di questa straordinaria pianta, attraverso piccole annerite pipe (P. Gaskell). Ma, bassi salari e tasse di guerra fanno di questo ambìto tranquillante un bene difficilmente raggiungibile. Talvolta l’ effetto richiesto è invece stimolante, capace di infondere nei lavoratori quel minimo di energia e coraggio da far nascere in loro idee di resistenza; virtù che anche i simpatizzanti della nicotina non riescono a perdonarle. Un passaggio della ‘Mary Barton’ di Elizabeth Gaskell, pubblicato nel 1848, descrive un raduno di sindacalisti di Manchester in occasione di un comizio del loro delegato londinese. Prima di iniziare il delegato “”s’informò se i gentiluomini presenti avrebbero gradito che fossero fatti circolare pipe e liquori, aggiungendo che avrebbe continuato a sostenere (…). Quella povera gente (…) ringalluzzita dalla proposta (…). Tabacco e alcol affievoliscono i morsi della fame, e fanno dimenticare i miseri alloggi, il desolato futuro””.”” (pag 126)”,”STOS-133″
“KIERNAN V.G.”,”Marxism and Imperialism.”,”Libro dedicatoa John Saville Contiene i capitoli: – 1. The Marxist theory of Imperialism and its historical formation – 5. Marx and India – 6. Marx, Engels and Indian Mutiny “”Writing in 1914 on the verge of the war which he tried to believe was not coming, H.N. Brailsford in ‘The War of Steel and Gold’ paid tribute to both Hobson and Angell; he dissented from the latter on the colonial issue, agreeing rather with Angell’s Marxist critic Kautsky (17). He was acutely aware of the international anarchy that socialists were complaining of. “”Europe is in perpetual flux, and peace is preserved only by a constant readjustment of the strains and tensions which hold it together”” (18). He had no doubt that economic appetites were at the bottom of the malady; and like Hobson he held that imperialism benefited only a minority though he extended this from sectional interests to the plutocracy as a whole. “”Regarded as a national undertaking Imperialism does not pay. Regarded as a means of assuring unearned income to the governing class, it emphatically does pay”” (19). Like Hobson too he singled out excessive investment of capital overseas as the root of the mischief, and proposed the same cure. “”Raise wages, raise with them the standard of comfort, and this restless capital need no longer wander abroad”” (20). Marx and Engels were deeply interested in some aspects of imperialism, mainly in Ireland and in India. It cannot be said that they arrived at anything like a systematic view of imperialism, or that such a view can be derived in any straightforward way from Marx’s dissection of capitalism. In their later years they felt with regret that capitalism was gaining a new lease of life by spreading outward over the world. But Marx died in 1883 when the scramble for colonies was only reaching its climax, and Engels in 1895 before its consequences were fully unfolded; and many of their ideas were left buried in heaps of old articles and letters. They may be said to have left a loophole for an indulgent attitude to colonialism, because in their eyes, although colonial rule was bad the old feudal stagnation it broke into was worse still. A rude, painful jerking awake of the other continents by European technology might indeed be called their version of the ‘civilising mission’ that Europe credited itself with”” [V.G. Kiernan, ‘Marxism and Imperialism’, London, 1974] [(17) H.N. Brailsford, ‘The War of Steel and Gold’, London, 1914, p. 164; (18) Ibid., p. 22; (19) Ibid., p.78; (20) H.N. Brailsford, op. cit., p. 81] (pag 5-6) Kiernan sul presunto ‘atteggiamento indulgente di Marx ed Engels nei confronti del colonialismo’”,”TEOC-707″
“KIERNAN V.G.”,”India and Labour Party.”,”Citato libro di Georges Fischer ‘Le Parti travailliste et la decolonisation de l’Inde’, Maspero.”,”UKIx-132″
“KIERNAN Victor”,”Twenty Years of Europe. The Engels-Lafargue Correspondence, 1868-1888.”,”L’autore ha studiato il volume 1 della Corrispondenza tra Engels e Laura Marx – Paul Lafargue, FLPH, Mosca, 1959, con alcuni materiali supplementari attinti dal volume 3. V.G. Kiernan, nato nel 1913 nei dintorni di Manchester, studiò alla Manchester Grammar School. Nel 1931 i suoi risultati scolastici lo conducono a Cambridge, dove nel 1934 si unisce al Partito comunista a cui rimane legato fino al 1959, sebbene con frequenti disaccordi. Nel 1937 ottiene una Fellowship al Trinity College, con una tesi sulle relazioni anglo-cinesi. Questo lavoro lo conduce allo studioso Ch’u Ta-kao, di cui fa una traduzione di ‘Fifty Chinese Lyrics’ con una prefazione del Prof. Arthur Quiller-Couch. Dopo alcuni anni in India, nel 1948 si trasferisce alla Edinburgh University come lettore in Storia moderna. Andrà in pensione nel 1977, come Professore Emerito, continuando a vivere in Scozia. Il suo primo libro si è occupato dell’imperialismo britannico in Cina.”,”MAES-192″
“KIERNAN Victor”,”Eight Tragedies of Shakespeare. A Marxist Study.”,”Victor Kiernan is Professor Emeritus of Modern History at the University of Edinburgh. His numerous books include Marxism and Imperialism, State and Society in Europe 1550-1650 and Poets, Politics and the People.”,”UKIx-011-FL”
“KIERNAN Victor G.”,”European Empires from Conquest to Collapse, 1815-1960.”,”KIERNAN V.G. Kiernan era nato nel 1913 e aveva studiato presso il Manchester Grammar School e il Trinity College di Cambridge dove rimase per un lavoro di ricerca sulla relazioni anglo-cinesi. Divenne Fellowship nel 1937. Ha passato sette anni in India insegnando e scrivendo. Tornato in Gran Bretagna è diventato Professore Emerito (Edinburgo). E’ stato uno dei più noti storici ‘marxisti’ e ha pubblicato un volume dal titolo ‘The Lords of Humand Kind’ (1969) e ‘Marxism and Imperialism’ (1974). “”In 1855 Marx wrote of the French peasantry as, since 1789, ‘the great supporters of war and war-like glory’, and linked this with rural over-population. Soldiering was a respectable occupation”” (pag 28)”,”QMIx-098-FSL”
“KIESER Giorgio”,”Il segreto della potenza russa. Le basi della resistenza sovietica.”,”Riguardo allo stato dei rapporti russo-tedeschi, in Germania c’era preoccupazione. Dopo il patto del 1939 e la spartizione della Polonia, il generale HAUSHOFER consigliere politico di HITLER, in una cronaca del 1940 pubblicata nella sua ‘Zeitschrift fur Geopolitik’ diceva: “”Ogni vittoria si esprime in fin dei conti in territori. I territori conquistati sono il premio della vittoria. Ma essi devono essere conquistati. L’ Unione sovietica si è assicurata sinora la parte del leone superando di molto la Germania ed il Giappone””. L’ ambasciatore inglese CRIPPS nel febbraio 1941 predisse l’ attacco tedesco all’ URSS: “”Hitler non aspetterà più a lungo perché egli sa quali grandi progressi fanno l’ industria e la difesa della Russia””. A proposito del primo conflitto mondiale e del crollo dell’ URSS: “”Il completo fallimento dei trasporti ebbe una influenza ancor più decisiva sul crollo economico della Russia durante la prima guerra mondiale”” aggiungendosi alla penuria di derrate alimentari nelle città che alimentò la protesta sociale.”,”RUST-077″
“KILLANIN Michael, lord, a cura; scritti di Luigi BARZINI jr J. Wilson BROADBENT Guy DELMAS J. Frederich ESSARY Michale KILLANIN Hubert RIPKA W.C.F. von RHEINBABEN”,”Quattro giorni. Storia di una crisi europea.”,”‘Vi è una cosa comune a tutti noi: la fratellanza della penna. Quella comprensione comune a tutti i giornalisti che, anche senza potersi parlare, poiché provengono da paesi diversi, si guardano in faccia e si riconoscono di una razza comune, a parte’ (M. Killanin, presentazione) 4 giornalisti due inglesi, un italiano e un tedesco raccontano le trattative e il clima politico e sociale nei propri paesi sulla corrente crisi politico diplomatica durante i quattro giorni cruciali del settembre 1938 “”Fu nella notte che il dramma precipitò verso il suo svolgimento. Il pubblico non ne conobbe le fasi angosciose e precipitate, e tuttavia quanta animazione regnò in quella notte così penosa al Ministero degli Affari Esteri. L’informazione con la quale era andato a letto, quella sera, il popolo francese, era la dichiarazione di un portavoce del Foreign Office che assicurava che se la Germania avesse attaccato la Cecoslovacchia , la Francia si sarebbe schierata al fianco di questa e l’Inghilterra e la Russia l’avrebbero certamente seguita. Ciò non ostante, Parigi e Londra, sentirono esaurirsi tutti i mezzi di conciliazione. Verso le due, tuttavia, si parlò di un ‘ultimatum’ mandato dalla Germania a Praga, ‘ultimatum’ che avrebbe dovuto terminare all’indomani alle ore 14 e che chiedeva l’evacuazione immediata da parte delle forze cecoslovacche dai territori tedesco-sudetici e dai luoghi fortificati. Quella notte, Chamberlain fece alle due una dichiarazione, e Bonnet si tenne in contatto con Praga. Egli impartì poi, verso le quattro, delle istruzioni al signor François-Poncet, ambasciatore di Francia a Berlino, perché sottoponesse al Cancelliere Hitler un progetto di occupazione progressiva delle regioni ch’egli rivendicava. Fu sempre durante quella notte, in cui tutte le possibilità di pace sembravano compromesse, che venne deciso di ricorrere alla mediazione di Mussolini. Si sa la parte importante che il Capo del Governo italiano ebbe in conseguenza di questa decisione. La sua parte deve essere stimata nel suo giusto valore, perché egli costituì un notevolissimo contributo agli sforzi disperati fatti dai dirigenti di Parigi e di Londra per allontanare la minaccia di una guerra atroce. (…) Il popolo francese non volle fare la guerra per una causa la cui giustizia non gli sembrava sufficientemente dimostrata, così com’ebbe poi a provare il rapporto Runciman. Ne considerò l’eventualità senza timore, ma, nel suo insieme, si sentiva di condannare coloro che avessero trascinato la Francia in un’avventura che non avrebbe dato vantaggio a nessuno, nemmeno ai cecoslovacchi, con l’eccezione forse degli estremisti dell’internazionale che sanno anche troppo bene come la guerra sia spesso messaggera della rivoluzione. (…) Furono i giornali del pomeriggio che (…) annunciarono la riunione di Monaco, lo svolgersi dei colloqui che nella mattinata avevano avuto luogo. Si venne così a sapere dell’abboccamento avutosi a Roma tra lord Perth e il conte Ciano; si venne a sapere il nuovo appello del presidente Roosevelt, nonché la notizia che il signor François-Poncet e Neville Henderson erano stati ricevuti da Adolph Hitler il quale li aveva incaricati di trasmettere al signor Daladier e Chamberlain l’invito di venire a discutere. L’angoscia diede luogo improvvisamente alla speranza dei cuori oppressi, perché, si diceva; «se c’è una conferenza, ci sarà certamente anche un accordo». E non ci si sbagliò”” (pag 150-153) [III. Parigi, di Guy Delmas]”,”RAIx-388″
“KILLEN John”,”Storia della Luftwaffe. L’ arma aerea tedesca dal 1915 al 1945. Volume primo.”,”Dunquerque fu un colpo duro per GOERING ma non una sorpresa per KESSERLING, che più cauto ed avveduto, aveva già previsto che la Luftwaffe se fosse stata impiegata come arma strategica risolutiva nei confronti di navi ed installazioni portuali avrebbe fatto fiasco… Nel cielo di Dunkerque per la prima volta l’ aviazione tedesca si dovette scontrare con quella inglese ed emersero i limiti della prima. Lo Spitfire si dimostrò degno avversario per il Messerschmitt 109. Dal 10 maggio in poi la Royal Air Force aveva perso un migliaio di apparecchi ma nello stesso periodo i tedeschi ne avevano perso il doppio. Adolf GALLAND disse che “”Dunkerque avrebbe dovuto servire da campanello di allarme per i capi della Luftwaffe””.”,”GERQ-042″
“KIM Yersu ALBAGLI Claude a cura”,”Corée du Sud. Le modèle & la crise.”,”ALBAGLI è Presidente dell’ Institut Cedimes. Y. KIM è segretario generale Commission Nationale Coréenne per l’ UNESCO, Seoul, Corea. “”L’ urbanizzazione in Corea si caratterizza per la rapidità e la forte concentrazione in uno spazio urbano ridotto. Questa caratteristica non si limita al solo caso della Corea. Winter (1969, 13) sostiene che lo sviluppo urbano negli Stati Uniti era ugualmente caratterizzato dalla sua urbanizzazione e da uno sviluppo rapido dei grandi centri urbani come pure delle regioni urbane. Però, la velocità e l’ ampiezza dell’ urbanizzazione in Corea ha superato quella di molti paesi in via di sviluppo.”” (pag 81)”,”ASIE-016″
“KIM Samuel S.”,”North Korean Foreign Relations in the Post-Cold War World.”,”SSI Strategic Studies Institute United States Army War College 47 Ashburn Drive, Carlisle, Pennsylvania 17013-5244 Samuel S. Kim is an adjunct professor of political science and senior research scholar at the Weatherhead East Asian Institute, Columbia University, New York. He previously taught at the Foreign Affairs Institute, Beijing, China, as a Fulbright professor (1985-86); and at the Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, Princeton University, New Jersey (1986-93). Dr. Kim is the author or editor of 22 books on East Asian international relations and world order studies, including his most recent publications, ‘The International Relations of Northeast Asia’ (editor; Rowman & Littlefield, 2004) and ‘The Two Koreas and the Great Powers (Cambridge University Press, 2006). He has published more than 150 articles in edited volumes and leading international relations journals.”,”ASIx-109″
“KIM Samuel S.”,”The Two Koreas and the Great Powers.”,”KIM Samuel S., Columbia University, è professore aggiunto di scienze politiche e senior research scholar al Weatherhead East Asian Institute, Columbia University. In passato ha insegnato al Foreign Affairs Institute di Pechino e alla Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, Princeton University. E’ autore di una ventina di libri. (vedi quarta copertina) “”One suggestion has been “”an international sponsored Marshall Plan for North Korea””. According to Georgy Bulychev (2005), such a program would need to avoid suspicions of being aimed at regime change – even by way of a “”velvet revolution”” – and should provide instead for the gradual transformation of the current political elite. As compared with collapsist predictions, the program should include multiple stages and be implemented over a period that could exceed ten or fifteen years”” (pag 357)”,”ASIx-110″
“KIMCHE Jon KIMKE David”,”Both Sides of the Hill. Britain and the Palestine War.”,”Altre opere degli autori: – Jon Kimche, Seven Fallen Pillars – Jon e David Kimche, The Secret Roads”,”VIOx-227″
“KIMCHE Jon”,”Il secondo risveglio arabo.”,”””Nel suo viaggio in Egitto, Kruscev era stato scortato da Hassanein Haikal, amico del presidente Nasser e direttore di “”Al Ahram’, il quale successivamente, il 29 maggio 1964, riferì dei colloqui avuti con il premier sovietico. Uno di questi, in particolare, appare, nei confronti della politica sovietico-egiziana, singolarmente illuminante. (…)”” (pag 261) Jon Kimche è nato in Svizzera a San Gallo ed è cittadino svizzero, sebbene abbia studiato e viva in Inghilterra. Durante la Seconda guerra mondiale fu corrispondente della Reuter, dell’ Observer e dell’ Evening Standard. Si trovava in Spagna al tempo della guerra civile, in Persia e nell’Iraq nel periodo dei disordini del dopoguerra e in Palestina durante la guerra del 1948. Da allora trascorse gran parte dell’anno in Medio Oriente. E’ autore di ‘Seven Fallen Pillars’ (una prima esposizione della storia del Medio Oriente) e coautore con il fratello David di ‘Both Sides of the Hill. Britain and the Palestine War’ generalmente riconosciuto come il più autorevole resoconto della guerra palestinese del 1948. E’ inoltre autore di due libri su problemi inerenti alla seconda guerra mondiale. Attualmente (1970) è direttore della rivista mensile ‘The New Middle East’. Alla stesura del ‘Secondo risveglio arabo’ ha collaborato per la ricerca e la redazione, Dan Gillon, un tempo membro dell’Harvard Center per gli Studi sul Medio riente e ora vicedirettore del ‘New Middle East’.”,”VIOx-001-FGB”
“KIMELDORF Howard”,”Battling for American Labor. Wobblies, Craft Workers, and the Making of the Union Movement.”,”KIMELDORF H. è professore di sociologia all’ Università del Michigan e autore di ‘Reds or Rackets? The Making of Radical and Conservative Unions on the Waterfront’ (1988). “”Sebbene le ideologie formali che guidavano gli IWW e la AFL fossero distinte seppure irrilevanti, i loro obiettivi sindacali immediati non lo erano. Nonostante l’ ampio fossato ideologico al vertice delle due organizzazioni, alla base il loro affiliati locali spesso si trovavano a portare avanti le stesse rivendicazioni””. (pag 154)”,”MUSx-153″
“KIN Cecilia”,”Pagine del passato.”,”Esperienze di lavoro e di vita di una scrittrice sovietica che visse nell’IT fascista degli anni 1930 con il marito Victor KIN , vittima dalle grande purga staliniana.”,”RUSS-044″
“KINDERSLEY Richard”,”The First Russian Revisionists. A Study of ‘Legal Marxism’ in Russia.”,”KINDERSLEY Richard Al centro dei temi trattati nel volume c’è la figura di P. Struve, in subordine Tugan-Baranovsky e Potresov. Il marxismo e la censura. Le falle della censura russa nei confronti di Marx e del ‘Capitale’ “”The attitude of the Censorship towards Marxism in particular shewed some signs of hardening. Marx himself had indeed early been recognized as dangerous, but this had not prevented the Censorship authorities from passing the first volume of ‘Capital’ on the grounds that it was an obscure and abstract treatise, without relevance to Russian conditions. Their attitude in the mid-eighties was precisely the same as it had been a dozen years earlier. When in 1884 the Minister of the Interior was authorized to ban books from issue in public libraries, Marx’s name was among those black-listed (3). Nevertheless, in December 1885, the St. Petersburg Censorship Committee passed ‘Capital’, Vol. ii, with the comment that it was a ‘serious piece of economic research… comprehensible only to specialists’ (4)”” [(3) See J.F. Baddeley, ‘Russia in the Eighties’ (London, 1921), p. 206, the full list included Bagehot, Huxley, Lassalle, Lecky, Louis Blanc, Marx, Mill, Elisé Réclus, Zola, Adam Smith’s ‘Wealth of Nations’ and ‘Theory of Moral Sentiments’, and the whole of Herbert Spencer. Not Engels? Not Darwin? Apparently not, though without access to the original decree it is impossible to be certain; (4) See ‘Karl Marks i tsarskaya tsenzura’, in ‘Krasny Arkhiv’, n. 56, p. 10. Volume ii of ‘Capital’ was added to the ‘index’ only in 1894. (Loc. cit.)] [Richard Kindersley, ‘The First Russian Revisionists. A Study of ‘Legal Marxism’ in Russia’, Oxford, 1962]”,”MRSx-059″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Storia delle crisi finanziarie.”,” KINDLEBERGER Charles P., professore emerito di economia del MIT è tra i più grandi economisti e storici dell’ economia viventi. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Economia internazionale’ (1969), ‘Potere e denaro. Lo sviluppo economico europeo e il mercato del lavoro’ (1969), ‘Storia della finanza nell’ Europa Occidentale’ (1987).”,”ECOI-060″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Leggi economiche e storia dell’ economia.”,”KINDLEBERGER Charles P. (New York, 1910) professore emerito al MIT Massachusetts Institute of Technology è autore di numerosi studi di storia di economia e finanza. Tradotte in italiano: ‘ Economia internazionale’ (1969), ‘La grande depressione nel mondo 1929-1939’ (1982), ‘Euforia e panico. Storia delle crisi finanziarie’ (1981) e ‘Storia della finanza nell’ Europa Occidentale’ (1987). Nella discussione intervengono Carlo DECUGIS Luigi PASINETTI Giacomo BECATTINI Carlo FILIPPINI Bruno JOSSA Angelo PORTA Pietro MANES Fabrizio ONIDA Francesco SILVA Giovanni BELLONE Giuliano MUSSATI. “”Il professor Kindleberger passò quindi ai commenti sollecitati dalla lezione, la seconda; sul modello di Lewis, ossia sulla legge ferrea dei salari. L’ obiezione del professor Jossa sembrava fondata sulla credenza di Karl Marx, secondo la quale prima del capitalismo non sarebbero esistite né disoccupazione, né sottoccupazione. Il professor Kindleberger non era certo se la proposizione andasse presa come una costruzione teorica o come un dato di fatto. Erano in molti a pensare che il quadro di Engels, del felice lavoratore che tesseva in casa, con i bambini che gli giocavano attorno mentre lavorava qualche ora al giorno, prima di essere costretto alla giornata da dodici a quattordici ore nella fabbrica, fosse insensato o romantico. Il professor Kindleberger ricordò che persino alcuni keynesiani avevano sostenuto che non ci fosse mai stata disoccupazione prima della prima guerra mondiale, perché prima della depressione del 1920-21 i salari erano comprimibili verso il basso; ma una conoscenza men che superficiale della storia avrebbe dissolto idee del genere come nebbia al sole.”” (pag 124-125)”,”ECOT-095″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Manias, Panics, and Crashes. A History of Financial Crises.”,”KINDLEBERGER Charles P. è Professore di Economics Emeritus al MIT ed è autore di molti lavori tra cui ‘Power and Money’ e ‘The World in Depression, 1929-1939′. “”Secondo un osservatore tedesco; “”l’ Inghilterra ha un monopolio di esportazione di capitali dal 1850. A quell’ epoca la Francia si mosse, soprattutto per gloria, impegnandosi nell’ esportazioni di capitale nel servizio di politica nazionale, nell’ espansione di interessi commerciali, e nell’ apertura di nuovi mercati.Questa visione riceve alcune conferme riguardo agli anni 1850. Scrivendo sul panico del 1857, Van Vleck nota: “”Proprio come la Francia fu il centro politico nevralgico dell’ Europa durante la prima metà del XIX secolo, così durante gli anni dal 1850 al 1857, fu il centro da cui le fluttuazioni nel ciclo economico si irradiarono””. (pag 190)”,”ECOI-165″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Desarrollo Económico.”,”””Differenze sistematiche di produttività per settori. Lo statistico francese J. Fourastiè, che si è interessato molto alla produttività, ha presentato un modello di sviluppo economico che combina le differenze sistematiche di produttività per settori con lo schema di elasticità-rendita della domanda, derivato dalla legge di Engel. Nella sua esposizione, le patate sono usate come esempio di bene primario, le biciclette, di secondario, e una camera di hotel come terziario. La produttività del lavoro nel primo caso si dice che sia aumentata da 100 nel 1800 a 130 nel 1950. (…) Per quanto riguarda le biciclette è stato necessario considerare come anno base il 1900, dato che il prodotto è relativamente nuovo: la produttività è aumentata da 100 nel 1900 a 700 nel 1950, e sta ancora aumentando. (…) Nell’ ultimo caso, l’ abitazione di hotel, la produttività si è mantenuta praticamente invariabile dal 1800 al 1950, per quanto la domanda abbia provocato un aumento del consumo da 100 nel 1800 a 10.000 nel 1950.”” (pag 192-193)”,”ECOI-192″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Storia della finanza nell’ Europa occidentale. (Tit.orig.: A Financial History of Western Europe)”,” “”Con l’ andar del tempo, gli italiani persero il loro ruolo centrale nel sistema bancario europeo. Non tutte le città italiane fiorirono e decaddero insieme. Firenze perse importanza nel decennio 1520-30, quando Francesco I sequestrò i beni fiorentini a Parigi, Lione e Bordeaux nel 1521, come rappresaglia per aver comunicato i suoi preparativi di guerra contro gli spagnoli delle Fiandre, e di nuovo quando non rispettò i propri impegni nei confronti dei banchieri fiorentini nel 1529, dopo che il riscatto dei suoi figli, a seguito del Trattato di Cambrai, gli lasciò troppo poco per pagare i debiti (Ehrenberg, 1896 (1928), pp 206-9). Genova divenne un punto centrale per il commercio e la moneta dopo il 1550, succedendo a Venezia, ma attorno al 1620 soccombette a sua volta all’ astro nascente di Amsterdam (Braudel, 1949 (1972), vol. 1, pp. 387-94). C’erano anche forti legami tra alcuni centri: Venezia (e la Lega Anseatica) con Bruges; Firenze con Lione (e Bruges); la Germania meridionale (e Genova) con Anversa””. (pag 64)”,”EURE-052″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”La grande depressione nel mondo, 1929-1939. (Tit.orig.: Die Weltwirtschaftskrise)”,”KINDLEBERGER Charles P. è professore di economia presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) dal 1948. Dal 1936 ad oggi (1993) ha ricoperto vari incarichi presso i più importanti organismi internazionali.”,”ECOI-201″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”La grande depressione nel mondo, 1929-1939. (Tit.orig.: Die Weltwirtschaftskrise)”,”KINDLEBERGER Charles P., economista noto in tutto il mondo, è professore di economia presso il Mit (Massachussetts Institute of Technology) dal 1948. Dal 1936 ad oggi ha ricoperto vari incarichi presso importanti organismi internazionali. “”Fu il crollo della borsa di New York che segnò l’ inizio della depressione. I prezzi canadesi erano andati crescendo a partire dal 1926, e solo in seguito decrebbero dai massimi raggiunti; essi si mossero sempre per ultimi. I mercati europei avevano per la maggior parte già imboccato la strada della discesa: la Germania nel 1927, il Regno Unito nel 1928, la Francia nel febbraio del 1929. Il mercato di Vienna, che aveva aperto la crisi del 1873, era stabile, in attesa del 1931. Il ruolo trainante fu svolto dalla borsa di New York; essa determinò effetti di portata mondiale, che non si esplicarono attraverso movimenti paralleli nei prezzi dei titoli di altri mercati. In quel periodo l’ ascesa della borsa di New York appariva spettacolare: l’indice industriale Dow-Jones andò da una punto minima di 191 all’ inizio del 1928 fino a 300 nel dicembre dello stesso anno e ad un massimo di 381 nel settembre del 1929; cioè, raddoppiò in due anni. Due forti cadute si erano verificate nel dicembre 1928 e nel marzo 1929, e furono queste che nell’ ottobre del 1929 portarono gli speculatori a cullarsi nell’ illusione che si trattasse solamente di un ulteriore aggiustamento del mercato. (…)””. (pag 89) La moratoria Hoover. 1931. L’ ipotesi di sospensione delle riparazioni. Il 5 giugno Hoover suggerì a Mellon una moratoria per la Germania, ma il segretario ribetté che si trattava di affari dell’ Europa. La stampa europea continuava ad accusare gli Stati Uniti di succhiare l’ oro dall’ Europa e di minarne i sistemi finanziari. Hoover “”sapeva che questo non era vero, che era solo un altro esempio dell’ abitudine europea di addossare agli Stati Uniti la responsabilità dei propri errori””; era pronto ad ammettere con un’ espressione usata due volte nelle sue memorie, che l’ oro ed il credito a breve termine si comportavano come “”un cannone dondolante sulla coperta del mondo in un’ era sballottata dalle tempeste””. La pressione sulla Germania ebbe inizio in maggio. (…) Giugno fu il mese più difficile. La Reichsbank perse 164 milioni di marchi in oro nei primi sei giorni, dopo di che le cose non fecero che peggiorare; ma il guaio era stato in parte voluto. (…)””. (pag 130-131) “”L’ attacco si sposta sulla sterlina. (…) Un effetto più scoraggiante per la situazione della sterlina sul mercato valutario fu quello del rapporto May, risultato del lavoro di una commissione insediatasi nel marzo 1931 sotto la guida di Sir George May allo scopo di fornire osservazioni riguardo alle proposte di bilancio del governo laburista””. (pag 136)”,”ECOI-202″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”I primi del mondo. L’ egemonia economica dalla Venezia del Quattrocento al Giappone di oggi.”,”Il ruolo della guerra sullo sviluppo economico. “”Ho già accennato alla teoria, secondo cui la sconfitta potrebbe essere stimolane e anche quella di Organzky e Kuglar, “”la teoria della Fenice””, sulla ripresa del paese che ha perso dopo dieci-quindici anni dalla sconfitta. Ma ci sono elementi a favore dell’ idea che vede nella guerra una “”serra””, un acceleratore della crescita o del declino; in quanto accelera l’ascesa delle economie in rapida crescita e il declino di quelle che stanno appassendo o comunque rallentando, indipendentemente dal ruolo di vincitori o vinti. Forse la teoria deriva sostanzialmente dall’ esperienza anglo-americana dopo la prima e la seconda guerra mondiale, che accelerarono sia la crescita degli Usa sia il relativo declino della Gran Bretagna. Ma gli esempi potrebbero essere tanti.”” (pag 52-53)”,”ECOI-209″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Economia internacional.”,” KINDLEBERGER Charles P. professore di economia nell’ Istituto di tecnologia del Massachusetts (Usa) (Mit) “”Se per esempio calano le esportazioni, come pure le importazioni, la diminuzione della spesa esterna in esportazioni viene compensata da un aumento della spesa interna in sostituzione delle importazioni. Questo esige un trasferimento dolce e senza frizioni di risorse interne dal settore dell’ esportazione a quello che compete all’ importazione. Supponendo che questo possa raggiungere non si stabilizzerà il reddito interno? Laursen e Metzler espressero la questione in termini della ripercussione delle variazioni della relazione reale di intercambio sulla spesa interna totale (…)””. (pag 301)”,”ECOI-216″
“KINDLEBERGER Charles”,”Histoire mondiale de la spéculation financière.”,”KINDLEBERGER C. è nato negli Stati UNiti, ed è uno dei maggiori storici economici contemporanei. Collaboratore di Keynes alla fine della guerra quando occorreva ricostruire il sistema finanziario internazionale mondiale ha contribuito allo studio e alla riflessione delle più grandi istituzioni. Professore al MIT per 33 anni e francofilo, ha scritto molte opere sulle crisi finanziari. “”On dit souvent des Etats-Unis que “”c’est le pays par excellence des paniques commerciales et financières”” sans doute à cause des ses banques “”sauvages””. Michel Chevalier dans les années 1830 oppose la modération française à la spéculation américaine (tout en reconnaissant toutefois que la spéculation stimule la construction de canaux, de chemins de fer, de routes, d’usine et favorise l’urbanisation). Il consacre toute sa ‘lettre d’Amérique’ n° 25 à la spéculation: “”Tout le monde spécule et l’on spécule sur tout. Les plus audacieuses entreprises n’effraient pas; toutes trouvent des souscripteurs. Du Maine à la Rivière Rouge, les Etats-Unis sont devenus une immense rue Quincampoix””. Il faut y voir là le résultat de la permissivité des institutions. Mais l’on peut également développer de nombreux arguments contradictoires pour expliquer les comportements spéculatifs dans d’autres pays (…). Morgenstern recens dix paniques en France, soit deux de plus qu’aux Etats-Unis ce qui n’est “”pas surprenant si l’on connaît l’instabilité politique en France”” (…)””. (pag 56-57)”,”ECOI-264″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Flussi internazionali di capitale. Marshall Lectures, 1985.”,”KINDLEBERGER Charles P., nato a New York nel 1910, è stato professore di economia al MIT. “”Per un importante centro finanziario prima della Seconda Guerra Mondiale una fuga pesante di capitali era costituita di 100 milioni di dollari al giorno; al culmine della crisi finanziaria del 1964, 1967, 1971, 1979, e così via una corrente di capitali sfavorevole poteva ridurre le riserve della banca centrale di parecchi miliardi di dollari in una sola seduta operativa sui cambi””. (pag 59) “”Milton Friedman nega la possibilità di una speculazione destabilizzatrice con l’argomento darwiniano che se gli speculatori dovessero comprare a un prezzo alto e vendere a un prezzo basso perderebbero denaro e sarebbero scacciati dall’attività economica. La teoria convenzionale però non si riferisce a tutti gli speculatori, ma ai professionisti che spingono i tassi in alto e vendono al punto massimo di ascesa, o li spingono in basso e coprono le loro vendite a breve al fondo del ribasso. Le persone alle quali essi vendono al punto più alto o dalle quali essi comprano al punto più basso perdono danaro. Costoro possono essere speculatori non informati e intempestivi. Spesso sono le banche centrali che cercano senza successo di stabilizzare i cambi.”” (pag 60)”,”ECOI-320″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Potere e denaro.”,”Kindleberger sulla concezione marxista dell’interesse nazionale. “”Secondo la tesi marxista l’interesse nazionale non è propriamente l’aggregazione, opportunamente ponderata, degli interessi dei diversi gruppi che concorrono a formare la società del paese in questione, bensì semplicemente l’interesse di una particolare classe dominante: quella dei capitalisti. L’interesse nazionale è una media ponderata solo nell’ipotesi che la classe dei capitalisti abbia peso uno e tutte le altre – e soprattutto la classe lavoratrice – peso zero. Nella sfera della politica interna lo stato è gestito da e per i capitalisti, i quali opprimono con la forza altri gruppi che potrebbero sfidare il loro predominio. Nella sfera della politica internazionale lo stato sostiene gli interessi del capitale, cercando di appoggiare i suoi sforzi volti a sfruttare mercati, risorse e lavoro stranieri e ricorrendo alla forza per reprimere ogni tentativo dei paesi sfruttati di conquistare l’indipendenza o di mutare i rapporti contrattuali da loro imposti. I marxisti ritengono che la linea di demarcazione tra gli interessi di classe dei capitalisti e quelli dei lavoratori valichi i confini nazionali, e prestano scarsa attenzione alla possibilità che, diciamo, gli interessi degli industriali canadesi siano in contrasto con quelli degli industriali Usa, o che l’United Automobile Workers, il sindacato dei lavoratori dell’industria automobilistica americana, possa considerare con preoccupazione un aumento delle importazioni di automobili straniere negli Stati Uniti, anche se ciò avrebbe come effetto un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori della Volkswagen e della Toyota. Si noti che secondo la tesi marxiana il nazionalismo è una forza unificatrice meno potente della funzione economica”” (pag 41) [Charles P. Kindleberger. Potere e denaro, 1972]”,”ECOI-022-FPA”
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Lo sviluppo economico europeo e il mercato del lavoro.”,”KINDLEBERGER Charles P. è docente di economia presso il MIT. Ha fatto parte delle commissioni consultive per il Piano ERP ed è stato responsabile per il Dipartimento di Stato americano della Division of German and Austrian Economic Affairs. Si è interessato ai problemi monetari, allo sviluppo economico e agli scambi internazionali. L’emigrazione come esportazione di capitale. “”Un’altra possibilità di perdita derivante dall’emigrazione è inclusa nell’opinione secondo cui l’emigrazione stessa costituisce una forma di esportazione di capitale, idea impropria nel caso di un paese povero e bisognoso di capitale sotto altre forme. Questa questione viene dibattuta in Italia dall’inizio del secolo (13). Il primo punto in discussione è se il lavoro fosse produttivo in patria, punto che è già stato esaminato; secondo punto è il quesito se la produttività, ammesso che fosse positiva, andasse esclusivamente a vantaggio dell’individuo o, in parte; anche del paese nel suo insieme. Ma ancor prima di porre queste domande, si manifesta il dubbio se ad esseri umani, abitanti in paesi in via di sviluppo, possano essere applicate teorie relative al capitale. Se gli emigranti fossero schiavi, per di più allevati a tale scopo, sarebbe appropriato chiedersi se sia conveniente, per un paes povero, allevare schiavi destinati all’esportazione (un’attività intensiva di capitale in un paese che di capitale è povero). La risposta sarebbe, senza alcun dubbio, negativa. Ma i bambini nascono, ed i giovani vengono allevati, educati ed istruiti, senza alcuna considerazione per il vantaggio economico che si potrà ricavare dal processo. E’ vero che Gary Becker ha prodotto un modello nel quale i bambini sono considerati un bene di consumo, un bene di consumo durevole, ad essere precisi, che permette di realizzare un utile soltanto a lungo termine ed è caratterizzato da notevole deprezzamento (14). Ma questo modello, usato per spiegare la controrivoluzione demografica che determinò un aumento del saggio delle nascite negli Stati Uniti (e in Francia) dopo il secondo conflitto mondiale, è applicabile soltanto a paesi ricchi. Nella maggior parte dei casi, la procreazione può essere considerata antieconomica, e l’incremento che essa produce nelle forze di lavoro dovrebbe essere considerato estraneo ai processi deliberativi relativi a produzione, consumo e risparmio. In queste circostanze, il lavoro può essere capitale, ma i suoi costi sono “”investiti a fondo perduto””. La questione, se convenga allevare ragazzi da destinare all’emigrazione, non è proponibile. I giovani esistono per cui dobbiamo applicare loro l’analisi non del “”costo reale””, ma del “”costo di opportunità””. Qual’è l’uso più conveniente del lavoro disponibile, impiegarlo all’estero o lasciarlo disoccupato in patria? Oppure se esistono opportunità di lavoro nel paese, occuparlo in una di esse, con un modesto ammontare di capitale, o all’estero, con un quantitativo maggiore? L’immigrazione può essere considerata un’importazione di capitale da parte del paese ricevente, anche se l’emigrazione è gratuita, poiché il costo di allevamento ed educazione dei giovani costituisce un investimento a fondo perduto per il paese di emigrazione. Si è calcolato che ogni rifugiato in arrivo nella Germania Occidentale rappresentava un regalo di 5.000 dollari di capitale, tanto essendo costato allevarlo ed educarlo (15). Ma si può allo stesso modo sostenere che, dopo il raggiungimento del livello di piena occupazione, l’immigrazione richede formazione di capitale, come è già stato messo in evidenza in occasione della discussione sul caso svizzero, e si può altresì dimostrare che l’emigrazione costituisce un risparmio di capitale. Se il lavoratore rimanesse nel paese d’origine, sarebbe necessario effettuare investimenti per lui in fattorie e in abitazioni, oltre che in scuole e in impieghi sociali in genere. Se egli emigrasse, il conto degli investimenti si ridurrebbe alle sole spese scolastiche ed al capitale privato da portarsi al seguito all’estero (16). In aggiunta, c’è l’importante questione della distribuzione del reddito. Che differenza c’è, per il paese preso nell’insieme, se un lavoratore rimane in patria o va all’estero? Il salario che gli è conferito gli appartiene, perché ne disponga come preferisce. Il suo prodotto non è perso per il suo paese perchè non fu mai contemplato che dovesse essergli destinato. Egli può contribuire al sostentamento della famiglia in maggior misura dall’estero di quanto avrebbe potuto, probabilmente, rimanendo in patria. Si può dire che, una volta emigrato il lavoratore, lo stato abbia perso capacità di tassazione, un effetto di second’ordine, e questo sarà egualmente vero per la comunità nella quale egli vive, ma anche senza emigrare, il lavoratore è altrettanto libero di trasferirsi dalla comunità. Esistono altri effetti di second’ordine, oltre ai mutamenti di capacità di tassazione: il restringimento del mercato per i produttori, i mutamenti di produttività marginale per altri fattori, il contributo che i suoi risparmi possono fornire alla formazione del capitale, e così via. Ma l’effetto di prim’ordine si annulla: la sua produzione è persa, ma persi sono anche i consumi, il che è approssimativamente lo stesso. La nozione secondo cui con l’emigrazione il paese d’origine perde un bene, e con esso i suoi profitti, è fondata su un’analisi imperfetta”” (pag 113-115) (13) Vedi G. Cosmo, “”L’emigrazione italiana fino al 1940″”, Banca Nazionale del Lavoro, Rivista trimestrale, n.ri 28-39, gennaio-giugno 1954, pag. 85″,”EURE-090″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Potere e denaro.”,”Charles P. Kindleberger, docente di economia presso il Massachussets Institute of Technology è uno de più noti esperti di economia internazionale. Ha una vasta conoscenza di affari econmici acquisita come consulente di enti pubblici e privati e in posizioni di responsabilità per conto del governo statunitense. Nel quadro di queste attività si è occupato in particolar modo dei problemi ecoomici dei paesi europei. Fra le sue opere: ‘Lo sviluppo economico’, ‘Economia internazionale’, ‘Lo sviluppo economico europeo’. Effetti della guerra (bombardamenti) sull’economia di un paese impegnato nel conflitto. Attaccare l’economia di un nemico. “”La teoria del bombardamento aereo contrappone l’uno all’altro due classici cliché sulla natura di un’economia moderna. Secondo uno di questi cliché tutte le risorse di un paese moderno sono così specializzate e interdipendenti che basta distruggere una qualsiasi delle sue industrie di un certo rilievo per portare la sua intera struttura economica in uno stato di virtuale paralisi. Nella Seconda guerra mondiale gli alleati bombardarono le fabbriche tedesche di cuscinetti a sfere e a rulli nel tentativo di paralizzare la produzione nemica di aerei, carri armati e autocarri, tutti mezzi che richiedono un largo impiego di cuscinetti. L’altro cliché è che tutte le risorse sono riducibili, in ultima analisi, a manodopera. La manodopera può modificare i progetti delle macchine più diverse in modo da ridurre il fabbisogno di cuscinetti a sfere, qualora questi cominciassero a scarseggiare; essa può accantonare scorte di cuscinetti riorganizzando la produzione in modo che l’inserimento dei cuscinetti possa essere effettuato il più tardi possibile nel processo di montaggio; può recuperare cuscinetti da macchine e mezzi danneggiati; ma, soprattutto, può costruire nuove fabbriche di cuscinetti sottoterra o in località fuori mano, al sicuro dal pericolo di nuovi attacchi. Ambedue i cliché – che un’economia moderna è altamente interdipendente e che in ultima analisi tutto è riconducibile alla manodopera – rispondono al vero. La soluzione di questo apparente paradosso va ricercata nella dimensione temporale. A breve termine, ogni particella della struttura produttiva è specializzata e dipendente dal funzionamento di tutte le altre. A lungo termine, è il lavoro che conta. A breve termine, il blocco navale e il bombardamento aereo incidono qualitativamente sulla capacità del nemico di combattere; a lungo termine, sia l’uno che l’altro hanno l’effetto di assorbire la sua manodopera. In guerra l’esito della battaglia economica dipende dal fatto che l’attaccante riesca a colpire con sufficiente efficacia la capacità del nemico di soddisfare le esigenze della sua popolazione e del suo apparato bellico, e che soprattutto riesca a farlo con sufficiente rapidità, prima che il difensore abbia il tempo di modificare la distribuzione della sua manodopera tra i vari settori produttivi in modo da ridurre l’impiego della risorsa che scarseggia e da mettere a punto materiali ideonei a sostituirla. Se il consumo della risorsa in questione può essere limitato poiché le forze militari non sono impegnate sul campo di battaglia, il difensore viene a godere di un punto di vantaggio spesso decisivo. Solo in condizioni del tutto eccezionali la guerra d’assedio, non accompagnata da un effettivo attacco militare, ha buone probabilità di successo. Il ruolo che le armi economiche possono svolgere nell’attacco sono più di appoggio che di avanguardia”” (pag 139-140)”,”ECOI-398″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”I primi del mondo. L’egemonia economica dalla Venezia del Quattrocento al Giappone di oggi.”,”Il ruolo della guerra nell’ascesa delle economie in crescita e nel declino delle economie in rallentamento “”La guerra sarà il principale argomento del prossimo capitolo, che descrive il passaggio del primato economico da un paese all’altro. Ho già accennato alla teoria, secondo cui la sconfitta potrebbe essere stimolante e anche quella di Organzky e Kuglar, «la teoria della Fenice», sulla ripresa del paese che ha perso dopo dieci-quindici anni dalla sconfitta. Ma ci sono elementi a favore dell’idea che vede nella guerra una “”serra””, un acceleratore della crescita o del declino, in quanto accelera l’ascesa delle economie in rapida crescita e il declino di quelle che stanno appassendo o comunque rallentando, indipendentemente dal ruolo di vincitori o vinti. Forse la teoria deriva sostanzialmente dall’esperienza anglo-americana dopo la prima e la seconda guerra mondiale, che accelerarono sia la crescita degli Usa sia il relativo declino della Gran Bretagna. Ma gli esempi potrebbero essere tanti. Venezia declinò nell’ultimo quarto del XVI secolo nonostante la vittoria sui turchi a Lepanto nel 1571. La crescita olandese fu solo blandamente interrotta dall’occupazione francese del 1672 perché il paese (secondo i più) era vicino al suo massimo sviluppo, ma la fine del suo primato come potenza economico-politica si registra poi con la conquista francese del 1793. La guerra esercita forti pressioni sulle risorse. L’esito finale di queste pressioni dipende soprattutto dalla capacità di risposta della società, e in particolare dalle modifiche apportate agli antichi regimi delle foreste, dell’acqua, delle miniere e delle strade, via via che il cambiamento ha luogo (Cipolla). La reazione al disastro, alle epidemie umane e animali, richiedeva a sua volta la coordinazione sociale, di cui l’Europa abbondava, compresi i sussidi pubblici per l’eliminazione e il seppellimento degli animali malati e per mettere in quarantena imbarcazioni e case – tutte cose che richiedevano spese ingenti e che erano praticate nell’Europa medievale, mentre mancavano del tutto nei paesi islamici e in Estremo Oriente, dove in simili tragiche circostanze governi restavano passivi (Jones 1978). La distruzione materiale prodotta dalla guerra è stata diffusamente ritenuta la sua conseguenza economica più grave fino a quando il miracolo post-bellico tedesco e quello giapponese non hanno chiarito che il numero di morti, i danni di guerra e il disordine prodotto erano relativamente poco importanti rispetto alla reattività. La reattività rientra nella categoria dell’innovazione sociale nel modello olandese del Central Planning Bureau. La guerra dei Trent’anni nel Sacro Romano Impero è stata per lungo tempo ritenuta responsabile dell’inversione di rotta del progresso economico dell’Europa centrale, soprattutto per la necessità che ne conseguì di fare affidamento sui mercanti stranieri. Anche a questo proposito alcuni osservatori ritengono che la svalutazione monetaria del tempo sia stata più dannosa della perdita di capitale e di forza lavoro (G. Parker 1984, p. 214; Steinberg 1966, p. 1060)”” (pag 52-53) Si parla di Venezia e di Genova (‘Le città stato italiane, Venezia, Firenze, Genova, Milano, i fattori di decadenza, la finanza)’ (pag 80-94) La Germania dopo la guerra (pag 220-221) La sconfita della Germania da parte degli Alleati, il piano Morgenthau (ritorno della Germania all’economia agricola), il problema delle riparazioni, l’ UNRRA, gli aiuti alle zone occupate in Germania (GARIOA) …”,”ECOI-021-FV”
“KINDLEBERGER Charles P., a cura di Giuliano MUSSATI”,”Economic Laws and Economic History.”,”Le quattro ‘Raffaele Mattioli Lectures’ sono state tenute da Kindleberger all’ Università Bocconi di Milano dal 12 al 14 maggio 1980 “”It was once said that Mexico was the happiest of all countries with high profit that were reinvested, and revolutionary slogans to keep the working classes content. While Mexican growth is under way, neither aspect of that once happy state seems to obtain: the rich live opulent lives, and the poor grow restive. It is worth thinking about the industrial revolution in Britain once more. Observing it from the Continent, Germans and French coveted the sharp increase in productivity, but, like Engels, deplored the vile conditions to which working classes had to submit, and from which they revolted on many occasions from Peterloo in 1819 to the Chartist riots of the 1840s. It is salutary to recall that much of this unrest was the result of the breakdown of the guild system, based on handicrafts operating in monopolized markets, and of the suffering of proto-industry -independent cottage workers – under competition of the factory,. Enough of it, however, was the consequence of the iron law of wages, the Lewis or Marxian model of unlimited supplies of labour, or an industrial reserve army, which made growth continuous, except for periodic intervals of financial crisis. Over 100 years, it worked out well, and led to the highest level of living outside the empty spaces of America and the regions of recent settlement. But the ultimate achievement of growth can have been small consolation to the successive generations of working men and women that had to wait for their great grandchildren to benefit”” (pag 41-42) “”Una volta si diceva che il Messico era il più felice di tutti i paesi con alti profitti che venivano reinvestiti e slogan rivoluzionari per mantenere docili le classi lavoratrici. Mentre la crescita messicana è in corso, nessuno dei due aspetti di quella situazione un tempo felice sembra realizzato: i ricchi vivono vite opulente e i poveri diventano irrequieti. Vale la pena di pensare ancora una volta alla rivoluzione industriale in Gran Bretagna. Osservandola dal continente, tedeschi e francesi bramavano il forte aumento della produttività, ma, come Engels, deploravano le condizioni misere in cui le classi lavoratrici dovettero vivere, e da cui si ribellarono in molte occasioni da Peterloo nel 1819 alla rivolta cartista del 1840. È utile ricordare che gran parte di questa agitazione era il risultato della rottura del sistema delle corporazioni, basato sul lavoro manuale operante in mercati monopolizzati, e della sofferenza della proto-industria – lavoratori a domicilio indipendenti – sottoposti alla concorrenza della fabbrica. Notevole, comunque, fu la conseguenza della legge ferrea dei salari, il modello Lewis o Marx di offerte illimitate di lavoro, o di un esercito industriale di riserva, che rendeva la crescita continua, tranne per intervalli periodici di crisi finanziaria. In 100 anni ha funzionato bene e ha portato al più alto livello di vita eccetto le zone spopolate dell’America e le regioni di recente insediamento. Ma il recente risultato della crescita può essere stato una magra consolazione per le successive generazioni di lavoratori e lavoratrici che hanno dovuto aspettare che ne beneficiassero i loro pronipoti”” (pag 41-42) [Charles P. Kindleberger, Economic Laws and Economic History, Cambridge University Press, Cambridge, 1980]”,”ECOT-392″
“KING Bolton”,”Mazzini.”,”””Quale posto gli spetta nella politica? Il nostro apprezzamento deve scindersi. Quale pensatore politico, egli sta molto in alto. Ha lasciato una teoria dello Stato che è preziosissima, perche informata ad una grande idea morale. (…) Nella particolareggiata applicazione delle sue teorie politiche, errò sovente, e sempre per quella stessa ignoranza dei fatti, che lo danneggiò in tanti modi. Alla sua repubblica mancò l’essenziale; le sue teorie di governo democratico sono vaghe, e non riescono a soddisfare. (…)”””,”ITAB-019″
“KING David a cura, testi di Pierre BROUE'”,”Trotsky.”,”Crisi di Kronstadt. Didascalia: “”Sopra, Trotsky e Lenin sono al centro dei delegati del 10° Congresso che vanno a prendere parte all’ attacco. A fianco, Zinoviev, presidente del soviet di Pietrogrado: Trotsky pensa che egli porti, per le sue iniziative demagogiche, una grande responsabilità per l’ agitazione operaia nella capitale della rivoluzione, ove, come a Cronstadt, molti comunisti si levano contro i dirigenti. A destra, Trotsky nel 1921. Per via della sua responsabilità di commissario alla guerra, gli anti-comunisti di tutti i generi faranno di lui il “”macellaio”” di Cronstadt e gli imputeranno la severa repressione che seguì lo schiacciamento dell’ insurrezione. Di fatto, Trotsky non ebbe in questa vicenda più responsabilità degli altri dirigenti.”” (pag 98)”,”TROS-150″
“KING Greg”,”L’ultima zarina. Vita e morte di Alessandra Fëdorovna.”,”Greg King, storico americano e studioso in particolare di storia russa e della dinastia dei Romanov, è autore si numerose importanti biografie. In Italia ha pubblicato Ludwig, Genio e follia di un re. L’ultima zarina è la biografia completa su Alessandra Fëdorovna, moglie dell’ultimo zar Nicola II Romanov.”,”RUSx-105-FL”
“KING Nicole”,”C.L.R. James and Creolization. Circles of Influence.”,”Nicole King is an associate professor of literature at the University of California (San Diego). Acknowledgments, Preface, Abbreviations, Coda, Notes, Works Cited, Index,”,”BIOx-026-FL”
“KING Russell a cura; saggi di Philip MARTIN Russell KING Paul WHITE Antonio GOLINI Corrado BONIFAZI Alessandra RIGHI Wolfgang LUTZ Christopher PRINZ Grete BROCHMANN Malcolm CROSS Vladimir GRECIC Richard ROWLAND Krysia RYBACZUK Bela HOVY Barbara RHODE John SALT”,”The New Geography of European Migrations.”,”Saggi di Philip MARTIN Russell KING Paul WHITE Antonio GOLINI Corrado BONIFAZI Alessandra RIGHI Wolfgang LUTZ Christopher PRINZ Grete BROCHMANN Malcolm CROSS Vladimir GRECIC Richard ROWLAND Krysia RYBACZUK Bela HOVY Barbara RHODE John SALT Emigrazione dei ‘cervelli’ (migranti con livello di studi superiori) pag 228-245″,”STAT-630″
“KING David”,”Ordinary Citizens. The Victims of Stalin.”,”David King has produced and designed many books on Soviet subjects including a photographic biography of Leon Trotsky and The Commissar Vanishes: The Falsification of Photographs and Art in Stalin’s Russia.”,”RUSS-104-FL”
“KING David”,”The Commissar Vanishes. The Falsification of Photographs and Art in Stalin’s Russia.”,”David King has produced and designed many books on Soviet subjects including a photographic biography of Leon Trotsky and The Commissar Vanishes: The Falsification of Photographs and Art in Stalin’s Russia. David King ha prodotto e disegnato molti libri su argomenti sovietici. Stephen F. Cohen is Professor of Politics and Russian studies at Princeton University. Cohen è professore di politica e studi Russi presso la Princeton University. Preface di Stephen F. COHEN, Introduction, Photographs, fotografie, Acknowledgments, bibliography, Photographic albums, Graphic portfolios, indice dei nomi, index prefazione di Stephen F. COHEN, introduzione, foto, ringraziamenti, bibliografia, album fotografico, indice nomi, indice”,”RUSS-105-FL”
“KING-CHI CHAN Chris”,”The Challenge of Labour in China. Strikes and the changing labour regime in global factories.”,”Chris King-Chan è assistente professore nel Dipartimento di studi sociali applicati alla City University di Hong Kong. Ha ottenuto il PhD all’Università di Warwick.”,”MCIx-076″
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. I.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-067-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. II.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-068-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. III.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-069-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. IV.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-070-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. V.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-071-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. VI.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-072-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. VII.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-073-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. VIII.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-074-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. IX.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-075-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”Viaggio in Levante (Eothen).”,”Alexander William Kinglake (1809-1891) fu ad Algeri e accompagnò la colonna volante di St. Arnaud nel 1845. Seguì la spedizione inglese in Crimea e fu presente alla battaglia di Alma (1854). Per invito di Lady Raglan scrisse la storia della campagna di Crimea fino alla morte di Lord Raglan. Dal 1857 al 1865 sedette ai Comuni come deputato di Bridgewater.”,”VIOx-003-FFS”
“KINNER Klaus”,”Der deutsche Kommunismus. Selbstverständnis und Realität. Band 1 Die Weimarer Zeit.”,”Paragrafo del 3° capitolo: ‘Der rot-brune Volksentscheid. Die Kpd 1931: Zwischen Massenpolitik und Selbstdemontage’ (Il referendum rosso-bruno. KPD 1931 tra politica di massa e di auto-distruzione)”,”MGEK-112″
“KINROSS Patrick Balfour Lord”,”Atatürk. The Rebirth of a Nation.”,”””The ruthless cynicism of this view shocked his hearers. But only Ismet, listening thoughtfully as Kemal spoke, rose to answer him, walking across with his light springy step to the desk where he sat, and leaning over it to engage him in earnest argument. Speaking in the simplest terms he contended that heir Government , if it was to have any claims to decency, must keep its word, that there must at all costs be mutual trust between Government and people. Their discussion grew intense, and continued until the pearl-white Angora dawn began to light up the window behind Kemal’s back”” (pag 228) Bibliografia: The Ottoman Centuries: The Rise and Fall of the Turkish Empire by Patrick Balfour Kinross”,”TURx-034″
“KINROSS John Patrick Lord”,”The Ottoman Centuries. The Rise and Fall of the Turkish Empire.”,”KINROSS John P.”,”TURx-035″
“KINZER Stephen”,”Crescent and Star. Turkey between two worlds.”,”KINZER Stephen corrispondente estero veterano, ha visitato più di 50 paesi in 4 continenti. Nel 1996 è diventato capo dell’ ufficio del New York Times ad Istanbul. Ora è il corrispondente relativo alla cultura nazionale per lo stesso giornale di stanza a Chicago. E’ autore di varie opere. Nel suo volume indaga sulle verità e le contraddizioni della nazione turca, che sta tra l’ Europa e l’ Asia, tra le glorie dell’ impero ottomano e le speranze in un futuro democratico, tra il dominio del suo esercito e i bisogni della società civile, tra le aspettative secolari e laiche e le tradizioni musulmane. “”Per migliaia di anni i Curdi sono vissuti in quella che si usava chiamare Mesopotamia e che alcuni ora chiamano Kurdistan, un nome che il governo turco rifiuta per la sua supposta contaminazione politica. Oggi essi sono stimati a circa trenta milioni, dei quali metà in Turchia, un altro quarto in Irak, il 15 per cento circa in Iran il 5 per cento in Siria e il resto sparpagliati nella regione e oltre. Fino a non molto tempo fa gli stessi curdi non si pensavano come tali ma come membri di un clan o di un’ altro.”” (pag 110)”,”TURx-021″
“KIPLING Rudyard”,”Kim.”,”””Di qui la freschezza che fra tutte le opere di Kipling ha conservato ‘Kim’: non romanzo, ma successione di macchie di colore, in cui si potranno ritrovare uno per uno tutti gli ingredienti di effetto dell’ autore – e il gusto didattico, e l’ orgoglio imperiale, e il manierismo folkloristico, e tante altre cose, – ma appena accennate e, per così dire, negate l’una all’ altra, perché rimanga solo ed intatto il gusto di un racconto che è gioia di vedere, di vivere, di guardare negli occhi degli altri, e di narrare tutto ciò che si è guardato, visto e vissuto.”” (pag 7) “”Voi che battete la Ristretta Via Che va al Giudizio fra baglior d’ inferno, Gentili siate quando Buddha prega Il pagano nel tempio a Kamakura.”” (pag 9)”,”VARx-237″
“KIPP Jacob W.”,”Lenin and Clausewitz: The Militarization of Marxism, 1914-1921.”,”Jacob W. Kipp è Professore di storia russa alla Kansas State University. Dal 1979 al 1983 è stato ‘Associate Editor’ della rivista ‘Military Afffairs’. Ha pubblicato molti articoli sulla storia militare e navale della Russia e dell’Urss. “”With the outbreak of World War I, Lenin’s speculations and writings about war underwent a radical transformation. Ideologies, like the paradigms of a scientific discipline, begin to disintegrate when the exceptions or anomalies start to threaten the very core of the model. Normal ideological discourse, like what Thomas Kuhn has called “”normal science””, becomes increasingly difficult. Lenin’s concerns were shared by socialists across Europe. In Marxist terms practice, i.e.,, objective circumstances, had called into question a central point of theory. In 1914 Lenin, along with other social democrats, confronted an anomaly of such scope and power that their ideological assumptions could not but undergo change (6). (…) In Lenin’s case, this crisis had a profound, but largely unacknowledged consequence, for Soviet military science. For Lenin, the committed revolutionary, the ramifications of a general European war were no abstract concern. On the contrary, because he was committed to changing the world, Lenin required of theory that it grant him “”scientific foresight”” . the ability to foresee the war’s course and outcome. On the one hand, this led Lenin to review the substantial body of socialist literature on finance capitalism and imperialist rivalries, culminating in 1916 with his synthetic work, ‘Imperialism the Highest State of Capitalism’ (10). On the other Hand, Lenin was concerned with the problem of theory reconstruction, a task made essential bay the apparent failure of accepted Marxism to predict or prevent the war. It is most typical of Lenin that in the face of such earth-shaking historical events, he should return to philosophy in order to find a theoretical framework upon which to analyze these events and to guide his actions”” (pag 185); “”His first citation of Clausewitz’ work is most instructive in what it reveals about his method and technique. The citation came in a work devoted to the collapse of the Second International, which was written in the first half of June 1915 (20). Here Lenin presents his paradigm shift in the form of intellectual synthesis of Clausewitz. Hegel, Marx, and Engels, transforming the dialectic from an external process of “”copying”” observed empirical phenomena into an internalized tool for the unification of theory and practice: “”Applied to wars, the basic thesis of this dialectic, so shamelessly distorted by Plekhanov (the defending Russia’s prosecution of the war as part o a democratic struggle against German militarism) to the purposes of the bourgeoisie, is this, that “”war is simply the continuation of politics by other (namely violent) means””. Such is the formulation of Clausewitz, one of the greatest writers on questions of military history, whose ideas were engendered by Hegel. And such ideas were always the point of view of Marx and Engels, ‘each’ war, they viewed as a continuation of the politics of a given interested power and of the different classes within them – at a given time (21). (…) The reality of war and the bitter intersocialist politics of 1915-1916 brought Lenin to a radical revision of Marxist thought on war. If the European working class could not deter war through solidarity and proletarian internationalism, then the question became one of how to benefit from anomaly. The answer was to transform the imperialist war into a civil war. Lenin embraced Clausewitz in a fashion never done by Marx or Engels”” (pag 186); Note: (6) Thomas S. Kuhn, ‘The Structure of Scientific Revolutions’, Chicago, 1970, 2nd edition, 43-76; (10) V.I. Lenin, ‘Polnoe Sobranie sochinenii’, 27, Moscow, Progress, 1965-1970, 299-426; (20) Ibidem, 26, 224; (21) Ibid.] Rivista: Military affairs : journal of the American Military Institute. Autore: American Military Institute.; Kansas State University. Department of History. Editore: Washington, D.C. : American Military Institute, [1941-1988] Serie: Kansas State University Library bibliography series, no. 6. Edizione/Formato: Rivista, giornale : Periodical : EnglishVedi tutte le edizioni e i formati Banca dati: WorldCat Military history — Periodicals. United States — History, Military — Periodicals. Histoire militaire — Periodiques.”,”LENS-272″
“KIPPING Norman WHITEHORN J.R.M.”,”Uno sguardo sul Giappone.”,”””Gli stabilimenti che abbiamo visitato sono dotati in gran parte di impianti e macchinari moderni e perfezionati indirizzati alla produzione di massa, con particolare riguardo alla ottima qualità ed all’ accurata rifinitura dei prodotti. Circa il 90% degli impianti e dei macchinari è costruito in Giappone e per il resto predominano macchinari di fabbricazione statunitense, germanica e svizzera. Raramente abbiamo visto impianti e macchinari inglesi. La disposizione di mezzi è media o molto buona. Allo studio del lavoro non viene attribuita importanza particolare e abbiamo avuto l’ impressione che il contenuto del lavoro dei prodotti sia spesso sensibilmente superiore al necessario. L’ ispezione della produzione è soddisfacente ed i mezzi messi in opera per il maneggio dei prodotti sono eccezionalmente accurati.”” (pag 16-17)”,”JAPE-013″
“KIRBY David”,”War, Peace and Revolution. International Socialism at the Crossroads, 1914-1918.”,”Grimm Robert organizzatore del movimento di Zimmerwald e rapporti con Lenin “”This was amplified by Grimm in his opening speech to the assembled representatives of a mixed assortment of opposition groups, conveyed to the small village of Zimmerwald from Bern in four charabancs on the morning of 5 September 1915. The major socialist parties had abandoned internationalism and were sailing tin the wake of nationalism. Under such circumstances, the ISB (BSI) could no longer carry out its tasks: it now led a life of ghostly inactivity. Grimm then endorsed the PSI call for proletarian action for peace on the basis of the resolutions and decisions of the International. (…)’ (pag 78) “”The conference also established the International Socialist Commission (ISC) to direct further activities. This was to be located in Switzerland, and Robert Grimm was appointed as its secretary. The response of the main opposition groups in France and Britain was disappointing. The ILP had nominated delegates to the Zimmerwald conference after discussions with Oddino Morgari, but passports had been refused. (…)”” (pag 80)”,”INTS-071″
“KIRCHMAYER Jerzy”,”L’insurrezione di Varsavia.”,”KIRCHMAYER Jerzy “”Abbiamo il Comando generale dell’AK (Armata nazionale) che non sa decidersi alla cooperazione con l’armata sovietica, né nel 1943, quando questa si avvicina rapidamente alla Polonia ed è chiaro che è la sola in grado di liberare il paese, e nemmeno nel 1944, quando l’armata sovietica è già alle soglie della Polonia. Il Comando generale preferisce insistere con la politica dell’immobilismo e del totale isolamento militare. Ma di colpo decide per l’insurrezione a Varsavia senza nemmeno avere notizie di quanto accade ad oriente e a occidente della Vistola, privo di qualsiasi collegamento con gli eserciti anglosassoni e con l’armata sovietica dalla quale poi attende la salvezza; senza disporre di armementi e senza la prospettiva di poterli ottenere; non avendo, in una simile situazione, la più piccola speranza di conseguire il successo. Il risultato: una cocente disfatta, la distruzione della capitale, centinaia di migliaia di vittime”” (pag 264) Nota: (secondo alcuni storici, in realtà Stalin, ma l’autore non l’ammette, potendolo fare, non muove un dito per aiutare gli insorti polacchi, e attende che i tedeschi facciano piazza pulita degli insorti prima di muoversi)”,”POLx-040″
“KIRCHMAYER Jerzy”,”L’insurrezione di Varsavia.”,”Jerzy Maria Kirchmayer nasce il 29/agosto/1895 a Cracovia e muore l’11/aprile/1959 a Otwock, Polonia. É stato uno storico e comandante militare polacco, un generale di brigata dell’esercito Polacco e uno dei primi storici della rivolta di Varsavia del 1944.”,”QMIS-034-FL”
“KIRK Russell”,”The Conservative Mind. From Burke to Eliot.”,”””Acton himself, after the Reform of 1885, could not ignore the collectivistic inclinations of Liberalism; but he excused them – at least the “”academic socialism”” of Continental thinkers, of which, he conceded, Gladstone was becoming the English representative – as somehow the intellectual drift of the time. “”I quite agree with Chamberlain, that there is latent Socialism in the Gladstonian philosophy. What makes me uncomfortable is his inattention to the change which is going on in these things. … But it is not the popular movement, but the travelling of the minds of men who sit in the seat of Adam Smith that is really serious and worthy of all attention””””. (pag 355)”,”TEOP-327″
“KIRKPATRICK Ivone”,”Storia di Mussolini.”,”Nel 1919 Sir I. KIRKPATRICK entrò nel Foreign Office, lavorò quindi a Rio, Londra, Roma e Berlino. Durante gli anni trascorsi a Roma fu 1° Segretario d’Ambasciata poi incaricato d’Affari presso la Santa Sede. Durante la 2° GM fu Sovraintendente dei Servizi Europei della BBC e Deputato Delegato al Comitato di Controllo per la Germania, nel 1950 fu nominato Primo Delegato e nel 1955 Sottosegretario permanente al Foreign Office. Dopo il suo ritiro dalla scena politica (1957) è stato P della Independent Television Authority e P della National Bank. Ebbe vasti contatti e amicizie e prese parte a numerosi avvenimenti. Ciò si rivelò prezioso per la stesura di questo libro. Conobbe da vicino MUSSOLINI e molti protagonisti di quel periodo (HITLER, GORING, GOEBBELS, RIBBENTROP, CIANO, GRANDI, PIO XII ecc.”,”ITAF-013″
“KIRSCHKE STOCKDALE Melissa”,”Paul Miliukov and the Quest for a Liberal Russia, 1880-1918.”,”Melissa Kirschke Stockdale is Assistant Professor of History at the University of Oklahoma. Biography of Miliukov’s life in Russia is the most comprehensive available in any language. Paul Miliukov was one of the most formidable intellectual and political forces of Russia’s late imperial period. Illustrations, Preface, Note on Transliteration, Titles, and Dates, Conclusion, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-095-FL”
“KISSINGER Henry a cura di Sandro OTTOLENGHI”,”Sfida all’ Occidente.”,”KISSINGER ha ricevuto nel 1973 il premio Nobel per la pace per il suo contributo alla soluzione del problema indocinese. E’ stato segretario di Stato dal 1973 al 1976 sotto la presidenza NIXON, e fino al 1975 direttore del ‘National Security Control’. OTTOLENGHI è un giornalista, nel 1980 responsabile della sezione esteri del settimanale Panorama.”,”USAP-039″
“KISSINGER Henry”,”Does America need a Foreign Policy? Toward a Diplomacy for the 21st Century.”,”Libro di KISSINGER pubblicato (ante 1970) dalla Mondadori: ‘Policentrismo e politica internazionale. La dottrina che ha ispirato la nuova politica estera americana’.”,”USAP-040″
“KISSINGER Henry”,”Diplomacy.”,”KISSINGER è stato consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato. Ha ricevuto il premio nobel per la pace, e altre onorificenze. E’ un ex professore di Harvard, vive a New York. “”Il primo termine di Roosevelt coincise con il pieno rigoglio del revisionismo riguardo alla prima guerra mondiale. Nel 1935, uno speciale Comitato del Senato sotto la presidenza del senatore del Nord Dakota, Gerald Nye pubblicò un rapporto di 1400 pagine che accusava i fabbricanti d’ armi per entrata in guerra dell’ America. Da lì in poi, il libro best-seller di Walter Millis ‘The Road to War’, popolarizzò le tesi per una audience di massa. Sotto l’ impatto di questa scuola di pensiero, la partecipazione americana alla guerra venne spiegata con la condotta illecita, la cospirazione e il tradimento, piuttosto che con gli interessi fondamentali o permanenti.”” (pag 378)”,”RAIx-157″
“KISSINGER Henry A.”,”Diplomazia della restaurazione.”,”””La guerra di Spagna sembrò confermare le previsioni di Metternich. Per la prima volta, Napoleone si trovò di fronte a un nemico che non si arrendeva dopo una battaglia perduta; e che non aumentava con le sue risorse quelle della Francia. I primi rovesci dell’ esercito di ricambio sfatarono la leggenda dell’ invincibilità di Napoleone. “”Abbiamo scoperto un grande segreto,”” scrisse Metternich nel 1808; “”Napoleone non ha che un esercito, la Grande Armée, e le reclute francesi non sono migliori di quelle degli altri paesi””.”” (pag 22) “”Ancora più importante era il vantaggio morale. Austerlitz aveva dimostrato che era rischioso essere nemici di Napoleone; Jena, che era disastroso rimanere neutrali; ma la Spagna provava al di là di ogni dubbio che era fatale essergli amici””. (pag 22) Avanzare e negoziare. “”Perfino Metternich si fece trascinare dall’ entusiasmo nazionale, così estraneo alla sua mentalità cosmopolita. “”Napoleone basa le sue speranze di successo,”” scrisse al suo superiore, Stadion, “”sulla nostra lentezza di movimenti, sul periodo di respiro che ci prenderemo dopo la prima vittoria, o sullo scoraggiamento… e la paralisi che seguiranno alla prima sconfitta… Adottiamo perciò i suoi principi. Non consideriamoci vincitori fino al giorno dopo la battaglia, né sconfitti fino a quattro giorni dopo… Teniamo sempre la spada in una mano e il ramo d’ ulivo nell’ altra, sempre pronti a negoziare, ma negoziando solo mentre avanziamo…””. (pag 23)”,”RAIx-160″
“KISSINGER Henry”,”Diplomatie.”,”Risvolti internazionali conflitto russo-polacco. “”Nel dicembre 1920, Lenin descriveva così la strategia sovietica: ‘La nostra esperienza dipende, in primo luogo, da una rottura radicale nel campo delle potenze imperialiste, e, secondariamente, dal fatto che la vittoria dell’ Intesa e la pace di Versailles hanno messo la grande maggioranza della nazione tedesca in una situazione invivibile (…). Il governo borghese tedesco odia ferocemente i bolscevichi, ma gli interessi della situazione internazionale lo spingono verso la pace con la Russia sovietica contro la propria volontà.’ La Germania arrivava alla stessa conclusione. Durante la guerra russo-polacca, il generale Hans von Seeckt, l’ architetto dell’ esercito tedesco del dopoguerra, scriveva: ‘Lo stato polacco attuale è una creazione dell’ Intesa. Esso deve rimpiazzare la pressione esercitata in altre occasioni dalla Russia sulla frontiera orientale della Germania. Il conflitto della Russia sovietica con la Polonia colpisce quest’ultima, ma soprattutto l’ Intesa: la Francia e la Gran Bretagna. Se la Polonia sprofonda, tutto l’ edificio di Versailles vacilla. Ne segue dunque chiaramente che la Germania non ha alcun interesse a fornire un aiuto alla Polonia nella sua lotta contro la Russia.”” (pag 239-240) Cicerin e Rathenau. Le due potenze continentali. “”Meno di un anno dopo, la Germania e l’ Unione Sovietica negoziarono degli accordi segreti di cooperazione economica e militare. Benché Rapallo divenisse in seguito il simbolo dei pericoli del riavvicinamento germano-sovietico, niente di quello che accade era stato programmato. Ma è vero anche che il riavvicinamento in questione era assolutamente inevitabile, tenuto conto dell’ ostracismo in cui erano tenuti i due più grandi paesi continentali.”” (pag 242) “”L’ enorme dipendenza psicologica della Francia nei riguardi della Gran Bretagna può spiegare perché essa non fece preparativi militari, anche quando il suo ambasciatore a Berlino, André Francois-Poncet, informò Parigi il 21 novembre 1935 dell’ entrata imminente delle forze tedesche in Renania – ossia tre mesi e mezzo prima che la cosa si verificasse veramente.”” (pag 277) Gli USA oltre Monroe. “”Nell’ aprile del 1939, meno di un mese dopo l’ occupazione di Praga da parte dei nazisti, Roosevelt dichiara per la prima volta che l’ aggressione contro i piccoli paesi costituiva una minaccia generale per la sicurezza americana. (…) Indirizzandosi all’ Unione panamericana il 14 aprile, egli fece un passo in più affermando che gli interessi degli Stati Uniti debordavano ormai dal quadro della dottrina di Monroe (…)””. (pag 340)”,”RAIx-161″
“KISSINGER Henry”,”A’ la Maison Blanche, 1968-1973.”,”Professore ad Harvard, analista di geopolitica, KISSINGER si è rivelato un diplomatico e un uomo di stato efficace. Ha ricevuto nel 1973 il premio Nobel per la pace e nel 1977 la medaglia presidenziale della libertà. E’ stato ministro degli affari esteri degli Stati Uniti dal 1973 al 1977. De Gaulle è diventato il portavoce degli Stati-nazione e dell’ autonomia del continente europeo di fronte agli Stati Uniti.”” (pag 108) Europa allargata, MEC e Stati Uniti. “”Uno studio preparato allo scopo dal CNS notava: ‘A lungo termine, potremo trovarci di fronte a una “”Europa allargata”” formata da un Mercato comune di almeno dieci membri a pieno titolo, con dei paesi neutri dell’ AELE (Associazione europea di libero scambio), godenti di accordi commerciali preferenziali con almeno i paesi mediterranei e la maggior parte dell’ Africa. Questo blocco assicurerà intorno alla metà del commercio mondiale, quando la nostra partecipazione non è che del 15 per cento; possederà delle riserve monetarie quasi doppie delle nostre, e sarà anche capace di metterci costantemente in minoranza in seno alle organizzazioni economiche internazionali””. (pag 444)”,”RAIx-179″
“KISSINGER Henry”,”Punti fermi. Scritti scelti, 1977-1980.”,”Sono qui raccolti discorsi e dichiarazioni pubbliche (interviste) pronunciati da KISSINGER dopo che nel gennaio 1977 ha abbandonato gli incarichi di governo. “”L’ enorme cumulo di profitti da parte dei produttori di greggio sovrasta minaccioso tutta l’ economia mondiale, costituendo un fattore di instabilità anche quando non sia manipolato per motivi politici. Nel corso di un’ altra crisi mediorientale, l’ enorme quantitativo di petrodollari accumulai potrebbe diventare un’ arma rivolta contro il sistema monetario e finanziario mondiale. A partire dai drammatici eventi del 1973, la dipendenza statunitense dalle importazioni di greggio è aumentata di quasi il 50% nonostante gli sforzi compiuti da tre presidenti per promuovere un’ efficace risposta nazionale alla sfida energetica. (…) Se le conseguenze economiche e politiche della crisi energetica sono di grave momento per gli Stati Uniti, tanto maggiore è la sua incidenza su altri paesi, più del nostro dipendenti dalla importazioni di petrolio””. (pag 63)”,”USAQ-037″
“KISSINGER Henry”,”Ending the Vietnam War. A History of America’s Involvement in and Extrication from the Vietnam War. Taken from his bestselling memoirs. With new and updated material.”,”Dedicato all’ ambasciatore Ellsworth Bunker e al generale Creighton Abrams. KISSINGER Henry è stato segretario di Stato e premio Nobel per la pace. “”Hanoi stava effettivamente istruendo i suoi quadri nel Sud per preparali per un lungo periodo di competizione politica. Ma nessuna politica estera è più forte della sua base domestica. Nixon si basò su ciò per ritenere che la conclusione degli accordi di Parigi comportavano il diritto a rafforzarli – come è stato il caso in ogni precedente e successivo conflitto in cui gli Americani avevano sacrificato le loro vite. Ma il Watergate minò quello che rimaneva di coesione nazionale e alterò i precedenti equilibri tra le branche del legislativo e dell’ esecutivo. Gli accordi di Parigi non erano terminati da molto che la controversia diede loro una nuova messa a punto.”” (pag 457)”,”USAQ-041″
“KISSINGER Henry”,”L’ arte della diplomazia.”,”KISSINGER Henry nato in Germania, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1938 ottenendo la cittadinanza nel 1943. Nel 1950 si è laureato con lode ad Harvard, dove è stato membrodi facoltà dal 1954 al 1969 e dal 1952 al 1969 direttore dell’ Harvard International Seminary. Già assistente del presidente per la Sicurezza Nazionale, il 22 settembre 1973 è stato eletto cinquantaseiesimo Segretario di Stato americano, restando in carica fino al 20 gennaio 1977. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1973 e la massima onorificenza civile americana, la Medaglia presidenziale per la Libertà nel 1977. “”L’ assassinio di Kennedy rese ancor più difficile per l’ America districarsi dal Vietnam. Se Kennedy aveva veramente intuito che il paese aveva imboccato una strada impraticabile, avrebbe potuto tornare sulla sua decisione, ma Johnson in quel caso avrebbe potuto dare l’ impressione di gettare all’ aria la politica del venerato predecessore; e ciò era reso ancor più difficile dal fatto che nessuno fra i collaboratori ereditati da Kennedy, con la sola eccezione del Sottosegretario di Stato George Ball, consigliava il disimpegno. Solo un leader dotato di autostima e conoscenza veramente straordinarie avrebbe potuto decidere una ritirata di tale portata poco dopo la sua nomina. E quando si trattava di politica estera Johnson era estremamente incerto.”” (pag 510) “”La motivazione iniziale dell’ intervento in Vietnam era stata che la sua caduta avrebbe condotto al crollo dell’ Asia non comunista e pertanto difendendo il Vietnam del Sud l’ America combatteva in realtà per se stessa, indipendentemente dalla possibilità di rendere quel paese più o meno democratico. Ma questa analisi era troppo geopolitica per gli americani e venne presto sopraffatta dall’ idealismo wilsoniano. Un’ amministrazione dopo l’ altra si era dovuta misurare con un duplice compito: la sconfitta di una guerriglia con basi sicure lungo un’ estesa periferia e la democratizzazione di una società senza tradizioni di pluralismo.”” (pag 511)”,”USAP-070″
“KISSINGER Henry”,”L’ arte della diplomazia.”,”2° copia KISSINGER Henry nato in Germania, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1938 ottenendo la cittadinanza nel 1943. Nel 1950 si è laureato con lode ad Harvard, dove è stato membrodi facoltà dal 1954 al 1969 e dal 1952 al 1969 direttore dell’ Harvard International Seminary. Già assistente del presidente per la Sicurezza Nazionale, il 22 settembre 1973 è stato eletto cinquantaseiesimo Segretario di Stato americano, restando in carica fino al 20 gennaio 1977. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1973 e la massima onorificenza civile americana, la Medaglia presidenziale per la Libertà nel 1977. Gli sviluppi del Patto nazi-sovietico. Hitler-Stalin. Molotov-Ribbentrop. “”Ribbentrop aprì i colloqui mostrando perché la vittoria della Germania era inevitabile. Sollecitò Molotov a unirsi al Patto Tripartito sorvolando sul fatto che era un’ elaborazione del vecchio Patto anticomintern. Su quella base sarebbe stato possibile “”stabilire sfere d’ influenza fra Russia, Germania, Italia e Giappone su linee molto ampie””. Secondo Ribbentrop l’ intesa non avrebbe dovuto comportare conflitti in quanto i futuri associati erano interessati soprattutto ad espandersi verso sud. (…) Chiunque avesse avuto la minima dimestichezza con le dichiarazioni pubbliche di Hitler avrebbe capito che queste erano solo sciocchezze. L’ Africa era sempre stata di scarso interesse per i nazisti e probabilmente Molotov aveva letto abbastanza Mein Kampf per sapere che Hitler cercava un Lebensraum in Russia. (…) I sovietici non avevano alcun itneresse per proposte del genere, ma esprimento la sua disponibilitàa entrare nel Patto Tripartito Molotov immediatamente si cautelò con l’ argomentazione che “”era necessario essere precisi nel delineare sfere d’ influenza per un periodo piuttosto lungo””. Ovviamente questo non poteva avvenire in una sola visita a Berlino e avrebbe richiesto consultazioni più estese, compresa una visita di Ribbentrop a Mosca.”” (pag 272-273)”,”RAIx-194″
“KISSINGER Henry A.”,”Policentrismo e politica internazionale. La “”dottrina”” che ha ispirato la nuova politica estera americana. [Tit.orig.: American Foreign Policy – Three Essays]”,”KISSINGER Henry A. (1923) ha insegnato scienze politiche ad Harvard, è stato direttore del programma dei National Security Studies e membro del Center for International Affairs. Ha scritto pure: ‘Castlereagh, Metternich and the Revolution of Peace, 1812-1822’. Kissinger: Se la bipolarità Usa Urss rimane valida sul piano miliare, sul piano politico si assiste al formarsi di un mondo policentrico. Il concetto di “”blocco”” tende a indebolirsi e ad erodersi.”,”USAQ-072″
“KISSINGER Henry A.”,”A World Restored. Metternich, Castlereagh and the problems of peace 1812-22.”,”Libro dedicato da Kissinger a William Y. Elliott La Prussia cercava di realizzare un sistema di sicurezza collettiva in Europa. “”At this moment, just when the Congress seemed ready to conclude on high note of harmony, there arose another dispute, which revealed once more that in the absence of more tangible guarantees the appearance of harmony does not suffice to reassure Continental nations. This time it was Prussia which sought safety in a system of collective security. Extending from the Vistula to beyond the Rhine, composed of two major parts separated by enclaves, Prussia was no little disquieted by Castlereagh’s insistence that the Alliance required interpretation from case to case. She therefore proposed a Treaty of Guarantee, extending only to the territorial possessions of the major powers and including the Netherlands and the German Confederation. There could be no doubt about the Tsar’s reaction to the prospect of realizing at least part of his favourite project. But even Metternich was tempted. Characteristically, he favoured the treaty not only because it would represent an admission of self-limitation by Russia, but, more importantly, as a means to reduce the influence of the military party, always hostile to Austria, within Prussia (1)”” (pag 229-230) (1) N.P. III, p. 159″,”RAIx-334″
“KISSINGER Henry”,”Anni di crisi. Volume II.”,”L’ex segretario di Stato Henry Kissinger si è laureato con lode ad Harvard per poi ricoprire incarichi di insegnamento nel campo delle scienze politiche e delle relazioni internazionali. É autore di numerosi saggi sulla politica, sulla strategia della difesa e sui rapporti internazionali. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per la pace e nel 1977 la Medaglia presidenziale per la libertà. Ha ricoperto la carica di segretario di Stato dal 1973 al 1977 sotto i presidenti Nixon e Ford. La sua opera precedente, Gli anni della Casa Bianca, pubblicata in Italia da SugarCo, ha vinto nel 1979 l’American Book Award per la storia. Le Memorie di Kissinger coprono il periodo storico che va dal 1969 al 1974.”,”USAQ-007-FL”
“KISSINGER Henry”,”Ordine mondiale.”,”KISSINGER Henry Arabia Saudita. “”Quella che è oggi l’Arabia Saudita uscì dall’orbita del dominio turco dopo la prima guerra mondiale, quando Ibn Saud riunificò i vari principati feudali sparsi per la Penisola Arabica e li tenne insieme con il vincolo dell’obbedienza patriarcale e della devozione religiosa. Da allora la famiglia reale ha affrontato compiti spaventosi: governa tribù tenacemente fedeli alla corona che vivono nel nomadismo tradizionale così come concentrazioni urbane che si avvicinano a quelle delle metropoli occidentali, e in qualche caso le superano, pur essendo collocate come miraggi all’interno di altipiani altrimenti vuoti. Un ceto medio emergente esiste nel contesto di un inveterato senso semifeudale di reciproco impegno. Nei limiti di una cultura politica estremamente conservatrice, i prìncipi regnanti hanno unito una monarchia a un sistema di consenso mediante il quale i numerosi membri della famiglia reale estesa hanno un qualche ruolo nelle decisioni, e ai comuni cittadini è stato progressivamente accordato un certo grado di partecipazione alla vita pubblica. Milioni di lavoratori stranieri – palestinesi, siriani, libanesi, egiziani, pakistani e yemeniti – formano nel paese un mosaico tenuto insieme dal legame dell’Islam e del rispetto per l’autorità tradizionale. Ogni anno parecchi milioni di viaggiatori musulmani provenienti da tutto il mondo arrivano contemporaneamente in Arabia Saudita per compiere il ‘hajj’, il pellegrinaggio alla Mecca in cui vengono celebrati riti consacrati dal profeta Maometto durante la sua vita terrena. Questa affermazione di fede, che ogni credente che ne sia fisicamente in grado ha l’obbligo di effettuare almeno una volta nella propria vita, conferisce al paese un’importanza religiosa unica, ma gli impone anche un’annuale sfida logistica che nessun altro Stato affronta. Nel frattempo, la scoperta di immensi giacimenti di petrolio ha dato all’Arabia Saudita una ricchezza pressoché senza pari nella regione, generando un’implicita minaccia alla sicurezza di un paese scarsamente popolato, privo di confini terrestri naturali e con una minoranza sciita politicamente autonoma stanziata in una delle zone chiave per la produzione di petrolio. I governanti sauditi vivono con la consapevolezza del fatto che la cupidigia dei loro vicini potrebbe tradursi in un tentativo di conquista, oppure, in un periodo di rivoluzioni, nel potenziale appoggio ad agitazioni politiche settarie. Consapevoli della sorte delle nazioni vicine, sono inevitabilmente ambivalenti in merito alla modernizzazione economica e sociale, sapendo che un’assenza di riforme può alienare la loro popolazione giovanile, mentre riforme intraprese con troppa rapidità potrebbero acquistare un proprio slancio e in definitiva mettere a rischio la coesione di un paese che ha conosciuto soltanto una monarchia conservatrice. La dinastia ha tentato di pilotare il processo di mutamento sociale ed economico – nell’ambito della struttura propria della società – precisamente al fine di controllarne il passo e il contenuto. Questa tattica ha consentito agli Al Saud di produrre quel tanto di cambiamento che basta a impedire l’accumulo di tensioni sociali potenzialmente esplosive, evitando al contempo gli effetti destabilizzanti di un mutamento troppo rapido. La politica estera del paese, per gran parte dell’esistenza del moderno Stato saudita, è stata caratterizzata da un circospezione che ha elevato la tortuosità al livello di una peculiare forma d’arte. (…) L’Arabia Saudita ha occultato la propria vulnerabilità con l’opacità, mascherando l’incertezza sulla motivazioni degli estranei con una lontananza ugualmente impenetrabile all’eloquenza e alla minacce”” (pag 136-137)”,”RAIx-350″
“KISSINGER Henry”,”On China.”,”Illustrazione pagina 24 su gioco Wei Qi “”This contrast [China-West, ndr] is reflected in the respective intellectual games favored by each civilization. China’s most enduring game is ‘wei qi’ (pronounced roughly “”way chee””, and often known in the West by a variation of its Japanese name, ‘go’). ‘Wei qi’ translates as “”a game of surrounding pieces””; it implies a concept of strategic encirclement. The board, a grid of nineteen-by-nineteen lines, begins empty. Each player has 180 pieces, or stones, at his disposal, each of equal value with the others. The players take turns placing stones at any point on the board, building up positions of strength while working to encircle and capture the opponent’s stones. Multiple contests take place simultaneously in different regions of the board. The balance of forces shifts incrementally with each move, as the players implement strategic plans and react to each other’s initiatives. At the end of a well-played game, the board is filled by partially interlocking areas of strength. The margin of advantage is often slim, and to the untrained eye, the identity of the winner is not always immediately obvious (30). Chess, on the other hand, is about total victory. The purpose of the game is checkmate, to put the opposing king into a position where he cannot move without being destroyed. The vast majority of games end in total victory achieved by attrition or, more rarely, a dramatic, skillful maneuver. The only other possible outcome is a draw, meaning the abandonment of the hope for victory by both parties. If chess is about the decisive battle, ‘wei qi’ is about the protracted campaign. The chess player aims for total victory. The ‘wei qi’ player seeks relative advantage. In chess, the player always has the capability of the adversary in front of him; all the pieces are always fully deployed. The ‘wei qi’ player needs to assess not only the pieces on the board but the reinforcements the adversary is in a position to deploy. Chess teaches the Clausewitzian concepts of “”center of gravity”” and the “”decisive point”” – the game usually beginning as a struggle for the center of the board. ‘Wei qi’ teaches the art of strategic encirclement. Where the skillful chess player aims to eliminate his opponents pieces in a series of head-on clashes, a talented ‘wei qi’ player moves into “”empty”” spaces on the board, gradually mitigating the strategic potential of his opponent’s pieces. Chess produces single-mindedness; ‘wei qi’ generates strategic flexibility. A similar contrast exists in the case of China’s distinctive military theory”” (pag 23-24-25) [(30) For enlightening discussions of these themes, and a fuller explanation of the rules of ‘wei qi’, see David Lai, “”Learning from the Stones: A ‘Go’ Approach to Mastering China’s Strategic Concept, ‘Shi'”” (Carlisle, Pa.: United States Army War College Strategic Studies Institute, 2004); and David Lai and Gary W. Hamby, “”East Meets West: An Ancient Game Sheds New Light on U.S. -Asian Strategic Relations; “”Korean Journal of Defence Analysis’, 14; no. 1 (Spring 2002)]”,”CINx-298″
“KISSINGER Henry”,”L’arte della diplomazia.”,”Henry Alfred Kissinger, nato in Germania, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1938, ottenendo la cittadinanza nel 1943. L’ex segretario di Stato Henry Kissinger si è laureato con lode ad Harvard per poi ricoprire incarichi di insegnamento nel campo delle scienze politiche e delle relazioni internazionali. É autore di numerosi saggi sulla politica, sulla strategia della difesa e sui rapporti internazionali. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per la pace e nel 1977 la Medaglia presidenziale per la libertà. Ha ricoperto la carica di segretario di Stato dal 1973 al 1977 sotto i presidenti Nixon e Ford. La sua opera precedente, Gli anni della Casa Bianca, pubblicata in Italia da SugarCo, ha vinto nel 1979 l’American Book Award per la storia. Le Memorie di Kissinger coprono il periodo storico che va dal 1969 al 1974.”,”RAIx-037-FL”
“KISSINGER Henry”,”Gli anni della Casa Bianca.”,”Rapporti difficili USA – India – Pakistan nel 1971. “”Nel 1971 i rapporti tra Washington e Nuova Delhi avevano raggiunto uno stato di cordialità forzata ed esasperata, come accade quando una coppia non va d’accordo, ma non sa decidersi a separarsi. I rapporti con il Pakistan, invece, erano improntati a una superficiale amicizia, che concretamente si riduceva a ben poca cosa. Nel subcontinente l’alleanza con gli Stati Uniti non aveva prodotto conseguenze rilevanti sul non-allineamento”” (pag 674)”,”BIOx-037-FV”
“KISSINGER Henry”,”Cina.”,”Libro fondato in parte su conversazioni dirette con i leader cinesi. Cerca di spiegare i termini concettuali in base ai quali i cinesi ragionano sui problemi della pace, della guerra e dell’ordine internazionale, e di confrontarli con l’approccio più pragmatico e specifico degli americani.”,”CINx-012-FC”
“KISSINGER Henry”,”Anni di crisi.”,”La trasformazione dell’amministrazione Nixon. (Watergate) “”Era sconvolgente osservare il crollo di un governo che solo poche settimane prima era apparso invulnerabile. Il presidente viveva in uno stato di letargia, di sbalordimento, come se avesse visto avverarsi i propri incubi. Aveva sempre vissuto con la premonizione di una futura catastrofe, premonizione che sembrava tanto più ossessionarlo quanto meno era capace di definirla e che lo dominava soprattutto quando le cose parevano andar bene”” (pag 93)”,”USAP-015-B”
“KISSINGER Henry A. SCHMIDT Henry HUTTENLOCHER Daniel”,”L’erA dell’ Intelligenza artificiale. Il futuro dell’identità umana.”,”Nel 2016 nel programma di una conferenza figurava il tema dell’intelligenza artificiale (IA). Uno di noi stava per perdersi l’incontro, ritenendo che si sarebbe trattato di una discussione tecnica estranea ai suoi abituali interessi. Un altro lo esortò a ripensarci, spiegandogli che l’intelligenza artificiale avrebbe presto influenzato quasi ogni ambito delle attività umane. L’incontro stimolò alcune discussioni , cui prese parte anche il terzo autore, e infine portò alla stesura di questo libro. Questo libro riguarda un settore della tecnologia che lascia presagire una rivoluzione nelle vicende umane. L’intelligenza artificiale – vale a dire macchine che possono eseguire compiti che richiedono un’intelligenza di livello umano – è diventata rapidamente una realtà. L’apprendimento automatico (machine learning), cioè il processo cui la tecnologia è sottoposta per acquisire conoscenza e abilità – spesso entro un lasso di tempo nettamente più breve di quello richiesto per i processi di apprendimento umano – ha continuato a svilupparsi in ambito medico, nella tutela dell’ambiente, nei trasporti, nell’applicazione della legge e in molti altri campi. Scienziati e ingegneri informatici hanno sviluppato tecnologie – in particolare metodi di apprendimento automatico che utilizzano «reti neurali profonde», capaci di produrre intuizioni e innovazioni a lungo sfuggite ai pensatori umani e di generare testi, immagini e video che sembrano essere creati da esseri umani”” (pag 13) Ringraziamenti a Schuyler SCHOUTEN, Ben DAUS, Bruce NICHOLS, Ida ROTHSCHILD, Mustafa SULEYMAN, Jack CLARK, Craig MUNDIE e Maithra RAGHU, Roberto WORK e Yll BAJRAKTARI, Demis HASSABIS, Dario AMODEI, James J. COLLINS e Regina BARZILAY, Eric LANDER, Sam ALTMAN, Reid HOFFMAN, James MANYIKA, Fareed ZAKARIA, Jason BENT e Michelle RITTER. Henry A. Kissinger, consigliere per la Sicurezza nazionale e segretario di Stato dei presidenti americani Richard Nixon e Gerald Ford. Eric Schmidt, imprenditore e filantropo, è tra i massimi esperti di tecnologia. È stato amministratore delegato di Google dal 2001 al 2011, rendendo l’azienda leader globale in ambito tecnologico, nonché, fra il 2015 e il 2020 presidente esecutivo. Danile Huttenlocher, decano del Mit, è un informatico con vasta esperienza nel settore industriale, in qualità di manager e consulente di diverse aziende tecnologiche della Silicon Valley. Dal 2019 è direttore dello Schwarzman College of Computing del Mit. Il volume contiene il capitolo ‘Sicurezza e ordine mondiale’ (pag 117-153) “”Riflettendo su questa eterna dinamica (i progressi tecnologici in campo militare, ndr) nel suo classico ‘Della guerra’, pubblicato nel 1832, il teorico militare prussiano Carl von Clausewitz osservò: «La forza si arma delle invenzioni delle arti e delle scienze per misurarsi contro la forza»”” (pag 117)”,”SCIx-558″
“KISSINGER Henry A.”,”L’Europa ridisegnata dalla democrazia. Metternich, Castlereagh e il problema della pace.”,”H. Kissinger (1923-2023) è stato Consigliere per la Sicurezza nazionale e segretario di Stato dei presidenti Richard Nixon e Gerald Ford (1973-1977) nonché consulente di politica estera di successive amministrazioni. Per il suo ruolo nella composizioe del conflitto del Vietnam ricevette nel 1973 il premio Nobel. Titolo originale ‘A world restored’ (1957) Alleanze. Potenza statica e dinamica. “”Carattere essenziale di un’alleanza, quasi per definizione, è che le divergenze tra i suoi membri e il nemico comune siano maggiori di quelle tra un membro e l’altro. Poiché una sembianza di concordia e una delle sue armi più efficaci, una coalizione non potrà mai ammettere che uno dei suoi membri costituisca una minaccia grave quasi quanto il nemico comune, e anzi forse sempre più grave, man mano che le vittorie modificano i rapporti di forza. Le coalizioni fra potenze, chiamiamole così, «statiche» e «dinamiche» sono, perciò, sempre precarie, e tendono a poggiare su un equivoco o su un’evasione, su un equivoco, perché una coalizione del genere sarà incline a risolvere con relativa facilità le questioni secondarie (quelle, cioè, rilevanti per alcuni membri soltanto, e tali da non modificare il rapporto di forza fondamentale), mediante il mutuo riconoscimento di rivendicazioni particolari. Su un’evasione, perché quanto più si rimanda, durante una guerra vittoriosa, la soluzione delle questioni di fondo, tanto più forte diventa la posizione della potenza dinamica sul piano militare e su quello psicologico. La sconfitta totale del nemico elimina, se non altro, un peso sulla bilancia, e pone la potenza statica di fronte all’alternativa di una resa o di una guerra contro l’ex alleato, la cui posizione relativa è migliorata per la sconfitta del nemico. La potenza statica, quindi, cercherà di imporre la definizione degli obiettivi di guerra nella fase più precoce possibile del conflitto, mettendo sul suo piatto, in sostanza, il peso o la paura del nemico. Finché il solco tra l’alleato dinamico e il nemico comune resta sufficientemente ampio, il desiderio di vittoria o il timore di vendetta può bastare a imporre la concordia. Questo era il disegno di Metternich nella campagna diplomatica conclusasi con l’ingresso dell’Austria nella coalizione, e questa doveva restare la sua linea politica per tutta la guerra. Tutto all’opposto, la potenza dinamica tenterà di rimandare una sistemazione definitiva il più a lungo possibile; e in questo sforzo avrà tutti i vantaggi dalla sua. Se insisterà sul fatto che gli accordi finali devono dipendere dalla situazione militare, tenderà a provocare una guerra totale, che crei un vuoto di potere mediante l’annientamento del nemico; e quanto più grande sarà il vuoto, tanto più grave apparirà l’alterazione dell’equilibrio e più «naturali» le aspirazioni non limitate. Solo una pace separata può essere di ostacolo, ma la potenza statica troverà sempre grande difficoltà, sul piano psicologico se non materiale, a concludere la guerra violando i trattati vigenti, poiché il vero obiettivo per cui si batte, la stabilità, dipende proprio dal riconoscimento dell’inviolabilità dei rapporti internazionali”” (pag 107-108) [Henry Kissinger, L’Europa ridisegnata dalla democrazia. Metternich, Castlereagh e il problema della pace’, Edizioni Le due rose, Milano, 2019]”,”RAIx-406″
“KITAIGORODSKIJ A.I.”,”Ordine e disordine nel mondo degli atomi.”,”””Si potrebbero citare innumerevoli esempi atti a illustrare questa lotta tra ordine e disordine. Dobbiamo concludere che siamo di fronte a una legge della natura che si esprime nel compromesso tra due tendenze opposte, cioè tra una tendenza verso l’ ordine (raggiungimento dell’ equilibrio stabile), da una parte, e una tendenza verso il disordine (raggiungimento della distribuzione più probabile caratteristica delle particelle in moto termico), dall’ altra””. (pag 170)”,”SCIx-177″
“KITSIKIS Dimitri”,”L’ empire ottoman.”,”KITSIKIS D è professore all’ Università di Ottawa. Differenza tra decadenza e declino: Raymond ARON diceva che “”la decadenza suggerisce dei giudizi di valore…, il declino indica semplicemente un rapporto di forze””. (cit rec libro di J. NYE, La leadership americain: quand les regles du jeu changent’, PU NANCY. 1992, Pol Etrang 2.1993)”,”TURx-016″
“KIZNY Tomasz, Con testi di Norman DAVIES Jorge SEMPRUN Sergej KOVALEV”,”Gulag.”,”Tomasz Kizny, fotografo e giornalista polacco, dopo l’entrata in vigore della legge marziale nel 1981, è stato uno dei fondatori di Dementi, associazione clandestina di fotografi indipendenti. Dal 1986 ha raccolto le testimonianze dei vecchi prigionieri di guerra polacchi tornati in patria dopo la morte di Stalin. Dopo la caduta del regime sovietico ha viaggiato su tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica alla ricerca di ricordi e tracce di quello che costituiva un mondo a parte, quella terra sperduta nel mezzo dell’immensità sovietica: Il Gulag. Vive e lavora a Parigi.”,”RUSS-106-FL”
“KLÄR Karl-Heinz”,”Der Zusammenbruch der Zweiten Internationale.”,”KLÄR Karl-Heinz (1947) studia storia sociologia scienze politiche e romanistica a Saarbrucken e a Bonn.”,”INTS-044″
“KLEEBLATT Norman L. a cura; scritti di Paula E. HYMAN Benjamin F. MARTIN Micheal R. MARRUS Phillip Dennis CATE Linda NOCHLIN Susan Rubin SULEIMAN Michael BURNS”,”L’affare Dreyfus. La storia, l’opinione, l’immagine.”,”L’autore è direttore del Jewis Museum di New York.”,”EBRx-005-FSD”
“KLEHR Harvey HAYNES John Earl ANDERSON Kyrill M.”,”The Soviet World of American Communism.”,”Harvey Klehr is Andrew W. Millon Professor of Politics and History at Emory University. John Earl Haynes is 20th Century PoliticalHistorian at the Library of Comgress. Kyrill M. Anderson is director of the Russian Center for the Preservation and Study of Documents of Recent History. List of Documents Reproduced in Facsimile, Preface, Acknowledgments, A Note on the Documents, Glossary of Individuals and Organization, Chronology of American Communism, Introduction, Appendix, Selected Readings, Index,”,”MUSx-009-FL”
“KLEHR Harvey HAYNES John Earl FIRSOV Fridrikh Igorevich”,”The Secret World of American Communism.”,”Harvey Klehr is Andrew W. Millon Professor of Politics and History at Emory University. John Earl Haynes is 20th Century PoliticalHistorian at the Library of Comgress. Fridrikh Igorevich Firsov is formerly head of the Department of Publications of documents of the Communist movement at the Russian Center for the Preservation and Study of Documents of recent History. List of Documents Reproduced in Facsimile, Preface, Acknowledgments, A Note on the Documents, Glossary of Individuals and Organization, Chronology of American Communism, Introduction, Appendix, Selected Readings, Index,”,”MUSx-010-FL”
“KLEIN Fritz a cura”,”Neue Studien zum Imperialismus vor 1914.”,”Saggi di Sigrid WEGNER-KORFES Heinz LEMKE Jurgen HELL Fritz KLEIN Karlheinz SCHÄDLICH Wolfgang KLEIN I.J. BURLINGAS I.A. BELJAVSKAJA”,”RAIx-137″
“KLEIN Naomi”,”Shock Economy. L’ ascesa del capitalismo dei disastri.”,”KLEIN Naomi è l’autrice del bestseller ‘No Logo’. Ha una rubrica sul Guardian e su The Nation. “”Quando Friedrich von Hayek, santo patrono della Scuola di Chicago, andò in visita in Cile nel 1981, ricevette un’impressione così favorevole di Augusto Pinochet e dei Chicago Boys che, appena tornato in patria, si sedette e scrisse una lettera alla sua amica Margaret Thatcher, primo ministro del Regno Unito. Le consigliò caldamente di prendere il Paese sudamericano a modello per trasformare l’economia della Gran Bretagna, improntata al keynesianismo. La Thatcher e Pinochet sarebbero poi diventati amici per la pelle, e l’ex primo ministro avrebbe fatto visita all’anziano generale mentre era agli arresti domiciliari in Inghilterra, accusato di genocidio, tortura e terrorismo. Il primo ministro britannico conosceva bene quello che definiva “”il grande successo dell’economia cilena””, descrivendolo come “”un ottimo esempio di riforma economica da cui possiamo imparare molto””. Eppure, malgrado l’amimrazione che nutriva per Pinochet, quando Hayek le suggerì di emulare le sue politiche di shockterapia, la Thatcher non fu affatto persuasa. Nel febbraio 1982, il primo ministro illustrò il problema, senza giri di parole, in una lettera al suo guru intellettuale: “”Sono certa che converrà con me che, in Gran Bretagna, con le nostre istituzioni democratiche e la necessità di un elevato margine di consenso, alcune misure adottate in Cile risulterebbero del tutto inaccettabili. La nostra riforma dovrà essere in linea con le nostre tradizioni e la nostra Costituzioen. A volte il processo sembrerà dolorosamente lento””. (pag 151)”,”USAQ-059″
“KLEIN Maury”,”Le Krach de 1929.”,”KLEIN Maury è professore di storia nell’Università di Rhode Island. E’ autore di opere sull’industria e i grandi imprenditori”,”USAE-071″
“KLEIN Claude”,”Israele. Lo Stato degli Ebrei.”,”Claude Klein insegna all’Università di Gerusalemme e all’Istituto superiore d’amministrazione di Tel Aviv. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: Essai sur le sionisme aujourd’hui, La Découverte e La démocratie d’Israël,”,”VIOx-064-FL”
“KLIBANOV Aleksandr Il’ic, a cura di Valdo ZILLI”,”Storia delle sette religiose in Russia. Dagli anni ’60 del XIX Secolo al 1917.”,”Questa storia illustra il mondo multiforme delle sette russe nel periodo dell’emancipazione dei contadini (1861) alla Rivoluzione d’Ottobre; presenta quindi una realtà generalmente poco nota al lettore italiano per mancanza di informazione. Aleksandr Il’ic Klibanov è il maggior specialista sovietico della storia dei movimenti ereticali russi, stimato ed apprezzato per le sue ricerche sia in patria che all’estero. L’indagine è svolta in chiave rigorosamente marx-leninista, quindi talvolta giunge a giudizi discutibili secondo altro orientamento.”,”RUSx-142-FL”
“KLIMOV Youri”,”La création des fondements économiques du socialisme en URSS (1925-1932).”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-004-FAP”
“KLINE Morris a cura di CONTE Alberto”,”Storia del pensiero matematico. Volume I. Dall’antichità al Settecento.”,”Fin dalla prima edizione inglese del 1972, l’opera di KINE-M è stata salutata come la più importante, autorevole ed esauriente storia della matematica apparsa nel dopoguerra. Costruita con l’intento di presentare le idee oltre che i protagonisti, questa storia copre un arco temporale vasto che va dalla MESOPOTAMIA ad EUCLIDE, da FIBONACCI (PISANO Leonardo) alla invenzione del calcolo infinitesimale, da GAUSS-CF a POINCARE’-H. Ha un’appendice dedicata agli sviluppi più recenti, scritti appositamente per la prima edizine italiana del 1991. KLINE-M é professore emerito al Courant Institute of Mathematical Sciences della Università di NEW YORK, ed è uno dei più eminenti matematici contemporanei.”,”SCIx-087″
“KLINE Morris”,”Mathematical Thought from Ancient to Modern Times. Vol. I.”,”Morris Kline is Professor of Mathematics, Emeritus, at the Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University, where he directed the Division of Electromagnetic Research for twenty years. He is the author of many books, including Mathematics: The Loss of Certainty and Mathematics and the Search for Knowledge. Preface to the Three-Volume, Paperback Edition, Preface, Figure, Abbreviations, Publisher’s Note, Bibliography, Name index, Subject Index,”,”SCIx-206-FL”
“KLINE Morris”,”Mathematical Thought from Ancient to Modern Times. Vol. II.”,”Morris Kline is Professor of Mathematics, Emeritus, at the Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University, where he directed the Division of Electromagnetic Research for twenty years. He is the author of many books, including Mathematics: The Loss of Certainty and Mathematics and the Search for Knowledge. Preface to the Three-Volume, Paperback Edition, Preface, Figure, Abbreviations, Publisher’s Note, Bibliography, Name index, Subject Index,”,”SCIx-207-FL”
“KLINE Morris”,”Mathematical Thought from Ancient to Modern Times. Vol. III.”,”Morris Kline is Professor of Mathematics, Emeritus, at the Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University, where he directed the Division of Electromagnetic Research for twenty years. He is the author of many books, including Mathematics: The Loss of Certainty and Mathematics and the Search for Knowledge. Preface to the Three-Volume, Paperback Edition, Preface, Figure, Abbreviations, Publisher’s Note, Bibliography, Name index, Subject Index,”,”SCIx-208-FL”
“KLINKHAMMER Lutz”,”L’ occupazione tedesca in Italia 1943 – 1945.”,”L’A, nato nel 1960 a Treviri, è stato borsista presso l’Istituto storico germanico di Roma ed è attualmente ricercatore all’Univ di Colonia. Il libro è pubblicato contemporaneamente dall’Editore Niemeyer di Tubinga. Il libro offre una ricostruzione storica del periodo in cui l’IT viene a trovarsi nella paradossale condizione di ‘alleato occupato’. La peculiarità di questa condizione determinò la forma del dominio tedesco in IT che l’A definisce “”policrazia”” individuando con questo termine la rivalità e concorrenza tra più centri di potere largamente autonomi nel Reich. Questo concetto utilizzato per lo studio del funzionamento del regime nazista, è qui applicato alla politica estera e dà risultati ritenuti”,”GERQ-004″
“KLINKHAMMER Lutz FIORILLO Maurizio MARZINOT Federico LEVI Guido JAUFFRET Jean-Charles BATTIFORA Paolo MELLINATO Giulio MANZARI Giuliano CABONA Danilo, testimonianze di Dario NOLI Giuseppe NOBERASCO Manfredo MANFREDI Lorenzo PAGGI Lorenzo TRIONFI Giorgio RIGHETTI”,”Salvare i porti. Genova e altri scali mediterranei nelle fase finali della Seconda guerra mondiale.”,”Contiene: Il ruolo delle Sap nel salvataggio del porto di Genova (pag 363-369) Sap Squadre di azione patriottica: Squadre d’Azione Patriottca – SAP Le Squadre di azione patriottica (SAP) nascono su iniziativa delle brigate Garibaldi nell’estate del 1944. Hanno il compito di sviluppare il «coinvolgimento popolare nella guerra di liberazione, nelle città e nelle campagne» (R. Sandri, Squadre di azione patriottica, in E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2006, p. 459). Dirette quindi a organizzare le masse, soprattutto in vista dell’insurrezione generale, le SAP si sviluppano soprattutto all’interno dei luoghi di lavoro – in particolare, le fabbriche e le campagne – e secondo Longo (agosto 1944, cit. ibidem), costituiscono «la riserva ausiliaria territoriale delle “brigate d’assalto Garibaldi” e delle brigate gap»; sono un’«organizzazione unitaria di massa» e non prevedono un inquadramento costante nei reparti partigiani, ma un’attività quotidiana nei luoghi consueti della vita dei singoli. «Il campo d’azione – scrive sempre Longo, vicecomandante del CVL – delle sap è vastissimo: dalla difesa collettiva armata contro i soprusi e le violenze tedesche e fasciste per impedire la requisizione del grano, degli altri prodotti agricoli e del bestiame […] a una azione costante di sabotaggio delle vie di comunicazione […]. Compito precipuo delle sap è quello di assicurare la protezione delle manifestazioni popolari di massa e di sviluppare forme audaci di propaganda e di mobilitazione delle masse per la battaglia insurrezionale». Le SAP sono dunque il tramite fra la città e la montagna, tra chi combatte e la popolazione. Fungono, inoltre, da “riserva” per i partigiani alla macchia e infatti provvedono all’addestramento e alla preparazione di coloro che vogliono entrare nelle formazioni. In realtà, con il passare dei mesi, anche le SAP si organizzano in reparti: nell’autunno del 1944 tra Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia e Triveneto vengono costituite 50 brigate. Nell’inverno 1944-45 le SAP hanno compiti di collaborazione logistica con le brigate in montagna e ne curano la “pianurizzazione” in Piemonte, Veneto e Friuli, continuando però a operare anche nella guerriglia. Anche le formazioni GL e Matteotti sviluppano strutture simili alle SAP garibaldine, e talvolta le varie formazioni si uniscono per un coordinamento più efficace. Le azioni di sabotaggio, le manifestazioni, gli scioperi organizzati dalle SAP proseguono fino all’insurrezione nazionale, nella quale le squadre «hanno un grande peso – sovente decisivo – […] prima che scendano nelle città e nelle pianure le brigate partigiane di montagna o arrivino le colonne angloamericane» (Ivi, p. 461). (http://www.anpi.it/storia/194/squadre-dazione-patriottca-sap)”,”ITAR-278″
“KLITSCHE DE LA GRANGE Teodoro”,”Il doppio Stato.”,”KLITSCHE DE LA GRANGE T. giurista, politologo, avvocato, direttore del trimestrale di cultura politica ‘Behemoth’ e collaboratore di riviste di politica e diritto (tra le quali ‘Nuovi studi politici’, ‘Il Consiglio di Stato’, ‘Il Foro Amministrativo’, ‘Catholica’, Ciudad des los Césares’, ‘La Gironda). Ha pubblicato di recente con altri autori ‘Lo specchio infranto’ (Roma, 1998), ‘Il Salto di Rodi’ (Roma, 1999).”,”TEOP-369″
“KLOCZOWSKI Jerzy a cura; saggi di Zygmunt SULOWSKI Urszula BORKOWSKA Aleksandra WITKOWSKA Eugeniusz WISNIOWSKI Stanislaw LITAK Wieslaw MÜLLER Ludomir BIENKOWSKI Hanna DYLAGOWA Ewa JABRONSKA-DEPTULA Daniel OLSZEWSI Ryszard BENDER Lidia MÜLLEROWA e Adam STANOWSKI”,”Storia del cristianesimo in Polonia.”,”Sulla Seconda guerra mondiale il capitolo 13: Gli anni della guerra e dell’occupazione (1939-1945), di Lidia Müllerowa e Adam Stanowski (pag 443-472)”,”POLx-001-FSD”
“KLOOSTERMAN Jaap FAVRETTO Ilaria CARTARIUS Ulrich BIDUSSA David VAZQUEZ DE PARGA Margarita SIERRA BARCENA Carmen GIUVA Linda CARTOCCI Barbara CAGIANO Paola GERARDI Elvira DOLATOWSKI Elrun MEIBURG Anette CANAVAGGIO Perrine”,”Archivi storici dei partiti politici in Europa: tutela e conservazione.”,”Convegno internazionale, Roma, 13 e 14 dicembre 1996. Testi in prevalenza, in ordine decrescente, in italiano, spagnolo, francese, inglese. “”In Germania esiste una sorta di tutela pubblica nei confronti degli archivi dei partiti politici attraverso il finanziamento statale alle Fondazioni che li conservano. Quattro partiti politici dispongono di un servizio d’ archivio presso le fondazioni. Il partito socialdemocratico (SPD) conserva i suoi archivi presso la Fondazione Friedrich-Ebert a Bad Godesberg (a partire dal 1950, poiché gli archivi antichi, requisti dai nazional-socialisti nel 1933, e in seguito parzialmenti messi al riparo all’ estero, nel 1938 furono venduti all’ Istituto di storia sociale di Amsterdam).”” (pag 12)”,”ARCx-022″
“KLOOSTERMAN Jaap LUCASSEN Jan”,”Rebels with a cause. Five centuries of social history collected by the IISH.”,”KLOOSTERMAN Jaap LUCASSEN Jan sono senior staff members dell’IISH. Contiene riproduzioni di molte copertine o frontespizi di libri rari, prime edizioni ecc:”,”ARCx-043″
“KLOTZ Henry”,”La Russie des soviets. Faits et documents.”,”L’A vuole scoprire “”cosa c’è di vero nella formula: Il Comunismo, ecco il nemico””. Nella bibliografia cita l’ opera di TOUCHATCHEVSKY, La campagne au delà de la Vistule, Moscou e ZAGORSKY, Vers le Socialisme o vers le Capitalisme? Prague 1927 “”Lenin considerava che “”La rivoluzione sociale in un paese come la Russia che possiede un’infima minoranza di proletariato operaio e un’enorme maggioranza di piccoli contadini, non può avere successo definitivo che a condizione dell’ appoggio dato a tempo in uno o più paesi avanzati”” (1). La Rivoluzione in Russia gli appariva come un ‘semplice’ “”‘prologo’ alla rivoluzione socialista mondiale””; ma egli proclama che… “”La Rivoluzione Russa non può essere vinta perché non può essere vinta la rivoluzione proletaria internazionale”” (2). (1) Lenin, Rapporto sulla crisi degli approvvigionamenti al X Congresso del Partito, 1921. Opere XVIII, pag 133-137 (Fr) 2) Lenin, Lettera d’ addio agli operai svizzeri, prima della sua partenza per la Russia nell’ aprile 1917″,”RIRO-306″
“KLOTZBACH Kurt”,”Bibliographie zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung, 1914-1945. Sozialdemokratie, Freie Gewerkschaften, Christlich-Soziale Bewegungen, Kommunistische Bewegung und linke Splittergruppen. Mit einer forschungsgeschichte Einleitung.”,”I maggiori riferimenti nell’ indice sono per Hermann Weber. Euro 40″,”MGEK-087″
“KLUG Ekkehard”,”Die “”Gruppe des Demokratischen Zentralismus”” und der 10. Parteitag der KPD(B) im März 1921.”,”Sul ruolo di Sapronov in Ucraina vedere A. Oppenheim ‘Sapronov, Timofei Vladimirovich (1887-1939)’, in: ‘The modern Encyclopedia of Russia and Soviet History’, (MERSH) ed. J.L. Wieczynski, Band 33, Gulf Breeze, 1983, s. 98-100 Vedi elenco volumi descrizione intera opera Mersh in extratext”,”RIRO-472″
“KLUGE Ernfried Eduard”,”Die Russische Revolutionäre Presse in der zweiten Hälfte des neunzehnten Jahrhunderts, 1855-1905.”,”Su 100 persone perseguite dalla polizia per questioni politiche: Origine sociale: 1827-1846: nobili 79; borghesi e contadini 21; altri 0 1884-1890: nobili 36; borghesi e contadini 46; altri 18 1901-1903: nobili 10; borghesi e contadini 80; altri 10 1905-1908: nobili 9; borghesi e contadini 87; altri 4 Occupazione: 1827-1846: – – – – 1884-1890: Contadini 7; Operai 15; Intellettuali 73; Altri 5 1901-1903: Contadini 9; Operai 46; Intellettuali 36; Altri 9 1905-1908: Contadini 24; Operai 73; Intellettuali 28; Altri 1. (Fonte: Arthur W. JUST, Die Presse der Sowjet Union (Zeitung und Zeit, Bd. I, Berlin 1931, s. 7) (pag 18)”,”RIRx-114″
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Volume 1. Formation and early years, 1919-1924.”,”La Social Democratic Federation e la Social League degli anni 1880 furono un altro passo avanti. La loro formazione significò che organizzazioni della classe operaia definite marxiste nacquero in Gran Bretagna. Con il passaggio dal vecchio al nuovo secolo fu fondato il Socialist Labour Party (SLP). E il SDF, il più importante dei gruppi marxisti, divenne il Social Democratic Party (SDP) e poi si allargò nel British Socialist Party (BSP). (…) Il Communist Party of Great Britain, GBPC, che continuò tutto ciò che c’era di meglio nella tradizione militante del radicalismo britannico e nel movimento operaio, fu fondato per andare incontro a quei bisogni. (pag 70-71)”,”MUKx-108″
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Volume 2. The General Strike, 1925-1926.”,”Ruolo BBC contro scioperanti: “” La BBC già martedì 4 maggio, divenne un’ aperta arma di propaganda del Governo, emettendo continui fiumi di attacchi contro gli scioperanti, appellandosi ai crumiri e distorcendo le voci del mitico ritorno al lavoro. Sebbene non ancora ufficialmente una pubblica corporation, essa fu messa, (…) al servizio del Governo Tory (…)””. (pag 121)”,”MUKx-116″
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Volume II. 1925-1927: The General Strike.”,”James Klugmann’s History of the Communist Party of Great Britain is a work of meticulous research. With the Communist Party as principal protagonist, this in much more than the history of a single party-it embraces the life, policies and conflicts of the Labour Movement from the 1920s onwards. Volume 2 is about the General Strike of 1926- what led up to it and the Strike itself, including a detailed examination of the policies, successes and failings of the Communists and the militant left generally. There is, too, an examination in depth of the Communist Party’s anti-imperialist propaganda and agitation of that period, and of its methods of organisation. Preface, Chapter I: Appendix n.2, Chapter II: Appendix n. 9, Chapter IV: Appendix n.3, Chapter V: Appendix n.3, Notes, Index,”,”MUKx-009-FL”
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Formation and Early Years, 1919-1924. Volume I.”,”James Klugmann’s History of the Communist Party of Great Britain is a work of meticulous research. With the Communist Party as principal protagonist, this in much more than the history of a single party-it embraces the life, policies and conflicts of the Labour Movement from the 1920s onwards. Volume 2 is about the General Strike of 1926- what led up to it and the Strike itself, including a detailed examination of the policies, successes and failings of the Communists and the militant left generally. There is, too, an examination in depth of the Communist Party’s anti-imperialist propaganda and agitation of that period, and of its methods of organisation. Preface, Chapter I: Appendix n.1, Chapter II: Appendix n.4, Chapter III: Appendix n.8, Notes, Index,”,”MUKx-012-FL”
“KNEI-PAZ Baruch”,”The Social and Political Thought of Leon Trotsky.”,”KNEI-PAZ Baruch fa parte de The Hebrew University of Jerusalem. Tra le fonti primarie ha utilizzato il Byulletin Oppozitsii, il giornale organo politico e ideologico principale di TROTSKY tra il 1929 e il 1940. Molti scritti teorici apparvero su questo giornale e molti numeri furono scritti quasi interamente da lui. In totale furono pubblicati 87 numeri ma alcuni erano numeri doppi. Il numero attuale di esemplari separati è di 65. Il giornale fu gestito da Leon SEDOV fino alla sua morte avvenuta nel 1938, e curato dallo stesso TROTSKY. Gli ultimi quattro numeri apparvero dopo la morte di TROTSKY. Una ristampa completa fu ripubblicata nel 1973 dalla Monad Press di New York (è una riproduzione in quattro volumi dei numeri originali russi). E ciò ha reso disponibile il bollettino per la prima volta. Ha inoltre il vantaggio di identificare tutti gli articoli di TROTSKY originariamente apparsi sotto pseudonimi). (pag 602-603)”,”TROS-088″
“KNEI-PAZ Baruch”,”Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza.”,” Tesi dell’autore: Trotsky lupo solitario in campo politico come in quello teorico praticamente per tutto il corso della sua vita. Egli cominciò la sua carriera di rivoluzionario da isolato, e allo stesso modo l’avrebbe conclusa (pag 137) Anche nel periodo tra il 1917 e il 1923 Trotsky rivelò la sua incapacità di lavorare insieme con gli altri. Fu costantemente in conflitto con Lenin, sia con i bolscevichi su una serie di problemi politici e teorici: la condotta della guerra civile, i negoziati di Brest-Litovsk, l’invasione della Polonia, lo status dei sindacati, e, all’inizio l’introduzione della Nep. (pag 138) L’incontro di Trotsky con Parvus e le sue idee (pag 142) Teoria dell’ arretratezza (pag 147) [rapporti tra società avanzate e arretrate] Trotsky concepiva la teoria della rivoluzione permanente – cioè dell’arretratezza.- come l’unica soluzione possibile, l’unico modo di realizzare la modernizzazione (pag 152) La rivoluzione permanente si impernia su tre temi di fondo: il ruolo delle masse contadine in una rivoluzione operaia, gli aspetti borghesi della rivoluzione e la sua evoluzione verso una fase socialista o collettivistica, l’importanza della rivoluzione mondiale (pag 154) Alleanza temporanea interessi operai e contadini (pag 155) Questione transizione da rivoluzione borghese a socialista La rivoluzione per Trotsky è un processo di “”trasformazione””, di sviluppo continuo e non si realizza attraverso il salto di questa o quella fase (pag 157) Analogamente, nell’introduzione del libro (La rivoluzione permanente), egli sosteneva che, alla domanda: “”Lei crede davvero che la Russia sia già matura per una rivoluzione socialista?””, fosse necessario rispondere “”invariabilmente”” : no. “”Ma l’economia mondiale, e in particolare l’economia europea sono perfettamente mature per questa rivoluzione. La dittatura del proletariato in Russia ci porterà o no al socialismo? Con quali ritmi e attraverso quali fasi? Tutto ciò dipenderà dall’avvenire del capitalismo europeo e mondiale”” (ibid.) (pag 159) Marx. “”Non è molto chiaro – bisogna dire- che cosa Marx intendesse in realtà trasmettere ai suoi primi seguaci russi negli ultimi anni della sua vita, quando cominciò, seppure in modo sporadico, a prestare attenzione alle prospettive di trasformazione sociale e di rivoluzione in Russia (2). Nei suoi primi scritti, non meno che nel ‘Manifesto del Partito comunista’, Marx aveva affermato che il modo di produzione capitalistico stava diventando universale attraverso lo stesso processo di penetrazione nelle società arretrate non europee: «Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre» ed essa «trascina nella civiltà anche le nazioni più barbare» (3). Tuttavia, quando nel 1877 il populista russo N.K. Michailovskij pubblicò un saggio nel quale a Marx veniva attribuita l’opinione che in Russia il socialismo avrebbe potuto affermarsi solo dopo che vi si fosse pienamente sviluppato il capitalismo, Marx reagì aspramente e accusò Michailovskij di distorcere le sue opinioni, arrivando a «trasformare il mio schizzo storico della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a tutti i popoli, indipendentemente dalla circostanze storiche nelle quali essi si trovano» (4). La risposta di Marx indicava chiaramente come egli prevedesse per la Russia la possibilità di un’evoluzione storica diversa da quella che si era verificata per la prima volta in Occidente; anzi prospettava l’ipotesi che, in linea di principio, la Russia avesse «la più bella occasione che la storia abbia mai offerto a un popolo» di evitare «tutte le inevitabili peripezie del regime capitalistico» (5). Alla stessa prospettiva Marx si riferì, nel 1881, rispondendo a una richiesta di orientamenti e consigli rivoltagli da Vera Zasulic: citando l’edizione francese del ‘Capitale’, egli scriveva che «la fatalità storica» dello sviluppo del capitalismo è «espressamente limitata ai ‘paesi dell’Europa occidentale’» (6). Le idee di Marx erano tuttavia rese più complicate dal fatto che egli sembrava considerare la ‘obscina’ (la tradizionale comune di villaggio russa) come l’unico «punto di appoggio della rigenerazione sociale in Russia» e quindi per una transizione al socialismo. Temeva invece – come scrisse- «le influenze deleterie [cioè, le intromissioni capitalistiche] che l’assalgono da tutte le parti» e possono portarla alla dissoluzione» (7). Dava perciò l’impressione di dubitare della vitalità della comune come forma di organizzazione sociale e, conseguentemente, delle alternative non capitalistiche che si aprivano alla Russia. Al tempo stesso, pur continuando a considerare la prospettiva di una rivoluzione in Russia, in consonanza con una più o meno simultanea «rivoluzione operaia in Occidente», la considerava suscettibile di utilizzare la comune come «punto di partenza per un’evoluzione comunista» (8). Nell’ultimo decennio, del secolo – come avrebbe osservato Engels (9) – «gli antichi istituti sociali della vita agraria russa non solo [avevano perduto] valore, ma [stavano diventando] un inciampo», tanto che Plechanov, allora il maggiore esponente del marxismo russo, analizzando le forze che contrastavano lo sviluppo del socialismo in Russia, era giunto alla conclusione che non si potesse fare alcun affidamento per il futuro sulla comune agricola (10)”” (pag 140-141) [Baruch Knei-Paz, Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza’, (in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(2) Per gli scritti di Marx sulla Russia cfr. ‘Marx and Engels: The Russian Menace to Europe’, a cura di P. Blackstock e B. Hoselitz, London, 1953; (3) K. Marx e F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, in Id, Opere, vol. 6, pp. 489-90; (4) K. Marx, ‘Lettera alla redazione degli “”Otecestvennye Zapiski””, novembre 1877, in K. Marx F. Engels e V.I. Lenin, ‘Sulle società precapitalistiche’, a cura di M. Godelier, Milano, 1970, p. 286; (5) Ibid. p. 285; (6) Ibid., p. 278; (7) Ibid. Cfr. anche la prefazione all’edizione russa del 1882 del ‘Manifesto’, in Opere, vol. 6, pp. 662-65; (8) Ibid. p. 663; (9) Cfr. le lettere di Engels a Danielson del 1891-93 e in particolare quella del 15 marzo 1892: la si veda in K. Marx F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di M. Maffi, Milano, 1960, p. 260; (10) G.V. Plechanov, ‘Socializm i politiceskaja bor’ba’, in Socinenija, Moskva, 1923-27, vol. 2]”,”TROS-285″
“KNIGHT Amy”,”Ascesa e caduta del capo della polizia di Stalin.”,”Amy KNIGHT è ricercatrice presso la Library of Congress di Washington e insegna all’Univ di Princeton. Ha pubblicato un’importante monografia sulla polizia politica sovietica: -The KGB: Police and Politics in the Soviet Union. UNWIN HYMAN”,”RUSS-019″
“KNIGHT Ian”,”Colenso 1899. La guerra boera nel Natal.”,”La guerra anglo-boera è stata la maggiore tra le campagne coloniali britanniche del XIX secolo. Fu solo nel 1902 che anche gli ultimi guerriglieri boeri furono sottomessi lasciando uno strascico di risentimenti destinato a prolungarsi per buona parte del XX secolo. A tale proposito viene ricordato l’ episodio dell’ ultima rivolta boera nel 1914 in piena Grande Guerra, che contrappose nel corso di una guerra civile, boeri filotedeschi o nazionalisti contro ‘uitlanders’ e boeri capeggiati dai vecchi leader del 1899.”,”QMIx-078″
“KNIGHT Ian”,”Rorke’s Drift 1879. “”Come topi in trappola””.”,”Per gli inglesi, la vittoria a Rorke’s Drift parve ancora più significativa dopo il trauma di Isandlwana, e la battaglia assunse presto un significato che superava largamente la sua reale importanza strategica. Essa dimostrò che quando il dado era tratto, ci si poteva ancora fidare del comune soldato britannico. La “”sottile linea rossa”” (la leggendaria capacità della fanteria britannica di respingere nemici numericamente superiori, iniziata a manifestarsi durante le guerre napoleoniche, venne immortalata nel 1854, quando i giornali utilizzarono l’ espressione citata dall’ autore per descrivere l’ impresa degli Argyll & Sutherland Highlanders a Balaclava, N.d.C.) aveva fatto il suo dovere””.”,”QMIx-081″
“KNIGHT Ian CASTLE Ian”,”La guerra zulù 1879.”,”””Le perdite fra i difensori furono le più late mai subite dall’ esercito inglese per mano di un nemico indigeno. Non sopravvisse nemmeno un uomo delle sei compagnie del 24°. Dei 1700 uomini che si trovavano nell’ accampamento la matitna del 22 gennaio, sopravvissero soltanto 60 bianchi e 400 neri. Nel frattempo, Lord Chelmsford continuò a non sapere nulla del disastro fino a che non fu tutto finito.”” (pag 54)”,”QMIx-147″
“KNIGHT Stephen”,”The Brotherhood. The Secret World of the Freemasons.”,”KNIGHT Stephen è uno scrittore freelance. Wikip. Attualmente la documentazione storica accertata non consente di ricostruire con precisione le origini dell’organizzazione. Nel 1686 le logge massoniche, trasformandosi da operative a speculative, aprirono i portali della conoscenza iniziatica anche ai non appartenenti alla professione muratoria[3]. Non considerando gli atti ufficiali della nascita della massoneria moderna nel 1717, sono conosciuti come sicuri solo dei rari documenti che precedono il 1717 e comunque non prima della seconda metà del XVII secolo[4] . La vaghezza di questa documentazione è da addebitare alla segretezza che allora i massoni davano ai lavori di loggia. I più attendibili storici della massoneria non confermano che tale segretezza avesse motivazioni diverse da quella del carattere iniziatico di questa massoneria. Tale carattere non differisce da quello delle società iniziatiche anche antiche, essendo l’iniziazione un aspetto sostanzialmente comune a tutte le culture umane anche se con diversi scopi e cerimoniali. In ambito massonico le radici ideali della massoneria vengono fatte risalire alla costruzione del tempio di Salomone e in termini storici essa viene ritenuta derivante dalle corporazioni o gilde di muratori del Medioevo. Tuttavia nessun storico da valore alla fantasiosa tesi che l’associazione risalga addirittura ai tempi di Salomone; e non esistono neppure documenti, storicamente accertati, che dimostrino la continuità le corporazioni medioevali e le logge massoniche di cui si è accertata l’esistenza nella seconda metà del XVII secolo. A motivo della mancanza di documenti relativi alla massoneria sono sorte molte interpretazioni, mai dimostrate come vere, sulla sua origine. Tali interpretazioni, atte più a suggestionare che a documentare, non hanno valore storico. [5][6][7] come quella di essere una discendenza diretta dei Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone in Gerusalemme (più noti come cavalieri templari) oppure un ramo delle antiche scuole del segreto, o dei Collegia fabrorum romani, o una conseguenza istituzionale delle corporazioni medievali di muratori, per il tramite di maestranze bizantine o italiche (tra queste, i cosiddetti Magistri comacini) operanti nell’Alto Medioevo. Nei documenti della seconda metà del XVII secolo (atti amministrativi, elenchi di nomi, date e luoghi delle riunioni) relativi ad alcune logge della Scozia e dell’Inghilterra si trovano nomi di membri di corporazioni muratorie che sembra fossero ancora operanti, pur senza l’importanza economica e sociale dei secoli precedenti; mentre rimanevano operative certe forme organizzative legate alle corporazioni di sussidiarietà e assistenza ai meno abbienti. Questi membri “”muratori”” risultavano costituire nelle liste degli affiliati alla loggia sempre una esigua minoranza rispetto agli altri, non muratori. È più corretto affermare che le logge massoniche seicentesche ammettevano esponenti delle corporazioni muratorie, piuttosto che il contrario; considerato anche il fatto che la “”loggia””, intesa come struttura associativa, non è un organismo interno alle corporazioni, ma così veniva chiamato tradizionalmente il luogo o edificio interno ai cantieri di costruzione ove si svolgevano le riunioni tecniche ed organizzative del cantiere e dove talora si ricoveravano gli strumenti di lavoro più preziosi, mentre le attività amministrative e commerciali delle corporazioni si svolgevano in sedi urbane, spesso palazzi prestigiosi, non definite logge. Gli affiliati alle logge seicentesche e settecentesche erano in gran maggioranza esponenti della nobiltà, delle libere professioni e del commercio. Non esistono documenti che possano spiegare i motivi per i quali queste persone si raggruppassero e che cosa facessero durante le riunioni. Da rari cenni documentali sembra accertato che le riunioni si svolgessero seguendo certe ritualità, di cui però non si sa nulla, per cui non è possibile affermare che ci fosse una continuità con le cerimonie svolte nelle corporazioni muratorie. Anche se alcuni documenti ufficiali delle corporazioni muratorie riportano, spesso dettagliatamente, delle cerimonie di accettazione di nuovi membri alla corporazione, nulla fa supporre che nelle logge massoniche seicentesche fossero riproposte le stesse forme cerimoniali. Infatti, mentre le cerimonie delle corporazioni erano ufficiali, quindi note a tutti, gli storici negano che esse avessero le caratteristiche della ritualità e ancor meno della segretezza o della riservatezza. Al contrario, le cerimonie massoniche erano, per il poco che si sa, prettamente rituali e segrete. La segretezza consisteva nel fatto che il cerimoniale, parole e azioni, era noto ai soli membri della loggia e che tutto ciò che faceva parte del cerimoniale, arredi, oggetti e altro, veniva o distrutto o conservato in modo inaccessibile alla fine delle riunioni. Per questo motivo nessuno, allora e oggi, sa che cosa avvenisse realmente durante le riunioni e ogni supposizione è di pura fantasia. Non ci sono prove che nei rituali massonici delle prime logge fossero presenti degli elementi esoterici, però, considerato che l’esoterismo fa parte da sempre della cultura massonica è possibile che ciò avvenisse, mentre questi elementi non si rintracciano nei documenti conosciuti delle antiche corporazioni. L’interesse per le conoscenze in ambito esoterico che nel Rinascimento ebbe grande vivacità, continuò fino al XVII e XVIII secolo, appassionando le persone più acculturate. Si può quindi supporre che nei primi rituali massonici fossero presenti elementi esoterici appartenenti agli ambiti dell’ermetico, dell’alchemica, della cabalistica, della magia, dell’astrologia e di molto altro ancora. La contiguità ideale tra le corporazioni muratorie e le prime logge massoniche trova conferma nell’elaborazione delle Costituzioni dei Liberi Muratori del 1723, quando fu dato mandato al Rev. James Anderson di stilarne il testo prendendo come riferimento ideale gli antichi manoscritti degli Statuti delle Corporazioni muratorie allora conosciuti[8]. Riferimento che sicuramente era generalizzato in tutte le spontanee logge sia della Scozia sia dell’Inghilterra. Alcune espressioni verbali e concettuali che si trovano in questi manoscritti vengono riprese nel lessico massonico. Interessante è notare che tutte queste logge sparse nel territorio della Gran Bretagna avessero aspetti che le accomunavano anche se non risulta che tra loro ci fossero collegamenti stretti e sicuramente nessuna struttura federativa. Alcune tracce documentali sembrano confermare però che singoli membri di una loggia avessero contatti con membri di altre logge e che talora ci fossero scambi di visite. La gran loggia di Londra e le Costituzioni dei liberi muratori[modifica | modifica wikitesto] Edificio (1927–1932) della sede della gran loggia Unita d’Inghilterra – Londra La taverna “”l’Oca e la Griglia”” di Londra, dove fu fondata la prima gran loggia, il 24 giugno 1717 Stampa rappresentante una Scena di massoneria, 1878 Il 24 giugno 1717 fu ufficialmente fondata a Londra la gran loggia con lo scopo di federare le logge che operavano nel distretto di Londra senza collegamenti tra loro. Purtroppo non si sono conservati gli atti di quella fondazione, ma rimangono numerosissime attestazioni di questo evento storico che segnò formalmente la nascita di quella che poi fu chiamata la massoneria moderna, per distinguerla dalla muratoria delle antiche corporazioni. La riunione di fondazione si svolse nella Taverna dell’Oca e della Graticola, con la partecipazione di tre logge londinesi e una del Westminster, The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rummer and Grapes. I nomi di tali logge venivano dai locali presso i quali ciascuna si riunivano. La Goose and Gridiron nella Ale-house in St. Paul’s Church-yard (loggia ora denominata Lodge of Antiquity No. 2); la Crown nella Ale-house in Parker’s Lane off Drury Lane; la Apple-Tree nella Tavern in Charles Street, Covent Garden (Loggia ora denominata Lodge of Fortitude and Old Cumberland No. 12); infine la Rummer and Grapes nellaTavern in Channel Row, Westminster (Loggia ora denominata Royal Somerset House and Inverness Lodge No. IV). A capo della gran loggia, con il titolo di gran maestro, fu eletto il gentiluomo Anthony Sayer. All’organismo direttivo appartenevano alcuni prestigiosi personaggi come il pastore anglicano John Theophilus Desaguliers (1683-1744), membro della Royal Society, brillante divulgatore delle teorie newtoniane e letterato ben introdotto nell’alta società londinese, Francis Scott duca di Buccleuch (1694-1751), scozzese e anche lui membro della Royal Society, Charles Lennox (1672-1723), primo duca di Richmond, primo duca di Lennox e duca d’Aubigny, figlio illegittimo del re d’Inghilterra Carlo II Stuart, Lord John Montagu 2º duca of Montagu (1690-1749) membro della Royal Society, ed anche dei borghesi, come il citato Sayer, il gentiluomo George Payne (c. 1685-1757) e il reverendo James Anderson (1684-1739), pastore presbiteriano che fu l’estensore delle costituzioni adottate il 14 gennaio 1723. La funzione della gran loggia era quella di organizzare in modo centralizzato le varie logge. Infatti già nel 1725 si trovano nelle minute della gran loggia l’adesione di molte altre logge in Bath, Bristol, Norwich, Chichester, Chester, Reading, Gosport, Carmarthen, Salford, e Warwick, e un’embrionale Provincial Grand Lodges in Cheshire e nel Galles meridionale. La gran loggia si era ormai estesa ben oltre la città di Londra. The Constitutions of the Free-Masons, 1723 Le regole costitutive della prima gran loggia massonica furono date alla stampa il 17 gennaio 1723 per comando del duca di Montagu, ex gran maestro, dopo che il manoscritto fu approvato in gran loggia e deciso di stamparlo per volontà della società, raccomandandone il loro uso nelle logge. I firmatari furono Philip, duca di Wharton, gran maestro e T. Desaguliers, deputato (cioè vice) gran maestro. Il titolo completo è The Constitution, History, Laws, Charges, Orders, Regulations, and Usages, of the Right Worshipful Fraternity of Accepted Free Masons; Collected from their General Recorlrs, and the faithful Traditions of many Ages. Titolo seguito dall’avviso:TO BE READ at the Admission of a New Brother, when the Master or Warden shall begin, or order some other Brother to read as follows (DA LEGGERE all’ammissione di un nuovo fratello, quando il maestro o il sorvegliante inizierà, o ordinerà ad un altro fratello di leggerlo come di seguito).”,”BORx-018″
“KNIGHT Amy”,”Beria. Ascesa e caduta del capo della polizia di Stalin.”,”Amy Knight è ricercatore presso la Library of Congress di Washington e insegna all’università di Princeton. Ha pubblicato un’importante monografia sulla polizia politica sovietica intitolata The KGB: Police in the Soviet Union.”,”RUSS-070-FL”
“KNIGHT Etheridge, raccolta, a cura di Roberto GIAMMANCO”,”Voci negre dal carcere.”,”Etheridge Knight è un poeta nero detenuto da lunghi anni Contiene lavoro teatrale in un tto di Clarence Harris (pag 121-122) Breve storia del penitenziario dell’Indiana (di Ertheridge Knight)”,”CONx-290″
“KNIGHTLEY Philip”,”Il dio della guerra.”,”KNIGHTLEY Philip è inviato speciale del ‘Sunday Times’. Insieme a Stephen Fay ha scritto una cronaca-inchiesta su Venezia: ‘Venezia muore’. E con B. Page e D. Leitch ‘Il caso Philby’. E’ autore pure di una biografia su T.E. Lawrence. Guerra di propaganda (pag 85-87)”,”QMIx-246″
“KNIGHTLEY Phillip”,”The First Casualty. The War Correspondent as Hero and Myth-Marker From the Crimea to Iraq.”,”Phillip Knightley was an award-winning investigative journalist with the Sunday Times for twenty years. He has written numerous books, including The Master Spy: The Story of Kim Philby, and a memoir, A Hack’s Progress. He lives in London and travels widely to write and lecture. Acknowledgments, Preface, Selected Bibliography, Notes on Sources, Index,”,”EDIx-006-FL”
“KNOPP Guido a cura; saggi di Guido KNOPP Anja GREULICH Friederike DREYKLUFT Stefan BRAUBURGER Ingeborg JACOBS Anno FRICKE Rudolf GÜLTNER”,”Tedeschi in fuga. L’ odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall’ Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale. (Tit. orig.: Die Grosse Flucht)”,”Saggi di Guido KNOPP Anja GREULICH Friederike DREYKLUFT Stefan BRAUBURGER Ingeborg JACOBS Anno FRICKE Rudolf GÜLTNER Guido KNOPP nato nel 1948, storico e giornalista ha lavorato per la Frankfurter Allgemeine ed è stato responsabile della Welt am Sonntag. Lavora alla televisione. Ha scritto vari libri pubblicati anche in Italia da Corbaccio. “”Neanche due settimane dopo, l’ S13 diede notizia di un ulteriore affondamento. Il sommergibile aveva colato a picco la Steuben, una nave-ospedale partita da Danzica e a sua volta in rotta verso occidente. Quando le segnalazioni furono avvalorate dalle verifiche, i due affondamenti furono riconosciuti a lui e al suo S13. Il comandante fu insignito dell’ “”Ordine della Bandiera Rossa””, una decorazione abbastanza diffusa visto che era stata fino ad allora conferita già altre 250 mila volte. Marinesco non ebbe invece, come aveva sperato, il titolo di “”Eroe dell’ Unione Sovietica””. Continuò a battersi accanitamente anche nei primi mesi dopo la fine della guerra per un maggiore riconoscimento dei suoi meriti, fino a quando, deluso, lasciò all’ inizio del 1946 il servizio nella marina sovietica. Non riuscì tuttavia a rifarsi una vita ordinata””. (pag 130) “”I diritti dei deportati civili furono finalmente regolati il 12 agosto 1949 con la “”Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra””. (pag 238)”,”QMIS-103″
“KNOPP Guido”,”Tedeschi in fuga. L’odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall’Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale.”,”Guido Knopp storico e giornalista tedesco, è stato redattore del quotidiano ‘Frankfurter Allgemeine’ e responsabile di Welt am Sonntag. Dal 1984 dirige i servizi di storia contemporanea della televisione di stato tedesca. Per il suo lavoro ha ricevuto diversi riconoscimenti, come il Bundesverdienstkreuz. In queste edizioni sono già apparsi Complici ed esecutori di Hitler, Figli di Hitler, Tutti gli uomini di Hitler e Olocausto.”,”QMIS-004-FL”
“KNOX William a cura; saggi di Helen CORR John SAVILLE Joyce BELLAMY Margaret ESPINASSE R. PAGE-ARNOT Raymond CHALLINOR Janet DRUKER Barbara HILL Colin HOLMES Ian MacDOUGALL Barbara NEILD Murdoch RODGERS James J. SMYTH Ian WOOD”,”Scottish Labour Leaders, 1918-1939. A Biographical Dictionary.”,”Lista di collaboratori: Helen CORR, John SAVILLE, Joyce BELLAMY, Margaret ESPINASSE, R. PAGE ARNOT, Raymond CHALLINOR, Janet DRUKER, Barbara HILL, Colin HOLMES, Ian MacDOUGALL, Barbara NEILD, Murdoch RODGERS, James J. SMYTH, Ian WOOD. Bill KNOX ha studiato ad Edinburgo e poi ha compiuto gli studi di storia alla Edinburgh University dove ha completato il suo PhD con una tesi su ‘British Apprenticeship 1800-1914’ nel 1980. Ha poi lavorato come ‘research associate’ sul Labour History Biography Project alla St. Andrews University. Dal 1981 è divenuto Lecturer di storia britannica alla Heriot Watt University di Edinburgo.”,”MUKx-032″
“KNOX MacGregor”,”Destino comune. Dittatura, politica estera e guerra nell’ Italia fascista e nella Germania nazista.”,”MacGregor KNOX è Stevenson Professor of International History presso la LSE London School of Economics and Political Science. Ha scritto pure ‘La guerra di Mussolini’ (1984) e ‘Alleati di Hitler. Le regie forze armate, il regime fascista e la guerra del 1940-1943′ (2002). “”Quando Ernst Rohm, capo supremo delle SA, decise di sfidare il corpo ufficiali per garantirsi il dominio del nascente esercito di massa, Hitler colpì duro. Nel giugno 1934 fece massacrare dalle SS di Himmler Röhm e i suoi seguaci, più un certo numero di oppositori attuali o potenziali tra cui il generale in pensione Schleicher e il suo ex-vice. L’ esercito, nell’ euforia per la liquidazione della SA, sembrò non rendersi conto che erano stati eliminati anche due suoi appartenenti e che le SS rappresentavano una minaccia potenzialmente maggiore delle SA al suo monopolio della forza. Blomberg presentò il massacro ai tradizionalisti prussiani come una prova della lealtà di Hitler nei confronti dell’ esercito””. (pag 105) Idea prussiana di libertà: carriera aperta al talento. pag 212 225″,”GERQ-065″
“KNOX MacGregor”,”La guerra di Mussolini, 1939-1941.”,” MacGregor Knox (1945) ha studiato storia alle università di Harvard e di Yale. E’ stato tenente dei paracadutisti in Vietnam, e attualmente (1984) insegna storia moderna e contemporanea all’Univeristà di Rochester, New York. Molto citati nell’indice Pietro Badoglio e il maresciallo Rodolfo Graziani Le spese militari: confronto fra l’Italia e le altre potenze “”La saggezza popolare distingue giustamente fra bugie, impudenti menzogne e statistiche (che sono la cosa peggiore). I dati che seguono sono in molti casi grossolane approssimazioni. Il lettore farà dunque bene a resistere all’inevitabile, ma non di rado spuria, impressione di certezza che i numeri trasmettono. Le cifre fornite per le spese militari e statali di Italia, Francia e Gran Bretagna sono ufficiali o ricavate da dati ufficiali; quelle relative alla Germania sono stime private; i totali del reddito nazionale e del Prodotto nazionale lordo (Pnl) consistono in parte, per natura loro, di ponderate congetture. Le differenze di struttura interna dei prezzi, le complicazioni monetarie internazionali, i diversi metodi di bilancio di ciascuno dei quattro paesi, e il fatto che i dati italiani (‘eccettuato’ il reddito nazionale) sono relativi all’anno fiscale e non a quello solare, tolgono rigore al confronto. Tuttavia i dati aggregati per l’intero periodo 1935-38 forniscono pur sempre una certa misura dello sforzo nazionale. Il 1935, anno della guerra d’Etiopia e anno iniziale del riarmo in piena regola (o della mancanza del medesimo) è un buon punto di partenza. Il 1938, «ultimo anno normale», è altresì l’ultimo anno per il quale siano agevolmente accessibili i dati sul reddito nazionale francese e delle spese statali tedesche. Le cifre aggregate per il 1935-39 indicano che l’Italia conservò un margine decrescente di superiorità sull’Inghilterra (in termini di sforzo, non di cifre assolute o risultati)””. Alcuni dati attinti dalle tabelle 1 e 2. 1. Spese militari italiane totali (esercito marina, aeronautica) dal 1935-36 al 1939-40 (in milioni di lire): 1935-36: 12.184; ossia 58.2% esercito; 23.4 marina; 18.4 aeronautica 1939-40 28.141: ossia 52% esercito; 18.5 marina; 24.8 aeronautica, altri 3.9 2. Confronto fra l’Italia e le altre potenze. a) 1935-46: Italia spese militari 12.184; reddito nazionale 101.157 (milioni di lire) b) 1938-39: Italia spese militari 15.012; reddito nazionale 137.877 a) 1935: Francia spese militari 12.657; reddito nazionale 221.000 (milioni di franchi) b) 1938: Francia spese militari 28.976; reddito nazionale 340.000 a) 1935: Gran Bretagna spese militari 137,1; reddito nazionale 4.100 (milioni di sterline) b) 1939: Gran Bretagna spese militari 719.0; reddito nazionale 5.000 a) 1935: Germania spese militari 6.000; reddito nazionale (Pnl) 74.000 (milioni di marchi) b) 1939: Germania spese militari 30.000; reddito nazionale 130.000 Percentuali spese militari su reddito nazionale Italia a) 12.0 b) 10.9 Francia a) 5.7 b) 8.5 Gran Bretagna a) 3.3 b) 14.4 Germania a) 8.1 b) 23.0 (pag 457-459)”,”ITQM-250″
“KNOX MacGregor”,”Alleati di Hitler. Le regie forze armate, il regime fascista e la guerra del 1940-1943.”,”La guerra, fu fin dall’inizio il punto centrale del programma di Mussolini. La sua realizzazione ultima, il conflitto nel 1940-43, portò alla sua totale umiliazione e alla dissoluzione del regime fascista. MacGregor Knox è Stevenson Professor of International History presso la London School of Economics and Politica Sciences (LSE). I suoi studi sulla politica estera e sulla politica militare fascista e nazionalsocialista sono ‘La guerra di Mussolini (1939-1943)’ e ‘Common Destiny. Dictatorship, Foreign Policy, and War in Fascist Italy and Nazi Germany’. La debole adesione delle classi colte italiane alla guerra del 1940-43. L’apatia, il fattore morale dei soldati e le inadeguatezze logistiche dell’esercito italiano. ‘L’adesione alla guerra delle classi colte italiane fu probabilmente maggiore nel 1915-18 che non nel 1940-43: a differenza di quello fascista, il regime liberale non dichiarò quale obiettivo di guerra l’estirpazione della borghesia italiana. Ma anche nella grande guerra l’ardore guerresco di quella parte dell’élite fondamentale per assicurare l’efficienza militare fu straordinariamente flebile. Nel 1915-18, l’assenza relativa del corpo degli ufficiali di carriera dell’esercito dal campo di battaglia produsse un tasso di morti complessivo tra i suoi ranghi de 7.7 per cento, un sacrificio di sangue pari alla metà di quello di tutti gli italiani mobilitati, e a meno di un terzo di quello degli ufficiali di carriera tedeschi, il cui tasso di mortalità nel 1914-18 raggiunse un vertiginoso 24.8 per cento. L’enorme disparità fra il terrore disciplinare del regio esercito nel 1915-18 e la sua virtuale rinuncia al plotone di esecuzione nel 1940-43 potrebbe essere, com’è stato spesso affermato, una cartina di tornasole per misurare l’ardore che caratterizzò il primo intervento e l’apatia che per contro contraddistinse il secondo. Esistono tuttavia anche altre spiegazioni plausibili: forse dopo il 1919 l’esercito si evolse abbastanza da considerare il moralismo tattico di Cadorna, il suo attribuire la sconfitta unicamente alla codardia o al tradimento e le sue crescenti e sempre più incontrollate richieste di esecuzioni, come militarmente improduttivi. Le iniziali catastrofi del 1940 e la persistente e palese inferiorità delle forze armate rispetto ai nemici (e in seguito alleati) esclusero comunque la miscela di ideologia e terrore adottata da nazisti e sovietici, una soluzione non solo totalmente estranea alla mentalità del corpo ufficiali italiano, ma la cui applicazione richiedeva anche leader consacrati dal successo – pure Cadorna ebbe le sue vittorie – nell’ambito di istituzioni millitari che ancora preservavano un minimo di autostima personale. Nel 1940-43, tuttavia, i soldati non esibirono necessariamente quell’inclinazione alla resa facile che la leggenda popolare finì con l’attribuire loro. Le unità in Africa settentrinale, Albania e Russia si mantennero compatte in condizioni – di norma causate dalle inadegutezze logistiche dell’esercito – che avrebbero gettato nello sgomento i soldati delle democrazie industriali”” (pag 175-176)”,”ITQM-002-FGB”
“KOBATSCH Rodolfo”,”Politica economica internazionale.”,”‘Pericolo americano’ (pag 276) Il nazionalismo economico. “”Anzi è appunto la forza di espansione economica dell’ Inghilterra il motivo per cui gli altri Stati non le accordarono libertà di scambio, e in seguito cercarono di ostacolare l’ importazione di merci inglesi. Hamilton e Carey in America e List in Germania noel formulare il loro sistema “”nazionale”” di economia politica presero appunto come punto di riferimento la preminenza dell’ Inghilterra come paese produttore e commerciale per insistere sulla necessità di dazi elevati, considerandoli come mezzo per proteggere e per dare impulso alle forze produttive della nazione la quale altrimenti sarebe costretta a dipendere economicamente dalla produzione di altri Stati più sviluppati.”” (pag 256) Il protezionismo nazionalista. “”Le teorie di questi due scrittori divennero in seguito il vangelo di tutti i protezionisti del vecchio e nuovo mondo. Tuttavia il protezionismo nazionalista potè espandersi e prender piede solo allorché nel movimento economico internazionale avvennero mutamenti tali che la vittoria del nazionalismo apparve la reazione naturale contro il libero scambio internazionale. Sotto l’ influenza di Carey entrò in campo il deputato germanico von Kardorff-Wabnitz, parlamentare molto autorevole, con il suo scritto ‘Contro corrente’, che è una “”critica della politica commerciale dell’ impero tedesco i base alle dottrine di Carey””.”” (pag 260) “”Veramente Kardorff aveva una predilezione per il protezionismo industriale, e si oppose accanitamente alla progettata abolizione (1877) del dazio sul ferro. (…)””. (pag 261)”,”ECOI-185″
“KOBAU Pietro”,”La disciplina dell’anima. Genesi e funzione della dottrina hegeliana dello spirito soggettivo.”,”Pietro Kobau (Trieste 1961) ha concluso la propria formazione universitaria a Trieste, presso il cui Dipartimento di Filosofia, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca presso la II Università di Roma, presta opera di collaborazione didattica e scientifica.”,”HEGx-038-FL”
“KOBAYASHI Ushisaburo”,”The Basic Industries and Social History of Japan, 1914-1918.”,”””L’ anno 1918 non portò nessun segno di prosperità. A causa della rivoluzione russa gli scambi caddero a zero, salvo per la Siberia, dove ci fu una leggera domanda di importazione di merci. L’ America non era in una situazione tale da comprare molto dal Giappone, per via della carenza di cargo e per i bassi prezzi interni. Il consumo di rame giapponese in Inghilterra e Francia fu molto limitato, e le esportazioni avevano problemi per via degli esorbitanti costi di trasporto, e gli Stati Uniti potevano supplire alle loro richieste con merci a prezzi più bassi rispetto al Giappone. La domanda dell’ India stava scemando, dovuto alle esitazioni della fase post-armistizio e alla sfavorevole situazione monetaria. Sebbene le esportazioni in Cina mostrarono un grande incremento, come risultato del fatto che elementi provinciali si mostrarono pronti agli affari, questo non riuscì a compensare la caduta del governo con gli altri paesi””. (pag 149)”,”JAPE-016″
“KOBAYASHI Takiji”,”Le Bateau-usine.”,”Proveniente da una famiglia di contadini del nord del Giappone, Kobayashi, nato nel 1903, trovò il lavoro presso la Banca del Dissodamento di Hokkaidò, e si interessa parallelamente alla letteratura e partecipa alla creazione della rivista Kararute (Clarté), il cui nome s’ispira al movimento iniziato da Henri Barbusse. Nel contempo scopre le codnizioni di lavoro degli operai e contadini dell’isola di Hokkaidò, ove la sua famiglia era stata costretta ad emigrare quando era bambino. Davanti al successo dei suoi primi libri tanto presso gli intellettuali che presso gli operai e i contadini, viene messo sotto sorveglianza dall’apparato di sicurezza dello Stato. L’opera ‘Bateau-usine’ lo consacra come uno dei maggiori romanzieri della classe operaia giapponese”,”CONx-274″
“KOBLER John”,”Al Capone.”,”””A mano a mano che Capone allargava il suo campo d’azione, si trovava sempre di fronte ai soliti sfidanti che cercavano di ostacolargli il cammino. Quelli della banda del North Side, sotto la guida di Bugs Moran, erano suoi inesorabili nemici, come del resto, lo erano stati, sotto la guida di O’Banion, Weiss e Drucci. Sull’autostrada Chicago-Detroit, sequestravano, uno dopo l’altro, i camion carichi di liquore che la Banda Rossa spediva a Capone. (…)”” (pag 307)”,”USAS-227″
“KOBYLIANSKIJ Casimiro”,”Nato rivoluzionario. Da Lenin a Trotzkij a Togliatti. Le memorie di un testimone della storia.”,”Casimiro Kobylianskij nacque a Parigi nel 1904 da una famiglia di rivoluzionari polacchi.Il padre (vero nome Goldberg a 16 anni aderì alla organizzazione rivoluzionaria ‘Proletariato’ che aveva rapporti con la Narodnaja Volia russa. Nel corso di una manifestazione a Varsavia nel 1893 il padre venne arrestato. In carcere fece lo sciopero della fame, venne anche torturato e poi trasferito a Mosca e da qui in Siberia. Dopo varie peripezie si ritrovò a Parigi nel 1900 al V Congresso della II Internazionale come membro del partito socialista polacco (OZPPS). In quell’anno uscì da questa organizzazione per entrare nel PPS Proletariato. Il padre fu vicino alle idee di Plechanov. Nel 1915 venne arrestato in Italia a Firenze per propaganda contro la guerra. Nel 1916 si sarebbe incontrato con Plechanov, Turati, Treves e Ciccotti. Dopo la rivoluzione del 1917 tornò in Russia collaborando, e ottenendo incarichi, con il potere bolscevico. Morì nel 1919.”,”PCIx-503″
“KOCH Francois”,”La vraie nature d’ Arlette. Contre-enquête.”,”Francois KOCH è un giornalista a L’ Express.”,”FRAP-039″
“KOCH Stephen”,”Double Lives. Spies and Writers in the Secret Soviet War of Ideas Against the West.”,”KOCH Stephen critico culturale, storico, e novellistaa, è Chairman della Writing Division of the School of the Arts alla Columbia University. Tra le molte rivelazioni del libro, Koch porta nuova luce sulla collaborazione reciproca tra i servizi segreti sovietico e nazista negli anni 1930 che consentì ad Hitler e Stalin di distruggere i loro nemici interni: un collegamento tra le sanguinose purghe naziste e il grande terrore staliniano. Rapporti con Otto Katz. “”Come primo passo, Münzenberg e Otto pubblicarono insieme un sensazionale “”exposé””, il libro per cui Willi ingaggiò Regler per telefono. Questo fu “”The Brown Book of the Hitler Terror””, animatamente orchestrato e in parte scritto da Katz, tracciato con l’ aiuto di molti appassionati intellettuali presto divenne una sorta di propaganda collettiva di Munzenberg a Parigi. Il libro si pubblicò poche settimane prima che il processo di Lipsia cominciasse, fu subito tradotto in molte lingue e fu messo in evidenza nelle librerie.”” (pag 104)”,”RIRB-083″
“KOCH Stephen”,”Adieu à l’ amitié. Hemingway, Dos Passos et la guerre d’ Espagne.”,”KOCH Stephen ex direttore all’ Università Columbia è romanziere, storico e autore di un saggio importante: ‘La fine dell’ innocenza: intellettuali d’ Occidente e la tentazione staliniana, 30 anni di guerra segreta’. (cercare) “”Così il mito della “”codardia”” di Dos Passos era in marcia. Da allora, le invenzioni concernenti la pretesa assenza di coraggio di Dos Passos divennero un classico della mitologia privata di Hemingway e questo elemento di malevolenza personale venne ben presto ad alimentare la propaganda staliniana che prendeva di mira adesso più direttamente Dos Passos. In seguito, queste invenzioni divennero flagranti da parte di Hemingway.”” (pag 211-212)”,”MSPG-159″
“KOCH H.W. a cura; saggi di James JOLL Imanuel GEISS Joachim REMAK Paul W. SCHROEDER Fritz FISCHER Egmont ZECHLIN Karl-Heinz JANSSEN H.W. KOCH Karl Dietrich ERDMANN”,”The Origins of the First World War. Great Power Rivalry and German War Aims.”,”Saggi di James JOLL Imanuel GEISS Joachim REMAK Paul W. SCHROEDER Fritz FISCHER Egmont ZECHLIN Karl-Heinz JANSSEN H.W. KOCH Karl Dietrich ERDMANN Il dibattito storiografico e la critica storiografica ruotano attorno alle tesi di Fritz Fischer “”The outbreak of war in 1914, however, is an extreme and striking example of the serious consequences of international disputes and interrelationships with their associated diplomatic activities and counter-activities within a system of states. In this particular case it was, for both alliance groups, a matter of their ‘security and balance’ and also of their potential power-position in any consequent European crisis together with its automatically associated trial of strength”” Egmont Zechlin, ‘July 1914. Reply to a Polemic’ ‘The Origins of the First World War. Great Power Rivalry and German War Aims’, a cura di H.W. Koch, (pag 383) “”Lo scoppio della guerra nel 1914 è un esempio estremo e sorprendente delle gravi conseguenze delle controversie internazionali e delle interrelazioni con le connesse attività diplomatiche e le contro-attività all’interno di un sistema di stati. In questo caso particolare è stata, per entrambi i gruppi di alleanze, una questione relativa alla loro ‘sicurezza e bilancia’ e alla loro potenziale posizione di potenza in ogni conseguente crisi europea automaticamente associata ad una prova di forza”” [Egmont Zechlin, ‘Luglio 1914’] Molto citato è Kurt Riezler. ‘When Theobald von Bethmann Hollweg became chancellor of Germany in 1909, Riezler became his chief adviser and confidant. Riezler’s duties in the chancellor’s office concerned primarily, but not exclusively, foreign policy. In 1914 he authored the September Program which proposed as possible German war aims limited annexations, a hard peace for France, and a Belgian vassal state.[2] In October 1917 he was posted to the German embassy in Stockholm to arrange a cease-fire on the Eastern Front, and then to Moscow as the top aide to Germany’s ambassador to Russia, Count Wilhelm von Mirbach. Riezler was an eyewitness to Mirbach’s assassination by the Left Socialist-Revolutionaries on 9 July 1918, having unwittingly ushered the gunman Yakov Blumkin into Mirbach’s presence. During this period, Riezler served as the conduit for German subsidies to the Bolsheviks and personally negotiated these with Lenin’s representatives Karl Radek and Alexander Parvus. Riezler later claimed privately that it had been his own idea to transport Lenin in the famous “”sealed train”” from Zurich through Germany to Russia in April 1917.[3]. Following the war, Riezler became a staunch supporter of the Weimar Republic. He joined the German Democratic Party, contributed regularly to the pro-Weimar newspaper Die Deutsche Nation, and served as the Foreign Office’s representative during the drafting of the Weimar Constitution. From November 1919 until April 1920 he was chief of cabinet to President Friedrich Ebert and played a central role in suppressing the Kapp Putsch[4] and the Bavarian Soviet Republic.[5]’ (Wikip)”,”QMIP-255″
“KOCH Stephen”,”Double Lives. Stalin, Willi Münzenberg, and the Seduction of the Intellectuals.”,”It may seem odd to say of a work of history that it was ahead of its time, but this formulation applies to Double Lives, Stephen Koch’s original and arresting account of literary Stalinism in the 1930s. In 1994, when the book first appeared, America’s political culture was in a period of transition: global Communism had ended but the ‘post-Communist’ world had yet to take shape. Double Lives, appearing at this awkward moment, demanded just such rethinking. Its biting account of the Communist International’s ‘cultural and intellectual apparatus’ did not simply point up (yet again) the duplicities of Soviet Communism. Acknowledgments, Introduction by Sam Tanenhaus, Preface ti the Revised Edition, Epilogue, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRB-018-FL”
“KOCH Francesca Romana”,”I contabili dell’aldilà. La devozione alle anime del purgatorio nella Roma postunitaria.”,”Francesca Romana Koch ha conseguito il dottorato in storia religiosa. Attualmente (1992) svolge il suo lavoro presso l’Istituto ROmano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza.”,”RELC-005-FSD”
“KOCHAN Lionel”,”Storia della Russia moderna.”,”Lionel KOCHAN è nato a Londra nel 1922. Si è laureato alla London School of Economics, specializzandosi nello studio della sotira dei paesi dell’ Est Europeo. Attualmente (1968) è Lecturer nello History Department dell’ Università di Edimburgo. Tra le sue opere: – Russia and the Weimar Republic (1954) – Acton on History (1954) – The Struggle for Germany, 1914-1945.”,”RUSx-007 RIRx-067″
“KOCHAN Lionel a cura”,”Les juifs en union soviétique depuis 1917.”,”Saggi di E. ETTINGER S. LEVENBERG Jacob MILLER Chimen ABRAMSKY William KOREY J.B. SCHECHTMAN Alec NOVE e J.A. NEWTH Joshua ROTHENBERG Maurice FRIEDBERG Yohoshua GILBOA Ch. SHMERUK Reuben AINSZTEIN Bernard D. WEINRYB Zev KATZ Lionel KOCHAN “”Quali che fossero le illusioni che si potevano nutrire, in Russia e all’ estero, sul successo della politica di assimilazione degli ebrei sovietici e sulla scomparsa dell’ antisemitismo in questo paese negli anni 30, nelle prime ore della guerra germano-sovietica, nel giugno 1941, furono completamente dissolte. Per molte persone, fu grande sorpresa constatare che la maggioranza della popolazione non ebraica dei territori sovietici occupati dai nazisti rimase indifferente alla sorte tragica dei suoi vicini ebrei e che una minoranza importante diede pure una mano ai nazisti nel massacro degli ebrei sovietici. Questi massacri non furono oggetto che di brevi allusioni nelle opere letterarie sovietiche pubblicate durante la guerra, per esempio, nel romanzo di Boris Gorbatov, Les Insoumis (1943), nella piece di Lev Cheinine e dei fratelli Turr, ‘Pour qui travaille le temps (1945), e nel Vieil Instituteur (1942), novella di Vassili Grossman. Per contro, il fatto che i nazisti avessero dei complici nella popolazione sovietica non fu citato – quando lo fu – che in rare occasioni (…).”” (pag 270-271)”,”RUSS-167″
“KOCHAN Lionel”,”The Making of Modern Russia.”,”Lionel Kochan (nato a Londra nel 1922) ha ottenuto un Ph.D. alla LSE e ha insegnato all’Università di Warwick. Ha pubblicato ‘Russia and the Weimar Republic’, ‘Action on History’, ‘The Struggle for Germany, 1914-1945’, ‘Russia in Revolution, 1890-1918’.”,”RUSx-003-FSD”
“KOCKA Jürgen, a cura di Domenico CONTE”,”Impiegati tra fascismo e democrazia. Una storia sociale-politica degli impiegati: America e Germania (1890/1940).”,”KOCKA Jürgen nato nel 1941 è dal 1973 professore di storia sociale presso l’ Università di Bielefeld. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina). Lavora alla storia sociale del movimento operaio tedesco nell’ Ottocento. Ingegneri. “”Negli Stati Uniti del XIX e dell’ inizio del XX secolo, la minore selettività della differenziazione tra ingegneri e meccanici o capomacchinisti era quindi una conseguenza sia del tardo sviluppo di scuole tecniche e tecnico-scientifiche chiaramente differenziate, che del ruolo ristretto da esse giocato nella fase della nascita del mestiere dell’ ingegnere. Specialmente fra gli ingegneri meccanici e minerari erano molti quelli che, ancora all’ inizio del secolo, ritenevano che il loro addestramento pratico, il loro apprendistato in fabbrica fossero più importanti dell’ istruzione scolastica tecnico-teorica. Nelle aziende e nelle associazioni professionali la divisione categoriale si acuì solo lentamente. Fino ad oggi il concetto anglo-sassone di “”engineer””, comprendendo i capomacchinisti ed i meccanici provenienti dall’ apprendistato e dalla fabbrica, è stato più ampio di quello di “”Ingenieur””. Nel 1895 si diceva ancora che: “”Chiunque sia in grado di capire e di maneggiare a fondo una macchina può essere chiamato “”mechanical engineer””.”””” (pag 202-203)”,”USAS-125″
“KOCKA Jürgen”,”Capitalismo. Una breve storia.”,”J. Kocka è professore emerito di Storia del mondo industriale alla Freie Universität di Berlino. Il capitalismo mercantile. Nelle regioni trattate in questo libretto: la Cina, l’Arabia e l’Europa – i sistemi capitalistici non rimasero in un reciproco isolamento, vi furono contatti e influenze già a partire dal Medioevo (pag 141) “”Marx ha usato raramente il sostantivo “”capitalismo”” e solo in modo marginale. Tuttavia ha scritto in maniera così ampia e approfondita sul modello di produzione capitalistico da aver segnato con la sua concezione del capitalismo le generazioni successive ben più di chiunque altro. Gli aspetti principali del concetto di capitalismo in Marx si lasciano riassumere in quattro punti. 1. Marx considerò il ‘mercato’, che presupponeva la divisione del lavoro e l’economia monetaria, come elemento centrale del capitalismo. Pose l’accento sulla concorrenza senza scrupoli e senza confini, capace di promuovere il progresso tecnologico e organizzativo, ma, allo stesso tempo, di portare i soggetti del mercato su posizioni contrapposte. Fece emergere il ‘carattere costrittivo’ delle “”leggi”” di mercato, a cui devono attenersi capitalisti e operai, produttori e consumatori, fornitori e acquirenti, pena il loro fallimento, quali che siano le loro motivazioni individuali. 2. Quale elemento distintivo del capitalismo, Marx trattò ampiamente l”accumulazione’ sostanzialmente illimitata, ossia la formazione del capitale e il suo persistente aumento come tendenzialmente fini a sé stessi, all’inizio come «accumulazione originaria» basata su trasferimenti da altri settori (non senza espropriazione e violenza), e poi come reinvestimento di profitti, che in ultima analisi derivavano però dal valore creato dal lavoro: il capitale dunque come lavoro coagulato. 3. Marx considerava come elemento centrale del modello di produzione capitalistica il rapporto di tensione fra i capitalisti in qualità di proprietari dei mezzi di produzione – insieme agli imprenditori e ai dirigenti da loro dipendenti – da un lato, e dall’altro i lavoratori, privi della proprietà dei mezzi di produzione, impiegati in cambio di un compenso o un salario, vincolati contrattualmente ma a parte questo liberi. Le due parti erano legate per un verso da una relazione di scambio reciproco (forza lavoro o prestazione di lavoro in cambio di compenso o salario, il lavoro o meglio la forza lavoro come merce), per l’altro da un rapporto di potere e dipendenza, che rendeva possibile lo «sfruttamento» dei lavoratori ad opera dei capitalisti: sfruttamento nel senso che una parte del valore prodotto dagli operai con il lavoro, il cosiddetto “”plusvalore””, non veniva loro resa disponibile o retribuita. Questa parte diventava proprietà del capitalista/imprenditore, che se ne serviva da un lato per promuovere l’accumulazione, dall’altro per sostenere il proprio consumo. Per Marx il così concepito rapporto ‘capitale-lavoro salariato’ non solo era il motore del dinamismo del sistema, ma nel contempo provocava anche lotte di classe, che avrebbero condotto sul lungo periodo ‘borghesia e proletariato’ su posizioni insanabilmente contrapposte. Questo era per Marx il presupposto della rivoluzione che, portata avanti dal proletariato, avrebbe abbattuto il sistema capitalistico a vantaggio di un’alternativa, appunto socialista o comunista, nella cui più specifica descrizione Marx tuttavia non si addentrò. Con questa previsione, che poteva essere letta anche come appello al proletariato a prendere coscienza della propria missione storica, egli trasformò la sua concezione teorica in un’indicazione operativa di pratica politica, e come tale fu del resto recepita da molti a partire dal tardo XIX secolo. 4. Marx descrisse lo straordinario ‘dinamismo del sistema capitalistico’ che, sostenuto dalla borghesia, avrebbe dissolto ogni eredità del passato estendendosi in tutto il mondo e avrebbe posseduto non solo l’impeto, ma anche la capacità di estendere la sua logica in ambiti diversi da quello economico. Egli era convinto che il metodo di produzione capitalistico avesse la tendenza a caratterizzare in modo decisivo la società, la cultura e la politica. Quella che l’economista Adam Smith aveva descritto ancora come ‘commercial society’ e Georg Wilhelm Friedrich Hegel come ‘bürgerliche Gesellschaft’ Marx chiamò «formazione sociale capitalistica». Questa immagine del capitalismo era influenzata in modo determinante dalla realtà dinamica che Marx ed Engels poterono osservare nel secondo terzo del XIX secolo in Germania e soprattutto in Europa occidentale. I due videro nella Rivoluzione industriale uno sconvolgimento epocale e riconobbero la carica esplosiva della persistente questione operaia. Concettualizzarono il capitalismo così come si era venuto a manifestare in tutta la sua pienezza solo a partire dalla sua forma di ‘capitalismo industriale’, con al centro la «grande industria» e il lavoro salariato di massa. Marx non negò l’esistenza di altre varianti di capitalismo precedenti l’industrializzazione, tuttavia non le analizzò: era interessato al capitalismo nella sua caratteristica moderna di economia industriale e alla sua formazione (a partire dal XVI secolo in Inghilterra). Esistono schiere di critici della concezione marxiana. A questa si è rimproverato, a ragione, di avere sottovalutato il ruolo civilizzatore dei mercati e di avere, al contrario, sopravvalutato il lavoro come unica fonte di valori fondanti. Di Marx sono state criticate la scarsa considerazione per il significato della conoscenza e dell’organizzazione come fonti di produttività, le previsioni sbagliate sulle conseguenze sociali del capitalismo industriale e la sfiducia, che appare in verità tipica della vecchia Europa, nei confronti del mercato, della compravendita e dell’interesse personale. Ciò nonostante, l’analisi marxiana rimane un progetto originale, affascinante e fondamentale, a cui fino a oggi si è richiamata, sia pure in senso critico, la gran parte dei successivi interpreti del capitalismo”” [Jürgen Kocka, ‘Capitalismo. Una breve storia’, Roma, 2016] (pag 13-14)”,”ECOI-370″
“KOCKA Jürgen”,”Impiegati tra fascismo e democrazia. Una storia sociale-politica degli impiegati: America e Germania (1890-1940).”,”Jürgen Kocka, nato nel 1941, è dal 1973 professore di storia sociale presso l’Università di Bielefeld. Tra le sue pubblicazioni: Unternehmensverwaltung und Angestelltenschaft am Beispiel Siemens 1847-1914. É inoltre membro del comitato editoriale della collana Kritische Studien zur Geschichtswissenschaft e4 della rivista geschichte und Gesellschaft. Attualmente lavora ad una storia sociale del movimento operaio tedesco nell’Ottocento.”,”STOS-031-FL”
“KOEBNER Richard SCHMIDT Helmut Dan”,”Imperialism. The Story and Significance of a Political Word, 1840-1960.”,”Imperialism and Marxism pag 265 Contiene il capitolo ‘From Sentiment to theory’ (pag 250-279) (dedicato principalmente ad Hobson, poi tratta Kautsky, Lenin, Hilferding ed altri teorici o critici dell’imperialismo come Leonard Woolf (imperialismo economico), H. Friedjung (‘The Age of Imperialsm’), F. Schlosser, ecc.)”,”RAIx-317″
“KOEHN Barbara”,”La résistance allemande contre Hitler, 1933-1945.”,”””Non c’è nessun bisogno di sperare per intraprendere, né di riuscire per perseverare.”” Guglielmo d’ Orange. (in apertura) “”Particolarmente interessante fu l’ analisi della situazione (Lagebericht) presentata dal colonnello Günther van Hooven in occasione della seduta inaugurale del BDO. Anche Van Hooven arrivava alla conclusione che la guerra era perduta e che la Wermacht doveva, nel più breve volgere di tempo, concludere un armistizio con l’ avversario. La comparazione con il 1918, l’ anno dell’ armistizio e della rivoluzione, si imponeva a lui. Ma, la storia non si ripete mai interamente. Contrariamente alla situazione del 1918, la Germania non disponeva nel 1943 né di un Parlamento, né di partiti politici, né di altri organi pubblici autonomi che potessero garantire la pace interna, in particolare di fronte ad un colpo di stato o a una rivoluzione. La firma rapida di un armistizio, al contrario, avrebbe conservato il solo fattore d’ ordine ancora esistente, ovvero la Wehrmacht.”” (pag 191-192)”,”GERR-023″
“KOEHN Barbara”,”La resistencia alemana contra Hitler, 1933-1945.”,”””No hay necesidad de esperar para actuar ni de triunfar para perseverar”” (Guillermo de Orange) (in apertura) Di origini germaniche, Barbara Koehn è professore emerito di letteratura e filosofia all’Università di Rennes II. E’ presidente della Società internazionale Alfred Doblin e membro della Forschungsgemeinschaft 20. Juli 1944, associazione (collegata alle chiese, v. sito) che si dedica in stretta relazione con le famiglie delle vittime, di promuovere la ricerca sulla resistenza tedesca. (risvolto di copertina)”,”GERR-053″
“KOENIGSBERGER H.G. MOSSE G.L. BOWLER G.Q.”,”L’ Europa del Cinquecento.”,”KOENIGSBERGER insegna attualmente alla Cornell University (Ithaca, NY). Tra le sue opere vanno ricordate ‘Estates and Revolution. Essay in Early Modern History’ (1971), ‘The Hasburgs and Europe, 1516-1660′ (1971). MOSSE insegna all’ Univ di Madison (Wis.) ed è ‘visiting professor’ dell’ università ebraica di Gerusalemme. Tra le sue opere, alcune tradotte in italiano: ‘Le origini culturali del Terzo Reich’ (Milano, 1968), ‘La nazionalizzazione delle masse’ (Milano, 1975), ‘L’ intervista sul nazismo’ (1977), ‘Il razzismo in Europa, dalle origini all’ olocausto’ (1980). ‘L’ uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste (1982), ‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’ (1984). BOWLER (1948) insegna al Canadian Nazarene College, Winnipeg, e alla University of Manitoba. Ha pubblicato vari saggi e articoli di argomento cinquecentesco, privilegiando la storia politico-religiosa e la storia delle donne.”,”EURx-089″
“KOENKER Diane P. ROSENBERG William G.”,”Strikes and Revolution in Russia, 1917.”,”KOENKER Diane P. è professore di storia all’Università dell’ Illinois. E’ autrice di ‘Moscow Workers and the 1917 Revolution’ (Princeton). ROSENBERG William G. è professore di storia nell’ Università del Michigan. Ha scritto ‘Liberals in the Russian Revolution’. La dimensione quantitativa degli scioperi rivendicativi di primavera. “”Dei 421 scioperi che cominciano in queste settimane, 301 includono rivendicazioni salariali. In termini di numero stimato di scioperanti, questi 301 scioperi per il salario coinvolgono un minimo di 280.090 scioperanti, circa la metà degli scioperanti stimati nel periodo.”” (pag 162) “”La presenza di violenza negli scioperi pone anche dei problemi per coloro che cercano di minimizzare il conflitto politico tra il movimento operaio e sindacale e il management””. (pag 227)”,”RIRx-137″
“KOENKER Diane P.”,”Republic of Labor. Russian Printers and Soviet Socialism, 1918-1930.”,”Diane P. Koenker is professor of History at the University of Illinois at Urbana-Champaign and Editor of the Slavic review. She is the author of Moscow Workers and the 1917 Revolutions, coauthor of Strikes in Revolution, Russia 1917, and coeditor and translator of Notes of a Red Guard. In Republic of Labor, Diane P. Koenker illuminates the lived experience of Russia’s printers, workers who differed from their comrades because of their skill and higher wages, but who shared the same challenges of economic hardship and dangerous conditions. Paying close attention to the links between work, politics, and the everyday, the author focuses on workers’ efforts to define their place in socialist society. List of Illustrations, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-069-FL”
“KOENKER Diane P. ROSENBERG William G.”,”Strikes and Revolution in Russia, 1917.”,”Diane P. Koenker is Professor of History at the University of Illinois. She is the author of Moscow Workers and the 1917 Revolution. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan. Among his works is Liberals in the Russian Revolution. List of Illustrations, List of Figures, List of Tables, Preface, List of Abbreviations, Appendix: 1. Methodology and Sources, 2. Supplementary Statistical Information, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-085-FL”
“KOENKER Diane”,”Moscow Workers and the 1917 Revolution.”,”Diane Koenker is Assistant professor of History at Temple University. List of Tables, List of Illustrations, List of Figures, List of Appendices, Acknowledgments, Note on dates and Transliteration, Abbreviations, Introduction, conclusion, Appendices, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-095-FL”
“KOENKER Diane P. ROSENBERG William G. SUNY Ronald Grigor, Contributors by Kendall E. BAILES Victoria E. BONNELL Daniel R. BROWER Barbara EVANS CLEMENTS Sheila FITZPATRICK Leopold H. HAIMSON Peter KENEZ Moshe LEWIN Lynn MALLY Mary MCAULEY James C. MCCLELLAND Daniel T. ORLOVSKY Alexander RABINOWITCH Thomas F. REMINGTON Allan K, WILDMAN Reginald E. ZELNIK”,”Party, State, and Society in the Russian Civil War. Explorations in Social History.”,”Kendal E. Bailes was Professor of History at the University of California, Los Angeles, prior to his death in 1988. He is author of Technology and Society under Lenin and Stalin: Origins of the Soviet Technical Intelligentsia, 1917-1941 and Science and Russian Culture in an Age of Revolutions: V. I. Vernadsky and His Scientific School, 1865-1945. Victoria E, Bonnell is Associate Professor of Sociology at the University of California at Barkeley. She is the author of Roots of Rebellion: Workers’ Politics and Organizations in St. Petersburg and Moscow, 1900-1953. Daniel R. Brower is Professor of History at the University of California, Davis. Barbara Evans Clements is Professor of History at the University of Akron, author of Bolshevik Feminist: The Life of Aleksandra Kollontai end coeditor of Russia’s Women: Accommodation, Resistance, Transformation. Sheila Fitzpatrick is Professor of History at the University of Texas, Austin. Leopold H. Haimson is Professor of History at Columbia University. He is author of The Russian Marxists and the Origins of Bolshevism, coauthor of The Making of Three Russian Revolutionaries: Voices from the Menshevik Past, and editor of The Politics of Rural Russia, 1905-1914. Peter Kenez is Professor of History at the University of California, Santa Cruz. Diane P. Koenker, Professor of History at the University of Illinois at Urbana-Champaign, is author of Strikes and Revolution in Russia, 1917. Moshe Lewin is Professor of History at the University of Pennsylvania. Lynn Mally is Assistant Professor of History at the University of California, Irvine. Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St. Hilda’s College, Oxford. James C. McClelland is Associate Professor of History at the University of Nebraska-Lincoln. Daniel T. Orlovsky is Professor of History at Southern Methodist University and is author of The Limits of Reform: The Ministry of Internal Affairs in Imperial Russia, 1802-1881 and Russia’s Democratic Revolution. Alexander Rabinowitch is Professor of History and Dean for International Programs at Indiana University, Bloomington. He is author of Prelude to Revolution: The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising and The Bolsheviks Come to Power: The Revolution of 1917 in Petrograd and is completing a study of Petrograd society and politics during the Civil War. Thomas F. Remington is Associate Professor of Political Science at Emory University. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan, author of Liberals in the Russian Revolution: The constitutional Democratic Party, 1919-1921. Ronald Grigor Suny is the Alex Manoogian Professor of ModernArmenian Histiry at the University of Michigan. Allan K. Wildman is Proffessor of History at the Ohio State University and editor of the Russian Review. Reginald E. Zelnik is Professor at the University of California, Berkeley. Introduction, Guide to Further Reading, Contributors, Table, Index, Indiana – Michigan Series in Russian and East European Studies,”,”RIRO-138-FL”
“KOESTLER Arthur”,”La scrittura invisibile 1932-1940.”,”Abbandonata l’ URSS di STALIN, l’A rifletterà su quell’esperienza scrivendo ‘Buio a mezzogiorno’ uno dei classici della letteratura anti-staliniana. Il primo volume di memorie è ‘Freccia nell’azzurro’ (nuova ediz 1990).”,”RUSS-029″
“KOESTLER Arthur”,”Spartacus. Roman historique traduit de l’anglais par Albert Lehman.”,”Non era la prima guerra servile che si trasformava in rivoluzione e richiedeva l’intervento dell’esercito romano (due in Sicilia avvennero dal 135 Ac al 103). Ma SPARTACO aveva la stoffa del grande generale e poteva diventare un capo di stato. Fu un organizzatore della libertà. Dopo la sconfitta di Silarus e la sua morte, la repressione condotta da CRASSO e POMPEO fu terribile. Un quarto degli schiavi italiani fu messo a morte. Le 300 miglia della via Appia furono bordate su ordine di CRASSO, da ciascun lato di croci, ogni cinquanta passi: in totale i suppliziati furono seimila.”,”STAx-034″
“KOESTLER Arthur”,”Darkness at noon.”,”I personaggi del libro sono di fantasia. Le circostanze storiche che determinano le loro azioni sono reali. La vita di N.S. RUBASHOV è una sintesi della vita di un gran numero di uomini che furono vittime dello stalinismo nei cosiddetti processi di Mosca. Molti di loro sono stati personalmente conosciuti dall’autore. Il libro è dedicato alla loro memoria. Parigi, Ottobre 1938-Aprile 1940.”,”RUSS-066″
“KOESTLER Arthur”,”Ladri nella notte. Romanzo.”,”KOESTLER (Arthur), scrittore inglese di origine ungherese (Budapest 1905 – Londra 1983). Di genitori ebrei, per sfuggire alle persecuzioni antisemite fu costretto a rifugiarsi a Vienna dove frequentò l’università. Nel 1926 si recò in Palestina dove visse l’esperienza dei ‘kibbutzim’, narrata poi nel romanzo ‘Ladri nella notte’ (1946). Dal 1927 intraprese la carriera giornalistica, dapprima come inviato speciale per la Neue Freie Presse (Nuova stampa libera) e poi con altri incarichi sempre per il gruppo editoriale Ullstein di Berlino. Iscrittosi al partito comunista nel 1931, si recò nell’URSS, poi a Parigi e a Londra, dove lavorò come corrispondente del News Chronicle. Arrestato in Spagna dai franchisti nel 1937, fu condannato a morte e poi graziato per intervento inglese. L’anno seguente pubblicò il suo diario di prigionia, Dialogo con la morte (Spanish Testament). In seguito a una crisi ideologica nel 1938 uscì dal partito comunista; l’anno seguente fu arrestato dai Francesi e internato per tre mesi in un campo di concentramento; il saggio Schiuma di terra (1941) rappresenta la testimonianza delle tragiche vicende di questo periodo. Frattanto aveva pubblicato il suo romanzo di maggior successo, Buio a mezzogiorno (1940), nel quale espresse, alla luce della sua esperienza politica, un’aspra polemica contro il regime sovietico. Dotato di uno stile asciutto e rapido e di notevoli capacità di penetrazione, pubblicò ancora i romanzi Arrivo e partenza (1943) e Gli angeli caduti (The Age of Longing, 1950), gli scritti autobiografici Freccia nell’azzurro (1952) e Scrittura invisibile (1954), e il volume di saggi Lo Yogi e il commissario (1945). Abbandonata la politica, si dedicò negli ultimi anni a un saggismo divulgativo e polemico, avente per oggetto la scienza attuale e le sue possibilità di chiarire le ragioni ultime del vivere umano: Il fantasma dentro la macchina (1967), Bevitori d’infinito (1968), Le radici della coincidenza (1972), sulla parapsicologia. Morì suicida. (RIZ)”,”VIOx-043″
“KOESTLER Arthur”,”Buio a mezzogiorno.”,”Arthur KOESTLER è stato venditore ambulante, assistente edile, operaio, agricoltore e infine giornalista. Come tale fu ‘inviato’ a Parigi, a Berlino, in Oriente, al Polo artico, nella Russia centrle e transcaucasica, in Spagna durante la guerra civile. Il famoso, enigmatico e terribile ‘processo di Mosca’ del 1937; nel quale vecchi e fedeli rivoluzionari si accusarono pubblicamente delle colpe più abbiette e furono uccisi, seminò la morte tra molti amici persolai di K., che era stato loro compagno. Questo romanza narra appunto in un tragico crescendo di ossessione, perché e come un antico commissario del Popolo si induca a confessare una serie di atti controrivoluzionari uche in realtà egli non ha mai compiuti), per una convinzione maniaca, e nello stesso tempo ultralucida, di dover rendersi spregevole agli occhi del popolo. Attraverso i pensieri e i ricordi di Rubashov, nei giorni e nelle notti della sua torturante prigionia nelle carceri della GPU tutta la logica liberale e umanistica del mondo occidentale viene polverizzata…”,”RUSS-082″
“KOESTLER Arthur”,”Buio a mezzogiorno.”,”Arthur KOESTLER è stato venditore ambulante, assistente edile, operaio, agricoltore e infine giornalista. Come tale fu ‘inviato’ a Parigi, a Berlino, in Oriente, al Polo artico, nella Russia centrle e transcaucasica, in Spagna durante la guerra civile. Il famoso, enigmatico e terribile ‘processo di Mosca’ del 1937; nel quale vecchi e fedeli rivoluzionari si accusarono pubblicamente delle colpe più abbiette e furono uccisi, seminò la morte tra molti amici persolai di K., che era stato loro compagno. Questo romanza narra appunto in un tragico crescendo di ossessione, perché e come un antico commissario del Popolo si induca a confessare una serie di atti controrivoluzionari uche in realtà egli non ha mai compiuti), per una convinzione maniaca, e nello stesso tempo ultralucida, di dover rendersi spregevole agli occhi del popolo. Attraverso i pensieri e i ricordi di Rubashov, nei giorni e nelle notti della sua torturante prigionia nelle carceri della GPU tutta la logica liberale e umanistica del mondo occidentale viene polverizzata…”,”VARx-062″
“KOESTLER Arthur”,”Dialogo con la morte. (Dialogue with Death, Spanish Testament).”,”Nessuno dei personaggi di questo libro è inventato. I più sono morti. Arrestato in Spagna dai franchisti nel 1937, KOESTLER fu condannato a morte e poi graziato per intervento inglese. L’anno seguente pubblicò il suo diario di prigionia, Dialogo con la morte (Spanish Testament). “”Sia detto tra parentesi, era stato un caso particolarmente fortunato che sulla pila di libri del bibliotecario si trovasse proprio l’ autobiografia di John Stuart Mill. Ho sempre creduto che, nell’ organizzazione amministrativa della Divina Provvidenza, vi sia un ufficio speciale che si occupa esclusivamente di provvedere affinché il libro giusto venga alle mani di un lettore nel momento giusto. Un Hemingway o un Joyce o un Huxley, in quel particolare momento avrebbe avuto un effetto veramente rovinoso. Ma invece eccomi qui ai piedi di uno di quei pilastri monumentali del monumentale secolo decimonono, di un uomo la cui vita era stata un esempio segnalatissimo di quella specie di puritanesimo creativo, libero da ogni arcigna compiacenza di sé, che considera l’ astinenza non come un fine in se stesso ma come un elemento necessario per attingere un fine spirituale. Era davvero una colonna di vigoria morale, questa vecchia figura del secolo decimono;”” (pag 160) “”La biblioteca della prigione conteneva circa mille e seicento libri, per lo più molto buoni. Erano stati raccolti nel periodo repubblicano, e, fino ad ora, i nuovi inquisitori avevano dimenticato di effettuarne l’ epurazione. Vi erano persino degli opuscoli rivoluzionari che portavano la data del 1930-1931, biografie di Caballero, Azaña, e così via.”” (pag 160-161)”,”MSPG-113″
“KOESTLER Arthur SILONE Ignazio GIDE André, presentato da Enid STARKIE Richard WRIGHT Louis FISCHER Stephen SPENDER”,”The God That Failed. Six Studies in Communism.”,”””In uno dei suoi lavori Lenin citò Erostrato, il greco che bruciò un tempio perché pensava di non aver altra via per acquisire fama””. (1) (pag 54, A. Koestler) “”Lenin ha detto qualche volta che ha imparato di più sulla Francia dai romanzi di Balzac che da tutti i libri di storia messi assieme. Di conseguenza, Balzac era il più grande scrittore di tutti i tempi, laddove gli altri romanzieri del passato riflettevano solo “”i valori distorti della società decadente che li aveva prodotti””. (pag 54, A. Koestler) “”A Berlino, sulla via del ritorno, lessi sul giornale che l’ Esecutivo dell’ Internazionale Comunista aveva severamente biasimato Trotsky per un documento che egli aveva preparato sui recenti avvenimenti in Cina. Andai negli uffici del Partito Comunista tedesco e chiesi a Thälmann una spiegazione. ‘Questo non è vero’, dissi a lui bruscamente. Ma egli spiegò che gli statuti dell’ Internazionale autorizzavano il Presidium, in caso di urgenza, ad adottare qualsiasi risoluzione in nome dell’ Esecutivo””. (pag 116-117, I. Silone)”,”RUSS-154″
“KOESTLER Arthur”,”Schiuma della terra.”,”KOESTLER Arthur è autore di romanzi e saggi politici, filosofici e scientifici. Ha scritto ‘Buio a mezzogiorno’, ‘I gladiatori’, ‘Lo yogi e il commissario’, ‘La tredicesima tribù’, ‘Il bar del crepuscolo’. I suoi scritti autobiografici sono ‘Schiuma della terra’, ‘Freccia nell’ azzurro’, ‘La scrittura invisibile’, ‘Dialogo con la morte’. Nato a Budapest nel 1905, Koestler è morto suicida a Londra nel 1983. Schiuma della terra’ fu scritto mentre KOESTLER era rifugiato a Londra nel 1941. Racconta le sue avventure nella Francia del 1939-40 dallo scoppio della guerra alla invasione tedesca, all’ espatrio clandestino. Straniero e indesiderabile, ebreo e antifascista, prima rinchiuso in un campo di prigionia sui Pirenei, poi fuggiasco per la Francia in rotta, arruolato nella Legione Straniera, K. nelle sue avventure riassume il destino di una generazione di esuli nell’ età dei totalitarismi, che furono braccati e perseguitati, alo stesso tempo protagonisti e vittime della storia. Lunedì 17 giugno 1940 (giorno della capitolazione). “”Fatti i bagagli con una fretta da panico. Lasciate due valigie con libri, documenti, i vestiti di G. ecc. a madame R., dicendole che saremmo venuti a riprenderle “”un giorno””. Madame R., in lacrime, ci ha truffato di 30 franchi sul conto. Mi fa venire in mente i contadini che vendevano un bicchier d’ acqua per un franco ai profughi esausti. Trascinate le nostre due valigie e le tre borse alla stazione. La stazione è chiusa. Il sergente aveva ragione. Il traffico ferroviario è sospeso in tutta la Francia. Centinaia di persone accampate sui bagagli intorno alla stazione. Scenario che ricorda stranamente la guerra civile spagnola. Stessa apatia fatalista nella folla. Stessi magri bambini che corrono fra i bagagli come mosche stanche””. (pag 159)”,”FRAV-099″
“KOESTLER Arthur”,”Nell’ inferno dei lavoratori.”,”””Dopo le devastazioni provocate dalla guerra civile e dalla fame, diecine di migliaia di ragazzi datisi al vagabondaggio avevano formato bande di malfattori e costituivano un pubblico flagello ponendo un problema sociale di soluzione difficile. Erano chiamati ufficialmente “”besprisorni””, pecore smarrite. Nei primi venti anni del comunismo, i besprisorni ebbero una parte importante nella propaganda sovietica all’ estero. Gli scopi di questa propaganda erano duplici: suscitare simpatia con il racconto delle terribili sofferenze del popolo russo e fare ammirare i metodi moderni di pedagogia con i quali si affrontava il problema. Uno dei film sovietici più ammirati di questo periodo fu “”Il cammino della vita”” di Ekk. Esso mostrava la riabilitazione di una banda di giovani malfattori, con il lavoro, la persuasione e la vita in comune, senza che mai intervenisse la costrizione dell’ autorità e dei castighi””. (pag 105-106) Conclusione: la Russia è il paese meno socialista del mondo. (pag 125)”,”RUSU-186″
“KOESTLER Arthur”,”El cero y el infinito. (Tit.orig.: Darkness at Noon)”,”firma ex proprietario “”Chi instaura una dittatura e non uccide Bruto, o chi fonda una repubblica e non uccide i figli di Bruto, regnerà per poco tempo”” (Machiavelli, Discorsi) Nota dell’ autore: “”I personaggi di questo libro sono immaginari. Le circostanze storiche che determinano i loro atti sono autentiche. La vita di N.S. Rubachof è la sintesi della vita di vari uomini che furono vittime di ciò che viene chiamato Processo di Mosca. Molti di loro erano amici personali dell’ autore. Questo libro à dedicato alla loro memoria. Parigi, ottobre 1938 aprile 1940.”” “”- No mezclemos a las massas – repuso -. Vosotros no sabéis nada de ellas. Ni yo tampoco, indudablemente. Antes, cuando existía el gran “”nosotros””, las comprendíamos como nadie las había comprendido aún. Habíamos penetrado en sus profundidades, trabajábamos sobre la materia prístina de la Historia misma…””. (pag 98)”,”RUSS-189″
“KOESTLER Arthur SILONE Ignazio WRIGHT Richatd GIDE André FISCHER Louis SPENDER Stephen, a cura di Richard CROSSMAN”,”Il Dio che è fallito. Sei testimonianze sul comunismo.”,”Richard Crossman, inglese, nacque il 15 dicembre 1907. Figlio di un avvocato che divenne poi magistrato. Studiò al Winchester College e al New College di Oxford dove si distinse nello studio delle letterature classiche e della filosofia. Rimase a Oxford come Fellow nel New College per otto anni, tenendo lezioni su platone e la teoria politica; nello stesso tempo iniziò la carriera politica come socialista nel consiglio comunale di Oxford. Nel 1937 fu portato candidato laburista per Coventry, dove fu eletto nel 1945. Nel 1938 divenne vice-direttore del new Statesman and Nation, carica che detenne fino al 1955. Durante la guerra prestò servizio prima al Foreign Office e poi nello stato maggiore di Eisenhower, in qualità di incaricato della propaganda nemica in tedesco. Nel 1946 fu membro della Commissione anglo-americana per la Palestina, e da allora diventò il maggior avversario britannico della politica palestinese di Bevin. Dal 1952 al 1967 membro dell’esecutivo del Labour Party, ebbe la carica di presidente del consiglio e della camera dei comuni negli anni 1966-68. Dal 1970 al 1972 fu direttore del New Statesman. Morì il 05/04/1974. Arthur Koestler, nacque il 05/09/1905 a Budapest da padre ungherese e madre viennese. Fu educato a Vienna. Dopo aver viaggiato due anni nel Vicino Oriente, divenne corrispondente da quei Paesi per la catena di giornali Ullstein Berlin Liberal. Si iscrisse al partito comunista il 31/12/1931 e lo abbandonò nella primavera del 1938, dopo il suo incarceramento da parte delle autorità franchiste, durante la guerra civile spagnola, che egli narra in Spanish Testament (parzialmente tradotto in italiano con il titolo di Dialogo con la morte, Bompiani, 1947). Imprigionato una seconda volta dai francesi nel 1939, fuggì in Inghilterra per arruolarsi, nel 1940, nell’esercito britannico. Dopo la guerra si stabilì definitivamente in Inghilterra. Ignazio Silone, nacque il 01/05/1900 a Pescina dei Marsi, in provincia di Aquila. Il padre era un piccolo proprietario, la madre una tessitrice. Fin da studente fu attirato dalle lotte sociali; all’età di 17 anni, durante la prima guerra mondiale, fu nominato segretario dei lavoratori della terra della regione abruzzese e imputato davanti al tribunale per aver promosso una violenta dimostrazione contro la guerra. Nel 1917 fu direttore del settimanale socialista Avanguardia e in seguito redattore del Lavoratore di Trieste. Nel 1921 partecipò alla fondazione del Partito Comunista. Restò in Italia anche dopo la promulgazione delle leggi eccezionali, conducendo vita clandestina e curando la stampa di giornali illegali contro il regime. Nel 1928 espatriò e, dopo aver subito varie espulsioni ed arresti in alcuni paesi d’Europa, dal 1929 si stabilì in Svizzera, dove rimase senza interruzione fino al 1944, data del suo ritorno in Italia. Nel 1930 si era distaccato dal Partito Comunista, dal quale fu dichiarato espulso nel 1931, e, dopo dieci anni di attività letteraria e di azione politica come socialista indipendente, nel 1940 accettò di dirigere Il Centro estero del PSI, per il quale fu deputato alla Costituente e formulò la piattaforma politica del ‘Terzo fronte’; i concetti del ‘Terzo fronte’ hanno ispirato la sua azione politica nel PSIUP (dal gennaio al luglio 1946 fi direttore dell’Avanti!), come direttore di Europa Socialista, come promotore dell’Unione dei Socialisti e uno dei fondatori del Partito Socialista Unitario. Dopo la scissione del 1948 fra PSI e Partiro socialdemocratico, pur mostrandosi più vicino a quest’ultimo, non partecipò più attivamente alla vita politica. Morì a Ginevra nel 1978. Richard Wright, nacque il 04/09/1908 da genitori negri poveri, in una piantagione a venticinque miglia da Natchez, nel Mississipi (USA). Abbandonato dal padre, fu allevato dalla madre, che faceva la lavandaia, fin quanto essa venne colpita da una paralisi. Fu allora affidato alla nonna, che lo mandò a scuola dagli Avventisti del Settimo Giorno. A quindici anni andò via di casa e lavorò per due anni a Memphis; lì, leggendo A Book of Prefaces di H.L. Mencken, scoprì la sua vocazione di scrittore. Con centocinquanta dollari in tasca si trasferì a Chicago e si guadagnò da vivere esercitando mestieri vari finchè, durante la grande crisi, si trovò senza lavoro. Aderì al John Reed Club collaborando per la rivista New Masses; nel 1934 si iscrisse al partito comunista. Trasferitosi in Europa nel 1945 (nel 1944 aveva lasciato il partito), si stabilì a Parigi entrando in contatto con gli ambienti esistenzialisti. A Parigi morì nel 1960. André Gide, nacque a Parigi nel novembre 1869, studiò privatamente e poi alla Ecole Alsacienne di Parigi. Di famiglia agiata non fu mai costretto a guadagnarsi da vivere con una professione, e ciò ha contribuito a farne lo scrittore che oggi ammiriamo. Non ancora trentenne pubblicò Les nourritures terrestres (I nutrimenti terrestri) opera che doveva esercitare un così potente influsso sulla generazione cresciuta dopo la prima guerra mondiale. Tra i suoi libri ricordiamo: L’immoraliste (L’immoralista), La porte étrite (La porta stretta), Les caves du Vatican (I sotterranei del Vaticano), La symphonie pastorale (La sinfonia pastorale), Les faux monnayeurs (I falsari). Ma la sua opera maggiore è probabilmente il Journal. Nel giugno 1947 gli fu conferita la laurea honoris causa dell’Università di Oxford e subito dopo il premio Nobel per la letterarura. Morì nel 1951. Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin. Stephen Spender. Poeta e critico letterario inglese, figlio del famoso scrittore liberale Edward Harold Spender. Nacque nel 1909. Studiò in Svizzera e all’University College di Oxford, dove, insieme a Day Lewis e Auden, cominciò a scrivere poesie. Seguì con grande interesse gli avvenimenti politici del decennio 1920-1930, e nel 1937 pubblicò Forward from Liberalism. Poco dopo si iscrisse al Partito comunista, dove rimase per un breve periodo. Nel 1946 fu incaricato dall’Ufficio informazioni politiche del Foreign Office di studiare fli influssi del nazismo sugli intellettuali tedeschi. Dal 1939 al 1941 fu condirettore della rivista Horizon, dal 1953 al 1967 ha diretto la rivista Encounter.”,”EURC-019-FL”
“KOESTLER Arthur”,”I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’universo.”,”Arthur Koestler (Budapest 1905-Londra 1983) pur essendo ungherese di nascita è stato uno scrittore di lingua inglese. Studiò al Politecnico di Vienna e divenne poi corrispondente estero di numerosi giornali. Inviato speciale in Spagna durante la guerra civile, fu arrestato dai franchisti e sfuggì per poco alla fucilazione. Arruolatosi nell’esercito francese alla scoppio della seconda guerra mondiale, venne imprigionato quasi subito nel campo di concentramento di Le Vernet e, liberato nel 1940, entrò come volontario nell’esercito inglese. Alla fine del conflitto si trasferì negli Stati Uniti, dove la sua opera esercitò notevole influenza. Oltre ad essere un narratore di eccellente livello e polemico acceso, K. è stato anche un ottimo saggista. Si è interessato ai temi della politica, della scienza e della filosofia. Tra i suoi lavori più importanti: ‘Buio a mezzogiorno’, ‘Schiuma della terra’, ‘Dialogo con la morte’, ‘La scrittura invisibile. Autobiografia 1932-1940’. Il giovane Keplero e Galileo. “”Quando finalmente nella primavera del 1597 uscì il ‘Mysterium’, il giovane autore ne inviò con fierezza degli esemplari a tutti gli studiosi che gli vennero in mente, a Galileo e a Tycho Brahe in particolare. A quel tempo non esistevano riviste scientifiche né (tempi felici!) critici, c’era invece tra i letterati una intensa, lussureggiante corrispondenza internazionale. E’ così che il libro del giovane sconosciuto provocò un certo scalpore – non profondo come l’autore aveva sperato, ma assai notevole se si considera che ogni anno in Germania veniva pubblicato un buon migliaio di opere scientifiche (e pseudoscientifiche) (10). Questo risultato non fu sorprendente. L’astronomia, da Tolomeo a Keplero, era stata una geografia del cielo, puramente descrittiva. Il suo compito consisteva nel tracciare la carta delle stelle, gli orari del Sole, della Luna e dei pianeti, e di certi eventi: eclissi, opposizioni, congiunzioni, solstizi, equinozi. Le cause di questi movimenti, le forze naturali, non era cosa che riguardasse l’astronomo. Al bisogno si aggiungevano alcuni epicicli agli ingranaggi esistenti e poco importava giacché nessuno credeva alla realtà materiale di tali ingranaggi. La gerarchia dei cherubini e dei serafini cui si riteneva spettasse l’onore di far girare la macchina, dalla fine del Medioevo era vista come una gentile finzione poetica. La fisica celeste, quindi, si era annientata. Si vedevano avvenimenti, ma non cause, movimenti, ma non forze motrici. L’astronomo doveva osservare, descrivere e predire; non doveva “”cercar di capire””. La fisica di Aristotele, che rendeva impensabile ogni interpretazione causale, razionale dei fenomeni celesti, aveva fatto il suo tempo, ma niente la sostituiva. Si sentiva ancora risuonare la musica abolita degli angeli suonatori di astri, ma tutto il resto rimaneva nel silenzio. Come non sentire la voce stridente, balbettante del piccolo teologo astronomo? I pareri furono divisi, a seconda delle opinioni filosofiche. Gli spiriti moderni, empirici, come Galileo a Padova o Praetorius a Altdorf, respinsero le aprioristiche speculazioni mistiche di Keplero e tutto il libro insieme ad esse, senza scorgere le idee nuove e feconde che dissimulavano. Galileo soprattutto sembra essere stato prevenuto fin dall’inizio contro Keplero. Gli altri, sulla sponda opposta dello spartiacque, coloro che ancora sognavano di capire l’ordine cosmico attraverso ragionamenti ‘a priori’ furono incantati, entusiasmati”” (pag 271-272) [(10) E. Reicke, ‘Der Gelehrte, Monographien Zur Deutschen Kulturgeschichte’, Leipzig, 1900, vol. VII, p. 120]”,”SCIx-423″
“KOESTLER Arthur SILONE Ignazio GIDE André, presentato da Enid STARKIE Richard WRIGHT Louis FISCHER Stephen SPENDER”,”The God That Failed. Six Studies in Communism.”,”””In uno dei suoi lavori Lenin citò Erostrato, il greco che bruciò un tempio perché pensava di non aver altra via per acquisire fama””. (1) (pag 54, A. Koestler) “”Lenin ha detto qualche volta che ha imparato di più sulla Francia dai romanzi di Balzac che da tutti i libri di storia messi assieme. Di conseguenza, Balzac era il più grande scrittore di tutti i tempi, laddove gli altri romanzieri del passato riflettevano solo “”i valori distorti della società decadente che li aveva prodotti””. (pag 54, A. Koestler) “”A Berlino, sulla via del ritorno, lessi sul giornale che l’ Esecutivo dell’ Internazionale Comunista aveva severamente biasimato Trotsky per un documento che egli aveva preparato sui recenti avvenimenti in Cina. Andai negli uffici del Partito Comunista tedesco e chiesi a Thälmann una spiegazione. ‘Questo non è vero’, dissi a lui bruscamente. Ma egli spiegò che gli statuti dell’ Internazionale autorizzavano il Presidium, in caso di urgenza, ad adottare qualsiasi risoluzione in nome dell’ Esecutivo””. (pag 116-117, I. Silone)”,”RUSS-010-FV”
“KOESTLER Arthur”,”I gladiatori.”,”Arthur Koestler (Budapest 1905 – Londra 1983), scrittore e giornalista, è autore di romanzi e saggi di argomento politico, filosofico e scientifico. Inviato in Spagna durante la guerra civile e prigioniero dei franchisti, pubblicò il reportage Dialogo con la morte. Staccatosi dal partito comunista, denunciò i processi staliniani in Buio a mezzogiorno che con Arrivo e partenza e I gladiatori compone la trilogia di romanzi sui temi dell’etica politica e della rivoluzione. Tra le sue opere saggistiche ricordiamo I sonnambuli e Lo Yogi e il commissario.”,”STAx-077-FL”
“KOESTLER Arthur”,”Buio a mezzogiorno.”,”Arthur Koestler è stato venditore ambulante, assistente edile, operaio, agricoltore e infine giornalista. Come tale fu ‘inviato’ a Parigi, a Berlino, in Oriente, al Polo artico, nella Russia centrle e transcaucasica, in Spagna durante la guerra civile. Il famoso, enigmatico e terribile ‘processo di Mosca’ del 1937; nel quale vecchi e fedeli rivoluzionari si accusarono pubblicamente delle colpe più abbiette e furono uccisi, seminò la morte tra molti amici persolai di K., che era stato loro compagno. Questo romanza narra appunto in un tragico crescendo di ossessione, perché e come un antico commissario del Popolo si induca a confessare una serie di atti controrivoluzionari uche in realtà egli non ha mai compiuti), per una convinzione maniaca, e nello stesso tempo ultralucida, di dover rendersi spregevole agli occhi del popolo. Attraverso i pensieri e i ricordi di Rubashov, nei giorni e nelle notti della sua torturante prigionia nelle carceri della GPU tutta la logica liberale e umanistica del mondo occidentale viene polverizzata… “”Tolse una sigaretta dall’astuccio e la mise a forza nella bocca di Rubashov, senza togliere la mano dal bottone della sua giubba. «Ti stai comportando come un bambino. Come un bambino romantico», aggiunse. «Ora fabbricheremo insieme una graziosa confessioncella e per oggi avremo finito». Rubashov riuscì finalmente a liberarsi dalla stretta di Ivanov. Lo guardò duramente attraverso le lenti del pince-nez. «E quale sarebbe questa confessione?» chiese. Ivanov lo fissò più raggiante che mai. «Nella confessione si leggerà», disse, «che tu ammetti, dall’anno tale e tal’altro, d’avere appartenuto a questo e a quel gruppo d’opposizione; ma che recisamente neghi di avere organizzato o progettato un assassinio; che, anzi, ti sei ritirato dal gruppo quando hai saputo i piani terroristici e criminali dell’opposizione». Per la prima volta durante tutto il colloquio, Rubashov sorrise egli pure. «Se questo è lo scopo di tutta la nostra chiacchierata», disse, «possiamo interromperla immediatamente»”” (pag 87) inserire”,”STAS-004-FV”
“KOGAN Norman”,”L’ Italia del dopoguerra 1945 – 1966.”,”Norman KOGAN è nato a Chicago (Illinois) nel 1919. Le relazioni internazionali ma soprattutto la storia dell’ Italia contemporanea hanno richiamato gli interessi fondamentali di KOGAN sin dall’inizio della sua attività di studioso. Alla storia d’Italia del dopoguerra, KOGAN, specialista autorevole negli USA in questo campo, ha dedicato un ventennio di ricerche. Nel retrocopertina bibliografia dell’A.”,”ITAP-014″
“KOHAN Néstor”,”Toni Negri e gli equivoci di Impero.”,”Néstor Kohan è docente e ricercatore all’Università di Buenos Aires e all’Università Popolare delle Madri della Plaza de Mayo. É stato giurato nel Concorso Internazionale Casa de las Américas.”,”BIOx-084-FL”
“KOHN Richard”,”La revolution russe.”,”KOHN è un medico e scrittore. Ha scritto reportage dei suoi viaggi in vari paesi. Come giovane studente di medicina è arrivato in Russia al momento della rivoluzione. Arrivato ad Arcangelo ha attraversato tutto il paese da nord a sud, per Mosca e Kiev fino ad Odessa.”,”RIRO-209″
“KOHN Hans”,”L’idea del nazionalismo nel suo sviluppo storico.”,”Edizione americana 1948 In via di fotocopiatura Hans Kohn è nato a Praga nel 1891. E’ professore di Storia moderna al City College di New York. Collaboratore dell’ Enciclopedia Britannica e della Enciclopedia delle Scienze Sociali (in inglese). Ha studiato pure il panslavismo nella storia e come ideologia”,”TEOP-485″
“KOHN Hans”,”L’idea del nazionalismo nel suo sviluppo storico.”,”KOHN Hans “”La concezione dell’uomo di Grozio rassomigliava parecchio a quella di Locke. L’uomo era per loro un essere buono e socievole nello stato di natura, che desiderava una società pacifica e razionale. Le loro concezioni erano apparentate altrettanto strettamente sul piano sociologico quanto su quello antropologico; entrambe rappresentavano la società borghese che stava elevandosi con successo, la quale conferiva un gran valore alla proprietà e al lavoro, ai patti e alla buona fede, alla ragionevolezza e alla moderazione. E’ interessante rilevare quanto i precetti di politica pratica di Grozio fossero vicini ai principi di Richelieu relativi alla condotta ragionevole e alla considerazione per la buona riputazione. Entrambi si sforzavano di gettare le basi di un ordine che avrebbe impedito a un mondo diviso in molti Stati in guerra tra loro di cadere nel caos”” (pag 242)”,”TEOP-486″
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Planning War, Pursuing Peace the Political Economy of American Warfare 1920-1939.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge.”,”USAQ-026-FL”
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Beating Plowshares Into Swords. The Political Economy of American Warfare, 1606-1865.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge.”,”QMIx-076-FL”
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Arsenal of World War II. The Political Economy of American Warfare 1940-1945.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge. Arsenal of World War II: The Political Economy of American Warfare, 1940-1945 PAUL A. C. KOISTINEN Copyright Date: 2004 Published by: University Press of Kansas https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4 Pages: 672 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4 Search for reviews of this book Cite Book Info This is a preview page. Login through your institution for access. Table of Contents Select all Cite Front Matter(pp. i-iv) Front Matter(pp. i-iv) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.1 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.1 Save Cite Table of Contents(pp. v-vi) Table of Contents(pp. v-vi) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.2 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.2 Save Cite ILLUSTRATIONS(pp. vii-viii) ILLUSTRATIONS(pp. vii-viii) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.3 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.3 Save Cite ACKNOWLEDGMENTS(pp. ix-x) ACKNOWLEDGMENTS(pp. ix-x) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.4 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.4 Save Cite ABBREVIATIONS(pp. xi-xiv) ABBREVIATIONS(pp. xi-xiv) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.5 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.5 Save Cite INTRODUCTION(pp. 1-12) INTRODUCTION(pp. 1-12) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.6 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.6 Arsenal of World War IIis the fourth in a five-volume study of the political economy of American warfare—the means that the nation has employed to mobilize its economic resources for defense and hostilities. The volume covers the period 1940–1945, the years of economic mobilization for World War II. Volume 1—Beating Plowshares into Swords: The Political Economy of American Warfare, 1606–1865(1996)—covers the colonial period through the Civil War. Volume 2—Mobilizing for Modern War: The Political Economy of American Warfare, 1865–1919(focuses on the Gilded Age, the Progressive Era, and World War I…. Save Cite Part One National Defense Advisory Commission 1 ORIGINS, STRUCTURE, AND STAFFING OF THE NDAC(pp. 15-32) 1 ORIGINS, STRUCTURE, AND STAFFING OF THE NDAC(pp. 15-32) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.7 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.7 Economic mobilization for the Second World War began in earnest with the Reorganization Act of April 1939. After years of effort and often intense controversy, Franklin D. Roosevelt and the President’s Committee on Administrative Management, which he appointed in 1936, succeeded in gaining legislative sanction to reorganize the executive branch for purposes of efficiency. Working primarily with the committee and with Harold D. Smith, director of the Bureau of the Budget, the president between April and September 1939 restructured the executive branch. Most important, he created an Executive Office of the President, made up principally of a White House Office… Save Cite 2 THE MILITARY AND ECONOMIC MOBILIZATION(pp. 33-46) 2 THE MILITARY AND ECONOMIC MOBILIZATION(pp. 33-46) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.8 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.8 The military was better prepared than were the civilians for World War II economic mobilization. This was particularly true for the army, which made up for the deficiencies of the navy and led the military in industrial mobilization during the years 1939–1945. Basic to procurement in both services were the supply bureaus. In order for the War and Navy Departments adequately to meet the growing demands of defense expansion, the Franklin D. Roosevelt administration replaced the secretaries and under secretaries in both departments in mid-1940. The new leaders began centralizing control over the bureaus and taking other measures to… Save Cite 3 THE NDAC IN OPERATION(pp. 47-72) 3 THE NDAC IN OPERATION(pp. 47-72) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.9 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.9 Military requirements determined the nature and pace of the economic mobilization effort during the years of national defense and war. Since the armed services set their own requirements and procured their own goods, they played a critical role in shaping the operations of the prewar and wartime economy. Indeed, the military requirements and their feasibility were at the heart of the repeated controversies that racked the process of harnessing the economy for war between 1940 and 1945. By July 1940, the Franklin D. Roosevelt administration had worked out a defense program through an elaborate negotiating process that involved the armed… Save Cite Part Two The Office of Production Management and the Supply Priorities and Allocations Board [Part Two Introduction](pp. 73-74) [Part Two Introduction](pp. 73-74) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.10 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.10 The Office of Production Management (OPM) supervised economic mobilization throughout 1941. Focusing principally on munitions, benefiting from better organization, and gaining a greater measure of authority, the office was an improvement over the National Defense Advisory Commission (NDAC). OPM managed escalating weapons demand more effectively as the United States continued to prepare for war in Europe and Asia and increased assistance to its future allies. Despite greater strength, OPM faltered in mastering multiple challenges. External and internal sources disrupted its operations. From the outside, the armed services caused the most grief. Consistent with past practices, they were deficient in providing… Save Cite 4 STRUCTURE AND STAFFING OF OPM, OPACS, AND SPAB(pp. 75-100) 4 STRUCTURE AND STAFFING OF OPM, OPACS, AND SPAB(pp. 75-100) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.11 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.11 The Office of Production Management (OPM) improved the mobilization structure considerably. Although awkward, a dual directorship was better than no executive head, as was the case with the National Defense Advisory Commission (NDAC). Centered around divisions for production, priorities, and purchasing, OPM also concentrated more directly on munitions output than had its predecessor. By drawing industry and the military closer together, OPM was a more conservative agency than was NDAC. This trend was made obvious in a number of ways. Labor, for example, began declining in power. Along the same lines, nonbusiness professionals in the Bureau of Research and Statistics… Save Cite 5 THE MILITARY AND OPM(pp. 101-125) 5 THE MILITARY AND OPM(pp. 101-125) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.12 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.12 The army and navy services worked more closely with the Office of Production Management (OPM) than they had with the National Defense Advisory Commission (NDAC). Nonetheless, they still maintained a level of independence from the OPM that adversely affected economic mobilization. The armed services’ behavior resulted from both strength and weakness. Their statutory authority to procure allowed them to go their own way in many areas. This tendency was strengthened by the multiple defects of the military’s supply systems. Until fully and firmly in control of massive economic operations, the armed services kept the OPM at arm’s length whenever possible… Save Cite 6 OPM, OPACS, AND THE STRUGGLE TO EXPAND PRODUCTION(pp. 126-158) 6 OPM, OPACS, AND THE STRUGGLE TO EXPAND PRODUCTION(pp. 126-158) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.13 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.13 Although the Office of Production Management (OPM) had a dual directorship, William S. Knudsen was always its undisputed head. Because Knudsen, along with Sidney Hillman, was not a strong leader and the secretaries of war and the navy did not carry their weight, the OPM council turned out to be ineffective. As a result, OPM operated as a series of divisions instead of as a centrally directed agency. The Production Division was OPM’s must important subunit. It was responsible for ensuring an adequate level of munitions output. At best, the division’s record was mixed. In terms of war construction projects,… Save Cite 7 OPM’S LABOR, PURCHASES, AND PRIORITIES DIVISIONS AND SPAB(pp. 159-190) 7 OPM’S LABOR, PURCHASES, AND PRIORITIES DIVISIONS AND SPAB(pp. 159-190) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.14 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.14 The operations of the Labor, Purchases, and Priorities Divisions of the Office of Production Management (OPM) help explain why industry and the military from the outset dominated economic mobilization for World War II. In an administration controlled by corporate executives, labor’s representatives were simply pushed aside. The Purchases and Priorities Divisions, however, always lacked adequate staff in Washington and the field to carry out vast and critical responsibilities. By comparison, the Production Division, later the Materials Division, had ample personnel provided by industry branches with the assistance of the industry advisory committees. Corporate America tapped its own national structures, financial… Save Cite Part Three The War Production Board, 1942–1945 [Part Three Introduction](pp. 191-194) [Part Three Introduction](pp. 191-194) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.15 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.15 Industry and the military dominated the War Production Board (WPB), the principal wartime civilian mobilization agency. This trend began with the National Defense Advisory Commission (NDAC) and continued under the Office of Production Management. In the processs, economists, statisticians, academics, businessmen like James S. Knowlson, and others, often associated with the New Deal, combined their talents throughout 1942 and into 1943 to ensure that the economy was properly harnessed. Also an extension of the defense years, this development was institutionalized with the Supply Priorities and Allocations Board. Donald M. Nelson’s success and failure as WPB chair resulted largely from ongoing… Save Cite 8 WPB: ORGANIZATION AND STAFFING(pp. 195-217) 8 WPB: ORGANIZATION AND STAFFING(pp. 195-217) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.16 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.16 President Franklin D. Roosevelt created the War Production Board (WPB) on January 16, 1942, and selected Donald M. Nelson, who had played a central role in economic mobilization since 1940, as its chair.¹ On the basis of the initial executive order of mid-January and subsequent ones, Nelson was granted nearly unlimited authority for harnessing the economy. From the outset, however, Nelson realized that the WPB could not perform on its own all or even most mobilization functions, as had been the case with the National Defense Advisory Commission (NDAC) and the Office of Production Management (OPM). He also led by… Save Cite 9 THE ARMED SERVICES’ MATERIAL ORGANIZATION FOR WORLD WAR II(pp. 218-246) 9 THE ARMED SERVICES’ MATERIAL ORGANIZATION FOR WORLD WAR II(pp. 218-246) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.17 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.17 Shortly after Pearl Harbor, both the War and the Navy Departments established more centralized control over their procurement and supply operations. The services required reorganized systems to handle their astronomically escalating demand and to work more effectively with the civilian mobilization agencies in meeting their requirements. In a sense, the navy’s structure was more centered on the supply bureaus in the nation’s capital. However, ongoing Washington power struggles pitting the secretary and under secretaries against the commander-in-chief of the fleet/chief of naval operations and the supply bureaus led to greater fragmentation and conflict at the very top of the navy’s… Save Cite 10 NATIONAL AND INTERNATIONAL MOBILIZATION AGENCIES(pp. 247-274) 10 NATIONAL AND INTERNATIONAL MOBILIZATION AGENCIES(pp. 247-274) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.18 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.18 The War Production Board (WPB) and the armed services were affected by various mobilization agencies created during the defense and war years. Some of these were national, such as the War Food Administration (WFA); others concentrated on America’s allies, like the Office of Lend-Lease Administration (OLLA); and a few worked in combination with Great Britain (to some degree Canada), as was the case with the Combined Production and Resources Board (CPRB). None of these agencies will be treated at length, but they need to be outlined so as to provide a fuller view of the mobilization system. Other agencies, like… Save Cite 11 CONVERTING AND EXPANDING INDUSTRY, 1942(pp. 275-301) 11 CONVERTING AND EXPANDING INDUSTRY, 1942(pp. 275-301) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.19 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.19 The most immediate and pressing responsibility of the War Production Board (WPB) from January 1942 forward was converting the economy from peacetime to wartime production. Although this process got off to a slow and contentious start, it was largely completed by June 1942. The Office of Civilian Supply (OCS) had been among the leading advocates for conversion in the Office of Production Management (OPM), and it continued to play that role during the first half of 1942. Once industry had completed modifying its facilities for war output and WPB increasingly emphasized munitions, OCS had to reorient its attention to protecting… Save Cite 12 REFINING WPB ECONOMIC CONTROLS, 1942(pp. 302-339) 12 REFINING WPB ECONOMIC CONTROLS, 1942(pp. 302-339) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.20 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.20 Once conversion and facilities expansion were under way or completed, the War Production Board (WPB) faced the task of rationalizing a war production program in which demand far outdistanced supply. This process turned out to be a lacerating one. Only after great effort and much controversy was a planning system devised for maximizing output while maintaining economic balance. For that to take place, three major, related functions had to be worked out. The first involved setting military demand at a level that was feasible for the economy in terms of its potential and output for civilians. Without feasible requirements on… Save Cite 13 THE WPB AT FLOOD TIDE, 1943–1944(pp. 340-369) 13 THE WPB AT FLOOD TIDE, 1943–1944(pp. 340-369) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.21 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.21 Under the direction of the War Production Board (WPB), the economy late in 1943 reached its highest levels of munitions output. From then on, direct or indirect military requirements generally remained on a plateau or declined, although the armed services’ needs fluctuated according to the immediate exigencies of the battlefronts. Having devised and implemented the means for harnessing the massive American economy for war, WPB in 1943 and after turned to the task of adjusting the mobilized system to the multiple changes and crises that arose with the demands of global warfare. A growing economy in 1943 also allowed the… Save Cite 14 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR SUPPLY(pp. 370-401) 14 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR SUPPLY(pp. 370-401) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.22 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.22 The defense and war years were frustrating for organized labor. Massive growth for the American Federation of Labor (AFL) and the Congress of Industrial Organizations (CIO) during the 1930s and 1940s did not convert into significantly enhanced power in a mobilized economy. From 1940 through 1945, unions remained a distinctly secondary power group in a system increasingly dominated by industry and the military. Sidney Hillman headed the Labor Division in the National Defense Advisory Commission (NDAC), the Office of Production Management (OPM), and, initially, the War Production Board (WPB), and he served as associate director of OPM. In NDAC and… Save Cite 15 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR RELATIONS(pp. 402-418) 15 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR RELATIONS(pp. 402-418) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.23 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.23 Unions played a greater role in shaping defense and war labor relations than they did labor supply. Nonetheless, organized labor was steadily restricted in carrying out its functions, and unions experienced increasing numbers of government agencies becoming involved in management-labor relations. Labor leaders, hence, experienced growing pressure from mobilization authorities above and their burgeoning membership below. Organized labor made great gains during the war years.¹ Union membership shot up from about 9 million in 1940 to around 14¾ million by 1945. At the time of Victory in Japan (VJ) Day, unions accounted for around 35 percent of the nonagricultural workforce… Save Cite 16 ECONOMIC STABILIZATION(pp. 419-444) 16 ECONOMIC STABILIZATION(pp. 419-444) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.24 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.24 The Franklin D. Roosevelt administration devised a reasonably sound program for maintaining economic stability during the defense and war years. That was the case despite expenditures far exceeding the expectations of most public officials. Although stabilization policy evolved piecemeal from 1940 into 1942, a comprehensive program was in place by late 1942 and early 1943. Carried out by a number of wartime agencies, all coordinated by the Office of Economic Stabilization (OES), the program included fixing prices and wages, rationing consumer goods, and raising revenue through relatively heavy taxation and borrowing designed to tame rather than feed inflationary pressures. World… Save Cite 17 RECONVERSION(pp. 445-497) 17 RECONVERSION(pp. 445-497) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.25 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.25 Formulating and implementing policies for reconversion stretched from around April 1943 until the war’s end and became extremely controversial. In a sense, demobilization created more problems than mobilization because greater choice was involved. After Pearl Harbor, Washington struggled with how best to maximize munitions output in the shortest possible time, not with whether such production should be undertaken. Such an imperative was missing with reconversion. Once hostilities ceased, munitions and related contracts could be canceled, mobilization agencies and controls ended, and the economy allowed to readjust on its own to peacetime conditions. That is approximately what took place after World… Save Cite 18 MOBILIZING THE WORLD WAR II ECONOMY(pp. 498-516) 18 MOBILIZING THE WORLD WAR II ECONOMY(pp. 498-516) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.26 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.26 Viewed in gross figures and in isolation, the American production effort during World War II appears impressive. GNP in 1939 dollars grew by 52 percent between 1939 and 1944, 124 percent in unadjusted dollars. Munitions production went from about 10 to 40 percent of total output between 1940 and 1943–1944. Manufacturing industries trebled their output during the period 1939–1944. All that was accomplished while consumer expenditures in 1944 were somewhere in the region of 10 percent above the 1939 mark. Going from national to international calculations, the United States in 1944 produced in excess of 40 percent of… NOTES(pp. 517-624) BIBLIOGRAPHICAL ESSAY(pp. 625-634) INDEX(pp. 635-657)”,”QMIS-033-FL”
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Mobilizing for Modern War: the Political Economy of American Warfare 1865-1919.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge.”,”USAQ-030-FL”
“KOJEVE Alexandre”,”Introduzione alla lettura di Hegel.”,”In appendice: 1. la dialettica del reale e il metodo fenomenologico di HEGEL. 2. l’idea della morte nella filosofia di HEGEL. Struttura della ‘Fenomenologia dello spirito. Post fazione e cura ediz it di Gian Franco FRIGO. L’A, nato a Mosca nel 1902, nipote di KANDISKY, abbandonò a 18 anni l’URSS e si trasferì prima in GERM, dove studiò con JASPERS, e poi a Parigi. Dopo la guerra, pur senza abbandonare del tutto la ricerca filosofica, diventò un alto funzionario del governo francese per gli affari economici e politici. Morì a Bruxelles nel 1968. Il testo dei corsi su HEGEL è apparso in FR nel 1947. HEGEL riconosce e rivela NAPOLEONE alla Germania. Con la sua ‘Fenomenologia’ spera di poterla salvare, di conservarla sublimata, in seno all’impero napoleonico. Si arriva infine a una dualità.”,”FILx-030″
“KOKOSHIN Andrei A.”,”Soviet Strategic Thought, 1917-91.”,”Andrei A. Kokoshin è ‘Secretary of the Defense Council and Head of the President’s Military Inspectorate of the Russian Federation’. Dal 1992 al 1997 è stato ‘First Deputy Minister of Defense’. E’ autore di molti libri e articoli. Opposte visioni tra Svechin e Tukhachevsky (pag 19, 21) Svechin ha pubblicato ‘The Evolution of the Art of War’ (pag 149) Il confronto tra due strategie: il “”modello Canne”” e il “”modello Poltava”” ‘Lo storico militare A.I. Verkhovsky (1866-1938), ministro della guerra nel Governo provvisorio dall’agosto all’ottobre 1917 e poi passato nel campo dell’ Armata rossa, riflette sulla scelta che l’esercito sovietico dovrebbe fare di fronte ad una aggressione. Confronta due strategie, il “”modello Canne”” e il “”modello Poltava”” concludendo che quest’ultimo è preferibile per l’Armata Rossa. Considerando il modello Canne, egli non si concentra sulla famosa battaglia della Seconda guerra punica, in cui il comandante cartaginese Annibale ottenne una splendida vittoria tattica sulle più forti truppe romane. E’ interessato all’idea di una grande operazione offensiva che dovrebbe avvolgere i fianchi, circondando e distruggendo la principale concentrazione di truppe nemiche. Questa idea è stata introdotta da Alfred von Schlieffen, ex capo dello Stato maggiore tedesco, nel suo ben noto volume ‘Canne’. Verkhovsky considera pure il modello Poltava, ma non si concentra tanto sulla concreta battaglia, svoltasi presso la città di Poltava, in cui Pietro il Grande sconfisse l’esercito svedese nel 1709. Ma l’analizza come un esempio di intenzionale ritirata strategica e di intenzionale difesa strategica vincente a livello tattico che porta risultati positivi all’esercito russo. Verkhovsky vede in questo caso un giovane esercito russo, che è stato costituito non molto tempo prima della battaglia, numeroso ma non addestrato alla manovra, sfidare la migliore armata europea dell’epoca. “”Era necessario vincere il nemico con un nuovo metodo di lotta, sconvolgendo la sua eccellente abilità nella manovra e attaccando dopo che esso è entrato in una condizione di disordine”” (1) (pag 149)] [(1) A.I. Verkhovsky, ‘The base of our tactis. Fire, maneuver, concealment’, Mosca, 1928, p. 129 (in lingua russa)] Aggiungere per opuscolo Teoria sovietica della ‘Battaglia in profondità’ od ‘Operazioni in profondità’ (‘Deep Battle’ or ‘Deep Operations’) Diversità di vedute a metà degli anni 1930 sulla dottrina dell’ operazione in profondità tra Voroshilov vs Tukhachevsk e Triandofilov (pag 162)”,”RUST-165″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”La ricerca della certezza.”,”Nato a Radom (Polonia) nel 1927, KOLAKOWSKI è uno dei maggiori pensatori ‘marxisti’ contemporanei. Per aver participato al processo di destalinizzazione polacco fu espulso dal partito comunista e nel 1968 perse la cattedra all’Univ di Varsavia. Ha insegnato in seguito a Montreal e Berkeley. Dal 1970 è all’ All Souls College di Oxford. Tra le sue opere più importanti un volume sulla libertà nella filosofia di SPINOZA (1958) e uno studio sulla cristianità aconfessionale del XVII secolo (1965). Ha pubblicato per la Laterza ‘La filosofia del positivismo’ (1974)”,”FILx-127″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Main Currents of Marxism. I. The Founders. II. The Golden Age. III. The Breakdown.”,”nuova prefazione ed epilogo dell’ Autore KOLAKOWSKI Leszek nato nel 1927 a Radom (Polonia) è stato professore all’ università di Varsavia fino al 1968. Da quell’ anno ha lasciato il paese ed è diventato insegnante alla McGill University di Montreal. Poi ha insegnato a Berkeley Università di California quindi al All Souls Colelge di Oxford dove è rimasto fino al suo ritiro. Ha ricevuto il Jefferson prize, l’ Erasmus prize e il Tocqueville Prix. “”Le principali caratteristiche della teoria politica e della filosofia della storia di Kautsky sono determinate dalla sua versione darwiniana del marxismo: la fede in una graduale e continua evoluzione del capitalismo fino al punto in cui esso distrugge se stesso; fiducia nell’ inevitabilità storica, percezione dall’ esterno della coscienza teorica; dicotomia tra coscienza teorica e processo sociale a cui esso è diretto; nozione di una coscienza proletaria senza importazione dall’ esterno, e rifiuto dello spirito escatologico del socialismo. La politica di Kautsky può essere sintetizzata così: “”Lasciamo che il capitalismo migliori nel tempo; il socialismo è garantito dalle leggi della storia in ogni caso. (…)””. (pag 399-400)”,”TEOC-400″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Nascita sviluppo dissoluzione del marxismo. Volume I. I fondatori.”,”KOLAKOWSKI Leszek “”In altre parole, Marx ripete qui l’interpretazione hegeliana del progresso, in quanto processo che si realizza attraverso l’accumularsi dei conflitti interni e che non si può liberare dai suoi “”lati cattivi””. “”Nello stesso momento in cui sorge la civiltà, la produzione comincia a fondarsi sull’antagonismo delle professioni, degli stati, delle classi, infine sull’antagonismo tra lavoro-accumulato e lavoro-immediato. Senza antagonismo non vi è progresso. Questa è la legge che fino ai nostri giorni la civiltà ha seguito. Fino ad oggi le forze produttive si sono sviluppate attraverso questo regime di antagonismo delle classi”” (Marx, Miseria della filosofia). Da qui l’assurdità del progetto di Proudhon, il quale voleva trasformare tutti gli uomini in capitalisti, eliminando nel contempo tutti i “”lati cattivi”” del capitalismo: l’anarchia produttiva, l’ineguaglianza e lo sfruttamento; egli voleva dunque sopprimere gli antagonismi sociali conservando la loro condizione essenziale: eliminare il proletariato conservando la borghesia. Tutti e tre questi punti principali della critica di Marx si riducono a un solo pensiero: il processo storico possiede una propria dinamica, determinata dal processo tecnologico (“”Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore vi darà la società col capitalista industriale”” (Marx, Miseria della filosofia)), dinamica che si realizza attraverso la lotta di classe; ne consegue che, moralizzando, non si otterrà il sovvertimento sociale, che non si può tornare alle formazioni superate, che ‘le contraddizioni sociali non possono essere risolte eliminando una delle parti in lotta; si possono risolvere soltanto sospingendo la lotta fino alla forma estrema’, che, alla fine, avrebbe abolito entrambi i nuclei dell’antagonismo in favore di una forma sociale superiore””. (pag 241) [Leszek Kolakowski, Nascita sviluppo dissoluzione del marxismo. Volume I. I fondatori, 1980]”,”TEOC-539″
“KOLAKOWSKI Leszek, a cura di Pietro VERONESE”,”Il marxismo e oltre. Responsabilità e storia.”,”KOLAKOWSKI Leszek nato a Radom in Polonia (1927) vive ad Oxford dopo essere stato privato della cattedra di storia della filosofia all’Università di Varsavia. E’ autore di opere su Spinoza, e su altre eresie cristiane del ‘600, su Husserl e di molti saggi filosofici sui problemi del socialismo. Sulla figura del rinnegato, dei rinnegati nel movimento rivoluzionario (pag 60)”,”TEOC-558″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Marxismo. Utopia e antiutopia.”,”””Per i neo-kantiani, come Max Adler, Otto Bauer, Karl Vorländer…”” (pag 17)”,”TEOC-747″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”L’esprit révolutionnaire, suivi de Marxisme – utopie et anti-utopie.”,”‘Ousia’ è uno delle parole principali della filosofia greca. Ne parla Aristotele. Treccani (Ousia): essenza. La realtà propria e immutabile delle cose, intesa soprattutto come la forma generale, l’ universale natura delle singole cose appartenenti allo stesso genere o specie. Da Aristotele alla tarda antichità. Nella Metafisica Aristotele, trattando la questione generale della determinazione di cosa sia la sostanza, indica, in relazione a essa, l’e. come «…» (VII, 3, 1028 b 34), espressione traducibile con «che cos’era essere» e che i latini renderanno con la formula «quod quid erat esse». E. è ciò che la cosa è considerata «per sé», al modo in cui per definire, rispetto a un uomo concreto, l’e. dell’uomo, non si può rispondere è musico o è bianco, poiché tali determinazioni sono ‘accidentali’. E. di una cosa è ciò che la definisce al di là dei suoi caratteri peculiari e accidentali (VII, 4, 1029 b 13-18). In tal senso l’e. indica quel particolare significato di … (di cui il termine italiano essenza costituisce il calco, ma non rende il significato) che coincide con la ‘quiddità’, la ‘forma’, ossia ciò che fa sì che una cosa sia quella e non un’altra. La connessione fra e. e definizione (qualcosa è e. in quanto è possibile definirla) riconduce l’e. ‘primariamente’ alla sostanza e ‘secondariamente’, in modo derivato, alle altre categorie (1030 a 7-b 3). Nei Topici, trattando la questione del rapporto fra predicabili e categorie, Aristotele afferma che «chi esprime l’e. talora significa una sostanza, talora una qualità, talora una delle altre categorie» (I, 9, 103 b 28-29). A partire dalla domanda su ‘cosa sia una cosa’ la definizione può determinare l’e. come quello che essa è in sé o come espressione di una delle categorie cui è riconducibile qualcosa. Nella logica proposizionale stoica il problema dello statuto ontologico degli elementi che concorrono alla definizione non ha luogo, mentre nel medio platonismo l’e. intesa come ‘forma’ viene a coincidere con l’… platonico, che ne costituisce l’universale natura, conferendo all’e. realtà oggettiva. Plotino, nelle Enneadi, parla dell’e. come ‘perché’ della cosa: «coloro che cercano in tal modo di conoscere l’e. di una cosa ci riescono in pieno. Infatti ciascuna cosa è in quanto è il suo ‘perché’» (VI, 7, 2). L’Uno genera l’e. intelligibile (e. prima o generale) di cui l’e. sensibile (e. seconda o particolare) partecipa (VI, 6, 13-18). L’Isagoge e le Sentenze sugli intelligibili di Porfirio potenziano e divulgano nel successivo pensiero medievale il concetto di e. come prima forma determinata dell’Uno che coincide con la seconda ipostasi, dunque con le idee e, in tal senso, con l’intelligibile. La nozione di e. considerata come forma … rientra in quella di specie «che si dice della forma di ogni realtà» (Isagoge 3) e si declina secondo il genere e la differenza. “”Marx reprend donc la manière spécifiquement hégélienne de penser l’Histoire, ayant conscience de ne pas être celui dont la pensée exprime l’autoconscience de ce monde et s’inscrit directement dans le cours de son évolution; de ne pas écrire ‘sur’ ce qu se passe, mais d’écrire pour ainsi dire le journal intime de l’Histoire, l’autobiographie de l’Esprit”” (pag 123)”,”TEOC-757″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Le religioni. Su Dio, il demonio, il male e altri problemi della cosiddetta filosofia della religione.”,”Platone scrisse: “”Se l’Uno non esiste, allora nulla esiste”” (retrocopertina)”,”RELx-015-FRR”
“KOLARZ Walter”,”Books on Communism. A bibliography.”,”This new and enlarged edition of a Bibliography originally published in 1959 contains details of some 2,500 publications in English on the development of Communism in the USSR and China and in all the principal countries of the world. Under the editorship of Walter Kolarz, a recognized authority in this field, Books on Communism provides an annotated guide to the significant literature on its subject, which will be of great and lasting value to librarians, research workers, teachers, students and all who are concerned with the theory and practice of Communism.”,”STOx-033-FL”
“KOLB Eberhard”,”The Weimar Republic.”,”KOLB Eberhard è Professore di storia all’ Università di Colonia. Ha scritto largamente sul periodo interguerre in Germania e ha curato due importanti volumi di fonti materiali inedite sul periodo della rivoluzione tedesca del 1918-19.”,”GERG-034″
“KOLCHIN Peter”,”Unfree Labor. American Slavery and Russian Serfdom.”,”Peter Kolchin is Henry Clay Reed Professor of History, University of Delaware, and the author of First Freedom: The Response of Alabama’s Blacks to Emancipation and Reconstruction. Preface, Introduction: The Origin and Consolidation of Unfree Labor, Epilogue, Bibliographical Note, Notes, Maps, Tables, Frequently Used Russian Terms, Illustration, Index,”,”CONx-014-FL”
“KOLESNIK Aleksandr N.”,”La famiglia Stalin. Affetti, enigmi, tragedie alla corte dell’ultimo zar. Con 65 illustrazioni fuori testo.”,”In questo lavoro sulla vita privata di Stalin, ci limitiamo ad esporre i fatti e le testimonianze raccolte nell’intento di offrire al lettore la possibilità di formulare un proprio giudizio. Ci auguriamo che questo studio possa favorire una più chiara comprensione dell’uomo Stalin e del suo operato.”,”STAS-020-FL”
“KOLKO Joyce e Gabriel”,”I limiti della potenza americana. Gli Stati Uniti nel mondo dal 1945 al 1954.”,”Ricostruzione econ mondiale, diplomazia americana e la Russia 1945-46, Gran Bretagna UK e nuova econ mondiale, potenza militare e politica estera, futuro della Germania, Europa occidentale, Europa Orientale, Grecia e Medio Oriente, Cina, Corea, dilamma del Giappone JAP, dottrina TRUMAN, guerra di Corea. piano Marshall, Cecoslovacchia, Medio Oriente, EISENHOWER e la crisi della potenza americana. Di Gabriel KOLKO nelle edizioni Einaudi: -Ricchezza e potere in America. Uno studio sulle classi sociali e la distribuzione del reddito. 1964 -Le radici economiche della politica americana. 1970″,”USAP-012″
“KOLKO Gabriel”,”Vietnam. Anatomy of a War 1940-1975.”,”KOLKO ha scritto molti libri sulla storia degli USA e la politica estera. Il suo recente ‘Main Currents in Modern American History’ è un’edizione aggiornata di un libro del 1984. Scrive articoli per giornali come New York Times, Le Monde Diplomatique, The Nation, New Republic ecc.. Ha ricevuto il Ph.D. da Harvard e ora insegna alla York Univ in Canada.”,”ASIx-003″
“KOLKO Gabriel”,”Le radici economiche della politica americana. (Tit.orig.: The Roots of American Foreign Policy. An Analysis of Power and Purpose)”,”Gli Stati Uniti e la fine del colonialismo europeo in Asia. “”Per tutta la durata della seconda guerra mondiale i dirigenti degli Stati Uniti prestarono scarsa attenzione al futuro dell’Indocina, ma nel 1943 il persidente Roosevelt suggerì che, dopo la guerra, essa diventasse un mandato fiduciario di quattro potenze, proponendo che l’eventuale indipendenza venisse concessa agli indocinesi entro venti o trent’anni. Nessuno si chiese se l’attuazioe di una decisione di questo genere avrebbe richiesto truppe americane, ma era chiaro che l’eliminazione della dominazione francese era dettata più dal desiderio di far pagare ai francesi la collaborazione con la Germania e col Giappone o l’irritante indipendenza di De Gaulle, che non da una qualche fiducia nel valore che l’indipendenza poteva avere per i vietnamiti. Ma il dato fondamentale di quella prima presa di posizione americana era che l’indipendenza finale non sarebbe stata qualcosa che i vietnamiti avrebbero potuto prendersi da soli, ma una benedizione che le altre grandi potenze avrebbero potuto impartire a loro grado. In questo atteggiamento era già implicito il seme dell’opposizione al movimento d’indipendenza che già esisteva nel Vietnam””. (pag 122-123)”,”USAQ-058″
“KOLKO Gabriel”,”Il libro nero della guerra. Politica, conflitti e società dal 1914 al nuovo millennio.”,”KOLKO G. (1932) è ritenuto da molti il maggiore storico delle guerre moderne. Ha insegnato nelle università di Pennsylvania, Buffalo e York (Canada). Ha scritto una quindicina di libri. RC”,”QMIx-175″
“KOLKO Gabriel”,”Il libro nero della guerra. Politica, conflitti e società dal 1914 al nuovo millennio.”,”KOLKO Gabriel (1932) nato negli Stati Uniti è uno storico delle guerre moderne. Ha scritto una quindicina di libri. KOLKO Gabriel (1932) nato negli Stati Uniti è uno storico delle guerre moderne. Ha scritto una quindicina di libri. “”La guerra di Corea insegnò dolorosamente agli Stati Uniti in che modo eserciti materialmente superiori possano essere messi in scacco sul campo di battaglia; in Vietnam gli USA tentarono senza successo di replicare a quella lezione sviluppando una grandiosa strategia basata su una copiosa potenza di fuoco e su un’elevata mobilità. Il fatto che la guerra fu troppo costosa e troppo lunga non fece che ribadire la lezione della Corea. Sebbene nel 1964 gli USA fossero convinti che la loro potenza militare avrebbe superato le frustrazioni del passato, cinque anni dopo si trovarono a dover affrontare il rapporto tra la propria credibilità e i propri sacrifici e la natura e la vitalità del fragile regime protetto in Vietnam. L’appoggio a Nguyen Van Thieu e la dipendenza dalla sua politica avrebbero provocato la sconfitta degli Stati Uniti, malgrado l’equilibrio della potenza militare, rendendo in tal modo la loro forza non maggiore dell’anello più debole in una lotta le cui caratteristiche e la cui complessità andavano ben oltre le ipotesi sostenute dai governanti americani al momento di intraprendere quell’avventura fatale?”” (pag 488) KOLKO Gabriel (1932) nato negli Stati Uniti è uno storico delle guerre moderne. Ha scritto una quindicina di libri. “”Basti dire che nel gennaio del 1975 l’ARVN sembrava sulla carte essere dotato di una schiacciante superiorità numerica sulle forze combinate dei comunisti del Sud: il triplo dell’artiglieria, il doppio dei carri armati e dei veicoli da trasporto blindati, 1400 velivoli contro nessuno, un rapporto di due a uno nelle truppe di combattimento e il triplo della forza lavoro. Alla fine del ’74 l’ARVN lanciava una quantità di ordigni esplosivi nove volte superiore a quello dei comunisti, aveva enormi riserve di munizioni e problemi logistici in confronto più semplici. Non fu la forza delle eterogenee forze comuniste ad essere decisiva, bensì la debolezza dell’esercito di Thieu in tutti gli ambiti della guerra. Nel 1974 esso era in via di dissoluzione in mezzo ai guasti dell’inflazione e della demoralizzazione, pronto a rovesciarsi di fronte alla prima prova significativa. Se Hanoi non avesse attaccato nel marzo del ’75, la guerra si sarebbe comunque conclusa in un futuro assai prossimo con degli sconvolgimenti economici e politici – la cui imminenza fu prevista persino da alcuni esperti ufficiali americani -, dai quali i comunisti sarebbero usciti vincitori dopo un periodo di disordine sociale””. (pag 489)”,”RAIx-233″
“KOLKO Gabriel”,”Ricchezza e potere in America. Uno studio sulle classi sociali e la distribuzione del reddito.”,”Fondo Davoli”,”USAS-222″
“KOLKO Gabriel”,”Le radici economiche della politica americana.”,”Gli Stati Uniti e la fine del colonialismo europeo in Asia. “”Per tutta la durata della seconda guerra mondiale i dirigenti degli Stati Uniti prestarono scarsa attenzione al futuro dell’Indocina, ma nel 1943 il persidente Roosevelt suggerì che, dopo la guerra, essa diventasse un mandato fiduciario di quattro potenze, proponendo che l’eventuale indipendenza venisse concessa agli indocinesi entro venti o trent’anni. Nessuno si chiese se l’attuazioe di una decisione di questo genere avrebbe richiesto truppe americane, ma era chiaro che l’eliminazione della dominazione francese era dettata più dal desiderio di far pagare ai francesi la collaborazione con la Germania e col Giappone o l’irritante indipendenza di De Gaulle, che non da una qualche fiducia nel valore che l’indipendenza poteva avere per i vietnamiti. Ma il dato fondamentale di quella prima presa di posizione americana era che l’indipendenza finale non sarebbe stata qualcosa che i vietnamiti avrebbero potuto prendersi da soli, ma una benedizione che le altre grandi potenze avrebbero potuto impartire a loro grado. In questo atteggiamento era già implicito il seme dell’opposizione al movimento d’indipendenza che già esisteva nel Vietnam””. (pag 122-123)”,”USAQ-005-FV”
“KÖLLING Fritz”,”La storia della Volkswagen.”,”Storia della Volkswagen da Ferdinand PORSCHE a Heinrich NORDHOFF.”,”E1-AUIN-003″
“KÖLLNER Patrick a cura; saggi di Doo-Soon AHN Eckart DEGE Rainer DORMELS Rüdiger FRANK Thomas HEBERER Rainer HENSELEIT Guido KEMMERLING Patrick KÖLLNER Andreas KÜNNE Peter MAYER Ralf MÜLLER Manfred POHL”,”Korea 1998. Politik wirtschaft gesellschaft.”,”saggi di Doo-Soon AHN Eckart DEGE Rainer DORMELS Rüdiger FRANK Thomas HEBERER Rainer HENSELEIT Guido KEMMERLING Patrick KÖLLNER Andreas KÜNNE Peter MAYER Ralf MÜLLER Manfred POHL”,”ASIx-031″
“KOLLONTAI (KOLLONTAJ) Alexandra”,”The Workers Opposition.”,”Citato nelle note il libro di A.S. Shliapnikov, Die Russischen Gewerkshaften (The Russian Trade Union), Leipzig, 1920. (pag 54) Trotsky sui sindacati. Legge marziale Trotsky contro ferrovieri, Tesi di Trotsky sulla militarizzazione del lavoro. “”This point, it seemed at first, put Trotsky on a common ground with the Opposition at a time when the group represented by Lenin and Zinovieff, being opposed to the “”absorbtion of the state’, saw the object of union activity and their problem as ‘training for Communism’. ‘Trade Unions’, thunder Trotsky and Zinoviev, ‘are necessary for the rough work’ (p. 22 of the report, Dec. 30). Trotsky himself, it would seem, understands the task somewhat differently. In his opinion, the most important work of the unions consists in organising production. In this he is perfectly right.”” (pag 24) Nota 13. “”Early in 1920 Trotsky had been given the Commissariat of Transport, in addition to his defence post. ‘The Politbureau offered to back him to the hilt, in any course of action he might take, no matter how severe’. Once in charge of Transport, Trotsky was immediately to implement his pet ideas on the ‘militarisation of labour’. The railwaymen and the personnel of the repair workshops were put under martial law. There was a major outcry. (…)”” (pag 64-65)”,”RIRO-319″
“KOLLONTAI Alexandra”,”Conférences sur la libération des femmes.”,”””La vie quotidienne des ouvrières à la période du déclin de l’artisanat et de la manufacture était absolument dépourvue de joie et de droit, et le travail qu’elles effectuaient particulièrement pénible. Elles étaient la proie désignée des escroqueries de la fabrique dépassaient en intensité celles des siècles précédents. Il vous suffira d’étudier l’ouvrage d’Engels: ‘la Situation de la classe laborieuse en Angleterre’, pour vous en rendre compte. Même s’il a été écrit vers les années 1840, de nombreuses conditions décrites dans ce livre n’ont pas encore été éliminées dans les pays capitalistes. Nous pouvons résumer la vie de l’ouvrière d’usine dans la premiére moitié du XIXe siècle comme suit: une interminable journée de travail, dépassant généralement douze heures, bas salaire, logement malsain – les hommes vivaient en étroite promisquité, parqués comme des bêtes – pas de protection du travail ni d’assurances sociales, augmentation des maladies professionnelles, taux élévé de mortalité et crainte permanente du chômage.”” (pag 106-107) [Alexandra Kollontai, Conférences sur la libération des femmes, 1978]”,”DONx-044″
“KOLLONTAI Alexandra”,”Conférences sur la libération des femmes.”,”KOLLONTAI Alexandra Conferenze fatte nel 1921 all’Università Sverdlov agli operai e contadini membri o simpatizzanti del Partito Bolscevico. Operaie in tempo di guerra. “”Dans la période de 1914 à 1918, le travail des femmes augmenta dans les diverses branches entre 70 et 400%. Dans l’industrie métallurgique allemande, ce pourcentage atteignit même 408%. En France, le nombre des femmes doublèrent dans ces branches. En Russie, fréquemment, les femmes composaient la majorité des effectifs de nombreuses professions. Même dans les compagnies de chemins de fer russes, où les femmes n’étaient tolérées avant la guerre que come femmes de ménage ou comme gardes-barrières, le nombre des femmes atteignit jusqu’à 35% du personnel. En France également, des mllions de femmes durent travailler dans la production. En Angleterre, le nombre des ouvrières augmenta d’un million et demi et en Allemagne de deux millions. Dans l’ensemble, le nombre des femmes travailleuses en Europe et en Amérique augmenta de près de dix millions””. (pag 165)”,”RIRB-125″
“KOLLONTAI Alexandra, contributi di Jean-Maurice GELINET e Anne VAHL”,”L’opposition ouvrière.”,”KOLLONTAI Alexandra allegati: I. Plate-forme de l’Opposition Ouvrière pour le X° Congrès du Parti; II. Plate-forme des Dix, Lénine, Zinoviev, Tomski, Roudzoutak, Kalinine, Lozovsky, Petrovsky, Artem, Kamenev, Staline; III. Plate-forme de Trotsky, Boukharine, etc, pour le X° Congrès du Parti; IV. Lettre de Vingt-deux membres de l’Opposition aux membres de la Conférence internationale de l’Internationale communiste, 26 février 1922;”,”RIRB-137″
“KOLLONTAI Alexandra”,”Autobiografia di una comunista sessualmente emancipata.”,”KOLLONTAI Alexandra “”Come già ebbi occasione di dire in precedenza, appartenevo all’ala dei bolscevichi e quindi sin dal primo giorno del mio rientro in Russia mi attendeva un’immensa mole di lavoro. (…) Come conseguenza naturale di questa mia posizione si scatenò contro di me una campagna condotta dalla stampa borghese che mi chiamava “”la pazza bolscevica””. Questo tuttavia non mi disturbò in alcun modo; il campo d’azione era immenso ed i miei seguaci, donne operaie e militari, si contavano a migliaia. Pur essendo a quel tempo veramente popolare, in particolare nelle vesti di oratrice, mi si scagliava contro contemporaneamente l’odio di molti e per primo della stampa borghese. Fu quindi una fortuna il fatto che fossi talmente carica di lavoro da trovare a malapena il tempo di leggermi tutti gli attacchi e le calunnie diretti contro di me. L’odio, alimentato dalla voce che io ero pagata dall’imperatore tedesco per indebolire il fronte russo, crebbe a dismisura. (…) Kerensky ed i suoi ministri non riuscivano per nulla a celare l’odio contro di me, infatti mi vedevano “”come colei che alimenta lo spirito di disorganizzazione dell’armata””. In particolare un mio articolo sulla “”Pravda””, nel quale intervenivo a favore dei prigionieri di guerra tedeschi, scatenò una tempesta vera e propria che diede origine al sollevamento del gruppo dei cosiddetti “”patrioti””. Quando nell’aprile Lenin tenne il suo famoso discorso programmatico nell’ambito del Soviet, io fui l’unica dei compagni che, stando vicino a lui, prese successivamente la parola””. (pag 70-71)”,”RIRB-138″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Alessandra; in appendice Victor SERGE”,”L’ opposizione operaia in Russia. “”Rabociaia Oppositzia”” (inedito per l’ Italia).”,”Il responsabile di Edit. Azione Comune è Giulio SENIGA. Nel retrocopertina si riporta la biografia della KOLLONTAJ.”,”RIRO-168″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Alessandra SERGE Victor VASCONI Luciano”,”L’ opposizione operaia da Kronstadt a Danzica 1921 – 1971. Pagine scelte di Victor Serge.”,”Un SERGE critico parla di “”enorme errore di Lenin”” (!!) dice che “”La NEP, un anno più tardi, restituisce al paese la pace interna, gli permette di soddisfare la sua fame e di pensare alle sue ferite. L’ enorme errore di Lenin è consistito tutto nell’ accordare ai contadini, agli artigiani, ai cittadini un regime economico molto libero purché vi si possa vivere, nel rifiutare loro tutte le concessioni politiche: tale è la sua paura della libertà politica, da questo momento. Egli sente che la dittatura del partito non resisterebbe alla libertà di critica e teme che la sua caduta sia il principio di una terribile reazione””. (pag 30)”,”RIRO-175″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Alexandra; STORA-SANDOR Judith a cura”,”Alexandra Kollontaï: marxisme et révolution sexuelle.”,”STORA-SANDOR è maitre-assistante all’ Università di Parigi VIII (Vincennes). Di origine ungherese è autrice di una tesi su Isaac Babel, pubblicata nel 1968 a Parigi per le edizioni Klincksieck. La KOLLONTAJ (1872-1952) bolscevica di lunga data fu commissario del popolo per l’ Assistenza pubblica nel primo governo sovietico. Fu la sola donna presente nel governo presieduto da LENIN prima di essere la prima donna nominata ambasciatrice del suo paese. Militante rivoluzionaria dirigente dell’ Opposizione Operaia all’ inizio degli anni 1920, la K. è stata anche una teorica della questione femminile. Pensava che solo la rivoluzione socialista potesse portare alle condizioni necessarie alla liberazione della donna. Ma l’ indipendenza economica a suo parere da sola non era sufficiente per l’ emancipazione completa. Ben prima di W. REICH sosteneva che assieme alla rivoluzione economica e sociale doveva andare avanti la rivoluzione sessuale. La donna nuova (celibe, indipendente e che lavora). “”Quanto queste figure sono poco somiglianti alle eroine del passato, alle seducenti, toccanti, donne di Turgenev, di Checov, alle eroine di Zola, di Maupassant, ai tipi femminili impersonali e virtuosi della letteratura tedesca e inglese, anche degli anni 1880 e dell’ inizio degli anni 1890! La vita crea delle donne nuove, la letteratura le riflette.”” (pag 103)”,”RIRB-074″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Aleksandra, a cura di Luigi CAVALLARO”,”Largo all’Eros alato!”,”‘KOLLONTAJ A. (Pietroburgo 1872, Mosca 1952) rivoluzionaria e diplomatica russa è autrice di numeris scritti sull’emancipazione femminile e sul pacifismo. Schieratasi con Lenin divenne commissario del popolo per l’assistenza sociale e rappresentante delle donne al Comitato centrale del partito comunista sovietico. Entrata in contrasto con la linea ufficiale del regime, fu estromessa dalle cariche politiche e avviata verso una brillante carriera diplomatica’ (risvolto di copertina) Questo libretto diretto alla gioventù lavoratrice sovietica è del 1923.”,”DONx-041″
“KOLLONTAJ Aleksandra”,”Vassilissa. Romanzo.”,”KOLLONTAJ Aleksandra nata nel 1872 entra nella politica militante nel 1903 al momento della polemica tra Lenin e Rosa Luxemburg su centralismo e democrazia. Aderisce al partito russo prima sulla linea menscevica costretta all’esilio dopo il 1905 rompe con i menscevichi e collabora con Trotsky. Torna in Russia nel 1917 e appoggia la linea di Lenin sull’insurrezione. Dopo l’Ottobre è Commissario del popolo agli affari sociali 1917-1918 e si occupa della questione femminile. Nel 1921 aderisce all’ Opposizione operaia di Sljapnikov (autonomia dei sindacati, controllo operaio e democrazia socialista). Nel 1922 dopo la sconfitta dell’opposizione si ritira a Christiania dove scrive Vassilissa (pubblicato in Russia nel 1923). Emarginata in seguito da Stalin riceve un incarico diplomatico muore a Mosca nel 1952.”,”DONx-042″
“KOLLONTAJ Aleksandra (KOLLONTAI) a cura di Iring FETSCHER”,”Autobiografia.”,”Quando nel 1926, Aleksandra Kollontaj (1872-1952) pubblicò in Germania la sua ‘Autobiografia’ era già da anni nella carriera diplomatica. Già esponente dell’ Opposizione operaia nel 1920-21 fu la prima donna al mondo ad assumere una carica di governo, ministro dell’assistenza sociale e prima rappresentante diplomatica dell’Urss dapprima in Norvegia e in Messico, quindi in Svezia, dove concluse la sua carriera nel 1945.”,”BIOx-055-FV”
“KOLMAN Arnost”,”Die verirrte Generation. So hätten wir nicht leben sollen. Eine Biographie.”,”Nato nel 1892 in Cecoslovacchia, nel 1910 KOLMAN abbraccia le idee socialiste, prende parte alla 1° prima guerra mondiale sul fronte russo, è fatto prigioniero, assiste al crollo dello zarismo e partecipa alla rivoluzione d’ ottobre. E’ quindi commissario nell’ armata rossa e successivamente ha incarichi di partito sia a Mosca che a Praga. Scrive la sua autobiografia tra il 1971 e il 1974. Muore in Svezia nel 1979.”,”RIRB-062″
“KOLONICKIJ Boris”,”«Compagno Kerenskij». 1917: la rivoluzione contro lo zar e la nascita del culto del ‘vozd’, capo del popolo.”,”Boris Kolonickij insegna Storia alla European University di San Pietroburgo La Rivoluzione russa del febbraio 1917 aprì la via a un tentativo politico straordinario. Era in corso la prima guerra mondiale, la Russia era minacciata dall’avanzata dell’esercito austro-ungarico e da quello tedesco, lo zar venne costretto alle dimissioni e si formò un Governo provvisorio di larghe intese, con il compito di uscire non sconfitto dalla guerra e di costruire un potere nuovo, democratico. Si voleva passare dalla monarchia autocratica all’elezione a suffragio universale della Costituente. Aleksandr Fëdorovic Kerenskij ebbe un ruolo centrale in questo progetto, prima come ministro della Guerra poi come capo del governo. Boris Kolonickij analizza i modi in cui, nel vuoto di potere che si venne a creare tra la caduta dell’autocrazia e la contesa preparazione delle elezioni, si costruì il culto del vozd, capo del popolo e bandiera della nuova Russia. Discorsi pubblici, lettere, proclami, note private, articoli di giornali, commenti di leader politici e militari, slogan nelle manifestazioni di piazza: ogni possibile fonte è considerata dall’autore per ricomporre il quadro complesso della costruzione dell’immagine del vozd. Il tentativo del Governo provvisorio fallì nel giro di pochi mesi, quando i bolscevichi guidati da Lenin presero il potere e abolirono la Costituente. Il culto del vozd continuò però nel nuovo regime e la democrazia venne rinviata a tempi ancora da definire. Indice. Presentazione di Marco Buttino Introduzione 1. Biografia rivoluzionaria e autorità politica 1. Biografie e biografi 2. La giovinezza del vozd 3. Il «tribuno del popolo» 4. L’eroe della rivoluzione 5. Il «combattente per la libertà» e il suo culto 2. «Il ministro rivoluzionario» 1. Il grande conciliatore 2. L’onnipresente «ministro della verità del popolo» 3. Il ministro democratico 4. Il «ministro della teatralità rivoluzionaria» e il «poeta della rivoluzione» 5. Il grande martire della rivoluzione 6. Kerenskij come Louis Blanc: particolarità della comunicazione politica dei bolscevichi 7. Gli «schiavi in rivolta» e il «grande cittadino» 3. Il vozd dell’esercito rivoluzionario 1. La «ferrea disciplina del dovere» 2. Il viaggio a Helsingfors 3. La «dichiarazione di Kerenskij» 4. «L’instancabile trionfatore»: Kerenskij al fronte 5. «Cercano un Napoleone»: Kerenskij e il «bonapartismo» 6. Il Teatro Bolscioj e la nascita dell’«uomo nuovo» 7. Kerenskij e il partito dei socialisti rivoluzionari 4. L’«offensiva Kerenskij» 1. Il «persuasore in capo»: la preparazione propagandistica dell’offensiva 2. «Kerenskij» e «Lenin» 3. La crisi e l’offensiva di giugno 4. Marchio di successo e simbolo della rivoluzione Conclusioni Sigle e abbreviazioni Periodici citati “”Kerenskij aveva parecchi nemici sia a sinistra, sia a destra, ma nella primavera del 1917 i suoi oppositori non avevano particolare interesse a criticare apertamente il popolare e influente «ministro della verità del popolo». Fino alla crisi di aprile, sulla «Pravda» non apparve un solo articolo di aperta critica a Kerenskij. In generale l’organo di stampa centrale dei bolscevichi evitava di menzionarlo, benché i pretesti non mancassero: in tutti i trentasei numeri del giornale usciti in quel periodo, di Kerenskij si parlò solo otto volte, in comunicati neutrali, puramente informativi. Certo, nelle riunioni chiuse i bolscevichi biasimavano il ministro. Per esempio, durante la seduta del Comitato pietroburghese del 4 marzo si parlò dell’«intervento demagogico di Kerenskij». Ma sulle pagine della stampa bolscevica simili giudizi non comparivano. È interessante esaminare l’atteggiamento di Lenin, che allora viveva in Svizzera. Già il 6 marzo in un ‘Telegramma ai bolscevichi in partenza per la Russia’, Lenin dettava: «Nostra tattica: completa sfiducia, nessun appoggio nuovo governo, sospettiamo soprattutto Kerenskij». Ma il testo fu pubblicato in lingua russa per la prima volta solo nel 1930 (181), e dunque perfino molti attivisti del partito ignoravano questa valutazione: in marzo sia l’Ufficio russo del Comitato centrale, sia il Comitato pietroburghese dei bolscevichi consideravano troppo radicale la posizione di Lenin, perciò i suoi giudizi non furono troppo divulgati (182). Lenin menzionò ripetutamente il ministro anche nelle ‘Lettere da lontano’. Il 7 marzo, nella lettera ‘La prima fase della prima rivoluzione’ egli criticò Kerenskij come uno dei «principali esponenti» della «piccola borghesia», che nel Governo provvisorio «fungeva da balalaika per ingannare gli operai e i contadini». Lenin lo accusava perfino di essere occultamente un monarchico: «’Tutto’ il nuovo governo è fatto di monarchici, perché il repubblicanesimo ‘verbale’ di Kerenskij non è affatto serio, è indegno di un uomo politico ed è, ‘oggettivamente’, politicantismo» (183). Questa lettera di Lenin, spesso citata dagli storici, apparve sulla «Pravda» il 21 e 22 marzo, ma senza i brani riportati. Evidentemente Lev Kamenev e altri bolscevichi di spicco che si trovavano a Pietrogrado prevedevano che le assurde accuse di monarchismo rivolte a Kerenskij sarebbero state accolte con indignazione perfino da molti simpatizzanti del partito: perciò sottoposero la lettera di Lenin a una decisa revisione. Nella seconda lettera (non posteriore al 9 marzo) Lenin ricorreva ad analogie storiche per descrivere la Rivoluzione russa: «La designazione del Louis Blanc russo, Kerenskij, e l’incitamento al sostenere il nuovo governo sono, per così dire, un esempio classico di tradimento della causa rivoluzionaria e proletaria: un tradimento in tutto simile a quelli che fecero fallire tante rivoluzioni del secolo XIX a prescindere dal grado di sincerità e di dedizione al socialismo degli ispiratori e dei sostenitori di una tale politica (184)». Pur ammettendo che Kerenskij sia personalmente onesto nella difesa delle sue opinioni, Lenin di fatto lo accusa di tradimento della rivoluzione (184)”” (pag 170-172) [Boris Kolonickij, ‘«Compagno Kerenskij». 1917: la rivoluzione contro lo zar e la nascita del culto del ‘vozd’, capo del popolo’, Viella, Roma, 2020] [(181) Lenin, ‘Telegramma ai bolscevichi in partenza per la Russia’, in Id., Opere complete, vol. XXIII, Agosto 1916-marzo 1917, trad. di Ignazio Ambrogio, Roma, 1965; (183) Lenin, ‘Lettere da lontano. Lettera prima’, in Id.. Opere complete, vol. XXIII, pp.- 301, 305-306 (corsivi nel testo); (184) Ivi, ‘Lettera seconda’, pp. 316-317]”,”RIRx-196″
“KOLONTAI (KOLLONTAJ) (KOLLONTAI) Alexandra”,”Autobiografia de una mujer sexualmente emancipada.”,”””Nel 1905, nell’ epoca in cui scoppiò in Russia ciò che venne chiamata la Prima Rivoluzione, dopo il famoso Domingo Sangriento, guadagnai una reputazione nel campo della letteratura economica e sociale. (…) Di conseguenza, mi lanciai con tutte le forze per riuscire a che il movimento della classe operaia includesse la questione femminile come uno dei fini della lotta nel suo programma. Fu molto difficile guadagnare l’ adesione della maggioranza dei membri a quest’idea. Stavo completamente isolata con le mie idee ed esigenze. Ciononostante, negli anni 1906-1908, ottenni che un piccolo gruppo di compagne di partito aderissero ai miei piani. Scrissi un articolo che fu pubblicato sulla stampa illegale nel 1906 in cui esposi per la prima volta, la necessità di creare il movimento della classe operaia in Russia attraverso un lavoro sistematico di partito. Nell’ autunno 1907 aprimmo il primo Circolo di Operaie. Molti membri di questo circolo, che a quell’ epoca erano operaie molto giovani, occupano ora dei posti importanti nella nuova Russia e nel Partito Comunista russo (K. Nicolaieva, Marie Burke, ecc.).”” (pag 29″,”RIRB-086″
“KOLONTAY Alejandra (KOLLONTAJ) (KOLLONTAI)”,”La muier nueva y la moral sexual y otros escritos.”,”La KOLLONTAJ non fu solo, come si definì nel 1924, la prima donna che partecipò a un governo e che occupò incarichi diplomatici di rappresentante plenipotenziaria e inviata straordinaria del suo paese, fu una esponente del marxismo rivoluzionario e del femminismo militante. Questi scritti sono apparsi in Russia tra il 1919 e il 1924. Mutamento costume. “”Le eroine dei romanzi contemporanei, le donne del nuovo tipo “”celibe””, violano un poco le proibizioni dell’ attuale codice della virtù sessuale, senza che né l’ autore né il lettore considerino come “”tipo vizioso”” una tale eroina. (…) abbiamo sperimentato un cambiamento nella nostra psicologia per ciò che riguarda la nuova morale in formazione””. (pag 75)”,”DONx-016″
“KOLPINSKA Anna”,”I precursori della Rivoluzione Russa. Con un saggio su “”L’ anima della Russia”” di Nicola Berdiaev e un appendice su “”La Russia e il principio di nazionalità”” di Umberto Zanotti-Bianco.”,”La rottura definitiva tra Occidentalisti e Slavofili avvenne nel 1845-1847: “”La Russia deve passare per le vie, per le quali sono passati i suoi fratelli d’ Occidente”” dicevano i primi, “”La Russia deve seguire le proprie vie originali””. In Bielinski nel suo articolo su ‘Pietro il grande’ troviamo l’ espressione di un occidentalista fervente (pag 105)… “”Un anno per l’ Europa – un secolo per l’ Asia; un secolo per l’ Europa – l’ eternità per l’ Asia. Tuttociò che v’è di grande, di nobile, d’ umano, di spirituale, spuntò, fiorì, si riprodusse splendidamente sul suolo europeo””…””Tutto ciò che è umano è europeo, e tutto ciò che è europeo è umano””…”,”MRSx-033″
“KOLPINSKA Anna, Con un saggio di Nicola BERDIAEV”,”I precursori della Rivoluzione Russa.”,”Questo libro non è che un breve saggio sullo sviluppo spirituale della Russia nei due ultimi secoli. Brevissimo saggio che sfiora soltanto alcune tappe essenziali di questo sviluppo, per non far perdere al pubblico italiano – in cui scarsa è ancora la conoscenza della vita russa – la sua linea generale. MRSx- 947-07 L’anima della Russia di Nicola Berdiaev, prefazione, appendice: La Russia e il principio di Nazionalità di Umberto ZANOTTI-BIANCO, La Giovane Europa diretta da Umberto Zanotti-Bianco,”,”RIRx-088-FL”
“KOLTSOV Michail”,”Diario della guerra di Spagna.”,”Michail Koltsov è nato nel 1898. A vent’anni si iscrive al Partito Comunista ed entra nell’Armata Rossa. Diventato giornalista, pubblica regolarmente, dal 1920 elzeviri e corrispodnenze sulla ‘Pravda’ di cui è collaboratore. Fonda poi il settimanale ‘Ogonek’ e vari altri periodici, participa a raid aerei in Asia e invia corrispondenze riuscendo a penetrare nell’Ungheria di Horty, nelle carceri tedesche, in Jugoslavia e infine partecipa alla guerra di Spagna nel 1936. Il suo ultimo viaggio è in Cecoslovacchia, dopo il Trattato di Monaco.Viene arrestato e muore nel 1942 in circostanze ignote.”,”MSPG-006-FSD”
“KOLVENBACH Peter H., intervista di Renzo GIACOMELLI”,”Fedeli a Dio e all’ uomo. I gesuiti, un’ avanguardia obbediente di fronte alle sfide della modernità.”,”A 450 anni dalla fondazione (1540) e 500 dala nascita del fondatore IGNAZIO DI LOYOLA (1491-1556), i Gesuiti restano la milizia scelta della Chiesa, con 93 vescovi, oltre mille scuole superiori e università, cenacoli di spiritualità e formazione sociale in ogni parte del mondo. In questo volume il Proposito generale espone i problemi dell’ Ordine. “”Queste sono ragioni che possono spiegare la difficoltà dei giovani ad entrare nella Compagnia. Non esiste anche un problema di perseveranza per quelli che vi sono entrati? “”Si, esiste, ed anche questo non è un problema della sola Compagnia di Gesù. Soprattutto nel Primo Mondo, oggi mancano ai giovani modelli precisi di perseveranza nella vita familiare, nel sacerdozio e anche negli istituti religiosi. La fragilità delle scelte, l’ incostanza, sono penetrate dovunque. D’altra parte, la vita religiosa richiede delle rinunce. (…)”” (pag 39) “”Centralismo romano”” e nomina dei vescovi. (pag 187) “”I giovani che chiedono di diventare Gesuiti sono generalmente attirati dal nostro ideale apostolico, che è di essere ‘contemplativi nell’ azione’, cioè uomini che vogliono condurre una vita di unione con Cristo e, contemporaneamente, spendersi a favore dei fratelli. Sono attirati dalla missionarietà che caratterizza la Compagnia e anche dal servizio competente che vogliamo dare alla Chiesa. Tutto questo è mediato dalla nostra testimonianza. Voglio dire che quelle caratteristiche non sono colte dai giovani in astratto, ma vengono percepite attraverso la testimonianza dei Gesuiti che vivono gioiosamente la loro vocazione””. (pag 226) “”(…) Certo, nel caso si debba operare una scelta tra le inclinazioni di un candidato e le necessità apostoliche, sono queste che prevalgono (…)””. (pag 227)”,”RELC-158″
“KOMJAT Iren”,”Die Geschichte der Inprekorr. Zeitung der Kommunistischen Internationale 1921-1939. Beiträge zur Geschichte Marxistische Paperbacks.”,”Die Geschichte der Inprekorr. Zeitung der Kommunistischen Internationale 1921-1939. Beiträge zur Geschichte Marxistische Paperbacks. Inprekorr: Internationale Presse Korrespondenz (corrisponde a La Correspondance Internationale) (bisettimanale) Altre pubblicazioni sono: Die Kommunistische Internationale corrispondente all’ edizione L’ Internationale Communiste. (bimensile)”,”INTT-058″
“KOMJAT Iren”,”Die Geschichte der Inprekorr. Zeitung der Kommunistischen Internationale (1921-1939). Beiträge zur Geschichte Marxistische Paperbacks.”,”””Nel primo anno di Inprekorr, appaiono vari articoli di Thalheimer, Price e Rappoport. Così emerge Imprekorr, un giovane della nuova epoca del movimento operaio internazionale. Il suo primo numero in lingua tedesca appare il 24 settembre 1921 (vedere documento n° 1, Internationale Presse Korrespondenz)) (…). Il primo numero inglese appare il 1° ottobre 1921, il primo francese il 13 ottobre 1921 (vedere documento N. 3 (La Corrispondance Internationale)). Erano tutti stampati presso la Berliner Friedrichstadt-Druckerei.”” (pag 13) (documenti inseriti tra le pagine 32-33) A Parigi. “”La redazione centrale all’ inizio del 1935 si trovava a Parigi, dove l’ edizione in lingua francese di Inprekorr (La Correspondance Internationale) – come ho già detto – si trovava nell’ edificio dell’ Humanité°. Il suo redattore era Robert Petit (Bob). Questa redazione divenne la base legale per la parigina Rudnschau, cosa che facilitava il mantenimento del suo collegamento internazionale.”” (pag 40)”,”INTT-203″
“KOMLA-EBRI Kossi”,”Imbarazzismi. Quotidiani imbarazzi in bianco e nero.”,”L’A è nato in Togo nel 1954. Sposato padre di due figli, è cittadino italo-togolese residente in Lombardia. In Italia dal 1974 si laurea a Bologna nel 1982 in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Chirurgia Generale presso l’ Università degli Studi di Milano. Oggi lavora presso l’ Ospedale Fatebenefratelli di Erba. Ha scritto altre opere. La BALBO è presidente dell’ Associazione Italia-Razzismo, ed è docente di sociologia presso la facoltà di lettere dell’ Università di Ferrara. Già ministro per le Pari Opportunità, studia i fenomeni legati all’ urbanizzazione, alle politiche familiari e allo stato sociale, in particolare ai processi di “”razzializzazione”” in atto nelle società europee.”,”ITAS-074″
“KON Feliks SIROLA Yrjö GOLDSTEIN Solomon PLATTEN Fritz GRIMLUND Otto TRAWIN Pjotr REINSTEIN Boris EBERLEIN Hugo STEINHARDT Karl FROLOW Boris KURELLA Alfred CACHIN Marcel GALLACHER William ZAPOTOCKY Antonin WALCHER Jacob DIMITROFF Georgi (DIMITROV) BELL Thomas KOENEN Wilhelm KOLAROW Wassil (KOLAROV) KUN Bela HECKERT Fritz KOENEN Bernard KUUSINEN Otto FOSTER William Z. KREIBICH Karel TERRACINI Umberto DIAZ RAMIREZ Manuel KATAYAMA Sen RAVERA Camilla SEMARD Pierre RUNGE Bedrich TRACHTENBERG Alexander ANDERSEN NEXÕ Martin”,”Lenin und die Internationale. Erinnerung von Zeitgenossen.”,”Autori dei brani: KON Feliks SIROLA Yrjö GOLDSTEIN Solomon PLATTEN Fritz GRIMLUND Otto TRAWIN Pjotr REINSTEIN Boris EBERLEIN Hugo STEINHARDT Karl FROLOW Boris KURELLA Alfred CACHIN Marcel GALLACHER William ZAPOTOCKY Antonin WALCHER Jacob DIMITROFF Georgi (DIMITROV) BELL Thomas KOENEN Wilhelm KOLAROW Wassil (KOLAROV) KUN Bela HECKERT Fritz KOENEN Bernard KUUSINEN Otto FOSTER William Z. KREIBICH Karel TERRACINI Umberto DIAZ RAMIREZ Manuel KATAYAMA Sen RAVERA Camilla SEMARD Pierre RUNGE Bedrich TRACHTENBERG Alexander ANDERSEN NEXÕ Martin”,”LENS-284″
“KONDRAT’EV Nicolaj (KONDRATIEV), a cura di Giorgio GATTEI”,”I cicli economici maggiori.”,”Nicolaj Kondrat’ev nato il 04/03/1892 a Galuevskaja, Russia e morto il 17/09/1938 a Oblast’ di Mosca. Economista sovietico senza partito caduto vittima delle prime purghe staliniane, l’esistenza di questi cicli sembra ritrovare nelle difficoltà economiche attuali rinnovata validità.”,”ECOT-263-FL”
“KONDRATIEVA Tamara”,”Gouverner et nourrir. Du pouvoir en Russie (XVI-XX siecles).”,”KONDRATIEVA Tamara è professore di storia contemporanea nell’ Università di Valenciennes. E’ autrice di ‘Bolscevichi e Giacobini’ (1989) e di ‘La Russie ancienne’ (1995). Pragmatismo negli stipendi, forbice salariale. “”Il principio dell’ eguaglianza comunista, rivendicato a chiare lettere dai bolscevichi, fu presto relegato in secondo piano una volta giunti al potere. Dal secondo giorno, il 27 ottobre 1917, i bolscevichi cominciarono a costruire un doppio sistema di distribuzione, segnato, certo, da una preoccupazione di eguaglianza promessa in una disposizione del governo, ma anche da una preoccupazione non confessata di rafforzare il loro potere privilegiando i loro partigiani. La distribuzione del denaro e dei beni fu dunque condotta secondo due logiche diverse: ideologica e pragmatica. Riguardo al denaro, la prima logica detta al Comitato esecutivo centrale di pagare un operaio qualificato quanto un responsabile del Soviet (al massimo quattrocento rubli al mese). Ma, il 1° dicembre, Lenin propone un decreto pragmatico, adottato il giorno stesso dal Sovnarkom, che aumenta il salario dei commissari del popolo e degli alti funzionari fino a cinquecento rubli e prevede cento rubli per ciascun loro figlio. (…) Ma, nell’ aprile 1920, già al 3° Congresso dei sindacati, i delegati si scandalizzano per una differenziazione salariale troppo spinta (1:8 tra operai e specialisti). Le misure per limitare i salari o gli apici (1924 e 1926) non riescono a rovesciare la tendenza. Nel 1925, il salario massimo di un responsabile del partito si eleva a centosettantacinque rubli, mentre il salario medio di un operaio non supera i cinquanta rubli. Nel 1928, all’ 8° congresso dei sindacati M.P. Tomski pure denunciò un “”inamissibile scarto”” tra i salari degli operai da un lato, degli ingegneri e del personale tecnico dall’ altro, niente poteva fermare la differenziazione dei redditi””. (pag 109-110)”,”RUSx-101″
“KONDRATIEVA Tamara”,”Bolcheviks et Jacobins. Itinéraire des analogies.”,”La Révolution française fut tout long du XIX siècle, et dans les années de la révolution de 1917, la référence majeure des révolutionnaires russes: son usage sur une si longue durée a pesé sur les consciences et l’action historiques. Tamara Kondratieva a soutenu une thèse sur Barnave à l’Université de Moscou et un doctorat à la Sorbonne. Elle est maitre de conférence à l’Institut national des langues orientales. Préface, Conclusion, Notes, Index, Remerciements, Bibliothèque Historique Payot,”,”RIRO-066-FL”
“KONDRATOV Aleksandr”,”Numero e pensiero.”,”Aleksandr Michailovic Kondratov è uno studioso di linguistica ed etnografia. Si è occupato largamente di matematica linguistica, di cibernetica e, in particolare, dei problemi riguardanti i rapporti che intercorrono tra le scienze esatte e le discipline umanistiche.”,”SCIx-149-FL”
“KÖNIG Helmut”,”Lenin e il socialismo italiano. Il Partito Socialista Italiano e la Terza Internazionale.”,”Helmut KÖNIG è nato a Costanza, nel Baden, nel 1923. Durante la guerra fu prima sul fronte russo, poi nell’ Italia settentrionale con il grado di sottotenente. Rientrato in Germania, svolse per qualche anno la professione giornalistica e frequentò l’ Università di Tubinga, conseguendo, nel 1966, il dottorato di specializzazione con un lavoro che costituiva il nucleo del presente volume. Specialista in problemi del movimento comunista internazionale e dell’ Europa Orientale, l’A ha curato con Jörg K. HOENSCH, la fondamentale raccolta dei trattati e accordi internazionali dell’ URSS (‘Osteuropa-Handbuch. Sowietunion: Verträge Abkommen 1917-1962’) e ha pubblicato numerosi saggi sulla rivista ‘Osteuropa’ di Aquisgrana. Attualmente (1972) lavora presso l’emittente radiofonica di Colonia.”,”MITS-097 LENS-103″
“KÖNIG Mareike a cura”,”Deutsche Handwerker, Arbeiter und Dienstmädchen in Paris. Eine vergessene Migration im 19. Jahrhundert.”,”Saggi di Mareike KÖNIG Sven STEFFENS Sigrid WADAUER Michael G. ESCH Pierre-Jacques DERAINNE Gaël CHEPTOU Marie-Louise GOERGEN Due saggi in francese gli altri in tedesco”,”MGEx-207″
“KÖNIG Helmut”,”Lenin e il socialismo italiano, 1915-1921. Il Partito Socialista Italiano e la Terza Internazionale.”,”Helmut KÖNIG è nato a Costanza, nel Baden, nel 1923. Durante la guerra fu prima sul fronte russo, poi nell’ Italia settentrionale con il grado di sottotenente. Rientrato in Germania, svolse per qualche anno la professione giornalistica e frequentò l’ Università di Tubinga, conseguendo, nel 1966, il dottorato di specializzazione con un lavoro che costituiva il nucleo del presente volume. Specialista in problemi del movimento comunista internazionale e dell’ Europa Orientale, l’A ha curato con Jörg K. HOENSCH, la fondamentale raccolta dei trattati e accordi internazionali dell’ URSS (‘Osteuropa-Handbuch. Sowietunion: Verträge Abkommen 1917-1962’) e ha pubblicato numerosi saggi sulla rivista ‘Osteuropa’ di Aquisgrana. Attualmente (1972) lavora presso l’emittente radiofonica di Colonia.”,”LENS-011-FV”
“KONITZER Martin”,”Reich.”,”””Un senso analogo ha la definizione che ritroviamo negli scritti di Goethe sulla natura: ‘E’ pur vero che la materia vivente è formata da vari elementi, tuttavia, a partire da questi non la si può ricomporre e ridarle la vita””. (pag 9) “”Nel 1933 Reich fugge in esilio in Danimarca. A Berlino aveva tentato per tre anni di conquistare il KPD (Partito comunista tedesco) alle proprie idee sul Sexpol, il movimento sessuopolitico. In precedenza, a Vienna, era stato espulso dal SPÖ (Partito socialista austriaco), per aver dato vita a un’ opposizione operaia. A Berlino non venne ammesso nel KPD (è probabile che formalmente non ne abbia mai fatot parte) e la sua concezione sessuopolitica venne classificata come inconciliabile con la linea del Partito.”” (pag 33)”,”TEOS-126″
“KONJUSCHAJA R.P. MICHAILOW M.I. BACH I.A. WOROBJOWA A.K. DERGUNOWA A.S. GOLMAN L.I. KOROTEJEWA A.J. POLETAJEW A.A.”,”Aus der Geschichte des Kampfes von Marx un Engels für die proletarische Partei. Eine Sammlung von Arbeiten.”,”Saggi di R.P. KONJUSCHAJA M.I. MICHAILOW I.A. BACH A.K. WOROBJOWA A.S. DERGUNOWA L.I. GOLMAN A.J. KOROTEJEWA A.A. POLETAJEW “”Die I. Internationale legte das organisatorische Fundament der proletarischen Partei; die Beschlüsse des Haager Kongresses zur organisatorischen Frage sind ein wichtiger Bestandteil hiervon. Bei der theoretischen Ausarbeitung der organisatorischen Grundlagen der Partei griff Lenin stets auf die organisatorische Erfahrung Marx’ und Engels’ zurück. Er studierte eingehend die Hauptursachen der organisatorischen Meinungsverschiedenheiten und des Kampfes innerhalb der I. Internationale. Im Jahre 1911 erschienen die Memoiren des englischen Sozialreformisten Hyndman, in denen er über die “”Diktatur”” Marx’ und Engels’ in der I. Internationale herfiel. In seiner Rezension zu diesem Buch Hyndmans bemerkt W.I. Lenin: “”Daß Marx und Engels gegenüber Lassalle und den Lassalleanern tausendmal prinzipiell recht hatten, darüber findet man bei Hyndman kein Wort. Hyndman stellt nicht einmal diese Frage. Ob der (organisatische) ‘Demokratismus’ in der Epoche der Internationale nicht ein Deckmantel für bürgerliche Sekten gewesen ist, die den Aufbau einer proletarischen Sozialdemokratie hintertrieben – diese Frage legt sich Hyndman nicht einmal vor”” (2). W.I. Lenin erinnerte das Proletariat stets daran, daß es im Kampf um die Macht über keine andere Waffe verfügt, als die Organisation. “”Durch die Herrschaft der anarchischen Konkurrenz in der bürgerlichen Welt gespalten””, schrieb Lenin, “”durch die unfreie Arbeit für das Kapital niedergedrückt, ständig in den ‘Abgrund’ völliger Verelendung, der Verwilderung und Degradation hinabgestoßen, kann und wird das Proletariat unbedingt nur dadurch eine unbesiegbare Kraft werden, daß seine ideologische Vereinigung auf Grund der Prinzipien des Marxismus gefestigt wird durch die materielle Einheit der Organisation, die Millionen Werktätiger zur Armee der Arbeiterklasse zusammenschweißt”” (3). [A.J. Korotejewa, ‘Der Haager Kongreß der I. Internationale’] [(in) ‘Aus der Geschichte des Kampfes von Marx un Engels für die proletarische Partei. Eine Sammlung von Arbeiten’, 1961] [(2) W.I. Lenin: Werke, 4. Ausgabe, Bd 17, S. 274, russ.; (3) Ebenda, Bd. 7, S. 420] (pag 605)”,”MAES-137″
“KÖNNEMANN Erwin KRUSCH Hans-Joachim”,”Aktionseinheit contra Kapp-Putsch. Der Kapp-Putsch im März 1920 und der Kampf der deutschen Arbeiteklasse sowie anderer Werktätiger gegen die Errichtung der Militärdiktatur und für demokratische Verhältnisse.”,”””Die Arbeiter wollen die Einheit ihrer Aktionen. Die Arbeiter haben recht. Ohne Aktionseinheit gibt es für die Arbeiter keinen Erfolg”” V.I. Lenin “”Gli operai vogliono l’ unità nella loro azione. Gli operai hanno ragione. Senza l’ unità d’ azione, non c’è successo per i lavoratori”” Contiene molte foto dei dirigenti dei partiti SPD USPD KPD “”Nicht nur von der KPD und in der anderen Arbeiterparteien wurde gegen die Rückkehr der alten Reichsregierung Stellung genommen. Auch in der größten Klassenorganisation des Proletariats, in den Gewerkschaften, gab es starken Widerstand gegen die Regierung Bauer-Noske und wurde eine Neubildung der Regierung gefordert. Besonders im Metallarbeiterverband und dort, wo die Opposition ebenfalls starke Positionen besaß, machten sich die klassenbewußten Gewerkschaften zu Sprechern der Forderungen der Volksmassen. “”Das deutsche Volk””, so wurde im “”Mitteilungsblatt der Arbeitsgemeinschaft freier Angestelltenverbände treffend die Lage gekennzeichnet, “”hätte es nicht verstanden, wenn dieselbe Regierung, die durch ihre Kurzsichtigkeit den Kapp-Putsch ermöglicht hatte, im Amt verblieben wäre””.”” (pag 305) « Du KPD et, on n’a pas seulement pris position les autres partis ouvriers contre le retour du gouvernement de royaume âgé. Dans la plus grande organisation de classe du Proletariats, dans les syndicats aussi, il y a eu une résistance forte au gouvernement Bauer-Noske et est devenu une construction nouvelle du gouvernement exigé. Particulièrement Fédération de travailleur de métal et là, où l’opposition a possédé des positions également fortes, les syndicats classes conscients se sont faits à des orateurs des exigences des personnes. « Le peuple allemand », alors a été marqué de façon appropriée dans « la feuille de communiqué du groupement d’entreprises de fédérations d’employé libres la situation que « il n’aurait pas compris, si le même gouvernement qui avait permis par ses myopie le Kapp-Putsch, était resté dans le bureau ». » (traduzione automatica)”,”MGER-087″
“KONOVALOV S. a cura”,”Russo-Polish Relations. A Brief Summary of 600 Years of History, with Selected Documents.”,”KONOVALOV S. è stato professore di russo nell’ Università di Birmingham e Lecturer in Slavonic Studies, nell’ Università di Oxford. L’A riporta in appendice brani dei seguenti autori: Casimir SMOGORZEWSKI, Erasme PILTZ, E. SHMURLO, Marquess of SALISBURY, Bernard PARES e SETON-WATSON, TEMPERLEY (quest’ ultimo autore di ‘History of the Peace Conference of Paris’, OUP. 1924)”,”POLx-020″
“KONRAD Helmut”,”Widerstand an Donau und Moldau. KPÖ und KSC zur Zeit des Hitler-Stalin-Paktes.”,”KONRAD (1948) ha studiato all’ Universitàdi Vienna dal 1966 al 1972. Successivamente ha insegnato all’ Università di Linz. E’ pure autore del volume: ‘Nationalismus und Internationalismus. Die österreichische Arbeiterbewegung vor dem Ersten Weltkrieg’ (Wien, 1976),”,”MAUx-024″
“KONSTAM Angus”,”The Pocket Book of Civil War Battle Sites. From Manassas to Atlanta.”,”KONSTAM Angus è uno storico che ha scritto oltre 50 libri. Ha studiato storia alla Aberdeen University prima di completare il suo masters degree in storia marittima alla University fo St. Andrews, Scozia. Robert E. Lee (1807-1870). Robert E. Lee era il figlio di ‘Light Horse’ Harry Lee, un eroe virginiano della Rivoluzione Americana. Il giovane Lee crebbe nella tradizione del servizio militare. Dopo essersi laureato a West Point entrò nel corpo degli US Engineers, compiendo una prima parte della sua carriera supervisionando la costruzion di fortificazioni costiere. Si mise in evidenza nei combattimenti nel corso della guerra messicano americana e poi divenne sovraintendente a West Point. Nel 1859 soffocò la ribellione di John Brown ad Harper’s Ferry, e quando scoppiò la guerra gli fu offerto il comando generale dell’ esercito dell’ Unione. Egli non accettò e rassegnò le dimissioni dalla commissione, preferendo servire la Virginia piuttosto che partecipare all’ invasione del suo amato paese. Il Presidente Davis accettò Lee nell’ esercito confederato nel maggio 1861 nominadolo come consigliere militare del presidente nella primavera successiva. Dopo il ferimento del generale Johnston nella Battaglia di Fair Oaks, Lee assunse il comando dell’ esercito confederato di fronte a Richmond. Portò i suoi uomini alla vittoria in molte battaglie chiave ella divesa d Gettysburg nel luglio del 1863. Dopo di che stette sulla difensiva. Il suo esercito si arrese a Appomattox Courthouse nell’ aprile 1865. (pag 109)”,”USAQ-048″
“KONSTAM Angus”,”Poltava 1709. Nascita di una grande potenza.”,”Conseguenze della battaglia di Poltava 1709. La guerra del Nord. “”Poltava deve essere certamente annoverata tra le più grandi battaglie della storia europea. Segnò un punto cruciale nella storia di due imperi: l’inizio del declino dell’impero svedese, alla fine della sua storia durata sessanta anni, e l’ascesa della Russia come potenza europea. La Guerra Nordica si sarebbe trascinata per altri dodici anni ma, dopo il 1709, la Svezia rimase isolata e, strategicamente, sulla difensiva. Entro un anno, sia la Sassonia-Polonia che la Danimarca avrebbero ripreso le armi contro la Svezia e le conquiste di Vyborg, a nord di San Pietroburgo, e di Riga, a sud, avrebbero garantito la sicurezza della nuova capitale dello Zar Pietro. Dal punto di vista di Pietro, questa era la più importante conseguenza della battaglia di Poltava. Scrivendo della battaglia, aggiunse che «con l’aiuto di Dio, l’ultima pietra angolare di San Pietroburgo è stata posata». Nei successivi sei anni, l’alleanza contro la Svezia continuò a sottrarre possedimenti al regno di Carlo: prima gli Stati Baltici, poi la Finlandia. Percependo la tendenza, la Prussia e l’Hannover si unirono all’alleanza nel 1715, per partecipare alla divisione dei territori svedesi in Germania. Nonostante i tentativi di Carlo XII di spingere la Turchia alla guerra contro la Russia, il crollo svedese continuò. Quando, finalmente, la Turchia dichiarò la guerra nel 1711, Pietro sfuggì al disastro che si preparava, dopo che il suo esercito era stato circondato, tramite accorti scambi. Carlo stesso rimase virtualmente prigioniero dei Turchi fino al 1714, quando riuscì a sfuggire e a raggiungere i suoi, in tempo per testimoniare la resa svedese a Stralsund, l’ultimo caposaldo rimasto al di fuori del territorio nazionale. Rifiutando di sanzionare le trattative di pace, il Monarca continuò a combattere, proteggendo la madrepatria, finché fu ucciso durante un assedio nella Norvegia meridionale, nel 1718. La sua nazione era ormai prosciugata di risorse umane e finanziariamente in crisi, mentre le incursioni navali russe continuavano a devastare le regioni costiere. Fu in quel periodo che gli alleati della Russia firmarono la pace, avendo ormai ottenuto la loro parte di premio e vedendo di cattivo occhio l’ascesa dello stato zarista. La Russia continuò la guerra da sola fino al 1721, quando il governo svedese si vide costretto a chiedere la pace. Englund riassume gli effetti del conflitto dal punto di vista svedese: «Quando la pace, che a lungo aveva tardato, fu finalmente conclusa, essa segnò la fine dell’impero svedese. Allo stesso tempo, e fatto ben più importante, il trattato confermò la nascita di una nuova grande potenza europea, la Russia. Questo regno sarebbe cresciuto ancor più grande e potente, un vero impero nella cui ombra gli Svedesi avrebbero dovuto imparare a vivere. In termini di storia mondiale, il popolo di un’intera nazione aveva lasciato il palcoscenico e preso un posto a sedere tra gli spettatori» (Englund, 1992)”” (pag 88)”,”QMIx-266″
“KONSTAM Angus”,”Pavia 1525. Il culmine delle guerre d’Italia.”,”””Nella battaglia di Pavia, i francesi persero all’incirca 10.000 uomini, un numero relativamente insignificante, se confrontato con le perdite subite dai francesi durante le Guerre d’Italia nel loro insieme. La differenza principale era che, questa volta, i morti comprendevano una larga parte della nobiltà francese, compresi Bonnivet, La Tremouille, La Palice, Il duca di Suffolk, il nobile Lautrec de Foix, il nobile Francesco di Lorena, il bastardo di Savoia e una serie di nobili minori. (…)”” (pag 76)”,”QMIx-278″
“KONVITZ Josef W.”,”Représentations urbaines et bombardements stratégiques, 1914-1945.”,”Crisi di panico e nevrosi durante la prima guerra mondiale. Trenchard rilevava una disparità tra i danni di ordine psicologico e quelli di ordine fisico da 20 a 1, ma J.F.C. Fuller si accontentava di affermare che «l’effetto morale di un raid aereo è infinitamente maggiore del suo effetto fisico» [f. Trenchard, citato da J.M. Spaight, ‘Air Power and the Cities’, London, Longman, 1930 p.; J.F.C. Fuller, ‘Defenceless London’, Living Age, Avril 1937, pp. 117-125] Negli anni ’30 i teorici del bombardamento di precisione consideravano che il loro obiettivo era la distruzione materiale delle fabbriche, delle centrali e dei sistemi di trasporto, e non della vita e delle condizioni sociali (pag 833) Distruggere l’infrastruttura economica mediante il bombardamento di precisione. Obiettivo erano le città. Nel corso della Seconda guerra mondiale gli americani ancor più degli inglesi volevano mettere in pratica la loro teoria del bombardamento di precisione. Gli esercizi tipo quelli intrapresi prima della guerra da Hansell e Fairchild furono, però, di poca utilità nella creazione di una scelta di obiettivi. Il ministero della Guerra economica britannico fece uno studio sull’industria tedesca divisa in 14 categorie. La città aventi delle industrie in una di queste categorie furono analizzate dal punto di vista della loro densità di popolazione. L’idea era che le città con maggiore densità erano più vulnerabili. Questo approccio concettuale determinò le stime che i Britannici fecero dei danni causati dai bombardamenti. I loro analisti definirono una formula chiamata “”zona media d’efficacia”” (‘mean area of effectiveness’ o MAE). Dopo aver diviso la città in sei zone secondo la densità e l’occupazione dei suoli, essi calcolarono i danni causati per peso di bombe lanciate in ogni zona particolare, utilizzando un certo coefficiente moltiplicatore. Apparentemente l’idea era di stimare l’impatto sociale ed economico dei raids aerei a partire da loro impatto materiale. Gli americani ritenevano di avere un sistema di valutazione più sofisticato. (pag 838) Concepts of Strategic Bombing, 1914-1945. Strategic bombing encapsulated a certain set of assumptions about how cities function and urban populations behave. These assumptions, which show many points in common with statements by contemporary writers and social scientists, highlighted the instability of the urban crowd, and its dependence upon a permanent infrastructure for public services. Area bombing sought to precipitate panic in the urban crowd, m the expectation that social disorder associated with air raids would bring a government closer to surrender. Precision bombing sought to destroy critical factories in the industrial economy and vital links in supply routes, but it also extended its scope to include vital public services upon which industry, transportation and urban populations all depended in the expectation that the destruction of these services would cripple an enemy’s industrial economy. Air raids caused less economic and social disorder than expected. Yet few analysis of air raids examined the urban assumptions on which the strategy of bombing rested. The life of cities in air war, however, can illuminate certain aspects of urban existence which cannot be as easily apprehended during peace.”,”QMIS-062-FGB”
“KOO Hagen”,”Korean Workers. The culture and politics of class formation.”,”KOO Hagen è un professore di sociologia all’ Università di Hawaii a Manoa e ha curato il volume ‘State and Society in Contemporary Korea’. “”Comunque, il mercato del lavoro in Sud Corea prima della metà degli anni 1980 non fu favorevole ai lavoratori che volevano migliorare la loro condizione economica cambiando frequentemente lavoro. La grande riserva di surplus di forza lavoro nelle aree rurali fornì una continua offerta di nuovi lavoratori per le industrie manifatturiere dedite all’ esportazione fino alla prima parte degli anni 1980. Ci sono stati dibattiti tra gli studiosi sulla natura del mercato del lavoro nelle prime tre decadi dell’ industrializzazione orientata all’ export. (…)””. (pag 57)”,”MASx-011″
“KOOL Frits OBERLÄNDER Erwin a cura”,”Documentos de la revolucion mundial. II. Kronstadt.”,”Dal 3 al 16 marzo 1921 Kronstadt fu il centro di una rivolta prevalentemente di marinai e soldati contro il nuovo potere bolscevico. La rivolta venne repressa dai bolscevichi. Questi sono documenti finora inediti in spagnolo sulla vicenda.”,”RIRO-250″
“KOOL Frits OBERLÄNDER Erwin a cura; scritti di OSINSKIJ SAPRONOV MAKSIMOVSKIJ JURENEV MJASNIKOV SLJAPNIKOV KOLLONTAJ (KOLLONTAI)”,”Democracia de trabajadores o dictadura de partido. Documentos de la revolucion mundial. 1.”,”scritti di OSINSKIJ SAPRONOV MAKSIMOVSKIJ JURENEV MJASNIKOV SLJAPNIKOV KOLLONTAI Sapronov pag 72, pag 115 e avanti “”T.V. Sapronov (1887-1939) fue, lo mismo que V. Maksimovksij, miembro del Buró moscovita del RKP(b), y trabajaba posteriormente come presidente de diversos comités ejecutivos de gobierno. Durante su actividad come “”centralista democrático”” fue, entre otras cosas, presidente del comité central del sindicato de obreros de la construcción y pertenecía a la presidencia del comité ejecutivo central panruso, y desde 1922 a 1923 también al comité central del RKP(b).”” (pag 72) N. Osinskij, T. Sapronov, V. Maksimovskij Tesis sobre la dirección colegial y la dirección individual. (pag 115-)”,”RIRO-314″
“KOPACSI Sandor”,”Au nom de la classe ouvriere. Les memoires du prefet de police de Budapest en 1956.”,”KOPACSI ex operaio tornitore, poi partigiano durante la guerra, quindi colonnello e prefetto di polizia nel 1956, incaricato di reprimere la rivolta, si schiera con gli insorti e il governo NAGY. Dopo la repressione, arrestato rischia la morte come NAGY e MALETER. E’ KADAR che intervenendo presso KRUSCIOV riesce a salvargli la testa. Più tardi, dopo il carcere, riesce a lasciare l’Ungheria.”,”MUNx-011″
“KOPACSI Sándor”,”Abbiamo quaranta fucili compagno colonnello. I ricordi di Sándor Kopácsi, questore di Budapest nel 1956.”,”Budapest 1956: la rivolta diventa un thriller. L’ autore e Tybor ringraziano Tibor Méray per le informazioni e i consigli dati durante la stesura dell’ opera. Il giovane operaio S. KOPACSI si distingue tra le file della resistenza contro i tedeschi poi fa una folgorante carriera nel nuovo ‘Stato socialista’. All’età di 32 anni, già questore di Budapest, nel 1956 deve affrontare la rivolta popolare. Gradualmente il questore di Budapest passerà dalla parte dei ribelli e resterà al loro fianco. E’ riuscito a sfuggire alla condanna e alla morte. “”Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio del 1956 nella sala del palazzo del Cremlino a Mosca avvenne un fatto che avrebbe sconvolto tutto il mondo comunista. Fu la lettura del famoso “”rapporto segreto”” di Krusciov. Venne letto davanti a circa milleseicento delegati, sotto giuramento di mantenere il segreto. Ma pochi giorni dopo ne conoscevamo tutti i passi più salienti. Stalin era definito “”monarca ignaro e sanguinario””. I massacri di innocenti, la liquidazione di milioni di contadini, i gulag, entravano a far parte della storia dell’ Unione Sovietica e del suo regime. I dirigenti stalinisti dei paesi dell’ est crollarono sotto il peso di queste rivelazioni. Il capo di stato polacco, Bierut, ci restò secco. Il Kominform fu sciolto. Tito venne riabilitato. Dopo Kadar, uscì dai sotterranei la vedova di Rajk che pretese la riabilitazione del marito. Nei nuovi circoli e soprattutto in quello della gioventù comunista, il Circolo Petöfi di Budapest, migliaia di compagni chiesero le dimissioni di Rakosi, la riabilitazione dei martiri e il ritorno al potere di Imre Nagy.”” (pag 113-114)”,”MUNx-046″
“KORALKA J.”,”The First International in the Austrian and Czech Lands.”,”J. Koralka, Praga”,”MOIx-046-H”
“KOREL Alexandre”,”Trotsky et les problèmes de la vie quotidienne, de la famille, des femmes et de la «Vie nouvelle».”,”Si prepara una edizione (1975) di un’opera di Trotsky ancora inedita in francese (1). Si tratta di una serie di articoli pubblicati dalla ‘Pravda’ nel corso dell’anno 1923 e riuniti in forma di libro. Quest’opera fu pubblicata a Mosca con il titolo generale di ‘Voprosy Byta’, che ha avuto un’edizione parziale in inglese con il titolo ‘Problems of Every Day Life’ ovvero ‘Problemi della vita quotidiana’ (2). Ma questo titolo è piuttosto restrittivo rispetto ai temi trattati. In russo, per ‘byt’ si intende generalmente l’insieme delle abitudini degli usi dei costumi delle credenze e delle opinioni che appartengono a un uomo o a un gruppo sociale. Per Trotsky la rivoluzione non è terminata. Dalla rivoluzione di ottobre ci sono compiti complessi da assolvere, compiti di ‘rivoluzionarizzazione’ di tutta la vita economica del paese. Si pone il problema di ricostruzione di tutto lo stile di vita e dei comportamenti di una paese composto da milioni di abitanti. Sono questi i problemi che Trotsky pone in ‘Questione del modo di vita’.”,”TROS-307″
“KORINMAN Michel”,”Continents perdus. Les précurseurs de la géopolitique allemande.”,”KORINMAN Michel docteur d’Etat ès lettres, è professore all’università Franche-Comté, membro del comitato di redazione della rivista ‘Hérodote’. Ha pubblicato ‘Quand l’Allemagne pensait le monde. Grandeur et décadence d’une géopolitique’ (1990). Ha lavorato sull’Europa centrale e orientale e sul pangermanesimo.”,”GERS-027″
“KORINMAN Michel”,”Deutschland über alles. Le pangermanisme, 1890-1945.”,”KORINMAN Michel, professore di lingua e civilizzazione germanica all’Università Marne-la-Vallée, codirettore della rivista franco-italiana di geopolitica Limes, specialista di geopolitica tedesca, ha pubblicato pure ‘Quand l’Allemagne pensait le monde. Grandeur et décadence d’une géopolitique’ (1990) E’ la storia della Lega pangermanista e dei suoi esponenti principali “”I pangermanisti hanno dei buoni contatti con l’esercito…”” (pag 261)”,”GERQ-089″
“KORIOLIOV Juri”,”La famiglia nella legislazione sovietica.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-003-FAP”
“KORNBLUH Joyce L. a cura”,”Rebel Voices. An IWW Anthology.”,”La KORNBLUH ha lavorato con la Labadie Collection of Labor and Radical Materials presso la University of Michigan Library. “”One Big Union”” “”Combinando elementi del pensiero marxista e darwiniano, l’ ideologia degli IWW concepiva una società utopica consistente in una grande unione industriale che avrebbe abolito il capitalismo e il sistema salariale e creato un ordine sociale in cui tutte le buone cose della vita sarebbero state distribuite ai lavoratori in piena giustizia. “”Gli IWW furono una fede combattente””, scrisse Wallace Stegner nella prefazione della sua novella ‘The Preacher and the Slave”” (Boston, 1950).”” (pag V)”,”MUSx-139″
“KORNER David (Barta) SEDOVA Natalia”,”Correspondance 1946-1949.”,”””Per quello che concerne la natura dell’ URSS, siamo assai “”demodés””, poiché pensiamo che solo l’ analisi di Trotsky offra un metodo scientifico di comprensione della società “”sovietica””, così come di orientamento politico. Un elemento che ci appare decisivo nella questione della difesa dell’ URSS, è che questa difesa dipende dalle nostre forze, e che se noi non siamo capaci di difendere la classe operaia, non siamo più capaci di difendere l’ URSS; il difetto è dunque di discutere non sulla base di una crescita organizzativa, ma astrattamente. Nella nostra politica pratica, avete visto che noi accusiamo prima di tutto l’ imperialismo americano d’aver provocato la guerra, e denunciamo i crimini di Stalin nei suoi metodi. Ma non denunciamo l’ URSS d’ aver provocato la guerra, o come imperialista.”” (La Voix des Travailleurs a Natalia Sedova, Parigi, 6.11.1947). (pag 12)”,”TROS-116″
“KORNER David (Barta)”,”””L’ ouvrier”” (n° 2 e n° special, janvier 1940).”,”””Esclusi di fatto dalla Confederazione Generale del Lavoro (CGT), centinaia di operai della Renault si ritrovarono nel Sindacato Democratico Renault (SDR), struttura che divenne praticamente la sola forma d’ organizzazione dell’ Union Communiste e assorbiva tutte le sue forze. Oltre al clima di libertà che lo sciopero e la sua creazione imposero nella fabbrica, la SDR incontrò un certo numero di successi: riconoscimento della sua rappresentatività legale e quella, politica, della CGT che dovette, nel 1949, in pieno stalinismo, accettare la presenza dei trotskisti alla tribuna di un meeting comune””. (pag 6)”,”TROS-119″
“KORNER David (Barta)”,”Rapport sur l’ organisation (Juillet 1943).”,”””Dopo l’ inizio della guerra abbiamo orientato in nostri sforzi soprattutto in direzione dei militanti del PC. Il PC aveva dei militanti operai comunisti. La nostra estrema debolezza numerica non ci permise di ricavare che pochi risultati da questo orientamento dal punto di vista numerico. Ma proporzionalmente alle nostre forze i risultati non sono stati negativi. E’ questo orientamento che ci ha permesso di esistere in quanto gruppo autonomo. Ma gli sforzi della borghesia imprigionando o rinchiudendo nei campi migliaia di militanti comunisti di base, e la deportazione in Germania di 2 milioni di operai di cui una parte operai comunisti, resero il lavoro in questa direzione molto difficile””. (pag 10)”,”TROS-120″
“KÖRNER Axel a cura; saggi di Axel KÖRNER John BREUILLY Martin SWALES Gabriella HAUCH Sabine FREITAG Ian HAVRANEK Simonetta SOLDANI Rebecca L. SPANG Jan MERK Reinhart KOSELLECK”,”1848: a European Revolution? International Ideas and National Memories of 1848.”,”KÖRNER Axel è Lecturer in modern european history nell’ University College di Londra. Saggi di Axel KÖRNER John BREUILLY Martin SWALES Gabriella HAUCH Sabine FREITAG Ian HAVRANEK Simonetta SOLDANI Rebecca L. SPANG Jan MERK Reinhart KOSELLECK. “”Molti radicali tedeschi credevano che il ‘Contratto sociale’ di Rousseau fosse stato realizzato in America. Gustav Struve per esempio fece riferimento direttamente alla Costituzione americana nel pre-parlamento (Vorparlament) quando si espresse per una repubblica con un sistema presidenziale nel marzo 1848.”” (pag 111)”,”QUAR-049″
“KÖRNER Klaus”,”””Wir zwei betreiben ein Compagniegeschäft””. Karl Marx und Friedrich Engels. Eine außergewöhnliche Freundschaft. [Karl Marx e Friedrich Engels. Un’amicizia straordinaria]”,”Klaus Korner (1939-) scrive libri e saggi sulla storia e la cultura politica della Repubblica federale. Ha scritto pure ‘Karl Marx’ e ‘Karl Marx Lesebuch’ (2008). La cospirazione del silenzio attorno alle opere di Marx. “”Am Ende konstatiert Marx, über dem Eingang zur Wissenschaft müsse wie bei Dante über dem Eingang zur Hölle der Text stehen: “”Hier musst du jeden Zweifel ertöten, hier ziemt sich keine Zagheit fürderhin””. Dieses Bekenntnis war wohl nicht zu wörtlich zu nehmen. Marx hatte gehofft, mit seiner Schrift sofort einen publizistischen Wirbelwind auszulösen. Doch dann musste er feststellen, “”dass kein Hahn nach der Sache oder über die Sache gekräht hat””. Seine Frau klagte, die deutsche Wissenschaft reagiere auf das Werk ihres Mannes mit einer Conspiration de silence. Doch auch Marx’ alter Kampfgefährte Liebknecht gestand, er sei von einem Buch noch nie so enttäuscht gewesen. Schließlich kam das “”Kapital”” in den zwei Kapiteln gar nicht vor. Nur Engels bezeugte seine Anerkennung durch eine wohlwollende Rezension.”” (pag 100-101)”,”MAES-104″
“KÖRNER Klaus”,”«Wir zwei betreiben ein Compagniegeschäft». Karl Marx und Friedrich Engels. Eine außergewöhnliche Freudhschaft. [“”Gestiamo un’organizzazione in due””. Karl Marx e Friedrich Engels. Una straordinaria amicizia]”,”Klaus Körner (1939) è autore di libri e saggi di storia e politica della cultura tedesca. Si è occupato di propaganda anticomunista in Germania (Rft) dal 1950 al 2000 (opera del 2003), ha pubblicato un profilo biografico di Marx (Dtv portrait) e ha pubblicato ‘Karl Marx Lesebuch’ (2008)”,”MAES-193″
“KORNGOLD Ralph”,”Robespierre. Le premier des dictateurs modernes.”,”Ralph KORNGOLD è ex segretario del partito socialista americano.”,”FRAR-165″
“KORNGOLD Ralph”,”Robespierre e il Quarto Stato.”,”Ralph KORNGOLD è ex segretario del partito socialista americano. “”I Fouché, i Tallien, i Barras, i Carrier, i Fréron, e i Rovère si resero ben conto che quando Robespierre aveva tuonato dalla tribuna della Convenzione: “”Guai a colui che volge il Terrore, riservato ai nemici pubblici, contro lo stesso popolo. Sono inconcepibili gli eccessi commessi dagli ipocriti controrivoluzionari allo scopo di nuocere alla caus della Rivoluzione””, non si era riferito solo a Schneider, ma anche ad essi. Costoro tremarono per la loro vita. Barras descrive nelle sue memorie l’umiliante accoglienza avuta da lui e da Fréron da parte di Robespierre quando subito dopo il loro richiamo essi si recarono a trovarlo. Ignorando le loro lusinghiere adulazioni, li trattò con supremo disprezzo fino a non degnarsi di rivolger loro nemmeno una parola. Egli spaventò Fouché al punto di farlo uscire di senno e infine lo cacciò dal Club giacobino. Essi conoscevano la sua tenacia. Sapevano che quantunque fossero deputati, avessero dei potenti protettori presso il governo e fossero per ciò più difficili a colpire di Schneider, Robespierre sarebbe finalmente riuscito a raggiungere il suo scopo se fosse rimasto al potere. L’unica loro speranza stava nel suo rovesciamento. Il loro coraggio era quello della disperazione, il solo coraggio di cui fossero capaci un Fouché e un Tallien. Però non ritenevano possibile il rovesciamento di Robespierre senza abbattere nello stesso tempo l’intero governo rivoluzionario. In conseguenza, la loro originaria congiura era diretta non solo contro Robespierre ma contro i Comitati. Fu solo verso l’8 di termidoro, dopo aver constatato come i Comitati fossero irreparabilmente divisi, che i cospiratori decisero di assicurare la loro vittoria concentrando gli sforzi su Robespierre e i suoi due amici. Ve n’erano molti nella Convenzione disposti ad aiutarli”” (pag 305-306) “”Il boia Samson, il quale era realista, attendeva coi suoi aiutanti. Se il suo cervello di bruto fosse stato capace di comprendere quello che Cambon rimpianse più tardi di non aver afferrato, Samson avrebbe avuto una speciale ragione di rallegrarsi, poiché stava per decapitare la Repubblica. Robespierre fu il penultimo a morire. Egli vide il fratello e Couthon trasportati appena coscienti sul patibolo; vide per un istante Saint-Just eretto, sdegnoso, magnifico. Danton aveva deto delle cose memorabili alla sua morte, Saint-Just fece megio: morì come il lupo di de Vigny (“”Seul le silence est grand, tout le reste est faiblesse””). Robespierre salì sul palco, senza aiuto, con passo fermo. Dalla folla uscì un mormorio. Con la sua mano mostrusa, Samson abbrancò la fascia che avvolgeva la guancia lacerata di Robespierre e gliela strappò così brutalmente che malgrado il suo stoicismo un grido gli sfuggì dalle labbra. Un istante dopo Massimiliano era legato all’asse. La lama cadde. La Rivoluzione era finita. (pag 366)”,”FRAR-398″
“KOROLENKO Vladimir a cura di Rosa LUXEMBURG”,”Die Geschichte meines Zeitgenossen.”,”Korolenko (Vladimir Galaktionovic), scrittore russo (Zitomir, Volinia, 1853 – Poltava 1921). Espulso nel 1874 dall’università di Pietroburgo per le sue idee liberali, fu esiliato in Siberia (a Glazov, poi a Perm’, infine in Jacuzia) dal 1881 al 1884. Al ritorno collaborò alla redazione della rivista populista Russkoe bogatstvo (La ricchezza russa), pubblicandovi numerosi articoli. Il Sogno di Makar(1885), racconto sulla vita a Jakutsk, e il poema in prosa Il musicista cieco (1866) gli procurarono vasta notorietà. Robusto e originale talento di narratore, espresse le esperienze della propria vita in un notevole numero di racconti che descrivono la vita della gente di provincia (In cattiva compagnia, 1885; La foresta mormora, 1886; Racconti siberiani, 1901), e nell’opera autobiografica Storia di un mio contemporaneo (1906-1922, il quarto volume in edizione postuma), documento di grande importanza per la storia dell’ intellighenzia russa. La sua opera, pervasa da un sincero umanitarismo, rivela uno stile incisivo e profondità di analisi psicologica. (RIZ)”,”MRSx-023″
“KORSCH Karl”,”Arbeitsrecht fur Betriebsrate (1922).”,”(diritto operaio per il Consiglio operaio)”,”MGER-010″
“KORSCH Karl a cura e introduzione di Gotz LANGKAU”,”Karl Marx.”,”per incarico dell’ Istituto Internazionale di Storia Sociale IISS”,”MADS-062″
“KORSCH Karl”,”Karl Marx.”,”Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. Fino al 1914 soggiorna in UK dove entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in GERM nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente (USPD) nel quale militavano KAUTSKY e HILFERDING e nel 1920 all’ UKPD (partito comunista tedesco unificato risultante dalla confluenza della sinistra socialdemocratica con la sinistra spartakista. Nel 1923 partecipa con gli scritti al fallito tentativo insurrezionale del partito. Dal 1924 al 1925 dirige l’organo teorico del PC tedesco ‘Die Internationale’. Nel 1923 pubblica ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano prima lo scontro con il Comintern e poi la sua espulsione dal partito nel 1926. Emigrato in USA nel 1933 muore nel 1961.”,”MADS-063″
“KORSCH Karl”,”Il materialismo storico.”,”Tesi RUSCONI: KORSCH si pone contro KAUTSKY e contro LENIN. “”L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia”” [Karl Marx] “”Mentre per Marx ed Engels la concezione materialistico-dialettica della natura come storia dello sviluppo cosmico, tellurico e biologico costituisce solo il “”fondamento storico-naturale”” della loro concezione materialistico-dialettica della storia, della quale concezione solo lo svolgimento storico della società forma il ‘vero e proprio campo di applicazione’, questo rapporto invece viene da Kautsky “”posto sulla testa”” nel più vero senso della parola. Per Kautsky, che concorda perfettamente con l’ex Primo Ministro Balfour, l’intero “”sviluppo del tempo storico”” paragonato con lo sviluppo dell’umanità e addirittura di tutta la natura costituisce solo “”un episodio abnorme””, che sta in contraddizione con la parte preponderante dell’esistenza finora condotta dal genere umano (II. 843). Ed anche in questo “”episodio abnorme”” il modo della produzione materiale e il progressivo sviluppo delle forze produttive materiali non rappresentano per Kautsky, come per Marx ed Engels la base e rispettivamente l’impulso per lo sviluppo della società umana. (…)”” [Karl Korsch, Il materialismo storico (Antikautsky), 1971] (pag 26-27)”,”TEOC-002″
“KORSCH Karl”,”Scritti politici.”,”Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. In Inghilterra entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania, nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente e nel 1920 al KPD al cui tentativo insurrezionale partecipa nel 1923. Dello stesso anno è ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano lo scontro con il Comintern e nl 1926 l’espulsione dal partito. Nel 1933 emigra in Inghilterra, poi in Danimarca e dal 1936 in USA dove muore nel 1961.”,”TEOC-055″
“KORSCH Karl”,”Dialettica e scienza nel marxismo.”,”Gli scritti qui raccolti, alcuni dei quali inediti, costituiscono la produzione teorica e ideologica di KORSCH negli anni 1929-1939. L’A perseguiva l’elevazione del marxismo a scienza autonoma e la ripresa dell’azione diretta del proletariato senza i freni e le deviazioni delle burocrazie di partito. KORSCH (Tostedt 1886-Cambridge, Mass. 1961) laureatosi in giurisprudenza nel 1912, iscritto al Partito socialdemocratico indipendente nel 1919 e dal 1920 al Partito comunista unificato, nel 1923 partecipa al fallito tentativo insurrezionale. Espulso dal partito nel 1926, lascia la GERM per l’Inghilterra, la Danimarca e dal 1936 gli USA. Tesi: crisi della teoria di Marx ed Engels e non solo deformazione della teoria da parte epigoni introduzione: Tensione tra scienza e azione politica in Karl KORSCH “”Considerate più attentamente, queste analisi “”critiche”” nel senso stretto della parola si dividono a loro volta in due diversi gruppi fondamentali, di importanza molto diversa. In uno si tratta di una “”critica”” consueta nel senso scolastico. E’ il caso di quando Marx si diverte per sé e per il suo lettore a mettere alla berlina, dal suo superiore punto di vista scientifico, gli svarioni teorici pseudoscientifici di uno studioso appartenente al periodo successivo, postclassico, dell’economia borghese. A questo si riferisce, ad esempio, la brillante liquidazione della “”teoria”” del noto professore di Oxford, Nassau W. Senior, sul significato dell'””ultima”” ora lavorativa nel capitolo 7 e la “”teoria””, “”scoperta”” dallo stesso “”serio studioso”” in un’altra occasione e sopravvissuta nell’economia borghese sino al giorno d’oggi, della cosiddetta “”astinenza del capitale””. Queste parti della critica economica di Marx appartengono ai brani più divertenti del ‘Capitale’, e inoltre, sotto la loro corteccia criticamente satirica, nascondono quasi sempre una considerevole quantità di concetti importanti presentati al lettore quasi “”giocando””. A considerarli rigorosamente, però, non appartengono al nucleo del ‘Capitale’, ma avrebbero trovato il proprio posto altrettanto bene nel “”quarto libro”” progettato da Marx sulla “”storia della teoria””, del quale egli stesso scrive in un’occasione ad Engels (31 luglio 1865) che avrebbe dovuto avere, a differenza delle parti teoriche (i primi tre libri), un più marcato carattere “”storico letterario””, e che per lui stesso sarebbe stata “”la parte relativamente più facile””, poiché “”tutti i problemi sono risolti nei primi tre libri, quest’ultimo quindi è più una ripetizione in forma storica””.”” (pag 60-61) [Karl Korsch, Dialettica e scienza nel marxismo, 1974]”,”TEOC-082″
“KORSCH Karl”,”Marxismo e filosofia.”,”KORSCH nasce nel 1886 nella landa di Lüneburg da famiglia borghese. Frenquenta il liceo di Meiningen e gli studi universitari a Monaco, Berlino, Ginevra e Jena: giurisprudenza, economia, sociologia e filosofia. Dal 1912 al 1914 si trattiene in Gran Bretagna per specializzarsi in diritto internazionale. E’ vicino ad ambienti della Fabian Society da cui assimila il discorso sulla socializzazione. Pubblica ‘La formula socialista per l’organizzazione dell’economia’. La guerra alla quale partecipa come ufficiale, lo riconduce in Germania. Nel 1919 aderisce allo USPD (Partito socialdemocratico tedesco indipendente) di tendenza centrista e ortodossa tra i cui dirigenti si trovano anche KAUTSKY ed HILFERDING. Le sue posizioni politiche si radicalizzano. Dopo la scissione dell’ USPD, nel 1920, aderisce al partito comunista tedesco unificato (VKPD) in cui la”,”TEOC-091″
“KORSCH Karl MATTICK Paul PANNEKOEK Anton RÜHLE Otto WAGNER Helmut SMITH H. articoli International Council Correspondence”,”La contre-revolution bureaucratique.”,”Nel corso della rivoluzione russa (1905-1917) e tedesca (1918-1923) è apparsa una nuova forma organizzativa di lotta del proletariato: i consigli operai. I testi qui riportati sono estratti dalle riviste pubblicate negli USA ‘Living Marxism’ e ‘International Council Correspondence’.”,”RUSU-110″
“KORSCH Karl”,”Consigli di fabbrica e socializzazione.”,”Composti tra il 1919 e il 1922 fra la rivoluzione tedesca di novembre e il tentativo insurrezionale comunista, questi scritti di KORSCH si collegano direttamente alle lotte sociali di quegli anni. Essi esaminano il significato della socializzazione, la funzione dei consigli, il problema della democratizzazione radicale del processo di produzione. Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH soggiorna dal 1912 al 1914 in Inghilterra dove entra in contatto con la Fabian Society, nel 1919 entra nel partito socialdemocratico indipendente e nel 1920 nel partito comunista (KPD). Per le tesi di ‘Marxismo e filosofia’ (1923) è espulso nel 1926. Nel 1933 emigra e fra il 1934 e il 1937 scrive il ‘Karl Marx’.”,”TEOC-152 SIND-027″
“KORSCH Hedda”,”Ricordi su Karl Korsch. Intervista realizzata da Fred Halliday.”,”KORSCH è stato ministro nel governo di fronte unico KPD-USPD in Turingia nel 1923, che venne rovesciato dall’ intervento della Reichswehr. Fu ministro della giustizia per sei mesi. (pag 11) “”Ebbe contatti con altri gruppi d’ opposizione. A Mosca incontrò il dirigente italiano Amadeo Bordiga. Poi incontrò Sapronov, dell’ Opposizione Operaia russa, quando questi venne a Berlino in quello che fu probabilmente un viaggio clandestino qualche tempo dopo il 1925. Parlarono a lungo, ebbero una buona intesa reciproca e si accordarono per collaborare nel lavoro d’ opposizione. Sapronov e Korsch pensavano di poter far qualcosa di importante proponendo provvedimenti e mozioni a favore di una maggiore decentralizzazione e della libertà per i vari gruppi. Concordarono stupidamente un codice con cui avrebbero corrisposto, e quel codice contribuì alla fine di Sapronov, quando, più tardi, venne scoperto in Russia. Ricevere una lettera in codice dalla Germania era cosa pericolosa, e la corrispondenza non era difficile da decodificare perché Karl mi aveva insegnato come fare. Per quanto ne so, egli non ebbe alcun contatto con Trotsky. Riteneva che Trotsky avesse ragione su molte cose ed era favorevole all’ idea della rivoluzione permanente; ma pensava che anche Trotsky avrebbe giocato un gioco di potere basato sulle alleanze in maniera nazionalista, cosa che Korsch disapprovava. Trotsky scrisse e disse anche delle cose che dimostrano chiaramente come egli avesse un modo diverso di considerare la lotta di classe: Trotsky poneva un’ enfasi minore di Korsch sulla necessità della coscienza tra gli operai, privilegiando invece la questione della direzione del partito””. (pag 12)”,”TEOC-278″
“KORSCH Karl”,”L’ anti-Kautsky, ou La conception matérialiste de l’ histoire, suivi de Crise du marxisme (1931) et Préface au Livre I du Capital (1932). (Tit.orig.: Die materialistische Geschichtauffassung)”,”Nel 1929 due anni dopo che Karl KAUTSKY, il teorico della socialdemocrazia, ha fatto apparire ‘La concenzione materialista della storia’, Karl KORSCH risponde con un’ opera dal titolo identico. Vedendo nel kautskismo la nascita della forma tedesca dell’ “”ortodossia marxista””, KORSCH critica i principi stessi di questa revisione “”che getta infine la maschera””. Da allora questo testo si qualificherà come l’ Antikautsky. Con ‘Crisi del marxismo’ (tesi inedite del 1931 che KORSCH scrise per proprio uso) e Prefazioe al “”Capitale””, si affronta una nuova fase: il sistema di MARX è sottomesso al trattamento del materialismo dialettico che ne deduce le future possibilità di applicazione (limiti storici del marxismo, relativizzazione del metodo dialettico attinto da Hegel). “”Il vero contenuto della storia universale nella misura in cui essa non è storia darwinista della natura, Kautsky lo vede nell’ apparizione dello Stato e nel seguito del suo sviluppo dopo le prime manifestazioni “”allo stato primitivo”” fino allo Stato feudale del Medio Evo e l’ irruzione finale del nuovo principio democratico borghese; lo Stato fondato sulla violenza che era prevalso fino ad allora (Stato secondo la necessità, stato secondo natura) si trova adesso modellato secondo la natura integrale di questo agente democratico in modo che, sotto la nuova forma che riveste ormai nella società capitalistica moderna, ha già perduto in principio il suo carattere di strumento d’ oppressione e di sfruttamento nelle mani della classe dominante, per avvicinarsi sempre più a quella “”democrazia naturale”” che Kautsky è intimamente persuaso che sia stata già realizzata nelle prime comunità umane con una tale perfezione che non si vede come una tale “”età d’ oro”” dell’ umanità in futuro potrà mai ritornare””. (pag 85-86)”,”TEOC-334″
“KORSCH Karl FERNANDEZ SANTOS F. LUKACS Georg”,”La filosofia del marxismo.”,”””L’ obiettivo dialettico si manifesta come il suo apparente contrario: soggettivismo dualistico. Niente di più contrario dal punto di vista di Marx per cui le categorie storiche sono “”forme di esistenza”” del soggetto sociale e per cui l’ obiettività nelle scienze sociali è la relazione con la totalità e il momento della unificazione dell’ obiettivo e del soggettivo, dell’ essere e del pensare. (1)”” (1) criticando questa dialettica obiettiva, dice Engels molto chiaramente: “”In questo modo, si riduce la dialettica a scienza delle leggi generali di movimento, tanto del mondo esterno come del pensiero umano, a delle serie di leggi in fondo identiche”” (…)”” (pag 51)”,”TEOC-342″
“KORSCH Karl”,”Karl Marx.”,”””Hegel ha expuesto ya con claridad que esta pobreza no es la “”pobreza”” en sí, tal como ha existido inevitabilmente en otras épocas por la escasez de la naturaleza, sino cuestión social propia de la sociedad moderna y que ella tiene que resolver, una “”cuestión social”” literalmente: “”Ningún hombre puede afirmar ningún derecho contra la naturaleza, pero en el estado de la sociedad la escasez cobra inmediatamente la forma de una injusticia cometida con tal o cual clase. La importante cuestión de cómo evitar la pobreza es una de la que más mueven y torturan a las sociedades modernas””. El filósofo ha carecterizado también el “”estado de ánimo”” ocasionado por esa pobreza socialmente condicionada de la gran masa de los trabajadores industriales: una “”íntima indignación contra los ricos, contra la sociedad, el gobierno, etc”” (Rechtphilosophie). El límite que no puede salvar Hegel, como tampoco ningún otro conocimiento burgués de la sociedad, consiste en que entiende esa nueva clase social solo negativamente, come “”populacho””, y no también positivamente, come “”proletariado””; consiste en que no ve “”en la miseria más que la miseria, sin ver en ella ese aspecto revolucionario que lanzará por la borda la vieja sociedad”” (Marx, Misère de la philosophie.”” (pag 51-52)”,”MADS-406″
“KORSCH Karl”,”Karl Marx.”,”””Per Marx l’economia politica, la teoria dello Stato e del diritto, la filosofia sono aspetti e istituti della società borghese. ‘Il Capitale’ è ‘a un tempo’ analisi critica della società capitalistica e dell’espressione teorica di questo società, l’economia politica (“”critica dell’economia politica”” è appunto il sottotitolo dell’opera). Di qui il carattere di ‘totalità’ o di ‘globalità’ proprio dell’analisi marxiana della società attuale; totalità e globalità che non risultano però dalla semplice “”somma”” di scienze particolari (quasi che Marx fosse stato in alcune opere storico, in altre economista, in altre ancora politico, ecc.), bensì dall’unità dialettica dell’oggetto preso in esame, la società borghese, nelle sue componenti reali (socio-economiche) e nelle ‘corrispondenti’ componenti ideologiche (logiche e morali). Korsch sottolinea con grande efficacia l’unità profonda dell’opera di Marx. Egli rileva, per es., il “”singolare parallelismo”” tra i problemi marxismo-filosofia e marxismo-Stato. “”A partire dal 1845 – scrive Korsch – Marx ed Engels hanno caratterizzato il loro nuovo punto di vista materialistico-scientifico come non più filosofico. E se a questo proposito si deve tenero conto che per essi filosofia era sinonimo di filosofia borghese, idealistica, è però opportuno non trascurare il significato di questa identificazione. Si tratta di un rapporto molto simile a quello tra marxismo e Stato. Marx ed Engels non hanno combattuto solo una particolare forma storica dello Stato, essi hanno identificato in termini storico-materialistici lo Stato in generale con lo Stato borghese e su questa base sono giunti a dichiarare la soppressione di ogni Stato come fine ultimo del comunismo; allo stesso modo essi non si limitano a combattere determinati sistemi filosofici, ma con il loro socialismo scientifico in ultima analisi si propongono il superamento e la soppressione di ogni filosofia in generale”” (1). E poco dopo Korsch afferma acutamente che tra la negligenza del problema dello Stato e la negligenza del problema filosofico da parte dei marxisti della Seconda Internazionale, esiste un rapporto determinato, che ha la sua radice nel fatto che essi , per usare le parole di Lenin, “”in genere si sono occupati ben poco delle questioni della rivoluzione””. In realtà, secondo Korsch, la distruzione rivoluzionaria della società borghese non può non significare per il marxismo anche la distruzione dello Stato e degli altri istituti ed espressioni di questa società, quali appunto la filosofia, ecc.”” [Giuseppe Bedeschi, introduzione] [(in) Karl Korsch, Karl Marx, 1974] [(1) ‘Marxismo e filosofia, cit., p. 49] (pag XII-XIII) Korsch sull’azione reciproca, l’azione e la reazione tra struttura e sovrastruttura “”Il punto di avvio per la reintegrazione del pieno significato pratico e teorico del principio critico materialistico di Marx è costituito dal riconoscimento che, introducendo le cosiddette “”azioni reciproche””, non si aggiunge in generale un bel nulla all’individuazione, già contenuta in questo principio, del generale nesso di tutti i fenomeni economici, sociali, politici e cosiddetti spirituali nel complesso del processo sociale dell’esistenza. Solamente con una infondata riduzione del senso integrale delle tesi marxiane (il quale risulta dalla loro applicazione in tutta l’opera di Marx e di Engels) all’affermazione fondamentale – isolata e messa in rilievo nella sua formulazione astratta – sull’importanza primaria della produzione materiale, nasce la falsa parvenza che questa tesi richieda ora, per la sua piena validità, una siffatta generalizzazione e “”integrazione”” a posteriori. Al contrario, Marx ed Engels, ponendo sin dall’inizio il loro principio materialistico, hanno ovviamente preso le mosse dal fatto che “”la medesima base economica – medesima per ciò che riguarda le condizioni principali – possa manifestarsi infinite variazioni o gradazioni, dovute a numerose e diverse circostanze empiriche, condizioni naturali, rapporti di razza, influenze storiche che agiscono dall’esterno ecc.: variazioni e gradazioni che possono essere comprese soltanto mediante un’analisi di queste circostanze empiriche date”” (1). A questo proposito, accanto agli effetti della base economica sulla sovrastruttura e dell’essere sociale sulla coscienza, che soli sembrano essere presi in considerazione nello schema materialistico, essi hanno esposto, ‘con tutta naturalezza’, anche le forme in cui il rapporto di signoria e asservimento che scaturisce immediatamente dalla produzione stessa “”da parte sua reagisce su di essa in modo determinante””. Essi non hanno trattato la cosiddetta “”produzione spirituale”” come un semplice riflesso della produzione materiale, ma piuttosto hanno esposto, con la specifica concezione della forma storica, di volta in volta data, della produzione materiale, anche “”il carattere determinato della produzione spirituale che le corrisponde e la loro azione reciproca”” (2). Essi hanno parimenti preso in esame, già anche all’interno della sfera economica stessa, la “”reazione”” della distribuzione, dei rapporti di scambio e di consumo sulla produzione e soprattutto “”l’incidenza delle condizioni storiche generali sulla produzione”” (3)”” [Karl Korsch, Karl Marx, 1974] [(1) ‘Kapital’, III, 2, p. 325 (Mew 25, p. 800; trad. it. III, 3, pp. 199-200); (2) Marx, ‘Theorien über den Mehrwert, I, pp. 381 sgg. (Mew 26, I, pp. 255 sgg, spec. 256-7; tr. it. pp. 356 sgg); (3) ‘Einleitung, 1857’, p. 743 (Mew 13, p. 629; tr. it. ‘Per la critica, cit., p. 184] (pag 244-245-246) Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. Fino al 1914 soggiorna in UK dove entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente (USPD) nel quale militavano KAUTSKY e HILFERDING e nel 1920 all’ UKPD (partito comunista tedesco unificato risultante dalla confluenza della sinistra socialdemocratica con la sinistra spartakista. Nel 1923 partecipa con gli scritti al fallito tentativo insurrezionale del partito. Dal 1924 al 1925 dirige l’organo teorico del PC tedesco ‘Die Internationale’. Nel 1923 pubblica ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano prima lo scontro con il Comintern e poi la sua espulsione dal partito nel 1926. Emigrato in USA nel 1933 muore nel 1961.”,”TEOC-605″
“KORSCH Karl, a cura di Gian Enrico RUSCONI”,”Scritti politici. Volume secondo. Alla riscoperta dell’azione proletaria (1929-1939);”,”Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. In Inghilterra entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania, nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente e nel 1920 al KPD al cui tentativo insurrezionale partecipa nel 1923. Dello stesso anno è ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano lo scontro con il Comintern e nl 1926 l’espulsione dal partito. Nel 1933 emigra in Inghilterra, poi in Danimarca e dal 1936 in USA dove muore nel 1961. Critiche a Marx: ‘La posizione di Marx nella rivoluzione europea del 1848’ (pag 416-428)”,”TEOC-004-FC”
“KORSCH Karl”,”Scritti politici. Volume 1.”,”Nato a Tostedt nel 1886, Karl Korsch si laurea in giurisprudenza nel 1912. In Inghilterra entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania, nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente e nel 1920 al KPD al cui tentativo insurrezionale partecipa nel 1923. Dello stesso anno è ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano lo scontro con il Comintern e nl 1926 l’espulsione dal partito. Nel 1933 emigra in Inghilterra, poi in Danimarca e dal 1936 in USA dove muore nel 1961. Korsch (pag XVII e XX introduzione) [introduzione di Gian Enrico Rusconi] e pag 80 recensione volume di Lukacs”,”MGEK-003-FV”
“KOSACH G.G.”,”Kommunisty Blizhnego Vostoka v SSSR 1920-1930-e gody. [Communists of the Near East of the USSR, 1920s-1930s]”,”Il libro è dedicato al primo periodo di formazione studio a Mosca e attività nei propri paesi dei dirigenti dei partiti comunisti d’ Egitto, Palestina, Siria, Libano e Irak.”,”INTT-336″
“KOSELLECK Reinhart”,”La Prussia tra riforma e rivoluzione 1791-1848.”,”L’A è nato a Gorlitz nel 1923 e ha insegnato prima scienze pol a Bochum e poi storia moderna a Heidelberg. Attualmente insegna all’Univ di Bielefeld. Ha scritto varie opere alcune apparse in IT.”,”GERx-003″
“KOSIC Karel / MERKER Nicolao”,”La dialettica della morale e la morale della dialettica (Kosic) / ‘Marx e la dialettica hegeliana’, di Mario Rossi (Merker)”,”””Perché gli uomini non sono felici nel mondo moderno? Rousseau e Stenthal rispondono in base a categorie psicologiche. Marx risponde con la descrizione di un sistema nel quale la vanità, l’amor proprio, il desiderio metafisico (Girard), il risentimento (Schelers), il tumulto e lo svuotamento, la trasformazione del bene supremo in fantasma e la promozione del fantasma al livello di bene supremo nascono come interiorizzazione della struttura economica. La trasformazione di tutti i valori in semplici momenti transitori d’una corsa generale e assoluta verso altri valori, che ha per conseguenza lo svuotamento della vita; la degenerazione dell’idea della felicità in conforto e della ragione in manipolazione razionale delle cose e degli uomini; questa atmosfera quotidiana della vita moderna che inverte il mezzo col fine e il fine col mezzo, è ancorata alla struttura economica espressa dalla semplice formula: danaro – merce – più danaro. Se il mondo moderno nel cui ambito sorge l’interrogativo “”perché l’uomo non è felice”” è definito dalla frase “”livellamento in luogo di reale comunità”” (Marx, Grundrisse, p. 79), la praxis storica deve trasformare la struttura del mondo in modo che esso possa essere così definito: “”reale comunità in luogo del livellamento”””” (pag 122) [Karel Kosic, La dialettica della morale e la morale della dialettica, ‘Critica marxista’, n° 3 maggio-giugno 1964] Marx e il punto del rovesciamento pratico. “”L’ampio capitolo che Rossi (1) dedica all’analisi della “”prima grande opera del giovane pensatore””, ossia la ‘Critica del diritto statuale hegeliano’, risulterà in particolare di assai utile lettura, evidenziando esso come Marx, con la sua critica del “”principio”” hegeliano, abbia “”contemporaneamente raggiunto il risultato di apprestare a sé stesso ‘lo strumento di una nuova metodologia critica’ in generale””, ossia il metodo, applicato subito nella demolizione delle ipostasi hegeliane, “”di assumere gli elementi problematici nel loro punto conclusivo per risalire al principio e ripercorrere il procedimento”” (p. 329). Alla luce di questa consapevolezza di metodo, la ‘Critica’ è allora da valutare come il vero “”punto di partenza”” del cammino che condurrà Marx alla concezione materialistica della storia, ossia al punto d’approdo di tutta la sua storia giovanile. Di questa storia, ricchissima quant’altra mai nella reciproca implicazione di temi che vanno dall’iniziale critica dell’economia politica e dalla fondazione dell'””umanismo positivo”” nei ‘Manoscritti del ’44’ alla prima resa dei conti con la Sinistra hegeliana nella ‘Sacra Famiglia’, e dal fondamentale abbozzo della concezione materialistica della storia nell”Ideologia tedesca’ alla “”filosofia della prassi”” delle ‘Tesi su Feuerbach’ nonché all’approfondimento (nel metodo e nell’oggetto) della critica dell’economia politica nella ‘Miseria della filosofia’ e infine al ‘Manifesto’ ossia al “”documento che segna con esattezza il ‘punto d’attuazione’ del ‘rovesciamento pratico’”” (p. 953), Rossi ripercorre le singole fasi alternando l’esposizione dettagliata a dense pagine di commento interpretativo: e talvolta forse l’una e le altre si sarebbero potute contenere entro limiti più ristretti”” (pag 217-218) [Nicolao Merker, ‘Marx e la dialettica hegeliana, di Mario Rossi’, ‘Critica marxista’, n° 3 maggio-giugno 1964] [(1) Recensione del volume di Mario Rossi, Marx e la dialettica hegeliana. II. La genesi del materialismo storico, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 1041]”,”MADS-632″
“KOSÍK Karel”,”Dialettica del concreto.”,”””Pertanto possiamo formulare in modo più preciso la domanda iniziale: qual è il rapporto tra la struttura immanente del “”Capitale”” e la sua configurazione esteriore? Qual è la connessione tra il ‘principio strutturale’ e l’espressione letteraria? L’analisi della ‘merce’ e l’analisi delle ‘classi’ sono soltanto il punto di partenza e la conclusione dell’esteriore distribuzione della materia, oppure nella loro connessione si manifesta la ‘struttura’ dell’opera? Sebbene ‘tali’ questioni non siano state poste fino ad oggi dalla letteratura, tuttavia la loro problematica non è nuova. Essa ad esempio si manifesta nel ritrovamento di punti di contatto tra il “”Capitale”” e la “”Logica”” di Hegel, oppure nei noti aforismi secondo i quali non è possibile comprendere perfettamente il “”Capitale”” senza aver studiato e compreso ‘tutta’ la “”Logica”” di Hegel e che Marx non ci ha lasciato una Logica (con lettera maiuscola), bensì ci ha lasciato la logica del “”Capitale”” (18). Parimenti tale problematica è contenuta nella supposizione che il “”Capitale”” sia allo stesso tempo la “”Logica”” e la “”Fenomenologia”” di Hegel (19). E finalmente per alcuni aspetti essa si manifesta nella discussione – in certa misura artificialmente suscitata – relativamente alle ragioni per cui Marx mutò “”nell’anno 1863″” il piano originario del “”Capitale”” e lo sostituì con un nuovo piano, sulla cui base egli condusse l’elaborazione definitiva della sua opera (20). In ogni caso si pone in evidenza la meditata ‘architettonica’ e la ‘struttura’ interna; minuziosamente distribuita, dell’opera come tratto appariscente del “”Capitale””. Marx stesso ha rilevato come una qualità della sua opera il fatto che essa “”costituisce un tutto artistico”” (‘ein artistische Ganzes’). Dal che si potrebbe dedurre che la struttura del ‘Capitale’ è un fatto ‘artistico’, che si riferisce all’elaborazione letteraria della materia. L’autore ha dominato la materia scientifica, e per plasmarla letterariamente ha scelto la ‘forma’ del “”tutto artistico””, o dell'””articolazione dialettica””. I mutamenti di piano sarebbero poi facilmente spiegabili come tappe dell’elaborazione letteraria della materia scientificamente posseduta ed analizzata. Ma nello stesso luogo dove si parla del “”Capitale”” come di un “”tutto artistico””, Marx afferma la differenza del suo ‘metodo’ dialettico dai procedimenti analitico-comparativi di Jakob Grimm (21). L’architettura del “”Capitale”” come “”tutto artistico”” o “”articolazione dialettica”” sta quindi in connessione ‘tanto’ con l’elaborazione letteraria della materia, ‘quanto’ col metodo dell’esposizione scientifica”” (pag 197-198) [Karel Kosik, ‘Dialettica del concreto’, 1965] [(18) Lenin, Quaderni filosofici, 1958, pag 171, 241. Lenin – com’è noto – non lesse la “”Fenomenologia dello Spirito””. Alla luce di questo semplice fatto assume un carattere particolarmente comico la discussione tra i filosofi francesi se la ricerca di una connessione tra il “”Capitale”” e la “”Logica”” sia una manifestazione di materialismo, mentre la scoperta di una connessione tra il “”Capitale”” e la “”Fenomenologia dello Spirito”” sarebbe manifestazione d’idealismo; (19) Jean Hyppolite, ‘Etudes sur Marx et Hegel’ (trad. it. ‘Saggi su Marx e Hegel, 1963), Paris, 1955, pag. 55. Come dimostreremo anche in seguito, l’autore non è andato oltre la mera constatazione di questa connessione, il che tra l’altro si manifesta nella citazione di punti di contatto puramente casuali e marginali tra la “”Fenomenologia dello Spirito”” e il “”Capitale””; (20) La discussione si è accesa intorno all’articolo di Henryk Grossmann, ‘Die Aenderung des ursprünglichen Aufbauplanes des Marxschen “”Kapital”” und ihre Ursachen’. (Archiv f. Geschichte des Soz. u. der Arbeiter-bewegung’, Leipzig, 1929, 14, Jhg, pagg. 305-308). Le edizioni posteriori dei manoscritti di Marx dimostrano che l’autore è partito da supposizioni infondate, cosicché ad esempio anche la datazione da lui proposta del mutamento del piano (estate 1863) non risponde a verità, perché Marx, già alla fine dell’anno 1962, possedeva un piano dettagliato dell”attuale’ configurazione del “”Capitale””. (Vedi “”Archiv Marksa i Engelsa””, Mosca, 1933, pag XII). Gli autori posteriori, come ad esempio O. Morf nell’opera citata, accolgono le tesi di Grossmann con delle riserve, oppure le accettano pienamente (vedi ad esempio Alex Barbon, ‘La dialectique du Capital’, ‘La Revue Internationale’, Paris, 1946, n. 8, pagg. 124 e segg.). Ma nessuno di essi sottopone a critica il modo stesso di porre il problema; (21) La lettera di Marx ad Engels è del 31 luglio 1865] (pag 197-198)”,”TEOC-541″
“KOSÍK Karel”,”La nostra crisi attuale.”,”Karel Kosík è nato a Praga nel 1926. Dopo aver partecipato giovanissimo alla resistenza contro il nazismo nelle file del partito comunista, tra il 1947 e il 1949 studiò nelle università di Leningrado e di Mosca. Dedicatosi all’insegnamento e allo studio della filosofia ha pubblicato varie opere tra cui ‘La dialettica del concreto’ (1963)”,”EURC-003-FB”
“KOSSOK Manfred”,”El Virreynato del Rio de la Plata. Su estructura economica-social.”,”‘Il Vicereame del Rio de la Plata. La sua struttura economico-sociale'”,”AMLx-028-FSD”
“KOSSOK Manfred”,”La colonització espanyola d’Amèrica. Estudis comparatius.”,”‘Il Vicereame del Rio de la Plata. La sua struttura economico-sociale'”,”AMLx-029-FSD”
“KOSTERINA Nina”,”Diario, 1936-1941.”,”L’ autrice è morta durante la guerra. I libri letti e commentati da Nina Kosterina. “”(…) Un’ opera notevole ‘Nella folla’ (Sologub, ndr). Come nel ‘Klim Samgin’ e nella ‘Festa dell’ incoronazione’ di Tolstoj, vi si descrive la folla come una rozza bestia, capace di calpestare, uccidere, straziare addirittura per qualche miserabile mostacciolo. (…) Il soggetto del libro di Graves ‘Storia di un amore’ è molto interessante: la storia dell’ amor di Turgenev per Pauline Viardot Garcia, famosa cantante e artista, i suoi incontri e la sua amicizia con Merimée, Georges Sand, Flaubert, Zola. Ma il libro è scritto molto male. Come ha detto Gorkij di uno scrittore, “”ha fatto degli stracci con il velluto””. Anatole France ‘Gli dei hanno sete’. Scrittore potente ma non possono essere d’accordo con il suo modo di presentare la rivoluzione francese e i giacobini. Il mio scaffale storico si è arricchito di Mann, ‘La giovinezza di Enrico IV’. Romain Rolland ‘Jean Christophe’. Oh, qui bisognerebbe scrivere un intero trattato, pieno di entusiasmo, ma io non ho ancora potuto finire tutta l’ opera””. (pag 119)”,”RUSS-179″
” KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella a cura,”,”Rapporto sullo Stato dell’Unione Europea.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”EURE-037-FL”
” KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella a cura, Saggi di Elsa FORNERO Onorato CASTELLINO Nerina DIRINDIN Lucia VITALI Mauro VISAGGIO Maria COZZOLINO Rocco APRILE Stefano FASSINA Daniele PACE Massimo ROSTAGNO”,”Pensioni e risanamento della finanza pubblica.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003. Rocco Aprile è autore dell’ultima versione dei modelli di previsione del sistema pensionistico della Ragioneria Generale dello Stato; ha collaborato con la Ragioneria Generale dello Stato, il CER ed altri enti di ricerca sui temi inerenti la previdenza e l’invecchiamento demografico, è membro del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica. Onorato Castellino è professore di Economia dello sviluppo nell’Università di Torino. Maria Cozzolino è ricercatrice presso l’Istituto di Studi per la Programmazione Economica. Nerina Dirindin insegna Economia sanitaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Torino. Stefano Fassina ha collaborato con l’ISTAT, con il CER ed altri centri di ricerca sulle materie inerenti la previdenza e l’invecchiamento demografico. Attualmente svolge attività di consulenza presso la FINSIEL sui medesimi temi. Elsa Fornero è professore associato di Economia politica presso l’Università di Torino. Franco Modigliani è nato nel 1918 a Roma, dove nel 1939 si è laureato in Giurisprudenza. Nello stesso anno si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha studiato alla New School for Social Research di New York. Ha insegnato presso varie università americane e attualmente è professore emerito al Massachusetts Institute of Technology dove insegna dal 1962. Nel 1985 gli è stato conferito il Premio Nobel per l’economia. Daniele Pace è stato senior economist del CER e consigliere economico del Ministro Treu per la riforma previdenziale. Massimo Rostagno, già impegnato in attività di ricerca nel campo dell’economia e della politica monetaria, opera attualmente presso il Servizio Studi della Banca d’Italia, dove si occupa di finanza pubblica. Mauro Visaggio è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze economiche di Roma. Insegna Economia industriale nell’Università La Sapienza di Roma. Lucia Vitali è professore di Economia e finanza delle assicurazioni nell’Università La Sapienza di Roma. É membro del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica.”,”ITAS-031-FL”
“KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella, a cura”,”Rapporto sullo stato dell’Unione Europea 2002.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”EURE-066-FL”
“KOSTORIS-PADOA-SCHIOPPA Fiorella”,”Lessico dell’economia. Volume secondo.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”ECOT-205-FL”
“KOSTORIS-PADOA-SCHIOPPA Fiorella”,”Lessico dell’economia. Volume terzo.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”ECOT-206-FL”
“KOSZYK Kurt OBERMANN Karl a cura e annotazioni”,”Zeitgenossen von Marx und Engels. Augewählte Briefe aus dem Jahren 1844 bis 1852.”,”Collana ‘Quellen und Untersuchungen zur Geschichte der Deutschen und Osterreichischen Arbeiterbewegung’ a cura de IISG di Amsterdam, Direttore Prof. DE-JONG EDZ.”,”MADS-180″
“KOSZYK Kurt, collaborazione di Gerhard EISFELD”,”Die Presse der deutschen Sozialdemokratie. Eine Bibliographie von Kurt Koszyk unter Mitarbeit von Gerhard Eisfeld.”,”I. Grundzüge einer Geschichte der sozialdemokratischen Presse; II. Titelverzeichnis der sozialdemokratischen press 1863-1945; III. Veröffentlichungen über die sozialdemokratische Presse ‘In Namen des Vorstandes der Friedrich-Ebert-Stiftung herausgegeben von Fritz Heine”,”MGEx-201″
“KOSZYK Kurt”,”Deutsche Pressepolitik im Ersten Weltkrieg.”,”Wolff’s Telegraphen Bureau WTB”,”GERG-078″
“KOTEK Joël RIGOULOT Pierre”,”Il secolo dei campi. Detenzione, concentramento e sterminio: la tragedia del Novecento.”,”Contiene cartina dei campi di concentramento in Francia durante la prima guerra mondiale (pag 67) KOTEK insegna alla Libera università di Bruxelles. Si occupa di storia del Novecento, in particolare del problema dell’ antisemitismo e della Shoah. RIGOULOT, caporedattore di ‘Cahiers d’ histoire sociale’ è autore di libri inchiesta sul comunismo e sui suoi crimini tra cui ‘Il libro nero del comunismo’ (1998) e ‘L’ ultimo gulag’ (2001). Si parla anche dei campi della Terza Repubblica francese e di Vichy. Non si parla della repubblica di Weimar.”,”TEMx-026″
“KOTEL’NIKOVA Ljubov”,”Città e campagna nel Medioevo italiano. Mondo contadino e ceti urbani dal V al XV secolo.”,”KOTEL’NIKOVA Ljubov Kotel’nikova (Mosca, 1926) storica, è professoressa all’Istituto di storia universale dell’Accademia delle scienze dell’Urss. Ha scritto saggi di storia economica e sull’Italia. “”A nostro avviso è più urgente uno studio della città e della campagna nel Medioevo nel loro reciproco rapporto e nella reciproca influenza, nel senso sopra esposto. Proprio in Italia è impossibile comprendere le particolarità della storia contadina e urbana se questi due elementi vengono presi in esame separatamente, indipendentemente l’uno dall’altro. In Italia infatti la città, secondo una colorita definizione di Karl Marx (1818-1883), dominava sulla campagna non solo sfruttandola «economicamente, con i suoi prezzi di monopolio, il suo sistema fiscale, la sua organizzazione corporativa, la sua frode commerciale diretta e la sua usura», ma anche politicamente, poiché l’Italia è il paese in cui il feudalesimo «è stato spezzato da un eccezionale sviluppo delle città» (K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1974, l. III, p. 913). Ma come avvenne tutto ciò e in quale misura il ‘feudalesimo’ fu abbattuto? In Italia i contadini e i cittadini non era raggruppamenti sociali lontani l’uno dell’altro e relativamente privi di contatti nella realtà quotidiana, soprattutto nell’alto Medioevo. Per l’Italia sarebbe più giusto dire che «anche nell’alto Medioevo», per non parlare del periodo della fioritura del feudalesimo. Il contadino non si limitava ad andare in città per vendere al mercato parte dei prodotti ottenuti nel podere a lui affidato o nel suo proprio appezzamento, per comprare oggetti di uso quotidiano, il vestiario, il porcellino, il bue o l’asinello, ovvero, nel caso dell’affittuario, per mettere assieme la somma di denaro necessaria per pagare il canone in moneta al proprietario del podere. I contadini del circondario non di rado prendevano in conduzione un appezzamento di terreno arativo (ma più spesso si trattava di un un giardino o di un vigneto) dal vescovo o dall’abate del monastero delle città, dal notaio o dal giudice, dal medico o dal ricco artigiano o mercante. E il terreno, coltivato a giardino o a vigneto, spesso era situato nel territorio urbano o nelle immediate vicinanze delle città. A volte il contadino costruiva una casa nell’appezzamento o si trasferiva nell’edificio lì già esistente. In questo caso, anche se di tanto in tanto andava a rivedere i suoi campi (se non li aveva venduti o ceduti in affitto) e chiamava talvolta i suoi ex vicini ad aiutarlo nel nuovo lavoro, gradualmente ma ineluttabilmente, a causa della situazione di fatto, si accostava alla posizione del cittadino”” [Ljubov Kotel’nikova, ‘Città e campagna nel Medioevo italiano. Mondo contadino e ceti urbani dal V al XV secolo’, Roma, 1989, introduzione] (pag 12-13)”,”ITAG-109″
“KOTHEN Robert”,”Le socialisme.”,”KOTHEN Robert già autore di opere sul pensiero e l’azione dei cattolici. Cita vari brani di Marx tra cui: “”La bourgeoisie vit dans un état de guerre perpétuel; d’abord contre l’aristocratie, puis contre cette catégorie de la bourgeoisie dont les intérêts viennent en conflit avec le progrès de l’industrie, toujours enfin, contre la bourgeoisie des pays étrangers. Dans toutes ces luttes, elle se voit forcée de faire appel au prolétariat, d’user de son concours et de l’entraîner dans le mouvement politique, en sorte que la bourgeoisie fournit aux prolétaires les éléments de sa proprie éducation politique et sociale, c’est-à-dire des armes contre elle-même. “”De plus, des fractions entières de la classe dominante sont précipitées dans le prolétariat… Enfin, au moment où la lutte des classes approche l’heure décisive, le procès de dissolution de la classe régnante, de la société tout entière, prend un caractère si violent et si âpre qu’une partie de la classe régnante s’en détache et se rallie à la classe révolutionnaire, à la classe qui représente l’avenir. De même que jadis une partie de la noblesse se rangea du côté de la bourgeoisie, de nos jours, une partie de la bourgeoisie fait cause commune avec le prolétariat.”” “”De toutes les classes qui, à l’heure présente, se trouvent face à face avec la bourgeoisie, le prolétariat seul est la classe vraiment révolutionnaire. Les autres classes périclitent et périssent avec la grande industrie; le prolétariat, au contraire, est son produit tout spécial.”” (pag 108-109) [Marx] [in Robert Kothen, Le socialisme, 1946]”,”SOCx-223″
“KOTKIN Stephen”,”Magnetic Mountain. Stalinism as a Civilization.”,”Stephen Kotkin is Associate Professor of History at Princeton University. Maps, Photographs, Illustrations and Tables, Acknowledgments, USSR Organizational Structure, 1930s, Note on Translation, Introduction: Understanding the Russian Revolution, Afterword: Stalinism as a Civilization, Note on Sources, Notes, Select Bibliography, Photograph Credits, Index,”,”RUSU-105-FL”
“KOTT Jan”,”Shakespeare nostro contemporaneo.”,”KOTT Jan è nato nel 1912 professore di lettere all’ Università di Varsavia critico teatrale e saggista impegnato nella battaglia degli intellettuali polacchi contro il realismo socialista. Ha contribuito alla traduzione del teatro di Jean-Paul Sartre in polacco.”,”VARx-331″
“KOUDRIAVTSEV A. MOURAVIEVA L. SIVOLAP-KAFTANOVA I.”,”Séjours de Lenine en Suisse.”,”Biblioteca della Società di Lettura di Ginevra (foto 57) Annuncio della conferenza di Lenin: ‘La guerra in Europa e il socialismo’ 2 ottobre 1914, Maison du Peuple. (pag 94) “”En mars 1915, une Conférence socialiste internationale des femmes se tint à Berne: Kroupskaïa, Kamenskaïa, Armand, Ravitch et d’autres avaient partecipé à son organisation. Le rapport de Clara Zetkin, présidente du Bureau international des femmes socialistes, était discuté. L’oratrice évoqua l’action des femmes socialistes en faveur de la paix. Quelques jours après, le C.C. du P.O.S.D.R. avaint envoyé ses représentants à une Conférence socialiste internationale de la jeunesse à Berne qui examina les tâches des organisations des jeunes pendant la guerre. Les délégations du parti à ces deux conférences travaillaient sous la direction de Lénine. On lut et discuta, dans les salles des réunions de la Maison du peuple de Berne, des projets de résolutions rédigés par Lénine sur les moyens de combattre la guerre et l’opportunisme international. La première action pratique du combat de la social-démocratie révolutionnaire à l’échelle internationale contre la guerre impérialiste, la Conférence socialiste de Zimmerwald, est étroitement liée au nom de Lénine. Elle fut convoquée sur l’initiative des socialistes italiens et suisses du 5 au 8 septembre 1915. Lénine, qui attachait une grande importance à cette conférence, fit au préalable un immense travail préparatoire, correspondant avec les socialistes de gauche de nombreux paysd’Europe pour élaborer une déclaration commune, leur expliquer la position du Parti bolchévik et assurer la cohésion des socialistes de gauche sur des positions révolutionnaires contre les social-chauvins edt les centriste. “”Les opportunistes, écrivait Lénine, sont un mal patent. Le “”centre”” allemand, Kautsky en tête, est un mal insidieux, fardé avec diplomatie, qui obstrue les yeux, l’esprit et la conscience des ouvriers, dangereux par dessus-tout. Notre Tâche à présent consiste à mener une lutte absolue et déclarée contre l’opportunisme international et ceux qui le camouflent (Kautsky)””.”” (pag 54-55)”,”LENS-174″
“KOUDRIAVTSEV A. MOURAVIEVA L. SIVOLAP-KAFTANOVA I.”,”Séjours de Lenine en Suisse.”,”””Le Bureau de la gauche de Zimmerwald, avec à sa tête Lénine, fut formé pendant la conférence. La gauche de Zimmerwald comptait les représentants des organisations ainsi que des personnalités isolées comme Höglund, Nerman, Platten, Borchardt. Après la conférence, elle entreprit un grand travail pour continuer l’organisation des socialistes internationalistes d’Europe et d’Amérique, ralliant les forces pour la future III° Internationale. Lénine prit part à la formatin de l’organe théorique de la gauche, ‘Vorbote’ (dont les éditeurs officiels étaient H. Roland Holst et A. Pannekoek). Pour assurer la diffusion de la revue, Lénine organisa sa traduction en francais. Il partecipa à la discussion théorique qui se développa dans les colonnes de la revue entre les zimmerwaldiens de gauche sur la question du droit de nations à disposer d’elles-mêmes et sur le mot d’ordre du “”désarmement””. Le premier numéro de la revue contenait un article de Lénine: ‘L’opportunisme et la faillite de la IIe Internationale'””. (pag 55-56)”,”LEND-604″
“KOULAKSSIS Ahmed”,”Le Parti Socialiste et l’Afrique du Nord. De Jaures à Blum.”,”Socialismo e colonialismo prima della 1° GM, la SFIO e le sue radici, atteggiamento socialisti su espansione coloniale, ruolo della 2° Internazionale, 1° dopoguerra 3° internazionale, Q Africa del Nord, il dopo Tours scissione nel cartello delle sinistre, azione di Moutet, Fronte popolare e l’Africa del Nord. L’A è Maitres de conferences d’histoire contemporaine alla IUT (Univ Francois-Rabelais di Tours. E’ coautore con Gilbert MEYNIER di ‘L’Enir Khaled, premier Za’im? Identité algerienne et colonialisme francais’, L’ HARMATTAN, PARIS, 1987.”,”FRAP-016″
“KOUROÏEDOV Vladimir”,”L’Eglise et la religion en URSS.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-006-FAP”
“KOUVELAKIS Stathis”,”Filosofia e rivoluzione. Da Kant a Marx.”,”In apertura: ‘Alla memoria di Niko Poulantzas’ ‘La rivoluzione è una e indivisibile’ (H. Heine) Stathis Kouvelakis insegna filosofia al Kings College di Londra. E’ coeditore del ‘Dictionnaire Marx Contemporain’ Contiene tra l’altro: Capitolo 4. Friedrich Engels, 1842-1845. Alla scoperta del proletariato (pag 257-) Capitolo 5. Karl Marx, 1842-1844. Dallo spazio pubblico alla democrazia rivoluzionaria (pag 353-)”,”TEOC-168-FF”
“KOVACS Marika FRAYSSE Liliane”,”L’ octobre hongrois de 1956. La révolution de Conseils. Récits et souvenirs de Marika.”,”Engels. La rivoluzione permanente ungherese. Ungheria. “”La révolution hongroise est suivie avec passion dans toute l’ Europe révolutionnaire (France, Prusse, Italie, Autriche, Pologne…). Engels, dans la Nouvelle Gazette rhénane parle à son propos de “”révolution permanente””. Et le 19 mai 1849, dans la même revue il ajoute encore: ‘Ainsi la guerre des Magyars a bientôt perdu le caractère national qu’elle avait au début, pour prendre définitivament un caractére européen, précisament par sa démarche en apparence la plus nationale, la déclaration d’indépendance de la Hongrie. En devenant européenne, la guerre de Hongrie entre en action réciproque avec tous les autres facteurs du mouvement européen. Sa démarche ne fait pas seulement sentir ses effets en Allemagne, mais aussi en France et en Angleterre…””. (pag 32-33) Lettera di Lassalle a Marx del 14 ottobre 1849 sulle possibilità rivoluzionarie dell’ Ungheria. (idem) “”La circulaire de mars 1850 du bureau centrale de la Ligue des Communistes pose la nécessité de “”l’ organisation autonome du parti du prolétariat”” et “”son cris de guerre doit être: la révolution en permanence””: Trotsky, en reprenant plus tard ce texte, écrit dans Bilan et Perspectives:”” (sulla tattica indipendente di classe del proletariato e non l’ unanimità della nazione può risolvere la questione dell’ emancipazione politica e far vincere la rivoluzione) (pag 33) Euro 14.5″,”MUNx-048″
“KOVAL L.M.”,”V.I. Nevskij, direttore della biblioteca di Lenin. (in russo)”,”Il libro è dedicato a V.I. Nevskij (Nevskiy, Nevsky) (1878-1937), storico russo e ottavo direttore della Biblioteca di Stato dell’Urss (ora biblioteca di stato russa) . Nel libro per la prima volta vengono presentati i materiali dell’archivio di famiglia Nevskij e anche i documenti di altri archivi. Questa è la seconda edizione del libro in cui sono state aggiunte le memorie di sua moglie; della figlia e del nipote”,”RIRB-134″
“KOVALEV Vladimir”,”Il Kovalev. Dizionario Russo Italiano. Italiano Russo.”,”Vladimir Kovalev,”,”VARx-253-FL”
“KOVALEVSKY Pierre”,”Manuel d’ Histoire Russe. Etude critique des sources et exposé historique d’apres les recherches les plus recentes.”,”KOVALEVSKY Pierre è dottore all’ Università di Parigi, incaricato anziano del Corso presso la facoltà di lettere russe all’ Università di Parigi. “”La vera scienza della storia, è di rimarcare in ogni epoca le tendenze nascoste che hanno preparato i grandi avvenimenti”” (Bossuet) “”La riforma finanziaria è realizzata sotto l’ impulso di Speransky da Georges Kankrine, tedesco entrato al servizio della Russia nel 1800 e nominato ministro delle finanze nel 1823. Le spese militari dell’ inizio secolo avevano minato la situazione del Tesoro; il ricorso alle emissioni di assegnati aveva provocato la caduta continua del rublo di carta. Kankrine costituisce una solida riserva d’oro, emette dei Buoni del Tesoro e dei biglietti titolati in argento; procede nel 1843 al riacquisto di tutti gli assegnati al corso di 350 rubli di carta per 100 di metallo. La riforma condotta con abilità e prudenza, consolida il Tesoro”” (pag 264).”,”RUSx-069″
“KOVALEWSKY Maxime”,”Le régime économique de la Russie.”,”””Delle 827 fabbriche che funzionano nel governatorato di Varsavia e impiegano 53.324 operai, 74 solamente ammettono il lavoro notturno. Quanto alla provincia di Petrokovsk, ove sono situate i due principali centri manufatturieri della Polonia, Lodz e Sosnovizi, il lavoro di notte è praticamente quasi cessato. Non diversamente nelle province russe e in particolare in quelle del centro, quali Mosca, Tver, Vladimir, ecc.. Eccezion fatta per i primi anni 1880, la diminuzione del lavoro notturno si è prodotta a seguito di una crisi prolungata (…)””. (pag 215)”,”RUSx-108″
“KOVALIOV S.I.”,”Storia di Roma. I. La Repubblica.”,”””Il non essere intervenuti a mano armata nell’ assedio di Sagunto fu un errore dei Romani che (come spesso fanno gli storici moderni) non può essere giustificato dal fatto che nel 219 entrambi i consoli erano impegnati nell’ Illiria: la questione spagnola era troppo importante ed il senato romano doveva, a qualsiasi prezzo, inviare grosse forze in aiuto di Sagunto. Se ciò fosse stato fatto, la guerra con Annibale avrebbe avuto un corso diverso, poiché questi, impegnato in Spagna fin dall’ inizio, non avrebbe potuto compiere la spedizione in Italia. L’ errore del senato, oltre che dalla solita lentezza nel prendere decisioni, può essere spiegato dalla mancanza di buone informazioni sugli affari spagnoli e sui piani di Annibale. Probabilmente i Romani speravano di poter terminare la guerra illirica prima della caduta di Sagunto””. (pag 222)”,”STAx-093″
“KOVALIOV S.I.”,”Storia di Roma. I. La Repubblica.”,”””Il non essere intervenuti a mano armata nell’ assedio di Sagunto fu un errore dei Romani che (come spesso fanno gli storici moderni) non può essere giustificato dal fatto che nel 219 entrambi i consoli erano impegnati nell’ Illiria: la questione spagnola era troppo importante ed il senato romano doveva, a qualsiasi prezzo, inviare grosse forze in aiuto di Sagunto. Se ciò fosse stato fatto, la guerra con Annibale avrebbe avuto un corso diverso, poiché questi, impegnato in Spagna fin dall’ inizio, non avrebbe potuto compiere la spedizione in Italia. L’ errore del senato, oltre che dalla solita lentezza nel prendere decisioni, può essere spiegato dalla mancanza di buone informazioni sugli affari spagnoli e sui piani di Annibale. Probabilmente i Romani speravano di poter terminare la guerra illirica prima della caduta di Sagunto””. (pag 222)”,”STAx-007-FC”
“KOVESHNIKOV Eugueni PUGACHOV Boris”,”Breve historia del socialismo da la utopía a la realidad.”,”KOVESHNIKOV Eugueni (1941), laureato facoltà di diritto Università di Mosca. PUGACHOV Boris (1940) laureato facoltà di diritto Università di Mosca. L’esperimento di Owen, la fondazione di ‘Nuova Germania’ in America. “”Además de hacer una activa propaganda de sus puntos de vista, Robert Owen intentó aplicarlos en la prática. En 1824 arribó a los EE.UU., gastó casi toda su fortuna en la compra de un poblado y de una parcela de tierra y, junto con 800 seguidores suyos, en mayo de 1825 organizó la comuna “”Nueva Alemania””. La precipitación con que se pasódel principio de distribución con arreglo al trabajo a la “”plena igualdad””, fue una de las causas de que fracasara el experimento. De hecho, a los dos años “”Nueva Alemania”” dejó de existir.”” (pag 32) Socialismo inglese e comunismo francese. “”En los años 20-30 del siglo pasado en las lenguas de muchos pueblos apareció el término de “”socialismo””, introducido en Inglaterra por los owenistas, y el de “”comunismo””, empleado por primera vez en los años treinta de ese siglo por los utopistas franceses.”” (pag 33)”,”SOCx-154″
“KOWALIK Tadeusz”,”Rosa Luxemburg. Il pensiero economico.”,”KOWALIK Tadeusz”,”LUXS-051″
“KOWALSKI Ronald”,”The Russian Revolution, 1917-1921.”,”KOWALSKI Ronald è senior Lecturer in Russian History al Worcester College of Higher Education, Worcester.”,”RIRO-335″
“KOYRE’ Alexandre”,”Dal mondo chiuso all’universo infinito.”,”A. Koiré, nato in Russia, a Taganrog, nel 1892 è morto nel 1964. Dal 1930 è stato direttore di studi presso la Ecole pratique des Hautes Etudes a Parigi.”,”SCIx-137-FF”
“KRACAUER Siegfried”,”Saggi di sociologia critica.”,”Siegfried Kracauer nacque a Francoforte sul Meno nel 1889 Nel 1918 conobbe Adorno col quale stabilì un’amicizia durata tutta la vita e assai feconda per entrambi. Prima di dedicarsi interamente alla filosofia Kracauer studiò architettura a Berlino e a Monaco ed esercitò anche il mestiere di architetto. Su consiglio di Georg Simmel abbandonò una professione scelta senza entusiasmo ed entrò come redattore nel supplemento letterario della Frankfurter Allgemeine Zeitung rimanendovi dal 1920 al 1933. Con l’avvento del nazismo Kracauer emigrò in Francia e, dal 1940, negli Stati Uniti. Siegfried Kracauer è morto a New York nel 1969.”,”TEOS-102-FL”
“KRACAUER Siegfried”,”Jacques Offenbach e la Parigi del suo tempo.”,”Nato a Francoforte sul Meno nel 1894, S. Kracauer è considerato una personalità interessante della cultura tedesca durante la Repubblica di Weimar. Fu amico stretto di Adorno, che conobbe nel 1918, e che nel 1964 gli dedicò un saggio. Studiò architettura, ma abbandonò ben presto la professione per entrare nella redazione del supplemento culturale della “”Frankfurter Zeitung””, dove divenne uno dei più quotati commentatori, un cronista penetrante e a volte sferzante dei mutamenti sociali e culturali della Germania avviata verso la catastrofe nazista. Nel 1933 emigrò in Francia, che nel 1940 lasciò per l’America. Qui su commissione della Guggenheim Foundation preparò e pubblicò il noto catalogo ‘Cinema tedesco. Dal “”Gabinetto del dottor Caligari”” a Hitler (1918-1933). E’ morton a New York nel 1966. Jacques Offenbach, nato Jakob Levy Eberscht, è stato un compositore e violoncellista tedesco naturalizzato francese. È considerato il padre dell’operetta e uno dei più autorevoli compositori di musica popolare nell’Europa del diciannovesimo secolo1. Offenbach scrisse almeno 100 operette, alcune delle quali furono molto popolari allora e continuano a esserlo ancora oggi. Le migliori di queste combinano la satira politica e culturale con l’arguzia della “grande opera”. Fra i lavori per i quali è ricordato vi sono “Orfeo all’inferno,” “La bella Elena,” “La Vie Parisienne,” “La Grande-duchesse de Gerolstein,” “Barba Blu,” e “”La Périchole””1. Recentemente, l’opera buffa “La vie Parisienne,” composta nel 1866, è stata rappresentata nella sua versione integrale a Parigi2. Inoltre, al Teatro La Fenice di Venezia, “Les Contes d’Hoffmann” di Offenbach ha inaugurato la Stagione lirica 2023-24, in un nuovo allestimento con la regia di Damiano Michieletto e la direzione musicale di Frédéric Chaslin3. (copil.)”,”BIOx-044-FSD”
“KRADER Lawrence a cura; estratti di Karl MARX su MORGAN PHEAR MAINE LUBBOCK relazione di ENGELS a MARX su MORGAN”,”The Ethnological Notebooks of Karl Marx. Studies of Morgan Phear Maine Lubbock.”,”Estratti di MARX su MORGAN, PHEAR, MAINE, LUBBOCK, comunità, collettivismo, individualismo, relazione di ENGELS a MARX su MORGAN”,”MADS-197″
“KRADER Lawrence”,”Evoluzione, rivoluzione e Stato: Marx e il pensiero etnologico. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”L’individuo è visto da Carlyle il primo motore della storia, su cui egli edifica il culto dell’individuo”” (pag 224) “”Marx, Lineamenti, p. 30: “”La società borghese è l’organizzazione storica più sviluppata e differenziata della produzione”” (pag 244) “”Marx fece propria la tesi evoluzionistica non perché questa guardasse alla storia naturale alla luce della storia umana, ma, al contrario, perché la sua applicazione rende possibile sussumere la storia umana nella storia naturale, dando così fondamento alla teoria materialistica, e postulare la storia naturale come un momento della storia umana (1). L’idea dell’evoluzione umana come parte dell’evoluzione universale, e quindi come parte della nostra storia umana interna, ma di quella storia che sfugge al nostro controllo come la storia che non è fatta da noi, fu accolta da E.B. Tylor, John Lubbock, L.H. Morgan, J.B. Phear, e, marginalmente, da H. S. Maine; M.M. Kovalevskij fu collegato tanto al movimento darwiniano che a quello derivato da Maine (2). Secondo Hegel la natura aveva con l’umanità un rapporto insieme diretto ed esterno (3), mentre nella scuola evoluzionista il rapporto era diretto ma non esterno; i rapporti pratici e quelli teorici non si differenziano in questo caso. Rivolgendosi alla scuola di etnologia evoluzionistica Marx volse le spalle alla teoria hegeliana della natura da una parte, e alla posizione degli etnologi non evoluzionisti dall’altra (4)”” [Lawrence Krader, Evoluzione, rivoluzione e Stato: Marx e il pensiero etnologico, (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(1) Darwin sviluppò il suo modello di storia naturale d’accordo con la dottrina sociale di Thomas Malthus: Darwin, ‘Origin’, cit., cap. 3; ma si veda anche il suo ‘Descent of Man’, 1871, parte I cap. 2; (2) Cfr Krader, ‘Marx’ Ethnological Notebooks’, cit. Le opere da cui Marx trasse estratti sono: L.H. Morgan, Ancient Society, New York, 1877, J.B. Phear, The Aryan Village in India and Ceylon, London, 1880, H.S. Maine, Lectures on the Early History of Institutions, London, 1875, J. Lubbock, ‘The Origin of Civilisation, London, 1870; (3) G.W.F. Hegel, Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften, 1830, § 245; (4) Marx su Adolph Bastian, nella lettera a Engels del 12 dicembre 1860 (in ‘Opere’, cit., vol 41, p 145] (pag 228)”,”MADS-671″
“KRAFFT VON DELLMENSINGEN Konrad, a cura di Gianni PIEROPAN”,”1917, lo sfondamento dell’Isonzo.”,”[‘Per l’offensiva sull’Isonzo la massa di truppe presenti costituiva il meglio di cui i comandi supremi germanico e austro-ungarico potessero all’uopo disporre: si trattava d’uno strumento bellico incomparabilmente affilato, resistente e malleabile, al quale fu possibile dare in gran parte anche un’adeguata preparazione. Fin dall’inizio ciò diede agli alti comandi un’incrollabile fiducia; ed infatti i comandi dipendenti e le truppe superarono nei fatti, e di gran lunga, le aspettative in esse riposte. La loro qualità seppe controbilanciare grandemente il fattore numerico, relativamente modesto: proprio qui si trova la prima e importante chiave del successo. Gli italiani che si trovarono di fronte agli austro-tedeschi erano certamente inferiori ad essi in quanto a solidità, voglia di combattere, abilità ed esperienza nel combattimento. In parte ciò si spiegava nella diversità di razza, nelle antiche esperienze storiche di tutte le lotte fra Germanici e Romani, da quando la romanità originariamente superiore e di estrazione nordica, nell’estendersi e nel mescolarsi dei popoli gloriosamente sottomessi, era andata a farsi benedire. I latini hanno ancora nel sangue, in generale, il senso di questa loro inferiorità in combattimento nei confronti dei ceppi germanici. Oltretutto emersero le particolari condizioni nelle quali il popolo italiano, che pure era pervaso di grande amor di patria, era stato trascinato in guerra, come del resto già abbiamo esposto’ (pag 364-365). Konrad von Dellmensingen, generale l’artiglieria, nato in alta Baviera nel 1862, è vissuto fino al 1953. Nell’imminente ostilità fra Italia e Austria-Ungheria è incaricato di costituire l’Alpenkorps, alla cui testa scende in Alto Adige il 25 maggio 1915. Assunto nel febbraio 1917 l’incarico di Capo di Stato Maggiore del gruppo d’armata dipendente dal duca di Württemberg, il generale Krafft, in settembre viene inviato in ricognizione sul fronte italiano nel quadro d’un possibile intervento tedesco a favore dell’Austria-Ungheria, la cui situazione militare si era fatta molto preoccupante dopo la battaglia della Bainsizza. Dal rapporto che lui stesso illustra allo Stato Maggiore germanico nasce la decisione che porterà alla battaglia di Caporetto]”,”QMIP-006-FL”
“KRAHL Hans-Jürgen”,”Costituzione e lotta di classe.”,”””Le leggi di natura dello sviluppo capitalistico, la produzione di plusvalore che pone e determina lo scopo dispiegano questa contraddizione attraverso le catastrofi naturali economiche, le crisi, come tendenza alla concentrazione e alla centralizzazione del capitale. Il capitale monopolistico rappresenta una qualità veramente nuova della socializzazione del capitale. Per Marx ed Engels, la forma imprenditoriale della società per azioni è il termine naturale del capitale, prima forma fenomenica, per così dire, dell’organizzazione del capitale monopolistico. Insieme alla traduzione tecnologica in un sistema di macchine, in capitale fisso, essa indica una qualità di socializzazione della relazioni economiche che rende oggettivamente possibile la libera associazione dei produttori immediati, la forma di produzione socialista (2). Con la concentrazione monopolistica del capitale si manifesta apertamente il carattere «in sé» sociale del modo capitalistico di produzione, la contraddizione fra la tendenza alla socializzazione e il limite del capitale stesso, la proprietà privata. In base a questo processo, il concetto e l’esistenza della situazione di classe della borghesia e del proletariato subiscono una trasformazione decisiva. La forma imprenditoriale della società per azioni trasforma il «capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e i proprietari di capitale in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari» (3)”” [Hans-Jürgen, ‘Costituzione e lotta di classe’, Milano, 1973] [(2) «Il capitale, che si fonda per se stesso su un modo di sociale di produzione e presuppone una concentrazione sociale dei mezzi di produzione e delle forze lavoro, acquista qui direttamente la forma di capitale sociale (capitale di individui direttamente associati) contrapposto al capitale privato, e le sue imprese si presentano come imprese sociali contrapposte alle imprese private. E’ la soppressione del capitale come proprietà privata nell’ambito del modo di produzione capitalistico stesso», ‘Il Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1970, vol. III, t. 2, p. 122]; (3) Ibidem] (pag 381)”,”TEOC-739″
“KRAILSHEIMER Alban”,”Pascal.”,”””L’influenza del Montaigne sul Pascal fu profonda e vasta, né certo tutta negativa; ma bisogna sottolineare che per il Pascal, come per il Cartesio, il Montaigne era soltanto l’esponente supremo dello scetticismo. L’empirismo senz’illusioni, l’umano liberalismo, il reale coraggio personale che il lettore moderno apprezza nel Montaigne, erano totalmente eclissati, nel Seicento, dallo scetticismo e dal fideismo di cui era un così seducente portavoce. Il Pascal e il Cartesio avevano indubbiamente ragione, dal loro punto di vista, e diversi com’erano l’uno dall’altro, di riconoscere profondamente sovversiva l’influenza del Montaigne sui cuori di uomini superficiali e beneducati. Quanto a Epitteto, il suo breve ‘Manuale’ di non più di trenta o quaranta pagine nelle traduzioni francesi del tempo, e di massima semplicità, era il manuale ideale per quelli di tempra più eroica, e offriva un’esposizione di stoicismo pratico, assai più concisa di quella che si poteva trovare, per esempio, in Cicerone o in Seneca, per quanto questi autori fossero stati tanto universalmente esaltati nel Cinquecento.”” (pag 38-39) Krailsheimer lavora all’Istituto universitario di Christ Church a Oxford”,”BIOx-270″
“KRAILSHEIMER Alban”,”Pascal.”,”Krailsheimer lavora all’Istituto universitario di Christ Church a Oxford L’interpretazone del cristianesimo esposta da Pascal nei ‘Pensieri’ è integrata in un quadro della vita quotidiana che resta di grandissimo interesse anche oggi. Dopo la conversione di Pascal la propria attività acquistò un senso religioso”,”FILx-040-FV”
“KRAISKI Giorgio a cura; GORKIJ ZDANOV SKLOVSKIJ FEFER EHRENBURG KOKCOV FADEEV OLESA BABEL RADEK BUCHARIN SURKOV PASTERNAK BEDNYJ ASEEV”,”Rivoluzione e letteratura. Il dibattito al 1° congresso degli scrittori sovietici. (1934)”,”Relazione di Radek: ‘La letteratura mondiale contemporanea e i compiti dell’arte proletaria (pag 118-187) Relazione di Bucharin: ‘La poesia, la poetica e i compiti della creazione poetica nell’Urss (pag 209-265) Marx “”Una volta Karl Marx, nel farsi beffe dell’economia politica borghese …. finire (pag 254-255) (Bucharin, vedi sopra)”,”RUSU-012-FV”
“KRAL Helmut”,”Streik auf den Helgen. Die gewerkschaftlichen Kämpfe der deutschen Werftarbeiter vor dem ersten Weltkrieg.”,”Si parla del movimento degli scioperi del 1905 da Brema a Rostock, dello sciopero di massa e della ‘diplomazia’ del riformismo. (pag 83-99)”,”MGEx-164″
“KRANZBERG Melvin GIES Joseph, a cura di G. CANAVESE U. LIVINI”,”Breve storia del lavoro. L’ organizzazione del lavoro umano nel suo processo evolutivo.”,”KRANZBERG ha insegnato alla Harvard University e poi al George Institute of Technology. E’ stato Direttore del periodico ‘Technology and Culture’. GIES è storico e autore di alcuni libri. “”Frederick Herzberg, un importante psicologo industriale, ha identificato cinque fattori che egli ritiene di grande importanza per determinare la soddisfazione sul lavoro – la realizzazione, il riconoscimento, i contenuti stessi del lavoro, la responsabilità e lo sviluppo – e ha formulato una “”teoria della motivazione e dell’ igiene””, mirante a rieducare, sia la direzione sia i lavoratori, al rispetto di questi “”fattori motivanti”” che consentirebbero di ottenere una maggiore soddisfazione del lavoratore e un utilizzo più umano della forza-lavoro”” (pag 187)”,”CONx-093″
“KRANZBERG Melvin GIES Joseph, a cura di Giuliano CANAVESE Umberto LIVINI”,”Breve storia del lavoro. L’organizzazione del lavoro umano nel suo processo evolutivo.”,”Melvin Kranzbergha insegnato alla Harvard University e poi al George Institute of Technology. E’ stato Direttore del periodico ‘Technology and Culture’. Joseph Gies è storico e autore di alcuni libri. Divisione ‘eterogenea’ del lavoro. “”La linea di assemblaggio aumentò l’importanza della divisione del lavoro, o meglio, dell’organizzazione dell’intero processo lavorativo. La linea di assemblaggio dello chassis di un’automobile illustra ciò che Karl Marx chiamò la divisione «eterogenea» del lavoro, dove parti aventi in sé un certo grado di compiutezza sono adattate ad altre parti aventi un’analoga caratteristica. La descrizione di Adam Smith di una fabbrica di spilli mostra quella che è stata chiamata la divisione «organica» del lavoro in cui cioè lo stesso oggetto è gradualmente trasformato attraverso una successione di diverse operazioni”” (pag 115)”,”CONx-010-FV”
“KRASNOV Ivan WIEGAND Karl H. WILLIAMS Albert Rhys EINSTEIN Albert HARD William REED John McBRIDE Isaac FOSTER William Z. DEBS Eugene V. KELLER Helen KLEMPERER George REEVE BLOOR Ella STEFFENS Lincoln, BULLITT William C., HAMMER Armand I., BRYANT Louise, MINOR Robert, WARD Harry F., FREEMAN Harry, DAVIS Jerome, SMITH Jessica, LENIN V.I., TRAVIN Pyotr, FONER Philip S, KRYUKOV Nikolay, BYNNER Witter, DUNN Robert W., APTHEKER Herbert, ROBESON Paul, DU-BOIS W.E.B., DOMINGO W.A., McKAY Claude, HALL Gus, PARSONS Howard, EATON Cyrus S., LAWSON John Howard, NERUDA Pablo, HUGHES Langston, WRIGHT Richard, BROOKS Edwin, scritti e articoli”,”Lenin’s impact on the United States.”,”Articoli di KRASNOV Ivan WIEGAND Karl H. WILLIAMS Albert Rhys EINSTEIN Albert HARD William REED John McBRIDE Isaac FOSTER William Z. DEBS Eugene V. KELLER Helen KLEMPERER George REEVE BLOOR Ella STEFFENS Lincoln, BULLITT William C., HAMMER Armand I., BRYANT Louise, MINOR Robert, WARD Harry F., FREEMAN Harry, DAVIS Jerome, SMITH Jessica, LENIN V.I., TRAVIN Pyotr, FONER Philip S, KRYUKOV Nikolay, BYNNER Witter, DUNN Robert W., APTHEKER Herbert, ROBESON Paul, DU-BOIS W.E.B., DOMINGO W.A., McKAY Claude, HALL Gus, PARSONS Howard, EATON Cyrus S., LAWSON John Howard, NERUDA Pablo, HUGHES Langston, WRIGHT Richard, BROOKS Edwin”,”LENS-311″
“KRASUCKI Henri”,”Syndicats et socialisme.”,”KRASUCKI Henri segretario della CGT è direttore del suo settimanale Vie Ouvriere.”,”MFRx-293″
“KRASUCKI Henri”,”Syndicats et lutte de classes.”,”KRASUCKI Henri segretario della CGT è direttore del suo settimanale Vie Ouvriere.”,”MFRx-294″
“KRASUCKI Henri”,”Syndicats et Socialisme.”,”Henri Krasucki, secrétaire de la C.G.T. directeur de son hebdomadaire, la Vie Ouvrière, exprime ici ses réflexions qui traduisent la position de la grande centrale ouvrière. Contiene dedica manoscritta dell’autore”,”PCFx-009-FL”
“KRÄTKE Michael MILIOS Jannis VOLLGRAF Carl-Erich MELIS François BEHRENS Diethard FINESCHI Roberto DRISCHLER William Frederick LIBRETTI Giovanni KOPF Eike GIRSCHNER Christian STAMATIS Georg SOLDANI Franco MIYAKAWA Akira RENXIANG Jiang CHUNG Moon-Gil”,”Geschichtserkenntnis und kritische Ökonomie. Marx über zyklische Krisen – Volksausgaben des ‘Kapital’ von Kautskys und IMEL – 150 Jahre “”Neue Rheinische Zeitung”” – Zu Marzx’ Auseinandersetzung mit John Locke – Marx’ Concept of Secret Diplomacy – ‘Geschichtsbegriff’ in der marxistischen Debatte Italiens – Japanische Forschungen zu Buch III des ‘Kapital’ – Marx-Engels-Forschung und -Edition in China und Süd-Korea.”,”scritti di KRÄTKE Michael MILIOS Jannis VOLLGRAF Carl-Erich MELIS François BEHRENS Diethard FINESCHI Roberto DRISCHLER William Frederick LIBRETTI Giovanni KOPF Eike GIRSCHNER Christian STAMATIS Georg SOLDANI Franco MIYAKAWA Akira RENXIANG Jiang CHUNG Moon-Gil”,”MADS-681″
“KRÄTKE Michael R. OMURA Izumi MAZZONE Alessandro VASINA Ljudmila HAYASAKA Keizo VOLLGRAF Carl-Enrich FIEHLER Fritz BENSCH Hans-Georg ECONOMAKIS George E. KRÜGER Peter FINESCHI Roberto HECKER Rolf HOFF Jan CHUNG Moon-Gil”,”Neue Texte, neue Fragen Zur ‘Kapital’-Edition in der Mega.”,”Saggi in tedesco salvo un paio in inglese”,”MADS-731″
“KRAUS Karl, edizione italiana a cura di Ernesto BRAUN e Mario CARPITELLA”,”Gli ultimi giorni dell’umanità. Tragedia in cinque atti con preludio ed epilogo.”,”””La complessità e la lunghezza di questo testo hanno ovviamente rappresentato sempre un serio ostacolo alla sua traduzione in lingua straniera. L’unica traduzione completa apparsa prima di questa è quella in ceco ad opera di Jan Münzer, Praga, 1933. Una traduzione inglese dell’opera, ridotta a circa un quarto dell’originale, a cura di A. Gode e di S.E. Wright è stata pubblicata a New York nel 1974. La presente traduzione italiana dell’opera integrale ha il valore di una scommessa. Ciò risulterà chiaro a chi rifletta che tutte le opere di Kraus, e questa in particolare, sono creazioni di un linguista indignato, che vive nel profondo la sua sofferenza-insofferenza dell’abuso della lingua a tutti i livelli della vita civile, che avverte nel disordine linguistico un sintomo, anzi una causa delle aberrazioni di una società la cui grammatica morale e politica, dall’ortografia alla sintassi, è fuori squadra”” (pag 3, nota dei curatori) “”Si sono illusi di conquistare il mercato internazionale – lo scopo per il quale sono nati – con un’armatura da cavaliere: ora devono accontentarsi di un affare ben peggiore: venderla al mercato delle pulci. In questo clima si provi a parlar loro di guerra! E c’è da temere che anche un futuro generato dai lombi di un presente così selvaggio, nonostante la maggior distanza, sia privo di una maggior forza di comprensione. Malgrado ciò, una confessione così totale della colpa di appartenere a questa umanità dev’essere bene accetta da qualche parte e primo o poi di qualche utilità. E “”poiché ancora son gli spiriti in tumulto””, per il supremo giudizio sopra le macerie sia invocato il messaggio di Orazio al rinnovatore: (3) “”Fate che al mondo ancora ignaro io dica / tutto ciò come accadde: e così udrete / azioni sanguinose e innaturali, / e casuali giudizi e un cieco uccidere: / morti da forza e astuzia provocate / e piani che, falliti, poi ricaddero / su chi li escogitò: io tutto questo / in verità posso narrare.”””” (premessa dell’autore) (pag 10-11) (3) traduzione, come il verso della riga precedente, di parte del discorso di Orazio nell’Amleto di Shakespeare (atto V, scena 2, vv. 366-73) Nato in Boemia, nel 1874, Kraus visse fin dalla prima infanzia a Vienna dove morì nel 1936. nel 1899 fondò la rivista ‘Die Fackel’, sulla quale uscì la maggior parte dei suoi scritti: saggi, aforismi, glosse, satire, liriche, nonché una abnorme pièce teatrale come ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’. L’opera fu composta in gran parte durante la prima guerra mondiale, ma Kraus continuò ad attendervi sino al 1922, quando ne apparve l’edizione definitiva’ (in apertura) “”Se Kraus avesse riempito 792 pagine per dichiarare che la guerra è una brutta cosa – come molti hanno creduto e insistono a credere -, sarebbe stato uno dei personaggi scorticati dal suo dramma, di cui non sarebbe stato l’autore. Al caffé, con gli amici, in ufficio, al ristorante, non sta mai male dire qualcosa contro la ‘follia della guerra’. E quanti abbiamo visto entusiasmarsi per quella orrenda colomba della pace che Picasso regalò a Stalin? Kraus ha detto tutt’altro: ha detto che la pace è fondata sul massacro, e che la guerra è la serata di beneficenza in cui l’umanità mette in scena ciò che normalmente fa, ma non dice, perché il pubblico si entusiasmi e versi un obolo sufficiente a far progredire il massacro. Kraus non ha dipinto; come tanti, i disastri della guerra. Ha solo portato l’annuncio della definitiva impossibilità della pace: “”‘Ottimista’. Ma tutte le guerre sono terminate con una pace. ‘Criticone’. Questa no. Questa non si è svolta alla superficie della vita… no, è imperversata dentro la vita stessa. Il fronte si è esteso a tutto il paese. E vi resterà. E alla vita mutata, se ancora vita ci sarà, si accompagnerà la vecchia condizione di spirito. Il nondo perisce e non lo si saprà. Tutto quanto era ieri, lo si sarà dimenticato; l’oggi non si vedrà e non si temerà il domani. Si sarà dimenticato che si è persa la guerra, dimenticato di averla cominciata, dimenticato di averla combattuta. Ecco perché la guerra non finirà”” (25). Gli “”ultimi giorni dell’umanità”” sono i primi giorni del mondo della guerra perpetua””. (pag 767) (Roberto Calasso, La guerra perpetua) (25) Karl Kraus, ‘Die letzten Tage der Menschheit’, cit, p. 659 (v. anche, sopra, p. 598)”,”VARx-503″
“KRAUS Karl, a cura di Paola SORGE”,”Aforismi in forma di diario.”,”Nato in Boemia nel 1874 morto a Vienna nel 1936 è considerato uno dei maggiori scrittori del ‘900. Nel 1899 fondò la rivista ‘Die Fackel’ che diresse per 37 anni e scrisse quasi interamente da solo. Ha scritto il monumentale dramma ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’. Paola Sorge, nata a Roma, autrice di una biografia di D’Annunzio, ha curato di Kraus ‘La muraglia cinese, La terza notte di Valpurga, e Lettere d’amore. “”Chi elogia la nostra giustizia, somiglia terribilmente a quella persona che cercava di consolare una vedova il cui marito era morto per una grave forma di polmonite, dicendole per tranquillizzarla che «forse non era andata poi tanto male»”” (pag 49)”,”VARx-164-FV”
“KRAUSE Horst”,”Wilhelm Blos. Zwischen Marxismus und demokratischem Sozialismus in Geschichtsschreibung und Politik.”,”Blos, Wilhelm. – Uomo politico e scrittore tedesco (Wertheim, Baden, 1849 – Degerloch, Stoccarda, 1927). Giornalista, deputato socialdemocratico al Reichstag dal 1877 al 1918, fu dal 1919 al 1920 capo del governo provvisorio del Württemberg e presidente dello stato. Scrisse drammi, romanzi, opere storiche e memorie (Denkwürdigkeiten eines Sozialdemokraten, 1914-19; Von der Monarchie zum Volksstaat, 1922). (Trecc) Wikip: Wilhelm Josef Blos (nato il 5 ottobre 1849 a Wertheim , il 6 luglio 1927 a Stoccarda-Cannstatt ) era un giornalista , storico , scrittore e politico tedesco . Blos fu membro del Reichstag per il DOCUP e primo presidente della Repubblica del Württemberg . Come giornalista, è stato, tra l’altro, il primo editore responsabile ( caporedattore ) della rivista satirica Der Wahre Jacob . Vita Alla morte di suo padre, il medico di campagna Aloys Blos, Wilhelm aveva sette anni. Il patrigno lo ha abusato. Dal 1863 visse con i nonni e frequentò il liceo di Wertheim. Successivamente, ha citato in giudizio con successo il patrigno per questioni ereditarie. Un tirocinio affari in Mannheim ha rotto Wilhelm da, una scuola superiore ha preso e ha studiato dal 1868 Storia e Filologia presso l’ Università di Friburgo . Lì si unì al Corpo Rhenania Freiburg . Tuttavia, dopo solo tre semestri, l’università abbandonò le difficoltà finanziarie e divenne giornalista. Fino al 1875 ha lavorato in riviste cambianti, in parte socialdemocratiche. Il breve periodo al Konstanzer Volksfreund gli è valso un addebito per reati di stampa. A Norimberga nel 1872 divenne membro dello SDAP . Ad Eisenach conobbe August Bebel , e Wilhelm Liebknecht . Da quando Bebel, Liebknecht e Adolf Hepner furono arrestati, Blos avrebbe dovuto occuparsi della redazione nello ‘Volksstaat’. Mentre lavorava al ‘Volksstaat’ Blos fu condannato nel 1874 a una pena detentiva di tre mesi per crimini di stampa. Incontrò Karl Marx nel 1874 dopo aver scontato la pena. [1] Nel 1875 fondò a Magonza l’ Eulenspiegel di Magonza , un foglio di satira settimanale. In breve tempo fu nuovamente accusato e imprigionato. Al congresso di unificazione di Gotha del maggio 1875, Blos, allora residente a Magonza, rappresentava 125 membri del partito di Magonza e Gartenfeld . [2] Nelle elezioni per il Reichstag nel 1877 e 1881 ha vinto la circoscrizione Reuss vecchia linea per la SPD. [3] Dall’autunno 1875 Blos lavorò ad Amburgo presso la Hamburg-Altonaer Volksblatt, recentemente fondata da Wilhelm Hasselmann . [4] La posizione del l’editor in aggiunta al lavoratore poeta Jacob Audorf ha mantenuto (1875-1877) al 1880. Anche al giornale corte [5] Blos lavoro successivo Ignaz Auer . L’adozione della legge socialista il 19 ottobre 1878, tuttavia, concluse la comparsa di molte riviste socialdemocratiche. Ad Amburgo, piuttosto liberale, tuttavia, la sua applicazione è stata ritardata. Nel 1879 Blos fu editore Johann Heinrich Wilhelm Dietz primo editore “”responsabile”” della rivista satirica mensile The true Jacob , che ha dovuto smettere di pubblicare alla fine dell’anno. Dopo l’imposizione dello Stato del piccolo assedio il 29 ottobre 1880, Blos, Auer e altri socialdemocratici furono espulsi dalle autorità del Reich da Amburgo e dalla Prussia . [6] Dopo i soggiorni a Magonza e Brema, Dietz lo portò a Stoccarda nel 1883, dove i socialdemocratici furono perseguitati meno duramente. Lì ha anche lavorato come correttore di bozze [7] per Die Neue Zeit . Solo nel 1884 scrisse un mensile “”quasi ufficiale”” sotto l’abbreviazione “”WB”” un “”Revisione politica””. [8] Nella disputa sui sussidi per il vapore (1884/1885) all’interno della fazione socialdemocratica del Reichstag, Blos era un convinto sostenitore di questa legge. [9] [10] Era uno dei cosiddetti “”Preßgalgenkommission”” che lo Zurigo Social Democratici ha voluto contenuti censore. [11] Già nel 1881 aveva detto nel Reichstag: “”che ci sono, per così dire, due partiti tra noi, uno moderato e uno estremo o rivoluzionario, come li chiamava. Vorrei fare questa divisione in modo leggermente diverso. Piuttosto, le due parti sono straniere e native; [12] la questione “”sarà probabilmente. [13] L’autore conservatore W. Krieter ha scritto nel 1887:”” gli uomini Geiser , Blos e Frohme , i cui prodotti mentali sono di solito stampati sulle riviste Dietz, hanno lo stesso interesse. […] A lungo in piedi la pratica, naturalmente, di ortografia moderata non è senza influenza sul pensiero stesso. “” [14] Dal 1884 The True Jacob fu ristampato a Stoccarda. Blos ha scritto diversi articoli, satire e poesie per questo articolo. Il Berliner Volksblatt lo guidò dal 1884 al 1890 come caporedattore , che fu responsabile di casi di accusa. Il 1 ° gennaio 1891, l’organo centrale dell’SPD Berliner Volksblatt fu pubblicato a Berlino . Organo centrale del Partito socialdemocratico tedesco . Il caporedattore era Wilhelm Liebknecht . Blos è stato per breve tempo condirettore del giornale. [15] Alle elezioni del Reichstag dal 1884 al 1912 fu eletto con interruzioni come membro del collegio elettorale Braunschweig1 – Blankenburg . [16] Secondo Blos, “”sotto le stelle parlamentari […] non brillavano””. Dal 1890 in poi, Blos chiese politicamente un’alleanza con i liberali e si dedicò al riformismo . Nel 1890, la legge socialista fu abolita e si dedicò alla sua ricerca storica. Le sue pubblicazioni includono due romanzi con tendenze sociocritiche, traduzioni, opere sulla Rivoluzione 1848/49, la Guerra dei contadini e le opere autobiografiche di un socialdemocratico e monarchia verso lo stato popolare . Horst Krause arriva al verdetto: “”La sua storiografia non lo ha indicato come un grande scienziato […] che nelle questioni storiche non era solo attestato da personalità importanti del suo partito e al di là delle linee del partito, ma che era un vasto pubblico trovato e […] influenzato la coscienza politica dei suoi contemporanei. “” [17] Nel 1905 si sposò Anna Blos , membro del comitato esecutivo statale dell’SPD Württemberg. Semplicemente è stato un sostenitore attivo e approvazione condizionata dai crediti di guerra il 4 agosto 1914 [18] e la burgfriedenspolitik del gruppo parlamentare SPD. Dopo la Rivoluzione di novembre Wilhelm Blos assunse il governo il 9 novembre 1918 come Primo Ministro (dal 1919 con il titolo di Presidente ) e Ministro degli Esteri del libero stato del Württemberg . Wilhelm Blos non aveva mai aspirato alla carica di Primo Ministro, a quel tempo si era già ritirato dalla politica attiva e si era concentrato sul suo lavoro giornalistico. Il 9 novembre 1918 aveva voluto solo accompagnare sua moglie Anna Blos a una riunione del comitato esecutivo statale dell’SPD Württemberg. [19] Il fatto che le elezioni siano cadute su Blos probabilmente deriva dalla sua posizione politica moderata, che in quel momento gli ha dato un potere integrativo e gli ha garantito l’approvazione sia delle forze borghesi che dei radicali democratici, nonché dei socialdemocratici e dei consigli. Il governo fu inizialmente formato solo da SPD e USPD . L’11 novembre, i ministri dei partiti borghesi si sono uniti al governo Blos. Il 30 novembre 1918 il re Guglielmo II di Württemberg ringraziò . Il 12 gennaio 1919 si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente, che confermò Blos in carica. Nel giugno 1920, i socialdemocratici subirono una grave sconfitta nelle prime elezioni statali regolari, che ha portato alle dimissioni di Blos. Successore come presidente del Württemberg fu Johannes von Hieber . Nella sua scrittura Marx o Bakunin? Karl Marx e Friedrich Engels. Democrazia o dittatura? “”[Egli] è persino andato a una sorprendente equazione di bolscevismo e bakuninismo.”” [20] Le memorie di Wilhelm Keil [21] sono contate insieme ai ricordi di Blos [22] tra i notevoli ritratti socialdemocratici rivoluzionari per il Württemberg. [23]In questo lavoro, Wilhelm Blos confessa all’inizio: “”La divisione della socialdemocrazia che stava avvenendo ora era di per sé deplorevole. Paralizzava in buona parte il potere d’azione del partito. Ma portò anche il vantaggio inestimabile che tutti gli iporadici, e con loro i Krakehler, che per molti anni disturbarono e confusero la vita interiore del partito, improvvisamente uscirono. […] L’intero incessante gemito intorno alla scissione sembrava esagerato […]. Lì ho chiesto la sostituzione del programma del partito “”senile”” di Erfurt con uno contemporaneo , che, sfortunatamente, è stato realizzato in ritardo. “” [24] Dopo il suo ufficio il 23 giugno 1920, Blos si ritirò nella vita privata. Lui e sua moglie Anna si trovavano in condizioni finanziarie difficili, poiché dopo le sue dimissioni riceveva solo una pensione “”meschina””. [25] “”Ritirato e deluso dal suo partito””, Wilhelm Blos morì il 6 luglio 1927 a Stoccarda. [26] Scritti indipendenti Sangue e ferro . L’emergere della guerra del 1866 dopo le rivelazioni di Lamarmora e la disputa tra Bismarck e Lamarmora . Rübner, Chemnitz 1874. La storia del comune di Parigi . Genossenschaftsbuchdruckerei, Norimberga 1874. (2a edizione Wilhelm Bracke Jr., Brunswick 1876) Le nostre condizioni urgenti . Genossenschaftsbuchdruckerei, Norimberga 1874. La rivoluzione di Magonza 1792 e 1793 . Indicato da fonti . Genossenschaftsbuchdruckerei, Norimberga 1875. A. Tito: il re di Corsica. Una poesia romantica. Kriebel, Amburgo 1881. La rivoluzione francese . Volksthümliche rappresentazione degli eventi e delle condizioni in Francia dal 1789 al 1804. JHW Dietz, Stoccarda 1888. (2 ° ed. 1890; 3a ed. 1906; 4a ed. 1910; 5a ed. 1920; 6a ed. 1921; 7a edizione 1922, 8a edizione 1923) Francuzskaja revoljucija. Istoriceskii obzor sobytij i obestv. sostoyanija vo Francii s 1789-1804 g . Stasjulevi, S.-Peterburg 1895. (In cirillico , russo ) Francuzskaja revoljucija. Istoriceskii obzor sobytij i obestv. sostoyanija vo Francii s 1789-1804 g . Perev. GF L’vovia. Al’tuler.Izd. 3. S.-Peterburg 1906. (in cirillico, russo) Dr. La grande guerra dei contadini tedeschi di W. Zimmermann , ed. di Wilhelm Blos. Illustrato da Victor Schivert e OE Lau . JHW Dietz, Stoccarda 1891 digitalizzato Giorni Rothenburger. Una storia da un momento burrascoso . Trenkle, Rothenburg ob d. Tauber 1892. La fine della canzone. Romanzo sociale. Heinrich Minden, Dresda e Lipsia 1892. La rivoluzione tedesca . Storia del movimento tedesco del 1848 e 1849. Illustrato da Otto E. Lau . JHW Dietz, Stoccarda 1893 (2a edizione 1898, 3a edizione 1906, 4a edizione 1920, 5a edizione 1922, 6a edizione 1923). Philipp Buonarroti : Babeuf e la cospirazione per l’uguaglianza, con il processo avviato da essa e le opere documentarie . Tradotto e avviato da Anna e Wilhelm Blos. JHW Dietz Nachf., Stoccarda 1909. (= Biblioteca internazionale 49) Digitalisat (a questa recensione di Hermann Wendel . [27] ) Cimeli del generale Franz Sigel degli anni 1848 e 1849 . A cura di Wilhelm Blos. Bensheimer, Mannheim 1902. Digitalizzato Il pilota principale. Una storia del 1848 . Grübel & Sommerlatte, Lipsia 1902. (Recensione. [28] ) Padre Ambrogio. Foto del personaggio della Guerra dei contadini della Franconia . Uno studio storico G. Birk & Co., Monaco di Baviera 1906. Titolo del libro digitalizzato (a questa recensione di Franz Mehring [29] ) I fuorilegge. Romanzo politico-sociale dai tempi della legge socialista . Prima band. Libreria Volksstimme G. Maier & Co., Francoforte sul Meno 1907. (ristampa: Union Druckerei und Verlagsanstalt, Francoforte sul Meno 1989) Storie della rivoluzione Badische degli anni 1848 e 1849. Editore della libreria del partito, Mannheim 1910th (Review. [30] ) La nuova era . Editore “”International Correspondence”” (A. Baumeister), Berlino 1916. MDZ Reader Memorie di un socialdemocratico . Digitalis Zeno.org Prima band . G. Birk & Co., Monaco di Baviera 1914. Secondo volume . G. Birk & Co., Monaco di Baviera 1919. Marx o Bakunin ? Democrazia o dittatura? Una lotta contro il predecessore del bolscevismo . Revisione contemporanea delle relazioni all’Internazionale socialista su Michael Bakunin di Karl Marx e Friedrich Engels . Con una prefazione e spiegazioni a cura di Wilhelm Blos. Volksverlag für Wirtschaft und Verkehr, Stoccarda 1920. (vedi recensione di Heinrich Cunow [31] ) Wilhelm Blos, Paul Hahn : Ricordi dello sconvolgimento . Bergers Literary Office and Publishing House, Stoccarda 1923. Dalla monarchia allo stato popolare. Sulla storia della rivoluzione in Germania, in particolare nel Württemberg. 2 volumi, Bergers Literary Office u. Verlagsanstalt, Stoccarda 1922-1923 digitalizzato (solo volume 1) Florian Geyer . Foto di vita e personaggi della grande guerra contadina. JHW Dietz Nachf., Berlino 1924. (= La piccola serie, Volume 3) La caduta del parlamento di Francoforte . Societäts-stampa, Francoforte, 1924. (= The Paul Chiesa. Un Signature Series 10)”,”MGEx-251″
“KRAUSZ Tamàs”,”Reconstructing Lenin. An intellectual biography.”,”Foto di Lenin e Kamenev (1922) in inserto fotografico, Lenin alla manifestazione del primo maggio 1919 a Mosca nella pagina seguente. Molte caricature di esponenti bolscevichi nelle pagine seguenti. Tamàs Krausz è professore di storia russa alla Eotvos Lorand University of Sciences di Budapest, e Capo del dipartimento di Studi est-europei. E’ uno dei principali esponenti radicali e attivisti politici ungheresi. E’ Presidente del Board editoriale di ‘Eszmélet’, il solo quadrimestrale marxista politico e teorico ungherese fondato nel 1989. “”Lenin investigated the modern bourgeois state as economic and intellectual exploitation of the highest order. He found that bourgeois parliamentarism is linked to the most modern forms of capitalist production, the organization of capital, and grows out of it. For historical context it must be added that the parliamentary system of the 1910e and 1920s had little in common with its current form, being marked by expressly antidemocratic traits such as the census and other limitations on voting rights, and it hardly needs reminding that women only received general suffrage in England in 1928. In Chapter Two, it was discussed that in the course of his studies, Lenin drew attention to capitalism’s inevitable and continuous conflict with democracy that extend between legal equality and social economic inequality. The capitalist system tries to resolve this contradiction with the all-pervasive web of traits that typify “”corruption”” and “”bribery”” (44). In Lenin’s view, the basic difference between imperialism and pre-monopolist capitalism was that in the former “”the power of the stock exchange increases””, as the greater banks merge with the stock exchange and swallow it whole. Capital draws the sphere of politics under its supervision as if it were another item of sale, some sort of market phenomenon. Of course Lenin was aware that the prostitution and corruption of bourgeois democracy was regulated by law, and thus not unbounded. At the same time, however, he stressed that these processes of legalized corruption are rooted in wealth, because ‘wealth’ «is fully capable of achieving domination over any democratic republic by bribery and through the stock exchange… that is, politically independent, republic» as well. Lenin’s main thought here is that bourgeois democracy is not freedom but “”the freedom of purchase””. In September 1917 he formulated the problem as follows: «The capitalists (followed, either from stupidity or from inertia, by many S.R.s and Mensheviks) call “”freedom of the press”” a situation in which censorship has been abolished and all parties freely publish all kinds of papers. In reality it is not freedom of the press, but freedom for the rich, for the bourgeoisie, to deceive the oppressed and exploited mass of the people» (45). Lenin looked upon bourgeois democracy as a form of capitalist domination of the highest order. In fact, the only need (though this need makes it all the more necessary) to extol the advantages of “”the easily bought and rotten parliamenarism of bourgeois society”” is that the labor movement finds greater scope of development within its confines, and has more room for maneuver than in the circumstances provided by autocratic, openly dictatorial regimes. Bourgeois parliamentarism holds, in this sense, only a “”historical interest”” of specialized scientific hearing or Lenin, but does not have a future. The emperor has no clothes. (….) finire (pag 191-193)”,”LENS-296″
“KRAUSZ Tamás”,”Lenin. Una biografia intellettuale (1870-1924).”,”La bibliografia arriva al 2008 Tamás Krausz è professore emerito dell’Università L. Lorand di Budapest, dove ha insegnato Storia russa, ed è Direttore del Dipartimento di Studi sull’Europa orientale. Presiede il comitato editoriale ‘Eszmélet’ l’unica rivista marxista ungherese fondata nel 1989. Nel 2015 per la sua biografia di Lenin ha ricevuto il ‘Deutscher Memorial Prize’. Lenin e la dialettica (pag 153-154)”,”LENS-333″
“KRAVCHENKO V.A.”,”J’ai choisi la liberté! La vie publique et privée d’un haut fonctionnnaire soviétique.”,”Sul patto Hitler-Stalin. “”Ora, la più tenue critica nei confronti della Germania, la più piccola parola di simpatia per le vittime di Hitler era considerata come una nuova manifestazione di spirito contro-rivoluzionario. Gli artefici della guerra, francesi, inglesi e norvegesi, ci dicevano, avevano cioè che si erano meritati. E’ solo molto più tardi che, per nascondere il tragico errore che aveva commesso il Cremlino dando fiducia ad Hitler, si costruisce la teoria secondo cui Stalin aveva cercato soltanto di “”guadagnare tempo”” durante il quale si armava febbrilmente contro i nazisti. Questa spiegazione era talmente rammendata di filo bianco che non si osava tanto evidenziarla, in Russia, durante il conflitto tedesco-sovietico. (…) Questa teoria oscurava l’ aspetto più significativo del patto concluso tra Stalin e Hitler, ovvero l’ aiuto economico considerevole apportato alla Germania dalla Russia, aiuto che privò quest’ ultima di prodotti, materiali e di capacità produttiva necessaria a un proprio preparativo di difesa””. (pag 353)”,”RUST-107″
“KRAVCHENKO Victor”,”Ho scelto la libertà.”,”V. A. Kravchenko nato ai primi del ‘900 in Ucraina da Andrei Kravchenko cospiratore e rivoluzionario al tempo degli Zar, crebbe nel clima della rivoluzione bolscevica e entrò a far parte delle organizzazioni giovanili del PC. Seguace del regime fece una rapida carriera, da minatore nel Donetz a ingegnere in grandi complessi industriali fino ad alto funzionario del Cremlino durante la guerra. Inviato in USA nel 1944 con una commissione commerciale fuggì denunciando i crimini di Stalin.”,”RUSS-003-FV”
“KREBS Edward S.”,”Shifu. Soul fo Chinese Anarchism.”,”KREBS Edward S. (1937-) è un ‘indipendent scholar’ e traduttore che lavora in Georgia (USA).”,”MCIx-013″
“KREBS Edward S.”,”Shifu. Soul fo Chinese Anarchism.”,”Edward S. Krebs (1937-) è un ‘indipendent scholar’ e traduttore che lavora in Georgia (USA).”,”ANAx-017-FV”
“KREGEL J.A.”,”L’ economia post-keynesiana. La ricostruzione dell’ economia politica.”,”KREGEL insegna economia nell’ Università di Southampton. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”ECOT-052″
“KREGEL J. A.”,”L’economia post-keynesiana. La ricostruzione dell’economia politica.”,”J. A. Krigel insegna economia nell’Università di Southampton. E’ stato visiting professor alal Rutgers Unviersity, all’Università Cattolica di Lovanio e all’Università di Bologna. Ha pubblicato (in inglese) ‘La teoria dello sviluppo economico’ e ‘Tasso di profitto, distribuzione e crescita’. (1975)”,”ECOT-296″
“KREGEL Jan”,”Marx, Schumpeter, Keynes: tre discepoli ortodossi di Adamo Smith.”,”‘Marx, Keynes e Schumpeter si riferiscono tutti all’ interesse personale come forza motrice del comportamento individuale e dell’ accumulazione capitalistica. Essi sono simili a Smith e agli economisti classici nell’interpretare l’interesse personale nel significato che l’individuo soltanto ha certe informazioni su se stesso e sulla sua esperienza passata””.. (pag 104) Saggio presentato dal prof. Jan Kregel, dell’Università di Groningen, al convegno internazionale su ‘L’eterodossia nel pensiero economico: Marx Keynes Schumpeter’, organizzata dall’Univ. Paris X Nanterre e dai ‘Cahiers d’Economie Politiques’ dell’Univ. di Amiens (Parigi, giugno, 1983).”,”ECOT-007-FGB”
“KREGEL Jan Allen”,”L’economia post-keynesiana. La ricostruzione dell’economia politica.”,”Jan Allen Kregel, nato 1l 19/aprile/1944 a Dallas, Texas, insegna Economia nell’Università di Southampton. É stato visiting professor alla Rutgers University, all’Università cattolica di Lovanio e all’Università di Bologna.”,”ECOT-262-FL”
“KREISER Klaus”,”Storia di Istanbul.”,”Edizione originale ‘Geschichte Istanbuls’ (2010) KREISER Klaus insegna storia e cultura turca nell’Università di Bamberga: Ha scritto pure una biografia di Atatürk (2008), e ‘Turchia. Porta d’Oriente’ (2010) (con C.K. Neumann) “”La missione militare tedesca fu rafforzata con l’invio di numerosi specialisti e di una missione di professori che aveva il compito di trasformare la “”Casa della scienza”” (‘Darülfünun’) in un ateneo tedesco con annessa scuola professionale. Quando le truppe alleate furono respinte dai difensori turchi e tedeschi dei Dardanelli (1915) gli abitanti di Istanbul assisterono a una delle poche celebrazioni svoltesi durante quel conflitto. Mustafa Kemal, il futuro Atatürk (1881-1938), che aveva avuto un ruolo decisivo nel successo, fu ignorato: solo verso la fine della guerra si iniziò a vedere in lui non solo il vincitore di “”Gallipoli””, ma anche il salvatore di Istanbul. Nell’aprile del 1917, nei pressi della cisterna Binbirdirek (o di Filosseno), fu posta la prima pietra della “”Casa dell’amicizia turco-germanica””, mai portata a termine”” (pag 97″,”TURx-033″
“KREISSLER Félix”,”De la révolution à l’annexion. L’Autriche de 1918 à 1938. (Tit.orig.: Von der Revolution zur Annexion)”,”””Fino alla disintegrazione dell’ Austria-Ungheria, la questione dell’ Anchluss non aveva praticamente giocato alcun ruolo nella vita politica austriaca. Ma dal punto di vista delle teorie diffuse allora questa questione gioca quanto meno un certo ruolo, come l’ impulso di una analisi succinta dell’ origine, dell’ ideologia e dell’ orientamento delle principali correnti politiche in Austria dopo la metà del XIX secolo. E’ una delle particolarità austriache che numerosi storici e storiografi siano sempre prigionieri di un punto di vista pangermanista e considerino di conseguenza la storia del proprio paese non con gli occhi degli austriaci, ma dei tedeschi. E? probabilmente la ragione per cui questa tendenza, che nel passato ha partoto ai più grandi pregiudizi all’ Austria, è sovente individuate in modo fuorviante, come la tendenza “”nazionale””, quando in verità essa è profondamente antinazionale, anti-austriaca; ci parlano di movimento nazionale-tedesco e non nazionale-austriaco, movimento che si può chiamare pangermanista, grande tedesco o germano-razzista””. (pag 45)”,”AUTx-027″
“KREUZER Johann a cura”,”Hölderlin-Handbuch. Leben – Werk – Wirkung.”,”Johann Kreuzer, Oldenburg.”,”VARx-201-FL”
“KRIEDTE Peter MEDICK Hans SCHLUMBOHM Jürgen”,”L’ industrializzazione prima dell’ industrializzazione.”,”La stesura del primo e sesto capitolo è dovuta a KRIEDTE, MEDICK ha scritto il secondo e terzo capitolo, SCHLUMBOHM il quarto e quinto. I tre autori svolgono la loro attività di studiosi nel Max Planck Institut für Geschichte di Gottingen.”,”EURE-011″
“KRIEDTE Peter”,”Feudalismo tardio y capital mercantil. Lineas maestras de la historia economica europea desde el siglo XVI hasta finales del XVIII.”,”KRIEDTE Peter è uno dei ricercatori che diresse il progetto ‘Protoindustrializzazione’ dell’ Istituto di storia Max Planck. “”Las diferencias en la evolución de los precios de los productios alimenticios y manufacturados sólo pueden explicarse por la diferente elasticidad de demanda de ambos grupos de bienes ante una población en crecimiento. La demanda de bienes de necesidad vital no es elástica; la subida de los precios no provoca una disminución de la demanda. Lo contrario sucede con los bienes que no son de primera necesidad; la subida de los precios tiene consecuencias negativas sobra la demanda. Si se expande la población y la oferta no lo hace en la misma proporción, los precios de los productos alimenticios aumentan por lo tanto más que los de los productios manufacturados. Esto es lo que sucedió en el siglo XVI.”” (pag 69-70)”,”EURE-057″
“KRIEGEL Annie”,”La greve des cheminots 1920.”,”L’A è professore all’ Univ di Paris-X Nanterre, direttrice del DEA di sociologia politica, scrive su varie riviste.”,”MFRx-066″
“KRIEGEL Annie BECKER Jean-Jacques a cura”,”1914. La guerre et le mouvement ouvrier francais.”,”[Il 3 agosto 1914 la CGT non chiama ancora alla difesa nazionale. “”Questa catastrofe che sconvolge la nostra vita e le nostre menti, riporta indietro il nostro senso del dovere, lo ricollega a delle concezioni che noi abbiamo voluto cancellare…””. ‘Pour la C.G.T, il ne peur ancore être question d’appeler à la Défense nationale: pour elle, il s’agit simplement, après un dernier débat de conscience, de faire un constat de faillite. Le 3 août, l’Allemagne déclare la guerre à la France et dans un éditorial anonyme, ‘La Bataille syndicaliste’, exhale sa rancoeur désarmée: “”L’irréparable est maintenant accompli… Jusqu’au dernier moment… on voulait encore, même au prix d’une illusion tenace et que démentait à toute heure, le tragique déchaînement des faits, croire à un dernier retour victorieux de la raison. Hélas! c’est fait! … Déja le sang coule sur les frontieres… A cela, l’esprit se refuse encore à croire. Et pourtant, elle n’est que trop vraie, cette catastrophe qui bouleverse notre vie et notre esprits, ramène en arrière notre sentiment du devoir, le rattache à des conceptions que nous voulions effacer, pour compromettre toutes nos espérances, anéantir tous les efforts passés. C’est atroce, c’est odieux, c’est incroyable! Mais cela est””‘ (pag 133)]”,”MFRx-077″
“KRIEGEL Annie”,”Le pain et les roses. Jalons pour une histoire des socialismes.”,”L’A è Prof alla facoltà di lettere e scienze umane di Reims. Ha scritto tra l’altro: -1920. Le Congres de Tours. Naissance du Parti communiste francais. JULLIARD. 1964 -Les Internationales ouvrieres, 1864-1943. PUF. 1964 -1914. La guerre et le mouvmente ouvrier francais. COLIN. 1964 -La croissance de la CGT, 1918-1921. MOUTON. 1966 -Le socialisme francais et le pouvoir. EDI. 1966 (in collab. con M. PERROT)”,”MFRx-005 INTx-005″
“KRIEGEL Annie”,”Les internationales ouvrieres 1864-1943.”,”La KRIEGEL è ex allieva dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé dell’Università.”,”INTx-007″
“KRIEGEL Annie, a cura”,”Le congres de Tours (1920). Naissance du Parti communiste francais.”,”Annie KRIEGEL, normaliana e Agrégée dì Histoire, si è dedicata alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Ha pubblicato la sua tesi di dottorato ‘Aux origines du Communisme francais, 1914-1920′ (MOUTON, 1964, 2 voll). “”Tutti lo sanno, quando si aprono a Tours le porte della sala del Maneggio il 25 dicembre 1920 per questo 18° congresso del Partito socialista unificato le federazioni hanno votato. La partita è giocata. Il movimento socialista va a scindersi in due apparati distinti, se non opposti, il Partito socialista da una parte, il Partito comunista dall’ altra. Due fratelli nemici: il primo è la Section francaise de l’ Internationale Ouvriere (SFIO), il secondo il cui voto di Tours conduce al ricongiungimento con la 3° Internazionale, fondata a Mosca nel marzo 1919, diventa Sezione francese dell’ Internazionale Comunista (SFIC, espressione che si impiegherà, in concorrenza con quella di PCF, fino al 1943, data in cui fu dissolta la 3° Internazionale)””. (pag I, Introduzione)”,”PCFx-026″
“KRIEGEL Annie”,”Los grandes procesos en los sistemas comunistas. La pedagogia infernal.”,”Processo ai menscevichi. “”Leon Blum lo aveva segnalato nell’ epoca del processo ai menscevichi del marzo 1931: ‘Gli accusati di Mosca non solo hanno confessato, ma abbiamo assistito, per così dire, a una specie di esibizionismo della confessione; hanno confessato con abbondanza, con ostentazione, con una specie di gusto della confessione e della contrizione pubblica.”” (pag 59) Piatakov fece un ambiguo elogio di questa feticizzazione del partito in una chiacchierata informale e aperta che avvenne a Parigi con Volsky (Valentinov) nel 1928: ‘Un vero bolscevico reprime la sua personalità nella collettività, ovvero, nel “”Partito””, potendo in questo modo realizzare lo sforzo necessario per rinunciare alle sue convinzioni proprie e adottare onestamente quelle del partito. (…)’ Ma fu Trotsky che già nel 1924 propose con maggior vigore – (…) – una teoria sul tema (…): “”Nessuno di noi può né vuole discutere la volontà del Partito. In definitiva, il Partito ha sempre ragione… Si può solo avere ragione con e per il Partito, quindi la Storia non ha aperto altra via per condurre alla ragione””. (pag 74) “”Secondo A. Weissberg, correva voce che durante i grandi processi di Mosca, quando venne il turno della vecchia guardia di Lenin, le moglie e i bambini aspettavano nella camere di tortura durante la seduta pubblica. Se fosse vero, sarebbe scartata la possibilità che questi uomini potessero non conformarsi alle dichiarazioni preventivamente concordate: c’è qualcosa che dolga di più della sofferenza del proprio figlio?”” (pag 90)”,”RUSS-161″
“KRIEGEL Annie”,”Communismes au miroir francais. Temps, cultures et sociétés en France devant le communisme.”,”””L’ opinione pubblica francese e la rivoluzione russa. Una prima osservazione. Contrariamente alla Rivoluzione francese, che aveva lei trascinato la guerra europea, la Rivoluzione russa del 1917 è nata dalla guerra cme già quella del 1905. Ma, contrariamente a questa che si era svolta nel 1905 quando la guerra non riguardava direttamente che la Russia e il suo avversario, nel 1917 la guerra era europea. Ora l’ immensa maggioranza dell’ opinione pubblica francese non ha smesso dal 1914 al 1918 di pensare che la Francia aveva interesse a non perdere questa guerra. Non voglio suggerire con ciò che questa convinzione fu all’ origine della vittoria: i tedeschi, che furono sconfitti, non erano meno convinti dell’ urgenza di vincere. Non voglio far intendere che i francesi di ogni condizione e di ogni tradizione aderirono unanimamente alle stesse giustificazioni ufficiali, alle stessi obiettivi di guerra stabiliti dai poteri pubblici, e che non ebbero mai che un solo modo di vedere come questa guerra doveva finire: la solidarietà nazionale (…). Ma voglio dire, che quando i francesi senza distinzione di classe avevano creduto di dover sospendere di fronte al conflitto ingaggiato una parte del loro destino (…) ne risulta che le loro reazioni alla Rivoluzione russa sono segnate dall’ idea che essi si facevano delle conseguenze che queste potevano avere sul corso della guerra””. (pag 33-34)”,”PCFx-049″
“KRIEGEL Annie COURTOIS Stéphane”,”Eugen Fried. Le grand secret du PCF.”,”‘Rappresentante del Comintern a Parigi e vero capo del PCF negli anni Trenta’”,”PCFx-098″
“KRIEGEL Annie”,”Aux origines du communisme Français 1914-1920. Contribution à l’histoire du mouvement ouvrier français. Vol. I.”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”PCFx-004-FL”
“KRIEGEL Annie”,”Aux origines du communisme français 1914-1920. Contribution à l’histoire du mouvement ouvrier français. Vol. II.”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”PCFx-005-FL”
“KRIEGEL Annie, a cura di Gian Mario CAZZANIGA”,”Le Internazionali Operaie (1864-1943).”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”INTx-003-FL”
“KRIEGEL Annie”,”Le pain et les roses. Jalons pour une histoire des Socialismes.”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”INTx-004-FL”
“KRIEGEL Annie”,”Patrie ou révolution: le mouvement ouvrier français devant la guerre (juillet-aout 1914).”,”Jstor Annie Kriegel, Maître de conférences à la Faculté des lettres de Nancy. Lo sciopero generale rivoluzionario come mezzo di lotta in Francia (pag 370) Al congresso della Seconda Internazionale di Stuttgart (1907) di fronte al pericolo di guerra l’emendamento Keir Hardie – Vaillant parla di “”sciopero generale operaio”” e non di “”sciopero generale rivoluzionario”” (pag 372) Ultima riunione del BSI dell’ IS prima della catastrofe bellica a Bruxelles il 29 luglio 1914: vi partecipano Jaures e Vaillant (PS francese), i due Adler (PS Austria), Keir Hardie (Labour, Inghilterra), Haase e Kautsky (SPD tedesca), e inoltre Balabanoff, Rubanovitch, Axelrod, Rosa Luxemburg, Vandervelde, Grimm. Un delegato russo, ancora poco conosciuto, non è venuto: Lenin (pag 375)”,”MFRx-385″
“KRIEGEL Annie”,”Le Parti communiste français sous la Troisième République (1920-1939). Evolution de ses effectifs.”,”Persée Annie Kriegel, Maître de conférences à la Faculté des lettres de Nancy. Storiografia ortodossa sul PCF francese: ‘Histoire du Parti Communiste francaise’ di J. Duclos e F. Billoux (Ed. Soc., 1964) Storiografia eterodossa: ‘Histoire du Parti Communiste francaise’ edizione Unir, 3 voll, 1964, Storiografia ‘atea’: ‘Histoire du Parti Communiste francaise’, ‘Les grandes études contemporaines’, 3 voll., di Jacques Fauvet, t. I, 1964 Due tradizioni contraddittorie nel PCF: tradizione socialista francese e bolscevica (pag 8) Movimento degli iscritti nel corso dei due decenni 1921-1939: calo negli anni ’20 fino al 1933 e forte ripresa nella prima metà degli anni ’30 (v. grafico) Confronto grafico tra andamento iscritti PCF e SFIO nei due decenni”,”PCFx-120″
“KRIEGEL Annie”,”L’histoire ouvrière du XXe siècle.”,”Jstor Annie Kriegel, Maître de conférences à la Faculté des lettres de Nancy. Elenco dei maggiori archivi e biblioteche del movimento operaio internazionale (pag 450) (situati a Mosca, Amsterdam, Milano, Stoccolma, Copenhagen, Ginevra, Londra, Harvard, Stanford, New York) Sulla storia del Partito bolscevico il volume di N. Rutych, che ha vissuto fino alla seconda guerra mondiale la sua infanzia e da studente in Urss dove non è ritornato dopo la sua liberazione in un campo tedesco di prigionieri russi, ha scritto un’opera ostile al regime staliniano. E’ un libro di oltre 500 pagine con dati e informazioni, che riprende, senza importanti lacune, le opere più anziane di Zinoviev (1923)e di E. Yaroslavski (1926) (pag 471) Sorel rapporto stretto con Bernstein. Attualità di Georges Sorel. In uno dei capitoli tra i più importanti della sua intelligente opera, G. Goriely sottolinea che, nel dibattito che oppone a partire dal 1898 Bernstein a Liebknecht, Bebel e soprattutto Kautsky (‘Il marxismo e il suo critico Bernstein’), “”Sorel fu pienamente al fianco di Bernstein””, come aveva, qualche anno prima, strette relazioni con Labriola e Croce (pag 476) La Kriegel sostiene che il volume di Edmund Silberner contiene una enorme documentazione sulle tradizioni antisemite nel movimento socialista (pag 477) Sozialisten zur Judenfrage; ein Beitrag zur Geschichte des Sozialismus vom Anfang des 19. Jahrhunderts bis 1914. Autore: Edmund Silberner Pubblicazione: Berlin, Colloquium Verlag [1962]”,”STOx-310″
“KRIEGEL Annie HAUPT G.C.”,”Les groupes communistes étrangers en Russie et la révolution mondiale (1917-1919). État des travaux.”,”I principali gruppi comunisti stranieri presenti in Russia nel 1919 (pag 299) (tabella) Lenin attribuiva importanza a questa presenza nella prospettiva della rivoluzione mondiale Anna Kriegel, CNRS G.C. Haupt, Ecole des Hautes Etudes, VI Section”,”INTT-334″
“KRIEGEL Annie”,”Ce que j’ai cru comprendre.”,”Critica oppurtunismo gruppi e trotskismo francese. Il distacco della Kriegel dal PCF non è stato semplice, bensì tormentato nel tempo. Più tardi negli anni ’70 ci sono stati dei “”rivoluzionari”” soprattutto maoisti che abiuravano in una notte per annunciare il mattino dopo la nuova novella. Più tardi ancora nel corso degli anni ’80, coorti di varie sette trotskiste si sono collegate alle diverse correnti del partito socialista non per fare dell’ “”entrismo”” ma per occupare posti e posizioni nell’apparato dello Stato, concesse da Mitterand. Una scambio fondato da un mutuo vantaggio: gli uni forti della loro giovinezza necessaria alla salute di un partito socialista che stava invecchiando. Prebende il cui odore era mascherato da una tinta di ‘gauchisme’. Si è così confermato che il trotskismo non è sopravvissuto dopo la morte di Trotsky che come un parassita sul tronco dell’ortodossia comunista. Quando questa è entrata in una crisi mortale, si è trovato da parte loro una nuova spinta arruolandosi attorno al tronco socialista. (pag 610)”,”PCFx-121″
“KRIEGEL Annie”,”Structures d’organisation et mouvement des effectifs du parti communiste français entre les deux guerres.”,”L’organizzazione del partito e il radicamento comunista negli anni Venti e Trenta”,”PCFx-127″
“KRIEGER Leonard”,”The German Idea of Freedom. History of a Politica Tradition.”,”KRIEGER Leonard è stato professore universitario di storia (Univ. Chicago) e autore di ‘The Politics of Discretion’ e ‘Kings and Philosophers, 1689-1789’. Il fermento di idee liberali nella Germania dei primi anni 1840 “”The Young Hegelian Arnold Ruge gave the most direct expression to the self-conscious demand for the practical execution of ideas, but even he did protest too much and betrayed the inherent limitation upon such demands. His influential article, “”The Self-criticism of German Liberalism””, published in the ‘German Annals’ of January 1843, was designed precisely to inveigh against the abstract character of “”liberalism”” as the expression of the non-political character of the Germans and to urge concrete political activity as the avenue to contact with reality (43). But despite Ruge’s undoubted conversion at this time to the primacy of politics and the necessity of working practically with the “”people”” (44), this apparent integration remained incomplete. He defined “”the reality of freedom”” as “”the internality and dissemination of philosophy”” (45). Moreover, he accepted the “”bureaucratic and police state”” as the necessary outer framework of politics and insisted that the main step in a “”radical reform”” is “”to do with self-consciousness what previous politics has done only without consciousness””. Ruge’s call for the integration of theory and practice meant not a surrender of his essential metaphysical framework but a search for new instruments of pressure to hasten the state in its accomplishment of the work of Reason. Ruge was perhaps the most articulate example of the deliberate attempt of German intellectuals to seize reality by awakening a popular political movement without surrendering their philosophical idealism, but his was not an isolated case. Even more striking was the development of men like Moses Hess, Karl Marx, and Lorenz Stein, whose passion for contact with the concrete interests of humanity drove them beyond middle-class liberalism, but still did not dismantle the Hegelian framework of their thinking. Heine was attracted to Saint-Simon, but only to translate his social doctrines into the “”Hellenic”” philosophy of the spiritualization of matter””. Mevissen consciously exploited his dual position as Hegelian and industrialist to mediate between a priori principles and economic realities, and he developed the idea of the state as the incarnation of morality with the function of stimulating and directing the economic interests and groupings of society to ethical ends (48)”” [Leonard Krieger, The German Idea of Freedom. History of a Politica Tradition, 1957] [(48) J. Droz, Liberalisme rhenane, pp. 265-276)] (pag 299-300)”,”GERx-121″
“KRIMERMAN Leonard I. PERRY Lewis a cura”,”Patterns of Anarchy. A Collection of Writings on the Anarchist Tradition.”,”Scritti di D. NOVAK J.H. MACKAY SENEX WOODCOCK G. ESTEY J.A. A. HENNACY P. GOODMAN B.R. TUCKER L. TOLSTOI BAKUNIN M. GOLDMAN E. BALLOU A. BERDIAEV N. STIRNER M. GOODWIN W. ANDREWS S.P. KROPOTKIN P. SPOONER L. ROBINSON J.B. LAHNAM F. WEINER S. COMFORT A. WARREN J. DANA C.A. BERKMAN A. ROCKER R. HENNACY A. DAY D. WARD. C. READ H. FERRER F. BOYESON B. GIBSON T. WARREN J. RUSSELL B. PLECHANOV G. SHAW G.B. BASTIAT F. BILGRAM H. TUCKER B.R. ESTEY J.A. MAUDE A. HOOK S. MONRO D.H.”,”ANAx-164″
“KRIPPENDORFF Ekkehart a cura; scritti di Wolfgang ABENDROTH Karl POLANYI Marcello DE-CECCO Rosa LUXEMBURG André Gunder FRANK Herbert KRÖGER e Klaus LINGNER Eckart KEHR Bernd-Jünger WENDT Barbara SCHILLING e Karl UNGER Gerhard BRANDT Ekkehart KRIPPENDORFF Gerd JUNNE con Salua NOUR e Frieder SCHLUPP Istvan KENDE George MODELSKI Elmar ALTVATER Jay W. FORRESTER Kenneth E. BOULDING Samir AMIN Peter GÄNG e Reimut REICHE”,”Internationale Beziehungen.”,”Scritti di Wolfgang ABENDROTH Karl POLANYI Marcello DE-CECCO Rosa LUXEMBURG André Gunder FRANK Herbert KRÖGER e Klaus LINGNER Eckart KEHR Bernd-Jünger WENDT Barbara SCHILLING e Karl UNGER Gerhard BRANDT Ekkehart KRIPPENDORFF Gerd JUNNE con Salua NOUR e Frieder SCHLUPP Istvan KENDE George MODELSKI Elmar ALTVATER Jay W. FORRESTER Kenneth E. BOULDING Samir AMIN Peter GÄNG e Reimut REICHE”,”RAIx-119″
“KRISTELLER Paul Oskar”,”La tradizione classica. Nel pensiero del Rinascimento.”,”KRISTELLER Paul Oskar”,”FILx-472″
“KRISTEVA Julia”,”Hannah Arendt. La vita, le parole.”,”Nata nel 1941 in Bulgaria, KRISTEVA Julia insegna linguistica e semiologia all’ Università di Parigi. Esponente di spicco della corrente strutturalista francese, ha poi rivolto i suoi principali interessi alla psicoanalisi. Ha scritto varie opere anche pubblicate in italiano. Aurelio AGOSTINO Sant’ “”In cosa consiste la differenza tra i due totalitarismi? Senza rinunciare alla sua con sueta ironia durante questo viaggio attraverso l’ orrore , la Arendt cesella a modo suo alcuni “”narratemi””. Ad esempio, la “”soluzione finale”” di Hitler equivarrebbe a un comandamento: “”Devi uccidere””; mentre si potrebbero decodificare le prescrizioni di Stalin come “”Devi rendere falsa testimonianza””. Oppura fa dell’ ironia: poiché l’ uomo totalitario non è capace di avere fiducia, “”L’ unico uomo per cui Hitler avesse un “”rispetto incondizionato”” era il “”generale Stalin””””. L’ attenzione della Arendt non si sofferma sul regime zarista e sul ritardo economico-politico della Russia nel contesto europeo, così come non mette lo stalinismo in rapporto con le idee di Lenin, che lo precedono, ma che anche, sotto molti riguardi, lo preannunciano””. (pag 169)”,”TEOP-224″
“KRIVINE Alain”,”Questioni sulla rivoluzione. Ruolo e responsabilità della IV Internazionale di fronte alla società europea, oggi. Conversazioni con Roland Biard.”,”KRIVINE (62 anni) laureato in storia, giornalista, ha aderito alla Gioventù Comunista francese nel 1955 e al PCF nel 1958. E’ uscito dal PCF nel 1966. Ha partecipato alla fondazione della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (JRC) nel 1966, sciolta poi nel 1968. Partecipa quindi alla fondazione della Ligue Communiste nel 1969 sciolta a sua volta nel 1973. Partecipa ancora una volta alla fondazione del Front Communiste Revolutionnaire divenuto poi Ligue Communiste Revolutionnaire (LCR).”,”FRAP-058″
“KRIVINE Alain”,”Ça te passera avec l’âge.”,”Alain Krivine, 65 ans, est porte-parole de la Lgue communiste Révolutionnaire.”,”TROS-081-FL”
“KROCKOW Christian von”,”Les Allemands du XXe siecle, 1890-1990. Histoire d’une identité.”,”L’A, Conte KROCKOW, è stato Prof di scienze pol a Gottinga prima di diventare uno dei migliori specialisti di storia tedesca. E’ autore di vari saggi sul nazionalismo oltre-Reno e di una imponente biografia di FEDERICO IL GRANDE.”,”GERG-003″
“KROMER Tom”,”Non aspettiamo niente. Romanzo.”,”””Tom Kromer è il protagonista di questo libro o meglio di questa successione di quadri di cui il libro è composto. Appartenente a una famiglia piccolo-borghese, intellettuale, Kromer è una delle tante vittime della crisi economica, la famosa «depressione» dalla quale gli Stati Uniti furono attanagliati per circa sei anni. Non ancora trentenne l’A. è già vecchio nello spirito perché, come dice il titolo, egli, come tanti altri suoi compagni di vagabondaggio e di miseria, non aspetta più nulla. Vale a dire che, insieme al gusto del lavoro, ha perduto la speranza di trovare un’occupazione che non sia saltuaria e si è rassegnato a trascinare la sua esistenza di randagio fin quando il ventre gli tiene e le gambe gli reggono. In un paese industrialmente attrezzato come l’America in cui, fino a pochi anni addietro non esisteva un regolare sussidio per i disoccupati era naturale che, sopraggiunta la grande depressione, quando i prodotti dell’industria pesante delle città Atlantiche non trovarono più sbocchi negli altri paesi, milioni di uomini senza lavoro facessero esodo verso gli stati centrali ed occidentali della costa del Pacifico per cercare un «Job». Abituati alla vita delle grandi città e agli alti salari che generalmente l’industria riserva ai suoi dipendenti, essi non sapevano nè volevano tornare alla terra da cui provenivano. Ecco formarsi ed organizzarsi il nomadismo di questi disoccupati che in realtà dicono di cercare, più che non lo facciano, del lavoro. Ecco Tom Kromer attaccarsi a un treno merci insieme ad altri compagni di miseria e andare senza una mèta, sia pure approssimativa. In un’altra città essi passeranno inosservati, avranno meno vergogna a mendicare la minestra offerta dalle «Missioni»; sarà forse più gustosa; troveranno più facilmente da dormire. Tom Kromer è uno dei tanti. Anch’egli ha perduto la voglia di lavorare, non ha più dignità e stende la mano senza vergogna al passante perchè dia il suo obolo. Ma non è colpa sua. Come gli altri, Tom Kromer è vittima della superproduzione. Egli ora vive beffandosi della sorte sciagurata, spietato verso coloro che son vittime di tal abbrutimento. Il bastone del poliziotto li terrà a freno, i giudici saranno pronti a condannare per vagabondaggio. Ora le fabbriche lavorano con personale ridotto. Che importa? Hanno lavorato abbastanza per anni ed anni. Due terzi delle automobili che gli industriali hanno fabbricato durante la prosperità, giacciono inoperose ed arrugginite in autorimesse di fortuna, quando non arricchiscono l’industria dei rottami. Non importa egualmente. Essi le hanno vendute di qua e di là dell’Atlantico, mentre milioni di lavoratori vivono ora poveramente, sono disoccupati. Non importa a quale Nazione appartengano, siano essi dei senza patria o meno, si danno la mano e si stringono in un patto di alleanza. Per riassumere tutta quella mano d’opera ora vagabonda, bisognerebbe che i grandi stabilimenti industriali di Detroit, Cleveland, Chicago e Boston, riprendessero il ritmo incalzante e frenetico dei tempi della prosperità. Ecco il «New Deal»: Happy days here again… (i giorni felici sono tornati). I compagni di Tom Kromer sono tutti riassunti a paga raddoppiata. E mentre le fabbriche della grande industria buttano fuori, alternativamente, macchine utilitarie e carri armati, gli operai che vi lavorano pare non ricordino più i pellegrinaggi miserabili, le scorribande, le brodaglie ingurgitate alle «Missioni», il giaciglio immondo su cui, in un brutale sonno, naufragava il loro inconsapevole e disperato grido di rivolta”” (pag 5-7) [dalla prefazione di Arry Fanoli]”,”CONx-250″
“KROPOTKIN Pietro a cura Letizia PAJETTA BERRINI”,”Memorie di un rivoluzionario.”,”Nato a Mosca nel 1842 K. si spense a Mosca (era rientrato dopo la rivoluzione d’ Ottobre) nel 1921. “”Kropotkin non ebbe un’ intelligenza politica rigorosa: come tanti altri anarchici, si affidò spesso nella sua attività agli impulsi del momento o a un generoso utopismo. Tra le sue incongruenze è quella di aver approvato la guerra imperialista del ’14: ma nel 1920 protestò violentemente contro l’ inumano blocco posto alla Russia sovietica dall’ Intesa, che privava il popolo di viveri e medicinali””.”,”BIOx-020″
“KROPOTKIN Peter”,”Gegenseitige hilfe in der Entwickelung.”,”Kropotkin (Pëtr Alekseevic, principe), rivoluzionario russo (Mosca 1842 – Dmitrov, presso Mosca, 1921). Ufficiale in Siberia, si dimise dall’esercito per solidarietà con l’ insurrezione polacca del 1863 dedicandosi a spedizioni scientifiche (Siberia e Manciuria) e a ricerche di zoologia e antropologia. Nel 1872 s’affiliò all’ Internazionale, staccandosene in seguito al rifiuto di accettare la dottrina marxista. Divenuto teorico e propagandista di un anarchismo con pretese scientifiche, venne arrestato nel 1874, fuggì due anni dopo e si rifugiò in Gran Bretagna, in Svizzera e in Francia dove fu soggetto a incarcerazione o espulsione. Rientrò in Russia nel 1917 ma non partecipò alla vita politica del paese e fu anzi ostile al nuovo regime instaurato dai bolscevichi. Le sue principali opere di carattere sociale sono: Parole di un ribelle (1885), La conquista del pane (1888), La solidarietà (1892), La grande rivoluzione (1893), L’ anarchia, sua filosofia, suo ideale (1896) e un libro di memorie pubblicato col titolo Intorno a una vita. Di carattere scientifico sono invece Ricerche sul periodo glaciale (1871) e Saggio sull’ orografia della Siberia orientale (1876). (RIZ)”,”ANAx-195″
“KROPOTKIN Peter, a cura di Gustav LANDAUER”,”Gegenseitige hilfe in der Tier – und Menschenwelt.”,”Kropotkin (Pëtr Alekseevic, principe), rivoluzionario russo (Mosca 1842 – Dmitrov, presso Mosca, 1921). Ufficiale in Siberia, si dimise dall’esercito per solidarietà con l’ insurrezione polacca del 1863 dedicandosi a spedizioni scientifiche (Siberia e Manciuria) e a ricerche di zoologia e antropologia. Nel 1872 s’affiliò all’ Internazionale, staccandosene in seguito al rifiuto di accettare la dottrina marxista. Divenuto teorico e propagandista di un anarchismo con pretese scientifiche, venne arrestato nel 1874, fuggì due anni dopo e si rifugiò in Gran Bretagna, in Svizzera e in Francia dove fu soggetto a incarcerazione o espulsione. Rientrò in Russia nel 1917 ma non partecipò alla vita politica del paese e fu anzi ostile al nuovo regime instaurato dai bolscevichi. Le sue principali opere di carattere sociale sono: Parole di un ribelle (1885), La conquista del pane (1888), La solidarietà (1892), La grande rivoluzione (1893), L’ anarchia, sua filosofia, suo ideale (1896) e un libro di memorie pubblicato col titolo Intorno a una vita. Di carattere scientifico sono invece Ricerche sul periodo glaciale (1871) e Saggio sull’ orografia della Siberia orientale (1876). (RIZ) “”Kriege waren gewiß unvermeidlich; Wanderung bedeutet Krieg; aber Sir Henrn Maine hat bereits in seiner beachtenswerten Studie über den Stammesursprung des Völkerrechtes völlig bewiesen, daß “”der Mensch nie so wild oder so beschränkt gewesen ist, ein solches Übel, wie es der Krieg ist, auf sich zu nehmen, ohne irgendwie den Versuch zu machen, ihn zu verhüten””, (…)””. (pag 126) “”Le guerra erano certamente inevitabili; La migrazione significa guerra; ma Sir Henry Maine ha già completamente provato nel suo notevole studio sull’ origine del diritto internazionale pubblico che “”l’ uomo non è mai stato impedito a farsi carico così selvaggiamente di un tale male, come è la guerra, senza fare un tentativo o l’ altro, di impedirla”” (…)””. (pag 126)”,”ANAx-245″
“KROPOTKIN Pietro”,”Memorie di un rivoluzionario.”,”Elia Reclus. “”Proclamata la Comune i due fratelli vi si associarono di tutto cuore ed Elia accettò l’impiego di guardiano della Biblioteca Nazionale e del Museo del Louvre sotto Vaillant. E’ dovuta in gran parte alla sua previdenza ed attività la conservazione dei tesori impagabili di scienza e d’arte accumulati in questi due istituti, altrimenti sarebbero stati distrutti durante il bombardamento di Parigi dalla parte degli eserciti di Tiers e l’incendio che en fu la conseguenza. Amante appassionato dell’arte greca, della quale era profondo conoscitore, fece imballare e immagazzinare nelle cantine le statue e i vasi più preziosi del Louvre, e prese le più grandi precauzioni per proteggere la Biblioteca Nazionale dall’ incendio che infieriva tutto d’intorno.”” (pag 455-456) “”Quando, nel 1888 Huxley stampò il suo articolo atroce: “”La lotta per l’esistenza: un prgramma”” mi decisi a mettere in buona forma le mie obiezioni ala sua maniera d’intendere la lotta per la vita, tanto fra gli animali che fra gli uomini, servendomi del materiale accumulato durante un paio d’anni. Ne parlai ai miei amici. Ma trovai che l’interpretazione della “”lotta per la vita”” come un grido di guerra di “”guai ai deboli”” innalzato all’importanza di un comandamento della natura rivelata dalla scienza, era talmente radicata in Inghilterra da essere quasi una questione di fede. – Due sole persone mi sostenevano nella mia ribellione contro questa falsa interpretazioe dei fatti naturali. Ildirettore del “”Nineteeth Century””, signor Jame Knowles, con la sua mirabile perspicacia, comprese subito la questione, e con una energia veramente giovanile mi incoraggiò a svilupparla. L’altro era H.W. Bates, del quale Darwin scriveva nella sua autobiografia, che era uno degli uomini più intelligenti che avesse mai incontrato. Egli era segretario della Società Geografica, ed io lo conoscevo. Quando gli parlai della mia intenzione egli se ne mostrò lietissimo, “”siì certamente che ne dovete scrivere””, mi diceva. “”E’ quello il vero Darwinismo. Fa vergona pensare quello che “”essi”” hanno fatto delle idee di Darwin””””. (pag 486-487)”,”ANAx-263″
“KROPOTKIN Pietro (KROPOTKINE)”,”Lo spirito di ribellione.”,”Avanguardia. “”Uomini di cuore che non si contentano di sole parole, ma che cercano di metterle in esecuzione, caratteri integri, per i quali l’atto e l’idea formano una sola cosa, per i quali il carcere, l’esilio e la morte sono preferibili ad una vita incoerente coi loro principii: uomini intrepidi che sanno che bisogna ‘osare per riuscire’: ecco le sentinelle perdute che incominciano la battaglia, molto prima che le masse siano bastantemente eccitate per innalzare apertamente la bandiera dell’insurrezione e lanciarsi, colle armi alla mano alla conquista dei loro diritti.”” (pag 7) “”L’indifferenza è ormai impossibile.”” (pag 7)”,”ANAx-276″
“KROPOTKIN Pietro (KROPOTKINE)”,”La Grande Rivoluzione. 1789-1793. Volume I.”,”Volume intonso “”… Da una parte la rivoluzione deve combattere ogni religione armata; dall’altra deve combattere ogni privilegio: che cos’è, adunque, la rivoluzione se non la guerra dell’irreligione e dell’eguaglianza? … Gli uomini di poca fede si ricordino che non vi fu mai progresso che onn toccasse alla proprietà e alla religione, e che… già dall’89 al 93 quattro soli anni bastavano per trascorrere dall’equivoco della libertà al regno della scienza e dell’eguaglianza”” (Giuseppe Ferrari) (in apertura) La guerra alle bande dei contadini. “”Fu allora che nell’Est della Francia si produsse quel fenomeno che dominerà la Rivoluzione durante i due anni seguenti: la borghesia interviene contro i contadini. Gli storici liberali non ne parlano, ma si tratta di un fenomeno della maggiore importanza, che bisogna rilevare. Noi abbiamo visto che la sollevazione dei contadini aveva raggiunto la sua più grande forza nel Delfinato, e, in generale, nell’Est. I ricchi, i signori fuggivano e Necker si doleva di aver dovuto rilasciare in quindici giorni 6000 passaporti agli abitanti più facoltosi. La Svizzera ne era inondata. Ma la media borghesia rimase, si armò, organizzò le sue milizie e l’Assemblea nazionale votò ben presto (il 10 agosto) una misura draconiana contro i contadini insorti (2). Col pretesto che l’insurrezione era l’opera di briganti, essa autorizzò le municipalità a impiegare le truppe, a disarmare tutti gli uomini senza professione e senza domicilio, a disperere le bande e a far d’esse giustizia sommaria. La borghesia del Delfinato approfittò largamente di questi diritti. Quando una banda di contadini insorti attraversava la Borgogna, bruciandone i castelli, i borghesi delle città e dei villaggi l’attaccavano. Una di queste bande, dicono i ‘Deux amis de la Liberté’, fu battuta a Cormatin il 27 luglio, ci furono 20 morti e 60 prigionieri. A Cluny, ci furono 100 morti e 160 prigionieri. La municipalità di Mâcon fece una guerra regolare ai contadini che rifiutavano di pagare la decima e ne impiccò venti. (…)”” (pag 156-157) [(2) Buchez e Roux, ‘Histoire parlementaire’, t. II, p. 254]”,”FRAR-001-FER”
“KROPOTKIN Pietro (KROPOTKINE)”,”La Grande Rivoluzione. 1789-1793. Volume II.”,”Volume intonso ‘Maledetto sia tu per ogni etade, O del reo termidor decimo sol! Tu sanguigno ti affacci, e fredda cade La bionda testa di Saint-Just al suol. Maledetto sia tu da quante sparte Famiglie umane ancor piegansi a i re! Tu suscitasti in Francia il Bonaparte, Tu spegnesti ne i cor virtude e fe” Giosuè Carducci (in apertura) ‘Una cosa è ben certa, ed è che qualunque sia la nazione che entrerà oggi nella via delle rivoluzioni, sarà l’erede di ciò che hanno fatto i nostro avi in Francia. Il sangue che hanno versato, l’hanno versato per l’umanità. Le sofferenze che hanno subite, le hanno subite per l’umanità intera. Le loro lotte, le idee che hanno lanciate, il cozzo di queste idee, – tutto ciò è il patrimonio dell’umanità’ (pag 371)”,”FRAR-002-FER”
“KROPOTKIN Peter, a cura di Giampietro N. BERTI”,”Scienza e anarchia.”,”La funzione rivoluzionaria della scienza, il comunismo anarchico”,”ANAx-481″
“KRUG Peter”,”Gewerkschaften und arbeiterbildung. Gewerkschaftliche bildungsarbeit von ihren anfängen bis zur weimarer republik.”,”Fondo RC Die bis 1878 erschienenen 16 sozialdemokratischen Gewerkschaftszeitungen mit ca. 40.000 Abonnenten wurden dagegen durch das Sozialistengesetz verboten. Über die neuen Fachblätter und das neu entwickelte Unterstützungswesen sollten nach gewerkschaftlicher Absicht zumindest gewerkschaftlich – kollektive Strukturen und Bewußtseinselemente erhalten bleiben.”” Al 1878 i sedici giornali sindacali socialdemocratici apparsi con circa 40 mila sottoscrittori, furono probiti dalle leggi anti-socialiste. Questo sostegno di elementi coscienti e strutture collettive rivolte verso l’ attività sindacale e i nuovi fogli sindacali rimase e si sviluppò ancora.”,”MGEx-174″
“KRUGMAN Paul”,”Il ritorno dell’ economia della depressione. Stiamo andando verso un nuovo ’29?”,”Paul KRUGMAN insegna attualmente al MIT. Nel 1991 ha vinto la John Bates Clark Medal assegnata dall’ American Economic Association. E’ autore di diversi volumi di successo, tra cui, pubblicati da Garzanti, ‘Il silenzio dell’ economia (1991), ‘L’ incanto del benessere’ (1995) e ‘Geografia e commercio internazionale’ (1995).”,”ECOI-053″
“KRUGMAN Paul”,”Il silenzio dell’ economia. Una politica economica per un’ epoca di aspettative deboli.”,”Paul KRUGMAN insegna attualmente al MIT ed è stato consulente della Banca Mondiale, del FMI della Banca del Giappone, dell’ ONU, della Trilateral Commission e del Dipartimento di Stato degli USA. Nel 1991 ha vinto la John Bates Clark Medal assegnata dall’ American Economic Association. ‘Sono orgoglioso della mia generazione di economisti. Tutti conoscono i loro nomi: Walter Heller, Milton Friedman, John Kenneth Galbraith, Arthru Okun, Herbert Stein, Peter Drucker e molti altri. Ma, come ha detto un saggio, la scienza progredisce funerale dopo funerale. Paul Krugman è l’ astro nascente di questo secolo e del prossimo.’ (dalla presentazione di P.A. Samuelson) “”Nessuna immagine dell’ economia americana al principio degli anni Novanta sarebbe completa senza un riferimento agli straordinari cambiamenti che hanno avuto luogo nei mercati finanziari””. (pag 19)”,”USAE-043″
“KRUGMAN Paul”,”Paul Krugman. I grandi della scienza.”,”””Gli storici dell’economia ritengono che la prima vera recessione sia stata la crisi che colpì l’Inghilterra alla fine delle guerre napoleoniche: in altre parole la prima recessione avvenne, come ci si poteva aspettare, nel primo paese industrializzato. I paesi che si industrializzarono in seguito dovettero attendere per avere la possibilità di condividere l’esperienza della recessione. Un mio collega, l’insigne storico dell’economia Peter Temin, mi ha detto che gli Stati Uniti non sperimentarono una vera recessione fino al Panico del 1873. Inoltre ha documentato che fra il 1820 e il 1860 ci furono evidenti differenze fra il comportamento delle economie americana e inglese: quella americana era ancora un’economia “”classica””, in cui contrazioni finanziarie potevano ridurre i prezzi ma avevano un effetto minimo sulla crescita, mentre l’Inghilterra stava già iniziando ad assumere tratti riconoscibilmente keynesiani”” (pag 197)”,”ECOT-229″
“KRUGMAN Paul”,”L’incanto del benessere. Politica ed economia negli ultimi vent’anni.”,”Paul Krugman insegna attualmente (1999) al MIT. Nel 1991 ha vinto la John Bates Medal assegnata dall’American Economic Association. E’ autori di volumi di successo tra cui ‘Il silenzio dell’economia’ (1991), ‘Geografia e commercio internazionale’ (1995) e ‘Il ritorno dell’economia della depressione’ (1999). I ricchi, i padroni del mondo. “”(…) il 70 per cento dell’aumento del reddito familiare medio ha interessato la fascia più alta di reddito, cioè l’un per cento della popolazione. Il significato di questo dato è chiaro: negli Stati Uniti a partire dagli anni Settanta l’aumento del reddito della fascia mediana non è riuscito ad adeguarsi all’aumento del reddito medio: in altre parole, la famiglia media americana si è arricchita di poco nonostante l’aumento della produttività. Già sapevamo che questo fenomeno è dovuto alla crescente sperequazione nella distribuzione dei redditi, che ha dirottato verso la fascia dei molto ricchi il grosso dell’incremento delle entrate. In più ora abbiamo appreso che quando si parla di famiglie ad alto reddito, ci si riferisce alla categoria dei super ricchi: non agli yuppies di varia estrazione, ma ai «padroni del mondo» descritti da Tom Wolfe. Le implicazioni politiche. L’aumento della sperequazione dei redditi può non avere implicazioni politiche. Anche se è logico, fatte le debite riserve, auspicare una distribuzione più uniforme della ricchezza (e non tutti sono d’accordo neppure su questo), non è facile stabilire il da farsi”” (pag 167-168)”,”ECOT-381″
“KRULIC Josip”,”Storia della Jugoslavia. Dal 1945 ai nostri giorni.”,”KRULIC è nato in Jugoslavia nel 1956 da madre slovena e padre croato. Già allievo dell’ Ecole nationale d’administration, la prestigiosa ENA di Parigi, insegnante di ruolo di storia, si è dedicato, in una serie di articoli storici e politologici, a fare l’inventario dell’eredità dei nazionalismi e delle questioni nazionali soprattutto nel contesto Jugoslavo.”,”EURC-035″
“KRULIC Josip”,”Storia della Jugoslavia dal 1945 ai nostri giorni.”,”Josip Krulic è nato in Jugoslavia nel 1956 da madre slovena e padre croato. Già allievo dell’Ecole nationale d’administration, la prestigiosa ENA di Parigi, insegnante di ruolo di storia, si è dedicato, in una serie di articoli storici e politologici, a fare l’inventario dell’eredità dei nazionalismi e delle questioni nazionali soprattutto nel contesto jugoslavo.”,”EURC-040-FL”
“KRUMNOW A. MAIRE E. DETRAZ A.”,”La C.F.D.T. y la autogestion.”,”La CFDT è la Confederazione francese democratica del lavoro. Era originariamente il sindacato cattolico CFTC (Confederazione francese dei lavoratori cristiani). Si è trasformato in sindacato non confessionale nel 1964 collocandosi in una posizione di sinistra. Alcuni dirigenti CFDT fanno parte del PSU partito socialista unificato, ma ci sono anche cattolici e ex- elementi del PCF. La CFDT è il secondo sindacato francese per numero di aderenti e il maggior sindacato a livello europeo che ha legato il suo programma all’ autogestione.”,”MFRx-180″
“KRUPSKAIA N.”,”La mia vita con Lenin.”,”contiene dedica”,”LENS-016″
“KRUPSKAIA Nadezda Kostantinovna”,”Ma vie avec Lenine, 1893-1917. Petersbourg, Siberie, Munich, Londres, Geneve, Russie et Finlandie, Paris, Cracovie, Berne, Zurich, Petersbourg.”,”KRUPSKAIA Nadezda Kostantinovna (1869-1939).”,”LENS-015″
“KRUPSKAIA N. PODVOISKI N. BONTCH-BROUEVITCH BUBNOV A. LONDARSKOI M. MEKHONOCHIN K. FLEROVSKI I. KHOKHRIAKOV K. ANTONOV-OVSEENKO V. BLAGONRAVOV G. NEVSKI V. DACHKEVITCH P. DZENIS O. LUNACHARSKI A. ILINE-GENEVSKI A. BELYCHEV KOLBIN I. EGOROV A. VASSILEV V. SVECHNIKOV N. MALAKHOVSKI V. SOKOLOV S. IZMAILOV N. PETROVSKI G. DYBENKO P.”,”L’ insurrection armée d’ Octobre a Pétrograd. Souvenirs des revolutionnaires de 1917.”,”””Operaio dell’ officina Putilov e in seguito guardia rossa, io ebbi personalmente la fortuna di vedere a più riprese Vladimir Ilich e di parlargli. Era durante i combattimenti di ottobre e novembre 1917. A quest’epoca ero capo della 4° sotnia (distaccamento di cento soldati) del distaccamento delle guardie rosse della fabbrica Putilov. (…)”” (pag 80) “”Al ritorno da Pulkovo, il nostro ‘sotnia’ fu nuovamente designato per montare la guardia allo Smolny. (…) Io menzionai anche il biasimo ricevuto per aver deteriorato l’immobile della scuola degli allievi ufficiali. Vladimir Ilich mi mise la mano sulla spalla. – La decisione presa era quella buona, ed è unicamente così’ che bisogna agire nei confronti dei nemici della rivoluzione. Qualche edificio non potrà ssere paragonato alla perdita di un solo combattente rivoluzionario. Quanto al biasimo, il potere sovietico lo annullerà. Il colloquio prosegue in seguito sulla conservazione degli effettivi della Guardia Rossa, sul consolidamento della disciplina liberamente consentita dai combattenti, come sul modo di scovare gli intrighi dei controrivoluzionari.”” (pag 85) La questione del treno blindato n° 2 Lenin intendeva affidarlo all’ operaio Londarskoï e al suo gruppo per una spedizione a Kharkov, ma questi aveva dei dubbi, pensava di non essere all’ altezza del compito che era quello di assumere il comando in seconda del treno, condurre un gruppo da sbarco, diventare comandante territoriale con missione di organizzare sul posto i comitati di distretto, le commissioni straordinarie e le cellule di partito. Londarskoï lo pregò di affidarlo ad un altro compagno. Lenin ebbe un momento di riflessione poi si volse verso gli astanti chiedendogli se le ragioni invocate da Londarskoï erano valide visto che era il collettivo della Putilov di 30 mila persone ad aver nominato Londarskoï alla sezione militare. Lenin terminò con la proposta ironica di spostarlo in un’altra fabbrica. Nessuno prese la parola, anche Londarskoï tacque e accettò la missione. (pag 86)”,”RIRO-315″
“KRUPSKAIA N.”,”La mia vita con Lenin.”,” Lenin nella Biblioteca di Ginevra (1905) “”Ilic non aveva letto soltanto Marx ed Engels, aveva studiato fra l’altro un gran numero di opere militari e il problema dell’organizzazione di una insurrezione lo aveva occupato assai più di quel che comunemente si ritiene. Il bibliotecario della “”Società di lettura”” ogni mattina vedeva arrivare un rivoluzionario russo, dai pantaloni rimboccati alla moda svizzera, per evitare il fango; costui apriva il libro d’arte militare lasciato il giorno prima, si sedeva come al solito al piccolo tavolo davanti alla finestra, ravviava all’indietro i radi capelli e si metteva a leggere. Di tanto in tanto andava a consultare qualche dizionario, poi ritornava al suo posto, e vergava numerosi fogli di carta con la sua minuta e veloce scrittura”” (pag 83)”,”LENS-261″
“KRUPSKAIA Nadezda”,”La mia vita con Lenin.”,”Questi ricordi hanno lo scopo di dare un quadro delle condizioni in cui Vladimir Ilic visse e lavorò. La prima parte riguarda il periodo che va dal 1894, cioè dal momento del mio primo incontro con Vladimir Ilic, fino al 1908, cioè il tempo della seconda emigrazione. Vi sono compresi i ricordi sul lavoro a Pietroburgo, sul periodo della deportazione, sugli anni trascorsi a Monaco e Londra al tempo della nostra prima emigrazione, sul periodo prima e dopo il II Congresso del partito e sul II Congresso stesso, fino al 1905. La seconda parte dei ricordi riguarda la seconda emigrazione (dal 1908 al 1914), l’epoca della guerra imperialista e il periodo successivo al ritorno dall’emigrazione avvenuto nell’aprile 1917. La Biblioteca nazionale di Parigi “”Era piuttosto difficile studiare a Parigi. La Biblioteca Nazionale era lontana. Vladimiro Ilic vi si recava generalmente in bicicletta, ma l’attraversare una città come Parigi richiedeva molta attenzione; non si trattava dei dintorni di Ginevra. Ciò lo stancava molto. Durante le ore dei pasti, la biblioteca era chiusa. Per ottenere dei libri era necessario sottoporsi ad una serie di formalità burocratiche. Ilic malediva la Biblioteca Nazionale di Parigi. Scrissi ad un professore che in estate insegnava la lingua francese ai corsi di Ginevra, domandandogli di indicarmi delle altre buone biblioteche. Mi mandò subito tutte le informazioni. Ilic visitò tutte le biblioteche indicate, ma in nessuna si trovò bene. Alla fine gli rubarono la bicicletta. La lasciava sotto la scala di una casa vicina alla Biblioteca Nazionale, pagando per ciò dieci centesimi alla portinaia. Un giorno non la trovò più. La portinaia affermò che non aveva mai accettato di custodire una bicicletta, ma solo permesso di lasciarla nel sottoscala. Andando in bicicletta a Parigi e nei dintorni bisognava stare molto attenti. Una volta, sulla strada di Juvissy, Ilic fu investito da un’automobile; poté a stento saltare a terra, ma la bicicletta andò in pezzi”” [Nadezda Krupskaia, ‘La mia vita con Lenin’, Roma, 1956] (pag 172)”,”LENS-013-FL”
“KRUPSKAIA N. (KRUPSKAJA Nadeshda)”,”Erinnerungen an Lenin.”,” Lettere di Lenin al partito dalla Finlandia (pag 431-432) “”Das alles natürlich beispielsweise, nur als ‘Illustration’ dafür, daß man im jetzigen Augenblick dem Marxismus, der Revolution nicht treu bleiben kann, ‘wenn man sich nicht zum Aufstand als zu einer Kunst verhält”” (1). Lenin machte sich in Finland große Sorgen, daß der günstigste Augenblick zum Losschlagen ungenützt verstreichen könnte. Am 7. Oktober schreibt er an die Petrograder Stadtkonferenz; ferner an das Zentralkomitee, das Moskauer, das Petrograder Komitee der Partei und an die bolschewistischen Mitglieder der Sowjets von Moskau und Petrograd. Am 8. folgt ein Brief an die Genossen Bolschewiki, die Teilnehmer des Sowjetkongresses des Nordgebiets; Lenin ist höchst besorgt, ob dieser Brief auch ankommen würde. Am 9. reist Lenin nach Petrograd, wo er illegal im Wiborger Bezirk untertaucht. Von hier aus leiter er die Vorbereitung des Aufstandes. Im letzten Monat war Lenin ausschließlich vom Gedanken an den Aufstand beherrscht; nur das erfüllte ihn. Seine Stimmung und sein Optimismus teilten sich auch seinen Gefährten mit. Besonders wichtig ist Lenins letzter Brief aus Finnland, der Brief an die Genossen Bolschewiki,die Teilnehmer des Kongresses der Sowjets des Nordens. Er lautet: “”…der bewaffnete Aufstand ist eine ‘besondere’ Form des politischen Kampfes, die besonderen Gesetzen unterworfen ist, und diese müssen gründlich durchdacht werden. Außerdrückt, als er schrieb, daß der bewaffnete ‘Aufstand genau wie der Krieg eine Kunst’ ist. Die wichtigsten Regeln diese Kunst sind nach Marx: I. Nie mit dem Aufstand ‘spielen’, hat man ihn aber einmal begonnen, so muß man genau wissen, daß man ‘bis zu Ende geben’ muß. 2. Am entscheidenden Ort und im entscheidenden Augenblick muß ein ‘großest Kräfteübergewicht’ konzentriert werden, denn sonst wird der Feind, der besser ausgebildet un organisiert ist, die Aufständischen vernichten. 3. Sobald der Aufstand begonnen hat, gilt es, mit der größten ‘Entschiedenheit’ zu handeln und unter allen Umständen und unbedingt ‘die Offensive’ zu ergreifen. ‘Die Defensive ist der Tod des bewaffneten Aufstandes’. 4. Man muß bestrebt sein, den Feind zu überrumpeln und den Augenblick abzupassen, wo seine Truppen zerstreut sind. 5. Es gilt, ‘täglich’ (handelt es sich um eine Stadt, so können wir sagen stündlich), wenn auch kleine Erfolge zu erreichen, und dadurch um jeden Presi das ‘moralische Übergewicht’ festzuhalten. Marx hat die Lehren aus allen Revolutionen bezüglich des bewaffneten Aufstands mit Meisters revolutionären Taktik’, so zusammengefaßt: ‘De l’audace, de l’audace, encore de l’audace!'”” [Nadeshda Krupskaja, ‘Oktober 1917’ (in) ‘Erinnerungen an Lenin’, Teil III’, Berlin, 1960] [(1) W.I. Lenin: Das Jahr 1917, S. 360]”,”LENS-277″
“KRUSCIOV Nikita”,”La politica dell’ Unione Sovietica. Rapporto al XX Congresso del PCUS.”,”Rapporto presentato il 14 febbraio 1956 al XX Congresso del PCUS dal primo segretario del CC del PCUS N.S. Krusciov. Delegazione italiana: Palmiro Togliatti, Mauro Scoccimarro, Rita Montagnana, Athos Bugliani, Salvatore Cacciapuoti, Paolo Bufalini (PCI)”,”RUSS-169″
“KRUTA Venceslas MANFREDI Valerio M.”,”I celti in Italia.”,”Alla luce delle più recenti scoperte archeologiche e linguistiche, Venceslas Kruta e Valerio M. Manfredi tracciano l’affascinante ritratto del popolo celtico italiano. 1 Celti infatti si stabilirono in Italia settentrionale forse già all’età del Bronzo. Agli inizi del IV secolo a.C. nuove ondate di Celti transalpini si stanziarono a sud del Po, in Emilia e nelle Marche, dove sostituirono il loro predominio a quello degli Etruschi e degli Umbri. In seguito, spingendosi nell’Italia centrale, i Celti furono sconfitti dai Romani, i quali alla fine riuscirono a integrarli in un grande stato europeo multietnico destinato a durare cinque secoli. Tra i maggiori studiosi del popolo celtico, Venceslas Kruta è stalo uno degli organizzatori della mostra “”I Celli””, tenutasi a palazzo Grassi nel 1991. Oltre ad articoli e saggi, ha pubblicato “”I Celli”” e “”L’Europa delle origini””. Valerio M. Manfredi, ha insegnato in università italiane e straniere. Tra i suoi libri ricordiamo: “”La strada dei Diecimila””, “”Le isole fortunate”” e “”Gli Etruschi in vai Padana”” “”Sappiamo che nell’ ambito dello scontro durissimo in atto in Sicilia verso la fine del V secolo fra i Greci e i Cartaginesi che si contendevano il controllo dell’ isola, emerse, in un momento di grande pericolo, la figura di Dionigi, prima giovane ufficiale dell’ esercito siracusano e poi, via via, leader indiscusso della grande città siceliota e infine tiranno che esercitò un potere personale e una politica egemonica non solo nell’ isola, ma anche in tutta la Magna Grecia e in area adriatica. Sotto di lui Siracusa divenne una vera e propria superpotenza, si dotò di un formidabile sistema di fortificazioni (la cinta muraria e il castello Eurialo), di una flotta possente e di un esercito numeroso e ben armato per sostenere una politica egemonica che mirava, nella sostanza, a creare un grande impero greco in Occidente da contrapporre alle altre grandi potenze del Mediterraneo occidentale, gli Etruschi e i Cartaginesi.”” (pag 93)”,”STAx-167″
“KRUZIK F. MICHAUT R. ELLIOT A. BERTOLINI R. LATIOVIC L. WASILUK P. TEUBNER H. NESTERENKO I., comitato internazionale di redazione”,”Le Brigate Internazionali. La solidarietà dei popoli con la Repubblica Spagnola.”,”””La forma suprema di solidarietà dei progressisti nordamericani fu la partecipazione dei volontari statunitensi alla guerra di Spagna a fianco della Repubblica. I combattenti della Brigata Internazionale “”Abraham Lincoln”” che combatterono nelle file dell’ Esercito repubblicano furono in totale poco più di 3.000. Ma milioni di americani li sostennero, seguirono la loro sorte con apprensione e li difesero dagli attacchi della reazione.”” (pag 237)”,”MSPG-145″
“KRYSMANSKI Hans Jürgen”,”Die Letzte Reise des Karl Marx.”,”L’autore insegna Sociologia alla Westfälischen Wilhelms-Universität Münster.”,”MADS-772″
“KUBALKOVA V. CRUICKSHANK A.A.”,”Marxism-Leninism and Theory of International Relations.”,”Lenin, legge di sviluppo ineguale. “”Lenin, of course, was not the only proletarian leader who was trying to rethink the new era. Kautsky (‘the renegade’) thought that the number of great powers on the international scene would decrease and that they would eventually become organised as a kind of ‘super imperialist bloc’ whose frictions would be resolved by recourse to instruments and processes other that war. Lenin’s concept of the uneven development of capitalism refutes this ‘nonsense’ of Kautsky’s, described as ‘the joint exploitation of the world by internationally united finance capital’ (51). In (51) Lenin, Selected Works, op. cit., 1/741 (pag 95-96) “”Lenin, of course, was not the only proletarian leader who was trying to rethink the new era. Kautsky (‘the renegade’) thought that the number of great powers on the international scene would decrease and that they would eventually become organised as a kind of ‘super imperialist bloc’ whose frictions would be resolved by recourse to instruments and processes other that war. Lenin’s concept of the uneven development of capitalism refutes this ‘nonsense’ of Kautsky’s, described as ‘the joint exploitation of the world by internationally united finance capital’ (51). In Lenin’s view the now less developed countries would be more rapid in their imperialist development. This differential development rate would lead to major wars between the imperialist blocs since ‘once the relation of forces is changed, what other solution of contradictions can be found under Capitalism than that of force’ (52). Needless to say, this new theory saw tsarist Russia as a cynosure of events, and since revolution could no longer be regarded as imminent in the advanced capitalist countries, backward countries like Russia would now have to fulfil the historical mission of the proletariat. The proletariat of the capitalist countries, ran the implications of Lenin’s law, is now corrupted to such an extent that non only did it encourage the imperialist governments to go to war in the first place but it was later quite unable to see its historical duty, which, according to Lenin in 1914, was to change imperialist war into civil wars in their respective countries. The imperialist wars, however savage, are not any longer, he believed, destroying the capitalist system (their main objectives being invariably only the further redistribution of the world). The outcomes of such wars merely bring readjustment of the capitalist ‘status quo’, while the basis of capitalism remains intact. The element that would be the agency of the destruction of imperialism must now take place on a world scale (and on this point coincided with Marx and Engels) but would do so through a sequential development of a phase revolutionary process.”” [Lenin non era l’unico leader proletario che stava cercando di ripensare la nuova era. Kautsky (‘il rinnegato’) riteneva che il numero delle grandi potenze sulla scena internazionale sarebbe diminuito e che alla fine il capitalismo si sarebbe organizzato in una sorta di ‘blocco super-imperialista’ in cui gli attriti interni si sarebbero risolti con il ricorso a strumenti non bellici. La teoria di Lenin dello sviluppo ineguale del capitalismo confuta questa ‘assurdità’ di Kautsky, definita come ‘lo sfruttamento congiunto del mondo da parte del capitale finanziario internazionale unito’. Nella visione di Lenin i paesi meno sviluppati sarebbero stati più rapidi nel loro sviluppo. Questo ritmo di sviluppo differenziale avrebbe portato a grandi guerre tra i blocchi imperialisti poichè ‘una volta che il rapporto di forze è cambiato, quale altre soluzioni delle contraddizioni possono essere trovate sotto il capitalismo se non quella della forza’. Inutile dire che questa nuova teoria ha visto la Russia zarista come punto di riferimento, e dal momento che la rivoluzione non poteva più essere considerata come imminente nei paesi capitalisti avanzati, i paesi arretrati come la Russia ora avrebbero dovuto compiere la missione storica del proletariato. Il proletariato dei paesi capitalisti, anche per le implicazioni della legge scoperta da Lenin, è ora a tal punto corrotto che non solo, in una prima fase, ha incoraggiato i governi imperialisti ad entrare in guerra, ma in seguito è non stato assolutamente in grado di vedere il suo dovere storico, che secondo Lenin, nel 1914, era quello di trasformare la guerra imperialista in guerra civile nei loro rispettivi paesi. La distruzione dell’imperialismo deve avvenire su scala mondiale (e su questo punto il suo pensiero coincide con quello di Marx ed Engels), e si dovrebbe realizzarla attraverso uno sviluppo sequenziale del processo rivoluzionario (pag 95-96)]”,”LENS-010-FL”
“KUBERT Joe”,”Fax da Sarajevo.”,”Joe Kubert (1926-2012) era un disegnatore ed un esperto di narrazione grafica e di fumetti”,”TEMx-063″
“KUBLIN Hyman”,”Asian Revolutionary. The Life of Sen Katayama.”,”””Katayama era, comunque, di taglio completamente diverso da Takano. Possedeva una opinione magnanima degli esseri umani, non era in grado, nonostante la sua dura esperienza nell’ America industriale, di pensare il peggio del capitalismo e dei suoi principali beneficiari””. (pag 118)”,”MJAx-003″
“KUBLIN Hyman”,”Asian Revolutionary. The Life of Sen Katayama.”,”””Una lettura dell’ Autobiografia di Katayama rivela subito, sorprendentemente, il suo carattere essenzialmente non-politico. Essa è, perciò, di limitato valore per lo studio della sua carriera rivoluzionaria e lo sviluppo del suo pensiero sociale. Affinché i suoi lettori non aprano il suo libro con false aspettative (…)””. (pag 258)”,”MJAx-011″
“KUBY Erich”,”Germania Germania. Riflessioni su una nazione di frontiera, 1945-1985.”,”L’A è nato nel 1910 nell’Alta Baviera. Dopo aver combattuto sul fronte russo ha iniziato nel 1946 la carriera giornalistica lavorando alla ‘Süddeutsche Zeitung’ di Monaco e poi per sedici anni a ‘Stern’. E’ autore di numerosi saggi sulla GERM post-nazista tra i quali pubblicati anche in Italia: ‘Rosemarie, Richard Wagner & Co.’,’I russi a Berlino’, ‘Quattro verità sulla Germania’, ‘Il tradimento tedesco’ (Rizzoli, 1983), ‘L’affare ‘Stern” (Rizzoli, 1984).”,”GERV-011″
“KUBY Erich NEGT Oskar WEISS Peter FRIED Erich SARTRE Jean-Paul CASTRO Fidel LONGO Luigi MEINHOF Ulrike Marie, scritti di”,”Praga e la sinistra.”,”Questo volume raccoglie saggi e interventi di personalità politiche e di scrittori sulla crisi cecoslovacca. Alcune sono testimonianze oculari dell’invasione russa, altre sono analisi politiche del ‘trauma di Praga’ che ha posto le sinistre di tutto il mondo di fronte a problemi di coscienza oggi ben lungi dall’essere risolti.”,”EURC-049-FL”
“KUBY Erich, a cura di Giorgio BORSA”,”Il tradimento tedesco.”,”Erich Kuby, nato nel 1910 e cresciuto nell’Alta Baviera, fece in tempo ad assimilare all’università quanto bastava delle tendenze liberali della democrazia di Weimar per non simpatizzare mai con il nazionalsocialismo. Dopo aver lavorato alcuni anni presso varie case editrici, nel 1939 fu chiamato sotto le armi e nella Wehrmacht rimase, come soldato semplice, fino al 1945, combattendo tre anni sul fronte russo. Durante la guerra tenne un diario di oltre 10.000 pagine, che pubblicò nel 1975 in forma abbreviata col titolo di ‘Mein Krieg’ (La mia guerra). Iniziò, la sua attività di giornalista e scrittore nel 1946, in qualità di consulente presso l’ufficio americano di controllo sulla stampa a Monaco, poi passò alla ‘Süddeutsche Zeitung’, dove svolse la sua attività per dieci anni e infine, per altri sedici, lavorò nella redazione di ‘Stern’. È autore di molti saggi critici sulla Germania postnazista, che gli valsero la fama di “”anticonformista in servizio attivo””. Durante gli anni Sessanta, Kuby è stato attivista del movimento contro le armi atomiche condotto dagli studenti. Lunghi anni di ricerche per la stesura di questo libro lo hanno condotto in Italia, dove si è stabilito. Vive oggi (1983) a Venezia. ‘Italia e Germania tra il 1933 e il 1945: due sistemi politici simili, due dittatori profondamente diversi, una amicizia proclamata a gran voce e sistematicamente tradita dall’alleato nazista. L’autore (ha pubblicato tra l’altro ‘I russi a Berlino’ e inchieste), riscrive la storia dei rapporti tra Hitler e Mussolini: la tragedia dell’Italia trascinata in una guerra non sua, del paese devastato, dei seicentomila deportati, delle persecuzioni e delle torture, per il tradimento alla tedesca’ (retrocop.) Dopo 8 settembre 1943, spoliazione di beni economici e impiego coercitivo dell’elemento umano (pag 249-251) finire”,”QMIS-330″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Nascita della classe operaia.”,”Jürgen KUCZYNSKI annoverato tra i maggiori storici della classe operaia, è stato docente all’ Istituto di Storia Economica di Berlino-Est e membro dell’ Accademia della Germania Orientale (DDR).”,”CONx-014″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Les origines de la Classe ouvrière.”,”KUCZYNSKI J. è stato un decano degli storici della classe operaia, ben conosciuto per il gran numero di opere e articoli che ha pubblicato su questo soggetto. Ha insegnato (professore) all’ Istituto di storia economica di Berlino Est e membro dell’ Accademia tedesca. “”Tabella 10. Diminuizione della percentuale di schiavi tra in Neri (in milioni) Anno 1790 Totale 0.76 Liberi 0.06 Schiavi 0.70 (…) Anno 1850 Totale 3.64 Liberi 0.43 Schiavi 3.21 Nel 1790, intorno all’ 8% dei neri erano liberi; nel 1850 circa il 12%, un lento aumento in 60 anni – ma il numero di schiavi si è moltiplicato per 4 volte e mezzo. (pag 174-175)”,”CONx-110″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Breve storia dell’ economia. Dalla comunità primitiva al capitalismo contemporaneo.”,”Riporta analisi o citazioni di Marx Engels Lenin Stalin Rostovtzeff Kulischer Sieveking D’Avenel. “”Per questo Marx anche dice: “”Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diventa commerciante e capitalista, si oppone all’ economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazioni dell’ industria medievale urbana. Questo è il cammino effettivamente rivoluzionario. Oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Questo ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione si prenda l’ esempio del ‘clothier’ (commerciante di tessuti) inglese del XVIII secolo che pone sotto il suo controllo i tessitori, i quali tuttavia sono indipendenti, vende ad essi la loro lana e compera da essi il panno – non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’ antico modo di produzione, che esso invece conserva e salvaguarda come sua condizione”” (Il Capitale)””. (pag 166) “”Guerre dei contadini contro i signori feudali ebbero luogo in quasi tutti i paesi d’ Europa. Talvolta esse iniziarono come movimenti di sollevazione di una determinata regione per propagarsi poi a poco a poco all’ intero paese. Raramente, come ad esempio in Inghilterra, cominciarono nella forma di una guerra quasi generale in tutta la campagna. Più spesso ebbero luogo a tappe, ora in questa ora in quella parte del paese, senza confluire in un grosso movimento. Oppure, come in Germania, pur senza diventare una rivoluzione contadina che abbracciasse l’ intero paese investirono tuttavia regioni così estese da poter avere una grande importanza generale per l’ intero paese.”” (pag 170)”,”EURE-056″
“KUCZYNSKI Jürgen ZIESCHANG Kurt TURLEY Hermann HESS Peter HEINIGER Horst BENARY Arne BEHRENS Fritz”,”Probleme der politischen Ökonomie.”,”Ripresa tedesca. “”Der deutsche Imperialismus hatte im II. Weltkrieg eine vernichtende Niederlage erlitten und schied zunächst für eine längere Zeit als Konkurrent auf dem kapitalistischen Weltmarkt aus. Jedoch erschöpft sich die Charakterisierung der besonderen Lage des deutschen Imperialismus nach Beendigung des II. Weltkrieges nicht nur und nicht in erster Linie in einer bloßen Feststellung seiner Niederlage””. (pag 123) “”L’imperialismo tedesco aveva nella seconda guerra mondiale ha subito una sconfitta schiacciante e dimessi, inizialmente per un lungo tempo come un concorrente per il mondo capitalista da. Esaurito Tuttavia la caratterizzazione della situazione specifica del imperialismo tedesco dopo la fine della seconda guerra mondiale, non solo e non in soprattutto in una semplice constatazione della sua sconfitta. “” (traduttore aut. Google)”,”GERE-025″
“KUCZYNSKI Jürgen, collaborazione di MÜLLER Hans-Heinrich RÖDER Karl-Heinz”,”Gesellschaften im Untergang. Vergleichende Niedergangsgeschichte vom Römischen Reich bis zu den Vereinigten Staaten von Amerika.”,”Niedergang : decadenza, declino, tramonto Bonapartismo, Napoleone III. (pag 201-2012) Niedergang : decadenza, declino, tramonto “”Engels schätzt in der Einleitung zu Marx’ “”Bürgerkrieg in Frankreich”” die Situation so ein: “”Konnte das Proletariat noch nicht Frankreich regieren, so konnte die Bourgeoisie es schon nicht mehr. Wenigstens damals nicht, wo sie der Mehrzahl nach noch monarchisch gesinnt und in drei dynastische Parteien und eine vierte republikanische gespalten war. Ihre innern Zänkereien erlaubten dem Abenteuerer Louis Bonaparte, alle Machtposten – Armee, Polizei, Verwaltungsmaschinerie – in Besitz zu nehmen und am 2. Dezember 1851 die letzte feste Burg der Bourgeoisie, die Nationalversammlung, zu sprengen. Das zweite Kaiserreich begann die Ausbeutung Frankreichs durch eine Bande politischer und finanzieller Abenteurer, aber zugleich auch eine industrielle Entwicklung, wie sie unter dem engherzigen und ängstlichen System Louis-Philippes, bei der ausschließlichen Herrschaft eines nur kleinen Teils der großen Bourgeoisie, nie möglich war. Louis Bonaparte nahm den Kapitalisten ihre politische Macht unter dem Vorwand, sis, die Bourgeois, gegen die Arbeiter zu schützen, und wiederum die Arbeiter gegen sie; aber dafür begünstigte seine Herrschaft die Spekulation und die industrielle Tätigkeit, kurz, den Aufschwung und die Bereicherung der gesamten Bourgeoisie in bisher unerhörtem Maß. In noch weit größerm Maß allerdings entwickelte sich die Korruption und der Massendiebstahl, die sich um den kaiserlichen Hof gruppierten und von dieser Bereicherung ihre starken Prozente zogen”” (Marx/Engels, Werke, Bd 22, a.a. O., S. 190 f.). Bonapartismus – zumindest am Anfang der Herrschaft Napoleon III. Die Bourgeoisie kann nicht mehr herrschen und die Arbeiterklasse noch nicht – doch unter solchen Umständen kann ein Abenteurer mit einer Armee herrschen. In “”Die preußische Militärfrage”” schreibt Engels: “”Als in Frankreich in dem Riesenkampf von Juni 1848 die Pariser Arbeiter besiegt waren, hatte sich zugleich die Bourgeoisie an diesem Siege vollständing erschöpft. Sie war sich bewußt, keinen zweiten solchen Sieg ertragen zu können. Sie herrschte noch dem Namen nach, aber sie war zu schwach zur Herrschaft. An die Spitze trat die Armee, der eigentliche Sieger, gestützt auf die Klasse, aus der sie sich vorzugsweise rekrutierte, die kleinen Bauern, welche Ruhe haben wollten vor den Städtekrawallern.Die Form dieser Herrschaft war selbstredend der militärische Despotismus, ihr natürlich Chef der angestammte Erbe desselben, Louis Bonaparte”” (Marx/Engels, Werke, Bd 16, Berlin 1962, S. 71). So entstand also eine Situation des “”Gleichgewichtes der Kräfte””, die es einer Gruppe von Arbeiterklasse und dem Bürgertum, gestützt auf die Bauern und dann auf Lumpenproletariat wie Lumpenbourgeoisie (und Lumpenadel), zu errichten. “”Bonaparte weiß sich von allem als Chef der Gesellschaft vom 10. Dezember, als Repräsentanten des Lumpenproletariats””, schreibt Marx”” (Marx/Engels, Werke, Bd. 8, Berlin, 1960, S. 205).”” [Jürgen Kuczynski, Gesellschaften im Untergang. Vergleichende Niedergangsgeschichte vom Römischen Reich bis zu den Vereinigten Staaten von Amerika, 1984] (pag 201-202)”,”STOS-159″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Vier Revolutionen der Produktivkräfte. Theorie und Vergleiche. Mit kritischen Bemerkungen und Ergänzungen von Wolfgang Jonas. [‘Quattro rivoluzioni delle forze produttive. Teoria e confronti. Con osservazioni critiche e aggiunte di Wolfgang Jones’]”,”[‘Quattro rivoluzioni delle forze produttive. Teoria e confronti. Con osservazioni critiche e aggiunte di Wolfgang Jones’] “”Der historische Materialismus von Marx war eine gewaltige Errungenschaft des wissenschaftlichen Denkens. Das Chaos und die Willkür, die bis dahin in den Anschauungen über Geschichte und Politik geherrscht hatten, wurden von einer erstaunlich einheitlichen und harmonischen wissenschaftlichen Theorie abgelöst, die zeigt, ‘wie sich aus einer Form des gesellschaftlichen Lebens, als Folge des Wachstums der Produktivkräfte, eine andere, höhere Form entwickelt”” (Lenin, Werke, Bd. 19, S.5) (in apertura) [Il materialismo storico di Marx è stato un successo monumentale del pensiero scientifico. Il caos e l’arbitrio che in precedenza avevano regnato nelle concezioni sulla storia e la politica sono stati sostituiti da una teoria scientifica molto coerente e armoniosa, che mostra ‘come, da una forma di vita sociale, per effetto dello sviluppo delle forze produttive, si è sviluppata un’altra forma più elevata’”” (Lenin, Opere, vol. 19, p.5)]”,”CONx-204″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Nascita della classe operaia.”,”Jürgen KUCZYNSKI annoverato tra i maggiori storici della classe operaia, è stato docente all’ Istituto di Storia Economica di Berlino-Est e membro dell’ Accademia della Germania Orientale (DDR). Contiene il capitolo: ‘Storiografia delle origini della classe operaia. (L’autore cita lo studio di Kenessay, Toynbee, Hammond, John Clapham, Thompson, Gyula, Lederer, V. Sandor, Klima, Purs, Kula.”,”CONx-003-FV”
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Nascita della classe operaia.”,”Jürgen Kuczynski, annoverato tra i maggiori storici della classe operaia, è stato docente all’ Istituto di Storia Economica di Berlino-Est e membro dell’ Accademia della Germania Orientale (DDR). Contiene il capitolo: ‘Storiografia delle origini della classe operaia. (L’autore cita lo studio di Kenessay, Toynbee, Hammond, John Clapham, Thompson, Gyula, Lederer, V. Sandor, Klima, Purs, Kula) (pag 223-228) I principi di una organizzazione (operaia) (pag 108)”,”CONx-007-FSD”
“KUDRYAVTSEV A.C. e altri”,”Lenin a Ginevra. Luoghi di Lenin a Ginevra. (in russo)”,”Cartina dell’intero percorso del viaggio in Svizzera di Lenin e della Krupskaia nell’estate del 1904 (in risvolti di copertina ultima pagina)”,”LENS-319″
“KUEHL Warren F. a cura; contributi di Fredrick AANDAHL Frank W. ABBOTT Paul P. ABRAHAMS Robert D. ACCINELI Aamir ALI Glenn C. ALTSCHULER Effie AMBLER Joseph L. ARNOLD Mary Welek ATWELL Walter M. BACON Robert C. BANNISTER John F. BANTELL Kenneth C. BARNES Ruhl J. BARTLETT Suzanne BASTID J. Leonard BATES Joseph O. BAYLEN David P. BEATTY Cynthia F. BEHRMAN Patrick BELLEGARDE-SMITH Bernard BELLUSH A. LeROY BENNETT Clarence A. BERDAHL Darrel E. BIGHAM Donald S. BIRN Louis R. BISCEGLIA M.B. BISKUPSKI Kenneth John BLUME Stephen D. BODAYLA Ernest C. BOLT Leon E. BOOTHE Robert BOTHWELL Werner BRAATZ John J. BROESAMLE Robert CRAIG BROWN Ian BROWNLIE Kathleen BURK Thomas W. BURKMAN E. BRADFORD BURNS June K. BURTON Harold T. BUTLER Kenneth R. CALKINS Thomas M. CAMPBELL Elisa CARRILLO John M. CARROLL Ian CASSELMAN Alan CASSELS James E. CEBULA John WHITECLAY CHAMBERS II Charles CHATFIELD Roger CHICKERING J. Garry CLIFFORD Catherine Ann CLINE Ruth CLINEFELTER Naomi W. COHEN Warren I. COHEN Joel COLTON Sandi E. COOPER Frank J. COPPA Richard A. COSGROVE Louis A. CRETELLA Robert D. CUFF David CULBERT Lejeune CUMMINGS Raymond J. CUNNINGHAM William W. CUTHBERTSON Calvin D. DAVIS Harold Eugene DAVIS Hugh H. DAVIS Kenneth Penn DAVIS Anne L. DAY Robert Allbert DAYER Charles DeBENEDETTI Terry L. DEIBEL Charles F. DELZELL Justus D. DOENECKE J.B. DONNELLY Murray DONNELLY Marvin L. DOWNING Martin David DUBLIN Juanita Montague DUFFER Joseph T. DURKIN Lawrence O. EALY George W. EGERTON John D. FAIR Terence J. FAY John FINAN Seymour Maxwell FINGER Carole FINK Clinton F. FINK Richard A. FREDLAND Frank FREIDEL Robert A. FRIEDLANDER James FRIGUGLIETTI Stephen E. FRITZ Paul A. GAENG Lawrence E. GELFAND Irwin F. GELLMAN Roy E. GOODMAN Colin GORDON James W. GOULD H. ROGER GRANT John GRECO Greg GUBLER Marcel HAMELIN Wolfram F. HANRIEDER William H. HARBAUGH Victoria A. HARDEN James W. HARPER Benjamin T. HARRISON William H. HATCHER Morrell HEALD Jonathan E. HELMREICH Sondra R. HERMAN David W. HIRST Paul F. HOOPER William D. HOOVER Douglas W. HOUSTON Robert V. HUDSON e altri”,”Biographical Dictionary of Internationalists.”,”Contributori: Fredrick AANDAHL, Frank W. ABBOTT, Paul P. ABRAHAMS, Robert D. ACCINELI, Aamir ALI, Glenn C. ALTSCHULER, Effie AMBLER, Joseph L. ARNOLD, Mary Welek ATWELL, Walter M. BACON, Robert C. BANNISTER, John F. BANTELL, Kenneth C. BARNES, Ruhl J. BARTLETT, Suzanne BASTID, J. Leonard BATES, Joseph O. BAYLEN, David P. BEATTY, Cynthia F. BEHRMAN, Patrick BELLEGARDE-SMITH, Bernard BELLUSH, A. LeROY BENNETT, Clarence A. BERDAHL, Darrel E. BIGHAM, Donald S. BIRN, Louis R. BISCEGLIA, M.B. BISKUPSKI, Kenneth John BLUME, Stephen D. BODAYLA, Ernest C. BOLT, Leon E. BOOTHE, Robert BOTHWELL, Werner BRAATZ, John J. BROESAMLE, Robert CRAIG BROWN, Ian BROWNLIE, Kathleen BURK, Thomas W. BURKMAN, E. BRADFORD BURNS, June K. BURTON, Harold T. BUTLER, Kenneth R. CALKINS, Thomas M. CAMPBELL, Elisa CARRILLO, John M. CARROLL, Ian CASSELMAN, Alan CASSELS, James E. CEBULA, John WHITECLAY CHAMBERS II, Charles CHATFIELD, Roger CHICKERING, J. Garry CLIFFORD, Catherine Ann CLINE, Ruth CLINEFELTER, Naomi W. COHEN, Warren I. COHEN, Joel COLTON, Sandi E. COOPER, Frank J. COPPA, Richard A. COSGROVE, Louis A. CRETELLA, Robert D. CUFF, David CULBERT, Lejeune CUMMINGS, Raymond J. CUNNINGHAM, William W. CUTHBERTSON, Calvin D. DAVIS, Harold Eugene DAVIS, Hugh H. DAVIS, Kenneth Penn DAVIS, Anne L. DAY, Robert Allbert DAYER, Charles DeBENEDETTI, Terry L. DEIBEL, Charles F. DELZELL, Justus D. DOENECKE, J.B. DONNELLY, Murray DONNELLY, Marvin L. DOWNING, Martin David DUBLIN, Juanita Montague DUFFER, Joseph T. DURKIN, Lawrence O. EALY, George W. EGERTON, John D. FAIR, Terence J. FAY, John FINAN, Seymour Maxwell FINGER, Carole FINK, Clinton F. FINK, Richard A. FREDLAND, Frank FREIDEL, Robert A. FRIEDLANDER, James FRIGUGLIETTI, Stephen E. FRITZ, Paul A. GAENG, Lawrence E. GELFAND, Irwin F. GELLMAN, Roy E. GOODMAN, Colin GORDON, James W. GOULD, H. ROGER GRANT, John GRECO, Greg GUBLER, Marcel HAMELIN, Wolfram F. HANRIEDER, William H. HARBAUGH, Victoria A. HARDEN, James W. HARPER, Benjamin T. HARRISON, William H. HATCHER, Morrell HEALD, Jonathan E. HELMREICH, Sondra R. HERMAN, David W. HIRST, Paul F. HOOPER, William D. HOOVER, Douglas W. HOUSTON, Robert V. HUDSON e altri.”,”INTx-003″
“KUHIHARA Kenneth K. a cura; saggi di Dudley DILLARD Martin BRONFENBRENNER Mabel F. TIMLIN William S. VICKREY Don PATINKIN Howard R. BOWEN Gerald M. MEIER R.C.O. MATTHEWS Shinichi ICHIMURA Anatol MURAD Kenneth K. KURIHARA Lawrence K. KLEIN Shigeto TSURU Paul P. STREETEN Lorie TARSHIS Franco MODIGLIANI”,”Economia postkeynesiana.”,”Saggi di Dudley DILLARD Martin BRONFENBRENNER Mabel F. TIMLIN William S. VICKREY Don PATINKIN Howard R. BOWEN Gerald M. MEIER R.C.O. MATTHEWS Shinichi ICHIMURA Anatol MURAD Kenneth K. KURIHARA Lawrence K. KLEIN Shigeto TSURU Paul P. STREETEN Lorie TARSHIS Franco MODIGLIANI “”Come Schumpeter scrisse in morte di Keynes: ‘Quantunque la “”teoria della rottura”” d Keynes sia del tutto differente da quella di Marx, esse hanno un’ importante caratteristica in comune: in entrambe le teorie, la rottura è motivata da cause inerenti al funzionamento della macchina economica, non dall’ azione di fattori esterni ad essa’ (J.A. Schumpeter, Ten Great Economists, 1951 pag 284)”” (pag 344)”,”ECOT-057″
“KUHN Thomas S.”,”La struttura delle rivoluzioni scientifiche.”,”Questo volume fa parte di un più ampio dibattito che interessa scienziati e filosofi della scienza e rappresenta forse lo sforzo più completo per mostrare che è vero il contrario: la scienza procede per rivoluzioni, le spiegazioni sono tali all’interno di una struttura, di una vasta rete di interconnessioni, che diventa sempre più sottile, ma che spesso si imbatte in fenomeni che non riesce a spiegare senza mutare radicalmente se stessa. Esiste una interazione fra struttura concettuale della scienza, che si manifesta nel complesso di forze che decidono cosa è “”problema”” e cosa è “”soluzione”” di un problema. Cosa non nuova, ma che KUHN-TS è stato tra i primi ad affrontare analiticamente, tenendo fede al detto baconiano: “”La verità emerge piuttosto dall’errore che dalla confusione””. KUHN-TS è professore di Storia della scienza all’ Università di PRINCETON. Delle sue opere EINAUDI ha pubblicato: – “”La rivoluzione copernicana”” (1972). – “”Le teorie della causalità”” (1974). In collaborazione con altri autori. – “”La tensione essenziale. Cambiamenti e continuità nella scienza”” (1985).”,”SCIx-082″
“KUHN Axel”,”Il sistema di potere fascista. Origini caratteristiche e cause della sopravvivenza di un fenomeno.”,”Axel KUHN, nato nel 1943, ha studiato storia, letteratura tedesca e filosofia presso le università di Münster, Amburgo e Kiel. Dal 1968 svolge la propria ricerca presso l’ istituto di storia dell’ università di Stoccarda. Ha pubblicato: ‘Hitlers aussenpolitisches Programm’ (1970). (Il libro contiene note scritte a mano)(RC)”,”GERN-020 ITAF-093″
“KUHN Thomas S.”,”La rivoluzione copernicana. L’astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale.”,”Thomas S. Kuhn è professore di storia della scienza all’Università di Princeton. Einaudi ha pubblicato pure il suo libro: ‘Struttura delle rivoluzioni scientifiche’. La teoria di Copernico si fa strada negli ambienti scientifici con difficoltà. L’assimilazione dell’astronomia copernicana. Un piccolo gruppo di adepti. ‘(…) la grande diffusione assicurò al libro un piccolo ma crescente numero di lettori in grado di scoprire le armonie del sistema copernicano e disposti a riconoscerle come prove di verità. Ci fu dunque un modesto numero di convertiti e la loro opera contribuì, in diversi modi, a diffondere la conoscenza del sistema copernicano. La ‘Narratio Prima’ del più antico discepolo di Copernico, Giorgio Giacchino Retico (1514-76), rimase, per molti anni dopo la prima edizione del 1540, la migliore descrizione tecnica riassuntiva dei nuovi principi astronomici. La popolare e semplice difese delle dottrine copernicane pubblicata nel 1576 dall’astronomo inglese Thomas Digges (circa 1546-95) contribuì parecchio a diffondere il concetto del moto della Terra oltre la cerchia ristretti degli astronomi. Anche l’insegnamento e le ricerche di Michael Maestlin (1550-1631), professo di astronomia all’Università di Tubinga, convertirono alla nuova astronomia un piccolo numero di adepti, fra i quali Kepler. Grazie dunque all’insegnamento, agli scritti e alle ricerche di uomini come questi, la dottrina copernicana guadagnò inevitabilmente terreno, sebbene gli astronomi che ammettevano la loro adesione al concetto di una Terra in movimento rimanessero una modesta minoranza. Tuttavia il numero dei copernicani dichiarati non costituisce un indice adeguato del successo ottenuto dai principi innovatori di Copernico. Molti astronomi ritennero possibile sfruttare il sistema matematico copernicano e contribuire al successo della nuova astronomia, pur negando il moto della Terra o non pronunciandosi. L’astronomia ellenistica forniva loro un precedente. (…)”” (pag 239)”,”SCIx-548″
“KUHN Thomas S.”,”La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee della scienza.”,”Questo volume fa parte di un più ampio dibattito che interessa scienziati e filosofi della scienza e rappresenta forse lo sforzo più completo per mostrare che è vero il contrario: la scienza procede per rivoluzioni, le spiegazioni sono tali all’interno di una struttura, di una vasta rete di interconnessioni, che diventa sempre più sottile, ma che spesso si imbatte in fenomeni che non riesce a spiegare senza mutare radicalmente se stessa. Esiste una interazione fra struttura concettuale della scienza, che si manifesta nel complesso di forze che decidono cosa è “”problema”” e cosa è “”soluzione”” di un problema. Cosa non nuova, ma che KUHN-TS è stato tra i primi ad affrontare analiticamente, tenendo fede al detto baconiano: “”La verità emerge piuttosto dall’errore che dalla confusione””. KUHN-TS è professore di Storia della scienza all’ Università di PRINCETON. Delle sue opere EINAUDI ha pubblicato: – “”La rivoluzione copernicana”” (1972). – “”Le teorie della causalità”” (1974). In collaborazione con altri autori. – “”La tensione essenziale. Cambiamenti e continuità nella scienza”” (1985).”,”SCIx-257-FRR”
“KÜHNL Reinhard”,”Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo.”,”KÜHNL Reinhard è nato a Schonwerth (ora Cecoslovacchia) nel 1936. E’ docente di scienze politiche all’ Univ di Marburgo. Tra le sue pubblicazioni: -Die nationalsozialistische Linke 1925 bis 1930 (1966) -Das Dritte Reich in der Presse der Bundesrepublik (1966) (Per altre sue pubblicazioni vedere retrocopertina).”,”GERN-066″
“KÜHNL R. HARDACH G. a cura, saggi di Gerd HARDACH Ulrike HÖRSTER-PHILIPPS Frank MÜLLER Barbara HEIMEL Klaus ORTWEIN Werner GESTIGKEIT”,”Die Zerstörung der Weimarer Republik.”,”Saggi di Gerd HARDACH Ulrike HÖRSTER-PHILIPPS Frank MÜLLER Barbara HEIMEL Klaus ORTWEIN Werner GESTIGKEIT”,”GERG-045″
“KÜHNL Reinhard”,”Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo.”,”KÜHNL è nato a Schönwerth (ora in Cecoslovacchia) nel 1936. E’ docente di scienza politica all’ Università di Marburgo. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il teorico marxista August Thalheimer, che, nella sua analisi del fascismo, ha preso le mosse dallo scritto di Marx sul bonapartismo, ha formulato nel 1930, sull’ esempio del fascismo italiano, alcune tesi che si avvicinano ancora oggi al nocciolo della questione più di molte ponderose ricerche degli storici successivi. Il regime fascista sarebbe caratterizzato, secondo Thalheimer, dall’ “”indipendenza acquisita dal potere esecutivo, e dalla sottomissione politica di tutte le masse, compresa la borghesia stessa, al potere statale fascista, mentre rimane intatto il dominio della grande borghesia e della grande proprietà fondiaria nel campo sociale””. (pag 211)”,”TEOP-175″
“KÜHNL Reinhard”,”Faschismustheorien. Texte zur Faschismusdiskussion 2. Ein Leitfaden.”,”Dedicato a Wolfgang Abendroth TEORIA POLITICA CONCETTO E FUNZIONE SCIENZA POLITICA SOCIALE TEORIA TEORIE SUL FASCISMO ITALIANO LEADERSHIP CAPO LEADER FUHRER E FATTORE NAZIONALE FATTORI CARATTERISTICHE NAZIONALI NAZIONALISMO STORIOGRAFIA STORICI FEST FABRI GOLO MANN BRACHER LUKACS MOVIMENTO SOCIALE CLASSI MEDIE CENTRO PICCOLO BORGHESE PICCOLA BORGHESIA CETO MEDIO GEIGER LIPSET WINKLER PSICOLOGIA SOCIOLOGIA REICH FROMM TOTALITARISMO FRIEDRICH BRACHER FENOMENOLOGIA NOLTE MODERNIZZAZIONE MOORE DAHRENDORF SCHOENBAUM ALLEANZA O COALIZIONE POLITICA SCHWEITZER BLOCH MOMMSEN HEER PETZINA ABENDRODT POLICRAZIA POTERI POLITICI ANTISEMITISMO E MORTE DI MASSA EBREI DITTATURA DEL CAPITALISMO MONOPOLISTICO GOSSWEILER OPITZ ATTUALITA’ PROBLEMA NEO-FASCISMO WEISSBECKER”,”TEOP-502″
“KÜHNRICH Heinz”,”Der Partisanen-krieg in Europa, 1939-1945.”,”La resistenza in Grecia. “”Wenn uns die Allierten genügend unterstütz hätten””, erklärte dazu Serafis, “”wären wir in der Lage gewesen, ein Partisanenheer von mehr als 100 000 Mann aufzubauen und Griechenland viel eher zu befreien””.”” (pag 292) “”Bei Kämpfen im Verniongebirge im Frühjahr 1944 wurden 600 Deutschen getötet; ebensoviel fielen bei der Sprengung eines Zuges Anfang 1944 im Tempetal. Weitere 400 Soldaten wurden bei der Sprengung eines anderen Zuges getötet.”” (pag 292)”,”QMIS-113″
“KUKIEL M.”,”Czartoryski and European Unity, 1770-1971 (1955).”,”‘Adam Jerzy Czartoryski, noto anche come Adam George Czartoryski, nacque il 14 gennaio 1770 a Varsavia, nel Commonwealth polacco-lituano. Era figlio del principe Adam Kazimierz Czartoryski e di Izabela Fleming. Czartoryski fu un nobile, politico, scrittore e diplomatico polacco, noto per il suo impegno nella restaurazione della Polonia dopo le spartizioni del paese da parte di Russia, Prussia e Austria 2. Dopo aver ricevuto un’educazione approfondita in patria e aver viaggiato ampiamente in Europa occidentale, Czartoryski tornò in Polonia nel 1791 e partecipò alla campagna anti-russa del 1792. Successivamente, si trasferì a San Pietroburgo, dove divenne amico del granduca Alessandro, futuro zar Alessandro I di Russia. Quando Alessandro divenne zar, nominò Czartoryski ministro degli Esteri nel 1804 3. Czartoryski lavorò incessantemente per la restaurazione della Polonia e fu un importante sostenitore del nazionalismo polacco. Dopo il fallimento dell’insurrezione di novembre del 1830-1831, divenne un leader del governo polacco in esilio e continuò a promuovere la causa polacca fino alla sua morte il 15 luglio 1861 a Montfermeil, in Francia 3’. (f. copilot)”,”POLx-002-FSD”
“KUKLICK Bruce”,”Blind Oracles. Intellectuals and War from Kennan to Kissinger.”,”KUKLICK Bruce è Nichols Professor of American History all’University of Pennsylvania. Ha scritto molti libri sulla storia intellettuale americana e sulla storia politica diplomatica.”,”USAQ-069″
“KUKREJA Veena SINGH M.P. a cura; saggi di Mohammad WASEEM Veena KUKREJA Saleem M.M. QURESHI Tariq RAHMAN Ayesha SIDDIQA Lawrence ZIRING J.N. DIXIT Satish KUMAR Rajen HARSHE’ M.P. SINGH”,”Pakistan. Democracy, Development and Security Issues.”,”Saggi di Mohammad WASEEM Veena KUKREJA Saleem M.M. QURESHI Tariq RAHMAN Ayesha SIDDIQA Lawrence ZIRING J.N. DIXIT Satish KUMAR Rajen HARSHE’ M.P. SINGH KUKREJA è Associate Professor dipartimento di scienze politiche Università Delhi. SINGH è professore nello stesso dipartimento. Grave crisi tra India e Pakistan nel 1990. “”Ancora, nell’ aprile-maggio 1990, il Pakistan usò la minaccia nucleare per far desistere l’ India dall’ intraprendere una forte azione militare contro l’ insorgenza sponsorizzata dallo stesso Pakistan, che era scoppiata nel 1989 in Jammu e Kashmir. Si ritiene, da parte di indiani ben informati, che la minaccia pakistana di un attacco nucleare fosse molto prossima all’ esecuzione. Il governo americano, che era in grado di far desistere i pakistani dai loro piani attraverso una serie di diversi argomenti, si allarmò così tanto che il presidente statunitense spedì Robert Gates, responsabile del National Security Advisors a Islamabad nel maggio 1990 per fare pressioni sul Pakistan affinché rinunciasse all’ esecuzione del piano””. (pag 238)”,”PAKx-016″
“KULA Witold”,”Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello.”,”KULA Witold è nato a Varsavia nel 1916. Iniziò il suo insegnamento universitario nel 1947 e nel 1950 venne chiamato alla cattedra di storia economica dell’ Università di Varsavia, dove tuttore (1974) insegna. Fra le sue oprere ricordiamo una storia economica della Polonia (1864-1918), vari studi sulla storia economica polacca del secolo XVIII ecc.”,”EURE-013″
“KULA Witold”,”Problemas y métodos de la historia economica.”,”KULA Witold è noto internazionalmente per i suoi studi di storia economica. Analisi degli scheletri nelle sepolture crematorie. “”La tabella della mortalità è il metodo sintetico più esatto per configurare la struttura demografica di un dato luogo in un periodo determinato. Queste tabelle permettono di essere elaborate storicamente a condizione che per i luoghi e il periodo di tempo dato si disponga simultaneamente dei dati sulla struttura della popolazione secondo le età e delle testimonianze sulle età dei morti. Come esempio, e con tutte le riserve del caso a causa dell’ imperfezione del materiale documentario, presentiamo qui la tabella della mortalità della popolazione maschile in Inghilterra negli anni 1276-1300, calcolata da J.C. Russell.”” (pag 356) “”Un cosa è sicura: la società la cui durata media della vita era inferiore a 25 anni era condannata all’ estinzione.”” (pag 357)”,”STOx-108″
“KULA Witold”,”Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello.”,”Witold Kula è nato a Varsavia nel 1916. Iniziò il suo insegnamento universitario nel 1947 e nel 1950 venne chiamato alla cattedra di storia economica dell’Università di Varsavia. Fra le sue opere ricordiamo una storia economica della Polonia (1864-1918) e vari studi sulla storia economica polacca del secolo XVIII. “”Il compito della storia economica consiste nel capire come gli uomini abbiano svolto la loro attività economica in varie situazioni sociali. Vogliamo conoscere il loro ‘economic behaviour’ [comportamento economico, ndr], dal quale nasce, come risultato involontario e per lo più anche inconscio, un determinato sistema di rapporti di dipendenza ripetibili (1), che a sua volta determina il loro ‘economic behaviour’. Il «sistema economico» è appunto questo sistema di rapporti di dipendenza durevoli e ripetibili. Se il modello spiega in modo giusto il funzionamento del sistema, il momento in cui le variazioni dei parametri superano l’elasticità assunta nel modello, il momento in cui il modello crolla è, nello stesso tempo, il momento in cui si produce una reale (e non convenzionale) cesura storica. Un modello ben costruito dovrebbe spiegare il funzionamento di una data economia e il suo adattamento alle variabili indipendenti, soprattutto a quelle che si ripetono. In questo senso un modello dell’economia preindustriale deve spiegare l’adattarsi dell’economia al «ciclo dei raccolti». Questo è un esempio classico di elemento congiunturale nel senso più largo del termine (il quale non ha evidentemente niente in comune, tranne la ripetibilità, con il ciclo congiunturale dell’economia capitalistica). Ma fenomeni in questo senso «congiunturali» racchiudono di regola sia elementi reversibili, sia elementi cumulativi. (…) Analizzando il funzionamento di un determinato sistema economico dobbiamo dunque, nel corso dell’indagine, separare gli elementi reversibili da quelli irreversibili. In una ricerca su brevi periodi di tempo ci interessano gli uni e gli altri; dovendo analizzare periodi più lunghi, ci interessano soprattutto gli elementi cumulativi. Le tendenze costanti e l’accumularsi delle conseguenze di fenomeni di tipo «congiunturale» portano in definitiva a un cambiamento della struttura. Allora il modello crolla e lo studioso deve costruirne un altro. Constatiamo così, una reale cesura storica. Se si vuole, si può dire che «la quantità diventa qualità». Inteso così, un modello ideale dovrebbe dunque racchiudere in sé elementi di autodistruzione. In altre parole: analizzando il funzionamento di un determinato sistema economico dovremmo saper dire quali saranno le cause della sua caduta e, almeno approssimativamente, quali saranno le componenti essenziali del sistema che prenderà il suo posto: così come Marx, analizzando il funzionamento del capitalismo, cercava di scoprire i fattori che avrebbero portato alla sua disgregazione e di delineare le caratteristiche principali del sistema che sarebbe sorto sulle sue rovine”” (pag 213-215) [(1) Qui si nasconde una grave difficoltà delle ricerche di statistica storica: per i periodi lontani da noi, lo storico è spesso costretto a servirsi di dati isolati, relativi ad un determinato anno per il quale si è conservata parte delle fonti, mentre proprio per i tempi lontani questo procedimento è molto pericoloso (…)]”,”ECOT-007-FP”
“KULESOV Sergej STRADA Vittorio”,”Il fascismo russo.”,”Appendici: ‘L’abbicì del fascismo’ di Gennadij TARADANOV e Vladimir KIBARDIN, ‘Il fascismo italiano’ di Nikolaj USTRJALOV, ‘Il nazionalsocialismo tedesco’ di USTRJALOV, ‘Lettera a Stalin’ di Konstantin RODZAEVSKIJ. Secondo STRADA, il primo analizzatore e denunciatore del totalitarismo ante litteram come conseguenza implicita nell’idea e nella pratica della rivoluzione totale è stato DOSTOEVSKIJ soprattutto nel suo romanzo ‘I demoni’. D. è stato anche il primo grande ‘transfuga’ dall’esperienza rivoluzionaria, colui che ha percorso l’iter dell’adesione a un movimento utopistico-socialista, per il che fu condannato, al superamento di quell’esperienza.”,”RUSx-028″
“KULIKOFF Allan”,”Abraham Lincoln and Karl Marx in Dialogue.”,”Allan Kulikoff è ‘Abraham Baldwin Distiguished Professor in the Humanities Emeritus’ presso l’Università della Georgia. E’ autore di molti libri tra cui ‘The Agrarian Origins of American Capitalism'”,”MADS-796″
“KULISCIOFF Anna a cura di Pietro ALBONETTI”,”Lettere d’ amore a Andrea Costa 1880-1909.”,”Pietro ALBONETTI è nato nel 1935 a Granarolo di Faenza. E’ assistente presso l’ Università di Urbino (storia dei partiti e movimenti politici). Collabora al Centro studi per la storia del modernismo nell’ Istituto di Storia della stessa Università.”,”MITS-154″
“KULISCIOFF Anna, a cura di M. BOGGIO e A. CERLIANI”,”La questione femminile e altri scritti.”,”””Gli ultimi scioperi delle filatrici e tessitrici del Bergamasco e del Cremonese hanno messo a nudo tutta la vergogna della nostra civiltà borghese. Nel Bergamasco dove su 17.000 lavoranti nelle tessiture e filature, 11.000 sono donne e fanciulle, e la giornata di lavoro, in certi stabilimenti, dura dalle 4 di mattina alle 8 di sera, le lavoratrici sono pagate in media 43 centesimi al giorno, ma a patto che non siano maritate. Le maritate si pagano solo 40 centesimi, perché il padrone vuol garantirsi del danno delle interruzioni che possono derivare dalla gravidanza, dal puerperio, dalle malattie che talvolta gli tengono dietro.”” (pag 83)”,”DONx-029″
“KULISCIOFF Anna, con scritti di TREVES Claudio MONDOLFO Ugo PAGLIARI Fausto ABRAMOVITCH R. KAUTKSY Karl ELLENBOGEN W. SCHIAVI Alessandro OLBERG Oda BORSA Mario CARRARA LOMBROSO Paola FERRERO LOMBROSO Gina AMENDOLA Giovanni CABRINI Angiolo SALVATORELLI Luigi SACERDOTE G. VALDATA Enrico KULISCIOFF Anna BONOMI Ivanoe LEVI Alessandro MONDOLFO Rodolfo LABRIOLA Arturo DELLA GIUSTA Piero NENI Pietro RIGOLA Rinaldo RUGGINENTI Pallante MAZZONI Nino BROCCHI Virgilio BONARDI Dino BENAZZI Mario Nicola ANSALDO Giovanni GALLANI Dante ZIBORDI Giovanni MARTINI Simona CLERICI Franco TURATI Filippo”,”Anna Kuliscioff. In memoria. 29 dicembre 1925. A lei, agli intimi, a me.”,”Volume stampato in 750 esemplari dalla Officina Titpografica Enrico Lazzari di Milano con firma di Filippo Turati. Copia n° 106 Contiene il saggio: ‘Anna Kuliscioff. La vita e l’azione (pag 21-43) di Ugo Guido Mondolfo e Fausto Pagliari Da cui due brani: “”Nell’agosto dell’anno dopo (1892) si tenne il famoso Congresso di Genova che è il fonte battesimale del Partito socialista italiano. Anna Kuliscioff vi ebbe una parte notevolissima. Fu Lei che presentò e fece approvare, a grande maggioranza, con un vigoroso discorso, un ordine del giorno che respingeva le tendenze operaiste, riportate a quel Congresso dal Casati: fu Lei fra i più risoluti e tenaci a volere e a sostenere il netto distacco dagli anarchici: e, dopo la secessione dei socialisti collettivisti dalla sala Sivori nella sala della Società garibaldina dei Carabinieri genovesi, dove essi continuarono il loro Congresso e fondarono il nuovo Partito, con rigido carattere socialista, Anna Kuliscioff fu tra quelli che parteciparono più attivamente alla discussione e alla formulazione del programma nel quale tutte le finalità e tutta la varietà dei metodi di lotta del movimento proletario socialista sono accennati in breve ma chiarissima sintesi””. (pag 35-36) “”E più ancora fu contraria allo stravagante mimetismo bolscevico che pervase il movimento socialista italiano dopo il 1918, e che offerse un pretesto formidabile alla reazione che sopravvenne poi”” (pag 43)”,”MITS-393″
“KULISCIOFF Anna, a cura di Elena VOZZI”,”Kuliscioff. Io in te cerco la vita. Lettere di una donna innamorata della libertà.”,”‘Si ringrazia la Fondazione Anna Kuliscioff, per la sua ventennale attività di archivio e divulgazione'”,”MITS-451″
“KULISCIOFF Anna TURATI Filippo, a cura di Reanto GIUSTI”,”Lettere di Anna Kuliscioff e di Filippo Turati a Ivanoe Bonomi. Definizione e svolgimento del riformismo nel «periodo giolittiano». (1903-1909).”,”Rivista storica del socialismo, periodico trimestrale diretto da Luigi Cortesi e Stefano Merli (responsabile) “”Era giustificato allora il pessimismo di Bonomi «quanto ai destini dei poveri riformisti» (18) che invece alla Kuliscioff non sembravano essere stati del tutto traditi dagli avvenimenti”” (pag 98, introduzione di R. Giusti) (18) Anna Kuliscioff a Bonomi, 21 novembre 1904″,”TUFx-032″
“KUMAR SEN Sunil”,”Working Class Movements in India, 1885-1975.”,”KUMAR SEN Sunil professore, è stato attivista del movimento contadino indiano e Fellow dell’Institute of Historical Studies, Calcutta.”,”MASx-022″
“KUMAR Rajender”,”Economic History of India.”,”Rajender Kumar ha ricevuto il suo MA e B. Ed. degrees dalla Meerut University.”,”INDE-002-FC”
“KÜNG Hans”,”Il dialogo obbligato. Scritti e interviste su Islam e Occidente e sul nuovo papato.”,”Raccolta di scritti e interviste KÜNG Hans, teologo cattolico del dissenso, è nato in Svizzera nel 1928. Nominato consulente di teologia da Giovanni XIII per il Concilio Vaticano II, sostiene l’apertura della Chiesa al mondo moderno ed elabora una “”teologia per uomini””. Nel 1979 il Vaticano lo priva della “”missio canonica”” di teologo cattolico. “”Esistevano, di fatto, rapporti abbastanza buoni tra i paesi occidentali e i paesi islamici. Ma si sono progressivamente avvelenati, da una parte, per la questione dello Stato palestinese, rimandata per decenni, e dall’altra per le nuove guerre offensive, soprattutto degli Stati Uniti in Afghanistan ed in Iraq. Il mio libro [la terza parte della sua trilogia sulle religioni monoteiste, ‘Islam. Storia, presente, futuro’, ndr] vuole contribuire a disegnare un’immagine realistica dell’Islam, collocata tra la sua immagine ostile e la sua immagine ideale, entrambe unilaterali. Questo richiede l’autocritica da embrambe le parti, e lo sforzo per capire le religioni dal loro interno. L’immagine ostile dell’Islam è senza dubbio diffusa dai neoconservatori americani. Molto prima dell’11 settembre già stilavano piani per controllare attraverso la guerra le fonti di petrolio in Iraq, per stabilire l’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente, e, con questa, la sicurezza di Israele a danno dei palestinesi. Lentamente, la maggioranza degli americani si sta accorgendo che, a causa di questa politica, la loro credibilità è scesa al minimo perfino tra i suoi alleati, ed in particolar modo nel caso della Spagna. Il mio ideale sono gli Stati Uniti all’indomani della Seconda guerra mondiale, che raccoglievano milioni per ricostruire l’Europa ed aiutare anche se stessi’ [intervista di Juan G. Bedoya, El País a Hans Küng] (pag 25-26)”,”RELx-048″
“KUNSTLER James Howard”,”La fin du pétrole. Le vrai défi du XXI° siècle. (Tit.orig.: The Long Emergency)”,”KUNSTLER James Howard è nato a New York nel 1948. E’ autore di varie opere d’anticipazione geopolitica. Ha pubblicato articoli sul New York Times Magazine.”,”SCIx-317″
“KUO Thomas C.”,”Ch’en Tu-Hsiu (1879-1942) and the Chinese Communist Movement.”,”Sul ruolo della personalità nella storia: “”World history would indeed be very easy to make, if the struggle were taken up only on condition of infallibly favourable chances. It would, on the other hand, be of a very mystical nature, if “”accidents”” played no part. These accidents themselves fall naturally into the general course of development and are compensated again by other accidents. But acceleration and delay are very dependent upon such “”accidents””, which include the “”accident”” of the character of those who at first stand at the head of the movement””. (Karl Marx, Letters to Dr. Kugelmann, 1871) (in apertura)”,”MCIx-031″
“KUPCHAN Charles A.”,”The End of the American Era. U.S. Foreign Policy and the Geopolitics of the Twenty-First Century.”,”Charles A. KUPCHAN è professore di relazioni internazionali alla Georgetown University e senior fellow al Council of Foreign Relations. E’ stato membro del National Security Council durante la prima amministrazione CLINTON. Vive a Washington DC. Mancano le risorse per il riarmo britannico. “”L’ ascesa di una Germania minacciosa durante gli anni 1930 avrebbe dovuto spingere a un riorientamento della grande strategia britannica, come durante la prima decade del secolo. Non fu così. Quando sia il Giappone che la Germania iniziarono a mostrare segni di intenti ostili durante i primi anni 1930, gli sforzi per cominciare un riarmo britannico furono rapidamente spenti dal Tesoro: “”Il fatto è che nelle presenti circostanze non siamo più in condizione economicamente e finanziariamente per impegnarci in una guerra importante … di quanto non lo siamo militarmente. … Il Tesoro sostiene che all’ epoca presente i rischi finanziari sono più grandi di ogni altro rischio che si possa stimare””. Il primo ministro Ramsey MacDonald convenì che “”deve essere chiaramente compreso che non ci potrà essere un grande aumento di spese perché sarebbe fuori questione””. (pag 8) Verranno fuori tre aree: Est Asia, Europa, Stati Uniti. “”Manca da molti anni nei paesi dell’ Est Asia l’ impegno in un processo storico di integrazione che ha portato pace e prosperità in Europa. Nondimeno, la regione ha un grande potenziale economico. Il Giappone ha già una forza-lavoro specializzata e ad elevata istruzione, una base tecnologica e industriale avanzata, e una rete mercantile ben sviluppata. Una volta che le riforme necessarie saranno messe in opera, il suo prolungato rallentamento darà il cambio a una crescita impressionante. Durante l’ ultimo decennio, la Cina ha goduto di un tasso di sviluppo economico di circa il 10% all’ anno. La Banca Mondiale stima che dal 2020, “”La Cina potrebbe essere il secondo maggiore esportatore e importatore mondiale””. I suoi consumatori potranno avere un potere d’ acquisto maggiore di quelli dell’ Europa. L’ inserimento della Cina nei mercati finanziari mondiali, come utilizzatore e fornitore di capitale, rivaleggerà con quello delle maggiori potenze industrializzate. Con l’ avanzare del nuovo secolo, l’ Est Asia, come l’ Europa, emergeranno come un contrappeso all’ America.”” (pag 65) Prima l’ Europa e poi l’ Asia. “”Allo stesso modo, l’ ascesa dell’ Asia può sulla lunga distanza dare più problemi all’ Occidente che un ritorno di rivalità tra il Nord America e l’ Europa. Questo libro si concentra in primo luogo sull’ ascesa dell’ Europa, sia perché il significato geopolitico della UE è stato così grossolanamente trascurato e sottostimato sia perché l’ Europa, non l’ Asia, è lo sfidante di breve termine alla primazia dell’ America. E’ durante il decennio corrente che le implicazioni geopolitiche dell’ ascesa dell’ Europa manifesteranno i loro effetti, mentre l’ ascesa dell’ Asia è più lontana””. (pag 158)”,”RAIx-167″
“KUPCHAN Charles A.”,”La fine dell’era americana. Politica estera americana e geopolitica nel ventunesimo secolo.”,”Charles A. Kupchan è associate professor alla Georgetown University di Washington e senior fellow presso il Council on Foreign Relations. É stato membro del Policy Planning Staff al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e, durante la prima amministrazione Clinton, Director for European Affairs presso il National Security Council. In passato ha collaborato con importanti centri di ricerca, tra cui il Center for International Affairs di Harvard, l’International Institute for Strategic Studies (Londra), e il Centre d’Etudes et de Recherches Internationales (Parigi). Sue pubblicazioni: Atlantic Security Contending Visions, Nationalism and Nationalities in the New Europe e The Vulnerability of Empire.”,”USAP-002-FL”
“KUPFER Torsten”,”Geheime Zirkel und Parteivereine. Die Organisation der deutschen Sozialdemokratie zwischen Sozialistengesetz und Jahrhundertwende.”,”L’applicazione delle leggi antisocialiste contro la socialdemocrazia. “”Der spektakulärste Fall polizeilicher Willkür gegen die Sozialdemokratie war der sogenannte “”Köller-Coup”” von 29. November 1895, benannt nach dem Berliner Polizeipräsidenten. An diesem Tage wurden in Berlin auf einen Schlag sechs Wahlvereine der partei, die Agitations-, Preß- und die Lokalkommission, der (vereinsrechtlich und auch faktisch überhaupt nicht existente) “”Verein öffentlicher Vertrauensmänner der Berliner Mitglieder der Sozialdemokratischen Partei”” und der Parteivorstand der Sozialdemokratischen Partei Verboten. (…)””. (pag 101) Lo scontro tra cattolici e protestanti sulla nomina di Clark. “”Truman ayant été occupé par le rappel du général MacArthur, ce n’est qu’à la fin d’avril 1951 qu’il contacta le général Mark W. Clark. “”Libérateur de Rome””, ancien commandant de la V° armée, Clark était en 1951 chef des forces terreestres de l’armée américaine, stationnées à Fort Monroë, susceptible de devenir chef d’était-major des armées. Episcopalien, comme Taylor, proche des catholiques, il avait rendu plusieurs fois visite au pape lorsqu’il avait séjorné en Italie après la guerre. Truman attendit le 19 octobre, veille de la clôture de la session du Congrès, pour informer le Sénat de sa nomination. (…) La hiérarchie catholique, aux Etats-Unis, accueille la nouvelle avec une grande satisfaction. Le cardinal Spellman déclaer: “”Je suis content de l’action du président (…). Les Etats-Unis et le Saint-Siège ont des objectifs identiques de paix (…). Au contraire, la réaction des Eglises protestantes fut extrêmament hostile et violente.”” (pag 133-134)”,”MGEx-192″
“KUPFERMAN Fred”,”Laval 1883 – 1945.”,”L’A è maitre de conferences alla Sorbona e all’Institute d’Etudes Politiques de Paris ove insegna storia contemporanea. Ha pubblicato varie opere su Vichy e sulla Liberazione. Collabora con ‘L’Express’.”,”FRAV-018″
“KUPFERMAN Fred”,”Au pays des soviets. Le voyage français en Union Soviétique 1917-1939.”,”KUPFERMAN Fred insegna all’Università di Parigi I. Specialista di relazioni internazionali ha scritto una biografia di Pierre Laval (1976) e ha studiato il fenomeno del disfattismo frrancese (1914-1918).”,”RUSS-222″
“KURODA Kan’ichi”,”Gorbachev’s Nightmare.”,”About the Discussants in the “”Symposium of the Japan Anti-Stalinist Society of the Spirit World””, Illustrazioni,”,”RUSU-106-FL”
“KURODA Kan’ichi”,”Basic Problems of the Theory of Socialism. Stalinist Socialism. A Japanese Marxist’s Perspective.”,”Appendix: 1. Study on the Soviet Union, 2. Deranged Theories of “”Socialist Society””, A. The Advent of the Chinese Communist Party’s New Theory of Socialism, B. Distortions of Marx’s Theory of Communism, C. Marx and Stalinists on Socialism,”,”JAPx-008-FL”
“KUROMIYA Hiroaki”,”Stalin profiles in power.”,”KUROMIYA Hiroaki è professore di storia alla Indiana University. E’ autore pure di ‘Stalin’s Industrial Revolution: Politics and Workers, 1928-1932’ (1988) e ‘Freedom and Terror in the Donbas: A Ukrainian-Russian Borderland, 1870s – 1990s’ (1998). Stalin, Zinov’ev Trotskii e Lenin. “”At the congress, the delegates were ‘shaken’ by the ‘testament’. Yet their sentiment echoed that of Zinoviev: Lenin’s fear that Stalin would abuse his power han proven unfounded and the CC, with the exception of Trotsky, had led the party correctly. No one voted for the publication of the ‘testament’, and everyone voted for Stalin to remain in is mpost. At the CC plenum after the congress, Stalin asked to be released from his positions in the Secretariat, the Politburo and Orgburo and to be sent to Turkhansk, Iakutsk or overseas. Again Stalin received the unanimous support of the CC to stay in his positions. Stalin had survived the most serious crisis in his risce to absolute power. Considering the climate of the times, one must ask whether the fact that Trotsky was Jewish by origin affected the outcome of his struggle for power. In October 1923 Trotsky himself testified that his Jewish background made him position awkward, reminding the party how difficult it was for him, a Jewish leader of the Red Army, to staunch the anti-Semitic propaganda of the enemy forces during the Civil War. Lenin understood Trotsky’s predicament well, even though he dismissed Trotsky anxiety as “”rubbish””.”” (pag 64) Euro 28,5″,”STAS-056″
“KUROMIYA Hiroaki”,”Stalin’s Industrial Revolution. Politics and Workers, 1928-1932.”,”KUROMIYA Hiroaki Research Fellow of King’s College, Cambridge and Assistant Professor at Indiana University (1990) Wrecking (sabotaggio) “”The first measure concerned the financial issue. Loss of central control over the financial situation and the inflationary currency issue, which in 1930 were mutually reinforcing, caused cost inflation and aggravated the problem of resource constraints. In October 1930 the people’s commissar of finance, L.P. Briukhanov, and the chairman of the State Bank, Iu. L. Piatakov, were held responsible for the currency inflation and were replaced by G.F. Grin’ko and M. Kalmanovich, respectively. In fact, in the special quarter of 1930 further currency issues were ruled out to strengthen financial controls; and the December 1930 joint plenum of the Central Committee and the Central Control Commission resolved to wage “”a decisive struggle against the underestimation of the role and the significance of the financial system”” by introducing “”the strictest financial discipline and a regime of economy””. (…) These measures meant, in a word, the restoration of “”control by the ruble””. Kalmanovich epitomized this in a phrase familiar to everyone: “”If the purchaser doesn’t have money, he won’t get products””. The rehabilitation of the ruble in turn meant the reinstatement of ‘khozraschet’ principles”” (pag 267-268)”,”RUSU-240″
“KUROMIYA Hiroaki”,”Freedom and Terror in the Donbas. A Ukrainian – Russian Borderland, 1870s-1990s.”,”This book discusses both the freedom of the Ukrainian Russian borderland of the Donbas and the terror it has suffered because of that freedom. In a detailed panorama the book presents the tumultuous history of the steppe frontier land from its foundation as a modern coal and steel industrial center to the post-Soviet present. Wild and unmanageable, this haven for fugitives posed a constant political challenge to Moscow and Kiev. Born in Japan in 1953, Hiroaki Kuromiya was educated at Tokyo University and Princeton University. He is aslo the author of Stalin’s Industrial Revolution: Politics and Workers, 1828-1932. Formerly a Mellon postdoctoral fellow at Harvard University’s Russian Research Center and a Research Fellow at King’s College, Cambridge, Kuromiya now teaches history at Indiana University Bloomington. List of Maps and Figures, Notes on Nams, Notes, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Sources, Index,”,”RUST-046-FL”
“KURON Jacek”,”La mia Polonia. Il comunismo la colpa la fede.”,”KURON è uno dei padri storici della democrazia polacca. Ministro del Lavoro del primo governo postcomunista della Repubblica di Polonia, deputato alla dieta, leader di Solidarnosc, è noto in Occidente fin dalla metà degli anni 1960. In quel periodo, ancora marxista, assieme a Karol MODZELEWSKI scrisse una lettera aperta al partito, che gli valse tre anni di carcere. Questo libro è autobiografico.”,”POLx-014″
“KURZ Robert WALLNER Gerold GRIMM Roland DORNIS Martin SCHOLZ Roswitha RENTSCHLER Frank KURZ Robert FREEMAN Alan LEICHT Ulrich”,”Exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft. N. 3″,”Redaktion, Petra Haarmann (Herne), Robert Kurz (Nürnberg), Claus Peter Ortlieb (Hamburg), Frank Rentschler (Marburg), Roswitha Scholz (Nürnberg), Jörg Ulrich (Ulm),”,”TEOC-086-FL”
“KURZ Robert”,”Die Antideutsche Ideologie. Vom Antifaschismus zum Krisenimperialismus: Kritik des neuesten linksdeutschen Sektenwesens in seinen theoretischen Propheten.”,”Robert Kurz, geb. 1943, lebt in Nürnberg, Seit 1966 in der radikalen Linken aktiv, heute Redakteur und Mitherausgeber der Theoriezeitschrift Krisis.”,”TEOC-097-FL”
“KURZ Robert”,”Der Kollaps der Modernisierung. Vom Zusammenbruch des Kasernen-sozialismus zur Krise der Weltökonomie.”,”Robert Kurz (geb. 1943) untersucht den Prozeß der Modernisierung im globalen Zusammenhang, Vom Zusammenbruch des Kasernensozialismus – den er nicht als Sieg der Marktwirtschaft sieht – zur Krise der Weltökonomie überhaupt verläuft dabei die Linie, die er zieht. Mit einem Vorwort von Friedrich DIECKMANN, Literaturverzeichnis, Quellen- und Rechtsnachweis, Reclam Leipzig Il collasso della modernizzazione. Dal crollo del socialismo da caserma alla crisi dell’economia mondiale.”,”EURC-087-FL”
“KUSIN Aleksandr A.”,”Marx e la tecnica.”,” “”Una volta che si è compiuta la rivoluzione nelle forze produttive – che si manifesta tecnologicamente – si produce anche la rivoluzione nei rapporti di produzione””. (pag 61, Marx, Die Maschinen, Anwendung der Naturkraefte und der Wissenschaft, in K. Marx, Manoscritti degli anni 1861-’63). “”La divisione del lavoro, afferma Marx, “”è una specifica creazione del modo di produzione capitalistico””””. (pag 62) “”La macchina non si presenta sotto nessun rispetto come mezzo di lavoro del singolo operaio. La sua ‘differentia specifica’ non è affatto come nel mezzo di lavoro, quella di mediare l’ attività dell’ operaio nei confronti dell’ oggetto; ma anzi questa attività è posta ora in modo che è essa a mediaro soltanto ormai il lavoro della macchina, la sua azione sulla materia prima, a sorvegliare questa azione e ad evitare le interruzioni””. (pag 63, Marx, Lineamenti fondamentali…) aggiungere accanto a KUSIN, volume a cura di Raffaele RINALDI”,”MADS-161″
“KUSIN Aleksandr Abramievic”,”Marx e la tecnica.”,”””L’unità dei lavoratori viene promossa soprattutto dal sorgere di grandi centri industriali, di mezzi di comunicazione rapidi e a basso prezzo (1). La macchina a vapore svolge un ruolo decisivo nel creare queste condizioni. Il suo impiego non dipende dalle condizioni naturali, e rende possibile la concentrazione della “”produzione nelle città, invece di disseminarla per le campagne come avviene con la ruota ad acqua”” (2). La macchina di per sé allarga la produzione e ne abbassa il costo , abbrevia il tempo di lavoro,alleggerisce il lavoro e significa certamente la vittoria dell’uomo sulle forze naturali. Ma l’impiego capitalistico delle macchine non permette ai produttori di utilizzare a proprio vantaggio queste condizioni favorevoli, ma anzi, all’opposto, comporta conseguenze negative nei loro confronti (3). Nella produzione capitalistica non è “”l’operaio ad adoprare la condizione del lavoro ma, viceversa, la condizione del lavoro ad adoprare l’operaio””, poiché questa produzione non è soltanto “”‘processo lavorativo’, ma anche processo di valorizzazione del capitale”” (4). Nella produzione meccanizzata questo legame innaturale trova un’espressione non solo socioeconomica, ma anche tecnica. L’uomo diventa schiavo della macchina: “”Il dominio del lavoro passato sul lavoro vivente risulta vero non solo in senso sociale, espresso nel rapporto tra capitalista e operaio, ma in senso per così dire ‘tecnologico’”” ((1) K. Marx F. Engels L’ideologia tedesca, p. 52; (2) Il Capitale, I, p. 419 (3) (4) Ibid. p. 486 p. 467) [A.A. Kusin, Marx e la tecnica, 1975] (pag 72-73) “”Marx studiò particolarmente l’economia realizzata dal capitalista grazie alle invenzioni. Tuttavia l’applicazione di invenzioni di tipo meccanico o di altro genere non può comportare un aumento del prezzo delle merci; per contro essa facilita in larga misura l’impiego del lavoro collettivo (Marx, Il Capitale, III, p. 138). La tecnica è straordinariamente importante per la riproduzione. La continua trasformazione del profitto in capitale si compie ad ogni ciclo su una base complessivamente più ampia (Marx, Teorie sul plusvalore, I, p. 435). La tecnica predetermina le proporzioni in cui il processo produttivo può essere allargato. Da essa dipende anche il numero dei cicli che si rendono necessari affinché “”il plusvalore monetizzato venga subito aggiunto di nuovo al valore-capitale in possesso”” (Marx, Il Capitale, II, p. 84). L’impetuoso sviluppo della tecnica nell’ultimo trentennio del XIX secolo portò ad una rapida accumulazione, cui la produzione non riusciva a star dietro. D’altra parte i risparmi del singolo capitalista si rivelavano insufficienti per acquistare una tecnica ancora più potente e complessa. Perciò essa non poteva essere interamente applicata neppure mediante l’allargamento delle imprese. Di conseguenza sorsero società per azioni nell’industria estrattiva, quindi nella metallurgia, nell’industria chimica e tessile ecc.. Lo sviluppo delle società per azioni provocò un ulteriore sviluppo della tecnica. Esse consentiranno ad esempio di realizzare qui lavori in cui l’investimento di forza-lavoro e di tecnica veniva compensato solo in tempi lunghi, come era il caso della costruzione di lungo periodo di opere monumentali (Canale di Suez ecc.).”” [A.A. Kusin, Marx e la tecnica, 1975] (pag 84-85)”,”MADS-010-FPA”
“KUSIN Aleksandr A., a cura di Raffaele RINALDI”,”Marx e la tecnica.”,” Aleksandr A. Kusin è uno studioso sovietico di problemi di storia della scienza e della tecnica.”,”SCIx-377″
“KUSMER Kenneth L.”,”Down and Out, on the Road. The Homeless in American History.”,”Kenneth L. KUSMER è professore di storia alla Temple University. E’ autore pure di ‘Ghetto Takes Shape: Black Cleveland, 1870-1930’ e curatore ‘Black Communities and Urban Development in America, 1720-1990’.”,”MUSx-150″
“KÜTTLER Wolfgang”,”Lenins Formationsanalyse. Rußland vor 1905. Ein Beitrag zur Theorie und Methode historischer Untersuchung von Gesellschaftsformationen.”,”KÜTTLER Wolfgang “”Die “”russische Frage”” war für Marx und Engels fast ausschließlich ein Problem der ‘revolutionären Außenpolitik’ von West- und Mitteleuropa aus, im Interesse der revolutionären Bewegung mit dem Ziel der Zerschlagung des Hauptzentrums der internationalen feudalabsolutistischen Reaktion gewesen. Von einem revolutionären Krieg gegen Rußland hing weitgehend das Schicksal der europäischen Revolution ab. Auch noch in den Jahren des Krimkrieges ließen sie sich im wesentlichen von dieser Konzeption leiten. Zu ihrer historischen und aktuell-politischen Begründung dienten Studien über die Geschichte und Gegenwart der expansiven Außenpolitik des Zarismus seit Peter I. Sie fanden in leiden schaftlichen publizistischen Stelllungnahmen gegen den Zarismus ihren Niederschlag, so z. B. in Marx’ Ausführungen über die “”russische Frage”” in der “”New York Herald Tribune”” vom 12.8.1853 und in seiner Artikelserie über “”Enthüllungen der diplomatischen Geschichte des 18. Jahrunderts”” von 1856/57″” [Wolfgang Küttler, Lenins Formations analyse. Rußland vor 1905. Ein Beitrag zur Theorie und Methode historischer Untersuchung von Gesellschaftsformationen, 1978] (pag 28-29)”,”LENS-221″
“KUX Ernst DALL’ONGARO Giuseppe”,”Crisi nel Sud-Est Asiatico.”,”La prima parte del volume è scritta da E. Kux, la seconda da Giuseppe Dall’Ongaro Note biografiche su Ho Chi Minh (pag 41-49) “”A Londra Ho era entrato a far parte del sindacato lavoratori d’oltremare posto sotto la direzione cinese e per incarico di questo, a quanto pare, si recò a Parigi alla fine del 1918 per far l’agitatore. Sotto il nome di Nguyon Ai Quoc (“”Nguyen il patriota””) si occupò colà come ritoccatore fotografico, mettendo il seguente annuncio nel foglio socialista ‘La vie ouvrière’: «Se desiderate avere un ricordo vivente dei vostri genitori, fate ritoccare le loro fotografia da Nguyen Ai Quoc. Bei ritratti con cornice per 45 franchi. Impasse Compoint 9, Paris XVII». Allora, per la prima volta, egli svolse attività nella politica internazionale. In nome di un «Gruppo di patrioti vietnamiti» indirizzò nel 1919 alla Conferenza di pace in Versailles un Memorandum («Cahier des voeux du peuple vietnamien»), chiedendo amnistia generale, parità di diritti fra francesi e vietnamiti, libertà di riunione, di stampa, di movimento e d’insegnamento e la costituzione di una delegazione permanente vietnamita presso il Governo francese. La proposta però disparve nelle ruote della conferenza, senonchè la sua diffusione nella stampa socialista rese noto il nome di Nguyen Ai Quoc fino nel Vietnam. In Parigi Ho aveva trovato contatti con circoli di esuli radicali vietnamiti, i quali l’introdussero presso nti socialisti, ed egli poté scrivere numerosi articoli nel quotidiano socialista ‘Le Populaire’ (diretto da Paul Longuet, nipote di Marx). Come delegato al Congresso del Partito Socialista Francese in Tours (dal 25 al 30 dicembre 1920), egli votò per l’ingresso nella Terza Internazionale e divenne socio fondatore del diviso Partito Comunista di Francia. (…) Su incarico del Partito Comunista Francese, in seno al quale dirigeva la sezione del Comitato Centrale per le questioni coloniali, Ho fondò nel 1921 l’«Unione Intercoloniale» come organizzazione di lotta dei popoli coloniali e loro simpatizzanti francesi e ne diresse l’organo ‘Le paria’. Nei suoi scritti, l’indignazione per le ingiustizie usate ai popoli coloniali lasciò in ombra le precedenti imbarazzate analisi marxiste. Da ciò un’adorazione fanatica per Lenin. (…) Nel giugno 1923 per la prima volta si recò a Mosca. Prese parte nell’ottobre al Congresso dell’«Internazionale contadina» (Krestintern) fondata dal Komintern, e fu eletto nel Comitato esecutivo della nuova organizzazione come rappresentante delle masse contadine delle colonie. Contemporaneamente Ho cominciò a studiare all’«Università per i popoli dell’Oriente» nella capitale sovietica, su cui pubblicò, nel numero del 18 aprile 1924 della rivista del Kominter «Corrispondenza di stampa internazionale» (Imprecor), una dettagliata relazione. Il compito di questa scuola organizzata come «Comune» e riccamente dotata dalla direzione sovietica, era «insegnare ai futuri combattenti i principi basilari della lotta di classe, render chiaro che la loro concezione del mondo era stata annebbiata da un lato dalla lotta razziale, dall’altro dai costumi patriarcali; mostrar loro gli stretti legami tra l’avanguardia dei lavoratori delle colonie e il proletariato occidentale; far loro conoscere i popoli coloniali sino allora separati e conoscersi infine fra di loro ed unirsi» (1). Gli opuscoli da Ho scritti a Mosca: «La razza negra», «La Cina e la gioventù cinese» e «Il processo della colonizzazione francese», come gli articoli firmati Nguyen O Phap, che vuol dire «Nguyen l’odiatore dei francesi», colpirono per l’intonazione fortemente risentita antifrancese (2). Sotto il suo nome di partito Nguyen Ai Quoc, Ho prese parte al V Congresso del Komintern a Mosca dal 17 giugno all’8 luglio 1924 come delegato delle colonie ed ivi, nell’accalorato dibattito sulla questione nazionale e coloniale, prese partito per Stalin”” (pag 45-47) inserire”,”ASIx-122″
“KUZISCIN Vasilij I.”,”La grande proprietà agraria nell Italia romana. II secolo a.C. – I secolo d. C.”,”Il declino di Roma e della società schiavistica. “”L’esistenza di un folto ceto di sottoproletari esigeva una notevola quantità di plusprodotto, comportava un più intenso sfruttamento degli schiavi ed un più rapido esaurimento della forza lavoro servile; questo fu uno dei fattori che portarono alla crisi del modo di produzione schiavistico. La decadenza delle città e la fuga degli abitanti verso le campagne portarono ad una riduzione dei ceti parassitari e crearono le condizioni per un ritorno di questi ceti al lavoro produttivo agricolo. Le nuove condizioni favorirono un atteggiamento di minor disprezzo per il lavoro, molto diffuso invece nella società schiavistica”” (pag 276)”,”STAx-009-FC”
“KUZNETS Simon”,”Aspectos Cuantitativos del Desarrollo Económico.”,”””E’ condizione preliminare alla industrializzazione, come fenomeno di estensione mondiale, che la produttività della manodopera aumenti sufficientemente nell’ agricoltura per alimentare, con livelli pro-capite più elevati, una proporzione maggiore di forza-lavoro di quella che poteva alimentare in precedenza. D’altra parte, come hanno dimostrato i nostri calcoli, nella maggioranza delle nazioni sviluppate il prodotto per lavoratore del settore A (primario, settore ‘pre-industriale’, agricoltura e industrie affini, pesca e silvicoltura, ndr) è aumentato di più del prodotto per lavoratore dell’ insieme del resto dell’ economia.”” (pag 66)”,”ECOI-183″
“KUZNETS Simon”,”Sviluppo economico e struttura.”,”Il Saggiatore di Alberto Mondadori Editore KUZNETS S. è uno statistico e economista americano. Nato nel 1901, ha studiato alla Columbia University di New York. Ancora giovane è entrato a far parte del National Bureau of Economic Research. Nel 1936 è diventato professore di economia politica e statistica presso l’Univ. di Pennsylvania. Nel 1954 è passato alla John Hopkins Unviersity e nel 1960 ad Harvard. Ha scritto molte opere (v. 3° cop.)”,”ECOT-150″
“KUZNETS Simon”,”Popolazione, tecnologia, sviluppo.”,”KUZNETS Simon, nato a Pinsk (Ucraina) nel 1901, si è trasferito nel 1922 negli Stati Uniti. Ha insegnato all’Università della Pennsylvania, alla John Hopkins e a Harvard, e ha collaborato intensamente con il National Bureau of Economic Research. Nel 1971 gli è stato attribuito il Premio Nobel per l’economia. E’ morto ad Harvard nel 1985. Contiene il capitolo: 15. Le conseguenze della seconda guerra mondiale (pag 299-323) “”Designare i conflitti multinazionali del 1939-45 e del 1914-18 come ‘mondiali’ è una libertà semantica – poiché in nessuno dei due tutto il mondo risultò essere coinvolto. Praticamente tutta l’America Latina evitò una partecipazione effettiva; una buona parte dell’Asia e dell’Africa coloniali fu molto meno intensamente coinvolta di quanto lo furono le nazioni madrepatria; e anche l’impegno di alcuni partecipanti dichiarati – il Giappone e il Portogallo nella prima guerra mondiale o il Brasile in ambedue le guerre mondiali – fu alquanto contenuto. Queste differenze nell’intensità di partecipazione, nel grado con il quale gli stati-nazione attivamente impegnati subirono l’invasione e l’effetto devastante delle battaglie combattute sui loro territori, e nel risultato della guerra per ciascuno di essi, condussero, naturalmente, a differenti effetti sulle rispettive economie, con prospettive di crescita economica postbellica conseguentemente diverse. In questa luce, nessuna delle due guerre mondiali fu universale. Ma sarebbe estremamente difficile designare questi conflitti attraverso i nomi dei partecipanti, anche se ci si limitasse ai sei-dieci più attivi (la lista completa per il 1939-45 include 28 paesi); ed è vero che l’importanza politica ed economica delle nazioni coinvolte fu tale che i conflitti determinarono la scena mondiale. E’ perciò utile mantenere l’appellativo, per distinguere queste guerre da altre molto più circoscritte in termini numerici e dimensionali. (…) Queste stime dirette dei costi della guerra in termini di perdite di popolazione, di capitale e di prodotto presentano molte difficoltà, e non possono essere facilmente effettuate con i dati a disposizione. Un’idea approssimativa dell’effetto della guerra può essere desunta, tuttavia, dal confronto della popolazione e del prodotto aggregato (o, meglio, del prodotto meno la produzione bellica, ove quest’ultima sia ancora rilevante) tra la fine della guerra e il periodo prebellico. Qualunque decremento assoluto di popolazione o di prodotto, o un aumento nel periodo molto meno elevato di quello stimato basandosi sui passati modelli di crescita nei tempi di pace, suggerirebbero la dimensione dell’effetto della guerra. Questo confronto necessariamente presuppone che l’anno precedente la guerra rifletta una posizione relativamente in linea con la tendenza evolutiva secolare, e che l’anno successivo rifletta l’intero effetto cumulativo, prima che una qualunque ripresa abbia inizio. Di più, esso non rivela nulla delle dinamiche interne al periodo considerato, e quindi difetta nell’indicare se i livelli dell’ultimo anno siano propri soltanto di quell’anno o anche di alcuni dei precedenti. Esso tuttavia indica pur sempre i livelli alla fine della guerra, appena prima che la ripresa abbia inizio; e offre così una sintesi parziale del possibile effetto della guerra sulla ripresa e sulla crescita postbellica che segue (…). Con poche eccezioni, delle quali l’Urss, con una caduta del 10% nella popolazione tra il 1940 e il 1944, costituisce la più considerevole, il numero degli abitanti era leggermente più elevato alla fine della guerra che non negli anni prebellici anche per le nazioni più attivamente partecipanti e invase (invase nel senso che furono teatro di guerra) (1). Ma questi incrementi furono chiaramente inferiori al «normale» livello di lungo periodo; e persino nel 1950 la crescita della popolazione di molte delle nazioni partecipanti non era completamente in ripresa, riflettendo le ampie perdite effettive registrate durante il conflitto, combinate con notevoli perdite nel potenziale di crescita demografica. Questa conclusione è avallata dai dati decennali per il totale della popolazione delle principali nazioni del mondo (2). (…) Per quanto approssimativi, questi calcoli indicano che le perdite indotte dalla guerra, per la popolazione vivente e per le nascite potenziali, si aggirano intorno a parecchie decine di milioni. (…) Gli indici della produzione pro capite (…) narrano una storia in qualche modo più complessa, e le conclusioni possono essere meglio sintetizzate se si distinguono diversi gruppi di paesi. Il primo gruppo, esemplificato da Germania, Urss e Giappone, è composto da partecipanti attivi che subirono invasioni; e il loro prodotto pro capite (alla fine della guerra) si collocava su livelli estremamente bassi. I numeri indice – pari a 48 per cento per i Paesi Bassi, 57 per cento per la Francia, 47% per l’Italia, probabilmente all’incirca lo stesso valore per la Germania Ovest nel 1945 (era 78 nel 1948), 46% per il Giappone e 30% per la Grecia – indicano chiaramente che il rendimento economico pro capite era spaventosamente basso. (…)”” (pag 299-310) [(1) Il livello anormalmente elevato per la Germania dell’Ovest riflette il forte afflusso di rifugiati dalla Germania dell’Est e da altre aree; (2) Si veda United nations, ‘Demographic Yearbook, 1961, tabelle 2, p. 120]”,”ECOT-308″
“KVASA A. Ja.”,”Problemi demografici d’Asia e d’Africa.”,”Marxismo, natalità e limitazione delle nascite. “”A questo punto converrà puntualizzare, sia pure per linee generali, l’atteggiamento dei marxisti verso il problema della limitazione cosciente delle nascite. Questo problema è affrontato in molti studi da specialisti di demografia e sociologi occidentali. A. Sauvy, nel libro che già abbiamo citato (A. Sauvy, ‘Malthus et les deux Marx. Le problème de la faim et de la guerre dans le monde’, Paris, 1963, ndr), tenta di dimostrare che esiste una interpretazione «europea» ed una «asiatica» della dottrina di Marx sui problemi delle nascite. Se la «interpretazione europea» del marxismo (in intende l’Urss) non ammette la totale mancanza di figli, quella «asiatica» muove dalla necessità della limitazione in tutti i modi delle nascite. A. Sauvy tenta in ogni modo di riabilitare Malthus, vedendo il suo errore fondamentale nel fatto che avrebbe «troppo presto» esposto la sua teoria, mentre ora la notevole diminuzione della mortalità dovuta alle scoperte della medicina moderna ha reso attuale la dottrina di Malthus. Lo specialista francese in demografia non esita minimamente ad attribuire al marxismo idee ad esso estranee, affermando, per esempio, che Marx avrebbe scritto che lo sviluppo della tecnica porta ad una diminuzione in senso assoluto della forza lavoro, che i marxisti si battono contro la limitazione delle nascite. È invece noto che Marx, formulando la legge della popolazione durante il capitalismo intese parlare di una riduzione «relativa» e niente affatto assoluta dell’occupazione. La posizione dei marxisti verso il problema della limitazione delle nascite è del tutto definita. Dando una priorità nella soluzione del problema della «pressione demografica» a radicali trasformazioni sociali ed economiche, e solo queste in sostanza possono assicurare alla popolazione che cresce una sufficiente quantità di beni materiali, i marxisti-leninisti non sono degli avversari per principio delle misure umanitarie per una cosciente limitazione delle nascite. Sin dal 1913, nell’articolo «La classe operaia e il neomalthusianesimo», V.I. Lenin scrisse che, certamente, intervenendo contro il malthusianesimo come dottrina sociale, i marxisti si battono per l’incondizionata abrogazione di tutte le leggi che perseguono l’aborto o la propaganda dei mezzi anticoncezionali. «Una cosa è – ha scritto Lenin – la libertà della propaganda sanitaria e la difesa degli elementari diritti democratici della cittadina e del cittadino. Altra cosa è la dottrina sociale del neomalthusianesimo» (22). Criticando la profezia dei neo malthusiani circa un possibile ritardo della scienza moderna rispetto alle esigenze della società contemporanea, F. Engels scrisse «Si produce troppo poco, ecco il nocciolo di tutti. Ma perché si produce troppo poco? Non già perché si sarebbe raggiunto al giorno d’oggi e con i mezzi moderni, il limite della produzione. Non per questo, ma perché il limite di questa produzione è determinato non già dalla quantità di stomaci affamati, ma dal numero di portafogli che sono in grado di pagare. La società borghese non produce e non desidera produrre di più» (23)”” (pag 19-20) [(22) V.I. Lenin, Opere complete, vol. 23, p. 257; (23) K. Marx F. Engels, Opere, ed. 2, vol. 31, Mosca, 1963, p. 394] [A. Ja. Kvasa, ‘Problemi demografici d’Asia e d’Africa’, Rassegna sovietica, Roma, n. 2, aprile-giugno 1966]”,”DEMx-001-FGB”
“KWAN Daniel Y.”,”Marxist Intellectuals and the Chinese Labor Movement. A Study of Deng Zhongxia, 1894-1933.”,”KWAN Daniel Y. insegna storia moderna dell’Est Asia nell’University College of the Fraser Valley, British Columbia.”,”MCIx-039″
“KWIATKOWSKA VIATTEAU Alexandra”,”Katyn. L’armée polonaise assassinée.”,”KWIATKOWSKA VIATTEAU Alexandra dottore in lettere russe e polacche all’Univ. di Paris IV Sorbona diplomata del terzo ciclo sull’URSS e l’Europa orientale presso la FNSP di Parigi, conferenziere all’Univ. di Paris II. Giornalista autrice di saggi.”,”POLx-033″
“KWOK Philip L.”,”Napoli e la Cina. Dal settecento agli inizi del nostro secolo.”,”Phili W.L. Kwok è un docente universitario cinese. Vive a Napoli dal 1976 ed è uno storico molto scrupoloso occupandosi di vari periodi di storia della Cina.”,”CINx-001-FFS”
“KYMLICKA Will”,”Introduzione alla filosofia politica contemporanea.”,”Will Kymlicka insegna all’Università di Ottawa, Canada. Nel 1989 ha pubblicato Liberalism, Community and Culture, e nel 1992 ha curato l’edizione di Justice and Political Philosophy.”,”FILx-102-FL”
“KYNASTON David”,”King Labour. The British Working Class, 1850-1914.”,”David Kynaston si occupa della fase della storia della classe operaia britannica dal declino del cartismo alla formazione del Labour Party fino agli sviluppi nel nuovo secolo che giungono al 1914 Socialismo e marxismo (pag 120-136)”,”MUKx-218″
“KYNGE James”,”Frullati dalla Cina. L’ascesa di una nazione affamata.”,”KYNGE James è un esperto di questioni cinesi, in Cina vi ha trascorso 19 anni, lavorando come corrispondente per vari quotidiani internazionali e dirigento la filiale cinese del ‘Financial Times’ dal 1998 al 2005. Attualmente (2007) collabora con la BBC e CNN e vive a Pechino. Domanda cinese di petrolio “”In cima all’elenco dei bisogni vi è il petrolio. Nel corso del XX secolo gli Stati Uniti sono stati in grado di alimentare il proprio sviluppo con il petrolio estratto dai giacimenti situati in Alaska, negli Stati del golfo del Messico, in Oklahoma, al largo della Louisiana, in California e nell’Illinois. Ma la geologia della Cina è meno feconda. Negli anni Sessanta e Settanta fece alcune scoperte rilevanti, ma negli ultimi due decenni la sua produzione è rimasta molto indietro rispetto alla domanda interna. Vent’anni fa era il maggior esportatore di petrolio dell’Asia orientale. Ora è il secondo importatore al mondo di greggio. Nel 2004 gravava per il 31 per cento sulla crescita globale della domanda di petrolio, lasciando immaginare che l’incremento nel prezzo del petrolio oltre 60 dollari il barile, avvenuto verso la metà del 2005, era in misura significativa dovuto all’influenza della domanda cinese. L’appetito cinese sta crescendo a un ritmo che ridicolizza persino le previsioni degli espeti; nel 2005 stava quasi consumando la quantità di petrolio di cui l’Agenzia per l’Informazione Energetica degli Stati Uniti riteneva avrebbe avuto bisogno cinque anni dopo.”” (pag 132)”,”CINE-050″
“KYNGE James”,”China Shakes the World. The Rise of a Hungry Nation.”,”L’autore ha studiato in Cina ed è un ex-giornalista che ha condotto ricerche sul posto. In seguito è stato nominato China Bureau Chief per il Financial Times (1998-2005).”,”CINE-087″
“LA GRASSA Gianfranco”,”Fuori della corrente. Decostruzione-ricostruzione di una teoria critica del capitalismo.”,”LA GRASSA Gianfranco già docente di Economia nelle
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, H
“HAAG Jaap”,”Inventar des Nachlasses Wolfgang Abendroth (1906-1985): 1923-1985 (-1995).”,”E’ l’ inventario delle carte presenti presso l’ IISG di Amsterdam, lasciate dallo studioso di diritto tedesco, scienziato politico e socialista Wolfgang ABENDROTH (1906-1985). ABENDROTH è stato autore di lavori come ‘Die deutsche Gewerkschaften’ (1954), ‘Aufstieg und Krise der deutsche Sozialdemokratie’ (1964) e ‘Sozialgeschichte der europäischen Arbeiterbewegung’ (1965). E’ considerato uno dei maggiori ispiratori della rivolta studentesca degli anni 1960, anche se non fu mai personalmente favorevole all’ attività rivoluzionaria delle piccole minoranze intellettuali.”,”MGES-008″
“HAAS Tobias SANDER Hendrik”,”Le lobby automobile européen. Analyse critique de l’influence de l’industrie automobile.”,”‘Il est plus sensé de comprendre l’UE comme la densification des rapports de force sociaux («condensate of class forces»), ainsi que l’explique le politologue Nicos Poulantzas (Poulantzas 2002). Les intérêts et les conflits entre les acteurs sociaux se cristallisent dans les appareils législatifs et exécutifs de l‘UE. Celle-ci est le lieu où se figent les conflits sociaux. En même temps, dans le capitalisme, les institutions étatiques jouissent d’une relative autonomie vis-à-vis des groupements d’intérêt individuels. Elles transforment les conflits sociaux de telle manière que les intérêts des groupes détenteurs de capitaux dominants sont systématiquement favorisés. La variabilité des règles appliquées dans le lobbyisme sont une forme concrète de la manière dont les intérêts de la société s’inscrivent dans les appareils législatifs et exécutifs de l’UE. Les institutions de l’UE par rapport aux États membres présentent la particularité de disposer d’une moindre autonomie et de présenter une sélectivité stratégique encore plus forte (Jessop 2010) vis-à-vis des groupes d’entreprises dominants. Tandis que les groupes détenteurs de capitaux trouvent leurs points d’appui essentiellement dans les organes exécutifs technocratiques et difficilement contrôlables du point de vue démocratique de la Commission, d’autres intérêts sociaux sont plutôt représentés au sein du Parlement européen dont le poids est relativement faible (Eberhardt 2012). En outre, un élément caractéristique de la gouvernance dans l’UE est que les parties prenantes puissantes naviguent facilement entre les niveaux décisionnels (local, régional, national ou supranational) pour faire valoir leurs intérêts. Ces caractéristiques de l’UE se retrouvent également dans la politique des transports’. (pag 8-9)”,”EURE-001-FGB”
“HAASE Hugo NOSKE Gustav e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten in Chemnitz vom 15. bis 21. September 1912.”,”Contiene la relazione di HAASE sull’ imperialismo (pag 403-415 e gli interventi sul tema di LENSCH, BERNSTEIN, PANNEKOEK, GRUMBACH, LIEBKNECHT, COHEN, DUEFFEL, LEDEBOUR.”,”MGEx-153″
“HAASE Hugo, a cura di Ernst HAASE”,”Sein Lebe und Wirken. Mit einer Auswahl von Briefen, Reden und Aufsätzen herausgegen von Ernst Haase.”,”HAASE Hugo”,”MGEK-099″
“HAASS Richard N.”,”The Reluctant Sheriff. The United States After the Cold War.”,”Richard HAASS è direttore di Foreign Policy Studies alla Brookings Institution. In precendenza è stato Direttore del National Security Programs e un Senior Fellow al Council of Foreign Relations. Dal 1989 al 1993 è stato assistente del Presidente George BUSH e Senior Direceto nel Nationa Security Council Staff. Ha scritto molti articoli sulla politica estera americana.”,”USAP-051″
“HABE Hans”,”La Tarnowska.”,”””Ho dovuto inventare molto, se volevo rendere giustizia alla verità. “”Inventare”” ha origine nel verbo latino ‘invenire’: trovare. Si trova soltanto quando s’inventa”” (pag 13)”,”VARx-104-FV”
“HABEDANK Heinz a cura e redazione; saggi di Kurt STENKEWITZ Dieter BAUDIS Heinz HABEDANK Waltraut SEIFERT”,”Beiträge zur Geschichte der Novemberrevolution. Überarbeitete und ergänzte Vorträge, gehalten anläßlich der Arbeitstagung “”40 Jahre Novemberrevolution”” im Institut für Geschichte an der Deutschen Akademic der Wissenschaften zu Berlin.”,”Saggi di Kurt STENKEWITZ Dieter BAUDIS Heinz HABEDANK Waltraut SEIFERT. “”Am 10. November 1918 kamen die Arbeiter- und Soldatenräten Berlins zu ihrer ersten Vollversammlung zusammen, um die Regierung und den Vollzugrat zu wählen und die von der Revolution zu lösenden Aufgaben zu beraten. Die Spartakusgruppe hatte die Losung ausgegeben, keinen Regierungssozialisten in den Rat der Volksbeauftragten zu wählen. Diese Parole hatte keinen Erfolg, da dessen Zusammensetzung bereits vorher in internen Beratungen zwischen der SPD und USPD – Parteiführung ausgehandelt worden war. Es gelang der rechten SPD -Führung, mit Hilfe der demagogischen Phrase von der “”Einigkeit””, die ihre Wirkung besonders auf die Soldatenvertreter nicht verfehlte, die Wahl des Rates der Volksbeauftragten in der vorgeschlagenen Zusammensetzung durchzusetzen. Auch in dem von der Versammlung gewählten Vollzugsrat des Arbeiter – und Soldatenrats von Groß Berlin, …””. (pag 28-29) Il 10 novembre 1918 si sono riuniti i consigli degli operai e dei soldati di Berlino nella loro prima assemblea plenaria, per scegliere il governo ed il consiglio esecutivo e per suggerire i compiti da risolvere per la rivoluzione. Il gruppo Spartaco si era speso per non far eleggere i delegati popolari dei socialdemocratici nel consiglio. Questa parola d’ ordine non aveva avuto successo, poiché la sua composizione era stata negoziata in anticipo attraverso consultazioni interne tra le direzioni di partito SPD e USPD. Con l’ aiuto della frase demogogica dell’ accordo che ebbe effetto in particolare sui rappresentanti dei soldati, la direzione SPD era riuscita ad imporre la composizione proposta nell’ elezione del consiglio dei delegati.”””,”MGER-080″
“HABERER Jean-Yves”,”Cinq ans de Crèdit Lyonnais (1988 – 1993)”,”Jean-Yves HABERER, ispettore generale delle Finanze, è stato soprattutto direttore di gabinetto del ministro delle Finanze dal 1976 al 1978, direttore del Tesoro dal 1978 al 1982, presidente di PARIBAS dal 1982 al 1986 e della Cie BANCAIRE dal 1982 al 1988. E’ stato presidente del Credit Lyonnais dal settembre 1988 al novembre 1993.”,”E1-BAIN-005″
“HABERMAS Jürgen a cura; saggi di A. SCHMIDT F. HAUG C. OFFE J. BERGMANN H. BERNDT R. REICHE P. BREINES”,”Risposte a Marcuse.”,”E’ una raccolta di saggi di giovani filosofi e sociologi tedeschi A. SCHMIDT, F. HAUG, C. OFFE, J. BERGMANN, H. BERNDT, R. REICHE, P. BREINES (è il solo americano). Questo libro è stato progettato per il 70° compleanno di MARCUSE da J. HABERMAS dell’ Università di Francoforte.”,”TEOS-045″
“HABERMAS Jürgen”,”Teoria e prassi nella società tecnologica.”,”HABERMAS è nato nel 1929 e si è abilitato nel 1961 con una ricerca sullo ‘Strukturwandel der Oeffentlichkeit’. Ha studiato e lavorato come assistente presso l’ Institut für Sozialforschung di Francoforte (Scuola di Francoforte) scirvendo con altri collaboratori ‘Student und Politik’. Attualmente (1969) è Professore di filosofia e sociologia a Francoforte. Ha scritto molte opere.”,”TEOS-050″
“HABERMAS Jürgen, a cura di Furio CERUTTI”,”Per la ricostruzione del materialismo storico.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”FILx-088-FL”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Mauro PROTTI”,”La rivoluzione in corso.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-106-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Agire comunicativo e logica delle scienze sociali.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-107-FL”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Marina CALLONI”,”Il pensiero post-metafisico.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-108-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Il discorso filosofico della modernità. Dodici lezioni.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-109-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”La crisi della razionalità nel capitalismo maturo.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-110-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Conoscenza e interesse con il «Poscritto 1973»”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-111-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Storia e critica dell’opinione pubblica.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-112-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Teoria e prassi nella società tecnologica.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-113-FL”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Emilio AGAZZI”,”Etica del discorso.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-115-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Teoria e prassi nella società tecnologica.”,”HABERMAS è nato nel 1929 e si è abilitato nel 1961 con una ricerca sullo ‘Strukturwandel der Oeffentlichkeit’. Ha studiato e lavorato come assistente presso l’ Institut für Sozialforschung di Francoforte (Scuola di Francoforte) scirvendo con altri collaboratori ‘Student und Politik’. Attualmente (1969) è Professore di filosofia e sociologia a Francoforte. Ha scritto molte opere.”,”TEOS-014-FRR”
“HABERMAS Jürgen”,”Storia e critica dell’opinione pubblica.”,”Volume dedicato dall’autore a Wolfgang Abendroth. Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus. Contiene il paragrafo 14. Sulla dialettica della sfera pubblica (Hegel e Marx) (pag 143-155)”,”TEOS-355″
“HABERMAS Jürgen”,”Prassi politica e teoria critica della società.”,”Contiene tra l’altro: – La critica hegeliana della rivoluzione francese (pag 175-199) segue ‘Gli scritti politici di Hegel’. – Tra filosofia e scienza: il marxismo come critica’ (pag 301-366) “”Non esiste nessun’altra filosofia che come quella di Hegel sia altrettanto, e fin dentro i suoi intimi impulsi, filosofia della rivoluzione””. A questa tesi, sostenuta vigorosamente da Joachim Ritter, vorrei aggiungerne un’altra… (pag 175) “”Ben lungi dal porsi in siffatto modo, la filosofia si costituisce in totalità propria: non critica, ma sintesi. Proprio questo Marx attribuisce al sistema hegeliano, già nella ‘Dissertazione’, allorché egli dice di esso che «la filosofia si è separata erigendosi in modo compiuto e totale» (pag 326-327)”,”TEOC-004-FMB”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Leonardo CEPPA”,”Morale, Diritto, Politica.”,”Jürgen Habermas (1929) ha insegnato nell’Università di Francoforte sul Meno. Tra le su opere ‘Teoria dell’agire comunicativo’ (1986), ‘Il discorso filosofico della modernità (1988), ‘Il pensiero post-metafisico’ (1991), ‘Dopo l’utopia’ (1992). “”E’ dall’economia politica che Marx ed Engels prendono a prestito gli argomenti con cui denunciano l’ordinamento legale della borghesia come espressione giuridica di rapporti produttivi ingiusti. In tal modo, essi, finiscono per allargare lo stesso concetto del politico, che ora non si riferisce più soltanto all’organizzazione dello stato, ma investe alla radice la strutturazione complessiva della società”” (pag 88) “”Essi lessero Rousseau e Hegel conto occhi troppo aristotelici…’ (pag 88) ‘Filosofo e sociologo tedesco (n. Düsseldorf 1929). Allacciandosi alle tesi della scuola di Francoforte e al pensiero di C. S. Peirce, ha dato risalto ai problemi della comunicazione e alla funzione dell’opinione pubblica nella società contemporanea, rivendicando il ruolo politico della razionalità come dialogo non soggetto a condizioni di dominio. Docente all’Institut für Sozialforschung di Francoforte dal 1956, all’univ. di Heidelberg dal 1961, a quella di Francoforte dal 1964; dal 1971 direttore del Max Planck Institut di Starnberg (Monaco), ha insegnato dal 1983 all’univ. di Francoforte, dove è prof. emerito. Opere e pensiero. Tra gli scritti di H. si segnalano: Strukturwandel der Öffentlichkeit (1962; trad. it. 1971); Theorie und Praxis (1963; trad. it. 1968); Technik und Wissenschaft als Ideologie (1964); Erkenntnis und Interesse (1968; trad. it. 1970); Philosophisch-politische Profile (1971); Kultur und Kritik (1973; trad. it. 1980); Zur Rekonstruktion des historischen Materialismus (1976; trad. it. 1979); Theorie des kommunikativen Handelns (1981; trad. it. Teoria dell’agire comunicativo, 1986), in cui ha sviluppato tre direttive di ricerca: la prima incentrata su un concetto di ‘razionalità cognitiva’ che ‘si oppone alle semplificazioni cognitive-strumentali della ragione’, la seconda indagante il tentativo di una ricostruzione del concetto di società attraverso l’integrazione dei paradigmi di ”mondo vitale’ e ”sistema”, la terza relativa a una ‘teoria della modernità’ in cui confluiscono gli apporti più significativi della ricerca sociale; Moralbewusstsein und kommunikatives Handeln (1983; trad. it. 1985); Der philosophische Diskurs der Moderne (1985; trad. it. 1987); Nachmetaphysisches Denken (1988; trad. it. 1991); Texte und Kontexte (1991; trad. it. Testi filosofici e contesti storici, 1993); Die Zukunft der menschlichen Natur (2001; trad. it. 2002), in cui affronta il tema delle nuove discipline scientifiche e di come esse vadano a inserirsi nel panorama gnoseologico; Der gespaltene Westen, miscellanea di articoli, saggi e conferenze che compongono una riflessione critica sul destino dell’Europa e dell’Occidente e in cui H. elabora serrate analisi sui precari equilibri fra gli stati europei e gli USA; Dialektik der Säkularisierung. Über Vernunft und Religion (con J. Ratzinger, 2005; trad. it. Ragione e fede in dialogo, 2005), nato dalle riflessioni sulle interrelazioni tra democrazia e religione maturate in un incontro con il futuro pontefice, a Monaco, presso la Katholische Akademie; Zwischen Naturalismus und Religion (2005; trad. it. Tra scienza e fede, 2006), dove indaga il tema delle relazioni tra religione e laicità e propone il superamento dell’atavica frattura che le separa; Ach Europa (2008), in cui ritorna a occuparsi della situazione relativa all’Occidente; Zur Verfassung Europas (2011; trad. it. 2012); il saggio sui nodi della secolarizzazione Nachmetaphysisches Denken 2.: Aufsätze und Repliken (2012, trad. it. Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia, 2015); la raccolta di interventi sulla crisi dell’Unione Europea Im Sog der Technokratie. Kleine politische Schriften XII (2013; trad. it. Nella spirale tecnocratica. Un’arringa per la solidarietà europea, 2014); Auch eine Geschichte der Philosophie (2 voll., 2019); Corona und der Schutz des Lebens (2021; trad. it. Proteggere la vita. I diritti fondamentali alla prova della pandemia, 2022). (Trecc.)”,”TEOS-001-FPB”
“HACHEZ-LEROY Florence”,”L’Aluminium français. L’invention d’un marché, 1911-1983.”,”Au coeur des changements techniques du XXe siècle, l’aluminium est indissociable du développement de l’aviation, de l’automobile, de l’emballage ou de l’architecture moderne. Il participe désormais à notre quotidien au même titre que le verre ou le bois. Matériau de la modernité, intimement lié à la deuxième révolution industrielle et à l’électricité, il symbolise la prodigieuse évolution technique du XXe siècle. Comment ce matériau en est-il venu à s’imposer aussi largement sur les différents marchés, quels sont les acteurs et les conditions de son développement ? Telles sont les questions traitées par Florence Hachez-Leroy à travers l’histoire du cartel de L’Aluminium français (L’AF), créé en 1911 pour promouvoir ce matériau nouveau. Organe de promotion du “” métal léger “”, L’AF est aussi une entreprise industrielle imbriquée dans de puissants cartels internationaux et qui, grâce à un esprit de conquête audacieux, connaîtra une réussite spectaculaire durant l’entre-deux-guerres. Après la Seconde Guerre mondiale, la construction européenne, l’ouverture des frontières et la mondialisation des échanges induisent de profonds bouleversements. L’ensemble de l’industrie de l’aluminium doit alors s’adapter à l’arrivée de la concurrence. Cette époque voit une restructuration considérable de ce secteur et la remise en cause de l’existence de L’AF qui disparaîtra définitivement en 1983. À partir d’archives inédites, Florence Hachez-Leroy renouvelle l’approche traditionnelle de l’étude des cartels. Elle éclaire les conditions mal connues de la diffusion de l’aluminium et analyse les interactions entre le marché et la structuration d’une branche industrielle majeure, l’un des domaines d’excellence de l’industrie française. Florence HACHEZ-LEROY, docteur en histoire contemporaine, est secrétaire scientifique de l’Institut pour l’histoire de l’aluminium. Elle participe aux travaux de l’Institut d’histoire moderne et contemporaine (CNRS) et du Centre de recherche en histoire de l’innovation (Paris IV – Sorbonne). Ses travaux portent sur l’histoire économique, sociale et technique des matériaux.”,”FRAE-054″
“HACK Margherita”,”Dove nascono le stelle.”,”””Cosa è allora al materia oscura? Deve trattarsi di particelle che non danno luogo a emissione elettromagnetica. Un esempio note di queste particelle sono i neutrini. ….”” (pag 158-159) Espansione frenata o accelerata (dell’universo)? “”Se la materia è la componente dominante dell’universo l’espansione sarà decelerata. Se invece domina la costante cosmologica la densità d’energia sarà costante e il tasso d’espansione raggiungerà un valore costante. Con l’espressione che confonde le idee, si dice che un simile universo sta accelerando, perché la velocità di allontanamento delle galassie aumenta continuamente.”” (pag 170) “”L’ultima domanda che ci poniamo è come mai si è originato l’universo. Una risposta che può sembrare sorprendente ma che non viola le leggi della fisica è che l’universo si sia originato dal vuoto. E’ un’idea che fu avanzata qualche decina di anni fa da un giovane fisico americano, Edward Tryon. Durante un seminario di cosmologia egli intervenne improvvisamente esclamando: «Forse l’universo non è altro che una fluttuazione del vuoto». La sua uscita suscitò l’ilarità degli ascoltatori. Però Tryon insistette a sviluppare la sua idea, che si basa su queste considerazioni: l’energia globale dell’universo è zero, in quanto gravità ed espansione si bilanciano perfettamente come oggi è dimostrato dalle osservazioni di ‘Boomerang’ e ‘Map’, che indicano che la densità dell’universo è quella critica; inoltre la carica elettrica dell’universo è zero perché a ogni protone corrisponde un elettrone. Pertanto se il bilancio energetico totale è zero l’universo può essersi originato dal vuoto senza violare la legge di conservazione dell’energia. Nel vuoto fisico, che non è il nulla, si creano continuamente coppie di particelle e antiparticelle di vita brevissima, che pertanto non sono osservabili e sono dette virtuali. La continua apparizione e sparizione delle particelle è una conseguenza del principio di indeterminazione di Heisenberg, che dice che due quantità, come per esempio la posizione e la velocità di una particella, non possono essere determinate entrambe esattamente nello stesso tempo. (…) Così se l’energia globale dell’universo è nulla, si può ipotizzare che in un tempo infinitesimo si sia realizzata una gigantesca fluttuazione di energia da cui si sarebbe materializzato l’universo. E come si è materializzato il nostro, così si potrebbero materializzare molti altri universi in un vuoto infinito nello spazio-tempo”” (pag 186-187)”,”SCIx-495″
“HACKER Andrew”,”Due nazioni. Nera e bianca: separate, ostili, ineguali.”,”HACKER Andrew è professore di scienza politica presso il Queens College e autore di numerosi libri.”,”USAS-175″
“HACKER Barton C.”,”World military history annotated bibliography (Works published before 1967).”,”HACKER B. C. (1935) Professore di Storia allìUniversità di Chicago. È una rassegna bibliografica che nelle intenzioni dell’autore/curatore e dell’editore doveva avere pubblicazioni periodiche di aggiornamento (questoè il volume 27). Sono indicati testi che si occupano della storia della guerra in ogni continente dall’antichità al XX secolo. 3 4138580 SBN”,”QMIx-166-FSL”
“HACKETT John a cura; collaborazione di John BARRACLOUGH Kenneth HUNT Ian McGEOCH Norman MACRAE John STRAWSON Bernard BURROWS”,”La terza guerra mondiale. Una storia futura.”,”Il generale sir John Hackett, pluridecorato, laureato in lettere, è il curatore e l’autore di buona parte di questo libro. Oggi (1980) in Gran Bretagna è uno dei massimi accademici militari contemporanei. Ha combattatuto durante la seconda guerra mondiale riportando ferite. Ha guidato due brigate paracadutiste ad Arnhem nel 1944. È stato anche comandante del Gruppo armate nord della Nato in qualità di comandante dell’Armata britannica del Reno. In seguito è stato rettore del King’s College a Londra. Altri autori: John BARRACLOUGH, gen., maresciallo capo dell’aria (Royal Air Force) Kenneth HUNT, generale brigadiere. Rappresentante del gruppo permanente presso il Consiglio Nato Ian McGEOCH, Comandante di sommergibile Norman MACRAE, vice direttore dell’ ‘Economist’ dal 1965, è stato capitano nella Raf dal 1942 al 1945 John STRAWSON, generale di divisione col 4° Ussari il reggimento di Winston Churchill Bernard BURROWS, Residente politico nel Golfo Persico dal 1953 al 1958, ambasciatore in Turchia dal 1958 al 1962. È il consigliere politico principale per la stesura di questo volume”,”QMIx-003-FAP”
“HACKING Ian”,”Introduzione alla probabilità e alla logica induttiva.”,”Ian Hacking è professore di filosofia all’Università di Toronto e insegna al Collège de France di Parigi, dove è titolare della cattedra di filosofia e storia dei concetti scentifici. Tra i suoi titoli tradotti in italiano, ricordiamo Conoscere e sperimentare, Linguaggio e filosofia, La riscoperta dell’anima, L’emergenza della probabilità, Il caso domato.”,”SCIx-098-FL”
“HACKING Ian”,”L’emergenza della probabilità. Ricerca filosofica sulle origini delle idee di probabilità, induzione e inferenza statistica.”,”Ian Hacking è professore di filosofia all’Università di Toronto e insegna al Collège de France di Parigi, dove è titolare della cattedra di filosofia e storia dei concetti scentifici. Tra i suoi titoli tradotti in italiano, ricordiamo Conoscere e sperimentare, Linguaggio e filosofia, La riscoperta dell’anima, L’emergenza della probabilità, Il caso domato.”,”SCIx-121-FL”
“HACOHEN Malachi Haim”,”Karl Popper in esilio.”,”POPPER-K si trasferisce in NUOVA ZELANDA tra il 1937 e il 1945. Qui accetta il posto offertogli dal CANTERBURY UNIVERESITY COLLEGE di CHRISTCHURCH. Nel 1937 scrive il saggio “”Che cosìè la dialettica””. Tra il 1942 e il 1945 scrive “”Miseria dello storicismo”” e “”La società aperta e i suoi nemici””. HACOHEN-MH è docente presso il Dipartimento di Storia della DUKE UNIVERSITY di DURHAM (CAROLINA DEL NORD). HACOHEN-MH, BIBLIOGRAFIA – “”Dilemmas of Cosmopolitanism: Karl Popper, Jewish Identity and Central European Culture””.”,”SCIx-077″
“HADDAD Galit”,”1914-1919. Ceux qui protestaient.”,”HADDAD Galit laureata in storia è ricercatrice associato nel gruppo AHMOC (CRH) nell’EHESS di Parigi. CRRI Comitato per la ripresa delle relazioni internazionali “”La protestation pacifiste évolue donc non seulement en rapport avec la conjoncutre militaire, mais aussi en fonction du discours du consentement à la guere et des valeurs de la culture de guerre. La protestation contre elles se fait acerbe dans un discours pacifiste qui s’emploie à montrer que, loin de servir l’objectif déclaré (la Défense nationale et la lutte pour la civilisation), elles ne constituent qu’un prétexte permettant de continuer le massacre. La déclaration d’Albert Bourderon et de Pierre Monatte, ‘Pourquoi nous sommes allés à Zimmerwald’, en est une perfaite illustration. Celle-ci récuse la façon dont le consensus national autour des buts de guerre d’adosse à des idéaux qui ne correspondent pas aux objectifs véritables du conflit (…)”” (pag 73)”,”QMIP-077″
“HADJINICOLAU Nicos”,”Storia dell’arte e lotta delle classi.”,”””Sappiamo già da Marx e da Engels che ogni formazione sociale è composta da tre livelli specifici (detti anche istanze o campi): il livello economico, il livello politico ed il livello ideologico. Da una parte, ogni livello ha una struttura propria. D’altra parte, i tre livelli si articolano insieme nella forma di una struttura globale. Questa articolazione non è semplice, ma complessa; perciò l’immagine della costruzione con una ‘infra’struttura (economica) ed una ‘sovra’struttura politico-ideologica) non è sufficiente a rendere evidente questa complessità”” (pag 19)”,”TEOS-340″
“HAEGELE Vincent”,”Napoléon et Joseph Bonaparte. Le Pouvoir et l’Ambition.”,”Vincent Haegele, ex allievo dell’ École Nationale des Chartes, archivista, paleografo, ha pubblicato con Tallandier ‘Napoléon et Joseph. Correspondance intégrale, 1784-1818′ (2007). Oggi (2010) è conservatore alla biblioteca universitaria delle Lettres de Picardie. Personaggio contrastato, sovente incompreso, sfortunato nella sua carriera militare, Giuseppe soffriva di una immagine particolarmente negativa riguardo alla leggenda che circonda il suo fratello minore Napoleone, “”re dilettante’ o approfittatore del ‘migliore tra i fratelli, egli appare come un uomo debole accettando “”due corone strappate a due famiglie straniere legittime””. Al contrario il fratello maggiore dell’Imperatore fu un pilastro del nuovo regime instaurato dopo il colpo di stato del 18 brumaio. Divenuto re di Napoli, poi re di Spagna, tenta, senza successo, di sposare il principio di solidarietà familiare e affermare le proprie concezioni del potere. Scontrandosi con Napoleone si muta a poco a poco in un oppositore risoluto. Una relazione complessa, e a volte violenta, del re e dell’imperatore che si presenta e si spiega in questo studio. L’autore, a partire dagli archivi personali e dalla corrispondenza, segue la loro educazione, il percorso sotto la Rivoluzione, il ‘laboratorio’ Napoletano e lo scacco spagnolo, infini i giorni neri della campagna di Francia. Treccani: Giuseppe Bonaparte, re di Napoli (poi re di Spagna) Nacque a Corte, in Corsica, il 7 genn. 1768, da Carlo e Letizia Ramolino, primo di otto figli. Nel maggio di quell’anno la Repubblica di Genova, non riuscendo a domare la rivolta indipendentista capeggiata da Pasquale Paoli, vendette la Corsica alla Francia, che si impadronì dell’isola con una spedizione militare. Paoli, sconfitto a Pontenuovo nell’aprile 1769, riparò in Toscana. I Bonaparte, già ferventi sostenitori di Paoli (per seguirlo nel 1768 da Ajaccio si erano spostati a Corte, nell’interno dell’isola), passarono dalla parte del vincitore. Carlo, abile nell’assicurarsi prebende e favori, ottenne l’ammissione dei tre figli maggiori in buoni collegi francesi. Contrariamente alle consuetudini, il secondogenito Napoleone fu avviato alla carriera militare, mentre G., per il carattere docile e l’amore per la cultura, fu avviato alla carriera ecclesiastica. A dieci anni, nel 1778, entrò nel collegio di Autun, dove si segnalò per l’impegno negli studi e i buoni risultati, ma nel 1784 sentì di non avere la vocazione per la vita religiosa e decise di dedicarsi alle armi. Invece la morte del padre, nel gennaio 1785, a 39 anni, gli fece assumere il ruolo di capo della famiglia. Egli dunque si stabilì ad Ajaccio, accanto alla madre appena trentaduenne (che non si risposò), curando il patrimonio familiare, impoverito dalla prodigalità paterna, e l’educazione dei fratelli, l’ultimo dei quali, Girolamo, aveva meno di un anno. Sentì molto l’importanza del ruolo: dai fratelli, tranne che da Napoleone, a lui quasi coetaneo, pretese il voi. Nel 1787 il ritorno in Corsica di Napoleone, diventato ufficiale d’artiglieria, lo sollevò momentaneamente dagli obblighi di capofamiglia; G. poté così trasferirsi a Pisa, per seguire gli studi giuridici nell’Università. Laureatosi in utroque iure, tornò ad Ajaccio nel maggio 1788. Nominato avvocato del Consiglio superiore della Corsica a Bastia, alla vigilia della convocazione degli Stati generali a Parigi lasciò la carica per rivisitare l’Italia, col desiderio di ottenere dal granduca di Toscana il riconoscimento della nobiltà della famiglia, già perseguito dal padre. Le vicende della Rivoluzione francese stavano avendo contraccolpi in Corsica. Al ritorno ad Ajaccio G. fu segretario del generale Rossi, presidente del Comitato generale dei tre ordini, costituito per stabilire la pace nell’isola lacerata dalle fazioni, ed ebbe un’onorevole posizione nel Consiglio municipale. Il 30 nov. 1789 l’Assemblea nazionale respinse la richiesta di Genova di rioccupare l’isola, abolì il regime militare e dichiarò la Corsica parte integrante del territorio francese; il Paoli tornò in patria e iniziò la collaborazione coi Francesi. A Pisa G. aveva frequentato gli esuli corsi e aveva fatto amicizia con Clemente Paoli, fratello maggiore di Pasquale. Nel settembre 1790 nella consulta di Orezza, che sancì l’autorità di Paoli, fu scelto a rappresentare il distretto di Ajaccio. Non era quello che sperava Napoleone, tornato nell’isola, che constatò la volontà di Paoli di servirsi degli uomini che avevano militato con lui contro i Francesi. Tuttavia G. divenne membro del Direttorio centrale dell’isola e fu nominato giudice di tribunale, ma non riuscì nelle elezioni all’Assemblea legislativa. Nel 1793 l’applicazione della costituzione civile del clero determinò nell’isola un malcontento sfociato in rivolte, con conseguente repressione. Si formò un partito antigiacobino. Il Paoli, accusato anche di aver fatto fallire una spedizione contro gli Inglesi insediati in Sardegna, si schierò contro la Francia. Dichiarato traditore dalla Convenzione, chiese l’intervento degli Inglesi, che sbarcarono nell’isola, e nel giugno 1794 fece dichiarare l’unione alla Corona britannica; le vittorie napoleoniche nella prima campagna d’Italia indussero però gli Inglesi a ritirarsi, nell’ottobre 1796. Nel 1793 G. era riparato in Francia, prima a Parigi, poi a Marsiglia, dove il 1° ag. 1794 sposò Giulia Clary, figlia di un ricco negoziante, ottenendo una cospicua dote. Dal matrimonio ebbe due figlie, Zenaide Carlotta Giulia, nata l’8 luglio 1801, e Carlotta Napoleona, nata il 31 ott. 1802. Datosi agli affari in società col cognato Nicola, nel 1795 si spostò a Genova. Nel 1796 Napoleone lo chiamò nell’amministrazione dell’armata d’Italia, e si servì di lui nelle trattative per l’armistizio di Cherasco (24 aprile), inviandolo a Parigi per convincere il Direttorio a fare la pace col Piemonte. Tornò quindi in Corsica. Con Cristoforo Saliceti e Francesco Miot riordinò l’amministrazione e il partito francese. Nell’aprile 1797 fu eletto deputato all’Assemblea dei cinquecento, dopo che nel marzo era stato nominato residente presso la corte di Parma. Subito dopo, nel maggio, fu nominato ambasciatore a Roma, col compito di diffondere il giacobinismo nella città, ma seguendo le proprie inclinazioni preferì stringere buoni rapporti con la corte papale, cosicché apparve poco energico e gli fu affiancato il generale L. Duphot. Il vivacizzarsi dell’iniziativa politica portò a gravi incidenti; il 28 dicembre Duphot fu ucciso dalle milizie pontificie e G., rotte le relazioni diplomatiche, tornò in Francia. Durante la campagna d’Egitto di Napoleone visse a Parigi, facendo vita di società e frequentando i più importanti salotti. Aveva una buona cultura filosofica e letteraria; scrittore egli stesso, nel 1796 aveva pubblicato a Parigi un romanzo, Moina, e in America avrebbe scritto le sue Memorie. Nell’esercizio delle cariche si era arricchito; comprò una tenuta a 40 km dalla capitale, Mortefontaine, con un castello arredato sontuosamente, dove diede grandi ricevimenti. Ebbe parte poco appariscente nel colpo di Stato del 18 brumaio (9 nov. 1799), che portò Napoleone al potere. Durante il Consolato fu nominato consigliere di Stato e tribuno. Apprezzandone la preparazione culturale e le capacità di negoziatore, Napoleone lo incaricò delle trattative intese a ristabilire buoni rapporti con gli Stati Uniti, concluse a Mortefontaine nell’ottobre 1800, poi di quelle con l’Austria, che dopo tre mesi portarono alla pace di Lunéville (9 febbr. 1801). Nel luglio dello stesso anno firmò il concordato con la Chiesa e come ricompensa ottenne il possesso del palazzo Marbeuf nel centro di Parigi, che aprì a fastosi ricevimenti. Infine condusse felicemente a termine le difficili trattative con l’Inghilterra, concluse con la pace di Amiens (27 marzo 1802). Al successo seguirono cariche e prebende, e la sua ambizione crebbe. Dopo la proclamazione dell’Impero nel 1804, brigò invano per farsi riconoscere erede di Napoleone, allora senza figli. Non gli mancarono i riconoscimenti: i titoli di principe e altezza imperiale, la dignità di grande elettore dell’Impero, tutti accompagnati da lauti appannaggi, e il diritto ad alloggiare nel palazzo del Lussemburgo. Non accettò la corona di re d’Italia, perché importava la limitazione dei suoi diritti alla successione. Un riconoscimento gli era dovuto. Nel dicembre del 1805 Napoleone decise di scacciare dal loro Regno i Borboni di Napoli, che avevano agito con doppiezza nei suoi riguardi, e di fare del Mezzogiorno d’Italia e della Sicilia uno Stato vassallo della Francia. Nominò G. suo luogotenente e comandante in capo dell’armata destinata alla conquista, in effetti affidata dal punto di vista militare al generale André Masséna. Nel gennaio 1806 G. si fermò per tre giorni a Roma, dove firmò un accordo per le forniture militari, quindi passò il confine con 40.000 uomini. L’11 febbraio entrò nella piazzaforte di Capua e il 15 fece un solenne ingresso a Napoli, accolto dall’omaggio delle autorità. Ferdinando IV di Borbone si era rifugiato in Sicilia e il suo esercito si era ritirato, cosicché sembrava che la conquista fosse cosa fatta; G. intraprese una visita delle province, per conoscere il paese, e in Calabria fu raggiunto l’11 marzo dalla notizia che l’imperatore lo aveva proclamato re. Al rientro nella capitale, il 15 maggio, gli furono rinnovate accoglienze trionfali. Il governo insediatosi a Napoli aveva iniziato immediatamente un’intensa attività. Era volontà di Napoleone che il Regno vassallo prendesse gli ordinamenti da lui dati alla Francia, ispirati a criteri di accentramento e di efficienza burocratica. Dalla fine di marzo si susseguirono provvedimenti che investirono tutti i campi dell’amministrazione, avviando una profonda trasformazione dello Stato e della società. Nella capitale i ministeri di Polizia generale, Interni, Finanze, Giustizia, Esteri e Guerra formarono gli organi centrali dell’apparato governativo. Momento essenziale della modernizzazione dello Stato fu l’eversione della feudalità, che eliminò privilegi e differenze tra i cittadini nel campo giudiziario e fiscale, e fece della borghesia la classe dirigente. Il territorio fu diviso in 14 province, rette ciascuna da un intendente, che esercitava uno stretto controllo sui Comuni. L’amministrazione della giustizia, distribuita regolarmente sul territorio con tribunali di vario grado, fu regolata da codici. Dal punto di vista tributario divenne fondamentale l’imposta fondiaria, basata sul catasto. Nel ricondurre a sé la direzione di tutti i settori della vita della società, lo Stato dettò norme nell’economia, nell’assistenza, nella pubblica istruzione. Nel 1806, durante i febbrili primi mesi di governo, G. si dedicò intensamente all’impianto del nuovo Stato, assistito da collaboratori venuti con lui dalla Francia, come Cristoforo Saliceti, amico dai tempi degli studi a Pisa, Francesco Miot, Pierre-Louis Roederer, e da napoletani come Marzio Mastrilli marchese di Gallo, che vedevano realizzate le riforme desiderate da tempo. Era suo intendimento guadagnare la simpatia dei sudditi. In occasione del primo ingresso a Napoli assistette in cattedrale al Te Deum di ringraziamento, e fece omaggio di una collana di diamanti al patrono della città, s. Gennaro. Abbellì la capitale, protesse la cultura e, secondo le sue abitudini, si circondò di artisti e diede feste sontuose. I Francesi, però, non riuscirono a consolidare rapidamente la conquista. Sconfitti a Maida da un corpo anglo-borbonico (luglio 1806), persero il controllo della Calabria, che rioccuparono interamente solo nel 1808, e dovettero combattere un agguerrito brigantaggio, incoraggiato dai Borboni dalla Sicilia. A ristabilire l’ordine non bastarono le più severe misure militari, consigliate insistentemente da Napoleone, che accusava il fratello di avere il cuore “”troppo buono””. Altro problema che angustiò il governo fu l’imposizione da parte dell’imperatore del pagamento di grosse somme per sopperire ai bisogni della Francia, dissanguata dalle continue guerre. Il re si rendeva conto della necessità di dare pace all’Impero e al sistema che ne dipendeva, e il 29 marzo 1807 ne scrisse a Napoleone. L’imperatore pensava invece a portare anche la Spagna sotto il suo dominio e decise di trasferire a Madrid il fratello, che accettò malvolentieri. Ambizioso, ma poco resistente al lavoro e amante dei piaceri, G. a Napoli si era trovato bene e aveva avuto modo di manifestare in pieno la sua capacità di dirigere e amalgamare uomini di diversa formazione e di essere, secondo una definizione a lui cara, “”re filosofo””. La moglie non lo aveva accompagnato a Napoli, adducendo una salute malferma. Per ordine di Napoleone raggiunse la capitale nel 1808, alla vigilia della partenza di G., per non far trapelare l’imminente sostituzione del sovrano, ed esercitò la reggenza durante l’assenza del marito nelle settimane dal 23 maggio al 5 luglio, in cui gli atti di governo continuarono a essere intestati a lui. L’impressione finale su un regno che fu “”una delle più attive e più feconde manifestazioni del sistema”” creato da Napoleone (Rambaud, p. 553) fu macchiata da azioni che denunziavano una visione personale dello Stato: G. si fece liquidare la parte della lista civile che in precedenza aveva lasciato al Tesoro, e fece elargizioni a persone a lui devote; alla duchessa d’Atri donò terre demaniali per un valore di 472.000 ducati. Invischiato in una vita sentimentale assai movimentata, a Napoli si era innamorato della trentunenne Maria Giulia Colonna, moglie del duca d’Atri, forse il più grande amore della sua vita, e nel settembre 1807 ne aveva avuto un figlio, Giulio, non legittimato. Con l’inganno Napoleone aveva convinto ad abdicare il re di Spagna Carlo IV di Borbone e il figlio, il futuro Ferdinando VII, e aveva dato il trono al fratello. Nominato il 7 luglio 1808 re di Spagna e delle Indie, G. promulgò a Bayonne una costituzione che per la Spagna significava la fine dell’antico regime e nelle sue intenzioni doveva aprire un periodo di riforme simile a quello attuato a Napoli. Le accoglienze non furono però quelle sperate. Egli si accorse subito dell’ostilità della popolazione, sottoposta a saccheggi e violenze dalle armate francesi. Il 20 luglio entrò in Madrid, percorrendo strade deserte. Dovette abbandonarla il 31, ritirandosi nel Nord del paese, a causa della grave sconfitta subita dai francesi a Bailen. Vi rientrò l’8 dicembre, grazie all’intervento diretto di Napoleone. Egli agì allora con abilità, cercando la collaborazione di parte della nobiltà e di conquistare la simpatia della popolazione mostrandosi re nazionale. Come a Napoli, abbellì la capitale, protesse le lettere e le arti. Per rafforzare il suo prestigio, combatté i ribelli mettendosi personalmente alla testa delle armate francesi. Il 19 nov. 1809 riportò a Ocaña una grande vittoria, che gli permise di fare sfilare a Madrid 18.000 prigionieri, subito liberati per mostrare la clemenza del sovrano. Nei primi mesi del 1810 percorse l’Andalusia, accolto con calorose manifestazioni. La sua posizione era però indebolita dall’impossibilità di impedire gli eccessi delle truppe francesi e dalla politica di Napoleone, che nel 1812 richiamò parte dell’armata per servirsene nella campagna di Russia. L’esercito anglo-borbonico, guidato dal futuro duca di Wellington Arthur Wellesley, prese il sopravvento. Costretto ad abbandonare la capitale l’11 ag. 1812, G. vi rientrò nuovamente il 2 novembre, per ritirarsi ancora nel giugno 1813. Il 21 a Vitoria le truppe da lui comandate subirono una sconfitta disastrosa. Fuggì con pochi uomini, abbandonando cortigiani e carriaggi, e si rifugiò in territorio francese. L’avventura spagnola era finita. Per imposizione di Napoleone, che desiderava chiudere la vertenza, nel dicembre riconobbe re di Spagna Ferdinando VII di Borbone. Nel 1814 restò al fianco di Napoleone, che lo nominò luogotenente generale, e dopo l’abdicazione si rifugiò in Svizzera. Nel 1815, dopo il ritorno di Napoleone a Parigi (20 marzo), raggiunse il fratello ed ebbe la presidenza del Consiglio dei ministri quando l’imperatore partì per la guerra. Nel giugno, dopo Waterloo e la definitiva abdicazione di Napoleone, G. scelse di rifugiarsi negli Stati Uniti d’America; il 28 agosto sbarcò a New York, dove prese il nome di conte di Survilliers. Ben fornito di denaro, nel 1816 acquistò una tenuta a Point Breeze, presso il fiume Delaware, e la ingrandì in seguito, come aveva fatto per Mortefontaine. Nella bella casa, e nella villa di Filadelfia che abitava d’inverno, riprese la vita fastosa di un tempo. Seguì da lontano le vicende della famiglia e la politica francese. Nel 1830, dopo la rivoluzione che portò sul trono Luigi Filippo d’Orléans, rivendicò i diritti del figlio di Napoleone, e nel 1832 tornò in Europa, a Londra, sperando d’ottenere il rientro in Francia dei Napoleonidi. Dal 1835 fu di nuovo a Point Breeze, e nel 1841 ebbe il permesso di risiedere in Italia: fu prima a Genova, poi a Firenze, dove morì il 28 luglio 1844. Napoleone III nel 1862 ne fece portare le ceneri a Parigi, agli Invalidi. A Firenze si era ricongiunto alla moglie, che non lo aveva seguito in America, e alla figlia Zenaide, maritata col cugino Carlo Luciano; l’altra figlia, Carlotta, era morta nel 1839. Tra i tanti amori, G. in Spagna aveva avuto una relazione duratura con la marchesa di Monte Hermoso; in America nel 1822 ebbe una figlia illegittima, Carolina, da una quacchera, Annetta Savage, e forse un figlio, Felice Giuseppe, dalla creola Emilia Lacoste, moglie d’un ex ufficiale dell’esercito imperiale. Fonti e Bibl.: A. Du Casse, Mémoires et correspondance politique et militaire du roi Joseph, I-X, Paris 1854-55; J.S.C. Abbot, History of Joseph B.in America, New York 1869; A. Du Casse, Les roisfrères des Napoléon Ier, Paris 1883; J. Bertin, Joseph Bonaparte enAmérique, Paris 1893; F. Masson, Napoléon et sa famille, I-IX, Paris 1897-1909; R.M. Johnston, The Napoleonic Empire in SouthernItaly, London 1904; J. Rambaud, Naples sous JosephBonaparte, Paris 1911; C.E. Macartney – G. Dorrance, The Bonapartes in America, Philadelphia 1939; B. Nabonne, Joseph Bonaparte, le roi philosophe, Paris 1949; O. Connelly, The gentle Bonaparte, New York 1968; G. Girod de l’Ain, Joseph Bonaparte, leroi malgré lui, Paris 1970; M. Ross, The reluctant king, London 1976; Enc. Italiana, XVII, pp. 379 s.”,”FRAN-008-FSL”
“HAENISCH Walter”,”La Vie et les Luttes de Philippe Buonarroti.”,”HAENISCH Walter”,”SOCU-194″
“HAFFNER Sebastian”,”Allemagne, 1918. Une revolution trahie.”,”HAFFNER Sebastian è nato a Berlino nel 1907. Emigrato in Gran Bretagna nel 1938, ha pubblicato nel 1940 un primo libro. Ha proseguito poi la carriera di giornalista e scritto libri di storia contemporanea tedesca.”,”MGER-045″
“HAFFNER Sebastian”,”Le pacte avec le diable. (Tit.orig.: Der Teufelspakt)”,”Sebastian HAFFNER è nato a Berlino nel 1917. E’ giornalista e giurista. Nel 1938 lascia la Germania nazista e si rifugia a Londra. Dal 1948 è cittadino britannico. Rientra in Germania nel 1954. Dal 1961 lavora come giornalista a Berlino. Ha una rubrica settimanale sul giornale Stern dal 1963. Ha già pubblicato uno studio su Wiston CHURCHILL e un saggio su MAO TSE-TUNG. Il patto non è solo quello del 23 agosto del 1939. E’ che dopo il 1917 c’è stato un patto che sembra legare tra loro le due maggiori potenze europee attraverso i regimi, le crisi e le guerre. E’ la storia di cinquant’anni di relazioni germano-sovietiche. “”I bolscevichi non si accontentavano però di appellarsi con tutta la loro voce alla rivoluzione tedesca, di “”pregare”” per il suo arrivo (se si ci può esprimere così), essi non arretravano davanti ad alcun sacrificio per promuoverla e sostenerla. E’ vero che i loro mezzi erano allora ben limitati. La loro prima preoccupazione era quella di sopravvivere; e non avevano dei “”Lenin”” da spedire in Germania. Comunque, l’ ambasciata russa che si era reinstallata a Berlino dopo il trattato di Brest-Litovsk, era molto felice di far saltare le regole diplomatiche per sostenere al meglio la rivoluzione tedesca. Essa stabiliva dei contatti, distribuiva del materiale di propaganda, anche un po’ di denaro (molto meno, certo, di quello che i tedeschi avevano inviato in Russia, perché i Bolscevichi erano poveri), può darsi anche un po’ di armi. Si sa da fonte sicura che gli “”agenti (Obleute) rivoluzionari”” berlinesi – avant la lettre, una specie di comitati, illegali, d’ impresa – che preparavano un sollevamento armato per l’ 11 novembre, avevano stabilito da ottobre dei rapporti stretti con l’ ambasciata sovietica. All’ ultimo minuto, il 5 novembre, il governo del Kaiser, che aveva evidentemente avuto sentore di questa attività sovversiva, ruppe le relazioni diplomatiche con la Russia bolscevica e espulse l’ ambasciatore russo (…)””. (pag 79-80) “”C’era a Mosca, nella primavera del 1918, una organizzazione bolscevica che comprendeva almeno 29.000 ex prigionieri di guerra tedeschi, il cui capo non era altro quell’ Ernst Reuter – lo stesso Reuter che divenne celebre trent’anni dopo come borgomastro di Berlino durante il blocco sovietico. (…) Ernst Reuter, che aveva allora ventotto anni, divenne non solo a contatto del boscevismo un comunista entusiasta, ma scoprì nel contempo le sue doti politiche””. (pag 81)”,”GERQ-074″
“HAFFNER Sebastian”,”Defying Hitler. A Memoir.”,”HAFFNER Sebastian nacque nel 1907 a Berlino dove studiò legge e si laureò nel 1933, prima di partire per Parigi. Tornò a Berlino nel 1934 e poi lasciò la Germania nel 1938 per la Gran Bretagna. Tornato in Germania nel 1954 scrisse articoli per il ‘Die Welt’ e il magazine ‘Stern’. Ha scritto bestsellers storici tra cui ‘The Rise and Fall of Prussia’, ‘From Bismarck to Hitler’ e ‘The Meaning of Hitler’.”,”GERN-155″
“HAFFNER Sebastian”,”Histoire d’un Allemand. Souvenirs 1914-1933. Nouvelle édition augmentée.”,”‘Giovane magistrato giunto per uno stage a Berlino, S. Haffner (1907-1999) fugge in esilio nel 1988, giudicando esecrabile l’atmosfera politica e culturale della Germania nazista. Stabilitosi in Inghilterra vivrà in modo precario. L’editore Warburg gli commissiona un libro che sarebbe diventato ‘Storia di un tedesco’, ma scoppia la guerra e il manoscritto non verrà mai pubblicato. Nel 1954 Heffner torna in Germania e diventa un noto giornalista e storico. Questo racconto verrà pubblicato solo nel 2000 dopo la scoperta del manoscritto successiva alla morte dell’autore. L’ascesa del nazismo al potere spazza via anche la vita privata delle persone: “”Il tentativo di isolarmi in un piccolo dominio privato fallisce dunque molto rapidamente, per la buona ragione che tale dominio non esisteva. I venti hanno presto iniziato a soffiare da tutti i lati sulla mia vita privata, e l’hanno disperso. Di quella che avrei potuto chiamare “”la piccola cerchia dei miei amici””, non restava più niente nell’autunno del 1933″” (pag 30); L’hitlerismo montante. “”La Germania che per me e quelli come me era stato il “”nostro paese”” non era semplicemente un punto sulla carta d’Europa. Era una costellazione di caratteri ben definiti: il senso dell’umano ne faceva parte, uno spirito aperto, una riflessione meditativa tenace e profonda, una difficoltà ad accettarsi e ad accettare il mondo, il coraggio di consegnarsi ad esperienze sempre nuove e di respingere le soluzioni inadatte, lo spirito critico nei confronti di se stessi, l’amore della verità, l’obiettività, l’insoddisfazione, la sete di assoluto, una grande diversità, una certa pesantezza, ma anche il piacere d’improvvisare liberamente, lentamente e seriamente, ma anche una creatività inesauribile e divertente che non cessava di produrre forme sempre nuove per poi abbandonarle come tentativi abortiti, il rispetto della personalità e dell’originalità, bontà, generosità, sentimentalità, musicalità, e innanzitutto una grande libertà: qualche cosa di mutevole, d’illimitato, di smisurato, che mai si irrigidisce e mai si rinuncia. Eravamo segretamente fieri che il nostro paese fosse, nel dominio dello spirito, quello delle infinite possibilità. Qualunque cosa fosse, era il paese in cui ci sentivamo legati, dove ci sentivamo a casa. Questa Germania, i nazionalisti tedeschi l’hanno saccheggiata, calpestata, e alla fine si è compreso quel è il suo nemico mortale: il nazionalismo tedesco e il Reich’ (pag 333-334)”,”GERN-182″
“HAHLWEG Werner”,”Lenin und Clausewitz. Ein Beitrag zur politischen Ideengeschichte des 20. Jahrhunderts.”,”Archiv fur Kulturgeschicte, a cura di Walter Goetz, Herbert Grundmann e Fritz Wagner”,”LENS-328″
“HAHN Albert L. a cura BERTI Lapo”,”Teoria economica del credito.”,”In contrapposizione alla formulazione di Alfred Marshall e di Irving Fisher, che trattava la quantità di moneta come grandezza esognea e il livello dei prezzi monetari come strettamente legato alla quantità di moneta, Hahn (e con lui altri famosi economisti come Knut Wicksell, Joseph Alois Schumpeter, John Maynard Keynes, Sir Dennis Holme Robertson) vede la quantità di moneta come frutto di contrattazini interne al mercato, e il livello dei prezzi determinato, non già dalla quantità di moneta, bensì dalla domanda globale o dai costi. Questa impostazione che può apparire una mera variante tecnica, si rivela centrale per i temi della teoria economica: ne scaturisce infatti una diversa teoria della distribuzione del reddito, un diverso modo do analizzare i rapporti fra banche e imprese, una diversa analisi della accumulazione del capitale industriale e finanziario. La fama di L. Albert Hahn (1889 – 1968), figlio di un banchiere di Francoforte e banchiere egli stesso, è legata a questo lavoro che, al suo apparire, gli meritò l’attenzione di Schumpeter e di Keynes .”,”E3-IN-002″
“HAHN Frank a cura di Vittorio DE-NICOLO'”,”Stabilità, disoccupazione, moneta.”,”I saggi raccolti in questo volume (molti dei quali sono qui tradotti per la prima volta in italiano) ruotano intorno ad un interrogativo fondamentale: come bisogna emendare la teoria dell’ equilibrio economico generale di Kenneth Joseph Arrow e Gerard Debreu, se si vogliono spiegare (o anche solo descrivere) fenomeni fondamentali delle moderne economie di mercato, come la presenza di moneta o l’esistenza di disoccupazione involontaria. Nel rispondere a questo interrogativo, Hahn tocca temi teorici e metodologici fondamentali, come la natura e l’uso della nozione di equilibrio in economia, il comportamento degli agenti economici in situzioni di idsequilibrio, la necessità di una modellizzazione che catturi in maniera non banale la natura sequenziale della attività economica. E’ nella riflessine su questi temi che sono maturate le basi teoriche dell’opposizione al monetarismo ed alla nuova macroeconomia classica, che trovano in Hahn uno dei critici più feroci ma anche più profondi.”,”E3-IN-001″
“HAHN Hans NEURATH Otto CARNAP Rudolf; a cura di Alberto PASQUINELLI”,”La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna.”,”Hans Hahn (1879-1934) matematico, fu tra i primi animatori del Circolo, scrisse tra l’altro ‘Logik, Mathematik und Naturerkennen’ (1934). Otto Neurath (1882-1945) sociologo ed economista autore fra l’altro di ‘Anti-Spengler’ (1921) e ‘Lebensgestaltung und Klassenkampf’ (1928). Rudolf Karnap (1891-1970), fisico, insegnò a Vienna e a Praga e poi dal 1935 nelle Università di Chicago e della California. Tra le sue opere ‘Der logische Aufbau der Welt’ (1928). “”Che Vienna costituissse un terreno particolarmente adatto per tale sviluppo è storicamente comprensibile. Ivi, durante la seconda metà del XIX secolo, il ‘liberalismo’ rappresentò l’orientamento politico a lungo preminente. Il suo patrimonio d’idee appare originato dall’illuminismo, dall’empirismo, dall’utilitarismo, nonché dal movimento di libero scambio dell’Inghilterra. Entro la tradizione liberale viennese emersero studiosi di fama mondiale e vi si coltivò lo spirito antimetafisico; basti citare Theodor Gomperz (traduttore – fra il 1869 e il 1880 delle opere di Mill), Suess, Jodl, ecc.. Grazie a questo spirito illuministico, Vienna è stata all’avanguadia nel promuovere un”educazione popolare’ di indirizzo scientifico”” (pag 62-63)”,”SCIx-351″
“HAHN Hans Werner a cura”,”Johann Philipp Becker. Radikaldemokrat – Revolutionsgeneral Pionier der Arbeiterbewegung.”,”Saggi di Hans-Werner HAHN Gerhard NESTLER Joachim KERMANN Rolf DLUBEK Daisy E. DEVREESE Marco PAOLINO Yvonne KEMPF Roland PAUL Walter SCHMIDT Erich SCHUNK Nell’inserto fotografico, foto di gruppo dei membri della Prima Internazionale al Congresso di Ginevra (1866) e illustrazione del gruppo dei partecipanti al congresso di Basilea (1869) Organizzatore ‘raro’ della Prima internazionale. “”Johann Philipp Becker wurde in seinem Nachruf von Friedrich Engels wegen seines Lebenslaufs und seiner politischen Aktivitäten als ‘ein seltener Mann’ bezeichnet (2). Im folgenden wird Beckers Verhältnis zur Internationalen Arbeiter-Association (IAA) untersucht, die man ebenfalls als eine besondere, eine “”seltene”” Organisation bezeichnen könnte. (…) Becker arbeitete also sowohl für Deutschland, als auch die Schweiz: Anfang Dezember 1865 erfolgte die Ankündigung des Erscheinens des Journal de l’Association internationale des Travailleurs und des Vorboten (19); schon im Januar 1866 erschien in Genf die erste Nummer von “”Der Vorbote. Organ der Internationalen Arbeiterassociation. Politische und sozial-ökonomische Monatsschrift. Zentralorgan der Sektionsgruppe deutscher Sprache der Internationalen Arbeiterassociation”” (20). Bereits am 21. November 1865 war über die Vorbereitung von Sektionen in Berlin, Mainz und Leipzig berichtet worden, am 19. Dezember wurde gemeldet, daß Arbeitervereine in Zürich und Basel sich der IAA angeschlossen hätten und fünf Wochen früher, am 7. November, waren eine gegenseitige Hilfskasse und eine Genossenschaft gegründet worden (21). Am 18. Dezember stellte Becker die Gründung von IAA-Sektionen in Leipzig, Gotha, Stuttgart und Nürnberg in Aussicht, und warf daher die Frage auf, ‘sollen wir sie einstweilen hier aufnehmen, bis es eine größere Anzahl ist und sich in Deutschland ein Zentralkomitee gebildet hat?’ (22). An gleicher Stelle sprach er die Erwartung aus, daß 64 Sektionen des Deutschen Arbeiterbildungsvereins in der Schweiz sich der IAA anschließen werden. Karl Marx, der Korrespondent für Deutschland beim zentralen IAA-Rat in London, antwortete ihm: ‘Die deutschen Sektionen werden am besten tun, sich einstweilen in Genf aufnehmen zu lassen und mit Dir in fortlaufende Verbindung zu treten. Sobald sich etwas Derartiges ereignet, zeige es an, damit ich irgendeinen Fortschritt in Deutschland HIER endlich mitteilen kann”” (23)”” [Hans Werner a cura, Johann Philipp Becker. Radikaldemokrat – Revolutionsgeneral Pionier der Arbeiterbewegung, 1999] [“”(2) F. Engels, Johann Philipp Becker, in: K. Marx-F. Engels, Werke, Bd. 21, 1962 S. 319-324; (19) The General Council of the First International. Minutes (wie Anm. 10), Bd 1 (1864-1866), S. 143, Anm 140 (S. 404); S. 144-145, Anm. 141-142 (S.404); (20) Répertoire international (wie Anm. 17), Bd 1, S. 21-22; (21) Ebd. S 147, Anm. 43 (S. 404-405); (22) Becker an Marx, 18. Dezember 1865, in: Die I. Internationale in Deutschland (wie Anm 10), S. 94-95); (23) Marx an Becker, um den 13. Januar 1866, ebd., S. 96-98″”]”,”INTP-064″
“HAHN Hans NEURATH Otto CARNAP Rudolf; a cura di Alberto PASQUINELLI”,”La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna.”,”””L’impegno di fisici come Mach e Boltzmann nell’insegnamento filosofico attesta l’interesse allora dominante per i problemi gnoseologici e logici della fondazione della fisica”” (pag 64)”,”SCIx-001-FRR”
“HAIG Alexander”,”Alla corte di Reagan. La mia nomina a segretario di stato. El Salvador. Aperture con la Cina. L’ opzione zero. Il caso polacco. La guerra delle Falkland. La crisi libanese. Il boom del dollaro.”,”La nomina di William P. Clark a vicesegretario di Stato. “”La nomina chiave è quella del vicesegretario di Stato. E’ il secondo posto in ogni senso. Non ha dei compiti definiti; il segretario e il suo vice possono organizzarsi come meglio credono. Io volevo che fosse un mio alter ego, un uomo con cui condividere perfino i dettagli del mio lavoro, a quale potessi dare la mia completa fiducia””. (pag 63) “”Portava cappello e stivali da cowboy. Mi piaceva come raccontava la sua esperienza. Ha dei modi molto virili e diretti: “”Non son niente di politica estera””. mi disse con amabile candore. Lo sapevo già; non aveva importanza: il dipartimento di Stato abbonda di esperti in politica estera. Avevo bisogno di un uomo che capisse il modo di procedere del presidente. Clark andava bene; era stato capo dello staff di Reagan a Sacramento. “”Conosco il presidente””, disse.”” (pag 64)”,”USAQ-052″
“HAIMSON Leopold SAPELLI Giulio a cura; saggi di Michelle PERROT Jean-Louis ROBERT Odette HARDY-HEMERY Jean QUELLIEN James E. CRONIN Noel WHITESIDE Julia BUSH Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Stefano MUSSO Gerald D. FELDMAN Rudolf BOCH Ilse COSTAS Dirk H. MÜLLER Heinrich VOLKMANN Friedhelm BOLL Iurii I. KIRIANOV Eric BRIAN William G. ROSENBERG Diane P. KOENKER Irina M. PUSHKAREVA David MANDEL Hartmut KAELBLE Robert Ia. EVZEROV Andreas KUNZ Irmgard STEINISCH Charles TILLY Giulio SAPELLI Leopold HAIMSON”,”Strikes, Social Conflict and the First World War. An International Perspective. Annali, anno Ventisettesimo, 1990-1991.”,”Annali, direzione Salvatore VECA, Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Maurice AYMARD Enzo COLLOTTI Franco DELLA PERUTA Furio DIAZ Pierangelo GAREGNANI Giuliano PROCACCI Michele SALVATI Giulio SAPELLI Leo VALIANI Salvatore VECA, Redazione Luisa CORTESE, Direttore responsabile Adolfo SCALPELLI Saggi di Michelle PERROT Jean-Louis ROBERT Odette HARDY-HEMERY Jean QUELLIEN James E. CRONIN Noel WHITESIDE Julia BUSH Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Stefano MUSSO Gerald D. FELDMAN Rudolf BOCH Ilse COSTAS Dirk H. MÜLLER Heinrich VOLKMANN Friedhelm BOLL Iurii I. KIRIANOV Eric BRIAN William G. ROSENBERG Diane P. KOENKER Irina M. PUSHKAREVA David MANDEL Hartmut KAELBLE Robert Ia. EVZEROV Andreas KUNZ Irmgard STEINISCH Charles TILLY Giulio SAPELLI Leopold HAIMSON Hanover and Braunschweig as examples of reformist and revolutionary strike behavior. “”The dominance of the USPD in Braunschweig was surpassed only in certain central German districts such as halle Merseburg, and Leipzig. Even in the revolutionary centers of Berlin, Hamburg and Munich, the MSPD proved much stronger than the USPD in the first free parliamentary elections of the young republic in 1919. Hanover, on the other hand, can be seen as a prototype of cities where the revolution passed without great upheavals, and where the MSPD dominated hte political scene. The MSPD won over 50% of the votes in the first postwar parliamentary elections. Since these difference were characteristic of the first phase of revolution, they must have been rooted in developments during the war and the prewar period which we will investigate further.”” (pag 355)”,”MOIx-028″
“HAIMSON Leopold H. TILLY Charles a cura, contributi di Eric BRIAN Friedhelm BOLL James E. CRONIN Ronald PETRUSHA Diane KOENKER William G. ROSENBERG V.I. BOVYKIN L.I. BORODKIN Y.I. KIRYANOV Lorenzo BORDOGNA Gian Primo CELLA Giancarlo PROVASI P.K. EDWARDS Michelle PERROT David MONTGOMERY Keith BURGESS Elisabeth DOMANSKY Heather HOGAN Bruno BEZZA Hugues LAGRANGE”,”Strikes, wars, and revolutions in an international perspective. Strike waves in the late nineteenth and early twentieth centuries.”,”Leopold H. Haimson Columbia University New York. Charles Tilly New School for Social Research New York. Eric Brian Maison des Sciences de l’Homme Paris. Friedhelm Boll Friedrich-Ebert Stiftung Bonn, West Germany. James Cronin Boston College Chestnut Hill, Massachusetts. Ronald Petrusha Columbia University New York. Diane Koenker University of Illinois at Urbana-Champaign Urbana, Illinois. William Rosenberg University of Michigan Ann Arbor, Michigan. V.I. Bovykin Institut istorii SSSR Moscow, USSR. L.I. Borodkin Moskovskii Gosudarstvennyi Universitet Moscow, USSR. Y.I. Kiryanov Institut istorii SSSR Moscow, USSR. Lorenzo Bordogna Università di Trento, Gian Primo Cella Università di Trieste. Giancarlo Provasi Università di Brescia. Paul Edwards Warwick University Coventry, England. Michelle Perrot Universite de Paris. Keith Burgess Roehampton Institute London. David Montgomery Yale University Yale Station, Connecticut. Elisabeth Domansky University of Chiacago, Illinois. Heather Hogan Oberlin College Oberlin, Ohio. Bruno Bezza Università di Milano. Hugues Lagrange Centre National de Recherches Scientifiques (CNRS) Paris. List of contributors, Preface, figure, table, notes, Conclusion, Editions de la Maison des Sciences de l’Homme”,”MOIx-002-FL”
“HAIMSON Leopold H. Edited, Contributors by Roberta THOMPSON MANNING Michael C. BRAINERD Robert EDELMAN Alexandra SHECKET KORROS Geoffrey A. HOSKING Ruth Delia MACNAUGHTON Eugene D. VINOGRADOFF”,”The Politics of Rural Russia 1905-1914.”,”Leopold Haimson general editor of the History of Menschevism series, is professor of history at Columbia University. He is author of Russian Marxista and the Origins of bolschevism. Michael C. Brainerd is a Visiting Scholar at the Russian Insitute, Columbia University. He was Assistant Professor of Russian History at Middlebury College from 1974 to 1978. Robert S. Edelman is Assistant Professor of History at the University of California, San Diego. He has recently completed work on a book dealing with the rise and fall of the Russian Nationalist Party, 1907-17. Geoffrey A. Hosking is Chairman of the Department of History at the University of Essex, England. He is the author of The Russian Constitutional Experiment: Government and Duma, 1907-14. He has recently completed a book on the search for an image of man in contemporary Soviet fiction. Alexandra Shecket Korros is a former staff researcher at the Ben-Gurion Research Institute and Archives of the Ben-Gurion University of the Negev, Israel. She is currently Assistant Executive Director of the Miami University-Hamilton Campus. Ruth Delia MacNaughton is an associate at Cahill, Gordon and Reindel, a New York City law firm. She is a member of the New York State Bar Association. Roberta Thompson Manning is Assistant Professor of History at Boston College and Managing Editor of Russian Histiry. Eugene Vinogradoff is a Research Associate and Assistant Professor of History at the University of Pittsburgh. Currently he has two works in progress: one dealing with rural Russia during the 1905-1907 Revolution and another with contemporary education in the USSR (with Janice T. Gibson). Preface, Introduction, Figure, Table, Conclusion, The Contributors, Index, RI Studies of the Russian Institute, Columbia University,”,”RUSx-172-FL”
“HAIMSON Leopold H., collaborazione di Ziva GALILI Richard WORTMAN”,”The Making of Three Russian Revolutionaries. Voices from the Menshevik past.”,”Leopold Haimson general editor of the History of Menschevism series, is professor of history at Columbia University. He is author of Russian Marxista and the Origins of bolschevism. Biografie di Lydia Dan, Boris Nicolaevsky e George Denike. Introduction by L, Notes by Ziva GALILI Y GARCIA, List of illustrations, Preface, Editors’ note, Notes,”,”RIRx-113-FL”
“HAITHCOX John Patrick”,”Communism and Nationalism in India. M.N. Roy and Comintern Policy 1920-1939.”,”HAITHCOX John Patrick “”M.N. Roy was expelled from the Comintern in September 1929. The same month he began a series of articles on the topic “”The Crisis in the Comintern”” which appeared in the Brandler journal, ‘Gegen den Strom’ – the theoretical organ of the German Oppositionists. The following December, a Formal announcement of Roy’s expulsion appeared in the ‘International Press Correspondence’. The cause given for this action was his contribution to the press of the Communist Opposition group in Germany. (…) In the 1930 edition of the ‘Bolshaia Sovetskaia Entsiklopediia’, Roy was officially designated a “”renegade””. Thus, after years of warning the Comintern against the dangers of alliances with anti-colonialist nationalists, Roy somewhat ironically found himself opposing “”left-sectarianism””. Some have charged Roy with political inconsistency. Certainly his views were modified as his experience widened and his knowledge deepened. But Roy, with considerable justification, has claimed that it was not he so much as his political milieu that had changed. He would have quoted with approval André Malraux’s reply to similar charges: “”It is not I who have evolved, but events. Roy fell from Stalin’s grace as a result of his actions in China”” (pag 133-134)”,”MASx-035″
“HAITHCOX John Patrick”,”Communism and Nationalism in India. M. N. Roy and Comintern Policy 1920-1939.”,”John Patrick Haithcox is a member of the Department of Government and International Relations, Carleton College, and a former Senior Fellow of the Research Institute on Communist Affairs, Columbia University. List of Illustrations, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Notes, Selected Bibliography, Books and Pamphlets, Articles, Government Documents, Newspapers, Journals, Party and Non-Government Material, Selected List of Interviews, Index, Research Institute on Communist Affairs of Columbia University,”,”MASx-002-FL”
“HAJ Samira”,”The Making of Iraq, 1900-1963. Capital, Power, and Ideology.”,”HAJ Samira è Assistant Professor in the Department of Middle Eastern Studies alla New York University “”The objective of the national revolution, as defined by its leaders, was two-fold: to liberate Iraq from the claws of the oligarchic monarchy and its creator, British imperialism; and to rebuild and reconstruct the nation by promoting social and economic development on behalf of its people.The revolution , in representing the “”will of the nation””, held “”universal”” goals that transcended class, ethnic, religious, and gender differences”” (pag 111)”,”VIOx-184″
“HAJEK Miklos”,”Il comunismo di sinistra.”,”””Per i comunisti di sinistra, punto di partenza nella concezione della rivoluzione socialista era la coscienza che la rivoluzione stessa in Occidente sarebbe stata molto più difficile che in Russia. In questo senso concordavano, ma soltanto in parte con Lenin e con Radek. Il primo riteneva infatti che in Occidente sarebbe stato più difficile cominciare la rivoluzione, vale a dire conquistare il potere, mentre sarebbe stato più agevole che in Russia continuarla e svilupparla sino alla fine (5); per Radek, la rivoluzione, russa poteva fornire all’Europa insegnamenti soprattutto per il periodo successivo all’instaurazione del potere proletario, mentre considerava abbastanza diversa la strada per la vittoria (6). Al centro dell’attenzione dei teorici del comunismo di sinistra vi era il problema dell’instaurazione di un potere permanente. “”Il problema della tattica non consiste – scriveva Pannekoek – nella conquista più rapida possibile del potere, posto che si tratta di un potere apparente, tanto più che questo finirà prima o poi nelle mani dei comunisti, si tratta bensì di come costruire nel proletariato la base per un potere di classe duraturo”” (7). Lo stesso Pannekoek caratterizzò le concezioni dei comunisti di sinistra come tendenza radicale, e come opportunismo le idee dominanti nell’Internazionale comunista. A proposito di questo scriveva: “”Appartiene alla sua sostanza attendersi, in una situazione rivoluzionaria, il tutto e di colpo dalla grande azione rivoluzionaria. La sua essenza consiste nel prendere in considerazione sempre e soltanto ciò che è proprio nel momento e non nella prospettiva, di arrestarsi alla superficie dei fenomeni invece di penetrarne i più nascosti e decisivi nuclei. Laddove le forze non siano sufficienti per raggiungere subito un certo obiettivo, esso ha la tendenza a non potenziare quelle forze, ma a giungere alla meta per altro cammino, seguendo una strada obliqua. Perché l’obiettivo è il successo immediato, e a ciò sacrifica le condizioni per il successo definitivo”” (8). Richiamò l’attenzione sul rischio della conquista de potere «per via obliqua», in condizioni non mature: “”Una conquista del potere che si fondi su una classe operaia immatura a gestirlo si tornerà a perderla, oppure quel potere dovrà fare tante concessioni all’arretratezza da sfaldarsi internamente”” (9). In tali espressioni è visibile l’influenza di Rosa Luxemburg, soprattutto delle sue affermazioni per le quali la Lega di Spartaco avrebbe preso il governo nelle sue mani solamente se questa fosse stata la chiara, indubbia volontà della grande maggioranza delle masse proletarie, in presenza di una chiara adesione alle idee, agli obiettivi e ai metodi di lotta della Lega (10). Si può aggiungere, ancora, che nella concezione del rapporto tra organizzazione e azione i teorici del comunismo di sinistra erano più vicini alla Luxemburg che a Lenin. Lukács non vedeva nell’organizzazione il presupposto dell’azione, bensì «un continuo intrecciarsi tra presupposto e conseguenza» e più una conseguenza che un presupposto (11). Dal canto suo, Gorter, condannò l’atteggiamento dei bolscevichi verso le masse, definendolo «una politica che riunisce le masse senza consultarle circa le loro convinzioni e i loro sentimenti, che ritiene che i capi possano vincere solamente se essi verranno seguiti dalle grandi masse» (12). Da queste affermazioni risulta evidente la critica implicita alla prassi dei bolscevichi in Russia, che per certi versi non tardò a manifestarsi (…)”” (pag 364-365); “”Quali le ragioni della vitalità del comunismo di sinistra? Già Lenin aveva attirato l’attenzione su di esse: aveva rilevato che spesso l’agitazione dei comunisti di sinistra riscuoteva un successo superiore a quello degli altri comunisti e aveva spiegato ciò con il fatto che «in un movimento rivoluzionario, quando i ricordi della rivoluzione sono ancora vivi, è più facile accostarsi alle masse con la tattica della “”semplice”” negazione» (Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, in Id., Opere, vol. 31, p. 93)”” (pag 373) [Milos Hajek, ‘Il comunismo di sinistra’, (in) ‘Storia del marxismo’, volume terzo, Torino, 1980] [(5) V. Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, in Id, Opere, vol. 31, p. 53; (6) K. Radek, ‘Der Parteitag der Unabhängen Sozialdemokratie Deutschland’, in “”Kommunistische Internationale””, I, n.4-5, p. 138: l’articolo risale al dicembre 1919 o al gennaio 1920; (7) Pannekoek, ‘Weltrevolution und kommunistische Taktik’, Wien, 1920, p. 15; (8) Ibid., p. 8; (9) Ibid.,, p. 9; (10) Rosa Luxemburg, ‘Gesammelte Werke’, vol. IV, Berlin, 1974, p. 450; (11) G. Lukacs, ‘Opportunismus und Putschismus’, in “”Kommunismus””, 17 agosto 1920, p. 1109; (12) H. Gorter, Réponse a Lénine sur “”La maladie infantile du communisme””, Paris, 1920] Lukacs, Paul Friedländer e Amadeo Bordiga furono tra color che cercarono una più appropriata motivazione all’astensionismo (pag 368) Se è vero che il contrasto sul parlamentarismo fu tra le casue della scissione del partito (comunista) tedesco al Congresso di Heidelberg (ottobre 1919) va anche notato che si trattava di una questione tattica…. (pag 369)”,”INTT-296″
“HAJEK Miklos”,”La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania.”,”””Tuttavia la Kpd, che si era posta programmaticamente il compito di conquistare la grande e solida maggioranza degli operai, nella pratica riuscì a guadagnare soltanto una minoranza della parte rivoluzionaria. La maggior parte seguiva la sinistra della Uspd, orientata verso una dittatura del proletariato fondata sul sistema dei consigli come detentori del potere politico, i cui esponenti (tra i quali Ernst Däumig) si dedicavano più all’elaborazione teorica di quel sistema che all’attività politica volta alla conquista del potere. Ma se la sinistra della Uspd aveva maggior seguito degli spartachisti, la maggioranza degli operai votava Spd: tra i delegati al I Congresso nazionale dei consigli si ebbero 289 membri della Spd e 90 indipendenti, tra i quali solo 10 spartachisti. Punto debole della Spd era il rapporto tra iscritti ed elettori da una parte e direzione del partito dall’altra, contrassegnato da seri contrasti”” (pag 444) “”Le «guardie bianche» – come venivano chiamate dagli operai – diventarono il principale sostegno militare del governo socialdemocratico. I consigli locali degli operai e dei soldati costituirono proprie milizie permanenti (‘Volkswehren’, ‘Sicherheitswehren’) la cui forza è stata valutata tra i 100.000 e i 200.000 uomini; di essi 50-60.000 erano in reparti influenzati dalle forze della sinistra rivoluzionaria o in altri che, nonostante le direttive della direzione della Spd, avevano conservato un carattere unitario (7). Il rapporto di forze militari nello scontro decisivo del gennaio 1919 fu determinato dalla supremazia dei Freikorps sugli operai rivoluzionari, poco e male organizzati. Il 4 gennaio il governo destituì Emil Eicchorn, socialista indipendente, dalle funzioni di prefetto della polizia a Berlino; l’indomani una dimostrazione di mezzo milione di operai si concluse con l’occupazione dell’edificio che ospitava il “”Vorwärts””, organo centrale della Spd, e di alcuni altri edifici importanti. La stessa sera del 5 gennaio si costituì un Comitato rivoluzionario composto da rappresentanti dei “”delegati rivoluzionari”” (‘revolutionären Obleute’) (8), degli indipendenti e degli spartachisti, che proclamò dimissionario il governo del socialdemocratico Friedrich Ebert, senza tuttavia prendere alcuna iniziativa per la sue eliminazione. Il governo, a sua volta, nominò il ministro dell’Interno Gustav Noske comandante di tutte le forze militari della zona di Berlino. Questi riunì nei dintorni della città i Freikorps che, entrati nella capitale, sconfissero in pochi giorni gli operai rivoluzionari e scatenarono il terrore di cui furono vittime tra l’altro Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. La sconfitta di gennaio subita dagli operai rivoluzionari provocò il mutamento nei rapporti di potere. Dopo Berlino, Noske inviò i reparti volontari in questa o quella regione dove i consigli rifiutavano di sottomettersi al governo centrale”” (pag 445-446) [(7) Cfr. E. Oeckel, ‘Die revolutionäre Volkswehr 1918-1919’, in ‘Militärhistorische Studien’, II, Berlin, 1968, p. 138; (8) Il gruppo di esponenti sindacali delle imprese berlinesi si era costituito durante la guerra e faceva parte della Uspd, pur mantenendo la propria autonomia] “”Le lotte del gennaio 1919 furono per Rudolf Hilferding “”la Marna della rivoluzione tedesca”” (pag 449)”,”MGER-143″
“HAJEK Miklos”,”La bolscevizzazione dei partiti comunisti.”,”Svolta a sinistra: nel gennaio 1924 il Presidium decise di “”modificare”” la politica di fronte unico per la Germania: rifiutò qualsiasi trattativa con i dirigenti socialdemocratici compresi quelli di sinistra e definì la socialdemocrazia tedesca una frazione del fascismo (pag 472) E’ nel corso degli anni ’20 che, in circostanze complesse e contraddittorie si affermò il metodo di risolvere i contrasti politici interni con le espulsioni (pag 478)”,”INTT-297″
“HÁJEK Milos”,”Storia dell’Internazionale comunista (1921-1935). La politica del fronte unico.”,”La Terza Internazionale nacque, per ispirazione di Lenin, nel 1919 provocata dal “”fallimento”” della socialdemocrazia, ancora raccolta nella nell Seconda Internazionale, a cui si contrapponeva la rivoluzione d’Ottobre, prima conquista storica dell’ala rivoluzionaria del movimento operaio. Si apriva cosí un importante capitolo della storia contemporanea, legato alle vicende di una forza internazionale la cui politica ha fortemente contribuito a determinare il corso storico per circa un trentennio. Pure, questo capitolo manca tuttora di un’analisi esauriente. Cosí che il presente volume dello studioso cecoslovacco Milos Hájek si pone come la prima opera rilevante, di profondo respiro storico, su tale materia.”,”INTT-044-FL”
“HAJEK Miklos”,”L’influenza degli avvenimenti tedeschi del 1923 sulla politica del fronte unico del Komintern.”,” “”L’avversione alla politica del fronte unico come reazione agli avvenimenti tedeschi si manifestò anche in altre sezioni del Komintern. Humbert-Droz rappresentante dell’EIC presso il Partito comunista francese scriveva a Zinoviev in data 8 dicembre: «Gli oppositori del fronte unico trionfano e proclamano nuovamente la loro formula: mai con gli esponenti» (16). Più caute appaiono invece le conclusioni per una politica di fronte unico enunciate nelle tesi intitolate ‘La sconfitta di ottobre e l’ulteriore lotta del proletariato tedesco per la dittatura’ stilate da Radek nella prima metà del gennaio 1924 come una proposta di risoluzione per la seduta del presidium dell’EIC; le tesi esprimevano anche l’opinione di Trotsky e di Pjatakov che le fecero proprie dopo avervi apportato alcune parziali modifiche (17). Queste tesi avevano un po’ la tendenza ad eliniare il solco divisorio tra socialdemocrazia e fascismo, una tendenza, che allora in seno al movimento comunista doveva essere particolarmente forte. Anche qui si afferma che la socialdemocrazia è passata nel campo del fascismo (si usa l’espressione «socialdemocrazia fascista» e si ripete un’accentuata condanna dei dirigenti socialdemocratici di sinistra; ma, in ogni modo, le tesi di Radek in questa direzione non si spinsero così avnait come Zinoviev (18). Nelle tesi di Radek non si fa nemmeno cenno alla liquidazione della socialdemocrazia, come nei già menzionati documenti tedeschi. …. finire (pag 297) “”La (Ruth) Fischer negò pure le differenze tra il governo socialdemocratico e il governo fascista e le definì come un’ illusione democratica”” (pag 298) Autocritica. “”La sconfitta del movimento rivoluzionario in Germania nell’autunno del 1923 (rafforzata dalle ulteriori sconfitte in Bulgaria e in Polonia) esercitò, naturalmente, un’influenza depressiva su tutta l’Internazionale. Come in ogni lotta rivoluzionaria, anche in questo caso venivano additate le debolezze del movimento, e si moltiplicavano gli sforzi per eliminarle”” (pag 320)”,”INTT-348″
“HAJEK Milos”,”L’influenza degli avvenimenti tedeschi del 1923 sulla politica di fronte unico del Komintern.”,”Sul V Congresso dell’ IC citati due volumi: Ch. Kabaktschieff, Die Entstehung und Enwicklung der Komintern, Hamburg, 1929; N. Lenzner, ‘Über die rechte Gefahr in der Komintern, 1929 “”Fino a qualche tempo fa la storiografia comunista aveva accettato la linea del V congresso senza critiche e quando si è interessata dei contrasti in relazione con le decisioni del IV congresso, dava ragione al V congresso, cfr. Ch. Kabaktschieff, ‘Die Entstehung und Enwicklung der Komintern’, Hamburg, 1929, p. 109; N. Lenzner nella pubblicazione ‘Über die rechte Gefahr in der Komintern’ (Hamburg 1929, p. 39) scrive che il V congresso «corresse quelle parti della risoluzione del IV congresso, che recavano tracce dell’influenza di Brandler e di Radek». Anche Trotsky ha presentato una rassegna critica del V congresso nel volume ‘L’Internationale communiste après Lenine’ (Parigi, 1930), il suo libro rappresenta però una polemica politica e l’interpretazione della storia è in esso influenzata dallo strumentalismo. La restante pubblicistica spesso mette in rilievo la diversità del V congresso rispetto ai precedenti, ma alle volte altera i fatti. Così F. Borkenau scrive: «Si è abbandonato il fronte unico dall’alto», è stato permesso soltanto «il fronte unico dal basso» (The Communist International, London, 1938, p. 257. G. Galli parla nel senso come se il V congresso avesse posto la prospettiva del governo operaio-contadino (Storia del partito comunista italiano’, Milano, 1958, p. 94)””; “”Negli ultimi anni però la storiografia comunista ha dato tutta una serie di lavori nei quali il V congresso viene affrontato in modo critico. Si tratta di lavori innanzitutto degli storici polacchi (i citati lavori di H. Gruda, F. Kalicka, T. Daniszewski e J. Kowalski, ‘Zarys historii polsskiego ruchu robotniczego’, Warsawa, 1962; cecoslovacchi (V. Suchopar: ‘Komunisticka internatoionala proti fasismu’, Praha, 1964, Z. Bradac: K. historii V. kongresu kominterny’, Prispevky k dejinam KSC’, 1964, n. 3) e sovietici (B.M. Lejbzon – K. Sirinja, ‘Povorot v politike Kominterna’, Moskva, 1965)”” (Milos Hajek, nota 69 a pag 319)”,”INTT-002-FGB”
“HAKLUYT Richard, a cura di Franco MARENCO”,”I viaggi inglesi, 1494-1600. Secondo volume.”,”Raccolta di viaggi rinascimentali in tre volumi (il primo racconta le spedizioni a nord-est organizzate da Sebastiano Caboto, a primi contatti con la Russia di Ivan il Terribile, con la Persia e il Levante). Dopo il secondo (questo volume) ne seguirà un terzo dove troveranno posto gli episodi del conflitto con la Spagna, i viaggi schiavistici di Hawkins, la vittoria dell’ Invincibile Armata, le circumnavigazioni di Drake e di Cavendish ecc.”,”ASGx-066″
“HALBWACHS Maurice”,”Psicologia delle classi sociali.”,”Nato a Reims nel 1877, già studente di filosofia all’ Henri IV, dove fu allievo di BERGSON, HALBWACHS si volse poi alla sociologia, lavorando con SIMIAND, LEVY-BRUHL e DURKHEIM. Dal 1919 professore all’ Università di Strasburgo, insegnò successivamente al College de France. Arrestato nel luglio 1944 a Parigi dalla Gestapo per aver preso parte alla Resistenza, morì nel febbraio dell’anno successivo a Buchenwald. ‘Così lo spirito di ogni classe, di ogni gruppo professionale, anima vivamente alcune persone, quelle che per natura sono più capaci di comprenderlo e da trarne ispirazione’. ‘…tutte le tendenze all’ attività e al pensiero politico, che pare esistano nella natura degli uomini prima ancora che essi si occupino della vita sociale, non si possono sviluppare al di fuori di certe circostanze.'”,”TEOS-057″
“HALBWACHS Maurice”,”Psicologia delle classi sociali.”,”Nato a Reims nel 1877, già studente di filosofia all’ Henri IV, dove fu allievo di BERGSON, HALBWACHS si volse poi alla sociologia, lavorando con SIMIAND, LEVY-BRUHL e DURKHEIM. Dal 1919 professore all’ Università di Strasburgo, insegnò successivamente al College de France. Arrestato nel luglio 1944 a Parigi dalla Gestapo per aver preso parte alla Resistenza, morì nel febbraio dell’anno successivo a Buchenwald. Con la sua tesi su ‘La classe operaia e i livelli di vita”” inaugura i suoi grandi lavori di psicologia sociale. Per studiare i bisogni e le spese degli operai, in quest’ opera HALBWACHS utilizzò due importanti statistiche tedesche del 1909. I membri della classe operaia devono trasformare la materia, produrre. Per assolvere questo compito “”sono costretti a stare in contatto con le cose, a isolarsi di fronte ad esse, e a staccarsi da tutto il resto della collettività umana””. E’ vero che la grande fabbrica moderna sviluppa il lavoro collettivo e la solidarietà nelle squadre di lavoro. Ma non è questa la vera solidarietà… la fabbrica in realtà uccide nell’ operaio il gusto della casa… Vent’anni più tardi HALBWACHS scriverà ‘L’ evolutions des besoins dans les classes ouvrieres’ (Parigi, 1933). ‘Così lo spirito di ogni classe, di ogni gruppo professionale, anima vivamente alcune persone, quelle che per natura sono più capaci di comprenderlo e da trarne ispirazione’. ‘…tutte le tendenze all’ attività e al pensiero politico, che pare esistano nella natura degli uomini prima ancora che essi si occupino della vita sociale, non si possono sviluppare al di fuori di certe circostanze.'”,”CONx-083″
“HALE John R.”,”Guerra e società nell’ Europa del Rinascimento, (1450-1620).”,”J.R. HALE insegna Storia italiana all’ University College di Londra ed è uno dei maggiori esperti di storia militare. Ha collaborato ai primi tre volumi della Cambridge Modern History. “”In rapporto al prodotto nazionale lordo le spese di guerra, giudicate col metro moderno, non erano smodate: circa il 5 per cento nel XV secolo, e nel tardo XVI forse il 3-4 per cento in Inghilterra, l’ 8-9 per cento in Spagna e forse il 16 per cento nelle Province Unite (un grosso peso per un’ economia piccola, anche se ricca). Ma i mezzi per trasformare il PNL in entrate fiscali erano allora primitivi; le spese di guerra erano in relazione non con quello che c’era, ma con quello su cui si poteva mettere le mani”” (pag 257)”,”QMIx-110″
“HALE J.R.”,”La Europa del Renacimiento, 1480-1520.”,”J.R. HALE è professore di lingua italiana all’ University College di Londra. Per qualche anno è stato Fellow e Tutor di storia moderna al Jese College di Oxford. Ha scritto libri su alcuni aspetti del Rinascimento, in particolare su temi bellici, pensiero politico e scoperte geografiche. “”La tendenza dei principi ad impiegare giudici e cancellieri preparati in Diritto Romano provocava un irritazione generale in Germania. Si trattava di un errore fondamentale, diceva un cavaliere bavarese nel 1499, “”perché questi uomini di legge non conoscono i nostri costumi, e se li conoscono, non sono disposti ad accettarli””. Una protesta dei ceti di Württemberg nel 1514 conteneva la stesso veto anticentralista; il duca deve impiegare unicamente uomini che “”giudichino in accordo con i costumi e gli usi antichi e non affliggere i suoi poveri sudditi””. (pag 121)”,”EURx-173″
“HALE Edward Everett HALE Susan”,”Spain.”,”””Esattamente come nel caso dell’ occupazione romana, il principale ricordo che i Goti hanno lasciato in Spagna è l’ impronta del loro linguaggio. Come è stato già detto, lo spagnolo è una lingua di radici latine con una grammatica teutonica””. (pag 100)”,”SPAx-056″
“HALE John Rigby”,”Artist and Warfare in the Renaissance.”,”HALE J. R. Nel XV e XVI secolo guerra endemica in Europa e le sue tecniche e tattiche stavano subendo cambiamenti rapidi e profondi. Nello stesso momento in cui il Rinascimento artistico raggiune l’apice. L’Autore riunisce vivacemente due aspetti spesso separati: l’arte e la guerra, con un corpus di immagini senza precedenti; così è messo in risalto come gli artisti riflettano, spesso indipendentemente dai mecenati, le loro impressioni sui fatti della guerra, della violenza, della morte, le loro idee sulle origine delle guerre e battaglie. Centrato su artisti italiani e tedeschi (da risvolto di copertina)”,”QMIx-176-FSL”
“HALES Steven D.”,”Relativism and the Foundations of Philosophy.”,”La logica doxastica è la branca della logica modale che si occupa della credenza. L’aggettivo doxastico presente nel nome deriva dal greco antico”,”FILx-504-FRR”
“HALES Edward E.Y.”,”La rivoluzione di Papa Giovanni.”,”Edward E.Y. Hales, ha già pubblicato in Italia uno studio su Pio IX (1955) e su ‘La Chiesa cattolcia nel mondo contemporaneo’ (1961). Nato nel 1908 si è laureato ad Oxford nel 1930. Docente di storia moderna alla Yale University, e quindi funzionario del ministero dell’Istruzione nel 1961 è stato nominato addetto culturale presso l’Ambasciata britannica a Washington. Ha pubblicato tra l’altro ‘Mazzini and the Secret Societies’ (1956) e ‘Napoleon and the Pope’ (1962).”,”RELC-003-FFS”
“HALEVY Elie”,”Victorian Years 1841-1895.”,”L’età di PEEL e COBDEN 1841-1852, due anni di prosperità, la rivoluzione del 1846, la crisi europea del 1848, la rivoluzione europea e la fine del cartismo, politica finanziaria e interna, questione religiosa, dissenso e sviluppo del secolarismo; dal 1852 al 1895.”,”UKIx-021″
“HALEVY Elie”,”L’ era delle tirannie.”,”HALEVY (1870-1937) (Prof all’ Ecole des Sciences politiques) all’Univ di è uno dei maggiori storici del Novecento. Tutta la sua esistenza è stata spesa nella ricostruzione della storia dell’ Inghilterra contemporanea e nell’analisi del socialismo. Da questa tensione intellettuale è derivata una monumentale ‘Storia del popolo inglese’ e moltissimi saggi dedicati alla storia del socialismo. ‘L’era delle tirannie’; proposto per la prima volta in traduzione italiana, è il libro postumo che raccoglie alcuni dei suoi scritti.”,”UKIS-007″
“HALEVY Daniel SAINTE-BEUVE Charles-Augustine”,”La vie de Proudhon. 1. 1809-1847 la jeunesse de Proudhon. P.J. Proudhon 1837-1848 di Sainte-Beuve Appendices et commentaires, di Daniel Halevy.”,”SAINTE-BEUVE scrittore e critico letterario francese (Boulogne-sur-Mer 1804-Parigi 1869). Trasferitosi a Parigi nel 1818 per continuarvi gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina. Prese a frequentare l’ambiente degli ultimi ideologi e a collaborare come critico letterario al Globe, dove conobbe Vigny e Hugo che lo accolsero nel cosiddetto secondo “”cenacolo romantico””. La figura e il successo di Hugo, la discussa relazione con la moglie di lui Adèle (seguita peraltro dalla rottura con ambedue nel 1834 e 1836) lo spinsero, in sintonia con le suggestioni romantiche del tempo, a ricercare la gloria poetica. Scrisse versi che sono raccolti in Vie, poésie et pensées de Joseph Delorme (1829), Consolations (1830), Pensées d’août (1836; Pensieri d’agosto), Le livre d’amour (1843) e presentano non pochi elementi di originalità: toni familiari e intimistici, talvolta quasi simbolistici, uso di forme rigorose, come il sonetto, che lo differenziano dagli altri romantici, dai quali del resto non tardò a prendere le distanze con mal celato rancore, schiacciato dalle loro prepotenti personalità. Il sentimento di una personale sconfitta viene aggravato dalla caduta delle speranze riposte nelle teorie sansimoniane e nel cattolicesimo liberale di Lamennais. Trasse”,”PROD-018″
“HALEVY Daniel”,”La Jeunesse de Proudhon.”,”Proudhon, Pierre-Joseph (Besançon 1809 – Parigi 1865), è ritenuto uno dei padri dell’ anarchismo. Nel 1838, abbandonati gli studi, si trasferì a Parigi, dove conobbe Karl Marx e Michail Bakunin (sul quale esercitò una grande influenza). Continuò gli studi da autodidatta e intraprese la carriera giornalistica. Nel 1841 pubblicò il pamphlet Che cos’è la proprietà?, in cui è contenuta la celebre definizione: “”La proprietà è un furto””. In quest’opera si scagliò contro la concentrazione del potere economico e della proprietà privata nelle mani di pochi privilegiati, ed espresse i fondamenti delle teorie radicali che lo avrebbero reso noto come pensatore anarchico. Dopo i moti rivoluzionari del ’48 fu eletto deputato all’Assemblea nazionale francese, dove si batté invano per istituire un’imposta sulla rendita da proprietà e sull’interesse da capitale. L’anno dopo fondò una “”banca del popolo””, destinata a immediato fallimento, in cui il denaro veniva prestato senza scopo di”,”PROD-026″
“HALEVY Daniel”,”La fine dei notabili.”,”””Da allora sulle orme di Renan dimentico del suo paese, Flaubert si volge verso l’ antichità, riprenderà e finirà la tragedia di ‘Saint Antoine’, amato carnevale delle speranze umane. Taine è uomo d’ altra tempra. Benché si filosofo, amico di Renan e ammiratore di Flaubert, è tenacemente attaccato, d’ istinto, al suo paese, alla stessa borghesia; l’ età e gli eventi paiono insieme rafforzare l’ istinto primitivo. Come Renan, come Flaubert, Taine è impressionato dal precipitare quasi verticale dell’ antica società, dell’ antica gerarchia francese. La nobiltà ha durato mille anni, la borghesia in un secolo ha logorato la sua auturità ed ora il popolo, regnando non controllato, peserà sullo Stato con tutta la sua forza ancora sconosciuta. Ma Taine, diverso in ciò da Flaubert e da Renan, non si lascerà distrarre da quest’impressione così grave. Non si limiterà a disprezzare o biasimare il suffragio universale, vorrà studiare questo fenomeno formidabile, questa immensa forza che distruggerà gli stati se non impareranno a regolarla.”” (pag 80-81)”,”FRAD-074″
“HALEVY Ephraïm”,”Mémoires d’un homme de l’ombre. Les coulisses de la politique internationale au Moyen-Orient par l’ex-directeur du Mossad.”,”HALEVY Ephraïm ex direttore del Mossad ‘Diplomazia, l’arte del possibile; Informazioni, la fabbrica dell’impossibile’ “”La décision finale d’Itshak Shamir de retenir ses troupes et de ne pas lancer d’opération militaire israélienne indépendante dans l’ouest de l’Irak demeure la plus capitale de toute sa carrière politique. Elle a empêche l’effondrement de la coalition et l’isolement des Etats-Unis au Moyen-Orient. Elle a prévenu toute confrontation entre Isräel et les Etats-Unis et l’éventuelle proscription de l’Etat hébreu sur la scène internationale”” (pag 51) “”Cette guerre faite à l’Irak a été courte et, du point de vue militaire, “”élégante””. L’Irak a dû abandonner le Koweït et le petit Etat a retrouvé sa liberté, sa souveranité et sa monarchie, (…)”” (pag 51)”,”VIOx-175″
“HALEVY Elie”,”Histoire du peuple anglais au XIXe siècle. II. Du lendemain de Waterloo a la veille du Reform Bill (1815-1830).”,”HALEVY Elie”,”UKIx-117″
“HALÉVY Élie”,”Perché scoppiò la prima guerra mondiale.”,”Elie Halevy (1870-1937) è riconosciuto come uno dei più acuti e penetranti interpreti del mondo contemporaneo. A lui si deve un’indagine approfondita sui processi sociali, politici e culturali che condussero alla catastrofe bellica del 1914-1918. Marco Bresciani, nato a Torino nel 1977, è studioso dei rapporti dell’antifascismo con la cultura francese. “”Dividerò la storia della guerra in due parti: prima e dopo la rivoluzione russa del 1917. Non posso cominciare lo studio della prima parte senza domandare che cosa avvenne del grande piano napoleonico elaborato dallo stato maggiore tedesco allo scopo di ottenere una fulminante e decisiva vittoria. Il piano fallì. Fallì ad ovest con la battaglia della Marna. Molti fattori contribuirono naturalmente alla vittoria francese del settembre del 1914. I francesi erano convinti (a torto, ma questa convinzione, benchè errata, si rivelò salvifica) che una formidabile armata russa stesse marciando su Berlino. Sapevano che centomila soldati inglesi si battevano al loro fianco, con la promessa che altri sarebbero venuti. Essi avrebbero potuto rendersi conto (ma, in effetti, quasi non ci pensavano, poiché l’idea di una lotta prolungata non li aveva sfiorati) dell’enorme sostegno che avrebbe portato allo schieramento alleato la flotta inglese: la possibilità di assediare la Germania e di vincerla per fame. Ma, tutto sommato, la vittoria francese della Marna fu, essenzialmente, una vittoria nazionale, conseguita dalla nazione francese contro l’imperialismo tedesco. I tedeschi fallirono anche ad est. Non vi fu alcuna marcia conquistatrice su San Pietroburgo che completasse la marcia su Parigi. L’esercito russo, che aveva invaso la Prussia orientale, fu respinto in Russia. Ne seguì una guerra confusa, non sul territorio tedesco, né, per essere esatti, su quello russo, bensì sulle pianure polacche: un conflitto senza un perché e senza uno scopo tra l’imperialismo tedesco e l’imperialismo russo. E’ vero che, in altre aree di quello che chiameremo il campo di battaglia europeo, il trionfo degli Imperi centrali sembrò, almeno per un momento, definitivo: ma le vittorie furono di breve durata, perché si basavano sull’annientamento dei gruppi nazionali. La Germania non aveva dichiarato guerra per conquistare il Belgio (…)”” (pag 52-53-54) Negli anni Novanta, il rinnovato interesse per Halévy, filtrato attraverso ‘L’ère des tyrannies’, è stato debitore soprattutto dell’intervento di François Furet: tuttavia, il loro fu un vero e proprio corpo a corpo. Da un lato, Furet, seguendo Aron, arruolò Halévy tra i pensatori del totalitarismo, per fare i conti con “”l’illusione comunista””; dall’altro riconobbe come lo storico fosse “”un liberale molto di sinistra, per dire al contempo che attribuisce un valore supremo alla libertà individuale, e che manifesta interesse per la riforma sociale e per il socialismo”” (23). Irriducibile ad una posizione di liberalismo manchesteriano e antitotalitario, l’atteggiamento di Halévy verso il socialismo fu, in effetti, ambivalente. In una lettera destinata a Bouglé, poco prima dello scoppio della Grande guerra, egli confessava che, a suo avviso, il socialismo racchiudeva “”il segreto dell’avvenire””, ma che non era in grado di dire se questo segreto conducesse “”alla repubblica svizzera universalizzata oppure al cesarismo europeo”” (24). D’altro canto, egli era consapevole che il conflitto mondiale aveva estremizzato la natura già di per sé ambivalente del socialismo: “”Lo stato di guerra favorisce direttamente il socialismo di Stato; per reazione, il socialismo rivoluzionario o anarchico”” (25). (pag 102) ‘Èlie Halévy e la crisi mondiale del 1914-1918’ di Marco Bresciani Cfr. F. Furet, Il passato di un’illusione. L’idea comunista nel XX secolo’, Mondadori, Milano, 1995, pp. 60-65 e 188-190 e Id., Préface a E. Halévy, Correspondance (1891-1937), cit. (…); (24) Lettera di Halévy a Célestin Bouglé, 1° ottobre 1913, in E. Halévy, Correspondance, cit., p. 442; (25) Lettera di Halévy a Xavier Léon, 18 settembre 1917, in Ibid., p. 552]”,”QMIP-197″
“HALÉVY Élie”,”Histoire du socialisme européen.”,”Élie Halévy a été chargé d’un enseignement à l’Ecole des Sciences Politiques en 1898. Préface de Raymond ARON, Avant-propos Jean-Marcel JEANNENEY, Introduction, Annexe, Notes, Index, Bibliothèque des Idées,”,”SOCx-015-FL”
“HALÉVY Élie”,”L’era delle tirannie.”,”Élie Halévy a été chargé d’un enseignement à l’Ecole des Sciences Politiques en 1898. Halévy (1870-1937) è uno dei più grandi storici del Novecento.”,”TEOP-097-FL”
“HALÉVY Daniel”,”1997 – 2001. Storia di quattro anni.”,”Nel 1903, Daniel Halévy scrisse questo romanzo di fantapolitica, ambientato nel cruciale passaggio da un millenio all’altro, nel quale si descriveva l’avventura di un’umanità prossima alla catastrofe e poi miracolosamente salva. Conferenziere, il libro raccoglie dunque il frutto di un attento lavoro intellettuale portato avanti nei circoli operai, che rappresentavano l’espressione più vera dei fermenti innovatori scaturiti dallo sviluppo del movimento operaio alla fine del secolo XIX.”,”VARx-179-FL”
“HALL D.G.E.”,”Storia dell’ Asia Sudorientale.”,”D.G.E. HALL, uno dei massimi studiosi mondiali dei problemi del Sud-est asiatico, è stato rettore del Dipartimento di storia dell’Univ di Rangoon ed è attualmente (1972) docente di storia del sud-est asiatico all’Univ di Londra. Collaboratore di numerose riviste storiche, HALL è stato anche Visiting Professor in diverse università americane, canadesi, australiane, e in particolare della Cornell University, il più autorevole centro di ricerche e di studi del Sud Est Asiatico. Ha scritto numerose opere sulla regione (v. retrocopertina).”,”ASIx-013″
“HALL John Whitney”,”L’ impero giapponese.”,”HALL John Whitney, nato nel 1916 a Tokyo, dal 1957 al 1960 fu D Del Center for Japanese Studies dell’ Università di Michigan a Okayama (Giappone). Nel 1961 fu il primo titolare della cattedra A. Whitney Griswold per la storia alla Yale University. A Yale ebbe la presidenza del ‘Council on East Asian Studies’ e dal 1966 è Master del Morse College. Dal 1958 è P dell? Association for Asian Studies Committee on Modern Japan. Ha ricevuto altri incarichi e ha scritto vari libri sul Giappone (v. retrocopertina).”,”JAPx-034″
“HALL A. Rupert”,”La Rivoluzione scientifica 1500/1800. La formazione dell’ atteggiamento scientifico moderno.”,”A. Rupert HALL è noto al pubblico per il libro ‘Da Galileo a Newton’ e quale condirettore della ‘Storia della tecnologia’ in cinque volumi (Boringhieri, 1961). E’ professore di storia della scienza all’ Imperial College di Londra. E’ tra i massimi storici della scienza inglesi. “”Misurazioni esatte venivano eseguite raramente perché non era ancora stata compresa pienamente l’ importanza; fu cioè proprio la struttura della scienza a impedire un’ efficace utilizzazione di strumenti già esistenti e non l’ inverso”” (pag 223)”,”SCIx-151″
“HALL Peter A. SOSKICE David a cura; saggi di Steven CASPER Pepper D. CULPEPPER Margarita ESTEVEZ-ABE Orfeo FIORETOS Robert J. FRANZESE Peter A. HALL Bob HANCKE Torben IVERSEN Mark LEHRER Isabela MARES David SOSKICE Jay TATE Gunther TEUBNER Kathleen THELEN Sigurt VITOLS Stewart WOOD”,”Varieties of Capitalism. The Institutional Foundations of Comparative Advantage.”,”Hall insegna alla Duke University e Soskice alla Australian National University.”,”ECOI-289″
“HALL Mitchell K., edizione italiana a cura di Vincenzo BAGNOLI”,”La guerra del Vietnam.”,”HALL Mitchell K. insegna toria nella Central Michigan University. “”L’americanizzazione”” del conflitto portò il numero dei soldati statunitensi da 23.000 alla fine del 1964 a 385.000 nel corso del 1966, fino a raggiungere i 535.000 all’inizio del 1968. Gli americani si riversavano in Vietnam pronti a combattere una guerra convenzionale imperniata sugli scontri di unità combattenti di medie e grandidimensioni, ma l’esercito rivoluzionario e i nordvietnamiti spesso utilizzavano tecniche di guerriglia; di conseguenza non esisteva un fronte chiaramente delineato e i comunisti di solito godevano del vantaggio di poter scegliere tempi e luoghi per tenere impegnate le unità combattenti dell’esercito sudvietnamita e degli Stati Uniti, così da limitare le proprie perdite mentre tentavano di fiaccare gli americani sulla distanza”” (pag 55-56)”,”QMIx-200″
“HALL Gus”,”Karl Marx. Beacon for Our Times.”,”‘Karl Marx, faro dei nostri tempi’ Gus Hall è stato segretario generale del CPUSA (17° Convention CPUSA). Autore di ‘Imperialism Today, The Energy Ripp-Off, The Crisis of U.S. Capitalism’, ‘Basics for Peace Democracy and Socialism’. Si è iscritto al PC nel 1927, prima era un organizzatore della Young Communist League (YCL). E’ stato candidato alle presidenziali nel 1972, 1976 e 1980. E’ editor del periodico ‘Political Affairs’.”,”MUSx-277″
“HALL A. Rupert”,”La Rivoluzione scientifica 1500-1800. La formazione dell’atteggiamento scientifico moderno.”,”A. Rupert HALL è noto al pubblico per il libro ‘Da Galileo a Newton’ e quale condirettore della ‘Storia della tecnologia’ in cinque volumi (Boringhieri, 1961). E’ professore di storia della scienza all’ Imperial College di Londra. E’ tra i massimi storici della scienza inglesi. La teoria di Borelli e il suo superamento. Gli errori nei principi di dinamica del suo trattato. …. finire (pag 246)”,”SCIx-138-FF”
“HALL John A.”,”A History of the Peninsular War. The Biographical Dictionary of British Officers Killed and Wounded, 1808-1814. Vol. VIII.”,”Dr John A. Hall was a history professor at Michigan University for ten years and is the author of numerous articles on military history. Introduction, Acknowledgements, Major Battles and Actions of the Peninsular War, Abbreviations, Note to Entries, The Biographical Dictionary, Appendix: Non-Combat Casualties, Bibliograpy, Regimental Index,”,”QMIx-060-FL”
“HALL Robert E. TAYLOR John B.”,”Macroeconomia. Teoria e politica economica.”,”Robert E. Hall, dopo aver conseguito il Ph.D. presso il Massachusetts Institute of Technology, ha insegnato all’Università di Berkeley in California e al MIT. Attualmente è professore di Economia all’Università di Stanford. É autore di diversi libri e numerosi articoli scientifici. John B. Taylor ha conseguitoil Ph.D. presso l’Università di Stanford, dove attualmente è professore di Economia; precedentemente ha insegnato alle Università di Colombia, di Princeton e di Yale. Ha lavorato nel gruppo dei consulenti economici del Presidente degli Stati Uniti e ha scritto oltre 50 articoli per varie riviste scientifiche, dirigendo anche la American Economic Review.”,”ECOT-170-FL”
“HALL A. Rupert”,”La rivoluzione nella scienza, 1500-1750.”,”A. Rupert Hall è stato professore di storia della scienza e della tecnologia all’Imperial College di Londra dal 1963 al suo recente pensionamento.”,”SCIx-284-FL”
“HALL Christopher D.”,”Wellington’s Navy. Sea Power and the Peninsular War, 1807-1814.”,”Christopher D. Hall è uno storico specialista del periodo. Ha contribuito al ‘Dictionary of National Biography’. Il suo libro precedente: ‘British Strategy in the Napoleonic War, 1803-1815’ (1992).”,”QMIN-065-FSL”
“HALL Joseph, a cura di Giampaolo ZUCCHINI”,”Un mondo diverso e identico (1605).”,”””Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne non sono altro che attori. Anch’essi entrano ed escono di scena”” (W. Shakespeare, ‘Così è se vi pare””, II, VII, 139-141) (in apertura) in J. Hall, Un mondo diverso e identico, 1605, Guida Editore, 1985 Apparso a Londra nel 1605 in latino e poi in traduzione inglese nel 1609, il ‘Mundus alter et idem’ di J. Hall (1574-1656) il futuro vescovo anglicano di Exeter e Norwich è considerato dalla critica come la prima distopia e utopia negativa in età moderna precedendo i ‘Gulliver’s Travels’ (1726) di J. Swift, oper ritenuta tuttavia come il modello più perfetto di questo genere letterario.”,”UKIx-003-FMB”
“HALLER Rudolf”,”Tra soggettivismo e oggettivismo. Il contesto filosofico e scientifico nella Vienna di fine secolo.”,”Rudolf Haller ordinario di Filosofia all’Università di Graz.”,”AUTx-004-FMB”
“HALLGARTEN G.W.F.”,”Storia della corsa agli armamenti.”,”Armamenti per la 1° GM, potenza navale, invenzione armi: mitragliatrice, cannoni senza rinculo, competizione della armi nella prima guerra mondiale, fabbricazione armi in periodo interguerre, guerra meccanizzata, corsa armamenti dopo il 1945, bomba atomica e guerra missilistica.”,”GERQ-017″
“HALLGARTEN G.”,”Histoire des dictatures de l’ antiquité a nos jours.”,”HALLGARTEN è ex-Prof all’Univ di California, Berkeley e membro della Societé d’histoire moderne di Parigi.”,”TEOP-068″
“HALLIDAY Jon”,”Storia del Giappone contemporaneo. La politica del capitalismo giapponese dal 1850 ad oggi.”,”HALLIDAY è nato a Dublino nel 1939 e ha studiato ad Oxford. Già incaricato presso l’Univ della Calabria, nel 1977-78 ha insegnato a Città del Messico presso il Centro per gli studi sull’Asia e il Nord Africa. Si è occupato prevalentemente dell’Asia orientale e in particolare del JAP, della Corea e di Hong Kong. Ha collaborato a numerose riviste tra cui ‘Quaderni piacentini’, ‘Rivista di storia contemporanea’, ‘Problemi del socialismo’, ‘Politica internazionale’. Fa parte delle redazioni di ‘New Left Review’ e ‘Bulletin of Concerned Asian Scholars’.”,”JAPx-008 MJAx-005″
“HALLIDAY Fred”,”Threat from the East? Soviet Policy from Afghanistan and Iran to the Horn of Africa.”,”HALLDAY ha scritto pure ‘Iran: Dictatorship and Development’.”,”RUST-067″
“HALLIDAY Fred”,”Cento miti sul Medio Oriente.”,”Fred Halliday insegna relazioni internazionali alla London School of Economics. Tra i più celebri esperti mondiali di civiltà araba e mediorientale, ha dedicato decine di lavori al fondamentalismo religioso e al confronto politico e culturale tra Islam e Occidente.”,”VIOx-110-FL”
“HALLION Richard P. a cura; saggi di Barry D. WATTS Phillip. S. MEILINGER Andrew LAMBERT R.P. HALLION James A. WINNEFELD Tony MASON Alan STEPHENS Fred FROSTIC”,”Air Power Confronts an Unstable World.”,”Richard P. Hallion storico al HQ United States Air Force dal 1991. Guerre aeree e mezzi militari del XX e del XXI secolo (2° seconda guerra mondiale, battaglia di Inghilterra, guerra di Corea, del Vietnam, Irak…)”,”USAQ-115″
“HALM Heinz”,”Gli arabi.”,”Heinz Halm insegna Storia islamica nell’Università di Tubinga. Ha pubblicato pure ‘L’Islam. Storia e presente’, Laterza, 2005″,”GOPx-001-FMDP”
“HALPERIN DONGHI Tulio”,”Storia dell’ America Latina.”,”Tulio HALPERIN DONGHI è nato a Baires nel 1926. Ha studiato all’Univ di Baires e in quella di Torino con FALCO e MATURI, alla Ecole Pratique des Hautes Etudes con BRAUDEL. Prof all’Univ del Litorale (Rosario, 1955-61) e di Baires (1960-66) ha tenuto corsi a Berkeley e Cambridge. Attualmente (1972) insegna alla Harvard Univ Press. Tra le sue opere: -Un conflicto nacional: moriscos y cristianos viejos en Valencia (1955) -El rio de la Plata al comenzar el siglo XX (1959) -Tradicion politica espanola e ideologia revolucionaria de Mayo (1961) -Argentina en el Colejon (1964)”,”AMLx-013″
“HALPERIN DONGHI Tulio”,”Historia contemporanea de America Latina.”,”Tulio HALPERIN DONGHI è professore ad Harvard. “”W.W. Rostow que comenzò por poner a la Argentina come ejemplo de take-off latino-americano, resolvio luego prudentemente remplazarla por Mexico, un pais que ofrecia menos sorpresas decepcionantes a los nuevos economistas trocados en profetas.”” (pag 400)”,”AMLx-041″
“HALPERIN Ernst”,”The Triumphant Heretic. Tito’s Struggle against Stalin.”,”‘Through being incredible, truth evades recognition’ (Heraclitus) “”Essendo incredibile, la verità sfugge al riconoscimento””, Eraclito (in apertura)”,”BIOx-357″
“HAMADY Sania”,”Temperament and Character of the Arabs.”,”Dono T. Albertocchi Sania Hamady, Assistant Professor Department of Human Relations University of Miami, Florida, and Consultant in Community Development Protestant Service Bureau, Miami “”Actions are judged by their intentions’ (Al-A’mal bi-n-Niyyât) (in apertura) L’importanza della famiglia e del gruppo religioso nel mondo arabo. “”To serve one’s family is a first prerequisite for gaining approval. The minimum duty that a person has to fulfil is to serve and favor his kin. For that reason anyone assuming a post of some significance or authority recruits his personnel primarily from among his relatives, regardless of their qualifications and suitability for the requirements of the job. Every official constitutes for himself a ‘société de bienfaisance’. His relatives expect him to be partial towards them, and they expect their own ascendency through his advancement. Without doubt this community spirit which is restricted to the family has a selfish touch that cannot extend to the society at large. The Arab’s loyalty is evoked only in personal relationships, that is, only where he acts in a “”subject-to-subject”” or an “”I-to-yo”” context. Anything outside his kin and the near circle of friends represents to him an “”object”” and a “”they””. With the feeling of responsibility awakened only in personal relationships, it follows that the Arab is not used to being impartial and objective in assigning jobs or distributing help. To take care first of one’s own people, irrespective of merit or order of priority, is his duty; it means fulfilling part of his elementary role. Rarely does the Arab set his goal in the interest of his nation. He aims primarily at the improvement of the fate and position of his family and religious group. In this respect there is no bigger social aim transcending these two groups (14). This lack of concern with the fate of his nation could be traced to Islamic tradition. It is believed that the Muslim faith, as a political system did not provide for the idea of patriotism and of a nation that would comprise the community of the faithful together with the people of other religions and cultures. There were no equal civil rights for the non-Muslims with the Faithful (15)”” (pag 94-95) (14) N. A. Faris, Al-‘Arab ‘l-Ahyâ’ (The Living Arabs’, Beirut, 1947, p. 11; (15) Ibid. p. 13″,”VIOx-196″
“HAMANN Johann Georg, a cura di Angelo PUPI”,”Memorabili socratici.”,”Il curatore è uno dei massimi conoscitori di questo autore “”Socrate non fu scrittore e in ciò fu coerente con sé stesso. Come l’eroe di Maratona (1) non ebbe bisogno di figli, tantomeno Socrate ebbe bisogno di libri per essere ricordato. La sua filosofia si confaceva ad ogni luogo e ad ogni occasione. Il mercato, il campo, un convito, la prigione furono le sue scuole; ed il primo – il migliore ‘quodlibet’ della vita umana e dei rapporti sociali – gli servì per spargere il seme della verità”” (pag 99-100) (pag 101) (1) probabilente non Maratona ma Leuttra: “”Epaminonda avrebbe dichiarato “”Lascio due figlie immortali: Leuttra e Mantinea”” (pag 158)”,”FILx-559″
“HAMBIS Louis”,”La Siberie.”,”HAMBIS Louis è professore al College de France.”,”RUSx-088″
“HAMELIN Louis-Edmond”,”Le Canada.”,”L’A è professore all’ Università Laval, Quebec.”,”CANx-002″
“HAMEROW Theodore S.”,”Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista.”,”Theodore S. Hamerow è professore emerito di Storia all’Università di Wisconsin-Madison “”Perché gli Alleati fecero così poco? La domanda venne posta con rinnovata insistenza dopo la Seconda guerra mondiale. Quando l’Olocausto cessò di essere un evento contemporaneo e divenne sempre più un tema di studio e di riflessione, la questione di quel che si sarebbe potuto o dovuto fare per fermarlo emerse con una nuova urgenza. Nel 1979, in un articolo che domandava «Chi deve portare la colpa dell’Olocausto?», Henry L. Feingold sostenne: «Migliaia di ebrei ungheresi e slovacchi avrebbero potuto essere salvati [tra la primavera e l’estate del 1944], se al 15° Air Force americano di stanza in Italia, che stava già bombardando le fabbriche di olio sintetico e gomma che si trovavano a meno d dieci chilometri di distanza dalle camere a gas [di Auschwitz] fosse stato consentito di [bombardare il campo]». Nell’autunno dello stesso anno, inoltre, Auschwitz era ormai facilmente raggiungibile dai bombardieri in picchiata russi. Perché, dunque, il vicesegretario americano alla Guerra John McCloy affermò che attaccare i campi di sterminio sarebbe stata una mossa di «dubbia efficacia»? Perché le autorità sovietiche si rifiutarono di approvare i piani per la distruzione delle linee ferroviarie che portavano centinaia di migliaia di vittime innocenti a morire? «Tutto quello di cui vi era bisogno era una modifica relativamente minore della priorità assegnata al salvataggio degli ebrei». La riluttanza dei vertici alleati a usare la forza militare per interrompere il genocidio nazista produsse «gli atti più orrendi e inumani compiuti da testimoni negli anni dell’Olocausto». Essi continuavano a sembrare imperdonabili (1). (…) Non mancarono comunque, alcune eccezioni al generale accordo sulla strategia della prudenza. La lettera del 24 giugno 1944 che Johan J. Smertenko inviò a Roosevelt a nome dell’ Emergency Committee to Save the Jewish People of Europe era accesa nei toni e intransigente nei contenuti. Smertenko chiedeva che le linee ferroviarie e i ponti che conducevano ai campi di sterminio venissero bombardati e che il governo proclamasse: “”Questa azione viene intrapresa per impedire il trasporto degli ebrei dei paesi dell’Asse nei mattatoi di Hitler””. Le incursioni aeree contro le camere a gas “”consentirebbero loro l’opportunità di unirsi alle forze della resistenza clandestina, nelle quali possono collaborare ad atti di sabotaggio e alle attività di resistenza””. Infine avrebbe dovuto essere rilasciato un comunicato ufficiale per dire che lo sterminio degli ebrei con il gas sarebbe stato considerato un motivo sufficiente per giustificare una politica di rappresaglia. Anzi, “”la minaccia di fare ampio uso dello stesso strumento sulla popolazione tedesca rafforzerà lo scontento dei tedeschi e potrebbe portare a un più rapido tracollo interno del regime hitleriano””. Non vi era traccia di cautela in queste proposte (4). I suggerimenti presentati a Washington in merito al salvataggio degli ebrei europei, però erano molto più moderati”” (pag 381-383) [Theodore S. Hamerow, ‘Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista’, Feltrinelli. Milano, 2010] [(1) Feingold, ‘Who Shall Bear Guilt’, p. 271; (4) Lettera di Johan J. Smertenko a Franklin D. Roosevelt, 24 luglio 1944]”,”EBRx-093″
“HAMILTON Alexander MADISON James JAY John; a cura di Clinton ROSSITER”,”The Federalist Papers.”,”Nota: John Jay vergò una parte dei Federalist Papers mentre Publius era lo pseudonimo sotto il quale si celavano i tre autori (James Madison, Alexander Hamilton e John Jay). (fonte FO 3.10.2007)”,”USAG-027″
“HAMILTON Richard F.”,”The Bourgeois Epoch. Marx and Engels on Britain, France, and Germany.”,”Cause crisi 1848, una crisi commerciale e una catastrofe naturale: il crollo dei raccolti di grano e patate. “”For Marx, as noted, economic crisi is ‘the’ fundamental source of working-class insurgency. That crisi, in his analysis, stems from irremediable flaws of the capitalistic economic system. The problem stems from the lack of plan of direction of such economies; a simple slogan, the anarchy of capitalist production, points to the basic difficulty. But in this case, in 1848, the crisis was said to have had two sources: the commercial collapse in Britain and the natural catastrophe – the failure of two major crops, grain and potatoes. Those events had different origins and different consequences. A commercial crisis is deflationary; a natural crisis is sharply inflationary with respect to food prices and deflationary for almost all others. Revolution might, conceivably, be seen as a way to improve the organization of production, to deal with commercial crises and anarchic production; it is not easily seen as a means for overcoming a natural catastrophe.”” (pag 116-117)”,”MAES-078″
“HAMILTON Alexander”,”Lo stato federale.”,”HAMILTON Alexander nacque nel 1755 a Charlestown nell’isola di Nevis (Indie occidentali). Dopo un’infanzia tormentata approdò a Boston nel 1772 dove iniziò una nuova vita. I suoi scritti più noti sono raccolti nel ‘Federalist’. Morì nel 1804.”,”TEOP-365″
“HAMILTON Alexander, a cura di Vittorio DE-CAPRARIIS”,”Antologia degli scritti politici di Alexander Hamilton.”,”Libro dedicato a Renato GIORDANO”,”TEOP-410″
“HAMILTON Alastair”,”L’illusione fascista. Gli intellettuali e il fascismo: 1919-1945.”,”HAMILTON Alastair è nato a Londra nel 1941. Ha studiato a Eton e a Cambridge. Croce nipote di Spaventa (pag 20)”,”ITAF-022″
“HAMILTON Jill”,”Il Dio in armi. La Gran Bretagna e la nascita dello Stato d’Israele.”,”HAMILTON Jill giornalista e storica ha scritto vari saggi tra cui ‘Marengo: The Myth of Napoleon’s Horse’. Il Dio in armi’ è il frutto di quattro anni di ricerche negli archivi di Stato inglesi, siriani, giordani, israeliani, turchi. “”Nl 1902 Chamberlain avanzò l’idea che gli ebrei avrebbero potuto crearsi una patria sul delta e sul’area fluviale del deserto del Sinai interno a El Arish (nei pressi dell’attuale confine tra Egitto e Israele), alle porte della Palestina e del Mediterraneo, e dato che la regione costeggiava il solo fiume esistente tra i confini meridionali dell’attuale Israele e il delta del Nilo, questo punto d’appoggio poteva essere un trampolino per l’ingresso in Palestina. Da buon conoscitore dell’Antico Testamento, Chamberlain era lusingato di poter offrire un luogo con così importanti connessioni bibliche (…). In una nota del suo libro ‘The Balfour Declaration’,Stein aggiunge che “”questo era il primo contatto di Lloyd George con il Movimento sionista””, e cita come fonte la lettera sopra riportata di Greenberg a Herzl in data 4 luglio 1903, con la precisazione ulteriore che era stata pubblicata da Oskar K. Rabinowicz. Oltre a Lloyd George il progetto coinvolgeva anche Balfour, perché l’idea dell’Uganda fu lanciata nel 1903 quando Balfour era primo ministro (1902-1906). In un’altra nota a piè di pagina Stein dice: “”Il progetto avrebbe chiaramente richiesto l’approvazione del primo ministro Balfour, ed era in effetti da lui sostenuto attivamente””. L’adesione di Balfour è confermata nella sua introduzione al corposo volume di Nahum Sokolow ‘History of Zionism’, pubblicato nel 1919: “”Nei primi anni di questo secolo (…) io feci de mio meglio per sostenere il progetto concepito dal signor Chamberlai””.”” (pag 159)”,”VIOx-176″
“HAMILTON Jill”,”Il Dio in armi. La Gran Bretagna e la nascita dello Stato di Israele.”,”Jill Hamilton, giornalista e storica, ha scritto numerosi saggi, fra cui First to Damascus: the Great Ride and Lawrence of Arabia e Marengo: The Myth of Napoleon’s Horse. Il Dio in armi è il frutto di quattro anni di ricerche negli archivi di Stato inglesi, siriani, giordani, israeliani e turchi.”,”VIOx-104-FL”
“HAMILTON Alexander, a cura di Vittorio DE CAPRARIIS”,”Antologia degli scritti politici di Alexander Hamilton.”,”Alexander Hamilton nacque a Nevis, nelle Indie inglesi occidentali, il giorno 11 gennaio 1755 (e non 1757 come s’è creduto erroneamente, fino a qualche anno fa). Sua madre aveva sposato un Lavien, che poi abbandonò, per seguire James Hamilton, dal quale ebbe due figli.”,”TEOP-102-FL”
“HAMILTON Charles, a cura di Laura MARCHIARO”,”Sul sentiero di guerra. Scritti e testimonianze degli indiani d’America.”,”Opera citata: D. Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, Milano, 1977 “”(…) Fratelli miei, una delle leggende del mio popolo narra di un capo, e come costui alla testa dei resti della sua gente, passò un grande fiume e, piantando il palo della tenda sull’altra riva sospirasse “”A-la-ba-ma””, che nella nostra lingua significa: “”Qui possiamo restare””. Ma quel capo non seppe prevedere il futuro. Venne l’uomo bianco, ed il capo e il suo popolo non poterono più rimanere là; furono cacciati via, e nella palude affondarono nel fango e morirono. La parola che egli aveva pronunciato con così triste accento divenne il nome di uno Stato dell’uomo bianco. Ma non c’è più luogo alcuno sotto le stelle che di lassù sorridono, dove l’indiano possa piantare la tenda e sospirare: “”A-la-ba-ma”””” (Epilogo di William J. Harsha) (pag 283)”,”USAQ-001-FMB”
“HAMMACHER A.M. CATTABENI Caio Mario VITALI Lamberto, contributi di”,”Van Gogh. Dipinti e disegni. Catalogo.”,”””Periodo di Nuenen (Dicembrfe 1883 – novembre 1885). A Nuenen, presso i genitori, van Gogh trascorre il periodo più significativo degli anni di Olanda. Egli possiede ormai una maestria di disegno tanto nel paesaggio che nelle figure di contadini piene di movimento; all’uno ed agli altri infonde la medesima espressione spirituale. Con i ‘Mangiatori di patate’ egli tocca l’apogeo del periodo olandese; la tavolozza è cupa e senza vibrazioni ed ha i colori della terra. Van Gogh legge ‘Germinal’ di Zola che influenza il suo stato d’animo”” (pag 38); “”«Ora sto proprio concentrandomi daccapo su due grandi studi di ambienti di tessitori; in uno di essi c’è una parte del telaio con una figura ed una piccola finestra» (Lettera 372)”” (pag 38); “”Tessitore e telaio. «Ho appena fatto un figura di tessitore davanti al telaio. Il disegno del ‘Tessitore’ è quello del telaio da un quadro che sto dipingendo. C’è inoltre la macchina, e c’è pure qualche effetto di chiaro e di bruno del telaio ecc. Ti prego di non credere che il quadro abbia un simile effetto generale. Perché il quadro è più vivo» (Lettera 360)”” (pag 40); “”Contadino seduto a tavola. «Qui veramente mi sono sforzato di dare un’idea di queste persone che, alla luce d’una lampada, mangiano le patate con quelle medesime mani che hanno pure lavorato la terra; così il mio quadro vuole esaltare nello stesso tempo il lavoro manuale e il cibo che essi, da se stessi, si sono guadagnati così onestamente. Ho voluto che facesse pensare ad un modo di vivere del tutto differente da quello di persone, come noi a contatto con la civiltà. Ma non pretendo punto che tutti debbano trovarlo bello o ben fatto» (Lettera 404)”” (pag 41)”,”VARx-564″
“HAMMAN Adalbert G.”,”La vita quotidiana dei primi cristiani 95-197.”,”Tesi: evangelizzazione per contagio”,”RELC-071″
“HAMMOND Thomas Taylor”,”Lenin On Trade Unions and Revolution, 1893-1917.”,”””A number of Social-Democrats, led by George Plekhanov and Paul Axelrod, wrote articles in ‘Iskra’ attacking Lenin’s views on the grounds that he was contradicting one of Marx’s basic principles. Marx, they said, taught that the proletariat became socialist ‘spontaneously’ and that the proletarian revolution was inevitable, whereas Lenin was preaching the very opposite. Plekhanov stated the issue as follows: ‘The debated question is precisely this: Does there exist an economic necessity which calls forth in the proletariat a “”demand for socialism””, makes it “”instinctively socialist””, and drives it -even when left to “”its own resources”” – along the road to socialist revolution, notwithstanding the stubborn and continual efforts of the bourgeoisie to subject it to their own ideological influence?’ Lenin denies this, in the face of the clearly expressed opinions of all the theorists of scientific socialism. And in that consists his great mistake, his theoretical fall into sin. … In the view of Lenin we se not ‘Marxism’ but…a new edition of ‘the theory of the hero and the crowd’. … Since he declares himself to be the only active element in history, he considers the masses as only …strong but obedient tools.”” (pag 31) [T.T. Hammond, Lenin On Trade Unions and Revolution, 1893-1917, 1957]”,”LENS-217″
“HAMON Hervé ROTMAN Patrick”,”La deuxième gauche. Histoire intellectuelle et politique de la CFDT.”,”””All’ inizio, eppure, è l’ oscurità totale. André Jeanson testimonia: ‘Quando i dirigenti della CFTC a Parigi hanno appreso la novità degli scontri a fuoco che seminano la morte in Algeria, nella notta del 1° novembre 1954, essi non hanno più perspicacia dell’ insieme dei francesi, ivi comprese le elites politiche, religiose o sociali; non hano compreso sul campo che stava per essere giocato il primo atto di una rivoluzione, di una guerra che, ineluttabilmente, sboccherà nell’ indipendenza’ (1)””. (1) (Deposizione scritta da André Jeanson per il processo che, nel 1980, ha opposto Edmond Maire a un responsabile federale comunista di Belfort (il quale, trascinato nella polemica, aveva sostenuto in un bollettino che il segretario generale della CFDT faceva parte di quelli che hanno “”pacificato l’ Algeria con il lanciafiamme””)”,”MFRx-247″
“HAMPDEN JACKSON J.”,”Marx, Proudhon and European Socialism.”,”HAMPDEN JACKSON J. “”Of their meeting neither Marx nor Proudhon has left any considerable record. We know from Marx that they had “”long discussions which sometimes went on all through the night””. (…) Marx claimed: “”I infected him, to his great detriment, with a Hegelianism which he could not go deeply into because he did not know German””. It was quite true that Proudhon could not read German and he could not read Hegel’s work in French because it had not yet been translated, but he had been infected with Hegelianism years before he met Marx. As early as 1839 he was writing to a friend: “”Hegel’s logic, such as I understand it to be, satisfied my reason infinitely more than all the old apothegms which have been stuffed into us from our childhood to account for the irregularities in our reasoning and in the community””. Later he was reinfected with Hegelianism, but not so much by Marx as by one of Marx’s ‘bêtes-noires’, Karl Grün. Marx’s version of this was that “”the work which I had begun was continued after my expulsion from France by Karl Grün, and this professor of German philosophy had the advantage over me in that he understood nothing of what he was teaching””. It would have been surprising if in their long discussions Marx had as much influence on Proudhon as Proudhon on Marx. The Frenchman was thirty-five years-old, the German twenty-five; (…)”” [J. Hampden Jackson, Marx, Proudhon and European Socialism, 1967] (pag 56-57)”,”PROD-071″
“HAMPSON Norman”,”Storia sociale della rivoluzione francese. L’ evoluzione dei rapporti di classe tra il 1789 e il 1795.”,”Nato nel 1922, HAMPSON ha compiuto a Manchester studi preparatori, per poi passare all’ Univ. di Oxford dove si è laureato. Durante la guerra ha servito nella marina e per due anni è stato ufficiale di collegamento con le forze partigiane francesi. Dal 1948 insegna lingua e storia francese all’ Università di Manchester. Nel 1955 ha conseguito il dottorato anche a Parigi. Nel 1959 ha pubblicato in Francia ‘La Marine de l’an II’. “”Ai due problemi dei preti recalcitranti e degli emigrati, presto se ne aggiunse – e li deformò- un terzo, che doveva dominare tutto il corso successivo della rivoluzione: lo scoppio della guerra. Nella mente di Brissot, che di essa può considerarsi quasi personalmente responsabile, un attacco all’ impero asburgico era essenzialmente un altro mezzo per affrettare una crisi risolutiva e costringere il re a capitolare di fronte ai girondini. Una politica estera bellicosa era per lui il coronamento logico della proscrizione degli emigrés, poiché i preparativi militari di questi dipendevano dall’ appoggio delle potenze straniere. D’altra parte, una campagna vittoriosa – egli ne era convinto- avrebbe risolto quasi tutti i problemi di cui i rivoluzionari erano afflitti…”” (pag 204)”,”FRAR-272″
“HAMPSON Norman”,”Storia e cultura dell’ illuminismo.”,”Nato nel 1922, Norman HAMPSON ha compiuti gli studi prima ala Gramma School di Manchester, poi all’ University College di Oxford. Dal 1941 al 1945 ha prestato servizio nella Royal Navy. Ha scritto una storia sociale della rivoluzione francese e ha anche pubblicato ‘La Marine de l’ An II’. “”L’ impero asburgico, la Francia e le colonie americane costituiscono i più significativi ma non i soli esempi di un conflitto scaturito dalla decisione di governi regi a provvedersi di nuove fonti di reddito a spese di categorie precedentemente privilegiate. Alcuni Stati, come la Russia e il Regno di Napoli, contennero la conseguente tensione sociale limitandosi a tassare il clero (Napoli) o ad espropriare i beni ecclesiastici (Russia). Il concorde attacco contro i gesuiti, che indusse il papa allo scioglimento dell’ ordine nel 1773, con effetti importanti sull’ intero sistema educativo dell’ Europa cattolica, fu dovuto imn parte alla tentazione che la ricchezza d’un ordine già impopolare faceva balenare agli occhi dei sovrani di mentalità laica.”” (pag 193)”,”FRAA-050″
“HAMPSON Norman”,”La période révolutionnaire. (Tit.orig.: The First European Revolution, 1776-1815)”,”””Agli occhi di Metternich l’ ingrandimento della Prussia e l’ influenza crescente della Russia in Germania generavano la più grande minaccia per gli interessi degli Asburgo. Dopo che l’ esercito di Napoleone era stato distrutto durante la ritirata di Russia, egli vedeva nella Russia il principale ostacolo all’ equilibrio europeo. Piuttosto indifferente in materia di ideologia, salvo nella misura in cui essa corrispondeva alla sua concezione di una politica dinastica, il suo primo pensiero era di persuadere Napoleone ad accettare una pace negoziata che preservava la Confederazione del Reno, e includeva la stessa Westfalia di Jérôme, distaccandola completamente dal suo alleato francese. Il rifiuto alle sue proposte da parte di Napoleone fece crollare il suo piano. Metternich tenta allora di avere l’ appoggio degli Stati tedeschi del Sud offrendogli un trattato di pace che avrebbe garantito loro le recenti acquisizioni sviandoli dall’ andare a cercare una protezione al fianco della Russia””. (pag 174)”,”FRAR-339″
“HAMPSON Norman”,”Robespierre. L’ incorrutibile?”,”HAMPSON Norman è docente di storia del XVIII secolo all’ Università di York e le sue teorie sulla Rivoluzione francese, espresse soprattutto in quest’opera e in ‘Danton’ (1983) hanno acceso un dibattito in quanto in contrasto con le tesi ‘marxiste’ degli storici francesi MATHIEZ e LEFEBVRE. “”Per quanto riguardo Robespierre, comunque, dissi, sembra effettivamente che pensasse che Roux fosse un controrivoluzionario, anche se questo può voler dire semplicemente che riusciva a convincersi che quello che voleva credere fosse vero. La situazione precipitò ulteriormente il 13 luglio, quando Charlotte Corday assassinò Marat. Marat era stato molto popolare tra i sanculotti e li aveva bene o male tenuti entro l’area d’influenza dei Montagnardi. Dopo la sua morte, Roux e Hébert, funzionario della Comune e direttore del ‘Père Duchesne’, si misero in competizione per conquistare il seguito di Marat, entrambi spinti soprattutto da mire politiche personali. Robespierre, dopo la morte di Marat, tra l’altro, fece un discorso molto strano ai Giacobini. Disse che l’unica ragione che lo spingeva a parlare era il fatto che ora ‘lui’ era destinato a ricevere i colpi del pugnale dell’assassino e che era stato solo un caso che Marat fosse stato il primo. Si oppose alla proposta di seppellirlo al Panthèon, cosa che provocò un’aspra replica di Bentabole che lo accusò di essere invidioso. Si dichiarò contrario all’allestimento di un funerale di stato perché disse che era più importante vendicarlo che onorarlo. In effetti, dice Collot, Marat ebbe la sua ‘fête funèbre’ in cui Robespierre fece un lungo discorso senza menzionarlo nemmeno una volta.”” (pag 159-160) “”Ci sono due Robespierre: fino al 31 maggio (1793) il patriota sincero e l’ uomo di principio, dopo d’allora l’ uomo ambizioso, il tiranno e il peggiore dei furfanti”” (Babeuf, 1794) “”Robespierre potrebbe sostenere a buon diritto di essere stato l’unico uomo in grado di guidare la Rivoluzione verso la sua vera meta””. (Babeuf, 1796) “”La nostra Rivoluzione mi ha fatto sentire tutta la forza dell’ assioma che la Storia è “”invenzione””””. (Robespierre)”,”BIOx-122″
“HAMPSON Norman”,”Robespierre. Ascesa e caduta del maggior protagonista.”,”Norman Hampson è docente di Storia del XVIII secolo all’Univeresità di York. Le sue teorie sulla Rivoluzione francese hanno acceso aspre polemiche perché in conrasto con le tesi marxiste degli storici francesi Mathiez e Lefebvre. E’ tuttora considerato come uno degli studiosi più illustri della Rivoluzione francese. “”Robespierre si trovò sempre più esposto personalmente. Ai ferri corti con gli altri esponenti del suo Comitato, si era inimicato gran parte del Comitato di sicurezza generale. (…)”” (pag 271)”,”BIOx-033-FV”
“HAMPSON Norman”,”Danton.”,”Norman Hampson è docente di Storia del XVIII secolo all’Univeresità di York. Le sue teorie sulla Rivoluzione francese hanno acceso aspre polemiche perché in conrasto con le tesi marxiste degli storici francesi Mathiez e Lefebvre. E’ tuttora considerato come uno degli studiosi più illustri della Rivoluzione francese. “”Dal momento in cui Danton incominciò a parlare, l’intero processo assunse una nuova tragica dimensione. L’uomo che teneva Shakespear nei suoi scaffali assunse le proposizioni di Coriolano e gli accenti di Antonio: … (pag 173)”,”BIOx-034-FV”
“HAN SUYIN”,”Jusqu’au matin. Roman.”,”Nata a Pechino da madre belga e padre cinese, Han Suyin ha seguito dei corsi all’Università di Bruxelles poi a quella di Londra ove termina gli studi in medicina.”,”CINx-255″
“HAN SUYIN”,”Fin che verrà il mattino.”,”Han Suyin famosa scrittrice nata a Pechino nel 1917 da madre belga e padre cinese, ha iniziato a studiare medicina in Cina, poi a Bruxelles e infine si è laureata a Londra. Costretta per motivi politici a vivere fuori dalla Cina, ha esercitato la professione di medico e scritto romanzi, opere parzialmente autobiografiche, e una saga sulla sua famiglia durante la rivoluzione cinese. Ha pubblicato pure una monografia sulla vita e la politica di Mao Tse-tung”,”CINx-008-FV”
“HANDLIN Oscar HANDLIN Mary F.”,”Storia della ricchezza degli Stati Uniti. Dalla società coloniale alla società affluente.”,”HANDLIN O (NY, 1915) insegnante ad Harvard, si è dedicato alla storia sociale degli Stati Uniti, Ha vinto un premio Pulitzer (1952). Mary F. è la moglie. Anche lei ha scritto un libro di storia sociale , sulla storia della famiglia americana. “”L’abbondante disponibilità di uomini e donne manteneva bassi i costi del lavoro. Anche se le fabbriche in espansione richiedevano migliaia di nuove braccia proprio nello stesso momento in cui le richiedevano la costruzione delle ferrovie e delle città, raramente gli imprenditori conobbero il problema della penuria. Il numero dei salariati nell’industria triplicò, da due milioni nel 1870 a sei milioni nel 1910; e le somme che essi portavano a casa rimanevano, dal punto di vista degli imprenditori, piacevolmente basse. I padroni pagavano il minimo compatibile con il livello del mercato, ma facevano lavorare i loro operai con un ritmo tale da far crescere la produzione media individuale del 60% fra il 1890 e il 1910. (…) Gli otto milioni di nuovi venuti che entrarono negli Stati Uniti nei due decenni dopo il 1870 erano ancora originari soprattutto dell’Europa del nord; e un numero considerevole di essi si portò nelle regioni agricole in espansione del paese. Un altro tipo di esperienza aspettava i dodici milioni e mezzo circa che arrivarono tra il 1890 e il 1910, fra i quali erano numerosi i contadini dell’Europa orientale e meridionale, dal medio Oriente e dall’Asia, regioni scosse allora dai mutamenti economici che avevano trasformato la Gran Bretagna e la Germania molto tempo prima.”” (pag 203-204) Crollo Borsa di New York (pag 271-272)”,”USAE-063″
“HANDLIN Oscar HANDLIN Mary F.”,”Storia della ricchezza degli Stati Uniti. Dalla società coloniale alla società affluente.”,”Oscar Handlin (NY, 1915) insegnante ad Harvard, si è dedicato alla storia sociale degli Stati Uniti, Ha vinto un premio Pulitzer (1952). Mary F., la moglie, ha scritto un libro di storia sociale sulla storia della famiglia americana. Le tensioni della riorganizzazione. Gli anni Trenta. “”Il nazionalismo economico e il collasso dell’economia mondiale erano le prove che i vantato meccanismo di autoregolazione, nel quale milioni di persone avevano una volta creduto, ora non riusciva ad adattare il sistema produttivo ai cambiamenti di situazione. Per tutti gli anni ’20, alcuni uomini d’affari, politici ed economisti, continuarono ad andare a tastoni in cerca di strumenti per mettere in ordine l’economia. Questi deboli tentativi giunsero ad una fine improvvisa nel 1929. Nel decennio che seguì, l’attenzione si focalizzò sulla ripresa della depressione e sulla riforma degli abusi che avevano condotto ad essa. Ma ogni tentativo di riparare il motore per cercare di farlo funzionare di nuovo, sollevava la questione irrisolta se fosse o no necessario un nuovo modello. Nel 1939, gli sforzi del New Deal non avevano riportato la prosperità; né avevano introdotto un nuovo ordine economico. Pur brancolando nella determinazione di fare qualcosa, l’amministrazione Roosevelt aveva però iniziato a creare il meccanismo di guida che sarebbe stato impiegato in seguito. Molti osservatori avevano anticipato chiaramente che il ‘boom’ postbellico avrebbe condotto ad un panico finanziario e poi alla depressione. La prosperità degli anni ’20 non aveva affatto raggiunto tutti quanti negli Stati Uniti; e l’espansione febbrile che, per il momento, aveva portato un guizzo di apparente vigore a importanti settori dell’agricoltura e dell’industria, li aveva in realtà indeboliti. Inoltre, l’alternarsi di periodi buoni e cattivi, dal punto di vista della teoria economica convenzionale, rientrava nella norma. Gli affari si muovevano continuamente all’interno di cicli di ‘boom’ e di depressione, per cui l’esuberante attività economica degli anni ’20 era un sicuro presagio del declino che stava sopravvenire, esattamente come nel passato; e come nel passato, la caduta avrebbe portato ad una crescita ancora più grande. L’idea corrente era anche che tali alternanze aumentavano l’efficienza, eliminando i produttori marginali e rafforzando così l’intero sistema. (…) Il declino seguente al 1929, comunque, non arrivò fino al ventre dell’onda per poi risalire verso il colmo. Per un decennio l’economia mantenne lo stesso corso depressivo; né i metodi dell’amministrazione Hoover, né le riforme del New Deal invertirono le tendenze”” (pag 274-275)”,”USAE-019-FL”
“HANEBRINK Paul”,”Uno spettro si aggira per l’Europa. Il mito del bolscevismo giudaico.”,”Paul Hanebrink insegna Storia alla Rutgers University (New Jersey). Ha pubblicato, tra l’altro, ‘In Defense of Christian Hungary: Religion, Nationalism, and Antisemitism, 1890-1944’ (2006). La funesta invenzione che il comunismo fosse in realtà un complotto ebraico volto a conquistare e distruggere l’Europa ebbe nel secolo scorso il suo tragico culmine nello sterminio di milioni di esseri umani. Un’idea che, rielaborata a piú riprese nel corso dell’intero secolo, non ha mai cessato di alimentare varie ideologie e programmi politici. Paul Hanebrink esplora la nascita, i caratteri e le conseguenze di questo mito pregno di odio e paura: dalle sue origini negli anni convulsi successivi alla grande guerra all’avvento del nazismo, dal’intreccio con la memoria dell’Olocausto fino alla sopravvivenza nelle fantasie cospirative dell’estrema destra europea e americana. Per gran parte del XX secolo, l’Europa è stata perseguitata da una minaccia scaturita dalla propria immaginazione: il bolscevismo giudaico. Questo mito – che riteneva il comunismo un complotto ebraico volto a distruggere le nazioni d’Europa – era una fantasia paranoica, eppure i timori di una cospirazione giudaico-bolscevica si affermarono dopo la Rivoluzione russa e si diffusero in tutta Europa. E durante la Seconda guerra mondiale tali paure contribuirono a seminare la morte, l’odio e l’orrore. Il racconto di Paul Hanebrink inizia con i movimenti controrivoluzionari che turbavano l’Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Fascisti, nazisti, cristiani conservatori e molti altri europei, terrorizzati dal comunismo, immaginavano i bolscevichi ebrei come nemici sul punto di varcare i confini per sovvertire l’ordine dall’interno con le loro idee devastanti. Negli anni che seguirono, il bolscevismo giudaico fu un’arma politica potente e facile da usare. Dopo l’Olocausto, quello spettro, lungi dal morire, semplicemente si modificò, diventando uno dei componenti della guerra fredda. Dopo un’ennesima trasformazione, persiste ancora oggi su entrambe le sponde dell’Atlantico nella politica tossica del nazionalismo di destra rivitalizzato. “”Nell’estate del 1941, quando i tedeschi e i loro alleati mossero verso l’Urss e il dominio sovietico crollò in tutta l’Europa dell’est, scoppiarono violenti attacchi antisemiti in Polonia orientale (in zone oggi appartenenti a Ucraina occidentale e Bielorussia occidentale), negli stati baltici di Lituania e Lettonia, in Bessarabia e Bucovina. Uno dei più drammatici (a causa degli scopi propagandistici per cui fu utilizzato) ebbe luogo a Leopoli, dove furono uccise almeno quattromila persone a seguito del rinvenimento di tremilacinquecento cadaveri nelle carceri cittadine, persone che erano state arrestate in quanto controrivoluzionarie e poi uccise dai sovietici prima di fuggire. Un altro pogrom di massa esplose nella città lituana di Kaunas, dove dei sedicenti miliziani massacrarono circa un migliaio di ebrei nelle strade del quartiere ebraico della città, e ne uccisero altri cinquanta o sessanta in un grosso parcheggio vicino al quartier generale tedesco, di fronte a una folla di spettatori. I pogrom ebbero luogo anche in cittadine più piccole. (…) Sin dalle prime settimane di guerra la propaganda nazista era impegnata a trasformare le prove concrete dei crimini sovietici in altrettante conferme della barbarie bolscevico-giudaica. Impressionati dalla portata dei «bestiali» massacri perpetrati a Leopoli dai comandanti dell’NKVD, gli equivalenti dell’esercito tedesco scrivevano a Berlino: «Per la propaganda non avremmo potuto trovare immagini migliori di quelle trovate a Lemberg [Leopoli]. Il ministro della Propaganda Joseph Goebbels inviò giornalisti con troupe cinematografiche e radiofoniche a raccogliere materiale. «La grande campagna contro il bolscevismo – scriveva Goebbels sul suo diario – comincia immediatamente». Le troupe che si occupavano del «Deutsche Wochenschau» (il cinegiornale settimanale prodotto dal ministero della Propaganda di Joseph Goebbels) elaborarono attentamente il materiale girato a Leopoli sovrapponendo scene di cadaveri e di donne in lacrime a immagini di prigionieri che dovevano rappresentare i diversi volti del nemico: il volgare slavo «subumano», l’agente dell’NKVD dallo sguardo torvo e l’occhialuto comunista ebreo. La voce narrante faceva il resto: «Bestie in forma umana hanno commesso i più efferati assassinî». L’effetto era potente, e imprimeva sui responsabili il marchio di un’«essenza» razziale, rappresentandoli come agenti di ua minaccia «asiatica» demoniaca. I giornali tedeschi riprendevano quelle scene con la medesima linea ideologica, dando ai lettori aggiornamenti quotidiani sui «criminali satanici», disumani e bestiali che avevano fatto a pezzi le loro vittime in un’orgia di sete di sangue e di bassi istinti animali. Goebbels in persona scrisse sulle atrocità avvenute a Leopoli: «Il velo è caduto», affermava. L’obiettivo dell’Unione Sovietica era quello di portare il suo sistema di terrore «nel cuore dell’Europa»; la guerra uno scontro tra civiltà e inciviltà. «L’immaginazione umana – ammoniva Goebbels – riesce a stento a concepire cosa accadrebbe se i leader terroristi ebrei» che governavano l’Unione Sovietica «dilagassero in Germania e in occidente con le loro orde bestiali»”” (pag 142-146) inserire”,”EBRx-078″
“HANISCH Ernst”,”Der kranke Mann an der Donau. Marx und Engels über Österreich.”,”HANISCH Ernst nato a Thaya nel 1940, Austria meridionale. Studia storia e germanistica a Vienna. Ottiene l’abilitazione per l’insegnamento di storia austriaca del XIX e XX secolo. L’opuscolo di Engels ‘Po e Reno’, (pag 265-266) “”Die Broschüre ‘Po und Rhein’ respondierte auf Orientierungschwierigkeiten in der öffentlichen Meinung in Deutschland. Wie sollte sich Deutschland in einem zu erwartenden Krieg zwischen Frankreich und Österreich verhalten? Ein Teil der Presse – allen voran die ‘Augsburger Allgemeine Zeitung’ – vertrat die These: Der Rhein müsse am Po verteidigt werden; daher: Kriegseintritt auf seiten Österreichs, da die Poebene ein unentbehrliches strategisches Vorfeld zur Verteidigung Deutschlands sei”” (26). Zunächst ironisierte Engels die politische Großmachttheorie – binnen kurzem werde Deutschland die Weltherrschaft zu Wasser und zu Land an sich reißen -, die hinter den militärischen Überlegungen steckte. Dann aber konzentrierte er sich allein auf die militärische Frage: Braucht Deutschland zu seiner Verteidigung die Herrschaft über Norditalien? Engels ging von den geographischen Gegebenheiten zu den strategischen Überlegungen über. Sein Ergebnis: Selbstverständlich bilde die Minciolinie eine strategische Lebensfrage – allerdings nur für Österreich, wenn es als selbständige Großmacht, unabhängig von Deutschland, agiere (27). Für Gesamtdeutschland jedoch sei der Besitz Norditaliens keineswegs eine absolute militärische Notwendigkeit. Denn wenn Deutschland einen Krieg in Italien führen muß, kann es ihn noch immer offensiv in der Poebene führen. Dazu kommen noch politische Überlegungen. Österreich herrschte in Italien nur durch Gewalt, durch den “”Terrorismus des Belagerungszustandes”””” [Ernst Hanisch, Der kranke Mann an der Donau. Marx und Engels über Österreich, 1978] [(26) Vgl. dazu Albert Schäffle, Aus meinem Leben, 1. Bd., Berlin, 1905, S. 56; (27) Po und Rhein, MEW, 13 Bd. S.242] (pag 265-266)”,”MAES-135″
“HANKE Lewis”,”America Latina (Continente en fermentacion).”,”Cesarismo democratico. “”Cipriano Castro (1899-1908) fu il più dissoluto e uno dei più corrotti, e nel 1902 provocò un blocco da parte di unità navali europee. Juan Antonio Gomez, il luogotenente su cui Castro aveva riposto la sua fiducia e che gli succedette nel 1908, dimostrò di essere uno di più barbari. Dittatore astemio e gran lavoratore, beveva molto poco, non gli interessavano i qualificativi, e rimase in Venezuela facendo affari. Lego a sé gli uomini più ricchi del Sudamerica e mise il piede in quasi tutte le imprese economiche del Venezuela, specialmente nel petrolio. Mantenne buone relazioni con le potenze straniere; migliorò l’ igiene e costruì varie scuole. Il suo regime fu chiamato “”cesarismo democratico”” perché fu accettato come l’ unico modo per sottrarsi al caos e all’ anarchia. Gil Fortoul, uno degli storici venezuelani di maggior rilievo, non vide contraddizioni né credette tradire i principi servendo, per molti anni, il gran dittatore come consigliere politico all’ interno del paese e come diplomatico all’ estero. Ai suoi occhi solo “”un uomo giovane, forte e buono”” poteva dare al Venezuela ciò che necessitava: pace, progresso e ordine””. (pag 84)”,”AMLx-052″
“HANKINSON Alan”,”Vicksburg 1863. Grant apre la via del Mississippi.”,”1863. “”Solo due mesi prima le cose sembravano più nere che mai per il Nord. Il comandante in capo confederato, Robert E. Lee, aveva ottenuto un brillante vittoria, contro ogni apparente probabilità, a Chancellorsville in Virginia all’ inizio di maggio. Alla metà del mese egli iniziò un’altra decisa marcia in territorio nordista, sperando così di costringere i nordisti a richiamare molti dei soldati di Grant dal settore orientale, alleggerendo così la pressione su Vicksburg. L’ avanzata di Lee fu infine arrestata e respinta nella battaglia di Gettysburg, combattuta nei primi tre giorni di luglio 1863, la più grande e sanguinosa battaglia mai combattuta nell’ America del Nord. I federali persero 23.000 uomini, Lee un terzo del suo esercito, e a quel punto non ebbe altre alternative che ritornare da dove era venuto. Quei pochi giorni segnarono il punto di svolta nella guerra civile””. (pag 88)”,”USAQ-044″
“HANOUNE Roger SCHEID John”,”I romani e l’eredità dell’impero.”,”700 anni di storia di Roma dalla fondazione nel 753 aC al V secolo della nostra era.”,”STAx-002-FSD”
“HANSEN F.R.”,”The breakdown of capitalism. A history of the idea in Western Marxism, 1883-1983.”,”HANSEN F.R. ha studiato alla Cornell University. E’ Associate Director of Labor Research Association in New York che conduce ricerche per i sindacati americani. “”La resurrezione della neo-ortodossia dopo il 1930 si diffuse nel Continente, dove il pensiero di Strachey trovò il suo parallelo nei lavori di Otto Bauer. In ‘Between Two Wars?’ pubblicato nel 1936, Bauer sviluppò l’ argomento più sofisticato per la teoria del sottoconsumo apparsa nella scuola marxista. Bauer aveva studiato gli schemi di riproduzione del Capitale, e aveva criticato l’ enfasi della Luxemburg riguardo ai mercati esterni. Egli combinò la nozione di una crescita organica della composizione del capitale, attinta dalla teoria del profitto, con la teoria della disproporzionalità, per produrre una versione del sottoconsumismo che legava le crisi alla sovraccumulazione del capitale costante. Le crisi sono inevitabili, sosteneva Bauer, perché l’ accumulazione del capitale costante eccedeva sempre l’ incremento del consumo di merce che risultava dallo sviluppo della popolazione e dall’ aumento dell’ occupazione. Bauer collocava la contraddizione primaria del capitalismo nel problema della realizzazione creato dal sottoconsumo di merci. Sebbene non giunse mai a un concetto definitivo di crollo, quei teorici neo-ortodossi da lui influenzati combinarono le sue tesi sottoconsumiste con le idee prese dalla Luxemburg e Grossmann per produrre una serie di studi sul crollo empiricamente fondati.”” (pag 110)”,”TEOC-270″
“HANSEN Alvin H.”,”Introduction a la pensée keynesienne.”,”Keynes e gli effetti della caduta dei salari. “”1. Gli abbassamenti dei salari possono determinare una redistribuzione dei redditi. I salari si abbasseranno più dei redditi dei “”rentiers””. Ma anche gli imprenditori subiranno una perdita a profitto di questi ultimi. L’ effetto netto è dubbio (…). 2. In un sistema economico aperto l’ effetto della caduta dei salari è favorevole all’ occupazione per il fatto che la posizione del paese sul mercato estero migliora, a meno che anche gli altri paesi non riducano i loro salari. 3. In un sistema aperto, la caduta dei salari (se porta a una caduta dei prezzi dei beni d’ esportazione) tende a deteriorare i termini di scambio (…). Ne può risultare una caduta del reddito reale. Il rapporto del consumo al reddito può allora aumentare, ma ciò non prova, come pensa Keynes, che la propensione a consumare aumenti. 4. Se una caduta dei salari determina la previsione della loro successiva risalita dopo un certo tempo, l’ effetto netto sulle previsioni può essere favorevole. Ma se ci si aspetta che i salari decrescano ancora di più, l’ effetto sarà sfavorevole. 5. La diminuizione dei salari determina una riduzione del volume totale delle transazioni monetarie e sposta così la moneta dalla sua funzione di transazione verso la sua funzione di attivo. Una maggior quantità di moneta diventa così disponibile per la speculazione (…). 6. La psicologia dei lavoratori è particolarmente importante. I conflitti di lavoro posssono turbare le previsioni al momento favorevoli. Ciascuna categoria crede che il suo proprio interesse sia quello di resistere all’ abbassamento dei salari. Un abbassamento dei salari nominali scontenterà i lavoratori molto più di “”una caduta graduale e automatica dei salari reali che risulta da un’ aumento dei prezzi””. 7. Tutti le previsioni favorevoli elaborate dal mondo degli affari saranno più o meno controbilanciate dall’ effetto deprimente che esercita sull’ investimento il peso di un debito accresciuto, tanto pubblico che privato.”” (pag 125-126)”,”ECOT-079″
“HANSEN Alvin H. FUSCO Antonio Maria a cura”,”Guida allo studio di Keynes.”,”Il prof. Hansen è la persona giusta per scrivere un volume su Keynes. Hansen, il più insigne keynesiano degli Stati Uniti, ha interpretato l’economia heynesiana, che ha pure contribuito ad arricchire notevolmente, per gli studenti americani e i non specialisti. Nello scrivere questa Guida allo studio di Keynes, il prof. Hansen esprime la speranza che lo studente o il non specialista colto non rinunzierà a leggere la Teoria Generale. Anche coloro che scelgono il gravoso, se pur vantaggioso, compito di leggere e di interpretare la Teoria Generale saranno molto aiutati nel loro cammino da questo libro. Il risultato sostanziale del libro del Prof. Hansen consiste in questo: che si otterrà un’assai più ampia comprensione dell’economia di Keynes e di quella keynesiana e che la Teoria Generale risulterà più letta di prima.”,”ECOT-101-FL”
“HANSEN F.R.”,”The breakdown of capitalism. A history of the idea in Western Marxism, 1883-1983.”,”HANSEN F.R. ha studiato alla Cornell University. E’ Associate Director of Labor Research Association in New York che conduce ricerche per i sindacati americani. Contiene il paragrafo: ”Capital’ in the context of the first Great Depression, 1874-1895′ (pag 34-39) Tesi autore su Engels circa possibilità di una stagnazione cronica. (pag 36-37) “”In 1884, a year after Marx’s death, and after almost a full decade of economic decline, Engels began to speculate about a permanent crisis in the system. In this 1884 Preface to the first German edition of Marx’s ‘Poverty of Philosophy’, Engels spoke of the ‘inevitable collapse of the capitalist mode of production which is daily taking place before our eyes to an even greater degree…’ (7). The equalization of production and demand on the world market, previously established through periodic trade crises, seemed beyond reach. Instead, the unrelieved depression on the post-1873 period, Engels, argues may indicate the end of cyclical crises. If prosperity does not return, ‘the chronic stagnation would necessarily become the normal condition of modern industry, with only insignificant fluctuations’ (8). In his 1886 Preface to the English edition of ‘Capital’, Engels again speculates about the possibility of chronic depression. Engels poses the idea of a crisis removed from the cyclical framework and detemporalized, no longer a passing phase in a recurring process, but a permanent conditions of capitalism: …. finire”,”TEOC-025-FV”
“HANSEN Joseph”,”The Leninist Strategy of Party Building. The Debate on Guerrilla Warfare in Latin America,”,”Joseph Hansen joined the American Trotskyist movement in 1934. He served as secretary to the exiled Russian revolutionary leader Leon Trotsky in Mexico, 1937-40. He was a central leader of the U.S. Socialist Workers Party, and editor of the International weekly news magazine Intercontinental Press from 1963 until his death in 1979. Maps, Introduction, Appendix: I. Resolution on Latin America, II. Self-Criticism on Latin America, by the Steering Committee of the International Majority Tendency, III. The Meaning of the IMT Self-Criticism on Latin-America, by Jack Barnes, Notes, Index,”,”AMLx-022-FL”
“HANSEN Joseph”,”James P. Cannon, the Internationalist.”,”The material of this publication was originally selected and preparated by Educational Department of the Socialist Workers Party”,”TROS-369″
“HANSEN Thorkild”,”La costa degli schiavi.”,”””Noch hab ich mich ins Freie Nicht gekämpft”” (Goethe) (in apertura) Libro donato da Amelia Kolonia T. Hansen, nato a Copenaghen nel 1927, viaggiatore, archeologo, critico letterario è uno scrittore di romanzi storico-documentari che uniscono accuratezza storica, avventura e una meditazione sulla condizione umana. Ha partecipato a spedizioni archeologiche nel Golfo Persico e in Nubia. Ha compiuto molti viaggio e altre opere. E’ morto nel 1989 nei Caraibi. Thorkild Hansen (Copenaghen, 1927 – Caraibi, 1989), viaggiatore, archeologo, giornalista, critico letterario, è autore di romanzi storico-documentari che uniscono accuratezza storica, avventura e una meditazione sulla condizione umana. Oltre che per Il capitano Jens Munk, è noto per Arabia Felix e la «Trilogia degli schiavi», Premio del Consiglio Nordico 1971, pubblicata integralmente da Iperborea. Nel 1978 il suo Processo a Hamsun suscitò una violenta polemica nei paesi scandinavi.”,”CONx-293″
“HANSER Richard”,”Putsch!”,”Richard Hanser, nato a Buffalo nel 1909, si occupa di storia del nazismo dagli anni in cui ha partecipato alla guerra contro il Terzo Reich come specialista del Psychological Warfare. Condirettore della “”American-German Review””, ha pubblicato ‘True Tales of Hitler’s Reich’ e altri quattro volumi ricavati dalla sua intensa attività di autore di “”specials”” e documentari televisivi”,”GERG-001-FGB”
“HANSON Victor Davis”,”Massacri e cultura. Le battaglie che hanno portato la civiltà occidentale a dominare il mondo.”,”HANSON è uno storico militare che insegna alla California State University di Fresno è autore di vari libri tra cui ‘L’ arte occidentale della guerra’. “”Ma a Lepanto il fattore determinante sarebbe stato la qualità delle galee cristiane, non la superiorità numerica di quelle ottomane. Le galee veneziane eran le imbarcazioni più stabili e meglio progettate per le acque del Mediterraneo, tanto da fungere da modello per la stesso flotta turca. Anche i vascelli spagnoli erano meglio costruiti e più robusti di quelli ottomani. Don Giovanni, consultandosi con i suoi ammiragli veneziani, aveva dotato le galee alleate di innovazioni sconosciute alla flotta ottomana e che avrebbero paradossalmente confermato che, proprio al tempo della più grande battaglia di galee dopo Azio, l’ epoca delle navi a remi era già finita. Lepanto sarebbe stata l’ ultimo grande scontro di galee nella storia navale. Il primo luogo, i cristiani avevano eliminato i rostri…”” (pag 292)”,”QMIx-114″
“HANSON Stephen E.”,”Time and Revolution. Marxism and the Design of Soviet Institutions.”,”Stephen E. Hanson, assistant professor of political science at the University of Washington, is coeditor of Can Europe Work?: Germany and the Reconstruction of Post-Communist Societies. L’author traces the influence of the Marxist conception of time in Soviet politics from Lenin to Gorbachev. He argues that the history of Marxism and Leninism reveals an unsuccessful revolutionary effort to reorder the human relationship with time and that this reorganization had a direct impact on the design of the central political, socio-economic, and cultural institutions of the Soviet Union from 1917 to 1991. Preface, Acknowledgments, Table, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOC-066-FL”
“HANSON Philip”,”The Rise and Fall of the Soviet Economy an Economic History of the USSR from 1945.”,”Philip Hanson is Emeritus Professor of the Political Economy of Russia and Eastern Europe at The University of Birmingham. List of Tables, List of Figures, Acknowledgements, Editorial Foreword, Introduction, Bibliography, Index,”,”RUSU-076-FL”
“HANSON Victor Davis”,”La seconda guerra mondiale. Come è stato combattuto e vinto il primo conflitto mondiale.”,”Victor Davis Hanson insegna Storia militare e Cultura classica all’Hillsdale College, è senior fellow presso l’Hoover Institution e professore emerito alla California State University. Oltre a collaborare con molte importanti testate, ha pubblicato vari libri tra cui ‘L’arte occidentale della guerra’ (1990), ‘Massacri e cultura’ (2017), e ‘Una guerra diversa da tutte le altre’ Nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti produssero più di centoquaranta nuove portaerei di varia stazza, ossia un numero maggiore di quello raggiunto da tutte le altre marine messe insieme. (didascalia inserto fotografico, 7° foto) Né l’incapacità degli Alleati di conquisare i porti atlantici francesi ancora intatti né la distruzione di uno dei due porti artificiali Mulberry a opera di uan violenta tempesta riuscirono a fermare i rifornimenti per l’Operazione Overlord. I Landing Ship Tank (LST), enormi mezzi da sbarco alleati venivano fatti approdare fin sulle spiaggie per scaricare carri armati e altri equipaggiamenti pesanti (didascalia inserto fotografico, 8° foto) Nell’ottobre del 1944 la spiaggia dell’isola di Leyle venne trasformata in un gigantesco magazzino di rifornimenti, la cui importanza fu decisiva per la riconquista americana delle Filippine (9° foto) Gli americani rimasero sbalorditi dalle superbe mitragliatrici leggere tedesche, in particolare il ‘Maschinengewehr 34’, rimpiazzato nel 1942 dal ‘Maschinengewehr 42’, con una cadenza di tiro ancora maggiore. La mitragliatrice americana leggera Browning M1919A6 purtroppo non era sempre affidabile, sparava soltanto 400-600 colpi al minuto, ossia circa la metà di quelli che era in grado di sparare il ‘Maschinengewehr 42’ (foto 10) Gli ordini di Hitler furono disastrosai per la Wehrmacht durante la sua graduale ritirata dal territorio sovietico. A Sebastopoli, le forze tedesche e romene al comando del generale Erwin Jaenecke alla fine si ritirarono disobbedendo agli ordini del Führer. Questa decisione comportò la corte marziale per Jaenecke e la prigionia per sessantamila soldati tedeschi (foto 16) Il divario di produttività. “”In effetti, il divario di produttività tra gli Alleati e l’Asse è alquanto sorprendente in ogni settore, dai carri armati agli aeroplani, dall’artiglieria ai fucili. L’espansione dell’economia americana nel suo complesso – tra il 1939 e il 1944 crebbe del 55 per cento, mentre le spese militari passarono dall’1,4 per cento al 45 per cento del PIL – fu talmente prodigiosa che persino le spese civili nel 1944 non differivano da quelle sostenute nel 1939. Mentre tutte le altre economie di guerra concepirono la pianificazione di bilancio come una competizione tra burro e cannoni, negli Stati Uniti l’economia assunse proporzioni così vaste da lasciare spazio al sostegno delle spese più elevate di tutta la storia della nazione tanto nel settore militare quanto in quello civile. Questa superefficienza americana fu ottenuta in larga misura assumendo le donne e i disoccupati in altissimo numero, aumentando le ore di lavoro, migliorando le tecniche di produzione di massa, costruendo fabbriche più grandi e più moderne, incrementando la produttività dei lavoratori, sfruttando vaste riserve interne di carburanti fossili economici, e raccogliendo e liberando enormi quantità di capitali. Al contrario, la Germania fece importare lavoratori coatti, molto meno produttivi, in fabbriche che dopo il 1942 vennero martellate dai bombardamenti, ed era priva di linee ferroviarie e stradali sicure, o di affidabili rifornimenti di petrolio e minerali. Nei territori occupati, ufficiali incompetenti saccheggiavano, depredavano e organizzavano l’Olocausto. La corruzione del Partito nazista era endemica, tanto nell’esercito quanto nella burocrazia, e contribuisce a spiegare perché i cosiddetti «ufficiali professionisti» non obiettarono mai anche a ciò che vedevano di sbagliato nel loro settore di competenza. Dopo la guerra, Hans Lammers, capo del personale della Cancelleria del Reich, fornì agli inquirenti alleati una lista campione di «premi» – sotto forma di enormi somme di denaro e di proprietà immobiliari espropriate – pagati a importanti figure di partito e a ufficiali della Wehrmacht, come i generali Guderian (possedimenti nel Warthegau, in Polonia), von Kleist (in Slesia), von Leeb (in Baviera), Heydrich (proprietà a Panenské Brezany, vicino a Praga) e von Rundstedt (possedimenti in Slesia e duecentocinquantamila marchi”” (pag 590-591) Tabella pag 591: Il PIL relativo delle maggiori potenze alleate e della potenze dell’Asse La Germania e il Giappone sottovalutano gli Stati Uniti ‘Nel 1940 la Germania si trovava tagliata fuori dalla maggior parte delle importazioni marittime essenziali per la sua economia, fatta eccezione per alcune risorse vitali provenienti dalla vicina Scandinavia, dall’Unione Sovietica e dalla penisola iberica. Senza un facile accesso ai giacimenti petroliferi e minerari della Russia e dell’Europa orientale, il Terzo Reich non poteva continuare la guerra. Tuttavia, nel giugno del 1941 Hitler attaccò proprio l’Unione Sovietica, che nei precedenti diciotto mesi aveva fornito, a condizioni favorevoli di credito e trasporto, un milione e mezzo di tonnellate di grano, due milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, cento-quarantamila tonnellate di manganese e ventiseimila tonnellate di cromo (10). All’origine delle disastrose decisioni strategiche dell’Asse vi è un certo numero di presupposti sbagliati. Il Giappone e la Germania, nonostante frequenti proclami di familiarità con gli Stati Uniti, sapevano ben poco dell’America. Ritenevano che la sua economia non avesse saputo produrre adeguati mezzi bellici nel 1917-1918, dato che l’esercito americano spesso si era affidato a carri armati, aerei e artiglieria di fabbricazione europea. Tuttavia, proprio in quel conflitto, in appena un anno e mezzo gli Stati Uniti avevano arruolato, equipaggiato e inviato in Europa un corpo di spedizione di due milioni di uomini, nonché finanziato e rifornito di cibo e carburante le sofferenti economie britannica e francese. Alla fine della prima guerra mondiale, la produzione americana di cartucce, proiettili e polvere da sparo aveva superato quella di tutti gli alleati degli Stati Uniti messi insieme. Dopo un primo anno di incertezza e confusione, l’economia americana aveva posto fine alla guerra spendendo, in appena diciotto mesi, più della metà di quanto avevano speso insieme la Francia e la Gran Bretagna per la produzione bellica e la mobilitazione in oltre quattro anni (11). Gli Stati Uniti, in termini comparativi, sembravano non aver superato la Grande Depressione altrettanto bene della Germania o del Giappone. Nel 1940, oltre sette milioni di americani erano disoccupati e un quarto del potenziale industriale rimaneva inattivo. I tedeschi ritenevano che gli Stati Uniti non sarebbero stati in grado di adeguare la loro industria fino alla metà o alla fine del 1940, quando ormai la guerra sarebbe già stata vinta e conclusa. Nessuna potenza dell’Asse si aspettava che, dopo il 1941, sarebbero stati aggiunti altri venti milioni di americani alla manodopera del paese, che si sarebbe così ingrandita di oltre il 50 per cento. Apparentemente, né i giapponesi né i tedeschi compresero che, prima della Depressione, la poderosa economia americana aveva realizzato oltre il 40 per cento della produzione manifatturiera mondiale e poteva facilmente riavviare, se non espandere drasticamente, le proprie fabbriche inattive e la manodopera disoccupata (12)’ (pag 592-593)] [(10) Per la dipendenza di Hitler dalle importazioni sovietiche si veda Roberts, ‘Stalin’s Wars’, pp. 42-43; (11) Sul coinvolgimento economico dell’America durante la prima guerra mondiale si veda Stephen Broadberry e Mark Harrison, ‘The Economics of World War I’, in Braodberry e Harrison (a cura), ‘Economics of World War I’, pp. 5-13. Si veda anche nello stesso volume, Hugh Rockoff, ‘Unitil It’s Over, Over There: The US Economy in World War I’, pp. 310-343; (12) Sul prodigioso incremento produttivo dell’America si veda Koistinen, ‘Arsenal of World War II’, pp. 448-450] La Germania e il Giappone sottovalutano la potenza economica degli Stati Uniti”,”QMIS-249″
“HANSON Victor Davis”,”L’arte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica.”,”Victor David Hanson (1953) professore di greco e di latino all’Università di Fresno, in California, si divide tra l’insegnamento e il lavoro agricolo, che la sua famiglia pratica da cinque generazioni. “”Nessun uomo divenga inferiore o ceda il passo a un altro”” (El., VH, 2.28) (pag 15) “”Tirteo, il poeta lirico del secolo VII che scrisse per gli spartani nella seconda guerra di Messenia, del campo di battaglia greco notò solamente che «non è un uomo valoroso in guerra chi non regge alla vista della strage, del sangue» (9.10.11). Si riferiva a individui che non erano certamente dei codardi ma neppure degli estremisti, bensì dilettanti coraggiosi che avevano trovato il modo di affrontare il nemico senza esitare”” (pag 23) “”Clausewitz pensava che l’obiettivo reale di ogni conflitto fosse acquisibile con un «colpo di maglio»: la distruzione totale delle forze armate nemiche sul campo. Ritroviamo anche qui il genio di Napoleone, il quale capì, come ammise Jomini, «che il primo mezzo per ottenere grandi risultati era di concentrarsi soprattutto sulla distruzione dell’esercito nemico, con la certezza che gli Stati o le province cadono da soli quando non possiedono più una forza organizzata che li difende» (Earle, p. 88). Proprio questo desiderio occidentale di un’unica, grandiosa collisione di fanteria, di un brutale massacro con armi bianche tra uomini liberi sul campo di battaglia, ha sbigottito e atterrito in nostri avversari del mondo non occidentale per più di duemilacinquecento anni: «Tra gli Elleni esiste l’uso della guerra. Ma per la loro stupidaggine e inettitudine la conducono nella maniera più balorda», rimarcava nel 490 Mardonio. Secondo Erodoto, Mardonio era il nipote di Dario e comandante dell’armata di Serse alla vigilia della grande invasione persiana in Europa. «Si dichiarano la guerra, e poi si scelgono il terreno migliore e più in pianura per scendervi a combattere; sicché, anche vincendo, ne riportano gravi conseguenze; per non dire vinti, che restano distrutti. Mentre dovrebbero, gente di una stessa lingua, risolvere le contese trattando con messi e con araldi, e con ogni mezzo prima di ricorrere alle armi» (7.9.2). Il resoconto di Erodoto rivela in quest’uomo meraviglia, o forse paura, nella critica al modo di combattere dei Greci e al loro desiderio di infliggere danni, quali che ne fossero i costi. Vuole forse suggerire come Mardonio ben sapesse che quegli uomini occidentali, con il loro quadrati ben ordinati, l’armamento studiato con cura e le loro esercitazioni, erano in realtà piuttosto irrazionali e quindi alquanto pericolosi. Tutti i vari contingenti del grande esercito persiano, il cui aspetto e fragore apparivano tanto minacciosi, in battaglia si comportavano in modo assai diverso e prevedibile, Secondo quanto dice Erodoto, i Persiani erano vittime della tendenza più pericolosa in guerra: il desiderio di uccidere senza però sacrificarsi”” (pag 19-20)”,”QMIx-002-FGB”
“HANSON Victor Davis”,”L’arte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica.”,”Il fardello dell’oplite. Quattro tendenze che evidenziano i disagi degli opliti armati: 1. Una tendenza graduale ma costante, nel corso di duecentocinquant’anni a modificare e poi scartare definitivamente alcuni elementi dell’armatura. 2. La comprensibile abitudine di attendere letteralmetne gli ultimi istanti prima del cozzo delle lance per armarsi. 3. L’uso regolare di servitori personali per trasportare l’equipaggiamento 4. L’impulso naturale a riporre non appena possibile la costosa armatura, che di solito veniva acquistata dall’individuo e non era fornita dallo Stato. (pag 67)”,”QMIx-026-FSL”
“HANTSCH Hugo TAMBORRA Angelo TORRE Augusto VAN-DILLEN Johannes G. LANNES Xavier ADRIANI Maurilio LESOURD Paul BRUNSCHWIG Henri BENNETT George HALLGARTEN George W.F.”,”L’Europe du XIXe et du XXe siécle (1870-1914). Problèmes et interprétations historiques. Volume II.”,”Contiene il saggio di: Angelo Tamborra, ‘La Russie et l’Europe’ (pag 621-664) (alla fine del saggio il paragrafo ‘Il bolscevismo di Lenin, aspetto russo del marxismo) George W.F. Hallgarten, ‘Le choc des Impérialismes’ (pag 1095-1132)”,”STOx-289″
“HAO Wang”,”Dalla matematica alla filosofia.”,”Hao Wang è professore di matematica e di filosofia presso la Rockefeller University di New York. Nato in Cina, dove ha trascorso la prima giovinezza e compiuto i primi studi, ha frequentato la Harvard Universitynel periodo 1946-53 ed è stato dal 1956 al 1961 docente di filosofia della matematica all’Università di Oxford. Nell’areadella scienza degli elaboratori ha lavorato presso i Bell Laboratories, l’IBM, il Massachusetts Institute of Technology, l’Università del Michigan.”,”SCIx-265-FL”
“HAO Wang”,”A Survey of Mathematical Logic.”,”Hao Wang è professore di matematica e di filosofia presso la Rockefeller University di New York. Nato in Cina, dove ha trascorso la prima giovinezza e compiuto i primi studi, ha frequentato la Harvard Universitynel periodo 1946-53 ed è stato dal 1956 al 1961 docente di filosofia della matematica all’Università di Oxford. Nell’areadella scienza degli elaboratori ha lavorato presso i Bell Laboratories, l’IBM, il Massachusetts Institute of Technology, l’Università del Michigan.”,”SCIx-266-FL”
“HARA Tameichi SAITO Fred PINEAU Roger”,”Per un milione di morti. Gli errori dei giapponesi che portarono alla loro sconfitta, le più grandi battaglie navali da Pearl Harbor a Okinawa. (Tit. orig.: Japanese Destroyer Captain)”,”Il capitano Tameichi HARA è stato un protagonista degli eventi narrati in questo libro. “”Il giorno seguente, 6 novembre, gli incrociatori Atago, Takao e Mogami, uscirono lentamente da Rabaul per tornare a Truk scortati dal Suzuya, che non aveva subito danni, e dal Chikuma che ne aveva subito ma molto leggeri. Faceva male al cuore vedere quelle cinque navi allontanarsi malconce dopo che non avevano fatto niente di niente. Dentro di me imprecavo contro la stupidità dell’ alto comando e mi domandavo che cosa avrebbe mai potuto fare il Giappone.”” (pag 257)”,”QMIS-106″
“HARASZTI Miklós”,”A cottimo. Operaio in un paese socialista.”,”HARASZTI M., nato nel 1945, ha studiato filosofia e lettere a Budapest. Nel 1966 accusato di “”frazionismo”” per la sua collaborazione a un Comitato di solidarietà per il Vietnam che aveva organizzato manifestazioni davanti all’ambasciata americana, è stato allontanato dall’Università. Ha pubblicato varie poesie e ha lavorato in varie fabbriche, sempre controllato dalla polizia. Dall’esperienza sui luoghi di lavoro ha scritto questo libro ‘A cottimo’. Ma il manoscritto è stato respinto dalla casa editrice (1973) e l’autore arrestato con l’accusa di aver diffuso clandestinamente il manoscritto.”,”CONx-163″
“HARCAVE Sidney”,”Count Sergei Witte and the Twilight of Imperial Russia. A Biography.”,”Sidney Harcave is professor emeritus of history at the State University of New York at Binghamton, where he taught for thirty years. Among his many books issued in numerous editions are: Russia; A History; First Blood; The Russian Revolution of 1905; Years of the Golden Cockerel; The Last Romanov Tsars, 1814-1917; and The Memoirs of Count Witte. Sergei Witte (1849-1915), who served as finance minister and later premier of Russia, was a remarkable character, a man of enormous energy and talent. He played a major role in the construction of Russia’s transcontinental railroad system, pushing Russia onto the path of a belated industrialization and modernization. Witte’s spectacular rise during the reign of Alexander III was followed by a more troubled relationship with Nicholas II, who ultimately broke with his premier in 1906. Acknowledgments, Afterword, Notes, Bibliography, Name index, Subject index, About the Author,”,”RUSx-025-FL”
“HARCAVE Sidney”,”First Blood. The Russian Revolution of 1905.”,”Sidney Harcave is professor emeritus of history at the State University of New York at Binghamton, where he taught for thirty years. Among his many books issued in numerous editions are: Russia; A History; First Blood; The Russian Revolution of 1905; Years of the Golden Cockerel; The Last Romanov Tsars, 1814-1917; and The Memoirs of Count Witte. Sergei Witte (1849-1915), who served as finance minister and later premier of Russia, was a remarkable character, a man of enormous energy and talent. He played a major role in the construction of Russia’s transcontinental railroad system, pushing Russia onto the path of a belated industrialization and modernization. Witte’s spectacular rise during the reign of Alexander III was followed by a more troubled relationship with Nicholas II, who ultimately broke with his premier in 1906. Preface, Maps, Appendix: Documents Related to the Russian Revolution of 1905, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRx-105-FL”
“HARCOURT G.C.”,”La teoria del capitale. Una controversia tra le due Cambridge.”,”‘Uno degli aspetti curiosi dei questo lavoro è che, mentre esso è principalmente critico nei confronti dell’analisi e dell’equilibrio di tipo neoclassico, tuttavia gran parte degli aspetti formali è condotta in questi termini’ (pag XVI) (prefazione)”,”ECOT-391″
“HARDACH Gerd”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918.”,”[‘La guerra del 1914-18 segnò una cesura profonda nella storia dell’economia mondiale. Almeno quattro sono i punti di svolta a cui il conflitto diede luogo: 1. Il tramonto del capitalismo classico caratterizzato dal regime aureo internazionale, 2. La perdita di egemonia dell’Europa a favore di alcuni paesi extra-europei (in primo luogo gli Stati Uniti), 3. La crisi della dottrina liberista e la crescita del ruolo dello Stato nel governo dell’economia, 4. Lo sviluppo del movimento operaio internazionale culminato nella Rivoluzione russa del 1917’. ‘ll rovescio della medaglia del colossale sforzo bellico fu l’impoverimento generale della popolazione. Si calcola che la conduzione della guerra, nella sua fase conclusiva, assorbì grosso modo la metà del prodotto nazionale complessivo (1), provocando un corrispondente abbassamento del tenore di vita popolare. La situazione esistente nel settore dell’alimentazione rivela in modo particolarmente chiaro fino a che punto i bisogni della popolazione civile venissero repressi a favore degli armamenti. Nello stesso tempo, essa dimostra inoltre che in Europa la normale esistenza quotidiana di milioni di persone dipendeva in grado notevole dal funzionamento del mercato mondiale. Prima della guerra, di solito l’Europa occidentale importava ogni anno 26 milioni di tonnellate di cereali, mentre i grandi paesi esportatori dell’Europa orientale e dell’oltremare ne esportavano annualmente 27 milioni (2). Un esame comparato delle singole nazioni europee mostra tuttavia che i paesi belligeranti dipendevano dal mercato mondiale in grado differente’ (pag 134). Note: (1) Per la Germania cfr.: K. Roesler, ‘Die Finanzpolitik des Deutschen Reiches im Ersten Weltkrieg’, Duncker & Humbolt, Berlin, 1967. Per la Gran Bretagna v. E.V. Morgan, ‘Studies in British Financial Policy, 1914-1925’, Macmillan, London, 1952. Per la Russia cfr.: P. Studenski, ‘The Income of Nations. Theory, Measurement and Analysis: Past and Present’, New York UP, 1958; (2) Cfr.: League of Nations (a cura di), ‘Agricultrual Production in Continental Europe During the 1914-18. War and the Reconstruction Period’, Genf, 1943. Gerd Hardach, nato a Essen, ha studiato economia e scienze sociali all’Università di Münster, all’Ecole Pratiques des Hautes Etudes di Parigi e alla Freie Universität di Berlino. Dal 1972 è professore di Storia economica e sociale all’Università di Marburg (1982)]”,”QMIP-003-FPA”
“HARDACH Gerd”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Der erste Weltkrieg]”,”Gerd Hardach, nato a Essen, ha studiato economia e scienze sociali all’Università di Münster, all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi e alla Freie Univ. di Berlino. Dal 1972 è professore di Storia economica e sociale all’Università di Marburg. La questione delle Riparazioni. “”In Germania parecchi studiosi tentarono di dimostrare che era impossibile reperire i fondi per le riparazioni e che in ogni caso esse avrebbero gettato la nazione nella più estrema povertà. Tale operazione ebbe inizio con la nota del 13 marzo 1919, in cui la delegazione tedesca dichiarò con tutta serietà agli alleati che le richieste di riparazione, unite alle altre clausole del trattato di Versailles, avrebbero abbandonato milioni di tedeschi alla morte per fame (33). Queste macchinose elucubrazioni ebbero un notevole successo all’interno del paese, ma all’estero furono accolte con un certo scetticismo. In realtà il vero problema economico non era determinato dal reperimento, bensì dal trasferimento delle riparazioni. Trasferimenti unilaterali di ricchezze così ingenti, infatti, si sovrapposero al traffico di merci e di capitali, compromettendo l’efficienza del sistema monetario internazionale. E’ assai dubbio, quindi, che le riparazioni siano state economicamente utili per gli alleati (34)”” (pag 281, Cap. 8. Gli scopi della guerra e la situazione dopo la pace) [(33) Cfr. Burnett, ‘Reparation at the Paris Peace Conference’, Columbia UP, NY, 1941, p, 243; (34) Al riguardo Schumpeter ha osservato che se le riparazioni fossero state effettivamente trasferite sotto forma di eccedenze di esportazioni, avrebbero significato per l’economia tedesca «la conquista industriale della maggior parte del mondo»; cfr. J.A. Schumpeter, ‘Konjunkturzyklen. Eine theoretische, historische und statistische Analyse des kapitalistischen Prozesses’, 2 voll, Vandenhoeck & Ruprecht, Gottinghen, 1961, vol. II, pp. 723 sg. (nota 10)]”,”QMIP-006-FF”
“HARDING Neil”,”Leninism.”,”Neil Harding is Professor of Politics and Head of the Department of Political Theory and Government, University of Wales, Swansea. His previous works include a two-volume work on Lenin’s Political Thought, awarded the Isaac Deutscher Memorial Prize in 1983. Acknowledgements, introduction, Appendix 1: Chronology of Events and Lenin’s Writings, 2: Guide to Lenin’s Collected Works, 3: Lenin’s Principal Works by Topic, Notes and References, Further Reading, Bibliography, Index Pag 229 I sedici punti essenziali del pensiero dialettico (pag 229) “”An essential component of dialectical reasoning was the analysis of the contradictory elements locked up in every phenomenon: ‘The splitting of a single whole ad the cognition of its contradictory parts’ (66). Everything is, therefore, to be understood as a unity of contradictory or opposed elements; everything, in the language of dialectics, is a unity of opposites. Beneath the appearance of every seemingly stable and unified thing there lies constant tension and opposition which it is the job of the dialectician to tease out and reveal. This was central to the revolutionary progressive role of dialectics because, unlike bourgeois science, its focus was not stability and permanence, but internal conflict and permanent movement. ‘Contradiction’, according to Hegel, ‘is the ‘root of all movement and vitality’ and it is only insofar as it contains a contradiction that anything moves and ‘has impulse and activity’ (67). Lenin emphasises this passage approvingly; with three thick lines, as he did Hegel’s further reflection that the negative was ‘the ‘principle of all self-movement” (68). Only he was a dialectician (and revolutionary) who constantly highlighted the basic clash of antagonistic class forces within society – that was the principal political point of Lenin’s researches and writings on the dialectic. Those who, like the renegade leaders of the Second International, talked of social peace, ‘union sacrée’ or ‘burgfrieden’ at the crisis point of capitalist civilisation, were apostates to the dialectic, and therefore to the essence of Marxism. Such people attempted to wish away the objective constitution of society simply because it did not suit their subjective political purposes: because it might incur the wrath of the authorities or be unpopular. In a supreme act of wilfulness they therefore ‘decreed’ the temporary suspension of the very process they had hitherto asserted to be constitutive of society. In the end, Lenin had to believe, the objective realities of a class-polarised society would reassert themselves and exact vengeance on all those who had forgotten that the essence of dialectics was ‘the unity of opposites’ (69) and that ‘Development is the “”struggle of opposites””‘ (70). Dialectics was, moreover, ‘the theory of knowledge of (Hegel and) Marxism. This is the “”aspect”” of the matter (it is not “”an aspect”” but the ‘essence’ of the matter) to which Plekhanov, not to speak of other Marxists, paid no attention’ (71) [HARDING Neil, ‘Leninism’, London, 1996] [(66) CW (Collected Works), 38, 359; (67) CW, 38, 139; (68) CW, 38, 140; (69) CW, 38, 283; (70) CW, 38, 360; (71) CW, 38, 362] pag 231-232″,”LENS-023-FL”
“HARDING Stephan”,”Terra Vivente. Scienza, intuizione e gaia.”,”Stephan Harding ha ottenuto il dottorato in Ecologia presso l’Università di Oxford. Ha collaborato con James Lovelock, ideatore della teoria di Gaia.”,”VARx-016-FGB”
“HARDING Thomas”,”Il comandante di Auschwitz. Una storia vera. Le vite parallele del più spietato criminale nazista e dell’ebreo che riuscì a catturarlo.”,”Questo libro è scritto dal pronipote di Hanns Alexander, ebreo tedesco rifugiatosi in Gran Bretagna per sfuggire alle persecuzioni delle SS e in seguito arruolatosi nell’esercito inglese. Il suo nemico numero uno si chiamava Rudolf Höss, responsabile del massacro di oltre un milione di persone e freddo esecutore della “”soluzione finale”” voluta da Hitler. Höss, dopo la guerra è vissuto sotto falsa identità ma con determinazione Hanns riuscirà a catturarlo. Thomas Harding, laureato in Antropologia alla Cambridge University, ha lavorato come giornalista, e collaborato con il Financial Times e il Guardina. In questo suo primo libro racconta la storia del suo prozio Hanns Alexander. 1° marzo 1941. Himmler visita il campo di Auschwitz. “”Himmler era al campo per un’ispezione formale, accompagnato da vari sodali, ovvero governatori e alti ufficiali delle SS di Berlino, leader politici della Slesia, e dirigenti della IG Farben. Del gruppetto faceva parte anche Richard Glücks, il capo diretto di Rudolf, che aveva cercato di farlo rimuovere fin dal primo momento in cui era stato nominato kommandat di Auschwitz. Non piacendogli l’eccessivo zelo di Rudolf e intimidito dal suo rapporto personale con Himmler, Glücks era arrivato la mattina presto, per avvertirlo di non dire niente di negativo sul campo. Dopo un rinfresco nel suo ufficio, Rudolf fornì una visione d’insieme dei miglioramenti del lager successivi alla precedente visita di Himmler. Usando mappe e diagrammi, indicò quali edifici erano stati sistemati, quali dovevano ancora essere costruiti, e l’espansione pianificata. Dopo essersela cavata bene con le domande del gruppo, invitò tutti a fare un giro del campo. Il kommandant si accomodò su sedile posteriore dell’auto dove c’erano Himmler e Ernst Schmauser, a capo di un distretto locale, della cui discrezione poteva fidarsi. Sntendosi più pretetto, si lanciò quindi in una lunga lista di lamentele: la mancanza di risorse, l’immensità del compito, la minaccia di malattie per la mancanza di misure igieniche, il sovraffollamento, la scarsità d’acqua e, ancora peggio, la mancanza d’aiuto da parte di Richard Glücks. Ha Himmler quei reclami diedero fastidio. «Signori», disse sorridendo, «espanderemo Auschwitz. Le mi ragioni sono più importanti delle vostre rimostranze». Mentre l’auto procedeva sobbalzando lungo i sentieri sassosi del campo, Himmler ricordò a Rudolf che erano in tempo di guerra e anche lui doveva adattarsi. Se potevano farcela i soldati al fronte, allora anche un kommandant doveva farcela. Himmler aveva grandi progetti per Auschwitz: Rudolf avrebbe dovuto costruire un nuovo campo capace di ospitare oltre centomila prigionieri. Questo nuovo lager si sarebbe chiamato Birkenau, o Auschwitz II, e sarebbe stato ubicato a circa cinque chilometri di distanza dal campo. Himmler disse anche che aveva intenzione di costruire una fabbrica di gomma sintetica vicino a Birkenau per il gigante chimico IG Farben, dove sarebbero andati a lavorare altri diecimila prigionieri (9). Nessuno dei ampoi avava mai ospitato un numero così alto di detenuti, e Rudolf si sentì sia onorato che intimorito per la responsabilità. Quando Ernst Schmauser fece notare l’insufficienza dei materiali edili, Himmler rispose a tono: «L’espansione del campo deve essere accelerata a ogni costo. Dovrete procedere improvvisando. Qualsiasi epidemia deve essere contenuta e affrontata senza pietà. Non sono d’accordo con voi sui problemi di Auschwitz»”” (pag 126-127)”,”BIOx-003-FER”
“HARDING Richard”,”Seapower and Naval Warfare, 1650-1830.”,”Richard Harding è Principal Lecturer all’ University of Westminster”,”QMIN-038-FSL”
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo IV.”,”Volume 4°”,”STOU-083″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo V.”,”Volume 5°”,”STOU-084″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo VI.”,”Volume 6° Arminio (latino Arminius; tedesco: Hermann o Armin; Weser, 17-16 a.C. – Germania, 21) principe e condottiero della popolazione dei Germani Cherusci. (http://wapedia.mobi/it/Arminio) Arminio è noto per aver sconfitto l’esercito romano nella battaglia della foresta di Teutoburgo, quando a capo di una coalizione di tribù germaniche annientò tre intere legioni comandate da Publio Quintilio Varo. Pochi anni più tardi, subì egli stesso una pesante sconfitta per opera di Germanico.[1] Il nome di Arminio è una variante latinizzata di quello germanico Irmin, “”grande”” (confronta Herminones). Il nome Hermann (cioè “”uomo dell’esercito”” o “”guerriero””) fu utilizzato nel mondo germanico come equivalente di Arminio al tempo della Riforma di Martin Lutero, che voleva farne un simbolo della lotta dei popoli germanici contro Roma. Indice: 1. Biografia 2. Curiosità 3. Note 4. Bibliografia 5. Voci correlate 6. Altri progetti 1. Biografia 1. 1. Negli eserciti imperiali ( 5- 7) Arminio, nato nel 17 o nel 16 a.C., era figlio del capo cherusco Segimero. Servì nell’esercito romano, prima probabilmente sotto Tiberio in Germania durante la campagna del 5, più tardi, secondo le fonti storiografiche latine, trasferito in Pannonia, come luogotentente di reparti di cavalleria, collaborò alle operazioni militari dei Romani, durante i primi due anni della rivolta dalmato pannonica, guidando un contingente di truppe ausiliarie cherusce. 1. 2. Arminio e Publio Quintilio Varo ( 7- 9) Per approfondire, vedi le voci Occupazione romana della Germania sotto Augusto e Battaglia della foresta di Teutoburgo. La mappa della disfatta di Varo, nella Selva di Teutoburgo. Ottenuta anche la cittadinanza romana, attorno al 7/8, Arminio tornò nella Germania settentrionale, dove i romani avevano conquistato i territori a ovest del fiume Reno e ora miravano a espandere il loro dominio a est dell’Elba sotto la guida del governatore Publio Quintilio Varo. Arminio iniziò subito a complottare e a unire sotto la sua guida diverse tribù di Germani per impedire ai romani di realizzare i loro progetti. Mentre complottava Arminio mantenne il suo incarico di ufficiale della Legione e da cittadino romano mantenne la piena fiducia di Varo, che affidò completamente ai suggerimenti di Arminio la campagna militare che stava seguendo. Arminio era un cittadino romano e riscuoteva la piena fiducia di Varo, che non dette retta alle accuse di tradimento che vennero formulate nei confronti di Arminio dagli stessi romani e lo promosse suo consigliere militare. Nel 9, a capo di una coalizione formata da Cherusci, Marsi, Catti e Bructeri, il 25enne Arminio annientò l’esercito di Varo (circa 20.000 uomini) nella battaglia di Teutoburgo (nei pressi della collina di Kalkriese, circa 20 chilometri a nord-est di Osnabrück. Praticamente Arminio condusse le tre legioni romane sotto la sua stessa guida dentro la trappola che egli stesso aveva preparato. Si tratta di un caso unico nella storia militare dove il comando tattico della battaglia viene esercitato per i due schieramenti contrapposti dallo stesso comandante. Ed infatti nella battaglia di Teutoburgo i legionari romani non furono neppure schierati in assetto di combattimento ma, contro tutte le regole romane, furono fatti proseguire dentro un territorio ostile in semplice assetto di marcia ed affardellati. La maggior parte fu uccisa senza potersi difendere, i germani si lasciarono andare ad atrocità, e le testimonianze dei pochi sopravvissuti parlano di torture e mutilazioni perpetrate sui legionari catturati. Varo si suicidò e i romani non tentarono più di conquistare le terre al di là del Reno, che segnò per secoli il confine tra l’Impero e i barbari. Dopo questa vittoria, Arminio tentò inutilmente di creare un’alleanza permanente dei popoli germanici con cui far fronte all’inevitabile vendetta romana. Una cosa che fece desistere dalla romanizzazione della Germania fu lo sconcerto che provocò il tradimento di un cittadino romano con molti privilegi per difendere una cultura considerata dai romani come primitiva ed inferiore. Non si poté comprendere come ciò che i romani consideravano una emancipazione culturale potesse essere subita come una tirannia. 1. 3. Arminio e Germanico ( 14- 16) Per approfondire, vedi la voce Spedizione in Germania di Germanico. La piana di Idistaviso e la battaglia che si svolse tra le legioni di Germanico e le orde dei Germani di Arminio nel 16. Negli anni 14-16 le forze romane, guidate da Germanico, penetrarono profondamente in Germania, devastandone i territori ed infliggendo una pesante sconfitta ad Arminio e alle sue tribù alleate. Nel 16 Germanico, infatti, nel corso del suo ultimo anno di campagne, riuscì a battere pesantemente Arminio nel corso di due battaglia presso il fiume Weser: prima nella piana di Idistaviso e poco dopo, quasi fosse la continuazione naturale della prima, poco lontano di fronte al Vallo degli Angrivari. Il capo cherusco, ormai battuto pesantemente, probabilmente disperò sul futuro della sua Germania libera, ma Germanico era richiamato al termine di quest’anno dal padre adottivo, l’imperatore Tiberio. Durante le operazioni di questi due anni di guerra, i romani recuperarono le insegne militari di due delle tre legioni che erano state massacrate a Teutoburgo. La terza insegna fu recuperata in seguito, al tempo dell’imperatore Claudio, fratello di Germanico[2]. 1. 4. Arminio e Maroboduo ( 17- 18) Una volta che i Romani si furono ritirati da vincitori, scoppiò la guerra tra Arminio e Marboduo, l’altro potente capo germanico dell’epoca, re dei marcomanni (che erano stanziati nell’odierna Boemia). Le due coalizioni si scontrarono in una battaglia campale, dove Arminio riuscì a battere le truppe alleate del re rivale marcomanno, il quale fu costretto a rifugiarsi a Ravenna, chiedendo asilo politico allo stesso imperatore romano Tiberio. 1. 5. Morte del “”liberatore”” della Germania ( 19) Nel 19 Arminio fu assassinato dai suoi capitani, che temevano il suo crescente potere: « Ricevo presso gli storici e i senatori contemporanei agli eventi che in Senato fu letta una lettera di Adgandestrio, capo dei Catti, con la quale prometteva la morte di Arminio se gli fosse stato inviato un veleno atto all’assassinio. Gli fu risposto che il popolo romano si vendicava dei suoi nemici non con la frode o con trame occulte, ma apertamente e con le armi […] del resto Arminio, aspirando al regno mentre i romani si stavano ritirando a seguito della cacciata di Maroboduo, ebbe a suo sfavore l’amore per la libertà del suo popolo, e assalito con le armi mentre combatteva con esito incerto, cadde tradito dai suoi collaboratori. Indubbiamente fu il liberatore della Germania, uno che ingaggiò guerra non a un popolo romano ai suoi inizi, come altri re e comandanti, ma a un Impero nel suo massimo splendore. Ebbe fortuna alterna in battaglia, ma non fu vinto in guerra. Visse trentasette anni e per dodici fu potente. Anche ora è cantato nelle saghe dei barbari, ignorato nelle storie dei greci che ammirano solo le proprie imprese, da noi romani non è celebrato ancora come si dovrebbe, noi che mentre esaltiamo l’antichità non badiamo ai fatti recenti » (Tacito, Annales II, 88) 2. Curiosità •Il femminile di Arminio, Arminia, ha dato il nome alla squadra tedesca dell’Arminia Bielefeld. •Il fratello di Arminio, Flavo, militava nell’esercito romano e rimase anche successivamente la battaglia di Teutoburgo un leale e fedele ufficiale delle legioni. •La storia di Arminio e delle sue vittorie potrebbero aver fornito la base per la figura mitologica di Sigfrido dei Nibelunghi[3] 3. Note 1.Tacito, Annali II, 22; Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vita di Caligola 1,4 2.Dione Cassio, Storia romana, LX, 8. 3.Arminius: The Original Siegfried. URL consultato il 2006-09-06. 4. Bibliografia Fonti primarie •Tacito, Annali •Cassio Dione Cocceiano, Storia romana •Plinio il Vecchio, Naturalis Historia •Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei dodici Cesari •Velleio Patercolo, Storia romana Fonti secondarie •Hubert Cancik und Helmuth Schneider (a cura di), Der neue Pauly: Enzyklopädie der Antike, Stuttgart/Weimar, 1996-2003 •Georg Wissowa (a cura di), Paulys Realenzyklopädie der klassischen Altertumswissenschaft, Stuttgart, 1893-1979 (Pauly-Wissowa) •J. Hoops, Generallexikon der Germanische Altertumskunde, Berlino, 1984 •Meyers Lexicon, Arminius, Vienna, 1893 •Klaus Bemmann: Arminius und die Deutschen, Essen: Magnus Verlag 2002, 228 ssg., ISBN 3-88400-011-X •J. Bühler, Deutsche Geschichte, Lipsia, 1934 •Alexander Demandt, Rainer Wiegels und Winfried Woesler (a cura di), Arminius und die frühgermanische Staatenbildung, in Arminius und die Varusschlacht, Paderborn/München/Wien/Zürich, 1995, pagg. 185-196 •Duenzelmann, Der Schauplatz der Varusschlacht, Gotha, 1889 •Ralf G. Jahn, Der Römisch – Germanische Krieg (9-16 n. Chr.). Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doktorwürde der Philosophischen Fakultät der Rheinischen Friedrich-Wilhelms-Universität zu Bonn, Bonn 2001 •Manfred Millhoff: Die Varusschlacht – Anatomie eines Mythos: eine historische Untersuchung der Schlacht im Teutoburger Wald, Berlino, 1995 •Theodor Mommsen, Die Varusschlacht, Berlino, 1885 •F. Stieve, Geschichte des Deutschen Volkes, Monaco di Baviera, 1943 •Dieter Timpe, Arminius-Studien, Heidelberg, 1970 •G. J. Wais, Die Alamannen, Berlino, 1943 •Herbert W. Benario, Arminius into Hermann: History into Legend, in Greece & Rome, Vol. 51, 1, pagg. 83-94, 2004 •Goldsworthy, Roman Warfare, pag. 122 5. Voci correlate •Germani •Battaglia di Teutoburgo del 9 •Battaglia di Idistaviso •Publio Quintilio Varo •Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico •Spedizione germanica di Germanico”,”STOU-085″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo VII.”,”Volume 7° “”Tra gli storici, che scrissero al tempo d’Alessandro, fu celebre Dione Cassio di Nicea in Bitinia, il quale avea scritto in Greco tutta la Storia Romana dall’arrivo di Enea in Italia infino al regno di Alessandro. Conteneva ottanta libri, de’ quali non ce ne restano, che circa diciannove, e alcuni frammenti di quelli, che si sono perduti. Il suo stile è nobile, chiaro, e naturale. D’altra parte osservasi ne’ suoi scritti assai di quella franchezza, e di quella sincerità, che consiste non solamente in non dir niente, che non sia vero, ma in aver il coraggio di dire tutto ciò, ch’è vero.”” (pag 256)”,”STOU-086″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo VIII.”,”Volume 8° Ascesa al potere d’ Eutropio, eunuco favorito di Arcadio. “”Eutropio andò più oltre; fece dichiarare Stilicone nemico dell’impero, e perturbatore del pubblico riposo: impadronissi de’ beni, che quegli avea in Oriente, ondo fu obbligato di si tornare in Italia. Aggiungesi, ch’ei tese secrete insidie alla vita di Stilicone; e dalla competenza di questi due rivali nacque qualche discordia tra i due fratelli Arcadio, e Onorio. Eutropio d’altra parte ebbe cura di allontanare tutti quelli, che faceangli ombra, e sotto un Prinicpe così debole, come Arcadio, non trovò alcun ostacolo alle sue violenze””. (pag 239-240) Disgrazia d’Eutropio, eunuco favorito di Arcadio (pag 245) “”e quest’orgoglioso ministro precipitò egli medesimo la sua rovina, disgustandosi coll’Imperatrice Eudossia. Osò maltrattarla con parole, fino a minacciarla di farla cacciare dal palazzo. Questa principessa ossesa di quest’audacia, prese tra le sue braccia le sue due figliuole, Flaccilla, e Pulcheria, una in età d’anni dieci, l’altra, che non avea ancor un anno, e se ne venne cogli occhi bagnati di lacrime ad implorare la giustizia dell’Imperatore contra d’Eutropio. Arcadio di già smosso, non potè resistere a quest’ultimo assalto, e ricordossi d’essere Imperatore. Fece chiamar Eutropio, spogliollo delle sue dignità, e scacciollo dalla sua presenza. In un momento ecclissossi tutta la sua grandezza, disparvero gli adulatori, che l’intorniavano, o piuttosto divennero i suoi più ardenti persecutori. Non vide altro scampo per sottrarsi dall’odio pubblico, che di rifuggire in una Chiesa; ma il popolo, e i soldati con altre grida dimandavano la di lui morte; Gainas appoggiavagli co’ suoi discorsi; e stavasi sul punto d’estrarlo dal suo asilo, se San Grisostomo ottenuto non avesse colle sue preghiere, e colle sue lacrime, che per rispetto verso i santi Altari, cui quegli teneva abbracciati, se gli facesse grazia della vita””. (pag 245-246)”,”STOU-087″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo IX.”,”Volume 9°”,”STOU-088″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo X.”,”Volume 10°”,”STOU-089″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo XI.”,”Volume 11° Storiografia. “”La Storia non fa più alcuna menzione di Fozio, il che ha fatto giudicare, ch’egli non era sopravissuto lungo tempo alla sua disgrazia. Si hanno di lui molte opere, delle quali la più celebre è la sua Biblioteca che contiene gli estratti di 279 autori, ch’egli aveva letti; Gramatici, Oratori, Poeti, Filosofi, Medici, Matematici, Teologi, e Storici tanto Profani, che Ecclesiastici. Questi estratti sono per la maggior parte accompagnati da giudizi su gli scritti di quegli autori; e un gran numero non esiste più””. (pag 71-72)”,”STOU-090″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo XII.”,”Volume 12°”,”STOU-091″
“HARDT Michael”,”La rivoluzione permanente negli affari militari (in) ‘L’ arte della guerra’.”,”Altri scritti di Toni NEGRI, Niccolò MACHIAVELLI, Giuseppe BRONZINI Claudio DE FIORES Michele SURDI Marco BASCETTA Louis Ferdinand CELINE Roberto CICCARELLI Augusto ILLUMINATI James HARRINGTON Mattia DILETTI Benedetto VECCHI Peppe ALLEGRI Antonio CONTI Paolo NAPOLI. “”Alcuni specialisti militari ritengono infatti che la RMA (Revolution in Military Affairs, la rivoluzione negli affari militari, ndr) e il nuovo paradigma strategico non siano affatto falliti in Iraq. Le cause del disastro iracheno, secondo questi interlocutori, vanno fatte risalire ad alcuni errori secondari che non mettono in questione la strategia nel suo insieme. Gli stessi teorici tratteggiano una serie di scenari nei quali la guerra e l’ occupazione si sarebbero rivelati un esperimento assolutamente riuscito, se solo si fosse o non si fosse verificato un evento minore.”” (pag 22)”,”QMIx-155″
“HARDT Michael NEGRI Antonio”,”Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione.”,”””Marx spiega molto chiaramente che il capitale agisce riconfigurando senza posa i confini che separano il dentro dal fuori. Se, di fatto, il capitale non può esistere senza che vi siano dei confini che delimitano un territorio e una popolazione, esso tuttavia li oltrepassa sempre integrando continuamente nuovi spazi: “”La tendenza a creare il mercato mondiale è data immediatamente nel concetto stesso di capitale. Ogni limite si presenta qui come un ostacolo da superare”” (2)”” (pag 211) (2) Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, tr.it., 2 voll., La Nuova Italia, Firenze 1970, vol. 2, p. 9; (…) Per la discussione dei “”limiti”” interni della produzione capitalistica; cfr. inoltre Karl Marx, Il capitale, tr.it., a cura di D. Cantimori, 3 voll, Editori Riuniti, Roma, 1989, libro III, pp. 293-321 “”Per realizzare il plusvalore generato nel corso del processo di produzione ed evitare la svalutazione che risulta dalla tendenza alla sovrapproduzione, Marx sostiene che il capitale deve ampliare il suo raggio d’azione: “”Una condizione della produzione basata sul capitale è perciò la produzione di un ‘circolo della circolazione continuamente allargato’, o direttamente, oppure creando in esso più punti di produzione”””” (pag 213) “”Rosa Luxemburg ha sviluppato l’analisi di Marx del problema della realizzazione spostandone però l’accento. Luxemburg respinge l’ipotesi che “”l’esistenza di acquirenti non-capitalistici del plusvalore è condizione diretta”” per la realizzazione capitalistica del plusvalore e per dimostrare la dipendenza del capitale dell’esterno. Il capitalismo: “”E’ la prima forma economica (…) che non può esistere da sola, senza altre forme economiche come suo ambiente e terreno di sviluppo”” (9). Il capitale è come un organismo che non può vivere senza spingersi al di fuori dei suoi confini per nutrirsi del suo ambiente esterno. Il fuori gli è necessario.”” (pag 214) (9) Rosa Luxemburg, L’accumulazione del capitale, tr.it. Einaudi, Torino, 1960, pp.352 e 460. L’analisi di Rosa Luxemburg sul’accumulazione capitalistica, le sue critiche a Marx e la sua teoria del collasso del capitalismo, sono state tutte oggetto di forti critiche fin dalla pubblicazione del suo libro. Per cogliere l’importanza delle questioni in gioco, è possibile far riferimento all’Introduzione di Mandel a Marx, ‘Capital’, vol. 2, cit., pp. 17-79 (specialmente pp. 62-69); all’Introduzione di Joan Robinson a Rosa Luxemburg, ‘The Accumulation of Capital’, tr. di A Schwarzchild, Monthly Review Press, New York, 1968, pp. 13-28; e a Paul Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, tr.it., Boringhieri, Torino, 1970, pp. 238-244) I due volumi perduti del Capitale (pag 224) Notizie bibliografiche sul dibattito e la critica dell’ imperialismo (nota 1 pag 416) Teoria sottoconsumo (note) (pag 416-417)”,”TEOC-640″
“HARDT Michael NEGRI Antonio”,”Impero.”,”Michael Hardt è professore associato nel dipartimento di letteratura della Duke University. Antonio Negri ha insegnato scienze politiche alle università di Padova e Parigi VIII. Dal febbraio 2000, quando uscì negli Stati Uniti l’edizione americana, Impero è stato tradotto in spagnolo, tedesco, francese, cinese , turco e arabo.”,”USAQ-009-FL”
“HARDY Jack”,”La prima rivoluzione americana. La lotta per l’ indipendenza americana vista attraverso i fenomeni economici e sociali che l’ originarono.”,”Samuel Adams. “”Maestro di organizzazione non lasciò mai nulla di intentato; non trascurò mai un’ occasione od una circostanza. Egli fece discorsi, scrisse opuscoli di propaganda e documenti di stato, organizzò “”sediziosi”” circoli corali, si mescolò e fece propaganda fra mercanti e uomini di stato, i “”meccanici”” della città ed i pescatori intorno al porto””. (pag 31) “”Anche il Sud aveva i suoi capi rivoluzionari non meno eminenti, e fra essi Patrick Henry, chiamato da taluni “”il Demostene della rivoluzione””, che non fu eguagliato nell’ abilità di riunire l’ opposizione ai torti rivoluzionari particolarmente nel campo rivoluzionario, nel quale emerse come eminente statista ed oratore del Virginia. Forte combattente e intransigente difensore degli interessi della libertà coloniale, egli divenne il capo del Partito Patriottico nei territori del Sud””. (pag 31-32) Il ruolo di Francia, Olanda, e Spagna. “”Finalmente, il 7 dicembre 1777 arrivò la notizia della sconfitta di Burgoyne a Saratoga, e si dice che Beaumarchais si sia lasciato prendere da un entusiasmo tale che, nella fretta di avvertire il re, si slogò un braccio. Nell’ aprile 1778 si conchiuse l’ alleanza ufficiale, la quale, oltre che militare era anche politica e commerciale. nel 1779 anche la Spagna dichiarò separatamente guerra alla Gran Bretagna, benché non in qualità di alleato americano. L’aiuto olandese, che consisteva in prestiti non ufficiali, libero accesso ai porti per le navi americane, ed altre agevolazioni, fece precipitare la dichiarazione di guerra all’ Olanda da parte della Gran Bretagna. L’ Inghilterra era in guerra con le tre più grandi potenze navali del mondo, esclusa se stessa. Così la lotta locale degli americani degenerò in una guerra europea. Gran parte delle forze inglesi erano immobilizzate in varie parti del mondo e non potevano perciò recare il loro contributo alla guerra in America. Inoltre un esercito francese venne inviato nelle colonie americane. Queste forze terrestri francesi e la flotta furono di grandissimo aiuto quando alla fine della guerra Cornwallis si arrese a Washington, il 19 ottobre 1781, nell’ assedio di Yorktown. Un’ utilizzazione assennata degli antagonismi mondiali da parte degli emissari americani aveva provocato uno stato di cose che portarono al trionfo della Rivoluzione.”” (pag 78-79)”,”USAG-063″
“HARFORD Tim”,”L’economista mascherato. L’insospettabile logica che fa muovere i soldi.”,”HARFORD Tim giornalista inglese vive a Washington. E’ stato consulente economico di alcune grandi compagnie petrolifere e ha insegnato a Oxford. Ha collaborato con la Banca mondiale dove è stato lead writer per l’International Finance Corporation. Tiene una rubrica sulle pagine del Financial Time magazine’ La teoria del banditismo di Stato (pag 210) “”Alla Waterloo Station passano 74 milioni di persone all’anno”” (pag 14) Secondo il professore di economia Brian McManus i ricarichi sul caffé si aggirano intorno al 150 per cento: costa 40 centesimi fare una tazzina da un dollaro di caffé espresso e meno di 1 dollaro un latte macchiato mignon che si paga 2.55 dollari.”,”ECOI-299″
“HARMAN Chris”,”The Lost Revolution. Germany 1918 to 1923.”,”L’A é un dirigente del Socialist Workers Party”,”MGER-011″
“HARMAN Chris”,”Zombie Capitalism. Global Crisis and the Relevance of Marx.”,”HARMAN Chris è un membro del Socialist Workers Party”,”TEOC-577″
“HARMAN Chris”,”Class Struggles in Eastern Europe 1945-83.”,”Chris Harman is the editor of Socialist Worker. He has published several works of history and economic theory, the most recent of which was A People’s History of the World. A note to the third edition, Acknowledgements, A note on terminology, Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”EURC-046-FL”
“HARMAN Nicholas”,”Dunkirk The Necessary Myth.”,”L’ordine di Hitler di fermarsi. ‘None of the panzer commanders seems to have seriously disagreed with Rundstedt’s order to stop on the Aa (river *), as confirmed by Hitler. Later, with the usual hindsight of frustrated conquerors, some claimed that they could have finished the job if left alone by the top brass. After the war General Guderian was interrogated by a man he much admired, the British theorist of tank warfare Captain Liddell Hart. Guderian tried to put the blame for the halt at the As – as for so much else – on Adolf Hitler: “”We were not informed of the reason for this… We were utterly speechless””‘ (pag 31) ‘Nessuno dei comandanti dei panzer sembra essere seriamente in disaccordo con l’ordine di Rundstedt di fermarsi sull’Aa (fiume *), come confermato da Hitler. Più tardi, con il solito senno di poi dei conquistatori frustrati, alcuni affermarono che avrebbero potuto finire il lavoro se lasciati soli dai vertici. Dopo la guerra, il generale Guderian fu interrogato da un uomo che ammirava molto, il teorico britannico della guerra tra carri armati, il capitano Liddell Hart. Guderian ha cercato di addossare la colpa dello stop all’Aa – come di tanto altro – ad Adolf Hitler: “”Non siamo stati informati del motivo di questo… Siamo rimasti assolutamente senza parole””‘ (pag. 31) () L’Aa è un fiume della Fiandra francese. Nasce nelle colline dell’Artois presso la città di Desvres e sbocca nel Mare del Nord a Gravelines. Risulta navigabile da Saint-Omer, dove termina il canale Neuffossé, alla foce. Il corso del fiume tocca anche il comune di Bourbourg.”,”QMIS-007-FSD” “HARMEL Maurice”,”Charles Fourier.”,”””Le système social de Fourier est tout entier basé sur l’analyse des passions et sur la théorie de l”attraction passionnelle’. Celle-ci est “”l’impulsion donnée par la nature antérieurement à la réflexion, et persistante, malgré l’opposition de la raison, du devoir, du préjugé””. D’après Fourier, elle tend à trois buts: au luxe ou plaisir des cinq sens; aux groupes ou séries de groupes; au mécanisme des passions. La tendance au luxe donne cinq passions ‘sensitives’: ce sont celles qui se manifestent par les cinq sens, et c’est le premier but de l’attraction passionnelle que de les satisfaire. Par la tendance aux groupes et séries l’Attraction tend encore à former quatre sortes de groupes: d’amitié, d’ambition, d’amour, de famille, à chacun desquels correspond une passion ‘affective'””. (pag 184) ‘Après sa mort, lorsque Fourier eut été enseveli dans un coin paisible du cimetière Montmartre près duquel s’élève maintenant sa statue, ses disciples de la Phalange prophétisèrent que le jour proche où la Théorie régnerait sur l’univers, la dépouille de son auteur aurait une place d’honneur vénérée de l’humanité tout entière. Ce jour n’est pas venu, et il est douteux qu’il vienne maintenant. Aussitôt après la mort de son fondateur, le fouriérisme, à la tête duquel fut placé Considérant, prit une extension rapide. Il fit des adeptes, eut une littérature abondante, s’exprima dans des revues et des journaux. En réalité, la doctrine n’était plus acceptée intégralement. Les disciples, même les plus convaincus, n’exposaient pas la cosmogonie du maître, ni ses théories sur l’amour. Peut-être les gardaient-ils par devers eux comme un enseignement ésothérique, dispensé à quelques rares, mais sans les désavouer, ils les taisaient. Le fouriérisme se réduisit bientôt à la théorie du phalanstère, organisation coopérative fondée sur le triple accord du capital, du travail et du talent. Bientôt même ses partisans ne parlèrent guère plus de l’analyse des passions, mais leurs efforts pour expurger un système confus furent rendus inutiles par les événements de 1848 et de 1851. Le système phalanstérien subit le sort de tous les systèmes utopistes. Il disparut en tant que parti s’il conserva quelques fidèles, comme Considérant qui, proscrit par le coup d’Etat de Décembre, mit au service de la cause une persévérance louable et des efforts dignes d’un meilleur résultat, et chercha vainement à réaliser le rêve de son maître et le sien. Quand ce saint Paul du nouveau Rédempteur mourut en 1894, on s’étonna qu’il vécut encore. Il était profondément oublié. Pourtant, si le fouriérisme n’existe plus comme doctrine, il a exercé une influence énorme, et l’on peut revendiquer pour la mémoire de Fourier une part considérable dans le mouvement social’ (pag 189-190) [LEGGERE IN: Maurice Harmel, ‘Charles Fourier’. Portraits d’Hier’, Paris, 1910] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77DIGIT”,”SOCU-157″ “HARMER Harry”,”Friedrich Ebert. Germany.”,”HARMER Harry ha studiato la storia della repubblica di Weimar l’ascesa di Hitler. Ha condotto ricerche sull’ Internazionale comunista e i partiti comunisti europei. “”The SPD leadership proclaimed, as it would throughout the war, that it favoured a ‘peace of understanding’, When France declared the return of Alsace-Lorraine – seized by Prussia in 1871 – a war aim, Ebert complained in January 1915, ‘The French Social Democratic Party are today in full sail on the tide of Chauvinism…We remain to the Fatherland till the enemy is ready to make peace”” (1). There were increasingly strident demands from the Pan-German right to hold on to the conquests her armies had made, extending post-war German rule to the Baltic provinces, Belgium and northern France, the Balkans and the Ukraine. Bethmann-Hollweg remained silent on the issue, unwilling to alienate the SPD””. (pag 40) (1) Scheidemann Philipp, ‘Memoirs of Social Democrat’ (2 voll.)”,”GERG-082″ “HARMS Berhard”,”Ferdinand Lassalle und seine Bedeutung für die deutsche Sozialdemokratie.”,”HARMS Berhard; Professore Università di Kiel”,”LASx-001″ “HARNACK Adolf von”,”L’essenza del cristianesimo.”,”Protestantesimo e Chiesa cattolica “”Chi guardi le condizioni esterne del Protestantismo, specialmente in Germania, non può non esclamare a tutta prima: Quanto sono tristi! Ma chi consideri tutta la storia d’Europa dal secondo secolo fino ad oggi non può disconoscere che fra tanti avvenimenti la Riforma del secolo XVI fu il più grande e il più benefico, superiore anche alla mirabile trasformazione d’ogni cosa che ebbe il suo inizio nel secolo XIX. Che cosa sono le nostre invenzioni e scoperte, i nostri progressi nella civiltà materiale, a paragone di quel grande avvenimento in virtù del quale trenta milioni di Tedeschi e parecchi milioni di cristiani di altre nazioni hanno una religione senza preti, senza sacrifizi, senza grazie e senza riti, una religione puramente spirituale? Il Protestantismo deve innanzi tutto essere considerato in opposizione al Cattolicesimo e giudicato sotto due aspetti, cioè come Riforma e come Rivoluzione. Esso fu una Riforma rispetto alla Chiesa, alla sua autorità e a tutto il suo apparato. Il Protestantismo non è un fenomeno spontaneo, quasi il prodotto di una ‘generatio aequivoca’, ma, come indica il suo nome, è il risultato necessario della intollerabile corruzione della Chiesa cattolica, il corollario di una lunga serie di tentativi avvenuti nel medio evo, che ebbero lo stesso scopo ma fallirono per difetto di forze. La sua funzione storica è una prova della sua relazione di continuità coi tentativi anteriori, e tale continuità risulta anche più evidente quando si consideri che in tutto ciò che riguarda la religione il Protestantismo non si affermò come una novità, ma come un rinnovamento, o meglio come un ritorno alle origini. Ma rispetto alla Chiesa Cattolica ed alla sua autorità il Protestantismo fu senza dubbio rivoluzionario.”” (pag 272-273)”,”RELP-059″ “HARNECKER Marta”,”Los conceptos elementales del materialismo historico.”,”Marta HARNECKER, cilena, è stata discepola di ALTHUSSER all’ Ecole Normale de Paris.”,”MADS-266″ “HARNECKER Marta”,”Cuadernos de educacion popular. N° 7. Socialismo y comunismo.”,”””Lo Stato capitalistico, anche quando si presenta come lo Stato più democratico del mondo, è di fatto una democrazia per una minoranza”” (pag 19)”,”SOCx-123″ “HARNECKER Marta URIBE Gabriela, adattamento di Ezequiel ANDER-EGG e Eduardo VARELA CID”,”Explotadores y explotados.”,” Formazione economico-sociale. “”Quando studiamo o parliamo di una società reale che si ha in qualche paese in un momento determinato della sua storia e in cui esistono diversi rapporti di produzione, utilizziamo il termine di “”formazione sociale””. Chiameremo formazione sociale ogi società storicamente determinata. Riassumendo, abbiamo analizzato qual è la differenza tra il concetto di società o modo di produzione e una società storicamente determinata o formazione sociale. Questo ci fa capire che per studiare una formazione sociale, dobbiamo dirigere la nostra attenzione in primo luogo per ricercare in quale modo si producono in questa società i beni materiali, quali sono i rapporti di produzione che si hanno, quali di queste relazioni è la dominante, che effetti producono queste relazioni a livello politico e ideologico, ecc.””. (pag 56) Aggiungere: ARGENTINA (Archiv, ecc.)”,”CONx-140″ “HARRIBEY Jean-Marie LÖWY Michael a cura; saggi di Michael LÖWY Ted BENTON James O’CONNOR François CHESNAIS e Claude SERFATI Jean-Marie HARRIBEY Werner G. RAZA Joël KOVEL Isabel LOUREIRO Francisco FERNANDEZ BUEY Willy PELLETIER Frieder Otto WOLF Pierre ROUSSET”,”Capital contre nature.”,”Con il concorso dell’Université de Paris X e dell’Istituto Italiano per gil Studi Filosofici Contiene il saggio di Michael LÖWY: ‘Progrès destructif. Marx, Engels et l’écologie’ (pag 11-22) e quello di Ted BENTON: ‘Marxisme et limites naturelles: critique et reconstruction écologiques’ (pag 24-55) Saggi di Michael LÖWY Ted BENTON James O’CONNOR François CHESNAIS e Claude SERFATI Jean-Marie HARRIBEY Werner G. RAZA Joël KOVEL Isabel LOUREIRO Francisco FERNANDEZ BUEY Willy PELLETIER Frieder Otto WOLF Pierre ROUSSET”,”TEOC-523″ “HARRIES-JENKINS Gwyn”,”The Army in Victorian Society.”,”(Testo stampato sottoforma di dattiloscritto fotografato). HARRIES-JENKINS Gwyn: (nato 13 luglio 1931). Rilevante studio dello stato dell’Esercito britannico nel XIX secolo e con particolare attenzione al periodo vittoriano. <> (pag 1, trad. d. r.). (N.d.r.: La stessa Regina Vittoria definì “”Settimana Nera”” parlando dei rovesci subiti inizialmente dall’esercito britannico per mano della guerriglia dei civili boeri; Seconda guerra boera 11/10/1899 – 31/5/1902). <> (pag 12, trad. d. r.)”,”QMIx-205-FSL” “HARRINGTON Michael”,”L’ altra America. La povertà negli Stati Uniti.”,”Al progetto e realizzazione della collana hanno contribuito G.C. ARGAN, Guido ARISTARCO, Ranuccio BIANCHI BANDINELLI, Remo CANTONI, Fedele D’AMICO, Sandro D’AMICO, Giacomo DEBENEDETTI, Ernesto DE-MARTINO, Bruno MAFFI, Enzo PACI.”,”MUSx-108″ “HARRINGTON Peter”,”Culloden 1746. L’ ultima carica dei clan.”,”L’ ossessione di Carlo il pretendente per il concetto che una ritirata di fronte al nemico (MURRAY gli consigliava di combattere su un terreno più propizio) fosse un atto poco cavalleresco fu la maledizione del suo esercito, costretto a combattere su un terreno favorevole al suo nemico.”,”UKIQ-001″ “HARRINGTON Michael”,”La povertà negli Stati Uniti.”,”Giornalista, indipendente, l’A, si è formato come assistente sociale nei gruppi di ‘Catholic Worker’ di cui ha tenuto la condirezione. E’ stato segretario della Workers Defense League e del Fund for the Republic. Ha scritto pure ‘Labor in a Free Society’. “”Gli Stati Uniti hanno evitato queste situazioni estreme. Ma ciò non cambia nulla al fatto che, in questo stesso momento, decine di milioni di americani soffrano di gravi mutilazioni nel corpo e nello spirito, vivendo al di sotto del limite di un’ esistenza degna dell’ uomo. Se essi non muoiono di inedia, hanno però fame e, a volte, sono ‘grassi per fame’, giacché questo è l’ effetto di un’ alimentazione scadente; e non hanno un tetto, un’ istruzione, un’ assistenza medica, adeguati””. (pag 42)”,”MUSx-143″ “HARRINGTON Peter”,”Plassey 1757. Il momento più felice di Clive d’ India.”,”””Per la vittoria conseguita a Plassey, Clive è stato giudicato un grande generale. Tuttavia egli era ben lungi dall’ essere un genio militare. Se è per questo , non era neppure un soldato esperto (…)””. (pag 30) “”Contrariamente a Clive, si sa molto poco sul conto di Siraj-ud-daula, nababbo del Bengala. (…)””. (pag 33) “”(Siraj, ndr) Fu impetuosamente inseguito da un gruppo di soldati, ma riuscì a raggiungere la zona attorno a Raj Mahal, dove fu tradito dopo aver cercato rifugio in casa di un uomo che egli aveva in precedenza arrestato e punito per qualche reato. L’ uomo avvisò il governatore militare locale, fratello di Mir Jafar, e Siraj fu fatto prigioniero. Un consiglio presieduto da Mir Jafar si incontrò per decidere cosa fare di lui, ma non riuscì a raggiungere alcuna decisione. Siraj fu messo sotto la custodia del figlio di Mir Jafar, Miran che lo fece uccidere quella stessa notte. Il 3 luglio 1757 il corpo mutilato di Siraj fu portato per le strade di Murshidabad sulla groppa di un elefante. Aveva ricevuto quello che si meritava, come osservò uno storico indiano: “”Siraj-ud-daula aveva raggiunto lo zenit del potere e dell’ opulenza e quindi secondo le leggi di natura un declino era inevitabile””. Morì senza sapere che una forza francese comandata da Law era stata inviata per cercare di salvarlo e che si trovava solo a due giorni di marcia. Ora gli inglesi erano la forza coloniale dominante nel subcontinente. In seguito al successo di Clive i francesi furono eclissati e rimasero gli olandesi (…)””. (pag 84-85)”,”QMIx-153″ “HARRIS David”,”Socialist Origins in the United States. American Forerunners of Marx, 1817-1832.”,” “”Marx era su una posizione simile (di quella di Skidmore in The Rights of Man to Property!, pag 79-80, ndr): ‘Il lavoro non è la fonte di tutta la ricchezza. La natura è altrettanto una grande fonte di valori d’ uso (e questi, certamente, formano gli elementi materiali della ricchezza) come il lavoro, che è esso stesso non è che l’ espressione di una forza naturale, la forza-lavoro umana.”””” (pag 102)”,”MUSx-190″ “HARRIS Leon”,”Upton Sinclair. American Rebel.”,”HARRIS Leon è uno scrittore freelance che ha scritto inoltre ‘Fine Art of Political Wit’ e ‘Only to God: The Extraordinary Life of Godfrey Lowell Cabot’. Upton SINCLAIR è stato un ‘muckrakers’, un riformatore che si è battuto per molte cause, autore di un romanzo ‘The Jungle’ diventato un classico della riforma sociale americana, pubblicato nel 1906 che denunciava gli orrori dell’ industria di inscatolamento della carne. (Solo nel 1967 il Presidente Johnson firmò il Wholesome Meat Act). SINCLAIR si schierò contro il lavoro infantile, le leggi sulla stampa, le banche, le chiese, le università, i proprietari delle miniere, i bassi salari e i lunghi orari di lavoro degli operai. Socialista, ha partecipato senza successo a molte campagne presidenziali. Poi si volse al Democratic Party e corse per il governatorato della California con la sua EPIC platform. La proposta di una facoltà di studiosi e scienziati ebrei sul modello dei college anglosassoni. La facoltà più stupenda del mondo. “”””E poi io aprirei le porte di questa università a ricercatori di conoscenza di tutte le razze, salvo vorrei chiuderle agli studenti che hanno pregiudizi anti-semitici!”” Alcuni dei suoi amici ebrei furono orrificati, alcuni pensarono ad uno scherzo, quando egli scrisse: “”Mi piacerebbe disegnare un modello di facoltà, dopo la moda delle nostre squadre di baseball piene di star””. e parlò poi di una sua propria lista che includeva Albert Einstein, Charles P. Steinmetz, Henri Bergson, Sigmund Freud, Walter Lippmann, Harold Laski, Louis D. Brandeis, Felix Frankfurter, Leon Trotsky, Mustapha Kemal “”mezzo ebreo””, Marcel Proust, Maurice Ravel, Max Reinhardt, Jacob Epstein, Leon Bakst, e Leo Stein.”” (pag 205)”,”MUSx-194″ “HARRIS André DE-SEDOUY Alain”,”Viaggio all’ interno del partito comunista francese.”,”ANTE3-4 Harris e De-Sedouy sono giornalisti sia a livello di carta stampata che di radio-tv.”,”PCFx-078″ “HARRIS Nigel”,”Of Bread And Guns. The world economy in crisis.”,”HARRIS Nigel insegna nell’Università di Londra, è un membro fondatore del ‘Socialist Workers’ Party e ex direttore di ‘International Socialism’. Armi e grande industria “”From the moment warfare became a branch of the ‘grande industrie’ (iron clad ships, rifled artillery, quickfiring and repeating cannons, repeating rifles, steel covered bullets, smokeless powder, etc.), ‘la grande industrie’, without which all these things cannot be made, became a political necessity. All these things cannot be had without a highly developed metal manufacture. And that manufacture cannot be had without a corresponding development in all other branches of manufacture, especially textiles”” (Frederick Engels, letter to Danielson, September 1892, in ‘Selected Correspondence of Karl Marx and Frederick Engels, London, 1936, p. 498) [Nigel Harris, Of Bread. And Guns. The world economy in crisis, 1983]”,”ECOI-317″ “HARRIS Stephen HOOK Richard”,”I Rangers del Texas.”,”””I soldati dell’esercito regolare statunitense guardavano i nemici con distacco professionale e non riuscivano a comprendere il feroce odio dei rangers per i messicani. Verosimilmente, questa animosità aveva origine nella Rivoluzione texana e nei massacri di Alamo e Goliad. I successivi scontri lungo la frontiera durante il periodo della Repubblica non contribuirono certamente a mitigare i vecchi rancori”” (pag 14)”,”USAQ-092″ “HARRIS Marvin”,”L’evoluzione del pensiero antropologico. Una storia della teoria della cultura.”,”Marvin Harris, docente di antropologia alla Columbia University, è uno dei più noti antropologi americani. Ha condotto varie ricerche sul campo in Brasile, Ecuador e Monzambico ed è autore di numerosi volumi.”,”TEOS-071-FL” “HARRIS Henry S.”,”La fenomenologia dell’autocoscienza in Hegel.”,”Henry S. Harris (Brighton, 1926) a lungo docente presso la York University di Toronto, studioso dell’eredità filosofica di Hegel nel mondo anglosassone, soprattutto in Royce e Peirce, è autore di un’ampia ricostruzione in due volumi dello sviluppo intellettuale di Hegel: Hegel’s Development, vol.I Towards the Sunlight (1770-1801), vol.II Night Thoughts (Jena 1801 – 1806).”,”HEGx-027-FL” “HARRIS Nigel”,”The Mandate of Heaven. Marx and Mao in Modern China.”,”Nigel Harris has spent nearly years writing about and travelling in Asia, living in India, Japan and Malaysia. He worked as a journalist in South, East and South-East Asia and is the author of five previous books. A former editor of International Socialism, he now teaches at the University of London.”,”CINx-019-FV” “HARRIS Nigel”,”The Mandate of Heaven. Marx and Mao in Modern China.”,”Nigel Harris has spent nearly years writing about and travelling in Asia, living in India, Japan and Malaysia. He worked as a journalist in South, East and South-East Asia and is the author of five previous books. A former editor of International Socialism, he now teaches at the University of London.”,”CINx-052-FL” “HARRIS John”,”The Indian Mutiny.”,”‘I moti indiani del 1857 furono una serie di azioni di ribellione armata sfociati in una grande rivolta generalizzata contro il Company Raj, l’oppressivo potere coloniale esercitato dalla Compagnia britannica delle Indie Orientali sul subcontinente indiano. La ribellione si sviluppò fra i primi del 1857 e la metà del 1858. La rivolta è nota prevalentemente nelle fonti britanniche e occidentali come rivolta dei Sepoy, rivolta indiana del 1857, Great Indian Mutiny o Indian Mutiny (“”ammutinamento indiano””), mentre nelle fonti indiane (in Lingua hindi e Lingua urdu) viene definita Prima guerra d’indipendenza indiana o Prima guerra di liberazione indiana 1’ (f. cop.)”,”INDx-004-FSD” “HARRIS Marvin”,”Cannibali e re. Le origini delle culture.”,”Marvin Harris, dal 1953 insegna alla Columbia University. ha pubblicato tra l’altro ‘Cultural Materialism: the struggoe for a Science of Culture’.”,”AMLx-005-FFS” “HARRISON David”,”The Organization of Europe. Developing a Continental Market Order.”,”David HARRISON è un ex-diplomatico britannico consulente per il mercato finanziario francese.”,”EUVx-007″ “HARRISON Mark a cura; saggi di Mark HARRISON Stephen BROADBERRY Peter HOWLETT Hugh ROCKOFF Werner ABELSHAUSER Vera ZAMAGNI Akira HARA”,”The economics of world war II. Six great powers in international comparison.”,”HARRISON Mark è Reader in Economics all’ Università di Warwick. Ha scritto numerosi libri sulla Russia e di storia economica comparativa incluso ‘Accounting for War: Soviet production, employment, and the defence burden, 1940-1945 (Cambridge, 1996). Saggi di Mark HARRISON Stephen BROADBERRY Peter HOWLETT Hugh ROCKOFF Werner ABELSHAUSER Vera ZAMAGNI Akira HARA Secondo CLAUSEWITZ “”In guerra ogni cosa è molto semplice, ma la cosa più semplice è difficile”” (‘On war’, 1968, a cura di A. RAPOPORT)”,”QMIS-059″ “HARRISON Royden”,”Before the Socialists. Studies in Labour and Politics, 1861 to 1881.”,”Royden Harrison, Senior Lecturer, Department of Extramural Studies, The University fo Sheffield. “”In the event, very little appeared in the press at the time, beyond a paragraph or two in the ‘Standard’ which referred to ‘the mysterious funds’ of the Reform League (1). This could easily be ignored or dismissed as an insinuation calculated to aid the Tory Party. It was not until some years later that charges began to be made in public, and there was talk of the corruption and destruction of the League by political mercenaries working in the interests of ‘that ghastliness, the knavery called Liberalism’ (2). In 1871, Beesly explained the passage of the Criminal Law Amendment Act by the fact that workmen had been sold at the election of 1868. He said that some Trade Union officers had got money or ‘money’s worth’ by working for wealthy politicians instead of for their members (3). Howell was not mentioned by name, but he unwisely rushed forward to repudiate these ‘dastardly’ and ‘unmanly’ attacks (4). …. finire (pag 190-192)”,”MUKx-202″ “HARRISON Bennett”,”Agile e snella. Come cambia l’impresa nell’era della flessibilità.”,”Bennett Harrison (1942-1999), docente di Economia politica alla Carnegie Mellon University è autore di molte pubblicazioni sulla ristrutturazione delle imprese e la deindustrializzazione dell’America. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Deindustrialization of America: Plant Closings, Community Abandonment and the Dismantling of Basic Industry Basic Books, 1984’ Storia industriale della Silicon Valley (pag 115-) Concentrazione del potere e ruolo del complesso militare industriale. “”Citando Karl Polanyi, l’economista Alice Amsden osserva ironicamente che «il ‘laissez faire’ è stato pianificato» (23), mentre Stephen Appold, nella sua storia della Silicon Valley, ci ricorda che la sua nascita si deve a un ristretto numero di istituzioni molto potenti, non già all’aggregazione di imprese indipendenti sotto la spinta delle forze del mercato (24). Un ruolo fondamentale nella trasformazione di questa regione di frutteti in un centro mondiale della microelettronica è stato svolto infatti dal ministero della Difesa americano e dalla Stanford University, anche se vi è stata in origine un’indubbia sinergia fra queste grandi istituzioni e l’iniziativa pionieristica di coraggiosi imprenditori. L’idea di una partnership fra università e industria venne lanciata da Friedrick Terman, docente di ingegneria elettronica alla Stanford University e in seguito suo rettore e vicepresidente. (…) Durante la guerra, grazie alla sua posizionedi avamposto occidentale rispetto al continente asiatico, la California era già sede di aziende che avevano a che fare con il settore dell’aeronautica, dei radar e dell’energia nucleare. Ed è qui che nel corso dei successivi venticinque anni venne sviluppandosi l’industria aerospaziale, missilistica e della microelettronica avanzata, con i suoi impianti di produzione di armamenti concentrati nel sud di questo Stato, e le sue attività di ricerca e sviluppo nel campo dell’elettronica localizzate invece intorno a Stanford, seicento chilometri più a nord (25). In seguito entrò in scena un altro grande eroe della leggenda di Silicon Valley, William Shockley, uno degli inventori del transistor, che nel 1955 si trasferì dai laboratori della Bell del New Jersey a Palo Alto per fondare una propria azienda, da cui nacquero, due anni dopo, con l’appoggio della Fairchild, nuove imprese grazie all’iniziativa di un gruppo di ingegneri della Shockley, vera e propria capo-stipite di quasi tutte le società produttrici di semiconduttori della Silicon Valley, cresciute grazie alla concentrazione insolitamente elevata di industrie aerospaziali e missilistiche in California, che fornivano un mercato già pronto e praticamente mai satuoro per i chip”” (pag 115-116) (inserire)”,”ECOA-030″ “HARROD R.F.”,”La vita di J.M. Keynes.”,”HARROD R.F. nato nel 1900 ha compiuto studi ad Oxford dove ha insegnato. E’ autore di ‘The Trade Cycle’ (1936) e ‘Policy Against Inflation’ (1958).”,”ECOT-155″ “HARROD Roy H.”,”Introduzione alla economia monetaria.”,”Sir Roy H. Harrod (1900-1978), membro della British Academy, insignito di vari titoli accademici, vicepresidente della Royal Economic Society, è stato tutor per le Scienze economiche al Christ Church College di Oxford dal 1923 al 1967. Durante la II guerra mondiale ha lavorato per due anni e tempo pieno nell’ufficio privato di statistica di Churchill.”,”ECOT-172-FL” “HARSANYI Zsolt von”,”Galileo Galilei.”,”””Credimi, le obiezioni di un saggio mi sono assai più care del plauso di una massa che non mi capisce””. (…) “”Abbi fede, Galilei, e fatti avanti. Se io non erro, tra i grandi matematici d’ Europa solo pochissimi si rivolteranno contro di noi, così grande è la forza della verità. Se l’ Italia non ti pare terreno adatto e temi di incontrare quivi eccessive difficoltà, la Germania forse ti garantirà la libertà necessaria! In ogni caso ti prego fiduciosamente di una cosa: se proprio non vuoi pubblicare i tuoi argomenti a favore di Copernico, fammi almeno contento e ricambia la mia lettera con una lunga ed esauriente risposta””. (pag 144-145, lettera di Keplero a Galilei)”,”SCIx-182″ “HARSTICK Hans-Peter SPERL Richard STRAUß Hanno a cura”,”Die Bibliotheken von Karl Marx und Friedrich Engels. Annotiertes verzeichnis des ermittelten bestandes.”,”Hanno collaborato alla redazione dell’opera: Gerald HUBMANN, Karl-Ludwig KÖNIG, Larisa MIS’KEVIC e Ninel’ RUMJANCEVA I punti trattati nell’ introduzione: 1. Biblioteca privata ed edizione. Sulla costituzione del presente volume. 2. Le biblioteche di Marx ed Engels. Costruzione, struttura, destino, ricostruzione. 3. Indicizzazione della biblioteca, definizione dei campi della lettura, edizione delle note a margine, metodo di lavoro di Marx ed Engels. 4. Istruzioni sul meccanismo e l’ uso dell’ elenco. Sul criterio riguardante i nomi. Disposizione e costruzione degli elenchi. Alle diverse sezioni dell’ indice. Indice abbreviazioni. All’introduzione segue: Indice annotato delle parti componenti della biblioteca di Marx ed Engels”,”MADS-236″ “HART Herbert L.A.”,”Il concetto di diritto.”,”L’ edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Norberto BOBBIO e Alessandro PASSERIN D’ENTREVES. Se in Gran Bretagna i giudici si possono dividere tra i difensori di tutte le leggi esistenti anche le più barbare e irrazionali e i riformatori che vogliono cambiarle, tra conservatori e radicali, HART si colloca sicuramente nel secodo campo.”,”TEOP-131″ “HART W.E.”,”I generali di Hitler. Gli “”Junker”” alla ribalta.”,”La scelta degli uomini “”Di fronte all’ alternativa di una ritirata in posizioni invernali o di un estremo e audace sforzo, l’ Alto Comando tedesco tenuto da von Brauchitsch e da Halder e coadiuvato da un gruppo di rappresentanza di anziani ufficiali, consigliò il partito più prudente. Il comandante supremo Adolf Hitler insistette invece per l’ attacco. Von Bock rimase a capo del Gruppo centrale, e si accinse a mettere in pratica quel sistema di strategia che sarà poi conosciuto nella storia come il periodo in cui dominava nella condotta della guerra “”l’ intuizione””. Hitler aveva scelto un uomo che aveva bisogno della guida di un maestro di strategia. Il cervello dirigente ideale sarebbe stato il barone Werner von Fritsch, morto due anni avanti assassinato nei pressi di Varsavia; il miglior sostituto sarebbe stato Gerd von Rundstedt, temporaneamente esonerato dal comando del sud; mancando questi, la combinazione di uomini che avrebbe potuto prendere con piena responsabilità l’ iniziativa contro la Polonia, la Francia, i Balcani e la Russia: von Brauchitsch e Halder, sarebbe stato il miglior partito possibile. Questi uomini rappresentavano il meglio su cui si potesse contare in quell’ epoca in cui il Governo nazionalsocialista doveva ancora preoccuparsi seriamente della situazione politica interna. La combinazioe Hitler-von Bock fu la peggiore per la Germania e la sua realizzazione contribuì sostanzialmente all’ abbreviamento della guerra e alla sicurezza della vittoria alleata.”” (pag 246-247) “”Io curo l’ organizzazione prima del combattimento”” (von Brauchitsch) (pag 154) “”Il sangue del soldato fa la gloria del generale”” H.C. Bohn, Manuale dei proverbi (pag 212) “”Nella vita ordinaria la diligenza può fare tutto ciò che può fare il genio, e moltissime cose che il genio non può fare”” (E. Milch), pag 130 “”Chi sta a tavola col diavolo ha bisogno di un lungo cucchiaio”” (vecchio proverbio inglese) (pag 12) “”La Prussia non è uno stato che possiede un esercito; è un esercito che ha conquistato una nazione””. (Mirabeau) (pag 62) “”Una gran parte della fama degli uomini più celebri è dovuta alle limitazioni mentali dei loro ammiratori”” (Rommel) (pag 100) “”Tenersi i fianchi dal ridere ancor prima di aver udito lo scherzo. Versare a volontà lacrime artificiali. E – a seconda che il padrone alluda al freddo o al caldo – Tremare sotto la canicola e sudare in dicembre.”” Samuel Johnson, London, 1738 (pag 200) “”Le concessioni del debole sono le concessioni della paura. (Edmund Burke, Intorno alla conciliazione con l’ America, 22 marzo 1775) (pag 266)”,”GERQ-076″ “HART Peter”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Battaglie, eroi, strategie, imprese e armi del conflitto che ha cambiato il mondo.”,”””Le origini della campagna di Mesopotamia vanno cercate in mare, con l’adozione da parte della Royal Navy di turbine alimentate a gasolio per le nuove generazioni di navi da guerra. Gran parte delle forniture inglesi di petrolio proveniva dai giacimenti da poco sviluppati di Ahwaz, nella provincia persiana dell’Arabistan. L’oleodotto correva lungo le sponde del fiume Karun verso lo Shatt al- ‘Arab e le raffinerie dell’isola di Abadan. La Mesopotamia, che era sotto il controllo turco, era la piana alluvionale formata dai grandi fiumi Tigri ed Eufrate che si facevano strada verso il golfo Persico, dove si univano prima di passare la città di Bassora situata a monte del delta dello Shatt al- ‘Arab, a circa centotrenta chilometri dal mare. L’importanza di una fornitura ininiterrotta di petrolio significava per gli inglesi assicurarsi che Abadan lavorasse senza interruzioni mentre, nell’autunno del 1914, l’entrata in guerra della Turchia si faceva sempre più probabile. In agosto, infatti, le truppe turche erano già state mobilitate e fatte avanzare verso la regione di Bassora, dove avevano occupato la zona fino all’accesso allo Shatt al -‘Arab. La Royal Navy aveva inviato la corvetta ‘Espiegle’, accompagnata dal mercantile armato ‘Dalhousie’, al largo di Abadan come simbolo tangibile delle preoccupazioni inglesi. Fu inoltre ordinato al governo indiano di raccogliere e inviare una forza terrestre, nel caso fossero state necessarie operazioni militari. Fin dall’inizio, però, ci fu confusione riguardo alla catena di comando. (….) Un accordo del 1912 aveva indicato quale supporto fosse richiesto all’India in caso di guerra, e questo comprendeva l’assunzione della responsabilità di possibile campagne nell’area del golfo Persico e della Mesopotamia. Ufficialmente, quindi, la IEF, la Forza di spedizione indiana “”D””, doveva essere radunata dal governo indiano a guida inglese con sede a Delhi e restare sotto il suo controllo. Non c’è alcun dubbio, però, che il governo di Londra non provasse un semplice interesse paternalistico, ma volesse intervenire direttamente nel comando delle operazioni. Questo fatto poteva essere privo d’importanza ma, fin dall’inizio, i due governi dimostrarono una visione strategica del tutto diversa: Londra era impegnata in una guerra continentale in Europa e teneva d’occhio la minaccia turca al canale di Suez e all’Egitto. Il suo intento, quindi, era di organizzare una campagna sostanzialmente difensiva in Mesopotamia, finalizzata a tenere al sicuro i pozzi petroliferi. Delhi, invece, anche se inizialmente riluttante ad agire a causa dei propri impegni altrove e delle continue minacce alle sue frontiere nord-occidentali, ideò ben presto una campagna in piena regola con l’intento di portare sotto il controllo inglese non solo Abadan e Bassora, ma anche l’intera Mesopotamia fino a Baghdad. L’esercito indiano aveva vissuto un lungo periodo di economie dovuto alla convinzione che la minaccia russa andasse scemando, e l’aspettativa prevalente era quella di schierarsi soltanto all’interno del Paese, lungo la frontiera nord-occidentale. Prestò quindi un’attenzione molto scarsa, se non nulla, ai suoi nuovi obblighi verso l’impero, arrivando impreparato quanto ad artiglieria, trasporti, servizi medici e tutte le altre necessità di una guerra moderna”” (pag 307-308)”,”QMIP-221″ “HART John Fraser a cura; saggi di Donald W. MEINIG James E. VANCE jr Robert DURRENBERGER E. Cotton MATHER John Fraser MATHER Merle C. PRUNTY e Charles S. AIKEN George K. LEWIS Peirce F. LEWIS John R. BORCHERT”,”Geografia degli Stati Uniti.”,”Saggi di Donald W. MEINIG James E. VANCE jr Robert DURRENBERGER E. Cotton MATHER John Fraser MATHER Merle C. PRUNTY e Charles S. AIKEN George K. LEWIS Peirce F. LEWIS John R. BORCHERT ‘Gli americani credono che la sbruffonaggine dei texani superi ogni limite (9). Ma, se il paese ride credendo ad una forma di umorismo, la realtà texana supera la fantasia. I texani vogliono avere il ranch più esteso, il teatro drive-in, il più colossale palazzo dello sport e il mulino a vento più alto del mondo. E queste cose i texani le hanno già, o le stanno costruendo. E chi non ci credesse dovrebbe visitare Littlefield, nel Texas. La mappa delle religioni delle Pianure Interne indica una prevalenza di luterani nelle pianure settentrionali, di metodisti in quelle centrali, di battisti nel sud. Alcuni osservatori sostengono che questi ultimi, per la maggior parte texani, sono settari e pigri. Questo giudizio potrebbe derivare da una malevola interpretazione di una rigorosa applicazione delle leggi sugli alcoolici da parte dei battisti, dell'””etica del lavoro”” protestante, e di un’adesione ai principi dell’uguaglianza sociale. Comunque sia, furono i texani a condurre, un secolo fa, la marcia delle mandrie verso i capolinea ferroviari del nord, furono i texani ad introdurre per primi le vacche Brahma negli Stati Uniti, furono i texani infine gli allevatori della prima razza americana ufficialmente riconosciuta di bovini da carne, la Santa Gertrudis. I texani hanno iniziato ad estrarre il petrolio dalla maggior parte dei giacimenti delle pianure meridionali, centrali e settentrionali. Sono stati loro a promuovere il lavoro agricolo stagionale, sono loro che possiedono e gestiscono le mietitrebbiatrici itineranti, sono loro che hanno introdotto la semina del frumento precoce nella ‘spring wheat belt’ (cintura del grano primaverile) e che hanno maggiormente contributo ad abbassare il livello delle acque al suolo attraverso l’uso dei pozzi di irrigazione. Il gusto culturale per le realizzazioni in grande stile è esemplificato dalle dimensioni delle imprese di allevamento’ [‘Le “”great plains”” americane’, di E. Cotton Mather] (pag 176) [(9) L’umorismo riflette insieme l’atteggiamento culturale e l’epoca a cui risale l’insediamento. La base fondamentale dell’umorismo anglo nelle aree di insediamento più antico è data dall'””understatement”” (minimizzazione) conciso; mentre nelle zone più recentemente popolate consiste in una vistosa esagerazione]”,”USAS-235″ “HART Matthew”,”Diamond. The history of a Cold-Blooded Love Affair.”,”Matthew Hart è direttore del periodico ‘Rapaport Diamond Report’. I suoi articoli sui diamanti sono apparsi su riviste come ‘Atlantic Monthly’ e ‘Financial Post’.”,”AFRx-110″ “HART John M.”,”Anarchism & the Mexican Working Class, 1860-1931.”,” Ricardo Flores Magon, il PLM e gli scioperi prerivoluzionari (pag 87) CROM Confederacion Regional Obrera Mexicana, sostenuta dal governo, con poche influenza della tendenza anarchica (pag 183)”,”MALx-072″ “HART Herbert L.A. RAWLS John, a cura di Pierpaolo MARRONE”,”Le libertà fondamentali. Rawls sulla libertà e la sua priorità (Hart); Le libertà fondamentali e le loro priorità (Rawls).”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”TEOP-009-FMB” “HARTMANN Lilia”,”L’organizzazione clandestina del Partito comunista di Germania e la sua evoluzione dall’instaurazione della dittatura nazista alla vigilia della guerra.”,”HARTMANN Lilia “”Mentre il Reichstag sta ancora bruciando, migliaia e migliaia di antifascisti vengono arrestati e trascinati nelle sedi della polizia e delle SA, picchiati, torturati, uccisi. La maggior parte sono comunisti: si calcola che in quella notte terribile e nei giorni immediatamente successivi vengano arrestati tra i 5000 e i 10000 funzionari e militanti comunisti e numerosi dirigenti e parlamentari ed il 3 marzo cade nelle mani della Gestapo anche il segretario della KPD Ernst Thalmann, che non aveva voluto allontanarsi da Berlino”” (pag 425) Atteggiamento passivo dei sindacati ADGB durante primi anni nazismo (pag 434) Propaganda orale e forma lotta ‘lavorare lentamente’ (pag 446-449) “”Si giunge così all’interno della KPD ad una vera e propria spaccatura: da un lato la maggioranza del Politbüro (Schubert, Schulte, Dahlem e Florin), ferma sulle vecchie posizioni “”settarie”” e che si dichiara garante della purezza ideologica del partito, dall’altra Ulbricht e Pieck, che si schierano dalla parte di Dimitrov e del nuovo corso. In primo luogo essi sostengono la necessità di rivedere la posizione della KPD nei confronti del partito socialdemocratico tedesco, col quale sarebbe opportuno allearsi per combattere insieme contro la dittatura. In secondo luogo essi contestano la posizione assunta sul problema sindacale in Germania sia dalla KPD che da autorevoli membri del CEIC, come Smoljanskij. L’indicazione data a tale proposito dalla KPD era infatti di creare in Germania nuovi nuclei clandestini di un sindacato autonomo, guidato dalla organizzazione sindacale comunista (la “”Rote Gewerkschaftsorganisation”” o RGO), nel quale avrebbero dovuto confluire i lavoratori delusi dall’atteggiamento passivo assunto dall’ADGB. Inoltre la KPD aveva raccomandato ai propri militanti di non entrare nelle organizzazioni del lavoro fasciste. Ulbricht e Pieck invece sostengono 1°. che bisogna lavorare insieme agli altri ex sindacalisti per ricostruire gruppi clandestini del sindacato libero dei quali faccian parte rappresentanti di tutte le correnti sindacali, e II°: che è necessario entrare nelle organizzazioni di masse fasciste, per non isolarsi dalle masse dei lavoratori (30)”” (pag 434) (30) Sui contrasti che accompagnano la “”svolta”” politica della KPD cfr. in particolare S. Vietzke, op. cit. [S. Vietzke, Die KPD auf dem Wege zur Brüsseler Konferenz, Berlin, 1966] “”Per questi motivi il proletariato tedesco, o per lo meno la sua parte più cosciente e combattiva, si trova di fronte alla necessità di sviluppare nuove forme di lotta. Tali forme, spesso difficilmente documentabili , possono venir riassunte col termine di “”resistenza passiva”” e variano da un crescente assenteismo ad atti di sabotaggio più o meno esplicito (danneggiamento delle macchine e degli utensili, produzione di pezzi difettosi con conseguente aumento dello scarto, ecc.), al rallentamento del ritmo di lavoro, insomma quello che già nel ’43 Franz Neumann descriveva come “”il rifiuto di dedicare tutte le energie al lavoro, e, talvolta, la determinazione di dedicargliene molto meno del normale”” (pag 446). (…) Ma soprattutto, le indicazioni del partito vengono diffuse attraverso la propaganda orale, la cosiddetta ‘Propaganda vom Mund zu Mund’ (di bocca in bocca), che si basa sulla diffusione orale capillare di informazioni e parole d’ordine e che si presta assai bene all’agitazione nelle fabbriche e nei cantieri. La Gestapo segnala con crescente allarme l’aumento di questa forma di propaganda a partire dalla fine del ’35. (…) Fra i nuovi sistemi di lotta suggeriti in questi anni dalla KPD quello che più corrisponde al nuovo tipo di opposizione operaia e che è senza dubbio il meno rischioso, ma non per questo il meno pericoloso per il regime, è quello noto col nome di ‘Arbeite-langsam-Bewegung’ (movimento lavora lentamente)”” (pag 449)”,”MGEK-114″ “HARTMANN Nicolai”,”Introduzione all’ontologia critica.”,”ontològico agg. [der. di ontologia] (pl. m. -ci). – 1. Che riguarda la conoscenza dell’essere (nel sign. filosofico della parola), della realtà, dell’oggetto in sé: concezioni o.; analisi ontologica. Con accezione partic., prova o. (o argomento o.), argomento a priori che dimostra l’esistenza di Dio a partire dallo stesso concetto di Dio, inteso come «qualcosa di cui non si può pensare nulla di più grande», e che quindi non può, senza contraddizione, essere privo dell’esistenza; formulato per la prima volta da s. Anselmo d’Aosta (1033 o 1034 – 1109) e subito contestato da Gaunilone, ha avuto varia fortuna nella filosofia medievale e moderna. 2. Nella storia della medicina, è stata denominata patologia o., dal patologo ted. Rudolf Virchow (1821-1902), la patologia fondata sullo studio delle lesioni cellulari. Avv. ontologicaménte, dal punto di vista dell’ontologia (nel sign. filosofico): dimostrare ontologicamente l’esistenza di Dio. (Trec)”,”FILx-091-FRR” “HARTWELL Ronald Max”,”La rivoluzione industriale inglese.”,”HARTWELL è Fellow del Nuffield College e Reader in storia economica contemporanea all’ Univ di Oxford.”,”UKIE-014″ “HARTWELL R.M a cura; saggi di H. HEATON C.M. CIPOLLA R.M. HARTWELL P. DEANE E.A. WRIGLEY E.W. GILBOY S. POLLARD F. CROUZET”,”La rivoluzione industriale.”,”Saggi di H. HEATON C.M. CIPOLLA R.M. HARTWELL P. DEANE E.A. WRIGLEY E.W. GILBOY S. POLLARD F. CROUZET”,”UKIE-020″ “HARVEY Robert”,”Comrades. The Rise and Fall of World Communism.”,”ANTE3-59 WESTERNIZES SLAVOPHILES (pag 38) Robert HARVEY è stato un giornalista per il Daily Telegraph, assistant editor per The Economist e MP che ha partecipato per tre anni al House of Commons Foreign Committee.”,”RUST-135″ “HARVEY David”,”Breve storia del neoliberismo.”,”HARVEY David è Distinguished Professor di antropologia al Graduate Center presso la City University of New York. Ha scritto pure ‘Giustizia sociale e città’, ‘La crisi della modernità’ ed altri libri.”,”ECOI-243″ “HARVEY David”,”The New Imperialism.”,”HARVEY David è Distinguished Professor of Anthropology al Graduate Center of the City University of New York.”,”ECOI-295″ “HARVEY David”,”L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza.”,”David Harvey (1935) è un geografo, sociologo e politologo inglese E’ professore di antropologia alal Graduate School della City University di New York. Ha tenuto un corso sul Capitale di Marx. “”Nonostante le molte previsioni riguardo a un suo imminente declino, il capitalismo fino a oggi è riuscito a sopravvivere; ciò suggerisce che possiede una fluidità e una flessibilità tali da consentirgli di superare tutti gli ostacoli, anche se, come dimostra la storia delle crisi ricorrenti, non senza qualche violenta correzione. Marx propone un’utile maniera di considerare questo fenomeno nei suoi quaderni, che nel 1941 confluirono nei ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’. Egli contrappone il carattere potenzialmente illimitato dell’accumulazione monetaria, da un lato, agli aspetti potenzialmente limitanti dell’attività materiale (produzione, scambio e consumo di merci), dall’altro. Il capitale, suggerisce Marx, non può tollerare questi limiti; “”ogni limite””, nota il filosofo tedesco, “”si presenta come un ostacolo da superare””.”” (pag 58-59) [David Harvey, L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza, 2010]”,”ECOI-309″ “HARVEY David”,”The New Imperialism.”,”David Harvey is Distinguished Professor of Anthropology at the Graduate Center of the City University of New York.”,”ECOI-118-FL” “HARVEY David”,”Pour lire Le Capital.”,”””Le second problème est inhérent à la monnaie et au système de crédit. Un point que Marx évoque sans le développer est la possibilité permamente des crises financières et monétaires “”indépendantes”” (chap. III). Le problème sous-jacent touche aux contradictions internes à la forme-argent elle-même (la valeur d’usage comme représentation de la valeur, le particulier [concret] comme représentation de l’universel [abstrait], et l’appropriation privée du pouvoir social – voir le chapitre 2) [La monnaie]. Dans sa critique de la loi de Say, Marx indique que la tentation est constante de s’accrocher à son argent, et que plus de gens le font, plus ils mettent en péril la continuité de la circulation. Mais pourquoi s’accroche-t-on à l’argent? L’argent est d’abord une forme de pouvoir social. Il permet de s’offrir la conscience et l’honneur! Dans les ‘Manuscrits de 1844’, Marx nous dit: si “”je suis laid (…) je peux m’acheter ‘la plus belle femme'”” (1); si je suis stupide, je peux acheter la présence de personnes intelligentes; et ainsi de suite. Imaginez tout ce que l’on peut faire avec un tel pouvoir social! On comprend donc pourquoi les gens s’accrochent à leur argent, surtout en des temps incertains. Sa remise en circulation suppose un acte de foi, ou l’existence d’institutions sûres et dignes de confiance dans lesquelles on peut placer son argent pour qu’il en rapporte davantage (c’est bien sûr ce que les banques sont supposées faire). Ce problème possède de profondes ramifications. La perte de confiance dans les symboles monétaires (la capacité de l’Etat à garantir leur stabilité) ou dans la qualité de la monnaie possède un effet quantitatif direct (pensons à la “”famine monétaire”” et au gel des moyens de paiement qui ont marqué l’automne 2008). “”Il y a peu, le bourgeois (…) déclarait encore, ivre de cette volonté présemptueuse d’éclairer autrui que vous donne la prospérité, que l’argent n’était qu’une illusion vide de sens. Seule la marchandise est argent. Seul l’argent est marchandise! Voilà ce qu’on entend maintenant sur le marché mondial. Son âme crie après l’argent, la seule richesse, comme le cerf brâme après l’eau fraîche. Dans la crise, l’opposition entre la marchandise et sa figure absolue, la monnaie, s’exacerbe jusqu’à la contradiction absolue”” (2). Peut-on imaginer meilleure description de la soudaine crise de 2008?”” [David Harvey, ‘Pour lire Le Capital’, Paris, 2012] [(1) Karl Marx, ‘Manuscrits de 1844’, Paris, Editions sociales, troisième manuscrit; (2) K. Marx, ‘Le Capital. Critique de l’économie politique, livre premier: le procès de production du capital’, trad. dirigée par J.P. Lefebvre, Paris, Puf, 1993] (pag 357-358)”,”MADS-691″ “HARVEY David”,”Giustizia sociale e città. Volume 2. Tesi socialiste.”,”David Harvey insegna Geografia urbana alla John Hopkins University di Baltimora.”,”TEOC-031-FV” “HARVEY David”,”Leggere i Grundrisse. Un viaggio negli appunti di Karl Marx.”,”‘David Harvey geografo e politologo, è nato a Gillingham, nel Regno Unito, il 31 ottobre 1935. Tra i più citati autori al mondo di scienze umane e sociali, dal 2001 è professore emerito di antropologia presso il Graduate center di New York. È stato professore di geografia presso le Università di Oxford e J. Hopkins. Ha pubblicato il libro ‘La crisi della modernità’ (Il Saggiatore, 1997) citata dall’Independent come una delle 50 opere più importanti del secondo dopoguerra. Tra i libri recenti tradotti in italiano: ‘L’enigma del capitale’ (2011), ‘Città ribelli’ (2013), ‘Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo’ (2014), ‘Marx e la follia del capitale’ (2018), ‘Cronache anticapitalistiche’ (2021)’ (dal risvolto di copertina) ‘L’ideologia del denaro e la monetizzazione di tutto’ (pag 114-) “”Nei ‘Grundrisse’ l’apertura di un nuovo quaderno produce spesso in Marx la necessità di riconsiderare il filo del discorso. Di sicuro è quelloche accade nel cambio dal primo al secondo, dove il discorso vira improvvisamente sulla ricchezza, un concetto ideale, e nella sua realizzazone materiale nel denaro, la cui «sostanza è la ricchezza stessa (…) nella sua astrazione dai suoi modi di esistenza particolare». In altre sedi Marx distinguerà più nettamente fra ricchezza e valore, laddove qui sembra nascondere alla vista ogni tipo di separazione (in parte perché la sua teoria del valore, sospetto io, deve trovare ancora pieno sviluppo). «Il valore di scambio costituisce la sostanza del denaro, e il valore di scambio è la ricchezza» ci conferna (p. 159). Per quanto siano le merci particolari a formare la sua sostanza, il denaro in qualche modo si distingue da tutti i generi di ricchezza legati a questa particolarità delle merci costituendo «la forma generale della ricchezza». Nel suo ruolo principale esso stesso è ricchezza, laddove nel secondo (quello delle merci) è piuttosto la sua rappresentazione materiale e generale. «Il denaro è (…) il dio tra le merci» (p. 160). Nel pubblicare la lista dei capitalisti più ricchi e più potenti al mondo, ‘Forbes’ misura questa loro ricchezza non soltanto dalla quantità di soldi che controllano, ma anche dal valore monetario delle loro proprietà (immobiliari, intellettuali, ecc.) e risorse (titoli, azioni, merci) e tutta una serie di beni immateriali come la reputazione). È esattamente a questo che si riferisce Marx, quando mette assieme ricchezza diretta (denaro) e sua rappresentazione monetaria in forma di merce per restituirci infine la ricchezza totale”” (pag 115-116) [David Harvey, ‘Leggere i Grundrisse. Un viaggio negli appunti di Karl Marx’, Edizioni Alegre, Roma, 2024]”,”MADS-833″ “HARVEY David”,”La crisi della modernità.”,”””Vi è stat un cambiamento nel mondo culturale e nel mondo politico-economico a partire , pressapoco, dal 1973…”” (prefazione) David Harvey, studioso dell’esperienza urbana e dei limiti dello sviluppo, insegna all’Università di Oxford. ‘Dalla recessione a ‘Blade Runner’, dalla progettazione urbana agli stili del consumo di massa, come ricondurre a solide ragioni le variopinte apparenze del dibattito postmoderno’ (in copertina)”,”TEOS-011-FGB” “HASAN Parvez RAO D.C. a cura”,”Korea. Policy Issues for Long-Term Development. The report of a mission sent to the Republic of Korea by the World Bank.”,”HASAN Parvez è chief economist per l’ Est Asia e dell’ Ufficio Regionale Pacifico della World Bank. RAO D.C. è senior economist dello stesso ufficio. La necessità di concentrazione nei trasporti. “”Uno dei maggiori risultati politici del governo è quello di migliorare il management di tutte le imprese di trasporto. Questa politica è particolarmente diretta al trasporto su strada, dove più di 2000 imprese distinte operano nel 1975 con circa 90.000 veicoli. La maggior parte di queste imprese sono molto piccole e sono soggette al management indiretto – come è, l’ impresa consistente in una associazione di operatori proprietari le cui attività sono coordinate meno rispetto al management d’ impresa.”” (pag 325)”,”ASIE-017″ “HASAN Mushirul a cura”,”Will Secular India Survive?”,”HASAN Mushirul Saggi di Martha C. NUSSBAUM Neera CHANDHOKE Pratap BHANU MEHTA Satish SABERWAL Amitava KUMAR Mushirul HASAN Radhika DESAI Aijaz AHMAD Zoya HASAN Tahir MAHMOOD Mushirul HASAN Amrita BASU e Srirupa ROY Dipankar GUPTA Hasan SUROOR Adnan FAROOUI e Vasundhara SIRNATE”,”INDx-105″ “HASAN Zoya a cura; saggi di Rajni KOTHARI Pradeep K. CHHIBBER John R. PETROCIK Stanley A. KOCHANEK Anthony HEATH Yogendra YADAV B.D. GRAHAM Christophe JAFFRELOT Oliver HEATH Mary FAINSOD KATZENSTEIN Uday SINGH MEHTA Usha THAKKAR Iaveed ALAM Amrita BASU Jyotirinda DAS-GUPTA Zoya HASAN Narendra SUBRAMANIAN James MANOR E. SRIDHARAN Balveer ARORA”,”Parties and Party Politics in India.”,”HASAN Zoya è Chairperson and Professor al Centre for Political Studies, J. Nehru University, New Delhi. Saggi di Rajni KOTHARI Pradeep K. CHHIBBER John R. PETROCIK Stanley A. KOCHANEK Anthony HEATH Yogendra YADAV B.D. GRAHAM Christophe JAFFRELOT Oliver HEATH Mary FAINSOD KATZENSTEIN Uday SINGH MEHTA Usha THAKKAR Iaveed ALAM Amrita BASU Jyotirinda DAS-GUPTA Zoya HASAN Narendra SUBRAMANIAN James MANOR E. SRIDHARAN Balveer ARORA Piramide del potere gandhiano, la crisi del dominio del partito del Congresso (pag 98) “”The mounting factional instability of the Congress governments in the states developed in the midst of the severest economic crisis in India since independence. The cumulative impact of the financial consequences of the 1971 Bangladesh war, the sharp drop in food production brought on by two successive droughts, and the sudden international energy and fertilizer crisi that grew out of the Arab-Israeli war of October 1973 touched off a wave of unprecedented inflation, widespread food shortages, isolated outbreaks of famine recession, and further economic stagnation and unemployment”” (1) (1) Ram Joshi, ‘India 1974: Growing Political Crisis’, Asian Survey, vol 15, February 1975, pp.85-94″” (pag 98)”,”INDx-115″ “HASEGAWA Tsuyoshi”,”Racing the Enemy. Stalin, Truman, and the Surrender of Japan.”,”Tsuyoshi Hasegawa is professor of History and Director of the Center for Cold War Studies at the University of California, Santa Barbara. Maps, Note on Transliteration and Spelling, Introduction: Race to the Finish, Conclusion, Abbreviations, Notes, Acknowledgments, Index, Illustrations follow pages 132 and 20″,”QMIS-013-FL” “HASEGAWA Tsuyoshi”,”The February Revolution: Petrograd, 1917.”,”Tsuyoshi Hasegawa is professor of History and Director of the Center for Cold War Studies at the University of California, Santa Barbara.”,”RIRx-076-FL” “HASEK Jaroslav”,”Le avventure del buon soldato Svejk. I. Svejk va soldato. II. Svejk attendente. III. Svejk cerca il reggimento. IV. Svejk verso il fronte.”,”‘Quando Jaoslav Hasek ebbe tra le mani le prime copie delle «Avventure del buon soldato Svejk», non s’immaginava certo che la morte stava già per scrivere «fine» alla sua avventurosa vita di giornalista, di bettoliere e di turlupinatore, che aveva seminato di risate e di scandali e di umoristici «pezzi» di colore Praga e l’intera Boemia. Né egli poteva neppur sognare che il suo eroe (il quale per tanti vizi assomigliava come una goccia d’acqua al proprio creatore, così da apparirne il ritratto spiccicato) sarebbe in breve assurto agli onori della letteratura universale, accolto nell’onorata compagnia di Morgante, di Sancio Pancia, Gargantua e Oblomov. Figlio di un povero supplente di scuola media, Hasek aveva conosciuto ancor ragazzo la fame e la miseria, aveva vagato per i bassifondi praghesi, aveva dormito all’albergo delle stelle sulle panchine dei parchi e dotto gli androni ed i ponti, alternando i fuggevoli periodi di discreta fortuna a quelli dominati dalla micragna. Alternando l’ozio e la disoccupazione a mille mestieri e imprese falliti fin dall’inizio, Hasek aveva presto imparato a conoscere la società e gli uomini dalla incomoda prospettiva di una assoluto libertà individuale senza confini, ma senza rifugio. Però da questa prospettiva, diremo così, alla rovescia, gli occhi acuti e disincantati di Hasek scoprirono il popolo e la borghesia cechi ai giorni del tramonto dell’impero austro-ungarico meglio forse d’ogni altro scrittore del tempo. (…) Era quello il momento in cui appariva palese, al fuoco della guerra, il disfacimento dell’Austria ferocemente tedesca, bigotta, militarista e burocratica. Ma Hasek, nel suo antieroe, proiettò anche, più o meno inconsciamente, l’istintiva sfiducia nei valori convenzionali e quindi pronunziò una condanna che trascendeva il momento e il bersaglio diretto. Col ridicolo, Hasek non colpì solo l’assurda guerra ormai perduta, ma la società che la promuoveva e la esaltava attraverso un meccanico gioco, spaventosamente brutale, di istituzioni e di menzogne convenzionali. Davanti al carosello delle marionette in uniforme, crudelmente illuminato da sotto e di sorpresa, ecco dunque presentarsi col suo largo sorriso di idiota integrale e patentato il buon soldato Svejk, bevitore di birra, ladro di cani e venditori di cuccioli bastardi, malalingua ed infaticabile attaccabottone, piantagrane atomico. (…) Come un misterioso corrosivo, Sveij tramuta in stracci e immondizie i galloni e le decorazioni della più rispettabile gente in uniforme e in borghese, la quale venera nel vecchio imperatore e nella bandiera giallonera la sicurezza di quel mondo che, avendo resistito alla Rivoluzione francese, par loro protetto da un patto di eterna amicizia e assistenza fra il sovrano «per grazia di Dio» e il cielo dell’impero austro-ungarico. Questo libro di guerra, in cui la guerra dapprima minaccia solo in una mitica lontananza (il romanzo restò incompiuto e lo finì, ma non con pari genialità, Karel Vanek, dopo la morte dell’autore), è anche il primo grande romanzo in cui la retrovia, il fronte interno, appaiono in primo piano e in cui vengono descritte con una brutalità senza precedenti la vita di caserma e d’ospedale, lo spionaggio poliziesco e i misteri di una casta militare abituata a considerarsi protetta dalla Divinità e dominatrice d’Europa. Mentre il grido di protesta di Barbusse s’alza nel «Fuoco», talvolta ossessionato dal reale, dal vero, in Hasek, dove tutto è fantasia, bugia, invenzione, tutto è documento, tutto diventa reale nel continuo affluire degli aneddoti che toccano il parossismo e vengono forzati fino ad un assurdo clownesco contro cui non esiste difesa. (…) Con Svejk la letteratura ceca conquista un’altra delle sue posizioni di punta nel pensiero e nella letteratura europea”” (dalla Prefazione di Luigi Salvini) (pag 5-10) [Jaroslav Hasek, ‘Le avventure del buon soldato Svejk. I. Svejk va soldato. II. Svejk attendente. III. Svejk cerca il reggimento. IV. Svejk verso il fronte’, Feltrinelli editore, Milano, 1951-52]”,”QMIP-001-FAP QMIP-002-FAP QMIP-003-FAP QMIP-004-FAP” “HASLIP Joan”,”Il Sultano. La dissoluzione dell’ impero ottomano attraverso la biografia di Abdulhamit II.”,”Joan HASLIP, figlia di George HASLIP, il creatore del Servizio sanitario pubblico inglese, ha studiato a Londra ma ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Firenze. Durante la 2° GM, ha curato le trasmissioni della BBC per l’Italia. Ha viaggiato a lungo in Europa e in America, e soprattutto in Medio Oriente. Vive in Toscana. Ha al suo attivo rievocazioni storico-biografiche dedicate a Massimiliano e Carlotta, L’imperatore e l’attrice, Maria Antonietta. ABDULHAMIT II salì al vertice dell’ Impero nel 1876, dapprima sovrano illuminato (concesse la Costituzione e convocò ad Istanbul il primo parlamento) e al tempo stesso dominato da manie di potenza (provocò la guerra con la Russia rivelatasi disastrosa), divenne presto uno degli ultimi simboli del dispotismo preda di consiglieri religiosi, centro di intrighi e congiure, fonte di continue perdite territorali a vantaggio dell’imperialismo occidentale. Perdette l’appoggio delle Grandi Potenze (eccetto quello del Kaiser GUGLIELMO II). Le tentate riforme non riuscirono a evitare la sua deposizione avvenuta ad opera dei Giovani Turchi nel 1908.”,”TURx-005″ “HASLIP Joan”,”Il Sultano. La dissoluzione dell’impero ottomano attraverso la biografia di Abdulhamit II.”,”Joan Haslip , figlia di George Haslip, il creatore del Servizio sanitario pubblico inglese, ha studiato a Londra ma ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Firenze. Durante la 2° GM, ha curato le trasmissioni della BBC per l’Italia. Ha viaggiato a lungo in Europa e in America, e soprattutto in Medio Oriente. Vive in Toscana. Ha al suo attivo rievocazioni storico-biografiche dedicate a Massimiliano e Carlotta, L’imperatore e l’attrice, Maria Antonietta. Abdulhamit II salì al vertice dell’Impero nel 1876, dapprima sovrano illuminato (concesse la Costituzione e convocò ad Istanbul il primo parlamento) e al tempo stesso dominato da manie di potenza (provocò la guerra con la Russia rivelatasi disastrosa), divenne presto uno degli ultimi simboli del dispotismo preda di consiglieri religiosi, centro di intrighi e congiure, fonte di continue perdite territorali a vantaggio dell’imperialismo occidentale. Perdette l’appoggio delle Grandi Potenze (eccetto quello del Kaiser Guglielmo II). Le tentate riforme non riuscirono a evitare la sua deposizione avvenuta ad opera dei Giovani Turchi nel 1908.”,”BIOx-043-FV” “HASS Ludwik DROBNER B. KIELICKI W. SWOBODA H. TROTSKY Leon SOLTYSIAK Grzegorz”,”Revolutionary History. Trotskyism in Poland. Repression of the Left in ‘People’s Poland’. Solidarnosc – The State, the Church and the Left.”,”This issue of Revolutionary History presents for the first time in the English language material on revolutionary Marxism in Poland from the 1920s onwards. Poland was one of the few countries in which the Trotskyist movement managed to establish a substantial working class base in the 1930s. Ludwik Hass shows how the Trotskyists operated in Poland under a harsh military dictatorship, as they suffered harassment not merely from the police, but from the Stalinists of the Communist Party. After Poland was partitioned by Stalin and Hitler in 1939, the Trotskyists continued to work clandestinely under conditions of appalling repression. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, Reviews, Letters, Reader’s Notes, Bolshevik-Leninists of Poland, Open letter to the Members of the Polish Communist Party,”,”TROS-023-FL” “HASS Ludvik”,”Le trotskysme en Pologne avant 1945.”,”Un gruppo di esponenti polacchi, dirigenti del PC polacco, chiamato “”Quattro W”” (Adolf Warski, Wera Kostrzewa-Koszutka, Henryk Walecki e Eduard Weber-Prochniak) che all’epoca si trovavano a Mosca e assistevano allo scontro interno al partito comunista russo (la troika Stalin, Zinoviev, Kamenev contro Trotsky) furono in seguito liquidati da Stalin (3) (pag 8) (3) Adolf Warszawski dit Warski (1868-1937) était un des fondateurs du SDKP: dirigeant du PC Polonais, éliminé en 29, exécuté. Maria Koszutka dite Wera Kostrzewa (1879-1939 eut le même itinéraire Maksyilian Horwitz, dit Henryk Walecki (1877-1938) prit leur place et fut écarté en 1925, puis exécuté Edward Weber dit Edward Prochniak (1889-1937) du SDKPIL, fut membre de l’appareil de l’IC avant d’être purgé”,”TROS-319″ “HASSEL Sven”,”Germania kaputt. (Tit. orig.: Wheels of Terror)”,”HASSEL Sven figlio di una ufficiale austriaco e danese, pseudonomo di Willy ARBERG è nato nel 1917 in Danimarca. Come cittadino germanico viene richiamato n guerra subito dopo la dichiarazione di guerra, guerra che sentiva estranea, per cui disertò pochi mesi dopo, per fare rientro in Danimarca. Arrestato dalla Gestapo fu condannato a quindici anni di carcere e trasferito in una compagnia di disciplina, avviato sul fronte russo dove combatté fino alla disfatta della Wehrmacht. ‘Maledetti da Dio’ è il suo primo romanzo impostato su queste tragiche esperienze. Nel filone di ‘Nulla di nuovo sul fronte occidentale’ di REMARQUE, questo libro è una denuncia degli orrori della guerra e della dittatura politica”,”VARx-157″ “HASSEL Sven”,”Colpo di mano a Mosca.”,”””Non appena i tedeschi avranno adottato la dottrina bolscevica, io trasferirò il mio quartier generale da Mosca a Berlino; in vista della rivoluzione mondiale imminente, infatti, giudico questo popolo ben più capace dei russi, sotto il profilo militare”” (Lenin, All’Ambasciatore di Turchia Ali Fouad Pacha, 14 gennaio 1921) (in apertura) (libro di S. Hassell, Colpo di mano a Mosca, 1975)”,”VARx-189-FV” “HASSEL Sven”,”Maledetti da dio. Romanzo.”,”Hassel condannato per diserzione dalla SS viene arruolato in un battaglione di disciplina destinato a combattere in Grecia, Africa e Russia. Hassel figlio di un ufficiale austriaco e di una danese, (Hassel pseudonimo di Willy Arberg) nato nel 1917 in Danimarca, come cittadino germanico viene richiamato alle armi nell’esercito tedesco subito dopo la dichiarazione di guerra. Una guerra che sentiva estranea. Dopo pochi mesi disertò nella speranza di poter ritornare in Danimarca. Arrestato dalla Gestapo, dopo un sommario processo, fu condannato a 15 anni di carcere. Successivamente fu trasferito in una compagnia di disciplina e avviato al fronte russo dove combatté fino alla disfatta della Wehrmacht. Questo libro, il suo primo romanzo, è basato su le sue esperienze. Dopo ‘Nulla di nuovo sul fronte occidentale’ di Remarque, questo libro è la più accesa denuncia degli orrori della guerra e della dittatura politica. (dalla ‘Presentazione’)”,”QMIS-003-FFS” “HASSNER Pierre VAÏSSE Justin”,”Washington e il mondo. I dilemmi di una superpotenza.”,”HASSNER Pierre è direttore emerito del Centre d’ etudes et de recherches internationales (Ceri), e della FNSP, insegna al Centro europeo dell’ Università John Hopkins di Bologna. VAÏSSE Justin è ricercatore al Center on the United States and France della Brookings Institution (Washington) e al Centre d’ analyse et de prévision del ministero degli Affari esteri francese. “”Carter è arrivato al potere come l’ anti-Nixon, come un cristiano “”rinato””, rappresentante delle virtù morali tradizionali dell’ America. Dichiarava di volere “”una politica estera buona come il popolo americano”” e, nella più pura tradizione wilsoniana, ripudiava il machjiavellismo e la mania del segreto di Nixon e di Kissinger. Il tema dei diritti dell’ uomo e della diffusione della democrazia aveva assunto un ruolo centrale, ed era applicato anche a spese di alcuni alleati degli Stati Uniti. Ciò ha provcato una critica realista, che vedeva in questa politica un irenismo illusorio e contrario agli interessi di potenza degli Stati Uniti. L’ invasione dell’ Afghanistan da parte dell’ Unione Sovietica e la caduta dello scià in Iran avrebbero portato l’ amministrazione Carter ad atteggiamenti più tradizionali senza liberarla però dalla sua immagine di debolezza e di esitazione (manifestata, ad esempio, con il rifiuto della bomba ai neutroni). Di conseguenza la missione di Reagan è stata quella di ridare all’ America fiducia in se stessa. (…) Con Clinton si è tornati, in modo più pragmatico e senza la componente religiosa, alle preoccupazioni morali di Carter. La morale di Clinton era quella del politically correct, (…)””. (pag 126-127)”,”USAQ-047″ “HASTINGS Max”,”Catastrofe, 1914. L’Europa in guerra.”,”HASTINGS Max (Lambeth, Londra, 1945) è uno dei più noti storici e saggisti inglesi. Reporter of the Year nel 1982 e Editor of the Year nel 1988, ha scritto varie opere tra cui ‘Inferno. Il mondo in guerra, 1939-1945’ (Neri Pozza, 2012) Ritirata a sorpresa dell’esercito tedesco (pag 448) Crisi di nervi di Moltke per la Marna (pag 450) “”Molti soldati tedeschi furono meravigliati e arrabbiati per la ritirata dalla Marna tanto quanto lo erano stati i loro omologhi inglesi nel ripiegare da Mons meno di tre settimane prima. Tappen, l’uomo chiave dello staff di Moltke, aveva dichiarato che “”chiunque iniste adesso sarà il vincitore””; eppure l’esercito tedesco stava interrompendo l’offensiva.George Wichura, generale di cavalleria era “”distrutto””, il morale dei suoi uomini “”terribile, sguardi confusi ovunque””. Un reggimento della Terza armata definì l’ordine di ritirarsi “”un fulmine a ciel sereno””, e il suo colonnello scrisse: “”Ho visto molti uomini piangere, con le guance inondate di lacrime””. Il generale Oskar von Hutier della Prima divisione della Guardia si domandò: “”Sono tutti impazziti?””. Il generale Paul Flack scrisse incredulo: “”Non può essere… La vittoria era nostra””. Era una prima manifestazione di un profondo, appassionato e quasi isterico senso di tradimento, l’idea – che dopo il 1918 si sarebbe radicata nell’immaginario collettivo – che forze oscure avevano sottratto al paese un trionfo che sarebbe dovuto andare alla Germania. “”All’OHL hano perso completamente il controllo dei propri nervi”” scrisse il principe Rupprecht con disprezzo nel suo diario di guerra. Il bavarese Karl Wenninger descrisse così il quartier generale di Moltke il 10 settembre: “”Silenzioso come un obitorio. Ci si muove in punta di piedi (…) meglio non rivolgersi (allo staff), meglio non fare domande”” (pag 448) “”Il momento più alto dell’offensiva di Moltke a occidente, tuttavia era passato. “”La bataille de la Marne s’achève une victoire incontestable”” dichiarò Joffre. Il generale Moriz von Lyncker, capo del gabinetto militare del Kaiser, era d’accordo: “”Insomma bisogna riconoscere che [la nostra] intera operazione […] è completamente fallita […]. Moltke è distrutto dagli eventi; i suoi nervi non sono più all’altezza della situazione””. Un ufficiale di Stato Maggiore scrisse: “”Il nervosismo del generale era evidente, in particolare si vedeva da come camminava senza posa su e giù per la stanza e sospirava tra i denti, con una specie di fischio […]. L’opinione diffusa era che il generale von Moltke non fosse all’altezza del suo grande compito per via delle sue condizioni fisiche, e lasciasse fare ai capi divisione come volevano (20). Il 14 Lyncker disse al Kaiser che Moltke doveva andarsene. Il capo di Stato Maggiore diventò il più importante di 33 generali tedeschi solelvati dal proprio incarico, anche se la sua rimozione fu riconosciuta pubblicamente solo dopo diversi mesi. Ricevette ben poca comprensione da parte dei suoi colleghi, e non ne merita dalla storia. Nessuna aveva fatto più di lui per accelerare lo scoppio della guerra in Europa e tuttavia, dopo aver fatto come voleva, Moltke si dimostrò incapace di guidare in maniera efficace l’esercito del suo paese. Morì nel 1916, a sessantotto anni”” (pag 450)”,”QMIP-210″ “HASTINGS Max”,”Apocalisse tedesca. La battaglia finale, 1944-1945. Volume I.”,”Max Hastings, laureato ad Oxford, giornalista e studioso di storia e teoria militare, è autore di vari libri tra cui ‘Overlord’, ‘La guerra di Corea’, ‘Bomber Command’, e ‘Going to the Wars’.”,”QMIS-165″ “HASTINGS Max”,”Apocalisse tedesca. La battaglia finale, 1944-1945. Volume II.”,”Max Hastings, laureato ad Oxford, giornalista e studioso di storia e teoria militare, è autore di vari libri tra cui ‘Overlord’, ‘La guerra di Corea’, ‘Bomber Command’, e ‘Going to the Wars’.”,”QMIS-166″ “HASTINGS Max”,”Overlord. Il D-Day e la battaglia di Normandia.”,”Max Hastings, laureato a Oxford e giornalista, studioso di storia e teoria militare, è famoso per le sue corrispondenze da più di cinquanta paesi, dall’Indocina all’America centrale al Medio Oriente. Per i suoi servizi dalle Falkland, nel 1982 è stato nominato in Inghilterra “”giornalista dell’anno””. Crisi di fiducia tra i comandi alleati “”Era una scena che si ripeteva in Normandia centinaia di volte al giorno da entrambi i lati degli schieramenti contrapposti. Quota 112 fu occupata per breve tempo dal battaglione duramente provato della fanteria leggera del duca di Cornovaglia, e perduta poi per un contrattacco tedesco. A questo punto Montgomery dovette affrontare una crisi di sfiducia nella sua azione di comando che avrebbe distrutto i nervi di un uomo più sensibile. Nei vasti meandri dello SHAEF in Inghilterra si era sempre annidata dell’animosità nei suoi confronti e parecchi subalterni di Bradley non lo potevano sopportare. La tensione scoppiò ora in forme di aperta critica. Il comandante Butcher, rappresentante per eccellenza degli ufficiali di stato maggiore che sguazzavano nei pettegolezzi, ebbe a scrivere al ritorno dalla sua prima puntata in Francia il 1° luglio: «Parecchie delle persone con cui ho parlato non temono di dire che Monty ha indugiato troppo a sferrare l’attacco permettendo così ai tedeschi di stabilirsi solidamente in posizioni difensive e di far affluire riserve» (8). Patton, nemico dichiarato del generale britannico, scriveva velenosamente nel suo diario dopo una capatina al quartier generale tattico di Montgomery il 7 luglio: «Montgomery si è dato un gran da fare a spiegare perché i britannici non abbiano fatto nulla». Perfino Eisenhower, sotto la pressione di Washington e del suo stato maggiore, frustrato dall’impossibilità di influenzare direttamente eventi di cui aveva sulle spalle l’enorme responsabilità, quel giorno scrisse una lettera al comandante in capo del 21° gruppo d’armate da cui traspariva il risentimento represso insieme con la preoccupazione per il fatto che si fosse concesso ai tedeschi di consolidare il loro schieramento: «A me sembra che dobbiamo usare ogni energia disponibile al fine ben determinato di evitare uno stallo o di trovarci nella necessità di condurre una battaglia difensiva entro il perimetro poco profondo della nostra testa di sbarco… Non abbiamo ancora tentato sul fianco sinistro un attacco in grande stile sostenuto da tutto quanto potremmo mettere in campo…» (9). La stampa americana esprimeva ormai critiche aperte perché in Francia non si registrava alcun progresso, causando a Washington grattacapi che, come sempre, erano di gran lunga superiori a quelli che la stampa britannica potesse mai dare al governo del suo paese. Si avanzava l’ipotesi che gli alleati occidentali si accontentassero di segnare il passo lasciando ai sovietici l’impegno di combattere sul serio per sconfiggere le armate di Hitler. Ancor più pericolosa per la difficile situazione di Montgomery era la crescente impazienza di Churchill. Il primo ministro non aveva esitato a dire a Eisenhower pochi giorni dopo lo sbarco che era sufficiente che il comandante supremo esprimesse la sua insoddisfazione nei riguardi di un ufficiale britannico, «di qualunque grado fosse», perché quello venisse rimosso. Churchill era convinto che, ove non si fosse operato rapidamente lo sfondamento dopo il D-Day, ci sarebbe voluto un anno o anche più prima che gi alleati arrivassero alla Senna. I ricordi che aveva della battaglia delle Fiandre illuminavano di luce sinistra la sua visione della battaglia di Normandia nel 1944, specie quando correva gli elenchi delle perdite della fanteria. La sera del 6 luglio Churchill fece a Brooke una grossa sparata contro Montgomery. Non aveva mai provato molta simpatia per quel suo freddo, scomodo generale; ora, ricordando le dichiarazioni baldanzose che Montgomery aveva fatto alla conferenza di Saint Paul a proposito del colpo d’ariete delle forze corazzate e della necessità di «piantare i nostri picchetti nell’entroterra», aveva l’impressione che le aspettative suscitate da quelle parole fossero state tradite. A Brooke era saltata la mosca al naso e aveva ribattuto con pari calore in difesa del suo protetto: «Mi prese una gran rabbia e gli chiesi se non poteva decidersi a fidarsi dei suoi generali almeno per cinque minuti invece di insultarli e svilirli di continuo» (10)”” (pag 293-294) [(8) Butcher, diario, Biblioteca Eisenhower; (9) Eisenhower Papers, vol. III, p. 1982; (10) Bryant, intervista con l’autore, p. 229]”,”QMIS-246″ “HASTINGS Max”,”Inferno. Il mondo in guerra, 1939-1945.”,”Max Hastings è uno dei maggiori storici britannici. Tra le sue opere ‘Catastrofe 1914. L’Europa in guerra’, Neri Pozza, 2014, ‘La guerra segreta’ (idem, 2016), ‘Armageddon’ (Beat, 2016), ‘Operazione Overlord’ (Beat, 2017) Errori dei tedeschi. “”Uno dei più grandi errori di Hitler, dal punto di vista dei suoi interessi, fu l’aver tentato di rimodellare secondo l’ideologia nazista i paesi orientali caduti sotto la sau egemonia con la guerra ancora in corso. Quasi tutti i paragoni tra Hitler e Churchill sono oziosi, ma uno sembra significativo: il leader inglese spinse all’esasperazione i suoi ministri, così come molti più umili compatrioti, rifiutando di occuparsi sul serio delle riforme sociali in patria finché non si fosse ottenuta la vittoria. Il leader tedesco, invece, avviò il drastico riordino dei paesi orientali solo poche settimane dopo averli occupati. Ordinò l’espulsione indiscriminata della popolazione locale per fare spazio ai coloni tedeschi, e fece uccidere una grande quantità di persone, soprattutto ebrei e attvisti sociali e politici, senza preoccuparsi del fatto che offrissero o meno resistenza alla sua egemonia. Anche ignorando l’orrore umano – come ovviamente fecero i nazisti – queste politiche causarono enormi danni economici, soprattutto in agricoltura, alla macchina da guerra di Hitler. .. …. finire (pag 629-631-632) .”,”QMIS-286″ “HASTINGS Max”,”Catastrophe, 1914. Europe goes to war 1914.”,”Max Hastings (Lambeth, Londra, 1945) è uno dei più noti storici e saggisti inglesi. Reporter of the Year nel 1982 e Editor of the Year nel 1988, ha scritto varie opere tra cui ‘Inferno. Il mondo in guerra, 1939-1945′ (Neri Pozza, 2012)”,”QMIP-024-FSL” “HATCHER William S.”,”Fondamenti della matematica.”,”William S. Hatcher è professore aggregato di matematica all’Università di Toledo nell’Ohio.”,”SCIx-269-FL” “HATEM Fabrice”,”Les Multinationales en l’an 2000. Les nouvelles tendances de l’investissement international.”,”F. Hatem capo dell’Observatoire des investissements internationaux al ministero dell’economia, autore che si è dedicato alle tendenze settoriali e alle strategie delle imprese multinazionali.”,”ECOI-355″ “HATTENDORF John B., UNGER Richard W., DOTSON John, LUND Niels, GEMIGNANI Marco, DOUMERC Bernard, CONTENTE DOMINGUES Francisco.”,”War at Sea in the Middle Ages and Renaissance.”,”HATTENDORF John B. professore di storia navale US Naval War College dal 1984 al 2016. Dottorato Università di Oxford. UNGER Richard W. professore di Storia Britisc Columbia, pubblicato su storia navale e trasporti marittimi medievali. GEMIGNANI Marco, nato nel 1966, storia navale Accademia navale della Marina militare italiana, articoli su storia navale del XVI secolo, docente di Storia in ambito Ministero della Difesa, in congedo Arma dei Carabinieri. DOMINGUES F. conferenze sulla storia navale portoghese.”,”QMIx-056-FSL” “HATZFELD Nicolas”,”Les gens d’ usine. 50 ans d’ histoire à Peugeot-Sochaux.”,”HATZFELD è un ex-operaio che ha lavorato nella fabbrica Peugeot dall’ inizio degli anni 1970. Ora è maitre de conferences in storia all’ Università di Evry. “”Una caffettiera, paradossalmente, contribuisce a stringere i legami. Tenuta dall’ istruttore, è tollerata come un’ attività privata similmente a un certo numero di altre nell’ azienda. Molto più propizia agli scambi rispetto alle mense, questo “”caffé”” attuenua le separazioni tra gruppi, le differenze gerarchiche tra montantori, istruttori, capi o conduttori, e le separazioni tra linee… E’ anche il luogo dove iniziano i negoziati delicati tra operai, capi d’ equipe e tecnici””. (pag 115)”,”MFRx-200″ “HAU Michel”,”Un siècle d’histoire industrielle en Allemagne. Industrialisation et societés, 1880-1970.”,”HAU è direttore dell’ Institut d’Histoire Economique et Sociale dell’Università di Strasburgo. Le sue ricerche si concentrano nel campo di storia delle imprese.”,”GERE-028″ “HAU Michel NARVAIZA-MANDON Nuria”,”Le chômage en Europe. Divergences nationales et régionales.”,”HAU Michel professore universitario e direttore dell’Institut d’Histoire économique et sociale de l’Universitè de Strasbourg et sur l’histoire des entreprises. E’ membro dell’Institut Universitaire de France. NARVAIZA-MANDON Nuria è diplomata dell’Università di Navarra.”,”CONx-178″ “HAUBTMANN Pierre”,”La philosophie sociale de P.J. Proudhon.”,”HAUBTMANN ha consacrato la sua vita alla stesura di una biografia critica di Pierre Joseph PROUDHON. In questo studio tenta di sviluppare attreverso lo studio degli aspetti fondamentali della sua filosofia sociale, l’ unità e la natura del suo messaggio. Pierre HAUBTMANN (1912-1971) diplomato di scienze politiche e des hautes etudes de Paris, rettore dell’ Institut catholique de Paris dal 1966 al 1971, ha passato la sua vita di ricercatore su PROUDHON. Da ciò risultano numerosi lavori su questo pensatore. Nel 1961 l’A ha sostenuto alla Sorbona una tesi di dottorato in lettere su ‘La Vie et la pensée de P.J. Proudhon’ davanti ad una commissione composta da BARTOLI, JANKELEVITCH, GURVITCH e DUPRONT. Ha pubblicato più scritti su PROUDHON: ‘P.J. Proudhon genese d’un antitheiste’ (MAME, 1969), ‘Marx et Proudhon, leurs rapports personnels’ (ECONOMIE ET HUMANISME, 1947). Ha curato inoltre la pubblicazione dei ‘Carnets inedits’ di PROUDHON presso l’editore M. Riviere.”,”PROD-027″ “HAUBTMANN Pierre”,”Marx et Proudhon. Leur rapports personnels, 1844-1847.”,”Contiene vari testi inediti Alla memoria di Madame Henneguy nata Catherine Proudhon figlia maggiore di P.J. Proudhon deceduta nel 1947 all’ età di 97 anni. “”Le témoignage le plus éloquent nous est fourni das la ‘Sainte Famille’. Cet ouvrage, soulignons-le, fut composé dans les trois derniers mois de 1844, ‘au moment précis où les deux socialistes se rencontrent’. De fait, plus de cinquante pages y sont consacrées à l’analyse du ‘Premier mémoire sur la Propriété’, de P.J. Proudhon. En nous reportant à la Sainte Famille, nous saurons donc à peu près ce que Marx pensait de Proudhon, à la fin de l’année 1844. Ouvrons l’ouvrage: “”…Proudhon, écrit Marx à propos du ‘Premier mémoire’, Proudhon soumet la base de l’économie nationale, la propriété privée, à un examen critique, au premier examen sérieux, absolu en même temps que scientifique. Voilà le grand progrès scientifique qu’il a réalisé, un progrès qui révolutionne l’économie nationale et pose, pour la première fois, la possibilité d’une véritable science de l’économie nationale. L’ouvrage de Proudhon: ‘Qu’est-ce que la Propriété?’ a pour l’économie nationale moderne la même importance que l’ouvrage de Sieyès: ‘Qu’est-ce que le Tiers-Etat?’ a pour la politique moderne””. Qu’il y ait dans cette dernière comparaison une pointe d’ironie, on inclinerait à le croire: la comparaison, en effet, n’est pas de Marx…. mais de Proudhon lui-même. Marx trouve cette image dans le ‘Premier mémoire’; il ne fait que la reprendre, presque mot pour mot: ce qui ne manque pas d’humour. Il n’en reste pas moins que, pendant cinquante pages et plus, Marx, suivant l’expression de M. Molitor, “”livre une véritable bataille… pour sauver l’honnor et la réputation de Proudhon”” contre les attaques de ses détracteurs. L’auteur de la ‘Sainte Famille’ voit dans le ‘Premier mémoire’ “”un manifeste scientifique du prolétariat français””, présentant comme tel “”une importance historique’ hors pair. Bien mieux, Marx, qui dans deux ans, ne verra plus en Proudhon qu’un “”petit bourgeois””, affirme textuellement, en 1844: “”Proudhon n’écrit pas simplement dans l’intérêt des prolétaires; il est lui-même prolétaire, ouvrier”””” (pag 32-33-34) ‘ in corsivo nel testo pag 15-16″,”MADS-448″ “HAUBTMANN Pierre”,”Proudhon, Marx et la pensée allemande.”,” HAUBTMANN Pierre (1912-1971) diplomato in scienze politiche rettore dell’ Institut catholique de Paris dal 1966 al 1971, ha passato la sua vita a studiare Proudhon. Nel 1961 sostiene alla Sorbona una tesi di dottorato in lettere sulla vita e il pensiero di P. davanti a un jury composto da GOUHIER, BARTOLI, JANKELEVITCH, GURVITCH e DUPRONT. Ha scritto molti libri su PROUDHON.”,”PROD-062″ “HAUBTMANN Pierre”,”Pierre-Joseph Proudhon. Sa vie et sa pensée, 1809-1849.”,”E’ la tesi sostenuta da HAUBTMANN Pierre nel 1961. HAUBTMANN lavorava da vent’anni su P. Oltre alla sua tesi principale bisogna aggiungere ‘La philosophie sociale di P.’ la sua tesi complementare di dottorato e il suo ‘Proudhon e il pensiero tedesco’ tesi di dottorato dell’ Institut d’Etudes Sociales, storia della “”santa alleanza intellettuale”” franco-germanica che Marx rivela di concludere tra i socialisti tedeschi e quelli francesi negli anni 1844-1847. Bisogna ancora citare il ‘Marx et Proudhon, leurs rapports personnels, 1844-1847’ capitaliper la comprensione di P.. Per Marx si trattava di abbattere l’influenza di GRÜN e lo si poteva fare abbattendo quella di PROUDHON. Monsignor Haubtmann è morto prematuramente (1971).”,”PROD-064″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; scritti di Karl BARTH, Peter FURTH Bertrand RUSSELL, Günther ANDERS, Linus PAULING, Willy BRANDT, Thomas MANN, Armin GUDE e altri”,”Das Argument. Zeitschrift für Philosophie und Sozialwissenschaften.”,”scritti di Karl BARTH, Peter FURTH Bertrand RUSSELL, Günther ANDERS, Linus PAULING, Willy BRANDT, Thomas MANN, Armin GUDE e altri”,”EMEx-040″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; scritti di J.P. SARTRE, Günther ANDERS, Hans Magnus ENZENSBERGER, Margherita von BRENTANO, Hans J. MORGENTHAU, Ossip K. FLECHTHEIM, Günter W. LORENZ, Dieter RAVE e altri”,”Das Argument. Zeitschrift für Philosophie und Sozialwissenschaften.”,”scritti di J.P. SARTRE, Günther ANDERS, Hans Magnus ENZENSBERGER, Margherita von BRENTANO, Hans J. MORGENTHAU, Ossip K. FLECHTHEIM, Günter W. LORENZ, Dieter RAVE e altri”,”EMEx-041″ “HAUG Wolfgang F. MÜLLER-WIRTH Christof a cura; collaborazione di Norbert ADRIAN G. ANDERS M. BRENTANO U. DAMM A. EGGEBRECHT O.K. FLECHTHEIM P. FÜRSTENAU P. FURTH D. GOLDSCHMIDT H. GOLLWITZER W. GOTTSCHALCH P.H. GRÜBER R. KIENAST M. LANDMANN M. MAUKE T. METSCHER D. RAVE I. VON REITZENSTEIN W. P. SCHAAR G. SCHOENBERGER H. H. SCHREY R. SÜHNEL J. TAUBES R.E. THIEL W. WEISCHEDEL”,”Das Argument. Berliner Hefte für Politik und Kultur.”,”collaborazione di Norbert ADRIAN G. ANDERS M. BRENTANO U. DAMM A. EGGEBRECHT O.K. FLECHTHEIM P. FÜRSTENAU P. FURTH D. GOLDSCHMIDT H. GOLLWITZER W. GOTTSCHALCH P.H. GRÜBER R. KIENAST M. LANDMANN M. MAUKE T. METSCHER D. RAVE I. VON REITZENSTEIN W. P. SCHAAR G. SCHOENBERGER H. H. SCHREY R. SÜHNEL J. TAUBES R.E. THIEL W. WEISCHEDEL”,”EMEx-042″ “HAUG Wolfgang F. a cura; collaborazione di Wolfgang ABENDROTH W. ALFF, G. ANDERS, F. DEPPE, H.U. DEPPE, B. FREI, H. GOLLWITZER, K. HOLZKAMP, U. JAEGGI, B. JOHANSEN, L. LAMBRECHT, R. OPITZ, K.H. TJADEN, E. WULFF, redazione di H.H. ABHOLZ W. ELFFERDING K.H. GÖTZE S. HABERDITZL F. HAUG W.F. HAUG K.E. LOHMANN T. METSCHER R. NEMITZ”,”Das Argument. Berliner Hefte für Politik und Kultur. Beiheft 79. Rezensions-Sondernummer 20 Jahre Argument.”,”collaborazione alla rivista ‘Das Argument’ di Wolfgang ABENDROTH W. ALFF, G. ANDERS, F. DEPPE, H.U. DEPPE, B. FREI, H. GOLLWITZER, K. HOLZKAMP, U. JAEGGI, B. JOHANSEN, L. LAMBRECHT, R. OPITZ, K.H. TJADEN, E. WULFF, redazione di H.H. ABHOLZ W. ELFFERDING K.H. GÖTZE S. HABERDITZL F. HAUG W.F. HAUG K.E. LOHMANN T. METSCHER R. NEMITZ”,”EMEx-043″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; testi di Carlos Antonio AGUIRRE ROJAS Ulrich ALBRECHT Samir AMIN Daniel BARBEN Johannes BERGER Theodor BERGMANN Hans-Manfred BOCK Klaus-Michael BOGDAL Guglielmo CHARCHEDI Detlev CLAUSSEN Hans COPPI Catherine COQUERY-VIDROVITCH Petra DOBNER Wieland ELFERDING Roberto FINELLI Jürgen FREDEL William H. FRIEDLAND Georg FÜLBERTH Gerhard HAUCK Frigga HAUG Wolfag Fritz HAUG Frank HEIDENREICH Jörg HEININGER Michael HEINRICH Jutta HELD Sebastian HERKOMMER Rudolf HICKEL Kurt JACOBS Michael JÄGER Peter JEHLE Heinz JUNG Ulf KADRITZKE Juha KOIVISTO Lawrence KRADER Michael KRÄTKE Dieter KRAMER Hans-Peter KREBS Georges LABICA Thomas LAUGSTIEN Henri LEFEBVRE Marcel VAN DER LINDEN Werner MACKENBACH Günter MAYER Lauri MEHTONEN Claude MEILLASSOUX Ulrich MILL Christian MÖCKER Woalther MÜLLER-JENTSCH Philippe VAN PARIJS Veikko PIETILÄ Enrico PUGLIESE Jan REHMANN Arnodl SCHÖLZEL Volker SCHURIG Wolfgang SCHWANITZ Jakob TANNER Margarete TJADEN-STEINHAUER Werner VAN TREECK Thomas WEBER Karn WEINGARTZ-PERSCHEL Hans-Willi WEINZEN Anabella WEISMANN Bastiaan WIELENGA Gunter WILLING Thilo WITT Frieder Otto WOLF Erich WULFF Gerhard ZIMMER”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Band 1. Abbau des Staates bis avantgarde.”,”Con la collaborazione di più di 500 studiosi. Redazione: Daniel BARBEN Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Rolf HECKER Kurt JACOBS Thoma LAUGSTIEN Jan REHMANN Thomas WEBER Gunter WILLING, Consiglio scientifico: Giorgio BARATTA Theodor BERGMANN Bolivar ECHEVERRIA Michale KRÄTKE Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Veikko PIETILÄ Heinrich TAUT Werner VAN TREECK Bastiaan WIELENGA Frieder Otto WOLF, Coordinamento: Thomas WEBER Thomas LAUGSTIEN Florian SCHMALTZ, Fremdsprachige Äquivalenzen: Adel KARASHOLI, Elke SCHWANITZ Jack AMARIGLIO Monty JOHNSTONE Dorothy SMITH Janna THOMPSON Danga VILEISIS Gérard BENSUSSAN Teresa OROZCO José Maria RIPALDA Eugenia Erazo METTELSIEFEN Rolf HECKER Gunter WILLING Ingrid STUDE Bettina GRANSOW Ingo NENTWIG, YIN XUYI, Übersetzungen: Nana BADENBERG Ulrich BLUMENBACK Ruedi GRAF, i due HAUG, Peter JEHLE, Barbara KETELHUT Thomas LAUGSTIEN Reinhard MARKNER, Jan REHMANN Dominik SCHRAGE Controllo citazioni: Matthias AßHAUER Hansjorg BAY Christoph KNIEST Holger LEIDIG José PACHECO Florian SCHMALTZ Kamil ULUDAG Tra le voci del dizionario riportate nel 1° volume: Scuola Abendroth, Astratto-concreto, lavoro astratto, tattica astratta, questione agraria, accumulazione, americanismo, analisi-sintesi, scuola Althusser, marxismo analitico, anarchia produzione, anarchismo, anarco-sindacalismo, antropologia, antifascismo, antisemitismo, lavoro, movimento operaio, classe operaiaestetica, ateismo, illuminismo, austromarxismo, automazione, populismo autoritario, avanguardia.”,”MADS-383″ “HAUG Fritz Wolfgang HAUG Frigga a cura, scritti di scritti di Erhard CROME Frank DEPPE Jutta HELD Wolfgang KÜTTLER Susanne LETTOW Peter von OERTZEN Lothar PETER Jan REHMANN Thomas SABLOWSKI Christoph SPEHR Jochen STEINHILBER Christoph TÜRCKE Frieder Otto WOLF”,”Unterhaltungen über den Sozialismus nach seinem Verschwinden.”,”Interventi scritti di Erhard CROME Frank DEPPE Jutta HELD Wolfgang KÜTTLER Susanne LETTOW Peter von OERTZEN Lothar PETER Jan REHMANN Thomas SABLOWSKI Christoph SPEHR Jochen STEINHILBER Christoph TÜRCKE Frieder Otto WOLF. EC: Da stimme ich zu. Russland, China und Indien haben sich der “”Allianz gegen der Terror”” nicht angeschlossen, weil sie den USA erbötig sein wollten, sondern weil sie ihre je eigenen Rechnungen mit islamistischen Terroristen offen haben, die Russen in Tschetschenien, die Chinesen in Sinkiang, die Inder im Kaschmir…”” (pag 203)”,”TEOP-302″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; testi di J.O. ANDERSEN A. AL–AZMEH T. BARFUSS R. BECKER-SCHMIDT R. BEHRENS T. BERGMANN C. BINA L. BISKY R. BLACKBURN M. BLANKENBURG P. BOCCARA D. BOER U. BRAND M. CANDEIA E. CLASSEN A. DAVIDSON A. DEMIROVIC F. DEPPE D. ENGELKEN J.M. DE-FREITAS-BLANCO C. FUCHS K. FUCHS-KITTOWSKI J.M. GAINES M. GALCERAN I. GARO R. GEENE T. GEISEN G. GIESENFELD S. GILL W. GOLDSCHMIDT P. GONZALEZ CASANOVA C. GÖRG P. GUADARRAMA S. HALL N. HARTSOCK R. HAUDE F. HAUG W. FRITZ-HAUG R. HECKER I. HEDGES H. HIERLMEIER A. HIPPIN T. HIPPLER U. HUWS R. ISHIZUKA J. JACOBS F. JAMESON P. JEHLE R. JESSOP S. JORDAN J. KANNANKULAM D. KARYDAS M. KESSLER H. KLENNER M. KLEYBOLDT J. KOIVISTO R. KRAMER T. KRINGS H.J. KRYSMANSKI W. KUTTLER G. LABICA V. LAI B. LÜTHJE C. MAINFROY M. MARKARD O. MARQUARDT T. MARXHAUSEN G. MATTENKLOTT M. MAY G. MAYER A. MELIS W. MÜLLER-JENTSCH W.D. NARR H. NEUDENDORFF L. NUTARELLI E. VON OERTZEN C. OHM C. OPITZ A. OPPOLZER G. ORIENTALE CAPUTO T. OROZCO N. PAECH A. PETRIOLI K. PSYCHOPEDIS V. REGO DIAZ J. REHMANN T. REITZ R. RILLING B. RÖTTGER K. RUOFF KRAMER T. SABLOWSKI C. SAMARY C. SCHERRER H.E. SCHILLER I. SCHMIDT A. SCHMITT V. SCHÖNEBURG V. SCHUBERT T. SEIBERT R. SEIDEL L. SEVE M. SHAW M. SPAHLINGER C. SPEHR A. SPIRE R. SPUR J. STAHL K. STEINITZ P. THOMAS C. THÜRMER-ROHR W. VAN TREECK S. TUCKER K. ULUDAG G. V. LOZANO T. VEERKAMP M. VOVELLE P. WAGENKNECHT T. WAGNER V. WALLIS B. WATSON K. WEBER M. WEINGARTEN M. WEKWERTH M. WIARDS B. WIELENGA J. WISSEL D. WITTICH F.O. WOLF R. WOLFF V. WOLTERSDORFF E. WULFF M. ZANDER A. ZANGANEH M. ZUCKERMANN”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Band 6/II. Imperium bis Justiz.”,”Con la collaborazione di più di 800 studiosi. Redazione (in appendice): J.O. ANDERSEN A. AL–AZMEH T. BARFUSS R. BECKER-SCHMIDT R. BEHRENS T. BERGMANN C. BINA L. BISKY R. BLACKBURN M. BLANKENBURG P. BOCCARA D. BOER U. BRAND M. CANDEIA E. CLASSEN A. DAVIDSON A. DEMIROVIC F. DEPPE D. ENGELKEN J.M. DE-FREITAS-BLANCO C. FUCHS K. FUCHS-KITTOWSKI J.M. GAINES M. GALCERAN I. GARO R. GEENE T. GEISEN G. GIESENFELD S. GILL W. GOLDSCHMIDT P. GONZALEZ CASANOVA C. GÖRG P. GUADARRAMA S. HALL N. HARTSOCK R. HAUDE F. HAUG W. FRITZ-HAUG R. HECKER I. HEDGES H. HIERLMEIER A. HIPPIN T. HIPPLER U. HUWS R. ISHIZUKA J. JACOBS F. JAMESON P. JEHLE R. JESSOP S. JORDAN J. KANNANKULAM D. KARYDAS M. KESSLER H. KLENNER M. KLEYBOLDT J. KOIVISTO R. KRAMER T. KRINGS H.J. KRYSMANSKI W. KUTTLER G. LABICA V.LAI B. LÜTHJE C. MAINFROY M. MARKARD O. MARQUARDT T. MARXHAUSEN G. MATTENKLOTT M. MAY G. MAYER A. MELIS W. MÜLLER-JENTSCH W.D. NARR H. NEUDENDORFF L. NUTARELLI E. VON OERTZEN C. OHM C. OPITZ A. OPPOLZER G. ORIENTALE CAPUTO T. OROZCO N. PAECH A. PETRIOLI K. PSYCHOPEDIS V. REGO DIAZ J. REHMANN T. REITZ R. RILLING B. RÖTTGER K. RUOFF KRAMER T. SABLOWSKI C. SAMARY C. SCHERRER H.E. SCHILLER I. SCHMIDT A. SCHMITT V. SCHÖNEBURG V. SCHUBERT T. SEIBERT R. SEIDEL L. SEVE M. SHAW M. SPAHLINGER C. SPEHR A. SPIRE R. SPUR J. STAHL K. STEINITZ P. THOMAS C. THÜRMER-ROHR W. VAN TREECK S. TUCKER K. ULUDAG G. V. LOZANO T. VEERKAMP M. VOVELLE P. WAGENKNECHT T. WAGNER V. WALLIS B. WATSON K. WEBER M. WEINGARTEN M. WEKWERTH M. WIARDS B. WIELENGA J. WISSEL D. WITTICH F.O. WOLF R. WOLFF V. WOLTERSDORFF E. WULFF M. ZANDER A. ZANGANEH M. ZUCKERMANN (sostituire anche a testi di …) Tra le voci del dizionario riportate nel 6-2 volume: EGEMONIA MATERIALISMO STORICO COMPROMESSO STORICO SCUOLA STORICA DI ECONOMIA STORICISMO IDEOLOGIA IMPERIALISMO IMPERO INDIVIDUALISMO INDIVIDUO INFLAZIONE INFORMAZIONE INNOVAZIONE INTELLETTUALE INTELLIGENZA INTERESSE INTERNAZIONALE QUESTIONE IRLANDESE IRRAZIONALISMO RIVOLZIONE ISLAMICA FONDAMENTALISMO ISLAMICO GIACOBINISMO FASCISMO GIAPPONESE JAZZ JEANS QUESTIONE EBRAICA GIOVANI GIOVENTU’ GIOVANE MARX GIUSTIZIA”,”MADS-419″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di ALBRECHT Ulrich ATVATER Ermar ARNDT Andreas AUERNHEIMER Georg AYLMER Gerald BARBEN Daniel BECHER Jurgen BEHREND Hanna BERGMANN Theodor DEPPE Frank GRASSI Enrico GHISU Sebastiano HAUG Frigga HAUG Wolfgang Fritz HECKER Rolf HÖLL Lutz KUCZYNSKI Jürgen LÖSER Christian LUKES Steven MASSENZIO Marcello MÜLLER Eva NOTZ Gisela PANACCIONE Andrea PATZOLD Kurt VIDONI Ferdinando WEILL Claude e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 3. Ebene bis Extremismus.”,” Redazione: Daniel BARBEN Rolf CZESKLEBA-DUPONT Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Thomas LAUGSTIEN Thomas MARXHAUSEN Tilman REITZ Florian SCHMALTZ Thomas WEBER Ulrich WEIß Gunter WILLING”,”MADS-468″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di ABDEL-MALEK Anouar ALBRECHT Ulrich ALLEN Garland E. ANDERSSON Jan Otto ARNOLD Helmut BARBEN Daniel BERGMANN Theodor BOGDAL Klaus-Michael BRANDT Peter BRENSSELL Ariane CATONE Andrea CONERT Hansgeorg FRANZ Michael FÜSSEL Kuno GIANCOTTI Emilia GOOWITZER Helmut CASANOVA Pablo Gonzalez GRAF Rudi GRANSOW Volker HAUCK Gerhard HAUG Frigga HECKER Rolf HEUER Uwe-Jens JACOBS Kurt KRADER Lawrence SEIDEL Rainer WALLERSTEIN Immanuel e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 700 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 2. Bank bis Dummheit in der Musik.”,” Redazione: Daniel BARBEN Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Rolf HECKER Kurt JACOBS Thomas LAUGSTIEN Jan REHMANN Florian SCHMALTZ Thomas WEBER Gunter WILLING Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI”,”MADS-469″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di Georges VAN DEN ABBELLE Carlos Antonio AGUIRRE ROJAS Ulrich ALBRECHT Mary A. ARMSTRONG Danile BARBEN Thomas BARFUSS Theodor BERGMANN Martin BLANKENBURG Enrique DUSSEL PETERS Frigga HAUG Wolfgang Fritz HAUG Carl-Henrik HERMANSSON Fredric JAMESON Boris KAGARLITZY Lawrence KRADER Domenico LOSURDO Matthias MIDDELL Claudie WEILL e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 4. Fabel bis Gegenmacht.”,” Redazione: Mario CANDEIAS Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Morus MARKARD Thomas MARXHAUSEN Jan REHMANN Tilman REITZ Thomas WEBER Gunter WILLING Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI”,”MADS-470″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di Ulrich ALBRECHT Mario CANDEIAS Gerhard HANAPPI Carlos Antonio AGUIRRE ROJAS Thomas MARXHAUSEN KÜHNE Karl FREEMAN Alan OKYAYUZ Mehmet JEHLE Peter PELIZZARI Alessandro PETRIOLI Alexis TESCHKE Benno Larry PORTIS Werner VAN TREECK Etienne BALIBAR Walther MÜLLER-JENTSCH Boris KAGARLITZY Alastair DAVIDSON Antonio A. SANTUCCI Bastiaan WIELENGA e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 5. Gegenöffentlichkeit bis Hegemonialapparat.”,” Redazione: Mario CANDEIAS Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Peter JEHLE Morus MARKARD Thomas MARXHAUSEN Christof OHM Alexis PETRIOLI Jan REHMANN Tilman REITZ Thomas WEBER Frieder Otto WOLF Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI”,”MADS-471″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di Theodor BERGMANN Klaus WEBER Frigga HAUG Boy LÜTHJE Lucien SEVE Thomas MARXHAUSEN Frank DEPPE Wolfgang KÜTTLER Alexis PETRIOLI Frieder Otto WOLF Mario CANDEIAS Isabelle GARO Georges LABICA Jan Otto ANDERSSON”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 6/I. Hegemonie bis Imperialismus.”,” Redazione: Mario CANDEIAS Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Peter JEHLE Morus MARKARD Thomas MARXHAUSEN Christof OHM Alexis PETRIOLI Jan REHMANN Tilman REITZ Thomas WEBER Frieder Christian WILLE Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI Moshe ZUCKERMANN”,”MADS-473″ “HAUMANN Heiko”,”Geschichte und Gesellschafts-system der Sowjetunion. (Storia e sistema sociale dell’Unione Sovietica)”,”‘Storia e sistema sociale dell’Urss’ Heiko Haumann, (1945-) è wissenschaftlicher Assistent (assistente sociale) all’Historische Seminar, Osteuropäische Geschichte der Universität Freiburg (1977)”,”RUSU-251″ “HAUPT Georges”,”L’ internazionale socialista della Comune a Lenin.”,”Georges HAUPT, nato in Romania da una famiglia di ebrei ungheresi nel 1928, è morto improvvisamente a Roma, dove dirigeva un seminario presso la Fondazione Basso, il 15 marzo 1978. Della sua vasta produzione storiografica ricordiamo i saggi tradotti anche in IT, ‘Lenin e la 2° Internazionale’ (SAMONA’ E SAVELLI, 1969) e ‘La Seconda Internazionale’ (NUOVA ITALIA, 1973).”,”INTS-003″ “HAUPT Georges MARIE Jean-Jacques; autobiografie di BUCHARIN KAMENEV LENIN STALIN SVERDLOV TROTSKY ZINOVIEV A.A. ANDREIEV A.G. SCHLIAPNIKOV B.N. KAIUROV I.N. DROBNIS P.E. DYBENKO A.S. ENUKIDZE’ M.V. FRUNZE M.I. KALININ S.A. TER-PETROSSIAN S.V. KOSSIOR S.M. KIROV N.N. KRESTINSKI M.K. KRUPSKAIA M.M. LITVINOV V.M. MOLOTOV N.I. MURALOV G.K. ORDJONIKIDZE G.L. PIATAKOV N.I. PODVOISKI F.F. RASKOLNIKOV L.P. SEREBRIAKOV N.A. SKRYPNIK I.T. SMILGA I.N. SMIRNOV G.I. SOKOLNIKOV L.S. SOSNOVSKI E.D. STASSOVA V.I. CHUBAR M.P. TOMSKI K.E. VOROSCILOV V.A. ANTONOV-OVSEENKO A.A. BOGDANOV L.B. KRASSIN A. LOZOVSKI A.V. LUNACHARSKI D.Z. MANUILSKI A.I. RYKOV F.E. DZERZINSKI A.A. JOFFRE A.M. KOLLONTAJ M.S. (KOLLONTAI) URITSKI K.B. RADEK C.G. RAKOVSKI L.M. REISNER G.V. CICERIN M.N. TUKHACHEVSKI V. VOLODARSKI”,”Les bolcheviks par eux-mêmes.”,”Autobiografie di: (grandi protagonisti) BUCHARIN, KAMENEV, LENIN, STALIN, SVERDLOV, TROTSKY, ZINOVIEV (pleidade d’Ottobre) A.A. ANDREIEV, A.G. SCHLIAPNIKOV, B.N. KAIUROV, I.N. DROBNIS, P.E. DYBENKO, A.S. ENUKIDZE’, M.V. FRUNZE, M.I. KALININ, S.A. TER-PETROSSIAN, S.V. KOSSIOR, S.M. KIROV, N.N. KRESTINSKI, M.K. KRUPSKAIA, M.M. LITVINOV, V.M. MOLOTOV, N.I. MURALOV, G.K. ORDJONIKIDZE, G.L. PIATAKOV, N.I. PODVOISKI, F.F. RASKOLNIKOV, L.P. SEREBRIAKOV, N.A. SKRYPNIK, I.T. SMILGA, I.N. SMIRNOV, G.I. SOKOLNIKOV, L.S. SOSNOVSKI, E.D. STASSOVA, V.I. CHUBAR, M.P. TOMSKI, K.E. VOROSCILOV (ex-dissidenti) V.A. ANTONOV-OVSEENKO, A.A. BOGDANOV, L.B. KRASSIN, A. LOSOVSKI, A.V. LUNACHARSKI, D.Z. MANUILSKI, A.I. RYKOV (entrati nel 1917, nuove reclute, stranieri) F.E. DZERZINSKI, A.A. JOFFRE, A.M. KOLLONTAJ (KOLLONTAI), M.S. URITSKI, K.B. RADEK, C.G. RAKOVSKY, L.M. REISNER, G.V. CICERIN, M.N. TUKHACHEVSKI, V. VOLODARSKI”,”RIRO-144″ “HAUPT G. ELORZA A. JULLIARD J. LEHNING A. DADA’ A. CARTOSIO B. ANTONIOLI M. FAVILLI P. SOUCHY A. MASINI P.C. VUILLEUMIER M. MALATESTA M. saggi di; nota di Alessandro ROVERI”,”Il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio internazionale.”,”HAUPT G. ELORZA A. JULLIARD J. LEHNING A. DADA’ A. CARTOSIO B. ANTONIOLI M. FAVILLI P. SOUCHY A. MASINI P.C. VUILLEUMIER M. MALATESTA M. saggi di; nota di Alessandro ROVERI”,”MOIx-014″ “HAUPT George”,”L’ internazionale socialista dalla Comune a Lenin.”,”Georges HAUPT, nato in Romania da una famiglia di ebrei ungheresi nel 1928, è morto improvvisamente a Roma, dove dirigeva un seminario presso la Fondazione Basso, il 15 marzo 1978. Della sua vasta produzione storiografica ricordiamo i saggi tradotti anche in IT, ‘Lenin e la 2° Internazionale’ (SAMONA’ E SAVELLI, 1969) e ‘La Seconda Internazionale’ (NUOVA ITALIA, 1973).”,”MGEx-009″ “HAUPT Georges REBERIOUX Madeleine a cura, collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL”,”La deuxieme internationale et l’ Orient.”,”Collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL. Austromarxismo in Russia Le tesi dei marxisti austriaci trovano udienza presso le minoranze russe. Il Bund adotta il progetto Renner-Bauer e cerca di farlo passare presso tutte le organizzazioni socialdemocratiche. Esso viene adottato dal Daschnaktzoutioun armeno, dalla Hromada bielorussa, dal Sakartvelo giorgiano e presso gli amici dei socialisti rivoluzionari, il SERP ebreo, o i gruppi socialisti tatari del Kazan. (pag 254-255)”,”INTS-021″ “HAUPT Georges”,”Le congrès manqué. L’ internationale à la veille de la première guerre mondiale.”,”Nell’ agosto 1914 si doveva riunire a Vienna il 10° Congresso Socialista Internazionale (2° Internazionale). I testi delle relazioni erano pronti. Ma la guerra scoppia e il Congresso non ha luogo. E i documenti stampati, non furono mai distribuiti. Teoria riformista dell’ imperialismo. “”Le grandi tendenze: revisionismo, centrismo, marxismo rivoluzionario, ecc… non furono tanto dei fenomeni particolari tedeschi, francesi, o russi, quanto delle grandi correnti internazionali che corrispondono alle stesse tendenze generali di evoluzione sociale ed economica della società capitalistica. E’ quello che suggerisce A. Pannekoek nel 1909 nel suo studio (Die taktischen Differenzen in der Arbeiterbewegung, Hamburg, Erdmann Dubert, 1909) consacrato alle cause che spiegano le divergenze tattiche della socialdemocrazia europea, e le cui conclusioni servono ancora oggi di fondamento metodologico ai molti storici e sociologi per lo studio del pensiero socialista all’ epoca della 2° Internazionale””. (pag 81) “”Dal 1909 le divergenze sulla questione della tattica si spostano sulla stessa strategia: la definizione e l’ interpretazione dell’ imperialismo divennero il punto cruciale delle controversie. Era l’ opera fondamentale del marxista austriaco, Rudolph Hilferding, il Capitale finanziario, che serviva da punto di partenza dei dibattiti e alle ricerche su cui il Congresso di Vienna doveva tirare le conclusioni politiche.”” (pag 83-84) La teoria dello “”spazio non capitalistico”” di R. Luxemburg (pag 84) “”Bauer vede nella sproporzione tra lo sviluppo rapido dell’ industria e il ritardo dell’ agricoltura una delle ragioni del carovita, una delle contraddizioni essenziali, ma non insormontabili del capitalismo contemporaneo””. (pag 87″,”INTS-031″ “HAUPT Heinz-Gerhard a cura; saggi di Heide WUNDER Klaus TENFELDE Giuliana BIAGIOLI Franco ANGIOLINI Jochen HOOCK Heinz-Gerhard HAUPT Yves LEQUIN e Sylvie SCHWEITZER Ute FREVERT Alberto Mario BANTI Etienne FRANCOIS Roger CHARTIER Bernd WNDER Geoffrey CROSSICK Daniel RABREAU Carola LIPP Karin HAUSEN Ursula BECHER Annie RENONCIANT Peter LUNDGREEN Dominique JULIA Alf LÜDTKE Olwen HUFTON Jacques-Guy PETIT Angela GROPPI Michel VOVELLE”,”Luoghi quotidiani nella storia d’ Europa. Il porto, il salotto, il caffé, il teatro, la cucina, la festa, la scuola.”,”Saggi di Heide WUNDER Klaus TENFELDE Giuliana BIAGIOLI Franco ANGIOLINI Jochen HOOCK Heinz-Gerhard HAUPT Yves LEQUIN e Sylvie SCHWEITZER Ute FREVERT Alberto Mario BANTI Etienne FRANCOIS Roger CHARTIER Bernd WNDER Geoffrey CROSSICK Daniel RABREAU Carola LIPP Karin HAUSEN Ursula BECHER Annie RENONCIANT Peter LUNDGREEN Dominique JULIA Alf LÜDTKE Olwen HUFTON Jacques-Guy PETIT Angela GROPPI Michel VOVELLE HAUPT Heinz-Gerhard (Gottingen, 1943) dal 1989 al 1993 ha insegnato storia europesa presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente è professore alla Martin Luther Unviersitat di Halle-Wittenberg. ha scritto pure ‘Storia sociale della Francia dal 1789 a oggi’. “”La storia del soggiorno si può ricostruire fino al Medioevo, anche se la parola Wohnzimmer fu adottata solo nel XIX secolo. Ancora intorno al 1800 i vocabolari tedeschi annotavano che essa indicava “”nello stile elevato e nobile della lingua scritta e parlata”” un luogo di soggiorno. Fino a quel momento era stato sufficiente distinguere, nelle case contadine e borghesi, oltre a ingresso e cucina anche locali scaldati da stufa o camino e stanze non riscaldabili. La storia del riscaldamento fa parte effettivamente della preistoria del soggiorno. Già nel Medioevo l’ uso del camino si era diffuso dall’ Italia in tutta l’ Europa occidentale. Soprattutto in Francia e in Inghilterra il camino prevalse fino al XX secolo. Invece nelle regioni d’ Europa con inverni rigidi, si può osservare dal XII secolo in poi la crescente tendenza anche nelle case borghesi e contadine a installare una stufa, oltre al focolare che serviva a cucinare, come ulteriore fonte di calore e la creazione di una stanza circoscritta riscaldabile nella casa che era organizzata come spazio comune per la produzione e l’ abitazione””. (pag 242-243)”,”STOS-121″ “HAUPT Georges”,”Socialism and the Great War. The Collapse of the Second International.”,”Socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi non si aspettavano lo scoppio della guerra. “”Germany’s leading socialist, Haase no less than Rosa Luxemburg, were equally convinced of the peaceful intentions of Wilhelm II and his gouvernment: it seemed impossible to them that Berlin and Vienna could be playing the same game. Haase was strengthened in this convinctio following an interview with German Chancellor who had summoned him on 26 July 1914. On the day that she left for Brussels, Rosa Luxemburg gave the Kaiser a ‘pacifist reference’: ‘If you ask whether the German Government is ready for war there is every reason to reply in the negative’, she wrote on 28 July: ‘One can honestly agree with the panic-stricken makers of German policy that at this moment any prospect looks brighter to them than that of shouldering the terror and risk of a war with Russia and France, and in the last resort even with Britain, all for the sake of a Habsburg whim’. The belief that the German Government did not want war was generally accepted by the SPD. Its leaders subsequently admitted in an attempt to justify themselves that they did not know the exact facts, that they had been misled by their government which had done everything to cause confusion. Kautsky, for example, attributed the SPD’s failure to this lack of information. In fact the inexorable speed of the mechanical development of events escaped everyone, including the French socialists.”” (pag 206-207)”,”INTS-035″ “HAUPT Klaus WESSEL Harald”,”Kisch war hier. Reportagen über den “”Rasenden Reporter””.”,”Egon Erwin Kisch nacque a Praga nel 1885 da una famiglia di commercianti. Giornalista ebreo, di lingua tedesca, divenne presto una celebrità. Comunista, emigrò nel 1939, fu esule in Messico. Rientrò nel 1946 a Praga con tutti gli onori. Morì a Praga nel 1948 durante un ricevimento all’ambasciata sovietica. Al suo nome fu in titolato nel dopoguerra il maggior premio giornalistico della Germania, equivalente al statunitense premio pulitzer. Kisch era noto ai suoi tempi come «il giornalista furioso», dal titolo di un suo celebre volume del 1925, Il reporter furioso (Der rasende Reporter), nel cui titolo è l’allusione all'””Orlando Furioso”” (Der rasende Roland, com’era tradotto in tedesco) ma anche al mito, soprattutto giornalistico e proprio dell’inizio del secolo, della velocità: «rasend» è di chi si slancia in folli corse. Scrittore ‘veloce’ ma non affrettato, Kisch era capace di riscrivere anche otto volte una stessa frase, poiché, diceva, «quello che scrivo deve poter essere capito anche dal più primitivo degli uomini e poter divertire e convincere anche il più raffinato». Kisch ha lasciato anche una quasi-autobiografia, progettata nel 1936 ma pubblicata nel 1942 in Messico dove era esule, dal titolo Fiera del sensazionale (Markplatz der Sensationen). Suo anche Zar, Pope, bolscevichi (Zaren, Pope, Bolschewiken).(fonte ‘Girodivite’ internet) Altro profilo: Il reporter furioso La vita Da bambino voleva diventare come il generale Grünne, quello che guidava il Sesto Dragoni per le via di Praga la mattina del Corpus Domini, dalla Ringplatz al Municipio con l’orologio astronomico. Ma quando lo riconosce al negozio di papà (l’emporio di stoffe “S. Kisch & F.llo”) cambia idea. “A cuccia!” si fa dire dalla moglie il generale. “A cuccia!” su dice solo a un cane. Decide allora che farà il giornalista. La sua prima redazione è lo spazio angusto, ma protetto dallo sguardo dei grandi, sotto il bancone del negozio al Ghetto. Suo primo maestro l’arrotino cieco Methodius che tramuta in ballate i fatti ascoltati sulla strada, cantando e pedalando tra le scintille d’oro della limatura. Nel 1906 dopo un corso di giornalismo a Berlino, Egon Erwin Kisch ha ventuno anni e trova posto al Prager Tagblatt, testata praghese redatta in tedesco, lingua ufficiale dell’imperio. Per la terza pagina segue ampollose conferenze accademiche. Non appena gli propongono di entrare al Bohemia, “in nera”, cioè in cronaca nera, lascia le conferenze a un collega incredulo che Kisch accetti quella degradazione. Debutta scrivendo dell’incendio ai Mulini Schittkauer. Scendendo dalle siderali distanze saggistiche dell’elzeviro e calandosi nella rozza materia della realtà, crea il genere del “reportage moderno”, cui dà dignità letteraria di racconto. Va in un manicomio dove un medico indifferente commenta la morte d’un degente con un aulico “exitus”, entra nella soffitta della sinagoga dove una leggenda metropolitana mitteleuropea vuole si trovino i resti del Golem, s’intrufola nel camposanto della prigione, scrive profili di clochard e dell’impresario di un circo di pulci. Un po’ Gorkij un po’ Pitigrilli, con ironia e spirito dissacrante, mostra al lettore squarci di vita nuda che prima restavano oscuri e sconosciuti. Una faccia da cinema espressionista tedesco, sigaretta sempre appesa al labbro, il corpo pieno di tatuaggi, Kisch è un cronista-clown in bilico su un piano narrativo che oscilla tra il crudo e il comico. Il titolo d’una sua raccolta di reportage, Der Rasende Reporter (Il reporter furioso), pubblicata a Berlino nel ’25, diviene per lui il soprannome d’uso corrente. Ma le cronache dalla “città magica” si chiudono con l’inizio della prima guerra mondiale, quando la cavalla d’un popolare maneggio praghese (luogo di ameno abbordaggio di signorine e di raccolta notizie) cade colpita da una granata mentre trasporta un fusto di cannone al fronte. Trasferito a Vienna dopo aver combattuto in Serbia ed essere stato ferito, Kisch si convince che la soluzione dei problemi è la pace tra i popoli e la solidarietà, ciò che in quel momento si poteva identificare col comunismo. Da allora, alla figura del letterato e giornalista si sovrappone quella del militante. Il suo passaggio da Vienna a Berlino (dove vivrà fino all’avvento del nazismo) è il passaggio dal partito comunista austriaco, Kpo, a quello tedesco, Kpd. Lo arrestano nel febbraio del ’33, dopo l’incendio del Reichstag, appiccato dalle “camicie brune” come pretesto per dare inizio alla liquidazione delle opposizioni. L’intervento del governo cecoslovacco gli evita la fine di compagni come Carl von Ossietzky che guadagneranno l’uscita solo per passare dalla prigione al campo di concentramento. Qualche mese dopo la scarcerazione e l’espatrio, i libri di Kisch occupano un posto d’onore nella catasta che viene data alle fiamme. Considerati “contrari allo spirito del popolo tedesco”, perché scritti da un ebreo, comunista perdipiù, contribuiscono ad alimentare il rogo dell’arte degenere. Ma Hanns ut Hamm, umorista dell’Hamburger Fremdenblatt, non è convinto del bruciante giudizio critico. Soprattutto per quanto riguarda il reportage di Kisch La casa delle Maddalene (degno di un racconto di Maupassant, tipo Maison Tellier). Convinto che nessuno se n’accorgerà e che il legittimo titolare non potrà far valere i diritti d’autore, decide di copiarlo. Cambia il nome del protagonista da Egon ad Hanns, sposta l’azione da Praga ad Amsterdam e lo sottopone alla giuria del primo premio letterario indetto del Terzo Reich (cospicuo, oltre che prestigioso: mille marchi rivalutati, non weimariani!). La casa delle Maddalene è un istituto per il recupero delle “ragazze traviate” che Kisch aveva visitato per il Bohemia. Un comitato di dame caritatevoli, dai nobili natali e con tanto di piume di struzzo sul cappello, riceve solennemente il cronista. Un sacerdote ammonisce sulle pompe de diavolo, sui travisamenti seducentissimi che il maligno assume per attirare a sé. Niente corna, coda caprina, puzza di zolfo. Le piume di struzzo annuiscono. Kisch è poi condotto a vedere i lavori fatti a mano da queste ragazze che – come spiega il prete – hanno preferito il vizio alle onorevoli stimmate della povertà. Le poverette, presenti a illustrare la benefica azione condotta a loro vantaggio (e spesso a loro malgrado), si sforzano di tenere un’aria contrita. Ma quando riconoscono l’abituale frequentatore esplodono: “Egon è qui!” “Non hai una sigaretta?” “Salutami i birbanti del Caffè Brasilien e dì che tra due settimane sono di nuovo lì”. Il comitato d’accoglienza che secondo Kisch avrebbe dovuto essere internato in un istituto per “cadute dalle nuvole”, congeda su due piedi il reporter. Il quale, mezzo secolo prima che Ugo Zatterin si lanci in un vertiginoso slalom linguistico per annunciare al tg la chiusura delle case chiuse senza mai pronunciare la parola casa chiusa né altre ancor più scandalose (1958), scrive sul Bohemia quanto accaduto, riconoscimento incluso. E fa così cattivo sangue tra le famiglie “per bene”. “Cattivo sangue blu, s’intende”. Hanns ut Hamm vince il primo premio letterario dalla Germania hitleriana, col racconto La casa delle Maddalene. Dunque il primo premio letterario della Germania hitleriana è stato vinto da un ebreo comunista! Le circostanze non permettono che l’involontario protagonista possa godere più di tanto della turlupinatura, del tiro involontariamente giocato (mentre per indignarsi ha troppa ironia). Kisch è in Francia, accanto ad altri scrittori tedeschi dell’esilio, come Heinrich Mann e Joseph Roth, impegnato come pacifista e nel Soccorso rosso. Clamoroso come sempre, fa parlare di sé anche agli antipodi. Nel novembre del ’33, raggiunge in nave l’Australia dove è invitato a parlare a un congresso di lavoratori. Osteggiato dalle autorità per la tessera comunista nel portafoglio, si vede negare il permesso di sbarco. La voce del suo arrivo fa il giro dell’isola. Ma l’ “immigration bureau” non molla. Kisch si getta dalla nave sulla banchina. Lo riportano di forza a bordo. Solo una visita medica che gli riscontra la frattura di una gamba e le proteste popolari gli consentono di mettere piede a terra. Nel ’39, Hanns ut Hamm viene smascherato. Non soltanto è autore di un plagio che gli ha fruttato mille marchi. Ho anche inquinato le patrie lettere con uno scritto dove la passione per i bassifondi si esprime in “basso tedesco yiddish”! Per lui si aprono le porte del carcere. Nello stesso momento, Kisch lascia la Francia, via Londra vola in Messico. Con la fedele Gisela Lyner, compagna di tante camere d’albergo e altri esuli, anima la rivista Germania Libera e fonda la casa editrice Libro Libero. Suo il primo volume Markplatz der Sensationen (Alla fiera del sensazionale, edito in Italia da e/o nel ’93; ed è vero peccato che e/o abbia rinunciato a pubblicare la raccolta di cronache nere praghesi kischiane, come aveva annunciato in copertina), una raccolta di racconti dove le scintille d’oro del cantastorie cieco Methodius sono intaccate dal veleno della nostalgia. Farà ritorno nella città natale dopo la Liberazione. Accolto con tutti gli onori, è tra i pochi ebrei superstiti della famiglia e del Ghetto. Ma la morte gli risparmia la deriva stalinista e fortemente antisemita che, col processo Slansky, prende la Cecoslovacchia comunista all’inizio degli anni Cinquanta. O forse ne è una delle prime vittime. Il 31 marzo del ’48, il suo cuore si ferma dopo un ricevimento all’ambasciata sovietica, circostanza che non manca di sollevare sospetti. Aveva scritto: “La vita è una pantomima acquatica e il mondo si divide in liberi nuotatori e allievi delle scuole di nuoto”. La Germania orientale ne fa un’icona antifascista, ristampando tutta l’opera ormai ridotta cenere e imprimendo il volto su un francobollo. La Germania occidentale (per non essere da meno) gli intitola un premio giornalistico: il “Kisch Preis”, per i tre migliori reportage in lingua tedesca. Attualmente il più ambito del paese riunificato. Motto del premio l’esortazione che al giovane Kisch diede un più esperto collega: “Schreib das auf!”. Cioè: non girarci in torno, parla chiaro. Antonio Armano – L’UNITA’ – 24/06/2002 La vita Egon Erwin Kisch nasce a Praga il 29 aprile del 1885 da merciai ebrei del Ghetto. Dopo un corso di giornalismo a Berlino, trova posto prima al “Prager Tagblatt” e quindi al “Bohemia”. Coi suoi celebri reportage, si conquista una solida fama di scrittore in tutta l’area germanofona. Diventa presto un personaggio del milieu artistico mitteleuropeo col soprannome di “reporter furioso”. Ferito nella prima guerra mondiale, si trasferisce a Vienna e poi a Berlino. Oltre che giornalista è ora attivista comunista. Pubblica decine di libri: tra cui: “Avventure a Praga” (edito in Italia da Aktis), “Paradiso America”, “Gli zar, i pope e i bolscevichi”, “Alla fiera del sensazionale!” (edito in Italia da e/o). Arrestato dai nazisti nel 1933, viene liberato per l’intervento del governo cecoslovacco e si trasferisce in Francia. A Versailles sposa nel ’38 Gisele Lyner. Nel ’39 è esule in Messico. Dopo la Liberazione muore dopo un ricevimento all’ambasciata sovietica il 31 marzo del 1948. Ciò che non manca di suscitare sospetti. In Germania, dal ’77, gli è dedicato il più prestigioso premio giornalistico. | MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK! | LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|”,”MGEK-088″ “HAUPT Georges LOWY Michael WEILL Claudie”,”Les marxistes et la question nationale, 1848-1914. Etudes et textes.”,”Georges Haupt (‘Les marxistes face à la question nationale: histoire du problème’ (pag 9-62)); Michael Lowy (‘Le problème de l’histoire (remarques de théorie et de méthode)’)(pag 370-390) Marx Engels e la questione nazionale. “”Dans les années 1850-1860, l’étude de la question d’Orient, où Marx et Engels attribuent dans un premier temps aux peuples chrétiens de l’Empire ottoman le rôle de porte-flambeau de la civilisation, marque leur rupture avec une vision romantique de la cause des nations opprimées, vision dont ils ne se sont pas départis en 1848. Dès lors, Marx et Engels se donnent pour tâche d’enrayer les tendances des socialistes à se laisser guider par le sentimentalisme et les mettent en garde contre “”les philistins qui s’enflamment pour les nationalités””. Le soutien “”sentimental”” qu’accorde Palmerston aux petites nations attire leurs sarcasmes, le principe des nationalités proclamé par Napoléon III est condamné avec violence et présenté comme une ruse du panslavisme. Leur position se fonde su un postulat précis: l’historicité des concepts d’oppression et d’émancipation nationale. L’émancipation nationale compte moins en elle-même que pour les conséquences. Ni les formes de lutte, telle l’insurrection, ni les objéctifs affichés ne sont des critères de jugement. De même que l’importance réside moins dans la force motrice et hégemonique de ces mouvements que dans le rôle historique qu’ils assument (7). Dans les années 1860-1870, ils considèrent toujours la lutte pour l’unification de l’Italie et de l’Allemagne comme révolutionnaire, même si elle s’accomplit dans l’intérêt de classe exclusif de la bourgeoisie et se réalise par l’intermédiaire des “”exécuteurs testamentaires”” de 1848 aussi conservateurs que Bismarck et Cavour. Leur attitude envers la cause polonaise qui jouit d’un préjugé favorable dans la gauche européenne et dans le mouvement ouvrier permet de mesurer leur refus de l’émotionnel, de percevoir la maturation des concepts mués en positions de principe. Valeur de symbole – l’attitude envers la cause polonaise était le critère, dès 1789, de l’engagement et de l’ardeur révolutionnaires -, valeur d’exemple – identification de la cause nationale avec celle de la démocratie -, la Pologne est surtout perçue sous l’angle politique et stratégique lorsque Marx et Engels postulent “”la nécessité d’airain”” de se libération (8). (“”Le partage de la Pologne est le ciment qui lie entre eux les trois grands despotismes militaires: la Russie, la Prusse et l’Autriche. Seul le rétablissement de la Pologne peut briser ce lien et liquider ainsi le plus grand obstacle à l’émancipation des peuples européens””) (9). A deux reprises, lorsque les perspectives d’une révolution russe se dessinent à l’horizon, la Pologne devient, de “”nation nécessaire”” une “”nation foutue”” car elle perd sa fonction essentielle de rempart contre le tsarisme et par conséquent le rétablissement d’une Pologne indépendante cesse de paraître une exigence historique. Ces oscillations, certes, ne sont que passagères, et le flambeau de l’insurrection polonaise chasse de mirage de la révolution russe. Le refus de l’abstraction apparaît dans la conception marxienne du droit à l’autodétermination. D’ailleurs l’affrontement autour du programme de l’A.I.T. rédigé par Marx et qui revendique “”le rétablissement de la Pologne comme l’un des objectifs de la politique ouvrière”” fait ressortir la signification nodale de la problèmatique nationale. Marx et Engels font leur le “”vieux principe de la démocratie et de la classe ouvrière du droit des grandes ‘Nations’ européenne à l’existence autonome et indépendante”” et le défendent dans le cadre de l’A.I.T. Mais ils en donnent une interprétation qui diffère de l’origine libérale du principe d’autodétermination. Marx et Engels rejettent son érection en principe absolu, circonscrivent sa portée et sa place parmi les objectifs du mouvement ouvrier. Selon les cas, ils minimisent ou accentuent la valeur instrumentale d’un principe toujours perçu à travers et pour la dynamique révolutionnaire. Il est antinomique du principe des nationalités – qui “”ignore totalement la grande question du droit à l’existence nationale des grands peuples historiques d’Europe”” -, tel qu’il est formulé aussi bien par Napoléon III que par Bakounine pour qui toute nation est un fait naturel devant disposer sans réserve du droit naturel à l’indépendance selon le principe de la liberté absolue. Pour Marx, le droit à l’autodétermination est: 1. circonscrit aux seules nations historiques; 2. il a une valeur subordonnée, ce qui veut dire, selon la formule de Kautsky que “”le droit à l’autodétermination se voit [chez Marx] subordonné aux exigences de l’évolution générale dont la lutte de classe prolétarienne constitue la force motrice principale (10). (…) Dans la perpective de l’histoire universelle, pour Marx et Engels la question nationale n’est qu’un problème subalterne dont la solution interviendra automatiquement au cours du développement économique grâce aux transformations sociales, les nations viables surmonteront touts les obstacles tandis que les “”reliques de peuples”” se verront condamnées à disparaître (12)”” [Georges Haupt, ‘Les marxistes face à la question nationale: histoire du problème’] [(in) Georges Haupt Michael Lowy Claudie Weill, Les marxistes et la question nationale, 1848-1914. Etudes et textes, 1974] (pag 15-16-17) [(7) Pour une démonstration plus ample, cf. l’étude de G. Haupt et C. Weill, “”Le legs de Marx et Engels sur la question nationale””, Studi Storici, 1974, n° 2; (8) Un très grand nombre d’études sont consacrées au problème de Marx, Engels et la Pologne. Pour des interprétations contradictoires, cf. C. Bobinska, ‘Marx und Engels über polnische Probleme’ (…), Berlin, 1958, 308 p., et la préface de l’historien de Heidelberg, Werner Conze à Karl Marx, ‘Manuskripte über die polnische Frage (1863-1864), Mouton, La Haye, 1961, p. 7-41; (9) Karl Marx F. Engels, “”Für Polen””, M.E.W., XVIII, p. 574. Voir aussi un discours antérieur de Marx sur la Pologne publié par M. Rubel dans ‘Etudes de Marxologie (Cahiers de l’ISEA), n° 4, 1961, p. 79-89; (10) Karl Kautsky, ‘Die Befreiung der Nationen, Dietz, Stuttfgart, 1917, p. 9; (12) Hans Ulrich Wehler, propose une systématisation de l’approche de Marx à laquelle nous avons emprunté certains éléments. Toutefois, l’analyse de Wehler pèche par exces de statisme. Cf. H.U. Wehler, Sozialdemokratie und Nationalstaat. Nationalitätenfrage in Deutschland 1840-1914, 1971]”,”TEOC-616″ “HAUPT Georges”,”Marx e il marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”Questo saggio è stato solo parzialmente rielaborato a causa della morte dell’autore. Era stato redatto in versione originale per il volume: ‘L’internazionale socialista dalla Comune a Lenin, Torino, 1978. Origine e storia dei termini marxismo, marxista. “”Fin dagli anni ’40 del secolo scorso, ma soprattutto nel processo di dissoluzione della Lega dei comunisti all’inizio degli anni ’50, gli avversari di Marx parlano di un “”partito di Marx”” (1). Già fra il 1853 e il 1854, nel corso della polemica fra i seguaci di Weitling e Marx, appare la qualifica di “”marxiano”” (‘Marxianer’), che designa Marx e “”i suoi ciechi seguaci”” che rappresentano in Germania la “”kritische ökonomische Richtung”” (2). La parola “”marxiano”” si diffonderà un decennio dopo, contrapposta a “”lassalliano”” (3). Nella I Internazionale, Bakunin e i suoi seguaci useranno, nella loro aspra lotta contro Marx e il Consiglio generale, l’attributo “”marxidi”” (4), e l’espressione allora corrente di “”marxiani”” (sinonimo di “”dinastia di marxidi””, “”legge di Marx””, “”comunismo autoritario””), nonché il nuovo termine onomastico “”marxisti”” serviranno più ad accusare Marx e i suoi partigiani che a definire le sue idee. (…) Proprio all’indomani della scissione verificatasi al Congresso dell’Aia dell’Ail, l’etichetta “”marxista”” comincia a diffondersi. Il suo significato è peraltro alquanto diverso da quello attribuitogli da Bakunin. Il termine designa la frazione rimasta fedele al Consiglio generale ed è usato in contrapposizione a “”alleanzista”” o “”bakuninista””. Ma ancora è soltanto uno dei numerosi appellativi compresi in un arsenale più vasto degli internazionalisti. (…) A partire dagli anni ’80 i termini “”marxisti”” e “”marxismo”” entrano nel vocabolario socialista internazionale in accezioni diverse. Anzitutto servono come identificazione e demarcazione, e molteplici sono le ragioni dei rapidi cambiamenti intervenuti nel loro impiego. In primo luogo vanno tenute presenti le modificazioni che stanno verificandosi nella terminologia socialista, in particolare nell’autodesignazione delle sue correnti, nella loro volontà di distinguersi dalle altre correnti socialiste rivali. Ricordiamo a tale proposito che ai tempi della I Internazionale tre termini definiscono le tre tendenze principali, i loro obiettivi e i loro metodi: il primo, il comunismo, è riferito a Marx (ma è rivendicato anche dai blanquisti); il secondo collettivismo, indica Bakunin e la sua tendenza, e infine il termine di socialismo viene applicato alle tendenze moderate, dalle caratteristiche piccolo-borghesi. Ora, queste tre denominazioni tendono a scomparire o a modificarsi già all’indomani dello scioglimento dell’Ail. Il sostantivo socialdemocratico è destinato a sostituire quello di comunista (5), e indica gli orientamenti e i partiti che si collocano sul terreno della lotta di classe e della lotta politica. Nonostante le resistenze di Marx e di Engels, farà fortuna (6). (…) Nel Consiglio generale, osserva Kautsky, “”l’orientamento particolare di Marx era presente con grande parsimonia””. Solo grazie alla sua supremazia intellettuale e alla sua “”arte di maneggiare gli uomini””, Marx riesce a portare l’Ail sulle sue linee strategiche (7). Sarebbe errato confondere la statura di Marx, che domina le istanze dell’Ail, e la forza e di ripercussione delle sue idee teoriche nell’ambito ideologico del movimento operaio del tempo. L’autorità personale di Marx negli ambienti socialisti è enorme. Gode di una notorietà straordinaria non solo ai vertici dell’Internazionale, ma anche fra i militanti. Le sue doti scientifiche, e soprattutto la qualità della sua opera economica sono riconosciute persino dai suoi più decisi avversari. Bakunin arriva a dichiarare che Marx è “”il sostegno più sicuro, più influente e più saggio del socialismo, una delle più solide dighe contro la penetrazione degli orientamenti e delle aspirazioni borghesi di ogni tipo”” (8). E riconosce: “”Marx è il primo scienziato economista e socialista del nostro tempo”” (9). Anche nella stampa tedesca l’autore del ‘Capitale’ è definito “”il maggiore economista vivente, il dottor Karl Marx, maestro di Lassalle”” (10). La pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ nel 1867 consolidò la fama di Marx che superò l’ambito degli ambienti socialisti. (…) La paternità delle nozioni di “”marxista”” e di “”marxismo”” nel senso assunto dal nostro vocabolario risale a Kautsky. Se sotto la penna di tedeschi suoi contemporanei e dei collaboratori di Engels queste espressioni sono spesso ancora fortuite, Kautsky le usa fin dal 1882 in modo cosciente e sistematico, entro un contesto ben definito e con un significato ideologico e politico che non ha niente a che vedere con il mimetismo o la contaminazione del linguaggio. Il contesto è la pubblicazione, a partire dal 1883, della rivista teorica “”Neue Zeit””, che Kautsky andava preparando da un anno con l’aiuto di Heinrich Braun: “”Nel momento di maggiore sconforto, nell’estate del 1882 [al tempo delle leggi eccezionali antisocialiste], ardii proporre all’editore Dietz di fondare una rivista mensile. Mi ero appena liberato dal socialismo eclettico, allora generalmente diffuso, un miscuglio di elementi lassalliani, rodbertussiani , langhiani, dühringhiani con elementi marxiani, per diventare un marxista conseguente, unito a Bernstein con coi collaboravo dal gennaio 1880. Appunto alla diffusione di questa nuova presa di coscienza volevamo dedicare tutti i nostri sforzi”” (11). A varie riprese Kautsky sottolinea che la “”Neue Zeit””, divenuta settimanale un decennio dopo la sua fondazione, era stata, fin dalle sue origini, “”redatta come organo marxista””, e si era data il compito di elevare il basso livello teorico della socialdemocrazia tedesca, disgregando il socialismo eclettico e facendo trionfare il programma marxista (12). L’ambizione di Kautsky non si limitava solo alla Germania. Due anni dopo l’inizio delle pubblicazioni scriveva a Engels: “”Forse i miei sforzi volti a fare della “”Neue Zeit”” il punto di raccolta della scuola marxista saranno coronati da successo. Vado acquisendo la collaborazione di tante forze marxiste, quanto mi sbarazzo di eclettici e di rodbertusiani”” (13). Fin dal 1882, dunque, Kautsky e poi piccolo gruppo intorno a lui fanno uso corrente, nella loro corrispondenza e in seguito nella rivista, dei nuovi termini”” [Georges Haupt, Marx e il marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 292-306) [(1) Cfr. Rubel, ‘La charte de la Première Internationale’, in ‘Marx critique du marxisme. Essais’, Paris, 1974, p. 26, nota 2; (2) Cfr. ‘Republik der Arbeiter, Centralblatt der Propaganda für die Verbrüderung der Arbeiter’, in “”New York””, v., n. 14, 1° aprile 1854; (3) Si veda E. Ragionieri, ‘Il marxismo e l’Internazionale’, Roma, 1968, p. 17, nota 34; (4) Ma non solo i partigiani di Bakunin: nel 1869 A. Herzen parla a sua volta di “”marxidi””, Cfr. A.I. Gergen, Sobranie socinenija, vol. 30, Moskva, 1966; (5) Una delle ragioni per cui il termine “”comunismo”” è respinto a favore di quello di “”socialdemocrazia”” può essere spiegato con ciò che César De Paepe dice nel suo rapporto al Congresso di Bruxelles dell’Ail [‘Internazionale antiautoritaria’, ndr] del 1874: “”La parola comunismo ha avuto la singolare fortuna di essere respinta dai socialisti come una calunnia, di essere vista dagli economisti come la maggiore delle utopie, di essere finalmente, agli occhi della borghesia, una teoria che consacra il furto e la promiscuità permanente e insomma la peggiore delle posti”” (‘Compte rendu du Congrès de Bruxelles, 1874, Fédéraliste, cit. p. 323). De Paepe, per parte sua, protesta contro questo rifiuto del termine, che a suo parere ha un significato preciso e “”rappresenta un’idea realmente scientifica””; (6) Rappoport ricordava spesso: “”Tengo dalla stessa bocca di Engels […] che Marx e lui stesso non hanno accettato il termine socialdemocratico se non loro malgrado, per una specie di compromesso con la realtà; ma che la definizione preferita delle loro idee fondamentali era comunismo””; (7) Cfr. le sue memorie ‘Aus der Frühzeit des Marxismus’, pubblicate come introduzione a Engels, ‘Briefwechsel mit K. Kautsky’ cit., p. 26; (8) Lettera a Herzen del 29 ottobre 1869, in M. Bakunin, ‘Sozial politische Briefwechsel mit Alexander Herzen und Ogarëv, Stuttgart 1895, pp. 174-77; (9) Lettera a Ludovico Nabuzzi del 23 gennaio 1872, in ‘Archives Bakounine’, vol. I, parte II: ‘Michel Bakounine et l’Italie’, Leiden, 1966, pp. 199-207; (10) Mew, vol, 32; (11) K. Kautsky ‘Zum 70. Geburstag Heinrich Dietz’, in “”Neue Zeit””, XXXII, 1914, pp. 1-8; (12) Queste affermazioni sono sottoposte ad analisi critica da Ragionieri (‘Il marxismo e l’Internazionale’, cit., pp. 57.58, 65 e 81), che espone quali furono il profilo, l’orientamento e gli obiettivi della “”Neue Zeit””. La pubblicazione della “”Neue Zeit”” fu giudicata dai contemporanei una “”svolta nella storia teorica della socialidemocrazia tedesca””; (13) Lettera di Kautsky a Engels del 9 gennaio 1885, in Engels, ‘Briefwechsel mit K. Kautsky’, cit., p. 163]”,”MADS-678″ “HAUPT Georges MARIE Jean-Jacques”,”Les bolchéviks par eux-mêmes.”,”Ce volume ne cherche pas uniquement à combier cette lacune, à reconstituer la vie de cinquante de ceux qui formèrent la ‘vieille garde bolchévique’ mais à exhumer avant tout les autobiographies écrites par les révolutionnaires dont les actions et les conceptions ont façonné les événements. Introduction, avertissement, note. periodiques cites, sigles et organisations, traduit par Claude KIEJMAN, Nadine MARIE, Catherine REGUIN, glossaire de Claudie WEILL, Bibliotheque Socialiste n. 13,”,”RIRB-021-FL” “HAUPT Georges MARIE Jean Jacques a cura”,”Autobiografie dei bolscevichi. Volume I.”,”La maggior parte del materiale biografico o autobiografico è stata ripresa dalla celebre autobiografia Granat Dall’introduzione: “”Cominciano col dire qualcosa sulle fonti cui ci siamo ispirati, sull’origine di queste autobiografie. La stragrande maggioranza è ripresa dalla celebre enciclopedia Granat (1). I tre fascicoli del volume 41° di questa pubblicazione, ideata in occasione del decimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre ma redatta e stampata nel 1924 e nel 1925, comprendevano tre allegati contenenti le biografie di circa duecento dirigenti della rivoluzione d’ottobre. Fedele allo spirito del tempo, la redazione dell’enciclopedia pubblicò in genere autobiografie o biografie dette autorizzate – e che sono in effetti una forma impersonale di autobiografia”” (pag 10-11) (1) “”Dejateli SSSR i Oktrjaborskoj Revoljutsij””, Entsiklopediceskij slovar Russkovo bibliograficeskovo Instituta Granat, Mosca, 7° ed., 1927-1929 “”Il maggior difetto di queste autobiografie (…) è la rapidità con cui si sorvola il periodo successivo al 1917″” (pag 12) “”La vita di Lenin, ricostrita dalla sorella maggiore Anna che fin dala giovinezza fu sua intima confidente e collaboratrice, è considerata dalla maggioranza dei biografi di Lenin un’utile fonte per lo studio dell’ambiente nel quale egli trascorse la sua giovinezza, si formò e mosse i primi passi di rivoluzionario”” (pag 13) Trotsky (pag 15) “”Anche da una lettura sommaria di queste 246 autobiografie si resta colpiti dalla loro eterogeneità ideologica e politica: solo una parte dei maggiori dirigenti erano bolscevichi di vecchia data menter una metà circa non erano tra i fautori di Lenin prima del 1917. Essi provenivano tutti da frazioni socialiste diverse contro le quali Lenin e i bolscevichi avevano condotto per anni un’aspra lotta”” (pag 19)”,”RIRB-002-FV” “HAUPT Georges MARIE Jean Jacques a cura”,”Autobiografie dei bolscevichi. Volume II.”,”La maggior parte del materiale biografico o autobiografico è stata ripresa dalla celebre autobiografia Granat Dall’introduzione: “”Cominciano col dire qualcosa sulle fonti cui ci siamo ispirati, sull’origine di queste autobiografie. La stragrande maggioranza è ripresa dalla celebre enciclopedia Granat (1). I tre fascicoli del volume 41° di questa pubblicazione, ideata in occasione del decimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre ma redatta e stampata nel 1924 e nel 1925, comprendevano tre allegati contenenti le biografie di circa duecento dirigenti della rivoluzione d’ottobre. Fedele allo spirito del tempo, la redazione dell’enciclopedia pubblicò in genere autobiografie o biografie dette autorizzate – e che sono in effetti una forma impersonale di autobiografia”” (pag 10-11) (1) “”Dejateli SSSR i Oktrjaborskoj Revoljutsij””, Entsiklopediceskij slovar Russkovo bibliograficeskovo Instituta Granat, Mosca, 7° ed., 1927-1929 “”Il maggior difetto di queste autobiografie (…) è la rapidità con cui si sorvola il periodo successivo al 1917″” (pag 12) “”La vita di Lenin, ricostrita dalla sorella maggiore Anna che fin dala giovinezza fu sua intima confidente e collaboratrice, è considerata dalla maggioranza dei biografi di Lenin un’utile fonte per lo studio dell’ambiente nel quale egli trascorse la sua giovinezza, si formò e mosse i primi passi di rivoluzionario”” (pag 13) Trotsky (pag 15) “”Anche da una lettura sommaria di queste 246 autobiografie si resta colpiti dalla loro eterogeneità ideologica e politica: solo una parte dei maggiori dirigenti erano bolscevichi di vecchia data menter una metà circa non erano tra i fautori di Lenin prima del 1917. Essi provenivano tutti da frazioni socialiste diverse contro le quali Lenin e i bolscevichi avevano condotto per anni un’aspra lotta”” (pag 19)”,”RIRB-003-FV” “HAUPT Georges MARIE Jean Jacques a cura”,”Autobiografie dei bolscevichi. Volume III.”,”La maggior parte del materiale biografico o autobiografico è stata ripresa dalla celebre autobiografia Granat Dall’introduzione: “”Cominciano col dire qualcosa sulle fonti cui ci siamo ispirati, sull’origine di queste autobiografie. La stragrande maggioranza è ripresa dalla celebre enciclopedia Granat (1). I tre fascicoli del volume 41° di questa pubblicazione, ideata in occasione del decimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre ma redatta e stampata nel 1924 e nel 1925, comprendevano tre allegati contenenti le biografie di circa duecento dirigenti della rivoluzione d’ottobre. Fedele allo spirito del tempo, la redazione dell’enciclopedia pubblicò in genere autobiografie o biografie dette autorizzate – e che sono in effetti una forma impersonale di autobiografia”” (pag 10-11) (1) “”Dejateli SSSR i Oktrjaborskoj Revoljutsij””, Entsiklopediceskij slovar Russkovo bibliograficeskovo Instituta Granat, Mosca, 7° ed., 1927-1929 “”Il maggior difetto di queste autobiografie (…) è la rapidità con cui si sorvola il periodo successivo al 1917″” (pag 12) “”La vita di Lenin, ricostrita dalla sorella maggiore Anna che fin dala giovinezza fu sua intima confidente e collaboratrice, è considerata dalla maggioranza dei biografi di Lenin un’utile fonte per lo studio dell’ambiente nel quale egli trascorse la sua giovinezza, si formò e mosse i primi passi di rivoluzionario”” (pag 13) Trotsky (pag 15) “”Anche da una lettura sommaria di queste 246 autobiografie si resta colpiti dalla loro eterogeneità ideologica e politica: solo una parte dei maggiori dirigenti erano bolscevichi di vecchia data menter una metà circa non erano tra i fautori di Lenin prima del 1917. Essi provenivano tutti da frazioni socialiste diverse contro le quali Lenin e i bolscevichi avevano condotto per anni un’aspra lotta”” (pag 19)”,”RIRB-004-FV” “HAUPT Georges”,”L’Internazionale Socialista della Comune a Lenin.”,”Georges Haupt, nato in Romania da una famiglia di ebrei ungheresi nel 1928, è morto improvvisamente a Roma, dove dirigeva un seminario presso la Fondazione Basso, il 15 marzo 1978. Della sua vasta produzione storiografica ricordiamo i saggi tradotti anche in IT, ‘Lenin e la Seconda Internazionale’ (Samonà e Savelli, 1969) e ‘La Seconda Internazionale’ (Nuova Italia, 1973). “”Tuttavia, se il problema coloniale nel suo complesso cessa di preoccupare l’Internazionale, dal 1908 in poi si assiste alla presa di coscienza di un nuovo fenomeno: il risveglio dei popoli d’Oriente e, in particolare, dell’Asia. La conquista del potere da parte dei “”giovani turchi”” nel 1908, la rivoluzione iraniana, e soprattutto, dopo il 1911, gli avvenimenti cinesi, sono le cause principali di questo nuovo orientamento della coscienza socialista. Esso trova la sua prima espressione, come è noto, in Lenin, e, in minor misura, in Pannekoek e in alcuni «tribunisti» olandesi (45), come pure in Otto Bauer. In un articolo del 23 luglio 1908 pubblicato su «Proletarij» (46), Lenin analizza gli avvenimenti della Persia e della Turchia, e chiede «una maggiore attenzione allo sviluppo del proletariato rivoluzionario internazionale». La sua vigilanza non si allenterà più. Non soltanto egli sottolineerà fin dall’ottobre del 1908 «il risveglio dello spirito di resistenza e opposizione tra le masse oppresse dei paesi coloniali», ma dimostrerà come si debba nello stesso tempo sviluppare «l’agitazione tra le masse contro il saccheggio delle colonie» (47). Cinque anni dopo, analizzando la duplice crisi che va maturando nel mondo, di pari passo con le rivoluzioni in Asia e con «gli armamenti folli e la politica dell’imperialismo» in Europa, egli conclude: «Il prossimo periodo storico apporterà al marxismo, dottrina del proletariato, un trionfo ancora più grande» (48)”” [Georges Haupt, ‘L’Internazionale Socialista della Comune a Lenin’, Torino, 1978] [(45) Così viene chiamato il piccolo gruppo che, nel 1909, si distaccò dal partito socialista dei Paesi Bassi per riunirsi attorno alla «Tribune». Esso annoverava personalità di rilievo che si rifacevano al marxismo: Pannekoek, Gorger, Van Ravesteyn e, in seguito, Henriette Roland-Holst; (46) Lenin, Opere complete, vol. XV, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 183; (47) Ibid., p. 233; (48) Lenin, Opere complete, voL XVIII, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 546]”,”INTS-001-RC” “HAUPT Georges WEIL Claudie”,”L’eredità di Marx ed Engels e la questione nazionale.”,”””In occasione di un dibattito al Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori nel 1866, Marx ridicolizza i delegati francesi – tra cui il futuro genero Lafargue – i quali sostengono che le nazionalità, e così le nazioni, sono dei «pregiudizi sorpassati», e li definisce «stirneriani proudhonizzati» (2)”” (2) Marx ad Engels, 20 giugno 1866, in ‘Carteggio Marx-Engels, IV, 1861-1866, Roma, 1951, p. 424 (pag 272) [‘In occasione di un dibattito al Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori nel 1866, Marx ridicolizza i delegati francesi – tra cui il futuro genero Lafargue – i quali sostengono che le nazionalità, e così le nazioni, sono dei «pregiudizi sorpassati», e li definisce «stirneriani proudhonizzati» (2). (…) In altri termini, nello stadio del capitalismo, lo Stato nazionale è una formazione indispensabile, un primo passo sulla strada dell’internazionalismo e della scomparsa degli antagonismi nazionali che devono caratterizzare l’avvento del socialismo. Le modificazioni che intervengono sulla carta dell’Europa devono favorire il processo di formazione e di consolidamento delle grandi nazioni vitali, delle grandi entità statali, necessità storica ed anche presupposto del progresso dell’intero mondo civile, come afferma esplicitamente Engels: «Tutti i cambiamenti, se hanno una certa durata, debbono più o meno tendere a dare sempre più alle grandi e vitali nazioni europee i loro ‘effettivi’ confini naturali, che sono determinati dalla lingua e dalle simpatie; mentre, contemporaneamente i frammenti di popolo, che ancora si trovano qua e là e che non sono più capaci di avere un’esistenza nazionale, rimangono incorporati alle nazioni più grandi o si dissolvono in esse o si conservano soltanto come testimonianze etnografiche senza importanza politica» (10). (…) Poiché «l’evoluzione storica degli ultimi mille anni» implica anche per Engels una fluttuazione incessante delle frontiere tra i popoli, a partire dagli spostamenti dai territori limitrofi, gli sembra del tutto normale che «nessuna frontiera statale coincida con le frontiere naturali di una nazionalità, con la frontiera linguistica». «E infine – conclude – non è un vantaggio da poco che le diverse nazioni come esse si sono costituite politicamente abbiano incorporato degli elementi stranieri che ‘servono da intermediari coi loro vicini e apportano la diversità nella omogeneità altrimenti troppo monotona del carattere nazionale’». Il fatto che la concentrazione in grandi Stati implichi che essi eventualmente comprendano una moltitudine di nazionalità, non cambia niente ai dati’ (pag 272, 276-278)] [(2) Marx ad Engels, 20 giugno 1866, in ‘Carteggio Marx-Engels, IV, 1861-1866, Roma, 1951, p. 424; (10) Engels, ‘Po e Reno’, Roma, 1952, p. 86]. Engels sul concetto di frontiera naturale, statale, linguistica (pag 277) Citato il saggio di Franco Andreucci, Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in Occidente, Studi Storici, XII, 1971, n. 3 Marx e Engels a favore della causa della Polonia (pag 305-306) Lettera di Engels a Bernstein sul problema delle rivendicazioni nazionali (23-25 febbraio 1882) (pag 310) (in Eduard Bernstein Briefwechsel mit Friedrich Engels, a cura di Helmut Hirsch, Assen, 1970, p. 81-82) (a cura di ‘Interventions de Karl Marx au Conseil Général de l’Internationale, 30 novembre 1867, Cahiers de l’ ISEA, 1964, n: 152, p. 52′ (cit pag 317) Cit: J. Rougerie, ‘Sur l’histoire de la Première Internationale. Bilan d’un colloque et de quelques récents travaus’, Mouvement Social, 1965, n: 51, p. 21 (pag 306)”,”MAES-189″ “HAUPT Georges a cura”,”Bureau socialiste international. Comptes rendus des réunions, manifestes et circulaires. Vol. I. 1900-1907.”,”Contiene tra l’altro: – Manifesto di denuncia del linciaggio dei neri americani (22 novembre 1903) – Manifesto del Primo Maggio contro la guerra russo-giapponese e il militarismo (23 aprile 1904) – Circolare che segnala l’azione internazionalista dei tessili, tessitori italiani in occasione di una sciopero a Verviers (25 agosto 1904) – Manifesto di denuncia dei massacri di Pietroburgo 9 (22) gennaio 1905 , 31 gennaio 1905 – Circolare che invita i giornali socialisti ad aprire sottoscrizioni in favore dei Partiti socialisti russi e polacchi – Circolare sulla rappresentanza del POSDR a BSI, lettera di Lenin e risposta di Plechanov (24 giugno 1905) – Circolare con risposta negativa di Bebel a proposta Hyndman – Circolare sugli affari russi: le risposte di Lenin e di Plechanov (24 luglio 1905) – Circolare su proposta di Plechanov di cessare boicottaggio Duma – Circolare con lettera di Vaillant sui pericoli di intervento tedesco in Austria e in Russia – Proposte del Partito socialista SFIO sulle misure da prendere per prevenire la guerra (27 settembre 1905)”,”INTS-057″ “HAUPT Georges”,”La II. Internazionale. [La Seconda Internazionale]”,”George Haput (1928-1978), ha insegnato presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. Si è occupato di storia del marxismo e di storia del movimento operaio nell’età della II Internazionale. Di lui sono soprattutto da ricordare l’importante saggio bibliografico ‘La IIeme Internationale’ (Paris, 1964), il volume sull’Internazionale alla vigilia della prima guerra mondiale ‘Le congrés manqueé’ (Paris, 1965). E’ uscito anche il volume I dei Resoconti del BSI, 1900-1907 (Paris, 1969). Noto anche il suo saggio ‘Lenin e la II Internazionale’ (1969). Ha collaborato con il periodico ‘Rivista storica del socialismo’. Studia pure la questione del rapporto marxismo e questione nazionale. “”(…) il termine «imperialismo» era entrato a far parte del bersaglio comune dei socialisti alal fine del XIX secolo per designare soprattutto la nuova politica delle grandi potenze; riducendo in sostanza il fenomeno imperialista alla politica di espansione colonialista (94). Si dovette attendere il 1910 e la comparsa del ‘Capitale finanziario’ di Hilferding perché la riflessione si allargasse, progredisse la ricerca e si avviassero le discussioni. L’imperialismo fu allora definito come un nuovo stadio nell’evoluzione dell’economia capitalista che sembrava destinanta dalle sue stesse contraddizioni ad una prossima caduta. E Rosa Luxemburg, nel corso di economia politica che tenne nel 1912 e che riprese nel 1913 pubblicando l”Accumulazione del capitale’ definisce, nel quadro dell’imperialismo, la necessità di una strategia rivoluzionaria mondiale. (…) Si può parlare di apporto teorico nuovo, di problematica specifica? La risposta è affermativa. Nei maggiori lavori dell’epoca, dovuti essenzialmente a Parvus, a Kautsky, già si nota la volontà di isolare la modernità del fenomeno. L’analisi si manteneva più che altro sul piano storico, e su molti punti si avvicinava a quella di Hobson. Tuttavia, l’orientamento dell’Internazionale non subì che molto debolmente l’urto di queste ricerche, e continuò ad inserirsi in un’ottica tradizionale; il suo avvicinamento al problema restò, in ultima analisi, etico. Mentre l’Internazionale votava sulel questioni coloniali delle mozioni radicali, la sua pratica restava essenzialmente pacifista, liberale e umanitaria. Fino all’ultimo chiamò ad agire contro l’espansione coloniale. Le sole grandi campagne che abbia condotto tuttavia in questo campo sono state ispirate dall’odio per la guerra che i conflitti colniali rischiavano di scatenare o dall’orrore per i crimini e le sevizie commesse sugli indigeni. Simpatia per il genere umano? Sicuramente sì. Internazionalismo di lotta? Certamente no.”” (pag 148-149-150) inserire La storia militante di Georges Haupt, “”il manifesto””, 30 aprile 2008 [article] Michele Nani RicordiLa storia militante di Georges Haupt Michele Nani Era nato nel 1928 a Satu-Mare, in ?ransil!ania, era sopra!!issuto allaguerra e alla deporta””ione ad #usch$it””, o!e scompar!ero i suoi cari, edera passato indenne attra!erso l%&rss staliniana, per concludere la sua!ita a Roma nel mar””o 19’8, stroncato da un attacco di cuore( Sono passatitrent%anni dalla morte di Georges Haupt, lo storico che ha rinno!ato pi)proondamente lo studio della dimensione interna””ionale del mo!imentooperaio( La sua stessa +iogra*ia a!e!a posto le condi””ioni di taleinno!a””ione( ?ome in molte *amiglie e+raiche delle perierieaustro-ungariche, anche nella sua si parla!ano tedesco e ?iddish, ma luiconessa!a di sognare in ungherese, la lingua di comunica””ione con lamadre. a!e!a studiato in Romania e poi a Leningrado, per are ritorno a/ucarest e diriger!i l%0stituto di storia. dopo il %?? era approdato in3rancia, all%4cole des hautes 5tudes en sciences sociales e dal %?? tene!acorsi negli Stati &niti( ?ome ricordarono i compagni della ri!ista 6Lemou!ement social7 era 6l%interna””ionale !i!ente7( #nche in 0talia era dicasa, alla milanese 3onda””ione 3eltrinelli come alla romana 3onda””ione/asso, ma pure alla Einaudi, o!e a!e!a coordinato l%importante Storia delmar?ismo(Si era presentato a ?arigi con uno straordinario la!oro di ricerca sulleonti per la storia della Seconda 0nterna””ionale :19?;. nuo!a edi””ioneitaliana 19′<=, al di l> della giustapposi””ione delle !icende na””ionalidel socialismo, in nome di una storia glo+ale del mo!imento operaio comeespressione delle tras*orma””ioni *ondamentali dell%et> contemporanea, ingrado di dar conto dell%articola””ione sociale e della circola””ione deimilitanti, delle *orme organi””””ati!e, delle idee( Risultati pi) maturi di?uesto indiri””””o si hanno negli ultimi saggi, sulla Spd come6partito-guida7 e sui modelli di *orma””ione dei 6gruppi dirigentiinterna””ionali7( #!e!a intanto curato la riedi””ione di molte onti :atti edocumenti, ma anche memorie e carteggi, come ?uelli di ?amille Hu?smans eRosa Lu?em+urg= e si era interrogato sul nodo del %1;, sul 6allimento7dell%interna””ionalismo, ma anche sulle interpreta””ioni mar?iste della6?uestione na””ionale7(# partire dalla riedi””ione delle auto+iograie dei +olsce!ichi e dallacolla+ora””ione con @ean Maitron nella cura del monumentale di””ionario+iograico del mo!imento operaio rancese, si era interessato alletraiettorie indi!iduali dei militanti e ne a!e!a promosso lapu++lica””ione(Sin dal 19’1, con il saggio sulla ?omune come 6sim+olo7 ecome 6esempio7, a!e!a distinto la memoria istitu””ionale e ideologica delmo!imento operaio dalla rilessione politica pi) aperta, ma anche dallastoria come ricerca( Nell%introdurre la raccolta L%0nterna””ionale operaiadalla ?omune a Lenin :edita da Einaudi proprio nel 19’8=, Haupt si erachiesto ?erch5 la storia del mo!imento operaioA Nel nome di 3ran”” Mehringe di #rthur Rosen+erg a!e!a contestato le inde+ite proie””ioni del presentesul passato :e !ice!ersa=, a *a!ore di una rela””ione pi) meditata *ra lastoria-tradi””ione e la storia come pratica, la+oratorio, esperien””a( ?omericordB Mariuccia Sal!ati :6Ri!ista di storia contemporanea7, n( <, 19’9=,?uesta continua riarticola””ione lo porta!a lontano sia da un sapere tesoalla legittima””ione, sia dai miti dell%immediate””””a militante del la!orostorico e della spontaneit> conculcata delle masseC il rapporto *ra classee sua rappresentan””a era per Haupt tanto necessario, ?uanto pro+lematico(Si puB solo aggiungere che, *inita la 6storia militante7, ancor oggi +uonaparte della storiogra*ia continua a legittimare la politica presente,un%altra politica per la ?uale il rapporto con il mondo del la!oro dapro+lematico si D *atto diicile, o superluo(?apace di rilettere criticamente sul proprio la!oro, Haupt rimase pertutta la !ita uno storico mar?ista e impegnato, due aggetti!i 6inattuali7,che hanno a!orito la dimentican””a del suo ricco lascito( ?opo il 1989molti hanno ritenuto superata la sua ricercaC ancora non disponiamo di una +iograia, rarissimi sono gli studi, il trentennale della morte non sem+raa!ere :ancoraA= promosso momenti di ri*lessione( ?onscio dei limitieurocentrici del socialismo, con un%altra compianta studiosa, MadeleineRe+5riou?, a!e!a curato sin dal %?’ un !olume sull%0nterna””ionale el%6Friente7C e *orse proprio nella *ioritura di studi sulla storia della!oro al di *uori di un%Europa sempre pi) perierica !i!e la le””ione6interna””ionalista7 di Haupt(“,”INTS-001-FF” “HAUPT Georges”,”L’Internazionale Socialista e la conquista libica.”,”Il Psi la guerra dei Balcani e l’Internazionale. “”L’atteggiamento tenuto durante la guerra italo-turca non giovò al prestigio del PSI in seno all’Internazionale (1), e il BSI (Bureau Socialiste International, ndr) sebbene desideroso di mantenere ad ogni costo l’unità del socialismo, accolse con soddisfazione non dissimulata le deliberazioni del congresso di Reggio Emilia e l’espulsione di Bissolati e dei suoi amici dal PSI. Se in Italia v’era stata nel Partito socialista una unità, sia pure formale, dietro la quale convivevano varie tendenze, col predominio di quella riformista (unità che doveva però rompersi nel 1912), nei Balcani la rivalità e l’ostilità fra le varie correnti e le posizioni intransigenti di una frazione di sinistra paralizzarono l’azione in difesa della pace auspicata dal BSI. Sebbene numericamente ancora deboli, la maggior parte dei partiti socialisti dei paesi balcanici nel 1911 contavano già vent’anni di esistenza, ma, nonostante alcuni tratti comuni della loro evoluzione, essi non cominciarono che molto tardivamente a superare le loro particolari visioni regionali e a pensare in termini balcanici. In questa evoluzione ebbe una parte considerevole quella eminente figura che fu Christian Racovski (Rakovskij, ndr) il quale già al congresso di Stoccarda aveva proposto ai dirigenti dei partiti socialisti del Sud-est dell’Europa di rendere più stretti i loro legami e di elaborare una piattaforma d’azione comune (2). Non fu, però che sotto la pressione degli avvenimenti internazionali, dopo l’annessione all’Austria-Ungheria della Bosnia-Erzegovina, che quell’idea, appoggiata da Kautsky, fu prese in considerazione (3). Le conclusioni teoriche e politiche di quegli avvenimenti furono chiaramente formulate dalla prima conferenza dei Partiti socialisti balcanici, che si riunì nei giorni 7-9 gennaio 1910 a Belgrado: fu allora infatti che venne precisato il comune obiettivo: la creazione di una Repubblica democratica federativa dei Balcani”” (pag 11-12) [(1) Non ci proponiamo di esaminare qui le reazioni dei partiti aderenti all’Internazionale. A tale riguardo certi elementi possono trovarsi nel libro molto orientato di Mario Govi, ‘Il socialismo internazionale e le guerre italo-balcanico-turca’, Modena, Vincenzi, 1912, pp. XII 208. L’atteggiamento della stmpa socialista del tempo e la critica cui fu sottoposta la direzione riformista del PSI per la sua posizione durante la guerra sono bene esaminati nel recentissimo libro dello storico ungherese Janos Jemnitz ‘A háboru veszélye és a II. Internacionalé, 1911-1914’ (La minaccia di guerra e la II Internazionale, Budapest, 1966, pp. 105-113; (2) Per una migliore informazione sull’argomento vedasi: L.S. Stavrianos, ‘Balkan Federation. A History of the Movement toward Balkan Unity in modern times’, Hamden, Connecticut, Archiv Books, 1964, pp. 182-190; (3) Sul ruolo di Kautsky e di Racovksi nella questione molte informazioni inedite si trovano nella corrispondenza che essi si scambiarono, conservata presso l’Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis, IISG, Amsterdam, ‘Archivio Kautsky’]”,”INTS-062″ “HAUPT Georges”,”Guerre et révolution chez Lénine.”,”‘Il 27 maggio 1917, Lenin fece a Pietrogrado una conferenza pubblica sul tema allora all’ordine del giorno: i rapporti tra guerra e rivoluzione’ (pag 256) Lenin ammette che “”la guerra non è un gioco, è una cosa mostruosa”” (pag 259) 1914. Lenin constata che “”la guerra si trascina nel tempo e in estensione””. Il conflitto non spezza il ritmo della rivoluzione, ma anzi lo accelera “”La guerre, considérée jusque-là comme une variable, est devenue le creuset où se déterminent toutes les modulations du projet révolutionnaire. La place initiale de l’accent sur sa signification comme entreprise contre-révolutionnaire est dans une grande mesure conditionnée par le pronostic commun à tous les contemporains, celui d’une guerre courte. Or, à la fin de 1914, Lénine constate que «la guerre traîne en longueur et continue à prendre de l’extension» (55). Par conséquent, les perspectives changent en même temps que se fait jour la convinction que cette première guerre de l’âge industriel n’a pas rempli la fonction qui lui était assignée. Elle n’est pas parvenue à briser le rythme de la révolution, au contraire, elle l’a accéléré. Dès lors, Lénine met l’accent sur le second aspect: le rôle et la place de la guerre européenne qu’il définit comme unme crise historique très profonde. Comme toute crise, elle exacerbe les contradictions fondamentales qu’elle révèle au grand jour et qui font mûrir les conditions objectives de la crise révolutionnaire (56). Cet aspect situe Lénine dans le devenir historique qu’il cherche à inflechir, forme la trame des efforts qu’il entreprend pour incorporer les données et les phénomènes nouveaux dans la théorie et pour préciser les objectifs à moyen et long terme. Boukharine, proche collaborateur de Lénine pendant l’émigration en Suisse, présente les deux volets d’une radiographie de l’anatomie du capitalisme monopolistique révélée par la guerre: a) les tendances à une concentration accrue et au monopole absolu, qui se précisent et trouvent leur expression dans le phénomène du capitalisme d’Etat et la «désagrégation, la désorganisation du mécanisme capitaliste» qu’il entraîne; b) le commencement de la «période de l’effondrement des rapports capitalistes… dont l’apparition est déterminée par la collision formidable des organismes capitalistes, de leurs guerres, qui ne sont qu’une forme particulière de leur concurrence» (57). Cette rivalité armée – une étape nécessaire du point de vue économique et social – accentue les contradictions du capitalsme des monopoles – essence de l’impérialisme – dont le système colonial représente une partie organique; elle met aussi en marche des forces historiques nouvelles, celles qui subissent la domination coloniale”” (pag 274-275) [(55) Lénine, Oeuvres, T. 21, p. 237; (56) Ibid, pp. 95, 159. Cette crise révolutionnaire a-t-elle été la conséquence de la guerre ou bien la coflagration ne l’a-t-elle rendue que plus aiguë? Lukacs, interprétant Lénine, donne la réponse suivante: «La guerre ne crée donc pas une situation absolument nouvelle, ni pour un pays ni pour une classe à l’interieur d’une nation. Son apport nouveau consiste simplement à transformer qualitativement l’intensification quantitative extraordinaire de tous les problèmes et c’est en cela, et uniquement par cela, qu’elle crée une situation nouvelle» (Lukacs, G., Lénine, Paris, EDI, 1965, p. 82; (57) Boukharine, N., op. cit., p. 14] [Georges Haupt, ‘Guerre et révolution chez Lénine’, Revue français de science politique’, n. 2, avril 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”La guerra, finora considerata una variabile, è diventata il crogiolo in cui sono determinate tutte le modulazioni del progetto rivoluzionario. Il posto iniziale di enfasi sul suo significato come impresa controrivoluzionaria è in larga misura condizionato dalla prognosi comune a tutti i contemporanei, quello di una breve guerra. Tuttavia, alla fine del 1914, Lenin notò che “”la guerra si trascinò e continuò a crescere””. (55) Di conseguenza, le prospettive cambiarono allo stesso tempo sta emergendo la convinzione che questa prima guerra dell’era industriale non abbia adempiuto alla funzione assegnatagli, non è riuscita a rompere il ritmo della rivoluzione, al contrario, ha Di conseguenza, Lenin sottolinea il secondo aspetto: il ruolo e il luogo della guerra europea, che definisce una crisi storica molto profonda che, come ogni crisi, aggrava le contraddizioni fondamentali che ‘si rivela in pieno giorno e fa maturare le condizioni oggettive della crisi rivoluzionaria (56). Questo aspetto colloca Lenin nel futuro storico che cerca di influenzare, costituisce il quadro degli sforzi che intraprende per incorporare nuovi dati e fenomeni nella teoria e per specificare gli obiettivi a medio e lungo termine. Boukharine, stretto collaboratore di Lenin durante l’emigrazione in Svizzera, presenta i due aspetti di una radiografia dell’anatomia del capitalismo monopolistico rivelata dalla guerra: a) le tendenze verso una maggiore concentrazione e un monopolio assoluto, che stanno diventando più chiare e trovare la loro espressione nel fenomeno del capitalismo di stato e nella “”disintegrazione, disorganizzazione del meccanismo capitalista”” che esso provoca; b) l’inizio del “”periodo del collasso delle relazioni capitaliste … il cui aspetto è determinato dalla formidabile collisione degli organismi capitalisti, delle loro guerre, che sono solo una forma particolare della loro concorrenza”” (57 ). Questa rivalità armata – una fase necessaria dal punto di vista economico e sociale – accentua le contraddizioni del capitalismo dei monopoli – l’essenza dell’imperialismo – di cui il sistema coloniale rappresenta una parte organica; mette in moto anche nuove forze storiche, quelle che sono sotto il dominio coloniale “”(pag 274-275) [(55) Lenin, Oeuvres, T. 21, p. 237; (56) Ibid, pp. 95, 159. Questa crisi rivoluzionaria è stata la conseguenza della guerra o la coflagrazione l’ha solo resa più acuta? Lukacs, interpretando Lenin, dà la seguente risposta: “”La guerra non crea quindi una situazione assolutamente nuovo, né per un paese né per una classe all’interno di una nazione. Il suo nuovo contributo consiste semplicemente nel trasformare qualitativamente la straordinaria intensificazione quantitativa di tutti i problemi ed è in questo, e solo in questo, che “”crea una nuova situazione”” (Lukacs, G., Lenin, Parigi, EDI, 1965, p. 82; (57) Boukharine, N., op. cit., p. 14]”,”LENS-321″ “HAUPT Georges”,”Lenin, i bolscevichi e la Seconda Internazionale (1905-1914).”,”””Il B.S.I. si sbagliava dunque di grosso sul significato dei conflitti all’interno della socialdemocrazia russa, così come sui motivi dell’ostinazione dei bolscevichi. Ciò spiega perché esso sperasse che Lenin, il quale nel gennaio 1914 si recò a Bruxelles ed ebbe degli incontri con Vandervelde e Huysmans, avrebbe rinunciato, per giungere ad un accordo, a considerare la sua piattaforma come la sola base possibile di una discussione sull’unificazione. Piegarsi ad una tale soluzione avrebbe significato per Lenin abbandonare ciò che costituiva l’essenziale della sua posizione e della sua prospettiva di lotta”” (pag 20) “”Fino al 1912 Lenin assolse con solerzia le sue funzioni di delegato presso il B.S.I. (Bureau Socialiste International, ndr); egli fu presente a tutte le riunioni; tuttavia non si fece troppo notare, se non per i suoi interventi laconici e precisi nelle discussioni sulle nuove domande di ammissione all’Internazionale. Egli si oppose energicamente all’adesione dei sionisti socialisti, sostenne fino in fondo la richiesta della sinistra olandese, i «tribunisti» e, nel caso del Labour Party, si oppose a Kautsky pur mostrandosi più duttile di questi. Fu dopo la conferenza di Praga che Lenin divenne una figura di primo piano tra i delegati al Bureau: egli prese allora posizione al centro stesso delle controversie. Sul piano internazionale si moltiplicarono gli attacchi e le proteste contro di lui. Lenin contrattaccò utilizzando con accortezza tutte le possibilità e tutti i diritti che gli provenivano dalla sua condizione di delegato presso il B.S.I. Il suo nome divenne molto familiare negli ambienti socialisti europei. Ma questa inattesa pubblicità era più nociva che utile: e rimane il fatto che i bolscevichi, malgrado la loro energica propaganda, non furono compresi sul piano internazionale. A questo proposito è probante la bibliografia degli scritti di Lenin tradotti nei diversi paesi europei prima del 1914, o scritti per giornali socialisti non russi. Anche nei numerosi paesi dove gli scritti di Plechanov, ad esempio, avevano una considerevole diffusione, i soli testi di Lenin riprodotti nella stampa furono i documenti trasmessi dal B.SI. ai partiti affiliati sotto forma di circolari. Lenin si rendeva conto del suo isolamento nel movimento socialista internazionale. Ma nel 1912, e persino ancora nel 1914, egli pensava che le ragioni delle riserve che circondavano i bolscevichi dovessero essere cercate prima di tutto nel fatto che la socialdemocrazia occidentale attingeva le sue informazioni presso gli avversari dei bolscevichi stessi. I suoi sforzi per far apparire articoli e informazioni sulla stampa socialista occidentale, tuttavia, andarono a vuoto. Egli medesimo se ne lamentava nel gennaio 1914 scrivendo al sinistro olandese Winjkoop: «La stampa socialdemocratica tedesca ci boicotta» (48)”” (pag 22) [Georges Haupt, ‘Lenin, i bolscevichi e la Seconda Internazionale (1905-1914)’, Rivista storica del socialismo, Firenze, n. 29, settembre-dicembre 1966] [(48) V.I. Lenin, ‘Socinenija’, V edizione, 48, pp. 249-251] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”INTS-001-FGB” “HAUPT Georges WEIL Claudie; ANDREUCCI Franco; PINZANI Carlo; MARTINELLI Renzo; RAGIONIERI Ernesto; LIVORSI Franco; AGOSTI Aldo; HOBSBAWM Eric J., saggi di”,”L’eredità di Marx ed Engels e la questione coloniale (G. Haupt C. Weil); La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo (Andreucci); I socialisti italiani e francesi nel periodo della neutralità italiana (1914-1915) (Pinzani); Gramsci e la conquista fascista dello Stato (Martinelli); Il centenario della Comune (Ragionieri); Amadeo Bordiga nella storiografia sul PCI (Livorsi); La svolta del VII Congresso in alcuni recenti studi sull’Internazionale comunista (Agosti); La diffusione del marxismo (1890-1905) (Hobsbawm).”,”””Il caso irlandese, che introduce una tematica nuova e segna un’evoluzione importante nel pensiero di Marx ed Engels, non costituisce, come spesso viene affermato, una svolta nella visione d’insieme della questione nazionale”” (pag 324) (Haupt, Weil, ‘L’eredità di Marx ed Engels e la questione nazionale’) (pag 324)”,”MADS-013-FGB” “HAUPT Georges, testi di K. MARX F. ENGELS K. KAUTSKY, K. RENNER, O. BAUER, R. LUXEMBURG, N. BUCHARIN, V.I. LENIN”,”La questione nazionale dopo la decolonizzazione. Teoria: i marxisti e la questione nazionale. Il dibattito marxista prima delle lotte anticoloniali. 1. Il modo di procedere dei fondatori – 2. Difficoltà concettuali e analitiche – 3. Le tappe della riflessione. Testi originali sulla questione nazionale. 1. Marx sull’Irlanda; 2. Bakunin sull’Europa orientale; 3. Engels sull’Europa orientale; 4. Engels sull’Europa balcanica; 5. Kautsky sull’Europa balcanica; 6. Renner sull’ Austria-Ungheria; 7. Bauer sull’Europa balcanica; 8. Rosa Luxemburg sulla rivoluzione d’ottobre; 9. Bucharin sulla rivoluzione d’ottobre; 10. Lenin contro Renner e Bauer. – Dizionarietto.”,”(traduzione redazionale da Georges Haupt ‘Les marxistes face à la question national: l’histoire du probleme’, in G. Haupt, M. Lowy, C. Weill, ‘Les marxistes et la question national, 1848-1914, études et textes’, F. Maspero, Paris, 1974, pp. 11-16.) Nella nota 8 citata la prefazione dello storico Werner Conze al volume: Karl Marx, Manuscripte uber die Polnische Frage (1863-1864), Mouton, La Haye, 1961 p. 7-71 (pag 14)”,”TEOC-022-FGB” “HAUPT Georges REBERIOUX Madeleine a cura, collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL”,”La Deuxieme Internationale et l’ Orient.”,”Collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL. Austromarxismo in Russia Le tesi dei marxisti austriaci trovano udienza presso le minoranze russe. Il Bund adotta il progetto Renner-Bauer e cerca di farlo passare presso tutte le organizzazioni socialdemocratiche. Esso viene adottato dal Daschnaktzoutioun armeno, dalla Hromada bielorussa, dal Sakartvelo giorgiano e presso gli amici dei socialisti rivoluzionari, il SERP ebreo, o i gruppi socialisti tatari del Kazan. (pag 254-255)”,”INTS-002-FC” “HAUPT Georges”,”Lenin, les Bolcheviks et la IIe Internationale.”,”””Il tema delle divergenze fondamentali tra i Bolscevichi e la Seconda Internazionale è limitato nel tempo: la Conferenza di Praga del 1912, ossia la scissione definitiva nel POSDR, segna l’inizio di una crisi nei rapporti di Lenin con l’Internazionale; essa è delimitata anche nel suo oggetto: il comportamento del BSI verso i Bolscevichi a proposito dell’unificazione della Socialdemocrazia russa ebbe il sopravvento su altre questioni. Ma il campo di riflessione allo stesso tempo si è allargato. La querelle sino-sovietica ha dato un’improvvisa attualità a questa questione che sembrava appartenere alla sola storia”” (pag 380-381)”,”INTS-002-FGB” “HAUPTMANN Gerhart VOIGT Felix A. AHLSTRÖM Gunnar HILDEBRAND H.”,”I tessitori (Die Weber). Gerhart Hauptmann. Premio Nobel per la letteratura 1912. Il conferimento del premio Nobel. La vita e l’opera.”,”””Il vecchio Baumert: “”Sarebbe meglio allora fare come quello di Nentwich, che con una corda al collo si è impiccato al telaio… (…) A Peterswaldau ci sono ventidue mulini, ma per noi non macinano più.”” Vecchio tessitore: “”Non bisogna perdersi di coraggio, amici. Capita sempre qualcosa. E così si tira avanti un altro po’””.”” (pag 73) “”Altro testo, che contribuì a conferire all’autore ancor più vasta notorietà, è “”I tessitori”” (1892), considerato da numerosi critici il capolavoro di Hauptmann, dove lo scrittore torna ad atmosfere e temi di carattere sociale. Nella prima stesura egli decise di adottare la forma dialettale della Slesia. La massa dei tessitori è la protagonista del dramma. La vicenda fa eco a un fatto realmente avvenuto in Slesia nel 1844, dove dei lavoratori, sentendosi oppressi dalle condizioni di vita in fabbrica, insorgono, distruggendo macchinari di lavoro. L’intevento dell’esercito provocò l’uccisione di alcuni di loro e sedò ogni intento di rivolta. Lo sciopero, rievocato con toni epici da Hauptmann, intende sottolineare la presa di coscienza da parte degli operai, che comunque non possono sfuggire al destino della loro esistenza. Due personaggi emergono dalla massa: il vecchio Hilse, che credendo nella vita dopo la morte, non dà importanza a quello che succede e soffre in silenzio, e il giovane Maurizio, che sa leggere e scrivere, e prende in mano la causa dei tessitori. La questione rimane aperta: Hauptmann da una parte giustifica la lotta per migliorare le condizioni di vita, mentre dall’altra è vicino umanamente al vecchio che patisce con dignità.”” (Franco Manzoni, G. Hauptmann tra denuncia sociale e simbolismo, Franco Manzoni, http://www.cesil.com/)”,”CONx-183″ “HAUSER Arnold”,”Storia sociale dell’ arte. Volume primo. Preistoria Antichità Medioevo Rinascimento Manierismo Barocco.”,”HAUSER vive e insegna a Londra. Ha scritto un’opera sul ‘Manierismo’ e ‘Le teorie dell’ arte’ ‘Sociologia dell’ arte’.”,”VARx-035″ “HAUSER Arnold”,”Storia sociale dell’ arte. Volume Secondo. Rococò Neoclassicismo Romanticismo Arte moderna e contemporanea.”,”HAUSER vive e insegna a Londra. Ha scritto un’opera sul ‘Manierismo’ e ‘Le teorie dell’ arte’ ‘Sociologia dell’ arte’.”,”VARx-036″ “HAUSER Arnold”,”Historia social de la literatura y del arte. 2. (titolo orig.: ‘The Social History of Art’)”,”HAUSER A. è nato in Ungheria, ha studiato a Budapest e a Berlino. Dopo aver vissuto a Vienna e a Londra, si è trasferito a Budapest dove è morto nel 1978. “”Il cammino della ‘bellezza interiore’ di Rousseau conduce da una parte a caratteri come il Myschkin di Dostoievsky, che è un santo nelle sembianze di epilettico e di idiota, e per altro lato all’ ideale della perfezione morale individuale che sta al sommo di tutta la responsabilità sociale e di ogni utilità per la società. Goethe, l’ olimpico, che non pensa ad altra cosa che alla sua perfezione interiore, è un rousseauniano, come pure lo era il giovane libero-pensatore, opposto rivoluzionariamente a ogni convenzione, che scrisse il Werther””. (pag 241)”,”VARx-128″ “HAUSER Arnold”,”Historia social de la literatura y el arte. I. Prehistoria. Antiguas culturas orientales. Grecia y Roma. Edad media. Renacimiento.”,”””L’ arte romanica fu un’ arte monastica, ma allo stesso tempo un’ arte aristocratica. Forse in essa si rifletteva nel modo più evidente la solidarietà spirituale tra il clero e la nobiltà””. (pag 233) Monasteri. “”Fino al movimento riformatore ascetico di Cluny non apparve nessun cambiamento nel loro attaggiamento nobile (degli Ordini monastici, ndr); ma di una tendenza verso le idee democratiche si può solo parlare realmente a partire dal movimento degli Ordini mendicanti.”” (pag 233)”,”VARx-138″ “HAUSER Henri direzione; saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON”,”Histoire diplomatique de l’ Europe (1871-1914). Volume I.”,”Saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON. “”Se (Bismarck) ha sentito ed espresso l’ orrore della guerra, specialmente della guerra preventiva – cara ai generali prussiani e che gli ripugnava come un’ astrazione feroce – ha comunque affrontato la guerra come possibile più di qualsiasi altro politico del suo tempo. Due suoi schizzi chiariscono, non questo sfondo, ma questo aspetto del suo pensiero. In un conflitto austro-russo si riservava una facoltà di soccorso al vinto minacciato nei suoi interessi vitali. Di fatto, pensava all’ Austria, dovere semplice, affermato dal patto del 1879, ma che aveva forma precisa nel suo spirito (il progetto polacco). E’ più singolare che Bismarck avesse dichiarato che in caso di una minaccia russa contro la Germania, egli avrebbe attaccato la Francia. Il suo pensiero qui si avvicina singolarmente all’ idea di “”prævenire”” (prevenire, anticipare, ndr). Per di più, Schweinitz esprime una verità evidente quando dice, alla fine del 1883, che la forza del cancelliere è che lo si sa in stato “”di poter combattere nelle condizioni più favorevoli, quello che fa chi non ha bisogno di farlo””. Il primo sforzo di Bismarck fu un riavvicinamento con la Russia. (…)””. (pag 185)”,”RAIx-175″ “HAUSER Henri direzione; saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON”,”Histoire diplomatique de l’ Europe (1871-1914). Volume II.”,”Saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON. Europa e Cina. “”Le forme stesse di questa rivalità economica influiscono sul carattere delle relazioni internazionali. L’ attenzione dei grandi Stati europei si sposta sempre di più verso i paesi che, per la densità e il potere d’ acquisto della loro popolazione, possono costituire dei mercati di primordine: ecco l’ importanza degli affari dell’ Estremo Oriente, dove, molto tempo dopo l’ Inghilterra, le Grandi Potenze europee vogliono la loro parte del mercato cinese. Essa si ferma così sulle regioni suscettibili di produrre le materie prime che l’ Europa non può fornire: il cotone, che gli Stati Uniti, grande produttore, assorbe sempre di più per il consumo interno; il caucciù, i cui impieghi industriali sono in progressione rapida; o i prodotti del sottosuolo, che l’ Europa produce in quantità insufficiente: il petrolio, che lo sviluppo dei motori a combustione interna rende indispensabile, – i metalli preziosi o semplicemente necessarie all’ industria (rame o stagno), – i fosfati, i nitrati.”” (pag 138) “”L’ espansione economica della Germania è dunque una minaccia per la prosperità della Gran Bretagna. Tutta la vita economica delle Isole britanniche riposa sull’ espansione commerciale, sulla potenza della flotta mercantile. Con la Russia, il cui sviluppo industriale comincia appena, con la Francia, che vive in gran parte sul suo mercato interno gli interessi economici della Germania possono accordarsi; è possibile cercare un accordo. Con l’ Inghilterra, la lotta economica è ineluttabile.”” (pag 141)”,”RAIx-176″ “HAUSER Henri”,”La pensée et l’ action économiques du Cardinal de Richelieu.”,”Strategia economica. “”Richelieu non è dunque riuscito nel suo vasto progetto di deviare il commercio della Persia per il Caspio e il Volga. Si è scontrato con gli intrighi inglesi, i cui agenti avevano saputo monopolizzare il traffico trasversale attraverso la Russia? Ma ha fatto vivere, almeno per un tempo, il commercio franco-baltico.”” (pag 119)”,”FRAA-059″ “HAUSER Henri BENAERTS Pierre MAURAIN Jean L’HUILLIER Fernand”,”Du Libéralisme a l’ impérialisme, 1860-1878.”,”L’ imperialismo britannico. Il ritiro dell’ impero. “”Disraeli lui-même écrivait, à lord Derby, le 30 septembre 1866: “”Puissance et influence, nous devons les avoir en Asie…; mais de quelle utilité nous sont ces poits morts des colonies que nous ne gouvernons pas? Nous devons retirer le gros de nos troupes et favoriser un complet développement de ‘self government’. Laissons les Canadiens se défendre eux-même, rappelons l’escadre d’Afrique, débarrassons-nous des établissements de la côte occidentale…et faisons les économies qui nous permettent, simultanément, de construire des navires et d’avoir un bon budget…””. (…) D’ailleurs, les réformes de Cardwell ne visaient à constituer que deux armées, l’une en Angleterre, l’autre aux Indes: le démembrement de l’empire colonial paraissait donc une necessité.”” (pag 352-353)”,”RAIx-229″ “HAUSER Arnold”,”Le teorie dell’arte. Tendenze e metodi della critica moderna.”,”HAUSER Arnold, recentemente scomparso (1979) era nato in Ungheria e dal 1938 è vissuto in Inghilterra. La sua formazione, influenzata dai grandi maestri della scuola di Vienna, da Riegl a Dvorak, ha subito anche l’ascendente del pensiero marxista, di quello di Lukacs e dei sociologi Simmel, Weber e Mannheim. Ha insegnato storia dell’arte a Vienna, Budapest, Leeds, e negli Stati Uniti.”,”VARx-382″ “HAUSHOFER Karl”,”Geopolitica delle pan-idee.”,”‘Karl Haushofer (Monaco di Baviera, 1869-1946) è il maggior rappresentante del pensiero geopolitico del XX secolo. Ufficiale di artiglieria dell’esercito bavarese, Consigliere militare in GIappone dal 1908 al 1910 nell’ambito della collaborazione nippo-tedesca, ritornato in patria, approfondì gli studi di geopolitica e divenne docente di geografia all’Università di Monaco. Nel 1923 fondò la ‘Zeitschrift für Geopolitik’ (Rivista di geopolitica), intorno a cui nacque e si sviluppò una specifica scuola di pensiero. Haushofer ha saputo coniugare lo spietato realismo dei suoi predecessori – in particolare dell’inglese Mackinder – con una più sottile e profonda attenzione alla dimensione spirituale della storia e della politica. Lo stile è sovente “”oracolare””, folgorante. Haushofer ha intuito il futuro. L’egemonia americana e la crescita della potenza cinese: la crisi dell’Europa e della sua “”storica”” centralità; l’affermazione del ruolo politico-economico dell’India, la cancrenosa crisi medio-orientale; il conflitto con l’Islam e l’aspirazione al sorgere di un nuovo Califfato,,’ (quarta di copertina) talassocrazìa s. f., Dominio del mare, potere che si appoggia sulla signoria dei mari, e anche il complesso dei fattori che costituiscono il potere marittimo; il termine è usato soprattutto con riferimento alle grandi potenze che esercitarono tale potere nell’epoca classica: la t. di Atene, di Roma, di Bisanzio; la t. cartaginese. (Trec)”,”TEOP-566″ “HAUSHOFER Karl”,”Il blocco continentale. Mitteleuropa – Eurasia – Giappone.”,”‘Scritto tra il 1939-40 e pubblicato nel 1941 durante uno dei più profondi cambiamenti nella politica mondiale contemporanea, questo libretto è un testo di geopolitica conosciuto e controverso. In esso il padre della geopolitica tedesca dà forma alle proprie speranze circa l’unificazione europea a guida tedesca e la costruzione insieme alle altre potenze euroasiatiche e mediante una consapevole politica dello spazio, di un ordine mondiale tellurocratico alternativo rispetto a quello oceanico delle potenze marittime anglosassoni. Gli indirizzi del blocco continentale non morirono sotto le macerie della Seconda guerra mondiale, ma riecheggiano ancora oggi, tra le molteplici stanze della geopolitica, nel conflitto tra multipolarismo e unipolarismo, dove il centro di potenza europeo e la prospettiva, da taluni auspicata e da talaltri paventata, dell’affermarsi di un nuovo blocco continentale non hanno affatto perduto la loro importanza’. Altro scritto dell’autore: Karl Haushofer, ‘Il Giappone costruisce il suo impero’, Edizioni all’insegna del Veltro, 1999. (ed. orig. 1941) Bibliografia. Karl Haushofer, ‘Geopolitica delle pan-idee’, Pagine, Roma, 2015. pag 142 [Karl Haushofer, general-maggiore bavarese, uno volta a riposo di dedicò alla geografia e grazie a questa alla geopolitica. Fondò la ‘Zeitschrift für Geopolitik’, che animò la riflessione geopolitica interbellica. Karl Haushofer (Monaco di Baviera, 1869-1946) è il maggior rappresentante del pensiero geopolitico del XX secolo. Ufficiale di artiglieria dell’esercito bavarese, Consigliere militare in GIappone dal 1908 al 1910 nell’ambito della collaborazione nippo-tedesca, ritornato in patria, approfondì gli studi di geopolitica e divenne docente di geografia all’Università di Monaco. Nel 1923 fondò la ‘Zeitschrift für Geopolitik’ (Rivista di geopolitica), intorno a cui nacque e si sviluppò una specifica scuola di pensiero. Haushofer ha saputo coniugare lo spietato realismo dei suoi predecessori – in particolare dell’inglese Mackinder – con una più sottile e profonda attenzione alla dimensione spirituale della storia e della politica. Lo stile è sovente “”oracolare””, folgorante. Haushofer ha intuito il futuro. L’egemonia americana e la crescita della potenza cinese: la crisi dell’Europa e della sua “”storica”” centralità; l’affermazione del ruolo politico-economico dell’India, la cancrenosa crisi medio-orientale; il conflitto con l’Islam e l’aspirazione al sorgere di un nuovo Califfato,,’ (dalla quarta di copertina)]”,”TEOP-567″ “HAUSMANN Friederike”,”Die Deuschen Anarchisten von Chicago. Oder Warum Amerika den 1. Mai nicht kennt.”,”HAUSMANN è nata nel 1945. Ha studiato storia e filologia antica, vive a München ed è autrice di studi storici tra cui ‘Kleine Geschichte Italiens von 1943 bis heute’.”,”MUSx-098″ “HAUTMANN Hans”,”Die verlorene Räterepublik. Am Beispiel der Kommunistischen Partei Deutschösterreichs.”,”La repubblica sovietica perduta. L’esempio del Partito comunista austro-tedesco o di Germania e d’Austria. “”On November 3, 1918, the Kommunistischen Partei Deutsch-Österreichs. (KPDÖ), or Communist Party of German Austria was founded in Vienna by a small group of radicals (37). They had been influenced by Austrian prisoners of war returning from Russia where they had been radicalized and had formed an Austrian Soviet of Workers’ and Soldiers Deputies in the heady days of the Russia Revolution. Two of these radicalized prisoners of war became the leaders of the KPDÖ: Karl Tomann (o Toman) and Johann Koplenig. With the declaration of the Republic of Austria, the party changed its name to the Kommunistische Partei Österreichs (KPÖ), or Communist Party of Austria. (…) (pag 66) “”Incoraggiato dalla proclamazione della Repubblica dei Consigli ungherese del 21 marzo 1919, il KPÖ tenta a sua volta la rivoluzione il 5 giugno 1919, ma non trova sostegno presso la classe operaia del paese…”” (pag 66) da ‘Communism in History and Theory: the European experience’ di Donald F. Busky, Greenwood, 2002 Documento manifestazione del KPDO Demonstration Kommunistische Partei Deutschösterreichs 1919 Demonstration/Streik Datum von 21.07.19 Datum bis 21.07.19 Thema gegen den Frieden von St. Germain: Generalstreik Veranstalter Kommunistische Partei Deutschösterreichs (fonte Stadt Wien)”,”MAUx-051″ “HAVAS Laslo”,”Operazione «lungo salto».”,”Nato in Jugoslavia ma appartenente alla minoranza ungherese Laslo Havas è di nazionalità israeliana. Corrispondente di giornali americani in Europa e in Medio Oriente ha subito due processi per spionaggio prima dai nazisti poi dagli stalianiani. Ha cominciato a raccogliere i documenti per scrivere questo libro nel 1965. “”Secondo in nativi, i membri del Comando del Golfo Persico non fanno altro che bere, fare a pugni, investire bambini innocenti e violentare bellezze persiane. Tuttavia, l’odio nutrito per gli inglesi ed i russi non si estende agli americani. Reynolds (‘The Curtain RIses’) nota con soddisfazione: «L’Iran odia gli inglesi, teme i russi, e tollera noi». L’odio feroce contro gli inglesi è dovuto al timore per l’indipendenza nazionale, di fronte all’imperialismo e alle brame colonialistiche britanniche, mentre la paura dei russi deriva dall’espansionismo di questi ultimi, che ha già privato la Persia dell’Armenia, della Georgia e di altre province. All’inizio del secolo gli inglesi ed i russi si erano accordati sulle «zone di influenza». La canzone satirica , che era divenuta popolare in quei giorni, si sente ancora per le strade di Teheran: “”Hanno detto che Inghilterra e Russia / Han concluso un nuovo trattato / Come si sa, la pace tra il gatto e il topo / Ha rovinato il droghiere””. Ufficialmente la città di Teheran è neutrale, E le truppe vi si sono trasferite solo provvisoriamente, come era già avvenuto nel dicembre 1942, per sedare tumulti. Pace e ordine sono mantenuti dalla polizia militare inglese ed americana, e da quella locale. (…) Ma improvvisamente, – siamo nel 1943, quarto anno della seconda guerra mondiale, – Teheran diviene il fulcro dell’interesse generale (l’incontro tra i tre grandi, Roosevelt, Stalin, Churchill, ndr)”” (pag 9-10, introduzione)”,”QMIS-262″ “HAVEL Vaclav”,”Il potere dei senza potere.”,”HAVEL (Praga, 1936) è stato autore teatrale e di saggi politici. E’ diventato presidente della repubblica. La crisi dell’ odierna società della tecnica nel suo insieme. “”Solo un Dio ci può salvare”” dice Heidegger e sottolinea la necessità di un “”altro pensiero”” – quindi una rottura con la filosofia in quello che essa è stata per secoli – e di un cambiamento radicale di tutto il modo con cui l’ uomo comprende se stesso, il mondo e la sua posizione in esso””. (pag 94) “”In concreto: non sembra che le tradizionali democrazie parlamentari siano in grado di fornire il modo per opporsi in linea di principio all’ “”autocinesi”” della civiltà tecnologica e della società industriale e dei consumi; (…)””. (pag 96)”,”EURC-073″ “HAVELOCK Eric A.”,”La Musa impara a scrivere. Riflessioni sull’oralità e l’alfabetismo dall’antichità al giorno d’oggi.”,”Eric A. Havelock è professore emerito dell’Università di Harvard. Ha pubblicato in Italia: ‘Cultura orale e civiltà della scrittura. Da Omero a Platone’ (1973) e ‘Dike. La nascita della coscienza’ (1983); e, a cura sua e di Jackson P. Hershbell, ‘Arte e comunicazione nel mondo antico. Guida storica e critica’ (1981). “”Cominciano con la massima darwiniana secondo cui le nostre facoltà umane sono state prodotte dalla pressione della selezione naturale esercitata probabilmente nel corso di un milione di anni. La maggior differenziazione specifica verificatasi consiste nella nostra capacità di comunicazione linguistica, che a sua volta genera quel tipo di società di cui l’uomo gode specificamente. Con la società viene la cultura in tutte le sue manifestazioni. Sebbene molte di queste siano materiali (ad esempio l’arte figurativa e l’architettura), l’atto di comunicazione che esse esprimono indirettamente dipende a sua volta dall’attività della comunicazione linguistica. Il linguaggio umano è il fondamento; la realizzazione materiale è la sovrastruttura. «Parlare o scrivere» è un’espressione che, a ben pensarci, suscita un problema di psicologia elementare. La forma acustica di comunicazione cui l’oralità è ristretta impiega l’orecchio e la bocca, e soltanto questi due organi, dai quali dipende la sua coerenza. La comunicazione scritta aggiunge la visione dell’occhio. Si tratta forse di una semplice addizione ovvero di una semplice somma non sostituzione, dove un fattore dell’equazione viene soltanto rimpiazzato da un altro? Se prendiamo sul serio le leggi dell’evoluzione, non è vera né l’una cosa né l’altra. L’acquisizione di quel mezzo di comunicazione che è specifico dell’uomo fu resa possibile da «un aumento delle dimensioni del cervello durante il Pleistocene medio, aumento avvenuto con velocità senza precedenti. La capacità cranica media salì da 1000 a 1400 centimetri cubi in meno di un milione di anni» (Mayr 1963, p. 634). Parallelamente, pressioni selettive modificarono la forma e l’impiego della faccia. Prima dell’uomo, negli organismi viventi la bocca si era per afferrare o uccidere i cibi necessari non meno che per difenderli. Si verificò una certa specializzazione secondaria che consentì una comunicazione acustica elementarissima: abbaiare, ringhiare, cantare e simili. Gli adattamenti indispensabili al linguaggio umano comprendevano «la posizione bassa della laringe, la forma ovale della cerchia dentaria, l’assenza di diastemi tra i denti, la separazione dell’osso ioide dalla cartilagine della laringe, la generale mobilità della lingua e la formazione della volta palatina» (ivi, p. 635). Naturalmente la comunicazione umana fa assegnamento anche sulla visione, nella misura in cui i segnali e le risposte del corpo vengono percepiti dall’occhio. Ma questo solo fatto non avrebbe mai potuto creare la società umana, né la nostra umanità essenziale. E’ una realtà della nostra eredità biologica il fatto che esse emersero grazie all’impiego delle nostre bocche e orecchie. Supporre che dopo un milione di anni la visione diretta su un manufatto materiale – un brano di scrittura – potesse di colpo sostituire l’abitudine biologicamente programmata, di reagire a messaggi acustici, vale a dire che la lettura potesse sostituire automaticamente e facilmente l’ascolto, senza profonde modificazioni artificiali dell’organismo umano, significa farsi beffe della lezione dell’evoluzione. Il passaggio all’alfabetismo ha prodotto nel suo verificarsi mutamenti nella configurazione della società umana. Questi mutamenti, soprattutto quelli intervenuti dopo l’invenzione della stampa, hanno attratto l’attenzione di recenti studiosi e storici (…). Ma la principale trasformazione cominciò a verificarsi con l’invenzione della stessa scrittura, e giunse alla crisi con l’introduzione dell’alfabeto greco”” (pag 123-124-125)”,”STAx-326″ “HAVEMANN Robert”,”Dialettica senza dogma. Marxismo e scienze naturali.”,”L’uomo considera le distanze orizzontali notevolmente inferiori a quelle verticali. Se guardiamo giù da una casa o da un’alta torre, vediamo apparire minuscoli oggetti che alla stessa distanza orizzontale ci appaiono di grandezza quasi immutata…E’ una debolezza dell’uomo, di sentirsi tanto elevato rispetto a tutto ciò che gli sta sotto, ma anche di ammirare l’alta maestè di tutto ciò che gli sta sopra. Anche la nota ‘illusione lunare’, il fatto cioè che la luna ci appare grandissima all’orizzonte e tanto piccola allo zenith è dovuta all’ anisotropia del nostro modello spaziale psichico. Lo spazio psichico di un uccello da preda è a forma di pan di zucchero: valuta meno le distanze verticali (il topo gli appare a grandezza naturale anche a grandi altezze) e hanno poca visibilità orizzontale (perché non gli serve, sarebbe intercettata dalle piante).”,”TEOC-045″ “HAVEMANN Robert”,”Autobiografia de un marxista aleman. (Tit.orig.: Fragen antworten Fragen)”,”L’ A nel dopoguerra ha abbandonato volontariamente Berlino Ovest per trasferirsi nella zona orientale. La sua critica e il suo anticonformismo gli valsero, a partire dalla sua pubblicazione del libro ‘Dialettica senza dogma’ numerose difficoltà: perdita della cattedra dell’ Università Humboldt, espulsione dal partito, separazione dal lavoro scientifico ecc. Questo libro narra la storia dei suoi problemi con le autorità della Germania Est e una critica allo stalinismo, sul terreno politico HAVEMANN si è identificato con l’ esperienza di DUBCEK in Cecoslovacchia. “”Il fascismo e lo stalinismo non sono identici. Il fascismo è un pericolo latente di tutti gli ordini capitalistici-borghesi. Nello stalinismo, questo ordine borghese è stato abolito dalle sue radici. In tutti i modi, i rivoluzionari non arrivarono a produrre tutto il cambiamento rivoluzionario che si erano preposti. Così, gli Stati socialisti, anche nella fase della loro paralisi stalinista, non costituiscono un pericolo latente, ma una speranza latente che la rivoluzione possa essere portata a termine. I comunisti della Cecoslovacchia hanno dimostrato che questo si può ottenere con le proprie forze, anche sotto le condizioni dello stalinismo.”” (pag 138)”,”TEOC-352″ “HAVEMANN Robert”,”Dialettica senza dogma. Marxismo e scienze naturali.”,”Omaggio di N. Simonelli Robert Havemann è nato a Monaco nel 1910. Laureato in chimica, nel 1943 è condannato a morte dai nazisti per la sua attività nei gruppi clandestini. Nel 1949 lo ritroviamo membro del Parlamento della DDR, e ordinario di fisica all’Università di Humboldt. Nel 1964, in seguito alle polemiche condotte in questo libro è stato espulso dal Pc della DDR. Einaudi ha pubblicato la sua “”autobiografia di uno scienziato marxista””, ‘Domande, Risposte, Domande’ (1971) “”Solo quando la scienza della natura e della storia avrà assorbito in sé la dialettica, tutto il ciarpame filosofico – esclusa la pura teoria del pensiero – diventerà superfluo, si risolverà nella scienza positiva”” (F. Engels, ‘Dialettica della natura’, p. 204)”,”SCIx-488″ “HAWES James”,”La più breve storia della Germania che sia mai stata scritta.”,”James Hawes, nato nel 1960, ha studiato ad Oxford e a Londra. Autori di romanzi insegna alla Oxford Brookes University “”L’Occidente è in piena ritirata. Le potenze anglosassoni, grandi e piccole, si chiudono in fantasie di perduta grandezza. In tutta Europa, i populisti sostengono a gran voce che l’immigrazione e la globalizzazione sono il prodotto di un sistema scellerato retto da padroni invisibili privi di lealtà nei confronti della loro nazione. Quasi increduto di tanta fortuna, lo Zar Vladimir osserva lo schieramento del suo Grande gioco; gli stati baltici e quelli del Gruppo di Visegrad tremano. Joschka Fischer, ministro degli Affari esteri tedesco dal 1998 al 2005, non sembra avere molte speranze: “”L’Europa è troppo debole e divisa per poter assumere il ruolo strategico degli Stati Uniti, e senza la leadership Usa l’Occidente non può sopravvivere. Per questo motivo, il mondo occidentale così come l’hanno conosciuto praticamente tutti i nostri contemporanei è destinato a morire sotto i nostri occhi”” (J. Fischer, ‘Goodbye to the West’, ‘Project syndicate’, 5 dicembre 2016). Nel frattempo, nel titolo di un suo articolo il “”New York Times”” si chiede se “”l’ultimo baluardo dell’Occidente liberale”” possa essere Angela Merkel, cancelliera della Germania. La Germania? Il paese in cui nel recente passato Adolf Hitler è arrivato al potere con elezioni quasi democratiche (anche se per un soffio, e solo grazie a un gruppo olto specifico di elettori, come vedremo) e ha finito con lo scatenare una guerra totale per dominare l’Europa in nome di un’ideologia omicida e razzista? Davvero la Germania può essere cambiata così drasticamente nel lasso di tempo della vita di un uomo? La risposta è sì. Ma per capire che cos’è accaduto in questi anni – e perché adesso la Germania potrebbe essere la nostra ultima speranza – dobbiamo gettare via molto di quello che pensiamo di sapere sulla storia tedesca, e ricominciare da capo”” (dalla premessa) (pag 9) Chi votò per Hitler? “”Il più grande esperto elettorale contemporaneo della Germania, dopo molte pagine di tavole e statistiche, conclude che c’è una sola domanda che potrebbe aiutarvi davvero. La risposta sembra sorprenderlo, tanto è facile. L’unica domanda che vale la pena di fare. «E’ chiaro che l’indicatore predittivo chiave del voto nazista nella Germania di Weimar è la percentuale protestante della popolazione locale (…). Le roccaforti di Hitler erano chiaramente nelle campagne luterane; il fattore principale è quasi sempre la composizione confessionale del collegio misurata in base alla proporzione di elettori cattolici (…). Tale fattore si dimostra di per sé straordinariamente solido e relativamente costante; nelle città e nelle comunità del Reich tedesco sembra aver avuto sui risultati elettorali un’influenza significativamente maggiore dei vari indicatori di classe» (Jurgen W. Falter, ‘Die Wahlen des Jahres 1932/33 und der Aufstieg totalitärer Parteien). Il più importante settimanale tedesco ha così sintetizzato il risultato dello studio di Falter: “”Nel luglio del 1932, solo il 17 per cento dei voti nazisti proveniva da regioni a predominanza cattolica (“”Der Spiegel””, 29 gennaio 2008). Su questo punto vale la pena di insistere: se state cercando di indovinare se un elettore a caso del 1928 passerà a Hitler, chiedere se fosse ricco o povero, cittadino o campagnolo, istruito o no, se fosse un uomo o una donna e via dicendo, non vi sarà di grande aiuto. La sola domanda che vale la pena di porsi è se era cattolico o protestante. Ecco perché è essenziale contestare il mito prussiano dell’unificazione tedesca del 1871. I cattolici e i protestanti non erano (e non sono) egualmente distribuiti in tutta la Germania. In Germania, la religione non è solo una questione di scelta personale o di convinzioni teologiche. E’ un segno che indica da quale parte della Germania storica si proviene. Così l’unico modo significativo di seguire l’andamento dell’affermazione (o della mancata affermazione) dei nazisti è osservare le cartine. Quella qui riportata mostro il voto per i nazisti nel 1930. All’improvviso, a livello nazionale erano saliti dal 2.8% al 18.3%, diventando il secondo partito e conquistando tutti i titoli dei giornali. Ma dove avvenne esattamente il loro decollo? Tracciate sulla cartina la linea del ‘limes’ romano e quella del fiume Elba. All’interno dell’impero romano del 100 dC non c’è praticamente nessun luogo in cui i nazisti superarono il 20 per cento, e in altre zone non arrivarono nemmeno al 15 (altro che Baviera patria del nazismo). (…) Nel luglio 1932 quasi tutti i collegi dell’Ostelbien diedero a Hitler oltre il 40 per cento dei voti e molti oltre il 50 per cento. Il confronto con la cartina della distribuzione della popolazione cattolica è sbalorditivo nella sua chiarezza, perché restituisce quasi esattamente l’immagine rovesciata”” (pag 183-186)”,”GERx-138″ “HAWKES Nigel LEAN Geoffrey LEIGH David McKIE Robin PRINGLE Peter WILSON Andrew”,”Chernobyl. La fine del sogno nucleare.”,”””Nel 1953, la Gran Bretagna fece esplodere una bomba atomica relativamente piccola (12 kiloton), detta in codice “”Totem 1″”, in una località del deserto australiano preparata in tutta fretta, a Emu. L’ esercito britannico si era trovato a dover cambiare sito perché il luogo dove erano stati condotti gli esperimenti precedenti, l’ isola di Montebello, era diventato troppo contaminato per essere usato nuovamente. Il progetto Totem 1 fu caratterizzato da tutti gli elementi, vale a dire fretta, segretezza, negligenza ed eccesso di ottimismo, che contraddistinguevano i test nucleari di quel periodo””. (pag 63)”,”RUSU-147″ “HAWKING Stephen, con Leonard MLODINOW”,”La grande storia del tempo.”,”Viaggi nel tempo (pag 126) L’ A è considerato il maggior cosmologo vivente. Insegna a Cambridge (cattedra lucasiana di matematica). “”Sappiamo che è possibile viaggiare nel futuro. La teoria della relatività, cioè, dimostra che potete creare una macchina che vi proietti avanti nel tempo. Entrate in questa macchina, attendete un po’ e, quando ne uscirete, vedrete che sulla Terra è passato molto più tempo di quello che è trascorso per voi. (…) Avete viaggiato nel futuro. Ma potrete poi anche ritornare indietro? Possiamo creare le condizioni necessarie per viaggiare indietro nel tempo?”” (pag 128) “”Perché mai l’ universo si dà la pena di esistere? La teoria unificata ha una forza tale da darsi da sola la propria esistenza? O ha invece bisogno di un creatore? E in tal caso, questo creatore esercita qualche altro effetto sull’ universo? E chi ha creato questo creatore?”” (pag 171)”,”SCIx-235″ “HAWKING Stephen PENROSE Roger SMOLIN Lee VENEZIANO Gabriele MADDALONI Pasquale BELLINI Marco LEVI Filippo DE-NATALE Paolo DAMASIO Antonio DEUTSCH David LOCKWOOD Michael DAVIES Paul CARROLL Sean M. CARLIP Steven CALLANDER Craig MUSSER George”,”Il problema del tempo. Riflessioni sulla quarta dimensione.”,”In un buco nero “”la nozione geometrica usale dello spazio-tempo è finita”” “”In pratica ciò significa che spazio e tempo non costituiscono pù la struttura del mondo”” (pag 157)”,”SCIx-522″ “HAWKING Stephen”,”Dal Big Bang ai Buchi neri. Breve storia del tempo.”,”Carattere molto difficile di Isaac Newton, scontri con altri scienziati. Dura controversia con Leibniz sulla scoperta del calcolo differenziale. Slealtà verso Leibniz accusato di plagio (pag 204)”,”SCIx-001-FER” “HAWKINS Freda”,”Canada and Immigration. Public Policy and Public Concern.”,”Freda Hawkins è Prof. emerito presso l’Università di Toronto, professore onorario nella University of Warwick.”,”CANx-009″ “HAWLEY Ellis W.”,”Il New Deal e il problema del monopolio. Lo Stato e l’ articolazione degli interessi nell’ America di Roosevelt.”,”HAWLEY è professore di storia all’ Università dello Iowa. E’ studioso della storia contemporanea degli Stati Uniti.”,”USAS-074″ “HAWRANEK Franciszek LESIUK Wieslaw MAMMACH Klaus POPIOLEK Stefan a cura”,”Dokumente und Materialien zum gemeinsamen Kampf der revolutionären deutschen und polnischen Arbeiter-bewegung, 1918-1939.”,”””Der deutschen Konterrevolution ist ihr Aufstandsversuch in Oberschlesien mißglückt. Er sollte eine Druck auf den französischen Imperialismus ausüben, er hat eine Druck von der umgekehrten Seite ausgelöst. Die polnische Konterrevolution hat andere Sorgen als Oberschlesien. So waren sie beide geneigt, den Pakt abzuschließen, der die Vormundschaft der Entente über Oberschlesien neu befestigt.”” (pag 53) Sa tentative de rébellion dans la Haute-Silésie a manqué à la contre-révolution allemande. Il devrait faire pression sur l’impérialisme français, lui la pression du côté inverse a déclenché. La contre-révolution polonaise a d’autres préoccupations comme Haute-Silésie. Ainsi, ils étaient enclins deux d’achever le pacte qui attache à nouveau ceux tige de gardien des Entente sur la Haute-Silésie. (traduzione automatica, da correggere)”,”MEOx-070″ “HAWTHORN Geoffrey”,”Storia della sociologia. Dall’illuminismo alla disillusione.”,”Geoffrey Hawthorn, nato nel 1941, insegna sociologia (1980) nell’Università di Cambridge e ha pubblicato vari saggi di demografia sociale e sociologia politica. Marx “”I mercantilisti, gli economisti politici e persino Hegel (così come Kant e Rousseau) avevano considerato la proprietà come possesso. E altrettanto fece Marx. La sua teoria, tuttavia, richiedeva una reinterpretazione del possesso. Da un lato quella che egli chiamava appropriazione era necessaria all’uomo perché realizzasse il suo «essere come specie», come qualcosa che si crea attraverso l’attività pratica. D’altro lato, tuttavia, appena questa «proprietà veramente umana e sociale» era estraniata da lui per opera di altri uomini, alienandolo così dal suo vero «essere», essa diventava la proprietà di qualcun altro, diventava qualcosa di un genere diverso. Era questa vera proprietà alienata a costituire la proprietà privata. Nel sostenere ciò Marx raggiunse così a più straordinaria connessione concettuale tra le due parti fino allora separate dell’economia politica e tra questa e Hegel. Nelle sue stesse parole «ogni ricchezza è diventata ricchezza ‘industriale’, ricchezza del ‘lavoro’, e l”industria’ è il lavoro condotto al suo compimento, così come la fabbrica è l’essenza compiuta dell”industria’ cioè del lavoro, e il ‘capitale industriale’ è la forma oggettiva della proprietà privata, giunta al proprio compimento. Vediamo come anche ora soltanto la proprietà privata possa condurre a compimento il suo dominio sugli uomini e diventare nella forma più generale la potenza della storia mondiale». Il comunismo pertanto, doveva essere la negazione di questa negazione dell’uomo. Il comunismo «rozzo», sostenne Marx, «non ha ancora colto l’essenza positiva della proprietà privata». Esso o propugnava un’uguale quantità di proprietà per ognuno, oppure sosteneva l’abolizione della proprietà in quanto tale. Nel primo caso non riusciva a cogliere la distinzione fra proprietà «vera» e proprietà «privata», nel secondo aboliva anche la «vera» proprietà e la alienava nello stato, il quale pertanto diventava il capitalista. Il vero comunismo doveva superare la proprietà privata e di conseguenza comportare il ritorno all’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè «umano». Esso «è la ‘vera’ risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e la specie». Ogni ricchezza è ora diventata ricchezza industriale, la proprietà privata è giunta al suo completo dominio ed è diventata una potenza storica mondiale. Tale potenza storica mondiale, tuttavia, nega l’uomo in quanto specie e produce così la sua negazione della negazione. In tal modo esso prepara la soluzione finale. Il comunismo – sostenne Marx – costituisce la soluzione del problema della storia, ma – egli aggiunse – «non è come tale la meta dello svolgimento storico, la struttura della società umana». L’ideale della ‘volonté générale’, della legge universale, della vera ‘Sittlichkeit’ [morale], aveva assunto una forma concettualmente più potente e storicamente più immediata. Essa così indirizzava più direttamente alla prassi politica”” [Geoffrey Hawthorn, ‘Storia della sociologia. Dall’illuminismo alla disillusione’, Bologna, 1980] ‘Il comunismo è la ‘vera’ risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo’ (pag 85-86)”,”TEOS-278″ “HAWTHORNE Nathaniel, a cura di Sara ANTONELLI Igina TATTONI”,”Tutti i racconti.”,”Nathaniel Hawthorne nato il 04/07/1804 a Salem, nel Massachusetts, morto il 19/05/1864, a Plymouth nel New Hampshire. Considerato, insieme a Edgar Allan Poe, Herman Melville e Mark twain, il padre fondatore della letteratura americana. Autore di una sconfinata produzione narrativa, è universalmente noto per ‘La lettera scarlatta’, un romanzo che ha conosciuto un’infinità di edizioni in tutto il mondo.”,”USAS-014-FL” “HAWTON Hector”,”Filosofia per diletto.”,”””Darwin pubblicò L’ origine della specie nel 1859, e i Primi principi di Spencer uscirono nel 1862. L’ evoluzione pareva armonizzare benissimo con lo schema di Spencer. Egli diceva che tutti i fenomeni sono soggetti “”ad una integrazione della materia e ad una concomitante dispersione di moto, durante le quali la materia passa da una omogeneità indefinita, incoerente, ad una eterogeneità definita e coerente; e durante le quali il moto che vi è impiegato viene sottoposto ad una trasformazione parallela””. Così il principio base è “”la resistenza della forza””; (…). (pag 210)”,”FILx-227″ “HAYEK Friedrich A. von, a cura di W.W. BARTLEY III”,”La presunzione fatale. Gli errori del socialismo.”,”Esponente della scuola marginalista austriaca, rappresentante di spicco della ‘grande Vienna’, premio Nobel per l’ economia nel 1974, HAYEK ha studiato l’ economia, e in ambito metodologico, la filosofia della politica.”,”TEOC-203″ “HAYEK F.A.”,”Verso la schiavitù. Pianificazione e democrazia sicurezza e libertà – la fine della verità. (The Road to Serfdom).”,”””Avviene raramente che la libertà, di qualunque genere essa sia, si perda tutta in una volta”” (David HUME).”,”TEOC-218″ “HAYEK Friedrich A. ASHTON T.S. ACKER L.M. DE-JOUVENEL B. HUTT V.H. HARTWELL R.M.”,”Il capitalismo e gli storici.”,”””””Una forma socialista della società emergerà inevitabilmente dall’ altrettanto inevitabile decomposizione della società capitalista””, scrisse Schumpeter. Può essere. Ma non mi piace veder la storia scritta come se la sua funzione fosse semplicemente di mostrare la gradualità dell’ inevitabile. Non voglio dare l’ impressione di mancar di rispetto a Sombart ed a Schumpeter. Confrontato con i loro massicci apporti, il mio piccolo contributo alla storia economica deve dar l’ idea della goffaggine di un dilettante; ma è mia ferma convinzione che il futuro della nostra materia stia in una più stretta collaborazione con gli economisti e che quelle espressioni, che forse ebbero uno scopo una generazione fa, debbono ora essere abbandonate. Una delle migliori difese storiche della civiltà economica americana è stata scritta, seguendo le linee direttive del Sombart, dal professore Hacker. Non posso fare a meno di pensare che quell’ esposizione avrebbe perso ben poco o nulla della propria lucidità e sarebbe stata ugualmente convincente se fosse stata presentata interamente con le chiare parole del professor Hacker. Soprattutto non credo che nei secoli non vi sia stato altro che crudeltà e sfruttamento. Credo, con George Unwin, che il progresso – per usare un termine anacronistico – sgorga dalle azioni spontanee e dalle scelte della gente comune e che non è vero che tutto scorra verso un fine predeterminato, spinto dalla dinamica (qualunque cosa ciò significhi) di una forza impersonale chiamata capitalismo. (…)””. (pag 70-71)”,”CONx-112″ “HAYEK Friedrich A. von”,”Studi di filosofia, politica ed economia.”,”HAYEK Friedrich A. von (1899-1992) premio nobel economia 1974, esponente della “”grande Vienna”” è considerato un grande scienziato sociale. Biografia (wikip) Friedrich August von Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo, 23 marzo 1992) è stato un economista e filosofo austriaco naturalizzato britannico, tra i più importanti economisti del XX secolo. Esponente storico del liberalismo, è stato uno dei più importanti rappresentanti della scuola austriaca ed uno dei maggiori critici dell’economia pianificata e centralista. Nel 1974 è stato insignito, insieme a Gunnar Myrdal, del Premio Nobel per l’economia “”per il lavoro pionieristico sulla teoria monetaria, sulle fluttuazioni economiche e per le fondamentali analisi sull’interdipendenza dei fenomeni economici, sociali e istituzionali””. Nel 1991 ha anche ricevuto la Presidential Medal of Freedom. È considerato uno dei maggiori avversari delle politiche interventiste classiche del pensiero di John Maynard Keynes, nonché uno dei più importanti difensori delle teorie liberali del XX secolo.”,”ECOT-166″ “HAYEK Friedrich A.; HEYDEMANN Günther; ANTISERI Dario”,”Gli storici e il futuro dell’Europa (Hayek); La questione tedesca da Adenauer a Kohl (Heydemann); Le radici socialiste del nazismo (Antiseri).”,”Seconda copia D. Antiseri: “”Lenin, Trotsky e Stalin non ebbero discepoli più devoti dei nazisti”” (pag 139) Antiseri riporta a piene mani le sparate di Von Mises: “”Un ingrediente “”specificamente tedesco”” nel nazismo fu – precisa Mises – “”la lotta per la conquista del ‘Lebensraum””. Ed inoltre “”il piano nazista era più esteso e perciò più pernicioso di quello dei marxisti”” (pag 141) “”‘Le radici socialiste del nazismo’: è questo il titolo del dodicesimo capitolo de ‘La via della schiavitù’ (di von Hayek, ndr)”” (pag 142) “”Un’altra autorità negli studi su Marx è stata in Germania il professore Johann Plenge, il quale con il libro ‘Marx und Hegel’ riportò l’attenzione degli studiosi di Marx sui presupposti hegeliani del marxismo. Ebbene, negli anni della prima guerra mondiale, Ple nge pubblica un influente saggio dal titolo ‘1789 uns 1914: Die Symbol-Jahre in der Geschichte des politischen Geistes’. Le due date rappresentano anni simboli, sono il simbolo del conflitto tra le ‘idee di libertà’ (quelle del 1789) e l’ideale dell’organizzazione (ideale del 1914). Le idee di Plenge vennero apprezzate da “”pianificatori”” come il famoso chimico Wilhelm Ostwald (…)”” (pag 144)”,”GERV-069″ “HAYEK Friedrich A. von”,”Perché non sono un conservatore.”,”F.A. von Hayek (1899-1992) premio Nobel per l’economia nel 1974, è considerato il maggior teorico liberale del XX secolo. Ha insegnato a Vienna, Londra, Chicago, e Friburgo.”,”ECOT-274″ “HAYEK Friedrich A. von”,”Individualismo: quello vero e quello falso.”,”HAYEK Friedrich A. von rappresentante di spicco della “”Grande Vienna””.”,”ECOT-279″ “HAYES Peter”,”History in an Off Key: David Abraham ‘s Second Collapse.”,”Recensione al libro: David ABRAHAM, The Collapse of the Weimar Republic: Political Economy and Crisis. HOLMES & MEIER. NY. 1986″,”GERG-005″ “HAYMAN Ronald, edizione italiana a cura di TARIZZO Domenico”,”Kafka.”,”HAYMAN Ronald ha studiato a St. Paul e a Cambridge e insegna alla London University. “”‘Der Prozess’ è l’unico romanzo di Kafka che giunga a un finale. Come nota J.J. White, Kafka era molto riluttante a completare i racconti che individuano la morte quale possibile conclusione: su circa settantacinque racconti completi, soltanto cinque terminano con la morte, mentre non cercò mai di uccidere Karl Rossmann. Anche se non distrusse il finale di ‘Der Prozess’ (come fece con altri finali) ci mise dentro un miscuglio di ambiguità e negazioni che effettivamente cancella ogni possibile significato della morte di Josef K.”” (pag 251)”,”VARx-468″ “HAYNES Michael”,”Nikolai Bukharin & the Transition from Capitalism to Socialism.”,”HAYNES Michael”,”BUCS-024″ “HAYNES Williams”,”Chemicals in the Industrial Revolution.”,”Fondo Palumberi William Haynes member of the Newcomen Society, Publisher “”Chemical Industries”””,”EURE-115″ “HAYSLIP Le Ly WURTS Jay”,”Quando cielo e terra cambiarono posto.”,”Le Ly Hayslip vive a Los Angeles con i suoi tre figli. Ha fondato l’associazione “”East Meets West””, ente caritativo e di promozione della pace nel mondo. Jay Wurts ha combattuto in Vietnam come pilota d’aviazione. Vive in California e lavora free lance per diverse case editrici. Le Ly Hayslip From Wikipedia, the free encyclopedia Le Ly Hayslip (born Phùng Thi Le Lý; December 19, 1949) is a Vietnamese-American memoirist and humanitarian.[1] Contents [hide] 1 Personal life and family 2 Books 3 Awards 4 Bibliography 4.1 Books 5 Filmography 5.1 Films 6 See also 7 References Personal life and family[edit] Hayslip was born in Ky La, now Xa Hao Qui, a small town in central Vietnam just south of Da Nang. She was the sixth and youngest child born to farmers. American helicopters landed in her village when she was 12 years old. At the age of 14, she endured torture in a South Vietnamese government prison for “”revolutionary sympathies””. After being released, she had fallen under suspicion of being a government spy, and was sentenced to death but instead raped by two Viet Cong soldiers.[2] She fled to Saigon, where she and her mother worked as housekeepers for a wealthy Vietnamese family, but this position ended after Hayslip’s affair with her employer and subsequent pregnancy. Hayslip and her mother fled to Da Nang. During this time, Hayslip supported both her mother and an infant son, Hung (whom she would later rename Jimmy), while unmarried and working in the black market, as an occasional drug courier and, once, as a prostitute. She worked for a short period of time as a nurse assistant in a Da Nang hospital and began dating Americans. She had several unsuccessful relationships before meeting and marrying an American civilian contractor named Ed Munro in 1969. Although he was more than twice her age, she had another son with him, Thomas. The following year Hayslip moved to San Diego, California, to join him, and briefly supported her family as a homemaker. In 1973, he died of emphysema, leaving Le Ly a widow at age 24. In 1974 she married Dennis Hayslip. Her second marriage, however, was not a happy one. Dennis was a heavy drinker, clinically depressed and full of rage. Her third and youngest son, Alan, was fathered by Dennis and born on her 26th birthday. The couple filed for divorce in 1982 after Dennis committed domestic violence. Shortly thereafter, he was found dead in a parked van outside a school building. He had established a trust fund, however, that left his wife with some money, and he had insurance that paid off the mortgage of the house. Books[edit] Her first book, When Heaven and Earth Changed Places: A Vietnamese Woman’s Journey from War to Peace (Doubleday, 1989), tells the story of her somewhat peaceful early childhood and war-torn adolescence. The nonlinear structure alternates between the narration of her life in Vietnam as a child and her first return to Vietnam and her family in 1986. The two stories are interwoven to show the circular nature of Hayslip’s journey, both her physical journey and her emotional one. Her second memoir, Child of War, Woman of Peace (Doubleday, 1993), continues the same themes in a more linear narrative. Set in the United States during the final years of the Vietnam War, Hayslip must deal with an alien culture and the idea that she may never be able to return to her family and native country, where she is viewed as a traitor. Her tenacity and business skills help her profit, and eventually, she is able to found the East Meets West Foundation, a charitable group dedicated to improving the health and welfare of the Vietnamese, as well as creating self-sufficiency of the people to run the programs started in Vietnam by East Meets West. This memoir documents not only her struggles and successes in the United States but also her growing need to help heal the pain caused by the Vietnam War in both the United States and in Vietnam. The 1993 film Heaven & Earth, directed by Oliver Stone, is based on her life. She also has a cameo appearance in the film. Le Ly Hayslip founded two charitable organizations: East Meets West Foundation and Global Village Foundation for humanitarian and emergency assistance to the needy in Vietnam and some other countries of Asia.[3][4] Awards[edit] In 1995, Le Ly Hayslip was honored by the California State Assembly award in Sacramento for her humanitarian and reconciliation activities.[5] Bibliography[edit] Books[edit] When Heaven and Earth Changed Places: A Vietnamese Woman’s Journey from War to Peace (Doubleday, 1989) Child of War, Woman of Peace (Doubleday, 1993) Filmography[edit]”,”ASIx-112″ “HAYTER Teresa”,”Gli aiuti dell’imperialismo.”,”(Tit. orig.: Aid as Imperialism) Dono di Marco Ottolini Teresa Hayler à nata nel 1940 a Shanghai. Ha viaggiato e si è laureata in Storia moderna a Oxford. Dal 1963 al 1968 ha lavorato presso l’Overseas Development Institute (ODI) a Londra, un organismo paragovernativo per lo studio dei problemi dello sviluppo nei paesi “”sottosviluppati”” L’ODI ha commissionato un volume sugli aiuti francesi al Terzo Mondo e sulla Banca Mondiale.”,”AMLx-184″ “HAYTHORNTHWAITE Philip”,”Le truppe specializzate di Napoleone. Le truppe specializzate di Wellington.”,”””Ogni volta che si ritirava, l’ Inghilterra era solita tornare sul posto. Era già avvenuto in Birmania, nel Bengala e in Afghanistan; e avvenne anche nel Sudan. Le truppe britanniche tornarono a Karthum per vendicare Gordon; con la campagna di Kitchener del 1896-98″”.”,”QMIx-082″ “HAYTHORNTHWAITE Philip J.”,”Gallipoli 1915. Assalto frontale alla Turchia.”,”Nonostante l’ enorme danno causato all’ esercito turco e alle risorse della Turchia, la campagna di Gallipoli fu un disastro per gli Alleati. Del mezzo milione di uomini inviati sul posto circa la metà furono perduti (tra feriti e uccisi). Le perdite turche furono leggermente maggiori. Dietro alla coraggiosa difesa turca vi era Mustafa KEMAL che arrivò in seguito al potere come Kamal ATATURK. Se l’ esperienza di Gallipoli fu un fatto re nella formazione della nuova Turchia, lo fu an che per l’ Australia e la Nuova Zelanda: contribuì a formare un sentimento di identità nazionale.”,”QMIP-029″ “HAYTHORNTHWAITE Philip”,”La flotta di Nelson.”,”Frodi. “”Le frodi erano diffuse e riguardavano qualsiasi tipo di fornitura; un’ inchiesta nel 1803 rivelò atti di incredibile disonestà, come un contratto per la fornitura di barili che costò 27 volte il valore della merce; le frodi potevano essere perpretate da fonti insospettabili. Per esempio, nel 1800 un certo George Thomas, un importante proprietario terriero ed “”eminente avvocato”” fu giudicato colpevole di aver tentato di frodare il Navy Board riguardo ad una fornitura di legname””. (pag 13) Ammutinamenti sulla flotta inglese. “”E’ da notare che la ferrea disciplina non fu uno dei motivi di lamentela dei marinai durante “”il grande ammutinamento””. Il caso più famoso di tirannia fu probabilmente quello del Cap. Pigot della fregata Hermione, il cui comportamento fu così odioso che fu ucciso dagli uomini dell’ equipaggio, i quali consegnarono la nave alla Spagna. Con un raid destinato a diventare celebre la nave fu recuperata da Sir Edward Hamilton (…).”” (pag 14)”,”QMIx-145″ “HAYTHORNTHWAITE Philip”,”L’ esercito di Federico il Grande. I. La cavalleria. II. La fanteria.”,”Ordine di battaglia. “”Nello schieramento della linea di battaglia, la formazione ideale prevedeva una prima linea composta da corazzieri, schierati con dieci passi di luce al massimo tra due squadroni e allienati come un muro (en muraille), per travolgere il nemico. La seconda linea agiva in supporto diretto della prima turando le falle e impegnando il nemico che riusciva a sfondare. Inoltre, invece di seguire semplicemente la prima, avrebbe manovrato sui fianchi del nemico per impegnare le truppe schierate in suo appoggio. I dragoni erano idealmente utilizzati in questo ruolo (…)””. (pag 4-5)”,”GERQ-067″ “HAYWARD Max LABEDZ Leopold a cura; contributi di Gleb STRUVE Helen MUCHNIC Edward J. BROWN Rufus MATHEWSON Erenst J. SIMMONS Walter N. VICHERY George GIBIAN Francois de LIENCOURT Maurice FRIEDBERG”,”Letteratura e rivoluzione nell’ URSS 1917 – 1962.”,”contributi di Gleb STRUVE Helen MUCHNIC Edward J. BROWN Rufus MATHEWSON Erenst J. SIMMONS Walter N. VICHERY George GIBIAN Francois de LIENCOURT Maurice FRIEDBERG”,”RUSS-085″ “HAYWOOD William D.”,”La storia di Big Bill. L’ autobiografia del principale rappresentante degli Industrial Workers of the World. Titolo originale ‘The Autobiography of Big Bill Haywood’.”,”””Si dice spesso: la classe operaia va spontaneamente al socialismo. Ciò è perfettamente giusto nel senso che più profondamente e più esattamente di tutte le altre la teoria socialista determina le cause dei mali della classe operaia. Perciò gli operai l’ assimilano più facilmente, purché questa dottrina non ceda davanti alla spontaneità, purché essa sottoponga quest’ ultima a se stessa (…). La classe operaia va spontaneamente al socialismo, ma l’ ideologia borghese, che è più diffusa (e che resuscita costantemente nelle più svariate forme), resta pur sempre l’ ideologia che, spontaneamente, soprattutto si impone all’ operaio”” (Lenin, 1902) (in prefazione, pag 17).”,”MUSx-129″ “HAYWOOD William D.”,”Bill Haywood’s book. The Autobiography of William D. Haywood.”,”Carcere. “”Il consiglio esecutivo del W.F.M. mi ha concesso una vacanza con 500 dollari. Sono stato alla scrivania ininterottamente per cinque anni, e i membri del consiglio pensano che abbia meritato un riposo. Non ho mai preso quella vacanza. I diciotto mesi in carcere non possono essere chiamati una vacanza.”” (pag 197) “”Appena ricevetti molte centinaia di telegrami, cominciai subito a rispondere, e lettere di congratulazioni arrivarono ogni giorno. I risposi a tutti. Di speciale importanza fu una risoluzione del Congresso Socialista nella sua sessione di Stuttgart: (…)””. (pag 220)”,”MUSx-166″ “HAYWOOD William D.”,”La storia di Big Bill. L’ autobiografia del principale rappresentante degli Industrial Workers of the World.”,”””Si dice spesso: la classe operaia va spontaneamente al socialismo. Ciò è perfettamente giusto nel senso che più profondamente e più esattamente di tutte le altre la teoria socialista determina le cause dei mali della classe operaia. Perciò gli operai l’ assimilano più facilmente, purché questa dottrina non ceda davanti alla spontaneità, purché essa sottoponga quest’ ultima a se stessa (…). La classe operaia va spontaneamente al socialismo, ma l’ ideologia borghese, che è più diffusa (e che resuscita costantemente nelle più svariate forme), resta pur sempre l’ ideologia che, spontaneamente, soprattutto si impone all’ operaio”” (Lenin, 1902) (in prefazione, pag 17).”,”MUSx-001-FV” “HAYWOOD William D.”,”Big Bill. L’autobiografia di un rivoluzionario americano fondatore degli IWW.”,”William D. “”Big Bill”” Haywood nacque a Salt Lake City nel 1869 e, dopo la morte del padre, cominciò a lavorare in miniera a nove anni. Nel 1900 divenne uno dei dirigenti del sindacato dei minatori. Oratore trascinante, guidò le lotte per la giornata lavorativa di otto ore. Più volte imprigionato, ruppe con i tradizionali sindacati di mestiere per fondare l’organizzazione rivoluzionaria Industrial Workers of the World (IWW), di cui divenne capo nel 1915. Morì a Mosca, dove collaborava con il governo bolscevico, nel 1928.”,”MUSx-038-FL” “HAZARD Paul, a cura di Paul HAZARD”,”La crisi della coscienza europea. Volume primo.”,”HAZARD Paul nel 1944 lanciò il suo famoso appello alla Francia occupata ‘Pour que vive l’âme de la France’. L’impegno civile è solo un aspetto della complessa personalità dell’autore nato a Noordpeene nel 1878. Ha scritto studi critici su Stendhal, Leopardi, Lamartine.”,”EURx-277″ “HAZARD Paul, a cura di Paul HAZARD”,”La crisi della coscienza europea. Volume secondo.”,”HAZARD Paul nel 1944 lanciò il suo famoso appello alla Francia occupata ‘Pour que vive l’âme de la France’. L’impegno civile è solo un aspetto della complessa personalità dell’autore nato a Noordpeene nel 1878. Ha scritto studi critici su Stendhal, Leopardi, Lamartine.”,”EURx-278″ “HAZARD Paul”,”La crise de la conscience européenne, 1680-1715.”,”Paul Hazard nel 1944 lanciò il suo famoso appello alla Francia occupata ‘Pour que vive l’âme de la France’. L’impegno civile è solo un aspetto della complessa personalità dell’autore nato a Noordpeene nel 1878. Ha scritto studi critici su Stendhal, Leopardi, Lamartine.”,”EURx-002-FSD” “HAZARD Paul”,”The European Mind, 1680-1715.”,”Titolo originale ‘La Crise de la conscience européenne’ (Paris, 1935) Il cambiamento di mentalità in Europa avvenuto tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento Paul Hazard nacque a Noordpeene (Nord) nel 1878 in una famiglia di origine fiamminga. Era di grande intelligenza e disposto a un duro lavoro di studio. Ciò gli valse il raggiungimento di successi accademici (passò due anni anche in Italia). La sua tesi di dottorato fu: ‘The French Revolution and Italian Literature’, opera molto apprezzata. Insegnò alla Sorbona e al Collège de France e fu anche scrittore. Venne eletto nell’ Academie francaise nel 1940. Scrisse libri su Stendhal, Lamartine e Chateaubriand. Di orientamento liberale morì a Parigi nel 1944.”,”EURx-355″ “HAZEN Robert M.”,”Superconduttori. Storia di una scoperta.”,”La storia di tre scienziati e di una scoperta che cambierà il nostro modo di vivere. Comincia nel 1987 quando Robert Hazen si unisce al team di Paul Chu e Art Freeman, gettandosi a capofitto in un’impresa che rivoluziona la scienza Robert Hazen è ricercatore presso la Carnegie Institution del Washington’s Geophysical Laboratory. Ha scritto numerosi libri e articoli sulla chimica, fisica, geologia, epistemologia.”,”SCIx-503″ “HAZLITT Henry”,”Economics in one lesson.”,”dono di Tino Albertocchi Henry Hazlitt è un noto giornalista specializzato in economia Più citato di altri nel libro L. Von Mises Sul presunto vantaggio della Germania e del Giappone di aver avuto i propri impianti industriali bombardati e distrutti durante la seconda guerra mondiale, la ricostruzione dei quali sarebbe alla base del loro boom economico nel dopoguerra. “”It is sometimes said that the Germans or the Japanese had a postwar advantage over the Americans because their old plants, having been destroyed completely by bombs during the war, they could replace them with the most modern plants and equipment and thus produce more efficiently and at lower costs than the Americans with their older and half-obsolete plants and equipment. But if this were really a clear net advantage, Americans could easily offset it by immediately wrecking their old plants, junking all the old equipment. In fact, all manufacturers in all countries could scrap all their old plants and equipment every years and erect new plants and install new equipment. The simple truth is that there is an optimum rate of replacement, a best time for replacement. It would be an advantage for a manufacturer to have his factory and equipment destroyed by bombs only if the time had arrived when, through deterioration and obsolescence, his plant and equipment had already acquired a null or a negative value and the bombs fell just when he should have called in a wrecking crew or ordered new equipment any way”” (pag 29)”,”ECOT-289″ “HEADLEY F.W.”,”Darwinism and modern socialism.”,”Una relazione intitolata ‘Neo-darwinismo e moderna questione sociale’ presentata dall’ autore ad una riunione della Fabian Society nel 1903 forma il nucleo di questo libro.”,”MUKx-087″ “HEADRICK Daniel R.”,”I tentacoli del progresso. Il trasferimento tecnologico nell’età dell’ imperialismo 1850-1940.”,”HEADRICK insegna scienze sociali e stroia nella Roosevelt Univ di Chicago. Specialista di storia economico-coloniale, si è occupato del rapporto tecnologia-imperialismo. Tra i suoi libri ricordiamo: -The Army and Politics in Spain, 1866-1898. 1981 tradotto in IT da Il Mulino con ‘Al servizio dell’impero’ (1984).”,”EURE-009″ “HEADRICK Daniel R.”,”The Tools of Empire. Technology and European Imperialism in the Ninteteenth Century.”,”D.R. HEADRICK è professore di scienze sociali, College fo Continuing Education, Roosevel Unviersity. La malaria, il chinino e la penetrazione in Africa. (Le potenze europee chiamate in Africa dal movimento abolizionista, anti-schiavista!) “”(…) Come spiegare questo paradosso? Da una parte, c’era poca motivazione da parte degli europei di penetrare in Africa prima del XIX secolo. I commercianti di schiavi – africani ed europei – che si incontravano lungo le coste per trattare i loro affari non volevano che nuovi venuti curiosi facessero saltare le loro operazioni. Per di più, nonostante leggende di favolose ricchezze, c’era poca evidenza che dalla penetrazione in Africa potessero derivarne dei profitti ad un grado simile a quelli della tratta degli schiavi o del commercio con l’ Asia e le Americhe. Così, la conquista dell’ Africa che si ebbe nel XIX secolo fu legata strettamente ai missionari e ai movimenti abolizionisti che reagivano contro la tratta degli schiavi””. (pag 58)”,”EURE-053″ “HEADRICK Daniel R.”,”Al servizio dell’ impero. Tecnologia e imperialismo europeo nell’ Ottocento. (Tit. orig.: The Tools of Empire)”,”HEADRICK Daniel R. insegna scienze sociali nella Roosevelt University di Chicago Questione militare e coloniale. “”Forse la più famosa tra tutte le campagne coloniali, almeno nel mondo anglosassone, è la conquista del Sudan avvenuta nel 1898 da parte del generale Kitchener.”” (pag 126) “”L’ arte e la teoria della condotta della guerra coloniale nel preiodo 1871-1914 sono state oggetto di poco interesse. La maggior parte degli scrittori europei di cose militari, sia allora che ora, hanno considerato quest’epoca un’ epoca di pace, e di conseguenza hanno prestato poca attenzione a queste guerre minori. Uno dei pochissimi studi sulle guerre coloniali del diciannovesimo secolo è appunto ‘Small Wars: Their Principles and Practice’, del colonnello Charles Callwell. In questo libro di testo per ufficiali, pubblicato nel 1906, l’ autore riconosceva la curiosa giustapposizione di strategia offensiva e di tattica difensiva, ma non ne approfondiva le implicazioni.”” (pag 132) “”L’ esperienza della guerra coloniale può aiutare a spiegare la disastrosa tattica messa in atto nella prima guerra mondiale. Per quarant’anni le sole guerre che Inghilterra, Francia e Germania avessero combattuto erano state guerre coloniali, ed esse non facevano che confermare il principio napoleonico secondo cui chiave della vittoria era una strategia offensiva appoggiata da una schiacciante superiorità di fuoco. Ciò che i generali della prima guerra mondiale non capirono bene, fu che i loro nuovi fucili e le loro nuove mitragliatrici era armi difensive, e che le vittorie coloniali erano state ottenute con tattiche difensive contro nemici male armati””. (pag 133) Questione ferroviaria. Ferrovie. (pag 194)”,”EURE-058″ “HEADRICK Daniel R.”,”Il predominio dell’Occidente. Tecnologia, ambiente, imperialismo.”,”HEADRICK Daniel R. è professore emerito di storia e scienza sociale nella Roosevelt University di Chicago. Fra i suoi libri: ‘Al servizio dell’impero’ (1984) e ‘I tentacoli del progresso’ (1991). “”Nei contesti coloniali furono più importanti le mitragliatrici. La prima fu la Gatling, prodotto della guerra civile americana. Questo mostro a canne multiple poteva sparare fino a tremila colpi al minuto, ma spesso si inceppava o si surriscaldava. Ciò nonostante fu adottata dall’esercito britannico nel 1871 e utilizzata sul campo in Africa tra gli anni settanta e novanta, mentre i francesi preferivano l’analoga Montigny sviluppata negli anni sessanta. Seguì la Nordenfeldt del 1877, un’arma a quattro canne che sparava 216 colpi al minuto, e il modello del 1892 a cinque canne che sparava 600 colpi al minuto; erano talmente pesanti che venivano usate più spesso sulle cannoniere e sulle torpediniere che sulla terraferma. La prima mitragliatrice a rivelarsi d’uso pratico nelle guerre coloniali fu la Maxim, brevettata dall’americano Hiram Maxim nel 1884. Era un fucile automatico a canna singola alimentato dai gas che sfuggivano dalla cartuccia al momento dello sparo e poteva sparare undici colpi al secondo. L’inventore non trovò compratori sufficienti negli Stati Uniti e si trasferì in Gran Bretagna”” (pag 235)”,”STOS-161″ “HEADRICK Daniel R.”,”I tentacoli del progresso. Il trasferimento tecnologico nell’età dell’imperialismo (1850-1940).”,”Daniel R. Headrick insegna Scienze sociali e Storia nella Roosevelt University di Chicago. Specialista molto noto di storia economico-coloniale, si è occupato in particolare delle connessioni tra tecnologia e imperialismo.”,”ECOI-150-FL” “HEALEY Denis”,”Il neutralismo.”,”Denis HEALEY è stato deputato laburista al parlamento inglese. E’ stato in precedenza segretario dell’ ufficio internazionale del Partito laburista britannico. Dal 1948 è membro del Council fo the Royal Institute of International Affairs, e dal 1952 al 1954 è stato delegato britannico all’ Assemblea consultiva del Consiglio d’ Europa. “”Questa rigida subordinazione dell’ Asia sovietica al controllo russo tanto nel governo che nella cultura; viene resa operante da tutto il meccanismo di uno stato poliziesco. Ma in almeno tre occasioni l’ insoddisfazione locale divenne così pericolosa che Mosca decise la distruzione completa delle nazionalità in questione. Nel 1943 la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma dei Kalmucchi venne liquidata da un decreto del Soviet Supremo e tutta la popolazione deportata in Siberia. Questo antico popolo buddista di origine mongolica aveva sofferto una continua persecuzione negli anni successivi alla rivoluzione bolscevica, ma molti dei suoi soldati furono decorati per atti di coraggio contro i tedeschi nel 1942. Oggi la nazione come tale non esiste più. Alla capitale della repubblica Kalmucca è stato dato un altro nome, e nessuno dei libri sovietici pubblicati dopo la guerra e resi accessibili al mondo esterno fa la minima menzione dei Kalmucchi. Nel 1944, come abbiamo già accennato, le nazionalità musulmane delle repubbliche autonome di Crimea e Chechen-Ingush (Cecenia-Inguscezia) subirono la stessa sorte.”” (pag27)”,”RAIx-139″ “HEALY Mark”,”Midway 1942. La svolta nel Pacifico.”,”Midway segnò il momento in cui il Giappone perse la guerra e per questa ragione fu considerata la battaglia decisiva nel conflitto del Pacifico. Le quattro portaerei della prima flotta aeronavale di Nagumo erano state lo strumento offensivo di primaria importanza per il Giappone nella sua lotta per l’ egemonia del Pacifico. Con la loro distruzione venne eliminata la supremazia aereo-navale giapponese, la chiave per il successo di ogni offensiva nel teatro del Pacifico. Il Giappone passerà così da operazioni offensive (shinko sakusen) a operazioni difensive (yogeki sakusen). Se al contrario a Midway avesse vinto il Giappone la vittoria non sarebbe stata decisiva e questo fatto non fu percepito da YAMAMOTO.”,”QMIS-057″ “HEALY Mark”,”Kursk 1943. La svolta sul fronte orientale.”,”””Il più imporatnte soldato tedesco coinvolto nell’ operazione “”Cittadella”” fu il Feldmaresciallo Erich von Manstein, considerato da molti come uno dei maggiori strateghi della guerra. Le sue credenziali nella guerra corazzata erano impeccabili: aveva ideato e diretto il piano per l’ invasione della Francia nel 1940 e aveva guidato l’ avanzata del LVI Corpo corazzato nelle fasi iniziali dell’ operazione “”Barbarossa””. Nel luglio 1943 era comandante del Gruppo di armate Sud (…)””. (pag 14) L’ ascesa di Model. “”Nel 1938 il colonnello geneale Walther Model era generale di divisione. Durante “”Barbarossa”” comandò la 3° Divisione corazzata. La sua fama accrebbe con la nomina a comandante della Nona Armata il 12 gennaio 1942. Per tutto l’ inverno guidò vittoriosamente l’ azione difensiva contro le forze sovietiche che cercavano di conquistare Rzhev. La difesa di questa postazione avanzata per tutto il 1942 e la ritirata di tutte le unità tedesche dal saliente di Rzhev condotta con grande successo nell’ operazione “”Bufalo”” nel marzo 1943, gli valsero la meritata reputazione di specialista della difensiva. Dopo Kursk, Hitler fece sempre più affidamento sulle capacità difensive di Model. (…)””. (pag 15)”,”QMIS-096″ “HEALY Mark”,”Canne 216 a.C.. Annibale annienta l’ esercito romano.”,”””Inoltre, egli (Annibale, ndr) non era inconsapevole che, nonostante i risultati di Canne, il potenziale militare romano restava enorme. In effetti, era stata necessaria la perdita di quasi 100.000 tra soldati romani e alleati dal 218 per ottenere le prime defezioni dalla confederazione. Ciò di cui egli aveva realmente bisogno erano altre battaglie come Canne. Sfortunatamente per Annibale, il Senato sarebbe stato ora scortese con lui rendendo questa possibilità molto, ma molto improbabile. La più importante conseguenza di Canne fu la rivendicazione della strategia di Fabio, la cui premessa non avrebbe potuto ricevere verifica più minacciosa. La fazione degli Emili e degli Scipioni e i loro sostenitori si eclissò all’ interno del Senato e tra il 216 e il 203 i Romani si astennero dal combattere battaglie campali con Annibale. Paradossalmente, il grande successo di Canne era destinato a segnre anche la lenta e inesorabile disfatta di Annibale. La necessità di fornire guarnigioni alle città defenzionarie avrebbe ridotto il suo esercito, come lo sarebbe stata l’ inesorabile perdita dei suoi veterani.”” (pag 86-87)”,”QMIx-151″ “HEARDER Harry”,”Cavour. Un europeo piemontese.”,”HEARDER Harry (1924-1996) è stato uno storico dell’Italia moderna specie sul periodo risorgimentale. L’A non considera influente sulle decisioni di Napoleone III il ruolo della Contessa Castiglione (pag 132)”,”BIOx-218″ “HEARDER Harry”,”Cavour. Un europeo piemontese.”,”Herry Hearder (Devon, 1924-1996) è stato uno dei migliori storici stranieri dell’Italia moderna, con particolare riguardo al periodo risorgimentale. La passione di Hearder per l’Italia risale almeno al 1944, anno in cui combatté a Napoli e Montecassino con l’esercito britannico. Nel Galles Hearder rimase a insegnare per 25 anni, divenendo prima direttore e poi professore emerito nel locale dipartimento di Storia, presso la University of Wales Press. Cavou nacque il 10 agosto 1810. Suo padre era il marchese Michele Antonio Benso di Cavour, un proprietario terriero piemontese abile e affermato. Sua madre, Adèle de Sellon, proveniva da una famiglia francese ugonotta che si era stabilita in Svizzera da diverse generazioni e che, in seguito, era diventata cattolica. Morì nel 1861.”,”BIOx-074-FL” “HEATH Ian a cura”,”I vichingi.”,”””La forza motrice delle navi nei viaggi in mare aperto era la larga vela quadrata che fu adottata sulle navi scandinave prima del VIII secolo e che fu indubbiamente uno dei vantaggi tecnologici che facilitò l’ avvento dell’ era vichinga. (…)””. (pag 10) “”La creazione della Guardia Variega – o “”Guardia armata d’ ascia””, come viene spesso chiamata dalle fonti bizantine – nacque dalla sfiducia che Basilio II nutriva nei confronti delle proprie guardie locali bizantine. La sua fiducia nei Vichinghi russi di Vladimir si basava probabilmente sulle descrizioni di viaggiatori arabi i quali raccontavano che la lealtà di questi Rus nei confronti del loro re era tale da essere pronti a “”morire con lui e lasciarsi uccidere per lui””. Questa fiducia non fu mal riposta poiché Anna Comnena avrebbe scritto in seguito a proposito delle guardie varangiane dell’ XI secolo che “”esse consideravano la lealtà agli Imperatori a protezione della loro persona una tradizione famigliare, una sorta di compito sacro e un’ eredità tramandata da generazione in generazione; esse mantennero questa alleanza inviolata e non ebbero il benché minimo accenno al tradimento””.”” (pag 24) pag 90″,”EURN-005″ “HEATHER Peter”,”La caduta dell’ impero romano. Una nuova storia.”,”Le componenti del crollo (pag 531) “”(…) Come tutti sanno, Edward Gibbon attribuiva il crollo soprattutto a fattori interni: “”Il declino di Roma fu conseguenza naturale e inevitabile della sua eccessiva grandezza. La stessa prosperità portò a maturazione il principio della decadenza; le cause di distruzione si moltiplicarono con l’ampliarsi delle conquiste e non appena il tempo o il caso ebbero rimosso tutti i suoi sostegni artificiali, quella meravigliosa struttura cedette sotto il suo stesso peso””. L’analisi di Gibbon riprende esattamente dal punto in cui si era fermato lo scrittore greco Polibio, il quale, come quasi tutti gli storici dell’antichità, vedeva nel vizio o nella virtù morale degli individui la principale forza motrice della causalità storica. Secondo lo storico greco, la repubblica romana fu grande per l’autodisciplina che i suoi capi seppero imporsi, e la caduta da questo stato di grazia cominciò quando gli eccessi generati dallo stesso successo corrupero i posteri.”” (pag 531-532)”,”STAx-184″ “HEBBES Ian e altri”,”The Russian Communist Left. A contribution to the history of the revolutionary movement.”,”Saggio di Ian HEBBES ‘ The Communist Left in Russia after 1920′ “”Nel marzo 1923 il primo nucleo del Gruppo operaio (WG, Workers’ Group ndr) fu formato a Mosca e consisteva di tre operai, G. Miasnikov, N.V. Kuznetsov e P.B. Moiseev. Essi costituirono l’ Ufficio Organizzativo Centrale Provvisorio del WG (Provisional Central Organisational Bureau, ndr). Nel febbraio questi tre avevano collettivamente cominciato a produrre e distribuire la xerigrafia (hectographed) del Manifesto del Gruppo operaio del PCRb che fu fatto circolare in Russia e all’ estero e che mirava a proporsi come intervento al 12° Congresso del partito previsto in Aprile. Il Manifesto si basava su due precedenti lavori di Miasnikov ma andava anche oltre questi e dimostrava ancora la continuità di questo documento con la frazione comunista di sinistra del 1918.”” (pag 23)”,”RIRO-287″ “HEBBES Ian”,”The Communist Left in Russia after 1920. Left communists in Russia after 1920 who resisted the Bolshevik Party dictatorship.”,”pag 2 Mianiskov (Mjasnikov) pag 3 Settarismo Trotsky verso sinistra comunista Il 28 settembre 1923 28 membri del gruppo CWG (Communist Workers Group, Gruppo lavoratori comunisti)”,”RIRO-359″ “HEBBES Ian a cura; testi di KOLLONTAI Alexandra MIASNIKOV Gabriel”,”The Russian Communist Left. 1918-30.”,”The Russian Communist Left examines the currents in the Bolshevik party who intransigently defended the internationalist principles of the October revolution. It focuses not so much on the better.known examples of opposition to the rise of Stalinism, such as Lenin’s Testament or Trotsky’s Left Opposition, but on those groups who made the earliest and most thorough-going critique of the degeneration of the revolution.”,”RIRO-049-FL” “HEBERT Raymond”,”L’ Encyclopedie du socialisme.”,”””All’ inizio del 1833 fu formata a Parigi, allo scopo di rovesciare Luigi Filippo, una società segreta chiamata Società dei Diritti dell’ Uomo; essa era organizzata per sezioni di 20 uomini ciascuna, che si elevavano di grado in grado fino a un comitato di undici direttori che esercitavano la dittatura. Nel 1835, essa contava già 5.000 membri. Nel luglio 1834, a seguito dell’ attentato di Fieschi contro la vita del re, il governo prese diverse misure di protezione conservativa, che ebbero per risultato di gettare l’ opposizione nei ranghi delle società segrete; allora, la Società dei Diritti dell’ Uomo fu dissolta e immediatamente riformata, organizzata militarmente. Il suo primo direttorio comprendeva Louis Auguste Blanqui, Armand Barbès e Martin Bernard, quest’ ultimo stampatore e vero animatore del complotto. La cerimonia di accoglimento impressionava fortemente il candidato. (…)””. (pag 157)”,”SOCx-118″ “HÉBERT Michel LAVOIE Rodrigue SAINT-PIERRE Bernard DOLAN-LECLERC Claude ROY Bruno KULLY Rolf Max CHENÉ-WILLIAMS Adèle BOGLIONI Pierre ALLARD Guy H. SCHULZE-BUSACKER Èlisabeth SMOJE Duika; a cura di Claude SUTTO”,”Le sentiment de la mort au Moyen Âge. Études présentées au ‘Cinquième colloque de l’Institut d’études médiévales de l’Université de Montréal, Ouvrage publié sous la direction de Claude Sutto.”,”Capitolo di Guy H. Allard. Dante e la morte’ (pag 213-227) «Nella Vita nuova (VIII, 8): ‘Vilaine mort, ennemie de la pitié «C’est toi que ma langue se fatigue à blámer. A proposito della morte nei versi di Dante dell’ Inferno: III, 31-52; XXXIV 20-27, Dante critico con chi non prende posizione, non si schiera, non si compromette, conduce la propria piccola esistenza senza identità, “”privata della morte e della vita””, nel vuoto assoluto “”Le monde semble inverseé (37) et c’est cela qui effraie Dante, lui donne la tentation de se taire, d’être neutre: les disciples du bien par trahison se rangent sous l’étendard du mal, de Lucifer, tandis qu’à l’inverse les païens se montrent dignes d’être cohéritiers du rohaume céleste (38). Brutus et Cassius, en tuant César, sont associés dans l’esprit de Dante à Caton d’Utique, ennemi juré de César, modèle de vertu, champion de la liberté politique et morale (39). Caton s’est suicidé au nom de la liberté; c’était suffisant aux yeux de Dante pour l’immortaliser en quelque sorte en lui confiant la garde du Purgatoire. Voilà des vérités dures à entendre; on comprend sans peine qu’Il plus facile de se taire, comme les «neutres» qu’il vomit, de ne point prendre parti ni de se compromettre, de mener sa petite existence terne, égoïste, sans identité aucune, «privée de mort et de vie», dans la viduité absolue. Mais il craignait que cette «neutralité» soit mortelle. Il a choisi de livrer le combat «pour le salut de la vérité» (40). C’est l’aveu qu’il nous fait au chant XVII du ‘Paradis’: «Et si du vrai je suis un ami peureux «Je crains de perdre vie parmi ceux-là «Qui diront notre temps vieux et ancien» (vers 118-121) [(37) Lucifer a les jambes en l’air. Cfr Enfer XXXIV, 90; (38) Tout le chant XXXIV est consacré aux traîtres; (39) Cf. P. Renucci, ‘Dante disciple et juge du monde gréco-latin, Paris, Les Belles-Lettres, 1954, pp.303-308; (40) ‘Monarchie’, III, 3] [capitolo di Guy H. Allard. ‘Dante et la mort’ (pag 213-227) (in) AaVv, ‘Le sentiment de la mort au Moyen Âge’, Editions L’Aurore, Montreal, 1979] [“”Il mondo sembra capovolto (37) e questo è ciò che spaventa Dante, gli dà la tentazione di tacere, di essere neutrale: i discepoli del bene si schierano a tradimento sotto il vessillo del male, di Lucifero, mentre, al contrario, i pagani mostrano essi stessi degni di essere coeredi del regno celeste (38). Bruto e Cassio, uccidendo Cesare, vengono associati nella mente di Dante a Catone di Utica, nemico giurato di Cesare, modello di virtù, paladino della libertà politica e morale (39). Catone si suicidò in nome della libertà; bastava agli occhi di Dante per immortalarlo in qualche modo affidandogli la custodia del Purgatorio. Queste sono verità difficili da ascoltare; capiamo senza difficoltà che è più facile tacere, come i “”neutrali”” di cui egli è nauseato, non prendere posizione, schierarsi, né compromettersi, condurre la propria piccola esistenza ottusa, egoista, senza identità, “”privata della morte e della vita””, nel vuoto assoluto. Ma temeva che questa ‘neutralità’ sarebbe stata mortale. Scelse di lottare «per la salvezza della verità» (40). Questa è la confessione che ci fa nel canto XVII del ‘Paradiso’ (…)] [(37) Lucifero ha le gambe per aria. Cfr Inferno XXXIV, 90; (38) Tutto il canto XXXIV è dedicato ai traditori; (39) Cfr. P. Renucci, ‘Dante discepolo e giudice del mondo greco-latino, Parigi, Les Belles-Lettres, 1954, pp.303-308; (40) ‘Monarchia’, III, 3] [capitolo di Guy H. Allard. ‘Dante e la morte’ (pag 213-227) (in) AaVv, ‘Il sentimento della morte nel Medioevo’, Edizioni L’Aurore, Montreal, 1979]”,”STMED-089-FSD” “HECHT Ben”,”Revolution im Wasserglass. Geschichten aus Deutschland 1919.”,”Ben HECHT è nato nel 1894 a New York. Era giornalista e reporter del Chigago Daily News. Fu corrispondente da Berlino nel 1918. Successivamente ha scritto lavori teatrali e sceneggiature per registi del calibro di Sternberg, Hawks, Billy Wilder e Alfred Hitchcock. E’ morto nel 1964. In apertura foto di corteo di operai armati a Berlino nel 1919. Contiene foto non frequentemente pubblicate di dimostrazioni e personaggi della rivoluzione tedesca del 1918 1919. Pag 40: Foto del Rat der Volksbeauftragen 1918: Dittmann (USPD) Landsberg (SPD) Haase (USPD) Ebert (SPD) Scheidemann (SPD) Barth (USPD) Pag 55 foto della guardia rossa presidia a Monaco la stazione. Pag 58 foto ritratto di Ernst Toller Pag 67: foto del discorso di Max Lieven a Monaco; foto ritratto di Max Lieven (pag 52) Pag 93: foto di George Grosz nel suo laboratorio.”,”MGER-098″ “HECHTER Michael”,”Il colonialismo interno. Il conflitto etnico in Gran Bretagna, Scozia, Galles e Irlanda: 1536-1966.”,”Periferia come colonia interna (pag 35-) Engels (pag 123) “”[M]olti autori hanno richiamato l’attenzione sulla funzione integratrice che l’espansione imperiale può avere nella creazione di una solidarietà. In questo senso la nozione marxiana di «aristocrazia operaia» così come viene discussa da Engels, Lenin e Gramsci e la teoria nazionalista del sociaiimperialismo sviluppata da Cunningham, Ashley e altri sono accomunate da una stessa prospettiva sociologica. Le scarse prove finora raccolte suggeriscono che i partiti socialisti e laburisti europei abbiano offerto poca resistenza alle politiche espansionistiche dei loro rispettivi governi (5). (…) L’idea che l’acquisto di nuovi territori, accompagnato da un aumento della ricchezza dello stato, sia un modo per mediare i conflitti interni è tutt’altro che nuova nella storia moderna. Nel 1608 Francesco Bacone, consigliere di Giacomo I, sosteneva che la colonizzazione dell’Irlanda avrebbe alleviato il sovrappopolamento dell’Inghilterra, ridotto il rischio di ribellioni dovute a carestie e contemporaneamente rafforzato l’autorità della corona (7). A distanza di due secoli, in America James Madison chiedeva l’espansione lungo la frontiera occidentale per risolvere il conflitto tra regioni che sempre più andavano differenziandosi secondo interessi economici settoriali. «Più la società è piccola, meno saranno probabilmente i partiti e gli interessi che la compongono; minore è il numero di partiti e interessi, più sarà facile trovare una maggioranza all’interno di uno stesso partito; minore è il numero di individui che costituiscono una maggioranza e più ristretta la sfera in cui si collocano; tanto più facile sarà per loro concertare e realizzare i loro piani di oppressione. Allargate la sfera e inglobate una maggiore varietà di partiti e di interessi; renderete meno probabile che una maggioranza abbia un comune motivo per calpestare i diritti degli altri cittadini; ovvero, se tale motivo esiste, sarà più difficile per tutti coloro che lo sentono scoprire la propria forza e agire all’unisono» (8). Questa argomentazione è analoga a quella formulata a distanza di un secolo F.J. Turner nella teoria della frontiera (9). Entrambi gli autori pensarono che l’espansione territoriale portasse all’insieme della società conseguenze favorevoli per la democrazia. Nei secoli XIX e XX socialisti e capitalisti insieme suggerivano che l’espansione imperiale poteva, grazie a un aumento assoluto dei salari e del tenore di vita, consentire al proletariato delle metropoli di sfuggire all’immiserimento. Engels osservò che gli operai inglesi per certi aspetti si andavano trasformando in una borghesia: «Il proletariato inglese sta diventando sempre più borghese, cosicché la più borghese di tutte le nazioni tende in ultima analisi ad avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese ‘oltre’ a una borghesia. Per una nazione che sfrutta tutto il mondo ciò è naturalmente in una certa misura giustificabile» (10). Lenin sviluppò questo tema affermando che gli alti profitti monopolistici ricevuti dai capitalisti «hanno la possibilità di corrompere singoli strati di operai e, transitoriamente, persino considerevoli minoranze di essi, schierandole a fianco della borghesia del rispettivo ramo industriale o della rispettiva nazione contro tutte le altre. Questa tendenza è rafforzata dall’aspro antagonismo esistente tra i popoli imperialisti a motivo della spartizione del mondo» (11). In tal modo la nozione di «aristocrazia operaia» – riferita in origine alla minoranza privilegiata di operai metropolitani appartenenti allo strato più alto – venne adottata per indicare più in generale le differenze di status all’interno del proletariato internazionale (12). Mentre da un lato i socialisti, quali Lenin, Michels (13) e Gramsci (14), seguivano con crescente apprensione la preferenza che la classe operaia degli stati espansionisti mostrava per gli interessi nazionalisti di breve termine anziché per quelli internazionali di lungo periodo, d’altro lato alcuni capitalisti dell’epoca vedevano nell’imperialismo l’unico modo per salvarsi da un conflitto di classe altrimenti inevitabile. Sono state così riferite le parole che Cecil Rodhes avrebbe pronunciato nel 1885: «Ieri mi trovavo nell’East End di Londra, dove assistetti a un comizio di disoccupati: facevano discorsi infuriati, che si possono riassumere nel grido di «pane». Mentre tornavo a casa, ripensando alla scena mi convinsi più che mai dell’importanza dell’imperialismo (…). L’idea che avevo in mente era la soluzione del problema sociale, cioè che per salvare 40.000.000 di abitanti del Regno Unito da una sanguinosa guerra civile, noi statisti coloniali dovremmo acquistare nuove terre per sistemare la popolazione eccedente, e fornire nuovi mercati ai beni da loro prodotti nelle fabbriche e nelle miniere. L’impero, come ripeto da sempre, è una questione di sopravvivenza. Se vuoi evitare una guerra civile devi diventare imperialista» (15). Al pari di molti suoi contemporanei britannici, Rhodes fu uno dei promotori di una politica che univa all’espansione imperiale una legislazione assistenziale a favore della classe operaia, nota in seguito come «socialimperialismo», «il cui scopo era quello di chiamare a raccolta tutte le classi in difesa della nazione e convincere la classe meno agiata che i suoi interessi erano da quella inseparabili; mirava a scalzare la tesi dei socialisti, dimostrando che gli operai, contrariamente all’affermazione marxista, avevano da perdere qualcosa di più delle loro catene (16). I concetti gemelli di «aristocrazia operaia» internazionale nella letteratura marxista e di socialimperialismo in quella nazionalista presentano straordinarie analogie in tutto fuorché nelle loro valutazioni soggettive”” (pag 224-227) [(5) Tra i pochi studi sull’argomento vedi la sintesi di H.B. Davis, ‘Nationalism and Socialism’, New York, Monthly Review Press, 1967, cap. 5; (7) F. Bacon, ‘Certain Considerations touching the Plantation in Ireland’, in C. Maxwell, ‘Irish History from Contemporary Sources’, London, Allen & Unwin, 1923, p. 270; (8) J. Madison, in «The Federalist», X, pp. 60-1; (9) W.A. Williams, ‘The Tragedy of American’, New York, Dell, 1962, p. 20; (10) K. Marx F. Engels, ‘Selected Correspondence’ (1934), citato in E.J. Hobsbawm, ‘The Labor Aristocracy in Nineteenth-Century Britain’, in ‘Laboring Men’, New York, Basic, 1967, p. 356 (trad. it. ‘L’aristocrazia operaia nella Gran Bretagna del XIX secolo’, in ‘Studi di storia del movimento operaio’, Torino, Einaudi 1972, pp. 353-4); (11) V.I. Lenin, ‘L’imperialismo’, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 168; (12) Per Karl Polanyi il principale vantaggio dell’operaio metropolitano consisteva nella protezione accordatagli dal governo di fronte all’anarchia di mercato. «La rivolta conro l’imperialismo era soprattutto un tentativo da parte di popolazioni esotiche di raggiungere la condizione politica necessaria a ripararsi dagli sconvolgimenti sociali causati dalla politica commerciale europea. La protezione che l’uomo bianco poteva assicurarsi per mezzo della condizione di sovranità delle sue comunità era fuori della portata dell’uomo di colore fino a che egli mancava del prerequisito di un governo politico»: K. Polanyi, ‘The Great Transformation’, Boston, Beacon, 1957, p. 183 [trad. it. ‘La grande trasformazione’, Torino, Einaudi, 1974, p. 234]; (13) «Mentre (…) questa concezione di una comunità di interessi nella sfera nazionale tra la borghesia e il proletariato ha una base di realtà, non può esservi dubbio che non soltanto essa è nettamente antagonistica all”idealismo’ di classe, vale a dire al fraterno affetto che nega la solidarietà nazionale per affermare con entusiasmo la solidarietà internazionale del proletariato, tendendo e mirando a una rapida emancipazione di classe, ma che inoltre mina alla base il ‘concetto’ di classe. «Il concetto socialdemocratico di classe mira all’ingrandimento della patria e alla prosperità del suo proletariato e dalla sua borghesia attraverso la rovina del proletariato degli altri paesi»: R. Michels, ‘Political Parties’, New York, International Publishing Company, 1968, p. 360; (14) E’ significativa la descrizione di Gramsci del soldato italiano meridionale portato al nord contro gli operai in sciopero, che si giustifica affermando che questi sono, ai suoi occhi, dei «signori»: A. Gramsci, ‘La costruzione del partito comunista’, Torino, Einaudi, 1971, p. 143; (15) V.I. Lenin, op. cit., p. 117; (16) B. Semmel, ‘Imperialism and Social Reform’, New York, Peter Smith, 1968, p. 132] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”UKIS-022″ “HECKER Rolf”,”””Sulla storia delle edizioni delle Opere complete di Marx-Engels e su alcuni risultati della ricerca della MEGA””. Conferenza-dibattito, 13 ottobre 2011, Società Umanitaria, Milano.”,”Rolf HECKER presidente dell’Associazione di Berlino per il sostegno all’edizione della MEGA. La biblioteca privata di Marx comprendeva 2100 per un totale di 3200 volumi (Mega 2 IV 32 pag 23) di cui 1450 giunti fino a noi. Oggi si trovano a Berlino (963) a Mosca (617), ad Amsterdam (81) e in altri luoghi del mondo (59). La dimensione finale di MEGA è stimata in 114 volumi per ora pubblicati sono 59. (pag 3)”,”MADS-568″ “HECKER Rolf KOTOVA Svetlana Michajlovna e VLADIMIROV Lev Nikolaevic ZAKS Anna Borisovna L’VOVA Lija Ivanovna DVORKINA Maja Davydovna KRYLOV Vjaceslav V. ZENZINOV Vladimir M. NIEDHART Gottfried KROPP Valerie e NIXDORF Kurt CZOBEL Ernst STAMMBERGER Gabriele ROKITJANSKIJ Jakov G. KOLPINSKIJ Nikita J. AMIANTOV Jurij N. HEDELER Wladislaw CERNOBAEV Anatolij A. POTRESOV Aleksandr RIAZANOV D.B. NIKOLAJEWSKY B. (NIKOLAEVSKIJ)”,”David Borisovic Rjazanov und die erste MEGA.”,”2° copia Contiene tra gli altri i saggi: – V.V. Krylov: ‘D.B. Rjazanov and B.I. Nikolaevskij’ (pag 50-54) – G. Niedhart: ‘Gustav Mayer and Rjazanov’ (pag 77-84) – W. Hedeler, “”In Battle-Position”” – Riazanov and Bucharin’ (pag 193-207) – A.A. Cernobaev, ‘Rjazanov and Pokrovskij: Fates of the Russian Intelligentsia’ (pag 208-219) [tutti gli articoli sono in tedesco]”,”RJAx-018″ “HECKER Rolf MERKEL-MELIS Renate KÖSLING Peer GRIESE Anneliese LANGKAU Götz SCHRÖDER Wolfgang CALLESEN Gerd WOLF Frieder Otto FÜLBERTH Georg HUNDT SCHMIEDER Falko GEMKOW Heinrich KIEHNBAUM Erhard REHMER Hans-Joachim SCHULZ Walter GOLDBECK Dagmar HAFNER Kornelia HUCKENBECK Kirsten”,”Das Spätwerk von Friedrich Engels. Zur Edition in der Marx-Engels-Gesamtausgabe.”,”scritti di Rolf HECKER MERKEL-MELIS Renate KÖSLING Peer GRIESE Anneliese LANGKAU Götz SCHRÖDER Wolfgang CALLESEN Gerd WOLF Frieder Otto FÜLBERTH Georg HUNDT SCHMIEDER Falko GEMKOW Heinrich KIEHNBAUM Erhard REHMER Hans-Joachim SCHULZ Walter GOLDBECK Dagmar HAFNER Kornelia HUCKENBECK Kirsten”,”MAES-151″ “HECKER Rolf BEHRENS Diethard MARXHAUSEN Thomas KLENNER Hermann FÜLLNER Bernd MARKEL-MELIS Renate RUBEN Peter COWLING Mark DRISCHLER William Fr. MILIOS Jannis ECONOMAKIS George HEDELER Wladislaw KRÄTKE Michael R. MISKEVIC Larisa SCHÖNCKE Manfred COLLINS Tish FILIMONOVA Ivanovna Tat’jana”,”Klassen – Revolution- Demokratie. Zum 150. Jahrestag der Erstveröffentlichung von Marx ‘Der 18. Brumaire des Luis Bonaparte’. [Classe – Rivoluzione – Democrazia. Nel 150° anniversario della prima pubblicazione de “”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”” di Marx].”,”Contiene un saggio sulla traduzione in Francia del Diciotto Brumaio (Renate Merkel-Melis) Un saggio dedicato all’analisi del fascismo condotta a partire dal 18° Brumaio da parte di August Thalheimer. (Peter Ruben) Un saggio su Luigi Napoleone come agente russo-asiatico. La revisione di Marx del 18 Brumaio in Herr Vogt (William Fr. Drischler) Due saggi che trattano della teoria della crisi da Tugan-Baranovskij a Bucharin (J. Milios e George Economakis) e lo studio dell’ accumulazione del capitale da parte dello stesso Bucharin (W. Hedeler)”,”MADx-868″ “HEDBERG Häkan”,”La sfida giapponese. Presente e futuro di un colosso industriale che ha messo in crisi il dollaro.”,”HEDBERG Häkan, svedese, quarantenne (1971) HEDBERG è specializzato in problemi di economia internazionale e ha passato gli ultimi 11 anni in Giappone dal quale è anche corrispondente del giornale svedese Dagens Nyheter. Questo libro è uscito in Svezia dopo la pubblicazione de ‘La sfida americana’ di SERVAN-SCHREIBER. “”Nessun paese ha ricevuto da parte dell’ OECD più moniti del Giappone. E nessuno si è curato tanto poco degli appelli e dei moniti come il Giappone. Il Giappone comprende un solo linguaggio: la minaccia di rappresaglie. Del resto, quando si tratta di ottenere qualcosa per sé, il Giappone non esita un istante a usarla.”” (pag 115) Miti. Il 90 per cento dei funzionari del ministero dell’ industria sono superpatrioti, ultranazionalisti. La loro mentalità ricorda quella del ministero della guerra negli anni trenta: “”Il Giappone non può sbagliare, il GIappone non deve battere in ritirata, il compromesso è pericoloso, la prossima generazione non ci perdonerà mai, se dovessimo tradire gli interessi strategici del Grande Giappone. Noi ci battiamo con tutte le nostre energie per la causa del Giappone: gli altri ministeri non ci devono pugnalare alla schiena, chiedendo la capitolazione. (…)””. (pag 123)”,”JAPE-017″ “HEDELER Wladislaw”,”Nikolai Bucharin. Bibliographie.”,”Sono recensite 1715 indicazioni bibliografiche di lavori di BUCHARIN. Tra la bibliografia di Bucharin: 1146. La teoria della rivoluzione permanente. Mosca. 1925 (pag 124)”,”BUCS-010″ “HEDELER Wladislaw STOLJAROWA Ruth”,”Nikolai Bucharin. Leben und Werk.”,”HEDELER Wladislaw (1953, storico della filosofia ha studiato alla Humboldt Universitat di Berlino) STOLJAROWA Ruth (1929, storica e filologa. Ha studiato all’ Università di Mosca). “”Die ‘Theorie des historischen Materialismus’ war das erste und letzte umfangreiche philosophische Werk in der Reihe der zahlreichen Buchpublikationen Bucharins, der bis 1921 ca. 600 Arbeiten herausgegeben hatte. Die produktivste Schaffensperiode stand jedoch noch bevor. Von 1921 bis 1923 kamen weitere 200 Aufsätze hinzu. Erst Ende der zwanziger – Anfang der dreißiger Jahre legte Bucharin, zum ordentlichen Mitglied der Akademie der Wissenschaften der UdSSR gewählt, erneut monographische Arbeiten vor, in denen er seinen neuen Erkenntnisstand resümierte.”” (pag 67) “”La ‘Teoria del materialismo storico’ era il primo e ultimo vasto lavoro filosofico nella serie di numerose pubblicazioni di Buchanin, il quale aveva pubblicato fino al 1921 circa 600 lavori. Il periodo di creazione con la maggior produttività era però ancora da venire. Dal 1921 al 1923, si sono aggiunti altri 200 saggi.”””,”BUCS-011″ “HEDELER Wladislaw VATLIN Alexander, a cura; lettere di V.I. LENIN G.V. CICERIN N. BUCHARIN L. JOGICHES LORIOT VERFEUIL (SADOUL) , rapporti di LENIN ALBERT PLATTEN ZINOVIEV SIROLA STANG REJNSTEJN RUDNYANSZKY KASCHER TROTSKY (TROCKIJ) RUTGERS CICERIN RAKOVSKIJ SKRYPNIK SADOUL FINEBERG GRUBER OBOLENSKIJ, interventi di RUTGERS KUUSINEN REJNSTEJN KASCHER ZINOVIEV BALABANOFF e altri”,”Die Weltpartei aus Moskau. Der Gründungskngress der Kommunistischen Internationale 1919. Protokoll und neue Dokumente.”,”Foto di gruppo del congresso di fondazione della 3° Internazionale col nome di ciascuno dei presenti (pag 386) Molte foto-ritratto dei partecipanti al congresso”,”INTT-271″ “HEDELER Wladislaw KINNER Klaus a cura; saggi di Fritz KLEIN Helmut BOCK Wolfgang RUGE Jörn SCHÜTRUMPF Alexander VATLIN Karl-Heinz GRÄFE Wladislaw HEDELER Rüdiger DANNEMANN Uli SCHÖLER Albert Pawlowitsch NENAROKOW Mario KEßLER Reiner TOSSTORFF Stefan BOLLINGER Erhard CROME Christoph LIEBER Georg FÜLBERTH Gert SCHÄFER Wladislaw HEDELER Klaus LEDERER”,”»Die Wache ist Müde«. Neue Sichten auf die russische Revolution 1917 und ihre Wirkungen.”,”Saggi di Fritz KLEIN Helmut BOCK Wolfgang RUGE Jörn SCHÜTRUMPF Alexander VATLIN Karl-Heinz GRÄFE Wladislaw HEDELER Rüdiger DANNEMANN Uli SCHÖLER Albert Pawlowitsch NENAROKOW Mario KEßLER Reiner TOSSTORFF Stefan BOLLINGER Erhard CROME Christoph LIEBER Georg FÜLBERTH Gert SCHÄFER Wladislaw HEDELER Klaus LEDERER Contiene saggi su Paul Levi, Nikolai Bucharin e Leon Trotsky vs Stalin, le tesi di aprile di Lenin e il testamento di Plechanov, i riflessi europei della rivoluzione russa, la strategia mondiale del partito bolscevico incentrata sulla Germania “”Im Frühjahr und mit Beginn des Sommers 1918 wird die nahende Revolution in Deutschland zu einem Leitmotiv in der Berichterstattung der russischen Presse. Lenin sammelt diese Informationen und spricht in Versammlungen der Moskauer Arbeiter ständig davon, wie die “”wahren Sozialisten”” in Deutschland die Bolschewiki unterstützen und ihre eigene Revolution vorbereiten. Eine Auswahl derartiger Artikel, Grußadressen und Solidaritätskundgebungen wurde in einer Massennauflage herausgegebn. Clara Zetkin schrieb darin u.a.: “”Die Bolschewiki stellen jetzt mehr dar als nur eine Partei, sie vertreten meines Erachtens zum gegenwärtigen Zeitpunkt tatsächlich den Willen des Volkes”””” (pag 106) in Axexander Vatlin, Deutschland im weltpolitischen Kalkül der Bolschewiki 1918, (pag 102-112)”,”RIRO-394″ “HEDELER Wladislaw”,”Stalin – Trotzki – Bucharin. Studien zum Stalinismus und Alternativen im historischen Prozeß.”,”Wladislaw Hedeler, geb.1953, Philosophiehistoriker, studium an der Humboldt-Universität Berlin, 1985 Promotion A in Moskau mit einer arbeit über Nikolai Bucharin. Zahlreiche Buch- und Zeitschriftenpublikationen zur Theorie- und Philosophiegeschichte in Rußland bzw. der Sowjetunion. Abkürzungsverzeichnis, Vorwort, quellenverzeichnis, Personenindex,”,”STAS-014-FL” “HEDLIN Myron W.”,”Zinoviev’s Revolutionary Tactics in 1917.”,”Dopo l’Ottobre. “”Una parte importante del gruppo dirigente bolscevico, incluso cinque membri del CC e otto commissari del nuovo governo, consideravano la politica dei leninisti intollerabile e fece la sua replica. In un documento firmato da Kamenev, Zinoviev, Rykov (commissario agli affari interni), Miliutin (commissario all’agricoltura e Viktor Nogin commissario all’industria e al commercio) difesero con insistenza la coalizione di governo. Essi dichiararono che solo un accordo immediate alle condizioni da loro accettate poteva assicurare le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre”” (pag 40)”,”ZIND-043″ “HEER Friedrich”,”Il Sacro Romano Impero. Mille anni di storia d’ Europa.”,”HEER docente di storia della cultura nell’ Università di Vienna è autore di opere importanti sul Medioevo.”,”EURx-130″ “HEERS Jacques”,”Partiti e vita politica nell’Occidente medievale.”,”HEERS, docente presso la Sorbona di Parigi, è uno storico già noto in Italia per i suoi studi sulla Genova nel Quattrocento (1973), su ‘Il clan familiare nel Medioevo’ (1976) e ‘L’occidente nel XIV e nel XV secolo. Aspetti economici e sociali’ (1978).”,”EURx-044″ “HEERS Jacques”,”Historia de la Edad Media.”,”Questo libro è la continuazione della ‘Storia dell’ antichità’ di Paul PETIT.”,”EURx-144″ “HEERS Jacques”,”La scoperta dell’ America. Echi e dibattiti nella vecchia Europa.”,”HEERS Jacques è docente di storia all’ Università della Sorbona a Parigi. Ha scritto molte opere v. 4° copertina. “”Genova, dove Colombo aveva imparato a navigare, città di indubbia matrice mercantile, si era affermata da tempo anche come città di medici, scienziati ed empiristi, traduttori di trattati greci e latini, inventori di unguenti e sciroppi, collezionisti di ricette esotiche. Era diventata famosa per i suoi preparati (la famosa triaca, molto efficace per svariati malanni e in particolare contro il mal di mare, esportata anche in Inghilterra e nelle Fiandre) e per i suoi medici chiamati presso le corti, sempre pronti a viaggiare per soddisfare la loro curiosità. Proprio al tempo di Colombo la scuola genovese, o meglio “”ligure””, poiché si estendava da Savona a Rapallo, si fece largamente conoscere.”” (pag 37-38)”,”EURx-197″ “HEERS Jacques”,”Genova nel Quattrocento. Civiltà mediterranea, grande capitalismo e capitalismo popolare. (Tit.orig.: Gênes au XV siècle)”,”””Il genovese del XV secolo dispone di diversi tipi di monete; le condizioni di questo mercato sono particolarmente complesse. Accanto agli esemplari metallici, ducato d’ oro e tutta la gamma dei pezzi d’ argento, la moneta cartacea occupa un posto importante nell’ economia della città. L’ assegno e la lettera di cambio sono impiegati correntemente. Da ciò un notevole risparmio di metallo prezioso. Ancor più caratteristico ed essenziale è il ruolo giocato dalla “”moneta di banca””. Esaminando la prassi adottata da mercanti e artigiani, si può affermare che ogni pagamento, nella maggior parte dei casi, finisce col tradursi in un gioco di scritture. Ciò grazie innanzitutto ai libri contabili dei privati, per quanto modesti siano, che permettono loro di effettuare una notevolissima quantità di giri di partite. Ma, soprattutto, tali scritture vedono protagonisti i libri dei banchieri. Genova dispone di due tipi di monete di banca. Una per il traffico internazionale e i cambi, che è utilizzata dai banchieri privati: si tratta della lira di buona moneta, il cui valore è immutabile in rapporto al ducato d’ oro (20 quarantaquattresimi di ducato). Questa moneta genovese presenta quindi gli stessi vantaggi della moneta bancaria del XVII secolo, come quella d’ Amsterdam. L’ altra moneta di conto bancaria è costituita dalla lira de paghe, il cui uso è molto più delicato. Essa figura sui registri di San Giorgio e viene utilizzata soprattutto all’ interno della città, per le transazioni di carattere locale””. (pag 131-132)”,”LIGU-101″ “HEERS Jacques, edizione italiana a cura di Franco SABA”,”L’ occidente nel XIV e nel XV secolo. Aspetti economici e sociali.”,”Gli schiavi nelle città. Le donne. “”La condizione giuridica degli schiavi è stata essa pure ben studiata: i diritti del padrone, azioni penali, pene, affrancamento. Ma l’ aspetto sociale della questione meriterebbe senza dubbio studi più approfonditi. Gli uomini servono in Egitto negli eserciti del sultano; costui invia regolarmente dei funzionari in Mar Nero o a Pera per mettersi in contatto con i mercanti italiani. Le donne finiscono in Italia, vendute fin dall’ età di 13-14 anni. Vivono nella famiglia, in genere sistemate all’ ultimo piano della casa, spesso in gran numero. E’ certo che la schiava non è riservata alle famiglie dell’ aristocrazia, è anche al servizio dei maestri artigiani, della gente di modesta ricchezza. L’ esistenza di un considerevole numero di schiave di origine straniera lascia necessariamente un’ impronta sulla società cittadina e pone tutta una serie di problemi. La libertà o l’ ingenuità dei costumi conducono dal punto di vista etnico a sconvolgimenti notevoli. In ogni modo, con le schiave orientali, nuove abitudini fanno il loro ingresso in città. Esse hanno un loro particolare gergo, mezzo italiano, mezzo orientale, alcune parole del quale passano nella lingua; hanno una propria concezione della religione, proprie forme di devozione. Spesso ostili, queste “”nemiche casalinghe”” sono all’ origine di conflitti che vanno oltre il semplice quadro familiare””. (pag 225)”,”STOS-123″ “HEERS Jacques”,”L’esilio, la vita politica, la società nel Medioevo.”,”HEERS J. è uno dei più importanti storici francesi. Studioso di società famiglia e vita urbana nel Medioevo.”,”STOS-150″ “HEERS Jacques”,”L’esilio, la vita politica, la società nel Medioevo.”,”HEERS Jacques è uno dei più importanti storici francesi, studioso della società, della famiglia, della vita urbana del Medioevo. I libri dove venivano registrate le condanne. “”A Genova i ‘Libri bannitorum’ erano tenuti con la massima cura e l’Archivio di Stato ne possiede ancora una bella serie. Il più celebre tuttavia, senza dubbio perché il più studiato, è certamente il ‘Libro del Chiodo’ di Firenze, registro di ottanta fogli, il quale deve il suo nome a un chiodo di ferro piantato nella copertina””. (pag 105)”,”STOS-001-FV” “HEERS Jacques”,”Transizione al mondo moderno (1300-1520).”,”Professore all’Università di Paris Sorbone (Paris IV) ha approfondito lo studio dei fattori che hanno caratterizzato il passago dal medioevo all’età moderna. “”Ancora più grave è l’idea di rottura, di ‘transizione’, che ha finito con l’imporsi e conduce a formulare postulati, direzioni di ricerca a priori. Ma a un osservatore obiettivo sembrerà assodato che molte epoche del nostro passato potrebbero, a qualche titolo, essere considerate “”periodi di transizione””. Alcuni dallo spirito più indipendente e sistematico di altri potrebbero inoltre affermare che, necessariamente, ogni epoca è di transizione fra altre due, quella che precede e quella che segue. Ma anche in questo caso s’impone l’abitudine. Poiché si cambia di periodo, di “”tempo”” in tutti i sensi, si deduce l’esistenza della transizione e che i tempi giunti a esaurimento abbiano conosciuto gravi difficoltà e importanti trasformazioni generatrici di drammi socio-politici di adattamento. Da qui sono nate le idee di ‘decadenza’ e di ‘crisi’, idee che hanno incontrato grande favore e fatto strada a sproposito”” (pag 53-54)”,”STOx-230″ “HEERS Jacques”,”Genova nel ‘400. Civiltà mediterranea, grande capitalismo e capitalismo popolare.”,”Jacques Heers del Dipartimento di Studi Medievali dell’Università di Parigi IV Sorbona. É autore di numerose opere sull’economia e la società nel Medioevo e nel passaggio al mondo moderno. Storico delle regioni dell’Europa meridionale, si interessa soprattutto allo studio delle strutture sociali e delle mentalità collettive.”,”LIGU-001-FL” “HEERTJE Arnold a cura, saggi di Patrick ARTUS Angel BERGES Christian DE BOISSIEU Giovanni DOSI Chris FREEMAN Arnold HEERTJE John KNEESHAW Helmut MAYER Luigi ORSENIGO Frits PRAKKE José VIÑALS”,”Innovazione tecnologica e finanza.”,”Saggi di Patrick ARTUS Angel BERGES Christian DE-BOISSIEU Giovanni DOSI Chris FREEMAN Arnold HEERTJE John KNEESHAW Helmut MAYER Luigi ORSENIGO Frits PRAKKE José VIÑALS. “”Si può considerare la deregulation nazionale unilaterale, che ha esercitato un’ importante influsso sull’ ultima ondata di innovazioni, come una forma di armonizzazione internazionale, dato che essa elimina le deviazioni e le distorsioni nelle politiche di regolamentazione. Comunque, non conosciamo le possibili conseguenze dell’ accresciuta concorrenza sulle quote di mercato finanziario internazionale. In alcune aree qualche forma di regolamentazione si dimostra tuttora necessaria, mentre in altre l’ innovazione richiede nuove forme. E’ necesssario un approccio sovranazionale per evitare distorsioni della concorrenza. (…)””. (pag 146)”,”EURE-035″ “HEERTJE Arnold, a cura di Maria Luisa SEGNANA”,”Elementi di economia politica.”,”Arnold Heertje, nato nel 1934, ha studiato all’Università di Amsterdam ed è professore ordinario alla stessa Università dal 1964.”,”ECOT-208-FL” “HEGEDÜS András”,”La struttura sociale dei paesi dell’Europa orientale. Un’analisi marxista.”,”””András Hegedüs fu giovanissimo, all’età di soli 33 anni, primo ministro ungherese, dall’aprile 1955 fino al 23 ottobre 1956, quando, in seguito alla rivolta di Budapest, il Comitato centrale del partito operaio ungherese lo sostituì con Imre Nagy. In seguito riprese gli studi scienze sociali sottoponendo a una critica puntuale la sua esperienza e uella del suo e degli altri paesi dell’Europa orientale; (…)”” (pag 11-12)”,”EURC-111″ “HEGEDÜS András”,”La questione agraria.”,”””Movimenti simili a quelli tedeschi all’inizio degli anni ’90 sono riscontrabili nei partiti operai socialisti di altri paesi dell’Europa occidentale, e a questo proposito è degno di particolare attenzione il nuovo programma agrario elaborato in Francia da marxisti come Paul Lafargue e Jules Guesde, che fu discusso e accettato nei Congressi di Marsiglia (1892) e di Nanterre (1894) (3). Questo tempestoso mutamento nella questione agraria e contadina che si verificò nel giro di pochi anni destò serie preoccupazioni tra i difensori del punto di vista marxista ortodosso. La controffensiva prese l’avvia con il saggio di Engels, ‘Die Bauernfrage in Frankreich und Deutschland’, uscito nel 1894 sul decimo numero della ‘Neue Zeit’. Engels considera come centro del problema la formazione – sulla base di una rigorosa posizione di principio – di un legame tra i partiti socialisti e i piccoli contadini (che coltivano essi stessi la propria terra, non ingaggiano lavoro salariato, né lavorano altrove come salariati). Rileva altresì che questo strato centrale del ceto contadino è “”il relitto di un modo di produzione scomparso”” e che “”il piccolo contadino è il proletario del futuro”” (4). Su questa base egli critica il programma agrario del partito socialista francese, approvato al Congresso di Marsiglia nel 1892, osservando che compito del socialismo è trasformare in proprietà comune i mezzi di produzione e trasmetterli ai produttori: nell’agricoltura non può accadere altrimenti; invece il programma del partito francese non dava risposta alla domanda se si intendesse conservare la proprietà parcellizzata del piccolo contadino, che, per espressa ammissione del partito, era inesorabilmente condannata alla rovina. Engels ritiene inoltre corretto attenersi ai seguenti principi: – non si deve affrettare la rovina della piccola borghesia; – essa non va espropriata con la forza, a differenza della grande proprietà; – bisogna aiutarla ad avviarsi sulla via della cooperazione con l’esempio e le sovvenzioni sociali. Tuttavia il partito non potrebbe rendere peggiore servizio a se stesso e ai contadini che promettendo o dando l’impressione che sia sua intenzione conservare stabilmente la proprietà parcellizzata contadina: può forse promettere solo questo: che non interverrà con la violenza nei rapporti di proprietà. Engels, in questo scritto, distingue nettamente il piccolo contadino dal medio e dal grande, esprimendo il parere che gli sembrerebbe quasi un tradimento se a queste ultime due categorie il partito promettesse il mantenimento stabile dell’indipendenza economica; anch’esse devono necessariamente soccombere in conseguenza della formazione dell’azienda capitalistica e della produzione di grano a buon mercato, proveniente da oltremare; anche per loro si apre quindi un’unica possibilità: la cooperativa. Il partito non deve pertanto appoggiarsi a questi strati sociali, ma ai lavoratori salariati. In questo scritto di Engels, l’esigenza principale del programma agrario che viene rapidamente abbozzato è l’espropriazione della grande azienda agricola e il trasferimento del lavoro agricolo alle cooperative sotto il controllo della comunità. E’ chiaro che in quest’ordine di idee non può entrare il concetto della divisione della terra, elemento del tutto incoerente con questa teoria che forma un tutto concluso. Nella formazione del punto di vista marxista sulla questione agraria svolse un ruolo non insignificante il Congresso della II Internazionale tenutosi nel 1896, che entrò nella storia come il congresso della totale rottura con l’anarchismo. (…)”” (pag 773-775) “”Se Marx ed Engels, nella questione agraria dell’Europa occidentale si erano dimostrati irremovibili riguardo alla prospettiva di fondo, nei confronti del ‘mir’, si mostrarono per qualche tempo propensi a riconoscere la possibilità di una via di sviluppo diversa da quella occidentale, la cui essenza consisteva nell’evitare la fase capitalistica. Marx fu costretto a dedicarsi a fondo a tale questione in seguito a una lettera ricevuta da Genova da Vera Zasulic e dai suoi compagni, in cui, richiamandosi alla popolarità del ‘Capitale’ in Russia, si sollevava la questione se il ‘mir’ avesse colà un futuro, ovvero perché non si sarebbe potuta ripetere in Russia la dissoluzione della proprietà comune di tipo arcaico come era accaduto in tutta l’Europa occidentale. A quanto pare Marx ponderò a lungo la risposta. Ne eseguì tre abbozzi e il quarto coincide in pratica con la lettera di risposta inviata (questi abbozzi e la lettera furono pubblicati solo nel 1925 a Mosca nel primo volume del ‘Marx-Engels Archiv’). Alla domanda fondamentale e cioè perché non si sarebbe potuta ripetere in Russia la via di sviluppo dell’Europa occidentale, Marx rispondeva cautamente ma risolutamente: “”Analizzando la genesi del sistema capitalistico, io dico (‘Il capitale’, ed. francese, p. 325): “”Alla base del sistema capitalistico si trova dunque la separazione radicale del produttore dai suoi mezzi di produzione….”””””” [András Hegedus, ‘La questione agraria’, Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(3) Cfr. ‘Programme agricole du Parti ouvrier français’, a cura di P. Lafargue, Lille 1894; si veda anche J. Jaurès, ‘Socialisme et paysans’, Paris, 1894; (4) Mew, vol. 22, pp. 485-527 (trad. it. in K. Marx e F. Engels, ‘Opere scelte’, Roma, 1966, pp. 1215-37] (pag 779)”,”MAES-157″ “HEGEDÜS András”,”La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati, la questione contadina, la Nuova Politica Economica.”,” I sindacati nel potere sovietico. I glavki durante il comunismo di guerra (pag 521-522) Lenin sulla questione dell’ indipendenza sindacati (pag 524-525)”,”RIRO-431″ “HEGEDÜS András MÁRKUS Mária”,”Sviluppo sociale e organizzazione del lavoro in Ungheria. Gli studi sociologici della Scuola di Budapest.”,”Sono qui raccolti gli studi più significativi di András Hegedüs e Mária Márkus, i due sociologi della Scuola di Budapest. La pubblicazione di questi scritti sullo sviluppo sociale e sull’organizzazione del lavoro in Ungheria permette di avere un quadro più completo della proposta avanzata dal gruppo degli allievi di Lukács.”,”UNGx-005-FL” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Detti memorabili di un filosofo.”,”Nicolao MERKER (Trento, 1931) professore ordinario di storia della filosofia moderna e contemporanea nell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma è autorevole studioso dei grandi secoli della cultura filosofica tedesca. Tra le sue opere ricordiamo: ‘L’ Illuminismo tedesco. Età di Lessing’ (1974), ‘Marxismo e storia delle idee’ (1974), ‘Storia della filosofia’ (3 voll, 1982′, ‘Karl Marx’ (1983). “”Una tegola di per sé non ammazza un uomo. Essa produce quest’ effetto solo mediante la velocità acquisita: cioè l’ uomo viene ammazzato dallo spazio e dal tempo””. (pag 39) “”Rintracciare il fenomeno primordiale, liberarlo da que che gli sta intorno e gli è accidentale, coglierlo, come diciamo noi, in maniera astratta, ciò io ritengo impresa in cui può cimentarsi chi ha un grande senso spirituale della natura; e in generale considero quell’ intero modo di procedere come il vero momento scientifico della conoscenza in questo campo””. (pag 82) “”Quel che ha un profondo significato, proprio perciò non vale niente”” (pag 86) “”Nello studio delle scienze l’ elemento soggettivo primario è l’ onestà verso se stessi. Si fa presto a pensare e a esprimere un dubbio su tutto, ma la questione è se esso sia vero.”” (pag 86) “”La cosa più dannosa è che ci si voglia preservare da errori. La paura che con la propria attività si incappi in errori è l’ amore per la comodità, e fa da compagna all’ errore assolutamente passivo. La pietra non soffre di nessun errore attivo, tranne che se si tratta ad esempio di un pezzo di calcare e gli si versa sopra dell’ acido nitrico. Allora esce dai gangheri, non si orienta più, ribolle, cambia stato, non capisce più nulla e si dissolve. Non così l’ uomo. Egli è sostanza, conserva se stesso. Ma è la pietrosità, sassosità, durezza, refrattarietà (..) ciò a cui occorre rinunciare. La verità è duttilità, non già l’ istintivo “”non mi piace””. Soltanto quando si capisce una cosa, il che viene dopo l’ apprendimento, si è superiori ad essa”” (pag 86) “”Ognuno deve dire la verità””. In questo dovere, enunciato come incondizionato, si ammetterà subito la condizione: se egli sa la verità. Il comando dunque suonerà ora così: ognuno deve dire la verità, sempre secondo la cognizione e persuasione ch’egli ne ha (…).”” (pag 87)”,”FILx-259″ “HEGEL G.G.F.”,”Introduzione alla storia della filosofia.”,”””Se nella storia della filosofia si parte da questo modo di vedere, tutto il compito di questa disciplina si riduce a far conoscere le idee particolari di ogni autore, tra cui uno ne ha una, un altro un’ altra. Ma queste peculiarità singole sono secondo me qualcosa di estraneo e in esse la mia ragione pensante non è libera, ma rimane assente; esse sono un puro materiale storico, esteriore, morto, una massa in sé priva di contenuto. E il contentarsi così di cose vane non è che una vanità soggettiva. Ma per l’ uomo onesto la verità avrà sempre un grande valore e sarà sempre una cosa che fa battere il cuore. Quanto poi all’ affermazione che la verità non si possa conoscere, essa si presenta proprio nel corso della storia della filosofia ed ivi avremo occasione di esaminarla meglio. (…) Giacché la verità non può essere conosciuta per intuizione o per immaginazione immediata, sia essa sensibile o intellettuale (infatti ogni intuizione in quanto tale è sensibile), ma soltanto attraverso la fatica del pensiero””. (pag 50)”,”FILx-274″ “HEGEL G.W.F., a cura di Edoardo MIRRI”,”Scritti giovanili. I.”,”‘Vedo più che mai che non bisogna giudicare nulla secondo la sua grandezza apparente’ Voltaire (in apertura) “”Quelli che sanno dire molte cose intorno all’ inconcepibile stupidità umana, che dimostrano a tutti per filo e per segno essere la più grande stoltezza che un popolo abbia certi pregiudizi, che sempre vanno cianciando di illuminamento, di conoscenza dell’ uomo di storia dell’ umanità, di felicità e di perfezione, non sono nient’altro che retori dell’ illuminamento, venditori ambulanti di un’ insipida panacea. Si nutrono reciprocamente di fredde parole e trascurano il sacro e delicato tessuto del sentimento umano””. (pag 184, Studi, 1792 / 1793-94) ‘Di alcuni vantaggi che ci procura la lettura degli antichi scrittori classici greci e romani’ (dicembre 1788) (pag 101-104) “”In una generale corruzione dei costumi, nella religione cristiana (dove la moralità è strettamente connessa con la religione) devono sorgere sempre delle sette (presso i greci e i romani le sette che sorsero furono sette filosofiche, poiché la religione era piuttosto cosa della fantasia) che cercano di mantenersi pure da questa corruzione; ma quanto più esse crescono nel numero dei loro componenti, tanto meno possono opporsi alla corrente dominante e stornare da sé l’ aria dell’ infezione; con ciò (oltre ad altri inconvenienti) danno nuova occasione al sorgere di nuove sette.”” (pag 313, Studi, 1795) “”La giustizia consiste nel fatto che io rispetto i diritti degli altri. Se poi io la considero un dovere e ne faccio una massima del mio agire non perché così richiede lo stato, ma perché è un dovere, allora è una virtù; ed in tal caso essa non è una richiesta dello stato, ma della legge morale. La seconda specie di doveri, per esempio la beneficenza come contributo per la cassa per i poveri o come fondazione di ospedali, può essere richiesta dallo stato non come da individuo ad individuo, ma come dovere dei cittadini in generale e nel loro insieme; la carità come tale è un dovere richiesto dalla morale””. (pag 457)”,”FILx-294″ “HEGEL J.W.F.”,”Filosofia de la historia.”,”””I punti base della religione cristiana furono alla fine stabiliti, poco a poco, attraverso i Concili. I cristiani dell’ Impero bizantino rimasero immersi nel sonno della superstizione, e perseverando in una cieca obbedienza ai loro patriarchi e al clero. E il già menzionato culto delle immagini occasionò la più violenta lotta e tumulti. Specialmente il valoroso imperatore Leone Isaurico perseguì le immagini con la maggior ostinazione, e il culto delle stesse fu dichiarato da un concilio, nel 754, come invenzione del demonio””. (pag 363)”,”FILx-304″ “HEGEL G.G.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume primo. La razionalità della storia.”,”””Al giorno d’ oggi la costituzione di un paese e di un popolo non si considera più come affidata così completamente alla libera scelta. La nota della libertà, che le sta a fondamento e che vien qui considerata in astratto, fa si che assai generalmente, in teoria, la repubblica venga considerata come la sola vera e giusta costituzione, e persino molti uomini che, in regimi monarchici, rivestono alte cariche nell’ amministrazione dello stato, come ad es. Lafayette, non contraddicono o sono anzi favorevoli a questa opinione; solo, comprendono che tale costituzione, per quanto sia la migliore, non può esser adottata dappertutto, e che quindi, data la natura degli uomini, ci si deve accontentare di minor libertà, al punto che, considerate queste circostanze e la condizione morale del popolo, la costituzione monarchica finisce per essere la più utile””. (pag 140)”,”FILx-332″ “HEGEL G.W.F.”,”Principes de la philosophie du droit.”,”Georg Wilhelm Friedrich HEGEL (1770-1831) secondo ALAIN è “”l’ Aristotele dei tempi moderni, il più profondo dei pensatori e colui che più di tutti ha pesato sui destini europei””. “”La seconde sphère ou moralité subjective représente donc dans son ensemble le côté réel du concept de la liberté; le progrès, dans cette sphère, est de dépasser la volonté existant seulement pour soi, qui d’abord n’est identique qu’en soi avec l’essence de al volonté universelle; en supprimant cette différence par laquelle esse s’enfonce dans sa particularité, la volonté devient ainsi identique pour soi avec la volonté existant en soi. Ce mouvement est une organisatio de ce nouveau terrain de la liberté, où la subjectivité, d’abord abstraite ou distincte du concept, lui devient adéquate et où l’idée reçoit sa véritable réalisation puisque la volonté subjective atteint des déterminations qui sont également objectives et donc vraiment concrètes””. (pag 144) “”Le moral ne se définit pas d’abord comme l’opposé de l’immoral, pas plus que le droit ne s’oppose immédiatement à l’injuste, mais c’est tout le domaine du moral aussi bien que de l’immoral qui repose sur la subjectivité de la volonté.”” (pag 145)”,”FILx-396″ “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Morceaux choisis.”,”””Antiféminisme hégélien. “”Les femmes peuvent bien être cultivées, mais elles ne sont pas faites pour les sciences plus hautes, pour la philosophie et certaines production de l’art qui exigent l’universalité. Le femmes peuvent avoir de idées, du goût, de la finesse, mais elles n’ont pas l’idéal. La différence entre l’homme et la femme est celle de l’animal et de la plante; l’animal correspond au caractère de l’homme, la plante à celui de la femme, car elle est davantage déploiement trnaquille dont le principe est l’unité indéterminée du sentiment. Si les femmes sont à la tête du gouvernemetn, l’Etat est en danger, car elles n’agissent pas selon les exigences de l’universalité, mais d’après les penchants et les opinions accidentelles. L’éducation des femmes se fait on ne siat comment, pour ainsi dire par l’ambiance d’idées, – plus par la vie que par l’acquisition des connaissances, – cependant que l’homme atteint sa position seulement par la conquête de la pensée et par de nombreux efforts techniques””. (R. Zusatz au § 166.)”” (pag 258)”,”HEGx-001″ “HEGEL G.W.F., antologia a cura di Armando PLEBE”,”Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.”,”L’ “”Encyclopädie der philosophischen Wissenschaften im Grundrisse’ fu pubblicata nel 1817 a Heildeberg. Fu della la “”bibbia dell’ hegelismo””.”,”HEGx-002″ “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Gianluca GARELLI”,”La fenomenologia dello spirito. Sistema della scienza, parte prima.”,”Gianluca GARELLI (Torino, 1969) ricercatore presso il Dipartimento di filosofia dell’Università di Firenze, insegna Estetica. Ha collaborato presso Einaudi all’edizione di opere di Hegel e di Peter SZONDI”,”HEGx-004″ “HEGEL G.W.F., a cura di Domenico LOSURDO”,”Le filosofie del diritto. Diritto, proprietà, questione sociale.”,”””Eppure per un altro verso la città e la fabbrica sono la sede del più brutale ottundimento. E’ un tema su cui Hegel non si stanca di insistere. Se il testo a stampa si limita a constatare seccamente che nella fabbrica moderna il lavoro diventa “”sempre più ‘meccanico’”” (FD: § 198), le lezioni si esprimono in termini decisamente più drammatici: “”tali operai si ottundono, sono legati ad una sola operazione, e cioè sull’orlo dell’abisso; dall’altro lato viene degradato il loro spirito””. Succede allora che “”nel lavoro si smarrisce lo spirituale, che è il cogliere, osservare e padroneggiare un molteplice”” (L 1822-3: § 198). Ecco dunque che il lavoro da strumento di elevazione anche culturale e spirituale si è rovesciato nel suo contrario. Il lavoro è diventato ormai così meccanico che l’operaio può essere sostituito dalla macchina. E’ certamente avendo alle spalle la lezione di Hegel che il giovane Marx può affermare che il lavoro “”produce spiritualità e produce imbecillità, il cretinismo dell’operaio””; sì, la realtà della fabbrica moderna è che essa “”respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte”” (Manoscritti economico-filosofici, MEW, I. Ergänzungs-bd., p. 513; tr. it. di G. Della Volpe, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, 1963, p. 196). Ma la grandezza di Hegel – e anche qui emerge la linea di continuità che conduce a Marx – è nel fatto che questa constatazione oggettiva dell’ottundimento prodotto dalla fabbrica non produce alcuna nostalgia regressiva, ché anzi il filosofo non si stanca di sottolineare che si deve alla divisione del lavoro lo sviluppo impetuoso delle forze produttive, riportando a questo proposito, in quasi tutti i corsi di lezione, l’esempio, desunto da Smith, della fabbrica di spilli che, grazie alla divisione del lavoro, può realizzare una produzione ‘pro capite’ di gran lunga superiore a quella dell’artigiano più abile (op. cit., I, 1; tr. it. cit., pp, 9-10). Si comprende allora perché Hegel ritorna ripetutamente sul tema della divisione del lavoro, delle sue potenzialità progressive ma anche, per un altro verso, disumanizzanti”” [G.W.F. Hegel, a cura di Domenico Losurdo, Le filosofie del diritto. Diritto, proprietà, questione sociale, 1989] (pag 230-231)”,”HEGx-012″ “HEGEL G.W.F.”,”Fenomenologia dello spirito. Volume primo.”,”La contesa delle autocoscienze opposte. “”La relazione di ambedue le autocoscienze è dunque costituita ch’esse ‘danno prova’ reciproca di se stesse attraverso la lotta per la vita e per la morte. – Esse devono affrontare questa lotta, perché debbono, nell’altro e in se stesse, elevare a verità la certezza loro di ‘esser per sé’. E soltanto mettendo in gioco la vita si conserva la libertà, si dà la prova che all’autocoscienza essenza non è l”essere’, non il modo ‘immediato’ nel quale l’autocoscienza sorge, non l’esser calato di essa nell’espansione della vita: – si prova anzi che nell’autocoscienza niente è per lei presente, che non sia un momento dileguante, e ch’essa è soltanto un puro ‘esser-per-sé’.”” (pag 157)”,”HEGx-014″ “HEGEL G.W.F.”,”Fenomenologia dello spirito. Volume secondo.”,” “”Ma sopra il sapere vano sta saldo ancora quello dell’essenza, e la pura intellezione appare nella sua vera e propria attività solo in quanto sorge di contro alla fede”” (pag 88)”,”HEGx-015″ “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Scienza della logica. Tomo secondo.”,”””L’universale è quindi una potenza libera. E’ se stesso e invade il suo altro; non però come un che di violento, ma come tale che in quello è quieto e presso se stesso. Come fu chiamato la libera potenza, così potrebbe anche chiamarsi il libero amore e l’illimitata beatitudine, essendo un rapporto di sé al differente solo come a se stesso; nel differente esso è tornato a se stesso””. (pag 683)”,”HEGx-018″ “HEGEL Georg F.W., a cura di Claudio CESA”,”Hegel. Antologia di scritti politici.”,”Claudio Cesa è professore ordinario di filosofia morale alla Facoltà di lettere dell’Università di Firenze (1977) Contiene i testi: – Machiavelli e l’Italia (pag 58-65) – La rivoluzione francese e le sue conseguenze (pag 189-) Duca Valentino (pag 64-65) “”Colui dal quale Machiavelli aveva sperato la salvezza d’Italia era, secondo ogni evidenza, il duca di Valentinois, un principe il quale, con l’aiuto di suo zio, ed anche col suo coraggio, e con inganni di ogni genere, aveva messo insieme uno stato con i principati dei duchi Orsini, Colonna, di Urbino ecc., e con le signorie dei baroni romani. (…) Machiavelli attribuisce la caduta di Cesare Borgia, oltre che agli errori politici, anche al caso, che lo volle immobilizzato dalla malattia proprio nel momento più decisivo, quello della morte di Alessandro; noi, invece, dobbiamo scorgere, nella sua caduta, una più alta necessità, che non gli consentì di godere dei frutti delle sue azioni, né di utilizzarli per giungere ad una potenza anche maggiore. La natura infatti, come si vede dai suoi vizi, sembra averlo destinato ad uno splendore effimero, e ad essere un mero strumento della fondazione di uno stato; ed inoltre una gran parte della potenza alla quale egli arrivò non si basava su un diritto naturale interiore, e neanche su uno esteriore, ma soltanto sul rampo spurio della dignità ecclesiastica di suo zio. L’opera di Machiavelli resta una grande testimonianza, che egli rese sia al suo tempo, che alla propria fede, che il destino di un popolo che precipita verso il suo tramonto politico possa essere salvato dall’opera di un genio. (…)”” [Hegel, ‘Machiavelli e l’Italia’] (pag 64-65) (9) Sia Mollat che Knox hanno già notato la svista di Hegel; è ben noto, infatti, che Alessandro VI era il padre del Borgia”,”HEGx-022″ “HEGEL G.W.F., a cura di Armando PLEBE”,”Scritti politici, 1798-1806.”,”””Perciò, se pur parecchi grandi contingenti si sono effettivamente riuniti, però l’instabilità dei loro rapporti e l’insicurezza della loro coeasione disturba l’efficacia comune. In questi corpi di truppe non si verifica quella libera disposizione che è necessaria alla sicurezza dell’esecuzione di un piano di guerra; ma il piano non solo di una campagna di guerra, ma anche di singole operazioni militari richiede in effetti non tanto ordini quanto negoziati. E’ poi inevitabile che intervenga il calcolo se il contingente di un singolo stato sia troppo sfruttato, altri invece risparmiati, e così sia lesa l’eguaglianza dei diritti; come in altri rapporti statali ebbe luogo altrove la disputa per il primo posto nel pericolo e l’insoddisfazione per non essere stati impiegati. La gelosia dei differenti corpi, che si considerano come differenti nazioni, la possibilità che essi si ritirino nei momenti più critici: tutte queste circostanze rendono necessario che, anche secondo il numero e la consistenza miiltare, un considerevole esercito imperiale non possa affatto produrre un effetto adeguato.”” (pag 80-81) [Hegel, La potenza bellica, Frammento dal quaderno 1, fogli 5 sgg. +”,”HEGx-029″ “HEGEL G.W.F.”,”Fenomenologia dello spirito. Volume I.”,”””L’individualità non è più frivolezza della figura precedente che voleva soltanto il piacere singolo; è, anzi la serietà di un alto fine: serietà che cerca il suo piacere nella rappresentazione della sua propria ‘migliore’ esenza e nella produzione del ‘benessere dell’umanità’. Ciò che l’individualità pone ora in atto è la legge stessa, e il suo piacere è quindi in pari tempo l’universale piacere di tutti i cuori. Entrambe le cose sono ad essa ‘inseparate’: il suo piacere è ciò che si conforma alla legge, e l’attuazione della legge dell’universale umanità è apprestamento del suo piacere singolo. Infatti entro lei stessa l’individualità e la necessità fanno uno ‘immediatamente’; la legge è la legge del cuore. L’individualità non è ancora ritratta dal suo posto, e l’unità di entrambe non è realizzata mercé il movimento che le media, non è ancor realizzata mercé la disciplina. L’attuazione dell’immediata essenza ‘non disciplinata’ vale come rappresentazione di un’eccellenza e come produzione del benessere dell’umanità”” (pag 308)”,”HEGx-010-FL” “HEGEL G.W.F., a cura di Domenico LOSURDO”,”Scritti storici e politici.”,”””Sono anni caratterizzati dalla rivoluzione e dai tentativi di «esportazione della rivoluzione» in Germania e in Europa, ma anche dalle dure reazioni delle nazioni investite da tali tentativi e dalle ambizioni espansionistiche e imperiali di Napoleone. Quale giudizio dare del movimento nazionale che proprio in Prussia ha conosciuto un notevole slancio, tanto da spingere il potere a rompere in una certa misura col passato feudale al fine di allargare la base sociale e poltiica della resistenza all’invasore? ….”” (pag XV-XVI) “”Ogni stipulazione di pace – e le stipulazioni di paces ono i contratti veri e propri sui quali si fondano reciprocamente i diritti politici delle potenze – continene come articolo principale la richiesta che debba esserci amicizia fra le potenze contraenti”” (pag 72) “”La soppressione dei diritti politici reciproci è solo una conseguenza dello stato di guerra…”” (pag 73) ‘Ciascuna parte fonda la sua condotta su diritti e accusa l’altra di aver leso un diritto. Il diritto di uno Stato A è stato leso da uno Stato B in un diritto ‘a’ spettante al primo, ma lo Stato B insiste a sostenere di aver affermato il proprio diritto ‘b’, e che questo non può valere come lesione del diritto di A. Il pubblico prende partito, ciascun partito sostiene di avere dalla sua il diritto, ed entrambi i partiti hanno ragione, perché sono proprio di diritti stessi a entrare in contraddizione reciprocamente. Sono i filantropi e i moralisti a esecrare la politica come aspirazione a ricercare il proprio vantaggio a spese del diritto, e come arte di riuscirvi, come sistema e opera dell’ingiustizia. A sua volta il pubblico imparziale dei politicanti da osteria, ovvero una moltitudine senza interessi né patria, la quale ha per ideale di virtù la tranquillità della birreria, accusa la politica di mancanza di fedeltà, o d’incostanza nel diritto; oppure, se partecipa alla politica, diffida della forma giuridica nella quale appaiono gli interessi dello Stato cui essa appartiene. Se questi interessi sono i suoi, tale moltitudine difenderà anche la loro forma giuridica; ma quelli, non questa, sono la vera forza propulsiva interna. Se i filantropi amici del diritto e della moralità avessero un interesse, potrebbero capire che gli interessi, dunque insieme anche i diritti, possono entrare in collisione, e che è folle contrapporre il diritto all’interesse dello Stato o, per esprimersi con la parola più odiosa per la moralità, all’utilità dello Stato. Il diritto è l’utilità di uno Stato stabilita e riconosciuta mediante trattati; ora, poiché in generale nei trattati si stabiliscono i diversi interessi degli Stati, i quali, in quanto danno luogo a diritti, hanno però una quantità infinita di aspetti, è inevitabile che gli interessi si contraddicano e che insieme con essi cadano in contraddizione anche i diritti stessi. Dipende solo dalle circostanze, dalle combinazioni di potenza, ossia dal ‘giudizio’ della politica, se l’interesse e il diritto minacciati debbano essere difesi con tutta la forza della potenza statale; ma l’altra parte potrà addurre certamente a sua volta un diritto, poiché essa ha proprio l’interesse contrario in quella collisione, dunque ha anche un diritto; e la guerra, o quel che viene in sua vece, deve ora decidere non quale diritto fra quelli affermati dalle due parti sia vero – poiché entrambe le parti hanno un diritto vero -, ma quale diritto debba piegarsi all’altro. La guerra, o quel che è altrimenti, è chiamata a decidere proprio perché i due diritti in contraddizione sono ugualmente veri, dunque un terzo elemento – ossia la guerra – deve renderli disuguali affinché possano conciliarsi; la qual cosa è possibile solo se uno dei due si piega all’altro’ (pag 74-75) [Hegel, ‘La costituzione della Germania’]”,”HEGx-036″ “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. I. Introduzione – La filosofia orientale – La filosofia greca dalle origini ad Anassagora.”,”””Ogni filosofia, per il fatto di rappresentare un particolare stadio di svolgimento, appartiene al tempo suo ed è chiusa nella sua limitatezza”” (pag 57) “”Ogni filosofia è filosofia dell’età sua, è un anello della catena complessiva dello svolgimento spirituale, e può dar soddisfazione soltanto agli interessi del suo tempo”” (pag 57)”,”HEGx-001-FC” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. III. La filosofia moderna.”,”Spinoza. “”La filosofia di Cartesio presenta moltissimi atteggiamenti non speculativi; a lui si collega immediatamente Benedetto Spinoza, che ha sovlto il principio cartesiano in tutta la sua coerenza. Per Spinoza anima e corpo, pensare ed essere, cessano d’essere cose particolari, esistenti ciascuna per sé. Spinoza, – da ebero quale egli era – annullò dunque completamente il dualismo che esisteva nel sistema cartesiano. Infatti questa profonda unità della sua filosofia, in cui lo spirito, l’infinito e il finito, sono identici in Dio, non già come in un terzo, per quanto abbia avuto la sua espressione in Europa, è un’eco dell’Oriente. Con Spinoza per la prima volta l’intuizione orientale dell’identità assoluta è stata accostata immediatamente al modo di pensare europeo e per essere più precisi alla filosofia europea, cartesiana, e introdotta in essa”” (pag 104)”,”HEGx-003-FC” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Rossella BONITO OLIVA”,”Lezioni sulla filosofia dello spirito. Berlino, Semestre invernale 1827-28. Secondo il manoscritto di Johann Eduard Erdmann. Aggiunte trascritte da Ferdinand Walter.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Voleva fare il pastore protestante ma, gli mancava l’oratoria e, pertanto, approfondì gli studi filosofici. La rivoluzione francese suscitò in lui un grande entusiasmo, che non diminuì neanche quando egli aderì allo Stato prussiano, nel quale vedeva incarnata la ragione assoluta, benchè Hegel avesse già mutato il suo giudizio su Napoleone, divenuto intanto imperatore dispotico. Divenne professore a Jena quindi soggiornando per due brevi periodi, rispettivamente a Bamberg ed a Norimberga, ed in seguito, dopo essere stato ad Heidelberg, si trasferì a Berlino, dove raggiunse il massimo successo, e divenne il filosofo ufficiale dello Stato prussiano. Hegel, morì a Berlino nel 1831.”,”FILx-081-FL” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Lezioni su Platone, 1825-1826. Testo del quaderno di K.G. von Griesheim pubblicato da Jean-Louis Vieillard-Baron.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Voleva fare il pastore protestante ma, gli mancava l’oratoria e, pertanto, approfondì gli studi filosofici. La rivoluzione francese suscitò in lui un grande entusiasmo, che non diminuì neanche quando egli aderì allo Stato prussiano, nel quale vedeva incarnata la ragione assoluta, benchè Hegel avesse già mutato il suo giudizio su Napoleone, divenuto intanto imperatore dispotico. Divenne professore a Jena quindi soggiornando per due brevi periodi, rispettivamente a Bamberg ed a Norimberga, ed in seguito, dopo essere stato ad Heidelberg, si trasferì a Berlino, dove raggiunse il massimo successo, e divenne il filosofo ufficiale dello Stato prussiano. Hegel, morì a Berlino nel 1831.”,”FILx-085-FL” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. II. Dai Sofisti agli Scettici.”,”Hegel su Socrate: “”Ma perché quell’universale non sia senza realtà, bisogna che sia attuato dalla coscienza come individuo, ed appunto a questa individualità si appartiene l’attuazione”” (pag 71) su Platone: “”la filosofia platonica è la coscienza di ciò ch’è in sè e per sè vero e giusto, la coscienza e l’affermazione di scopi universali nello Stato”” (pag 177)”,”HEGx-002-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Claudio CESA”,”Filosofia della storia.”,”””La morte naturale dello spirito di un popolo si può manifestare sotto forma di nullità politica”” (pag 26)”,”HEGx-005-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Marco VANNINI”,”Fenomenologia dello spirito.”,”L’indice dei nomi è quasi tutto riferito all’introduzione “”La ‘verità’ della coscienza indipendente è, di conseguenza, la ‘coscienza servile’. Questa da prima appare bensì ‘fuori’ di sé e non come la verità dell’autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l’inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch’essa è immediatamente: essa andrà in sé stessa come coscienza ‘riconcentrata’ in sé, e si volgerà nell’indipendenza vera”” (pag 17)”,”HEGx-006-FC” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo primo.”,”L’indice dei nomi è quasi tutto riferito all’introduzione “”La ‘verità’ della coscienza indipendente è, di conseguenza, la ‘coscienza servile’. Questa da prima appare bensì ‘fuori’ di sé e non come la verità dell’autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l’inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch’essa è immediatamente: essa andrà in sé stessa come coscienza ‘riconcentrata’ in sé, e si volgerà nell’indipendenza vera”” (pag 17)”,”HEGx-007-FC” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo secondo.”,”L’indice dei nomi è quasi tutto riferito all’introduzione “”La ‘verità’ della coscienza indipendente è, di conseguenza, la ‘coscienza servile’. Questa da prima appare bensì ‘fuori’ di sé e non come la verità dell’autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l’inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch’essa è immediatamente: essa andrà in sé stessa come coscienza ‘riconcentrata’ in sé, e si volgerà nell’indipendenza vera”” (pag 17)”,”HEGx-008-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Giorgio RADETTI”,”Propedeutica filosofica.”,”Idea della conoscenza e del bene. (…) 74. Il conoscere è in parte analitico, in parte sintetico. 75. Il conoscere ‘analitico’ parte da un concetto o da una determinazione concreta e sviluppa soltanto la molteplicità delle determinazioni semplici immediate o identicamente ivi contenute. 76. Il conoscere ‘sintetico’ sviluppa invece le determinazioni di un tutto, che non sono comprese immediatamente in esso, né derivano l’una dall’altra con una relazione di identità, ma hanno, l’una di fronte all’altra, l’aspetto della diversità, e mostra la necessità della loro determinata reciproca relazione. 77. Ciò accade per mezzo della ‘costruzione’ e della ‘dimostrazione’. La costruzione rappresenta il concetto o la preposizione, in parte nelle sue determinazioni reali, in parte, per l’uso della dimostrazione, rappresenta questa sua realtà nella sua divisione e risoluzione, per cui incomincia il suo passaggio nel concetto. 78. La ‘dimostrazione’ raccogliie le parti divise e, attraverso il mutuo confronto delle loro relazioni produce quel legame che costituisce la relazione del tutto espressa nel principio [Lehrsatz]; o mostra, delle determinazioni reali, come esse siano momenti del concetto e la loro mutua complessiva relazione rappresenti il concetto nella sua totalità. (pag 153-154) (…) Idea della scienza o della verità. 84. L’assoluto sapere è il concetto che ha se stesso per oggetto e contenuto, e così è la sua propria realtà. 85. L’ andamento o il metodo del sapere assoluto è tanto analitico che sintetico. (…) (…) (pag 155-156)”,”HEGx-041″ “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume IV. Il mondo germanico.”,”Alleanze ed equilibrio politico in Europa (pag 184) La rivoluzione francese e le sue conseguenze. Il pensiero rivoluzionario (pag 197-) Il corso della rivoluzione, La libertà formale (pag 205)”,”HEGx-039-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume I. Introduzione. La filosofia orientale – La filosofia greca dalle origini ad Anassagora. [Tit. or.: Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie]”,”Eraclito: pag 306-328 “”Platone studiò con fervore particolare la filosofia di Eraclito, e la citò spesso nelle sue opere; anzi è certo che fece su di essa la sua prima educazione filosofica, tanto che Eraclito può essere chiamato maestro di Platone; anche Ippocrate fu filosofo eracliteo. Ciò che ci vien riferito della filosofia di Eraclito appare a prima vista molto contraddittorio; ma in generale si può chiarire col concetto, e ci rivela un uomo dai pensieri profondi. Zenone comincia col superare i predicati opposti, e mostra nel movimento l’opposizione, il porsi dei limiti e il superamento di essi; ma espresse l’infinito soltanto nel suo lato negativo, per via del suo contrario, del non vero. Ora Eraclito perviene ad una coscienza piena dei principi conquistati: in lui l’idea diventa totalità, che costituisce il cominciamento della filosofia, in quanto egli coglie l’essenza dell’idea, il concetto dell’infinito, di ciò che è in sè e per sè, concependolo, come è, unità di opposti. Da Eraclito data l’idea che permane, che è rimasta la stessa in tutti i filosofi fino ad oggi, come è stata quella di Platone e d’Aristotele. (pag 310); “”Pertanto Eraclito, concependo il processo astratto come tempo, disse che «il tempo è la prima essenza corporea», come dice Sesto (adv. Math. X, 231-232). (…) Poichè Eraclito non s’arrestò all’espressione logica del divenire, ma volle dare al suo principio la forma dell’esistente, ne derivava che dovesse presentarglisi anzitutto il tempo, che nell’intuibile è appunto la prima forma del divenire. Il tempo è il puro divenire in quanto oggetto di intuizione, il puro concetto, il semplice, che nasce armonicamente dalla contrapposizione assoluta; la sue essenza è di essere e non essere in un’unica unità, e non ha alcun’altra determinazione. E ciò non nel senso che il tempo sia o non sia; anzi esso è appunto questo: non essere immediatamente nell’essere, ed essere immediatamente nel non essere, – esso è questo trapasso dell’essere al non essere, questo concetto, astratto bensì, ma in maniera oggettiva, vale a dire in quanto esso è per noi. Nel tempo non vi è il passato e il futuro, ma soltanto «l’adesso»; e questo è, per non essere più come passato; e questo non essere si muta parimenti, come futuro, nell’essere. Se noi vogliamo esprimere in qual modo esista per la coscienza ciò che Eraclito riconobbe come essenza, e dirlo in questa forma pura in cui egli l’ha conosciuto, non resta altro che indicare appunto il tempo; e quindi, quando Eraclito definisce il tempo come prima forma di ciò che diviene, è perfettamente coerente col suo principio (pag 315-316)”” [‘Eraclito’ (pag 306-328)]”,”HEGx-042-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume II. Dai Sofisti agli Scettici.”,”Aristotele. Il rapporto corpo anima. L’attività. “”Quindi Aristotele nello stesso capitolo passa al problema del rapporto reciproco fra corpo e anima. «Per conseguenza» (dell’esser anima la forma) «non si può domandare se anima e corpo siano il medesimo, allo stesso modo che non si domanda se la cera e la sua forma siano il medesimo, e in generale se la materia e le sue forme siano un tutt’uno. Infatti l’uno e l’essere vengono detti in varia guisa, ma l’essere essenziale è l’attività» (…)”” (pag 345-346)”,”HEGx-043-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume III. 1. Dai Neoplatonici alla Riforma.”,”Tommaso Campanella “”Anche l’aristotelico Tommaso Campanella fu un miscuglio di tutti i caratteri possibili. Nacque a Stilo in Calabria nel 1568, morì a Parigi nel 1639. Abbiamo da lui parecchi scritti; egli trascorse ventisette anni in dura prigionia a Napoli. Gli uomini di questa sorta servirono enormemente a svegliare e a dar la spinta, ma non produssero per sè nulla di fecondo. Tra essi dobbiamo ancora menzionare in maniera speciale Giordano Bruno e Vanini”” (pag 212)”,”HEGx-045-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume III. 2. La filosofia moderna.”,”Pufendorf. Giusnaturalismo “”Nella lotta intesa a stabilire saldamente per sè nello Stato i rapporti giuridici, a fondare una costituzione di diritto, si fece strada la riflessione del pensiero, che vi assunse una parte essenziale; e come già in Ugo Grozio, così anche in Pufendorf accadde che l’impulso costruttivo dell’uomo, e specialmente l’ istinto sociale, ecc., furono elevati a principio. (…) Per Pufendorf il fondamento dello Stato è l’impulso della sociabilità: scopo supremo dello Stato sono la pace e la sicurezza della vita sociale da conseguirsi mediante la trasformazione dei doveri interni di coscienza in doveri coattivi esterni”” (pag 178-179); “”[Che cosa] Rousseau disse circa lo Stato. Egli si pose il problema della giustificazione assoluta di esso: qual è la base dello Stato? Il diritto di dominare e di unire, del rapporto dell’ordine, del governare e dell’esser governati, tutto questo egli da un lato lo intende fondato storicamente sulla violenza, sulla coercizione, sulla conquista, sulla proprietà privata, ecc. (1). Ma Rousseau a principio di codesta giustificazione pone la libera volontà, e senza tener conto del diritto positivo degli Stati risponde all’accennata domanda, che l’uomo ha la volontà libera, poichè «la libertà è ciò che qualifica l’uomo. Rinunciare alla propria libertà significa rinunciare ad essere uomini. Non essere libero è perciò una rinuncia ai propri diritti di uomo e persino ai propri doveri». Lo schiavo non ha nè diritti nè doveri. Rousseau dice adunque (cap. VI): «Compito fondamentale è trovare una forma di associazione che difenda e protegga, con l’intera forza comune, la persona e i beni di ogni membro, e in cui ognuno, nell’aderire a questa associazione, obbedisca soltanto a se stesso e resti libero come prima. La soluzione è data dal contratto sociale», il quale sarebbe appunto questo legame, in cui ognuno conserva la sua volontà. Questi principi, posti così nella loro astrattezza sono certamente giusti, non si potrebbe non trovarli tali, ma l’ambiguità incomincia subito dopo. L’uomo è libero: indubbiamente è questa la natura sostanziale dell’uomo, ed essa nello Stato non soltanto non viene sacrificata, ma soltanto in esso si costituisce realmente. La libertà di natura, la disposizione alla libertà non è la libertà effettuale; soltanto lo Stato realizza la libertà. L’equivoco circa la volontà generale incomincia da questo, che il concetto di libertà non deve esser inteso nel senso di casuale arbitrio individuale, ma nel senso di volontà razionale, di volontà in sè e per sè. La volontà generale non deve essere considerata come composta delle volontà espressamente individuali, in modo che queste ultime rimangano assolute, altrimenti sarebbe giusta la proposizione: «dove la minoranza deve obbedire alla maggioranza, là non è libertà». La volontà generale invece dev’essere la volontà razionale, anche se non se ne abbia coscienza; quindi lo Stato non è una unione che venga stretta dall’arbitrio dei singoli”” (pag 260-261)] [(1) Rousseau, Du contrat social (Lione, 1790), libro I, cap. III, p. 8-9, cap. IV, p. 10-11, 13-16] Hegel: ‘La volontà generale dev’essere la volontà razionale, anche se non se ne abbia coscienza’”,”HEGx-046-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume II. Il mondo orientale.”,”Alleanze ed equilibrio politico in Europa (pag 184) La rivoluzione francese e le sue conseguenze. Il pensiero rivoluzionario (pag 197-) Il corso della rivoluzione, La libertà formale (pag 205)”,”HEGx-048-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume III. Il mondo greco-romano.”,”Alleanze ed equilibrio politico in Europa (pag 184) La rivoluzione francese e le sue conseguenze. Il pensiero rivoluzionario (pag 197-) Il corso della rivoluzione, La libertà formale (pag 205)”,”HEGx-049-FF” “HEGEL G.W.F., a cura di Remo BODEI”,”Primi scritti critici.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel “”Jacobi, che credeva di essersi innalzato al di sopra del soggettivismo kantiano, ì invece per Hegel il maggior rappresentante dello spirito “”del Nord””, di quel protestantesimo che ha creato un delicato mondo interiore separato dall’esteriorità….”” (risvolto di copertina”,”HEGx-051-FF” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Detti memorabili di un filosofo.”,”Nicolao Merker (Trento, 1931) professore ordinario di storia della filosofia moderna e contemporanea nell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma è autorevole studioso dei grandi secoli della cultura filosofica tedesca. Tra le sue opere ricordiamo: ‘L’ Illuminismo tedesco. Età di Lessing’ (1974), ‘Marxismo e storia delle idee’ (1974), ‘Storia della filosofia’ (3 voll, 1982′, ‘Karl Marx’ (1983). Nicolao Merker (1931-2016), allievo di Galvano Della Volpe, ha insegnato presso le Università di Messina e Roma Storia della filosofia e Storia delle dottrine politiche. Ha scritto saggi sull’Illuminismo tedesco, su Hegel, su Marx, sulla Germania, sul nazionalismo, sul populismo e sul colonialismo. ‘Rintracciare il fenomeno primordiale (1), liberarlo da quel che gli sta intorno e gli è accidentale, coglierlo, come diciamo noi, in maniera astratta, ciò io ritengo impresa in cui può cimentarsi chi ha un grande senso spirituale della natura; e in generale considero quell’intero modo di procedere come il vero momento scientifico della conoscenza in questo campo. Newton e tutta la congrega dei fisici che lo segue (2), li vedo invece afferrare un fenomeno composito qualsiasi e in esso incagliarsi, e così imbrigliare il cavallo per la coda come si dice con espressione proverbiale. Così facendo è loro accaduto che le circostanze accidentali, indifferenti allo stato primordiale della cosa e magari dovute proprio a un qualche infortunio capitato a costoro mentre imbrigliavano il cavallo per la coda, essi lo spacciano per condizioni determinanti della cosa stessa, e poi si arrabattano a ficcarvi dentro a forza, per dritto e per traverso, tutto ciò che viene prima e dopo”” (Lettera a Goethe, 24.2.1821: B, II, p. 36); “”Già Newton ha affisso il grande cartello di avvertimento: «fisica, guardati dalla metafisica!». Ma il guaio è che, lasciando in eredità questo vangelo ai suoi amici che lo promulgano fedelmente, tanto lui quanto costoro non hanno fatto altro che riprodurre in infinita ripetizione la situazione di quel tale inglese che ignorava di aver parlato per tutta la sua vita in prosa. Costui, alla fine, se ne rese conto, mentre costoro nemmeno oggigiorno sono ancora arrivati ad accorgersi che proprio il modo loro di dire le cose è una metafisica maledettamente cattiva”” (Lettera a Goethe, 24.2.1821: B, II, p. 38) [(1) Allusione alla dottrina del «fenomeno primordiale» svolta da Goethe nei suoi studi di filosofia della natura fin dal trattato ‘Le metamorfosi delle piante’ (1790). Da una forma archetipa di pianta (la foglia), nucleo i cui è originariamente prefigurata la crescita armonica dell’intero regno vegetale, la «versatile natura» avrebbe prodotto tutta la molteplicità degli esseri viventi; (2) Contro la fisica newtoniana Hegel aveva mosso accuse di astrattezza e cattivo intellettualismo già nella sua dissertazione del 1801 ‘Sulle orbite dei pianeti’]”,”HEGx-057-FF” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich; a cura di Nicolao MERKER”,”Il dominio della politica.”,”””«Il liberalismo», diceva una voce dell’epoca, «certamente è conservatore, esso conserva la libertà e, contro gli attacchi di una forza rozza e materiale, ‘persino le forme atrofizzate di status quo della libertà’». La frase è di Marx; ed è citabile perché appartiene al Marx del periodo giovanile liberal-radicale, e non è dunque una contrapposizione (o sovrapposizione) del Marx «marxista» a Hegel”” (pag 48) (introduzione di Nicolao Merker)”,”HEGx-009-FC” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato.”,”””Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”” (Hegel, Lineamenti di filosofia del Diritto) (pag 59) “”La Filosofia è ‘il propro tempo colto in pensieri'”” (ibid. p. 61) “”Quando la Filosofia tinge il suo grigio sul grigio, allora una figura della vita è invecchiata, e con grigio su grigio non è possibile ringiovanirla, ma soltanto conoscerla: la civetta di Minerva comincia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo”” (ibid., p. 65)”,”HEGx-047″ “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo primo.”,”””Molti hanno tentato di fare intieramente a meno del concetto dell’infinito, e di arrivare senza di esso a quei resultati che dall’uso di esso sembrava dipendere. – Lagrange parla p. es. del metodo inventato da Landen (…)”””,”HEGx-001-FRR” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo secondo.”,”Il conoscere analitico e il conoscere sintetico L’individuo. “”L’individualità, come si è mostrato, è già posta dalla particolarità; questa è l’universalità determinata; è dunque la determinatezza che si riferisce a sé, il Determinato determinato”” (pag 700)”,”HEGx-002-FRR” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. III. La filosofia moderna.”,”””Inoltre per Hobbes questo stato di natura è costituito in modo che tutti hanno l’istinto di dominare sugli altri. «Nello stato di natura tutti vogliono offendere gli altri, usare loro violenza»: tutti debbono temersi vicendevolmente. Hobbes adunque intende nel suo retto senso che sia stato di natura e non si abbandona alle vuote chiacchiere sulla bontà dello stato naturale: questo stato è quello dell’animale, della volontà individuale sfrenata. Tutti vogliono adunque «garantirsi contro le pretese degli altri, e procacciarsi vantaggi e diritti maggiori”””” (pag 174)”,”HEGx-003-FRR” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, edizione italiana a cura di Nicolao MERKER”,”Estetica.”,”””Il senso del colore deve essere una qualità artistica, un modo peculiare di vedere e concepire i toni di colori esisenti, e del pari un lato essenziale dell’immaginazione riproduttiva e dell’invenzione. A causa di questa soggettività del tono di colore, in cui l’artista concepisce il suo mondo, e che rimane al contempo produttiva, la grande diversità di colorazione non è semplice arbitrio e maniera casuale di una colorazione, che in rerum natura non esiste in quel modo, ma è implicita nella natura stessa delle cose. Così per es., Goethe racconta in ‘Poesia e verità’ il seguente esempio calzante: «Quando (dopo una visita alla Galleria di Dresda) ritornai dal mio calzolaio» – presso cui egli per capriccio aveva preso alloggio – «per far colazione, facevo fatica a credere ai miei occhi: infatti mi pareva di avere davanti un quadro di Ostade, così perfetto che il suo posto giusto sarebbe stato solo nella galleria. La disposizione degli oggetti, la luce, le ombre, la tinta brunastra del tutto, tutto quel che si ammira in quei quadri, lo vedevo lì nella realtà. Era la prima volta che in così alto grado notavo il dono, che dopo ho usato con maggiore consapevolezza, di vedere la natura con gli occhi di questo o di quell’artista, alle cui opere aveva poc’anzi prestato particolare attenzione. Questa capacità mi ha riserbato molto godimento, ma anche e è stato accresciuto il desiderio mio di dedicarmi con zelo di tanto in tanto allo sviluppo di un talento che la natura sembrava avermi negato». In particolare questa diversità di colorazione compare, da un lato, nella rappresentazione della carne umana, anche facendo astrazione da tutte le modificazioni operanti esternamente, della illuminazione, età, sesso, situazione, nazionalità, passione, ecc. Dall’altro lato è la rappresentazione della vita quotidiana all’aperto o all’interno delle case, osterie, chiese, ecc., e del pari anche la natura come paesaggio, ciò che con la loro ricchezza di oggetti e di colori spinge più o meno ogni pittore ad una propria ricerca del cogliere, riprodurre ed inventare secondo la propria intuizione, esperienza ed immaginazione, questo vario gioco di parvenze che qui si presenta”” (pag 947-948)”,”HEGx-004-FRR” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo terzo.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Stoccarda 1770 – Berlino 1831 Wissenschaft der Logik 1831 1813 1816 traduzione di Arturo MONI riveduta da Claudio CESA, introduzione di Leo LUGARINI ‘La ‘determinazione’ universale delle specie empiriche… (pag 323)”,”HEGx-011-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Antonio NEGRI”,” Scritti di filosofia del diritto.”,”Crimine “”Col ‘crimine’ si trova [dunque] assolutamente in connessione la ‘giustizia vendicatrice’ (85). È la necessità assoluta che li congiunge, poiché l’uno è l’opposto dell’altra, l’uno la sussunzione opposta all’altra. Il crimine come vitalità negativa, come concetto costituentesi per l’intuizione, sussume l’universale, l’oggettivo, l’ideale, viceversa la giustizia vendicatrice in quanto universale, oggettiva, sussume a sua volta quella negazione costituentesi per l’intuizione (86)”” (pag 221-222) [(85) Rächende Gerechtigkeit; (86) Cfr. le argomentazioni portate a proposito del problema della pena nello scritto sulle ‘Maniere di trattare il diritto naturale’, supra, p. 91, e i riferimenti colà proposti nella n. 105 (ndt)]”,”HEGx-013-FER” “HEGEL G.W.F., a cura di Nicolao MERKER”,”Il dominio della politica.”,” La teoria, levatrice delle cose. HEGEL G.W.F., a cura di Nicolao MERKER, Il dominio della politica. EDITORI RIUNITI. ROMA. 2022 pag 459 8° introduzione di Nicolao MERKER (pag 7-31), nota biografica, nota bibliografica, avvertenza, note, indice nomi; traduzione di Nicolao MERKER. [‘Nel confrontare gli scritti etico-politici di Hegel con questi oggetti storici, occorre tener conto che il testo di Hegel si svolge a tre livelli del discorso. C’è 1. la presenza degli avvenimenti a lui contemporanei quando egli li descrive e registra come dati fattuali; vi si aggiunge 2. la traduzione (e transustanziazione) di questi dati in funzione del loro inserimento nella teoria filosofica generale; vi sono infine 3. le formulazioni da cui emerge la convinzione, da parte del filosofo come intellettuale che è attivo nel proprio tempo, che la teoria sia uno strumento di comprensione del reale e, con determinate modalità e in certi casi, perfino di positivo intervento sul processo di transizione dall’antico regime della sudditanza al nuovo ordinamento borghese della partecipazione dei cittadini alla vita politica dello Stato. Questa convinzione circa la funzione attiva della teoria è visibilissima nel frammento francofortese ‘Libertà e destino’ del 1799-1800, dove si parla addirittura di una convergenza d’interesse fra il bisogno degli uomini comuni, schiacciati dall’antico regime, «di ottenere consapevolezza su ciò che li tiene prigionieri», e il bisogno che hanno i filosofi di «passare dalla loro idea alla vita» (53). E, se il programma di «intervenire nella vita degli uomini», enunciato nella lettera a Schelling del 2 novembre 1800 (54), era già anticipato dell’obiettivo illuministico, del 1795, dei filosofi che indicano la via dell’emancipazione dal dispotismo ai popoli che poi «impareranno a sentirla» (55), adesso però, nel 1800, quel programma o «ideale degli anni giovanili» può diventare applicabile per Hegel solo se a sorreggerlo c’è «una forma riflessiva, […], un sistema» (56). Nella prefazione alla ‘Fenomenologia’ il tema del sapere come «sistema scientifico» della «verità» ricomparirà con la forza di un vero e proprio manifesto filosofico del compito degli intellettuali in una «età di gestazione e di transizione a un periodo nuovo» (57). «Mostrare che l’innalzamento della filosofia a scienza è un compito dell’epoca sarebbe […] l’unica vera giustificazione dei tentativi che mirano a questo scopo; e lo sarebbe perché tale giustificazione non solo metterebbe in rilievo la necessità di quello scopo, ma addirittura, nel contempo, lo realizzerebbe» (58). Di fronte alla sconcertante apparizione dell’ «aurora che, come un lampo», – e fuori di metafora è l’89 francese, – «delinea di colpo la configurazione del mondo nuovo» (59), occorrono dunque, affinché di tale novità ci si possa concettualmente impadronire, strumenti razionali qualitativamente nuovi ‘la cui pura e semplice scoperta basterebbe a «realizzare», cioè a portare a compimento’, il nuovo mondo borghese”” (pag 26-27, introduzione di N. Merker) [note: (53) S.W., v. VII (Schriften zur Politik und Rechtsphilosophie’, a cura di G. lasson, Leipzig, 1913), p. 139; (54) B.I. p. 60; (55) Lettera a Schelling del 16 aprile 1795: B.I., p. 24; (56) B.I., p. 59; (57) S.W., v. II (Phänomenologie des Geistes, a cura di J. Hoffmeister, Leipzig, 1949), p. 12; (58) Ibidem; (59) Ivi., p. 16] L’essenza del lavoro. (pag 243 – 246) Indipendenza e dipendenza dell’autocoscienza, signoria e servitù Il conflitto delle opposte autocoscienze La dialettica della negatività come principio motore e generatore. “”La paura. Abbiamo visto soltanto ciò che la servitù è in relazione alla signoria. Ma la servitù è autocoscienza, e si tratta ora di considerare quel ch’essa, perciò, è in sé e per sé. Per la servitù il padrone è, dapprima, l’essenza; a lei dunque l”autocoscienza indipendente e per sé essente’ è la ‘verità’, una verità che però ‘per essa servitù’ non è ancora ‘in lei’. (…) Il formare. Ma il sentimento dell’assoluta potenza in generale, come anche nella particolarità del servizio, è soltanto il dissolvimento ‘in sé’; e sebbene la paura davanti al padrone sia l’inizio della sapienza, la coscienza che ‘per lei stessa’ vi è dentro non è ancora l”esser-per-sé’. È per mezzo del lavoro ch’essa giunge a se stessa (8). In quel momento che nella coscienza del padrone corrisponde alla brama, parve bensì che alla coscienza servile fosse toccato il lato del rapporto inessenziale con la cosa, mantenendo qui la cosa la propria indipendenza”” (pag 245-246) [G.W.F. Hegel, ‘Il dominio della politica’, a cura di N. Merker, Editori Riuniti, Roma, 2022] [(8) In riferimento a questo passo e ai seguenti Marx commenta, nel manoscritto ‘Critica della dialettica e della filosofia hegeliana in generale’ del 1844: «L’importante nella “”Fenomenologia”” hegeliana e nel suo risultato finale – la dialettica della negatività come principio motore e generatore – è dunque che Hegel intende l’autoprodursi dell’uomo come un processo, l’oggettivarsi come un deoggettivarsi, come alienazione e come soppressione di questa alienazione; che egli dunque coglie l’essenza del ‘lavoro’ e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo verace perché uomo reale, come risultato del suo ‘proprio lavoro’ (…). Hegel resta al punto di vista dell’economia politica moderna. Egli intende il ‘lavoro’ come l”essenza’, l’essenza che si avvera dell’uomo: vede soltanto l’aspetto positivo del lavoro, non quello negativo. Il lavoro è il ‘divenire per sé dell’uomo’ nell”alienazione’ o in quanto uomo ‘alienato’. Il lavoro che Hegel soltanto conosce e riconosce è il lavoro ‘spirituale astratto’» (‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, in Karl Marx F. Engels,’Opere, v. III, Roma, 1976, pp. 360-361)]”,”HEGx-050″ “HEGEL G.W.F., a cura di Claudio CESA”,”Filosofia della storia. Antologia.”,”””La morte naturale dello spirito di un popolo si può manifestare sotto forma di nullità politica”” (pag 26) “”La morte naturale dello spirito di un popolo si può manifestare sotto forma di nullità politica. E’ ciò che chiamiamo l’abitudine. L’orologio è caricato e va avanti da sé. L’abitudine è un agire privo di contrasto, a cui non può restare che la durata formale, e in cui non ha più bisogno di farsi sentire la pienezza e la profondità del fine – un’esistenza per così dire esteriore, sensibile, che non approfondisce più le cose. Così individui, così popoli muoiono di morte naturale; e se anche questi ultimi continuano ad esistere, è un’esistenza priva d’interesse e di vita, che non ha più bisogno delle proprie istituzioni, appunto perché quel bisogno è appagato – il nulla e la noia della vita politica. L’elemento negativo non appare allora come scissione e lotta (…)”” (pag 26-27)”,”HEGx-006-FGB” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Il dominio della politica.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Voleva fare il pastore protestante ma, gli mancava l’oratoria e, pertanto, approfondì gli studi filosofici. La rivoluzione francese suscitò in lui un grande entusiasmo, che non diminuì neanche quando egli aderì allo Stato prussiano, nel quale vedeva incarnata la ragione assoluta, benchè Hegel avesse già mutato il suo giudizio su Napoleone, divenuto intanto imperatore dispotico. Divenne professore a Jena quindi soggiornando per due brevi periodi, rispettivamente a Bamberg ed a Norimberga, ed in seguito, dopo essere stato ad Heidelberg, si trasferì a Berlino, dove raggiunse il massimo successo, e divenne il filosofo ufficiale dello Stato prussiano. Hegel, morì a Berlino nel 1831.”,”HEGx-043-FL” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, edizione italiana a cura di Nicolao MERKER”,”Estetica. II.”,”Sulla ritrattistica. “”La pittura ora, in quanto più delle altre arti figurative attribuisce alla figura ed al carattere particolari il diritto di comparire, per sé, è molto incline a passare al ‘ritratto’ vero e proprio. Sarebbe perciò molto ingiusto condannare la ‘pittura di ritratti’ come non adeguata all’alto fine dell’arte. (…) Ma perché il ritratto sia un’autentica opera d’arte deve essere espressa in esso, come ho già detto, l’unità dell’individualità spirituale. Contribuiscono a ciò benissimo tutte le parti del viso, e il fine senso fisionomico del pittore porta ad intuizione la peculiarità dell’individuo appunto per il fatto che egli coglie e mette in rilievo quei tratti e quelle parti in cui questa peculiarità spirituale si esprime con la più chiara e pregnante vitalità. A questo riguardo un ritratto può essere molto fedele ed accurato nell’esecuzione e tuttavia essere senza spirito, mentre uno schizzo tirato giù con pochi tratti da mano maestra può essere infinitamente più vivo e di verità sorprendente. Ma un simile schizzo nei tratti propriamente significativi e indicativi deve portare a rappresentazioni l’immagine fondamentale, semplice ma totale, del carattere, che quell’esecuzione meno ricca di spirito e quella fedele naturalità non riescono a farci vedere se non pallidamente. La cosa migliore a tale riguardo è seguire il giusto mezzo fra lo schizzo e l’imitazione fedele della natura. Di tal genere sono, per es., i magistrali ritratti di Tiziano. Essi si presentano così individuali e ci danno un concetto di vitalità spirituale come non possiamo trovare in una fisionomia reale. Avviene qui la stessa cosa che per la descrizione di grandi gesta o eventi a noi tramandati da uno storico veramente artista, il quale ci traccia un’immagine di questi eventi molto più elevata e più vera di quella che avremmo noi stessi se vi avessimo direttamente assistito. La realtà è sovraccarica dell’apparente come tale, di cose secondarie e di accidentalità, cosicché gli alberi spesso ci nascondono la foresta, e sovente le cose più vera di quella che avremmo noi stessi se vi avessimo di quotidiano”” (pag 965-966) [G.W.F. Hegel, Estetica, vol. II, a cura di Nicolao Merker, Einaudi, Torino, 1972]”,”HEGx-002-FAP” “HEGEL Georg W.F.”,”Lineamenti di filosofia del diritto. Con le aggiunte compilate da Eduard Gans.”,”””Col semplice rimedio casalingo di collocare nel ‘sentimento’ ciò che è l’opera (e, invero, più che millenaria) della ragione e del suo intelletto, è certamente risparmiata ogni fatica dell’intendimento razionale e della conoscenza, governati dal concetto pensante. Mefistofele presso il Goethe – buona autorità – dice su questo, press’a poco (10), quel che io ho citato anche altra volta: ‘Disprezza pure intelletto e scienza, doni supremi dell’uomo; così ti sarai consacrato al diavolo e dovrai andare alla perdizione’ (…)”” (pag 10-11) (10) Infatti, i versi del Goethe sono riferiti dallo Hegel, in modo assai scorretto: li aveva già citati nella ‘Fenomenologia dello spirito’, ed Lasson, p. 237 (L.), (trad. De Negri, La Nuova Italia, Firenze, 1933-36, I, p: 325); cfr. Faust, Parte I, vv. 1851-2 e 1866-7. (T.) La volontà in generale ‘La volontà che è in sé e per sé è ‘veramente’ infinita, poiché il suo oggetto è essa stessa…’ pag 48) ‘La volontà è ‘universale’, poiché in essa è annullata ogni limitazione e ogni individualità particolare…’ (pag 49)”,”HEGx-008-FGB” “HEGNER H.S.”,”El tercer Reich. Ascension y caida del regimen nazi. (Tit.orig.: Die Reichskanziel von 1933 bis 1945)”,”Nazismo partito unico. “”Già nell’ estate del 1933, appena sei mesi dopo aver ricevuto il suo mandato, Hitler aveva tolto di mezzo tutti i suoi nemici e i partiti politici dell’ opposizione; il Partito nazionalsocialista rimaneva come unico padrone della situazione. Decine di migliaia di socialdemocratici, cattolici, ebrei, pacifisti, comunisti, democratici e tutti quelli che avevano manifestato la propria opposizione contro il nuovo regime erano stati immediatamenti confinati dalla S.A. in campi di concentramento. Si arrivò perfino ad incarcerare i membri del partito nazionalista tedesco, nonostante che elementi di questo partito fossero nel governo. Le leggi specifiche di questa politica distruttiva furono emanate in successione: legge di confisca delle proprietà del partito comunista (26 maggio), dichiarazione di illegalità del partito socialista (22 giugno), dissoluzione del partito popolare nazionalista (27 giugno), scioglimento del partito statale (28 giugno), scioglimento del partito popolare (4 luglio), sciglimento del partito popolare bavarese (centro) (4 luglio), scioglimento del partito centrista (5 luglio), legge che vieta la formazione di nuovi partiti (14 luglio).”” (pag 138-139)”,”GERN-105″ “HEGNER H.S.”,”Cina: ieri oggi domani.”,”Il libro è tradotto dal tedesco. L’A definisce la rivoluzione cinese “”una rivoluzione comunista senza comunisti””.”,”CINx-004-FV” “HEIBER Helmut a cura”,”Hitler stratega.”,”Fin dall’ inizio della guerra si tenevano al Quartier Generale del Reich due “”rapporti giornalieri sulla situazione””, oltre alle conferenze con i comandanti delle armate al fronte, alle relazioni degli specialisti di tecnica milare e degli ufficiali superiori convocati per questioni straordinarie. Fu però solo dalla fine del 1942 ( e fino al 22 aprile 1945) che alle riunioni parteciparono anche gli stenografi incaricati di registrare integralmente il contenuto dei colloqui. Oltre ad HITLER, stratega e condottiero, vi sono i maggiori “”signori della guerra”” tedeschi ROMMEL, HIMMLER, DÖNITZ, GÖRING, GUDERIAN, JODL, KEITEL MANSTEIN e altri. Capi comandanti locali e fattore morale. “”Il Fuhrer. Il nemico non vuole darci il tempo di rimetterci in sesto ed è per questo che continua a combattere. Questo è tutto. Ma avete anche visto che esso in qualche settore finisce per esaurirsi. Qui esso si è esaurito. Un po’ alla volta si è giunti qui a una paralisi. Zeitzler. Si ha però il sospetto che lo abbia fatto apposta, in vista delle operazioni quassù. Il Fuhrer. No, non lo credo. Z. Ci ha reso comunque abbastanza facile la resistenza. Qui non è andato avanti. F. Non l’ha fatto perché non è più in grado di farlo. Non bisogna poi pensare che esso sia come quell’ antico gigante il quale diventava più forte ogni volta che cadeva sulla terra. Z. Eppure attacca da mesi e mesi senza tregua. F. Una volta dovrà pure mancargli il fiato! Ho letto questo rapporto. Mi pare che la cosa di cui soprattutto bisogna tener conto è il fatto che il morale delle truppe non è alto. Questa è la cosa più grave. Z. Per questo metto sempre tali notizie nelle mie relazioni. Perché bisogna tener conto anche di questo. F. Io l’ho sempre fatto rilevare. Ne ho parlato anche qui recentemente agli ufficiali delle unità corazzate. Dicevano che la fanteria non combatte. Non è così, bisogna distinguere! Ci sono divisioni che si battono bene e alle quali non succede nulla di grave. C’è chi m dice che non ha senso cercare di esercitare un influsso morale sulla fanteria. Ebbene, Zeitzler vi dirò una cosa. Io sono l’ uomo che ha personalmente costruito e guidato la più grande organizzazione che forse esista al mondo e ne sono ancora oggi alla testa. E in questi tempi ho rivissuto l’ esperienza che in sostanza avevo già fatto quando mi si recapitavano le notizie dai gruppi locali e regionali nazionalsocialisti. Mi si diceva talvolta: Qui la socialdemocrazia è imbattibile, qui è assolutamente impossibile battere i comunisti, è escluso, non si eliminerà da qui il partito comunista. E io rispondevo che dipendeva da chi era in quei luoghi a capo della nostra organizzazione. Se si assume questo come criterio generale di giudizio, le cose andrebbero come devono andare. (…) Z. Si, una truppa è quale il capo la forma. F. Sempre, fondamentalmente!”” (pag 325-326)”,”GERN-106″ “HEIDEGGER Martin”,”Essere e tempo. (Tit. orig.: Sein und Zeit)”,”Opera dedicata dell’A a Edmund Husserl (1926) “”La “”Cura””, mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa abbia fatto, interviene Giove. La “”Cura”” lo prega di infondere lo spirito a ciò che aveva fatto. Giove acconsente volentieri. Ma quando la “”Cura”” pretese imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio. Mentre la “”Cura”” e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché aveva dato ad esso una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione: “”Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede la forma a questo essere, fin che esso vive lo possiede la Cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami ‘homo’ poiché è fatto di ‘humus’ (Terra)””. (pag 247) (citaz orig in latino v. nota 5)”,”FILx-403″ “HEIDEGGER Martin; a cura di Franco VOLPI”,”Il nichilismo europeo.”,”ANTE3-25 Storia del termine ‘nichilismo’. “”Il primo impiego filosofico della parola “”nichilismo”” risale presumibilmente a Friedrich Heinrich Jacobi. Nella sua missiva a Fichte la parola “”nichilismo”” ricorre molto spesso. La parola “”nichilismo”” entrò in circolazione più tardi a opera di Turgenev; per denominare la concezione secondo la quale soltanto l’ente accessibile alla percezione sensibile, cioè esperito di persona, è reale ed essente, e nient’altro.”” (pag 27)”,”FILx-408″ “HEIDEGGER Hermann”,”Die deutsche Sozialdemokratie und der nationale Staat, 1870-1920. Unter besonderer Berücksichtigung der Kriegs- und Revolutionsjahre. [‘La socialdemocrazia tedesca e lo Stato nazionale, 1870-1920. Con particolare attenzione alle guerre e agli anni della rivoluzione’]”,”‘La socialdemocrazia tedesca e lo Stato nazionale, 1870-1920. Con particolare attenzione alle guerre e agli anni della rivoluzione'”,”MGEx-245″ “HEIDEGGER Martin, a cura di Pietro CHIODI”,”Sentieri interrotti. (Holzwege)”,”Contiene: – Origine dell’ opera d’ arte – Concetto hegeliano di esperienza (scienza dell’esperienza della coscienza) – Il detto di Anassimandro Detto di Anassimandro: “”Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed esser giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo”” (pag 299) (traduzione del giovane Nietzsche) “”Ma là donde le cose hanno il loro sorgere, si volge anche il loro venir meno, secondo la necessità; esse pagano reciprocamente la pena e il fio per la loro malvagità”” (Ruchlosigkeit) secondo il tempo stabilito”” (traduzione di Diels) (pag 299)”,”FILx-291-FF” “HEIDEGGER Martin, a cura di Antonello GIUGLIANO ed Eugenio MAZZARELLA”,”Seminari di Zollikon. Protocolli seminariali-colloqui-lettere.”,”Seminari di Zollikon, tenuti da Heidegger tra il 1959 e il 1969 davanti ad un pubblico di medici, psichiatri, analisti, ora affascinati ora disorientati, sempre partecipi, il lettore troverà la viva testimonianza della passione con cui Heidegger condusse per oltre un decennio un confronto serrato tra il suo pensiero e quella peculiare e cruciale scienza dell’uomo che è la psicoterapia.”,”FILx-107-FL” “HEIDEGGER Martin, a cura di Franco VOLPI”,”Il principio di ragione.”,”Il principio di ragione, Corso universitario 1955-1956, all’università di Friburgo in Brisgovia.”,”FILx-108-FL” “HEIDEGGER Martin, a cura di Franco VOLPI”,”Il concetto di tempo. Con una Postilla di Hartmut Tietjen.”,”””Il tempo della natura, ben noto e discusso com’è, ha fornito finora il terreno sul quale basarsi per spiegare il tempo”” (pag 31)”,”FILx-033-FRR” “HEIDEGGER Martin”,”Essere e tempo.”,”Opera dedicata dell’A a Edmund Husserl (1926)”,”FILx-090-FRR” “HEIDEN Konrad”,”Adolf Hitler. L’ epoca dell’ irresponsabilità.”,”HEIDEN Konrad ebbe modo di seguire da vicino le vicende personali di HITLER nel quindicennio 1920-34. Il libro è una testimonianza storica e psicologica.”,”GERN-071″ “HEIDEN Konrad”,”Adolf Hitler. L’ epoca dell’ irresponsabilità.”,”Konrad Heiden seguì da vicine vicende personali di Hitler nel quindicennio 1920-34. Qui tenta di spiegare la Germania degli anni Trenta attraverso Adolf Hitler. Le sue osservazioni sono fatte ‘sul campo’ e sulla conoscenza di fonti pubbliche e private. E’ una testimonianza psicologica e storica. “”L’attacco frontale contro l’anima della Reichswehr [l’esercito tedesco, ndr] è sferrato da Hitler nel marzo 1929 con un discorso a Monaco. Egli grida al vanitoso vertice della nazione: «Noi nazionalsocialisti scorgiamo nella Reichswehr soltanto un mezzo al fine. Noi non domandiamo se questo o quello giovi o danneggi la Reichswehr, bensì se giovi o danneggi il nostro popolo. Perché per noi il concetto di popolo sta ancora più in alto del concetto stato. Se le cose continuano così come adesso, la Reichawehr sarà una organizzazione morta, intimamente del tutto estranea alla vita, uno strumento di potere nelle mani di tutti coloro i quali sono pronti a conservare tale strumento a vanggio dei loro scopi personali». In verità, parole profetiche! E continua sempre più eccitato: «I signori generali della Reichswehr si compiacciano di tener presente quanto segue: solo in parte sta nelle mani dell’esercito quale indirizzo vincerà in Germania, il marxismo o noi (…)””. Quando Hitler nel marzo 1929 dice alla Reichwehr: col tuo aiuto potrei vincere – è ancora necessaria un’inaudita prosopopea. Il partito non aveva un aspetto molto vittorioso con i suoi ottocentomila elettori. Ma propro da quell’epoca incominciano ad apparire alla luce tutte quelle circostanze e premesse, fin allora cresciute in silenzio e già esposte nei capitoli antecedenti, e ad operarare per colui che le sappia afferrare con maestria. Il numero di disoccupati salì nel 1930 all’inconcepibile altezza di tre milioni, la crisi economica mieteva le esistenze. Vaste masse popolari cominciarono a dubitare del sistema, ma nessuno dei partiti borghesi attaccò il sistema così violentemente come Hitler”” (pag 254-255) ‘La scarsa coscienza dei declassati forma massa.’ (pag 255)”,”GERN-001-FB” “HEIJENOORT Jean van”,”In esilio con Trockij.”,”L’A dopo la morte di T. per sette anni militònel movimento trotskista. Nel 1948 entrò in crisi e dubitando che fossero proprio i bolscevichi ad aver preparato il terreno alla repressione bolscevica, lasciò l’attività politica. Nel 1932 giovane francese attivo membro del piccolo gruppo trotskista operante a Parigi fu invitato a raggiungere T. in esilio per fargli da segretario, interprete e guardia del corpo. Visse con i T. per sette anni.”,”TROS-024″ “HEIJENOORT Jean Van GERAS Norman LÖWY Michel DALLEMAGNE Jean-Luc BIDUSSA David e altri”,”Trotsky nel movimento operaio del XX secolo.”,”Altri saggi di Ulf WOLTER (opposizioni di sinistra e burocratizzazione in URSS), Hermann WEBER (KPD e opposizione di sinistra in URSS), PENG SHU-TSE (T. e lo studio della riv cinese), Ernest MANDEL (T. e la lotta vs ascesa fascismo), Michel DREYFUS (T. dall’opposizione di sinistra ai fondamenti di una nuova internazionale), Jean-Paul JOUBERT (T. e il Fronte popolare), Giorgio ROVIDA (La rivoluzione spagnola e gli insegnamenti del 1917 russo), Attilio CHITARIN (Victor Serge e Lev T.: i presupposti di un dialogo difficile), Yvan CRAIPEAU (T. e la natura sociale dell’URSS), Michel LÖWY (sul concetto di casta burocratica in T. e Rakovsky), Pierre NAVILLE (pensiero pol di T.), J. HEIJENOORT (La storia dell’ archivio Trotsky), Paolo Edoardo FORNACIARI (Note sulla fortuna editoriale di T. in Italia).”,”TROS-035″ “HEILBRON John L.”,”I dilemmi di Max Planck. Portavoce della scienza tedesca.”,”John L. Heilbron è professore nel Dipartimento di Storia e direttore dell’Ufficio per la Storia della Scienza e della Tecnica presso l’Università della California a Berkeley.”,”SCIx-186-FL” “HEILBRONER Robert L.”,”Il capitalismo del XXI secolo.”,” HEILBRONER Robert L. (1919-2005) economista tra i maggiori studiosi delle istituzioni del capitalismo, è stato professore alla New School for Social Research di New York. Il suo lavoro più conosciuto è ‘The Wordly Philosophers. The Lives, Times, and Ideas of Great Economic Thinkers (SIMON AND SCHUSTER, 1953). Fra i suoi libri tradotti in italiano;: ‘La prospettiva dell’ uomo’ (1975), ‘Natura e logica del capitalismo’ (2001), ‘Capire l’ economia’ (2003) Keynesismo. “”Nonostante le idee politiche moderate di Keynes, la sua teoria economica fu dapprima considerata una critica radicale del capitalismo, a causa dei suoi dubbi espliciti rispetto alla capacità di autosufficienza del settore privato senza il sostegno pubblico. Oggi è possibile vedere il keynesianesimo iniziale in una luce diversa, come una forza potente, tesa ad accrescere la stabilità economica e quindi a moderare l’ umore politico del sistema””. (pag 74)”,”ECOI-181″ “HEILBRONER Robert L., edizione italiana a cura di Oscar NUCCIO”,”I grandi economisti. Da Smith a Schumpeter. (Tit.orig.: The Wordly Philosophers)”,”(2° copia) L’ eretico Hobson. “”Da Ruskin Hobson prese in prestito il suo concetto della scienza economica come una scienza umanistica piuttosto che scolastica. Si allontanò dalla vuota raffinatezza della dottrina ortodossa per costruire con passione un mondo in cui le unioni cooperative di lavoro avrebbero dato un più alto valore alla personalità umana del crasso mondo dei salari e dei profitti. Come tutti gli utopisti, Hobson insisteva sul fatto che il suo sistema non era utopistico; al contrario, egli affermava, era un sistema “”altrettanto certo quanto una proposizione euclidea””. Come utopista, egli avrebbe potuto essere rispettabile; gli Inglesi amano gli eccentrici. Fu un eretico, un uomo che calpestava le virtù della tradizione, e perciò divenne un pària della scienza economica. Il caso lo fece incontrare con A.F. Mummery, un pensatore indipendente, uomo d’affari pieno di successo ed alpinista intrepido (doveva morire nel 1895 sulle vette del Nanga Parbat).”” (pag 204) “”Hobson dapprima dissentì, poi si convinse che Mummery aveva ragione. Essi scrissero La filosofia dell’ industria, per esporre la loro opinione eretica secondo la quale il risparmio poteva minare la prosperità””. (pag 205) “”Tutto ciò sembra considerevolente lontano del problema dell’ imperialismo. Ma le idee germinano spesso in modo inusitato. L’ esclusione dal mondo della rispettabilità, condusse Hobson verso la critica sociale; la critica sociale gli fece prestare attenzione al problema politico dell’ epoca: l’ Africa.”” (pag 205) “”Qual era dunque il contenuto dell’ accusa di Hobson? Era un argomento quasi marxiano nella sua impersonalità e nella inesorabilità del suo sviluppo (per quanto Hobson non abbia avuto alcuna simpatia per i marxisti e i loro obiettivi). Affermava che il capitalismo cozzava contro una difficoltà interna insolubile e che esso era costretto a convertirsi in imperialismo, non per pura sete di conquiste, ma per assicurarsi la propria sopravvivenza economica””. (pag 207)”,”TEOS-128″ “HEILBRONER Robert L.”,”Marxismo pro e contro. Libertà e potere nel socialismo.”,”HEILBRONER Robert L., americano, è professore di economia politica nella New School for Social Research (New York). E’ autore di diversi saggi raccolti in ‘Capitalism and Socialism, Beyond Boom and Crash’.”,”TEOC-475″ “HEILBRONER Robert L.”,”Natura e logica del capitalismo.”,”HEILBRONER Robert L. nato nel 1919, professore emerito di Economia alla New School for Social Research di New York, negli ultimi cinquant’anni è stato uno dei più attenti e seguiti filosofi dell’economia e della società e un costante punto di riferimento per la sua critica al capitalismo. Tra le sue opere ‘Marxismo: pro e contro’ (1982) e ‘I grandi economisti’. “”E’ dunque profondamente sbagliato ritenere che il capitalismo sia, in sostanza, un sistema economico “”privato”””” (pag 85) Il dominio del capitale. “”Adam Smith aveva riconosciuto questa dipendenza: “”Senza impiego molti lavoratori non potrebbero sussistere neppure per una settimana, pochi un mese, e quasi nessuno un anno””, egli scrive. “”Nel lungo andare il lavoratore può essere altrettanto necessario al suo datore quanto il suo datore a lui, ma tale necessità non è così immediata”” (Smith, La ricchezza delle nazioni). Ciò che Smith non aveva riconosciuto era questo aspetto, sottolineato invece da Marx: la dipendenza presupponeva anche la dissoluzione dei precedenti rapporti sociali, dove il contadino aveva il diritto di tenere per sé una parte del raccolto da lui direttamente coltivato, e dove il lavoratore urbano possedeva i propri mezzi di produzione, ad esempio un telaio, un tornio da vasaio e altri strumenti del genere. L’alterazione di questo rapporto rappresentò il prodotto finale di un lungo processo rivoluzionario, che ha avuto inizio nel XV secolo o anche prima, si è protratto per tutto il XIX secolo e in alcune parti del mondo è ancora in atto, in cui il movimento delle ‘enclosures’, la distruzione delle gilde e mestieri protetti, la creazione di un proletariato nelle cantine della società e le forze vorticanti delle nuove tecnologie hanno scompaginato le relazioni sociali dei vecchi regimi socio-economici e spianato la strada ad una forma di regime completamente nuova: il capitalismo. Per quanto diverse fossero le azioni di questa immensa rivoluzione, il suo effetto fu sempre lo stesso: i diritti consolidati che garantivano l’accesso ai prodotti furono sostituiti da nuovi diritti, secondo cui a contadini e lavoratori era legalmente precluso l’accesso ai loro mezzi di sussistenza. Solo se si comprende che l’entità apparentemente concreta del capitale è di fatto la rappresentazione di questo rapporto di dipendenza tra due differenti categorie di esistenza sociale, si può comprendere il significato del capitale e, con esso, l’influenza che esso esercita sulla sfera del comportamento in quanto fondamentale elemento costitutivo della natura del sistema eretto in suo nome”” (pag 35-36) [Robert L. Heilbroner, Natura e logica del capitalismo, 2001]”,”TEOS-205″ “HEILBRONER Robert L.”,”The Worldly Philosophers. The Lives, Times, and Ideas of the Great Economic Thinkers.”,”Contiene il capitolo: ‘The Inesorable World of Karl Marx’ (pag 161-198) “”First, capitalism must destroy itself. The planless nature of production must lead to crises and slumps and the social chaos of depression. The system was simply too complex; it was constantly getting out of joint, losing step, and overproducing one good while underproducing another. Secondly, capitalism would unknowingly breed its own successor. Within its great factories it would not only create the technical base for socialism – mass production – but it would create as well a trained and disciplined ‘class’ who would be the agents of socialism – the embittered proletariat. By its own inner dynamic, capitalism would produce its own downfall, and in the process, it would nourish its own enemy. It was a profoundly revolutionary insight into history, not only what it betokened for the future, but for the whole new perspective it opened upon the past. We have come to be familiar with the “”economic interpretation”” of history, and we can accept with equanimity a re-evaluation of the past with respect to the struggle, say, of the nascent seventeenth-century commercial classes and the aristocratic world of land and lineage. But Marx and Engels, this was no mere exercise of historical reinterpretation. The dialectic led to the future and that future, as revealed by the ‘Communist Manifesto’, pointed to an ‘inevitable’ communist revolution which this same dialectic would produce. In somber words the ‘Manifesto’ proclaimed: “”The development of modern industry… cuts from under its feet the very foundation on which the bourgeoisie produces and appropriates products. What the bourgeoisie therefore produces, above all, are its own grave-diggers. Its fall and the victory of the proletariat are equally inevitable”””” (pag 139) [Robert L. Heibroner, The Worldly Philosophers. The Lives, Times, and Ideas of the Great Economic Thinkers, 1953]”,”ECOT-214″ “HEILBRONER Robert L. THUROW Lester C. autori, a cura di Bruno CONTINI”,”Capire la macroeconomia.”,”R.L. Heilbroner è docente di Economia presso la New Schoool of Social Research a New York. L.C. Thurow è docente di Economia e Amministrazione Aziendale presso il M.I.T.”,”ECOT-186-FL” “HEILER Friedrich; con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL”,”Storia delle religioni. Volume 2°.”,”con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL. HEILER è un grande studioso di teologia comparata.”,”RELx-009″ “HEILER Friedrich; con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL”,”Storia delle religioni. Volume primo.”,”con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL. HEILER è un grande studioso di teologia comparata. L’ immagine terrena del Tao è l’ acqua “”che si distingue per il fatto che serve a tutto il mondo e non contende il posto ad altri, che si pone là dove gli uomini non vogliono abitare””. (pag 95)”,”RELx-026″ “HEIM Alexandre, sous la direction de Barah MIKAIL”,”La Chine, son eau et ses voisins. Aperçu des pénuries en eau annoncées du XXIe siècle.”,”Tensioni internazionali sui fiumi frontalieri (pag 17) Amur, è un fiume dell’Asia orientale, fra i maggiori del mondo. Si forma dalla confluenza dei fiumi Shilka e Argun, nella Siberia orientale, al confine con la Manciuria settentrionale, e raccoglie acque da un bacino idrografico di 1.855.000 km² diviso tra Siberia, Manciuria e Mongolia. Il Brahmaputra è un fiume che nasce nel Tibet sud-occidentale, dove prende il nome Yarlung Tsangpo, e scorre verso est, lungo il versante settentrionale dell’Himalaya, in territorio cinese. Dopo avere aggirato la catena himalayana, piega bruscamente a sud, e col nome di Brahmaputra attraversa gli stati indiani dell’Arunachal Pradesh e dell’Assam, entrando poi nel Bangladesh, dove confluisce nel Gange in corrispondenza del delta di questo per sfociare nel golfo del Bengala.”,”CINE-092″ “HEIMANN Eduard”,”History of Economic Doctrines. An Introduction to Economic Theory.”,”Eduard Heimann è stato professore emerito di sociologia ed economia della New School for Social Research, New Yori. Ha insegnato dal 1933 al 1958. E’ autore di ‘Freedom and Order’ e di ‘Resaon and Faith in Modern Society'”,”ECOT-329″ “HEIN Eckhard NIECHOJ Torsten SCHULTEN Thorsten TRUGER Achim (Hrsg.)”,”Europas Wirtschaft gestalten.”,”Eckhatd Hein, professor of Economics, in particular Europe and Economic Policies, Berlin School of Economics and law. Torsten Niechoj is a professor of economics and political science at Rhine-Waal University of applied Sciences, located at the Universty’s. Thorsten Schulten Born 1966 in Dusseldorf, 1985-1992 studied political science, economics and sociology at the University of Marburg. Achim Truger (Colonia 1969) è un economista tedesco dal 2019 è professore di socio-economia con specializzazione in finanza pubblica.”,”EURE-080-FL” “HEINE Heinrich a cura di Fritz MENDE”,”La scienza della libertà. Scritti politici.”,”Sulla Polonia, Il Mare del Nord, Frammenti inglesi, Viaggio da Monaco a Genova, Lettere da Helgoland, La città di Lucca, Introduzione a ‘Kahldorf sulla nobiltà’, Pittori francesi, Situazione francese, La scuola romantica, Vario modo di concepire la storia, Prefazione al primo volume di Salon, Per la storia della religione e della filosofia in Germania, Sul teatro in Francia, Ludwig BÖRNE, Lutezia, Lettere sulla Germania, Prefaz a ‘Germania. Una fiaba invernale’, Lettera dedicatoria di ‘Lutezia’, Confessioni, Prefazione all’edizione francese di Lutezia”,”TEOP-013″ “HEINE Heinrich”,”Heine.”,”ANTE3-47 Wikip: Christian Johann Heinrich Heine (Düsseldorf, 13 dicembre 1797 – Parigi, 17 febbraio 1856) è stato il maggior poeta tedesco del periodo di transizione tra il romanticismo e il realismo. Nato da una ricca famiglia di banchieri e commercianti ebrei cercò di dedicarsi, fallendo, ad una normale carriera borghese che aveva intrapreso molto malvolentieri. A Düsseldorf, sua città natale, le vicende della dominazione francese risvegliarono in Heine una forte antipatia verso la Prussia e una precoce tendenza francofila. Nel 1817 scrisse le sue prime liriche d’amore che gli vennero pubblicate su una rivista tedesca ed iniziò, nella città di Bonn, gli studi di diritto, filosofia e letteratura seguendo le lezioni di August Wilhelm von Schlegel. Nel 1821 si trasferì all’Università di Berlino e frequentò assiduamente Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Friedrich Schleiermacher e Adalbert von Chamisso, accogliendone il pensiero. Le prime liriche e i viaggi [modifica] Heine da giovaneNel 1822 pubblicò le sue prime importanti liriche che si rivelarono subito di grande originalità per il loro stile di ballata popolare e per il rifiuto ironico di ogni illusione. In queste liriche si sente l’influsso degli scrittori da lui più amati: George Gordon Noel Byron e Joseph Fouqué. Nel 1823 pubblicò Intermezzo lirico (in tedesco Lyrisches Intermezzo), versi di rara bellezza dove si distingue una spiccata vena di malinconia. Nel 1825 Heine si convertì al protestantesimo e assunse il nome di Heinrich al posto dell’originario Harry. Nello stesso anno si laureò in giurisprudenza presso l’Università di Gottinga. Dopo la pubblicazione dei suoi due volumi dei racconti lirici Impressioni di viaggio (Reisebilder, 1826-1831), che sulla trama di un fittizio diario di viaggio tratta una vasta gamma di temi fantastici e morali rifacendosi agli esempi di Michael Sterne e di Jean Paul, egli iniziò a diventare famoso. Nel 1826 fece un breve viaggio in Inghilterra che risvegliò i suoi interessi per i problemi politici attuali e, in seguito, riunì le liriche precedenti in un unico libro intitolato Libro dei canti (Buch der Lieder) che pubblicò nel 1827. Nel 1828 fece un viaggio in Italia e nelle Notti fiorentine (Florentinische Nächte), che pubblicherà nel 1836, si ritroveranno i ricordi di questo viaggio. Il periodo francese [modifica] Intanto la situazione della società tedesca si stava facendo sempre più critica ed Heine decise di trasferirsi come giornalista nella più libera Francia dove iniziò a frequentare, oltre gli emigrati tedeschi, come Lasalle, Richard Wagner, Alexander von Humboldt, anche molti intellettuali francesi fra i quali Honoré de Balzac, Victor Hugo, Alfred de Musset e George Sand. Nel 1835 pubblicò Storia della religione e della filosofia in Germania (Geschichte der Religion und Philosophie in Deutschland) nella quale si avverte l’influsso del suo contatto con i sansimonisti, influsso che si avverte anche nella Scuola romantica (Romantische Schule) del 1836. In quegli anni di permanenza francese, Heine collaborò, per corrispondenza, a diverse riviste tedesche e nel frattempo scrisse resoconti in francese della situazione tedesca. Nel 1835, data della pubblicazione della sua Storia della religione e della filosofia, venne vietata dalla censura la circolazione dei suoi libri in Germania. I quattro volumi del Salon (1834-1840) sono tutti pervasi di temi politici. In essi si trovano i frammenti di romanzo Dalle memorie del signor von Schnabelewopski (Aus den Memorien des Herrn von Schnabelewopski) e Il rabbi di Bacharach (Der Rabbi von Bacharach), sulla persecuzione degli ebrei nel Medioevo e anche nell’illuminismo qualcuno si è ispirato a lui. Nel 1840 lo scrittore, nel suo libro H.Heine su L. Börne darà numerose e aggressive spiegazioni delle proprie idee per rispondere ai connazionali che lo accusavano. Nel 1843 attaccherà nel suo poema Atta Troll. Ein Sommernachtstraum i suoi avversari politici e letterari con dura ironia. Nel 1844, dopo un breve soggiorno ad Amburgo, scriverà la satira in versi Germania fiaba d’inverno (Deutschland, ein Wintermärchen), che diventerà una delle più importanti opere della letteratura tedesca di carattere politico e nella quale si avvertirà chiaramente l’influsso dell’amicizia parigina con Karl Marx. Nel 1851 Heine pubblicherà il libro di poesie Romancero dove descrive, con profonda serietà etica e religiosa, le sofferenze causategli dalla malattia che lo aveva colpito, l’atrofia muscolare, e che lo aveva costretto a letto per otto lunghi anni. Lo stesso sentimento pervaderà le raccolte successive (1853- 1854). Nel 1854 vedranno la luce gli Scritti vari (Vermischte Schriften) con dissertazioni su giudaismo e cristianesimo, liberalismo e comunismo che costituiranno la fine della sua attività politica e letteraria. Heine, morirà per paralisi progressiva il 17 febbraio 1856, a Parigi. La poetica [modifica] Heine usò la lingua tedesca per cantare versi melodiosi come pochi altri hanno saputo fare conquistandosi, per l’arte, la fama di più grande artista tedesco della generazione successiva a quella di Wolfgang Goethe. Egli, lavorando dapprima su una realtà psicologica lieve e delicata, basata sul ricordo nostalgico di due amori infelici (per le cugine Amalie e Therese) e in seguito più forte, quando si aggiunsero ai motivi amorosi altri temi ispiratori (la natura, la politica, la vita, la società contemporanea), seppe raggiungere effetti notevolissimi nella sua poesia. Egli seppe giocare con abilità stilistica dando ai suoi versi un tono obbiettivo anche quando esprime sensazioni e sentimenti personali. Il suo Libro dei canti, che è tra le opere della letteratura tedesca quella più tradotta e famosa, possiede una rara lievità di forme. L’originalità dei versi di Heine consiste nella tensione verso la poesia e nello stesso tempo nel modo opposto, cioè quello di voler negare ogni sentimentalismo, che gli permise di utilizare il “”materiale”” romantico con ironia e realismo.”,”GERS-026″ “HEINE Enrique”,”Cuadros de viaje. Tomo IV. Italia. 1. Viaje de Munich a Génova.”,”””Il viaggio continua poi verso Milano, Genova e la dorsale appenninica, per concludersi in Toscana, regione a cui sarà riservata una parte consistente di questa personalissima antologia di appunti, che si articola in due parti: “Die Bäder von Lucca” e “Die Stadt Lucca”, cui faranno seguito le “Florentinische Nächte”, pubblicate poi nel terzo volume del “Salon” (1837). Dell’Italia Heine conserverà un ricordo indelebile, che ripercorre con un pizzico di nostalgia nelle sue memorie: “Heinrich, Harry, Henry – tutti questi nomi suonano bene, se vengono pronunciati da labbra belle. Ma suona meglio di tutti Signor Enrico (in italiano nel testo). Così mi chiamavo in quelle notti d’estate di azzurro chiaro, trapunte di stelle d’argento in quel Paese nobile ed infelice, patria della bellezza e di Raffaello Sanzio di Urbino, di Gioacchino Rossini e della Principessa Cristina Belgioioso” – . Le sue impressioni sul viaggio in Italia, da lui giustamente definite “Bilder”, termine che in lingua tedesca può essere tradotto sia con “immagini” sia con “quadri”, finiscono così con lo spaziare in ambiti molto diversi e, ad essere sinceri, hanno poco di meramente turistico. Sotto certi aspetti costituisce una sorprendente eccezione l’attenzione da lui dedicata al duomo di Milano: “a dire il vero non posso fare a meno di citare una particolarità di Milano, che sotto ogni aspetto è la più grande – Si tratta del duomo. Da lontano sembra che sia ritagliato in cartone bianco e da vicino si rimane attoniti nel rendersi conto che questo capolavoro di intaglio sia di marmo vero e proprio…La migliore vista la offre al chiarore della luce di mezzanotte, allora tutte le bianche creature di pietra scendono dalle loro altezze da capogiro e ti accompagnano sulla piazza e ti sussurrano nell’orecchio vecchie storie, storie buffamente sacre, molto segrete su Galeazzo Visconti, che ha iniziato la costruzione del duomo e di Napoleone Bonaparte che in seguito l’ha portata avanti…. Il completamento del duomo fu un’idea cara a Napoleone e non era così distante dal realizzarla quando il suo dominio fu spezzato…”. Da Milano il suo viaggio prosegue per Genova e anche di questa città ci lascia un’immagine pregnante nella sua lucida stringatezza: “”Questa città è antica senza antichità, stretta senza intimità e brutta oltre ogni immaginazione. È costruita su una roccia, ai piedi di montagne ad anfiteatro, che abbracciano allo stesso tempo il più bel seno di mare. I genovesi hanno così avuto dalla natura il porto più bello e più sicuro””.”” (fonte http://www.bartolomeodimonaco.it/)”,”BIOx-153″ “HEINE Heinrich”,”Francia repubblicana.”,”””La pera è sempre lo scherzo popolare permanente nei giornali votati al sarcasmo e nelle caricature.”” (pag 82) Osservazioni sui francesi. Possibile che la Francia pervenga a una catastrofe spaventosa (pag 188) “”Speriamo che tuttavia io m’inganni. Il popolo francese è come un gatto che, qualunque sia l’altezza da cui cade, non si rompe mai il collo, e sempre si ritrova inveces sulle quattro zampe””. (pag 188)”,”FRAD-095″ “HEINE Enrico”,”Che cosa è la Germania. Analisi e profezie.”,”””Il grande pazzo è veramente un grandissimo pazzo, un gigantesco pazzo, e si chiama il popolo tedesco”” (Heine) (in apertura) “”La filosofia tedesca è una cosa importante che riguarda tutta l’umanità, e soltanto i nostri futuri nipoti saranno in grado di decidere se noi meritiamo il biasimo o l’elogio per aver lavorato prima alla nostra filosofia, e in seguito alla nostra rivoluzione. Mi sembra che un popolo metodico come noi siamo dovesse cominciare con la riforma per occuparsi in seguito della filosofia e non giungere alla rivoluzione politica che dopo essere passato per queste fasi””. (pag 136) “”La Germania ha sempre manifetato della ripugnanza per il materialismo: essa divenne così, per un secolo e mezzo, il vero domicilio dell’idealismo. I Tedeschi sono anch’essi andati a scuola di Descartes, e il suo grande discepolo ebbe nome Gottfried Wilhelm Leibnitz. Costui seguì la tendenza idealista del maestro, come Locke ne aveva scelto la tendenza materialista.”” (pag 61)”,”GERx-122″ “HEINE Henri”,”Pages choisies.”,”Georges Cogniot agrégé de l’Universitè. “”(…) Così parlava Heine il 15 giugno 1843, e nello stesso anno doveva diventare amico dell’uomo che era chiamato a completare quello che il poeta si attendeva dai sansimoniani e dai fourieristi. Quest’uomo era Karl Marx”” (pag 93, dal saggio di Mehring)”,”MEHx-076″ “HEINE Heinrich, a cura di Giorgio CALABRESI”,”Romanzero.”,”””Colto dalla paralisi fin dal 1846, e costretto dal 1848 a rimanere nella sua “”tomba di materassi””, la vita del poeta trascorse per molti anni sino alla fine (1856) in una disperata monotonia (…)”” (pag 12, Guida al Romanzero) “”Una volubile amorosa è la Fortuna: t’accarezza lieve i capilli; e, frettolosa, ti bacia, e vola ad altra ebbrezza. Monna Sventura è più leale; t’abbraccia forte, e: Non ho fretta! …. dice; e si pianta al capezzale a sferruzzare la calzetta”” (Lamentazioni, pag 275) ‘Piccola gente’ (pag 171) (Uomini o topi?)”,”VARx-119-FV” “HEINEN Jacqueline”,”De la I° a la III° Internacional: la cuestion de la mujer.”,”””Frente a las proposiciones reiteradas de los lassalleanos de incluir en la plataforma del Congreso de Gotha de 1875 una consigna sobre la prohibición del trabajo de las mujeres y de los niños en la industria, Bebel y Liebknecht opusieron “”la prohibición del trabajo de los niños y de todo trabajo feminino nocivo desde el punto de vista moral y físico””.Formulación recogida por Marx en la ‘Critica del programa de Gotha’ cuando afirma: “”la reglamentación de la jornada de trabajo debe implicar la limitación del trabajo de las mujeres en lo que concierne a la duraciónde la jornada de trabajo, las pausas, etc.; si no, esto no puede más que significar la exclusión de las mujeres de las ramas de industria que son particularmente perjudiciales a su salud física o contrarias a la moral, desde el punto de vista del sexo”” (Marx-Engels, Obras Escogidas, tomo III, 1970) [in Jacqueline Heinen, De la I° a la III° Internacional: la cuestion de la mujer, 1978] (pag 28)”,”INTx-047″ “HEININGER Horst KÖNIG Erika TUCHSCHEERER Walter”,”Ökonomisch-Historische Aufsätze. Zur Novemberrevolution in Deutschland und zur Gründung der KPD.”,”Il primo saggio di HEININGER si occupa della posizione economica dell’ imperialismo tedesco nel periodo antecendente la prima guerra mondiale e del suo significativo indebolimento (Schwächung) a conclusione della guerra. Le basi economiche dell’ aggressività tedesca vengono descritte attraverso una serie di tabelle tra le quali c’è quella che riporta l’ indice della produzione industriale per i decenni che vanno dal 1880 al 1913: fatto 100 il 1870 la produzione mondiale si colloca nel 1913 a 513, la Gran Bretagna a 227, la Francia a 315, la Germania a 613 e gli Stati Uniti a 787.”,”MGER-046″ “HEINSE Wilhelm, a cura di Lorenzo GABETTI”,”Ardinghello e le Isole Felici. Una storia italiana del Cinquecento.”,”HEINSE Wilhelm nacque in Turingia nel febbraio 1749. Fece studi ginnasiali a Arnstadt e a Schleusingen. Dal 1766 all’Università di jena. Dove studia letteratura e filosofia. Subisce l’influenza di Riedel. Con questi dal 1769 a Erfurt. Conosce Wieland e Gleim. Svolge attività di precettore. Poi diventa amico di Jacobi. Codirige la rivista ‘Iris’. Dal 1780 al 1783 compie un viaggio in Italia. Dal 1786 è Lettore poi bibliotecario e consigliere del Principe Friedrich Karl Josef von Erthal di Magonza. Muore nel 1803. “”Heinse proviene dal Libertinismo del Settecento che è l’Immoralismo del Settecento, il modo speciale dell’immoralismo dell’epoca. Non che i due fenomeni siano identici: dalL’Immoralismo del Rinascimento al Libertinismo settecentesco c’è un legame storico, una evoluzione interna, tanto grande che effettivamente solo in Heinse riesce a essere superata. Con il Libertinismo non si è più, come nell’Immoralismo, prima del bene e del male: si è nel peccato, che è ancora più dolce perché si sa che è peccato”” (pag XVII) “”A tutta prima non si spiega che Leonardo da Vinci o Piero della Francesca o Leon Battista Alberti si siano trovati a loro agio nelle vicinanze di uomini macchiati di ogni delitto soltanto perché questi li pagavano bene, o perché li proteggevano: da Sigismondo Malatesta a Cesare Borgia, da Antonio Orsino a Stefano e a Annibale Colonna, da Sisto IV a Innocenzo VIII, da Giulio II a Leone X. In loro c’era una spirito che, se li fuorviava verso terribili deviazioni del sentimento morale, li apriva a aspetti sensitivi, passionali, morali o religiosi che davano un valore alla loro vicinanza o alla loro consuetudine. Così mentre la corruzione e le violenze dilagano, mentre non si raggiungono i valori politici e mentre cadono i valori morali, lo spirito dell’epoca può fiorire nell’arte, anche nel modo esteriore di vivere di quegli umanisti di cui è condannata la corruzione e di cui è esaltata la capacità e la serenità di studio – di un Pomponio Leto o di Cardano, di Vanini o di Campanella o di Bruni, esseri combattivi, inquieti, rotti all’avventura, ma sempre in viaggio verso nuove scoperte””. (pag XVI-XVII) “”Chiunque percorra in lungo e in largo il mondo civile con il proponimento di agirvi con animo nobile e umanitario o governi in qualche luogo, ne legga la storia, meditandovi profondamente e con l’anima illuminata dalle proprie esperienze: essa gli offrirà una ben diversa luce che non le migliori disposizioni di un singolo uomo politico. Un pugnale nel cuore di un tiranno non basta a modificare uno Stato che non sia ancora matoro per una migliore costituzione; (…)”” (pag 134)”,”VARx-460″ “HEINZELMANN Gertrud”,”Donna nella Chiesa. Problemi del femminismo cattolico.”,”HEINZELMANN Gertrud (1914-) si è laureata in giurisprudenza presso l’Università di Zurigo con la tesi ‘Il rapporto fra Chiesa e Stato nel Concordato’ (1943). Si è distinta per aver presentato nel 1962, alla Commissione preparatoria del Concilio Vaticano II la sua ‘Eingabe’ una petizione sul ruolo della donna nella Chiesa cattolica. “”Uomini sciocchi che la donna ingiustamente accusate, ignari di cagionare quello di cui l’incolpate… E’ simile l’avventatezza del vostro folle consiglio al bimbo che fabbrica un mostro per dopo averne paura.”” Suor Juana Inés de la Cruz (1648-1695) (in apertura)”,”DONx-034″ “HEISBOURG François a cura; saggi di GRAND Camille TERTRAIS Bruno GIULIANI Jean-Dominique DAGUZAN Jean-François RACINE jean-Luc FACON Isabelle ROUQUIÉ Alain ENCEL Frédéric PRUNIER Gérard HEISBOURG François”,”Les conséquences stratégiques de la crise.”,”HEISBOURG François ha riunito ricercatori nella ‘Fondation pour la recherche stratégique'”,”ECOI-316″ “HEISENBERG Werner”,”La tradizione nella scienza. Il progresso scientifico come equilibrio dialettico tra idee innovatrici e tradizione in una raccolta di saggi inediti.”,” HEISENBERG Werner (Wurzburg 1901-Monaco 1976) dopo aver studiato fisica a Monaco e Gottinga, lavorò a lungo con Niels BOHR a Copenaghen, culla della nuova meccanica quantistica. Professore ordinario di fisica teorica all’ Università di Lipsia (1927), formulò il “”principio di indeterminazione”” con il quale venne definitivamente bandita la certezza dalla fisica moderna. Premio Nobel per la fisica nel 1932, fu uno dei pochi scienziati di fama a restare in Germania durante il nazismo con il quale non collaborò mai. Dopo la guerra contribuì alla rinascita della fisica tedesca fondando l’ Istituto Max Planck per la fisica (1946) con sede prima a Gottinga e poi a Monaco. Gherardo STOPPINI che ha curato la presentazione di questo volume si è laureato in fisica a Roma. Professore ordinario di fisica generale alla Facoltà di scienze dell’ Università di Pisa. E’ membro della Giunta esecutiva dell’ ENEA (già CNEN). Colloqui con Einstein 121 pag 150 “”Il senso della vita consiste nel fatto che non ha alcun senso affermare che la vita non ha alcun senso”” (Niels Bohr)”,”SCIx-285″ “HEISENBERG Werner”,”Werner Heisenberg. Fisica e oltre. I grandi della scienza.”,”””‘In principio era la simmetria’ è sicuramente espressione più felice di quella di Democrito ‘all’inizio era la particella’. Le particelle elementari hanno in sé un principio di simmetria: ne sono la rappresentazione più semplice e nel contempo non ne sono altro che la conseguenza. Ciò che è accidentale è comparso solo in seguito, nello sviluppo dell’universo, ma anch’esso si adatta perfettamente alle forme originarie e soddisfa le leggi statistiche della teoria dei quanti”” (pag 293-294)”,”SCIx-372″ “HEISENBERG Werner”,”Physics & Philosophy. The Revolution in Modern Science.”,”Werner Heisenberg was born in Würzburg, Germany, in 1901. He enrolled in 1920 at the University of Munich, where his father, Dr. August Heisenberg, was professor of middle and modern Greek languages. Studying under Arnold Sommerfeld, he earned his Ph.D. in physics three years later, and subsequently worked with Max Born in Göttigen and with Niels Bohr in Copenhagen. In 1927 he became full professor of theoretical physics at the University of Leipzig. In 1942, Heisenberg was appointed director of the Kaiser Wilhelm Institute for Physics in Berlin. Werner Heisenberg died in 1976.”,”SCIx-091-FL” “HEISENBERG Werner”,”Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti, 1920-1965.”,”Werner Heisenberg (1901-1976) premio Nobel per la fisica nel 1932 fu tra i fondatori della meccanica quantistica. Tra le sue opere nelle edizioni Boringhieri: ‘I principi fisici della teoria dei quanti’ e ‘Mutamenti nelle basi della scienza’. L’autore rievoca anche il clima di solidarietà che tenne uniti, nonostante le bombe e oltre le ideologie, gli scienziati del Vecchio Continente e del Nuovo Mondo. “”Si crede chissà perché che scienza voglia dire applicazione automatica della logica e di leggi prefissate. Invece, l’immaginazione ha un posto decisivo nella scienza, e soprattutto nelle scienze della natura. Infatti, è vero che i fenomeni si studiano solo con esperimenti attenti e sistematici, ma la comprensione dell’organizzazione dei fenomeni è cosa che richiede più immaginazione che pensiero logico. “”Forse noi tedeschi siamo più portati degli altri popoli a lavorare in questo campo proprio a causa dello strano fascino che l’assoluto esercita su di noi. All’estero il pragmatismo è molto più diffuso che da noi; basta pensare un attimo alla storia o ai popoli nostri vicini – all’Egitto, a Roma, al mondo anglosassone – per rendersi conto che l’atteggiamento pragmatico porta a grandi successi nella tecnologia, in economia, in politica. Ma i principi filosofici che risalgono agli antichi greci funzionano ancor meglio in campo scientifico e artistico. Se la Germania ha dato contributi scientifici e artistici che hanno cambiato il mondo – basti pensare a Hegel e a Marx, a Planck e a Einstein, a Beethoven e a Schubert – ciò si deve proprio alla tensione verso l’assoluto, al perseguimento dei principi fino alle ultime conseguenze. Ma ciò è vero solo quando la brama dell’assoluto è contenuta in forme appropriate, siano esse la scienza o il pensiero logico o, in musica, l’armonia e il contrappunto. Solo sotto un regime di vincoli rigorosi la tensione verso l’assoluto può rivelare la sua grande forza. Quando cerchiamo di violare queste norme, allora esplode il caos, quel caos che vediamo tutto attorno a noi. E io non ho alcuna intenzione di nobilitare il caos chiamandolo crepuscolo degli dei o Armageddo”” (pag 197-198) [Capitolo 15, ‘Verso un nuovo inizio (1941-45)’] Contiene il capitolo: ‘Comportamento individuale e catastrofe politica’ Biografia Werner Karl Heisenberg Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Werner Karl Heisenberg Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la fisica 1932 Werner Karl Heisenberg (Würzburg, 5 dicembre 1901 – Monaco di Baviera, 1º febbraio 1976) è stato un fisico tedesco. Premio Nobel per la fisica nel 1932, fu uno dei fondatori della meccanica quantistica. Meccanica quantistica[modifica | modifica wikitesto] Studiò all’Università di Monaco con Arnold Sommerfeld avendo come compagno di banco Wolfgang Pauli. Quando era studente nel 1922 incontrò Niels Bohr a Gottinga durante una conferenza; le sue domande argute suscitarono l’interesse di Bohr, tanto da far iniziare una fruttuosa collaborazione durata quasi vent’anni. Curiosamente Heisenberg ebbe problemi all’università nel passare gli esami, tanto da ottenere un punteggio minimo al dottorato.[1] Nel 1925 realizzò, insieme a Max Born e Pascual Jordan, la meccanica delle matrici, la prima formalizzazione della meccanica quantistica. L’intuizione sopraggiunse a Heisenberg la notte del 7 giugno mentre era in vacanza sull’isola di Heligoland. Riflettendo sulla questione, verso le tre di notte ebbe l’idea, poi euforico andò in uno dei punti a sud dell’isola per osservare l’Alba. Dopo aver mostrato agli altri scienziati la sua intuizione e interpretati i dati che richiamavano al calcolo delle matrici disse con costernazione: «Non so neppure cosa sia una matrice»[2]. L’anno successivo, con l’introduzione della meccanica ondulatoria da parte di Schrödinger, la sua teoria delle matrici, pur esatta, parve meno “”visualizzabile””. Si crearono delle tensioni tra i due scienziati, tanto che Heisenberg commentò aspramente: «Quanto più penso agli aspetti fisici della teoria di Schrödinger, tanto più repellenti li trovo. Quel che Schrödinger scrive della visualizzabilità della sua teoria “”non è probabilmente del tutto esatto””, in altri termini sono cretinate.[3]» Heisenberg e Bohr Questi toni evidenziavano il clima di scontro tra le due interpretazioni della meccanica quantistica, l’una che considerava i fenomeni atomici come “graduali” e l’altra caratterizzata da salti quantici. Al riguardo Schrödinger affermò: «Non posso immaginare che un elettrone salti qua e là come una pulce.» Chi alla fine fece da paciere tra i due fisici fu Niels Bohr: fu lui a invitare Schrodinger a Copenaghen per discutere insieme della sua versione della fisica dei quanti.[4] Nel 1927 introdusse il celebre principio di indeterminazione, secondo il quale la misura simultanea di due variabili coniugate, come posizione e quantità di moto o energia e tempo, non può essere compiuta senza una quota di incertezza minima ineliminabile. Tra coloro che espressero dubbi iniziali vi fu Bohr, suo professore a Copenaghen, che lo dissuase dal pubblicarlo se non attuando delle correzioni che egli non fece e che crearono degli attriti.[5] Il 22 marzo inviò alla rivista Zeitschrift für Physik il suo articolo intitolato Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica quantum-teoriche. Assieme a Bohr formulò l’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica. Il 1º febbraio 1928 ottenne la sua prima cattedra a Lipsia, divenendo il professore ordinario più giovane della Germania, tra i suoi allievi avrà Ettore Majorana. [6] Ricevette il Premio Nobel per la fisica nel 1932 “”per la creazione della meccanica quantistica, la cui applicazione, tra le altre cose, ha portato alla scoperta delle forme allotrope dell’idrogeno””. Bohr, Heisenberg e Pauli (al primo banco) in una riunione del 1937 Nel 1935 il premio Nobel Johannes Stark, divenuto una personalità eminente in Germania, con posizioni antisemite e naziste, accusò Heisenberg di mantenere dei rapporti con Einstein e la scienza ebraica, definendolo “spirito dello spirito di Einstein” e lanciando una campagna di delegittimazione contro lo scienziato e la fisica teorica. Heisenberg, che aspirava da tempo ad avere la cattedra di Sommerfeld a Monaco, dovette difendersi persino da un articolo uscito il 15 luglio 1937 sulla rivista delle SS Das Schwarze Korps in cui veniva definito un “ebreo bianco”. Per evitare d’essere messo in un angolo, l’anno successivo si rivolse direttamente a Heinrich Himmler, capo delle SS e amico di famiglia. Himmler lo discolpò, ma gli suggerì di distinguere nettamente i risultati della ricerca scientifica dalle caratteristiche politiche e personali del ricercatore. In questo modo egli non menzionò più in pubblico il nome di Einstein.[7] Il lavoro durante la guerra[modifica | modifica wikitesto] La fissione nucleare venne scoperta in Germania nel 1939. Heisenberg rimase in Germania durante la seconda guerra mondiale, lavorando in favore del regime nazista e guidando il programma nucleare militare tedesco. Rivelò l’esistenza del programma a Bohr durante un colloquio a Copenaghen nel settembre 1941. Dopo l’incontro la loro lunga amicizia terminò bruscamente. Bohr si unì in seguito al progetto Manhattan. Si è speculato sul fatto che Heisenberg avesse degli scrupoli morali e che avesse cercato di rallentare il progetto. Heisenberg stesso tentò di sostenere questa tesi. Il libro Heisenberg’s War di Thomas Power adotta questa interpretazione. Nel febbraio 2002 apparve una lettera (mai spedita) di Bohr del 1957[8]: vi si legge che nella loro conversazione del 1941 Heisenberg non espresse alcun problema morale riguardo al progetto di costruzione della bomba; si deduce inoltre che Heisenberg aveva speso i precedenti due anni lavorandovi quasi esclusivamente, convinto che la bomba avrebbe deciso l’esito della guerra in favore della Germania nazista. Molti storici della scienza considerano questo scritto come prova della sua adesione al progetto nazista, pur preoccupandosi della sorte dei suoi colleghi ed amici che potessero essere messi in pericolo dall’occupazione della Danimarca; altri obiettano che Bohr comprese male le intenzioni di Heisenberg.”,”SCIx-508″ “HEISLER Francis”,”The First Two Moscow Trials. Why?”,”Roy E. BURT segretario esecutivo del Socialist Party, USA. Prima le calunnie poi i processi di Mosca. “”The Pravda is unnecessarily violent in warning the people of Russia against the opponents of Stalin, disignating them “”people without support in any country.”” The Opposition “”representing no one but themselves”” by some occult means “”for years they were the source of all secret attack on the unity of the party and its leaders. They incessantly vilified the leaders, inflamed frantic hatred against them, among the entire Trotskyite-Zinovievite rabble. (…) One is not quite able to understand the Pravda – how people “”representing no one but themselves”” could mislead the party. Were those handful of men so strong in their arguments, or is the mighty Communist Party of Russia so weak that it can be misled by people representing no one but themselves? This would be hardly possible even though the Pravda refers to them as “”White-guard Bandits”” and “”Fascist Spies””. One could go on quoting from the Pravda and other official communist papers, but we believe that the above is a fair sample of the atmosphere preceding and surrounding the trial””. (pag 42)”,”RUSS-195″ “HEITLER Walter”,”Causalità e teleologia nelle scienze della natura.”,”Walter Heitler, nato il 2 gennaio 1904, ha insegnato fisica teorica nelle Università di Gottinga (1929-33) e di Bristol (1933-45) e ha diretto la scuola di fisica teorica dell”Institute for Advanced Studies”” a Dublino (1945-49). Dal 1949 occupa la cattreda di fisica teorica all’Università di Zurigo. Ha pubblicato ‘Teoria del legame chimico’ (con F. London) e ‘Teoria quantistica della radiazione’ (1936), ‘Meccanica ondulatoria elementare’ (1946). Causalità e teleologia. Causale e teleologico sono attributi fondamentalmente differenti anche se può avvenire (…) che al fine di comprendere un determinato fenomeno siano necessari entrambi. Da Newton in poi l’idea di causalità comincia ad imporsi, dapprima a poco a poco, poi a ritmo travolgente, in tutta la scienza. Quest’ultima va incontro ad una fioritura unica nel suo genere mentre nel medesimo tempo l’umanità va incontro al pericolo di una catastrofe (e non in un solo senso). Per prime celebrano il loro trionfo le scienze esatte: quasi tutto quanto viene fatto nel campo della fisica, della chimica e dell’astronomia fino al 1925 e in gran parte anche più tardi, segue il modello dei principi deterministico-causali newtoniani. Non occorre entrare nei particolari. La fisica stessa fu costretta, dal 1925, ad allontanarsi da questo modello rigoroso (…). L’idea di causalità si stende poi ad altre discipline, alla biologia e alla psicologia e dal diciannovesimo secolo in poi perfino a talune scienze dello spirito. Due esempi possono riuscire chiarificatori in proposito. Le considerazioni elementari sulla natura hanno sempre utilizzato argomenti teleologici: la rana è verde in modo da non poter essere scorta dai suoi nemici nell’erba, e il lettore potrà ricordare migliaia di altri esempi. Darwin genialmente rovesciò tali motivazioni causali: la rana è verde poiché le rane rosse, gialle e blu già da lungo tempo sono o sarebbero state divorate, così che solo le rane che “”causalmente”” possedevano il colore adatto alla difesa poterono sopravvivere. Karl Marx introdusse considerazioni causali nell’interpretazione della storia, il cui decorso risulterebbe determinato in un gioco di forze economiche contrastanti. Egli o i suoi seguaci portarono tale teoria alle sue conseguenze estreme, approdando a un determinismo storico simile in tutto a quello che in fisica preside ai fenomeni di moto”” (pag 38-39) (inserire)”,”SCIx-486″ “HEITLER Walter”,”Causalità e teleologia nelle scienze della natura.”,”‘E’ difficile trovare nella scienza un problema così controverso e di importanza storica così rivoluzionaria come quello dell’origine dell’universo”” (pag 108)”,”FILx-127-FRR” “HEITMAN Sidney”,”Nikolai Bukharin’s Theory of Revolution.”,”Questo ‘O-P Book’ è un reprint autorizzato dell’edizione originale. HEITMAN Sidney Columbia University, Ph. D., 1963, History, modern.”,”BUCS-019″ “HELD David”,”Modelli di democrazia.”,”David Held insegna Scienza politica e Sociologia alla Open University. É autore, tra l’altro di Introduction to Critical Theory: Horkheimer to Habermas, Political Theory and the Modern State, Democracy and the Global Order from the Moderne State to Cosmopolitan Governance Grafico a pag 182: ‘La teoria della crisi di Marx’ “”La chiave per la comprensione dei rapporti tra le persone, secondo Marx ed Engels, è la struttura di classe (2). La divisione in classi, affermano Marx ed Engels, non si trova in ogni forma di società: le classi sono un prodotto della storia e in futuro scompariranno. Nei più antichi tipi di società «tribali» le classi non esistevano perché in queste società non c’era né surplus produttivo né proprietà privata: la produzione si fondava sulle risorse della comunità e i frutti dell’attività produttiva erano distribuiti a tutta la comunità. Le divisioni di classe sorgono soltanto quando si crea un surplus tale che diventa possibile per una classe di non-produttori vivere dell’attività di altri. Coloro che riescono a conquistare il controllo dei mezzi di produzione costituiscono una classe dominante, o di governo, sia in senso economico che politico. Perciò per Marx ed Engels i rapporti di classe sono necessariamente rapporti di sfruttamento ed implicano divisioni di interesse tra classi dominanti e classi subordinate. Le divisioni di classe sono inoltre intrinsecamente conflittuali e danno luogo frequentemente ad una intensa lotta di classe. E’ sorprendente, e va sottolineato fin dall’inizio, che Marx non abbia scritto praticamente nulla sui possibili legami tra lo sfruttamento di classe e lo sfruttamento delle donne. Engels, comunque, tentò di analizzare questo argomento nell’opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’, nella quale cercò essenzialmente di collegare le origini del dominio sessuale alla nascita della proprietà privata, soprattutto la proprietà privata dei mezzi di produzione che a sua volta era considerata la condizione dello sviluppo dello Stato. Le più antiche forme di società, secondo Engels, erano matriarcali: le donne erano più potenti degli uomini. Ma questo rapporto tra i sessi si invertì con l’avvento della proprietà privata. Anche se Engels non spiega affatto in modo chiaro come avrebbe avuto luogo tale processo, egli lo collega direttamente con l’avvento della proprietà privata e quindi delle classi sociali, quando gli uomini si impadronirono del potere per proteggere l’eredità patrimoniale. Quindi, secondo l’analisi di Engels lo sfruttamento sessuale è una conseguenza dello sfruttamento di classe: «La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata (…). Al giorno d’oggi l’uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia (…) il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia egli è il borghese, la donna rappresenta il proletario» (3). Engels non esitò a trarre le implicazioni di questo punto di vista: con il superamento del capitalismo, e quindi della divisione della società in classi, scomparirà anche lo sfruttamento sessuale. Lo sviluppo del capitalismo, secondo Engels, prepara il terreno per la sconfitta dello sfruttamento sessuale perché la principale forma di deprivazione a cui le donne sono soggette in una società capitalista – una partecipazione non paritaria alla forza lavoro – viene in certa misura superata dall’aumento della loro partecipazione al lavoro salariato. In una società futura, una eguale partecipazione alle attività produttive costituirà la base su cui realizzare l’uguaglianza in altre sfere della vita (4). Engels e Marx adottarono un punto di vista simile anche a proposito delle disuguaglianze razziali. A loro parere la classe e la lotta di classe sono il meccanismo principale, il «motore» dello sviluppo storico”” [David Held, ‘Modelli di democrazia’, Bologna, 1998] (pag 175-177) [(2) Per una visione d’insieme si veda A. Giddens e D. Held (a cura di), ‘Classes, Power and Conflict’, London, Macmillan, 1982, pp. 12-39; (3) F. Engels, ‘Der Ursprung des Familie, des Privatei Gentums und des Staats’, in Marx e Engels, ‘Werke’, cit., trad. it., ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 101; (4) Anche se su questo problema le opinioni sono molto diverse la maggior parte dei commentatori è d’accordo nel ritenere che poco dell’analisi di Engels può essere difesa (…)]”,”TEOP-511″ “HELD David”,”Global Covenant. The Social Democratic Alternative to the Washington Consensus.”,”‘Global Covenant. The Social Democratic Alternative to the Washington Consensus’ Patto globale. L’alternativa socialdemocratica al Washington Consensus David Held è Graham Wallas Professor di Scienze politiche alla London School of Economic and Political Science (LSE) Allegata al libro una lettera manoscritta della figlia al padre (D. Preti) (13.1.2005) sul nuovo stile, sul modo di scrivere libri da parte dei Prof di ultima generazione: pochi riferimenti (note bibliografia), molto web, discorso per punti a), b), c) ecc., chiarezza e schematicità, frasi corte, assenza di ‘frasi barocche’ (che durano 5 righe o più con molte virgole, punti e virgola ecc.) Trecc: Locuzione usata per la prima volta nel 1989 dall’economista John Williamson nel proporre alcune modifiche alle politiche per lo sviluppo economico in America Latina; intorno a queste proposte Williamson riteneva che a Washington vi sarebbe stato un accordo di vedute. Il riferimento era a Washington in quanto sede sia delle istituzioni politiche statunitensi sia di quelle finanziarie internazionali chiamate a promuovere le riforme individuate da Williamson: investimenti in educazione e infrastrutture, liberalizzazione del commercio e degli investimenti, privatizzazione delle industrie di Stato. La locuzione finì presto per designare un modello universale di sviluppo, indifferente alle specificità locali e spesso in contrasto con le politiche nazionali, specie se stataliste, modello assunto a base di un accordo di fatto tra le grandi istituzioni economiche internazionali (come Fondo monetario internazionale, OCSE, Banca mondiale) sulle condizioni minime per concedere aiuti ai paesi in difficoltà. Le regole del W. c.sono state applicate nel definire le condizioni per il salvataggio di paesi a rischio default, come la Grecia durante la crisi degli anni 2011-2012 o ancora prima l’Argentina. La severità di quelle condizioni e la durezza delle relative conseguenze hanno alimentato vivaci critiche al W. c.; è stato peraltro evidenziato che un ampio ruolo dello Stato nell’economia non ha impedito a paesi come Corea, Taiwan e soprattutto la Cina di crescere (v. Beijing consensus). Williamson proponeva in realtà misure meno marcate in senso liberistico e ha replicato alle critiche sostenendo che le agenzie internazionali si sono discostate molto dalle sue proposte, che non implicavano l’adozione del liberismo. Lo stesso Williamson, del resto, ha poi rivisto i principi del W. c. sottolineando l’importanza della tassazione progressiva e delle liberalizzazioni anche nel mercato del lavoro. Wikip: L’espressione Washington consensus è stata coniata nel 1989 dall’economista John Williamson per descrivere un insieme di 10 direttive di politica economica abbastanza specifiche che egli considerava come il pacchetto standard da destinare ai paesi in via di sviluppo che si fossero trovati in crisi economica. Indice 1 Storia 2 Il senso originale: i dieci punti di Williamson 3 Disputa sulla reale efficacia 4 Note 5 Collegamenti esterni Storia Queste direttive erano promosse da organizzazioni internazionali con sede a Washington D.C., come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, e anche dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America[1]. Tra le direttive del “”pacchetto”” standard, vi sono riforme nella stabilizzazione macroeconomica, l’apertura agli investimenti e alle attività commerciali, e l’espansione del mercato nell’economia del paese che avesse richiesto l’aiuto di una delle tre organizzazioni (FMI, BM e USDT). Il senso originale: i dieci punti di Williamson Il concetto e il nome Washington Consensus vennero presentati per la prima volta nel 1989 da John Williamson, un economista dell’istituto Peterson per l’economia internazionale, un think tank economico internazionale con sede a Washington D.C..[2] Williamson usò questo termine per riassumere i principi finanziari ed economici condivisi in quegli anni da varie istituzioni che avevano sede in Washington, come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America, principi che si ritenevano necessari per il riassesto dell’America latina dalle crisi economiche e finanziarie degli anni ottanta. Il consensus come inizialmente stilato da Williamson includeva 10 larghi gruppi di suggerimenti in materia economica relativamente specifici:[1] Una politica fiscale molto disciplinata volta a evitare forti deficit fiscali rispetto al prodotto interno lordo Il riaggiustamento della spesa pubblica verso interventi mirati: si raccomanda di limitare “”i sussidi indiscriminati”” e di favorire invece interventi a sostegno della crescita e delle fasce più deboli, come le spese per l’istruzione di base, per la sanità di base e per lo sviluppo di infrastrutture Riforma del sistema tributario, volta all’allargamento della base fiscale (intesa come somma globale delle singole basi imponibili) e all’abbassamento dell’aliquota marginale Tassi di interesse reali (cioè scontati della componente puramente inflattiva) moderatamente positivi Tassi di cambio della moneta locale determinati dal mercato Liberalizzazione del commercio e delle importazioni, in particolare con la soppressione delle restrizioni quantitative e con il mantenimento dei dazi ad un livello basso e uniforme Apertura e liberalizzazione degli investimenti provenienti dall’estero Privatizzazione delle aziende statali Deregulation: abolizione delle regole che impediscono l’entrata nel mercato o che limitano la competitività, eccetto per quel che riguarda le condizioni di sicurezza, di tutela dell’ambiente e di tutela del consumatore e un discreto controllo delle istituzioni finanziarie Tutela del diritto di proprietà privata Disputa sulla reale efficacia Dopo l’invenzione da parte di Williamson, l’espressione è successivamente stata usata abbastanza comunemente con un secondo significato più ampio per riferirsi ad un generale orientamento verso un approccio economico fortemente orientato al mercato (a volte descritto negativamente con il termine neoliberismo o laissez-faire o anglofilia[3]). Nell’enfatizzare il peso della differenza tra i due significati lo stesso Williamson ha sostenuto che le sue dieci direttive originali, strettamente definite, abbiano acquisito lo status di “”tradizionali”” (cioè solitamente date per scontate) mentre il suo secondo e successivo significato, che si riferisce ad una sorta di manifesto neoliberista, “”non abbia mai ricevuto consenso [a Washington] e da nessun’altra parte in particolare””. Recentemente diversi economisti del FMI hanno espresso perplessità su alcuni aspetti (in particolare, ruolo della speculazione e austerita’)[4]. Le discussioni sul Washington consensus sono state a lungo controverse. In parte, la controversia è dovuta al mancato accordo sul significato da dare al termine, il che crea appunto uno scontro tra il significato “”originale”” inteso da Williamson e quello più ampio (più vicino al neoliberismo). Ma ci sono anche sostanziali differenze tra i meriti e i demeriti delle direttive politiche. Alcuni critici, ad esempio, sono in disaccordo con l’enfasi del “”Consensus”” originale sull’apertura dei paesi in via di sviluppo ai mercati globalizzati o con ciò che denotano come un eccessivo rafforzamento delle forze preesistenti del mercato interno a spese di funzioni chiave dello stato[non chiaro]. Per altri il problema non è ciò che c’era nel consensus, ma piuttosto ciò che non c’era, come la costruzione di istituzioni forti e l’assenza di sforzi puntati a migliorare chi nella società si trova in condizioni peggiori. A dispetto, comunque, di queste controversie, molti scrittori e molte istituzioni orientate allo sviluppo sono ad oggi d’accordo nell’accettare l’idea generale che le strategie debbano essere personalizzate in base alle situazioni dei singoli paesi. Note Williamson, John: What Washington Means by Policy Reform Archiviato il 25 giugno 2009 in Internet Archive., in: Williamson, John (ed.): Latin American Readjustment: How Much has Happened, Washington: Institute for International Economics 1989. ^ John Williamson, A Guide To John Williamson’s Writing, su http://www.iie.com, Peterson Institute for International Economics. URL consultato il 24 aprile 2015 (archiviato dall’url originale il 5 luglio 2015). ^ http://www.glistatigenerali.com/partiti-politici_storia-cultura/the-end-of-anglophilia/ ^ Maurizio Ricci, Il Fmi boccia il neoliberismo: stop austerity e controllo sugli investimenti, Repubblica, 4 giugno 2016.”,”ECOI-003-FP” “HELD Walter (Heinz EPE)”,”Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923.”,”Walter Held, pseudonimo di Heinz Epe, nacque nel 1910 in Gemrania, studiò legge in varie Università ed entrò a far parte della Gioventù Comunista del KPD in quanto ‘trotskista’, diventando nel 1933 un dirigente dell’ opposizione di sinistra internazionale. Nello stesso anno lasciò la Germania a causa del nazismo raggiungendo dopo varie vicende la Norvegia. Qui partecipò alla redazione del giornale trotskist ‘Unser Wort’ e successivamente alla pubblicazione della ‘Rivoluzione permanente’. Held aiutò Trotsky a ottenere asilo in Norvegia e divenne un suo stretto collaboratore aiutandolo a costruire la Quarta Internazionale. Scrisse una serie di articoli criticando lo stalinismo e conducendo un’analisi della situazione del movimento operaio tedesco. Nel 1941, Held, mentre tentava di lasciare in treno la Svezia (dove nel frattempo si era rifugiato) per fuggire in America attraverso l’Unione Sovietica e la Turchia, venne arrestato, interrogato e ucciso dalla GPU. Ancora oggi nessuno sa cosa ne fu della moglie e di suo figlio che viaggiavano con lui. Walter Held quando morì non aveva ancora compiuto 31 anni. Il suo articolo ‘Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923’ fu pubblicato per la prima volta in inglese nel dicembre 1942. Qui l’autore fornisce un’analisi delle ragioni che protarono alla sconfitta la rivoluzione in Germania. Nelle sue argomentazioni fa porprie le posizioni di Paul Levi, principale dirigente del KPD dopo la morte della Luxemburg e di Karl Liebknecht. Critica le posizioni estremistiche presenti nel KPD e i metodi scorretti utilizzati da Zinoviev nella direzione del Comintern. Così facendo Held minimizza le responsabilità dello stesso Levi nella sconfitta del Partito comunista tedesco. Il giudizio di Held sul congresso di Livorno del 1921 rispecchia quello di Levi…. (nota 17)”,”TROS-003-FGB” “HELD Walter (Heinz EPE)”,”Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923.”,”Walter Held, pseudonimo di Heinz Epe, nacque nel 1910 in Gemrania, studiò legge in varie Università ed entrò a far parte della Gioventù Comunista del KPD in quanto ‘trotskista’, diventando nel 1933 un dirigente dell’ opposizione di sinistra internazionale. Nello stesso anno lasciò la Germania a causa del nazismo raggiungendo dopo varie vicende la Norvegia. Qui partecipò alla redazione del giornale trotskist ‘Unser Wort’ e successivamente alla pubblicazione della ‘Rivoluzione permanente’. Held aiutò Trotsky a ottenere asilo in Norvegia e divenne un suo stretto collaboratore aiutandolo a costruire la Quarta Internazionale. Scrisse una serie di articoli criticando lo stalinismo e conducendo un’analisi della situazione del movimento operaio tedesco. Nel 1941, Held, mentre tentava di lasciare in treno la Svezia (dove nel frattempo si era rifugiato) per fuggire in America attraverso l’Unione Sovietica e la Turchia, venne arrestato, interrogato e ucciso dalla GPU. Ancora oggi nessuno sa cosa ne fu della moglie e di suo figlio che viaggiavano con lui. Walter Held quando morì non aveva ancora compiuto 31 anni. Il suo articolo ‘Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923’ fu pubblicato per la prima volta in inglese nel dicembre 1942. Qui l’autore fornisce un’analisi delle ragioni che protarono alla sconfitta la rivoluzione in Germania. Nelle sue argomentazioni fa porprie le posizioni di Paul Levi, principale dirigente del KPD dopo la morte della Luxemburg e di Karl Liebknecht. Critica le posizioni estremistiche presenti nel KPD e i metodi scorretti utilizzati da Zinoviev nella direzione del Comintern. Così facendo Held minimizza le responsabilità dello stesso Levi nella sconfitta del Partito comunista tedesco. Decreto di Trotsky e Lenin del 26 dicembre 1917 per stanziare 2 milioni di rubli per le necessità del movimento operaio internazionale (pag 6)”,”MGER-001-FGB” “HELD David MCGREW Anthony”,”Globalismo e antiglobalismo.”,”David Held insegna Scienza politica e Sociologia alla Open University. É autore, tra l’altro di Introduction to Critical Theory: Horkheimer to Habermas, Political Theory and the Modern State, Democracy and the Global Order from the Moderne State to Cosmopolitan Governance Anthony McGrew è professore di Relazioni internazionali nella Sauthampton University. Con P.G. Lewis ha curato Global Politics (1992).”,”ECOI-204-FL” “HELLAS Docteur”,”Karl Marx et son “”Manifeste communiste””.”,”Gli animatori di “”Contre-courant”” erano Louis LOUVET e André MAILLE Louvet, Louis (1899-1971)”,”MADS-486″ “HELLER Agnes”,”La teoria dei bisogni in Marx.”,”Attinge parecchio al MARX dei Grundrisse e della ‘Critica al Programma di Gotha’”,”MADS-003″ “HELLER Leonid NIQUEUX Michel”,”Histoire de l’ utopie en Russie.”,”Leonid HELLER è professore di letteratura russa all’ Università di Losanna, dopo gli studi a Varsavia e a Parigi. Ha studiato l’opera di E. ZAMIATIN, il genere fantastico e il realismo socialista. NIQUEUX ha insegnato all’ Università di Caen. Ha studiato i rapporti tra l’utopia degli “”scrittori contadini”” e il potere sovietico.”,”MRSx-024″ “HELLER Agnés”,”Per una teoria marxista del valore.”,”Contiene tra gli altri i capitoli: -Il posto dell’ etica nel marxismo -La teoria marxiana della rivoluzione e la rivoluzione della vita quotidiana “”Lo stesso Engels, in alcuni capitali dell’ Antiduhring, non fa che applicare la teoria illuministica dell’ egoismo all’ analisi di classe. Lo sviluppo evoluzionistico di questo periodo, che è passato senza grandi sconvolgimenti, non ha mai posto il movimento operaio a confronto con le lacune della sua etica””. (pag 189)”,”TEOC-268″ “HELLER Michel NEKRICH Aleksandr”,”L’ utopie au pouvoir. Histoire de l’ URSS de 1917 à nos jours.”,”I capitoli dall’ I al VI sono stati redatti da Michel HELLER, i capitoli VII a X da Aleksandr NEKRICH e il capitolo XI è stato scritto congiuntamente. L’ asse Mosca-Berlino (da pag 270) “”La stampa sovietica aveva un bel fare campagna in favore della sicurezza collettiva e contro i comportamenti aggressivi del nazismo, il responsabile di questa campagna, Radek, spiegava con una franchezza cinica a Krivitsky, il capo dello spionaggio militare sovietico in Europa: “”Solo, degli imbecilli possono credere che un giorno romperemo con la Germania. Quello che scrivo è una cosa, ma la realtà è completamente diversa. Nessuno potrà darci quello che ci dà la Germania. Per noi, è pressoché impossibile rompere con essa””. Radek aveva senza dubbio in mente non solo la collaborazione militare, ma anche l’ aiuto tecnico ed economico importante di cui l’ URSS aveva beneficiato nel corso del primo piano quinquennale. Si può affermare con certezza che l’ aiuto economico straniero, e tedesco in particolare, aveva giocato un ruolo decisivo nell’ edificazione dell’ industria sovietica””. (pag 272-273) “”Tali clausole entrano abitualmente nei trattati d’ alleanza o d’ amicizia. Il protocollo segreto complementare, firmato contestualmente al patto di non aggressione, non lascia alcun dubbio sulla vera natura di questo patto che, firmato per dieci anni, era di fatto un trattato d’ alleanza militare e di spartizione delle sfere d’ influenza in Europa. Il preambolo di accordo annunciava che nel corso di colloqui strettamente confidenziali tra i rappresentanti dei due Stati, “”sarebbero state discusse le questioni dei limiti delle rispettive sfere d’ influenza in Europa orientale””. (pag 283) “”Questo protocollo segreto fu il primo, ma non l’ ultimo ad essere concluso tra la Germania e l’ URSS nel 1939-1941″”. (pag 284) “”Il testo di questo documento è molto importante, perché, per la prima volta, l’ Unione Sovietica qui riconosce che ha gli stessi avversari egli stessi obiettivi della Germania. “”I nostri avversari””, “”La nostra causa””, sottolineava il telegramma di Molotov””. (pag 285)”,”RUST-105″ “HELLER Ágnes”,”Istinto e aggressività. Introduzione a un’antropologia sociale marxista.”,”HELLER Ágnes è nato a Budapest nel 1929. Allieva di Lukacs dal 1947 e sua assistente all’Università. Nel 1956 è stata espulsa per aver sostenuto le idee ‘false e revisioniste’ del maestro.”,”TEOS-212″ “HELLER Michel”,”La machine et les rouages. La formation de l’homme soviétique.”,”HELLER Michel, nato nel 1922, vive in Francia dal 1969 ed è (1985) maitre-assistant alla Sorbona. Ha scritto altre opere (con Nekrich, ‘L’utopie au pouvoir’) La teoria dell’uomo nuovo di Pietr Tkacev (Tkatchev) (pag 20-21) Lenin consiglia di leggere Tkacev. “”Lenine, dans ses ouvrages, ne fait pas directement allusion aux guides de la jeunesse russe de la seconde moitié des années soixante. Mais les premiers histoirens du bolchevisme n’hésitent pas à mentionner ces grands prédécesseurs. “”Dans les prévisions prophétiques de Tkachev, nous sentons, posé sur nous, l’oeil du bolchevisme””, écrit M. Pokrovski. Brontch-Brouïevitch, ami et collaborateur de Lénine, rappelle combien Tchernychevski était cher à Lénine et ajoute: “”Après Tchernychevski, Vladimir Ilitch prisait particulièrement Tkatchev qu’il conseillait à tous de lire et d’étudier”””” (pag 26)”,”RUSS-225″ “HELLER Ágnes, a cura di Federico LOPIPARO”,”Marx. Un filosofo ebreo-tedesco.”,”Ágnes Heller (Budapest, 1929) filosofa ungherese, si salva dalla persecuzione degli ebrei e nel secondo dopoguerra diventa allieva e poi assistente di Gyorgy Lukács. Esponente della scuola di Budapest, nel 1968 è costretta a lasciare l’ Istituto di Sociologia dell’ Accademia delle Scienze in seguito alle critiche mosse pubblicamente all’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Nel 1978 accetta un incarico presso l’Università di Melbourne, per poi assumere una cattedra alla New School for Social Research di New York. Nota in Occidente come la teorica dei «bisogni radicali e della rivoluzione della vita quotidiana», è oggi considerata una delle più significative filosofe viventi. Castelvecchi sta pubblicando tutta la sua opera (da 4° di copertina) ‘Cosa resta oggi del Marx teorico politico, economista, socialista, comunista o scienziato?’ (pag 9) ‘La sola politica che lo interessasse, e appassionatamente, era la politica della trascendenza, cioè un’ anti-politica’ (pag 9) Nella Scienza della logica di Hegel, si parla dell’ unità di quantità e qualità (Knotenpunkt der Massen-verhältnisse). Per Marx questo Knotenpunkt è la merce. (pag 13) “”Si è già detto che Marx usa il concetto di “”bisogni sociali”” in vari sensi. L’interpretazione più importante (e più frequente) è quella di bisogno “”socialmente prodotto””. (…) In un’altra accezione che compare più di rado, ma pur sempre con una certa frequenza, il “”bisogno sociale”” è una ‘categoria di valore positiva’: è il bisogno dell’uomo del comunismo, del cosiddetto “”uomo socializzato””. Nel terzo libro del ‘Capitale’, la società capitalistica viene di nuovo contrapposta alla società dei “”produttori associati””, proprio dal punto di vista dei bisogni. A tale proposito ricordiamo che «l’estensione o la riduzione della produzione non viene decisa ‘in base al rapporto tra la produzione e i bisogni sociali, i bisogni di un’umanità socialmente sviluppata’, ma (…) in base al profitto e al rapporto fra questo profitto e il capitale impiegato, vale a dire in base al livello del saggio del profitto (1)». Qui i “”bisogni sociali”” indicano quindi i bisogni dell'””umanità socialmente sviluppata””. E’ superfluo mettere in evidenza che anche qui per “”bisogno sociale”” si intende il bisogno del ‘singolo uomo’. (…) Citiamo, ‘last but not least’, la quarta accezione di “”bisogni sociali””: la soddisfazione sociale – o a volte comunitaria – dei bisogni. E’ un’interpretazione ‘non-economica’ che serve a definire o a esprimere il fatto che gli uomini posseggono bisogni non solo prodotti socialmente, ma anche bisogni ‘soddisfacibili’ unicamente con la creazione delle relative ‘istituzioni sociali’. (…) Sebbene la categoria non sia di per sé economica, possiamo comunque rilevarvi un aspetto economico. Nella ‘Critica al programma di Gotha’ Marx scrive che si deve detrarre dal reddito “”integrale”” del lavoro «ciò che è destinato alla soddisfazione collettiva di bisogni [c.a.], come scuole, istituzioni sanitarie, ecc.» (4). E’ interessante osservare come Marx attribuisca ai “”bisogni sociali”” puramente materiali un carattere di ‘relativa stabilità quantitativa’ (la quantità dovrebbe aumentare solo in parallelo alla crescita della popolazione). La parte di questi valori sociali che serve alla “”soddisfazione collettiva dei bisogni”” aumenterà rapidamente in futuro (per la soddisfazione di tali bisogni sarà necessaria una percentuale sempre maggiore del “”reddito integrale del lavoro””). «Questa parte aumenta fin dall’inizio notevolmente rispetto alla società attuale e aumenterà nella misura in cui la nuova società si verrà sviluppando» (5). E’ superfluo dire che Marx non si immagina assolutamente una detrazione parziale che correli i bisogni “”veri””, “”consapevoli”” degli uomini al consumo personale, mentre i bisogni “”non riconosciuti”” sarebbero rappresentati dalla “”soddisfazione collettiva dei bisogni””. Per il futuro Marx ipotizza uomini ai quali questi bisogni soddisfacibili solo socialmente appaiono ‘ab ovo’ come ‘bisogni coscienti e personali’ e la cui soddisfazione sarà così importante che essi stessi limiteranno altri bisogni. Sappiamo bene che, secondo Marx, è ‘nella società dei “”produttori associati”” che solo altri bisogni pongono limiti ai bisogni umani’. Quando cessa il dominio delle cose sull’uomo, quanto i rapporti interumani non appaiono più come rapporti di cose, allora ‘ogni’ bisogno governa il “”bisogno di sviluppo dell’individuo””, il bisogno di autorealizzazione della personalità”” (pag 134-135) [(1) K. Marx, Il capitale, cit. libro III (1) p. 315; 2) Ivi, p. 229; (4) Karl Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, in K. Marx F. Engels, ‘Opere scelte’, cit., p. 959; (5) Ibidem] (pag 131-135)”,”MADS-754″ “HELLER Ágnes”,”L’uomo del Rinascimento.”,”””Col paragonare due città: Atene e Firenze, si può offrire la prova più evidente dell’antitesi dimostrata da Marx fra la condizione antica e quella rinascimentale”” (pag 8) “”Engels ha giustamente osservato che l’epoca rinascimentale aveva bisogno di giganti e che quindi generò giganti. Ma i giganti che servivano erano di tipo particolare , per cui anche l’individualità nata e sviluppatasi in questo periodo è un ‘particolare tipo’ di individualità (quello corrispondente ai bisogni)”” (pag 291) “”L’apparente somiglianza con l’antichità scaturisce solamente dal fatto che questa differenziazione del contenuto [della filosofia sociale del Rinascimento, ndr] viene portata a termine, per ora, nell’ambito di una scienza (filosofia) ancora unitaria; che i grandi rappresentanti rinascimentali della politica, della scienza giuridica, dell’economia non sono ancora degli scienziati specializzati; che essi riferiscono sempre le loro teorie – in corrispondenza alla natura della filosofia – alla prassi, al comportamento; che essi sono rappresentanti della vita pubblica nel senso più stretto del termine. Marx ed Engels hanno giustamente interpretato la scienza del Rinascimento quale precorritrice delle loro aspirazioni e del loro modo di ragionare. L’aspetto meno moderno della filosofia sociale del Rinascimento è proprio quello in cui essa si occupa del movimento ‘generale’ della storia. Anche coloro che si sono spinti più avanti in questo campo, spiegano il movimento sociale ‘in analogia all’organismo’. Ecco la formula di Bacone: «Quando uno stato è giovane fioriscono in esso le armi: raggiunta la maturità vi fiorisce la cultura…; e infine, nei periodi di decadenza, prevalgono la tecnica e il commercio» (1). Naturalmente gli esempi (i precedenti) sono le formazioni statali dell’antichità. Neanche Bacone, che spezza con passione una lancia per la tecnica, sospetta dunque che siano possibili rapporti sociali tali in cui industria e commercio non siano elementi distruttivi, quindi non siano affatto caratteristiche della «vecchiaia». Anche qui il più radicale è Machiavelli, anche se non trasgredisce la demarcazione di confine fondamentale. Anch’egli è caratterizzato dall’analogia con l’organismo. La differenza è che egli non considera necessariamente definitiva la «vecchiaia», ma ritiene che esista la possibilità del continuo rinnovamento di una data formazione sociale in forma di ‘movimento circolare’. Hanno lunga vita quelle formazioni che vengono ogni tanto «ricondotte» alla propria origine. La Chiesa, per esempio, sarebbe scomparsa da molto tempo, se San Francesco non avesse rinnovato il cristianesimo primitivo, non avesse quindi portato a termine il compito della «riconduzione» purificatrice (…)”” (pag 491-492) [(1) Francesco Bacone, Saggi, cit., p. 271]”,”TEOS-134-FF” “HELLER Ágnes”,”La teoria dei bisogni in Marx.”,”Ágnes Heller è nata a Budapest nel 1929. E’ stata allieva e quindi assistente di G. Lukács. Come lo stesso Lukács, lasciò l’università nel 1958, accusata di averne seguito le idee “”false e revisionistiche””. Dopo la riabilitazione di Lukács poté lavorare come ricercatrice all’Accademia delle Scienze. Ne è stata espulsa nel 1973 a seguito di un’incihesta condotta contro il gruppo ormai noto come “”scuola di Budapest””, che comprende economisti, sociologi, filosofi e studiosi di letteratura ed estetica. “”Al comunismo Marx attribuisce sempre valori positivi, e li confronta con quelli esistiti, con quelli della “”preistoria”” e in particolare con quelli del capitalismo, di cui sottolinea il carattere estraniato. Questa attribuzione di valore ha per Marx – soggettivamente – il carattere del dovere: il comunismo deve essere realizzato. Ma fin dall’inizio Marx si sforza di superare teoreticamente il carattere di soggettività del dovere”” (pag 81)”,”MADS-029-FF” “HELLER Ágnes”,”Istinto e aggressività. Introduzione a un’antropologia sociale marxista.”,”Ágnes Heller è nata a Budapest nel 1929. Allieva di Lukacs dal 1947 e sua assistente all’Università. Nel 1956 è stata espulsa per aver sostenuto le idee ‘false e revisioniste’ del maestro. Contiene: Aggressività, Estraneazione e natura umana, Istinti (ira, ecc.), Carattere, Bisogni esistenziali Sugli istinti. Studio di antropologia sociale”,”TEOS-137-FF” “HELLER Ágnes”,”Teoria della storia.”,”Ágnes Haller è stata una filosofa e saggista ungherese. Nata a Budapest nel 1929, è stata la massima esponente della Scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo, parte del cosiddetto doissenso dei paesi dell’Est europeo. É morta il 19 luglio 2019 a Balatonalmádi, Ungheria.”,”STOx-090-FL” “HELLER Ágnes, a cura di Vittoria FRANCO”,”Il potere della vergogna. Saggi sulla razionalità.”,”Ágnes Haller è stata una filosofa e saggista ungherese. Nata a Budapest nel 1929, è stata la massima esponente della Scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo, parte del cosiddetto doissenso dei paesi dell’Est europeo. É morta il 19 luglio 2019 a Balatonalmádi, Ungheria.”,”TEOS-137-FL” “HELLER Ágnes”,”Teoria dei sentimenti.”,”Ágnes Haller è stata una filosofa e saggista ungherese. Nata a Budapest nel 1929, è stata la massima esponente della Scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo, parte del cosiddetto doissenso dei paesi dell’Est europeo. É morta il 19 luglio 2019 a Balatonalmádi, Ungheria.”,”TEOS-138-FL” “HELLER Agnes FEHÉR Ferenc”,”Apocalisse atomica. Il movimento antinucleare e il destino dell’Occidente.”,”Agnes Heller (1929) e Ferenc Fehér (1933) nati a Budapest, sono stati allievi, amici e colleghi di György Lukács. Allontanati per ragioni politiche dall’università nel 1968; da diversi anni vivono in Australia, dove insegnano rispettivamente all’Università di La Trobe e alla Australian National University. F. Fehér si occupa di estetica e critica letteraria; Heller di filosofia. E’ autrice di vari libri alcuni pubblicati anche in Italia, come ‘L’uomo del Rinascimento’ (1977), ‘La teoria dei bisogni in Marx’ (1974), ‘Teoria della storia’ (1982). Presso la SugarCo hanno pubblicato ‘Ungheria 1956’ (1983) e ‘La dittatura sui bisogni’ (1984), quest’ultimo in collaborazione con G. Markus. “”L’Occidente, nella situazione attuale, in un matrimonio che prostituisce la democrazia al capitalismo, in una situiazione in cui la democrazia non controlla l’industrialismo sfrenato, ha sempre meno futuro. Questa assenza di futuro è evocata dall’immagine fortemente simbolica dell’olocausto nucleare. Perciò si deve riporre mano a un progetto “”illuministico””: se non c’è futuro, se ne dovrebbe creare uno. E se c’è di nuovo un futuro, non può essere un futuro o di vita o di libertà, bensì la loro unione, che è la condizione di una buona vita”” (pag 190)”,”QMIx-331″ “HELLMANN Rainer”,”Europa e America: gli investimenti internazionali. Per una politica europea verso le imprese multinazionali.”,”R. Hellmann caporedattore a Bruxelles dell’agenzia tedesca d’informazione economica VWD e studioso sugli investimenti americani nella CEE “”La concorrenza europea non si è mai opposta all’insiediamento di banche americane. E’ invece considerata con occhio critico la tendenza di talune grandi banche americane ad acquistare istituti minori di credito europei, specialmente banche private, e a acquistare partecipazioni di minoranza in banche di media grandezza. Soprattutto in Belgio, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna, Italia, Francia, Austria, Spagna e Repubblica Federale, istituti di credito americani hanno una partecipazione in quelli nazionali”” (pag 67)”,”EURE-105″ “HELPMAN Elhanan”,”Il mistero della crescita economica.”,”HELPMAN Elhanan è professore di International Trade a Harvard e di International Economic Relations a Tel Aviv. E’ visiting professor a Bologna, Milano, Firenze, e ospite del Servizio Studi della Banca d’Italia.”,”ECOT-160″ “HELVETIUS Claude Adrien; a cura di Alberto POSTIGLIOLA”,”Dello spirito.”,”Con quest’opera il filosofo si tirò dietro molte condanne. La polemica contro la metafisica spiritualistica, i pregiudizi, l’ intolleranza, i privilegi, il colonialismo, la repressione sessuale, e l’esaltazione della felicità di tutti, della libertà di espressione, dell’ uguaglianza, fanno di questo libro uno dei testi del radicalismo laico. Esso ebbe larga influenza sul pensiero del secolo XVIII, sarà poi noto al giovane MARX e apprezzato da STENDHAL e NIETZSCHE, ma in generale verrà ripudiato per la cattiva coscienza della borghesia uscita vittoriosa dalla Rivoluzione francese del 1789.”,”FILx-046″ “HÉMERY Daniel”,”Révolutionnaires vietnamiens et pouvoir colonial en Indochine.Communistes, trotskystes, nationalistes à Saigon de 1932 à 1937.”,”Avant-propos, Abréviations et sigles, Conclusion, Documents Annexes, Carte, Notice bibliographique, Index: Noms de personnes, Noms géographiques et ethniques, Journaux, revues, partis et organisations diverses, Graphiques, Tableau, Notes, Bibliotheque Socialiste dirigée par Geoges Haupt, BS 30,”,”TROS-053-FL” “HEMINGWAY Ernest, a cura di Bruno FONZI”,”Torrenti di primavera. Storia romantica in onore di una grande razza al tramonto.”,”Hemingway scrisse i ‘Torrenti di Primavera’ nel 1926, a Parigi, nel fervore di polemiche intorno all’arte e alla letteratura che caratterizzò il decennio della “”generazione perduta””. Sotto forma di romanzo parodistico, si tratta di un libro di polemica che segna la rottura tra Hemingway e Sherwood Anderson e la sua letteratura. È la rivolta di Hemingway contro uno degli scrittori che maggiormente avevano contribuito alla sua formazione letteraria e che era stato tra gli iniziatori di quel movimento di ribellione alle regole strutturali della narrativa americana di cui la Gertrude Stein, Hemingway e tutta la “”generazione perduta”” erano i continuatori… (pag 9)”,”VARx-038-FSD” “HEMMING John, edizione italiana a cura di Furio JESI”,”La fine degli Incas.”,”John Hemming è direttore e segretario generale della Royal Geographical Society. Ha compiuto numerose spedizioni di ricerca sugli Indios sotto l’egida della Survival International da lui creata è autore della “”Storia della conquista del Brasile”” (Rizzoli, 1982) e “”The Search for Eldorado””. “”Così finì Tupac Amaru, l’ultimo figlio di Manco, l’ultimo sovrano incoronato del Perù e l’ultimo Inca. Il processo sommario, la dignitosa morte fu dolorosamente familiare. Il processo sommario, la dignitosa condotta della vittima sul patibolo, la pompa esagerata dei servizi funebri, la passiva disperazione della popolazione indigena e il successivo autorimproverso degli spagnoli, tutto ciò fu un amaro ricordo dell’esecuzione di Atahualpa trentanove anni prima. La morte dei due capi, zio e nipote, simboleggia l’inizio e la conclusione della Conquista del Perù. Il colpo che decapitò Tupac Amaru, fu l’atto finale della conquista spagnola del Perù, esattamente quasi quarant’anni dopo il primo atto di violenza dell’imboscata nella piazza di Cajamarca”” (pag 438)”,”AMLx-160″ “HEMMING John”,”Storia della conquista del Brasile.”,”John Hemming è direttore generale dfella Royal Geographical Society. Nel 1961 ha partecipato alla esplorazione delle sorgenti del fiume Iriri nelle foreste brasiliane. E’ autore de ‘La fine degli Incas’ (1975) e ‘The Search for Eldorado’. La conquista dell’ ‘oro rosso’, gli indios e il loro sangue versato nello scontro tra i due mondi…”,”AMLx-183″ “HEN Alexis; DURAISIN Laurent; CONNOLLY James”,”‘Les trotskystes grecs pendant la seconde guerre Mondiale (Hen); Grèves en Belgique durant la seconde guerre mondiale; La grève des 100.000; Gréve générale de 1942 au Luxembourg; Le scandale de la grève oubliée des mineurs de mai-juin 1941; La Résistance; Grande Grève du 31 aout 1942: quand tout un peuple résiste à l’occupant (Duraisin); Résistance non violente contre le Nazis en Europe 1940-1944; La résistance aux occupations militaires en Europe depuis le XIXe siècle (Connolly); Bilan de la Seconde Guerre mondiale (en chiffres); L’occupation de la Hollande pendant la Seconde Guerre mondiale.'”,”‘Les trotskystes grecs pendant la seconde guerre Mondiale (Hen); Grèves en Belgique durant la seconde guerre mondiale; La grève des 100.000; Gréve générale de 1942 au Luxembourg; Le scandale de la grève oubliée des mineurs de mai-juin 1941; La Résistance; Grande Grève du 31 aout 1942: quand tout un peuple résiste à l’occupant (Duraisin); Résistance non violente contre le Nazis en Europe 1940-1944; La résistance aux occupations militaires en Europe depuis le XIXe siècle (Connolly); Bilan de la Seconde Guerre mondiale (en chiffres); L’occupation de la Hollande pendant la Seconde Guerre mondiale.'”,”TROS-366″ “HEN Alexis”,”Les trotskyistes grecs pendant la seconde guerre Mondiale.”,”””En octobre 1944 les trotskystes mettent en garde contre les illusions dans le débarquement britannique au Pirée. Ils dénoncent le gouvernement d’unité nationale, où est représentée le KKE (Parti communiste de Grèce, ndr), comme un gouvernement bourgeois. Mais, à aucun moment, ils ne s’opposent explicitement aux troupes britanniques. Pourtant, on n’est pas comme en 1940 où la lutte contre l’occupation italienne revenait à se ranger dans le camp de Churchill et de Metaxas dans la guerre: cette fois-ci la bourgeoisie grecque dépend, pour sa survie, des troupes britanniques. Les trotskystes sont optimistes et croient que la fin imminente de la guerre va ouvrir des situations révolutionnaires partout en Europe”” (pag 8) “”Nell’ottobre 1944 i trotskisti misero in guardia contro le illusioni sullo sbarco britannico al Pireo. Denunciarono il governo di unità nazionale, in cui era rappresentato il KKE (Partito Comunista di Grecia, ndr), come un governo borghese. Ma, in nessun momento, si opposero esplicitamente alle truppe britanniche. Tuttavia non è come nel 1940, quando la lotta contro l’occupazione italiana equivaleva a schierarsi con Churchill e Metaxas nella guerra: questa volta la borghesia greca dipendeva per la sua sopravvivenza dalle truppe britanniche. I trotskisti sono ottimisti e credono che l’imminente fine della guerra avrebbe aperto situazioni rivoluzionarie in tutta Europa”” (pag 8)”,”TROS-017-FGB” “HENDERSON W.O.”,”The Life of Friedrich Engels. Volume II.”,”HENDERSON W.O. è conosciuto come studioso nel campo della storia economica dell’ Europa moderna. Ha svolto la sua carriera a Cambridge, Liverpool e Hull. Dopo la guerra ha lavorato per la Manchester University come Reader in International Economic History fino al suo ritiro. Oltre alla sua biografia, ha anche curato un’edizione degli scritti di Engels.”,”MAES-083″ “HENDERSON W.O.”,”The Life of Friedrich Engels. Volume I.”,”HENDERSON W.O. è conosciuto come studioso nel campo della storia economica dell’ Europa moderna. Ha svolto la sua carriera a Cambridge, Liverpool e Hull. Dopo la guerra ha lavorato per la Manchester University come Reader in International Economic History fino al suo ritiro. Oltre alla sua biografia, ha anche curato un’edizione degli scritti di Engels.”,”MAES-093″ “HENDERSON Fred”,”The Economic Consequences of Power Production.”,”””But poverty and insecurity in a world of abundant resources and of gigantic powers which have been effectively mastered and put in harness for human service is a monstrous stupidity. It is not a deprivation imposed upon us by any lack of natural opportunity, but a failure in human intelligence. Given the resources, their distribution is not a question of natural limits or inevitable laws from which we cannot escape, but of ordinary sensible human arrangements”” (pag 63) Molti riferimenti alla politica del presidente Hoover.”,”ECOI-338″ “HENIG Ruth”,”The Origins of the First World War.”,”HENIG Ruth è Lecturer in History nell’Università di Lancaster. Molto spazio viene dato al dibattito storiografico Tesi del tipo: ‘Guerra come risultato non voluto, risultante parallelogramma di forze’ “”However, the essential point which was common to both the American and Marxist interpretations of 1914 which appeared in the inter-war period was that no single nation or alliance could be held responsible for the outbreak of war. If guilt was appropriate, it should be shared. If the breakdown of the entire European diplomatic system or the development of an advanced stage of capitalism was to blame, this was beyond the control of a single nation. By the late 1930s, the view which prevailed most strongly about the origins of the war was the one put forward by David Lloyd George, British Prime Minister from 1916 to 1922, in his ‘War Memoirs’, that ‘the nations in 1914 slithered over the brink into the boiling cauldron of war’. There was no general ‘will to war’; the crisis escalated, nations were carried away despite themselves and a war broke out which no single country really wanted”” (pag 39)”,”QMIP-110″ “HENIG Ruth”,”The Origins of the Second World War, 1933-1939.”,”HENIG Ruth è Lecturer in History nell’Università di Lancaster. Molto spazio viene dato al dibattito storiografico Crisi economica e difficoltà della Germania. “”German finances were stabilized only after American intervention and the floating of a massive American loan in 1924. This enabled Germany to pay reparations to France, Britain and Belgium, albeit on a much more modest scale than the French had originally pressed for, and enabled the former allies to repay their war debts to the United States. On more than one occasion the British government suggested the all-round cancellation of war-debts and reparations, but neither the French nor the American governments favoured such a solution. Nor were the Americans willing to extend large government credits to Europe to help with the process of reconstruction and economic recovery. What they did do was to reduce interest on war debts, extend repayment periods and encourage private investors and corporations to invest capital in individual European firms and countries. Such investment in Germany between 1924 and 1929 enabled factories to be re-equipped and industrial enterprises to be extended on a substantial scale. The Wall Street crash of 1929 therefore had a catastrophic effect on America’s European debtors. As the depression in America deepened and loans were called in, the flow of funds to Europe stopped and capital was withdrawn. European investors then compounded the crisis by switching their own money to safer havens overseas or by cashing in their assets. Germany, a major recipient of loans, was bound to be severely hit, along with countries like Austria and Hungary whose economies had been shaky throughout the 1920s. Unemployment in Germany in March 1929 was already standing at 2.8 million registered workers without jobs. By February 1931 there were nearly 5 million people unemployed and a year later the figure had risen to over 6 million. The German government, under increasing political pressure, pursued orthodox policies of deflation which resulted in wage cuts and further job losses. Though it was agreed that reparations payments could be temporarily suspended in summer 1931, a German proposal to conclude a customs union with Austria caused an international outcry which played into the hands of extreme nationalists in Germany who were gaining increasing popular support.”” (pag 9-10)”,”QMIS-151″ “HENIG Ruth”,”Versailles and After, 1919-1933.”,”HENIG Ruth è Lecturer in storia nell’Università di Lancaster. “”At the same time, Bolsheviks weakness in the face of German military might in eastern Europe helped to shape the map of Europe after 1919. In March 1918, Bolsheviks leaders had no alternative but to accept the draconian terms which Germany imposed upon them in the Treaty of Brest-Litovsk. Not only did Moscow recognize the independence of Finland, the Ukraine and the Baltic states, but it also agreed to the redrawing of Russia’s western frontier far to the east. As a result, large areas of Poland were freed from Russian rule, and the subsequent defeat of Germany and Austria-Hungary cleared the way for the reconstitution of an autonomous Polish state. The defeat of the Habsburgs also enabled the independent state of Czechoslovakia to be established. Other national and racial groupings clamoured for statehood, including Galicians, Ruthenians and Georgians. While the peace-makers pored over maps, the forces of the contending claimants to the western parts of the former Russian empire and of Habsburg territories battled it out in a series of direct military confrontations throughout 1919 and early 1920. The territorial arrangements which were eventually concluded owed as much to the outcome of these clashes as to the negotiations at Paris.”” (pag 7)”,”RAIx-325″ “HENNESSY Edward L. jr”,”Allied Corporation. Strengh through Diversification.”,”Fondo Palumberi Edward L. Hennessy jr, member of the Newcomen Society, Chairman and Chief Executive Officer Allied Corporation, Morristown, New Jersey”,”ECOG-075″ “HENNIG Günter”,”August Bebel. Todfeind des preußisch-deutschen Militärstaats, 1891-1899.”,”‘August Bebel. Nemico mortale dello Stato militare prussiano-tedesco’ Introduzione: ‘Die ökonomische und politische Lage in Deutschland in der Jahren 1891 bis 1898 und die allgemeine Lage in der deutschen Arbeiterbewegung’ ‘La situazione economica e politica in Germania negli anni 1891-1898 e la situazione generale del movimento operaio tedesco’ Der Milizgedanke bei Friedrich Engels 1895 La concezione di Friedrich Engels delle milizie nel 1895″,”BEBx-038″ “HENNINGER Laurent a cura di”,”Histoire militaire et sciences humaines.”,”HENNINGER Laurent: (7 dicembre 1959) proget manager al Centro Studi Storici della Difesa (CEHD). «(…) le commissioni specializzate del CEHD affrontano ora temi trasversali come la storia dell’intelligence o delle armi nucleari, la storia socio-culturale degli eserciti, la guerra nella terza dimensione, la guerra navale e la proiezione di potenza, finanza e difesa, (…) Un processo eminentemente dialettico che richiede un autentico scambio tra discipline spesso compartimentate. (…) Crediamo quindi che una storia militare rinnovata debba collocarsi nella continuazione delle Annales, ma una continuazione critica, che vada oltre l’opposizione tra storia tradizionale e Nuova Storia…» (pag 13, 14; dall’Introduzione di Henninger Laurent).”,”QMIx-229-FSL” “HENRICH Dieter”,”Between Kant and Hegel. Lectures on German Idealism.”,”Dieter Henrich is Professor Emeritus at the University of Munich and the author of many books, including The Unity of Reason (Harvard). David S. Pacini is Associate professor of Historical Theology, Emory University, and the author of the Cunning of Modern Religious Thought. Preface, Foreword by David S. PACINI, Acknowledgments, Textual Notes and Abbreviations, Introduction, Notes, Index,”,”HEGx-030-FL” “HENRI-ROBERT Jacques”,”Dictionnaire des diplomates de Napoleon. Histoire et dictionaire du corps diplomatique consulaire et impérial.”,”””Sa politique était celle de la victoire. Dans le désastre, il n’était pas pris de court sur le champ de bataille; mais il perdait pied pour négocier”” (André Suarés), ‘Napoléon’ (in apertura) “”La sua politica era quella della vittoria. Nel disastro, non è stato colto alla sprovvista sul campo di battaglia; ma ha perso l’equilibrio nel negoziare”” Jacque Henri-Robert, laureato in Storia, è un insegnante a Parigi. Si è laureato alla Sorbona, ha pubblicato articoli e studi sulle diplomazie rivoluzionarie e ha dedicato molte delle sue ricerche al corpo diplomatico francese durante la Rivoluzione.”,”FRAN-014-FSL” “HENSHALL Kenneth G.”,”Storia del Giappone.”,”HENSHALL Kenneth G. è docente di studi giapponesi all’ Università di Canterbury in Nuova Zelanda e autore di numerosi saggi storici e letterari sull’ universo nipponico. Ha pubblicato ‘Guide to Remembering Japanese Characters’ (1995) opera di riferimento per lo studio del giapponese. Il ‘Kokutai no Hongi’ (Principi fondamentali della nazione), la Bibbia del “”sistema imperiale””, pubblicato dal ministro dell’ istruzione nel marzo del 1937. (pag 168) “”La centralità del ruolo dell’ imperatore nell’ ideologia prebellica in alcuni casi ha messo in ombra altri aspetti importanti del ‘Kokutai no Hongi’. Uno di questi è la diffusione dell’ idea che i giapponesi fossero “”un tutt’ uno con la natura”” e la loro esistenza più pura e naturale di quella degli occidentali, corrotti dall’ individualismo. Quasi certamente la paternità della visione di una speciale armonia con la natura è da attribuire soprattutto a uno dei membri del comitato che scrisse il documento: Watsuji Tetsuro (1889-1960), un noto filosofo che nutriva un interesse particolare per il determinismo ambientale. Anche se probabilmente non era nelle sue intenzioni, la dottrina fu usata come una delle giustificazioni dell’ espansione nel continente asiatico. In tal modo i giapponesi potevano affermare che l’ espansione in Asia era finalizzata non soltanto a liberare il continente dall’ oppressione del sistema politico ed economico occidentale, ma, a un livello superiore, anche a ristabilire l’ armonia tra l’ essere umano e la natura. L’ armonia naturale veniva chiamata ‘musubi’, un termine piuttosto complesso che riunisce i concetti di “”legame””, “”armonia”” e “”accoppiamento”” sessuale, con il significato implicito di “”procreazione””, “”generazione”” e, per estensione, “”vivacità””, “”forza vitale”” e “”purezza originaria”” associata alla nuova vita. Una delle descrizioni più chiare in lingua inglese del concetto di musubi è quella contenuta nell’ opera di Kawai Tatsuo, The Goal of Japanese Expansion’, del 1938.”” (pag 170)”,”JAPx-064″ “HEPNER Josef”,”Josef Dietzgens Philosophische Lehren. Mit einem Porträit von Josef Dietzgen.”,”Biografia di DIETZGEN: Dietzgen (Joseph), filosofo materialista tedesco (Blankenberg, presso Colonia, 1828 – Chicago 1888). Operaio conciatore, autodidatta, pervenne a una filosofia materialistica assai vicina a quella di Marx ed Engels. Visse in Germania fino alla rivoluzione del 1848, poi emigrò in America; nel 1863 si recò in Russia restandovi fino al 1869; quindi tornò in Germania e in seguito si stabilì definitivamente in America. Opere principali: Essenza del lavoro intellettuale (1865), Studio sul ‘Capitale’ di Marx (1866), Escursioni di un socialista nell’ ambito della teoria della conoscenza (1870), Acquisizione della filosofia (1871). (RIZ)”,”FILx-250″ “HEPNER Benoît P.”,”Bakounine et le panslavisme révolutionnaire. Cinq essais sur l’histoire des idées en Russie et en Europe.”,”HEPNER Benoît P. “”Très lié avec les Allemands, – jeunes Hégéliens réfugiés à Paris: Ruge qui y édita le seul numéro de ses “”Annales germano-françaises””, Herwegh et cet ami émouvant et fidèle jusqu’à la fin de sa vie que fut le musicien allemand Reichel; habitant même un certain temps dans une chambre vide de la rédaction du journal “”Vorwaerts”” fondé par Bernays et qui comptait parmi ses collaborateurs aussi bien Marx et Engels que Heine, – Bakounine sut en même temps faire un nombre étonnant de connaissances parmi le Français, hommes politiques, journalistes, poètes, penseurs. Il connut Emile de Girardin et Ledru-Rollin, Lamennais et George Sand, Michelet et Quinet. Il eut ses entrées dans les sociétés socialistes et communistes, dans les clubs où dominait l’élément ouvrier. Lorsqu’en 1844 il fit connaissance d’Engels, ce fut lui qui assuma le rôle du guide à travers ce Paris ignoré des étrangers. Le mot socialisme était de fraîche date. Il apparut pour la première fois dans l'””Essai sur l’inégalité”” de Pierre Leroux en 1837 et acquit bientôt droit de cité sans qu’on s’inquiétât de ses origines ni outre mesure de son sens exact. Victor Hugo, dans son “”William Shakespeare”” constatait, par exemple, que c’est au travail de l’éducation du peuple que se sont dévoués “”pendant ces quarante dernières années, les hommes qu’on appelle socialistes””. “”L’auteur de ce livre, – disait-il encore, – est un des plus anciens””. Et il ajoutait: “”Romanticisme et socialisme, c’est le même fait”” (4). Un autre mot, créé à la même époque par Auguste Comte, altruisme, prit un sens très défini qui le confinait dans le domaine de la morale. Le communisme évoquait l’idée plus précise de la classe ouvrière en quête d’émancipation révolutionnaire. C’est dans ce sens qu’il dominait chez les Allemands: Hess, Marx aussi bien que Weitling. Réunie en 1847 à Londres, la fédération dite internationale se donne ce nom et chargea Marx et Engels d’élaborer son programme. Ainsi naquit le “”Manifeste communiste”” passé en France bien inaperçu. Mais d’autres idées s’y mélaient. Cabet. l’auteur du “”Voyage en Icarie”” s’en réclamait pour son utopie égalitaire et minutieuse. Et le même Weitling, libertaire, idéalisant en vue de la révolution les hors-la-loi, arrivait en fin de compte à prôner l’idéal d’une société lourdement réglementée. Ce double caractère éclaire l’apparente contradiction dans la pensée de Bakounine des années 1840. Le Jules Elysard des “”Annales allemandes””, “”démocrate absolu et effréné”” d’après ses paroles (et ‘démocrate’ signifie chez Bakounine ici et pour la plupart ‘révolutionnaire’), considerant la révolution à laquelle il aspirait comme indivisible, fit volontiers sienne la gamme des arguments moraux, économiques et politiques de Hess et Weitling; (…)”” (pag 203-204) [Benoît P. Hepner, Bakounine et le panslavisme révolutionnaire. Cinq essais sur l’histoire des idées en Russie et en Europe, 1950] [(4) Cf. Roger Picard, ‘Le romanticisme social’, New York, 1944, p. 143]”,”ANAx-366″ “HERACLIDES Alexis DIALLA Ada”,”Humanitarian intervention in the long nineteenth century. Setting the precedent.”,”Dedica manoscritta di A. Dialla a Vittorio Alexis Heraclides è professore di Relazioni Internazionali e Risoluzione dei conflitti al Dipartimento di Scienze Politiche e Storia della Panteion University Social and Politica Sciences, Atene Ada Dialla è Assistent Professor of European History and the Department of Theory and History of Art, Athens School of Fine Arts The *Greek-Turkish conflict in the Aegean : imagined enemies / Alexis Heraclides. – Basingstoke : Palgrave Macmillan, 2010 New perspectives on south-east Europe The *self-determination of minorities in international politics / Alexis Heraclides. – London : F. Cass, 1991″,”RAIx-001-FSD” “HERAUD Guy”,”L’Europe des ethnies.”,”Etnia, razza e carattere (pag 25-32): Importanza del fattore ematologico. L’autore cita i lavori di Léone Bourdel e Jacques Genevay (1) sui gruppi sanguigni. Si arriva a stabilire la formula ematologico dell’ etnia (rapporto tra il tipo di sangue e il temperamento (predominanza del sangue di tipo A, 0, B, AB nelle varie popolazioni) (pag 26-28) (1) L. Bourdel, Groupes sanguins et témperaments, Paris, Maloine, 1960″,”TEOS-303″ “HERBERT Ulrich”,”Hitler’s Foreign Workers. Enforced Foreign Labor in Germany under the Third Reich.”,”Dal 1944 uno su tre membri della forza-lavoro in GERM era un lavoratore straniero forzato: in totale oltre 12 milioni di lavoratori nell’intero periodo. Il picco si raggiunse nell’agosto 1944 con 7.8 milioni di cui 5 civili e 2.8 prigionieri di guerra.”,”GERN-004″ “HERDE Peter”,”Pearl Harbor. Un’aggressione a tradimento. Un capolavoro dell’arte militare.”,” 7/12/1941 Peter HERDE nato nel 1933 ha studiato a Heidelberg e a Monaco. Professore ordinario di storia medievale all’Università di Francoforte e poi a Würzburg, ha insegnato all’estero come Visiting Professor. Nota: Le tesi di Herde sono riprese da Cervetto che deve aver letto l’edizione Bur del 1986 e lo cita in articoli su LC del 1986 riportati ne la ‘Contesa mondiale’ (bibl.). Cervetto cita i passi a pag 16-17 e pag 27. “”Nel frattempo Hitler era giunto alla conclusione che l’Inghilterra non si sarebbe lasciata convincere a firmare la pace e che d’altronde lo sbarco progettato non erra realizzabile; così nei calcoli di Hitler il Giappone tornò in primo piano, poichè egli aveva la possibilità di indebolire la Gran Bretagna con un attacco alla Malesia e di impegnare gli USA nel Pacifico, scongiurando così il loro intervento nel teatro di guerra europeo. Di conseguenza nell’autunno del 1940 l’idea di Hitler di attaccare l’Unione Sovietica cominciò a diventare sempre più concreta””. (pag 27) Da Ibs: Il 7 dicembre 1941, proprio mentre a Washington veniva consegnata la dichiarazione di guerra, sfruttando in tal modo il gioco del fuso orario, gli aerei dell’aviazione imperiale nipponica del capitano di corvetta Fuchida piombavano sulla baia di Pearl Harbor e annientavano praticamente la flotta americana del Pacifico, affondando sette navi da battaglia, alcune decine di altre unità minori e distruggendo oltre 200 aerei. Ma le tre portaerei USA che erano il vero obiettivo dell’attacco non si trovavano, misteriosamente, all’ancora nella baia devastata e proprio l’Enterprise, la Hornet e la Yorktown nel corso della battaglia di Midway, tra il 4 e il 16 giugno 1942, avrebbero mutato il corso della guerra del Pacifico. Giudizi. Libro fondamentale per comprendere le cause della guerra, i dettagli diplomatici, la situazione internazionale ed il complesso concatenarsi degli avvenimenti. Lettura impegnativa con un imponente apparato di note bibliografiche. Ultima parte dedicata alla descrizione dell’attacco che non si dilunga in particolari. Da leggere in connessione con le opere di G.Prange e W.Lord Più che un libro sull’ attacco vero e proprio cui è dedicato solo un capitolo, questo libro narra le cause che portarono al 7 dicembre. se cercate un testo che racconti gli episodi di quel giorno dal punto di vista dei protagonisti, leggete l’opera di Walter Lord edita da garzanti”,”QMIS-132″ “HERDER Johann Gottfried”,”Metacritica. Passi scelti.”,”Johann Gottfried Herder nasce il 25 agosto 1744 a Mohrungen, borgo della Prussia orientale, situato tra Danzica e Varsavia. Nel 1762 si iscrive alla facoltà di teologia dell’Università di Königsberg. Contemporaneamente ottiene un incarico come supplente al Collegium Fridericianum. Dapprima segue i corsi del teologo moderato Lilienthal, del teologo Kypke, e le lezioni di scienza naturale di Johann Teske, quindi frequenta le lezioni di Kant. Nel 1770 in febbraio è ad Amsterdam, poi ad Amburgo. Incontra Lessing. Diviene precettore del principe ereditario di Holstein-Gattorp. Il suo viaggio in Europa si conclude a Strasburgo dove fa la conoscenza di Goethe e prende contatto con alcuni giovani intellettuali, che daranno vita al movimento dello Sturm und Drang. Nel 1776 per intercessione di Goethe ottiene un posto di predicatore di corte e sovrintendente generale della Chiesa evangelica a Weimar, e qui si stabilisce, fino alla morte 18 dicembre 1803.”,”FILx-122-FL” “HEREDIA Luis M.”,”Breve storia dell’ anarchismo cileno, 1897-1931. Anarchismo e lotte dei lavoratori, militarismo e repressione nella “”Prussia americana””.”,”Cita in apertura poesia di Rafael ALBERTI (presa da ‘Cile nel cuore’ Newton Compton 1977 pag 77) contro Pinochet. Nel 1907 furono mitragliati duemila operai senza alcuna pietà dai generali e governo dell’ epoca (v. 4° copertina). “”La repressione si scatenò come un uragano nell’ anno rosso del 1920. Fu inventata allo scopo, un’ invasione di truppe peruviane al nord e in quella direzione fu mandato l’ esercito e furono mobilitate le riserve. Questa fu…””la guerra di don Ladislao””, come ironicamente venne chiamata. Tale mobiliazione servì a puntino i piani repressivi dell’ esecutivo e diede libero sfogo alle furie del patriottismo creolo””. (pag 54) “”Nonostante il brutale attacco, il movimento di emancipazione dei lavoratori non fu soffocato; uscì da quella repressione, durata più di un anno, abbastanza malconcio ma non schiacciato. La sua epoca d’oro non era terminata, giacché ben presto risorse, dando dimostrazione della sua grande vitalità. La IWW e la Federazione degli Studenti, che erano state le più perseguitate, tornarono a rafforzarsi e ad intesificare la loro attività. Altrettanto avveniva con le organizzazioni socialiste che, fortemente influenzate dalla rivoluzione russa, tengono il 25 dicembre del 1921, nella città di Rancagua, un convegno che dura una settimana. Vi viene tenuta a battesimo la ‘Federación Obrera de Chile (Federazione Operaia del Cile, FOCH), che aderisce all’ Internazionale Sindacale Rossa, mentre il Partito Socialista cambia il suo nome in Partito Comunista, aderente alla Terza Internazionale.”” (pag 55)”,”MALx-029″ “HERESCH Elisabeth”,”Geheimakte Parvus. Die gekaufte Revolution. Biographie.”,”Elizabeth Heresch, Dr. phil., geboren in Graz, studierte Russich, Slawistik und Romanistik. Als Journalistin arbeitete sie für den ORF Wien, für RIAS Berlin in den USA sowie für zahlreichen Tageszeitungen. Als Buchautorin hat sie sich mit zahlreichen Veröffentlichungen zur russischen Geschichte einen Namen gemact. Vorwort, Mit 57 Abbildungen un Dokumenten, foto, note, nomenregister,”,”RIRB-019-FL” “HERESCH Elisabeth”,”Blood on the Snow. Eyewitness Accounts of the Russian Revolution.”,”Elizabeth Heresch, Dr. phil., geboren in Graz, studierte Russich, Slawistik und Romanistik. Als Journalistin arbeitete sie für den ORF Wien, für RIAS Berlin in den USA sowie für zahlreichen Tageszeitungen. Als Buchautorin hat sie sich mit zahlreichen Veröffentlichungen zur russischen Geschichte einen Namen gemact. Foreword, Introduction, Important Dates, Glossary, Document, Foto, Cartine, Notes, Index,”,”RIRx-101-FL” “HERF Jeffrey”,”Il modernismo reazionario. Tecnologia, cultura e politica nella Germania di Weimar e del Terzo Reich.”,”HERF insegna presso il ‘Center for European Studies’ della Harvard University.”,”GERN-029″ “HERF Jeffrey”,”Il modernismo reazionario. Tecnologia, cultura e politica nella Germania di Weimar e del Terzo Reich.”,”Jeffrey Herf insegna nel Center for European Studies della Harvard University.”,”GERG-007-FL” “HERITIER Jean”,”Caterina de’ Medici.”,”CATERINA de’ MEDICI, regina di Francia (Firenze 1519-Blois 1589). Figlia di Lorenzo de’ Medici e di Maddalena de la Tour d’Auvergne, sposò il 20 ottobre 1533 Enrico duca di Orléans, figlio cadetto di Francesco I. La morte improvvisa del cognato (agosto 1536) fece di suo marito il nuovo delfino di Francia. Eclissata dalla favorita del re, Diana di Poitiers, C. ebbe scarsa influenza durante il regno del marito (1547-59) alla cui morte avrebbe dovuto assumere la reggenza per il figlio Francesco II; fu però allontanata dai due tutori, il duca di Guisa e il cardinale di Lorena. Un anno dopo, alla morte di Francesco II (1560), C. riuscì a imporsi come reggente del figlio Carlo IX e tenne il potere fino a quando salì al trono Enrico III. La sua politica oscillò abilmente, secondo le circostanze, tra il partito cattolico dei Guisa e quello degli ugonotti:”,”FRAA-024″ “HERKLOTZ Ingo”,”Gli eredi di Costantino. Il papato, il Laterano e la propaganda visiva nel XII secolo.”,”Ingo Herklotz è stato collaboratore scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma.”,”RELC-024-FSD” “HERLAUT Général”,”Le général rouge Ronsin (1751-1794). La Vandée. L’ armée révolutionnaire parisienne.”,”Spirito di disorganizzazione. Il rapporto di Dutruy e Berthier. “”I due generali redassero una lunga memoria in cui si esponeva lo stato deplorevole dell’ esercito e indicavano le cause reali della disfatta: in particolare i battaglioni della recente leva a Parigi per essere inviati in Vandea erano composti per due terzi da disorganizzatori; molti avevano venduto le loro scarpe e le armi, con il pretesto che questi oggetti gli appartenevano poiché le loro sezioni glieli avevano donati. La conclusione della memoria era che l’ insubordinazione, la cattiva composizione dei battaglioni di Parigi e lo spirito di disorganizzazione mettevano l’ armée nell’ impossibilità di intraprendere alcuna nuova operazione senza nuovi mezzi. Si deve aggiungere che una parte dei generali non ha mostrato la capacità necessaria agli ordini affidatigli.”” (pag 116) Berthier e Ronsin. Ronsin diede la colpa della sconfitta ai generali che non amavano la Repubblica e non alla truppa. “”””Quale è stata la l’ influenza di Berthier nella composizione di questa memoria? In generale, si deve essere prudenti ragionando come sopra.”” Gli uffici di guerra consideravono Berthier come un aristocratico e non diedero fede a quello che esponeva, anche se era l’ assoluta verità. I soldati sanculotti non potevano essere dei vili, come Berthier li accusava falsamente: Berthier fu tenuto a Parigi senza comando!”” (pag 117)”,”FRAR-327″ “HERLITZKA A.”,”L’alimentazione del popolo in tempo di guerra.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”QMIP-005-FAP” “HERMAN Arthur”,”Metternich.”,”METTERNICH-WINNEBURG Klemens Wenzel Lothar principe di (1773-1859) austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi (1806-1809) cancelliere e ministro degli esteri dal 1809 fu il protagonista della rinascita austriaca dopo la sconfitta di Wagram contro NAPOLEONE. Passò nel 1813 nel fronte anti-bonaparte ponendo le premesse per il consolidamento dell’ impero austriaco alla caduta dell’ imperatore francese. Paladino della restaurazione, fu l’abile regista del Congresso di Vienna, (1814-15) e ristabilì l’influenza austriaca in Germania e Italia. Promosse il tratttato della quadruplice alleanza (Austria, Prussia, Russia, Inghilterra) (1815). (Eug)”,”AUTx-014″ “HERMAN Arthur”,”Metternich.”,”METTERNICH-WINNEBURG Klemens Wenzel Lothar principe di (1773-1859) austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi (1806-1809) cancelliere e ministro degli esteri dal 1809 fu il protagonista della rinascita austriaca dopo la sconfitta di Wagram contro NAPOLEONE. Passò nel 1813 nel fronte anti-bonaparte ponendo le premesse per il consolidamento dell’ impero austriaco alla caduta dell’ imperatore francese. Paladino della restaurazione, fu l’abile regista del Congresso di Vienna, (1814-15) e ristabilì l’influenza austriaca in Germania e Italia. Promosse il tratttato della quadruplice alleanza (Austria, Prussia, Russia, Inghilterra) (1815). (Eug)”,”AUTx-001-FC” “HERMANN Karin DORIA Marco; CORNI Gustavo; SCHIEDER Wolfgang; MANTELLI Brunello; SCHREIBER Gerhard; FOCARDI Filippo; e altri”,”Amico Nemico. Italia e Germania: immagini incrociate tra guerra e dopoguerra (Hermann, Doria); Dal “”barbaro nemico”” all'””alleato d’acciaio””: aspetti dei rapporti tra italiai e tedesci nel periodo tra le due guerre mondiali (Corni); Fascismo per la Germania. L’Italia di Mussolini come modello politico, 1922-1939 (Schieder); Da “”paese della tecnica”” a “”selvaggio invasore””. Immagini della Germania nell’Italia prima alleata e poi occupata: 1939-1945 (Mantelli); Dall'””alleato incerto”” al “”traditore badogliano”” all'””amico sottomesso””: aspetti dell’immagine tedesca dell’Italia 1939-1945 (Schreiber); “”Bravo italiano”” e “”cattivo tedesco””: riflessioni sulla genesi di due immagini incrociate (Focardi).”,”””È pur vero, come occorre rilevare, che le forze antifasciste avevano sempre cercato di distinguere fra una Germania complice del nazismo ed una Germania democratica, vittima del regime hitleriano, “”sorella”” nella “”guerra civile”” europea ingaggiata contro il nazifascismo. Tuttavia il fatto che non si verificasse nel Reich, neppure col sopraggiungere delle armate alleate, alcuna rivolta popolare antinazista provocò l’effetto di una cocente disillusione (99). Mentre l’Italia con l’insurrezione del 25 aprile (1945) aveva rivelato secondo un’affermazione allora invalsa – la sua vera “”anima democratica””, la Germania mostrava invece l’immagine lugubre e angosciante di un Paese stretto fino alla fine intoro al proprio Fueher. Venuta meno la fiducia riposta nell’esistenza di un'””altra”” Germania, sembrò cadere anche ogni distinzione fra il regime nazista ed il popolo tedesco: le colpe abominevoli del primo parvero riberverarsi inevitabilmente sull’intera nazione. La raffigurazione del Tedesco come quintessenza della malvagità venne del resto confermata e si diffuse ulteriormente nei mesi successivi alla fine del conflitto – sia attraverso i racconti dei reduci italiani sopravvissuti ai campi di internamento e di sterminio – racconti che trovarono ampio spazio sulla stampa quotidiana e periodica (100) sia attraverso le cronache del processo di Norimberga (101)”” (pag 71) [Filippo Focardi, “”Bravo italiano”” e “”cattivo tedesco”” (…)] [(99) Cfr. F. Focardi, L’Italia antifascista.., cit., pp. 134-139; (100) Cfr. ad esempio: Pad, ‘Uno è tornato’, “”Italia libera””, 29 maggio 1945-46; (…); (101) La stampa italiana diede grande risalto al processo (…)]”,”QMIS-039-FGB” “HERMANT Max”,”Les paradoxes économiques de l’Allemagne moderne, 1918-1931.”,”Teorie politiche della caduta del marco; cause economiche e politiche, prima seconda e terza crisi, crisi di fiducia, rapporti negoziati governo industria, crescita inflazione svalutazione perdita ricchezze riforma monetaria e crisi dei capitali, relativismo monetario, tassi di cambio”,”GERE-032″ “HERMENS Ferdinand A.”,”La democrazia rappresentativa.”,”Ferdinand Aloys HERMENS è nato a Nieheim in Germania, nel 1906. Ottenne il diploma in economia politica e in scienza politica a Bonn, nel 1928 e 1930. Fu assistente a Berlino del Professore GOETZ BRIEFS dal 1932 al 1934. Il suo lavoro di abilitazione fu approvato dalla facoltà, ma la pubblicazione fu proibita dai nazisti. Emigrò nel settembre 1934, prima in Inghilterra e l’ anno successivo negli Stati Uniti dove rimase fino al 1959 insegnando scienze politiche in diverse università. Dal 1959 è stato Professore di scienza politica e direttore dell’ Istituto di scienza politica e di questioni europee dell’ Università di Colonia. Nel mondo accademico la sua attività è nota specialmente per alcune pubblicazioni sul problema dei sistemi elettorali. Tra le altre si ricordano ‘Demokratie und Wahlrecht (1933), ‘Democracy or Anarchy? (1941), ‘The Representative Republic’ (1958). E’ stato D della Rivista semestrale ‘Verfassung und Verfassungswirklichkeit’.”,”TEOP-087″ “HERMET Guy”,”Storia della Spagna nel Novecento.”,”HERMET Guy è ‘directeur d’ études’ alla Fondation nationale des sciences politique’ a Parigi e Vicepresidente di ‘Medecins sans frontieres’. Tra i suoi libri ricordiamo in edizione italiana ‘Alle frontiere della democrazia’ (1989) e ‘Nazioni e nazionalismo’ (1997).”,”SPAx-023″ “HERMET Guy”,”Les communistes en Espagne. Etude d’un mouvement politique clandestin.”,”HERMET Guy Origine sociale dei membri del PCE nel marzo 1937: – Operai dell’industria (e artigiani, commessi) 87660 (35%) – Lavoratori agricoli 76700 (30%) – giornalieri agricoli 62250 (25%) – classi medie 15485 (7%) – professioni liberali, intellettuali 7.045 (3%) Totale 249100 (100%) di cui donne 19300 (8%) di cui militanti 131600 (53%) Nella voce “”operai d’industria”” vengono raggruppati un numero indeterminato di artigiani e di piccoli commerccianti che il PCE include nella classe operaia senza esplicitarlo allo scopo di ampliare la “”base proletaria””. (pag 47)”,”MSPx-100″ “HERMET Guy”,”Nazioni e nazionalismi in Europa.”,”Guy Hermet è directeur d’études alla Fondation nationale des sciences politiques a Parigi e vicepresidente di Médecins sans frontières. Tra i suoi lavori ricordiamo, in traduzione italiana, Alle frontiere della democrazia e Storia della Spagna nel Novecento.”,”EURx-088-FL” “HERNANDEZ CHAVEZ Alicia”,”Storia del Messico dall’ epoca precolombiana ai giorni nostri.”,”ANTE3-8 HERNANDEZ CHAVEZ Alicia insegna storia delel istituzioni cultura e dottrine politiche presso il Centro de Estudios Historicos del Colegio de Mexico. E’ autrice di saggi e monografie.”,”AMLx-104″ “HERNANDEZ Jesus”,”La grande trahison.”,”HERNANDEZ Jesus ex ministro della Repubblica spagnola, ex membro dell’Esecutivo del Comintern. Nato in Murcia nel 1907 da una famiglia di contadini poveri Hernandez arriva da giovane a Bilbao e aderisce al comunismo all’età di quindici anni. Dopo la proclamazione della Repubblica spagnola diviene una delle figure di riferimento del Cremlino e passa per essere durante la guerra civile uno dei capi più energici del Partito comunista spagnolo. Nominato ministro dell’Istruzione pubblica “”il primo ministro di Stalin all’estero””, come si diceva di lui nel governo di Largo Caballero, poi membro del governo Negrin. Svolse missioni delicate sia politiche che militari. Rifugiato in URSS dopo la caduta della Repubblica spagnola fece parte dell’esecutivo del Comintern. Inviato in missione in Messico da Dimitrov per riorganizzare il PCE rivela agli spagnoli le condizioni difficili degli emigrati spagnoli in URSS. Rompe con il Cremlino che gli deporta madre e sorella in un campo di concentramento. Rivela in questo libro gli avvenimenti di cui è stato testimone. Evidenziato il ruolo di Togliatti in Spagna con la troika Togliatti, Stepanov e la Pasionaria.”,”MSPG-227″ “HEROLD Jean Christopher”,”Vita di Napoleone.”,”HEROLD J. C. è nato a Brünn (Brno), in Cecoslovacchia, nel 1919 e morto a Los Altos in California – USA nel 1964. Dopo aver completato gli studi universitari a Ginevra e nella Columbia University di New York, essendosi trasferito, nel 1939, negli Stati Uniti, fu membro del Military Intelligence Corps dal 1942 al 1945. Nel 1946 iniziò un incarico decennale come direttore della Columbia University Press. In tale periodo lavorò su articoli di storia europea per la Columbia Encyclopedia. Dagli anni ’50 agli anni ’60 scrisse principalmente su Napoleone Bonaparte. Un Napoleone che <> (dal risvolto di copertina).”,”FRAN-111-FSL” “HERRE Franz”,”Napoleone Bonaparte.”,”NAPOLEONE gettò le fondamenta di una nuova società, avviando quel processo che in EU (in GERM come in IT) avrebbe portato a uno ‘stato di diritto’ organizzato su base costituzionale, industriale e nazionale. Franz HERRE è nato nel 1926. Allievo di Franz SCHNABEL, nel 1949 si è laureato in storia moderna, dedicandosi poi al giornalismo. Dal 1962 al 1981 è stato capo della redazione politica della ‘Deutsche Welle’ di Colonia. HERRE è noto soprattutto per le sue biografie storiche di grandi personaggi dell”800: FRANCESCO GIUSEPPE, GUGLIELMO I, RADETZKY, VON MOLTKE, METTERNICH, LUDWIG II di Baviera.”,”FRAN-006″ “HERRE Franz”,”Prussia. Nascita di un impero.”,”HERRE storico per studio e vocazione (nel 1949 si è laureato con Franz SCHNABEL in storia moderna) giornalista di professione (dal 1962 è capo della divisione politica della Deutsche Welle) ha avuto vari riconoscimenti internazionali.”,”GERx-005″ “HERRE Franz”,”Francesco Giuseppe. Splendore e declino dell’ impero asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante.”,”‘La sua unica passione era la caccia. Aveva un desiderio inesauribile di caccia e di aria montana””. Franz HERRE (1926) è uno storico per studi e per vocazione. Si è laureato in storia moderna nel 1949 con il Prof. Franz SCHNABEL e in seguito si è dedicato al giornalismo ed è dal 1962 capo della redazione politica della Deutsche Welle. Ha al suo attivo molti saggi.”,”AUTx-015″ “HERRE Franz”,”Metternich.”,”””Va però detto che, nonostante la famosa frase per cui oggi è ancora detestato (“”L’ Italia è un’ espressione geografica””), egli amò moltissimo il nostro Paese, anche se come luogo di loisir, di viaggi e di riposo… Certo no ci amava, ma questo non gl’ impedì di capire l’ andamento delle cose, e d’ esprimerlo a volte con spirito. Quando per esempio Silvio Pellico pubblicò ‘Le mie prigioni””, Metternich disse: “”Pellico è riuscito a fare, di un libro di calunnie, un libro di preghiera””. E quando Filippo Buonarroti, dopo l’ insuccesso di Mazzini in Savoia, lo giudicò finito, Metternich fu assai più perspicace e assai più equanime del vecchio agitatore giacobino: “”Chi ha un pò di fiuto e d’ uomini s’ intende non può pensare che questa specie di moderno Catilina sia tipo da abbandonare la partita. Egli riannoderà i fili interrotti e, ammaestrato dalla lezione, si rimetterà all’ opera con maggiore concretezza e lena”” (pag 6, Indro Montanelli).”,”AUTx-018″ “HERRE Franz”,”Bismarck. Il grande conservatore.”,”Tattica e strategia. “”«La miopia e il presbitismo provocano entrambi una visione distorta, nondimeno, per uno statista pragmatico, il secondo difetto visivo è a mio giudizio il più pericoloso poiché impedisce di vedere la realtà delle immediate vicinanze». Bismarck rimaneva dunque della convizione secondo la quale un abile uomo di stato doveva possedere la facoltà di trasformare due segni negativi in uno positivo, coniungando l’attenzione per ciò che gli era più prossimo con ua prospettiva che spaziasse su quanto ne sarebbe derivato in futuro”” (pag 241)”,”GERx-002-FC” “HERRE Franz, edizione italiana a cura di Maria Teresa GIANNELLI”,”Francesco Giuseppe. Splendore e declino dell’ impero asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante.”,”Franz Herre, nato nel 1926, è stato dal 1962 capo della redazione politica del “”Deutsche Welle””. ‘In Germania il movimento nazionalista era a pochi passi dalla meta: l’unione degli stati della Germania meridionale alla Confederazione della Germania settentrionale, guidata dalla Prussia. Napoleone III continuava a opporsi, e anche Francesco Giuseppe avrebbe dovuto resistere a un ulteriore spostamento dell’equilibrio delle potenze europee a danno dell’Austria, a un nuovo Reich tedesco che poteva agire come una calamita sugli austro-tedeschi. “”Vendicare Sadowa”” avrebbe dovuto essere la sua preoccupazione maggiore. Ma che doveva fare? Non poteva impegnarsi in un’altra guerra, e comunque esporsi a un’altra sconfitta che avrebbe segnato la fine della monarchia asburgica. Il discendente degli imperatori del Sacro Romano Impero non poteva allearsi con la Francia, “”nemico secolare””, contro il movimento unitario tedesco; gli ungheresi comunque non lo volevano, e gli slavi simpatizzavano con la Russia, che continuava a odiare l’imperatore Francesco Giuseppe perché secondo loro aveva tradito lo zar Nicola al tempo della Guerra di Crimea. Bismarck manovrò le cose in modo che 300.000 russi si tenessero pronti a marciare sulla Galizia nel caso che l’Austria si fosse schierata a fianco della Francia contro la Germania dei prussiani. Così tra Vienna e Parigi venne conclusa solo una ‘Entente passive’. E’ vero che Francesco Giuseppe, nell’estate del 1869, aveva assicurato Napoleone che l’Austria considerava come sua la causa della Francia. Tuttavia non poteva offrire altro che una promessa di benevola neutralità nel caso di un conflitto franco-prussiano. Il ministro degli Esteri Beust avrebbe vendicato più che volentieri i sassoni, però con armi affilate al posto di quelle disponibili che erano senza taglio, e l’Arciduca Alberto meditava un progetto di guerra comune, a dire il vero partendo dal presupposto che i francesi fossero i primi a muoversi. Napoleone dovette assumersi da solo il compito di “”vendicare Sadowa””, accompagnato dai migliori auguri di Vienna. Nella guerra dichiarata dalla Francia alla Prussia fin da principio le conse non andarono bene”” (pag 291-292)”,”BIOx-040-FV” “HERRE Franz”,”Maria Teresa. Il destino di una sovrana.”,”Franz Herre (1926) ha diretto per vent’anni la Deutsche Welle, una delle più importanti reti radiofoniche tedescye. Ha scritto per la Tv, per quotidiani e periodici e ha dedicato varie monografia ai grandi personaggi della storia moderna (Napoleone, Metternich, Radetzky, Francesco Giuseppe, Napoleone III, Bismarck, Guglielmo II, Maria Luigia). La guerra dei 7 anni. “”Quando, il 1° maggio del 1757, trasformarono in un patto offensivo l’alleanza difensiva del 1° maggio 1756, l’Austria e la Francia dichiararono di volere la «destruction totale» dell’aggressore prussiano. La Russia aderì al patto come terza delle grandi potenze. La zarina Elisabetta, alleata di Maria Teresa fin dal 1746, colse l’occasione per puntare all’umiliazione di quel Federico che si era espresso con pesante sarcasmo sul suo conto, e una estensione del suo regno: pensava, in particolare, alla Prussia orientale. Comparativamente più modesti furono invece gli obiettivi di Maria Teresa. Voleva la restituzione della Slesia che le era stata sottratta con la forza e, a titolo di riparazione, anche il controllo su Krossen (Krosno Odranskie), città che sorge nel punto in cui il Bobr sfocia nell’Oder. La Sassionia aggredita sarebbe stata risarcita dell’insulto con l’annessione delle città di Halle e Magdeburgo. Anche la Svezia, che a sua volta onn era disposta a rimanere a mani vuote, aderì alla triplice alleanza, e, dando un contributo di 20 mila soldati, ottenne aiuti economici francesi e anche la possibilità di avanzare pretese sull’intera Pomerania. I guerrieri discendenti di Gustavo Adolfo non cavalcarono dunque stavolta a favore, ma contro la Prussia e il Brandeburgo protestanti. Gli schieramenti confessionali che avevano contraddistinto la Guerra dei trent’anni non parvero in ogni caso assumere – agli inizi di questa che fu poi detta la Guerra dei sette anni, e almeno fra i grandi protagonisti del conflitto – un significato di rilievo”” (pag 227)”,”AUTx-001-FGB” “HERRER Heinrich”,”Ritorno dell’età della pietra.”,”Harrier è l’autore di ‘Sette anni nel Tibet'”,”ASGx-003-FV” “HERRERA Carlos Miguel”,”Theorie juridique et politique chez Hans Kelsen.”,”HERRERA è giurista e filosofo. E’ maitre de conferences all’Univ de Cergy-Pontoise.”,”TEOP-080″ “HERRERA Hayden”,”Frida. Biographie de Frida Kahlo.”,”Foto pag 384, arrivo Trotsky a Tampico, 1937″,”BIOx-184″ “HERRERO Jorge”,”Marx apprendista dell’ emancipazione.”,”Marx e la critica ai seguaci di Babeuf. (pag 96) “”Hess, come afferma Engels, è stato “”il primo ad arrivare al comunismo per via filosofica””, a pensare alla soddisfazione della molteplicità delle inclinazioni e delle attività umane in libertà, alla libertà per disfarsi del lavoro o a quest’ultimo come qualcosa che finisca per identificarsi con la soddisfazione umana. In base a una concezione radicalmente umanista e antieconomicista, Hess si pronuncerà per una forma decentralizzata di comunismo, influenzando in modo decisivo i ‘Manoscritti’ di Marx. Dopo questa serie di saggi Hess prepara il suo “”Essenza del denaro””, scritto per i Deutsch-Französische Jahrbücher anche se alla fine non pubblicato, che influenzerà ampiamente la sezione dedicata al denaro del terzo dei Manoscritti economico-filosofici di Marx. Hess in questo testo applica l’ idea dell’ alienazione religiosa alla vita economica e sociale in cui la vita viene schiavizzata attraverso il denaro che atomizza e separa gli individui provocando una guerra di tutti contro tutti. In questo modo, similmente a come farà successivamente Marx, critica la mistificazione dei diritti umani che non stabiliscono un’ autentica e positiva cooperazione umana: ‘Si sanzionava l’ egoismo pratico, in quanto si dichiarava che gli uomini erano individui singoli e gli autentici uomini erano persone astratte, pure, i Diritti dell’ Uomo erano proclamati come i diritti degli uomini indipendenti e, pertanto, come l’ indipendenza di alcuni uomini da altri. Si diceva che la loro separazione e individualizzazione erano l’ essenza della vita e della libertà e le persone isolate furono etichettate come uomini liberi, autentici e naturali.”””” [J. Herrero, Marx apprendista dell’emancipazione, 2003] (pag 23) HERRERO Jorge è nato a Madrid nel 1976. Laureato in scienze politiche presso la Universitad Complutense di Madrid fa parte della redazione della rivista ‘Utopia socialista’ (edizione spagnola) e collabora con il periodico spagnolo ‘Socialismo libertario’. Ha pubblicato con Prospettiva Edizioni ‘L’ immaginazione subordinata’ (2000).”,”MADS-399″ “HERRERO Jorge”,”L’immaginazione subordinata. Critica dell’ideologia dell’estrema sinistra.”,”Jorge Herrero (Madrid, 1976) laureato in Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid. Collabora con il periodico spagnolo ‘Socialismo libertario’.”,”TROS-311″ “HERRERO Jorge”,”L’immaginazione subordinata. Critica dell’ideologia dell’estrema sinistra.”,”Jorge Herrero (Madrid, 1976) laureato in Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid, collabora con il periodico spagnolo Socialismo libertario.”,”TEOP-100-FL” “HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin, saggi di”,”Die Journalisten Marx und Engels. Das Biespiel ‘Neue Rheinische Zeitung’. Karl Marx als politischer Journalist – Marx als Wirtschaftsjournalist – Marx, Engels und die progressive Kultur in den USA – Eine neue Sicht auf die ‘Neue Rheinische Zeitung’? – Die Berichterstattung der ‘Neuen Rheinischen Zeitung’ über die Berliner Revolutionsereignisse und über die Verhandlungen der Preußischen Verfassungsgebenden Versammlung – Die ‘Neue Rheinische Zeitung’ im journalistischen Spätwerk von Engels.”,”Saggi di HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin. “”Im Januar 1849 besuchte Stephan Born die ‘Neue Rheinische Zeitung’ in Köln. Wie sich Born fünfzig Jahre später erinnerte, nahm sich Engels “”ein Viertelstündchen”” für ihn frei und zeigte ihm die Redaktion. Bitter soll Engels über marx geklagt haben. “”Er ist kein Journalist””, soll er gesagt haben “”und (er) wird nie einer werden.”” (pag 25) “”Im Manuskript von 1861-63 findet sich die erste gründliche Analyse der englischen Fabrikgesetzgebung und ihrer Wirkungen. Marx versuchte dort eine werttheoretische Erklärung für das Faktum, dass die Serie von Fabrikgesetzen der britischen Fabrikindustrie keineswegs geschadet, sondern im Gegenteil ihre internationale Wettbewerbsfähigkeit auf Dauer erheblich gestärkt hat. Die Löhne waren gestiegen in den Industriezweigen bzw. Betrieben, in denen die Fabrikgesetze galten, in den übrigen gesunken.”” (pag 59)”,”MADS-429″ “HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin, saggi di”,”Die Journalisten Marx und Engels. Das Biespiel ‘Neue Rheinische Zeitung’. Karl Marx als politischer Journalist – Marx als Wirtschaftsjournalist – Marx, Engels und die progressive Kultur in den USA – Eine neue Sicht auf die ‘Neue Rheinische Zeitung’? – Die Berichterstattung der ‘Neuen Rheinischen Zeitung’ über die Berliner Revolutionsereignisse und über die Verhandlungen der Preußischen Verfassungsgebenden Versammlung – Die ‘Neue Rheinische Zeitung’ im journalistischen Spätwerk von Engels – Ludmilla Assing und Karl Marx.”,”Saggi di HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin. Contiene: ‘Die ‘Neue Rheinische Zeitung’ im journalistischen Spätwerk von Engels’ di Martin Hundt (pag 259-269)”,”MAES-152″ “HERRESHOFF David”,”American Disciples of Marx. From the age of Jackson to the Progressive Era.”,”David HERRESHOFF è assistente Prof di inglese alla Wayne State Univ. “”When Joseph Weydemeyer and Friedrich Sorge, the pioneers of American Marxism, landed in the early fifties, the United States was undergoing a profound change in its ethnic make-up which particularly affected the working class. The transformation was noticed in 1851 by Herman Melville, enabling him to find a metaphor for American in a ship with a polyglot crew. “”At the present time,”” Ishmael declares in ‘Moby Dick’, “”not one in two of the many thousand men before the mast employed in the American whale fishery, are American born, though pretty nearly all the officers are. Herein it is the same with the American whale fishery as with the American army and military and merchant navies, and the engineering forces employed in the construction of the American Canals and Railroads””. In America’s new, foreign-born proletariat the Germans were a sizeable element, outnumbered only by the Irish. The relations between Irish and German immigrants gave American labor and socialist movements special problems and characteristics for decades. (…) Fortunately for the Germans, their skills got them jobs in light industries whose owners were too feeble politically and economically to keep the open shop. Small employers could not hire private armies on the scale of the Pinkerton force which Carnegie and Frick sent against the steel workers at Homestead, nor could they expect federal and state police action in their behalf of the sort which broke Debs’s American Railway Union at Pullman. As a result largely German trades, like brewing and cigar-making, were securely organized in the United States long before the country’s basic industries were penetrated by unions which survived. While German and other skilled workers in the second half of the nineteenth century slowly formed stable unions out of which grew the America Federation of Labor, a largely Irish tidal wave of protest would occasionally loom up out of that ocean of misery that was the unskilled labor force. The urge to protest found expression in the terrorism of the Molly Maguires in the Pennsylvania coal fields in the seventies, the desperation of railroad workers in the St. Louis “”Commune”” of 1877, and the massive struggles of the AFL’s rival, the Knights of Labor (Friedrich A. Sorge, “”Die Arbeiterbewegung in den Vereinigten Staaten””, Neue Zeit, XI, (1890), 198; Wittke, The Irish, p. 221; Commons, II, 181-91)””. […] The influence of Marx prevailed in the International’s General Council and was of varying effect from country to country, within its affiliates. It was weakest in the sections of the International in the Latin countries of Europe and was strongest in the German section. In the British affiliates, the Marxist influence, founded on the rapport of Marx and Engels with labor leaders who had grown up in the Chartist movement, declined as the force of the Chartist tradition declined. Next to Germany, the most strongly Marxist sections of the International were in the United States (G.M. Stekloff, History of the First International, London, 1928, pp. 76-78, 124-27, 249, 268). The Marxism of the International in America, to be sure, was pretty much limited to German Americans. When Sorge sought to carry Marxism outside the German-American community, he met difficulties in accommodating it to the indigenous radical tradition. Sorge first experienced these difficulties in the NLU (National Labor Union, ndr)”” (pag 26-27-28, pag 73-74) [D. Herrschoff, American Disciples of Marx: From the Age of Jackson to the Progressive Era, 1967]”,”MUSx-052″ “HERRING Hubert”,”Storia dell’ America Latina.”,”HERRING è una autorità in materia di America Latina. Ha lavorato come D del Comitato per le relazioni culturali con l’America Latina fin dal 1928. Per trent’anni ha viaggiato attraverso le repubbliche dell’Am. Lat. intessendo rapporti con gli uomini di stato, giornalisti e studiosi. Dal 1944 ha insegnato all’Univ di Pomona e alla Claremont Graduate School, dove è stato Prof di Civiltà latinoamericana. Nato a Winterset, nello Yowa, nel 1889 si è diplomato in lettere all’ Oberlin College e nel 1912 si è laureato alla Columbia Univ. Ha scritto alcuni libri famosi.”,”AMLx-018″ “HERRIOT Edouard”,”La Russie nouvelle.”,”Edouard HERRIOT (1872-1957) uomo politico e scrittore francese, presidente del partito radicale (1919-1957) fu capo del governo nel 1924-25 (cartello delle sinistre) e poi nel 1932, quindi presidente della Camera dei deputati (1936-1940) e dell’ Assemblea nazionale (1947-1955). Sindaco di Lione (1905-1955), realizzarà grandi lavori di urbanistica.”,”RIRO-214″ “HERRMANN Joachim SELLNOW Irmgard a cura; saggi di Wolfgang EICHHORN Edith HOFFMANN Heinz GRÜNERT Henrieta TODOROVA Jaochim PREUß Burchard BRENTJES Robert McC. ADAMS Erika ENDESFELDER Gerhard SCHMITT PHAM HUY THONG Horst KLENGEL Peter GARNSEY Pierre BRIANT Ram Sharan SHARMA e altri”,”Produktivkräfte und Gesellschaftsformationen in vorkapitalistischer Zeit.”,”Saggi di Wolfgang EICHHORN Edith HOFFMANN Heinz GRÜNERT Henrieta TODOROVA Jaochim PREUß Burchard BRENTJES Robert McC. ADAMS Erika ENDESFELDER Gerhard SCHMITT PHAM HUY THONG Horst KLENGEL Peter GARNSEY Pierre BRIANT Ram Sharan SHARMA e altri.”,”STOS-081″ “HERSANT Yves DURAND-BOGAERT Fabienne”,”Europes. De l’ antiquité au XXe siecle. Anthologie critique et commentée.”,”Fabienne DURAND-BOGAERT è membro del gruppo di ricerca sull’ Europa del quale Yves HERSANT è direttore. Tutti e due insegnano all’ EHESS. HERSANT ha recentemente pubblicato: ‘Italies. Anthologie des voyageurs francais aux XVIII et XIX siecles’.”,”EURx-101″ “HERSH Seymour M.”,”La guerra chimico-biologica.”,”Seymour M. Hersh, giornalista già corrispondente dal Pentagono per l’Associated Press, e addetto stampa del Senatore Eugene J. McCarthy durante l’ultima campagna elettorale.”,”QMIx-007-FV” “HERSKOVITS Melville J.”,”Il mito del passato negro.”,”Melville J. Herskovits (1895-1963) ha tenuto la cattedra di Antropologia alla Northwestern University di Evanston, Illinois. Ha pubblicato molte opere, libri e articoli, alcuni con la collaborazione della moglie Frances. Contiene il capitolo 4: ‘Asservimento e reazioni alla condizione di schiavo’ (pag 113-) Rivolte più importanti al di fuori degli Stati Uniti (pag 118) “”Le rivolte del sedicesimo secolo si manifestarono prima che lo schiavismo fosse introdotto nell’America del Nord, e le altre si verificarono prima che la tratta delle colonie raggiungesse proporzioni considerevoli. Si vedrà quanto seguito ebbe, anche se involontariamente, tra le molte migliaia di negri che vennero dopo, l’esempio dato dagli schiavi che, nel 1522, si ribellarono contro i loro padroni. Qui si possono citare solo le rivolte più importanti avvenute al di fuori degli Stati Uniti, poiché una ricerca sistematica sul problema dei «Maroon», come genericamente vengono chiamati gli schiavi fuggitivi, va rimandata ad altro momento. Tuttavia, dallo studio dei dati disponibili si sono ricavate notizie sufficienti a sottolineare la ricchezza dell’argomento e le prospettive che esso apre allo studioso che volesse comprendere la reazione del negro alla schiavitù. In tutto il Nuovo Mondo, per quanto si sa, le prime consistenti rivolte si svilupparono nella parte più meridionale dell’area schiavistica. Una delle più famose fu quella da cui sorse la «repubblica» di Palmares. Nel 1650 alcuni schiavi brasiliani di Pernambuco, tutti nativi africani, fuggirono nella vicina foresta. Come si sparse la notizia della loro fuga, essi furono raggiunti da altri negri e, per precauzione, il gruppo che si era venuto così ingrandendo si addentrò nella foresta. Dalla loro base, Palmares, essi facevano incursioni nelle piantagioni per rapire le donne e crearono infine una società articolata. Gli schiavi rifugiatisi presso di loro venivano riconosciuti come liberi cittadini, ma quelli catturati nelle scorrerie continuarono ad essere considerati schiavi, dal momento che costoro non avevano avuto il coraggio di conquistarsi la propria libertà. Dopo che la popolazione cresceva, furono fondati dei villaggi secondari. Si dice che la città di Palmares, al culmine del suo sviluppo, avesse una popolazione di 20.000 persone, con un retroterra che che forniva una forza combattente di circa 10.000 uomini. Poiché ciò rappresentava un pericolo crescente per gli stanziamenti dei bianchi, il portoghesi nel 1696 organizzare un esercito di circa 7.000 uomini per compiere una spedizione. Palmares fu fortificata con una palizzata, ma poiché mancava dell’artiglieria necessaria alla difesa fu alla fine conquistata. Molti di coloro che combattevano si suicidarono, e quelli che furono presi prigionieri, essendo considerati troppo pericolosi per essere di nuovo usati come schiavi, furono uccisi (10)”” (pag 118) [HERSKOVITS Melville J. Herskovits, ‘Asservimento e reazioni alla condizione di schiavo’ (in Melville J. Herskovits, ‘Il mito del passato negro’, Vallecchi, Firenze, 1974] [(10) Il racconto è tratto da Ramos, ‘The Negro in Brazil’, p. 42 ss. e da C.E. Chapman, ‘Palmares; The Negro Numantia’, in ‘Journal of Negro History’, 1918, 3, pp. 29-32. Vedi anche Ramos, ibid., p. 24 ss, e Johnston, ‘The Negro in the New World’, p. 95 s., per un lungo elenco di più recenti rivolte di schiavi in Brasile]”,”CONx-001-FFS” “HERTNER Peter”,”Storia dell’ Ansaldo. 3. Dai Bombrini ai Perrone, 1903 – 1914.”,”Gli anni 1903 – 1914 sono quelli in cui l’ Ansaldo conosce un notevole sviluppo, tanto da imporsi come una delle imprese protagoniste del “”decollo industriale”” italiano nell’ età giolittiana. E ciò sulla base di una struttura aziendale integrata e di una varietà di produzioni, dalla siderurgia alle costruzioni navali, dalla grossa meccanica agli armamenti. Su questo sfondo e nello scenario di una competizione sempre più intensa fra i maggiori gruppi d’ineresse, emergono le figure dei fratelli Perrone, titolari anche del principale quotidiano genovese, “”Il Secolo XIX””. Il loro raggio d’azione si estende dall’industria alla finanza, all’ editoria, con crescenti risvolti di natura politica.”,”E1-ANS-003″ “HERTNER Peter”,”Il capitale tedesco in Italia dall’Unità alla prima guerra mondiale. Banche miste e sviluppo economico italiano.”,”Peter Hertner insegna nel Dipartimento di Storia dell’Università Europea di Firenze. Ha pubblicato in Germania, nel 1973, un volume dedicato agli aspetti sociali ed economici di Strasburgo tra il 1650 e il 1714 e vari saggi sul capitale tedesco in Italia agli inizi del XX secolo. Tema centrale di questo volume è il flusso internazionale di capitali e di tecnologie dalla Germania guglielmina verso l’estero e in particolare verso l’Italia.”,”ITAE-027-FL” “HERVE’ Gustave ALMEREYDA Miguel BERTA Luigi BRICHETEAU Henri BRUCKERE André DELAISI Francis DELANNOY Aristide DESPLANQUES Charles DHUR Jacques DUCHMANN Henry FAURE Sébastien GRANDJOUAN Jules HARMEL Maurice JANVION Emile DE-MARMANDE René MERLE Eugene MERIC Victor MICHELS Robert POLDES Leo POUGET Emile PELLETIER Madeleine PERCEAU Louis SORGUE Antoinette STACKELBERG Frederic VIGNE’ D’OCTON Paul YVETOT Georges e altri”,”La Guerre Sociale. Un journal “”contre””. La période héroique: 1906-1911.”,”Il giornale era diretta da Gustave HERVE’ e miguel ALMEREYDA (il padre di Jean VIGO). Aveva collaboratori emeriti: Tra loro, la “”femminista integrale”” Madeleine PELLETIER, Eugène MERLE, che creerà Paris-Soir, il pubblicista libertario Sébastien FAURE, i sindacalisti Emile POUGET (‘le Père peinard’) e Georges YVETOT, le chansonnier Gaston COUTE’. Le Canard enchainé, di cui vari fondatori venivano da La Guerre sociale, gli dovrà molto. Questi testi mostrano il rovescio della Belle Epoque, la vita operaia e la condizione femminile. “”Un partito rivoluzionario è necessario, indispensabile. La CGT non può reggere. E’ troppo paralizzata nella sua marcia dai suoi elementi riformisti; essa aveva già contro il governo; essa veva i Basly, i Lajarrige e i Guérard; dopo che il Partito unificato ha preso posizione contro di essa a Nimes sulla questione delle pensioni operaie, essa ha contro lo stato maggiore riformista e parlamentare del Partito socialista. Minacciata sul so fianco destro da tutti i partiti parlamentari e governativi, essa ha bisogno di avere sul suo fianco sinistro, per sostenerla, un Partito rivoluzionario energico e battagliero.”” (pag 148, Gustave Hervé, 1910, Avanti per il partito rivoluzionario. Contro il parlamentarismo)”,”MFRx-257″ “HERVE’ Pierre”,”La rivoluzione e i feticci. Un comunista contro i comunisti.”,”””Il socialismo legge pauperizzazione assoluta. (…) Sorge quindi la domanda se la condizione della classe operaia possa migliorare in regime capitalistico o, più esattamente parlando, se può migliorare provvisoriamente: si sa che il provvisorio può durare.”” (pag 156) “”Secondo la legge di pauperizzazione assoluta della classe operaia, scoperta da Marx, il tasso del salario medio reale si abbassa in modo assoluto, e cioè si avvicina al minimo fisico (ciò che è necessario perché l’ operaio conservi la sua forza di lavoro e di riproduzione). Si dimentica spesso che questa legge generale si applica all’ insieme del sistema capitalistico nel quadro della sua evoluzione storica. Si tratta di una legge tendenziale, che si sprigiona da un movimento oscillatorio di alti e bassi.”” (pag 157) Questo libro è costato ad HERVE’ Pierre l’ espulsione dal PCF nel 1956. HERVE’ era stato redattore capo de l’ Humanité e direttore del settimanale Action.”,”PCFx-052″ “HERVE’ Gustavo”,”La patria di lor signori.”,”La parte finale del libretto mancante: ci sono solo le prime 64 pagine.”,”MFRx-341″ “HERVE’ Pierre”,”La Révolution et les Fétiches. Essai.”,”‘Pierre Hervé è un comunista, ex deputato de Finistère. Si richiama alla filosofia di Marx ed Engels, ma non parla a nome del PCF. Critica il feticismo, nato nel cuore stesso della rivoluzione, che a suo parere può comportare minacce alla cultura e alla stessa rivoluzione. Chiama i comunisti e i non comunisti francesi a riflettere sul contrasto tra lo spirito dei teorici rivoluzionari e il dogmatismo duro che sembra far rivivere di tempi dello scontro tra Lutero e la Chiesa.'”,”PCFx-118″ “HERWARTH Hans von; collaborazione di S. Frederick STARR”,”Fra Hitler e Stalin. Uno spaccato di storia contemporanea 1931 – 1945.”,”HERWARTH appartiene a una famiglia patrizia di Augusta di tradizioni militari. Ma la nonna materna era di origine ebraica. Con l’avvento del nazismo la sua carriera fu salvata per la determinazione del servizio diplomatico tedesco e mantenne l’ incarico all’ ambasciata tedesca di Mosca. Ma HERWARTH dopo la conferenza di Monaco si mise in contatto con le potenze occidentale e passò informazioni sui negoziati segreti nell’ imminenza del trattato tedesco-sovietico. Scoppiata la guerra si arruolò nell’ esercito tedesco operando sul fronte orientale mantenendo i contatti con il movimento militare di resistenza a Hitler. Tramite un cugino, il conte SCHULENBURG, fu coinvolto nel complotto del luglio 1944 e scampò per un soffio all’ arresto e all’ esecuzione.”,”GERN-053″ “HERWARTH Hans von; collaborazione di S. Frederick STARR”,”Fra Hitler e Stalin. Uno spaccato di storia contemporanea 1931 – 1945.”,”HERWARTH appartiene a una famiglia patrizia di Augusta di tradizioni militari. Ma la nonna materna era di origine ebraica. Con l’avvento del nazismo la sua carriera fu salvata per la determinazione del servizio diplomatico tedesco e mantenne l’ incarico all’ ambasciata tedesca di Mosca. Ma HERWARTH dopo la conferenza di Monaco si mise in contatto con le potenze occidentale e passò informazioni sui negoziati segreti nell’ imminenza del trattato tedesco-sovietico. Scoppiata la guerra si arruolò nell’ esercito tedesco operando sul fronte orientale mantenendo i contatti con il movimento militare di resistenza a Hitler. Tramite un cugino, il conte SCHULENBURG, fu coinvolto nel complotto del luglio 1944 e scampò per un soffio all’ arresto e all’ esecuzione.”,”RUST-006-FV” “HERWEG WESTPHAL Vera”,”Im Schatten von Staat und Markt: Idee und Praxis der Gemeinwirtschaft in Deutschland und Brasilien. Inaugural-Dissertation zur Erlangung des Doktorgrades der Philosophischen Fakultät der Westfälischen Wilhelms-Universität zu Münster (West.) (All’ ombra dello Stato e del mercato: idee e pratica dell’ economia sociale in Germania e Brasile)”,” (All’ombra dello Stato e del mercato : idee e pratica dell’ economia sociale in Germania e Brasile) Dans l’ombre de l’État et du marché : Idée et pratique de l’économie sociale en Allemagne et au Brésil. Inaugural-Dissertation visant l’obtention du degré de docteur de la faculté philosophique de l’Wilhelm-université de Westphalie à des cathédrales (ouest.) Genossenschaftswesens Coopérativisme NUOVA SCHEDA BRASILE”,”AMLx-071″ “HERZEN Aleksandr Ivanovic”,”Sviluppo delle idee rivoluzionarie in Russia.”,”Lo scopo di questo scritto era quello di far conoscere la Russia all’ Europa, di mostrarle che essa non era affatto una nazione di schiavi condotta a colpi di knut all’attacco dell’Europa liberale (in Polonia e Ungheria) ma una vittima che dietro la facciata imperiale covava una rivoluzione.”,”MRSx-002″ “HERZEN Alexandr I. a cura di Vittorio STRADA; scritti di M.A. BAKUNIN F.M. DOSTOEVSKIJ F. ENGELS N.A. HERZEN G.A. LOPATIN K. MARX S.G. NECAEV N.P. OGAREV P.N. TKACEV”,”A un vecchio compagno.”,”Seguito dagli scritti di M.A. BAKUNIN, F.M. DOSTOEVSKIJ, F. ENGELS, N.A. HERZEN, G.A. LOPATIN, K. MARX, S.G. NECAEV, N.P. OGAREV, P.N. TKACEV su ragione e rivoluzione.”,”MRSx-003″ “HERZEN Aleksàndr”,”Passato e pensieri.”,”Aleksàndr Herzen nato a Mosca il 25/03/1812, occupa un posto di rilievo nello sviluppo del movimento rivoluzionario della cultura della Russia ottocentesca. Passato e pensieri, la sua imponente opera autobiografica, non è soltanto il «journal» di un rivoluzionario e il ritratto di un tempo e delle personalità più rilevanti che lo vissero; è anche una compiuta opera letteraria, il romanzo di un’anima e delle grandi speranze che esaltarono, dalla Russia al resto d’Europa, gli uomini che volevano un mondo diverso e migliore.”,”RUSx-064-FL” “HERZEN Aleksàndr, a cura di Vittorio STRADA Vittorio”,”A un vecchio compagno.”,”Aleksàndr Herzen nato a Mosca il 25/03/1812, occupa un posto di rilievo nello sviluppo del movimento rivoluzionario della cultura della Russia ottocentesca. Passato e pensieri, la sua imponente opera autobiografica, non è soltanto il «journal» di un rivoluzionario e il ritratto di un tempo e delle personalità più rilevanti che lo vissero; è anche una compiuta opera letteraria, il romanzo di un’anima e delle grandi speranze che esaltarono, dalla Russia al resto d’Europa, gli uomini che volevano un mondo diverso e migliore. Muore a Parigi il 09/01/1870.”,”RUSx-075-FL” “HERZEN Aljeksandr”,”Il dottor Krupov – Il dovere innanzi tutto.”,”Il pensiero di Krupov si identifica quasi con quello di Herzen “”Lo Herzen riprende qui (‘Il Dottor Krupov’, (1847), ndr) un motivo già caro agli antichi Stoici: tutti gli uomini hanno un granellino di pazzia. Su esso quell’artista finissimo che fu Orazio introdusse variazioni genialissime nelle ‘Satire’ e anche nel primo dei ‘Carmi’; Cicerone stesso affrontò il problema, sul terreno filosofico, nei ‘Paradossi a Bruto’. L’artista russo muove da un punto di vista, affatto moderno, scientifico e medico. Un medico appunto è il protagonista di questo racconto, tra i personaggi creati dalla fantasia dello Herzen, certo il più bizzarro: Sjemjon Ivanovic Krupov, il quale, con tutta l’esperienza derivatagli dalla assidua e fervida pratica pluriennale di assistenza ai malati di mente, non ha trovato di meglio che rifugiarsi, al momento di tirar le somme, in un materialismo vecchio stampo. Né si potrebbe dire che la conclusione ch’egli trae, giudicando l’umanità intera come tarata dal comune morbo… della pazzia, e definendo la Storia «autobiografia di un folle», sia, in coscienza, delle più allettanti. Ancor più amara e paradossale, piuttosto che ridicola, è l’altra conclusione, per la quale, in un mondo governato dall’ingiustizia e dall’ipocrisia, i cosiddetti «pazzi» siano, a ben guardare, le persone più normali. All’opposto, agli occhi di tutti i cosiddetti «savi», il mite giovinetto Ljòvka passa per un mentecatto. Krupov non vuole e non può accettare ciò: egli ha ben veduto quanta spontaneità e (perché no?) quanto fascino siano racchiusi nei sentimenti del fanciullo Ljòvka, di quanta dedizione e di quanta abnegazione, soprattutto in fatto di amicizia, costui sia capace, e a quali toccanti gradi sappia giungere il suo amore, soavemente ingenuo e appassionato, per la natura. Proprio a questo il pensiero di Krupov si identifica quasi con quello di Herzen, benché questi, da vero artista qual è, non lo manifesti esplicitamente, ma ce lo faccia chiaramente intendere; laddove il vecchio dottore addita, nella disparità sociale delle genti, la scaturigine prima dal tarlo della pazzia, alla cui azione nessuno può sottrarsi. Nel pessimismo di Krupov si riflette, quindi, tutto il pessimismo dello scrittore, anche se questi non perviene agli scettici paradossi di quello. E proprio quest’ultimo fatto consente allo Herzen di spingersi più lontano del suo personaggio, in quanto conserva la sua ferma fiducia in un futuro migliore per tutti. (…) Nei cinque capitoli di ‘Il dovere innanzi tutto’ è trattato, una volta di più, il problema dell’impoverimento morale della nobiltà russa, ma non meno interessano lo scrittori i vari lati della vita della servitù feudale, oppressa e privata di ogni diritto”” (pag 12-15) [introduzione di Lucio dal Santo, in ‘A. Herzen, ‘Il dottor Krupov – Il dovere innanzi tutto’, Edizioni Paoline, Roma, 1966] “”Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso”” (J.W. Goethe) (dalla rete)”,”VARx-055-FGB” “HERZOG Jesus Silva”,”Breve historia de la revolucion mexicana. La etapa constitucionalista y la lucha de facciones.”,”Dichiarazione di principio Confederazione lavoratori della regione messicana (1916) (pag 241) “”Diversamente don Venustiano Carranza aveva una buona cultura, particolarmente storica, e appartenenza alla classe media agiata del suo Stato natale. Era un uomo calmo, sereno, energico e molto geloso della sua autorità di leader. A volte poteva dirsi che in certi casi era inflessibile e ostinato. Era un vecchio ostinato, solevano dire i colleghi di partito e gli amici.”” (pag 115)”,”AMLx-066″ “HERZOG Philippe”,”L’économie nouvelle à bras-le-corps. Economiser le capital pour libérerr les hommes.”,”Teoria marxista della crisi attuale (pag 200-) [cicli lunghi di Kondratiev, lavori di Schumpeter ecc. Philippe Herzog (1940) economista, polytechnicien, ex amministratore dell’INSEE, professore di scienze economiche all’Università di Parigi X (Nanterre). Membro dell’ufficio politico del PCF, responsabile della sezione economica del CC dal 1979.”,”FRAE-042″ “HERZOG Rudolph”,”Heil Hitler, il maiale è morto! Ridere sotto Hitler: satira e comicità nel Terzo Reich.”,”Rudolph Herzog, figlio del celebre Werner, è anche lui regista e produttore.”,”GERN-004-FC” “HESKETT John”,”Industrial Design.”,”HESKETT John, nato nel 1937, si è laureato alla LSE. E’ professore associato di storia del design all’ Illinois Institute of Technology di Chicago. La Bauhaus in Germania. La Scuola arti e mestieri fondata a Weimar nel 1919, sotto la direzione di Walter Gropius. “”Non basterebbe un libro per cercare di districare la trama di miot e realtà che circonda la Bauhaus, ma non si possono tuttavia sottacere due aspetti che la concernono: il primo è l’ impressione che il metodo di insegnamento praticato non si addicesse all’ industrial desing; il secondo, se la scuola deba essere considerata o meno come fonte principale dell’ industrial design moderno.”” (pag 101)”,”ECOI-166″ “HESLOP Richard”,”Xavier. The Famous British Agent’s Dramatic Account of his work in the French Resistance.”,”Durante la guerra furono consegnati dall’aria alla Francia oltre 10.000 tonnellate di armi, munizioni e equipaggiamenti. Durante il D-Day del 6 giugno 1944, 150 stazioni senza fili (wireless) clandestine erano in contatto con il SOE dalla Francia occupata e Belgio. Il settore di Xavier riceveva la sua quota e ne fece un uso molto efficace (pag 8, prefazione)”,”FRAV-002-FSD” “HESS Moses, a cura di Edmund SILBERNER”,”Briefwechsel.”,”Contiene una lettera di Moses HESS a MARX (17 gennaio 1845) (pag 105) e a ENGELS (maggio o giugno 1845), 5 lettere di HESS a MARX e 2 a MARX ed ENGELS scritte nel 1846, un messaggio di MARX a HESS (2 settembre 1847) (pag 172), varie lettere di HESS a Johann Philip BECKER e una di quest’ ultimo a HESS, uno scambio di lettere HESS-HERZEN, HESS-LASSALLE, HESS- Bernhard BECKER. Due lettere di Sibylle HESS a MARX (20 ottobre 1877, 11 dicembre 1881) e due lettere di MARX a Sibylle HESS (25 ottobre 1877 e 29 novembre 1877).”,”MGEx-161″ “HESS Walter”,”I problemi della pittura moderna. Documenti e testimonianze.”,”Fauvismo ed espressionismo. “”Alla mostra autunnale parigina del 1905, espose per la prima volta in comune un gruppo di pittori, che, in tale occasione, ricevettero da un critico la definizione, che voleva essere ingiuriosa, di ‘Fauves’ (bestie selvagge). Nello stesso anno, Kirchner, Hekkel e Schmidt-Rottluff fondarono a Dresda l’ associazione di artisti ‘Brücke’; era l’ inizio dell’ ‘espressionismo’ in Germania. I due gruppi si muovono fondamentalmente sulla stessa via, la cui origine è segnata da van Gogh e Gauguin. Tuttavia essi hanno la coscienza rivoluzionaria di cominciare in maniera del tutto nuova, e per la prima volta veramente senza rifarsi ad alcun precedente, dagli elementi primordiali della pittura.”” (pag 45)”,”VARx-218″ “HESS Vittorio a cura; saggi di A.M. BIRMAN D.A. ALLAKHVERDJAN I.O. AJZENBERG O.L. ROGOVA V. BELKIN V. IVANTER V.J. LION S.A. SCIALAEV S.A. SITARJAN A. SMIRNOV S.S. DZARASOV V. BABAK E. MITELMAN V.M. IVANCHENKO M.I. PANOVA”,”Finanza pubblica e moneta in U.R.S.S.”,”Vittorio Hess è nato a Torino nel 1947, laureandosi con F. Forte con una tesi sulla finanza sovietica.”,”RUSU-234″ “HESS Vittorio a cura; saggi di A.M. BIRMAN D.A. ALLAKHVERDJAN I.O. AJZENBERG O.L. ROGOVA V. BELKIN V. IVANTER V.J. LION S.A. SCIALAEV S.A. SITARJAN A. SMIRNOV S.S. DZARASOV V. BABAK E. MITELMAN V.M. IVANCHENKO M.I. PANOVA”,”Finanza pubblica e moneta in U.R.S.S.”,”Vittorio Hess è nato a Torino nel 1947, laureandosi con F. Forte con una tesi sulla finanza sovietica. “”(…) per una direzone che abbia successo è necessario oltre alla capacità di persuadere, oltre alla capacità di vincere (…) ‘organizzare praticamente’ la capacità» (Lenin) (citato in apertura saggio di A.M. Birman)”,”RUSU-001-FP” “HESS Rémi”,”Il valzer. Rivoluzione della coppia in Europa.”,”Di volta in volta storico, etnologo e sociologo Rémi Hess ricostruisce il percorso dei valzer dagli interdetti della Cihesa che videva una ispirazione demoniaca In ‘Nota sulle origini delle parole “”valse”” e “”walzer””. La parola valse compare in francese in un momento in cui non è ancora presente a corte. Il termine “”walzer”” compare in seguito in Germani solo nel 1754.”,”VARx-036-FSD” “HESSE Hermann”,”Siddharta.”,”HESSE Hermann scrittore tedesco (1877-1962) premio Nobel (1946); dopo i primi romanzi di tradizione romantica, l’ epos di Siddharta (1922) testimonia il suo incontro con la spiritualità orientale, determinato da un viaggio in India. Il contatto con la psicoanalisi lasciò tracce in alcuni romanzi (‘Demian’ 1919, il ‘Il lupo della steppa’, 1927). “”Dal verbo suchen (cercare) i Tedeschi fanno il participio presente, suchend, e lo usano sostantivato, der Suchende (colui che cerca), per designare queli uomini che non s’ accontentano della superficie delle cose, ma d’ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono. (…) Suchende sono quasi tutti i personaggi di Hesse: gente inquieta e bisognosa di certezza (…)””. (pag 5) “”Tanta, insomma, la simpatia della cultura tedesca per il pensiero indiano, che si venne, come a tutti è noto, alla dottrina razziale della pretesa eredità esclusiva della razza tedesca dalla razza ariana. A proposito della quale dottrina il Prampolini osserva dopo le debite riserve: “”una valutazione obiettiva non può negare che i due popoli hanno comune una spiccata tendenza alla contemplazione, alla speculazione astratta, al panteismo e perciò al Weltschmerz, cioè a sentire il dolore cosmico””. Siddharta di Hesse può a buon diritto considerarsi come un felice concretamento artistico di queste affinità spirituali tra i due popoli, maturate attraverso una riflessione culturale e storica ormai più che secolare””. (pag 16)”,”VARx-101″ “HESSE Hermann, a cura di Volker MICHELS”,”Le stagioni della vita.”,”Sui giovani. Elasticità e capacità di adattamento ‘La gioventù vive un momento difficile, essa è piena di forze e si scontra da ogni parte con regole e convenzioni. (…) In sostanza il problema scottante è proprio questo: dobbiamo dare alla gioventù quanto più è possibile di tradizioni, sicurezze e norme oppure dobbiamo lasciarla il più possibile libera, educarla il più possibile all’elasticità e alla capacità di adattamento? Poiché il mondo in cui questa gioventù cresce non ha più un ordine morale e spirituale, aiutiamola in primo luogo a rimanere onesta e se necessario ad affondare decorosamente, ma togliamole l’occasione di prendere parte a questa società amorale, basata esclusivamente su rapporti di forza, e di avervi successo”” (pag 68) H. Hesse, Le stagioni della vita, Mondadori, 1988 Poesia: ‘Il vecchio e le sue mani’ (pag 162)”,”VARx-015-FER” “HESSE Hermann, a cura di Mario SPECCHIO”,”Vagabondaggio.”,”Dal brano ‘Alberi’ “”Quando un albero è stato segato tutt’intorno alla base e mostra al sole le nude ferite mortali, allora sui lembi lucenti del suo ceppo e del suo sepolcro si può leggere l’intera sua storia; negli anelli e nelle concrescenze si trova fedelmente annotata ogni lotta, ogni dolore, ogni malattia, ogni felicità e crescita, anni miseri e anni rigogliosi, attacchi respinti, superate tempeste. Ed ogni contadinello sa che il legno più nobile e più sodo ha gli anelli più esigui, che nell’alto dei monti ed in condizioni di persistente pericolo, crescono i tronchi più rigogliosi, i più resistenti ed esemplari”” (pag 63) Nelle difficoltà la pianta si fortifica”,”VARx-012-FFS” “HESSEL Stéphane”,”Indignatevi!”,”””C’è un quadro di Klee che s’intitola ‘Angelus Novus’. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta.”” (Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1962)”,”FRAV-135″ “HETMAN François”,”Les secretes des géants américains.”,”HETMAN F. economista , specialista della crescita e della previsione economica. Consulente dell’OCDE.”,”ECOG-025″ “HETT Benjamin Carter”,”Morte della democrazia. L’ascesa di Hitler e il crollo della Repubblica di Weimar.”,”Benjamin Carter Hunt insegna Storia alla City University di New York. ‘Come poté un governo democratico permettere ad Adolf Hitler di conquistare la Germania? Affermare che Hitler fu regolarmente eletto è troppo semplice. Non avrebbe mai potuto ottenere il potere se i politici di punta non avessero risposto a un’ondata di insurrezioni populiste cercando di cooptarlo; una strategia che invece li schiacciò in un angolo, da quale l’unica via d’uscita fu quella di accoglere i nazisti in Parlamento. L’autore mette a nudo la catastrofica sicurezza dei politici conservatori, convinti che i nazisti li avrebbero senza dubbio sostenuti, non capendo invece che i loro sforzi li stavano in realtà consegnado nelle mani di Hitler, a cui affidarono di fatto gli strumenti per trasformare la Germania in una feroce dittatura. L’autore è uno studioso della Germania del XX secolo e mostra quanto fragile possa essere la democrazia …’ B.C. Carter ha già pubblicato: ‘Burning the Reichstag’. ‘Crossing Hitler’ e ‘Death in the Tiergarten’. Insegna Storia alla City University di New York e vive in questa città. “”Il 31 luglio (1932) i nazisti riportarono la loro più sbalorditiva vittoria elettorale fino a quel momento. Con il 37.3 per cento dei voti e 230 seggi nel Reichstag, erano ormai di gran lunga il primo partito tedesco. Secondi, con grande distacco, i socialdemocratici con il 21.5 per cento e 133 seggi. Questo risultato rimarrà il migliore ottenuto dai nazisti in elezioni veramente libere, nonché il prevedibile esito di una situazione economica in continuo peggioramento dal 1931, oltre che dalla crescente rabbia dell’elettorato (filtrata dalla struttura “”confessionale”” della politica tedesca) contro i poteri mondiali su cui la popolazione non aveva alcun controlo. Ancora una volta il massimo consenso veniva ai nazisti dalle regioni rurali protestanti come lo Schleswig-Holstein. La sera delle lezioni le Squadre d’assalto naziste scatenarono un’ondata di violenza che investì quasi tutto il Nord e l’Est el paese”” (pag 199)”,”GERG-105″ “HEUSER Beatrice”,”Reading Clausewitz.”,”HEUSER B. è professore di studi strategici e internazionali presso il Dipartimento di studi sulla guerra (War Studies) al King’s College di Londra. E’ stata consulente di ministri della difesa, della commissione europea e della Nato.”,”QMIx-188″ “HEUSS Theodor EICHLER Willi BESSON Waldemar MOMMSEN Hans JASPER Gotthard, saggi di”,”Friedrich Ebert 1871-1971.”,”Saggi di Theodor HEUSS Willi EICHLER Waldemar BESSON Hans MOMMSEN Gotthard JASPER”,”GERG-037″ “HEYE Uwe-Karsten”,”I Benjamin. Una famiglia tedesca.”,”Uwe-Karsten Heye (1940) giornalista, è stato autore di discorsi per Willy Brandt, portavoce del governo di Gerhard Schroeder e autori di testi per le reti Tv ARD e ZDF.”,”BIOx-014-FC” “HEYM Stefan”,”Radek. Roman.”,”HEYM Stefan (1913) scrittore pubblicista romanziere. Emigrato a New York con l’avvento di Hitler al potere. Con il maccartismo rientra in DDR. Stefan Heym pseudonimo di Helmut Flieg (Chemnitz, 10 aprile 1913 – Ein Bokek, 16 dicembre 2001) è stato uno scrittore tedescoamericano. Visse negli Stati Uniti (e fece parte dell’esercito americano in Europa) tra il 1935 e il 1952, prima di far ritorno in quella parte della Germania che all’epoca costituiva la Repubbica Democratica Tedesca (DDR, “”Germania Est””). Pubblicò diverse opere in inglese e in tedesco, sia in patria che all’estero, e nonostante la sua protratta critica della DDR restò un convinto socialista. Indice [nascondi] 1 Vita 1.1 Infanzia e giovinezza 1.2 Stati Uniti 1.3 Nella Germania Est 1.4 Dopo la riunificazione 2 Opere 2.1 Scritte in inglese 2.2 Scritte in tedesco 3 Bibliografia e link 4 Altri progetti Vita [modifica] Infanzia e giovinezza [modifica] Helmut Flieg, nato in una famiglia di commercianti ebrei a Chemnitz, fu un antifascista fin dalla più tenera età. Su istigazione dei nazisti della sua città venne espulso nel 1931 dal locale Gymnasium a causa di una poesia pacifista. Completò i suoi studi a Berlino, e iniziò a studiare giornalismo in quella città. Dopo l’incendio del Reichstag del 1933 fuggì in Cecoslovacchia, dove assunse il nome di Stefan Heym per evitare rappresaglie contro la sua famiglia, restata nel Reich nazista. Stati Uniti [modifica] Nel 1935 ricevette una borsa di studio da un’associazione studentesca ebraica, e si recò negli Stati Uniti per continuare i suoi studi universitari alla University of Chicago, che concluse nel 1936 con una dissertazione sul poeta tedesco Heinrich Heine. Tra 1937 e 1939 risiedette a New York lavorando come caporedattore del settimanale in lingua tedesca Deutsches Volksecho, politicamente vicino al Partito Comunista Americano. Dopo la cessazione della pubblicazione del giornale nel novembre del 1939, Heym lavorò come scrittore in inglese, e raggiunse il successo con il suo primo romanzo, Hostages (1942), che divenne un bestseller. Dal 1943 Heym, che ormai era cittadino americano, contribuì allo sforzo militare della Seconda guerra mondiale. In qualità di membro dei Ritchie Boys, un’unità di guerra psicologica sotto il comando del profugo Hans Habe, partecipò allo sbarco di Normandia nel 1944. Il suo lavoro consisteva nella scrittura di testi mirati a influenzare i soldati della Wehrmacht, che venivano disseminati tramite volantini, trasmissioni radiofoniche e altoparlanti. Queste esperienze formano lo sfondo del suo secondo romanzo The Crusaders, e furono la base di Reden an den Feind (Speeches to the Enemy), una raccolta dei suoi testi di propaganda. Dopo la guerra Heym diresse il giornale Ruhrzeitung a Essen, quindi divenne redattore della Neue Zeitung a Monaco, uno dei più importanti quotidiani pubblicati dalle forze di occupazione americane. A causa delle sue simpatie per l’Unione Sovietica Heym fu trasferito negli Stati Uniti alla fine del 1945 e congedato a causa del suo atteggiamento “”filocomunista””. Negli anni seguenti lavorò ancora una volta come scrittore. Nel 1952 rinunciò al suo grado nell’esercito degli Stati Uniti, alle sue decorazioni e alla cittadinanza americana in protesta contro la Guerra di Corea e il maccartismo e si trasferì prima a Praga, e l’anno dopo nella Germania Est. Nella Germania Est [modifica] Nella DDR Heym ricevette inizialmente un trattamento privilegiato in quanto profugo antifascista tornato in patria. Visse con sua moglie in una villa offertagli dallo stato a Berlin-Grünau. Dal 1953 al 1956 lavorò per il Berliner Zeitung, dopodiché si dedicò quasi esclusivamente alla letteratura. Nei primi anni della sua vita nella DDR Heym, convinto socialista, sostenne il regime della Germania Est con romanzi e altre opere decisamente socialiste. Questi libri, che Heym continuava a scrivere in inglese, venivano pubblicati da una casa editrice appositamente fondata per lui, la Seven Seas Publishers, e le traduzioni in tedesco venivano stampate con grandi tirature. Il contrasto con l’apparato statale della DDR si manifestò a partire dal 1956, perché, nonostante la destalinizzazione del governo, la pubblicazione del libro di Heym sulla rivolta degli operai del 17 giugno 1953, Five Days in June, venne proibita. La tensione s’inasprì ulteriormente dopo il 1965, quando Erich Honecker attaccò Heym durante una conferenza del Partito di Unità Socialista di Germania (SED). Nel 1969 Heym fu condannato per un’infrazione ai regolamenti che controllavano gli scambi culturali dopo la puhblicazione del suo romanzo Lassalle nella Germania Ovest. Ciononostante fu in grado di lasciare la DDR per compiere viaggi all’estero, come la sua visita di due mesi negli Stati Uniti nel 1978, e i suoi libri continuarono ad essere pubblicati, anche se con tirature esigue, nella DDR. Nel 1976 Heym fu tra gli intellettuali della DDR che firmarono la petizione di protesta contro l’esilio di Wolf Biermann. Da quel momento Heym poté pubblicare le sue opere solo in Occidente, e cominciò a scrivere in tedesco. Nel 1979 fu nuovamente accusato di aver violato i controlli sugli scambi culturali ed espulso dall’associazione degli scrittori della DDR. Heym espresse il suo sostegno alla riunificazione tedesca già nel 1982, e durante gli anni ottanta sostenne il movimento per i diritti civili nella DDR, e tenne dei discorsi durante le manifestazioni a Berlino Est nell’autunno del 1989. Dopo la riunificazione [modifica] Negli anni che seguono la riunificazione Heym criticò la discriminazione contro i tedeschi orientali che tentavano di integrarsi con la Repubblica Federale tedesca, e sostenne l’idea di un’alternativa socialista al capitalismo della Germania riunificata. Heym si presentò nelle elezioni del Bundestag del 1994 come indipendente nella lista aperta dell’allora Partito del Scoialismo Democratico, e venne eletto al Bundestag come rappresentante di Berlin-Mitte/Prenzlauer-Berg. In quanto deputato più anziano, tenne il discorso inaugurale del nuovo parlamento nel novembre del 1994, ma diede le sue dimissioni nell’ottobre del 1995 per protestare contro un programmato emendamento della costituzione che aumentava i rimborsi spese dei deputati. Nel 1997 fu tra i firmatari della “”Diachiarazione di Erfurt””, che chiedeva un’alleanza rosso-verde tra la SPD e i Verdi per formare un governo di minoranza sostenuto dal Partito del Scoialismo Democratico dopo le elezioni federali del 1998. Morì improvvisamente di infarto a Ein Bokek in Israele mentre partecipava a una conferenza su Heinrich Heine. Heym è stato insignito di dottorati onorari dall’Università di Berna (1990) e dalla University of Cambridge (1991), e della cittadinanza onoraria di Chemnitz, la sua città di nascita (2001). Ha anche ricevuto il Jerusalem Prize (1993) per la letteratura “”per la libertà dell’individuo nella società””, e la medaglia della pace da parte dell’IPPNW. In precedenza aveva vinto lo Heinrich-Mann-Prize (1953), e il Premio Nazionale della DDR di 2ª classe (1959). Venne sepolto nel cimitero di Berlino-Weißensee. Opere [modifica] Scritte in inglese [modifica] Nazis in U.S.A., New York 1938 Hostages, New York 1942 Of Smiling Peace, Boston 1944 I crociati in Europa (The Crusaders), Boston 1948 The Eyes of Reason, Boston 1951 La città è nostra (Goldsborough, Leipzig 1953) The Cannibals and Other Stories, Berlin 1958 The Cosmic Age, New Delhi 1959 Shadows and Lights, London 1963 The Lenz Papers, London 1964 – tratta della fallita rivoluzione tedesca del 1848 The Architects, Northwestern 2005, ISBN 0-8101-2044-5 (pubblicato in tedesco come Die Architekten, Munich 2000) Uncertain Friend, London 1969 The King David Report, New York 1973 The Queen against Defoe, London 1975 5 giorni in giugno (Five Days in June), London 1977 – Riguarda le rivolte del 1953 nella DDR Scritte in tedesco [modifica] Il tradimento del compagno Collin (Collin) (1979) Ahasver (1981), pubblicato in inglese come The Wandering Jew (1984) Schwarzenberg (1984) – sulla Libera Repubblica di Schwarzenberg Costruito sulla sabbia: sette storie dal recente passato (Auf Sand gebaut: Sieben Geschichten aus der unmittelbaren Vergangenheit) (1992) Bibliografia e link [modifica] Meg Tait: Taking sides, Oxford 2001 Peter Hutchinson (ed.): Stefan Heym: socialist – dissenter – Jew, Oxford 2003 Regina U. Hahn: The democratic dream, Oxford 2003 Stefan Heym, Five Days in June book essay by Elizabeth Clark Altri progetti [modifica] Commons contiene file multimediali su Stefan Heym”,”RIRB-112″ “HEYWOOD Anthony”,”Modernising Lenin’s Russia. Economic Reconstruction, Foreign Trade and the Railways.”,”Anthony HEYWOOD è Lecturer presso il Dipartimento di Studi Europei all’ Università di Bradford. “”Ma c’era ancora una considerevole mutua sfiducia tra Krasin e il professore. Dal giorno in cui Krasin firmò le due direttive, Lomonosov trovò ulteriore incitamento ai suoi dubbi. Incontrando un vecchio amico d’ anteguerra, Ludwig Bamberger, che era ora un agente della famosa compagnia tedesca Friedrich Krupp AG, Lomonosov apprese che il 24 giugno Krupp aveva ufficialmente offerto di costruire 1.000 German-type 2-10-0S (locomotive) per la Russia e che Krasin aveva raccomandato questa proposta al Politburo solo per vedersela rifiutare. Convinto che Krasin gli aveva tenuto segreto questa offerta, ed avendo ottenuto una copia del documento da Bamberger, Lomonosov affrontò Krasin il 21 luglio. Nel suo imbarazzo Krasin acconsentì ad inviare un telegramma speciale a Cicerin, Trotsky e Lezhava (recentemente nominato deputato rappresentante commissario per il commercio estero) per assicurare che si sarebbe dovuto evitare ogni “”mancanza di coordinamento”” per l’ avvenire…”” (pag 109)”,”RIRO-266″ “HIBBERT Christopher”,”Ascesa e caduta di Casa Medici.”,”Nato nel 1924 C. Hebbert è considerato uno specialista nel genere della biografia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Londra: biografia di una città’.”,”ITAG-111″ “HICKS Granville, collaborazione di John STUART”,”John Reed. The Making of a Revolutionary.”,”””When Upton Sinclair called him “”the playboy of the social revolution””, Reed was hurt. That he had been a playboy he was not inclined to deny, but he was not playing with revolution. He made little pretense to leadership, and was satisfied to do whatever work was assigned to him. The fact that he had been through the Russian revolution and had written of it so well in ‘Ten Days That Shook the World’ made him enormously useful to the left wing, and he took his responsibilities as public spokesman with great seriousness. But he was unwilling to be merely a front; he did his share of the drudgery. Significantly, his greater interest was in the actual technique of working-class control. In an article in the ‘Revolutionary Age’ hi pointed out that, despite the high efficiency of the American worker, control would be difficult because of the specialization of labor.”” (pag 346) Biografia (wikip) John Reed John Reed (Portland, 22 ottobre 1887 – Mosca, 17 ottobre 1920) è stato un giornalista e militante comunista statunitense. È conosciuto in particolare per la sua narrazione dei giorni della Rivoluzione bolscevica, nel libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo. John Reed. Nasce da una famiglia benestante e socialmente affermata a Portland, nell’Oregon. Compie i suoi studi ad Harvard, dove inizia a scrivere racconti e poesie e si laurea nel 1910. Dopo la laurea John Reed viaggia per alcuni mesi in Europa, visitando Inghilterra, Francia e Spagna. Al suo ritorno in America si stabilisce a New York, dove inizia collaborare a vari giornali (American Magazine, The Masses, Metropolitan Magazine) e pubblica la sua prima raccolta di poesie (Sangar, 1913). In quegli anni entra in contatto con gli “”Industrial Workers of the World””, un’organizzazione operaia internazionalista (fondata a Chicago nel 1905) ed è partecipe testimone delle lotte dei lavoratori nella metropoli americana. Reed si accosta alla lotta dei lavoratori durante lo sciopero dei setifici di Paterson, nel New Jersey, nel 1913. I leader degli IWW che dirigono lo sciopero hanno tentato il coinvolgimento degli intellettuali radicali di New York. Reed è arrestato mentre assiste allo sciopero e trascorre quattro giorni in carcere (in quei giorni vengono arrestati più di 2300 operai). Nel 1914 viaggia in Messico come corrispondente del Metropolitan: per quattro mesi segue l’esercito di Pancho Villa. Il volume Il Messico insorge (Insurgent Mexico, 1914) è un’appassionata testimonianza della rivoluzione messicana. Nell’aprile del 1914, di ritorno dal Messico, egli è in Colorado per seguire gli scioperi dei minatori, sfociati in una serie di violenti conflitti con a tratti le proporzioni di una vera e propria guerra civile. Reed giunge in Colorado subito dopo il massacro di Ludlow (20 aprile), in cui la polizia privata dei proprietari delle miniere (la Rockefeller’s Colorado Fuel and Iron Company) era giunta a mitragliare e a incendiare le tende degli scioperanti, uccidendo uomini, donne e bambini. Di questa strage Reed scrive in un suo famoso articolo per il Metropolitan, La guerra del Colorado. Subito dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, egli parte per l’Europa come corrispondente dei giornali Metropolitan Magazine e The Masses, scrivendo reportage dai fronti di guerra in Germania, Russia, Serbia, Romania e Bulgaria. Alcuni dei suoi articoli vengono però censurati, in quanto considerati “”disfattisti””. Nel settembre del 1914 cosi’ conclude l’articolo The traders’ war (apparso su The Masses):””Noi Socialisti dobbiamo sperare – possiamo perfino attenderci – che da questo orrore di spargimento di sangue e terribile distruzione scaturiranno cambiamenti sociali di grande portata, ed un enorme passo in avanti verso un traguardo di pace fra gli uomini. Ma non dobbiamo farci ingannare da questa chiacchiera editoriale sul Liberalismo che avanza nella Guerra Santa contro la Tirannia. Questa non è la nostra guerra.”” Costretto a ritornare negli Stati Uniti per motivi di salute, dall’aprile all’ottobre del 1915 è nuovamente in Europa, insieme al disegnatore canadese Boardman Robinson. Il viaggio inizia a Salonicco: attraversano quindi la Serbia devastata dalle epidemie, la Romania, la Polonia, giungendo fino a Pietrogrado e Mosca. I resoconti di questo secondo viaggio nell’Europa in guerra compaiono nel libro La guerra nell’Europa Orientale – 1915 (pubblicato nel 1916). Tornato in patria, Reed è oramai uno dei più apprezzati e meglio pagati reporter. Scrive articoli e tiene conferenze contro la guerra ed il coinvolgimento degli Stati Uniti. Le sue prese di posizione gli costano l’isolamento degli intellettuali liberali presi oramai dal fervore nazionalistico. All’inizio del 1917, Reed sposa la giornalista Louise Bryant. Nell’autunno parte con la moglie per Pietrogrado, spinto dall’ansia di osservare da vicino quegli eventi rivoluzionari che avevano portato alla caduta dello zarismo ed alla nascita dei consigli operai (i Soviet). Nell’ottobre egli è quindi testimone della rivoluzione bolscevica. Il suo libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo (1917) è una delle più diffuse e affascinanti cronache della Rivoluzione. Lenin stesso raccomandò la sua lettura “”senza riserve agli operai di tutto il mondo””. Nel 1918 rientra negli USA, dove partecipa alla fondazione del Communist Labor Party, dichiarato immediatamente illegale dallo stato americano. Lavora per il giornale di sinistra The Liberator. L’anno successivo ritorna a Mosca, e partecipa al secondo Congresso dell’Internazionale Comunista e al Congresso dei popoli orientali a Baku. Al ritorno di quel viaggo muore di tifo [1] a Mosca, il 17 ottobre 1920, all’età di 33 anni. Viene sepolto con tutti gli onori sotto le mura del Cremlino. Il giornalista Fu definito da Trockij “”un uomo che sapeva vedere ed ascoltare””. Opere [modifica] Sangar, Riverside, Conn., 1913 The Day in Bohemia, or Life Among the Artists, New York, 1913 Insurgent Mexico, New York, 1914 The War in Eastern Europe, Charles Scribner’s Sons, New York 1916 Tamburlaine, Bursch, Riverside, Conn., 1917 Ten Days That Shook the World, Boni and Liverlight, New York, 1919 Daughter of the Revolution, Vanguard Press, New York 1927 Almost Thirty: Autobiograohy, in New Republic, 15 e 24 aprile 1936 The education of John Reed. Selected Writings,International, New Yorl, 1955 An Anthology of John Reed, Progress, Moscow, 1966 The Complete Poetry of John Reed, Pine Hill, Vermont, 1973 John Reed for The Masses, McFarland, Jefferson, N.C., 1987 John Reed and the Russian Revolution: uncollected articles, letters and speeches on Russia, 1917-1920, St. Martin Press, New York 1992 The Collected works of John Reed,Modern Library, New York 1995 In italiano Il Messico insorge, Einaudi, 1979 I dieci giorni che sconvolsero il mondo, Rizzoli, 1980 La guerra nell’Europa orientale – 1915, edizioni Pantarei, Milano, 1997 Curiosità [modifica] Il film del 1981 Reds con Warren Beatty, Diane Keaton e Jack Nicholson, è basato sulla sua vita; vinse tre Premi Oscar ed ottenne altre nove candidature. Note [modifica] ^ Eric Homberger, John Reed, Manchester 1990 Collegamenti esterni modifica Marxist Writers Archive – Scritti di John Reed Industrial Workers of the World Scritti di John Reed in Italiano Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/John_Reed”””,”MUSx-239″ “HICKS Granville, collaborazione di John STUART”,”John Reed. The Making of a Revolutionary.”,”MUSx-239″,”MUSx-001-FL” “HICKS John Richard”,”Introduzione alla economica. La struttura sociale.”,”Fondo F. Palumberi Contiene il capitolo: IV. La popolazione e la sua storia. Le due fasi della storia moderna della popolazione. Tassi di natalità e tassi di moertalità. La diminuzione del tasso di natalità. Il futuro della popolazione Tendenze della popolazione (pag 49-50) “”La prima cosa che colpisce chi guardi questa nuova tabella () è il tasso estremamente rapido con il quale la popolazione di quasi tutti i paesi si venne espandendo durante il periodo 1800-50. Persino i francesi che hanno quasi sempre avuto un tasso d’incremento piuttosto lento, durante questo mezzo secolo aumentarono più rapidamente del solito. L’Irlanda che ancora una volta rappresenta l’eccezione, qui lo è meno di quanto sembri: infatti la popolazione irlandese fino al 1840 continuò ad aumentare al tasso del 9 per mille, ma tra il 1840 e il 1850 incominciò a diminuire per effetto della carestia delle patate. L’impressione generale che si ricava dalla tabella nel suo complesso è che la storia della popolazione nel corso degli ultimi due secoli ha attraversato due fasi distinte, durante la prima delle quali vi fu una grande accelerazione del tasso d’incremento della popolazione, mentre durante la seconda esso fu sottoposto a un freno più o meno violento. Queste sono in effetti le due fasi che dobbiamo spiegare. Le variazioni della popolazione avvengono in due modi; mediante aumenti o diminuzioni naturali (eccedenza delle nascite sulle morti o viceversa), e mediante migrazioni. Le cifre delle nostre tabelle sono influenzate dalle migrazioni in misura notevole, ma non abbastanza da disturbare l’andamento generale. La popolazione degli Stati Uniti è aumentata molto per l’immigrazione; ma la grande massa degli immigrati del secolo XIX si ebbe dopo il 1850, di modo che lo straordinario tasso di incremento della popolazione americana nella prima parte del secolo XIX (31 per mille all’anno) fu quasi completamente un aumento naturale. L’effetto dell’immigrazione fu di impedire che l’incremento rallentasse così rapidamente come avrebbe fatto senza di essa. Il declino della popolazione irlandese dopo il 1840 fu conseguenza dell’emigrazione in gran parte, ma non completamente. La differenza più significativa nelle nostre cifre quando si tiene conto delle migrazioni si riscontra nel caso dell’Italia. L’emigrazione in Italia fu particolarmente forte durante il periodo 1880-1910; il tasso di incremento della popolazione italiana che risulta dalle due ultime colonne della nostra tabella () è perciò inferiore all’incremento naturale. Se si avessero le cifre della popolazione italiana, ‘residente sia in Italia che fuori’, i tassi d’incremento dei successivi periodi sarebbero più prossimi a 2, 7, 8, 11, anziché a 2, 7, 6, 8 come risulta dalla nostra tabella. Il tasso d’incremento naturale per l’Italia ha continuato ad aumentare fino al secolo XX inoltrato; solo in anni molto recenti hanno cominciato ad apparire segni secondo i quali anche l’Italia starebbe passando nella seconda fase”” [() Tassi medi dell’incremento annuo della popolazione (per mille): (1650-1800) Gran Bretagna 3, Francia 3, Germania 2, Italia 2, Stati Uniti d’America …, Irlanda 9; (1800-1850) Gran Bretagna 14, Francia 5, Germania 11, Italia 7, Stati Uniti d’America 31, Irlanda 5; (1850-1900) Gran Bretagna 11, Francia 3, Germania 9, Italia 6, Stati Uniti 24, Irlanda – 16; (1900-1950) Gran Bretagna 6, Francia 0, Germania 5, Italia 8, Stati Uniti 15, Irlanda -1] (pag 49-50-51)”,”ECOT-348″ “HICKS John R.”,”Capitale e sviluppo.”,”Nato a Warwick nel 1904, Sir John Hicks ha compiuto i propri studi universitari e le prime ricerche economiche a Oxford, al Balliol College. Dal 1926 ha insegnato nelle maggiori università inglesi (LSE, Cambridge, Manchester) per poi ritornare ad Oxford a partire dal 1946 (si era nel frattempo sposato con Ursula Kathleen Webb). Si è occupato in particolare di ‘teoria dei salari’ (‘The Theory of Wages’, 1932), della teoria del valore e dello sviluppo.”,”ECOT-349″ “HICKS J.R.”,”Value and Capital. An Inquiry into some Fundamental Principles of Economic Theory.”,”J.R. Hicks Fellow of Nuffield College Oxford.”,”ECOT-197-FL” “HICKS John Richard”,”Valore e capitale.”,”‘Sir John Richard Hicks (1904-1989) è stato un economista inglese di grande rilievo nel XX secolo. Nato a Warwick, studiò inizialmente matematica all’Università di Oxford, per poi dedicarsi all’economia e alla filosofia. Hicks ha insegnato alla London School of Economics, all’Università di Cambridge e all’Università di Manchester, prima di tornare a Oxford, dove ha trascorso gran parte della sua carriera. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia insieme a Kenneth Arrow, per i loro contributi alla teoria dell’equilibrio generale e all’economia del benessere 2. Tra le sue opere più influenti vi sono Value and Capital (1939), che ha contribuito allo sviluppo della teoria del valore e dell’equilibrio generale, e il modello IS-LM (1937), che ha sintetizzato il pensiero keynesiano in macroeconomia. Hicks ha avuto un impatto significativo sulla teoria economica, influenzando sia la microeconomia che la macroeconomia 1′”,”ECOT-405″ “HIGGINBOTHAM Don”,”The War of American Independence. Military Attitudes, Policies, and Practice, 1763-1789.”,”HIGGINBOTHAM Don: É stato uno Storico americano e professore di Storia presso l’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill. Il testo rappresenta uno studio degli aspetti militari della Rivoluzione americana. La prima edizione è del 1971. «Questo libro è il tentativo di descrivere la storia militare del popolo americano durante la Rivoluzione americana del 1763-1789. (…) Ampliando le date del periodo tradizionale della Guerra d’Indipendenza (1775-1783), ho cercato, inoltre, di esaminare le cause e le conseguenze della Rivoluzione in relazione alle questioni militari. Ho cercato di tenere presente l’idea che gli eserciti non sono altro che proiezioni delle società da cui provengono, così come l’idea che l’interazione tra guerra e società produce effetti significativi sulle istituzioni sia civili che militari di un paese. Sebbene non abbia tralasciato il lato britannico delle vicende e gli aspetti internazionali della lotta per l’indipendenza, questo è un libro che si concentra sulla storia americana. Gli Stati Uniti sono nati in guerra piuttosto che in pace, un fattore che ha influito profondamente sulla nostra storia successiva. (…)» (pag IX. Trad. d. r.) «Quando iniziò la Guerra d’Indipendenza, non esisteva l’esercito americano. Durante le prime ostilità solo le Milizie coloniali, soprattutto quella del Massachusetts, occuparono il campo contro i regolari britannici. Almeno due cose risaltano nello sforzo militare americano di quei primi giorni di una guerra destinata a durare otto lunghi anni, il doppio di qualsiasi guerra americana successiva fino al Vietnam. In primo luogo, la Gran Bretagna si trovò di fronte ad una campagna in fermento, con migliaia di cittadini infuriati ed armati che inaugurarono non solo una rivoluzione politica ma anche una rivoluzione militare. Qui il sistema militare del XVIII secolo, con i suoi piccoli eserciti altamente addestrati comandati da ufficiali delle classi superiori, dovette affrontare una sfida inedita, che si sarebbe ripetuta nelle guerre della Rivoluzione francese e dell’era napoleonica. In secondo luogo, gli “”agricoltori in guerra”” si comportarono sorprendentemente bene contro l’esercito professionale di Giorgio III nei primi scontri a Concord e a Bunker Hill. Si assiste all’anomalia di persone che combattono per la propria libertà (…); mostrarono determinazione nell’imbottigliare le Giubbe rosse a Boston e nella conquista della postazione britannica a Ticonderoga.» (pag 57. Trad. d. r.)”,”USAG-001-FSL” “HIGONNET René”,”Marx et la spéculation bancaire.”,” Il carattere fittizio dei depositi bancari. “”Marx s’attache à démontrer le caractère fictif de la plupart des dépôts et réserves bancaires. Le déposant peut croire que sa banque détient effectivement les fonds qu’il lui a confiés; il n’est rien, elle les a engagés dans des prêts ou des investissements, ou encore les a envoyés à Londres où ils sont employés à financier le commerce et la spéculation des capitalistes. Si le déposant s’en rend compte, il peut croire que sa banque a de fortes réserves, mais ce n’est pas le cas non plus, car le banques n’ont en général qu’une faible encaisse destinée à faire face aux paiements courants; leurs réserves sont elles- mêmes des dépôts auprès des établissements d’escompte et surtout auprès de la Banque d’Angleterre. Marx pose alors la question: à ce dernier stade, va-t-on trouver quelque chose de solide, la Banque d’Angleterre a-t-elle au moins tous ces dépôts qui lui ont été confiés, ou les a-t-elle engagés et immobilisés? La réponse est que, là aussi, les dépôts ont un caractère fictif. La fiction règne à tous les échelons du système bancaire. Engels, agissant dans son rôle d’éditeur d’un texte inachevé, a ajouté une insertion afin de démontrer, chiffres en main, combien cela est vrai, et plus vrai encore nel 1892 qu’à l’époque où écrivait Marx. Il reproduit un tableau des dettes des 15 plus grandes banques de Londres envers le public (dépôts, billets, etc.) comparées avec les encaisses respectives de ces banques, pour novembre 1892″” [R. Higonnet, Marx et la spéculation bancaire, 1959] (pag 28)”,”MADS-619″ “HIKMET Nazim”,”Poesie.”,”Due versi: …. ‘Perché la morte sia giusta bisogna che la vita sia giusta’ …. (1946) Alla Vita La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere. La vita non é uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate, o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali, tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conoscerai la faccia, e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia. (f. aforisticamente) ‘Nazim Hikmet, nato a Salonicco il 20 novembre 1901 e deceduto a Mosca il 3 giugno 1963, è considerato il più importante poeta turco del Novecento. La sua opera è ricca di impegno sociale e profondo sentimento poetico. Tra le sue opere più celebri, spicca la raccolta ‘Poesie d’amore’, che contiene versi scritti dal 1933 fino alla sua morte. Queste poesie sono state tradotte in italiano da Joyce Lussu, partigiana, politica, scrittrice e poetessa, con la quale Hikmet ebbe anche una corrispondenza epistolare. Ecco alcune delle più belle poesie d’amore di Nazim Hikmet: Il più bello dei mari: “Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto.” Ti amo: “Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale, come se alzandomi la notte bruciante di febbre bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto. Ti amo come guardo il pesante sacco della posta, non so che cosa contenga e da chi, pieno di gioia, pieno di sospetto, agitato. Ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo, ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco, ti amo come se dicessi: Dio sia lodato, son vivo.” Amo in te: “Amo in te l’avventura della nave che va verso il polo, amo in te l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte, amo in te le cose lontane, amo in te l’impossibile. Entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole e sudato, affamato, infuriato, ho la passione del cacciatore per mordere nella tua carne. Amo in te l’impossibile, ma non la disperazione.” Sei la mia ebbrezza: “Sei la mia ebbrezza, la mia ebbrezza non è passata, non posso farmela passare, non voglio farmela passare. La mia testa pesante, le mie ginocchia scorticate, i miei stracci inzaccherati, vado verso la luce che brilla e che si spegne, titubando, cadendo, rialzandomi.” Arrivederci fratello mare: “Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti, arrivederci fratello mare. Mi porto un po’ della tua ghiaia, un po’ del tuo sale azzurro, un po’ della tua infinità e un pochino della tua luce e della tua infelicità. Ci hai saputo dir molte cose sul tuo destino, mare, eccoci con un po’ più di speranza, eccoci con un po’ più di saggezza, e ce ne andiamo come siamo venuti, arrivederci fratello mare.” Anima mia: “”Anima mia, chiudi gli occhi piano piano e come s’affonda nell’acqua immergiti nel sonno, nuda e vestita di bianco, il più bello dei sogni ti accoglierà. Anima mia, chiudi gli occhi piano piano, abbandonati come nell’arco delle mie braccia, nel tuo sonno non dimenticarmi. Chiudi gli occhi pian piano, i tuoi occhi marroni dove brucia una fiamma… (f. copil.)”,”VARx-008-FAP” “HILBERG Raul, a cura di Frediano SESSI”,”La distruzione degli Ebrei d’ Europa. Volume primo.”,”Raul HILBERG (Vienna 1926) nel 1939 emigrò negli Stati Uniti con la famiglia per sfuggire alle leggi razziali. Nel 1944 tornò in Europa volontario dell’ esercito americano e proprio a contatto con l’ orrore provocato dal nazismo nacque la sua vocazione. Questa è la sua opera maggiore che lo ha reso famoso nel mondo. Tra le altre pubblicazioni: ‘Carnefici, vittime e spettatori’ (Mondadori, 1994). Fino al 1991 è stato professore di scienze politiche presso l’ Università del Vermont. “”I dirigenti polacchi (per non dire la popolazione) ignoravano che i Tedeschi accarezzavano l’ idea di sbarazzarsi anche di loro. Per esempio, nessuno sapeva che il 1° maggio 1942, il Gauleiter Greiser aveva proposto a Himmler il “”trattamento speciale”” di circa 35 mila tubercolotici schedati nel suo Gau, come misura sanitaria destinata a proteggere i Tedeschi etnici nei territori incorporati. L’ inquietudine era, dunque, un fatto reale, e non solo nella cerchia dei clandestini informati, ma in ogni settore di lavoratori polacchi delle città. La loro paura trovò espressione nell’ ottobre del 1942″” (pag 532)”,”EBRx-022″ “HILBERG Raul, a cura di Frediano SESSI”,”La distruzione degli Ebrei d’ Europa. Volume secondo.”,”””Nonostante gli sforzi, l’ annientamento degli Ebrei divenne un segreto noto a tutti. Dall’ ottobre del 1941, un’ impresa viennese dichiarò, a proposito della deportazione, che causava “”una morte più o meno rapida e sicura””. Nel 1942, una società berlinese rifiutò di versare al Ministero delle Finanze le pensioni degli impiegati ebrei che erano stati “”espulsi””. Questi versamenti non costituivano un diritto sui beni ebraici che il Reich poteva rivendicare a suo uso; erano versamenti destinati ad aiutare dei beneficiari precisi e, in un caso in sospeso, nulla indicava che il destinatario fosse “”ancora vivo””””. (pag 1093)”,”EBRx-023″ “HILBERG Raul”,”Carnefici, vittime, spettatori. La persecuzione degli ebrei, 1933-1945.”,”Raul Hilberg è nato a Vienna nel 1926. A tredici nni emigrò con i genitori negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali. Docente di Scienze politiche alla University of Vermont fino al 1991, fu uno dei primi studiosi a occuparsi dei documenti sul nazismo portati negli USA dopo la fine della seconda guerra mondiale.”,”QMIS-026-FL” “HILBERT David, a cura di V. Michele ABRUSCI”,”Ricerche sui fondamenti della matematica.”,”David Hilbert (1862-1943) è stato non solo uno dei più grandi matematici dell’ultimo secolo ma anche l’iniziatore di un vasto programma di autofondazione della matematica….”,”SCIx-007-FRR” “HILBERT David”,”Fondamenti della geometria. Con i supplementi di Paul Bernays.”,”David Hilbert (1862-1943) è stato non solo uno dei più grandi matematici dell’ultimo secolo ma anche l’iniziatore di un vasto programma di autofondazione della matematica….”,”SCIx-008-FRR” “HILDEBRAND Klaus”,”Il Terzo Reich.”,”HILDEBRAND (Bielefeld, 1941), già docente nell’ Univ di Mannheim e Münster, insegna attualmente Storia moderna all’Univ di Bonn. Oltre ad articoli su riviste specializzate (tra l’altro in Italia ‘Storia contemporanea’) e ai contributi in opere collettive, ha scritto: -Vom Reich zum Weltreich. Hitler NSDAP und koloniale Frage 1919-1945, (1969) -Bethmann Hollweg- Der Kanzler ohne Eigenschaften, (1970) -Deutsche Aussenpolitik, 1933-1945, (1971) Il libro ‘Il Terzo Reich’, nuova edizione aggiornata e ampliata, è una ricostruzione completa della storia del nazismo. Il volume è diviso in tre parti: la storia, il dibattito storiografico (parte seconda: problemi fondamentali e tendenze della ricerca), la bibliografia.”,”GERN-045″ “HILDEBRAND Klaus”,”Il Terzo Reich.”,”Klaus Hildebrand (Bielefeld, 1941), già docente nell’Università di Mannheim e Münster, insegna, attualmente (1997), Storia moderna all’Università di Bonn. Oltre ad articoli su riviste specializzate (tra l’altro in Italia ‘Storia contemporanea’) e ai contributi in opere collettive, ha scritto: -Vom Reich zum Weltreich. Hitler NSDAP und koloniale Frage 1919-1945, (1969) -Bethmann Hollweg- Der Kanzler ohne Eigenschaften, (1970) -Deutsche Aussenpolitik, 1933-1945, (1971) Il libro ‘Il Terzo Reich’, nuova edizione aggiornata e ampliata, è una ricostruzione completa della storia del nazismo. Il volume è diviso in tre parti: la storia, il dibattito storiografico (parte seconda: problemi fondamentali e tendenze della ricerca), la bibliografia. ‘(…) Hans Mommsen ha stigmatizzato l’iperrazionalizzazione diffusa nei giudizi sul Terzo Reich. Analogamente a quanto aveva già stabilito Martin Broszat nella sua trattazione pionieristica sulla costituzione interna dello Stato hitleriano, egli sottolinea l’esistenza di «un’anarchia istituzionale senza precedenti, ed una crescente derealizzazione del processo decisionale a tutti i livelli del sistema, tenuto insieme esteriormente dal mito del Führer». In effetti però anche a lui Hitler sembra «incapace di decidere, spesso insicuro, preoccupato esclusivamente di salvaguardare il suo prestigio e la sua autorità personale, fortemente influenzato dalle circostanze del momento, sotto un certo profilo un dittatore debole». (126: H. Mommsen, ‘Nazionalsocialismo’, p. 702). Con questa affermazione si giungeva a sottolineare chiaramente «the limits of Hitler’s power» (E.N. Peterson) e a mettere in dubbio alla radice il giudizio tradizionale corrente sulla pienezza dei poteri del dittatore ritenuta pressoché illimitata. Mentre alcuni storici riferiscono questo dato della relativizzazione della posizione di Hitler nel Terzo Reich al settore della politica interna (328: R. Bollmus, ‘Ufficio Rosenberg’; 350: WJ. Mommsen, ‘Il sistema di potere nazionalsocialista’), e in politica estera continuano invece a partire dal «regime personale» (W.J. Mommsen) di Hitler, altri storici come Hans Mommsen (cfr. per esempio 284: ‘Lo stato d’emergenza come tecnica di potere’, pp. 30-45), Martin Broszat (per esempio 267: ‘Motivazione sociale’, pp. 392-409) e in una certa misura con maggior determinazione Wolfang Schieder (580: ‘La guerra civile spagnola e il piano quadriennale’, pp. 162-190) applicano questa visione riveduta della dittatura nazionalsocialista anche alla politica estera del regime (cfr. per maggiori particolari, il successivo § 5). Nell’ambito di questa interpretazione, Hitler appare come un personaggio certamente più o meno importante, ma che non agisce autonomamente, anzi ha una funzione rappresentativa, esecutiva, persino dipendente, e si muove in balia di eventi in ultima analisi più forti di lui. Secondo questo giudizio dunque Hitler non è principalmente colui che crea politicamente, ma è soprattutto colui che media socialmente. In questo senso Hans Mommsen propone una «normalizzazione» di quella che a suo giudizio è un’immagine demonizzata del dittatore. Per lui Hitler è semplicemente il rappresentante «del fascismo in Germania» (282: H. Mommsen, ‘La dissoluzione della Repubblica di Weimar’, p. 1) la cui origine egli tenta di spiegare sulla base delle connessioni «strutturali» tra l’ultima fase della Repubblica di Weimar e la «fase della presa del potere». A questa concezione dello Stato nazionalsocialista, sempre più diffusa a partire dalla metà degli anni Sessanta, visto come un caos policratico sia nel campo della politica interna sia in quello della politica estera, Karl Dietrich Bracher (197: Controversie di storia contemporanea, specie pp. 62-78) e Andreas Hillgruber (164: Tendenze, risultati e prospettive della ricerca su Hitler) hanno ribattuto tra l’altro che «il rinvio al carattere policratico e spesso anarchico della politica interna nazioalsocialista» (Bracher, ivi, p. 64) non coglie la sostanza del regime. Esso riguarderebbe più che altro le imperfezioni «procedurali» senza smentire anche su questo terreno quella ambivalenza che è il connotato visibile del nazionalsocialismo’”,”GERN-001-FC” “HILDEBRAND Klaus”,”Le forze motrici di politica interna agenti sulla politica estera nazionalsocialista.”,”Interpretazioni storiografiche sul rapporto politica estera – interna (pag 203-204) I. “”Primato della politica interna””? Impostazioni del quesito e problemi II. Politica estera nazionalsocialista e scienza marxista (pag 204) III. Politica estera nazionalsocialista come imperialismo sociale? IV. Politica estera nazionalsocialista e politica tradizionale di grande potenza V. Crisi di legittimazione elitaria e via d’uscita bellica VI. Politica estera nazionalsocialista quale “”metafora ideologica”” del mantenimento del potere interno? VII. Politica estera nazionalsocialista o “”fascista””? VIII. Il “”programma”” di Hitler All’interno della bibliografia in fondo al saggio, la maggior parte opere in tedesco, due libri sul rapporto nazismo classe operaia: – M.H. Kele, Nazis and Workers. National Socialist Appeals to Germa Labor (1929-1933), Chapel Hill, 1972 – T. Mason, ‘The Legacy of 1918 for National Socialism, in ‘German Democracy and the Triumph of Hitler. Essays in recent German History, a cura di A. Nicholls e E. Matthias, London, 1971, pp. 215 e ss. – T. Mason, Arbeiterklasse und Volksgemeinschaft, Koln-Opladen, 1973″,”GERN-186″ “HILDEBRANDT Rainer”,”Berlin. Von der Frontstadt zur Brücke Europas.”,”””La riforma monetaria in Germania Occidentale provoca il blocco totale di Berlino Ovest da parte del governo sovietico che procede, il 23 giugno 1948, alla chiusura di tutte le vie d’ accesso stradali e marittime senza fare eccezioni neanche per le potenze di occupazione occidentali. In base al diritto internazionale in vigore, il blocco avrebbe potuto essere un motivo di dichiarazione di guerra.”” (pag 26)”,”GERV-045″ “HILDEBRANDT Rainer”,”Der 17. Juni. Zehn Erlebnisgeschichten von Personen in verschiedenen Brennpunkten des Aufstandes, sowie ergänzende dokumentarische Materialien mit 82 Fotos.”,”””Berliner reiht euch ein, wir wollen freie Menschen sein!”” Die Berliner kamen. Aus Wohnungen, aus Läden, aus Werkstätten””. “”Cittadini di Berlino unitevi a noi, noi vogliamo che gli esseri umani siano liberi!””. I berlinesi vennero. Dalle case, dalle botteghe, dalle fabbriche””. (pag 28)”,”GERV-046″ “HILDEBRANDT Rainer”,”Quando le catene cadono.”,”Rainer Hildebrandt, conosciuto attraverso il suo instancabile lavoro per la liberazione di prigionieri politici, è più di un cronista conscienzioso. Mentre i carri armati sovietici stavano ancora sparando, incominciò ad intervistare coloro che avevano partecipato all’insurrezione.”,”MGES-002-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”The Russian Socialist Revolutionary Party Before the First World War.”,”Il libro contiene i profili biografici di V.K. AGAFONOV A.A. ARGUNOV N.D. AVKSENTEV E.F. AZEF A.N. BAKH B.G. BILIT A.O. BONCH-OSMOLOVSKII E.K.BRESHKO-BRESHKOVSKAIA V.M. CHERNOV A.I. FEIT I.I. FUNDAMINSKII A.V. GEDEONOVSKII G.A. GERSHUNI A.R. GOTS M.R. GOTS I.L. IUDELEVSKII P.P. KRAFT E.E. LAZAREV B.N. LEBEDEV V.I. LEBEDEV V.V. LEONOVICH S.F. MIKHALEVICH O.S. MINOR M.A. NATANSON A.I. POTAPOV N.I. RAKITNIKOV I.A. RUBANOVICH V.V. RUDNEV B.V. SAVINKOV L.E. SHISHKO S.N. SLETOV N.S. TIUTCHEV F.V. VOLKHOVSKII V.M. ZENZINOV.”,”RIRx-102″ “HILDERMEIER Manfred”,”Russische Revolution.”,”Manfred Hildermeier ist Professor am Seminar für Mittlere und Neuere Geschichte der Universität Göttigen. Er ist Vorsitzender des deutschen Historikerverbands. Zahlreiche Publikationen zur russischen Geschichte des 18. bis 20. Jahrhunderts und zur Geschichte der Sowjetunion; zuletzt erschien Die Sowjetunion 1917-1991. Fischer Kompart Verässliches Wissen kompetent, übersichtlich und bünding dargestellt. Hinweise der Autoren auf neueste Entwicklungen, interessante Literatur und empfehlenswerte Links zu jedem Band finden sich im internet. Grundriss, Vertiefungen, Anhang, Zeittafel, Glossar, Ausspracheregeln, Literaturhinweise,”,”RIRO-058-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”The Russian Socialist revolutionary Party. Before the First World War.”,”Manfred Hildermeier ist Professor am Seminar für Mittlere und Neuere Geschichte der Universität Göttigen. Er ist Vorsitzender des deutschen Historikerverbands. Zahlreiche Publikationen zur russischen Geschichte des 18. bis 20. Jahrhunderts und zur Geschichte der Sowjetunion; zuletzt erschien Die Sowjetunion 1917-1991. Fischer Kompart Verässliches Wissen kompetent, übersichtlich und bünding dargestellt. Hinweise der Autoren auf neueste Entwicklungen, interessante Literatur und empfehlenswerte Links zu jedem Band finden sich im internet. Preface to the English Edition, Introduction, notes, Appendix: A) Chronology, B) Short Biographies, Literature, Listi of Tables,”,”MRSx-005-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”Die Russische Revolution, 1905-1921.”,”Manfred Hildermeier ist Professor für Osteuropäische Geschichte an der Universität Göttingen.”,”RIRx-042-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”Die Sozialrevolutionäre Partei Russlands. Agrarsozialismus und Modernisierung im Zarenreich (1900-1914).”,”Manfred Hildermeier ist Professor am Seminar für Mittlere und Neuere Geschichte der Universität Göttigen. Er ist Vorsitzender des deutschen Historikerverbands. Zahlreiche Publikationen zur russischen Geschichte des 18. bis 20. Jahrhunderts und zur Geschichte der Sowjetunion; zuletzt erschien Die Sowjetunion 1917-1991. Fischer Kompart Verässliches Wissen kompetent, übersichtlich und bünding dargestellt. Hinweise der Autoren auf neueste Entwicklungen, interessante Literatur und empfehlenswerte Links zu jedem Band finden sich im internet. Verzeichnis der Tabellen, Schaubilder und Karten, Abkürzungen, Vorbemerkung, Schluß, Literatur, Personen und Ortsregister, Beiträge Zur Geschichte Osteuropas, Band 11, sigle prefazione fonti bibliografia tabelle cartine indice nomi località, Beiträge Zur Geschichte Osteuropas, Band 11″,”MRSx-028-FL” “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Introduzione di PIETRANERA: Il pensiero economico di HILFERDING e il dramma della socialdemocrazia tedesca. Pag 71″,”ECOI-015″ “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Introduzione di PIETRANERA: Il pensiero economico di HILFERDING e il dramma della socialdemocrazia tedesca. Pag 71 “”Allorché dominano i prezzi di monopolio, la domanda rimane assolutamente indeterminabile e indeterminata, ed è impossibile prevedere come reagirà all’aumento dei prezzi. Il prezzo di monopolio può essere stabilito empiricamente, senonché il suo livello non può certo essere individuato in modo teoricamente obbiettivo, ma semmai colto secondo una intuizione psicologica soggettiva. E’ per questo che l’economia classica, nella quale va incluso anche Marx, non ha tenuto conto, nelle sue argomentazioni deduttive, del prezzo di monopolio, e cioè del prezzo di quei beni che non possono essere aumentati ad arbitrio. Al contrario, sarà proprio i vacuo tentativo della scuola psicologica di “”spiegare”” i prezzi di monopolio che spingerà quegli economisti a “”spiegare””, in base all’assunta limitatezza delle scorte dei beni, tutti i prezzi come prezzi di monopolio. L’economia classica considera i prezzi come forma fenomenica della anarchica produzione sociale, e ritiene che il loro livello dipenda dalla forza produttiva sociale del lavoro. Peraltro, la legge obiettiva del prezzo si fa valere soltanto mediante la concorrenza. Le unioni monopolistiche eliminando la concorrenza, eliminano contemporaneamente l’unico mezzo con cui la legge obbiettiva del prezzo riesce ad imporsi. Il prezzo cessa di essere una grandezza determinata da leggi obiettive: esso diviene, per coloro che lo impongono con atto di consapevole arbitrio, un semplice problema di calcolo; da risultato esso si fa presupposto, da dato obbiettivo, dato soggettivo, da elemento necessario ed indipendente dal volere e dalla coscienza degli interessati, dato imposto e casuale. L’effettivo realizzarsi, nell’ambito dell’unione monopolistica, della legge sulla concentrazione scoperta da Marx sembra quindi implicare il superamento della teoria del valore””. (pag 300) [Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1961]”,”TEOC-048″ “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario. (Tit. orig.: Das Finanzkapital)”,”””E’ noto che Marx accennava alla società per azioni come al “”massimo sviluppo della produzione capitalistica””. Nella sua nota Engels discute di “”nuove forme di organizzazione industriale che rappresentano la società per azioni alla seconda e alla terza potenza””; e cioè dei cartelli regolatori della produzione nazionale ed internazionale (la seconda potenza); e della concentrazione dell’intera produzione di un settore in una grande società a direzione unica, cui Engels si riferisce come ‘trust’ (la terza potenza). Tali osservazioni di Engels hanno importanza non soltanto in quanto le nuove forme di organizzazione industriale si sono sviluppate “”dopo che Marx scrisse””, ma perché integrano quanto Marx riuscì ad osservare: mettono cioè in evidenza forme essenziali di “”concentrazione industriale a base monopolistica”” rivelando, per continuità, la stessa natura, potenzialmente, e talvolta effettivamente monopolistica delle società per azioni, che anziché servire il mercato, lo dominano in maniera più o meno ampia. La continuità fra la prima, la seconda e la terza potenza della società per azioni non è data comunque per Engels dalla particolare forma giuridico-istituzionale assunta dalle diverse forme emergenti di organizzazione industriale. Non è infatti necessario, in teoria, che un cartello, o un ‘trust’ o un ‘Konzern’ assumano la forma di società per azioni. In realtà, essi possono venire organizzati nel modo più diverso; quello che contraddistingue sostanzialmente le diverse forme di organizzazione industriale è il grado di concentrazione della produzione e dello smercio, e pertanto il crescente grado di “”monopolismo””. La teoria di Marx sul “”credito””, svolta nel III Libro del ‘Capitale’, sfocia quindi, attraverso la nota di Engels, nella teoria della concentrazione o della centralizzazione industriale e si collega idealmente alle osservazioni che Marx stesso fece altrove allo stesso proposito.”” [Giulio Pietranera, introduzione: ‘Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca’] [in Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1976] (pag XLIV-XLV)”,”TEOC-006-FPA” “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Rudolf Hilferding nacque a Vienna nel 1877 da una facoltosa famiglia di commercianti ebrei. Studiò medicina, ma i suoi interessi si rivolsero presto alle scienze sociali. Divenne socialista ed organizzò con Otto Bauer il primo circolo socialista studentesco a Vienna. Nel 1902 Kautsky invitò Hilferding a collaborare regolarmente alla Neue Zeit e nel 1906 fu chiamato da Bebel ad insegnare nella scuola di partito di Berlino. Dopo un anno di insegnamento, diresse i servizi esteri del ‘Vorwaerts’ Da questo momento in poi Hilferding divenne uno dei consulenti preminenti del partito Socialdemocratico tedesco. Nel 1904, la pubblicazione del primo fascicolo dei Marx Studien portò il nome di Hilferding all’attenzione degli stessi economisti non marxisti e, ancor oggi, gli dà postuma fama, o meglio gli evita di esserr ricordato soltanto come l’autore del Capitale finanziario pubblicato nel 1910.”,”TEOC-059-FL” “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Rudolf Hilferding nacque a Vienna nel 1877 da una facoltosa famiglia di commercianti ebrei. Studiò medicina, ma i suoi interessi si rivolsero presto alle scienze sociali. Divenne socialista ed organizzò con Otto Bauer il primo circolo socialista studentesco a Vienna. Nel 1902 Kautsky invitò Hilferding a collaborare regolarmente alla Neue Zeit e nel 1906 fu chiamato da Bebel ad insegnare nella scuola di partito di Berlino. Dopo un anno di insegnamento, diresse i servizi esteri del ‘Vorwaerts’ Da questo momento in poi Hilferding divenne uno dei consulenti preminenti del partito Socialdemocratico tedesco. Nel 1904, la pubblicazione del primo fascicolo dei Marx Studien portò il nome di Hilferding all’attenzione degli stessi economisti non marxisti e, ancor oggi, gli dà postuma fama, o meglio gli evita di esserr ricordato soltanto come l’autore del Capitale finanziario pubblicato nel 1910. “”Gli obiettivi di Hilferding, posti con la sua discussa teoria sul valore della moneta, sono ben diversi. Tale teoria non è un progetto tecnico per uscire dall’inflazione o per riassettare un sistema monetario fondato sul corso forzoso. Essa costituisce piuttosto un tentativo di estendere la teoria marxiana a particolari situazioni che Marx non aveva potuto considerare, come il caso del bimetallismo e dei fenomeni inerenti alla transizione dal sistema monometallico argenteo a quello aureo, e cioè a fenomeni interessanti soprattutto la politica monetaria dell’Austria-Ungheria. In ogni caso, non è questo il nocciolo vitale delle teorie monetarie del ‘Capitale finanziario’; se così fosse, si dovrebbe accettare il giudizio di Kautsky e ritenere la teoria dello Hilferding “”una teoria austriaca della moneta”” (38). Il genuino contributo del ‘Capitale finanziario’ alla teoria monetaria ci sembra un altro. Hilferding, sviluppando i cenni teorici di Marx sulla cartamoneta cui facemmo riferimento, tenta di delineare una teoria della moneta nella “”fase finanziaria”” del Capitalismo; quando cioè il distacco dei biglietti di banca dall’oro diviene un mezzo sistematico di “”spogliazione”” dei redditieri relativamente deboli, o meglio di redistribuzione dei redditi a danno dei lavoratori, attraverso uno speciale “”plusvalore relativo””, sorgente da un costante divario nel rapporto dinamico fra prezzi di vendita e costo del lavoro. I tempi erano d’altra parte maturi per una teoria del genere che venne comunque poco svolta nella posteriore dottrina”” (pag XXIII-XXIV) [Giulio Pietranera, introduzione: “”Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca”” (in) Rudolf Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1972] [(38) Cfr. Kautsky, Gold, Papier und Ware’, cit., p. 845]”,”TEOC-007-FC” “HILFERDING Rudolf”,”Il problema storico.”,”Come non si giudica quello che è un individuo da quello che esso si crede, così non si può giudicare un periodo di rivolgimento dalla sua propria coscienza “”La Chiesa come organizzazione espansiva di potere era rivale dell’organizzazione di potere dello Stato. La conciliazione fra queste organizzazioni di potere poté avvenire in due modi. L’organizzazione ecclesiastica poté essere incorporata in quella statale e venire essenzialmente sottoposta ad essa. Ciò presupponeva un forte potere statale centralizzato. Questo era dato in continuità storica nell’impero romano d’Oriente e condusse al cesaropapismo (9). In tutt’altro modo si svilupparono nel corso delle conquiste barbariche e della fondazione degli imperi germanici i rapporti in Occidente. La mancanza di un forte potere statale centralizzato unitario, la retrività e primitività dell’organizzazione politica rafforzarono la posizione della Chiesa, fecero apparire indispensabile la sua alleanza tanto per l’organizzazione nell’interno quanto per l’appoggio all’estero. Di fronte allo Stato la Chiesa rimase una potenza autonoma, i cui ultimi impulsi erano determinati dal capo supremo a Roma e dagli interessi generali dell’organizzazione ecclesiastica. Ciò non impedì affatto ad un forte potere di Stato d’intraprendere il tentativo di una incorporazione della Chiesa nello Stato, come riuscì per qualche tempo a Clodoveo, dopo la sua conversione al cristianesimo. Ma lo sviluppo del feudalesimo indebolì la forza centrale dello Stato, mentre favorì la potenza della Chiesa. La concezione storica di Marx non vuole dunque affatto spiegare come da rapporti di produzione nasca la facoltà conoscitiva. Questa piuttosto è presupposta con tutta la sua capacità di formulare idee religiose, morali, estetiche, di esercitare l’indagine scientifica, ecc. Ma la direzione verso la quale si orienta di volta in volta la conoscenza, il contenuto sempre mutevole delle concezioni giuridiche, religiose, morali è determinato dagli interessi dei gruppi sociali, che scaturiscono dai rapporti di produzione. Di qui il duplice compito: primo di riconoscere obiettivamente dall’analisi dei rapporti di produzione la situazione degli interessi dei gruppi sociali; secondo di studiare l’influenza psicologica degli interessi stabiliti sulla condotta dei ceti sociali, tenendo conto di tutte le altre influenza psichiche, quali sono date specialmente dalle idee finora raccolte e finora determinanti la condotta dei gruppi sociali. Il grado in cui quest’analisi psicologica riesce, la misura in cui può essere dimostrato il collegamento della situazione degli interessi con la condotta storica dei gruppi sociali come necessità, come reale determinazione (motivazione) della volontà storicamente importante, decide de contenuto scientifico della rappresentazione storica; poiché suo compito è di mostrare la causalità dello svolgimento storico – nella natura specifica delle determinanti della volontà, corrispondente a questa causalità. L’analisi psicologia è soggetta al pericolo di sostituire troppo direttamente o troppo esclusivamente come storicamente efficaci gli interessi che poterono essere stabiliti obiettivamente nello studio di un rapporto di produzione. Ma gli interessi possono diventare efficaci soltanto quando diventano coscienti; poiché solo fatti di coscienza possono essere determinanti della volontà, motivi dell’operare umano. Marx insiste, nel punto citato, sulla necessaria distinzione fra «il rivolgimento materiale da constatare con fedeltà di scienza naturale nelle condizioni economiche di produzione» e «le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche e filosofiche, insomma ideologiche, in cui gli uomini acquistano coscienza di questo conflitto e per esso si battono». Ma appunto per questa trasposizione, e nella misura in cui riesce, i rivolgimenti obiettivi nei rapporti di produzione diventano motivi dell’operare. Quando Marx prosegue: «Come non si giudica quello che è un individuo da quello che esso si crede, così non si può giudicare un tale periodo di rivolgimento dalla sua propria coscienza, ma piuttosto bisogna spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, col conflitto esistente fra forze produttive, sociali e rapporti di produzione»; bisogna cioè rendersi chiaro che gli impulsi immediati dell’agire sono fatti di coscienza e che la rappresentazione del mutamento materiale da constatare obiettivamente è altrettanto importante quanto la trasposizione di esso in fatti di coscienza, ossia nelle idee che poi diventano efficaci. Altrimenti si rendono assoluti certi mutamenti obiettivi di produzione e di interessi ad essi corrispondenti, constatati dall’osservatore, e si giunge a spiegazioni arbitrarie, ad una specie di misticismo economico, per cui le condizioni economiche fanno per così dire storia in modo autonomo, dietro la coscienza degli uomini reali”” (pag 39-42) [Rudolf Hilferding, Il problema storico, Opere Nuove, Roma, 1958]”,”TEOS-346″ “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Dono di Mario Caprini Unità tecnica. ‘””(…) Nonostante i diversi vantaggi offerti dalla manifattura ‘combinata’, essa non raggiunge una reale unità tecnica finché rimane sulla base della manifattura. L’unità tecnica si ha soltanto con la trasformazione in industria meccanizzata”” (17). L’enorme accelerazione che le “”combinazioni”” hanno impresso ai più recenti sviluppi del capitalismo è da attribuirsi al fortissimo impulso esercitato da un insieme di fattori economici, massime dalla cartellizzazione. Ciò spiega anche perché la combinazione, sorta per cause meramente economiche, offre molto presto l’occasione per migliorare tecnicamente il processo produttivo: si pensi, ad esempio, al collegamento degli altoforni con le ulteriori fasi di trasformazione (…)”” (pag 252) [Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, Feltrinelli, Milano; 1976] [(17) K. Marx, Il capitale, cit., I, 2, pp. 46 e segg.]”,”MADS-828″ “HILGER Gustav”,”Stalin. Aufstieg der UdSSR zur Weltmacht.”,”HILGER Gustav (Mosca 1886 – Frankfurt aM, 1955) consigliere d’ambasciata (1923-1941) a Mosca, 1941-1945 a Berlino, 1948-1953 in Usa, 1953-1956 a Bonn come consigliere su la politica tedesca dell’est ed europea orientale. Ha scritto le sue memorie: ‘Wir und der Kreml’, Metzner Verlag 1955.”,”STAS-064″ “HILL Christopher”,”Lenin e la rivoluzione russa.”,”Lo storico Christopher HILL ha soggiornato in URSS negli anni 1935-36. Nel 2° dopoguerra ha avuto l’incarico di prof di storia moderna al Balliol College.”,”LENS-013 RIRO-022″ “HILL Christopher; altri saggi di A.L. MERSON Henry HOLORENSHAW A.L. MORTON F.S. MASON Joan SIMON Mary VISICK Margaret JONES”,”Saggi sulla rivoluzione inglese del 1640.”,”Saggi di HILL: La rivoluzione inglese; La rivoluzione inglese e lo Stato; ; La legislazione agraria dell’interregno; La Rivoluzione inglese e la fraternità umana; Hobbes e il pensiero politico inglese; La guerra civile in Marx e in Engels. Saggi di altri autori: La rivoluzione e l’ impero inglese (A.L. MERSON); I livellatori (Henry HOLORENSHAW); Come la borghesia conquistò il potere (A.L. MORTON); Scienza e religione nell’Inghilterra del XVII secolo (F.S. MASON); Politica e programmi educativi (Joan SIMON); John Milton e la rivoluzione (Mary VISICK); L’interpretazione materialistica della società al tempo della rivoluzione inglese (Margaret JAMES). L’interpretazione ‘ortodossa’ degli avvenimenti della Riv. Ingl. è ancora quella che diede alla fine del secolo scorso Samuel Rawson GARDINER nella sua ‘History of the Great Civil War’, confinando la rivoluzione, come un evento puramente religioso e costituzionale, nell’empireo ideologico, al di sopra di tutte le lotte di classe. Ma benché l’opera di GARDINER resti ancora insuperata per efficacia di sintesi e abbondanza di erudizione, la sua tesi per HILL è inaccettabile. HILL vuole provare che la rivoluzione fu una rivoluzione borghese, dello stesso tipo di quella francese del 1789, che in essa si chiuse il Medio Evo in Inghilterra.”,”UKIR-001 UKIx-057″ “HILL Christopher”,”La formazione della potenza inglese. Dal 1530 al 1780.”,”C. HILL, nato a New York nel 1912 ha insegnamento l’universitario nel 1934, ed è attualmente (1977) Master del Balliol College di Oxford. Tra le sue opere: ‘The English Revolution 1640’, ‘Lenin and the Russian Revolution’ (1947), ‘Puritanism and Revolution’ (1958), ‘The Century of Revolution, 1603-1714’ (1961), ‘Society and Puritanism in Pre-Revolutionary England’ (1964), ‘Intellectuals Origins of the English Revolution’ (1965), ‘Antichrist in 17th Century England’ (1971).”,”UKIx-001 UKIS-003″ “HILL Christopher”,”Le origini intellettuali della rivoluzione inglese.”,”HILL è una delle figure più rappresentative della storiografia inglese contemporanea. Nato nel 1912, ha studiato al Balliol College di Oxford. Professore di storia all’Univ di Oxford è anche membro della British Academy. E’ autore di numerose opere tra cui: -Economic Problems of the Church. 1956 -Society and Puritanism in the Prerivolutionary England. 1964 -Puritanism and Revolution. 1965 -Reformation to Industrial Revolution. 1967 -God’s Englishman. 1970 -Antichrist in the 17th Century England. 1971 -The World Turned Upside Down. 1972 Nel libro ‘Le origini intellettuali della rivoluzione inglese’ che riecheggia il libro di M. MORNET, HILL si propone di individuare e studiare le forze intellettuali che prepararono il terreno alla rivoluzione inglese del 1640. L’A ci propone come base di discussione, oltre alla scuola scientifica londinese, tre figure centrali della scienza, della storia e del diritto, BACONE, RALEGH, COKE, nei cui scritti e nel cui operare troviamo espresse le componenti della rivoluzione intellettuale in atto: fermento di idee, crisi spirituale, fiducia nella capacità dell’uomo, ottimismo, tolleranza in religione, ricerca di una ideologia laica. A questo movimento fa da sfondo una realtà sociale ed economica in profonda trasformazione che vede l’ascesa di una nuova classe di mercanti, artigiani e ‘yeomen’.”,”UKIR-010″ “HILL Christopher”,”El siglo de la revolucion, 1603-1714.”,”HILL Christopher è stato professore al Balliot College di Oxford”,”UKIR-020″ “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell. (Tit.orig.: God’s Englishman. Oliver Cromwell and the English Revolution)”,”””Siamo inglesi, ecco una buona cosa””. Oliver Cromwell al Parlamento (1656) “”Le truppe si trovarono davanti una rimostranza di Fairfax, abilmente stilata, nella quale si rimproveravano gli agitatori per aver creato divisioni all’ interno dell’ esercito in un momento tanto critico, si prometteva di far pressioni per un soldo regolare, per pensioni e indennità per l’ esercito, per un rapido scioglimento del Parlamento e una riforma del suffragio (…). Data la situazione, la rimostranza ebbe un effetto irresistibile: l’ unico problema fu costituito da due reggimenti (…). Uno dei capi dei reggimenti ribelli, il soldato semplice Richard Arnold, venne fucilato, e altri undici furono gettati in prigione; gli altri accettarono la rimostranza di Fairfax. (…) Ma la vittoria dei generali non era così completa come sembrava, e da tale incompletezza possiamo dare un giudizio approssimativo sulla forza dello stato d’animo avverso. Proteste furono inoltrate a Cromwell e Ireton da “”due terzi dell’ esercito””, per avvertirli che “”sebbene certamente sarebbero periti nel tentativo, da parte loro non avrebbero lasciato nulla di intentato per condurre dalla loro parte l’ esercito; e se tutto fosse fallito, essi avrebbero effettuato una divisione dell’ esercito e si sarebbero uniti a chiunque fosse disposto a contribuire alla distruzione dei loro oppositori.”” Al che, si dice che Cromwell abbia deciso – come già altre volte – “”che, se non possiamo ricondurre l’ esercito sulle nostre posizioni, dobbiamo schierarci sulle sue, poiché è chiaro che uno scisma sarebbe distruttivo””””. (pag 90-91)”,”UKIR-037″ “HILL Christopher”,”Lenin e la rivoluzione Russa.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College, introduce il lettore occidentale ad una prima conoscenza della vita e dell’opera di Lenin; ma il suo libro è al tempo stesso una viva rappresentazione di quello che resta l’avvenimento più significativo del nostro secolo, e ne illumina le cause profonde e le vastissime conseguenze.”,”LENS-025-FL” “HILL David Jayne”,”A History of Diplomacy in the International Development of Europe. (1906)”,”Solo un estratto di alcune pagine sparse del testo”,”EURx-333″ “HILL Christopher”,”Il mondo alla rovescia. Idee e movimenti rivoluzionari nell’Inghilterra del Seicento.”,”Christopher Hill, nato a York nel 1912, ha iniziato l’insegnamento universitario nel 1934, ed è attualmente (1981) Mastera del Balliot College di Oxford. Ha pubblicato molte opere sulla storia della rivoluzione inglese e sul puritanesimo. Tra i suoi libri: ‘Lenin e la rivoluzione russa’, 1954, it.) “”Gli studiosi protestanti denunciarono molte superstizioni del cattolicesimo, e diffusero la Bibbia in volgare. Anche lo studio fatto dai protestanti sui libri profetici della Bibbia intendeva porre la scienza della profezia su basi razionali”” (pag 81)”,”UKIR-006-FF” “HILL Christopher”,”Le origini intellettuali della rivoluzione inglese.”,”Christophe Hill è una delle figure più rappresentative della storiografia inglese contemporanea. Nato nel 1912, ha studiato al Balliol College di Oxford. Professore di storia all’Università di Oxford è stato anche membro della British Academy. E’ autore di molte opere tra cui ‘Puritanism and Revolution’ (1965). Il titolo di quest’opera riecheggia volutamente un altro famoso libro ‘Les origines intellectuelles de la Revolution française’ di M. Mornet. “”La mentalità baconiana portava al rifiuto di qualsiasi autorità che non intendesse sottoporsi alla prova della pratica e dell’esperienza. E [Francesco] Bacone, come anche Nicholas Hill, aveva insistito nel dire che gli uomini dovrebbero esaminare le cose date per certe e quanto sembrava ovvio ed evidente, e l’esame doveva essere fatto con la mente sgombra da ogni pregiudizio. Ebbene, uno che avesse acquisito una mentalità baconiana, se avesse applicato il metodo di Bacone anche alla sola politica, non poteva certamente essere un tranquillo sostenitore dello ‘status quo’; anzi; egli sarebbe stato scettico nei confronti di moltissime cose, fatta eccezione per la prova sperimentale: li conoscerete dalle loro opere. Bacone aveva detto: «Sono certo del mio orientamento, ma non sono certo della mia posizione», e, analogamente, Cromwell avrebbe affermato di sapere che cosa non voleva avere, anche se non poteva dire che cosa avrebbe, invece, voluto (129). I principi di Bacone non fornivano nessuna teoria politica, ma potevano fornire una guida per l’azione. Anche i suoi errori ebbero un significato storico. Infatti, egli sottovalutò grossolanamente la complessità dei compiti che egli proponeva all’umanità: «la scoperta di tutte le cause e di tutte le scienze potrebbe essere fatta in pochi anni» (130). Anche Marx faceva un errore analogo quando pensava che la rivoluzione fosse ormai vicinissima, e parimenti errava Lenin quando opinava che la società senza classi avrebbe potuto essere attuata dalla generazione che aveva fatto la Rivoluzione russa. E’ vero però che in tutti e tre i casi la visione apocalittica agì da stimolo all’azione che, in fondo, giustificava proprio di quella visione il valore ultimo per la storia”” (pag 161)] [(129) Bacone, ‘Works’, cit., vol. V, p. 559; vedi anche sir Philip Warwick, ‘Memoirs fo the Reign of King Charles the First’, London, 1813, p, 194; (130) Citata da H. Butterfield, ‘The Origins of Modern Science’, cit., p. 90]; “”Certo è che la nostra indagine sulle origini intellettuali della Rivoluzione inglese non ci ha rivelato nessun Rousseau e nessun Marx. Tuttavia, ci ha forse fatto intendere in che modo mutarono le mentalità e si disposero ad aprirsi verso nuoni orizzonti; e tutto questo fu opera di uomini che si erano offerti per servire il vecchio regime, il quale, invece, non seppe che farsene di loro e delle loro idee”” (pag 394-395)]”,”UKIR-007-FF” “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell.”,”””Quando cerchiamo d’afferrare la sfuggente personalità di Oliver Cromwell essa ci appare dotata di alcune caratteristiche proprie del maniaco depressivo”” (pag 186)”,”UKIR-001-FRR” “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College di Oxford e membro dell’Accademia Britannica, ha ampliato lo scritto del 958 sulla vita del gentiliomo di campagna Cromwell che diventa via via uomo politico, leader parlamentarista nella guerra civile.”,”UKIR-002-FV” “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College di Oxford e membro dell’Accademia Britannica, ha ampliato lo scritto del 958 sulla vita del gentiliomo di campagna Cromwell che diventa via via uomo politico, leader parlamentarista nella guerra civile.”,”BIOx-047-FL” “HILL Christopher”,”L’anticristo nel Seicento inglese.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College di Oxford e membro dell’Accademia Britannica, ha ampliato lo scritto del 1958 sulla vita del gentiluomo di campagna Cromwell che diventa via via uomo politico, leader parlamentarista nella guerra civile. Christopher Hill è nato nello Yorkshire nel 1912.”,”UKIR-002-FL” “HILL Christopher S.”,”Consciousness.”,”Christopher S. Hill , Professore di filosofia alla Brown University”,”FILx-353-FRR” “HILL Christopher”,”Le origini intellettuali della rivoluzione inglese.”,”Christophe Hill è stato una delle figure più rappresentative della storiografia inglese contemporanea. Nato nel 1912, ha studiato al Balliol College di Oxford. Professore di storia all’Università di Oxford è stato anche membro della British Academy. E’ autore di molte opere tra cui ‘Puritanism and Revolution’ (1965). Storico inglese (York 1912 – Oxfordshire 2003). Studioso di solido impianto marxista, muovendo da un’acuta critica alla storiografia tradizionale ha indagato le due rivoluzioni inglesi a partire da un’attenta analisi del complesso sistema di interrelazioni soggiacente al processo rivoluzionario. Tra le sue opere principali si ricordano English revolution 1640 (1940; trad. it. 1957) e Intellectual origins of the English revolution (1965; trad. it. 1976). Prof. al Balliol College di Oxford fino al 1978, insegnò storia del 16º e 17º sec. in quella università (1958-65). Fu autore di numerosi saggi sull’Inghilterra nell’età moderna e in particolare analizzò, secondo un approccio marxista, le due rivoluzioni inglesi. Nelle sue prime opere ne delineò le caratteristiche di rivoluzioni borghesi, sottolineando i caratteri di classe in esse presenti contro le interpretazioni della storiografia precedente e dando perciò particolare risalto ai movimenti più radicali. Successivamente, partendo da un’analisi attenta di tutti i momenti e gli aspetti della società civile, espresse una valutazione più articolata e problematica delle varie componenti del processo rivoluzionario e delle loro complesse interrelazioni. Tra le sue altre pubblicazioni occorre citare: Economic problems of the church (1956); Puritanism and revolution (1958); The century of revolution 1603-1714 (1961); Reformation to industrial revolution (1967; trad. it. 1977); Oliver Cromwell and the English revolution (1970; trad. it. 1977); Antichrist in the 17th century (1971; trad. it. 1990); The world turned upside down (1972; trad. it. 1981); Milton and the English revolution (1978); Some intellectual consequences of the English re volution (1980); A turbolent, seditious, and factious people: John Bunyan and his church (1988); A nation of change and novelty (1990); The English bible and the 17th-century revolution (1993); Liberty against the law (1996). (Trec) “”Le rivoluzioni non si fanno senza idee, ma non sono gli intellettuali coloro che fanno le rivoluzioni. Così, se è necessario il vapore per muovere una locomotiva, è certo che né la locomotiva né le rotaie sono fatte di vapore. Ebbene, in questo libro la mia intenzione è di occuparmi solo del «vapore». È ben vero che se ci si accosta alla storia delle idee da un punto di vista sociologico si corrono dei rischi. Lo stesso Marx non sbagliò certo quando disse che le idee degli uomini non erano che un pallido riflesso dei loro bisogni economici e che, quindi, non si poteva farne una storia indipendentemente da quella di tali bisogni. Ma taluni dei suoi discepoli, compresi molti che non vorrebbero essere chiamati marxisti, hanno assunto una posizione dettata da un determinismo economico assai più rigido di quello di Marx. Il mio parere è che qualsiasi sistema organico di idee che abbia inciso a fondo nella storia – per esempio le idee di Lutero o di Rousseau o dello stesso Marx – «fa presa» perché corrisponde ai bisogni di settori significativi presenti nella società in cui quel sistema è venuto ad emergere. Dire questo è dire esattamente l’opposto di quel che sono soliti affermare taluni, per i quali, una volta poste in relazione le idee di Lutero con la società de suo tempo, non vale più la pena di occuparsene. Vi è infatti, il pericolo che gli storici, catturati dalla metodologia di Namier, con eccessiva disinvoltura si persuadano che le idee, che in passato sconvolsero uomini e donne, possano essere squalificate come un prodotto dell’ipocrisia, o come tentativi di giustificazione razionale e, infine, come futilità irrilevanti”” (pag 28, introduzione) [Christopher Hill, ‘Le origini intellettuali della rivoluzione inglese’, Il Mulino, Bologna, 1976]”,”UKIR-002-FSD” “HILL Richard”,”The Prizes of War. The Naval Prize System in the Napoleonic Wars 1793-1815.”,”Testo pubblicato in collaborazione con la Royal Naval Museum. HILL Richard John: (25 marzo 1929 – 25 marzo 2017) è stato contrammiraglio della Royal Navy. Autore di numerosi libri storici su questioni navali di natura giuridica. Entrò come cadetto nel Royal Naval College nel 1942. Primo imbarco nel 1946 prestando servizio principalmente su cacciatorpediniere e fregate, specializzandosi nella navigazione fino all’età di 33 anni. Promosso comandante, prestò servizio principalmente presso il Ministero della Difesa con i gradi di capitano, commodoro e contrammiraglio. Membro della difesa del King’s College di Londra nel 1972 scrivendo una tesi su “”Lo stato di diritto in mare””. Ritiratosi dalla Marina nel 1983, divenne amministratore delegato del Middle Temple uno degli Inns of Court britannici fino al 1994. (dal risvolto di copertina, traduz.d. r.) «Una nave da guerra britannica effettua una cattura in alto mare durante le guerre napoleoniche del 1793-1815. Quella cattura potrebbe essere una nave da guerra o un corsaro nemico, una nave mercantile nemica o una neutrale sospettata di contrabbando. Questo è un incidente comune in molti romanzi navali riguardanti quel periodo, come lo era nella storia stessa dell’epoca. Ma cosa è successo dopo la cattura? Quale processo è stato necessario seguire prima che i sequestratori vedessero il loro premio in denaro? The Prizes of War è il primo libro in assoluto a esplorare appieno le complessità del sistema dei premi. Il funzionamento dell’Alta Corte dell’Ammiragliato sotto il suo grande giudice Sir William Scott; le responsabilità e i guadagni di agenti, intermediari, funzionari giudiziari; conoscenza e responsabilità dei capitani ai sensi della legge; l’influenza della politica del governo e dell’Ammiragliato; quanto del ricavato in conclusione videro i sequestratori e come fu distribuito tra l’equipaggio; (…) Richard Hill ha approfondito le fonti primarie e contemporanee nella sua ricerca per questo libro unico. Le sue conclusioni, basate su solide basi, fanno esplodere molti dei miti sui tribunali corrotti, sugli agenti avidi o disonesti e sulle pratiche governative venali. D’altro canto, quando trova prove di procedimenti scandalosi o dei mali di un sistema lento e faraginoso, nulla viene risparmiato. Alcune reputazioni di personaggi noti risultano intaccate, altre migliorate. (…)» (dal risvolto di copertina; traduz.d.r.)”,”QMIN-111-FSL” “HILLGRUBER Andreas”,”La strategia militare di Hitler. Come il Fuhrer progettò la conquista dell’Europa.”,”Situazione mondiale nel 1940, possibilità politiche e strategiche di HITLER nell’estate 1940, mutamenti pol mondiale in autunno 1940, improvvisato piano HITLER per una ‘guerra mondiale lampo’ come risposta alla limitazione della sua libertà di movimento pol strategico, aggravamento situazione nel 1941, mutata situazione in Occidente e preparativi guerra in URSS, collocazione storica operazione barbarossa.”,”GERQ-016″ “HILLGRUBER Andreas”,”Storia della 2° guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze.”,”Andreas HILLGRUBER (1925-1989), laureato in storia a Gottinga, è stato dal 1972 professore di storia medievale e moderna all’Univ di Colonia. Tra le sue opere: -Sowjetische Aussenpolitik in Zweiten Weltkrieg, 1979 -Die gescheitere Grossmacht. Eine Skizze des Deutschen Reiches, 1871-1945, 1980 -La strategia militare di Hitler, Milano, 1986 Nel libro l’A spiega che a suo parere a fronte della ‘guerra-lampo mondiale’ di HITLER (l’offensiva Barbarossa) stava il programma di STALIN (allargamento sfera di dominio fino al centro del continente europeo). HITLER anticipò il programma di STALIN e STALIN poté spacciare il suo piano come semplice reazione all’aggressione tedesca.”,”GERQ-026″ “HILLGRUBER Andreas”,”La distruzione dell’ Europa. La Germania e l’ epoca delle guerre mondiali.”,”Andreas HILLGRUBER (1925-1989) è stato uno degli esponenti più importanti della storiografia tedesca contemporanea. In italiano sono usciti ‘La strategia militare di Hitler’ ‘Storia della 2° guerra mondiale’ e ‘Il duplice tramonto’. Contiene i capitoli: ‘La Francia come fattore della politica estera tedesca del 1939’ (pag 239) ‘L’ immagine della Russia dei vertici militari tedeschi prima dell’ inizio dell’ attacco all’ Unione sovietica’ (pag 303) ‘Hitler e gli USA dal 1933 al 1945’ (pag 217) ‘Il patto Hitler-Stalin e lo scatenamento della Seconda guerra mondiale. Analisi della situazione e calcolo di potenza dei due partner del patto’ (pag 257)”,”GERQ-046″ “HILLGRUBER Andreas”,”Il duplice tramonto. La frantumazione del “”Reich”” tedesco e la fine dell’ ebraismo europeo. (Tit. orig.: Zweierlei Untergang. Die Zerschlagung des Deutschen Reiches und das Ende des europäischen Judentums)”,”HILLGRUBER Andreas scomparso di recente, è stato uno degli esponenti più importanti della storiografia tedesca contemporanea. In Italia sono uscite varie sue opere (‘La strategia militare di Hitler’, ‘Storia della II guerra mondiale’, ‘La distruzione dell’ Europa’). AGGIUNGERE: POLONIA RUSSIA URSS GRAN BRETAGNA INGHILTERRA UK FRANCIA La questione polacca. 1944. ‘Cinismo’ sovietico e occidentale. “”Comunque, soltanto dieci giorni dopo l’accordo di Lublino, il 1 agosto, scoppiò a Varsavia la rivolta, del tutto isolata, dell’Armata nazionale polacca che l’esercito tedesco riuscì a soffocare essendo le truppe sovietiche rimaste inattive sulla riva orientale della Vistola. La tiepida reazione degli occidentali in una situazione del genere fu il segno inequivocabile che inglesi e americani si apprestavano a lasciare al suo destino il governo polacco in esilio che stava dietro la rivolta stessa. (pag 65) I tedeschi e il problema ebraico. L’antisemitismo diffuso. “”Ancora: se nel 1933 fossero giunte al potere in Germania le destre non nazionalsocialiste – e cioè innanzi tutto i “”tedesco-nazionali”” e lo “”Stahlhelm”” – davvero la vita degli ebrei sarebbe stata più o meno la stessa di quella che fu sotto il nazismo tra il 1933 ed il 1938, fino al pogrom della “”notte dei cristalli””? Sostenendo questa tesi Christoph Dipper ha voluto con tutta evidenza affermare che il nuovo antisemitismo diffusosi a partire dal 1916-17, assai al di là della cerchia degli aderenti al nazionalsocialismo, sfociò per un processo del tutto logico in quella forma che gradualmente ed in modo apparentemente preordinato si strutturò nelle “”leggi di Norimberga””. Dipper ha altresì inteso ribadire che il regime cooperò a tale esito con tutti i provvedimenti successivi al 1933 e, sia pure ‘cum grano salis’ e con tutte le critiche sempre possibili nei dettagli, che quella configurazione finale era conforme al sentimento di una gran parte della società tedesca””. (pag 90-91)”,”GERN-130″ “HILLGRUBER Andreas HÜMMELCHEN Gerhard”,”Cronaca della seconda guerra mondiale.”,”Si incentra di più sugli eventi bellici in terra e in cielo, mentre tra quelli navali sono citati solo i più significativi. 1940. “”26.10. La costituzione dell’esercito tedesco per la campagna orientale comincia. Entro la fine dell’anno sono previste 34 divisioni nella Prussia Orientale e nel Governatorato Generale. Il feldmaresciallo von Rundstedt (gruppo d’armate “”A””) diviene comandante supremo in Occidente. Dal suo gruppo d’armate dipendono le armate 9° e 16° nonché il gruppo d’armate “”D”” (feldmaresciallo von Witzleben) costituito dalle armate 1°, 6° e 7°). (…) Novembre 1940. (…) 4.11. Hitler decide di intraprendere un’offensiva contro la Grecia, con scopi diversivi, muovendo dall’Ungheria, dalla Romania e dalla Bulgaria, poiché l’offensiva italiana si è arrestata ed i greci sono passati al contrattacco. La Spagna si annette la zona internazionale di Tangeri, che aveva già occupato il 14.6.1940.”” (apg 36-37)”,”QMIS-111″ “HILLGRUBER Andreas”,”Krieg der Illusionen. Die deutsche Politik von 1911 bis 1914 (by Fritz Fischer). [Recensione]”,”HILLGRUBER Andreas “”Sebbene le fonti citate contengano alcune indicazioni in questo senso, a Fischer sfugge in qualche misura il fatto che le generiche affermazioni di Moltke circa la “”guerra preventiva””, come ad esempio quelle fatte durante il colloquio già menzionato con l’imperatore l’8 dicembre 1912, trovassero un fondamento reale – dal punto di vista militare – dopo le guerre balcaniche. Gli sviluppoi che da quel momento introdussero in Austria-Ungheria erano parimenti allarmanti per la direzione politica e militare del Reich (1). In base alla situazione mutata nei Balcani, l’imperial-regio stato maggiore spostò fin dal 1912 il peso dei suoi piani per l’eventualità di una guerra – piani che fino a quel momento e d’accordo con l’alleato tedesco si erano concentrati sulla Russia e formavano così una delle basi per la realizzazione del piano Schlieffen – verso piani operativi contro i vicini balcanici, in particolare la Serbia. La tendenza di preferire alla preparazione di una grande guerra guerre regionali contro nemici minori ma pericolosi per il mantenimento della monarchia danubiana con i suoi problemi nazionali (Serbia, ma anche Italia) – tendenza che già si era profilata negli anni precedenti con Conrad von Hötzendorf – produsse per la prima volta conseguenze che costituivano una gravissima minaccia per la programmazione bellica tedesca e addirittura per la sicurezza del Reich in una situazione di crisi o in caso di guerra. Tale è lo sfondo sul quale va “”compreso”” come il governo del Reich sotto Bethmann Hollweg, dopo l’attentato di Sarajevo, si sia trovato davanti al dilemma: o rischiare, mediante una guerra regionalmente circoscritta dell’Austria-Ungheria contro la Serbia, una forzata riconversione dell’equilibrio delle forze nel sudest europeo, che, dopo le guerre balcaniche, si era spostato a favore della Russia e dei suoi “”amici””, per poi ricondurre l’imperial-regio stato maggiore ai piani operativi nel quadro dell’alleanza, cioè al compito di fungere da schermo protettivo nei confronti della Russia; oppure, se la Russia non si ritirava, accettare la “”guerra preventiva”” in grande in un momento già pericoloso ma ancora relativamente favorevole in confronto al futuro, poiché nel giro di pochi anni il rapporto delle forze militari dei blocchi di potenze continentali contrapposti, visto il progresso costante dell’armamento russo, si sarebbe spostato inevitabilmente a sfavore delle potenze centrali. Fischer non coglie questo nocciolo della problematica della politica del governo del Reich al momento della crisi del luglio 1914, dalla quale nacque poi una discrepanza enorme tra la valutazione della situazione tedesca da parte dell’opinione pubblica e dei gruppi di agitazione da un lato e quella da parte della piccola cerchia vicino al governo del Reich dall’altro. Ciò che poteva apparire a forze certamente notevoli della società tedesca come lo sfondamento della Germania verso una posizione di egemonia o addirittura verso una più ampia posizione mondiale, appariva alla prospettiva del governo, la cui visione unilaterlmente stragegico-militare è da sottoporre ad analisi critica dal punto di vista storico, ben diversamente come “”una fuga in avanti”””” (pag 629-630) (1) Debbo ciò che segue a una segnalazione del collega Wolfgang Steglich, il quale sta preparando uno studio su questo problema”,”QMIP-169″ “HILLGRUBER Andreas”,”Il duplice tramonto. La frantumazione del ‘Reich’ tedesco e la fine dell’ebraismo europeo.”,”Scomparso di recente, Andreas Hillgruber è stato uno degli esponenti più importanti della storiografia tedesca contemporanea. In Italia sono uscite traduzioni di sue opere da Rizzoli (La strategia militare di Hitler) e Laterza (Storia della II guerra mondiale).”,”GERN-029-FL” “HILLGRUBER Andreas”,”Storia della Seconda guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze.”,”La svolta del settembre 1942: la strategia di contenimento (pag 119-120)”,”QMIS-007-FV” “HILLGRUBER Andreas”,”Stalin und Hitler. Die sowietische Aussenpolitik 1930 bis 1941, di Sven Allard (Hillgruber); Aufstieg des Nationalsozialismus. Krise und Revolution in Deutschland, di Gerhard Schulz (Hildebrand)”,”””Sul ruolo dell’Unione sovietica nella politica internazionale degli anni trenta e specialmente sull’atteggiamento sovietico nei confronti della Germania nazionalsocialista di quel periodo esiste già una pubblicistica piuttosto vasta. Per l’interpretazione vale, in poche parole, la convinzione che Stalin – nonostante gli errori nell’analisi della situazione interna della Germania durante la fase finale della Repubblica di Weimar – dopo la salita al potere di Hitler abbia riconosciuto ben presto l’incombente minaccia sull’Unione Sovietica da parte del «Terzo Reich» e che abbia reagito a ciò sia con la svolta in politica estera in direzione delle potenze europee occidentali (adesione dell’Unione Sovietica alla Società delle Nazioni nel 1934) sia sul piano della politica del Komintern (cessazione della lotta conro i partiti socialisti e socialdemocratici come «socialfascisti» e creazione del «fronte popolare»). Il suo obbiettivo sarebbe stato di impedire, ….. finire …. L’ex-ambasciatore Sven Allard, oggi in pensione, uno dei diplomatici più preparati della Svezia, portava a questo studio premesse straordinariamente favorevoli sotto tre aspetti. Come ambasciatore a Bruxelles, l’Aja, Varsavia, Roma, Parigi, Atene, Ankara e Sofia negli anni Trena e nella prima fase della guerra e poi in Cina, egli ha potuto seguire l’acuirsi della crisi europea e l’estensione della guerra da importanti punti di osservazione. Come diplomatico a Budapest e a Sofia, dopo il 1949, a Praga dal 1951 e soprattutto a Vienna dopo il 1954, poté acquisire una profonda conoscenza della strategia e della tattica politica sovietica, che poté utilizzare in connessone con la preparazione del Trattato di Stato austriaco nonché negli affari diplomatici (come riferisce nel suo libro ‘Diplomat in Wien pubblicato nel 1965). Inoltre, da decenni Allard si dedicava intensamete all’approfondiamento del marxismo leninismo e della funzione di questa ideologia nella politica estera sovietica. Infine, datle le sue conoscenze linguistiche, gli è stato possibile studiare a fondo e in modo sistematico le grandi raccolte di documenile pubblicazione internazionali specializzate. Nella fusione di questi tre elementi sta il fascino di quest’opera che non cade mai nella narrazione prolissa e analizza con vivacità”” (pag 382-384)”,”QMIS-014-FV” “HILLGRUBER Andreas”,”Storia della 2° guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze.”,”Andreas Hillgruber (1925-1989) laureato in Storia a Gotinga, è stato dal 1972 professore di Storia medievale e moderna all’Università di Colonia. Tra le sue opere, in trad. it., “”La strategia militare di Hitler””, Milano, 1986. ‘«(..) Tutti gli indizi ci fanno capire che il nemico (…) attaccherà il fronte occidentale europeo al più tardi nella primavera (1944). Io non posso perciò assumermi la responsabilità dell’ulteriore indebolimento dell’occidente a favore di altri teatri di guerra. Ho preso dunque la decisione di rafforzare le difese, specialmente nei punti dai quali avrà inizio la lotta a distanza contro l’Inghilterra» (…). Questa direttiva [di Hitler, in cui precisava la sua strategia di contenimento per il 1944, n. 51 3 novembre 1943, ndr] avviava l’ultima grande fase della strategia di Hitler, la quale, sia pure in condizioni e circostanze del tutto diverse, fino ad un certo punto può essere paragonata a quella attuata nella prima fase della guerra che precedette la sconfitta della Francia, nella primavera del 1940. Ancora una volta il baricentro fu collocato ad occidente, dove fu concentrato il resto delle forze ancora valide per mantenere la situazione di libertà alle spalle sul continente raggiunta nel 1940 e creare il presupposto, una volta respinta l’invasione alleata, per un possibile rilancio della grandiosa strategia militare in direzione orientale. Va da sé che rispetto al 1940 la distanza tra progetto e dati reali era cresciuta quasi a dismisura, poiché la situazione mondiale da allora era completamente cambiata. Tuttavia – ed è questo il punto – la continuità dei progetti strategici per Hitler rimase, ed egli vi si attenne costantemente anche quando l’invasione degli alleati in Normandia il 6 giugno 1944 era un fatto compiuto (27). Tutte le singole catastrofi che gli piombarono addosso in rapida successione dalla primavera del 1944 non lo indussero minimamente a spostare il baricentro dall’occidente (…)’ (pag 160-161)] [(27) S.E. Morison, ‘The Invasion fo France and Germany, 1944-1945’, Boston 1960; A. Norman, ‘Die Invasion in der Normandie’, in H.A. Jacobsen, J. Rohwer (a cura di), ‘Entscheidungsschlachten des Zweiten Weltkrieges’, Frankfurt-M., 1960, pp. 399 sgg.; H. Wegmüller, ‘Die Abwehr der Invasion. Die Konzption des Oberbefehlshabers West 1940-1944’, Freiburg i. Br 1979; D. Ose, ‘Entscheidung in Westen 1944. Der Oberbefehlshaber West und die Abwehr der allierten Invasion, Stuttgart, 1981]”,”QMIS-001-FC” “HILLMAN James”,”Un terribile amore per la guerra.”,”‘””Polemos di tutte le cose è padre”” disse Eraclito’ (pag 12) “” “”Quando Kant e Freud, in epoche e con modalità di pensiero molto diverse, affermano che la civiltà trae la sua spinta progressiva dal suo essere fondata sulla naturalità della morte e nella normalità della guerra, danno ragione a Eraclito: sì, «Polemos di tutte le cose è padre», la guerra è il principio generatore del risveglio, e questo era, io credo, il principale e più pressante messaggio di Eraclio, lo psicologo. Eraclito riceve conferma anche da Michel Foucault, il quale, come Lévinas, porta avanti la grande tradizione francese del pensiero penetrante. La sua «tesi sulla guerra» capovolge la formula di Clausewitz (la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi): la politica è guerra continuata con altri mezzi – e non solo la politica, ma anche «la legge e l’ordine». Il diritto anglosassone discende in buona misura dal costume germanico secondo il quale i processi erano decisi con la forza, producendo vincitori e vinti inequivocabili, sicché «il diritto [era] un ruolo particolare e regolamentato di condurre la guerra”” (1). (…) Se la guerra è il padre del cosmo (Eraclito), se l’essere si rivela come guerra (Lévinas), se lo stato di natura è uno stato di guerra (Kant), essa deve essere una norma prima, il paradigma sul quale misurare tutto il resto e che permea l’esistenza e dunque anche la nostra come individui e come società. Quindi la guerra è permanente, non irrompente; necessaria, non contingente; à la tragedia che fa impallidire ogni altra e che rende possibile l’amore altruistico. Non è stato Yeats a dire: «Si comincia veramente a vivere quando si concepisce la vita come una tragedia»? E Conrad: «Immergiti nell’elemento distruttivo!». Kant riconobbe la necessità della guerra, ma poi alleggerì questa triste verità attribuendo alla guerra una utilità per il progresso della storia. Machiavelli e Clausewitz legarono la necessità della guerra a una funzione: l’avanzamento della ambizione politica dello Stato. Marx dimostrò che la necessità della guerra è il portato inevitabile del capitalismo”” ( pag 55) [James Hillman, ‘Un terribile amore per la guerra’, Adelphi edizioni, Milano, 2005] [(1) Foucault, p. 35 (trad. it., p. 74]”,”QMIx-014-FSD” “HILLQUIT Morris”,”History of Socialism in the United States.”,”Morris Hillquit, author of ‘Socialism in Theory and Practice’. Preface to Revised Edition, Preface to First Edition, Introduction, Appendix: Platform of the Socialist Party, Index,”,”MUSx-033-FL” “HILLYAR Anna McDERMID Jane”,”Revolutionary Women in Russia, 1870-1917. A study in collective biography.”,”Anna HILLYAR ha recentemente completato il suo PhD alla Southampton University. Jane McDERMID è Lecturer in History presso la stessa Università. Tabella 3.1: 100 donne rivoluzionarie (1890-1904): informazioni su origini sociali, istruzione o professione, coniugata o no, appartenenza politica. Le operaie sono 13, le insegnanti (di vario grado) sono 22.”,”RIRB-065″ “HILTON Rodney a cura; scritti di Paul SWEEZY Maurice DOBB Kohachiro TAKAHASHI Maurice DOBB Rodney HILTON Christopher HILL Giuliano PROCACCI Eric HOBSBAWM John MERRINGTON”,”La transición del feudalismo al capitalismo. Las aportaciones más recientes al célebre debate sobre los orígines del capitalismo.”,”Scritti di Paul SWEEZY Maurice DOBB Kohachiro TAKAHASHI Maurice DOBB Rodney HILTON Christopher HILL Giuliano PROCACCI Eric HOBSBAWM John MERRINGTON Tesi HIBBERT. Tesi di Hibbert: il commercio medievale non fu un elemento dissolvente delle società feudale ma fu un prodotto naturale della stessa e le classi feudali dominanti lo svilupparono. “”Hibbert documenta la sua tesi ricordando che molti dei centri urbani medievali avevano origini “”senatoriali””, termine citato per sfumare la questione, dato che è stata oggetto di un dibattito storiografico locale in Italia. Cita in proposito le città di Genova, Milano, Lincoln, Bergen, Cambridge, Arras, certe città polacche e la città germanica di Dinant, studiata da Pirenne””. (pag 187)”,”ECOI-170″ “HILTON R.H. FAGAN H.”,”The English Rising of 1381.”,”””The process by which the peasantry as a class became differentiated into rich, poor and landless peasants, was one which has often been repeated where commodity production disintegrates a static feudal community (1). Even in the twelfth and thirteenth centuries, every village had its rich and its poor. The typical class division in that earlier period was however of a different character from that which resulted from the changes in society during and after the fourteenth century. In the earlier village the majority of the shares in the village lands (the lord’s demesne apart) were held by a class of “”yardlanders”” or “”half yardlanders””, the backbone of the community. The yardland varied considerably from place to place, usually between twenty and thirty acres. But within the village the holdings of the yardlanders were remarkably equal in size. This was due to absence of a market in land, resulting partly from the small amount of production for the market and partly from the lord’s control of the transfer of land, which he restricted so as to maintain the original area of the service-rendering holding. Below the yardlanders were a number of smallholders, some free, some servile in legal status. Some of these had an acre or two in the common fields, some only a cottage and squatting rights on the waste. These cottagers were the original reserve of wage labour. The development of commodity production, the agrarian crisis, famine, plague, and the declining interest of the lord in maintaining the integrity of holdings so as to ensure the supply of services, resulted in a considerable change in the classes of peasants in the typical village. By the end of the fourteenth century an upper class of peasants had made its appearance. Four or five families in the village were now cultivating sixty or a hundred acres of arable land, and tending several hundred head of live stock. Some of the yardlandes still survived, but at the other end of the scale were the victims of the process of accumulation – an important (if still small) group of landers labourers”” (pag 289-30) [(1) Lenin’s book, ‘The Development of Capitalism in Russia’, describes the same process in nineteenth-century Russia. The resemblance to developments in fourteenth-century England is most marked] [R.H. Hilton H. Fagan, ‘The English Rising of 1381′, Lawrence and Wishart, London, 1950]”,”UKIS-003-FSD” “HINDELS Josef, a cura di Giuliano CONTE”,”Tutti di sinistra: quale sinistra? Per una strategia socialista nel tardocapitalismo. (Tit. orig.: Was ist heute links?)”,”Disciplina. L’ esempio di Karl Liebknecht. “”Prendiamo un esempio storico: come tutti i deputati socialdemocratici del Reichstag tedesco, nell’ agosto del 1914 anche Karl Liebknecht fu incaricato dal capo del partito di ratificare i crediti del governo imperiale dell’ imperialismo tedesco, che intendeva condurre una guerra di aggressione. Dopo essersi sottomesso una prima volta alla disciplina di partito, Karl Liebknecht decise di dissociarsi alla votazione successiva votando contro i crediti di guerra: si trattava quindi della decisione di disprezzare ciò che aveva stabilito il capo del partito. Quest’ “”infrazione disciplinare”” costituì la riabilitazione del socialismo, divenne la fiaccola per tutti i socialisti fedeli ai principi, che anche durante la guerra rifiutarono di diventare nazionalisti e di sacrificare i principi sull’ “”altare della patria””””. (pag 111-112)”,”EURx-193″ “HINDENBURG Paul Generale Maresciallo di campo”,”Dalla mia vita. Traduzione del colonnello di artiglieria in servizio di SM Ambrogio Bollati.”,”Hindenburg, Paul von (Poznan 1847 – Neudeck 1934), generale tedesco e secondo presidente della repubblica di Weimar; rimase in carica fino all’ascesa di Adolf Hitler. Diplomato all’accademia militare di Berlino, nel 1866 entrò nei ranghi dell’armata prussiana e nei cinque anni successivi combatté nella guerra austro-prussiana e nella guerra franco-prussiana. Rimase in servizio per quarant’anni nell’armata del nuovo Reich tedesco (1871); nel 1905 venne promosso generale, e nel 1911 si ritirò dal servizio. Nell’agosto del 1914, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, accettò nuovamente il comando dell’VIII armata tedesca impegnata nelle operazioni di difesa contro i russi. Al fianco del generale Erich Ludendorff, Hindenburg guidò le truppe tedesche fino alla vittoria di Tannenberg. Nominato feldmaresciallo, nel 1916 sostituì il generale Erich von Falkenhayn al comando supremo e, sempre al fianco di Ludendorff, divenne responsabile supremo delle forze tedesche. Nel marzo del 1917 Hindenburg condusse le armate tedesche in Europa occidentale organizzandole secondo un sistema di trincee disposte lungo il confine settentrionale della Francia, la cosiddetta “”Linea Hindenburg”” che gli Alleati non riuscirono a espugnare fino all’ottobre del 1918. Dopo la guerra, nel 1919 si ritirò una seconda volta dall’esercito. Nel 1920 pubblicò le sue Memorie, nelle quali affermava che la sconfitta delle truppe tedesche durante la prima guerra mondiale era stata causata dalle correnti d’opposizione interna che avevano rovesciato l’impero germanico e, nel 1919, avevano portato alla proclamazione della repubblica. Nel 1925, tuttavia, accettò la candidatura delle forze conservatrici e venne eletto presidente della repubblica. Nel 1932 si ripropose alle elezioni, come rivale del candidato nazionalsocialista Adolf Hitler; nonostante la vittoria, il 30 gennaio 1933 Hindenburg chiamò Hitler al cancellierato. Questi assunse ben presto il controllo totale del Reichstag, che nel marzo del 1933 gli affidò i poteri dittatoriali. Da allora Hindenburg venne progressivamente esautorato da ogni carica governativa. (ENC)”,”GERQ-025″ “HINDLEY J.R. LERCHER Bruce SELDIN J.P.”,”Introduzione alla logica combinatoria.”,”J. Roger Hindley è nato nel 939 a Belfast, dove ha compiuto gli studi universitari. Insegna all’University College di Swansea (Gran Bretagna). Bruce Lercher, nato nel 1930 a Milwaukee Wisconsin insegna all’università di New York. J.P. Seldin nato a New York nel 942 è docente alal Southern Illinois University.”,”SCIx-222-FRR” “HINRICHS Ernst”,”Alle origini dell’età moderna.”,”HINRICHS Ernst (1937) è professore emerito dell’Università di Oldenburg, dove ha insegnato storia dell’età moderna. I professori aristotelici ortodossi delle Università provocano i ‘roghi’ di scienziati e filosofi. “”In che cosa è consistita la “”rivoluzione scientifica”” del XVII secolo (10)? La risposta, che qui potrà essere solo brevemente abbozzata, presenta un aspetto qualitativo e un aspetto quantitativo. Tra il 1623 e il 1687, cioè dal ‘Saggiatore’ di Galileo, attraverso il ‘Discours de la méthode’ di Descartes (1637), ai ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ di Newton, l’Europa scientifica ha conosciuto “”la matematizzazione del mondo, l’esplosione del cosmo chiuso del pensiero antico e medievale, la radicale unificazione di un universo geometrico infinito grazie all’eliminazione dell’antico contrasto tra mondo sublunare e mondo stellare con l’estensione”” (11). Ciò che già ineriva al relativismo di Nicola Cusano (1401-1464), ma non era stato esplicitato, ciò che l’eliocentrismo di Nicola Copernico (1473-1543) aveva stabilito per lo spazio limitato delle stelle fisse, molto più vasto di quello aristotelico, ma pur sempre limitato e dunque aristotelico, ciò che Keplero, “”nella sua concezione dell’essere, del movimento, pur sempre un aristotelico, anche se non lo era nella scienza”” (A. Koyré), non aveva potuto ammettere, adesso diventava certezza: il mondo non era limitato, bensì senza limiti ovvero infinito, e inoltre ripieno di materia. In fin dei conti, non si trattava di una teoria eretica; chi poteva sostenere che Dio nella sua perfezione aveva creato qualcosa di finito, di imperfetto? Certo, era una teoria antiaristotelica; e difatti, a ben considerare, furono gli aristotelici ortodossi delle università a provocare le persecuzioni e i roghi di filosofi e scienziati. Copernico (1616), e Galileo (1632) subirono delle condanne; prima di loro, era salito sul rogo il geniale filosofo Giordano Bruno, che aveva formulato la nuova dottrina in lingua italiana fin dal 1584 (…)”” (pag 96-97)”,”EURE-086″ “HINRICHS Ernst”,”Alle origini dell’età moderna.”,”HINRICHS Ernst (1937) è professore emerito dell’Università di Oldenburg, dove ha insegnato storia dell’età moderna. I professori aristotelici ortodossi delle Università provocano i ‘roghi’ di scienziati e filosofi. “”In che cosa è consistita la “”rivoluzione scientifica”” del XVII secolo (10)? La risposta, che qui potrà essere solo brevemente abbozzata, presenta un aspetto qualitativo e un aspetto quantitativo. Tra il 1623 e il 1687, cioè dal ‘Saggiatore’ di Galileo, attraverso il ‘Discours de la méthode’ di Descartes (1637), ai ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ di Newton, l’Europa scientifica ha conosciuto “”la matematizzazione del mondo, l’esplosione del cosmo chiuso del pensiero antico e medievale, la radicale unificazione di un universo geometrico infinito grazie all’eliminazione dell’antico contrasto tra mondo sublunare e mondo stellare con l’estensione”” (11). Ciò che già ineriva al relativismo di Nicola Cusano (1401-1464), ma non era stato esplicitato, ciò che l’eliocentrismo di Nicola Copernico (1473-1543) aveva stabilito per lo spazio limitato delle stelle fisse, molto più vasto di quello aristotelico, ma pur sempre limitato e dunque aristotelico, ciò che Keplero, “”nella sua concezione dell’essere, del movimento, pur sempre un aristotelico, anche se non lo era nella scienza”” (A. Koyré), non aveva potuto ammettere, adesso diventava certezza: il mondo non era limitato, bensì senza limiti ovvero infinito, e inoltre ripieno di materia. In fin dei conti, non si trattava di una teoria eretica; chi poteva sostenere che Dio nella sua perfezione aveva creato qualcosa di finito, di imperfetto? Certo, era una teoria antiaristotelica; e difatti, a ben considerare, furono gli aristotelici ortodossi delle università a provocare le persecuzioni e i roghi di filosofi e scienziati. Copernico (1616), e Galileo (1632) subirono delle condanne; prima di loro, era salito sul rogo il geniale filosofo Giordano Bruno, che aveva formulato la nuova dottrina in lingua italiana fin dal 1584 (…)”” (pag 96-97)”,”STOS-007-FV” “HINTIKKA Jaakko”,”The Principles of Mathematics Revisited.”,”Jaakko Hintikka, Boston University”,”SCIx-028-FRR” “HINTON William”,”Turning Point in China. An essay on the Cultural Revolution.”,”HINTON è l’ autore del classico ‘Fanshen’. Egli non concorda con le interpretazioni comuni in occidente della Rivoluzione Culturale che si è svolta dal 1966 al 1969, vista come un colpo militare o una lotta personale per il potere, o uno scontro per la successione a Mao. HINTON individua nei due campi in lotta degli interessi sociali e descrive nel dettaglio le forze polarizzate nei due campi. “”Tutto questo è molto curioso, perché, conoscendo la classe dominante americana, sappiamo che una cosa che essi temono molto è una forte, unita, industrializzata Cina – una Cina che è di fatto una grande potenza. Siccome questo è quello che realmente temono e siccome Mao, secondo le loro teorie, sta portando la Cina al disastro, avrebbero dovuto appoggiare Mao e dargli pieno supporto in modo che la Cina non potesse mai diventare una seria minaccia per le ambizioni mondiali degli Stati Uniti. Invece, essi appoggiarono senza indugio Liu Shao-chi, il pragmatico, il pratico, quello che lavora sodo e che ha il tipo di politica e il piano che può fare della Cina una grande potenza.”” (pag 31)”,”CINx-143″ “HINTON William”,”Fanshen. A Documentary of Revolution in a Chinese Village.”,”Nel 1948 William Hinton spende sei mesi in un villaggio (Long Bow) per osservare gli effetti della rivoluzione cinese su una comunità agricola…”,”CINx-004-FSD” “HINTZE Otto”,”Feodalité capitalisme et Etat moderne. Essais d’ histoire sociale comparée choisis et presentés par Hinnerk Bruhns.”,”Otto HINTZE (1861-1940) è considerato con Max WEBER, uno dei padri fondatori della nuova storia sociale in Germania. Riprendendo il ragionamento della sociologia weberiana nella sua pratica di storico, HINTZE ha rinnovato le conoscenze sulla genesi dello Stato moderno. Nelle sue analisi comparate di storia sociale e costituzionale e attraverso la sua assimilazione della sociologia nascente, HINTZE si è rivelato lo storico tedesco più innovatore sul piano metodologico se non il più importante della Germania della fine dell’ Impero e del periodo tra le due guerre. Il libro si compone di dieci testi scelti.”,”TEOS-046″ “HINTZE Otto, a cura di G. DI-COSTANZO”,”Storia, sociologia, istituzioni.”,”””(…) alla fine – come risultato di un’induzione tanto vasta – si ottiene una teoria generale dello sviluppo della vita statale dei popoli storici. Questo procedimento – lo si potrebbe definire una morfologia comparata della vita statale – è stato chiaramente caratterizzato dall’autore con il sottotitolo che ha dato al suo libro: ‘Teoria storica della natura della monarchia, dell’aristocrazia e della democrazia; infatti, come vogliamo subito anticipare, egli ritiene di poter ricondurre a queste tre forme fondamentali tutti i fenomeni politici sia del presente che del passato. Di fronte alle diverse proposte che sono state avanzate per una nuova classificazione delle forme costituzionali statali, il suo libro vuole tentare di dimostrare “”che la vecchia strada aristotelica non è ancora superata, che anzi gli stessi fenomeni politici dei nostri giorni possono essere ancora sussunti in maniera estremamente agevole sotto i concetti di aristocrazia, monarchia, democrazia e possono in tal modo essere spiegati nella maniera più efficace. Ciò è molto significativo per il carattere scientifico e per il tipo di lavoro di Roscher, che ha un tratto decisamente conservatore.”” (pag 79)”,”TEOP-345″ “HIPPE Oskar edizione francese a cura di Rodolphe PRAGER”,”Et notre drapeau est rouge. Du Spartakusbund à la IVe Internationale.”,”Le memorie di HIPPE coprono 60 anni di storia del movimento operaio tedesco. Unendosi allo Spartakusbund nel 1916 partecipò allo sviluppo dei consigli operai all’ inizio degli anni 1920 e prese parte alla rivoluzione tedesca. Fu testimone del tradimento della socialdemocrazia, della stalinizzazione del KPD e del dibattito interno. Fu partecipe della lotta dell’ opposizione bolscevica-leninista che condusse alla sua esclusione dal KPD. Ricercato dalla reazione durante il periodo rivoluzionario, imprigionato dal nazismo, poi dopo la guerra rinchiuso nelle galere della DDR, liberato nel 1955, HIPPE ha proseguito la sua attività militante “”alla sinistra della SPD””. Il libro è un’ analisi degli avvenimenti politici che hanno segnato la classe operaia tedesca e la testimonianza di un militante.”,”MGER-028″ “HIROSHI Watanabe”,”A History of Japanese Political Thought, 1600-1901.”,”Watanabe Hiroshi è professore emerito all’Università di Tokyo e specialista in storia del Giappone e del pensiero politico asiatico.”,”JAPx-088″ “HIROU Jean-Pierre”,”Du trotskysme au communisme libertaire. Itinéraire d’un militant révolutionnaire.”,”Militant au groupe trotskyste Voix ouvrière dès 1963, puis à Lutte ouvrière jusqu’en 1979, Jean-Pierre Hirou est décédé le 3 novembre 2001 à l’age de 53 ans. Il s’était ensuite rapproché des communistes libertaires sans pour autant rejoindre un groupe organisé. Au cours de toutes ces années il écrivet de nombreux articles consacrés à l’actualité politique et à l’histoire du mouvement ouvrier, parus dans Lutte ouvrière d’abord, puis dans la presse communiste libertaire ou des revues historiques.”,”TROS-033-FL” “HIROYOSHI Hayashi KENNICHI Suzuki”,”””Socialism”” Stalinism or Scientific. The Marxist Theory of State Capitalism.”,”HIROYOSHI è P del Socialist Workers Party (Japan) (Sharoto). E’ autore di numerosi studi. KENNICHI è un attivista veterano del Socialist Workers Party (SWP).”,”RUSU-112″ “HIRSCH Fred, edizione italiana a cura di Alberto MARTINELLI”,”I limiti sociali allo sviluppo. (Tit.orig.: Social Limits to Growth)”,”Fred HIRSCH si è laureato alla LSE London School of Economics, ha lavorato come giornalista finanziario presso ‘The Banker’ e ‘The Economist’, è stato poi consigliere del FMI e Research Fellow al Nuffield College di Oxford. Prima della sua scomparsa ha insegnato all’ Università di Warwick. E’ autore di ‘The Pound Sterling: A Polemic, Money International’ e con David GORDON ‘Newspaper Money’. “”Finché il costo del tempo è relativamente basso, perché sono meno numerose le occasioni o le pressioni per uno sforzo lavorativo addizionale, il costo netto di ogni specifica attività che assorbe tempo connessa con la cordialità o con qualche altro rapporto sociale sarà pure relativamente basso. In pratica, può persino darsi che non sia considerato un costo. La percezione del tempo speso nei rapporti sociali come un costo è essa stessa un prodotto di questo processo di privatizzazione dell’ opulenza. L’ effetto è quello di ridurre la quantità di amicizia e di contatto sociale a un livello che lascia ciascuno col desiderio di averne di più rinunciando a una parte di beni materiali. Questo effetto è doppiamente perverso, poiché bisogna aspettarsi che il valore relativo attribuito all’ amicizia e agli altri rapporti sociali aumenti man mano che sono soddisfatti i bisogni materiali più pressanti. L’ enorme incremento della mobilità personale nelle economie moderne amplifica il problema rendendo la socievolezza sempre più un bene pubblico e sempre meno un bene privato. Più le persone si muovono, meno sono le possibilità che i contatti sociali siano direttamente contraccambiati su base bilaterale.”” (pag 88)”,”ECOT-108″ “HIRSCH Fred”,”La moneta internazionale.”,”””La moneta non è un argomento così vitale come spesso si suppone”” (D.H. Robertson, 1922) (in apertura) HIRSCH Fred è nato a Vienna nel 1931 quando era già in atto la ‘grande crisi’ nella quale con il ‘gold standard’ scompariva anche la fiducia illuministica nelle ‘leggi naturali dell’economia politica. Trasferitosi in Inghilterra nel 1934, vi ha percorso tutta la carriera scolastica, conclusasi con la laurea in economia presso la LSE. Entrato nel giornalismo ha lavorato per la rivista The Banker e The Economist in cui dal 1963 al 1968 ha ricoperto la carica di direttore della redazione finanziaria. Poi ha collabvorato con il Fondo monetario internazionale. “”Il Tesoro è soggetto alla sindrome delle banche, che è quella di prevedere il disastro ma preferire l’inazione”” (Osservazione di un segretario di Kennedy, citata da Theodore Sorensen in ‘Kennedy'””) Tabella inflazione dopo il 1914 (anni 1914-1965, per Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania) (pag 102-103)”,”ECOT-167″ “HIRSCH Helmut”,”Friedrich Engels in Selbstzeugnissen und Bilddokumenten. Dargestellt von Helmut Hirsch.”,”Friedrich Engels in autobiografia, documenti e immagini. Interpretato da Helmut Hirsch.”,”MAES-134″ “HIRSCH Fred”,”La moneta internazionale.”,”Fred Hirsch è nato a Vienna nel 1931, quando era già in atto la grande crisi nella quale con il gold standard scompariva anche la fiducia illuministica nelle “”leggi naturali”” dell’economia politica. Trasferendosi in Inghilterra nel 1934, vi ha percorso tutta la carriera scolastica, cominciata alla Wilson’s Grammar School e conclusasi con la laurea in scienze economiche, conseguita brillantemente nel 1952 presso la London School of Economics. Entrato subito dopo nel giornalismo ha prestato la sua opera dapprima presso The Banker e poi presso The Economist nel quale dal 1963 al 1968 ha ricoperto l’incarico di direttore della redazione finanziaria. Al presente svolge la sua attività a Washington presso il Dipartimento Ricerca e Statistica del Fondo Internazionale in qualità di Senior Adviser.”,”ECOI-166-FL” “HIRSCH Robert LE-DEM Henri PRENEAU François”,”Résistance antinazie, ouvrière et internationaliste. De Nantes à Brest, les trotskistes dans la guerre (1939-1945).”,”Resistenza dei giovani operai militanti trotskisti internazionalisti in lotta in tempo di guerra contro il regime di Vichy, il nazismo e lo stalinismo. Tentativi di collegamento con i soldati tedeschi della Wehrmach dislocati in Francia”,”TROS-382″ “HIRSCHMAN Albert O.”,”Autosovversione.”,”HIRSCHMAN è Prof emerito di scienza sociali nell’ Institute for Advanced Study di Princeton. Tra le sue opere tradotte in IT, con il Mulino: ‘Felicità pubblica e felicità privata’ (1983), ‘Come complicare l’economia’ (1988), ‘Come far passare le riforme’ (1990), ‘Retoriche dell’intransigenza’ (1991); con Feltrinelli: ‘Le passioni e gli interessi’ (1979); con Bompiani: ‘Lealtà, deflazione, protesta’ (1982).”,”TEOS-038″ “HIRSCHMAN Albert O., a cura di Pier Francesco ASSO e Marcello DE-CECCO”,”Potenza nazionale e commercio estero. Gli anni trenta, l’ Italia e la ricostruzione.”,”HIRSCHMAN Albert O. economista attento alla dimensione politica dell’ economia, insegna scienze sociali nell’ Institute for Advanced Study di Princeton. Ha scritto ‘Le passioni e gli interessi’ (1979), ‘Lealtà defezione protesta’ (1983) e ‘Felicità pubblica e felicità privata’ (1983). “”Se Preziosi ha scritto il libro più sensazionale sui metodi della penetrazione economica tedesca prima della guerra, l’ esposizione più dettagliata e autorevole sullo stesso argomento ci viene dallo storico francese Henry Hauser. Il suo libro, scritto nel 1915, è interamente dedicato alla asserzione che “”la guerra economica, la conquista dei mercati – espressioni riferite alla Germania – non sono affatto metafore. Più che mai si ha la sensazione che la Germania ha fatto la guerra nel mezzo della pace con gli strumenti della pace. Il dumping, i sussidi alle esportazioni, i certificati di importazione, le misure riguardo all’ emigrazione etc, tutti questi metodi distinti furono usati non come metodi normali dell’ attività economica, ma come strumenti per soffocare, annientare e terrorizzare gli avversari della Germania.”” Dopo aver descritto nei dettagli questi metodi, con una enfasi speciale dedicata alle pratiche tedesche di dumping e di esportazione di capitale, Hauser così conclude: “”Con la concentrazione di tutte queste energie, con la sua unità di direzione, la Germania economica è diventata una potenza formidabile almeno quanto la Germania militare, e dello stesso tipo: una potenza di dominio e di conquista””. (…) Principalmente, questi lavori equivalevano a trattati che integravano l’ analisi economica alla letteratura sui preparativi diplomatici tedeschi della guerra. Essi offrono solo una faccia della medaglia, dimenticando che il commercio estero e le esportazioni di capitale implicavano anche una dipendenza della Germania da altre nazioni; in generale questi lavori difettavano totalmente di una analisi sistematica sulla connessione fra potenza nazionale e relazioni economiche internazionali.”” (pag 130-131)”,”ITAE-132″ “HIRSCHMAN Albert O., a cura di Carmine DONZELLI Marta PETRUSEWICZ Claudia RUSCONI”,”Passaggi di frontiera. I luoghi e le idee di un percorso di vita.”,”Albert O. Hirschman è professore emerito di Social Science all’Institute for Advanced Study di Princeton. Tra i suoi libri: ‘Le retoriche dell’intransigenza. Perversità, futilità, messa a repentaglio’ (Mulino, 1991).”,”BIOx-011-FC” “HIRSCH-WEBER Wolfgang”,”Gewerkschaften in der Politik. Von der Massenstreikdebatte zum Kampf um das Mitbestimmungsrecht. [I sindacati in politica. Dal dibattito sullo sciopero di massa alla lotta per il diritto di cogestione]”,”Mit einem Vorwort von Otto Stammer, Erläuterungen, Einleitung, Schlußbemrkung, Zeittafel, Anhang, Tabellen, Briefwechsel, Literaturverzeichnis, Personenregister.”,”MGES-019″ “HIRSCH-WEBER Wolfgang”,”Gewerkschaften in der Politik. Von der Massenstreikdebatte zum Kampf um das Mitbestimmungsrecht. [I sindacati in politica. Dal dibattito sullo sciopero di massa alla lotta per il diritto di cogestione]”,”Mit einem Vorwort von Otto Stammer, Erläuterungen, Einleitung, Schlußbemrkung, Zeittafel, Anhang, Tabellen, Briefwechsel, Literaturverzeichnis, Personenregister. Il dibattito sullo sciopero generale e lo sciopero di massa dalla fine del XIX all’inizo del XX secolo (pag 8-15) “”In der Debatte über den politischen Streik wurde zwischen dem “”Massenstreik”” und dem “”Generalstreik”” unterschieden, ohne daß jedoch die beiden Begriffe immer klar definiert wurden. Nach der Begriffsbestimmung in einem damals vielgelesenen Buch von Henriette Roland-Holst kommt der Generalstreik der sozialen Revolution gleich. Der politische Massenstreik will die politisch-sozialen Verhältnisse bewußt beeinflussen, “”eine Waffe des Angriffs oder der Verteidigung im proletarischen Emanzipationskampfe gegen den bürgerlichen Staat sein”” (32). Am Generalstreik beteiligt sich die gesamte Arbeiterschaft, am Massenstreik einzelne Berufsgruppen oder lokale Zusammenschlüsse. Der Gedanke des Generalstreiks ist alt (33). Während er von Engels abgelehnt wurde, nahmen Bakunin und seine Schüler ihn auf. Mit dem Eindringen des Syndikalismus in die Arbeiterbewegungen der romanischen Länder gewann er an Boden. Auf den Kongressen der Internationale wurde er als Vehikel der sozialen Revolution (34) wie auch als Mittel zur Verhinderung eines Krieges erörtert. Der Amsterdamer Kongreß erklärte, ein Generalstreik sei unausführbar, ein Massenstreik jedoch könne “”äußerstes Mittel sein…, um bedeutende gesellschaftliche Veränderungen durchzuführen oder sich reaktionären Anschlägen auf die Rechte der Arbeiter zu widersetzen”” (35). In der Jahren 1904 und 1905 kam es in Deutschland zu zahlreichen Streiks und Massenaussperrungen. Die politische Lage war gespannt, un man fürchtete, daß sie sich noch verschlechtern werde. Sachsen hatte das Wahlrecht eingeschränkt, andere Länder, vielleicht gar das Recht mochten folgen. Die Arbeiterbewegung stand vor der Frage, ob sie vorsichtig lavieren oder energisch auftreten solle. Die Massenstreiks, die die russische Revolution von 1905 begleiteten und in der europäischen Arbeiterbewegung sofort starken Widerhall fanden, legten es nahe, ähnliche Aktionen auch in Deutschland für den Ernstfall zu erwägen. Auch früher schon waren in anderen Ländern politische Streiks erfolgreich gewesen, so in Belgien und Schweden, wo die Arbeiter mit Hilfe des Generalstreiks das allgemeine Wahrecht erkämpft hatten. Führende Theoretiker der Sozialdemokratie, wie Bernstein und Kautsky, lehnten die “”Generalstreiks-Romantik”” als “”utopisch”” ab, hielten jedoch den Massenstreik in gewissen Situationen für notwendig. Die leidenschaftlichste Vertreterin der Idee des politischen Massenstreiks war Rosa Luxemburg”” (pag 8-9) [Wolfgang Hirsch-Weber, Gewerkschaften in der Politik. Von der Massenstreikdebatte zum Kampf um das Mitbestimmungsrecht, Köln, 1959] [(32) Henriette Roland-Holst, ‘Generalstreik und Sozialdemokratie’, Dresden, 1905, S. 7; (33) Vgl. Eduard Bernstein, ‘””Streik als politischen Kampfmittel””, in: ‘Die Neue Zeit, Jg 1984, Bd. I, S. 689 ff.; (34) Vgl. Arnold Roller, Der soziale Generalstreik’, Berlin, 1905; (35) ‘Internationaler Sozialisten-Kongreß Amsterdam 1904, Berlin, 1904, s. 24]”,”MGES-020″ “HIRSON Baruch HUNTER Ian”,”Revolutionary History. Colour and Class. The origins of South African Trotskyism.”,”This issue of Revolutionary History also contains a wide variety of documents and correspondence from the 1930s and 1940s in relation to the South African Trotskyist movement, including a previously unpublished letter by Leon Trotsky. The founding theses of the Workers Party of South Africa are included, and these give penetrating insights into the racist nature of South African capitalism, the problems of building an effective trade union movement within a racially divided working class, the nature of a revolutionary party, and conflicting ways of building an anti-war movement. Editor: Al Richardson, Editorial, Documents, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes”,”TROS-018-FL” “HIRSON Baruch”,”Revolutions in My Life.”,”L’autore nella sua autobiografia racconta con passione la sua formazione politica nel South African labour.”,”MAFx-014″ “HITCHCOCK William I.”,”Il continente diviso. Storia dell’ Europa dal 1945 a oggi.”,”HITCHCOCK William I. insegna Storia contemporanea e storia delle relazioni internazionali al Wellesley College (Massachusetts). “”Al pari di Stalin, Beria (o Berija) era originario della repubblica sovietica della Georgia e aveva stabilito una stretta relazione con il capo supremo (…). All’ epoca della morte di Stalin, Beria era probabilmente l’ uomo più potente e pericoloso in tutta l’ Unione Sovietica. Beria, tuttavia, non desiderava replicare il regime di Stalin e cercò piuttosto di rafforzare il suo potere e la propria influenza nel paese dando avvio a vaste riforme che si contrapponevano direttamente alle politiche imposte in precedenza da Stalin. Beria voleva diventare l’ architetto della destalinizzazione e consolidare il suo potere tramite l’ acclamazione popolare. Passò all’ azione con sorprendente rapidità. Tre settimane dopo la morte di Stalin il Consiglio direttivo, o Presidio, promulgò un’ amnistia che rimise in libertà circa 1 milione dei 2,5 milioni di persone detenute nei gulag. Un settimana dopo, il ministero diretto da Beria rese pubblici alcuni documenti che mostravano come il cosiddetto “”complotto dei medici”” – una presuenta conventicola di medici ebrei che aveva tramato l’ assassinio di importanti personalità sovietiche – fosse stato in realtà frutto di una montatura, probabilmente ordinata dallo stesso Stalin. Beria diede inizio anche a vaste riforme all’ interno delle repubbliche sovietiche, insistendo che le cariche di governatore regionale fossero assegnate a nuovi dirigenti dotati di conoscenza delle lingue e delle culture proprie delle nazionalità non russe; volle inoltre che fosse ridotto il micidiale programma di “”russificazione”” che aveva condotto a una serie di deportazioni forzate. Beria si stava muovendo rapidamente, forse troppo in fretta, per metteere fine all’ era stalinista””. (pag 245) Il peso della questione tedesca (i moti scoppiati in Germania Est, DDR del 1953) nell’ eliminazione di Beria da parte di Krusciov, Bulganin, Molotov, Malenkov e Zukov. (pag 250)”,”EURx-203″ “HITCHCOCK William I.”,”Il continente diviso. Storia dell’Europa dal 1945 a oggi.”,”William I. Hitchcock insegna Storia contemporanea e storia delle relazioni internazionali al Wellesley College (Massachusetts).”,”EURx-046-FL” “HITCHENS Christopher”,”Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa.”,”Christopher Hitchens nato nel 1949 a Portsmouth in Inghilterra è stato redattore di ‘Harper’s’ e critico letterario per il ‘Newsday’. Collabora con molti giornali e riviste inglesi. E’ erede della grande tradizione del giornalismo liberal. Ha scritto un libro-inchiesta fortemente critico: ‘Processo a Kissinger’ “”L’ossessivo interesse nei confronti dei bambini e per un rigido controllo sulla loro educazione è sempre stata tipica dei sistemi di autorità assoluta. E’ forse un gesuita il primo cui è stata attribuita la frase: «Datemi un bambino fino a dieci anni e io vi darò l’uomo», ma l’idea è molto più antica della scuola di Ignazio di Loyola. L’indottrinamento dei giovani ha spesso sortito l’effetto opposto, come possiamo constatare anche dal destino di varie ideologie secolari, ma sembra che i religiosi siano disposti a correre questo rischio pur di inculcare nella media dei fanciulli o delle fanciulle la dose sufficiente di propaganda. Cos’altro possono sperare di fare? Se l’insegnamento della religione non fosse ammesso fino al raggiungimento dell’età della ragione, vivremmo in un mondo abbastanza diverso. I genitori credenti sono combattuti su questo tema. Essi naturalmente sperano di condividere le meraviglie e le gioie del Natale e di altre feste con la loro progenie (e possono anche fare buon uso di dio, così come di figure minori quali Babbo Natale, per domare i ribelli). Attenzione però: cosa succede se la progenie si indirizza verso un’altra fede, per non parlare di sette, anche nella prima adolescenza? I genitori di norma diranno che ci si approfitta di un innocente. Tutti i monoteismi sfoggiano, o sfoggiavano, una proibizione molto forte verso l’apostasia proprio per questa ragione. Nei suoi ‘Ricordi di un’educazione cattolica’ (Milano, 1988), Mary MacCarthy ricorda lo shock da lei avuto nell’apprendere da un predicatore gesuita che il nonno protestante – suo tutore e amico – era condannato alla dannazione eterna perché era stato battezzato nella maniera sbagliata. Bambina dall’intelligenza precoce, non lasciò cadere la cosa fino a che non costrinse la madre superiora a consultare le autorità ecclesiastiche e a trovare una scappatoia negli scritti del vescovo Atanasio, il quale sosteneva che gli eretici erano dannati solo se rifiutavano la vera chiesa con piena consapevolezza di quanto stavano facendo. Suo nonno, quindi, poteva essere sufficientemente ignaro della vera chiesa per sfuggire all’inferno. Ma che angoscia per una bambina di undici anni! Senza pensare alla quantità di bambini meno curiosi che semplicemente accettano simili maligni insegnamenti senza discuterli. Coloro che mentono ai giovani in questa maniera sono perversi all’estremo”” (pag 209-210)”,”RELx-066″ “HITZER Friedrich”,”Der Mord im Hofbräuhaus. Unbekanntes und Vergessenes aus der Baierischen Räterepublik.”,”HITZER Friedrich ‘L’omicidio al Hofbräuhaus. Sconosciuto e dimenticato dalla Baierischen Repubblica Sovietica.”,”MGER-127″ “HO Ping-Ti”,”La Cina. Lo sviluppo demografico (1368-1953).”,”””Il punto raggiunto dalla colonizzazione della Manciuria può essere valutato solo approssimativamente, perché non fu effettuato nella regione un censimento abbastanza attendibile prima del 1940 (…). (…) si può presumere che la popolazione complessiva delle tre province si sia più che raddoppiata nel quarto di secolo fra il 1904 e il 1930. L’ aumento fu dovuto in gran parte all’ immigrazione.”” “”Per ampiezza, durata, intensità e ferocia, le guerre civili scoppiate in Cina nel secolo XIX si distinguono nettamente dalle grandi guerre moderne combattute seguendo più o meno determinate regole di condotta. La rivoluzione dei T’ai-p’ing vanta a buon diritto la definizione di più grande guerra civile in tutta la storia del mondo. E per la brutalità con cui essa fu combattuta e le distruzioni che provocò, poche altre possono reggere un confronto negli annali della storia””. (pag 334, Fattori negativi in campo demografico) Perdite simili a quelle di una guerra mondiale: “”Alcuni osservatori occidentali del secolo XIX valutarono nell’ ordine di 20.000.000 a 30.000.000 di persone le perdite subite dalla popolazione nel periodo dei T’ai-p’ing””. (pag 345)”,”CINx-140″ “HO Ping-Ti”,”La Cina. Lo sviluppo demografico (1368-1953).”,”””Il punto raggiunto dalla colonizzazione della Manciuria può essere valutato solo approssimativamente, perché non fu effettuato nella regione un censimento abbastanza attendibile prima del 1940 (…). (…) si può presumere che la popolazione complessiva delle tre province si sia più che raddoppiata nel quarto di secolo fra il 1904 e il 1930. L’ aumento fu dovuto in gran parte all’ immigrazione.”” “”Per ampiezza, durata, intensità e ferocia, le guerre civili scoppiate in Cina nel secolo XIX si distinguono nettamente dalle grandi guerre moderne combattute seguendo più o meno determinate regole di condotta. La rivoluzione dei T’ai-p’ing vanta a buon diritto la definizione di più grande guerra civile in tutta la storia del mondo. E per la brutalità con cui essa fu combattuta e le distruzioni che provocò, poche altre possono reggere un confronto negli annali della storia””. (pag 334, Fattori negativi in campo demografico) Perdite simili a quelle di una guerra mondiale: “”Alcuni osservatori occidentali del secolo XIX valutarono nell’ ordine di 20.000.000 a 30.000.000 di persone le perdite subite dalla popolazione nel periodo dei T’ai-p’ing””. (pag 345)”,”DEMx-002-FL” “HOAC C.N.”,”U.G.T. Union General de Trabajadores.”,” Sulla società socialista. “”C’è una massima di Carlo Marx che dice: “”Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”” (…). Marx dice che l’ eguaglianza non è giusta.”” (pag 13) “”Il partito socialista operaio spagnolo e la Unione Generale dei Lavoratori hanno forgiato il duro metallo delle loro strutture dottrinarie e organiche nella dottrina di Pablo Iglesias, ovvero nel socialismo scientifico più sobrio, veramente umano””. (pag 15)”,”MSPx-060″ “HOARE Samuel”,”In missione speciale. (Tit.orig.: Ambassador on special mission)”,”HOARE Samuel inviato in Spagna durante la seconda guerra mondiale in missione speciale per impedire che Franco entrasse in guerra al fianco della Germania e contro gli Alleati. Oltre alla lotta diplomatica il libro è una miniera di notizie, osservazioni e aneddoti sulla vita interna del regime spagnolo durante la guerra.”,”RAIx-261″ “HOBBES Thomas a cura di Tito MAGRI”,”Leviatano.”,”Leviatano, ovvero la materia, la forma e il potere di uno Stato, ecclesiastico e civile. HOBBES “”E’ inoltre una legge di natura ‘che a tutti gli uomini che svolgono delle trattative di pace sia garantita l’incolumità’. Infatti la legge, che ordina la pace come ‘fine’, ordina anche l’intercessione come ‘mezzo’; e il mezzo dell’intercessione è l’incolumità”” (pag 97)”,”TEOP-032″ “HOBBES Thomas”,”Libertà e necessità. Questioni relative a libertà, necessità, e caso. Testo inglese a fronte.”,”””La convinzione principale di Bramhall era che il materialismo e il determinismo hobbesiani non potessero che implicare un’adesione all’ateismo; e questo nonostante Hobbes avesse sempre sostenuto il contrario”” (pag 7) “”Poiché un uomo, che comandi esplicitamente una cosa e segretamente ne trami l’impedimento, è ingiusto se punisce colui cui ha rivolto il comando, per non averlo eseguito”” (pag 67) “”(…) la ‘necessità’ di una azione non rende ‘ingiuste’ le ‘leggi’ che la proibiscono. Tralasciando che non è la ‘necessità’, ma la ‘volontà’ di infrangere la ‘legge’ a rendere ‘ingiusta’ l’azione, poiché la ‘legge’ riguarda la ‘volontà’ e non altre cause precedenti dell’azione; e tralasciando che nessuna ‘legge’ può in qualche modo essere ‘ingiusta’, poiché ciascun uomo crea, col suo consenso, la legge che egli è tenuto ad osservare e che di conseguenza deve essere giusta (…)”” (pag 73)”,”TEOP-258″ “HOBBES Thomas, a cura di Onofrio NICASTRO”,”Behemoth.”,”Steso intorno al 1667, il Behemoth rimase manoscritto per l’intervento dello stesso Carlo II. Dodici anni dopo, un momento piuttosto agitato e difficile della vita politica inglese spingeva a un’edizione clandestina dell’opera, cui Hobbes ebbe cura di tenersi con ogni evidenza estraneo. Il libro conobbe il successo di ben cinque edizioni tra il ’79 e l’80, ma solo nell’82 veniva stampato in veste relativamente autorevole e corretta, completa delle indicazioni di luogo e di editore. “”Ma il fatto che il re raccogliesse contro di loro un esercito non era suscettibile d’essere interpretato come proposito di sciogliere il parlamento con la forza? E il disperderli con la forza non avrebbe costituito una violazione della promessa altrettanto grave che sciogliere il parlamento per mezzo di un proclama? Inoltre, non posso pensare che l’approvazione di quella legge [act] fosse da intendersi altrimenti che a questa condizione, che essi non ordinassero nulla contro il diritto sovrano del re; ma a questa condizione erano già venuti meno con molte delle loro ordinanze. E pesno che, anche in base alla legge di equità, che è l’inalterabile legge di natura, un uomo che abbia il potere sovrano non possa, neanche volendo, cedere il suo diritto su qualcosa che gli sia necessario mantenere per il buon governo dei suoi sudditi, a meno che egli non lo faccia esplicitamente, dichiarando che non vuole più avere il potere sovrano. Infatti, il cedere ciò che, come conseguenza logica, implica la sovranità, non significa – penso – cedere la sovranità, ma è solo un errore, che non ha altro effetto, se non la nullità della cessione stessa. Un errore di questo genere fu l’approvazione da parte del re della legge che stabiliva che il parlamento restasse in vita finché così piaceva alle due Camere. Ma ora che entrambe le parti s’erano decise alla guerra, che bisogno c’era di altre dispute per iscritto?”” (pag 137-138)”,”TEOP-444″ “HOBBES Thomas”,”Leviatano. Volume secondo.”,”””Ed io credo che allorquando la novità non può alimentare alcun turbamento o disordine in uno stato, gli uomini non sieno tanto inclinati, in generale, alla reverenza dell’antichità, da preferire gli antichi errori alla nuova e ben provata verità”” (pag 659)”,”TEOP-480″ “HOBBES Thomas, a cura di Mariano BIANCA”,”Teoria del sapere e scienza della politica. Antologia.”,”””Hobbes (…) non ritiene che l’uomo sia per natura atto a vivere socialmente; la società civile, per questo, non nasce in modo spontaneo o casuale, bensì è il prodotto di una scelta che viene fatta liberamente dagli uomini con l’ausilio delle passioni, della volontà, e soprattutto della ragione, e che si concretizza con un accordo reciproco stipulato tra tutti quegli uomini che desiderano farlo. La società civile viene così intesa come un grande artificio e ciò fa di Hobbes uno dei fondatori della moderna teoria dello stato, non più inteso come qualcosa che deriva ed appartiene al mondo naturale, ma come il prodotto più specifico dell’uomo ed in particolare della ragione umana. Prima della nascita della società civile gli uomini vivevano (e vivono nel caso non si sia costituita un tale tipo di società) allo stato di natura, in una condizione cioè, in regnano soltanto le passioni, non esistono leggi che regolano il comportamento umano, né un potere in grado di farle osservare; quindi, ogni uomo è libero di commettere qualsiasi azione pur di salvaguardare il suo utile ed in particolare la sua sopravvivenza fisica. In effetti, in questo stato di cose ciò che muove le azioni umane è solo l’istinto di conservazione”” (pag 15, introduzione del curatore) “”La società civile è un grande artificio non solo per ché sorge da un patto tra gli uomini, ma perché deve essere continuamente preservata per mezzo delle leggi civili e di un potere sovrano che sia in grado, oltre che di salvaguardare la vita di ogni cittadino, anche di far osservare le leggi, salvaguardare la pace, il benessere e la sicurezza interna e la difesa esterna da altri stati che tra loro si trovano e si troveranno sempre come gli individui singoli nello stato di natura, cioè in stato di guerra”” (pag 23, introduzione, del curatore)”,”TEOP-542″ “HOBBES Thomas, a cura di Gianni MICHELI”,”Leviatano.”,”””Nei corpi politici, il potere del rappresentante è sempre limitato, ed è il potere sovrano che prescrive i limiti di esso poiché il potere illimitato è la sovranità assoluta. Il sovrano, in ogni stato, è il rappresentante assoluto di tutti i sudditi e perciò nessun altro può essere rappresentante di una parte di essi, se non per quanto il sovrano ne darà il permesso”” (pag 220)”,”TEOP-002-FRR” “HOBBES Thomas, a cura di Arrigo PACCHI”,”Elementi di legge naturale e politica.”,”E’ una “”legge della Natura (…) che ogni uomo è obbligato a stare ai patti che fa e ad adempierli”” (pag 127-128) “”La rottura o violazione di un patto, è ciò che gli uomini chiamano ingiuria, che consiste in qualche azione od omissione, che è quindi chiamata ingiusta”” (pag 128)”,”TEOP-003-FRR” “HOBBES Thomas, a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Thomas Hobbes.”,”Nicola Matteucci già ordinario di Storia delle dottrine politiche ha insegnato Filosofia morale all’Università di Bologna. Thomas Hobbes (1588-1679)”,”FILx-021-FMB” “HOBBS T.R. edizione italiana a cura di Flavio DALLA-VECCHIA”,”L’arte della guerra nella bibbia. Come si armavano e combattevano gli eserciti dell’antico Israele. I soldati e il reclutamento, i comandanti e le strategie, le armi e le armature, l’assedio e la strage sacra.”,”HOBBS è Prof di Antico Testamento alla McMaster Univ di Hamilton, nello stato dell’Ontario in Canada. Ha compiuto i suoi studi a Londra e a Zurigo. E’ autore di numerosi articoli su riviste specialiszzate, di un commentario al Secondo Libro dei Re, ed è stato chiamato a collaborare al prestigioso ‘Anchor Bible Dictionary’.”,”QMIx-045″ “HÖBEL Alexander”,”Luigi Longo, una vita partigiana (1900-1945).”,”HÖBEL Alexander è dottore di ricerca in Storia presso l’Università Federico II di Napoli e studioso di storia del movimento operaio. Borsista della Fondazione Luigi Longo nel 2010-2012 collabora con la Fondazione Istituto Gramsci. Curatore del libro ‘Il Pci e il 1956’ (Città del Sole, 2006) è autore di ‘Il Pci di Luigi Longo (1964-1969)’ (Est, 2010). Documento di condanna delle posizioni di Umberto Terracini e della Camilla Ravera da parte del direttivo (Ventotene) (pag 296) “”Commenta Lorenzo Gianotti: “”Il realismo era senza dubbio tra le qualità che facevano di Gallo, in assenza di Togliatti, il capo naturale del partito: un avversario interno del calibro di Umberto (…) sarebbe stato un ostacolo enorme alla coesione. Andava sacrificato”” (94)””. Poco dopo il provvedimento è esteso anche alla Ravera”” (pag 297) (94) L. Gianotti, Umberto Terracini. La passione civile di un padre della Repubblica’, Ed. Riuniti, 2005, p. 150-3 “”Come si vede, nelle posizioni di Longo sono già presenti molti elementi che saranno alla base della svolta di Salerno. Il suo ragionamento, osserva Spriano, si basa su un solido realismo politico”” (pag 308)”,”PCIx-409″ “HÖBEL Alexander ALBERTARO Marco, a cura; saggi di Domenico LOSURDO Renzo MARTINELLI Gianni FRESU Marco ALBERTARO Claudio NATOLI Delfina TROMBONI Ferdinando DUBLA Ruggero GIACOMINI Salvatore D’ALBERGO Albertina VITTORIA Giorgio INGLESE Alexander HÖBEL Vittorio GIOIELLO Gaetano BUCCI Guido LIGUORI Fausto SORINI e Salvatore TINÉ Aldo AGOSTI”,”Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia.”,”Contiene tra l’altro: Aldo Agosti, ‘L'””età d’oro”” della storiografia sul Partito comunista italiano (1960-1989) (pag 387-407) HÖBEL Alexander (Napoli, 1970) dottore di ricerca in storia e studioso del movimento operaio e comunista ALBERTARO Marco (Biella, 1982), assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’università di Torino. (per le loro pubblicazioni vedere risvolto di copertina) I contributi storiografici che contestarono l’autorappresentazione del Pci. I libri di Bellini e Galli e quello di Tasca. (pag 391-392)”,”PCIx-507″ “HOBHOUSE L.T.”,”The Labour Movement.”,”HOBHOUSE L.T. era Late Fellow of Corpus Christi College, Oxford, formerly Fellow of Merton College.”,”MUKx-074″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Lavoro cultura e mentalità nella società industriale.”,”Storia e ideologia del movimento operaio, appunti sulla coscienza di classe, la religione e l’ascesa del socialismo, qual è la patria dei lavoratori?, la trasformazione dei rituali operai, uomo e donna: immagini a sinistra, i calzolai ‘politici’, il ‘nuovo sindacalismo’ in prospettiva, la formazione della cultura della classe operaia britannica, la creazione della classe operaia 1870 – 1914, a proposito dell’ aristocrazia operaia, lavoratori specializzati e lavoratori aristocratici?”,”MUKx-013 UKIS-008″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il trionfo della borghesia, 1848 – 1875.”,”L’A nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, insegna dal 1959 al Bickbek College di Londra. Tra i suoi lavori tradotti in IT: -Le rivoluzioni borghesi, 1789-1848. IL SAGGIATORE. 1963 -I ribelli. EINAUDI. 1966 -I banditi. EINAUDI. 1971 -Studi di storia del movimento operaio. EINAUDI. 1972 -Storia economica dell’Inghilterra. EINAUDI. 1972 -I rivoluzionari. EINAUDI. 1975 Per i tipi LATERZA ha curato l”Intervista sul PCI’ di Giorgio NAPOLITANO.”,”EURx-024 BORx-002″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il secolo breve. 1914-1991: l’ era dei grandi cataclismi. (Age of Extremes)”,”L’A ha studiato a Vienna, Berlino, Londra, Cambridge. Membro della British Academy e della American Academy of Arts and Sciences, laureato ad honorem presso molte università, ha insegnato al Birbeck College dell’Univ di Londra e alla New School for Social Research di New York. Numerosi i libri tradotti in IT dedicati alla storia dell’età moderna: ‘Le rivoluzioni borghesi’, ‘Il trionfo della borghesia’, ‘L’età degli imperi’, ‘Echi della Marsigliese’.”,”RAIx-014″ “HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. autori progetto; saggi di Eric J. HOBSBAWM David McLELLAN Pierre VILAR Maurice DOBB Istvan MESZAROS Nicola BADALONI Lawrence KRADER Gareth Stedman JONES Franco ANDREUCCI Oskar NEGT Hans-Josef STEIBERG Marek WALDENBERG Iring FETSCHER Massimo L. SALVADORI Andrzej WALICKI Vittorio STRADA Israel GETZLER Jutta SCHERRER Valentino GERRATANA Gregorio DE-PAOLA Andrew ARATO Andras HEGEDUS René GALLISSOT Madeleine REBERIOUX GETZLER, REIMAN, JOHNSTONE KNEI-PAZ WEISSEL MERHAV MARRAMAO AGOSTI HAJEK RIZZI HEGEDUS MEDVEDEV DAVIES NOVE FINZI TELO’ SOCHOR WILLETT ALTVATER LEWIN MCNEAL MAREK LIEBICH ALTVATER CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO’ MAREK Alexandre ADLER ARNASON BRUS GODEMENT AMIN PORTANTIERO THERBON KALLSCHEUER HELLER MARRAMAO ZANGHERI GRAZIANI GAREGNANI PETRI”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il marxismo nell’ età della 2° Internazionale. 3. Il marxismo della 3° Internazionale. 4. Il marxismo oggi.”,”(Vol 1) Saggi di HOBSBAWM (MARX, ENGELS e il socialismo premarxiano), David McLELLAN (la concezione materialistica della storia), Pierre VILAR (MARX e la storia), Maurice DOBB (La critica dell’economia politica, prologo al Capitale), Istvan MESZAROS (MARX filosofo), Nicola BADALONI (MARX e la ricerca della libertà comunista), Lawrence KRADER (evoluzione, rivoluzione e Stato: MARX e il pensiero etnologico), HOBSBAWM (gli aspetti della transizione dal capitalismo al socialismo), G. HAUPT (MARX e il marxismo), Gareth Stedman JONES (Ritratto di ENGELS), HOBSBAWM (la fortuna delle edizioni di MARX ENGELS). Saggi di (Vol 2): Franco ANDREUCCI, HOBSBAWM, Oskar NEGT, Hans-Josef STEIBERG, Marek WALDENBERG, Iring FETSCHER, Massimo L. SALVADORI, Andrzej WALICKI, Vittorio STRADA, Israel GETZLER, Jutta SCHERRER, Valentino GERRATANA, Gregorio DE-PAOLA, Andrew ARATO, Andras HEGEDUS, René GALLISSOT, Madeleine REBERIOUX. Saggi di (Vol 3) (Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del 1929): GETZLER, REIMAN, JOHNSTONE, STRADA, KNEI-PAZ, WEISSEL, MERHAV, MARRAMAO, AGOSTI, HAJEK, RIZZI, HEGEDUS, MEDVEDEV, DAVIES, NOVE, FINZI, TELO’, SOCHOR, WILLETT, ALTVATER Saggi di (Vol 3) (Dalla crisi del 1929 al XX Congresso): LEWIN MCNEAL MAREK SALVADORI LIEBICH GERRATANA STRADA BADALONI ALTVATER TELO’ HOBSBAWM CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO’. Saggi di (Vol 4): HOBSBAWM, MAREK, STRADA, Alexandre ADLER, ARNASON, BRUS, GODEMENT, AMIN, PORTANTIERO, THERBON, KALLSCHEUER, HELLER, MARRAMAO, ZANGHERI, ALTVATER, GRAZIANI, GAREGNANI, PETRI.”,”MADS-120″
“HOBSBAWM Eric J. HAUPT Georges MAREK Franz RAGIONIERI Ernesto STRADA Vittorio VIVANTI C. a cura; altri saggi di David McLELLAN Pierre VILAR Maurice DOBB Istvan MESZAROS Nicola BADALONI Lawrence KRADER Gareth Stedman JONES”,”Storia del marxismo. Vol 1. Il marxismo ai tempi di Marx.”,”(Vol 1) Saggi di HOBSBAWM (MARX, ENGELS e il socialismo premarxiano), David McLELLAN (la concezione materialistica della storia), Pierre VILAR (MARX e la storia), Maurice DOBB (La critica dell’economia politica, prologo al Capitale), Istvan MESZAROS (MARX filosofo), Nicola BADALONI (MARX e la ricerca della libertà comunista), Lawrence KRADER (evoluzione, rivoluzione e Stato: MARX e il pensiero etnologico), HOBSBAWM (gli aspetti della transizione dal capitalismo al socialismo), G. HAUPT (MARX e il marxismo), Gareth Stedman JONES (Ritratto di ENGELS), HOBSBAWM (la fortuna delle edizioni di MARX ENGELS).”,”TEOC-076″
“HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di Franco ANDREUCCI Oskar NEGT Hans-Josef STEIBERG Marek WALDENBERG Iring FETSCHER Massimo L. SALVADORI Andrzej WALICKI Vittorio STRADA Israel GETZLER Jutta SCHERRER Valentino GERRATANA Gregorio DE-PAOLA Andrew ARATO Andras HEGEDUS René GALLISSOT Madeleine REBERIOUX”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 2): Franco ANDREUCCI, HOBSBAWM, Oskar NEGT, Hans-Josef STEIBERG, Marek WALDENBERG, Iring FETSCHER, Massimo L. SALVADORI, Andrzej WALICKI, Vittorio STRADA, Israel GETZLER, Jutta SCHERRER, Valentino GERRATANA, Gregorio DE-PAOLA, Andrew ARATO, Andras HEGEDUS, René GALLISSOT, Madeleine REBERIOUX.”,”TEOC-076″
“HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di GETZLER REIMAN JOHNSTONE STRADA KNEI-PAZ WEISSEL MERHAV MARRAMAO AGOSTI HAJEK RIZZI HEGEDUS MEDVEDEV DAVIES NOVE FINZI TELO’ SOCHOR WILLETT ALTVATER”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 3) (Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del 1929): GETZLER, REIMAN, JOHNSTONE, STRADA, KNEI-PAZ, WEISSEL, MERHAV, MARRAMAO, AGOSTI, HAJEK, RIZZI, HEGEDUS, MEDVEDEV, DAVIES, NOVE, FINZI, TELO’, SOCHOR, WILLETT, ALTVATER”,”TEOC-076 INTT-068″ “HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di LEWIN MCNEAL MAREK SALVADORI LIEBICH GERRATANA STRADA BADALONI ALTVATER TELO’ HOBSBAWM CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO'”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 3) (Dalla crisi del 1929 al XX Congresso): LEWIN MCNEAL MAREK SALVADORI LIEBICH GERRATANA STRADA BADALONI ALTVATER TELO’ HOBSBAWM CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO’.”,”TEOC-076″ “HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di HOBSBAWM MAREK STRADA Alexandre ADLER ARNASON BRUS GODEMENT AMIN PORTANTIERO THERBON KALLSCHEUER HELLER MARRAMAO ZANGHERI ALTVATER GRAZIANI GAREGNANI PETRI”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 4): HOBSBAWM, MAREK, STRADA, Alexandre ADLER, ARNASON, BRUS, GODEMENT, AMIN, PORTANTIERO, THERBON, KALLSCHEUER, HELLER, MARRAMAO, ZANGHERI, ALTVATER, GRAZIANI, GAREGNANI, PETRI.”,”TEOC-076″ “HOBSBAWM Eric John”,”La rivoluzione industriale e l’ impero. Dal 1750 ai giorni nostri.”,”HOBSBAWM, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, professore di storia al Birkbeck College dell’Università di Londra, è fra i maggiori studiosi di marxismo e storia del movimento operaio. Di HOBSBAWM sono stati tradotti in italiano: -Le rivoluzioni borghesi. -I banditi. Il banditismo sociale nell’età moderna -I ribelli. Forme primitive di rivolta sociale. -I rivoluzionari. -Studi di storia del movimento operaio. -Il trionfo della borghesia, 1848-1875. Ha diretto e collaborato alla ‘Storia del marxismo’ della Einaudi.”,”UKIE-007″ “HOBSBAWM Eric e altri interventi di Elma ALTVATER Christian BARERE Francisco Fernandez BUEY Joseph BUTTGIEG John CAMMETT Giuseppe CHIARANTE Iring FETSCHER Peter GLOTZ Stuard HALL Gabriel Vargas LLOZANO Anne Showstack SASSOON Tibor SZABO’ Alain TOSEL Giuseppe VACCA”,”Gramsci nel mondo 1937-1987. A cinquant’anni dalla morte.”,”Interventi di Elma ALTVATER, Christian BARERE, Francisco Fernandez BUEY, Joseph BUTTGIEG, John CAMMETT, Giuseppe CHIARANTE, Iring FETSCHER, Peter GLOTZ, Stuard HALL, Eric HOBSBAWM, Gabriel Vargas LLOZANO, Anne Showstack SASSOON, Tibor SZABO’, Alain TOSEL, Giuseppe VACCA”,”GRAS-014″ “HOBSBAWM Eric J. a cura di Silvio PONS; interventi di Arno MAYER Alan MILWARD Franco DE-FELICE; contributi di Moshe LEWIN Silvio PONS Leonardo PAGGI; conclusioni di Eric J. HOBSBAWM”,”L’ età degli estremi. Discutendo con Hobsbawm del Secolo breve.”,”Interventi di Arno MAYER, Alan MILWARD, Franco DE-FELICE. Contributi di Moshe LEWIN, Silvio PONS, Leonardo PAGGI. Conclusioni di Eric J. HOBSBAWM. Nel constesto delle discussioni suscitate dal ‘Secolo breve’ di HOBSBAWM, il dibattito presentato in questo volume rappresenta un contributo in cui vengono verificate le tesi di H. sotto il profilo della periodizzazione, della tematizzazione, della rilevanza dei principali fenomeni del XX secolo. CAROCCI è la nuova denominazione di NIS (NUOVA ITALIA SCIENTIFICA)”,”STOx-034″ “HOBSBAWM Eric J.”,”I ribelli. Forme primitive di rivolta sociale.”,”Il brigante, il rivoluzionario, il profeta sono figure che hanno alimentato una mitologia. L’A va oltre l’alone che circonda il fenomeno di questi personaggi all’ “”opposizione”” per coglierli in tutte le loro componenti e contraddizioni.”,”STOS-063″ “HOBSBAWM Eric con la collaborazione di Samir AMIN Joachim BISCHOFF Suzanne de BRUNHOFF Patrice COHEN-SEAT Frank DEPPE Frigga HAUG Wolfgang Fritz HAUG Boris KAGARLITZY Hermann KLENNER Michael R. KRÄTKE Georges LABICA Colin LEYS Domenico LOSURDO Michael LÖWY Harry MAGDOFF Leo PANITCH Karsten RUDOLPH Wolfgang RUGE Paul M. SWEEZY Ellen MEIKSINS WOOD”,”Das Manifest-heute. 150 Jahre Kapitalismuskritik.”,”Collaborazione di Samir AMIN Joachim BISCHOFF Suzanne de BRUNHOFF Patrice COHEN-SEAT Frank DEPPE Frigga HAUG Wolfgang Fritz HAUG Boris KAGARLITZY Hermann KLENNER Michael R. KRÄTKE Georges LABICA Colin LEYS Domenico LOSURDO Michael LÖWY Harry MAGDOFF Leo PANITCH Karsten RUDOLPH Wolfgang RUGE Paul M. SWEEZY Ellen MEIKSINS WOOD”,”MAES-035″ “HOBSBAWM Eric”,”Anni interessanti. Autobiografia di uno storico.”,”””Sulla carta era facile analizzare realisticamente la situazione, respingendo le “”accuse di tradimento contro coloro che insistono a guardare il mondo com’è””. In pratica era più difficile, dato che molti di coloro contro i quali scrivevo erano compagni (o almeno ex-compagni) e amici. Marxism Today non poteva contare sull’ appoggio costante di nessun intellettuale di fama della vecchia sinistra e della nuova sinistra originaria (quella nata dopo il 1956), a parte il mio e quello di Stuart Hall. Gli intellettuali socialisti e marxisti esterni all’ ambiente di Marxism Today per lo più erano ostili comprese figure prestigiose come Raymond Williams, Ralph Miliband e le eminenze della New Left Review. Fui attaccato nelle assemblee sindacali e non c’è di che sorprendersi. Per molti di loro, la linea di Marxism Today si identificava con il tradimento delle speranze e delle politiche tradizionali dei socialisti, per non parlare della rivoluzione proletaria alla quale ancora puntavano i trotzkisti””. (pag304-305)”,”STOx-081″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Gente che lavora. Storie di operai e contadini.”,”Contiene i capitoli: – A proposito dell’ aristocrazia operaia (pag 197) – L’ aristocrazia del lavoro riesaminata (pag 213) – Lavoratori specializzati e lavoratori aristocratici? (pag 247) “”Quali erano le dimensioni dell’ aristocrazia operaia? Sorge qui una difficoltà più grave, che il saggio del 1954 non riconosceva, e che nemmeno altri hanno riconosciuto, anche se Pelling vi accenna. Gli studiosi marxisti sono stati inclini ad applicare il termine a uno strato più limitato rispetto a molti osservatori vittoriani, ossia a un gruppo di lavoratori che i contemporanei valutavano al 12-13% degli operai e io fino al 15%.”” (pag 202)”,”MUKx-113″ “HOBSBAWM E.J.”,”Primitive rebels. Studies in Archaic Forms of Social Movement in the 19th and 20th Centuries. Banditry, Mafia, Millenarians, Anarchists, Sicilian Fasci, The City Mob, Labour Sects, Ritual Sermons & Oaths.”,”””Questo declino può essere scoperto per diverse vie. Per esempio, è significativo che la ‘Societa delle Stagioni’ di Blanqui, dopo la sua prima disfatta, si sia riorganizzata con una nomenclatura una molto più seria (agenti rivoluzionari, chefs de groupe, hommes).”” (pag 168) “”La forma cospirativa di organizzazione (…) continuò a svolgere un buon servizio, depurata dal suo ritualismo, dove la situazione richiedeva assoluta devozione e attività illegale pericolosa. I bolscevichi di Lenin sono debitori più di quanto volessero ammettere all’ esperienza e ai metodi di lavoro della tradizione Buonarrottista-Narodnika, sebbene l’ antiritualismo marxista ha fatto il suo meglio per stabilire un’ atmosfera di deliberato ed estremo grigiore e ‘importanza dei fatti’ nelle attività “”cloak-and-dagger”” (stiletto e mantello), che, come il loro nome popolare mostra, tendono a compensare l’ estrema tensione in cui i partecipanti si ritrovano coinvolti con una certa dose di romanticismo””. (pag 173)”,”STOS-111″ “HOBSBAWM Eric J.”,”L’ età degli imperi, 1875-1914.”,”Il libro fa parte della trilogia dedicata al ‘Lungo Ottocento’ (1789-1914) che aveva aperto con ‘Le rivoluzioni borghesi’ e proseguito con ‘Il trionfo della borghesia’. “”Più massiccia era la migrazione di genti diverse, più rapido lo sviluppo di città e industrie che contrapponevano l’ una all’ altra masse sradicate, e più ampia era la base per la crescita di una coscienza nazionale fra gli sradicati. Quindi, per quanto riguarda i nuovi movimenti nazionali, l’ esilio era spesso il luogo principale della loro incubazione. (…) La solidarietà degli emigrati fra loro poté contribuire alla crescita del nazionalismo nei rispettivi paesi, ma non è sufficiente a spiegarla. Tuttavia, in quanto riposava su una nostalgia ambigua e a doppio taglio, per le vecchie usanze che gli emigrati si erano lasciati alle spalle, essa aveva qualcosa in comune con una forza che senza dubbio alimentò il nazionalismo in patria, specie nelle piccole nazioni: il neotradizionalismo; ossia una reazione difensiva e neoconservatrice contro la disgregazione del vecchio ordine sociale a causa dell’ avanzante epidemia di modernità, capitalismo, megalopoli e industria, non dimenticando il socialismo proletario che ne era il logico risultato.”” (pag 179)”,”BORx-012″ “HOBSBAWM E.J.”,”L’ ère des révolutions.”,”””Le XVIII° siècle doit être mis au Panthéon””, Saint-Just “”Purtroppo per la tesi economica liberale, questa redistribuzione della terra, su larga scala, non provoca l’ esclusione di quella classe di proprietari o di imprenditori agricoli e progressisti che si attendeva con grande fiducia. Perché d’altronde un acquirente, proveniente dalla classe media – un uomo di legge della città, mercante o speculatore – si sarebbe ingombrato nelle regioni sottosviluppate economicamente e inaccessibili, di costi d’ investimento e di problemi che avrebbero necessitato la trasformazione dei beni fondiari in imprese sanamente amministrate, quando era così semplice prendere il posto, che gli era stato fino ad allora rifiutato, degli ex proprietari della nobiltà o del clero, e che potevano adesso esercitare i loro poteri guardando di più alla redditività e meno alla tradizione e al costume””. (pag 202)”,”BORx-013″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Gente non comune. Storie di uomini ai margini della Storia. (Tit.orig.: Uncommon people. Resistance, Rebellion and Jazz)”,”””Queste due caratteristiche sono connesse. Il mestiere si basava in larga misura sul cuoio, la cui preparazione (scuoiatura, pulitura, concia e così via) implica sporcizia e rumore, perciò affidata a uomini di umili condizioni o senza casta (come in India e in Giappone). Originariamente, calzolaio e conciatore erano due attività strettamente legate, perché spesso i primi si conciavano il cuoio da soli, come ancora facevano a metà dell’Ottocento nel centro calzaturiero di Loitz, in Pomerania.”” (pag 46) Arte e movimento socialista. “”Ma il movimento socialista, nonostante il profondo attaccamento ai principi del realismo – un atteggiamento che risale ai seguaci di Saint-Simon – aveva anche bisogno di un linguaggio simbolico con cui esprimere i suoi ideali. Come si è visto, gli stemmi e le bandiere delle trade unions – giustamente definiti da Klingender “”la vera arte folclorica della Gran Bretagna ottocentesca”” – sono un mélange di realismo, simbolismo e allegoria. E’ probabile che costituiscano l’ ultima fioritura del linguaggio simbolico e allegorico al di fuori della scultura monumentale pubblica. La rappresentazione idealizzata del movimento operaio, o della classe operaia in lotta, non poteva non finire con il ricorrere al nudo, come nello stendardo della Export Branch (rampo esportazioni) del Sindacato degli scaricatori, negli anni Novanta del XIX secolo, (…)””. (pag 141)”,”BIOx-099″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Imperialismi.”,”””Con la dissoluzione dell’Urss, il sistema di grandi potenze che aveva governato le relazioni internazionali per quasi due secoli e che, a parte alcuni evidenti eccezioni, aveva esercitato un certo controllo sui conflitti fra gli Stati, è venuto meno. La sua scomparsa ha rimosso un potente freno che agiva sulle guerre tra Stati e sugli interventi di singoli Paesi negli affari interni di altri Stati (…)””. (pag 29) “”L’impero britannico non aveva una finalità universale, ma semplicemente britannica, anche se naturalmente i suoi propagandisti sapevano trovare motivazioni più altruistiche. In questo senso, l’abolizione della tratta degli schiavi venne usata per giustificare la potenza navale britannica, così come oggi i diritti umani vengono spesso usati per giustificare la potenza militare americana.”” (pag 45) “”Potremmo indicare questo atteggiamento come un “”imperialismo dei diritti umani””. Esso è stato incoraggiato dal fallimento dell’Europa nei Balcani negli anni Novanta.”” (pag 60)”,”USAQ-060″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Nazioni e nazionalismo. Programma, mito, realtà.”,”pag 41 HOBSBAWM-E.J. nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917 è professore emerito di storia al Birckbek College Università di Londra. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in italiano. “”Un dato paradossale rispetto alla constatazione che gli Stati e le nazionalità non possono mai coincidere in tutto e per tutti, fu che le frontiere dell’assetto territoriale derivato da Versailles, per quanto potessero sembrare assurde in applicazione dei parametri wilsoniani, si rivelarono invece durature, ad eccezione dei casi in cui gli interessi delle grandi potenze ne richiesero il cambiamento: cioè gli interessi della Germania prima del 1940 e quelli dell’Unione Sovietica dopo il 1945. Nonostante i vari tentativi di scorso successo di ridisegnare le frontiere degli Stati emersi dalla disgregazione degli Imperi austriaco e turco, in linea generale le odierne frontiere sono ancora quelle definite dopo la prima Guerra Mondiale, almeno a Sud e a Est dei confini sovietici, e con la sola eccezione del trasferimento di alcune zone adriatiche che erano state incorporate dall’Italia sottraendole alla Iugoslavia. Ma il sistema wilsoniano ebbe anche alcune altre conseguenze significative e inattese. In primo luogo dimostrò, infatti, senza peraltro grande sorpresa, che il nazionalismo delle piccole nazioni mal tollerava le minoranze proprio come quello che Lenin aveva chiamato “”lo sciovinismo da grande nazione””. Cosa che in realtà non poteva costituire una scoperta almeno per chi avesse analizzato con la dovuta attenzione il caso dell’Ungheria asburgica. Più nuova, e anche più significativa, fu la scoperta che l'””idea nazionale””, quale formulata dai suoi campioni ufficiali, non coincideva necessariamente con la reale autoidentificazione del popolo interessato. I plebisciti organizzati dopo il 1918 in varie zone di composizione nazionale mista per decidere a quale dei due Stati-nazione rivali gli abitanti intendessero appartenere, mostrarono che gruppi significativi di gente che parlava una determinata lingua optò per lo Stato in cui se ne parlava un’altra””. (pag 158)”,”BORx-014″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La fine dello Stato.”,”‘Nations and Nationalism in the New Century’ è una rielaborazione di una prefazione scritta per una nuova edizione (2004) della traduzione tedesca di ‘Nazioni e nazionalismi’; ‘The prospects of Democracy’ è il testo di una conferenza tenuta l Club Athenaeum nel 2000; ‘Terror’ ha origine da alcuni appunti per un seminario sul terrorismo tenuto alla Columbia University nei primi anni Novanta; ‘Public Order in the Age of Violence’ è stato presentato nel 2006 al Birkbeck College nel quadro di una serie di incontri sulla “”Violenza””. Frase di Churchill: “”La democrazia è la peggior forma di governo, fatta eccezione per tutte le altre”” (pag 48)”,”TEMx-060″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Aux armes, historiens. Deux siècles d’histoire de la Révolution française.”,”HOBSBAWM Eric J. storico britannico professore emerito dell’Università di Londra. “”Cette sous-éstimation du potentiel radical des agriculteurs par la gauche est tout à fait notable dans les révolutions de 1848 – comme en témoigne leur historiographie encore longtemps après la Seconde Guerre mondiale -, même si, dans le sillage de 1848, Friedrich Engels ne considérait pas come totalement utopique, semble-t-il, une deuxième édition de la guerre des Paysans qu’il appelait de ses voeux, tout en en écrivant une histoire populaire. Il avait bien sûr assisté à l’action des revolutionnaires armés dans le sud-ouest de l’Allemagne, une partie du pays où, comme les historiens sont en train de réaliser, 1848 fut essentiellement un mouvement agraire, peut-être le plus important de la sorte depuis la guerre des Paysans au XVIe siècle. Néanmoins, même pour les paysans révolutionnaires, la Révolution française était déja lointaine””. [Eric J. Hobsbawm, Aux armes, historiens. Deux siècles d’histoire de la Révolution française, 2007] (pag 47)”,”FRAR-377″ “HOBSBAWM Eric”,”How to Change the World. Marx and Marxism 1840-2011.”,”Libro dedicato alla memoria di George Lichtheim. L’elitario gruppo di intellettuali di Cambridge conosciuto come ‘The Apostles’ (H. Sidgwick, B. Russell, G.E. Moore, L. Strachey, E.M. Forster, J.M. Keynes, R. Brooke, e altri) (pag 221) I Grundrisse di Marx. “”The place of the Grundrisse in Karl Marx’s oeuvre and its fortunes are in many respects peculiar. First, they are the only example of a major set of Marx’s mature writings which, for practical purposes, were entirely unknown to Marxists for more than half a century after Marx’s death; and indeed almost completely unavailable until almost a century after the composition of the manuscripts which have been brought together under this name. Whatever the debates about their significance, the writings of 1857-8, clearly part of the intellectual effort that was to produce Capital, represent Marx in his maturity, not least as an economist. This distinguishes the Grundrisse from the other earlier posthumous addition to the Marxian corpus, the 1932 ‘Frühschriften’. The exact place of these writings of the early 1840s in Marx’s theoretical development has been much debated, rightly or wrongly, but there can be no such disagreement about the maturity of the writings of 1857-8. Second, and somewhat surprisingly, the entire publication of the Grundrisse took place under what may safely be regarded as the least favourable conditions for any original development of Marx studies and Marxist thinking, namely in the URSS and the German Democratic Republic, at the height of the era of Stalin. The publication of texts by Marx and Engels remained a matter subject to the imprimatur of political authority even later, as editors engaged in foreign editions of their works have had reason to discover. It is still not clear how the obstacles to publication were overcome, including the purging of the Marx-Engels Institute and the elimination and eventual murder of its founder and director David Riazanov, or how Paul Weller, who was in charge of work on the manuscript from 1925 to 1939, survived the terror of 1936-8 to do so. It may have helped that the authorities did not quite know what to make of this large and difficult text. However, they plainly had their doubts about its precise status, not least because Stalin’s view was that draft manuscripts were of less importance than the three volumes of Capital which reflected Marx’s mature position and views. The Grundrisse were not in fact fully published in a Russian translation until 1968-9, and neither the original (Moscow) German edition of 1939-41nor its 1953 (Berlin) reprint were published as parts of (incomplete) Soviet edition of Marx’ and Engels’ collected works usually known by the acronym MEGA (only ‘in the format of MEGA’), or as part of the Marx-Engels Werke (MEW). However, unlike the ‘Frühschriften’ of 1844, which disappeared from the official Marx corpus after their original appearance in MEGA (1932), they actually were published even at the peak of the Stalin era. The third peculiarity is the long-lasting uncertainty about the status of the 1857-8 manuscripts which is reflected in the fluctuating name of the papers in the Marx-Engels-Lenin Institute of the 1930s until they acquired their title Grundrisse shortly before going into print. Indeed, the exact nature of their relation to the published texts of ‘Das Kapital’ as written by Marx and reconstructed by Friedrich Engels, and the fourth volume of ‘Theories on Surplus Value’, compiled by Kautsky from Marx’s notes of 1861-3, remains a matter of debate. Kautsky, who went through them, does not seem to have known what to do about them. He published two extracts from them in his review ‘Die Neue Zeit’, but no more. These were the brief ‘Bastiat and Carey’ (1904), which made little impact, and the so-called Introduction to the ‘Critique of Political Economy’ (1903), never completed and therefore not published with the book of the same name in 1859, which was to become an early text for those wishing to extend Marxist interpretation beyond prevailing orthodoxies, notably the Austro-Marxists. To date it is probably the most widely discussed part of the Grundrisse, although a few commentators cited in the book question whether they form part of it. The rest of the manuscripts remained unpublished, and indeed unknown to commentators, until Riazanov and his collaborators in Moscow acquired photocopies of them in 1923, put them in order and planned to publish them in the MEGA. It is interesting to speculate what impact they might have had if they had been published in 1931, as originally planned. The date of their actual publication – at the end of 1939 and a week after Hitler’s invasion of the URSS in 1941- meant that they remained almost totally unknown in the West until the 1953 reprint in East Berlin, although rare copies reached the USA and from 1948 on the work was analysed by the great pioneer explicator of the Grundrisse, Roman Rosdolsky (1898-1965), recently arrived in the USA via Auschwitz and various other concentration camps. It is difficult to believe that the bulk of the original German edition, ‘sent to the war front as material for agitation against German soldiers and later to camps as study materials for prisoners of war’ achieved their theoretical or practical objectives”” (pag 121-123) [Eric Hobsbawm, Discovering the ‘Grundrisse’] [(in) Eric Hobsbawm, How to Change the World. Marx and Marxism 1840-2011, 2011] (testo già presente nella introduzione al volume curato da M. Musto, Karl Marx’s Grundrisse, Routledge, 2008 o 2010 (controllare su libro))”,”MADS-599″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo.”,”HOBSBAWM Eric J. In memoria di George Lichtheim ‘Uno studio sullo sviluppo e l’impatto postumo del pensiero di Marx ed Engels’ Formen. “”Negli anni 1857-58, Karl Marx stava componendo un voluminoso manoscritto in preparazione di ‘Per la critica dell’economia politica’ e del ‘Capitale’. Fu pubblicato con il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der Politischen Ökonomie’ a Mosca, negli anni 1939-41, sebbene alcuni brevi estratti fossero apparsi nella “”Neue Zeit”” nel 1903-04. Il tempo e il luogo di pubblicazione fecero sì che l’opera rimanesse pressoché sconosciuta fino al 1952, quando ne venne pubblicata una sezione sotto forma di pamphlet a Berlino, e al 1953, quando nella stessa città i ‘Grundrisse’ furono ripubblicati in versione integrale. Questa edizione tedesca del 1953 rimase a lungo l’unica disponibile. I ‘Grundrisse’ fanno dunque parte di quel vasto corpo di manoscritti di Marx ed Engels che non vennero mai pubblicati durante la vita degli autori, e sono divenuti accessibili per studi adeguati soltanto dal 1930. La maggior parte di essi, come i ‘Manoscritti economico-filosofici’ del 1844, che ricorrono con grande frequenza in successive discussioni, appartengono alla giovinezza sia di Marx sia del marxismo. I ‘Grundrisse’ sono riconducibili invece alla sua piena maturità. Sono il risultato di un decennio d’intensi studi in Inghilterra e rappresentano chiaramente la fase del suo pensiero immediatamente precedente alla stesura del ‘Capitale’ durante i primi anni Sessanta, di cui, come già osservato, costituiscono il lavoro preliminare. I ‘Grundrisse’ sono quindi gli ultimi grandi scritti di Marx maturo ad aver raggiunto il pubblico. Date le circostanze, è assai sorprendente che siano stati trascurati. Questo è particolarmente vero per le sezioni intitolate ‘Formen die der kapitalistischen Produktion vorhergehen’, in cui Marx cerca di venire a capo del problema dell’evoluzione storica precapitalistica. Non si tratta, infatti, di appunti futili o casuali. Le ‘Formen’ non rappresentano soltanto, come Marx ebbe a scrivere orgogliosamente a Lassalle (12 novembre 1858), “”il risultato di 15 anni di ricerche, cioè dei migliori anni della mia vita””; mostrano Marx al meglio della sua brillantezza e profondità e sono anche, in molti modi, il ‘pendant’ indispensabile alla superba Prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’, che fu scritta poco dopo e presenta il materialismo storico nella sua forma più pregnante. Si può affermare senza esitazione che qualunque discussione storica marxista che non tenga conto dei ‘Grundrisse’, ossia pressoché tutte le discussioni di questo genere prima del 1941, e (purtroppo) gran parte di esse anche dopo, debba essere riconsiderata alla loro luce. La trascuratezza di cui sono stati oggetto ha nondimeno le sue ovvie ragioni. I ‘Grundrisse’ erano, come Marx scrisse a Lassalle, “”monografie, scritte in periodi molto distanti l’uno dall’altro, per mia chiarificazione e non destinate alla pubblicazione””. Non solo richiedono al lettore una certa dimestichezza con l’idioma del pensiero di Marx, cioè con la sua intera evoluzione intellettuale e in particolare con l’hegelismo, ma sono anche scritti in una sorta di stenografia intellettuale privata che risulta a volte impenetrabile, in forma di note grezze inframmezzate da digressioni che, per quanto chiare possano essere state a Marx, a noi appaiono spesso ambigue. Chiunque abbia provato a tradurre il manoscritto, o anche a studiarlo e interpretarlo, saprà che è a volte quasi impossibile chiarire al di là di ogni ragionevole dubbio il significato di qualche passaggio sibillino”” [Eric J. Hobsbawm, Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo, 2011] (pag 133-134)”,”MADS-608″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Las revoluciones burguesas.”,” “”””El genio – decía Fourier – debe volver a descubrir las huellas de aquella felicidad primitiva y adaptarla a las condiciones de la industria moderna”” (1). El comunismo primitivo buscaba a través de los siglos y los océanos el modelo que proponer al comunismo del futuro. En segundo lugar, el socialismo adoptó una forma de argumentación que, si no quedaba fuera del alcance de la clásica tradicíon liberal, tampoco estaba muy dentro de él: la evolucionista e histórica. Para los liberales clásicos y también para los priméros socialistas modernos, tales proposiciones eran naturales y racionales, distintas de la sociedad artificial e irracional que la ignorancia y la tiranía impusieron antaño al mundo. Ahora que el progreso y la ilustración habían demostrado a los hombres lo que era racional, todo lo que había que hacer era barrer los obstáculos que impedían al sentido común seguir su camino. (…) Había un elemento de evolucíon histórica en esta clásica causa racionalista en pro de la buena sociedad, ya que una ideología de progreso implica otra de evolución, tal vez de inevitable evolución a través de las etapas del desarrollo histórico. Pero solamente cuando Carlos Marx (1818-1883) trasladó el centro de gravedad de la argumentación socialista desde su racionalidad o deseabilidad hasta su inevitabilidad histórica, el socialismo adquirió su más formidable arma intelectual, contra la que todavía siguen erigiéndose defensas polémicas. Marx extrajo esa linea de argumento de una combinacíon de las tradiciones ideológicas alemana y franco-inglesa (economía política inglesa, socialismo francés y filosofía alemana). Para Marx la sociedad humana había roto inevitablemente el comunismo primitivo en clases; inevitablemente también se desarrollaba a través de una sucesión de sociedades clasistas, cada una, a pesar de sus injusticias, “”progresiva”” en su tiempo, cada una con las “”contradicciones internas”” que hasta cierto punto son un obstáculo para el ulterior progreso y engendran las fuerzas para su superación. El capitalismo era la última de ellas, y Marx, lejos de limitarse a atacarlo, utilizó toda su elocuencia, con la que estremecía al mundo, para pregonar públicamente sus logros históricos”” [Eric J. Hobsbawm, Las revoluciones burguesas, 1982] (pag 432-433) [(1) Citado en Talmon, Political Messianism, 1960, pág. 127]”,”BORx-017″ “HOBSBAWM Eric J.; STEDMAN JONES Gareth”,”Marx, Engels e il socialismo premarxiano (Hobsbawm); Ritratto di Engels (Stedman Jones); La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels (Hobsbawm). (in) ‘Storia del marxismo, volume primo, ‘Il marxismo ai tempi di Marx).”,”I primi tentativi di Opere complete di Marx e Engels dopo la rivoluzione russa (pag 363-) “”Gli scritti di Marx, e in misura minore quelli di Engels, andavano dalle opere compiute e pubblicate in modo più o meno accurato, alle stesure più o meno incomplete e provvisorie, fino alle semplici annotazioni in margine alle loro letture. Non era facile tracciare una linea di distinzione tra le “”opere”” e le annotazioni o abbozzi preliminari. Il Marx-Engels Institut da poco fondato e posto sotto la direzione di quel formidabile conoscitore di Marx che fu D. Rjazanov, escluse dalle “”opere”” vere e proprie alcuni scritti, di cui peraltro intraprese la pubblicazione in un periodico miscellaneo parallelo, il “”Marx-Engels Archiv””. Questi scritti non sarebbero stati inclusi in una raccolta di ‘tutti’ gli scritti fino alla nuova Mega degli anni ’70. Va anche tenuto presente che mentre gran parte degli appunti con notazioni di Marx ed Engels era disponibile nel ‘Nachlass’ di Marx e di Engels, in possesso del Partito socialdemocratico tedesco (trasferito, dopo l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam), la corrispondenza dei classici era estremamente dispersa e ne era quindi impossibile una sua edizione unitaria, se non altro perché in molti casi non si sapeva nemmeno dove reperire le lettere. In effetti, una serie di lettere di Marx e di Engels venne pubblicata separatamente, a volte dagli stessi destinatari, a volte dai loro esecutori testamentari, a partire dagli anni ’20, ma ad esempio un corpo epistolare vasto e importante come la corrispondenza con Lafargue non fu pubblicata che negli anni ’50 (1). Poiché la Mega non fu mai portata a termine, questi problemi non apparvero più, ben presto, molto urgenti: restano comunque degni di nota. Altrettanto degna di nota è la continua pubblicazione di materiali marxiani, tratti dalle più antiche raccolte esistenti soprattutto negli archivi del Partito socialdemocratico tedesco. Se infatti l’Istituto di Mosca cercò di acquistare la massima quantità possibile di scritti dei classici per la propria edizione completa – l’unica allora in preparazione – in realtà ottene solo le fotocopie della collezione archivistica di gran lunga più importante, mentre gli originali rimasero in Occidente. Gli anni ’20 videro dunque un notevole progresso nella pubblicazione degli scritti classici. Per la prima volta furono messe a disposizione del pubblico più vasto due categorie di materiali: i manoscritti inediti e la corrispondenza di Marx e di Engels con terze persone. Gil avvenimenti politici però posero ben presto gravi ostacoli sia alla pubblicazione, sia all’interpretazione, addirittura impensabili prima del 1914. Il trionfo dei nazisti nel 1933 disgregò il centro occidentale (tedesco) degli studi marxiani, e ritardò di molti anni la ripercussione delle interpretazioni fondate sui lavori da esso intrapresi. Per limitarci a un esempio, la monumentale biografia di Engels ad opera di Gustav Mayer, un’opera caratterizzata da una straordinaria erudizione, dovette uscire nel 1934 in un’edizione olandese di fuoriusciti, e rimase virtualmente sconosciuta ai marxisti più giovani della Germania occidentale del dopoguerra sino agli anni ’70. Molte nuove edizioni di testi marxiani non erano di per sé, per citare il titolo di una raccolta pubblicata negli anni ’20, “”rarità marxiste”” (2), ma era inevitabile che ‘divenissero’ rarità. In Russia il regime staliniano sconvolse il Marx-Engels Institut, soprattutto dopo l’estromissione e l’arresto di Rjazanov, e pose fine alla pubblicazione della Mega in tedesco, pur non impedendo – nonostante il tragico tributo delle purghe – la parziale prosecuzione del lavoro editoriale. Inoltre – e questo finì in un certo senso per essere anche più grave – l’affermarsi di quella che si potrebbe definire un’interpretazione stalinista ortodossa del marxismo, promulgata ufficialmente nel ‘Breve corso di storia del PC(b) dell’Urss’ nel 1938, fece sì che alcuni scritti di Marx apparissero eterodossi e quindi che la loro pubblicazione ponesse seri problemi. Questo avvenne soprattutto per gli scritti giovanili (3). Infine la guerra coinvolse anche l’Unione Sovietica, e anche questo fatto ebbe gravi ripercussioni per l’opera di Marx. La superba edizione dei ‘Grundrisse’, edita a Mosca nel 1939-41, rimase virtualmente sconosciuta (sebbene un paio di copie fossero giunte negli Stati Uniti) fino alla ristampa, a Berlino Est, nel 1953.”” (pag 363-365) [E.J. Hobsbawm, La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels] [(in) ‘Storia del marxismo. Volume primo. Il marxismo ai tempi di Marx] [(1) F. Engels, Correspondance avec Paul et Laura Lafargue, a cura di E. Bottigelli, 1956-59, 3 voll.; (2) Neudrucke marxistischer Seltenheiten, Leipzig, 1926 (ac Rudolf Franz, ndr); (3) Ancora negli anni ’60 l’edizione della Repubblica democratica tedesca dei Werke, pur non astenendosi dal pubblicare questi scritti, li fece uscire separatamente dalla serie principale e non come volumi numerati delle ‘Opere’]”,”MAES-128″ “HOBSBAWM Eric J., a cura di Antonio Polito”,”Intervista sul nuovo secolo.”,”Mutamento politico sociale XIX-XX secolo. Sinistra-Destra. Progressimo-conservatorismo. “”Naturalmente sono state varie e diverse le fasi attraverso le quali la Sinistra s’è distinta e caratterizzata rispetto alla Destra. Agli inizi, la Sinistra si batteva per il superamento dei governi monarchici, assolutistici ed aristocratici, e a favore delle istituzioni borghesi del governo liberale e costituzionale. Una sinistra moderata, dunque, ma pur sempre pronta a mobilitare le masse per i suoi obiettivi politici. Già dall’inizio della sua storia, la Sinistra era pronta ad essere rivoluzionaria,. Pensi ai Whigs in Inghilterra: non si fusero con gli altri aristocratici, pur essendo composti dai settori più ricchi della società, ma con i radicali della ‘middle class’, per formare un partito liberale. Nel periodo della Rivoluzione francese, i grandi Whigs, duchi e proprietari delle country houses, sostenevano i sommovimenti d’oltre Manica, come poi sostennero Napoleone. Per la gran parte del XIX secolo, la divisione fu dunque tra il partito del movimento e quello della stabilità, o, in termini più concreti, tra il partito del progresso e quello dell’ordine. La Sinistra stava dalla parte del movimento, favorevole a cambiamenti politici e sociali. E infatti noi usiamo ancora questa terminologia: ancor oggi, la gente di sinistra si definisce “”progressista””. Questa unità d’intenti fu gradualmente pregiudicata, in parte, dai cambiamenti nella struttura di classe delle società. La vecchia classe dirigente aristocratica fu sostituita o raggiunta al potere dalla nuova classe dirigente borghese, che non si opponeva a un certo grado di cambiamenti radicali E dunque nel XX secolo, e in modo sempre più chiaro nella seconda parte del Novecento, mutano anche i caratteri del conservatorismo, che smette di essere semplicmente il partito dell’ordine o della stabilità, e assume aspetti nuovi”” (pag 84-85)”,”STOx-217″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Labouring Men. Studies in the History of Labour.”,”E.J. Hobsbawm è nato nel 1917 ad Alessandria. Ha studiato in varie università, Vienna, Berlino, Londra e Cambridge. E’ stato Fellow of King’s College di Cambridge dal 1949 al 1955. E dal 1959 Reader in History al Birkbeck College di Londra.”,”MUKx-182″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Marx, Engels e il socialismo premarxiano. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Come si è detto, la storia senza soluzione di continuità del comunismo in quanto movimento sociale moderno ha inizio con la corrente di sinistra della rivoluzione francese. Una diretta linea discendente congiunge alla cospirazione degli “”uguali”” di Babeuf, attraverso Filippo Buonarroti, le associazioni rivoluzionarie di Blanqui, degli anni ’30, e queste a loro volta sono legate, attraverso la Lega dei comunisti -, a Marx e a Engels che per conto della Lega stesero il ‘Manifesto del Partito comunista’. E’ naturale quindi che la progettata “”Biblioteca”” di Engels del 1845 si dovesse aprire con due diramazioni della letteratura “”socialista””: Babeuf e Buonarroti (seguiti da Morelly e da Mably), che rappresentavano l’ala apertamente comunista, seguiti dai critici di sinistra dell’eguaglianza formale della rivoluzione francese e dagli “”arrabbiati”” (il Cercle social, Hébert, Jacques Roux, Leclerc). Tuttavia l’interesse teorico di quello che Engels avrebbe definito “”un comunismo ascetico che vi si collegava a Sparta”” (1) non era molto grande. E nemmeno gli scrittori comunisti degli anni ’30 e ’40, in quanto teorici, sembrano avere favorevolmente impressionato Marx ed Engels. Anzi, Marx asserì che, proprio per la rozzezza e unilateralità dei suoi primi teorici, “”non a caso il comunismo ha visto sorgere dinanzi a sé altre dottrine socialiste, come quelle di Fourier, Proudhon, ecc., ma necessariamente”” (2). Pur avendone letti gli scritti – persino quelli di figure relativamente minori come Lahautière (1813-82) e Pillot (1809-77) – Marx doveva ben poco alla loro analisi sociale, che consisteva soprattutto nella formulazione della lotta di classe come lotta tra i “”proletari”” e i loro sfruttatori. Tuttavia il comunismo babouvista e neobabouvista fu importante per due motivi. In primo luogo, diversamente dalla maggior parte delle teorie socialiste utopistiche, era impegnato a fondo nell’attività politica e quindi non rappresentava soltanto una teoria rivoluzionaria, ma anche una dottrina, sia pur limitata, di prassi politica, di organizzazione, di strategia e di tattica. I suoi principali rappresentanti negli anni ’30 – Laponneraye (1808-49), Lahautière, Dézamy, Pillot e soprattutto Blanqui – erano attivi rivoluzionari. Questo, insieme con il loro nesso organico con la rivoluzione francese (che Marx studiò a fondo), li rendeva estremamente importanti per lo sviluppo del suo pensiero. In secondo luogo, anche se gli scrittori comunisti erano per lo più intellettuali marginali, il movimento comunista degli anni ’30 esercitò un’evidente attrattiva per i lavoratori. Se ciò venne fatto rilevare da Lorenz von Stein, non mancò di colpire anche Marx ed Engels, e questi, più tardi, ricordò il carattere proletario del movimento comunista degli anni ’40, distinguendolo da quello borghese di quasi tutto il socialismo utopistico (3). Per di più, da questo movimento francese – che adottò il nome di “”comunista”” intorno al 1840 – i comunisti tedeschi, compresi Marx e Engels, presero il nome della loro dottrina”” [Eric J. Hobsbawm, Marx, Engels e il socialismo premarxiano, (in) ‘Storia del marxismo’, Volume primo, ‘Il marxismo ai tempi di Marx’, Torino, 1978] [(1) Opere, cit., vol. 25, p. 17; (2) Sull’opinione di Engels, cfr. ‘Progressi della riforma sociale sul continente’, in Opere, cit, vol. 3, p. 435 (…); per quelle di Marx (1845), ibid, p. 155; (3) Cfr. la prefazione di Engels al ‘Manifesto’ 1888, in Opere cit., vol. 6; pp. 666 sgg] (pag 11-12) Saint-Simon-Marx Importanza della scuola sansimoniana. Numerosi suoi concetti sono entrati nel socialismo marxiano (pag 18) “”Del resto sono numerosi i concetti entrati nel socialismo marxiano, come in ogni altro socialismo successivo, che si possono far risalire alla scuola saintsimoniana, anche se forse non esplicitamente allo stesso Saint-Simon. “”Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”” è un’espressione saint-simoniana, come pure la formula, lievemente modificata da Marx, per descrivere il principio distributivo nella prima fase del comunismo: “”Da ciascuno secondo le sue capacità; a ciascuno secondo il suo lavoro””. Lo stesso vale per la frase, ripresa da Marx nell”Ideologia tedesca’, secondo cui “”a tutti gli uomini dev’essere assicurato lo sviluppo delle loro capacità naturali””. Insomma, il marxismo deve non poco a Saint-Simon, anche se non è facile definire l’esatta natura del suo debito, perché non sempre il contributo saintsimoniano può essere distinto da quello di altre correnti contemporanee. Così, la scoperta della lotta di classe nella storia avrebbe potuto essere fatta con ogni probabilità da chiunque avesse studiato, o anche solo vissuto la rivoluzione francese. E in effetti essa fu attribuita da Marx agli storici borghesi della Restaurazione francese. Allo stesso tempo, però, il più importante di loro (dal punto di vista di Marx), Augustin Thierry, per un certo periodo della sua vita fu, come si è visto, in stretto rapporto con Saint-Simon. Comunque la si voglia definire, questa influenza non può tuttavia essere messa in dubbio. La considerazione uniformemente positiva di cui Saint-Simon godette presso Engels, che di lui osservava: “”era sicuramente danneggiato dalla ricchezza del suo pensiero”” e che giunse a collocarlo accanto a Hegel come “”la mente più universale della sua epoca”” (9) è di per sé eloquente. Engels negli anni della sua maturità elogiava Charles Fourier (1770-1837) soprattutto per tre motivi: per la sua critica brillante, spiritosa e feroce della società borghese, o piuttosto del comportamento borghese (10), per il suo impegno a favore della liberazione della donna, e per la sua concezione essenzialmente dialettica della storia (anche se quest’ultimo punto sembra da attribuire più a Engels che a Fourier)”” [Eric J. Hobsbawm, Marx, Engels e il socialismo premarxiano, (in) ‘Storia del marxismo’, Volume primo, ‘Il marxismo ai tempi di Marx’, Torino, 1978] [(9) Engels a F. Tönnies, 24 gennaio 1895, in ‘Opere’ cit., vol. 50, p. 426; Engels, ‘Anti-dühring’, cit., p. 23; (10) Il giovane Engels osservava che in effetti Fourier scrisse qualcosa sugli operai e sulla loro condizione solo molto tardi (‘Un frammento di Fourier sul commercio’, in ‘Opere’, cit., vol. 4, p. 632)] (pag 18) Mancanza di analisi economica nel socialismo utopistico (pag 21)”,”SOCU-198″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Gli aspetti politici della transizione dal capitalismo al socialismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”Pericoli dell’opportunismo (pag 267-268.-269) “”Fonte di una controversia particolarmente serrata fu la sua [Engels] insistenza sulle nuove possibilità aperte dal suffragio universale e l’abbandono delle vecchie prospettive insurrezionali: entrambi questi principi furono esplicitamente formulati in uno dei suoi ultimi scritti, l'””aggiornamento”” delle ‘Lotte di classe in Francia’ di Marx (1895). Proprio l’associazione di queste due indicazioni fu oggetto di discussione: il giudizio per cui in Germania “”la borghesia e il governo”” erano giunti a “”temere molto più l’azione legale che l’azione illegale del movimento operaio, più le vittorie elettorali che quelle della ribellione”” (9). Di fatto, però, nonostante una certa ambiguità dei suoi ultimi scritti, non è certo possibile leggerli come un’approvazione o un’implicazione delle successive illusioni legalistiche ed elettoralistiche dei socialdemocratici in Germania e altrove. (….) In effetti la sua tesi del 1895 si limitava in pratica a cercare di dimostrare che, allo stato attuale delle cose, i partiti come la socialdemocrazia tedesca avevano tutto da guadagnare dall’utilizzazione delle loro possibilità legali. Il confronto violento e armato era dunque più probabile che venisse aperto non dagli insorti, ma dalla destra contro i socialisti. In ciò Engels riprendeva una tesi già abbozzata da Marx negli anni ’70 (12), a proposito dei paesi in cui non esisteva alcun ostacolo costituzionale all’elezione di un governo socialista nazionale. In quei casi, a suo parere, la lotta rivoluzionaria avrebbe assunto la forma (come era accaduto durante la rivoluzione francese e la guerra civile americana) di una lotta tra governo “”legittimo”” e controrivoluzionari “”ribelli””. Non vi è ragione per supporre che Engels si sia mai trovato in disaccordo con l’idea formulata allora da Marx, secondo cui “”nessun grande movimento è nato senza spargimento di sangue”” (13). E’ evidente che Engels pensava non già di avere abbandonato la rivoluzione, ma semplicemente di averne adattate la strategia e la tattica alla diversa situazione, così come lui e Marx avevano fatto per tutta la vita. La sua analisi fu messa in discussione dalla scoperta che lo sviluppo dei partiti socialdemocratici di massa non portava a un confronto, ma a una forma di integrazione del movimento nel sistema esistente. Se dobbiamo muovergli una critica, è per aver sottovalutato questa possibilità. Engels, tuttavia, si rendeva lucidamente conto dei pericoli dell’opportunismo – “”il sacrificio del futuro movimento a vantaggio del presente”” (14) – e fece del suo meglio per salvare i partiti da questa tentazione, raccogliendo, e in larga misura anzi sistematizzando, le principali dottrine ed esperienze di quello che ormai veniva già definito “”marxismo””, insistendo sulla necessità di una “”scienza socialista”” (15), ribadendo la base essenzialmente proletaria dell’avanzata socialista (16), e soprattutto stabilendo i limiti oltre i quali non erano accettabili le alleanza politiche, i compromessi e le concessioni programmatiche finalizzate alla conquista di un sostegno elettorale (17). Nei fatti però – diversamente da quanto Engels avrebbe voluto – ciò contribuì, soprattutto nel partito tedesco, ad allargare il divario tra teoria e dottrina da un lato e concreta pratica politica dall’altro. La tragedia degli ultimi anni di Engels, come ci è oggi possibile constatare, fu che i suoi commenti – lucidi, realistici e spesso straordinariamente perspicaci sulla situazione concreta dei movimenti – non servirono come indicazione pratica, ma andarono a consolidare una dottrina generale che dalla pratica era sempre più distaccata. La sua previsione si rivelò fin troppo esatta: “”Quale potrà essere la conseguenza di tutto questo, se non che improvvisamente, al momento della decisione, il partito non saprà che cosa fare? Le questioni decisive sono poco chiare e incerte perché non sono state mai discusse”” (18)”” [Eric J. Hobsbawm, ‘Gli aspetti politici della transizione dal capitalismo al socialismo’ (in) ‘Storia del marxismo’, 1978] [(9) Engels, Introduzione (1895) a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., p. 652; (10) Ibid., p. 654; (11) A.R. Fischer, 8 marzo 1895, in Opere cit., vol 50 pp. 457-60; Engels, Introduzione (1895) a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., p. 655; a Laura Lafargue, in Mew, vol. 38, p. 545; (12) Discorso al Congresso dell’Aia, in Mew, vol. 18, p. 160; F. Engels, Prefazione all’edizione inglese del Capitale, cit., libro primo, pp. 27 sgg.; (13) Marx, ‘Konspect der Debatten über das Sozialistengesetz’, in ‘Briefe am Bebel, Liebknecht, Kautsky und andere’, Moskva-Leningrad 1933, vol. I, p. 516. Intervista con la “”New York Herald Tribune””, 1878, in Mew, vol. 34, p. 515; (14) ‘Zur Kritik des Sozialdemokratischen Programmentwurfes 1891’, in Mew, vol. 22, pp. 227-40 e soprattutto pp. 234-35; (15) A Bebel nel 1891, in Mew, vol. 38, p. 94, a proposito delle obiezioni mosse dal partito contro la pubblicazione della ‘Critica del programma di Gotha’; (16) Cfr. la lettera a F. Turati, 26 gennaio 1894, in ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano 1964, pp. 518.-21 (Mew, vol. 22, pp. 440-41): “”Evidemment ce n’est pas à nous de préparer directement un mouvement qui n’est pas précisement celui de la classe que nous représentons””; (17) ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, cit. e ‘La questione contadina cit.; (18) ‘Zur Kritik des Socialdemokratischen Programmenwurfes 1891’, in Mew, vol. 22, p. 234] (pag 267-268-269)”,”MAES-144″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” Manifesto. “”Tra la morte di Marx (1883) e quella di Engels (1895) avvenne una duplice trasformazione. In primo luogo l’interesse per le opere di Marx e di Engels si intensificò con l’affermarsi del movimento socialista internazionale. Nel corso di quei dodici anni, secondo B. Andréas, comparvero non meno di 75 edizioni del ‘Manifesto’, in quindici lingue. E’ interessante osservare che le edizioni tradotte nelle lingue dell’Impero zarista erano già più numerose di quelle edite nell’originale tedesco (17 contro 11). In secondo luogo era stata intrapresa la pubblicazione sistematica di una parte consistente dell’opera dei classici in lingua originale, per iniziativa soprattutto di Engels. Questo lavoro consisteva di: a) riedizioni (in genere con nuove introduzioni) di opere da molti anni esaurite, e in tal modo Engels intendeva sottolineare il perdurare della loro importanza; b) pubblicazioni di opere che Marx aveva lasciato inedite o incomplete; c) nuovi scritti di Engels, che a volte incorporavano importanti testi inediti di Marx – come le ‘Tesi su Feuerbach’ – nei quali egli si proponeva di fornire un quadro coerente e completo della dottrina marxiana”” [Eric J. Hobsbawm, ‘La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels’, (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 359) Le traduzioni. (Rubel in Francia, Benedikt Kautsky in Germania) (pag 369) Distribuzione geografica dei classici del marxismo “”Qualche parola infine sulla distribuzione geografica dei classici marxiani. Alcuni testi elementari furono ampiamente tradotti anche prima della Rivoluzione d’ottobre. Tra il 1848 e il 1918 il ‘Manifesto del Partito comunista’ fu pubblicato (oltre alle 54 edizioni in tedesco) in una trentina di lingue, fra cui tre edizioni giapponesi e una cinese (sebbene in pratica ‘Le dottrine economiche di Karl Marx’ di Kautsky costituissero sempre la base principale del marxismo cinese). Numerose le edizioni nelle principali lingue dell’Europa occidentale (26 francesi, 34 inglesi, 11 italiane, mentre la penisola iberica rimase in margine: un’unica edizione portoghese e sei spagnole, contando anche quelle pubblicate in America Latina). Le lingue della Russia zarista sono ampiamente rappresentate, se pure sovrastate dalle 70 edizioni in russo (11 edizioni in polacco, 5 in ucraino, 6 in finlandese, 7 in yiddish, 4 in georgiano, 2 in armeno), mentre quelle dell’Europa settentrionale vi compaiono in misura modesta, tenuto conto del livello di alfabetizzazione di quei paesi (6 edizioni di danese, 5 in svedese, 2 in norvegese). L’Europa centrale e sudorientale è rappresentata in varia misura, passando dalle 9 edizioni ungheresi, 8 ceche e 7 bulgare alle uniche edizioni in slovacco e in sloveno, mentre il Mediterraneo orientale è assente, se si esclude un’unica edizione in ladino, pubblicata probabilmente a Salonicco. All’estremo opposto, invece, il primo libro del ‘Capitale’ era stato tradotto in quasi tutte le principali lingue letterarie europee già prima della morte di Engels; russo, francese, danese, italiano, inglese, olandese e polacco, mentre la traduzione spagnola non era integrale. Prima della Rivoluzione d’ottobre venne tradotto anche in bulgaro (1910), ceco (1913-1915), estone (1910-14), finlandese (1913) e yiddish (1917)”” [Eric J. Hobsbawm, ‘La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels’, (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 373)”,”MADS-668″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La cultura europea e il marxismo fra Otto e Novecento. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”HOBSBAWM Eric J.”,”EURx-307″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Nazioni e nazionalismo dal 1780. Programma, mito, realtà.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di storia al Birckbek College dell’Università di Londra. Ha pubblicato tradotti in italiano: Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, I ribelli, I banditi, Studi di storia del movimento operaio, La rivoluzione industriale e l’Impero, I rivoluzionari, Il trionfo della borghesia 1848-1875, L’invenzione della tradizione, ha anche diretto la Storia del marxismo.”,”NAZx-003-FL” “HOBSBAWM Eric J.”,”De Historia.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di storia al Birckbek College dell’Università di Londra. Ha pubblicato tradotti in italiano: Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, I ribelli, I banditi, Studi di storia del movimento operaio, La rivoluzione industriale e l’Impero, I rivoluzionari, Il trionfo della borghesia 1848-1875, L’invenzione della tradizione, ha anche diretto la Storia del marxismo. “”Siamo qui per discutere i temi e i problemi della concezione marxista della storia un secolo dopo la morte di Marx. Questo centenario non è una celebrazione rituale, ma è importante sottolineare sin dall’inizio l’unicità del ruolo di Marx nella storiografia; cosa che farò ricordando semplicemente tre esempi. Il primo è autobiografico. (…) E gli storici? Erano marxisti! Perché non c’era nessun altro storico né a Cambridge né altrove – e ne conoscevamo alcuni di valore, basti pensare a Marc Bloch – che, come maestro e fonte d’ispirazione, potesse competere con Marx. Il secondo esempio è simile al precedente. Trent’anni più tardi, nel 1969, il premio Nobel sir John Hicks pubblicò il volume ‘Una teoria della storia economica’, nel quale scrisse: «La maggior parte di coloro [che vogliono inquadrare il corso generale della storia] usano le categorie marxiane o qualche versione modificata delle stesse, visto che ben poco è disponibile nella forma di una versione alternativa… Tuttavia rimane il fatto straordinario che a cent’anni di distanza da ‘Das Kapital’… sia emerso così poco di nuovo» (1). Il terzo esempio viene dallo splendido ‘Civiltà materiale, economia e capitalismo’ di Fernand Braudel, un’opera il cui stesso titolo rimanda a Marx e nella quale Marx è citato più di qualsiasi altro autore, persino di qualsiasi altro autore ‘francese’. Un omaggio davvero notevole da parte di un paese sicuramente non incline a sottovalutare i propri pensatori. Quest’influenza di Marx sulla storiografia non è una conseguenza evidente. Infatti, benché la concezione materialistica della storia sia il nocciolo del marxismo e benché ogni scritto di Marx sia impregnato di storia, egli non scrisse molto di storia così come l’intendono gli storici. In questo senso Engels fu molto di più uno storico e scrisse molte più opere che oggi in una biblioteca potrebbero essere classificate sotto l’etichetta «storia». Naturalmente Marx aveva studiato la storia ed era estremamente erudito, ma non scrisse nessun’opera con la parola «storia» nel titolo, tranne che per una serie di articoli di polemica antizarista pubblicati come ‘La storia diplomatica segreta del diciottesimo secolo’, che è uno dei suoi libri meno importanti. Quelli che chiamiamo «scritti storici di Marx» sono quasi esclusivamente analisi politiche e commenti di carattere giornalistico. Tra le prime, opere come ‘Le lotte di classe in Francia’ e ‘Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’ sono davvero eccezionali. I suoi voluminosi scritti giornalistici, benché di qualità ineguale, contengono analisi del massimo interesse – si pensi ai suoi articoli sull’India – e sono in ogni caso esempi di come Marx applicasse il suo metodo a problemi concreti sia di storia sia di un periodo che allora storia non era ancora diventato”” (pag 189-190) [Eric J. Hobsbawm, ‘Marx e la storia’, (in) Id. ‘De Historia’, Milano, 1997] [(1) J.R. Hicks, ‘A Theory of Economic History’, London, 1969, p. 3 (trad. it. ‘Una teoria della storia economica’, Utet, Torino, 1971]”,”STOx-037-FL” “HOBSBAWM Eric J.”,”Echi della Marsigliese. Due secoli giudicano la Rivoluzione francese.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di storia al Birckbek College dell’Università di Londra. Ha pubblicato tradotti in italiano: Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, I ribelli, I banditi, Studi di storia del movimento operaio, La rivoluzione industriale e l’Impero, I rivoluzionari, Il trionfo della borghesia 1848-1875, L’invenzione della tradizione, ha anche diretto la Storia del marxismo.”,”STOx-044-FL” “HOBSBAWM Eric, e altri”,”Lenin and the “”Aristocracy of Labor””. (August 1970)”,”””The term itself is almost certainly derived from a passage by Engels written in 1885 ad reprinted in the introduction to the 1892 edition of ‘The Condition of the Working Class in England in 1844 which speaks of the great English trade unions as forming “”an aristocracy among the working class””. The actual phrase may be attributable to Engels, but the concept was familiar in English politico-social debate, particularly in the 1880s. It was generally accepted that the working class in Britain at this period contained a favored stratum – a minority but a numerically large one – which was mosto usually identified with the “”artisans”” (i.e., the skilled employed craft -men and workers) and more especially with those organized in trade unions or other working-class organizations. This is the sense in which foreign (…)”” “”The subject is one which can be appropriately treated by a British Marxist, since the concept of an “”aristocracy of labor”” is one which Lenin clearly derived from the history of British nineteenth-century capitalism. His concrete references to the “”aristocracy of labor”” as a stratum of the working class appear to be exclusively drawn from Britain (though in his study notes on imperialism he also remarks upon similar phenomena in the “”white”” parts of the British Empire). The term itself is almost certainly derived from a passage by Engels written in 1885 and reprinted in the introduction to the 1892 edition of ‘The Condition of the Working Class in England in 1844’ which speaks of the great English trade unions as forming “”an aristocracy among the working class””. The actual phrase may be attributable to Engels, but the concept was familiar in English politico-social debate, particularly in the 1880s. It was generally accepted that the working class in Britain at this period contained a favored stratum – a minority but a numerically large one – which was most usually identified with the “”artisans”” (i.e., the skilled employed crafts—men and workers) and more especially with those organized in trade unions or other working-class organizations. This is the sense in which foreign observers also used the term, e.g., Schulze-Gaevernitz, whom Lenin quotes with approval on this point in the celebrated eighth chapter of Imperialism. This conventional identification was not entirely valid, but, like the general use of the concept of an upper working-class stratum, reflected an evident social reality. Neither Marx nor Engels nor Lenin “”invented”” a labor aristocracy. It existed only too visibly in Britain of the second half of the nineteenth century. Moreover, if it existed anywhere else, it was clearly much less visible or significant. Lenin assumed that, until the period of imperialism, it existed nowhere else. The novelty of Engels’s argument lay elsewhere. He held that this aristocracy of labor was made possible by the industrial world monopoly of Britain, and would therefore disappear or be pushed closer to the rest of the proletariat with the ending of this monopoly. Lenin followed Engels on this point, and indeed in the years immediately preceding 1914, when the British labor movement was becoming radicalized, tended to stress the second half of Engels’s argument, e.g., in his articles “”English Debates on a Liberal Workers’ Policy”” (1912), “”The British Labor Movement”” (1912), and “”In England, the Pitiful Results of Opportunism”” (1913). While not doubting for a moment that the labor aristocracy was the basis of the opportunism and “”Liberal-Laborism”” of the British movement, Lenin did not appear as yet to emphasize the international implications of the argument. For instance, he apparently did not use it in his analysis of the social roots of revisionism (see “”Marxism and Revisionism””, 1908, and “”Differences in the European Labor Movement””, 1910). Here he argued rather that revisionism, like anarcho-syndicalism, was due to the constant creation on the margins of developing capitalism of certain middle strata – small workshops, domestic workers, etc. – which are in turn constantly cast into the ranks of the proletariat, so that petty-bourgeois tendencies inevitably infiltrate into proletarian parties. The line of thought which he derived from his recognition of the labor aristocracy was at this stage somewhat different; and it is to be noted that he maintained it, in part at least, to the end of his political life. Here it is perhaps relevant to observe that Lenin drew his knowledge of the phenomenon not only from the writings of Marx and Engels, who commented frequently on the British labor movement, and from his personal acquaintance with Marxists in England (which he visited six times between 1902 and 1911), but also from the fullest and best-informed work on the “”aristocratic”” trade unions of the nineteenth century, Sidney and Beatrice Webb’s Industrial Democracy. This important book he knew intimately, having translated it in his Siberian exile. It provided him, incidentally, with an immediate understanding of the links between the British Fabians and Bernstein: “”The original source of a number of Bernstein’s contentions and ideas, – he wrote in September 1899 to a correspondent, – is in the latest books written by the Webbs””. Lenin continued to quote information drawn from the Webbs many years later, and specifically refers to Industrial Democracy in the course of his argument in ‘What Is To Be Done?. (…) But if the argument is in principle more general, there can be no doubt that what was in Lenin’s mind when he used it was the aristocracy of labor. Time and again we find him using phrases such as the following: “”the petty bourgeois craft spirit which prevails among this aristocracy of labor”” (“”The Session of the International Socialist Bureau””, 1908); “”the English trade unions, insular, aristocratic, philistinely selfish””; “”the English pride themselves on their ‘practicalness’ and their dislike of general principles; this is an expression of the craft spirit in the labor movement”” (“”English Debates on a Liberal Workers’ Policy””, 1912); and “”this aristocracy of labor”” – isolated itself from the mass of the proletariat in close, selfish, craft unions”” (“”Harry Quelch””, 1913). Moreover, much later, and in a carefully considered programmatic statement – in fact, in his “”Preliminary Draft Theses on the Agrarian Question for the Second Congress of the Communist International”” (1920) – the connection is made with the greatest clarity: «The industrial workers cannot fulfill their world-historical mission of emancipating mankind from the yoke of capital and from wars if these workers concern themselves exclusively with their narrow craft, narrow trade interests, and smugly confine themselves to care and concern for improving their own, sometimes tolerable, petty bourgeois conditions. This is exactly what happens in many advanced countries to the “”labor aristocracy”” which serves as the base of the alleged Socialist parties of the Second International». This quotation, combining the earlier and the later ideas of Lenin about the aristocracy of labor, leads us naturally from the one to the other. These later writings are familiar to all Marxists. They date in the main from the period 1914-1917, and form part of Lenin’s attempt to provide a coherent Marxist explanation for the outbreak of the war and especially the simultaneous and traumatic collapse of the Second International and most of its constituent parties. They are stated most fully in the eighth chapter of Imperialism, and the article “”Imperialism and the Split in the Socialist Movement””, written a little later (autumn 1916) and complementing it. (…)”” [Eric Hobsbawm, ‘Lenin and the “”Aristocracy of Labor””‘, Monthly Review, New York, August 1970]”,”LENS-285″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La fine della cultura. Saggio su un secolo in crisi di identità.”,”Eric J. Hobsbawm (1917-2012) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Di formazione marxista è stato docente a Stanford e al Birbeck College dell’Università di Londra di cui ha ricoperto anche la carica di rettore. Karl Kraus (pag 143-154) ‘Ma la monarchia moribonda diede a [Karl] Kraus qualcosa di più. Gli permise di scrivere un’opera anche ‘durante’ la guerra, quando altrove avrebbe potuto essere composta soltanto in seguito, come modo per affrontare il passato traumatico ma personale, come per esempio nel caso della memorialistica di guerra che cominciò a comparire in Germania dieci anni dopo il collasso. Dove se non nella monarchia asburgica sarebbe stato concesso a un oppositore della guerra di protestare pubblicamente contro di essa a voce e per iscritto? Dove altro una simile conferenza avrebbe potuto «prendere di fronte a un pubblico che consisteva in parte di ufficiali e altro personale militare la forma di una dichiarazione aggressivamente pacifista che [siamo nella primavera del 1918] scatenò quasi unanimemente nel pubblico un accordo entusiastico» o che in ogni caso venne denunciata come tale dal centro per la resistenza alla propaganda nemica del ministero imperiale e reale della Guerra? E dove un sovrintendente di polizia del distretto in questione, «che aveva assistito a questa conferenza come rappresentante del governo», avrebbe potuto informare il suo dipartimento che Kraus aveva effettivamente tenuto una conferenza sui gas asfissianti, «che fece un’impressione estremamente spiacevole, anche penosa» sul sovrintendente, che però «non aveva trovato ragioni per intervenire?». (…) Kraus ebbe la fortuna di vivere quasi fino alla fine dei suoi giorni in un mondo e in un’era in cui poté scrivere liberamente, in cui la disumanità non era ancora tale da costringere le parole – e ancor di più la satira al silenzio. Fu ancora capace di trovare le parole per il primo grande atto tragico del XX secolo, la guerra mondiale del 1914. Le trovò negli editoriali, gli annunci, le conversazioni udite per caso, i resoconti dei giornali di un’epoca in cui, comprese, si stava rappresentando una tragedia i cui personaggi principali non erano Re Lear, ma il buffone di corte, non Amleto, ma Rosencrantz e Guildenstern. Trovò parole per l’indicibile in un’epoca in cui non era ancora diventato tale. Bertolt Brecht scrisse per lui il necrologio migliore e più lapidario: «Quando l’epoca levò una mano violenta su di sé, quella mano fu lui»’ (pag 152-154)”,”BORx-020″ “HOBSBAWM Eric J.”,”L’ère des empires (1875-1914).”,”Edizione Fayard 1989 Cap. V: Internazionalismo proletario (‘Proletari di tutti i paesi’)”,”EURx-341″ “HOBSBAWM Eric”,”Marx et l’histoire. Textes inédits.”,”Hobsbawm non è convinto della tesi di Orlando Figes che sostiene che nel 1918 Lenin aveva già abbandonato l’idea di una rivoluzione che si estendesse in Europa (pag 171)”,”STOx-297″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il trionfo della borghesia, 1848 – 1875.”,”Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, ha insegnato dal 1959 al Birckbek College di Londra. “”Non fu certo un periodo felice, per i filosofi. Persino nella loro patria tradizionale, la Germania, non v’era nessuno di statura comparabile a predere il posto dei grandi personaggi del passato. Lo stesso Hegel, che il suo ex ammiratore francese Hippolyte Taine (1828-1893) considerava come uno dei «palloni sgonfiati» della filosofia tedesca, tendeva a passare di moda nel suo paese natale, e il modo in cui lo trattavano «i molesti, presuntuosi e mediocri epigoni che ora dominano la Germania» spingeva Marx negli anni Sessanta a professarsi «apertamente discepolo di quel grande pensatore» (5)”” (pag 310) (5) K. Marx, Il Capitale, I, poscritto alla II ediz.”,”BORx-004-FF” “HOBSBAWM Eric J.; HAUPT Georges WEIL Claudie; ANDREUCCI Franco; PINZANI Carlo; MARTINELLI Renzo; RAGIONIERI Ernesto; LIVORSI Franco; AGOSTI Aldo, saggi di”,”La diffusione del marxismo (1890-1905) (Hobsbawm); L’eredità di Marx ed Engels e la questione coloniale (G. Haupt C. Weil); La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo (Andreucci); I socialisti italiani e francesi nel periodo della neutralità italiana (1914-1915) (Pinzani); Gramsci e la conquista fascista dello Stato (Martinelli); Il centenario della Comune (Ragionieri); Amadeo Bordiga nella storiografia sul PCI (Livorsi); La svolta del VII Congresso in alcuni recenti studi sull’Internazionale comunista (Agosti).”,”””Il caso irlandese, che introduce una tematica nuova e segna un’evoluzione importante nel pensiero di Marx ed Engels, non costituisce, come spesso viene affermato, una svolta nella visione d’insieme della questione nazionale”” (pag 324) (Haupt, Weil, ‘L’eredità di Marx ed Engels e la questione nazionale’) (pag 324)”,”MEOx-134″ “HOBSBAWM Eric J.”,”L’età degli imperi, 1875-1914.”,”Eric J. Hobsbawm è nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917. Fellow della British Academy e Honorary Fellow del King’s College di Cambridge, ha insegnato dal 1959 al Birkbeck College dell’Università di Londra. E’ morto nel 2012. “”E tuttavia era già evidente che fra tutte le eruzioni della zona sismica del globo, una rivoluzione in Russia avrebbe avuto le maggiori ripercussioni internazionali, perché anche la incompleta e temporanea convulsione del 1905-06 ebbe risultati drammatici e immediati. Quasi certamente essa scatenò le rivoluzioni persiana e turca, probabilmente accelerò quella cinese e, spingendo l’imperatore d’Austria a introdurre il suffragio universale, trasformò e rese ancora più instabile l’agitata vita politica dell’impero asburgico. Perché la Russia era una «grande potenza», una delle cinque chiavi di volta del sistema internazionale eurocentrico, e (anche tenendo conto soltanto dei suoi territori patrii) quella di gran lunga più grande, più popolosa, e più dotata di risorse. Una rivoluzione sociale in uno Stato del genere non poteva non avere effetti globali di vasta portata, per la stessa ragione per cui la Rivoluzione francese, fra le numerose rivoluzioni del tardo Settecento, era stata quella di maggiore importanza internazionale. Ma le potenziali ripercussioni di una rivoluzione russa sarebbero state anche maggiori di quella del 1789. La pura e semplice dimensione fisica e la multinazionalità di un impero che si stendeva dal Pacifico ai confini della Germania significavano che il suo crollo avrebbe influito su un numero di paesi molto maggiore, in due continenti, che non quello di uno Stato più marginale o isolato d’Europa o d’Asia. E il fatto cruciale che la Russia fosse, per così dire a cavallo fra i due mondi, dei conquistatori e delle vittime, degli avanzati e degli arretrati, avrebbe dato alla sua rivoluzione un’enorme risonanza in entrambi. La Russia era insieme una grande potenza industriale e una economia contadina tecnologicamente medievale; una potenza imperiale e una semicolonia; una società che aveva al suo attivo, in campo intellettuale e culturale, opere che stavano più che alla pari con quelle dei paesi più progrediti, e i cui soldati contadini, nel 1904-05, rimanevano a bocca aperta davanti alla modernità dei giapponesi che li avevano fatti prigionieri. Una rivoluzione russa, insomma, poteva interessare contemporaneamente gli organizzatori sindacali occidentali e i rivoluzionari orientali, la Germania e la Cina. La Russia zarista offriva l’esempio di tutte le contraddizioni del globo nell’età imperiale. Per farle esplodere simultaneamente occorreva soltanto quella guerra mondiale che l’Europa sempre più antivedeva, e che si scoprì incapace di impedire”” (pag 343-344)”,”EURx-031-FF” “HOBSBAWM Eric J.”,”Il secolo breve. 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi.”,”””non è più un mondo eurocentrico”” (pag 27) “”Fra il 1914 e i primi anni ’90 il mondo è diventato un campo operativo unitario”” (pag 28) “”rottura del legame tra le generazioni”” (pag 28)”,”STOS-002-FP” “HOBSBAWM Eric J. RANGER Terence a cura; scritti di Hugh TREVOR-ROPER Prys MORGAN David CANNADIBE Bernard S. COHN Terence RANGER Eric J. HOBSBAWM”,”L’invenzione della tradizione.”,”Contiene il saggio di E.J. Hobsbawm ‘Tradizioni e genesi dell’identità di massa in Europa, 1870-1914’ (pag 253-295) Il 1° maggio. (pag 272-274) “”Il grande rito internazionale di questi movimenti, il Primo Maggio (1890), nacque spontaneamente nell’arco di un periodo sorprendentemente breve. In un primo momento si proponeva come una grande giornata di sciopero generale accompagnata da dimostrazioni in favore delle otto ore lavorative, fissata ad una data che già da parecchi anni si identificava con quella richiesta negli Stati Uniti. In Europa la scelta della data fu sicuramente dettata da considerazioni pragmatiche, ed è probabile non possedesse significati rituali nemmeno negli Stati Uniti, che già celebravano la «Festa del Lavoro» alla fine dell’estate. È stato sostenuto, e la cosa è plausibile, che l’occasione doveva coincidere con la data del ‘Moving Day’, tradizionale scadenza dei contratti di ingaggio agricolo nel New York e nella Pennsylvania (1). Se anche questa, come altra analoghe scadenza contrattuali dell’agricoltura tradizionale europea, aveva fatto parte in origine del ciclo dell’anno lavorativo pre-industriale, così carico di significati simbolici, appare evidente che il suo nesso con il proletariato industriale fu fortuito. La nuova Internazionale socialista e operaia non prevedeva una particolare forma di manifestazione non soltanto l’idea di una festa dei lavoratori non veniva nemmeno menzionata nella prima risoluzione di quell’organismo, ma diversi rivoluzionari militanti la contestavano energicamente per motivi ideologici. E invece la scelta di una data così carica di simboli della tradizione antica si rivelò decisiva, anche se – come sostiene Van Gennep – in Francia l’anticlericalismo del movimento operaio si oppose all’inserimento delle pratiche del folclore tradizionale nel suo Primo Maggio (2). Fin dall’inizio l’occasione richiamò e inglobò elementi rituali e simbolici, divenendo una celebrazione quasi religiosa (‘Maifeier’), una festività in entrambe le accezioni della parola (Engels, che prima la definiva «dimostrazione», dopo il 1893 la chiama ‘Feier’ (3), Adler individua questo elemento in Austria a partire dal 1892, Vandervelde in Belgio a partire dal 1893). Andrea Costa ne dà una sintetica definizione per quanto riguarda l’Italia (1893): «I cattolici hanno la Pasqua. D’ora in avanti anche i lavoratori avranno la loro Pasqua» (4); più rari, ma esistono, i raffronti con la Pentecoste. Da Charleroy (Belgio) ci viene un «Sermone del Primo Maggio» curiosamente sincretistico del 1898, che si apre con la doppia epigrafe «Proletari di tutto il mondo, unitevi» e «Amatevi l’un l’altro» (5). Le bandiere rosse, unici simboli universali del movimento, ci furono fin dall’inizio, ma anche, in diversi paesi, i fiori: il garofano in Austria, la rosa rossa (di carta) in Germania, l’erica e il papavero in Francia, mentre il biancospino, simbolo di rinnovamento, veniva progressivamente sostituito e infine – con gli anni ’50 del nostro secolo – spodestato dall’apolitico mughetto”” (pag 272-273) [(1) M. Dommanget, Histoire du Premier Mai, 1953, pp. 36-37; (2) A. Van Gennep, ‘Manuel de folklore Français’, volume I, tomo IV, ‘Les cérémonies périodiques’, cycliques et saisonnières, 2. Cycle de Mai, Paris, 1949, p. 1719; (3) Engels a Sorge, 17 maggio 1893 in ‘Briefe und Auszüge aus Briefen an F.A. Sorge u. A., Stuttgart, 1906, p. 397. Cfr. anche Victor Adler, ‘Aufsätze. Reden und Briefe’, Wien, 1922, 1, p. 69; (4) M. Dommanget, Histoire du Premier Mai, 1953, pp. 343; (5) E. Vandervelde e J. Destrée, ‘Le socialisme en Belgique’, Paris, 1903, pp. 417-18]”,”STOS-215″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il secolo breve, 1914-1991.”,”Epoca della guerra totale. “”Prima del 1914 per un secolo intero non c’era stata una guerra generale, cioè una guerra nella quale fossero coinvolte tutte le maggiori potenze, o almeno la maggior parte di esse””; “”I giocatori, Gran Bretagna, Francia, Russia, Austria-Ungheria, Prussia (ingranditasi nella Germania dopo il 1871, e ltalia dopo l’unificazione) nonché gli Usa e il Giappone”” (pag 34) “”La guerra più lunga (nel mondo) non era stata un conflitto internazionale, bensì una guerra civile, la guerra civile americana (1861-1865) «la durata di una guerra si misura in mesi o perfino (come nel conflitto del 1866 fra la Prussia e l’Austria) in settimane. Tra il 1871 e il 1914 non c’erano stati conflitti in Europa nei quali gli eserciti delle grandi potenze si scontrassero sui propri territori, sebbene in Estremo Oriente il Giappone avesse vinto una guerra contro la Russia nel 1904-1905), accelerando la corsa della Russia verso la Rivoluzione”” (pag 35) Lo scoppio della Seconda mondiale. “”Forse la seconda guerra mondiale poteva essere evitata o almeno differita, se l’economia prebellica fosse stata restaurata come un sistema globale di crescita e di espansione. Invece, dopo che a metà degli anni ’20 sembrò che l’economia mondiale si fosse lasciata alle spalle le distruzioni della guerra e del dopoguerra, essa sprofondò nella più grande e drammatica crisi mai conosciuta dall’avvento della rivoluzione industriale. Equesto fatto condusse al potere sia in Germania che in GIappone le forze politiche del militarismo e dell’estrema destra, impegnate a infrangere deliberatamente lo ‘status quo’ attraverso lo scontro, se necessario di carattere militare, piuttosto che trasformarlo gradualmente con la negoziazione pacifica. Da quel momento in poi una nuova guerra mondiale non solo era prevedibile, ma veniva prevista ripetutamente. Le generazioni che divennero adulte negli anni ’30 se l’aspettavano. (…)”” (pag 50) “”Nondimeno, a prescindere dall’instabilità della pace sancita nel 1918 e dalle probabilità di una nuova guerra, è innegabile che ciò che causò concretamente il secondo conflitto mondiale fu l’aggressione condotta dalle tre potenze insoddisfatte, unite tra loro da vari trattati siglati già alla metà degli anni ’30. Le pietre miliari sulla strada della guerra furono l’invasione giapponese della Manciuria nel 1931; l’invasione italiana dell’Etiopia nel 1935; l’intervento tedesco e italiano nella guerra civile spagnola del 1936-39; l’invasione tedesca dell’Austria all’inizio del 1938; la mutilazione tedesca della Cecoslovacchia avvenuta più tardi nello stesso anno; l’occupazione di ciò che rimaneva della Cecoslovacchia nel marzo 1939 (seguita dall’occupazione italiana dell’Albania); e infine le pretese tedesche sulla Polonia che effettivamente portarono allo scoppio della guerra. In senso inverso, da un punto di vista negtivo possiamo annoverare queste pietre miliari: il fallimento della Società delle Nazioni nel bloccare l’iniziativa bellica giapponese in Manciuria e nel prendere misure efficaci contro l’Italia nel 1935; la mancata risposta di Francia e Gran Bretagna alla denuncia unilaterale tedesca del Trattato di Versailles, e particolarmente alla rimilitarizzazione della Renania nel 1936; il rifiuto di Francia e Gran Bretagna di intervenire nella guerra civile spagnola; la loro mancata reazione all’annessione tedesca dell’Austria; la loro ritirata dinanzi al ricatto hitleriano sulla Cecoslovacchia (Patto di Monaco del 1938); il rifiuto russo di continuare a constratare la politica di espansione hitleriana nel 1939 (Patto di non aggressione fra Hitler e Stalin dell’agosto 1939)”” (pag 51-52) ….. (pag 51)”,”STOU-001-FER” “HOBSBAWM Eric”,”Les formations précapitalistes dans l’oeuvre de Marx et Engels.”,”Le edizioni Lawrence & Wishart, di Londra, hanno pubblicato nel 1964 con la traduzione di Jack Cohen, con il titolo ‘Formazioni economiche precapitalistiche’, la prima versione ingelse delle note di Karl Marx intitolata ‘Formen, die der kapitalistischen Produktionvorhergehen’. Questa edizione contiene una introduzione dello storico marxista Eric Hobsbawm che costituisce un commentario qualificato, e nello stesso tempo fornisce al dibattito suscitato dall’interpretazione di questo manoscritto un importante contributo personale. Questa introduzione, inedita in francese, viene qui pubblicata. Rifiuto di Marx di separare le diverse discipline accademiche. “”La visione di Marx è così una meravigliosa forza unificatrice. Il suo modello di sviluppo economico e sociale (a differenza da quello di Hegel) può essere applicato alla Storia e produrre dei risultati fruttuosi e originali piuttosto che una tautologia; ma, nello stesso tempo, si può presentarlo come lo sviluppo delle possibilità logiche latenti in un piccolo numero di dichiarazioni, elementari e quasi assiomatiche, sulla natura dell’uomo (una messa a nudo dialettica delle contraddizioni lavoro-proprietà e della divisione del lavoro. È un modello di fatti, ma, considerato sotto un angolo leggermente diverso, questo ‘stesso’ modello ci fornisce dei giudizi di valore. Sono le molteplici dimensioni della teoria di Marx che conducono tutti gli spiriti senza pregiudizi e senza ristrettezze a rispettarlo e ammirarlo come pensatore, anche se non sono d’accordo con lui. Allo stesso tempo, soprattuto quando Marx stesso non fa concessioni alle esigenze di un lettore esterno, questo carattere contribuisce ancora, senza alcun dubbio, alla difficoltà del suo testo. Occorre particolarmente menzionare qui un esempio di questa complessità: il rifiuto di Marx di separare le differenti discipline accademiche. È possibile farlo al suo posto. È così che J. Schumpeter, uno dei più intelligenti critici di Marx, ha tentato di distinguere il Marx sociologo dal Marx economista, e si potrebbe facilmente isolare il Marx storico. Ma una divisione così meccanica è completamente contraria al metodo di Marx e ci fa deviare. Sono gli economisti accadenici borghesi che hanno tentato di tirare un linea rigida tra l’analisi statica e l’analisi dinamica, sperando di trasformare l’una nell’altra con l’iniezione di qualche elemento dinamico nel sistema statico”” (pag 22-23) [Eric Hobsbawm, Les formations précapitalistes dans l’oeuvre de Marx et Engels, Recherches Internationales, Paris, n. 57-58, janvier-avril 1967]”,”MADS-022-FGB” “HOBSBAWM Eric J.”,”L’età degli imperi, 1875-1914.”,”Eric J. Hobsbawm è nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917. Fellow della British Academy e Honorary Fellow del King’s College di Cambridge, ha insegnato dal 1959 al Birkbeck College dell’Università di Londra. E’ morto nel 2012. Eric John Ernest Hobsbawm (1917-2012) è stato uno storico britannico di grande rilievo. Considerato uno dei principali intellettuali del XX secolo, ha dedicato la sua vita agli studi sull’evoluzione del capitalismo industriale, il socialismo e il nazionalismo1. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, trascorse l’infanzia principalmente a Vienna e Berlino. Dopo la morte dei genitori e l’ascesa al potere di Adolf Hitler, Hobsbawm si trasferì a Londra con la sua famiglia adottiva. Durante la Seconda Guerra Mondiale, prestò servizio e ottenne il dottorato in storia presso l’Università di Cambridge. Nel 2003, gli fu assegnato il Premio Balzan per la storia europea dal 1900, riconoscendo la sua brillante analisi della storia turbolenta dell’Europa del XX secolo e la sua capacità di coniugare la ricerca storica approfondita con un grande talento letterario1. Hobsbawm è noto per la sua tetralogia sulla “lunga” e “breve” età dei secoli XIX e XX, nonché per aver introdotto l’influente concetto di “tradizioni inventate” in un volume curato da lui (f. copil.) (Il concetto di “tradizioni inventate” è stato introdotto da Eric Hobsbawm e Terence Ranger nel libro del 1983 intitolato “The Invention of Tradition”. Secondo Hobsbawm, le “tradizioni inventate” sono pratiche culturali che vengono presentate o percepite come tradizionali, ma che in realtà sono relativamente recenti e spesso addirittura consapevolmente inventate da attori storici identificabili. Queste tradizioni cercano di inculcare determinati valori e norme di comportamento attraverso la ripetizione, implicando automaticamente una continuità con il passato12.{copil.) Il concetto di ‘super-imperialismo’ o ‘ultra-imperialismo’ è stato introdotto principalmente da Karl Kautsky. Secondo questa prospettiva, il capitalismo potrebbe entrare in una fase relativamente pacifica in cui le principali potenze finanziarie si uniscono per sfruttare congiuntamente il globo. Questa teoria suggerisce che gli imperialismi nazionali potrebbero unirsi in un cartello internazionale, eliminando così i conflitti particolarmente sgradevoli come le guerre. il termine è stato ripreso in un capitolo del libro di Giorgio Amico ‘Bordiga, il fascismo e la guerra’ (2021): ‘Caduta del fascismo e superimperialismo Usa’. Il libro di Giorgio Amico, “Bordiga, il fascismo e la guerra (1926-1944)”, esplora la figura controversa di Amadeo Bordiga, padre spirituale della scissione di Livorno da cui nacque il PCd’I/Pci. Nel contesto del fascismo e della guerra, Amico analizza anche il concetto di superimperialismo, evidenziando le relazioni tra le formazioni antifasciste e la politica bloccarda (f. copil)”,”BORx-001-FSD” “HOBSBAWM Eric J.”,”Storia Universale. L’età degli imperi. Vol. 19.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di Storia al Birckbek College dell’Università di Londra.”,”STOU-047-FL” “HOBSON John A. a cura MONTELEONE Renato”,”Il gingoismo.”,”Renato MONTELEONE insegna storia del movimento operaio nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Dopo essersi interessato a lungo di problemi dell’organizzazione operaia e del movimento socialista nelle province italiane dell’impero asburgico, negli ultimi anni si è dedicato allo studio dell’imperialismo e della linea di condotta dei partiti socialisti della 2° Internazionale di fronte alla politica coloniale delle grandi potenze a cavallo dei due secoli. Ha pubblicato oltre a numerosi saggi e articoli su varie riviste, i volumi: ‘Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914’ (EDITORI RIUNITI, 1971), ‘La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale’ (DEL BIANCO, UDINE, 1972), ‘Lettere al Re’ (EDIT RIUNITI 1973), ‘Teorie sull’imperialismo’ (ER 1974),”,”UKIx-022″ “HOBSON John A. a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo.”,”Bibliografia opere autore, nazionalismo e imperialismo, economia e commercio imperialismo, sbocco sovrappopolazione, parassitismo, protezionismo, finanza, politica imperialismo, Q razzismo razze, fattori morali e sentimentali, imperialismo in Asia. Luca MELDOLESI (1939) è ordinario di politica economica presso l’ Univ di Napoli. Si occupa di teoria economica e politica dello sviluppo, di economia dell’ occupazione e di problemi internazionali. John Atkinson HOBSON (1858-1940) fu insegnante, scrittore e polemista di talento, definito da SCHUMPETER per l’originalità del suo pensiero ‘l’arcieretico’ dell’economia anglosassone. Autore di 43 libri e di un n° imprecisato di opuscoli saggi articoli.”,”ECOI-017″ “HOBSON J.A.”,”Richard Cobden. The International Man.”,”Richard COBDEN, uomo politico ed economista inglese (Heyshott, Midhurst, 1804-Londra 1865). Ricco commerciante, abbandonò gli affari per la vita politica e fin dall’inizio fu l’animatore dell’associazione per l’abolizione della legge sul grano (Anti-Corn-Law League, 1838). Entrato alla Camera dei Comuni per il partito whig (1841), si batté per il non intervento dello Stato nel commercio e nell’industria, appoggiando invece con calore l’azione statale nel campo educativo -scolastico. Viaggiò in Europa (1846-47) sostenendo dovunque, nei suoi incontri con gli uomini politici, la necessità di una maggiore libertà di commercio. Divenuto tenace oppositore della politica estera di Palmerston, presentò due importanti mozioni al Parlamento, la prima in favore dell’ arbitrato internazionale come mezzo per salvaguardare la pace (1849), la seconda per una reciproca diminuzione degli armamenti (1851), e si oppose all’intervento nella guerra alla Russia in Crimea. Nel 1860 stipulò con la Francia un trattato di commercio, ispirato ai principi del liberismo. (GE20) MASTERMAN è Senior Lecturer in History, Univ College of Swansea”,”BIOx-010″ “HOBSON J.A.”,”The War in South Africa. Its Causes and Effects.”,”HOBSON J.A. già autore di ‘The Evolution of Modern Capitalism’ e di ‘John Ruskin, social reformer’. Iloti: nella società spartana uomini di condizione non libera assegnati in pieno diritto ai cittadini per la coltivazione della terra e per servizi personali … Finanza ebraica in Sudafrica a cavallo tra Otto e Novecento. “”For whom are we fighting? It is difficult to state the truth about our doings in South Africa without seeming to appeal to the ignominious passion of Judenhetze. Nevertheless a plain account of the personal and economic forces operative in the Transvaal is essential to an understanding of the issue, and must not be shirked. A few of the financial pioneers in South Africa have been Englishmen, like Messrs. Rhodes and Rudd; but recent developments of Transvaal gold-mining have thrown the economic resources of the country more and more into the hands of a small group of international financiers, chiefly German in origin and Jewish in race. By superior ability, enterprise, and organisation these men, out-competing the slower-witted Briton, have attained a pratical supremacy which no one who has visited Johannesburg is likely to question. It should be distinctly understood that the stress which my analysis lays upon the Jew has reference to the class of financial capitalists of which the foreign Jew must be taken as the leading type.”” (pag 189) “”I thus discovered that not Hamburg, not Vienna, not Frankfort, but Johannesburg is the New Jerusalem””. (pag 190) “”The first and incomparably the most important industry, the gold-mines of the Rand, are almost entirely in their hands.”” (pag 191)”,”AFRx-057″ “HOBSON John A., a cura di Renato MONTELEONE”,”Il gingoismo.”,”Renato Monteleone insegna storia del movimento operaio nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Dopo essersi a lungo interessato dei problemi dell’organizzazione operaia e del movimento socialista nelle provincie italiane dell’Impero asburgico, negli ultimi anni si è dedicato allo studio dell’imperialismo e della linea di condotta dei partiti socialisti della II Internazionale di fronte alla politica coloniale delle grandi potenze a cavallo dei due secoli. Ha pubblicato, oltre a numerosi saggi e articoli su varie riviste, i volumi: Il movimento socialista nel Trentino (1894-1914), Roma 1971, La politica dei fuorusciti irredenti nella guerra mondiale, Del Bianco, Lettere al Re, Teorie sull’imperialismo, K. Kautsky, La questione coloniale. Cos’è il gingoismo? Oggi forse non molti saprebbero rispondere prontamente a questa domanda. Il vocabolo già nel periodo tra le due guerre mondiali è caduto in disuso e insieme se n’è smarrito anche il significato. Ma tra l”800 e il ‘900 e fino al primo dopoguerra esso circolava nel linguaggio e nella letteratura politica corrente per designare una forma diffusa di sciovinismo colonial-imperialista a livello popolare e proletario. Il saggio di Hobson, rivelandone la curiosa etimologia, illumina le radici psicologiche di un fenomeno che ebbe una manifestazione acuta e esemplare nell’Inghilterra degli anni della guerra boera, ma con aspetti largamente generalizzabili. Il gingoismo non è solo un fatto datato; esso possiede una sua permanente latenza nei comportamenti di massa e collettivi e, in circostanze adeguate, può diventare recidivo all’improvviso. Ciò conferisce alla lezione di Hobson un’attualità ben verificabile su certi fermenti che agitano anche la società contemporanea. Qui riprende e sviluppa nell’introduzione temi e spunti già anticipati in articoli pubblicati su ‘Movimento operaio e socialista’ e in relazioni varie”,”NAZx-002-FL” “HOBSON John Atkinson”,”Confessions of an Economic Heretic.”,”””«Welfare economics», dimly and cautiously adumbrated in the economic writings of J.S. Mill, Jevons, and Marshall, have come to be recognized as superseding the older valuations, implying that wealth of an economic order must be translated into human benefits, affected alike by the nature and apportionment of its costs of production and of its utilities of consumption. “”Distribution”” has thus come to be regarded as the determinant condition of these human values. Though there is no disposition to accept in its fullness the Communist formula “”from each according to his ability; to each according to his needs”” as a practicable rule of economic life, there is, I think, a widespread recognition that this formula expresses an ethical ideal towards which every civilized community is consciously committed. The interests of the community and of its individual members are brought into harmony by this conception of progress. For while it enlists the corporate action of government for the “”planning”” of productive activities, it safeguards the conditions of personal enjoyment and progress from the tyranny of bureaucrats or dictators”” (pag 139-140) L”economista eretico’ Hobson soppesò la ‘formula comunista’ “”da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”””,”UKIE-062″ “HOBSON John Atkinson, a cura di Luca MELDOLESI”,”L’imperialismo.”,”John Atkinson Hobson (1858-1940) fu un insegnante, scrittore e polemista di talento, definito da Schumpeter, per l’origimalità del suo pensiero, l’arcieretico dell’economia aglosassone. Autore di 43 libri e di un numero imprecisato di opuscoli, saggi e articoli, questo intellettuale di ispirazione riformatore, razionalista e umanista, fu in prima linea nella critica dell’imperialismo e di molteplici aspetti sociali e politici della società britannica del tempo. Luca Meldolesi (1939) è ordinario di politica economica presso l’Università di Napoli. Si occupa di teoria economica, di economia e politica dello sviluppo, di economia dell’occupazione e di problemi internazionali.”,”UKIE-002-FL” “HOCH Steven L.”,”Serfdom and Social Control in Russia. Petrovskoe, a Village in Tambov.”,”Steven L. Hoch is assistant professor of history at the University of Iowa. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Abbreviations, Bibliography, Notes, Table, cartina, Index,”,”RUSx-100-FL” “HOCHHUTH Rolf”,”Il Vicario. Dramma in cinque atti. (Tit. orig. Der Stellvertreter)”,”Libro dedicato dall’ A a Padre Maximilian KOLBE e Padre Bernhard LICHTENBERG “”E io, che riguardai, vidi una insegna che girando correva tanto ratta, che d’ogni posa mi parea indegna; e dietro le venia sì lunga tratta di gente, ch’io non averei creduto che morte tanta n’ avesse disfatta. Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ ombra di colui che fece per viltà il gran rifiuto.”” Inferno, canto III “”Mi accadde di notare una giovane donna che si mostrava assai zelante nello svestire i bambini piccoli e le donne più anziane, accorrendo qua e là… Non aveva affatto l’ aspetto di una ebrea. Si adoperò fino all’ ultimo con le donne che avevamo molti bambini che erano impedite nello spogliarsi, le consolava, tranquilizzava i bambini. Poi entrò nel bunker con gli ultimi. Sulla soglia si fermò e disse: “”Io sapevo fin dal principio che ad Auschwitz ci avrebbero gasati, e sono riuscita a sottrarmi alla cernita degli abili al lavoro, occupandomi dei bambini. Volevo vivere questa esperienza coscientemente e fino in fondo. Spero che non duri molto. Addio.”” (Dagli appunti del comandante di Auschwitz, Höss) (pag 319)”,”RELC-192″ “HOCHHUTH Rolf”,”Il Vicario. Dramma in cinque atti. (Tit. orig. ‘Der Stellvertreter’)”,”””Hochhuth indica i responsabili diretti che appartengono alla politica, all’esercito, all’industria e porta sulla scena quelli che, a suo giudizio, sono, se non proprio i responsabili indiretti, i complici passivi della vergogna nazista e fra questi la figura più alta per l’impegno morale della sua carica Pio XII. Inutile aggiungere che questa è stata la scintilla vera dello scandalo. Aveva il diritto Hochhuth di arrivare a queste ragioni e, ancora, il suo giudizio è soltanto frutto di spirito polemico oppure deriva da un sentimento di condanna, non giustificabile, non documentato? Direi che la seconda parte della domanda non c’interessa, visto che il punto vero della questione è un altro, cioè: è possibile restare in silenzio di fronte allo spettacolo, e che spettacolo, del male? È chiaro che qui non si tratta più né di persone né di comportamenti particolari. Così come ci appare questione secondaria un’altra parte del problema che pure ha costituito tema di grandi discussioni, la misura e il dosaggio della resistenza al male. Mettere l’accento sull’efficacia o sull’inefficacia delle misure adottate dalla Chiesa nel corso dell’ultimo conflitto mondiale è un fatto che riguarda piuttosto il libro della politica ma in nessun modo può essere portato nei conti del primo problema, che resta quello del male. Del resto, non è stato Hochhuth a sollevare la questione che – se ricordiamo bene – aveva angustiato gli spiriti più vivi durante la guerra e che in seguito Camus e Mauriac avevano – sia pure in modi diversi – ripreso per proprio conto. (…) Ecco perché fra le tante definizioni che si sono date del ‘Vicario’ questa di «dramma cristiano» ci sembra una delle più giuste. Anche perché, a nostro avviso, nel termine c’è compreso l’altro di «umano»: Hochhuth infatti ha messo in scena una catastrofe generale e non va dimenticato che nel vento della tempesta tutte le figure tendono ad assomigliarsi e riesce molto difficile fare la parte giusta, scegliere i colpevoli veri dagli altri, da chi cede al male e si nasconde sotto il silenzio. Chi ha vissuto allora sa quanta parte abbiamo riservato al silenzio, pur puntando sulla resurrezione e sul riscatto. Hochhuth con questo suo teatro politico o di rottura obbedisce in fondo a un altro disegno: la rappresentazione della vergogna dovrebbe servire da stimolo, dovrebbe essere una medicina per tutti i tempi; anche perché il male ha sempre origini lontane e il tragico destino della Germania e dell’Europa fra il trentanove e il quarantacinque era cominciato molto prima, nella guerra si era soltanto perfezionato. Non diamo, dunque, per chiusa la questione, non trasferiamola nelle accademie e neppure lasciamola come tema di discussioni. Il male non è morto con la fine della guerra e le occasioni di tacere si sono ripetute, si ripetono ancora oggi: contro la realtà paradossale illustrata da Hochhuth c’è un’altra realtà ridotta, c’è un altro teatro personale ma ugualmente importante e decisivo, per cui ognuno di noi vive fra le suggestioni del male, il ricorso al silenzio e la tentazione dell’oblio”” (pag 13-14) (Carlo Bo, prefazione) [(in) Rolf Hochhuth, ‘Il Vicario. Dramma in cinque atti. (Tit. orig. Der Stellvertreter)’, Feltrinelli, Milano, 1964] Scrittore tedesco (Eschwege, presso Kassel, 1931 – Berlino 2020). Si è imposto soprattutto come autore di teatro, scrivendo grossi drammi di impianto quasi schilleriano, nei quali, sul presupposto di una documentazione che si pretende rigorosa e completa, si aggrediscono temi di alta attualità con intenti provocatorî, al fine di una critica revisione di giudizî storici già cristallizzatisi: Der Stellvertreter (1963), che contiene un’aperta accusa contro il Vaticano e il papa per il riserbo mantenuto di fronte ai nazisti circa il problema tragico degli ebrei; Soldaten, Nekrolog auf Genf (1967), che denuncia il disinteresse di tutte le potenze per una convenzione relativa alla guerra aerea; Guerillas (1970), che affronta il problema della rivoluzione. Le opere successive risultano più manierate; fra queste: Der Tod des Jägers (1976), Juristen (1979), Judith (1984), Unbefleckte Empfängnis (1989), Sommer 14 (1990). In anni più recenti ha ritrovato forte ispirazione in opere come Hitler Dr. Faust (2000), McKinsey Kommt (2004), Nietzsches Spazierstock, 2004, Livia und Julia (2005) e Heil Hitler (2006), tragicommedia sulle fantasie di un adolescente tedesco all’epoca del terzo Reich. (Trecc)”,”GERN-003-FAP” “HOCHMUTH Ursel”,”Illegale KPD und Bewegung “”Freies Deutschland”” in Berlin und Brandenburg, 1942-1945. Biographien und Zeugnisse aus der Widerstandsorganisation um Saefkow, Jacob und Bästlein.”,”Foto e biografia di Rudolf Seiffert (pag 236)”,”MGEK-110″ “HOCHSCHILD Adam”,”Gli spettri del Congo.”,”Adam Hochschild è nato a New York nel 1942. Giornalista, saggista e professore presso la scuola di giornalismo dell’università di Berkeley, si è a lungo occupato di diritti umani. I suoi saggi hanno vinto prestigiosi premi americani. Genocidio: ‘Leopoldo II degno di figurare accanto a Hitler e Stalin nella galleria dei mostri del Novecento’ (dal risvolto di copertina) ‘La Conferenza antischiavista fu una manna dal cielo per Leopoldo, perché i delegati smisero di fare gli occhi dolci ai passanti abbastanza a lungo da approvare alcuni progetti proposti dal re per la lotta ai mercanti di schiavi… progetti che, guarda caso, assomigliavano a quelli relativi alla costosa infrastruttura di trasporti che il sovrano sperava di creare in Congo. Leopoldo parlò dell’esigenza di costruire strade, battelli, ferrovie e posti fortificati, tutti mezzi che avrebbero aiutato le colonne di soldati nell’inseguimento dei mercanti. (…) Mentre la conferenza era ancora in corso, Leopoldo invitò Stanley a trascorrere una settimana in Belgio. L’esploratore parlò con i delegati, e il re gli conferì la Gran Croce del Congo, organizzò un banchetto e uno sfarzoso spettacolo d’opera in suo onore e lo alloggiò nel palazzo reale, negli appartamenti scarlatti e dorati di solito riservati ai reali in visita. In cambio, Stanley lodò il suo ospite in un discorso ai belgi (…). Leopoldo usava Stanley nel modo in cui un moderno presidente americano potrebbe usare una star cinematografica come testimonial della sua campagna. (…) La campagna di Leopoldo aveva un unico obiettivo: il denaro. Mentre i suoi sforzi raggiungevano il culmine, il re strinse un patto con alcuni influenti membri del gabinetto, i quali cominciavano a rendersi conto che un giorno o l’altro il suo possedimento africano avrebbe potuto rivelarsi proficuo. Se il Parlamento gli avesse concesso il prestito che desiderava, dichiarò Leopoldo, lui avrebbe lasciato il Congo al Belgio nel suo testamento. Così, quando questo munifico monarca, famoso per la sua crociata antischiavista, elogiato dal celebre esploratore Stanley, amato dai suoi fedeli sudditi, chiese un prestito di venticinque milioni di franchi (circa centoventicinque milioni di dollari attuali) per finanziare la sua opera filantropica in Congo, il Parlamento glielo concesse. Senza interessi”” (pag 118-120)”,”AFRx-121″ “HOCHSCHILD Adam”,”Gli spettri del Congo.”,”Adam Hochschild è nato a New York nel 1942. Giornalista, saggista e professore presso la scuola di giornalismo dell’Università di Berkeley, si è a lungo occupato di diritti umani.”,”AFRx-015-FL” “HOCKLEY Chester F.”,”””Davison Chemical””. Its Background and Contributions…since 1832.”,”Fondo Palumberi Chester F. Hockley member of the Newcomen Society Chairman of the Board and President the Davison Chemical Corporation and President the Davison Chemical Corp. Baltimore Maryland. “”During the First World War the Devison Company increased its sulfuric acid production to meet the requirements of munitions”” (pag 14)”,”ECOG-056″ “HOCQUET Jean-Claude”,”Il sale e il potere. Dall’ anno mille alla rivoluzione francese.”,”HOCQUET Jean-Claude è agregé di storia, dottore in lettere, professore all’ università dl Lille III ha scritto pure ‘Il sale e la fortuna a Venezia, 1200-1650′ e numerosi articoli su riviste di storia marittima, economica, finanziaria e sociale.”,”STOS-079″ “HODGES Donald Clark”,”The Literate Communist. 150 Years of the Communist Manifesto.”,”Donald Clark HODGES è professore di filosofia e Professore associato (Affiliate Professor) di scienze politiche alla Florida State University. E’ fondatore e codirettore di ‘Social Theory and Practice’.”,”MAES-041″ “HODGES Wilfrid”,”Logica.”,”Wilfrid Hodges (1941), laureato a Oxford in Litterae humaniores e teologia, è libero docente di logica. Junior Professor al Dipartimento di filosofia dell’Università della California nel 1967 e nel 1968, insegna attualmente filosofia e matematica al Bedford College dell’Università di Londra. É collaboratore del Journal of Symbolic Logic e di Fundamenta Mathematicae e membro del comitato editoriale del Journal of Philosopical Logic. Corrado Mangione (Bagnara Calabra, 1930), laureato in matematica, è ordinario di logica al Dipartimento di filosofia dell’Università di Milano.”,”SCIx-240-FL” “HODGSON Geoff”,”Trotsky and Fatalistic Marxism.”,”HODGSON Geoff Marx. Teoria e pratica (pag 81-82) “”A conception of revolutionary theory which holds that the soul of Marxism resides in the ‘idea’ that capitalism will stagnate or collapse must, in effect, separate theory completely from practice. Theory becomes a passive commentary on the workings of the capitalist ‘economic machine’; it is an endless and impotent repetition of the assurance that the demise of capitalism is inevitable and the next capitalist crisis is ‘just round the corner’. Practice is the activity which is fatalistically motivated by these ideas. There is a Chinese Wall between the theory and the corresponding practice. What is missing in this conception of revolutionary theory is the notion that the truth or non-truth of certain propositions about the future of capitalism can only be proved in practice. As Marx put it in the second thesis on Feuerbach: “”The question whether human thinking can pretend to objective truth is not a theoretical but a ‘practical’ question. Man must prove the truth, i.e. the reality and power, the “”this-sideness”” of his thinking in practice””. In addition, the erroneous conception of revolutionary theory does not recognise that any theory or prediction must be, in fact, a programme of action towards a goal or end in reality (23). The recognition of this fact cannot be a passive footnote to the theory or prediction. ‘It must be reflected in the nature, development and structure of the theory itself’. In Marxism, therefore, a theory of crisis cannot be conceived in a purely ‘a priori’ and rationalistic manner. It cannot purely be a set of ideas which provide a simply rational basis for being a revolutionary socialist. It must be an investigation into concrete and conjunctural socioeconomic convulsions, from the point of view of practical activity to change reality. It is not enough to say that theory must be a guide to action – it must be a guide to action which is actually informed by concrete reality and has within itself the possibility of adaptation in the light of the accomplished action”” (pag 81-82) Trotsky e Kondratiev “”In 1923, Trotsky wrote a short article entitled ‘The Curve of Capitalist Development’. Trotsky acknowledges Kondratiev’s work, but takes issue with the Professor. An important difference of theoretical interpretation emerges. He contests the existence of a regular ‘major cycle’. (…) In contrast to Kondratiev, Trotsky argues that the long-run underlying tendencies are not regular and periodic. He seems to oppose this mechanistic and deterministic aspect of Kondratiev’s theory, regarding the short period trade cycle as the only automatic cycle under capitalism. According to Trotsky, this trajectory of the underlying trend is determined by ‘external’ forces, which create a ‘breaking point’ and determine the character of a new epoch. Hence capitalism is like a clockwork toy; it is wound up and set on its path. It moves along haphazardly, but with mechanical regularity, until an external hand puts it on a different course. We get a picture of cyclical fluctuations superimposed on an upward or downward trend. Trotsky, as we have shown, regarded the First World War as a ‘breaking point’ in the world capitalist system. Subsequently the system entered a period of general decline or stagnation. However, in the above cited article, there is no argument to support Trotsky’s view that another breaking point, leading to a period of capitalist expansion, was extremely unlikely or even impossible. However, Trotsky returns to this picture of capitalism, with cyclical fluctuations on a declining trend, time and time again during his life”” (pag 20-21) Kondratiev attraverso ricerche empiriche riteneva che lo sviluppo capitalistico consistesse in cicli brevi di circa 10 anni che erano sovrapposti a cicli lunghi di circa 50 anni La Quarta internazionale fu fondata nel 1938 con poche forze, meno di 6000 aderenti e posizionati in gran parte negli Stati Uniti (pag 36)”,”TROS-242″ “HODNETT Grey”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Khrushchev Years 1953-1964. Volume IV.”,”Grey Hodnett is Associate Professor of Political Science at York University in Toronto. He is co-author of The Ukraine and the Czechoslovak Crisis and of Leaders of the Soviet Republics 1955-1972: a guide to posts and occupants. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-032-FL” “HODSON H.V.”,”El impero británico.”,”HODSON H.V. è stato membro di ‘All Souls’ dal 1928 al 1935. Commercio imperiale e commercio mondiale. “”Dal 1934, approssimativamente, si produsse una forte tendenza dell’ opinione dentro l’ Impero britannico contro l’ affidarsi troppo ai mercati del solo Impero. Tanto i Dominions quanto il Regno Unito cercarono di modificare le proprie preferenze con l’ obiettivo di poter effettuare accordi più favorevoli con paesi stranieri. Mentre i Dominions dipendevano molto più del Regno Unito dai mercati dell’ Impero, nessun paese dell’ Impero poteva prosperare senza coltivare anche i mercati dei paesi stranieri. Questo era vero sia nei periodi di guerra come nei periodi di pace. Quest’ ultima tendenza ebbe la sua espressione più significativa nel patto commerciale anglo-americano. Questo patto provava che la preferenza imperiale, quantunque rendesse difficile la negoziazione di trattati di commercio più liberi con il mondo in generale, non era un ostacolo in assoluto.”” (pag 25-26)”,”UKIx-086″ “HOELZ Max, a cura di Egon Erwin KISCH”,”Briefe aus dem Zuchthaus.”,”Lettere dal carcere di Max Hoelz, segue postfazione di E.E. Kisch: Marx Hoelz incarcerato, segue ancora appello seguito da elenco nomi firmatari. Tra i firmatari: Albert Einstein, Bernhard von Brentano, Martin Buber, Otto Dix, Lion Feuchtwanger, S. Friedlander, H. von Gerlach, Carl Grunberg, Heinrich e Thomas Mann, Kurt Tucholsky, Ernst Toller, e molti altri. Biografia (f. http://libcom.org/history/hoelz-max-1889-1933) Home › Hoelz, Max, 1889-1933 Submitted by Steven. on Sep 25 2006 11:07 tags: Western Europe Germany KAPD Nick Heath biographies German Revolution 1918 A short biography of German communist Max Hoelz, known as the Red Robin Hood for his daring acts expropriating from the rich to distribute to workers and the unemployed. Max Hoelz, The Red Robin Hood Born 14 October 1889 – Moritz bei Riesa, Germany, died 15 September 1933 – Gorky, Russia “”Max Hoelz was considered by the social democrats as a dangerous adventurer, by the official communists as an irresponsible and a traitor, by the communist left as an anarchist and by the anarchists as a Leninist.”” – Paco Ignacio Taibo II in Archangels. Max Hoelz was born on 14th October 1889 at Moritz bei Riesa. The son of an agricultural worker, he had to start working from an early age to supplement the family income. After elementary school he worked as a day labourer with different landowners from 1903. In 1906 he emigrated to England at the age of 16. He worked in various unskilled jobs in London, using this to finance his evening studies in geometry at technical school, which prepared him for railway building and surveying. He returned to Germany, working as a railway technician in Berlin and as a cinema projectionist in Dresden, and renewed his studies at technical school. Examined for the Army reserve, he was diagnosed as being susceptible to TB and told he should move to a forested area. He got work as a land surveyor in Falkenstein in the Vogtland. At the start of World War I he volunteered for the King’s Hussars of Saxony and fought at both Eastern and Western Fronts. He married Klara Buchheim in 1915, the daughter of a haulage contractor in Falkenstein. The war opened his eyes to the nature of the capitalist system, and he was radicalised by the 1917 October Revolution in Russia and by contact with Georg Schumann, a member of the socialist Spartakusbund (Schumann was to be executed by the Nazis in 1945). In November 1918 after a stay in a military hospital Max returned to Falkenstein. He first joined the USPD (United Social Democratic Party – an anti-war split from the Social Democrats) and then the Communist Party (KPD) in 1919, becoming active in the Plauen branch. In February he founded the KPD local group in Falkenstein. As chairman of the Unemployed Workers Council he requisitioned food and fuel for the unemployed, poor and distressed. The mayor and councillors were taken hostage in the town hall after the mayor called the unemployed ‘work-shy parasites’. On several occasions the Army occupied Falkenstein to crush the risings. Hoelz had to flee, visiting the KPD party school in Walsrode on the Luneberg heath and was active as an agitator in central Germany and Bavaria. In March 1920 after the right-wing Kapp Putsch, Hoelz returned to the Vogtland and organised workers from Falkenstein and Oelsnitz in a Red Guard. He became famous for his heroic organisation of very effective armed bands against the police, the army and the far-right paramilitary Freikorps. A member of the Communist Workers Party (KAPD – a more radical, councillist split from the KPD) gave the following description: The commando, motorised, counts 60 to 200 men. In front, a reconnaissance group with machine rifles or lighter arms: the heavily armed trucks followed. Then the “”chief”” in a motorcar, “”with the cash”” in company of his “”minister of finances’. As cover, another heavily armoured truck. All decorated with red flags. From their arrival in a locality, provisions are requisitioned, the post offices and savings banks are ransacked. The general strike is proclaimed and paid for by the employers with a “”tax’ levied. Butchers and bakers are ordered to sell their merchandise 30 to 60 per cent cheaper. All resistance is crushed immediately and violently… These groups were very active in Saxony, their actions causing a clash between Hoelz and the regional KPD chief, Brandler, who had him excluded from the Chemnitz section of the party. He then joined the KAPD and started sending some of his plunder to the KAPD leadership. Without really taking on board the politics of the KAPD he found it a more affable party to be in. Attached to the independence of the armed groups that he led, he collaborated with the KPD or other groups when it suited him. He became very popular because of his “”robbing from the rich to give to the poor””. Very often, workers in a precarious position in their factory sought him out. He raised money from employers under threat of reprisals. He liberated prisoners, destroyed deeds and police and legal archives, burnt the villas of the rich and more. He was equally popular because of his constant eluding of capture by the police. In April 1919, a sum of 30,000 marks was put on his head. He was not arrested until after the March Action. After the crushing of the Ruhr uprising, the Army advanced on the Vogtland. After several days fighting, the Red Guard was defeated. Those not captured or shot fled over the Czechoslovak border. Hoelz himself was arrested by the Czechoslovak police and sentenced to 4 months imprisonment. He returned to Germany, and worked undercover. The Worker Communist Daily of the KAPD cheered his destruction of the Victory Column in Berlin, in which he was indirectly involved on March 21st, 1921. On 22nd and 23rd March similar attacks on buildings and offices of the police and legal system took place at Falkenstein, Dresden, Freiberg, Leipzig, Plauen etc carried out by the Hoelz groups and the combat groups of the KPD and KAPD. But in all these towns the workers failed to rise. The only regions where the workers took action were the Ruhr, Berlin and Hamburg. Captured several days after the end of the actions in Berlin, he was sentenced to life. His defence was first of all organised by the communist left, and then with its collapse by the KPD with personalities of the left in a committee set up by the KPD (Hoelz left the KAPD in November 1921 to immediately rejoin the KPD). They put him forward as a leading candidate on their election list in order to obtain his release, but his nomination was not accepted by the State. After his divorce from Klara he married Traute Loebinger on the suggestion of the KPD, in order to maintain regular contact with the Party. In 1926 the anarchist Erich Muehsam brought out his celebrated pamphlet Justice for Max Hoelz. In 1927 the Neutral Committee for Max Hoelz, which included Thomas Mann and Albert Einstein, campaigned for a retrial and the release of Hoelz. Hoelz himself contributed to his own personality cult. The post offices in the towns where he was imprisoned were submerged by mail from all Germany. In July 1928 the Reichstag decided on an amnesty for political prisoners. Hoelz was eventually freed. The marriage with Traute Loebinger ended. Hoelz spoke at a number of different demonstrations in central Germany. In 1929 Hoelz wrote his autobiography From the White Cross to the Red Flag. In August he visited the Soviet Union for the first time. After his return he participated in various KPD events as a speaker. In September he was attacked by the Nazis whilst speaking at Bad Elster in the Vogtland. After several death threats he was advised by the Party to leave for the Soviet Union. The KPD had paraded him around as a star for a while, then when he became too much of an embarrassment because of his outspokenness, wanted to get shot of him. Max Hoelz in Moscow In Moscow and Leningrad he visited training courses at the International Lenin School. In 1931 to 1933 he worked in different mines, factories and agricultural enterprises. He remarried. He began to criticise the bad conditions of the workers. He barricaded himself in his room at the Hotel Lux, the Comintern hostel, in 1932 and he threatened to shoot himself after the NKVD (continuation of the Communist secret police the Cheka under different name) invited him to meet with them in their Lubianka HQ. The NKVD temporarily backed down. He was implicated in the fictional Wollenberg-Hoelz plot against the regime, thought up by the paranoid imaginations of the NKVD (Wollenberg had been a military commander of the workers councils in Bavaria. His criticisms of the Communist Party had led to his exclusion in 1933). The GPU–NKVD thought up a plot in which Zensl, the widow of the murdered anarchist Muehsam, was also later implicated. On 15th September 1933 he died in a “”boating accident”” – i.e. he was murdered by the NKVD, near Gorky (Nizhniy Novgorod). Hoelz was no anarchist, as the British Trotskyist Socialist Workers Party theoretician Duncan Hallas has falsely claimed. He had distinct authoritarian trends and was not averse to developing a hero cult around himself. Both the KAPD and the KPD had encouraged this. The Communist Worker Daily, the KAPD paper, had declaimed : “”Max Hoelz should be our example! Our symbol! Our chief!”” He was more a man of action than a deep thinker. Nevertheless, his willingness to engage in direct action to defend workers, both in the workplaces and among the unemployed and his courage in criticising the Russian regime under Stalin are admirable. Nick Heath”,”MGEK-102″ “HOEPPNER Ernst Wilhelm von, Generale”,”L’aviazione tedesca in guerra.”,”Ernst Wilhelm von Hoeppner (Wollin, 14 gennaio 1860 – Wollin, 26 settembre 1922) è stato un militare tedesco. Durante la prima guerra mondiale, era capo di stato maggiore nell’esercito tedesco prima di divenire comandante dell’aviazione, la Luftstreitkräfte”,”QMIP-026-FV” “HOERNER Jean-Michel”,”Les classes moyennes dans la barbarie. Essai de géopolitique.”,”Populismo e la “”teoria dei cicli”” (pag 134-135)”,”TEOS-270″ “HOFBAUER Josef STRAUSS Emil”,”Josef Seliger. Ein Lebensbild.”,”Contiene dedica manoscritta Josef Seliger (16. Februar 1870 in Schönborn bei Reichenberg; – 18. Oktober 1920 in Teplitz-Schönau, Altösterreich) war Textilarbeiter und Mitglied des Abgeordnetenhauses des österreichischen Reichsrats. Als deutscher Abgeordneter gehörte er 1918/1919 der Provisorischen Nationalversammlung Deutschösterreichs an. Als er auf Grund des Vertrages von St. Germain, der seine Heimat definitiv der Tschechoslowakei zuschlug, 1919 aus dem Wiener Parlament ausscheiden musste, wurde er zum ersten Vorsitzenden der Deutschen sozialdemokratischen Arbeiterpartei in der Tschechoslowakischen Republik (DSAP) gewählt. 1920 wurde er zum Abgeordneten der Nationalversammlung in Prag gewählt sowie zum Vorsitzenden des Abgeordnetenclubs der Sozialdemokratischen Partei. Der ehemalige Textilarbeiter war ab 1894 Redakteur der Teplitzer Volksstimme (ab 1896: Freiheit). Auf dem historischen Parteitag der österreichischen Sozialdemokratie im Jahre 1899 in Brünn erläuterte Seliger als Referent des Parteivorstands das auf dem Parteitag verabschiedete Brünner Nationalitätenprogramm. 1907 und 1911 wurde er in das Abgeordnetenhaus des österreichischen Reichsrats gewählt. Nach vergeblichem Bemühen, seine Heimat an Deutschösterreich anzuschließen, das sich als Teil der neuen deutschen Republik etablieren wollte, übernahm er 1919 den Vorsitz der deutschen Sozialdemokraten in der Tschechoslowakei. Josef Seliger verfügte über eine Ausstrahlung, die ihn zum unbestrittenen Vorsitzenden der DSAP werden ließ. Sein Tod im Alter von 50 Jahren nur wenige Tage nach dem zweiten Parteitag, der 1920 in Karlsbad stattfand, bedeutete für die Partei einen schweren Verlust.”,”MAUx-038″ “HÖFFE Otfried”,”Immanuel Kant.”,”Otfried Höffe insegna filosofia pratica all’Università di Tubinga. Al Mulino è uscito anche Giustizia politica Fondamenti di una filosofia critica del diritto e dello Stato. Segnaliamo inoltre Globalizzazione e diritto penale.”,”FILx-130-FL” “HOFFET Frederic”,”L’ imperialisme protestant. Considerations sur le destin inegal des peuples protestants et catholiques dans le monde actuel.”,”Inghilterra potenza di religione protestante, protestantesimo negli USA, Germania paese misto, caratteri distintivi dei paesi protestanti e cattolici, cultura costumi geografia e storia, rapporto protestantesimo e democrazia, calvinismo e potenza, il caso GERM, la Francia e l’ipoteca cattolica, imperialismo protestante, protestantesimo e comunismo, P. e Vaticano Chiesa cattolica.”,”RELP-021″ “HOFFMAN David E.”,”The Oligarchs. Wealth and Power in the New Russia.”,”David Hoffman served the Washington Post as a White House correspondent, diplomatic correspondent, and Jerusalem correspondent. He headed the Moscow bureau for almost six years and is currently Foreign Editor. Prologue, Epilogue, Afterword to the Paperback Edition, Notes, Bibliography, Acknowledgments, Foto, Index,”,”RUSx-194-FL” “HOFFMANN Stanley”,”Il dilemma americano. La politica estera degli USA dalla guerra fredda alle sfide degli anni ’80.”,”Stanley HOFFMANN è professore all’ Università di Harvard dove presiede il centro di studi europei. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina). “”Dei sistemi internazionali dotati di un certo margine di ordine muoiono non soltanto quando un protagonista decide deliberatamente di ucciderli, ma anche quando le pratiche comuni di reciproca limitazione, che provocano frustrazioni, alle grandi come alle piccole potenze, crollano sotto il peso di ripetute prove di forza che rendono tali frustrazioni intollerabili”” (pag 256) “”Gran parte dei giochi mondiali tendono a consistere nel fare, disfare, evitare e neutralizzare delle coalizioni; in un mondo in cui la potenza è distribuita in modo ineguale, molti paesi che nutrono particolari rivendicazioni o ambizioni revisioniste saranno portati a scegliere delle strategie di ostruzionismo e a sfruttare la loro capacità di disturbo.”” (pag 257) “”Marx, il discepolo degenere di Hegel, sostituì la visione del suo maestro con un’ “”ottimismo cataclismatico”” (Aron)…”” (pag 273) “”Nessuna coalizione avversaria avrebbe potuto impedire agli Stati Uniti di cacciarsi nel pantano vietnamita”” (pag 286) “”Quando l’ ascesa di potenze economiche rivali e l’ inizio del declino dell’ Inghilterra misero fine a questa egemonia, il risultato non fu un equilibrio, ma un caos crescente”” (pag 294)”,”USAP-053″ “HOFFMANN Banesh, collaborazione di Helen DUKAS”,”Albert Einstein, creatore e ribelle.”,”HOFFMANN Banesh è professore di matematica alla City University di New York, membro dell’ Institute for Advanced Study e autore di vari libri, collabrò con Einstein e Infeld portando un contributo fondamentale all’ elaborazione della teoria della relatività. Helen DUKAS cha ha collaborato al libro, è stata la segretaria di EINSTEIN dal 1928 fino alla morte, nel 1955 anno in cui fu nominata curatrice degli scritti dello scienziato. Antisemitismo nel mondo scientifico degli anni 1920. “”Ma in Germania qualcosa stava suppurando sotto la superficie. Il 24 giugno del 1922 si manifestò con la violenza, quanto attivisti di destra assassinarono Rathenau, che era al contempo un internazionalista e un ebreo. Anche Einstein era internazionalista ed ebreo; e in Germania, come in Frnacia, il suo viaggio a Parigi aveva causato in taluni ambienti un riacutizzarsi dei risentimenti. Anche tra gli scienziati tedeschi suoi colleghi esistevano risentimenti nazionalistici contro di lui. Alle riunioni esitavano a sedergli accanto, taluni per le proprie convinzioni, altri per timore di sembrare amichevoli nei suoi confronti.”” (pag 169) “”Negli anni 1965-67, i russi pubblicarono le opere scientifiche complete di Einstein, in quattro volumi. Era l’unica raccolta del genere. Ma in precedenza gli ambienti ufficiali comunisti non avevano mai saputo quale linea adottare nei confronti della teoria della relatività di Einstein. Nel 1952 era stata attaccata da un accademico sovietico perché contraria al materialismo dialettico (…). Informato al riguardo da una lettera, Einstein rispose in tono scherzoso, dicendo che la cosa lo rallegrava notevolmente. Ciò nonostante, turbato da tempo dalle limitazioni imposte in Russia alla libertà di pensiero e alla libertà di parola, scrisse poi il seguente aforisma, che venne pubblicato nel 1953: “”Nel campo di coloro che cercano la verità, non esiste alcuna autorità umana. Chiunque tenti di fare il magistrato, viene travolto dalla risate degli dei””. (pag 274-275) Oltre a schierarsi contro le limitazioni in URSS, Einstein si schierò contro il maccartismo in USA (1953). (pag 275)”,”SCIx-231″ “HOFFMANN Dierk”,”Otto Grotewohl (1894-1964). Eine politische Biographie. Veröffentlichungen zur SBZ-/DDR-Forschung im Institut für Zeitgeschichte.”,”HOFFMANN Dierk (1963) collaboratore scientifico presso l’Institut für Zeitgeschichte München-Berlin, e professore incaricato persso la Humboldt-Universität di Berlino. Otto Grotewohl (Braunschweig, 11 marzo 1894 – Berlino, 21 settembre 1964) è stato un politico tedesco. È stato membro e Segretario Generale (dal 1946 al 1950) della SED. È stato anche Presidente del Consiglio dei ministri della Germania dell’Est dal 1949 al 1964 (Wikip)”,”GERV-054″ “HOFFMANN Peter”,”Tedeschi contro il nazismo. La resistenza in Germania.”,” Peter Hoffmann (1930) ha insegnato Storia nella McGill University di Montréal. Specialista di storia della Resistenza tedesca ha pubblicato “”Widerstand, Staatsstreich, Attentat”” (1969), ‘Die Sicherheit des Diktators’ (1975), ‘The History of the German Resistance’ (nuova ed: 1979), ‘Claus Schenk Graf von Stauffenberg und seine Brüder’ (1992). Cause della debolezza della Resistenza. Il coinvolgimento dei militari. “”Se la Resistenza fu rappresentativa dell’intera società tedesca da un punto di vista sociologico, economico e politico, essa non fu tale da un punto di vista quantitativo, come una sorta di parlamento ufficioso. Quel che mancava all’attività della Resistenza, così come anche alle sue idee, era un vasto sostegno, reale o potenziale, fra la popolazione tedesca. Erano tre le principali cause per l’assenza di tale appoggio alla Resistenza. In primo luogo, la maggioranza dei tedeschi accettava il regime di Hitler in quanto egli aveva conquistato il potere in modo corretto e, a rigor di termini, legittimo. Questa posizione veniva condivisa anche dal Vaticano, dai governi della Gran Bretagna, della Francia, dell’Italia, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, dagli organizzatori dei giochi olimpici del 1936, dai presidenti delle associazioni straniere dei combattenti, dai membri della famiglia reale inglese, da famosi esploratori e studiosi internazionali, e da altre figure di prim’ordine a titolo privato o semi-ufficiale. Nel 1938, durante la crisi dei Sudeti, il primo ministro Neville Chamberlain rifiutò di acconsentire alle pressione segrete della Resistenza tedesca e opporsi alle richieste di Hitler in modo da abbattere il dittatore per aver dato inizio in modo irresponsabile a una nuova guerra. Chamberlain giustificò il suo rifiuto paragonando l’opposizione tedesca ai sostenitori di Giacomo II d’Inghilterra che erano stati scacciati dall’Inghilterra nella Gloriosa Rivoluzione del 1688: quei «giacobiti» avrebbero voluto rovesciare Guglielmo III d’Orange e mettere sul trono inglese Giacomo II (1). Un’altra delle cause alla base dello scarso sostegno alla Resistenza fu il successo del governo di Hitler, che aveva restaurato l’ordine, sconfitto la disoccupazione, ricostituito una capacità difensiva credibile e ottenuto ampie revisioni territoriali rispetto al trattato di Versailles. In seguito il regime hitleriano sembrò vittorioso anche in una guerra che, secondo moltissimi tedeschi, era stata imposta alla Germania. Gli insuccessi militari cominciarono a manifestarsi in modo significativo solo a partire dal 1942 e non apparvero irrimediabili neppure nel 1943 e nel 1944. Quando l’autorità del governo cominciò a crollare nel 1944 e nel 1945, la fedeltà del popolo tedesco ai propri dirigenti politici e militari ne soffrì ancora solo marginalmente. I tedeschi in genere non si sentivano minacciati dalla politica del regime quanto piuttosto dalle incursioni aeree degli alleati, dall’avanzata dei loro eserciti a oriente e occidente e dalla prospettiva di un’occupazione militare alleata. Le campagne governative di sterminio contro polacchi, ebrei, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova, zingari e altri gruppi perseguitati erano segretissime e poco note; quel che si sapeva di esse non sembrava minacciare la popolazione nel suo insieme, ma solo gli appartenenti a una delle categorie perseguitate. L’ultimo motivo che spiega l’assenza di un ampio sostegno alla Resistenza fu la sensazione che la polizia di stato nazista e i suoi strumenti fossero onnipresenti. Oltre alla Gestapo e la SD, c’erano innumerevoli agenti, agenzie e informatori del partito, a livello provinciale (Gau), distrettuale (Kreis), locale (Bezirk) e di zona. L’opposizione «naturale» ai nazisti, costituita da sindacati, socialdemocratici e comunisti, presentava al proprio interno contrasti maggiori di quelli che i suoi singoli componenti avevano con i nazisti prima che Hitler venisse nominato e anche in seguito. (…) L’esercito e i suoi ufficiali, invece, erano largamente immuni dalla sorveglianza e dalla penetrazione della Gestapo come anche dall’influenza del Partito nazista. Il tessuto sociale degli ufficiali dell’esercito e il loro codice morale lasciava poco spazio agli informatori, oltre al fatto che persone del genere avevano per natura la tendenza a entrare a fare parte di organizzazioni poliziesche. Nonostante le lamentele di Hitler dopo il 20 luglio 1944 sulla slealtà degli ufficiali dell’esercito, il corpo degli ufficiali rimase fedele al dittatore e gli fu utile (3)”” (pag 97-98-99) [(1) Chamberlain a Halifax, 19 agosto 1938; Dbfp, III serie, vol. II (1949), p. 686; (2) Cfr. H. Weber, ‘Hauptfeind Sozialdemokratie’, cit; (3) H. Heiber, a cura, ‘Hitlers Lagebesprechungen: Die Protokoll-fragmente seiner militärischen Konferenzen, 1942-1945’, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1962, pp. 587-588; National Archives, Washington, DC, T-84, roll 175, 1544124-5]”,”GERR-002-FGB” “HOFFMANN Ernst Theodor Amadeus”,”La Signorina Scuderi. (Tit: orig. ‘Das Fräulen von Scuderi’)”,”E.T.A. Hoffmann nato a Konisberg nel 1776 e morto a Berlino nel 1822. Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, nato Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann, noto anche con lo pseudonimo di E. T. A. Hoffmann (Königsberg, 24 gennaio 1776 – Berlino, 25 giugno 1822), è stato uno scrittore, compositore, pittore e giurista tedesco, esponente del Romanticismo. Ha iniziato la sua carriera letteraria come critico musicale. Nei suoi racconti Hoffmann affronta diversi generi narrativi, spaziando dall’avventuroso al poliziesco ante litteram, dal fantastico al grottesco fino alla fiaba[1]; si dedica a casi patologici e alla satira; descrive la realtà concreta come un qualcosa di inconcepibile, assurdo, artificioso, mentre i sogni e le magie appaiono come aspetti assolutamente naturali e ovvi. La sua figura e le sue opere letterarie, improntate al fantastico e all’horror, influenzarono notevolmente il Romanticismo europeo e ispirarono le narrazioni di molti autori, tra i quali Edgar Allan Poe e Fëdor Dostoevskij[2]. Per gli scrittori francesi dell’Ottocento (Charles Baudelaire, Honoré de Balzac, Charles Nodier) Hoffmann ha incarnato il vero spirito romantico tedesco[3]. Dalla sua produzione letteraria trassero ispirazione anche Aleksandr Sergeevic Puškin, Nikolaj Vasil’evic Gogol’ e Aleksandr Ivanovic Herzen[4], mentre per il giovane Hans Christian Andersen fu determinante l’incontro con le opere di Hoffmann e in particolare con Il bambino misterioso e Schiaccianoci e il re dei topi[5]. Del concetto hoffmanniano di umorismo tenne poi largamente conto Luigi Pirandello[6]. Esperto e originale compositore, sostituì nel 1804 il suo terzo nome, Wilhelm, con quello di Amadeus in onore di Wolfgang Amadeus Mozart, suo modello[7], e diventa compositore[8]. È così l’autore di numerose opere (undici in tutto) e in particolare di Undine, tratta dal racconto omonimo del suo amico Friedrich de la Motte Fouqué, ma anche di composizioni vocali e corali, musiche di scena, una sinfonia, una ouverture e varia musica da camera[9]. I suoi racconti e i suoi personaggi ispirarono inoltre le composizioni di altri musicisti, dai Kreisleriana di Robert Schumann[10] ai Racconti di Hoffmann di Jacques Offenbach, fino a La sposa sorteggiata di Ferruccio Busoni[11]. Alla fiaba Schiaccianoci e il re dei topi si rifece il musicista russo Pyotr Ilyic Ciajkovskij per la creazione (nel 1891) del suo celebre balletto Lo Schiaccianoci. Come avvocato è al servizio dell’amministrazione prussiana dal 1796 al 1804, poi dal 1814 fino alla morte. Come disegnatore e pittore la sua indipendenza e il suo gusto della satira gli causano più volte serie noie presso i suoi superiori, dei quali non esita a fare una caricatura. (wik)”,”VARx-046-FSD” “HOFFMANN Peter”,”La resistenza militare antinazista in Germania.”,”‘Il termine «resistenza militare non è preciso. Si può meglio comprendere la realtà storica se parliamo di «resistenza al regime nazional-socialista all’interno delle forze armate». Possiamo definire questa resistenza come rifiuto ad adottare le idee nazional-socialiste, quali il concetto di ‘Volk’, o le dottrine razziali, o quelle che si opponevano ad una società pluralista e alla prassi democratica. Possiamo anche definire la resistenza al regime nazional-socialista come opposizione alla politica del governo nazional-socialista’ (pag 956) ‘La resistenza al nazional-socialismo e al regime nazional-socialista si sviluppò nelle forze armate tedesche negli anni 1933-1945’ (pag 956) ‘Questa resistenza perse vigore dopo le manovre di Hitler del gennaio 1938 quando, in seguito ad una serie di intrighi, il ministro della Guerra, feldmaresciallo von Blomberg, fu esonerato dall’incarico e sostituito dallo stesso Hitler, ed il comandante in capo dell’esercito, colonnello generale Freiherr von Fritsch, fu analogamente allontanato ed al suo posto fu nominato, per eseguire gli ordini di Hitler, il colonnello generale von Brauchitsch (1). La resistenza all’interno delle forze armate ebbe un carattere più sporadico dopo le dimissioni del capo di stato maggiore dell’esercito, generale Ludwig Beck, nell’agosto 1938, per protesta contro la politica estera di Hitler (2). Ci fu almeno un altro caso di resistenza istituzionale delle forze armate: nell’ottobre e novembre 1939, quando il comando dell’esercito si oppose al piano hitleriano di un’offensiva immediata in occidente (3). I contrasti successivi, come la disputa sulla strategia da seguire in Russia nel 1941, riguardarono il proseguimento della guerra più che la linea politica vera e propria. Dopo il novembre 1939 la «resistenza militare» fu soprattutto opera di singoli individui, sia che si realizzasse in resistenza e critica alla cosiddetta ‘Volkstumspolitik’ (politica delle nazionalità) in Polonia e in Russia – in parole povere, opposizione alle esecuzioni arbitrarie ed ai maltrattamenti di intellettuali polacchi o russi, di ebrei, di commissari del popolo, ecc. – sia che risultasse in una serie di piani e di tentativi di eliminare il comandante supremo delle forze armate, Hitler, e di rovesciare il regime nazional-socialista’ (pag 956-957) [(1) Cfr. Peter Hoffmann, ‘The History of the German Resistance, 1933-1945’, London, 1977, pp. 37-46 (‘Widerstand, Staatsstreich, Attentat: Der Kampf der Opposition gegen Hitler’, München, terza ed. riveduta e ampliata, 1979, pp. 55-68; (2) Hoffman, ‘History’, pp. 128-144 (‘Widerstand’, pp. 165-186); (3) Hoffmann, ‘History’, pp. 128-144 (‘Widerstand’, pp 165-186]”,”GERR-004-FGB” “HOFFMANN Stanley”,”Il dilemma americano. La politica estera degli USA dalla guerra fredda alle sfide degli anni ’80.”,”Stanley Hoffmann è professore all’Università di Harvard, dove presiede il centro studi europei ed è membro di facoltà del centro affari internazionali.”,”USAP-020-FL” “HOFFROGGE Ralf LAPORTE Norman a cura; saggi di Gerhard ENGEL Ottokar LUBAN Florian WILDE Ralf HOFFROGGE Mario KESSLER Norman LAPORTE Marcel BOIS Constance MARGAIN Stefan HEINZ Sebastian ZEHETMAIR Ben FOWKES Fredrik PETERSSON Bernhard H. BAYERLEIN”,”Weimar Communism as Mass Movement, 1918-1933.”,”Ralf Hoffrogge si occupa dell’opposizione ultra-sinistra di Berlino dal 1921 al 1923, Norman LaPorte della ascesa di Ernst Thälmann e della sinistra di Amburgo, 1921-23, Florian Wilde della costruzione del partito di massa: Ernst Meyer e la tattica del fronte unico, 1921-1922, Gerhard Engel dell’Internazionale comunista in Germania dal 1916 al 1919, Mario Kessler di Ruth Fischer, il KPD e i rapporti con Mosca, Fredrik Petersson del propagandista Willi Münzenberg. Paragrafo: ‘Il KPD nei moti di Berlino del gennaio 1919’ (The KPD in the Berlin January Upheaval of 1919) (pag 56-61) (in) capitolo ‘The Role of the Spartacist Group after 9 November 1918 and the formation of the KPD’ di Ottokar Luban (pag 45-65) L’attenzione degli autori è posta alle origini del partito rivoluzionario (1918/19) tenendo conto dell’importanza non solo della Lega spartachista di Rosa Luxemburg ma anche della sinistra radicale la cui roccaforte era Nord-Ovest germanico. Si approfondisce il problema del partito di massa in Germania e della sua stalinizzazione attraverso il dominio di Mosca. Dettagli si colgono sul tema dell’opposizione dei comunisti di sinistra a Stalin come pure cangianti relazioni con i sindacati a guida Spd. Un sezione del volume è dedicata al tentativo dei comunisti a raggiungere un vasto sostegno dal mondo operaio, ma si studiano anche le aperture ai contadini e alle avanguardie artistiche, ecc. Ralf Hoffrogge and Norman LaPorte, ‘Weimar Communism as Mass Movement: An Introduction’ (I) Revolutionary Origins 1. Gerhard Engel, ‘The International Communists of Germany, 1916-1919’ 2. Ottokar Luban, ‘The Role of the Spartacist Group after 9 November 1918 and the Formation of the KPD’ (II) The KPD between Revolution and Realpolitik 3. Florian Wilde, ‘Building a Mass Party: Ernst Meyer and the United Front Policy, 1921-1922’ 4. Ralf Hoffrogge, ‘Class against Class: the “Ultra-left” Berlin Opposition, 1921-1923’ 5. Mario Kessler, ‘Resisting Moscow? Ruth Fischer and the KPD, 1923-1926’ 6. Norman LaPorte, ‘The Rise of Ernst Thälmann and the Hamburg Left, 1921-1923’ 7. Marcel Bois, ‘Opposing Hitler and Stalin: Left Wing Communists after Expulsion from the KPD’ (III) Communism and the Trade Unions 8. Constance Margain, ‘The German Section of the International of Sailors and Harbour Workers’ 9. Stefan Heinz, ‘The “Red Unions” and their Resistance to National Socialism: The Unity Union of the Berlin Metal Workers, 1930-1935’ (IV) Reaching Beyond the Party? 10. Sebastian Zehetmair, ‘The KPD and Farmers: Approaches to a Neglected Research Problem’ 11. Ben Fowkes, ‘Communism and the Avant-garde in Weimar Germany’ 12. Fredrik Petersson, ‘Willi Münzenberg: A Propagandist Reaching Beyond the Party and Class’ (V) Stalin, the ‘Third Period’ and the German Catastrophe 13. Bernhard H. Bayerlein, ‘The Entangled Catastrophe: Hitler’s 1933 “Seizure of Power” and the Power Triangle – New Evidence on the Historic Failure of the KPD, the Comintern, and the Soviet Union’”,”MGEK-135″ “HOFSCHRODER Peter”,”Lipsia 1813. La battaglia delle nazioni.”,”Le forze alleate disponevano di oltre mezzo milione di soldati, e incluse le riserve si arrivava a 860 mila. Le forze totali dell’ esercito francese di manovra assommavano a 442 mila, in più disponevano di circa 50 mila uomini posti nelle varie guarnigioni sul fiume Elba. Napoleone organizzò la difesa della città di Lipsia ma il grande svantaggio fu che vi era solo un’ uscita verso ovest e solo due ponti per la ritirata. Si formò un caotico ‘collo di bottiglia’ e l’uscita dei francesi dalla città finì nel caos. I bavaresi che avevano cambiato repentinamente campo da alleati di Napoleone ad avversari, tentarono di fermare la ritirata francese ma furono spazzati via. La guerra terminò un anno dopo.”,”FRAN-049″ “HOFSTADTER Richard”,”Società e intellettuali in America.”,”Secondo HOFSTADTER, nulla esprime tanto bene la confusione tra religione e arrivismo quanto il titolo di un libro che fu il best-seller negli anni dal 1936 al 1941: ‘The Return to Religion’ di Henry C. LINK. Secondo HOSTADTER è il manuale più conformista mai scritto in America. LINK psicologo sente il dovere di scendere in campo contro l’ individualismo e la mente in nome del conformismo. LINK è contro ‘la formazione di una mente liberale’ considerandolo forse l’aspetto più dannoso dell’ istruzione. Questo tipo di educazione produce una ‘spietata iconoclastia’, crea una cultura e una sete di conoscenza che sono fine a se stesse, stacca una persona dalla tradizione senza sostituirvi nulla. Così i giovani sono portati a considerare antiquati i genitori; ad essere spreconi, a mostrare un disprezzo intellettuale per i valori dei loro avi, a cercare attività intellettuali invece di abbracciare i mestieri dei loro padri, e a disprezzare la carriera affaristica…”,”USAS-050″ “HOFSTADTER Richard”,”La tradizione politica americana.”,”Molto tempo fa Horace WHITE osservò che la Costituzione americana “”ha per fondamento la filosofia di Hobbes e la religione di Calvino””. Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO Collezione di storia americana, a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE-CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI e Rosario ROMEO STORIA PENSIERO POLITICO TRADIZIONE POLITICA AMERICANA STATI UNITI PADRI FONDATORI ETA’ REALISMO THOMAS JEFFERSON PATRIZIO DEMOCRATICO ANDREW JACKSON ORIGINI CAPITALISMO LIBERALE JOHN C. CALHOUN CLASSE PADRONALE ABRAHAM LINCOLN MITO INIZIATIVA INDIVIDUALE WENDELL PHILLIPS AGITATORE ARISTOCRATICO EPOCA CINISMO PROFITTATORI W.J. BRYAN DEMOCRATICO MISSIONARIO THEODORE ROOSEVELT CONSERVATORE PROGRESSISTA WOODROW WILSON CONSERVATORE LIBERALE HERBERT HOOVER CRISI INDIVIDUALISMO AMERICANO FRANKLIN D. ROOSEVELT RICERCA COMPROMESSO Theodore Roosevelt. “”Roosevelt immaginò che il suo ruolo dovesse essere quello del moralista, poiché l’ esitenza vera della vita politica pubblica americana, come disse a Lincoln Steffens, era “”la lotta essenziale per la moralità””. Non molto tempo prima di lasciare Washington preannuciò a Ray Stannard Baker che le questioni economiche – le tariffe doganali, la circolazione monetaria, le banche – avrebbero avuto sempre maggiore importanza, ma affermò altresì che quelle questioni non lo interessavano: “”I miei problemi sono problemi morali, ed io ho voluto insegnare chiaramente i principi morali””. L’ affermazione è abbastanza precisa; il contributo principale di Roosevelt al movimento progressista è dunque costituito dalle sue prediche (…)””. (pag 225)”,”USAG-023″ “HOFSTADTER Richard”,”L’ età delle riforme. Da W. Bryan a F.D. Roosevelt.”,”Titolo introduzione: ‘L’ età progressista nel pensiero di Richard Hofstadter. Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-053″ “HOFSTADTER Richard”,”L’America coloniale. Ritratto di una nazione nascente.”,”Richard Hofstadter (1916-1970) è stato il più noto storico della cultura degli Stati Uniti. Il suo nome è legato a opere importanti come L’età delle riforme, per la quale ottenne nel 1956 il Premio Pulitzer, La tradizione politica americana, Società e intellettuali in America.”,”USAG-010-FL” “HOGAN Heather”,”Forging Revolution. Metalworkers, Managers, and the State in St. Petersburg, 1890-1914.”,”Heather Hogan is Professor of History at Oberlin College. Has written extensively on Russian labor history. Acknowledgments, List of Abbreviations, Introduction, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Maps, Tables, Index,”,”MRSx-023-FL” “HOGBEN Lancelot”,”La conquista della materia. (Tit.orig.: Science for the Citizen)”,”La teoria atomica di Dalton. “”Le figure più importanti collegate alla storia dei primi tempi della società sono William Henry e John Dalton. Il nome dello Henry, che pubblicò un sistema di chimica del quale nel 1809 era state già pubblicate undici edizioni, è associato con la legge che regola la relazione fra pressione e solubilità di un gas. La legge di Henry stabilisce che (…). Il New System of Chemical Philosophy (Nuovo sistema di filosofia chimica) di Dalton è una pietra miliare nella storia della scienza. Il redattore delle memorie di Manchester giustamente nota che esso lo pone fra “”la grande razza di pensatori che comprende molti dei più bei nomi da Leucippo ad Epicuro a Lucrezio e avanti sino al Newton e alla scienza moderna””. Egli per primo vide una connessione significativa fra le leggi note sulle combinazioni chimiche e una particolare teoria della materia. D’allora in poi il progresso della scienza chimica è per gran parte legato alle teorie atomiche.”” (pag 146)”,”SCIx-242″ “HOGG Ian V.”,”I cannoni 1939-45.”,”Edizione fuori commercio”,”QMIS-039-FV” “HOGREFE Jürgen”,”Gerhard Schröder. Ein Porträt.”,”HOGREFE Jürgen”,”GERV-062″ “HOHENBERG Paul M. HOLLEN-LEES L.”,”La città europea dal Medioevo a oggi.”,”””Racconterò la storia sia delle grandi che delle piccole città che incontrerò. La maggior parte di quelle che un tempo furono grandi sono oggi piccole; e quelle che sono pervenute alla grandezza durante l’arco della mia vita, furono piccole una volta”” (Erodoto)”,”STOS-040-FSD” “HOHL Thierry”,”À Gauche! La Gauche socialiste, 1921-1947.”,”COMPERE-MOREL (Adéodat) Nell’indice dei nomi molto citato è Zyromski. “”L’histoire du premier congrès, celui qui aboutit à la création de la SFIC, est bien documentée. En revanche, le second, qui rassemble les “”résistants”” et les “”reconstructeurs””, est peu étudié. Pourtant il importe de revenir sur ces séances des 30 et 31 décembre 1920 au cours desquelles sont redéfinies les bases identitaires du socialisme français après deux secousses majeures, la guerre et la scission. Que désigne alors la “”France socialiste”” proposée par les orateurs de la SFIO continuée? Quelle est la place de la gauche au sein de ce processus? Les deux principaux historiens de la periode, Annie Kriegel, avec son ouvrage sur les origines du communisme, et Tony Judt, spécialiste de la SFIO, reconnaissent l’existence d’une gauche à Tours. Pour l’historienne de la naissance du PC, “”le courant ex-droite de la reconstruction -(est) la future gauche du Parti socialiste SFIO””. Pour Tony Judt la scission “”s’opéra bien à gauche du “”milieu naturel”” du parti””. La preuve en est le peu de differences entre les deux fractions des reconstructeurs, l’une au PC, l’autre à la SFIO. A’ Tours, deux acteurs importants se présentent à la tribune: Paul Faure et Jean Longuet. Le premier, un militant qui monte, s’est fait connaître avant-guerre comme le plus jeune maire de France. Son appartenance au courant guesdiste n l’empêche pas de contester durant la guerre les prises de positions de son ancien mentor pour se rallier aux positions minoritaires. Jean Longuet, petit-fils de Karl Marx, responsable des minoritaires durant le conflit, est une figure emblématique du courant:”” (pag 19) Nella bIbliografia citata la tesi: Les congres de l’Internationale socialiste entre les deux guerres mondiales Autore: Maria Sokolova Editore: Paris : Imprimerie Meyer-Ruelle, 1953. Tesi: Thesis (doctoral)-Universite de Geneve.”,”MFRx-344″ “HÖHLE Thomas”,”Franz Mehring. Sein Weg zum Marxismus, 1869-1891.”,”Contiene riproduzione fotografica manoscritti di Mehring.”,”MEHx-063″ “HOHN Reinhard”,”Sozialismus und Heer. Band I. Heer und Krieg im Bild des Socialismus.”,”L’esercito nello Stato assolutista, Esercito e guerra nel pensiero della Riforma, esercito nell’epoca liberale teorie della guerra, teoria della guerra nel primo liberalismo, marxismo, borghesia e proletariato in armi, ENGELS specialista militare, MARX ed ENGELS come capi politici e militari della rivoluzione, posizioni MARX e ENGELS su guerre del periodo, posizioni di LASSALLE, posizioni SPD socialdemocrazia tedesca.”,”MAES-017 MGEx-021″ “HOHN Reinhard”,”Sozialismus und Heer. Band II. Die Auseinander- setzung der Sozialdemokratie mit dem Moltkeschen Heer.”,”Posizioni della SPD socialdemocrazia tedesca su esercito di MOLTKE e politica militare di BISMARCK, Q guerra, democratizzazione forze armate, guerra del 1866 e 1870, privilegi di classe, rapporto con borghesia tedesca,”,”MGEx-021″ “HÖHN Gerhard”,”Heine – Handbuch. Zeit, Person, Werk. Dritte, überarbeitete und erweiterte Auflage.”,”Gerhard Höhns, Heine – Handbuch, erstmals 1987, in zweiter Auflage 1997 erschienen, hat sich längst den Rang eines Standardwerks erobert. Für die dritte Auflage wurde eine mehrere hundert Titel umfassende, gegliederte Bibliographie der seit 1996 erschienenen Literatur hinzugefügt. Sie verarbeitet in der Form eines Forschungsberichtes Sachinformation mit kritischem Kommentar und Lesehinweisen.”,”VARx-202-FL” “HØIDAL Oddvar K.”,”Trotsky in Norway. Exile, 1935-1937.”,”Oddvar K. HØIDAL è uno storico varie volte premiato per le sue opere incentrate principalmente sulla Seconda guerra mondiale e sull’Olocausto in Scandinavia oltre all’ineresse per la politica norvegese degli anni 1920 e 1930. E’ autore di ‘Quisling: A Study in Treason’, ed è Professore di Storia, Emerito, alla San Diego State University dove tiene corsi di storia moderna europea e scandinava. “”A major reason for Trotsky’s vulnerability when he later became the center of controversy was his isolation. During his stay he died not establish close ties with anyone in government circles. Furthermore, his contacts with other Norwegians were also limited. In part this was due to his remote rural location, as well as his aloof, independent nature, but there were other factors as well. His attention was focused externally, toward the Soviet Union and the ICL, sections in Western Europe and the United States. Not only did he regard Norway as rather insignificant, but more importantly, he did not with to jeopardize his asylum. As he put it: “”I had almost no contact with the radicals, in order to avoid even the appearance of mixing in local politics”” (110) (pag 92) (110) L. Trotsky, “”In Socialist Norway””, Writings, 1936-37, p. 22″,”TROS-309″ “HOLBORN Hajo”,”Storia della Germania moderna 1840-1945.”,”Nel retrocopertina biografia sintetica di HOLBORN”,”GERx-011″ “HOLBORN Hajo”,”Storia dell’Europa contemporanea. (Collapse of Europe).”,”Nel retrocopertina biografia dell’A”,”EURx-027″ “HOLDERMANN Karl”,”Im banne der Chemie. Carl Bosch, leben und werk. Erstes Kapitel. Elternhaus und Studienzeit, 1874-1899.”,”All’insegna della chimica. Carl Bosch, vita e opere. Primo capitolo. Casa paterna e tempo di studio, 1874-1899. Wikip: Carl Bosch (Colonia, 27 agosto 1874 – Heidelberg, 26 aprile 1940) è stato un chimico, ingegnere e imprenditore tedesco. Con lo sviluppo del Processo Haber-Bosch per la produzione di ammoniaca ha creato le basi per la produzione su larga scala di fertilizzanti azotati, che costituisce la base per l’approvvigionamento di cibo di gran parte della popolazione mondiale. Nel 1931 ricevette il premio Nobel per la chimica insieme con Friedrich Bergius per l’introduzione dell’utilizzo delle alte pressioni in chimica.”,”BIOx-347″ “HOLLAND Stuart”,”Capitalismo e squilibri regionali.”,”Stuart Holland, nato nel 1940 a Manchester, si è specializzato in storia e scienze economiche a Oxford. Insegna dal 1968 nell’University of Sussex. Ha pubblicato pure: ‘The State as Entrepreneur’ (1972) Un capitolo è dedicato a Marx: ‘L’industria capitalista e il problema regionale: Marx’ (pag 57-73) “”Poiché Marx non si è preoccupato di salire alla ribalta del dibattito regionale, potrebbe sembrare superfluo riferirsi alla dimensione regionale della sua analisi. Ma, in realtà, vi è in Marx molto materiale su aspetti regionali virtualmente inesplorato la cui rilevanza per i problemi regionali delle economie capitaliste contemporanee è indiscutibile. Molti dei fattori che sono stati successivamente inclusi nella teoria dello squilibrio regionale del tipo di Myrdal e di Perroux erano stati anticipati da Marx. Ma Marx ha anche collegato le caratteristiche del meccanismo di sviluppo delle economie capitaliste con lo squilibrio regionale in modi che non sono stati approfonditi dalla moderna scuola dello squilibrio. In generale, la “”modernità”” della sua analisi è sorprendente. Uno dei fattori chiave che Marx aveva individuato è la misura in cui la concentrazione spaziale della produzione in aree particolari non è causata in primo luogo dai giacimenti di materie prime o dalla necessità di ridurre i costi di trasporto ma dalla concentrazione settoriale della produzione (1). La concentrazione dei mezzi di produzione in grandi unità conseguente all’introduzione delle macchine e alla produzione su vasta scala ha creato un’industria moderna che ha soppiantato i precedenti produttori artigianali maggiormente dispersi. Secondo Marx, “”la produzione capitalista comincia realmente solo quando (…) il processo lavorativo s’estende e si ingrandisce e fornisce prodotti su scala ‘quantitativa’ piuttosto considerevole”” (2). Una caratteristica chiave è costituita da un cambiamento della condizione dei lavoratori in relazione ai nuovi mezzi di produzione, ove l’organizzazione di macchine collegate tra loro comporta che “”le macchine parziali si tengono occupate costantemente e reciprocamente (e si) crea una determinata ‘proporzione’ fra il loro numero, il loro volume e la loro velocità”” (3). Questo macchinario per la produzione di massa e la creazione di macchine automatiche che a loro volta fabbricano macchine riducono l’abilità del produttore artigianale all’esecuzione di una operazione singola (e talvolta a un’attività di supervisione). Mentre in precedenza la macchina era lo strumento del lavoratore artigiano, questi diviene ora lo strumento della macchina. Egli non è più un padrone capitalista che possiede il suo macchinario (4). L’aspetto più noto dell’analisi di Marx dell’introduzione della produzione su vasta scala in un sistema capitalistico è costituito dalla sua funzione nello spostare il lavoro. Il principale contesto di tale spostamento è rappresentato dalla stessa industria capitalista moderna, ove la capacità delle macchine di ridurre i costi spinge il capitalista a spostare i lavoratori dalle macchine di una generazione a quelle della generazione successiva. Tale impiego delle macchine attira prima il lavoratore nella fabbrica (probabilmente insieme alla moglie e ai figli) e quindi lo sposta a seconda delle necessità del capitalista di ridurre i costi mediante la sostituzione del capitale fisso (impianti, macchinari, ecc.) al capitale variabile (lavoro). Marx non assume che ciò comporti una crisi di sottoconsumo in qualsiasi circostanza giacché “”cresce in primo luogo la produzione delle altre branche che le forniscono i suoi mezzi di produzione””. Conseguentemente, “”benché le macchine soppiantino di necessità gli operai nelle branche di lavoro dove vengono introdotte, possono tuttavia provocare un aumento di occupazione in altre branche di lavoro””. L’industria capitalista moderna crea anche occupazione giacché apre nuovi mercati mondiali sia per le materie prime che per i prodotti finiti e promuove la domanda di lavoro per la creazione di nuove infrastrutture (canali, bacini, gallerie, ponti, ecc.). Marx riconosce anche che “”si formano, o direttamente sulla base delle macchine, o ad ogni modo della generale rivoluzione industriale che corrisponde alle macchine, branche della produzione del tutto nuove, e quindi nuovi campi di lavoro”” (5). Marx illustra in maniera dettagliata ciò che in termini contemporanei potrebbe essere chiamata una “”spinta alla domanda”” di lavoro in questi settori dell’industria moderna. “”Alla produzione capitalista non basta affatto la quantità di forza-lavoro disponibile che fornisce l’aumento naturale della popolazione. Per avere mano libera essa abbisogna di un esercito industriale di riserva ‘indipendente da questo limite naturale'””. I salari possono aumentare quando la produzione diviene più estensiva (quando aumenta il capitale variabile). “”Se per esempio a causa di una congiuntura favorevole l’accumulazione è particolarmente forte in una data sfera di produzione, i profitti vi sono maggiori di quelli medi e il capitale addizione preme per entrarvi, la domanda di lavoro e il salario saliranno naturalmente””. Il lavoro viene attirato in queste particolari sfere di produzione quando la giornata lavorativa viene allungata al massimo fisicamente possibile (in mancanza di una legislazione statale) o al massimo legalmente possibile (quando esiste una legislazione statale sulle ore di lavoro); l’esercito di riserva dell’area urbana viene allora spinto nella fabbrica (l’esercito di riserva delle donne e dei bambini, a meno che non esista una legislazione contraria all’occupazione dei bambini). Ma la domanda di lavoro dei produttori urbani viene allora soddisfatta mediante l’emigrazione del lavoro agricolo eccedente: “”Una parte della popolazione rurale si trova quindi costantemente ‘sul punto’ di passare ‘fra il proletariato urbano o il proletariato delle manifatture’, e in agguato per acciuffare le circostanze favorevoli a questa trasformazione. (Manifattura qui nel senso di ogni industria non agricola)”” (6)”” [Stuart Holland, ‘Capitalismo e squilibri regionali’, Roma Bari, 1976] [(1) Karl Marx, Il Capitale, Roma, 1967, p. 711; (2) Ivi, p. 363. Secondo Marx, la produzione capitalista è, ovviamente, intrinsecamente legata anche all’alienazione del plusvalore del lavoratore, al di là e al di sopra del suo valore di sussistenza socialmente necessario. Ma, come egli stesso osserva (ivi, p. 269), il capitale non ha inventato il plusvalore che precedentemente era alienato dai lavoratori in una forma diversa (ad esempio; le prestazioni di lavoro nel sistema feudale); (4) Ivi, p. 423; (5) Ivi, pp. 487-90. Tuttavia, Marx osserva inoltre che “”lo spazio che questi nuovi campi di lavoro prendono nella produzione complessiva non è affatto considerevole, neppure nei paesi più progrediti”” (ivi, p. 490); (6) Ivi, pp. 695, 699, 703] (pag 57-60)”,”ECOT-290″ “HOLLAND John H. HOLYOAK Keith J. NISBETT Richard E. THAGARD Paul R.”,”Induction. Processes of Inference, Learning, and Discovery.”,”All of the authors are affiliated with the University of Michigan. John Holland is Professor of Computer Science and Engineering, Keith Holyoak and Richard Nisbett are professors of Psychology, and Paul Thagard is associate Professor of Philosophy. Preface, Acknowledgments, Appendix, Illustrations, Figure, References, Index,”,”SCIx-179-FL” “HOLLAND Stuart”,”Capitalismo e squilibri regionali.”,”Nato nel 1940 a Manchester, Stuart Holland si è specializzato in storia e in scienze economiche a Oxford. Dal 1968 svolge attività di ricerca e di insegnamento presso la University of Sussex.”,”ECOI-159-FL” “HOLLAND Stuart”,”Le regioni e lo sviluppo economico europeo.”,”Nato nel 1940 a Manchester, Stuart Holland si è specializzato in storia e in scienze economiche a Oxford. Dal 1968 svolge attività di ricerca e di insegnamento presso la University of Sussex.”,”EURE-067-FL” “HOLLANDER Paul”,”Pellegrini politici. Intellettuali occidentali in URSS Cina e Cuba.”,”L’A è docente di sociologia all’Univ del Massachusetts. Fra le sue opere: ‘Soviet and American Society: A Comparison’ (1984). Tesi: autoinganno degli intellettuali di sinistra che si è proiettato sull’ opinione pubblica”,”RUSU-086″ “HOLM E.”,”Danmarks politiske Stilling under den franske Revolution 1791-1797, saerlig med Hensyn til Sverige.”,”‘Tutto ciò che avvicina la Danimarca e la Svezia è naturale, tutto ciò che le allontana è ingiusto e artificiale’ (citazione in apertura, di A.P. BERNSTORFF)”,”EURN-002″ “HOLMBOE Knud”,”Incontro nel deserto. Un danese convertito all’Islam attraversa nel 1930 il Nord Africa scoprendo il vero volto del colonialismo italiano.”,”Knud Holmboe (1902-1931) nacque in una famiglia della borghesia danese. Cominciò giovanissimo a scrivere resoconti di viaggio per un quotidiano di Copenaghen: nel giornalismo vide un’opportunità per fuggire dalla grigia monotonia di un ambiente che la sua indole non sopportava. Dal 1924 viaggiò in Africa, Persia, Iraq, Turchia e nei Balcani. Affascinato dalla civiltà araba, si convertì all’Islam assumendo il nome di Ali Ahmed. Nel 1931 fu assassinato mentre si trovava in Arabia. [Alessandro Spina: Postfazione] (Alessandro Spina (Bengasi, 1927 – Rovato, 11 luglio 2013) è stato uno scrittore siriano naturalizzato italiano) ‘Fa sorridere la generosità di certi circoli oggi nella condanna della guerra etiopica mentre si sorvola sulla Libia…’ ‘Chi conosce la letteratura coloniale potrebbe citare mille altri esempi. Ebbene il Croce, nella sua ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1915’, pubblicata nel 1928, testo di riferimento per tanta parte dell’antifascismo italiano, dopo aver sommariamente spiegato perché nell’11 l’Italia ‘andava a Tripoli’, se la sbrigava così, di quel cumulo di morti: «…queste ragioni fecero sentire la loro forza a un uomo come Giolitti, punto fantasioso e retore, ma che comprese quel che l’Italia desiderava, come un padre che si avvede che la figliola ormai è innamorata e provvede a darle, dopo le debite informazioni e con le debite cautele, lo sposo che il suo cuore ha scelto». Scritto bene? Senza dubbio, però la metafora è di una banalità agghiacciante, anzi repellente. Un altro esempio? Il conte Sforza, ministro degli Esteri (…). Il lettore avrà notato che siamo andati a scegliere due esempi (Croce e Sforza) in zona per così dire alta. Lasciamo andare i gazzettieri, i viaggiatori, i letterati eccetera. Una curiosità della letteratura coloniale è che i libri migliori li hanno scritti i militari, come il colonnello De Agostini col suo fondamentale studio sulle tribù della Cirenaica: altro che i nostri intrepidi giornalisti (la guerra di Libia cominciò nell’11, ben prima dell’avvento del fascismo, e acutamente Eugenio Garin ha indicato in quella letteratura l’annunzio dei tempi funesti che difatti seguirono a distanza di un decennio). Ancora più in alto potremmo ricordare uno scritto di Giovanni Pascoli, addirittura imbarazzante nella sua formulazione, proprio il poeta che si inteneriva su tutto e che i cannoni invece esaltavano (suggerendo una soluzione per ‘la grande proletaria’; il problema demografico che spinge avventurati popoli ad accettare emigrando ogni umiliazione per un tozzo di pane, passa da una nazione all’altra, precedente che oggidì si trascura in saccenti e altezzosi articoli sul drammatico stato demografico mondiale); per non parlare di D’Annunzio che invece aveva l’esaltazione facile e che scrisse tanti versi (brutti in verità, persino quell’invidiabile talento si afflosciava in questa disgraziata bisogna). Mi chiedevo che mai avrebbe scritto Giosuè Carducci se fosse stato vivo, lui romano di ispirazione o restauratore della romanità. Ma qualche volta si è felicemente smentiti. Trovai una sua dichiarazione, al tempo di Crispi, in cui diceva, cito a memoria, che non era possibile che l’Italia del Risorgimento si imbarcasse in una guerra coloniale, dichiarazione che gli fa onore. Abbiamo detto che la distinzione fra colonialismo giolittiano e fascista è solo di comodo. Così pure fa sorridere la generosità di certi circoli oggi nella condanna della guerra etiopica mentre si sorvola sulla Libia, forse per non rendere involontariamente un servizio al mondo arabo. C’è un razzismo più abominevole di tutti, che si esercita sui morti, gli esempi sarebbero imbarazzanti. Come ricorda E.E. Evans-Pritchard, Badoglio, nel 1928, quindi in un anno vicino a quello del viaggio del Nostro, avuta la direzione riunita delle due province della colonia «marked his appointment with a flamboyant proclamation offering the Arabs the choice between unconditional surrender and extermination». Come volontà di ‘civilizzazione’ va riconosciuta un’indefettibile determinazione (di cui la Memoria farebbe bene a occuparsi, certo). Poco più avanti (queste citazioni possono servire a facilitare la lettura del libro), siamo nel 1929, si osserva che in nove anni di «’constant fighting’ ‘Cirenaica verde di piante’ had, as Mussolini wrote, became ‘rossa di sangue’». Lasciamo la citazione in inglese, palese trucco per ricordare al lettore che parla non una voce ‘orientale’ ma un rappresentante nobile della nazione che negli anni Quaranta liberò insieme entrambi i paesi, l’Italia e la Libia, dalla tirannia’ [Alessandro Spina: Postfazione] (Alessandro Spina (Bengasi, 1927 – Rovato, 11 luglio 2013) è stato uno scrittore siriano naturalizzato italiano) (pag 324-325-326-327)”,”ITQM-243″ “HOLMSTRÖM Mark”,”Industry and Inequality. The Social anthropology of Indian labour.”,”Mark Holmström, University of East Anglia, Norwich”,”MASx-001-FGB” “HOLQUIST Peter”,”Making War, Forging Revolution. Russia’s Continuum of Crisis, 1914-1921.”,”HOLQUIST Peter is Assistant Professor of History at Cornell University”,”RIRx-014-FL” “HÖLSCHER-LOHMEYER Dorothea”,”Johann Wolfgang Goethe.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia. Dorothea Hölscher-Lohmeyer ha studiato germanistica, filosofia, lingue antiche e storia del teatro a Berlino e Francoforte. Autrice di numerosi saggi sulla letteratura classica e moderna, ha scritto tra l’altro ‘Faust und die Welt’.”,”BIOx-006-FL” “HOLUBNYCHY Lydia”,”Michael Borodin and the Chinese Revolution, 1923-1925.”,”HOLUBNYCHY Lydia Nota: Edizione rarissima, non disponibile al prestito “” (…) Sun Yat-sen’s respect for Lenin, which is evident from his letter to Chichering of April 28, 1921 or from his speech to the Congress on Lenin’s death, naturally extended to Borodin, the envoy of Lenin. Fascinated with Lenin’s achievements, Sun was determined to make his party as powerful and as successful as that of Lenin; hence, he was inclined to listen to Borodin’s advice. (…) Sun Yat-sen appreciated Borodin’s organizational talent,which he had a chance to witness in practice as early as October 1923 and which prompted his to send a message to Moscow thanking the Soviet leaders for sending Borodin. (…) Borodin’s persuasiveness, his ability to sound logical and sincere in his argument, combined with his charmful and winning personality, were also responsible for his success with Sun Yat-sen. (….) Borodin proved to be an excellent judge of the situation and of Sun Yat-sen’s character. He quickly observed Sun’s uniquely important and decisive role in the party, his extreme pride in being its founder, ideologist, leader and supreme authority, and his quest for greatness. Hence, Borodin “”would point out to him the significance of his having incorporated in the revolutionary program, so long ago, a socialistic principle. It would not be hard to make Sun Yat-sen feel that he had been original… – a born ally of progressive Russia”” (Sharman, p. 2689). Furthermore, Borodin deliberately attempted to emphasize and strengthen even more Sun’s position as the leader.”” (pag 367-368-369)”,”RIRB-136″ “HÖLZ Max, edizione a cura di Oscar MAZZOLENI”,”Un ribelle nella rivoluzione tedesca, 1918-1921. (Tit. orig.: Vom “”Weissen Kreuz”” zur Roten Fahne. Jugend-, Kampf- und Zuchthauserlebnisse (1929))”,”Max Hölz (Sassonia 1889- Gorki 1933) volontario nella prima guerra mondiale, protagonista del movimento dei consigli nel 1918-1919 nella Germania centrale costretto alla clandestinità, comandante delle milizie operaie nel sollevamento del marzo 1921. Spartachista fuori dai ranghi, è stato un organizzatore, un dirigente, un combattente, un uomo di prima linea, nelle azioni più pericolose.”,”MGER-111″ “HOLZ Hans Heinz, a cura di Alessandro MAZZONE”,”Sconfitta e futuro del socialismo.”,”Hans Heinz Holz (1927) ordinario di filosofia nell’Università di Groninga, autore di due monografie su G.W. Leibniz (1958 e 1992), studioso dell’espressione linguistica e artistica ‘Sprache und Welt’ (Linguaggio e mondo) , 1953, studi su Kleist ecc. Ha scritto anche saggi su W. Benjamin e sulla filosofia di Hegel.”,”TEOC-180-FF” “HOLZ Hans Heinz”,”Lenin e la lotta dei partiti nella filosofia.”,”Testo apparso in due puntate sul quotidiano ‘Junge Welt’ di Berlino. “”La discussione sulle «due tattiche della socialdemocrazia» costituiva l’aspetto immediatamente politico dell’insicurezza ideologica scaturita dalla sconfitta della Rivoluzione del 1905 e alla quale Lenin reagisce. I volumi dal decimo al tredicesimo delle opere di Lenin rispecchiano gli aspetti della politica quotidiana e le singole questioni che agitavano il partito tra il 1905 e il 1908. Ancora una volta Lenin sottolinea l’importanza di non perdere di vista i principi riguardanti i dettagli pragmatici. Nel 1908 vennero pubblicate contemporaneamente quattro opere, che, parallelamente all’indebolimento delle linee rivoluzionarie del partito, cercavano di intraprendere una revisione teorica del marxismo. Tra gli autori ci sono alcuni capi bolscevichi di primo piano. Lenin accoglie subito la sfida e indica per nome gli avversari: «In meno di sei mesi sono usciti quattro libri contenenti principalmente, quasi esclusivamente, attacchi al materialismo dialettico. Vi fanno parte soprattutto (…) una raccolta di articoli di Basarov, Bogdanov, Lunacarskij, Berman, Gelfond, Juskevic, Suvorov; inoltre i libri ‘Materialismus und Kritischer Realismus’ di Juskovic, ‘Die Dielektik im Lichte der Erkennetnistheorie’ di Berman e ‘Die philosophischen Konstruktionen des Marxismus’ di Valentinov. (…) Tutte queste persone pretendono di essere marxisti in filosofia! La dialettica engelsiana è ‘mistica’ dichiara Berman. Le idee di Engels sono “”invecchiate””, lascia intendere Basarov per inciso come qualcosa di ovvio. Il materialismo è confutato dai nostri intrepidi combattenti che si rifanno orgogliosamente alla “”moderna teoria della conoscenza””, alla “”filosofia più recente”” (o al “”positivismo più recente””), alla “”moderna filosofia delle scienze naturali”” o ancora alla “”filosofia delle scienze naturali del XX secolo””» (LW 14, 9). Il modello non è ignoto. Da Bernstein, Kautsky e Marcuse fino a oggi i revisionisti hanno sempre sostenuto di essere autentici marxisti. Il significato di ‘Materialismo e empiriocriticismo’ di Lenin consiste nel fatto che egli, come Marx e Engels nelle loro critiche programmatiche, indica le conseguenze politiche della divergenza concettuale, mette in rilievo la necessità dell’unità filosofica in relazione ai principi relativi alla visione del mondo, teorico-sociali e politici del marxismo e si attiene alla teoria della conoscenza e all’ontologia (dialettica della natura) come imprescindibili parti costitutive del marxismo. Nell’insieme di questi elementi egli consolida le colonne portanti dell’edificio che chiamiamo materialismo dialettico. Chi vi rinuncia, in favore del mero aspetto storico che si rivolge alla sola economia politica, ha abbandonato il terreno del marxismo. Su questo punto il leninismo si pone come la coerente continuazione del programma marxista, che esige il superamento della filosofia come realizzazione della filosofia. Oggi non appare più interessante la sua critica dei positivisti russi e dei suoi modelli tedeschi, non così il suo compendio di dialettica materialistica e di unità di filosofia e prassi. Così dietro la polemica con gli empiriocriticisti si trova un tema assai più rilevante: da una parte la critica a Kant in quanto espressione classica dell’idealismo soggettivo, dall’altra l’inevitabile trasformazione dell’idealismo in religione, della conoscenza in fede, ciò che Lenin chiama «fideismo». Lenin espone i presupposti di questa trasformazione in tre passaggi. (…) Oggi leggiamo Lenin in modo diverso da cento anni fa. Allora era all’ordine del giorno la lotta contro il positivismo che, come una forma di revisionismo, si infiltrava nel marxismo. Da allora le forme dell’ideologia revisionistica si sono spesso modificate. Lo stesso Lenin non è più tornato sull’empiriocriticismo. Questo era liquidato. Ma non il revisionismo, che in molte varianti erode le basi del marxismo sul piano politico e filosofico e col quale i confronto non può cessare. Alle radici filosofiche di tale discussione, dalle quali derivava il revisionismo, era rivolto l’interesse immutato di Lenin; esse sono state affrontate per la prima volta in ‘Materialismo e empiriocriticismo’ e poi continuamente messi in rilievo nelle annotazioni su Hegel. Non dimentichiamo che lo studio di Hegel da parte di Lenin si è sviluppato nel contesto del tradimento della socialdemocrazia all’inizio della prima guerra mondiale. Ciò che Lenin ha riconosciuto e manifestato fin dai tempi della polemica contro gli empiriocriticisti è il fatto e le interna necessità che ogni strategia revisionistica scaturisca da presupposti universalistici, filosofici e attinenti alla visione del mondo e si appoggi ad essi a sua giustificazione”” (pag 36-38, 44) [Hans Heinz Holz, ‘Lenin e la lotta dei partiti nella filosofia’, ‘Marxismo Oggi’, Milano, n. 2-3, maggio-dicembre 2009, traduzione dal tedesco di Costantino Avanzi] http://domenicolosurdo.blogspot.com/2011/12 Lunedì 12 dicembre 2011: E’ morto Hans Heinz Holz, grande filosofo marxista e militante politico comunista Con grande tristezza apprendo che è morto Hans Heinz Holz, presidente onorario dell’Associazione Internazionale Hegel-Marx per il pensiero dialettico. Si tratta di un grave lutto non solo per l’Associazione che egli, grazie alla sua profonda cultura, alla stima universale di cui godeva, alla simpatia che ispirava e al suo appassionato impegno di filosofo e di militante politico, contribuì in modo essenziale a fondare, ad animare e a dirigere. E’ un grave lutto altresì per la comunità filosofica internazionale e per il movimento che lotta per la causa della pace e dell’emancipazione. A nome mio personale e di tutti i membri dell’Associazione esprimo le più profonde condoglianze a Silvia Markun-Holz, alla quale vogliamo essere vicini in questo suo momento di dolore che è anche il nostro. Domenico Losurdo ______ La Internationale Gesellschaft Hegel-Marx füer dialektisches Denken esprime il cordoglio dei propri soci per la perdita del caro Hans Heinz Holz. In anni oscuri, Hans Heinz Holz aveva già scelto la parte giusta e a soli 17 anni aveva conosciuto il carcere nazista, arrestato dalla Gestapo per la sua attività di resistenza. Allievo di Ernst Bloch, instancabile è stata la sua attività di docente a Marburgo e a Groningen, insieme a quella di organizzatore culturale e di militante politico. A lui si deve un’originale riflessione sulla dialettica e un importantissimo sforzo di rinnovamento del pensiero marxista, sia nel campo dell’estetica che, da ultimo, in quello dell’ontologia dell’essere sociale. Oltre all’impegno nella nostra Gesellschaft, per la rivista “”Topos”” e per i “”Marxistische Blätter””, tra le sue numerose opere ricordiamo: – Dialektik als offenes System, Pahl-Rugenstein, Köln 1986 (con J. Bartels, D. Pätzold e J. Lensink). – Der Zerfall der Bedeutungen. Zur Funktion des ästhetischen Gegenstandes im Spaetkapitalismus, Aiesthesis Verlag, Bielefeld 1997. – Einheit und Widerspruch. Problemgeschichte der Dialektik in der Neuzeit, Metzler, Stuttgart/Weimar 1997 (3 voll.) – Dialektik: Problemgeschichte von der Antike bis zur Gegenwart, WGB, Darmstadt 2010 (5 voll.). – Aufhebung und Verwirklichung der Philosophie, Aurora Verlag, Berlin 2010, 2011 (2 voll.) All’amica e compagna Silvia Markun tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza. Stefano G. Azzarà Segretario della presidenza della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denke”,”LENS-317″
“HOLZAPFEL Kurt BRAVO Gian Mario SCHORR Bianca HÖPP HEIDRICH Petra REINHOLD Josef KARNY Miroslav BIRK Gerhard LEMKE Michael STÜBLER Dietmar”,”Jahrbuch für Geschichte. Band 33.”,”Contiene in particolare il saggio di Gian Mario Bravo su August Becker: – ‘Die Revolution in Hessen: August Becker, 1848-49’ (pag 83-110)”,”STOx-057-FMB”
“HOLZBERG Niklas”,”Virgilio.”,”Niklas Holzberg è professore di Filologia classica alla Ludwig Maximilians Universität di Monaco di Baviera. É autore fra l’altro di Ovid. Leben und Werk e Catull. Der Dichter und sein erotisches Werk.”,”STAx-079-FL”
“HOLZHEUER Walter”,”Karl Kautskys Werk als Weltanschauung. Beitrag zur Ideologie der Sozialdemokratie vor dem Ersten Weltkrieg. [‘L’opera di Karl Kautsky come concezione del mondo. Contributo alla ideologia della socialdemocrazia prima della prima guerra mondiale’]”,”‘L’opera di Karl Kautsky come concezione del mondo. Contributo alla ideologia della socialdemocrazia prima della prima guerra mondiale'”,”KAUS-027″
“HOMBERGER Eric”,”John Reed.”,”HOMBERGER E. è Reader in American Literature presso la School of English and American Studies, University of East Anglia.”,”REEx-021″
“HOMBERGER Eric”,”John Reed.”,”Eric Homberger is Reader in American Literature at the School of English and American Studies, University of East Anglia. Acknowledgements, Introduction, Notes, Bibliographical note, Index,”,”REEx-012-FL”
“HOMO Léon”,”Pericle.”,”””La strategia è, di gran lunga, la principale tra le funzioni ufficiali di Pericle e la base permanente della sua autorità”” (pag 91)”,”STAx-327″
“HONNETH Axel, con commenti di Judith BUTLER Raymond GEUSS Jonathan LEAR a cura di Martin JAY”,”Reification. A New Look at an Old Idea.”,”reificazione 1. Processo mentale per cui si converte in un oggetto concreto e materiale il contenuto di un’esperienza astratta. 2. Nella dottrina marxista, il processo per cui, nell’economia capitalistica, il lavoro umano, soprattutto manuale, è considerato e trattato alla stregua di una cosa.”,”FILx-502-FRR”
“HOOK Sidney; scritti di MARX ENGELS KAUTSKY PLACHANOV DE-LEON BERNSTEIN JAURES LENIN STALIN TROTSKY LUXEMBURG HILFERDING e altri”,”Marx e i marxisti.”,”La 2° parte del libro ‘Documentazione’ contiene scritti di MARX ENGELS KAUTSKY PLACHANOV DE-LEON BERNSTEIN JAURES LENIN STALIN TROTSKY LUXEMBURG HILFERDING e altri”,”TEOC-009 MADS-164 SOCx-075″
“HOOK Sidney”,”Da Hegel a Marx. Studi sullo sviluppo intellettuale di Karl Marx.”,”HOOK è nato a New York nel 1902. Nel 1927 ottenne il dottorato in filosofia alla Columbia University. Suoi maestri furono Morris COHEN e John DEWEY, del quale subì in particolar modo l’ influenza. Tra le sue opere: ‘The Metaphysics of Pragmatism’ (1927), ‘John Dewey: an Intellectual Portrait’ (1939), ‘Reason, Social Myths and Democracy’ (1940), ‘The Hero in History’ (1955).”,”MADS-267″
“HOOK Sidney”,”Da Hegel a Marx. Studi sullo sviluppo intellettuale di Karl Marx.”,”Sidney HOOK è nato a New York nel 1902. Nel 1927 ottenne il dottorato in filosofia alla Columbia University. Suoi maestri furono Morris COHEN e John DEWEY, del quale subì in particolar modo l’influenza. Tra le sue opere: ‘The Metaphysics of Pragmatism’ (1927), ‘John Dewey: an Intellectual Portrait’ (1939), ‘Reason, Social Myths and Democracy’ (1940), ‘The Hero in History’ (1955). La storia secondo Hegel e secondo Marx. “”Molto spesso Hegel ricorre a mere astrazioni come principi direttivi di eventi specifici. Per esempio, parlando della scomparsa della schiavitù nell’Europa occidentale, egli scrive: “”Ci si è posti la domanda: perché è scomparsa la schiavitù dall’Europa moderna? Per spiegare questo fenomeno è stata addotta una circostanza speciale dopo l’altra. Il motivo reale per cui non ci sono più schiavi nell’Europa cristiana va rinvenuto nel principio stesso del Cristianesimo, la religione della libertà assoluta (36)””. Marx non negava che nella storia si potesse trovare un ordine ma negava che vi fosse un ordine teleologico; non negava che vi fosse determinismo, ma negava che vi fosse predeterminazione o fatalismo. Marx condivide con Hegel l’opinione che l’ordine degli eventi storici sia qualcosa di più che una registrazione confusa di accadimenti casuali; non afferma però che qualsiasi cosa potrebe essere accaduta in passato. Marx si differenzia da Hegel nel rifiuto di credere che quello che è accaduto abbia un significato maggiore di quello che gli uomini possono trovarci. La storia, Marx non si stanca mai di ripeterlo, è fatta dagli uomini, non è il prodotto dell’operazione ‘automatica’ di forze impersonali, siano esse lo spirito, la natura, il modo di produzione economico o qualsiasi altra. Lo sforzo umano è il modo attraverso il quale passa ciò che è storicamente determinato. D’altra parte la storia non si compie nella forma in cui amano personificarla i cantastorie e gli idealisti. “”La storia non fa ‘niente’, essa non “”possiede alcuna enorme ricchezza””, “”‘non’ combatte nessuna lotta!””. E’ piuttosto l”uomo’, l’uomo reale, vivente che fa tutto, possiede e combatte tutto; non è la “”storia”” che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i ‘propri’ fini, come se essa fosse una persona particolare; essa non è altro che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini”” (37). Ora perfino Hegel in alcuni luoghi ha ammesso ‘malgré lui’ che gli uomini fanno la propria storia. Egli è attento perfino al fattore condizionante della geografia, ma quando vuole spiegare un qualsiasi evento specifico, ricerca un’intuizione causale nelle idee che gli uomini hanno in testa e nei motti con cui marciano in battaglia. Marx però cerca una spiegazione causale dell’attività storica non nel modo di pensare della gente, non nelle idee astratte, ma nei bisogni concreti e nelle condizioni da cui derivano quei bisogni. Il bisogno umano è la forza propulsiva che sta dietro l’azione e dietro la motivazione plausibile che noi proponiamo per giustificare quell’azione. Il bisogno fornisce all’uomo i problemi e la forza per risolverli. Il bisogno, la “”manifestazione pratica della ‘necessità'””, come Marx lo definisce, porta gli esseri umani alla coscienza, alla coscienza di classe, alla rivoluzione. ‘La storia quindi si può spiegare razionalmente, ma non è creata dalla ragione'”” [Sidney Hook, Da Hegel a Marx. Studi sullo sviluppo intellettuale di Karl Marx, 1972] [(36) G.W.F. Hegel, Enzykopädie, cit., § 163, Zusatz; (37) Engels-Marx, La sacra famiglia, cit, p. 121] (pag 64- 65) La centralità del processo (Hegel e Marx) (pag 79-80-81)”,”HEGx-021″
“HOOK Sidney”,”Pour comprendre Marx.”,”‘L’importance donnée à l’action ‘consciente’ du parti politique, loin de représenter une déviation idéaliste du marxisme, ainsi que le croient la plupart des marxistes mécanicistes, est vraiment le coeur de la position révolutionnaire de Marx. Le début de la deuxième et de la quatrième partie du ‘Manifeste communiste’ le prouve très clairement. Malgré l’épithète d’hérétique que Plekhanov lui décerna, Lénine suivait strictement la tradition marxiste lorsqu’il condamna l’attitude de ceux qui soutenaient que le mouvement spontané de la classe travailleuse aboutirait à une conscience de classe révolutionnaire: «…Toute soumission à la spontanéité du mouvement ouvrier, écrivait-il, toute restriction du rôle de «l’élément conscient» du rôle de la social-démocratie (1) ‘signifie, qu’on le vueille ou non, un renforcement de l’influence de l’idéologie bourgeoise sur les ouvriers’. Tous ceux qui parlent de «surestimation de l’idéologie», d’exagération du rôle de l’élément conscient, se figurent que le mouvement purement ouvrier est par lui-même en état de s’élaborer – et s’élabore en réalité – une idéologie indépendante à condition seulement que les ouvriers «prennent eux-mêmes leur sort en main sans se soucier de leurs dirigeants». Mais c’est une erreur profonde» (Lénine, Oeuvres complètes, Edit. Sociale Intern., Paris, vol. IV, p. 445)’ (pag 197) [(1) Lénine se référait naturellement à la social-démocratie d’avant-guerre à laquelle il appartenait avec le parti bolcheviste (Note du traducteur)]; “”L’importanza data all’azione ‘cosciente’ del partito politico, lungi dall’essere una deviazione idealista dal marxismo, come crede la maggior parte dei marxisti meccanicistici, è veramente il nucleo della posizione rivoluzionaria di Marx. L’inizio della seconda e quarta parte del ‘Manifesto’ lo dimostra molto chiaramente. Nonostante l’epiteto di eretico che Plekhanov gli ha conferito, Lenin rigorosamente rispetta la tradizione marxista quando condanna l’atteggiamento di coloro che sostengono che il movimento spontaneo la classe operaia si tradurrebbe in coscienza di classe rivoluzionaria: « … Qualsiasi sottomissione alla spontaneità del movimento operaio, scriveva, ogni restrizione del ruolo de “”l’elemento cosciente”” del ruolo della socialdemocrazia (1) ‘significa, che lo si voglia o no, rafforzare l’influenza dell’ideologia borghese sugli operai. Tutti quelli che parlano di “”sopravvalutazione dell’ideologia””, di esagerazione dell’elemento cosciente, immaginano che il movimento puramente operaio sia per se stesso nella condizione di elaborare – e si elabora in realtà – un’ideologia indipendente, solo a condizione che i lavoratori “”prendano le proprie sorti nelle mani senza preoccuparsi dei loro dirigenti””. Ma è un errore profondo» (Lenin, Opere complete, Edit. Sociale Intern., Parigi, vol. IV p.445)”” (pag 197) [(1) Lenin si riferiva naturalmente alla socialdemocrazia d’anteguerra a cui apparteneva con il partito bolscevico (nota del traduttore)]”,”MADS-775″
“HOOVER John”,”Come sopravvivere a un capo idiota. (Tit.orig.: How to Work for an Idiot)”,”J. HOOVER si è laureato e ha conseguito due master, è stato quadro, capo e consulente. Ha scritto molti libri sulla leadership, sulla creatività e sulle prestazioni dei managers.”,”ECOA-004″
“HOOVER Herbert”,”The Memoirs of Herbert Hoover, 1929-1941. The Great Depression.”,”- La Grande Depressione non è partita dagli Stati Uniti. Il centro della tempesta era in Europa. Herbert Clark Hoover è stato un politico statunitense, 31º Presidente degli Stati Uniti d’America, dal 1929 al 1933. Si trovò a fronteggiare la fase acuta della grande depressione, ovvero immediatamente successiva ai fallimenti che colpirono gli istituti finanziari e le imprese all’indomani del giovedì nero … La tempesta è partita dall’Europa. “”It has been asserted that the American stock-market slump pulled down the world. That was not the fact. A study by the National Bureau of Economic Research states: “”Several countries entered the phase of recession in 1927 and 1928, long before the date usually taken as marking the crisis in the United States, that of the Wall Street crash of October, 1929″” (2). The report enumerates Bolivia, Australia, Germany, Brazil, India, and Bulgaria as having entered the depression phase before the American stock market crash. The Report of the Agent General for Reparations Payments as to Germany states (3): “”A considerable increase has taken place since the beginning of 1929 in the number of business concerns in difficulties. Business failures during the first five months of the year were about 20 per cent more numerous than in the corresponding part of 1918 …””. German stock prices had fallen sharply by the summer of 1929. Great Britain, Canada, Holland, Sweden, and Japan also had entered a business recession prior to the stock-marked crash. (…) France also had shown weakness prior to the slump in the United States. The French index of common-stock prices had dropped from 543 in January, to 491 in June. Large areas of the world are not very sensitive to economic tides – such as China, Russia, Central Asia, and Central Africa. Eliminating these countries, the economic situation began to decline in more than four-fifths of the economically sensitive peoples of the world before it began in the United States. (…) The great center of the storm was Europe. The storm moved slowly until the spring of 1931, when it burst into a financial hurricane. At that moment the enormous war destruction, the economic consequences of the Treaty of Versailles, revolutions, unbalanced budgets, hugely increased armaments, inflation, the gigantic overproduction of rubber, coffee, and other commodities, through overstimulation from artificial controls, and a score of other aftermaths of the war which I give in detail later, finally broke through all efforts to fend off their explosive forces. The wounds of Europe were so deep that the total collapse of most European economies in mid-1931 plunged us into depths not witnessed since our depressions of 1820, 1837, and 1872. It is of some economic interest that the time of the European depression indicated the approximate ten-year rhythm of economic collapse which followed the Napoleonic Wars and the American and European wars of the 1860’s and 1870’s (5)”” (pag 2-4) [(3) Federal Reserve Bulletin, September, 1929, p. 622; (4) Leonard P. Ayres, ‘The Chief Cause of This and Other Depressions’, Cleveland, 1935, pp. 11-13; (5) An overwhelming mass of literature has been written about the cause of the Great Depression. For brevity’s sake, the writers may be divided into two major groups: 1. those searching for a single responsible cause, condition, or person; and (2) those who searched patiently and objectively for the truth, recognize the obvious falsity of a single cause for a highly complex phenomenon, and were unwilling to compromise devotion to scientific truth for the sake of some temporary political advantages. There are, of course, many subdivisions within each group. Those who sought a single cause or person as a scapegoat seemed to find in me an ideal subject. Fortunately, most of this species will be forgotten much sooner and more completely than the searchers for truth. Or these latter I recommend Charles S. Tippetts, Headmaster of Mercersburg Academy and formerly Dean of the School of Business Administration of the University of Pittsburgh; Garfield V. Cox of the University of Chicago; Rufus S. Tucker, formerly of Brookings Institution; Leonard P. Ayres of the Cleveland Trust Company; Arthur F: Burns, W.C. Mitchell and Willard L. Thorp of the National Bureau of Economic Research; Joseph Schumpeter of Harvard University; and, on the international nature of the depression, Gottfried Haberler and Lionel Robbins. Many others, too numerous to mention, have tried to contribute objectively to an understanding of the forces in motion] “”Si è affermato che il crollo della borsa americana ha abbattuto il mondo. Questo non è vero. Uno studio del National Bureau of Economic Research afferma: “”Diversi paesi sono entrati nella fase di recessione nel 1927 e nel 1928, molto prima della data generalmente presa come segno della crisi negli Stati Uniti, quella del crollo di Wall Street dell’ottobre 1929″”. Il rapporto elenca Bolivia, Australia, Germania, Brasile, India e Bulgaria entrati nella fase depressiva prima del crollo del mercato azionario americano. Il rapporto dell’Agente generale per i pagamenti delle riparazioni (Agent General for Reparations Payments) per quanto riguarda la Germania afferma: «Dall’inizio del 1929 si è verificato un aumento considerevole del numero di situazioni economiche commerciali in difficoltà. I fallimenti delle imprese nei primi cinque mesi dell’anno erano circa il 20 per cento più numerosi rispetto al periodo corrispondente del 1918 … ». I corsi azionari tedeschi erano fortemente calati nell’estate del 1929. Anche la Gran Bretagna, il Canada, l’Olanda, la Svezia e il Giappone erano entrati in una recessione prima del crash dello stock market. (…) Anche la Francia aveva mostrato una situazione di debolezza prima della crisi negli Stati Uniti. L’indice francese dei prezzi delle azioni ordinarie era sceso da 543 a gennaio, a 491 a giugno. Grandi aree del mondo non sono state molto sensibili alle marea economica, come Cina, Russia, Asia centrale e Africa centrale. Non tenendo conto di questi paesi, la situazione economica ha iniziato a declinare in più di quattro quinti delle popolazioni economicamente sensibili del mondo prima che iniziasse negli Stati Uniti. (…) Il grande centro della tempesta era l’Europa. La tempesta si mosse lentamente fino alla primavera del 1931, quando si trasformò in un uragano finanziario. In quel momento le enormi distruzioni della guerra, le conseguenze economiche del Trattato di Versailles, le rivoluzioni, i bilanci squilibrati, gli armamenti enormemente aumentati, l’inflazione, la gigantesca sovrapproduzione di gomma, caffè e altre merci, attraverso la sovrastimolazione da controlli artificiali e una ventina di altre conseguenze della guerra che fornirò in dettaglio in seguito, alla fine hanno distrutto tutti gli sforzi per respingere le loro forze esplosive. Le ferite dell’Europa erano così profonde che il crollo totale della maggior parte delle economie europee a metà del 1931 ci precipitò in profondità non comparabili con le nostre depressioni del 1820, 1837 e 1872. E di un certo interesse economico il fatto che il ciclo della depressione europea ha seguito il ritmo approssimativamente decennale del collasso economico successivo alle guerre napoleoniche, alle guerre americane ed europee degli anni 1860 e 1870″” (pag 2-4)”,”USAE-128″
“HOPFINGER K.B.”,”Beyond Expectation. The Volkswagen Story.”,”Fondo Palumberi Il ruolo di Jacob Werlin e Robert Ley nella Cancelleria di Hitler (pag 100) “”Most of the time which Werlin spent at the Chancellery he was with Hitler alone in his large and somewhat overpowering private office. Only at times they were joined by a third man, named Robert Ley. Robert Ley, chief of the Deutsche Arbeitsfront, being the Nazi Party Labour Organization, was in effect also the Minister of Labour. Ley was an organizer on a big scale, he had benne organizing all his life and was associated with the Nazi Party from the very beginning”” (pag 100)”,”ECOG-064″
“HÖPFNER Christa SCHUBERT Irmtraud”,”Lenin in Deutschland.”,”Cancellare questa scheda?”,”LENS-014-FV”
“HOPKINS Michael J. a cura”,”Employment Forecasting. The Employment Problem in Industrialised Countries. A study prepared for the International Labour Office within the framework of the World Employment Programme.”,”HOPKINS è senior economist nel research department presso l’ ILO di Ginevra.”,”CONx-096″
“HOPKIRK Peter”,”Setting the East Ablaze. On Secret Service in Bolshevik Asia.”,”L’A, reporter ITN poi corrispondente del Daily Express e quindi del Time, ha viaggiato molto in Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia., pag 240 Borodin”,”RIRO-340″
“HOPKIRK Peter”,”Avanzando nell’Oriente in fiamme. Il sogno di Lenin di un impero in Asia.”,”Peter Hopkirk, Nottingham 1930 – Londra 2014, è stato un giornalista britannico. Ha lavorato come reporter per l’ Independent Tv News e come corrispondente da New York per il Daily Express e dal Medio Oriente e l’Asia per il ‘Times’. Per molti anni ha viaggiato nelle regioni di cui trattano i suoi libri: Russia, Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia orientale. Ha pubblicato pure ‘Il grande gioco’ (2004), ‘Diavoli stranieri sulla Via della Seta’ (2006), ‘Alla conquista di Lhasa’ (2008), ‘Sulle tracce di Kim’ (2021) M.N. Roy (pag 139-141) “”Ma quando l’agognata rivoluzione mancò di concretizzarsi in Europa, Lenin fu costretto a riconsiderare la sua strategia. Consapevole dei diffusi disordini in Oriente, in particolare in India, cominciò a concentrare lì la sua attenzione. Già nel 1882, Engels profetizzò una rivoluzione nell’India britannica. Lenin, invece, aveva sempre creduto che la liberazione dei popoli oppressi in Asia e Africa avrebbe seguito la rivoluzione in Europa. E ancora lo credeva. Cominciò però a considerare che, se fosse riuscito a spogliare le potenze europee delle colonie, o se il loro dominio di minoranza fosse diventato insostenibile, questo le avrebbe minate economicamente al punto da rendere inevitabile la rivoluzione in patria. “”L’Oriente”” ammoniva “”ci sosterrà nella conquista dell’Occidente. Concentriamo l’attenzione sull’Asia””. Incendiare l’Oriente divenne quindi il mantra del Comintern, laddove l’India sarebbe stata il punto di partenza di una conflagrazione che avrebbe distrutto l’imperialismo. Lenin considerava infatti l’Inghilterra, allora la maggiore potenza imperialista, l’ostacolo più grande del suo sogno di una rivoluzione mondiale. “”L’Inghilterra”” dichiarò “”è il nostro più grande nemico. È in India che dobbiamo colpirla con forza””. Tutto ciò, però rappresentava una devianza dall’ortodossia marxista, ancora sacrosanta per i bolscevichi, per cui il Secondo Congresso del Comintern, che si tenne nell’estate 1920, si trovò a dover risolvere il problema. Solo allora poterono essere elaborati piani dettagliati per il lancio di una campagna di sovversione e insurrezione in Asia. Per farlo, tuttavia, Lenin doveva risolvere un problema. Né lui né nessuno dei dirigenti rivoluzionari aveva alcuna esperienza diretta della situazione nei territori coloniali, come del resto nemmeno lo stesso Marx. Chi poteva aiutarli meglio tra coloro che cercavano la liberazione dal giogo britannico? A distinguersi fra i delegati asiatici al Congresso c’era un giovane rivoluzionario indiano, alto e con gli occhi ardenti, di nome Manabendra Nath Roy (come per molti presenti, non era il suo vero nome, che era invece Bhattacharya). Descritto in un rapporto di informazione del governo indiano come “”pericolosissimo cospiratore (…) ambizioso, energico e senza scrupoli””, era di gran lunga il più esperto e raffinato dei rivoluzionari indiani e l’unico che Lenin era disposto a prendere sul serio. Intelligentissimo, proveniente da una rinomata famiglia di bramini, Roy cominciò la carriera rivoluzionaria da adolescente nel natale Bengala, come estremista di una società segreta visceralmente antibritannica. I suoi piani per il rovesciamento violento del regime britannico in India erano finanziati con rapine a mano armata. Allo scoppio della guerra i suoi capi si erano rivolti con grandi speranze alla Germania per le forniture di armi. Roy era coinvolto nel tentativo di contrabbandare una di queste spedizioni a Calcutta, quando il piano venne scoperto dai britannici, che fecero irruzione negli uffici di una ditta di comodo chiamata Harry and Sons, che i cospiratori usavano come copertura. Allo stesso tempo la consegna di armi promessa, che Roy aspettava a Giava, non si concretizzò. Ricercato per tradimento dalle autorità britanniche, Roy fuggì negli Stati Uniti passando per Cina e Giappone, ancora neutrali, travestito da barbuto prete cattolico dell’India occidentale. Molto presto, però, venne ricercato anche dalla polizia americana e fu costretto a fuggire in Messico. In America centrale un agente esperto del Comintern, Michail Borodin, lo notò e lo iniziò agli inebrianti misteri del marxismo e ai segreti dei rivoluzionari di professione. L’indiano e il russo, ormai amici affiatati, fondarono in Messico il primo Partito comunista al di fuori della Russia. Per entrambi il destino aveva in serbo posizioni di rilievo nel mondo clandestino del Comintern, ma anche la caduta in disgrazia sotto il regime di Stalin”” (pag 139-141)”,”RIRO-479″
“HOPKIRK Peter”,”Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia Centrale.”,”Peter Hopkirk (1930-2014) ha dedicato molti libri, oggi famosi, alle tortuose vicende dei rapporti (politici, militari, spionistici, archeologici, culturali) intercorsi, a partire dall’inizio dell’Ottocento, fra le potenze europee e quel vastissimo territorio asiatico che include i grandi Paesi attraversati dalla Via della Seta, oltre che il Tibet e l’India. In Asia Hopkirk visse anche a lungo come corrispondente del ‘Daily Express’ e del ‘Times’. Di lui Adelphi ha pubblicato ‘Diavoli stranieri sulla Via della Seta’ (2006) e ‘Alla conquista di Lhasa’ (2008). Il Grande Gioco è apparso in Inghilterra nel 1990. “”… grande affresco storico sul Grande Gioco, come lo chiamò Kipling, che impegnò inglesi e russi, per buona parte dell’Ottocento, in Afghanistan, in Iran e nelle steppe dell’Asia centrale. Mentre il grande impero moscovita scivolava verso i mari caldi inghiottendo ogni giorno, mediamente, 150 chilometri quadrati, la Gran Bretagna cercava di estendere verso nord i suoi possedimenti indiani. Vecchia storia? Acqua passata? Chi darà un’occhiata alla carta geografica constaterà che i grandi attori hanno cambiato volto e nome, ma i territori contesi o discussi sono sempre gli stessi. In queste affascinanti “”millee una notte”” della diplomazia imperialista il lettore troverà l’antefatto di molti avvenimenti degli scorsi anni in Afghanista e in Iran”” (Sergio Romano) (quarta di copertina) L’eroe di Herat. Assedio di Herat, difesa della città assediata dai persiani. Ruolo determinante di Eldred Pottinger tente del protettorato al servizio della Compagnia. (1837 e seguenti) (pag 208)”,”ASIx-128″
“HOPKIRK Peter”,”Il grande gioco. I Servizi segreti in Asia Centrale.”,”Peter Hopkirk (1930) ha dedicato molti libri, oggi famosi, alle tortuose vicende de rapporti (politici, militari, spionistici, archeologici, culturali) intercorsi, a partire dall’inizio dell’Ottocento, tra le potenze europee e quel vastissimo territorio asiatico che include i grandi Paesi attraversati dalla Via della Seta, oltre che il Tibet e l’India.”,”ASIx-029-FL”
“HOPKIRK Peter”,”Setting the East Ablaze. Lenin’s Dream of an Empire in Asia:”,”Hopkirk, reporter ITN poi corrispondente del Daily Express e quindi del Time, ha viaggiato molto in Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia., ‘Our mission is to set the East ablaze’ (inscription over the Bolshevik First Army H.Q. at Ashkhabad) “”La nostra missione è incendiare l’Oriente”” (iscrizione sul quartier generale della prima armata bolscevica ad Ashkhabad)”,”ASIx-002-FSD”
“HORKHEIMER Max, a cura di Nestore PIRILLO”,”Crisi della ragione e trasformazione dello Stato.”,”L’A è il fondatore della Scuola di Francoforte.”,”FILx-077″
“HORKHEIMER Max, a cura di Alfred SCHMIDT”,”Teoria critica. Volume secondo.”,”Animatore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte (la scuola di Francoforte) Horkheimer (1895-1973) ne diresse anche la rivista ‘Zeitschrift für Sozialforschung’ (Lipsia 1932-New York 1941, pubblicata poi sotto altro nome) “”In un primo tempo nei capipopolo le differenze tra gli obiettivi della generalità e quelli dei gruppi benestanti occupano una posizione di secondo piano. Solo nel corso del movimento gli strati inferiori rilevano i lati d’ombra, e ha inizio la tensione tra essi e il capo. Ciò vale per Calvino all’epoca del suo secondo governo a Ginevra come per i grandi politici della rivoluzione francese. Questa circostanza è stata messa chiaramente in luce da Engels nel suo scritto sulla guerra dei contadini in Germania. “”Negli anni che vanno dal 1517 fino al 1525 Lutero ha subito il medesimo cambiamento che i moderni costituzionali tedeschi hanno subito tra il 1846 e il 1849 e che subisce ogni partito borghese che, posto alla testa di un movimento, al suo interno viene superato dal partito plebeo o proletario che sta dietro di esso. Quando nel 1517 Lutero sferrò il suo primo attacco ai dogmi e alla costituzione della chiesa cattolica, la sua opposizione non aveva ancora affatto un carattere determinato. Senza andar oltre le richieste della precedente eresia borghese, essa non escludeva alcun indirizzo che andasse più in là e non poteva farlo. In un primo momento occorreva unire tutti gli elementi di opposizione, impegnare la più decisa energia rivoluzionaria, occorreva sostenere la totalità della passata eresia, contrapponendola all’ortodossia cattolica… Ma questo primo fervore rivoluzionario non durò a lungo… I partiti si distinsero e trovarono i propri rappresentanti. Lutero dovette scegliere tra essi… Egli si distanziò dagli elementi popolari del movimento e si collegò con il seguito borghese, nobile e principesco”” (1). Non esiste un altro grande capopopolo della borghesia nel cui pathos morale e religioso le sfumature degli interessi da lui di volta in volta sostenuti si rispecchino altrettanto precisamente quanto nello straordinario linguaggio di Lutero”” [Marx Horkheimer, Teoria critica. Volume secondo’, Torino, 1974] [(1) Friedrich Engels, Der deutsche Bauernkriefg, Berlin, 1908, pp. 47 sg. [trad. it. ‘La guerra dei contadini in Germania’, Rinascita, Roma, 1949] (pag 43-44)”,”FILx-493″
“HORKHEIMER Max”,”Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931.”,”Max Horkheimer (1895-1973) è stato direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte, e durante il nazismo ha insegnato a Parigi e negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra ha tenuto la cattedra di filosofia all’Università di Francoforte. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966). In merito a ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931’, si tratta di appunti occasionali, che non sono stati limati e neppure ordinati dall’autore . HORKHEIMER Max, Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931. EINAUDI. TORINO. 1977 pag 138 16° nota introduttiva e traduzione di Giorgio BACKHAUS, premessa dell’autore (1933); Collana Nuovo Politecnico. Max Horkheimer (1895-1973) è stato direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte, e durante il nazismo ha insegnato a Parigi e negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra ha tenuto la cattedra di filosofia all’Università di Francoforte. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966). In merito a ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931’, si tratta di appunti occasionali, che non sono stati limati e neppure ordinati dall’autore. ‘Il XX secolo è l’epoca delle possibilità illimitate. Le prestazioni della tecnica crescono di giorno in giorno…Lo straordinario si è fatto quotidiano”” (pag 7); “”Nella fase attuale il sistema capitalistico è lo sfruttamento organizzato su scala mondiale”” (pag 23); “”Marx ha svelato la legge dell’ordine disumano vigente e ha indicato le leve da impiegare per crearne uno più umano”” (pag 33); “”Il vero eroismo è l’interesse appassionato, incurante della propria vita, per un valore socialmente rilevante”” (pag 35); “”Che Gesù abbia cacciato con la verga i mercanti dal tempio, è già servito a giustificare teologicamente molti atti di violenza”” (pag 40); “”Se un uomo di modeste origini si trova eccezionalmente nella situazione di partecipare a una conversazione tra persone di rango e di prestigio, di regola le sue osservazioni hanno più di frequente la forma soggettiva di quanto non accada agli altri. (…) Le sue osservazioni hanno un nesso evidente con avvenimenti della sua vita privata”” (Sulla psicologia della conversazione) (pag 61); “”L’universale precetto morale della coerenza sembra avere una caratteristica peculiare: essere più favorevole ai tiranni che ai poeti poveri”” (pag 84); “”Il grande Bacone ha sostenuto il dovere del medico di combattere i tormenti della malattia non solo quando l’alleviamento della sofferenza conduce alla guarigione, ma anche «per assicurare al malato, quando non vi è più speranza, una morte dolce e serena». Ma in tutta la storia passata questo dovere è stato rispettato solo nella misura in cui il medico temeva, in caso contrario; di pagarne le conseguenze”” (pag 88); “”Presto o tardi il diritto d’asilo per i rifugiati politici verrà soppresso nella pratica. Esso è inadeguato al presente. Quando l’ideologia borghese prendeva ancora sul serio la libertà e l’eguaglianza e lo sviluppo illimitato di tutti gli individui si presentava ancora come scopo della politica, anche l’esule politico poteva ancora essere considerato intoccabile. Il moderno diritto d’asilo rientrava nella lotta del terzo stato contro l’assolutismo, esso era fondato sulla solidarietà della borghesia nell’Europa occidentale e negli stati arretrati. Oggi che il capitale concentrato in poche mani è effettivamente diviso al suo interno, ma è diventato potenza mondiale solidale e reazionaria contro il proletariato, il diritto d’asilo si fa sempre più fastidioso. Esso è superato. Nella misura in cui le frontiere politiche dell’Europa non corrispondono proprio alle differenze di interessi di gruppi economici avversari comprendenti più nazioni, esse fungono quasi unicamente come generale strumento di dominio ideologico e come strumento propagandistico dell’industria bellica. Il diritto d’asilo scomparirà al cospetto degli interessi comuni della classe capitalistica internazionale, salvo che per gli esuli russi o i terroristi nazionalisti. Ma chi ha osato levar la mano contro il mostro che è il capitale dei trust, in futuro non avrà pace e non riuscirà a sottrarsi alle grinfie del potere”” (pag 91)”,”TEOS-305″
“HORKHEIMER Max ADORNO Theodor W.”,”Dialettica dell’illuminismo.”,”Società di massa. “”La tesi che al livellamento e alla standardizzazione degli uomini si oppone, d’altro lato, un rafforzamento dell’individualità nelle cosiddette personalità dominanti, in rapporto al loro potere, è sbagliata, e fa parte, a sua volta, dell’ideologia. I padroni fascisti di oggi non sono tanto superuomini quanto funzioni del loro stesso apparato pubblicitario, punti d’incrocio delle stesse reazioni di milioni. Se nella psicologia delle masse odierne il capo non rappresenta più tanto il padre quanto la proiezioni collettiva e dilatata a dismisura dell’io impotente di ogni singolo, le persone dei capi corrispondono effettivamente a questo modello. Non per nulla hanno l’aria di parrucchieri, attori di provincia e giornalisti da strapazzo. Una parte dello loro influenza morale deriva proprio dal fatto che essi, come di per sé impotenti, e simili a chiunque altro, incarnano – in sostituzione e in rappresentanza di tutti – l’intera pienezza del potere, senza essere perciò nient’altro che gli spazi vuoti su cui il potere è venuto a posarsi. Essi non tanto sono immuni dallo sfacelo dell’individualità, quanto piuttosto l’individualità in sfacelo trionfa in loro ed è in qualche modo ricompensata dalla sua dissoluzione. I capi sono diventati completamente ciò che furono sempre, un poco, in tutta l’era borghese: attori che recitano la parte di capi. La distanza fra l’individualità di Bismarck e quella di Hitler non è inferiore a quella fra la prosa dei ‘Pensieri e ricordi’ e il gergo illeggibile di ‘Mein Kampf’. Nella lotta contro il fascismo non è il compito meno importante quello di ridurre le immagini gonfiate dei capi alla misura della loro nullità. Almeno nella somiglianza fra il barbiere ebreo e il dittatore il film di Chaplin ha colto qualcosa di essenziale”” [Appunti e schizzi, Contraddizioni] (pag 252-253) I capi sono diventati completamente ciò che furono sempre, un poco, in tutta l’era borghese: attori che recitano la parte di capi”,”TEOS-140-FF”
“HORKHEIMER Max”,”Gli inizi della filosofia borghese della storia. Da Machiavelli a Hegel. (1930)”,”Max Horkheimer nacque a Stoccarda nel 1895. Direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, durante il nazismo insegnò a Parigi e poi negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra rientrò a Francoforte, insegnando filosofia all’Università. Il suo influsso sui rappresentanti della “”teoria critica”” (Adorno, Marcuse, Pollock, ecc.) è stato determinante. E’ morto a Norimberga nel 1973. Tra le sue opere: ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966), ‘Studi sull’ autorità e la famiglia’ (Utet, 1974). “”Ora sappiamo che, secondo la concezione di Machiavelli, i suoi consigli vanno a beneficio di princìpi e di repubblicani: egli tratta con la stessa meticolosità gli interessi dei primi e i provvedimenti cui i loro avversari devono ricorrere per abbattere i princìpi, e ciò avvenne spesso addirittura nel medesimo capitolo”” (pag 9)”,”TEOC-182-FF”
“HORKHEIMER Max, a cura di Werner BREDE”,”Studi di filosofia della società.”,”Max Horkheimer (1895-1973) fu direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte.”,”FILx-360-FF”
“HORKHEIMER Max”,”Eclissi della ragione.”,”””Nel momento stesso in cui le conoscenze tecniche allargano l’orizzone del pensiero e dell’azione degli uomini, diminuiscono invece l’autonomia dell’uomo come individuo, la sua capacità di difendersi dall’apparato sempre più potente e complesso della propaganda di massa, la forza della sua immaginazione, la sua indipendenza di giudizio. Al progresso delle risorse tecniche che potrebbero servire ad «illuminare» la mente dell’uomo si accompagna un processo di disumanizzazione; così il progresso minaccia di distruggere proprio quello scopo che dovrebbe realizzare: l’idea dell’uomo. Che questa situazione si auna fase necessaria del generale progresso sociale, o che conduca invece a un vittorioso riaffermarsi della barbarie appena sconfitta sui campi di battaglia; dipende almeno in parte dalla nostra capacità di interpretare esattamente i profondi cambiamenti che stanno avvenendo nello spirito pubblico e nella natura uamana”” (pag 8) (prefazione dell’autore) Rousseau, discepolo di Locke, dichiara che la rinuncia alla libertà è contro la natura dell’uomo, perché in conseguenza di essa “”le azioni dell’uomo sarebbero private d’ogni moralità, e il suo volere d’ogni libertà”” (pag 39) “”Papa Pio IX non permise che a Roma venisse fondata una società per la protezione degli animali perché a quanto dichiarò la teologia insegna che l’uomo non ha nessun obbligo nei confronti degli animali. Il nazismo, è vero, menava gran vanto della protezione ch’esso offriva agli animali ma al solo fine di umiliare più profondamente quelle “”razze inferiori”” che i nazisti trattavano come semplice natura”” (pag 128) “”La teoria sociale – reazionaria, democratica o rivoluzionaria – fu l’erede degli antichi sistemi di pensiero che si supponeva avessero stabilitl i modelli per le totalità del passato. Quei vecchi sistemi erano tramontati perché le forme di solidarietà da essi postulate s’erano rivelate illusorie e le ideologie legate ad essi erano divente false e apologetiche. La moderna critica della società si guarda bene dal cadere nell’apologetica e dal glorificare il suo soggetto: neppure Marx glorificò il proletariato. Egli guardò il capitalismo come all’ultima forma di ingiustizia sociale; ma non risparmiò le idee e le superstizioni della classe dominata, che la sua dottrina avrebbe dovuto guidare. Nessuna di quelle dottrine fece quello che invece tende a fare la cultura di massa, che cerca di «vendere» agli uomini il genere di vita ch’essi già conducono e che inconsciamente odiano benché a parole lo lodino. La teoria sociale offerse un’analisi critica della realtà, ivi comprese le idee sbagliate degli operai. Invece, nelle condizioni create dall’industrialismo moderno, persino la teoria politica rivela la stessa tendenza apologetica della cultura di massa”” (pag 178)”,”TEOS-330″
“HORKHEIMER Max ADORNO Theodor W.”,”Dialettica dell’illuminismo.”,”””Ciononostante l’industria culturale rimane l’industria del divertimento. Il suo potere sui consumatori è mediato dall’ ‘amusement’; che viene eliso, alla fine, non da un mero ‘diktat’, ma dall’ostilità, inerente al principio stesso dell”amusement’, verso tutto ciò che potrebbe essere più di esso”” (pag 147)”,”FILx-093-FRR”
“HORKHEIMER Max”,”Eclisse della ragione.”,”””La storia dell’ individuo – anche nella Grecia antica, che non solo creò il concetto di individualità ma stabilì i modelli di tutta la cultura occidentale – è ancora in gran parte tutta da scrivere”” (pag 114) Max Horkheimer, Direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte (Scuola di Francoforte)”,”TEOS-003-FRR”
“HORKHEIMER Max”,”Gli inizi della filosofia borghese della storia. Da Machiavelli a Hegel. (1930)”,”Max Horkheimer nacque a Stoccarda nel 1895. Direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, durante il nazismo insegnò a Parigi e poi negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra rientrò a Francoforte, insegnando filosofia all’Università. Il suo influsso sui rappresentanti della “”teoria critica”” (Adorno, Marcuse, Pollock, ecc.) è stato determinante. E’ morto a Norimberga nel 1973. Tra le sue opere: ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966), ‘Studi sull’ autorità e la famiglia’ (Utet, 1974). “”Ora sappiamo che, secondo la concezione di Machiavelli, i suoi consigli vanno a beneficio di princìpi e di repubblicani: egli tratta con la stessa meticolosità gli interessi dei primi e i provvedimenti cui i loro avversari devono ricorrere per abbattere i princìpi, e ciò avvenne spesso addirittura nel medesimo capitolo”” (pag 9)”,”FILx-469-FRR”
“HORKHEIMER Max ADORNO Theodor W., a cura”,”Lezioni di sociologia. Istituto per la ricerca sociale di Francoforte.”,”””Si può lasciar da parte qui quel che già la semplice esistenza naturale dell’individuo è mediata dal genere e quindi dalla società: ma «individuo» in senso specifico vuol dire qualcosa di più, che non è affatto il singolo ente biologico. Esso sorge, in certo senso, in quanto pone se medesimo ed eleva il suo esser-per-sé, la sua unicità, a propria vera determinazione. In passato il linguaggio filosofico e il linguaggio comune indicavano tutto ciò col termine «autocoscienza», «senso di sé» (24). Individuo è solo chi differenzia sé dagli interessi e mire di altri, si fa sostanza a se medesimo, instaura come norma la propria autoconservazione e il proprio sviluppo. E non per caso il termine «individuo» viene a designare il singolo uomo solo verso il XVIII secolo, e la cosa non è molto più antica della parola: incomincia ad esistere poco prima del Rinascimento. La grandiosa novità della poesia del Petrarca è stata vista a ragione nel destarsi in lui per la prima volta dell’individualità (25). Ma proprio questa autocoscienza del singolo, che sola ne fa un individuo, è un’autocoscienza sociale; e val la pena di ricordare qui che proprio la concezione filosofica dell’«autocoscienza» sorpassa l’individuo «astratto», per sé, e conduce alla mediazione sociale. L’autocoscienza è bensì, secondo la celebre definizione di Hegel, «verità della certezza di se stessa», ma «raggiunge il suo appagamento solo in un’altra autocoscienza» (26). L’individuo sorge solo in questa relazione di un’autocoscienza a un’altra, e sorge come nuova autocoscienza; così pure l’universale, la società come unità delle monadi, in cui «l’io è il noi e il noi, l’io» (27). Anche l’idea che l’individuo giunge a se medesimo solo in quanto si aliena non rimane ristretta in Hegel alla sfera della coscienza come contemplazione, ma si applica al lavoro diretto a soddisfare i bisogni vitali: «il lavoro dell’individuo per i suoi bisogni è altrettanto soddisfazione dei suoi bisogni che dei bisogni degli altri, e la soddisfazione dei suoi bisogni è raggiunta da lui solo attraverso il lavoro degli altri» (28). Questo motivo hegeliano ritorna fedelmente in Marx: «L’uomo Pietro si riferisce a se stesso come a uomo soltanto mediante la relazione coll’uomo Paolo come proprio simile» (29)”” (pag 58-59) [Max Horkheimer Theodor W. Adorno, ‘Lezioni di sociologia. Istituto per la ricerca sociale di Francoforte’, Einaudi, Torino, 1966] [(24) I due concetti sono espressi dalla voce “”Selbstbewusstein”” anche nel tedesco moderno, sebbene a diversi livelli del linguaggio (ndt); (25) Il termine “”individualismo”” fu usato dapprima dai sansimoniani per caratterizzare, in contrapposizione a “”socialismo””, l’economia della concorrenza. La teoria compiuta dell’individualismo in senso proprio implica la tesi liberale del servizio all’interesse generale prestato di per sé dal singolo che persegue i suoi interessi particolari. La storia di quest’idea è stata ricostruita da Alexander Rüstow, ‘Das Versagen des Wirtschaftsliberalismus als religionsgeschichtliches Problem’ (‘Il fallimento del liberalismo come problema di storia religiosa’), Istanbul, 1945). Il Rüstow ricorda alcune formulazioni caratteristiche di questo “”individualismo”” (…); (26) Hegel, ‘Werke’, cit., 2, p. 146 (cfr. ‘Fenomenologia dello spirito’, trad. De Negri, Firenze, 1960, vol. I, p. 151); (27) Ibid., p. 147 (cfr. ed. it. cit., p. 152). Cfr anche Werke, 7, § 182 e Aggiunta ai §§ 182 e 184 (‘Lineamenti di filosofia del diritto’, trad. it. F. Messineo, Bari, 1954, pp. 164 e 352-53); (28) Hegel, Werke, cit., 2, p. 274 (Cfr, ‘Fenomenologia’, cit., p. 295). Cfr. Marx, ‘Das Kapital’, Berlin, 1951, vol. I, p: 113 (Il Capitale, trad., cit., p. 140); (29) Marx, op. cit., p. 57 (trad. cit., p. 86)]”,”TEOS-360″
“HORKHEIMER Max, a cura di Alfred SCHMIDT”,”Teoria critica. Volume primo.”,”Animatore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte (la scuola di Francoforte) Horkheimer (1895-1973) ne diresse anche la rivista ‘Zeitschrift für Sozialforschung’ (Lipsia 1932-New York 1941, pubblicata poi sotto altro nome) Hegel e «la regione della verità, della libertà e del soddisfacimento» “”Alle dottrine che hanno elevato a essenza un concetto astratto, che hanno cioè tentato di elevare oltre la storia questo aspetto limitato identificandolo con l’essere ‘tout court’, scadendo in tal modo a fede ingenua, Hegel sostituisce l’ipostatizzazione del suo proprio sistema. «Nel sapere – dice egli stesso nella polemica contro lo scetticismo e il relativismo (1) – è di necessità inerente una meta, non meno che la serie del processo; la meta è là dove il sapere non ha più bisogno di andare oltre se stesso, dove il concetto e l’oggetto si corrispondono reciprocamente. Il processo verso questa meta non può quindi subire arresti, né si appaga di alcuna precedente sosta». Hegel questo ritiene di poterlo assicurare con la totalità del suo pensiero. A suo dire la filosofia fornisce il medesimo contenuto assoluto fornito dalla religione, la completa unità di soggetto e oggetto, una conoscenza ultima ed eternamente valida. «Ciò che… ricerca l’uomo immerso da tutti i lati nella finitezza, è la regione di una verità più alta e sostanziale, in cui tutte le opposizioni e contraddizioni del finito possono trovare la loro ultima soluzione, e la libertà del suo pieno soddisfacimento. Questa è la regione della verità in se stessa, non del vero relativo. La suprema verità, la verità come tale è la soluzione dell’opposizione e contraddizione suprema. In essa l’opposizione di libertà e necessità, di spirito e natura, di sapere e oggetto, di legge ed impulso, l’opposizione e la contraddizione in generale, qualsiasi forma possa prendere, ‘come’ opposizione e contraddizione non ha più valore e potenza… La coscienza comune invece non va oltre questa opposizione e o si dispera nella contraddizione, o la rigetta aiutandosi in un altro modo qualsiasi. Ma la filosofia penetra nel mezzo delle determinazioni contraddittorie, le conosce secondo il loro concetto, cioè come non assolute ma dissolventisi nella loro unilateralità, e le pone nell’armonia ed unità, che è la verità. Compito della filosofia è cogliere questo concetto della verità… Infatti, anche la filosofia non ha altro oggetto che Dio ed è così essenzialmente teologia razionale e, in quanto al servizio della verità, culto perenne» (2). Per Hegel stesso la dottrina di una verità assoluta, conclusa in sé è destinata ad armonizzare in una regione spirituale superiore le «opposizioni e contraddizioni» non risolte nel mondo. In particolare nelle lezioni e negli scritti più tardi egli sottolinea che «la regione della verità, della libertà e del soddisfacimento» (3) non può essere trovata nelle istituzioni della realtà, bensì nelle sfere spirituali dell’arte, della religione e della filosofia, ed egli contrappone questa pace e questo soddisfacimento nel pensiero non solo alla disperazione scettica, ma anche all’atteggiamento attivo che si sforza di superare «in altro modo qualsiasi» l’incompiutezza della situazione data”” (pag 234-235) [Max Horkheimer, ‘Teoria critica. Volume primo’, Einaudi, Torino, 1974] [(1) Hegel, ‘Phänomenologie des Geistes’, cit., vol. II, p. 73, (trad. it., p. 73); (2) G.W.F. Hegel, ‘Vorlesungen über die Ästehtik’, in ‘Sämliche Werke’, cit-, vol. XII, pp. 146 sgg. (trad. it. ‘Estetica’, Einaudi, Torino, 1967, pp. 116 sgg.; (3 ) Ibid. p. 147 (trad. it., p. 118)]”,”FILx-598″
“HORN Werner a cura, scritti di Wolfgang ARLT, Gerhard GONSCHOREK, Herbert HEPKE, Günter LANG, Horst LIPSKI, Hans MÜLLER, autorenverzeichnis”,”20 Jahre. Sozialistische Einheitspartei Deutschlands. Beiträge.”,”Prof.Dr. Werner Horn, autorenkollektiv unter Leitung. Wolfgang Arlt, wissenschaftlicher Oberassistent am Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der SED. Gerhard Gonschorek, Oberassistent im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochshule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr. Herbert Hepke, Dozent im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochschule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr.Günter Lang, Oberassistent im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochschule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr. Horst Lipski, Dozent und stelivertretender Lehrstuhlleiter im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochschule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr. Hans Müller, Dozent im Lehrsstuhl Geschichte der Arbeiterbewegung am Institut für Gesellschaftswissenschaften beim Zentralkomitee der SED.”,”GERV-002-FV”
“HORNE Alistair”,”1914-1916: del Marne a Verdun. La Batalla de las Trincheras.”,”Alistair HORNE ha compiuto servizio nella RAF e nelle Colastream Guards dal 1943 al 1947. Ha collaborato a giornali e riviste (compreso TLS). E’ autore di varie opere tra cui ‘The Fall of Paris, the Siege and the Commun 1870-71’.”,”QMIP-033″
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun, 1916. La leggendaria battaglia che chiuse un’ epoca.”,”””Quello che si prova sotto un bombardamento prolungato dell’artiglieria pesante è una esperienza essenzialmente personale e soggettiva; le descrizioni fatte da testimoni oculari consentono una larga scelta di opinioni. Paul Dubrulle, un trentaquattrenne gesuita francese in servizio come tenente di fanteria a Verdun, il cui diario è veramente interessante per il suo schietto realismo, così annotava: “”Quando si udiva un sibilo in lontananza, il corpo si contorceva per resistere alle potenti vibrazioni dell’esplosione, quasi insopportabili, e ad ogni replica era un nuovo attacco, una nuova fatica, una nuova sofferenza. Sotto questo logorio, i nervi anche i più saldi non possono resistere a lungo; arriva il momento in cui il sangue monta alla testa; in cui la febbre brucia il corpo e i nervi, esausti, diventano incapaci di reagire. Forse il miglior paragone è quello del mal di mare…alla fine ci si lascia andare, non si ha perfino più la forza di coprirsi con lo zaino per progeggersi dalle schegge, rimane appena la voglia di pregare Dio… Morire per una pallottola sembra nulla al confronto; le parti del corpo rimangono intatte; ma essere smembrato, fatto a pezzi, ridotto a polpa, questo si è un terrore che la carne non può sopportare e che è la prima grande sofferenza causata dal bombardamento…””””. (pag 237)”,”QMIP-055″
“HORNE Alistair”,”The Price of Glory. Verdun 1916.”,”HORNE Alistair La battaglia di Verdun durò dieci mesi. Fu una battaglia in cui caddero almeno 700.000 uomini, lungo un fronte di quindici miglia; la mira della battaglia era non tanto la disfatta del nemico quanto il suo annientamento. “”No component of the French forces at Verdun was more conscious of the influence of the new commander than his ancient passion, the artillery. Pétain himself virtually took over control of the artillery, asking his commanders each morning: “”What have your batteries been doing? Leave the other details till later””. Again and again he insisted that the artillery “”give the infantry the impression that it is supporting them and that it is not dominated””. While the infantry was still too weak to wrest the initiative from the enemy, carefully prepared artillery ‘offensives’ were directed by Pétain, to cause maximum loss to the enemy at minimum cost to himself”” (pag 145)”,”QMIP-086″
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun 1916.”,”HORNE Alistair è giornalista e storico. Honorary Fellow presso il St. Antony’s College di Oxford, è stato insignito della Legion d’Onore ed è Doctor of Literature. Ha approfondito principalmente la storia francese del XIX e XX secolo ed è autore di numerose opere. “”Le conseguenze della Battaglia di Verdun non si esaurirono con il 1918. E’ una delle più singolari ironie della storia il fatto che benché Falkenhayn non riuscisse a mettere in ginocchio la Francia, Verdun, più di qualsiasi altro evento della prima guerra, portò la Francia alla sconfitta del 1940. Come si è già visto, Verdun contribuì efficacemente all’evoluzione dell’arte della guerra. Qui i lanciafiamme e il gas fosfogene fecero la loro prima apparizione come mezzi d’assalto impiegati su larga scala, per la prima volta fu dimostrato che un esercito poteva essere rifornito con mezzi di trasporto che utilizzavano le strade ordinarie; soprattutto Verdun fu la fucina in cui nacque la concezione di una ‘forza’ aerea nel più genuino significato della parola. Tatticamente, a Verdun i tedeschi perfezionarono la loro tecnica di infiltrazione della fanteria, che, in proporzioni molto più vaste, attuarono poi con effetti devastanti contro la V armata di Gough nel marzo del 1918. I francesi perfezionarono lo “”sbarramento mobile a ondate successive””, sperimentato una seconda volta con infelici risultati nel 1917. Ma l’importanza piena degli insegnamenti di Verdun non fu compresa che dopo il 1918. Quando infine fu nota la lista completa delle perdite, gli studiosi di cose militari di tutto il mondo furono d’accordo su un punto: nessuna guerra futura doveva essere mai più combattuta come quest’ultima. Divergenze si ebbero solo sul modo in cui si dovesse combatterla. Il problema riguardava particolarmente la Francia, che, tra tutti i belligeranti, aveva subito di gran lunga le più alte perdite in rapporto al suo potenziale umano, e la risposta di quel grande numero i veterani che aveva combattuto dinanzi a Verdun fu precisa e inequivocabile. (…) In un’appendice al suo libro, ‘La Bataille de Verdun’, Pétain nota acutamente: “”Se dall’inizio avessimo avuto fiducia nell’abilità dei nostri ufficiali del genio, la lotta davanti a Verdun avrebbe avuto un corso differente. Il forte di Douaumont, se fosse stato presidiato da una guarnigione come avrebbe dovuto esserlo, non sarebbe stato preso (…) fin dall’inizo avrebbe scoraggiato le ambizioni tedesche. Le fortificazioni, benché fossero poche, hanno avuto un ruolo importante nella vittoria (…)””. Fu Pétain che dette forma sistematica al nuovo pensiero. Dopo la guerra, di tutti i capi che erano diventati marescialli di Francia, nessuno godette di un più vasto prestigio e affetto in tutto l’esercito di colui che aveva iniziato la guerra come un colonnello quasi ai limiti d’età. L’età troppo avanzata fece scomparire ben presto Foch dalla pubblica arena, lasciando un Pétain ancora vigoroso, arbitro principale del pensiero militare francese per buona parte di due decenni. (…) Tra le opere fortificate esistenti e che potevano essere incorporate nel sistema della linea Maginot c’erano i forti di Vaux e di Douaumont, ambedue più o meno riparati e potenziati con altre torrette laterali. Mentre si profilava la minaccia di una nuova guerra, uno scrittore militare francese dichiarò: ‘Gli insegnamenti di Verdun non sono andati perduti; negli ultimi quindici anni la Francia si è rafforzata lungo la frontiera orientale (…). Abbiamo fiducia in queste fortificazioni fatte con le tecniche più moderne””. Quando nel 1939 i ‘poilus’ presero il loro posto nelle trincee della linea Maginot, le grida delle truppe furono “”Ils ne passeront pas!”” e “”On les aura!””. Così, in Francia, dal 1870 la ruota del pensiero militare aveva compiuto un fatale giro completo. Nel 1870 la Francia aveva perduto una guerra per aver adottato una posizione troppo difensiva e per aver riposto eccessiva fiducia nelle fortificazioni permanenti; per reazione contro questa disastrosa disfatta, essa fu sul punto di perdere la guerra successiva per aver avuto una mentalità troppo aggressiva; e i risultati della successiva controreazione, la mentalità della linea Maginot, sono ancora dolorosamente vicini nel ricordo. Se gli effetti di Verdun non rimasero circoscritti al periodo della prima guerra mondiale, non furono nemmeno limitati soltanto a considerazioni strettamente militari e strategiche. Mentre la Francia nel periodo tra una guerra e l’altra si seppelliva sotto il cemento di nuovi forti “”super-Douaumont”” della linea Maginot, spiritualmente si rifugiava dietro il “”miracolo”” di Verdun. A causa del sistema “”Noria”” di Pétain e dell’eccessiva durata della battaglia, qualcosa come i sette decimi dell’intero esercito francese erano passati per Verdun”” (pag 466-469)”,”QMIP-138″
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun, 1916. La leggendaria battaglia che chiuse un’ epoca.”,”””Quello che si prova sotto un bombardamento prolungato dell’artiglieria pesante è una esperienza essenzialmente personale e soggettiva; le descrizioni fatte da testimoni oculari consentono una larga scelta di opinioni. Paul Dubrulle, un trentaquattrenne gesuita francese in servizio come tenente di fanteria a Verdun, il cui diario è veramente interessante per il suo schietto realismo, così annotava: “”Quando si udiva un sibilo in lontananza, il corpo si contorceva per resistere alle potenti vibrazioni dell’esplosione, quasi insopportabili, e ad ogni replica era un nuovo attacco, una nuova fatica, una nuova sofferenza. Sotto questo logorio, i nervi anche i più saldi non possono resistere a lungo; arriva il momento in cui il sangue monta alla testa; in cui la febbre brucia il corpo e i nervi, esausti, diventano incapaci di reagire. Forse il miglior paragone è quello del mal di mare…alla fine ci si lascia andare, non si ha perfino più la forza di coprirsi con lo zaino per progeggersi dalle schegge, rimane appena la voglia di pregare Dio… Morire per una pallottola sembra nulla al confronto; le parti del corpo rimangono intatte; ma essere smembrato, fatto a pezzi, ridotto a polpa, questo si è un terrore che la carne non può sopportare e che è la prima grande sofferenza causata dal bombardamento…””””. (pag 237)”,”QMIP-049-FV”
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun, 1916.”,”””Quell’affare del fronte occidentale, non si potrebbe far da capo, almeno per un pezzo. I giovani credono che potrebbero farlo, ma non è vero. Potrebbero combattere da capo la prima battaglia della Marna, ma non questa. Questa implicava religione e anni di abbondanza e tremente incertezze e i rapporti esatti che esistevano tra le classi. I russi e gli italiani non fecero niente di buono su questo fronte. Bisognava avere un equipaggiamento sentimentale tutto anima, capace di andare indietro più di quanto si potesse ricordare. Bisognava ricordare il Natale, e le cartoline del Kronprinz con la sua fidanzata e i caffeucci di Valencia e le birrerie dell’Unter den Linden e i matrimoni in Municipio e il Derby, e le basette del nonno… È stata una guerra d’amore: un secolo d’amore borghese… Tutto il mio bel mondo sicuro è scoppiato qui in un gran turbine d’amore ad alto esplosivo”” (F. Scott Fitzgerld, Tenera è la notte) (in apertura) Come ha scritto Terence Prittie sul “”Guardian””: ‘Il prezzo della gloria’ dovrebbe aiutare chiunque a comprendere la vera natura della guerra. È un libro che non si dimentica”” (quarta di copertina)”,”QMIP-050-FV”
“HOROWITZ Daniel L.”,”Il movimento sindacale in Italia.”,”HOROVITZ è nato a Newark il 7 ottobre 1916. Ha frequentato la New York Univ dove si è laureato nel 1940. Dal 1936 al 1937 ha svolto attività di ricercatore per il National Labor Relations Board e nel 1943 è stato consulente delle Commissioni per la composizione delle controversie sindacali. Fino al 1941 ha svolto inoltre importanti attività presso il Dipartimento del Lavoro dello Stato di New York. Nel 1942-43 ha insegnaot relazioni industriali ad Harvard e al Radcliff College. Membro dell’ United States Foreign Service, è stato il primo Labor Attaché nominato dal governo americano e ha lavorato alle ambasciate americane di Santiago del Cile, Parigi e New Dehli. Negli anni 1950-51 e 1954-55 ha vissuto in IT come libero ricercatore per conto dell’Univ di Harvard. Il volume è il frutto di questa attività di ricerca.”,”MITT-020″
“HOROWITZ Eugene”,”Bericht der Sozialdemokratischen Partei Ungarns zu dem am 18-24. August 1907 in Stuttgart Staatfindenden Internationalen Sozialistischen Kongresse. Rapport du Parti Socialdemocrate Hongrois presenté au Congrés Socialiste International convoqué a Stuttgart du 18 au 24 aoùt 1907.”,”HOROWITZ Eugene, segretario del partito socialdemocratico di Ungheria.”,”INTS-022″
“HOROWITZ Irving Louis”,”Revolucion en el Brasil. Politica y sociedad de Vargas a Goulart (1930-1964). (Tit. orig.:Revolution in Brasil)”,”Libro dedicato alla memoria di Antonio Vicente Mendes Maciel anche chiamato Antonio El Consejero, mistico cristiano e teologo rivoluzionario. “”Trattare di politica in Brasile è trattare direttamente di fattori di potere e di uomini potenti. E questo perché il sistema dei partiti politici è eccessivamente sporco, con molte teste, diviso in fazioni, e senza gli appoggi locali e regionali caratteristici della politica angloamericana. La macchina politica brasiliana esiste sopportando una svalutazione e una condanna generale. I governi statali locali (estaduales) hanno organizzazioni politiche proprie, e dato il potere dei governatori degli Stati importanti, la politica nazionale è a volte malamente in sintonia. Questa è una ragione importante che spiega perché il “”presidenzialismo”” e il “”personalismo”” siano fattori tanto impressionanti nella storia della vita politica del Brasile, nonostante la relativa assenza di colpi di Stato violenti””. (pag 92)”,”AMLx-072″
“HOROWITZ David a cura; saggi di G. William DOMHOFF William APPLEMAN WILLIAMS Lloyd C. GARDNER David W. EAKINS Joseph D. PHILLIPS Charles E. NATHANSON”,”Corporations and the Cold War.”,”Saggi di G. William DOMHOFF William APPLEMAN WILLIAMS Lloyd C. GARDNER David W. EAKINS Joseph D. PHILLIPS Charles E. NATHANSON “”There is some evidence to suggest that the Russian ability to recover from the war, the consolidation of the Chinese Revolution, and the failure to overthrow Castro in 1961 forced the more perceptive leaders of the corporation system to begin questioning the viability of American policy. Most observers have dated the beginning of that process to the administration of President John F. Kennedy. It seems more likely, however, that it started with President Dwight D. Eisenhower. He not only terminated the war in Korea, but he clearly restrained the ‘actions’ of Secretary of State John Foster Dulles, who had been an advocate of the vigorous expansion of the corporation system ever since the years of the First World War, and who became a militant cold warrior after 1944″”. (pag 101)”,”USAE-060″
“HOROWITZ David a cura, scritti di Karl MARX M.H. DOBB W. LEONTIEF Joan ROBINSON FAN-HUNG L.R. KLEIN Shigeto TSURU Martin BRONFENBRENNER Mark BLAUG Josef STEINDL J.F. BECKER P.A. BARAN e P.M. SWEEZY”,”Marx, Keynes e i neomarxisti.”,”””La crescente influenza della teoria austriaca del capitale alla fine del secolo scorso e all’inizio del nostro, concentrando l’attenzione sull’accumulazione di capitale che accresce la durata degli impianti e delle attrezzature, rafforzò ulteriormente la convinzione che l’accumulazione del capitale e il carattere sempre più “”indiretto”” della produzione procedessero di pari passo. Marx, viceversa, non solo è consapevole dell’esistenza di innovazioni che risparmiano capitale, ma sembra considerarle il risultato dell’azione di forze che operano automaticamente sul mercato. “”Il modo di produzione capitalistico””, egli scrive, “”induce all’economia nell’impiego del capitale costante””, il che tende ad “”aumentare il saggio del profitto””. “”Resta qui ancora una volta dimostrato””, egli conclude, “”che la medesima causa che provoca la tendenza alla caduta del saggio del profitto agisce da contrappeso a questa tendenza”” (Capitale, vol. III, tomo 1, pp. 122 e 291). Il quarto capitolo del terzo libro del ‘Capitale’, scritto da Engels all’inizio del decennio 1890-1900, contiene una serie di osservazioni sulla tendenza di alcune invenzioni ad abbreviare il tempo di produzione, riducendo così la quantità di beni in corso di lavorazione e innalzando per questa via il saggio del profitto. La tesi è ampiamente illustrata con esempi relativi all’industria inglese. Engels afferma che “”gli ultimi cinquant’anni hano portato una rivoluzione”” nel campo delle comunicazioni, in seguito alla quale “”la capacità d’azione del capitale”” impiegato nel commercio mondiale”” si è più che raddoppiata o triplicata””. (…)”” [Mark Blaug ‘Progresso tecnico ed economia marxiana] [in David Horowitz a cura, Marx, Keynes e i neomarxisti, 1971] (pag 261-262))”,”MADS-007-FPA”
“HORST Eberhard edizione italiana a cura di Augusto GUIDA”,”Cesare.”,”””Un uomo come il Cesare di Mommsen non è assolutamente mai esistito”” (Eduard Meyer, 1856).”,”STAx-075″
“HORST Eberhard, edizione italiana a cura di Augusto GUIDA”,”Cesare.”,”‘Roma festeggia Cesare e ne diffida’ (pag 155) Nato a Düsseldorf nel 1924 E. Horst ha studiato filosofia, teologia, lingua e letteratura germanica alle Università di Bonn e di Monaco, dove nel 1956, si è laureato in lettere e filosofia. Ha pubblicato pure nel 1981 ‘Federico II di Svevia’.”,”BIOx-035-FV”
“HORST Eberhard, edizione italiana a cura di Augusto GUIDA”,”Cesare.”,”Nato a Dusseldorf nel 1924 Eberhard Horst ha studiato filosofia, teologia, lingua e letteratura germanica alle Università di Bonn e di Monaco, dove nel 1956, si è laureato in lettere e filosofia. In questa stessa collana ha pubblicato nel 1981 Federico II di Svevia. Primo degli imperatori romani, naturalmente posto in parallelo ad Alessandro Magno, Cesare è stato un punto di riferimento inevitabile non solo per i suoi successori, ma per i politici e i fondatori di imperi di ogni epoca, da Carlo Magno a Federico II di Svevia, a Carlo V, a Napoleone Bonaparte, a Napoleone III che scrisse una Histoire de Jules César. D’altro canto nella sua figura, associata per contrasto a Catone l’Uticense e a Bruto, sono stati riscontrati non di rado i caratteri tipici del tiranno e del liberticida, da Cicerone a Lucano a Rousseau. Per ricostruire i tratti e le vicende della grandiosa personalità cesariana, E. Horst ha tenuto presenti innanzi tutto le fonti antiche latine e greche, in modo da offrire un quadro rigorosamente documentato in cui le testimonianze di diversa provenienza si integrano e si bilanciano e possono essere valutate nella loro obiettività e validità.”,”BIOx-050-FV”
“HORSZOWSKI Mieczyslaw, a cura di Bice HORSZOWSKI COSTA”,”Miecio. Remembrances of Mieczyslaw Horszowski.”,”Il motto di Goethe: “”Kein Leben ohne Streben”” (There is no life without labour) (non c’è vita senza lavoro) L’allievo e il maestro. “”Leschetizky was feared for his rebukes, but he never treated Miecio badly. He had several assistants who helped him prepare the pupils: Berta Jahn was the one in charge of Miecio. In that period the Maestro took 20 gulden a lesson, but he asked Miecio only 10. A gulden was worth 2 Swiss francs of the day. In Miecio’s book, Leschetizky had written a quote from Goethe: “”Kein Leben ohne Streben”” (There is no life without labour). His violin teacher was Oskar Stock. Miecio considered the violin a ‘pensum’ (an umpleasant task). He did not lile the posture. He remebered playing a violin piece in a concert where Leschetizky’s daughter, Therese, sang. He also remembered liking a piece by the Turin-born violinist-composer Achille Simonetti. Many years later, in Prades, Miecio would see a familiar face: Professor Stock’s daughter. Finally, one day Professor Leschetizky allowed Miecio to play the violin during one of his classes, making him stand on a table so that everyone could see him. Miecio performed Moszkowski’s ‘Spanish Dances’. At the end the Maestro was radiant; he hugged him and said: “”Now I know for sure that you have no talent for the violin”””” (pag 192-193) Preface di Gian Paolo Minardi, introduction James Methuen-Campbell, foreword, chronology, from the letters of Janina Roza Horszowska to her husband, Remembrances of Mieczyslaw Horszowski as told to his wife, with the addition of letters, diaries and testimonies, discography, bibliography, biographical glossary, index”,”VARx-609″
“HORTZSCHANSKY Günter GRAU Roland IMIG Werner ITTERSHAGEN Siegfried MATERNA Ingo NAUMANN Horst NIMTZ Walter WROBEL Kurt e altri”,”Illustrierte Geschichte der deutschen November revolution 1918-1919.”,”Die Große Sozialistische Oktoberrevolution und die Entstehung einer revolutionären Krise in Deutschland. (capitolo 1).”,”MGEK-052″
“HORTZSCHANSKY Günter HAFERKORN Katja a cura; testi di HAFERKORN Katja HOLZE Rainer HORTZSCHANSKY Günter SCHINDLER Bärbel THOM Siglinde WEBER Stefan”,”Ernst Thälmann. Bilder Dokumente Texte.”,”Ernst Thälmann segretario del KPD durante gli anni della repubblica di Weimar. Nel 1932 viene nominato dal CC del KPD candidato per le elezioni presidenziali tedesche.”,”MGEK-076″
“HORTZSCHANSKY Günter GRAU Roland IMIG Werner ITTERSHAGEN Siegfried MATERNA Ingo NAUMANN Horst NIMTZ Walter WROBEL Kurt, Autorenkollektiv, Collettivo di Autori”,”November revolution. 1918/1919. Illustrierte Geschichte der deutschen.”,”Günter Hortzschansky nato a Berlino il 20/02/1926 e morto il 11/10/2015.”,”MGER-010-FL”
“HORWARD Donald D.”,”The French Revolution and Napoleon collection at Florida State University: a Bibliographical Guide.”,”Raccolta di materiali della Biblioteca Strozier relativi alla Rivoluzione francese e all’Europa napoleonica accumulata presso la biblioteca universitaria del nord della Florida. Conta più di 5000 titoli in 8000 volumi ed è in questa bibliografia che ne vengono raccolti e ordinati gli autori in ordine alfabetico e corrispondenti titoli da HORWARD D,”,”QMIx-167-FSL”
“HÖSCH Edgar”,”Storia dei paesi balcanici. Dalle origini ai giorni nostri. (Tit. orig.: Geschichte der Balkanländer. Von der Frühzeit bis zur Gegenwart)”,”HÖSCH Edgar (1935) insegna storia dell’ Europa orientale all’ Università di Monaco di Baviera dove dirige anche il Dipartimento storico dell’ Istituto dell’ Europa dell’ Est. Fra le sue opere: ‘Orthodoxie und Häresie im alten Russland’ e ‘Die Kultur der Ostslaven’. “”Si è già parlato di “”nazionalità confessionali”” (Emmanuel Turczynski) (…)”” (pag 146) “”Tra i Serbi, era già stata la migrazione a nord del XV-XVII secolo verso la Bosnia, la Sumadija (Moravoserbia) e la regione slavo-danubiana a dare impulso ad ampi rimescolamenti, dato che il naturale contrasto tra residenti e immigrati sprigionò nuove energie sociali. Tuttavia, fu soltanto la politica asburgica in Europa sudorientale, che durante il periodo delle riforme teresiane e giuseppine si dimostrò disposta a lungimiranti concessioni amministrative e sociali, ad accelerare tra i Serbi stanziati in Ungheria meridionale la formazione di un ceto medio, da cui fu possibile reclutare una classe dirigente dotata di una coscienza nazionale. I protagonisti dell’ ascesa sociale divennero i più adatti mediatori di un’ europeizzazione rivolta alla corte imperiale e alla società viennese, che si esprimeva in sforzi illuministico-letterari e soprattutto in provvedimenti di riforma della scuola.”” (pag 146)”,”EURC-081″
“HÖSCH Edgar”,”Storia dei paesi balcanici. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Edgar Hösch è nato ad Aschaffenburg nel 1935, insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Monaco di Baviera dove dirige anche il Dipartimento storico dell’Istituto dell’Europa dell’Est. Fra le sue opere Orthodoxie und Häresie im alten Russland e Die Kultur der Ostslaven.”,”EURC-052-FL”
“HOSKING Geoffrey”,”Russia and the Russians. A history from Rus to the Russian Federation.”,”HOSKING Geoffrey è professore di storia russa all’ Università di Londra. Tra le sue opere principali ‘History of the Soviet Union’ e ‘Russia: People and Empire 1552-1917’.”,”RUSx-072″
“HOSKING Geoffrey”,”Russia. People and Empire, 1552-1917.”,”G. HOSKING è professore di Storia russa e Deputy Director, School of Slavonic and East European Studies, University of London.”,”RUSx-080″
“HOSKING Geoffrey”,”A History of the Soviet Union, 1917-1991. Final Edition.”,”HOSKING G. è professore di storia russa nella School of Slavonic Studies, Università di Londra dal 1984. Nato in Scozia nel 1942 ha studiato la Russia a Cambridge e storia europea ad Oxford. Ha lavorato presso gli archivi di Mosca e Leningrado. “”Nel suo autorevole studio sul soggetto Robert Conquest arriva a un dato di 8 milioni, non includendo i criminali, per il 1938. Prendendo questo valore come una media per il periodo 1936-50, egli stima che ci furono circa 12 milioni di morti. Pure questo dato non prende in considerazione i giustiziati, o le vittime della dukalalizzazione, molte delle quali sono decedute prima del 1936. Tenendo conto di quest’ ultime, si potrebbe arrivare per le vittime del terrore staliniano a un totale di 15-20 milioni. I campi di lavoro e il terrore erano una parte intrinseca della società stalinista””. (pag 203)”,”RUSS-156″
“HOSKING Geoffrey”,”A History of the Soviet Union, 1917-1991. Final Edition.”,”HOSKING G. è professore di storia russa nella School of Slavonic Studies, Università di Londra dal 1984. Nato in Scozia nel 1942 ha studiato la Russia a Cambridge e storia europea ad Oxford. Ha lavorato presso gli archivi di Mosca e Leningrado.”,”RUSS-157″
“HOSKING Geoffrey A.”,”The Russian Constitutional Experiment. Government and Duma, 1907-1914.”,”Geoffrey A. Hosking Department of History, University of Essex. Acknowledgement, Preface, List of abbreviations, General conclusions, Appendix: A note on historiography and sources, List of sources, Index,”,”RUSx-092-FL”
“HOSKING Geoffrey”,”Russia and the Russians. A History.”,”Geoffrey Hosking is professor of Russian History at the University of London. Preface, Introduction, Chronology, Maps, Illustrations, Foto, Index,”,”RUSx-200-FL”
“HÖSLE Vittorio”,”Wahrheit und Geschichte. Studien zur Struktur der Philosophiegeschichte unter paradigmatischer Analyse der entwicklung von Parmenides bis Platon.”,”Dr. Vittorio Hösle (geboren 1960 in Mailand) studierte Philosophie, Klassische Philologie und Indologie in Regensburg, Tübingen, Bochum und Freiburg und arbeitet z. Zt. wissenschaftlich in Tübingen. Veröffentlichungen auf dem Gebiete der griechischen Mathematik – und Literatur-geschichte sowie zu Hegel.”,”FILx-093-FL”
“HÖSS Rudolf”,”Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss.”,”Rudolf Höss, ufficiale delle SS, fu per due anni il comandante del più grande campo di sterminio nazista, quello di Auschwitz, dove vennero uccisi circa due milioni di ebrei. Processato da un tribunale polacco alla fine della guerra, venne condannato a morte, e in carcere, nell’attesa dell’esecuzione, scrisse questa autobiografia. Si tratta di un documento impressionante non solo perché illustra con burocratica freddezza la storia e il funzionamento delle officine della morte, ma soprattutto perché, per la prima volta, ci permette di intravedere la mentalità, la psicologia dell’«altra parte», di cogliere l’insanabile contraddizione tra le giustificazioni addotte dai carnefici e l’enormità dei loro delitti. “”Se prima della guerra i campi di concentramento erano stati fine a se stessi, ora che eravamo in guerra, secondo la volontà di Himmler, erano diventati mezzi per raggiungere un fine. Dovevano, infatti, servire in primo luogo alle necessità stesse della guera, agli armamenti. Per quanto era possibile, ogni prigioniero doveva diventare un operaio della produzione bellica. Ogni comandante doveva assolutamente mettere il proprio campo in condizioni di servire a questo scopo, e, secondo la sua volontà, anche Auschwitz doveva diventare una immensa fabbrica di armamenti, occupando i prigionieri. I discorsi tenuti durante la sua visita nel marzo del 1941 erano stati chiarissimi in questo senso, e altrettanto chairamente parlavano il campo per 100.000 prigionieri di guerra, il riattamento del vecchio campo per 30.000 prigionieri, l’allestimento per Buna di 10.000 prigionieri (1). Tutti questi erano ordini di grandezza fino allora sconosciuti nella storia dei compi di concentramento. Fino allora, infatti, un campo con 10.000 prigionieri era già straordinariamente grande. L’insistenza con cui egli aveva sollecitato il più rapido e deciso compimento della costruzione, la sua indifferenza verso le difficoltà che si sarebbero frapposte e quelle già esistenti e difficilmente superabili, mi avevano dato fin d’allora materia di riflessione. Il modo, poi, con cui aveva scartato le obiezioni, pure assai fondate, del ‘Gauleiter’ e delle autorità locali, stava a indicare che avevamo di fronte fatti eccezionali. Non ero certo un novellino dei procedimenti delle SS e del loro capo, ma quell’asprezza, e l’inesorabilità con cui egli esigeva l’attuazione più rapida possibile degli ordini appena impartiti, erano un fatto nuovo. Perfino Glücks ne fu impressionato. E di quel lavoro io ero l’unico e solo responsabile. Dal nulla e con nulla dovevo costruire nel più breve tempo possibile – secondo i criteri di allora – un complesso gigantesco, con quei «collaboratori» che avevo, senza un aiuto appena valido dall’alto, a giudicare dalle esperienze testè compiute. E qual era la situaizone delle mie forze di lavoro? Che cos’era diventato nel frattempo il «campo di custodia» (Schutzhaftlager)? (pag 103-104) (1) Secondo le disposizioni impartite da Himmler durante la sua ispezione ad Auschwitz nel marzo 1941, nell’ottobre dello stesso anno iniziò a Birkenau a circa 3 chilometri dal campo di Auschwitz, la costruzione del “”Campo dei prigionieri di guerra di Auschwitz”” (campo di Birkenau), che doveva diventare il campo di concentramento più vasto tra tutti quelli costruiti dal nazionalsocialismo. (…)”,”QMIS-371″
“HOSTETTER Richard”,”Le origini del socialismo italiano.”,”””Mazzini non riconobbe immediatamente la vittoria di Marx. Meno di un mese dopo l’ accettazione della revisione dello statuto compiuta da Marx, otto italiani di Londra sedevano al Consiglio Generale e il 13 dicembre 1864, la Società Operaia di Londra (circa 350 membri), con un manifesto che esaltava praticamente tutti i principi sociali di Mazzini, aderì ‘en masse’ all’Internazionale. Tuttavia, già nella primavera del 1865, Wolff e gli Italiani si erano dimessi dal Consiglio Generale e Mazzini, anche se ciò non lo indusse a ordinare alla Società Operaia Italiana di ritirarsi dall’ AIL, andò su tutte le furie quando la Società fece circolare una traduzione italiana dell’ “”Indirizzo Inaugurale”” di Marx che ignorava la censura fatta da Mazzini di molti passi, specialmente di quelli che condannavano il ceto medio. Marx poteva a ragione esultare, poiché ciò segnò la fine dell’ intervento diretto del profeta nella Prima Internazionale””. (pag 175)”,”MITS-251″
“HOSTON Germaine A.”,”Marxism and the Crisis of Development in Prewar Japan.”,”HOSTON è associate professor of Political Science at the John Hopkins University.”,”MJAx-021″
“HOTCHNER A.E.”,”Papà Hemingway. Ricordi personali.”,”Libro di GB Marlene Dietrich e l’ arte della pausa drammatica (pag 27) “”Ma pensa un po’ a quello che si scrive. Quel tale che ha scritto ‘Il nudo e il morto, come si chiama, Mailer, avrebbe avuto un gran bisogno di uno che lo dirigesse. Te l’immagini un generale che non guarda le coordinate sulla mappa? E’ un generale letterario, fabbricato, troppo stronzo. E tutto il libro è pura diarrea di macchina da scrivere. Il solo romanzo veramente buono, forse anche grande, che sia uscito dalla seconda guerra mondiale è ‘La galleria’. Dico ‘forse anche grande’, perché chi diavolo può deciderlo? La grandezza è la più lunga corsa a ostacoli che mai sia stata fatta: molti vi partecipano e pochi arrivano”” (pag 133-134)”,”USAS-198″
“HOTCHNER A.E.”,”Papà Hemingway. Ricordi personali.”,”A.E. Hotchner fu stretto amico di Hemingway negli ultimi quattordici anni di vita dello scrittore”,”BIOx-337″
“HOUGH Richard”,”La mutinerie du cuirassé potemkine.”,”Richard HOUGH è nato in Inghilterra nel Surrey, il 15 maggio 1922. Pilota di caccia nella 2° GM, impiegatosi presso una biblioteca di Londra è entrato poi nelle edizioni ‘The Bodley Head’ fino al 1955. Quindi è passato alla Hamilton Hamilton. Ha scritto libri per l’infanzia e si è occupato di storia della guerra aero-navale. A proposito della guerra russo-giapponese del 1905 ha scritto ‘La flotte condamné a mort’ che racconta l’odissea della flotta russa sconfitta a Tsushima il 27 maggio 1905, un mese prima dell’ ammutinamento del Potemkine.”,”RIRx-059″
“HOUGH Richard”,”L’ ammutinamento della Potemkin. Dalla rivolta alla selvagge repressioni.”,”Le gesta dei marinai della Potemkin furono illustrate dal noto film di EISENSTEIN.”,”RIRx-070″
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”A. HOURANI è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’ Università americana di Beirut e ad Oxford. Fino al 1971 è stato D del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: -Arabic Thought in the Liberal Age (1962) -Europe and the Middle East (1980) -The Emergence of the Modern Middle East (1981)”,”VIOx-031 AFRx-021″
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”A. HOURANI è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’ Università americana di Beirut e ad Oxford. Fino al 1971 è stato D del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: -Arabic Thought in the Liberal Age (1962) -Europe and the Middle East (1980) -The Emergence of the Modern Middle East (1981)”,”VIOx-007-FV”
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”Albert Hourani è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’Università Americana di Beirut e a Oxford. Fino al 1971 è stato direttore del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Anthony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: Arabic Thought in the Liberal Age, Europe and the Middle East, The Emergence of the Modern Middle East.”,”VIOx-106-FL”
“HOURANI Albert”,”L’Islam nel pensiero europeo.”,”Albert Hourani è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’Università Americana di Beirut e a Oxford. Fino al 1971 è stato direttore del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Anthony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: Arabic Thought in the Liberal Age, Europe and the Middle East, The Emergence of the Modern Middle East.”,”VIOx-111-FL”
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”Albert Hourani è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’Università Americana di Beirut e a Oxford. Fino al 1971 è stato direttore del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Anthony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: Arabic Thought in the Liberal Age, Europe and the Middle East, The Emergence of the Modern Middle East.”,”VIOx-001-FMP”
“HOVELL Mark, a cura di T.F. TOUT”,”The Chartist Movement.”,”L’incontro di Marx ed Engels con O’Connor esponente del movimento cartista inglese “”In 1845 Feargus O’Connor made a tour in Belgium and come home full of a desire to emulate the Flemish methods of small intensive farming, which he held up for admiration to those who wished to participate in his Land Scheme. Were England cultivated like Flanders and Brabant, it would, he declared, be able to maintain a population of three hundred millions (1). But O’Connor did not simply go to Belgium to study its agriculture. At Brussels he had treaty with a band of German democratic communists then in exile in the Belgian capital. This body welcomed him with a congratulatory address, signed among others by Karl Marx and Friedrich Engels (2). These men, young and little known at the time, had just begun that long association which was to be of such significance in the later history of socialistic theory and practice. Engels had already become during his earlier residence in England the chief link that bound to English Chartism the extremists of the German revolt against the social order. Friedrich Engels (1820-1895), the son of a well-to-do cotton-spinner at Barmen, was brought to Manchester in 1842 in the interests of a branch of his father’s firm, established in the cotton area of south-east Lancashire. His residence in this country between 1842 and 1844 bore as its chief fruit an elaborate study of the condition of the English working classes at that period, which was first published in 1845 (3). It also resulted in Engels being brought into relation with English Chartists and Socialists, from whom he learnt a more concrete method of dealing with economic problems than had prevailed among his German teachers. He wrote for the ‘Northern Star’ and became friendly with O’Connor and Jones. On leaving England for Paris, Engels began there his intimacy with Karl Marx (1818-1883), a young doctor from Trier, whose Jewish origin and Radical views made an academical career impossible for him in Prussia. Marx was now, under Engels’s guidance, sitting at the feet of the French social reformers. He gladly widened his reading to include the pioneers of English socialism and profited much by it, learning,for instance, from Hodgskin some of the characteristic doctrine which he set forth to the world twenty years later in ‘Das Kapital’. Expelled from Paris at the request of the Prussian Government, Engels and Marx next took up their quarters at Brussels where O’Connor found them. At Brussels they were free to think and write as they chose, while awaiting the upheaval which they foresaw to be imminent in their native country. When even orthodox Radicalism denied Marx a hearing, he was sure of publicity for his views in the friendly pages of the ‘Northern Star’. Thus, when he was forbidden to denounce Free Trade in a conference at Brussels, O’Connor printed his written speech for him in that organ (4). A “”League of the Just””, reorganised by Marx and Engels as a “”League of Communists””, took up under their guidance an open educational propaganda. With branches in London, Paris, and Brussels, it became a powerful body”” [Mark Hovell, a cura di T.F. Tout, The Chartist Movement, 1963] [(1) ‘Northern Star’, September 20, 1845 (…); (2) ‘Northern Star’, July 25, 1847; (3) F. Engels, ‘Die Lage der arbeitenden Klassen in England (Leipzig, 1845), translated by F.K. Wischnewetzky as ‘The Condition of the Working Classes in England in 1844’ (London, 1892); (4) Northern Star, October 9, 1847. The conference was on September 17-19] (pag 285-286-287)”,”MUKC-036″
“HOVEY Tamara”,”John Reed: Witness to Revolution.”,”HOVEY Tamara scrittrice che ha vissuto a Parigi. Nelle sue ricerche su John Reed ha potuto consultare lettere inedite di Reed al padre, Carl Hovey, che fu amico di Reed e direttore del ‘Metropolitan Magazine’.”,”REEx-023″
“HOVEY Tamara”,”John Reed: Witness to Revolution.”,”Tamara Hovey is a novelist and screenwriter who lives in Paris with her husband and their two teenage sons. In her research about John Reed, she was able to draw on unpublished letters of John Reed to her father, Carl Hovey, who was Reed’s friend and editor at ‘Metropolitan Magazine’. Acknowledgments, Foreword, foto, illustrazioni, Index,”,”REEx-005-FL”
“HOWARD Michael”,”La guerra e le armi nella storia d’ Europa.”,”Michael HOWARD, ‘fellow’ in studi superiori di strategia all’ All Souls College di Oxford, è tra i maggiori esperti europei di scienza militare. Attualmente (1978) ricopre la carica di vicepresidente del Royal Institute for International Affairs e dell’ International Institute of Strategic Studies. [‘I popoli d’Europa non erano balzati alle armi sopportando; già fino a quel momento, sacrifici terribili, per qualche ritocco marginale nell’equilibrio delle potenze. (…) Quindi la guerra ‘doveva’ continuare. Durante il 1915 i belligeranti tentarono una volta di più di ottenere un successo decisivo. I tedeschi sul fronte orientale con profonde penetrazioni e manovre avvolgenti, i francesi sul fronte occidentale con la ripresa dei loro attacchi frontali, gli inglesi cercando di sfruttare il dominio dei mari con un’operazione anfibia di aggiramento a largo raggio nei Dardanelli. Alla fine dell’anno divenne evidente che i princìpi napoleonici con i quali erano stati nutriti i militari per oltre un secolo – ‘Niederwerfungsstrategie’, strategia di annientamento, come la chiamavano i tedeschi – non erano più validi. Divennero più attuali quelle guerre del Sei-Settecento, quando lo scopo della strategia non era la distruzione dell’esercito nemico, ma l’esaurimento delle risorse economiche dell’avversario – ‘Ermattungsstrategie’, strategia di logoramento. Ma mentre nel Seicento il modo migliore di attuarla era l’evitare la battaglia, nel XX secolo essa fu attuata mediante offensive con obiettivi tattici anche limitati, al solo scopo di logorare le risorse dell’avversario più rapidamente delle proprie. Tale fu il concetto d’azione per gli attacchi germanici a Verdun nel 1916; tale fu la giustificazione se non per l’inizio, almeno per il prolungarsi degli attacchi britannici sul fronte occidentale nel 1916 e 1917. (…) Gli eserciti (…) erano diventati strumenti per dissanguarsi a vicenda di risorse umane e materiali. Nello stesso tempo un’altra arma tradizionale, il blocco navale, veniva impiegata con nuova ferocia. (…) I fardelli imposti da questa condotta della guerra alla popolazione civile furono accettati ovunque senza proteste. Immensi prestiti di guerra vennero sottoscritti’ (pag 220-221). Michael Howard, Fellow in studi superiori di strategia presso All Souls College di Oxford, è tra i maggiori esperti europei di scienza militare. Dal 1978 ha ricoperto la carica di vicepresidente del Royal Institute for International Affairs e dell’International Institute of Strategic Studies]”,”QMIx-054″
“HOWARD McILWAIN Charles, a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Costituzionalismo antico e moderno.”,”HOWARD McILWAIN Charles (1881-1968) è stato uno dei maggiori studiosi del pensiero giuridico e politico. Ha insgnato Science of Government ad Harvard fino al suo ritiro nel 1946. Dopo ‘The High Court of Parliament and Its Supremacy’ (1910, 1962) divenuto un classico ha scritto ‘Tha American Revolution. A Constitutional Interpretation’ (1923, 1958) e altre opere importanti (v. quarta di copertina). “”Tutto questo rende assai interessanti alcune osservazioni costituzionali di Mattew Hale, assai notevoli per il loro tempo e che sono state oggetto di minore attenzione di quel che meritassero. In due saggi, Reflections on Mr. Hobbs His Dialogue of the Lawe e De Prerogativa Regis, l’ autore stabilisce una classificazione dell’ autorità che, per quel che ci risulta, è sua originale. Dal Medioevo il potere del governo è stato distinto in potestas coercitiva e potestas directiva. Hale adotta queste due, ma ne aggiunge una terza che, per quel che ne so, è assolutamente nuova, una potestas irritans actus contrarios, il potere cioè di rendere nulli e non avvenuti gli atti contrari alla legge. “”E perciò – egli aggiunge – sebbene il Re per tali atti contrari al potere direttivo del diritto non sia soggetto al potere coercitivo, in ragione della sacertà e della sublimità della sua persona, gli strumenti e ministri, che sono gli immediati esecutori di queste cose illegali, sono soggetti al potere coercitivo della legge; e, in tali casi, il re non può far nulla per giustificare o difendere i suoi ministri. Questa è una delle reagioni principali della massima che il re non può essere ingiusto, poichè ciò che è ingiusto e contrario al diritto non è un atto del re, ma del ministro o del funzionario, che ha messo in esecuzione i suoi ordini; e in conseguenza detto ministro è sottoponibile alla coercizione della legge e deve dar soddisfazione””. (pag 155)”,”TEOP-211″
“HOWARD M.C. KING J.E.”,”The political economy of Marx.”,” Nota su metodo Marx (pag 21)”,”MADS-669″
“HOWARD Michael”,”Studies in War and Peace.”,”In Memoriam di Basil Henry Liddell Hart Michael Howard è nato nel 1922 e fino al 1970 è stato Fellow in Higher Defense Studies presso l’ All Souls College di Oxford. Dal 1947 fino al 1968 ha insegnato al King’s College, London, e ha tenuto la cattedra di War Studies dal 1963. Ha ricevuto il premio Memorial Prize per ‘The Franco-Prussian War’ (1961) Capitoli sulla Seconda guerra mondiale: – Hitler e i suoi Generali – Il Mediterraneo nella strategia britannica nel corso della Seconda guerra mondiale – Bombardamento e la bomba (atomica) – Strategia e politica nella conduzione delle guerre del XX secolo (pag 110-153)”,”QMIx-312″
“HOWARD Michael”,”The First World War.”,”Sir Michael Howard è Professore emerito di Storia moderna alle Università di Oxford e Yale. Ha scritto pure: ‘The Causes of War’, ‘War in European History’, ‘The Lessons of History’, ‘The Invention of Peace’, ‘The Oxford History of the Twentieth Century’ (a cura con W.R. Louis), ‘War and the Liberal Conscience’, ‘The Franco-Prussian War’, e ‘Studies in War and Peace’. Il volume contiene molte cartine: Europa prima del conflitto, Europa dopo il conflitto, Fronte occidentale, Fronte orientale, Balcani, Italia del Nord, Impero ottomano.”,”QMIP-034-FSL”
“HOWARD Michael”,”The Franco-Prussian War. The German Invasion of France, 1870-1871.”,”Michael Howard, Regius Professor di Storia moderna all’Università di Oxford (1980-1989). Professore di storia a Yale dal 1989 al 1993.”,”QMIx-005-FSD”
“HOWARD Michael”,”La guerra e le armi nella storia d’Europa.”,”HOWARD Michael: (1922-2019) è stato “”fellow”” in studi superiori di strategia all’ All Souls College di Oxford, tra i maggiori esperti europei di scienza militare. Ha ricoperto la carica di vicepresidente del Royal Institute for International Affairs e dell’International Institute of Strategic Studies. <> (dal risvolto di copertina).”,”EURQ-001-FSL”
“HOWARD Michael, ANDREOPOULOS George J., SHULMAN Mark R. a cura; saggi di HOWARD Michael, OBER Josiah, STACEY Robert, PARKER Geoffrey, SELESKY Harold, ROTHENBERG Gunther, HATTENDORF John, ROBERTS Adam, BIDDLE Tami, ROSENBERG David, KENNEDY PAUL”,”The Laws of war. Constraints on Warfare in the Western World.”,”HOWARD Michael è professore emerito di storia moderna presso l’Università di Oxford e professore emerito di storia militare e navale presso l’Università di Yale. (notiz.1994) «Questo libro esplora non solo i vincoli formali alla condotta della guerra nel corso della storia occidentale, ma anche le convenzioni non scritte riguardanti ciò che è consentito nel corso delle operazioni militari. Dall’antichità classica ai giorni nostri, eminenti storici discutono le normative legali e culturali che regolano i diritti dei belligeranti; il trattamento dei prigionieri e dei civili; l’osservanza di tregue e immunità; l’uso di armi particolari, la guerra d’assedio, i codici d’onore; criteri per la definizione dei crimini di guerra.» (dal risvolto di copertina. Traduz. d. r.) «Il secondo gruppo escluso dalle considerazioni di jus in bello erano i popoli stranieri, che si riferissero ai persiani del V secolo a.C., o ai musulmani e ai pagani durante le crociate dell’Europa medievale, o agli indiani nordamericani e ad altri popoli aborigeni lungo la via dell’espansione europea. Di tanto in tanto si verificano casi di persone massacrate indiscriminatamente con la motivazione che non erano considerate parte della comunità internazionale. Gli inglesi, ad esempio, che uccidevano senza ritegno in Irlanda, trovarono facile usare lo stesso ragionamento e gli stessi metodi brutali nello sterminare gli indiani. Solo coloro con tradizioni culturali simili avevano il diritto di essere trattati con moderazione in tempo di guerra, un giudizio basato su criteri del tutto soggettivi.» (pag 215, conclusioni di KENNEDY Paul. Traduz. d.r.)”,”QMIx-243-FSL”
“HOWARTH Patrick”,”Attila re degli Unni.”,”Stilicone. “”Durante l’ impero di Onorio la politica militare era stata guidata principalmente da Flavio Stilicone. Egli era figlio di un Vandalo e aveva attirato l’ attenzione di Teodosio I (…). Stilicone era un uomo dall’ aspetto estremamente affascinante e dalla cultura vastissima; divenne probabilmente grazie alla moglie del protettore di Claudiano, il più grande poeta dell’ epoca, dal quale venne ricambiato con una serie di panegirici in suo onore. Tuttavia, pur avendo degli ammiratori, aveva an che dei detrattori, alcuni dei quali lo consideravano più un Vandalo che un vero Romano. Venne accusato di aver indebolito l’ esercito in generale e in particolare di aver ritirato le guarnigioni dal Reno per aver più truppe a disposizione in Italia. A sua difesa si poteva dire che si trovava a dover affrontare costi sempre più alti per la difesa dell’ Impero e anche la resistenza di moltissimi cittadini romani – non germani – alla prestazione del servizio militare. Stilicone quindi si trovò sempre più spesso a dover raggiungere compromessi con quei popoli che potevano costituire una minaccia per l’ Impero. Cominciò ad applicare quella tattica, poi adottata anche da Ezio, di richiedere aiuti militari ai barbari in cambio di concessioni territoriali. Raggiunse accordi e compromessi con un soldato germano che rispondeva al nome di Alarico.”” (pag 93-94)”,”STAx-089″
“HOWARTH Patrick”,”Attila. Re degli unni.”,”Patrick HOWARTH è autore di varie opere storiche, biografiche e critiche. ha scritto romanzi e poesie.”,”STAx-169″
“HOWARTH David”,”Il giorno dell’invasione.”,”Churchill disse che l’invasione della Normandia fu l’operazione più complessa e difficile che mai sia stata realizzata (pag 5, prefazione) L’autore parla della ‘brillante analisi’ dello sbarco in Normandia di Chester Wilmot (riporta anche memorie di generali) nel suo libro ‘The Struggle for Europe’ (‘La battaglia per l’Europa’) (o meglio ‘La lotta per l’Europa’, ndr) Studio di data ora migliore in base a luogo scelto in base a maree e meteorologia. Combinazione di molti fattori, scelta tattica di operare con carri armati e fanteria già sulla spiaggia. Fu raccolta una massa enorme di mezzi da sbarco (pag 14-15) Abile depistaggio di inglesi e americani sul luogo dello sbarco, divergenze tra i vertici tedeschi sul modo di contrastare l’attacco e il luogo dello sbarco (dissidi tra Rommel e Rundstedt) (pag 16-17) “”Da due anni la propaganda germanica parlava del Vallo Atlantico come di una barriera inespugnabile tesa lungo l’intera costa, ma Rommel non tardò a scoprire che la realtà era ben diversa. La potenza del vallo era stata esagerata per scoraggiare eventuali incursioni alleate e per fare animo ai tedeschi; in realtà alla sua costruzione era stata data una precedenza relativa, il materiale a esso destinato era spesso finito in opere giudicate più urgenti, e in diversi punti della costa i lavori di costruzione erano stati addirittura trascurati dai comandanti di zona che consideravano un incarico in Francia come una licenza dopo i disagi e i pericoli del fronte russo. Ma, come gli inglesi avrebbero sperimentato a proprie spese, Rommel era un uomo di energia straordinaria e nei pochi mesi a sua disposizione, mentre in Inghilterra fervevano i preparativi per l’invasione, lavorò a tutta velocità per costruire le fortificazioni intese a farla fallire. Erano quelli i lavori segnalati dalla ricognizione aerea. Ma si procedeva ugualmente a rilento, per la scarsità di materiale e soprattutto per le divergenze d’opinioni fra gli alti comandi. Rommel era persuaso che un’invasione avrebbe potuto essere fermata soltanto in mare o al massimo sulla spiaggia, mentre il feldmaresciallo von Rundstedt lo riteneva impossibile e riponeva tutta la sua fiducia nelle riserve che consigliava di mantenere intatte finché si chiarissero le esatte intenzioni del nemico. Anche l’alto comando germanico, seguendo la stessa logica che aveva guidato il ‘COSSAC’ (1), si era orientato verso la Normandia o Calais ma i capi non riuscivano ad accordarsi sulla determinazione di una delle due zone. Von Rundstedt era convinto che lo sbarco principale sarebbe avvenuto a Calais, e la sua convinzione era condivisa dall’alto comando dell’esercito in Germania. Rommel propendeva invece per la Normandia, d’accordo, si disse, con Hitler. Questi contrasti derivarono, in parte almeno, da un deliberato inganno degli alleati che, avendo deciso per la Normandia, fecero di tutto per convincere i tedeschi di aver deciso per Calais. Mentre flotta ed esercito si raccoglievano nei porti sud occidentali, altre identiche operazioni fittizie si svolgevano nei porti sud-orientali. Nel Kent venne simulata tutta l’attività radio di un esercito e il generale Patton, ben noto ai tedeschi, venne clamorosamente richiamato dal Mediterraneo per assumere il comando di quelle forze inesistenti. Sopra Calais vennero effettuati bombardamenti e voli di ricognizione in numero superiore a quelli effettuati sopra la Normandia. All’ultimo momento, mentre la vera flotta di navi e aerei era in rotta per la Normandia, un’altra flotta di navi e aerei faceva rotta per Calais, usando alcuni trucchi per apparire ai ‘radar’ di potenza assi maggiore di quanto non fosse in realtà. Il servizio segreto inglese lavorava dal canto suo per insinuare la convinzione sbagliata nel cervello dei capi tedeschi, compito che fu probabilmente semplificato dal disaccordo esistente fra il servizio segreto tedesco e i capi del nazismo. Il capo del servizio segreto, ammiraglio Canaris, era stato da poco esonerato dall’incarico con la conseguente dispersione di maggior parte della sua organizzazione, e al suo posto andava sorgendo un nuovo servizio composto da fedeli nazisti agli ordini di Himmler, ma pare si trattasse di agenti incapaci e inesperti, facile preda per la consumata abilità degli inglesi. A guerra finita, si ritrovarono negli archivi germanici circa duecentocinquanta rapporti degli uomini di Himmler sulla data e la zona dell’invasione. Uno solo era esatto. Tutti gli altri ripetevano le voci e le false informazioni messe in circolazione dagli agenti inglesi, e nessuno, a Berlino, aveva preso la minima iniziativa in base all’unico rapporto esatto”” (pag 16-18)] [(1) COSSAC, Chief of Staff of the Supreme Allied Commander, primo organismo responsabile della pianificazione dell’invasione in Normandia ndr]”,”QMIS-172″
“HOWARTH David”,”Il giorno dell’invasione.”,”‘Sullo sbarco in Normandia esistono già parecchie opere tecniche e memorie di generali, oltre la brillantissima analisi che ne fa Chester Wilmot nel suo libro ‘The Struggle for Europe’ [‘La battaglia per l’Europa’] (o meglio ‘La lotta per l’Europa’, ndr)’ (pag 5) (prefazione, in apertura) (riportare anche su libro QMIS-006) Normandia. Il giorno D dell’invasione. “”Il giorno dell’invasione fu deciso in base alla marea, al piano d’attacco e alle difese tedesche. Ogni giorno durante tutta la primavera, apparecchi da ricognizione avevano fotografato la costa francese. Si erano visti così soldati germanici e civili francesi lavorare senza posa alla costruzione di nuove postazioni d’artiglieria e alla sistemazione di ostacoli sulle spiagge: pali e cunei di legno, aculei e sbarramenti di ferro, per la maggior parte minati. Nelle intenzioni germaniche, quegli ostacoli erano destinati ad offrire la scelta fra due mali: se lo sbarco avesse avuto luogo con l’alta marea, una larga percentuale dei mezzi avrebbe urtato contro gli ostacoli, invisibili perché sommersi, e sarebbe stata messa fuori combattimento; se invece lo si fosse effettuato con la bassa marea, le truppe avrebbero dovuto attraversare una spiaggia scoperta sotto il fuoco tedesco, e in Normandia la costa digrada lentamente, così che in molti punti la bassa marea lascia scoperta una fascia di tre, quattrocento metri. Eisenhower e Montgomery scelsero il secondo rischio. Per ridurlo al minimo fu deciso di sbarcare carri armati davanti alla fanteria e di bombardare violentemente le difese prima dello sbarco che sarebbe cominciato subito dopo la bassa marea. L’immediata distruzione degli ostacoli avrebbe poi permesso di proseguire le operazioni anche con l’alta marea. La marina voleva che i mezzi da sbarco si avvicinassero alla costa di notte, ma le forze dell’aria avevano bisogno di almeno un’ora di luce per bombardare le difese costiere. In base a queste considerazioni l’inizio delle operazioni fu fissato a un’ora dopo l’alba e la data dello sbarco fu stabilita cercando il giorno in cui quell’ora si accordasse con la marea. In Normandia, la bassa marea e l’ora prescelta coincidevano al 6 giugno, ma anche il 5 e il 7 potevano essere buoni, perché la differenza era minima. Dopo quella data, sarebbero dovuti passare altri quattordici giorni perché si avesse la medesima combinazione; si sarebbe così arrivati al 20 giugno, ma allora non ci sarebbe stata la luna e una notte di luna era invece l’ideale per l’atterraggio dei paracadutisti e degli alianti. Inoltre, il 20 giugno sarebbe stato davvero troppo lontano dalla data promessa a Stalin. Così, il giorno D fu fissato al 6 o al 7 in caso di cattivo tempo. L’ora H, cioè il momento dello sbarco, fu fissata alle 6.30 per la zona occidentale dove la marea avanzava prima, e alle 7.30 per la zona orientale (1). I tedeschi sapevano naturalmente che si stava preparando l’invasione. A quell’epoca l’unico fronte terrestre fra gli alleati e i tedeschi era l’Italia, dove gli alleati non trovavano spazio sufficiente per il dispegamento totale delle porprie forze, e l’invasione dall’Europa nord occidentale era il solo mezzo per attaccare seriamente la Germania”” (pag 14-16) [(1) Giorno D e ora H sono espressioni entrate nell’uso comune del linguaggio militare. Pe la maggior parte delle operazioni furono necessarie azioni preparatorie effettuate a determinati intervalli di tempo, progettate e discusse prima che fosse stabilita la data dell’operazione stessa. Di qui la necessità di riferirsi al giorno dell’operazione con l’espressione giorno D; in conseguenza le azioni preparatorie erano chiamate D 1, D 2, eccetera. Giorno D venne poi riferito in particolare alla data dello sbarco in Francia perché questa fu la più importante fra le operazioni definite con quell’espressione e perché per la popolazione quel giorno era diventato il giorno D per antonomasia] [David Howarth, ‘Il giorno dell’invasione’, Longanesi, Milano, 1975] Testo già riportato nella scheda del primo esemplare del libro (v. Archiv) “”Da due anni la propaganda germanica parlava del Vallo Atlantico come di una barriera inespugnabile tesa lungo l’intera costa, ma Rommel non tardò a scoprire che la realtà era ben diversa. La potenza del vallo era stata esagerata per scoraggiare eventuali incursioni alleate e per fare animo ai tedeschi; in realtà alla sua costruzione era stata data una precedenza relativa, il materiale a esso destinato era spesso finito in opere giudicate più urgenti, e in diversi punti della costa i lavori di costruzione erano stati addirittura trascurati dai comandanti di zona che consideravano un incarico in Francia come una licenza dopo i disagi e i pericoli del fronte russo. Ma, come gli inglesi avrebbero sperimentato a proprie spese, Rommel era un uomo di energia straordinaria e nei pochi mesi a sua disposizione, mentre in Inghilterra fervevano i preparativi per l’invasione, lavorò a tutta velocità per costruire le fortificazioni intese a farla fallire. Erano quelli i lavori segnalati dalla ricognizione aerea. Ma si procedeva ugualmente a rilento, per la scarsità di materiale e soprattutto per le divergenze d’opinioni fra gli alti comandi. Rommel era persuaso che un’invasione avrebbe potuto essere fermata soltanto in mare o al massimo sulla spiaggia, mentre il feldmaresciallo von Rundstedt lo riteneva impossibile e riponeva tutta la sua fiducia nelle riserve che consigliava di mantenere intatte finché si chiarissero le esatte intenzioni del nemico. Anche l’alto comando germanico, seguendo la stessa logica che aveva guidato il ‘COSSAC’ (1), si era orientato verso la Normandia o Calais ma i capi non riuscivano ad accordarsi sulla determinazione di una delle due zone. Von Rundstedt era convinto che lo sbarco principale sarebbe avvenuto a Calais, e la sua convinzione era condivisa dall’alto comando dell’esercito in Germania. Rommel propendeva invece per la Normandia, d’accordo, si disse, con Hitler. Questi contrasti derivarono, in parte almeno, da un deliberato inganno degli alleati che, avendo deciso per la Normandia, fecero di tutto per convincere i tedeschi di aver deciso per Calais. Mentre flotta ed esercito si raccoglievano nei porti sud occidentali, altre identiche operazioni fittizie si svolgevano nei porti sud-orientali. Nel Kent venne simulata tutta l’attività radio di un esercito e il generale Patton, ben noto ai tedeschi, venne clamorosamente richiamato dal Mediterraneo per assumere il comando di quelle forze inesistenti. Sopra Calais vennero effettuati bombardamenti e voli di ricognizione in numero superiore a quelli effettuati sopra la Normandia. All’ultimo momento, mentre la vera flotta di navi e aerei era in rotta per la Normandia, un’altra flotta di navi e aerei faceva rotta per Calais, usando alcuni trucchi per apparire ai ‘radar’ di potenza assi maggiore di quanto non fosse in realtà. Il servizio segreto inglese lavorava dal canto suo per insinuare la convinzione sbagliata nel cervello dei capi tedeschi, compito che fu probabilmente semplificato dal disaccordo esistente fra il servizio segreto tedesco e i capi del nazismo. Il capo del servizio segreto, ammiraglio Canaris, era stato da poco esonerato dall’incarico con la conseguente dispersione di maggior parte della sua organizzazione, e al suo posto andava sorgendo un nuovo servizio composto da fedeli nazisti agli ordini di Himmler, ma pare si trattasse di agenti incapaci e inesperti, facile preda per la consumata abilità degli inglesi. A guerra finita, si ritrovarono negli archivi germanici circa duecentocinquanta rapporti degli uomini di Himmler sulla data e la zona dell’invasione. Uno solo era esatto. Tutti gli altri ripetevano le voci e le false informazioni messe in circolazione dagli agenti inglesi, e nessuno, a Berlino, aveva preso la minima iniziativa in base all’unico rapporto esatto”” (pag 16-18)] [(1) COSSAC, Chief of Staff of the Supreme Allied Commander, primo organismo responsabile della pianificazione dell’invasione in Normandia ndr]”,”QMIS-001-FAP”
“HOWE Irving”,”Trotsky.”,”Irving HOWE (New York, 1920) è un tipico rappresentante dell’intellighenzia ebraica newyorkese. Docente universitario e critico letterario, ha diretto la rivista ‘Dissent’ (dal 1953) e scritto sul rapporto tra letteratura e ideologia e sulla storia del comunismo americano.”,”TROS-019″
“HOWE Irving”,”Socialism and America.”,”””At about the same time, Marx was taking a somewhat different approach. “”Bourgeois society in the United States””, he was writing, “”has not yet developed far enough to make the class struggle obvious”” (Marx letter, March 5, 1852); but he also expected that American industry would grow at so enormous a rate that the United States would be transformed into a major force in the world market, delivering heavy blows against English imperial domination. Now, if one cares to, it is possible to reconcile Engels’ approach with that of Marx. Engels was thinking tactically, about the problems of building a movement, while Marx was thinking historically, about events anticipated but not yet encountered. Marx was asking why the social consequences of the rise of capitalism, such as an intensified class struggle, had not yet appeared in the United States – even though, according to his theory, these consequences were inevitable””. (pag 106) [Irving Howe, Socialism and America, 1985]”,”MUSx-260″
“HOWE Irving COSER Lewis, collaborazione di Julius JACOBSON”,”The American Communist Party. A Critical History (1919-1957).”,”HOWE Irving (Nyc, 1920) è autore pure di ‘The UAW and Walter Reuther’ (con B.J. Widick). COSER Lewis, è nato a Berlino nel 1913. Ha studiato alla Sorbona e ha ricevuto il Ph.D. dalla Columbia University. Entrambi sono editors sul magazine ‘Dissent’. Libro dedicato dagli AA a Ignazio Silone e Milovan Dijlas “”In April 1923, the underground Communist Party held its third and last convention, a mere ghost of a convention of a mere ghost of a party, called primarily for the purpose of self-dissolution. Not much was left to dissolve. Even Ruthenberg could claim no more than 5,000 members. And since the bulk of the Communists were already in the Workers Party, little was added to its tangible assets. Still, by its belated self-immolation the CP contributed something to the future of American Communism, if only because it removed itself from the path of the legal Workers Party. Though shaken by the reverberations of the Communist faction fights, the Worker Party still managed to hold public meeting, issue a few pamphlets, and publish an English weekly, ‘The Worker’, and nine foreign-language dailies. In 1922 it dipped a toe into democratic waters by running a token election campaign in a few states. Its membership was then about 13,000, and for a brief moment in late 1922, when it adopted a moderate public platform and came out for a labor party in America, it seemed relatively free from factionalism””. (pag 103)”,”MUSx-261″
“HOWELL David”,”British Workers and the Independent Labour Party 1888-1906.”,”””From Regent’s Park Road, Engels gave his blessing: “”the masses of the members make good decisions… the weight lies in the provinces and not in London, the centre of cliques… the programme in its main points is ours. (Engels a Sorge, 18 gennaio 1893) (pag 300)”,”MUKx-098″
“HOWELL Georges”,”Le passé et l’ avenir des Trade Unions. (Trade Unionism new and old)”,”HOWELL è stato membro della Camera dei Comuni. “”Gli operai dovevano quindi lottare contro due poteri quasi onnipotenti: le gilde e lo Stato. Le prime avevano perduto molta della loro potenza e influenza durante questo periodo, ed erano condannate a sparire in breve tempo; mentre il secondo conteneva il germe di un enorme accrescimento di forza e doveva produrre un male incalcolabile per i secoli e le generazioni a venire””. (pag 33)”,”MUKx-120″
“HOYT Edwin P.”,”I Vanderbilt.”,”Origini, impero ferroviario, rafforzamento, decadenza, dispersione.”,”USAE-011″
“HSI HSUAN-WOU REEVE Charles”,”China blues. Viaggio nel paese dell’armonia precaria.”,”HSI HSUAN-WOU (1951) interprete, traduttore, insegnante. Charles REEVE (Lisbona, 1945) dal 1967 vive a Parigi. Saggista politico e storico ha dedicato saggi sul suo paese e alcuni volumi sulla situazione cinese.”,”MCIx-040″
“HU CHI-HSI”,”L’ armée rouge et l’ ascensione de Mao. Essai d’ interpretation sur la montée au pouvoir de Mao Zedong au sein du Parti communiste chinois.”,”L’ enigma storico della presa del potere da parte di MAO sul PCC durante l’ era STALIN (v. 4° copertina) La lotta all’ interno del PCC nel 1933. “”Senza andare fino ad espellere Mao dal partito, i partigiani della linea offensiva del Comitato Centrale, con in testa Ciu en-Lai riuscirono però, alla Conferenza di Ningdu, a privarlo completamente del potere militare. Immediatamente dopo la conferenza, in effetti, Mao entra all’ ospedale di Tingzhu, ad ovest di Fujian, dividendo lo stesso padiglione di Zhu Yili, commissario del popolo per gli affari interni, e Chen Zhengren, vice presidente del governo sovietico di Jiangxi, e vi resta quattro mesi. Il carattere “”diplomatico della sua malattia non è in dubbio. Fu Lian-zhang, il suo medico, scriveva: “”Teoricamente il presidente Mao è venuto per riposarsi. In realtà, lavora duro dalla mattina alla sera, ogni giorno””. Per quattro mesi, Mao fece tutti i giorni una lunga passeggiata e studiò delle opere sul marxismo-leninismo, in particolare ‘L’ estremismo, malattia infantile del comunismo’. Un fatto, apparentemente anodino, che ebbe luogo durante il suo soggiorno a Tingzhu indica chiaramente che non aveva più alcun potere decisionale.”” (pag 72-73)”,”CINx-195″
“HUARD Raymond LEFEBVRE Jean-Pierre MAINFROY Claude CASANOVA Antoine”,”Marx et la Révolution Française. De jeune Marx au coup d’Etat (Huard) – La questione de la Révolution Française autour du ‘Capital’ (Lefebvre) – Marx et la Révolution Française après 1870 (Mainfroy) – Marxisme et Révolution Français. Quelques aspects et quelques problèmes (Casanova).”,”Jean Montreau pseudonimo di J. Bruhat “”Il n’est pas étonnant enfin que dès la ‘Sainte Famille’ Marx s’intéresse à ce qui, dans la Révolution française, semble annoncer l’avenir, aux “”anticipations”” selon le mot d’E. Labrousse. Certes la continuité qu’il établit entre le Cercle social, les Enragés, Babeuf, puis Buonarroti et le communisme contemporain appellerait bien des développements et des nuances (50). W. Markov a fait une étude attentive des références concernant les Enragés, montré leur source (Buchez essentiellement et sans doute l”Histoire populaire de la Révolution française’ de Cabet) s’est interrogé sur l’omissione par Marx des Hébèrtistes (51). On notera aussi que Babeuf est cité à nouveau dans le passage de la ‘Sainte Famille’ portant sur les rapports entre communisme et matérialisme. Marx montre précisément – en toute cohérence avec le reste de sa pensée – que le communisme babouviste ne pouvait être qu’un “”matérialisme grossier, non civilisé””, incapable dans les conditions de l’époque d’assumer les possibilités offertes par la société moderne (52). Ainsi la Révolution française est reliée au communisme contemporain”” [Raymond Huard, ‘Marx et la Révolution française. Du jeune Marx au coup d’Etat du 2 décembre 1841’, Cahiers d’Histoire, Paris, N. 21, 1985] [(50) ‘Sainte Famille’, Ed. Sociales p. 145; (51) Walter Markov: “”Jacques Roux und Karl Marx dans ‘Sitzungs-berichte der deutschen Akademie der Wssenschaften zu Berlin”” (Geschichte), 1965, n° 1, p. 3-16. W. Markov pense que c’est la lecture de Cabet qui a poussé Marx par réaction à mettre en valeur les Enragés jugés plus représentatifs d’un mouvement de classe que les hèbertistes; (52) ‘Sainte Famille, p. 158] Comitato di redazione: Roger Bourderon (redattore capo), Jean Charles, Jean-Paul Depretto, Claudie Duhamel-Amado, Jean Gacon, Claude Gindin, Raymond Huard, Annie Lacroix-Riz, Guy Lemarchand, Marie-Claude L’Huillier, Michel Margairaz, Roger Martelli (direttore), André Moine, Maurice Moissonnier, Jean Nicolas, Jean-Louis Robert, Simone Roux, Alain Ruscio, Pierre Saly, Elisabeth Smadja, Danielle Tartakowsky, Claude Willlard, Claudine Wolikow”,”MADS-670″
“HUBERMAN Leo SWEEZY Paul M.”,”Il socialismo a Cuba.”,”Leo Huberman è nato nel 1903 a Newark, nel New Jersey. Ha studiato alla New York University e alla London School of Economics, insegnando quindi il scuole pubbliche e private sino al 1933. Lavoro successivamente nelle redazioni di alcune riviste, nel 1938 fu nominato presidente del Dipartimento di scienze sociali del New College, alla Columbia University, nel 1949 con Paul Sweezy, fondò la ‘Monthly review’. É autore di numerose opere a carattere storico: We, the People, Man’s Worldly Goods, The Labor Spy Racket, in collaborazione con Sweezy ha scritto Cuba: Anatomy of a Revolution, Introduction to Socialism. É morto a Parigi il 9/11/1968. Paul M. Sweezy è nato nel 1910 e ha studiato a Exeter e Harvard. É stato professore nella facoltà di economia della Harvard University dal 1934 al 1942. Negli ultimi anni è stato Visiting Professor di Economia alle Università di Cornell e Stanford, e alla New School for Social research. Dal 1949 è direttore, con Huberman prima, con Harry Magdoff oggi, della ‘Monthly Review’. I suoi libri più importanti sono: The Theory of Capitalist Development, The Present as History, in collaborazione con Paul A. Baran, Monopoly Capital. La controrivoluzione globale, che raccoglie i più importanti editoriali da lui scritti con Huberman per la ‘Monthly Review’ sulla politica interna ed estera degli Stati Uniti.”,”AMLx-010-FL”
“HUBERMAN Leo SWEEZY Paul M., altri articoli di Harry BRAVEMAN Staughton LYND Scott NEARING Maurice DOBB Joan ROBINSON Lisa FOA Dario LANZARDO Hans BLUMENFELD Rudolf SCHLESINGER”,”Note sul centenario di “”Das Kapital””. Centenario del “”Capitale”” di Marx (Huberman e Sweezy) – Marx e il proletariato (Sweezy). Segue: ‘Cinquant’anni di potere sovietico’: ‘Lezioni dall’esperienza sovietica’ (Huberman e Sweezy) – ‘I successi, i fallimenti, le prospettive’ (Braverman) – ‘Che cosa non ha funzionato?’ (Lynd) – ‘Evviva la rivoluzione russa!…’ (Nearing) – ‘La Rivoluzione d’ottobre e il cinquantenario’ (Dobb) – ‘Le riforme economiche’ (Robinson) – Le implicazioni delle riforme economiche in Urss’ (Foa) – ‘Che cosa celebriamo?’ (Lanzardo) – ‘Incentivi al lavoro e transizione al comunismo’ (Blemenfeld) – ‘Il socialismo come si autodefinisce: 1917 e 1967’ (Schlesinger) – ‘La rivoluzione culturale in Cina’ (Huberman e Sweezy).”,”Leo Huberman ha presieduto la sezione scienze sociali al New College della Columbia University. Paul M. Sweezy già professore alla facoltà di economia di Harvard ha insegnato in altre università. E’ ora con Huberman direttore della Monthly Review. “”Marx inizia la prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ con questo periodo: «Considero il sistema dell’economia borghese nell’ordine seguente: ‘capitale, proprietà fondiaria, lavoro salariato, Stato, commercio estero, mercato mondiale’». Quando scrisse il Primo libro di ‘Das Kapital’ aveva già abbandonato questa traccia e non vi è più tornato. Perciò non abbiamo nessuna sua esposizione sistematica degli ultimi tre argomenti, lo Stato, il commercio estero e il mercato mondiale. E’ un gran peccato perché, se avesse scritto specificamente e a lungo su questi argomenti, molto probabilmente avrebbe costruito una teoria del capitalismo come sistema internazionale e mondiale che sarebbe stata molto utile ai suoi seguaci quando il corso della storia li ha obbligati a porsi proprio in quella prospettiva. Così come stanno le cose, non possiamo fare altro che tentare di mostrare che egli aveva una sua posizione che, limitatamente ai punti che essa abbracciava, prefigurava i migliori studi contemporanei sull’argomento ed era pianamente compatibili con le loro conclusioni. Due parti del Libro primo sono di particolare importanza a questo riguardo: I. La parte del capitolo dedicato all’accumulazione originaria che è intitolata ‘Genesi del capitalista industriale’ (pp. 812 e segg.). 2. Un brano del capitolo sulle macchine e la grande industria (p. 496). Il primo tratta del primo effetto dell’emergere sul resto del mondo delle nazioni capitaliste, il secondo delle conseguenze dell’uso delle macchine e della grande industria sui rapporti tra paesi sviluppati e paesi sottosviluppati. 1) ‘Il primo effetto. Sotto questo titolo non abbiamo bisogno d’altro che di citare molti brani dispersi nel capitolo in questione: «La scoperta delle terre aurifere ed argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica» (p. 813). «Per impadronirsi di Malacca gli olandesi corruppero il governatore portoghese, che nel 1641 li lasciò entrare nelal città; ed essi corsero subito da lui e l’assassinarono per “”astenersi”” dal pagamento della somma di 21.875 sterline, il prezzo del tradimento. Dove gli olandesi mettevano piede, seguivano la devastazione e lo spopolamento. Banjuwangi, provincia di Giava, contava nel 1750 più di ottantamila abitanti, nel 1811 ne aveva ormai soltanto ottomila. Ecco il ‘doux commerce!’» (p. 814). «Il trattamento degli indigeni era naturalmente più rabbioso che altrove nelle piantagioni destinate soltanto al commercio di esportazione come nelle Indie Occidentali, e nei paesi ricchi a densa popolazione, abbandonati alla rapina e all’assassinio, come il Messico e le Indie Orientali» (p. 815). «Il sistema coloniale fece maturare come in una serra il commercio e la navigazione… La colonia assicurava alle manifatture in boccio il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio rifluiva nella madre patria e quivi si trasformava in ‘capitale’» (p. 816). … finire [Leo Huberman, Paul M. Sweezy, ‘Note sul centenario di “”Das Kapital””‘, (in ‘100 anni del Capitale di Marx’, Monthly Review edizione italiana, Bari, n. 1-2, 1968] (pag 7-8)”,”MADS-725″
“HUCH Ricarda”,”Michael Bakunin und die Anarchie.”,”””Er mochte ahnen, wie sehr seine Lage sich fortwährend verschlechterte. Von Österreich, dessen Zerstörung er als das Ziel seines Lebens verkündet hatte, mußte er das Ärgste gewärtig sein. Die Gefängnisse des Silvio Pellico waren ihm bekannt, und er hatte sich vielleicht danach eine Vorstellung des ihn bevorstehenden Leidens gebildet; aber sie wurden weit übertroffen.”” (pag 106) Bakunin. “”Egli poteva notare come la sua situazione si fosse aggravata in continuazione. Dall’ Austria, aveva annunciato questa distruzione come il risultato della sua vita, si doveva preparare al peggio. Le mie prigioni di Silvio Pellico gli erano ben conosciute, ed egli si era forse formato perciò alla concezione della sue imminenti sofferenze; ma queste andranno molto più in là””.”,”ANAx-140″
“HUCH Ricarda”,”Federico Confalonieri.”,”CONFALONIERI, Federico Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 27 (1982) di Luigi Ambrosoli CONFALONIERI, Federico. – Nacque a Milano il 6 ott. 1785 da Vitaliano, di famiglia comitale assai facoltosa per le estese proprietà terriere, e da Antonia dei marchesi Casnedi. L’11 ottobre del 1806 sposò Teresa Casati, che era pure appartenente ad una famiglia aristocratica. Il C. non aveva fatto mistero dei suoi sentimenti antibonapartiani; non tollerava l’assolutismo dell’imperatore ed il fatto che l’Italia fosse stata ridotta ad una dipendenza francese. Nel 1814, al momento del rapido crollo del Regno d’Italia, nonostante la giovane età emerse tra i personaggi più influenti ed ascoltati e rappresentò l’orientamento dei cosidetti “”Italici puri””, cioè di quel gruppo politico che puntava sulla costituzione di uno Stato italiano indipendente, in contrapposizione a coloro i quali sostenevano la causa di Eugenio Beauharnais. Fu tra i firmatari di una petizione che, in data 19 apr. 1814, chiedeva la convocazione dei tre Collegi elettorali perché decidessero sulla sorte futura del Regno; il suo nome appariva accanto a quello del generale Pino, di L. Porro Lambertenghi, di A. Trivulzio, di A. Manzoni, di G. Ciani. Ma il giorno seguente la situazione precipitò: gli Italici puri intesero imporre al Senato, riunitosi in quel giorno, lo scioglimento e la convocazione dei comizi elettorali; la folla invase il palazzo del Senato ed ottenne che il presidente predisponesse il decreto di convocazione dei Collegi e lo dichiarasse approvato; non soddisfatta, assaltò la casa del ministro delle Finanze Prina e finì per ucciderlo. Il C., che era stato presente a questi avvenimenti, fu accusato di esserne stato il massimo ispiratore, e responsabile persino della misera fine del Prina. Secondo la relazione del senatore L. Armaroli (Sulla Rivoluzione di Milano seguita nel giorno 20 apr. 1814…, Parigi, novembre 1814), il C. si sarebbe avventato contro il ritratto di Napoleone dipinto dall’Appiani e l’avrebbe forato con l’ombrello. Ma nella Lettera ad un amico, che pubblicherà il 15 marzo 1815, il C. affermerà con estrema decisione di non essere neppure entrato, il 20 apr. 1814, nell’aula del Senato, mentre riconfermava quello che era stato il suo atteggiamento politico espressosi nella richiesta di convocazione dei Collegi elettorali perché la nazione avesse modo di manifestare direttamente i propri intendimenti. È vero che, il 20aprile, accanto agli Italici puri si trovarono anche gli austriacanti e che la decisa opposizione del C. e dei suoi amici, in odio al Bonaparte e, quindi, ad Eugenio Beauharnais, al piano di F. Melzi avrebbe favorito il ritorno dell’Austria; ma è vero anche che il C. perseguiva un programma politico confortato dalla dichiarazione dell’esule italiano A. Bozzi Granville, ufficiale della marina britannica venuto in missione segreta nel 1814 nella penisola, che, secondo l’opinione inglese, se non tutta l’Italia almeno il Regno italico avrebbe potuto rimanere indipendente. Del resto la difesa del C. fu apprezzata da U. Foscolo, che era stato testimone degli avvenimenti dell’aprile 1814 a Milano. Tre giorni dopo l’eccidio del Prina i Collegi elettorali furono convocati e decisero di nominare una deputazione, a far parte della quale fu chiamato anche il C., che avrebbe dovuto perorare la causa italiana presso gli alleati riuniti a Parigi richiedendo l’indipendenza, e un principe e una costituzione liberali. La deputazione giunse a Parigi nei primi giorni del maggio 1814 ed ebbe modo di avvertire molto presto come la situazione italiana fosse ormai irreparabilmente compromessa. Il C. fu il più combattivo dei deputati lombardi; approfittando delle amicizie e del prestigio del suo nome egli cercò di rimuovere le difficoltà, ma ogni tentativo fu vano. Il 18 maggio egli s’incontrò con lord Castlereagh giudicando come l’estrema speranza fosse legata all’atteggiamento dell’Inghilterra. Ma il ministro britannico non intendeva compromettere l’alleanza con l’Austria e non intendeva neppure eccedere nelle concessioni liberali. La sua risposta fu completamente negativa così che al C. non rimase altro che fare un dignitoso e preciso discorso sulle conseguenze che avrebbe potuto avere il “”sacrificio della propria esistenza politica”” che si imponeva all’Italia riducendola a provincia austriaca. Senza risultati furono gli incontri che la delegazione lombarda ebbe poi con lo zar Alessandro di Russia e con l’imperatore d’Austria il quale si limitò ad invitarli ad essere sudditi “”docili e tranquilli””. A questo punto la delegazione ritenne esaurito, con totale insuccesso, il suo compito e si sciolse. Intanto, in Lombardia, l’Austria prendeva possesso di tutto l’apparato governativo e amministrativo.A Parigi il C. aveva incontrato il rivoluzionario Filippo Buonarroti, l’amico e compagno di Babeuf, il più profondo conoscitore dell’organizzazione settaria europea; può essere stato quest’incontro a convincere il C. dell’opportunità di inserirsi in una società segreta per dare l’apporto che desiderava alla causa della libertà. Ma, rientrato a Milano, dovette soprattutto preoccuparsi di respingere le gravi accuse che, nel frattempo, erano state elevate nei suoi confronti sulla responsabilità dell’eccidio del ministro Prina; fu allora che scrisse e pubblicò la Lettera ad un amico, nella quale precisava quale era stata la sua parte negli eventi del 20aprile. Il C. era rimasto estraneo alla congiura fomentata dagli ufficiali del disciolto esercito, italico nella seconda metà del 1814, anche se con alcuni congiurati era certamente in rapporti di amicizia. Del resto durante i viaggi effettuati in Italia negli anni immediatamente successivi egli ebbe, secondo il rapporto confidenziale del governatore di Roma alla polizia austriaca di Milano, contatti con personaggi sospetti per le loro simpatie liberali a Roma, a Napoli, in Calabria, in Sicilia. Il C. divenne convinto assertore, sotto l’influenza delle idee romantiche, della funzione della letteratura per la formazione di una coscienza liberale; insieme con L. Porro Lambertenghi fu, nel 1818, il promotore morale e finanziario del “”foglio azzurro”” intitolato Il Conciliatore, di cui furono compilatori L. di Breme, P. Borsieri, G. Berchet e S. Pellico. Il primo numero fu pubblicato il 3 sett. 1818, l’ultimo, il 21 ott. 1819, quando i promotori ritennero opportuno sospendere il periodico per i continui, pressanti interventi della censura austriaca; agli inizi del 1819 il C. aveva scritto all’amico fiorentino Capponi: “”Il Conciliatore è castrato e perseguitato in modo scoraggiante, ma egli in ogni caso non morrà che di morte violenta””. Il C. fu collaboratore del Conciliatore con articoli arguti e dotti, che rivelano le sue doti letterarie, la vastità degli interessi ed il suo particolare riferimento ai problemi dell’istruzione. Il Viaggio di un abitante della luna sul globo terrestre (3dic. 1818) era carico di allusioni alla situazione della Lombardia che non sfuggirono al governatore austriaco. Di analoga ispirazione la Vita d’un orso scritta da lui medesimo (13 dic. 1818). Ne Le citazioni (28 genn. 1819) affermava, l’esigenza che gli storici indicassero le fonti delle loro affermazioni. Quattro articoli dedicò alla recensione dell’opera di G. L. Reynier sull’economia pubblica e rurale dei Celti, dei Germani e di altri popoli del Nord e del centro d’Europa (23 maggio, 10 e 27 giugno, 22 luglio 1819). Sull’invenzione dell’arte di istruire i sordomuti e sui risultati raggiunti s’intrattenne in tre ampi contributi (19 ag., 2 e 26 sett. 1819). Mentre il Conciliatore tramontava, il C. collaborava a far sorgere in Milano le scuole di mutuo insegnamento, che si richiamavano al metodo lancasteriano e che aveva avuto modo di conoscere, con ogni probabilità, durante il viaggio effettuato nel 1814 in Inghilterra mentre altre istituzioni educative aveva visitato in Francia e in Svizzera. Nel gennaio 1819 egli avanzò all’autorità austriaca la richiesta di autorizzazione a costituire la Società centrale per la propaganda e il mantenimento delle scuole di mutuo insegnamento in Lombardia, alla quale collaborarono G. Beccaria, C. Londonio e G. Pecchio che ne fu il segretario e che, con numerosi articoli sul Conciliatore, ne illustrò le finalità e il metodo. L’autorizzazione giunse nel marzo, e nell’ottobre la prima scuola milanese di mutuo insegnamento, frequentata da duecento alunni, funzionò in S. Agostino di fronte al palazzo abitato dal C. in via Monte di Pietà. La seconda scuola, di trecento alunni, fu aperta agli inizi del 1820 nella parrocchia di S. Nazaro, a S. Caterina. Nel suo entusiasmo per l’iniziativa, il C. s’illudeva sull’effettivo conseguimento dei risultati previsti; ma il riunire così gran numero di giovani impegnandoli in una “”attività”” scolastica era pur sempre una grande opera di educazione sociale. Se ne accorse la autorità austriaca che cominciò a guardare con sospetto la scuola di mutuo insegnamento della quale, dopo aver respinto la richiesta di aprire una sezione femminile, decretò la fine nel gennaio 1821 giustificando il provvedimento con il fatto che erano state aperte scuole elementari minori secondo il regolamento austriaco. Il C. era stato tra gli intellettuali del suo tempo uno dei più avveduti nel comprendere che lo sviluppo economico e la nuova organizzazione industriale della produzione esigevano una manodopera dotata, almeno, dell’istruzione di base. Nel 1818 il C. aveva compiuto un nuovo viaggio in Francia e in Inghilterra. Nei primi giorni di settembre, a Londra, era stato aggregato alla massoneria di rito scozzese alla quale era stato presentato dal duca di Sussex, fratello del reggente. Aveva incontrato il Foscolo, cui aveva rimproverato l’atteggiamento troppo ostile e polemico nei confronti degli Italiani, ai quali attribuiva la completa responsabilità delle loro sciagure. A Parigi rivide il Buonarroti e incontrò alcuni degli oppositori liberali della restaurata monarchia borbonica. Il viaggio aveva avuto una motivazione principalmente economica; il C. aveva infatti acquistato il macchinario fabbricato a Londra per la produzione del gas illuminante, aveva commesso all’industria inglese Hill macchine per la filatura del lino, e aveva ordinato a Boulton e Watt la costruzione di una macchina a vapore da spedire a Genova per essere collocata su un piroscafo per la navigazione sul Po. Al suo ritorno a Milano, nel gennaio 1819, egli poté concretare i risultati del viaggio; la macchina per la produzione del gas illuminante fu installata in casa Porro e diede ottimi risultati; la macchina a vapore fu collocata sul piroscafo costruito a Genova e battezzato “”Eridano””, che cominciò a navigare sul Po. Questa attività economica aveva consentito al C. di riempire le giornate e sottrarsi alla grigia ed oppressiva atmosfera della Restaurazione alla quale, fin dall’inizio, aveva dimostrato di non volersi adattare. Ma nel progresso economico, come in quello intellettuale, egli aveva individuato uno degli stimoli alla redenzione italiana ed alla sua indipendenza. Il raggiungimento dell’autonomia economica avrebbe potuto recare con sé, come conseguenza, il raggiungimento dell’autonomia politica. Fallì, invece, il progetto del C. di creare in Milano un ateneo che ospitasse conferenze, letture, corsi d’istruzione tecnica, spettacoli teatrali e fosse collocato in un grande bazar con giardini pubblici coperti per l’inverno e i giorni di pioggia, caffé, ristoranti, bagni, alberghi, la borsa. L’ateneo avrebbe dovuto costituire il nuovo centro della città dandole un ulteriore, grande impulso. Intanto l’azione settaria, d’ispirazione carbonara anche se con ramificazioni e denominazioni diverse, si era intensificata. I moti del luglio 1820 nel Regno di Napoli ne furono la prima testimonianza. In Piemonte e in Lombardia era sorta la Federazione, alla quale avevano aderito quasi tutti i giovani ufficiali dell’esercito sardo di idee liberali e gli esponenti della aristocrazia e della borghesia lombarda che meno tolleravano la dominazione austriaca. Il C., per la sua precedente iniziazione settaria, non solo fu tra i primi federati ma assunse nella setta una posizione di rilievo; divenne il tramite tra i federati piemontesi e i federati lombardi nei mesi che precedettero l’insurrezione del marzo 1821. Tra la fine d’agosto e gli inizi del settembre 1820 il C. fu cercato dal conte E. Perrone di San Martino, colonnello piemontese, e, successivamente, da un capitano Marenco per conto di Carlo Alberto. In un incontro a Vigevano il Perrone espose al C. il piano dei federati e del principe di Carignano: richiesta della costituzione e, nel caso di abdicazione del re a favore di Carlo Alberto, guerra all’Austria per la conquista della Lombardia. Il C., secondo la deposizione fatta dinanzi alla autorità inquirente austriaca dopo l’arresto, si sarebbe mostrato molto perplesso. Comunque, i rapporti tra federati piemontesi e lombardi dovettero continuare nonostante che l’arresto, nell’ottobre 1820, del Pellico e del Maroncelli dovesse creare non pochi timori. Quando l’insurrezione scoppiò e, essendosi allontanato da Torino dopo l’abdicazione Vittorio Emanuele I, Carlo Alberto ebbe la reggenza del regno, alcuni giovani lombardi passarono al di là del Ticino per sollecitare l’intervento sardo in Lombardia. Qui era stato progettato che, non appena le truppe piemontesi avessero varcato il confine, vi sarebbero state la sollevazione e la formazione di un governo provvisorio e di milizie cittadine che avrebbero collaborato alla cacciata degli Austriaci; il C. era stato designato, naturalmente, come l’uomo che avrebbe avuto le maggiori responsabilità in quel delicato momento. Va detto che, negli ultimi giorni di febbraio, alla vigilia della insurrezione piemontese, il C. era caduto ammalato e tale rimase per diverse settimane tanto da far temere per la sua stessa esistenza; non aveva potuto prendere parte diretta agli avvenimenti, e apprese a letto le notizie dell’insurrezione, della reggenza di Carlo Alberto, della concessione della costituzione, dell’intervento austriaco richiesto dal nuovo re Carlo Felice, della sconfitta e della dispersione degli insorti. La polizia austriaca macinò lentamente la sua indagine: il C. fu arrestato nella sua casa il 13 dic. 1821 dopo aver cercato invano di sottrarsi con uno stratagemma agli agenti. Il processo durò quasi due anni e si concluse nel novembre 1823 con la condanna a morte del C. e di altri sei imputati detenuti e nove contumaci. Il C. aveva scelto la strada della confessione più ampia gettando, nel contempo, le responsabilità maggiori delle iniziative ritenute criminose sui compagni che si erano messi in salvo lontano dalla Lombardia e che non erano raggiungibili dalla giustizia austriaca. Aveva però dimenticato che il codice austriaco puniva con la medesima pena sia colui che si riteneva responsabile di tradimento sia colui che, essendo a conoscenza di un piano criminoso, non avesse sporto la denuncia alla autorità. L’abile inquisitore austriaco Salvotti riuscì ad avere dinanzi il quadro preciso della attività cospirativa dal quale emergeva con sufficiente certezza che il C. ne era stato il capo o l’esponente più rappresentativo, così come era già emerso dalla confessione di uno dei congiurati, C. de Castillia. Nonostante che la polizia non fosse stata in grado di fornire alla commissione speciale cui spettò la istruttoria del processo prove decisive, la confessione del Castillia, l’ampia deposizione del C. stesso, le ammissioni del Pallavicino, del Borsieri e dell’Arese consentirono al tribunale di ricostruire abbastanza attendibilmente la cospirazione dei federati. Nonostante che la commissione di prima istanza, pur riconoscendo la “”gravità delle colpe”” del C. gli avesse attribuito il “”gran merito di avere sparso massima luce sulla cospirazione, non solo lombarda, ma per così dire europea””, l’imperatore confermò la pena di morte. Il vecchio Confalonieri, con la nuora Teresa ed il fratello di questa Gabrio, si recò a Vienna; dovette attendere due settimane per essere ricevuto dall’imperatore dal quale non ebbe, però, promesse di clemenza. Ritornata a Milano, Teresa promosse una petizione di grazia che raccolse le firme della più qualificata aristocrazia lombarda e fu portata a Vienna da Gabrio Casati con una lettera dell’arcivescovo Gaysruck. Finalmente, l’8 genn. 1824, dopo essersi ulteriormente accertato dell’impressione negativa suscitata in Milano dalla condanna a morte del C., l’imperatore si decise a commutare la pena capitale con il carcere duro a vita da espiare nella fortezza morava dello Spielberg. Il C. lasciò Milano con gli altri compagni la notte dal 4 al 5 gennaio; la comitiva fece tappa a Villaco, dove, il C. essendosi ammalato, fu necessaria una sosta di dieci giorni. Mentre i compagni furono fatti proseguire per Brünn, la città dello Spielberg, il C. fu dirottato per Vienna perché, ritenendolo depositario di conoscenze molto precise sul movimento rivoluzionario europeo, il Metternich volle incontrarlo e lo intrattenne a lungo senza ricavarne però alcuna rivelazione. Movendo dalla stessa convinzione che il C. poteva essere un importantissimo informatore, gli furono offerti, allo Spielberg, un alloggio e un vitto privilegiati rispetto a quello degli altri carcerati. Gli furono anche messi a fianco cappellani che avrebbero potuto carpirgli dei segreti: ma non raggiunsero alcun risultato perché in realtà il C. non aveva molto altro da aggiungere a quanto aveva già confessato. Rimasero assai tesi, nel carcere, i rapporti tra il C. e il Pallavicino, il quale attribuiva la sua condanna alle deposizioni di lui. Invano Teresa si recò più volte a Vienna per supplicare la riduzione della pena e il trasferimento in un carcere più umano; nel 1829 ella pensò persino a un progetto di evasione che fallì. Teresa morì l’anno successivo, il 26 sett. 1830, dopo aver inviato un’ultima supplica all’imperatore; la morte fu ignorata dal C. la cui salute nel frattempo, continuava a declinare. La grazia venne alla fine del 1835 da parte del nuovo imperatore Ferdinando, in forma di deportazione forzata in America e perdita dei diritti civili. Fu trasferito a Gradisca e finalmente, il 29 nov. 1836, fu imbarcato a Trieste; dopo tre mesi di navigazione raggiunse New York ancor più stremato nel fisico e nel morale. Negli Stati Uniti poté godere di libertà ed anche dei mezzi necessari per condurre un’esistenza agiata. Il soggiorno americano non durò a lungo; fuggì e nel settembre 1837 era già a Parigi, dove il governo, per timore di urtarsi con l’Austria, lo allontanò. Si trasferì allora nel Belgio, dove fu ospite dei vecchi amici Arrivabene e Arconati. Successivamente fu alle isole Hyerès, ad Algeri, ad Antibes e nel 1840, in seguito ad amnistia, poté ritornare a Milano dove viveva ancora suo padre. Viaggiò in Egitto e in Palestina, alla ricerca di un clima meglio confacente alle sue condizioni di salute. Morì il 10 dic. 1846 a Hospenthal, nel Cantone di Uri, assistito da Sofia O’ Ferral, la donna irlandese che era stata l’affettuosa compagna degli ultimi anni della sua vita. Il 30 dic. 1846 la salma fu trasportata a Milano: le onoranze funebri, celebrate in S. Fedele, furono il pretesto di una dimostrazione popolare. Fonti e Bibl.: Per la biogr. del C. si veda: R. Huch, Das Leben des Grafen F. C., Leipzig 1925 (trad. di B. Maffi, F. C., Milano 1949). Per la bibliografia: A. Giussani, Per gli studi sul C., in Studi sul Risorgimento in Lombardia, I, Modena 1949, pp. 45-51; G. Talamo, in Bibliografia dell’età del Risorgimento in onore di A. M. Ghisalberti, I, Firenze 1971, pp. 182 ss. Per il carteggio: F. Confalonieri, Memorie e lettere, a cura di G. Casati. I-II, Milano 1889-90; Carteggio del conte F. C. ed altri documenti, a cura di G. Gallavresi, I-III, Milano 1910-13; Carteggio di F. C. e T. Confalonieri, a cura di F. Arese-A. Giussani, Milano 1956. Cfr. inoltre: Lettere ined. di F. C., in La Cultura moderna, 1omarzo 1914, pp. 476-80; Lettere ined. di F. C., a cura di A. Ottolini, in Riv. d’Italia, XIX (1916), pp. 834-38; Ventiquattro lettere ined. di F. C. a S. Pellico, 1837-1844, in Il Risorg. ital., n. s., XV (1922), gennaio-giugno, pp. 25-58; Tre lettere del conte F. C., a cura di G. Bardelli, in Riv. rosminiana, XXXIII (1939), pp. 251-258; Tre suppliche inedite di F. C., a cura di U. R. Montini, in Rass. stor. del Risorg., XXIX (1942), pp. 83-90. Per I Costituti di F. C. cfr. l’ediz. a cura di F. Salata, I-III, Bologna 1940-41, poi a cura di A. Giussani, IV, Roma 1956. Per la collaborazione del C. a Il Conciliatore, se ne veda l’edizione a cura di V. Branca, I-III, Firenze 1956 e la Prefaz. del curatore (I, pp. VII-LVIII). In particolare sul C. si vedano: C. Bianchi, F.C. e i carbonari del 1821, Milano 1962; G. Rosa, F. C., Brescia 1890; A. D’Ancona, F. C., Milano 1898; F. Bertoliatti, Le vicende del soggiorno di F. C. in Svizzera, in Periodico stor. comense, n. s., III (1939), 3-4, pp. 56-94; I. Stefani, C. sulla via dell’esilio, in Miscell. in onore di R. Cessi, Roma 1958, III, pp. 103-146; Id., I prigionieri dello Spielberg sulla via dell’esilio, Udine 1963, passim. Sulprocesso del C.: Relaz. ufficiale della cospirazione di Milano del 1821, del processo e della sentenza contro il conte F. C., Milano 1824; Memoria in difesa del governo austriaco contro le cospir. del conte F. C. e di A. F. Andryane, ibid. 1824; A. Andryane, Mémoires d’un prisonnier d’Etat, I-II, Paris 1850 (trad. italiana con aggiunta di documenti inediti, Milano 1861); D. Chiattone, Nuovi docc. su F. C. per le sue relazioni intime e patriottiche prima del processo, in Arch. stor. lomb., s. 4, V (1906), pp. 47-114; G. Gallavresi, Per una futura biografia di F. C. Appunti, ibid., s. 4, VII (1907), pp. 428-70; A. Luzio, Nuovi docc. sul processo C., Milano 1909; B. Bellorini, G. Berchet e l’ultimo… tentativo per liberare F. C. dallo Spielberg, in Arch. stor. lomb., s. 4, XVII (1912), pp. 360-72; G. Decio, Vicende della sostanza del conte F. C. conseguenti alla sua condanna per i moti del 1821, Novara 1926, R. Morozzo Della Rocca, Nuovi docc. intorno ai tentativi di fare evadere dallo Spielberg il conte F. C., Milano 1931; F. Cappi, I martiri dello Spielberg, Roma 1936, passim; A.Zaniboni, I foglimatricolari dello Spielberg, in I processi spilberghiani, a cura di U. R. Montini, Roma 1937; R. Ciampini, Un po’ più di luce sul processo C., in Nuova Antologia, gennaio 1949, pp. 64-73; L. Gasparini, La malattia di F. C. allo Spielberg e una lettera clandestina del Pellico sui “”Promessi Sposi”” fatta pervenire al C. in carcere, in Studi sul Risorgimento in Lombardia, IV, Modena 1953, pp. 55-60; U. R. Montini, I confessori dello Spielberg attraverso le memorie e i giudizi dei nostri martiri e i docc. ufficiali austriaci, in Atti del XXXIII Congresso di storia del Risorg. ital., Roma 1958, pp. 231-56. Sulla moglie Teresa Casati, si veda la voce di L. Ambrosoli in Diz. biogr. degli Ital., XXI, Roma 1978, pp. 267 ss. Per un quadro generale: C. Spellanzon, Storia del Risorg. e dell’Unità d’Italia, I, Milano 1933, pp. 565, 568 s., 578, 596, 600-603, 617, 712 ss., 778, 780, 848 ss., 858; II, ibid. 1934, pp. 27-36, 44-56, 60-63; K. R. Greenfield, Economia e liberalismo nel Risorg., Bari 1947, passim;W. NoviTommolini, La scuola milanese e la sua didattica. Dalla fondaz. delle scuole gratuite (1786) all’inizio del Novecento, Milano 1943, pp. 72-83; G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, I, Milano 1956, pp. 371 s.; II, ibid. 1958, pp. 35, 125 s.; G. Salvemini, Ipartiti polit. milanesi nel sec. XIX, in Scritti sul Risorg., a cura di P. Pieri-C. Pischedda, Milano 1961, pp. 29-32, 39 ss.; P. Pieri, Storia milit. del Risorg., Torino 1962, pp. 91 s., 97, 177, 180; D. Bertoni Jovine, St. dell’educ. popol. in Italia, Bari 1965, pp. 30-36, 52, 59; S. J. Woolf,. Dal primo Settecento all’Unità. La storia polit. e soc., in Storia d’Italia, III, Torino 1973, pp. 236 ss., 265, 269, 279, 283, 328, 378; A. Gramsci, Quaderni dal carcere, a cura di V. Gerratana, Torino 1975, ad Indicem.”,”VARx-589″
“HUDIS Peter”,”Harry Mc Shane and the Scottish Roots of Marxist Humanism.”,”Peter Hudis, Chicago, Illinois Opera citata nel testo di Daya Dunayevskaya: ‘Philosophy and Revolution: from Hegel to Sartre and from Marx to Mao’. Critica della ‘Duna’ a Engels (per non aver colto in profondità il concetto di rivoluzione in Marx) (pag 23) Critica ‘severa’ della ‘Duna’ a Lenin (pag 19)”,”TEOC-751″
“HUDSON Valerie M. MATFESS Hilary”,”In Plain Sight. The Neglected Linkage between Brideprice and Violent Conflict.”,”Un sistema patrilineare comporta il passaggio da padre a figlio maschio delle proprietà, del nome e dei titoli. Non in tutte le culture i vincoli di sangue danno luogo, e in egual modo, a vincoli familiari e di parentela (Wikip)”,”DONx-069″
“HUDSON Miles”,”Intervention in Russia 1918-1920. A Cautionary Tale.”,”Miles Hudson served in the British Army in Italy, Egypt and Palestine before taking a degree in German and Russian at Oxford. He served i n Malaya for three years and was attached to the Russian Army in East Germany before teaching at the Staff College, Camberley. On leaving the Army he became Head of Overseas Affairs at the Conservative Research Secretary to Sir Alec Douglas-Home at the Foreign Office 1970-74. Maps, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Appendices, Notes, Foto, Bibliography, Index,”,”RIRO-178-FL”
“HUELIN Jean-Philippe”,”Où en est le vote ouvrier?”,”HUELIN Jean-Philippe è coautore di ‘Recherche le peuple désespérement, F. Bourin, 2009 e ‘Voyage au bout de la droite’, Mille et une nuits, 2011. Tendenza a destra, ‘destrizzazione’, dei valori operai e del voto operaio (da pag 8) “”Pour comprendre cette évolution, il faut analyser les valeur et le comportement politique des ouvriers, à la fois sur le temps long mais aussi depuis le début de la “”crise”” financière en 2008. A cette tâche ardue, plusieurs politologues se sont attaqués. Dès 2009, Jerôme Fourquet (1) démontre que les ouvriers ne sont ni plus racistes ni plus homophobes que la moyenne des Français. C’est peut-être la fin d’un mythe, celui d’un peupe réduit à la figure de “”Dupont-Lajoie”” ou du beauf”” de Cabu, mais Jerôme Fourquet décrit une France ouvrière manifestement beaucoup moins rétive au “”libéralisme culturel”” et sociétal qu’il n’y paraissait si l’on se référait aux discours élitaires. Il semble ainsi que 72% des ouvriers français accepten l’homosexualité comme “”une façon acceptable de vivre sa sexualité”” (77% pour l’ensemble des Français). Ainsi également, sur la question de l’immigration ou des sans-papiers, il semble bien que les ouvriers, du moins le plus jeunes, n’en fassent pas une priorité puisqu’ils parlent moins du sujets qui lui sont reliés que la moyenne des Français. Cette mise au point règle son compte à nombre d’idées reçues et révèle ainsi la fin de la priorité donnée au sociétal sur le social. Il est donc logique qu’en conclusion de sa note, l’auteur fasse l’hypothèse que “”c’est d’abord sur l’équité fiscale et la juste répartition des richesses que devraient aujourd’hui se déterminer électoralement les catégories populaires””. Néanmoins, à l’image de l’ensemble des Français mais plus encore chez les ouvriers, le discrédit du personnel politique s’est nettement accentué ces dernières années. L’autopositionnement sur le clivage gauche-droite est devenu plus volatile alors que l’autopositionnement “”ni gauche, ni droite”” augmente le plus chez les ouvriers – celui de droite régressent fortement entre 2007 et 2010 comme un symbole de la désaffection pour le président Sarkozy. Il ne s’agit pas de dépolitisation mais plus profondément de désaffiliation idéologique qui brouille les positionnements et les repères politiques. (…) La droitisation du vote ouvrier n’est donc pas corrélée à une supposée droitisation des valeurs des ouvriers. (…) Comme le montrent Alain Mergier et J. Fourquet, la montée du vote FN chez les ouvriers traduit une demande de protection (physique, économique, sociale et nationale) non prise en compte dans l’offre politique des autres parti politiques””. (pag8-9-10) (1) J. Fourquet, Les ouvriers français. Valeurs, opinions et attentes, Fondation Jean-Jaures, novembre 2009″,”MFRx-345″
“HUET Pierre-Daniel, a cura di Ruggero CAMPAGNOLI Yves HERSANT”,”Trattato sull’origine dei romanzi.”,”HUET Pierre-D (1630-1721). Il trattato è del 1670.”,”VARx-477″
“HUFF Lewis J.; DAYAN-HERZBRUN Sonia; DUCANGE Jean-Numa; LASSALLE Ferdinand; ANDREUCCI Franco; SANTUCCI Antonio A.”,”Ferdinand Lassalle (Huff); Le socialisme scientifique de Ferdinand Lassalle. Aspects du socialisme allemand (Dayan-Herzbrun); Le parti a-t-il toujours tort? Retours sur Ferdinand Lassalle et quelques expériences de la «forme parti» (Ducange); La correspondance de Lassalle et de Bismarck (Lassalle); L’ideologia della socialdemocrazia tedesca (Andreucci); Engels e la nascita della II Internazionale (Santucci)”,”La socialdemocrazia tedesca dalle sue origini rivendica la sua appartenenza al socialismo scientifico, come proclamano ad alta voce i suoi vari leaders, che si tratti di Bernstein, di Kautsky, o di Mehring. Essa riconosce due padri fondatori: Marx e Lassalle. Non è un caso che un capitolo della storia della socialdemocrazia tedesca di Franz Mehring, capitolo che riguarda le prime opere della maturità di Marx e Lassalle, abbia il nome ‘I progressi del comunismo scientifico’ (pag 54, Dayan-Herzbrun) ADAV Associazione generale degli operai tedeschi”,”LASx-053″
“HUGHES Robert”,”La riva fatale. L’epopea della fondazione dell’ Australia.”,”HUGHES è nato in Australia nel 1938 e dal 1964 vive negli Stati Uniti. Dal 1970 è critico d’arte di ‘Time’.”,”AUSx-001″
“HUGHES Lindsey”,”Pietro il grande.”,”Lindsey Hughes insegna Storia russa alla Schoool of Siavonic and East European Studies, University College London ed è autrice, tra l’altro, di Russia in the age of Peter the Great. La vita di Pietro il Grande traboccò a tal punto di drammi personali e aspetti bizzarri da irradiare nell’insieme un senso ci mistero e fascino inesauribile. L’eroe celebrato di Poltava, l’incontrastato capo militare, il creatore della flotta russa, il sovrano assoluto di uno dei paesi più grandi del mondo, il protagonista della serie ininterrotta di riforme che rivoltarono metodicamente ogni aspetto e settore della vita politica, sociale, religiosa e culturale russa, sposò una contadina analfabeta. L’uomo irresistibilmente volto ad Occidente, segnato da un amore quasi astratto per il mare, e al quale si attribuisce unanimemente il sorgere della civiltà in Russia, annoverava fra i propri svaghi curiosità quali l’estrazione dei denti, la pratica dell’autopsia, la tornitura del legno e l’estinzione degli incendi. Il padre della Patria russa condannò a morte il proprio figlio primogenito; il fondatore di San Pietroburgo elesse a propria dimora, più che i palazzi reali, umili casupole in legno. Questo e altro ancora – eccessi sessuali, grossolanità e pratiche di primitiva violenza – coesisteva con imprese che offrirono materia per la costruzione della figura leggendaria dell’imperatore. “”Mentre si trovava in Germania, Pietro emanò il proprio Statuto Militare, una delle più chiare espressioni del carattere particolare delle forze armate petrine e degli impulsi che muovevano le sue riforme. Il testo era una compilazione dei primi editti e manuali, attinti a piene mani dal codice svedese e da quello austriaco. Nell’ introduzione Pietro è più generoso di alcuni dei suoi stessi biografi nel dar credito ai suoi predecessori. Egli richiama l’ attenzione sulla pubblicazione da parte del padre di un manuale militare (L’ Addestramento militare e l’ Arte della Fanteria, una traduzione del manuale di Jacobi, Kriegs-Kunsts zu Fuss, 1647) e loda i suoi successi nell’ addestrare truppe regolari e nel battere i Polacchi.”” (pag 133)”,”RUSx-119″
“HUGHES Christopher W.”,”Japan’s Remilitarisation.”,”HUGHES Christopher W. è professore di politica internazionale e giapponese presso il dipartimento di studi politici e internazionali dell’Università di Warwick, UK. Ha scritto pure: ‘Japan’s Re-emergence as a ‘Normal’ Military Power’.”,”JAPx-076″
“HUGHES Langston”,”Mulatto. Dramma in due atti e tre scene.”,”HUGHES Langston è un nero americano. Inizia la sua attività di scrittore nel 1920 e vince un premio di poesia. ‘Mulatto’ scirtto e rappresentato nel 1935 è un dramma dell’uomo di colore contro la superiorità del bianco. E’ la ribellione che lentamente si annida nel cuore del nero contro le ingiustizie e le sopraffazioni dei bianchi.”,”VARx-386″
“HUGHES Lindsey”,”Pietro il Grande.”,”Lindsey Hughes insegna storia russa alla School of Slavonic and East European Studies, University College London ed è autrice, tra l’altro, di Russia in the Age of Peter the Great,”,”RUSx-045-FL”
“HUGHES Robert”,”La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto.”,”Questo volume nasce da un ciclo di conferenze tenute dall’autore nel gennaio 1992 presso la Biblioteca pubblica di New York sotto gli auspici della Oxford University Press. “”Per la destra americana il politicamente corretto è una pacchia, ma tanta gioia malevola lascia il tempo che trova, e c’è qualcosa di sgradevole nei suoi salti di gioia, nella pretesa di rappresentare il linguaggio “”reale”””” (pag 44) “”Scrive E.J. Dione: «Il moralismo della sinistra le impediva di vedere le cause legittime della rabbia del ceto medio. La rivolta del ceto medio contro la crescente pressione fiscale non era una manifestazione di egoismo, ma la reazione alla difficoltà di mantenere un tenore di vita da ceto medio. La rabbia per la criminalità in aumento non era una forma velata di razzismo, ma l’espressione di una paura autentica… L’insofferenza per i programmi assistenziali derivava a volte da pregiudizi razziali, ma altrettanto spesso dall’esigenza che certe regole fondamentali riguardo al valore del lavoro fossero applicate a tutti. Chi parlava di “”valori tradizionali della famiglia”” non era necessariamente un bigotto». Lo scarto fra questi valori era tale da farci passare un camion, e così fecero appunto i repubblicani, ritagliandosi un’utile massa di voti di «democratici reaganiani». Ma questa nuova coalizione si sta rivelando instabile, ora che si vedono i risultati effettivi della spinta repubblicana a una ‘laissez faire’ incondizionato: il più grosso deficit, il più gravoso debito estero e il più largo divario tra redditi alti e medi che mai abbiano afflitto l’America: I reaganiani parlavano, tranquillizzanti, di ripristino dei valori americani tradizionali, di contratti morali, e simili. A un contratto morale con gli afroamericani si mostravano tuttavia poco sensibili, perché il Grand Old Party aveva visto dove stavano i voti: nei sobborghi bianchi, non nei centri cittadini abitati dai neri. Di qui il disastroso errore delle presidenze Reagan e Bush: la «strategia sudista», accomodante verso tutto quello che più seminava discordia razziale, e la riluttanza a trattare i neri ‘come americani’. L’unità da loro proposta non era altro che l’unità speciosa del noi-contro-loro”” (pag 52-53) Brano poesia di Constantinos Cavafis ‘I barbari’ (pag 103) preso da Eugenio Montale, Quaderno di traduzioni, Milano, 1982 Shakespeare, Coriolano disprezzo per la plebe: “”Voi, ignobile muta di botoli, il cui respiro odio quanto i miasmi dei putridi stagni; il cui affetto io apprezzo quanto le carcasse di uomini insepolti che corrompono l’aria; io vi bandisco…”” (W. Shakespeare, Coriolano, atto III, scena II, in ‘Tutte le opere’, a cura di Mario Praz, Sansoni, Firenze, 1964″,”TEOS-247″
“HUGHES Henry Stuart”,”Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965).”,”Titolo originale ‘Sea Change. The Migration of Social Thought, 1930-1965’, New York, 1975 Hughes, Henry Stuart, brillante storico americano, attento alla storia delle idee, è nato a New York nel 1916 e si è laureato ad Harard dove ancor oggi insegna (1977). Ha pubblicato altre opere tra cui ‘Coscienza e società’ (1967). Il ritorno a Hegel (Lukacs) (pag 195-196) “”Il presupposto capitale che stava dietro la critica della società di massa svolta dagli intellettuali emigrati era una visione del mondo estranea e pressoché ignota agli americani, ossia una teoria marxista rielaborata mediante un ritorno alla sua fonte hegeliana. A cominciare con il libro di Lukács ‘Storia e coscienza di classe’, apparso nel 1923, nell’ambito dell’«antico cuore geografico della tradizione marxista ossia dell’Europa centrale» si era avuta una «reviviscenza dell’idealismo metafisico». La disciplina del partito comunista aveva poi obbligato Lukács a ripudiare le sue aberrazioni giovanili e proprio per determinate finalità pratiche egli aveva sottoscritto la concezione «ortodossa» del materialismo dialettico, come risultato meccanico di leggi economiche fisse (7). Ma Lukács non poté impedire che i suoi scritti avessero poi una vita autonoma e, di fatto, l’apprezzamento di ‘Storia e coscienza di classe’ continuò celatamente a crescere. La successiva pubblicazione, nei primi anni trenta, dei ‘Manoscritti economico e filosofici’, nei quali il giovane Marx aveva abbozzato la sua concezione originale della società umana, aveva dato al pensiero di Lukács una ratifica retrospettiva: era ora palese che il critico letterario ungherese, mutatosi in rivoluzionario, aveva indovinato, tramite un processo di ricostruzione consonante, quello che il suo maestro ideologico aveva scritto circa ottanta anni prima (8). Adorno e Horkheimer solo di rado fecero riferimento ai manoscritti parigini di Marx e il loro rapporto con Lukács fu un rapporto di distanza e in buona parte ostile. Essi negarono anche di essere degli idealisti, ma, nonostante le loro smentite, un’analisi più ampia delle loro opere dimostra che anch’essi esemplificarono la reinterpretazione soggettivistica del marxismo, che nei quattro decenni che vanno dal 1920 al 1960 ha poi dato alla teoria marxista una nuova e più robusta posizione filosofica. In tale prospettiva Antonio Gramsci si colloca come un precursore italiano isolato e Maurice Merleau-Ponty come un diffusore francese tardivo e quasi-liberale del neo-marxismo ossia di un marxismo spogliato delle sue pretese scientifiche tardo-ottocentesche e reinserito nel suo supporto hegeliano del primo Ottocento. Per ideologi i questo tipo, il concetto di alienazione fu la chiave per aprirsi la via all’analisi della società, e, anzi, quello di alienazione fu il termine-guida o il denominatore comune a pensatori tra loro quanto mai diversi. (La discussione sul lavoro «alienato» costituiva del resto il cuore dei manoscritti di Marx giovane). Inizialmente usata da Hegel e poi allargata nella sua accezione da Nietzsche e da Freud, la parola «alienazione» venne ad assumere di fatto un significato universale come quella che indicava un fenomeno sommamente caratteristico dell’esistenza attuale”” (pag 195-196) [Henry Stuart Hughes, ‘Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965)’, Bologna, 1977] [(7) Si veda la ritrattazione motivata della sua ritrattazione originale contenuta nella prefazione alla nuova edizione del 1967 di ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’, trad. it., ‘Storia e coscienza di classe’, Milano, Sugarco, 1967; (8) Su questo argomento si veda George Lichtheim, ‘From Marx to Hegel’, New York, 1971, pp. 2, 19-21, 38]”,”TEOS-285″
“HUGHES H. Stuart”,”Storia dell’Europa contemporanea.”,”Stuart Hughes è nato a New York nel 1916. Studiò all’Università di Harvard e subito dopo la laurea fece un lungo viaggio in Europa, compiendo studi di perfezionamento nelle Università di Heidelberg, Monaco, e Parigi. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti si arruolò volontario ed ebbe incarichi di grande responsabilità dapprima nel mediterraneo e dopo l’invasione alleata, in Germania. Congedatosi nel 1946 col grado di tenente colonello, riprese la sua attività accademica; divenne capo delle Ricerche Europee al Dipartimento di Stato e nel 1957 fu nominato professore di Storia all’Università di Harvard. Attualmente è membro attivo del movimento contro la guerra nucleare e national cochairman del Committee for a Sane Nuclear Policy. Tra le sue opere: Consciousness and Society, Approach to Peace and Other’s, Ostvald Spengler, History as Art and a Science.”,”EURx-057-FL”
“HUGHES G.E. CRESSWELL M.J. a cura di Claudio PIZZI”,”Introduzione alla logica modale.”,”La logica modale si può presentare, in poche parole, come la logica della necessità e della possibilità, del «deve» e del «può»”” (pag 11, prefazione)”,”SCIx-021-FRR”
“HUGHES B. P.”,”Firepower. Weapons effectiveness on the battlefield, 1630-1850.”,”HUGHES B. P.: l’autore era un militare, Major-General C.B., C.B.E. (ogni capitolo contiene una galleria di immagini), «Dei molti aspetti della guerra combattuta con armi da fuoco a canna liscia, ce n’è uno che ha ricevuto ben poca attenzione da parte degli storici militari. Le armi di quel periodo sono descritte con meticolosa cura in molte opere eccellenti: ogni dettaglio del loro aspetto, meccanismo e metodi di utilizzo è completamente registrato e illustrato, le loro scale di emissione e la cadenza di fuoco sono note e non vi sono dubbi sui modi in cui venivano utilizzati. Ciò che manca, tuttavia, è una valutazione dell’effetto o, più brutalmente, della letalità delle varie armi e combinazioni di armi utilizzate sul campo di battaglia. Quanto è stata efficace una raffica di moschetti del battaglione? Quanti uomini furono uccisi o feriti quando cinquecento moschetti spararono da una distanza di cinquanta iarde? Quante vittime potrebbero essere imputate a una batteria di cannoni operante in supporto di quel battaglione? E in quali proporzioni pistole e moschetti inflissero vittime al nemico? A queste domande non è mai stata data una risposta soddisfacente, anche se alcune delle informazioni necessarie per fornire le risposte sono sempre state disponibili anche se non sempre complete, Naturalmente ci sono dei motivi (…) Gli autori contemporanei erano troppo vicini agli eventi che stavano descrivendo. Il ritmo di sviluppo delle armi è stato lento e la loro efficacia è rimasta invariata per lunghi periodi (…)» (dall’introduzione, pag 7; traduz. d.r.)”,”QMIx-225-FSL”
“HUGILL Peter J.”,”Le comunicazioni mondiali dal 1844. Geopolitica e tecnologia. (Tit. orig.: Global Communications since 1844. Geopolitics and technology).”,”HUGILL Peter J. (1945) insegna geografia alla Texas A&M University. Le sue aree di ricerca sono la geografia politica e storica e le scienze sociali. Ha scritto pure ‘World Trade since 1431. Geography, Technology and Capitalism’ (1993). La battaglia dei cavi sottomarini. “”Come giustamente afferma Headrick, “”il controllo britannico sulle comunicazioni mondiali era così saldo che non solo potevano bloccare o leggere, a proprio piacimento, i messaggi più segreti dei propri nemici, ma potevano anche utilizzare quelle informazioni senza rivelarne le fonti. Mai nella storia, in precedenza o dopo, il potere sulle comunicazioni è stato così concentrato ed efficace”” (Headrick, 1991 pag 169). La Gran Bretagna doveva molto del suo successo a Pender e al gruppo Eastern. Tale successo derivava in parte da fattori imprenditoriali e in parte era il risultato delle cospicue sovvenzioni del governo inglerse. Durante il diciannovesimo secolo, i tentativi francese, tedeschi e statunitensi di produrre reti alternative di cavi sottomarini si rivelarono degli insuccessi commerciali, e la Eastern si limitò ad acquistare ogni azione disponibile di tali imprese. Fu così che il cavo transpacifico, nominalmente statunitense, i rivelò essere per metà proprietà della Eastern, la quale tra l’ altro resistette anche, nei primi venticinque anni del ventesimo secolo, alla concorrenza tecnica della radio a bassa frequenza (onde lunghe) dei tedeschi e degli statunitensi.”” (pag 71)”,”ECOI-175″
“HUGILL Peter J.”,”Le comunicazioni mondiali dal 1844. Geopolitica e tecnologia.”,”Peter J. Hugill (1945) insegna geografia alla Texas A&M University. Le sue aree di ricerca sono la geografia politica e storica e le scienze sociali.”,”SCIx-305-FL”
“HUGO Victor”,”L’ uomo che ride. Volume primo.”,”””L’ uomo che ride (L’homme qui rit), il più vittorughiano romanzo di Victor Hugo, fu scritto durante l’ esilio a Bruxelles e a Guernesey, davanti all’ oceano di cui tanti aspetti sono qui potentemente colti ed eternati. Era, in quel periodo, l’ Hugo, ancora tutto ribollente di passioni politiche e sociali che avevano finito appunto per procacciargli quel fortunoso e tanto laborioso esilio, e il romanzo, come gli stessi ‘Miserabili’ del resto, ne risente, qua e là; ma è cosa che non nuoce affatto. Ben altro s’impone, qui: l’ opera è tutta una convulsione di elementi e di forze, in cui ogni cosa s’amalgama stupendamente in un mondo che ha un respiro e leggi sue proprie, un mondo di cui è vano discutere i particolari, che bisogna accettare in blocco o in blocco ripudiare, proprio esattamente come si accettano gli affreschi di Michelangelo della Sistina, costituenti anch’essi un titanico mondo che non ha realtà se non nella sua stessa armonia.”” (pag 8) “”In Inghilterra tutto è grande, anche ciò che non è buono, perfino l’ oligarchia. La nobiltà inglese è la nobiltà nel vero senso della parola. Nessuna feudalità più illustre, più terribile e più vitale. (…)”” (pag 10)”,”VARx-236″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1870-1871.”,”Da Bruxelles, Hugo segue con ansietà la lotta tra Parigi e Versailles. Alza la voce contro la guerra civile. Un cri. (pag 121) Dimissioni di V. Hugo. Intervento di Hugo a Bordeaux. Questione Garibaldi. “”L’ 8 marzo, nel momento in cui il rappresentante Victor Hugo si prepara a prendere la parola per difendere Parigi contro la destra, sopravvenne un incidente inatteso. Venne fatto unn rapporto all’ Assemblea sull’ elezione di Algeri. Il generale Garibaldi era stato nominato rappresentante d’Algeri con 10.606 voti. Il candidato che aveva preso più voti dopo di lui non aveva che 4.973 suffragi. Si propose l’ annullamento dell’ elezione di Garibaldi. Victor Hugo intervenne.”” (pag 105) Note. “”L’ Assemblea non ha voluto ascoltare Garibaldi, ed egli non ha potuto rimanere nell’ Assemblea più di un giorno. Essa non ha voluto ascoltarmi e io ho dato le dimissioni. Tenete presente, il giorno in cui Thiers cesserà di piacere loro, la destra lo tratterà come essa ha trattato Garibaldi, come essa ha trattato me, e non sarei sorpreso che lo forzasse, anche lui, a dare le dimissioni. Non ci facciamo alcuna illusione. La Camera irreperibile si è ripresentata, siamo nel 1815.”” (pag 196)”,”FRAD-078″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1871-1876.”,”L’avvenire d’ Europa. Per l’ Europa repubblica. Francia e Germania. Napoleone III e Napoleone I. “”C’est ce que le solitaire fatal de Sainte-Hélène avait prédit, avec une précision étrange, il y a cinquante-deux ans, sans se douter qu’il serait l’ instrument indirect de cette transformation, et qu’il y aurait un Deux-Décembre pour aggraver le Dix-Huit-Brumaire, un Sedan pour dépasser Waterloo, et un Napoléon le Petit pour détruire Napoléon le Grand. Seulement, si le coté noir de sa prophétie s’accomplissait, au lieu de l’ Europe cosaque qu’il entrevoyait, nous aurions l’ Europe vandale. L’ Europe empire ou l’ Europe république; l’ un de ces deux avenirs est le passé. Peut-on revivre le passé? Evidemment non. Donc nous aurons l’ Europe république. Comment l’ aurons-nous? Par une guerre ou par une révolution. Par une guerre, si l’ Allemagne y force la France. Par une révolution, si les rois y forcent les peuples. Mais, à coup sûr, cette chose immense, la République européenne, nous l’ aurons.”” (pag 63)”,”FRAD-079″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1876-1880.”,”””L’ avenir est un dieu trainé par des tigres”” Questione serba e l’ Europa. “”Ciò che accade in Serbia dimostra la necessità degli Stati Uniti d’ Europa. Che ai governi disuniti succedano i popoli uniti. Finiamola con gli imperi sanguinosi. Mettiamo la museruola ai fanatismi e ai dispotismi. Spezziamo le spade serve delle superstizioni e dei dogmi che hanno le sciabole in pugno. Non più guerre, non più massacri, non più carneficine; libero pensiero, libero scambio; fraternità. E’ dunque così difficile, la pace? La Repubblica d’ Europa, la Federazione continentale, non c’è altra realtà politica di questa.”” (pag 6) Istruzione elementare. Scuola. (pag 137)”,”FRAD-080″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1881-1885.”,”Commemorazione della morte di Louis Blanc. “”Sulla tomba di Louis Blanc, Charles Edmond ha letto, a nome di Victor Hugo, le parole seguenti. (…)””. (pag 27-28) Nota IV. L’ abolizione della schiavitù in Brasile. “”(…) La schiavitù, è l’ uomo rimpiazzato nell’ uomo dalla bestia; ciò che può rimanere d’ intelligenza umana in questa vita animale dell’ uomo appartiene al padrone, secondo la sua volontà e il suo capriccio. Da qui si hanno delle circostanze orribili. Il Brasile ha dato alla schiavitù un colpo decisivo.”” (…) Victor Hugo, 25 marzo 1884 (pag 85) Morte Victor Hugo. Discorsi di commemorazione per la morte di Victor Hugo. 22 maggio 1885 e seguenti.”,”FRAD-081″
“HUGO Victor”,”L’uomo che ride. Romanzo.”,”””Abbiam già detto che Ursus non sorrideva, ma rideva; talora, anche spesso, d’un riso amaro. Il sorriso in certo modo assente; il riso è spesso un rifiuto. La sua grande occupazione era l’odio dell’uman genere; odio in lui implacabile. Essendosi chiarito che la vita umana è una cosa orribile, che un flagello si sovrappone all’altro, i re sul popolo, la guerra sui re, la peste sulla guerra, la carestia sulla peste, e che la stupidità corona l’edificio, sapendo per prova che il solo fatto dell’esistenza viene ad essere una certa quantità di castigo, atteso che la morte è il fine dei mali, quando gli presentavano un infermo, egli lo risanava.”” (pag 9-10)”,”VARx-253″
“HUGO Victor”,”Il Novantatre’. Romanzo”,”””La Vandea è buona, la Chouannerie è peggiore; ed in guerra civile, è migliore la peggiore. La bontà di una guerra si giudica dalla quantità di male che produce. Si interruppe un poco e poi riprese: – Halmalo, io ti dico tutto questo. Tu non comprendi le parole, ma comprendi le cose. Io ho perso confidenza in te vedendoti manovrare il canotto; tu non sai la geometria, ma fai dei movimenti di mare sorprendenti davvero; chi sa dirigere una barca può anche condurre un’ insurrezione; allo stesso modo con cui tu hai saputo liberarti dei pericoli del mare, affermo che tu saprai eseguire tutte le mie commissioni. Riprendiamo i nostri affari. Tu dunque dirai a tutti i capi press’a poco così, come potrai, ma sarà certamente bene: preferisco la guerra delle foreste, alla guerra di pianura; io non desidero allineare centomila contadini sotto la mitraglia dei soldati azzurri e sotto l’ artiglieria del signor Carnot; prima che passi un mese voglio avere cinquecento mila combattenti feroci imboscati nelle selve. L’armata della repubblica è la mia cacciagione. Cacciare di frodo è guerreggiare. Io sono lo stratega della macchia””. (pag 74-75)”,”VARx-259″
“HUGO Victor”,”I lavoratori del mare.”,”Libro dedicato all’autore allo scoglio di ospitalità e libertà, alla terra normanna dove vive la plebe del mare, all’isola di Guernesey, austera e soave.”,”VARx-545″
“HUGO Victor”,”Religioni e religione. Poema.”,”[“”(…) Radioso universo, le comete, I fuochi, i soffi, i bolidi, le sfere Vertiginose e i globi, gli universi Illimitati, visioni splendide, E i creati; voi, voi, sì le sante Profondità mostrate e le voragini De la vita e gli oceani de gli esseri Mostrate ai preti; esclameranno: orrore! Furenti i culti infuriar vedrete Il pagan sopra Iceta, il cristiano, Su Galileo e su la terra scossa Tremar gli altari e i pallidi dottori Fremer nel sacro luogo e indietreggiare Le religioni innanzi a Dio. Terrori! Fanatismi! sugli uomini la favole Grava, su tutte le pupille assorte In tetri sonni! Qual sogno? Qual folla Di pazzi olimpi! Che spavento e inferno! (…) Oh! Quante son vissute genti Senz’esser nate e tal pazzi credenti Sopra cui la romana sfinge posa Suoi larghi artigli e che gli uomini Dei, Pontefici appellati, tengon sotto L’infallibile scettro per l’azzurro E per l’eternità insolente. Poveri! Niente più triste che la lor sinistra Fede in Roma papal! Roma, carnaio Sotto l’aquila è già, sotto la Croce Bazar; di Pietro e Cesare odioso Chi più? L’un dopo l’altro ha Roma; lista Spaventosa! Giovanni è quel vampiro, Callisto quello spettro, a Bonifazio Figliano le nipoti, cinque preti Fa svenar e mori nel bagno loro Urbano. Borgia in Sodoma una macchia Sarìa, Gregorio tien al torcia e Sisto Tiene la scure; è mentitor Simplicio Un disastro è Felice ed arrostiva Innocenzo la gente, massacrava Clemente e il tempio vende Pio, siccome Cristo è l’esempio spauracchio è Giulio; Tutte le passion si tengono strette E tutti i vizi e le superbie umane, Tutto convien ne l’Urbe eterna, tutto Dolo, spergiuro, impurità carnale, Tutti i misfatti conosciuti e ignoti I delitti coperti e i vizi nudi, Roma al suo letto questi infami chiama Passanti, Roma d’anime ruffiana E mercantessa; con la tiara in fronte Puttaneggiando ride e mentre Bruto Per l’affronto sussulta e che Traiano Freme su l’alta sua colonna; vanno A Babilionia tal tai forsennati, E tutto quel ch’ella ha: inquisizione, Lussuria, orror, rogo, massacro, adorano; E i santi ch’ella fa, i Regi che sacra; E, l’estasi nel cor, fieri del giogo Cattivi amanti, il puzzo dei suoi vomiti Respirano. E la terra è tutta in preda A le affermazioni di tai preti Privi di gioia, di bontade, privi Di fiamme, di ragion ai quali l’ombra Perenne l’ombra, l’ombra è l’orizzonte.””] (pag 43-44-45)”,”RELC-391″
“HUGON Philippe”,”Les nouveaux acteurs de la coopération en Afrique.”,”HUGON Philippe professore emerito di economia, Paris X-Nanterre, direttore di ricerca all’ IRIS Institut de relations internationales et stratégiques”,”AFRx-083″
“HUGUENIN Jacques MARTINAT Patrick; interviste a Gaston DEFERRE; scritti di René REMOND Francois GROSRICHARD Robert SAVY Marcel POCHARD Michel GODET intervista a Michel KOTAS Charles-Eric LEMAIGNEN intervista a Pierre TROUSSET Michele CASCALES Laurent TOUVET René GRISON intervista a Elisabeth DUPOIRIER René MEISSEL Pierre RICHARD”,”Les regions entre l’ Etat et l’ Europe.”,”Contiene interviste a Gaston DEFERRE, e scritti di René REMOND, Francois GROSRICHARD, Robert SAVY, Marcel POCHARD, Michel GODET, intervista a Michel KOTAS, Charles-Eric LEMAIGNEN, intervista a Pierre TROUSSET, Michele CASCALES, Laurent TOUVET, René GRISON, intervista a Elisabeth DUPOIRIER, René MEISSEL, Pierre RICHARD. Jacques HUGUENIN, giornalista di formazione, è D dell’informazione e delle relazioni con la stampa del Conseil regional della Region Centre. Patrick MARTINAT è giornalista al Berry Republicain e corrispondente del ‘Monde’, specialista delle questioni regionali.”,”FRAS-012″
“HUGUES Philip”,”Síntesi de historia de la Iglesia.”,”I concordati in Germania durante la Restaurazione tra gli Stati tedeschi e la Santa Sede (Baviera, Prussia, Hannover, principati del Reno). “”I concordati produssero un effetto ammirevole, ed inaspettato, in tutta la Germania. Furono un riconoscimento concreto da parte di tutti i principi, sia protestanti che cattolici, del fatto che la Santa Sede aveva il primato effettivo di tutta la Chiesa. Il gallicanesimo in Germania, il josefinismo, ricevette un colpo da cui non si riprese più.”” (pag 286)”,”RELC-174″
“HUGUIER Michel”,”1905, une année charnière du XXème siècle.”,”HUGUIER Michel, professore di chirurgia digestiva all’Università di Parigi, autori di sette libri scientifici. Questo è il suo primo libro di argomento politico.”,”RAIx-275″
“HUHN Willy”,”Trotsky, le Staline manqué.”,”Nato a Metz nel 1909 (l’Alsazia Lorena era allora tedesca), in una famiglia di magistrati, W. Huhn segue la famiglia a Berlino nel 1919. Nel 1926 llavora come impiegato di libreria, e nel 1929, alla morte del padre, rompe con l’ambiente conservatore familiare. Si orienta verso la socialdemocrazia, e ne diventa poi membro SPD. Nel 1931 entra nella SAPD (Partito Operaio Socialista Tedesco) e vi resta fino al 1933. Quindi si unisce al gruppo semi-clandestino ‘Rote Kämpfer’ (i combattenti rossi) i cui fondatori appartenevano al KAPD e poi alla SPD durante gli anni Venti. Nella SAPD difese le idee del comunismo dei consigli. Viene arrestato dai nazisti. Una volta tornato libero nel 1935 ritorna a lavorare come impiegato dopo anni di disoccupazione. Seguono anni di inattività politica. Nel 1948-50 è incaricato di corso all’Istituto August Bebel della SPD, a Berlino Ovest e poi professore fino all’estate 1950. Muore nel 1970. Il genio di Lenin Trotsky nel 1924 scrive la sua opera polemica ‘1917’. Si trova in un dibattito difficile interno al partito bolscevico. A suo parere quest’ultimo si è allontanato dal leninismo. Trotskyn parla del genio di Lenin: “”Lenin era un genio, e c’è un solo genio nel corso di un secolo. La storia mondiale non conosce che due geni alla guida della classe operaia: Marx e Lenin …”” (pag 56-57)”,”TROS-365″
“HUI Wang”,”Il nuovo ordine cinese. Società, politica ed economia in transizione.”,”Wang Hui è uno dei più anticonformisti intellettuali cinesi, dirige la rivista Dushu (Pechino) ed è stato Visiting Professor all’Università di Washington. Dopo aver partecipato al movimento di Tien An Men, ha pubblicato numerosi studi in Cina e all’estero sui temi della modernizzazione e del conflitto sociale”,”CINx-005-FC”
“HUIZINGA Johan”,”La crisi della civiltà.”,”copia firmata”,”FILx-141″
“HUIZINGA Johan; a cura di Piero BERNARDINI MAZZOLLA”,”La scienza storica.”,”””il concetto di causalità non ha nella storia che un valore molto limitato”” “”inconoscibilità, anzi impossibilità di leggi storiche”” John HUIZINGA nacque nel 1872 a Groninga, dove compì gli studi e tenne poi dal 1905 la cattedra di storia universale. Nel 1915 passò all’ Università di Leida dove insegnò fino al 1942 anno in cui venne imprigionato dai nazisti. COnfinato come ostaggio a de Steeg, vi morì il 1° febbraio 1945. Tra le sue opere: ‘L’ autunno del Medioevo’, ‘Erasmo’, ‘Homo Ludens’, ‘La crisi della civiltà’, ‘La mia via alla storia’ (la prima parte di quest’ opera è qui presentata con una nuova prefazione di O. CAPITANI).”,”STOx-066″
“HUIZINGA Johann”,”The Waning of the Middle Ages. A Study of the Forms of Life, Thought, and Art in France and the Netherlands in the Fourteenth and Fifteenth Centuries.”,”HUIZINGA Johann “”The ideal of chivalry tallies with the spirit of a primitive age, susceptible of gross delusion and little accessible to the corrections of experience. Sooner or later intellectual progress demands a revision of this ideal. It does not disappear, however, it only sheds its too fantastic tendencies”” (pag 125)”,”STOS-177″
“HUIZINGA Johan”,”La crisi della civiltà.”,”L’edizione originale di questo volume fu pubblicata in Olanda nell’ottobre 1935. “”Accanto ai fautori della teoria dell'””autonomia del fatto politico”” stanno coloro che difendono la guerra per principio. La conquista – opina il noto sociologo Hans Freyer , – è in se stessa condizione di vita per uno stato. «Per esistere realmente tra gli altri stati, lo stato [abbisogna] di una sfera di conquista intorno a sé. Per esistere deve conquistare» (1). Non si potrebbe immaginare un più categorico disconoscimento del diritto all’esistenza dei piccoli stati. Freyer è uno di coloro che venerano la guerra come opera essenziale dello stato. Si può vederlo dall’adagio, ripetuto fino alla sazietà: «la politica non è che una prosecuzione della guerra con mezzi diversi». Durante quell’armistizio che chiamiamo pace, lo stato deve avere l’occhio fisso al ritorno alla sua condizione normale, la guerra (2). Mille e cinquecento anni or sono Agostino dedicò alcuni capitoli della grande sua opera ‘De civitate dei’ (3) alla dimostrazione che tutti i combattimenti, perfino quelli delle belve o quelli del mistico padre di tutti i briganti, Caco, avevano per meta il ripristino di uno stato di equilibrio e di armonia, che egli chiamava pace. Doveva essere riservato alla saggezza del XX secolo di stravolgere questa semplice verità – che l’uomo del cosmo tende all’armonia e non alla disarmonia -, esaltando la guerra come uno stato normale. «La storia umana in periodo di alta civiltà è la storia delle potenze politiche. Forma di questa storia è la guerra. Anche la pace fa parte di essa. E’ la prosecuzione della guerra con altri mezzi…» (4). «L’uomo è una bestia feroce… Chiamando l’uomo bestia feroce chi ho offeso: l’uomo… o la bestia? Le belve delle classi superiori sono creature ‘nobili’ in tutta l’accezione del termine, aliene dalla menzogna della morale umana radicata nella debolezza”” (5). Questa dichiarazione, che venendo da Spengler ha avuto un’eco molto più vasta delle parole di Schmitt o di Freyer, non vi sembra un po’ vecchiotta, un po’ ottocentesca? Non si direbbe emersa da quel pessimismo romantico che ormai ci ha le sue due brave dita di muffa?”” (pag 80-81) [(1) H. Freyer, ‘Der Staat’, Lipsia, Rechfelden, 1925, p. 146; (2) Ibid., p: 142; (3) Lib. XIX, cap. 12 e 13; (4) Oswald Spengler, ‘Jahre der Entscheidung’, p. 24; (5) Ibid. p. 14. Cfr. ‘Der Mesch und die Technik’, p. 14 e segg.]”,”TEOP-477″
“HUIZINGA Johan”,”L’autunno del Medioevo.”,”””Johann Huizinga ha inteso vedere nei secoli XIV e XV non già gli albori del Rinascimento, ma il tramonto del Medio Evo”” (dal risvolto di copertina); “”Lo stesso Filippo il Buono è uno degli esempi più caratteristici di questo miscuglio di zelo religioso e di mondanità. L’uomo dalla feste sontuose e dai numerosi bastardi, dall’astuta politica e dall’orgoglio e dall’ira sfrenati, è seriamente devoto. Dopo la messa, rimane a lungo nel suo oratorio. Digiuna a pane ed acqua quattro giorni ogni settimana e, inoltre, tutte le vigilie della Madonna e degli Apostoli. Spesso alle quattro del pomeriggio non ha ancora mangiato nulla. Fa molta elemosina e sempre in segreto. Dopo la presa di Lussemburgo ascolta la messa, immerso nel suo breviario e in speciali preghiere di ringraziamento, sicché il suo seguito che l’aspetta a cavallo – giacché il combattimento non è ancor terminato – s’impazientisce e dice che il duca farebbe bene a rimettere tutti quei paternostri a un’altra volta; lo si avverte che è pericoloso indugiare oltre. Ma Filippo risponde soltanto: «Si Dieu m’a donné victoire, il la me gardera» (2). Non si deve vedere in tutto ciò dell’ipocrisia o della vana bigotteria: era una tensione fra due poli spirituali, appena concepibile per la coscienza moderna, Il netto dualismo di una fede che separa il regno di Dio dall’opposto mondo del peccato, rende ciò possibile. Nello spirito medioevale tutti i sentimenti più puri e più elevati sono assorbiti della religione, mentre gli istinti naturali e sensuali, consapevolmente abbietti, dovevano cadere al livello di una mondanità peccaminosa”” (pag 246)”,”STOS-025-FF”
“HUIZINGA Johan”,”La crisi della civiltà.”,”La formazione intellettuale e le tendenze conservatrici di J. Huizinga – il grande storico olandese nato a Groninga nel 1872 – non gli impedirono di avvertire subito, fin dal 1933, il pericolo che il nazismo rappresentava per l’Europa e per la civiltà e gli scritti dei suoi ultimi anni sono spesso ispirati da questa preoccupazione. All’indomani dell’invasione tedesca dell’Olanda, Huizinga celebrava l’anniversario dell’indipendenza olandese e della lotta di Guglielmo d’Orange: veniva pertanto imprigionato dai nazisti e nel 1943 confinato come ostaggio a de-Steeg presso Arnheim. Qui moriva il 1° febbraio 1945.”,”TEOS-002-FSD”
“HUIZINGA Johan.”,”Homo ludens.”,”Homo ludens è un libro di Johan Huizinga pubblicato nel 1938, in cui si esamina il gioco come fondamento di ogni cultura dell’organizzazione sociale, e si evidenzia il fatto che anche gli animali giocano, quindi il gioco rappresenta un fattore preculturale. Il testo di Huizinga influenzerà a vent’anni dalla sua uscita diversi movimenti culturali, tra i quali il situazionismo, dei quali è in fondo creditore, date le ricerche sulla civiltà ludica. Johan Huizinga (Groninga, 7 dicembre 1872 – Arnhem, 1º febbraio 1945) è stato uno storico e linguista olandese. Considerato uno degli storici più importanti del XX secolo, Huizinga ha svolto studi sul Medioevo e la storia moderna, lasciando contributi anche alla linguistica, all’estetica e ad altri ambiti del sapere umano. (wik)”,”STOS-014-FSD”
“HULL Isabel V.”,”Absolute Destruction. Military Culture and the Practices of War in Imperial Germany.”,”HULL Isabel V. è John Stambaugh Professor of History alla Cornell University. E’ autrice di ‘Sexuality, State, and Civil Society in Germany, 1700-1815’ (Cornell) e di ‘The Entourage of Kaiser Wilhelm II, 1888-1918’ e coautore di ‘German Nationalism and the European Response, 1890-1945’. Campi concentramento Collection camps, Internment camps”,”GERQ-081″
“HULL Cordell”,”Memorie di pace e di guerra. II. 1941-1945. L’anno della guerra (1941) – Diplomazia di guerra (1942-1943) – L’ultimo anno (1944) – La pace e il dopoguerra (1939-1945).”,”””Nella primavera del 1943 Churchill e Eden vennero separatamente a Washington e la loro presenza fornì una occasione eccellente di riesaminare varie questioni, talune delle quali turbavano i nostri rapporti. Prima fra queste, la questione della Francia. Quando Eden venne a vedermi, il 15 marzo, insieme con l’ambasciatore Halifax, affrontammo subito la questione dei “”Francesi Liberi”” e le sue ripercussioni sui rapporti anglo-americani. Feci a Eden una esposizione completa della nostra politica verso Vichy, verso De Gaulle e verso il popolo francese considerato nel suo insieme, dalla caduta di Parigi in poi. Ricordai come Churchill ci avesse ripetutamente sollecitati a mantenere ad ogni costo i nostri rapporti col Governo di Vichy, per evitare che la flotta francese passasse alla Germania, facendo acquistare al nemico il dominio del Mediterraneo. Dissi che De Gaulle aveva fatto rari approcci verso di noi e sempre per ottenere riconoscimenti politici. Mai si era impegnato in discussioni serie sulla situazione militare. «Il governo americano – continuai, – non sembrandogli fosse pratico l’invischiarsi nella politica interna francese ha costantemente declinato di acconsentire al desiderio di De Gaulle di avere un riconoscimento di portata mondiale. E questo, per quanto ne so io, rappresenta il totale delle sue lagnanze a nostro riguardo».”” (pag 187-188)”,”QMIS-005-FGB”
“HULL Cordell”,”Memorie di pace e di guerra. I. 1871-1941.”,”Attraverso Alfieri un tentativo dell’Asse di servirsi degli Stati Uniti per giungere alla pace con la Gran Bretagna “”Il nostro incaricato d’affari a Berlino, Donald R. Heath, aveva telefonato il 26 giugno (la Francia capitolò il 25 giugno 1940 ndr), che l’ambasciatore d’Italia Dino Alfieri, dopo aver conferito con Hitler e con alcuni funzionari tedeschi, l’aveva chiamato per dirgli che la Germania e l’Italia non desideravano affatto distruggere l’Inghilterra, ma che rimanevano pochi giorni per scongiurare tale catastrofe. Alfieri era fiducioso che l’Asse avrebbe offerto condizioni di pace accettabili, se l’Inghilterra le avesse chieste. Non v’era bisogno che Churchill si dimettesse, ma il Gabinetto britannico avrebbe dovuto subire taluni mutamenti. Alfieri evitò di suggerire che gli Stati Uniti persuadessero la Gran Bretagna a chiedere la pace, ma osservò che la responsabilità della continuazione della guerra, spettava principalmente agli Stati Uniti. Dissi a Heath di chiedere ad Alfieri se le sue osservazioni fossero state fatte con la consapevolezza dei Governi italiano e tedesco, e se il Governo italiano desiderasse un’azione da parte nostra. Alfieri rispose che le opinioni da lui espresse erano quelle dei Governi di Germania e d’Italia, ma che egli non era autorizzato a parlare a loro nome. Aggiunse che non voleva esporre l’Asse all’accusa di aver iniziato approcci di pace, mentre era ovvio, in vista della situazione militare, che l’iniziativa doveva essere presa dalla Gran Bretagna. Era chiaro per me che Berlino e Roma, stavano tentando di servirsi degli Stati Uniti perché consigliassero alla Gran Bretagna di far la pace. Non avevo, tuttavia, intenzione alcuna di diventare lo strumento di una simile manovra. Dopo aver parlato col Presidente pregai Welles di richiamare l’ambasciatore britannico Lothian e di leggergli queste comunicazioni da Berlino, spiegandogli chiaramente che gli venivano mostrati soltanto per informazione sua e del suo governo e che noi non facevamo alcun suggerimento riguardo al contenuto di esse”” (pag 341) Cordell Hull (October 2, 1871 – July 23, 1955) was an American politician from Tennessee and the longest-serving U.S. Secretary of State, holding the position for 11 years (1933-1944) in the administration of President Franklin Delano Roosevelt during most of World War II. Before that appointment he represented Tennessee for two years in the United States Senate and twenty-four years in the House of Representatives. Hull received the Nobel Peace Prize in 1945 for his role in establishing the United Nations, and was referred to by President Roosevelt as the “”Father of the United Nations””.[1]”,”USAP-091″
“HULOT Frédéric”,”Le Maréchal Berthier.”,”HULOT Frédéric è autore di varie biografie dei marescialli di Napoleone. Il lavoro di organizzazione degli Stati Maggiori del secolo XIX e di una parte del XX resterà impostato sulle linee stabilite da Berthier (pag 301) Mistero sulla morte di Berthier precipitato da una finestra del suo castello di Bamberg. Berthier beveva, forse è caduto accidentalmente, ma si fanno anche le ipotesi di suicidio o di omicidio. (pag 286)”,”FRQM-046″
“HULSE James W.”,”The Forming of the Communist International.”,”HULSE James W. La questione posta a Lenin dei due partiti comunisti in Inghiterra e in Germania (pag 117-118) BSP British Socialist Party WSF Workers’ Socialist Federation SLP Socialist Labour Party”,”INTT-305″
“HUMBERT Jean”,”Syntaxe grecque.”,”Avant-Propos de la Première e Deuxième Édition, Note sur la Troisième, Notes Additionnelles, Index des Passages cités, Index Grec, Index Français, Libraire Klincksieck, série linguistique n.15,”,”VARx-159-FL”
“HUMBERT-DROZ Jules segretario dell’ Internazionale Comunista”,”Le origini dell’ Internazionale Comunista. Da Zimmerwald a Mosca.”,”Jules HUMBERT-DROZ segretario dell’ Internazionale Comunista”,”INTT-016 INTS-040″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”L’ Internazionale comunista tra Lenin e Stalin. Memorie di un protagonista 1891-1941.”,”L’A è nato a La Chaux-de-Fonds nel 1891. Dopo essere stato membro della Chiesa protestante svizzera passò nelle file del Partito socialista, professando idee internazionaliste e pacifiste. Dal 1921 al 1931 fu segretario dell’IC assieme a RAKOSI e KUUSINEN. A lui era affidata la cura dei Partiti comunisti dei paesi latini: Belgio, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e America Latina. Dal 1922 al 1928 si occupò particolarmente del PCdI seguendone le complesse vicende seguite alla scissione di Livorno. I documenti di questo lavoro furono raccolti e pubblicati nel libro ‘Il contrasto tra l’Internazionale e il PCI, 1922-1928′ (Milano, 1969). Dal 1931 al 1942 tentò di sottomettersi alla disciplina stalinista. Ma nel 1942, espulso dal PC svizzero per i suoi dissensi con STALIN tornò a militare nel Partito socialista (segretario centrale dal 1947 al 1959). E’ morto nel 1971 lasciando incompiute queste sue memorie alle quali si dedicava da vari anni. HUMBERT-DROZ dice di essere stato intimamente legato a BUCHARIN: in occasione dei primi processi di Mosca (1937) credette alle accuse contro RADEK, RAKOVSKIJ, PIATAKOV e altri, ma nel marzo del 1938 quando a finire sotto accusa furono i destri BUCHARIN e RYKHOV (TOMSKIJ si era suicidato) capì che il tutto era una montatura staliniana. L’A riporta la ‘Lettera alle generazioni future di BUCHARIN’ pubblicata dal ‘Figarò litteraire’ il 2 febbraio 1967 (pag 309) e si pente per le posizioni assunte in occasione del processo del 1937.”,”INTT-017″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”L’ Internazionale comunista tra Lenin e Stalin. Memorie di un protagonista 1891-1941.”,”L’A è nato a La Chaux-de-Fonds nel 1891. Dopo essere stato membro della Chiesa protestante svizzera passò nelle file del Partito socialista, professando idee internazionaliste e pacifiste. Dal 1921 al 1931 fu segretario dell’IC assieme a RAKOSI e KUUSINEN. A lui era affidata la cura dei Partiti comunisti dei paesi latini: Belgio, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e America Latina. Dal 1922 al 1928 si occupò particolarmente del PCdI seguendone le complesse vicende seguite alla scissione di Livorno. I documenti di questo lavoro furono raccolti e pubblicati nel libro ‘Il contrasto tra l’Internazionale e il PCI, 1922-1928′ (Milano, 1969). Dal 1931 al 1942 tentò di sottomettersi alla disciplina stalinista. Ma nel 1942, espulso dal PC svizzero per i suoi dissensi con STALIN tornò a militare nel Partito socialista (segretario centrale dal 1947 al 1959). E’ morto nel 1971 lasciando incompiute queste sue memorie alle quali si dedicava da vari anni. HUMBERT-DROZ dice di essere stato intimamente legato a BUCHARIN: in occasione dei primi processi di Mosca (1937) credette alle accuse contro RADEK, RAKOVSKIJ, PIATAKOV e altri, ma nel marzo del 1938 quando a finire sotto accusa furono i destri BUCHARIN e RYKHOV (TOMSKIJ si era suicidato) capì che il tutto era una montatura staliniana. L’A riporta la ‘Lettera alle generazioni future di BUCHARIN’ pubblicata dal ‘Figarò litteraire’ il 2 febbraio 1967 (pag 309) e si pente per le posizioni assunte in occasione del processo del 1937.”,”RUSS-075″
“HUMBERT-DROZ Jules e altri, direzione a cura di Siegfried BAHNE”,”Archives de Jules Humbert-Droz. II. Les partis communistes des pays latins et l’ internationale communiste dans les années 1923-1927.”,”Jules Humbert-Droz ex segretario dell’ Internazionale Comunista. 1924. “”Il problema dell’ atteggiamento da adottare di fronte al PSI fu regolato definitivamente dalle decisioni del 5° Congresso mondiale dell’ IC e per gli sviluppi nel paese. Dopo la stipula dell’ accordo elettorale con il PCI, la frazione “”terzointernazionalista”” di Serrati-Maffi, fu esclusa dal PSI e si unì, nel mese d’ agosto, al PC ufficialmente. Su una nuova base politica, il 5° Congresso mondiale aveva così riempito il fossato tradizionale tra IC e PCI. Il centro attorno a Gramsci, eletto segretario generale in settembre, rappresentava adesso la maggioranza di fronte al gruppo Tasca e ai “”terzini””. (pag XVI, prefazione)”,”INTT-202″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”La crise de croissance de l’ Internationale Communiste.”,”Lenin e Trotsky vs la teoria dell’ offensiva del KPD. “”Le troisième Congrès, par les voix autorisées de Lénine et de Trotsky, condamna la “”théorie de l’ offensive”” développée par le Parti communiste allemand lors de l’ action de mars, théorie selon laquelle une minorité agissante pouvait réveiller et entraîner les masses devenues indifférentes en engageant une lutte révolutionnaire armée. Cette théorie avait été développée par la direction du Parti communiste allemand, du reste divisée sur ce point, et par Béla Kun, Pogany et Karl Radek, qui l’avaient conseillée. Lénine opposa à cette tactique d’aventure la nécessité de conquérir la majorité du prolétariat et des ses alliés paysans et petits bourgeois exploités par le capitalisme.”” (pag 11-12) Ostilità di Stalin nei confronti del Comintern (1927) “”E’ in questo periodo che Stalin manifesta sempre più nettamente la sua ostilità nei confronti dell’ Internazionale comunista. Egli si sforza di far sentire ai membri dell’ Esecutivo che dipendevano dal Partito Comunista Russo. Ecco qui qualche esempio: Tutti i membri del Partito comunista dell’ URSS potevano entrare nei locali del partito su semplice presentazione della loro tessera di membr. I senza-partito dovevano fare una coda davanti allo sportello o, su presenazione e deposito di una carta d’ identità, ricevevano un lasciapassare (propousk). I membri dell’ Esecutivo dell’ Internazionale erano sempre entrati nell’ edificio del partito su semplice presentazione del loro mandato munito di una fotografia. Già nel 1927, Stalin modifica questa procedura. I membri dell’ Esecutivo che non avevano aderito al Partito comunista russo non furono più ammessi nella sede del PC russo con la semplice presentazione del loro mandato. Furono costretti a fare la coda, come i senza-partito davanti allo sportello dei lasciapassare. Io protestai con Bucharin, in occasione di una seduta del Presidium, e gli chiesi di far ristabilire la vecchia procedura. Bucharin mi rispose con un biglietto: “”Wegen Propusk. So gross ist die nationale Beschränktheit, resp. Borniertheit der Parteizentrale”” (1).”” (Per ciò che concerne il lasciapassare. Tanto è grande la ristrettezza nazionale e il carattere limitato del Comitato centrale del partito!) (pag 33) “”Il periodo staliniano è caratterizzato da questa povertà di pensiero e conformismo servile”” (pag 31)”,”INTT-229″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Mon evolution du tolstoisme au communisme, 1891-1921.”,”Contiene foto di alcuni partecipanti ai primi congressi della Terza Internazionale e altro. In risvolto di 4° copertina: profilo biografico di Jules HUMBERT-DROZ ex segretario dell’ Internazionale Comunista. Il partito socialista contro i giovani socialisti. “”Bien plus, à Le Chaux-de-Fonds, l’Union ouvrière et le parti socialiste interdisent la vente de brochures de gauche et en particulier des brochures traitant de la Russie, à leurs meetings. Etrange démocratie qui spécule sur l’ignorance pour maintenir une majorité. Au lieu de lire et de réfuter les idées communistes, on se contente, comme un vulgaire gouvernement bourgeois, d’en interdire la vente et d’en entraver la diffusion. C’est maintenant contre les Jeunesses socialistes que s’exerce la réaction du parti. Les Jeunesses socialistes ont adhéré à la Troisième Internationale à l’unanimité de leur congrès et ont adopté des thèses générales nettement comunistes. Le parti, qui leur alloue une petite subvention chaque année, a refusé d’entrer dans la Troisième Internationale et, fidèle au principe “”Qui paye commande””, il conteste à la jeunesse le droit d’être communiste et veut la placer sous tutelle. Le Comité directeur propose donc d’obliger la jeunesse à se soumettre aux décisions de la majorité du parti. Voilà encore une étrange “”démocratie”” et une plus étrange pédagogie””. (pag 337)”,”INTT-232″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Le christianisme et le socialisme. Leurs opposition et leurs rapports.”,”Una revisione ‘scientifica’ di Marx. “”Assurément, dans sa forme absolue telle que certains textes de Marx la livrent, elle [la théorie matérialiste de l’histoire, ndr] peut entrer en opposition avec le christianisme, qui se refusera toujours à considérer le contenu de l’esprit, de la conscience, les principes vitaux , comme de simples produits des conditions économiques ambiantes, de simples ombres passant et jouant dans l’esprit humain. Il croit à leur vie propre, et en partie indépendante. Kutter, avec raison, relève cette opposition: “”Il se manifeste dans les idées un mouvement indépendant qui peut bien être ‘sollicité’, mais non ‘créé’ par les conditions économique”” . Mais, nous avons vu déja (2) que cette forme absolue a été soumise à une revision. On précise plus scientifiquement la pensée de Marx. “”A prendre les choses en gros, c’est bien l’industrie humaine qui constitue la principale force motrice de l’histoire, mais en faisant cette constation les marxistes ne prétendent pas que ce soit la seule force. Ils ne disent nullement que le facteurs intellectuels et moraux ne jouent aucun rôle dans l’évolution des sociétés…sous peine de tomber dans l’absurde, il faut dire que les idéologies sont le produit nos pas du milieu économique, mais des rapports qui s’établissent entre l’esprit humain et le milieu économique”” (Vandervelde, Essais socialistes). Vandervelde va même plus loin; il admet la vie propre, indépendante de certains grandes idées, de certains principes éternels dont l’application seule dépend des circonstances économiques (…)””. [Jules Humbert-Droz, Le christianisme et le socialisme. Leurs opposition et leurs rapports, 1914] (pag 67) (2) Kutter, ‘Dieu les mène'”,”SOCx-231″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Dix ans de lutte antifasciste, 1931-1941. Mémoires de Jules Humbert-Droz.”,”Contiene il capitolo: ‘Il patto Hitler-Stalin’ (pag 386-392) “”Cet pacte ne fut que le commencement d’autres trahisons: l’invasion de la Pologne par l’armée rouge et son partage avec Hitler, l’agression contre l’Estonie, la Lettonie et la Lituanie et leur annexion à l’URSS, alors que Lénine avait reconnu leur indépendance, deux guerres d’agression contre la Finlande et l’annexion d’une partie de son territoire. Mais là ne s’arrêtèrent pas ses trahisons et ses appétits impérialistes: L’URSS adhéra au pacte dit anticomintern et discuta avec d’Italie, l’Allemagne et le Japon de projets nettement impérialistes du type de ceux que Lénine avait toujours combattus au cours de la Première Guerre mondiale. Un premier accord, ébauché à Moscou en 1940, prévoyait à l’article 2: “”L’Allemagne, l’Italie, le Japon et l’URSS s’engagent à respecter leurs sphères d’influence mutuelles. Dans la mesure où ces sphères d’intérêt entrent en contact entre elles, ils se consulteront régulièrement entre eux d’une façon amiable pour les problèmes s’élevant de ce fait. L’Allemagne, l’Italie et le Japon déclarent pour leur part qu’ils reconnaissent l’étendue actuelle des possessions de l’URSS et qu’ils les respecteront”” (1)”” (pag 387) “”(1) Ce texte et les suivants sont tirés de la publication du Département d’Etat américain ‘La Vérité sur les Rapports germano-soviétiques de 1939 à 1941 (p. 192 ss.), qui reproduit un certein nombre de documents officiels allemands trouvés en 1945 par les armées américaines et britanniques dans les archives du Ministère allemand des affaires étrangères. La traduction française a paru en 1948 à Paris aux Editions EFE.”””,”INTT-263″
“(HUMBERT-DROZ Jules)”,”Fonds Jules Humbert-Droz. I. Brochures suisses d’avant 1945.”,”HUMBERT-DROZ Jules Citazione di Marx annotata da Humbert-Droz: “”Chaque pas du mouvement réel est plus important qu’une douzaine de programmes”” (pag 29)”,”INTT-268″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Le origini dell’ Internazionale Comunista. Da Zimmerwald a Mosca.”,”Jules HUMBERT-DROZ segretario dell’ Internazionale Comunista Jules Humbert-Droz, figura particolarmente nota negli anni che videro la formazione e la crisi dell’Internazionale comunista, nacque nel 1891 a La Chaux-de-Fonds da una famiglia di orologiai di tradizione socialista e rivoluzionaria. Compiuti gli studi primari e secondari nella città natale, si iscrive poi alla facoltà di teologia protestante all’università di Neuchatel e completa la propria formazione universitaria a Parigi e Berlino, laureandosi a Neuchatel con una tesi su Socialismo e Cristianesimo, in cui già sono enucleate le sue convinzioni antimilitaristiche e internazionalistiche. Consacrato pastore nel 1914, egli svolge poi la sua missione ecclesiastica nelle diocesi di Lyon, Lille, Tourcoing e infine Londra. Militante socialista e antimilitarista convinto egli si fa allora strenuo sostenitore del movimento zimmerwaldiano, e di quegli anni datano appunto i suoi contatti con i bolscevichi russi emigrati in Svizzera, quali Zinov’ev, Lunatscharskij e Sokolnikov. Nel 1919, dopo la rivoluzione russa, lo vediamo prendere posizione a favore dell’adesione del Partito socialdemocratico svizzero alla Terza Internazionale, e ciò gli costa l’allontanamento dalla redazione della Sentinelle. Delegato dell’ala sinistra del Partito socialdemocratico svizzero al II Congresso del Comintern nel 1920, egli si fa promotore ed artefice della scissione e della creazione del Partito comunista svizzero nel 1921. Sempre in quello stesso anno viene nominato, su proposta di Lenin, segretario dell’Internazionale comunista, assieme a Rakosi e Kuusinen, con l’inacarico di occuparsi dei partiti dei paesi latini: Belgio, Francia, Spagna, Portogallo e America latina, nei difficili anni della scissione. Amico politico di Bukharin, prende posizione contro la frazione Trotskji – Zinov’ev, ma nel 1928 si oppone anche alla politica di Stalin. Nel 1942 per ordine di Stalin viene espulso dal Partito comunista svizzero. nota bibliografica, traduzione di Gabriella BERNASCONI, Problemi d’oggi, Collana diretta da Giuseppe DEL-BO”,”INTT-037-FL”
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Mon evolution du tolstoisme au communisme, 1891-1921.”,”Foto a pag 336: 1920 apertura del II° Congresso mondiale della Terza Internazionale a Pietrogrado: Lenin alla tribuna, dietro: Rosmer, Levi, Zinoviev, Serrati, Bombacci e Bucharin”,”BIOx-012-FGB”
“HUMBERT-DROZ Jules”,”De Lenine a Staline. Dix ans au service de l’ internationale communiste 1921-1931.”,”””I rappresentanti del Partito comunista tedesco a Mosca (al 6° Congresso mondiale del Cominitern, luglio-settembre 1928, ndr) parlarono delle loro lotte offensive vittoriose (Durchbruchkämpfe), quando la destra nazionalista, sempre più favorevole a Hitler, aveva già ottenuto un enorme successo alle elezioni presidenziali del 25 aprile 1925. Il Partito comunista aveva in questa occasione presentato la candidatura di Thälmann; al primo turno raccolse 1.871.815 voti, mentre il blocco democratico (socialisti, cristiani e democratici) otteneva 13.258.629 voti e la destra nazionalista 11.709.901 voti. Per il secondo turno il Partito comunista aveva deciso, contro il parere di Zinoviev, di mantenere la candidatura di Thälmann. I socialdemocratici e il centro cattolico presentarono il candidato del centro, Marx, e la destra nazionalista il maresciallo Hindenburg. I risultati del secondo turno furono i seguenti: Hindenburg 14.665.641 voti (48.3% degli elettori); Marx 13.741.605 voti (45.8 % degli elettori); Thälmann 1.931.151 mila voti (6.4% degli elettori). È evidente che Hindenburg, che nel 1933 darà il potere a Hitler, era stato eletto grazie alla politica settaria del Partito comunista tedesco, responsabile indirettamente della conquista legale del potere da parte di Hitler. Se i comunisti avessero votato per Marx invece di mantenere la candidatura di Thälmann, Hitler non avrebbe potuto prendere legalmente il potere nel gennaio 1933. Ma la politica inagurata da Zinoviev al V° Congresso, che denunciava la socialdemocrazia come l’ala sinistra del fascismo, continuava a portare i suoi frutti. In che modo, davanti alla minaccia crescente del nazionalismo e del nazismo, i comunisti tedeschi osavano parlare di “”lotte offensive vittoriose”” e di prospettive rivoluzionarie?”” (pag 308-309)”,”BIOx-013-FGB”
“HUMBERT-DROZ Jules”,”L’Internazionale comunista tra Lenin e Stalin. Memorie di un protagonista 1891-1941.”,” (pag 308-309-310)”,”INTT-002-FC”
“HUMBERT-DROZ Jules SCHLESINGER Rudolf DOBB Maurice ROVIDA Giorgio MIGLIARDI Giorgio”,”Annali. Anno Nono. 1967. La crise de croissance de l’Internationale communiste (Humbert-Droz); Il Comintern e la questione coloniale (Schlesinger); The Discussions of the 1920’s about Building Socialism (Dobb); Le Parti communiste français, 1920-1939 (Rovida, a cura); L’internazionale dei sindacati rossi (Profintern), 1917-1924′ (Migliardi, a cura).”,”Questione Comintern e la rivoluzione cinese, i rapporti Mosca Pechino ecc. (Schlesinger)”,”ANNx-038″
“HUMBOLDT Wilhelm von; a cura di Nicolao MERKER”,”Stato società e storia.”,”Secondo MERKER, HUMBOLDT era ideologicamente più arretrato rispetto a K.-STEIN, ma nell’attività politica e pratica più avanzato rispetto a K.A.-HARDENBERG con cui nel 1819 ebbe a scontrarsi, uscendone sconfitto, sulla Q dell’assetto costituzionale della Prussia. Von Humboldt “”L’uomo è di per sé incline più ad azioni altruistiche che ad azioni egoistiche. Lo dimostra persino la storia dei popoli selvaggi. Le virtù domestiche hanno un qualcosa di così gentile e quelle pubbliche del cittadino un qualcosa di così grande e trascinante che anche l’uomo semplicemente incorrotto di rado resiste alla loro attrazione.”” (pag 101)”,”TEOP-026″
“HUME David, a cura di Paolo GUGLIELMONI”,”Trattato della natura umana.”,”””Io condivido questo metodo di pensare a tal punto che riconosco che la mente, di per sé, è insufficiente ad allietare se stessa, e che le è naturale cercare gli oggetti esterni, che possano produrre vivaci sensazioni per scuotere gli spiriti. Al presentarsi di simili oggetti, la mente si desta come da un sogno: il sangue scorre con più forza, il cuore si eleva; tutto l’ uomo riceve un vigore che non può comandare nei suoi momenti di calma e di solitudine. La compagnia, quindi, è naturalmente così coinvolgente, che presenta gli aspetti più vivaci di tutti gli oggetti, (…)””. (pag 701)”,”FILx-311″
“HUME David”,”Tratado de la naturaleza humana. Ensayo para introducir el método del razonamiento experimental en los asuntos morales. Libro segundo. De las pasiones.”,”Libertà e necessità (pag 185) ‘Rara temporum felicitas, ubi sentire quae relis et quae sentias dicere licet.’ Tacito (in apertura) Calpe Compañia Anonima de Libreria, Publicaciones y Ediciones Passione, volontà e ragione. Forza d’ animo. “”Niente può opporsi o ritardare l’ impulso della passione più che un impulso contrario, e se quest’ impulso contrario sorge sempre dalla ragione, quest’ ultima facoltà deve avere un’ influenza originale sulla volontà e deve esser capace sia di causare come di impedire una volontà o un atto. Ma se la ragione non ha un’ influenza originale non è possibile che resista a un principio che possiede un’ efficacia di questo genere o che tenga in sospeso lo spirito un momento. Così, risulta che il principio che si oppone alla nostra passione non può essere la ragione, e si chiama così in questo modo solo impropriamente””. (pag 208)”,”FILx-362″
“HUME David”,”Tratado del la naturaleza humana. Ensayo para introducir el método del razonamiento experimental en los asuntos morales. Libro tercero. De la moral.”,”‘Rara temporum felicitas, ubi sentire quae relis et quae sentias dicere licet.’ Tacito (in apertura) Calpe Compañia Anonima de Libreria, Publicaciones y Ediciones Si sottovaluta il fattore tempo. “”Quando consideriamo gli obiettivi distanti, tutte le loro piccole particolarità svaniscono, e diamo sempre la preferenza a ciò che è preferibile in sé stesso, senza considerare la sua situazione e le circostanze. Questo da luogo a ciò che in modo improprio chiamamo ragione, che è un principio che è frequentemente contrario alle inclinazioni che si presentano davanti alla vicinanza di un obiettivo. Riflettendo su una azione da realizzare da qui a dodici mesi arrivo a preferire il bene più grande, anche si mi trovo più vicino o più lontano in questo tempo, e una differenza in questo particolare non conduce ad una differenza nelle mie intenzioni e risoluzioni presenti””. (pag 119-120) Esto da lugar a lo que en un sentido impropio llamamos razón, que es un principio que es frecuentemente contrario a las inclinaciones que e presentan ante la proximidad de un objeto.”,”FILx-363″
“HUME David”,”Ricerche sull’ intelletto umano e sui principii della morale.”,”””Della libertà e della necessità. “”(…) Per libertà, dunque non possiamo significare che un potere di agire o di non agire, secondo la determinazione della volontà; cioè che, se deliberiamo di star fermi, possiamo, e, se deliberiamo di muoverci, egualmente possiamo. Ora questa libertà ipotetica tutti l’ accordano a chiunque non sia prigioniero o incatenato; né su questa c’è modo di disputare. (…)””. (pag 97) Regole di guerra e di pace. “”Che cos’è la rabbia e la violenza della guerra pubblica se non una sospensione della giustizia fra le parti belligeranti, le quali si avvedono che questa virtù, in quel momento, non è più per loro di alcun giovamento od utilità? Le leggi della guerra, che succedono a quelle della equità e della giustizia, sono regole calcolate per il giovamento e per l’ utilità di quello stato particolare nel quale sono posti allora gli uomini. E se una nazione civile fosse alle prese con dei barbari, che non osservassero regole di guerra, la prima dovrebbe sospendere l’ osservanza di queste, che non servirebbero a nessun fine; e dovrebbe rendere ogni scontro e mossa guerresca più sanguinosa e perniciosa che fosse possibile ai primi aggressori.”” (pag 187) HUME e BERKELEY nello stesso volume”,”FILx-374″
“HUME Davide”,”Dialoghi sulla religione naturale.”,”””Per fortuna queste circostanze si trovano tutte riunite nell’ argomento della ‘Religione Naturale’. Quale verità è così evidente, così certa come l’ esistenza di un Dio, che i tempi più ignoranti hanno riconosciuta ed in favore della quale i geni più raffinati hanno ambiziosamente tentato di produrre nuove prove e argomenti? Quale verità è così importante come questa, che è il fondamento di tutte le nostre speranze, la base più sicura della moralità, il più fermo sostegno della società ed il solo principio che non dovrebbe essere nemmeno un momento assente dai nostri pensieri e dalle nostre meditazioni? Ma, nel trattare questa evidente ed importante verità, quante questioni oscure nascono relativamente alla natura di questo Essere divino, ai suoi attributi, ai suoi decreti, al piano della sua provvidenza!”” (pag 42) Resoconto di Hume sulle Conversazioni di Cleante con Filone e Demea (Scetticismo spregiudicato di Filone ed ortodossia rigida e inflessibile di Demea) (pag 43)”,”FILx-377″
“HUME David”,”Discorsi politici. (Tit.orig.: Political Discourses)”,”esemplare con testo sottolineato “”La moneta non è, propriamente parlando, una delle materie del commercio; ma solo lo strumento su cui gli uomini si sono accordati per facilitare lo scambio di una merce con l’altra. Non è una delle ruote del commercio: è l’olio che rende il movimento delle ruote più facile e scorrevole””. (pag 49) Concetto di equilibrio di potenza nel mondo antico (pag 107)”,”TEOP-383″
“HUME David, a cura di Giuseppe GIARRIZZO”,”Antologia degli scritti politici di David Hume.”,”Contiene: ‘Può la politica esser ridotta a scienza?’ (pag 112)”,”TEOP-409″
“HUME David, edizione a cura di Eugenio LECALDANO”,”Opere filosofiche. Volume secondo. Ricerca sull’intelletto umano. Ricerca sui princìpi della morale. Un dialogo. Dissertazione sulle passioni.”,”Le Opere filosofiche di Hume secondo il testo dell’edizione standard di T.H. Green e T.H. Grose “”L’umanità è tanto la stessa, in tutti i tempi ed in tutti i luoghi, che la storia non ci informa di nulla di nuovo o di insolito a questo proposito. L’utilità principale della storia consiste soltanto nello scoprire i princìpi costanti ed universali della natura umana, mostrando gli uomini in tutte le varie circostanze e situazioni e fornendoci il materiale da cui ci sia possibile ricavare le nostre osservazioni e sulla cui base ci sia possibile informarci delle sorgenti regolari dell’azione e del comportamento umani. Questi ricordi di guerre, di intrighi, di fazioni e di rivoluzioni sono altrettante raccolte di esperimenti, con cui il filosofo della politica e della morale fissa i princìpi della sua scienza, nella stessa maniera in cui il fisico o il filosofo della natura si informa della natura delle piante, dei minerali e degli altri oggetti esterni per mezzo degli esperimenti che conduce intorno ad essi”” (pag 89) (Hume, Opere filosofiche, sezione VIII, Libertà e necessità)”,”FILx-461″
“HUME David”,”Ricerche sull’ intelletto umano e sui principii della morale.”,”””Un uomo saggio, dunque, proporziona la sua credenza all’evidenza”” (pag 140)”,”FILx-008-FRR”
“HUME David, a cura di Roberto GILARDI”,”Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale.”,”””Le discussioni con uomini pertinacemente ostinati nei loro principi sono, fra tutte, le più noiose, ad esclusione forse di quelle con persone assolutamente sleali, che non credono in realtà alle opinioni che difendono, ma si impegnano nella controversia per ostinazione, per spirito di contraddizione, o per un desiderio di mostrare capacità intellettuali e acutezza mentale superiori a quelle di altri uomini”” (pag 339)”,”FILx-034-FRR”
“HUME David, a cura di Flavio BARONCELLI”,”Scritti morali.”,”Contiene paragrafo 3 (introduzione): L’analisi genetica del conoscere’ L’analisi genetica del conoscere “”Il pericolo è quello dell’inerzia della mente, che ci fa superare l’esperienza, e ci fa applicare le regole generali da essa derivate anche a casi illeciti. Di qui metafisica, superstizione, realismo ingenuo, sbandieramento di ideali e di parole. Nella critica, spinta al limite, della conoscenza, c’era l’orgoglio di superare l’acutezza di Locke, di Berkeley, di Montaigne e c’era, in un giovane che da praticante si era fatto licenziare per correggere petulantemente le lettere del principale, il gusto di sfidare i mostri sacri della storia del pensiero; ma la la spinta più profonda era nella ricerca di una teoria che mantenesse la possibilità di agire coerentemente pur eliminando le pretese alla Verità della ragione geometrica, e che facesse vedere come l’uomo si costruisce tutto sull’esperienza. Se sono tutto immerso nella mia stessa storia, se sono tutto un fascio di percezioni costruito in un modo singolare ma secondo leggi ben definite, a che cosa mi appellerò per sottrarmi alla responsabilità della vita terrena? Potrò bene appellarmi al fatto che ciò che mi succede mi succede secondo necessità, ma a ben riflettere proprio qui troverò la mia responsabilità, o almeno il mio totale essere coinvolto, non potere che illusoriamente dissociarmi dalla mia storia e dalle leggi inerenti alla mia mente. (…)”” (pag XL-XLI, introduzione di Flavio Baroncelli, (in) David Hume, ‘Scritti morali’, Editrice La Scuola, Brescia, 1970]”,”FILx-008-FFS”
“HUMMEL H. SIEWERT W.”,”Il Mediterraneo. (Tit. orig.; Der Mittelmeerraum. Zur geopolitik eines maritimen Grossraumes)”,”Geopolitica militare del Mediterraneo. La teoria aerea dell’Italia. (Douhet, Douhetismo) (pag 323-327)”,”ASGx-001-FB”
“HUNCZAK Taras HUTTENBACH Henry R. SARKISYANZ Emanuel HATTON Ragnhild Marie LEITSCH Walter STOIANOVICH Traian KAZEMZADEH Firuz WHEELER Geoffrey SUNG-HWAN Chang”,”Russian Imperialism from Ivan the Great to the Revolution.”,”Sung-Hwan Chang was born in Seoul and educated at Yonsei and Columbia Universities, receiving his Ph.D. in 1972. After serving as government information officer and staff member pf a daily newspaper in Korea, he came to the United States. A specialist in Far Eastern international relations, he has taught Asian politics and history at Columbia and Rutgers Universities (1961 to 1970) and is currently engaged in research for a book. Ragnhild Marie Hatton is professor of international history at the University of London. She has taught at the London School of Economics and Political Science since 1949 and also offers Senate House lectures and a research seminar at the Institute of Historical Research. She was a visiting professor in the United States in 1964 and 1968, and frequently lectures in Scandinavian universities under the auspices of the Northern Studies Scheme and by invitation. She is a Fellow of the Royal Historical Society and a foreign corresponding member of the Swedish Academy. Mrs. Hatton’s main research field is the period 1660 to 1720, but she also has a strong interest in nineteenth-century international relations, particularly the great power rivalry in the Baltic. She is the author of numerous essays, books, and articles dealing with Anglo-Dutch diplomatic relation, with Louis XIV and his fellow monarchs, and with Sweden’s rise and fall as a great power. Among her books are Charles XII of Sweden and Europe in the Age of Louis XIV. She is also coeditor of William III and Louis XIV; Essays by and for Mark Thomson, and of Studies in Diplomatic History; Essays in Memory of David Bayne Horn. She is presently at work on biographies of George I of Hanover-Britain and Louis XIV of France. Taras Hunczak has taught Russian and East European history at Rutgers University since 1960 and currently serves also as chairman of the Newark history department and director of the East European and Soviet Areas Studies Program at Rutgers. He holds B.S. and M.A. degrees from Fordham University and his Ph.D. degree from the University of Vienna. He is the editor of the two-volume Ukraine and Poland in The Light of Documents (in press), and will shortly finish a book to be entitled From Riga to Potsdam; A Study of Soviet-Polish relations. His articles and reviews have appeared in Slavic Review, Jewish Social Studies, East European Quarterly, Journal of Modern History, Ukrainskyi Istoryk, Zeszyty Historyczane, The Russian Review and Canadian-American Slavic Studies. Henry R. Huttenbach teaches Russian history at the City College of the City University of New York, where he has been chairman of the graduate program in history since 1968. He is a graduate of Gonzaga University and completed his graduate studies at Fordham University and the University of Washington, receiving his Ph.D. in 1961. He has published articles on East European culture and intellectual history, particularly for the Muscovite period, in the Slavonic and East European Review, the American Historical Review, and other scholarly journals, and is preparing a definitive edition of the correspondence of Elizabeth I and Ivan IV. Professor Huttenbach spent the year 1964-65 in the Soviet Union as a United States State Department Exchange Scholar at Moscow State University. He has also taught at the University of Seattle, East Texas State University, and Louisiana State University. Firuz Kazemzadeh was born in 1924 in Moscow. He has taught Russian history at Yale University since 1956, serving also as director of graduate studies in the Russian and East European Program and as chairman of the Council of Russian and East European Studies. He holds A.B. and A.M. degrees from Stanford and Ph.D. from Harvard (1951), and he has been at various times research fellow at the Hoover Institution, Stanford, and the Center for Middle Eastern Studies and the Russian Research Center at Harvard. Before going to Yale he was with Radio Free Europe and an instructor in history and literature at Harvard. Professor Kazemzadeh has also been visiting lecturer or professor at Harvard, Columbia, Stanford, the University of Southern California Law School, and Lewis and Clark College. His publications include The Struggle for Transcaucasia, 1917-1921 and Russia and Britain in Persia, 1864.1914; A Study in Imperialism, as well as many articles and contributions to collective volumes. Hans Kohn was born in Prague in 1891, and died in Philadelphia in 1971. He received his doctorate in jurisprudence from the German University at Prague in 1923. In a long and distinguished career as professor of modern European history in the United States, he held posts at the New School for Social Research, Smith College (1934-1949), and The City College of New York (1949-62). He was also a visiting professor or lecturer at many other institutions all over the country, including Harvard University, the University of California, the University of Denver, and Mount Holyoke College. He was a Guggenheim Fellow in 1940-41 and member of the Institute for Advanced Studies in 1948 and 1955. Hans Kohn’s numerous books include Pan-Slavism, Its History and Ideology, The Idea of Nationalism; A Study in Its Origins and Background, The Mind of Modern Russia; Historical and Political Thought of Russia’s Great Age, and Basic History of Modern Russia; Political, Cultural, and Social trends. Walter Leitsch received his Ph.D. in East European history and Slavic philology in 1954. During his postgraduate studies at Vienna’s Research Institute for Austrian History he was appointed assistant in the Institute for East European History and Southeastern research of the University of Vienna, and in 1965 became professor and director of the Institute. Professor Leitsch is the author of Moskau und die Politik des Kaiserhofes in XVII Jahrhundert (1960) and of numerous articles in East European Quarterly, Jahrbücher für Geschichte Osteuropas, and Österreichische Osthefte. Emanuel Sarkisyanz has been director of the political department of the South Asian Institute of the University of Heidelberg since 1967. he was born an Iranian citizen in Kharkov in 1923 and received his Ph.D. in 1952, following studies in archeology and history at the University of Teheran, the Asia Institute of New York, and the University of Chicago. In the years 1956 to 1958 he was associated with the German Foreign Policy Association and in 1959 held a Guggenheim Fellowship for field research in Burma. Before going to Heidelberg he taught at Bishop College, Dallas, the University of Kansas, and the Universities of Kiel and Freiburg. Professor Sarkisyanz is the author of Russland und der messianismus des orients, Geschichte der orientalischen Völker Russlands bis 1917, Südostasien seit 1945, and Buddhist Backgrounds of the Burmese Revolution. Traian Stoianovich is a grduate of the University of Rochester and received his advanced degrees from New York University and tehe University of Paris (Doctorat de l’Universitè, 1952). He has been a member of the history department at Rutgers University since 1955 and has also taught at New York University, the University of California at Berkeley, Stanford University, and Sir George Williams University, Montreal. He was a Fulbright Research Fellow in Salonika in 1958-59 and has been an active participant at the sessions of the international conference of historians held since 1960. He is the author of A Study in Balkan Civilization, as well as of numerous articles on cultural, social, and economic history. A new book-an interpretative study of European civilization-is in preparation. Lieutenant Colonel Geoffrey Wheeler founded the Central Asian Research Centre in London in 1953, following thirty-eight years in British government service, spent mainly in Asian countries. He directed the center until 1968 in association with St. Antony’s College, Oxford, and was joint editor of the Central Asian Review. He is the author of Racial Problems in Soviet Muslim Asia, The Modern History of Soviet Central Asia, and The Peoples of Soviet Central Asia. Preface to the paperback edition Taras Hunczak, Foreword Taras Hunczak, Introduction Hans Kohn, Notes, About the Authors, Index, Maps,”,”RUSx-019-FL”
“HUNCZAK Taras, editor ADAMS Arthur E. BILINSKY Yaroslav BOCIURKIW Bohdan R. BOHACHEVSKY-CHOMIAK Martha BORYS Jurij BRINKLEY George A. FEDYSHYN Oleh S. KAMENETSKY Ihor RESHETAR John S. Jr. STOJKO Wolodymyr SYSYN Frank WARVARIV Constantine RUDNYTSKY Ivan L. Contributors”,”The Ukraine, 1917-1921: A Study in Revolution.”,”Taras Hunczak received his B.S. and M.A. degrees from Fordham University and Ph.D. from the University of Vienna. Since 1960 he has been teaching Russian, Ukrainian, and East European history at Rutgers University in Newark, New Jersey. His works have appeared in such journals as Slavic Review, jewish Social Studies, East European Quarterly, Journal of Modern History, Russian Review, Zeszyty historyczne, and Ukrainskyi istoryk. He aslo edited Russian Imperialism, which was published in 1974 by Rutgers University Press. Currently he is Professor of History and seves as Director of the East European and Soviet Areas Studies Program. Oleh S. Fedyshyn is Associate Professor of Political Science at Richmond College, City University of New York. He holds a Certificate from the Russian Institute and Ph.D. from Columbia University and is the author of Germany’s Drive to the East and the Ukrainian Revolution, 1917-1918, as well as a contributor to the Slavic Review, East European review, Social Science Quarterly, and The Journal of Politics. Ihor Kamenetsky is a Professor of Political Science and the Chairman of the Interdisciplinary Committee on Developing Nations at Central Michigan University. Born in the Ukraine, he received his M.A. and Ph.D. from the University of Illinois. He is the recipient of the Eastern European Fund Scholarship, the W. Garner Fellowship, and the Fulbright Senior Research Award, has authored or edited numerous articles and books, including Hitler’s Occupation of Ukraine, 1941-1944, A Study in Totalitarian Imperialism. John S. Reshetar Jr., is Professor of Political Science at the University of Washington (Seattle). He received his B.A. from Williams College and Ph.D. from Harvard University. He is the author of The Ukrainian Revolution, 1917-1920, A Study in Nationalism, Problems of Analyzing and Predicting Soviet Behavior, A Concise History of the Communist Party of the Soviet Union. Ivan L. Rudnytsky, a native of the Ukraine, lived in the United States from 1951 to 1971 and has since lived in Canada. He has studied at the University of Lviv, the University of Berlin, Charles University in Prague, where he received his Ph.D. in 1945, the Graduate Institute of International Studies in Geneva, and Columbia University. His publications include: Mykhaylo Drahomanov, A Symposium and Selected Writings. Wolodymyr Stojko is Associate Professor of History and Director of Russian and East European Area Studies at Manhattan College, Bronx, New York. Born in the Ukraine, the began his higher education in Austria but completed his B.A. at the City College of New York and his M.A. and Ph.D. at New York University. Frank Sysyn is Assistant Professor of History at Harvard University and Research Associate at the Harvard Ukrainian Research Institute. He received his B.A. from Princeton University, his M.A. from the University of London, and Ph.D. from Harvard, he was a Fulbright Scholar in 1968-69. Costantine Warvariv is in the United States Foreign Service, presently serving as a Social Sciences Officer in the Department of State’s Office of Multilateral Policy and Programs. He holds a degree in law from Heidelberg University and in political science from Columbia University. Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Yaroslav Bilinsky is a Professor of Political Science at the University of Delaware. Born in the Ukraine, he came to the United States in 1951, graduated with honors as a member of Phi Beta Kappa from Harvard College in 1954, and received his Ph.D. from Princeton University in 1958. He has published The Second Soviet Republic, Tge Ukraine after World War II, Changes in the Central Committee, Comminist Party of the Soviet Union, 1961-1966. Bohdan R. Bociurkiw is Professor of Political Science at Carleton University in Ottawa, Canada. A native of the Ukraine, he obtained his B.A. and M.A. degrees from the University of Manitoba and his Ph.D. in political science from the University of Chicago. From 1956 to 1969 he taught at the University of Alberta. From 1969 to 1972 he served as Director of the Institute of Soviet and East European Studies at Carleton University. He is a past president of the Canadian Association of Slavists, former chairman of the Inter-University Committee on Academic Exchanges with Eastern Europe, a member of a number of Canadian and American learned societies and fellow of the Shevchenko Scientific Society. Martha Bohachevsky-Chomiak, Associate Professor of History at Manhattanville College, Purchase, New York, graduated from the University of Pennsylvania in 1960. In 1968 she received a Ph.D. from Columbia University. Jurij Borys is Professor of Political Science at the University of Calgary in Alberta, Canada. Born in the Ukraine, he received a Ph.D. and Phil.Lic. from University of Stockholm and in 1961-62 received a Fulbright Fellowship. Among his publications are The Russian Communist Doctrine of the Self-Determination of Nations. George A. Brinkley Jr, is Professor and Chairman of the Department of Government at the University of Notre Dame. He attended davidson College and received an M.A., and a Certificate of the Russian Institute and Ph.D. from Columbia University. A member of Phi Beta Kappa, he has held several fellowships and was the recipient of the American Historical Association’s George Louis Beer Prize in 1967. Among his publications are The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia, 1917-1921, The Future of Communist Society. Preface, Introduction: Richard PIPES, With the assistance of John T. VON DER HEIDE, Appendix: The four Universals, List of Contributors, notes, cartina, index, Harvard Ukrainian Research Institute,”,”RIRO-105-FL”
“HUNDT Martin a cura; saggi di Ernst ENGELBERG Gerhard WINKLER Karl OBERMANN Walter SCHMIDT Werner KOWALSKI Herwig FÖRDER Walter SCHMIDT Rolf DLUBEK Martin HUNDT Karl OBERMANN Gerhard BECKER Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Kurt WERNICKE Herwig FÖRDER”,”Bund der Kommunisten 1836-1852.”,”saggi di Ernst ENGELBERG Gerhard WINKLER Karl OBERMANN Walter SCHMIDT Werner KOWALSKI Herwig FÖRDER Walter SCHMIDT Rolf DLUBEK Martin HUNDT Karl OBERMANN Gerhard BECKER Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Kurt WERNICKE Herwig FÖRDER”,”MGEx-058″
“HUNDT Martin a cura, saggi di Michail MTSCHEDLOW Rolf DLUBEK Horst ULLRICH Ruth STOLZ Ileana BAUER Martin HUNDT Manfred MÜLLER Eike KOPF Hannes SKAMBRAKS Rosie RUDICH”,”Beiträge zur Geschichte der Marx/Engels-Forschung und – Edition in der Sowjetunion und der DDR.”,”Saggi di Michail MTSCHEDLOW Rolf DLUBEK Horst ULLRICH Ruth STOLZ Ileana BAUER Martin HUNDT Manfred MÜLLER Eike KOPF Hannes SKAMBRAKS Rosie RUDICH.”,”MADS-340″
“HUNDT Martin”,”Louis Kugelmann. Eine Biographie des Arztes und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Cospirazione del silenzio vs il Capitale (pag 228) “”Kugelmann korrespondierte seit 1867 auch mit Sigismund Borkheim, der einen dieser Briefe vom April oder Anfang Mai 1869 Marx zeigte, in dem Kugelmann seine Ansicht über die Niedermetzelung der streikenden belgischen Arbeiter von Seraing dargelegt hatte. Marx unterstützte Kugelmanns Argument gegen Borkheim, daß diesen Ereignissen gegenüber ein “”St. Bartholomäus-Geschwätz”” nichts helfen könne, bedeutete Kugelmann aber unverblümt, er verkenne “”die Wichtigkeit und den besondren Sinn dieser Ereignisse””. Er werde ihm sehr bald eine Adresse des Generalrats zuschicken, die das erkläre. Kugelmann dankte in seiner Antowort für die Zusendung der Generalratsadresse, ging aber auf ihren Inhalt nicht ein.”” (pag 340-341)”,”MADS-446″
“HUNDT Martin SCHEIBE Siegfried DLUBEK Rolf SPERL Richard ARZANOVA Elena GAVRILCENKO Svetlana MERKEL-MELIS Renate VOLLGRAF Carl-Erich FINESCHI Roberto e HECKER Rolf GEMKOW Heinrich HERRMANN Ursula KRÜGER Peter WERNICKE Kurt SCHMIDT Walter BLEIBER Helmut WARNECKE Heinz KUHNE Frank PAWELZIG Gerd BENSCH Hans-Georg HECKER Rolf”,”Marx-Engels-Edition und biographische Forschung.”,”Saggi di HUNDT Martin SCHEIBE Siegfried DLUBEK Rolf SPERL Richard ARZANOVA Elena GAVRILCENKO Svetlana MERKEL-MELIS Renate VOLLGRAF Carl-Erich FINESCHI Roberto e HECKER Rolf GEMKOW Heinrich HERRMANN Ursula KRÜGER Peter WERNICKE Kurt SCHMIDT Walter BLEIBER Helmut WARNECKE Heinz KUHNE Frank PAWELZIG Gerd BENSCH Hans-Georg HECKER Rolf Contiene il saggio di Elena Arzanova sull’Istituto Marx-Engels-Institut durante la direzione di Riazanov e Adoratskij (pag 57-) (‘Die Kabinette im Marx-Engels.-Institut unter Leitung von Rjazanov und Adoratskij und ihr Nutzen für die erste und zweite MEGA’) (Gli armadi del Marx-Engels. Istituto sotto la direzione di Rjazanov e Adoratskij e loro benefici per la prima e la seconda MEGA) e il saggio di Rolf Hecker: ‘Auf den Spuren von Marx und Engels in London. Eine Fotoreportage’ (pag 249-) [Sulle orme di Marx e di Engels a Londra. Un servizio fotografico] (si parla anche delle biblioteche in cui hanno lavorato). Si cita anche il volume di Harald Wessel: Hausbesuch bei Friedrich Engels. Eine Reise auf seinem Lebensweg Harald Wessel (Visita casa con Friedrich Engels. Un viaggio sulla sua vita) Harald Wessel (pag 251)”,”MAES-145″
“HUNEBELLE Danielle”,”Caro Kissinger. Il volto autentico dell’uomo cui il mondo deve la pace nel Vietnam.”,”””Tuttavia, mentre io lavoravo nella biblioteca del ‘Newsweek’, un collega americano che avevo conosciuto a Parigi interruppe la mia lettura. «Non creda di passare delle ore con Kissinger» mi disse. «Io lo seguo da un anno per una ‘cover story’ che faremo uscire in dicembre. Sì, l’ho pure interrogato su tutto per ventidue ore. E’ un uomo molto difficile, straordinariamente serio, odia la familiarità. Se lei gli fa buona impressione, le dedicherà, diciamo, una mezz’ora. Un consiglio: affronti subito l’essenziale, il suo ruolo alla Casa Bianca, i principali indirizzi della politica estera, e se poi ha dei quesiti più personali, li conservi per gli ultimi cinque minuti». (…) I due collaboratori di Kissinger [Tony Lake e Alexander Haig, ndr], concisamente, uno con vivacità, l’altro con acutezza, rispondono con garbo alle mie domande. Quello giovane, funzionario del Dipartimento di Stato, ex allievo di Kissinger ad Harvard, si occupava in modo particolare del Vietnam, dove aveva trascorso alcuni anni. L’altro, un generale di quarantotto anni, era stato assistente di McNamara al Pentagono. Aveva una buona esperienza di combattimento e una certa conoscenza di questione internazionali. Si espresse con chiarezza sul suo principale, con termini ponderati. Secondo lui, Kissinger era dotato di un’eccellente base filosofica e pratica. Aveva il dono di tradurre in immagini i problemi, un buon fiuto, l’esperienza dell’esercito in tempo di guerra, la facilità di adattamento del profugo costretto a impegnarsi per sopravvivere (infatti Kissinger, nato in Baviera, era dovuto fuggire dalla Germania con la sua famiglia all’età di 15 anni), una conoscenza approfondita dell’Europa e del mondo. Haig elogiò allo stesso modo, la grande rapidità di percezione e di sintesi del suo superiore, la sua ostinazione (da non confondersi con la testardaggine), la capacità di affrontare i problemi in modo pratico, le qualità umane, in particolare il senso dello humour nei momenti di crisi. Questo ritratto confermava quello che avevo potuto leggere sui giornali. (…) Haig smentì l’opinione circolante, secondo cui Kissinger era un lavoratore indefesso, che tirava l’acqua al proprio mulino, lasciando relegato in ombra il suo entourage, che peraltro sfruttava al massimo. «Noi, qui, siamo sempre in uno stato febbrile» riprese il generale. «Kissinger non è un organizzatore, lascia l’amministrazione agli altri, i particolari lo snervano, preferisce concentrarsi sulla strategia. Nelle crisi è perfettamente a suo agio, calmo e positivo»”” (pag 11-16-17)”,”USAQ-091″
“HUNECKE Volker”,”Classe operaia e rivoluzione industriale a Milano 1859 – 1892.”,”Volker HUNECKE insegna storia sociale nell’ Università di Berlino. Studia con particolare interesse il mondo italiano e attualmente (1982) si sta occupando della situazione degli illegittimi in Italia alla fine dell’Ottocento.”,”MITT-035″
“HUNECKE Volker”,”Statistiche operaie borghesi e proletarie nel secolo XIX.”,”””Quando Marx, nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ elogia la statistica sociale inglese ed i suoi ispettori di fabbrica «competenti, imparziali e privi di rispetti umani», bisogna ricordarsi, per spiegare questa altissima stima, che in quelle inchieste si partiva spesso da premesse che almeno parzialmente differivano da quelle continentali”” (pag 377) “”L’arretratezza della statistica sociale dell’Europa continentale lamentata da Marx, risultava vera in misura particolare anche per l’Italia”” (pag 391) “”Marx, che era riuscito all’ultimo momento ad evocare a sé la redazione degli Statuti dell’Associazione internazionale dei lavoratori, prese dall’abbozzo italiano come unica idea importante quella di una inchiesta sociale che – combinata con le idee di un piano organizzativo francese (28) – fu così da lui formulata nell’articolo VI degli Statuti: «Il Comitato centrale (più tardi Consiglio generale) formerà un’agenzia internazionale fra le diverse associazioni cooperanti, di maniera che gli operai di un paese siano costantemente informati dei movimenti della loro classe in ogni altro paese; che una inchiesta sullo stato sociale dei differenti paesi di Europa sia fatta simultaneamente e sotto una direzione comune…». Colpisce anzitutto il fatto che il riferimento alla legalità è caduto; è invece accolta l’idea di attuare l’inchiesta sotto una direzione centrale che, naturalmente, doveva toccare il Consiglio generale. (…) Mentre tanto nell’abbozzo italiano quanto anche negli Statuti di Marx la motivazione dell’inchiesta operaia resta ancora in certo qual modo vaga, il suo scopo primario viene da Marx messo in rilievo con inequivocabile chiarezza nella relazione del Consiglio generale al Congresso di Ginevra del 1866: «’Combinazione internazionale degli sforzi, mediante l’Associazione, per la lotta del lavoro contro il capitale’. a) Da un punto di vista generale, questa questione abbraccia tutta l’attività dell’Associazione internazionale, il cui scopo è di combinare, di generalizzare e di dare uniformità agli sforzi, ancora disuniti, compiuti nei diversi paesi per l’emancipazione della classe operaia. b) Una delle principali funzioni dell’Associazione, funzione già assolta con grande successo in diverse circostanze, è quella di contrastare gli intrighi dei capitalisti sempre pronti, nei casi di scioperi e di chiusura degli opifici (lock-out) a servirsi degli operai stranieri come strumento per soffocare le giuste lamentele dei lavoratori indigeni. E’ uno dei grandi compiti dell’Associazione quello di sviluppare presso gli operai dei differenti paesi non soltanto il ‘sentimento’, ma anche il ‘fatto’ della loro fraternità e di unirli per formare l’esercito dell’emancipazione. c) Proponiamo al Congresso di adottare, come «grande combinazione internazionale di sforzi» una statistica delle condizioni delle classe operaie di tutte le contrade fatte dagli stessi operai. Evidentemente, per agire con qualche possibilità di successo, si devono conoscere i materiali sui quali si vuole agire. In pari tempo i lavoratori, prendendo l’iniziativa di un’opera così grande, mostreranno di essere capaci di tenere il loro destini nelle loro mani…» (30)”” [Volker Hunecker, ‘Statistiche operaie borghesi e proletarie nel secolo XIX’, ‘Studi Storici’, Roma, 1973] [(Cfr. D. Riazanov, ‘Zur Geschichte der Ersten Internationale, I. Die Entstehung der Internationalen Arbeiterassoziation’, in “”Marx-Engels Archiv””, Frankfurt a. M., p. 187; (30) in Mysyrowicz, ‘Karl Marx’, p. 56 da J. Freymond (ed.), ‘La Première Internationale’, t. I, Genève 1962, pp. 29 sgg.; Nota (3) L. Mysyrowicz, ‘Karl Marx, la Première Internationale et la statistique’, in ‘Le Mouvement Social’, 69, octobre-décembre 1969, pp. 51-84]”,”STAT-555″
“HUNECKE Volker”,”La comune di Parigi del 1871.”,”””La questione, se la Comune sia stata una rivoluzione socialista è stata nuovamente discussa di recente, nei suoi diversi aspetti. Sia che la Comune venga commisurata alla teoria socialista nell’ambito della I Internazionale, sia che si guardi come ha risposto ai criteri del «socialismo economico» nella società odierna, sia che il suo carattere socialista venga valutato solo in base ai provvedimenti presi, la risposta è sempre la stessa: si trattava di un socialismo «del suo tempo» e a «suo modo». Nonostante questa discussione sia rimasta molto vaga nel suo giudizio finale, tuttavia pochissimi dubbi sono sorti riguardo alla fondamentale differenza esistente fra il «socialismo del 1871» e le «aspirations sociales de la sans-culotterie parisienne» (99). Lo stesso passatista Rougerie aderisce in questo punto all’interpretazione di Marx. Riguardo al decreto della Comune del 16 aprile, che decideva l’espropriazione degli stabilimenti e delle fabbriche abbandonate dai loro proprietari e la ripresa della produzione da parte delle associazioni operaie, menziona «la guerra civile», là dove Marx dice che la Comune mirava alla «espropriazione degli espropriatori» e chiede poi: «N’est-ce pas l’interprétation la plus exacte de l’esprit du décret du 16 avril?» (100). Chi ritiene di poter provare il «carattere socialista» della Comune in base a questo decreto o a qualche altro provvedimento, non può assolutamente riferirsi per questo a Marx; ciò infatti significa espressamente che «pochi provvedimenti della Comune che essi (alcuni amici altezzosi della classe operaia) ritengono “”socialisti””… non hanno niente di socialista se non la loro tendenza» (101). Si dovrebbe finalmente abbandonare l’idea di definire la Comune secondo i momenti «socialisti» poiché i comunardi erano ben lontani dall’utopia del socialismo realizzato nelle città, ma vedevano la loro lotta come una tappa in uno scontro di lunga durata. Un inquadramento storico della Comune ci sembra possibile solo se – come Marx – ci si chiede verso cosa fosse orientata «la tendenza» e cosa vi fosse di essenzialmente nuovo in essa. Se la questione viene posta in questi termini, risulta evidente la concordanza fra l’interpretazione dei contemporanei e la moderna, fra quella degli avversari e quella dei partigiani della Comune, su un punto decisivo: «La Comune (ossia ‘le Conseil de la Commune’) è in effetti la prima irruzione di un potere operaio nella nostra storia» (102). Proprio come rivoluzione operaia, come azione autonoma della classe operaia, la Comune parigina rappresenta la svolta decisiva nella storia del movimento operaio europeo del secolo scorso (103). Suona perciò falso dire: «La Comune non è che l’ultima rivoluzione del XIX secolo, punto ultimo e finale delle gesta rivoluzionarie francesi del XIX secolo. Crepuscolo, non aurora» (104). Ciò è difficilmente accettabile se si approfondisce il «carattere di classe della repressione che colpì innanzitutto gli operai» (105). La «semaine sanglante» non è «crepuscolo» della carnifecina di giugno, è la «aurora» dei massacri di massa del proletariato del XX secolo. (106)”” [Volker Hunecke, ‘La comune di Parigi del 1871’, ‘Primo Maggio’, Milano, N. 2. 1973-1974] [(99) Cfr. Soboul, ‘Les sans-culottes’, cap. II. Quando Rougerie, ‘Paris libre’, a p. 224 afferma che «tout autant que ses aspirations politiques, la mentalité; les conduites, les aspirations sociales de l’insurgé de 1871 rappellent étonnament celles de la sans-culotterie», si contraddice patentemente con gli stessi risultati della sua ricerca; (100) Cfr. Rougerie, ‘Paris libre’, p. 183; IRSH 1972, pp. 75-6 e CERM, 100 ans après la Commune’, pp. 149-50; (101) Marx, Prima stesura de ‘La guerra civile in Francia’ (v. nota 23), p. 556-7; (102) Labrousse in CERM, ‘100 ans après la Commune’, p. 181; cfr. del medesimo in MS 79, p. 83 e di E. Schulkind, l’introduzione a ‘The Paris Commune. The View from the Left’, Jonathan Cape, London, 1972, pp. 31 e 51. Sul come gli osservatori contemporanei di opposte tendenze abbiano quasi unanimemente giudicato il 18 marzo come una rivoluzione operaia cfr. p. es. la lettera di Lavrov citata alla nota 30 dell’IRSH 1972, p. 451 e l’articolo del “”Times”” di Londra del 29 marzo 1871, citato da Edwards, op. cit., p. 249; (103) Cfr. p. es. G. Haupt, ‘La Commune comme symbole et comme exemples’; in MS 79, p. 209: «A travers le prisme de l’insurrection parisienne naît une nouvelle conscience historique. La Commune apporte aux militants en quête de références la confirmation que le prolétariat est le vecteur de l’Histoire vers la Révolution sociale, qu’il peur conquérir le pouvoir, constituer un gouvernement ouvrier, bref, qu’il est volonté d’assumer l’avenir»; (104) Rougerie, ‘Procès de communards’, p. 241; malgrado certe attenuazioni successive Rougerie si attiene ancora a questo giudizio (cfr. ‘Paris libre’, p.245 sgg. e IRSH 1972, pp. VI-VII e nota 2); (105) Ciò che Gossez, ‘Diversité des antagonismes’ ecc., p. 455, ha detto a proposito del 1848 vale non meno per il 1871] [(nota 23) K. Marx, seconda stesura de ‘La guerra civile in Francia’, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, vol. 17, Berlin, 1962, p. 582; cfr. la prima stesura ivi a p. 497-8. ‘Nella spiegazione delle cause oggi non si può più seguire Marx, secondo cui risiederebbe nella brama d’arricchimento personale di Thiers’ (nota di Hunecke)] (pag 68-69) ]”,”MFRC-132″
“HUNECKE Volker”,”Statistiche operaie borghesi e proletarie nel secolo XIX.”,”””Sulla base dell’ampio studio di J. Erickson sulla formazione dello stato maggiore sovietico, il lettore italiano ha già potuto individuare nelle vicende intrecciate ai problemi militari della guerra civile il primo momento in cui una serie di dirigenti del partito destinati ad una brillante carriera politica, si raccolsero attorno a Stalin. Dal libro di Chamardarjan risulta chiaramente che l’ “”affare georgiano”” fu per il “”segretario generale”” l’occasione di una seconda e non certo meno importante leva di sostenitori”” (pag 179-180) (F. Benvenuti) Bertolissi cita tra l’altro i volumi: -Massimo Cacciari e Paolo Perulli ‘Piano economico e composizione di classe’, Milano, 1975 – A. Erlich ‘Il dibattito sovietico sull’industrializzazione, 1924-1928’, Bari, 1969 – N. Spulber, ‘La strategia sovietica per lo sviluppo economico, 1924-1930, Torino, 1970 (riporta anche lo scritto di Prebrazenskij ‘L’ equilibrio economica nel sistema dell’Urss’)”,”CONx-001-FGB”
“HUNECKE Volker”,”La Comune di Parigi del 1871.”,”””Jacques Rougerie, che voleva diventare – secondo le sue parole, lo storiografo dei comunardi (57), indica, quale compito urgente delle indagini sulla Comune – e quindi caratterizzante il suo stesso approccio metodologico – quello di «creare un’immagine media del comunardo insorto» o «di analizzare il fatto comunale dal basso» per scoprire così «le ragioni, i motivi concreti e reali di questa rivoluzione» (58)”” (pag 64) [(58) J. Rougerie, Composition d’une population insurgée. L’exemple de la Commune’ in ‘Le Mouvement social, n. 48, 1964, p. 31; del medesimo ‘Le centenaire de la Commune’ (v. nota 5), pp. 415 e 410-11; del medesimo ‘Procès des communards’ (v. nota 50), pp, 24, 138, 163, 229; (59) Rougerie, ‘Proces…’, p. 130]”,”MFRC-005-FGB”
“HUNINK Maria”,”Le carte della rivoluzione. L’ Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam nascita e sviluppo dal 1935 al 1947.”,”L’ International Institut voor Sociale Geschiedenis (IISG) è sorto ad Amsterdam nel 1933 per opera di N.W. POSTHUMUS e N. DE-LIEME. Maria HUNINK, un tempo bibliotecariad dell’Istituto ce ne racconta la storia e ci illustra gli archivi. Gli incaricati dell’IISG viaggiando per l’Europa comprarono carte archivi biblioteche del movimento operaio e socialista da coloro che dovettero abbandonarle per la furia distruttrice del nazismo. Dopo la guerra l’istituto si trovò ad essere fra i primi al mondo per patrimonio di manoscritti, documenti, libri sulla storia dei movimenti sociali. Citiamo fra i numerosissimi fondi, l’archivio storico della SPD, la biblioteca e gli archivi dello storico anarchico Max NETTLAU, W. LIEBKNECHT, K. KAUTSKY, L. TROTSKY (in parte). Inoltre biblioteche e archivi di partito”,”ELCx-003″
“HUNLEY J.D.”,”The Life and Thought of Friedrich Engels. A Reinterpretation.”,”””Carver dà considerevole enfasi alla comparazione nell’ elogio funebre di Engels tra la scoperta di Darwin sulla natura organica e quella di Marx sulla storia umana che dimostrerebbe il positivismo di Engels. Ma Engels ha una buona autorità per fare questa comparazione. Marx gli ha scritto il 19 dicembre 1860 riguardo a questa lettura: “”Il libro di Darwin sulla “”selezione naturale””. Seppure maldestramente sviluppato alla maniera inglese,”” Marx ha commentato, “”questo è il libro che contiene i fondamenti storici naturali della nostra concezione””. (…) Il mese seguente, Marx esprime un apprezzamento simile di Darwin a Ferdinand Lassalle: “”Il libro di Darwin è molto importante e lo vedo come il fondamento storico naturale per la lotta di classe storica””.”” (pag 124-125) “”Marx dice che il recensore (I.I. Kaufman, ndr) ha citato la prefazione a ‘Contributo alla critica dell’ economia politica’, “”dove discussi le basi materialistiche del mio metodo””.”” (pag 125)”,”MAES-071″
“HUNT Tristram”,”Engels. Le gentleman révolutionnaire. (Tit.orig.: The Frock-Coated Communist. The Revolutionary Life of Friedrich Engels)”,”HUNT Tristram nato nel 1974, specialista dell’epoca vittoriana, insegna al Queen Mary, Università di Londra. E’ la sua prima opera tradotta in francese. “”La contribution d’Engels ne se limitait pas aux seules statistiques, loin de là. “”Je veux te soumettre en quelques mots cette question compliquée et fort longue à exposer, afin que tu me communiques ton opinion””: ainsi Marx commença-t-il une lettre à son ami, le 2 août 1862, avant de se lancer dans une étude détaillée de la différence entre capital constant (les machines) et capital variable (le travail vivant), et d’ébaucher sa théorie de la plus-value – sur laquelle repose, dans ‘Le Capital’, l’analyse des mécanismes qui permettent au capitaliste de tirer profit de l’exploitation du travail de l’ouvrier. Engels répontait aussi concrétement que possible aux questions abstraites de son ami; dans une lettre essentielle du 26 juin 1867, il fut le premier à signaler l’une des plus déroutantes lacunes dans le système économique de Marx – à savoir, que cette théorie omettait à la fois de prendre en compte la plus-value produite par le machines, et de répondre à la critique de ceux qui assimilaient simplement la valeur du travail avec le travail-salaire payé par l’employeur (…)””. [in Tristam Hunt, Engels. Le gentleman révolutionnaire’. (Tit.orig.: The Frock-Coated Communist. The Revolutionary Life of Friedrich Engels)] (pag 270)”,”MAES-088″
“HUNT Tristram”,”La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels.”,”””Nel frattempo, il ‘Neue Rheinische Zeitung’ aveva trovato la sua vera voce da quando Marx aveva impresso al quotidiano una drammatica virata a sinistra. Imputando esplicitamente il “”fallimento”” del 1848 alla debolezza dei liberali, Marx cercava di sviluppare per le classi lavoratrici una linea politica indipendente e distinta dal movimento borghese-democratico. Agli occhi di Engels, i risultati ottenuti con il ‘Neue Rheinische Zeitung’ rappresentavano forse il momento d’oro di Marx. “”Nessun giornale tedesco, prima o dopo, ha avuto un potere e un’autorevolezza paragonabili, né è riuscito a entusiasmare le masse del proletariato con la stessa efficacia del ‘Neue Rheinische Zeitung’. E questo era innanzitutto merito di Marx”” (MECW, Vol 4, p.263). (…) Dopo le sue minuziose indagini sull’insurrezione armata e sulla guerra rivoluzionaria, dopo gli articoli giovanili di denuncia contro lo stato prussiano e le lunghe serate passate con Moses Hess a illustrare la promessa del comunismo a schiere di industriali sghignazzanti, il momento dell’opposizione violenta era arrivato. “”Anche il ‘Neue Rheinische Zeitung’ era rappresentato alle barricate di Elberfeld”” scrisse orgogliosamente Engels da bravo figlio del Wupper.”” (pag 169-171) [Tristram Hunt, La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels, 2010] “”Quando i due giovani comunisti non stavano perlustrando le piaghe industriali di Manchester, passavano le giornate a ripassare le opere di svariati economisti liberali e le pubblicazioni ufficiali del governo. Il loro posto preferito per leggere era dietro una piccola finestra della seicentesca Chetham’s Library di Manchester, i cui centomila volumi vennero setacciati in cerca di dati politici e sociali. “”Negli ultimi giorni mi è capitato spesso di sedermi allo scrittoio rettangolare dietro quella piccola finestra dove ci sedevamo ventiquattro anni fa”” scrisse Engels a Marx nel 1870. “”Quel posto mi piace molto. Con quei vetri colorati, lì c’è sempre bel tempo”” (39). Lo spesso scrittoio di legno di quercia e le vetrate colorate, ancora oggi uguali a come erano negli anni quaranta dell’Ottocento, sono ora circondati dal brusio giovanile della Chetham School of Music e dominati da grattacieli, alberghi e gru della Manchester aziendale. Ai nostri giorni la biblioteca è una sorta di santuario per pellegrini del comunismo in cerca di una qualche forma di contatto diretto e fisico con i padri fondatori. Secondo una guida turistica, “”ogni volta che porto qui qualcuno dal consolato cinese e tiro fuori i vecchi libri che Marx ed Engels hanno toccato, queste persone si mettono a piangere”” (40). Stavolta Marx ed Engels non restarono a lungo in Inghilterra e tornarono in Belgio nell’estate del 1845. I mesi successivi si rivelarono tra i più felici che avrebbero mai passato insieme: vivendo uno accanto all’altro a Bruxelles in due appartamenti confinanti insieme alle rispettive compagne, passavano le serate a discutere, a ridere e a bere””. “”Quando ho informato mia moglie del tuo filosoficissimo sistema di scrittura a quattro mani fino alle tre o alle quattro del mattino, ha dichiarato che questa filosofia a lei non starebbe bene”” scrisse scherzando il cartista Julian Harney a Engels nel marzo 1846 “”e che se fosse a Bruxelles organizzerebbe un colpo di stato insieme alle vostre mogli”” (41). Bruxelles diede a Engels l’opportunità di dedicarsi interamente al socialismo”” (pag 130) [Tristam Hunt, La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels, 2010] [(39) MECW, vol. 43, p. 518; (40) In ‘The Guardian’, 4 febbraio 2006; (41) F.G. Black, R.M. Black (a.c.. di), ‘The Harney Papers, Assen, 1969, p. 239,]”,”MAES-110″
“HUNT Tristram”,”The Frock-Coated Communist. The Life and Times of the Original. Champagne Socialist.”,”HUNT Tristram”,”MAES-121″
“HUNT R.N. Carew”,”Marxismo. Passato e presente.”,”Questo libro si fonda su una serie di conferenze che Carew R.N. Hunt tenne nell’estate del 1953 presso la scuola di Studi Internazionali dell’Università Johns Hopkins in Washington.”,”MADS-045-FL”
“HUNT Richard N.”,”The Political Ideas of Marx and Engels. I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850.”,”Citazione in apertura di Ignazio Silone Esitazioni della borghesia liberale tedesca nel 1848. “”Marx esclama che “”la rivoluzione tedesca del 1848 è semplicemente una ‘parodia della rivoluzione francese del 1789’ “”Marx and Engels constantly chided both Frankfurt and the separate state assemblies for their shortsighted timidity and drew examples from English and French history to demonstrate how ‘real’ parliaments controlled the executive branch of government (53). Not only did Marx and Engels counsel the Frankfurt liberals on how to inspire popular confidence by defending revolutionary gains, but they counselled the new liberal ministers in Berlin on how to gain peasant support by abolishing all the old despised manorial obligations without compensation. But the bourgeois ministers were hesitant to tamper with property rights, even those of feudal property, and came forth with a meek legislative proposal that prompted Marx to exclaim that “”the German revolution of 1848 is merely a ‘parody of the French revolution of 1789: «The French bourgeoisie of 1780 never left its allies, the peasants, in the lurch. It knew that the abolition of feudalism in the country-side and the creation of a free, landowning peasant class was the basis of its rule. The German bourgeoisie of 1848 unhesitatingly betrays the peasant, who are its ‘natural allies’, flesh of its own flesh, and without it cannot stand up to the aristocracy» (54)”” (page 195) [Richard N. Hunt, The Political Ideas of Marx and Engels. I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850, Univ of Pittsburgh, 1974] [(53) ‘The Programmes of the Radical-Democratic Party and of the Left at Frankfurt’ (June 1848, ibid, pp.63-65, Werke 5, 216-17; (54) ‘The Bill Proposing the Abolition of Feudal Obligations’ (July 1848), ‘Neue Rheinische Zeitung’ p. 76]”,”MADS-822″
“HUNTER Bill”,”They Knew Why. They Fought. Unofficial Struggles & Leadership on the Docks, 1945-1989.”,”Bill Hunter was an engineering worker and a political organiser who joined a Trotskyist group in 1938. He was a shop steward in factories in London and Liverpool; convenor in the Chrysler aircraft factory in West London during the war, secretary of CAV-Lucas Joint Shop Stewards’ Committee 1966-72. He was a member of the Liverpool District Committee of the engineering workers’ union, is an honorary member of Liverpool Trades Council and a member of the International Executive Committee of the International Workers League (Fourth International) commonly known as the LIT which are its Spanish initials.”,”MUKx-013-FL”
“HUNTINGTON Samuel P.”,”Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Il futuro geopolitico del pianeta nell’analisi più discussa di questi anni.”,”HUNTINGTON insegna alla Harvard Univ, dirige il John T. Olin Institute for Strategic Studies ed è P della Harvard Academy for International Area Studies. E’ stato fondatore e condirettore di ‘Foreign Affairs’ ed è autore di saggi tra cui ‘La terza ondata. I processi di democratizzazione alla fine del XX secolo’ tradotto anche in IT (1995).”,”RAIx-006″
“HUNTINGTON Samuel P.”,”La terza ondata. I processi di democratizzazione alla fine del XX secolo.”,”Tra il 1974 e il 1990 quasi trenta paesi dell’EU meridionale e orientale, dell’America Latina e dell’Estremo Oriente sono passati da un regime totalitario a un sistema politico democratico. Samuel P. HUNTINGTON è Prof di scienze politica e D del John Olin Institute for Strategic Studies nella Harvard Univ. E’ stato membro del National Security Council USA e P dell’ American Political Science Association. Tra le sue pubblicazioni sono apparse in IT: -Ordinamento politico e mutamento sociale, 1975 -La crisi della democrazia, 1977 (entrambe edite da ANGELI) -Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. GARZANTI. 1997″,”RAIx-048″
“HUNTINGTON Samuel P.”,”Who are we? America’s Great Debate.”,”””La promozione del governo federale di lingue non inglesi e l’ opposizione a politiche solo-inglesi da parte dei governi degli stati e di istituzioni private generò un contromovimento. Nel 1981 il Senatore S.I. Hayakawa introdusse un emendamento costituzionale che dichiarava l’ inglese lingua ufficiale degli Stati Uniti. Due anni dopo si unì con altri in una organizzazione, U.S. English, per promuovere questo obiettivo. E nel 1986 nacque un altro gruppo pro lingua inglese, English First.”” (pag 167)”,”USAS-137″
“HUNTINGTON Samuel P.”,”La nuova america. Le sfide della società multiculturale. (Tit.orig.: Who Are We?)”,”HUNTINGTON Samuel P. insegna alla Harvard University. Fino al 2000 è stato direttore del John T. Olin Institute for Strategic Studies ed è Preidnete della Harvard Academy for International and Area Studies E’ fondatore e condirettore di Foreign Policy. “”La razza, l’ etnia e in qualche misura la cultura, non più i mezzi con cui gli americani si differenziavano dagli altri popoli, divennero gli elementi in base ai quali si differenziavano tra loro. (…) Nel 1992, Arthur Schlesinger jr ammoniva che la “”rivolta etnica”” che era iniziata “”come gesto di protesta contro la cultura anglo-centrica””, era diventata “”un culto e oggi minaccia di diventare una controrivoluzione nei confronti della storia originaria dell’ America come “”un solo popolo””, una cultura comune, un’ unica nazione””. E nel 1997, il sociologo di Harvard, Nathan Glazer arrivò alla conclusione che “”ormai siamo tutti multiculturalisti.”” Ma l’ opposizione alla controrivoluzione ebbe un rapido sviluppo, ed emersero dei vigorosi movimenti decisi a riaffermare il concetto più tradizionale dell’ identità americana. Negli anni Novanta, dei burocrati e dei giudici, tra cui quelli della corte suprema, che in precedenza avevano appoggiato la categorizzazione razziale e le preferenze razziali, cominciarono ad assumere un atteggiamento più moderato e persino a ribaltare le loro tesi.”” (pag 173-174)”,”USAS-141″
“HUPPERT George”,”Il borghese-gentiluomo. Saggio sulla definizione di élite nella Francia del Rinascimento.”,”HUPPERT George è professore di storia presso l’ Università dell’ Illinois a Chigaco e autore anche di ‘The Idea of Perfect History’ (1970) “”Dietro l’arida lettura del programma di studi fissato da Viner per il ‘collège’ di Bordeaux, possiamo immaginare come andassero realmente le cose. Non tutti gli alunni partecipavano in pieno alla vita intellettuale della scuola e senza dubbio i veri e propri “”intellettuali”” furono sempre una piccola minoranza. Ma per quanto esiguo fosse il loro numero, essi formavano una schiera vigorosa, che faceva corpo con i docenti più dotti e anche con i più istruiti dei genitori e dei parenti. Non si può, dunque, non concludere che in molte piccole città della Francia la vita intellettuale si fece nel Cinquecento più attiva di quanto non fosse mai stata prima. Ed è poi la vita intellettuale fuori del programma di studi (la stesura di drammi, il fiume inesausto di versi scritti e spesso pubblicati, i ‘salons’ e le ‘rencontres’, gli editori locali, i librai) che deve essere tenuta presente per comprendere appieno che cosa fossero i ‘collèges’ e quali fossero le loro funzioni. I ‘collèges’, insomma, furono degli istituti vivi e tali da provocare giudizi tutt’altro che unanimi. Ecco perché c’era chi li voleva con tanto ardore e chi, invece, li temeva. Certo, tenere i rampolli di famiglie di ‘rentiers’ lontani dalla strada era il minimo che si potesse pretendere, ma i ‘collèges’ garantivano anche che i ragazzi non “”perdessero il tempo”” e quando i docenti non insegnavano con piena soddisfazione dei loro alunni, le lagnanze si facevano sentire in modo clamoroso. Nel Cinquecento un’istituzione scolastica non era un fatto normale; le scuole erano cosa nuova e la loro sopravvivenza precaria, spesso minacciata dalla mancanza di fondi, dalle epidemie, dalla guerra civile, dalle sommosse, dai torbidi e dalle eresie; inoltre, costavano, erano un bene prezioso ed una necessità. La conquista delle ‘bonae litterae’ non costava soltanto alle città e alle famiglie, ma anche agli studenti, che dovevano tralasciare, con grande forza di carattere, la maggior parte dei divertimenti usuali della fanciullezza e dell’adolescenza per trasformarsi, spesso contro le loro inclinazioi personali, in persone colte.”” (pag 165-166) Diario di Gouverville (pag 215)”,”FRAS-045″
“HUPPERT George”,”Storia sociale dell’Europa nella prima età moderna.”,”Libro dedicato a Fernand Braudel George Huppert insegna Storia nella Illinois University di Chicago. E’ autore di ‘The Idea of Perfect History’ (1970) e di ‘Il borghese-gentiluomo. Saggio sulla definizione di élite nella Francia del Rinascimento’ (1978). Le rivolte contadine (pag 121-) “”Le rivolte contadine non erano eventi eccezionali, anzi nel corso dei quattro secoli considerati scoppiarono con tale frequenza che si può dire costituissero per quella società agraria ciò che gl scioperi nelle fabbriche sono nel mondo industriale”” (pag 121) La guerra dei contadini tedeschi (pag 124) (Muntzer, Lutero) “”La guerra contadina tedesca fu un evento inusitato sia perché si diffuse in una regione vastissima, che comprendeva la valle del Reno e buona parte della Germania centro-meridionale, sia alla luce del programma degli insorti, che a partire dal malcontento locale erano giunti a mettere in questione l’intero ordine sociale”” (pag 128)”,”STOS-214″
“HURD Douglas”,”The Arrow War. An Anglo-Chinese Confusion, 1856-1860.”,”La cosiddetta ‘Arrow War’ fu un conflitto militare tra la Cina e le potenze occidentali, principalmente il Regno Unito e la Francia, che ebbe luogo dal 1856 al 1860. La guerra fu scatenata da una serie di eventi, tra cui l’arresto di alcuni marinai britannici e francesi a Canton, la morte di un missionario francese e la distruzione di alcune navi britanniche. La guerra fu combattuta principalmente in Cina e portò alla vittoria delle potenze occidentali sulla Cina, che fu costretta a firmare il Trattato di Tientsin e a concedere ai britannici l’isola di Hong Kong 123. (copil.)”,”UKIQ-017-FSD”
“HURST William”,”The Chinese Worker after Socialism.”,”HURST William è Assistente Professore nel Dipartimento di Governo nell’Università del Texas, Austin.”,”MCIx-043″
“HURWICZ Elias”,”Die Orientpolitik der Dritten Internationale.”,”Nel terzo capitolo si parla del ‘nazionalbolscevismo turco’ simile a quello tedesco. Nel testo vengono citate alcuni articoli od opere coeve: -Sirdar ICBAL e Ali SCHAH, Bolshevism in Central Asia, THE EDINBURGH REVIEW, July 1921 -W. LEBEDEW, Asien und der Bolschewismus. WARSCHAWSKOJE SLOWO, 24 Juni 1920 -Viktor TSCHERNOW, Die Bolschewiki und der Orient, WOLJA ROSSIJ, 1921 Nr 14. -W. WOITINSKI, La democratie georgienne, ALCAN. PARIS. 1921 – KAUTSKY, Georgien eine sozialdemokratische Bauernrepublik, WIEN. 1921″,”INTT-125″
“HUS Alain”,”Gli etruschi, popolo segreto.”,”HUS Alain”,”STAx-238″
“HUSSAIN Athar TRIBE Keith”,”Marxism and Agrarian Question.”,”Engels sulla nazionalizzazione della terra. Kautsky non vuole togliere la terra agli Junkers. “”There are indeed, as is obvious by now, important inconsistencies and lacunae in the discussion of the nationalisation of land in Marx and Engels. The point, however, is not simply to register these but also to use them to indicate why Marxist parties did not frame their agrarian programmes around the demand for the nationalisation of land as a major demand in their Le Havre programme of 1880, but the demand took no account of the differences in the countryside; it simply called for the expropriation of private property in land and the collective use of land. Moreover, it did not indicate what institutional form the collective use of land would take. However, in successive congresses the demand for expropriation was watered down out of recognition for concrete conditions in the countryside and the hostility which the demand gave rise to. In fact, the Nantes programme of the Guesdistes, passed in 1894, did not even mention the nationalisation of peasant property and its collective use. By the 1890s it became established that the demand for nationalisation did not apply peasant property and Engels reaffirmed this in his ‘Peasant Question in France and Germany””. The demand for land nationalisatio did not figure in the programme of the SPD at all. Those who favoured the peasantry were naturally against the nationalisation of land but the orthodox, such as Kautsky, were opposed to it too. Kautsky, the guardian of the orthodoxy within the SPD, even opposed the nationalisatio of the big estates to the east of the Elbe – a measure wich Engels earlier had regarded necessary in order to break the power of the estate owners. But Kautsky had good Marxist reasons to be opposed to the measure. For the argument was that estate owners, or Junkers, already had considerable influence on the functioning of the state apparatuses, so the nationalisation of land and the consequent leasing of land by a state agency would not undermine their political power and might even consolidate it and work to the Junkers’ advantage””. (nota 26) (pag 16-17) nota 26: Kautsky (1899)”,”TEOC-432″
“HUSSAIN Athar TRIBE Keith”,”Marxism and the Agrarian Question.”,”HUSSAIN Athar è Lecturer in Economics University of Keele. TRIBE Keith è Lecturer in the Department of Sociology and Social Anthropology University of Keele. Engels sulla nazionalizzazione della terra. Kautsky non vuole togliere la terra agli Junkers. “”To start with the Guesdistes, the Marxist fraction in the French socialist movement, did include the nationalisation of land as a major demand in their Le Havre programme of 1880, but the demand took no account of the differences in the countryside; it simply called for the expropriation of private property in land and the collective use of land. Moreover, it did not indicate what institutional form the collective use of land would take. However, in successive congresses the demand for expropriation was watered down out of recognition for concrete conditions in the countryside and the hostility which the demand gave rise to. In fact, the Nantes programme of the Guesdistes, passed in 1894, did not even mention the nationalisation of peasant property and its collective use. By the 1890s it became established that the demand for nationalisation did not apply peasant property and Engels reaffirmed this in his ‘Peasant Question in France and Germany”” (Engels, ‘The Peasant Question in France and Germany’, in ‘Marx Engels ‘Selected Works’, 1970, vol. III, p. 457). The demand for land nationalisation did not figure in the programme of the SPD at all. Those who favoured the peasantry were naturally against the nationalisation of land but the orthodox, such as Kautsky, were opposed to it too. Kautsky, the guardian of the orthodoxy within the SPD, even opposed the nationalisation of the big estates to the east of the Elbe – a measure which Engels earlier had regarded necessary in order to break the power of the estate owners. But Kautsky had good Marxist reasons to be opposed to the measure. For the argument was that estate owners, or Junkers, already had considerable influence on the functioning of the state apparatuses, so the nationalisation of land and the consequent leasing of land by a state agency would not undermine their political power and might even consolidate it and work to the Junkers’ advantage”” (Kautsky, 1899). (…) For Engels and for the orthodoxy within the SPD, not only was peasant property inconsistent with socialism but also doomed to disappear soon. “”It is the duty of our party to make clear to the peasants again and again that their position is absolutely hopeless so long as capitalism holds sway, that it is absolutely impossible to preserve their holdings as such, and that capitalist large scale production is absolutely sure to run over their impotent and antiquated system of small scale production as a train runs over a pushcart (‘Peasant Question in France and Germany’, p. 472). The imminence of the disappearance of the peasantry was taken to imply that there is no point in a socialist party trying to support or prop up the peasant property which is meant to be inconsistent with socialism in the first place. The assumption of the imminent disappearance of the peasantry was not peculiar to those who wanted the socialist programme to remain neutral to the peasantry – contrary to what Mitrany’s ‘Marx Against The Peasant’ may suggest, neither Marx nor Engels nor any Marxist in the 1890s ever suggested a programme directed against the peasantry. (…) Apart from Engels’ ‘Peasant Question’ and Marx’ comments on nationalisation there were precious few analyses to guide the Marxist discussion of the agrarian question in the 1890s. There are occasional comments about the nature of the peasantry as class in ‘The Eighteenth Brumaire’ and besides that a substantial portion of ‘Capital’ vol. III, first published in 1894, is devoted to the discussion of rent – occasionally in that connection it talks of the different forms of organisation of production in agriculture””. [Athar Hussain Keith Tribe, Marxism and the Agrarian Question. Volume 1. German Social Democracy and the Peasantry, 1890-1907, 1981] (pag 16-17-18)”,”TEOC-473″
“HUSSAIN Athar TRIBE Keith”,”Marxism and the Agrarian Question. Volume 1. German Social Democracy and the Peasantry, 1890-1907.”,”””It is clear that there is no reason to assume, as Marx seems to, that the demand for the nationalisation of land is economically and politically relevant to all capitalist societies. In fact Engels does acknowledge this in a preface to ‘The Peasant War in Germany’ when he talks about the decision of the First International which we referred to earlier: “”Here we come to the famous decision of International Working Men’s Association in Basle that it is in the interest of society to transform landed property into common national property. This resolution was adopted mainly for countries where there is big landed property, and where, consequently, these big estates are operated by one master and many labourers. This state of affairs is still largely predominant in Germany, and, therefore, next to England the decision was most timely precisely for Germany.”” (Marx and Engels, Selected Works, vol. II, pp. 164-5). This implication is clear that the demand for nationalisation of land is not relevant to the economies where small to medium peasantry dominates; and for Engels the demand is more political than economic because he sees the nationalisation of land as a means of undermining the power of landlords and estate owners.”” [Athar Hussain Keith Tribe, Marxism and the Agrarian Question. Volume 1. German Social Democracy and the Peasantry, 1890-1907, 1981] (pag 15-16)”,”TEOC-040-FL”
“HUSSEIN Mahmoud”,”La lotta di classe in Egitto 1945-1970.”,”Società egiziana 2° dopoguerra classi crisi sistema politico movimento patriottico regime NASSER capitalismo borghesia di Stato guerra 1967″,”VIOx-007″
“HUSSERL Edmund, a cura di Guido D. NERI”,”L’obiettivismo moderno. Riflessioni storico-critiche sul pensiero europeo dall’età di Galileo.”,”Contiene il paragrafo: ‘Lo svuotamento di senso della scienza naturale nella «tecnicizzazione»’ (pag 92-)”,”FILx-304-FF”
“HUSSERL Edmund”,”Logica formale e trascendentale. Saggio di critica della ragione unica.”,”””Apofantica come dottrina del senso e come logica della verità”” (capitolo quinto)”,”FILx-007-FRR”
“HUSSERL Edmund”,”La filosofia come scienza rigorosa. (1911)”,”””Ma che cosa vuol dire, in definitiva, sollecitare la scienza all’incontro con la filosofia e reclamare, per la filosofia, la sua realizzazione come scienza rigorosa? La risposta la dà appunto il saggio del 1911, là dove è citata la proposizione del filosofo tedesco dell’Ottocento Rudolf Lotze: «calcolare il corso del mondo non significa comprenderlo». La comprensione, alla quale Lotze si richiama, è per Husserl il «comprendere filosofico che deve svelarci gli enigmi del mondo e della vita». Tradotto in termini più correnti, il significato e il compito della filosofia come scienza rigorosa è di impedire che la scienza resti prigioniera del pregiudizio del fatto e che, in ogni caso, riesca, nella misura in cui si accentua la sua onnicomprensività rispetto alla vita del mondo e dell’uomo, a far dimenticare «gli enigmi del mondo e della vita». Questo, che è certamente il senso più riposto della filosofia come scienza rigorosa, ha una sorprendente corrispondenza con la celebre proposizione 6.52 del ‘Trattato logico-filosofico’ di Wittgenstein, apparso, come è note, dieci anni dopo il saggio di Husserl: «Noi sentiamo che anche se tutte le ‘possibili’ domande della scienza ricevano risposta, i problemi della nostra vita non sono nemmeno sfiorati». Nel caso di Husserl, ciò che è decisivo è che tutto si gioca, pur nella differenziazione delle rispettive tipologie, nello spazio della scientificità, ossia della razionalità. Scienza positiva e scienza rigorosa rientrano entrambe nell’orizzonte della razionalità”” (pag XIX-XX) (prefazione di Giuseppe Semerari)”,”FILx-582″
“HUTCHINSON John F.”,”Late Imperial Russia, 1890-1917.”,”Note on Referencing System, List of Maps, Names, Dates and Transliteration, Acknowledgements, Acknowledgements, An Introduction to the Series, Glossary, Chronology of Events, Guide to Characters, Maps, Bibliography, Index,”,”RUSx-119-FL”
“HUTT Allen”,”The Post-War History of the British Working Class.”,”HUTT Allen autore di ‘The Condition of the Working Class in British. The FInal Crisis’.”,”MUKx-167″
“HUTT Allen GOLLAN John”,”Die Gewerkschaftsbewegung in Großbritannien.”,”Allen Hutt war bis zu seinem Tode (1973) einer der bedeutendsten Journalisten der britischen Arbeiterbewegung (u.a. Präsident der National Union of Journalists). John Gollan war bis 1975 Generalsekretär der Kommunistischen Partei Großbritanniens (KPGB)”,”MUKx-021-FL”
“HUTTON Patrick H. Editor in Chief; contributi di Robert ALDRICH Jane P. AMBROSE Kathryn E. AMDUR Julian P. ARCHER Oscar L. ARNAL Susan A. ASHLEY, Philip C.F. BANKWITZ William R. BEER Michael BERKVAM Patrick K. BIDELMAN Carol L. BIRD Joel BLATT Jeanette D. BRAGGER John R. BRAUN James B. BRISCOE Marvin L. BROWN Michael BURNS Frederick BUSI Stuart L. CAMPBELL Philippe CARRARD Larry CEPLAIR Myrna CHASE Lisa C. CHEWNING Petra Ten-DOESSCHATE CHU Linda L. CLARK Lynn H. CLINE William B. COHEN Barbara T. COOPER Wallace L. COOPER Grant CRICHFIELD Gary S. CROSS Charles R. DAY Leslie DERFLER C. STEWART DOTY Allen DOUGLAS John E. DREIFORT Donald E. ENGLISH Marjorie M. FARRAR Janis Kilduff FRANKLIN Charles E. FREEDEMAN James FRIGUGLIETTI Rachel G. FUCHS Daniel W. GADE Emily W. GALVIN David E. GARDINIER Reed G. GEIGER Thomas H. GENO Charlotte F. GERRARD Mary Jean GREEN Louis M. GREENBERG Alan C. GRUBB Jeffery A. GUNSBURG Joy H. HALL Paul G. HALPERN Carolyn J. HAMM Michael HANAGAN Patrick J. HARRIGAN C. James HAUG Steven C. HAUSE Claire D. HEBERT Alf Andrew HEGGOY John W. HELLMAN Paul M. HOHENBERG William A. HOISINGTON Jolyon HOWORTH Patrick H. HUTTON Georg G. IGGERS William D. IRVINE Joel ISAACSON Jean T. JOUGHIN Roy G. JULOW William R. KEYLOR Thomas A. KSELMAN Richard F. KUISEL James M. LAUX Laurie LeCLAIR John E. LESCH Miriam R. LEVIN William H. LOGUE Leo A. LOUBERE Miriam D. MAAYAN Linda C. MALEY Theresa McBRIDE Mary LEE McISAAC Sally MARKS Benjamin F. MARTIN Michael R. MARRUS David J. MARTZ Judson I. MATHER Paul V. MEYERS Martin L. MICKELSEN Allan MITCHELL Paul MONACO Thomas MOODIE Bernard H. MOSS J. Kim MUNHOLLAND Reverend Francis J. MURPHY David S. NEWHALL Philip G. NORD Mary Jo NYE Robert A. NYE Patricia A. O’BRIEN J. Dean O’DONNELL Karen M. OFFEN Robert F. O’REILLY Jane C. OVERTON Nicholas PAPAYANIS Allan H. PASCO Henry D. PEITER David B. RALSTON Charles W. REARICK Jack E. REECE J. Merle RIFE John ROTHNEY Peter M. RUTKOFF Roy E. SANDSTROM David L. SCHALK Wolfe W. SCHMOKEL Frederick H. SEAGER Alexander SEDGWICK Michael L. SEIDMAN Josefina Z. SEVILLA-GARDINIER Gary SHANAFELT Theda SHAPIRO George J. SHERIDAN John M. SHERWOOD William J. SHORROCK Martin SIEGEL Bonnie G. SMITH Michael S. SMITH Robert S. SMITH David A. STAFFORD Amy J. STAPLES Henry J. STONE Jacques SZALUTA Robert W. THURSTON David G. TROYANSKY Marjorie Field TRUSLER Irwin M. WALL Gabriel P. WEISBERG Lee SHAI WEISSBACH George WEISZ Susan M. WHITEBOOK John K. WHITING Roger L. WILLIAMS Rosalind H. WILLIAMS Judith WISHNIA David WRIGHT”,”Historical Dictionary of the Third French Republic, 1870-1940.”,”Contributori: Robert ALDRICH, Jane P. AMBROSE, Kathryn E. AMDUR, Julian P. ARCHER, Oscar L. ARNAL, Susan A. ASHLEY, Philip C.F. BANKWITZ, William R. BEER, Michael BERKVAM, Patrick K. BIDELMAN, Carol L. BIRD, Joel BLATT, Jeanette D. BRAGGER, John R. BRAUN, James B. BRISCOE, Marvin L. BROWN, Michael BURNS, Frederick BUSI, Stuart L. CAMPBELL, Philippe CARRARD, Larry CEPLAIR, Myrna CHASE, Lisa C. CHEWNING, Petra Ten-DOESSCHATE CHU, Linda L. CLARK, Lynn H. CLINE, William B. COHEN, Barbara T. COOPER, Wallace L. COOPER, Grant CRICHFIELD, Gary S. CROSS, Charles R. DAY, Leslie DERFLER, C. STEWART DOTY, Allen DOUGLAS, John E. DREIFORT, Donald E. ENGLISH, Marjorie M. FARRAR, Janis Kilduff FRANKLIN, Charles E. FREEDEMAN, James FRIGUGLIETTI, Rachel G. FUCHS, Daniel W. GADE, Emily W. GALVIN, David E. GARDINIER, Reed G. GEIGER, Thomas H. GENO, Charlotte F. GERRARD, Mary Jean GREEN, Louis M. GREENBERG, Alan C. GRUBB, Jeffery A. GUNSBURG, Joy H. HALL, Paul G. HALPERN, Carolyn J. HAMM, Michael HANAGAN, Patrick J. HARRIGAN, C. James HAUG, Steven C. HAUSE, Claire D. HEBERT, Alf Andrew HEGGOY, John W. HELLMAN, Paul M. HOHENBERG, William A. HOISINGTON, Jolyon HOWORTH, Patrick H. HUTTON, Georg G. IGGERS, William D. IRVINE, Joel ISAACSON, Jean T. JOUGHIN, Roy G. JULOW, William R. KEYLOR, Thomas A. KSELMAN, Richard F. KUISEL, James M. LAUX, Laurie LeCLAIR, John E. LESCH, Miriam R. LEVIN, William H. LOGUE, Leo A. LOUBERE, Miriam D. MAAYAN, Linda C. MALEY, Theresa McBRIDE, Mary LEE McISAAC, Sally MARKS, Benjamin F. MARTIN, Michael R. MARRUS, David J. MARTZ, Judson I. MATHER, Paul V. MEYERS, Martin L. MICKELSEN, Allan MITCHELL, Paul MONACO, Thomas MOODIE, Bernard H. MOSS, J. Kim MUNHOLLAND, Reverend Francis J. MURPHY, David S. NEWHALL, Philip G. NORD, Mary Jo NYE, Robert A. NYE, Patricia A. O’BRIEN, J. Dean O’DONNELL, Karen M. OFFEN, Robert F. O’REILLY, Jane C. OVERTON, Nicholas PAPAYANIS, Allan H. PASCO, Henry D. PEITER, David B. RALSTON, Charles W. REARICK, Jack E. REECE, J. Merle RIFE, John ROTHNEY, Peter M. RUTKOFF, Roy E. SANDSTROM, David L. SCHALK, Wolfe W. SCHMOKEL, Frederick H. SEAGER, Alexander SEDGWICK, Michael L. SEIDMAN, Josefina Z. SEVILLA-GARDINIER, Gary SHANAFELT, Theda SHAPIRO, George J. SHERIDAN, John M. SHERWOOD, William J. SHORROCK, Martin SIEGEL, Bonnie G. SMITH, Michael S. SMITH, Robert S. SMITH, David A. STAFFORD, Amy J. STAPLES, Henry J. STONE, Jacques SZALUTA, Robert W. THURSTON, David G. TROYANSKY, Marjorie Field TRUSLER, Irwin M. WALL, Gabriel P. WEISBERG, Lee SHAI WEISSBACH, George WEISZ, Susan M. WHITEBOOK, John K. WHITING, Roger L. WILLIAMS, Rosalind H. WILLIAMS, Judith WISHNIA, David WRIGHT. Assistan Editors: Amanda S. BOURQUE e Amy J. STAPLES”,”FRAD-019″
“HUTTON Graham”,”Le promesse della produttività. Anche noi possiamo essere prosperi.”,”Paragone sulla situazione sindacale in Inghilterra e negli Stati Uniti. Spirito di collaborazione. “”””Il Congress of Industrial Organizations (CIO, ndr), non si oppone a che vengano inclusi o esclusi determinati compiti dalle prestazioni di un qualsiasi lavoratore a condizione che il salario risulti commisurato alle responsabilità, alle capacità e allo sforzo di lavoro”” (88).”” (88) Rapporto sulle ‘Fusioni d’ acciaio’ (pag 255) “”I 250 sindacalisti inglesi che hanno partecipato alle Missioni di studio negli Stati Uniti hanno tratto nondimeno l’impressione che, almeno per quanto riguarda la media delle industrie visitate, i sindacati americani siano meglio disposti a considerare favorevolmente tutte le proposte avanzate dalle direzioni per aumentare l’ efficienza produttiva””. (pag 260) “”Da parte delle Missioni è stato poi rilevato che lo spirito di collaborazione dei capi sindacali e dei sindacati in genere, in America, risulta maggiore in campi diversi da quelli dell’ analisi dei tempi e dei movimenti o della misura dei rendimenti. Così, ad esempio, negli Stati Uniti il mondo del lavoro è sempre pronto a collaborare con gli imprenditori per quanto riguarda le modifiche alle restrizioni imposte dai sindacati relativamente alla qualificazione professionale obbligatoria per determinati lavori, il trasferimento temporaneo ad altre mansioni, la ridistribuzione temporanea dei posti di lavoro e degli uomini, i cambiamenti di orario o di turno, gli spostamenti di squadre o di singoli operai da un posto di lavoro o da un turno all’ altro.”” (pag 261-262)”,”ECOI-205″
“HUTTON Will”,”Il Drago dai piedi d’argilla. La Cina e l’Occidente nel XXI secolo.”,”Will Hutton. Considerato in Gran Bretagna uno dei massimi economisti di orientamento liberal, tiene una rubrica settimanale sull’Observer e interviene periodicamente anche sul Guardian e alla BBC su tematiche legate all’economia. Fa parte del consiglio accademico della London School of Economics.”,”CINE-010-FL”
“HUTTON Will”,”Europa Vs. Usa. Perchè la nostra economia è più efficiente e la nostra società più equa.”,”Will Hutton. Considerato in Gran Bretagna uno dei massimi economisti di orientamento liberal, tiene una rubrica settimanale sull’Observer e interviene periodicamente anche sul Guardian e alla BBC su tematiche legate all’economia. Fa parte del consiglio accademico della London School of Economics.”,”EURE-074-FL”
“HUXLEY Aldous”,”L’eminenza grigia. Biografia di padre Giuseppe, segretario del Cardinale Richelieu.”,”HUXLEY Aldous è nato nel Surrey nel 1894. Saggista, polemista e ‘romanziere di idee’ ha scritto altre opere. E’ morto nel 1963.”,”FRAA-080″
“HUXLEY Aldous”,”Brave New World.”,”Wikip: Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi. Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un’auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Nei fatti il ritratto che ne fa l’autore è distaccato, sebbene a volte traspaia velatamente una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi delle varie vicende; più spesso il narratore appare tuttavia interiormente rattristato dalla scena da lui descritta, ed è forse proprio questo il motivo per cui a volte indugia forzatamente negli improvvisi aspetti grotteschi del dramma. Il titolo originale si rifà alle parole pronunciate da Miranda ne La tempesta di William Shakespeare: (EN) « How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in’t! » (IT) « Com’è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli! » (William Shakespeare, La tempesta [1]) L’aggettivo brave andrebbe tradotto in italiano come eccellente dal momento che lo stesso autore si rifà alla tradizione letteraria di Shakespeare nella quale la parola assume questo significato. Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi. Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un’auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Nei fatti il ritratto che ne fa l’autore è distaccato, sebbene a volte traspaia velatamente una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi delle varie vicende; più spesso il narratore appare tuttavia interiormente rattristato dalla scena da lui descritta, ed è forse proprio questo il motivo per cui a volte indugia forzatamente negli improvvisi aspetti grotteschi del dramma. Il titolo originale si rifà alle parole pronunciate da Miranda ne La tempesta di William Shakespeare: (EN) « How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in’t! » (IT) « Com’è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli! » (William Shakespeare, La tempesta[1]) L’aggettivo brave andrebbe tradotto in italiano come eccellente dal momento che lo stesso autore si rifà alla tradizione letteraria di Shakespeare nella quale la parola assume questo significato. Indice [nascondi] 1 L’ambientazione: Il mondo nuovo 2 Il contrasto 3 Personaggi 4 Critiche 5 Ritorno al mondo nuovo 6 Adattamenti 7 Influenza culturale 8 Note 9 Edizioni 10 Voci correlate 11 Altri progetti 12 Collegamenti esterni L’ambientazione: Il mondo nuovo[modifica | modifica wikitesto] Ambientato nell’anno di Ford 632, corrispondente all’anno 2540 della nostra era, il romanzo descrive una società il cui motto è “”Comunità, Identità, Stabilità””. A seguito di una devastante guerra di nove anni (iniziata negli anni quaranta), l’intero pianeta viene riunito in un unico Stato, governato da dieci “”Coordinatori Mondiali””. La popolazione ignora il motivo della propria situazione attuale: sa solo che il passato era caratterizzato dalla barbarie. Solo i coordinatori sanno come la presente società sia nata e come fosse in precedenza. La nuova società è basata sui principi della produzione in serie, applicati inizialmente nelle industrie automobilistiche di Ford alla produzione del “”Modello T””. Per questo Ford è il Dio di questa nuova società ed il segno della “”T”” ha rimpiazzato il segno della croce cristiana. Dal disprezzo di Henry Ford per la storia discende anche il rifiuto di studiarla e comprenderla: tutto ciò che appartiene al passato è considerato “”vecchio”” dalla popolazione. Il 1908, primo anno di produzione del Modello T, è diventato l'””anno uno”” di questa nuova era. Lo stesso Ford viene anche confuso con il personaggio di Freud, che nel corso dei suoi studi aveva trattato anche le pulsioni sessuali nel corso della storia dell’individuo, fin dalla nascita: nel libro ne si può vedere il riscontro nel fatto che i bambini vengono spinti a soddisfare queste pulsioni sin dalla più tenera età, onde evitare lo sviluppo di emozioni forti e di attaccamento al compagno. La produzione in serie viene applicata anche alla riproduzione umana, resa completamente extrauterina. Gli embrioni umani vengono prodotti e fatti sviluppare in apposite fabbriche secondo quote prestabilite e pianificate dai coordinatori mondiali – l’inizio del romanzo si svolge proprio in una di esse – e non esistono più vincoli familiari di alcun tipo (“”ognuno appartiene a tutti””). Per impedire nascite naturali, e quindi non controllate, vengono usate apposite pratiche di contraccezione, insegnate ai giovani nelle scuole; neanche più il cognome indica l’appartenenza a una famiglia, dato che ogni individuo può scegliere il nome e il cognome che preferisce. Gli esseri umani in questa società sono divisi in caste, create tramite un ritardo controllato dello sviluppo degli embrioni ottenuto tramite privazione dell’ossigeno, in modo da influenzarne il futuro sviluppo fisico e intellettivo. Le tre caste inferiori sono formate da gruppi di gemelli identici, ottenute indebolendo gli embrioni fino a farli frammentare. La casta alfa consiste degli individui destinati al comando, i beta coprono incarichi amministrativi che richiedono un’istruzione superiore, ma senza le responsabilità del comando. Le tre caste inferiori sono le gamma, delta e epsilon in grado decrescente di intelligenza. Gli epsilon sono creati e addestrati per occuparsi dei lavori più umili e nelle condizioni più dure senza lamentarsene. In genere, tutti gli individui sono sottoposti a condizionamento mentale per conformarsi al ruolo che ricopriranno nella società. All’interno di ogni casta vi sono poi sottogruppi indicati da plus e minus, che indicano la conformità al condizionamento pre- e post-natale ricevuto, e modulano il successo sociale di ogni individuo. Tutti gli abiti che ogni individuo indossa, anche quando non è al lavoro, sono del colore distintivo della propria casta: per gli alfa è il grigio, per i beta è viola, per i gamma è verde, per i delta kaki e per gli epsilon nero. Al tradizionale processo di educazione viene sostituito uno di condizionamento psicofisico, che inizia sin dal concepimento. Ad esempio agli individui destinati a riparare i jet in volo è fornito più preparato nutritivo mentre sono posti a testa in giù, per associare tale posizione (solitamente scomoda) al benessere; il processo viene poi proseguito durante l’infanzia attraverso la ripetizione ipnopedica continua di slogan. Il condizionamento viene considerato una pratica normale in questa società, tanto che gli individui usano il termine “”condizionato”” al posto di “”educato””. Ognuno viene indottrinato ad amare la propria collocazione sociale, il colore dei vestiti che indossa, la vita cui sarà destinato per la casta cui appartiene. Come “”rimedio”” per ogni eventuale infelicità, alla popolazione viene fornito un medicinale chiamato soma, in realtà una droga euforizzante e antidepressiva, garantendo così un ulteriore controllo della popolazione. Sotto molti aspetti la società del Mondo Nuovo può essere considerata utopica e ideale: l’umanità è finalmente libera da preoccupazioni, sana, tecnologicamente avanzata, priva di povertà e guerra, permanentemente felice. L’ironia tuttavia è che questa condizione ideale è ottenuta sacrificando le cose che generalmente consideriamo importanti per l’essere umano: la famiglia, l’amore, la diversità culturale, l’arte, la religione, la letteratura, la filosofia e la scienza. In questo senso la società del Mondo Nuovo è una distopia, cioè un’utopia ironica o negativa. Contrariamente a quanto un lettore contemporaneo può attendersi, tra le tecnologie usate per il controllo della società non rientra l’ingegneria genetica. Questo perché Huxley scrisse il testo vent’anni prima che James Watson e Francis Crick scoprissero la struttura del DNA. I cittadini del Mondo Nuovo non hanno alcuna nozione della storia passata, salvo sapere, per il condizionamento avuto, che nel passato l’umanità viveva nella barbarie e che quello di oggi è il migliore dei mondi possibili. Sanno che gli esseri umani in passato erano vivipari e che esistevano nascite e genitori, ma questi concetti sono un tabù, le parole “”madre”” e “”padre”” sono usate come insulti. Le caste inferiori, prodotte per clonazione, mostrano una forte mentalità gregaria, ma anche gli individui delle caste superiori, dove da un embrione si ottiene un solo individuo adulto, sono condizionati ad accettare il sistema di caste e le consuetudini sociali che discendono da esse. Nel corso del romanzo, spesso i personaggi citano gli slogan imparati durante il condizionamento che hanno ricevuto. È considerato normale essere molto mondani, avere una vita sessuale totalmente promiscua fin da piccoli, allontanare i pensieri negativi con il soma (che ha come unico effetto negativo quello di essere letale se assunto in dosi massicce), praticare sport ed essere, in genere, buoni consumatori. È invece inaccettabile passare del tempo in solitudine, essere monogami, rifiutarsi di prendere il soma ed esprimere opinioni critiche nei confronti degli altri e della società. Il contrasto[modifica | modifica wikitesto] Se nella prima parte del romanzo viene descritto il Mondo Nuovo, nella seconda si scopre che per ragioni economiche una regione del pianeta non è stata civilizzata come le altre. In un’area localizzata nel Nuovo Messico sopravvive in una riserva rigidamente controllata una sacca di società pre-moderna, mantenuta per ragioni di studio sociale e di turismo a beneficio degli abitanti del resto del mondo. Qui si incontra il personaggio di John, figlio di due cittadini del Mondo Nuovo – risultato di un errore di contraccezione – partorito nella riserva, dove la madre si è smarrita ed è stata dimenticata durante un viaggio. John cresce nella riserva secondo lo stile di vita degli Zuñi (un popolo di nativi d’America) ed educato secondo una cultura e una religione ibride tra quella Zuñi e quella cristiana latino-americana. La madre gli insegna a leggere e lui rimane molto influenzato dai lavori di Shakespeare, raccolti in un volume finito chissà come nella riserva e scampato alla distruzione dei libri operata secoli addietro nel Mondo Nuovo. La morale che Huxley voleva trasmettere ruota attorno a questo[senza fonte]: in modo da poter garantire alla società un’eterna e universale felicità, questa deve essere manipolata, la libertà di scelta e di espressione limitate, le ambizioni intellettuali e sentimentali inibite. I cittadini sono felici, ma il “”selvaggio”” John percepisce questa felicità come artefatta e sterile. John vive il suo confronto col Mondo Nuovo in maniera ambivalente; da un lato attratto da esso – e attratto da una delle protagoniste, Lenina Crowne – dall’altro spaventato e orripilato dalle consuetudini di esso, a lui e alla sua educazione completamente avulse. Personaggi[modifica | modifica wikitesto] Thomas Tomakin, Alfa-Plus, Direttore del Centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale. Successivamente si scopre essere il padre di John Il selvaggio. Henry Foster, Alfa-Plus, Amministratore del centro di incubazione, e partner di Lenina Crowne. Lenina Crowne, Beta-Plus, Addetta alle vaccinazioni al centro di incubazione. Successivamente John si innamora di lei. Mustapha Mond, Alfa-Plus, Governatore Mondiale per l’Europa Occidentale (presumibilmente esistono altri 9 Governatori Mondiali per gli altri settori in cui è diviso il mondo). Bernardo Marx, Alfa-Plus, psicologo specializzato in ipnopedia. Fanny Crowne, Beta-Minus, addetta alla fecondazione degli embrioni. Amica di Lenina Crowne. Benito Hoover, Alfa-Plus, un altro partner di Lenina Crowne. È disprezzato da Bernardo Marx. Helmholtz Watson, Alfa-Doppio-Plus, docente al Collegio di Ingegneria Emotiva (Reparto Scrittura), amico intimo di Bernardo Marx e di John. John Il selvaggio, figlio naturale di Linda e del Direttore Thomas Tomakin. Trasportato dalla civiltà primitiva a quella moderna. Linda, Beta-Minus, madre di John e un tempo partner del Direttore Thomas Tomakin. Originaria dell’Inghilterra, si perde nella Riserva del New Mexico, mentre era in viaggio con Tomakin ed era incinta di John. È disprezzata sia dai selvaggi della Riserva, che dal mondo civilizzato. Popé, selvaggio della Riserva. Critiche[modifica | modifica wikitesto] Sebbene apprezzato da quasi tutta la critica anglosassone il libro ricevette anche delle critiche mosse da alcune figure illustri come George Orwell, Virginia Woolf e Thomas Stearns Eliot[2]. Il filosofo Theodor Adorno attaccò aspramente il libro in quanto la decadenza dei costumi sembra essere molto più importante che la disumanizzazione dovuta all’avvento dell’era industriale[senza fonte]. G. K. Chesterton spiega che Huxley si stava ribellando all'””Età delle Utopie””. L’intellettuale inglese evidenziò come la maggior parte dei dibattiti sul futuro dell’uomo prima del 1914 era basata sulla tesi che l’umanità avrebbe risolto tutti i i problemi economici e sociali. Il decennio successivo i dibattiti si sarebbero spostati sull’eliminazione delle cause della catastrofe. Le opere di H. G. Wells e George Bernard Shaw sulle promesse del socialismo e sulla nascita di uno Stato Mondiale furono viste come idee di un ottimismo naif[3]. Ritorno al mondo nuovo[modifica | modifica wikitesto] Nel saggio Ritorno al mondo nuovo (Brave New World Revisited), scritto nel 1958, Aldous Huxley riprende i temi de Il mondo nuovo e li analizza alla luce delle scoperte tecniche e scientifiche succedutesi nell’arco di tempo che separa le due opere.”,”VARx-600″
“HUXLEY Julian”,”La genetica sovietica e la scienza. Il caso Lysenko: un dibattito che continua.”,”Lungo saggio introduttivo di Silvano Tagliagambe Julian Sorell Huxley, nata nel 1887 a Londra, è ivi morto nel 1975. Noto biologo e scrittore, autore di importanti opere di embriologia sperimentale, di biologia generale e di genetica, è stato direttore generale dell’Unesco e membro della Royal Society. Silvano Tagliagambe è nato a Legnano nel 1945. Si è laureato nel 1969 all’Università statale di Milano con Ludovico Geymonat in filosofia della scienza, ed è docente di filosofia della scienza all’Università di Pisa. Ha curato il volume: ‘L’interpretazione materialistica della meccanica quantistica. Fisica e filosofia in Urss’ (1972); è coautore (con Geymonat), Bellone e Giorello del volume: ‘Attualità del materialismo dialettico’ (1974). Ha pubblicato tre saggi nel settimo volume (1976) della ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ di Geymonat. (1977) Informazioni più recenti: Silvano Tagliagambe Silvano Tagliagambe ha insegnato Filosofia della scienza presso le Università di Cagliari, Pisa, Sassari e Roma La Sapienza. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Il sogno di Dostoevskij (2002), Filosofia della scienza (con G. Boniolo, M.L. Dalla Chiara, G. Giorello, C. Sinigaglia,) e Pauli e Jung (con. A. Malinconico, 2011). “”Nel 1908, in un’opera di cui si tende solitamente a sottovalutare il significato filosofico e l’incidenza culturale, Lenin scriveva, alludendo in particolare a Ostwald, Mach e Poincaré: «’Neppure una parola di nemmeno uno’ di questi professori, capaci di produrre le opere più preziose in campi particolari della chimica, della storia, della fisica, può ‘essere creduta’ quando si passa alla filosofia. Perchè? Per la stessa ragione per la quale ‘neppure una parola di nemmeno uno’ dei professori di economia politica, capaci di produrre le opere più preziose nel campo delle indagini particolari condotte sui fatti, può essere creduta quando si passa alla teoria generale dell’economia politica. Poiché questa ultima, nella società contemporanea, è una scienza ‘di parte’, come la ‘gnoseologia’. In complesso i professori di economia politica non sono altro che dotti commessi al servizio dei teologi. In ambedue i campi il compito dei marxisti è di sapere assimilare e rielaborare le conquiste fatte da questi ‘commessi’ (per esempio, voi non farete neppure un passo nel campo dello studio di nuovi fenomeni economici se non utilizzerete le opere di questi commessi), e di ‘sapere’ eliminare la loro tendenza reazionaria, di sapere applicare la ‘propria’ linea e di sapere lottare ‘contro tutto lo schieramento’ delle forze e delle classi a noi ostili» (3). Già nel 1908, quindi, Lenin indica chiaramente come la necessità, per il proletariato, di imporre la propria linea nel campo della teoria della conoscenza non escluda, ma anzi presupponga, l’uso di tutte le conquiste obiettive e dei risultati della ricerca scientifica e quindi la collaborazione con gli specialisti di estrazione borghese. L’edificazione di una società e di una economia socialista comporta infatti l’esigenza di fare i conti con la scienza, anche se essa appare spesso «difficile, severa, talvolta persino crudele»: è proprio la grandezza e l’estrema difficoltà del compito che si è chiamati ad assolvere a rendere imprescindibile il chiaro distacco da ogni forma di dilettantismo, di grossolanità e di superficialità teorica in nome di un equivoco richiamo alle esigenze della politica e della pratica. Il bersaglio di questa polemica leniniana è, come è noto, il gruppo degli «otzovisti», cioè quella corrente, formatasi all’interno dei bolscevichi, che in seguito al dissolversi delle conquiste della rivoluzione democratica del 1905 richiedeva l’immediato ritiro dei deputati socialdemocratici dalla Duma di Stato. Ma non è, come troppo spesso si tende a far credere, solo per motivi politici contingenti che Lenin getta tutto il peso della sua autorità nella lotta contro le posizioni di Bogdanov, Bazarov, Lunacharskij e Suvorov: un movente tutt’altro che secondario della disputa sta nella estrema diffidenza dell’autore di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ nei confronti di quelle prospettive teoriche che diffondono, «in veste di cultura proletaria, concezioni borghesi e reazionarie», come si può leggere nella prefazione alla seconda edizione dell’opera, uscita nel settembre del 1920. Nel 1908, l’anno in cui la controversia filosofica raggiunse il suo culmine, Bogdanov e Lunacharskij erano a Capri, ospiti di Gorkij, ove avevano formato un gruppo separato denominato Vperëd (Avanti) con l’obiettivo di elaborare e portare ad attuazione un programma politico e culturale volto principalmente alla formazione di nuovi «quadri dirigenti di partito di origine operaia». L’azione del nuovo gruppo si concretizzò, all’inizio dell’anno successivo, nella organizzazione di una «scuola di partito» articolata in lezioni di economia e di dottrine sociali, di sindacalismo e storia dell’Internazionale e della socialdemocrazia tedesca, di storia della socialdemocrazia russa, dei rapporti tra Stato e Chiesa e della questione agraria in Russia. Il presupposto che stava alla base di tutti i corsi e costituiva la piattaforma comune dei vperëdisti era l’idea della stretta interrelazione esistente tra le condizioni strutturali e le manifestazioni della vita culturale e spirituale in genere, per cui queste ultime andavano considerate una diretta espressione della produzione materiale e quindi anche degli interessi di classe. Nasceva di qui la convinzione che il proletariato non si potesse in nessun caso porre in rapporto di continuità con la cultura borghese ma dovesse bensì mirare alla creazione di un proprio impianto teorico. La pronta e violenta reazione di Lenin contro un indirizzo che, come risulta evidente anche dai brevi cenni sin qui dedicati all’illustrazione dei suoi contenuti, era agli antipodi rispetto ai principi basilari dell’azione politica e culturale alla quale, secondo il suo capo indiscusso, doveva ispirarsi il gruppo bolscevico, portò alla progressiva disgregazione del gruppo Vperëd. Bogdanov rientrò in Russia nel 1913, sempre in rotta con Lenin: Lunacharskij, al contrario, allo scoppio della guerra mondiale si schierò immediatamente sulla posizione internazionalista e nel 1915 si trasferì in Svizzera dove, come scrive nelle sue memorie, «mi presentai immediatamente a Lenin e Zinoviev con una proposta di completa unità sulla piattaforma internazionalista». Questo segnò la sua completa riconciliazione con Lenin il quale il 26 ottobre del 1917, a rivoluzione avvenuta, designò l’antico avversario a una carica particolarmente delicata e importante in seno al governo presentato al II Congresso dei soviet: quella di commissario del popolo per l’istruzione”” (pag X-XII, Silvano Tagliagambe, Introduzione) [Julian Huxley, ‘La genetica sovietica e la scienza. Il caso Lysenko: un dibattito che continua’, Longanesi, Milano, 1977] [(3) Cfr. Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, Roma, 1970, pp. 336-337] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RUSS-268″
“HUXLEY Aldous”,”Brave New World.”,”Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi.Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società, tratteggiando una distopia in cui l’uomo vive in un drammatico limbo esistenziale. Il ritratto tracciato dall’autore di questo mondo nuovo è freddo e distaccato, ma vi traspare una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi del dramma, sui quali Huxley si sofferma.”,”VARx-029-FSD”
“HYDE John K.”,”Società e politica nell’ Italia medievale. Sviluppo della ‘vita civile’ 1000-1350.”,”HYDE John K. è docente di sotria nell’ Università di Manchester. Tra i suoi scritti di particolare importanza è ‘Padua in the Age of Dante’.”,”ITAG-040″
“HYDE Douglas”,”Io credevo. Autobiografia di un ex-comunista inglese.”,”HYDE Douglas era vicedirettore del Daily Workers organo dei comunisti inglesi quando nel 1948 abbandonò il partito e si convertì al cattolicesimo. Era stato un militante comunista per vent’anni e la sua decisione fu dovuta a cinque anni di crisi e di dubbi. Il libro autobiografico racchiude in breve la storia del partito comunista inglese dal 1928 al 1948 una storia simile a quella di altri partiti d’ Occidente. Destinato da giovane alla carriera ecclesiastica (confessione metodista) divenne comunista per amore di giustizia. Insieme ad altri criptocomunisti attuò per qualche tempo il doppio gioco nelle file del partito laburista, lavorando nelle province del Galles settentrionale regione più sorda alla propaganda comunista. Col tempo ottenne incarichi importanti e delicati nel comitato centrale e divenne capo dei servizi di informazione del Daily Worker. Quando l’ alleanza germano-sovietica mise al bando il giornale, HYDE organizzò un’agenzia di stampa che riuscì a varare il proprio notiziario sugli organi borghesi di informazione. In seguito all’ attacco di HITLER contro l’ URSS la guerra imperialistica divenne patriottica. HYDE screditava gli avversari come agenti “”fascisti”” e del Vaticano.”,”MUKx-125″
“HYDE Douglas”,”Io credevo. Autobiografia di un ex comunista inglese.”,”Douglas Hyde era vicedirettore del Daily Worker dei comunisti inglesi, quando nel 1948 abbandonò il partito e si convertì al cattolicesimo. Era stato comunista militante per venti anni; la sua decisione era frutto di cinque anni di crisi e di dubbi. Io credevo racchiude in breve la storia del partito comunista inglese negli ultimi vent’anni dal 1928 al 1948.”,”MUKx-019-FL”
“HYMER Stephen”,”Le imprese multinazionali.”,”Fondo Palumberi Stephen Hymer canadese, già professore alla Economic Growth Center della Yale University, e poi alla New School for Social Research di New York. E’ scomparso nel 1974.”,”ECOG-042″
“HYNDMAN Henry Mayers”,”The Record of an Adventurous Life.”,”Henry Mayers Hyndman (Londra, 1842 – 1921) è stato un politico britannico. Giornalista dal 1879 al 1880, fondò la Federazione Democratica, organismo d’ispirazione socialista, dopo aver letto il Capitale di Karl Marx. Il sodalizio con Marx durò fino al 1884, quando Hyndman se ne distaccò fondando la Federazione socialdemocratica. Fiero interventista, fu consigliere del governo. Tra le sue opere si ricordano Inghilterra per tutti (1881) e L’evoluzione della rivoluzione (1920). (wikip) Ricordi su Marx. Lo studio sistematico in biblioteca. I colloqui con Marx. La conoscenza della storia. “”Marx’s health was now failing. His more than Herculean labours on his great book had sapped his marvellously strong constitution. No wonder. He would be at the British Museum when the doors opened in the morning and would leave only when they closed at night. Then, after his return home, he would again work on, giving himself only a short rest and time for food, until the early hours of the morning. Sixteen hours a day was quite an ordinary day’s work for him, and not unfrequently he put in an hour or two more. And such work as it was too! It was not surprising that he was now forbidden to do any writing or thinking after his evening meal. This was a serious privation to him but it gave me for a few months the opportunity of calling upon him, when I knew he would be disengaged, and of learning from him more directly and more personally than I could have done in any other way. Thus it came about that, at the close of 1880 and frequent conversations with the Doctor, and gained a view of himself and his genius, his vast erudition and his masterly survey of human life which I think was accessible to very few outside his immediate family circle. Our method of talking was peculiar. Marx had a habit when at all interested in the discussion of walking actively up and down the room, as if he were pacing the deck of a schooner for exercise. (…) I frequently spoke with him about the Chartist movement, whose leaders he had known well and by whom, as their writings show, he was greatly esteemed. He was entirely sympathetic with my idea of reviving the Chartist organisation, but doubted its possibility; and when speaking of the likelihood of bringing about a great economic and social transformation in Great Britain politically and peacefully he said: “”England is the one country in which a peaceful revolution is possible; but””, he added after a pause, “”history does not tell us so””. “”You English””, he said on another occasion, “”like the Romans in many things are most like them in your ignorance of your own history”””” [Henry Mayers Hyndman, ‘The Record of an Adventurous Life’, London, 1911] (pag 272-273)”,”MUKx-200″
“HYPPOLITE Jean”,”Genesi e struttura della «Fenomenologia dello spirito» di Hegel.”,”Contiene tra l’altro il capitolo: ‘La libertà assoluta e il Terrore’ Si chiama governo solo la fazione vincente, e appunto perché essa è fazione, è data immediatamente la necessità del suo tramonto “”Perciò la libertà assoluta non può produrre né un’opera ‘positiva’ – una costituzione o un’organizzazione sociale – né un operare ‘positivo’ – una decisione e un’azione di governo -; «le resta soltanto l’operare ‘negativo’; essa è solo la furia del dileguare (‘die Furie des Verschwindens’, la furie de la destruction)». Ecco il significato dialettico del Terrore; l’universale astratto e la singolarità parimenti astratta, la volontà generale una e indivisibile e il pulviscolo atomico degli individui si separano e si oppongono. L’unica opera della volontà generale può essere solo l’annientamento continuo della volontà singola che emerge sempre di nuovo. «L’unica opera ed operazione della libertà universale è perciò la ‘morte’ e più propriamente una morte che non ha alcun interno ambito né riempimento (‘Umfang und Erfüllung’); infatti, ciò che viene negato è il punto, privo di riempimento, del Sé assolutamente libero». E qui i due termini antitetici dell’anarchia e della dittatura rivoluzionaria finiscono con l’identificarsi, poiché la volontà singola e quella universale passano immediatamente l’una nell’altra. In un sistema siffatto il governo è sempre solo una fazione del potere. E il potere, il vertice della piramide, è occupato da una individualità la quale si manifesta come individualità nel carattere particolare della sua decisione, che esclude per ciò stesso le altre. «Si chiama governo solo la fazione vincente, e appunto perché essa è fazione, è data immediatamente la necessità del suo tramonto; e il fatto ch’essa sia governo la rende, per converso, fazione e la fa colpevole». Se il governo è sempre ‘colpevole’ in quanto ‘agisce’ effettualmente, viceversa per tale governo la massa inoperante è sempre ‘sospetta’. La volontà generale, che non agisce in un modo particolare – ciò sarebbe infatti contraddittorio – si ripiega nell’intellezione inattiva; e nella «legge dei sospetti» si prende di mira appunto questo interno semplice”” [dal cap. V. ‘La libertà assoluta e il Terrore’] (pag 564-565)”,”HEGx-037-FF”
“HYPPOLITE Jean KOJEVE Alexandre KOYRE’ Alexandre WAHL Jean, a cura di Roberto SALVADORI”,”Interpretazioni hegeliane.”,”Contiene tra gli altri: saggio di Alexandre Koyré: – Rapporto sullo stato degli studi hegeliani in Francia (pag 3-28) saggi di Alexandre Kojève: – ‘Lezioni sull’ eternità, il tempo e il concetto’ (pag 169-282) – ‘Hegel, Marx e il cristianesimo’ (pag 283-310) (*) – saggio di Jean Hyppolite: – ‘Introduzione alla filosofia della storia di Hegel’ (pag 311-396)
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G2
“GEARY Dick”,”Karl Kautsky.”,”GEARY è capo del dipartimento e Senior Lecturer in German Studies alla Univ di Lancaster.”,”KAUS-006″
“GEARY Richard J.”,”Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky.”,” Uso forza non implica per Kautsky l’uso della violenza. (pag 92-93) “”In astratto Kautsky aveva sempre sostenuto che per rovesciare la dittatura e la tirannide fosse necessaria la forza (62), ma ciò non toglie che aggiungesse che forza non implica necessariamente violenza: forza potrebbe essere la pressione della maggioranza, la superiorità organizzativa o la necessità economica (63). In più d’un’occasione egli ebbe ad affermare che la violenza della reazione va contrastata con la violenza, ma poi sosteneva che la reazione borghese non ha necessariamente bisogno di assumere forma violenta”” (64). Ed anche in questo caso, del resto, Kautsky riusciva a scovare una serie di argomentazioni per giustificare l’inazione continua. Egli affermava che di fronte all’unità delle forze di classe che potevano contare sulla “”necessità economica””, una politica di repressione era destinata inevitabilmente a fallire (65); di conseguenza la distruzione totale delle organizzazioni operaie era del tutto improbabile (66), in quanto una tale politica di repressione da parte delle autorità del Reich avrebbe ben presto portato alla bancarotta dello stato e al caos economico della Germania (67). Ecco quindi che l’inevitabilità della vittoria proletaria predicata da Kautsky in polemica con lo scetticismo di Bernstein diveniva una giustificazione controrivoluzionaria dell’inazione, un fattore di rigido determinismo invocato arbitrariamente per scusare la passività della SPD di fronte allo stato autoritario. Né quindi v’è da sorprendersi che Trockij dovesse in seguito così descrivere Kautsky: “”egli è la copia spiccicata di un povero maestrucolo che per anni e anni ha ripetuto ai suoi scolaretti la descrizione della primavera tra le quattro mura della sua aula e quando finalmente, al crepuscolo ormai della carriera, esce all’aperto, non riconosce la primavera, s’infuria (nei limiti in cui può avvenire che s’infuri questo maestrucolo) e cerca di dimostrare che la primavera non è primavera ma soltanto uno sconvolgimento della natura, perché avviene contro le leggi della storia naturale”” (68)”” (pag 92-93) [Richard J. Geary, Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky, Estratto da ‘Annali’ Feltrinelli, Milano, 1974, ‘Storia del marxismo contemporaneo’, ‘Dalla fondazione della Seconda Internazionale alla rivoluzione in Russia’; ‘Annali’, anno Quindicesimo, 1973] [(62) ‘Die Neue Zeit’, (1910), a. 28, n. 2, p. 68; ‘Demokratie oder Diktatur’, cit, p. 3; (63) ‘Der Kampf’ (Wien), 1931, n. 24, p. 295; (64) Karl Kautsky, ‘Die materialistische Geschichtsauffassung, Berlin, 1927, vol. 2, p: 474; ‘Die Neue Zeit’ (1913) a. 31, n. 2, p. 561; (65) ‘Die Neue Zeit’, a. 25, n. 1, p. 461; (66) ‘Die Neue Zeit’ (1912), a. 30, n. 2, p. 691; (67) ‘Die Neue Zeit’, (1903), a. 21, n. 2, p. 390; ivi, (1904), a 22, n. 1, p. 567; (68) Lev Trockij, ‘Permanent Revolution’, London, 1962, p. 167]”,”KAUS-023″
“GEARY Dick a cura, saggi di PHILLIPS Gordon MAGRAW Roger READ Christopher DAVIS John A. HEYWOOD Paul”,”Labour and Socialist Movements in Europe Before 1914.”,”Dick Geary is Head of German Studies at the University of Lancaster, and a Research Associate at the Institute for the Study of European Labour History at the Ruhr University, Bochum. His research interests have been in the history of German Social Democracy and he is currently working on unemployment in Germany between the wars. Publications include: European Labour Protest, 1848-1939, Karl Kautsky, and, as editor with J. Evans, The German Unemployéd. John Davis is Chairman at the Centre for Social History at the University of Warwick. His research interestes are in Italian social and economic history 1750-1914 and he is currently working on social change in Southern Italy during the Napoleonic period. Publications include: Gramsci and Italy’s Passive Revolution, Merchants, Monopolists and Contractors, Economy and Society in Bourbon Naples 1815-60, and, most recently, Conflict and Control, Law and Order in 19th century Italy, a general survey of Italian social and political history from the ancien regime to the First World War. Paul Heywood is Lecturer in Politics and Assistant Director of the Centre for Contemporary Spanish Studies at Queen Mary College, University of London. His research interests have been in Marxism and the Spanish Socialist Movement between 1879 and 1936. He has published various articles on the left in Spain, and is currently working on a study of the Socialist Party and Defence Policy. Roger Magraw is Lecturer in History at the University of Warwick. He is currently preparing a work on the social history of the French working class from c.1815-c.1940. Publications include: The Conflict in the Villages: Popular Anticlericalism in the Isère 1852-1870, Conflicts in French Society, Pierre Joigneaux and Socialist Propaganda in the French countryside 1849-51′, French Historical Studies, vol.X, no.4, France 1815-1914, The Bourgeois Century, and Popular anticlericalism in nineteenth-century rural France in J. Obelkevich, L. Roper and R. Samuel, Disciplines of Faith. Gordon A. Phillips is Senior Lecturer at the University of Lancaster. His research interests have included the National Transport Workers’ Federation and he is currently working on a social history of the blind in Britain. Publications include: The General Strike, and Casual Labour, The Unemployment Question in the Port Transport Industry 1880-1970. Christopher Read is Lecturer in History at the University of Warwick and has been Visiting Scholar at the universities of Harvard and Columbia and at the Soviet Academy of Sciences in Moscow. His research interests lie in the Russian Revolution. Publications include Religion, Revolution and the Russian Intelligentsia and various contributions to journals on Russian social history. His study of Bolshevik cultural policy, 1917-25, Politics and Culture in Revolutionary Russia, is due to be published shortly. List of Tables, Introduction, notes on contributors, Bibliography, Table, index,”,”MEOx-002-FL”
“GEDDES Patrick”,”Città in evoluzione.”,”””Qui vediamo dunque in azione un esempio completo di urbanistica tedesca: il tentativo di affrontare, non più a pezzi e bocconi, e da un giorno all’altro, ma con intelligente preveggenza, le complesse necessità di una grande città in costante sviluppo economico e demografico, soddisfacendo le esigenze dell’industria moderna senza dimenticare quelle di una moderna popolazione. Luogo, lavoro e gente – ambiente, fun zione e organismo – non sono quindi più considerati separatamente ma quali elementi di un unico processo: quello di una vita sana per la comunità e l’individuo. Non intendiamo dire, naturalmente, che i nostri cugini tedeschi siano riusciti completamente nel loro intento: diverse cose sono anche da criticare. Ma è già molto che abbiano potuto mostrarci questo esempio”” (pag 197)”,”DEMx-065″
“GEES BLACK Frank METIVIER BLACK Renee a cura”,”The Harney Papers.”,”L’ arrivo e l’ imbarco di Engels a Genova. “”Friedrich Engels a G. Julian Harney (1849). “”Ti mando poche righe attraverso il Colonnello Willich. Questo per informarti, e attraverso te Marx, che sono arrivato questa mattina qui a Genova, e che, vento e tempo favorevole, mi imbarcherò per Londra domattina a bordo della goletta ‘Cornish Diamond’ del Capitano Stevens. Il mio viaggio durerà quattro o cinque settimane, cosicché per la metà di Novembre sarò a Londra. Sono molto felice di aver trovato subito l’ opportunità di lasciare questa dannata atmosfera di polizia – che effettivamente non ho mai visto così organizzata come qui in Piemonte. Tuo F. Engels””. Genova, 5 Ottobre 1849.”””,”MAED-248″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. I.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot. ‘L”Enfermé’, il prigioniero, così si indicava Auguste Blanqui negli anni considerati in questo primo volume – gli ultimi anni del Secondo Impero e i primi anni della Terza Repubblica. Le cifre lo giustificavano: trentatré anni e sette mesi di carcere, sei anni di esilio o di sorveglianza della polizia, due anni otto mesi ventiquattro giorni di residenza forzata – e dopo il suo rifiuto dell’amnistia – dieci mesi e ventisette giorni di prigione volontaria. In totale quarantatré anni otto mesi, ossia molto più della metà dei settantacinque anni di vita di Blanqui (1805-1881), e la quasi totalità della sua vita attiva (1830-1880). Meno di sette anni di esistenza libera su cinquant’anni (pag 7). Secondo Blanqui occorreva rifiutare i sistemi socialisti fondati sull’utopia, uscenti da «cervelli fantasiosi» come quelli di Fourier e di Cabet; i discepoli di Saint-Simon erano divenuti servitori del Capitale; e quanto a Proudhon, che Blanqui incontrò nel 1848, ne riconosceva la virtù della sua denuncia della proprietà ma contestava la sua filosofia, ai suoi occhi piccolo-borghese. Il nome di Blanqui era rimasto nella memoria dei sopravvissuti del 1848 che l’avevano trasmesso alla nuova generazione. Quando fu liberato con l’amnistia del 1859, ritrovò i suoi amici e discepoli. Ma come poteva esercitare un’azione posto sotto la sorveglianza della polizia e in una semi-clandestinità? Il carcere che ritrovò ben presto era, si può dire, più favorevole. A Sainte-Pélagie il prestigio era grande presso un gruppo di giovani repubblicani tra cui figuravano Arthur Ranc e il Giovane Georges Clemenceau. Paul Lafargue, che sposerà la figlia di Karl Marx, dichiarerà: «E’ lui ad averci trasformato. Per noi è stato corruttivo». E quanto a Marx, nel giugno del 1861 scriveva che aveva «sempre considerato Blanqui come la testa e il cuore del partito proletario in Francia»’ (pag 19) [dalla prefazione di Julien Cain] [Gustave Geffroy, ‘L’enfermé. I’, Éditions Rencontre, Paris, 1975 ca.]”,”SOCU-227″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. II.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot.”,”SOCU-228″
“GEIFMAN Anna a cura; saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion, 1894-1917.”,”Saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS. Anna GEIFMAN (Leningrado, 1962) è emigrata nel 1976 con la famiglia negli USA nei dintorni di Boston. Ha ricevuto il suo BA e MA in Storia dalla Boston University e il suo PhD in Storia ad Harvard. A scritto altri libri tra cui ‘Thou Shalt Kill: Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917’ (1993).”,”RIRx-092″
“GEIFMAN Anna”,”La mort sera votre Dieu. Du nihilisme russe au terrorisme islamiste.”,”””””Plus de 90% des expropriations sont des actes de banditisme””, devait se lamenter un chef socialiste-révolutionnaire, alors que ceux qui le commettaien hésitaient parfoix eux-même à definir leurs actes, ne sachant plus très bien la différence entre un exploit révolutionnaire et un crime ordinaire. Les bolcheviques qui attaquèrent le train postal en gare de Miass et qui s’emparèrent de 68.000 roubles ainsi que de 24 kilos d’or se considéraient, selon propres termes, comme des bandits. Le vol, désacralisé dans le lexique radical, était désormais assimilé à une profession, un métier lucratif, même si risqué, et en fait à une sorte d'””entreprenariat””.”” (pag 104-105)”,”TEMx-028″
“GEIFMAN Anna, Contributors LIEBICH André WILLIAMS Robert C. LOKSHIN Aleksandr MELANCON Michael WEEKS Theodore R. MORISON John STOCKDALE Melissa PAVLOV Dmitrii B. BOKHANOV Aleksandr DALY Jonathan KORROS Alexandra S. FREEZE Gregory”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. Aleksandr Bokhanov is Senior Researchet at the Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Moscow. Jonathan Daly is Assistant Professor in the History Department, University of Illinois. Gregory L. Freeze is Professor of History at Brandeis University, Massachusetts. Alexandra S. Korros is Professor of History at Xavier University, Ohio. André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Aleksandr Lokshin is Senior Researcher at the Israel and Jewish Diaspora Department of the Institute of Oriental Studies, Russian Academy of Sciences, Moscow. Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University, Alabama. john Morison is Senior Lecturer in the Department of History, University of Leeds. Dmitri B. Pavlov is Senior Researcher at the Russian Independent Institute of Social and National Problems, Moscow. Melissa Stockdale is Associate Professor of History at the University of Oklahoma. Theodore R. Weeks is Associate Professor of Russian and East European History at Southern Illinois University. Robert C. Williams is Professor of History at Davidson College, North Carolina.”,”RIRx-054-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Thou Shalt Kill. Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-090-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Entangled in Terror. The Azef Affair and the Russian Revolution.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. About the Author, Note on Names and Dates, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Abbreviations Used in Notes, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-167-FL”
“GEL Frantisek”,”Internationale und Marseillaise. Lieder, die Geschichte Machten. Zwei Reportagen aus eineinhalb Jahrhunderten, die Einleitung nicht zu vergessen.”,”Frontespizio della pubblicazione, curata dai compagni di Eugene Pottier, del volume: ‘Eugène Pottier, Chants révolutionnaires’, prefazione di Henri Rochefort, Paris, Dentu et C. Editeurs, 1887 (pag 168)”,”INTx-069″
“GELB Barbara”,”So Short a Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”La GELB è sposata ad Arthur GELB, Metropolitan Editor del ‘New York Times’. I GELBs sono autori della biografia bestsellers ‘O’Neill’ (1962 e ristampata successivamente). Hanno due figli, Michael e Peter. Barbara, nativa di New York, ha tenuto conferenze estensivamente su Eugene O’NEILL. Ha frequentato lo Swarthmore College. E ha cominciato la sua attività come free-lance. L’A in una nota a fine libro riconosce di aver pesantemente attinto alla biografia scritta da Granville HICKS, ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (MACMILLAN. 1936). Lo stesso HICKS gli ha dato ulteriore materiale basato sulla sua corrispondenza e sulla sua ricostruzione dell’era REED.”,”MUSx-003″
“GELB Barbara”,”So short a time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”L’autrice, Barbara Geld, afferma di essere debitrice a Granville Hicks per aver attinto ampiamente, come fonte di materiale, al suo libro ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (McMillan, 1936).”,”REEx-028″
“GELB Barbara”,”So Short A Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”Illustrations, Index,”,”REEx-018-FL”
“GELBER H.G. GITTINGS J. JOFFE E. JURGEN D. LIN PIAO R. POWELL; edizione italiana a cura di Franco CELLETTI”,”Fra l’ Orso e la Tigre. Dottrina, strategia e politica militare cinese.”,”CELLETTI è responsabile degli studi sui problemi strategici e del controllo degli armamenti presso l’ IAI di Roma. E’ autore di vari articoli e pubblicazioni.”,”CINx-090″
“GELLATELY Robert KIERNAN Ben a cura, saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER”,”Il secolo del genocidio.”,”Saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER Robert GELLATELY è professore di storia alla Florida State Unviersity. Ha studiato il nazismo e l’ Olocausto. Con Longanesi ha pubblicato nel 2002 ‘Il popolo di Hitler’. Ben KIERNAN è docente di storia e direttore del Genocidio Studies Program alla Yale University. Ha indagato in particolare la società cambogiana, pubblicando due volumi sul regime di POL POT. Le pratiche che portarono all’ eccidio di massa. “”Diversi studiosi hanno sottolineato che soldati frustrati e sofferenti sono più inclini a compiere rappresaglie feroci.”” (pag 194) “”I rifornimenti (detto altrimenti, la logistica) erano la cenerentola dell’ esercito tedesco. Nessun ufficiale ambizioso sceglieva di specializzarsi in questo campo, perché la cultura militare nazionale insisteva sulla fase del combattimento a scapito di qualsiasi attività ausiliaria. Perfino la minuziosa coreografia del Piano Schlieffen lasciava al caso aspetti essenziali degli approvvigionamenti: cibo e foraggio sarebbero spuntati fuori in qualche modo nelle vicinanze del campo di battaglia””. (pag 195) (ndr: anche Napoleone voleva che l’ esercito fosse mantenuto in vettovaglie dal paese occupato in cui potevano scorazzare i suoi uomini per fare provviste) Africa orientale tedesca. Il massacro degli Herero. “”I fallimenti nel campo logistico e della preparazione generale determinati da manchevolezze istituzionali profondamente radicate, erano tanto più sconvolgenti quanto più tradivano aspettative così intense. La generale ‘hybris’ razziale degli europei in Africa (e altrove) si combinò con la specifica ‘hybris’ militare dell’ esercito prussiano inducendo nei soldati l’ attesa di una vittoria rapida e facile. Si ha l’ impressione che quando la vittoria sfuggì di mano ai tedeschi, i militari si sentissero quasi offesi. E un’ ‘hybris’ frustrata è indubbiamente pericolosa””. (pag 196) “”Il massacro della battaglia di Waterberg fu quindi pianificato, sebbene non sia stato forse, del tutto intenzionale. Anche l’ uccisione indiscriminata di feriti, prigionieri maschi, donne e bambini è stata oggetto di controversia, ma resoconti di testimoni oculari di entrambi gli schieramenti confermano le atrocità che si verificarono a Waterberg e, probabilmente, anche durante l’ “”inseguimento””. Lo stesso von Trotha impartì subito dopo la battaglia l’ ordine di fucilare “”tutti gli uomini armati catturati”” eccetto donne e bambini (…). Il generale superò così i confini di ciò che era considerato lecito, imponendo allo stesso tempo dei limiti al massacro. E’ probabile che questo esercizio di equilibrio sia fallito””. (pag 198-199) Morte nei campi di concentramento. “”All’ epoca i campi d’ internamento, specialmente se accoglievano civili, erano denominati “”campi di concentramento””. Erano stati ideati durante l’ imperialismo in risposta alla guerriglia: catturando e imprigionando i civili, si indebolivano le file nemiche e la lotta contro i nemici risultava più agovole. Sia la Gran Bretagna sia la Spagna avevano creato campi di concentramento prima che i tedeschi affrontassero il problema nel 1905.”” (pag 202)”,”TEMx-042″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’ URSS dal 1917 a Eltsin.”,”Mihail GELLER è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. E’ morto nel 1997. Alekandr NEKRIC è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-005 RIRO-026″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’URSS dal 1917 a Eltsin.”,”‘L’uomo del futuro sarà quello dotato della memoria più lunga’ Nietzsche. Mihail Geller è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. É morto nel 1997. Aleksandr Nekric è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-008-FL”
“GELLNER Ernest”,”L’aratro, la spada, il libro. La struttura della storia umana.”,”Di origine polacca, Ernest Gellner, già professore di Filosofia alla London School of Economica, insegna Antropologia sociale all’Università di Cambridge.”,”TEOS-119-FL”
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GELVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato presso Einaudi: ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007).”,”VIOx-166″
“GELVIN James L.”,”Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra.”,”GELVIN James L. (1951) insegna storia all’Università di Los Angeles. E’ autore di ‘Divided Loyalties: Nationalism and Mass Politics in Syria at the Close of Empire’ (1998) e di ‘The Modern Middle East: A History’ (2007) La grande rivolta del 1936-1937 (pag 142-143) “”La Grande rivolta scoppiò nell’aprile 1936 sulla scia dell’uccisione di due ebrei a Nablus. Le uccisioni scatenarono rappresaglie, le rappresaglie ulteriori rappresaglie. La spirale della violenza suscitò una duplice risposta nella comunità palestinese: quella dei notabili e dei loro alleati tra i vari partiti nazionalisti che dominavano; quella della fasce popolari. I notabili più influenti decisero di seppellire l’ascia di guerra e di unire le loro forze. Costituirono l’Alto comitato arabo con a capo Ami’n al-Husaini. Ami’n era nato a Gerusalemme nel 1893, in una delle famiglie più potenti del notabilato gerosolimitano. Gli agiografi nazionalisti l’hanno dipinto quale nemico implacabile del sionismo e dei britannici; il che corrisponde solo in parte a verità. E’ vero, infatti che gli Husaini godono tutt’oggi della reputazione, presso i palestinesi, di essere una delle poche famiglie del notabilato a non aver venduto neppure un metro di terra ai sionisti, ma è anche vero che, nel periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, godettero del favore britannico. Ami’n fu addirittura presidente del Consiglio supremo musulmano, istituito per amministrare i tribunali islamici e i lasciti religiosi, e gran muftí (autorità clericale che emette pareri legali in base al diritto islamico) di Gerusalemme. Va ricordato che sia il Consiglio supremo musulmano, sia la carica di gran muftí di Gerusalemme furono un’invenzione dei britannici. Britannici che, però, non vollero concedere il loro appoggio unicamente agli Husaini. Dopo un sanguinoso tumulto antisionista a Gerusalemme nel 1920, i britannici licenziariono il sindaco, Musa Kazim al-Husaini, e lo sostituirono (Dio non voglia!) con una appartenente al clan rivale dei Nashashibi. La mossa fu certamente un affronto alla famiglia Husaini; ma fu, in primo luogo, la posizione di questa famiglia nella società palestinese e la logica della concorrenza tra famiglie a costringere, in pratica, i suoi componenti ad assumere un atteggiamento di forte contrapposizione nei confronti della potenza mandataria. I britannici non vollero appoggiare le pretese di predominio degli Husaini, e poiché il prestigio delle famiglie di notabilato dipendeva direttamente dall’ampiezza del loro seguito, si può immaginare che gli Husaini abbiano pensato, per dirla con le parole di un anonimo uomo politico francese, «Debbo capire dove la mia gente stia andando in modo da poterla guidare», indipendentemente da quelli che potevano essere i sentimenti nei confronti di britannici e sionisti. Era pertanto quasi inevitabile che un focoso appartenente alla famiglia più influente di Gerusalemme diventasse capo dell’Alto Comitato arabo. Nelle fasi iniziali della ribellione, l’Alto comitato arabo tentò di esercitare una direzione di carattere generale, tuttavia, il vero comando fu esercitato da comitati locali, denominati, poco chiaramente, «comitati nazionali», e sorti simultaneamente a Gerusalemme, Nablus, Giaffa, Tulkarm e in altre località. Questi comitati di stampo popolare organizzarono uno sciopero generale e misero in atto il boicottaggio delle attività commerciali degli ebrei; tattiche avallate dall’Alto comitato arabo. Per ridurre al minimo il danno arrecato ai palestinesi da queste strategie di lotta, i comitati nazionali crearono «comitati alimentari e di approvvigionamento» nei quartieri delle città. Finanziati da donazioni volontarie e forzate, da prelievi sui salari di coloro che continuavano a lavorare, da contributi di simpatizzanti provenienti dall’interno del mondo arabo, questi comitati rifornivano i quartieri cittadini del necessario alla sopravvivenza e versavano sussidi in denaro alle famiglie dei lavoratori in sciopero. (…) Le misure antisommossa adottate dai britannici pur suscitando reazioni, si mostrarono efficaci nella repressione della rivolta nelle città. Si adottarono, perciò, le tattiche dello sciopero generale e del boicottaggio da parte dei capi della resistenza. Le autorità mandatarie e gli impiegati ebrei erano ben felici di sostituire i dipendenti arabi che aderivano allo sciopero con lavoratori ebrei, e il boicottaggio servì solamente ad approfondire la divisione tra le due comunità: obiettivo comunque perseguito dalla dirigenza dello Yishuv. Sciopero e boicottaggio dissanguarono la popolazione palestinese delle città, mentre il prelievo forzato di danaro e preziosi dalle famiglie palestinesi abbienti divise il movimento secondo linee di classe. Nel luglio 1936, la rivolta nelle città si era di fatto esaurita, benché lo sciopero generale si trascinasse stancamente per altri tre mesi. Ami’n al-Husaini e la sua famiglia si trovarono sconfitti e l’Alto comitato arabo aveva smesso di funzionare come istituzione. Con la pacificazione delle città, la ribellione si trasferì nelle campagne”” (pag 142-145)”,”VIOx-199″
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”James L. Gevin è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato (Einaudi) ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007). Nel corso della rivoluzione gli uomini utilizzano ‘gli spiriti del passato’ e ne adottano le grida di battaglia “”La repubblica islamica ricorse addirittura a consulenti del Fondo monetario internazionale per essere consigliata sul cambiamento del corso economico. Anwar al-Sadat si sarebbe sentito come a casa sua. La purezza della società è messa al primo posto dalla dottrina ufficiale, ma c’è chi sostiene che la rivoluzione non abbia avuto molte ripercussioni su gran parte della vita quotidiana. È vero che il vestiario delle donne è stato regolato con maggior rigidità, ma è anche vero che le ragazze continuano ad andare a scuola e le donne ad avere il diritto di voto. In sostanza, la richiesta della rivoluzione relativa alla purezza della società può essere posta sullo stesso piano della richiesta dei rivoluzionari francesi di una società basata sulle «virtù repubblicane», e persino della richiesta di equità sociale avanzata dai terzomondisti. Certo, la rivoluzione islamica si è richiamata al modello della prima comunità islamica, ma quale rivoluzione non s’è voltata indietro a guardare un passato più o meno remoto? Come ha scritto Karl Marx più di cent’anni prima della Rivoluzione iraniana: «Proprio nel momento in cui gli uomini sembrano impegnati a rivoluzionare le cose e se stessi (…) utilizzano al proprio servizio gli spiriti del passato, ne assumono il nome, ne adottano le grida di battaglia e i costumi per realizzare una nuova scena storica con i costumi e la lingua di quel passato venerato. Così Lutero si mascherò da apostolo Paolo e la rivoluzione del 1789-1814 vestì, alternativamente, i panni della repubblica romana e dell’Impero romano””. Va inoltre ricordato, per la precisione, che rifiuto dell’occidentalizzazione e adozione dell’«autenticità culturale» sono parte integrante della tradizione culturale occidentale e, in particolare, del romanticismo ottocentesco. La Rivoluzione iraniana può avere attinto al modello rivoluzionario occidentale anche per altro verso. Dopo il regno del Terrore della Rivoluzione francese, i moderati presero il sopravvento e posero fine agli eccessi rivoluzionari degli estremisti. Poiché ciò avvenne nel mese di Termidoro, gli storici hanno preso l’abitudine di chiamare «Termidoro» il periodo di relativa calma e ricostruzione che normalmente segue all’iniziale vampata rivoluzionaria”” (pag 366-367) [James L. Galvin, Storia del Medio Oriente moderno, Einaudi, Torino, 2009]”,”TURx-002-FGB”
“GEMELLI Giuliana”,”Le elites della competenza. Scienziati sociali, istituzioni e cultura della democrazia industriale in Francia, 1880-1945.”,”Giuliana GEMELLI insegna storia dell’Europa all’Univ di Bologna. Tra i suoi studi: ‘Fernand Braudel e l’Europa universale’, MARSILIO. 1990.”,”FRAV-006″
“GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”Frederick Engels. A Biography.”,”GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”MAES-014″
“GEMKOW Heinrich”,”Friedrich Engels’ Hilfe beim Sieg der deutschen Sozialdemokratie über das Sozialistengesetz. (Il contributo di Friedrich Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste)”,”””Il contributo di Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste”””,”MAED-355″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di Oskar HOFFMANN Heinz HÜMMLER Erich KUNDEL Karl OBERMANN Horst ULLRICH Gerhard WINKLER”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Im Herbst 1851 begann Marx’ Mitarbeit an der Zeitung. Engels hal ihm dabei. Er übersetzte in den ersten Jahren die Marxschen Manuskripte ins Englische – Marx fühlte sich in der englischen Sprache zunächst noch unsicher – und schrieb selbst zahlreiche Aufsätze und Artikelserien, die unter Marx’ Namen nach New York geschickt wurden. Über zehn Jahre arbeitete Marx an der Zeitung mit. Es gab kaum ein bedeutendes politisches oder soziales Ereignis in dieser Zeit, das Marx und Engels in ihren insgesamt über 500 Aufsätzen in der “”New-York Daily Tribune”” nicht behandelten. Ob es sich um das zähe Ringen der englischen Arbeiterklasse, um die wechselvollen Schicksale des bonapartistischen Regimes in Frankreich, die Hintergründe des Krimkrieges, ob um die offenen und geheimen Absichten der englischen Außenpolitik oder um das mühsame Wiederaufleben der demokratischen Bewegung in Deutschland handelte – stets verstanden sie, die Gebrechen der kapitalistichen Ordnung bloßzulegen, die reaktionären Verhältnisse in den europäischen Staaten zu enthüllen und den Leser zu der Schlußfolgerung zu führen, daß nur das Proletariat die unmenschlichen Zustände der alten Gesellschaft beseitigen kann. Manche der Marxschen Artikel wurden auch in englischen Zeitungen nachgedruct oder als Flugblätter in England verbreitet.”” (pag 220) [Heinrich Gemkov, e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1967] (pag 220)”,”MADS-564″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di HOFFMANN Oskar HÜMMLER Heinz KUNDEL Erich OBERMANN Karl ULLRICH Horst WINKLER Gerhard”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Niemand ersehnte leidenschaftlicher als Marx ein baldiges Wiederaufleben der revolutionären Bewegung in Europa und vor allem in Deutschland. “”Die Revolutionen sind die Lokomotiven der Geschichte”” (K. Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850’, MEW Bd 7 S. 85), hatte er in den ‘Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850″” geschrieben und voll ungebrochener Siegeszuversicht erklärt: “”Die Revolution ist tot! – Es lebe die Revolution!”” (ibid). Die Erwartung, daß die Revolution in nächster Zukunft wiede ausbrechen werde, hatte ihm auch bei der Abfassung der beiden “”Ansprachen an den Bund”” die Feder geführt. (…) So geschah es auch 1850, als Marx und Engels im Laufe des Sommers auf Grund ihrer ökonomischen und politischen Studien zu der Überzeugung kamen, “”daß die Welthandelskrise von 1847 die eigentliche Mutter der Februar – und Märzrevolutionen”” (F. Engels, Einleitung zu ‘Die Klassenkämpfe’, Ausgabe 1895, MEW Bd 7 S. 512) und die Mitte 1848 wieder einsetzende Konjunkturperiode die ökonomische Grundlage für die wiedererstarkte europäische Reaktion war.”” [Heinrich Gemkow e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1968]”,”MADx-771″
“GEMMA Scipione”,”Storia dei trattati e degli atti diplomatici europei dal Congresso di Vienna (1815) ai giorni nostri.”,”GEMMA Scipione era professore emerito dell’ Università di Bologna.”,”RAIx-095″
“GENDARME Rene”,”L’ analyse economique regionale. Realisme ou illusionnisme des methodes.”,”L’A è professore all’ Università di Nancy.”,”FRAE-012″
“GÉNÉREUX Jacques”,”Les Vraies Lois de L’Économie.”,”Jacques Généreux, professeur à Sciences Po., est l’auteur de dix.huit ouvragrs, parmi lesquels des manuels best-sellers d’économie et des essais remarqués (notamment Manuel critique du parfait Européen, Seuil, 2005).”,”ECOT-198-FL”
“GENEVOIX Maurice”,”Ceux de 14.”,”GENEVOIX Maurice: (Decize [Francia], 29/11/1890 – Jávea [nei pressi di Alicante, Spagna], 8/9/1980). Scrittore francese. Ammesso alla Scuola Normale superiore fu richiamato alle armi come ufficiale della riserva allo scoppio della Prima guerra mondiale. Mobilitato nel 106° reggimento di fanteria nell’agosto 1914, partecipò ai combattimenti che misero fine all’avanzata tedesca a nord di Bar-le-Duc all’inizio di settembre 1914 (estremità orientale della battaglia della Marna e poi ai violenti scontri nel settore della Mosa, con il grado di luogotenente). Particolarmente traumatici furono i combattimenti presso il villaggio di Les Éparges, nei pressi di Verdun, al punto da segnarne i futuri tratti autoriali. Il 25 aprile del 1915 fu ferito gravemente al braccio sinistro rendendone necessario il ricovero in ospedale per sette mesi. Perduto l’uso della mano sinistra venne riformato. L’anno seguente iniziò a pubblicare una serie di racconti centrati sulla sua esperienza sul fronte occidentale e raccolti in quattro volumi nel 1949 con il titolo “”Ceux de 14″” (qui propone l’approccio dello scrittore che teme che i combattenti partiti nell’estate del 1914 sarebbero gradualmente caduti nell’oblio). Ammalatosi di febbre spagnola nel 1919, si trasferì nel suo paese natale, continuò il suo lavoro di scrittore, insignito di premi e riconoscimenti. Morì nel 1980. In occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, il Presidente francese E. Macron annunciò la traslazione delle spoglie di Genevoix presso il Pantheon di Parigi. La cerimonia si svolse poi nel 2020. «Questa giornata termina in modo triste e tragico. L’avvicinarsi della notte pesa sui miei reni. Nell’oscurità invadente, il fetore dei cadaveri peggiora e si diffonde. Sono seduto in fondo alla trincea, con le mani incrociate sulle ginocchia piegate; e sento davanti a me, dietro di me, per tutta la pianura, il chiaro clangore dei picconi contro le pietre, il fruscio delle pale che sollevano la terra e il mormorio di voci soffocate. A volte qualcuno che non puoi vedere tossisce e sputa. La notte ci avvolge, il nemico non ci vede così possiamo sepellire i nostri morti.» (pg 40, traduz. d. r.)”,”QMIP-053-FSL”
“GENNARI Mario”,”Trattato di pedagogia generale.”,”Il pensiero pedagogico ha l’obbligo di sviluppare ‘teorie’ sulle ‘prassi’ umane (pag 24) Mario Gennari è professore ordinario di Pedagogia Generale e Filosofia della formazione umana nell’Università degli Studi di Genova. Crasi. Nella grammatica greca, contrazione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva. In linguistica, fusione di una vocale con la successiva; nella medicina ippocratica, mescolanza degli umori; contemperamento, fusione, composizione… La crasi, di base, è una mescolanza. La riconosciamo anche in parole come discrasia, idiosincrasia, come pure nel cratere. E non ci stupisce scoprire che si è riaffacciata in italiano anche come termine della medicina di Ippocrate – indicando la mescolanza degli umori fondamentali (ma il riferimento può anche essere a medicine). Eidos. eidos Traslitterazione del gr. «aspetto, forma». Termine filosofico con cui Platone designa l’idea, Aristotele la forma. Ripreso da Husserl per designare l’essenza oggetto d’intuizione. (trec)”,”GIOx-124″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”Città e campagna nell’ età dorata. Gli Stati Uniti tra utopia e riforma.”,”Atti del Seminiario annuale di specializzazione promosso dal Comitato Italiano per la Storia Nordamericana (CISNA), Centro di Studi Americani, 13-17 maggio 1985. Direttore del seminario: Valeria GENNARO LERDA. Saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”MUSx-090″
“GENNARO Giovanni”,”L’ operaio immaginario. La figura dell’ operaio in una società non industrializzata.”,”L’A ringrazia per l’ aiuto i professori Francesco ALBERONI Paolo AMMASSARI e Franco LEONARDI. Comitato scientifico ISVI (1976-78): Franco LEONARDI (presidente) Francesco ALBERONI Guido BAGLIONI Franco CAZZOLA Gino GERMANI Paolo LEON Alberto MARADI Salvatore MAZZAMUTO Emilio REYNERI Elio ROSSITTO Alberto SPREAFICO Paolo SYLOS LABINI Luigi VAJOLA. La collana degli ISVI Papers è diretta da Mario CACIAGLI e Franco CAZZOLA. “”Da un altro aspetto, benché i dati non possano legittimare la formulazione di inferenze ad ampio raggio, si può con tranquillità asserire che una raffinata educazione intellettuale non sia stata proprio contemplata nel modello culturale delle donne dei ceti alti. Se si incrocia il titolo di studio della madre con la professione del padre degli intervistati, si nota come il monopolio dei titoli di studio più elevati non spetti alle mogli della upper class. Queste possiedono difatti circa il 30% dei diplomi e il 17% delle licenze medie. Nessuna di esse, inoltre, per quel che concerne la III e IV classe d’ età, risulta in possesso di una laurea. Per inciso, sembra che le più “”colte”” siano le madri sposate ad impiegati: a loro appartiene il 30% dei diplomi e il 37% delle licenze medie.”” (pag 69)”,”ITAS-099″
“GENNARO LERDA Valeria”,”La frontiera del grano (1896-1918). L’Ovest nella storia canadese.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca.”,”CANx-010″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Il Sud degli Stati Uniti nell’età delle riforme. Volume I. “”Il suono delle nostre voci””: il riformismo sociale delle donne nel Sud degli Stati Uniti (1877-1920).”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Chiese evangeliche. “”Il nero era comunque considerato inferiore e bisognoso dell’aiuto paternalistico dei bianchi, animati verso la popolazione di colore dallo stesso spirito che li aveva spinti nelle missioni all’estero. Perciò questione razziale e “”liquor question”” si intrecciavano nella storia del riformismo sudista e nella storia delle chiese evangeliche”” (pag 71)”,”DONx-086″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Massimo RUBBOLI Gerard F. RUTAN Ronald D. TALLMAN David J. BERCUSON Paul-André LINTEAU Jack L. GRANATSTEIN Richard J. DIUBALDO Angelo PRINCIPE Daniel DRACHE Valeria GENNARO-LERDA”,”Canada e Stati Uniti.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Notizie sulla rivolta operaia nell’Ovest Crollo della One Big Union canadese”,”CANx-011″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Dall’arcadia alle riforme. Studi sul Sud degli Stati Uniti.”,”La raccolta prende in esame l’evoluzione della filosofia agraria nel Sud degli Stati Uniti. Il pensiero di Joh Taylor ai movimenti riformistici del populismo e della Progressive Era. Conclude il volume una rassegna delle più recenti correnti storiografiche statunitensi sui grandi temi della campagna e della città nel Nuovo Sud, tra ottocento e novecento inglese. Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Contiene il capitolo 6: ‘Alexander McKelway, Edgar G. Murphy ed il movimento per l’abolizione della manodopera infantile nell’industria tessile del Sud (1890-1920) (pag 143-178)”,”USAG-085″
“GENNARO-LERDA Valeria MACCARINI Roberto, a cura; saggi di Pat ROOME Nadia FERRARA Valeria GENNARO LERDA Chiara VANGELISTA Gabriela DALLA-CORTE CABALLERO Stephen T. WHITMAN Elizabeth TURNER Alessandra LORINI Constance SCHULZ”,”Oltre l’Atlantico. Ruoli di donne nelle società del Canada e delle Americhe. Beyond the Atlantic. Women’s Roles in Canadian and American Societies.”,”Testi in lingua italiana e inglese”,”CANx-014″
“GENNART Paul E.”,”La matematica moderna.”,”Paul E. Gennart è docente di matematica generale, di ricerca operativa, di analisi numerica e di programmazione, direttore del Centro di Calcolo Numerico della Reale Scuola Militare di Bruxelles, membro dell’Associazione francese per la Cibernetica Economica e Tecnica.”,”SCIx-127-FL”
“GENOVESE Eugene D.”,”The Political Economy of Slavery. Studies in the Economy and Society of the Slave South.”,”GENOVESE Eugene D. professore di storia, Sir George Williams University, Montreal. “”Le critiche di Lennard, Bennett, e Usher in modo soddisfacente dispongono delle tesi di un assoluto e continuo deterioramento del suolo, ma noi dobbiamo tener conto del ruolo dell’ impoverimento del suolo nei cambiamenti che si ebbero nelle campagne inglesi dopo il 1200. La priduzione minima di otto o nove bushels per acro poteva fare poco più che consentire ai contadini di sopravvivere. I cambiamenti economici del sedicesimo secolo richiesero di più del mantenimento della produzione minima; essi richiesero un incremento marcato di produttività per sostenere uno sviluppo della popolazione urbana e la domanda di una mercato mondiale in via di sviluppo. Così se fu consentito che una agricoltura a bassa produttivita per aree locali, si doveva però adeguare la produzione agricola alla competizione nazionale e ai mercati internazionali, le vie dovevano essere trovate nell’ incremento del rendimento. Lo sfruttamento commerciale richiesto dal capitalismo fece aumentare la domanda di suolo.”” (pag 87)”,”USAE-050″
“GENOVESE Eugene D.”,”From Rebellion to Revolution. Afro-American Slave Revolts in the Making of the Modern World.”,”TOUSSAINT L’ OUVERTURE, brillante leader della vittoriosa rivolta di schiavi a San Domingo costituisce per GENOVESE un punto di svolta nella storia delle rivolte degli schiavi e nella storia dello spirito umano. E.D. GENOVESE professore di storia all’ Università di Rochester, è direttore di ‘Marxist Perspectives’, un membro dell’ Academy of Arts & Science, e ha un passato di presidente dell’ organizzazione degli storici americani. E’ autore di varie opere (v. 4° copertina). “”Questo motivo per l’ insurrezione (l’ abolizione decretata dall’ alto del governo ma di fatto soppressa dalle classi proprietarie e dalla burocrazia, ndr) apparve negli Stati Uniti ma non così spesso durante il XIX secolo rispetto al XVIII. Perfino quando la crisi della secessione si accese al calor bianco, specialmente dopo l’ elezione di Lincoln, si ebbero effetti di crescita di aspettative di emancipazione radicalmente diversi piuttosto che la proclamazione di una emancipazione stabilita e poi soppressa. Lewis Clark, un ex-schiavo che scappò per dedicarsi alla narrazione delle proprie vicende, sostenne persino che quando gli schiavi in Kentucky udirono dell’ emancipazione nelle Indie Occidentali britanniche, essi divennero meno militanti perché considerarono la loro emancipazione una questione di tempo.”” (pag 25)”,”CONx-129″
“GENOVESE Eugene D.”,”Neri d’america.”,”Contiene tra l’altro: – Materialismo e idealismo nella storia della schiavitù dei negri nel continente americano – Classe e nazionalità nell’America nera – Interpretazioni marxiste del sud schiavistico “”Anche i marxisti più zelanti devono riconoscere che la produzione storica marxista negli Stati Uniti non ha dato di che rallegrarsi, non essendosi neppure avvicinata al livello dei marxisti inglesi quali Christopher Hill, Eric J. Hobsbawm e E.P. Thompson. La letteratura marxista sul sud schiavistico e sulle origini della crisi secessionista lascia ancora più a desiderare, particolarmente se confrontata con gli studi sulla società schiavistica brasiliana fatti da studiosi marxisti quali Caio Prado Junior, Octavio Ianni e Fernando Henrique Cardoso. I risultati sono così miseri che sarebbe giustificato ignorarli del tutto, se non fossero diventati stranamente importanti nell’ambito dei circoli intellettuali tradizionali e se il marxismo non avesse tanto da fornire all’interpretazione della storia americana”” (pag 296-297)”,”CONx-009-FF”
“GENSINI Gastone GRUPPI Luciano”,”Lenin e lo Stato.”,” Stato e rivoluzione: la sua collocazione storica. Sviluppando questa impostazione Lenin, tra l’ agosto e il settembre 1917, scrive ‘Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione”” (1). Ciò fa comprendere che “”Stato e rivoluzione”” obbedisce a un compito preciso, viene scritto nel vivo della rivoluzione russa , poco prima della vittoria dell’ Ottobre, quando si tratta di preparare l’ insurrezione armata e quando già il partito bolscevico si pone questo compito””. (pag 17) Opera incompiuta. Manca l’ ultimo capitolo progettato. (1) Una parte di questo lavoro era stata affrontata in precedenza: la parte documentaria. Lenin non riuscirà a scrivere l’ ultimo capitolo: “”l’ esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917″” per essere stato “”impedito”” dalla crisi politica, vigilia della Rivoluzione d’ottobre”,”PCIx-231″
“GENTELLE Pierre”,”La Chine.”,”GENTELLE è Chargé de recherches al CNRS. La collana ‘Magellan, la geographie et ses problems’ è diretta da Pierre GEORGE.”,”CINx-055″
“GENTELLE Pierre a cura”,”L’ Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX; redazione di”,”CINx-083″
“GENTELLE Pierre a cura; saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS”,”Chine. Peuples et civilisation.”,”Saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS GENTELLE geografo e archeologo, è directeur de recherche al CNRS. Ha diretto ‘L’Etat de la Chine’ (1989). Il quadrato e il rettangolo nella geometria agricola cinese. “”La civiltà cinese sembra così sottoposta al ritorno periodico di riforme possenti, che hanno tutte come visione il rimodellamento egualitario delle terre coltivate e la loro organizzazione secondo regole geometriche, mentre le generazioni successive di contadini sembrano prendere un maligno piacere a imporre il loro “”disordine”” eterno dei campi. Questa tendenza sui tempi lunghi si è ancora recentemente rivelata con il conflitto tra collettivizzazione – che ha portato raggruppamento e geometrizzazione dei campi – e decollettivizzazione – che si è tradotta a partire dal 1982 nella parcelizzazione delle grandi superfici e nella sparizione progressiva delle grandi superfici quadrate dei campi.”” (pag 115)”,”CINE-008″
“GENTELLE Pierre a cura; direzione di Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”L’Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”STAT-356″
“GENTILE Giovanni”,”Giordano Bruno nella storia della cultura.”,”””Il filosofo medievale diceva: credo ut intelligam; Bruno vi dice chiaro e netto: non credo ut intelligam. E altrettanto, a modo suo, ripeterà Galileo nella celebre Lettera alla Granduchessa Madre (1615) (…). Questa è la nuova coscienza scientifica, che si accinge a guardare il reale con occhio non sorpreso da nebbie. Questo è l’ inizio dell’ età moderna dello spirito umano”” (pag 88).”,”ITAG-061″
“GENTILE Giovanni”,”Studi sul Rinascimento.”,”””Egli sa bene (Voss, ndr), con Democrito, che ‘veritas alto saepe puteo pressa latet’ (la verità somma si nasconde spesso nel profondo, ndr); ma, salvo qualche buon precetto e il ricordo dell’ esempio insigne d’un Polibio e di un Tucidide che non risparmiarono viaggi e fatiche per venire in possesso della verità, non sa che dire agli storici che volessero cavarla dal pozzo. Avverte che non bisognerà prendere per moneta corrente tutto ciò che è detto dalle fonti, né rifiutare ogni fede a chi sia stato colto una volta in fallo. Ma tutto finisce lì. Soltanto in un punto accenna ai tentativi fatti da scrittori precedenti per fornire regole utili alla critica delle fonti, a fin di distinguere quelle che meritano considerazione da quelle che non ne meritano””. (pag 242)”,”ITAG-121″
“GENTILE Emilio”,”Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio.”,”Emilio GENTILE insegna storia contemporanea all’ Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘L’ Italia giolittiana. La storia e la critica’ (1977), ‘Fascismo, storia e interpretazione’ (2003). “”Nello stesso periodo, ancora studente, mentre svolgeva attività politica, De Felice iniziò a pubblicare recensioni e schede di libri storici, specialmente sulla rivista marxista “”Società””. (pag 23) “”Nei primissimi scritti di De Felice, pubblicati a partire dal 1953, l’ adesione al marxismo come canone storiografico e i riflessi della militanza politica nel Partito comunista sono evidenti. Per qualche tempo, nella sua formazione culturale, fu presente anche l’ influenza del pensiero di Antonio Gramsci””. (pag 23) “”Revisione, non revisionismo. Il richiamo al carattere antifascista della sua storiografia, da parte di De Felice, non era retorico. Più volte, infatti, De Felice dichiarò la sua avversione nei confronti di qualsiasi tentativo di riabilitazione del fascismo attraverso quello che potremo definire un “”revisionismo programmato””””. (pag 70)”,”STOx-086″
“GENTILE Giovanni”,”Politica e cultura.”,”GENTILE sulla violenza squadristica: “”Giovani risoluti, armati, indossanti la camicia nera, ordinati militarmente, si misero contro la legge, per instaurare una nuova legge; forza armata contro lo Stato per fondare il nuovo Stato. Lo squadrismo agì contro le forze disgregatrici antinazionali, la cui attività culminò nello sciopero generale del luglio 1922 e finalmente osò l’ insurrezione del 28 ottobre 1922, quando colonne armate di fascisti dopo aver occupato gli edifici pubblici delle provincie, marciarono su Roma La marcia su Roma, nei giorni in cui fu compiuta e prima, ebbe i suoi morti soprattutto nella Valle Padana. Essa, come in tutti i fatti audaci di alto contenuto morale, si compì da prima tra la meraviglia e poi l’ ammirazione, e in fine il plauso universale””. (pag 13)”,”ITAF-163″
“GENTILE Giovanni, a cura di E. GARIN”,”Opere filosofiche. La teoria dello spirito come atto puro, Marx, Hegel, gli interventi e le polemiche. Un confronto senza pregiudizi con i testi fondamentali.”,”GENTILE G. (1875-1944) fu protagonista insieme con CROCE del rinnovamento filosofico e culturale italiano negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Come ministro dell’ istruzione (1922-1924) attuò la riforma della scuola (Gentile). Polemica Croce Gentile. “”Il libro (di Gentile, la Riforma della dialettica hegeliana, ndr) andò presto esaurito, e nell’ ottobre del 1917 Gentile licenziava la nuova edizione, la seconda, che vide la luce nel ’18 presso Enrico Spoerri, che nel 1899 aveva pubblicato La filosofia di Marx (Teoria generale dello spirito come atto puro. Seconda edizione riveduta e accresciuta). Nella prefazione Gentile sottolineava le novità della edizione: “”(…) e aggiungendo da ultimo due capitoli (…), in cui la dottrina è riassunta, ne è definito l’ indirizzo e il carattere, e si risponde a un’ accusa, che tra origine da una inerpretazione speciosa ma inesatta del mio pensiero””. L’ accusa, già si è detto, è quella di Croce, esplicitamente chiamato in causa (“”il mio amico B. Croce””) in nota, all’ inizio dell’ ultimo capitolo, il XVIII, intitolato Idealismo o misticismo?.”” (pag 448-449)”,”FILx-327″
“GENTILE Sara”,”La Francia della V Repubblica. Istituzioni politiche e sistema partitico.”,”GENTILE Sara insegna Scienza Politica e Analisi del Linguaggio Politico alla Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Catania. Ha studiato i partiti politici ed il pensiero politico conservatore di fine ‘800. Ha scritto tra l’ altro ‘PCI e ordine pubblico: la sfida comunista degli anni ’70’ e ‘Capo carismatico e democrazia: il caso De Gaulle’ (1998). “”Secondo il parere pressoché concorde di giuristi, politologi ed esperti, commentatori della Costituzione del 1958, sono due i pilastri costituzionali su cui poggia la forte configurazione del potere presidenziale: l’ articolo 19 che attribuisce al Presidente alcuni poteri esenti dalla controfirma del Primo ministro; l’ articolo 5, di natura, per così dire, meno giuridica, che conferisce al Presidente la funzione di “”arbitrage”” col compito di garantire da una parte il rispetto della Costituzione e la continuità dello Stato e dall’ altra l’ indipendenza nazionale, l’ integrità del territorio ed il rispetto dei trattati (cosa questa che ne permette l’ identificazione con la Nazione nella sua interezza e sovranità).”” (pag 50) L’ arrivo di De-Gaulle e la riforma istituzionale con la 5° Repubblica. “”E’ significativo che il Presidente della Repubblica René Coty dichiari a Strasburgo nel 1957 che la Francia ha un potere esecutivo troppo debole rispetto al Parlamento e che ad essa, più che ad altre Nazioni, è necessario un Governo dotato di autorità e stabilità. Da quel momento la IV Repubblica è di fatto finita””. (pag 169)”,”FRAV-105″
“GENTILE Giovanni”,”Origini e dottrina del fascismo.”,”Dono famiglia suocero Zucch. Squadrismo. (pag 32)”,”ITAF-250″
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio GENTILE è stato ordinario di storia contemporanea all’Univ. di Camerino dal 1981 al 1987. Ora insegna alla Sapienza di Roma. Fondo Cas”,”ITAF-269″
“GENTILE Emilio a cura; saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE”,”L’Italia giolittiana. La storia e la critica.”,”Saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE Emilio GENTILE è nato nel 1946, insegna presso l’Istituto di storia moderna dell’Università di Roma, è incaricato di storia moderna all’Università di Camerino.”,”ITAA-135″
“GENTILE Emilio”,”Il mito dello Stato nuovo. Dal radicalismo nazionale al fascismo.”,”Il mito dello ‘Stato nuovo’, lo stato nazionale di massa aveva le sue basi nell’antigiolittismo e trovò nel fascismo un tentativo concreto di attuazione GENTILE Emilio insegna storia contemporanea alla Sapienza di Roma.”,”ITAF-275″
“GENTILE Panfilo”,”Polemica contro il mio tempo.”,”Pag 158: gustoso ritratto dei preti politicanti fatto da Anatole FRANCE in ‘Histoire de la France contemporaine’ L’Autore. (wikip) Panfilo Gentile (L’Aquila, 1889 – Roma, 1971) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano. « Non esistono ‘venti della Storia’. Nessuno sa mai dove ci porta la Storia » ( Panfilo Gentile, Democrazie mafiose) Personalità di stampo laico-liberale, Gentile per tutto il Novecento si eresse a voce libera e critica soprattutto contro i regimi di massa, in particolar modo fu un attento lettore, per certi versi anche anticipatore, della partitocrazia, già da allora paventata. Emblematico al riguardo il suo saggio Democrazie mafiose, del 1969, esame più che profetico sulla decomposizione dei partiti a nicchie di potere. Cercò in quel trattato di dimostrare che tutte le democrazie sono necessariamente mafiose perché tutte, vengono governate da elites demagogiche che ammaliano le masse soltanto per conservare tenacemente il potere a loro profitto. Dove il termine mafiose verso organismi ed istituzioni era da intendere come la vittoria degli interessi di parte e corporativi sull’interesse generale. Collaborò proficuamente con La Stampa, con il Corriere della sera e diresse La Nazione nel 1950 per alcuni mesi. Tentò, con scarsa fortuna, anche la via della politica convergendo nel Movimento Liberale Indipendente, costola sinistra del PLI. L’avventura durò circa tre anni, quando i due schieramenti si ricomposero sotto le insegne originarie del Partito liberale italiano. Alcune opere Democrazie mafiose L’idea liberale Opinioni sgradevoli Crisi e valori dell’italianità Polemica contro il mio tempo L’ideale d’Israele 1931 Edizioni Laterza”,”ITAP-151″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume primo: Dal 1896 al 1900.”,”GENTILE Giovanni “”Mi sorprende, per dirvi la verità, il vostro improvviso proposito di non occuparvi più del materialismo storico, ma non so non approvarvi, essendo parse sempre anche a me che si possa cavarne poco costrutto; e ormai le esagerazioni e le pretese del Labriola sono pressoché sfatate. Questi ultimi scritti di Sorel mi sembra che faccian sfumare il materialismo storico. – Ma non sarebbe opportuno che prima scriveste quel vostro libro sul Marx, di cui mi parlaste nello scorso luglio? Ciò che mi ha scritto il Labriola sul conto vostro coincide con quanto ha scritto anche a voi. Io ancora non gli ho risposto; ma gli dirò in proposito quello stesso che gli avete risposto voi (1). Curioso davvero quel lagnarsi con voi della stoltezza degli altri, che non s’accorgono che Croce sia una cosa diversa da Labriola, e che gli scritti di Croce se si allontanano dagli scritti di Labriola, non importano contraddizioni o pentimenti in questo, ma critiche alla sua dottrina! – (…) Nella lettera del Labriola si parla anche della ‘crisi del marxismo’; e si afferma che il solo fatto serio che vi sia, è la discordia tra il Bernstein e il Kautsky circa i limiti dell’applicazione pratica del marxismo politico (2). Ma io credo anche che siavi un altro fatto importante per lui, Labriola, teorico del marxismo, rispetto alla filosofia. Mi dice che forse scriverà prossimamente un volumetto col titolo ‘Polemica di mat. storico’ per entrare in disputa con me e con altri, vincendo certa sua ripugnanza al ‘dibattito tassativo e letterale’. Staremo a vedere. Nella edizione francese del ‘Discorrendo ecc.’ sarà (già lo saprete) un lungo post-scriptum contro di voi”” [G. Gentile a B. Croce, 24 novembre 1898] [(in) Giovanni Gentile, ‘Lettere a Benedetto Croce’. Vol I, 1972] [note: “”(1) Il Croce, nella lett. cit. diceva aver respinto l’accusa “”di aver contribuito a confondere le menti dei socialisti italiani e non italiani””, ché anzi egli si era proposto di rischiararle. Mentre riteneva meno infondata la possibilità che si fosse generata una confusione tra le sue opinioni e quelle del Labriola per la “”cortesia della forma”” che aveva adoperato nei propri scritti nel desiderio d’intendersi con lui. Ad ogni modo aveva promesso al Labriola di dissipare ogni dubbio aggiungendo ai suoi scritti opportune avvertenze; (2) v. A. Labriola, À propos du Livre de Bernstein, in “”Le mouvement socialiste’, a. I., 1899, 1° maggio, e ‘A proposito della crisi del marxismo’, in “”Rivista di socio.””, a. III, 1899, fasc. III, pp. 317-31 (in Saggi, cit., pp. 294-319)”””,”CROx-019″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume secondo: dal 1901 al 1906.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-035″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume terzo: dal 1907 al 1909.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-036″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume quarto: dal 1910 al 1914.”,”GENTILE Giovanni “”La mia conferenza sulla guerra fatta a Palermo per dare una lezione a quei soci della Biblioteca filosofica, che non parlavan d’altro, e volevano fare a ogni costo qualche cosa in pro’ della pace (!), è una cosa assai modesta e ragionevole (2); e non vedo perché abbia tanto dato nei nervi a quel matto del Cecconi, di cui vedo oggi la sfuriata dell’Acerba’, dove mi fa dire tutto il contrario di quel che dissi (3). La ripetei a Firenze perché pregato istantemente dal Ferrando (4), che la vide qui in bozze. Giacché a Palermo la vollero per una pubblicazione a scopo di beneficienza. E a quest’ora avrebbe già dovuto essere uscita. Ma verrà fuori in questi giorni; e vedrai che nella sostanza ho detto cose analoghe a quelle che tu hai scritte nell’Italia nostra (5), quantunque intonate a quell’ambiente.”” (pag 353) (2) G. Gentile, La filosofia della guerra, Palermo, … 1914 (3) ‘L’idealismo e la sua guerra intestina , fto Neal (Angelo Cecconi), in “”Lacerba””, 1914 (4) Guido Ferrando, direttore del Bollettino Filosofico (Fi) (5) B. Croce, Motivazione di voto, in ‘Italia nostra’ …”,”CROx-037″
“GENTILE Emilio a cura”,”Mussolini e La Voce.”,”La formazione ideologica del giovane Mussolini “”(…) qual era la posizione di Mussolini nel partito socialista. Egli era stato sempre contrario alla direzione riformista che aveva accantonato i fini rivoluzionari per cercare una graduale trasformazione democratica e pacifica del paese verso un socialismo economico molto temperato. Nei primi anni di attività politica, i motivi ideologici della sua critica affiorano ancora immaturi, fra l’intensità delle polemiche locali , intrisi di sorelismo. Negli anni 1910-1913 (gli anni dell’incontro con “”La Voce””!) tali motivi si sviluppano, si precisano, si organizzano in un certo modo omogeneo come vera e propria ideologia. In questa nuova fase di impegno ideologico opera l’influenza della cultura vociana, de “”La Voce”” come mediatrice di correnti culturali nazionali e straniere attraverso un principio unitario, quale era l’idealismo. Idealismo inteso sia come particolare concezione filosofica sia come ‘mentalità’ che non era nata soltanto dalla filosofia di Croce, ma da questa era stata alimentata con il contributo di altre filosofie (pragmatismo, volontarismo, bergsonismo ecc.). Anche il sorelismo, per alcuni aspetti, era un’espressione ideologica-politica di questo ‘idealismo’. Non a caso fu la prima “”filosofia”” politica adottata da Mussolini (…)”” (pag 13)”,”ITAF-282″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La Grande Guerra per l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile, storico, insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il premio hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Collabora al ‘Sole 24 Ore””. Molte delle sue opere sono state tradotte nelle principali lingue. Ha pubblicato tra l’altro ‘De Felice. Lo storico e il personaggio’ (2003), ‘L’età giolittiana’ (2003), ‘Fascismo. Storia e interpretazione’ (2008), ‘La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista’ (2008). “”La guerra era stata iniziata dai boeri l’anno precedente l’inaugurazione dell’esposizione parigina, per reagire alle imposizioni inglesi. (…) Per diciotto mesi i boeri erano riusciti a tener testa alla più grande potenza industriale del mondo, umiliandola. Poi, due mesi prima della chiusura dell’esposizione parigina, gli inglesi, forti di quasi 400.000 soldati contro 60.000 combattenti boeri, riuscirono a sconfiggerli, annettendo le due repubbliche ai loro domini coloniali. I boeri non riconobbero l’annessione e impegnarono per altri diciotto mesi, in una dura guerriglia, le truppe britanniche, che reagirono con spietata brutalità: decine di villaggi e migliaia di fattorie furono incendiati per dare la caccia ai guerriglieri e a chi li aiutava; ci furono rappresaglie con esecuzioni sommarie di civili accusati di sostenere la guerriglia e la popolazione civile fu raccolta in campi di concentramento, circondati da filo spinato e controllati da torrette con guardie armate. Circa 120.000 boeri, fra donne, vecchi e bambini, furono ammassati in questi campi, dove quasi 30.000 si ammalarono e morirono. Di questi, 20.000 non avevano più di quindici anni. Il capo dell’opposizione liberale in parlamento, Sir Henry Campbell-Bannerman, definì “”barbari”” i metodi adoperati dall’esercito inglese nei confronti della popolazione civile. La guerra ebbe termine nel maggio 1902: il bilancio di vite umane fu di 100.000 vittime fra i 365.000 soldati imperiali e gli 82.000 coloniali impegnati nel conflitto e nella repressione della guerriglia; più di 7000 furono i morti fra gli 87.000 combattenti boeri, cui vanno aggiunte le vittime dei campi di concentramento (3)”” (pag 47) (3) Cfr. E.J. Feuchtwanger, Democrazia e Impero. L’Inghilterra fra il 1865 e il 1914′, trad. it. di D. Panzieri, Bologna, 1989, p. 288 “”Già ai nostri tempi osservava Bloch, “”la guerra è diventata più terribile grazie al perfezionamento dei fucili, dei cannoni e degli esplosivi, al migliore addestramento delle truppe e ai numerosi congegni ausiliari, finora del tutto sconosciuti, di cui sono provviste. Ma, cosa ancora più importante, l’enormità del numero degli eserciti, composti da milioni di soldati, e il modo in cui hanno appreso a fortificarsi renderanno estremamente difficile approvvigionarli e proteggerli contro le intemperie”” (68). Quest’ultimo fattore, il morale e la salute degli eserciti, avrebbe assunto un’importanza cruciale nella guerra futura, perché i milioni di combattenti non sarebbero stati soldati mercenari, ma l’intera massa dei semplici cittadini impreparati ad affrontare le condizioni assolutamente nuove e terrificanti della guerra moderna nell’epoca della civiltà industriale. “”Sarà possibile indurre tutte queste masse d’uomini a sopportare gli effetti che produrranno le armi e i terribili esplosivi moderni?”” (69). La guerra futura, spiegava ancora Bloch, sarebbe stata combattuta da grandi eserciti di massa, con enormi quantità di armamenti in aumento continuo, con un’artiglieria tecnologicamente sempre più potente e micidiale, e con la massiccia mobilitazione di tutte le immense risorse demografiche, economiche, finanziarie, tecnologiche, naturali e umane, rese disponibili dalla moderna civiltà industriale: “”L’intera nazione si riunirà sotto le bandiere e il fiore della popolazione, cioè l’insieme delle forze più adatte alla produzione, sarà mandato a combattere. Il complesso meccanismo della vita di una nazione modern ne risentirà, nella guerra futura, molto più di quanto sia mai accaduto nelle guerre del passato”” (70). Inoltre, sarebbe stata una guerra lunga, combattuta sulla terra, nel cielo e nella profondità degli oceani, con terribili nuove macchine belliche, artiglieria e mitragliatrici, e con il massacro di milioni di soldati, infossati in trincee fortificate e immobilizzati da una guerra difensiva di p osizione, senza offensive risolutive e battaglie conclusive. Di conseguenza, avrebbe logorato tutti i paesi coinvolti. Ma neppure il successo finale di una delle due parti sarebbe stato veramente definitivo, perché in ogni caso l’esito di una guerra combattuta da milioni d uomini, resa orribilmente sanguinosa dagli armamenti forniti dal progresso tecnico, avrebbe inflitto ai vincitori, come ai vinti, terribili perdite umane e una rovina generale (71). “”Le conseguenze della guerra saranno più gravi nei paesi dove la civiltà è più avanzata che non nei paesi più arretrati, rovesciando l’intero sistema economico”” (72). Il sistema sociale di ogni paese belligerante ne sarebbe stato sconvolto e lo sconvolgimento sarebbe proseguito, aggravandosi, con il ritorno dal fronte di milioni di reduci duramente provati dall’esperienza della trincea”” (pag 126-127) (68) (69) (70) (71) (72) J. de Bloch, La guerre future aux points de vue technologique, économique et politique’, (in) ‘La guerre future’, Paris, 1898″,”QMIP-114″
“GENTILE Pierangelo”,”Vittorio Emanuele III.”,”GENTILE Pierangelo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino. Esperto di tematiche legate alla monarchia, ha pubblicato ‘L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte’ (Carocci, 2011), ‘Nelle stanze di Re Vittorio. Un inventario dagli archivi del Quirinale’ (Centro Studi Piemontesi). E’ membro del Comitato scientifico della rivista ‘Studi Piemontesi’. “”Vittorio Emanuele riuscì a far da paciere tra Cadorna e Salandra, tra Cadorna e Sonnino, tra Cadorna e Bissolati; interventi chiarificatori e mediazioni per la conciliazione dei non facili caratteri al comando degli eserciti e del Paese, opera svolta indefessamente tra il Friuli e Roma che aveva lo scopo di evitare i disastri del 1866 – quelli della terza Guerra di Indipendenza passati alla storia con il nome di due fatali località, Custoza e Lissa, e per le insanabili incomprensioni (e gelosie) tra generali e ministri – e del 1896, quando l’esercito era stato massacrato ad Adua per le velleità colonialiste crispine”” (pag 17-18)”,”QMIP-152″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La grande guerra e l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile è considerato uno dei principali storici del fascismo. Fra le sue opere più importanti: ‘Il culto dfel littorio, Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello stato nuovo dall’antigiolittismo al fascismo, tutte edite da Mondadori “”Nell’ideologia militarista germanica, sintesi di storicismo hegeliano, di millenarismo luterano e di darwinismo sociale, erano raccolte ed esasperate tute le motivazioni esaltanti la necessità storica e biologica della guerra per lo sviluppo dell’umanità (33). La guerra era funzione essenziale dello Stato, ne era anzi il fondamento, affermava lo storico Heinrich von Treitschke, uno dei massimi teorici della politica tedesca: “”Senza la guerra non esiste lo Stato. Tutti gli Stati da noi conosciuti sono sorti dalla guerra: il primo ed essenziale compito dello Stato rimane sempre la difesa armata dei propri cittadini. Perciò la guerra perdurerà fino alla fine della storia, fino a quando esisterà una molteplicità di Stati””. “”Inoltre – affermava Treitschke “”la guerra è l’unico rimedio pei popoli ammorbati”” dall’egoismo sociale: “”il particolare deve dimenticare il proprio io e sentirsi membro del tutto; deve riconoscere quanto sia nulla la sua vita rispetto al bene del tutto. In questo, appunto, risiede l’altezza della guerra, che l’uomo scompare interamente davanti alla grande idea dello Stato; e mai così magnificamente come nella guerra si manifesta il fervore di reciproco sacrificio tra i connazionali”” (34). I periodi di pace prolungata potevano infiacchire il carattere dei popoli, facendo prevalere gli interessi individuali e gli appetiti materiali rispetto al bene collettivo coltivato dai grandi ideali nazionali; lo storico prevedeva che “”le guerre col progresso della civiltà diverranno più rare e più brevi””, ma riteneva ache che “”il Dio vivente curerà che la guerra ritorni sempre come un’efficace medicina pel genere umano”” (35)”” (pag 153-154) (33) Cfr. K.F. Werner, L’attitude devant la guerre dans l’Allemagne de 1900, in AA.VV., 1914. Les psychoses de guerre?, Rouen, 1985, pp. 25-26; ‘Bereit zum Krieg. Kriegsmentalität im Wilhelminischen Deutschland 1890-1914, a cura di J. Dülffer e K. Holl, Göttingen, 1986; (34) H. von Treitschke, La politica, trad. it. di E. Ruta, Bari, 1915, I, pp. 69-71; (35) Ivi, p. 73″,”QMIP-196″
“GENTILE Emilio DI-SCALA Spencer M. a cura, saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE”,”Mussolini socialista.”,”Saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE “”Dodici anni di militanza e di esperienze politiche non mutarono l’idea mussoliniana della rivoluzione, considerata come atto finale ed estremo della lotta di classe, compiuto dopo una lunga preparazione. L’8 febbraio 1914, parlando a Firenze sul valore storico del socialismo, Mussolini dichiarò: “”Il dire oggi che la rivoluzione è vicina è un assurdo; però è altrettanto assurdo dire che la rivoluzione è lontana poiché la storia è piena dell’imprevisto””; in ogni caso, egli ribadiva che la rivoluzione non sarebbe avvenuta con colpi di mano, come credevano i rivoluzionari del 1848: “”non c’è più nessuno che creda al colpo di mano (…) in Europa nessuno pensa più al colpo di mano (…) Compito dei socialisti era di elaborare “”le nuove forze della società, demolire costruendo””, perché “”il socialismo non verrà come un ladro, di notte; secondo la frase oweniana, ma sarà invece il risultato dei nostri sforzi consapevoli””; e continuava affermando che per preparare la rivoluzione socialista era necessario “”creare in seno al proletariato una minoranza abbastanza numerosa, abbastanza cosciente, abbastanza audace che al momento opportuno possa sostituirsi alla minoranza borghese”” (pag 217-218)”,”MITS-434″
“GENTILE Panfilo”,”Storia del cristianesimo dalle origini a Teodosio.”,”Panfilo Gentile nacque all’Aquila nel 1889. Giornalista e scrittore, diresse per un anno il quotidiano La Nazione di Firenze. Tra le sue opere: Sulla dottrina del contratto sociale, L’ideale di Israele, Cinquant’anni di socialismo in Italia. Morì a Roma nel 1971.”,”RELC-019-FL”
“GENTILE Emilio”,”Mussolini contro Lenin.”,”Emilio Gentile è professore emerito all’Università di Roma La Sapienza e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. “” (…) il 15 agosto 1915 Mussolini recensì il libro ‘La Russie et la guerre’, di Grégoire Alexinsky, un ex bolscevico, presentandolo come un deputato socialista della Duma che “”appartiene alla schiera numerossima dei sovversivi russi che hanno accettato ed esaltato la guerra necessaria contro la Germania”” (pag 41) (pag 41)”,”LENS-302″
“GENTILE Giovanni”,”L’eredità di Vittorio Alfieri.”,”‘L’Italia insomma del Risorgimento fu alfieriana’ (pag 202)”,”ITAB-347″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito A. BELLEZZA rivisto da Hervé A. CAVALLERA”,”Bertrando Spaventa.”,”””La sete insomma rinasce sempre e non si estingue veramente se non si porta allelabbra il calice dell’assoluto: ma tutto ciò non è possibile in linea di pura teoria, senza l’attività pratica. Togliete, dice lo Spaventa, l’intelletto pratico; fate come fa Kant, il quale dal semplice intelletto (teoretico) si eleva alla ragione: e voi arriverete al concetto dell’Incondizionale, ma non all’oggetto (alla oggettività) come l’Incondizionale. Questo concetto, dallo Spaventa lucidamente esposto, è, a nostro avviso, la chiave d’oro della nuova gnoseologia dopo Kant; ed è gran merito del nostro filosofo averlo rilevato nella ‘Fenomenologia’ hegeliana e messo in luce. Esso fu pure una delle idee più profonde di uno degli epigoni tedeschi più celebrati del filosofo di Stoccarda, ignoto certamente, per questo rispetto, allo Spaventa: Carlo Marx (1)”” (pag 126-127) (1) Vedi il 2° de’ suoi Frammenti su Feuerbach, in appendice allo scritto di F. Engels, ‘L. Feuerbach und der Ausgang der klass. deutschen Philos.; Stuttgart, 1895; e la mia ‘Filosofia di Marx’, Pisa, 1899, pp. 59 sgg. (ora in ‘Opere’, XXVIII, 1959, pp. 68 sgg.)”,”FILx-562″
“GENTILE Emilio”,”La grande Italia. Ascesa e declino del mito della nazione nel ventesimo secolo.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAS-034-FL”
“GENTILE Emilio”,”Fascismo. Storia e interpretazione.”,”””Alla fine del XX secolo – scriveva nel 1995 Stanley G. Payne, uno dei maggiori studiosi del fenomeno fascista, ‘fascismo’ rimane probabilmente il più vago tra i termini politici più importanti”” (1) (pag V) (1) S.G. Payne, A History of Fascism, 1914-1945′, Madison, 1995, trad. it. Il fascismo, Roma, 1999, p. 9″,”ITAF-377″
“GENTILE Giulio”,”Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse.”,”Giulio Gentile (Napoli, 1949) si è laureato in Filosofia discutendo una tesi sul problema del rapporto Hegel-Marx nella prospettiva di ‘Storia e coscienza di classe’. Oltre ad alcuni interventi e saggi sulla figura e l’opera di G. Lukàcs, ha pubblicato (“”Pensiero Politico”” ecc.) una serie di ricerche sul pensiero politico di Rousseau. Contiene il paragrafo: Rousseau e Hegel. (pag 76-84) “”Nelle ‘Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie’ Hegel avanza l’ipotesi di una possibile lettura della filosofia francese illuminista sulla base dei contenuti di pensiero espressi dalla fisiocrazia. «I Francesi, per così dire senza coscienza, hanno portato tutto a termine attenendosi sistematicamente a un pensiero determinato, al sistema fisiocratico» (Lezioni, 244-5). Questa indicazione è ripresa da Marx nelle ‘Theorien’. «Con tutte le loro ingannevoli apparenze feudali i fisiocratici lavorano in stretto legame con gli Enciclopedisti!» (‘Teorie’, I, 155). In rapporto a Rousseau, tuttavia, questa ipotesi va verificata attraverso un rapido confronto con Cantillon e Quesney. I fisiocratici, come del resto il ginevrino, colgono alla ‘radice’ la crisi della comunità ‘self-sustaining’: il modello di ‘democratie agraire’ ostacola lo sviluppo produttivo, il processo di crescita/formazione del capitalismo agrario. Nell”Essai sur la Nature du commerce en Géneral’ e nel ‘Tableau’, a ridosso dello scarto tra ‘valore venale’ e ‘valore’ di ‘mercato’ c’è tutta la possibilità del commercio estero (70). Su questo terreno, anche attraverso il trasferimento della ricerca sull’origine del ‘plusvalore dentro’ la produzione ‘immediata’, la critica dei padri dell’economia borghese si concentra sul rapporto valore-lavoro e sulla funzione dello scambio. Tutta l’analisi della società passa attraverso la critica dell’economia politica (il che pure è fondamentale) e si arresta di fronte al ‘lasciar’ ‘fare’. Nasce qui, al contrario, l’attacco roussoiano contro la ‘modernità’. «L’uomo è la più vile delle mercanzie, e, fra i nostri più importanti diritti di proprietà, quello sulla persona è sempre il più piccolo di tutti» (‘Emilio’, IV, 524). Su questo terreno matura la critica ‘negativa’ del ‘denaro’ come forma di dominio ‘politico’. Rousseau distingue la funzione della ‘moneta’, in quanto mezzo di scambio, dalla funzione del ‘danaro’ in quanto mezzo di accumulazione. Il ‘superfluo’ si genera da ‘questa’ accumulazione”” [Giulio Giolitti, Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse, Guida editori, Napoli, 1980] (pag 76-77) [(70) Quesnay, cit., pp. 48 e 57; R. Cantillon, ‘Essai sur la Nature commerce en Géneral’, trad. it., a cura di S. Cotta e A. Giolitti, ‘Saggio sulla natura del commercio in generale’, con una intr. di L. Einaudi, Torino, 1955, pag 32. Per un approfondimento della teoria economica di Quesnay e dei fisiocratici – che esula evidentemente dagli spunti qui forniti – cfr. soprattutto la bella introduzione di M. Ridolfi al ‘Tableau’ (IX-LXXVI), ed inoltre i lavori dI C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx. Considerazioni sulla teoria del pensiero economico’, Torino, 1970, in particolare le pp. 31-48; ‘Il valore’, Torino, 1976, le pp. 8-18; di A. Macchioro, ‘Studi di storia del pensiero economico’, Milano, 1970, soprattutto le pp. 34-102. Sul pensiero politico dei fisiocratici resta sempre valida la monografia di D. Fiorot, ‘La filosofia politica dei fisiocratici’, Padova, 1954]”,”TEOP-133-FF”
“GENTILE Giovanni, a cura di Eugenio GARIN”,”Opere filosofiche.”,”‘I testi qui riuniti, furono, nella loro maggioranza, “”parlati””: lezioni, prolusioni universitarie, conferenze. E’ un’origine che si sente, ma che, comunque, va tenuta presente’ (E. Garin, presentazione) (p.12)”,”FILx-395-FF”
“GENTILE Emilio”,”Le origini dell’ideologia fascista, 1918-1925.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-032-FL”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”””L’immagine del fascismo come di un baluardo contro il bolscevismo e il salvatore dell’Italia dalla rovina incontrò largo credito negli Stati democratici europei. «Da questo punto di vista – osservava l’ambasciatore americano a Londra il 31 ottobre – il trionfo del fascismo in Italia appare come un colpo mortale al Bolscevismo, se il nuovo governo riuscirà a durare”” (pag 229)”,”ITAF-387″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito BELLEZZA”,”La filosofia di Marx.”,”‘Uno dei momenti fondamentali della fortuna di Marx in Italia è senza alcun dubbio questa opera giovanile di Giovanni Gentile pubblicata per la prima volta nel 1899 e apprezzata anche, come lo stesso Gentile si compiacque di notare, da Lenin’ “”RIstampando, nel 1937, in appendice ai suoi ‘Fondamenti della filosofia del diritto’ (1), i due saggi che quasi quarant’anni prima, aveva dedicato al pensiero di Karl Marx, Giovanni Gentile forniva nella prefazione, con un velato compiacimento per l’illustre apprezzamento di Lenin (2), delle indicazioni piuttosto chiare su come interpretare quegli scritti. (…) Quasi in contemporanea alla ripubblicazione ed alla prefazione gentiliana, Benedetto Croce, dal canto suo, tornava a parlare di quel marxismo che lo aveva tanto occupato nell’ultimo lustro del XIX secolo, in una celebre ‘memoria’ intitolata ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (5). finire …. (pag 5-7) Marx ed Engels chiariscono il proprio pensiero (pag 108-109) (L’ideologia tedesca)”,”MADS-791″
“GENTILE Emilio, a cura di Simonetta FIORI”,”Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento.”,”Emilio Gentile insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Simonetta Fiori è inviata del quotidiano La Repubblica, per il quale lavora nella redazione culturale. Fiori: “”Nel suo libro ‘Italia nazione difficile’ (1994), Galasso contesta come inaccettabile una ricostruzione di un quarto di secolo di storia italiana, tra il 1968 e il 1993, come un solo periodo di crisi e di involuzione. «Ill paese del 1993 – scrive – è indubbiamente più avanzato di quello del 1968 sia in termini di civiltà industriale che in termini di sensibilità etico-politica”” (pag 83) Gentile: “”Certamente sarebbe inaccettabile qualunque ricostruzione storica dell’Italia contemporanea unicamente concentrata sugli aspetti negativi. (…) Persino Croce, quando pensò a una possible storia del fascismo, se avesse avuto l’animo e la mente per mettersi a quella storia, disse che avrebbe certato di lumeggiare anche il buono che in quel periodo era stato fatto dagli italiani. Credo questo spirito crociano sia vivo in Galasso, che di Croce è uno dei maggiori studiosi, oltre che storico animato da senso civico. (…)”” (pag 83)”,”STOx-329″
“GENTILE Emilio”,”Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della Grande Guerra.”,”Emilio Gentile, storico, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tradotte in varie lingue. Ammutinamenti al fronte (divisioni francesi nelle retrovie si rifiutarono di andare al fronte…) ribellione spontanea di soldati stanchi di dover subire una disciplina brutale, di vivere in condizioni bestiali, di essere mandati al macello per la vanità e la gloria dei generali. La repressione fu severa ma non spietata (pag 133-135)”,”QMIP-002-FER”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”Emilio Gentile ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. È autore di molte opere tra cui ‘Né Stato né Nazione. Italiani senza meta’. Piano di marcia. Piano di massima per l’insurrezione) “”Mussolini esordì dicendo che il governo e le correnti antifasciste tendevano “”a soffocare il nostro movimento””, e che Giolitti “”crede di poterci offrire due portafogli: ma ce ne vogliono sei per noi o nulla””: “”Ed allora bisogna mettere in azione le masse, per creare la crisi extraparlamentare e andare al governo. Bisogna impedire a Giolitti di andare al governo. Come ha fatto sparare su D’Annunzio farebbe sparare sui fascisti. Questo è il momento. (…)”” (pag 144) (riunione dei vertici del PNF convocata da Mussolini il 16 ottobre a Milano)”,”ITAF-001-FSD”
“GENTILE Emilio”,”Storia del Partito fascista, 1919-1922. Movimento e milizia.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-040-FL”
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-041-FL”
“GENTILE Francesco D’AGOSTINO Francesco ANDREATTA Alberto VENTURA Pierfranco ROMANO Bruno CARCATERRA Gaetano TODESCAN Franco PASQUALUCCI Paolo ZACCARIA Giuseppe CAVALLA Francesco”,”La società criticata. Revisioni tra due culture.”,”Da Saint-Simon a Marx. Dal sansimonismo alla concezione marxista della natura. “”E se l’indirizzo cartesiano può dirsi proseguito e quasi completato da Kant, quello baconiano torva ora, nel secolo XIX, i suoi più autentici continuatori nel pensiero di Saint-Simon e, sotto certi aspetti, in quello di Marx. Nei testi sansimoniani riprende l’invito alla conquista della natura da parte degli uomini associati. Il nuovo progetto di organizzazione del ‘sistème industrial’ intende trasferire le tensioni politiche in campo economico, attraverso uno spostamento della relazione di sovranità: è la natura che deve ora essere sottomessa al potere degli uomini associati. La società viene concepita come un’immensa officina, il cui scopo esclusivo è la produzione, cioè la coalizione delle forze individuali per conquistare la natura mediante la tecnica: in questo senso Saint-Simon propone di sostituire «l’exploitation de la nature par l’homme associé à l’homme», affermando categoricamente che «il n’y a d’action utile exercée par l’homme que celle de l’homme sur les choses» (13). Ora, proprio su questo piano è stata rilevata (14) una non indifferente analogia fra pensiero sansimoniano e pensiero marxiano, nel senso che Saint-Simon anticipa singolarmetne il principio di cui Marx doveva servirsi quale strumento-chiave per la sua interpretazione della storia: la prassi lavorativa come spiegazione del fenomeno sociale. Il «fare» dell’uomo, l’attività febbrile e tecnica, non sono pensati come realtà a sé stanti, ma come agenti primari di trasformazione non solo della natura, ma anche dei rapporti sociali. «Il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio orgainco fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura» (15): in questa celebre definizione, la natura appare dunque come il momento passivo del rapporto, di cui l’uomo solamente costituisce il momento attivo, che incide sulla realtà naturale sino al punto da ridurla a misura dell’uomo. L’alienazione stessa – idea su cui tanto il filosofo tedesco insiste nel corso della sua opera – è destinata a durare fintantoché l’uomo si trova dinanzi la natura come realtà esteriore: fino a quel momento, infatti, l’uomo è costretto a rimanere estraneo a sé, trovandosi condizionato da una natura estrinseca, che gli impone di conservare se stesso attraverso ciò che oggettivamente gli è esteriore. La possibilità di superamento di un tale ‘status’ si fonda dunque sulle accresciute capacità dell’uomo di trasmutare, con il lavoro, la natura. Solo allora, secondo Marx, quando l’uomo sarà riuscito a dominarla integralmente, la storia della natura potrà diventare, nel «regno della libertà», veramente storia umana. La concezione strumentale della natura, propria del sansimonismo, è dunque penetrata profondamente nel pensiero marxiano”” (pag 244-245) [Ettore Todescan, ‘Natura. Riflessioni sulla genesi dell’ideologia tecnocratica’ (in) AaVv, La società criticata. Revisioni tra due culture’, Morano editore, Napoli, 1974] [(13) ‘L’organisateur’, Lettre XIe (in ‘Oeuvres de Saint-Simon et d’Enfantin’, Paris, 1869, vol. XX, p. 192. Sull’ideologia sansimoniana, v. F. Gentile, ‘Dalla concezione illuministica alla concezione storicistica della vita sociale. Saggio sul concetto di società nel pensiero di C.H. de Saint-Simon’, Padova, 1960; Cattabiani, ‘Il sansimonismo, sistema culturale della civiltà tecnologica’, saggio introduttivo a Rosmini,, ‘Frammenti di una storia della empietà’, Torino, 1968; pp. 9-45; (14) Ansart, ‘Marx e l’anarchismo’, trad. it., Bologna, 1972, p. 29 ss; (15) ‘Il Capitale’, I, I, cap. 5 (nella trad. it., a cura di Cantimori, Roma, 1964, vol. I, p. 211). Sulla concezione marxista della natura si vedano gli studi di Prestipino, ‘Uomo e natura nel marxismo’, in ‘AaVv, Uomo, natura, società. Ecologia e rapporti sociali’, Roma, 1972, pp. 35-67, e soprattutto ‘Natura e società’, Roma, 1973; nonché l’utile antologia, curata da Tranquilli e Morley-Fletcher, ‘Il rapporto tra lavoro umano e la natura in alcuni testi significativi della nostra tradizione di pensiero’, in ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’, n. 37-38, 1973, pp. 225-236]”,”TEOS-026-FMB”
“GENTILI Anna Maria BONO Salvatore”,”Problemi di politica interna ed estera dell’ Africa indipendente.”,”Si citano brani di libri di D.G. LAVROFF P.C. LLOYD S. AMIN C. LEYS A. CABRAL C. COQUERY-VIDROVITCH J.K. NYERERE SIYAD BARRE D. MARTIN e T. YANNOPOULOS J. WORONOFF G. ROSSI Y. PERSON D. MAZZEO G. VEDOVATO GENTILI Anna Maria è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Collaboratrice de Il Mulino, Rivista italiana di scienza politica, Politica Internazionale. Ha pubblicato: ‘Elites e regimi politici nell’ Africa occidentale’ (Mulino, 1974). BONO Salvatore è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di scienze politiche dell’ Università di Perugia, collaboratore di ‘Africa’, ‘Oriente Moderno’, Storia contemporanea. Ha pubblicato ‘I corsari barbareschi’ (Eri, 1964), ‘Le frontiere in Africa’ (Giuffrè 1972), ‘Dal colonialismo all’ indipendenza’ (D’Anna, 1974) “”Raggiunta l’ indipendenza, si continua ad affermare da parte di tutti l’ ideale dell’ unità dell’ Africa. Il significato del termine e l’ accento dei discorsi variano tuttavia dall’ uno all’altr leader africano: per Kwame Nkrumah, per esempio, strenuo fautore del panafricanismo, l’ unità, che dovrebbe tradursi in concrete forme politiche, è necessaria soprattutto per sottrarre i Paesi africani alla persistente dipendenza economica, che può tradursi in soggezione politica, nei confronti dei Paesi industrializzati, mentre per Leopold Sedar Senghor, che è anche un poeta e letterato, l’ unità, fondata su valori comuni della tradizione africana, è piuttosto una realtà spirituale che non una precisa meta politica.”” (pag 74)”,”AFRx-056″
“GENTILI Valerio”,”Roma combattente. Dal “”biennio rosso”” agli Arditi del Popolo, la storia mai raccontata degli uomini e delle organizzazioni che inventarono la lotta armata.”,”GENTILI Valerio, Roma, 1978, si occupa di storia della resistenza e di storia del movimento operaio. Ha scritto pure: ‘La legione romana degli Arditi del Popolo’ (2009) Contiene il capitolo: ‘La marcia su Berlino di Kapp e il combattentismo rivoluzionario in Germania. Le centurie rosse della Ruhr’ (pag 113-123) “”E’ proprio nell’ambito dei colloqui che anticipano la stipula del trattato che hanno corso due incontri segreti – come in un caso testimoniato dal ministro degli Esteri Carlo Sforza nel suo libro ‘L’Italia dal 1914 al 1944’ – tra Mussolini ed esponenti del governo Giolitti, nei quali, probabilmente in cambio del suo sostegno all’azione del governo, il futuro Duce ottiene quella contropartita politica che garantirà ai Fasci l’entrata in Parlamento attraverso l’inserimento nelle liste dei Blocchi nazionali giolittiani in occasione delle elezioni politiche del maggio 1921″”. (pag 90)”,”ITAD-123″
“GENTILI Dario”,”Il tempo della storia. La tesi “”sul concetto di storia”” di Walter Benjamin.”,”Dario Gentili è dottorando di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Questo è il suo primo libro (2002) Tesi XI (pag 155-166) XI.1. Il rapporto “”umano”” tra lavoro e natura: Kritik des Gothaer Programms e Okonomisch-philopophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 di Marx XI.2. Il regresso alla preistoria della tecnica: Fourier”,”TEOC-800″
“GENTILI Valerio”,”Dal nulla sorgemmo. La Legione romana degli Arditi del popolo. La storia mai raccontata delle prime formazioni armate che strenuamente si opposero al fascismo.”,”Valerio Gentili, nato a Roma nel 1978, si occupa di storia della resistenza e del movimento operaio. Tra le sue pubblicazioni: ‘Roma combattente’ (Castelvecchi, 2010) e ‘Bastardi senza storia, 2011). Capiltolo 7. I rapporti (degli Arditi del popolo, ndr) con il Partito comunista d’Italia: storia e documenti (pag 131-162); Capitolo 8. Il dissenso tra Internazionale e Pcd’I sugli Arditi (pag 163-168) “”Il Partito ha commesso un serio errore sulla questione degli Arditi del Popolo. Era la migliore situazione per unire sotto la nostra direzione vaste masse”” (Comitato esecutivo dell’Internazionale) (in quarta di copertina) “”Il 31 dicembre interviene nella querelle anche Umberto Terracini, con un articolo su “”La Correspondance Internationale””, in cui si sostiene che gli Arditi siano da considerarsi, in realtà, come una manovra di certa borghesia tendente a strumentalizzare la reazione proletaria alle violenze fasciste per far mutare gli equilibri politici di governo. Gli Arditi sarebbero guidati, secondo Terracini, da un agente nittiano, Secondari, con lo scopo poco nobile non di combattere il fascismo, ma di influenzare l’opinione pubblica in senso antigiolittiano. Curioso da notare come, sistematicamente, a seconda della convenienza propagandistica dell’ora, l’esecutivo italiano imputi ad Argo Secondari di essere talvolta un agente nittiano, in altri casi un elemento giolittiano. La questione Arditi continua anche nei mesi successivi a essere oggetto di accesa discussione tra i bordighisti italiani e l’esecutivo terzinternazionalista. Nel gennaio 1922 replicando a Misiano, Bucharin afferma che il partito ha commesso un errore imperdonabile sugli Arditi ma, come abbiamo già avuto modo di vedere, l’esecutivo italiano di fronte a queste reiterate proteste non cederà di un centimetro, nemmeno in ambito di analisi e rielaborazione storica. E così, sprezzante, resta il giudizio di Bordiga, confermato ancora nella primavera del 1922: «Vogliamo osservare che i nostri distaccamenti comunisti di combattimento non hanno nulla in comune con i cosiddetti Arditi del Popolo, la cui comparsa improvvisa, così come tutta la loro ulteriore sorte, è avvolta in una nebbia sospetta»”” (pag 167)”,”ITAR-363″
“GENTILONI SILVERI Umberto”,”Conservatori senza partito. Un tentativo fallito nell’ Italia giolittiana.”,”GENTILONI SILVERI Umberto (Losanna , 1968) borsista di storia contemporanea presso l’ Università di Berkeley California, ha conseguito nel 1998 il Dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma “”La Sapienza””. E’ autore di saggi di storia politica e sociale e si è occupato di storiografia dell’ età contemporanea . Ha pubblicato il volume: ‘L’ Italia e la Nuova Frontiera: Stati Uniti e Centro Sinistra 1958-1965′, Il Mulino, 1998. “”Tornano i due riferimenti storici dei conservatori nazionali: la religione e la patria, come aspetti di un’ identità nazionale da costruire e rafforzare. In questo quadro la bocciatura della mozione Bissolati viene salutata con soddisfazione, come una “”seria risposta”” agli anticlericali. La Santa Sede non prende parte direttamente al dibattito; Giolitti garantisce il Vaticano e probabilmente lo tutela da rischi e imprevisti. Ma anche dopo il responso dell’ aula parlamentare l’opinione pubblica cattolica non è soddisfatta, temendo che il nuovo regolamento possa dar luogo a un’applicazione sfavorevole. In questo contesto l’ Unione Elettorale scrive un appello dal titolo: ‘La difesa dell’ insegnamento religioso’ (…). In questa fase il movimento cattolico è attraversato da nuove tensioni: si lega sempre più – nel bene e nel male – alla politica vincente di Giolitti (soprattutto a livello di vertice) e ridisegna la sua presenza nella società, a partire dalle scelte del 1906 (la ridislocazione nelle tre Unioni). La spinta all’ abbraccio clerico-moderato nasce dalla reciproca convenienza, ma anche dalle paure che derivano dalla minacciosa affermazione dei blocchi popolari, soprattutto nelle elezioni amministrative del 1907.”” (pag 158-159)”,”ITAA-118″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 1.”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-137″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 2,”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-138″
“GENZARDI N.E.”,”L’Italiano e il Tedesco. Metodo teorico-pratico ad uso degli Italiani per imparare il Tedesco.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-529″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”Faith and Credit. The World Bank’s Secular Empire.”,”In quasi 50 anni di esistenza, la Banca Mondiale ha influenzato profondamente la vita del Terzo Mondo più di ogni altra istituzione. Eppure WB rimane per larga parte sconosciuta ed enigmatica. Sebbene rivendichi di essere una istituzione puramente economica, essa detiene ed esercita un grande potere politico. In questo saggio gli AA analizzano le politiche della Banca, la sua cultura interna e gli interessi che serve. Ritengono che sia una istituzione sovra-nazionale, non democratica e potente che funziona come una Chiesa medievale o un partito politico monolitico, poggiandosi su una rigida dottrina, gerarchia e rigetto delle idee dei dissenzienti per perpetuare la propria influenza. La sua fede nell’ortodossia economica e nella”,”ECOI-003″
“GEORGE Pierre SEVRIN Robert”,”Il Benelux.”,”GEORGE è professore alla Sorbona. E’ il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana nata in Francia negli anni 1960. SEVRIN (1920) belga, è dottore in scienze geografiche.”,”OLAx-001″
“GEORGE Pierre”,”Les migrations internationales.”,”GEORGE Pierre è professore all’ Università di Parigi I.”,”CONx-080″
“GEORGE Pierre”,”Il mondo attuale.”,”Pierre GEORGE, professore alla Sorbona, è il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana che ha preso vigore in Francia dagli anni 1960. E’ il fondatore di una nuova scuola di geografia alla cui base pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropogeografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”ASGx-017″
“GEORGE Pierre”,”L’ économie de l’ Europe centrale slave et danubienne.”,” “”Un vasto movimento di ridislocamento della popolazione si persegue dal 1945, il cui episodio più importante, ma niente affatto unico, è la ricolonizzazione dei territori recuperati. La nuova Polonia, che riceve i membri delle minoranze polacche in territorio bielorusso ed ucraino riassegnato, ha fatto appello a tutti i suoi figli che il regime sociale del regime anteriore aveva costretto ad emigrare, e ha ottenuto il ritorno massiccio (in particolare i minatori e gli operai polacchi del Nord della Francia). Essa apprezza particolarmente il ritorno di operai qualificati e tecnici. La Germania ha sistematicamente distrutto l’ “”intellighenzia”” polacca. Nel 1945, rimanevano cinquemila ingegneri polacchi su vendiduemila.”” (pag 105)”,”EURC-088″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”La Svizzera in vendita. Obiezioni al pensiero unico.”,”GEORGE Susan è direttrice associata del Transnational Institute di Amsterdam. Fabrizio SABELLI insegna antropologia economica all’ Università di Neuchatel. “”Persino la rivista Fortune, la bibbia quindicinale degli ambienti finanziari, è turbata da questi divari crescenti. Il fossato si allarga non soltanto tra ricchi e “”poveri””, ma anche tra ricchi e “”tutti gli altri”” Americani. Stando a Fortune, questo scarto rappresenta il “”problema più preoccupante della politica economica della nostra epoca””. La rivista, inoltre, conferma che il problema si è aggravato nel corso degli anni ’90: il reddito della famiglia americana media è oggi di 32.264 dollari all’anno, che in termini reali rappresentano una diminuzione del 7 per cento rispetto al 1989. Fortune esamina a fondo il mercato del lavoro in una città media del dinamico sudovest. I nuovi posti di lavoro creati garantiscono un reddito che si aggira sui 10-15.000 dollari annui (quindi notevolmente al di sotto della media) e poi ci sono alcune centinaia di posti remunerati tra i 50.000 e gli 80.000 dollari l’anno. Tra questi due estremi c’è il deserto, il vuoto. E’ quello che gli analisti americani chiamano ‘the vanishing middle’, il “”ceto medio in via d’estinzione””.”” (pag 45-46)”,”EURE-062″
“GEORGE Henry”,”Progresso e povertà. Indagine sulle cause delle crisi industriali, dell’aumento della povertà in mezzo all’ aumento della ricchezza. Il rimedio di Henry George.”,”Citazione in apertura: “”Fatti una definizione ed una descrizione della cosa che ti è presentata, in modo che tu possa vedere che cosa essa sia nella sua sostanza, nella sua nudità, nella sua interezza; fa di dire a te stesso il suo vero nome e i nomi delle cose che la compongono e nelle quali essa si risolve. Imperocchè, nulla dà una maggiore elevazione di spirito che essere capace di esaminare metodicamente e sinceramente ogni oggetto che si presenta nella vita; di considerare sempre le cose in modo da vedere nello stesso tempo che cosa sia questo universo, a qual uso ogni cosa sia destinata , qual valore abbia in relazione al tutto e in relazione all’uomo, che è il cittadino della più nobile città, quella per la quale tutte le altre città sono come famiglie; quale di ogni cosa sia la natura, di che sia composta e quanto per sua natura essa sia per durare”” (Marco Aurelio Antonino) in Progresso e povertà, di H. George”,”SOCU-156″
“GEORGE Susan”,”Un altro mondo è possibile se…”,”Susan George, economista, è considerata una delle più autorevoli studiose sulla questione della fame nel Terzo mondo. Presidente del Transnational Institute di Smsterdam, è anche vicepresidente di Attac France.”,”PVSx-026-FL”
“GEORGE Alan”,”Syria. Neither Bread nor Freedom.”,”Alan George si è laureato nel 1970 all’Università di Oxford. Si è occupato di Medio Oriente e ha lavorato come giornalista freelance per molti anni pubblicando i suoi articoli su molte testate tra cui Observr, Panorama ecc.”,”VIOx-001-FP”
“GEORGE Bernard”,”L’ondata rossa sulla Germania dell’Est, 1945-1951.”,”La più grande migrazione dei tempi moderni Bernard George si è fatto conoscere come romanziere con “”Le mechant petit habit bleu du bal”” (Laffont). Ha scritto pure ‘La Jugoslavia durante la guerra’ “”A differenza di quanto era accaduto nei territori della Germania orientale amministrati dalla Polonia, fino all’estate del 1947 nella parte della Prussia Orientale amministrata dai sovietici non vi erano state ancora espulsioni. In opposto ai Polacchi, i Russi non avevano alcun interesse ad espellere i Tedeschi dalla Prussia Orientale per motivi nazionalistici. Istitutendo una rigorosa sorveglianza, essi anzi avevano cercato di impedire ogni fuga di Tedeschi di là della linea di demarcazione che divideva in due parti la Prussia Orientale, e ciò per conservarsi la mano d’opera tedesca, che essi non avevano alcun modo di rimpiazzare. Ma la prostrazione fisica della popolazione tedesca, impiegata il più spesso nei ‘kolkhoz’ sovietici – prostrazione dovuta alle norme di superproduzione sovietiche e alle già accennate condizioni catastrofiche di vita regnanti nell’insieme del «territorio amministrativo di Kalingrad» – fece sì che quella popolazione nulla si augurasse così ardentemente come di lasciare il paese che in breve tempo si era trasformato fino al’irriconoscibilità e che aveva raggiunto un grado inimmaginabile di impoverimanento; quel paese dove essa non possedeva più nulla e dove affluivano in numero crescente i civili russi”” (pag 207)”,”QMIS-270″
“GEORGE Pierre”,”La Francia.”,”Pierre George, professore alla Sorbona, è da considerare il fondatore di una nuova scuola di geografia, la geografia umana, alla cui base egli pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropo-geografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”FRAS-003-FGB”
“GEORGE Pierre”,”Geografia dell’Urss.”,”Dono P.M. Davoli”,”RUSU-279″
“GEORGE Pierre”,”L’économie de l’URSS.”,”Dono Davoli Il curatore della collana: Paul-Joseph Angoulvent, born April 21, 1899, at Le Mans, died July 27, 1976, near Auxerre,[1][2] was a French museum curator and publisher trained at the HEC Paris. He transformed and directed the Presses Universitaires de France (PUF) beginning in 1934. Biography Paul-Joseph Angoulvent was curator of the Chalcographie du Louvre in the 1920s and 1930s. With Albert Morancé, an art editor and head of the Réunion des Musées Nationaux, he published numerous catalogs and monographs from Louvre museum funds. In 1934, after the bankruptcy of the main publishing shareholder, he founded the Quadriga, a merger of Presses Universitaires de France, and the three publishers Félix Alcan (associated with the nephew of the latter, René Lisboa), Leroux (history editor) and Rieder (general literature). The merger met the needs of the expanding student population. By 1941, during the German Occupation, Angoulvent was launching a number of fast-moving book series, including most notably the Que sais-je? collection. He focused on many innovations that brought immediate and sustainable success to the PUF. A key element of Angoulvent’s strategy was the bottom-up, low-profit support of quality books for a wide audience.”,”RUSU-281″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di R. MAINARDI F. MAMBRETTI G. SILVERA”,”Popolazioni attive.”,”Pierre George, nato nel 1909, è stato geografo di fama internazionale (soprattutto geografia economica e del lavoro). Professore alla Sorbona e all’Institut d’Etudes politiques di Parigi, ha svolto missioni geografiche in Europa, Africa del Nord, America latina e Canada.”,”CONx-285″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di Teresa ISENBURG”,”L’organizzazione sociale ed economica degli spazi terrestri.”,”Dono di Mario Caprini Pierre George, già conosciuto in Italia attraverso diverse sue opere tradotte a partire dal 1960, e riguardanti i principali problemi della geografia economica, urbana, agricola e demografica, affronta oggi la questione dell’intervento dell’uomo sullo spazio.”,”ASGx-071″
“GEORGE Susan”,”Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale.”,”Susan George è nata negli Stati Uniti e ha studiato allo Smith College e alla Sorbona dove si è laureata in filosofia. Si è impegnata attivamente nel movimento contro la guerra in Vietnam e dal 1973 è stata ‘Fellow’ del Transnational Institute (Washington). È attivista della ‘Nuova Sinistra’. Si è occupata della fame nel mondo.”,”PVSx-001-FFS”
“GEORGEN Marie-Louise a cura, collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD; partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”Cheminots et militants. Un siècle de syndicalisme ferroviaire.”,”Opera pubblicata con il concorso del Comité central d’ entreprise de la SNFC Collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD Partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”MFRx-221″
“GEORGEON François”,”Aux origines du nationalisme turc. Yusuf Arkçura (1876-1935).”,”””En outre, Yusuf Akçura a eu l’occasion de connaître en profondeur la société russe, en particulier au moment de la révolution de 1905. N’oublions pas qu’il a été au Comité Central du Parti Cadet. En septembre 1905, il analyse la révolution russe dans un article du ‘Sura-yi ümmet’. Il l’interprète comme le résultat d’une lutte entre les classes sociales. L’équilibre traditionnel des classes sociales en Russie, dit-il, a été rompu par l’émergence d’un important prolétariat ouvrier, lié au développement rapide du capitalisme à la fin du XIXe siècle. Il remarque que chez les ouvriers, il n’y a guère de fanatisme religieux, guère d’attachement aux traditions; accablés par leur situation de prolétaires, “”ils prêtent l’oreille à toute sorte d’idées nouvelles dont ils croient qu’elles pourront changer leur situation””. La révolution russe fait ainsi découvrir à Akçura la nature revolutionnaire du prolétariat ouvrier. Elle lui fait aussi découvrir sa force politique. Il se trouvait en effet à Moscou lors de la grève générale d’octobre 1905, qui, paralysant la ville, obligea le tsar à céder, et a proclamer le Manifeste d’Octobre qui promettait la libéralisation du régime. Instructive leçon pour un homme qui est obsédé par le problème de la force; il a vu des ouvriers sans fusils ni canons contraindre le tsar tout-puissant à s’incliner devant leur volonté: “”Le peuple a acquis une force beaucoup plus redoutable que celle des armes, la force du travail; aujourd’hui, dans les pays civilisés; l’armée des travailleurs est plus forte que celle des militaires””.”” (pag 56) “”In Turchia, il socialismo non rappresenta una forza politica importante prima del 1919. Il proletariato è poco numeroso (al massimo 200.000 operai intorno al 1908), disperso, privo di coscienza di classe (117). Il Partito Socialista Ottomano fondato nel 1910 da Hüseyn Hilmî, primo partito politico turco a difendere il principio della lotta delle classi, rimane molto limitato. Lungi da costituire in questo periodo una minaccia per la causa nazionale, il socialismo potrà al contrario servirla nella misura in cui omlti dei capi d’impresa soo dei Greci, degli Armeni o Levantini “”sfruttando”” un proletariato turco (118). Invece di combatterlo, Akçura preferisce “”utilizzarlo””; è così che su ‘Türk Yurdu’, fa appello ai servizi dell’economista socialdemocratico Parvus, “”quantunque la rivista, come è indicato, non condivide certi punti della (sua) dottrina economica e sociale”” (119). L’anno in cui Parvus comincia a pubblicare su ‘Türk Yurdu’ i suoi studi sull’economia politica dell’imperialismo, nel 1912, Akçura contribuisce a fondare il Partito Costituzionale-Nazionale che era, si è visto, molto vicino ai socialisti. Infine, invece di preoccuparsi dei progressi del marxismo nel mondo, si mostra al contrario favorevole alla futura rivoluzione socialista che rischa di scatenarsi in Occidente, e deplora che Marx sia così poco conosciuto dall’elite ottomana (120). Egli stesso coglie dal marxismo l’importanza dell’economia nell’evoluzione delle società, ed il ruolo della lotta di classe, ma che deforma facendone l’argomento teorico dell’ascesa di una borghesia turca che prevede”” (pag 57) (117) Su questa questione si può vedere il resoconto di Paul Dumont, “”A propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune turque””, Turcica, IX/1, 1977, p. 229-251 (118) Cf. M. Robinson, Islam et capitalisme, Paris, 1966: nel 1913, il capitale delle imprese industriali esistente nell’Impero (circa 250) si ripartisce come segue: 10% appartiene agli stranieri, 50% a greci, 20% ad armeni, 5% ad ebrei, 15% a turchi musumani (119) T.Y. I/9 p. 262 (120) “”Portekiz ihtilâli münasebetiyle””, cit, cf. allegati, p. 117 Dumont: Titre : A Propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune-turque / Paul Dumont Auteur(s) : Dumont, Paul. Auteur Date(s) : 1977 Langue(s) : français Pays : France Editeur(s) : Paris-Strasbourg : ADET, 1977 Description : [12] p. ; 8vo Notes : Extrait de: “”Turcica””, t. IX/I, 1977 http://www.sudoc.abes.fr/DB=2.1//SRCH?IKT=12&TRM=023745797&COOKIE=U10178,Klecteurweb,D2.1,Eae9d9104-174,I250,B341720009+,SY,A%5C9008+1,,J,H2-26,,29,,34,,39,,44,,49-50,,53-78,,80-87,NLECTEUR+PSI,R95.243.79.60,FN”,”TURx-038″
“GEORGES Bernard TINTANT Denise, collaborazione di Marie-Anne RENAULD”,”Léon Jouhaux. Cinquante ans de syndicalisme. Tome I. Des origines 1921.”,”””La mozione di Kienthal sarà più violenta. Ma Lenin nuovamente si troverà in minoranza e la ripercussione di Kienthal sarà molto meno importante di quella di Zimmerwald. Aggiungiamo infine che una terza conferenza di Zimmerwald si terrà il 12 settembre 1917, ma questa volta senza la partecipazione francese: questa conferenza avrà relativamente poco eco, l’attenzione di coloro che si erano interessati ai due primi incontri essendo in qual momento assorbita dall’evoluzione degli avvenimenti in Russia”” (pag 297-298)”,”MFRx-391″
“GEORGESCU-ROEGEN Nicholas”,”Analisi economica e processo economico.”,”””I ‘Dialoghi’ di Platone non lasciano dubbi sulla sua perfetta consapevolezza del fatto che la nostra conoscenza dei concetti è dovuta a definizione o a intuizione. Egli comprese che, poiché la definizione costituisce una pubblica descrizione, ognuno può imparare a conoscere un concetto per mezzo di una definizione. E comprese anche che possiamo diventar consapevoli di alcuni concetti solo attraverso l’apprendimento diretto integrato dall’analisi socratica. La difficoltà di Platone proviene dalla sua fiducia che ‘indipendentemente dalla loro formazione tutti i concetti sono artimomorfici, che “”ogni cosa è similie a un numero””, come avrebbe insegnato più tardi il suo buon amico Senocrate””. (pag 31)”,”ECOT-213″
“GEORGES-ROUX”,”Monsieur de Buonaparte.”,”Georges-Roux ha una formazione giuridica. E’ stato per lungo tempo avvocato a Reims e poi a Parigi. Si è interessato alla storia e ha scritto una biografia di Nerone, poi di Mussolini. Ha scritto pure ‘La guerre civile d’Espagne’. Si presume che sia Georges ROUX”,”FRAN-062″
“GERACI Robert P. KHODARKOVSKY Michael a cura; saggi di CLAY J. Eugene KAN Sergei KEFELI Agnès KELLER Shoshana KLIER John D. MICHELS Georg MOSTASHARI Firouzeh SCHORKOWITZ Dittmar WEEKS Theodore R. WERTH Paul W. Contributors”,”Of Religion and Empire. Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia.”,”Robert P. Geraci is an assistant professor of history at the University of Virginia and the author of Window on the East, National and Imperial Identities in Late Tsarist Russia. He is currently researching the relationship between nationality and capitalist entrepreneurship in imperial Russia. Michael Khodarkovsky is an associate professor of history at Loyola University Chicago. He is the author of Where Two Worlds Medt, The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771, and From Steppe Frontier to Russian Empire, Colonial Encounters in the Southern Borderlands, 1500-1800. Eugene J. Clay is an associate professor in the Department of Religious Studies at Arizona State University. He has published several articles on the history of Christian dissent in Russia from the seventeenth century to the present. He is currently writing a historical survey of Russian sectarianism. Sergei Kan is a professor of anthropology and Native American studies at Dartmouth College. He has been conducting ethnographic and archival research in southeastern Alaska since 1979, and is the author of Symbolic Immortality, The Tlingit Potlatch of the Nineteenth Century, and Memory Eternal, Tlingit Culture and Russian Orthodox Christianity through Two Centuries. He has edited a forthcoming collection of essays, Strangers to Relatives, the Adoption and Noming of Anthropologists in Native North America, and is writing a biography of the Russian anthropologist Lev Shternberg. Agnès Kefeli is an instructor of Tatar language at the Critical Languages Institute of Arizona State University and a Ph.D. candidate in the Department of History at the same university. She is completing her dissertation, Kriashen Apostasy: Popular Religion, Education, and the Contest over Tatar Identity 1854-1917, She also holds graduate degrees from the University of Paris and the Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Shoshana Keller is an assistant professor of Russian and Eurasian history at Hamilton College. Her book To Moscow, Not Mecca, The Soviet Campaign Against Islam in Central Asia, 1917-1943 is forthcoming with Praeger Publishers. John D. Klier is Corob Professor of Modern Jewish History and head of the Department of Hebrew and jewish Studies at University College London. He has published widely on Russian-Jewish relations. most recently Imperial Russia’s Jewish Question, 1855-1881, and Russiia sobiraet svoikh evreev. Georg Michels in an associate professor of history at the University of California, Riverside. He is the author of At War With the Church, Religious Dissent in Seventeently-Century Russia. Firouzeh Mostashari is an assistant professor of history at Regis College in Weston, Massachusetts. She has published articles on Russo-Azerbaijani relations and is currently preparing a book on Russian colonialism. Dittmar Schorkowitz is an anthropologist and historian of Russia’s non-Slavic nationalities. He is the author of Die soziale und politische Organisation bei den Kalmücken (Oiraten) und Prozesse der Akkulturation vom 17.Jahrhundert bis zur Mitte des 19. Jahrhunderts; Ethnohistorische Untersuchungen über die mongolischen Völkerschaften and most recently of Staat und Nationalitäten in Russland; Der Integrationsprozess von Burjaten und Kalmücken, 1822-1925. He is also interested in problems of violence in the Caucasus and the Balkans. He is a lecturer at the East European Institute, Free University of Berlin, and editor in chief of the series Gesellschaften und Staaten im Epochenwandel. Theodore R. Weeks is an associate professor of history at Southern Illinois University in Carbomdale. He is the author of Nation and State in Late Imperial Russia; Nationalism and Russification on the Western Frontier, 1863-1917 and articles on nationality in the Russian empire’s western borderlands. He is presently working on a book-length study of Polish-Jewish relations and the beginnings of modern Polish antisemitism during 1855-1914. Paul W. Werth is an assistant professor in the History Department at the Universty of Nevada, Las Vegas. He is currently completing a study entitled At the Margins of Orthodoxy. Mission, Governance, and Confessional Politics in Russia’s Volga-Kama Region, 1827-1905. He is also working on a study of religious toleration in the Russian Empire from the late eighteenth to the early twentieth century.”,”RUSx-013-FL”
“GERAETS Théodore F., a cura di Riccardo POZZO”,”La logica di Hegel tra religione e storia.”,”Théodore F. Geraets (L’Aia, 1926) ha studiato filosofia e teologia a Nimega, Maastricht, Roma e Parigi. Allievo di Paul Ricoeur, ha ottenuto il doctorat d’état con una ricostruzione del pensiero di Merleau-Ponty dal titolo Vers une nouvelle philosophie transcendantale. Dal 1966 insegna all’Università di Ottawa.”,”HEGx-026-FL”
“GERARD Emmanuel WYNANTS Paul direzione scientifica; autori dei capitoli Lode WILS Paul GERIN Emmanuel GERARD Patrick PASTURE Jan DE-MAEYER Jozef MAMPUYS Godfried KWANTEN Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON Walter NAUWELAERTS Guy ZELIS”,”Histoire du mouvement ouvrier chretien en Belgique.”,”Gli autori dei vari capitoli sono: Lode WILS, Paul GERIN, Emmanuel GERARD, Patrick PASTURE, Jan DE-MAEYER, Jozef MAMPUYS, Godfried KWANTEN, Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN, Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON, Walter NAUWELAERTS, Guy ZELIS”,”MHLx-011″
“GÉRARD Alice”,”La rivoluzione francese. Miti e interpretazioni (1789-1970).”,”Alice Gérard, nata nel 1932, è docente di storia contemporanea alla Sorbona di Parigi. Ha in preparazione uno studio sull’insegnamento della storia in Francia dal 1870 al 1914 (1972). “”Il pensiero della Germania contemporanea si è veramente forgiato attraverso «dispute di facoltà», di cui la rivoluzione francese era l’argomento principale. La coscienza nazionale ne uscì sorprendentemente rafforzata, come l’«io» di Fichte che si rivela al contatto del «non-io». Se si può dire, con Marx, che «è stato Kant a scrivere la teoria tedesca della rivoluzione francese», non bisogna per questo sottovalutare l’interpretazione nazionalista di molti suoi discepoli. Anche il messaggio di Burke, com’era nella sua logica, è stato germanizzato in gran parte, da Rehberg a Novalis. Da ultimo, la sintesi hegeliana, pure elaborata a partire dalla grande crisi, ha lo stesso fondo di ambiguità. Nei suoi ultimi corsi all’università di Berlino, il vecchio Hegel, senza rinnegare l’entusiasmo della giovinezza, dimostrava che il fallimento della rivoluzione per colpa dei francesi (‘Hitzköpfe’: teste calde) aveva fatto sì che «lo Spirito passasse in un’altra terra»: la Germania. Così le diverse correnti nate da questa riflessione tendevano a confluire in un messianismo germanico ancora diffuso”” (pag 22)”,”FRAR-416″
“GERARD John”,”Autobiografia di un gesuita dei tempi di Elisabetta.”,”L’autobiografia di padre John Gerard è una vita di gesuita del primo secolo della Compagnia di Gesù “”Li accusarono di aver organizzato la congiura fallita per grazia di Dio. Padre Garnet fu impiccato, padre Oldcorne impiccato e poi squarciato, altri sacerdoti cattolici, gesuiti o no, furono mandati anch’essi a morte. Ma padre Gerard non fu preso. Rotto al tremendo gioco della clandestinità, riuscì a scampare alla furia della reazione. Fui l suo capolavoro di agente segreto, di «spia del papa»”” (pag VIII, prefazione)”,”RELC-401″
“GÉRARD Alain”,”La Vendée, 1789-1793.”,”Alain Gérard, nato nel 1951, vive e insegna Storia della Vandea. Ha pubblicato pure ‘Pourquoi la Vandée?’ (A. Colin).”,”FRAR-009-FSD”
“GERBALDO Paolo”,”Tra Arcadia e Riforme. Storia dell’Accademia di Fossano nel Settecento.”,”Paolo Gerbaldo nato a Torino nel 1966, laureato in Lettere moderne e in Scienze politiche, insegnante, giornalista, pubblicista. ‘L’Accademia di Fossano, conosciuta anche come la “”Colonia Arcadica””, è stata fondata nel 1787 come sede distaccata della Reale Accademia delle Scienze di Torino. Questo istituto ha giocato un ruolo significativo nella promozione della cultura e della scienza nella regione.Fossano, una città con una ricca storia che risale all’epoca pre-romana, ha visto numerosi eventi storici importanti. Nel 1797, ad esempio, la città fu assediata dalle truppe napoleoniche. La presenza dell’Accademia ha contribuito a consolidare Fossano come un centro di sapere e cultura’ (copil.)”,”ITAG-002-FMB”
“GERBET Pierre”,”La construction de l’Europe.”,”GERBET Pierre, agrégé d’histoire, docteur in lettere e scienze umane, professore universitario di scienze politiche, si è specializzato nel dominio delle relazioni internazionali (specie riguardo alle organizzazioni internazionali, Società delle Nazioni, ONU ecc). Il volume si ferma al 1981, non viene citato nell’indice: Delors”,”EURx-287″
“GERBI Antonello”,”La disputa del Nuovo Mondo. Storia di una polemica (1750-1900). Nuova edizione a cura di Sandro Gerbi con un saggio di Antonio Melis.”,”Filosofo del diritto, giornalista, studioso anti-accademico per eccellenza, Antonello GERBI (Firenze 1904- Civella 1976) associò per tutta la vita il lavoro scientifico a quello di economista della Banca Commerciale. Il decennio trascorso in Perù per sfuggire alle leggi razziali lo indusse ad abbandonare il primitivo campo di indagine, le idee politiche del Settecento, e a dedicarsi alla situazione economica del Perù e poi a vari aspetti della vita peruviana e americana in genere. Ha scritto varie opere (v. prima pagina).”,”AMLx-026″
“GERBI Sandro”,”Raffaele Mattioli e il filosofo domato.”,”Sandro GERBI (Lima, Perù, 1943) giornalista, ha pubblicato nel 1999 presso Einaudi ‘Tempi di malafede’ (premio Comisso 2000). Ha curato quattro volumi di Antonello GERBI. Utilizzando gli inediti carteggi familiari, Sandro GERBI figlio di Antonello, racconta il quarantennale sodalizio del padre, capo dell’ Ufficio Studi della Banca Commerciale a Milano e Raffaele MATTIOLI, il ‘banchiere-letterato’ la cui figura eterodossa spicca nel panorama economico e culturale del Novecento. Si racconta della loro fronda durante il fascismo, il salvataggio di GERBI in Perù al tempo delle leggi razziali, la missione economica di Mattioli in USA, la rinnovata collaborazione sia in banca che con la casa editrice Ricciardi, l’ estromissione di Mattioli da parte della DC di ANDREOTTI e COLOMBO nel 1972. “”L’ ingresso effettivo di Raffaele Mattioli nella Ricciardi era avvenuto nel 1938. Lo conferma una significativa testimonianza dello scrittore napoletano Gino Doria, la sua prefazione al libro-catalogo I primi quarantacinque anni della casa editrice Ricciardi, apparso nel 1952. (…) Dopodiché Doria elenca alcune delle principali opere pubblicate fra il ’38 e il ’52, da cui traspare l’ impulso di Mattioli: i tre volumi degli Aneddoti di varia letteratura di Croce, i tre delle Pagine sparse e i due delle Nuove pagine sparse dello stesso, la Storia della storiografia del Fueter (tradotta da Altiero Spinelli durante il confino), la Bibliografia vichiana aggiornata da Fausto Nicolini, altri scritti di Doria, Domenico Comparetti, Carlo Antoni, Gabriele Pepe, Francesco Gabrieli, Carlo del Grande, Giovanni Amendola, e infine la collezione di storia e testi de La letteratura italiana; “”di cui sono già apparsi otto volumi degli ottanta previsti””, Croce in testa come si è visto. Ma l’ attività editoriale di Riccardo Ricciardi (1879-1973), gentiluomo napoletano, era cominciata molti anni prima, e fin dall’ inizio sotto l’ ala protettiva di Benedetto Croce.”” (pag 124-125)”,”ITAE-106″
“GERBI Alexandre”,”Histoire occultée de la décolonisation franco-africaine. Imposture, refoulements et névroses.”,”Laureato in storia, e storia dell’arte, titolare di un DEA di estetica, Gerbi è stato professore di liceo a Casablanca dal 1995 al 1999. Ora è giornalista e critico d’arte. “”Pendant plus d’un siècle, en France, au sujet de cete grande question que fut toujours l’Empire, deux forces contradictoires coexistèrent, parfois s’affrontèrent. D’un côté, les idées antiracistes et universalistes héritées de la Révolution de 1789, promues par des personnalités humanistes et visionnaires comme Victor Schoelcher ou le général Faidherbe, qui demeurènt, pour ansi dire, enracinées dans le peuple; de l’autre, le racisme théorisé par Arthur de Gobineau, et le nationalisme de race exaltés par Maurice Barrès et Charles Maurras au cours du XIXéme et au début du XXéme siècle, qui séduisirent davantage dans les sphères bourgeoises.”” (pag 29)”,”FRQM-051″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”‘I milioni della Banca Romana’ GERBORE Pietro, Commendatori e Deputati. LONGANESI & C. MILANO. 1954 pag 445 16° Collana La Fronda; [‘Intorno alla Banca Romana si era fatta la congiura del silenzio. In verità i successivi governi si sentivano impotenti a cauterizzare la piaga e speravano che a guarirla bastasse la ‘vis medicatrix naturae’, vale a dire la pressione che Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, andava esercitando su Tanlongo, per mezzo di Costanzo Chauvet, al fine di ottenere la fusione delle due banche. Grillo giocava con Tanlongo come il gatto col topo: conosceva le condizioni reali della Banca Romana, voleva assorbirla o disfarsene, reputandola un ostacolo per la realizzazione della banca unica, ch’egli auspicava; stringeva d’assedio la vittima designata, ma voleva ingoiarla intera o quasi. Epperò quando Biagini ebbe scoperto l’ammanco di nove milioni, prontamente Grillo prestò i biglietti necessari a simulare la ricostituzione della cassa, e Biagini «non volle mostrare troppo zelo là dove tutto lasciava capire che da lui se ne esigeva poco». La tegola cadde, nel dicembre 1892, sul capo di Giovanni Giolitti, il quale muoveva i primi passi come capo del governo. Gaetano Natale ha pubblicato le lettere, con le quali Urbano Rattazzi, ministro della Real Casa e autore delle prime fortune di Giolitti, sollecitava il suo amico a metter riparo all’anarchia regnante tra le banche d’emissione. Quelle infatti che esercitavano il privilegio in base a un regime transitorio erano cinque: la Banca Nazionale del regno, la Banca Romana, la Banca Nazionale toscana, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Tutte residui dell’antico regime anteriore al 1860, tutte versanti in condizioni più o meno deplorevoli. Era convinzione generale che ognuna avesse subito ingenti perdite in seguito alle crisi economiche, e che ancor più gravi delle perdite fossero le ‘immobilizzazioni’ di capitali, causate da crediti aperti per mero favoritismo politico. Il gabinetto Giolitti presentò alla camera un disegno di legge nei primi giorni di dicembre: esso prorogava e legalizzava il regime provvisorio per altri tre mesi, arrecandovi opportuni temperamenti al fine di preparare il risanamento e procedere, trascorso il termine, a un vero e solido riordinamento degli istituti d’emissione e della circolazione. Questo atto del governo provocò, in un determinato ambiente, la reazione destinata a scatenare la procella parlamentare’ (pag 153-154-155)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Wikip: Pietro Gerbore Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Pietro Gerbore (Roma, 1899 – Firenze, 1984) è stato un diplomatico e storico italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere principali 3 Note 4 Bibliografia 5 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Di antica famiglia valdostana fu combattente nella prima guerra mondiale e poi membro della Commissione alleata di controllo per l’Austria e l’Ungheria dal 1920 al 1923. Nel 1924 entrò in diplomazia con missioni in Canada, negli Stati Uniti d’America, a Vienna, Lisbona e Bucarest quale Incaricato d’Affari. Durante la missione in Romania nel tragico periodo della Seconda guerra mondiale quando questo Stato conobbe la transizione fra la defenestrazione del dittatore Antonescu e l’invasione sovietica, entrò in contatto con la regina madre di Romania, Elena, e con il giovane re Michele, con i quali intrattenne una lunga devota amicizia, prolungatasi anche nell’esilio di costoro. Elena di Romania visse infatti, dopo la caduta della Monarchia, per molti anni in Italia a Villa Sparta sulle colline di Firenze.[1] Volendo rimanere fedele al giuramento al Re, con l’avvento della Repubblica Italiana Gerbore si dimise dal servizio diplomatico e si ritirò a Firenze dove si dedicò agli studi storici. Fra le maggiori pubblicazioni del Gerbore si ricordano Dame e Cavalieri del Re, Longanesi, Milano, 1952; Commendatori e Deputati, Longanesi, Milano, 1954; Il vero Diplomatico, Longanesi, Milano, 1956; Formen und Stile der Diplomatie (per la “”Rowohet Deutsche Enzyclopaedie””); La Monarchia (con prefazione di Giuseppe Tarò e Giulio Vignoli), Volpe editore, Roma, 1976; Una storia dell’arte di vivere, Fògola editore, Torino, 1985 (postumo). Ha collaborato con centinaia di articoli a Il Borghese, al Roma di Napoli, al Globo, al Giornale d’Italia ed a La Torre di Giovanni Volpe.[2] Pietro Gerbore svolse anche nel dopoguerra una vivace attività politica nel Partito monarchico, ma da posizioni critiche nei confronti della politica propugnata da Umberto II dall’esilio e dal suo rappresentante in Italia, Falcone Lucifero. Alla morte di Gerbore, il suo vasto archivio passò per donazione al Gabinetto Vieusseux, come da sua disposizione testamentaria. Opere principali Dame e cavalieri del re, Milano, Longanesi, 1952. Commendatori e deputati, Milano, Longanesi, 1954. l vero diplomatico, Milano, Longanesi, 1956. La monarchia, Roma, G. Volpe, 1976. I responsabili, Roma, G. Volpe, 1980. L’ America di fronte all’Europa, Roma, G. Volpe, 1981. Il cavallo e l’uomo, Roma, G. Volpe, 1983. I responsabili. L’America di fronte all’Europa, Lavis, La Finestra Editrice, 2012″,”ITAE-369″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”””Negli ultimi ani prima del ’70 si cominciò a dire che il regno d’Italia era quello dei ‘carrozzoni’. E la nuova parola, di origini oscure, rivelava tutta la trasformazione dell’austero parlamento subalpino in meno di un decennio. Infatti Massimo d’Azeglio, vicino a morire, scriveva alla moglie: «Se tu sapessi che congiura d’imbroglioni e di intriganti si distende sull’Italia ne tremeresti anche tu». Il ‘carrozzone’ era appunto una di quelle congiure, ordita ai danni dell’erario. Le memorie del deputato radicale Angelo Mazzoleni conservano un elenco di operazioni sospette, nelle quali l’opinione pubblica fiutò la presenza di un ‘carrozzone’; ma nessuno eguagliò, in gravità e risonanza, quello venuto alla luce nel giugno 1869. Cavour, grande diplomatico ma pessimo finanziere, era morto probabilmente ignorando quanto fosse costata l’unità d’Italia. L’ingrato compito di annunciare al parlamento che dal 1859 al 1861 si era speso esattamente il doppio delle entrate ricadde sopra Urbano Rattazzi, presidente del consiglio nel 1862, e su Quintino Sella, suo ministro delle finanze. Ma i deputati, uomini ignari e illusi sulla ricchezza del paese, s’indignarono per tanta sincerità. Non si doveva turbare la gioia per la resurrezione della patria e nuocere al credito con cifre forse vere, ma sgradevoli, e in ogni caso provvisorie. L’Italia era ricca; la libertà e le istituzioni parlamentari la avrebbero resa ancor più ricca. Nuove imposte? Neppure per sogno! Bisognava continuare a ricorrere al credito. Pertanto lo stato seguitò a vivere allegramente di debiti”” (pag 9-10)”,”ITAP-003-FB”
“GERDTS William H. a cura”,”Impressionismo americano. Capolavori da collezioni pubbliche e private degli Stati Uniti d’America.”,”Foto in apertura dei ‘The American Painters’ del 1908 417136 SBN CLOUD”,”ARTx-005-FDR”
“GERE’ François”,”La nouvelle géopolitique. Guerres et paix aujourd’hui.”,”GERE’ F. è agrégé e dottore in storia, consulente per i problemi della difesa per vari media francesi e stranieri. E’ presidente dell’ IFAS (Institut Francais d’analyse stratégique). Ha scritto varie opere.”,”QMIx-186″
“GEREMEK Bronislaw”,”La pietà e la forca. Storia della miseria e della carità in Europa.”,”Bronislaw GEREMEK (Varsavia, 1932) ha studiato nell’ Univ di Varsavia e all’ Ecole des Hautes Etudes di Parigi con Philippe BRAUDEL. Ha lavorato all’ Istituto di storia dell’ Accademia polacca delle scienze dal 1955 al 1985, quando è stato allontanato dalla stessa. Fra le sue opere: ‘Salariati e artigiani nella Parigi medievale, secoli XIII-XV’ (Firenze 1975), ‘Les marginaux parisiens’ (Parigi 1976), ‘Mendicanti e miserabili nell’ Europa moderna, 1350-1600′ (Roma 1985).”,”EURx-070″
“GEREMEK Bronislaw a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Le radici comuni dell’ Europa.”,”Nel Medioevo ricorda Geremek, il termine Europa veniva usato per indicare un luogo geografico. Soltanto verso la fine di quel periodo divenne un concetto dal contenuto storico-culturale, sempre più largamente usato nelle opere storiche e filosofiche, che soppiantava il termine christianitas. “”Europa”” non era più il sinonimo di “”cristianità””, diventava qualcosa di più specifico. (dall’introduzione)”,”EURx-140″
“GEREMEK Bronislaw”,”Salariati e artigiani nella Parigi medievale.”,”‘Geremek si ricollega e prosegue le ricerche di quanti, pur con ispirazioni diverse, da Fagniez a Hauserf, da Gracianskij a Coornaert hanno esaminato la realtà dell’artigianato parigino'”,”CONx-003-FGB”
“GERLAND Brigitte, a cura di Paolo CASCIOLA”,”La mia vita nei campi di lavoro sovietici, 1946-1953.”,”Quindici milioni di detenuti. “”Di questi quindici milioni, cinque milioni al massimo vengono occupati in un lavoro veramente produttivo. Si tratta di coloro che lavorano nelle miniere metallifere della Siberia estremo-orientale (Kolyma, Cukotka, il nord-est del continente siberiano, la frontiera mongola) o nelle miniere di carbone di Vorkuta e della Novaja Zemlja (al di sopra del Circolo Polare Artico). Altri cinque milioni di detenuti sprecano le loro forze in lavori di dissodamento e di colonizzazione della foresta, della steppa e della tundra, lavori che, visti gli strumenti estremamente primitivi utilizzati, non possono dare alcun risultato. (…)””. (pag 10) Primo manifesto del gruppo comunista di resistenza che si è dato il nome di Istinna Trud Lenina (La vera opera di Lenin) (ITL) aspirando alla continuità con la linea del bolscevismo. (pag 32) (ma la GERLAND giudicava questo movimento studentesco un po’ strano, aveva dei tratti sindacalisti e perfino anarchici avvicinandosi più ai marinai di Kronstadt che nel 1921 erano insorti contro Lenin. Secondo l’ ITL lo stato socialista del futuro sarebbe stato governato dai sindacati operai e contadini e non dai partiti)”,”RUSS-177″
“(GERMAIN Ernest)”,”La burocrazia.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-040″
“GERMAIN Ernest MAITAN Livio e altri (in)”,”Il partito rivoluzionario: un problema aperto. Contributo del movimento trotskista: critica del maoismo e dello spontaneismo.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”PARx-019″
“GERMAIN Jacques”,”Proceso al capitalismo. Ensayo. (Titolo originale: Le capitalisme en question)”,”Jacques GERMAIN è nato nel 1926. Ha lavorato come ingegnere all’ Electicité de France (EDF). “”Il mito del capitalismo popolare”” (pag 166) “”Un opuscolo pubblicato nella primavera del 1959 dalla Borsa di New York valuta in 12.490.000 il numero di cittadini nordamericani che possiedono azioni e parla a questo riguardo di una ‘rivoluzione pacifica che conduce a una società composta da vari milioni di capitalisti privati'””. (pag 166) “”La General Electric afferma: “”129.000 uomini e donne che lavorano nelle nostre fabbriche sono proprietari della nostra società o sono sul punto di esserlo””, e aggiunge più avanti: “”Negli Stati Uniti quasi ogni cittadino è un capitalista””””. (pag 167) “”Lo storico Charles Beard ha affermato che, nel disprezzare le influenze economiche, la scienza politica non otterrà di superare neppure il livello dell’ astrologia.”” (pag 180)”,”ECOI-140″
“GERMANETTO Giovanni”,”Memorie di un barbiere.”,”””Uscimmo. La piazzetta era piena di armati e di poliziotti. Ci affrettammmo verso i rispettivi alberghi. Ognuno di noi aveva la sua brava scorta. Io ero con Gramsci e Terrini – un compagno che fu poi accusato di essere al servizio della polizia torinese – ed avevamo due poliziotti alle calcagna. Entrammo nel nostro albergo in via Calzaioli. Lazzari, che era nel nostro albergo, non aveva seguito di poliziotti. Nella confusione era riuscito a passare inosservato. In piedi dietro le finestre, a lumi spenti, guardavamo nella via. I due poliziotti passeggiavano sotto. Poi, dopo uno scambio di parole, si nascosero al buio. Che fare? L’ ora del convegno si avvicinava. I due avevano la consegna di stare tutta la notte, era evidente. Consiglio di guerra. Due di noi devono essere sacrificati. Decidemmo. Io e Terrini dovevamo uscire e prendere due opposte direzioni. Certamente i due ci avrebbero seguiti. Lazzari e Gramsci così sarebbero stati liberi di andare al convegno””. (pag 99)”,”PCIx-115″
“GERMANETTO G.”,”Souvenirs d’ un perruquier. 25 années de lutte d’ un révolutionnaire italien.”,”Incontro con Lenin (pag 191) Il IV Congresso dell’ Internazionale Comunista. Incontro con Lenin. Il colpo di stato fascista. “”Il 4° congresso dell’ Internazionale comunista ebbe un’ importanza speciale per il nostro partito. Fece apparire nettamente le divergenze di visione di Bordiga con la maggioranza della nostra delegazione. La questione italiana fu esaminata in modo molto dettagliato dalla Commissione. Mi ricordo delle lunghe sedute di notte, della lotta che si sviluppa, dei dubbi dei delegati e infine il voto, ove Bordiga, che rappresentava la corrente di estrema sinistra nel nostro partito, fu messo in minoranza.”” (pag 195)”,”MITC-074″
“GERMANETTO Giovanni”,”Le memorie di un barbiere.”,” “”Dopo la sconfitta di Caporetto, dopo il discorso di Filippo Turati sulla difesa della patria, – discorso che Orlando, presidente del Consiglio dei ministri in quell’ epoca, fece distribuire alle truppe per convincerle che i capi del partito erano per la difesa del suolo invaso dal nemico, – la direzione del PSI convocò un congresso straordinario a Roma. La censura aveva soppresso una risposta del PS al discorso di Turati alla Camera. Un congresso era necessario per dimostrare che Turati non rappresentava il Partito, che la massa del partito era per la pace, contro la guerra. Orlando proibì il congresso. L’ ala destra del partito non fiatò. La maggioranza intransigente-rivoluzionaria invece convocò un convegno. Il convegno fu convocato a Firenze, clandestinamente. (…)””. (pag 143)”,”PCIx-228″
“GERMANI Gino”,”Democrazia e autoritarismo nella società moderna.”,”””Ciò che definisce il fascismo non è la sua ‘forma politica’, ma la ragione d’essere del regime, i suoi propositi”” (pag 195) “”(…) senza dubbio allo stato presente del «sistema internazionale», la situazione di stretta interdipendenza e la internazionalizzazione della politica interna, tendono a favorire le soluzioni autoritarie più che quelle democratiche.”” (pag 211) Sull’autore: Gino Germani sociologo dei diritti e delle libertà Mimesis Edizioni 2015 Marco A Quiroz Vitale € 15,30 € 18,00 Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Qtà: – 0 + Aggiungi al carrello Aggiungi alla WishlistConfronta DESCRIZIONE INFORMAZIONI RECENSIONI Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Gli studi di Germani sono riletti, per la prima volta, dal punto di vista della sociologia del diritto, cioè col proposito di individuare la struttura e la funzione del diritto nella società moderna e post-moderna. Le opere del sociologo romano sono, al riguardo, ricche di spunti e intuizioni; non solo quelle dedicate alla marginalità sociale – il tema più direttamente e strettamente connesso con gli interessi della sociologia giuridica – ma anche e soprattutto quelle dedicate alla partecipazione dei cittadini, dei gruppi e delle classi alla costruzione politica della democrazia. Infine, ma non in ordine d’importanza, gli studi di Germani ci portano nel cuore del fenomeno del mutamento sociale nelle società moderne. Ci offrono quindi la migliore prospettiva per cogliere anche la dinamica del mutamento giuridico, i suoi ritmi ed i pericoli che corrono i valori attorno ai quali la sociologia del Novecento, a cavallo dei due Mondi, si è sviluppata: la libertà, la giustizia sociale ed il rispetto dei diritti umani. Marco A. Quiroz Vitale, laureato in giurisprudenza a pieni voti cum laude nell’Università statale di Milano, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Sociologia delle Istituzioni giuridiche e politiche presso l’Università di Macerata. Ricercatore confermato di Filosofi a del diritto è attualmente Professore aggregato di Sociologia del diritto e Sociologia dei diritti umani nell’Università di Milano. È membro del comitato scientifico dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici ed autore di numerose pubblicazioni sui temi della tutela dei diritti umani, della discrezionalità amministrativa e del terzo settore. Avvocato del foro di Milano è abilitato al patrocinio avanti le Giurisdizioni Superiori e la Corte Costituzionale.”,”TEOP-510″
“GERMER Claus M.”,”Marx and the problem of the role of the productive forces in determination of social revolution.”,”‘Il partito bolscevico quando prese il potere non pensava di stare portando avanti una rivoluzione socialista isolata, ma la concepiva come parte di un movimento internazionale e l’inizio di un processo che si sarebbe diffuso immediatamente a livello globale’ (pag 7) Claus M. Germer Dept of Economics Universidade Federal do Parana, Curitiba, Brazil”,”TEOC-785″
“GERMINALE e MAGGIORINO”,”Storia operaia di Borgo S. Paolo. Racconti di Germinale e Maggiorino.”,”Germinale è nato a Torino nel 1906, militante della FIOM; iscritto al PCI. Maggiorino è nato a Torino nel 1901 e vive a Borgo San Paolo. Iscritto al PCI sotto il fascismo. Frequentano la sede dell’ANPI di via Pollenzo.”,”MITT-366″
“GERMINARIO Francesco”,”Fascismo 1919. Mito politico e nazionalizzazione delle masse.”,”Francesco Germinario collabora con la Fondazione L. Micheletti di Brescia. Ha pubblicato volumi sull’antisemitismo, il pensiero politico di Georges Sorel, la cultura di destra nel Novecento. Con la BFS edizioni: ‘Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana’ (2001) Contiene tra l’altro: – Il sovversivismo degli intellettuali in età giolittiana – Asiatizzazione del bolscevismo – I ceti medi intellettuali e l’equivoco di un vincolo di fedeltà – La disintegrazione dei valori borghesi: la piccola borghesia scopre la violenza – Agostino Lanzillo e Cesare Rossi anticipatori dello squadrismo “”Si è già accennato alla crisi dei ceti medi in età giolittiana quale angolo d’osservazione da cui leggere l’atteggiamento antisistemico del ceto degli intellettuali e la crisi della tradizione culturale che questo ceto esprimeva. Ora è il caso di chiedersi se ci sia un rapporto fra la crisi dei ceti medi in età giolittiana e quella dell’immediato dopoguerra”” (pag 111) La revoca della delega politica. “”Mobilitati nel corso di un conflitto che rivelava gli aspetti brutali e violenti della vita e della Storia – una visione che decretava la crisi della loro ‘Bildung’ politico-culturale -, i ceti medi erano ritornati dalla guerra del tutto trasformati. La cultura della “”brutalizzazione della vita””, assimilata nell’esperienza della guerra, aveva emancipato questi ceti dall’irenismo e dal momento della mediazione politica, tipici della cultura borghese in cui si erano precedentemente formati, rendendoli autonomi dallo Stato liberale e dalla classe dirigente nazionale. Questi ceti, nel corso della guerra, avevano acquisito valori forti, per tradizione e per cultura ad essi estranei (virilismo, cameratismo, esercizio ripetuto della violenza, senso della disciplina, ecc.). Almeno sotto l’aspetto culturale e mentale, erano ben lontani dall’essere ceti sulla via della disintegrazione e della crisi: disintegrati, nell’esperienza delle trincee, erano stati i valori borghesi classici, in cui da sempre si erano identificati anche i ceti medi; epperò, si trattava di valori subito sostituiti da altri. Gli intellettuali e i ceti medi del 1919 non erano più quelli del 1914 per due motivi: sul piano strettamente esistenziale, avevano esperito il clima della violenza che essi – ferma restando la possibilità di estendere questa pratica anche sul piano della lotta politica, con la conseguente denazionalizzazione-criminalizzazione dell’avversario, ecc. – avevano visto quale conferma decisiva della crisi delle ideologie ottimistiche e razionaliste. Se la vicenda della guerra non dimostrava la visione mitica della politica, dimostrava quantomeno che la Ragione e il Progresso non erano certo immanenti alla Storia e che non governavano il mondo. Inoltre, la loro mobilitazione (in senso politico) in guerra aveva valorizzato ed esaltato un attivismo che risultava certo mortificato al momento della smobilitazione (in senso bellico) alla fine del conflitto, frustrando quell’autonomia politico-culturale che aveva caratterizzato l’equivoco vincolo di fedeltà stipulato con lo Stato liberale nel corso della guerra. Lo Stato liberale domandava che questa smobilitazione, da bellica, si facesse anche politica, mortificando il protagonismo che tali ceti avevano conseguito nell’esercizio ripetuto della violenza. Per dire meglio, questi ceti medi risultavano “”emergenti”” per almeno due motivi. In prima istanza, avevano assimilato una cultura e una visione della vita che manteneva ormai scarsi rapporti con la precedente cultura borghese; infine, si trovavano nella condizione di tradurre questa nuova visione della vita sul mercato politico del dopoguerra, ‘superando le precedenti mediazioni e deleghe politiche’. E proprio la formazione di nuovi valori che borghesi non erano più autorizzava il rifiuto di questi ceti medi a perpetuare il loro consenso politico e culturale alle élite politiche tradizionali, così come si era verificato nella fase precedente della storia d’Italia. Non tanto a ceti medi frustrati e in crisi si rivolgeva, dunque, il fascismo diciannovista (per non dire di quello degli anni successivi); bensì a ceti usciti rafforzati e autonomizzati dall’esperienza della guerra, perché avevano maturato una nuova visione della vita e della politica, indisponibile alle deleghe politiche precedenti”” (pag 115-116)”,”ITAF-385″
“GERMINARIO Francesco”,”Negazionismo a sinistra. Paradigmi dell’uso e dell’abuso dell’ideologia.”,”Francesco Germinario ha conseguito l’abilitazione a professore associato in Storia contemporanea e in filosofia politica. E’ autore di diversi volumi sul pensiero di Georges Sorel, la cultura della destra nel Novecento, l’immaginario antisemita, la visione mitica della politica. Si è occupato di antisemitismo, negazionismo, totalitarismo. “”[I]l rapporto fra la cultura di sinistra, almeno quella più visibile e presente nel mercato politico, se non con l’ebraismo, certo con Israele e il “”sionismo””, non è mai stato facile, né limpido (cfr., per tutti, Luzzatto Voghera, 2007; Dreyfus, 2007); in ogni caso, mai quelle voci, anche le più critiche, avevano formulato posizioni sia pure vagamente riconducibili al negazionismo, ovvero suscettibili di essere respinte come tali. L’innesto fra marxismo e radicalismo di destra a prima vista potrà sembrare un’aberrazione; si potrebbe seccamente liquidare quest’innesto o convergenza, richiamando quanto, intervenendo su un altro decisivo argomento (questa volta si trattava di sottolineare le infiltrazioni idealistiche presenti nel pensiero di Gramsci), aveva sostenuto Onorato Damen, uno dei più prestigiosi esponenti di questa microarea politico-culturale: «la dialettica rivoluzionaria (…) afferma che nella storia umana non vi è conciliazione di termini opposti, ma il loro contrasto in cui l’un termine deve necessariamente negare l’altro perché ne scaturisca una ulteriore affermazione di vita» (Damen, 1949, in Peregalli, 1978, p. 120). In realtà, la convergenza di questo settore del radicalismo di sinistra con la destra radicale (…) si fondava sulla comune opposizione di queste due aree alla cultura politica antifascista imputata di avere elaborato dopo il 1945 il “”mito di Auschwitz””. Per il negazionismo del radicalismo di destra si trattava di emancipare il nazismo da questa responsabilità, al fine di ridefinire un’immagine positiva del nazismo medesimo; per il negazionismo di sinistra si trattava di negare la specificità storica di Auschwitz, per sgretolare il “”mito”” su cui, a suo avviso, si reggeva la teoria controrivoluzionaria e interclassista dell’antifascismo (pag 12-13, introduzione) “”Bordiga e Axelrad: piccola borghesia, ruolo del capitale e l’antisemitismo come capitalismo degli imbecilli. Beninteso, nel corso della sua militanza politica, specialmente negli anni successivi alla sua espulsione dal Partito comunista d’Italia, Bordiga ha collezionato schiere di detrattori e di avversari politici; e probabilmente, almeno in riferimento al periodo successivo alla sua espulsione, è stato uno dei militanti del movimento comunista più diffamati dopo Trockj (per l’itinerario politico-intellettuale di Bordiga, cfr., per tutti, il non ancora superato lavoro di Livorsi, 1976). Tuttavia, è il caso di osservare che bisognerebbe quanto meno non confonderlo con i suoi allievi e glossatori. Addebitare a Bordiga le origini del negazionismo di sinistra costituisce certamente una forzatura, non tanto per la statura teorico-politica di Bordiga medesimo, quanto perché in nessuno suo scritto sono rintracciabili allusioni in chiave negazionista, men che meno proposte di discesa in campo contro la ricerca storica sullo sterminio degli ebrei. Pure se era stato molto critico nei confronti dello Stato l’Israele – «dietro di essi [la terra e lo Stato d’Israele] vi è il sistema capitalista e mercantile di sempre» (“”Anonimo [ma attribuibile a Bordiga]””, 1960b, p. 1) -, Bordiga non aveva avuto certo difficoltà a riconoscere che nell’ebraismo si erano sedimentate le «memorie atroci dello sterminio nazista» (ibid.). Anzi, non era certo il sistema sovietico a potere vantare una politica filoebraica, perché, oltre ad avere, lo stalinismo, eliminato la classe dirigente bolscevica di origine ebraica, «restano i nomi di tre città e le date di tre anni da non scordare. Varsavia 1945 [sic], Berlino 1953, Budapest 1956. In tutti questi episodii tragici della storia del dopoguerra vi furono ebrei contro moscoviti» (ibid.), a dimostrazione che al Cremlino «si nazisteggia nel mito di un altro popolo ‘eletto’, e si cerca la missione di quello russo nella tradizione nazionale di Pietro il Grande (ibid.)”” (pag 57-58) “”Gli scritti di Bordiga su cui si è fondato gran parte del negazionismo di sinistra sono stati due, da attribuire entrambi al militante vicino alle posizioni bordighiste Jean-Pierre Axelrad. Quest’ultimo stimato da Bordiga, almeno fino a quando aveva militato nella setta bordighista francese…”” (pag 58)”,”EBRx-079″
“GERNET Louis a cura di Riccardo DI-DONATO”,”La famiglia nella Grecia antica.”,”Louis GERNET (Parigi 1882-1962) insegnò filologia classica ad Algeri e poi sociologia giuridica alla EHESS, Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra i suoi lavori vi sono le edizioni dei testi di ANTIFONTE, LISIA e DEMOSTENE. L’ introduzione all’ edizione delle Leggi di PLATONE.”,”STAx-059″
“GERNET Jacques”,”Le monde chinois.”,”Quest’opera è stata pubblicata nella collezione ‘Destins du Monde’ diretta da Fernand BRAUDEL. La cartografia è stata preparata da Thierry DAULLE’ e Catherine MEUWESE. Ex membro dell’ Ecole francaise d’ Extreme-Orient, Jacques GERNET è stato direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, professore alla Sorbona e all’ Università di Parigi VII. E’ professore onorario al College de France dal 1992. E’ un maestro incontestato di studi cinesi in Francia.”,”CINx-102″
“GERNET Louis”,”I greci senza miracolo. Testi raccolti e presentati da Riccardo Di Donato.”,”GERNET Louis (Parigi 1882-1962) si formò all’Ecole Normale Superieure subendo l’influenza della nascente sociologia durkheimina e del socialismo non-marxista. Insegnò filologia classica all’Università di Algeri e poi sociologia giuridica dell’antichità greca all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Contiene recensioni di opere di BERNSTEIN GLOTZ SALVIOLI FRANCOTTE RIEZLER GLOTZ NILSSON WILAMOWITZ MOLLENDORFF BACHOFEN FINLEY BERR DUMEZIL MARROU JUNG BERQUE”,”STAx-221″
“GERNS Willi e altri interventi di G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”Friedrich Engels. Denker und revolutionär. Materialien der internationalen theoretischen Konferenz zum 150. Geburtstag von Friedrich Engels, veranstaltet von der Deutschen Kommunistischen Partei am 28. und 29. November 1970 in Wuppertal.”,”interventi di Willi GERNS G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”MAES-027″
“GERONZI Cesare, intervistato da Massimo MUCCHETTI”,”Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata.”,”””Anzitutto, bisogna aver chiari in testa due fatti: primo, senza interventi radicali, la Fiat avrebbe portato i libri in tribunale; secondo, il fallimento della Fiat avrebbe avuto effetti devastanti per l’economia italiana, prima ancora che per le banche. Dunque, evitare quel fallimento era anche un dovere verso il Paese. Ed eccoci al convertendo. In che cosa consiste questo convertendo? In pratica, le banche concedono un prestito alla Fiat di 3 miliardi di euro, in gran parte consolidando crediti a breve ma anche erogando denaro fresco. Alla scadenza, e cioè al 20 settembre 2005, le stesse banche si impegnano a convertire il loro credito in azioni Fiat di nuova emissione a un prezzo assai elevato, che alla fine dei conteggi sarà pari a 10,28 euro. In altre parole, le banche si impegnavano nel 2002 a sottoscrivere di lì a tre anni un aumento di capitale Fiat a prezzi vantaggiosi per la Fiat”” (pag 190-191)”,”ITAE-294″
“GEROSA Guido”,”Nenni.”,”Guido GEROSA è stato corrispondente dagli Stati Uniti per Epoca e ha vinto il premio dell’ Università della California. “”I comunisti di Stato Operaio commentarono la lettera con questa nota redazionale: “”Nessuno sarà più contento di noi se queste contraddizioni in cui Nenni si è dibattuto fino a ieri si risolveranno, in avvenire, nel senso di un socialismo internazionale reale. La lettera di Nenni rappresenta indubbiamente un passo in questa direzione, ma essa non cambia ancora fondamentalmente le posizioni di Nenni””. Non gli si poteva perdonare di aver aderito alla mozione anti unità d’ azione: “”L’ avere votato un simile ordine del giorno non rappresenta forse, per Nenni, una vergogna perenne?”” (pag 268-269)”,”MITS-197″
“GEROSA Guido”,”Roberto Formigoni. Il movimento popolare e il suo leader.”,”GEROSA è nato a Firenze nel 1933. Ha fatto il giornalista e l’ inviato speciale. Ha pubblicato una ventina di libri. “”Si annunciava quindi una grandissima sintonia fra il pensiero del Papa e quello del movimento. L’ elezione di un pontefice come Karol Wojtyla rappresentava in effetti un momento di grandissimo appagamento per Comunione e Liberazione e la certezza, anche se difficilmente i suoi leaders saranno disposti ad ammetterlo , che anche sul piano politico il gruppo cattolico avrebbe trovato ormai un suo spazio ben preciso. Wojtyla proveniva da quel mondo dell’ Est verso il quale da anni Comunione e Liberazione e il Movimento Popolare avevano lanciato un solidissimo ponte di fraternità ideologica, di testimonianza della sofferenza, di senso combattuto della vita e della fede.”” (pag 110)”,”ITAA-095″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”L’ intervento di Matteotti sulla frode elettorale. “”E’ tra i discorsi più tempestosi che mai siano stati pronunciati a Montecitorio. Molti, tra i deputati fascisti, hanno interrotto l’ avversario con minacce mortali. Il più gentile tra i fascisti, Edoardo Torre, ha chiesto in aula, per Matteotti, il “”domicilio coatto””. Il solo che nel chiassoso e volgare trambusto non abbia aperto bocca è stato Benito Mussolini. Con i pugni alle tempie, strofinando l’ un l’ altro i labroni, livido d’ ira, immobile, ha resistito fino all’ ultimo. E’ poi uscito quasi di corsa dalla Camera respingendo a colpi di spalla amici, simpatizzanti, avversari, chiunque cercasse di interrogarlo. Piombato a palazzo Chigi, dov’è il suo ufficio, Mussolini ha spalancatola porta di Marinelli e prima ancora che il segretario amministrativo del partito abbia avuto il tempo di scattare in piedi e aggiustarsi sul naso gli occhiali a molla, Mussolini lo ha investito: “”Se voi non foste una mandria di vigliacchi, nessuno avrebbe osato fare quel discorso… Ma cosa fa la Ceka? Cosa fa Dumini? Gente come Matteotti, dopo aver detto certe cose non dovrebbe più essere in circolazione…””. (pag 24)”,”ITAF-212″
“GEROSA Luigi”,”L’ ingegnere “”fuori uso””. Vent’anni di battaglie urbanistiche di Amadeo Bordiga. Napoli 1946-1966.”,”””Bordiga fu chiamato dai milanesi alla fine del 1944 e riprese l’attività politica non tanto sul piano della prassi – riteneva che la congiuntura fosse del tutto sfavorevole a qualsiasi azione incisiva – quanto sotto il profilo teorico. La sua produzione di questo genere è molto bene documentata, come d’altra parte è nota, ai non molti che abbiano seguito il suo itinerario politico del secondo dopoguerra, la rottura, avvenuta tra il 1951 e il 1952, con Onorato Damen e il partito comunista internazionalista, che aveva come organo il periodico “”Battaglia comunista””. Da questa rottura nacque un nuovo gruppo, che qualche anno più tardi si chiamerà il partito comunista internazionale, con un nuovo organo di stampa “”Il programma comunista””, nel quale Bordiga s’identificò””. (pag IX-X) (Nota: O. Damen, Amadeo Bordiga. Validità e limiti d’una esperienza. Editoriale periodici italiani, Milano, 1971; Un chiarimento. Fra le ombre del bordighismo e dei suoi epigoni. Edizioni Prometeo, Milano, 1997) La questione delle abitazioni in URSS (pag 288) Bordiga (1889-1970)”,”BORD-076″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”‘«Matteotti è sparito? Sarà andato a donne» insinua Mussolini’ (pag 66); ‘Esistono anche tesi più complesse sui moventi del delitto e sui mandanti. Qualcuno sostiene si trattasse di un complotto massonico e che gli ideatori fossero Cesare Rossi, l’ex braccio di D’Annunzio, Alceste De Ambris e Campolonghi. Vi è chi avanza la tesi di un movente «economico», facendo del delitto Matteotti una specie di «caso Mattei» con quarant’anni di anticipo. Matteotti, si dice, era alla vigilia di fare importanti rivelazioni sulla parte avuta dai capi de fascismo nel contratto per la concessione di permessi di ricerche petrolifere sul suolo italiano alla società americana ‘Sinclair’; o aveva una documentazione atta a provocare un dibattito sulle responsabilità nella crisi dell”Ansaldo’; o stava per attaccare le tariffe doganali protezionistiche e i favori accordati dal fascismo ad alcuni grandi gruppi finanziari. L’ipotesi che il mondo affaristico italiano di allora, appena uscito dalla marcia su Roma e dalla connivenze con il fascismo nella conquista del potere avesse interesse a eliminare Matteotti è suggestiva, ma non sufficientemente provata. Oddino Morgari, esponente socialista, scrive il 5 luglio 1924: «Per detto unanime lo sfondo della tragedia Matteotti è finanziario». Sembra accertato che un grosso gruppo di potere fosse interessato alla convenzione per la ricerca e lo sfruttamento delle zone petrolifere, conclusa nell’aprile 1924 tra il ministro dell’Economia nazionale e la ‘Sinclair Exploration Company’. Si fanno i nomi del sottosegretario agli Interni Finzi, di Filippo Filippelli, direttore del ‘Corriere Italiano’, e di Filippo Naldi, direttore del ‘Resto del Carlino’. Matteotti era un testimone molto scomodo. E di petrolio in Italia (qualche volta) si muore. Il personaggio più singolare della vicenda è Filippo Naldi. Aveva fondato il ‘Tempo’ di Roma nel febbraio 1921, facendosi dare i soldi dal commendator Naldi della Banca Commerciale. In seguito il tentacolare Naldi si ritrova alle origini del ‘Popolo d’Italia’ e del ‘Giornale di Roma’. Per trovare finanziamenti, non ha eguali. Rileva le azioni del ‘Corriere Italiano’ di Filippelli e riesce ad assicurare con tecnica di maestro il silenzio giornalistico sull’affare Sinclair’ (pag 114-115)”,”ITAF-001-FGB”
“GEROSA Guido a cura”,”I missili a Cuba. I documenti terribili.”,”Pag 71: Raggio d’azione dei missili a media gittata (MRBM) e dei missili a gittata intermedia (IRBM)”,”RAIx-378″
“GERRATANA Valentino SALVADORI Massimo L. DE MASI Guido GARAVINI Sergio TRENTIN Bruno”,”I consigli operai. Un dibattito tra intellettuali, sindacalisti e quadri operai sull’ esperienza consiliare di ieri e di oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘L’ esperienza consigliare nella rivoluzione tedesca (1918-1919)’ (pag 85-118) di G. DE-MASI. “”Il partito per Kautsky rappresentava la mediazione di queste due esigenze, come tale era già al di là della “”parzialità”” proletaria, già prefigurazione dello stato della futura società socialista, amministratore e garante degli interessi di tutta la comunità. Si può in qualche modo capire come il “”centrismo”” di Kautsky apparentemente resse brillantemente alla prova del fuoco del 1905. Ancora nel 1910, nel Der Weg zu Macht (La via al potere) egli infatti tentò di introdurre nel suo schema teorico il nuovo livello di spontaneità uscito dalle lotte del 1905 elaborando un’ ipotesi di Partito sempre in bilico tra il controllo della classe, anche nei suoi momenti più acuti di scontro con il capitale, e la gestione dello sviluppo. Kautsky respingeva decisamente dunque la proposta “”gestionale”” che veniva fuori dalle pagine di Bernstein ed accettava la lezione del 1905 cercando di riassorbirla nel progetto politico tradizionale della socialdemocrazia. Troppo ampie erano state però le ripercussione del 1905 a livello mondiale perché potessero assestarsi all’ interno di questo dibattito””. (pag 92-93)”,”SIND-071″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”Sono citati JAKIR (militare, ufficiale di carriera in rapporti con Tuchacevskij) e ROSENGOLTZ (Arkadij Rosengoltz, già Governatore del Donbas, già ambasciatore a Londra, già ministro per il commercio estero. A sedici anni Rosengoltz era stato arrestato dalla polizia zarista, a diciassette era già delegato al Congresso del partito bolscevico. Durante la guerra civile aveva combattuto con valore nelle file rosse. Ma c’è un neo in quel curriculum: Rosengoltz aveva avuto qualche fugace simpatia per Trotzkij. Tanto basta per farlo arrestare nel ’37 e processare nel ’38. (fonte Informazione-corretta) coinvolti nei processi staliniani “”La “”fortuna”” di Antonio Labriola si è snodata finora secondo una linea molto oscillante, e spesso contradditoria. Dopo il contrasto insanabile con Turati e il fallimento dei suoi sforzi per influire in modo positivo sul processo di formazione e di costruzione del Partito socialista italiano, il suo esordio come teorico del marxismo, nel 1895, non avrebbe potuto essere più incoraggiante. E’, in primo luogo, un esordio internazionale. Il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, fu scritto per sollecitazione di una rivista marxista francese, il Devenir social (fondata in quell’ anno da Sorel). (…)””. (pag 145) “”Senza riserve invece fu il giudizio positivo che diede Lenin dello stesso libro di Labriola, giuntogli, sempre nell’ edizione francese, fino al villaggio siberiano dove era allora deportato. Scrivendo alla sorella Anna, in data 23 dicembre 1897, le consigliava di preparare una traduzione russa di questo “”libro serio e interessante””. Lenin pensava alla possibilità di utilizzare questa traduzione per una pubblicazione legale, e alludeva quindi agli accorgimenti del caso:””evidentemente, sarebbe da tradurre soltanto la seconda parte (il secondo saggio), e anche quella non per intero (….). Ma a mio parere, i tagli non diminuirebbero in alcun caso l’ importanza di questa difesa straordinariamente intelligente della “”nostra dottrina”” (espressione di Labriola)””.”” (pag 147-148) Libro letto anche da Trotsky rinchiuso in carcere ad Odessa. (pag 148)”,”TEOC-415″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”GERRATANA Valentino Contiene il saggio ‘Sulla “”fortuna”” di Labriola. (pag 145-173) Paragrafo: ‘Lenin sul “”concetto di formazione economico-sociale”” (pag 297) Questione capitalismo di Stato (pag 219): analisi del libro di Bucharin ‘L’ economia mondiale e l’ imperialismo (pag 224) “”In modo ben diverso si pone il problema per Engels. “”In ogni società nella quale la produzione si sviluppa con spontaneità naturale, e la società odierna è di questo genere, non sono i produttori a dominare i mezzi di produzione, ma i mezzi di produzione a dominare i produttori. In una società siffatta ogni nuova leva della produzione si muta necessariamente in un nuovo mezzo per l’asservimento dei produttori ai mezzi di produzione. Questo vale anzitutto per quella leva della produzione che sino all’introduzione della grande industria è stata di gran lunga la più potente: la divisione del lavoro…’Essendo il lavoro diviso, anche l’uomo è diviso’. Tutte le altre capacità fisiche e spirituali sono sacrificate alla formazione di una sola attività””. Engels può riferirsi a questo proposito al ‘Capitale’ di Marx, ma non nasconde che questa esigenza del superamento del principio della divisione del lavoro era stata posta vivacemente già dai primi teorici del socialismo utopistico. Il passaggio del socialismo “”dall’utopia alla scienza”” non è concepito da Engels come un semplice voltar pagina””. (pag 141-142) [Valentino Gerratana, Ricerche di storia del marxismo, 1972]”,”MADS-579″
“GERRATANA Valentino”,”Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: SACRISTAN Manuel, Lenin e la filosofia, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IX N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1971 “”l’analisi di Baran-Sweezy (…) sembra basata sull’ipotesi che il “”capitalismo concorrenziale”” analizzato da Marx e il moderno “”capitalismo monopolistico”” siano da considerarsi in sostanza come due diversi modi di produzione, caratterizzati da diverse strutture e da diverse leggi di sviluppo. Ma di fatto, nel corso stesso dell’analisi di Baran e Sweezy la rigidità della distinzione tra capitalismo concorrenziale e capitalismo monopolistico viene ad essere praticamente dissolta. Quella distinzione sembra presupporre a prima vista che la concorrenza venga eliminata e sostituita dal monopolio. La realtà però è ben diversa: la concorrenza non solo sopravvive, nella sua tradizionale forma atomistica, ai margini della grande produzione dominata dal capitale monopolistico (…) ma divampa con rinnovato vigore, in forme nuove, su tutta l’area del sistema economico”” (pag 132-133) “”Anche per Baran e Sweezy, invece, ‘concorrenza e lotta’ – al pari dei loro opposti, ‘collaborazione e accordi’ tra gruppi capitalistici – rappresentano forme di azione che “”sono l’essenza stessa del capitalismo monopolistico”” (8) (8) Cfr. Baran Sweezy, Il capitale monopolistico, 1968, p. 19″” (pag 133) “”(…) la tesi di Lenin, secondo cui la concorrenza trasformandosi nel suo opposto, il monopolio, non viene eliminata ma coesiste con esso, dando così origine a una serie di aspre e improvvise contraddizioni (7), risulta tutt’altro che smentita e riceve invece nuove e più chiare conferme dagli sviluppi del capitalismo contemporaneo. Nemmeno si può dire che in questa non pacifica “”coesistenza degli opposti”” il monopolio ‘prevalga’ sulla concorrenza: se così fosse la concorrenza potrebbe essere considerata solo come un ‘residuo’ e la contraddizione apparirebbe superabile all’interno del capitale monopolistico. (…) Su questa coesistenza di concorrenza e monopolio si basa la principale conclusione di Lenin nella sua analisi dell’imperialismo, cioè la sua definizione del capitalismo monopolistico (imperialismo) come “”capitalismo di transizione””. E’ difficile capire il senso di questa conclusione, e le conseguenze che ne derivano, se non si comprende il significato della citata affermazione di Marx secondo cui lo sviluppo della società per azioni significa “”la soppressione (‘Aufhebung’) del modo di produzione capitalistico nell’ambito dello stesso modo di produzione capitalistico””. Civettando ancora una volta con una tipica locuzione hegeliana Marx ne fa qui un uso che è in realtà estraneo alla logica di Hegel. ‘Aufhebung’, nel senso hegeliano, è una ‘soppressione’ che è al tempo stesso ‘conservazione’; ma per Marx, a differenza di Hegel, questo sopprimere che è insieme un conservare non è l’effettivo superamento, ma la massima espressione di una contraddizione che deve ancora essere superata. Tale “”soppressione-conservazione”” del modo capitalistico di produzione, in quanto esprime “”una contraddizione che sopprime e conserva se stessa”” (9), deve infatti essere intesa, precisa Marx, solo come “”momento di transizione verso una nuova forma di produzione”” (dove, evidentemente, il vecchio modo di produzione sarà effettivamente e completamente ‘soppresso'”” (10). Ma l’esasperazione di tutte le contraddizioni immanenti nel modo di produzione capitalistico diventa la caratteristica fondamentale di questo processo di transizione, e solo questa caratteristica giustifica la definizione leniniana del capitalismo monopolistico come “”capitalismo di transizione”””” [Valentino Gerratana, Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””] [(in) Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1971] [(7) Cfr. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo, in Opere, v. 22, Roma, 1966 (…); (9) ‘Nell’originale tedesco “”ein sich selbst ‘aufhebender’ Widerspruch””; nella traduzione italiana citata (“”una contraddizione che si distrugge da se stessa””, ‘Capitale’, cit, III, 2, p. 125) il significato di questa espressione risulta falsato perché si tralascia il momento del conservare implicito nell’accezione hegeliana del termine di ‘aufheben’. E’ chiaro che per Marx non si tratta affatto di una contraddizione che si distrugge da se stessa, ma al contrario di una contraddizione che si esaspera attraverso questo particolare modo di “”sopprimersi”” e di “”conservarsi””‘; (10) ‘Poco prima lo stesso Marx aveva mostrato un particolare aspetto concreto di questa tendenza generale di sviluppo, sottolineando la separazione che con la formazione delle società per azioni viene a determinarsi tra proprietà e direzione dell’impresa capitalistica; cioè la “”trasformazione del capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e dei proprietari di capitali in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 122). Questa separazione (…) è da un lato, secondo Marx, un “”risultato del massimo sviluppo della produzione capitalistica””, e dall’altro “”‘un momento necessario di transizione'”” verso un nuovo modo di produzione in cui la proprietà privata capitalistica sarà completamente trasformata in proprietà sociale, come anche “”un momento di transizione per la trasformazione di tutte le funzioni che nel processo di riproduzione sono ancora connesse con la proprietà del capitale, in semplici funzioni dei produttori associati, in funzioni sociali”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 123)’] (pag 133-134)”,”LENS-244″
“GERRATANA Valentino”,”Marxismo ortodosso e marxismo aperto in Antonio Labriola / Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola.”,”Nota: trovato in altra fonte e da ricercare: apprezzamento o giudizi non negativi di Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein e giudizi non lusinghieri su Plechanov critico di Bernstein (in lettere a Sorel?) (pag 575) Labriola in lettera a Engels su primo capitolo Antidühring e questione rapporto filosofia-scienza “”Labriola viene ricacciato indietro dal prevalere dei vecchi vizi tatticistici del partito formatosi a Genova. Anche la sua collaborazione regolare alla ‘Leipziger Volkszeitung’, iniziata nell’ottobre del 1894, ha termine improvvisamente nel maggio del 1895: e in realtà gli sarebbe stato troppo difficile continuarla nella situazione in cui era venuto a trovarsi. Da questa collaborazione, come in genere dai suoi fitti rapporti con i socialisti tedeschi, Labriola si riprometteva probabilmente un duplice risultato: da un lato riuscire a orientare esattamente sulla situazione italiana, in un momento di crisi che poteva diventare risolutiva, quello che era allora il partito più forte del movimento operaio internazionale; e dall’altro servirsi del prestigio internazionale della socialdemocrazia tedesca per esercitare una indiretta pressione sugli orientamenti del partito italiano. Ma l’operazione non ha successo in nessuno dei due sensi. In primo luogo perché Labriola non è il solo tramite tra socialisti italiani e socialisti tedeschi, e questi ultimi si dimostrano interessati, più che ad avere informazioni obiettive sull’Italia, a pubblicare brillanti corrispondenze giornalistiche, possibilmente con firme di prestigio (mentre Labriola si ostina a non voler firmare le sue corrispondenze, contrassegnate solo da una sigla convenzionale): non a caso come corrispondente del ‘Vorwärts’ viene scelto proprio Enrico Ferri, con indignata sorpresa di Labriola (e comincia a nascere in lui il sospetto, poi ampiamente confermato, che la socialdemocrazia tedesca non sia in grado di assolvere quel compito di partito-guida che egli per parecchi anni era stato portato ad attribuirle). L’operazione d’altra parte ha ancora minor successo per quanto riguarda il partito italiano, che non solo continua ad ignorare gli avvertimenti e i consigli di Labriola, ma reagisce anche vivacemente per iniziativa di Turati, contro le interferenze del giornale socialista tedesco quando avvertimenti e consigli assumono la forma di critica esplicita. E’ ciò che avviene con l’ultima corrispondenza scritta da Labriola per la ‘Leipziger Volkszeitung’ il 14 maggio 1895 (1). Al di là della polemica – che coinvolge in particolare sia le corrispondenze di Ferri sul ‘Vorwärts’ che le confusioni teoriche della ‘Critica sociale’ – questo scritto di Labriola è importante per capire la sua funzione di “”sbandato””, come egli si era definito, nel movimento operaio italiano (2)”” [Valentino Gerratana, Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola, ‘Annali’ Feltrinelli 1973, Milano, 1974] (pag 604-605) [(1) Cfr. il testo in SP, pp. 364-68. Una traduzione italiana di questa corrispondenza fu pubblicata anche dalla ‘Critica sociale’ del 16 maggio 1895, sotto il titolo ‘L’Italia e il socialismo italiano giudicati all’estero’, con una nota polemica (‘Un fatto personale che involge una questione generale’) di Turati. In difesa di Labriola intervenne privatamente anche Engels: cfr. sull’episodio lo scambio epistolare Turati-Engels in CMEI, pp. 608-10; (2) Cfr. la lettera a Engels del 22 agosto 1893, scritta da Labriola dopo l’incontro di Zurigo: “”Voi avete ragione: dovrei avere più coraggio. Ma per aver coraggio bisogna essere, o soldato, o capitano. Ed io sono soltanto uno sbandato”” (CMEI, p,. 497)]”,”LABD-088″
“GERRATANA Valentino”,”Antonio Labriola e l’introduzione del marxismo in Italia.”,”””In modo ancora più esplicito, senza le riserve imposte dall’opportunità politica, [Labriola] scriverà più tardi a Benedetto Croce: “”Il socialismo subisce ora un arresto. Ciò non fa che confermare il materialismo storico. Il mondo economico-politico si è complicato. Quel cretino di Bernstein può immaginarsi di aver fatto la parte di Giosue. Quel buon uomo di Kautsky può illudersi di far parte di custode dell’arca santa. Quell’intrigante di Merlino può dare a credere di aver servito la causa del socialismo facendo quella della polizia. Quel Sorel può credere d’aver corretto quello che non ha mai imparato… Ma ditemi un poco in che cosa consiste la novità reale del mondo che ha reso agli occhi di molti evidenti le imperfezioni del marxismo? Qui sta il busillis”” (17). A risolvere questo ‘busillis’ Labriola era disposto a impiegare il suo “”tempo psicologico””, cioè pazienza e spirito di osservazione, ma il compito rimase interotto da una penosa malattia e dalla morte. Non è detto del resto che fosse in grado di venirne a capo (e non ne era certo venuto a capo nel frammento del quarto saggio, ‘Da un secolo all’altro’, lasciato incompiuto). Isolato nel movimento operaio italiano – invano aveva tentato di riprendere con Turati rapporti di fattiva collaborazione dopo la bufera del ’98 (18) – i problemi della strategia politica non sempre trovavano in lui un approccio accorto: così ad esempio non aveva capito che quella “”anticolonite cronica”” che rimproverava ai socialisti era l’unica malattia di cui il socialismo italiano, affetto da molti mali, non avrebbe mai dovuto vergognarsi. Anche in questa occasone però aveva ragione a rifiutare l’etichetta di “”eretico”” che gli ambienti liberali erano inclini ad affibiargli: “”Cotesto – scriveva – è pessimo metodo di polemista da parte della stampa liberale. Un partito di critici – qual è quello socialistico – vive di critica e di autocritica. Un partito che fu untempo di settari e di utopisti, impara solo pian piano a misurarsi con la realtà, e mentre impara erra e pecca”” (19)”” [(17) Id., Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904′, Napoli, 1975, p. 337; Id. ‘Scritti politici, cit., pp. 442-446. Labriola era rismasto sgomento di fronte alle forme convulse assunte dalla lotta di classe in Italia in seguito ai tumulti di Milano del 1898: “”Pare tutto un sogno .- aveva scritto a B. Croce”” (‘Lettere a Benedetto Croce’, cit. p. 294). – A una rivolta da pazzi è succeduta una reazione da dementi””; (19) Labriola, ‘Scritti politiici’, cit., pp. 462-63]”,”LABD-092″
“GERRATANA Valentino / FERRI Franco / GRUPPI Luciano”,”Stato socialista e capitalismo di Stato (Gerratana) / Il problema del controllo operaio (Ferri) / Lenin e il concetto di egemonia (Gruppi).”,”Lenin e l’analisi dell’ imperialismo nel libro di Bucharin ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’ (1915) (pag 138-) “”Bucharin, ingegno vivacissimo e di vasta cultura, è tra quei teorici marxisti che si muovono del tutto a loro agio nel campo delle costruzioni più astratte della scienza, ma che forse proprio per questo sono portati ad abusare del metodo dell’astrazione scientifica: l’abuso consiste nel cedere alla tentazione di ricondurre ad armoniche combinazioni i dati ricavati dall’indagine scientifica. Non essendo un semplice ripetitore di Marx, Bucharin cerca di appropriarsene tanto i risultati quanto il metodo, per affrontare in modo autonomo i nuovi problemi del nostro tempo. Citando la marxiana ‘Einleitung’ del 1857 (11), egli scrive che «occorre estrapolare [più semplicemente potrebbe dirsi: isolare] ciò che di particolare ‘distingue’ il nostro tempo e analizzarlo. Questo è stato il metodo di Marx e questo è il modo in cui un marxista deve affrontare il problema dell’imperialismo». Questo tuttavia è solo un momento, sia pure fondamentale, del metodo di Marx; l’altro momento, non meno essenziale (ma che Bucharin trascura), è quello che permette poi di risolvere gli elementi specifici, isolati dell’indagine, nell’intreccio del concreto, dove essi naturalmente non si trovano mai allo stato puro, giacché «il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni ed unità, quindi, del molteplice» (13). Vediamo come si riflette questa insufficienza metodologica di Bucharin nell’analisi dell’imperialismo, che pure per molti aspetti è assai penetrante e racchiude conclusioni del tutto valide. Caratteristica fondamentale dell’imperialismo – sia nell’analisi di Bucharin che in quella di Lenin – è la trasformazione della concorrenza in monopolio, il passaggio del capitalismo alla sua fase monopolistica. D’altra parte sia Lenin che Bucharin sanno bene che la concorrenza non è un semplice ‘incidente’ del capitalismo, una sua manifestazione contingente, ma qualcosa che attiene ‘alla sua struttura essenziale’. Un capitalismo senza concorrenza, senza la molla della libera iniziativa, non sarebbe più capitalismo, ma un sistema che è riuscito a sfuggire alle contraddizioni attraverso cui si impongono le leggi materiali, ‘oggettive’, del modo di produzione capitalistico. A niente di simile pensava Bucharin, che è invece su questo punto assai preciso: «Le contraddizioni fondamentali del capitalismo, che con il suo sviluppo vengono continuamente riprodotte ad un livello più allargato, trovano nella nostra epoca una loro espressione particolarmente netta. Proprio così stanno le cose per quanto concerne la struttura anarchica del capitalismo che si manifesta nella concorrenza. Il carattere anarchico della società capitalistica si fonda sul fatto che l’economia sociale non è un collettivo organizzato e diretto da un’unica volontà, ma è un sistema di economie collegate l’una con l’altra per mezzo dello scambio, ed ognuna di esse produce a suo rischio e pericolo, senza essere mai in grado di adattarsi con maggiore o minore precisione alla grandezza della domanda sociale e alla produzione nelle altre economie individuali. Ciò provoca la lotta reciproca delle diverse economie, la loro ‘concorrenza capitalistica’» (14). Nello stadio monopolistico la concorrenza capitalista non viene eliminata, ma cambia solo ‘forma’; e precisamente, secondo Bucharin, si trasferisce dal piano del mercato interno delle economie nazionali al piano del mercato mondiale: «La concorrenza passa allo stadio più alto, all’ultimo degli stadi di sviluppo concepibili: ‘la concorrenza dei trust capitalistici di Stato sul mercato mondiale’. Nell’ambito delle economie “”nazionali”” si riduce al minimo solo per scatenarsi su scala grandiosa, che mai fu possibile in nessuna delle epoche storiche passate» (15). Non vi è dubbio che in tale modo Bucharin coglie una tendenza specifica dello sviluppo capitalistico nell’epoca dell’imperialismo: una tendenza che, con altri termini, è messa pure in rilievo nell’analisi di Lenin. Ma, a differenza di Lenin, egli è portato a trascurare come irrilevante tutto ciò che non rientra in questa tendenza o vi contraddice. Così può scrivere che la concorrenza, scaricandosi sul mercato mondiale, «’si riduce al minimo’» sul mercato interno delle singole economie nazionali; e nella conclusione del libro, con una ulteriore semplificazione anche questo «ridursi al minimo» viene fatto scomparire, e infine la concorrenza appare del tutto ‘eliminata’ all’interno delle economie nazionali (16)”” [Valentino Gerratana, ‘Stato socialista e capitalismo di Stato’, ‘Critica marxista’, Roma, 1970] [(11) L’importanza di questo testo postumo, allora scarsamente noto, era sfuggita anche a Lenin, che non ha mai occasione di accennarvi; ma è ovvio che non basta la conoscenza dell”Introduzione’ del ’57 a garantire una corretta e feconda interpretazione del marxismo. (…); (12) N.J. Bucharin, ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’, Roma, 1966, p. 245; (13) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 188; (14) N.I. Bucharin, op. cit., pp. 247-48; (15) Ivi, p. 255. Ciò non significa che, per Bucharin, la concorrenza sul mercato mondiale debba considerarsi come un fatto del tutto nuovo: «la concorrenza fra le “”economie mondiali””, cioè fra le loro classi dominanti – continua il passo citato – esisteva naturalmente anche prima, ma allora aveva un carattere completamente diverso, poiché la struttura interna di queste economie “”nazionali”” era completamente diversa. L'””economia nazionale”” non appariva sul mercato mondiale come un tutto omogeneo, organizzato, incredibilmente forte dal punto di vista economico, al suo interno dominava incondizionatamente la libera concorrenza. E, al contrario la concorrenza sul mercato mondiale era estremamente debole. Le cose sono completamente diverse ora, nell’epoca del capitalismo finanziario, quando il centro di gravità viene trasferito alla concorrenza di giganteschi corpi economici compatti ed organizzati, le cui capacità di lotta sono immense, nella competizione mondiale delle “”nazioni””. Qui la concorrenza celebra le sue massime orgie, e insieme con essa si trasforma e passa ad una fase superiore il ‘processo di centralizzazione del capitale’»; (16) «Il capitalismo si è sforzato di abolire l’anarchia che gli è propria stringendola nell’anello di ferro dell’organizzazione statale. Ma avendo eliminato la concorrenza all’interno dello Stato ha scatenato tutti i demoni della mischia mondiale» (ivi, p. 334)] (pag 140-141-142)”,”LENS-274″
“GERRATANA Valentino”,”Psicologia e storia nei dibattiti sovietici del 1924-26.”,”””Si tratta di alcuni di dei principali testi del dibattito svoltosi nel partito bolscevico dall’autunno del 1924 agli inizi del 1926, un periodo effettivamente cruciale negli sviluppi di una lotta interna al gruppo dirigente bolscevico, che però era cominciata già prima delle ‘Lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky, con cui inizia questa raccolta (1), ed avrà nuovi svolgimenti dopo le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin, che la raccolta conclude. Il volume è diviso in due parti, intitolate rispettivamente alla ‘discussione sulla «rivoluzione permanente» e alla ‘discussione sul socialismo in paese solo’; i due temi in realtà sono in certa misura collegati, ma la divisione in due parti è pienamente giustificata dal fatto che esse corrispondono a due fasi successive del dibattito, caratterizzato da schieramenti diversi. (…) La discussione sul socialismo in un paese solo comincerà invece più tardi , dopo la XIV Conferenza del partito (aprile 1925), e vedrà come principali antagonisti Zinoviev e Stalin. (…) Lo stesso Procacci osserva che a leggere oggi le ‘Lezioni dell’Ottobre’ di Trotsky riesce difficile comprendere l’asprezza delle reazioni polemiche suscitate dalla pubblicazione di questo scritto. Ed è evidente che per poter valutare esattamente i motivi delle ripercussioni politiche di questo e degli altri testi è indispensabile guardare al di là dei termini puramente teorici del dibattito e chiarire tutte le circostanze di fatto da cui esso era condizionato. (…) Per comprendere il significato della ‘Lezioni dell’Ottobre non basta ricordare genericamente i precedenti della discussione con Trotsky sviluppatasi tra il 1923 e il 1924. Con le ‘Lezioni dell’Ottobre’ (settembre 1924), questa discussione fa un salto di qualità, e si trasforma apertamente da serrato dibattito politico – che pur subendo alterne vicende non aveva mai superato i limiti, anche nei momenti più difficili, di una lotta aspra contro ‘determinate posizioni’ di Trotsky – in una violenta campagna contro il ‘trotskismo’. (…) Si arriva così, nell’autunno del 1923, alle accresciute difficoltà economiche determinate dall’acquirsi della crisi delle «forbici», a una prima crisi politica che vede Trotsky staccarsi dal vecchio gruppo dirigente come capo potenziale di un gruppo di opposizione. Non vi è però ancora, in questo periodo – che culmina con gli attacchi del ‘Nuovo Corso’ di Trotsky – una vera e propria piattaforma di opposizione sulla base di alternative politiche ben definite. I temi principali del dibattito sono, insieme ai problemi della congiuntura economica, quelli della democrazia di partito e dei pericoli della burocratizzazione, ma non è difficile su questi argomenti trovare un accordo formale, come quello che viene raggiunto con una risoluzione preparata in modo unitario da Trotsky, Kamenev e Stalin, e approvata all’unanimità dal CC e dalla CCC il 5 dicembre 1923. Tuttavia i successivi interventi di Trotsky, come pure – è da supporre – gli atteggiamenti pratici di alcuni dei suoi antagonisti, inaspriscono di nuovo il dibattito fino a indurre la XIII Conferenza del partito (16-18 gennaio 1924) a condannare le posizioni di Trotsky e della opposizione come una deviazione piccolo-borghese dal leninismo. Non si parla però ancora di «trotskismo». A proposito delle accuse rivolte a Trotsky di deviazione dal leninismo, Stalin precisa allora che si tratta solo di una deviazione «nelle questioni organizzative». In definitiva, alla denuncia generica di una tendenza alla burocratizzazione si risponde con la denuncia altrettanto generica di una tendenza al frazionismo. L’atmosfera del dibattito, però, appare in ogni caso già avvelenata. La morte di Lenin, sopraggiunta immediatamente dopo la XIII Conferenza, non poteva non portare a un certo allentamento delle polemiche aperte. (…) Senza dubbio, il tono del successivo dibattito impostato subito dopo la pubblicazione delle ‘Lezioni dell’Ottobre’, è molto più elevato, ma non è possibile intendere i termini reali di quella discussione teorica senza tener conto dell’atmosfera che l’aveva preparata. In realtà, la morte di Lenin non aveva posto fine alla campagna contro Trotsky lanciata dalla XIII Conferenza; probabilmente, al contrario l’aveva resa più convulsa (…)”” (pag 137-138-139) [(1) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Scrittidi N. Bucharin, L. Trotsky, G. Zinoviev, I. Stalin, a cura di Giuliano Procacci, Editori Riuniti, Roma, 1963]”,”TROS-001-FB”
“GERRATANA Valentino; GODELIER Maurice; FERRERI Dino; CANTELLI Paolo; NASSISI Anna Maria”,”Formazione sociale e società di transizione (Gerratana); Come definire una formazione economico-sociale? L’esempio degli Incas (Godelier); Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””? (Ferreri); Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli); Il plusvalore assoluto e relativo in Marx. Per una analisi comparativa (Nassisi).”,”Sul metodo di Marx. Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli) (sui due libri allora recentemente tradotti R. Rosdolsky, Genesi e struttura del Capitale di Marx, e H. Grossmann, Marx, l’economia politica classica e il problmea della dinamica). Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”””,”TEOC-008-FB”
“GERRATANA Valentino; SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Antonio Labriola e la politica (Gerratana); Per una «autobiografia» intellettuale e politica di Antonio Labriola (Siciliani de Cumis).”,”””Del resto l’aspetto tecnico della politica, per quanto necessario, non può mai diventare una sua dimensione, se non in una forma degenerata. L’arte di trattare con gli uomini e di associarli in un lavoro comune deve servire a uno scopo; se il mezzo diventa fine a se stesso (l’aspirazione al potere per il potere) ciò che ne risulta è una dimensione degenerata e corrotta della politica, come riconosce anche Max Weber quando afferma che il puro ‘Machtpolitiker’, pur quando riesce a esercitare una forte influenza, «opera di fatto nel vuoto e nell’assurdo» (23). Proprio il confronto con un «classico» come Weber, vale a chiarire, attraverso le convergenze e le divergenze, il discorso su Labriola «uomo politico». Tre sono, com’è noto, secondo Weber, le qualità decisive per l’uomo politico, per «colui al quale è consentito di mettere le mani negli ingranaggi della storia» o, se si preferisce, per chi «ha il sentimento di avere tra le mani un filo conduttore delle vicende storiche e di elevarsi al di sopra della realtà quotidiana». Sono tre qualità («passione, senso di responsabilità, lungimiranza») che ritroviamo fuse nella personalità di Labriola e che sono per lui strutture costitutive della sua dimensione della politica. «Passione», non nel senso di semplice «fermento interiore», che sbocca spesso in quella «agitazione sterile» degli intellettuali romantici di cui parlava Simmel, ma nel senso di ‘Sachlichkeit’ chiarito da Weber come «dedizione appassionata a una causa» (24). Una dedizione che richiede senso di responsabilità, verso la «causa» al cui servizio si è messo l’uomo politico, e una lungimiranza, che rende possibile questo senso di responsabilità, sono tutto ciò che distingue Labriola dai «dilettanti della politica che semplicemente “”si agitano a vuoto””» (Weber). Questa consonanza dell’ispirazione del marxista Labriola con i temi weberiani dell”ethos’ della politica è tanto più avvertibile quando si leggono le pagine di ‘Politik als Beruf’ dedicate ai difetti più gravi degli uomini politici. Al centro di essi è quel difetto assai diffuso – e dal quale forse nessuno va del tutto esente – che è la vanità. Ma mentre in altri campi di attività questo difetto, per quanto antipatico, risulta relativamente innocuo (e ciò vale anche negli ambienti accademici, dove, secondo Weber, è «una specie di malattia professionale»), nell’uomo politico diventa la fonte delle peggiori perversioni, perché lo porta a smarrire la «causa» che lo giustifica e a peccare di «mancanza di responsabilità» (pag 571) [(23) M. Weber, ‘Politik als Beruf’, in op. cit., p. 547 (trad. it., cit., p. 136); (24) Ivi, pp. 545-546 (trad. it., cit., pp. 133-134)] [dal saggio di Valentino Gerratana]; ‘Tre qualità, passione, senso di responsabilità, lungimiranza che ritroviamo fuse nella personalità di Antonio Labriola’ “”Una linea di soluzione è nella capacità di guardare alla dimensione storica della politica attraverso il prisma della politica quotidiana; che non è necessariamente la politica del giorno per giorno, della politica di corridoio e di intrigo, quella che Gramsci chiamava la «piccola politica». Gramsci riproponeva appunto il problema delle dimensioni della politica attraverso la contrapposizione di «grande politica» e di «piccola politica»: «La grande politica comprende le quistioni connesse con la fondazione di nuovi Stati, con la lotta per la distruzione, la difesa, la conservazione [e la trasformazione, possiamo aggiungere oggi] di determinate strutture organiche economico-sociali. La piccola politica le quistioni parziali e quotidiane che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita per la lotta di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica». (…) E’ merito di Labriola, socialista laico, di aver compreso già prima di Gramsci – altro socialista laico – che far politica con la «piccola politica» è non solo affare da dilettanti ma anche il classico mondo con cui le vecchie classi dominanti riescono a tenere le masse lontano della politica”” (pag 579-580) [saggio di Valentino Gerratana]”,”LABD-115″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”E’ una documentata analisi economica e storica. Le tesi alla quali giunge l’A, in termini abbastanza definitori, nonostante la vivace polemica sollevata da Edward CARR e di cui c’è traccia in questo libro, da una parte negano l’interpretazione di Max WEBER relativa al rapporto tra protestantesimo e nascita del capitalismo e dall’altra negano che lo sviluppo industriale su basi classiste quale si ebbe in UK possa valere come modello per paesi come RUS e IT… GERSCHENKRON nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze pol a Vienna nel 1929. Trasferitosi in USA nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente insegna storia econ alla Harvard Univ. Tra i suoi lavori ricordo: ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’.”,”RUSx-025″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”GERSCHENKRON è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ (EINAUDI, 1970).”,”STOx-051″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”Alexander Gerschenkron, nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in Scienze politiche a Vienna nel 1929. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente, insegna Storia economica alla Harvard University.”,”EURE-056-FL”
“GERSCHENKRON Alexander”,”Bread and Democracy in Germany.”,”È un’analisi del rapporto tra la democrazia e la protezione dei prodotti agricoli, in particolare grano, in Germania I farmers tedeschi condividono una piena responsabilità per l’avvento del fascismo nel loro paese (v. retroc)”,”GERE-038″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”Alexander Gerschenkron è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ ((Einaudi 1970). Le “”quattro famose lettere”” di Engels a proposito della concezione materialistica della storia “”Nelle discussioni metodologiche degli storici dell’economia, la concezione materialistica della storia, è, di solito, assunta come un esempio di determinismo. Ma, in primo luogo, non è poi così sicuro (come molti sembrano credere) che la concezione materialistica della storia abbia carattere deterministico; in secondo luogo, è molto probabile che il suo significato nella storia economica sia stato fortemente sopravvalutato. Affermando che la struttura economica determina il carattere della sovrastruttura, la concezione materialistica della storia sembrava esaltare l’importanza della storia economica; al tempo stesso, però, il forte rilievo dato al nesso tra fenomeni economici e fenomeni extraeconomici ha spinto molti studiosi ad interessarsi di questioni che con la storia dell’economia hanno ben poco a che fare. Che i dipinti di Rembrandt, i drammi di Shakespeare o i romanzi di Tolstoj possano essere spiegati facendo riferimento, in modo diretto od indiretto, alle sottostanti condizioni economiche, è cosa che travalica completamente il campo d’interessi degli storici dell’economia. Tuttavia, l’implicita tendenza della dottrina a considerare come autosufficienti gli avvenimenti che si producono nella sfera economica e a vedere, di conseguenza, nella tecnologia e nei suoi sviluppi, dei fattori economici endogeni, ebbe un peso non indifferente nel modo di concepire lo studio della storia economica. Questa posizione dogmatica non poté esser mantenuta a lungo: nelle sue famose «quattro lettere» (10), Engels ammise l’esistenza di un’interazione tra il fattore economico e i fattori non economici e affermò che, secondo la concezione materialistica della storia, l’elemento economico determina solo «in ultima analisi» lo svolgimento concreto degli avvenimenti. Ma era una posizione difficilmente difendibile. Una volta ammessa l’esistenza di un circolo di cause e di effetti, nel senso che i fattori economici influenzano i fattori politici, e questi ultimi, a loro volta, reagiscono sull’economia, un’«ultima analisi» (o «ultima istanza») diventa impossibile. In un circolo non vi è nessun «primo» e nessun «ultimo», soprattutto se la realtà economica si presenta all’osservatore come una molteplicità di circoli intersecantisi e di circoli nei circoli”” (pag 45-46) [Alexander Gerschenkron, ‘La continuità storica. Teoria e storia economica’, Einaudi, Torino, 1976] [(10) M.M. Bober, Karl Marx’ interpretation of history, Cambridge, Mass., 1948, pp. 306-10]”,”STOx-020-FSD”
“GERVASINI Virginia, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola (1937-1939).”,”””Dopo terribili bombardamenti, Barcellona è “”caduta”” senza combattere, e con essa soccombe tutta la Catalogna rivoluzionaria. La ciarlataneria di Negrin – il quale dichiara che “”salverà la situazione”” perché “”la Repubblica dispone ora di combattenti in perfetta forma, di materiale bellico in abbondanza e di coraggio da vendere””… – non ha altro scopo che quello di occultare, agli occhi degli operai ingannati dalle belle frasi del Fronte Popolare, la bancarotta di quest’ultimo, che persino il Le Peuple definisce come una “”disfatta””.”” (pag 17)”,”MSPG-119″
“GERVASIO Gennaro”,”Da Nasser a Sadat. Il dissenso laico in Egitto.”,”‘Alla memoria del mio maestro Pier Giovanni Donini’ GERVASIO Gennaro dottore di ricerca all’Istituto Orientale di Napoli, attualmente è professore a contratto all’Università di Milano. Qui riprende la sua tesi di dottorato del 2005 (Univ. di Napoli, L’Orientale) dal titolo: ‘Intellettuali e marxismo. Per una storia dell’opposizione laica in Egitto, 1967-1981’. “”Gli arresti del 1959 colpirono tutte le tendenze della sinistra egiziana, inclusi elementi non marxisti come Louis ‘Awad oppure non radicali, come la redazione di ‘al-Masã’ fino ai leader di ‘Haditü’, benché questi ultimi fossero usciti dal PCE proprio per mantenere il proprio sostegno al ‘rais’. Il periodo di internamento in diverse prigioni nel deserto doveva durare fino al 1964 e all’inizio fu caratterizzato da torture e maltrattamenti di ogni tipo, di cui doveva fare le spese Suhdi ‘Atiyyah al-Safii, uno dei più brillanti teorici del marxismo egiziano, morto sotto tortura il 15 giugno 1960″”. (pag 61)”,”MVOx-013″
“GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco GERVASONI (Milano, 1968) ha conseguito il dottorato di ricerca in ‘Storia politica dell’ età contemporanea’ presso l’ Univ di Paris-VIII. Attualmente è borsista presso l’ Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: -Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917 (MILANO, 1997) -Georges Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque (MILANO, 1997) -La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi (MILANO, 1998). Ha inoltre curato l’ edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero GOBETTI (Parigi, 1999).”,”GRAS-026″
“GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco GERVASONI (Università degli studi di Milano) ha pubblicato: ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917′ (MILANO, 1997), ‘George Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque’ (MILANO, 1997).”,”MITS-099″
“GERVASONI Gianni”,”Il teatro italiano nel Settecento. Metastasio, Goldoni, Alfieri. Un melodramma, due commedie e due tragedie.”,”Tesi: ‘700, secolo d’ oro del teatro italiano. “”Per me signore, non posso dissimulare: non mi piace, lo trovo cattivo, e non posso dir che sia buono. Lodo chi sa fingere. Ma chi sa fingere in una cosa, saprà fingere nell’ altre ancora””. (pag 124, Goldoni, La locandiera)”,”ITAG-134″
“GERVASONI Marco”,”Raymond Poincaré.”,”GERVASONI Marco (Milano, 1968) è professore ordinario di storia contemporanea all’Università degli studi del Molise. E’ presidente del Comitato scientifico della Fondazione Bettino Craxi. Tra le sue pubblicazioni: ‘François Mitterand, una biografia politica e intellettuale’ (2007), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013), e con Simona Colarizi ‘La tela di Penelope. Storia della seconda repubblica’ (2012) Nato nel 1860, Raymond Poncaré presidente della Repubblica francese prima, durante e dopo la guerra (1913-1920) fu un forte sostenitore dell’entrata della Francia nel conflitto (del quale attribuì la responsabilità alla Germania), sembra anche nel tentativo di ridare al suo Paese l’Alsazia-Lorena. Patriota intransigente, soprannominato ‘Poincaré la Guerre’, fu un fautore della vittoria a tutti i costi e sostenitore dell’offensiva a oltranza. Nominando George Clemenceau alla Presidenza del Consiglio nel 1917, pur detestandolo, si assicurò l’operato di un politico energico che portò la Francia alla vittoria. Al tavolo delle trattative di pace difese strenuamente i diritti francesi, fino a occupare la Ruhr, nel 1924. Al suo funerale, dieci anni dopo, la Francia ebbe opposte reazioni. “”Il debole governo guidato da Ribot cadde nel settembre 1917. Il Presidente della Repubblica incaricò allora l’ex ministro della Guerra Painlevé. Nel suo governo la principale novità, non positiva per la sua tenuta, era l’uscita dei socialisti: nella SFIO prendevano sempre più piede le tesi favorevoli alla pace immediata. Infatti, il nuovo governo era, se possibile, ancora più fragile del precedente, soprattutto di fronte ai mesi terribili del crollo della Russia, delle difficoltà dell’Italia durante la rotta di Caporetto, tanto che Ribot, agli Esteri, fu costretto quasi subito alle dimissioni. In Parlamento, il governo era criticato dai socialisti e da una fetta dei radicali che obbedivano a Clemenceau, che si presentava sempre più come il solo in grado di prendere in mano le redini del Paese. Per quanto la situazione militare fosse meno preoccupante che in passato, anche perché la strategia difensiva di Pétain, in attesa dei “”carri armati americani””, aveva ridotto il numero di perdite di vite umane, nel Paese era diffusa la sensazione che si stesse perdendo la guerra. Per questo prendeva piede di imbastire trattative di pace, per non rischiare di essere schiacciati dalla Germania. Il leader politico che incarnava quest’idea era come sempre lui, Caillaux, i cui rapporti, più o meno smentiti, con figure legate a Berlino non l’avevano messo in difficoltà. (….) Non restava che chiamare a dirigere il governo l’acerimo avversario di Poincaré, Clemenceau, detto il “”Tigre””. Fu una decisione sofferta da parte del Presidente (…). Non aveva però troppa scelta, perché di dirigenti in grado di guidare il governo, per di più in una fase così drammatica, non ne erano rimasti e Clemenceau era quello più popolare (…)”” (pag 76-77)”,”QMIP-168″
“GERVASONI Marco”,”Speranze condivise. Linguaggi e pratiche del socialismo nell’Italia liberale.”,”””A partire dal febbraio del ’15 si crea a Milano un clima di violenza, con manifestazioni spesso assai aggressive, volute soprattutto da Serrati. La Sezione milanese non fa, in questo, che anticipare la strategia nazionale che Lazzari imporrà dal 13 maggio, contrapporre comizi ai comizi, «dimostrazioni dimostrazioni» (100). Il presidente del Consiglio Salandra non può che ordinare al prefetto milanese di vietare ogni manifestazione per diverse settimane. La Kuliscioff è come al solito molto severa con la propria parte politica, quando fa risalire la responsabilità della circolare Salandra al PSI che «fa tutto ciò il possibile per violare la libertà di parola e la libera manifestazione degli interventisti» (101). Una strategia, quella della sinistra socialista, di carattere puramente agitatorio forse perché anche Fortichiari e compagni condividono l’«illusione della neutralità» che, secondo la Kuliscioff, «nirvanizza» il gruppo parlamentare socialista lasciandolo nell’immobilità politica (102). Serrati-Agostii-Zanetta hanno poi introdotto nella sezione milanese un clima che la Kuliscioff definisce da «inquisizione» (103). Quando, in occasione del Primo Maggio, si ricomincia a manifestare, i vari agitatori si dicono equidistanti dalle parti in lotta in Europa: dalla parte di Francia e del Regno Unito c’è lo Zar; quanto ai tedeschi «barbari», «è la guerra che rende tali», mentre i soldati italiani in Libia non sono stati da meno (104). Diverso impatto hanno le manifestazioni interventiste, durante le quali Mussolini invita a ricordarsi dei «bambini mutilati nel Belgio (…) di tutte le atrocità tedesche (…) di Francesco Giuseppe e di Oberdan» (105). Seguono inviti ad annientare il nemico interno, ad assaltare aziende, uffici, organismi culturali tedeschi, consolati d’Austria-Ungheria e di Germania, la Banca Commerciale Italiana. Ciò che regolarmente avviene, pochi giorni dopo, alla notizia dell’azione parlamentare di Giolitti in direzione neutralista: una manifestazione di 150.000 persone investe i negozi tedeschi ed austriaci, fatti chiudere dalla folla interventista. Che intanto passa per i ‘locii deputati’ della memoria risorgimentale milanese: il movimento a Garibaldi in piazza Cordusio, quello delle Cinque giornate, i luoghi che rappresentano il nemico (come il consolato tedesco) (106). Il momento culminante viene però raggiunto il 16 maggio, quando una folla di centomila persone si ritrova in Piazza Duomo per dirigersi poi verso l’Arena, con cartelli sui quali campeggiano disegni caricaturali del kaiser o bambini dalle mani mutilate. Gli oratori, De Ambris, Mussolini e Corridoni salutano con simpatia gli ex-nemici Salandra e Sonnino» (107). Il discorso di Corridoni è intermente percorso da una retorica socialista rivoluzionaria, rievoca «i trucidati di Ancona» dell’anno precedente, paragonandoli ai morti di Belgio e Francia, afferma che l’Internazionale ha fallito perché fondata su un internazionalismo «mercantile e cooperativizzato». La sera un nuovo corteo si chiude al Teatro Carcano con il canto della Marsigliese (108). Per Giuseppe De Falco, ex socialista e ora braccio destro di Mussolini, le manifestazioni milanesi interventiste dimostrano che la battaglia antimilitarista condotta dai socialisti prima della guerra trova logico sbocco nella guerra contro Austria e Germania che, con la loro presenza, hanno obbligato le altre nazioni a costruire «armamenti sproporzionati» (109). E i socialisti? Di fronte alla settimana di manifestazioni interventiste la loro azione appare in sordina. Prevale, nota Valiani, «l’interventismo nell’insieme non come seguito di massa (…) per la sua molto maggiore risolutezza ed unità d’azione» (110). La sola repressione da parte delle forze dell’ordine non può infatti spiegare la debolezza delle manifestazioni socialiste”” (pag 222-223) [(100) “”Avanti!””, 13 maggio 1915; (101) A. Kuliscioff a F. Turati, 27 febbraio 1915 in F. Turati e A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, IV, 1915-18. La grande guerra e la rivoluzione’, t. I., a cura di F. Pedone, Torino, 1977, pag 14; (102) A. Kuliscioff a F. Turati, 6 marzo 1915, in loc. cit., pag 41, (103) A. Kuliscioff a F. Turati, 11 marzo 1915 in loc. cit., pag 58. Sull’unilateralismo dell’azione di Zanetta, Repossi ecc. cfr. il rapporto del Gabinetto di Prefettura, 23 marzo 1916 cit. in M. Mingardo, ‘Mussolini, Turati e Fortichiari’, cit. pag. 122. Cfr. anche F. Fabbri, ‘L’azione politica di G.M. Serrati nel periodo della neutralità’, ‘Rivista storica del sociaslimo’, 32, 1967, pagg. 83-147 e L. Cortesi, ‘Le origini del PCI. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno’, 2 voll, Roma Bari, 1977, vol. I, pagg 85-135; (104) ‘Il primo maggio a Milano’, “”Avanti!””, 3 maggio 1915; (105) B. Mussolini, ‘Occhio per occhio!’, “”Il Popolo d’Italia””, 7 maggio 1915; (106) “”Il Popolo d’Italia””, 14 maggio 1915; (107) Per i quali Corridoni, anche se in partenza per il fronte (e anzi proprio per questo!) rimane ancora un nemico cfr. Questore al Comm. Civile, 26 luglio 1915, Asmi, Gab. Prefettura, f. 1043; (108) “”Il Popolo d’Italia””, 17 maggio 1915; (109) G. De Falco, ‘L’ora estrema’, “”Il Popolo d’Italia””, 18 maggio 1915; (110) L. Valiani, ‘Il Partito socialista italiano nel periodo della neutralità, 1914-15’, cit. p. 12]”,”MITS-438″
” GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”GRAS-004-FL”
“GERVASONI Marco”,”François Mitterrand. Una biografia politica e intellettuale.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAV-005-FL”
“GERVASONI Marco”,”Georges Sorel, una biografia intellettuale. Socialismo e liberalismo nella Francia della Bella Époque.”,”Marco Gervasoni (Milano; 1968) ha scritto saggi sul sindacalismo rivoluzionario francese durante la III Repubblica, e ha pubblicato ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’immagine del potere, 1871-1917’ (1997); ‘Il movimento operaio tra neutralismo e interventismo’ in ‘Milano in guerra, 1914-18’ a cura di A. Riosa (1997). Ha curato l’edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero Gobetti (1997). “”L’apprezzamento per Lenin non significa però in Sorel il recupero del marxismo. Al contrario, egli si rivolse dopo la guera con ancora maggior interesse verso la figura di Proudhon. (…) Si può dire che per Sorel, in questo momento, fosse più utile lo studio di Proudhon che quello di Marx…”” (pag 432) (Cap. VI. L’avvenire dell’Europa: dalla Grande guerra alla crisi del socialismo’ Par. 3. La grande catastrofe: la Rivoluzione bolscevica e il terremoto europeo)”,”TEOC-767″
“GERVASONI Marco a cura, testi di Benoit MALON Jules VALLÈS Leon GAMBETTA Paul BROUSSE Jules GUESDE Fernando PELLOUTIER Jean GRAVE Leon BOURGEOIS Georges CLEMENCEAU Alexandre MILLERAND Georges SOREL Jean JAURES Charles VERECQUE Georges RENARD Albert THOMAS Eugene FOURNIERE Hubert LAGARDELLE Edouard BERTH Aristide BRIAND Leon JOUHAUX Lucien HERR Jean ALLEMANE Robert MICHELS Charles PEGUY”,”Il richiamo della Bastiglia. Le immagini del potere e la sinistra in Francia (1871-1917)”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAD-011-FL”
” GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”MITS-023-FL”
“GERVASONI Marco”,”La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla rivoluzione a Marine Le Pen.”,”Marco Gervasoni (Milano, 1968) isnegna Storia contemporanea all’Università del Molise e Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma. È editorialista del ‘Messaggero’. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘F. Mitterand una biografia politica e intellettuale’ (2007), una storia della Seconda Repubblica con S. Colarizi (2012), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013) e un volume sulla politica del Quirinale nell’Italia repubblicana (2015). ‘Alla stessa stregua del giacobinismo, il nazionalismo è plebiscitario: propone di abbattere il parlamento fonte di corruzione per instaurare un regime di «vera» democrazia, quella diretta che poggia sulla sovranità delle masse incarnata in un capo e sul vincolo di mandato, cioè sulla possibilità degli elettori di far decadere i parlamentari quando «tradiscono il popolo» – la vecchia rivendicazione sanculotta in quel momento sostenuta pure da tutti i socialisti, marxisti compresi. Il nazionalismo, figlio della tradizione giacobina, è tutt’altro che ostile al suffragio universale, non vuole un monarca ma un capo, legittimato dalle folle. Il nazionalismo, se non eredita in toto l’anticlericalismo giacobino, è tuttavia libero dai presupposti teologico-politici della cultura controrivoluzionaria e difende la Chiesa cattolica soprattutto come organizzazione capace di mantenere l’ordine gerarchico. Per i nazionalisti la sola divinità è la Francia, a cui tutto deve essere subordinato. Il nazionalismo, non diversamente dal giacobinismo, è infine anticapitalista, ostile al libero mercato e al ‘free trade’, favorevole ai lavoratori, i cui bisogni non sono riconosciuti dai padroni «feudatari»; domina nell’immaginario del primo nazionalismo «la nostalgia di una vecchia Francia artigianale e contadina», la «costante protesta contro il denaro e la dominazione della borsa e della finanza», propria di «un movimento di difesa, di ripiego, di chiusura su se stesso di un corpo ferito» (79). I lavoratori, a cui i nazionalisti si rivolgono, sono beninteso quelli francesi, a cui essi offrono un «socialismo nazionale», endiadi coniata dal giovane scrittore Maurice Barrès, autore di romanzi esaltanti «il culto dell’io», la «potenza della vibrazione» dell’individuo, la «forza delle emozioni». Frequentatore di anarchici e bohémien, Barrès è attratto dal generale Boulanger in quanto «forza della gioventù» contro «i chiacchieroni del parlamento» (80), si definisce socialista, è amico di Jaurès, da deputato siede all’estrema sinistra, come molti boulangisti. Oltre alla revisione della Costituzione, alla Camera Barrès si impegna per la protezione del «lavoro francese» ‘contre les étrangers’. Enorme è il numero di immigrati, denuncia Barrès, che «invadono» il lavoro e persino le professioni liberali. Arrivano in Francia esentati dal servizio di leva, percepiscono salari più alti rispetto ai paesi da cui provengono (Italia, Spagna, Portogallo, Polonia), privilegiati dagli industriali che li pagano assai meno di quanto costa la manodopera francese. Sostengono l’immigrazione tanto i liberali quanto i socialisti marxisti, entrambi, anche se per ragioni opposte, favorevoli al libero scambio e convinti, sulla scorta dell’economista Léon Say, che il «mondo sia una grande fabbrica»’ (pag 81-82) [(79) ‘Le nationalisme française’, cit., pp. 18, 26; (80) M. Barres, ‘La jeunesse boulangiste’, in “”Le Figaro””, 19 maggio 1888] Maurice Auguste Barrès è stato uno scrittore e politico francese, figura di spicco del nazionalismo francese repubblicano. Nascita: 19 agosto 1862, Charmes, Francia Morte: 4 dicembre 1923, Neuilly-sur-Seine, Francia Endiadi. Figura retorica per cui un concetto viene espresso con due termini coordinati al posto di due termini in rapporto di subordinazione, di solito due sostantivi al posto di un sostantivo determinato da un aggettivo o da un complemento: Notte e ruina (Leopardi) «tenebrosa rovina».”,”FRAP-130″
“GERWARTH Robert”,”La rabbia dei vinti. La guerra dopo la guerra, 1917-1923.”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich. La sconfitta della rivoluzione tedesca. (Capitolo 9: Radicalizzazione) “”Un elemento centrale del mito della pugnalata alla schiena era l’idea, talvolta implicita ma più spesso esplicita, che il tradimento avrebbe dovuto essere vendicato in un «giorno del giudizio» nel quale il «nemico interno» sarebbe stato combattuto crudelmente e senza pietà. Significativo a questo proposito è quello che scrisse ai suoi familiari Manfred von Killinger, famigerato capo dei ‘Freikorps’, già ufficiale di marina e futuro ambasciatore nazista a Bucarest: «Ho fatto una promessa a me stesso, Padre. Senza lottare con le armi, ho consegnato la mia torpediniera ai nemici e ho visto ammainare la mia bandiera. Ho giurato che mi vendicherò contro i responsabili di tutto ciò» (21). La decisione di Noske di reclutare questo tipo di uomini per tentare di reprimere la temuta minaccia bolscevica offriva quindi loro un’opportunità per mettere in atto le fantasie di vendetta violenta che nutrivano con l’autorizzazione dello Stato. Fu a Berlino, nel gennaio del 1919, durante la repressione della rivolta spartachista, che esplose l’odio represso contro la rivoluzione di novembre e i suoi sostenitori. L’11 gennaio i ‘Freikorps’ marciarono su Berlino, prendendo d’assalto il quartiere in cui si trovavano le sedi di vari quotidiani. Cinque comunisti che si trovavano nell’edificio del «Vorwärts» vennero catturati mentre cercavano di negoziare i termini della loro resa, e uccisi insieme a due corrieri intercettati. Nei violenti combattimenti che si tennero per strada, rimasero uccise circa 200 persone; altre 400 vennero arrestate. Quel pomeriggio Noske guidò una parata militare nel centro di Berlino per celebrare la vittoria delle sue forze dell’ordine sugli avversari comunisti (22). Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i due membri di spicco del Comitato centrale del Partito comunista, cercarono di sottrarsi alla vendetta omicida nascondendosi e cambiando continuamente alloggio a Berlino. Il loro ultimo nascondiglio fu un appartamento nel ricco sobborgo di Wilmersdorf, dove scrissero i loro ultimi articoli per «Die Rote Fahne». Liebknecht pubblicò il suo vibrante testo ‘Trotz alledem!’ (Nonostante tutto ciò), nel quale ammetteva la temporanea sconfitta ma incitava i suoi seguaci a proseguire la lotta. I tempi per una rivoluzione comunista non erano ancora maturi, scriveva: «L’orrenda colata di fango controrivoluzionaria degli elementi arretrati del popolo e delle classi proprietarie l’ha sommersa». E poi: «Gli sconfitti di oggi saranno i vincitori di domani» (23). Rosa Luxemburg riecheggiava questi sentimenti in un intenso editoriale intitolato sarcasticamente ‘L’ordine regna a Berlino’: «Stupidi scagnozzi! Il vostro ‘ordine’ è costruito sulla sabbia. Domani la rivoluzione ‘si leverà di nuovo con gran fragore’, e annuncerà con la fanfara, con vostro terrore: ‘Io era, io sono, io sarò!» (24). La sera del 15 gennaio 1919, elementi di formazioni paramilitari di destra irruppero nell’appartamento. Liebknecht e Luxemburg furono arrestati e consegnati alla Garde-Kavallerie-Schützen-Division, unità di élite del vecchio esercito imperiale, ora sotto il comando di un famigerato antibolscevico, il capitano Waldemar Pabst (25). Nella sede del comando della divisione, all’esclusivo Hotel Eden, Liebknecht fu aggredito, coperto di sputi e abbattuto a colpi di calcio di fucile. Più tardi, alle 10.45, il capo comunista, privo di sensi, venne portato nel Tiergarten, il più grande parco del centro di Berlino, e ucciso con tre colpi sparati a bruciapelo (26). Quando i soldati fecero ritorno all’hotel, Luxemburg era seduta nell’ufficio allestito provvisoriamente per Pabst, e leggeva il ‘Faust’ di Goethe. Anche lei venne colpita due volte al volto con il calcio di un fucile. Sanguinava copiosamente, e venne trascinata in un’auto. Dopo un breve tragitto, un tenente saltò sul predellino di sinistra della vettura e la uccise con un solo colpo alla testa. Il cadavere venne gettato nel Landwehrkanal, e sarebbe stato ritrovato solo diverse settimane più tardi (27). Anche dopo la repressione della rivolta spartachista, nella capitale tedesca la situazione rimase instabile, tanto che l’Assemblea costituente appena eletta si riunì non nella capitale, ma a Weimar, una città di provincia. Nel corso della primavera del 1919 alcune zone della Germania continuarono ad essere interessate da agitazioni rivoluzionarie. Nella nevralgica zona industriale della Rühr e nella Germania centrale una serie di scioperi chiedevano la nazionalizzazione dell’industria mineraria. A Dresda il ministro della Guerra della Sassonia, Gustav Neuring, venne buttato nell’Elba, poi ucciso mentre tentava di raggiungere la riva. Quando il 9 marzo 1919, in reazione agli scioperi e ai disordini in corso a Berlino, Noske ordinò alle truppe governative di sparare a vista su chiunque portasse un’arma, i suoi uomini seminarono il panico nella capitale. Le forze governative attaccarono gli avversari utilizzando mitragliatrici, carri armati e perfino aeroplani per lanciare bombe, lasciando sul terreno un migliaio di morti. La rivolta di marzo fornì anche una comoda scusa per attuare una resa dei conti da lungo tempo attesa; i soldati uccisero Leo Jogiches, ex compagno di Rosa Luxemburg e suo successore alla direzione di «Die Rote Fahne», e ventinove membri della ‘Voksmarinedivision’ che avevano inflitto un’umiliante sconfitta alle truppe governative nella battaglia della vigilia di Natale del 1918 (28). L’agitazione si diffuse anche a Monaco, dove la rivoluzione, inizialmente incruenta, nella primavera del 1919 si radicalizzò. Nel novembre 1918 le manifestazioni di piazza avevano costretto il re di Baviera, Luigi III, ad abdicare e a fuggire in Austria. Un Consiglio socialista degli operai, dei soldati e dei contadini proclamò a quel punto una Repubblica bavarese indipendente sotto la guida di Kurt Eisner (…)”” [(23) Karl Liebknecht, ‘Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze’, Dietz, Berlin, 1952, pp. 505-520; (24) Rosa Luxemburg, ‘Politische Schriften’, a cura di Ossip K. Flechtheim, vol. III, Eurpäische Verlags-Anstalt, Frankfurt am Main, 1975, pp. 203-209 (in particolare p. 209); (25) Sulla loro scoperta e il loro arresto s veda Klaus Gietinger, ‘Eine Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, Edition Nautilus, Hamburg, 2008, p. 18; Su Pabst , si veda Klaus Gietinger, ‘Der Konterrevolutionär: Waldermar Pabst – eine deutsche Karriere’, Edition Nautilus, Hamburg, 2009; (26) Su come venne trattato Liebknecht, si veda la sintesi dei riscontri raccolti contenuta in BA-MA PHS v/2, 206-220 (‘Schriftsatz in der Untersuchungsache gegen von Pflugk-Harttung und Genossen’, Berlin, den 15 März 1919) e 221-227; (27) Per la descrizione delle modalità dell’uccisione di Rosa Luxemburg al Tiergarten (secondo quanto riferito da Pflugk-Harttung il giorno successivo), si veda ‘Die Weizsäcker-Papiere 1900-1934’, a cura di Leonidas E. Hill, Propyläen, Berlin, 1982, p. 325; cfr. anche Klaus Gietinger, ‘Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, pp. 37 e 134 (allegati , doc. 1). Si veda inoltre la documentazione contenuta in BA-MA PH8 v/10, soprattutto 1-3, ‘Das Geständinis Otto Runge, 22 Jan. 1921; (28) Winkler, ‘Von der Revolution’, cit., pp. 171-182; Jones, ‘Violence and Politics’, cit., pp. 313-350 (in particolare pp. 339-340)] (pag 115-118)”,”EURQ-004″
“GERWARTH Robert”,”November 1918. The German Revolution.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Tra le opere più recenti citate in bibliografia: – Eckart Conze, ‘Die grosse Illusion: Versailles und dieNeurordnung der Welt’, Munich, Siedler Verlag, 2018 – Hans-Jorg Czech, Matthes Olaf, Ortwin Pelc, Revolution? Revolution!. Hamburg 1918-19′, Wachholtz, Hamburg, 2018 – Heiko Holste, Warum Weimar? Wie Deutschlands erste Republik zu ihrem Geburtsort kam, Bohlaus, Vienna, 2018 – Jones Mark, ‘Founding Weimar: Violence and the German Revolution of 1918-1919’, Cambridge University Press, 2016 – Dominik Juhnke Judith Prokasky Martin Sabrow, ‘Mythos der Revolution: karl Liebkecht, das Berilner Schloss und der 9. November 2018, Munich, Carl Hanser Verlag, 2018 – Detlef Lehnert (a cura), Revolution 1918-19 in Norddeutschland, Berlin, Metropol Verlag, 2018 – Martin Rackwitz, ‘Kiel 1918: Revolution. Aufbruch zu Demokratie und Republik, Kiel, Wachholtz, 2018 – Leonard V. Smith, Sovereignty at the Paris Peace Conference of 1919′, Oxford, Oxford University press, 2018 (da R. Gerwarth, November 1918. The German Revolution’, Oup, 2020)”,”QMIP-007-FSL”
“GERWARTH Robert MANELA Erez, a cura; saggi di Mustafa AKSAKAL Richard BOSWORTH e Giuseppe FINALDI Jones HEATHER Peter HASLINGER Joshua SANBORN Richard S. FOGARTY Bill NASSON Stephen GARTON Filipe RIBEIRO DE MENESES Frederick R. DICKINSON XU GUOQI Christopher CAPOZZOLA Leonard V. SMITH”,”Empires at War, 1911-1923.”,”Non viene considerata la Spagna. Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Italia invade la Libia nel 1911 e nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale Italia invade l’ Etiopia nel 1935 e nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale. La guerra d’Etiopia fu un conflitto tra l’Italia fascista e l’Etiopia che durò dal 3 ottobre 1935 al maggio 1936. L’Italia, guidata da Mussolini, voleva espandere il suo impero coloniale in Africa e sfruttare le ricchezze naturali dell’Etiopia. L’Etiopia, invece, era uno dei pochi paesi africani indipendenti e resistette all’invasione. La guerra si concluse con la vittoria italiana e l’annessione dell’Etiopia all’Africa Orientale Italiana. (Bing)”,”QMIP-009-FSL”
“GERWARTH Robert HORNE John, a cura; saggi di William G. ROSENBERG Robert GERWARTH John HORNE Pertti HAAPALA Marko TIKKA Emilio GENTILE Serhy YEKELCHYK Tomas BALKELIS John Paul NEWMAN Ugur Umit UNGOR John EICHENBERG Anne DOLAN”,”War in Peace. Paramilitary Violence in Europe after the Great War.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. John Horne è Professore di Storia moderna europea al Trinity College di Dublino”,”QMIP-017-FSL”
“GERWARTH Robert”,”The Vanquished. Why the First World War Failed to End, 1917-1923. (I vinti. Perché la Prima Guerra Mondiale non è riuscita a finire)”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich.”,”QMIP-025-FSL”
“GESANO Giuseppe HEINS Frank LORI Agostino BRUNETTA Renato CUCCIARELLI Alberto CONTINI Bruno GEROLDI Gianni, monografie”,”Le pensioni domani. Primo rapporto sulla previdenza in Italia promosso dall’INPS.”,”Un’aggiornata analisi degli equilibri economico-finanziari e delle tendenze evolutive del sistema previdenziale. monografie di: Giuseppe GESANO Frank HEINS Agostino LORI Renato BRUNETTA Alberto CUCCIARELLI Bruno CONTINI Gianni GEROLDI”,”ITAE-068-FL”
“GEST Alain BRARD J.P. SAUVAIGO S. e altri”,”Il Rapporto Guyard. “”Le Sette in Francia””. Documento n° 2468 redatto a nome della Commissione di inchiesta sulle Sette. Riportato alla Presidenza dell’ Assemblea Nazionale il 22 dicembre 1995 e rilasciato a Parigi nel 1996.”,”Formazione commissione inchiesta: Alain GEST Presidente, Jean-Pierre BRARD, Suzanne SAUVAIGO vicepresidenti. Tra i relatori: Alain GEST Jean GENEY Jean GRAVEL Jacques GUYARD Pierre LANG Gerard LARRAT e altri.”,”RELx-035″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’ Unità d’ Italia all’ età giolittiana.”,”””Il PSI carrarese faceva così proprie le posizioni espresse pochi giorni prima dall’ uomo di punta della corrente sindacale socialista, Angiolo Cabrini, che dalle colonne dell’ “”Avanti!”” si era pronunciato, dopo il nuovo eccidio proletario, “”per lo sciopero generale come possibilità a breve scadenza””. Lo sciopero generale era stato successivamente al centro della discussione svoltasi nell’ agosto del 1904 ad Amsterdam, in sede di VI Congresso dell’ Internazionale socialista. La risoluzione approvata al termine del lavoro affermava l’ impossibilità di “”uno sciopero generale veramente completo””, mettendo in guardia la classe operaia contro la propaganda anarchica dello sciopero generale, che faceva perder di vista al proletariato i reali, concreti e quotidiani obiettivi di lotta. La risoluzione ammetteva purtuttavia come “”un eccellente metodo per ottenere importanti riforme sociali o per difendere dagli attacchi dei reazionari i diritti della classe operaia”” ampi scioperi nelle industrie chiave. La mozione approvata ad Amsterdam ribadiva dunque contro la concezione anarchica dello sciopero generale, quella socialista dello “”sciopero di massa””, già esperimentato da alcuni partiti aderenti alla II Internazionale. Naturalmente lo “”sciopero di massa””, essendo un’ azione estremamente impegnativa, doveva rappresentare l’ extrema ratio per affermare rivendicazioni di carattere politico, mentre il suo uso nelle normali lotte di categoria veniva escluso per “”un criterio di saggia economia delle forze e di tattica elementare””””. (pag 322)”,”MITT-204″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976) “”Insomma, gli scioperi sindacalisti lanciati nelle campagne padane durante il biennio 1907-8 non si concludevano, come ben suggerisce Campolonghi, a Parma con una sconfitta. Animati da sentimenti profondi – tanto da far dubitare ad Argenta l’ eroe del Brocchi, quel Cerri così severo verso gli scioperi sindacalisti urbani, se quello non fosse il metodo di lotta giusta per le campagne – entrano nel mito, vengono ad arricchire quell’ entroterra etico-religioso delle masse contadine che, assieme – certo – alla persistenza di precise realtà strutturali, garantiva – al di là delle brusche cesure – il rifiorire dell’ organizzazione di classe, della “”civiltà delle leghe””. (pag 172) Lettera di dimissioni di Lorenzo Gestri dal partito socialista italiano (PSI) (1992). (pag 173)”,”MITT-223″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976)”,”MITS-404″
“GESTRI Federico PEZZA Cecilia, a cura di Gianluca LACOPPOLA; coordinamento scientifico della ricerca di Roberto BIANCHI e Simone NERI SERNERI”,”L’antifascismo nelle fabbriche fiorentine. Storia di una lunga resistenza, 1921-1944.”,”Cecilia Pezza (1986) laureata in storia (Univ. di Firenze). Federico Gestri, Prato, 1989, diploma di laurea triennale in Storia moderna e contemporanea (Univ. di Firenze).”,”ITAR-310″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’Unità d’Italia all’età giolittiana.”,” Circolo anarchico ‘Marx Karl’ (pag 129, 131, 351, 352)”,”MITT-004-FMB”
“GETTING André”,”La securité sociale.”,”GETTING André è Amnistrateur civil al ministero del lavoro e della sicurezza sociale.”,”FRAS-021″
“GETTO Giovanni PORTINARI Folco”,”La prosa dal Carducci ai contemporanei.”,”””Veggono sempre meglio quanta maggiore area occupi la miseria della ricchezza; i tristi sobborghi del Bronx quanto più sterminati sieno di Park e Fifth Avenue. Ma Fifth,, Park e la ricchezza sono i loro soli pensieri. Certo, questa illusione a volte diventa realtà. O almeno diventava fino al 1929. E le si debbono non poche opere, non poche fortune, e in fondo la stessa folle grandiosità dell’architettura americana, la stessa bellezza eroica dei grattacieli. Ma in compenso quante vite fallite, falsate, grame. Né s’aprono gli occhi col tempo, con le sciagure. L’animo amareggiato dovrebbe inclinare, se mai, all’opposta ingiustizia: lamentare volentieri gli squallidi quartieri in cui l’esistenza è rimasta confinata; deridere o dimenticare la gloria e i monumenti di Bassa Città. Macché. (…)”” (pag 531-532, da ‘America, primo amore’, di Mario Soldati)”,”ITAB-295″
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks 1932 – 1939.”,”J. Arch GETTY è professore di storia moderna russa all’ Univ di California, Riverside. E’ autore di vari libri e numerosi articoli sulla storia sovietica. Oleg V. NAUMOV è deputy director dell’ Archivio moscovita RTsKhIDNI.”,”RUSS-070″
“GETTY Arch J. NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”I documenti sono presi dal Russian Center for the Preservation and Study of Documents of Recent History (RTsKhIDNI), il Central Repository of Recent Documentation (TsKhSD) e lo State Archive of the Russian Federation (GARF). GETTY Arch J. (1950-) “”Cominciando nel 1927 Stalin sponsorizzò una serie di requisizioni forzate del grano nelle campagne, ed ufficiali locali del partito furono mobilitati per forzare i contadini a mettere sul mercato le loro riserve di grano a prezzi fissi. Bucharin fu orrorizzato. Egli non era un cieco partigiano del mercato ed era stato a favore di una stretta controllata dei contadini ricchi (kulak). Ma le “”misure straordinarie”” di Stalin andavano troppo lontano, colpendo pure i contadini medi; ogni campagna radicale e volontaristica minacciava di alienare l’ intera classe dei contadini e di distruggere i fondamenti pro mercato della NEP. Bucharin, Rykov, e Tomsky protestarono all’interno del Politburo””. (pag 41)”,”RUSS-190″
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. List of tables, Preface, Introduction, Conclusion, Appendix: The Kirov assassination, Bibliographic essay, Notes, Index,”,”RUSS-075-FL”
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. Oleg V. Naumov is deputy director of the Moscow archive RGASPI. Archival Research Team N.V.MURAVEVA, E.P. KARAVAEVA, and E.E. KIRILLOVA, Translations by Benjamin SHER, Illustrations follow page 244, Preface, Acknowledgments, Translator’s Acknowledgments, Notes on Transliteration and Terminology, A Note on the Documents, Soviet Organizational Acronyms and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Appendixes: 1. Numbers of Victims of the Terror, 2. Biographical Sketches, Index of Documents, Index,”,”RUSS-092-FL”
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside.”,”RUSS-011-FV”
“GETZLER Israel”,”L’ epopea di Kronstadt 1917 – 1921.”,”I. GETZLER, di origine russa, è nato a Berlino dove ha studiato fino all’ inizio degli anni 1930 quando è dovuto emigrare a Melbourne. Specializzandosi presso la London School of Economics and Political Science, ha insegnato in Università americane e inglesi, attualmente (1982) lavora all’ Università di Gerusalemme. Di lui è stato pubblicato in italiano: – Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo, FELTRINELLI. 1978 – in Storia del Marxismo Einaudi: saggi: ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’ e ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione'”,”RIRO-177″
“GETZLER Israel”,”Nikolai Sukhanov. Chronicler of the Russian Revolution.”,”Israel GETZLER è nato nel 1920 a Berlino ed ha passato gli anni della guerra in URSS. E’ autore di una biografia di MARTOV e di altri lavori tra cui ‘Kronstadt 1917-1921′. “”Due giorni dopo, il 6 dicembre, Sukhanov sfidò il Professor Vladimir Friche, il formidabile presidente della Sezione di Letteratura, Arti e Linguistica dell’ Accademia Comunista, che aveva chiamato ad una vigilanza preventiva e ad una censura repressiva della letteratura. Questa impresa eroica può anche essere stata parte del disperato donchisciottesco tentativo di Sukhanov di avvertire contro quell’ indurimento della “”dittatura giacobina”” bolscevica che nella sua visione era stata estesa dalla fine della Nep nel 1927 dall’ economia alle “”scienze ed arti, il teatro e la vita quotidiana””. (pag 144) “”In occasione del processo, la dichiarazione di Sukhanov della sua conversione (il 7 marzo) fu preceduta tre giorni prima da quella di Kondratiev il cui processo era stato tenuto in segreto nel dicembre 1930. Nella generale sorpresa, Kontratiev appariva ora come un testimone per l’ accusa, usando il banco dei testimoni per fare un discorso formale di ritrattazione.”” (pag 183)”,”RIRB-076″
“GETZLER Israel”,”Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”L’esposizione di Plechanov deve molto all’ Anti-dühring di Engels e a L. Feuerbach (pag 419) “”Negli insegnamenti di Marx ed Engels, Plechanov trovò al tempo stesso una teoria scientifica e una strategia rivoluzionaria che contenevano la promessa di una liberazione della Russia dal dispotismo e dall’arretratezza e che gli sarebbero inoltre servite nella sua lotta sia contro i massimalisti impazienti, che dovevano essere disciplinati e frenati, sia contro gli anemici minimalisti, che avevano abbandonato la rivoluzione per le riforme”” (pag 415) ‘Fu Plechanov, dunque, che introdusse nel programma del partito operaio socialdemocratico russo (Posdr), a differenza di tutti gli altri partiti socialdemocratici, un nuovo e, per sua stessa ammissione, “”un po’ minaccioso”” impegno alla dittatura del proletariato, da lui giudicata sinonimo di dominio proletario dotato di poteri repressivi illimitati”” (pag 426) “”A sostegno della sua stringente ingiunzione contro un prematuro accesso al potere dei socialisti rivoluzionari nella Russia arretrata, Plechanov citava e faceva proprio il classico avvertimento di Engels nella ‘Guerra dei contadini in Germania’ del 1850 contro la “”peggior cosa possibile”” che possa accadere al capo di un partito radicale che presumesse di prendere il potere o fosse costretto a farlo “”in un’epoca in cui il movimento non è ancora maturo per il dominio della classe che egli rappresenta e per la realizzazione delle misure che tale dominio implica””: prigioniero di un “”insolubile dilemma””, per cui ciò che egli “”può fare contraddice la sua precedente immagine pubblica e le sue azioni precedenti (Auftreten), i suoi principi e gli interessi immediati del suo partito, e ciò che dovrebbe fare non può essere fatto, egli sarà irrimediabilmente perduto””. I socialisti rivoluzionari avrebbero potuto evitare quella “”posizione scomoda”” risolvendo, grazie al socialismo scientifico, “”la più grande e la più rivoluzionaria teoria sociale del secolo XIX””, la loro difficile situazione. Con l’aiuto del socialismo scientifico essi avrebbero scoperto “”le leggi dello sviluppo sociale”” e la direzione in cui si muoveva la Russia e avrebbero potuto rendersi conto che il futuro offriva “”prima di tutto”” il trionfo della borghesia e del capitalismo, che doveva essere accettato “”il male del presente nel nostro paese””, e l'””inizio”” dell’emancipazione politica ed economica della classe operaia”” (…)”” (pag 417) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] “”Plechanov rivolse ora il suo vigore polemico e la sua erudizione marxista contro i tentativi di Trotsky, di Lenin e di un gruppo di menscevichi di rivedere la teoria e la strategia rivoluzionaria russa alla luce della loro esperienza e comprensione della rivoluzione del 1905 (…). Ma fu contro Lenin e il suo nuovo piano rivoluzionario del 1905 – “”la dittatura rivoluzionario-democratica dei proletari e dei contadini””.- che Plechanov rivolse tutta la forza della sua polemica e il vasto schieramento di autorevoli testi marxisti. In antitesi all’autodisciplina di astensione dal potere teorizzata da Plechanov, Lenin aveva postulato che fosse dovere dei socialdemocratici, i quali rappresentavano “”il partito di classe indipendente del proletariato””, assumere il potere nel corso della rivoluzione borghese in Russia e partecipare a un governo rivoluzionario-democratico a base allargata; loro alleati sarebbero stati i socialisti rivoluzionari, che rappresentavano i contadini, “”alleati naturali del lavoratori””, e altri elementi radical-democratici; i liberali, tuttavia, erano esclusi (84). Contro questo piano rivoluzionario, Plechanov citava i noti testi marxisti già usati contro una prematura presa del potere in ‘Le nostre differenze’ del 1884 (85). Ma il suo cavallo di battaglia era ora una lettera che Engels aveva scritto a Turati nel gennaio del 1894 in risposta al quesito che questi gli poneva circa una possibile partecipazione dei socialisti italiani a un governo repubblicano rivoluzionario. Il consiglio di Engels era di non partecipare, ma di formare “”la nuova opposizione”” al nuovo governo, poiché, sosteneva, pur ricevendo l’offerta di “”qualche seggio del nuovo governo”” sulla scia della comune vittoria essi sarebbero sempre stati una minoranza: “”Questo è il maggior pericolo””. A sostegno del suo suggerimento, Engels aveva addotto l’esempio di Ledru-Rollin, di Louis Blanc e di Flocon nel febbraio del 1848, come monito contro “”l’errore di accettare siffatte cariche””: “”minoranza nel governo, essi – faceva notare Engels – condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri, mentre la presenza loro nel governo paralizzava l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice”” (86). Mentre nella lettera Engels poneva chiaramente l’accento sulla condizione di minoranza nel governo, come era accaduto a Louis Blanc, Plechanov, trasportato dalla propria furia polemica e mirando a una vittoria su Lenin, parafrasava Engels in questo modo: “”E dopo la vittoria il più grande pericolo sarebbe (“”questo è il maggior pericolo””, dice Engels), ‘se i socialisti entrassero nel nuovo governo’… Partecipando al nuovo governo democratico, i socialisti condividerebbero la responsabilità di tutti gli errori e i tradimenti di quel governo nei confronti della classe operaia e, al tempo stesso, per la loro stessa presenza al governo paralizzerebbero l’energia rivoluzionaria di quella classe”” (87). Da questa “”irrefutabile prova””, Plechanov traeva allora la sua esultante conclusione: “”Il testo riportato ci dice che partecipare a un governo rivoluzionario assieme ai rappresentanti della piccola borghesia significa tradire il proletariato”” (88). Lenin non ne fu affatto convinto. Ammettendo che conoscesse la lettera di Engels soltanto dall’esposizione di Plechanov, egli si rammarica perché “”Plechanov non la riproduce integralmente e non dice di preciso se e dove sia stata pubblicata””. Respinge i riferimenti storici di Plechanov alla Germania del 1850 e all’Italia del 1894 in quanto irrilevanti per la Russia nel gennaio (domenica di sangue) e maggio (Tsushima, scioperi) del 1905. Quanto alla “”conclusione teorica”” di Plechanov, “”che ritiene inammissibile ogni partecipazione del proletariato al governo rivoluzionario nella lotta per la repubblica nel rivolgimento democratico””, Lenin la critica aspramente in quanto “”principio anarchico, condannato da Engels senza possibilità di equivoci”” (89)”” (pag 429-430-431) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(84) Lenin, Opere, vol. 9, pp. 36 sgg. Per un esame delle teorie rivoluzionarie di Lenin dal 1905 alla rivoluzione d’Ottobre, rinvio al mio contributo nel terzo volume di questa ‘Storia del marxismo’; (85) ‘K voprosu o zachvate vlasti’, in ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 203-11; (86) Engels a Filippo Turati, 26 gennaio 1894. La lettera di Engels, pubblicata originariamente sulla “”Critica sociale””, 1° febbraio 1894 (Plechanov ricorre a questa pubblicazione) è stata edita in K. Marx e F. Engels, ‘Scritti italiani’, a cura di G. Bosio, Milano Roma, 1955, pp. 172-74; in Karl Marx e F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani. 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964; (87) ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 210-11; (88) Ibid.; (89) Lenin, Opere, cit., vol. 8, pp. 433-35]”,”PLED-052″
“GETZLER Israel”,”Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia.”,” La teoria di Plechanov (pag 6-7) La teoria di Lenin (pag 10-11) “”Non sorprende dunque se la lezione tratta da Lenin nel 1905 dalla Comune di Parigi finiva soprattutto col confermare la sua teoria rivoluzionaria secondo cui i marxisti, in quanto “”rappresentanti del proletariato socialista””, possono, e talvolta devono prendere parte a un governo rivoluzionario, alleandosi con la piccola borghesia. Inoltre, poiché la Comune di Parigi era stata anzitutto una dittatura democratica, e non socialista, e aveva realizzato “”il nostro “”programma minimo””””, se collocata nel contesto russo poteva corrispondere a quella che, secondo Lenin, doveva essere la “”dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini””. Sembra dunque di poter affermare che la revisione del marxismo russo operata da Lenin nel 1905 – per cui i socialdemocratici erano tenuti non soltanto a fare in Russia una rivoluzione democratica borghese, ma anche ad assumere il potere, portando a termine quella rivoluzione – abbia costituito la principale base teorica della decisione di Lenin di prendere il potere nell’ottobre 1917. Nei dieci anni successivi Lenin riaffermò più volte la sua nuova teoria rivoluzionaria, tanto più trionfalmente nel 1906 e nel 1909, quando essa fu ratificata da Kautsky in quella che Lenin definì “”la più brillante conferma del principio fondamentale del bolscevismo””, contrapposta al “”vecchio modello della democrazia borghese”” propugnato da Plechanov e dai menscevichi. Solo nel 1915 ne intraprese un’approfondita revisione, nella nuova situazione creata dalla guerra mondiale in rapporto sia alla stabilità europea, sia alla solidarietà socialista (1). La guerra, riteneva, aveva tanto avvicinato la Russia a un’Europa in crisi che la sua “”rivoluzione democratica borghese”” sarebbe con ogni probabilità divenuta “”parte integrante”” della rivoluzione socialista in Occidente, non più “”soltanto il prologo””. Se nel 1905 la necessaria sequenza degli eventi nella versione ottimistica dello schema rivoluzionario di Lenin (egli stesso lo definiva “”il sogno”” che ogni socialdemocratico rivoluzionario è tenuto a coltivare) prevedeva in primo luogo la necessità di “”condurre fino in fondo la rivoluzione borghese”” in Russia – solo allora si sarebbe potuto “”attizzare la rivoluzione proletaria in Occidente”” – il suo programma rivoluzionario per il 1915 chiedeva che entrambe avessero luogo “”contemporaneamente””. In secondo luogo, la perdita di popolarità del socialismo con lo scoppio della guerra aveva drasticamente ridotto il numero dei gruppi socialisti che si mantenevano rigorosamente internazionalisti. Di questi, solo coloro che avevano troncato ogni legame con i “”social-sciovinisti”” e i kautskiani”” potevano aspirare a prender parte con Lenin e il bolscevichi al movimento socialista russo e internazionale, nonché a un futuro governo rivoluzionario. Ne erano esclusi in modo particolare i ‘trudoviki’, Plechanov, i social-rivoluzionari, tutte le gamme di menscevichi, dai “”liquidatori”” a Martov, che rientravano tutti sotto la generica etichetta di “”socialsciovinisti””, e persino Trotsky, denunciato da Lenin come “”kautskiano”” (2), e quindi dall’altra parte della barricata. Mentre i socialdemocratici potevano ancora, come prima, costituire un’alleanza nel governo rivoluzionario provvisorio con “”la piccola borghesia democratica””, che secondo le previsioni di Lenin avrebbe “”oscillato a sinistra”” al momento decisivo, non dovevano avere nulla a che fare con i “”social-sciovinisti””, che in pratica costituivano quasi tutto l’ambito del socialismo russo organizzato. Nondimeno, nello schema rivoluzionario di Lenin, i soviet conservavano immutata la loro funzione di punto nodale sia dell’insurrezione, sia del potere statale rivoluzionario”” [Israel Getzler, ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’] [Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(1) (…) un accurato studio dei cambiamenti della teoria e della strategia rivoluzionaria di Lenin che portarono alle ‘Tesi d’aprile’, incentrato però su questioni piuttosto diverse da quelle trattate qui, è in J. Frankel, ‘Lenin’s Doctrinal Revolution of April 1917’, in ‘Journal of Contemporary History’, IV, aprile 1969, n. 2, pp. 117-42; (2) Lenin a Henriette Roland-Holst, 8 marzo 1916 (…)]”,”RIRO-426″
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. ‘Strategia’ di Martov (pag 125-126) “”Martov ammetteva un’unica possibilità di presa del potere da parte dei socialdemocratici: nell’eventualità eccezionale che non si potesse assicurare altrimenti la vittoria della rivoluzione e di una repubblica democratica; se, per esempio, quei forti partiti rivoluzionari borghesi si fossero inariditi prima ancora di sbocciare. Solo allora i socialdemocratici sarebbero stati costretti a sacrificare la loro indipendenza politica e il loro puritanesimo antigiacobino per amor di libertà e a prendere il potere, esclamando con le marole della Montagna: “”Périsse notre nom pourvu que la liberté soit sauvée””. In tal caso i socialdemocratici non avrebbero potuto governare senza portare continuamente avanti la rivoluzione – la “”Revolution in Permanenz”” di Marx – trascendendo i limiti della rivoluzione borghese fino a scontrarsi frontalmente con l’intera società borghese. La conclusione sarebbe stata una tragica ripetizione della Comune di Parigi, a meno ch’essa non coincidesse con l’inizio di una rivoluzione socialista in Occidente e col suo propagarsi alla Russia (34). Escludendo solo questa eventualità eccezionale di fallimento della borghesia nel suo ruolo storico, Martov riteneva che la funzione dei socialdemocratici nella repubblica democratico-borghese fosse quella di un’opposizione rivoluzionaria con il compito di esercitare il massimo di pressione sul governo, di assicurarsi in primo luogo che esso disarmasse la reazione, armasse il popolo e convocasse un’assemblea costituente, e in seguito di far in modo che ilprocesso rivoluzionario non fosse arrestato ma che si fornissero al proletariato le migliori condizioni possibili per prepararsi alla rivoluzione finale del futuro, quella sociale (35). Benché Martov non lo dica, si ricava l’impressione ch’egli si attendesse probabilmente l’emergere dalla rivoluzione di una sorta di doppio governo, o per lo meno di un governo concretamente condizionato da un’opposizione rivoluzionaria consolidatasi in posizione di forza effettiva grazie al proprio ruolo di guida della rivoluzione”” (pag 125-126) (34) e (35) ‘Na oceredi Rabocaja partija i “”zachvat vlasti”” kak nasa blizajsaja zadaca’ (All’ordine del giorno. Il partito operaio e la “”presa del potere”” come nostrro obiettivo immediato), in “”Iskra””, n. 93, 17 marzo 1905″,”RIRB-016-FL”
“GETZLER Israel”,”Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione.”,”Martov polemico con Trotsky e Kautsky sulla natura della rivoluzione russa (1905-1907) (pag 173) Contro il regime bolscevico di Lenin e a favore di una “”libera repubblica democratica””, Martov si richiama a Marx e alla critica al blanquismo (pag 182) “”Il «potere sovietico», concludeva (Martov nel 1918, ndr), non era che «una favola, e nemmeno tanto bella». Perciò – sosteneva Martov – qualunque tentativo di restituire ai soviet l’ascendente e il potere di cui avevano goduto quando erano «libere…organizzazioni operaie… autonome dalla Stato», dovrà iniziare dalla sostituzione di una Repubblica democratica, cioè di un ordine politico fondato sulla libertà politica per tutti, allo «pseudopotere dei soviet». E per garantire l’istituzione di questa «libera Repubblica democratica», di «vitale importanza» per la classe operaia; era indispensabile convocare l’Assemblea costituente. Sbarazzatosi così della «favola» sovietica, Martov rivolse successivamente la sua attenzione -alla teoria e alla pratica bolsceviche della dittatura del proletariato, e al rapporto tra la concezione marxista di dittatura del proletariato e democrazia. Proprio questo rapporto problematico era il nocciolo del dilemma menscevico di fronte alla via bolscevica al socialismo e alla sua pretesa di portare al socialismo e alla democrazia attraverso una dittatura di minoranza. Discutendo nel corso degli anni ’40 del secolo prima con Wilhelm Weitling e Karl Heinzen, osservava Martov, Marx – con buona pace di Kautsky – aveva ammesso la possibilità di una precoce conquista del potere da parte dei proletari per mezzo di una dittatura giacobina di minoranza. Ma Marx non prevedeva certo che fosse questa a realizzare il socialismo: essa sarebbe stata semplicemente «un momento del processo stesso di rivoluzione borghese». Un conquista «prematura» e «transitoria» del potere politico da parte di una minoranza proletaria di tipo blanquista – affermava Martov – non era certo ciò che Marx ed Engels intendevano per dittatura del proletariato. La chiave della loro concezione di dittatura del proletariato era da ricercarsi piuttosto nel programma del Posdr del 1903, che definiva «conquista del potere politico da parte del proletariato nella misura in cui ciò gli permette di schiacciare la resistenza degli sfruttatori», oltre che, molti anni prima, nell’esperienza pratica della Comune di Parigi”” (pag 181-182) [Israel Getzler, ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione’] [(in) ”Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980]”,”RIRx-181″
“GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar, saggi di”,”Storia del marxismo. Volume terzo. Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29. Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29.”,”””Tutti questi esempi sono sufficienti a provare il rapido crollo dell’ondata di socializzazione. Ciò che all’inizio del 1919 era stata avviato con grande slancio, era definitivamente naufragato sul finire del 1920. «Il capitalismo, così come esso risulta dalla guerra e dalla rivoluzione in Germania – affermò Hilferding nell’ottobre del 1920 – è più concentrato, più integrato, più compatto di quanto non lo sia mai stato prima» (6)”” (pag 207-208) (R. Hilferding, ‘Die Sozialisierung und die Machtverhältnisse des Klassen’, Berlin, 1920, p. 8) (https://portal.dnb.de/bookviewer/view/111974881X#page/n0/mode/1up) Contiene: Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29. (saggi di GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar)”,”MAES-002-FMP”
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. Martov, Lenin e il giovane Trotsky. Le strade divergono (pag 85) Tesi autore: ‘In effetti, che Martov lo sapesso o no, la sua concezione del ruolo di un partito socialdemocratico nella rivoluzione borghese di un paese arretrato aveva dalla propria parte il Marx e l’Engels del 1850’ (pag 126) (v. Germania)”,”RIRx-003-FGB”
“GEUNA Marco a cura; saggi di Annie PETIT Jacqueline LALOUETTE Regina POZZI Giorgio LANARO Vittore COLLINA Maria Luisa CICALESE Mirella LARIZZA”,”Auguste Comte e la cultura francese dell’Ottocento. In ricordo di Mirella Larizza.”,”Mirella Larizza proponeva un’interpretazione innovativa e documentata della radicale riformulazione del positivismo proposta da Comte negli anni cruciali della Seconda Repubblica …”,”TEOS-359″
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des Russischen Parteivermögens, 1910 – 1915.”,”In memoriam George HAUPT (1928-1978)”,”KAUS-004″
“GEYER Dietrich a cura; saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER”,”Wirtschaft und Gesellschaft im vorrevolutionären Rußland.”,”Saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER.”,”RUSx-075″
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution. Historical Problems and Perspectives.”,”GEYER è professore di storia all’ Università di Tübingen, Germania ovest. “”Diversamente dai suoi compagni in Russia e in Occidente, Lenin apertamente appoggiò una vittoria giapponese. Dichiarò perfino che ‘la lotta del proletariato russo e internazionale per il socialismo’ dipendeva in larga misura da una disfatta dell’ assolutismo russo in questa guerra. Secondo Lenin, la borghesia giapponese era impegnata in una lotta progressiva contro lo zarismo russo””. (pag 46)”,”RIRO-257″
“GEYER Dietrich”,”Lenin in der russischen Sozialdemokratie. Die Arbeiterbewegung im Zarenreich als Organisationsproblem der revolutionären Intelligenz, 1890-1903.”,”‘Lenin nella socialdemocrazia russa. Il movimento operaio nell’impero zarista come un problema organizzativo dell’intellighenzia rivoluzionaria’ ‘Risonanza degli scritti di Bernstein e del dibattito nel partito socialdemocratico tedesco tra i marxisti di Pietrogrado e Mosca nell’inverno 1898-1899.’ (pag 162)”,”LENS-238″
“GEYER Dietrich”,”Russian Imperialism. The Interaction of Domestic and Foreign Policy 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Introduction, Conclusions, Abbreviations, Bibliography, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index,”,”RUSx-020-FL”
“GEYER Dietrich”,”Der russische Imperialismus. Studien über den Zusammenhang von innerer und auswärtiger Politik 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Einleitung, Anmerkungen, Bibliographie, Register, Abkürzungen, Verzeichnis der Tabellen, Kritische Studien zur Geschichtswissenschaft n.27,”,”RUSx-021-FL”
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Select Bibliography, note, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index”,”RIRO-092-FL”
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des russischen Parteivermögens 1910-1915.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Zeittafel, Abkürzungsverzeichnis, Dokumente, Verzeichnis der Dokumente, Bibliographie, Personenregister, Note,”,”KAUS-002-FL”
“GEYMONAT Ludovico; contributi di Bernardini FANTINI Ugo GIACOMINI Giulio GIORELLO Pina MADAMI Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI Gianni MICHELI Felice MONDELLA Mario QUARANTA Enrico RAMBALDI Silvano TAGLIAGAMBE Renato TISATO Mario VEGETTI Elena ZAMORANI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”Contributi di: Bernardini FANTINI, Ugo GIACOMINI, Giulio GIORELLO, Pina MADAMI, Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Mario QUARANTA, Enrico RAMBALDI, Silvano TAGLIAGAMBE, Renato TISATO, Mario VEGETTI, Elena ZAMORANI.”,”FILx-086″
“GEYMONAT Ludovico; con contributi di Corrado MANGIONE, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Renato TISATO, Enrico RAMBALDI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico. Vol IV. Tomo 1 e 2. L’Ottocento”,”Vol 1: Pensiero tedesco, romanticismo, filosofia scuola Francia post Riv Franc, pensiero matematico-fisico in FR: LAPLACE, nuovi temi della biologia francese, logica e fondamenti della matematica nella prima metà dell’800, la fondazione della economia politica classica e l’ utilitarismo morale, il pensiero filosofico di FICHTE e SCHELLING, la scienza tedesca nel periodo romantico e la Naturphilosophie, i pedagogisti dell’età romantica, HEGEL, HERBART, pensiero pol e filos in FR post-Napoleone, positivismo in FR: Auguste COMTE, scienze matematiche e fisiche prima metà ‘800, nuova fisiologia, pensiero IT”,”FILx-086-B”
“GEYMONAT Ludovico a cura di Mario QUARANTA”,”Contro il moderatismo. Interventi dal ’45 al ’78.”,”GEYMONAT è nato a Torino nel 1908, e qui si è laureato in filosofia (1930) e in matematica (1932). Durante la Resistenza è stato commissario politico della 105° Brigata Garibaldi ‘Carlo Pisacane’. Professore di filosofia all’Univ di Cagliari nel 1949-52, di storia della filosofia a Pavia nel 1952-56, e di filosofia della scienza a Milano dal 1957 al 1978, ha ricevuto la Medaille Koyré per la storia della scienza nel 1974. Fra le sue moltissime pubblicazioni citiamo: ‘Galileo Galilei’ (EINAUDI, 1957), ‘Filosofia e filosofia della scienza’ (1960), ‘Scienza e realismo’ (1977) (entrambe FELTRINELLI) oltre alla grande ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ (GARZANTI, 1970). GEYMONAT ha scritto articoli sull’ ‘Unità’ (1945) e sul ‘Fronte popolare’ (1977-78). QUARANTA è nato a Ferrara nel 1936 e insegna storia e filosofia in liceo classico a Padova.”,”ITAC-013″
“GEYMONAT Ludovico”,”Galileo Galilei.”,”L. GEYMONAT è nato a Torino nel 1908. Si è laureato in filosofia (1930) e in Matematica (1932). Insegnò filosofia all’ Università di Cagliari nel 1949-1952, storia della filosofia a Pavia (1952-1956) e filosofia della scienza dal 1974. Ha scritto numerose opere di storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”BIOx-035″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Primo. Filosofia antica e medievale.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”L’ atomismo di Democrito, ripreso poi – se pure parzialmente alterato – da Epicuro, costituisce il patrimonio più prezioso che i greci trasmisero, nel campo delle interpretazioni generali della natura, alle epoche successive, ed ebbe una funzione determinante, ni secoli XVI e XVII, per la formazione della scienza moderna”” (pag 43) “”Tutto ciò premesso, può apparire strano che Dante abbia accusato il nostro autore di porre il mondo “”a caso””. L’ affermazione dantesca può tuttavia trovare facile spiegazione. In effetti, a Dante erano noto che l’ atomista di Abdera aveva escluso dalla spiegazione dei fenomeni ogni ricorso a cause finali; proprio questo gli bastò (e dal suo punto di vista, di aristotelico medioevale, aveva certo ragione) per concludere che Democrito poneva il mondo a caso, cioè abbandonava l’ origine e lo sviluppo del cosmo alla cieca casualità””. (pag 47) “”Ma in Archimede abbiamo qualcosa di più; abbiamo per la prima volta una fusione della scienza con la tecnica; fusione, che rivela sorprendenti vantaggi sia per l’una che per l’altra. L’uso di qualche ingegnosa macchina nella scienza matematica per la soluzione approssimata di problemi troppo elevati era già stato introdotto — secondo attendibili testimonianze – da Archita e da Eudosso. La novità di Archimede consiste nella sua abilità di intrecciare considerazioni teoriche e invenzioni pratiche, attingendo dall’esperienza il suggerimento di nozioni (come la leva, il momento statico, il peso specifico, ecc.) che vengono poi precisati e sistematicamente elaborati dalla scienza, e attingendo dalle considerazioni teoriche il suggerimento di sempre nuovi modelli di efficientissime macchine per la risoluzione dei problemi pratici. Di fronte alle prime vittoriose affermazioni di tale metodo, diventato oggi la base principale della civiltà tecnica moderna, c’è da chiedersi per quale motivo esso non abbia avuto nell’antichità (…)””. (pag 115)”,”FILx-235″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Secondo. Dal Rinascimento a Kant.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Se è vero come abbiano detto, che Locke è indubbiamente collegato sia a Bacone che a Cartesio, non è meno vero, però, che esiste in lui un carattere nuovo, il quale lo separa nettamente da entrambi; questo carattere riguarda l’ impostazione stessa della filosofia. Mentre per Bacone e Cartesio il problema centrale è quello della scienza, ossia è il problema di determinare un criterio assoluto della verità scientifica – che Bacone cerca nell’ esperienza e Cartesio nell’ evidenza razionale -, per Locke invece il vero problema è quello di indagare i molteplici processi della nostra psiche, qualunque sia la loro natura”” (pag139)”,”FILx-236″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Terzo. La filosofia nei secoli XIX e XX.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Il carattere superficiale, non scientifico, del socialismo utopistico si rivela anche- secondo i Nostri, nell’ incapacità dei socialisti utopisti di comprendere l’ aggancio dialettico tra economia e politica”” (pag190)”,”FILx-237″
“GEYMONAT Ludovico, a cura di Fabio MINAZZI”,”La società come milizia.”,”Sconfitta resistenza per: – Mancata epurazione – Restituzione armi – Trappola Costituente e conservazione legislazione fascista – padroni della nazione non cambiano – rappresentanti politici della Liberazione non contano nulla – sostanziale continuità della cultura tradizionale – mancata applicazione della Costituzione – contrasto Nord Sud “”Malgrado questa cocente sconfitta, estremamente amara e difficile da accettare pienamente, noi partigiani pensavamo ancora di non essere del tutto vinti. In fondo eravamo ancora armati e ben organizzati. Ma anche su questo terreno ben presto dovemmo arrenderci. Giustamente Nenni e Togliatti invitarono gli operai e i partigiani a consegnare le armi: se non lo avessimo fatto è molto probabile che l’ Italia sarebbe finita come la Grecia dove l’ esercito, appoggiato direttamente dagli inglesi e dagli americani, si imporrà con il fuoco rivolto contro le stesse forze della liberazione””. (pag 57)”,”ITAR-050″
“GEYMONAT Ludovico”,”La nuova filosofia della natura in Germania.”,”Dello stesso autore: – GEYMONAT L., Il problema della conoscenza nel positivismo. BOCCA, 1931 Lire 16 “”Analogo rivolgimento filosofico sta compiendosi in questi anni nella medesima Germania, sotto la pressione di nuovi problemi che la scienza moderna ha presentato alla critica gnoseologica, problemi provenienti in massima parte da ricerche di analisi e di fisica-matematica. I due nomi, sui quali si impernia il rinnovato movimento della scienza verso la filosofia, sono quelli di Alberto Einstein e di Davide Hilbert.”” (pag 3) “”L’ iniziatore di questa rinascita del positivismo (chè la nuova filosofia, come vedremo meglio nel seguito, può dirsi ben a ragione positivistica) è il Prof. Moritz Schlick dell’ Università di Vienna. Egli non solo è il capo della scuola viennese ma è forse il più sistematico fra i rappresentanti della nuova filosofia, e su di essi tutti, compresi quelli della scuola di Berlino, ha sempre esercitato una larga influenza””. (pag 21)”,”FILx-324″
“GEYMONAT Ludovico”,”Riflessioni critiche su Kuhn e Popper.”,”GEYMONAT L. filosofo della scienza, Università di Milano.”,”SCIx-305″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VI Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VII Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237 “”Che la matematica non esprima tutta la razionalità è evidentemente chiaro per il marxista: e tanto più lo diventa, se egli riflette che la matematica non è un sistema unico, ma (…) un complesso di sistemi profondamente distinti gli uni dagli altri, vuoi negli assiomi di partenza, vuoi negli schemi deduttivi. Affermare che uno di questi sistemi è razionale e l’altro no (per es. che è razionale la sola geometria euclidea, o la sola analisi neo-zermeliana, o la sola meccanica classica, ecc.) risulterebbe senza dubbio ingenuo. Sarebbe quindi infantile preterendere a priori che le leggi naturali siano tutte iscritte in una sola delle molte teorie matematiche (per es. che le leggi del moto siano tutte scritte in termini della meccanica classica, ecc.). E’ indubbio, comunque, che allorchè una teoria fisica riesce a venire espressa in termini matematici (poco importa se di questa o quella geometria, di questa o quella meccanica) essa acquista una chiarezza particolare; la formulazione matematica riversa infatti sulla teoria fisica tutto il lungo e rigoroso lavoro concettuale delle formule, e quindi determina i nessi tra un fenomeno e l’altro con una precisione incomparabilmente superiore a quella del linguaggio comune. Le stesse scienze dei fenomeni biologici, economici, ecc., fanno molto bene a ricorrere, quando possono, a formulazioni di tipo siffatto, purchè sia ben chiaro: 1) che una legge può essere razionale anche se non risulta esprimibile in termini matematici; 2) che se non è esprimibile in termini di una teoria matematica, può invece essere esprimibile in termini di un’altra teoria matematica. (…)”” (pag 3-4)”,”ECOT-237-K-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Il pensiero scientifico.”,”Perchè i greci non ebbero una scienza fisica (p. 37) Il pericolo di trasformare la scienza in metafisica (il positivismo) (p. 90)”,”SCIx-130-FF”
“GEYMONAT Ludovico”,”Scienza e realismo.”,”Capitolo VI: I compiti della dialettica nella comprensione e trasformazione delle società. 1. Limiti della presente indagine. 2. Sistemi giuridici e patrimonio delle istituzioni civili. 3. Sulle contraddizioni, interpretate come motore della storia. 4. Individuo e rivoluzione. 5. Sull’intepretazione del concetto di classe. 6. Sui rapporti fra individui e classi. 7. Sui rapporti fra masse e cultura.”,”FILx-355-FF”
“GEYMONAT Ludovico; a cura di Giulio GIORELLO e Marco MONDADORI”,”Paradossi e rivoluzioni. Intervista su scienza e politica.”,”L. Geymonat è nato a Torino nel 1908, e si è laureato all’Università di questa città prima in filosofie e poi matematica. Dopo il rifiuto a giurare fedeltà al fascismo è stato costretto ad abbandonare l’insegnamento alla Facoltà di Scienze di Torino. Coerentemente con il proprio impegno antifascista, da 1943 al 1945, svolge un ruolo di primo piano nella guerra di liberazione in Piemonte come combattente e commissario politico delle formazioni partigiane. Dopo la liberazione riprende l’insegnamento e svolge attività anche presso il CNER e la Domus Galileiana.”,”TEOC-192-FF”
“GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO a cura”,”L’état du monde. Edition 1983. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Direzione di GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO e Yves LACOSTE”,”STAT-358″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1987-1988. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie . PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-361″
“GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”L’état du monde. Edition 1985. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”STAT-362″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1986. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-460″
“GHENT William J.; a cura di Cristiano CAMPORESI”,”Il nostro benevolo feudalesimo.”,”GHENT, militante del movimento operaio e socialista USA tra la fine del secolo XIX e la 1° GM, anticipa in quest’opera del 1902- che ispirò a Jack LONDON ‘Il tallone di ferro’, alcune delle posizioni odierne. Secondo il rec mostra la capacità di prevedere l’evoluzione del grande capitale negli USA e le conseguenze di questa evoluzione sui rapporti politici e civili. GHENT analizza i nuovi ‘magnati’ e la concentrazione in poche mani del potere economico.”,”MUSx-029″
“GHEORGHIU Mihai D.”,”Die Schulen der Kommunistischen Parteien und ihr Erbe. Studie über die Ausbildung ehemaliger Eliten. [Le scuole dei partiti comunisti e la loro eredità]”,”Cita il saggio di Jutta Scherrer ‘Les écoles du parti de Capri et de Bologne: la formation de l’intelligentsia du parti’ in ‘Cahiers du monde russe et soviétique’, XIX (3), juil.-sept. 1978, p. 259-284; e l’articolo di Dietmar Waterkamp ‘Handbuch zum Bildungswesen der DDR’, Opladen, 1987, p. 247-251″,”EURC-117″
“GHERARDI Raffaella TESTONI BINETTI Saffo a cura; saggi di Arturo COLOMBO Vittor Ivo COMPARATO Carlo CARINI Luciano RUSSI Luigi BONANATE Carlo GALLI Pierangelo SCHIERA e Maurizio RICCIARDI Maura BRIGHENTI Nicoletta STRADAIOLI Sara LAGI Giulio DE-LIGIO”,”La storia delle Dottrine Politiche e le Riviste (1950-2008).”,”GHERARDI Raffaella insegna storia delle dottrine politiche a Bologna, facoltà di scienze politiche, ha scritto ‘Il futuro, la pace, la guerra. Problemi della politica moderna’ (2007). TESTONI BINETTI Saffo è docento di storia delle dottrine politiche a Bologna. Ha pubblicato ‘La stagione dei maestri. Questione di metodo nella storia delle dottrine politiche’ (2006). Libro dedicato alla memoria di Nicola Matteucci. “”In altri termini costituzione e costituzionalismo risultano essere significativamente eccentrici rispetto ai modi in cui vengono normalmente intesi anche all’interno della storia delle dottrine politiche. Si deve ricordare che, per molti di coloro che contribuivano alle ricerche che abbiamo menzionato, la Germania era un oggetto storico di primario interesse. Questo interesse era mediato da una tradizione storiografica, i cui nomi più rilevanti sono quelli di Otto Hinze, Otto Brunner e Gerhard Oestreich, che proprio attorno al concetto di costituzione (‘Verfassung’) aveva costruito la propria specificità. La piccola storia di “”Scienza & Politica”” non sarebbe perciò comprensibile senza la centralità che hanno avuto la “”storia costituzionale”” per molti di coloro che vi hanno contribuito. In questo contesto per costituzione non si deve intendere solo la vicenda delle carte costituzionali, ma piuttosto l’insieme di condizioni materiali, soggettive e normative che consentono la continuità istituzionale e politica dello Stato e della società. Di conseguenza il “”costituzionalismo”” non deve essere inteso solamente come una modalità di limitare il potere politico attraverso altri poteri, siano essi quello della legge, o quello di altri “”organi”” dello Stato. Le vicende del costituzionalismo europeo e statunitense classicamente ricostruite da Nicola Matteucci, rientrano senza dubbio in questo discorso; oltre ad esse, tuttavia, vi è un momento di costruzione complessiva e, verrebbe da dire, globale dello Stato e della società nell’età moderna””. (pag 96) (Pierangelo Schiera e Maurizio Ricciardi, Pe runa storia delle dottrine: “”Scienza & Politica””)”,”EMEx-088″
“GHERARDI Raffaella MARTELLI Fabio”,”La pace degli eserciti e dell’economia. Montecuccoli e Marsili alla Corte di Vienna.”,”Raffaella Gherardi è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso’. Fabio Martelli è professore associato di Storia moderna nella Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell’Università di Bologna e Ravenna. Ha pubblicato ‘Le leggi, le armi e il Principe’ (1990).”,”AUTx-001-FMB”
“GHERARDI Raffaella, a cura; saggi di Pierangelo SCHIERA Carlo GALLI Danilo ZOLO Maurizio RICCIARDI Sandro MEZZADRA Pietro COSTA Maria Laura LANZILLO Tiziano BONAZZI Guido ABBATTISTA Raffaella BARITONO Alessandra LORINI Saffo TESTONI-BINETTI Fernanda MAZZANTI-PEPE Furio FERRARESI Federico DALPANE Raffaella GHERARDI”,”Politica, consenso, legittimazione. Trasformazioni e prospettive.”,”Raffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale’, Il Mulino, Bologna, 1993 e ha curato il volume di F. Carnelutti, ‘La guerre et la paix. La forza del diritto e il dramma della politica’, Editoriale Toscano, Firenze, 2001.”,”TEOS-033-FMB”
“GHERARDI Raffaella”,”L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale.”,”Raffaella Gherardi ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Contiene dedica manoscritta dell’autrice a GM. Bravo.”,”ITAA-005-FMB”
“GHEZA FABBRI Lia”,”Solidarismo in Italia fra XIX e XX secolo. Le società di mutuo soccorso e le casse rurali.”,”GHEZA FABBRI Lia è docente di storia economica alla Facoltà di Economia dell’ Università di Bologna. Ha svolto ricerche per l’ età moderna e per quella contemporanea pubblicate in articoli, saggi e monografie.”,”MITT-098″
“GHEZA-FABBRI Lia GRANGE Daniel J. GUDERZO Giulio GUICHONNET Paul GUILLEN Pierre IVONE Diomede IZZO Luigi LEVI Mario Attilio LUNGONELLI Michele MASSA Paola MIRA Giuseppe MORI Giorgio NADA-PATRONE Anna Maria PENE-VIDARI Gian Savino PETINO Antonio PISCHEDDA Carlo PISTARINO Geo SOFFIETTI Isidoro Marco SPALLANZANI VIGO Giovanni ZALIN Giovanni ZANETTI Dante ZANINELLI Sergio BERMOND Claudio BRACCO Giuseppe CALIGARIS Giacomina PICCO Leila”,”Studi in memoria di Mario Abrate. Volume II.”,”Contiene tra gli altri il saggio di Gian Mario Bravo: – ‘Weitling e le polemiche con Marx in America (1850-1855)’, (pag 157-216) “”La polemica weitlinghiana si acuì dopo l’arrivo negli Stati Uniti di Weydemeyer, allorché fu chiaro che i ‘Marxianer’ avevano nel Nuovo Continente un rappresentante capace e convinto, in grado di svolgere un’attività intensa. Weydemeyer sbarcò a New York colla sua famiglia il 7 novembre 1851 e si fece subito un’idea chiara della situazione locale dei lavoratori tedeschi, rapportandola ai problemi generali del movimento operaio (107), utilizzando all’uopo i consigli di e le notizie inviategli dall’Inghilterra da Marx e da Engels, con i quali intrattenne un fitto carteggio. I risultati non si fecero attendere. Egli inoltre fu subito messo in guardia da Marx nei rispetti di Weitling, col rilievo che sarebbe stato utile presentari a viso scoperto allo scontro, e non occultamente: «Se non sei già legato da un abbonamento», gli scriveva Marx il 19 dicembre, «non comprare la “”Repubblica dei lavoratori”” del miserabile Weitling. Per 200 vagabondi che forse conquisteresti, perdi il grosso pubblico di lettori. Farsi avanti solo sotto il vecchio nome. ‘Règle générale’» (108). … finire (pag 189-190)”,”STOx-055-FMB”
“GHEZZI Giorgio”,”Processo al sindacato. Una svolta nelle relazioni industriali: i 61 licenziamenti Fiat.”,”Giorgio GHEZZI ordinario di Diritto del lavoro all’ Università di Bologna ha fatto parte del collegio di difesa dei licenziati Fiat promosso dalla FLM. Ha pubblicato assieme a Antonio LETTIERI e Federico CAFFE’ ‘Libertà di sciopero o libertà di impresa?’ (1979).”,”MITT-095″
“GHEZZI Carlo a cura; relazione di Adolfo PEPE, interventi di Adriano GUERRA Bruno TRENTIN Piero FASSINO Piero BONI Antonio CARIOTI Luciana CASTELLINA Guglielmo EPIFANI”,”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni e i contributi al Convegno “”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956″” svoltosi a Roma il 12 ottobre 2006. Scontro Di-Vittorio Togliatti su fatti di Poznan e Ungheria “”Per quel che riguarda invece la Polonia va ricordato che le posizioni di Di Vittorio (e della Cgil) e quella di Togliattti si erano venute differenziando già a giugno nei giorni degli scioperi di Poznan che diedero il via alla crisi che doveva poi concludersi il successivo ottobre col ritorno al potere di Gomulka. Di Vittorio, pur riconoscendo che fra i manifestanti avrebbero potuto esserci dei provocatori, si schierò decisamente dalla parte dei lavoratori in sciopero. Togliatti rispose con un articolo nel quale metteva al centro per contro la “”presenza del nemico”” e la sua polemica su questa questione col segretario della Cgil non si spense (…). E’ stato dettato , il “”no”” del segretario della Cgil, da una lucida visione della realtà dell’Urss. Visione che veniva da lontano e che Di Vittorio non ha mai abbandonato. Non è vero infatti – come si continua a dire da più parti – che Di Vittorio abbia rinnegato l’assenso dato al comunicato della Segreteria della Cgil del 27 ottobre, assenso confermato del resto con una dichiarazione personale del giorno successivo (6). C’è chi ha parlato di “”penosa autocritica”” di Di Vittorio. Chi, come Amendola, di Di Vittorio “”solidale con Togliatti””: “”Anche Di Vittorio, che aveva approvato un primo documento della Cgil di deplorazione dei fatti di Ungheria – ha detto infatti Amendola – in sede di partito fu solidale con Togliatti e precisò questa sua posizione con una dichiarazione”” (7). Ma l’assenso al documento di Brodolini è stato, come si è detto, pieno sin dal primo momento. Se poi si leggono i verbali della riunione della Direzione del Pci del 30 ottobre, quella trasformatasi subito, come si sa, in un processo a Di Vittorio, risulta chiaro che quest’ultimo, sia pure senza inasprire i toni, sforzandosi anzi di non rendere ancora più grave la lacerazione che si era prodotta (“”lavorerò con gli altri compagni contro tutti i tentativi di disgregazione””, disse (8), e si vedranno più avanti le ragioni di quella sua scelta) rivendicò molto nettamente la posizione assunta dalla Cgil schierandosi al fianco dei lavoratori ungheresi divenuti protagonisti di un’insurrezione che – precisò – doveva essere vista come “”un fatto storico”” dal quale “”trarre le lezioni”” (9). E’ stato del resto lo stesso Togliatti ad affermare, a conclusione della riunione della Direzione comunista, che “”la risposta di Di Vittorio non è stata quella necessaria”” (10)”” (pag 42-43) (6) “”Avanti!””, 28 ottobre 1956; (7) Giorgio Amendola, Il rinnovamento del Pci, Intervista di Renato Nicolai, Editori Riuniti, 1978, p. 135; (8) Maria Luisa Righi (a cura di), op. cit., p. 224; M.L. Righi (a cura di), op. cit., p. 223; (10) Ivi, p. 239 PCF francese e Thorez tentanto un’operazione contro Krusciov ma Togliatti non ci sta (pag 50)”,”PCIx-392″
“GHIA Luigi”,”Famiglia o lavoro? Famiglia e lavoro: un matrimonio possibile.”,”Luigi Ghia sposato e padre di due figli è sociologo e vive ad Asti. Dirige con la moglie la rivista “”Famiglia domani”” Contiene il paragrafo: ‘Lavoro minorile in Italia’ (pag 93-99) (con alcuni dati sul fenomeno) e il paragrafo ‘Lavoro nero e marginalità familiare’ (pag 115-118)”,”DONx-068″
“GHIA W. MARSONET M. COFRANCESCO D. RELLA-CORNACCHIA Anna T. CAMPODONICO A. PALLADINO D. ROLANDO D.”,”Miscellanea filosofica 1979.”,”Contributi di studiosi afferenti all’IIstituto di Filosofia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova anno accademico 1978-97 Dono di Mario Caprini”,”FILx-587″
“GHIA Walter”,”Nazioni ed Europa nell’età delle masse. Sul pensiero politico di Ortega y Gasset.”,”Professore di filosofia e storia, e poi preside nei Licei, Walter Ghia ha pubblicato fra l’altro, ‘Il pensiero di Pietro Piovani’, Genova, 1983 e ‘Il pensiero politico di Francisco de Quevedo’, Pisa, 1994. Dedica spiritosa dell’autore a Vittorio Scotti Douglas ‘… mai si era visto un orso tanto colto e simpatico…’ (2007)”,”TEOP-012-FSD”
“GHIA Walter”,”España y Maquiavelo. El Príncipe ante el V Centenario.”,”Walter Ghia è professore di Storia del pensiero politico del Dipartimento giuridico dell’Università del Molise.”,”TEOP-017-FSD”
“GHIA Walter”,”Il pensiero politico di Francisco de Quevedo.”,”Walte Ghia, professore di Filosofia e Storia nei Licei, è stato Preside nelle scuole medie superiori. Tra i suoi lavori ‘Il pensiero di Pietro Piovani’ (1983). ‘Quevedo indica in Tacito il continuatore di Lucano in fatto di ateismo…’ (pag 41)”,”TEOP-018-FSD”
“GHIBAUDO Walter”,”Sul «fusionismo» di Lelio Basso nel periodo della Resistenza.”,”‘La bozza (di mozione) non poteva dimostrare il “”fusionismo”” di Basso, caso mai avrebbe potuto dimostrare quello di Morandi”” (pag 11) “”Conclusa l’esperienza di “”Bandiera Rossa, per Basso il PCI rappresentava già, diremmo con l’amico Stefano Merli, l’organizzazione privilegiata per “”realizzare il suo programma di ‘unità proletaria’””» (Zucaro) (pag 33)”,”ITAC-155″
“GHIDETTI Enrico a cura; brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”Mussolini, nascita di un dittatore.”,”””Il carcere avvicina, fortifica l’amicizia. Mussoilni ed io passavamo qualche ora al giorno nella stessa cella, giocando alle carte, leggendo e facendo progetti per l’avvenire. Il nostro autore preferito era Sorel. Questo scrittore, col suo disprezzo per i compromessi parlamentari e per il riformismo, ci ammaliava. Il suo tentativo di conciliare Proudhon con Marx ci sembrava aprisse nuovi orizzonti al socialismo. Mussolini non era un feticista del marxismo. Socialista d’istinto e per una sorte di tradizione familiare, era innanzitutto un ribelle.”” (pag 41, Pietro Nenni) Brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”ITAF-363″
“GHIGI Bruno, a cura”,”La guerra a Rimini e sulla linea Gotica dal Foglia al Marecchia. Documenti e testimonianze raccolti da Bruno Ghigi. La battaglia di Rimini di Luigi Lotti.”,”””La battaglia di Rimini è importante non solo per i suoi riflessi internazionali, o per essere stata una delle più aspre e dure battaglie di tutta la guerra in Italia. Lo è anche perché precipitò Rimini e il suo entroterra nella più tragica prova della sua vita due volte millenaria. Punto inevitabile di transito fra l’Italia settentrionale e l’Europa e l’Italia centro meridionale, era stata ripetutamente coinvolta in conflitti. Ma mai con le dimensioni di quell’estate terribile, che arrecò danni spaventosi ovunque, nelle città, nei paesi, nelle campagne fra il Foglia e il Marecchia e costrinse la popolazione a un’esodo in massa per sottrarsi all’uragano bellico e a rifugiarsi con masserizie e bestiame nel territorio ospitale della Repubblica di San Marino, e anche lì, a cercare scampo, al passaggio del fronte, nelle gallerire della ferrovia Rimini-San Marino”” (pag XIV)”,”QMIS-043-FSD”
“GHILARDI Fabrizio”,”Il sistema internazionale postwestfaliano. Crisi, trasformazioni e prospettive rivoluzionarie.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia delle relazioni internazionali all’Università di Pisa. Ha pubblicato, tra l’altro, Politica estera e trasformismo, le relazioni anglo-italiane dal 1878 al 1888, L’Europa degli equilibri, 1815-1890, Le relazioni italo-canadesi 1944-1947, Italia e Canada 1947-1951, Il Canada nel sistema postwestfaliano.”,”RAIx-020-FL”
“GHILARDI Fabrizio”,”L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva.”,”La difficile ‘neutralità’ dell’Argentina. “”Già in passato Buenos Aires si era trovata isolata nel quadro delle relazioni interamericane organizzato ed egemonizzato da Washington; in contrasto – quindi – con una politica statunitense che gli stessi Canadesi, negli anni precedenti la guerra, avevano considerato spesso con riserve; estranei come essi si sentivano, del resto, rispetto agli interessi “”americani”” e più vicini, invece, a quelli del Commonwealth. Ora, però, nella luce nuova in cui lo poneva il conflitto mondiale, l’atteggiamento dell’Argentina pareva favorisse il nemico contro il quale il Canada aveva cominciato a combattere prima ancora che gli Stati Uniti stessi scendessero in guerra; e appariva pericoloso, dunque, (quell’atteggiamento) nel contesto generale del conflitto in corso, e non in quello particolare (e per i Canadesi in qualche misura ancora poco interessante) degli affari “”americani””. In definitiva, la posizione che l’Argentina assumeva non appariva ai Canadesi come una vera e propria neutralità; il suo era un atteggiamento molto diverso rispetto a quello dei paesi che, in Europa, si erano pure mantenuti estranei al conflitto. Questi, infatti, data la posizione geografica, restavano esposti al rischio di una invasione militare di parte delle forze dell’Asse, se avessero scelto di schierarsi nel campo degli Alleati. Un rischio – si pensava ad Ottawa – che il paese sud americano non correva. La “”neutralità”” dell’Argentina, che i Canadesi combattevano (aderivano, ad esempio, alle misure prese contro di essa dagli Stati Uniti; in pratica un vero e proprio boicottaggio economico, ma non soltanto economico), inoltre poneva problemi collegati alla posizione particolare che essi avevano tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Soprattutto, i problemi nascevano di fronte all’atteggiamento che Londra assumeva nella questione. Tra gli Alleati, doveva essere essa, che con l’Argentina aveva legami di gran lunga più stretti di quanti non ne avesse con altri paesi dell’America Latina, ad assumersi il compito di premere perché questa abbandonasse la sua “”neutralità”” e si schierasse invece con il fronte favorevole agli Alleati formato dai paesi dell'””emisfero””. Ma Londra sembrava, e in qualche modo era, restia a svolgere tale compito, mentre da Buenos Aires si affermava che, in fondo, la neutralità che si perseguiva non dispiaceva poi tanto ai Britannici. Nel gioco dei legami economici esistenti, e rispetto agli interessi di certi ambienti della finanza e del commercio britannico, l’affermazione degli Argentini era in qualche modo vera. Da principio, il Governo di Londra soltanto in via confidenziale aveva obbiettato contro la “”neutralità””. Condizionata da esigenze economiche, bisognosa di mercati che le si proponessero favorevoli (il mercato della carne, ad esempio, al quale si approvvigionava), la Gran Bretagna non prendeva atteggiamenti di dura condanna, né contestava apertamente quanto da Buenos Aires si affermava, anche quando la “”neutralità”” significava un vantaggio notevole e indubbio per le potenze dell’Asse; e in non pochi casi resisteva alle pressioni che Washington le faceva perché adottasse invece un atteggiamento più fermo”” (pag 450-452) [Fabrizio Ghilardi, ‘L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva’, Giuffré editore, Milano, 1991]”,”QMIS-002-FFS”
“GHILARDI Fabrizio”,”Italia e Canada, 1947-1951. Due esperienze a confronto.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia dei trattati e delle relazioni internazionali alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa e dal 1984 anche alla Facoltà di Scienze politiche della stessa Università. E’ pure titolare dell’insegnamento di Storia del Canada.”,”CANx-001-FMDP”
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”ITAP-011-FL”
“GHINI Celso”,”Il voto degli italiani 1946-1974.”,”Fondo Davoli”,”ITAP-225″
“GHINI Celso”,”Il terremoto del 15 giugno.”,”Fondo Davoli Celso Ghini nato a Bologna nel 1907. nel 1925 aderisce alla gioventù comunista. Dal 1945 al 1955 è stato viceresponsabile della sezione organizzazione del PCI. Dalla fine del 1962 dirige l’ufficio elettorale e di statistica del PCI. Ha pubblicato varie opere sulla questione elettorale e il volume ‘Gli antifascisti al confino’ assieme a Adriano Dal Pont (1971) ‘Esiste un partito degli astensionisti?’ (pag 87-92)”,”PCIx-425″
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”PCIx-045-FL”
“GHIRARDI Sergio VARINI Dario a cura”,”Internazionale Situazionista. (Ca n’a été qu’un début)”,”Tra i membri dell’IS (pag 296) Raoul Vaneigem, Guy Debord, Gianfranco Sanguinetti… L’Internazionale Situazionista fu un movimento rivoluzionario in campo politico e artistico della seconda metà del Novecento, con radici nel marxismo, nell’anarchismo, e nelle avanguardie artistiche di inizio Novecento. Formatosi nel 1957, restò attivo in Europa per tutti gli anni sessanta, aspirando ad importanti trasformazioni sociali e politiche. Nel corso degli anni sessanta si scisse in vari gruppi, tra cui la Bauhaus Situazionista e la Seconda Internazionale Situazionista. La Prima Internazionale Situazionista si sciolse nel 1972. L’Internazionale Situazionista nasce il 28 luglio del 1957 a Cosio di Arroscia, in provincia di Imperia, dalla fusione di alcuni componenti dell’Internazionale lettrista, del Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista, o MIBI, del movimento CO.BR.A. e del Comitato psicogeografico di Londra. Programma dell’Internazionale situazionista è il creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile, i momenti nulli. Questo il programma d’azione adottato dagli artisti sperimentali del MIBI e dai lettristi al momento di confluire nella neonata Internazionale situazionista. Programma modificato ed ormai abbandonato da tempo al momento della fine del movimento, avvenuta nel 1972 a Parigi per autoscioglimento. Anagraficamente il gruppo dura circa 15 anni, durante i quali si sposterà dal terreno delle avanguardie artistico-letterarie da cui era partito, verso quello più ampio, ma non per nulla alieno, della critica rivoluzionaria. Campo, quest’ultimo, in cui finirono per incontrare e valutare positivamente, le analisi compiute da settori vicini al KAPD (Partito Comunista Operaio), movimento contro il quale Lenin scrisse “”Estremismo, malattia infantile del socialismo””. Figure di spicco del movimento, a cui si dovranno la maggior parte degli sviluppi teorici dell’Internazionale, sono il francese Guy-Ernest Debord (autore del testo chiave “”La società dello spettacolo””), il danese Asger Jorn, il belga Raoul Vaneigem e l’italiano Giuseppe Pinot-Gallizio. Concetti fondamentali del programma dell’Internazionale situazionista al momento della fondazione furono il già citato Urbanismo unitario, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero. Sulla scorta di queste premesse il movimento cresce e si sviluppa lungo tutto il corso degli anni sessanta, in particolare dopo la pubblicazione dell’opuscolo “”La miseria nell’ambiente studentesco francese”” scritto dal tunisino Mustapha Khayati (1966), e diffuso in tutte le grandi università europee, e trova nel Maggio 1968, a Parigi, il momento più alto di affermazione, laddove si incontreranno il desiderio di cambiamento dei giovani francesi e le teorie carnevalesche (ovviamente in senso rivoluzionario) e scandalose dei situazionisti. Dopo il maggio la popolarità del gruppo raggiunge livelli mai visti. Centinaia di persone si definiscono situazionisti senza avere realmente recepito i principi ispiratori dell’Internazionale. Abituati ai gruppi di massa, essi desiderano semplicemente aderire. La sezione francese viene inondata di richieste. Debord lascia il posto di editore della rivista, disgustato da questa massa di ciechi ammiratori che chiama sprezzatamente pro-situ, ovvero i seguaci che si avvicinavano all’Internazionale aspettandosi di entrare a far parte di un movimento che non esisteva. Nel 1972 a forza di scissioni ed espulsioni varie, Debord e Sanguinetti si ritroveranno praticamente unici rappresentanti dell’Internazionale, disgustati tra l’altro da quanto avvenuto durante l’ottavo congresso tenutosi a Venezia, invaso da pro-situ. Per questo si deciderà per l’autoscioglimento non prima di aver dato alle stampe l’ultimo scritto dell’Internazionale: “”La veritable scission dans l’Internationale””. Una delle più importanti prese di posizione è stata la riflessione sul diritto d’autore: su ogni loro opera (libro, video, volantino ecc.) era specificato che questa poteva essere fotocopiata in pezzi o intera, modificata o distribuita, sempre a patto che ciò non venisse fatto a scopo commerciale. Gli attriti con la sinistra istituzionale L’Internazionale situazionista è stata ed è un termine di paragone scomodo per le sinistre “”istituzionali”” dei vari paesi. I situazionisti hanno sempre attaccato, sin dagli inizi negli anni ’50, i regimi totalitari come quelli sovietico e maoista. Gli attacchi ai regimi a capitalismo di stato dell’est Europa, dell’estremo oriente e non solo, erano formulati con gli strumenti situazionisti dell’analisi marxista. A distanza di 30 anni, quei testi sono stati riconosciuti come classici di analisi marxista. Il paragone scomodo per la sinistra istituzionale è duplice: da una parte per il ruolo cruciale, riconosciuto dagli studiosi del periodo, che i situazionisti ebbero nello scatenare e alimentare il Sessantotto. Il che esprime un giudizio eloquente sul modello di azione politica della sinistra istituzionale, negli anni ’60 ostile ai situazionisti, e spesso ai movimenti in generale. d’altra parte per il paragone sulla validità delle analisi teoriche. L’analisi marxista della Società dello spettacolo, così come altri testi di analisi marxista pubblicati dai situazionisti, sono tutt’oggi di grande attualità, e suonano adesso quasi ovvi, quando prima inaccessibili perché troppo all’avanguardia. Secondo alcuni autori, le teorie sposate dall’Intellighenzia della Sinistra istituzionale in quegli stessi anni, come l’althusserismo, il maoismo, l’operaismo ed il freudo-marxismo, non godono della stessa capacità che ha il situazionismo di rappresentare il momento storico in cui viviamo. Lo storico Timothy James Clark, individua in queste ragioni l’atteggiamento ostile della sinistra istituzionale verso il Situazionismo, di cui cerca di non parlare, o di parlarne riducendolo a movimento artistico.”,”FRAP-109″
“GHIRELLI Antonio, contributi di DE FALCO Giovanni, ESPOSITO Vincenzo, ROMANO Giampaolo”,”Napoli operaia. La Camera del Lavoro a Napoli 1894-1994.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”MITT-028-FL”
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Capitolo XIII. L’eresia comunista. (Bordiga) Bordiga e il socialismo napoletano alla vigilia primo conflitto mondiale ‘Per Bordiga, l’idea che una campagna morale possa bastare a risanare un sistema corrotto come quello borghese, è semplicemente grottesca. Il suo malumore cresce quando la scissione dell’ala sindacalista lascia la sezione del partito nelle mani di riformisti e massoni che, a ridosso della guerra di Libia, arrivano addirittura a sostenere l’impresa coloniale, come Bissolati. Il 2 aprile 1912 i socialisti rivoluzionari escono in massa dalla sezione, e, dopo aver invano invocato l’intervento della direzione nazionale contro gli usurpatori, fondano un circolo Carlo Marx con il proposito di «epurare il socialismo napoletano e ridargli una fisionomia di classe». Al congresso di Reggio Emilia naturalmente votano con la delegazione degli «intransigenti»; e il 6 maggio 1914, dopo che il congresso di Ancona si è chiuso con la conquista della maggioranza da parte della sinistra, mentre i riformisti napoletani abbandonano la sezione locale, i compagni del circolo Carlo Marx vi rientrano e con Bordiga conquistano anche la direzione di un nuovo settimanale, «Il Socialista». Il rivoluzionario napoletano poco più che ventenne collabora, a partire dal 1913, anche all’«Avanti!» diretto da Mussolini, di cui scriverà più tardi che «il suo forte non furono mai le costruzioni teoriche, bensì le posizioni di battaglia». Vi svilupperà un’implacabile polemica contro la politica delle alleanze, il cosiddetto «minimalismo» sindacale e il parlamentarismo, anche se terrà a distinguere su questo punto la sua posizione da quella degli anarchici nel senso che alla presenza socialista a Montecitorio e alla campagna elettorale che la prepara Bordiga attribuisce semplicemente il valore strumentale di propaganda rivoluzionaria. Così, contro «l’anima riformistica e grettamente egoistica» della stessa Confederazione del lavoro, esalta l’unità fondata sulla più intransigente lotta di classe condotta dal partito. (…) Dall’estate del 1914 in poi, Bordiga – ancora in piena sintonia con Mussolini – ha la sensazione che stiano maturando le condizioni per un’esplosione dei movimenti di massa. In effetti la frazione intransigente dei socialisti napoletani partecipa attivamente ai moti della «settimana rossa», pagando con ben 200 feriti il suo impegno, particolarmente in un episodio nel quale viene a contatto con un minaccioso corteo di destra guidato nientemeno da Scarfoglio, il direttore del «Mattino»: quasi un assaggio dello squadrismo fascista. Per la sua partecipazione ai disordini, Bordiga ci rimette il posto che, come ingegnere, aveva alle ferrovie, ma anche a distanza di molti anni continuerà ad apprezzare l’estensione e l’intensità della «settimana rossa» e il «coraggio» con cui il direttore dell’«Avanti!» l’ha sostenuta, arrivando a prospettare l’ipotesi di uno sciopero generale «senza limiti» nel caso il governo avesse trascurato la richiesta di neutralità assoluta, avanzata ufficialmente dalla direzione del Psi e dalla stessa Confederazione del lavoro. In agosto, però, il giovane socialista napoletano avverte che gli umori stanno cambiando, nel senso che anche al vertice del partito si stanno facendo strada «alcune correnti pericolose», come quelle che pochi giorni prima hanno indotto i socialisti francesi e tedeschi a votare i rispettivi crediti di guerra. L’articolo viene pubblicato sull’«Avanti!», ma Mussolini lo fa precedere da un commento redazionale nel quale sottolinea ambiguamente che «talvolta la ragione è sopraffatta dal sentimento» e che del resto, tra il regime degli junker germanici e la democrazia francese, «la differenza non è proprio trascurabile». La situazione precipita drammaticamente. Poche settimane dopo, sul «Socialista» l’Ingegnere, ormai disoccupato, critica esplicitamente il suo compagno romagnolo, che replica meno polemicamente del solito malcelando un certo imbarazzo, ma che il 18 ottobre pubblica sul giornale ufficiale del Psi il clamoroso articolo sulla «neutralità attiva e operante», il 21 si dimette dalla direzione dell’«Avanti!», il 15 novembre va in edicola con «Il Popolo d’Italia», il 24 viene espulso dal partito. A rotta di collo. Inizialmente Bordiga ha abbozzato una critica comprensiva («Ci pare indiscutibile che Mussolini ha vacillato»), ma di fronte all’impensabile epilogo, esce in una furibonda invettiva: «Boicottiamolo!», per rivelare – cinquant’anni dopo – che, in quella circostanza «ci sono stati compagni e compagne che volevano rivoltellarlo» (proprio così: rivoltellarlo), anche se non sono mancati «gruppetti alla Mussolini» che hanno seguito il «traditore», convertito così inopinatamente alla causa dell’Intesa’ (pag 124-125-126)”,”ITAC-156″
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”ITAC-016-FL”
“GHIRETTI Maurizio”,”Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo.”,”Maurizio Ghiretti insegna Storia e filosofia nei licei. Studioso di storia romana presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, collabora con la Fondazione del Centro di Documentazione ebraica contemporanea.”,”EBRx-046-FL”
“GHIRINGHELLI Robertino, con testi integrali di G.D. ROMAGNOSI”,”Idee, società ed istituzioni nel Ducato di Parma e Piacenza durante l’età illuministica.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-006-FMB”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano condirettore; BARTOCCINI Fiorella del comitato direttivo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 18 Canella-Cappello.”,”Collaboratori del XVIII volume: Raffaele AJELLO Alessando ALBERTAZZI Luigi AMBROSOLI Bruno ANATRA Alessandra ASCARELLI Tiziano ASCARI Margherita AZZI VISENTINI…”,”REFx-R-018″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 1. Aaron-Albertucci.”,”Collaboratori del I Volume: Lucio LOMBARDO RADICE Gianni SOFRI Renzo DE-FELICE Gaetano ARFE’ Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Luigi BULFERRETTI ecc. 1″,”REFx-R-001″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 2. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del II Volume: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e molti altri 2″,”REFx-R-002″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Ovidio CAPITANI Raoul MANSELLI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 3. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del III Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e molti altri 3″,”REFx-R-003″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 4. Arconati-Bacaredda.”,”tra i collaboratori del IV Volume: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e molti altri 4″,”REFx-R-004″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 5. Bacca-Baratta.”,”tra i collaboratori del V Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri 5″,”REFx-R-005″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 6. Baratteri-Bartolozzi.”,”tra i collaboratori del VI Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri 6″,”REFx-R-006″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 7. Bartolucci-Bellotto.”,”tra i collaboratori del VII Volume: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri 7″,”REFx-R-007″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 8. Bellucci-Beregan.”,”tra i collaboratori dell’ VIII Volume: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA 8″,”REFx-R-008″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 9. Berengario-Biagini.”,”tra i collaboratori del IX Volume: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”REFx-R-009″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 10. Biagi-Boccaccio”,”tra i collaboratori del X Volume: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI Le biografie di Enrico Bignami e Leonida Bissolati sono rispettivamente di Luigi Cortesi e Angelo Ara”,”REFx-R-010″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 11. Boccadibue-Bonetti.”,”tra i collaboratori del XI Volume: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri Contiene la biografia di Bombacci scritta da Ranieri Varese (pag 370)”,”REFx-R-011″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 12. Bonfadini-Borrello.”,”tra i collaboratori del XII Volume: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI Profilo biografico di Armando Borghi di Giovanna Procacci (pag 655-664)”,”REFx-R-012″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 13. Borremans-Brancazolo.”,”tra i collaboratori del XIII Volume: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA”,”REFx-R-013″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 14. Branchi-Buffetti.”,”tra i collaboratori del XIV Volume: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI”,”REFx-R-014″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948. Volume I.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Tra le sue opere: Le costituzioni giacobine 1796-99, Gianvincenzo Gravina giurista e storico, Stato e Costituzione nel Risorgimento, Dall’antico regime al 1848.”,”ITAB-011-FV”
“GHISALBERTI Carlo”,”La codificazione del diritto in Italia, 1865-1942.”,”Carlo Ghisalberti (Roma, 1929) ha insegnato Storia del diritto italiano presso le Università di Messina e di Trieste. Attualmente (1985) insegna all’Università di Roma presso la facoltà di Lettere. Tra le sue opere ‘Le costituzioni giacobine, 1796-99’ (1957); ‘Stato e costituzione nel Risorgimento’ (1973), ‘Dall’antico regime al 1848’ (1978), ‘Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948’ (1985), ‘Unità nazionale e unificazione giuridica in Italia’ (1985) “”Emblematico appariva (…) il codice civile del 1942, il più importante, naturalmente, per la materia trattata e per la complessità delle soluzioni adottate, dei testi normativi del ventennio. Considerato, come era logico, il fulcro dell’intero sistema giuridico emanato nel ventennio, il codice civile si inseriva degnamente nella tradizione del diritto italiano, innovandola e adeguandola nei suoi contenuti alle esigenze di un’economia che da meramente agricola si era fatta largamente, anche se non ancora prevalentemente, industriale e insieme rispondendo agli ideali e agli interessi sorgenti in una società ormai in via di profonda trasformazione nel suo modo di essere e di vivere”” (pag 257-258)”,”DIRx-050″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Attualmente (1981) insegna all’Università di Roma presso la Facoltà di Lettere. Tra le sue opere: ‘Le costituzioni giacobine 1796-99’, ‘Gianvincenzo Gravina giurista e storico’, ‘Stato e Costituzione nel Risorgimento’, ‘Dall’antico regime al 1848’. “”Lo scioglimento del Partito operaio italiano, deciso dal Depretis all’indomani delle elezioni, e il perseguimento di una politica di vigilanza e di repressione verso tutte le manifestazioni politiche e rivendicative del proletariato, diedero più chiara fisionomia alla natura trasformistica della maggioranza governativa, attribuendole quel carattere conservatore che di fatto la distinguerà fino all’età giolittiana. Ché, infatti, praticamente finite le vecchie formazioni risorgimentali della Destra e della Sinistra e fattisi i loro esponenti più o meno tutti sostenitori della politica ministeriale – quasi che nell’ambito del sistema il ruolo delle forze liberali dovesse essere necessariamente governativo e che i loro rappresentanti non avessero alcuna prospettiva politica all’opposizione -, parve che la classe dirigente tradizionalmente espressa dalla borghesia italiana si chiudesse a difesa dello Stato considerato come la proiezione istituzionale della società civile. A questo punto ogni serio discorso riformistico perdeva di credibilità, in quanto il legame che univa quella classe alle forze sociali dominanti appariva ancora più stretto”” (pag 191-192)”,”ITAD-009-FF”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del quindicesimo volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 15. Buffoli-Caccianemici.”,”tra i collaboratori del XV Volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-015″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore, comitato direttivo: PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella, collaboratori-autori e redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del sedicesimo volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 16. Caccianiga-Caluso.”,”tra i collaboratori del XVI Volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”REFx-R-016″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del diciassettesimo volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 17. Calvart-Canefri.”,”tra i collaboratori del XVII Volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-017″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 19. Cappi-Cardona.”,”tra i collaboratori del XIX volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”REFx-R-019″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 20. Carducci-Carusi.”,”tra i collaboratori del XX volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”REFx-R-020″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 21. Caruso-Castelnuovo.”,”tra i collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”REFx-R-021″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 22. Castelvetro-Cavallotti.”,”tra i collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”REFx-R-022″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 23. Cavallucci-Cerretesi.”,”tra i collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-023″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 24. Cerreto-Chini.”,”tra i collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-024″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 25. Chinzer-Cirni.”,”tra i collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”REFx-R-025″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 26. Cironi-Collegno.”,”tra i collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-026″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 27. Collenuccio-Confortini.”,”tra i collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI”,”REFx-R-027″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 28. Conforto-Cordero.”,”tra i collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO”,”REFx-R-028″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 29.”,”tra i collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI”,”REFx-R-029″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 30.”,”tra i collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI”,”REFx-R-030″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 31. Cristaldi-Dalla Nave.”,”tra i collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH”,”REFx-R-031″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore onorario, PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH Francesco Maria BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 32. Dall’Anconata – Da Ronco.”,”tra i collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Francesco Maria BISCIONE Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH”,”REFx-R-032″
“GHISALBERTI Alberto M. a cura; ORSINI Felice”,”Lettere di Felice Orsini. II Serie: Fonti. Vol. VIII.”,”Felice Orsini (1819-1858) è stato uno scrittore e rivoluzionario italiano, noto per aver causato una strage nel tentativo di assassinare l’imperatore francese Napoleone III 12. Orsini era un convinto mazziniano e sostenitore dell’indipendenza della sua terra d’origine, la Romagna, dal dominio dello Stato Pontificio 1. Nel 1858, Orsini tentò di assassinare Napoleone III con una bomba, uccidendo otto persone e ferendone altre 142 1. Fu arrestato, processato e giustiziato a Parigi 1. (f. copil.)”,”RISG-006-FSL”
“GHISLERI Arcangelo”,”Giuseppe Mazzini e gli operai.”,”Mazzini. “”Ma la tesi del riparto secondo i bisogni non è meno verificabile. Possiam noi supporre un Governo capace di calcolare esattamente i bisogni di tutti gli individui componenti la società; capace di determinare correttamente la vocazione, l’ attitudine di ciascuno, e d’ assegnare a ciascuno il suo lavoro, il suo ufficio; capace di dirigere, di invigilare i lavoratori, di raccogliere e di amministrare i prodotti dell’ opera loro, se non con un numero di impiegati eguale a quello dei lavoratori medesimi? A ciascuno, voi dite, secondo i bisogni; ma com’è costituito e accertato il bisogno? Dalla dichiarazione dell’ individuo? Una moltitudine di bisogni fittizi – bisogno di locomozione, di viaggi, a cagion di esempio – tenderà ad evitare il lavoro. (…) “”Tirannide. Essa vive nelle radici del Comunismo, e ne invade tutte le formule.”” (pag 64) “”Nel febbraio del 1849, fuggito il Papa nelle braccia del re borbonico a Gaeta, in Roma adunavasi l’ Assemblea Costituente di Stati ex-pontifici e proclamava la repubblica, i cui sommi poteri venivano affidati il mese dopo a un triunvirato composto da Aurelio Saffi di Forlì, di Carlo Armellini di Roma e di Giuseppe Mazzini””. (pag 74)”,”MITS-242″
“GHISLERI Arcangelo”,”La questione meridionale nella soluzione del problema italiano.”,”Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca “”Così Alberto Mario, assai prima che in Italia si diffondesse il sentimento e la cognizione della questione sociale, preconizzava nel sistema federale il campo libero a tutte le naturali esperienze e alle più agevoli soluzioni pacifiche. “”Che se da codesti focolari federali più vivido e più inteso lume d’idee si spande, parmi lecita congettura quella che l’ augurata alleanza fra il capitale e il lavoro i celebri la pacificazione degli animi prima che nelle ciclopiche e tarde unità, ove la luce meridiana al centro s’annebbia allontandosene, e fassi crepuscolare. (…) Sarebbe bastevole questa ‘evidente superiorità economica del principio federale’ per antivederne il trionfo indubitabile nel corso della storia italiana. Ma esso non trionferà perché migliore, sibbene perché necessario. La centralizzazione, comunque la si immagini, uccide l’ Italia. La Destra è morta, la Sinistra agonizza, la monarchia che vive in esse e con esse le seguirà nel sacrato. E tutte per l’istessa malattia acuta – la centralizzazione. ‘Essa impedisce la soluzione di tutti i problemi'””. (1) (pag 50-51) (1) Articolo: ‘Campanella e Bertani’, in ‘Rivista Repubblicana’ del 1878, pag 181 non riportato nel vol. ‘Scritti politici’ di A. Mario, a cura e con proemio di G. Carducci, edito da N. Zanichelli, Bologna, 1901 La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Alberto MARIO, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Comabatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984 Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Contro la centralizzazione (Alberto MARIO) pag 51) Alberto Mario, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Combatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984″,”ITAS-117″
“GIACCAGLINI Gianni SQUARZA Lino”,”Stendere un programma come si deve. Algoritmi e cose pratiche.”,”Gianni Giaccaglini, curatore di questa collana, autore finora di altri due Quaderni Jackoson, direttore della rivista di personal computer Bit, consulente e fine dicitore si è già detto fin troppo. In questo quaderno gli ha dato una mano negli ultimi due capitoli, per raddrizzarne le sorti con un’impronta un pelino più pratica, Lino Squarza docente di elettronica industriale e, soprattutto, progettista e professionista nel settore della microelettronica.”,”SCIx-095-FL”
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale europeo.”,”L’ ordinanza industriale del 1869 e l’ eliminazione della superstite struttura corporativa. La nuova legge (“”Gewerbe Ordnung für den norddeutschen Bund””) venne promulgata il 25 marzo 1869. Essa proclamava l’ assoluta libertà del commercio e dell’ industria. Le attività economiche che fino ad allora erano rimaste sottoposte alle norme delle “”gilde””, secolari corporazioni che divenivano ogni giorno sempre più estranee alle nuove necessità della produzione e dei traffici, potevano adesso svilupparsi secondo l’ iniziativa degli individui e dei gruppi, sciolti da restrizioni e da vincoli. (…) L’ uso dello sciopero venne riconosciuto lecito. Il sorgente sindacalismo aveva così le armi tanto desiderate per poter più efficacemente lottare contro le classi padronali; tuttavia quel riconoscimento era limitato da una restrizione il cui significato si prestava ad essere variamente inteso””. (pag 147-148)”,”MEOx-063″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia economica del Settecento genovese.”,”Genova e la concorrenza del porto di Livorno. “”Essi intesero, da un crudo esame della situazione che la concorrenza di Livorno e l’ irresistibile attrazione esercitata da quella città non avrebbero potuto essere vinte lottando sulla stretta e disagevole pedana dei piccoli antagonismi, delle tariffe preferenziali facilmente rintuzzabili, dei veti e delle esclusioni. Bisognava , per incrementare i traffici e i depositi di portofranco, affrontare problemi di più largo respiro, ossia ricostituire nel cuore della città, tra Banchi e San Siro, il vecchio fervore di vita mercantile, ora sensibilmente attenuato, ristabilire i contatti con il Levante, riattivare gli scambi e, nel contempo, esautorando Livorno, collegare Genova al mare del Nord, e in ispecie ai porti gravitanti sull’ estuario del Reno, con una viabilità e tariffe di trasporto più vantaggiose di quelle che il rivale porto toscano, protetto dall’Imperatore d’Austria, offriva alla sua clientela. La ripresa della lotta per accrescere la potenza economica genovese fu contrassegnata tra la fine del 1709 e l’ anno seguente da tre misure che esamineremo partitamente. Il 26 dicembre 1709 l’ arcivescovo di Genova Giuseppe Castelli giunse a Costantinopoli per chiedere la conferma delle capitolazioni, con miglior fortuna di Costantino Balbi (…)””. (pag 75)”,”LIGU-001″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale in Europa.”,”Contiene i 10 articoli dello Statuto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (pag 148-150″,”MEOx-001-FR”
“GIACHETTI Diego a cura; articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”Per il Sessantotto. Studi e ricerche.”,”Articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”ITAC-039″
“GIACHETTI Diego a cura”,”Archivio Gambino-Verdoja. Catalogo materiali per una storia dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1949-1975.”,”””Con la svolta “”entrista profonda”” del 1951-52 si iscrivono al PCI, all’ interno del quale recluteranno militanti ai GCR. Renzo Gambino, eletto alla direzione dei GCR, partecipa in qualità di delegato a diversi congressi ed incontri internazionali. Nel 1965 egli si dimette dal PCI, intravvedendo – alla luce dei primi fermenti che scateneranno poi le lotte del biennio 1968-69 – la possibilità di svolgere con profitto un’ attività politica indipendente””. (pag 2) “”Su alcune parti della storia del movimento trotskista italiano qualcosa è già stato scritto, a cominciare dalle vicende che portarono all’ espulsione dal PCd’I di Pietro Tresso, Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli nel 1930 ed alla costituzione della Nuova Opposizione Italiana (NOI), aderente all’ Opposizione di Sinistra Internazionale guidata da Trotsky, e dal ruolo svolto da Pietro Tresso all’ interno del movimento per la Quarta Internazionale, fino alla costituzione del Partito Operaio Comunista, fondato nel febbraio 1945 nell’ Italia meridionale come risultato della fusione tra la componente trotskista diretta da Nicola Di Bartolomeo e quella bordighista capeggiata da Romeo Mangano. Espellendo il POC dalle proprie file, il II Congresso Mondiale della Quarta internazionale dava inizio al lavoro di ricostruzione della sezione italiana. A costituire questa nuova sezione contribuirono essenzialmente due componenti politiche: la tendenza trotskista già presente all’ interno del POC e quella dei militanti della Federazione Giovanile Socialista, i quali, dopo aver aderito al PSLI, lo abbandonarono quasi subito orientandosi, nella stragrande maggioranza, verso il trotskismo ed aderendo al progetto politico che porterà alla formazione dei GCR.”” (pag 2)”,”TROS-107″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari tra analisi e prospettive, 1948-1951. Il contesto nazionale e internazionale nei primi anni della “”Guerra Fredda””.”,”””In questo periodo le possibilità dei GCR di confrontarsi politicamente con altre formazioni che operano nell’ ambito di una critica di sinistra e di classe allo stalinismo non sono molte. Oltre al Partito Comunista Internazionalista, con il quale i rapporti politici si limitano unicamente a scambi di reciproche critiche, ai gruppi ‘titini’ di cui si è già parlato e a formazioni politiche di carattere eclettico come il Partito Comunista Nazionale Italiano, la nascita di una corrente politica all’ interno della Federazione Anarchica Italiana (FAI) suscita un certo interesse. Tale corrente, composta nella stragrande maggioranza da giovani militanti usciti dal PCI, annovera tra le sue figure più rappresentative Pier Carlo Masini, Arrigo Cervetto e Federico (1) Parodi.”” (pag 33) (1) errore dell’ autore”,”ITAC-061″
“GIACHETTI Diego”,”La svolta entrista. La Quarta Internazionale e i Gruppi Comunisti Rivoluzionari negli anni 1951-1953.”,”””Secondo Trotsky, nel periodo precedente la seconda guerra mondiale si erano già realizzate le condizioni oggettive sufficienti per il passaggio dal capitalismo al socialismo: ‘La premesse economiche della rivoluzione proletaria hanno già raggiunto da tempo il punto più alto raggiungibile in un regime capitalista’””. (pag 27) “”Definitivamente espulsi dalla Quarta Internazionale a partire dal 1° gennaio 1953, gli esponenti della maggioranza del Parti Communiste Internationaliste diedero successivamente vita, nel dicembre di quello stesso anno – insieme alla sezione britannica, statunitense e svizzera -, al Comitato Internazionale della Quarta Internazionale allo scopo di raccogliere i trotskisti del mondo intero attorno al programma che era stato ormai tradito dagli ‘usurpatori pablisti che consacrano la loro attività alla revisione del trotskismo, alla liquidazione dell’ Internazionale ed alla distruzione dei suoi quadri””. (pag 52)”,”TROS-110″
“GIACHETTI Diego”,”Alle origini dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1947-1950. Una pagina di storia del trotskysmo italiano.”,”Alla memoria di Renzo GAMBINO (1922-1972) militante trotskista. “”Per quanto riguarda la situazione del movimento trotskista italiano, il congresso adottò due importanti decisioni: espulse il POC dalla Quarta Internazionale e decise di pubblicare una nuova rivista che si richiamasse al trotskismo e all’ organizzazione internazionale, per costituire attorno ad essa il nucleo promotore della ricostruzione della sezione italiana. Subito dopo la minoranza trotskista presente nel POC – riconducibile ai gruppi di Napoli, Roma e Milano, facenti capo rispettivamente a Libero Villone, Bruno Nardini ed Enrico Bellamio – esce dal partito e si unisce ad alcuni ‘giovani’ militanti del MSUP per pubblicare, sotto la direzione del Segretariato Internazionale, la già citata rivista ‘4° Internazionale’. Il suo primo numero, che porta come sottotitolo la dicitura ‘Rivista del marxismo rivoluzionario’, viene pubblicato nel luglio 1948. Diretta da Libero Villone, essa si basa su un comitato di redazione formato da Enrico Bellamio, Bruno Nardini, Claudio Giuliani (pseudonimo di Livio Maitan) e Corrado Serra (pseudonimo di Giorgio Ruffolo).”” (pag 31)”,”ITAC-064″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51). “”Stante il fatto che le lettere e i documenti del gruppo erano anonimi, la direzione del PCI, pur attaccandoli con insulti, calunnie e menzogne, non poté adottare provvedimenti disciplinari. Quando però, il 21 giugno 1956, uscì il primo numero del periodico Azione Comunista, nel quale apparivano le firme di Bruno Fortichiari e Luciano Raimondi come responsabili della pubblicazione, Raimondi fu espulso “”per tradimento”” e a Fortichiari non venne rinnovata la tessera, mentre fu resa nota per la prima volta l’ espulsione di Seniga. Il quotidiano del PCI definì il nuovo giornale come un “”libello anticomunista””. (pag 54) “”I fatti di Polonia e d’ Ungheria che seguirono soltanto di pochi mesi il XX Congresso del PCUS diedero impulso ad una frettolosa unificazione tra “”Azione Comunista””, i GCR, il Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (PCInt-BC) – di orientamento “”bordighista”” – e la Federazione Comunista Libertaria (FCL), nuovo nome assunto dai Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP) nell’ ottobre del 1956).”” (pag 54) “”Tale riunione, organizzata da un “”Comitato d’ Azione della Sinistra Comunista”” e presieduta da Raimondi , si tenne il 16 dicembre 1956 presso il Cinema “”Dante”” di Milano. Durante il suo svolgimento presero la parola Raimondi e Fortichiari per “”Azione Comunista””, Onorato Damen per il PCInt-BC, Pier Carlo Masini per la FCL e Maitan per i GCR. Le organizzazioni presenti diedero vita al Movimento della Sinistra Comunista (MSC)””. (pag 55) “”Influenzato da Fortichiari, dagli anarchici della FCL e dalle consolidate convinzioni di Damen, il gruppo di “”Azione Comunista”” – che aveva letto la rivolta ungherese attraverso le lenti di Socialisme ou Barbarie – modificò le sue posizioni iniziali in relazione ai “”paesi socialisti”” arrivando a definirli come degli stati capitalisti. Al comizio del MSC che si tenne presso il Cinema-Teatro “”Maffei”” di Torino il 10 marzo 1957, e che aveva per tema la strategia sindacale, le divergenze tra il relatore dei GCR Franco Villani e gli altri (Emilio Setti per “”Azione Comunista””, Lorenzo Parodi per la FCL e Damen per il PCInt-BC) si manifestarono in tutta la loro evidenza. (pag 55)”,”ITAC-069″
“GIACHETTI Diego”,”Un rosso relativo. Anime, coscienze, generazioni nel movimento dei movimenti.”,”Libro dedicato a Luciano Della Mea Diego Giachetti (1954) vive e lavora a Torino, si occupa di storia dei movimenti degli anni sessanta e settanta. Ha pubblicato libri per la casa editrice BFS di pisa. Citazione in apertura: “”Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprire la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovata e a cui non porta nessuna strada”” (Eraclito)”,”ITAC-121″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”2° copia (1° non restituita) Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51).”,”TROS-251″
“GIACHETTI Diego”,”Guido Quazza, storico eretico.”,”Diego Giachetti, dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee; vive a Torino. Collabora a varie riviste e ha pubblicato diversi libri tra cui ‘Un Sessantotto e tre conflitti. Classe, genere, generazione’, BFS, 2008.”,”STOx-244″
“GIACHETTI Diego”,”I dilemmi di Trotsky. Dalla “”rivoluzione permanente”” al “”socialismo in un solo paese””, storia dell’affermazione dello stalinismo in Unione Sovietica.”,”””Sapevano che andavamo incontro a una sconfitta inevitabile, fiduciosi però di preparare la strada alla vittoria delle nostre idee in un più lontano futuro”” (Trotsky) (4° di cop) Diego Giachetti, torinese, classe 1954, è dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee. Tra le sue pubblicazioni alcuni volumi sul Sessantotto.”,”TROS-322″
“GIACHETTI Diego SCAVINO Marco”,”La Fiat in mano agli operai. L’autunno caldo del 1969.”,”Giachetti ha scritto il primo capitolo a eccezione del primo paragrafo steso da Marco Scavino cheha scritto anche il secondo capitolo. L’introduzione è comune. Diego Giachetti (Settimo Rottaro, 1954) vive e lavora a Torino. Marco Scavino (Torino, 1954) è dottore di ricerca in storia contemporanea.”,”MITT-026-FV”
“GIACOBBI Secondo ROMANI GENZINI Valeria BALLARINI Marcella FIGURELLI Michela FACCHINETTI Gabriella FORTI Camilla”,”Braccianti e contadini nella Valle Padana, 1880-1905.”,”””Quando l’intesa fra Giolitti e Turati cominciò a mostrare le prime crepe e la lotta fra le due tendenze del partito si inasprì, ‘La Nuova terra’ cessò di definirsi turatiana, e divenne «semplicemente socialista». Al centro di questa evoluzione fu quello stesso Zibordi che, ancora nel gennaio dello stesso anno, aveva scritto: «Noi dei socialismi ne conosciamo uno solo: quello che ha per base la lotta di classe, per fine la proprietà collettiva, per mezzi la organizzazione economica dei lavoratori, la conquista dei pubblici poteri e di progressive riforme legislative. Questo ci pare sia sempre stato il socialismo di Filippo Turati»”” (pag 444)”,”MITT-382″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura; saggi di Domenico LOSURDO Luciano CANFORA Tibor SZABO’ Hugo MORENO Antonio MOSCATO Andrea CATONE Georges LABICA Luigi CORTESI Jacques TEXIER Charles KANELOPOULOS Edgardo H. LOGIUDICE; FRONTINI; Carla FILOSA Guenrikh Pavlovic SMIRNOV Alberto BURGIO Alberto KOHEN Jean ROBELIN Ruggero GIACOMINI”,”Lenin e il Novecento.”,”Saggi di Domenico LOSURDO (Civiltà, barbarie e storia mondiale, rileggendo Lenin), Luciano CANFORA (I dilemmi morali di Lenin), Tibor SZABO’ (Verso una cultura morale di tipo nuovo. Lenin visto da Lukacs), Hugo MORENO (Mariategui: pensare con la propria testa), Antonio MOSCATO (L’influenza di Lenin sul pensiero di Ernesto Che Guevara), Andrea CATONE (Lenin e la transizione dal capitalismo al socialismo), Georges LABICA (Lenin, lo Stato, la dittatura e la democrazia), Luigi CORTESI (Lenin e il problema dello Stato), Jacques TEXIER (‘Stato e Rivoluzione’ di Lenin e la faccia nascosta del pensiero politico marx-engelsiano), Charles KANELOPOULOS (Agricoltura e industria: a proposito dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’), Edgardo H. LOGIUDICE (Lenin e il pane. Il suo paradigma di azione politica nella moderna struttura della povertà), Malcolm SYLVERS (Il metodo di Lenin e la teoria dell’ imperialismo oggi), Valentino GERRATANA (Sul futuro di Lenin), Samir AMIN (Forme nuove della polarizzazione mondiale), Gianfranco PALA (Crisi del capitalismo e forme dell’ imperialismo oggi), Imma BARBAROSSA, Fulvia CIATTAGLIA, Elettra DEIANA, Luciana FRONTINI (Il pensiero della differenza sessuale e la tradizione comunista), Carla FILOSA (La questione femminile), Guenrikh Pavlovic SMIRNOV (L. nella Russia d’oggi), Alberto BURGIO (Per una lettura del ‘Che fare’ oggi), Alberto KOHEN (L. e il mov di liberaizone nazionale. La sua epoca e oggi), Jean ROBELIN (Come si pone oggi il problema della transizione al socialismo), Ruggero GIACOMINI (L. e il pacifismo contemporaneo)”,”LENS-046″
“GIACOMINI Ruggero PALLUNTO Stefania a cura”,”Guerra di resistenza. Le Marche dal fascismo alla liberazione. Antologia.”,”Un tedesco nella resistenza. “”Un tedesco intanto aveva disertato dall’esercito e si era nascosto in una casa di un contadino. Marcelli avvertito lo avvicina. Si chiama Gianni e vinte le prime diffidenze ed imparato a conoscere e valutare Tonino, incominciò con lui la lotta partigiana; prima in piccole azioni, poi con sempre maggiore responsabilità ed infine in un disegno meraviglioso, ideato dallo stesso Tonino e portato a compimento con grande coraggio. Tonino stesso, vestito da tedesco, con una divisa regalatagli da un russo che aveva preferito raggiungere i partigiani al S. Angelo, con una motocicletta tedesca e con quel tedesco alla guida, raggiungevano i comandi ed i centri del Wehrmacht a prelevare carburanti, munizioni, indumenti. Il tedesco era un sergente, dice Tonino, ed era sempre ascoltato, io facevo parlare sempre lui, d’altronde non sapevo una sola parola della loro lingua. Insieme giravano per tutta l’intera zona ed insieme misero in atto un altro “”diabolico”” stratagemma. Ritirati al comando tedesco i moduli per ricevute, ne rilasciarono, per presunte requisizioni effettuate dalle truppe tedesche, parecchie decine a contadini della zona. Ciò fruttò 100.000 lire che a quel tempo erano una bella somma. “”Eravamo riusciti, prosegue Tonino, a finanziare l’organizzazione partigiana con i soldi tedeschi, oltre ad aiutare la popolazione povera””.”” (pag 165)”,”ITAR-113″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura, saggi di CANFORA Luciano HERRERA Carlos-Miguel SZABÓ Tibor MORENO Hugo MOSCATO Antonio CATONE Andrea LABICA Georges CORTESI Luigi TEXIER Jacques KANELOPOULOS Charles LOGIUDICE Edgardo H. SYLVERS Malcolm GERRATANA Valentino AMIN Samir PALA Gianfranco BARBAROSSA Imma CIATTAGLIA Fulvia DEIANA Elettra FRONTINI Luciana FILOSA Carla SMIRNOV Guenrikh Pavlovic BURGIO Alberto KOHEN Alberto ROBELIN Jean”,”Lenin e il Novecento. Atti del Convegno Internazionale di Urbino 13-14-15 gennaio 1994.”,”‘Dal punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si scludono a vicenda’. Lenin. L’imperialismo rappresenta per Lenin la completa negazione della democrazia al livello dei rapporti internazionali: le «cosiddette nazioni civili d’Europa» opprimono «le nazioni meno civili e più desiderose di democrazia dell’Asia» cui disconoscono il diritto all’autodeterminazione e al self-government, negando nella pratica quei principi che pure non si stancano di sbandierare come proprio titolo di gloria e di legittimità imperiale. In tale quadro, bisogna collocare la denuncia cui procede Lenin della vena razzistica più o meno esplicita che attraversa in profondità la storia del colonialismo e dell’imperialismo: essi si fondono sullo sfruttamento e «asservimento di centinaia di milioni di lavoratori dell’Asia, delle colonie in generale e dei piccoli paesi» ad opera di «poche nazion i elette»; i dirigenti della borghesia liberale cercano in ogni modo di ostacolare «l’emancipazione economica e quindi anche politica delle pelli rosse e nere»; d’altro canto, gli immigrati «provenienti da paesi più arretrati» sono vittime di discriminazione salariale sui luoghi di lavoro dei paesi capitalisti. La storia dell’umanità sta compiendo ai nostri giorni una delle svolte più grandi, più difficili, la quale ha un’importanza immensa, un’importanza che senza la minima esagerazione si può chiamare universalmente liberatrice. Una svolta dalla guerra alla pace; dalla guerra tra i predoni che mandano al macello milioni di sfruttati e lavoratori per stabilire un nuovo sistema di spartizione del bottino depredato dai briganti più forti, alla guerra degli oppressi contro gli oppressori per la liberazione dal giogo del capitale, da un abisso di sofferenze, di tormenti, di fame, di barbarie, al luminoso avvenire della società comunista, del benessere generale e di una pace duratura. (Lenin, Opere, XXVII, p.139, 11 marzo 1918).”,”LENS-022-FL”
“GIACON Carlo”,”L’oggettività in Antonio Rosmini.”,”‘Il rapporto tra idealismo e metafisica è un tema centrale nella filosofia moderna, specialmente nel contesto dell’idealismo tedesco. L’idealismo, in particolare quello trascendentale di Kant e quello assoluto di Fichte, Schelling e Hegel, cerca di superare i limiti del dualismo kantiano tra fenomeno e noumeno, proponendo una nuova metafisica dell’infinito. Kant, con il suo criticismo, introduce una distinzione tra il mondo fenomenico (ciò che possiamo conoscere attraverso le nostre forme a priori) e il noumeno (la “”cosa in sé””, inconoscibile). Tuttavia, i filosofi idealisti successivi, come Fichte, criticano questa separazione, sostenendo che tutto ciò che esiste è una rappresentazione della coscienza. Fichte, ad esempio, elimina il concetto di “”cosa in sé”” e propone l’Io come principio assoluto e creatore della realtà 2. Schelling e Hegel portano avanti questa riflessione, integrando la dimensione metafisica con una visione dialettica e sistematica. Per Hegel, ad esempio, la realtà è il risultato di un processo dialettico in cui lo Spirito si realizza attraverso la storia e la natura, unendo idealismo e metafisica in una sintesi dinamica’ (copilot) Antonio Rosmini si colloca in una posizione unica nel rapporto tra idealismo e metafisica, cercando di integrare elementi di entrambi in una prospettiva originale. Pur non aderendo pienamente all’idealismo tedesco, Rosmini dialoga con esso, sviluppando una metafisica che pone l’essere come fondamento ultimo della realtà. Rosmini critica l’idealismo tedesco, in particolare Hegel, per il rischio di ridurre l’essere a un prodotto del pensiero. Per Rosmini, l’essere è una realtà oggettiva e trascendente, che si manifesta in tre forme: ideale, reale e morale. Questa tripartizione permette a Rosmini di mantenere una dimensione metafisica che non si dissolve nell’idealismo puro, ma che al contempo riconosce l’importanza del soggetto e della conoscenza. Inoltre, Rosmini introduce il concetto di “”idea dell’essere””, che funge da ponte tra il finito e l’infinito, tra il soggetto e l’assoluto. Questo lo distingue dagli idealisti tedeschi, poiché per Rosmini l’idea dell’essere non è una costruzione del pensiero, ma una realtà ontologica che precede e fonda ogni conoscenza.’ (f. copilot)”,”FILx-003-FFS”
“GIAGNOTTI Felicia a cura”,”Storie individuali e movimenti collettivi. I dizionari biografici del movimento operaio.”,”La GIAGNOTTI, ricercatrice di storia presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ statale di Milano, ha pubblicato numerosi saggi sul movimento combattentistico nel primo dopoguerra, apparsi in opere collettanee e in riviste di storia contemporanea. Collabora al progetto internazionale di ricerca sul Primo maggio promosso dalla Fondazione G. Brodolini di Milano (in questo ambito è in corso di pubblicazione un suo saggio su ‘May Day in Italy during World War 1°’.”,”MOIx-005″
“GIAMBLICO, a cura di Luciano MONTONERI”,”Vita pitagorica.”,”‘La ‘Vita pitagorica’ di Giamblico è lo scritto più ampio e sistematico che la tarda antichità ci abbia trasmesso su Pitagora e la sua setta. Esso costituisce ilprimo libro di una più vasta opera (in 10 libri) dell’autore interamente dedicata all’esposizione delle dottrine pitagoriche’ (pag VII)”,”STAx-005-FRR”
“GIAMBONI Bono”,”Dell’arte della guerra di Vegezio Flavio. Volgarizzamento.”,”Autore della traduzione (volgarizzamento XIII sec.): GIAMBONI Bono, Nacque presumibilmente a Firenze prima del 1240 e morto 1292 circa). Scrittore, Esercitò come già il padre Giambono di Vecchio la professione di Giudice podestarile, presso la curia del sestiere di Por San Piero a Firenze. Pare ghibellino. Contemporaneo di Brunetto LATINI, rappresenta quella intellettualità fiorentina che attraverso l’attività giuridica, la partecipazione attiva alla vita politica della città e i volgarizzamenti e la scrittura di opere originali in volgare, era impegnata nella creazione di una nuova cultura laica (dal Dizionario Biografico degli italiani, Treccani). VEGEZIO Publio Flavio Renato: scarse notizie sull’Autore dell’Epitoma rei militaris. Erudito latino (sec. IV-V), funzionario e scrittore del ceto alto dell’aristocrazia tardoromana. Ignota la nazionalità. Discordi sono le opinioni circa l’appartenenza di V. all’esercito o meno; in quanto “”vir illustris”” è probabile che non ne facesse parte, e inoltre manca nell'””Arte della guerra”” qualsiasi accenno agli aspetti quotidiani e concreti della vita militare. L’Opera composta in quattro libri, che trattano rispettivamente del reclutamento e dell’addestramento dei soldati (I), della struttura della Legione (II), della strategia militare terrestre, macchine belliche, assedio delle città (III) e infine (IV libro) delle battaglie navali. Si rifà a varie fonti, tra cui gli “”Stratagemata”” di FRONTINO. L’Opera fu dedicata ad un Imperatore, che i più identificano in TEODOSIO I il Grande, riportandola quindi all’epoca del suo regno (383-392 d.C.). (Dal Dizionario dantesco, Treccani). Nel Proemio del Libro III VEGEZIO scrive la famosa: “”Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum”” (a pg 76 di questa edizione): <>.”,”QMIx-201-FSL”
“GIAMMANCO Roberto”,”Dialogo sulla società americana.”,”Un quadro sulla ‘American Way of Life’ Roberto Giammanco è nato nel 1926. Si è laureato in Filosofia e Storia. Ha insegnato per lunghi anni in università americane. E’ collaboratore di numerose riviste italiane e straniere di filosofia e sociologia e ha curato l’edizione italiana di alcuni classici del pensiero e della critica sociale anglosassone. (1964) “”La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo”” (pag 168) ‘Gli studi di Barber, Lloyd Warner, James C. Abegglen e soprattutto le coraggiose analisi di C. Wright Mills, ci rivelano con grande esattezza come il passaggio da una classe all’altra sia estremamente difficile. Nel 1950, solo il 6% dei grandi finanzieri provenivano da classi inferiori (immediatamente al di sotto dell’«élite del potere») e le loro storie personali mostrano come l’ingresso nella classe privilegiata sia dovuto a una lunga partecipazione ai segreti e alle funzioni tecniche connesse con gli investimenti o all’attività strettamente politica. Meno del 2% dei dirigenti al di sotto dei cinquant’anni, come ci dice la rivista «Fortune» che è l’organo del conservatorismo paternalistico, proviene dalla classe operaia. Tutti, senza distinzione, hanno raggiunto le posizioni presenti per meriti militari, politici o sindacali. Ancora, Vance Packard indica solo tre possibilità per chi voglia elevarsi socialmente: chi ha una bella figlia può sperare che si sposi un giovane di classe superiore; una laurea universitaria può, sebbene solo in casi sporadici, attrarre l’attenzione dei potenti e consentire l’accesso alle sfere direttive; l’eccellere nel consumo di beni materiali può dare l’impressione dell’appartenenza a una classe superiore e quindi creare le condizioni per migliorare il proprio prestigio sociale. A questo proposito, l’indagine sociologica ha rivelato che i figli e nipoti dei più famosi gangster degli anni trenta e un gran numero dei dirigenti della malavita attuale occupano posizioni di grande prestigio nell’ambito di comunità che, come quella di Grosse Pointe, si ispirano a criteri rigorosamente selettivi. Le ragioni di questo fenomeno vanno cercate nei contatti strettissimi che i baroni del sottosuolo hanno sempre avuto con l’ambiente politico, specialmente locale, e quindi con l’élite del mondo finanziario, nelle loro cospicue donazioni alle chiese, a istituzioni di beneficenza e a iniziative di interesse civico. L’isolamento non è dunque soltanto l’unica difesa, ma il solo modo di essere che la società consente ai vari gruppi: la loro omogeneità interna è ottenuta escludendo e ignorando gli inferiori e imitando i superiori, in un confronto che isterilisce nel più vieto conformismo e nella più spietata dipendenza’ (pag 165-166); ‘La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo’ (pag 168)”,”USAS-233″
“GIANANGELI Vittorio”,”Storia degli operai metallurgici dalle origini all’avvento del fascismo.”,”Foto pag 15: Operai armati difendono una fabbrica occupata Paragrafo 3 della parte seconda: Guerra e dopoguerra: La FIOM è il più forte e temuto sindacato italiano (pag 136-)”,”SIND-002-FAP”
“GIANCOTTI Emilia”,”Baruch Spinoza, 1632-1677.”,”GIANCOTTI Emilia Contiene il capitolo: Spinoza nel marxismo (pag 144-151) “”Assai interessante è anche valutare l’atteggiamento avuto verso Spinoza dal fondatore del materialismo storico, Karl Marx (1818-1883). Un gruppo di “”Quaderni””, conservati presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam e pubblicati solo di recente (“”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 29-157) attestano che Karl Marx, quando era ancora studente a Berlino e si preparava per l’esame orale previsto per sostenere la tesi di dottorato, si dedicò a uno studio accurato di Spnoza. I “”Quaderni””, che risalgono al 1841, trascrivono, modificando la successione dei capitoli, numerosi brani tratti dal ‘Trattato teologico-politico’ e da alcune lettere, la maggior parte delle quali indirizzate a Oldenburg. Tale studio, a giudicare dalle citazioni spinoziane che Marx fa delle sue opere, deve essere stato rivolto anche all”Etica’. I frutti di tale lavoro non furono consegnati a una trattazione organica, ma sono rintracciabili soltanto nei rapidi riferimenti sparsi negli scritti di Marx a partire dai ‘Quaderni sulla filosofia di Epicuro’ (1838-39) fino al ‘Capitale’ (1867)'”” (pag 144-145) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Ripetutamente, e anche nelle opere della maturità, [Marx] cita quali massime di valore universale due principi spinoziani: quello secondo il quale l’ignoranza non è un argomento, e quello secondo il quale “”la determinazione è negazione”” (che Hegel definiva una “”grande proposizione””). Considera la sostanza spinoziana uno degli elementi che concorrono alla formazione del concetto hegeliano di Assoluto (‘La Sacra Famiglia’). Cita Spinoza come uno degli iniziatori del metodo razionale nella teoria dello Stato e del diritto (intervento del 14 luglio 1842 sulla “”Gazzetta renana””). Infine, in una lettera al socialista tedesco Ferdinand Lassalle del 31 maggio 1858, indica Spinoza come esempio di pensatore sistematico in cui la struttura interna del sistema è del tutto differente dalla forma nella quale l’autore l’ha esposta in modo cosciente. Marx annuncia così una distinzione (che teorizzerà nel poscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’), tra metodo di esposizione e metodo di indagine (cfr. M. Rubel, Marx à la rencontre de Spinoza, “”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 7-28).”” (pag 145-146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Come “”splendido rappresentante”” della dialettica Spinoza è citato da Friedrich Engels (1820-1895) nel suo ‘Antidühring’ (1877-78), quando distingue tra pensiero ‘metafisico’ e pensiero ‘dialettico’. Il primo, secondo Engels e la tradizione marxista, è fondato sulla pretesa assolutezza dell’essere, mentre il secondo vede nelle contraddizioni reali il principio di movimento sia della natura sia della storia”” (pag 146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991]”,”FILx-444″
“GIANGRANDE Matteo”,”Note sulla nozione di “”dialettica”” in Lenin.”,”””Tra il 1910 e il 1911 Lenin ribadisce che l’evoluzione dei rapporti sociali, lo sviluppo storico, è oggettivamente “”dialettico”” perché «si compie fra contraddizioni e ‘attraverso contraddizioni'”” (pag 263) “”Lenin fornisce una trattazione specifica della nozione di “”dialettica”” in un testo dedicato a Karl Marx e pubblicato nel 1915 nel dizionario enciclopedico Granat. La dialettica, la «parte rivoluzionaria della filosofia di Hegel», è «la scienza delle leggi del movimento, del mondo esterno così come del pensiero». Le cose naturali, i fenomeni sociali, i concetti logici sono il risultato del processo dialettico, nel loro divenire storico. Lenin distingue poi l’idea corrente di “”evoluzione””, che si è diffusa nella coscienza sociale attraverso la filosofia positivistica, dall’idea di “”sviluppo”” formulata dal materialismo storico attraverso la filosofia hegeliana”” (pag 267)”,”LENS-303″
“GIANINAZZI Willy”,”Intellettuali in bilico. “”Pagine libere”” e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo.”,”W. GIANINAZZI (1953) è di origine ticinese e ha svolto il dottorato di ricerca presso l’ Università di Vincennes. Ha pubblicato ‘L’ itinerario di Enrico Leone. Liberismo e sindacalismo nel movimento operaio italiano’ MILANO. 1989 e vari saggi su riviste. Il libro è dedicato alla memoria di Egisto CAGNONI amministratore di ‘Pagine libere’ morto a Mathausen.”,”MITS-119″
“GIANINAZZI Willy”,”Naissance du mythe moderne. Georges Sorel et la crise de la pensée savante (1889-1914).”,”GIANINAZZI Willy è uno storico e membro della redazione di ‘Mil neuf cent. Revue d’ histoire intellectuelle’. Ha scritto opere sul sindacalismo rivoluzionario in Italia “”Nell’ entourage intellettuale di Sorel, c’è in particolare Antonio Labriola, fine psicologo della lingua e buon conoscitore della ‘Völkerpsychologie’ tedesca che tratta, anch’essa, della lingua e del mito, il quale, nel 1897, aveva trovato le parole giuste: “”La lingua, senza la quale non potremmo arrivare alla precisione del pensiero, né a formulare la manifestazione, nello stesso tempo che essa dice quello che esprime, l’ altera, ed è per questo che possiede sempre in sé il germe del mito””; da cui questa sottolineatura di peso: “”Si ha sempre la tentazione, o almeno si corre il pericolo, di sostanzializzare un processo o i suoi termini. Le relazioni, per l’ effetto dell’ illusione che si proietta al di fuori di sé, divengono delle cose, e queste cose divengono a loro volta dei soggetti attivi agenti”” (1). Con la sua propria problematica, Bergson aveva reso conto, nel suo “”Essai sur les donnés immédiates de la conscience”” (1889), della reificazione delle parole indotte dallo scostamento tra la sensazione e il linguaggio. Indipendentemente da Labriola e Bergson, Sorel aveva i suoi punti di riferimento; l’ “”Etude sur Vico”” lo rivela.”” (pag 111) (1) Antonio Labriola, Socialisme et philosophie, (édition italienne, 1897), Giard et Briere, Paris, 1899″,”TEOC-413″
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Prima le donne e i bambini.”,”Elena Gianini Belotti è nata a Roma e dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. Ha insegnato in un istituto professionale statale per assistenti all’infanzia. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Dalla parte delle bambine’ (Feltrinelli. 1973).”,”DONx-003-FSD”
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita.”,”Elena Gianini Belotti è nata e vissuta a Roma dove risiede. Dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. “”Nel suo libro ‘La soggezione delle donne’ pubblicato nel lontano 1869, John Stuart Mill fu il primo a mettere in discussione il concetto di “”natura femminile””, con cui venivano contrabbandati quei caratteri ritenuti peculiari della donna…”” (pag 5) (premessa)”,”DONx-001-FFS”
“GIANNANTONI Franco PAOLUCCI Ibio”,”Giovanni Pesce “”Visone”” un comunista che ha fatto l’Italia. L’emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli).”,”Caso Seniga pag 226 Movimento studentesco pag 260″,”ITAR-122″
“GIANNANTONI Gabriele GIGANTE Marcello MARTENS Ekkehard NARCY Michel IOPPOLO Anna Maria DÖRING Klaus”,”La tradizione socratica. Seminario di studi.”,” ‘Antìstene, allievo di Socrate, precursore del proletariato moderno’ (wikip) (wikip): Antistene (Atene, 436 a.C. – 366 a.C.) è stato un filosofo greco, considerato il fondatore della scuola cinica e un precursore dell’anarchismo. Antistene Antistene, nonostante fosse nato ad Atene, non poteva godere appieno della cittadinanza ateniese in quanto la madre fu “colpita” dall’ostracismo della pubblica assemblea. Iniziò sin da giovane ad interessarsi di filosofia, inizialmente seguendo le lezioni del sofista Gorgia da Lentini e, successivamente, quelle di Socrate, di cui divenne un allievo. Dopo la morte di Socrate (399 a.C.), la “”filosofia socratica”” fu insegnata ad Atene solo da Antistene, perché era stato l’unico tra i suoi discepoli a non aver abbandonato la città. Tenne le sue lezioni filosofiche nel ginnasio ateniese di Cinosarge, dove erano accettati anche i “”semi-cittadini””, e per questo i suoi allievi furono chiamati «Cinici» (letteralmente Cinosarge significa “”cane agile””, da cui sarebbe derivato il nome di “”cinici””). [modifica] Il pensiero Alla base del pensiero di Antistene c’è il cosiddetto “”intellettualismo socratico””, secondo il quale è possibile insegnare e raggiungere la virtù attraverso un “esercizio interiore”, che alleni lo spirito come la ginnastica fa col corpo. Da queste considerazioni nasce e si sviluppa il suo rigorismo morale che gli fa affermare: «preferirei impazzire piuttosto che provare piacere». La virtù è quindi sufficiente all’uomo saggio per il raggiungimento della felicità. Antistene è fortemente interessato alla logica, contestandone gli sviluppi metafisici arbitrariamente operati da Platone (con Platone avevano differenti idee anche sul pensiero Socratico), soprattutto sul piano della dottrina delle idee. Coloro che si richiamarono all’insegnamento di Antistene furono i rappresentanti di una “”filosofia popolare”” (qualcuno ha definito il loro pensiero come “”filosofia del proletariato greco””). Antistene è, a ragione, considerato come uno tra i più importanti precursori dell’anarchismo moderno. I suoi seguaci infatti predicavano e conducevano una vita sciolta da qualsiasi vincolo familiare o politico, al di fuori di tutte le convenzioni sociali: una vita, insomma, simile a quella dei cani, che sono appunto liberi da qualsiasi legame, e pienamente autosufficienti. [modifica] Opere Le sue opere filosofiche, se si crede a Diogene Laerzio, constano di dieci volumi, ma sono giunti a noi solo alcuni frammenti. In compenso si sono “”salvate”” due declamazioni minori, Ajax e Ulisse, sulla lotta per le armi d’Achille, seguito dall’accademico trattato intitolato L’Odissea. [modifica] Citazioni «La virtù è sufficiente, da sola, per il raggiungimento della felicità, e non ha bisogno di niente altro. La virtù è propria delle opere, e non ha bisogno né di molti discorsi né di nozioni. Il sapiente è autosufficiente: tutte le cose degli altri sono sue. Il sapiente non si regola secondo le leggi stabilite dalle comunità politiche, ma secondo la legge della virtù». (Diogene Laerzio Vl, 10, in riferimento a Antistene) «Diceva queste cose, ma dava anche l’esempio facendole: di fatto falsificava monete, non concedendo nulla né alle regole morali, né a quelle naturali. Egli diceva di vivere secondo il modello di vita che era stato proprio di Ercole, senza dare la preferenza a nulla rispetto alla libertà». (Diogene Laerzio VI,71 in riferimento a Antistene). Antistene: Operare bene e sentirsi biasimati dà soddisfazioni da re. Osserva i tuoi nemici, poiché essi sono i primi a scoprire i tuoi difetti. È meglio cader preda dei corvi che degli adulatori, perché quelli divorano solo i morti, questi i vivi. Nessun uomo amante del denaro può essere buono.”,”FILx-431″
“GIANNANTONI Franco”,”””Gianna”” e “”Neri””: vita e morte di due partigiani comunisti. Storia di un «tradimento» tra la fucilazione di Mussolini e l’oro di Dongo.”,”Franco Giannantoni (Varese, 1938), giornalista e scrittore, è autore di numerose opere di ricerca storica sul fascismo e sulla Resistenza.”,”ITAR-020-FL”
“GIANNETTI Renato”,”Tecnologia e sviluppo economico italiano 1870 – 1990.”,”Nell’ economia globale un paese può mantenere elevati tassi di crescita solo se il suo livello tecnologico è analogo a quello dei paesi che si caratterizzano per elevati investimenti in R&S e per la presenza della grande impresa. D’altro canto, il successo dei sistemi di piccola impresa operanti nei settori tradizionali mostra come tecnologie e innovazioni non necessariamente collegate alla ricerca organizzata, ma sostenute dall’applicazione nella produzione di consoscenze specifiche, abbiano permesso all’ Italia di realizzare una buona performance economica nei difficili anni ottanta e novanta. L’A si domanda se l’attuale configurazione tecnologica sarà in grado anche in futuro di conservare all’ Italia il tasso di crescita registrato nell’ultimo secolo. Per rispondere a questa domanda viene analizzata la composizione del potenziale produttivo italiano nel corso delle diverse fasi della”,”ECLT-005″
“GIANNETTI Renato”,”La conquista della forza. Risorse, tecnologia ed economia nell’ industria elettrica italiana, 1883-1940.”,”Contiene dedica autore GIANNETTI Renato (Siena, 1948) è ricerctore presso l’ Università di Firenze. E’ autore di saggi sul ristagno del capitalismo, sull’ economia italiana tra le due guerre e sulla storia della tecnologia. Collabora a varie riviste. La trasmissione a lunga distanza dell’ energia elettrica. “”Anche in America, negli anni ’80, vi fu un rapido sviluppo dei sistemi di trasmissione a grande distanza grazie all’ inizio dello sfruttamento delle risorse idriche, impostato su larga scala soprattutto dopo la costruzione dei grandi impianti del Niagara. Ci furono tuttavia delle significative differenze tra i due continenti nel modo di distribuzione della corrente. Negli Stati Uniti si optò per l’ impiego di molti piccoli apparecchi di trasformazione posti direttamente sopra le colonne dei conduttori primari: in questo modo ogni abitazione disponeva di un proprio apparecchio cosicché dal suo funzionamento dipendeva soltanto un numero ristretto di lampade. Il sistema applicato in Germania ed in Europa prevedeva invece pochi grandi apparecchi con un più vasto raggio di azione. La centrale principale alimentava una specie di centrale secondaria di trasformazione collocata vicino ai grossi punti di consumo, dalla quale la corrente veniva immessa in rete a tensioni già utilizzabili per le varie applicazioni. Ne risultava una riduzione dei costi di manutenzione, sorveglianza ed impianto, ma un eventuale guasto poteva colpire un intero sistema di illuminazione.”” (pag 27)”,”ITAE-157″
“GIANNI Angelo”,”Sommario storico della letteratura italiana.”,”””Le scritture e le memorie di ispirazione politica””. (Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Carlo Cattaneo, Silvio Pellico, Massimo D’Azeglio, Luigi Settembrini) (pag 410) “”Così nella tradizione i sonetti del Belli sono rimasti come un’ antologia comica della plebe romana, o, al massimo come una satira dell’ ultimo regime papale. Solo in tempi a noi più vicini, finalmente letto e pubblicato quasi per intero il corpus belliano, è stato valutato appieno (…)””. (pag 418) Nota: INNO A SATANA Giosuè Carducci Giosuè Carducci nasce nel 1835 in Versilia, da famiglia medio borghese e trascorre l’infanzia in Maremma. Studia alla Normale Superiore di Pisa e si laurea in lettere nel 1856. Sin da giovane si rivela un grande sostenitore della Rivoluzione francese, e di idee accesamente democratiche e repubblicane. Seguì con fervore soprattutto le vicende che portarono l’Italia all’unificazione, senza però parteciparvi direttamente, ma fu poi deluso da come queste vicende trovarono la loro soluzione in un compromesso tra re e Destra storica. Così assunse una posizione di forte critica e contrasto nei confronti del nuovo governo, arrivando addirittura ad essere sospeso dal suo insegnamento alla cattedra di eloquenza, dell’università di Bologna, che aveva ottenuto dopo una laurea in lettere nel 1860. Nonostante questa, continuò nella sua critica soprattutto al comportamento “vile” degli italiani, un comportamento che non rispondeva più a quegli ideali risorgimentali a cui egli era tanto legato. Attaccò duramente la politica che si dimostrava piuttosto rinunciataria verso la conquista di Roma, la quale doveva essere una parte della nuova nazione italiana. Così, mentre sottolineava la mediocrità politica e la mancanza di eroismo di quel tempo, si fece però sostenitore del popolo, visto come la vera forza motrice della storia, in grado di trasformare il mondo. Altro oggetto della sua opposizione fu poi la chiesa: il suo anticlericalismo lo scagliò contro di essa, che egli vedeva come un baluardo della tirannide: la chiesa per Carducci era il simbolo dell’oscurantismo. La sua visione divina passava attraverso la liberazione da ogni ascetismo, che mortifica il godimento della vita e dell’azione, ascetismo tipicamente religioso, ma che, come ogni altra forma di oscurantismo medievale, stava per essere soppresso dalla forza della ragione, della scienza e del progresso, di cui egli fa una vera e propria esaltazione. Successivamente, col passare degli anni e grazie alla stabilizzazione politica italiana, dovuta anche alla presa di Roma, Carducci venne a moderare le sue posizioni, avvicinandosi gradualmente alla monarchia. Così, il suo acceso patriottismo si trasformò in nazionalismo, arrivando addirittura alla formazione di un circolo monarchico. Ora per lui il popolo poteva essere lo strumento per accrescere il valore nazionale, attraverso guerre imperialistiche. Un’altra trasformazione, parallelamente a questa ideologica, si ebbe nella sua poetica: egli si orienta infatti verso orizzonti più aperti. Ma forte rimase la sua matrice giovanile, soprattutto nel campo letterario: nelle sue opere troviamo infatti un discorso poetico “ alto “, e aulico, e nel suo pensiero uno sdegno verso le forme più popolari, con critiche quindi ai romanzi, e a Manzoni. In giovinezza la sua poesia è sdegnosa del romanticismo sia manzoniano sia di quello sentimentale e popolare del Prati e dell’Aleardi. Egli si definisce l’ultimo scudiero dei classici, sceglie di esprimersi in forme alte e auliche. Poi però il suo spirito battagliero espressosi in forme classicheggianti si stempera lasciando spazio a momenti di sconforto, di tedio esistenziale, angoscia per la morte e nostalgia della gioventù. Carducci proprio per queste sue tendenze stilistiche è stato definito da Croce “l’ultimo dei classici”, come il poeta che seppe resistere alla “malattia” romantica, a differenza di tanti scrittori della sua età. Altrettanto però si oppone con la sua visione della vita severa e forte alla tormentata poesia del ‘900, “all’uomo di pezza” di Ungaretti, o al “male di vivere” del Montale. Al contrario, critici più recenti come Mario Praz, considerano questo poeta come un tardo romantico, che si aggrappa alla classicità per esorcizzare le angosce che lo assillano, e che quindi assume il mondo antico come un’evasione esotizzante dalla realtà squallida e mediocre della società borghese. Documento importante del sistema di idee del Carducci e di una tendenza della cultura e mentalità contemporanea è l’Inno a Satana, che compone nel 1863 e pubblica due anni dopo. Satana per i reazionari era simbolo della modernità da condannare in tutte le sue forme. Al contrario Carducci in questa sua lirica celebra la figura di Satana e la rovescia in positivo; esso diventa quindi simbolo degli aspetti più positivi della vita. Nelle prime cinque strofe del componimento Satana rappresenta le gioie terrene: il banchetto, il vino, l’amore, princìpi della pienezza vitale. A questo proposito significativi sono i versi 19-20 nei quali il poeta con un apostrofo invoca Satana chiamandolo “Re del convito”. Nelle strofe seguenti Satana viene identificato con le bellezze naturali ed artistiche; infatti Carducci lo rappresenta con Agramainio, che nella mitologia iranica è il principio del male e della ribellione, con Adone, che nella mitologia greca è il bellissimo ragazzo di cui si innamorò Venere, allegoria della primavera e della natura e della natura fiorita, e infine Astarte, dea fenicia del piacere. Le bellezze naturali vennero fissate sulla tela o sulla carta o scolpite nei marmi dai Greci (cfr. verso 91 “i segni argolici”). Contro queste bellezze artistiche si scagliarono però con la loro ottusità ed il loro oscurantismo i primi cristiani, che non compresero il valore intrinseco di queste opere, e le considerarono solo idoli pagani. Ma il paganesimo, benchè bandito dal cristianesimo, sopravvisse nella plebe (vv 93-96). L’inno continua poi mettendo in campo due figure: quella dell’alchimista e del mago del medioevo, entrambi insoddisfatti del loro sapere. Essi sono esempi dell’oscurantismo medievale e della superstizione che la ragione e la scienza, incarnate da Satana, dovrebbero trasformare in vero sapere (vv 105-108). Nella strofa seguente (vv 113-116) Carducci descrive i primi monaci cristiani che praticarono l’ascetismo nel deserto; il monaco è definito triste proprio perché fugge dalla natura, si nasconde da essa perché vede in questa una manifestazione di Satana. Ma certamente i più degni simboli dell’oscurantismo medievale, in quanto ne furono vittime, sono Abelardo ed Eloisa (vv 117-120). Abelardo fu un celebre filosofo vissuto nel XII secolo, propugnatore del libero pensiero, si innamorò della sua allieva Eloisa e venne punito dallo zio di lei con l’evirazione. Poi polemicamente il poeta descrive la vita nel chiuso del convento dove i monaci sono attratti in maniera peccaminosa dalla cultura classica, leggendo Virgilio, Orazio e gli elegiaci. Qui è Satana ad essere simbolo di questa cultura, in quanto espressione di valori come la bellezza, l’amore e i piaceri della vita. Con il passare dei secoli, soprattutto a partire dal 1300 Carducci mostra però come l’ascesi, la rinuncia, il dogmatismo non abbiano vinto del tutto: lo provano i roghi di Wicleff e di Huss, di Arnaldo da Brescia e di Savonarola, tutti monaci riformatori bruciati come eretici. A queste figure si associa quella di Lutero, l’iniziatore della riforma protestante, poi scomunicato dalla Chiesa di Roma. Nel finale dell’inno, Satana viene identificato con il progresso della scienza, forza “vindice” della ragione e del progresso che anche nel presente ha vinto ogni forma di oscurantismo e di dogmatismo del cristianesimo. L’immagine più evidente del progresso è la macchina a vapore, la locomotiva, “un bello e orribile mostro” (vv 169-170). Le idee che il Carducci esprime nell’inno, così rivoluzionarie, e forti, erano comuni a buona parte dell’opinione pubblica del tempo, decisamente anticlericale, laica e vicina all’ottimismo della filosofia positivista. È altrettanto significativo come Carducci sviluppi una materia così nuova e rivoluzionaria in forme però classicheggianti: tutta la poesia è ricca di termini aulici, di riferimenti dotti, di latinismi. A mio giudizio la sezione della poesia più ricca di preziosità e di erudizione è quella in cui Carducci fa sfoggio delle sue conoscenze mitologiche, cioè i versi dal 65 all’84, dove racconta il mito dell’amore tra Venere e Adone ed i luoghi dove le divinità venivano venerate. Per quanto riguarda invece i latinismi possiamo portare come esempio il “brando”, ovvero la spada, al verso 27, “l’alma Cipride”, verso 75, che ci ricorda l’Alma Venus del proemio del Rerum Novarum di Lucrezio, cioè la Venere datrice di vita, oppure anche la natura “egra” del verso 104. Egra deriva dall’aggettivo latino aeger, che significa malato, debole. Troviamo anche pugna (v 157), vindice (vendicatrice, da “vindix”). Una valutazione del Carducci anticlericale, sostenitore della modernità e democratico, compare in un giudizio di Natalino Sapegno in “Ritratto di Manzoni e altri saggi”. Egli sostiene che con la raccolta Giambi ed Epodi e in particolare con l’Inno a Satana esplode l’autentica “scapigliatura carducciana”; il poeta, servendosi del linguaggio della satira, per tradizione genere minore e meno obbligato ad uno stile rigoroso ed ad una lingua illustre, dà voce ai valori della libertà, della giustizia, della solidarietà umana, in una parola agli ideali giacobini, che aveva fatto propri dopo la lettura di autori d’oltralpe come Michelet, Proudhon e Hugo. Secondo Sapegno le novità di questa raccolta sono due: da un lato “la maggior concretezza, il rilievo, la compattezza nuova della sua poesia”, cioè il fatto che rappresenti in maniera plastica ed oggettiva il reale ed il quotidiano, dall’altro “la novità del linguaggio, che a tutta prima salta agli occhi: la sua energia scattante, le sue impennate prepotenti, quel suo modo di confessarsi nei momenti lirici di ripiegamento e di rimpianti, il verso andare che schiaffeggia gli idoli di un mondo falso”. Proprio queste due novità nella sua produzione lirica portano il critico a concludere che Carducci senza ombra di dubbio debba essere annoverato fra gli esponenti della letteratura post-romantica, infatti dice Sapegno che questi “erano gli anni in cui anch’egli imprecava contro il gusto borghese, contro i pregiudizi e le paure dei moderati, e guardava con terrore al pericolo di diventare il poeta laureato dell’opinione pubblica”. Sapegno conclude che nonostante questa sia la stagione lirica del Carducci più attiva e vitale, essa presenti però dei limiti: quegli ideali rivoluzionari e giacobini che era andato esprimendo restavano ideali astratti, un po’ vuoti, immagini eloquenti e retoriche espressi in un linguaggio aulico e solenne fino a sfiorare il ridicolo. La causa di questi limiti è da ricercare in concreto nella sua formazione culturale esclusivamente letteraria e accademica, sprovvista di salde basi dottrinali. Nonostante il giudizio del Sapegno sul fatto che le idee di modernità del Carducci poggino solo su basi libresche, quello che colpisce in questo poeta è il fatto che seppe cogliere l’importanza che la macchina “avrebbe di lì a poco ricoperto nelle trasformazioni rapidissime della società e del costume”. La macchina in Carducci incarna la modernità, in maniera plastica, oggettiva e concreta com’è caratteristica della sua poesia. È significativo che negli stessi anni in cui Carducci canta la modernità della Chiesa con Pio IX, nel 1864 con “Il Sillabo”, un elenco degli “errori del secolo” liberali ed illuministici, condanni le generazioni della civiltà moderna. Andrea Pirovano per approfondire: Poesie Carducci Giosuè ; Garzanti Libri € 11,50″,”ITAG-135″
“GIANNI Emilio”,”Liberali e democratici alle origini del movimento operaio italiano. I congressi delle Società operaie italiane (1853-1893).”,”Marx, Engels. Bilancio della rivoluzione del 1848 – 49. Non possibile una vera rivoluzione in condizioni sociali di sovrabbondanza, dove le forze produttive moderne e le forme di borghesi di produzione non entrano in conflitto tra loro. (pag 53) “”Non fu però Engels e il socialismo ma Bakunin e l’ anarchismo a raccogliere i frutti della crisi del mazzinianesimo in Italia””. (pag 121)”,”ELCx-082″
“GIANNI Emilio”,”L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880).”,”- GIANNI Emilio, L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880), EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2008, pag 754 Euro 25.0; note appendice: ‘Socialismo, comunismo ed anarchismo sullo Stato’, allegati (tabella sinottica dei congressi operai italiani), “”Nel frattempo, con il trasferimento di Bakunin a Locarno, le sue posizioni a Ginevra incominciarono a manifestare segni di crisi. Soprattutto dallo stesso autunno del 1869 quando vi si stabilì N.I. Utin che, seguace dell’AIL ed avversario di Bakunin, nel gennaio 1870 riuscì a prendere in mano la direzione dell”Egalité’ e a divenire ben presto la persona di maggior spicco delle sezioni ginevrine dell’AIL. Così, quando questi prese ad attaccare direttamente Bakunin per i suoi maneggi con Necaev al II Congresso della Federazione romanda dell’AIL, svoltasi nell’aprile a Chaux-de-Fonds, la rottura fu ineluttabile. Alla conseguente inevitabile richiesta di condanna-approvazione da parte di tutti i due gruppi contendenti, memore del suggerimento di Engels – “”per il momento il Consiglio generale non ha nessuna ragione d’immischiarsi”” – , il Consiglio all’inizio non prese posizione. Assunse quindi un atteggiamento di compromesso con la risoluzione del Consiglio generale del 28 giugno, redatta da Marx, e con quella del 25 luglio demandò infine la soluzione dell’intera questione alla Conferenza di Londra, che si sarebbe tenuta poi nel settembre 1871. La scissione, però, era stata ormai consumata. “”Così – fu l’amaro commento di Marx ai Lafargue – questo dannato moscovita è riuscito a provocare un gran scandalo tra le nostre fila, a fare un simbolo della sua persona, a iniettare il veleno del settarismo nella nostra associazione operaia e paralizzare la nostra capacità d’azione.””. La guerra franco-prussiana, scoppiata il 19 luglio, mise tuttavia in secondo piano questo tipo di vicende””. (pag 159)”,”ELCx-105″
“GIANNI Emilio”,”Dal radicalismo borghese al socialismo operaista. Dai congressi della Confederazione Operaia Lombarda a quelli del Partito Operaio Italiano (1881-1890).”,”GIANNI Emilio Contiene due pagine di ‘Considerazioni’ di Maria Grazia MERIGGI”,”ELCx-173″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). I. A-H.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-337″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). II. I-Q.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-338″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). III. R-Z.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-339″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). IV. Apparati.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-340″
“GIANNI Emilio BIANCHI Bruna CAFFARENA Fabio GERVASONI Marco MANZELLI Gianguido MARTIN Lidia PASTORE Giovanni ZANANTONI Marzio”,”Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana. Dalla Grande guerra alla Resistenza.”,”Guerra, pace e disarmo nella Prima e nella Seconda Internazionale (Bianchi) Culture di guerra. Ideologie e prassi politiche alla vigilia del primo conflitto mondiale (Zanantoni) Lettere dalla Grande Guerra (Caffarena) La posizione dell’Internazionale comunista sulla guerra e la pace ed i riflessi sulle lotte delle sinistre in Italia (Manzelli) “”Guerra di popolo”” o “”guerra rivoluzionaria””? Pacifismo e interventismo nell’ antifascismo italiano in esilio (Gervasoni) La natura della guerra nell’epoca imperialistica. Il Patto Ribbendrop-Molotov ed il ruolo controrivoluzionario dello stalinismo (Gianni) Le ‘Poche Feroci’: donne armate nella Resistenza italiana (Martin) Gli IMI (Internati Militari Italiani). Una pagina sconosciuta della Seconda guerra mondiale (Pastore)”,”QMIS-053-FSD”
“GIANNINI Amedeo”,”L’ultima fase della questione orientale (1913-1932).”,”Dono di Casella “”Il Libano, col magnifico porto di Beirut, è la chiave della Siria. Staccare il Libano dalla Siria significa quindi privare la Siria del suo più grande ed importante sbocco marittimo. D’altra parte i Libanesi, che erano abituati da secoli alla libertà e anche sotto il regime ottomano avevano goduto dell’autonomia loro assicurata da uno speciale regolamento organico (atto 9 giugno 1861, modificato il 6 settembre 1864), aspiravano all’assoluta indipendenza, o, quanto meno, a essere assistiti dalla Francia, ma senza avere con la Siria altri legami che quelli economici. (…) Data la speciale situazione del Libano, e dato anche che esso rappresentava per la Francia il più sicuro punto di appoggio della sua influenza, le sue aspirazini furono subito ed interamente secondate. Infatti il primo atto dell’Alto Commissario fu l’organizzazione del Gran Libano.”” (pag 264)”,”VIOx-192″
“GIANNINI Massimo”,”L’anno zero del capitalismo italiano.”,”Massimo Giannini, già editorialista e redattore capo della sezione politica, è vicedirettore di Repubblica (2014), di cui dal 2007 dirige il supplemento del lunedi “”Affari e Finanza””. Si occupa principalmente di politica e di economia. È autore tra l’altro di ‘Ciampi. Sette anni di un tecnico al Quirinale’ (Einaudi, 2006), ‘Lo Statista. Il ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo’ (Baldini Castoldi, 2008), e ‘Innovare per crescere. Strategie e scelte politiche’ con M. Franzini e L. Zamparelli, Egea 2012.”,”ITAE-001-FER”
“GIANNINI Giorgio”,”Ateismo e speranza.”,”Giorgio Giannini, nato a Roma il 25 luglio 1913, è ordinario di filosofia nella Pontificia Università Lateranense e incaricato della stessa disciplina nell’Istituto universitario di magistero Maria SS. Assunta di Roma,. É libero docente di filosofia teoretica nell’Università di Roma, e socio della Pontificia Accademia di S. Tommaso. Collabora a varie riviste filosofiche, ed ha collaborato alla Enciclopedia filosofica del Centro di studi filosofici di Gallarate.”,”FILx-161-FL”
“GIANNOLA Adriano”,”Il credito difficile.”,”Adriano Giannola è professore ordinario di Economia bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II.”,”ITAE-144-FL”
“GIANNONE Pietro, a cura di Sergio BERTELLI e Giuseppe RICUPERATI”,”Opere di Pietro Giannone.”,”25 L’inquisizione a Venezia. “”Ancora una volta, come già al tempo della polemica risposta al gesuita Sanfelice, gli amici lo dissuadevano dal pubblicare un suo scritto polemico. E anche ora, per la verità, c’era davvero di che tirarsi addosso l’odio di tutto il mondo… I Veneziani puttanieri, adulteri, ruffiani, sodomiti, la città corrotta in tutti i suoi abitanti, sì da auspicare “”che finalmente Iddio irritato non piova sopra le piume dell’alato veneto lione fiamma dal cielo, che tutto l’arda e consumi”” (2): Siamo ormai ai toni dell’invettiva biblica. Perché fu espulso da Venezia? I giorni del suo soggiorno non furono affatto calmi: prima fu accusato di aver calunniato la Repubblica nella sua ‘Istoria civile’, sicché si vide costretto a dar fuori, in copie manoscritte, una dissertazione stesa in tutta furia, sul ‘Dominio del mare Adriatico’; poi un’improvvisa diffusione di estratti delle recensioni al Sanfelice apparse prima sui “”Mémoires de Trévoux”” lo convinse a far circolare anche a Venezia, sempre in copie manoscritte, la ‘Professione di fede’, cioè un testo nel quale è messo in burletta il Simbolo apostolico, irriso il primato di san Pietro, denunciati i culti e le devozioni superstiziose sulle quali poggiano il loro potere monaci e frati, monache e preti regolari. In quel medesimo torno di tempo “”l’Inquisizione di Venezia con concerto del nunzio e del patriarca andava facendo perquisizione sopra molti gentiluomini al numero di 80 ed alcune dame, contro altri soggetti eziando preti, monaci e frati, imputati di parlar licenziosamente di alcuni riti e delle istituzioni in Venezia di tante confraternite e superstizioni (….)”” (pag 443, nota introduttiva di Sergio Bertelli al ‘Ragguaglio dell’improvviso e violento ratto praticato in Venezia ad istigazione de’ Gesuiti e della corte di Roma nella persona dell’avvocato Pietro Giannone’)”,”TEOP-468″
“GIANNOTTI Paolo”,”Per una storia delle imposte in Italia. I casi della patrimoniale e della nominatività dei titoli al portatore, 1912-1922.”,”Paolo GIANNOTTI è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Urbino. Per l’editore ‘Quattroventi’ ha curato la pubblicazione di scritti di Gino LUZZATTO.”,”ITAE-015″
“GIANNOTTI Gianni”,”L’ imprenditorialità al bivio. Dalla critica di Marx, Weber e Veblen alla teoria sociale di Parsons e allo “”Stato industriale di Galbraith: il dibattito sui problemi della imprenditorialità.”,”GIANNOTTI è nato a Catania nel 1938 e si è laureato in storia della filosofia con Eugenio GARIN a Firenze. Si è dedicato a ricerche socio-economiche e di pianificazione territoriale. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”TEOC-169″
“GIANNOTTI Gianni”,”Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti.”,”GIANNOTTI Gianni è nato a Catania nel 1938 ed insegna attualmente Socialogia all’Università di Lecce. E’ stato socio e collaboratore del Centro di studi e piani economici di Roma e ha diretto progetti di ricerca della Fondazione Agnelli. Ha scritto varie opere. “”Contrariamente a Marx, Veblen non ritiene di poter fidare in alcuna illusione avveniristica. Sia in Veblen che in Marx la concezione dell’uomo è una concezione “”attiva””, richiama l’immagine di un animale operante e istituzionale, di un infaticabile ideatore e costruttore. Mentre però Marx ne delinea, proiettato nel futuro, un quadro tutto sommato idillico, di perfetta integrazione sì che ogni momento estetico ed economico-utilitario appaiono fusi di là da ogni contraddizione in una splendida omni-dimensionalità (“”l’uomo sarà cacciatore al mattino, pescatore nel pomeriggio””, ecc. ecc.), per Veblen il quadro è diverso, più realistico: vige una disciplina, omni-comprensiva, cioè (Veblen non lo dice ma lo si può legittimamente ricavare dai suoi testi) trans-ideologica, con effetti emergenti ovunque il processo meccanico faccia la sua comparsa storica; (…)”” [introduzione di F. Ferrarotti a T. Veblen, Opere] [in G. Gianotti, Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti, 1976]”,”TEOS-195″
“GIANNULI Aldo”,”Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927.”,”Aldo Giannuli, ricercatore in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, ha svolto anche attività di consulenza per alcune Procure. Dal 1994 al 2001 ha collaborato alla Commissione Stragi. Ha pubblicato ‘Il Noto servizio: Giulio Andreotti e il caso Moro’ (2009), ‘Come funzionano i servizi segreti’ (2013), ‘Da Gelli a Renzi’ (2016). Per Mimesis ha pubblicato ‘Storia di Ordine Nuovo’ (con Elia Rosati) “”L’ultima battaglia di Lenin””. (pag 46-48) “”Lenin ebbe una percezione abbastanza tempestiva del crescere del fenomeno burocratico, ma non fu certo l’unico. La sinistra del partito (Opposizione Operaia e Centralismo Democratico) aveva già denunciato la chiusura degli spazi democratici indicando la radice più importante del fenomeno nel ripristino della disciplina capitalistica del lavoro di fabbrica, nella ricomparsa dei direttori (52), ecc., Ma la sua voce era restata inascoltata e la proposta di un ritorno ai meccanismi di autogestione spontanea dei primi tempi della rivoluzione era oggettivamente debole perché non offriva una risposta adeguata alle urgenze del sistema industriale sovietico. Forse, ancora più lungimirante fu Bucharin, che iniziò ad intuire che non necessariamente la classe dominante avrebbe dovuto avere il ‘possesso’ legale dei mezzi di produzione. Bucharin aveva iniziato a riflettere sul fallimento del comunismo di guerra e la sua entusiastica adesione alla NEP (53) fu determinata proprio dalla constatazione dell’inutilità economica di un regime di stretti controlli nei confronti dei contadini: l’eccesso di personale di controllo che ciò comportava si risolveva in un danno economico essendo più conveniente affidarsi alla spontaneità del mercato lì dove la pianificazione risultava essere solo il pretesto per la nascita di un pachidermico apparato di ‘cinovniki’. Scrive Cohen: «L’analisi di Bucharin era degna di nota per la implicita deviazione dalla definizione marxista ortodossa di classe. La stretta associazione di dominio di classe e proprietà legale avrebbe più tardi impacciato le critiche dei comunisti antistalinisti per decenni… Bucharin stava mettendo in guardia contro “”una nuova classe dominante”” fondata non sulla proprietà privata ma sulla autorità e sul privilegio monopolistici… Sulla base della proprietà nazionalizzata avrebbe potuto emergere una classe sfruttatrice organizzatrice (54)». Come è noto Bucharin fu l’unico dirigente bolscevico a dimostrare interesse verso la nascente sociologia e proprio le sue letture di carattere sociologico (in particolare il saggio ‘Sulla sociologia della natura del partito nella democrazia moderna’ di Robert Michels) gli fornirono la sensibilità per intuire i complessi fenomeni sociali in atto. Certamente (e anche Cohen lo ammette) non esiste una teoria compiuta della burocrazia di Bucharin ed anzi si ha la sensazione che, una volta avuto il sentore dell’enormità del problema e delle sgradevoli conseguenze che esso avrebbe potuto determinare, egli si sia ritratto impaurito evitando di riprendere il discorso in sedi pubbliche. Ma è probabile che Cohen abbia ragione quando afferma che Bucharin fece da allora il suo cruccio segreto della paura della affermazione di una «nuova classe sfruttatrice», e spesso le sue posizioni politiche furono determinate da considerazioni dettate da queste preoccupazioni. La dittatura dell’industria, per Bucharin, era il veicolo potenziale che avrebbe potuto trasformare il proletariato, o il suo partito, nell’embrione di una nuova classe che si reggeva sullo sfruttamento dei contadini, per questo le posizioni della sinistra a favore dell’industrializzazione gli facevano pensare al comunismo di guerra, all’insensibilità di fronte al problema della necessità del consenso da parte delle masse contadine e quindi alla necessità di una apparato coercitivo sempre più forte. Per questo «l’antidoto contro la burocrazia consisteva nel riempire questo vuoto con centinaia e migliaia di società, di circoli e associazioni volontari, piccoli e grandi in rapida espansione, i quali avrebbero fornito i legami con le masse… La loro proliferazione avrebbe espresso ciò che Bucharin chiamava la “”crescita della struttura sociale sovietica”” (‘sovetskaja obscestvennost’ = opinione pubblica sovietica) e avrebbe ricostruito il tessuto sociale disintegrato» (55). E per Bucharin dire “”le masse”” significava dire i contadini. Ciò spiega come mai, mentre per Lenin la NEP era un momentaneo ripiegamento, per Bucharin essa era un fondamento strategico intoccabile del sistema politico e già, di per sé, un elemento di socialismo. Per Lenin il problema della burocrazia si poneva in termini radicalmente diversi: Lenin pensava che essa fosse una eredità del vecchio regime che i comunisti non erano riusciti a superare. «Abbiamo nelle sfere più alte del potere non si sa esattamente quanti, ma almeno qualche migliaio, al massimo qualche decina di migliaia, dei nostri. Tuttavia alla base della gerarchia centinaia di migliaia di ex-funzionari che abbiamo ereditato dallo zar e dalla società borghese, lavorano, in parte coscientemente, in parte incoscientemente, contro di noi». «Che cosa manca allora? E’ chiaro: manca la cultura fra i comunisti che hanno funzioni dirigenti. Prendiamo Mosca: in cui vi sono 4700 comunisti responsabili e prendiamo questa macchina burocratica, questa massa. A dire il vero non sono essi che guidano ma sono guidati». Insomma per Lenin le cose stavano più o meno nei termini indicati nel detto latino di ‘capta Graecia’: i comunisti avevano preso il potere ma, non sapendolo amministrare, erano di fatto guidati dai vecchi funzionari. Probabilmente Lenin coglieva un tratto vero e non irrilevante del fenomeno, ma mancava in lui ogni riferimento alla possibilità di una burocrazia scaturita dal seno stesso del partito comunista e non indotta dall’esterno. Per Lenin la burocratizzazione era un male che aveva radici esogene rispetto al corpo sano del partito comunista o della dittatura del proletariato. E per questo quel che preoccupava Lenin più di ogni altra cosa era proprio la macchina partito. «Per lottare contro tutte le tendenze nefaste, per cercare di rimediare a tutte le malattie dell’apparato dello Stato e del partito, Lenin non vedeva che un punto di partenza: organizzare in modo esemplare l’élite comunista e, innanzitutto, il gruppo dirigente del partito (56)”” [Aldo Giannuli, ‘Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927’, Udine, 2017] [(52) Daniels, ‘La coscienza della rivoluzione’, Firenze, 1970, pp. 19-20; (53) Bucharin sostenne, in polemica con Lenin, che la NEP non potesse essere definita “”capitalismo di Stato”” a meno di non voler usare questa espressione in modo del tutto inappropriato. Cfr. Daniels, op. cit., pp. 237 e segg.; (54) Cohen, ‘Bucharin e la rivoluzione bolscevica’, Milano, 1975, p. 148; (55) Ivi, p. 150; (56) Lewin, ‘L’ultima battaglia di Lenin’, Bari, 1969, p. 133] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] La locuzione latina Graecia capta ferum victorem cepit, è una frase d’autore oraziana, in una traduzione letterale significa: la Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio[1] vincitore. (Orazio, Epistole, Il, 1, 156). Orazio (Epist.. Il, 1, 156) Graecia capta ferum victorem cepit La Grecia conquistata (dai Romani), conquistò il feroce vincitore (pag 46-47)”,”TROS-304″
“GIANOLA Rinaldo”,”Luraghi. L’uomo che inventò la Giulietta.”,”Giuseppe Luraghi (1905-1991) protagonista dell’economia e dell’industria itailana. Rinaldo Gianola (Milano, 1956) giornalista scrive su ‘Repubblica’. Ha pubblicato ‘Senza fabbrica’ (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996) e con Mario Resca, ‘McDonald’s. Una storia italiana’ (1998).”,”ECOG-078″
“GIANOLA Rinaldo”,”Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana.”,”Rinaldo Gianola è nato nel 1956 a Milano dove vive e lavora. E’ vicedirettore dell’Unità (2010). Ha pubblicato: “”Senza fabbrica”” (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996), ‘Luraghi’ (2000), ‘Primo tempo’, intervista con Colaninno (2006).”,”CONx-248″
“GIANOLA Rinaldo”,”L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni.”,”Rinaldo Gianola (Milano 1956) laureato in Lettere, giornalista, ha collaborato alla Stampa, al Sole 24 Ore, a Repubblica. Ha pubblicato per Baldini e Castoldi ‘Senza fabbrica’. Rinaldo Gianola (Milano 1956) lavora da molti anni nel mondo dell’informazione. Ha scritto per diversi giornali («Il Sole 24 Ore», «La Stampa», «la Repubblica», «l’Unità»). Tra i suoi libri: Senza fabbrica (1993), L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni (1996), McDonald’s. Una storia italiana, con Mario Resca (1999), Luraghi l’uomo che inventò la Giulietta (2000), Dizionario della New Economy (2000), Primo Tempo intervista con Roberto Colaninno (2006), Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana (2010). Libri dell’autore L’inganno populista Luraghi «Milano-sera»”,”EURE-145″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Gli operai della Fiat hanno cento anni.”,”GIANOTTI Lorenzo parlamentare per più legislature, è stato tra i principali esponenti del Partito comunista in Piemonte tra gli anni 1970 e 1980, dirigendo la Federazione di Torino dal 1975 al 1983. Ha pubblicato articoli e saggi sulla FIAT. “”Il sessantotto non è trascorso invano. La costruzione teorica comunista riprende gli argomenti del lavoro “”a misura d’ uomo”” e integra la critica della scuola di Francoforte alla parzialità della scienza, così lontana dall’ ammirazione di Lenin per il taylorismo. La “”organizzazione scientifica del lavoro”” è il modo più raffinato e feroce di sottoporre il lavoratore ai ritmi della produzione e ai fini del profitto, di massimizzarne l’ “”alienazione””. Gli apparati del sapere e della ricerca sono stati messi al servizio dello sfruttamento più spinto e lo hanno giustificato con pretese di oggettività””. (pag 204) “”Lestamente si diffonde il convincimento che il segretario del PCI sia il solo che, d’un colpo, possa risolvere la situazione. Così quando, il 26 settembre, egli giunge per il primo degli incontri davanti ai cancelli di Rivalta ad attenderlo non si trovano i picchetti di sciopero, ma una folla enorme dove, insieme con i dipendenti della Fiat, si mescolano le maestranze di altre aziende, le famiglie degli operai che da tre settimane non vedono il salario, i bottegai che hanno visto scemare le vendite, ecc.. L’ esponente comunista viene fatto salire su un palco improvvisato. A lui che non ama intervenire estemporaneamente, la folla chiede di parlare. Venuto per ascoltare, fa dire al segretario della Federazione che è disposto a rispondere alle domande che gli verranno rivolte: brevemente, perché parlerà alla sera in piazza San Carlo. Una donna afferra il microfono e gli chiede cosa farà il partito, se gli operai occuperanno la fabbrica””. (pag 248)”,”MITT-146″
“GIANOTTI Renzo”,”Lotte e organizzazione di classe alla Fiat (1948-1970).”,”””Gli incidenti di piazza Statuto sono chiaramente provocati dalla polizia che si muove secondo un disegno molto preciso e concordato con il padronato: trasformare lo sciopero riuscito in un fatto che inevitabilmente genera disordine e violenza nella città e, per questa via, creare le condizioni favorevoli alla repressione della lotta contrattuale.”” (pag 226)”,”MITT-176″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Umberto Terracini. La passione civile di una padre della Repubblica.”,”GIANOTTI Lorenzo da decenni si occupa della sinistra politica e sindacale, sia nell’ attività politica chein quella pubblicistica. E’ stato segretario del PCI di Torino, poi senatore. Tra le sue opere ‘L’ ottobre ungherese’ (1986), ‘Gli operai della Fiat hanno cento anni’ (1999), L’ enigma Codeca’ (2002). “”Nella riunione del comitato centrale del Pcd’I (6 febbraio 1925) Terracini introduceva la discussione sul confronto in corso ai vertici del Pc russo; e rigettava la riproposizione da parte di Tasca di un’ alleanza con il partito massimalista. A quel punto però le preoccupazioni maggiori per il nucleo dirigente non arrivavano più dalla frazione di destra, bensì dall’ altra parte. Per marcare il suo netto dissenso dalla svolta gramsciana, sostenuta da Mosca, Bordiga aveva respinto l’ invito alla riunione dell’ esecutivo del Comintern (21 marzo – 5 aprile 1925). In alcune località i sostenitori di Amadeo si muovevano in forma strutturata. La controversia tra i dirigenti si stava trasmettendo verso il basso, raggiungendo la rete organizzativa di base. Ad esempio, Bordiga venne invitato il 22 marzo a Milano da Fortichiari, segretario della Federazione, per una conferenza alla “”università proletaria”” che Urbani, preoccupatissimo, descriveva così: “”In tale occasione, la federazione milanese, diretta da un comitato composto da elementi di sinistra e ex terzini, organizzò numerose manifestazioni di simpatia all’ oratore, manifestazioni che si svolsero dove la conferenza aveva luogo. Ma i compagni suddetti non furono paghi di questa iniziativa… (…)””. (pag 105)”,”PCIx-222″
“GIANOTTI Umberto”,”Umberto Terracini.”,”””In coincidenza con la crisi aventiana si svolse il V congresso del Comintern, sempre a Mosca (17 giugno-9 luglio 1924), cui parteciparono Bordiga, Togliatti, Tasca, Grieco, Mersù, Gnudi, Ottorino Perrone, Paolo Betti, Carlo Eugenio Venegoni, Teresa Recchia, Leonetti, Fugazza, Bibolotti, La Camera, Massini, Berti (insieme con Terracini che, come sappiamo, in Russia risiedeva), cioè tutto il gruppo dirigente, fatta eccezione per quelli che sedevano in Parlamento; per i “”terzini”” (in procinto di lasciare il Psi e che proprio in quell’occasione vennero accolti nel partito) erano presenti Serrati e Maffi. (…) Sostituito a Mosca da Scoccimarro, Terracini fece ritorno in Italia nella seconda metà del 1924. L’opera di Gramsci e la crisi aventiniana avevano rivitalizzato il partito. A lui vennero affidati il lavoro di massa e la supervisione de “”l’Unità”” diretta da Leonetti. “”Ritrovai un Gramsci incredibilmente attivo. Viaggiava da una città all’altra, presiedeva riunioni, svolgeva un lavoro febbrile. Probabilmente la malattia lo tormentava, ma era difficile che gli altri se ne accorgessero. Il partito raggiunse in quel periodo difficilissimo uno sviluppo impensabile. Dopo il delitto Matteotti “”l’Unità”” tirava oltre cinquantamila copie, una cifra notevole per quei tempi. Gli iscritti si erano moltiplicati, anche per l’ingresso nel Pcd’I dei “”terzini””.”” (pag 98-99)”,”PCIx-356″
“GIAP Vo Nguyen”,”La vittoria del Vietcong. La storia dell’ aggressione americana nel Vietnam e i motivi del suo fallimento: la guerra di popolo diviene vittoria del popolo.”,”GIAP è stato il comandante dell’ esercito vietnamita che ha guidato le formazioni vietnamite alla vittoria nella battaglia di Dien Bien Phu contro i francesi. “”Nella strategia americana della “”risposta flessibile”” la “”guerra speciale”” si trova al terzo posto dopo la guerra nucleare mondiale e le guerre locali. Dato il cambiamento a loro sfavorevole del rapporto di forze nel mondo e la difficoltà di provocare nell’ immediato futuro una guerra di vasta portata, gli imperialisti americani sono ridotti a cercare una vittoria nella “”guerra limitata”” che vuole reprimere il movimento di liberazione dei piccoli popoli”” (pag 40)”,”ASIx-057″
“GIARDA Mario”,”La Resistenza nel Cusio Verbano Ossola.”,”Questo saggio è la tesi di laurea in Storia contemporanea di Mario Giarda, discussa nel marzo 1974 all’Università Statale di Milano e approvata col massimo di voti e la lode; relatore il prof. F. Catalano, assistente il prof. N. Verdina.”,”ITAR-011-FER”
“GIARDINA Andrea a cura; saggi di J. ANDREAU J.M. CARRIE’ A. GIARDINA J. KOLENDO J.P. MOREL C. NICOLET J. SCHEID A. SCHIAVONE B.D. SHAW Y. THEBERT P. VEYNE C.R. WHITTAKER”,”L’ uomo romano.”,”Saggi di J. ANDREAU, J.M. CARRIE’, A. GIARDINA, J. KOLENDO, J.P. MOREL, C. NICOLET, J. SCHEID, A. SCHIAVONE, B.D. SHAW, Y. THEBERT, P. VEYNE, C.R. WHITTAKER”,”STAx-013″
“GIARDINA Andrea VAUCHEZ André”,”Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini.”,”I capitoli I e II sono di A. VAUCHEZ, III e IV sono di A. GIARDINA. Collaborazione LATERZA-FAYARD. Andrea GIARDINA (Palermo 1949) insegna storia romana all’ Università di Roma La Sapienza. André VAUCHEZ (Thionville 1938) allievo della Scuola Normale Superiore di Parigi è stato professore ordinario di Storia medievale all’ Università di Rouen e di Paris X Nanterre. E’ Direttore dell’ Ecole Francaise di Roma e membro dell’ Institut de France. (per la bibliografia vedi retrocopertina).”,”ITAF-103″
“GIARDINA Andrea e SCHIAVONE Aldo a cura, saggi di MUSTI Domenico, COARELLI Filippo, AMPOLO Carmine, TORELLI Mario, DE-MARTINO Francesco, CASSOLA Filippo, CRAWFORD Michael H., GABBA Emilio, CLEMENTE Guido, LAFFI Umberto. LEPORE Ettore, NICOLET Claude, ECK Werner, GRACCO RUGGINI Lellia, DESIDERI Paolo, LO-CASCIO Elio, GRELLE Francesco, RODA Sergio, PIETRI Charles, BROWN Peter, CAMERON Averil, CARANDINI Andrea, FRASCHETTI Augusto, SALLER Richard, CANTARELLA Eva”,”Storia di Roma.”,”Andrea Giardina insegna Storia romana all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Recentemente ha pubblicato il volume L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta. Aldo Schiavone insegna a Firenze, dove dirige il Dipartimento di storia del diritto. Tra i suoi ultim i lavori La storia spezzata. Roma antica e Occidente moderno. Ha diretto la Storia di Roma Einaudi.”,”STAx-025-FL”
“GIARDINA Andrea”,”L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta.”,”Andrea Giardina è professore di Storia romana all’Università di Roma La Sapienza. Per i nostri tipi è autore di Il mito di Roma, Da Carlo Magno a Mussolini, è curatore di Società romana e produzione schiavistica, Società romana e impero tardoantico, L’uomo romano.”,”STAx-067-FL”
“GIARDINA Roberto”,”Stampa e mezzi d’informazione nella Germania occidentale.”,”Roberto Giardina nato a Palermo nel 1940 laureatosi in legge a Torino dove ha iniziato la carriera giornalistica (Gazzetta del Popolo, La Stampa). Dal 1969 al 1975 è stato corrispondente dalla RFT per ‘Il Giorno’.”,”EDIx-210″
“GIARDINA Roberto”,”Biografia del marco tedesco.”,”Roberto Giardina vive in Germania dal 1969 ed è oggi (1996) corrispondente da Berlino per ‘La Nazione’ e ‘Il Resto del Carlino’. Oltre all’attività di giornalista è anche saggista e narratore. Ha pubblicato ‘Prima linea uomo’ (1974), ‘Mass media nella Repubblica federale’ (1975). “”Il 20 febbraio, Hitler riceve i 25 industriali più importanti guidati da Gustav Krupp e li informa sul programma economico. Le elezioni sono fissate per il 5 marzo. «La democrazia», dichiara Hitler, «minaccia la ripresa…Non ci sarà pace finché il marxismo non verrà eliminato». A Göring i magnati dell’industria versano un sussidio di 3 milioni di Reichsmark. Il 27 febbraio 1933 il Reichstag va in fiamme e i nazisti addossano la colpa ai comunisti. Alle elezioni di marzo che si svolgono in un clima terroristico Hitler e i suoi alleati tedesco-nazionali ottengono la maggioranza assoluta. Il 15 marzo Goebbels viene nominato ministro per la Propaganda. Il giorno dopo, al termine d’una discussione di cinque ore, il consiglio centrale della Reichsbank approva il ritorno alla presidenza di Hjalmar Schacht e “”accetta”” le dimissioni di Luther che ha tentato di salvarsi in extremis offrendo 100 milioni di Reichmark per il riarmo della Germania. Ma è troppo poco, troppo tardi. Luther ottiene una ricca pensione, oltre a una somma annua di 50.000 marchi extra, e per addolcirgli ancor di più la pillola, è nominato da Hitler ambasciatore negli Stati Uniti. Schacht invece vuol dare il buon esempio e riduce il suo appannaggio del 60 per cento, a circa 80.000 marchi all’anno, che non è comunque poco. «Non è possibile guidare una Banca centrale», dichiara, «senza essere d’accordo sulle questioni principali con il governo». Egli sottintende che il governo dovrebbe essere così saggio da seguire i suoi consigli. A Berlino l’incontro di calcio con la Francia si chiude in parità (3 a 3), ma a otto minuti dalla fine i tedeschi conducevano per 3 a 1. Sono sempre deboli sul finale di partita. Il 21 marzo vengono aperti i primi campi di concentramento a Oranienburg e a Dachau. Due giorni dopo un Reichstag amputato di molti esponenti dell’opposizione vota i pieni poteri a Hitler. Nasce la dittatura ma il Führer si affretta a dichiarare: «Questo governo eviterà radicalmente esperimenti valutari». Il 29 marzo inizia il boicottaggio contro gli ebrei. Schacht diventa anche ministro dell’Economia, con poteri enormi, e ringrazia Hitler con un’invenzione tra il geniale e il furbesco: i cosidetti “”Mefo Wechsel””, per finanziare il riarmo. Le grandi industrie, Siemens, Krupp, Rheinstahl, creano una società dal capitale ridotto, la “”Mefo”” (Metallurgische Forschunggesellschaft – Società di ricerca metallurgica), che emette “”Wechsel”” per un totale di 12 miliardi scontati dalla Reichsbank, la quale è quindi obbligata a saldare i debiti verso fornitori e creditori. Sarà la “”Mefo”” a finanziare indirettamente le commesse belliche, in un giro vorticoso di cambiali. Schacht nonostante tutto rimane scettico, e un giorno chiede ironico a Albert Speer: «A che ci servono mille aerei in più se abbiamo benzina per 14 giorni?»”” (pag 73-74) Un giro vorticoso di cambiali per finanziare le commesse belliche e il riarmo voluto dal nazismo”,”GERE-037″
“GIARDINA Roberto”,”L’Europa e le vie del Mediterraneo. Da Venezia a Istanbul, da Ulisse all’Orient Express.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-024-FL”
“GIARDINA Roberto”,”L’altra Europa. Itinerari insoliti e fantastici di ieri e di oggi.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-025-FL”
“GIARDINI Cesare”,”L’ “”affare”” d’ Enghien e la congiura realista dell’ anno XII (1799-1804).”,”””Ho preso la decisione di raccontare i fatti chiaramente, ovvero lungamente”” (J’ai pris le parti de raconter les faits clairement, c’est-à-dire longuement) Stendhal “”Questa lettera è preziosa per le indicazioni psicologiche che ci offre sul carattere di Moreau. Il Primo cConsole aveva già definito icasticamente, con due parole, questo carattere: “”un sable mouvant””. Ora, vien fatto di chiedersi se Pichegru avesse tenuto nel debito conto le qualità negative dell’ uomo che pensava d’ associarsi per la sua temeraria impresa. Diremmo di no, ma la cosa non deve stupire: tutta questa faccedna sembra nata sotto il segno della più inconsapevole leggerezza””. (pag 215)”,”FRAN-065″
“GIARINI Orio LOUBERGE’ Henri”,”La delusione tecnologica, I rendimenti decrescenti della tecnologia e la crisi della crescita economica.”,”Orio GIARINI è nato a Trieste nel 1936 ed è laureato in scienze politiche. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. Henri LOUBERGE’ è nato a Bordeaux nel 1947 si è diplomato all’ Istituto Universitario di studi europei di Ginevra. E’ membro del Club di Roma. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. PVS”,”PVSx-014″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”Catania.”,”L’A è ordinario di storia moderna alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Catania. Ha scritto anche: – Mezzogiorno senza meridionalismo. La Sicilia lo sviluppo, il potere. MARSILIO. VENEZIA. 1992 – Massoneria e illuminismo nell’ Europa del Settecento. MARSILIO. VENEZIA. 1994 – Per una storia della storiografia europea. Vol.1: Gli Storici. BONANNO. ACIREALE. 1995″,”ITAS-036″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”David Hume politico e storico.”,”Il pensiero politico di Hume. “”Abbiamo insistito perciò sulla funzione essenziale, psicologica insieme e sociale, del ‘costume’ dell’ abitudine, dell’ educazione: questo connettivo richiede però, per essere efficace, uno stato di lenta e naturale evoluzione. Ogni rivoluzione appare a Hume qualcosa di tremendo, se è un rivolgimento sociale, poiché essa può rappresentare appunto la disintegrazione di quei nessi che garentiscono non solo la stabilità sociale, ma la vita della società medesima, la giustizia e l’ ordine. Si guardi all’atteggiamento di Hume riguardo alla continuità degli ordinamenti istituzionali: il potere si fonda – ha chiarito in un saggio – sull’ opinione (opinione di interesse e opinione di diritto), e son le articolazioni del ‘costume’ a costituire il cemento dell’ opinione e ad assicurarne l’ efficacia. Ora la crisi dell’ opinione dominante è un aspetto di quel generale mutamento di ‘manners’ che precede ogni crisi sociale, e ad essa s’accompagna: per esso si rompe il legame di dipendenza e di interesse fra taluni ceti del paese e il detentore del potere (…)””. (pag 97) Giarrizzo cita lo storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Giarrizzo cita storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] [edit] References Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv.”,”TEOP-324″
“GIASANTI Alberto”,”Morte di un’ utopia. Bucharin la rivoluzione e l’ ombra.”,”Alberto GIASANTI ha insegnato sociologia del diritto all’Univ di Messina ed ora insegna sociologia all’Univ di Milano. Fra i suoi libri più recenti: -La società tra Beemoth e Leviathan. 1992 -Governo dei giudici: la magistratura tra diritto e politica. curato assieme a E. BRUTI LIBERATI e A. CERETTI (1996) -Il controllo sociale in G. Gurvitch. (a cura) 1997 BUCHARIN, nell’estate del 1916 scrive il saggio ‘Verso una teoria dello Stato imperialistico’. Ma LENIN rifiuta di pubblicarlo perche non lo ritiene sufficientemente meditato e con un’impostazione di tipo sociologico. La polemica tra LENIN e B. avviene sulla Q delle guerre nazionali e le conquiste pol di carattere democratico. B. sostiene che in epoca imperialistica nessuna guerra nazionale è possibile e rifiuta quindi la parola d’ordine dell’ autodeterminazione dei popoli. LENIN sostiene che il capitalismo si sviluppa con modi e forme diverse nei vari paesi e bisogna distinguere tra paesi a capitalismo avanzato come UK FR e GERM dove l’autoderminazione e la difesa della patria sono solo “”una forma di corruzione del movimento operaio mediante la menzogna borghese”” e paesi a capitalismo più giovane dove il movimento nazionale è ancora incompiuto. Per LENIN, B. deve imparare la dialettica dei movimenti sociali. B. pubblicherà una sintesi del saggio sulla rivista ‘Jugend Internationale’ firmando con lo pseudonimo di ‘Nota-Bene’. Lenin replicherà parlando di ‘formidabili stupidaggini’ (posizione LENIN sullo Stato: i socialisti vogliono utilizzarlo nella forma originale assunta nel passaggio dal capitalismo al socialismo, posizione NOTA-BENE: i socialisti vogliono farlo saltare (sprengen)).”,”BUCS-007″
“GIASANTI Alberto”,”Introduzione [a ‘Bucharin tra politica e sociologia’].”,”GIASANTI Alberto”,”BUCD-054″
“GIASANTI Alberto a cura”,”Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista.”,” La Comune di Parigi, Marx Engels Lenin e il partito. “”La Comune, poi, non si prestava assolutamente a un’analisi riguardante la questione del partito, infatti, nel 1871, alla sua testa non c’era assolutamente un partito che potesse pretendere di rappresentare la classe proletaria, ma un blocco di tre tendenze: i blanquisti, i democratici e i proudhoniani. La funzione del partito era talmente confusa che, come rilevò Engels, in quel periodo, in seno alla Comune, assistemmo a un brusco capovolgimento delle posizioni precedentemente sostenute dalle correnti propriamente operaie: da un lato i proudhoniani, che si erano sempre opposti alla costituzione di grandi associazioni operaie, ne divennero i sostenitori, dall’altro i centralisti blanquisti si misero a predicare il federalismo e l’immediato scioglimento di tutti gli strumenti di difesa dello Stato contro il capitalismo. Subito, a pochi giorni dalla caduta della Comune, Marx scrisse ‘La guerra civile in Francia’ alla quale, vent’anni dopo, Engels stese la sua prefazione, senza comunque sfiorare il problema del partito. Lenin, riprendendo la dottrina della dittatura del proletariato, doveva perciò indirizzare la sua critica al problema centrale della Comune: l’estrema debolezza della lotta contro il capitalismo e le sue istituzioni. Nel quadro della “”dittatura dello Stato”” Lenin era giunto a concepire l’estinzione dello Stato grazie alla dissociazione di quelle che Engels considerava le branche essenziali dello Stato: burocrazia ed esercito. Inoltre Lenin, seguendo Marx e più propriamente Engels, considerava che i provvedimenti riguardo all’elezione e la revocabilità dei funzionari contenessero le necessarie premesse alla salvaguardia della natura proletaria dello Stato”” [‘Partito, Internazionale, Stato’ (Bilan) in ‘Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista’, Milano, 1983′, a cura di Alberto Giasanti] (pag 195) Marx: “”si capisce da sé che per poter, in genere, combattere, la classe operaia ha l’obbligo di organizzarsi nel proprio paese, in casa propria, ‘come classe’, e che l’interno di ogni paese è il teatro immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è nazionale, come dice il ‘Manifesto comunista’ non per il contenuto, ma per la sua “”forma””. Ma l’ambito dell’odierno Stato nazionale, per esempio del Reich tedesco, si trova a sua volta, economicametne, nell’ambito del mercato mondiale, politicamente, nell’ambito del sistema di stati”” (1) (pag 147) (1) K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, pp. 41-42 “”Trockij usa l’espressione “”bonapartismo”” per indicare una anomala situazione di equilibrio sociale in cui la direzione politica cade nelle mani di una forza che, ponendosi al di sopra delle parti, sia in grado di garantire gli interessi superiori in un dato sistema.”” (pag 10) “”La Sinistra italiana, pur appoggiando la “”Sinistra”” di Trotsky, e assumendo connotazioni di minoranza internazionale si scostava da essa che, invece, caratterizzandosi come minoranza nazionale, non riusciva ad imprimere alla propria influenza internazionale la priorità di una dimensione internazionalista”” (pag 22)”,”BORD-136″
“GIASI Francesco MUSTÈ Marcello, a cura; saggi di Gian Mario BRAVO Davide BONDÌ Francesca ANTONINI Giuseppe COSPITO Fabio FROSINI Paolo FAVILLI Marcello MONTANARI Giuseppe VACCA Giulio AZZOLINI Luciano CANFORA Luigi MASELLA David BIDUSSA Francesca IZZO Marco LIPPI Giuliano GUZZONE Francesco GIASI Marcello MUSTÈ”,”Marx in Italia.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno promosso dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana che si è tenuto a Roma in occasione del bicentenario della nascita di Karl Marx. I contributi sono articolati in tre sezioni: La circolazione del pensiero, Le interpretzioni, Le influenze, che nell’insieme ricostruiscono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento. “”Il lascito, storico e teorico, fu enorme, come dimostrano i 144 tomi dell’opera di Marx ed Engels, programmati e non ancora completati dalla voluminosa edizione internazionale della nuova MEGA2 che comprende anche l’immenso patrimonio di inediti, da Marx medesimo conservato e da Engels ulteriormente accresciuto e valorizzato, venuto alla luce nel corso dell’intero Novecento per giungere ai nostri giorni (4), quando è studiato, con rigorosa scientificità, grazie al supporto di una rinnovata collaborazione internazionale. In proposito, per il passato si potrebbe levare un lamento sulle contorte e tristi vicende dell’edizione italiana delle ‘Opere’ di Marx e di Engels, organizzata, con illustri comitati scientifici e attentissimi curatori, dall’avvio degli anni Settanta dagli Editori Riuniti. Furono pubblicati 32 volumi fino al 1990, ai quali si aggiunsero due volumi (compresa una discussa riedizione del Libro I del ‘Capitale’ in due tomi) nel Terzo millennio, per la cura della Città del Sole di Napoli. Ma il rammarico ha ora una valenza solo storica. Si è pervenuti, nel 200° anniversario della nascita di Marx (1818) alla soluzione, alla fine positiva, della complicata vicenda, grazie alla complessa pubblicazione, a stampa e in digitale, di 50 volumi (più un tomo di indici), curata dalle Edizioni di Lotta Comunista (con uscita programmata nel 2019-2020), che recupereranno integralmente quanto avevano già prodotto gli Editori Riuniti, le stesse Edizioni di Lotta Comunista, e i tipi della Città del Sole e delle Edizioni Pantarei”” (pag 33) [Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1883-1895) (pag 29-42))] [(4) È qui ovvio richiamare la MEGA (Marx-Engels, Gesamtausgabe) dagli anni Venti del 20° sec. (1927) per arrivare al 200° anniversario della nascita. Gli studi internazionali (tedeschi, francesi, neerlandesi, russi, giapponesi) sulla MEGA (e dintorni) sono molti. Cfr. ora le informatissime ricerche ed edizioni, di elevato standard internazionale, di Marcello Musto, fra cui almeno: ‘L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, a cura di M. Musto, Roma, Manifestolibri, 2005; M. Musto, ‘Ripensare Marx e i marxismi’, Carocci, 2011; ‘Marx for today’, a cura di M. Musto, London-New York, Routledge, 2013] Indice. Premessa di F. Giasi e M. Musté Marcello Musté, Marx e i marxismi italiani La circolazione del pensiero. Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1885-1895) Davidi Bondì Il Marx di Labriola Francesca Antonini, Le edizioni del partito socialista e del partito comunista (1896-1926) Giuseppe Cospito, Marx ed Engels in Rodolfo Mondolfo Francesco Giasi, Il Marx degli esuli (1927-1943) Le interpretazioni. Fabio Frosini, Le opere “”filosofiche”” giovanili (Galvano Della Volpe e Delio Cantimori) Paolo Favilli, Le edizioni Cantimori e Macchioro e il “”non finito”” del Capitale Marcello Montanari, L’operaismo italiano e i ‘Grundrisse’ Giuseppe Vacca, Il marxismo come sociologia (1955-1959) Giulio Azzolini, 1983: Marx nell’Italia della “”crisi del marxismo”” Le influenze. Luciano Canfora, La fortuna del ‘Manifesto’ in Italia Luigi Masella, La storiografia economico-giuridica David Bidussa, Storiografia e marxismo nel dopoguerra: la Biblioteca Feltrinelli Francesca Izzo, Religione e antropologia: da Marx a Gramsci a De Martino Marco Lippi, Sraffa e Marx Giuliano Guzzone, Claudio Napoleoni: il dilemma del valore e l’enigma della “”trasformazione”” (1950-1988) Per oltre un secolo il pensiero di Karl Marx è stato un potente veicolo della proiezione mondiale della modernità europea. Combinandosi con le culture più diffuse dei cinque continenti, ha influenzato la vita sociale, le vicende politiche e la mentalità dei popoli, contribuendo in misura determinante a plasmare il mondo in cui viviamo. La fortuna di Marx in Italia è stata caratterizzata da un’interazione originale e intensa con la storia nazionale. Da un’angolazione particolare ma feconda, la presenza del marxismo ha concorso a delineare l’autobiografia della nazione dopo l’Unità. Dalla prima diffusione nell’Ottocento al lavoro originale di autori come Labriola, Gramsci e Togliatti, fino alle edizioni e interpretazioni del secondo Novecento, il confronto con l’opera di Marx ha rappresentato un passaggio decisivo nel processo di formazione della cultura italiana. Il volume raccoglie gli atti del convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione del bicentenario della nascita di Marx. Il convegno ha inteso ricostruire quando e come Marx arrivò nella cultura del nostro paese e quali aspetti del suo pensiero hanno avuto maggiore diffusione. I contributi sono pubblicati in tre sezioni – La circolazione del pensiero, Le interpretazioni, Le influenze – che ripercorrono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento.”,”MADS-825″
“GIAVAZZI Francesco MICOSSI Stefano MILLER Marcus H. a cura, saggi di Robert TRIFFIN Charles WYPLOSZ Alberto GIOVANNINI William BRANSON Jean-Jacques REY Stefano VONA Lorenzo BINI SMAGHI David DEGG Daniel GROS Maurice OBSTFELD Marcus MILLER Cristina MASTROPASQUA Roberto RINALDI Wolfgang RIEKE Massimo RUSSO Giuseppe TULLIOLucas PAPADEMOSPeter B. KENEN Rainer S. MASERA Luigi SPAVENTA Tommaso PADOA-SCHIOPPA Jacques WAITZNEGGER”,”Il sistema monetario europeo.”,”Il volume raccoglie gli atti della Conferenza organizzata dal Centre for Economic Policy Research in collaborazione con la Banca d’Italia ed il Centro interuniversitario di studi teorici per la politica economica (STEP), tenutasi nell’ottobre del 1987.”,”EURE-032-FL”
“GIBAS Monika KATSCH Günter a cura, interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER”,”Die Durchsetzung des Leninismus in der deutschen und internationalen kommunistischen Bewegung. Zum 70. Jahrestag der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution. Protokoll des wissenschaftlichen Kolloquiums der Kommission Geschichte des Marxismus-Leninismus der Arbeitsgruppe Geschichte der Gesellschaftswissenschaften an der Karl-Marx-Universität, Leipzig, 5. und 6. November 1987.”,”Interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER.”,”MGEK-059″
“GIBB Hamilton A.R.”,”L’ islamismo. Una introduzione storica. (Tit.orig.: Mohammedanism: An Historical Survey).”,”Il principio del “”consenso”” (igma). “”Non appena quest’ autorità diventò più saldamente stabilita e fu più generalmente riconosciuta dall’ opinione pubblica della comunità, la classe degli ‘Ulama pretese (e in genere ottenne) di rappresentare tale comunità in tutte le questioni relative alla fede e al diritto e in particolare contro l’ autorità dello Stato. Molto presto – probabilmente all’ incirca nel secondo secolo – si affermò il principio che il “”consenso della comunità”” (che in pratica voleva dire quello degli ‘Ulama’) aveva forza vincolante. Così l’ igma fu portato nell’ arsenale dei teologi e dei giuristi per colmare le restanti lacune del loro sistema. Poiché la tradizione integrava il Corano, così il consenso dei dotti diventò l’ integrazione della tradizione.”” (pag 138)”,”RELx-038″
“GIBB M.A.”,”John Lilburne. The Leveller. A Christian Democrat.”,”Dedica dell’autore a Philip J. Lamb (in apertura) Volume con note a margine manoscritte (a matita) Dopo l’avvento della nuova repubblica guidata da Cromwell e governata da una singola Camera, la House of Communs, Lilburne si trova all’opposizione in posizione critica “”The new republic, he felt, was an empty form, and the purged Parliament ‘a company of absolute schoolboys, that will, like good boys, say their lessons after them, their lords and masters, and vote as they would have them; and so be a screen (as young Harry Vane used to call the king) betwixt them and the people, with the name of Parliament, and the shadow and imperfect image of legal and just authority'”” (pag 251) “”La nuova repubblica, egli sentiva, era una forma vuota, e il Parlamento purificato ‘una compagnia di assoluti scolari, che, come bravi ragazzi, diranno le loro lezioni dopo di loro, i loro lord e padroni, e voteranno come essi avranno voluto; e così sarà uno schermo (come il giovane Harry Vane era solito chiamare il re) tra essi e il popolo, con il nome del Parlamento, e l’ombra e l’immagine imperfetta dell’autorità legale e giusta “””” Biografia. John Lilburne Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search John Lilburne (1614 circa – Eltham, 29 agosto 1657) è stato un politico inglese. Incerte la data e la località di nascita: Sunderland[1] o Greenwich[2]. Noto anche come Freeborn John (“”John Natolibero””) fu uno dei maggiori protagonisti della Guerra civile inglese. Importante esponente del partito radicale dei Livellatori si adoperò per la realizzazione dei principi democratici espressi nel Patto del popolo. Indice 1 La contestazione della Chiesa anglicana 2 La partecipazione alla Guerra civile 3 Le dimissioni dal “”New Model Army”” 4 La partecipazione al programma dei Livellatori 5 L’attacco a Oliver Cromwell 6 Il ritorno in Inghilterra e la morte 7 Note 8 Bibliografia 9 Altri progetti La contestazione della Chiesa anglicana L’attività di contestatore politico di Lilburne ebbe inizio nel 1637 quando incontrò John Bastwick, un predicatore puritano che aveva appena avuto le orecchie tagliate per aver diffuso un opuscolo dove attaccava le idee religiose di William Laud, l’arcivescovo di Canterbury. Lilburne, colpito dal fatto che qualcuno potesse essere così severamente punito per aver espresso le sue convinzioni religiose, si offrì allora di aiutare Bastwick nella sua lotta contro la Chiesa anglicana decidendo di recarsi nei Paesi Bassi calvinista per organizzare la stampa di un libro di Bastwick.[3] Nel dicembre 1637 Lilburne venne scoperto ed arrestato con l’accusa di stampare libri senza licenza.[4] Il 13 febbraio 1638, riconosciuto colpevole, fu condannato a essere multato di 500 sterline, messo alla gogna e imprigionato. Frustato e messo alla berlina da lì Lilburne continuò a rivolgersi al pubblico lodando John Bastwick fino a quando non venne imbavagliato e gettato in prigione dove continuò ad attaccare la chiesa anglicana riuscendo a far pubblicare il libello Come out of her, my people (Uscite da essa, o popolo mio) (1639).[5] Liberato due anni dopo per intervento di Oliver Cromwell[6] sposò Elizabeth Dewell, figlia di un mercante di Londra, nel mese di settembre del 1641. La partecipazione alla Guerra civile Allo scoppio della Guerra civile inglese si arruolò nel 1642 col grado di capitano nell’Esercito dei Parlamentari sotto il comando del conte di Essex e combatté nella battaglia di Edgehill. Fra gli sconfitti parlamentari della Battaglia di Brentford (12 novembre 1642) venne fatto prigioniero a Oxford e corse il rischio di essere giudicato per alto tradimento ma, di fronte alla minaccia del Parlamento di giustiziare per rappresaglia i prigionieri realisti, Lilburne fu scambiato con un ufficiale del re. Tornato nell’esercito sotto il comando del conte di Manchester con il grado di tenente colonnello[7] divenne amico di Oliver Cromwell, a capo della cavalleria del New Model Army, sostenendolo nelle sue controversie con Manchester. Lilburne si distinse anche nella battaglia di Marston Moor nel 1644 e successivamente chiese l’autorizzazione ad attaccare la roccaforte realista a Tickhill, che secondo le sue informazioni era disposta ad arrendersi. Nonostante il rifiuto di Manchester, Lilburne riuscì a prendere la rocca, senza colpo ferire. Le dimissioni dal “”New Model Army”” Dopo aver abbandonato l’esercito il 30 aprile 1645 per essersi rifiutato di firmare, in nome della libertà religiosa, il Presbyterian Solemn League and Covenant, si dedicò esclusivamente alla scrittura, pubblicando numerosi testi che gli costarono l’arresto diverse volte.[8] Nel giugno del 1646 venne rinchiuso nella prigione di Newgate (per i contenuti dei due pamphlet The Just Mans Justification e The Free-mans Freedome Vindicated) per poi essere liberato nel novembre dell’anno successivo, nonostante avesse ricevuto un aumento della pena per le parole pronunciate davanti ai Lord nel luglio dello stesso anno: «Tutto ciò che vi proponete quando ci spingeste a combattere era dunque soltanto di scavalcare e togliere di sella i nostri vecchi oppressori e tiranni per salire al loro posto e schiacciarci sotto i vostri piedi. Perciò, miei lord… se sarete così spregevoli da continuare… a distruggere le leggi e libertà fondamentali dell’Inghilterra… io rischierò contro di voi la vita e il sangue del mio cuore, con lo stesso ardore e coraggio coi quali li ho rischiati e son disposto a rischiarli nuovamente contro i partigiani del Re.» (Discorso di John Lilbrune davanti ai Lord, 11 luglio 1646[9]) Un mese dopo l’imprigionamento di Lilburne, i due politici radicali Richard Overton e William Walwyn pubblicarono, il 7 luglio 1646, il manifesto Remonstrance of Many Thousand Citizens of England che segna simbolicamente la nascita del partito degli “”Agitatori”” [10] La partecipazione al programma dei Livellatori Il manifesto dei Livellatori di J. Lilburne (1649) Gli Agitatori diedero prova della maturazione politica raggiunta dai soldati all’interno del New Model Army confrontandosi con gli ufficiali tra il 28 ottobre e l’11 novembre 1647 nei Dibattiti di Putney prendendo spunto da un opuscolo influenzato dagli scritti di John Lilburne chiamato Agreement of the People for a firme peace’ (Patto del popolo per una pace sicura). Il 1º agosto 1648, la Camera dei Comuni deliberò che Lilburne fosse rimesso in libertà. Dopo il suo rilascio Lilburne continuò a scrivere e distribuire opuscoli sui diritti dei soldati sostenendo che tutti i maschi adulti dovessero avere il diritto di voto. Nel mese di marzo 1649, Lilburne, John Wildman, Richard Overton e William Walwyn furono arrestati e inviati alla Torre di Londra. L’8 novembre una giuria li dichiarò non colpevoli e vennero quindi liberati. L’attacco a Oliver Cromwell Sebbene lo stesso Cromwell condividesse le idee dei livellatori sull’abolizione della monarchia e della camera dei Lord, Lilburne cominciò ad attaccarlo per non aver esteso il diritto di voto. Cromwell lo fece dunque nuovamente imprigionare e nonostante che una petizione popolare chiedesse di liberarlo volle farlo giudicare per tradimento da un tribunale che alla fine sentenziò che Lilburne non fosse colpevole. Libero ancora una volta Lilburne tornò ad attaccare Cromwell per la sua politica di intolleranza religiosa nei confronti dei cattolici irlandesi e per la decisione di condannare a morte il re. Per aver parteggiato per lo zio George Lilburne protagonista di una lite su il possesso di alcune miniere di carbone a Durham, in origine di proprietà realista, con sir Arthur Haselrig, importante parlamentare che aveva accumulato una grande fortuna trafficando con le espropriazioni dei beni sequestrati ai realisti e dei terreni ecclesiastici, Lilburne fu nuovamente arrestato e messo al bando dall’Inghilterra con una legge del Parlamento che a tal fine era stata approvata il 30 gennaio 1652. Il ritorno in Inghilterra e la morte Lilburne rimasto per quattro mesi in Olanda, nel 1653 tornò clandestinamente in patria ma fu prontamente arrestato e imprigionato a Newgate da dove pregò Cromwell di intervenire per la sua liberazione promettendogli che, se fosse rimasto in Inghilterra, non avrebbe più turbato l’azione del governo.[11] Processato il 13 luglio dello stesso anno all’Old Bailey, venne assolto il 20 agosto salutato dalle grida di esultanza e dalle trombe dei soldati.[5] Il governo tuttavia rifiutò di liberarlo e lo fece trasferire alla Torre di Londra ordinando ai carcerieri di rifiutare qualunque richiesta di Habeas corpus che fosse stata presentata.[5] Nel frattempo, poiché la salute già malferma di Lilburne si era aggravata, venne accolta una petizione della moglie e del padre e gli fu concesso di soggiornare il libertà vigilata nel castello di Dover da dove poteva brevemente allontanarsi. Fu in una di queste occasioni che conobbe Luke Howard, un quacchero che lo iniziò alla conversione alla sua religione[12] Il Lord Protettore accolse la petizione e fece rilasciare Lilburne sulla parola accordandogli una pensione per il suo mantenimento. Lilburne mantenne la promessa di vivere tranquillamente fino a quando morì nell’estate del 1657 durante una visita alla moglie in attesa del loro decimo figlio.[13] Note ^ Richards, Peter (2007). John Lilburne (1615-1657): English Libertarian (Libertarian Heritage No. 25) ^ Sapere.it alla voce corrispondente ^ Dictionary of National Biography, 1885-1900, Volume 33, alla voce “”Lilburne John””, a cura di Charles Harding Firth ^ Firth, Op. cit. ibidem Firth, Op.cit. ibidem ^ Firth,Op.cit. p.243 ^ Firthy, Op.cit., p.244 ^ H. N. Brailsford, I livellatori e la rivoluzione inglese, Il Saggiatore, pp. 123-124 ^ H. N. Brailsford, Op. cit., p. 124 ^ Il nome di Livellatori comincerà ad essere utilizzato solo nell’autunno dell’anno successivo (in H. N. Brailsford, Op. cit., p.129) ^ Firth, Op.cit. p.249 ^ Andrew Sharp, in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, alla voce “”John Lilburne”” ^ David Plant, John Lilburne, 2010 Bibliografia C.H. Firth, John Lilburne, Dictionary of National Biography, Londra 1892 Christopher Hill, The World Turned Upside Down (London 1972) trad.it C. Hill, Il mondo alla rovescia, Torino, Einaudi, 1981 Andrew Sharp, John Lilburne, Oxford Dictionary of National Biography, 2004″,”UKIR-053″
“GIBBON Edward”,”Histoire du declin et de la chute de l’empire romain. 1. Rome de 96 à 582. 2. Byzance de 455 à 1500.”,”GIBBON, storico inglese (Putney on Thames 1737-Londra 1794). Dopo gli studi a Oxford che lo portarono a una temporanea conversione dal protestantesimo alla religione cattolica, nel corso dei suoi numerosi viaggi in tutta Europa si avvicinò sempre più al razionalismo illuminista (fu anche in contatto con VOLTAIRE), i cui principi sono alla base dell’opera a cui dedicò tutta la sua vita, ‘The Decline and Fall of the Roman Empire’ (1776-88, 6 vol.; ed. critica in 7 vol., 1896-1900). Opera acutissima e geniale da cui la storiografia posteriore ha attinto metodi e concetti, è stata per la sua stessa influenza causa di equivoci e pregiudizi tenaci: il più noto è la definizione del Medioevo come epoca di barbarie e oscurità (dark ages) divulgata proprio da GIBBON. (GE20)”,”STAx-026″
“GIBBON Edward”,”La caduta dell’ impero romano d’ Occidente.”,”La storia della decadenza e della caduta dell’ impero romano, a giudizio del GIBBON, è “”forse la scena più grandiosa e impressionante nella storia dell’ umanità””. (…) L’ attenzione del Gibbon è divisa tra ciò che decade verso la morte e ciò che sta per sorgere alla vita: la fine del mondo romano costituisce per lui una tappa dolorosa ma inevitabile veros il formarsi della società moderna. (…) Da buon illuminista, il Gibbon vede nella storia il processo verso una meta di perfezione… (pag 281) Nato da famiglia dell’ alta borghesia (1737), Gibbon compì studi irregolari ma attraverso le assidue letture giunse a maturare una sua cultura personale e a indirizzare la propria attività verso le ricerche storiche e letterarie.”,”STAx-094″
“GIBBON Edward”,”Declino e caduta dell’impero romano.”,”Edward Gibbon è il più grande storico inglese del ‘700, personificazione della razionalità e dello scetticismo illuministici. Agli occhi di un successivo visitatore e appassionato dell’Italia, Percy Bysshe Shelley, Gibbon sarebbe ad esempio apparso uno “spirito freddo e distaccato”. Italia che aveva visto il Declino e caduta dell’Impero Romano (Decline and fall of the Roman empire), titolo dell’opera di Gibbon (anni ’80). In essa viene messo in dubbio il fatto che l’Europa moderna debba considerarsi particolarmente fortunata per le forme di governo e di religione avute in passato. Da Marco Aurelio alle grandi invasioni barbariche, dai primi segni della decadenza alla finale caduta dell’impero, il compendio in un solo volume che Dero A. Saunders ha tratto dalla vastissima opera storica del “”Tacito inglese”” offre ai lettori la narrazione, sempre e soltanto nelle parole di Gibbon (con brevi interruzioni di alcuni brani di racconto dovuti allo stesso Saunders), di un periodo tra i più affascinanti, drammatici e tumultuosi della storia romana. Uomo di vaste conoscenze, saldamente radicato nelle tradizioni inglesi e profondamente nutrito della cultura e dello scetticismo del secolo dei lumi, Edward Gibbon (1737-1794) ha creato, con il Declino e caduta dell’impero romano, un’opera ormai classica, risolutamente soggettiva e partigiana, che proprio in questo ha uno dei suoi punti d’interesse: nell’essere la narrazione, non imperziale, di alcuni degli eventi fondamentali della nostra civiltà visti dagli occhi di un inglese del Settecento. Sei imperatori nel medesimo tempo. (305-324) “”La morte di Massimiano e di Galerio aveva ridotto a quattro il numero degli imperatori. La consapevolezza del loro interesse unì subito Licinio e Costantino; una segreta alleanza fu conclusa tra Massimino e Massenzio, e gli sventurati sudditi attesero con terrore le conseguenze cruente dei loro inevitabili dissensi, a cui non facevano più da freno il timore o il rispetto che essi avevano nutrito per Galerio. Le virtù di Costantino furono rese più illustri dai vizi di Massenzio. Mentre le province galliche godevano di tutta la felicità possibile per i loro tempi, l’ Italia e l’ Africa gemevano sotto ildominio di un tiranno tanto spregevole quanto detestabile. Troppo spesso in realtà lo zelo dell’ adulazione e della faziosità ha sacrificato il buon nome dei vinti alla gloria dei loro più fortunati rivali, ma anche quegli scrittori che svelano con la massima libertà e con il più grande piacere gli errori di Costantino sono unanimi nel riconoscere che Massenzio era crudele, rapace e depravato.”” (pag 174) (Massenzio era figlio dell’ imperatore Massimiano e aveva sposato la figlia di Galerio) (pag 167)”,”STAx-168″
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. I.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-070-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. II.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-071-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. III.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-072-FL”
“GIBBS Philip, a cura di Nora GIGLI STORAI”,”Viaggio nell’Europa del 1934. Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio.”,”GIBBS Philip, celebre reporter inglese Sottotitolo: ‘Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio’ “”Uno dei capi della Hitler Jugend venne a trovarmi all’hotel Era uno dei luogotenenti di Baldur von Schirach, l’uomo che aveva potere assoluto sull’addestramento fisico e mentale di dieci milioni di ragazzi tedeschi. Il mio giovane visitatore parlava un inglese perfetto, con un leggero accento americano. Poiché aveva vissuto qualche tempo negli Stati Uniti era in grado, affermava, di valutare l’ideologia nazista con una certa obbiettività, il che difficilmente sarebbe stato possibile ad un altro ragazzo tedesco. Tuttavia, era un ardente nazista. Aveva capito l’unica innegabile cosa: Hitler aveva salvato la Germania dalla disperazione. “”Due anni fa””, disse, “”non esisteva speranza per la Germania. La disoccupazione erodeva l’animo dei giovani e il loro spirito. A che pro prendere una laurea, se non c’erano posti disponibili e nessuna possibilità di sopravvivenza? I ragazzi incominciarono a girovagare per il paese come zingari, facendo qualche lavoretto qua e là, e consumando il loro coraggio e i loro stivali. E non c’era distinzione di classe: i giovani non trovavano lavoro. A che servivano forza e abilità? Non c’era speranza nel futuro. Inoltre, l’intera nazione si sentiva umiliata dall’atteggiamento degli altri stati. Il rimborso dei danni di guerra era un tributo intollerabile. Le altre nazioni avevano i loro armamenti; soltanto la Germania era disarmata. Hitler scancellò il senso della disfatta. Dette alla gioventù tedesca speranze e fede nel futuro, restituì loro il rispetto di sé”””” (pag 286)”,”EURx-294″
“GIBELLI Antonio”,”2 Secoli. Ottocento Novecento.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova nel 1942 dove insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere. Ha diretto la rivista ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto studi di storia del movimento operaio e delle classi subalterne. Ha scritto tra l’altro ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”STOU-008″
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani 1915-1918.”,”GIBELLI insegna storia contemporanea all’Univ di Genova . Per anni ha diretto la rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’, e oggi ‘Ventesimo secolo’. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Peronne (FR). Fra i suoi libri: -Genova operaia nella Resistenza. GENOVA. 1967 -L’officina della guerra. TORINO. 1998 Ha curato il volume relativo alla Liguria nella ‘Storia d’Italia’ (EINAUDI, 1994).”,”ITQM-013″
“GIBELLI Antonio”,”Genova operaia nella Resistenza.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova il 10 luglio 1942. Ha compiuto gli studi presso l’Univ di Genova dove si è laureato in Filosofia nel 1965. Insegnante di scuola secondaria, collabora alla rivista ‘Movimento operaio e socialista’. All’atto della fondazione del PSIUP nel 1964 ha aderito a questo partito.”,”ITAR-006″
“GIBELLI Antonio VENTO Salvatore BOTTA Livia, in”,”Gli operai di Genova (1950-1970). Monografia.”,”Comitato direttivo di ‘Classe’: Riccardo GUASTINI Giuseppe BARILE Paolo BOLZANI Renato LEVRERO Giancarlo CONSONNI Andreina DAOLIO Emilio FRANZINA Danilo GIORI Graziella TONON Mario ALCARO Carlo CAROTTI Giovanni CONTINI Stefano MERLI Salvatore VENTO”,”MITT-078″
“GIBELLI Antonio RUGAFIORI Paride a cura; saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI”,”Storia d’ Italia. Le regioni dall’ Unità a oggi. La Liguria.”,”Saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI. “”Nel Medioevo la nobiltà aveva conservato il tradizionale comportamento ‘natalista’; le donne aristocratiche si sposavano giovani, erano ben nutrite e quindi più sane delle popolane; avevano una più attenta cura estetica e igienica della persona, raggiungevano la pubertà più giovani e la menopausa più avanti negli anni, sicché, mantenendo più a lungo la loro appetibilità sessuale, erano più prolifiche delle popolane. Se madri, le donne della nobiltà si avvalevano di balie, il che permetteva una pronta ripresa dei rapporti sessuali e della fecondità e potevano godere di una libertà nei rapporti sessuali rara in Europa. Sempre nel Medio Evo nell’ aristocrazia le pratiche contrarie alle gravidanze erano confinate ai rapporti extra coniugali; (…)””. (pag 520)”,”ITAB-180″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea all’ Università di Genova ed è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operao e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. Tra i suoi libri ‘L’ officina della guerra’ (1998), ‘La grande guerra degli italiani’ (1998). Ha curato ‘La Liguria della Storia d’ Italia’ (1994). “”Il sacrificio di sé dei giovani può essere letto alla luce del tema della morte eroica come espressione di virilità, la cui elaborazione risaliva al tardo Ottocento e aveva fortemente improntato le ideologie nazionaliste in tutta Europa. Il mito del “”morire giovani”” aveva assunto una particolare pregnanza in contesti demografici come quello inglese in cui il tasso di mortalità era da tempo in continua discesa, sicché la morte era sempre più esclusivamente associata alla vecchiaia e la morte giovane era divenuta un’ autentica rarità: tutto al contrario che nella demografia d’ ancien régime. La morte del combattente era dunque potuta apparire morte bella anche perché era, contro l’ esperienza corrente, una morte giovane, dissociata dalla decrepitezza della vecchiaia e associata alla forza, alla virilità, alla buona salute, appunto alla bellezza della gioventù. Si tratta di un mito etico ed estetico che subì, nei fatti, uno scacco spaventoso proprio nel corso della Grande Guerra, quando morire giovani divenne una regola e la morte prese forme massificate e oscene, anche se non mancò il tentativo di rilanciarlo proprio per fronteggiare le conseguenze destabilizzanti del disastro””. (pag 175)”,”ITAF-222″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova ed è uno studioso della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operaio e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. “”Nella memoria del conflitto il senso del lutto, l’ attrazione misteriosa per la forza sconvolgente del grande evento, si mescolano dunque con il fascino dell’ avventura fuori dell’ ordinario e dell’ impresa gloriosa. A cose fatte, si può provare rimpianto per non aver potuto prendere parte all’ esperienza eccezionale. La guerra appare, a una parte delle nuove generazioni, come una specie di rito iniziatico capace di conferire un alone speciale di prestigio e di maturità a chi l’ha attraversato. L’ impulso della mobilitazione patriottica si converte in nostalgia della guerra passata, invidia per i fratelli maggiori che hanno potuto parteciparvi, aspettativa sia pure solo virtuale di una guerra futura. Il principio dell’ avvincendamento delle generazioni, già evocato a garanzia di resistenza durante il conflitto, viene riproposto come cemento della nazione attraverso il tempo e illimitata alimenazione del suo spirito eroico.”” (pag 284) Chiamata alle armi. “”La Grande Guerra fa registrare un’ulteriore stretta nel coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti nelle pratiche di nazionalizzazione.”” (pag 15)”,”GIOx-057″
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”[‘Quanto alle cifre sulla diserzione, se pure i condannati per tale reato furono oltre centomila, solo 6000 di questi erano disertori in reparti di linea, e solo 2000 con passaggio al nemico (15). La casistica al riguardo è piena di rientri tardivi al reparto, di sbandamenti, di smarrimenti e, come vedremo, di fughe inconsapevoli piuttosto che di deliberate scelte di diserzione. Il fatto è che a quel punto sottrarsi, fuggire, far perdere le tracce della propria identità è diventato quasi impossibile. Prima lo Stato era estraneo ma anche lontano: si presentava occasionalmente a sconvolgere la vita e l’economia private, a esigere tributi dell’una e dell’altra, ma non era insediato stabilmente al loro interno. Lasciava spazi di autonomia e zone sociali franche. Era una minaccia permanente ma una presenza saltuaria. Ora appare vicino, invadente. Il suo arbitrio prende la forma della necessità, del meccanismo “”uniforme come un orologio”” (16). La sua azione non è più solo negativa, di esclusione, controllo, repressione, ma positiva, di coinvolgimento e promozione. Il territorio del suo intervento è divenuto più esteso e insieme più profondo: va ormai dall’esteriorità dei comportamenti all’interiorità dei sentimenti e dell’immaginario, investe le forme della comunicazione e dei rapporti fra uomini. Non solo l’identità anagrafica è stata fissata irrimediabilmente, ma persino quella psicologica è sotto osservazione. L’esperienza della guerra che trascina via da se stessi è l’esperienza moderna dello Stato’ (pag 81-82). Note: (15) Monticone, ‘Il regime penale’, cit., p. 437; (16) A determinare questo risultato coopera anche l’allineamento di altre grandi istituzioni come la Chiesa, di cui la guerra ha, per amore o per forza, accelerato l’avvicinamento allo Stato. Non manca un sentore di tale processo nelle direttive delle alte gerarchie, pur con tutte le prudenze del caso, anche perché in materia la Chiesa doveva rinunciare a diritti e consuetudini riconosciuti. (…)]”,”QMIP-004-FPA”
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani.”,”Vincitore del premio Acqui Storia (1999) questo libro di Gibelli è un affresco storico della prima “”guerra totale””. Gibelli insegna storia contemporanea nell’Università di Genova. Renitenza e diserzione. “”C’erano diversi modi per sfuggire all’infernale meccanismo della guerra, nessuno dei quali facile né privo di rischi. Il primo era ovviamente quello di non presentarsi alla chiamata. Si trattava della renitenza, un reato punito molto severametne, per cui era impossibile praticarla senza nascondersi o fuggire all’estero. Da tempo l’abitudine di nascondersi o a espatriare per sottrarsi al servizio militare era diffusa, specialmente nel mondo contadino. (…) Un altro modo per sottrarsi alla macchina della guerra era la diserzione, che consisteva nel rendersi irreperibili dopo essere stati arruali e assegnati a un corpo. In verità la diserzione in senso proprio comportava il cosidetto “”passaggio al nemico””, considerato il reato più grave e disonorevole. A essere condannato per questo specifico reato fu un numero piuttosto esiguo di soldati: circa 2000. Le diserzioni così intese erano molto rischiose: sfuggire alla sorveglianza dei superiori, raggiungere le linee avversarie e riuscire a penetrarvi senza essere preso a fucilate prima di aver potuto manifestare le proprie intenzioni; era tutt’altro che facile. (…) Spesso le fughe avvenivano in gruppo (…). Nella categoria della diserzione venivano classificati in verità anche comportamenti molto diversi dal passaggio al nemico, sostanzialmente assai meno gravi anche se spesso puniti con altrettanta severità. I casi più comuni riguardavano l’allontanamento dai reparti verso l’interno del paese o i ritardi nel ripresentarsi dopo una licenza o una missione. I soldati condannati per reati di questo tipo commessi mentre si trovavano nei reparti in linea furono poco più di 6000. Molto più numerosi (oltre 93.000) furono quelli giudicati colpevoli per essersi allontanati o non essere rientrati mentre i reparti si trovavano nelle retrovie, in riposo, o mentre erano in licenza”” (pag 107-115)”,”QMIP-131″
“GIBELLI Antonio SCAPPINI Remo BALESTRERI Leonida TERRACINI Umberto TAVIANI Paolo Emilio PERTINI Sandro MACHIAVELLI Paolo MARTINO Enrico GIMELLI Giorgio CASTAGNINO Paolo CICCIARELLI Tullio CANESSA Luigi don ROSSELLI Carlo”,”La Resistenza in Liguria. Numero speciale.”,”Numero Speciale di proprietà di GB In bibliografia citate cinque opere in cui si parla della Casa dello Studente (pag 103) (libri di Luciano Bolis, Pietro Caleffi, Renato Madia, Alfredo Poggi, Mario Zino) Tra i partigiani stranieri nella resistenza in Liguria si citano i nomi di Rudolf Jacobs, ufficiale della marina tedesca, e del russo Fiodor Poletaev. (pag 69)”,”ITAR-209″
“GIBELLI Antonio”,”La scuola come maneggio del sistema. Breve storia di un manifesto antiautoritario.”,”””Mi accade spesso di incontrare studenti divenuti uomini e donne maturi, i quali mi richiamano con qualche nostalgia e in maniera vivida il tema di una lezione che li aveva affascinati, fosse il concetto di tempo in sant’Agostino o l’essenza del cristianesimo secondo Feuerbach (l’adozione del testo con questo titolo come classico di lettura filosofica, nel corso della mia supplenza al liceo D’Oria, fece scandalo e sollevò un putiferio in tutto l’establishment della scuola, costandomi una telefonata minacciosa del prete insegnante di religione. Quegli studenti avevano dunque studiato con piacere e il loro processo di apprendimento ci aveva guadagnato.”” (pag 13) “”Come dice Epicuro, dobbiamo liberarci dalla paura degli dei”” (pag 43) Antonio Gibelli, docente di stroia contemporanea all’Università di Genova, è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha fondato l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare per la raccolta di lettere, diari e memorie di gente comune.”,”GIOx-101″
“GIBELLI Antonio; BOTTA Roberto (a cura); LAZAGNA Giovanni Battista”,”Per la morte di Giovanni Battista Lazagna (Gibelli); Intervista con Giovanni Battista Lazagna sui rapporti tra distaccamenti e comandi di brigata e divisione (Lazagna, Botta).”,”Lazagna ha pubblicato ‘Il caso del partigiano Pircher’ (La Pietra, 1975) (v. Scheda biografica) Nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, il partigiano Giovanni Pircher, incarcerato da undici anni, sta scontando trent’anni di reclusione (ridotti a venticinque per due condoni) per fatti di guerra. È stato infatti condannato dalla Corte di Assise di Appello di Trento per l’uccisione di un capitano dall’esercito tedesco avvenuta il 22 aprile 1945, per l’uccisione di un caposquadra della polizia ausiliaria nazista S.O.D. (Südtiroler Ordnung Dienst), per rapina di un binocolo e di lardo presso un membro del S.O.D., per una sparatoria contro i muri della casa di un altro membro del S.O.D. Giovanni Pircher si è sempre proclamato e si proclama tutt’ora innocente delle due uccisioni (e come vedremo dalle carte processuali non emergono seri indizi e neppure prove di una sua colpevolezza) ed appare quasi incredulo quando gli si dice che se avesse ucciso i due nazisti, avrebbe semplicemente fatto il suo dovere di partigiano, avrebbe ubbidito agli ordini del legittimo governo italiano. (Ibs) Volumetto acquistato il 21.11.2022 da Maremagnum Euro 16.99 compresa spedizione pagato con Paypal ufficio Grazie Il tuo ordine 14864161 è andato a buon fine! Ti abbiamo inviato una e-mail a txboz@tin.it con il riepilogo del tuo ordine Lo stato del tuo ordine è attesa disponibilità La conferma avverrà entro 2 giorni lavorativi. Se hai un account registrato, puoi monitorare lo stato del tuo ordine e tracciare la spedizione. Non hai un account? Registrati per i prossimi ordini! Riepilogo ordine 14864161 Stato dell’ordine attesa disponibilità Spedito a Gianfranco Bozzano Via Cornigliano 31A/4, GENOVA (GE) , 16152, IT Spedizione Libri Usati Macchia d’inchiostro Standard-Consegna entro il 7/12/2022 Pagato con Paypal”,”ITAR-007-FGB”
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”Antonio Gibelli, nato a Genova nel 1942, ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Genova. Dal 1975 è condirettore della rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’. Ha pubblicato ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968), ‘La prima guerra mondiale’ (1975), ‘Grande guerra e società di massa’ (1982). Parole di guerra, guerra di parole. “”L’ìnfluenza esercitata attraverso la pratica diffusiva della scrittura dallo Stato e dalle classi dominanti sul linguaggio dei subalterni non concerne solo il lessicodella burocrazia. Si estende ampiamente ai temi del patriottismo e all’ideologia nazionale. I contadini imparano a nominare la patria prima di sapere cosa sia”” (pag 99)”,”QMIP-022-FSL”
“GIBELLI Antonio”,”La prima guerra mondiale.”,”Karl Liebknecht vs i nuovi crediti di guerra 2 dicembre 1914 Conferenza di Zimmerwald e Kiental 1915 1916″,”QMIP-001-FMB”
“GIBRAN Kahlil, a cura di Tommaso PISANTI”,”Il folle. Poesia in prosa. Il diverbio.”,”GIBRAN nacque nel 1883 a Bisharri, nel Libano e morì nel 1931 a New York. Fu poeta, filosofo, pittore. La sua fama andò oltre il Medio Oriente. La sua poesia fu tradotta in venti lingue. Gli ultimi vent’anni li passò in America. Tommaso PISANTI insegna letteratura nordamericana all’ Università di Salerno. Ha scritto ‘Poesie del Novecento americano’, ‘Dantismo americano’. “”La volpe. Una volpe guardò la sua ombra al sorgere del sole, e disse: “”Voglio mangiare oggi, a pranzo, un cammello””. E si mosse per tutta la mattina alla ricerca di cammelli. Ma a mezzogiorno vide nuovamente la sua ombra, e disse: “”Mi basterà un topo””. (pag 37) “”Sconfitta”” (…) Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida, attraverso te so che giovane sono sempre e dal piede veloce, e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire. E in te ho trovato una distaccata riservatezza e la gioia di essere evitato e disprezzato. Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo, nei tuoi occhi ho letto che essere collocati sul trono è come essere fatti schiavi, e che essere compresi è essere rimpiccioliti, e che essere colti non è che arrivare a pienezza e come un frutto maturo cadere ed essere consumati. (…) (pag 63)”,”VARx-096″
“GIBRAN Kahlil”,”Gesù figlio dell’uomo.”,”Gibran Kahlil GIBRAN nasce nal 1883 a Bisharri, nel Libano e muore a New York nel 1931. E’ stato poeta filosofo e pittore.”,”RELC-371″
“GIBSON Charles CARMAGNANI Marcello ODDONE Juan”,”L’ America latina.”,”””Dopo l’ acuta congiuntura del 1802, verso la metà del 1810 si assiste a un altro momento critico nella vita economica del vicereame. I disastri agricoli, provocati in parte da cause metereologiche, portano una depressione economica generale, acuendo le secolari contraddizioni strutturali. Si diffondono non solo la miseria, ma la fame, poiché non ci sono sostituti del mais, che costituisce la base dell’ alimentazione per le popolazioni rurali. Nel quadro di tali penurie, quando il vuoto di potere prodottosi in Spagna provocò la reazione nella province del Plata e della Nuova Granada, scoppiò in messico una rivoluzione diversa, che animarono due preti del clero più basso: uno bianco, Miguel Hidalgo y Costilla; l’ altro meticcio, José María Morelos. Hidalgo partì dalle regioni del nord – era prete nel villaggio di Dolores -, in una crociata contro la capitale del vicereame. (…) Hidalgo decreta l’ abolizione della schiavitù e la confisca dei beni e la pena di morte per chi non rispetti gli ordini delle forze rivoluzionarie. (…) Spagnoli europei e spagnoli americani formano causa comune per respingere e sottomettere gli insorti. Nel gennaio 1811, Hidalgo cade prigioniero e sei mesi dopo è fucilato a Chihuahua. I gruppi guerriglieri che lo seguivano ciecamente allora si disgregano, ma nonper questo si estingue l’ insurrezione. Dall’ epicentro del Messico indigeno per eccellenza, le regioni del Sud vicine al Pacifico, partendo dalla provincia di Guerrero, il prete Morelos riaccende la ribellione nell’ ottobre del 1811. Le sue bande armate terranno in iscacco le forze organizzate fino al 1815, eseguendo alla lettera il suo celebre “”decreto di devastazione””: “”Devono rendere inutilizzabili – diceva – tutte le grandi haciendas i cui terreni coltivabili superino un massimo di due leghe (…)””. Quando, nel 1813, Morelos s’impadronisce di Acapulco conquistando uno sbocco al mare, il sud rimane in suo potere ed egli riesce così a dare una maggior consistenza al suo movimento insurrezionale. (…) Il suo programma politico-sociale includeva, oltre alla dichiarazione di indipendenza del Messico, la soppressione della differenza di caste e riaffermava il suo proposito di dividere la gran proprietà”” (pag 236)”,”AMLx-084″
“GIBSON Richard”,”I Movimenti di Liberazione africana. Con una prefazione critica di Hosea Jaffe.”,”Richard Gibson, nato in California nel 1931, cominciò la sua carriera nel giornalismo con il ‘Philadelphia Afro-American’. Ad Algeri nel 1962 fu uno dei fondatori di ‘Révolution Africaine’ di cui curò la pubblicazione mensile in inglese fino al 1964. Da allora è stato inviato speciale della ‘Negro Press International’ e della rivista ‘Tuesday’. Ha lavorato per la CBS a New e l’Agenzia France-Presse a Parigi.”,”AFRx-125″
“GIC”,”GIC. Tesi sul bolscevismo.”,”””Il GIC, qualche volta GICH, Gruppo Internazionale Comunista Olandese, affonda le sue “”radici storiche nell’ala sinistra del SDAP, Partito Socialdemocratico Operaio, fondato dai “”dodici apostoli”” (1) nel 1894 e a sua volta derivava dalla Lega socialdemocratica, nota come Lega socialista, fondata da “”Fernand Domela Niewenhuis (2) e alcuni gruppi socialisti olandesi nel 1881″” (pag 3) (1) Così è noto il gruppo che condusse alla fondazione del Partito social-democratico, il cui programma richiamava largamente quello di Erfurt della socialdemocrazia tedesca. Fra i fondatori ricordiamo A.H. Gerhard (1858.-1948), P.J. Troelstra (1860-1930), H.H. van-Kol (1852-1925), V.H. Vliegen (1826-1947), H. Polak (1868-1943), F. van der Goes (1859-1939) (2) Fernando Domela Nieuwenhuis (1846-1919) pastore e figlio di un pastore titolare di una chiesa luterana all’Aja, divenne famoso come predicatore (…). Internazionalista e antimilitarista convinto, fu subito il capo, anche se non dichiarato, del socialismo olandese”,”MHLx-046″
“GIDDENS Anthony”,”Durkheim.”,”A. GIDDENS insegna sociologia nel King’s College di Cambridge. Tra le sue opere recenti il Mulino ha pubblicato in edizione italiana: ‘Le conseguenze della modernità’ (1994), ‘Sociologia’ (1994 (2)), ‘La trasformazione dell’intimità’ (1995), ‘Oltre la destra e la sinistra’ (1997).”,”BIOx-002″
“GIDDENS Anthony”,”La terza via. Manifesto per la rifondazione della Socialdemocrazia.”,”Anthony GIDDENS, secondo il recensore, il più prestigioso sociologo contemporaneo, dirige la London School of Economics. Tra i suoi saggi tradotti in italiano: -La costituzione della società, 1990 -Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, 1994 -Oltre la Destra e la Sinistra, 1997 -Capitalismo e teoria sociale, 1998″,”UKIx-040″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”GIDDENS ha insegnato all’ Università di Cambridge e di Leicester, e in altre università all’ estero. Ha scritto ‘Politics and Sociology in the Thought of Max Weber””, “”Emile Durkheim”” e “”The Class Structure of the Advanced Societies””. “”La critica alla filosofia del diritto di Hegel, scritta nel 1843, è la prima opera di Marx in cui si può intravedere sul nascere la concezione materialistica della storia, e costituisce il punto di partenza per lo studio dell’ alienazione affrontato più in dettaglio da Marx nei Manoscritti economico-filosofici un anno più tardi. (…)””. (pag 31) “”Per realizzare ciò che Marx chiama la “”vera democrazia”” è necessario, secondo la sua analisi, superare l’ alienazione prodottasi tra l’ individuo e la comunità politica, risolvendo la dicotomia tra gli interessi “”egoistici”” degli individui che compongono la società civile e il carattere “”sociale”” della vita politica. L’ unica via aperta a questo scopo è di attuare dei concreti mutamenti nelle relazioni intercorrenti tra lo stato e la società, in modo che la partecipazione universale alla vita politica, che al momento attuale è solo un ideale, diventi una realtà. “”Hegel parte qui dallo Stato e fa dell’ uomo lo Stato soggettivizzato; la democrazia parte dall’ uomo e fa dello Stato l’ uomo oggettivato. … Nella democrazia, il principio formale è al tempo stesso il principio materiale””. La conquista del suffragio universale è il mezzo indicato concretamente da Marx a questo scopo. Il suffragio universale infatti dà un’ esistenza politica a tutti i membri della società civile, e quindi elimina ipso facto il “”politico”” come categoria separata. “”Soltanto nell’ elezione illimitata, sia attiva che passiva, la società civile si solleva realmente all’ astrazione da se stessa, all’ esistenza politica come sua vera esistenza generale essenziale””. (pag 33-34)”,”TEOS-111″
“GIDDENS Anthony”,”Cogliere l’occasione. Le sfide di un mondo che cambia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-021-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Identità e società moderna.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra, La terza via,”,”TEOS-024-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”ECOS-002-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOP-038-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La struttura di classe nelle società avanzate.”,”GIDDENS Anthony ha compiuto i suoi studi all’Università di Hull e alla London School of Economics ed è stato ‘Fellow’ del King’s College di Cambridge. E’ autore di ‘Capitalism and Modern Social Theory’ (1971) e di ‘Political Sociology in the Thought of Max Weber’. Il volume contiene molte note a margine manoscritte (fondo Palumberi) “”Saint-Simon più di Comte può essere considerato il padre della sociologia, nonostante quest’ultimo abbia coniato il nome della nuova disciplina. Le idee di Saint-Simon hanno lasciato una duplice eredità, in quanto da esse sono scaturiti da un lato il positivismo di Comte e successivamente, attraverso Durkheim, le teorie moderne della «società industriale», e dall’altro l’analisi e la critica del «capitalismo» formulate da Marx e dalla successive generazioni di studiosi marxisti (1). Saint-Simon non può dirsi un pensatore sistematico; i suoi scritti sono caotici ed abbastanza spesso si contraddicono. Ma egli è riuscito a mettere assieme gli elementi di una teoria coerente delle classi sociali nell’ambito di una interpretazione dello sviluppo dell’Europa dall’era classica sino all’età dell’industrialismo moderno. Secondo Saint-Simon, la società passa attraverso stadi di crescita, maturità e declino; ognuno dei successivi tipi di società porta in sé «il germe della propria distruzione», germe generato dal suo sviluppo interno. L’era contemporanea è caratterizzata dalla propensione al conflitto sociale in quanto è in uno stadio di transizione; il feudalesimo in piena decadenza non è ancora completamente distrutto, e la società industriale che sta sorgendo è solo in parte formata. Saint-Simon identifica l’origine materiale della nuova società nello sviluppo dei liberi comuni urbani verso la fine del periodo feudale; questi hanno fatto sì che si consolidasse una «cittadinanza» urbana indipendente dalla aristocrazia feudale. Questa borghesia urbana è stata il nucleo della nuova classe di ‘industriels’, che giustificano le loro pretese di potere attraverso la proprietà dei beni mobili creati dalla manifattura. L’uso che Saint-Simon fa del termine ‘industriel’, e più in generale l’uso che fa del concetto di «classe», è lungi dall’essere coerente. In qualche caso egli parla degli industriali come di un sub-raggruppamento definito della società, una classe distinta da quella dei ‘proletaires’. Ma altre volte, ed in modo più caratteristico, egli considera ‘industriels’ tutti coloro che hanno a che fare con la produzione industriale, contrapponendoli agli elementi «parassitari» ancora annidati nei resti dell’ordine feudale. In questa seconda accezione la classe degli ‘industriels’ comprende ogni individuo «che lavora per produrre o per mettere a disposizione dei diversi membri della società uno o più mezzi per soddisfare i loro bisogni o i loro gusti fisici» (2). Avendo presente questa concezione, egli afferma che la classe industriale è destinata a divenire la «sola classe» della società. Nella società industriale il dominio coercitivo di una minoranza sulla maggioranza, che ha caratterizzato tutte le forme di società del passato, sarà sostituito da un ordine liberamente accettato da tutti i suoi membri. L’avvento della società industriale trasferirà la sete di potere degli uomini dall’asservimento degli esseri umani all’asservimento della natura. Pertanto la società «ad una sola classe» è una «società senza classi», anche se non una società egualitaria in termini della distribuzione differenziata delle ricompense. Nella società industriale l’«amministrazione» di cose sostituirà il «governo» di uomini: lo stato, come strumento del dominio di classe, scomparirà. E’ evidente che molti degli elementi più importanti della concezione marxiana delle classi e del conflitto di classe si trovano in Saint-Simon. Ma, se è vero che Marx è ampiamente debitore nei confronti di Saint-Simon, è anche vero che egli si è basato molto su altre tradizioni teoriche, tra le quali naturalmente in primo luogo la filosofia classica tedesca e l’economia politica ortodossa di Smith e Ricardo, e che la visione generale che egli ha formulato costituisce una sintesi molto più affascinante di quella sviluppata dai suoi predecessori”” (pag 29-30) [Anthony Giddens, La struttura di classe nelle società avanzate’, Bologna, 1973] [(1) Si veda Georges Gurvitch, ‘La sociologie du jeune Marx’, in ‘Cahiers internationaux de sociologie’, IV 1948, per una calzante dimostrazione della importanza delle idee di Saint-Simon nella evoluzione del pensiero di Marx; (2) Saint-Simon, ‘La physiologie sociale’, a cura di G. Gurvitch, Paris, 1965 p. 141] Nota ‘La sociologie du jeune Marx’ si trova in ‘La vocation actuelle de la sociologie’ di Gurvitch (vedi Archiv). Nota sull’influenza di Savigny su Marx vedere: Hasso Jaeger, Savigny et Marx, Extr. des “”Archives de philosophie du Droit””, t. 12, “”Marx et le Droit moderne””, p. 65-89.”,”TEOS-242″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra. La terza via, Cogliere l’occasione, Il mondo che cambia.”,”TEOS-047-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La trasformazione dell’intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”STOS-016-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Oltre la destra e la sinistra.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-056-FL”
“GIDDENS Anthony, a cura di Marzio BARBAGLI”,”Fondamenti di sociologia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-070-FL”
“GIDDENS Anthony a cura di Alberto Martinelli”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-010-FV”
“GIDE André”,”Journal 1939 – 1942.”,”Edizione incomplete di questo giornale sono apparse a New York (1944), ad Algeri (1944) e in Svizzera (1945) precedute da una prefazione pubblicata in appendice. GIDE trova una risorsa inesauribile il libro di ECKERMANN ‘Les conversations avec Goethe’.”,”VARx-017″
“GIDE André”,”Saül. Drame en cinq actes. 1896.”,”Il dramma in cinque atti ‘Saul’ di A. GIDE è stato rappresentato per la prima volta sulle scene del Vieux-Colombier nel 1922 messo in scena da Jacques COPEAU. Nato nel 1869 a Parigi, André GIDE cresce in un’ atmosfera di protestantesimo molto rigido che orienterà tutta la sua esistenza spingendolo alla rivolta contro la morale e le abitudini borghesi con cui si trova male la sua natura complessa. La sua vita privata è strettamente legata alla sua opera. Ne ‘Les Nourritures terrestres’ (1897) la cui influenza è stata considerevole, il suoi ideale anticonformista che giungerà alla tesi de “”l’ acte gratuit”” (sviluppata ne ‘Les Caves du Vatica’). Sul piano sociale denuncia gli abusi del colonialismo in Africa ove compie numerosi viaggi. Il suo stile classico ottiene il premio Nobel nel 1947. Muore a Parigi nel 1951. Nel 1908 è stato uno dei fondatori della ‘Nouvel Revue Francaise’ (NRF). GIDE in questo dramma vuole dimostrare secondo l’ introduzione che “”la passività davanti alle tentazioni distrugge una personalità”””,”VARx-190″
“GIDE André”,”I sotterranei del Vaticano. “”Sotie””.”,”””André GIDE esordì giovanissimo in letteratura nell’ ambito di un sia pur particolare simbolismo, rivelò subito una grande squisitezza stilistica. Ma ben presto si volse ad approfondire i grandi temi di una esperienza personale sulla quale si rispecchiava ed echeggiava l’ “”inquietudine”” dei tempi e i temi dell’ evasione dal puritanesimo (Les nourritures terrestre), dell’ amore (La porte étroite, La symphonie pastorale), dell’ impegno umanitario e politico (Voyage au Congo, Retour de l’ Urss), per citare solo una piccola parte della sua opera. Della molteplicità dei suoi interessi e dell’ acume della sua analisi, nonché del suo stile di “”classica”” limpidezza rimane inoltre testimonianza nel Diario e nella corrispondenza. Nel 1947 gli fu assegnato il premio Noble per la letteratura.”” (quarta di copertina) ‘””Perché non bisogna mai togliere a nessuno la possibilità del ritorno”” (Retz, VIII, p.93)’ (pag 29) “”Per parte mia, la scelta è fatta. Ho optato per l’ ateismo sociale. Questo ateismo, lo vado esprimendo da una quindicina d’anni, in una serie di opere…”” (Georges Palante, Cronaca filosofica del Mercure de France (dic . 1912) (pag 5) “”Di chi fidarsi, se non del papa? e se cedeva quella pietra angolare su cui poggiava la Chiesa, più nulla meritava di esser vero””. (pag 121)”,”VARx-214″
“GIDE Charles RIST Charles”,”Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours.”,”””Le régime capitaliste, dit un socialiste de l’école marxiste, engendre lui-même sa propre négation avec la fatalité qui préside aux métamorphoses de la nature”” (1). Et voici quelques-uns des faits qui nous révèlent que cette auto-destruction est en voie de s’accomplir: a) ‘Les crises’ de surproduction (ou plutôt des sous-consommation) qui deviennent chroniques. Elles ruinent le régime capitaliste et pourtant elles lui sont indissolublement liées. En effet, par l’accroissement continu du capital constant relativement au capital variable (autrement dit par l’emploi des machines entraînant une réduction de la main-d’oeuvre), le taux de la plus-value doit tendre sans cesse à diminuer. Pour lutter contre cette baisse, les capitalistes sont contraints de développer sans cesse la production et, comme on dit, de se rattraper sur la quantité. D’autre part, les ouvriers se trouvent dans l’impossibilité croissante de racheter avec leur salaire les produits de leur travail, parce qu’ils ne touchent jamais comme salaire une valeur égale au produit de leur travail et parce que d’ailleurs périodiquement ils se trouvent sans travail et réduits à chômer. Ceci était, comme nous l’avons vu déjà, une idée chère à Proudhon et c’est un des cas où l’influence de Proudhon sur Marx paraît difficile à nier. L’idée caractéristique de la théorie marxiste c’est donc que toute crise tient à une rupture d’équilibre entre le capital variable et le capital constant, parce que celui-ci grandissant sans cesse finit à un moment donné par manquer de base – mais que la crise elle-même, en entraînant l’écroulement d’une partie du capitalisation qui entraînera une nouvelle crise et ainsi de suite (2). b) Le développement du ‘paupérisme’, résultant lui-même de ces crise et du chômage. La classe capitaliste “”est devenue incapable de régner, car elle ne peut plus assurer à ses esclaves la subsistance qui leur permette de supporter l’esclavage. Elle en est réduite à les laisser tomber à une condition où ‘il lui faut les nourrir au lieu d’être nourrie par eux”” (3). c) La multiplication des ‘sociétés par actions. Par là la propriété individuelle se volatilise en chiffons de papier; elle se réduit à un ‘titre’, elle devient vraiment, comme le dit la loi, ‘anonyme’. Le profit apparait dans toute sa nudité, comme dividende indépendant de tout travail personnel et prélevé sur le travail des ouvriers. La fonction patronale se dépouille des caractères de direction, d’initiative, de travail personnel, qui servaient à la déguiser et à la justifier dans l’entreprise individuelle: elle se décompose en deux fonctions – d’une part celle de gros actionnaire parasitaire – d’autre part celle de gérant salarié. Du jour où toutes les entreprises d’un pays seront sous forme de sociétés anonymes et, mieux encore, de trusts qui sont comme la plus haute expression de la société anonyme, elles seront mûres pour l’expropriation socialiste, puisqu’il suffira, par une simple écriture, de faire passer au nom de la Nation tous les titres qui étaient inscrits au nom des actionnaires. On ne s’apercevra même pas que rien ait été changé dans le mécanisme économique. Ainsi l’expropriation de la classe bourgeoise sera bien plus aisée que ne l’a été, il y a quelques siècles, l’expropriation des artisans par les capitalistes. Car pour effectuer celle du passé il a fallu “”l’expropriation de la masse par quelques usurpateurs””, tandis que pour celle de demain, il suffira, grâce à la loi de concentration, “”de l’expropriation de quelques usurpateurs par la masse””. En somme, quel est – nous ne disons pas le but où l’idéal puisqu’elle se refuse à en assigner un – mais du moins l’aboutissement du programme marxiste? On dit généralement: l’abolition de la propriété privée, et on est d’autant plus fondé à le dire que le ‘Manifeste Communiste’ le déclare en propres termes: “”En ce sens les communistes ont le droit, en effet, de résumer leurs théories dans cette formule: abolition de la propriété privée”” (4)”” [Charles Gide Charles Rist, ‘Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours’, Paris, 1913] (pag 544-545) [(1) Labriola; (2) “”La conversion toujours renouvelée d’une partie de la classe ouvrière eu autant de bras à demi occupés ou tout à fait desouvrés, imprime au mouvement de l’industrie moderne sa forme typique. Comme le corps célestes, une fois lancés dans leurs orbes, les décrivent pour un temps indéfini, de même la production sociale, une fois jetée dans le mouvement alternatif d’expansion et de contraction, le répète par une nécessité mécanique”” (Capital, p. 280); (3) Manifeste Communiste, § 31; (4) Engels dit aussi: “”la tâche du Manifeste Communiste était d’annoncer la déchéance inévitable et imminente de la propriété bourgeoise”” (préface au Manifeste Communiste, traduction Andler, p. 11). Cependant on préfère aujourd’hui donner pour but au socialisme collectiviste l’abolition du salariat – l’abolition de la propriété n’étant que le moyen indispensable pour atteindre ce but ultime. Ainsi Labriola dit (‘Essai sur la Conception Matérialiste’, 2° édit., p. 62): “”Ils (les prolétaires) arrivent à comprendre qu’ils ne doivent viser qu’à une chose: l’abolition du salariat”” (…)]”,”ECOT-285″
“GIDE André”,”Ritorno dall’ URSS (Novembre 1936).”,”Il saggio di Claude Naville è tratto da ‘André Gide et le communisme’, Librairie du Travail, Paris, 1936 Testimonianze di A. Denier, A. Rudolf, Marcel Martinet, J. Sen”,”RUSU-009-FV”
“GIERSICH Peter KRAMER Bernd a cura; scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”Max Hoelz. Man nannte ihn: Brandstifter und Revolutionär, Robind Hood, Che Guevara, eine Anarchisten, den Roten General. Sein Leben und sein Kampf.”,”scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”MGEK-048″
“GIETINGER Klaus”,”Der Konter Revolutionär. Waldemar Pabst – eine deutsche Karriere.”,”Klaus Gietinger (1955) sociologo ‘Il contro-rivoluzionario. Waldemar Pabst – una carriera tedesca’”,”GERG-093″
“GIEYSZTOR Aleksander; edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA”,”Storia della Polonia, dalle origini ai nostri giorni l’epopea di un popolo indomito.”,”Comitato scientifico: Curatore generale Stefan KIENIEWICZ, docente Univ Varsavia; A. GIEYSZTOR doc Univ Varsavia, Emanuel ROSTWOROWSKI Accademia polacca delle scienze; Janusz TAZBIR Accademia polacca delle scienze; Henryk WERESZYCKI docente Univ Cracovia. Gli AA ringraziano i Prof. R.F. LESLIE del Queen Mary College, London Univ e il Dott. George SAKWA della Bristol Univ, per i loro contributi. Edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA. Aleksander GIEYSZTOR è il massimo studioso di problemi polacchi, autore di numerosi scritti storici conosciuti all’estero e collaboratore della Medieval History of Europe dell’Univ di Cambridge. Sotto la sua guida, una equipe di storici ha raccolto dati e documenti importanti per la realizzazione di quest’opera.”,”POLx-003″
“GIFFORD Rob”,”Cina. Viaggio nell’Impero del futuro.”,”Rob Gifford ha visitato la Cina per la prima volta nel 1987, quando era uno studente ventiduenne di lingue. Negli ultimi venti anni vi ha trascorso la maggior parte del suo tempo studiando e lavorando come reporter. Dal 1999 al 2005 è stato corrispondente da Pechino er la ‘National Public Radio’ e ha attraversato la Cina e il resto dell’Asia come reporter per ‘Morning Edition’. “”La parte cruciale di quest’analisi è la frase “”se non succederà qualcosa di sconvolgente””. Io penso che, se tutto continua a filare relativamente liscio, e se l’economia continua a crescere (o se anche dovesse rallentare un po’), il governo cinese potrebbe benissimo continuare così com’è senza troppe riforme politiche. Si è già dimostrato un provetto camaleonte ideologico, in grado di trasformarsi a seconda delle diverse condizioni. Potrebbe benissimo continuare a finanziare le proprie inefficienze e tenere a bada il dissenso che sale sempre più forte dalla base. Ma quest’analisi non tiene conto della possibilità di un improvviso guasto al sistema. Penso a qualcosa di imprevisto, inatteso, un po’ come la crisi finanziaria nel Sudest asiatico (ma non in Cina) del 1997-98. La Cina è molto diversa dalla Thailandia e dall’Indonesia, ma il miracolo economico cinese è attraversato da grosse crepe; ed è certamente più fragile di quanto sembra”” (pag 350)”,”CINE-082″
“GIGANTE Valerio KOCCI Luca TANZARELLA Sergio”,”La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima guerra mondiale.”,”Valerio Gigante, insegnate di lettere nei licei, collaboratore di Micromega, Luca Kocci insegnante di italiano e storia nelle scuole superiori e collaboratore del ‘Manifesto’. Sergio Tanzarella è ordinario di storia della Chiesa persso la Facoltà Teologica dell’Italia meridionale di Naoli ove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. Gli scandali sulle forniture di guerra. “”Proprio affidandosi al generale consenso della stampa così lautamente comprato e contando su un difetto di vigilanza, di controllo e di contabilità da parte degli organi dello Stato, l’Ilva aveva avanzato richieste di pagamento in liquidazione del tutto infondate e basate su conteggi irregolari. A guerra finita, nonostante lo Stato fosse in credito, l’Ilva pretendeva ancora 131 milioni. Ma la vicenda Ilva non era solo un caso isolato (…). Sicuramente più pecoreccia apparve, poi, la vicenda dell’Ansaldo, l’industria che vantava grandi meriti per il proprio presunto contributo alla vittoria dopo Caporetto. Si trattava di un’incredibile doppia vendita degli stessi cannoni 381/40. Questi erano stati ordinati dalla Marina la quale, dopo aver pagato un lauto anticipo, decise di cederli gratuitamente all’esercito. Ma contemporaneamente l’Ansaldo, certo per “”pura distrazione””, la stessa partita di cannoni l’aveva venduta anche alla Direzione artiglieria e genio del Sottosegretariato armi e munizioni con un prezzo superiore del 400%. Alle contestazioni inoppugnabili della Commissione [parlamentare per le spese di guerra, ndr] (gli stessi cannoni venduti due volte), l’Ansaldo aveva ammesso la frode e restituito 9 milioni di lire. Ma la distrazione sembrava essere caratteristica dei Perrone, proprietari dell’Ansaldo, i quali affermarono per lungo tempo di avere dovuto pagare a caro prezzo i noleggi della Società italiana di navigazione, dimenticando che la stessa società per azioni era di loro quasi esclusiva proprietà, e che, pertanto, pagando a se stessi avevano ottenuto un lucro straordinario. Altro scandalo gravissimo fu quello dell’Aereonautica, già oggetto di inchieste durante la guerra, il settore industriale di produzione di aerei, ad inizio del conflitto, partiva da zero come progettazione e produzione di materiali, dipendendo quasi totalmente dall’estero. Ma a questa situazione di impreparazione si aggiunsero errori e speculazioni che costarono lo spreco di centinaia di milioni. Tra le tante vicende si consideri quelloa della produzione di aerei Ca.5 (Caproni 600 HP) e dei motori V.6 (Isotta Fraschini). L’Aeronautica aveva ordinato 4.015 aerei e 12.700 motori per un totale di 711 milioni. Alla fine della guerra gli aerei consegnati erano 130 e i motori 360, ma tutte le 23 ditte coinvolte nella vantaggiosa operazione avevano intascato già 200 milioni distribuiti come anticipo anche alle 19 ditte che a fine guerra non avevano consegnato né un aereo, né un motore. Sempre in materia di veivoli occorre ricordare quelli della Fiat-Sia, che aveva come rappresentante Giovanni Agnelli, strutturalmente inadatti al volo e causa di numerosi incidenti mortali, ma tutti regolarmente pagati (12). Di ancora più grave portata furono le indagini sulla spedizione italiana in Albania, che dalla documentazione (oggi irreperibile nell’archivio della Camera dei deputati) apparve come una impresa folle, gestita in modo incompetente e corrotto, che avrebbe portato alla morte di molti soldati e a ingenti perdite economiche per la realizzazione di opere di dubbia utilità (strade, ferrovie e porti) o voluttuarie come per gli alti ufficiali di lussuose abitazioni con preziosi arredi. Una operazione costata complessivamente 13 miliardi dei quali diversi chiaramente sprecati.”” (12) Cfr. Maurizio Simoncelli, “”La produzione bellica e navale nelle carte della commissione””, in Carlo Crocella – Filippo Mazzonis (a cura di), ‘L’inchiesta parlamentare sulle spese di guerra (1920-1923)’, vol. I. cit., pp. 494-498. Più in generale sulla crescita della Fiat grazie alla guerra cfr. Massimiliano Italiano, ‘La Fiat al fronte. La grande industria tra guerra e sviluppo’, Phasar, Firenze, 2007 (pag 31-33)”,”QMIP-211″
“GIGLI MARCHETTI Ada”,”Le edizioni del Corbaccio. Storia di libri e di libertà.”,”GIGLI MARCHETTI Ada insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Si è dedicata agli studi sull’ associazionismo dei tipografi pubblicando la monografia ‘I tre anelli. Mutalità, resistenza, cooperazione dei tipografi milanes, 1860-1925’ (1983) (v. retrocopertina).”,”EDIx-018″
“GIGLI Guido”,”La seconda guerra mondiale.”,”Bibliografia di Gigli, Guido, storico: Il Congresso di Vienna (1814-1815), Firenze, Sansoni, 1938, 286 p.; Congresso di Vienna Errore strategico della Luftwaffe. “”Col suo discorso del 19 luglio al Reichstag, Hitler ruppe il silenzio del mondo, che attendeva l’invasione, offrendo proposte di pace all’Inghilterra. Queste proposte furono avanzate perché il cancelliere non voleva rimproverarsi di aver trascurato di mettere gli imponderabili nel suo campo, alla vigilia della più grande impresa militare dell’Europa moderna. Se l’Inghilterra, per caso sorprendente (ed egli sapeva che non c’era da aspettarselo), avesse accettato i fatti compiuti, la Germania avrebbe concluso con un immenso successo la guerra, evitando di far l’esperienza di un’operazione anfibia, tanto più pericolosa quanto meno i suoi rischi riuscivano calcolabili. Se invece, com’era quasi certo, il primo ministro britannico non si fosse mostrato disposto «a salire il calvario della capitolazione», sarebbe riuscito facile al capo tedesco rinfocolare l’odio dei «nazisti e chiamarli a gettare a ginocchi l’ostinata ‘Cartagine bellicista’». Ma la ‘Luftwaffe’ non si presetnava intatta al cimento, da cui dipendeva la sorte della guerra: nelle due battaglie della Manica e di Francia aveva perduto più di 1000 apparecchi, in gran parte sotto i colpi della caccia francese, che col suo sacrificio totale faceva sentire, anche dopo l’armistizio di Rethondes, i benefici nel corso del conflitto. Contro una massa di 5000 aerei di prima linea, l’Inghilterra affrontava, l’8 agosto, l’urto supremo con meno di 700 caccia, in gran parte formati da ‘Hurricane’, che, bene armati, protetti e maneggevoli quanto gli ‘Spitfire’, erao a questi inferiori per non meno di 50 km di velocità oraria. Alle macchine di qualità della RAF, Goering opponeva i suoi caccia monomotori ‘Messerschmitt’ ME 109 e bimotori ME 110. I ‘Messerschmitt’ erano armati meglio degli stessi ‘Spitfire’ e più veloci degli ‘Hurricane’, ma molto meno maneggevoli de dui tipi d’aerei britannici. La caccia tedesca accompagnava i convogli incursori dei bombardieri in picchiata: «il problema della caccia inglese consisteva nell’impegnare i cacciatori tedeschi di protezione con una parte dei suoi effettivi e nel distruggere con il resto i bombardieri, incapaci di difendersi da soli». La lotta ebbe inizio l’8 agosto e si concluse, attraverso quattro fasi, il 31 ottobre 1940, con l’insuccesso tedesco. L’attacco ebbe inizio, nella sua prima fase (8-18 agosto), il 15, il 16 e il 18. La ‘Luftwaffe’ inviò all’attacco massicce formazioni di bombardieri scortati da caccia. I tedeschi tesero in questo prima fase ad attaccare gli obiettivi più vicini alla costa, per attirare la caccia nemica e per lanciare successivamente il grosso dei bombardieri contro i porti, gli aeroporti e i convogli nella Manica. Questa tattica affaticò la RAF, che dovette tener testa all’avversario fin dali primi contatti, in specie poi allorché si delineava il prescelto vero obiettivo. Però, nonostante tutto, la Luftwaffe fu costretta a riconoscere di aver trovato una difesa più efficace del previsto. Inoltre, in questa prima fase si delineò l’errore strategico di impostazione generale della lotta compiuto dalla Luftwaffe. L’errore si manifestò nel fatto che la battaglia fu impegnata in modo organico solo contro gli aerei in volo, mentre un programma non altrettanto compiuto e sistematico venne perseguito contro gli aerei al suolo, e più ancora, contro gli aeroporti e le industrie aeronautiche. Conla seconda fase della battaglia aerea d’Inghilterra (19 agosto – 6 settembre) i tedeschi inaugurarono una nuova tattia, che consisté nell’accrescere il numero dei cacciatori di scorta, diminuendo quello dei bombardieri: non si modificò però l’errore d’impostazione generale già indicato. La terza fase (7 settembre – 5 ottobre) s’iniziò con un grande bombardamento su Londra, compiuto con 300 apparecchi. I tedeschi perseverarono nell’errore d’impegnare organicamente la sola aviazione in volo: era una fatale minorazione della dottrina douhetiana, che esigeva la lotta contemporanea ugualmente sistematica contro «i nidi e le uova», cioè contro la produzione degli aerei e gli aerei. Peraltro, in fatto di aviazione, i tedeschi cambiaroo ancora la tattica: i bombardieri erano preceduti a quota più alta dalla propria caccia, disposta a gradinata; mentre i caccia inglesi impegnavano gli avversari, i bombardieri tedeschi, con scorta ravvicinata, si avvicinavano al suolo per colpire i loro obiettivi. Gli inglesi si salvarono dal disastro con l’utilizzare gli ‘Spitfire’ contro i caccia d’alta quota e gli ‘Hurricane’ contro i bombardieri e la scorta ravvicinata. Così il 15 settembre i tedeschi subirono, con la perdita di 56 apparecchi, il più grande scacco aereo nel corso dell’intera battaglia d’Inghilterra. Ormai questa battaglia s’era praticamente conclusa col successo britannico: i tedeschi, a cominciare in specie dal 27 settembre, non furono più in grado, a causa delle perdite subite, di continuare i bombardamenti diurni a massa. La vera battaglia d’Inghilterra poteva considerarsi sostanzialmente finita il 15 settembre”” (pag 140-142)”,”QMIS-327″
“GIGLIOBIANCO Alfredo SALVATI Michele”,”Il Maggio francese e l’Autunno caldo italiano: la risposta di due borghesie.”,”GIGLIOBIANCO Alfredo (1955) lavora alla missione delle Nazioni Unite in Kuwait SALVATI Michele (1947) insegna facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Sono entrambi nati a Cremona.”,”FRAV-134″
“GIGLIOBIANCO Alfredo”,”Via Nazionale. Banca d’Italia e classe dirigente. Cento anni di storia.”,”Alfredo Gigliobianco, storico ed economista, ha svolto attività di ricerca presso le Nazioni Unite a New York e attualmente lavora nell’Ufficio ricerche storiche della Banca d’Italia (2006). E’ autore con Michele Salvati di ‘Il maggio francese e l’autunno caldo: la risposta di due borghesie’ (Il Mulino, 1980) e di vari saggi di storia economica e finanzaria. Giacomo Grillo e l’istituzionalizzazione del capitalismo genovese. ‘Genova fu la culla della grande industria e della grande finanza in Italia. Fra le poche città che nei primi decenni dell’Ottocento avessero mantenuto un legame significativo, attraverso famiglie, tradizioni di lavoro, rapporti internazionali, con la propria età d’oro: il Cinquecento. Ferita per la perdita dell’indipendenza decisa al Congresso di Vienna, Genova conservava tuttavia qualcosa dell’antica fierezza, ed era senza dubbio la prima città commerciale del Regno sabaudo. I suoi capitani continuavano la tradizione della marineria ligure, e i traffici davano tono alla vita cittadina. Capitalisti di rango internazionale, come Raffaele De Ferrari duca di Galliera, speculavano nelle borse europee, e riportavano in Liguria il gusto per nuove intraprese (6). Ma forse fu semplicemente un caso sfortunato quello che avviò il genovese Giacomo Grillo (*) verso l’economia e la finanza. Come il suo predecessore Bombrini, al quale si è accennato brevemente nelle pagine precedenti, egli non proveniva da un ambiente commerciale: nacque il 4 dicembre 1830 da Agostino, medico dell’ospedale di Genova. Questi era senza dubbio un professionista e un borghese, e tuttavia non si può dire che facesse davvero parte dell’élite cittadina. (…) Uno dei primi atti di Grillo fu di affrontare la spinosa situazione debitoria dell’Ansaldo, l’azienda meccanica e cantieristica genovese controllata prima da Bombrini, poi dagli eredi. Il nuovo direttore generale ritenne che una parte dei debiti dell’Ansaldo verso la Nazionale fossero, date le modalità di concessione, debiti personali di Bombrini, dei quali gli eredi dovevano essere chiamati a rispondere. Ne derivò un contrasto assai duro con la famiglia dell’ex direttore generale, che venne mediato dal Consiglio superiore della Banca e fu risolto con un compromesso (22). L’episodio è importante perchè chiarisce in modo inequivocabile che Grillo intese mutare l’indirizzo che aveva prevalso fino a quel momento. Sarebbe del tutto fuori luogo una condanna postuma di Bombrini in base ai criteri morali e giuridici che oggi ci sono familiari. Situazioni che noi diremmo di conflitto di interessi erano allora ampiamente tollerate, percepite a volte dai protagonisti come normali e logiche. Ma ovviamente esse davano luogo a gravi inconvenienti; ed è merito di Grillo – il pigmeo, il modesto ‘routinier’, accusavano i Bombrini (23) – aver percepito la gravità del pericolo e avervi posto rimedio, almeno in parte. La prudenza qui è d’obbligo, perché l’eccessiva contiguità fra banca e industria rimase un problema dell’economia italiana per altri cinquant’anni (24)’ [(*) Giacomo Grillo (1830-1895) fu direttore generale della Banca nazionale dal marzo 1882 al dicembre 1893; direttore generale della Banca d’Italia fino al febbraio 1894; (6) Cfr. G. Doria, ‘Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale. Le premesse (1815-1882)’, Giuffrè, Milano, 1969; G. Felloni, ‘Gli investimenti finanziari genovesi in Europa tra il seicento e la restaurazione’, Giuffré, Milano, 1971; vari saggi in A. Gibelli – P, Rugafiori (a cura), ‘Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Liguria’, Einaudi, Torino, 1994, in particolare F. Surdich, ‘I viaggi, i commerci, le colonie: radici locali dell’iniziativa espansionistica’; L. Garibbo, ‘I ceti dirigenti tra età liberale e fascismo’; G. Assereto, ‘Dall’antico regime all’Unità’; (22) Cfr. Coppini, ‘Carlo Bombrini’, cit.,. Gli eredi pagarono una parte del debito; l’altra parte (non irrilevante rispetto alle dimensioni dell’attivo della Banca) fu abbuonata. Grazie a questo i Bombrini poterono mantenere il controllo dell’Ansaldo. Coppini dà di queste vicende una interpretazione che a chi scrive pare troppo influenzata dal resoconto che ne fa un erede dei Bombrini, l’avvocato Ageno, comprensibilmente prevenuto nei confronti di Grillo (Memoriali Ageno in Carte Bombrini, Archivio storico Ansaldo; (23) Si vedano i memoriali di Ageno citati sopra; (24) Qualche anno dopo Pantaleoni individuò proprio nei diffusi conflitti di interesse uno dei problemi principali della ‘governance’ delle imprese italiane, e uno dei pericoli maggiori per la loro stabilità: «gli stessi uomini figuravano in più imprese aventi interessi opposti e sacrificavano ora l’una ora l’altra, a seconda che la rovina dell’una o dell’altra più li avrebbe compromessi» (M. Pantaleoni, ‘La caduta della Società Generale di Credito Mobiliare’, in “”Giornale degli economisti””, aprile-giugno 1895, pp. 555-6). Ritroveremo questi temi nella biografia di Menichella]”,”ITAE-384″
“GIGLIOZZI Maria Teresa”,”I palazzi del papa. Architettura e ideologia: il Duecento.”,”Maria Teresa Gigliozzi, dottore di ricerca in Storia dell’architettura.”,”RELC-007-FSD”
“GIGNOUX Claude Joseph”,”L’économie française entre les deux guerres, 1919-1939.”,”””Ces luttes intérieures aboutirent en 1922, au Congrès de Tours, à une scission formelle; à partir de ce moment, il exista deux CGT, l’ancienne, puis la CGTU (Confédération générale du travail unitaire) communiste. L’ancienne CGT continait à se réclamer du principe du syndicalisme autonome: le CGTU se déclarait ouvertement de l’obédience de Moscou et en témoignait par le fait que nombre de ses dirigeants étaient des fonctionnaires du parti. Cette situation devait se prolonger jusqu’au début de 1936, où, au Congrès de Toulouse, les deux CGT prononcèrent derechef leur fusion. Pendant ces 14 années de séparatisme, la CGTU s’était dispersée en manifestations et agitations assez vaines: elle annonça au plus haut 300.000 adhérents et ne les eut probablement jamais; le fait est qu’en 1936 elle apporte 120.000 membres à la CGT réunifiée”” (pag 284) (Gli iscritti alla CGT nel 1925 erano intorno ai 500 mila) (pag 284)”,”FRAE-041″
“GIGON Fernand”,”Americani e vietcong.”,”GIGON Fernand è un giornalista di origine svizzera specializzato nei problemi dell’ Estremo Oriente. Negli ultimi 15 anni (1966) ha visitato il Vietnam 18 volte. L’ Europa e la Francia. “”Ma l’ Europa di oggi, scettica e logorata dall’ atroce esperienza di due guerre mondiali, non crede alle Giovanne d’ Arco in battle dress. Essa comincia semplicemente ad amare quella pace che le procura bistecche e vacanze pagate, automobile e televisore, più una piccola riserva di sicurezza. Essa sente, per istinto più che per analisi, che gli Americani risuscitano antichi fantasmi bellicosi. (…) Ed è giunta ad accettare pigramente questa formula: Marx forse, Marte mai più. La Francia, più di ogni altro paese, polarizza queste tendenze. La sua politica ufficiale, reclamando la neutralizzazione dei due Vietnam, si discosta, senza possibilità di compromesso, dalle conseguenze finali di questa avventura. Non vuole sopportarne in futuro, quando i responsabili americani e cinesi cominceranno a discutere, nessun inconveniente. Risultato? Una politica volontariamente aspra dell’ Eliseo e del Quai d’ Orsay.”” (pag 131) “”Dall’ aprile 1965, la tattica del Vietcong riguardo i morti si adatta al terreno. Nella giungla, nella montagna e nelle imboscate al coperto, il Vietcong, salvo ordine contrario dato dal commissario durante un’ azione, prende i suoi morti e li nasconde. Nella pianura, nel delta del Mekong per esempio, li lascia nelle risaie – salvo il caso in cui possa trasportarli durante la notte.”” (pag 185) Gli americani non consultano i francesi. “”Gli esperti della guerra di Malesia consultati dagli Americani – che però non hanno mai chiesto un solo consiglio ai Francesi – ritengono che si debbano mobilitare da tre a cinque soldati per neutralizzare un nemico, uno solo, in stato di rivolta. E che si debbe mobilitarne otto o nove per eliminarlo fisicamente. Se si contano insieme, da parte rossa, combattenti e simpatizzanti, si arriva a circa a 250.000 comunisti attivi; e questo in un paese che li perseguita con incredibile ferocia da tanti anni. Secondo le valutazioni degli specialisti della Malaisia, ci vorrebbero dunque più di due milioni di uomini armati per eliminare completamente il Vietcong nel Vietnam del Sud. Il Governo le conosce, queste cifre. Non le respinge, ma non possiede che un quarto degli elementi richiesti. Questa guerra è la guerra dell’ impossibile””. (pag 211)”,”USAQ-033″
“GIKH GRUPPE INTERNATIONALER KOMMUNISTEN, HOLLAND”,”Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista. Lavoro collettivo del Gruppo dei Comunisti Internazionali (Olanda) 1930.”,”Quest’opera collettiva apparve nel 1930, i suoi autori, il ‘Gruppo comunisti Internazionali’, olandesi, apparteneva al movimento dei consigli.”,”MHLx-021″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. Oceano Pacifico. L’ epopea dei navigatori.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-003″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. L’ Eldorado. Alla ricerca della città dell’ oro.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-004″
“GILARDENGHI Carlo; a cura di Franco CASTELLI”,”Cantón di Rus e dintorni.”,”Carlo Gilardenghi (1923-2003), nato e vissuto in Alessandria. Durante la Resistenza responsabile del fronte della Gioventù provinciale, poi partigiano della 108° Brigata Garibaldi. Dal 1951 al 1973 consigliere comunale di Alessandria per il Partito comunista italiano e assessore alla Pubblica istruzione dal 1951 al 1960. Cofondatore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria nel 1978 e presidente del consiglio di amministrazione per un ventennio, infine coordinatore scientifico dell’Istituto.”,”STOS-005-FSD”
“GILAS Milovan”,”Compagno Tito. Una biografia critica.”,”GILAS nato nel 1911 in Montenegro residente a Belgrado entra a 27 anni nel CC del Partito comunista jugoslavo. Partecipa al movimento partigiano come stretto collaboratore di TITO. E’ ministro presidente del parlamento, inviato a Mosca e all’ ONU. Portavoce dopo il 1948 e la rottura con STALIN, dell’ indipendenza jugoslava e della “”via nazionale”” al comunismo. Nel 1954 viene processato per il suo atteggiamento critico nei confronti della linea del partito e considerato esiliato in patria destituito da ogni incarico. E’ finito pure in carcere. Ha pubblicato molto in Italia. “”Tito era in parte straniero in Jugoslavia: ma non perché durante la Prima guerra mondiale se ne è andato dalla Jugoslavia, schierandosi con l’ Austria-Ungheria, e neppure perché ha trascorso quasi sette anni nella Russia sovietica e proprio in tempi decisivi per la Jugoslavia e la sua formazione – all’ epoca della rivoluzione d’ ottobre e all’ epoca della purghe, in gioventù e nell’ età matura. Tito era, per origine e per la ricerca di un indirizzo esistenziale, in parte straniero nella stessa Croazia. Zagorje e coloro che ne sono originari costituiscono per coscienza e storia, una componente particolarmente croata della Croazia, ma un mondo a sé stante dal punto di vista linguistico e psicologico: la lingua è particolare, con proprie tradizioni letterarie, vi si parla un dialetto che è un’isola in un vasto mare, la gente è attiva, abituata all’ emigrazione, amante del divertimento, del vino e del canto, vivace e bonaria. E’ del tutto marginale che i nazionalisti serbi si sforzino di vedere in Tito un continuatore della politica austro-ungarica di frantumazione della “”serbità”” e che i nazionalist croati vedano in lui un rinnegato che si è venduto ai serbi; ciò che appare decisivo è invece che, nonostante la base di partenza limitata e appartata dal punto di vista etnico-culturale di Tito, questi sia riuscito a conquistare l’ intera Jugoslavia, un paese multinazionale, in cui proprio i due popoli maggiori, il serbo e il croato, identificano o quasi la propria essenza nazionale con la statalità””. (pag 93-94)”,”EURC-093″
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,”‘La nuova classe’ del Gilas è ormai divenuto un testo classico per il rigore con il quale vi si analizza la rivoluzione comunista, che, pur condotta in nome dell’abolizione delle classi, ha portato inaspettatamente al potere una nuova classe, la burocrazia politica, privilegiata e dispotica. Milovan Gilas è nato nel 1911 a Kolasin (Montenegro). A Belgrado inizia gli studi universitari e qui ha le prime esperienze politico-letterarie. Membro del P.C. Jugoslavo dal 1932, conosce per la prima volta in quegli anni la prigione di Sremska Mitrovica. Quando comincia la seconda guerra mondiale è già membro del Comitato Centrale del P.C. e del Politburo. Durante l’occupazione nazista il Gilas organizza la resistenza nel Montenegro, poi entra a far parte dello stato maggiore centrale. Nel primo governo del dopoguerra rappresenta la repubblica montenegrina e giunge alla vicepresidenza dopo le elezioni del ’45. Dopo il 1953, la sua posizione critica nei confronti dell’ortodossia comunista, la pubblicazione de ‘La nuova classe’ e quella successiva delle ‘Conversazioni con Stalin’ lo portano ad affrontare quattro processi e a scontare complessivamente, fino all’amnistia concessagli nel 1966, nove anni di carcere.”,”EURC-022-FL”
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,” ‘La vicenda umana e politica di Milovan Gilas. Omaggio a Milovan Gilas (1911-1995), intellettuale, politico, partigiano e militante comunista jugoslavo che, da braccio destro di Tito, divenne un lucido osservatore dei lati oscuri del socialismo reale, dalla mancanza di democrazia all’affermazione di una dorata oligarchia di burocrati di partito. Le scelte di Milovan Gilas segnano tappe salienti della storia dei Balcani: lo smarcamento da Stalin e dall’Urss, la critica a Tito, la guerra di liberazione in Montenegro, la prigionia per l’opposizione al partito, il viaggio negli Usa e il pronostico della dissoluzione della federazione jugoslava. A testimoniare questa vita eccezionale ‘è Storia’ ha chiamato il figlio, Aleksa Gilas, scrittore, giornalista e storico. Nato a Belgrado nel 1953, ha studiato filosofia a Vienna e Graz, e scienze politiche e sociali alla London School of Economics. Il suo impegno a favore di dissidenti e perseguitati politici, tra il 1980 e il 1990, gli è costato 11 anni di esilio trascorsi in Inghilterra e negli Usa. «Nel gennaio dell’80 mi trasferii a Londra per lavorare al mio dottorato – ricorda Aleksa Gilas. – Iniziai a pubblicare articoli critici verso il regime sulla storia e la politica della Jugoslavia sul mensile ‘Our World’, vicino agli esuli jugoslavi, che raccoglieva documenti di dissidenti da Belgrado». Aleksa Gilas riuscì così a diffondere in patria libri di autori messi al bando dal regime, come pure i saggi di suo padre già apparsi in America, Germania e Italia, ma che non potevano essere letti nella sua lingua.’ (Elisabetta D’Erme) (http://www.anvgd.it/)”,”EURC-125″
“GILBERG Trond”,”The Soviet Communist Party and Scandinavian Communism: The Norwegian Case.”,”Trond Gilberg, Ph. D. in Political Science, University of Wisconsin 1969, nato in Norvegia nel 1940 ed Assistente Professore in Scienze Politiche alla Pennsylvania State University (1973). Ha pubblicato articoli su ‘Current History’, ‘Osteuropa’ e ‘East European Quarterly’. Molto citati i nomi di Peder Furubotn, Reidar K. Larsen, Emil Lovlien, Martin Tranmael Lenin (pag 23) “”The Bolshevik regime in Petrograd and Moscow almost immediately set out to create a new international organization of working-class parties. One of Lenin’s major points concerning the international labor movements had been a strong denunciation of the Second International. Lenin’s faith in internationalism had been deeply shaken when the Social Democrats of Europe opted for national defense and ended up as supporters of the national bourgeoisie in World War I. After his initial disappointment, Lenin quickly set out to pin the blame for such behaviour, and he found it in the treason of Social Democratic leaders. These men had sold out to nationalism and had in fact turned class brothers against each other on the battlefield, so that the national bourgeoisie could survive and continue its exploitation after the war. The Second International, which had allowed this to happen, had in effect assigned itself to the ‘dustbin of history’. A new, truly international and truly revolutionary organization must be established instead. From the first weeks of Soviet rule, Lenin was busy preparing for such an organization. The new leadership of the DNA, established as a result of the party congress in 1918, was certainly in favor of renewed internationalism in the Labor movement. But by this early stage the factionalism of the party had already become apparent, although it was not yet a crucial factor in intra-party life. A leftist group with its main base in the DNA youth organization (NKU) wholeheartedly supported Lenin’s effort to establish a Communist international and advocated Norwegian membership in it (1). Tranmael was also in favor of such an organization, but at times he vacillated on this point; there were certain attempts by this faction to revive the Second International and the fuse it with a Communist organization. Unity in International Communism was seen as a major advantage by this group. Increasingly, however, Tranmael came to accept the idea of the Communist International, especially since it could clearly be shown that a revival of the Second International would be of little value in promoting world revolution (2). …. finire (pag 23-25)”,”MEOx-129″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-012″
“GILBERT Felix”,”Machiavelli e Guicciardini. Pensiero politico e storiografia a Firenze nel Cinquecento.”,”GILBERT è uno specialista di MACHIAVELLI e in genere della cultura italiana tra Umanesimo e Rinascimento. E’ professore alla scuola di studi storici dell’ Institute for advanced study di Princeton.”,”ITAG-046″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). Gallipoli. “”De Robeck non intendeva cambiare idea. “”Attaccare lo stretto adesso con la flotta sarebbe un errore””, rispose “”in quanto metterebbe in pericolo l’ attuazione di un piano migliore a più ampio raggio””. Per avere successo era “”essenziale”” un’ operazione navale e terrestre congiunta. Churchill quella sera cenò con Asquith. “”Ieri sera il primo ministro sembrava dispiaciuto, riferì il mattino seguente a Fisher, “”che non sia dato a de Robeck l’ ordine preciso di procedere all’ attacco alla prima occasione””. Pertanto de Robeck aspettò che l’ esercito fosse pronto a attaccare, sotto il fuoco di copertura delle sue navi. Durante gli sbarchi di truppe che Kitchener aveva previsto per aprile e nel corso dei nove mesi di combattimenti sulla penisola di Gallipoli, la flotta non tentò mai né di ripulire i campi minati né di farsi strada attraverso lo stretto. Tutte le decisioni militari prese successivamente a Gallipoli furono opera di Kitchener o di Hamilton e dei suoi comandanti. Churchil era diventato uno spettatore di eventi che fino a quel momento aveva sperato di dominare e controllare. Era stato costretto a rinunciare a un piano che avrebbe potuto escludere la Turchia dalla guerra, unire gli stati balcanici contro le potenze centrali e dare alla Russia una linea di comunicazione vitale, con cui rilanciare l’ offensiva a oriente e mettere fine allo stallo in Francia e nelle Fiandre, senza che si fossero verificati un disastro navale o gli orrendi massacri che erano una realtà quotidiana sul fronte occidentale, senza che nulla indicasse conclusivamente che un successo navale era impossibile.”” (pag 228)”,”UKIx-095″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). L’ incontro mancato tra Churchill ed Hitler. “”Tra il luglio e l’ agosto 1932 lavorò a Chartwell alla biografia di Marlborough. In Germania, nel mese di luglio, il partito nazionalsocialista di Hitler aveva ottenuto il 37 per cento dei voti alle elezioni generali; Churchill aveva in animo di recarsi anche là per visitare le scene delle vittorie militari di Marlborough, sicché il 27 agosto partì per un viaggio in Belgio, Olanda e Germania accompagnato da Lindemann. A Bruxelles si unì loro uno storico militare, il tenente colonnello Ridley Pakenham-Walsh, che gli avrebbe fatto da guida. Sulla via del campo di battaglia di Blenheim si fermarono a Monaco per tre giorni e un conoscente di Randolph, Ernst Hanfstaengel, amico di Hitler, cercò di organizzare un incontro tra Hitler e Churchill nell’ albergo di quest’ ultimo. Churchill dichiarò la propria disponibilità a incontare il leader del partito nazista, anche se in seguito Hanfstaengel ricordò che durante la cena prima dell’ incontro previsto “”mi rimproverò le idee antisemitiche di Hitler””. Ma questi non si fece vedere e il giorno seguente Hanfstaengel tentò nuovamente, e inutilmente, di convincerlo a incontrare l’ inglese. “”Insomma””, gli chiese Hitler, “”che ruolo ha questo Churchill? E’ all’ opposizione e nessuno lo ascolta””, Hanstaengel replicò: “”La gente dice la stessa cosa di te””, ma Hitler non cambiò idea.”” (pag 242-243)”,”UKIx-098″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-061″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993 “”La battaglia della Marna durò quattro giorni . Essa decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. Le truppe impegnate sul campo erano sterminate: 1 milione 275.000 tedeschi contro un milione di francesi e 125.000 inglersi. La ferocia dei combattimenti rispecchiava la determinazione degli anglo-francesi a contrattaccare. Un esempio fra tutti. Al cascinale Guebarré i francesi erano riusciti a piazzare una mitragliatrice in un punto da cui era possibile fare fuoco lungo tutta la linea di trincee che i tedeschi avevano scavato durante la notta a una distanza di 500 metri. I tedeschi tentarono più volte di arrendersi, ma non gli fu mai concesso. Quando finalmente la mitragliatrice tacque, dalle trincee uscirono 6 ufficiali e 67 soldati con le mani alzate. Dentro ne erano rimasti più di 450, tutti feriti o morti. (…) Le perdite inglesi durante la ritirata e durante l’avanzata furono enormi. (…) I”” (pag 97-98) “”Il 9 settembre i tedeschi furono ricacciati oltre la Marna e il 13 oltre l’Aisne: da quando era iniziata la battaglia si erano ritirati di quasi 100 chilometri. Non sarebbero mai più arrivati così vicino alla capitale francese se non nell’estate del 1940, quando il desiderio di vendetta e il ‘Blitzkrieg’ aereo riuscirono là dove erano falliti il calcolo e la strategia, e un altro governo francese, anch’esso fuggito a Bordeaux, chiese l’armistizio. Nel 1914 le cose andarono diversamente. Mentre il governo francese si preparava a rientrare nella capitale, l’esercito tedesco, che aveva lanciato la grande manovra di aggiramento, venne a sua volta aggirato. Le forze anglo-francesi, che risalivano in tutta fretta verso nord puntando in direzione della costa settentrionale, lottarono per impedire ai tedeschi di avanzare verso occidente e di tagliare le linee di rifornimento delle truppe inglesi che attraversavano la Manica. La corsa verso il mare costituì la seconda, decisiva fase della guerra sul fronte occidentale”” (pag 101)”,”QMIP-102″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume secondo”,”1917. Ammutinamenti ad Est ed Ovest “”Quella primavera l’opposizione alla guerra si fece sentire non solo in Russia e nell’esercito francese, in cui si moltiplicava il numero dei disertori. Il 22 maggio il governo inglese approvò un progetto di legge volto a “”contrastare il movimento pacifista””. Gli obiettori di coscienza erano disposti ad affrontare lunghi periodi di detenzione piuttosto che andare in trincea (…). I primi 243 soldati americani approdarono in Gran Bretagna il 18 maggio. Erano i medici e gli infermieri di un ospedale da campo. Il 26 arrivarono in Francia le prime truppe da combattimento. Quella settimana sbarcarono 1308 uomini. L’arrivo delle prime truppe americane coincise con un momento drammatico nel settore francese del fronte occidentale: le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli alloggiamenti delle riserve lungo lo Chemid-des-Dames, portandosi nelle retrovie. Poi, in quanttro paesi dietro le linee, i soldati – incuranti degli ordini degli ufficiali – si erano impadroniti di alcuni edifici rifiutandosi di tornare al fronte. Il giorno seguente, alla stazione di Fère-en-Tardenois gli ammutinati presero il treno per Parigi, ma le vetture furono bloccate. Due giorni dopo, diverse centinaia di fanti non obbedirono all’ordine di andare nelle trincee di prima linea a dar manforte alle truppe franco-marocchine. Il 28 maggio – mentre l’ammutinamento delle truppe francesi era al suo secondo giorno – il comandante del corpo di spedizione americano, generale Pershing, salpò con il suo stato maggiore da New York per Liverpool a bordo de piroscafo inglese Baltic. Durante la traversata Pershing si dedicò a stendere i piani per l’allestimento di un esercito di almeno un milione di uomini “”da inviare in Francia quanto prima””. All’alto comando francese, sconvolto quotidianamente dalle notizie provenienti dalle regioni in cui montava la protesta contro la guerra, quel “”quanto prima”” dovette sembrare una prospettiva molto lontana. Il 1° giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un “”governo”” pacifista. Per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte: gli ammutinati si rifiutavano di tornare a combattere. Le autorità militari agirono con tempestività. Sotto il pugno di ferro di Pétain cominciarono gli arresti in massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali militari giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati di questi, piùdi 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Per diversi milioni di fanti, alcuni dei quali combattevano da quasi tre anni, Pétain introdusse immediati miglioramenti, concedendo periodi di riposo più lunghi , congedi più frequenti e rancio migliore”” (pag 405-406) Questione vastità bibliografia (n° di libri pubblicati sulla prima guerra mondiale anche su aspetti minori, ecc.) (pag 657)”,”QMIP-103″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1933-1951. Vol. II.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-024-FL”
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1952-1999. Vol. III.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-025-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO GIanfranco a cura; saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”STAT-520″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century. Volume One: 1900-1933. Volume I.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. List of Illustrations, List of maps, Acknowledgements, Introduction, Bibliography, Maps, Index,”,”STOU-038-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Russian History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Maps n. 166, Bibliography of Works Consulted, Index,”,”RUSx-097-FL”
“GILBERT Mark”,”Storia politica dell’integrazione europea.”,”Mark Gilbert è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Dal 2000 collabora con il World Policy Journal, una delle più conosciute riviste di politica internazionale degli Stati Uniti.”,”EURE-044-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Seconda guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’. “”La prima crepa nell’Asse”” (Roosevelt). Estate 1943 “”Il 26 maggio 1943 rappresentò una duplice pietra miliare nella guerra aerea scientifica. A Washington, Roosevelt acconsentì alla richiesta di Churchill che lo scambio anglo-americano di informazioni sulla bomba atomica, sospeso per oltre un anno a causa di reciproci sospetti, venisse ripreso, e che da ora innanzi l’impresa sarebbe stata considerata comune, «e ad essa entrambi i Paesi avrebbero contribuito con il massimo sforzo». Lo stesso giorno, a Peenemünde, sulla costa del Baltico, Albert Speer, dopo avere nuovamente assistito a una serie di dimostrazioni, acconsentì a che fossero proseguiti i lavori a due diversi tipi di missili a lunga gittata, l’aereo senza pilota, conosciuto in seguito come V1, e la bomba a razzo, la V2. Tanto le armi segrete tedesche che quelle americane erano ancora allo stadio sperimentale. Il 27 maggio, tuttavia, la guerra aerea compì un passo avanti rispetto alle forme già acquisite, allorché il Comando inglese dei bombardieri diede istruzioni ai piloti e a coloro che preparavano i piani delle incursioni di tenersi pronti per l’«Operazione Gomorra», la distruzione totale di Amburgo con un «attacco sostenuto». Nel frattempo, durante una incursione notturna inglese su Wuppertal, il 29 maggio, a causa della quale il centro cittadino venne divorato da un uragano di fuoco, un totale di 2450 civili tedeschi furono uccisi e 118.000 persone rimasero senza tetto. Il 28 maggio 1943, il tentativo americano di riconquistare l’isola di Attu ai giapponesi raggiunse il suo apice sanguinoso allorché le forze nipponiche, ridotte a un migliaio di uomini, lanciarono un attacco suicida contro gli americani. 100 giapponesi furono subito uccisi; quindi il 30 maggio, nelle prime ore del mattino, i sopravvissuti si suicidarono in massa con le bombe a mano, lasciando gli americani padroni dell’isola con soltanto 28 prigionieri feriti. Il 31 maggio, gli americani rastrellarono l’isola in cerca di giapponesi sopravvissuti: trovarono soltanto cadaveri. In tre settimane di combattimenti erano stati uccisi 600 americani e 2500 giapponesi. La vittoria americana nell’isola di Attu giunse in un momento in cui, nella Francia occupata dai tedeschi, venivano compiuti strenui sforzi per riunire tutti i gruppi della Resistenza sotto un unico comando. Per ottenere ciò, un anno prima era stato paracadutato in Francia Jean Moulin. Il 27 maggio questi ebbe, finalmente, successo: in un incontro segreto, a Parigi, 14 capi della Resistenza, che rappresentavano 8 diversi movimenti, si accordarono per accettare tutti il comando del generale De Gaulle. Un mese dopo, tuttavia Jean Moulin fu arrestato a Lione, insieme con un certo numero di dirigenti della Resistenza, dalla Gestapo. Sottoposto a tremende torture, non tradì nessuno; con il corpo a pezzi, morì 11 giorni dopo mentre veniva trasportato, quasi privo di conoscenza, in un campo di concentramento a est. In tutto il mondo, la guerra totale aveva trascinato centinaia di migliaia di esseri umani entro campi nei quali le guardie e gli amministratori partecipavano alla tortura e alla morte degli internati. Da questo punto di vista si segnalavano i campi sulla ferrovia della Thailandia. Prendendo nota della prima morte nel campo di Hintok, quella di un soldato semplice, E.L. Edwards, il 2 giugno, il colonnello Dunlop scrisse nel suo diario: «Si sa che le ali degli angeli devono essere state su di noi, se si pensa alla terribile mortalità in tutti gli altri campi dietro e davanti a noi, in questa ferrovia che sembra costruita sulle ossa». Il campo di Konyu, per esempio, annotò Dunlop, era «un vero e proprio campo della morte, e, recentemente, cinque morti in un giorno solo». I prigionieri di guerra venivano costretti ad «alzarsi al buio pesto nell’umidità, partire alle prime luci dopo aver fatto bollire il riso della mattina, e tornare indietro col buio, dopo un giorno defatigante sotto la pioggia e nel fango”””” (pag 503-504). Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’.”,”QMIS-240″
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of American History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-004-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Jewish History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-005-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Arab-Israeli Conflict.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-006-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Holocaust.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Introduction, Acknowledgments, Note to the Third Edition, Maps, Foto, Bibliography, Index of Places, Index of Individuals,”,”ASGx-007-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Gianfranco BALDINI Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Osvaldo CROCI Philip DANIELS Vincent DELLA SALA Mark DONOVAN Guido LEGNANTE Davide MARTELLI Véronique PUJAS Dwayne WOODS”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Gianfranco Baldini è ricercatore assegnista presso il dipartimento di Politica, istituzioni e storia dell’Università di Bologna e docente a contratto di Scienza politica presso l’Università della Calabria. Jean Louis Briquet è ricercatore al Cnrs, Centre d’études et de recherches internationales, di Parigi. Michael Contarino è Class of 1940 University Professor alla University of New Hampshire. Osvaldo Croci è Associate professor presso il department of Political science alla Memorial University of Newfoundland, Newfoundland, Canada. Philip Daniels è Senior lecturer in European politics alla University of Newcastle upon Tyne. Vincent Della Sala è Associate professor presso il department of Political science at Carleton University, Ottawa, Canada. Mark Donovan è Director of Politics della School of European studies alla Cardiff University of Wales. Mark Gilbert è professore di Storia contemporanea italiana e Storia delle dottrine politiche presso il department of European studies alla University of Bath. Guido Legnante sta completando presso l’Istituto europeo la tesi di Ph.D. e collabora con l’Università di Pavia. Davide Martelli svolge attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo. Gianfranco Pasquino è professore ordinario di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e Adjunct professor al Bologna center della Johns Hopkins. Véronique Pujas insegna Scienze politiche e Sociologia politica all’Institut d’ètudes politiques di Grenoble. Dwayne Woods è Associate professor of Political science presso il department of Political science alla Purdue University di West Lafayette, Indiana.”,”ITAP-058-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the First World War.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”QMIP-031-FL”
“GILBERT BURKHART James”,”Writers and Partisans: A History of Literary Radicalism in America.”,”James Burkhart Gilbert is now Associate professor of History at the University of Maryland. He received a B.A. in English from Carleton College (1961) and holds a M.A. (1963) and a Ph.D. (1966) in American History from the University of Wisconsin. Preface, Acknowledgments, Introduction, Bibliographic Essay, Notes, Foto dell’Autore, Index, American Cultural History Series,”,”MUSx-068-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Prima guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra 1936) è uno dei massimi storici del XX Secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill, ha pubblicato e curato numerosi volumi. “”Nel Belgio occupato il nuovo governatore tedesco, il barone von Bissing, dichiarò esplicitamente che al termine della guerra la Germania avrebbe conservato sotto qualche forma il controllo del paese”” (pag 217)”,”QMIP-032-FL”
“GILBERT Martin”,”First World War.”,”Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. ‘The race is not to the swift, nor the battle to the strong, … but time and chance happeneth so them all’ (Ecclesiastes, IX, II) “”La corsa non è per i veloci, né la battaglia per i forti, … ma il tempo e il caso accadono così a tutti loro”” (Ecclesiaste, IX, II) (in apertura)”,”QMIP-026-FSL”
“GILDART Keith HOWELL David KIRK Neville a cura; collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING”,”Dictionary of Labour Biography. Volume XI.”,”Collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING Dizionario: SHOP STEWARDS AND WORKERS’ COMMITTEE MOVEMENT SSWCM”,”MUKx-163″
“GILIANI Francesco”,”«Troisième Camp» ou nouvel «Octobre»? Socialistes de gauche, trotskistes et Deuxième Guerre mondiale (1938-1948).”,”Trotsky e la questione cinese (pag 148-149-150)”,”TROS-011-FGB”
“GILIBERT Giorgio”,”Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””.”,”Francois Quesnay, medico personale di Mme de Pompadour alla corte di Luigi XV, si occupò per la prima volta di economia a sessantadue anni, poi, per un decennio, vi si dedicò interamente, analizzando il prodotto netto sociale, le condizioni per la sua riproduzione, la sua distribuzione fra le classi. Il ‘tableau économique’, frutto di questo lavoro, è il più famoso «modello» dell’intera stori adell’economia («l’idea indiscutibilmente più geniale – scrisse Marx – di cui si sia resa responsabile l’economia politica»). Si tratta di uno schema astratto e formulato utilizzando un linguaggio esoterico, tanto da venire spesso accusato di essere deliberatamente incomprensibile. L’autore, in questo saggio, interpreta il tableau ricostruendone la storia, esaminando cioè le successive stesure, diverse per contenuto e aspetto grafico, e risalendo di volta in volta alle difficoltà teoriche che Quesnay si trovò ad affrontare. La concezione meccanicista. ‘La formazione medica di Quesnay ha sollecitato un ovvio filone di indagini: ci si è chiesti se la sua analisi economica e in particolare il ‘tableau’ fossero stati ispirati da analogie biologiche … (pag 5) Giorgio Gilibert è docente nell’Università degli Studi di Messina (1977) Il Tableau di Marx. ‘L’influenza di Quesnay su Marx, come quella di Cantillon su Quesnay, è ben nota. In particolare è stata sottolineata la parentela che lega il tableau agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale’. La discendenza è confermata da una lettera famosa, in cui Marx propone ad Engels, per la prima volta, uno schema di riproduzione formulato, sulle orme di Quesnay, con numeri e linee. Questo ‘tableau éeconomique’, come lo chiama esplicitamente Marx, è stato finora relativamente trascurato: ad un quadro «molto complicato, con quattordici linee ascendenti e sette discendenti» (45) sono stati preferiti i più familiari schemi algebrici del ‘Capitale’. Esamineremo qui il quadro originario di Marx cercando di ricostruire, per quanto possibile, l’itinerario logico che ha condotto da una lettura (non convenzionale) di Quesnay alla proposta di riformulare il tableau. Marx lesse gli scritti di Quesnay nella riedizione di Eugène Daire del 1846: il tableau vi compare solo nella veste della «formula aritmetica». Un cenno di Marx a quest’ultima come «la forma più semplice del ‘tableau économique’» (46) ha indotto alcuni a ritenere che egli conoscesse anche i primi zig-zag; ma presumibilmente Marx si riferisce qui alla seconda versione della «formula aritmetica» che conosceva: quella, in parte corrotta, fornita da Theodor Schmalzl, tardo fisiocrate tedesco. Dall’agosto 1861 al luglio 1863 Marx si dedica (nel ‘British Museum’) a studi sistematici allo scopo di proseguire la sua ‘Critica dell’economia politica’, di cui una prima dispensa era uscita nel 1859. Il frutto di questi studi è un manoscritto composto da ventitré quaderni: nel penultimo si trovano due quadri del processo di riproduzione in tutto simili al tableau della lettera ad Engels (47). I primi segnali di interesse per Quesnay si trovano in una sua lettera, del 18 giugno 1862, sempre ad Engels: «A proposito! Se fosse possibile brevissimamente e senza toglierti troppo tempo, vorrei un paradigma (insieme con spiegazioni) della contabilità italiana [‘italienische Buchführung’]. Mi sarebbe utile per la delucidazione del ‘tabléau économique’ del Dr. Quesnary» (48). Italiana era anticamente chiamata la contabilità a partita doppia, dove per ogni operazione è prevista l’identificazione di una parte creditrice e di una debitrice (49): l’analogia col tableau sta nel fatto che qui ogni voce compare con un doppio carattere, di spesa o di reddito, a seconda della classe considerata (50). Ad un anno di distanza (6 luglio 1863) Marx è in grado di sottoporre a Engels un proprio ‘tableau économique’ «al posto di quello di Quesnay». Come egli sia giunto dai primi tentativi di «delucidare» il tableau alla decisione di formularne uno nuovo, non è detto. Anche la spiegazione «in some words» del tableau fisiocratico, rinviata ad una lettera successiva, se mai è stata scritta, non ci è giunta (come non ci è giunto il «paradigma della contabilità italiana» chiesto ad Engels). Ci possono però venire in aiuto altri scritti: il tableau, ad esempio, viene illustrato a più riprese e con ricchezza di particolari nelle ‘Teorie sul plusvalore’. Ai nostri fini è però più interessante la breve spiegazione premessa da Marx (un «precedente» storico) agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale'”” (pag 52-54) [Giorgio Gilibert, ‘Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””‘, Etas Libri, Milano, 1977] [(45) S. Tsuru (1970), p. 285; (46) K. Marx (1861), p. 568; (47) I due quadri sono pubblicati in appendice all’edizione italiana, curata da Raniero Panzieri, del secondo libro del ‘Capitale’. Cfr. K. Marx (1965); (48) K. Marx, F. Engels (1973), p. 279; (49) «La maggior parte degli autori concorda nel ritenere che gli italiani, in particolare quei di Venezia, Genova e Firenze, siano stati i primi ad introdurre il metodo della contabilità a doppia entrata, cioè con voci di carico e scarico; perciò quel metodo è da allora noto presso di noi come metodo italiano» M. Postlethwayt (1774), voce ‘Book-keeping’; (50) Scrive Quesnay in nota all”Analisi della formula aritmetica: «Ciascuna somma che la ‘classe produttiva’ e la ‘classe sterile’ ricevono implica un doppio valore, perché vi è una vendita e un acquisto e, per conseguenza, il valore di ciò che è venduto è il valore della somma impiegata nell’acquisto». F. Quesnay (1973), p. 100, AaVv, (1958), vol. II, p. 800]”,”ECOT-396″
“GILL Richard T., edizione italiana a cura di Paolo PETTENATI”,”Lo sviluppo economico.”,”Insieme alla forte diminuzione della percentuale della forza di lavoro impiegata in agricoltura si è verificato un notevole aumento delle percentuali impiegate in altre occupazioni, come è illustrato dalla tabella 4-3. Le industrie manifatturiere e delle costruzioni, che impiegavano meno di un quinto delle forze di lavoro nel 1860, impiegavano più di un terzo del loro totale nel 1950. Ancor più impressionante è stato l’aumento nei settori del commercio e della finanza, nelle professioni e nei settori degli altri servizi. Le due ultime categorie indicate nella tabella 4-3 impiegavano appena il 20% delle forze di lavoro nel 1860 mentre nel 1950 ne impiegavano più del 50%. (…) E, terzo non si deve dimenticare la diminuzione della ‘quantità’ di lavoro che gli americani fanno. L’aumento del tempo libero è stata una delle caratteristiche più importanti dello sviluppo economico degli Stati Uniti.”” (pag 99-100)”,”ECOI-240″
“GILL Graeme”,”The Origins of the Stalinist Political System.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Table, Index, First Paperback Edition, Soviet and East European Studies: 74,”,”RUSS-086-FL”
“GILL Graeme”,”Peasants and Government in the Russian Revolution.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Glossary, Appendix: I. Regions and Gubernii, II. Levels of Rural Unrest between the February and October Revolution, Types of Peasant action against Landed Propriety per Month, III. Types of Unrest by Region, Regional Unrest by type, IV. Unrest Provided by Each Guberniia, Unrest Provided by Each Region, V. Peasant Land Ownership 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-193-FL”
“GILL Anton”,”An Honourable Defeat. The Fight Against National Socialism in Germany, 1933-45.”,”Nel Who’s Who molti oppositori e resistenti provenienti dall’ ambiente militare, qualche sindacalista, qualche esponente socialdemocratico o membro del Kpd Molto spazio all’attentato del 20 luglio 1944 al gruppo di militari resistenti attorno a von Stauffenberg Anton Gill è autore di molti volumi di storia contemporanea europea.”,”GERR-054″
“GILLES Philippe”,”Histoire des crises et des cycles économiques. Des crises industrielles du 19e aux crises financières du 20e siècle.”,”GILLES Philippe è professor agrégé di Università, Direttore di ricerca al CEFI (Centre d’ Economie et de Finances Internationales, CNRS-Université de la Méditerranéé), è docente della Facoltà di scienze economiche e di gestione dell’ Università di Tolone. Impossibilità teorica delle crisi generali di sovrapproduzione (pag 16) “”Sulla base dei lavori di Sismondi, K. Marx concepisce una teoria elaborata del Capitalismo in quanto modo di produzione particolare (il Modo di produzione capitalistica o MPC), storicamente data dunque contingente, la cui dinamica rinvia alle condizioni e ai meccanismi dell’ accumulazione del capitale, tanto microeconomica (l’ accumulazione del capitale individuale) che macroeconomica (l’ accumulazione del capitale sociale). A questi due livelli, l’ accumulazione è confrontata alle contraddizioni inerenti al sistema capitalista che si traducono, notamente, con la “”Legge della caduta tendenziale del tasso di profitto”” e con le crisi di sovrapproduzione. Però, per K. Marx, Widerspruch ist nicht Widersinn, altrimenti detto Contraddizione non è Impossibilità, ovvero le contraddizioni del sistema costituiscono soprattutto delle dinamiche endogene, in rapporto alle quali le crisi (e il loro superamento) illustrano, seguendo l’ esempio delle crisi del Corpus ippocratico (cf. introduzione), le capacità del sistema a superare le sue contraddizioni, apparentandosi a delle vere pulsazioni del Capitalismo, svolgendo una funzione di regolazione inintenzionale.”” (pag 41)”,”ECOI-172″
“GILLI Gian Antonio”,”Come si fa ricerca. Guida alla ricerca sociale per non specialisti.”,”GILLI Gian Antonio è nato a Sanremo nel 1938. Dal 1961 lavora come sociologo in una grande impresa metalmeccanica. “”Tutti i fenomeni di questa epoca indicano che la soddisfazione non si trova più nella vecchia vita…”” (Hegel, La Costituzione della Germania) “”La legge fondamentale della rivoluzione, confermata da tutte le rivoluzioni e particolarmente da tutte e tre le rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non è sufficiente che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’ impossibilità di vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando gli ‘strati inferiori’ non vogliono più il passato, e gli ‘strati superiori’ non possono fare come per il passato, soltanto allora la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità si esprime così: la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè sfruttati e sfruttatori).”” (Lenin, L’ estremismo).”,”TEOS-073″
“GILLI Gian Antonio”,”Origini dell’eguaglianza. Ricerche sociologiche sull’antica Grecia.”,”Gian Antonio Gilli, nato nel 1938, insegna Metodologia delle scienze sociali presso l’Università di Torino. Sociologo dell’industria e delle istituzioni asilari, è autore di ‘Come si fa ricerca’ (Milano, 1971) e ‘Per capire la società’ (Venezia 1979). Prometeo donatore della ragione?’ (pag 272-276)”,”STAx-371″
“GILLIARD Charles”,”Storia della Svizzera.”,”La ‘Storia della Svizzera’ di Charles Gilliard apparve nel 1944, in francese in una collana di volumetti di divulgazione. Ma l’utilità e la qualità del testo sono state confermate dal successo editoriale. Quest’opera è stata tradotta per la prima volta in Italia. ‘La Rivoluzione elvetica. La Rivoluzione francese ebbe subito il contraccolpo in Svizzera. L’abolizione dei privilegi, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’elaborazione di una costituzine apparvero come i segni premonitori di tempi nuovi e migliori. (…)’ (pag 58) “”Il Patto del 1815 era stato concluso tra 22 cantoni. Il congresso di Vienna aveva ammesso che vecchi alleati della Svizzera, Vallese, Neuchatel e Ginevra, formassero tre nuovi cantoni. (…)’ (pag 75)”,”EURx-011-FSD”
“GILLIES Donald GIORELLO Giulio”,”La filosofia della scienza nel XX secolo.”,”GILLIES-D (LONDRA, 1944) insegna Filosofia della scienza e matematica al King’s College dell’ Università londinese. BIBLIOGRAFIA: – “”An objective Theory of Probability”” (London, 1973). – “”Frege, Dedekind, and Peano on the Foundations of Arithmetic “” (Assen, 1982). – “”Artificial Intelligence and Scientific Method”” (1996. Traduzione it. MILANO, 1998) GIORELLO-G (MILANO, 1945) insegna Filosofia della scienza alla Università degli Studi di MILANO. BIBLIOGRAFIA: – “”Lo spettro e il liberismo”” (MILANO, 1985) – “” Filosofia della scienza”” (MILANO, 1992) Per le edizioni LATERZA: – “”Le ragioni della scienza”” (1986). Scritto insieme a GEYMONAT-L. – (ac) “”L’automa spirituale. Menti, cervelli, computer””. (1991). Insieme a STRATA-S. – (ac) “”Il caso e la libertà”” (1994). Insieme a CERUTI-M, FABBRI-P, PRETA-L).”,”SCIx-084″
“GILLINGHAM John B. HOLT J.C. a cura, saggi di COLLINS Roger, BROWN Allen, MORRIS Colin, GREEN Judith, FLANAGAN Marie-T., GILLINGHAM John, HOLT J. C., CARPENTER D.A., LLOYD Simon, VALE M.G.A, PRESTWICH M., TYERMAN C. J., BEAN J.M. W.”,”War and Government in the Middle Ages.”,”`A valuable group of papers by pupils and associates of John Prestwich, which reflects his own rigorous questioning of the sources to elicit a clear picture of the realities of the wars that so concerned the medieval state’ (London Review of Books) Boydell & Brewer Ltd Bridge Farm Business Park Martlesham IP12 4RB Suffolk BASCHI CONTROLLO FRONTIERE SEC VI-X IMPERO ROMANO INTERESSE TERRITORI BASCHI, CAVALIERI NORMANNI XI, LANCIA SACRA DI ANTIOCHIA, RICCARDO I ARTE GUERRA MEDIO EVO, CAPETINGI E ANGIONI LOTTA PER NORMANDIA, ENRICO III E 1258, RIPRESA TERRA SANTA QUESTIONE MILITARE GUERRE GUERRA TRA STATI MEDIEVALI MEDIOEVO”,”QMIx-055-FSL”
“GILLMAN Joseph”,”Il saggio di profitto.”,”Titolo originale ‘The Falling Rate of Profit’ Gli effetti della Seconda guerra mondiale “”E’ ormai un luogo comune dire che la «grande depressione» degli anni 30 non finì in modo naturale, ma che furono le commesse belliche a farla finire. Nel 1940, quando il «prodotto nazionale lordo» era quasi ritornato al livello del 1929, i disoccupati erano ancora circa sette milioni. Anche nel 1941, quando il «prodotto nazionale lordo» era in media del 20% superiore a quello del 1929, i disoccupati si aggiravano ancora sui tre milioni. Ma dopo altre tre anni la produzione di guerra non soltanto assorbì tutti i lavoratori ancora occupabili, ma fece aumentare di altri sei milioni la forza-lavoro occupata. Inoltre, più di undici milioni di persone di ambo i sessi in età lavorativa prestavano nello stesso tempo servizio nelle forze armate. Perciò nei quattro anni di guerra oltre diciassette milioni di persone vennero ad accrescere la forza-lavoro americana. Questa cifra è uguale all’incremento complessivo di popolazione avutosi nel decennio 1930-1940. Questi aumenti derivano dal lavoro non retribuito della famiglia contadina, dai pensionati, dalle casalinghe e dagli studenti”” (pag 191)”,”TEOC-787″
“GILLOIS André”,”Galliffet. “”Le fusilleur de la Commune””.”,”GILLOIS André nato nel 1902 ha svolto diverse attività. Resistente, si mise insieme a De GAULLE in INghilterra diventando il suo rappresentante a Londra presso la BBC partecipando alle famose trasmissioni radio e prendendo poi il posto di Maurice SCHUMANN come portavoce di France-Libre. Ha collaborato con René CLAIR nel suo primo film ‘Paris qui dort’. Ha pubblicato poi il diario di Jules RENARD ottenendo molto successo. E’ autore di molte opere. “”26 gennaio 1900. Sciopero degli operai dell’ Exposition. Ancora una volta noi non saremo pronti. Questo non fa parte dei miei compiti. Devo solo far votare il mio budget. Resto persuaso che la Francia deve subito contare su di sé per assicurare la sua difesa prima di cercare una qualche revanche militare impossibile. Non l’ esercito, né la marina sono pronti. Occorre aumentare l’ artiglieria pesante, mettere i fianchi in difesa, organizzare un’ armata coloniale. I deputati non apprezzano molto un’esposizione troppo tecnica. Uno di loro mi interrompe per rimproverarmi di non essere abituato a fare il ministro. Io gli rispondo velocemente: Spero bene di non esserlo mai. Questo fa ridere l’ aula. E’ così che si ottiene un voto. Quale miseria!”” (pag 259) Galliffet, Gaston Alexandre Auguste (1830-1909) generale francese, boia della Comune di Parigi. Negli anni 1899-1900 ministro della guerra nel governo Waldesk-Rousseau.”,”MFRC-122″
“GILLY Adolfo”,”Le rivolte contadine in Messico. Chiapas: la ribellione del mondo incantato.”,”Adolfo Gilly (Buenos Aires 1928), storico e scrittore. Standford California.”,”AMLx-029-FL”
“GIL-NOVALES Alberto”,”William Maclure in Spain.”,”Alberto Gil Novales (1930-) è stato Professore associato di Storia contemporanea all’Università di Madrid. Ha pubblicato articoli e libri sul problema del liberalismo spagnolo nel XIX secolo estendendo il campo alla rivoluzione liberale spagola, alle tendenze intellettuali del periodo, all’emergere della risposta democratica popolare. Tra i suoi libri: ‘Las sociedades patrióticas (1820-1823)’. William Maclure in Spain. William Maclure, noto come il “”padre della geologia americana,”” ha avuto un ruolo significativo anche in Europa, inclusa la Spagna, nella prima metà dell’Ottocento. Durante il suo soggiorno in Europa, Maclure si interessò profondamente ai metodi educativi di Johann Heinrich Pestalozzi, un pedagogista svizzero. Questo interesse lo portò a promuovere riforme educative basate su questi metodi¹. Nel 1808, Maclure visitò la Spagna, ma il suo soggiorno fu interrotto dallo scoppio della Guerra d’Indipendenza Spagnola (1808-1814), parte delle guerre napoleoniche². Nonostante la breve durata della sua permanenza, Maclure riuscì a raccogliere importanti osservazioni geologiche e a promuovere idee di riforma educativa che avrebbero influenzato successivamente il panorama educativo europeo²’ (f. copilot)”,”SPAx-041-FSD”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale. (Tit.orig.: War and Change in World Poliitcs)”,”Il ciclo degli imperi. “”Benché gli studiosi riconoscano il primato contemporaneo dello stato-nazione riferendosi alle relazioni internazionali, la forma predominante di organizzazione politica prima dell’ età moderna è stato l’ impero. Sebbene la città-stato, il feudalesimo e altre formazioni sociali localizzate svolgessero spesso un ruolo importante, la storia delle relazioni interstatali è stata in larga misura quella del succedersi di grandi imperi. Il modello del mutamento politico internazionale durante i millenni dell’ età premoderna è stato descritto come un ciclo imperiale. La politica mondiale era caratterizzata dall’ ascesa e dal declino di potenti imperi, ciascuno dei quali unificava e ordinava il rispettivo sistema internazionale””. (pag 168) Limiti all’ espansione. “”Tra le forze controbilancianti che limitano l’ espansione, le più importanti storicamente sono state le barriere naturali e il gradiente della perdita di forza, di cui si è parlato nelle pagine precedenti. I sistemi di trasporto, la topografia, il clima, le precipitazioni, la fertilità del suolo, le malattie, ecc. influiscono sui costi e sui benefici delle espansioni e delle conquiste. Di conseguenza, nel momento in cui uno stato espande la sua base territoriale e la sua influenza politica, i benefici netti e il risultante surplus economico tendono a diminuire. Così, “”l’ estensione dell’ impero romano fu limitata dal deserto a sud, dai Germani e dalle foreste a nord, dal mare a ovest e dall’ “”impero”” dei Parti a est.”” (pag 210) Robert GILPIN, Eisenhower professor of International Affairs nell’ Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale. [‘Alla svolta del secolo, però, il problema principale era costituito dalla sfida dell’espansionismo navale tedesco. Mentre le altre sfide erano limitate e a lungo termine, il pericolo racchiuso nella decisione tedesca di costruire una flotta da guerra era immediato e manifesto. Nonostante gli intensi negoziati non si poté raggiungere alcun compromesso su questa corsa agli armamenti navali. L’unica scelta che rimaneva aperta alla Gran Bretagna era quella di ridurre i propri impegni globali per concentrare i propri sforzi contro la sfida tedesca. La Gran Bretagna cercò allora accordi successivi con gli altri contendenti. Negli anni 1890 fu raggiunto l’accordo sulla contesa per il confine Venezuela-Guiana britannica assecondando i desideri americani: la Gran Bretagna riconobbe cioè il primato americano nel mar dei Caraibi. In questo modo ebbe termine un secolo di dissapori anglo-americani e si posero le basi per quell’alleanza che avrebbe vinto le due guerre mondiali. Per quanto riguarda poi l’alleanza anglo-nipponica del 1902 la Gran Bretagna rinunciò alla sua politica del fare da soli scegliendo il Giappone come partner in Estremo Oriente. Riconoscendo la supremazia giapponese nel Pacifico nord-occidentale come contrappeso alla Russia, la Gran Bretagna si ritirò a sud. A ciò seguì immediatamente l”entente cordiale’ del 1904, che pose fine alle lunghissime contese nel Mediterraneo e nelle colonie tra Francia e Gran Bretagna. Nel 1907 l’accordo anglo-russo pose fine alla contesa tra Gran Bretagna e Russia in Estremo oriente, indirizzando gli interessi russi verso i Balcani e schierando alla fine Russia, Gran Bretagna e Francia contro Germania e Austria. Così, alla vigilia della prima guerra mondiale, gli impegni inglesi si erano ridotti a tal punto che la Gran Bretagna poteva impiegare tutto il potere rimastogli per frenare il suo ulteriore declino di fronte all’espansionismo tedesco’ (1). Nota: (1) Una scuola di pensiero sostiene che la Gran Bretagna non si è sufficientemente impegnata in questa politica: avrebbe cioè dovuto ritirarsi dall’India e da “”est di Suez”” e diventare una potenza completamente europea. Non facendolo, continuò ad attingere alle risorse e ad indebolirsi di fronte alla sfida hitleriana prima e a quella americana poi (C. Barnett, ‘The Collapse of British Power’, Morrow, New York, 1972). Altri potrebbero criticare senz’altro questa analisi sostenendo che la Gran Bretagna stava seguendo consciamente una politica di ridimensionamento in risposta alla minaccia tedesca. Consapevole o meno, la reazione allo squilibrio caratterizza la politica britannica’. Robert Gilpin, Eisenhower professor of International Affairs all’Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale]”,”RAIx-166″
“GILPIN Robert”,”Economia Politica Globale. Le relazioni economiche internazionali nel XXI secolo.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”ECOI-136-FL”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”QMIx-040-FL”
“GILPIN Robert”,”Le insidie del capitalismo globale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. ‘Il liberismo non può governare il pianeta’”,”ECOI-146-FL”
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume primo.”,”””L’esecuzione, annunciata il 20 maggio come svolta il 18, ebbe luogo il mattino del 19 maggo sul colle del Turchino, in località detta Fontanafredda. Furono addetti al massacro soldati della Kriegsmarine e delle SS. Le vittime erano 42 prigionieri politici da tempo rinchiusi alla IV Sezione di Marassi e 17 partigiani catturati nel rastrellamento della Benedicta, di cui diamo l’elenco nel III Volume. Come abbiamo visto, la rappresaglia non diminuì l’impegno delle forze clandestine e gappiste; venne quindi imposto alla polizia politica e alle SS un maggiore impegno per l’individuazione della rete organizzativa del movimento antifascista. Questo maggiore accanimento nelle indagini svolte nei mesi di giuno e luglio consentì alle due polizie di effettuare molti arresti tra le file dei cospiratori e di giungere molto vicino agli organi direttivi della lotta armata e alla stessa organizzazione dei G.A.P.. In questo periodo moltissimi elementi responsabili, ricercati dai tedeschi e dai fascisti, dovettero raggiungere le formazioni di montagna: lo stesso comando gappista genovese cadde nelle mani del nemico proprio mentre stava ultimando un piano diretto a colpire il capo della polizia politica, dottor Veneziani, che si era rivelato il più ostinato, crudele e pericoloso inquirente nello sviluppo delle indagini contro il movimento clandestino””. (pag 239)”,”ITAR-109″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume secondo.”,”””Come in tutte le Zone dove esistevano formazioni originate e sostenute da diversi raggruppamenti politici e quadri di diversa matrice ideologica, politica e militare, anche in VI Zona la gestione unitaria dei comandi si presentava molto delicata. Senza alcun dubbio le forze comuniste erano in questa Zona preponderanti ed esercitavano un ruolo determinante nella conduzione generale della lotta: tuttavia, prima dell’arrivo in Zona di Miro, Rolando e Attilio, erano stati gli stessi comunisti più responsabili ed affidare totalmente la direzione dell’attività militare a Bisagno, che vi aveva impresso la forza della sua giovane personalità intraprendente e coraggiosa, ponendosi sempre alla testa delle iniziative più rischiose e curandosi assai più del rapporto diretto con gli effettivi (assieme ai quali divise sempre rischi e sacrifici) che del rigore dell’impostazione strategica. Il che poté essere sufficiente sinché l’accrescersi della forza e del numero dei reparti, l’estendersi del territorio occupato e l’aumento della pressione nemica non richiesero una politica organizzativa di più largo respiro e un adeguamento della struttura su più impegnative norme di inquadramento militare.”” (pag 671) “”Questa diffidenza si trasformò dapprima in scontento per il comportamento errato – secondo Bisagno – tenuto dal Comando Zona nel primo rastrellamento per divenire poi aperta ostilità allorché si verificò l’accentuarsi di un’azione di propaganda politica all’interno dei reparti, azione che a giudizio di Bisagno si risolveva sostanzialmente a favore del solo partito comunista. Nella sua lettera (vedi cap. 15°) a proposito dei commissari politici, egli assunse quindi una precisa posizione di fronte a tutti i partigiani, mantenendola fermamente nella sincera convinzione di salvaguardare in tal modo “”lo spirito di Cichero””. Attorno a questo dissenso orpai aperto fiorirono prese di posizione e illazioni d’ogni sorta: vi furono lettere di comandanti di formazione, che condividevano il suo atteggiamento critico, i quali lo esortarono a tener duro dichiarandogli la loro solidarietà, ma in febbraio/marzo cominciarono anche a circolare voci malevole, puramente denigratorie, che proponevano di sostituire interamente il Comando Zona mettendo Bisagno al posto di Miro, o sostenevano che Bisagno avrebbe defezionato portandosi dietro tutte le forze della Cichero””. (pag 672)”,”ITAR-110″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume terzo. Documenti e testimonianze.”,”””Il mito del partigiano: ecco quello che è stato Bisagno: combattendo, camminando, cantando, saltando pasti, ma anche dando l’esempio del rigore morale nella cospirazione; nell’essere insieme al commissario l’ultimo quando si facevano le razioni; nell’onestà; nell’amore per i compagni; nello scrupolo continuo di non esporli alla morte (e per questo andava lui a vedere e si metteva avanti a loro) nel dolore per i feriti, i caduti in combattimento, i fucilati. Alla formazione della partigianeria ligure, venuta fuori dalla scuola di Cichero, nata attraverso la lotta e il continuo miglioramento di se stessi, Bisagno diede un contributo essenziale. E i compagni, i comunisti che l’avevano scoperto e valorizzato continuarono ad amare questo giovane partigiano coraggioso e leale, anche quando egli dissentiva da loro. Non è stata, come certi hanno detto, una morte banale la sua. Perché a Bisagno è accaduto quello che è accaduto ad alcuni dei migliori partigiani: di essere passati cioè decine e decine di volte vicini alla morte, di essere scampati al nemico quando già erano stati fatti prigionieri, di essere sfuggiti durante un rastrellamento quando già erano circondati per essere rimasti indietro a coprire i compagni; tanto che sembrava impossibile che potessero morire. Ma era soltanto questo: che essi non potevano morire prima, perché dovevano portare il loro contributo fondamentale alla creazione del movimento partigiano, alla sua organizzazione, al suo miglioramento; dovevano dargli la luce del proprio esempio, del proprio coraggio (…). (Giovanni Serbandini (Bini), 23 maggio 1945)””. (pag 278-279) Partigiani tedeschi (pag 300)”,”ITAR-111″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, scritti di Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Franco GIMELLI Guido LEVI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Non citano né Cervetto né Parodi GIMELLI è nel consiglio direttivo dell’Ilsrec. BATTIFORA è direttore scientifico dell’ ILSREC”,”ITAR-131″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume I.”,”Giorgio Gimelli è nato a Genova il 28 settembre 1926. Nel 1943, ancora studente, aderì al PCI e partecipò alla lotta partigiana nella VI zona operativa. E’ presidente dell’ ANPI di Genova ed è stato eletto consigliere comunale della stessa città (1965)”,”ITAR-275″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, autori del lemmario: Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Donatella CHIAPPONI Franco GIMELLI Guido LEVI Alessio PARISI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Resistenza in Liguria: un fenomeno in crescita. “”Superata la fase iniziale, grazie anche al sostegno dei Cln e del suo organo tecnico militare, il Comitato militare clandestino, dai primi mesi del 1944 le bande partigiane assunsero un assetto più consolidato, cominciando a trasformarsi in formazioni organizzate militarmente e numericamente consistenti grazie all’arrivo in montagna di nuovi ribelli. Secondo una rilevazione effettuata a fine giugno 1944 dai comandi delle brigate Garibaldi, i partigiani della Liguria sarebbero stati circa 3.000 (…) una cifra destinata quasi a raddoppiare a metà luglio (5.800) e a crescere ulteriormente ad agosto, quando il totale avrebbe superato le 8.500 unità. L’andamento bellico può in parte spiegare un tale incremento delle forze resistenziali, galvanizzate dalle notizie della liberazione di Roma (4 giugno) e dello sbarco in Normandia (6 giugno): la convinzione di un imminente sbarco degli alleati sulla costa ligure, preludio all’avanzata decisiva che avrebbe liberato l’Italia e posto fine in breve tempo alla guerra, spinse molti a raggiungere le formazioni partigiane, percepite dai tedeschi e dei loro alleati fascisti come una minaccia sempre più pervasiva e incombente. È significativo che sia i tedeschi sia i fascisti abbiano sopravvalutato la consistenza numerica del nemico e la sua efficienza bellica: nel rapporto di giugno della ‘Militärkommandantur 1007’, organo dell’amministrazione militare di stanza a Genova e avente competenza sull’intera regione, si stimava che le bande partigiane fossero in grado di dominare “”tutto l’entroterra ad eccezione dei capoluoghi di provincia e delle medie e grandi città costiere”” e addirittura che il numero delle armi in mano ai civili fosse “”di gran lunga superiore a quello della Wehrmacht”” (1). Le fonti della Rsi calcolavano in 14.000, una cifra quattro – cinque volte superiore alla realtà, i combattenti nel mese di giugno. A prescindere dalla loro esattezza, queste valutazioni coglievano il dinamismo di un movimento in costante crescita, in grado di dotarsi di strutture sempre più solide e organizzate”” (pag 25-26) [Paolo Battifora, ‘La Resistenza in Liguria. Uno sguardo d’insieme’]”,”ITAR-334″
“GIMENEZ CABALLERO Ernesto”,”Sindicalismo y socialismo en España.”,”Contiene dedica dell’ autore e ritaglio di giornale.”,”SPAx-035″
“GINER Salvador”,”Historia del pensamiento social.”,”Metodo e interdipendenza dei fenomeni sociali. “”Inoltre, (Montesquieu) inventò un metodo mediante il quale era possibile comprendere l’ apparente caos delle informazioni riguardo alla società: quello delle categorie ideali. Il metodo dei tipi ideali ottiene il suo perfezionamento nel secolo XX, con l’opera di Weber e spazio con l’ uso dei modelli per le ricerche empiriche. Senza dubbio, Montesquieu lo suggerisce per la prima volta; riferendosi a lui è più corretto parlare di categorie sociali che di categorie ideali. Montesquieu considera che la mente può organizzare la molteplicità dei costumi, aspetti e fenomeni sociali in generale in una serie limitata di tipi. Se stabiliamo una tipologia adeguata, esaustiva e agile, vedremo ‘i casi particolari collocarsi in essi da se stessi, le storie di tutte le nazioni non essere senza conseguenza per loro e ciascuna legge particolare essere legata ad altra legge, o dipendere da un’altra più generale'””. (pag 284-285)”,”TEOS-132″
“GINGERAS Ryan”,”Fall of the Sultanate. The Great War and the End of the Ottoman Empire, 1908-1922.”,”Nato a New York, Ryan Gingeras, ha ottenuto il dottorato in storia dall’Università di Toronto nel 2006. È autore di tre libri sulla storia dell’Impero Ottomano e la Turchia, incluso ‘Heir to the Empire: Mustafa Kemal Atatürk’ (2015). Attualmente è associate professor in the Department of National Security Affairs at the naal Postgraduate School in Monterey, CA.”,”QMIP-012-FSL”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia società Stato.”,”GINSBORG, nato a Londra nel 1945, già Prof all’Univ di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-005″
“GINSBORG Paul”,”Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica.”,”GINSBORG Paul, già professore all’Università di Cambridge, insegna Storia dell’Europa contermporanea nella facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-218″
“GINSBORG Paul, a cura”,”Stato dell’Italia.”,”Paul Ginsborg storico, Università di Firenze. Il bilancio politico, economico, sociale e culturale di un paese che cambia.”,”ITAP-028-FL”
“GINSBORG Paul”,”L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato, 1980-1996.”,”Paul Ginsborg, nato a Londra nel 1945, già professore all’Università di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze. È autore di ‘Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988’ (Einaudi, 1989) e ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978). Ha curato anche il volume ‘Stato dell’Italia’ (Il Saggiatore, 1994). “”In gran parte dell’Europa occidentale negli anni ’80 e ’90 era sempre più evidente un declino del processo democratico. I votanti risultavano sempre meno numerosi, il cinismo riguardo alla vita politica e alle motivazioni dei politici era sempre più diffuso, l’idealismo (e non solo l’ideologia) sembrava aver abbandonato la sfera politica. La democrazia, come scriveva Joh Dunn nel 1992, aveva un estremo bisogno di rinnovamento, ma ben poche idee sul da farsi: «Gli analisti delle moderne economie sottolineano spesso l’urgente necessità di reinventare continuamente la capacità d’iniziativa economica, a fronte delle forti tendenze strutturali a creare monopoli, estorcere rendite non guadagnate e proteggere comodi privilegi. Ma abbiamo un senso molto meno chiaro e vivido del continuo bisogno di reinventare la capacità d’iniziativa politica e sociale del mondo in cui viviamo”” (J. Dunn, La democrazia, Venezia, 1995)”” (pag 258)”,”ITAS-244″
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. I. Dalla guerra alla fine degli anni ’50.”,”I “”quarantacinque giorni”” “”I «quarantacinque giorni» ebbero inizio con una serie di grandiose manifestazioin popolari che festeggiavano la fine del regime. Gli stemmi fascisti furono divelti dai monumenti e le scritte cancellate dai muri degli edifici pubblici. Le sedi fasciste vennero prese d’assalto e date alle fiamme. A Milano 4000 operai della Innocenti marciarono attraverso la città inalberando cartelli che chiedevano la fine immediata della guerra. A Genova le donne gettarono ai soldati garofani rossi (5). A queste manifestazioni rispose una repressione brutale. Il re e il maresciallo Badoglio erano determinati a mantenere una dittatura militare, ma al di là di questo non sapevano bene cosa fare. Da una parte volevano la pace, anche perché sapevano che senza di essa sarebbe probabilmente scoppiato un movimento insurrezionale che avrebbe coinvolto sia le truppe combattenti che i civili. Dall’altra erano paralizzati dalla paura della Germania. Il loro intento era quello di temporeggiare, ma di tempo ormai non ce n’era: i negoziati con gli Alleati procedevano lenti, mentre alla Germania si dava assicurazione che l’Italia non avrebbe tradito. Sul fronte interno molte delle prime libere manifestazioni dell’Italia post-fascista finirono tragicamente. A Bari l’esercito uccise ventitre persone e ne ferí settanta sparando sulla folla riunita in piazza Roma. A Milano furono piazzate le migragliatrici ai cancelli dell’Alfa Romo per impedire che gli operai lasciassero la fabbrica e raggiungessero i loro compagni nelle strade. A metà agosto, mentre gli operai di Milano e Torino entravano in sciopero per esigere la pace immediata e la fine dell’alleanza con la Germania, le autorità accettarono di liberare i prigionieri politici, ma nello stesso tempo replicarono con altro sangue e con una nuova ondata di arresti. Il difficile intermezzo dei «quarantacinque giorni» ebbe termine il 3 settembre 1943 con la firma dell’armistizio segreto tra l’Italia e gli Alleati. Le clausole erano molto dure: l’Italia doveva arrendersi senza condizioi, non veniva accolta tra gli Alleati e le veniva riconosciuto solo l’ambiguo status di «cobelligerante»”” (pag 8-9) [(5) Su Genova cfr. A. Gibelli, ‘Genova operaia nella Resistenza’, Genova, 1968, p. 45; su Milano il rapporto interno del Pci, non firmato, riprodotto in V. Foa, ‘Sindacati e lotte operaie’, Torino, 1975, pp. 36 sgg; su Roma la relazione dell’informatore di polizia il 30 luglio 1943 citata da S. Colarizi, ‘La seconda guerra mondiale e la Repubblica’, Torino, 1984, pp. 191-92] [La seconda guerra mondiale e la Repubblica, di Simona Colarizi (Autore) TEA, 1996 12,76 € -5% 13,43 €, Simona Colarizi, Editore: TEA, Collana: Storia d’Italia, Anno edizione: 1996, Formato: Tascabile, Pagine: 813 p., ill.] (si trova anche nel vol. 23 della ‘Storia d’Italia Utet] Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-009-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. II. «miracolo economico» agli anni ’80.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-010-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica, 1943-1988.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-012-FSD”
“GINZBERG Eli”,”A World Without Work. The Story of the Welsh Miners.”,”Eli GINZBERG (1911-) è A. Barton Hepburn Professor Emeritus of Economics e Direttore dell’ Eisenhower Center for the Conservation of Human Resourses alla Columbia University. Questo libro è stato scritto prima della 2° guerra mondiale”,”MUKx-090″
“GINZBERG Siegmund / ZANCA Aldo / TISO Aida”,”Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (Ginzberg) / Parlamento borghese e rivoluzione socialista in Lenin (Zanca) / Rileggendo Lenin: l’emancipazione della donna (Tiso).”,”Marx metodo realtà-pensiero (pag 100-101) “”Se nell”Ideologia tedesca’ la critica di Marx si rivolge principalmente alle “”forme illusorie”” della coscienza umana, alle “”frasi”” dei giovani hegeliani che “”non combattono il mondo realmente esistente quanto combattono le frasi di questo mondo”” (29) e ne deduce che “”la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia”” in quanto esse “”non hanno storia, non hanno sviluppo”” autonomo, “”ma sono gli uomini che sviluppano la loro produzione e le loro relazioni materiali”” e su questa base sviluppano “”la ‘loro’ coscienza”” (30), negli scritti successivi (nei manoscritti preparatori del ‘Capitale’ e della ‘Storia delle teorie sul plusvalore’) l’ideologia stessa viene presa in considerazione come realtà che si sviluppa e ci si sofferma su di essa in quanto ‘riflesso, documento’ di fasi determinate della ‘storia’ della realtà sociale complessiva. La ‘critica dell’economia politica’, pur esponendo le categorie economiche in un ordine ‘logico’, inverso alla loro relazione ‘naturale’, corrispondente alla successione dello sviluppo ‘storico’, si fonda su un’analisi (critica) delle teorie economiche. “”In realtà, io, in privato, ho cominciato a scrivere il Capitale proprio nell’ordine inverso (iniziando con la terza parte di carattere storico) rispetto a quello in cui viene presentato al pubblico”” (31). Ben lungi dal ‘respingere’ l’economia politica borghese in seguito ad una “”rottura epistemologica”” con essa, Marx, dopo aver individuato differenti livelli nell’ambito di questa (ad es. economia “”classica”” ed economia “”volgare””) procede all’individuazione dei legami tra teoria economica e oggettiva ‘realtà’ economico-sociale, e quindi delle corrispondenze reali delle illusioni, interpretazioni feticizzanti e contraddizioni che si manifestano nel pensiero. Certo, osserva Marx, “”è più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose [ideologiche, ecc.] che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate””. Procedere insomma direttamente dall’indagine della “”cosa in sé””, individuare il ruolo che ‘nella realtà’ ha il pensiero, piuttosto che ciò che ‘nel pensiero’ si richiama alla realtà. “”Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico, I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienza naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle concezioni astratte ed ideologiche dei suoi portavoce appena si arrischiano al di là della loro specialità”” (32).”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] (pag 100-101) [(29) K. Marx, F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, trad. ital. di F. Codino, Roma, 1958, p. 16; (30) Ivi, p. 23; (31) K. Marx F. Engels, Briefe über “”Das Kapital””, Berlin, 1954, p. 134 (trad. it. in ‘Lettere sul Capitale’, Roma, 1969, p. 43, lettera di Marx a S. Schott, 3 nov. 1877; (32) K. Marx, Il Capitale, trad. it.. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 414-15, nota] (pag 100-101) Sul processo del pensare “”[…] nella lettera a Kugelmann dell’11 luglio 1868, si trova il passo seguente: “”E’ vero d’altra parte che la ‘storia della teoria’ comprova, come giustamente lei ha supposto, che la concezione del rapporto di valore era ‘sempre la medesima’, più o meno chiara, più guarnita di illusioni, o scientificamente più definita. Siccome il processo stesso del pensare nasce dalle condizioni ed è esso stesso ‘un processo della natura’, il pensare veramente intelligente può essere soltanto sempre lo stesso, e si può distinguere solo gradualmente, secondo la maturità dello sviluppo e dunque anche dell’organo con cui pensa. Tutto il resto sono ciancie (28)”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] [(28) K. Marx, Lettere a Kugelmann, trad. ital. di C. Julg, Roma, 1950, p., 79]”,”LENS-239″
“GINZBERG Siegmund”,”Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni.”,”””Uno sguardo ai ‘Quaderni filosofici’ può apportare qualche chiarimento sul metodo di Lenin e sul suo richiamarsi a quello di Marx. Annotando la ‘Scienza della logica’ di Hegel sul rapporto legge / fenomeno, Lenin osserva, da una parte, la correlazione “”fenomeno = interezza, totalità”” “”legge = parte”” (8) aggiungendo che “”il fenomeno”” è più ricco della legge””, dall’altra, successivamente, che “”Il pensiero, salendo dal concreto all’astratto, non si allontana – quando sia ‘corretto’ (NB) (…) – ‘dalla’ verità, ma si avvicina ad essa. L’astrazione della ‘materia’, della ‘legge’ di natura, l’astrazione del ‘valore’, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (corrette, serie, non assurde) rispecchiano la natura in modo più profondo, fedele e ‘compiuto'”” (Qf. p. 157). Se la legge è più “”profonda”” e il fenomeno è “”più ricco””, la realtà però è unità di questi due momenti “”‘e’ concreta ‘e’ astratta, ‘e’ fenomeno ‘e’ essenza, ‘e’ momento ‘e’ rapporto’ (p. 193). Nel commentare Hegel sul “”problema dell’essenza versus il fenomeno”” Lenin ha presente il ‘Capitale’ e il problema del rapporto tra “”prezzo e valore”” e tra “”salario e prezzo della forza lavoro”” (Qf. p. 342). Probabilmente egli ha qui in mente il capitolo XVII del ‘Capitale’ in cui Marx affronta la “”Trasformazione in salario del valore e rispettivamente del prezzo della forza-lavoro””. Qui nella metamorfosi in ‘forma fenomenica’ di ‘salario’ (valore e prezzo del ‘lavoro’ stesso) del ‘rapporto sostanziale’ che in essa si manifesta (valore e prezzo della ‘forza-lavoro’) Marx individua il fondamento di tutte le mistificazioni del modo di produzione capitalistico. Ma i due termini (forme fenomeniche e rapporti sostanziali) non stanno affatto in una relazione del tipo di quella che intercorre tra ‘vero’ e ‘falso’. Anche le apparenze, le forme fenomeniche hanno radici reali: “”(…) queste espressioni immaginarie derivano dagli stessi rapporti di produzione. Sono categorie di ‘forme fenomeniche’ di ‘rapporti’ sostanziali”” (9). Per queste forme “”vale quel che vale per ‘tutte le forme fenomeniche’ e per il loro sfondo nascosto. Le forme fenomeniche si riproducono con immediata spontaneità, come ‘forme’ correnti ‘del pensiero’, il rapporto sostanziale deve essere ‘scoperto’ dalla scienza”” (10). Ma una volta svelato l’arcano di questa forma fenomenica, Marx passa a considerare “”il movimento reale del salario””. Ed è sostanzialmente sull’incomprensione del carattere ‘dialettico’ del rapporto tra essenza e fenomeno, astratto e concreto, logico e storico che si fonda – notiamo tra parentesi, anche se non intendiamo affrontare qui il tema – tutta la polemica che da Böhm-Bawerck ad oggi si è soffermata sulla “”contraddizione”” tra I e III libro del ‘Capitale a proposito della trasformazione dei ‘valori’ in ‘prezzi’ di produzione.”” (pag 243-244-245) [Siegmund Ginzberg, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni] [(in) Critica marxista, Roma, anno 9 n° 5-6 settembre-dicembre 1971] [(8) Lenin, Quaderni filosofici, a cura di Ignazio Ambrogio, in Opere, v. 38, p. 143 (Qf); (9) K. Marx, ‘Il Capitale’, trad. it. R Panzieri, Roma, Editori Riuniti, 1970, Libro I, v. I, p. 587; (10) Ivi, p. 592]”,”LENS-240″
“GINZBERG Siegmund”,”Il marxismo nel mondo. Il Lenin di Lukacs – Il pensiero di Lenin – Leninismo e rivoluzione socialista.”,”Il ‘Lenin’ di Lukacs è del 1924, e le “”scomuniche”” di Deborin sulla Pravda e di Rudas sono di alcuni mesi successive (pag 223). Scritto “”di transizione”” e come osserva Lukacs “”puro prodotto degli anni ’20″”.”,”LENS-002-FB”
“GINZBURG Andrea a cura; scritti di Piercy RAVENSTONE Thomas HODGSKIN William THOMPSON John GRAY John Francis BRAY”,”I socialisti ricardiani.”,”Dall’introduzione di Andrea Ginszburg: “”A partire dal momento in cui iniziò a svilupparsi in Inghilterra un movimento socialista ispirato al marxismo che mostrava – rilevano i Webb, prendendone le distanze, “”accanto a idee moderne””, “”una spiccata recrudescenza dei progetti caratteristici dell’owenismo rivoluzionario del 1833-34″” (11) ivi compresa la rivendicazione del diritto dei lavoratori all’intero prodotto del lavoro – il contrasto tra due concezioni che si definiscono entrambe “”socialiste”” diventa sempre di più anche contrapposizione di due indirizzi teorici che si collegano l’uno a Ricardo (e a Marx) e l’altro a Jevons (12). Inoltre, a partire da quel momento, come ha osservato Hobsbawm (13) il dibattito su Marx (con la rilevante eccezione di un noto e influente articolo di Wicksteed (14)) si carica di “”isterica ansietà””: si cerca “”di screditarne e di rifiutarne l’opera prima ancora di comprenderla””. La “”riscoperta”” di W. Thompson e degli altri autori operata da Foxwell – amico e seguace di Jevons ma anche esponente di quel “”frammento”” inglese della scuola storica tedesca che fa capo a William Ashley – avviene sotto il segno di queste contrapposizioni. Presentando a un pubblico inglese l’opera di A. Menger, Foxwell intende mostrare – riproponendo una polemica già presente in Germania (15) – che Marx non solo non ha apportato contributi originali, ma ha saccheggiato, senza citarle, le opere dei “”socialisti”” inglesi (16). Affermando che “”fu Ricardo, e non Owen, a fornire la reale, effettiva ispirazione al socialismo inglese”” (introduzione, cit., p. LXXXIII), egli non esprime solo un’opinione, che verrà da qualcuno contestata (17), circa il rapporto fra il pensiero di Ricardo e le opere di queli autori”” (pag XIV-XV) [dall’introduzione di Andrea Ginszburg] [Andrea Ginzburg a cura; scritti di Piercy Ravenstone, Thomas Hodgskin, William Thompson, John Gray, John Francis Bray, I socialisti ricardiani, Isedi, Milano, 1976] [(11) S. e B. Webb, Storia delle Unioni operaie in Inghilterra, Utet, Torino, 1913; p. 353; (12) La contrapposizione della “”nuova”” teoria marginalista a quella ricardiana è netta in Jevons e nei jevoniani (come Cannan), mentre è assai più sfumata o inesistente in Marshall (…); (13) Cfr. “”Dr Marx and the Victorian Critics””, cit., p. 245; (14) “”Das Kapital: a criticism”” apparso sul periodico socialista ‘To-day’, ottobre 1884, ripubblicato insieme al commento di G.B. Shaw e alla replica di Wicksteed in ‘The common sense of political economy and selected papers and reviews’, a cura di L. Robbins, London, 1933, vol. II, pp: 705-33); (15) Si vedano, per echi di questa polemica, la prefazione al II libro del ‘Capitale’ di F. Engels (1893), la prefazione di Engels alla 1° ed. tedesca di ‘Miseria della filosofia’ (1894) e l’introduzione di Kautsky al vol. III della ‘Storia delle teorie economiche’ (1910); (16) Foxwell giunge a inserire in appendice all’opera di Menger la prefazione di Marx a ‘Per la critica dell’economia politica’. Egli intende dimostrare (cfr. p. CIII) che essa, a differenza “”dell’attacco di Marx a Proudhon di dodici anni prima”” (in ‘Miseria della filosofia’), non contiene alcun riferimento alla “”scuola socialista inglese”” (…); (17) Cfr. per esempio M. Blaug, ‘Ricardian economics’, Yale Univ. Press, New Haven, 1958, p. 148 (…)]”,”SOCx-023-FF”
“GINZBURG Carlo”,”Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500.”,”in apertura: dedica manoscritta di Carlo Ginzburg a Jacques Le Goff. (Parigi, 10.5.1978) Carlo Ginzburg, nato a Torino enl 1939, ha insegnato a Bologna. Ha pubblicato tra l’altro vari saggi su folklore, magia, religione (v. Storia d’Italia Einaudi) e ‘Il nicodemismo. Simulazione e dissimulazione religiosa nell’Europa del ‘500’, 1970.”,”STOS-031-FSD”
“GIOANOLA Elio”,”Il decadentismo.”,”””Sostanzialmente l’ Ermetismo è la cosciente e decisa accettazione da parte della cultura letteraria italiana delle fondamentali scoperte della poesia decadente, francese e anglosassone (notevole è infatti l’ influenza di Eliot). Ungaretti e soprattutto Montale hanno operato, dopo la preparazione dei crepuscolari, dei futuristi e dei primi lirici nuovi come Campana, Rebora, Sbarbaro, una decisa annessione alla nostra lirica dell’ idea di “”poesia pura””, al di là ormai di ogni polemica e di ogni compromesso con le forme stilistiche tradizionali, in una dimensione ormai apertamente europea”” (pag 126)”,”VARx-081″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,””Il rinnovamento civile d’Italia’ del Gioberti è stato chiamato l’ errata-corrige del ‘Primato’ mentre non è che la continuazione logica che sbocca in una sistemazione originale e profonda della politica italiana’ (dall’ introduzione di G. SAITTA).”,”ITAB-072″
“GIOBERTI Vincenzo, a cura di Enzo BONAVENTURA”,”Introduzione allo studio della filosofia. Pagine scelte.”,”””Lo spirito umano, fin dal primo esercizio delle sue forze, qual essere pensante, conobbe l’ Idea, come principio di cognizione, apprendendola con un intuito immediato, che è l’ effetto di essa Idea, come principio creativo””. (pag 71) Critica di Lutero e Cartesio. “”Cartesio diede lo sfratto a ogni tradizione religiosa e scientifica: si fece scettico a fine di credere: negò l’ Idea, e si accinse a rifarla coll’ opera del senso interiore. Questo spensierato ardimento partorì il psicologismo e il sensismo, come due gemelli ad un corpo; dai quali, poco stante, uscirono il materialismo, il fatalismo, l’ immoralismo, l’ ateismo, l’ idealismo, il panteismo, lo scetticismo, e gli altri mostri o ludibrii della filosofia moderna, che misero in fondo la scienza, riducendola alla nullità presente. La filosofia è morta, o per dir meglio, la vera filosofia non vive più altrove, che nella religione.”” (pag 72-73)”,”FILx-356″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,”Esortazione ai giovani. “”Ma come ristorar le lettere, le speculazioni e la scienza civile, senza buoni e profittevoli studi? E come lo studio può esser buono, se non è faticoso? Come può essere di profitto, se versa tutto nei giornali e nei tritumi? Se i buoni libri si trascurano o si leggono sbadatamente? Se non son fecondati dal lavoro interno di chi legge e affinati nel crogiuolo dell’ esame, della meditazione e della critica? Lasciate gli studi leggieri e le letture frivole ai damerini e alle donzelle. Addestratevi alla ginnastica dell’ intelletto, come a quella dell’animo e della membra. Sprezzate gli acquisti facili: amate e proseguite il difficile in ogni cosa; perché arduo e travaglioso in ogni genere è l’ apparecchio e il compito della creazione””. (pag 246)”,”TEOP-322″
“GIOIA Melchiorre, a cura di Attilio LO-MONACO APRILE”,”Vicende della lotteria sociale. La bilancia delle ricompense.”,”Questione morale. Dopo la battaglia e la sconfitta di Canne il senato romano rese grandi onori a Varrone, non tanto perché meritasse tanta ricompensa ma per rianimare il coraggio nei cittadini abbattuti. (pag 48) pag 50 “”Atene. Le persone, i cui costumi erano riprensibili, non potevano, parlare in pubblico sugli affari dello stato. Il padre che non aveva fatto imparare un mestiere a suo figlio, non aveva diritto, come si disse, d’essere da esso mantenuto nella sua vecchiezza””. (pag 73)”,”STAx-185″
“GIOJA Melchiorre [GIOIA]”,”Elementi di filosofia ad uso delle scuole esposti da Melchiorre Gioja, autore del ‘Trattato del merito e delle ricompense’. Tomo Primo.”,”””Bonnet diceva: ‘Cherchons le fait: voyons ce qui en résulte: voilà notre philosophie’ (Oeuvres, tom. XVII)”” Biografia. “”Di tutte le maniere per eludere, la più decisiva per la cattiva fede consiste nel rappresentare l’argomento del suo avversario sotto un falso punto di vista, fargli dire ciò che non disse, e fingere di rispondergli travestendo la sua opinione”” (pag 256) Melchiorre Gioia (Piacenza, 20 settembre 1767 – Milano, 2 gennaio 1829) è stato un economista, politico e intellettuale italiano. Indice 1 Biografia 2 Il “”Nuovo Galateo”” 3 Le critiche di Antonio Rosmini 4 Note 5 Bibliografia 6 Altri progetti 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] Dopo gli studi nel Collegio Alberoni veste l’abito talare, mantenendo tuttavia un orientamento di pensiero tutt’altro che ortodosso tanto in filosofia, per l’influenza dell’utilitarismo di Jeremy Bentham, dell’empirismo di John Locke e del sensismo di Étienne Bonnot de Condillac, quanto in teologia per l’influenza del pensiero di Giansenio. Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema “”Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia””, con una dissertazione in cui sostiene la tesi di un’Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. La notizia del premio ricevuto gli giunge però in carcere: nel frattempo Gioia è stato infatti arrestato per aver celebrato a scopo di lucro più di una messa al giorno, anche se sono in realtà le sue idee politiche giacobine a renderlo inviso all’autorità. Gioia viene scarcerato nello stesso anno 1797 grazie alle pressioni di Napoleone Bonaparte, e ripara a Milano. Il Trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all’Austria da parte della Francia in cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però ben presto a diventare oppositore della Francia stessa. Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate, (“”Il Monitore Italiano”” con Ugo Foscolo, “”Il Censore””, “”La Gazzetta nazionale della Cisalpina””, “”Il Giornale filosofico politico””), stroncate una dopo l’altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioia stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono. È dalle colonne del “”Giornale Filosofico Politico”” che nel 1799 scrive una lettera aperta al duca Ferdinando d’Asburgo Este, in cui denuncia i danni patiti in carcere nel 1796; nello stesso anno però Napoleone Bonaparte viene sconfitto dalle truppe austriache nella Battaglia di Novi Ligure e Melchiorre Gioia viene arrestato nuovamente dagli austriaci, per essere scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese nella Battaglia di Marengo. Nel 1801 Gioia viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina: l’anno successivo pubblica il trattato “”Sul commercio de’ commestibili e caro prezzo del vitto”” , ispirato dai tumulti per il rincaro del pane, e “”Il Nuovo Galateo””. Nel 1803 viene rimosso dalla carica per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa del suo trattato “”Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d’organizzarla””. L’apprezzamento per i suoi solidi e realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina alla direzione dell’ufficio di statistica: in questa veste inizia una febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione dall’incarico. Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioia produce le sue opere maggiori: il “”Nuovo prospetto delle scienze economiche”” (1815 – 1819), il trattato “”Del Merito e delle Ricompense”” (1818 – 1819), “”Sulle manifatture nazionali”” (1819), “”L’ideologia”” (1822): gli ultimi tre libri vengono messi all’indice e il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal dicembre 1820 al luglio 1821, con Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, per aver cospirato contro l’Austria partecipando alla setta carbonara dei “”Federati””. Dopo quest’ultima peripezia, nonostante i sospetti da parte del governo austriaco, Gioia ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, “”La filosofia della statistica”” (1826). Muore a Milano nel 1829. Il “”Nuovo Galateo”” [modifica] Testo fondamentale nella storia dei Galatei, il “”Nuovo Galateo”” di Gioia fu scritto per contribuire alla civilizzazione del popolo della Repubblica Cisalpina.Il testo conosce ben tre edizioni. La prima del 1802 si sofferma in particolar modo sulla definizione laica di “”pulitezza”” intesa come ramo della civilizzazione, arte di modellare la persona e le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da rendere gli altri contenti di noi e di loro stessi. È divisa in tre parti: “”Pulitezza dell’uomo privato””, “”Pulitezza dell’uomo cittadino””, “”Pulitezza dell’uomo di mondo””. Nella seconda edizione del 1820, Gioia ridimensiona il concetto di “”pulitezza”” come l’arte di modellare la persona, le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da procurarsi l’altrui stima ed affezione. La vecchia ripartizione fu sostituita da: “”Pulitezza Generale””, “”Pulitezza Particolare””, “”Pulitezza Speciale””. La terza edizione risale al 1822 dove Gioia, a differenza dell’edizioni precedenti, enfatizza l’importanza del concetto di ragione sociale, considerato dall’autore il fondamento etico del galateo che avrebbe portato felicità e pace sociale mediante le buone maniere. Le critiche di Antonio Rosmini [modifica] La pretesa di Melchiorre Gioia di proporre un nuovo codice morale, fondato su principi palesemente opportunistici, e la disinvoltura con cui Gioia richiedeva, abitualmente, sussidi e regali dai titolari del potere politico per elogiarne, nelle proprie pubblicazioni periodiche, le benemerenze, indussero il più severo censore dei costumi italiani del suo tempo, l’abate Antonio Rosmini, a dichiararlo pubblicamente un “”ciarlatano””. [1] Note [modifica] ^ Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i comuni dell’antica strada consolare , Il Sole 24 ore – Edagricole, Bologna 2003, pag. 224 Bibliografia [modifica] Piero Barucci, Il pensiero economico di Melchiorre Gioia, Milano, Giuffre, 1965 (Biblioteca della rivista Economia e storia; 15) Manlio Paganella, Alle origini dell’unità d’Italia: il progetto politico-costituzionale di Melchiorre Gioia, Milano, Ares, 1999 (Faretra; 25) Luisa Tasca, “”Galatei. Buone maniere e cultura borghese nell’Italia dell’Ottocento””,Firenze, Le Lettere, 2004 (Wikip)”,”FILx-435″
“GIOLITTI Giovanni”,”Memorie della mia vita. Con uno studio di Olindo Malagodi.”,”[La guerra europea. ‘Io avevo invece la convinzione che la guerra sarebbe stata lunghissima, e tale convinzione manifestavo liberamente a tutti i colleghi della Camera coi quali ebbi occasione di discorrerne. A chi mi parlava di una guerra di tre mesi rispondevo che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due Imperi militarmente più organizzati del mondo, che da oltre quarant’anni si preparavano alla guerra; i quali, avendo una popolazione di oltre centoventi milioni potevano mettere sotto le armi sino a venti milioni di uomini; che l’esercito dell’Inghilterra, di nuova formazione, sarebbe stato in piena efficienza, come dichiarava lo stesso governo inglese, solamente nel 1917; che il nostro fronte, sia verso il Carso, sia verso il Trentino, presentava difficoltà formidabili. Osservavo d’altra parte che atteso l’enorme interesse dell’Austria di evitare la guerra con l’Italia, e la piccola parte che rappresentavano gli italiani irredenti in un Impero di cinquantadue milioni di popolazione, si avevano le maggiori probabilità che trattative bene condotte finissero per portare all’accordo. Di più consideravo che l’Impero Austro-ungarico, per le rivalità fra l’Austria ed Ungheria, e soprattutto perché minato dalla ribellione delle nazionalità oppresse, slavi del sud e del nord, polacchi, czechi, sloveni, rumeni, croati ed italiani, che ne formavano la maggioranza, era fatalmente destinato a dissolversi, nel qual caso la parte italiana si sarebbe pacificamente unita all’Italia. Inoltre, ricordando le peripezie della Russia durante la guerra col Giappone, e la violenta rivoluzione scoppiata dopo quella guerra, a me pareva dubbio che ad una guerra di molti anni quell’Impero potesse resistere. All’intervento degli Stati Uniti di America, che fu poi la vera determinante di una più rapida vittoria, allora nessuno pensava, né poteva pensare. Ciò che era facile prevedere erano gli immani sacrifici d’uomini che avrebbe imposti la guerra per la terribile sua violenza, dati i nuovi, potenti e micidiali mezzi di offesa e di difesa che la scienza e la tecnica moderna avevano inventati e che allora erano già messi in opera sul fronte francese e sul fronte russo; come era facile prevedere che un conflitto così tremendo avrebbe segnata la totale rovina di quei paesi ai quali non avesse arriso una completa vittoria. Oltre a ciò una guerra lunga avrebbe richiesto colossali sacrifizi finanziari, specialmente gravi e rovinosi per un paese come il nostro, ancora scarso di capitali, con molti bisogni e con imposte ad altissima pressione. Consideravo ancora che la guerra assumeva già allora il carattere di lotta per la egemonia del mondo, fra le due maggiori Potenze belligeranti, mentre era interesse dell’Italia l’equilibrio europeo, a mantenere il quale essa poteva concorrere solamente serbando intatte le sue forze’ (pag 522-523, II volume)]”,”ITAA-028″
“GIOLITTI Antonio a cura, testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”Il comunismo in Europa. Da Stalin a Krusciov.”,”Testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”RUST-070″
“GIOLITTI Antonio”,”Riforme e rivoluzione.”,”””Non bisogna però parlare mai, almeno pubblicamente, degli errori proprie e altrui, se non si pensa di ricavarne qualcosa di utile; perciò io voglio introdurre qui alcune osservazioni pertinenti”” (Goethe, Dichtung und Wahrheit, X) (in apertura) L’espediente tipico del revisionismo opportunista. La deformazione dei testi. “”S’illudeva davvero il partito socialdemocratico tedesco quando credeva di poter disinvoltamente eludere i problemi teorici e politici della conquista del potere manipolando l’introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx in modo tale da far del suo autore “”un pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””, come scriveva lo stesso Engels a Kautsky il 1° aprile 1895 protestando indignato per l’adulterata pubblicazione sul “”Vorwärts””. A sessantadue anni di distanza quei problemi sono ancora un ‘hic Rhodus’ per il movimento operaio. Non valse, allora la protesta di Engels a squalificare definitivamente quell’espediente tipico del “”revisionismo opportunista””, il quale sempre ricorre – per alterare la sostanza facendo mostra e vanto di fedeltà ai principî – alla deformazione dei testi, alla interpretazione tendenziosa, alle citazioni di comodo. Neppure la successiva pubblicazione sulla “”Neue Zeit”” ripristinò il testo integrale di Engels, al quale pertanto credette di potersi richiamare Eduard Bernstein per giustificare il suo proclamato “”revisionismo””. Ma questo aveva, appunto, almeno il merito di essere dichiarato. Ad esso perciò possiamo riferirci come a una posizione ben definita, responsabile e non evasiva, nella storia del movimento operaio marxista”” [Antonio Giolitti, Riforme e rivoluzione, 1957] (pag 7)”,”TEOC-027-FPA”
“GIOLITTI Antonio”,”Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni.”,”””Sitôt que quelqu’un dit des affaires de l’Etat: ‘Que m’importe?’ on doit compter que l’Etat est perdu”” J.J. Rousseau, Du contrat social, libro III, cap. XV “”Il destino è la politica”” (Napoleone a Goethe, Erfurt, 2 ottobre 1809) (in apertura) “”Giolitti scrive per la nipote e per il lettore di questo libro e conduce un inatteso elogio della politica, rivendicando una dignità di questa “”professione”” spesso ridotta ad occupazione del potere (…)”” Antonio Giolitti, nato a Roma nel 1915, nipote di Giovanni Giolitti, dopo aver preso parte all’attività antifascista clandestina e alla guerra partigiana, è stato deputato per il partito comunista alla Costituente e alla Camera fino al 1957. Nel 1957 è uscito dal PCI passando poi al partito socialista, per il quale é stato deputato fino al 1977. Negli anni 1963-64 e nel 1970-74 ha partecipato ai governi di centro-sinistra come ministro del Bilancio e della Programmazione economica. Dal 1977 al 1985 ha fatto parte della Commissione delle Comunità europee. Nel 1987 è stato eletto senatore come indipendente di sinistra. La crisi del 1956. “”Non attenuava la portata delle rivelazioni di Krusciov, pur riconoscendo i limiti della sua analisi, l’articolo di Pietro Nenni su ‘Il rapporto Krusciov e la polemica sul comunismo’ pubblicato (…) su “”Mondo Operaio””: che tuttavia concludeva con una apertura e un invito riguardo alla «rivendicazione accennata dal compagno Togliatti (nell’intervista a «Nuovi Argomenti») di una sempre maggiore autonomia di giudizio dei comunisti nei confronti dell’esperienza sovietica, che è un fatto nuovo, indicativo della necessità per i comunisti di ricercare le vie di un diverso e proprio sviluppo e suscettibile di importanti sviluppi, ove non sia dettato da preoccupazioni contingenti tattiche. E’ chiaro che un comunismo sganciato da Mosca, come del resto un comunismo senza la Internazionale Comunista, non sarebbe più il comunismo degli ultimi trentasei anni quando determinò la scissione del movimento socialista tradizionale». Quell’invito doveva rimanere inascoltato. Il Pci doveva inchinarsi al richiamo all’ordine del comitato centrale del Pcus, la cui ‘Risoluzione sulle origini e le conseguenze del culto della personalità’ veniva pubblicata integralmente su «l’Unità» del 4 luglio. Vi si poteva leggere che: “”nella intervista ricca di contenuto e interessante del compagno Togliatti alla rivista «Nuovi Argomenti», accanto a molte conclusioni molto importanti e giuste, vi sono anche affermazioni sbagliate. In particolare, non si può essere d’accordo con la questione sollevata dal compagno Togliatti, se la società sovietica non sia giunta a certe forme di degenerazione. Non vi è nessun fondamento per sollevare tale questione””. Seguiva un lungo capitolo sotto il titolo ‘E’ falso che il culto della personalità di Stalin sia stato generato dallo stesso sistema sovietico. I soviet come nuova forma democratica del potere statale’. Ma pochi giorni prima a Poznan gli operai erano insorti contro quel potere statale e la polizia comunista aveva sparato e ucciso. Togliatti esprimeva il suo giudizio con un articolo su «l’Unità» del 3 luglio intitolato ‘La presenza del nemico’, nel quale impartiva questo ammonimento: «Il nemico esiste. E’ forte, attivo, è senza pietà. E’ tuttora potente fuori del nostro campo e non manca di forze e di punto di appoggio nel nostro campo stesso. I fatti accaduti a Poznan ce lo ricordano con particolare energia». Il segretario generale del Partito comunista polacco Gomulka, reagisce e «l’Unità» del 21 ottobre deve pubblicare questa dichiarazione: «Gli operai di Poznan non hanno protestato contro il potere popolare, contro il socialismo, quando sono usciti nelle strade: essi hanno protestato contro il male che si è esteso largamente nel nostro regime sociale e che ha colpito dolorosamente anche loro, contro le deformazioni dei principi fondamentali del socialismo, che è la loro idea. Una grande ingenuità politica sarebbe il tentativo di presentare la tragedia di Poznan come opera di agenti imperialisti e di provocatori». Tre giorni dopo lo stesso giornale doveva uscire con un titolo a tutta pagina: ‘Scontri nelle vie di Budapest provocati da gruppi armati di controrivoluzionari’; e il giorno successivo: ‘Le bande controrivoluzionarie vengono costrette alla resa dopo i loro sanguinosi attacchi contro il potere socialista’; cui faceva ‘pendant’ il titolo dell’editoriale: ‘Da una parte della barricata a difesa del socialismo’ (direttore del giornale era allora Pietro Ingrao). Mi collocai subito dall’altra parte della barricata. Però quando si trattò di presidiare una notte il palazzo di via Botteghe Oscure contro la minaccia di un’aggressione di fascisti feci anch’io volontariamente un turno di guardia sulla terrazza. Eravamo armati di mattoni e pietre (neppure olio bollente!) da gettare in strada sulla testa di eventuali aggressori”” (pag 96-97)”,”ITAC-152″
“GIOLITTI Antonio; COLLETTI Lucio”,”Sul rapporto tra economia e politica: un inizio di discussione. ‘Le basi scientifiche della politica economica’ (Giolitti); ‘Il concetto di lavoro in Marx’ (Colletti).”,”””(…) [C]he ogni prodotto, ogni «bene economico» sia «risultato del lavoro umano» nella sua applicazione alla natura, questo è vero per ‘ogni’ società. Filare cotone o mietere grano comporta un’erogazione di forza lavorativa umana sotto tutti i cieli e in ogni tempo: costa dispendio di energia sia a Cincinnato che al servo della gleba o al colcosiano. «Il lavoro fonte di ogni ricchezza di ogni civiltà» è una «frase, – dice Marx, – che si trova in tutti i sillabari, e in tanto è giusta in quanto è sottinteso che il lavoro si esplica con i mezzi e con gli oggetti che si convengono» (1). Come avverte il ‘Capitale’, «il lavoro come formatore dei valori d’uso, come ‘lavoro utile’, è una condizione d’esistenza dell’uomo indipendente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura che ha la funzione di mediare il ricambio organico fra uomo e natura, cioè la vita degli uomini» (I, I, p. 55). Di esso quindi è superfluo occuparsi (anche se ne trattano Rodbertus, Wagner e molti economisti «volgari»), per i semplice fatto che questo lavoro, il lavoro «in generale», qui non è altro che l’elemento comune a ‘ogni’ lavoro concreto in quanto esso sia «dispendio di forza lavoro umana in forma specifica e definita dal suo scopo», in quanto cioè esso abbia la qualità di lavoro concreto utile che produce ‘valori d’uso’. Esso ci dà l’elemento generale che accomuna tra loro attività così disparate come: respirare, lavare, filare, arare, seminare e persino amare, nella misura, almeno, in cui questa attività si spinga a tanto da implicare un’erogazione di energia. Ma, se le cose stanno veramente a questo modo, quand’è allora che ‘il’ lavoro, il lavoro «in generale», come dispendio di forza-lavoro umana, diviene ‘scientificamente’ interessante? Lo diviene, solo ed ‘esclusivamente’, in una società in cui le cose siano regolate in modo tale che la stragrande maggioranza dei lavori ‘utili’, cioè il dispendio ‘concreto’ di forza-lavoro, avvenga ‘non’ al ‘fine’ di produrre stivali, spilli, tela, grano ecc., ossia valori d’uso, ma per produrre valori d’uso come ‘mezzo’ di esistenza del ‘valore’; in cui, cioè, il prodotto del lavoro sia solo strumento perché in esso si ‘fissi’ o si ‘assorba’ la forza-lavoro, erogata poco importa in occasione di che. In questo caso, l’astrazione «lavoro», il lavoro «in generale», ossia il non tener conto della forma ‘concreta’ del lavoro (cioè se esso sia arare o filare) non è più una parola o una vuota astrazione ma è un’astrazione scientifica o determinata, ossia – come dice Marx – ‘praktisch wahr’, proprio perché costituisce l’unico modo di tener conto della differenza specifica, cioè del carattere reale che ha il lavoro in questa società (2). Essa cioè corrisponde (entspricht) a ‘un’ regime sociale in cui i modi concreti del lavoro sono indifferenti, non cioè fine ma mezzo; e precisamente: i lavori concreti ‘mezzi per erogare’ forza-lavoro, i prodotti dei lavori concreti ‘mezzi per assorbire’ o fissare quest’energia spesa. Qui «l’astrazione del lavoro in generale non è soltanto – dice Marx – il risultato mentale di una concreta totalità di lavori», cioè il frutto di una generalizzazione, perché, in questo caso, «l’indifferenza verso un lavoro determinato corrisponde a una forma di società in cui gli individui passano con facilità da un lavoro ad un’altro e in cui il genere determinato del lavoro è per essi fortuito e quindi indifferente. Il lavoro qui è divenuto non solo nella categoria, ma anche nella realtà, il mezzo per creare in generale la ricchezza, ed esso ha cessato di concrescere con l’individuo come sua destinazione particolare. Un tale stato di cose – egli continua – è sviluppato al massimo nella forma d’esistenza più moderna delle società borghesi, gli Stati Uniti. Qui, dunque, l’astrazione della categoria “”lavoro””, il “”lavoro in generale””, il lavoro ‘sans phrase’, che è il punto di partenza dell’economia moderna diviene ‘per la prima volta’ praticamente (cioè scientificamente) vera» (3)”” (pag 25-26) [Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, in ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, 1948, p. 225; (2) Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, p. 54, osserva che il lavoro astratto qui «non è un’astrazione arbitraria, perché è piuttosto, come giustamente osserva Lukács, un’astrazione che appartiene all’essenza del capitalismo». Marx, ‘Capitale’, I, I, Roma, 1951, p. 81: «…entro questo mondo il carattere generalmente umano del lavoro costituisce il suo carattere specificamente sociale»; (3) Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Roma, 1954, p. 44] [Lucio Colletti, ‘Il concetto di lavoro in Marx’, Passato e Presente, Roma, n. 1, gennaio-febbraio 1958]”,”TEOC-002-FGB”
“GIOMI Valentino”,”Note intorno alla storiografia sul sistema bancario italiano: il caso della Banca d’Italia.”,”Una panoramica degli autori e dei libri dedicati alla storia del sistema bancario italiano e alla banca d’Italia”,”STOx-238″
“GIONFRIDA Alessandro”,”Missioni e addetti militari italiani in Polonia (1919-1923). Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico.”,”GIONFRIDA Alessandro è nato a Roma nel 1964. Nel 1989 si è laureato presso l’Università di Roma La Sapienza in Lettere moderne con indirizzo storico. Nel 1995 si è diplomato presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari di Roma, come archivista paleografo. Presta servizio presso l’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito come archivista di stato. (1996) Rapporti Italia Polonia in Prima Guerra mondiale (pag 49-50) “”I Comitati pro Polonia cercarono anche di influenzare direttamente il mondo politico italiano. Su loro suggerimento l’onorevole Luigi Montresor, il 7 dicembre 1915, presentò al parlamento italiano una mozione, firmata da altri diciannove deputati, con la proposta di aggiungere l’indipendenza della Polonia tra gli obiettivi di guerra italiani. La stessa mozione, che non era stata ammessa alla discussione, fu ripresentata dal Montresor, insieme ad altri trentanove deputati, un anno dopo, il 5 dicembre 1916 e, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio Boselli a favore dell’indipendenza della Polonia, fu di nuovo ritirata per riguardo all’alleato russo. Il governo italiano, alleato con l’impero asburgico e, dopo il maggio 1915, alleato con la Russia zarista, cercò di non prendere posizioni troppo nette sulla questione polacca. Al contrario, di fronte al proclama congiunto dei due imperatori d’Austria e di Germania del 5 novembre 1916, in cui si auspicava la creazione di uno Stato polacco sui territori strappati alla Russia, l’Italia, sostenuta dai comitati pro Polonia, inviò una protesta ufficiale alle rappresentanze accreditate presso il regio governo, considerando il proclama degli imperi centrali lesivo del diritto internazionale, che escludeva la possibilità di creare nuovi Stati nei territori occupati (85). L’atteggiamento politico italiano, così come quello degli altri membri dell’Intesa, ebbe un mutamento con la caduta del regime zarista. Il 30 marzo 1917, il nuovo governo provvisorio russo, nato dalla Rivoluzione di Febbraio, si rivolse ai Polacchi con un proclama in cui si prometteva la costituzione di uno Stato autonomo comprendente tutte le terre da loro abitate. Il governo italiano, con un telegramma dello stesso Boselli, espresse il suo pieno appoggio a quella iniziativa (86). Inoltre, il 20 giugno 1917, Sonnino, primo tra i ministri degli Esteri dell’Intesa, dichiarò ufficialmente in Parlamento che uno degli obiettivi degli alleati era la restaurazione della Polonia (87). Successivamente, il 30 ottobre 1917, il nuovo governo di unità nazionale, presieduto dall’onorevole Orlando, con Sonnino sempre ministro degli Esteri, riconobbe il ‘Comitato Nazionale Polacco’ (K.N.P.) di Parigi come delegazione ufficiale della Polonia e Konstanty Skirmunt come suo rappresentante (88). Anche durante il ‘Congresso delle Nazioni Oppresse dall’Austria-Ungheria’ (5-10 aprile 1918), organizzato a Roma ddalle autorità governative per indurre i soldati slavi ad abbandonare l’esercito asburgico, la questione polacca, nonostante mancasse la delegazione del K.N.P., fu ricordata favorevolmente da Orlando, che incontrò tutte le delegazioni dei vari popoli slavi presenti al Congresso”” (89). (85) Cfr. S. Sierpowski, L’Italia e la ricostruzione del nuovo Stato polacco, 1915-1921, Roma, 1979 (Accademia polacca delle scienze) p. 7; (86) Ivi, pag. 9; (87) Cfr. Atti parlamentari. Camera dei Deputati, XXIV, pag. 13545; (88) La Francia aveva riconosciuto il CNP il 20 settembre 1917, la Gran Bretagna il 15 ottobre. L’Italia consegnò le lettere di riconoscimento, indirizzata a Dmowski, il 30 ottobre, nelle mani di Skirmunt, che era giunto in Italia nella primavera del 1917 ed aveva avuto un’udienza con il Papa ed il cardinale Gasparri. Questi fatti accrebbero notevolmente il prestigio di Skirmunt in Italia. Cfr. S. Sierpowski, L’attività indipendentistica dei Polacchi in Italia, p. cit., pagg. 77-78; (89) G. Candeloro, op. cit., vol. VIII, pagg 207-209] (pag 49-50)”,”POLx-042″
“GIORDANI Igino”,”Alcide De Gasperi.”,”””Alcide, per pagar debiti e fronteggiare le difficoltà domestiche dovette lavorare duramente, anche dopo il servizio nella Vaticana. Tradusse, e in parte fece tradurre dalla sorella Marcella e fece copiare dalla moglie, un libro di Fülop-Miller, Segreto della potenza dei gesuiti, uno di Valeriu Marco, su Lenin, uno su Teresa di Konnersreuth, e vari volumi dela Storia dei Papi del Pastor e della Storia della Chiesa di Fliche e Martin”” (pag 111) GIORDANI è stato direttore del reparto catalogo della Biblioteca Vaticana reparto a cui faceva riferimento DE-GASPERI.”,”ITAP-073″
“GIORDANI Igino”,”I protestanti alla conquista d’Italia.”,”GIORDANI Igino “”La penetrazione, favorita dal clima storico europeo, fu in Italia stessa sollecitata, in certo modo, dalle utopie riformistiche di alcuni isolati intellettuali e dirigenti politici, i quali sognavano, una non ben precisata rigenerazione della Chiesa cattolica; i Gioberti, i Ricasoli, i Lanza, i Pantaleoni, il cui sforzo – lo riconobbe Benedetto Croce nella sua ‘Storia d’Italia’, – sarebbe riuscito “”a un rinnovato protestantesimo, distruttore della Chiesa Cattolica””. Ma fu uno sforzo impotente, perché antistorico, dice il Croce; e perché anticattolico, diciamo noi; e la stessa impotenza irretì le operazioni grandi e piccine tentate, con baldanza speranzosa, da chiese Valdesi ed evangelicali varie, specie tra il ’60 e il ’70, messesi a pescare nel nascente anticlericalismo (…)””. (pag 21)”,”RELP-052″
“GIORDANI Igino a cura”,”Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII (1864-1942).”,”Importanza e potenza del cinematografo. (‘Vigilanti con cura’, 29 giugno 1936, Pio XI, ‘Sul cinematografo’) “”E’ indiscutibile che fra i divertimenti moderni il cinematografo ha preso negli ultimi anni un posto d’importanza universale. Nè occorre notare come siano a milioni le persone che assistono giornalmente alle rappresentazioni cinematografiche… finire (pag 398)”,”RELC-014-FV”
“GIORDANI Alessandro”,”Aritmetica di Frege. Teoria delle Serie.”,”Alessandro Giordani professore ordinario facoltà di Lettere e Filosofia Università Cattolica di Milano, Dipartimento di Filosofia. Docente incaricato per i corsi di ontologia analitica”,”SCIx-309-FL”
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale 1870 – 1992.”,”Il ventennio di BISMARCK, il decennio post-bismarckiano, periodo ante 1° GM, guerra 1° dopoguerra, era della sicurezza collettiva, anni di crisi 1929 – 1933, era di HITLER, 2° GM, fase europea della guerra, dalla guerra europea a quella mondiale, 2° dopoguerra, incerta distensione, KRUSCIOV, NIXON, FORD e REAGAN, dissoluzione URSS.”,”RAIx-031″
“GIORDANO Giuseppe a cura; saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO”,”Gli epistolari dei filosofi italiani (1850-1950).”,”GIORDANO Giuseppe Saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO Contiene il saggio di Giuseppe CACCIATORE: ‘Marxismo e storia nel carteggio Loria-Croce’ (pag 89-113) e il saggio di Antonello GIUGLIANO: ‘Caro Benedetto..’ / ‘Caro Professore…’. A proposito dell’epistolario Labriola -Croce’ (pag 113-128)”,”CROx-034″
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale, 1870 – 1992.”,”Giancarlo Giordano si è laureato in scienze politiche presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’ con il prof. Mario Toscano. Ha pubblicato volumi sulla politica estera di Mussolini, la diplomazia di Carlo Sforza, ha curato l’epistolario di Giuseppe Garibaldi. Contiene un capitolo sulla Prima guerra mondiale: ‘Dalla guerra alla pace (1914-1921). La guerra (1914-1918); Gli strumenti della pace (1919-1921) (pag 125-146)”,”QMIx-023-FL”
“GIORDANO Mario”,”Spudorati. La grande beffa dei costi della politica: false promesse e verità nascoste.”,”Mario Giordano (46 anni) è direttore di Tgcom24 (Mediaset). Si occupa di costi e sprechi della politica. Su questi temi ha scritto nove libri.”,”ITAP-235″
“GIORDANO Francesco”,”Storia del Sistema bancario italiano.”,”Francesco Giordano è responsabile dell’Area Pianificazione, Strategie e Studi del Gruppo UniCredit. In precedenza ha svolto l’attività di economista presso Credit Suisse First Boston, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Standard and Poor’s.”,”ITAE-122-FL”
“GIORELLO Giulio”,”Giulio Giorello ‘incontra’ Voltaire.”,”””Quelli del Santo Uffizio son sempre pronti a minacciare la tortura a qualunque Galileo Galilei “”per la salvezza dell’anima sua”””” (pag 18)”,”FILx-467″
“GIORGERINI Giorgio”,”Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi.”,”””La Germania, con la Marina tedesca, è stata sempre la “”Signora dei sommergibili”” e quindi della guerra subacquea. Tra l’agosto del 1914 e il novembre 1918, senza considerare gli affondamenti di navi da guerra – che furono molti -, gli U-boote affondarono 11.153.000 tonnellate di stazza lorda di navi mercantili, di cui 7.850.000 di bandiera britannica e inoltre 853.000 tonnellate italiane, 907000 francesi, 389.000 americane, 1.174.000 di altre nazionalità. La Germania fu sconfitta, anche gli U-boote furono sconfitti e non poteva essere altrimenti, sfidando le grandi potenze navali e industriali capaci di produrre più delle perdite e di allineare un numero crescente di mezzi e apparecchiature per neutralizzare i sommergibili. Alla fine i sommergibili furono sconfitti, con la caduta e il crollo della vecchia Germania imperiale, ma non si può certo negare che le vittorie tattiche abbondarono mentre quella strategica sembrò mancare per un soffio. L’insegnamento fu grande, ma non fu messo compiutamente a frutto: nel 1939, quando iniziò la seconda guerra mondiale o, se si preferisce, riprese questa moderna guerra dei Trent’anni, la Germania e la sua Marina ripercorsero la medesima strada che attraverso le vittorie le portò di nuovo alla sconfitta. Nei cinque anni di guerra la Marina tedesca costruì 349 U-boote: un’impresa straordinaria per la cantieristica del tempo, soprattutto perché si trattava quasi sempre di ottimi battelli, con caratteristiche e prestazioni avanzate che avrebbero fatto scuola nel processo evolutivo postbellico del sommergibile. Nella prima guerra sottomarina della storia, pur dominata come sarà anche in seguito dalla Germania, la sua Marina pagò il sacrificio di 186 battelli affondati o comunque perduti. La Gran Bretagna fu colta in contropiede dall’offensiva sottomarina tedesca. Eppure nel 1913 l’Ammiragliato di Londra fu ammonito dall’ammiraglio John Fisher di non sottovalutare l’impiego che la Germania avrebbe fatto dei suoi sommergibili contro il coomercio britannico e senza rispettare le regole del diritto di preda, per l’impossibilità operativa di osservarle. Infatti, le regole fissate dalla conferenza navale di Londra del 1909 imponevano alla nave da guerra di “”visitare preventivamente i mercantili mediante un proprio reparto armato di controllo e di salvare uomini e documenti di bordo anche nei casi in cui fosse lecita la cattura e la distruzione della preda. E’ evidente che per un battello sarebbe stato rischioso emergere in vicinanza della nave intercettata, fermarla, farvi imbarcare la propria squadra d’ispezione e quindi procedere nell’azione. Il mercantile poteva essere camuffato…”” (pag 57)”,”ITQM-007-FL”
“GIORGERINI Giorgio”,”La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943.”,”Due luoghi comuni: il radar e Malta (pag 64 e 70) Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Uno dei luoghi comuni: il radar. “”Già nelle prime pagine di questo libro ho accennato a una serie di luoghi comuni che per anni hanno inficiato la credibilità della storiografia relativa alla condotta della Regia Marina nel 1940-43. Dico «luoghi comuni», ma sarebbe più opportuno definirli giustificazioni artificiose per l’esito bellico ottenuto in mare. Esito che, in ogni caso, non avrebbe richiesto tentativi di mistificazione della storia, perché la nostra condotta in guerra ha avuto anche lati positivi, se solo si avesse avuta la schiettezza di riconoscerne, onestamente e apertamente, difetti e virtù. Fu fatto il contrario: si tacquero, o quasi, gli aspetti positivi, quando non ci si caricò del riconoscimento di una sconfitta anche là dove non sarebbe stato necessario – come nel caso della battaglia dei convogli -, al solo fine di sottacere, coprire o non voler ammettere la deludente prestazione del grosso della flotta e dell’esercizio del comando. Da qui l’esaltazione di alcuni e ben precisi motivi giustificatori, gonfiati fino al parossismo. Ne furono trovati quattro: il ruolo letale di Malta, la mancanza del radar, la scarsità di combustibile, l’assenza di portaerei. Queste quattro giustificazioni ufficiose e abbondantemente diffuse nel dopoguerra sono state da me più volte dibattute (…). Buona parte delle nostre disgrazie navali è stata attribuita al radar. Comunemente la tesi volgarizzata recitava: «Che cosa avremmo mai potuto fare contro un nemico fornito di radar, strumento di cui noi ignoravamo l’esistenza? Potevano solo subire!». Marc’Antonio Bragadin, nel suo noto libro ‘Che ha fatto la Marina?’, edito nel 1949, e che molto contribuì alla creazione e alla diffusione delle presunte giustificazioni, a proposito dell’episodio di Matapan e del radar scrisse: «Ma il successo tattico di Cunningham, se pure confermò ‘qualche’ nostra deficienza nei problemi della guerra notturna, fu dovuto prevalentemente all’uso ‘ignorato’ del radar…». (…) A proposito di superficialità nell’affrontare il delicato problema della radiolocalizzazione da parte della Marina italiana, giova ricordare ciò che scrisse nel 1951 l’ammiraglio Iachino, protagonista della condotta in guerra delle nostre forze navali da battaglia, sull’autorevole «Rivista Marittima»: «È noto che da noi sono esistite sino a pochi anni fa molte e diffuse diffidenze a proposito della reale efficacia del radar, e dei vantaggi che in pratica ne avevano tratto gli inglesi durante la guerra. Anche dopo la fine di questa ottimi nostri ufficiali manifestavano il dubbio che la influenza del radar sulle nostre azioni belliche fosse stata talvolta molto esagerata…». Se le diffidenze sul radar risalivano a parecchio tempo addietro, addirittura a prima della guerra, questo prova ancora una volta quanti settori della Marina fossero poco aperti alle innovazioni. Per contro, nella seconda parte della considerazione di Iachino, vi è da osservare che quegli «ottimi nostri ufficiali» avevano non poche ragioni pensando agli effetti dell’impiego bellico del radar in termini più equilibrati, ma l’onnipotenza del radar faceva troppo comodo alla politica giustificatoria per spiegare certi andamenti della guerra sul mare. (…) In conclusione, rimane il fatto incontrovertibile che la Regia Marina, pur essendo a conoscenza dell’esistenza operativa del radiolocalizzatore tedesco e consapevole dei propri ritardi in merito, non avanzò alcuna richiesta di cessione di apparati né di collaborazione tecnica per la produzione di questi in Italia. Tutto ciò accadde dopo. A questo proposito devo riproporre ancora una volta ciò che affermò l’ammiraglio Iachino, che pure doveva ben essere a conoscenza del contrario di quello che scrisse, circa l’atteggiamento dei tedeschi che ci avrebbero tenuta celata l’esistenza del loro De.Te sin dopo Matapan: «È poi deplorevole che nulla in proposito ci sia stato detto a Matapan dai tecnici della Marina tedesca, nonostante che un apparecchio tipo radar (chiamato convenzionalmente «Dete» fosse da vari anni in esperimento sulle sue corazzate cosiddette tascabili (…)» (pag 64-69) “”Sulla questione della mancata occupazione di Malta si sono fronteggiate due linee di pensiero: la prima la considera un grande errore strategico e la causa di tante disgrazie italiane in mare e in terra libico-egiziana, se non la ragione della sconfitta; la seconda, pur riconoscendo che l’occupazione di Malta avrebbe sicuramente agevolato le operazioni italo-germaniche nel Mediterraneo, non attribuisce all’allora piccolo possedimento britannico un ruolo decisivo, anzi non lo considera neppure determinante ai fini dei nostri collegamenti coll’Africa settentrionale, in quanto nell’intero periodo che va dal giugno 1940 all’estate 1942 avrebbe esercitato la sua perniciosa influenza soltanto per una settantina di giorni. Dall’autunno di quell’anno, come si è detto, la realtà strategica e i rapporti di forze si modificarono in misura tale che la caduta di Malta nelle mani dell’Asse avrebbe potuto significare ben poco. Sicuramente, a quel punto, sarebbe stato più utile aver occupato e consolidato nel tempo la presenza in Tunisia. È ovvio – molto ovvio – che se l’Italia avesse occupato l’isola di Malta, ciò avrebbe semplificato molti aspetti della nostra guerra mediterranea. Ma se vi è tutta una serie di considerazioni da fare. Anzitutto, perché occupare Malta, operazione certo complessa e anche rischiosa, e non la Tunisia? Agli effetti del controllo del Mediterraneo centrale e anche occidentale, e soprattutto a quelli dei flussi di traffico tra l’Italia e l’Africa settentrionale, la Tunisia sarebbe stata ancor più importante di Malta. L’occupazione della Tunisia fu impedita politicamente dalla Germania, che non voleva compromettere i rapporti con la Francia di Vichy, e Roma dovette arrendersi subito, e senza tante discussioni, alla volontà dominante di Berlino. Fu questo il primo atto di sottomissione dell’Italia alla Germania. Nemmeno in seguito, venne in mente ai tedeschi che il controllo e la disponibilità dei porti, delle strade, delle basi navali e aeree tunisine avrebbero aiutato grandemente le operazioni sul fronte libico-egiziano. Ci si concentrò su un possibile sbarco a Malta dal mare e dal cielo, per poi farne niente”” (pag 70-71)”,”QMIS-241″
“GIORGERINI Giorgio”,”Da Matapan al Golfo Persico. La Marina militare italiana dal fascismo alla Repubblica.”,”Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’. “”… Permensi classibus aequor iidem venturos tollemus in astra nepotes imperiumque Urbis dabimus”” (Virgilio, 70-19 a C, Eineide, III) (… ci si troverà di fronte i mari nella stessa città ….) (in apertura) “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnuoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnuoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) ITQM-231 “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) La tormentata vigilia della guerra. “”Il dissenso che si manifestò in Marina, specie nel momento in cui emergeva la possibilità di un confronto con la Gran Bretagna, sulla priorità da dare alle navi da battaglia, e che si coagulava intorno alle idee del Bernotti, ormai messo da parte, e anche del Di Giambernardino e di altri ufficiali più giovani, non era fine a se stesso. Il problema spaziava sulla preparazione in generale e in particolare sulla esigenza aeronavale e su quella della difesa del traffico. Per tagliare corto al dissidio ideologico-operativo e impedire ogni possibilità, se pur remota o addirittura impossibile, di una qualche aperta contestazione alle scelte fatte sul futuro della Marina, intervenne lo stesso Mussolini nel suo famoso discorso al Senato del 30 marzo 1938: «A coloro i quali dissertando di strategia navale avanzano l’ipotesi che anche nelle guerre future le navi da battaglia rimarranno vigilate nei porti – come durante la Grande Guerra – io rispondo che per l’Italia ciò non avverrà: non è questione del costo delle navi; è questione della tempra degli uomini e degli ordini che riceveranno». Quel discorso fu veramente l’atto di fede che il Duce fece nella Marina, orgoglioso del lavoro compiuto e reso sicuro che essa sarebbe stata quella che egli si attendeva, come gli era fatto credere nella sua ignoranza di guerra navale e nel suo troppo cullarsi nella favola della potenza e dello spirito dell’Italia fascista. E’ certo che Mussolini credette nella Marina, forse ancor più che nell’Aeronautica, ed oggi, a tanta distanza di tempo, è comprensibile come nell’uomo si poté sviluppare quell’avversione verso la Marina per alcuni comportamenti operativi che questa tenne in guerra, al di là della giustezza o meno delle decisioni prese dai comandi in mare e a terra, ancor più forse che non per il trasferimento al gran completo della flotta a Malta all’atto dell’armistizio. Il discorso del Duce al Senato fu preceduto da quello di Cavagnari alla Camera il 15 marzo, il discorso, tanto per intenderci, dove si sostenne l’inutilità delle portaerei, ma anche quello dell’annuncio della «flotta oceanica»”” (11) (pag 389) [(11) Il discorso di Cavagnari alla Camera fu molto articolato se pur misto di verità e di bugie (…)] Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’.”,”ITQM-231″
“GIORGETTI Giorgio”,”Note sulla religione nel pensiero marxista e altri scritti politici.”,”Giorgio GIORGETTI è nato a Barga nel 1927. Allievo di Delio CANTIMORI e di Walter MATURIM è autore di numerose opere sul pensiero di MARX e sull’ economia agraria della Toscana, in particolare nel ‘700. Incaricato di storia moderna all’Università di Siena nel 1973, è scomparso nel 1976. “”…Marx, proponendo l’ esempio dell’ America del Nord: “”Nel paese in cui l’ emancipazione politica è completa noi troviamo che la religione non soltanto esiste, ma è fresca e vitale, ed in questo modo si è dimostrato che l’ esistenza della religione non è contraddittoria con la piena realizzazione dello Stato. (…) Noi spieghiamo quindi il pregiudizio religioso dei liberi cittadini col fatto che essi nutrono pregiudizi anche sulle cose di questo mondo. Non intendiamo dire che essi debbano togliere la loro limitatezza religiosa per togliere i loro limiti terreni, ma che non appena toglieranno i loro limiti terreni cadrà anche la limitatezza religiosa. (…)”” (pag 26)”,”MAES-048″
“GIORGETTI Giorgio”,”I quaderni di Lenin sulla questione agraria.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 5-6 SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 “”Lo sforzo che i ‘Quaderni’ ci rivelano è appunto quello di raggruppare i dati forniti dai censimenti, in modo da poterne trarre criticamente indicazioni corrispondenti agli effettivi “”rpporti esistenti tra agricoltori e operai, tra gli agricoltori di diverso tipo””. A tale scopo bisognava però, partendo dai dati analitici, costruire tabelle del tutto nuove (come Lenin fa per i dati tedeschi) (82) oppure, quando una statistica più perfezionata come quella americana facilitava il compito, costruire “”tabelle combinate”” che ponessero a confronto i dati ottenuti sulla base dei diversi tipi di raggruppamento delle aziende (83). In tal modo, Lenin si propone di liberrarsi dal “”quadro radicalmente falso”” offerto a prima vista dalle statistiche: un quadro “”che deforma completamente la situazione effettiva, mache paice molto alla borghesia, un quadro che ‘offusca le contraddizioni di classe’ in regime capitalistico”” 84). Mediante la rielaborazione dei dati statistici compiuta nei ‘Quaderni’, Lenin vuole appunto documentare, in primo luogo, “”le contraddizioni di classe”” nelle campagne. Già, nel 1902, riassumendo la sua decennale esperienza di analisi della società russa, Lenin aveva scritto:”” nella società moderna i contadini non sono più, naturalmente, una classe unica (…). ‘In quanto’ nelle nostre campagne la società basat asulla servitù della gleba viene soppiantata dalla società “”moderna”” (borghese), i contadini cessano ‘pertanto’ di essere una classe e si scindono in proletariato agricolo e borghesia (grande, media, piccola e piccolissima)””. Solo “”‘in quanto’ si conservano ancora i rapporti della servitù della gleba, i “”contadini”” continuano ‘pertanto’ a essere una classe, cioè, ripetiamo, una classe non della società borghese, ma della società basata sulla servitù della gleba”” (85), tanto da consentire un’alleanza democratica e rivoluzionaria antifeudale del proletariato con tutti i contadini. Della scissione e della disgregazione a cui l’evoluzione capitalistica sottopone l’originaria classe contadina, Lenin, negli anni giovanili, aveva tracciato un ampio quadro relativamente alla Russia, studiandone l'””intreccio ‘estremamente complesso’ di rapporti servili e borghesi”” (86). Come già aveva iniziato a fare nel 1901, preparando il suo saggio sui “”critici di Marx””, egli, forte dei metodi di indagine già sperimentati, orienta ora la ricerca verso situazioni in cui il capitalismo ha definitivamente trionfato, pur conservando alcuni residui feudali, o in cui esso ha trionfato ‘tout court’, nel modo più radicale. La sua indagine sui caratteri e sulla dinamica della differenziazione di classe nell’agricoltura contemporanea acquista quindi una dimensione teorica generale, che costituisce un ulteriore sviluppo del pensiero marxista. Analizzando i riflessi dell’evoluzione capitalistica nella campagna, Kautsky aveva scritto nella ‘Questione agraria’ un lungo capitolo sulla proletarizzazione dei contadini (K. Kautsky, La questione agraria, cit., pp. 190-217), in cui Lenin poteva riconoscere senza difficoltà i suoi stessi convincimenti. Tuttavia mancava in esso una indicazione sistematica, presente invece in Lenin, delle differenziazioni di classe nel mondo rurale e delle loro tendenze. Mancava in particolare una caratterizzazione della natura e del formarsi della borghesia rurale, un fatto che ha giocato un ruolo decisivo nella formulazione della strategia bolscevica. Ciò è indice dell’esistenza, al di là dell’accordo sostanziale sui temi centrali della teoria, di un angolo di divergenza potenziale fra Kautsky e Lenin, che, come è stato giustamente sottolineato, si andrà progressivamente accentuando negli anni successivi, in concomitanza con divergenze di carattere generale su tutta la strategia del movimento operaio (88)”” (pag 276-277) (88) Lenin, “”Progetto di programma del nostro partito””, in Opere, v. 4, p. 237″,”LENS-241″
“GIORGETTI Giorgio”,”Capitalismo e agricoltura in Italia.”,”GIORGETTI Giorgio (Barga 1927 – Siena, 1976) si è laureato nel 1949 a Pisa, dove ha frequentato la Scuola normale superiore ed era allieva di Delio Cantimori, e Walter Maturi. Nel 1949-50 è stato borsista a Friburgo e nel 1951 conseguì il diploma di perfezionamento in storia con Ernesto Sestan. Dopo aver insegnato vari anni nelle scuole medie superiori, dal 1969 ha ottenuto l’incarico di storia economica moderna (e dal 1974 quello di storia moderna) presso l’Università di Siena. Delle sue opere ricordiamo: ‘Contratti agrari e rapporti sociali nelle campagne (nel volume V della Storia d’Italia Einaudi) e ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, 1974. Il volume contiene alcuni saggi di teoria marxista: – La rendita fondiaria capitalistica in Marx e i problemi della evoluzione agraria italiana – I quaderni di Lenin sulla questione agraria – Le teorie sul plusvalore di Karl Marx – Su alcuni “”falsi problemi”” nell’interpretazione di Marx – A proposito di uno studio di J.C Michaud su “”teoria e storia”” nel Capitale – Il concetto di giusto in Marx Il concetto di giusto in Marx. (da Critica marxista, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442) “”Che cosa sono per Marx la giustizia e il giusto? (…) Il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf, già noto in Italia per la sua opera ‘Classi e conflitto di classe nella società industriale’ (…) riprende l’argomento in modo sistematico in un suo nuovo libro: ‘Marx in Perspektive. Die Idee des Gerechten im Denken von Karl Marx’, J.H.W. Dietz, Hannover, 1963. Ma è veramente legittimo parlare, come egli fa nel sottotilolo, di un concetto specifico del giusto in Marx, e quindi del relativo problema? L’autore sa benissimo che il termine ‘giustizia’ (Gerechtigkeit) non gode di buona fama presso Marx (pp. 14-16), usato com’è, assai spesso, per ridicolizzare la fede proudhoniana o filantropica nella giustizia eterna. Egli ammette anche che Marx “”non usa mai la parola e il concetto di giusto a proposito della società comunista”” (p. 141). Queste sono difficoltà di non poco conto, quando si ponga mente alla rigorosità con cui Marx sceglieva i termini e con cui talvolta li mutava o ne coniava di nuovi, in armonia col proprio sviluppo intellettuale, al fine di adeguare perfettamente il linguaggio al pensiero: basti come esempio la faticosa genesi dell’espressione ‘forza-lavoro’, la cui storia, dai primi scritti economici, dove si parla ancora soltanto di ‘lavoro’ e poi di ‘capacità lavorativa’, fino al ‘Capitale’, si confonde direttamente con la genesi della categoria ‘plusvalore’. Però al Dahrendorf, che oltretutto dichiara di volere unicamente “”far parlare Marx con le sue parole””, è sufficiente una premessa logico-linguistico-speculativa (pp. 21-39) per arrogarsi il diritto di ricercare nelle opere marxiane un problema che, posto in quei termini, a Marx non interessava affatto (tanto più che, se gli fosse davvero interessato, non avrebbe avuto alcun bisogno di sottacerlo, ne avrebbe esitato a chiamarlo per nome). (…) Tuttavia, per tornare al tema centrale, Marx ha indicato con chiarezza il carattere storico di tutti gli ideali, quindi, ammesso che se ne sia preoccupato, anche dell’ideale di giustizia (p. 49) che, in quanto componente della sovrastruttura, non può non seguire la sorte della base economico-sociale su cui si fonda. (….) [Il Dahrendorf] riporta in appendice, con pretese di completezza, “”tutte le dichiarazioni di Marx sulla configurazione della società comunista (senza classi)”” (p. 167). Però… nel citare il capoverso finale del paragrafo, tratto dai ‘Manoscritti economico-filosofici’, su “”proprietà privata e comunismo”” (cfr. Mega, I, 3, p. 125), egli tralascia stranamente le ultime righe (le quali, riferendosi palesemente al comunismo, avrebbero pieno diritto di cittadinanza nella suddetta raccolta di passi) e, fra l’altro, tralascia le seguenti parole: “”Il ‘comunismo’ è la forma necessaria e il principio propulsore del prossimo avvenire, ma il comunismo non è, in quanto tale, il termine [cioè ‘Ziel’, o come traduce in modo più sfumato il Bobbio, la ‘méta’] dello svolgimento umano – la forma dell’umana società””. Forse il Dahrendorf ha temuto che questo periodo possa mettere in dubbio la concezione che egli attribuisce gratuitamente a Marx, di una società comunista senza ulteriore sviluppo, di una panacea di tutti i mali ferma nel proprio concetto assoluto di giustizia? Comunque ben altre sono le questioni che potrebbero sorgere in margine al tema proposto dal Dahrendorf. Perché Marx non parla mai di ‘giustizia’ a proposito della società comunista? Forse perché tale concetto non può essere visto separatamente dallo Stato, il quale col comunismo è destinato a estinguersi? O forse perché esso è implicito nell’esigenza di rapporti nuovi fra gli uomini, i quali dalla preistoria passeranno finalmente alla loro vera storia? O forse perché ‘giustizia’ è una categoria che nasconde in sé le tracce o è addirittura il prodotto di società fondate sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, una categoria che ha operato, dal diritto romano al giusnaturalismo, fino a Proudhon, in quanto espressione ideale di tali rapporti sociali, divenendo quindi inadeguata, secondo Marx, per comprendere una società da cui questi saranno esclusi? Oppure in quanto il giusto come ideale, distinto dai reali rapporti economici e giuridici, appare come una nuova astrazione? Ma sono tutte questioni che rimangono qui senza risposta”” [Giorgio Giorgetti, ‘Il concetto di giusto in Marx’, ‘Critica marxista’, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] (pag 575-579) ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’ (pag 352-353; 354-355; 365-366) “”In tale contesto, anche l’analisi economica non poteva essere limitata al quadro nazionale, come quella contenuta nello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, dove peraltro erano già presenti numerose indicazioni teoriche di portata più generale, ma doveva essere estesa ai problemi dell’agricoltura occidentale. Come aveva scritto Marx, rivolgendosi al lettore tedesco dal punto di vista dell’esperienza capitalistica inglese, “”il paese più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (28). Lo stesso poteva dire Lenin al suo lettore russo, tracciando i lineamenti dell’economia agraria dei paesi capitalisticamente più sviluppati. Con ciò egli lo avrebbe aiutato a individuare nel proprio paese i germi di rapporti sociali che altrove erano già in piena fioritura, ribadendo, in coincidenza con quanto Engels aveva già accennato a Danielson agli inizi degli anni ’90 (29), che l’ipotesi populista di una passaggio diretto dall’antica comunità rurale a forme socialiste (senza percorrere la fase capitalista), vent’anni prima non esclusa da Marx a determinate condizioni (30), era ormai del tutto inattuale e superata dagli eventi. La strada per adempiere a questo compito era stata pure agevolata dalla recente pubblicazione di un importante libro kautskyano, ‘La questione agraria’, che fu molto apprezzato da Lenin (31) e che egli continuerà ad apprezzare anche quando il suo autore sarà ormai definito da lui un “”rinnegato”” (32). Il compito non poteva però essere esaurito limitandosi alle argomentazioni teoriche generali con cui Lenin aveva precedentemente difeso Kautsky dall’attacco di Bulgakov (33). Esso imponeva invece nuove puntuali indagini, delle quali Lenin, nella parte centrale delle sue lezioni intorno alle concezioni marxiste sulla questione agraria, come indicano gli schemi relativi, divulgava già oralmente i primi risultati (34). I ‘Quaderni’ costituiscono, appunto, la testimonianza dell’ampiezza e del metodo con cui egli intraprese queste ricerche allo scopo di fondare la sua polemica marxista su una base oggettiva. Vi sono anzitutto, nei ‘Quaderni’, gli appunti del 1901, tratti dalla lettura di numerosi scritti sulle campagne dell’occidente. Gli appunti, che si riferiscono alle opere prese poi in considerazione in ‘La questione agraria e i “”critici di Marx””‘, sono costituiti da uno stringato riassunto, accompagnato dall’indicazione puntuale delle pagine. Non si tratta però di un freddo compendio, bensì di una sintesi polemica, appassionata, tutta intessuta di considerazioni critiche. Se confrontiamo questi materiali con i capitoli corrispondenti dell’opera definitiva, vediamo costituirsi progressivamente i vari pezzi del mosaico di citazioni e di osservazioni che ne costituiscono le componenti. Le letture appaiono però assai più ampie della bibliografia effettivamente utilizzata in questo scritto. I ‘Quaderni’ stessi ce ne forniscono la spiegazione, mettendo in luce il criterio che presiedette alla scelta di Lenin e il processo di formazione del suo lavoro sui “”critici di Marx”””” [Giogrio Giorgetti, ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’, ‘Critica marxista’, n. 5-6, settembre-dicembre 1971, pp. 254-279] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] [(28) K. Marx, ‘Il capitale’, I, 1, Roma, Edizione Rinascita, 1951, p. 16; (29) Cfr. le lettere di Engels a Danielson del 15 marzo e del 18 giugno 1892, in K. Marx – F. Engels, ‘Werke’, cit., Bd. 38, pp. 303-306 e 363-368; (30) Cfr. la lettera di Marx a Vera Zasulic dell’8 marzo 1881, ibidem, Bd. 35, pp. 166-167; (31) Cfr. il primo giudizio di Lenin nel poscritto della prefazione alla prima edizione dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, in ‘Opere’, v. 3, pp. 5-7, e la recensione di Lenin sul ‘Nacalo’ dell’aprile 1899, in ‘Opere’, v. 4, pp. 95-101; (32) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegaot Kautsky’, in ‘Opere’, v. 28, p. 316; (33) Lenin, ‘Il capitalismo nell’agricoltura’, in ‘Opere’, v. 4, pp. 107-160; (34) Lenin, Qa, pp. 20-21 e 28-29]”,”ITAE-339″
“GIORGI Renato”,”Marzabotto parla.”,”1830 massacrati: questra strage reca il nome di Marzabotto. La situazione strategica della guerra, il numero incredibile di vittime (per la maggior parte donne, bambini e vecchi), la preparazione dell’azione, il modo tenuto nell’esecuzione, fano dell’eccidio di Marzabotto la più orrenda tra le stragi compiute in Italia dai nazifascisti e una delle più efferate tra quelle (da Lidice a Oradour a Varsavia a innumeri altre) perpretate dai nazisti in Europa. Questo libro raccoglie testimonianze dirette degli scampati all’eccidio. Le uccisioni compiute con la mitraglia e le bombe a mano nel cimitero di Casaglia. Dal cumulo di cadaveri esce una fanciulla, Lidia Pirini. Laura Musoleni sfugge al colpo alla nuca sparatole da un tedesco. Carlo Cardi, dopo aver bisto bruciare la moglie, si getta contro la mitragliatrice ma resta miracolosamente illeso… Così per un caso incredibile, alcune decine di condannati scampano alla morte. Essi raccontano in questo libro l’inferno dei vivi di Marzabotto. In apertura epigrafe del poeta Salvatore Quasimodo per il faro commemorativo di Marzabotto. Renato Giorgi è nato a Battaglia Terme in Provincia di Padova nel 1916. Comandante partigiano. Dopo la guerra ha rappresentato il Partito d’Azione in seno al CLN Reginale Emilia Romagna e si è iscritto al PSI.”,”ITAR-013-FSD”
“GIORI Danilo a cura; scritti di CHESNEAUX Jean DE-SANCTIS Sergio DIVITCIOGLU Sencer GODELIER Maurice NGUYEN LONG BICH PARAIN C. SURET-CANALE J. VARGA Evgenji”,”Sul modo di produzione asiatico.”,” Marx e il movimento storico reale “”Ma un modello corrisponde soltanto parzialmente alla realtà. Il ‘capitale’ non è la storia reale, concreta di tale o tal’altro paese capitalistico, ma lo studio della struttura che li caratterizza come «capitalistici», estraendo dall’infinite diversità delle realtà nazionali – Marx ci avvertiva esplicitamente: «Noi supporremo sempre, in questo esame generale della produzione capitalistica, che i rapporti economici reali corrispondono proprio al loro ‘concetto’, ovvero, il che è lo stesso, i rapporti reali saranno qui esposti nella misura in cui essi riflettono il proprio tipo generale» (6). Con questo metodo si può cogliere una «logica» (7) dello sviluppo sociale. Per evitare errori grossolani sugli schemi d’evoluzione costruiti da Marx ed Engels, occorre quindi riconoscere pregiudizialmente ch’essi non vogliono né possono fare la storia reale (empirica) della società ma una storia astratta di realtà ridotte alle loro strutture essenziali, una visione retrospettiva della ragione d’essere della loro evoluzione colta come sviluppo delle potenzialità e impossibilità ‘interne’ a tali strutture. Questi schemi costituiscono dunque un insieme di ipotesi di lavoro collegate a un certo stadio della conoscenza e della realtà, sono insieme punto di arrivo della riflessione teorica e punto di partenza per decifrare in seguito l’infinita varietà della storia concreta, che costituisce il solo banco di prova della validità di tali schemi ipotetici. È lì infatti che si infrange l’eterno tentativo di trasformare l’ipotesi in dogma, la verità da dimostrare in verità evidente che non ritiene di dover essere verificata e pretende di regnare a priori sui fatti. Con questo spirito Marx, tracciando nella ‘Ideologia tedesca’ (1845) il suo primo schema evoluto, ci ha insegnato come servircene, criticando chi voleva vedervi una nuova filosofia della storia, un corpo di verità assolute e ultime, accessibili al solo filosofo, dalle quali la storia trae necessità e significato. «Potremmo mettere, al posto della filosofia, una sintesi dei risultati più generali che possiamo astrarre dallo studio dello sviluppo dell’umanità. Tali astrazioni, ‘in sé’, staccate dalla storia reale, ‘non hanno assolutamente alcun valore’. Possono tutt’al più servire per classificare più agevolmente il materiale storico, per indicare la successione delle sue particolari stratificazioni. Ma non possono in alcun modo dare, come la filosofia, ‘una ricetta’, uno schema secondo cui ‘sistemare’ le epoche storiche. Al contrario, la difficoltà comincia quando ci si mette a studiare e a classificare questo materiale». (8)”” [Maurice Godelier, ‘Il concetto di «modo di produzione asiatico» e gli schemi marxisti d’evoluzione delle società’, (in) ‘Sul modo di produzione asiatico’, F. Angeli, Milano, 1975] (pag 105-107) [(7) Engels, ‘Contributo alla critica dell’economia politica di Marx,. .’Das Volk’, 20 agosto, 1859. Su questi problemi: Boccara, ‘Alcune ipotesi sullo sviluppo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 79-80-81-82; Illenkov, ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’, ‘Recherche Internationales’, 1962, n. 34; Godelier, ‘Il metodo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 70-71-80; (8) Marx, ‘Ideologia tedesca’]”,”MADS-003-FPB”
“GIORLI Ezio”,”L’aritmetica e la geometria dell’operaio. Per le scuole professionali d’arti e mestieri, complementari, ferroviarie e ad uso dei capi operai ed operai.”,”Ing. Ezio Giorli”,”SCIx-397″
“GIOVACCHINI Silvano a cura; scritti di A.T. WHITE R. FURON K. HENTZE E. v. ERDBERG CONSTEN W. WILLETS G. BERTUCCIOLI P. HUARD MING WONG R. GROUSSET, CONFUCIO LAO-TSE”,”La Cina dalle origini al regno Chou.”,”Il duca interrogò Confucio sul buon governo e il Maestro rispose: “”Governare significa dare ordine alle cose”” (XII, 17) (pag 73)”,”CINx-290″
“GIOVANA Mario”,”Fernando De Rosa. Dal processo di Bruxelles alla guerra di Spagna.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia, a Nizza, nel 1925. Durante la Resistenza è stato comandante partigiano nelle valli del Cuneese. Dalla Liberazione svolge attività giornalistica e di saggista parallelamente all’impegno militante politico. E’ autore fra l’altro di ‘La Resistenza in Piemonte- Storia del CLNRP’ (MILANO, 1962), ‘Storia di una formazione partigiana’ (TORINO, 1964), ‘I figli del sole- Mezzo secolo di nazifascismo nel mondo’ (in collaborazione con Angelo DEL-BOCA, MILANO, 1965), ‘Algeria, anno settimo’ (MILANO, 1961). Ha collaborato alla ‘Storia delle idee politiche e sociali’ con il saggio ‘I totalitarismi’ (TORINO, 1972).”,”ITAD-010″
“GIOVANA Mario”,”Le nuove camicie nere.”,”GIOVANA è nato in Francia, a Nizza Mare, nel 1925. Giornalista, studioso di storia contemporanea e di problemi economico-sociali, redattore e collaboratore di quotidiani politici e di riviste specializzate ha svolto inchieste in Europa e in Africa su argomenti di attualità. Capo redattore dell’ organo piemontese del Partito d’Azione nel 1947, ha collaborato poi a ‘Il Ponte’, l’ Italia Socialista. E’ stato poi redattore dell’ Avanti! fino al 1962. Ha scritto molte opere v. retrocopertina. “”Pacciardi, teoricamente, possedeva delle chances meno precarie. Ma era un De-Gaulle carcaturale e, d’altronde, l’ idea che la destra estremista italiana si era fatta del generale e dei suoi obiettivi, si dimostrava sbagliata. Il “”cesarismo”” gollista, pur con tutte le sue compenenti nazionaliste e vandeane, serviva le prospettive di un regime in cui neo-fascismo e neo-nazismo non avevano nulla da dire. De Gaulle, infatti, si liberava dei generali e dell’ OAS, chiudeva la partita in Algeria, instaurava una politica estera manovrata fra Occidente e Oriente, insediava al potere la tecnocrazia neocapitalista della Francia, all’ avanguardia degli esperimenti di programmazione economica razionalizzatrice del sistema”” (pag 116)”,”ITAP-065″
“GIOVANA Mario”,”La Resistenza in Piemonte. Storia del C.L.N. regionale.”,”””Le dispute fra i comandi per la spartizione dei lanci e sulle appropriazioni da parte di questo o quel nucleo di armi paracadutate ad altre bande, erano all’ origine anche di contestazioni alimentate da differenti aspetti “”concorrenziali”” fra le formazioni, cioè quelli delle giurisdizioni di zona. Succedeva infatti che talvolta una banda, attestata da tempo in una determinata località, fosse privata del lancio da un altro reparto giunto in zona che si sostituiva ad essa nel ricevere i carichi inducendo in errore gli aviatori alleati col segnalare, a mezzo di fuochi, un’ area diversa da quella concordata. Questo sollevava accese polemiche sui limiti di giurisdizione territoriale e sui connessi diritti di precedenza dei reparti fissatisi da più lunga data sui luoghi”” (pag 79)”,”ITAR-047″
“GIOVANA Mario”,”Giustizia e libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista, 1929-1937.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia a Nizza nel 1925. Comandante partigiano sulle montagne del Cuneese per lunghi anni giornalista e dirigente politico, è autore di molti saggi di storia contemporanea (v. risvolta 4° copertina)”,”ITAD-107″
“GIOVANA Mario, con la collaborazione di Sergio LIBEROVICI Michele L. STRANIERO Paolo GOBETTI Emilio JONA”,”Algeria anno sette.”,”Le promesse della Resistenza francese (pag 40-46) De Gaulle e la Francia della Resistenza chiedono aiuto ai capi arabi in Algeria in cambio che la Francia poi riconosca una effettiva parità di diritti agli algerini…. (pag 40)”,”AFRx-001-FV”
“GIOVANA Mario”,”Guerriglia e mondo contadino. I Garibaldini nelle Langhe, 1943-1945.”,”‘La storia di una formazione partigiana ricostruita nel contesto dell’analisi socio-economica di un particolare ambiente contadino del Piemonte, con tutte le difficoltà, le contraddizioni e le tensioni, ma anche le solidarietà e gli slanci che, durante i venti mesi della lotta, caratterizzano un’esperienza così tormentata’. Dono di Mario Caprini Mario Giovana (Nizza, 13 settembre 1925[1] – Cuneo, 27 ottobre 2009) è stato un partigiano, giornalista e storico italiano. Biografia È stato comandante partigiano nel Cuneese. Amico e compagno di molti uomini di Giustizia e Libertà, tra i quali Aldo Garosci, Vittorio Foa, Carlo Levi, Riccardo Levi, Franco Venturi ed Emilio Lussu. Dopo aver militato dal 1951 nel movimento dei socialisti indipendenti di Valdo Magnani, dal 1957 per sette anni è stato membro del Comitato Centrale del PSI di Pietro Nenni. Nel 1970 fu eletto consigliere regionale del Piemonte nelle liste del Partito Socialista di Unità Proletaria che aveva contribuito a fondare. Nel luglio del 1972 aderì al Partito Comunista Italiano. I suoi interventi in consiglio regionale sono raccolti nel quaderno CIPEC N. 64[2] curato dallo storico Sergio Dalmasso. Per lunghi anni ha svolto attività di giornalista ed è inoltre scrittore di numerosi saggi di storia contemporanea. Ha collaborato a riviste italiane e straniere di storia contemporanea. È scomparso nel 2009 all’età di 84 anni.[3] A lui è dedicato il Centro Culturale di Mombasiglio “”Mario Giovana””. (wikip)”,”ITAR-394″
“GIOVANNETTI Alibrando (Giantino)”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’ azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Dire come fa abilmente il compagno Giantino, che del Sindacalismo rivoluzionario pure e semplice è una delle penne che più eccelle dopo la fuga degli uni e i tradimenti e le vigliaccherie degli altri passati armi e bagagli al nemico, che l’ Unionismo Industriale come propugnato dall’ IWW non è altro che il Sindacalismo classista che ha inspirato e sorretto il movimento operaio di minoranza di molti paesi d’ Europa, può sembrare a molti strano. Ma la verità che non si sopprime né con la forza e né con le male arti dei politicanti di professione, ecco che in questo caso si allea a noi e dalla penna del compagno nostro sgorga spontanea e bella””. (pag 185, Mario De-Ciampis, introduzione)”,”MITT-166″
“GIOVANNETTI Alibrando, a cura di Marco GENZONE e Franco SCHIRONE”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Il movimento sindacalista rivoluzionario ebbe inizio in Italia poco prima del 1904, prendendo posizione nei centri industriali fra cui, nel campo metallurgico, primeggiavano, Milano nella Lombardia, Terni nell’Italia centrale, Sestri Ponente in Liguria”” (pag 41)”,”MITT-011-FV”
“GIOVANNINI Paolo, a cura”,”Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta.”,”Nei documenti: Alessandra SANTIN, Lettere di soldati russi al Soviet di Pietrogrado (1), marzo-novembre 1917 (contiene pure: nota biografica: Mikhail Nikolaevich POKROVSKIJ) -Giovanna PROCACCI, ‘Condizioni dello spirito pubblico nel Regno’: i rapporti del Direttore generale della Pubblica Sicurezza nel 1918 Saggi di: Maurizio BETTINI (orari lavoro), Piero DI-GIROLAMO (agitazione classa operaia milanese), Bruna BIANCHI (Fraternizzazioni), Massimo PAPINI (processo alla guerra). Paolo GIOVANNINI si occupa di storia dei partiti e dei movimenti politici. Tra i suoi scritti: -Tutto da abbattere, tutto da creare. -Le origini del fascismo nella provincia pesarese (1919-1922). CLUEB. 1993″,”MITT-019″
“GIOVANNINI Elio”,”L’ Italia massimalista. Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano.”,”GIOVANNINI, sindacalista già segretario della CGIL, sostiene che la condanna rituale del massimalismo socialista del primo dopoguerra rischia di oscurare il forte antagonismo sociale dei lavoratori e la grande partecipazione popolare delle masse cosa fino ad allora sconosciute nella storia italiana. “”Il PSI in Europa si era trovato isolato nell’ opposizione alla guerra, ancorato alla linea che fino all’ agosto 1914 aveva fatto dei socialisti europei dei ‘vaterlandlose gesellen’, gente senza patria, ed aveva immediatamente cercato contatti con il partito svizzero e con quei gruppi degli altri partiti che avevano respinto l’ union sacrée e si impegnavano per la ricostruzione dell’ Internazionale. Emanuele Modigliani è uno dei promotori del convegno che a Zimmerwald, nel settembre 1915, riunisce per la prima volta (seguirà il convegno dell’ aprile 1916 a Kienthal, ancora in Svizzera) le frazioni socialiste che in tutti i paesi belligeranti lottano per la pace e per la rivoluzione (…). (pag 70)”,”MITS-221″
“GIOVANNINI Giovanni, saggi di Enrico CARITA’ Nicoletta CASTAGNI Barbara GIOVANNINI Carlo LOMBARDI Maria Pia ROSSIGNAUD Carlo SARTORI”,”Dalla Selce al Silicio. Storia della comunicazione e dei mass media.”,”””Per arrivare all’ appuntamento con le prime forme organiche di quotidiano bisogna, comunque, attendere gli inizi del Settecento. Protagonista è la Gran Bretagna; e con l’ occasione torna la sottolineatura di quanto fosse e sia destinato ad incidere nelle possibilità di sviluppo del medium il veicolo usato per trasmettere notizie. Il funzionamento della posta, il più antico mezzo per trasmettere informazioni, ha costituito in passato ed è spesso ancor oggi stimolatore di innovazioni e, alternativamente, condizionamento e freno per ulteriori sviluppi. A volte è parso di assistere a veri e propri ‘miracoli’; in altre circostanze la lentezza del suo ammodernarsi ha pesato non poco nel “”bruciare”” gli atout del giornale. In Francia, nel XVI secolo, come abbiamo fatto cenno, si realizza il prodigio di far giungere una notizia da Amboise a Parigi in soli cinque giorni; ma, alla fine del Seicento, la posta non era in grado di corrispondere compiutamente alle esigenze di un prodotto che puntava alla quotidianità della informazione. Solo nel 1691 il recapito giornaliero di notizie tra Dover e Londra permise al ‘The Daily Courant’ (1702), al ‘The Daily Post’ (1719), al ‘The Daily Journal’ (1720) e al ‘The Daily Advertiser’ (1730) di indicare in testata la frequenza quotidiana.”” (pag 107)”,”EDIx-042″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Lenin (pag 39)”,”TEOC-491″
“GIOVANNINI Claudio”,”La Democrazia Cristiana dalla fondazione al centro-sinistra (1943-1962).”,”GIOVANNINI Claudio è docente di storia del risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia da Vittorio Veneto all’Aventino’ (Bologna, 1972).”,”ITAP-157″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Marx sulla “”mortalità di classe””, il “”lavorare a morte”” “”Ancora embrionalmente e in modo grezzo, Marx già nel primo manoscritto del ’44 notava la ‘funzione’ della precoce mortalità operaia nell’ambito di un’economia capitalistica: “”L’aumento del salario reca con sé un ‘eccesso di lavoro’ per gli operai. Quanto più vogliono guadagnare tanto più debbono sacrificare il loro tempo e privandosi completamente di ogni libertà compiere un lavoro da schiavi al servizio della avidità altrui. Inoltre, la durata della loro vita viene in questo modo accorciata. Questo accorciamento della durata della loro vita è una circostanza favorevole per la classe degli operai nel suo complesso, perché a causa di ciò si rende necessaria una sempre nuova domanda. Questa classe deve sacrificare sempre una parte di se stessa, per non andare tutta in rovina””. Più concretamente si muovono le molte pagine del ‘Capitale’ in cui si analizza la “”mortalità operaia””, la disuguaglianza nella morte oltre che nella vita.”” (in Fabio Giovannini, La morte rossa. I marxisti e la morte, 1984) (pag 24-25) “”Nel suo VIII capitolo del ‘Capitale’, dedicato alla ‘Giornata lavorativa’, fornisce una documentazione estesa sulle condizioni disumane del lavoro nella società capitalistica ottocentesca. Elenca testi e studi sulle deformità provocate dal lavoro in intere generazioni di operai, sulle sofferenze corporali della popolazione operaia spesso accompagnate dalla morte precoce. L’invecchiamento precoce e la morte prematura appaiono i dati fondamentali delle indagini e dei rapporti medici citati da Marx: “”lavorare a morte””, secondo quanto scrive il dott. Richardson in un articolo del 1863 riportato da Marx, rappresenta la norma di un sovraccarico di lavoro capace di arrivare intorno alle trenta ore consecutive, come dimostra il caso eclatante della crestaia Mary Anne Walkley morta a vent’anni dopo quasi ventisette ore di lavoro senza interruzione in una laboratorio malsano. E’ una vera requisitoria sulla “”mortalità di classe”” (che rimbalzerà nell”Ordine Nuovo’ di Gramsci, dove si denunciava animatamente il potere illimitato del proprietario all’interno della fabbrica, “”potere di vita e di morte sull’operaio, sulla donna dell’operaio, sui figli dell’operaio””). Una requisitoria che prosegue nella pagine del ‘Capitale’ quando si analizza “”l’enorme mortalità tra i figli degli operai nei loro primi anni di vita”” utilizzando anche tabelle ufficiali sugli indici di mortalità della popolazione operaia””. (pag 25-26)”,”MADS-527″
“GIOVANNINI Paolo”,”Cattolici nazionali e impresa giornalistica. Il ‘trust’ della stampa cattolica (1907-1918).”,”GIOVANNINI Paolo è borsista post-dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli studi di Camerino. Ha curato il volume collettaneo: ‘Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta’”,”EDIx-129″
“GIOVANNINI Fabio”,”Pol Pot. Una tragedia rossa.”,”Fabio Giovannini giornalista e saggista, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Vita di Karl Marx’ (1993) e ‘La morte rossa. I marxisti e la morte’ (1984)”,”ASIx-002-FV”
“GIOVANNINI Pietro”,”L’azienda nello Stato corporativo.”,”‘Della economia applicata, noi ci occuperemo solo di quella corporativa che direttamente ci interessa come Italiani e come Fascisti, la quale è, ed ancora più lo sarà, l’economia del nostro secolo’ (pag 11) (sic!)”,”ITAF-410″
“GIOVANOLI Friedrich”,”Die Maifeierbewegung. Ihre wirtschaftlichen und soziologischen Ursprünge und Wirkungen.”,”GIOVANOLI Friedrich”,”MPMx-038″
“GIOVINE Umberto”,”Il banditismo in Italia nel dopoguerra.”,”Umberto GIOVINE è nato a Firenze nel 1941. Ha svolto attività giornalistica lavorando per Il Mondo, Il Globo, Tempo Illustrato, Critica sociale e L’ Espresso. E’ autore del volume ‘La piovra greca’ (Fabbri, 1974) “”I disertori negri dell’ esercito americano che comparvero a fianco di Giuseppe La-Marca non furono i soli ad avere una parte di qualche rilievo nel banditismo italiano del dopoguerra. Uno di loro, Jim Brown, diventò anche capobanda, organizzando numerosi furti di automezzi e rapine ai danni di altri militari americani nella zona di Pisa. La sua base di partenza era la pineta di Tombolo, a pochi chilometri dalla città.”” (pag 157″,”FOLx-020″
“GIPOULOUX Francois”,”Les cent fleurs a l’ usine. Agitation ouvrière et crise du modèle soviétique en Chine 1956-1957.”,”Sindacati e produzione. Le campagne di emulazione. “”L’ aumento dei ritmi produttivi e il miglioramento dell’ organizzazione del lavoro sono state, dalla Liberazione, una costante delle campagne di emulazione in Cina. (…)””. (pag 134) “”Questo movimento produttivista stigmatizza anche il caos e la disorganizzazione che una pianificazione rigida, messa in atto da amministratori incompetenti, ha installato nel cuore della fabbrica. L’ emulazione rimane per la direzione il mezzo più sicuro per tentare di correggere i salti di ritmo che le irregolarità nell’ approvvigionamento delle materie prime o di energia impongono alla produzione””. (pag 136) “”Più ancora che in passato, i sindacati sono chiamati a giocare un ruolo chiave nello svolgimento della campagna.”” (pag 136)”,”MASx-013″
“GIPOULOUX François”,”La Chine du 21 siècle. Une nouvelle superpuissance?”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales et à l’Université de Paris III. Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Migrazioni interne e discriminazioni “”Le modèle selon lequel les paysans quitteraient la terre mais pas la campagne ne semble pas fonctionner: la pluspart des paysans quittent la campagne pour aller travailler dans des usines en ville: le delta de la Rivière des perles, le delta du Fleuve Bleu, Pékin, Tianjin, le Fujian. Le transfert des populations agricoles ne peut qu’aller de pair avec l’urbanisation et la création de villes petites et moyennes. Ces nouveaux migrants, à leur arrivée en ville, sont bien souvent victimes de discriminations diverses. Ainsi, à Pékin, 3,5 millions de migrants n’ont pas le droit de travailler dans certains secteurs et on leur demande de payer un droit avant de pouvoir obtenir un travail ou se lancer dans une entreprise. Leurs enfants ne peuvent pas étudier dans les écoles locales, et ils ne peuvent bénéficier d’un prêt pour l’achat d’un logement. L’abolition de ces restrictions devrait être effective prochainement dans la capitale chinoise”” (pag 97)”,”CINE-070″
“GIPOULOUX François”,”La Méditerranée asiatique. Villes portuaires et réseaux marchands en Chine, au Japon et en Asie du Sud-Est, XVI-XXI siècle.”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales (EHESS). Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Le commerce de l’argent, matrice de la mondialisation du XVI° siècle. Le rôle du métal argent dans le commerce mondial entre l’Europe, l’Amérique et l’Asie a depuis longtemps été souligné. Deux chercheurs américains, Dennis O. Flynn et Arturo Giraldez, ont récemment jeté sur la question un éclairage nouveau. C’est, selon eux, le marché de l’argent qui expliquerait la constitution d’un marché mondial au XVI siècle, après la connexion, stable et régulière, par voie maritime, des quatre continents. La Chine a été, dès la fin du XVI° siècle, le principal acquéreur de métal blanc, tandis que l’Amérique espagnole (Mexique et Pérou), ainsi que le Japon Tokugawa en étaient les principaux fournisseurs. Chine, Mexique et Pérou auraient produit, de 1500 à 1800; 150.000 tonnes d’argent, soit 80% de la production mondiale durant cette période”” (pag 165)”,”ASIE-031″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-045″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-012-FV”
“GIRARD Louis”,”La II° Republique. Naissance et mort, (1848-1851).”,”””Essendosi opposto violentemente ai repubblicani in politica interna, non potendo far adottare dai suoi ministri l’ amnistia per i banditi di giugno, Luigi Napoleone decide di separarsi dai suoi tutori del partito dell’ ordine sul terreno meno immediatamente pericoloso della politica estera. Manifestava così il suo atteggiamento costante fino al 1866. Gli affari di Roma gli fornirono l’ occasione. La maggioranza dei francesi approvava senza dubbio l’ occupazione di Roma e la restaurazione del papa. Ma questa restaurazione non doveva essere l’ occasione di una reazione senza sfumature operata sotto la protezione della bandiera tricolore. Però Pio IX, senza riguardo per i consigli di moderazione e di riforme che gli prodigava il governo francese, procedeva a un’ opera di controrivoluzione tale che essa poteva facilmente essere attuata sotto l’ egida dell’ Austria. Egli sapeva di poter contare sull’ appoggio del partito cattolico rappresentato al governo da Falloux e guidato nell’ Assemblea da Montalembert.”” (pag 199) Soppressione del suffragio universale (pag 212)”,”QUAR-062″
“GIRARD René”,”Achever Clausewitz.”,”GIRARD Renè (Avignone 1923 – Stanford, California 2015). É stato un antropologo, critico letterario e filosofo francese. Professore di Letteratura comparata presso la Stanford University (USA). Cattolico, ha sviluppato la tesi che (esposta anche in questo testo) ogni cultura umana è basata sul sacrificio come soluzione alla violenza mimetica (imitativa) tra rivali. Tre concetti base: desiderio mimetico (imitazione come attività volta a riprodurre un comportamento non originale che si ritiene valido); meccanismo del capro espiatorio; capacità della BIBBIA di svelare sia l’uno che l’altro. 3 413874 SBN”,”QMIx-159-FSL”
“GIRARDET Raoul”,”La Société militaire de 1815 à nos jours.”,”GIRARDET Raoul: (6/10/1917 – 18/9/2013) è stato uno storico francese specializzato in società militari, colonialismo e nazionalismo francese. Da giovane fu coinvolto nel movimento di destra Action Française. Non fu antisemita ma appassionatamente nazionalista. Durante la Seconda guerra mondiale sostenne la Resistenza francese. Successivamente sostenne la lotta contro l’indipendenza dell’Algeria. Non è una storia militare tradizionale ma una analisi che integra mentalità, idee, tutto ciò che costituisce il tessuto di una società. Come veniva reclutato il corpo degli ufficiali francesi dalla fine del Primo Impero alla fine del XX secolo? In quali ambienti e in quali condizioni? Come si è inserito, per un lungo periodo, questo organismo militare nella società nazionale? Come si sono sviluppate le opposte ideologie di militarismo e antimilitarismo? Com’era la vita quotidiana di questi ufficiali? Quali i fattori di unità del gruppo? É descritta la vita di guarnigione nelle province francesi dopo la caduta dell’Impero fino all’avventura coloniale, sono riportati i dolori dell’ultima guerra e i suoi sconvolgimenti fino al salto nell’ignoto rappresentato dall’Esercito professionale (questt’ultimo riferimento è al 1998. Oggi, 2024, l’esercito di leva e la coscrizione stanno ritornando nel dibattito degli Stati europei, riportato dai venti di guerra che stanno nuovamente spirando sulla scena europea ed internazionale. N. d. R.)”,”FRQM-006-FSL”
“GIRARDI Giulio a cura”,”Coscienza operaia oggi. I nuovi comportamenti in una ricerca gestita dai lavoratori.”,”E’ una ricerca promossa dalla FLM coordinatad da Giulio GIRARDI, autogestita dai lavoratori torinesi.”,”MITT-142″
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e cristianesimo.”,”””Il marxismo ritiene, con l’ateismo illuminista, che la religione sia una forma di ignoranza destinata a scomparire di fronte al progredire della visione scientifica del mondo. Ritiene però, con Nietzsche, Freud e molti altri, che la spiegazione intellettualistica del fenomeno sia insufficiente: è necessario ricercare le radici psicologiche di questa ignoranza nelle profondità dell’uomo, nella sua vita ateoretica, conscia o inconscia. Il problema della verità è risolto in funzione di quello dei valori. (…) Ma per Marx anche questa spiegazione è insufficiente ed esige un ulteriore approfondimento coerente con la visione generale dell’uomo e della sua storia. Le radici ultime delle sovrastrutture vanno ricercate nella infrastrutture. Nel marxismo quindi la religione nasce come compensazione delle frustrazioni economiche del proletariato, favorita dalla classe dominante che vede in essa un modo di consolidare la sua posizione; d’altro lato essa rassicura la coscienza degli sfruttatori offrendo loro, in cambio di qualche elemosina, un facile biglietto d’ingresso per il cielo. Scrive Lenin: “”La fede in un aldilà nasce dall’impotenza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori, come la credenza nelle divinità, nei demoni nasce dall’impotenza del selvaggio in lotta contro la natura. La religione cullando con la speranza di una ricompensa celeste colui che pena tutta la vita nella miseria, gl’insegna la pazienza e la rassegnazione. Quanto a quelli che vivono del lavoro altrui, essa insegna loro a praticare la beneficenza quaggiù, offrendo così loro una facile giustificazione di tutta la loro esistenza di sfruttatori, vendendo loro a buon mercato biglietti di partecipazione alla società celeste. La religione è l’oppio del popolo. La religione è una specie grossolana di acquavite spirituale, in cui gli schiavi del capitale affogano il loro essere umano e le loro rivendicazioni per una esistenza almeno in minima parte degna dell’uomo”” (1). Se questa è l’origine della religione, è facile prevedere quale ne sia il destino. Provocata da uno squilibrio storico e ultimamente economico, essa è destinata a essere riassorbita con la scomparsa di esso. Il processo economico-sociale è quindi necessariamente correlativo a un regresso della religione. Combattere la religione pertanto non significa solo dissipare l’ignoranza, ma soprattutto sopprimere le condizioni storiche che l’hanno generata. Nella società comunista del futuro il processo di normalizzazione della storia e della psicologia umana sarà compiuto, sarà la fine di tutte le alienazioni. Sul piano religioso quindi tutti gli uomini assumeranno l’atteggiamento normale, che è quello ateo. Più precisamente l’ateismo non consisterà nella negazione di Dio ma nella totale assenza di questo problema. Non solo la religione infatti, ma lo stesso problema religioso è provocato dal regime di alienazione economica ed è quindi chiamato a scomparire con esso. L’uomo marxista ideale, come si è visto, sarà soddisfatto della terra e dell’indefinito progresso dell’esistenza terrena”” [Giulio Girardi, Marxismo e cristianesimo, Assisi, 1973] [(1) Lenin, ‘Socialismo e religione’, Opere complete, Roma, Edizioni Rinascita-Editori Riuniti, 1955, vol X, p. 73-74] (pag 62-63)”,”RELC-334″
“GIRARDI Giulio”,”Cristiani e marxisti a confronto sulla pace. Implicanze dottrinali.”,”Il presente saggio è il testo della relazione tenuto al convegno del 30 aprile 1967 tra cristiani e marxisti in Cecoslovacchia. Dello stesso autore e per la stessa casa editrice: ‘Marxismo e cristianesimo’. [“”Il nucleo del problema è dunque questo: per salvare la pace bisogna reprimere la rivoluzione oppure farla?”” (pag 21)] Le cause della guerra (pag 23) [Questione della violenza. “”In seno al cristianesimo gli atteggiamenti vanno dalla proclamazione della guerra santa alla condanna assoluta della violenza. D’altronde sul tema vi è un cambiamento di prospettive abbastanza marcato anche tra l’Antico e il Nuovo Testamento: è soprattutto all’Antico Testamento che si ispirano i teorici della guerra santa, mentre gli apostoli della non-violenza si appoggiano soprattutto sul Nuovo Testamento. Anche la storia di questo problema è stata influenzata dalla mentalità integrista e dal conservatorismo politico e sociale che l’hanno accompagnata: il ricorso alla violenza e alla guerra era molto più facilmente giustificato quando si trattava di difendere l’«ordine» stabilito, di difendere i «diritti» di Dio o della Chiesa, di combattere gli infedeli o gli eretici, e perfino di diffondere la fede, che non quando si trattava di rovesciare un regime, soprattutto se questo era favorevole alla Chiesa. Questo significa che la evoluzione dottrinale riguardante il problema della violenza non è soltanto la conseguenza delle nuove dimensioni della guerra moderna, ma anche del progresso della coscienza personalista e comunitaria della Chiesa. La soluzione che noi prospettiamo qui non può dunque essere considerata universale nel mondo cristiano. D’altra parte, pur essendo cristiana, essa non lo è specificamente; e pensiamo che sia suscettibile di raccogliere l’adesione di gran parte del mondo marxista. Non intendiamo affrontare il problema della violenza nel suo insieme, ma dal punto di vista preciso dell’azione rivoluzionaria. La nostra posizione si riassume in due tesi: 1. Preferenza decisa per l’azione non-violenta, accettando le sue inevitabili lentezze; 2. legittimità della violenza come soluzione estrema per bloccare un’azione violenta dalle conseguenze irreparabili”” (pag 56-57)]”,”RELC-345″
“GIRARDI Giulio; PRESTIPINO Giuseppe”,”Marxismo e teologia della liberazione. A proposito di una recente pubblicazione (Girardi); Temi e problemi di filosofia del lavoro (Prestipino).”,”A proposito del recente volume di José Ramos Regidor ‘Gesù e il risveglio degli oppressi’ (Mondadori, 1981) (Girardi) A proposito del volume di Antimo Negri ‘Filosofia del lavoro’ (Prestipino)”,”CONx-002-FB”
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e Cristianesimo.”,”Don Giulio Girardi è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-075-FL”
“GIRARDI Giulio”,”Credenti e non credenti per un mondo nuovo.”,”Don Giulio Girardi (nato al Cairo nel 1926) è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-085-FL”
“GIRAUD Emile”,”La nullité de la politique internationale des grandes démocratie, 1919-1939. L’échec de la Société des Nations, la guerre.”,”GIRAUD Emile ex consigliere giuridico della Società delle Nazioni, professore delle Facoltà di diritto “”Il fallait fédérer l’Europe’ (pag 49)”,”RAIx-298″
“GIRAULT René ZIEBURA Gilbert e altri; interventi di Elisabeth DU-REAU Francois FEJTO Gilles MORIN; testi di Gerard BOSSUAT Christian DELPORTE Pascal DELWIT André DONNEUR René GIRAULT B.D. GRAHAM Nicole JORDAN Wilfried LOTH Daniel MAYER Liliane PERREIN Robert VERDIER Irwin WALL Gilbert ZIEBURA; colloquio presieduto da Robert VERDIER Daniel MAYER e René GIRAULT”,”Leon Blum socialiste europeen. Interventions.”,”Sono gli atti di un colloquio organizzato dalla Societé des Amis de Leon Blum nell’Ottobre 1993 nel Senato a Parigi. La seduta era presieduta da Robert VERDIER, Daniel MAYER e René GIRAULT. Sono anche intervenuti nel dibattito gli storici Elisabeth DU-REAU, Francois FEJTO, Gilles MORIN. Liliane PERREIN ha organizzato il colloquio. I testi sono di Gerard BOSSUAT, Christian DELPORTE, Pascal DELWIT, André DONNEUR, René GIRAULT, B.D. GRAHAM, Nicole JORDAN, Wilfried LOTH, Daniel MAYER, Liliane PERREIN, Robert VERDIER, Irwin WALL, Gilbert ZIEBURA.”,”FRAP-036″
“GIRAULT René”,”Diplomatie européenne. Nations et impérialisme 1871-1914. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome I.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Scambio mediterraneo Egitto Tunisia e l’avvicinamento franco-britannico (pag 162) La marche vers la guerre. La question des responsabilités de la Première Guerre mondiale. “”En histoire, il existe des périodes qui paraissent avoir existé uniquement pour permettre d’expliquer un phénomène exceptionnel postérieur: ainsi en va-t-il pour la période 1907-1914 qui apparaît seulement comme une longue introduction à la guerre de 1914. Tout récit de ces années obéit à la rituelle question des origines de la guerre; comme on ne peut expliquer celle-ci par la seule crise finale de juillet-août 1914, les causes lointaines ou profondes de la guerre sont recherchées dans les années antérieures; du coup, toute analyse est menée en fonction de la dramatique conclusion et elle débouche inévitablement sur la question de la responsabilité du déclenchement de la guerre. Seulement, sur ce sujet brûlant, les historiens ont été (et sont parfois encore) prisonniers de la conclusion de la Première Guerre mondiale; en effet, lors de la signature du traité de Versailles en 1919, pour la première fois dans l’histoire, les vainqueurs ont tenuà faire reconnaître par les vaincus leur pleine et unique responsabilité dans l’origine de cette guerre (article 331 du traité); dès lors, et pendant longtemps, l’histoire de cette période a été faite soit pour prouver la justesse des rédacteurs du traité, oist pour démontrer que le droit du plus fort ne détermine pas ‘ipso facto’ la vérité historique; rarement l’histoire a été mise aussi clairement et aussi pleinement au service de la politique. Si l’on ajoute que la Seconde Guerre mondiale semble procéder de la première, on conçoit que pour tous les hommes du XXe siècle, la “”Kriegschuldfrage”” (la question de la responsabilité de la guerre) demeure fondamentale et vivante. Ainsi, lorsqu’en 1961, un historien de Hambourg, Fritz Fischer, publia un gros livre (‘Griff nach der Weltmacht’, traduit et publié en français en 1970 sous le titre ‘Les Buts de guerre de l’Allemagne impériale’) qui tendait à démontrer que les dirigeants allemande avaient volontairement menè leur pays à la guerre, les réactions en Allemagne furent passionnées, violentes, au point que l’on a pu parler d'””affaire Dreyfus allemande”” (J. Droz). Faut-il donc à nouveau ici se laisser enfermer dans la question des responsabilités directes ou indirectes de la guerre de 1914-1918? Il serait illusoire de la faire. En effet, toute analyse sérieuse conduit à mettre côte et ensemble un certain nombre de facteurs profonds qui ont été susceptibles de créer un état général de tension: déterminer ensuite lequel de ces facteurs est primordial relève du choix idéologique plus que de l’étude historique. De même, chercher parmi les responsables de l’époque des “”fauteurs de guerre”” plus caractérisés serait oublier que tous ces hommes ont été intimement persuadés qu’ils ‘répondaient’ aux réactions ou provocations de leur antagonistes et qu’ils s’estimaient ‘contraints’ de relever le gant; de la même manière, ils ont le plus souvent fini par conclure que la solution guerrière était un moindre mal, et qu’il “”fallait en finir””, là encore persuadés que cette guerre serait courte, compte tenu de la formidable puissance destructrice des armements du temps. En somme, il convient de rechercher non les responsabilités, mais les causes de cette terrible guerre qui met fin à un certain monde. Dans cette ultime période, entre 1907 et 1914, la marche quasi inexorable vers une guerre générale paraît obéir à une fatalité toute-puissante; en réalité, comme en une tragédie classique, la pièce se déroule avec une terrible logique. Après quelques années d’incertitude entre 1907 et 1911, pendant lesquelles on assiste tout à la fois à la consolidation des blocs existants en Europe et à des tentatives de conciliation entre ces blocs, un nouvel accès de crise secoue les relations internatinales en 1911-1912; la crise d’Agadir et ses suites directes peuvent être retenues comme le moment où se fixent définitivement alliances et stratégies. Ensuite, soit au travers des guerres balkaniques de 1912 et 1913, soit tout simplement avec l’accélération des préparatifs militaires, “”la guerre est en vue””; il suffit en 1914 d’un nuovel incident, un attentat à Sarajevo contre l’archiduc héritier d’Autriche-Hongrie, François-Ferdinand, pour que les mécanismes conduisant à la guerre soient enclenchés. Mais au-delà de cette périodisation simple, que de faits contradictoires, difficilement conciliables, puisque par exemple dans la toute dernière année de paix (relative), tandis que l’omber de la guerre s’étend, on assiste à de nouveaux accords qui semblent préparer un partage pacifique de l’Empire ottoman entre ‘toutes’ les grandes puissances”” (pag 365-367)”,”RAIx-247″
“GIRAULT René FRANK Robert”,”Turbulente Europe et nouveaux mondes 1914-1941. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome II.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Francia gendarme ordine versailles (pag 231) La conferenza economica internazionale di Londra 1933 (pag 305) “”La guerre économique commença pendant l’année 1915. L’initiative venait des Etats de l’Entente. Ceux-ci voulaient réaliser le blocus des Empires centraux. Le but recherché était d’empêcher de se ravitailler en nourriture et en matières nécessaires aux equipements militaires. Les moyens de parvenir à ce résultat étaient variés. Tout d’abord, il fallait nuire au commerce maritime entre l’Allemagne et les neutres par l’arraisonnement et la saisie des cargaisons destinées à ce pays, mais ce blocus maritime, qui violait les conventions internationales existantes, était difficile à réaliser en mer, en particulier sur la mer Baltique (la Suède est un gros fournisseur de l’Allemagne); il soulevait partout des difficultés juridiques qui risquaient de pousser les neutres vers l’Allemagne. Toutefois, celle-ci indisposait à son tour les neutres par la guerre sous-marine (cependant limitée jusqu’en janvier 1917) destinée à couper les communications entre la Grande-Bretagne, la France et leurs sources de ravitaillement extra-européennes. Les puissances de l’Entente utilisèrent donc une seconde méthode qui consistait à acheter chez les neutres le maximum possible de denrées et de matières premières stratégiques afin de priver leurs adversaires de ces sources d’approvisionnement. Ce procédé était onéreux et, bien de pays, il eut surtout pour résultat de faire grimper des prix devant cette “”raréfaction”” artificielle des ressources. Il fallut aussi abtenir l’accord des neutres qui, souvent, avaient été obligés, pour répondre aux buts de l’Entente, de constituer en Europe des sociétés organisant le contingentement à l’échelle nationale (Suisse, Pays-Bas, Danemark). Seront-ils dès lors, et resteront-ils après guerre, des “”clients”” des Alliés? Pour mener cette tactique économique, il faut en détenir les moyens financiers. Le champ de la guerre économique s’élargit au financement, interne comme externe, du conflit. Où trouver des ressources nécessaires au paiement d’achats massifs chez les autres? En outre, la guerre économique suppose de produire plus que l’ennemi dans le domaine des armements. Il importe de le surclasser sur le plan industriel. Or l’équipement industriel nouveau réclame des investissements considérables et la possibilité future d’un amortissement rationnel. En d’autres termes, l’expansion née de la guerre industrielle suppose, pour obtenir un après-guerre rémunérateur, de conserver un haut niveau de consommation. Ne faudrat-il pas alors pouvoir exporter facilement en écartant la concurrence des pays vaincus? Ainsi, la guerre économique imprime sa marque sur les relations internationales présentes et futures (création de clientèles, expansion future, préservation de sources d’approvisionnement et de marchés). Le financement de cette nouvelle forme de guerre suppose, soit l’existence de considérables réserves en capitaux, soit l’obtention de crédits externes, autre facteur important des relations internationales. Parmi les belligérants, qui a les moyens de cette guerre longue, totale? La Grande-Bretagne occupe une place à part dans le système économique des Alliés. Elle est, en effet, la seule puissance qui soit en mesure de financier (partiellement) la guerre économique. Elle disposait avant-guerre du stock de capitaux extérieurs le plus élevé au monde (environ 95 milliards de francs-or, contre 43 à la France et 29 à l’Allemagne); (…)”” (pag 53-54)”,”RAIx-249″
“GIRAULT René FRANK Robert THOBIE Jacques”,”La loi des géants, 1941-1964. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome III.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia.”,”RAIx-250″
“GIRAULT Jacques”,”Bordeaux et la Commune, 1870-1871.”,”Jacques Girault Molto citati nel testo Paul e Laura Lafargue, Jenny e Karl Marx, Pierre Alfred Delboy, Emile Fourcand, Leon Gambetta, Louis Marchand, Louis Joseph Millour o Milhour), Adolphe Thiers Contiene i paragrafi: – L’action grandissante de la section de l’ Internationale (pag 220-226) ‘L’Internationale, responsable de la Commune?’ (pag 263-266) “”Le journal de la section de l’AIT, ‘La Fédération’, subit les conséquences du durcissement répressif. Dès le premier numérp, après l’incarcération de son gérant, Listrat, ‘La Gironde’ signale cette arrestation et, le 25 avrile, complète son information: (…)”” (pag 222) Paul Lafargue voleva scrivere un libro sull’azione dell’ Internazionale durante la Comune ma gli avvenimenti glielo impedirono (pag 226)”,”MFRC-166″
“GIRIDHARADAS Anand”,”Ritorno in India.”,”Nato alla periferia di Cleveland, nell’Ohio, dove i genitori erano emigrati negli anni Settanta, dopo la laurea, l’autore ha deciso di ripercorrere all’inverso il tragitto dei suoi, trasferendosi a Mumbai per lavorare come consulente aziandale.”,”INDx-020-FC”
“GIRONELLA José María”,”Un millón de muertos.”,”GIRONELLA José María è natoa a Darnius, Gerona nel 1917. Ha partecipato alla guerra civile e nel dopoguerra ha svolto diversi lavori rivelandosi scrittore con la novella ‘Un hombre’ (premio Nadal). Ha scritto molti romanzi (v. risvolto di copertina) I combattenti italiani nella guerra civile. I giudizi: codardi e chiacchieroni. “”En Gerona se organizó un baile en el local de la UGT, durante el cual David y Olga no cesaron de dar vueltas “”en honor de la cobarde Italia””. La cobarde Italia… Fue el sonsonete que recorrió la España “”nacinal””. Los italianos fueron llamados, sin matices, “”Corriere de la Sera””, y la matrícula CTV de sus coches pasó a significar ‘Cuándo te vas?’ Guadalajara se convirtió en deshonor y chiste. “”Una cosa es cantar ópera y otra arrear candela.”” “”Corrían como Nuvolari!”” Corrían, corrían. Salvatore se desgañitaba: “”Cómo íbamos a correr, si el barro nos llegaba a las rodillas?”” Mil doscientos muertos italianos, tres mil quinientos heridos itailanos, convertidos en chiste. Aleramo Berti lloró de rabia, mientras su colega Schubert, el miope nazi, mandaba a Berlín un informe exhaustivo en el que calificaba a todos los mediterráneos, sin excepción, de “”instintivos”” y “”primarios””. (pag 391)”,”MSPG-201″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia modelli e critica.”,”Fiorenzo GIROTTI insegna analisi delle politiche pubbliche e politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Univ di Torino.”,”UKIS-009″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia, modelli e critica.”,”Fiorenzo Girotti insegna analisi delle politiche pubbliche e Politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOS-057-FL”
“GIROUD Francoise”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”L’A è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale francese ‘Elle’ ha fondato e diretto con J.J. SERVAN-SCHREIBER il settimanale ‘L’ Express’ mantenendo per vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. E’ autrice di saggi e biografie.”,”MADS-171″
“GIROUD Francoise”,”La nuova ondata. Inchiesta sulla gioventù. Titolo originale ‘La nouvelle vague’.”,”‘La nuova ondata’ è una grande inchiesta progettata e preparata dal giornale ‘L’ Express’ in tutti gli ambienti e in tutte le classi sociali, destinata a rivelare in profondità quella che è la nuova generazione francese, le sue idee, i suoi giudizi e aspirazioni, le sue critiche, la sua formazione. Alle 24 domande i giovani potevano rispondere anonimamente. Dirigeva l’ inchiesta Francoise GIROUD.”,”GIOx-010″
“GIROUD Francoise; conversazioni con Claude GLAYMAN”,”Parola mia. Avvenimenti e retroscena della politica europea e mondiale nelle memorie della più grande giornalista francese vivente direttrice dell’ Express.”,”””Piotr Tkacev, l’ anarchico russo che affermava la necessità di uccidere tutti coloro che avevano superato i vent’anni per riedificare il mondo su altre fondamenta, intorno al 1873 descriveva i giorni felici che sarebbero seguiti alla futura rivoluzione russa””. (pag 222)”,”FRAV-074″
“GIROUD Françoise”,”Une femme honorable.”,”GIROUD Françoise nata a Ginevra nel 1916 comincia la sua carriera nel cinema (assistenza di scena) prima di dedicarsi al giornalismo. Direttrice di redazione di Elle, fondatrice dell’ Express con Jean-Jacques Servan-Schreiber (1953) di cui diventerà direttrice. Nel settennato di Giscard d’Estaing diventerà segretaria di stato alla cultura. Ha scritto molti libri. Biografia. Marie Curie Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Maria Curie-Sklodowska) Maria Sklodowska Nobel per la fisica 1903 Nobel per la chimica 1911 Maria Sklodowska, meglio nota come Marie Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata russa e in seguito francese. Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) e, nel 1911, del premio Nobel per la chimica per i suoi lavori sul radio. Marie Curie è stata l’unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due aree distinte. Marie Curie crebbe nella Polonia russa; poiché qui le donne non potevano essere ammesse agli studi superiori, si trasferì a Parigi e nel 1891 iniziò a frequentare la Sorbona, dove si laureò in fisica e matematica. Nel dicembre del 1897 iniziò a compiere degli studi sulle sostanze radioattive, che da allora rimasero al centro dei suoi interessi. Dopo la morte accidentale del marito Pierre Curie, avvenuta nel 1906, le fu concesso di insegnare nella prestigiosa università. Due anni più tardi le venne assegnata la cattedra di fisica generale, diventando la prima donna ad insegnare alla Sorbona. Durante la prima guerra mondiale, Marie Curie operò in qualità di radiologa per il trattamento dei soldati feriti: dotando un’automobile di un’apparecchiatura radiografica rese possibili le indagini radiologiche effettuate in prossimità del fronte e partecipò alla formazione di tecnici e infermieri. Dopo la guerra divenne attiva nella Commissione Internazionale per la Cooperazione Intellettuale della Lega delle Nazioni per migliorare le condizioni di lavoro degli scienziati. Negli ultimi anni della sua vita fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy (Alta Savoia), nel 1934. Indice [nascondi] 1 Le origini 2 I premi Nobel 3 La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte 4 Altri riconoscimenti 5 Note 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Le origini [modifica] Nata a Varsavia, figlia di Wladyslaw Sklodowski (1832-1902) e di Bronislawa Boguska (1834-1879); in Polonia, iniziò gli studi con il padre, da autodidatta, proseguendoli poi a Varsavia ed infine all’Università della Sorbona di Parigi, laureandosi in chimica e fisica. Maria fu la prima donna ad insegnare nell’università parigina. Alla Sorbona incontrò il docente Pierre Curie, che poi sposò. Maria Sklodowska a sedici anni I premi Nobel [modifica] Insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel, Maria Sklodowska-Curie ricevette – prima donna della storia – il premio Nobel per la fisica nel 1903: « in riconoscimento dei servizi straordinari che essi hanno reso nella loro ricerca sui fenomeni radioattivi » Otto anni dopo, nel 1911, fu insignita di un altro premio Nobel, questa volta per la chimica: « in riconoscimento dei suoi servizi all’avanzamento della chimica tramite la scoperta del radio e del polonio, dall’isolamento del radio e dallo studio della natura e dei componenti di questo notevole elemento. » La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte [modifica] Mme. Curie insieme a quattro studentesse (1910-1915) Foto Library of Congress La vita di Maria Sklodowska-Curie fu dedicata all’isolamento ed alla concentrazione del radio e del polonio, presenti in piccolissime quantità nella pechblenda proveniente da Jáchymov. Si tratta di un minerale radioattivo, ed è una delle principali fonti naturali di uranio. I coniugi Curie-Sklodowska notarono che alcuni campioni erano più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro; ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti altri elementi. Decisero così di esaminare tonnellate di pechblenda riuscendo così, nel luglio del 1898, ad isolare una piccola quantità di un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio che fu chiamato polonio. Il resoconto di tale lavoro, unitamente a quello immediatamente successivo che portò alla scoperta dell’ancor più radioattivo radio, divenne la tesi di dottorato di Maria Sklodowska. Con una mossa insolita, la Sklodowska-Curie intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico. Maria Sklodowska-Curie fu la prima persona a vincere o condividere due premi Nobel. Oltre a lei soltanto un’altra persona sino ad ora, ha ricevuto due premi Nobel in due campi differenti: Linus Pauling. Altri ne hanno ricevuti due nello stesso settore: John Bardeen (entrambi in fisica) e Frederick Sanger (entrambi in chimica). Durante la prima guerra mondiale, Maria Sklodowska-Curie sostenne l’uso delle unità mobili di radiografia come mezzo di diagnosi per i soldati feriti. Nel 1921 effettuò un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere i fondi monetari necessari a continuare le ricerche sul radio; ovunque fu accolta in modo trionfale. Nel 1909 fondò a Parigi l’Institut du radium, oggi noto come Istituto Curie e, nel 1932, un altro analogo istituto a Varsavia, anch’esso successivamente rinominato Istituto Curie. Negli ultimi anni della sua vita, fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy, nel 1934. Ancora oggi tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.[2] La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anch’ella un premio Nobel per la chimica (insieme al marito Frédéric Joliot-Curie) nel 1935, l’anno successivo la morte della madre. La secondogenita, Ève Denise Curie, scrittrice, fu tra l’altro consigliere speciale del Segretariato delle Nazioni Unite e ambasciatrice dell’UNICEF in Grecia. Altri riconoscimenti [modifica] Assieme al marito Pierre Curie ricevette la Medaglia Davy nel 1903 e la Medaglia Matteucci nel 1904.[3] Il 20 aprile 1995 le sue spoglie (insieme a quelle del marito Pierre) sono state trasferite dal cimitero di Sceaux al Pantheon di Parigi. È stata la prima donna della storia ad avere ricevuto questo onore (per meriti propri). Per il timore di contaminazioni radioattive, la sua bara è stata avvolta in una camicia di piombo. Una moneta da 100 franchi francesi ed una banconota da 20.000 zloty polacchi che la raffigurano furono emesse negli anni novanta. Ai coniugi Curie è stato dedicato un asteroide, il 7000 Curie, ed un minerale di uranio: la curite. A Maria-Sklodowska è stato dedicato un altro minerale di uranio: la sklodowskite oltre all’unità di misura della radioattività: il curie. Il gruppo pioniere della musica elettronica Kraftwerk cita madame Curie proprio nel famoso brano Radioactivity che dà il titolo all’intero album del gruppo tedesco.”,”SCIx-336″
“GIROUD François”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”Françoise Giroud è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale femminile Elle, ha fondato e diretto con J.J. Servan-Schreiber L’Espress, mantenendo per oltre vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. É autrice di saggi e biografie, tra cui Parola mia, Sui giudizi del palazzo, Alma Mahler o l’arte di essere armata. Jenny von Westphalen nasce nel 1814 a Salzwedel, affascinante ritratto di una donna eccezionale è l’appassionante racconto della parte di lei di una straordinaria esistenza.”,”MADS-023-FL”
“GISCARD D’ESTAING Valery”,”Le pouvoir et la vie.”,”Il 19 maggio 1974, con il voto di 13. 396.203 cittadini, GISCARD D’ESTAING sale alla presidenza della Repubblica. Per sette anni sarà l’ uomo più potente e solitario della Francia. “”Il governatore della Bundesbank, Otto Emminger, è ostile al progetto (serpente sistema monetario europeo, ndr). Non vuole trovarsi davanti all’ obbligo di intervenire per sostenere le monete deboli vendendo dei marchi, con il rischio di alimentare l’ inflazione in Germania. Il suo punto di vista è condiviso dalla quasi totalità dei banchieri tedeschi. Decidiamo con Helmut Schmidt di dividerci i compiti tra noi. Benché io sia più convinto di lui dell’ utilità del progetto, gli chiedo di farsene interprete all’ esterno, in particolare nei due prossimi consigli europei previsti a Copenaghen e a Brema””. (pag 143)”,”FRQM-027″
“GISMONDI Arturo”,”Alle soglie del potere. Storia e cronaca della solidarietà nazionale, 1976-1979.”,”Arturo Gismondi, giornalista, vice-direttore del Giornale Radio Tre, commentatore politico de Il Messaggero. Redattore de Il Punto diretto da Vittorio Calef nei primi anni ’60, è passato poi a Paese Sera, ove ha lavorato per vent’anni come inviato, editorialista, capo del servizio politico, infine vice-direttore. Ha collaborato e collabora con settimanali e riviste fra le quali, oltre al Punto, Mondo Nuovo, Rinascita, Critica Sociale, Thema, Politica Internazionale. Autore di: La Radiotelevisione italiana, Il mondo con le antenne, Gli anni più difficili, Intervista sul comunismo difficile con Umberto Terracini.”,”ITAP-035-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume I. Dalle origini alla vigilia dell’invasione napoleonica.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-201-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume II. Dall’invasione napoleonica all’ottobre del 1917.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-202-FL”
“GITLIN Todd”,”The Sixties. Years of Hope, Days of Rage.”,”Robert Kennedy “”Kennedy vinse le primarie della California, e quella notte fu ucciso””. (pag 310) Shock dei radicals. Critiche alla Commissione Warren. “”Ci fu un trauma anche per i giovani radicali. Nei mesi e anni dopo il 22 novembre 1963, Tom Hayden, Dick Flacks, ed io, si passavamo a trastullarci con il concetto di Oswald come “”lurker”” (individuo che sta in agguato, ndr). (…) Per anni da allora in poi, a tarda notte, in mezzo alle nostre colte analisi delle forze politiche, il pensiero dei ‘lurkers’ sarebbe saltato fuori, e riflettevamo sulla devastazione portata da quest’ uomo apparentemente marginale. (…)””. Poi il trauma Kennedy fu mescolato con quello per l’ assassinio di Malcolm X nel febbraio del 1965″”. (pag 313)”,”USAS-124″
“GIUFFRIDA Vincenzo”,”Il III° volume del “”Capitale”” di Karl Marx. (Esposizione critica).”,”””Proseguendo la sua analisi, Marx nota gli effetti del ristagno di produzione e delle crisi sul credito. Se questo si restringe, allora si deprezza la moneta fiduciaria, affluisce l’oro alle banche, cade il prezzo delle azioni, diminuisce enormemente il valore del capitale per azioni, decresce il capitale fittizio, si eleva il tasso d’interesse, (appunto perchè esso dipende dal capitale-moneta prestabile e non da quello esistente) (1). Da ciò segue che nei periodi in cui il capitale è abbondante ma incerto e gli affari sono impacciati, in cui cioè è scarso il capitale prestabile, il saggio del profitto è elevatissimo. Viceversa il capitale circolante può essere scarso e intanto il saggio di profitto rimanere basso quando: 1) è grande il numero delle compre e dei pagamenti che compie la stessa moneta; 2) è grande il numero delle trasposizioni sue, in cui essa ritorna come deposito alle banche””. (pag 133-134) (1) E’ questa l’idea madre di tutta l’analisi dell’interesse, istituita dal Marx”,”MADS-433″
“GIUGLARIS Marcel”,”Storia della guerra del Pacifico, 1941-1945. Da Pearl Harbour a Hiroshima.”,”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto durante un combattimento aereo. “”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto fu per un mese (18 aprile – 21 maggio 1943) uno dei segreti di guerra. In seguito continuò ad esserne uno dei misteri, perché non rimane che un solo testimone dell’ incidente, il vecchio contrammiraglio Kitamura Genji. Ecco la sua versione degli avvenimenti. (…) Oltre che da capitano di fregata Nakajima, specialista dei codici del Centro di Stato Maggiore della Marina, il viaggio di Yamamoto era conosciuto dagli americani. Costoro, durante la loro occupazione dell’ isola, si erano a più riprese impadroniti del codice giapponese. Il viaggio di Yamamoto non era stato, sicuramente, preannunciato; ma a Shortland, dove c’era un grosso idrovolante semi affondato vicino alla costa, era stato comunicato l’ arrivo dell’ ammiraglio perché si provvedesse a far saltare questo relitto con la dinamite per non dare una cattiva impressione a Yamamoto. Nominato comandante in capo della squadra, l’ ammiraglio Koga, l’ uomo che dappertutto era succeduto a Yamamoto, gli successe una volta ancora, alla fine dell’ aprile 1943. Tre settimane più tardi, il 21 maggio, veniva annunciata ufficialmente la morte di Yamamoto.”” (pag 288-290)”,”QMIS-105″
“GIUGNI Gino GARAVINI Sergio CAI Franco MATTIOLI Giulio VENETO Gaetano ICHINO Pietro TREU Tiziano VISENTINI Luciano PEIRA Paolo”,”Ascesa e crisi del riformismo in fabbrica. Le qualifiche in Italia dalla Job Evaluation all’ inquadramento unico.”,”Gino GIUGNI (Genova, 1927) è ordinario di Diritto del Lavoro nell’ Università di Roma. Ha collaborato alla redazione dello Statuto dei Lavoratori.”,”MITT-097″
“GIUGNI Gino”,”La lunga marcia della concertazione. Conversazioni con Paola Ferrari e Carmen La Macchia.”,”Gino Giugni ha insegnato diritto del lavoro nelle università di Bari, di Roma La Sapienza e nella Luiss. É stato membro del Parlamento, fra i principali ispiratori dello Statuto del lavoratori del 1970 e ministro del Lavoro nel 1003-94 nel governo Ciampi. É stato relatore nell’elaborazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e, successivamente, Presidente della Commissione di garanzia per l’attuazione di tale legge.”,”SIND-027-FL”
“GIULIANELLI Roberto a cura; saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico”,”Luigi Fabbri. Studi e documenti sull’ anarchismo tra Otto e Novecento.”,”Saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico Lettere Mussolini a Fabbri “”Rosselli sosteneva le stesse idee fin dagli anni di Socialisme libéral: ‘L’ esperienza della guerra e del dopoguerra (l’ esperienza russa in particolare) hanno portato all’ abbandono del vecchio programma centralizzatore, collettivista, che faceva dello stato l’ amministratore universale, il controllore dei diritti e della libertà di tutti (…). Possono vedersi chiaramente i pericoli delle elefantiasi burocratiche, della dittatura, dell’ incompentenza, dell’ avvilimento di ogni libertà individuale, della mancanza di emulazione presso i dirigenti come presso gli esecutori.’ Da qui il rifiuto della completa statalizzazione e la proposta nel Programma del 1932 di un’ economia mista e autogestita, con partecipazione operaia e contadina nella direzione delle fabbriche e delle imprese agricole””. (pag 86, Clara Aldrighi, Luigi Fabbri in Uruguay)”,”ANAx-231″
“GIULIANELLI Roberto”,”Pier Carlo Masini, storico e giornalista (1945-1957).”,”””Il movimento libertario aveva già prodotto in passato alcuni storici-militanti, il più accreditato dei quali nell’ immediato dopoguerra è Ugo Fedeli. Masini va oltre e si proietta tanto contro la letteratura pregiudizialmente ostile agli anarchici, quanto contro quella apologetica, che aveva rinunciato alla necessaria oggettività, preferendo scolpire medaglioni e comporre panegirici. Ecco perché Max Nettlau, autore di noti saggi sull’ anarchismo fra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, è uno dei suoi obiettivi polemici in gioventù. Nel 1951 lo storico toscano osserva che Nettlau aveva le qualità per diventare uno dei maggiori studiosi del movimento operaio, ma il suo apparato ideologico era troppo fragile per cogliere i passi culminanti dei fenomeni su cui concentrò l’ attenzione. Il suo libro sull’ attività svolta da Bakunin in Italia (1928) è un esempio di “”precisione cronistorica””, ma manca della necessaria rielaborazione critica (…)””. (pag 9-10) “”Nell’ agosto 1950 Masini confessa a Venturini di non saper “”leggere senza scrivere. Magari a sproposito””, sintetizzando così una delle prerogative invero più evidenti della sua personalità.”” (pag 10) “”Il centro – che lo storico toscano suggerisce di intitolare ‘Max Nettlau’, oppure ‘Centro di studi malatestiani’, oppure ‘Archivio centrale di documentazione anarchica’ – dovrà comporsi di una biblioteca, un’emeroteca e un’ autografoteca. Vari sono i modelli ai quali poter ispirarsi: l’ ex Archivio del Partito socialdemocratico a Berlino, l’ Istituto Marx-Engels-Lenin a Mosca, l’ Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam.”” (pag 17) “”Ciò vale anche per “”l’ irrequieta”” o “”esaltata”” Maria Rygier, sul cui libro ‘La nostra patria’ (1915) egli riflette appena un mese dopo essersi occupato di Rocca. “”Le diserzioni in campo anarchico allo scoppio della Prima guerra mondiale si contano sulle dita, mentre ad enumerare i tradimenti in campo socialista non basterebbero tutti i capelli di Carlo Marx””, scrive””. (pag 53, P.C. Masini, Il caso Ryger, ‘Gioventù anarchica’, 5-20 novembre 1946) “”La ricerca subisce un nuovo rallenamento all’ inizio del 1953, quando Masini vince un concorso per entrare nella pubblica amministrazione e deve trasferirsi a Vercelli. Lì sposa Giulia Cocchini e, conteso fra gli impegni lavorativi, familiari e politici, stenta a ritagliarsi uno spazio per lo studio. Se ne lamena con Venturini: “”ho quasi terminato la bibliografia. ma sono molto insoddisfatto. (…) Sarebbe stato necessario (…) fare una bibliografia ragionata, cioè una bibliografia generale del Merlino””. (pag 72) Non cita Cervetto!”,”ANAx-253″
“GIULIANELLI Roberto”,”Bakunin e la rivoluzione anarchica.”,”ANTE3-20″,”ANAx-290″
“GIULIANELLI Roberto”,”Un eretico in paradiso. Ottorino Manni: anticlericalismo e anarchismo nella Senigallia del primo Novecento. Con 18 lettere inedite di Leda Rafanelli in appendice.”,”Roberto Giulianelli, è assegnista di ricerca presso l’Università Politecnica delle Marche. Per la BFS ha collaborato al ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ e ha curato volumi su Luigi Fabbri.”,”ANAx-410″
“GIULIANI Gaia”,”Beyond Curiosity. James Mill e la nascita del governo coloniale britannico in India.”,”Gaia GIULIANI ì borsista post-dottorato in Storia del pensiero politico e Cultrice della materia di Studi coloniali e postcoloniali persso il Dipartimento di politica istituzioni storia dell’Università di Bologna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. 4° copertina) La ‘History of British India’ di James Mill (1817) è stata considerata una sorte di ‘manuale’ per intere generazioni di funzionari coloniali. “”Partendo da tali considerazioni, Mill denuncia l’oscurità nelle procedure che caratterizzano i tribunali inglesi – presso i quali vige la ‘Common Law’, un sistema che “”tradisce”” in tal senso il grado di civiltà raggiunto dal suo popolo, ponendolo “”paradossalmente”” al di sotto di quello musulmano, il quale ha prodotto “”almeno”” leggi scritte – e che intralciano il percorso della giustizia, scoraggiando il pubblico dal farvi ricorso e rendendo praticamente inconsistente la difesa dei diritti, e in particolare di quelli delle classi inferiori. La vigenza della ‘Common Law’, inoltre, perpetra secondo Mill quel sistema corporativo di interpreti della legge, avvocati e giudici, che si interpone tra i cittadini e la giustizia rendendo meno immediato ed efficace il rapporto tra essi. Già Bentham aveva denunciato l’impossibilità – senza una codificazione che rendesse “”certi”” i diritti dei cittadini attraverso una classificazione “”nero su bianco”” delle forme di proprietà e delle offese che ad esse potevano essere arrecate – di difendere tali diritti, rendendo così inefficace la giustizia””. (pag 103-104)”,”TEOP-350″
“GIULIANI Jean-Dominique DANJEAN Arnaud GROSSETETE Françoise TARDY Thierry”,”Défense, le réveil de l’Europe.”,”La questione dell’autonomia strategica dell’Europa e l’importanza dell’asse franco-tedesco Jean-Dominique Giuliani presidente della Fondation Robert Schuman. Arnaud Danjean deputato al Parlamento europeo (PPE-FR), membro della commissione degli Affari esteri e della sotto-commissione “”Sicurezza e Difesa””. Françoise Grossetete, deputato europeo (PPE-FR) relatore del Fondo europeo di difesa presso il Parlamento europeo. Thierry Tardy, Direttore, Divisione ricerca, Collegio di difesa della Nato.”,”EURQ-005″
“GIULIANI MAZZEI Pasquale Fernando”,”Kant e Hegel. Un confronto critico.”,”Pasquale Fernando Giuliani Mazzei è nato a Napoli nel 1954. É studioso di etica e filosofia politica e cultore di temi di storia locale. Karl Immanuel Kant, nacque nel 1724 a Konisberg, dove visse e morì. Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Morì a Berlino nel 1831.”,”HEGx-016-FL”
“GIULIETTI Fabrizio”,”Storia degli anarchici italiani in età giolittiana.”,”GIULIETTI Fabrizio Nell’indice nomi due riferimenti a Cervetto nelle note (si cita l’opera ‘Le lotte operaie alla Siderurgica di Savona’; pag 231, 334) “”Come si vede, dunque, il volontarismo malatestiano si pone agli antipodi sia del ribellismo vitalistico della vulgata stirnero-nietzscheana, sia dell’illegalismo espropriatore di scaturigini violentiste”” (pag 303)”,”ANAx-339″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa (1901-1914).”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’. Ha scritto pure ‘Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi’ (in Italia contemporane, Milano 2007′. Ha elaborato 50 schede biografiche per il ‘Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani’ (Pisa,, 2005). Nel testo molti riferimenti a ‘La Plebe’ Nota 170 sul Circolo Carlo Marx di Napoli “”La battaglia contro la guerra di Libia favorisce la ricomposizione definitiva della frattura fra sindacalisti e riformisti, entrambi attestati su una posizione di rigorosa condanna del conflitto in nome dei comuni valori antimilitaristi e antimperialisti. Nel 1912, il gruppo sindacalista e la sezione riformista si riuniscono nella Federazione socialista napoletana. All’organismo, però, non adersice la corrente di estrema sinistra – gravitante attorno alle figure di Amadeo Bordiga, Michele Bianchi, Ruggiero Grieco e Luigi Alfani – che procede invece alla fondazione del Circolo socialista rivoluzionario “”Carlo Marx””.”” (pag 150) Bibliografia. Autore: Giulietti, Fabrizio Titolo: Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi 1917-1924 Periodico: Italia contemporanea Anno: 2007 – Fascicolo: 247 – Pagina iniziale: 165 – Pagina finale: 193 Per l’acquisto di annate o fascicoli arretrati o per ogni altra informazione contattare: FrancoAngeli s.r.l. Ufficio Riviste viale Monza 106, 20127 Milano tel. +39-02-28371456 – Fax : +39-02-26141958″,”ANAx-349″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945.”,”GIULIETTI Fabrizio, Dottore di ricerca, collaboratore alla cattedra di Storia Contemporanea alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Alcuni operai anarchici dell’Alfa Romeo, sono invece tratti in arresto perché sorpresi a diffondere opuscoli e manifestini antifascisti durante una manifestazione indetta per protestare contro il caro-vita e la disoccupazione. La città dove la crisi economica ha aggravato a tal punto le condizioni di vita delle masse da far temere un’esplosione del malcontento popolare, è però Torino. Alla Fiat Lingotto, informa una relazione fiduciaria, è in atto una propaganda “”diretta alla completa astensione dal lavoro a scopo di ostile dimostrazione il giorno in cui S.E. il Capo del Governo, in occasione del viaggio a Torino, intendesse portarsi colà a visitare gli stabilimenti. A tal rigurdo sarebbero già stati presi accordi tra alcuni capi reparto per prospettare in quella data a chi di ragione, siccome dovute a malattie, le assenze degli operai. In occasione dell’anniversario del primo maggio, poi, si denuncia il ritrovamento di volantini e la comparsa di scritte murali che inneggiano alla festa dei lavoratori in numerosi quartieri proletari e borghi di periferia. Nello stesso giorno, gli operai della Fiat riescono ad imporre al personale direttivo che l’orologio dei cartellini timbri in rosso anziché, come di norma, in blu. Una dimostrazione contro le decurtazioni salariali ed il licenziamento di 600 compagni, indetta il 31 luglio dai lavoratori delle Ferriere, costringe invece militi, reparti di cavalleria e forze di polizia a caricare durametne i dimostranti e a procedere a numerosi arresti. Ma è col sopraggiugere dell’inverno che la situazione si aggrave pericolosamente”” (pag 114-115)”,”ANAx-379″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo in Italia, 1945-1960.”,”Fabrizio Giulietti, nato a Napoli nel 1964, dottore di ricerca in Storia Contemporanea, autore di diversi saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato: ‘Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945’, Lacaita, Manduria, 2004, ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla Settimana rossa, 1901-1914’, F. Angeli, 2008, ‘Storia degli anarchici italiani in età giolittiana’, idem, 2012, ‘Dizionario biografico degli anarchici piemontesi’, Galzerano, 2013, ‘Gli anarchici italiani dalla Grande guerra al fascismo’, Angeli, 2015. Citato A. Cervetto (note) alle pagine 241, 288, 291, 292, 296, 297, 298, 299, 367, 385 Citato L. Parodi alle pagine 166, 287, 291, 298, 345 Citati i Gaap alle pagine 279-298 (‘I Gruppi anarchici d’ azione proletaria’) Citato Piero Parisotto (pagine 288, 383), Marzocchi, Vignale, Vinazza, La Barbera, Masini)”,”ANAx-421″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Gli anarchici italiani dalla grande guerra al fascismo.”,”Fabrizio Giulietti è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa, 1901-1914’ (Milano, 2008). Armando Borghi “”Tra i «compagni» che più «si ostinano a sognare la Terza Internazionale» si segnalano i membri della corrente sindacalista capeggiata da Armando Borghi (55). Emblematico a questo proposito, è quanto si verifica durante il II Congresso dell’Uai, tenutosi a Bologna nel luglio 1920 (56). In dissenso con la maggioranza dei delegati, che si pronuncia contro la partecipazione a quella che a tutti gli effetti è reputata un «prolungamento dell’antica Internazionale marxista verniciata di nuove idee», Borghi sostiene la necessità di aderire all’organizzazione per non ritrovarsi isolati dalle altre forze della sinistra rivoluzionaria”” (pag 70) ((55) Che nel giugno 1919 si battono con successo ai fini dell’adesione dell’Usi al Comintern; (56) Sul II Congresso dell’Uai si veda il capitolo 4 del presente lavoro)”,”ANAx-441″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi, 1917-1924.”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università degli Studi di Roma “”La Sapienza””. Ha pubblicato l’articolo ‘I gruppi anarchici “”Barriera di Nizza”” e “”Barriera di Milano”” nella rete della polizia fascista. Torino, 1930’ (1997) e il volume ‘Il movimento anarchico itainao nella lotta contro il fascismo (1927-1945)’, Manduria-Bari-Roma, 2004. Ha inoltre elaborato cinquanta schede per il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’.”,”ANAx-004-FGB”
“GIUNCHI Elisa”,”Il Pakistan tra ulama e generali.”,”GIUNCHI Elisa è specializzata in studi islamici all’ Università di Cambridge. Collabora con il dipartimento di studi internazionali dell’ Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente dell’ Islam nel subcontinente indiano. “”Anche altri paesi, tra cui Iran, Cina, Egitto e Israele appoggiarono la resistenza afghana, in gran parte tramite la vendita di armi che venivano acquistate dalla Cia e da essa trasportate a Karachi e Islamabad, dove venivano distribuite ai vari partiti dei mujaheddin dall’ Isi. Questo sistema alimentò la corruzione e il contrabbando di armi e droga sia in Pakistan che in Afghanistan, e indebolì il tessuto tradizionale delle aree di confine.”” (pag 53)”,”PAKx-011″
“GIUNCHI Elisa MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo a cura, saggi di Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Thierry DI COSTANZO Enrica GARZILLI Rosella IDÉO Pietro P. MASINA Vasco MOLINI Francesco MONTESSORO Elisa QUERCI Riccardo REDAELLI Lina TAMBURRINO”,”L’Asia prima e dopo l’11 Settembre. Asia Major 2002″,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Nato 19/1/1912 morto il 18/906/2002. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-027-FL”
“GIURA LONGO Mariella”,”Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996).”,”GIURA LONGO Mariella Giura Longo ha conseguito il dottorato di Ricerca in Economia e Politica Agraria presso l’Università di Modena nel 1992. E’ autrice di numerosi saggi. Ancora sulla ‘persistenza della piccola proprietà contadina’ “”(…) il marxismo ortodosso, e Marx stesso in primo luogo, considerava l’agricoltura contadina come una ‘categoria di transizione al capitalismo’, e perciò destinata a scomparire, o meglio a “”polarizzarsi”” nelle due classi degli agricoltori-capitalisti da una parte e dei braccianti-proletari dall’altra. Tale visione di Marx fu sostanzialmente condivisa, ed ulteriormente sviluppata, da Lenin e Kautsky. Il primo, nell’opera ‘Programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa 1905-1907′, elaborò la ben nota tesi delle due strade dello sviluppo capitalistico in agricoltura: 1.’la via prussiana’, o degli ‘Junker’, in cui la signoria feudale si trasforma in borghesia agraria; 2. ‘la via americana’, o ‘democratica’, in cui una rivoluzione, o una riforma agraria, dissolvono la proprietà terriera di origine feudale. A ciò fa seguito un processo di differenziazione e polarizzazione, che determina la trasformazione della classe contadina in agricoltori capitalisti da una parte, e proletariato rurale dall’altra (cfr. Djurfeldt, 1982: 148-9). Da parte sua, nell’opera ‘Die Agrarfrage’ (1899), Kautsky aveva osservato tra l’altro che, sebbene la piccola azienda contadina possa sopravvivere nel breve periodo accanto a quella capitalistica, essa non è affatto competitiva rispetto a quest’ultima e la sua persistenza deriva dalla capacità dei contadini di limitare i propri consumi e di vendere la propria forza lavoro. Secondo Kautsky, è erroneo «supporre che se le piccole aziende continuano a sopravvivere ciò deve essere perché queste sono più produttive. La base reale della loro sopravvivenza è il fatto che esse cessano di competere con le grandi aziende capitalistiche che si sviluppano accanto ad esse. Lungi dal vendere gli stessi prodotti delle grandi aziende, le piccole aziende sono spesso acquirenti di quei prodotti. La sola merce che esse possiedono in abbondanza, e di cui le grandi aziende hanno bisogno, è la loro forza lavoro» (5). L’interpretazione del marxismo classico era certamente influenzata dagli avvenimenti ad esso contemporanei. Infatti, a partire dalla metà del XVIII secolo, in Europa e nel Nord America, si è verificato un fenomeno di concentrazione della produzione agricola in grandi imprese capitalistiche. Tale fenomeno fu dovuto principalmente all’urbanizzazione, ed al conseguente aumento della domanda urbana di prodotti agricoli. L’aumentata profittabilità del settore agricolo lo rese attraente per la classe capitalista, che d’altra parte non aveva ancora grosse possibilità di investimento nel settore industriale (cfr. Konig, 1987: 40-44). Tuttavia, questa tendenza si è invertita, a partire dalla fine del secolo scorso, in seguito alla crisi internazionale dei mercati agricoli, ed all’avanzare del settore industriale come principale settore di investimento per le classi ricche. Ciò ha lasciato spazio, nel settore agricolo, all’emergere di una classe di piccoli produttori proprietari. Grazie alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ed in particolare alla disponibilità di fertilizzanti chimici ed altri ‘inputs’ prodotti industrialmente, a costi relativamente bassi, l’agricoltura di piccole dimensioni ha potuto intensificare la produzione e specializzarsi, producendo in maniera crescente per il mercato, anziché per il semplice autoconsumo. Ciò ha reso l’azienda agricola familiare competitiva e redditizia, grazie anche al basso costo della manodopera familiare e alle capacità di ‘autosfruttamento’ nei periodi di crisi della produzione (ibid. 45-47). Di conseguenza, ciò che appare evidente oggi, e che ancora non era chiaro ai tempi di Marx, Lenin e Kautsky, è la persistenza della piccola proprietà contadina, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, a più di cento anni dalla previsione della sua scomparsa. Tale fenomeno ha comportato la necessità di revisioni all’interno della teoria marxista, così come di quella neoclassica. Ne è scaturito un interessante e fertile dibattito, ai confini tra varie discipline, e fra le varie teorie”” [Mariella Giura Longo, Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996), Milano, 1998] [(5) Cit. in Banaij, 1980: 68-9 (Banaji, J. “”Summary of Selected Parts of Kautsky’s The Agrarian Question”” in F. Buttel and H. Newby, (eds), ‘The Rural Sociology of Advanced Societies’, London, Croom Helm, 1980)] (pag 26-27-28)”,”CINE-085″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Dalla industrializzazione forzata alla crisi degli anni Sessanta. Il pesante fardello dell’ agricoltura e l’industria degli armamenti. Debolezza tecnologica e indebitamento estero.”,”RUSU-024″
“GIUSSANI Enrico”,”Gli obbiettivi del partito d’ azione.”,”GL. “”L’ attività di “”Giustizia e Libertà”” è costata spesso ai suoi membri l’ esilio, il carcere; la deportazione nelle isole e anche il plotone d’ esecuzione. Molti dei suoi uomini migliori parteciparono alla guerra di Spagna in difesa della repubblica, e non pochi di essi vi immolarono la vita, come i bolognesi avv. Libero Battistelli e prof. Ezio Jacchia. Il fondatore, il teorico e grande animatore di “”Giustizia e Libertà””, Carlo Rosselli, uomo di valore e d’ ingegno notevoli, fu assassinato assieme al fratello, lo storico Nello Rosselli, dai sicari di Mussolini, in un vilissimo agguato il 9 giugno 1937 in Francia.”” (pag 5)”,”ITAP-108″
“GIUSSANI Carlo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Letteratura romana.”,”GIUSSANI Carlo prof. di letteratura latina all’Accademia scientifico-letteraria di Milano”,”ITAG-197″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Coloro che si richiamano al socialismo non possono che prendere atto con soddisfazione della fine dell’«imbroglio del secolo», della conclusione di una esperienza che con la classe operaia e le sue aspettative storiche aveva ben poco a che vedere.”,”RUSU-052-FL”
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”La posizione attuale dei trotskisti (pag 31-32) Natura non capitalistica dell’economia sovietica. “”Secondo loro, il governo sovietico non riuscirebbe a varare un effettivo piano di privatizzazioni perché nell’Urss privatizzare è impossibile, ed è impossibile perché l’Urss non è basata su di un’economia capitalistica. Lo ha recentemente scritto Ernest Mandel in un articolo su ‘Quatrième Internationale’ dove critica la particolare teoria del capitalismo di Stato di Tony Cliff e Chris Harman, lo ha ripetuto pubblicamente Livio Maitan in un convegno pubblico a Milano (29.10.1990; Palazzo Dugnani).”” (pag 31)”,”TROS-009-FV”
“GIUSSANI Luigi”,”Alla ricerca del volto umano.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo.”,”RELC-030-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Le mie letture.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-031-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Certi di alcune grandi cose (1979-1981).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-032-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dall’utopia alla presenza (1975-1978).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-033-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dal temperamento un metodo.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-026-FV”
“GIUSSANI Luigi, don”,”Dal temperamento un metodo. Vol. VI.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-055-FL”
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”W. GIUSTI (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Univ di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940 – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943 – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952 – Storia della Russia. 1975″,”RUSx-012″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti ‘progressiste’.”,”Elenco dei principali personaggi ricordati nel libro. I.T. POSOSHKOV, V.N. TATISHCEV, M.M. SHCERBATOV, N.I. NOVIKOV, A.N. RADISHCEV, E.I. PUGACIOV, P.I. PESTEL, N.M. MURAVJOV, N.M. KARAMZIN, P.J. CIAADAEV, A.S. PUSHKIN, T.N. GRANOVSKIJ, A.I. HERZEN, M.V. PETRASHEVSKIJ-BUTASHEVICH, I.S. TURGHENIEV, F.M. DOSTOJEVSKIJ, N.G. CERNYSHEVSKIJ, D.I. PISAREV, N.A. DOBROLJUBOV, S.G. NECIAEV, M.A. BAKUNIN, P.A. KROPOTKIN, P.L. LAVROV, N.K. MICHAJLOVSKIJ, S.N. JUZHAKOV, G.V. PLECHANOV, M.T. LORIS-MELIKOV, S.J. WITTE, P.D. SVJATOPOLK-MIRSKIJ, P.A. STOLYPIN, P.N. MILJUKOV, P.B. STRUVE, M.I. TUGAN-BARANOVSKIJ, N.A. BERDJAEV, B.V. SAVINKOV, V.I. LENIN, L.D. TROTSKY, M.N. BUCHARIN, A.F. KERENSKIJ, P.B. AKSELROD, I.V. STALIN”,”RUSx-027″
“GIUSTI Wolf”,”Il trentennio sovietico 1917 – 1947.”,”A pag 120 l’A riporta le considerazioni di TROTSKY sull’ internazionalismo dei bolscevichi. Il presente volume vuole essere la continuazione e lo sviluppo del libro di Waolf GIUSTI ‘Due secoli di pensiero politico russo’ (SANSONI, 1943).”,”RIRO-157″
“GIUSTI Giuseppe”,”Poesie. Edite ed inedite.”,”Citato Dante: ‘Ingègnati, se puoi, d’esser palese.”” (Dante, Rime) (pag 11) “”Ciascun confusamente un bene apprende Nel qual si quieti l’ animo.”” (Dante, Purg. XVIII) (pag 188) Giusti: “”Ma il più gran male me l’han fatto i preti, Razza maligna e senza descrizione; E l’ ho con certi grulli di poeti, Che in oggi si son dati al bacchettone; (…) (pag 13, Lo stivale) G. Giusti (wikip): La vita [modifica] Monumento a Giuseppe Giusti, Monsummano Terme. Figlio di Domenico, possidente terriero [1] e di Giulia Chiti, donna facoltosa pesciatina. La famiglia era stata innalzata al rango nobiliare quattro anni prima della sua nascita, nel 1805. Dopo aver studiato a Montecatini, Firenze, nel seminario di Pistoia, nel Collegio dei Nobili di Lucca, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa presso la quale, dopo un’interruzione di tre anni dovuta sia ai dissidi con il padre, che lo criticava per la vita sregolata, sia a particolari vicende politiche, si laureò nel 1834. Dopo la laurea, si trasferì a Firenze per esercitare la professione; lì entrò in contatto con il mondo dei potenti, cui avrebbe rivolto i suoi Scherzi. Nella capitale toscana, conobbe Gino Capponi, esponente liberale e direttore del Gabinetto Viesseux, che molto influì sulla sua coscienza politica e sulla sua poetica. Negli anni a seguire, mentre componeva Le poesie, compì viaggi a Roma, Napoli e, nel 1845, a Milano, dove conobbe Alessandro Manzoni, con il quale avrebbe mantenuto una fitta corrispondenza. Nel 1847, entrò a far parte della Guardia civica e iniziò ad apprezzare le riforme granducali, precedentemente oggetto della sua critica feroce. Nel 1848, durante i moti toscani, entrò nella politica attiva e fu eletto deputato al parlamento di Firenze, dove appoggiò le tesi moderate dei governi Ridolfi e Capponi. Con il rientro del Granduca Leopoldo II, ritornò a vita privata, anche a causa delle sue precarie condizioni di salute. Contrasse, infatti, una terribile forma di tubercolosi polmonare e, nel 1850, morì. Fu sepolto nel cimitero di San Miniato al Monte, sulla collina di Firenze. Le opere [modifica] Le sue composizioni, peraltro caratterizzate da un piacevole e fluido verso e da un umorismo pungente e venate, talvolta, da una sottile malinconia, hanno come cornice la piccola provincia toscana. Furono pubblicate dapprima in forma sparsa, poi raccolte in varie edizioni nel 1844, 1845, 1847. Fra le più note: Sant’Ambrogio, Il re Travicello, Il brindisi di Girella[2], satira della “”morale”” dei voltagabbana e degli approfittatori, Le memorie di Pisa, Il papato di Prete Pero. Tra le opere in prosa è da ricordare Memorie inedite che furono pubblicate solo nel 1890 col titolo di Cronaca dei fatti di Toscana e una raccolta di “”Proverbi toscani””, pubblicati anch’essi postumi (1853). Assai interessante il ricco “”Epistolario””, dal quale emerge la sua viva parlata toscana e l’adesione alle tesi manzoniane sulla lingua. Voci correlate [modifica] Girèlla Note [modifica] ^ Il padre di Domenico, nonno paterno del quale Giuseppe portava il nome, era stato ministro del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e poi consigliere intimo di Maria Luisa di Borbone-Spagna, figlia del re di Spagna Carlo IV, duchessa di Lucca, regina d’Etruria e reggente, in nome del figlio Ludovico II re d’Etruria, del regno medesimo alla morte (1803) del marito Ludovico di Borbone-Parma (Ludovico I re d’Etruria) ^ « Dedicato al signor di Talleyrand, buon’anima sua » ( sottotitolo ufficiale della poesia) Bibliografia Marilena Zeni: L’uomo poeta Giuseppe Giusti. Illustr. da Alberto Fremura. Pisa: Pacini, 1979. Nunzio Sabbatucci [Ed.]: Opere di Giuseppe Giusti. Torino: Unione Tip.-Ed. Torinese, 1976. (Classici italiani; [89]).”,”VARx-262″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste”””,”Come risulta dal titolo, il presente volume non intende fare la storia di determinati avvenimenti: esso presuppone invece, in grandi linee, la conoscenza dei principali fatti che hanno scosso a più riprese la vita della più grande nazione slava.”,”RUSx-026-FL”
“GIUSTI Maria Teresa”,”La campagna di Russia, 1941-1943.”,”””La vittoria definitiva delle armate sovietiche nel 1943 e nel 1944 è stata di solito presentata come il risultato … finire (pag 282-283)”,”QMIS-263″
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”Volume di A.P. Wolf Giusti (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Università di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940, – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943; – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952, – Storia della Russia. 1975. Contiene il capitolo X: ‘Il problema slavo e il bolscevismo. Il problema slavo nella concezione degli Euroasiatici (pag 94-101) “”Gli interessi di Wolf Giusti erano maturati nel confronto coi discordi giudizi sul pensiero russo avanzati allora da più parti, da Stuparich, Croce, Gobetti. Soprattutto aveva agito da stimolo l’articolo che Croce aveva fatto uscire sul «Giornale d’Italia» allo scadere del primo anniversario del potere sovietico, verso la fine del conflitto mondiale, il 4 settembre 1918: esso colpiva nelle sue premesse teoriche il leninismo ed il pensiero rivoluzionario che gli aveva spianato la strada in Russia, e procedeva a una stroncatura, negando la presenza di «reali forze» e di un adeguato «livello mentale» nella Russia prerivoluzionaria e rivoluzionaria. Dal canto suo, Giusti riteneva che l’impegno dei Russi avesse acquistato un diritto di cittadinanza nella storia delle utopie politiche e sociali (si vedano due testimonianze dello stesso Giusti risalenti ad epoche diverse, in ‘Annotazioni sul pensiero russo’, «L’Europa Orientale», XVI, 1936, pp. 389-392, ed in ‘Pagine boeme’, Roma, G. Volpe editore, 1970, p. 173). Quali erano in concreto gli autori e le opere che lo slavista prendeva a riferimento? Certo «gli scritti su Marx del Labriola e del Gentile», di cui lamentava che non avessero lasciato nel sistema di Lenin una «traccia viva», un «influsso ben sensibile» (‘Due secoli di pensiero politico russo’, Firenze, Sansoni, 1943, p. 244), mentre segnalava la presenza di Labriola nel marxismo più liberamente creativo di Trotsky (ibid., p. 261). Ma certamente anche Croce, che nella ‘Storia d’Europa’ aveva contrapposto il «romanticismo teoretico e speculativo» – salutare rivolta contro la dittatura della ragione – al «romanticismo nel campo pratico, sentimentale e morale» – semplicemente un caso di patologia dello spirito – e che nella ‘Teoria e storia della storiografia’ aveva strappato la maschera alle filosofie della storia, residui delle rivelazioni e delle apocalissi d’altre epoche; respingendo l’idea del popolo eletto e accomunando in entrambe le opere sia il Gioberti del Primato che il Cieszkowski del ‘Paternoster’ nella stessa categoria, filosoficamente insignificante, dei creatori dei miti nazionali a conforto di popoli infelici. In effetti l’avversione per le «fantastiche costruzioni della filosofia della storia» circola negli scritti di Wolf Giusti, insieme a una diffidenza quasi istintiva dinanzi all’enfasi e agli atteggiamenti «romantici». Come deteriore filosofia della storia egli squalificava la pretesa di costruire una «storia slava», identificando nella storiografia sui singoli paesi il lavoro di ricerca effettivamente utile. Anche l’occidentalismo da lui sempre testimoniato, che mortificava l’originalità russa ridotta a una questione di arretratezza, va imputato alla suggestione dello storicismo idealistico dominante in quegli anni. È chiaro, dunque, il doppio rapporto col Croce: polemico da un lato, quando era valorizzato il contributo dei Russi e degli Slavi per la storia dei miti e delle utopie ottocentesche, concorde dall’altro, quando erano mutuati alcuni criteri essenziali di giudizio”” (pag 14-15-16) [prefazione di Domenico Caccamo]”,”TEOP-030-FV”
“GIVA Denis PORTINARO Pier Paolo GUENZI Alberto BAIRATI Piero CAMURANI Ercole MARTINOTTI DORIGO Stefania FADINI GIORDANA Paola SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Storia dell’analisi economica e teoria dello sviluppo. Note su Schumpeter (Giva); Roberto Michels e Vilfredo Pareto. La formazione e la crisi della sociologia politica (Portinaro); Il «calmiero del formento»: controllo del prezzo del pane e difesa della rendita terriera a Bologna nei secoli XVII e XVIII (Guenzi); La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820 (Bairati); Luigi Einaudi lettore e giornalista. La collaborazione con “”Risorgimento liberale””, il “”Mondo”” e Mario Pannunzio (Camurani); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234) “”A parte queste precisazioni e distinzioni, resta comunque vero che il veicolo principale e concreto della trasmissione di tecnologia dall’Europa agli Stati Uniti fu il lavoratore immigrato. Quando Tench Coxe riconobbe la centralità del lavoratore immigrato nell’ancora modesta struttura manifatturiera americana aveva sicuramente in mente gli scozzesi, gallesi e inglesi che lavoravano nella Pennsylvania Society of the Encouragement of Useful Manufactures creata nel 1787, sotto la guida di Alexander Hamilton. Lo stesso piano di trasformazione economica perseguito da Hamilton e da Coxe prevedeva evidentemente il tentativo deliberato di ‘organizzare’ l’immigrazione negli Stati Uniti di manodopera specializzata. In una lettera di Hamilton ai direttori della Society for Establishing Useful Manufactures, creata a New Brunswick, nel New Jersey, del 7 dicembre 1791, A. Hamilton scriveva, tra l’altro: «C’è un certo William Pearce che è stato assunto da me per costruire macchine a favore della società; con Pearce ho fatto grandi progressi sulla strada di un accordo, senza tuttavia averlo portato ad una forma definitiva. Dice di conoscere molto bene la fabbricazione della maggior parte delle preziose macchine attualmente in uso nella manifattura del cotone; e fino adesso ha dimostrato che le sue pretese sono più che giustificate. Tra le altre macchine che ha fabbricato, c’è un doppio telaio, che può essere azionato da una sola persona. Dice di esserne l’inventore e ha fatto domanda di brevetto, che probabilmente otterrà» (40). Chi era William Pearce e chi era riuscito ad entrare in contatto con lui? Era uno dei migliori reclutatori di manodopera che lavoravano in Inghilterra per il governo degli Stati Uniti, cioè il menzionato Thomas Digges, il quale godeva della protezione di Washington e di Hamilton (41). In una lettera a Washington del 12 novembre 1791, espresse la speranza di poter reclutare molto presto manodopera inglese delle manifatture di cotone. In questo settore infatti i miglioramenti costanti nelle tecniche produttive e dei macchinari per la filatura avrebbero in qualche modo limitato l’attrattiva della terra libera» (42). Nell’aprile successivo Digges scrisse a Hamilton: «con qualche artificio e ben poca spesa sono riuscito a inviare in America 18 o 20 abili artigiani nel corso dell’ultimo anno»; prevedeva inoltre che «questa primavera ci sarà da questo luogo, Derry e Newsy, una considerevole emigrazione di manodopera… una massa di persone quasi interamente protestate e tutte sobrie e industriose» (43). Pearce fu uno dei suoi successi più clamorosi. In una lettera del 1° luglio a Washington, Digges lo definì «un secondo Archimede», «inventore (sic!), a Manchester, del famoso macchinario di Arkwright per la filatura e la tessitura; venne poi derubato della sua invenzione da Arkwright (che allora non era altro che un parrucchiere a Manchester e poi fatto baronetto per la sua ricchezza e influenza)». Questo secondo Archimede inoltre era anche costruttore degli opifizi di Cartwright, nei quali si filano e tessono i manufatti in lana con la forza dell’acqua, del vapore o del cavallo» (44)”” (pag 222-223) [Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234)] [(40) ‘The Papers of Alexander Hamilton’, a cura di Harold C. Syrett et al., New York, 1961…, X, p: 345; (41) Su Pearce, cfr. Carroll W. Pursell, ‘Thomas Digges and William Peace’, cit., pp. 553-60; (42) Miscellaneous letters of the Department of State, Record Group 59, National Archives, Washingont; (43) Citato in Carrol W. Pursell ‘Thomas Digges…, p. 554; (44) Ibid., pp. 556-7]”,”ANNx-010-FP”
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”GLABERMAN Martin”,”MUSx-255″
“GLABERMAN Martin”,”The Working Class & Social Change. Four essays on the working class.”,”Glaberman ha lavorato per vent’anni come operaio nell’industria auto. E’ un attivista socialista. E’ stato trotskista tendenza Johnson-Forest. Poi nel gruppo Facing Reality si è avvicinato al nome di C.L.R. James. E’ per una forma di marxismo non dogmatico. Ha insegnato alla Wayne State University. Critica Aronowitz che nel suo libro di ce che l’esperienza di classe non porta necessariamente alla coscienza rivoluzionaria. Anzi si verifica l’esatto opposto ovvero l’accettazione della società capitalistica (pag 32) (Stanley Aronowitz, False Primises. The Shaping of American Working Class Consciousness, 1973) “”Marx says, “”Just as the offensive power of a squadron of cavalry, or the defensive power of a regiment of infantry, is essentially different from the sum of the offensive or defensive powers of the individual cavalry or infantry soldiers taken separately, so the sum of the total of the mechanical forces exerted by isolated workmen differs from the social force that is developed, when many hands take part simultaneously in one and the same undivided operation, such as raising a heavy weight, turning a winch, or removing an obstacle… Not only have we here an increase in the productive power of the individual, by means of cooperation, but the creation of a new power, namely, the collective power of masses””. (Capital, I, pp. 357-8, Modern Library edition)”” [in Martin Glaberman, The Working Class & Social Change. Four essays on the working class, 1975]”,”MUSx-257″
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”Foreword, Acknowledgments, Reference Notes, Bibliography, Table, foto, Index,”,”MUSx-013-FL”
“GLADDEN Norman”,”Al di là del Piave.”,”””Una testimonianza eccezionale della guerra sul fronte italiano dopo Caporetto, vissuta giorno per giorno, da una comparsa della Storia, un soldato inglese.”” (Dalla sinossi di copertina). «Il fronte italiano era il settore “”secondario”” dov’era impegnato il minor numero di truppe britanniche nella prima guerra mondiale. Di tutti i teatri di guerra, era anche quello dove il soldato britannico aveva le maggiori probabilità di cavarsela. Su 9 uomini inviati sul fronte occidentale, almeno 5 erano uccisi o feriti. In Italia la percentuale delle perdite era di 1 a 21. Norman Gladden prestò servizio in Italia con l’XI battaglione fucilieri del Northumberland dal novembre 1917 fino alla fine della guerra, dopo aver combattuto sulla Somme e a Passchendaele. Come spiega in questo libro, l’Italia con le sue montagne incappucciate di neve e le sue antiche città, sembrava un paradiso dopo la pioggia, il fango e la desolazione delle Fiandre. (…) Gli austriaci, sebbene alcune delle loro divisioni fossero in ottima forma, non erano avversari temibili come i tedeschi: erano meno aggressivi, più inclini a vivere e lasciar vivere. L’aviazione austriaca era timida e poco intraprendente e il sonno delle truppe nelle retrovie veniva raramente disturbato da bombardamenti nemici. A volte il fronte italiano era così calmo che si stentava a credere di essere in guerra. Quando i primi contingenti britannici e francesi arrivarono in Italia, gli italiani si erano parzialmente ripresi dalla schiacciante disfatta subita a Caporetto ed erano riusciti a fermare l’avanzata delle forze vittoriose austro-tedesche sulla linea Grappa-Piave. Il fiume dalle acque turbinose, che ha una parte di primo piano nel racconto del dr. Gladden, divenne simbolo della resistenza italiana. Alla fine del 1917 era chiaro che il tentativo austriaco di sfondare il fronte italiano era fallito. I tedeschi ritirarono le loro divisioni e nei nove mesi successivi la linea delle trincee rimase più o meno stazionaria. Nel giugno 1918 gli austriaci sferrarono un’offensiva in forze nel disperato tentativo di estromettere l’Italia dal conflitto. Vennero respinti dopo aspri combattimenti in cui il battaglione di Gladden ebbe una parte di rilievo. (…)» (Dalla Prefazione di C. Dowling, Imperial War Museum). «(…) pur essendo un ardente patriota senza alcun desiderio di fare l’imboscato (…) non mi lasciavo ingannare dalle romantiche immagini di una guerra eroica che invasero l’Europa allo scoppio delle ostilità. (…) avevo visto cadere mortalmente ferito il mio più caro amico e mi ero buscato i cosiddetti “”piedi di trincea”” stando continuamente a mollo. Venni ferito (…)» (pg 9, 10)”,”QMIP-056-FSL”
“GLADKOV Fedor”,”Le ciment. Roman.”,”””Inglesi, imbecilli, compagni! Che canaglie siete, inglesi!… Guardate la fabbrica laggiù, com’era potente. Le montagne tremavano e si spaccavano di fronte a lei. Ora non è più che pietre morte con un po’ di fumo sopra, questo fa male, compagni inglesi. Manca carbone, mancano macchine, mancano trasporti, costruzioni. E voi ci fottete con l’ intervento… furfanti… canaglie! e quando si vi parla voi siete come delle figlie: “”vorrei bene ma non oso, la borghesia non mi consente…””. E poi il Comintern.. Noi, noi siamo straccioni, mangiamo carne umana per non morire di fame, ma noi abbiamo Lenin… Lenin, inglesi. C’è un Lenin tra di voi?””. (pag 267)”,”RIRO-277″
“GLASENAPP Helmuth von, a cura di Clara GALLINI”,”Le religioni non cristiane.”,”GLASENAPP H. “”Quando i Romani coniarono il termine ‘religio’, intendevano con esso il preciso adempimento di tutti i doveri verso le numerose potenze superiori riconosciute dalla Stato. Lo scrittore Lattanzio (IV secolo d.C.), diede più tardi a questa parola un nuovo e più profondo significato, esprimendo con essa il legame sentimentale dell’uomo con l’unico dio, che costituisce la cuasa prima di ogni cosa esistente. (….) La parola “”religione”” mostra assai chiaramente, nella metamorfosi del suo significato compiutasi all’in terno della lingua latina, che l’elemento trascendente cui essa si riferisce, come pure i riti e le istituzioni in cui prende forma oggettiva, sono sottoposti a un continuo mutamento”” (dall’introduzione) (pag 11)”,”RELx-062″
“GLASER Georg K.”,”Secret & Violence. Chronique des années rouge et brun (1920-1945).”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt. Traduit de l’allemand par Anacharsis Toulon, Préface d’André Prudhommeaux: Un Allemand à la recherche de l’espoir Perdu, avertissement,”,”GERN-027-FL”
“GLASER Georg K.”,”Geheimnis und Gewalt. Ein Bericht.”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt.”,”GERN-031-FL”
“GLATTER Pete RUFF Philip THOMAS Mark, a cura”,”The Russian Revolution of 1905. Change Through Struggle. The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”RIRx-180″
“GLAZIER Ira A. a cura”,”Il commercio estero del Regno Lombardo-Veneto dal 1815 al 1865.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-076-FP”
“GLEASON Abbott KENEZ Peter STITES Richard, a cura; saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER”,”Bolshevik Culture. Experiment and Order in the Russian Revolution.”,”Saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER “”An aspect of the new culture, then, was the sudden prominence within the villate of its poorer inhabitants. Previously, the paesants regarded the village as a unity – the ‘mir’. Now they were told that it really consisted of three parts – the rich peasants, the middle, and the landless poor. Soviet culture from the outset forced on the peasant a model of class conflitct . The famous “”Committes of Poor Peasants””, backed up by detachments of the proletariat, who came from the towns in 1918 to requisition grain, reinforced the image.”” (pag 240) (Beatrice Farnsworth, Village Women Experience the Revolution)”,”RIRO-412″
“GLEESON Janet”,”L’uomo che inventò il denaro. La storia vera di John Law, libertino giocatore d’ azzardo, assassino e padre dell’ economia moderna.”,”LAW è stato l’ inventore, nella Francia del primo settecento, della cartamoneta. Secondo la sua visione espressa nelle ‘Considerazioni sulla moneta e sul commercio’ del 1705 non era necessario che il denaro circolante fosse d’ argento e d’ oro: poteva benissimo essere di carta, se il suo valore era garantito da attività economiche redditizie, anzi la moneta di carta avrebbe favorito lo sviluppo economico. Dal 1715 al 1720 la Francia, la maggiore potenza dell’ epoca, fu nelle sue mani. GLEESON Janet è nata nello Sri Lanka da una famiglia inglese. Dopo la laurea in storia dell’ arte ha lavorato presso Sotheby. Insider trading. “”Forse grazie ad informazioni riservate, carpite a Law mentre degustavano insieme qualche buona bottiglia di vino di Borgogna, Cantillon fu uno dei pochi a prevedere l’ improvvisa impennata nel valore delle azioni e cominciò a comprare azioni del Mississippi quando ancora valevano solo 150 lire. In agosto, quando il prezzo era salito a più di 2000 lire, tenendo presente ciò che gli aveva detto suo fratello dall’ Arkansas, Cantillon capì che il mercato al rialzo si fondava quasi soltanto sugli effetti illusori prodotti dalla circolazione di quantità sempre maggiori di cartamoneta. Ritenendo che il crollo sarebbe stato inevitabile e imminente, Cantillon decise di incassare. Si pensò che avessa guadagnato circa 50.000 sterline nelle poche settimane in cui sfruttò la conoscenza anticipata di quanto stava per accadere. Lasciando Parigi con i suoi guadagni, si recò in Italia per godersi il paesaggio e investire in opere d’ arte””. (pag 195)”,”FRAE-019″
“GLEIJESES Vittorio”,”La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni.”,”Si sperava in una politica unica di tutti gli stati italiani e si voleva l’ impero a patto che avesse almeno l’ etichetta romana; per spiegare meglio questa idea trascriviamo la nota apostrofe all’ Italia e ad Alberto d’ Asburgo di Dante Alighieri (1): “”Ahi serva Italia, di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello! …e ora in te non stanno senza guerra li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode di quei ch’un muro ed una fossa serra. O Alberto tedesco ch’ abbandoni costei ch’è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcare li suoi arcioni, …Vien, crudel, vieni e vedi la pressura de’ tuoi gentili, e cura lor magagne; …Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova sola, e dì e notte chiama: “”Cesare mio, perché non m’accompagne?”” …Che le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene!”””” (pag 350) (1) Purgatorio, C. VI vv. 76″,”ITAG-152″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers, 1804-1999.”,”””The communist uprising was planned for September 1923, by which time support for the Agrarians, bereft of Stamboliiski’s charisma, had all but disappeared. The Moscow-inspired insurrection was an abject failure and the consequence was several years of ‘white terror’, orchestrated by General Ivan Vulkov, the fascist strongman behind the new regime who earned the epithet ‘the butcher’ and who unleashed the bored cete of VMRO on to a defenceless population. In the first few weeks after the failed insurrection, the regime admitted to killing 1.500 people although the opposition claimed 15.000 murdered. Diplomats put the figure at 10.000.”” (pag 400)”,”EURC-063″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers 1804-1999.”,”Misha Glenny was born in 1958 and educated at Bristol University and Charles University in Prague. His coverage of the fall of communism in 1989-1990 was widely acclaimed and led to the writing of his first book, The Rebirth of History. During the Yugoslav crisis of the early 1990s, he was the Central Europe correspondent for the BBC World Service. In 1993. he won a Sony Award for his coverage of Yugoslavia. Glenny’s The Fall of Yugoslavia (1993) won the Overseas Press Club Award for Best Book on Foreign Affairs. Acknowledgements, Maps, Introduction, Epilogue: The Balkan Vortex, Nationalism, war and NATO, 1989-99, Glossary, Notes, Bibliography, Index,”,”EURC-012-FL”
“GLENNY Misha”,”The Fall of Yugoslavia. The Third Balkan War.”,”Misha Glenny is a writer and broadcaster living in Thessaloniki in northern Grecee. during most of the Yugoslav crisis, he was the Central European correspondent of the BBC World Service based in Vienna, working throughout central and south-castern Europe. In 1993 he won the Sony Radio Award for Special Contribution to broadcasting for his coverage of Yugoslavia. Before joining the BBC, he reported from the same area for the Guardian. A speaker of German, Czech, Serbo-Croat and Greek, he has developed an inside knowledge of Eastern Europe and the Balkans that few other journalists posses. Maps, Preface, Epilogue, Return to Purgatory, Glossary of Terms and Political Movements, About the Author, Index,”,”EURC-059-FL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume One.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-035-FSL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume Two.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-036-FSL”
“GLETE Jan”,”Warfare at Sea, 1500-1650. Maritime Conflicts and the Transformation of Europe.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-037-FSL”
“GLIOZZI Giuliano a cura; antologia, scritti di ORTIZ SEPULVEDA OVIEDO MAGALHAENS TREVET ACOSTA COBO HENNEPIN MATHER ROMANS LAS-CASAS LERY MONTCHRETIEN EVREUX DUTERTRE PALAFOX LESCARBOT SAGARD RAGUENEAU CHARLEVOIX COREAL MONTAIGNE LA-MOTHE LE VAYER LAHONTAN MAUBERT DE GOUVEST BUFFON ROUSSEAU VOLTAIRE DE-PAUW DIDEROT”,”La scoperta dei selvaggi. Antropologia e colonialismo da Colombo a Diderot.”,”Fascicolo allegato esterno: ‘In ricordo di Giuliano Gliozzi’ (pag 819-825)”,”NAZx-001-FMB”
“GLIOZZI Ettore”,”Dalla proprietà all’impresa.”,”contiene un paragrafo sulla concezione hegeliana della proprietà e differenze con il ‘Code Napoléon’. (pag 82-) Ettore Gliozzi (Torino, 1936) ha insegnato istituzioni di diritto privato italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Insegna nella Facoltà di Giurisprudenza della stessa città. (1981)”,”DIRx-011-FMB”
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Grafico pag 125: Quanto costa pulire le città. Aziende Ama, Amiu, Amsa, Amia, Asm, Asm, Amiu, Asmt, Agfa, Asm, Amia, Amiu, rispettivamente a Roma, Genova, Milano, Palermo, Merano, Voghera, Bari, Tortona, Ferrara, L’Aquila, Carrara, Pordenone, in ordine di spesa per chilometro spazzato (in lire): 413444, 374062, 161294, 149246, 91335, 86430, 83975, 71346, 62781, 62229, 49521, 45135 Paolo Glisenti ha 48 anni (nel 2000) e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista da 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. E’ editorialista del ‘Messaggero’, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto con Roberto Pesenti, ‘Persuasori e persuasi. I mass media negli Usa degli anni ’90’ (Laterza). Nel 1998 ha pubblicato presso Marietti ‘Europa. Avviso ai naviganti’.”,”ECOG-088″
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Paolo Glisenti ha quarantotto anni e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista dal 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. É editorialista del Messaggero, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto, con Roberto Pesenti, Persuasori e persuasi. I mass media negli USA degli anni ’90.”,”ITAE-084-FL”
“GLOTZ Peter, edizione italiana a cura di Rolf UESSELER”,”Manifesto per una nuova sinistra europea. Con un saggio di Achille Occhetto.”,”Peter Glotz, nato a Eger nel 1939, è segretario esecutivo della SPD, partito socialdemocratico tedesco (1986). Ha studiato giornalismo filosofia e sociologia. Co-rettore all’Università di Monaco (1969-70), vi ha diretto l’Istituto di Ricerca scientifica nel 1970-72. Deputato in parlamento dal 1974 al 1977. E’ stato segretario di Stato presso il Ministero dell’Educazione e della Scienza. A pag 56 si dice che nel ‘Manifesto’ Marx ed Engels cantano le lodi delle conquiste del capitalismo che ha sottratto una parte notevole della popolazione all’ “”idiotismo della vita rurale””. Chiunque voglia superare una forma sociale deve averne compreso le conquiste. La civiltà capitalistica si fonda sullo spirito dell’ individualismo razionalista e sulla comprensione scientifica e programmata (sic) del mondo (pag 56)”,”ECOS-011″
“GLOTZER Albert”,”Trotsky. Memoir & Critique.”,”Glotzer, now a Social Democrat, concludes with a penetrating analysis of today’s Trotskyist movement and its relationship to the current ‘reform’ atmosphere in the Soviet Union. Acknowledgments, Introduction, Bibliography, Index,”,”TROS-030-FL”
“GLOVER Jonathan”,”Humanity. Una storia morale del ventesimo secolo.”,”GLOVER Jonathan insegna etica presso il King’s College di Londra, dove dirige il Centre of Medical Law and Ethics. Per molti anni ha insegnato al New College di Oxford e nel 1989 ha presieduto una commissione di lavoro della Comunità europea sulla procreazione assistita. “”Colpisce che la dichiarazione di Truman, secondo cui la decisione toccava a lui, assuma questa forma: “”La decisione finale su dove e quando usare la bomba competeva a me””. Queste parole vengono subito dopo l’ altra affermazione del presidente, secondo cui il comitato era giunto alla conclusione che la bomba doveva essere lanciata contro un obiettivo nemico. Sembra che questa decisione chiave si stata delegata da Truman al Comitato Stimson””. (pag 138) “”Le due bombe uccisero oltre un terzo di un milione di persone, fra adulti e bambini, in un inferno che non si può immaginare in modo adeguato.”” (pag 140) “”Forse non esisteva un modo sicuro per far finire la guerra senza ricorrere alla bomba atomica, ma non è difficile delineare la possibilità che sarebbe valsa la pena tentare. Si sarebbe potuto informare il governo giapponese dell’ esistenza della bomba (…)””. (pag 140) “”I due progetti di igiene razziale andavano a volte di pari passo; il concetto di miglioramento poteva portare a quello di purezza razziale. Come Alfred Hoche, Konrad Lorenz si servì dell’ analogia con le parti del corpo difettose che devono essere rimosse. Come Hoche, anche Lorenz auspicava il miglioramento della razza attraverso l’ eliminazione degli esseri inferiori. Così scriveva nel 1940: (…)”” (pag 408)”,”TEMx-027″
“GLUCKSMANN André”,”Il discorso della guerra.”,”GLUCKSMANN è nato in Francia nel 1937. Laureato in filosofia, è attualmente (1969) addetto stampa al francese Centro Nazionale della Ricerca Scientifica.”,”QMIx-061″
“GLUCKSMANN André”,”La forza della vertigine. L’ideologia pacifista: l’ultima grande tentazione nichilista e suicida dell’Europa.”,”GLUCKSMANN André nato a Boulogne nel 1937, filosofo e sociologo ì ricercatore presso il CNRS francese.”,”EURx-243″
“GLUCKSMANN Christine”,”Hegel, Lenin e la teoria marxista in Francia. Segue: Contributi marxisti al IX Congresso della Società hegeliana internazionale (Alessandro Mazzone), Recenti interpretazioni del rapporto Marx-Hegel in Italia (Claudia Mancina).”,”””E’ [infatti] notevole il fatto che Lenin, nel suo lavoro di annotazione della ‘Scienza della logica’ (che in Francia verrà portato a conoscenza di un largo pubblico solo nel 1955), non parte dai soli enunciati acquisiti di Marx e di Engels. Contrapponendo ad ogni lavoro «da scolaretto», come quello di Lassalle che «si limita a ‘ripetere’ Hegel, lo ‘trascrive’, lo ‘rimastica’», il lavoro ‘inventivo’ di Marx (2), Lenin definisce il proprio proposito: rinvenire «il ‘movimento’ che va ‘oltre’ la dialettica idealista, verso la dialettica materialista». Tale movimento non è che un attraversamento produttivo del ‘testo’ di Hegel, che mira alla «continuazione dell’opera di Hegel e ‘di Marx’». Proposito singolare per continuare Marx occorre rileggere Hegel. Perché? Non pare che, a parte le ragioni politiche ed ideologiche note, e che ruotano attorno al fallimento – anche sul piano filosofico – della II Internazionale, si siano sottoposti i ‘Quaderni filosofici’ ad un interrogativo preliminare: cosa cercava Lenin nella ‘Scienza della logica’, cosa ‘vi trova’ e cosa invece ‘non vi trova’?”” (pag 108-109) [(2) Lenin, «Riassunto dell”Eraclito’ di Lassalle», in ‘Quaderni filosofici’, Opere, v. 38, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 345] “”‘Sul rapporto Lenin-Hegel: il metodo dei Quaderni filosofici’. (pag 122) “”Un esame simultaneo della lettura filosofico di Hegel e degli sviluppi sulla conoscenza scientifica, da apparire una sfasatura (…). (pag 124-125) “”E’ negli anni tra il 1914 e il 1916, contemporaneamente all’approfondimento dell’analisi sull’imperialismo, che Lenin elabora un aspetto nuovo della dialettica materialista: lo ‘sviluppo ineguale’. (pag 130-131)”,”HEGx-001-FB”
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Tragedy of Bukharin.”,”GLUCKSTEIN D. è lecturer in storia al Stevenson College, Edinburgh.”,”BUCD-045″
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Western Soviets Workers’ Councils Versus Parliament, 1915-1920.”,”This book looks at the experience of workers’ councils in those crucial five years, bringing together a wealth of information which today’s world economic crisis makes more relevant than ever. Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”MEOx-007-FL”
“GLYN Andrew”,”Capitalismo scatenato. Globalizzazione, competitività e welfare.”,”GLYN Andrew insegna economia all’ Università di Oxford. E’ stato consigliere economico del sindacato nazionale dei minatori inglesi, consulente per la ILO (International Labour Organization) e per il ministero del Tesoro britannico. E’ condirettore della rivista ‘Oxford Review of Economic Policy’. Ha scritto libri sul capitalismo dopo la seconda guerra mondiale. E’ esperto di temi quali la disoccupazione, il profitto e la storia del pensiero economico. “”Un’ accumulazione del capitale molto rapida ha portato a un aumento esponenziale della quota cinese del PIL mondiale, passata dal 5% al 14% in meno di venticinque anni. La sola Cina ha compensato da sola la quota di prodotto aggregato perduta a causa del crollo dell’ Unione Sovietica e delle nazioni satellite dell’ Europa orientale, e del declino di Europa occidentale e Giappone. Dalla Figura 4.4 è facile desumere che, se l’ attuale tendenza continuasse per un altro decennio, la Cina metterebbe in discussione la leadership americana nell’ economia mondiale. Anche se diventare la più grande economia del mondo sarebbe un importante traguardo per la Cina, bisogna sottolineare che questo potrebbe avvenire ad un livello di PIL pro capite pari a circa un quarto di quello americano, vista la differenze di popolazione.”” (pag 132) “”Lo sviluppo della Cina, attuale e potenziale, oscura tutte le altre tendenze dell’ economia mondiale. Per esempio, alla Cina si deve attribuire la quasi totalità della riduzione delle disuguaglianze del reddito su scala mondiale.”” (pag 134)”,”ECOI-215″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese. (Tit.orig.: British Capitalism, Workers and the Profits Squeeze)”,”Fondo Palumberi Gli autori, GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob, sono due giovani economisti (1974) formatisi ad Oxford ed Harvard. Scrivono per la New Left Review. (v. 4° cop.)”,”MUKx-158″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese.”,”Andrew Glyn e Bob Sutcliffe, due tra i più giovani e brillanti economisti formatisi a Oxford e Harvard, hanno sviluppato in questo libro le idee contenute in un articolo da loro scritto per la New Left Review. Andrew Glyn (nato 1943), dopo gli studi di Politica, filosofia ed economia all’Università di Oxford, ha collaborato come economista con il Ministero del Tesoro, del Commercio, e della Tecnologia, e con il Dipartimento per gli Affari economici. É ora Fellow e Tutor in Economia al Corpus Christi College dell’Università di Oxford. Bob Sutcliffe (nato 1939) ha anche lui studiato Politica, Filosofia ed Economia a Oxford, per poi conseguire il grado di Master of Arts a Harvard. Dopo essere stato Fellow e Tutor in Economia al Jesus College do Oxford, ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di economia dell’Università di Oxford, ed è stato consulente di economia forestale per la Fao.”,”MUKx-020-FL”
“GNOCCHI Didi”,”Odissea rossa. La storia dimenticata di uno dei fondatori del Pci.”,”Storia di Edmondo Peluso, uno dei fondatori del Pci, giramondo libertario e sovversivo, arrestato a Mosca negli anni delle purghe staliniane e fucilato nel 1942. Nato a Napoli nel 1882, emigrante, amico di personaggi come Jack London, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Bebel, Kautsky, Laura Marx, nemico dei fascismi, antimilitarista, cittadino del mondo, come amava definirsi, è finito dimenticato in una fossa comune del gulag siberiano. Fu riabilitato soltanto nel 1956. Didi Gnocchi si è imbattuta per caso in questo comunista e ne ha ricostruito il percorso biografico. L’autrice (Pavia 1961) è una inviata speciale. Visita alla figlia di Karl Marx (dai suoi ricordi personali). Incontro con Paul Lafargue, colloquio su Marx feroce critica alla biografia di Marx scritta da Spargo (pag 135-139) Peluso 1941: “”In Urss non c’è alcun socialismo”” (pag 225) Caso confessione-collaborazione Pjatakov (vice di Ordzonikidze all’Industria pesante ed ex presidente della Banca di Stato) raccontato da Rogovin (pag 38)”,”PCIx-349″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo”,”Dieci anni di Camere del Lavoro e altri scritti sul sindacato italiano, 1889-1899.”,”GNOCCHI-VIANI Osvaldo intellettuale socialista non marxista sostenitore del primato del movimento sindacale rispetto al partito ostile e critico verso, il modello tedesco della Seconda Internazionale, creatore di istituzioni operaie. La classe operaia inglese. “”Gli operai inglesi, nella loro grande maggioranza ‘unionista’ (Trade Unions), hanno una profonda stima delle energie spontanee della natura e una diffidenza costantemente vigile verso tutto ciò che è manipolazione artificiosa; (…) L’ operaio inglese afferra un’ idea pratica, sanzionata dalla ragione e dalla scienza, la getta nel laborioso crogiuolo delle sue organizzazioni, ed essa finisce coll’ uscire da quel crogiuolo, trasformata in una imponente marea umana che sale. Coronata da quell’ idea dall’ alloro del trionfo, tutta la vasta organizzazione operaia diventa di quell’ idea una conservatrice tenace e pronta alla battaglia, sia per difenderla, sia per correggere gli inconvenienti, che la sua isolata applicazione può produrre. Fatto un passo – all’ armi per farne un altro! Questo è il criterio di condotta pratica e normale dell’ operaio inglese; criterio che pare venga ora seriamente accolto da quasi tutti gli operai del mondo civile colla istituzione del Primo maggio, il quale ha, per ciò, anche questo alto e generale significato, di essere, cioè, nella storia dell’ operaio moderno, l’ inizio del periodo ‘pratico’, avendone la Internazionale chiuso e riassunto il periodo ‘teorico’.”” (pag 108-109) Gradualismo rivendicativo. “”Al cimento della prova sperimenalistica sono ora le ‘otto ore di lavoro’. Conquistate – e la conquista ha già arriso qua e là agli operai – si inanelleranno dopo con un altro movimento, quello delle retribuzioni, e via via, di moto in moto, finché la marcia sarà finita e l’ ultima meta raggiunta. Ogni stazione pero dev’essere, non un voto all’aria, ma un beneficio in pugno””. (pag 109)”,”MITT-235″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”Oltre la politica. Valori e istituzioni per una società nuova.”,”Giovanna ANGELINI è ricercatrice di storia delle dottrine politiche presso il Dip. di studi politici e sociali dell’Università di Pavia. Ha scritto ‘Giovanni Bovio e l’alternativa repubblicana’ (1981), ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). Osvaldo GNOCCHI VIANI (1837-1917) fondatore del Partito operaio, delle Camere del Lavoro, della Società Umanitaria, dell’Università popolare.”,”MITS-385″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. Ha curato per la Angeli una raccolta di scritti di Gnocchi-Viani e la monografia: ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). “”Addentratosi Saint-Simon nel campo inevitabile della Politica, ne subisce le esigenze del tempo, e ammorbidisce la rigidezza di quell’autoritarismo, a cui lo rendeva piuttosto propenso una sua interiore tendenza a un dogmatismo aristocratico. Afferma quindi questi due cardinali principii: ‘il riassorbimento progressivo dell’autorità governativa nei varii organismi della società, che dovevano diventare sempre più autonomi, e la incorporazione definitiva del proletariato nella società’. Il primo principio noi lo troviamo, più tardi, pure accolto dal nostro grande Romagnosi, e il secondo riceverà, non solo la confermazione teorica, ma la esaltazione pratica, come fattore attivo e operante nella storia moderna da Carlo Marx””. (pag 83-84) [GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI, I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura, 1996]”,”SOCU-176″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani.”,”Giovanna Angelini insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. “”Oh! con quanta tristezza, con quanto dolore, Saint-Simon deve aver visto e toccato con mano che al vagheggiato rinnovamento sociale veniva a mancare la cooperazione di quelle masse povere, che stavano in cima ai suoi pensieri! E con quanta riluttanza dovette verificare e confessare che le masse non erano ancora beneficiate della capacità di applicarsi a lavori scientifici; che la dottrina ch’egli elaborava, non potendo da esse essere capita, si isolava come una dottrina privata e segreta, e che, per conseguenza, non essendo le masse accessibili se non a sensazioni emozionanti e a predicazioni sentimentali e mistiche, era necessità di vita ch’egli facesse alcune concessioni al misticismo religioso. Avrebbe fatto lo stesso, se il proletariato avesse offerto segni e prove di risveglio dal suo torpore secolare e di volontà d’emanciparsi dalla lunga servitù?”” (pag 80-81)”,”SOCU-179″
“GNOLI Raniero BALLHATCHET Kenneth A. DE-CASPARIS John G. SMITH Ralph B. VAN-DER-KROEF Justus M. BENDA Harry J.”,”La civiltà indiana.”,”Gli storici e le fonti occidentali. “”Per il periodo che si estende all’incirca dal 1500 al 1800, durante il quale si verificò un costante sviluppo delle relazioni fra Asia ed Europa, le fonti occidentali sono di grandissimo interesse. Queste fonti sono invero molto ricche e comprendono, oltre alla massa dei documenti delle varie «Compagnie delle Indie» olandesi, inglesi, francesi e danesi, anche documenti ufficiali portoghesi e spagnoli, descrizioni dovute alle missioni cristiane, vari racconti di viaggio e persino lavori storici di carattere enciclopedico, come per esempio ‘Oud en Nieuw Ost Indien’ (Le Indie orientali antiche e moderne) del Valentyn, pubblicato nel 1724-26. La più antica, e forse la più valida di tutte queste opere è ‘The Suma Oriental’ di Tomé Pires, che compose il suo lavoro nella penisola di Malacca e in India fra il 1512 e il 1515, anche se del testo originale portoghese, con la traduzione e le note in inglese, si è potuto disporre solo dal 1944. Le opere di derivazione occidentale, per quanto più facilmente comprensibili (naturalmente da parte degli studiosi occidentali) delle fonti asiatiche, risentono tuttavia anch’esse di gravi carenze. L’interesse per i problemi dell’Asia è sempre stato infatti molto scarso in Europa, a meno che non riguardassero direttamente le compagnie di commercio o i vari governi, ma anche in questo caso sono sorti spesso gravi malintesi, non avendo gli occidentali – commercianti, amministratori o missionari che fossero – una sufficiente conoscenza delle lingue asiatiche e del ‘background’ culturale delle popolazioni di questo continente. Ciò nonostante, le opere occidentali di questo periodo non hanno per molti aspetti che da guadagnare dal raffronto con quelle del XIX e del XX secolo. Sebbene rese più colorite dal fervore religioso, le descrizioni delle società asiatiche non portano traccia del volgare razzismo e del sentimento di superiorità che doveva alterare le narrazioni europee dei secoli successivi. A quest’epoca non erano avvertibili né le carenze tecnologiche né le profonde disparità a livello economico emerse dopo la rivoluzione industriale. Come ho già accennato, alcuni difetti degli scritti occidentali possono tuttavia esser corretti o compensati da uno studio approfondito delle cronache asiatiche”” [J.G. De Casparis, Indonesia, Malesia e Filippine fino agli inizi del secolo XIX] (pag 366-367)”,”INDx-136″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”L’A è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”USAP-009″
“GOBBI Romolo”,”Fascismo e complessità. Per una critica della storiografia antifascista.”,”Romolo GOBBI è nato nel 1937 a Torino, dove attualmente è ricercatore universitario di storia. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘La Fiat è la nostra università’ (1969), ‘Il mito della resistenza’ (1992), ‘Figli dell’Apocalisse’ (1993), ‘Chi ha provocato la Seconda guerra mondiale’. Il fascismo non fu una rivoluzione come dissero i suoi sostenitori. Ma neppure un’ involuzione come vuole l’interpretazione classica di Benedetto CROCE. Fu l’evoluzione di un sistema complesso nato al margine del caos del 1° dopoguerra. Tesi: fascismo sistema complesso nato da 1° GM”,”ITAF-027″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”Romolo Gobbi è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”QMIS-002-FC”
“GOBETTI Piero”,”La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia.”,”Piero GOBETTI (Torino 1901 – Parigi 1926) ideologo del liberalsocialismo fondò ‘La rivoluzione liberale’ (1922) e ‘Il Baretti’ (1924). Nel 1926, perseguitato dal fascismo emigrò in Francia. Indagò i rapporti tra politica e cultura (‘La rivoluzione liberale’ (1924), ‘Risorgimento senza eroi’ (1926)) (EUG).”,”ITAD-038″
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo SPRIANO”,”Coscienza liberale e classe operaia.”,”GOBETTI Piero, “”Bisogna avere il coraggio di affermare che questa è l'””ora di Marx””; pochi tra gli scrittori del secolo storico (degli italiani, solo Cattaneo) si possono rileggere con tanta commozione fremente e sdegnosa. Bisogna ristamparne le pagine di critica della piccola borghesia: sono la critica al fascismo! Alla sua polemica contro il comunismo utopistico e anarchico e contro la democrazia traditrice potremmo mettere i nomi del sovversivismo inconcludente e dell’incertezza socialdemocratica che ci diedero nel dopoguerra, invece della rivoluzione proletaria, la rivolta degli spostati e dei reduci. (…) . In Marx mi seduce lo storico (gli studi sulle lotte di classe in Francia) e l’apostolo del movimento operaio. L’economista è morto, con il plusvalore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo. In filosofia, il suo hegelismo è un progresso rispetto a Hegel. Il materialismo storico (senza determinismo, che sarebbe un fraintendere il concetto luminoso di rovesciamento della ‘praxis’), e la teoria della lotta di classe sono strumenti acquisiti per sempre alla scienza sociale e che bastano alla sua gloria di teorico””. [Piero Gobetti, L’ora di Marx, 1924] [in Piero Gobetti, Coscienza liberale e classe operaia, 1951]”,”TEOP-233″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Nata a Torino nel 1902, collabora dal 1918 alla rivista di Piero Gobetti ‘Energie Nove’. Nel 1923 Ada e Piero si sposano e nasce il figlio Paolo (nel 1925, due mesi prima della morte del padre a seguito delle ripetute aggressioni squadriste). Insegnante, traduttrice, autrice di testi scolastici, amica di Croce, studia e traduce testi della letteratura inglese. Si risposa con Ettore Marchesini, collabora con GL Giustizia e Libertà ed è tra i fondatori del Partito d’Azione clandestino. Prende parte con il figlio alla Resistenza. Dopo la Liberazione è vicesindaco di Torino. E’ morta nel 1968. Giancarlo Pajetta e il Pci. “”Ma, qualunque cosa facciano e comunque cerchino d’impostare la cosa, non si può dimenticare che son stati i comunisti a creare i Gruppi di difesa, son comuiste le denne su cui effettivamente, e non solo nominalmente, si fonda il lavoro propagandistico; innegabile è il legame, attento e continuo, tra i Gruppi di difesa e il Partito comunista: la stessa presenza al nostro incontro di Pajetta (che credo della Direzione), mentre nessuno dei miei, per esempio, aveva pensato d’intervenire, dimostrava come i comunisti considerino i Gruppi di difesa come qualcosa di proprio e d’importanza vitale. Ora, per conto mio, io non ho proprio nulla contro i comunisti, a cui va anzi – oltre all’ammirazione, condivisa con Piero, per Gramsci e per il movimento nelle fabbriche – la mia più profonda e direi quasi istintiva simpatia. E più volte ieri, durante l’incontro, mi venne fatto di pesnare con un certo senso d’umorismo che se oggi io non son comunista è forse semplicemente per una risposta che proprio Gian Carlo [Pajetta], allora alquanto dogmatico e settario, mi diede un giorno in cui, stanca e irritata per la deliziosa inconcludenza di un amico in cui s’accentrava in quel momento per me il Movimento “”Giustizia e Liberta”” e affascinata dalla serietà ponderata con cui Gian Carlo mi veniva spiegando certi metodi organizzativi, ero uscita a un tratto ingenuamente a chiedergli: – Mi prendereste a lavorare con voi? – Noi non siamo un rifugio per le anime in pena, – m’aveva risposto con una certa durezza. – Se non è convinta delle nostre idee e dei nostri principi, non la vogliamo -. Avevo incassato la lezione tacendo (…)”” (pag 184-185)”,”ITAR-229″
“GOBETTI Piero, a cura di Gianluca SCROCCU”,”La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove».”,”Gianluca Scroccu, dottore di ricerca in storia contemporanea, è borsista presso il Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università di Cagliari (2014). Tra le sue pubblicazioni: ‘Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal Pci al Psi’, Carocci, 2012. Piero Gobetti e la questione del socialismo “”La questione del socialismo fu al centro di diversi articoli di «Energie Nove», inserita da Gobetti in un discorso più generale sulla ricostruzione del tessuto politico nazionale e che, come tale, andava ben al di là di quelli che erano gli attacchi contingenti contro i socialisti “”disfattisti”” (111). In questo senso due sono le forze su cui si basa questa concezione aristocratica di Gobetti, presente in maniera evidente già in questa fase antecedente alle analisi più approfondite del periodo di «La Rivoluzione Liberale»: una è l’attenzione per le minoranze attive e consapevoli colte, l’altra è quella relativa alla declinazione in positivo dei Consigli Operai, visti come un evento liberale, così come paradossalmente sarebbe stata nelle sue valutazioni la Rivoluzione russa. Quest’ultima, infatti, per Gobetti, non doveva essere ridotta esclusivamente al suo legame col bolscevismo, ma come momento più generale di dinamica rottura politica in grado di superare un passato con cui non aveva nulla a che fare. Anche per questo era necessario inquadrare criticamente Lenin sotto una luce diversa, rifiutando qualsiasi accostamento della sua opera con Marx o comunque con l’esperienza del socialismo tedesco o italiano. Questo quadro Gobetti lo aveva già chiaro, tanto da scriverne ad Ada Prospero il 17 settembre del 1919: «La simpatia che io provo per Trotsky e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore. Ed è molto» (112)”” (pag 25-26) [P. Gobetti, a cura di Gianluca Scroccu, ‘La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove»’, Biblion edizioni, Milano, 2014] [(111) Cfr. M. Gervasoni, ‘L’intellettuale come eroe’, cit., p. 33; (112) Lettera di Piero Gobetti ad Ada Prospero del 17 settembre 1919, in P. Gobetti, ‘Carteggio 1918-1922’, cit., pp. 32-3]”,”ITAD-155″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti.”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-485″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-488″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Dopo la liberazione Ada Gobetti è stata vicesindaco di Torino, e membro della Consulta Nazinale.”,”ITAR-009-FSD”
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo BAGNOLI”,”Matteotti.”,” ‘Il socialismo in Italia fu più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto…’ “”Il partito socialista in Italia, durante tren’anni, continuò gli storici costumi dei congressi, dei comizi, col culto del bell’oratore come Enrico Ferri, con l’abitudine ai convegno che terminano in una formidabile pappatoria. Era anch’esso italiano sebbeno il freno naturale del proletariato e della stessa lotta intrapresa non lo lasciassero giungere mai, nemmeno quando lo guidò un romagnolo come Mussolini, alle raffinatezze e ai capolavori sagraioli di entusiasmo e di devozione gaudente che dovevano essere la caratteristica e l’essenza del movimento fascista. In realtà il tipo in cui si mostrò il nostro socialismo è più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto, accomodanti per vanità e per odio della politica. Formarono una specie di classe che esercitava professione di assistere il popolo e di «discutere la situazione» e perciò si scusava di non aver tempo di leggere libri e di farsi una cultura politica realistica. Dovevano rispondere alle lettere degli elettori e trovarsi a caffé per scambiarsi le impressioni e inventare nuove tendenze. Anche dopo che fu deputato, Matteotti repugnò sempre a questi compiti demagogici; rifiutava le raccomandazioni e tutti i casi personali che non implicassero questioni generali di ingiustizia dichiarando: «Per queste cose rivolgetevi a Gallani e a Beghi!»”” (pag 36) [Piero Gobetti, a cura di Paolo Bagnoli, ‘Matteotti’, Edizioni Biblion, Milano 2023]”,”MITS-480″
“GOBETTI Piero”,”Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero piemontese nel Risorgimento. (1926)”,”Primo volume delle ‘Opere di Piero Gobetti edite e inedite’ curate da Santino Caramella. Uscì nelle Edizioni del Baretti nel 1926. Raccoglieva gli scritti lasciati pronti per le stampe. Caramella completò il libro con altri scritti tra i quali ‘La filosofia politica di Vittorio Alfieri’. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAB-003-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Dal bolscevismo al fascismo. Note di cultura politica. (1923)”,”Sottolineature testo di GM Bravo [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-005-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Paradosso dello spirito russo. (1926)”,”Sottolineature di GM Bravo, postfazione di A. Venturi Subito interessato agli avvenimenti della rivoluzione bolscevica, nel 1919 Gobetti ne aveva enunciato il “”paradosso””: l’opera di Lenin e Trotsky al di là delle ideologie, era da considerare come “”la negazione del socialismo”” e dunque l’affermazione del liberalismo sostanziale… La rivoluzione aveva formato una reale “”coscienza politica”” e gettato le basi di uno Stato moderno e elevato la Russia al livello di civiltà dei popoli occidentali. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”RIRO-001-FMB”
“GOBETTI Ada, a cura di Bartolo GARIGLIO”,”L’autunno delle libertà. Lettere ad Ada in morte di Piero Gobetti.”,”Bartolo Gariglio è professore ordianrio di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi’ (Angeli, 1997), ‘Progettare il post-fascismo. Gobetti e i cattolici’ (ivi, 2004). Contiene dedica manoscritto dell’autore a GM Bravo.”,”ITAD-011-FMB”
“GOBINEAU Joseph Arthur, Conte, a cura di Michele LESSONA”,”Ricordi di viaggio. Il fazzoletto rosso – Akrivia Frangopulo – La caccia al caribù.”,”Diplomatico e scrittore francese (Ville-d’Avray 1816 – Torino 1882). Entrato nella carriera diplomatica nel 1849, fu segretario a Berna (1849-54), poi ministro di Francia in Persia (1855-58), in Grecia (1864-68), in Brasile e in Svezia (1872-77). Scrisse varie opere fra cui La Renaissance (scene storiche, 1877), l’Histoire des Perses d’après les auteurs orientaux, grecs et latins (1869), libri di viaggio come Trois ans en Asie (1859), romanzi come Les Pléiades (1874), poemi come Amadis (1876). Ma l’opera che gli diede celebrità è l’Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-55), in cui, all’interno di uno studio sulla nascita e la decadenza delle civiltà, cercò di dimostrare l’innata diversità di carattere dei singoli popoli, sostenendo il primato della razza “”aria”” e, in essa, dell’elemento germanico. Tale concezione, che rese G. famoso in Germania, ove nel 1894 si costituì a Friburgo una Gobineau-Vereinigung, è stata talora considerata premessa teorica del razzismo nazista. (Trecc) “”Al conte di Gobineau si converrebbe perfettamente quell’appellativo di «poeta della propria vita» che Stefan Zweig attribuì, in uno dei suoi saggi più belli, a Giacomo Casanova, a Stendhal, a Leone Tolstoi per designare quel tipo d’uomo, che senz’essere stato artista (come il Casanova) o essendolo stato (come lo furono, e grandi, i due altri, ma indipendentemente, in tal caso, dalla concreta attuazione d’un mondo poetico nell’opera, staccata dal suo creatore), ha saputo trasfondere la sua visione poetica nella vita, quasi facendo di questa, in sè e per sè, un’opera d’arte”” (pag 5, introduzione)”,”ASGx-031-FFS”
“GODART Louis”,”L’invenzione della scrittura. Dal Nilo alla Grecia.”,”Louis Godart (n. in Belgio) ha studiato presso le Univ. di Lovanio, Bruxelles e Sorbona di Parigi. Ha poi insegnato all’Università di Napoli ed è stato membro dell’Accademia dei Lincei. Dal 1982 è stato direttore della missione archeologica dell’Univ. di Napoli a Creta. Si è occupato e ha pubblicato opere sulle scritture egee.”,”ASGx-002-FSD”
“GODDARD Jean-Christophe MABILLE Bernard a cura; saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL”,”Le pouvoir.”,”Saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL Contiene il saggio ‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’HONDT (pag 229-246) “”On relèvera, ça et là, dans l’oeuvre de Marx et Engels quelques allusions à Robespierre et à Saint-Just qui ne sont pas complètement défavorables. Mais, en général, quand ils leur consacrent quelques lignes, c’est pour critiquer très vivement leurs idées et leur conduite. Ces deux hommes n’ont pas bien compris leur temps. Il fallait être aveugle à la réalité pour vouloir édifier, dans une révolution bourgeoise qui ratifiait le triomphe de l’argent, une république petite-bourgeoisie fondée sur la vertu. Et la terreur n’y pouvait suffire.”” (pag 234) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994] “”C’est dans les terroristes qu’il démasque les vrais terrorisés, et il ne les ménage guère: “”Le règne de la terreur, écrit-il [Engels] à Marx en Septembre 1870, nous le comprenons comme le règne des gens qui inspirent la terreur aux autres. Or, ‘cest le contraire: c’est le règne des gens qui sont eux-mêmes terrorisés””: De là ce jugement idéologiquement dévastateur: “”La terreur, ce sont en grande partie des atrocités inutiles (nutzlose Grausamkeiten) perpétrées par des gens qui ont eux-même peur et qui cherchent à se rassurer. Je suis convaincu que la responsabilité de la terreur de 1793 retombe presque exclusivement sur le bourgeois effrayés à l’excès et qui se donnent l’allure de patriotes, sur le petits philistins poltrons (hosenscheissende!) et sur la canaille en guenille (Lumpenmob) qui faisait ses affaires grâce à la terreur”” (MEW, XXXII, 1966, p. 53, Lettre d’Engels a Marx du 4 Septembre 1870) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994]”,”TEOP-427″
“GODECHOT Jacques”,”La rivoluzione francese. Cronologia commentata 1787 – 1799.”,”L’A è uno dei D degli Annali Storici della Rivoluzione Francese e P d’onore della Commissione internazionale di storia della rivoluzione francese. E’ autore di numerose opere sul tema.”,”FRAR-089″
“GODECHOT Jacques”,”Napoleone.”,” Jacques Godechot Chi è Napoleone? Vita ed epilogo del genio militare. Jacques Godechot è ancora oggi considerato uno dei punti di riferimento più autorevoli della storiografia napoleonica. La ben nota figura di Bonaparte quale imperatore dei francesi e re d’Italia, legislatore e abilissimo stratega militare, nonché artefice della definitiva trasformazione dell’ancien régime in società borghese, si trova qui delineata in quello che è un affresco insolito e originale, impreziosito dalle testimonianze di personaggi del calibro di Metternich, sir Walter Scott, Rostopc in e sir Hudson Lowe. Il volume mette in campo una vasta documentazione per offrire un ritratto a tutto tondo dell’uomo, dalla genialità e audacia senza eguali, che ha segnato in modo indelebile la storia del XIX secolo. Jacques Godechot (1907-1989), è stato uno storico francese, professore all’Università di Tolosa. I suoi studi si sono concentrati sul rapporto tra poteri civili e militari nel periodo del Direttorio e sulla formazione e la centralizzazione degli istituti di amministrazione statale nella Francia repubblicana e napoleonica. Conosciuto per aver esteso l’ambito di studio degli avvenimenti relativi alla Rivoluzione francese, ha sviluppato queste sue idee nei volumi La grande nation (1956), Les révolutions (1963) e L’Europe et l’Amérique à l’époque napoléonienne (1967 RES GESTAE Pagine: 454 Data di pubblicazione: 2015″,”FRAN-005″
“GODECHOT Jacques”,”Storia dell’ Italia moderna 1770-1970. 1. Il Risorgimento.”,”GODECHOT (1907), storico di larga notorietà è autore fin dal 1941 di una serie di volumi sulla Rivoluzione e sull’Impero. E’ decano alla Facoltà di lettere e scienze umane di Toulouse. Ha pubblicato: -Les institutions de la France sous la Revolution et l’Empire, 1952 -La grande Nation, 1956 -Les Revolutions, 1963 -La prise de la Bastille, 1965 -Napoleon, 1969 -Les constitutions de la France depuis 1789, 1970″,”ITAB-011″
“GODECHOT Jacques”,”La presa della Bastiglia.”,”Nato a Luneville nel 1901, J. GODECHOT studiò a Nancy e a Parigi. Dopo aver insegnato al liceo Kleber di Strasburgo nel 1933-1935 e all’ Ecole Navale nel 1935-1940, fu nominato nel 1945 professore all’ Univ di Toloso, dove è attualmente (1969) preside della facoltà di lettere. Nella sua vasta produzione scientifica vanno segnalati: -Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941) -Histoire de l’ Atlantique (1947) -Les institutions de la France sous la Revolution et l’ Empire (1952) -Histoire de la societé francaise sous la Revolution et l’ Empire (1953) -La Grande Nation (1956) -La Contrerevolution (1961)”,”FRAR-181″
“GODECHOT Jacques”,”Talleyrand.”,”GODECHOT, dal 1945 professore di storia contemporanea all’ Università di Tolosa (facoltà di lettere), e dal 1961 decano di tale facoltà, è uno dei presidenti della Societé des etudes robespierristes e presidente della Societé d’ histoire de la Revolution de 1848. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”L’ avvenimento, tuttavia, che segna l’ apogeo della carriera di Talleyrand all’ Assemblea costituente, fu la festa della Federazione, il 14 luglio 1790. Il ruolo che egli vi svolse lo mise in vista e lo fece conoscere in tutto il paese. (…) Talleyrand fu incaricato di celebrare la messa, attorniato da un coro di quattrocento fanciulli; lo fece con una compunzione apparente, ma poco sincera. (…) La sera, smessi gli abiti episcopali, Talleyrand si recò in una celebre casa da gioco, ove guadagnò somme considerevoli. La messa del 14 luglio 1790 fu, d’altronde, l’ ultima che egli celebrò in pubblico.”” (pag 19).”,”BIOx-068″
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY. Nascita di “”Die Revolution””. “”Però la corrente dei rifugiati si accresce: la fine dell’ anno segna l’ arrivo in America degli amici e partigiani di Marx e di Engels, tra gli altri Joseph Weydemeyer. Arrivato nel novembre 1851 con la sua famiglia a New York, questi fa immediatamente un giro d’ orizzonte prima di decidere ad esplorare le possibilità di edizione e di pubblicazione. La sua lettera del 1° dicembre 1851 descrive nel dettaglio le sue prime impressioni che sulla stampa germano-americana si riconducono a ben presto a questa: “”una vera cloaca””.”” (pag 75-76)”,”MOIx-023″
“GODECHOT Jacques”,”Les revolutions, 1770-1799.”,”Notizie sulla Societé des études robespierristes (Società di studi robespierristi) fondata nel 1907 da Albert MATHIEZ ee Charles VELLAY. (pag 13) Querelle tra storici rivoluzionari e conservatori. “”L’anno stesso in cui apparve il primo volume dell’ Histoire de la Revolution francaise’ di Michelet, due altre opere sullo stesso soggetto erano messe in vendita: l’ Historie des Girondins di Lamartine e l’ Histoire de la Revolution di Louis Blanc. Più poeta e molto meno storico di Michelet, Lamartine ha redatto un’ opera di circostanza dove gli errori pullulano (…)””. (pag 242)”,”STOx-101″
“GODECHOT Jacques a cura; testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI A. BLANQUI”,”Le rivoluzioni del 1848.”,”Testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI. “”La parola “”socialismo”” – e dunque la nozione corrispondente – ha fatto la sua comparsa, come il termine “”nazionalismo””, soltanto alla fine del XVIII secolo, ad opera degli scritti di pensatori politici italiani, e, in Francia, di quelli del celebre Drouet, colui che riconobbe Luigi XVI al momento della fuga a Varennes. Il termine ebbe però un senso totalmente diverso da quello che assunse più tardi; designò infatti i rapporti tra gli uomini che vivono fuori dal “”contratto sociale””, e dunque i sistemi autoritari e dittatoriali. La parola socialismo assumerà il significato attuale, di dottrina designata a migliorare la società attraverso uno sconvolgimento delle strutture sociali, soltanto verso il 1830. Eppure, poco prima della Rivoluzione, i filosofi avevano spiegato che, per rendere l’ uomo più felice, era necessario trasformare le strutture della società: Rousseau e più ancora Mably e Morelly avevano immaginato dei modelli di nuove società: gli ultimi due proponevano persino la comunione dei beni, ma il loro comunismo aveva i caratteri dell’ utopia””. (pag 147)”,”QUAR-055″
“GODECHOT Jacques”,”La Grande Nazione. L’espansione rivoluzionaria della Francia nel mondo, 1789-1799.”,”Tra gli storici francesi, Jacques Godechot, professore nella Facoltà di Lettere di Tolosa, di cui è attualmente anche il ‘doyen’, è indubbiamente uno di quelli più noti agli studiosi italiani. Fu la sua tesi di dottorato su Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941), dedicata all’analisi dei rapporti tra poteri civili e poteri militari in quel periodo, a dare inizio, insieme con l’opera del Cantimori sugli Utopisti e riformatori italiani (1943).”,”FRAR-007-FL”
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière, 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY.”,”MOIx-001-FV”
“GODECHOT Jacques”,”L’Europe et l’Amérique a l’époque napoléonienne (1800-1815).”,”GODECHOT Jacques: nato a Lunéville (Francia) il 3 gennaio 1907, morto a Saint Lary Soulan (Fr) il 24 agosto 1989. All’epoca della pubblicazione era Preside della Facoltà di Lettere e Scienze umane dell’Università di Tolosa (Francia). Storico della Rivoluzione francese, a Strasburgo incontrò FEBVRE Lucien e BLOCH Marc fondatori degli Annali di Storia economica. Per le sue origini ebraiche venne destituito dall’insegnamento secondario ad opera del regime di Vichy. GODECHOT J. è noto tra gli storici in particolare per aver esteso l’ambito degli avvenimenti della Rivoluzione francese sia nel tempo che nello spazio secondo la sua teoria storiografica della “”Rivoluzione occidentale”” o “”atlantica””.”,”FRAN-116-FSL”
“GODEFROY Thierry LASCOUMES Pierre”,”Le capitalisme clandestin. L’illusoire régulation des places offshore.”,”GODEFROY Thierry è economista ricercatore (ricerche sociologiche sul diritto e le istituzioni penali) (CESDIP-CNRS); LASCOUMES Pierre sociologo e giurista fa parte del CEVIPOF-CNRS (Centro di studi della vita politica francese).”,”ECOI-285″
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Silvio BOZZI Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 1. 1929 – 1936.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-293-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 2. 1938 – 1974.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-294-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 3. Saggi inediti e conferenze.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-295-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 4. Corrispondenza A-G.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-296-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 5. Corrispondenza H-Z”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-297-FL”
“GODELIER Maurice SEVE Lucien”,”Marxismo e strutturalismo. Un dibattito a due voci sui fondamenti delle scienze sociali.”,”GODELIER Maurice lavora al Laboratorio d’ Antropologia sociale del College de France sotto la guida di Claude LEVI-STRAUSS. E’ autore tra l’ altro di ‘Rationalité et irrationalité en economie’ (MASPERO, 1969). SEVE Lucien ha pubblicato un libro intitolato ‘Marxisme et theorie de la personnalité’ (1969).”,”TEOC-161″
“GODELIER Maurice”,”Teoría marxista de las sociedades precapitalistas.”,”””Nel 1875, Engels, nella sua polemica con Tkacev (Tchakov) e i bakuninisti (Sui rapporti sociali in Russia, Volksstaat’, aprile 1875) incentra la sua analisi sui fondamenti del potere dello Stato russo e sulla possibilità di una rivoluzione che porti il socialismo in Russia senza passare per la tappa del capitalismo””. (pag 84)”,”MADS-375″
“GODELIER Maurice, a cura di Mario DE-STEFANIS e Alessandro CASICCIA”,”Antropologia, storia, marxismo.”,”Maurice GODELIER studioso di fama mondiale è noto per i suoi contributi al problema del concetto marxiano di modo di produzione asiatico. E’ agregé (1970) di filosofia all’Ecole Nationale Superieure. Insegna antropologia economica all’Ecole Pratique des Hautes Etudes e conduce ricerche nell’ambito del ‘Laboratorio di antropologia sociale’ del Collège de France. Ha scritto tra l’altro ‘La moneta di sale’ e ‘Sulle società precapitalistiche’ (scelta di scritti di Marx Engels e Lenin)”,”TEOC-533″
“GODELIER Maurice, antologia di testi di F. ENGELS K. MARX”,”Sobre el modo de producción asiático.”,”””El futuro de Rusia es muy importante para la clase trabajadora alemana en razón de que el Imperio ruso actual es el último gran sostén de todas las fuerzas reaccionarias de Europa. Esto quedó probado en 1848 y 1849. Es porque Alemania no hizo una insurrección en Polonia en 1848, ni declaró la guerra al zar ruso (como había pedido el ‘Neue Rheinische Zeitung’ desde el principio), que este mismo zar pudo en 1849 aplastar la revolución húngara que había llegado a las puertas de Viena, juzgar en 1850, en Varsovia, a Austria y Prusia y a los estados alemanes menores, y, finalmente, restablecer el antiguo ‘Bundestag’ alemán”” [F. Engels, Las condiciones sociales en Rusia] [in Maurice Godelier Friedrich Engels Karl Marx, Sobre el modo de producción asiático, 1969] (pag 149)”,”MAED-386″
“GODELIER Maurice”,”Au fondement des sociétés humaines. Ce que nous apprend l’anthropologie.”,”GODELIER Maurice, ex direttore scientifico del dipartimento delle scienze dell’uomo e della società al CNRS. E’ direttore di studi all’EHESS.”,”TEOS-233″
“GODELIER Maurice, a cura di Franco CURTI”,”L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società.”,”””Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” (pag 241) Contiene l’appendice: ‘Nota sui due usi e i due sensi della parola ‘classe’ di Marx’ (pag 239-246) (sulla distinzione tra ordine (Stand) e classe (Klasse) in Marx. Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti (pag 239) “”La nozione di classe in Marx costituisce l’oggetto , da parecchi decenni, di controversie senza che si registri un esito definitivo, sembra, malgrado la marea di articoli e di libri che suscita. Ci è parso confacente al buon metodo ritornare sui testi stessi di Marx in cui si trovano impiegate le parole ‘Stand’ (ordine, stato) e ‘Klasse’ (classe) per analizzarne con precisione il contesto teorico. Questa rilettura ci ha permesso di constatare che Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti, conferendole in tal modo due significati che talvolta si oppongono: un significato ristretto che designa i gruppi sociali che compongono la società capitalistica moderna, e tra i quali esistono dei rapporti di dominio e di sfruttamento fondati ‘esclusivamente sul posto’ distinto di questi gruppi ‘nel processo’ capitalistico ‘di produzione’, vale a dire fondati contemporaneamente sulla loro situazione in rapporto ai mezzi di produzione ed ai risultati del processo di lavoro, e sul loro ruolo nel processo di lavoro. In breve, le classi sono dei gruppi sociali che stanno tra loro in rapporto di dominio e di sfruttamento per delle ragioni che sono esclusivamente ‘economiche’, cioè insieme materiali e sociali. In questo senso, le classi della società moderna non sono ordini. Esse nascono dalla dissoluzione della società feudale, si contrappongono agli ordini, e infine li sostituiscono quando questi vengono meno, sia per cause proprie, sia per effetto di rivoluzioni sociali. Nel secondo significato, il concetto di classe viene utilizzato in modo generico, cioè un modo che sottintende tanto gli ordini e le caste delle società precapitalistiche, quanto le classi della società capitalistica. Questo uso generico provoca l’effetto di annullare le specifiche differenze tra ordine, casta e classe, e fa sì che Marx impieghi perciò in modo equivalente l’uno o l’altro termine per designare gli ordini delle società statuali precapitalistiche, antiche e feudali. Si trovano questi due usi del concetto di classe tanto nell”Ideologia tedesca’ (1845-1846), quando nel ‘Manifesto del partito comunista’ (1848), ma in proporzioni inverse. Nell”Ideologia tedesca’ la distinzione tra ordine e classe è tracciata con cura, ed è il concetto specifico che prevale. Nel ‘Manifesto’, opera dedicata alla lotta politica, vi predomina il concetto generico. L’accento allora viene qui messo ad arte sull’esistenza di classi e sul ruolo della lotta di classe nella storia. Ci si deve domandare cosa abbia spinto Marx, solitamente scrupoloso onde evitare un uso anacronistico dei concetti, a utilizzare nel senso generico quello di classe, a cancellare la differenza specifica con quello di ordine, e, di conseguenza, a generalizzare per altre epoche e per altre società un concetto che, strettamente parlando, non si applica che alle società capitalistiche moderne (e, beninteso, oggi anche alle società che si proclamano socialiste). La nostra risposta è che Marx sia stato portato a sostituire il termine di classe a quello di ordine ed a considerarli equivalenti allo scopo di mettere ‘in evidenza’ due idee: che gli ordini, come le classi, poggiano su rapporti di sfruttamento e di oppressione, e che la loro nascita e la loro scomparsa corrispondono a tappe diverse dello sviluppo della produzione delle condizioni materiali d’esistenza, quali che siano le spiegazioni, spesso ampiamente illusorie, che ogni epoca, ogni società, ha potuto dare di se stessa. In definitiva, per Marx, il modo di produzione capitalistico, sviluppandosi, avrebbe fatto apparire, per la prima volta nella storia dell’umanità, il ruolo determinante dello sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di produzione nell’evoluzione della società e della storia. E’ la presa di coscienza di questo ruolo determinante, fino ad allora occultato o negato, che dispiega in piena luce il carattere, spesso ampiamente illusorio, delle interpretazioni che ogni società si dava di se stessa e dell’universo. Il materialismo storico di Marx non è nient’altro che la generalizzazione di queste concezioni teoriche a tutte le epoche anteriori e ulteriori della storia dell’umanità. Fatto che Marx puntualizzò nell”Ideologia tedesca’. «Finora tutta la concezione della storia ha puramente e semplicemente ignorato questa base reale della storia oppure l’ha considerata come un semplice fatto marginale, privo di qualsiasi legame con il corso storico. Per questa ragione si è sempre costretti a scrivere la storia secondo un metro che ne sta al di fuori… Il rapporto dell’uomo con la natura è quindi escluso dalla storia, e con ciò è creato l’antagonismo fra natura e storia. Questa concezione quindi ha visto nella storia soltanto azioni di capi, di Stati e di lotte religiose e in generale teoriche, e in ogni epoca, in particolare, ha dovuto ‘condividere l’illusione dell’epoca stessa’. Se un’epoca, per esempio, immagina di essere determinata da motivi puramente “”politici”” o “”religiosi””, benché “”religione”” e “”politica”” siano soltanto forme dei suoi motivi reali, il suo storico accetta questa opinione» (‘L’Ideologia tedesca’, Roma, 1973, p. 31). Ed ecco la formula generale del materialismo storico: «Individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame [‘Zusammenhang’, la parola potrebbe meglio essere tradotta con «connessione»] fra l’organizzazione [‘Gliederung’] sociale e politica e la produzione» (p. 12). Non è dunque per fare scoprire delle classi nascoste dietro agli ordini, o in essi contenuti, che Marx ha trattato gli ordini come classi. Né per far vedere qualcos’altro che non fossero i fatti già noti agli storici (ed agli etnologi) in modo diverso, ma per ricercare altre ragioni che non fossero quelle avanzate dagli attori della storia. Sul piano linguistico, l’uso della parola classe in Marx non solo è ambivalente, ma anche ambiguo, e questa ambiguità esisterà sempre, giacché ci restano gli scritti. Ma sul piano dell’analisi concettuale, l’ambiguità scompare nel momento in cui vengono ricostruiti i testi attraverso i loro contesti, si ritrova la logica del modo di procedere di Marx, la natura esatta dei suoi interrogativi e delle sue risposte. (…) Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” [Maurice Godelier, ‘L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società’, a cura di Franco Curti, Roma, 1985] (pag 239-240-241) “”l’osservazione empirica deve mostrare senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione”””,”TEOS-251″
“GODEMENT François”,”La renaissance de l’Asie.”,”GODEMENT François, specialista della Cina postmaoista e dei grandi problemi internazionali dell’Asia orientale, è professore nell’Istituto di Lingue orientali di cui dirige il dipartimento di commercio internazionale. E’ maitre de recherche all’ Institut française des relations internationales.”,”ASIx-107″
“GODICHEAU Francois”,”Les mots de la guerre d’ Espagne.”,”Comunismi. “”Alla vigilia della guerra , vari partiti rivendicavano in Spagna l’ etichetta comunista. I due principali, il Partito Comunista di Spagna (PCE) e il Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) erano relativamente deboli e subivano il dominio socialista e anarco-sindacalista sul movimento operaio. I due conobbero però una forte crescita nei mesi precedenti la guerra. Il PCE era ben impiantato nelle Asturie e soprattutto a Siviglia, città che cade molto presto nelle mani dei putschisti. Il POUM pressoché non esisteva che in Catalogna, in particolare a Gerona e Lerida. Il PCE, aderente alla 3° Internazionale, difendeva la politica ufficiale e la linea sovietica definita dal suo capo Stalin. Il POUM, dissidente, si situava nell’ “”opposizione antistaliniana””, senza essere partigiano di Trotsky né di una 4° Internazionale. Malgrado la lunga cooperazione del suo leader Andrés Nin, con il fondatore dell’ Armata Rossa, esso intratteneva soprattutto dei legami con delle organizzazioni socialiste rivoluzionarie europee situate anch’esse tra i due. Un terzo raggruppamento nato alla fine del luglio 1936 in Catalogna, dall’ unione di quattro piccole organizzazioni socialiste e comuniste, il Partito Socialista Unificato di Catalogna, aderirà alla Terza Internazionale.”” (pag 33-34)”,”MSPG-194″
“GODICHEAU François”,”La guerre d’Espagne. De la démocratie à la dictature.”,”GODICHEAU François ex allievo dell’Ecole normale supérieure de Fontenay-Saint-Cloud e ‘pensionnaire’ della Casa de Velazquez, agregé d’histoire e dottore dell’EHESS, è maitres de conférences nell’Istitut d’études ibéro-américaines dell’Università Bordeaux-III. Ha pubblicato altri lavori sul tema della guerra civile spagnola.”,”MSPG-249″
“GODIO Julio a cura; saggi di SOMMI Luis V. ALLENDE Andres R. PEREZ AZNAR A. BECERRA Olegario MIGNONE Emilio F. CUNEO Dardo RATZER José GHIANO Juan C. PAYRO Julio R. BABINI José RODRIGUEZ BUSTAMANTE N. ETCHEPAREBORDA Roberto”,”La revolucion del 90.”,”Gli articoli qui pubblicati sono apparsi sulla Revista de Historia, Buenos Aires, 1957 n° 1. Due correnti del movimento operaio (pag 93) di Dardo CUNEO “”I socialisti tedeschi del ‘Vorwärts’ proseguivano i loro ordinari lavori. Sul giornale, diretto da Juan Schaffer, di mestiere zappatore, apparvero gli articoli firmati dall’ ingegnere Germán Avé Lallement, nei quali l’ autore, intravedeva, attraverso il metodo di analisi attinto dalla sua filiazione marxista, gli aspetti prevalenti dello svolgimento storico argentino.”” (pag 96-97)”,”AMLx-083″
“GODIO Julio”,”La semana tragica de enero de 1919.”,” Capitolo: Los sindacalistas (pag 118-) La comparsa del sindacalismo rivoluzionario in Argentina dopo essere sorto in Europa alla fine del XIX secolo”,”MALx-071″
“GODMAN Peter”,”Hitler et le Vatican.”,”GODMAN Peter è uno di maggiori specialisti di storia del Vaticano. Ha insegnato nell’Università di Tubinga. E’ stato membro del Comitato degli Archivi della Santa Sede. Insegna nell’Università di Roma. Concordato ‘scaduto’ e dura campagna contro la Chiesa. “”Les nazis, selon Bertram, jugeaient le concordat “”périmé””, mais Pacelli, artisan du traité, se comporait comme s’il n’avait pas grand-chose d’autre sur quoi s’appuyer. Le président de la conférence épiscopale de Fulda ne le berçait pourtant d’aucun faux espoir, d’aucune illusion. Bertram lui expliqua tout net que le ministère dépendait entièrement du parti, lequel, selon le cardinal, menait contre l’Eglise une campagne plus violente que tout ce qu’on avait pu voir en Union soviétique”” (pag 167)”,”RELC-308″
“GODOLI Giovanni”,”Sfere armoniche. Storia dell’astronomia.”,”Giovanni Godoli insegna fisica solare all’Università di Firenze. Ha insegnato anche Fisica terrestre e Fisica del Plasma all’Università di Firenze e Astronomia e astrofisica alle Università di Catania e di Firenze. dal 1967 al 1976 è stato direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.”,”SCIx-310-FL”
“GODWIN William”,”[An Enquiry Concerning Political Justice and its Influence on General Virtue and Happiness’] [London, 1793, Book VIII: Of Property]. (in russo)”,”‘William Godwin (Wisbech, 3 marzo 1756 – Londra, 7 aprile 1836) è stato un filosofo, scrittore e politico libertario britannico. Pensatore del tardo Illuminismo nonché ispiratore di parte del Romanticismo del Regno Unito, specialmente la “”seconda generazione romantica”” comprendente John Keats, il genero Percy Bysshe Shelley e George Gordon Byron, radicale e repubblicano, è considerato uno dei primi teorizzatori anarchici moderni. L’opera più celebre di Godwin è il saggio Inchiesta sulla giustizia politica in cui esprime un ideale di anarchismo filosofico.’ (wikip)”,”SOCU-015-FMB”
“GOEHRKE Carsten HELLMANN Manfred LORENZ Richard SCHEIBERT Peter”,”Russia.”,”Gli inizi del potere dei soviet. La terra ai contadini. Il problema del superamento dell’arretratezza economica della Russia. “”Immediatamente dopo la rivoluzione d’ottobre, il partito bolscevico tentò dapprima di portare avanti nel paese quel processo rivoluzionario che gli aveva reso possibile la presa del potere. Ciò significava innanzitutto – oltre all’ulteriore democratizzazione dell’esercito – la legalizzazione della rivoluzione agraria e della presa di possesso delle fabbriche da parte degli operai. In questo senso furono concepiti i primi decreti del potere dei soviet. Alla base del decreto sulla terra, che fu promulgato dal secondo congresso dei soviet di tutta la Russia il 26 ottobre 1917, c’era quell’istruzione modello che era stata presentata al primo congresso panrusso dei deputati contadini nel maggio dello stesso anno e che corrispondeva essenzialmente alle tradizionali richieste socialrivoluzionarie. Da questo momento il terreno non poté più essere comprato o venduto, pignorato o alienato in qualsiasi altro modo. Furono fissati inoltre un usufrutto del terreno sulla base del lavoro o dell’uso e una nuova spartizione periodica del terreno stesso. “”L’essenziale””, dichiarò Lenin nel suo ‘Rapporto sulla questione della terra’, “”è che i contadini abbiano la ferma convinzione che i grandi proprietari fondiari non esistono più nelle campagne, che i contadini risolvano essi stessi i loro problemi, che essi stessi organizzino la loro vita”” (1). Anche la legge fondiaria del febbraio 1918 si orientò sui desideri dei contadini, quali erano stati formulati nel programma dei socialrivoluzionari. In base a questa legge tutta la terra passò in usufrutto al popolo lavoratore. Chiunque ne facesse richiesta – indipendentemente dal sesso, dalla religione, dalla nazione o dallo Stato di appartenenza – aveva ora diritto a un appezzamento di terreno. La terra doveva essere distribuita in modo uniforme; affitti e lavoro salariato furono proibiti. Al fine di ottenere il maggior livellamento possibile non si evitò – soprattutto in aree in cui la terra era particolarmente scarsa – di ricorrere anche a nuove distribuzioni del terreno di proprietà dei contadini. Non raramente si comprese in queste spartizioni addirittura la terra dei padroni. In tal modo avrebbe dovuto essere eliminata ogni differenziazione tra i contadini ed essere instaurata un’uguaglianza totale. D’altra parte l’uniformazione del terreno in generale era realizzabile solo sul piano locale, all’interno dei singoli distretti amministrativi. Il sogno dell’intera comunità agricola russa, quello di realizzare un livellamento che si estendesse all’intero Impero russo, non era possibile perchè avrebbe significato il trasferimento di più di venti milioni di contadini. I contadini non volevano trasferirsi, ma avere un appezzamento di terra nella loro patria. Avvenne così che in molte aree fittamente popolate della Russia centrale toccò solo mezzo ettaro di terra per persona, mentre in altre parti del paese rimase incolto terreno più fertile. Nella primavera del 1918 la distribuzione della terra era ormai conclusa nella maggior parte dell’Impero russo. I risultati non corrisposero peraltro ai desideri e alle attese dei contadini. Benché fossero stati distribuiti quasi per intero i possedimenti della nobiltà, dei monasteri, del demanio statale e della famiglia dello zar – per un totale di 150 milioni di desiatine -, l’aumento della terra in dotazione ai singoli contadini rimase in media minimo ed ebbe qualche importanza solo per gli strati della popolazione più miseri. Il generale bisogno di terra rimase pertanto insoddisfatto. Questo fatto si spiega soprattutto pensando che anche prima della rivoluzione i contadini avevano lavorato – per lo più come terra in affitto – quasi la metà del latifondo. Inoltre, in seguito alla nuova legislazione agraria, il numero degli aventi diritto a una quota di terra era maggiore che in passato. Il crollo dell’economia russa e la fame nelle città e nei centri industriali sospinsero milioni di uomini nelle campagne, dove a termini di legge doveva essere ceduta loro una quota di terra. Spesso mancavano anche i mezzi per coltivare la terra avuta per legge. Per i terreni già appartenenti al demanio statale erano necessari innanzitutto grandi investimenti per renderli dissodabili. Così, per la maggior parte dei contadini il significato della rivoluzione agraria risiedette non nel guadagno di terre, ma nel fatto che attraverso l’assegnazione venivano liberati dagli alti affitti e debiti, oltre che dalla dipendenza semifeudale dai proprietari terrieri, dipendenza che in passato era stata la causa principale del loro impoverimento. Mentre i contadini, con l’appoggio del potere sovietico, realizzavano la distribuzione nera, anche gli operai portavano a compimento la loro presa di possesso nei confronti dell’industria. Nel novembre 1917 i loro sforzi furono legalizzati dal decreto sul controllo degli operai. (…)”” (pag 316-317); “”Fin dall’inizio i bolscevichi non ebbero alcun dubbio sul fatto che alla lunga essi non avrebbero potuto affermare il loro potere in un paese agricolo arretrato. Un’agricoltura frantumata in milioni di aziende piccole e minime non costituiva una base sociale stabile. Già nel dicembre 1920 Lenin aveva spiegato, in connessione con la discussione sul piano GOELRO [‘piano per l’elettrificazione e la riorganizzazione dell’industria russa’]: “”Fino a che viviamo in un paese di piccoli contadini, la base economica per il capitalismo è in Russia più solida della base economica per il comunismo””. E aveva aggiunto: “”Solo quando il paese sarà stato elettrificato, solo quando all’industria, all’agricoltura e ai trasporti sarà stata garantita la base tecnica della grande industria moderna, solo allora avremo vinto definitivamente”” (7). Il governo sovietico si teneva dunque fermo alla concezione marxista tradizionale secondo cui il socialismo sarebbe realizzabile solo sulla base di forze tecnico-produttive altamente sviluppate. Si sperava che attraverso l’industrializzazione non solo il paese avrebbe avuto una grande industria moderna, ma l’intera agricoltura avrebbe potuto avere una nuova base tecnica. Non ci si facevano peraltro illusioni sulle difficoltà immense connesse con l’industrializzazione di un paese agricolo arretrato, soprattutto da quando ci si rese conto che i paesi stranieri non erano disposti a dare quel generoso aiuto su cui in principio si era contato. All’inizio degli anni Venti il governo sovietico aveva fatto tutti gli sforzi possibili per ottenere prestiti da Stati stranieri o investimenti privati diretti, offrendo a gruppi finanziari privati concessioni per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo russo e fruttuose partecipazioni in imprese industriali e commerciali russe. Nelle conferenze economiche internazionali tenutesi a Genova e all’Aja nel 1922 i sovietici fecero tutto il possibile per indurre i governi dei paesi dell’Europa occidentale a una cooperazione economica a lungo termine. Questi chiesero però come condizione preliminare il riconoscimento incondizionato dei debiti russi prebellici e bellici e la totale restituzione delle proprietà straniere nazionalizzate e tutta una serie di richieste che, se accettate, avrebbero messo la Russia sovietica in una condizione di dipendenza non diversa da quella della Cina o dell’India. Tutti gli sforzi per ottenere crediti cospicui e a lungo termine erano pertanto destinati al fallimento. L’unico grande credito concesso all’Unione Sovietica fu quello tedesco di 300 milioni di marchi, nel 1926. Anche il grandioso programma di concessioni su cui soprattutto Lenin sperava molto fallì quasi totalmente, nonostante le buone possibilità di profitto per il capitale straniero. Motivi politici e condizioni di lavoro sfavorevoli impedirono investimenti di capitali a lunga scadenza. Nell’anno finanziario 1926-1927 gli investimenti stranieri nell’industria russa non raggiungevano l’1 per cento del capitale d’investimento complessivo”” [Carsten Goehrke Manfred Hellmann Richard Lorenz Peter Scheibert, ‘Russia’, Milano, 1977] [(1) Lenin, Opere scelte, cit., p. 1003; (7) Lenin, Opere complete, vol. 31, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 495]”,”RUSx-187″
“GOETHE J.W.”,”Memorias de la universidad.”,”Sono le memorie di GOETHE relative agli anni trascorsi in lunghi studi all’ Università di Lipsia, poi a Strasburgo, periodo durante il quale si plasmerà il suo talento letterario e il suo gusto estetico.”,”GERx-078″
“GOETHE John Wolfgang, a cura di R. PISANESCHI e A. SPAINI”,”Le esperienze di Wilhelm Meister.”,” “”(…) una missione per cui la formula era già fissata e correva sulle bocche di tutti gli intellettuali: “”dare un teatro nazionale alla Germania””””. (pag 6, prefazione) “”- Non trovo niente di più ragionevole nel mondo, che di trar profitto dalle stoltezze degli altri. – – Non so se sarebbe un piacere più nobile guarire gli uomini dalle loro stoltezze. – – Per come li conosco io, sarebbe un’ aspirazione vana. Perché un solo uomo diventi ricco ed accorto, ci vuol già molto, e il più delle volte ci riesce soltanto a spese degli altri. – (…)”” (pag 59, dialogo tra Werner e Wilhelm)”,”VARx-176″
“GOETHE Volfango”,”Il primo Faust. – Il secondo Faust.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”O felice chi ancora può sperare di uscir da questo pelago d’errori! Quello che non si sa, potea giovare, e di quello che sai, mai non ti giovi. (…)””. (pag 44, Faust) “”Ho avuto anch’io qualche ora singolare, ma quest’impulso ancor debbo provare. Campi e foreste vengon presto a noia, l’ala all’ uccello mai invidierò. Come diversa intellettuale gioia di foglio in foglio il libro accompagnò! Fin la notte d’inverno è di letizia piena, vita beata tutti i sensi accende, e se tu veneranda spieghi la pergamenta, il cielo intero ai piedi tuoi discende.”” (pag 45, Wagner)”,”VARx-226″
“GOETHE Wolfgang”,”I. Autobiografia (poesia e verità) (parte prima) – II. La Campagna di Francia. L’ assedio di Magonza – III. Roma. Elegie romane – IV. Autobiografia (poesia e verità) (parte seconda).”,”Roma. “”A questo luogo si riannoda tutta la storia del mondo, ed io conto un secondo natalizio, una vera rinascita, dal giorno in cui sono entrato in Roma”” (Goethe) (pag 3, Roma) Il papa. (pag 38, Roma) Code di carrozze e liti nel traffico romano paralizzato. Via del Corso. (pag 71-72) “”Ora, ero giunto proprio nella zona che i proiettili sorvolavano; il suono loro è piuttosto strano come se fosse composto del ronzare della trottola, del gorgogliare dell’acqua, dello zufolare di un uccello. Essi erano meno pericolosi a causa della umidità del suolo; dove uno batteva, là restava affondato e così la mia folle cavalcata di esperimento fu almeno esente dal pericolo dei rimbalzi. In queste circostanze potei tuttavia notare ben presto che accadeva in me qualcosa di insolito; vi prestai un’attenzione minuta, ma nondimeno questo sentimento si potrebbe esprimere solo per mezzo di una similitudine. Sembrava come di essere in un luogo assai caldo, e in pari tempo interamente penetrati dallo stesso ardore così da sentirsi del tutto identificati con l’elemento nel quale ci si trovava. Gli occhi non perdono nulla della loro forza e limpidezza, ma nondimeno è come se il mondo avesse una certa tinta brunorossastra la quale rende più percettibile sia la situazione che gli oggetti. Non ho potuto rilevare nulla riguardo alla circolazione del sangue, ma mi pareva piuttosto che tutto fosse inghiottito in quell’ardore. Da ciò appare chiaro in qual senso si possa chiamar febbre questo stato. Intanto è notevole che questa orribile eccitazione viene prodotta in noi soltanto per via dell’udito, giacché la vera causa di queste sensazioni è il tuonare del cannone, l’ululare, il fischiare, il rombare dei proiettili attraverso l’aria. Quando fui ritornato indietro, e completamente al sicuro, trova notevole che tutto quell’ardore si fosse estinto immediatamente e che non rimanesse la minima traccia di un movimento febbrile. Del resto, questo stato è fra i meno piacevoli, tanto che, anche fra i miei cari e nobili compagni di guerra, ne ho trovato appena uno che avessa manifestata una inclinazione particolarmente viva per esso.”” (pag 56)”,”VARx-272″
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume primo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-027-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume secondo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-028-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, commento di Herbert von EINEM adattato da Emilio CASTELLANI”,”Viaggio in Italia.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-035-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-036-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Valentina FORTICHIARI”,”Le cento pagine più belle.”,”Mefistofele allo scolaro. “”Mefistofele: ‘Fra poco capirete certamente, quando avrete imparato a incasellare e tutto quanto ben classificare'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘In precedenza ben studiato avrete, i paragrafi a mente imparerete, per persuadervi che ciò ch’ei v’insegna nel libro era già scritto tutto quanto; gli appunti poi prendete con impegno, quasi dettasse lo Spirito Santo'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘Condurvi non vorrei sulla falsa via. Ché per ciò che riguarda questa scienza, evitare l’error si potrà appena; esso segretamente t’avvelena, e dal male alla cura c’è poca differenza. Meglio se anche qui a un solo v’attaccate ed in ‘verba magistri’ poi giurate. Se alla lettera stai, per farla corta, avrai ingresso a quella grande porta che di certezze il tempio t’aprirà. Lo scolaro: ‘Pure, un concetto sotto ci sarà? Mefistofele: ‘D’accordo! Ma il cercarlo non ti sia troppo acerbo. Dove il concetto manca, soccorre a tempo il verbo. Servono le parole egregiamente per costruir sistemi e disputare, per mezzo di parole si diventa credente, da una parola un jota più non si può levare’ (pag 70) (Primo Faust) “”Per il Goethe, la parola “”azione”” significa unione delle forze dello spirito con quelle della materia, una unione dove sentimento, passione, tendere avranno il sopravvento. In questa scelta, ci viene rivelata un’altra caratteristica del temperamento di Faust. Il fatto che Faust usi, per la sua traduzione, la parola azione assume un significato particolare perché egli si avvia, in tal modo, e decisamente, verso quello ‘Streben’, che Mefistofele non comprenderà mai anche perché è qualcosa di oscuro, di irrazionale e ciò ripugna alla sua razionale forma mentis. Uno ‘Streben’ per il quale si può anche errare, deviare, ma che finisce sempre per orientare verso l’alto e Faust e l’uomo”” (nota a pag. 349, volume: ‘Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte volume 1, Feltrinelli, 1994, Universale economica Streben: andare deciso, diritto, tendere verso, aspirare a, innalzarsi, levarsi al cielo”,”VARx-557″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Rosita COPIOLI”,”Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister, o i Rinuncianti.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-042-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Renata CARUZZI”,”Romanzi.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-052-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia. Di Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel per la letteratura nel 1929, BUR ha pubblicato il Tonio Kröger. “”Imperatore. Quanto a codesti, te li lascio! Quale utile l’oscuro può portare? Se qualche cosa ha valore,deve uscire alla luce del giorno. Chi può mai nella notte profonda riconoscere il briccone? Di notte tutte le mucche sono nere, e i gatti grici. Quanto poi a que’ pentoli laggiù pieni d’oro massiccio, tira fuori il tuo aratro e portali arando alla luce del giorno!”” (pag 389) Da collegare con le parole di Hegel, ‘la notte in cui tutte le vacche sono nere’ (o giù di lì)”,”VARx-059-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Lorenzo REGA”,”Viaggio in Italia (1786-1788).”,”Riflessioni sulla natura che turbano lo spirito. “”(…) In casa del conte Friess si davan convegno, oltre i commercianti di oggetti d’arte, anche certi letterati che qui vanno in giro in costume di abate. Non ho trovato però molto gusto a discorrere con questa gente. Appena cominciata la conversazione sulla poesia nazionale, mentre avreste voluto essere illuminati su questo o su quel particolare, potevate esser sicuir che vi avrebbero posta senz’altro la questione: quale dei due, l’Ariosto o il Tasso, debba ritenersi più grande poeta. Voi rispondavate che era da ringraziar Dio e la Natura se avevan largito a una nazione due uomini così insigni, ai quali, secondo il temop, le circostanze, le disposizioni e il modo di sentire, dobbiamo a volta a volta momenti deliziosi. Parole ragionevoli, ma che nessuno vi passava per buone. … (finire) (pag 402-403-404)”,”BIOx-006-FV”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Volubilità. Il wertheriswmo è caotica ricchezza dell’anima goduta con intensità quasi dolorosa in ogni attimo della vita.”,”VARx-029-FV”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Massime e riflessioni.”,”””Non lo si prenda a male. Ma proprio quello che nessuno ammette, che nessuno vuole sentire, dev’essere tanto più spesso ripetuto”” [1218]; “”Per afferrare la verità ci vuole un organo di gran lunga superiore a quello che ci vuole per difendere l’errore”” [1220]; “”Tutte le ipotesi impediscono (…) la riconsiderazione, l’osservazione degli oggetti, dei fenomeni problematici da tutti i lati”” [1221]; “”Teoria e ‘esperienza – fenomeno’ stanno tra loro in costante conflitto. Ogni loro unificazione nella riflessione è illusione. Essi possono essere unificati solo dall’agire”” [1231], “”Si legge molto acconciamento: il fenomeno è una conseguenza senza ragione, un effetto senza causa. All’uomo riesce così difficile trovare ragione e causa perché esse sono tanti semplici da nascondersi allo sguardo”” [1233]; “”L’uomo pensante erra specialmente quando ricerca causa ed effetto: l’una e l’altro costituiscono insieme il fenomeno inscindibile. Chi sa riconoscere ciò è sulla retta via che mena al fare, all’azione”” [1234]; “”Il processo genetico ci guida già su strade migliori, sebbene con ciò non si faccia ancora abbastanza”” [1235]; “”Un grande errore che noi commettiamo è quello di pensare la causa sempre vicina all’effetto, come la corda alla freccia che ne scocca, e tuttavia non possiamo evitarlo, perché causa ed effetto sono pensati sempre insieme e dunque vengono avvicinati nella mente”” [1237]; “”Risalire dall’effetto alla causa è soltanto un procedimento storico, per esempio dall’effetto che un uomo è stato ucciso alla causa del fucile sparato”” [1213]; “”I cerchi del vero si toccano immediatamente; ma negli intermondi l’errore ha abbastanza spazio per espandersi e spadroneggiare”” [1249]; “”Tutto ciò che nasce si cerca spazio e vuole durata; perciò scaccia un’altra cosa dal suo posto e ne abbrevia la durata”” [1252]”” (pag 210-214)”,”VARx-602″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Enrico GANNI”,”Dalla mia vita. Poesia e verità.”,”””Dopo la battaglia di Jena (14 ottobre 1806), i francesi saccheggiano Weimar: la casa sul Frauenplan viene risparmiata, ma è proprio a causa di questo drammatico episodio che lo scrittore inizia a pensare alla steusra di un’autobiografia. Due anni più tardi, il 2 e il 6 ottobre 1808, a Erfürt, Goethe viene ricevuto da Napoleone, che lo invita a Parigi e lo esorta a scrivere una tragedia su Cesare. Il 14 ottobre è insignito della Legion d’onore. Sempre nel 1808 pubblica la prima parte di Faust, prima parte della tragedia, e inizia la stesura delle ‘Affinità elettive'”” (pag XLV, cronologia) “”La guerra nella quale da qualche anno eravamo coinvolti, così come la vita borghese in sé e la lettura di romanzi e resoconti storici, ci fecero capire che in molti casi le leggi tacciono e non vanno in soccorso del singolo che deve cercare di trarsi d’impaccio per proprio conto”” (pag 117) “”Fu così che, tradotto e in originale, a brani e integrale, in frammenti ed estratti, Shakespeare prese ad agire sulla nostra cerchia di Strasburgo; e come si hanno persone salde nelle loro conoscenze della Bibbia, noi via via diventammo saldi nella conoscenza di Shakespeare: nelle nostre conversazioni riproducevamo quei vizi e quelle virtù della sua epoca che lui ci aveva disvelato, ci divertivamo con i suoi ‘quibbles’ (cavilli, sofismi, ndr) e gareggiavamo con lui, ora traducendoli ora creandone arditamente di nostri”” (pag 392)”,”BIOx-388″
“GOETHE Wolfgang, a cura di Giuliano BAIONI”,”Inni.”,”””Il gruppo dei cosiddetti inni dal ritmo libero raccolti in questo volume rappresenta una delle massime espressioni poetiche della cultura borghese del Settecento europeo. Il primo, il ‘Wandrers Sturmlied’ fu scritto dal giovane Goethe nella primavera del 1772; l’ultimo, ‘Das Göttliche’, fu composto dal Goethe maturo nel 1783. Tra l’uno e l’altro il decennio più intenso e più tempestoso della vita e dell’opera del poeta. La loro storia è quella dell’ultimo illuminismo tedesco o, se si vuole, dello ‘Sturm und Drang’ e della sua rivoluzione nell’umanesimo del Goethe classico; il loro problema quello della nuova cultura borghese che nell’atto della protesta e della ribellione stürmeriana prende per la prima volta coscienza delle proprie contraddizioni. Sullo sfondo tutto lo sviluppo dell’ ‘Aufklärung’, dalla prima fase giusnaturalista e spinoziano-leibniziana alla seconda della restaurazione wolffiana, alla terza infine del panteismo stürmeriano che recupera tutti i fermenti rivoluzionari delle origini”” (pag 5) (prefazione di Giuliano Baioni)] Prometeo. “”Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forza esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui monti! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la cui fiamma tu mi porti invidia. Io non conosco al mondo nulla di più meschino di voi, o dèi. Miseramente nutrite d’oboli e preci la vostra maestà ed a stento vivreste, se bimbi e mendichi non fossero pieni di stolta speranza. Quando ero fanciullo e mi sentivo perduto, volgevo al sole gli occhi smarriti, quasi vi fosse lassù un orecchio che udisse il mio pianto, un cuore come il mio che avesse pietà dell’oppresso Chi mi aiutò contro la tracotanza dei Titani? Chi mi salvò da morte, da schiavitù? Non hai tutto compiuto tu, sacro ardente cuore? E giovane e buono, ingannato, il tuo fervore di gratitudine rivolgevi a colui che dormiva lassù? Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Hai mai calmato le lacrime di me ch’ero in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini a mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me”” (trad. it. di Giuliano Baioni, pag 77-79)]”,”VARx-636″
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-211-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-212-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1890″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-213-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-214-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1893″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-215-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1910″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-216-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-217-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-218-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-219-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-220-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-221-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-222-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-223-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-224-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1901″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-225-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-226-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-227-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-228-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Liechtdruck. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-229-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-230-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Lichtdruck. Weimar 1895″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-231-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-232-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-233-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1898″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-234-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-235-FL”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Il ‘Werther’ è il più famoso romanzo d’amore della letteratura tedesca e tra i più letti della narrativa europea (4° di copertina) “”Nel 1805 la scomparsa di Schiller, che interrompe un sodalizio durato circa un decennio, colpisce profondamente Goethe. Un secondo evento traumatico rappresenta per il poeta, l’anno seguente, il saccheggio di Weimar da parte dei francesi reduci dalla battaglia di Jena. (…) Per quanto riguarda la vita pubblica vanno ricordati, oltre ai due incontri con Napoleone, quello con lo Zar di Russia, con Metternich, il principe di Prussia e il suo primo ministro von Hardenberg nel 1813 a Weimar”” (pag 7)”,”VARx-065-FGB”
“GOETZ Hermann, edizione italiana a cura di Angelica COMELLO”,”India. Cinquemila anni di civiltà indiana.”,”Allo studio de problemi e delle manifestazioni della civiltà indiana Hermann GOETZ ha dedicato una vita di ricerche. Nato nel 1898 a Karlsruhe, nel Baden, si è laureato a Monaco di Baviera, fu poi assistente al Museo d’ Etnologia di Berlino e sovraintendente del Kern Institut di Leida. Ha viaggiato a lungo nel Punjab, nel Nepal, in Persia e Turchia. Ha diretto il Museo e la galleria di Baroda nell’ India occidentale. Ha scritto molte opere sul tema. L’ arte dei sultanati provinciali. “”I sultani Bahmani del Deccan (1347-1538) impegnati in continue guerre con gli Indù di Vijayanagar, Telingana e Orissa, rafforzarono la classe dei nobili e dei soldati con immigrati dai paesi di là dal mare. La loro archittettura, perciò, cadde sempre più sotto l’ influsso della arte persiana; tuttavia non mancano elementi indù e nell’ ultima fase vi si avverte anche l’ influsso del sultanato del Malwa. La prima capitale fu Gulbarga (…)””. (pag 222)”,”INDx-077″
“GOETZ Helmut”,”Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista. (Tit.orig.: Der freie Geist und seine Widersacher)”,”Habent sua fata libelli. GOETZ Helmut è nato a Lipsia nel 1920. Laureatosi all’ Università di Zurigo in storia, storia dell’ arte e storia della letteratura francese, ha lavorato a Roma presso l’ Istituto storico germanico dal 1956 fino al suo pensionamento (1985) curando la pubblicazione dei rapporti inviati nel Cinquecento dalla Nunziatura apostolica in Germania. Vive in Italia vicino a Treviso. Edoardo Ruffini. “”Era impensabile che Ruffini desse ascolto alle tre autorità che si erano pronunciate a favore del giuramento fascista. Tra Croce, che pure era stato “”un caro amico della famiglia”” e il giovane giurista non vi era alcun dialogo. Libero pensatore praticamente sin dalla nascita, e quindi non condizionato dalla Chiesa cattolica, non poteva certo seguire le raccomandazioni del papa. E naturalmente non aveva mai fatto parte del Partito comunista clandestino. Infine vi era sua padre, autorità a lui particolarmente vicina. Francesco Ruffini, in considerazione della giovane età del figlio, che era ancora all’ inizio della sua carriera universitaria, gli consigliò di giurare.”” (pag 101) “”Nel 1947 tuttavia la sua missione fu funestata dalla morta improvvisa del figlio Luca, studente a Oxford. Questa tragedia, che sarebbe stata seguita nel 1978 da un altro grave colpo de destino, attenuò il suo interesse per le vicende italiane e lo portò a ritardare il suo ritorno all’ insegnamento””. (pag 104) “”Il “”sentimento di schietta e commossa gioia”” provato da Ruffini in occasione di questo convegno non poteva bastare però a liberarlo dal suo radicato pessimismo, che egli considerava uno dei suoi difetti. Dal 1972 viveva più o meno ritirato a Borgofranco d’ Ivrea, nella sua casa paterna. Quando oltretutto la compagna della sua vita, a seguito di alcuni infortuni, si ritrovò gravemente invalida, si tolsero la vita insieme, nella notte dal 10 all’ 11 febbraio 1983. Sono sepolti nel cimitero di Montebuono. Eduardo Ruffini, il più giovane di coloro che rifiutarono il giuramento, sarà ricordato non solo per i suoi importanti studi di storia del diritto e per il suo pensiero e comportamento politico esemplare, ma anche per le sue straordinarie qualità personali: la capacità di autocritica, l’ assenza di smodate ambizioni, e soprattutto la sua costante generosità verso gli altri. Al suo amico e compagno di studi Alessandro Passerin d’ Entreves disse una volta: “”Il bene, diceva kantianamente, bisogna compierlo per se stesso, non per una ricompensa.”” Edoardo Ruffini Avondo ha vissuto tutta la vita secondo questo principio””. (pag 109-110)”,”ITAF-215″
“GOETZ Walter GRUNDMANN Herbert WAGNER Fritz, a cura; scritti di Ludger MEIER Bisbert BEYERHAUS Heinrich FODOR Werner HAHLWEG Emerich SCHAFFRAN Alfred HEUSS Ernst BOCK Carlo ANTONI Michael SEIDLMAYER Lutz HATZFELD August BUCK Heinz GOLLWITZER Theodor ELWERT Gisbert BEYERHAUS Willy ANDREAS Jürgen RIECKENBERG Erich SANDER Werner HAHLWEG Robert STUPPERICH Max MÜHL Emerich SCHAFFRAN Heinz ZATSCHEK Manfred SCHLENKE Fritz T. CALLOMON Walter GOETZ August BUCH Hermann KELLENBENZ Herbert GRUNDMANN Ferdinand SEIBT Robert STUPPERICH Heinrich FODOR Hans LÜLFING Herbert SCHÖNEBAUM Hellmut ROSENFELD Hans TINTELNOT Heinz GOLLWITZER Bernhard FABIAN Werner CONZE Gerhard JACOB”,”Archiv für Kulturgeschichte. – Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”- Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”ARCx-058″
“GOETZ-GIREY Robert”,”La pensée syndicale francaise. Militants et Théoriciens.”,”GOETZ-GIREY Robert è professore presso la facoltà di diritto di Nancy e di Friburgo. “”All’ interno stesso dei sindacati rivoluzionari, Borse e CGT si disegna prima del 1914 una corrente riformista. I suoi rappresentanti fanno la loro parte nella rivoluzione, restano fedeli alla Charte d’ Amiens, precisando che l’ essenziale dell’ azione sindacale è “”l’ espropriazione capitalista””; che la CGT raggruppa “”tutti i lavoratori coscienti della lotta da condurre per la sparizione del padronato e del salariato””. Essi interpretano le riforme come una tappa verso la rivoluzione: ogni riforma è di per se stessa rivoluzionaria perché trasferisce agli operai una parte della potenza padronale””.”” (pag 110-111) “”Ma esiste bene una corrente riformista, più vigorosa comunque per le sue critiche che per le costruzioni positive. I suoi rappresentanti: André, Claverie, Guérard, Renard, Hamelin, Keufer, appartengono alle grandi federazioni ben organizzate dai forti effettivi: gas, ferrovie, editoria.”” (pag 111)”,”MFRx-251″
“GOETZ-GIREY Robert”,”Les Syndicats Ouvriers Allemands après la Guerre. Idéologies et Réalités.”,”GOETZ-GIREY Robert dottore in diritto.”,”MGEK-120″
“GOFFMAN Erving”,”La vita quotidiana come rappresentazione.”,”Nato nel 1922, Erving Goffman è scomparso nel 1982. I suoi studi hanno “”scoperto”” fenomeni sociologici in precedenza ignorati. Tra le sue numerose opere il Mulino ha pubblicato ‘Forme del parlare’ (1987), ‘Il rituale dell’interazione’ (1988) e ‘L’interazione strategica’ (1988). Erving Goffman (1922–1982) è stato un importante sociologo canadese-americano che ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della moderna sociologia americana. È considerato da alcuni il sociologo più influente del 20° secolo, grazie ai suoi numerosi contributi significativi e duraturi nel campo. Goffman è ampiamente conosciuto e celebrato come una figura importante nello sviluppo della teoria dell’interazione simbolica e per la creazione della prospettiva drammaturgica. I suoi lavori più letti includono “The Presentation of Self in Everyday Life” e “Stigma: Notes on the Management of Spoiled Identity”. Ecco alcuni dei suoi contributi più importanti: Micro-sociologia: Goffman è considerato un pioniere della micro-sociologia, che si concentra sull’analisi delle interazioni sociali quotidiane. Ha esaminato come le persone costruiscono e gestiscono la propria identità sociale per gli altri. Inquadramento e analisi del frame: Ha introdotto il concetto di “frame” per comprendere come le persone interpretano e danno significato alle situazioni. La prospettiva del frame analysis ha avuto un impatto significativo sulla sociologia e sulla comunicazione. Gestione dell’impressione: Goffman ha studiato come le persone gestiscono l’impressione che vogliono dare agli altri. Questo concetto è fondamentale per comprendere come ci presentiamo agli altri nella vita quotidiana. Stigma e istituzioni mentali: Attraverso il suo studio delle istituzioni mentali, Goffman ha esplorato come lo stigma influisce sulla vita delle persone. Ha creato il concetto di “istituzioni totali” e ha analizzato il processo di risocializzazione all’interno di queste istituzioni. La sua eredità nel campo della sociologia rimane indelebile, e la sua visione critica e innovativa continua a ispirare gli studiosi di tutto il mondo12. (copil.)”,”TEOS-002-FAP”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’ Impero.”,”Luigi GOGLIA (1943) è Prof associato di storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’Univ di Padova. E’ autore tra l’altro di ‘Questione palestinese e nazionalismo arabo’ (1980), ‘Colonialismo e fotografia. Il caso italiano 1885-1940’ (1989), e di ‘Storia fotografica dell’ Impero fascista, 1935-1941′ (1985) (Laterza). Fabio GRASSI (1936) è Prof straordinario di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Univ di Siena. Ha pubblicato tra l’altro ‘Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo 1896-1915′ (1980), ‘La formazione della diplomazia nazionale’ (1986) e per i tipi della Laterza ‘Il tramonto dell’età giolittiana nel Salento’ (1973).”,”ITQM-019″
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (Napoli, 1943), ricercatore all’università di Roma, è autore di saggi di storia coloniale italiana. Fabio Grassi (Roma, 1936), incaricato di storia contemporanea all’Università di Lecce.”,”ITQM-006-FF”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (1943) è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’università di Padova. Fabio Grassi (1936) è professore straordinario di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’università di Siena.”,”ITQM-027-FL”
“GOGLIA Luigi; PRAYER Mario; SULLIVAN Brian R.”,”Sulla politica coloniale fascista (Goglia); Gandhi e il nazionalismo indiano nella pubblicistica del regime fascista, 1921-1938 (Prayer); Roosevelt, Mussolini e la guerra d’Etiopia: una lezione sulla diplomazia americana (Sullivan).”,”Quattro caratteri dell’imperialismo coloniale fascista (Dominio diretto, Razzismo, Colonizzazione agricola democgrafica, Ruolo del Partto fascista Pnf) (pag 48-49) Roosevelt non comprese il ruolo delle ideologia straniere (Hitler e Mussolini) (pag 103)”,”ITAF-009-FGB”
“GOGOL Nicola”,”Racconti di Pietroburgo – L’ ispettore generale. Con tutte le aggiunte e le appendici dell’ autore.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”Stimo però non inutile far conoscere al lettore un po’ più strettamente questo Schiller. Schiller era un autentico Tedesco, in tutta la estensione del termine. Già fin dal ventesimo anno di età, da quel tempo beato, che un Russo vive come Dio la manda, già allora s’era organizzata tutta la propria vita e non faceva strappi alla regola per nessun motivo. Aveva stabilito di levarsi alle sette, di pranzare alle due, d’esser puntuale in ogni cosa, e briaco ogni domenica. Aveva stabilito di costituirsi nel corso di dieci anni un capitale di cinquantamila, e anche questo era certo e ineluttabile come il destino, giacché piuttosto un impiegato dimenticherà di buttar l’ occhio nel vestibolo del proprio direttore, che un Tedesco si risolva a venir meno alla propria parola. Per nessun motivo aumentava Schiller le proprie spese, e se il prezzo delle patate saliva contro il consueto, lui, per conto suo, non aggiungeva un solo copeco, ma semplicemente diminuiva la quantità, e sebbene gli capitasse talvolta di restare con un po’ di appetito, pure finiva col farci l’ abitudine. La sua meticolosità giungeva al punto che aveva stabilito di non baciare sua moglie più di due volte durante la giornata, e perché non gli avvenisse di baciarla fuori programma, si guardava bene dal mettere nella minestra più di un solo cucchiaino di pepe; è anche vero che la domenica questa norma non veniva rigorosamente osservata, perché Schiller beveva allora due bottiglie di birra e una bottiglia di acquavite di cimino, contro la quale acquavite si scagliava tuttavia sempre. Egli non beveva affatto come un Inglese, che subito dopo aver mangiato spranga la porta e si sbornia da solo. Al contrario, egli, da buon Tedesco, beveva sempre ispiratamente, o col calzolaio Hoffmann o col falegname Kuntz, anche lui Tedesco e grande ubriacone. Tale era il carattere del degno Schiller, il quale fu da ultimo condotto a una situazione imbarazzante fino all’estremo.”” (pag 124-125, La prospettiva)”,”VARx-223″
“GOGOL Nikolaj”,”L’ ispettore.”,”””Non serve lagnarsi dello specchio, se il muso è storto”” (proverbio popolare) Il revisore racconta la storia di un esilarante equivoco: un avventuriero squattrinato è scambiato dagli abitanti di un villaggio russo per un funzionario inviato dal governo a eseguire un’ispezione. Consapevole dello scambio, l’uomo sfrutta con disinvoltura tutti coloro che gli si avvicinano per corromperlo, fino ad eclissarsi indisturbato all’arrivo del vero ispettore. La vicenda offre a Gogol lo spunto per dipingere una grandiosa galleria di tipi umani e stigmatizzare i vizi, le meschinità e le piccinerie di una sonnolenta cittadina di provincia. “”Quello di Gogol’ è un testo d’eterna attualità: ci dice cos’è la corruzione, e il suo legame con un sistema politico, all’interno di una società che produce la paura. Certamente è un grottesco, una tragicommedia, ma anche un classico molto più moderno di tanti testi contemporanei”” Matthias Langhoff”,”VARx-268″
“GOGOL Nikolaj”,”Il naso. Il ritratto.”,”I due racconti di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ che vengono pubblicati in questo volume nel testo russo e in quello italiano, appartengono entrambi al cosiddetto ‘ciclo’ di Pietroburgo, insieme con Il cappotto, già pubblicato nella BUR nella stessa forma, e con altri racconti.”,”VARx-046-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-213-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le veglie alla fattoria di Dikanka.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-218-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Racconti di Pietroburgo. “”Il cappotto””, “”Il naso””, “”Il ritratto””, “”La prospettiva””, “”Diario di un pazzo””.”,”Per lungo tempo Gogol è stato considerato uno scrittore rerealista, dai prevalenti interessi sociali: il critico russo Belinskij, nel 1935, lo definì “”poeta della vita reale”” e questo equivoco fu rafforzato dalla pubblicazione del “”Cappotto”” che in superficie sembra obbedire a una aspirazione umanitaristica, e anzi ha dato origine a un filone letterario (“”Povera gente”” di Dostoevskij ne è l’esempio maggiore). Ma dietro l’apparente concretezza dei particolari è un creatore di ossessivi fantasmi…”,”VARx-160-FV”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Le congetture dei funzionari russi. ‘Ma tutti rimasero fortemente dubbiosi che Cicikov fosse il capitano Kopieikin, e trovarono che il direttore delle poste aveva un po’ troppo lavorato di fantasia. Del resto anch’essi a loro volta, non vollero fare brutta figuara, e sulla traccia dell’acutissima ipotesi del direttore delle poste, almanaccarono in modo, che quasi quasi gli passarono innanzi. Fra le tante congetture non prive di sagacità, ci fu addirittura quella (pare strano perfino dirlo), che Cicikov potesse essere Napoleone travestito: giacché gl’inglesi da gran tempo vedevano di malocchio che la Russia, con permesso loro, fosse così potente ed estesa, e anzi già parecchie volte erano apparse anche delle caricature, in cui un russo era raffigurato in atto di discorrere con un inglese: l’inglese, piantato lì, si teneva alle spalle, a guinzaglio, un cane, e il cane rappresentava Napoleone: «Bada, sai,» diceva l’inglese «che se per poco non fai a modo, io ti sguinzaglio addosso questo cane». Ed ecco che ora, chissà, lo avevano appunto sguinzagliato fuori dall’isola di Sant’Elena, ed egli si stava introducendo in Russia, sotto sembianze di Cicikov, ma in realtà ben altri che Cicikov. Che proprio credessero, i funzionari, a simili storie, naturalmente non si può affermare; eppure, eppure, approfondendo la riflessione, e meditando sulla faccenda ciascuno per proprio conto, dovettero riconoscere che il viso di Cicikov, se si girava e si metteva di profilo, era assai somigliante al ritratto di Napoleone. Il capo della polizia, il quale aveva partecipato alla campagna del 1812, e aveva di persona veduto Napoleone, dové ammettere anche lui che quanto alla statura non era davvero più alto di Cicikov, e che quanto a complessione anche Napoleone non si poteva dire che fosse troppo grosso, ma neppure, d’altronde, che fosse sottile”” (pag 208)”,”RUSx-001-FER”
“GÖHRING Martin”,”Da Bismarck a Hitler, 1890-1945.”,”Prima guerra mondiale: il ‘miracolo della Marna’. (pag 118-119-120) La Marna e il Piano Schlieffen. “”E’ chiaro come la battaglia della Marna della prima guerra mondiale potesse diventare oggetto di vivaci controversie. Esse si aggirano intorno a questo tema: fino a qual punto è possibile giustificare la fatale decisione e in quale misura fu regalata una vittoria che si era prossimi ad afferrare? Alcuni fatti fondamentali sono abbastanza sicuri: che era diventato dubbio se lo scopo strategico fondamentale, che era quello di distruggere la massa principale dell’esercito francese, o quanto meno di metterla fuori combattimento, si potesse ancora raggiungere; che d’altra parte la battaglia fu troncata in un momento in cui nessuna vera necessità esigeva più questo provvedimento. Kluck, sicuro della vittoria, oppose resistenza all’ordine, che, come presto risultò, traeva origine dalla valutazione pessimistica di una situazione del momento, di cui non si era avuta una visione completa. Così anche l’avversario fu straordinariamente sorpreso e sollevato quando i Tedeschi sgomberarono il campo di battaglia. Egli non poteva più in alcun caso sperare in una vittoria. Il fatto che si potesse coniare l’espressine “”miracolo della Marna”” dice tutto. L’unico responsabile del corso degli avvenimenti è l’OHL. Esso dimostrò di non essere all’altezza del compit che gli era stato affidato, soprattutto per quanto riguarda il problema del comando di eserciti di massa. Il suo primo errore fu quello di lasciare per troppo tempo mano libera ai comandanti delle singole armate, i quali evidentemente non possono essere assolti dall’imputazione di essersi preoccupati più di conseguire vittorie singole che di occupare il proprio posto nel piano generale. In ogni caso la mancanza di coordinamento è un sintomo dominante nell’evoluzione che portò alla grande battaglia. Ciò dipende anche dal fatto che l’OHL si tenne troppo lontano dal teatro delle operazioni. Fino al 30 agosto il grande quartier generale si trovava a Coblenza per poi trasferirsi nel Lussemburgo. Così gli mancò la chiara visione d’insieme in ogni momento. Così si spiega il fatto che alla fine Moltke mandò un abile ufficiale di Stato Maggiore, il tenente colonnello Hentsch, nella zona di operazione del centro e di destra, situata ad una distanza di circa 250 km. Il suo mandato era indeterminato e non fissato per iscritto ed egli lo interpretò con la massima ampiezza. In base al suo giudizio personale della situazione, egli diede quell’ordine di così immensa portata. Moltke soltanto avrebbe potuto darlo. Ma nell’ora in cui il destino era sul piatto della bilancia gli mancò ogni slancio. Roso dal “”tarlo del pensiero””, egli si arrese al dubbio struggente. Avesse egli avuto almeno la calma del suo avversario Joffre, il quale, privo pure lui di qualsiasi genialità, non perdette tuttavia in alcun momento il suo equilibrio spirituale, benché il suo esercito sopportasse con fatica il grave onere morale della continua ritirata. L’aver guidato questo esercito dalla ritirata nella battaglia è un merito incontestabile. Moltke invece comandava un esercito che marciava con irruenza ed era pieno della fanatica volontà di vincere. Egli rinunciò a sfruttare in pieno le forze spirituali di questo esercito. Egli era privo della sicurezza di sé, di cui dev’essere dotato colui che guida una battaglia, egli gettò il manico dietro alla scure. Ma anche il comandante della seconda armata, von Bülow, pare perdesse nelle ore decisive il necessario coraggio. Tuttavia c’è indubbiamente anche un altro elemento di grave peso: che l’ala meridionale, la sesta e settima armata, non poté eseguire il compito strategico che le era stato affidato, il passaggio sulla Mosella superiore, e così grandi parti di queste armate rimasero durante la grande battaglia massa inutilizzata. E con ciò viene confermata la concezione originaria che era stata alla base del piano di Schlieffen: che qui non era possibile passare. Naturalmente ci soo anche altre questioni anche di natura tecnica, relative ai rinforzi di truppe ecc., ma esse non bastano ad invalidare l’opinione che il piano Schlieffen, anche modificato, avrebbe garantito una vittoria schiacciante e un decisivo indebolimento della Francia. Rimane poi aperta la questione se un pieno successo avrebbe avuto la conseguenza di metterla addirittura fuori combattimento.. Voler rispondere ad essa in base alle esperienze della seconda guerra mondiale sarebbe un errore; poichè la situazione è troppo diversa”” (pag 118-119-120)”,”GERQ-090″
“GÖKAY Bülent, a cura di Antonella SALOMONI”,”L’Europa orientale dal 1970 a oggi.”,”Bülent Gökay insegna relazioni internazionali e dirige il programma di Studi europei nella Keele University, Gran Bretagna. Tra i suoi libri: A Clash of Empires e The Politics of Caspian Oil.”,”EURC-074-FL”
“GOLDBACH Marie-Luise”,”Karl Radek und die deutsch-sowjetischen Beziehungen, 1918-1923.”,”GOLDBACH Marie-Luise “”Unter seinem eigentlichen Namen Sobelsohn traf Karl Radek am 19. Dezember 1918 in Berlin ein. Noch auf dem Bahnhof kaufte er die “”Rote Fahne””, und sein erster Weg führte ihn in die Redaktion. Hier traf er die Führer des Spartakusbundes, mit denen er in den nächsten Wochen aufs engste zusammmenarbeiten sollte. Die meisten waren für ihn alte Bekannte, aus der polnischen Partei, von der SPD her oder aus seiner Schweizer Zeit: Rosa Luxemburg, Leo Tyszka-Jogiches, Karl Liebknecht und Paul Levi.”” (pag 21)”,”RIRB-117″
“GOLDBERG David J.”,”Verso la terra promessa. Storia del pensiero sionista.”,”David J. Goldberg rabbino a Londra, è esponente noto dell’ebraismo progressista. Collabora con articoli su argomenti ebraici ed israeliani a giornali come il Times, il Guardian e l’Independent. Ha curato il volume The Jewish people: their history and their religion (con John D. Rayner).”,”VIOx-120-FL”
“GOLDBLAT Jozef”,”Arms Control Agreements. A Handbook.”,”Fondo Palumberi Jozef Goldblat senior member of the Sipri, Stockholm International Peace Research Institute”,”QMIx-276″
“GOLDEN Miriam A.”,”Eroiche sconfitte. Sindacato e politiche di riduzione del personale.”,”Miriam A. Golden insegna Scienza politica nell’Università della California a Los Angeles.”,”SIND-023-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies. “”Questa gente deve sparire dalla faccia della terra”” Heinrich Himmler, da un discorso ai capi del Partito nazista, Posen, 6 ottobre 1943.”,”QMIS-025-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies.”,”RELC-047-FL”
“GOLDKORN Wlodek LINDNER Claudio a cura; scritti di Claudio LINDNER Wlodek GOLDKORN Gigi RIVA Enrico AROSIO Stefano VASTANO Gianluca DI-FEO Leopoldo FABIANI Roberto DI-CARO Stefania ROSSINI Marco DAMILANO Giuseppe BERTA Arianna DI-GENOVA Antonio CARLUCCI Federica BIANCHI Gad LERNER Pier Vittorio BUFFA Emanuele EDALLO Nicola MARANESI, colloqui con Massimo CACCIARI Michael STÜRMER Marc LAZAR Emanuele MACALUSO Christopher CLARK Pierre LEMAITRE”,”La grande guerra. Raccontarla cent’anni dopo per capire l’Europa di oggi.”,”Contiene il saggio di Stefano Vastano ‘Rosa contro tutti’ (Rosa Luxemburg) e di Wlodek Glodkorn ‘Jaurès, non solo lotta di classe’ Foto del ‘Gotha proletario’ (pag 115) (Foto del gruppo dirigente del Partito socialdemocratico tedesco ai primi del Novecento, compaiono tra gli altri August Bebel e Wilhelm Liebknecht)”,”QMIP-001-FMP”
“GOLDMAN Emma”,”Epopée d’une anarchiste. New York 1920- Moscou 1920.”,”contiene dedica”,”ANAx-040″
“GOLDMAN Emma”,”Vivendo la mia vita 1917-1928.”,”Femminista e anarchica, di origine lituana, Emma GOLDMAN è stata presente nel corso delle lotte sociali in USA agli inizi del secolo XX, e fu presente in posizione critica negli anni successivi alla rivoluzione d’Ottobre durante la guerra civile. Nel 1936 e 1937 è in Spagna dalla parte del movimento libertario.”,”ANAx-052″
“GOLDMAN Emma”,”Autobiografia. Vivendo la mia vita. Vol. III 1908 – 1917.”,”La GOLDMAN nasce nel 1869 nella provincia russa di Kovno da genitori ebraici. Nel 1889 emigra negli USA dove, profondamente scossa dalla spietata repressione seguita ai fatti di Haymnarket Square, inizia a New York la militanza nel movimento anarchico. Legata sentimentalmente ad Alexander BERKMAN (un rapporto che durerà, tra alterne vicende, per tutta la vita), partecipa alle grandi lotte sociali sulla scena americana ed europea a fianco dei maggiori esponenti del pensiero libertario: da MOST a KROPOTKIN, da Luise MICHEL a MALATESTA, da John TURNER agli IWW. nel 1906 fonda la rivista ‘Mother Earth’. Perseguitata e più volte incarcerata dal governo americano, viene infine esiliata nel 1919 insieme a BERKMAN e ad altri. Inizia così un lungo periodo di attività rivoluzionaria in varie parti del mondo: prima in Russia, dove si batte contro la degenerazione della riv oluzione bolscevica, poi in Svezia, in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Spagna durante la guerra civile, infine in Canada, dove muore nel 1940. Della GOLDMAN la Salamandra ha pubblicato: -La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause -Anarchia, femminismo e altri saggi Di BERKMAN: Che cos’è l’anarco-comunismo. Con una introduzione di Emma GOLDMAN e Paul AVRICH”,”ANAx-053″
“GOLDMAN Emma”,”Anarchia femminismo e altri saggi.”,”Psicologia della violenza politica, dell’attentatore (pag 64-65) “”Björnstjerne Björnson, nella seconda parte di ‘Beyond Human Power’ (Oltre le forze umane), insiste sul fatto che è tra gli anarchici che dobbiamo cercare i martiri moderni che pagano per la loro fede con il sangue, e che vanno incontro alla morte sorridendo, perché credono, sinceramente come lo credette Cristo, che il loro martirio redimerà l’umanità. François Coppé, il romanziere francese, così si esprime nei confronti della psicologia dell”Attentäter’ [‘Un rivoluzionario che compie un atto di violenza politica’, nota p. 61]: “”La lettura dei particolari dell’esecuzione di Vaillant mi ha fatto riflettere (…) questo delitto, per quanto terrribile nelle sue intenzioni, era disinteressato, frutto di un’idea astratta. Anche il passato dell’uomo, la sua infanzia infelice, la sua vita di sofferenze, volgevano a suo favore. Sulla stampa indipendente si levarono voci generose in sua difesa, in tono alto e chiaro. ‘Semplicemente una corrente d’opinione letteraria’ hanno detto alcuni con dispetto. E’, al contrario, un onore per gli uomini d’arte e di pensiero aver espresso ancora una volta il proprio disgusto per il patibolo””. Anche Zola, in ‘Germinal’ e ‘Paris’ descrive la sensibilità e la bontà, la profonda simpatia per le sofferenze umane, di questi uomini che hanno chiuso il capitolo delle proprie vite con un gesto violento di rottura contro il nostro sistema. Ed infine, ma non per questo meno importante, l’uomo che forse meglio di chiunque altro ha capito la psicologia dell”Attentäter’, è Augustine Hamon, l’autore di un ottimo libro, ‘Une Psychologie du Militaire Professionnel’ che è arrivato alle seguenti interessanti conclusioni: “”(…) L’anarchico tipico, quindi, si può definire nel modo seguente: un uomo suscettibile allo spirito di rivolta in una o più delle sue forme – protesta, ricerca, critica, innovazione .- dotato di un grande amore per la libertà, egoista o individualista, e dominato da una grande curiosità, da un profondo desiderio di conoscere. Queste caratteristiche sono accompagnate da un amore ardente per il prossimo, una sensibilità morale altamente sviluppata, un profondo senso di giustizia e un grande spirito missionario””. Alle caratteristiche citate bisogna aggiungere, secondo Alvin F. Sanborn, le seguenti schiette qualità: un amore eccezionale per gli animali, una dolcezza straordinaria in tutti i normali rapporti esistenziali, una estrema modestia nel comportamento, frugalità e morigeratezza, addirittura austerità di vita, e un coraggio senza confronti (1)”” (pag 64-65) (1) ‘Paris and the Social Revolution'”,”ANAx-376″
“GOLDMAN Emma”,”La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause.”,”Emma Goldman (1869-1940), la rivoluzionaria più temuta dall’opinione pubblica statunitense, non avrebbe mai immaginato di dover chiudere due anni dopo, la propria vicenda sovietica, con un bilancio sconsolante. Le sue attese, le sue speranze nell’era nuova, che erano le attese e speranze del proletariato internazionale, dovevano infrangersi contro la dura realtà repressiva del nuovo Stato bolscevico. Frutto di questa esperienza è il breve saggio La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause (1922), cui avrebbe fatto seguito, l’anno successivo, il più impegnativo My Disillusionment in Russia. Il saggio è la testimonianza di una militante rivoluzionaria di fronte ai primi, evidenti sintomi della rivoluzione tradita.”,”ANAx-011-FL”
“GOLDMAN Wendy Z.”,”Democrazia e terrore. Le dinamiche della repressione nell’era di Stalin.”,”Wendy Z. Goldman insegna Storia contemporana presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. É autrice di numerosi saggi tra cui Women, the State and Revolution: Soviet Family Policy and Social Life, insignito del Berkshire Conference Book Award.”,”RUSS-023-FL”
“GOLDMANN Lucien”,”L’ ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach.”,”Contiene ‘Comunicazione sull’ eredità letteraria di Marx ed Engels’ di David RJAZANOV.”,”MADS-125″
“GOLDMANN Lucien, a cura di Gian Giacomo CAGNA”,”L’ illuminismo e la società moderna. Storia e funzione attuale dei valori di libertà, eguaglianza, tolleranza.”,”Diderot. “”Il saggio più noto di Diderot, ‘Le neveu de Rameau’, inedito alla morte dell’ autore, fu scoperto da Goethe che lo tradusse in tedesco e lo pubblicò. Hegel ha poi ripreso il protagonista che appare nella ‘Fenomenologia dello spirito’ come una delle figure dello spirito. (…) Hegel in seguito dimostra che Diderot, scrivendo questo saggio, era già andato oltre il punto di vista in esso assunto. In altri saggi, ad esempio nel suo ‘Entretien d’un père avec ses enfants’, Diderot pone, con un pretesto occasionale e sull’ esempio di concreti casi singoli, domande simili alla seguente: deve una legge generale, che come tale è riconosciuta giusta e necessaria, venir obbedita ‘hic et nunc’ in ogni singolo caso o può questa obbedienza condurre a una grave ingiustizia? Nei ‘Deux Amis’ egli ci mostra due persone che sono venute in conflitto con la legge soltanto in ragione del loro disinteresse ed amore reciproco, due nobilissimi uomini che la società tuttavia condanna come delinquenti e incapaci. Nel suo saggio più ampio, ‘Jacques le fataliste’, composto da un lungo dialogo tra il servo fatalista Giacomo e il suo padrone, nel quale i due narrano le loro avventure, vediamo continuamente come la realtà sia in contrapposizione con una ragionevole visione e previsione dei fatti, come il servo sia spesso il padrone e come il padrone dipenda dal servo. Diderot è stato il solo illuminista più o meno cosciente del fatto che, se la condizione degli uomini dipende dalle circostanze sociali, queste circostanze stesse sono il risultato delle azioni umane. Pur non riconoscendogli, come non riuscì a Rousseau, di fondaer o anche semplicemente di abbozzare una filosofia dialettica (i primi elementi di questa li troviamo soltanto in Kant), Diderot fu tuttavia cosciente, più di ogni altro illuminista, della complessità della vita sociale e, con ragione, non solo Lessing, ma anche Goethe e Hegel lo hanno considerato una delle più grandi figure del suo secolo.”” (pag 63-64)”,”TEOP-329″
“GOLDMANN Lucien”,”Introduzione a Kant. Uomo, comunità e mondo nella filosofia di Immanuel Kant.”,”””Nessuno, sotto ogni aspetto è più inutile dello studioso, finché egli è nella semplicità naturale, e nessuno è più necessario di lui nella condizione di oppressione per mezzo della superstizione e della violenza”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 10) “”Lusso morale. I sentimenti che restano senza effetto”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 9) (in apertura) Nato il 20 giugno 1913 a Bucarest, dopo essersi laureato in Diritto, Goldmann si trasferisce in Francia. Discepolo appassionato di Lukacs, prosegue i suoi studi di filosofia e si laurea in Lettere alla Sorbona. Per un anno lavora a Zurigo con Jean Piaget. Nel 1956 ottiene il dottorato alla facoltà di lettere di Parigi con una tesi su Pascal e Racine, che ebbe una vasta risonanza nel mondo accademico e soprattutto nei circoli intellettuali marxisti. Nel 1958 viene nominato direttore all’Ecole pratique des Hautes Etudes, più tardi diventa direttore delel riceerche presso l’Università di Sociologia di Bruxelles. Tra le sue opere più importanti: ‘Recherches dialectiques’, Gallimard, 1959. In italiano ha pubblicato ‘L’ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach’, Samonà e Savelli, Roma, 1969. E’ morto a Parigi il 3 ottobre 1970. “”Partendo da queste premesse, il compito principale della ‘Critica della ragion pura’ consiste nel combattere due pericolose illusioni che potrebbero indurre l’uomo a tradire la sua destinazione di tendere all’incondizionato, e cioè: a) ‘l’uso trascendentale delle categorie’ (…); b) ‘l’empirismo scettico’ (…). Nel primo caso, l’uomo sarebbe un Dio, non potrebbe avere nulla di più elevato ‘al di sopra di lui’; nel secondo caso, sarebbe un demone o una bestia, non potrebbe ‘esservi’ nulla di più elevato ‘per lui’. Egli non è tuttavia né l’uno, né l’altro, bensì un essere intermedio, che non può non adempiere al suo destino. Questa concezione, comune ai massimi ideologi individualisti della borghesia, a Racine e a Pascal in Francia, a Goethe e a Kant in Germania, costituiva il punto culminante dell’ideologia classica. A partire di là, erano possibili soltanto tre strade: 1. il ritorno all’individualismo classico (strada parzialmente aperta nei paesi arretrati dove la società borghese rappresentava ancora l’avvenire, ad esempio in Germania: Fichte, Nietzsche). 2. La via verso il declino apologetico (dell’ordine esistente) o 3, a partire dall’individualismo, verso una filosofia del “”noi””, della comunità umana”” (pag 155-156)”,”FILx-477″
“GOLDMANN Lucien”,”Scienze umane e filosofia.”,”””Questa ricerca di una possibilità di mettere in armonia gli interessi economici delle diverse classi sociali per evitare la rivoluzione e rafforzare la monarchia, portò Quesnay (23) non solo a cercare la scienza economica, ma anche a formulare senz’altro ‘la geniale schematizzazione dei rapporti economici fra le classi sociali’ ch’egli chiama il ‘Tableau économique’. I fisiocratici hanno perfetta conoscenza dell’importanza di quella scoperta: Luigi XV, a quanto pare, lo stampa con le sue mani. Mirabeau lo definisce una delle 3 scoperte “”che han dato alle scienze politiche la loro principale solidità””, e cioè “”la contabilità, la moneta e il ‘Tableau économique'””. Eppure, quando il fondatore dell’economia liberale, Adam Smith, discepolo diretto di Quesnay, pubblica la ‘Ricchezza delle Nazioni’, niente più tracce di ‘Tableau’. Il problema dei rapporti economici complessivi fra le classi sociali trascendeva la ‘coscienza possibile’ della borghesia liberale. Di fatto il ‘Tableau’ è sempre stato ignorato dai principali rappresentanti di quell’economia fino agli anni più recenti. Ancora nel 1910, Weulersse redigeva una tesi di 1300 pagine in 8°-grande sul movimento fisiocratico e al ‘Tableau’ dedicava appena 10 pagine, senza minimamente rendersi conto della sua importanza. Così il manuale più diffuso di storia delle dottrine economiche all’inizio del secolo, opera di Gide e Rist, ci informava che il ‘Tableau économique’ suscitava fra i contemporanei un’ammirazione incredibile che oggi fa sorridere (24) e, come l’esposizione di Gide, “”non dà che un’idea imperfetta degli incroci e dei rimbalzi di redditi di cui i fisiocratici si divertono a seguire con gioia infantile i contraccolpi. Ed essi immaginano davvero di scoprire la realtà. Sono inebriati perché ritrovano in ogni occasione il conto esatto dei loro miliardi”” (p. 23). Eppure in quel momento il ‘Tableau’ è rientrato ormai da tempo nel quadro della teoria economica. Il primo a capire di nuovo la sua importanza fu Karl Marx che, oltre alle analisi contenute nelle ‘Teorie sul plus-valore’, dove parlando del ‘Tableau’, scrive che “”mai l’economia politica aveva avuto un’idea così geniale”” (t. I, p. 115), giacché “”Smith ha semplicemente raccolto la successione dei fisiocratici, catalogato e specificato con maggior rigore i diversi articoli dell’inventario senza la capacità di dare al quadro complessivo la esattezza di sviluppo e di interpretazione indicata, nonostante le ipotesi erronee di Quesnay, nel ‘Tableau économique’ (p. 115), gli consacra la maggior parte del II libro del ‘Capitale’, introducendo, tuttavia, un’importante modifica. Egli sostituisce le classi principali del tempo di Quesnay, proprietari terrieri e classi sterili, nobiltà e terzo stato, con le classi essenziali del suo tempo, operai e capitalisti. Il destino successivo del ‘Tableau’, che nella letteratura marxista si chiamerà ‘Schemi della riproduzione’, non è meno interessante. Marx, il quale come Quesnay scriveva nella prospettiva di una rivoluzione, aveva subito compreso l’importanza dell’idea geniale di quest’ultimo. Ma, quando appare il II libro del ‘Capitale’, il capitalismo attraversa un periodo di stabilità, e non esiste la prospettiva di una rivoluzione. E nel campo marxista – tranne, beninteso, Engels – nessuno capisce la importanza di quegli schemi. Un critico marxista si chiederà persino perché Engels pubblicasse quei calcoli privi di interesse. Il primo a capire la loro importanza sarà Tugan-Baranowski, in Russia, nel 1894, undici anni prima del 1905. E li capirà, nella prospettiva della rivoluzione borghese russa, come affermazione della possibilità di uno sviluppo indeterminato del capitalismo. Questa interpretazione darà ad essi, a sua volta, il marxismo riformista dell’Europa occidentale con Hilferding, Kautsky, ecc., e anche, sul ‘terreno economico’, il marxismo russo con Lenin, Bukharin, ecc., che allo sviluppo del capitalismo riconoscono unicamente limiti ‘politici’. Solo nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale, Rosa Luxemburg credé di poter scorgere un limite economico del capitalismo. In seguito, nella letteratura marxista, il dibattito proseguì per centinaia e migliaia di pagine e, nella misura in cui il problema della rivoluzione si pone alla borghesia contemporanea, pensatori qualificati come Schumpeter e Keynes, ripresero ugualmente (del resto, in modo intricato e confuso), i problemi del ‘Tableau économique’ di Quesnay”” [Lucien Goldmann, Scienze umane e filosofia, Milano, 1961] [(23) Quesnay, fondatore della fisiocrazia, era il medico personale di Luigi XV, il quale stampò con le proprie mani il ‘Tableau économique’. Quesnay cominciò a occuparsi di economia all’età di 62 anni; (24) Gide e Rist, ‘Histoire des doctrines économiques’. Gide osserva semplicemente con un certo stupore l’atteggiamento del Prof. Henri Denis, il quale dichiara “”che condivide assai da vicino l’ammirazione di Mirabeau””. Ma H. Denis aveva letto Marx per intero] (pag 142.-145) Metodo “”il progresso della conoscenza non va ‘dal semplice al complesso’ ma dall’astratto al concreto con un oscillazione continua fra l’insieme e le sue parti”” (pag 95) “”Nella letteratura durkheimiana abbiamo incontrato questo concetto una sola volta – appena accennato – nell’opera di Halbwachs su ‘Le classi operaie e i livelli di vita’, quando, parlando della coscienza che la classe operaia possiede intorno alla sua unità, Halbwachs affacciava l’ipotesi che tale coscienza fosse non una realtà ma una possibilità”” (pag 132)”,”TEOS-238″
“GOLDNER Loren”,”L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio.”,”Loren Goldner ha 56 anni (2004). E’ stato attivo nel movimento studentesco (1965-70) a Berkeley e contro la guerra del Vietnam. Militante in gruppi trotskisti – luxemburghiani a partire dal 1973 è uscito da ogni organizzazione politica, svolgendo attività pubblicistica, scrivendo saggi di storia del movimento operaio, uno dei quali tradotto anche in Italia: ‘Amadeo Bordiga: la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale’ su ‘Plusvalore’ n° 11 febbraio 1993, lavoro tradotto in altre lingue (ripubblicato qui in appendice) “”L’universalismo di Marx si fonda su una nozione di umanità come di una specie distinta dalle altre specie per la sua capacità di rivoluzionare periodicamente i propri mezzi per estrarre ricchezza dalla natura e quindi come di una specie libera dalle leggi relativamente fisse della popolazione che la natura impone alle altre specie. “”Gli animali riproducono soltanto la loro propria natura””, scriveva Marx nei ‘Manoscritti del 1844′, “”ma l’umanità riproduce tutto della natura””. Quasi 150 anni più tardi, la comprensione dell’ecologia contenuta in questa frase rimane in anticipo rispetto alla maggior parte dei movimenti contemporanei conosciuti con quel nome”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 38) “”Molti conoscono l’ironia di Marx sull’uomo comunista che “”va a pesca al mattino, a caccia al pomeriggio e fa critica la sera, senza essere per tutto questo né pescatore, né cacciatore, né critico””. Ma spesso il senso teoretico di fondo di quell’ironia non è afferrato; comunemente è intesa nel mero significato di superamento della divisione del lavoro, ma è alquanto più di questo. (…). E’ la concreta espressione del superamento di uno stato di animalità che riduce gli esseri umani alla loro attività vitale irrigidita nell’ambito della divisione capitalistica del lavoro. Marx espresse la stessa idea in modo più elaborato nei ‘Grundrisse’: “”La spinta incessante del capitale verso la forma generale della ricchezza trascina il lavoro oltre i limiti della sua miseria naturale, creando in questo modo le condizioni materiali per lo sviluppo della ricchezza individuale, che risiede per intera tanto nella sua produzione quanto nel suo consumo, e il cui lavoro perciò non appare più lungo come lavoro, ma come il completo sviluppo dell’attività stessa, in cui il bisogno naturale nella sua forma immediata è scomparso, perché una necessità generata storicamente ha preso il posto di quella naturale che c’era prima”” (Karl Marx, Grundrisse, p. 325 (1857) (1973))”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 140-141)”,”TEOC-603″
“GOLDNER Loren / TIRAN André”,”Amadeo Bordiga, la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale (Goldner) / Lenin, il valore e il denaro (Tiran).”,”””Questo articolo vuole essere un modesto contributo a questo riesame. Esso presenta, al riguardo, le poco conosciute idee del marxista italiano Amadeo Bordiga (meglio ricordato, quando non è dimenticato del tutto, come uno degli ultrasinistri criticati da Lenin in ‘Estremismo, malattia infantile del comunismo’), sulla natura dell’Unione Sovietica. Più in generale, il presente articolo conisdera la tesi che la ‘questione agraria’, fondamentale per Bordiga nell’analisi del capitalismo, per quanto poco discussa, sia la chiave effettiva della storia tanto della socialdemocrazia che dello stalinismo, le due deformazioni del marxismo che hanno dominato il ventesimo secolo”” (pag 63) (Goldner) “”Quello che è inusuale e sorprendentemente nuovo nel punto di vista di Bordiga è molto semplicemente la sua teoria che ‘il capitalismo significhi la rivoluzione agraria’ (7). Egli probabilmente sviluppò questa idea nel periodo precedente il 1914: alcuni dei suoi primi articoli riguardavano le posizioni dei socialisti italiani e francesi sulla questione agraria”” (pag 64) (Goldner) (7) L’esposizione matura sul legame tra questione agraria e capitalismo si trova in A. Bordiga (1979) ‘Mai la merce sfamerà l’uomo: la questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx’, Firenze “”Il progresso dell’impianto teorico di Bordiga rispetto a quello di Trotsky è soprattutto la sua critica dell’assunto, contrabbandato all’interno del trotskysmo e di quelli che si spacciano per trotskysti, che Stalin e lo stalinismo rappresentino il centro tra la destra di Bucharin e la sinistra di Trotsky”” (pag 67) “”La tradizione leninista e trotskysta divide la storia del capitalismo in due fasi separate dalla Prima Guerra Mondiale, che inaugura l’epoca della decadenza imperialista. Le fonti teoriche di questa posizione – resa popolare per lungo tempo dall”Imperialismo’ di Lenin – provengono dall’analisi del capitalismo monopolistico prima della Prima Guerra Mondiale: Hobson, Hilferding e Lenin. Il capitalismo nei giorni migliori della II Internazionale, appariva diverso dal sistema descritto da Marx (…). La Prima Guerra Mondiale segnò un punto di svolta. La rivoluzione russa dimostrò che, secondo una frase di Lenin, “”la rivoluzione proletaria si nasconde dietro ogni sciopero”” ed il periodo 1917-1921 sembrava molto vicino a confermarlo. Dopo una effimera stabilizzazione, arrivò il 1929, la depressione mondiale, il fascismo, lo stalinismo e la Seconda Guerra Mondiale (…)”” (pag 77) Secondo Tiran “”appare evidente che Lenin “”non comprende”” i primi capitoli del ‘Capitale, che egli non giunge ad assimilare il procedimento e la dimostrazione di Marx (…)”” !!! (pag 93)”,”BORD-131″
“GOLDONI Carlo, a cura di Giorgio BARBERI SQUAROTTI”,”La Bottega del caffé.”,” “”Per ben giudicarne, bisognerebbe dare un’intera lettura della commedia poiché vi sono in essa tanti caratteri quanti personaggi. Quelli che figurano il più, sono due sposi: il marito è sregolato, e la moglie all’ opposto sofferente e virtuosa. Il padrone della bottega del caffé, uomo di garbo servizievole e gentile, prende interesse in questo sfortunato matrimonio, e arriva a correggere l’ uno, rendendo l’ altra felice e contenta. Vi è poi un maldicente cialtrone, soggetto veramente comico e originale, e uno di quei flagelli dell’umanità (…)””. (C. Goldoni) (pag 97) La farina del diavolo va tutta in crusca.”,”VARx-241″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 1.”,”ANTE3-31″,”VARx-305″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 2.”,”ANTE3-32″,”VARx-306″
“GOLDONI Luca”,”Cioè.”,”Nato a Parma nel 1928, Luca Goldoni ha cominciato a scrivere sui giornali nel 1950 dopo una laurea in legge. Inviato speciale (Resto del Carlino, Nazione e Corriere della Sera) ha girato il mondo e in particolare, con curiosità, l’Italia, le contraddizioni del costume italiano.”,”ITAS-008-FV”
“GOLDONI Carlo”,”Commedie. La bottega del caffé – Il bugiardo – La locandiera – Un curioso accidente – I rusteghi – La casa nova.”,”Alcune commedie scritte in dialetto”,”VARx-109-FV”
“GOLDONI Daniele”,”Il riflesso dell’Assoluto. Destino e contraddizione in Hegel (1797-1805).”,”Daniele Goldoni, nato a Mantova, collabora con il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze dell’Università di Venezia. Ha pubblicato Il mito della trasparenza, saggi su Marx, Filosofia e paradosso. Il pensiero di Hölderlin e il problema del linguaggio da Herder a Hegel, ha curato il volume Dio e la filosofia.”,”FILx-089-FL”
“GOLDONI Carlo; a cura di Giuseppe ORTOLANI”,”Tutte le Opere di Carlo Goldoni. Volume XI.”,”””ch’i’ ho veduto tutto il verno prima / lo prun mostrarsi rigido e feroce, / poscia portar la rosa in su la cima; /”” Dante, Paradiso, XIII”,”VARx-099-FL”
“GOLDONI Luca”,”Maria Luigia donna in carriera.”,”Luca Goldoni, inviato del Corriere della Sera, ha dedicato anni allo studio del costume e della cronaca degli italiani.”,”BIOx-058-FSD”
“GOLDRING Mary”,”L’ economia dell’ industria atomica nell’ esperienza della Gran Bretagna. (Tit.orig.: ‘Economics of Atomic Energy’)”,”Nesso tra energia atomica nucleare e civile. “”In fatto di qualità, i costruttori americani hanno in mano tutte le carte. L’ uranio 235 è la carta pigliatutto del mazzo, ed esso è disponibile negli Stati Uniti in una quantità quasi incredibile, grazie all’ enorme programma militare che ha portato alla costruzione di un numero crescente di impianti a diffusione. Secondo le parole di Gordon Dean, che è stato per molti anni il capo dell’ American Atomic Energy Commission, “”quando l’ attuale programma sarà completato avremmo tanto materiale per costruire bombe che ci uscirà dagli orecchi””. (pag 98) Deuterio. “”Il risultato di questa politica militare è l’ attuale abbondanza di uranio 235 per usi civili, così come il fatto che gli americani siano in grado di vendere centinaia di tonnellate di acqua pesante all’ estero è il risultato dell’ analoga precipitosa decisione di costruire in gran fretta impianti ad acqua pesante per la bomba all’ idrogeno.”” (pag 98)”,”UKIE-038″
“GOLDSCHMIDT Bertrand”,”Il nucleare. Storia politica dell’energia nucleare.”,”Bertrand Goldschmidt è sul piano tecnico uno dei quattro o cinque personaggi-chiave della nascita e dello sviluppo dell’energia nucleare in Francia… (pag 11) Goldschmidt ha lavorato nel 1933 come assistente personale di Marie Curie. Dopo l’invasione della Francia da parte della Germania nazista si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò con Glenn Seaborg all’Università di Chicago. Dopo la guerra è stato sempre più coinvolto dallo sforzo diplomatico francese in campo nucleare. Ha partecipato nel 1946 alla fondazione della CFEA Commissione Francese per l’Energia Atomica nella quale ha ricoperto la carica di responsabile per le relazioni internazionali. Dal 1958 al 1980 ha lavorato nell’ International Atomic Energy Agency. (4° di copertina)”,”RAIx-370″
“GOLDSCHMIED Leo”,”Storia della banca.”,”Nel termine ‘lombardi’, sinonimo professione di banchiere, il termine si trova associato con ebrei, nell’esercizio del credito. E’ accertato che nel termine “”lombardi”” erano compresi gli italiani almeno in un secondo tempo (‘Lombard Street’ è l’arteria principale della City di Londra) (pag 19-20) C’è un lungo capitolo sull’Italia. (pag 64-96) “”Meglio infliggere una perdita a chi vive di rendita che far morire di fame la povera gente”” (Keynes) pag 60″,”ECOI-318″
“GOLDSTEIN Avery”,”Rising to the Challenge. China’s Grand Strategy and International Security.”,”GOLDSTEIN Avery è professore di scienze politiche e Associate Director del Christopher H. Browne Center for International Politics all’ Università della Pennsylvania e Senier Fellow al Foreign Policy Research Institute a Philadelphia. E’ autore di ‘Deterrence and Security in the 21st century’ (Stanford, 2000). Ascesa militare cinese. “”Thus, while Russia and China were both anticipating that American missile defenses might require them to shoulder a much heavier military burden simply to maintain their current levels of security in an extended era of American unipolarity, China’s concerns ran deeper. China’s analysts argued that missile defenses were in fact another element in the broader U.S. response to China’s rise. One interpretation suggested that a key reason the United States was so eager to deploy missile defenses was because they would weaken China’s limited strategic deterrent, hedge against China’s growing military power, and thereby forestall the shift from unipolarity to multipolarity.”” (pag 141)”,”CINx-216″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”GOLDSTEIN Erik insegna Relazioni internazionali nella Boston University. Valutazione dell’autore sulle vittime. “”La guerra civile russa e la guerra russo-polacca, combattute fra il 1918 e il 1922, provocarono più vittime del conflitto europeo del 1914-18: solamente in Russia morirono dodici milioni e mezzo di persone”” (pag 98)”,”RAIx-323″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. …. finire (pag 99-100″,”RAIx-001-FC”
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. Gli Stati Uniti svolsero un importante ruolo di assistenza umanitaria tramite l’American Relief Organization, guidata da Herbert Hoover, e ciò fece nascere la speranza che avrebbero aperto relazioni ufficiali; l’interesse degli americani, però, non si spinse oltre agli scopi umanitari, ed essi riconobbero il governo comunista solo nel 1933. La riluttanza degli stati occidentali a riconoscere il governo sovietico dipese da ragioni di carattere non solo ideologico ma anche finanziario: assumendo il potere, esso aveva infatti rifiutato di farsi carico degli ingenti debiti con l’estero. Fin dal 1880 la Russia era stata impegnata in uno sforzo massiccio di industrializzazione fortemente finanziato da capitali stranieri, in particolare francesi e belgi: a questi debiti si aggiunsero gli elevati prestiti dagli alleati occidentali durante la Prima guerra mondiale”” (pag 99-100)”,”QMIP-048-FV”
“GOLDSTINE Herman H.”,”Il computer da Pascal a von Neumann. Le radici americane dell’elaboratore moderno.”,”Herman H. Goldstine, matematico e tecnologo, con Eckert e Mauchly costruì il primo calcolatore digitale: l’Eniac (1943-45). Dopo la guerra, a Princeton con von Neumann, costruì il prototipo dell’elaboratore moderno.”,”SCIx-103-FL”
“GOLDSTÜCKER Eduard”,”Libertà e socialismo. L’ autonomia della cultura, il rapporto democrazia socialismo, la questione nazionale, i giovani nell’ analisi dell’uomo di punta del rinnovamento polacco.”,”L’A è stato presidente dell’ Unione degli scrittori cecoslovacchi.”,”EURC-060″
“GOLIKOV G.”,”La révolution d’ Octobre.”,”ANTE3-21 Cartina della Russia con date instaurazione potere sovietico”,”RIRO-330″
“GOLINELLI Alessandro”,”Il volo di Margherita. Modernità e neoliberismo.”,”””Goethe fa ammettere a Faust che il suo più alto desiderio non è l’immortalità ma poter un giorno “”dire all’attimo, fermati sei così bello””. L’ansia di Faust è nel riuscire a stare dietro al tempo”” (pag 1) ‘””C’è una cosa che non capisco….Come mai è sempre ancora mezzanotte, mentre da un pezzo dovrebbe già essere mattino?”” (41) (pag 8) (Nota 41) Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita’, Einaudi, Torino, 1968 p. 287). (Nota 61) Per una di quelle strane, ma non completamente fortuite, coincidenze della storia ‘Il maestro e Margherita’ non fu pubblicato durante la vita di Bulgakov, venne stampato per la prima volta in versione integrale nel 1968. Non in Unione Sovietica, dove giravano però alcune copie tagliate, ma in Italia, dalla Einaudi.’ Michail Afanas’evic Bulgakov, Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 Infanzia e studi 1.2 Durante la guerra civile 1.3 L’arrivo a Mosca 1.4 Gli anni dedicati al teatro 1.5 Gli ultimi anni 2 Dopo la morte 3 Opere 4 Trasposizioni al cinema 5 Fortuna 6 Note 7 Opere 7.1 Edizioni originali 7.2 Traduzioni italiane 7.3 Critica 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] La casa dei Bulgakov a Kiev Tat’jana Nikolaevna Lappa prima moglie di Bulgakov Infanzia e studi[modifica | modifica wikitesto] Michail Miša Bulgakov nacque a Kiev, in Ucraina, da Afanasij Ivanovic (professore di storia e critica delle religioni occidentali, morto nel 1906) e Varvara Michajlovna Pokrovskaja, entrambi del governatorato di Orël (Russia). Fu primo di sette figli (quattro femmine e due maschi), gli altri figli di Afanasij si sarebbero poi stabiliti a Parigi. Si legge nei diari della sorella Nadežda che Miša abbandona la pratica religiosa. Nel 1913 Bulgakov sposò Tat’jana Nikolaevna Lappa. Nel 1916 si laureò (in ritardo: si era iscritto nel 1909) in medicina, con menzione d’onore, presso l’Università di Kiev, allora dedicata a San Vladimir (oggi Università nazionale “”Taras Ševcenko””). Fu subito inviato a Nikol’skoe nel governatorato di Smolensk, come dirigente medico dell’ospedale del circondariato. Era l’unico medico del circondariato. Sono di questo periodo gli Appunti di un giovane medico (sette racconti), i cui manoscritti sono andati persi. Se, come in essi scrive, ogni giorno aveva al minimo cinquanta pazienti, più gli interventi chirurgici, è verosimile che tali appunti siano stati scritti l’anno successivo, quando si spostò a Vjaz’ma, più tranquilla (condivideva il lavoro con almeno altri tre colleghi medici), dove gli arriveranno gli echi della rivoluzione. È qui che Bulgakov vive le esperienze descritte negli altri due racconti degli Appunti. Durante la guerra civile[modifica | modifica wikitesto] Targhe commemorative in onore di Bulgakov e Vachtangov a Vladikavkaz Nel 1918 tornò a Kiev con la moglie, dove aprì uno studio medico di dermatosifilopatologia. Afferma di aver assistito, a Kiev, almeno a quattordici sovvertimenti politici, di cui dieci vissuti in prima persona: è in questo periodo che gli nasce in seno l’idea di abbandonare la medicina, poiché, come pubblico ufficiale, era troppo soggetto al potere politico. Nel 1919 venne inviato a Vladikavkaz come medico militare, dove iniziò a fare il giornalista. Qui si ammalò di tifo, la contingenza gli impedì di lasciare il Caucaso; il suo volere era quello di scampare alla guerra civile e stabilirsi in un contesto culturale più ampio (l’estero o la nuova capitale). Inizia a pubblicare con giornali locali ma quasi tutte le pubblicazioni di questo periodo sono irreperibili. È del 1920 il definitivo abbandono della carriera medica, dando inizio ad un lungo periodo di ristrettezze economiche: il lavoro di letterato rendeva poco o niente e cercò quindi di arrotondare lavorando come comparsa in teatro. In quegli anni vide la luce la prima versione de I giorni dei Turbin. L’arrivo a Mosca[modifica | modifica wikitesto] Nel 1921, si trasferì a Mosca dove si ricongiunge alla prima moglie. Dopo essere riuscito, non senza difficoltà, a trovare una sistemazione cercò impiego presso la sezione letteraria del Commissariato del popolo all’istruzione pubblica e politica e viene assunto come segretario. L’impiego non durò molto, riuscì poi ad avere delle collaborazioni con vari giornali scrivendo su gli argomenti più disparati. Poi iniziò uno dei rapporti più importanti della vita lavorativa e letteraria di Bulgakov, quello con la rivista berlinese in lingua russa Nakanune. Sempre in quel periodo iniziò a frequentare i sabati letterari di Evdoksija Nikitina. Dopo aver completato La guardia bianca tenta di farlo pubblicare su Nedra, il romanzo viene rifiutato perché gli ufficiali bianchi (dell’Armata dei Volontari) apparivano sotto una luce eccessivamente benevola. Il romanzo verrà pubblicato in più parti su Rossija tra il 1924 e il 1925 e mentre terminava il romanzo iniziò la versione teatrale (scritta tra gennaio e agosto 1925). Gli anni dedicati al teatro[modifica | modifica wikitesto] La casa moscovita Nel 1924 divorziò da Tat’jana e sposò Ljubov’ Belozerskaja. Sempre in quell’anno iniziò a frequentare casa Zajaickij, la combriccola era composta quasi completamente da moscoviti e vedevano Bulgakov come un provinciale. Lì, tra le altre, fece la conoscenza del critico d’arte Gabricevskij marito di Natal’ja Severcova figlia del noto zoologo professor Severcov che, con tutta probabilità, ispirò il personaggio del professor Persikov de Le uova fatali, il racconto venne pubblicato su Nedra. Iniziarono anche i primi problemi con la censura sovietica. Cuore di cane ricevette gli elogi della critica letteraria ma fu ritenuto impubblicabile dalla censura. Diavoleide fu requisito dalle edicole pochi giorni dopo l’uscita. La pièce basata sulla Guardia bianca dovette essere tagliata e modificata più volte per poter uscire e il titolo necessitava di essere modificato eliminando ogni riferimento ai bianchi; si giunse così al titolo I giorni dei Turbin. Il 7 maggio 1926 avvenne la prima perquisizione in casa sua e il sequestro dei suoi diari lo turbò profondamente. Il successo de I giorni dei Turbin e, successivamente, L’appartamento di Zoja fecero di Bulgakov un drammaturgo famoso nonostante alcuni aspri commenti della critica. I temi della guerra civile furono protagonisti anche nelle opere del 1928; tra questi il centrale fu la responsabilità personale dei fatti avvenuti in quel periodo. Ne La fuga la responsabilità viene accollata a tutte le parti del conflitto, compresi i civili. Il 1928 fu un anno ricco di avvenimenti, quasi tutti legati al teatro. La fuga seguì un percorso tribolato: inizialmente non fu autorizzato per il MChAT, venne però richiesto da un teatro di Odessa e iniziarono le prove. Grazie ai pareri positivi di Maksim Gor’kij e Aleksej Sviderskij la censura approvò la pièce ma il 24 ottobre venne pubblicato sulla Pravda l’annuncio del nuovo fermo dell’opera per «apologia del movimento bianco». Anche L’isola scarlatta che ricevette l’approvazione dopo un anno e mezzo dalla richiesta vide sospese le repliche dopo la prima. Sempre in quell’anno gli eventi di carattere personale furono principalmente due. In febbraio fece la sua prima richiesta di espatrio per andare a Berlino e Parigi che venne rifiutata l’8 marzo. Si adoperò anche per riavere i suoi diari, sequestrati durante la prima perquisizione, con richieste alle autorità e chiedendo aiuto a Gork’ij. Il veto ufficiale a La fuga arrivò nel gennaio 1929, giudicata antisovietica da Stalin stesso, ma Bulgakov si rifiutò di fare le modifiche richieste. Il 28 febbraio, durante una festa di carnevale, conobbe Elena Sergeevna Šilovskaja e se ne innamorò. Principiò un rapporto epistolare tra i due con Elena Sergeevna costretta a distruggere le lettere di Bulgakov essendo una donna sposata. Ad ella consegnò anche il manoscritto de All’amico segreto. Del 1930 è l’opera Il bagno di Majakovskij e fu un grande successo di critica: Mejerchol’d paragonò Majakovskij a Molière. L’interpretazione che venne quindi data all’opera, che si rifaceva ai classici, turbò Bulgakov al punto di fornirgli lo sprone per una risposta che si realizzò con la decisione di tornare al teatro con un lavoro su Molière. Terminò il manoscritto, intitolato La cabala dei bigotti, il 6 dicembre e il giorno dopo sulla copia battuta a macchina compariva una dedica a Elena Sergeevna. Quello stesso giorno gli venne notificato il divieto di messa in scena delle opere scritte fino a quel momento: tutte le sue speranze erano rivolte a quest’ultimo lavoro. La pièce sembrò riscuotere un discreto successo tra il circolo dei teatranti, tuttavia il 18 marzo ricevette la notizia della mancata approvazione da parte della censura. I problemi di Bulgakov non erano soltanto materiali (era in serie difficoltà finanziarie) ma la sua condizione di letterato respinto in ogni sua iniziativa era un peso psicologico che sopportava con difficoltà. In una lettera al fratello scrisse: «Con queste stesse mani ho gettato nella stufa le minute di un romanzo sul diavolo, di una commedia e l’inizio di un altro romanzo». Questo episodio è centrale e ricorrente nella vita e nel pensiero di Bulgakov, il “”romanzo sul diavolo”” a cui si riferisce è ovviamente Il maestro e Margherita e il concetto riassunto nella celebre massima “i manoscritti non bruciano” è presente anche in quest’opera. Lo stato d’animo di quei giorni lo portò a scrivere una lettera al governo dell’URSS. Il 18 aprile, il giorno dopo i funerali di Majakovskij che si era suicidato il 14 aprile, ricevette una telefonata da Stalin in persona che gli negava la possibilità di espatriare, ma gli prospettava un impiego al Teatro Accademico dell’Arte di Mosca, non però come drammaturgo[1]. Nonostante fosse relativamente benvoluto da Stalin, gli fu sempre impedito di uscire dall’Unione Sovietica o di andare a far visita ai suoi fratelli all’estero Nel 1932 si sposò per la terza volta, con Elena Sergeevna Šilovskaja. Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto] Tomba di Michail Bulgakov nel cimitero di Novodevicij a Mosca Nell’ultimo decennio della sua vita, Bulgakov continuò a lavorare alla sua opera più nota Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di critica letteraria, storie ed eseguì alcune traduzioni e drammatizzazioni di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere rimase per molti decenni nel cassetto. Morì nel 1940, a soli 49 anni, per una nefrosclerosi, di cui era morto anche il padre, e fu sepolto nel cimitero di Novodevicij a Mosca. Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto] Dalla sua morte al 1961 nessuna opera di Bulgakov fu mai pubblicata. Poi, “”improvvisamente, per 5-7 anni in Russia scoppiò il fenomeno Bulgakov””, scrisse Vladimir Laškin. Da questo momento di nuovo in Russia cala l’oblio, per poi riaccendersi l’interesse negli anni ottanta.”,”FILx-480″
“GOLINI Antonio”,”La popolazione del pianeta. Sei miliardi di persone vivono oggi sulla terra: un successo della specie o una catastrofe per il pianeta?”,”Antonio GOLINI insegna demografia nella facoltà di scienze statistiche dell’ Università La Sapienza di Roma. E nella facoltà di scienze politiche della Luiss. “”La demografia è stata determinante, qualche decennio fa, nel consentire scelte politiche importanti nel campo della sicurezza sociale, con particolare riferimento al sistema pensionistico. Una struttura per età favorevole ha tecnicamente consentito di passare al sistema di ripartizione e di assicurare, per scelta politica appunto, una copertura pensionistica a tutti gli anziani (anche a coloro che avevano potuto lavorare poco o male o niente nel corso della vita), di rivalutare le pensioni, di tenere bassa o di abbassare ulteriormente l’età al pensionamento. Adesso che la demografia è cambiata, ci si deve chiedere – ed è questa la seconda sfida – se tecnicamente consentirà la prosecuzione dello stato sociale e il benessere delle generazioni attuali e future. Da un lato, si può immaginare che un forte aumento della produttività e della accumulazione capitalistica consenta di controbilanciare efficacemente l’incidenza ormai decisiva, in negativo, delle tendenze demografiche; anche se, allo stato attuale delle conoscenze, l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sulla produttività è indeterminato perché potrebbe anche essere negativo, portando a un regresso dello spirito di iniziativa e della creatività””. (pag 68)”,”DEMx-052″
“GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”The Changing Course of International Migration.”,”GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”STAT-347″
“GOLINO Enzo”,”Cultura e mutamento sociale. Il carattere degli italiani. L’ intellettuale emigrato. La generazione degli anni difficili. I delfini rampicanti. Letteratura come contestazione. L’ uomo di qualità. La sfida teoretica alla letteratura. Un breviario per l’ utopia. Una linguistica illuminista. La guerriglia semiologica. Lo spazio meridionale. Il consumo culturale.”,”GOLINO Enzo, nato a Napoli nel 1932, lavora nel settore dei programmi culturali della TV, e collabora con varie riviste e con l’ Espresso.”,”ITAB-086″
“GOLLAN N. e altri”,”Le capitalisme moderne: sa nature et ses particularités nationales.”,”Saggi di John GOLLAN N. INOZEMTSEV M. BARABANOV E. KHESSINE V.CHENAIEV A. POKROVSKI A. BORODAIEVSKI Y. IOUDANOV I. LEBEDEV E. LEONTIEVA R. OVINNIKOV. Contiene riferimenti: Lenin sugli Stati Uniti e l’ imperialismo americano (pag 36-37). ‘Gli Stati Uniti sono “”il paese d’ avanguardia del capitalismo moderno””. Essi non hanno eguali “”né per rapidità di sviluppo del capitalismo alla fine del XIX secolo e all’ inizio del XX (…)”” (Lenin, opere t.22 p.13). In effetti, lo sviluppo economico degli Stati Uniti è stato in questa fase più rapido di quello della Germania’. (pag 37)”,”LENS-139″
“GOLLBACH Jochen”,”Europäisierung der Gewerkschaften. Praktische Ansätze im Spannungsverhältnis nationaler und europäischer Strukturen und Traditionen.”,”PROUD TO BE A DOCKER. ORGOGLIOSO DI ESSERE UN PORTUALE. Jochen Gollbach ist wissenschaftlicher Mitarbeiter beim europäischen Metallgewerkschaftsbund (EMB) in Brüssel.”,”EURE-081-FL”
“GOLLER Peter”,”Marx und Engels in der bürgerlichen Ideologie und in der sozialistischen Theorie. Gesammelte Studien.”,”GOLLER Peter”,”MADS-652″
“GOLLIAU Catherine BLANCHARD Olivier GENEREUX Jacques MOREAU Laurence DAUMAS Jean-Claude MEDA Dominique VIGNERON Daniel VERDIER Thierry VANDERBORGHT Yannick MILANOVIC Branko saggi; testi commentati di SAY MALTHUS FRIEDMAN LUCAS SMITH SCHUMPETER SOLOW MEADOWS RANDERS RICARDO BASTIAT LIST OHLIN KRUGMAN PAINE MARX LAFARGUE MAX WEBER LE PRESTRE DE VAUBAN HAYEK ALLAIS”,”Les grands débats économiques. Les textes fondamentaux.”,”Testi commentati di Say, Malthus, Walras, Marshall, Keynes, Friedman, Lucas, Smith, Schumpeter, Solow, Meadows Randers, Ricardo, Bastiat, List, Ohlin Krugman, Paine, Marx, Lafargue, Max Weber, Le Prestre de Vauban, Hayek, Allais”,”ECOT-384″
“GOLLOMB Joseph”,”Albert Schweitzer. Il genio nella giungla.”,”Albert Schweitzer nacque a Kaysersberg, in quella zona dell’Alsazia meridionale appartenente al dipartimento dell’Alto Reno (territorio francese prima del 1871 e dopo il 1919), il 14 gennaio 1875. Suo padre, Ludwig Schweitzer, era un pastore luterano a Gunsbach, un piccolo villaggio alsaziano in cui crebbe il giovane Albert. Sua cugina era Anne-Marie Schweitzer, futura madre di Jean-Paul Sartre. Particolarità della chiesa ove predicava il padre era che si trattava del luogo di culto comune a due paesi – Gunsbach e Griesbach-au-Val – e a due confessioni religiose, cattolica e protestante. Ancora oggi le celebrazioni si suddividono fra riti in francese, riti in tedesco e riti bilingui. A questo proposito Schweitzer scrive nel suo Aus meiner Kindheit und Jugendzeit (Dalla mia infanzia e adolescenza): «Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione […] Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio». Era un bambino malaticcio, tardo nel leggere e nello scrivere, faceva fatica a imparare. Da fanciullo riusciva egregiamente solo nella musica: a sette anni compose un inno, a otto cominciò a suonare l’organo, a nove sostituì un organista nelle funzioni in chiesa (grazie a questo conobbe la moglie che era una pianista). Aveva pochi amici, ma dentro di sé coltivava già una spiccata e generosa emotività, estesa anche agli animali, dimostrata dalla preghiera che, sin da bambino, rivolgeva a Dio, invocandone la protezione verso tutte le creature viventi. La passione per la musica e gli studi filosofici Terminate le scuole medie, il giovane Albert s’iscrisse al liceo più vicino, a Mulhouse, dove si trasferì, ospitato da due zii anziani e senza figli. Fu proprio la zia che l’obbligò a studiare pianoforte. Al liceo Albert Schweitzer ebbe come insegnante di musica Eugen Munch, famoso organista a Mulhouse della chiesa di Santo Stefano, che gli fece conoscere la musica di Bach. Fu presto chiaro sia a Munch, sia a Charles-Marie Widor, noto organista della chiesa di Saint Sulpice di Parigi, che Schweitzer conobbe nel 1893 durante un soggiorno nella capitale francese, che il giovane Albert aveva un vero e proprio talento per l’organo. Fu allievo di Marie Jaëll.[2][3] Dopo gli studi classici e le lezioni di pianoforte, nell’ottobre del 1893 si trasferì a Strasburgo per studiare teologia e filosofia. In questi anni si sviluppò la sua passione smodata per la musica classica e, in particolare, per Bach. Per quanto concerne lo studio della filosofia, fu assiduo frequentatore dei corsi di Windelband riguardo alla filosofia antica e di Theobald Ziegler (che sarà suo relatore di tesi) riguardo alla filosofia morale. Nel 1899 conseguì la laurea con una tesi sul problema della religione affrontato da Kant e fu nominato vicario presso la chiesa di San Nicola di Strasburgo. Nel 1902 ottenne la cattedra di teologia e, l’anno successivo, divenne preside della facoltà e direttore del seminario teologico. Pubblicò varie opere sulla musica (alcune su Bach), sulla teologia, approfondì i suoi studi sulla vita e sul pensiero di Gesù Cristo, ed eseguì vari concerti in Europa. La scelta della sua vita Nel 1904, dopo aver letto un bollettino della Società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, zona settentrionale dell’allora Congo, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all’età di trent’anni, si iscrisse a Medicina, ottenendo nel 1913 (a trentotto anni) la sua seconda laurea, in medicina con specializzazione in malattie tropicali. Egli, che sin da piccolo aveva mostrato una spiccata sensibilità nei confronti di ogni forma vivente, sentì come irresistibile il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell’umanità più debole. Non fu tuttavia facile, per l’organista e insegnante Schweitzer rinunciare a quella che era stata la sua vita fino a quel momento: la musica e gli studi filosofici e teologici. Schweitzer sapeva però di dover realizzare quanto si era prefissato da vari anni. Scrive nel suo Aus meinem Leben und Denken (“”La mia vita e il mio pensiero””): «Il progetto che stavo per mettere in atto lo portavo in me già da lungo tempo. La sua origine rimontava ai miei anni di studentato. Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori […] Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che dovessi dare qualcosa in cambio […] Quando mi annunciai come studente al professor Fehling, allora decano della Facoltà di Medicina, egli avrebbe preferito spedirmi dai suoi colleghi di psichiatria.» Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell’Africa Equatoriale Francese. In una lettera scritta al direttore della Società missionaria di Parigi, Alfred Boegner – di cui l’anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un’assistenza medica – Schweitzer spiegò la sua scelta: «Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile» I missionari furono inizialmente scettici sull’interesse dimostrato dal noto organista per l’Africa. La risposta di Schweitzer fu quella di impegnarsi a raccogliere fondi per conto proprio, mobilitando amici e conoscenti e tenendo concerti e conferenze per realizzare il sogno di costruire un ospedale in Africa. Imbarcatosi a Bordeaux sul piroscafo Europa, approda, il 16 aprile 1913, a Port Gentil e, attraversando l’Ogooué, giunge sulla collina di Andende, sede della missione evangelica parigina di Lambaréné, dove accolto dagli indigeni appronta alla meglio il suo ambulatorio ricavato da un vecchio pollaio, con una rudimentale ma efficace camera operatoria, cui venne attribuito il suo stesso nome: Ospedale Schweitzer. Ad accompagnarlo in questa sua avventura è una giovane donna di origine ebrea, Hélène Bresslau, ormai diventata la moglie e la compagna di vita di Schweitzer, che l’aveva conosciuta nel 1901 a una festa di nozze. Albert e Hélène si erano sposati nel 1912, dopo che Hélène aveva ottenuto il diploma di infermiera, conseguito per realizzare il sogno comune con il marito. Cominciano ben presto ad arrivare ogni giorno almeno una quarantina di pazienti. Albert e Helene si trovano di fronte malattie di ogni genere legate alla malnutrizione, così come alla mancanza di cure e medicinali: elefantiasi, malaria, dissenteria, tubercolosi, tumori, malattia del sonno, malattie mentali, lebbra. Per i lebbrosi, molto più tardi, nel 1953, coi proventi del Nobel per la Pace, costruirà il Village Lumière. I primi anni in Africa e la deportazione Quando nel 1913 il medico alsaziano si imbarcò finalmente per Lambaréné con la moglie, accompagnato da numerose critiche da parte dei suoi familiari, insieme con la settantina di casse e attrezzature varie destinate alla costruzione del nuovo ospedale, egli portò con sé un pianoforte speciale, dono della Società bachiana di Parigi, progettato per resistere all’umidità e alle termiti africane. Fu questo il suo compagno di ogni giorno, lo strumento sul quale continuò a studiare, alla luce di una lampada a petrolio, nelle pause del lavoro e nel silenzio delle notti africane, quando non era impegnato a scrivere i suoi testi di filosofia e le lettere agli amici. Le giornate di Schweitzer passavano poi a curare le malattie (lebbra, febbre gialla, ulcera tropicale, vaiolo…) che affliggevano la popolazione di Lambaréné. I suoi inizi nel cuore dell’Africa furono assai difficili: oltre a dover lottare contro la natura che lo circondava, piogge torrenziali, animali feroci o infidi come serpenti e coccodrilli, dovette vincere la diffidenza degli indigeni prima, e poi la loro ignoranza. Non fu facile avvicinare gli ammalati che si fidavano solo dei loro stregoni (con cui in seguito sviluppò un rapporto di amicizia); le cure del medico bianco non erano da principio ben accolte. La prima operazione di Schweitzer, su un trentenne nero, colpito da un’ernia che gli stava andando in peritonite, si svolge infatti in un clima surreale. Una volta che il paziente è stato sedato, Schweitzer, nel silenzio della popolazione nera che seguiva l’operazione, si muove con gesti precisi, conscio che se provocherà la morte di quell’uomo anche la sua sorte sarebbe stata compromessa.[4] L’operazione, la prima di una lunghissima serie, andrà a buon fine. Poi, quando si riversarono a frotte nelle sue baracche per farsi curare, non seguivano le istruzioni del medico bianco, a volte le pomate che dovevano essere usate per la cura della pelle venivano mangiate, altre volte ingoiavano in una volta sola un intero flacone di medicinale. Non era facile trattare con gli indigeni, non era facile farsi capire, ma Schweitzer non si diede mai per vinto; le difficoltà, le avversità, la mancanza di alimenti o di medicinali non erano sufficienti per farlo arretrare. Schweitzer costruì a poco a poco un villaggio indigeno, i malati vi giungevano da ogni parte, spesso con le loro famiglie e tutti venivano ugualmente accolti, le loro usanze rispettate e così le loro credenze. A questo proposito racconta Giorgio Torelli:[4] «Ogni paziente continua ad essere accompagnato dai parenti e dai figli e spesso anche dalle anatre.» (Giorgio Torelli) Piano piano il “”grande medico bianco”” conquista la fiducia della gente di Lambaréné, e non solo. Dal profondo della foresta, da villaggi lontani anche centinaia di chilometri, arrivano malati desiderosi di cure. Schweitzer (e la sua comunità di medici volontari che piano piano cresce intorno a lui) diventa un benefattore, una figura di riferimento, e le notizie di quello che sta facendo nel cuore dell’Africa più nera smuovono l’opinione pubblica mondiale. Nel 1914 Hélène e Albert Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari a causa della loro nazionalità tedesca. Il 5 agosto di quell’anno, giorno in cui ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale, i coniugi Schweitzer vennero dichiarati prigionieri di guerra dai francesi, come cittadini tedeschi che lavoravano in territorio francese. Avevano il permesso di restare a casa, ma non potevano comunicare con la gente né accogliere i malati. Più tardi i francesi li espulsero dall’Africa spedendoli in un campo di lavoro nel sud della Francia. Secondo quanto racconta Edouard Nies-Berger, in Albert Schweitzer m’a dit, «la coppia Schweitzer fu fermata dalle autorità militari francesi per ragioni di sicurezza. Erano entrambi cittadini tedeschi, e la signora S., molto vicina alla Germania, aveva criticato il governo francese in alcune lettere trovate poi dalla censura. A credere a certe voci, Schweitzer era considerato una spia tedesca, e il Kaiser avrebbe avuto intenzione di nominarlo governatore dell’Africa equatoriale nell’ipotesi di una vittoria tedesca. I servizi segreti avevano trovato nel suo baule un documento che certificava l’offerta, e questa storia lo avrebbe perseguitato per il tutto il resto della sua vita.» In luglio furono rilasciati grazie all’intervento di amici parigini, in particolare di Charles Marie Widor. Durante uno scambio di prigionieri verso la fine della guerra, nel 1918 poterono ritornare in Alsazia. Durante la prigionia avevano contratto entrambi la dissenteria e la tubercolosi e sebbene Albert si sarebbe ripreso grazie alla sua forte fibra non sarebbe stato lo stesso per la moglie, le cui condizioni di salute peggioravano sempre di più. Per questo motivo nel 1923 prese una casa a Königsfeld im Schwarzwald nella quale andò a vivere la moglie trovando lì un clima più adatto al suo stato di salute. L’idea di tornare in Africa per Albert si dissolveva sempre di più, insieme con i sogni avviati a Lambaréné, aggravata dalla guerra. Un nuovo barlume di speranza si accese con la nascita della figlia Rhena, il 14 gennaio 1919, giorno del compleanno del medico. Le sofferenze provate in prima persona lo aiutarono ulteriormente a comprendere meglio gli altri, mentre il recupero del lavoro come assistente medico presso l’ospedale di Strasburgo, la riconquista delle sue funzioni di pastore presso la chiesa di San Nicola, contribuirono molto al recupero delle sue energie psicofisiche. La ripresa dei concerti d’organo inoltre, con una tournée in Spagna, gli dimostrò che era ancora molto apprezzato come musicista. Dal punto di vista scientifico gli venne conferita la laurea honoris causa dall’Università di Zurigo e nel 1920 Albert fu invitato dall’arcivescovo svedese dell’Università di Uppsala per una serie di conferenze che, insieme con i concerti d’organo che seguirono prima in Svezia e poi in Svizzera, gli permisero di raccogliere nuovi fondi da inviare a Lambaréné per le spese di mantenimento dell’ospedale negli anni di guerra. Nel 1921 pubblicò un libro di ricordi africani, All’ombra della foresta vergine, il cui contenuto si può ancora considerare indicativo per le azioni che si intraprendono per i Paesi in via di sviluppo. Il ritorno in Africa Il 14 febbraio 1924 Albert lasciò Strasburgo per raggiungere di nuovo l’agognata missione di Adendè il 19 aprile. Dell’ospedale non era rimasta che una baracca: tutte le altre costruzioni avevano ceduto col passare degli anni o erano completamente crollate. Organizzandosi per fare il medico di mattina e l’architetto nel pomeriggio, Albert dedicò i mesi successivi alla ricostruzione, tanto che nell’autunno del 1925 l’ospedale poté già accogliere 150 malati e i loro accompagnatori. Alla fine dell’anno l’ospedale operava a pieno ritmo, ma un’epidemia di dissenteria obbligò il suo fondatore a trasferirlo in una zona più ampia, tanto da doverlo costruire per la terza volta. Il 21 gennaio del 1927 gli ammalati furono trasferiti nel nuovo complesso. Albert racconterà così la commozione della prima sera nel nuovo ospedale: «Per la prima volta da quando sono in Africa, gli ammalati sono alloggiati come si conviene per degli uomini. È per questo che levo il mio sguardo riconoscente a Dio, che mi ha permesso di provare questa gioia.» Carisma, versatilità e tempra morale Complessivamente Albert fece diciannove viaggi a Lambaréné. Ovunque andasse era oberato di impegni: in Africa oltre che medico, era anche il costruttore e l’amministratore dell’ospedale. In Europa insegnava, sosteneva concerti e conferenze, scriveva libri per raccogliere fondi per la sua opera. Spesso veniva insignito di lauree honoris causa e di molteplici riconoscimenti, tanto che la rivista Time lo considerò «il più grande uomo del mondo». Non era stato né il primo né l’unico medico a inoltrarsi nella foresta vergine, ma il suo pensiero, il suo spirito, la sua personalità erano diventati un riferimento per molti che in tutto il mondo condividevano i suoi ideali, tanto che vari professionisti seguendo il suo esempio si misero a servizio di opere umanitarie o missionarie in Africa. La sua tempra fisica, il suo carattere fermo unito a grande sensibilità e intelligenza, il rispetto per ogni forma di vita, la perseveranza, la fede, la musica d’organo e ogni opera che compiva vivendola appassionatamente, erano i motivi del suo successo. Ciononostante il grande uomo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, rimaneva notevolmente umile e timido. Confessò a un suo corrispondente svizzero: « […] Soffro di essere famoso e cerco di evitare tutto ciò che attira su di me l’attenzione.» La battaglia contro le armi nucleari I disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato da profonda amicizia con Albert Einstein, Otto Hahn e con un’élite di ricercatori e grazie a una documentazione costantemente aggiornata, Schweitzer disponeva di un’approfondita conoscenza del fenomeno. Egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso «tre richiami» trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958. Il primo richiamo dimostra come l’umanità sia in estremo pericolo, non tanto per un’eventuale guerra atomica, ma già per i semplici esperimenti nucleari che contaminano l’atmosfera. Continuarli equivale a perpetuare un «crimine contro la nostra stessa specie, contro i nostri figli, che a causa della contaminazione da radioattività, rischiano di nascere sempre più tarati nel fisico e nell’intelletto.» Il secondo richiamo si riferisce al rischio di una Terza guerra mondiale, che inevitabilmente sfocerebbe in una guerra atomica. «Si rende conto l’umanità di questo pericolo? Deve prendere coscienza e impedirlo in nome di sé stessa.» Discorso più che mai attuale e profetico, parla di missili, di corsa agli armamenti delle grandi potenze e dei rischi di guerra sfiorati in quegli anni e costantemente in agguato. Schweitzer afferma: «Attualmente siamo costretti a considerare la minaccia di una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Basterebbe una sola mossa per evitarla: le due potenze dovrebbero rinunciare contemporaneamente alle armi nucleari.» Il terzo richiamo è la conclusione naturale dei primi due, in cui si evidenzia la necessità di sospendere gli esperimenti atomici e rinunciare alle armi atomiche, spontaneamente, in nome dell’umanità. Si tratta di scegliere tra la rinuncia alle armi nucleari, nell’auspicio che le grandi potenze riescano a convivere in pace, o la folle corsa al riarmo, che può condurre alla più raccapricciante delle guerre e alla distruzione dell’umanità. Premio Nobel Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l’anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva, lavorando fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné. La morte Schweitzer non volle più ritornare a vivere nella sua terra natale, preferendo morire nella foresta vergine vicino alla gente a cui aveva dedicato tutto se stesso. E il 4 settembre 1965 morì, ormai novantenne, poco dopo sua moglie, nel suo amato villaggio africano di Lambaréné, e lì fu sepolto. Migliaia di canoe attraversarono il fiume per portare l’ultimo saluto al loro benefattore, che sarà seppellito presso l’ansa del fiume. I giornali occidentali ne annunciarono la morte: «Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra, si è spento nella foresta.» Il posto di Schweitzer sarà preso dal successore da lui designato, Walter Munz, un medico svizzero che a soli ventinove anni, nel 1962, aveva abbandonato una vita tranquilla e agiata in Europa per dare una mano a Lambaréné.[4] wikip”,”BIOx-059-FV”
“GOLLWITZER Heinz”,”L’ impérialisme de 1880 a 1918.”,”Imperialismo sociale – Socialimperialismo “”La démocratie exige deux choses, disait Austen Chamberlain: L’ impérialisme et une réforme sociale””.”” (pag 233) “”En Allemagne, les impérialistes démocrates Max Weber et Friedrich Naumann soutenaient l’impérialisme social et le groupe doctrinaire connu sous le nom de “”Kathedersozialisten””, érudits et dirigeants économistes qui comprenaient le Verein für Sozialpolitik.”” (pag 134) “”L’élément social, dans la pensée des socialistes italiens et allemands qui avaient été gagnés à la politique impérialiste, peut être considéré comme réel. Il convient de les ajouter, eux aussi, aux différentes couches qui formaient le courant de l’ impérialisme social. Les socialistes marxistes et, dans sa grande majorité, le mouvement travailliste anglais rejetèrent l’impérialisme social qu’il considéraient comme une duperie; il furent en bien des points le prolongement du radicalisme anglais, tout comme nombre des idées radicales de Hobson sur l’impérialisme réapparurent dans la critique marxiste de l’imperialisme””. (pag 134) Guerra elemento della politica imperialista. “”Mais une chose ne fait aucun doute: la conception impérialiste de la guerre était très différente du “”Weltanschauung”” “”pacifiste-utilitariste”” et plus positive. De nombreux impérialistes voyaient dans la guerre non pas tant une survivance attardée d’une phase barbare de l’ histoier de l’humanité mais plutôt, selon les mots de Moltke, “”un maillon dans les desseins de Dieu””, le puissant moteur de l’histoire qui, tout en étant un mal sous bien des rapports, n’en était pas moins une destinée que l’on devait accepter et à laquelle il fallait se préparer.”” (pag 178)”,”RAIx-224″
“GOLLWITZER Helmut”,”La critica marxista della religione e la fede cristiana.”,”Relazione tenuta da Helmut Gollwitzer, in due sedute, della Commissione sul marxismo del 2-10-1958 e 3-3-1959. L’autore è noto per l’appassionata partecipazione all’attuale discussione sulla funzione della Chiesa per il mondo e per la interpretazione socialmente progressiva del mandato evangelico e insieme si distingue per la fermezza nella difesa dei fondamenti biblici della fede contro procedimenti distruttivi della scuola bultmanniana. Questo aspetto risulta dal famoso dibattito tra Gollwitzer ed Herbert Braun, tenuto a Magonza con il titolo Post Bultmann locutum.”,”RELP-007-FL”
“GOLMAN L. BACH I. KOLPINSKI N. TARTAKOWSKI B. KOUNINA V. GORBOUNOV V. e EREMINA V., saggi di”,”La Commune de Paris et le marxisme. Essais.”,”Saggi di L. GOLMAN I. BACH N. KOLPINSKI B. TARTAKOWSKI V. KOUNINA V. GORBOUNOV e V. EREMINA “”Dans la deuxième esquisse de ‘La Guerre civile en France’ Marx aborda le problème de façon beaucoup plus différenciée. Il écrivait: “”C’est, entre autres choses, une absurdité de dire que les fonctions centrales, non point les fonctions d’autorité sur le peuple, mais celles qui sont nécessitées par les besoins généraux et ordinaires du pays, ne pourraient plus être assurées. Ces fonctions devaient exister, mais les fonctionnaires eux-mêmes ne pouvaient plus, comme dans le vieil appareil gouvernemental, s’élever au-dessus de la société réelle, parce que les fonctions devaient être assumées par des ‘agents communaux’ et soumises, par conséquent, à un contrôle véritable. La fonction publique devait cesser d’être une propriété personnelle, conférée par un gouvernement central à ses instruments””. (pag 143-144) [La Commune de Paris et le marxisme. Essais, 1977]”,”MFRC-136″
“GOLOVINA L.I. YAGLOM I.M.”,”L’induzione in geometria.”,”Il primo degli autori, L. I. Golovina, è docente all’Università di stato di Mosca, e specialista di algebra superiore e geometria; il secondo, I.M. Yaglom, è un eminente pedagogista in campo matematico, autore di numerosi volumi e ricerche specialistiche.”,”SCIx-156-FL”
“GOLTZ Colmar von der”,”La nazione armata.”,”Dal frontespizio: Libro su l’organizzazione degli eserciti e la condotta della guerra dei tempi nostri. Barone Colmar von der GOLTZ Colonnello del Regio esercito prussiano. Quarta edizione riveduta e migliorata (1890). Prima traduzione italiana (1894) fatta con l’autorizzazione dell’Autore dal Capitano di fanteria Pasquale MEOMARTINO). Il titolo originale tedesco dell’Opera era “”Das Volk in Waffen”” (“”Il popolo in armi””) ma, come è scritto sulla Dichiarazione del traduttore, <> GOLTZ, Colmar von der (Bielkenfeld 1843 – Baghdad 1916) Feldmaresciallo, scrittore e teorico militare tedesco. Partecipò alle campagne del 1866 e del 1870/71, e subito dopo fu insegnante all’Accademia militare di Berlino. Dal 1883 al 1895 fu inviato in Turchia, dove riorganizzò l’esercito e grazie a ciò si realizzarono i successi turchi nella guerra del 1897 contro la Grecia. Tornato in Germania altri incarichi e promozioni. Dall’inizio del Primo conflitto mondiale fino al novembre 1914, fu governatore generale del Belgio; quindi fu inviato in Turchia, dove per breve tempo diresse la difesa dei Dardanelli, per assumere presto il comando della 6a armata ottomana in Mesopotamia; qui morì di tifo nel 1916. (cfr Encicl. Treccani). Fu apprezzato scrittore militare, per alcuni, secondo solo a CLAUSEWITZ Carl von. <> (pag 1 dell’Introduzione dell’Autore).”,”QMIx-219-FSL”
“GOLUB P.”,”The Bolsheviks and the Armed Forces in Three Revolutions. Problems and Experience of Military Work.”,”Foreword, Conclusion, note, Translated from the Russian by David SKVIRSKY, Name index,”,”RIRO-093-FL”
“GOMBIN Richard”,”Les origines du gauchisme. Critique de la bureaucratie sovietique. “”Les temps modernes””. Le revisionnisme philosophique Korsch Lukacs “”Arguments””. Critique de la vie quotidienne Henri Lefebvre “”L’ Internationale situationniste””. Le communisme des conseils Pannekoek “”Socialisme ou barbarie””. Gauchisme et contestation.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese).”,”FRAP-041″
“GOMBIN Richard”,”Le projet revolutionnaire. Eléments d’ une sociologie des événements de mai-juin 1968.”,”Dello stesso autore: Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangere francaise entre les deux guerres mondiales. GOMBIN Richard, nato nel 1939, è storico e sociologo del movimento operaio. Il suo libro ‘I socialisti e la guerra, 1919-1939′ sta per essere pubblicato (1969). Ricercatore al CNRS sta preparando uno studio sul sindacalismo in Francia e negli Stati Uniti. “”Dal 1928-1930, Trotsky aveva inaugurato (è vero che poteva invocare l’ esempio delle critiche di Rosa Luxemburg, ma essa le aveva dirette contro il leninismo) una posizione che sarebbe diventata classica anche per coloro che non si consideravano come degli epigoni. La rivoluzione d’ Ottobre, scriveva in sintesi, fu una vera rivoluzione proletaria, conforme allo schema marxista-leninista. Il regime che ne uscì venne falsato dall’ emergere del fenomeno staliniano e dalla dittatura burocratica che gli era inerente. Tuttavia, lo Stato sovietico rimaneva uno Stato operaio che ogni rivoluzionario doveva difendere contro gli attacchi del mondo capitalistico. In questa concezione, la “”rivoluzione tradita”” rimaneva comunque una rivoluzione e un modello per i rivoluzionari del mondo intero. Solo la sovrastruttura, la burocrazia doveva essere stigmatizzata. Molto presto, molti rivoluzionari si posero la questione di sapere come una dittatura poliziesca avesse potuto emergere da una società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione””. (pag 31)”,”TROS-158″
“GOMBIN Richard”,”Le origini del gauchisme.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese). “”Pannekoek è persuaso che diventando il capitalismo sempre più brutale, il proletariato sempre più maturo, lo sciopero selvaggio e l’occupazione delle fabbriche costituiranno ormai le sue armi essenziali: “”Essi (gli scioperi selvaggi) sono i precursori delle grandi lotte del futuro, di quelle che avverranno quando grandi crisi sociali accompagnate da una pressione sociale e da profondi disordini, getterranno le masse in un’azione più energica””. Il problema che Pannekoek si era posto e che la maggior parte dei partigiani del comunismo dei consigli continuano a discutere, è l’esistenza, il ruolo e la necessità stessa di un’organizzazione rivoluzionaria. Detto altrimenti, con altra denominazione, si ripropone tutta la questione del partito. L’autore di ‘Worker’s Councils’ è ben lontano da essere chiaro e categorico su questo punto. Lui stesso oscilla tra una concezione organizzativa imperativa e uno spontaneismo che la contraddice””. (pag 126-127)”,”TEOC-589″
“GOMBIN Richard”,”Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangère française entre les deux guerres mondiales.”,”Richard Gombin, Docteur en science politique. Attaché de recherche au CNRS. C.A. Colliard, Professeur à la Faculté de Droit et des Sciences Economiques de Paris. Altra opera dell’autore: ‘Le Projet révolutionnaire. Eléments d’une sociologie des événements de mai-juin 1968’ Due correnti nella SFIO durante il Front populaire, negli anni 1936 1938, da una parte i bellicisti che richiamano una politica di fermezza di fronte alla politica di Hitler e dall’altra i pacifisti che vogliono evitare la guerra a qualunque costo e propongono l’accordo con le dittature fasciste frenando la loro aggressività concedendo la revisione del Trattato di Versailles. (pag 230)”,”FRAV-165″
“GOMBROWICZ Witold”,”Su Dante.”,”Critica ‘letteraria’ e revisione ‘gombrowicziana’ dei passi del Canto Terzo dell’Inferno di Dante coll’intento di dargli più profondità. ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente… Biografia autore. (Wikip) « Sono nemico del comunismo solo perché sto dalla parte del proletariato » Gombrowicz Witold Marian Gombrowicz (Maloszyce, 4 agosto 1904 – Vence, 24 luglio 1969) è stato uno scrittore polacco, appartenente alla piccola aristocrazia rurale di lontana origine lituana. È considerato uno dei maggiori scrittori polacchi del XX secolo, attivo dal 1930 fino alla sua morte. Dopo l’infanzia presso la proprietà terriera della famiglia a Maloszyce, nel 1916 i Gombrowicz si trasferiscono a Varsavia, dove Witold compie gli studi laureandosi in legge nel 1926. Dopo qualche anno di praticantato come avvocato, nel 1930 decide di abbandonare la carriera legale e si mette a frequentare i caffè letterari della città. Nel 1933 pubblica un primo volume di racconti, e si mette a scrivere anche per il teatro. Nel 1937 esce il suo romanzo Ferdydurke, non ritenuto subito il capolavoro che verrà considerato diversi anni più tardi. Anche il secondo romanzo, dapprima tradotto come Schiavi delle tenebre e poi come Gli indemoniati, quando una nuova edizione ha dovuto tener conto dei capitoli ritrovati, esce a puntate, e con tagli, su diversi giornali. Negli anni trenta, inoltre, fa qualche viaggio in particolare in Francia, Italia e Austria. Partito per un viaggio come giornalista, in crociera gratuita (sponsorizzata da un armatore polacco per fare promozione alla sua ultima novità navale), verso l’Argentina nel 1939, giunge a Buenos Aires a pochi giorni dall’invasione nazista che darà avvio alla seconda guerra mondiale. Decide di non tornare e resta in America Latina per ventiquattro anni (per lo più a Tandil), vivendo in povertà e inventandosi, per sopravvivere, un’arte dell’arrangiarsi che comprendeva i mestieri più assurdi come l’invitato ai matrimoni e ai funerali – quest’ultima una versione al maschile delle prefiche greche, vecchiette pagate per piangere ai funerali – sino a divenire poi professore all’università di San Miguel de Tucumán. Nel 1947 trova un posto in banca al “”Banco Polaco”” di Buenos Aires, dove lavora per otto anni collaborando nel frattempo alla traduzione spagnola delle sue opere, inclusa Il matrimonio (1953). Dopo il licenziamento collabora a “”Radio Free Europe”” di Monaco per la quale scrive dal 1959 al 1961 (testi in parte raccolti in “”Una giovinezza in Polonia). Mentre qualche suo lavoro viene tradotto in francese, dopo l’uscita quasi clandestina di Ferdydurke, in Polonia viene proibita la stampa delle sue opere (una condizione che si perpetua fino al 1986). Nonostante questo, grazie alla rivista Kultura (fondata nel 1947 dall’esule polacco Jerzy Giedroyc) e alla sua casa editrice, l’Instytut Literacki (con sede a Maisons-Laffitte) riesce a pubblicare in polacco opere e diari. Nel 1963, intanto, fa ritorno in Europa, invitato a Berlino dalla Fondazione Ford. L’anno successivo si trasferisce vicino a Parigi dove conosce Rita Labrosse (canadese di Montréal che sposerà nel 1968) nel sud della Francia. La coppia si stabilirà a Vence, dove più volte lo scrittore sarà visitato da ‘Piero Sanavio” che girerà su di lui più di un’intervista per la Tv svizzera di lingua italiana e, per la RAI (1969), un documentario. Muore nel 1969, due giorni dopo la discesa dell’uomo sulla luna che ha seguito con entusiasmo in televisione. Opera[modifica | modifica sorgente] Influenzata da quella del suo conterraneo e amico Witkiewicz, l’opera di Gombrowicz è caratterizzata da satira continua nei confronti della società che dà luogo a una visione grottesca della realtà. Uno dei suoi temi ricorrenti è la questione della “”forma””.[1] All’inizio degli anni sessanta inizia ad avere successo in Europa in concomitanza con la rivalutazione che all’epoca interesserà altri grandi scrittori est-europei, con Witkiewicz, ma anche Bruno Schulz e, più tardi, Milan Kundera. I suoi temi sono legati alla tradizione comica di Rabelais, Cervantes o Fielding e trattano di problemi esistenziali con leggerezza e provocazione, dando luogo a equivoci voluti e divertenti e a fraintendimenti (come per esempio anche quello di Ungaretti che si arrabbiò molto leggendo Contro i poeti[2]), secondo un flusso narrativo che si scioglie attorno a un “”ghigno dell’immaturità”” (espressione di Francesco Matteo Cataluccio) e alla satira, per tutto lo spettro da bonaria a crudele, che si scatena nei rapporti interpersonali tra gli esseri umani, spesso presi da problemi esistenziali e filosofici di difficile soluzione. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Memorie del periodo dell’immaturità (Pamietnik z okresu dojrzewania, 1933), poi riscritto e completato come Bakakaj (1957), collezione di racconti Ivona principessa di Borgogna, (Iwona, ksiezniczka Burgunda, 1938), teatro trad. Vera Petrelli Verdiani, Lerici, Milano 1963 Ferdydurke. Viaggio in Italia (Ferdydurke, 1938), romanzo trad. Sergio Miniussi, prefazione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino 1961 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1991 Gli indemoniati [ed. integrale] o Schiavi delle tenebre [ed. censurata] (Opetani, 1939) trad. Pietro Marchesani, Bompiani, Milano 1983, 19912 Transatlantico (Trans-Atlantyk, 1953), romanzo trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1971 trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1982 Il matrimonio (Slub, 1953), teatro trad. Remo Guidieri, Einaudi, Torino, 1967 Diario (1953-1956) (Dziennik 1953-1956, 1957) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1970 Bacacay (Bakakaj, 1957), racconti trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1968 Pornografia [ed. integrale] o La seduzione [ed. censurata] (Pornografia, 1960), romanzo trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1962; «Oscar» Mondadori, Milano 1975 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, 1994 Historia (1962), teatro trad. Francesco M. Cataluccio, su «MicroMega», n. 4/93, Ed. Periodici Culturali, Roma 1993, pp. 173–209 Testamento. Conversazione con Dominique de Roux (Testament: rozmowy z Dominique de Roux), intervista trad. Vera Verdiani, prefazione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 2004 (FR) Entretiens avec Gombrowicz, a cura di Dominique de Roux, Pierre Belfond, Paris 1968 Diario (1957-1961) (Dziennik 1957-1961, 1962) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1972 Cosmo (Kosmos, 1965), romanzo trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1967 trad. Francesco M. Cataluccio e Donatella Tozzetti, Feltrinelli, Milano 1990 Diario (1961-1966) (Dziennik 1961-1966, 1967) trad. parziale Francesco M. Cataluccio, Parigi Berlino: diario 1963-1965, a cura di Ludmila Ryba, E/O, Roma 1985 estratto da, Su Dante (Sur Dante, 1968) trad. Riccardo Landau, Sugar, Milano 1969 estratto da, Contro i poeti (1968) trad. Riccardo Lanadu e Silvia Meucci, con uno scritto di Edoardo Sanguineti, Theoria, Roma 1995 Operetta (Operetka, 1967), teatro trad. Jole e Gian Renzo Morteo, Einaudi, Torino 1968 (FR) Cahier Gombrowicz, Éditions de L’Herne, Paris 1970 Corso di filosofia in sei ore e un quarto, (1971), Edizioni Theoria, Roma – Napoli 1994, 1996 ISBN 88-241-0452-5 trad. Liliana Piersanti, con uno scritto di Francesco M. Cataluccio, Theoria, Roma 1994; SE, Milano, 2001 Una giovinezza in Polonia (Wspomnienia polskie, 1977) trad. Vera Verdiani, introduzione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 1998 Diario (1961-1969) (Dziennik 1961-1969, 1997) complessivamente il diario è poi uscito in italiano, a cura di Francesco M. Cataluccio, in 2 voll. Diario 1953-1958, Feltrinelli, Milano 2004 Diario 1959-1969, Feltrinelli, Milano 2008 Note[modifica | modifica sorgente] ^ 1. Piero Sanavio, W. Gombrowicz, La forma e il rito, 1974 ^ Lo ricorda Sanguineti nell’introduzione all’ed. italiana del pamphlet. Bibliografia critica[modifica | modifica sorgente] Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, Contro l’Impegno, documentario RAI (“”l’Approdo””), 1969. Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, La Forma e il Rito, Marsilio, Venezia 1974. Numero monografico di «Riga», a cura di Francesco M. Cataluccio, con un’intervista di Piero Sanavio, Marcos y Marcos, Milano 1994 R. Capacciola, Diario. Volume I (1953-1958) (Milano, 2004), in ‹‹eSamizdat››, IV, 2006, pp. 4″,”VARx-490″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Los anarquistas en el gobierno 1936-1939.”,”Dal 1936 al 1939 il movimento libertario fu protagonista attraverso CNT, FAI e JL (Juventudes Libertarias) di una radicale rivoluzione sociale nella Spagna repubblicana. Juan GOMEZ CASAS, militante anarcosindacalista e autore di studi chiarificatori come ‘Historia del anarcosindacalismo español’ e ‘Historia de la FAI’ ricostruisce in queste pagine la traiettoria rivoluzionaria di quegli anni, la risposta sociale alla sollevazione militare, le collettivizzazioni, la polemica partecipazione anarchica nel governo repubblicano ecc.), in sostanza la dinamica del movimento libertario.”,”MSPG-076″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia de la FAI.”,”In occasione della Conferenza di Valencia, in piena dittatuda di PRIMO DE RIVERA, nell’ anno 1927, alcuni militanti della CNT, prima della disintegrazione di questa centrale sindacale, crearono la Federacion Anarquista Iberica (FAI) come organo specifico di diffusione e di difesa delle idee anarchiche in seno alla CNT e nel movimento operaio della penisola. Juan GOMEZ CASAS, anarcosindacalista, autore di numerosi libri scrive la storia della FAI dalla sua fondazione fine al termine della guerra civile.”,”MSPG-080″
“GOMEZ CASAS Juan”,”La primera internacional en España. Estudio y documentos.”,”GOMEZ CASAS è uno specialista di storia del movimento operaio e ha pubbicato con la stessa casa editrice ‘Historia del anarcosindacalismo español. Attività di Lafargue in Spagna. “”L’ atteggiamento indipendente di A. Lorenzo gli causò non pochi problemi durante i due mesi in cui visse a Valencia assieme ai suoi compagni del Consiglio Federale. Egli dice che lo guardavano con sospetto, che arrivarono ad aprire le sue lettere poi giustificandosi col fatto che si era sbagliato e, perfino che credevano che fosse una spia di Lafargue nel Consiglio Federale, sollevandogli questioni capziose per vedere se egli si smascherava da solo””. (pag 39) Marxismo e anarchismo. “”Fu Lafargue che informò Engels dell’ esistenza dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna””. (pag 42) “”Nello stesso tempo, su suggerimento di Lafargue e Mesa, Engels chiese il 24 giugno al Consiglio Federale della F.R.E. una lista di tutti i membri dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna, con la menzione delle funzioni che svolgevano nell’ Internazionale, così come informazioni relative al carattere e all’ azione di tale Alleanza e sulle sue ramificazioni nel paese””. (pag 45)”,”INTP-027″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia del anarcosindacalismo en España.”,”L’ascesa del movimento degli scioperi, la Terza Internazionale e i sindacati spagnoli. 1920. “”El 23 de junío, el congreso de la U.G.T., celebrado en Madrid, rechazó la adhesión a la Tercera Internacional, adscribiéndose a la Internacional Sindical de Amsterdam. El 26 de junio estalló la grave heulga de los mineros de Ríotinto, que se hizo general el 31 de julio. La incertidumbre en cuanto al porvenir immediato influyó sin duda, para que el Comité nacional de la C.N.T. gestionase en septiembre en la capital un pacto de ayuda mutua y alienza con la U.G.T.. Salvador Seguí, Evelio Boal y Salvador Quemades, concertaron un principio de acuerdo, en la Casa del Pueblo, de Madrid, y acordaron un manifiesto y un pacto de alianza que firmaron Largo Caballero, Manuel Cordero, Luis Fernández y otros por la U.G.T.”” (pag 132)”,”MSPx-075″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Storia dell’anarco-sindacalismo spagnolo.”,”Il lavoro di Juan Gomez Casas è il primo, con la Historia del movimento obrero di Abad de Santillán, ancora incompleta, che svolga la storia del movimento operaio spagnolo e sia stato pubblicato in Spagna, dopo che il fascismo ha tentato di distruggere il movimento stesso fino alle sue radici. L’entusiasmo con cui ogni parte del movimento operaio ha accolto in Spagna il libro di Casas è stato grande, anche se la presente storia concerne anzitutto la parte anarchica. L’opera parte dal 1836 per arrivare alla guerra spagnola del 1936/39. L’autore, imbianchino e militante libertario da molti anni, ha dovuto pagare quindici anni nelle prigioni del regime.”,”MSPx-004-FL”
“GOMEZ Peter TRAVAGLIO Marco”,”Lo chiamavano impunità. La vera storia del caso Sme e tutto quello che Berlusconi nasconde all’Italia e all’Europa.”,”””In attesa di far digerire anche il ritorno dell’immunità agli elettori del centrodestra (soprattutto di An e della Lega Nord, cioè dei due partiti che più si batterono nel ’92-93 per cancellarla), il Cavaliere fa il gioco della seppia e secerne tonnellate di liquido nero intorno al caso Sme, per confonderne i contorni e i ruoli. Trasformando addirittura i pm, i giudici, la parte lesa (Carlo De Benedetti) e due testimoni (Romano Prodi e Stefania Ariosto) in imputati virtuali, mentre gli imputati veri diventano vittime e testimoni”” (pag 9) (introduzione)”,”ITAP-244″
“GOMPERS Samuel”,”70 años de vida y trabajo. Una autobiografia revisada por Philip Taft y John A. Sessions.”,”A pagina 320 l’A parla dei suoi rapporti con F.A. Sorge ed altri esponenti del socialismo americano.”,”MUSx-145″
“GOMPERS Samuel, compilazione e cura di Hayes ROBBINS”,”Labor and the Common Welfare.”,”GOMPERS Samuel era il Presidente dell’ American Federation of Labor (AFL), vice presidente della National Civic Federation (NCF). “”The trade unions of America reached their highest development during the year 1913. They made themselves felt in city coucils, county court-houses, state legislatures, state courts, the national Congress, the federal courts, and in every sphere where human activity and human betterment can be obtained for the workers through legislative or judicial means, but they used those great agencies as supplemental agencies in the wonderful work they have accomplished themselves through their economic organization – the trade unions.”” (pag 166) “”Ogni reale progresso nella libertà umana è un evento immenso nella storia. Per questa ragione, proclamiamo come una delle grandi dichiarazioni legislative di tutti i tempi questa sentenza nel Clayton Anti-trust Act: Il lavoro di un essere umano non è una merce o un articolo di commercio.”” (pag 169)”,”MUSx-197″
“GOMPERS Samuel”,”Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography.”,”GOMPERS Samuel I ricordi personali di Gompers su F.A. Sorge e i primi socialisti americani “”My personal knowledge of Socialists extends over a period of six decades. My judgments have not been based upon second-hand information. As I have stated in earlier chapters, I early became acquainted with two opposing factions of Socialism in the old International Workingmen’s Association, the Marxian Socialists who understood that labor activity must rest upon the trade union as its foundation, and the Lassallean group which placed the emphasis on political activity. I have known Socialists who were personal students under Karl Marx – those who knew the movement from its source. Among there were F.A. Sorge, J.P. McDonnell, Conrad Karl, and Ferdinand Laurrell. Those who helped to lay the foundation for the American trade union movement came from both schools of thought and modified their philosophy and their practices in the work of developing the American trade union. I knew many of the men who served as the connecting links between the labor movement of Europe and the United States. Their education included Socialism. Among them were the following: Fred Bolte, George Steibeling, Henry Emrich, Alexander Jonas, Hugo Vogt, E. Grosse, Victor Drury, Hugo Miller, Carl Speyer, and Dr. Douai. I learned to appreciate these men as friends and to value their counsel. F.A. Sorge, perhaps more than any other one person, typified the movement to merge the European labor movement with that of the United States. After Sorge served as administrator for old International, he lived for many years in West Hoboken, a near neighbour to Carl Speyer who had also been active member in the International and had been active in pioneer work in the furniture makers’ organization. Sorge supported himself by teaching music and writing articles for German publications. He frequently applied to the Federation office for publications and materials for his articles on labor for European journals. A few times I visited him at his home.”” [Samuel Gompers, Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography, 1925] (pag 381-382)”,”MUSx-290″
“GOMPERS Samuel, a cura di Piero BAIRATI”,”Settant’anni della mia vita.”,”Samuel Gompers nacque a Londra nel 1850 e morì a S.Antonio (Texas) nel 1924. Nel 1881 fondò la Federation of Trades and Labor, trasformatasi nel 1886 nell’American Federation of Labor, che esercitò una forte influenza sulla vita politica americana. Fece votare la legge delle otto ore. Nel 1919 divenne presidente della Commissione internazionale del Lavoro a Parigi. Presiedette l’Internazionale sindacalista a Amsterdam.”,”MUSx-049-FL”
“GOMPERZ Theodor”,”Pensatori greci. Storia della filosofia antica. Volume I. Dalle origini agli storici.”,”Empedocle precursore di Darwin e di Goethe (pag 369-370) Empedocle: “”Il centro di gravità di tutta la sua opera è rappresentato dalla dottrina della materia”” (pag 348) Empedocle. Abbandona la dottrina dell’elemento unico ma non la dottrina degli elementi in generale Per ottenere una pluralità di materie fondamentali bastava unire insieme le dottrine di Talete, di Anassimene e di Eraclito (pag 349)”,”FILx-528″
“GONCIAROV Ivan”,”Oblòmov.”,”GONCIAROV Ivan A. nacque a Simbirsk il 6 giugno 1812 e morì a Mosca il 15 settembre 1891. Fu per quasi tutta la sua vita un impiegato governativo, per molti anni all’ ufficio della censura. Negli anni 1852-54 fece un viaggio intorno al mondo sulla fregata Pallada. Ha scritto tre romanzi. “”Stolz era coetaneo di Oblomov: aveva anch’egli passato i trent’anni. (…) Era in continuo movimento: se la compagnia aveva bisogno di mandare un agente nel Belgio, in Inghilterra, mandava lui; se bisognava scrivere un progetto o realizzare una nuova idea, sceglievano lui. Nello stesso tempo egli frequentava la società e leggeva: quando trovasse il tempo, Iddio lo sa! (…) Non faceva mai un movimento superfluo. Se stava seduto, sedeva tranquillo; se agiva, non impiegava che la mimica necessaria. Come nell’ organismo non aveva nulla di superfluo, così pure nella condotta morale della propria vita cercava l’ equilibrio tra i lati pratici e le sottili necessità dello spirito. Le due tendenze andavano un po’ parallele, un po’ si incrociavano e intrecciavano per via, ma mai si confondevano indissolubilmente fra loro. Egli andava avanti a passo fermo ed ardito; viveva secondo la propria borsa, cercando di spendere ogni giornata, come ogni rublo, con un controllo continuo e vigile del tempo, del lavoro, delle forze dell’ anima e del cuore impiegate. Pareva che regolasse le gioie e le tristezze allo stesso modo dei movimenti delle braccia, o dei passi delle gambe, o come si regolava secondo il buono o cattivo tempo. Teneva aperto l’ ombrello finché pioveva, cioè soffriva finché durava il dolore e soffriva senza timida rassegnazione, ma con dispetto, con orgoglio, e sopportava pazientemente solo perché attribuiva la causa di ogni sofferenza a se stesso e non l’ attaccava, come un pastrano, a un chiodo altrui. E anche della gioia godeva come di un fiore colto per strada, fino a che non gli appassiva fra le mani, senza vuotar mai la tazza sino a quella goccia d’ amarezza, che è in fondo ad ogni godimento””. (pag 157-158)”,”RUSx-115″
“GONCOURT Edmond e Jules de”,”L’ assedio di Parigi. Goncourt – “”Journal”” 1870-1871.”,”””Domenica 16 ottobre. Sono pieno di disprezzo e di collera per l’ invenzione della ‘notizia a sensazione’, questa menzogna o questa montatura menzognera del vero, per amore di qualche soldone. I giornalisti del momento defraudano il pubblico, né più né meno dei negozianti che sottobanco vendono articoli più scadenti al prezzo di quelli affissi alla porta.”” (pag 79) “”Rileggendo La Confession d’un Enfant du Siècle, mi vien fatto di notare come certi libri esercitino una singolare influenza su certi uomini, che sembrano uscire tutti interi dal corpo di un libro, senza che i loro padri abbiano lasciato la minima impronta sul loro carattere””. (pag 246)”,”MFRC-107″
“GONELLA Walter”,”«…qui era la fabbrica più bella che c’era…». La Way Assauto tra storia e memoria.”,” Calo del Pci e mutamento della classe operaia “”E’ sufficiente osservare, anche solo rapidamente, dati e documenti conservati presso gli archivi del Pci e della Cgil astigiani per capire l’importanza del legame con la Way Assauto. Tra il 1945 e il 1946 il Pci astigiano contava alla Way Assauto circa 700 iscritti. Nel 1956 alla Waya era concentrato il 28.8% degli iscritti al Pci del capoluogo. Sempre nello stesso anno gli iscritti alla sezione Dimitrov del Pci astigiano – la sezione della Way Assauto – erano 554 – 433 uomini e 121 donne – su un totale di 2.029 dipendenti della fabbrica, cioè il 27,3% del totale. E per quanto questo dato subisse negli anni una forte riduzione, ancora negli anni Sessanta, il Pci aveva nella sezione Dimitrov il più alto numero di iscritit. E lo stesso calo degli iscritti che il Pci e la Cgil conobbero nel corso degli anni Cinquanta ha, almento in parte, una spiegazione che trae origine dalle profonde trasformazioni nella composizione della classe operaia della Way Assauto”” (pag 79) Walter Gonella laureato in Lettere moderne all’Università di Torino, bibliotecario, ricercatore dell’Israt, ha pubblicato saggi sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano, fra cui ‘Le culture del movimento operaio’ in ‘Tra sviluppo e marginalità’ (Israt, 2006), ‘Un sindacato, una città’ (Israt, 2006). Foto panoramica maestranze durante la Prima guerra mondiale (pag 264-265) Fallimento fabbrica. La Way Assauto fu rilevata nel 2006 da Astigiana ammortizzatori STAMPA 21/01/2014 MA.C. ASTI Ancora una «fumata nera» al processo per bancarotta a carico dei presunti responsabili del crack della Way Assauto, la storica fabbrica metalmeccanica di via Antica Cittadella che era stata dichiarata fallita dal tribunale quattro anni fa dopo un periodo di amministrazione controllata. Il pm Luciano Tarditi contesta le accuse all’ultimo proprietario della Waya, l’imprenditore di Scurzolengo Diego Robella, e al socio di minoranza Ezio Trinchero. Coinvolto con un’imputazione minore anche Fabio Trinchero, figlio di Ezio. Ieri la procura e le difese dovevano riferire al presidente della corte, Francesca Di Naro, su eventuali patteggiamenti. Nei tre mesi intercorsi tra la precedente udienza e quella di ieri, pm e imputati non sono riusciti a trovare un accordo. La procura e le parti civili (ex lavoratori e altri creditori dell’azienda) avevano posto come condizione il risarcimento dei danni, soluzione non accettata da Robella e Trinchero. Si andrà quindi avanti con il processo. La presidente Di Naro ha ammesso circa 40 testimoni di accusa e difese. Il dibattimento è stato poi rinviato al 3 marzo, quando il pm Tarditi sentirà gli investigatori della Guardia di finanza che condussero le indagini. Il legale di Robella, l’avvocato Roberto Caranzano, citerà come testi «a discarico» il governatore Cota, gli ex presidenti della Provincia Marmo e Armosino, l’ex sindaco Voglino e altri politici e sindacalisti per chiarire la situazione complessiva del periodo pre-fallimentare e cercare di dimostrare che il suo cliente è stato lasciato solo dalle istituzioni nel gestire la fabbrica.”,”MITT-378″
“GONELLA Walter”,”Un sindacato, una città. La Camera del Lavoro di Asti dalla Liberazione all’autunno caldo.”,”Luigi Ganapini, Università di Bologna, Fondazione ISEC Walter Gonella, laureato in Lettere all’Università di Torino con Aldo Agosti, bibliotecario, ricercatore dell’ISRAT. Ha pubblicato sagig sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano.”,”MITT-387″
“GONIN Grègoire”,”””Le mouvement ouvrier suisse avant la Première guerre mondiale””. Histoire suisse contemporaine. Seminaire 2e partie 2000-2001.”,”Molto citato nelle note il volume di Philippe Garbani e Jean Schmid ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880-1980’, Lausanne, En Bas, 1980 (Uss)”,”MEOx-139″
“GONNELLI Filippo”,”La filosofia politica di Kant.”,”Filippo Gonnelli (Roma, 1960), è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti di storia, politica e diritto di I. Kant. Attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Torino.”,”FILx-099-FL”
“GONZALES Ildefonso”,”Il movimento libertario spagnuolo.”,”I. Gonzales, nato a Palencia, Spagna nel 1909, emigrò con i suoi genitori nell’Argentina quando era ancora bambino. Incominciò presto a lavorare per guadagnarsi il pane, così fin dalla giovane età si trovò a contatto, per le necessità di lavoro e per la partecipazione del padre ai Sindacati della ‘Federazione Operaia Regionalistica Argentina’ (FORA), con quel mondo operaio sudamericano che iniziava allora le sue battaglie. Inizia a partecipare alle lotte a 15 anni e farà la conoscenza di varie carceri. Dall’Argentina verrà deportato in Uruguay e da qui arrivò in Spagna. Qui diresse il periodo clandestino ‘FAI’. Dopo la guerra civile, in Francia fondò la casa editrice “”Tierra y Libertad”” (pag V-VI) La CNT si distingue anche dalla FORA – più specificamente anarchica della CNT – per una maggiore elasticità di metodi e perché si dedica più permanentemente ai problemi di classe. Soprattutto per il suo spirito «ingenito verso il proselitismo e verso l’azione collettiva». La FORA può affermare che ogni suo militante è un anarchico in atto o in potenze. Essa non aspira al numero. Preferisce restare «piccola», cioè ridotta in quantità di aderenti, pur di non ceder terreno nel suo profondo, nel suo «purismo», nella sua intera finalità. La CNT si sforza di penetrare capillarmente nel popolo per farlo suo: ed anche quando i suoi sindacati formicolavano di affiliati, cercava di attrarne sempre di più. Da ciò provengono gli scuotimenti interni della CNT. Nessuna meraviglia che la «massa militante», in enorme maggioranza rispetto agli anarchici veri e propri, sia stata, varie volte, materiale di base per manovre deviazioniste come quella del «trentismo», o quella più recente riaffermata nella persistenza della «collaborazione governativa»”” (pag 6-7) (L’appellativo di “”trentismo”” è dovuto al fatto che i rappresentanti della frazione sindacale a tendenza politica, lanciarono un manifesto che fu firmato da 30 persone (nota 9, pag 13))”,”ANAx-422″
“GONZALEZ Ernesto a cura, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolucion Cubana. Volumen 2 (1963-1969).”,”””In quanto ai risultati della prima Tricontinentale, il Segretario Unificato tracciò una prima analisi, in un articolo firmato da Livio Maitan: (…). In questo senso, Maitan rilevava la composizione eterogenea della conferenza. Assieme a movimenti rivoluzionari che lottavano con le armi in mano contro gli imperialisti e le forze conservative native, le più numerose erano le delegazioni che in realtà erano governative, come la Cambogia, il Pakistan o il Kenya, quest’ ultima dominata da tendenze conservatrici neocolonialiste. Per quanto concerne agli osservatori e invitati, l’ elezione è stata abbastanza infelice, con personaggi come lo scrittore italiano Alberto Moravia che, al suo ritorno, scrisse articoli reazionari su giornali conservatori europei””. (pag 176)”,”TROS-163″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 1. Del GOM a la Federación Bonaerense del PSRN (1943-1955).”,”Libro dedicato a Nahuel MORENO Due tappe significative: Nascita GOR (GRUPO OBRERO REVOLUCIONARIO) e nascita LOS (LIGA OBRERA SOCIALISTA). “”Tra il 1929 e il 1943 si sviluppa quella che potremo chiamare la “”preistoria “” del trotskismo in Argentina, durante la quale, lottando contro la corrente, vari intellettuali e qualche quadro del movimento operaio vollero conoscere le posizioni dell’ Opposizione di Sinistra e della Quarta Internazionale, e fecero i primi passi intesi ad organizzare un movimento quartointernazionalista. (…) In generale si tende a considerare i Guinney, padre e figlio, e Camilo Lopez come i primi compagni che si dichiararono seguaci di Trotsky.”” (pag 57-58)”,”TROS-172″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 2. Palabra Obrera y la Resistencia (1955-1959).”,”””Nel marzo del 1958 la direzione di Palabra Obrera elaborò un documento in cui si segnalavano le principali caratteristiche del trionfo di Frondizi, così come le varianti che potevano aversi durante il suo governo, soprattutto in relazione al movimento operaio. (…) 2. In questo momento si hanno differenze tra il frondizismo e il peronismo. Mentre il peronismo rifletteva in generale gli interessi del paese, opponendosi con i suoi metodi borghesi all’ imperialismo yankee, appoggiandosi ai lavoratori, il frondizismo faceva riferimento direttamente a settori industriali e a importanti settori della classe media””. (pag 229)”,”TROS-173″
“GONZALEZ Ernesto (coordinatore), Saggi di Marcos BRITOS Hernán CAMARERO Germán GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionaliste en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolución Cubana. Volumen 1 (1959-1963).”,”””Poco dopo il Congresso, all’inizio di settembre 1959, la frazione di Rodin ruppe con ‘Palabra Obrera’, rifiutandosi di partecipare ad una riunione plenaria dei militanti per discutere le differenze. (…) L’ assemblea discusse anche le sanzioni verso i militanti che erano usciti, per essersi rifiutati di discutere e per non aver accettato la disciplina dell’ organismo. Moreno, Jaime Perelstein e Raul Moiraghi proposero che i membri della direzione fossero sospesi per un anno, dandogli due mesi per ritornare sulle loro decisioni. Ma l’assemblea plenaria, in maggioranza, approvò la mozione di Vasco Bengochea, sulla “”separazione immediata”” dell’ organizzazione. Gli ultimi militanti della frazione “”Rodin”” si ritirarono alla metà di ottobre 1959. Hector Fucito, scomparve in aprile 1960, in un incidente stradale. Palabra Obrera, più che alle differenze, sottolineò la sua linea e Vasco Bengochea parlò, in nome della nostra organizzazione, ai suoi funerali. I maggiori dirigenti della sua frazione adottarono una linea che chiamarono di “”realismo politico sindacale””, centrista verso la burocrazia, cosa che fu evidenziata durante lo sciopero tessile del 1959-60.”” (pag 121)”,”TROS-180″
“GONZALEZ ROJAS Francisco”,”Lo que es el marxismo.”,”L’A critica il programma del socialismo e la teoria del marxismo. “”Consecuencia del concepto materialista del Universo es ese concepto materialista y determinista de la Historia, base esencial del marxismo y que, según Engels, de la carácter cientifico. Engels, en efecto, se expresa en estos términos (1): “”Como Darwin descubrió la ley de la evolución de la naturaleza orgánica, Marx nos descubrió la de la historia de la humanidad, es decir, el hecho sencillisimo, entenebrecido hasta hoy por exaltaciones ideológicas, de que los hombres, primero y ante todo, necesitamos comer, beber, proporcionarnos habitación y vestido, antes de pensar en política, ciencia, arte, religión y demás; de que, por lo tanto, la producción de los medios materiales inmediatos de subsistencia y por lo mismo el grado correspondiente de la cultura economica de un pueblo o de una época, constituye la base sobre la que se desenvuelvan las instituciones políticas, las juridicas, las artes y las ideas mismas religiosas, y en la que se deve encontrar su explicación clara, y no al contrario, como lo hemos hecho hasta ahora””.”” (pag 89) (1) Cathrein, El socialismo. Dice que lo dijo ante el sepulcro de Marx (2) pag 121 122: le proprietà dei socialisti Bebel pag 126 economista americano Henry GEORGE in libro ‘”,”TEOC-450″
“GONZALEZ MUÑIZ Miguel Angel”,”Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa.”,”L’autore è uno specialista in materia. Situazione dei lavoratori liberi e concetto di lavoro (pag 17-18) “”«La separación del trabajo manual y el trabajo intelectual caracteriza las relaciones de producción en la sociedad esclavista. El trabajo físico es lo propio de lo esclavos y el trabajo intelectual es el monopolio de la clase de los proprietarios de esclavos. En esta oposición se refleja la contradicción entre los medios de producción, bajo cuyo nombre figuran los esclavos y las relaciones de producción, basadas en la separación entre productores y propietarios de esclavos, dueños de los medios de producción y de los productos, que séran más adelante una clase parasitaria. El desprecio por el trabajo manual es el rasgo dominante de la psicologia y el pensamiento de las sociedades antiguas fundadas sobre la esclavitud» (4). Puntualicemos, para matizar estas palabras de Garaudy, que tanto en Grecia como en Roma, muchos esclavos podrían incluirse en la categoría de trabajadores «intelectuales». Por su parte, Engels dice: «La esclavitud, allí donde ocupa la forma principal de producción, hace del trabajo una actividad servil, y de allí deshonrosa para los hombres libres. Por ello, el medio para salir de tal modo de produccíon está cerrado, mientras que por otra parte la producción más desarrollada encuentra su límite en la esclavitud y está llevada a eliminarla. Esta contradicción causa la ruina de toda producción fundada sobre la esclavitud y de las comunidades fundadas sobre ella». En realidad, la situación de los trabajadores griegos libres no era mejor muchas veces que la de los esclavos, sino al contrario con frecuencia, pues mal que bien el amo había de alimentar al sclavo para que no perdiese fuerza de trabajo. «En cambio, el campesino pobre, el artesano y el peón, hombres libres, apenas podían subsistir, lo cual hacía que su destino en ciertas épocas de carestía y de paro fuese peor que el de los esclavos» (5). Existía una multitud de hombres libres sin tierras ni empleo, «porque una minoría de propietarios poseían el suelo, y el número, ya crecido, de los cautivos de guerra reducidos a esclavitud despojaba a menudo a los jornaleros y a los artesanos libres del trabajo que les daba el sustento. Muchos de ellos, llenos de deudas, tenían que vender a sus hijos como esclavos y acababan sometidos también a sus acreedores en calidad de siervos (6). Lo mismo el obrero libre que el esclavo eran socialmente despreciados, pero no tanto porque fueran «trabajadores» como porque, en su trabajo, dependían de otro, es decir, porque vivían en una situación de dependencia personal”” [Miguel Angel Gonzalez Muñiz, ‘Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa’, Madrid, 1975] [(4) Garaudy; (5) P. Jaccard; (6) Id.] [Referencia: Roger Garaudy, ‘La Libertad’, Buenos Aires, Lautaro, 1958; Pierre Jaccard, ‘Historia social del trabajo’, Barcelona, Pl. y Janés, 1971] finire (pag 17-18)”,”CONx-235″
“GONZALEZ Valentin (Général «El Campesino»)”,”La Vie et la Mort en U.R.S.S. (1939-1949).”,”Introduction, Note finale, Traduction de Jean TALBOT,”,”RUSS-095-FL”
“GONZALEZ John”,”A 1908 Russian Celebration of Marx.”,”Science & Society, A Journal of Marxist Thought and Analysis, Editor David Laibman Ringraziamenti: ‘I would lile to thak the Istituto di Studi of Capitalismo in Genoa, especially Gianfranco Bozzano, for giving me access to their copy of this book (1) and John Biggart for his coments and suggestions. I also with to acknowledge the encouragement given to me by Professor David Laibman and the Editorial Board of ‘Science & Society’ to continue my work translating and analyzing the essays of tis symposium. (1) Libro utilizzato e citato dall’autore: Karl Marx (1818-1883). Twenty-Five Years Since His Death (1883-1908) [Karl Marks (1818-1883) K dvadtsatipiatiletiiu so dnia ego smerti (1883-1908), St. Petersburg, Russia, 1908]. Noi abbiamo trasmesso via mail lo scanner delle pagine dell’intero volume.”,”MADS-784″
“GONZÁLEZ Marcellino”,”Navío Santísima Trinidad, un coloso de su tiempo.”,”Marcelino Gonzalez capitano navale nella riserva, attualmente capo dell’Area di direzione del Musel Navale di Madrid, vicedirettore.”,”QMIN-042-FSL”
“GONZÁLEZ-CASTRILLO Ricardo”,”El arte militar en la España del siglo XVI.”,”GONZÁLES CASTRILLO R. Professore Associato di Geografia e Storia.”,”QMIx-059-FSL”
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”Questo libro è la conseguenza diretta dello stimolo che GOOCH ha tratto dall’ insegnamento di Michael HOWARD.”,”QMIx-060″
“GOOCH G.P.”,”History and Historians in the Nineteenth Century.”,”GOOCH G.P. D.Litt., F.B.A.”,”STOx-064″
“GOOCH Brison D.”,”Belgium and the February Revolution.”,”GOOCH Brison D. Opera firmata, firma autore “”The Democratic Association, founded in November, 1847, contained a host of alien radicals later expelled by the government. All the provinces had democratic and republican associations modeled on Brussels; and by the end of 1848, all main cities and towns had at least one such organization and Brussels had four. Despite active government supervision, their press proliferated markedly in 1848. Before February 24, the membership in these groups was mostly bourgeoisie with a few workers. Fourierism was strong and Brussels was a center of international socialism as well, Karl Marx himself working in Brussels. After February 24, a distinct effort was made to attract more workers into the radical movements”” [Brison D. Gooch, Belgium and the February Revolution, 1963] (pag 53)”,”QUAR-078″
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”John Gooch (1945) si è laureato al King’s College di Londra e nel 1969 ha conseguito il Phd in War Studies. Ha tenuto corsi a Londra e Liverpool e alla British Academy di Roma. Ha poi insegnato all’Università di Lancaster. E’ membro della Royal Historical Society e condirettore del ‘Journal of Strategic Studies’. Contiene il capitolo: VI. La prima guerra mondiale. “”Si ricorse allora a un nuovo elemento, per indurre i soldati e la popolazione civile ad accettare ulteriori sacrifici: l’odio razziale. Non bisognava sconfiggere il nemico soltanto perché minacciava la pace, ma perché era tedesco, o inglese, o francese. Vivacemente alimentato dalla stampa di ogni paese, stimolato dal controllo governativo sull’informazione, che era stato istituito ovunque allo scoppio della guerra, questo odio razziale rendeva ancor più difficile e improbabile il ritorno alla convivenza prebellica, improntata sul vecchio tipo di equilibrio tra gli Stati. I paesi al cui interno si trovavano minoranze etniche o popolazioni soggette erano vulnerabili anche nel loro tessuto sociale: perciò nella strategia bellica si inserì anche il tentativo di provocare rivolte all’interno delle singole nazioni. Gli inglesi spinsero gli esuli cecoslovacchi, a capo dei quali era Jan Masaryk, a provocare disordini nell’impero austro-ungarico, promettendo loro l’indipendenza – mossa, questa, che finiva per pregiudicare la possibilità di separare l’Austria-Ungheria dalla Germania, e stipulare con essa una pace separata – e in seguito, appoggiarono l’indipendenza araba al fine di indebolire la Turchia, senza poter interamente prevedere quali conseguenze ciò avrebbe avuto. La Germania stabilì rapporti con gli irlandesi, i finlandesi, i polacchi, i fiamminghi, perfino i senussi (…)”” (pag 157) “”Fu probabilmente la Russia a commettere i maggiori errori nel campo cruciale della produzione e delle risorse. In questo paese Commissioni di Guerra per le Industrie furono istituite nel ’15, ma con scarsi risultati, poiché i grandi cartelli industriali sfuggivano totalmente al loro controllo. Si fecero enormi guadagni rifornendo di armi l’incapace governo zarista: nell 1916 i profitti dei maggiori imprenditori erano quintuplicati rispetto al 1913. Mancando un ministero per i rifornimenti, tutto era nel caos, e ad aggravare la confusione contribuivano gli industriali inglesi e americani, che stipulavano con la Russia un contratto dopo l’altro per il rifornimento di armi che non erano poi assolutamente in grado di inviare. Alla luce di questa situazione, la caduta del regime zarista nel 1917 sorprende molto meno di quanto non sorprenda la sua capacità di restare in qualche modo in piedi per due anni e mezzo dopo lo scoppio della guerra”” (pag 163)”,”QMIx-018-FL”
“GOOCH John”,”Army, State and Society in Italy, 1870-1915.”,”[Difficili rapporti tra militari e politici in Italia nell’imminenza della guerra. Cadorna ha impostato il suo nuovo incarico nella convinzione che l’Italia avrebbe assolto ai suoi obblighi all’interno della Triplice Alleanza. Nessun politico lo consulta e lo informa di ciò che si sta preparando. Il 29 luglio Cadorna redige un elenco di ‘disposizioni militari urgenti’, incluso lo spostamento di pezzi di artiglieria dal fronte austriaco fino alla frontiera francese. Lo stesso giorno chiede al re il permesso di inviare tutte le forze non necessarie per la difesa di Italia e Libia sul fronte franco-tedesco in caso di guerra. ‘It is a measure of the poverty of Italian civil-military relations that Cadorna set about his new task in the mistaken belief that Italy would shortly meet her obligations under the Triple Alliance. No politicians consulted him, and no one disabused him. On 29 July he drew up a list of ‘urgent military provisions’; they included stripping the Austrian front of fortress artillery and transporting it to the French frontier, and making good from other units the equipment deficiencies of troops destined for Germany (8). The same day he asked the king’s permission to send all forces not necessary for the defence of Italy and Libya to the Franco-German front in event of war (9). On 2 August the king approved these decisions, just as the cabinet publicly announced Italy’s neutrality’. John Gooch, Reader in History, University of Lancaster. Note: (8) Cadorna to Grandi, 29 July 1914. Quo. Rochat, ‘L’esercito italiano nell’estate 1914’, pp. 324-5; (9) Alberti, ‘Falkenhayn’, p. 87, fn. 2; Luigi Cadorna, ‘Altre pagine sulla grande guerra’, Milan, 1925, pp. 15-23, 26]”,”ITQM-210″
“GOODING John”,”Rulers and Subjects. Government and people in Russia 1801-1991.”,”John Gooding is Senior Lecturer in History at the University of Edinburgh., Preface, Conclusion, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-117-FL”
“GOODMAN David S.G. SEGAL Gerald a cura, saggi di John FITZGERALD Dali YANG Anjali KUMAR Brantly WOMACK Guangzhi ZHAO David S.G. GOODMAN Feng CHONGYI Simon LONG J. Bruce JACOBS Ljian HONG Michael B. YAHUDA Peter FERDINAND Ingrid d’HOOGHE Gerald SEGAL”,”China deconstructs. Politics, trade and regionalism.”,”GOODMAN D. è direttore dell’Institute for International Studies nella University of Technology di Sidney. SEGAL è Senior Fellow nell’ IISS (International Institute for Strategic Studies) e coordinatore dell’ ESRC Programme on Pacific Asia.”,”CINE-068″
“GOODMAN David”,”Spanish naval power, 1589-1665. Reconstruction and defeat.”,”David Goodman è Senior Lecturer in Storia della scienza e tecnologia, Open University”,”QMIN-066-FSL”
“GOODMAN Paul, a cura di Pietro ADAMO”,”Individuo e comunità.”,”Paul Goodman (1911-1972) ha insegnato in varie università e ha pubblicato alcuni lavori tra cui, in italiano, ‘La gioventù assurda’ (1964) e ‘La società vuota’ (1970). Pietro Adamo (1959), scrittore e omosessuale, si è occupato di cultura politica del protestantesimo radicale e della storia della tradizione libertaria. Ha curato l’edizione italiana di J. Mitchel ‘Giornale di prigionia’ (1991), e di J. Goodwin ‘Theomachia e altri scritti sulla tolleranza’ (Del Cerro, 1995). E’ pure autore di ‘Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella rivoluzione inglese’ (1993). Su P. Goodman v. premessa al capitolo III ‘Omosessualità e scelta libertaria’”,”ANAx-010-FMB”
“GOODWIN Michael”,”Economix. Per comprendere origini storia e principi della nostra pazza economia.”,”M. Goodwin scrittore free-lance. Dan E. Burr illustratore”,”ECOT-337″
“GOODWIN Albert a cura; saggi di HABAKKUK H.J. STARK W. STERNFELD F.W. MURRAY P. McKIE D. JUDGES A.V. LLOYD C. WESTERN J.R. BALLHATCHET K.A. HARGREAVES J.D. ANDERSON M.S. WANGERMANN E.W. YOUNG L. LEWITTER L.R. LYNCH J. ROBERTS J. HUMPHREYS R.A. PALMER R.R. BELOFF M. JONES M.A. WRIGHT E. WARD W.R. BOSHER J.F. DAKIN D. McMANNERS J. RUDE’ G.E. GOODWIN A.”,”Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Storia del mondo moderno. Volume VIII.”,”””Dopo alcuni anni di incertezze, Herder, Goethe e molti dei loro amici trovarono un nuovo rifugio intellettuale nella filosofia neoplatonica (ed esternarono questa loro scelta entrando nella massoneria), secondo cui tutto ciò che esiste è pervaso da uno spirito divino: era una forma di misticismo, ma non più teistica, poiché lo spirito creatore non era più concepito come una persona definita. E’ questa la ragione per cui la stessa tendenza che rinnovò la sensibilità religiosa in Inghilterra, la indebolì in Germania e preparò piuttosto il terreno su cui doveva innestarsi il pensiero di Feuerbach e di Marx. Fu in questo periodo che mise salde radici nel pensiero tedesco l’equazione Dio-natura, un’equazione in cui il primo termine era destinato ad essere eliminato e ad andare perduto. Le manifestazioni letterarie del nuovo spirito furono di gran lunga troppo numerose perché sia possibile esaminarle nei particolari. Una delle sue espressioni più caratteristiche fu il dramma ‘Die Räuber’ (“”I masnadieri””) del giovane Schiller, che apparve per la prima volta nel 1781 e poi nuovamente nel 1782. Esso portava sul frontespizio la leggenda «In tirannos». E’ la storia di due fratelli, Karl e Franz. Franz è il prodotto tipico della vecchia società: egoista, fatuo, debole, ma soprattutto calcolatore e intrigante. Karl è invece un uomo istintivo, sfrenato, come sogliono essere i giovani, ma retto, candido, forte e di animo generoso. E’ proprio a causa di queste qualità che egli viene espulso dalla società austera e rispettabile e costretto a unirsi a una banda di altri giovani che vivono al di fuori delle convenzioni e divengono fuorilegge nelle selve della Boemia. In una società austera e rispettabile non vi è posto per uomini come questi. Anche questa netta contrapposizione dei due protagonisti rivela la reale natura del dramma: esso è una rappresentazione, sulla scena, dell’antitesi russoviana fra l’uomo «naturale» e il suo opposto, fra il bene e il male. Analoghe come argomento e come tendenza sono opere come ‘Die Geschichte des Herrn Oheim’ («La storia del signor Oheim») di Merck, il ‘Simsone Grisaldo’ di Klinger, ‘Kabale und Liebe’ («Amore e raggiro») di Schiller, il ‘Götz von Berlichingen’ di Goethe, e molte altre. Tutte approfondiscono, in una forma o nell’altra, il conflitto fra le esigenze e le intime aspirazioni elementari, spontanee e genuine dei loro eroi e le convenzioni esteriori, fredde, morte e artificiali entro cui si colloca il dramma, di norma la tragedia, della loro vita”” (pag 85-86) [W. Stark, ‘Letteratura e pensiero’, Capitolo terzo]”,”STOS-008-FV”
“GOODWIN Albert a cura di, collaborazione di H.J. HABAKKUK W. STARK F. STERNFELD P. MURRAY D. MCKIE A.V. JUDGES C. LLOYD J.R. WESTERN K.A. BALLHATCHET J.D. HARGREAVES M.S. ANDERSON E. WANGERMANN I. YOUNG L.R. LEWITTER J. LYNCH J. ROBERTS R.A. HUMPHREYS R.R. PALMER M. BELOFF M.A. JONES E. WRIGHT W.R. WARD J.F. BOSHER D. DAKIN J. MCMANNERS G.E. RUDÉ”,”Storia del Mondo Moderno. Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Vol. VIII.”,”Armando Saitta, professore di storia moderna all’Università di Roma. A. Goodwin, professore di storia moderna alla Victoria University di Manchester. H.J. Habakkuk, fellow dell’All Souls College e Chichele professor di storia economica all’Università di Oxford. W. Stark, professore di sociologia alla Fordham University, USA. F.W. Sternfeld, University lecturer di musica all’Università di Oxford. P.Murray, professore di storia dell’arte al Birkbeck College, Università di Londra. D. McKie, professore di storia e filosofia della scienza all’Università di Londra. A.V. Judges, professore di storia della pedagogia all’Università di Londra. C. Lloyd, professore di storia al Royal Naval College di Greenwich. J.R. Western, lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. K.A. Ballhatchet, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J.D. Hargreaves, professore di storia all’Università di Aberdeen. M.S. Anderson, reader di storia internazionale alla London School of Economics and Political Science. E. Wangermann, lecturer di storia moderna all’Università di Leeds. I. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacco) all’Università di Cambridge. J. Lynch, Leverhulme lecturer di storia spagnola e latino-americana all’University College di Londra. J. Roberts, membro del Merton College di Oxford. R.A. Humphreys, professore di storia latino-americana all’Università di Londra. R.R. Palmer, preside della facoltà di arti e scienze alla Washington University, St Louis, USA. M. Beloff, fellow dell’All Souls College e Gladstone professor di diritto costituzionale e amministrativo all’Università di Oxford. M.A. Jones, senior lecturer di storia e istituzioni americane alla Victoria University di Manchester. E. Wright, professore di storia moderna all’Università di Glasgow. W.R. Ward, senior lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. J.F. Bosher, associate professor di storia alla University of British Columbia. D. Dakin, reader di storia al Birkbeck College, Università di Londra. J. McManners, professore di storia moderna all’Università di Sidney. G.E. Rudé, senior lecturer di storia all’Università di Adelaide.”,”STOU-040-FL”
“GOODWIN Richard M. GIVA Denis GIUSBERTI Fabio DE-FRANCESCO Antonino VALENTI Manuela PORTINARO Pier Paolo ARTIFONI Enrico PROVVEDI Anna TOSCANO Mario REGALIA Ida FAUCCI Riccado GIVA Denis”,”L’applicazione del moltiplicatore matriciale ai problemi dei pagamenti internazionali (Goodwin); Nuove regole nella metodologia economica (Giva); Tra povertà e malattia: il Sant’Orsola a Bologna dal XVII al XVIII secolo (Giusberti); Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824); Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill (Valenti); Luigi Einaudi, la sociologia e la questione dei giudizi di valore (Portinaro); Crivellucci, Salvemini, Volpe e una rivista che non si fece. Nota in margine a una ricerca su Gaetano Salvemini storico del medioevo (Artifoni); Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914 (Provvedi); Note sulla mezzadria nello stato corporativo: il dibattito dei Gergofili (Toscano); Delegati e consigli di fabbrica nelle ricerche degli anni Settanta (Regalia); Una fonte per la storia della cultura economica italiana nell’età del positivismo: le carte di Salvatore Cognetti de Martiis (Faucci).”,”Contiene i saggi – Anna Provvedi: ‘Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1909-1914’ (pag 301-334) – Manuela Valenti, ‘Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill’ (pag 215-246) – Antonino De-Francesco, ‘Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824)’ (pag 151-214) “”La base di ogni teorizzazione di Pannekoek è comunque riducibile alla fiducia incondizionata che egli riponeva nell’istinto delle masse proletarie, nella capacità cioè che esse avevano, in forza delle condizioni materiali da loro vissute, di opporsi naturalmente al capitale attraverso l’uso degli strumenti che ritenevano più adeguati. Difendendo dagli attacchi di Kautsky la validità delle azioni spontanee di massa, Pannekoek affermava che il loro «istinto» esprimeva ciò che per esse, in quel momento era necessario”” (pag 324)”,”ANNx-012-FP”
“GOODY Jack”,”Capitalismo e modernità. Il grande dibattito.”,”Jack Goody è professore emerito di Antropologia sociale presso il St. John’s College di Cambridge. Tra le sue opere: ‘Islam ed Europa’ (2004). “”Nell’inglese, così come in altre lingue europee, la parola “”capitale”” esiste da molto tempo. Il suo impiego nell’accezione di ricchezza commerciale (dei mercanti), di cui ci si avvale per accumulare ancora più ricchezza, risale all’inizio del XVIII secolo (1709). Ma il concetto di “”capitalista”” è databile solo alla fine di quel secolo, quando, dopo la Rivoluzione industriale, lo troviamo utilizzato da Arthur Young (1792) nella sua relazione sui ricchi francesi che pagavano poche imposte dirette. Nel 1845 Disraeli, in ‘Sybil’, descrisse la povertà delle masse, in un periodo in cui “”i capitalisti prospera[va]no e accumula[va]no immense ricchezze””. Il termine “”capitalismo””, riferito a un sistema generale, compare nel racconto ‘La famiglia Newcome’ (1854) di Thackeray, nello stesso momento in cui la nozione veniva accolta e approfondita da Karl Marx (1). Fu Marx a sviluppare il concetto: “”La circolazione delle merci è il punto di partenza del capitale. La produzione delle merci e la loro circolazione sviluppata, ossia il commercio, formano le premesse storiche del suo sorgere. Il commercio mondiale e il mercato mondiale iniziano nel XVI secolo la storia moderna della vita del capitale””. Secondo Marx è possibile rintracciare la produzione capitalistica già nel XIV e XV secolo, ma “”l’era capitalistica data solo al XVI secolo”” (2). Marx sostiene che il capitale commerciale, di per se stesso, non è in grado di spiegare la transizione da un modo di produzione a un altro, nonostante, tra i suoi effetti, ci sia quello della dissoluzione del feudalesimo. Tuttavia, quando emergono mezzi di produzione alternativi, come è accaduto con l’avvento dell’industrializzazione, il capitale mercantile si rende disponibile – si pensi, tra gli altri, al caso dell’India del XIX secolo – a essere investito nel nuovo assetto. Attraverso questo tipo di investimento, si ebbe un trasferimento generale dalla produzione tessile fondata sul lavoro a domicilio alla lavorazione in industrie meccanizzate, con operai salariati, in gran parte finanziati dal capitale mercantile. Fu la combinazione dei due fattori, il capitale (non solo dei mercanti) e i nuovi mezzi di produzione, a determinare il cambiamento. Prima che quest’ultimo si verificasse, ma in seguito a un incremento dell’attività commerciale, si ebbe un periodo, studiato da Marx, in cui, tra il XVI e il XVII secolo, il metodo feudale era ormai in crisi e quello industriale non era ancora sorto. E’ un periodo caratterizzato dal predominio dei commercianti e della cultura mercantile, manifesto in quella che Nef chiama la “”Prima internazionale industriale”” (databile attorno al 1540-1640), e al quale ci si riferisce spesso con il termine di “”capitalismo mercantile””. L’analisi di Marx sulle origini e lo sviluppo del capitalismo si basa essenzialmente sull’esperienza europea. (…) Sono stati i mercati in ascesa, interni o esterni, a dare impulso alla produzione industriale (3). La trasformazione nel modo di produzione si basò sull’accumulo del capitale alimentato dall’importazione di materiali preziosi dall’America e dai profitti del commercio, compreso quello coloniale. “”E’ certo”” scrive Marx nel ‘Capitale’, “”che nel XVI e XVII secolo le grandi rivoluzioni verificatesi nel commercio dopo le scoperte geografiche, e che celermente portarono a un alto grado di sviluppo il capitale commerciale, rappresentano un momento di basilare importanza, giacché resero più ampia la transizione dal modo di produzione feudale a quello capitalistico”” (4)”” [Jack Goody, Capitalismo e modernità. Il grande dibattito, 2005] (pag 155-157) [(1) Marx non utilizza la parola “”capitalismo”” fino alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Nella lingua inglese il primo riferimento compare in Thackeray, nel 1854, come si è detto, ma il termine si diffuse solo nell’ultima parte del secolo; (2) Marx (1867, libro I, sez. II, pp 125, 516); (3) Manifesto del partito comunista (1848); Marx (1867, libro III, sez. IV, p. 1139); Bottomore, Rubel (1956, p. 130)]”,”STOS-169″
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”Jack Goody già professore di antropologia dell’Università di Cambridge, è Fellow del St. John’s College di Cambridge.”,”STOS-200″
“GOODY Jack, edizione italiana a cura di Francesco MAIELLO”,”Famiglia e matrimonio in Europa. Origini e sviluppi dei modelli familiari dell’Occidente.”,”Jack Goody è professore di antropologia presso il dipartimento di antropologia dell’Università di Cambridge. E’ internazionalmente noto per la vastità e la profondità dei suoi interessi che vanno dalle ricerche sull’oralità africana allo studio della storia delle istituzioni occidentali. È autore tra l’altro di ‘The Domestication of Savage Mind’ (1977) e ‘Coking, Cuisine and Class’ (1982). “”In Inghilterra la tendenza sotterranea di opposizione alle regole della chiesa e alle sue idee sul matrimonio, si cristallizzarono nell’insegnamento dei lollardi, le cui idee furono spesso guidate dai lavori di Wycliffe, iniziatore della traduzione della Bibbia in inglese. Circa il matrimonio, i lollardi avevano la tendenza a seguire le dottrine puritane dei valdesi piuttosto che le credenze dualiste dei catari. Nei loro scritti e nei resoconti dei loro processi, troviamo commenti specifici alla regole, così come osservazioni di carattere più generale sullo stesso matrimonio. In un lavoro del tardo XIV o del XV secolo, attribuito a Wycliffe e intitolato ‘An Apology for Lollard Doctrine’, troviamo una dichiarazione molto esplicita contro le estese restrizioni sul matrimonio tra cugini. Questa suona così: «Il matrimonio contratto all’interno del terzo e del quarto grado, anche se contrario alle prescrizioni della chiesa, è valido e stabile» (XL), che poi significa dire che per quanto il matrimonio tra cugini secondi dovesse essere evitato, esso era nondimeno valido. La proibizione del matrimonio tra cugini era una legge della chiesa e poiché il matrimonio non si presentava come un sacramento agli occhi dei lollardi – cosa che rappresentò un punto critico per i riformatori protestanti -, il contravvenire a questa regola non costituiva peccato. Molti lollardi avevano dei punti di vista ancora più radicali. Resoconti di processi contro sessanta uomini e donne per l’eresia di Norwich tra il 1428 e il 1431, mostrano che tra questi credenti «il consenso … dei due partner (unitamente all’accordo degli amici) era considerato come un elemento sufficiente per il matrimonio» (Tanner, 1977: 12). Una funzione in chiesa era superflua e un difensore chiedeva persino che il matrimonio stesso venisse abolito per un certo periodo di tempo, riflettendo molto probabilmente la stessa tendenza delle dottrine libertarie degli anabattisti che ai tempi della Riforma portarono alla istituzioni di comunità poliginiche a Münster e altrove. Anabattista è il termine usato per indicare un certo numero di sette che rappresentano l’ala radicale del protestantesimo, che disapprovavano il battesimo dei bambini e rifiutano l’appartenenza a una chiesa di stato o comunque inclusiva. Le sette furono perseguitate sia dai cattolici che dai protestanti, e per sfuggire a queste continue persecuzioni un gruppo di membri guidato da Giovanni di Leida andò a stabilirsi a Münster in Westfalia, conquistando il controllo della città nel 1534 e fondando uno «stato comunista». Le donne erano quattro volte più numerose degli uomini e così Giovanni permise che fosse praticata la poliginia prendendo per sé sedici mogli, prerogativa questa che in fin dei conti derivava dalla più grande disposizione delle donne verso la religione. Nell’anno seguente, le forze combinate dei principi luterani e cattolici, costrinsero il gruppo alla resa giustiziandone poi i capi”” (pag 193-195)”,”STOS-002-FGB”
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”””Il diciannovesimo secolo ha visto in azione un potente movimento finalizzato a riparare quelli che erano considerati i danni provocati dal capitalismo industriale. Vi presero parte riformatori di ogni colore. Questo interessamento diede origine a una più ampia riconsiderazione della posizione che occupava la donna nella società (nonché agli inizi del movimento femminista moderno), a una riflessione sul ruolo del matrimonio, sulla natura della famiglia e sulla sua storia; tendenze, queste, strettamente legate ai progressi dell’antropologia e dell’analisi comparata delle parentele, del matrimonio e della famiglia. Una figura centrale di tutti questi sviluppi fu Frederick Engels, che scrisse ‘Le origini della famiglia’ basandosi per lo più sulle annotazioni di Marx al libro dell’avvocato e antropologo americano Lewis A. Morgan, ‘Ancient Society’ (1877). Morgan individuò un cambiamento graduale, nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, dalle forme collettive di matrimonio alle istituzioni monogamiche individualizzate dell’Europa contemporanea, inquadrando così tutta una serie di equivoci sul carattere delle società più semplici e degli sviluppi della storia successiva. Engels si spinse più in là, considerando la famiglia borghese, per la sua stessa natura, inconciliabile con il processo di ricollettivizzazione della società sotto il socialismo, in quanto negazione del diritto a ricevere un trattamento paritario per le donne e i bambini e in quanto fattore di perpetuazione della diseguaglianza attraverso la pratica dell’eredità”” (pag 249-250) [Jack Goody, ‘La famiglia nella storia europea’, Editori Laterza, Roma Bari, 2000]”,”STOS-041-FSD”
“GOONEWARDENE Leslie”,”The differences between trotskyism and stalinism (Seven articles from Samasamajist) (1954). With an introduction by Colvin R. De-Silva.”,”””I trotskisti, d’altra parte, francamente ammettono la degenerazione del regime politico, ma mettono in evidenza che questo è un fenomeno temporaneo dovuto a un concorso di circostanze storiche particolari. Essi ritengono che i Soviets operai metteranno un giorno le cose a posto rovesciando i loro governanti burocrati, prendendo il comando dello Stato e introducendo la democrazia socialista”” (pag 24)”,”TROS-091″
“GOPAL Ram”,”Lokamanya Tilak. A biography.”,”Ram Gopal è un giornalista e si occupa di politica, ha scritto per molti anni sul ‘National Herald’ di Lucknow. E’ stato anche corrispondente de ‘The Hindustan Times’ e di altri giornali. Arrestato nel 1942 per collegamenti con il movimento ‘Quit India’, per molto tempo è stato in galera. Ha studiato la storia indiana post 1857 pubblicando il libro ‘Indian Politics from Victoria to Nehru’ (in Hindi). La biografia di Tilak esce nel centenario della sua nascita.”,”INDx-134″
“GOPNER S. DERJAVIN N. FERSMAN A.E.”,”La cultura en la Union Sovietica.”,”””En 1940, las bibliotecas de nuestro país tenían 140 milliones de libros. Anotemos a propósito de ésto – la comparación vale la pena – que si las 13 mayores bibliotecas del mundo no tenían en conjunto más de 30.000.000 de ejemplares, las tre principales soviéticas, la biblioteca Lenin, la de la Academia y la biblioteca pública de Leningrado, poseían cada una, más o menos 10.000.000. En los último años antes de la guerra, la producción bibliográfica oscilaba aldrededor de 40.000 obras por año, con un tiraje 8 veces superior al de 1913.”” (pag 101)”,”RUSS-193″
“GORBACIOV Michail”,”Riflessioni sulla rivoluzione d’ Ottobre. Dal Palazzo d’Inverno alla pereistrojka.”,”GORBACIOV è nato a Privolnoe nel Caucaso settentrionale nel 1931. Dopo studi giuridici ha intrapreso la carriera politica fino a diventare nel 1980 il membro più giovane del Politburo. Nel 1985 è stato eletto segretario del PCUS e ha avviato una riforma dell’URSS in senso democratico cui diede il nome di ‘perestrojka’ (ristrutturazione). Nel 1991 è stato deposto. Attualmente dirige la fondazione Gorbaciov.”,”RUST-035″
“GORDEN Mildred GORDON Sam JONES Mike ETCHEBEHERE Mika ROGERS Ernest”,”Revolutionary History. Eyewitness to Disaster. The German Labour Movement and the Rise of Hitler, 1929-33.”,”This issue of Revolutionary History has been produced to commemorate the sixtieth anniversary of the defeat of the German working class at the hands of Hitler, whose victory was a catastrophe for the working class movement, not merely in Germany, but throughout Europe and beyond. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-019-FL”
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’ economia americana dal 1919 al 1973.”,”GORDON ha studiato a Harvard e insegnato economia politica alla Università di California (Berkeley).”,”USAE-026″
“GORDON Andrew”,”A modern history of Japan. From Tokugawa times to the present.”,”GORDON Andrew insegna alla Harvard University.”,”JAPx-048″
“GORDON SKILLING H. GRIFFITHS Franklyn”,”Pressure Groups in der Sowjetunion.”,”Saggi di H. GORDON SKILLING Jerry F. HOUGH Frederick C. BARGHOORN Roman KOLKOWICZ John P. HARDT Theodore FRANKEL Richard W. JUDY Ernest J. SIMMONS Donald B. BARRY Harold J. BERMAN Franklyn GRIFFITHS”,”RUSU-170″
“GORDON David MODUGNO CROCETTA Roberta A.”,”Individualismo metodologico: dalla Scuola austriaca all’ anarco-capitalismo.”,”GORDON David è Senior Fellow presso il L.von Mises Institute (Auburn Alabama,) e autore di varie opere sul marxismo (‘Critics of Marx, ecc.) e articoli su riviste varie (‘The Journal of Libertarian Studies’ ecc.). Roberta A. MODUGNO CROCETTA ha pubblicato ‘Murray Newton Rothbard e l’ anarco-capitalismo americano’ (Rubbettino, 1998), e curato ‘La libertà dei libertari’ (idem, 2000) “”Se gli interventi dovessero continuare troppo a lungo, la maggior parte dei prezzi sarebbe determinata per decreto governativo piuttosto che risultare dalla interazione della gente nel libero mercato. Ma questo è socialismo, non capitalismo; e Mises ha già dimostrato che il socialismo non può funzionare. L’ intervento statale quindi, è per sua natura fonte di instabilità. Le conseguenze indesiderate di questo supposto sistema alternativo portano al socialismo ed al collasso, oppure al ritorno al mercato. Mises ha qui in mente qualche cosa di più che una possibilità teorica. La strada verso il socialismo attraverso il controllo dei prezzi caratterizzò esattamente il Piano Hindenburg adottato dalla Germania durante la prima guerra mondiale. Il controllo dei prezzi imposti su pochi articoli “”essenziali”” portarono rapidamente al pieno controllo dell’ economia da parte del governo. Questo schema emerse di nuovo durante la seconda guerra mondiale. “”L’ economia controllata”” tedesca (Zwangswirtschaft) non aveva prezzi reali. Essi erano determinati da direttive governative e l’ ordine economico dei nazisti aveva caratteristiche socialiste.”” (pag 50-51)”,”TEOS-133″
“GORDON CHILDE V.”,”Preistoria della società europea.”,”GORDON CHILDE V. è uno dei maggiori archeologi d’oggi, deceduto poco prima dell’ uscita di questo libro in Italia. “”Mentre intorno al mare Egeo la nuova industria del bronzo, nel suo aspetto caratteristicamente europeo, era già in pieno sviluppo, a nord dei Balcani, dei Pirenei e della Alpi regnava tuttora l’ economia neolitica. Le fasi traversate dall’ Europa temperata al tempo del Protoegeo corrispondono, parzialmente perlomeno, al Medio ed al Tardo Neolitico. Tuttavia, in quest’ultimo periodo soprattutto, l’ autosufficiente quiete delle comunità agricole cominciava già a esser turbata da conseguenze indirette della rivoluzione urbana. Contemporanei avvenimenti politici – migrazioni, conquiste – preparavano già il substrato sociale della sopravvenente economia dell’ Età del Bronzo. Anche di questi importantissimi avvenimenti dovremo, una volta di più, limitarci a fornire qui una relazione forzatamente rapida e molto semplificata.”” (pag 175)”,”EURx-234″
“GORDON Andrew”,”Labor and Imperial Democracy in Prewar Japan.”,”GORDON Andrew è Associate Professor of History at Duke University. Tra le foto: Manifestazione per il primo maggio 1926 e conseguenti arresti (inserto pag 109)”,”MJAx-019″
“GORDON Stewart”,”Quando l’Asia era il mondo. Storie di mercanti, studiosi, monaci e guerrieri tra il 500 e il 1500.”,”GORDON Stewart è Senior Research Scholar al Center for South Asian Studies dell’Univ. del Michigan.”,”ASIx-101″
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’economia americana dal 1919 al 1973.”,”Robert Aaron Gordon ha studiato a Harvard e attualmente insegna Economia politica all’Università di California (Berkeley). Ha ricoperto numerose ed importanti cariche in organismi scientifici e politici degli Stati Uniti; nel 1974 è stato presidente della American Economic Association. Traduzione di Paola Elia, 12 figure nel testo, prefazione, note, Collana I fatti e le idee, Saggi e Biografie n. 401, Biblioteca di Economia diretta da Carlo Boffito e Eugenio Somaini “”Gli Stati Uniti uscirono dalla prima guerra mondiale con la consapevolezza di una serie di obiettivi macroeconomici maggiori di quanto non avessero avuto prima del 1914. Comunque, dal punto di vista della politica, si verificarono almeno due mutamenti significativi tra il 1914 ed il 1918. In primo luogo, nel 1914 si affermò il Federal Reserve System (il Federal Reserve Act venne approvato nel 1913), che forniva per la prima volta a questo paese qualcosa di simile ad una banca centrale in grado di usare gli strumenti della politica monetaria. In secondo luogo, la prima guerra mondiale aveva prodotto un debito federale notevole, detenuto dalle banche e dal pubblico non bancario. Questo generò un problema di gestione del debito per il Tesoro e il Federal Reserve System, ma fornì anche un’ampia offerta di titoli governativi come base delle future operazioni sul mercato aperto da parte della Federal Reserve. Il Federal Reserve Act non fornì alle autorità un chiaro orientamento per esercitare i loro nuovi poteri. Essenzialmente, il Federal Reserve Act doveva “”fornire una valuta elastica”” alle condizioni che avrebbero mantenuto il dollaro nel ‘Gold Standard’ ad una parità fissa, e tale da far fronte ai bisogni dell’attività economica man mano che questi si modificavano con la crescita e le fluttuazioni cicliche. Secondo quanto affermato da un membro autorevole, il Federal Reserve Act non forniva alle nuove autorità monetarie “”alcuna indicazione diretta su cosa si intenda oggi per politica monetaria. Lo sviluppo del concetto di politica monetaria come strumento regolatore della quantità di moneta e del costo e della disponibilità del credito non compare fino agli anni Venti”” (1)”” (pag 25) (1) G.L. Bach, Making Monetary and Fiscal Policy, Washington, 1971, p. 64. Sugli esordi del Federal Reserve System, vedi anche Clay G. Anderson, A Half Century of Federal Reserve Policymaking, 1914-1964, Federal Reserve Bank of Philadelphia, 1965 (…)”,”USAE-012-FL”
“GORDON Robert J.”,”Introduzione alla macroeconomia.”,”Robert J. Gordon, nato nel 1940, insegna economia nella Northwestern University. (In precedenza era stato assistente nelle università di Harvard e di Chicago).”,”ECOT-169-FL”
“GORECKI Wojciech”,”Pianeta Caucaso.”,”GORECKI Wojciech ha studiato giornalismo all’ Università di Varsavia e storia all’ Università cattolica di Lublino. Si è laurato all’ Istituto di Filosofia e Sociologia dell’ Accademia polacca delle scienze. Ha svolto ricerche e insegnamento presso la sezione ‘Caucaso’ dell’ Istituto di Studi Orientali e ha svolto il lavoro di corrispondente dal Caucaso per quotidiani polacchi. Ha scritto vari libri. “”Nel Caucaso settentrionale vivono 11 134 200 russi (non contando il Distretto di Rostov, 7 289 900). Nelle Repubbliche il numero dei russi ammonta a 1 359 100. Nel Caucaso settentrionale vivono 487 300 ucraini (non contando il Distretto di Rostov, 245 600). Nelle Repubbliche il numero degli ucraini ammonta a 63 600.”””,”EURC-076″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORGIA”,”Frammenti – Testimonianze.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui è implicato. La sua lunga vita – più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto delle sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste”” (pag 5-6) “”Come si potrebbe superare Gorgia, che disse che niente di ciò che è, oppure Zenone, che cerca di provare che le stesse cose sono possibili e impossibili?”” (pag 15) “”Dice Gorgia che bisogna “”distruggere la serietà dell’avversario con il riso, e il suo riso con la serietà””; ed ha ragione”” (pag 51) (Gorgia, Frammenti, Boringhieri, 1969)”,”FILx-009-FGB”
“GORGIA”,”Frammenti.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui egli è implicato. La sua lunga vita, più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto della sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo, un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste. (…) Dunque il “”logos””, – che è poi quanto noi chiamiamo “”ragione””, – inventato dai “”sapienti””, dev’essere loro tolto di mano, perché non riguarda le cose divine, ma è uno strumento “”umano””, che può costruire ogni edificio di pensieri e distruggere ogni edificio di pensieri. Il “”logos”” è un terribile strumento di potenza, che incatena e dirige le passioni umane, si applica cioè alla sfera politica. Anche qui Gorgia aveva un modello: Empedocle. Ma in costui la parola era unita alla musica, la politica alla religione; il dominio sulla folla era emotivo e non razionale. Gorgia umanizza la parola, facendola accompagnare soltanto dal ritmo, ed ecco nata la retorica”” (pag 5-7) [Gorgia, ‘Frammenti’, Boringhieri, Torino, 1969, traduzione di Claudio Moreschini] [Gorgia: “”l’essere che non ottiene l’apparire è oscurità, e l’apparire che non ottiene l’essere è debolezza”” (pag 56)]”,”STAx-374″
“GORGIA”,”Encomio di Elena e altri scritti.”,”Logos strumento di lotta da usare a fin di bene (pag 31)”,”VARx-063-FGB”
“GORGOLINI Luca”,”Gioventù rivoluzionaria. Bordiga, Gramsci, Mussolini e i giovani socialisti nell’Italia liberale.”,”Luca Gorgolini insegna Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino e Storia dei conflitti armati all’Accademia militare di Modena. Ha pubblicato tra l’altro un volume sulla storia sociale degli anni Cinquanta e curato ‘Le migrazioni forzate nella storia d’Italia del XX secolo’ (Bologna, 2017). Bordiga e la Fondazione del Circolo Carlo Marx (pag 134-135)”,”MITS-473″
“GORI Francesca a cura; saggi di Michael LÖWY Norman GERAS Michel REIMAN Alexander RABINOWITCH Pie NAVILLE R.W. DAVIES Francesco BENVENUTI Fabio BETTANIN Richard B. DAY Anna DI-BIAGIO Michel PRAT Adolf LÖWY Robert McNEAL Alec NOVE Anthony D’AGOSTINO Leonardo RAPONE David S. LAW Hillel TICKTIN Thomas Ray POOLE Pierre BROUE’ Michel DREYFUS Pelai PAGES I BLANCH Quentin HOARE Livio MAITAN Jean-Francois GODCHAU Jean-Paul JOUBERT Alberto NIRENSTEIN Massimo GANCI Bernard BAYERLEIN”,”Pensiero e azione politica di Lev Trockij.”,”Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.),”,”TROS-028″
“GORI Francesca PONS Silvio a cura”,”Dagli archivi di Mosca. L’ URSS il Cominform e il PCI 1943-1951.”,”Francesca GORI è responsabile della Sezione Paesi dell’ Est presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. E’ stata tra l’altro co-editor del volume ‘The Cominform; Minutes of the Three Conferences 1947 1948 1949’ (ANNALI FELTRINELLI, XXX 1994) ed editor di ‘The Soviet Union and Europe in the Cold War 1943-1945′ (MACMILLAN, 1996). E’ nel gruppo di lavoro delle nuove MEGA ma pare che in sua vece curerà un volume delle opere M. SYLVERS. Silvio PONS è ricercatore presso la Facoltà di storia e scienze sociali dell’ Università di Bari e VD della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. E’ autore del volume ‘Stalin e la guerra inevitabile 1936-1941’ (EINAUDI, 1995).”,”PCIx-039″
“GORI Pietro”,”Opere Volume XIII. Canti d’ esilio. Poesie varie.”,”Contiene ‘Addio a Lugano’ bella… pag 81.”,”ANAx-093″
“GORI Pietro”,”Sociologia criminale. Opere Volume VI.”,”A pagina 45 c’è una tabella che riporta per la Francia il numero di accusati per ogni classe sociale ogni 100 mila abitanti.”,”ANAx-135″
“GORI Agostino”,”Storia politica d’ Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Risorgimento Italiano (1849-1860). Il Regno d’ Italia (1860-1900).”,”””Il Cavour aveva lasciato il nuovo regno non riconosciuto da nessuna potenza, sospettato e avuto in uggia da molte di esse, e oggetto delle più violente proteste da parte del papa e delli altri sovrani spotestati. Un tale stato di cose era natural conseguenza del modo rivoluzionario, onde il regno era sorto, e soltanto il tempo e una politica ferma e rassicurante avrebbe potuto rimediarvi. Bensì il Cavour erasi adoperato molto presso l’ imperatore francese per ottenere un riconoscimento, che avrebbe poi tirati dietro altri. Di quella pratica gelosa era ufficiosamente incaricato il conte Vimercati, molto destro in tali negozi e con assai entratura alla corte francese. Ma l’ imperatore e il principe Napoleone erano allora i soli forse che fossero proclivi a sanzianare l’ opera della rivoluzione in Italia; poiché se il partito clericale e legittimista aveva in Francia perduto molto credito e se lo stesso Pio IX col malaccorto contegno si era alienata ogni simpatia, la gran maggioranza dei Francesi repugnava a riconoscere i resultati ultimi dell’ opera alla quale l’ Imperatore aveva tanto contribuito; opera che coll’ aver creata ai piedi delle Alpi una grande nazione, contradiceva alle viete massime della politica francese e minacciava di un pericolo nuovo l’ equilibrio europeo. L’ imperatore erasi proposto di riserbare il riconoscimento del regno a quando fosse risoluta la questione romana; e il Cavour aveva dato incarico di trattarne ufficiosamente in Parigi al Pantaleoni; il quale molto vi si adoperava allorché il Cavour morì.”” (pag 371)”,”ITAB-164″
“GORI Agostino”,”Il Risorgimento italiano (1849-1860). Il Regno d’Italia (1860-1900).”,”GORI Agostino 2° volume?”,”ITAG-220″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. E’ impegnato in un team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista dallo stesso nome.”,”RIRO-438″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. É impegnato nel team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista Utopia socialista.”,”RIRO-202-FL”
“GORINE P. (GORIN)”,”La revolution russe de 1905.”,”Nel 1905 le forze degli effettivi bolscevichi erano ridotte: 12-13 mila bolscevichi e 7 mila menscevichi. (pag 37) P. GORIN, storico sovietico, negli anni Trenta, sulla definizione di ‘Soviet’ relativa alla rivoluzione 1905, si trova in disaccordo con V.I. NEVSKIJ. (v. The Revolution of 1905: A Short History.(Book review) – The Revolution of 1905: A Short History. By Abraham Ascher. (Stanford : Encyclopedia.com.)”,”RIRx-150″
“GORKI Maksim a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”In appendice: LENIN lettere, M.F. ANDREEVA, incontri con Lenin, A.D. SPERANSKIJ, Un ricordo di Gorki”,”LENS-028″
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’ Ottobre. (Ricordi).”,”””Leopoldo Zulergìski, l’ uomo più onesto del mondo, fondamentalmente anarchico e che aveva un odio organico contro la proprietà, non amava Sofia Tolstoi. Tuttavia, ecco come egli giudicava la sua condotta nel 1905-1906: “”La famiglia di Tolstoi non doveva vedere con occhio molto allegro i contadini impadronirsi a poco a poco dei beni di Iàsnaia Poliàna e occupare il bosco di betulle che Tolstoi stesso aveva piantato con le sue mani. Credo che anche lui rimpiangesse come gli altri questo bosco. Questa tristezza, questo cruccio generale, quantunque forse inespressi, condussero, obbligarono Sofia Andréjevna a un atto che, essa lo sapeva, le avrebbe procurato biasimo. Donna intelligente, non lo poteva ignorare e neppure trascurae. Ma tutti si rattristavano e nessuno osava difendersi: allora essa s’ arrischiò. E, per questo, io la stimo. Uno di questi giorni andrò a Iàsnaia Poliàna e le dirò: “”Io la stimo!””. Ma persisto a credere che la si è tacitamente obbligata ad agire così. Del resto tutto ciò è senza importanza, purché Tolstoi stesso sia salvo””. Conoscendo un po’ gli uomini, credo che la supposizione di Zulergìski sia giusta. Nessuno oserà dire che Leone Tolstoi non fosse sincero quando negava la proprietà, ma sono egualmente persuaso che gli rincresceva tuttavia del suo bosco. Era opera delle sue mani, del suo lavoro personale. Vi è in ciò l’ antagonismo dell’ antico istinto con la ragione, che si produce anche quando la ragione è sinceramente ostile all’ istinto””. (pag 135-136)”,”RUSx-102″
“GORKI Maksim”,”Autobiografia. Infanzia. Tra la gente. Le mie università.”,”””Bisogna provare tutto da se stessi, colombella mia, tutto bisogna imparare da se stessi… Se non impari da te, nessuno ti potrà insegnare””. (pag 271) “”Ma può darsi che sia vero, che sono buono con tutti. Soltanto nonlo dò a vedere; perché non lo si puòmostrre alla gente, altrimenti ti tartassano. A un uomo buono ognuno va addosso, come a una zolla in una palude… E lo calpestano…”” (pag 324)”,”VARx-164″
“GORKI Maxime”,”Lénine (1924) et Le paysan russe (1922).”,”Il libretto si compone di due scritti di Gorkij, Lenin (1924) (pag 1-99); Il contadino russo (1922) (pag 101-187). Le rivolte contadine. “”Les légendes italiennes consevent la mémoire de Fra Dolcino, les Tchéques se souviennent de Jan Zizka; de même les paysans allemands se rappellent Thomas Münzer, Florian Heier, et le Francais les héros et les martyrs de la Jacquerie, et les Anglais n’ont pas oublié le nom de Watt Taylor. Sur tous ces hommes restent dans le peuple des chansons, les légendes, des contes. Le paysan russe ne connait pas ses héros, ses chefs, les fanatiques de l’ amour, de la justice, de la vengeance. (pag 121-122) Il cosacco del Don Stepan Riazin solleva i contadini del Volga e si dirige verso Mosca animato dall’ idea di eguaglianza politica ed economica. Per tre anni le sue bande saccheggiano e sgozzano boiardi e mercanti e sostengono delle battaglie contro le truppe dei Romanov. Non meno vasto e potente fu la rivolta sotto la Grande Caterina del cosacco degli urali Pugaciov, “”ultimo tentativo di lotta dei Cosacchi contro il regime di Stato””, secondo la definizione che ha dato di questa rivolta lo storico S.F. Platonov””. (pag 123-124) Lenin. “”Verosimilmente, sotto Lenin, si sopprimono più uomini che sotto Wat-Tyler, Thomas Munzer, Garibaldi. E’ vero che la lotta contro la rivoluzione di cui Lenin fu il capo era più argamente e più potentemente organizzata. Per di più occorre tener conto che con il progresso della “”civiltà””, il prezzo della vita umana scende visibilmente, cosa che è testimoniata indiscutibilmente dallo sviluppo nell’ Europa moderna della tecnica di distruzione degli uomini e del gusto per ogni genere di occupazione.”” (pag 17-18) Lenin. “”Uomo di una volontà meravigliosamente forte, Lenin era per il resto il tipo di intellettuale russo. Ne possedeva al più alto grado la qualità essenziale – la limitazione di sé stesso che giunge fino alla mortificazione, fino alla mutilazione personale, fino ai chiodi di Rakhmetov, fino alla negazione dell’ arte, fino a questa logica di un eroe di Andreiev: “”Gli uomini vivono male, dunque devo vivere male anch’io””. Nel 1919, durante il terribile anno della fame, Lenin odiava mangiare ciò che gli mandavano i compagni dalla provincia, soldati o contadini. Quando arrivavano i pacchi presso il suo poco confortevole alloggio, faceva una smorfia e, confuso, si affrettava a distribuire farina, zucchero e burro ai compagni malati o indeboliti per mancanza di nutrimento.”” (pag 19-20)”,”LEND-593″
“GORKI Massimo”,”Come divenni romanziere.”,”E’ la terza parte delle memorie di Gorki (le due prime sono ‘La mia infanzia’ e ‘Fra la gente’) “”Il racconto deve percuotere l’animo dello scrittore come un bastone, perchè il lettore senta che bestia è!”” (pag 183)”,”RUSx-152″
“GORKI Maksim”,”Lenin.”,” “”Mentre si recava al ristorante, Vladimir Ilic fu avvicinato da un operaio menscevico, che gli domandò qualcosa. Ilic rallentò il passo, gli altri andarono avanti. Arrivando al ristorante cinque minuti dopo, Lenin si accigliò e disse: – E’ curioso che un ragazzo così ingenuo sia capitato al congresso del partito! Mi ha chiesto quale fosse il vero motivo dei nostri dissensi. Beh, gli ho detto, i vostri compagni vogliono andare al parlamento, noi invece siamo convinti che la classe operaia deve prepararsi alla lotta. A quanto pare ha capito…”” (pag 23) [Il V Congresso del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia si tenne a Londra dal 13 maggio al 1° giugno 1907. Gorki vi partecipò con voto consultivo. L’assise si concluse con la vittoria dell’ala bolscevica su quella menscevica (nota 1, pag 9)]; “”Mi è capitato spesso di parlare con Lenin sulla crudeltà della tattica e della vita dei rivoluzionari. – Che volete? – domandava con ira e con stupore. – Si può forse crescere umani in una lotta così feroce? Dove può trovare asilo qui la bontà d’animo, la generosità? L’Europa ci «blocca», privandoci dei soccorsi del proletariato europeo, e da ogni parte la controrivoluzione ci assale brutalmente! E allora? Non dobbiamo forse lottare e resistere? Scusate, ma non siamo imbecilli! Sappiamo che quello che vogliamo non può farlo nessun altro. Potete mai pensare che, se fossi stato convinto del contrario, sarei rimasto qui? – Con quale metro misurate in una battaglia il numero dei colpi necessari e quello dei colpi superflui? – mi domandò un giorno, dopo un’animata discussione. Potei rispondere a questa domanda così semplice solo con la lirica, perché sono persuaso che non vi sia altra risposta”” (pag 51) [Maksim Gorki, Lenin, Roma, 1961]”,”LENS-287″
“GORKI Maxim”,”Streik in Neapel. Italienische Erzälungen. Diesen Erzälungen liegt das Italienerlebnis des großen russischen Schriftstellers zugrunde, der viele Jahre in Italien verbrachte.”,”‘Sciopero a Napoli. Narrativa italiana. Queste storie sono basate sull’esperienza italiana del grande scrittore russo che ha trascorso molti anni in Italia.’ Emigrato nel 1906, Gorkij vive dal 1907 al 1913 in Italia, a Capri.”,”ITAS-215″
“GORKI Massimo, a cura di Icilio RIPAMONTI”,”Piccoli borghesi.”,”Alessio Maksimovic Peskov – questo il vero nome di Massimo Gorki – nacque nel 1868 a Nisni Novgorod, città sulle rive del Volga, caratteristica per la popolazione mista di cosacchi, calmucchi e persiani. Era figlio di tappezziere, e conobbe la miseria fin dalla nascita. A sette anni rimase orfano del padre colpito dal colera; a dodici perdette anche la madre, e pochi giorni dopo il funerale il nonno gli disse: “”Tu non sei una medaglia che io possa appendermi al collo. Non ho più posto per te. Vai fra la gente””. Ed egli andò fra la gente, Tentò dapprima di istruirsi a scuola; ma sprovvisto di denaro occorrente, presto abbandonò le amate rive del Volga, iniziando quel suo vogabondare per la Russia. Addentratosi nel vivo della massa popolare, conobbe la squallida realtà del contadino legato al latifondo del nobile, e quella vasta compagine operaia, frutto dell’industria capitalistica che, fino allora sconosciuta in Russia, vi si andava affermando nell’ultimo decennio del XIX secolo. Viaggiò, conobbe e soffrì, Alessio Maksimovic Peskov, e annotava nei suoi scritti intimi esperienze e sofferenze. E si scelse lo pseudonimo Gorki. Ma il suo vagabondaggio, la sua ricerca furono penosi quanto vani; tanto che, non riuscendo a trovare una giustificazione all’esistenza, gli balenò l’idea del suicidio. D’altra parte il dramma di Gorki era il dramma della piccola borghesia russa istruita. Emergendo dai cupi tormenti della sua adolescenza, Gorki trova conforto nella lettura dei libri che preparano la rivolta popolare e si avvicina ai circoli rivoluzionari e radicali di Kazan, nell’attuale repubblica dei Tartari. Come scrittore egli esordisce nel 1892 sul giornale di Tiflis “”Il Caucaso””, pubblicandovi il racconto Makar Cudra. Nel 1902 veniva rappresentato con successo Piccoli borghesi, di cui in brevissimo tempo si stamparono quattro edizioni. Seguirono i Villeggianti e Bassifondi, qundi I nemici. Il periodo della maggiore attività di Gorki nella letteratura teatrale coincide con gli anni della rivoluzione del 1905. Scoppiata la Rivoluzione d’Ottobre, Gorki comincia a collaborare col governo sovietico e con tanta lena che, esaurito dal lavoro, esortato dallo stesso Lenin, nel 1921 parte di nuovo per l’Italia e si stabilisce presso Sorrento. Solo nel 1928, all’età di sessant’anni, Gorki torna definitivamente nell’URSS, accolto con enorme entusiasmo. Nel 1929 viene nominato membro del Comitato Centrale del Partito Comunista. Morì nel 1936, assassinato da un medico trotzkista? e in suo onore la Russia sovietica chiamò Gorki la città natale di lui, Nisni Novgorod.”,”RUSx-208-FL”
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’Ottobre. (Ricordi).”,”””La biografia di Massimo Gorki rivela due caratteristiche che spesso si ritrovano nella vita dei più recenti scrittori americani: un succedersi di umili mestieri che forgiano la esperienza nel più duro contatto con la realtà, e lo scrittore autodidatta””. (pag 5, Notizia)”,”RUSx-001-FSD”
“GORKI Massimo”,”Nelle Carceri Russe.”,”Semplicità di Cekov. “”Davanti a Cekov, tutti sentivano il desiderio d’essere più semplici, più veridici, più naturali: molte volte ho notato come dinanzi a lui la gente lasciava le frasi eleganti racimolate nei libri, le parole alla moda e tutte le futilità di cui si fa bello il Russo quando vol passare per europeo, come il selvaggio che si adorna di conchiglie e di denti di fiere. Il mio amico Cekov non voleva saperne né di denti di fiera né di piume di pavone: tutto quanto era rimbombante fittizio, tutto quanto era orpello, egli lo odiava. Egli fu sempre coerente a sé stesso, non occupandosi mai di quanto alcuni attendevano da lui, e tanto meno di quanto altri si credevano in diritto di esigere. Egli rifuggiva dalle conversazioni su temi astrusi o elevati, temi con i quali i Russi si divertono così volentieri senza accorgersi di quanto è ridicolo il parlare di abiti di velluto che si indosseranno in avvenire, quando per il momento non si posseggono che dei luridi stracci”” (pag 111-112)”,”RUSx-002-FSD”
“GORKI Maksim CECHOV Anton”,”Carteggio. Articoli e giudizi.”,”””Anche nell’interpretazione dell’opera d Cechov le teorie del giovane Gorki sembrano lasciare la traccia di un equivoco. Più volte in queste lettere Gorki parla di un «contenuto simbolistico» dei drammi di Cechov riprendendo un’idea che cominciava probabilmente già a circolare nella critica russa del tempo. Già in una delle prime lettere scrive: «Si dice, per esempio, che lo ‘Zio Vania’ e il ‘Gabbiano’ siano un nuovo genere di arte drammatica, nel quale il realismo si solleva a simbolo ispirato e profondamente meditato. Io trovo che ciò è molto vero». Non a caso però la critica più decadente si è poi impossessata di quella definizione, distinguendo il Cechov narratore dal Cechov drammaturgo, ed escogitando per quest’ultimo la formula di «simbolismo realista»: e per questa via si è arrivati perfino ad avvicinare Cechov (simbolismo realista) a Maeterlinck (simbolismo mistico). È vero invece che nell’opera di Cechov, sia nei drammi che nei racconti della maturità, vi è spesso un contenuto allegorico, ma la sua allegoria ha sempre un valore ‘tipico’, e non ‘simbolico’, non è convenzionale e arbitraria come nei simbolisti, che si rivolgono infatti solo ad una cerchia di iniziati, ma rivela una realtà più profonda, essenziale, implicita nella situazione concreta rappresentata artisticamente. In questo senso Gorki chiarisce più tardi il valore dell’opera di Cechov contrapponendola al «realismo» episodico, frammentario e superficiale dei naturalisti (…)”” (pag XX-XXI) (introduzione di V. Gerratana) Copil: “”Realismo Il realismo è un movimento letterario nato in Francia a metà del XIX secolo. Si caratterizza per la rappresentazione fedele e dettagliata della realtà quotidiana, spesso con un’attenzione particolare alle classi sociali più basse e ai problemi sociali. Gli autori realisti, come Gustave Flaubert e Honoré de Balzac, si concentrano sulla descrizione oggettiva della vita e delle sue complessità, evitando idealizzazioni romantiche1. Naturalismo Il naturalismo è una derivazione del realismo, sviluppatasi principalmente in Francia con Émile Zola come figura di spicco. Questo movimento adotta un approccio quasi scientifico alla letteratura, cercando di analizzare e rappresentare l’influenza dell’ambiente e dell’ereditarietà sul comportamento umano. I naturalisti descrivono spesso le condizioni di vita delle classi lavoratrici e dei più emarginati, con un tono più cupo e pessimista rispetto al realismo1. Simbolismo Il simbolismo è un movimento letterario nato alla fine del XIX secolo come reazione al realismo e al naturalismo. I simbolisti, come Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, utilizzano simboli e immagini evocative per rappresentare concetti filosofici e spirituali. Questo movimento si concentra sull’esplorazione dell’inconscio, dei sogni e delle emozioni, spesso con un linguaggio ricco e suggestivo 2.”,”RUSx-200″
“GORKIJ Maksim, a cura di Marco CARATOZZOLO”,”Lenin, un uomo.”,”Maksim Gorkij (1868-1936), nato povero, autodidatta, per anni vagabondo in Russia occupato in lavori miseri alla ricerca di “”materiali umani”” per le sue opere, è stato a lungo l’immagine dello “”scrittore proletario””. Amico di Tolstoj e di Cechov, i suoi romanzi e drammi sono considerati l’avvio del cosiddetto “”realismo socialista”” Questi ricordi furono scritti d’impeto nella intensa commozione della notizia nel 1924 della morte del capo rivoluzionario. Pubblicati nel 1927 (ed è questa la versione qui offerta al lettore) furono poi rimaneggiati nel corso del tempo in senso più monumentale e iconografico, in corrispondenza dell’irrigidirsi del culto quasi religioso di Lenin voluto da Stalin. “”Mi capitava spesso di parlare con Lenin della brutalità della tattica e della quotidianità rivoluzionaria. «Che volete?», chiedeva stupito e arrabbiato «è forse possibile lasciare l’umanità in questa lotta la cui ferocia non si era mai vista prima? Dov’è qui il posto per la bontà d’animo e la nobiltà di cuore? E’ l’Europa che ci blocca, siamo stati privati del tanto atteso aiuto del proletariato europeo. Su di noi, da ogni parte, come un orso si arrampica la controrivoluzione, e noi? Non dobbiamo, non abbiamo il diritto di lottare, di opporci? Scusate, ma mica siamo degli stupidi. Lo sappiamo: ciò che vogliamo, non può farlo nessuno tranne noi. Davvero pensate che se fossi stato convinto del contrario, sarei ancora seduto qui?». «Con che metro voi ritenete di poter misurare la quantità di colpi necessari e di colpi inutili in una guerra?», mi chiese una volta, dopo un’accesa discussione. A questa domanda potevo rispondere solo liricamente. Penso che non ci sia un’altra risposta. (…) «Ehm, Ehm», brontolava scettico Lenin in riferimento ai numerosissimi episodi di tradimento della causa da parte degli intellettuali. «Tra di noi», diceva, «ci sono coloro che effettivamente tradiscono, ingannano più spesso per vigliaccheria, per paura di confondersi, nel timore che l’amata teoria entri in sofferenza nello scontro con la pratica. Noi non abbiamo paura di questo. La teoria, l’ipotesi per noi non è qualcosa di “”sacro””, per noi è uno strumento di lavoro»”” (pag 92-95)”,”LENS-313″
“GORKIJ Maksim, a cura di Luciana MONTAGNANI”,”La madre.”,”In questo volume fotocopiato manca la prefazione di Pajetta “”Per la strada camminavano in fretta senza parlare. La madre soffocava dall’agitazione, sentiva avvicinarsi qualche cosa d’importante. All’ingresso della fabbrica c’era una folla di donne che strillavano e imprecavano. Quando tutti e tre penetrarono nel cortile, si trovarono subito in mezzo a uno moltitudine fitta, nera, che rumoreggiava eccitata. La madre vide che tutte le teste erano rivolte da una parte, verso il muro dell’officina dei fabbri: sopra un mucchio di rottami di ferro, davanti a uno sfondo di mattoni rossi, stavano in piedi, agitando le braccia, Sizov, Machotin, Vjalov e altri cinque operai anziani, tra il più influenti. – Ecco Vlasov! – gridò qualcuno. – Vlasov? Che venga qui… – Silenzio – si gridò ad un tratto da varie parti. Da un punto vicino veniva la voce uguale di Rybin: «Non è per la copeca che bisogna lottare, ma per la giustizia! Se difendiamo la nostra copeca non è per la copeca, tanto è tonda come le altre, ma perché pesa di più, c’è dentro più sangue umano che nel rublo del direttore, sicuro! E noi non ci teniamo alla copeca, ma al sangue, alla verità, ecco!»”” (pag 53)”,”VARx-125-FV”
“GORKIJ Maksim, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”Lenin a Capri (pag 37-39)”,”LENS-331″
“GORKIN Julian”,”Les communistes contre la revolution espagnole.”,”Julian GORKIN è stato uno dei membri fondatori del PC spagnolo nel 1921, che lasciò per fondare il POUM nel 1934, dopo un passaggio al Comintern dal 1921 al 1929 come rivoluzionario di professione a Mosca e in giro per l’ Europa. Segretario generale del POUM dopo l’ assassinio di André NIN. Rifugiato in Messico nel 1940, ha tradotto e scritto varie opere tra cui ‘L’ assassinio di Trotsky’ (JULLIARD).”,”MSPG-056″
“GORKIN Julian”,”Contra el estalinismo.”,”Julian GORKIN (1901-1987) participò alla fondazione della Federacion Comunista de Levante. Esiliato durante la dittatura di PRIMO DE RIVERA girò l’ Europa come rivoluzionario professionale al servizio dell’ Internazionale Comunista prima di rompere con gli stalinisti nel 1929. Negli anni Trenta divenne dirigente del Partido Obrero de Unificacion Marxista (POUM) e diresse il periodico ‘La Batalla’ durante la guerra civile. Dopo le giornate del maggio 1937 patì la persecuzione stalinista fu incarcerato e giudicato in un celebre processo contro il POUM nel 1938. Alla vittoria del franchismo riparò in Francia. In Messico negli anni 1940 collaborò con Victor SERGE e condusse un’ inchiesta fondamentale sull’ assassinio di TROTSKY. Durante l’ esilio francese , dal 1948, collaborò con le nascenti forze europeiste e attaccò duramente lo stalinismo. Negli anni 1960 partecipò alla Conferenza di Monaco del 1962. Negli ultimi anni difese il socialismo democratico. Gorkin e Serge. “”Nin fu torturato e assassinato in una Lubianka madrilena, ma Serge contribuì moltissimo a salvare me e gli altri compagni. Io contribuii a salvare lui dopo il grande naufragio europeo. Si può dire che noi ci dobbiamo mutuamente la vita. Per questo ci unì sempre il più solido dei rapporti umani: quello della solidarietà”” (pag 107) Fermezza contro lo stalinismo. “”Conoscevamo bene la psicologia dei nostri avversari: se ci mostravamo intimiditi, se ci mantenevamo sulla difensiva, eravamo perduti; dovevamo, al contrario, dissimulare la nostra debolezza e la nostra mancanza di mezzi con un atteggiamento fermo, coraggioso, di sfida.”” (pag 109) La morte di Serge. “”Un terzo dei rifugiati spagnoli sono morti per problemi cardiaci. Il Messico non era un luogo appropriato per il cuore di Victor Serge””. (pag 120)”,”MSPG-132″
“GORKIN Julian”,”L’ assassinat de Trotsky.”,”Pianificazione assassinio Trotsky in Messico. “”Contreras (Vidali) conosceva meglio di ogni altro gli ambienti comunisti spagnoli, messicani, cubani e americani. Sappiamo che gli autori dell’ attacco armato contro la casa di Trotsky (notte del 23 – 24 maggio 1940) appartenevano a queste cerchie. La maggior parte di loro erano stati scelti da lui. Durante le assenze del principale capo dell’ impresa, Contreras assunse la direzione del gruppo in Messico. Ma egli restava nell’ ombra, dissimulando sempre il più possibile. Se si fosse compromesso avrebbe danneggiato i personaggi dell’ amministrazione messicana che erano suoi amici e la cui influenza poteva essere in ogni momento utile””. (pag 274-275) Governo Cardenas e Toledano. “”Vincent Lombardo Toledano, leader sindacale in vista la cui influenza si estendeva non solo al Messico ma a tutta l’ America Latina, presta il suo concorso a queste manovre. Era all’ epoca il principale strumento di Mosca in Messico e nel contempo era uno dei pilastri del governo di Cardenas. Ignoro se sapesse che si stava tramando contro il vecchio bolscevico. Ma egli fu sicuramente uno dei migliori collaboratori di Contreras nella preparazione di questo clima d’ odio favorevole ai suoi piani, e grazie a lui molti uomini che dovevano partecipare al complotto entrarono in Messico. Per mettere in piedi l’ aggressione della notte del 23 e 24 maggio, Contreras utilizza il pittore messicano David Alfaro Siqueiros, considerato in seguito come l’ organizzatore materiale dell’ affaire””. (pag 275-276)”,”TROS-147″
“GORKIN Julian SANCHEZ SALAZAR Leandro A.”,”Così fu assassinato Trotzky. Con 13 illustrazioni fuori testo.”,”””Scegliere la vittima, preparare minuziosamente il colpo, compiere una vendetta implacabile, anmdarsene tranquillamente a letto.. Non c’è nulla di puù dolce al mondo”” (Stalin a Zerinski e a Kamenev, durante una conversazione che ebbe luogo nella primavera del 1923). “”Voi credete che Stalin si preoccupi di trovare una risposta ai vostri argomenti? Vi ingannate. Egli non pensa che al modo di sopprimervi senza correre rischi personali””. (Kamenev a Trotzky nel 1925). “”Egli vi avrebbe soppresso fin dal 1924 se non avesse temuto rappresaglie, sotto forma di atti terroristici, da parte dei giovani. Ecco perchè Stalin ha deciso di cominciare col distruggere i quadri dell’opposizione, per poi uccidere voi, quando sarà sicuro di poterlo fare impunemente””. (Zinoviev a Trotzky nel 1925). “”Se moriamo repentinamente, si sappia che è opera di Stalin””. (Zinoviev e Kamenev, in lettere depositate dopo la loro rottura con Stalin nel 1925). Generale Leandro A. Sanchez Salazar, Capo del Servizio segreto della polizia messicana.”,”TROS-039-FL”
“GORKJ Marsim (GORKIJ Maksim)”,”L’affare degli Artamonov.”,”L’affare degli Artamonov è un romanzo di Maksim Gorkij pubblicato nel 1925. Il romanzo narra la storia di una famiglia di ex contadini che diventano ricchi industriali nella Russia zarista, ma che sono travolti dai conflitti sociali e personali. Il romanzo è considerato una critica al capitalismo e una testimonianza della crisi della società russa prima della rivoluzione. Il romanzo si compone di quattro parti, ognuna dedicata a un membro della famiglia Artamonov: il patriarca Il’ja, il figlio maggiore Jakov, il figlio minore Grigorij e il nipote Aleksej. (b)”,”RUSx-005-FSD”
“GORLA Giuseppe”,”L’Italia nella Seconda guerra mondiale. Diario di un milanese, ministro del re nel governo di Mussolini.”,”Giuseppe Gorla. Nato da Emilio e Giulia Ciocca, dopo gli studi superiori si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Milano; allo scoppio della Prima guerra mondiale fu acceso interventista e si occupò di creare un tramite tra Il Popolo d’Italia e gli studenti meneghini, entrando quindi in contatto con Filippo Corridoni, Innocenzo Cappa e soprattutto Benito Mussolini. Nel 1915 partì volontario per il fronte e nel conflitto venne mutilato: nel dopoguerra fu pertanto un attivista dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e ne sponsorizzò l’affiancamento ai Fasci Italiani di Combattimento, cui aveva aderito fin dalla sua fondazione, pur con qualche riserva. In ogni caso, non partecipò ne all’assemblea fondativa del 1919 ne alla marcia su Roma del 1922. Dopo il conseguimento della laurea, sembrava orientato a svolgere la carriera accademica, ma alle elezioni amministrative del 1922 fu eletto consigliere comunale a Milano e poco dopo divenne amministratore delegato dell’Istituto case popolari del capoluogo lombardo; in questa veste partecipò nel 1926 ad un congresso europeo sulle case popolari, tenutosi a Vienna: al termine della conferenza, ne fece un rapporto a Mussolini. Nel 1928, quando Giuseppe De Capitani d’Arzago si insediò come podestà di Milano, ne divenne il vice e si distinse per una politica parsimoniosa tendente al pareggio del bilancio cittadino. Commissario della Cassa di Risparmio dal 1931 al 1943, fu segretario generale del Sindacato nazionale fascista ingegneri (SNFI) dal 1937 al 1938 e presidente della Consociazione turistica italiana (nome “”autarchico”” che ebbe il Touring Club Italiano durante il regime). In qualità di segretario nazionale del SNFI, divenne consigliere alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939: in questa veste venne richiamato alle armi nel giugno del 1940, nonostante fosse mutilato. Rientrato dal servizio militare “”coatto””, operò come Ministro dei Lavori Pubblici dal 30 ottobre 1940 al 6 febbraio 1943, giorno in cui venne sostituito da Zenone Benini. Gorla è principalmente ricordato nei manuali di storia urbanistica italiana per aver approvato la prima legge urbanistica nazionale, la n. 1150 del 17 agosto 1942. Ricevette successivamente dal Duce la nomina a consigliere nazionale per la Corporazione di acqua gas elettricità e fu nominato membro della commissione Bilancio della Camera. Stando alla sua autobiografia, il 30 marzo 1943 Mussolini lo scelse come podestà di Milano ma egli preferì rinunciare all’incarico (di ciò, tuttavia, non ci sono altre fonti); pochi giorni dopo diventò presidente dell’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) e di conseguenza vicepresidente dell’Azienda nazionale idrogenazione combustibili. Conservò tutti gli incarichi occupati anche dopo la formazione del primo governo Badoglio, ma li perse quando venne fondata la Repubblica Sociale Italiana, a cui non volle aderire. Conclusasi la seconda guerra mondiale, non venne implicato in nessun processo per attività fascista perché venne considerato più un “”tecnico”” che un gerarca: non lo citò nemmeno Enrico Mattei nella sua relazione esposta appena dopo la nomina a commissario straordinario dell’AGIP effettuata dal Comitato di liberazione nazionale. Si ritirò quindi a vita privata e nel 1959 diede alle stampe un libro di memorie. (wikip) 1943. Luglio, 26 – Sul portone della sede dell’AGIP in via del Tritone, operai e metropolitiani stanno rimuovendo gli stemmi e distruggendo i fasci littori che decoravano l’ingresso. Un metropolitano allunga la mano per togliermi il distintivo del fascio che ho all’occhiello ma faccio appena in tempo a difendermi. Salgo agli uffici, nessuno lavora, occhiate di traverso quando passo e confubolamenti nei corridoi. Faccio riunire i dipendenti e rivolgo loro l’invito di tornare al lavoro perché dall’attività della nostra azienda dipende il rifornimento di carburante per l’esercito che combatte e la vita della popolazione civile alla quale è indispensabile assicurare i rifornimenti. Per quanto riguarda la mia persona comunico che ho già inviato le dimissioni al nuovo governo ma che non abbandonerò il mio posto fino a quando sarà arrivato chi mi dovrà sostituire perché ritengo di dover continuare a prestare la mia opera come la sentinella che deve far rispettare la consegna fino a che non venga rilevata. Tutti ritornano al lavoro, una commissione viene a chiedermi l’allontanamento di Bazzini. Si accontentano che lo invii in congedo illimitato. Roma è percorsa da cortei di gente che impreca a Mussolini e al fascismo mentre busti e ritratti di Mussolini vengono gettati dalle finestre. Pavolini è stato scacciato dal «Messaggero», i circoli rionali del partito fascista sono stati presi d’assalto ed alcuni distrutti. In alcune città, specie nel Nord, si pretende sia scoppiata la guerra civile. (…) 1943 – luglio, 27. Badoglio ha varato il nuovo governo, o meglio ha accettato quello che è stato preparato dal Duca Acquarone, Ministro della Real Casa e, sembra, principale manipolatore degli ultimi avvenimenti. E’ un governo formato da generali e alti funzionari. (…) 1943 – luglio, 29 (…) Churchill commentando ai Comuni gli avvenimenti italiani ha dichiarato che il governo di Roma è una cosa che riguarda soltanto l’Italia la quale deve arrendersi senza condizioni”” (pag 429-431)”,”QMIS-231″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”USAS-073″
“GORLIER Claudio”,”Storia dei negri degli Stati Uniti.”,”””Se si pensa ai casi di antisemitismo non infrequenti nel Sud e al disprezzo mostrato per gli immigranti di origine latina o balcanica, i “”wops”” e gli “”hunks””, non riesce arduo comprendere che aveva ben ragione Lincoln quando ammoniva che l’ intolleranza razziale non si sarebbe fermata ai negri, ma, una volta scatenatasi, avrebbe raggiunto anche altri gruppi etnici o religiosi, come i cattolici. I bianchi del Sud, angustiati dal peso della sconfitta e pieni di rancore per il Nord che, in effetti, dopo aver promesso pace e fratellanza non mancava di sfruttare ai propri fini, riversarono il proprio risentimento sui negri””. (pag 64-65)”,”USAS-142″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”TEOP-415″
“GÖRLITZ Walter a cura; (PAULUS Friedrich)”,”Stalingrado. La sconfitta che cambiò i destini del mondo.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-101″
“GÖRLITZ Walter”,”November 1918. Bericht über die deutsche Revolution.”,”La rivoluzione tedesca vista in particolare dal lato del governo, dell’esercito e della borghesia”,”MGER-145″
“GORMAN Robert A. a cura; collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri”,”Biographical Dictionary of Marxism.”,”Collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri Ad esempio voci biografiche relative alla lettera L: Antonio LABRIOLA, Paul LAFARGUE, Oskar R. LANGE, Francisco LARGO CABALLERO, LE DUAN, LENIN, LI DAZHAO, LI LISAN, W. LIEBKNECHT, LIN BIAO (LIN PIAO), LIU SHAOQI (LIU SHAO-CHI), LOMBARDO TOLEDANO Vicente, LORA Guillermo, LUNACHARSKY Anatoli V.”,”TEOC-378″
“GORN Elliott J.”,”Mother Jones. The Most Dangerous Woman in America.”,”Elliott J. Gorn, professor of history at Purdue University, is the co-author of A Brief History of American Sports and the author of The Manly Art: Bare-Knuckle Prize Fighting in America. List of Illustrations, Acknowledgments, Epilogue, List of Archives, Notes, Index,”,”MUSx-043-FL”
“GORODETSKIJ E.N.”,”La formazione dello Stato sovietico 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-092″
“GORODETSKIJ Efim Naumovic”,”La formazione dello Stato sovietico, 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-195-FL”
“GORODETSKY Gabriel”,”Geopolitical Factors in Stalin’s Strategy and Politics in the Wake of the Outbreak of World War II. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945’.”,”G. Gorodetsky è professore di storia all’Università di Tel Aviv. Tiene la ‘Samuel Robin Chair for Russian Studies’ ed è direttore del ‘Curiel Center of International Studies’ (2000). Tra le sue pubblicazioni ‘The Precarious Truce. Anglo-Soviet Relations’, 1924-27′ (1977) e ‘The Grand Delusion: Stalin and the German Invasion of Russia’ (1999). “”In view of the heavy defeats inflicted on the Red Army in the early stages of Operation “”Barbarossa””, it is often argued that the stiff resistance of the Finns in the Winter War revealed the weakness of the Red Army and encouraged Hitler to risk war against Russia. However, for contemporaries in Germany and in the countries bordering on the Soviet Union, the war rather demonstrated Stalin’s resolve to resort to force wherever he encountered a threat to Soviet vital interests (24). As spring 1940 arrived, resting on the laurels of the Ribbentrop-Molotov Pact and the final victory against Finland, Stalin was temporarily relaxed. Count von Schulenburg, the German ambassador to Moscow, contributed to the feeling. (…) In negotiations with Göring, singled out in the Kremlin as the spearhead of the crusade against Russia, the Air Marshal not only promised an early delivery of war material but “”strongly underlined the exceptional friendship between Germany and the Soviet Union””. He even announced the delivery to the Soviet navy of the modern cruiser “”Lützow””, from which he was parting “”with a painful heart””. He quoted Hitler as saying that the pact was “”a solid and irreversible act”” (27). Stalin further found out that Hitler had reaffirmed the validity and durability of the division of spheres of interests between Germany and Russia in the talks he had held in Berlin with Sumner Welles, the America Deputy Under-Secretary of State (28). Stalin in fact felt strong enough to suspend the delivery of raw materials to Germany in retaliation or their failure to provide Russia with coal and military equipment. Recent findings concerning the trade traffic between Germany and the Soviet Union cast doubt on the accepted view that the treaty was favourable to Germany. The Soviet deliveries, when examined against the Soviet production and the total German demand, were less substantial. They provided the Russians with significant advanced German technology. Moreover to a large extent the Russians were obliged to conduct almost exclusive trade with Germany once the British imposed a tight economic blockade. Out of one million tons of grain promised to Germany, only 150.000 tons had benne dispatched, and the supply of oil and coal products fared no better (29). Perhaps for the last time Mikoyan, the Minister of Foreign Trade, openly cast doubt on German “”honesty””, complaining that he could “”no longer afford to make a fool of himself, in practice not conduction a bilateral exchange of goods but unilaterally delivering goods to Germany”” (30). Stalin went one step further in presenting an ultimatum to Germany. He demanded the conclusion of a short-term trade agreement stipulating export of Soviet raw materials of a value of 420-30 million marks in exchange for “”industrial and military deliveries of the same value”” (31). This inflated confidence, however, instantly evaporated after the swift German campaign against Denmark and Norway in early May. The Soviet ultimatum was replaced by an announcement of the decision to resume deliveries, followed by the “”hope”” that “”Germany would do the same”” (32). However, the experience of dependence on Stalin’s good will for deliveries of raw materials undoubtedly weighed heavily on Hitler when Operation “”Barbarossa”” was contemplated (33). (pag 244-245); “”A most important sign post in Stalin’s policy in the crucial period leading to the war which has been overlooked by historians is the Soviet annexation of Bessarabia on 30 June 1940 and its reverberation in the Balkans and Turkey”” (pag 247) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-220″
“GORODETSKY Gabriel”,”Le grand jeu de dupes. Staline et l’invasion allemande.”,”Gabriel Gorodetsky è professore di storia e direttore del Curiel Center for International Affairs all’Università di Tel Aviv, ove occupa la cattedra Samuel Rubin d’histoire russe et d’Europe de l’Est. Ha pubblicato ‘Stafford Cripps’ Mission to Moscow’ (1987) e ‘The icebreaker Myth’ pubblicato a Mosca nel 1995. “”Le moment choisi pour la conclusion du pacte de neutralité avec la Japon n’était donc pas seulement l’expression de la crainte qu’éprouvait Staline d’une guerre sur deux fronts: il y voyait vraiment «une première étape, sérieuse, de la future coopération sur les questions principales». Staline admettait avoir eu des soupçons au sujet des objectifs japonais, mais il était à ce mment convaincu qu’il n’y avait là aucun «jeu diplomatique», et que le Japon «se préoccupait véritablement et sérieusement d’améliorer les relations avec l’Union soviétique». Staline félicite alors Matsuoka pour son «discours sincère et direct». Il est très rare de trouver un diplomate qui exprime ouvertement ce qu’il a vraiment en tête. Le mot de Talleyrand a Napoléon est bien connu: «La langue a été donnée au diplomate pour dissimuler ses pensées». Nous, Russes et bolcheviks, voyons les choses différemment et croyons que, dans l’arène diplomatique aussi, il est possible d’être franc et sincère. Des efforts extraodinaires sont faits pour que l’empereur confirme rapidement l’accord, qui est signé dans une atmosphère de jubilation l’après-midi du 13 avril; les photogaphies pue communes de Stalin et de Matsuoka, bras dessus bras dessous , devaint faire la une des journaux du matin suivant”” (pag 290-291); “”L’accord est un boulevard pour la reprise des entretiens avec les Allemands. «Les victoires balkaniques, selon le rapport d’Aktay ont penétré dans les crânes obtus des Soviétiques avec l’effet de la foudre… C’est purement et simplement pour gagner le coeur des Allemands que Staline a flatté les Japonais avec l’accord soviéto-japonais». Staline, conclut-it, est sur le point «de devenir l’instrument aveugle de l’Allemagne (92)». Matsuoka avait en effet vraiment intérêt; comme Ciano, à évitere une attaque allemande contre la Russie, à partir du moment où le Japon était décidé à pousser vers le sud. Les Japonais font donc tout leur possibile pour bien faire comprendre à l’ambassadeur allemand à Tokyo, Ott, que Matsuoka a «trouvé Staline absolutament disposé à la paix. Staline… l’avait assuré qu’il ne pouvait être question d’un marchandage de la Russie avec les puissances anglo-saxonnes» (93). Un telegramme ultérieur de l’ambassade allemande à Tokyo souligne que les Russes semblent à présent impressionnés par les succès allemands et «sont prêts à conclure un pacte. Par conséquent la Russie décide de marcher de pair avec les puissances du pacte tripartite. Le pacte tripartite vient seulement de devenir l’instrument à toute épreuve de la politique des puissances de l’Axe et du Japon grâce à l’accord russo-japonais longtemps recherché» (94)”””,”QMIS-256″
“GORRESIO Vittorio”,”I Moribondi di Montecitorio.”,”E’ il primo libro che tira le somme dopo un anno di repubblica. Un capitolo di storia italiana e un documento dei costumi della nostra epoca. “”Non tutte, forse, avevan chiara la nozione della dottrina di Saragat, né tutte forse avevan letto i suoi volumi (Marxismo e democrazia; L’ umanesimo marxista: che secondo i massimalisti sono soltanto una grossolana rimasticatura di De Man) dove è compiuto un bello sforzo di approfondimento del marxismo per farne valere le esigenze veramente universali e non perimibili; e neppur tutte, probabilmente, ne conoscevano l’ opuscolo Socialismo e libertà in cui si spiega come il socialismo oggi lasci dietro di sè la funzione di elemento critico di una società crollante per assumere quella di costruttuore di un nuovo ordine; ma molte forse avevano letto ciò che scrive di Saragat la stampa indipendente dai partiti che cerca già di collocarlo nel posto che gli assegnerà la critica storica (…)””. (pag 101)”,”ITAP-091″
“GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto; a cura di Adolfo BATTAGLIA; interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO”,”Stampa in allarme.”,”Scritti di GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto. Dibattito: interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO Libertà di stampa. “”Un’altra osservazione su cui il convegno degli Amici del “”Mondo”” si trovò concorde fu quella che “”in materia di stampa, meno leggi ci sono meglio è””. E in proposito merita di essere particolarmente segnalata la conferma fornita dalla stessa legge 4 marzo 1958, contenente “”modificazioni alle norme del Codice Penale relative ai reati commessi a mezzo della stampa””. La legge era nata mal su un progetto quanto mai illiberale dell’ on. Moro, come si può leggere nella relazione Libonati. Il testo era poi passato al vaglio di numerose commissioni di giuristi, giornalisti e parlamentari, ed era stato talmente emendato an che per l’ intervento diretto della Federazione nazionale della stampa, da apparire accettabile ai più. (…) Senonché il vero vaglio delle leggi avviene nelle aule giudiziarie, quando dalla loro formulazione astratta discendono a regolare la realtà dei casi concreti. E appena vi giunse questa legge (…) si vide subito che essa era assai difettosa: complicava i problemi già esistenti, ne creava di nuovi, e non ottemperava neppure a quella esigenza fondamentale di sopprimere la responsabilità obbiettiva del direttore di periodici, che era stata sollecitata anche dalla Corte Costituzionale.”” (pag XXI)”,”EDIx-068″
“GORRESIO Vittorio”,”Risorgimento scomunicato.”,”GORRESIO Vittorio: “”Di un altro grande morto di quel tempo, Garibaldi, è innanzitutto da ricordare il testamento, scritto per impedire che al momento della morte si tentasse per caso di fargli ritrattare il suo contegno o chiedere perdono per la guerra fatta alla Chiesa; è un documento da conoscere per comprendere il senso di questa nostra storia: “”…Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe strattagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.”””” (pag 303 304)”,”ITAB-292″
“GORRESIO Vittorio”,”La vita ingenua.”,”Vittorio Gorresio nato nel 1910, piemontese, di professione giornalista, ha pubblicato in trent’anni una serie di volumi su argomenti di cronaca politica e di storia, tra cui ‘I moribondi di Montecitorio’, ‘I carissimi nemici’, ‘Risorgimento scomunicato’. Dall’infanzia alla prima guerra mondiale, dal fascismo alla Resistenza, fino all’oggi (1980). L’autore ripercorre la propria esistenza e si rende conto che, di fronte alla tormentata realtà attuale, la sua vita può essere definita “”ingenua””.”,”BIOx-022-FV”
“GORRESIO Vittorio”,”Berlinguer.”,”Dono di Mario Caprini”,”PCIx-516″
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla dei bilanci familiari.”,”Ermanno Gorrieri (59 anni, 1979) è stato sindacalista nella CISL, deputato al Parlamento e consigliere alla regione Emilia-Romagna. E’ membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali.”,”ITAS-196″
“GORRIERI Ermanno GUERZONI Luciano”,”Il salario sociale. Famiglia e reddito nella crisi dello Stato assistenziale.”,” Paragrafo 4 pag 18: ‘Struttura, redditi e consumi delle famiglie’ Ermanno Gorrieri (62 anni, 1979) è stato segretario della CISL e dirigente del movimento cooperativo di Modena, consigliere regionale DC in Emilia Romagna, membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali. Luciano Guerzoni professore universitario, 44 anni, già docente di Dottrina dello Stato nell’Università di Modena e di Diritto ecclesiastico nell’Università di Padova è attualmente (1982) professore straordinario e direttore dell’Istituto giuridico dell’Università di Modena. Ha collaborato alla stesura del rapporto finale della Commissione per i problemi della famiglia. Da wikip Luciano Guerzoni (1938) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Luciano Guerzoni Luciano Guerzoni.jpg Deputato della Repubblica Italiana Legislature IX, X, XII Gruppo parlamentare PCI, PDS Circoscrizione Emilia Romagna Collegio Parma (IX e X) e Mirandola (XII) Incarichi parlamentari IX componente della XIII commissione lavoro e previdenza sociale (5 febbraio 1987 – 1º luglio 1987) componente della XIV commissione igiene e sanità pubblica (12 luglio 1983 – 5 febbraio 1987) X vicepresidente della commissione d’indagine ex articolo 58 -On. Gunnella (16 novembre 1990 – 6 febbraio 1991) componente della VII commissione istruzione (4 agosto 1987 – 22 aprile 1992) Sito istituzionale Dati generali Partito politico Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Titolo di studio Laurea in giurisprudenza Professione Docente universitario Luciano Guerzoni (Napoli, 1º aprile 1938) è un accademico e politico italiano. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Laureatosi in giurisprudenza a Modena, è stato professore ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.[1] Eletto deputato per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1983 come indipendente nelle liste del PCI, confermò il suo seggio nel 1987 e nel 1994, in quest’ultimo caso tra le file del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1993 fu tra i fondatori dei Cristiano Sociali, di cui fu membro del coordinamento nazionale. Con questo movimento fu eletto parlamentare nel 1994. Sempre nel 1996 aderì alla coalizione politica dell’Ulivo e fu sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Prodi I e nel governo D’Alema I. Attualmente ricopre il ruolo di presidente esecutivo della Fondazione “”Ermanno Gorrieri””.[2]”,”ITAS-197″
“GORRIERI Ermanno”,”Parti uguali fra disuguali. Povertà, disuguaglianza e politiche redistributive nell’Italia di oggi.”,”Ermanno Gorrieri, nato a Sassuolo (MO) nel 1920, è laureato in giurisprudenza e honoris causa in sociologia. Ha partecipato con Giulio Pastore alla fondazione della CISL ed è stato deputato nella III legislatura e Ministro del lavoro nel VI Governo Fanfani. Ha collaborato con il Corriere della Sera, Il Giorno, la Repubblica, L’Espresso.”,”ECOS-010-FL”
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla retributiva.”,”Ermanno Gorrieri è nato a Sassuolo nel 1920. Si è laureato a Modena in Giurisprudenza. Ufficiale degli alpini ha partecipato alla resistenza sull’appennino emiliano al comando delle ‘Brigate Italia’. Segretario provinciale della DC nel 1945-46 successivamente è stato dirigente della Camera del Lavoro. Dal 1948 al 1958 è stato Segretario CISL. Deputato nella terza legislatura, nel 1963 ha rinunciato al mandato optando per l’attività politica a livello provinciale.”,”CONx-022-FV”
“GORSHKOV S. G.”,”The Sea Power of the State.”,”GORSHKOV S. G. Ammiraglio della Flotta sovietica “”The short-sighted Russian Command and the Czar failed to grasp the seriousness of the situation in the Far East and the role of the fleet in the coming the sea forces of the Baltic and Black Seas were not taken. Moreover, the Russian Pacific Fleet was scattered in different seas. In the Yellow Sea, which was the main sea theatre, the fleet had only eight armour-plated ships. The construction of the fleet’s bases in the Pacific Ocean was far from complete and therefore Port Arthur constituted neither a sufficiently reliable fortress nor an equipped naval base capable of withstanding the blows of the enemy and of being a secure ship base. (…) Completing a matchless, almost eight-month passage without losing a ship, the Russian squadron on 14 May 1905 entered the Korean Straits. Waiting for it here was the Japanese fleet, more sophisticated and long ready for battle and relying on a whole system of nearby bases. The outcome of the Tsushima engagement was decided in advance. Despite the heroism of the men valiantly fighting in the Tsushima battle, the second Pacific squadron suffered a heavy defeat because the enemy surpassed it primarily in weapons and fighting technique. Most of the Russian ships was destroyed in the battle and some were interned in foreign ports. The question of domination at sea was finally solved in favour of the Japanese.”” (pag 87-91)”,”QMIx-210″
“GÓRSKI Karol”,”L’Ordine teutonico. Alle origini dello stato prussiano.”,”Nato a Odessa nel 1903, GÓRSKI Karol ha studiato a Varsavia e a Cracovia. Nel 1939 ha partecipato alla campagna contro i tedeschi finendo in un campo di prigionia in Germania. Liberato nel 1945 fu nominato professore straordinario all’università di Torun. Nel 1950 viene eletto membro dell’accademia di Cracovia e nel 1956 professore ordinario di storia medievale a Torun. Dal 1969 è membro del COmitato per la storia delle scienze dell’Accademia polacca. Ha scritto tra l’altro ‘Storia dello spirito polacco’. Pag 111 la vita quotidiana dei Cavalieri: erano obbligati a dormire vestiti ed era vietato loro di scalzarsi durante il sonno, i dormitori erano comuni…”,”POLx-034″
“GORTER Herman; due scritti di Leon TROTSKY e Bela KUN”,”Risposta all’ estremismo di Lenin. (1920)”,”Il Partito socialdemocratico (SDP) di Hermann GORTER e di Anton PANNEKOEK fu fondato nel 1909 dal collettivo redazionale di ‘Die Tribune’ dopo la sua espulsione dal Partito Operaio Socialdemocratico (SDAP) ad opera della direzione revisionista di TROELSTRA e VAN-KOL. Soltanto il partito bolscevico aveva rotto, sia pure in modo non definitivo e completo, con i revisionisti prima degli olandesi. Il ‘caso’ fu una delle grosse questioni discusse nella XI sessione del Bureau della 2° Internazionale il 7 novembre 1909. LENIN, che era impegnato in una dura battaglia per impedire che l’organo internazionale riconoscesse il partito menscevico invece del suo, intervenne nella discussione per impedire la manovra degli opportunisti che tendeva ad escludere il SDP dall’ Internazionale. La manovra non ebbe successo. LENIN guardò con simpatia la ‘scuola olandese’ fino all’improvvisa rottura avvenuta nella 1° metà del 1920.”,”INTT-070 PAR-018″
“GORTER Herman”,”La rivoluzione mondiale (1919). Reprint”,”””Per il capitalismo non vi è via di scampo dall’ imperialismo. (…) Nemmeno per voi (proletari, ndr) vi è una capitalistica via di scampo dall’ imperialismo! Ma vi è una via di scampo proletaria. (…)””. (pag 14)”,”MOIx-022″
“GORTER H.”,”L’Internazionale Comunista Operaia (K.A.I. 1923).”,”””Noi ora indicheremo nei loro particolari, quali provvedimenti dei bolscevichi hanno avuto un carattere proletario, quali hanno un carattere borghese-capitalista, affinché i lavoratori comprendano queste verità, tenute loro nascoste. Ed è sufficientemente noto che i provvedimenti dei bolscevichi vanno divisi in due parti: quelli che vanno dall’ottobre 1917 al febbraio 1921 (alla sollevazione di Kronstadt e di Pietroburgo) e quelli del cosiddetto nuovo corso a partire dal febbraio 1921. Vedremo che in gran parte entrambi hanno già un carattere borghese.”” (pag 17)”,”INTx-049″
“GORTER H.”,”L’Internazionale comunista operaia (K.A.I., 1923).”,”””Questo proletariato mondiale è per Gorter «ostile al comunismo» (…)”” (pag 11) KAI Internazionale Comunista Operaia “”Gorter sottolineò l’importanza della critica e preparazione teoriche dei tre KAP della sua Internazionale (di Essen, d’Olanda e della Bulgaria tendenza di Sofia), una ragione importante per la scissione del KAPD fu proprio la creazione di questa Internazionale come quella della rivoluzione futura”” (pag 11, introduzione)”,”INTx-062″
“GORTER Hermann”,”L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia.”,”‘Avvertenza. Il primo, il terzo e l’ultimo capitolo di questo opuscolo contengono, in massima parte, il discorso che l’autore avrebbe dovuto pronunciare alla Conferenza Socialista Internazionale di Basilea. Quel discorso non potè essere tentuto, perchè il Congresso decise che non si facessero discussioni. La prima guerra mondiale imperialistica, che ora si sta combattendo, rende necessaria la pubblicazione di quel discorso, accresciuto di una critica del contegno dell’Internazionale di fronte all’imperialismo e alla guerra mondiale (Ottobre, 1914)’ (pag 6) “”Kautsky ha fatto il possibile per trattenere il proletariato tedesco e per impedirgli di iniziare un’azione propria (1). Nella sua discussione con Rosa Luxemburg, Kautsky ha combattuto lo sciopero generale in Germania. Come se la Germania fosse un’eccezione in Europa. In questo periodo e in questo tempo egli ha principalmente richiamato l’attenzione del proletariato sul Parlamento. A suo avviso il Parlamento era di nuovo il vero agone. Come se l’imperialismo potesse essere vinto in Parlamento. In questo periodo, in cui gli operai potevano ancora sperare soltanto qualcosa da se stessi, egli ha detto che la lotta dipende dall’aiuto per parte del ceto medio. Noi si deve prima avere il ceto medio dalla nostra parte. Come se il ceto medio non andasse con l’imperialismo! Per conservare la pace, egli ha consigliato la creazione di una Lega degli Stati europei. Come se gli operai potessero fare qualcosa, per arrivare a tanto, come se l’imperialismo aspettasse, come se una Lega di Stati europei non rinforzasse ancora di più l’imperialismo. Come se nella borghesia esistessero ora forze considerevoli contro la guerra; come se gli operai non fossero soli. Ancora nell’ottobre 1911 Kautsky scoraggiava nella ‘Neue Zeit’ la massa degli organizzati, dicendo non doversi fidare della massa dei disorganizzati. Come se la massa dei disorganizzati non scendesse in lotta per mezzo della lotta soltanto. (…)”” (pag 89) [Hermann Gorter, L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia, Società Editrice Avanti!, Milano, 1920] [(1) Si è tentata una piccola rincorsa contro il diritto elettorale prussiano. Ma questo movimento fu ben presto soffocato. Intorno a questo e ad altri punti vedi nella ‘Neue Zeit’ le discussioni fra Rosa Luxemburg, Pannekoek, Mehring e altri dall’una parte, e Kautsky dall’altra. Noi diamo qua soltanto il senso generale dell’articolo di Kautsky]; “”Kautsky fu un’ottima guida, e questi radicali furono ottime guide e ottimi condottieri, fino a che le condizioni del capitalismo rimasero, in generale, quelle erano ai tempi di Marx e di Engels; fino a che si trattava di combattere nazionalmente per la fondazione e il rinvigorimento dei partiti nazionali in ogni paese; fino a che si doveva combattere nei modi tradizionali, al parlamento e nei sindacati. Essi furono buone guide su quella prima semplice via relativamente ancora facile, furono soprattutto ottimi schiaritori di questa via, illuminarono ottimamente il proletariato intorno alle cause che dovevano spingerlo a questa prima, semplice azione: i movimenti del capitale, i partiti, i padroni, i Governi, i rapporti di classe in questa epoca del capitalismo. Ma la lotta si sviluppa. Il capitale assume forme, che Marx ha in parte preveduto, ma non vedute. Viene il trust; l’alta Banca diventa condottiera di tutta quanta l’economia mondiale; viene l’imperialismo. L’abbondanza e la concentrazione del capitale fa sì che tutti gli Stati, in una unica azione, nella conquista del mondo, scendano contemporaneamente in campo contro tutto il proletariato del mondo; l’imperialismo comincia la serie delle sue guerre; diventa necessario un altro modo d’agire, che non sia quello dell’azione parlamentare per mezzo di rappresentanti o dei sindacati per mezzo di una parte del proletariato e dei suoi capi; la massa, la massa nazionale e la massa internazionale del mondo deve comparire sulla scena; essa sola può superare le enormi nuove potenze di trust e di capitale mondiale; allora indietreggiano spaventanti Kautsky e Bebel e Guesde e Hyndman, e con essi molti altri e no sanno che fare. Meglio è non far nulla e lasciare che l’evoluzione economica e l’evoluzione del capitalismo, delle cose, degli utensili, delle forze produttive, del capitale vada come vuol andare… Meglio è – giacché nella lotta non resistere significa collaborare – meglio è marciare con gli imperialisti, con la guerra”” (pag 111) [Hermann Gorter; ‘L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia’, Società editrice Avanti!, Milano, 1920]”,”INTS-067″
“GORZ André”,”Il socialismo difficile.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924, vive in Francia dal dopoguerra. Ideologo, sociologo, romanziere, è approdato al marxismo seguendo lo stesso itinerario filosofico di SARTRE. Giornalista, condirettore di Temps Modernes, in questo libro sviluppa temi già da lui affrontati in ‘Strategie ouvriere et neocapitalisme’. ‘Una società che introducesse la settimana di 32 o di 24 ore, senza modificare i rapporti di produzione e di lavoro, e i cui componenti si disperdessero dopo il lavoro nei loro quartieri periferici per guardare la televisione, coltivare il giardino, farsi reciprocamente visita per giocare a bridge o a scacchi, o unirsi in bande di “”huligani”” o in associazioni di collezionisti, non costituirebbe un avanzamento verso la forma superiore di civiltà, ma semplicemente riprodurrebbe su scala più vasta la civiltà sottoproletaria delle grandi città americane. Marx intendeva ben altro che la moltiplicazione degli svaghi in un tempo socialmente vuoto, quando vedeva il “”libero sviluppo delle facoltà umane”” come pieno sviluppo dell’ individuo sociale’. (pag 158)”,”TEOC-245″
“GORZ André”,”La morale de l’ histoire.”,”””La gerarchia dei compiti e degli individui è allora comandata dalla struttura materiale dell’ impresa che questi hanno il compito di far funzionare. E dato che i posti più interessanti, umanamente e finanziariamente, sono meno numerosi, e sempre meno numerosi degli individui qualificati per occuparli, i detentori di questi posti tendono a proteggere i loro privilegi rendendo statutaria la divisione “”naturale”” (come dice Marx) del lavoro: l’ ingegnere o il “”quadro”” o l’ impiegato superiore non si distingue più dagli altri lavoratori solo per le sue attitudini o per la natura del suo lavoro (come nelle imprese in via di edificazione o di espansione rapida, dove ciascuno ha, teoricamente, delle chances di avanzamento grandi quanto le sue ambizioni), si distingue pure per il suo statuto (di cui fa parte l’ anzianità), il quale lo protegge contro le ambizioni di individui più giovani e sovente più qualificati di lui””. (pag 88-89)”,”TEOC-249″
“GORZ André”,”Addio al proletariato. Oltre il socialismo.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924 e trasferitosi dopo la guerra a Parigi, è uno degli intellettuali francesi più attenti ai problemi della società contemporanea. Autore di molti volumi ha pubblicato in Italia ‘La morale della storia’ e ‘Sette tesi per cambiare la vita’. “”La crisi del socialismo è innanzitutto crisi del proletariato”” (pag 77) “”Questa classe operaia tradizionale è ormai solo una minoranza privilegiata.”” (pag 80)”,”TEOC-265″
“GORZ André”,”L’ immatériel. Connaissance, valeur et capital.”,”””Peter Glotz si è occupato di questa questione in un libro dal titolo eloquente: “”La società accelerata. I conflitti culturali del capitalismo numerico””. E ha compiuto un’analisi di classe partendo dalle statistiche fiscali americane e delle classificazioni socioprofessionali sulle quali si sono pure appoggiati autori come Christopher Lasch, Robert Reich e Jeremy Rifkin. I dati citati da questi autori fanno apparire che mai il potere e la fortuna sono stati concentrati in così poche mani””. (pag 89) (Seguono dati secondo cui meno dello 0,5% della popolazione americana (843 mila famiglie) detengono il 56,2 dei mezzi di produzione e il 37,4 per cento delle attività finanziarie).”,”ECOI-190″
“GORZ André”,”Stratégie ouvrière et néocapitalisme.”,”GORZ André è nato a Vienna, da cui è fuggito dopo l’ Anschluss. Rifugiato in Svizzera durante la guerra ha scoperto allo stesso tempo il francese e la filosofia esistenzialista. Vive in Francia dalla Liberazione e collabora a ‘Temps Modernes’. Ha pubblicato ‘Le traitre’, prefazione di J.P. Sartre, e ‘La morale de l’histoire’. La tecnocrazia. “”Au sommet, pendant ce temps, la bourgeoisie voit son pouvoir limité au profit des technocrates, spécialistes de la coordination, de la prévision et de la synthèse que les agents économiques locaux, si puissants qu’ils soient d’ailleurs, ne sont pas capables d’assumer. Une mince couche de spécialistes est ainsi chargée d’assumer seule la tâche de centralisation et de synthèse indispensable au fonctionnement du système dans son ensamble, tâche pour laquelle les agents économiques, quels qu’ils soient, ne disposent généralement ni du ‘temps’, ni de la compétence, ni des ‘informations’ nécessaires. Totalitaire et dictatorial (au sens large), l’appareil technocratique ne répond cependant à une nécessité qu”en raison’ d’un malthusianisme culturel qui prive les individus (y compris la majorité de la bourgeoisie elle-même) des compétences nécessaires à l’exercice de l’auto-gestion, de la démocratie à tous les niveaux””. (pag 113-114)”,”EURE-060″
“GORZ André”,”Sette tesi per cambiare la vita.”,”””Crescere o perire: questa è la logica del capitalismo”” (pag 31)”,”TEOS-237″
“GORZ André”,”Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica.”,”André Gorz, cresciuto alla scuola di Sartre, da alcuni decenni svolge una ricerca sociologica importante. Arendt e Marx (pag 22-23) “”Come mostra ampiamente Hannah Arendt (1), basandosi in particolare sui lavori di Jean-Pierre Vernant, il lavoro necessario alla soddisfazione dei bisogni vitali era, nell’Antichità, un’occupazione servile, la quale escludeva dalla cittadinanza, vale a dire dalla partecipazione agli affari pubblici, coloro che lo svolgevano. Il lavoro era indegno del cittadino non perché fosse riservato alle donne e agli schiavi; al contrario, era riservato alle donne e agli schiavi perché «lavorare era asservirsi alla necessità». E questo asservimento poteva essere accettato solo da colui che, al pari degli schiavi, avesse preferito la vita alla libertà e dunque dato prova del suo spirito servile. Per questo Platone classifica i contadini con gli schiavi, per questo gli artigiani (‘banausoi’), nella misura in cui non lavorano per la città e nella sfera pubblica non sono cittadini per intero: «il loro interesse principale essendo il mestiere e non la piazza pubblica». L’uomo libero rifiuta di sottomettersi alla necessità; egli domina il proprio corpo allo scopo di non essere schiavo dei bisogni e, se lavora, è solo per non dipendere da ciò che non domina, cioè per assicurare o accrescere la propria indipendenza. L’idea che la libertà, vale a dire il regno dell’umano, cominci soltanto «al di là de regno della necessità», e che l’uomo emerga come soggetto capace di condotta morale soltanto nel momento in cui le sue azioni, cessando di esprimere i bisogni imperiosi del corpo e la dipendenza dall’ambiente, derivano dalla sua sola determinazione sovrana, quest’idea è stata una costante da Platone ai giorni nostri. La si ritrova in particolare in Marx, nel famoso passo del Libro III del ‘Capitale’ che, in evidente contraddizione con altri scritti di Marx, colloca il «regno della libertà» oltre la sfera della razionalità economica. Marx vi sottolinea che «lo sviluppo delle forze produttive» determinato dal capitalismo crea «l’embrione di rapporti che rendono possibile (…) una riduzione maggiore del tempo dedicato al lavoro materiale», e aggiunge: «Di fatto il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna: si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. (…) Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà» (2). Non diversamente dalla filosofia greca, Marx, in questo passo, non considera come appartenente alla sfera della libertà il lavoro che consiste nel produrre e riprodurre le basi materiali necessarie alla vita. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale tra il lavoro nella società capitalistica e il lavoro nel mondo antico: il primo viene svolto nella sfera pubblica, mentre il secondo resta confinato nella sfera privata. Gran parte dell’economia è, nella città antica, un’attività privata che non si svolge per nulla alla luce del giorno, nello spazio pubblico, ma in seno all’ambito familiare. Quest’ultima sfera, nella sua organizzazione e nella sua gerarchia, era determinata dalle necessità della sussistenza e della riproduzione. «La comunità naturale della casa era quindi il frutto di necessità, e la necessità determinava tutte le attività che vi si compivano» (3). La libertà cominciava soltanto al di fuori della sfera ‘economica’, privata, della famiglia; la sfera della libertà era quella, pubblica, della ‘polis'”” [André Gorz, ‘Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica’, Torino, 1992] [(1) Arendt, ‘Vita activa’, cit., cap. 2; (2) K. Marx, ‘Il Capitale’, Torino, 1975, Libro III, cap. 48, pp. 1102 sg; (3) Arendt, ‘Vita activa’, cit., p. 36; (4) Ibid., pp. 36-38] Contiene il capitolo 2: ‘L’utopia del lavoro in Marx'”,”TEOS-257″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Verte anche sulla questione del lancio della bomba atomica sulle due città del Giappone, Hiroshima e Nagasaki nell’ultimo anno della Seconda guerra mondiale. ‘Il dubbio, confessato o no, diventa (…) un delitto. Quando gli interessi e il funzionamento della società richiedono da ognuno il rinnegamento di se stesso, la rinunzia a ogni esigenza umana, l’umano diventa sospetto, lo scrupolo debolezza, il turbamento slealtà. Conosco pochi esempi, a questo riguardo, più eloquenti dell’interrogatorio, avvenuto il 16 aprile 1954, di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della Commissione Americana dell’Energia Atomica, Robb si sforza di dimostrare che Oppenheimer è stato sempre un “”rischio di sicurezza”” (security risk), un traditore “”ravveduto””, un agente virtuale del nemico: mancava di passione nel suo compito, non aveva la convinzione necessaria che tutto quanto si fa per la “”buona causa”” è bene. Oppenheimer, coordinatore scientifico del “”progetto Manhattan”” (che culminò con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki), direttore dei lavori scientifici sulle armi nucleari, consigliere del governo, Oppenheimer dunque, si concedeva il lusso di “”scrupoli morali””. Per Robb, le funzioni di Oppenheimer sono decisamente incompatibili con “”lo scrupolo morale””. Robb lo dimostrerà: gli scrupoli hanno disturbato Oppenheimer nell’adempimento del suo dovere. Oppenheimer si difende, pietosamente, mistificato dagli argomenti dell’avversario: i suoi scrupoli, lo ammette, erano “”atroci””; avrebbe voluto che non ci fosse stato il bombardamento di Hiroshima, o almeno, che non ci fossero state “”tante vittime””. Ma è a un tal grado intossicato dall’ideologia ufficiale che perora la sua causa a rovescio: invece di rivendicare i propri scrupoli e di contestare la necessità della politica da lui servita nell’angoscia, contesta che i suoi scrupoli abbiano diminuito la sua efficacia e la sua devozione al dovere. Si batte, vilmente, sul terreno dell’avversario: sostiene che i suoi scrupoli ‘non avrebbero avuto gravi conseguenze’ poiché egli era pronto a “”fare tutto quanto gli fosse stato chiesto”” eccetto, forse, una cosa assurda: l’utilizzazione di una bomba H contro un bersaglio piccolo quale Hiroshima. In breve, Oppenheimer rifiuta di assumere i propri scrupoli come sua verità, non osa provare a se stesso di essere insorto contro direttive mostruose. Questa viltà gli costerà cara: sarà considerato traditore nei confronti della ragione di Stato per non aver ‘amato’ ciò che gli chiedevano di fare, perché i suoi scrupoli comportavano il ‘rischio’ che un giorno egli vi cedesse; e sarà un traditore nei confronti di se stesso per non aver osato trarre la conseguenza dei suoi scrupoli, né rivendicarli in piena luce. Perderà sui due fronti’ (pag 111-112)] [Interrogatorio di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della “”Commissione Americana dell’Energia Atomica””, avvenuto il 16 aprile 1954]”,”TEOS-311″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Contiene il capitolo IV: ‘Situazione attuale del marxismo. I. La frattura; II. Stalinismo e destalinizzazione; III. E noi? L’alienazione degli imprenditori – L’alienazione dei bisogni – L’alienazione del lavoro (pag 163-247) André Gorz nacque a Vienna nel 1923. Dopo l’invasione dell’Austria da parte delle truppe di Hitler fu messo in riparo in un collegio svizzero. Quel soggiorno segnò il giovane Gorz: fu la stagione delle grandi scoperte intellettuali rappresentate soprattutto da Sartre e dall’esistenzialismo. Dopo la guerra Gorz si spostò a Parigi e frequentò gli ambienti intellettuali della Gauche. “”Nella teoria marxista, il bisogno si definisce per la sua autonomia e per la sua irriducibilità: «Esso è in sé la ragione propria della sua soddisfazione». «L’uomo del bisogno … richiede la soddisfazione dei propri bisogni in nome del bisogno stesso. Il bisogno non potrebbe essere superato, e non deve essere legittimato: è in se stesso la ragione della soddisfazione che esige. Il bisogno di una cosa, scrive Marx, è la “”prova evidente, irrefutabile che la cosa appartiene al mio essere, che l’esistenza di questa cosa per me e la sua proprietà sono la proprietà, la peculiarità del mio essere”” … Esso è il diritto all’esistenza nuda da nessuna essenza preceduto e non si fonda che su se stesso» (12). (…) Marx si batteva già contro il «comunismo grossolano» e il suo desiderio di livellamento; vi vedeva «una forma mascherata della cupidigia» che desidera generalizzare la povertà in mancanza di poter generalizzare la ricchezza privata. Ma «quanto poco quel comunismo grossolano sia una vera appropriazione, ce lo mostra precisamente la sua negazione del mondo, della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità, contraria alla natura, dell’uomo povero e senza bisogni…» (13)”” (pag 210-211) [(12) Claude Lanzmann, l’Homme de Gauche, in ‘Les Temps Modernes’, n. 112-113, p. 1649; (13) [Marx] Economie politique et philosophie, Oeuvres philosophiques, VI, pp. 20-21] [André Gorz, La morale della storia, Il Saggiatore, Milano, 1963)]”,”TEOC-019-FGB”
“GORZ André”,”Miserie del presente ricchezza del possibile.”,”André Gorz è nato a Vienna nel 1924. Vive e lavora in Francia. Molto vicino a Jean-Paul Sartre è stato tra gli animatori della rivista Temps Modernes. Figura tra i critici più coerenti della tradizione industrialista della sinistra. Molte sue opere sono state tradotte in italiano.”,”TEOS-129-FL”
“GOSI Rosellina, contributo di Maria Luisa BETRI”,”Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia.”,”Il capitolo 4 è dovuto a Maria Luisa BETRI traduzione dal tedesco di varie sezioni di ‘Utopie und Experiment’ di Elena BROSEGHINI e Nicoletta SOGARO GOSI Rosellina nata a Cremona, laureata in storia del risorgimento, si è interessata alla storia del socialismo utopistico italiano nella seconda metà dell’ 800 e nell’ ambito di questi interessi ha ricostruito la geografia politico intellettuale di Giovanni ROSSI. “”L’ entusiasmo iniziale -spiegava – non poteva durare sempre e andò infatti raffreddandosi anche tra gli abitanti della colonia che, pur godendo della più grande libertà nei loro rapporti interni, mancavano del banché minimo benessere materiale. ‘Il nostro piccolo mondo anarchico era troppo piccolo e quindi troppo povero per assicurarci il pane bianco, la bottiglia di vino, il posto a teatro, il letto soffice, la compagna da amare; contrariamente alla retorica dei poeti, abbiamo preferito le rose della schiavitù alle spine della libertà.’ Questa era, a suo avviso, la vera causa che gradualmente preparò lo scioglimento di Cecilia, indipendentemente dai fatti accidentali, dalle colpe individuali che avevano preceduto, accompagnato e seguito la fine della colonia. Infatti quando una comunità, fosse agricola o industriale, non aveva la capacità e i mezzi di produzione sufficienti, allora ai suoi membri, osservava il Rossi, “”sta meglio essere lavoratori salariati sfruttati dai capitalisti””.”” (pag 78)”,”SOCU-128″
“GOSSET Pierre e Renée”,”Les russiatiques. L’ empire de Tamerlan à l’ heure du Kremlin.”,”Gli AA ci conducono dal Mar Nero fino al Pamir cinese attraverso le nazioni dell’ Asia centrale che oggi fa parte dell’ URSS. “”Il solo colonialismo che sia riuscito””, scrivono i GOSSET. Ecco la Georgia che ha dato i natali a Stalin, l’ Armenia oggi repubblica del ‘kilowattora’, l’ Azerbaijan impregnata di petrolio, la steppa immensa del Turkmenistan, l’ Uzbekistan con la moderna Taskent e le terre vergini del Kazakhistan. L’ impero di Tamerlano segna oggi l’ ora di Mosca. Agitazione nazionalista islamica. “”A partire dal 1930, il pugno di ferro di Stalin schiaccia queste regioni. La repressione fu feroce, l’ epurazione implacabile. Tutti i dirigenti “”nazional-borghesi”” furono liquidati. Ecco perché, in queste repubbliche socialiste sovietiche che si estendono dal Mar Nero al Pamir, sette presidenti e sei primi ministri furono fucilati per essersi richiamati alla costituzione nel momento in cui coloro che li giudicavano si riferivano, loro, al Codice criminale. Perché rivendicando questo famoso diritto di seccessione, essi si erano resi colpevoli di un “”tentativo di ritorno al nazionalismo borghese””. (pag 154)”,”RUSS-165″
“GOTHEIN Eberhard”,”Lo Stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay.”,”La storia delle “”missioni”” dei Gesuiti nel Paraguay (cui è stato dedicato nel 1986 il film ‘Mission’) comincia nei primi anni del Seicento e termina il 27 febbraio 1767, quando il re Carlo III espelle i Gesuiti dalla Spagna e dalle sue colonie e lo Stato incorporatutti i loro beni.”,”RELC-005-FFS”
“GOTOVICH José MORELLI Anne a cura; saggi di Claudio NATOLI Lucien MERCIER Christine COLLETTE Reiner TOSTORFF Bruno GROPPO Catherine COLLOMP Frederick GENEVEE Jean-Philippe SCHREIBER Léon INGBER Piet CREVE Nicole RACINE Tania REGIN Karim CHAM Anne MORELLI Nicolas MALEVE Pol DE-VOS Léon PEIJNENBURG Ralph COECKELBERGHS Éric DACHY”,”Les Solidarités internationales. Histoire et perspectives.”,”José Gotovitch e Anne Morelli professori a l’ ULB.”,”INTx-066″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”INTT-124″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”RIRO-227″
“GOTTERI Nicole”,”Le Maréchal Soult.”,”GOTTERI Nicole: (Menzel Bourguiba, Tunisia 17/2/1937). Storica e archivista francese, specialista del Primo Impero. Archivista-paleografa, ex studentessa della Scuola francese di Roma e Dottore in Storia. SOULT Nicolas Jean-de-Dieu (Saint-Amans-Soult 29/3/1769 – idem 26/11/1851). Generale francese, Duca di Dalmazia, Maresciallo dell’Impero e Ministro. Di origini sociali borghesi, subito in luce per energia e capacità militari. Considerato da Napoleone uno dei suoi migliori luogotenenti e “”miglior manovriero d’Europa””, fu generale e nominato Maresciallo da Napoleone. Ebbe un ruolo fondamentale nelle battaglie di Austerlitz e Jena. Al comando dell’Esercito in Portogallo e Spagna. Dopo la fine dell’Impero, con i Borbone non ebbe incarichi di rilievo. Dopo la rivoluzione del luglio 1830 si allineò con Luigi Filippo che lo nominò Ministro della guerra, e ancora nel 1840. Varie volte ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio. La città natale ne assumerà il nome in suo onore. <> (dal retro copertina, traduz. d. r.)”,”FRAR-006-FSL”
“GOTTFÜRCHT Hans”,”Die internationale Gewerkschaftsbewegung von den Anfängen bis zur Gegenwart.”,”GOTTFÜRCHT Hans”,”SIND-111″
“GOTTHEIL Fred M.”,”Las predicciones economicas de Marx.”,”””El desarrollo del sistema capitalista, en particular las aplicationes de las áreas extranjeras fértiles al mercado agricola – predice Marx -, disminuye la productividad diferencial de las inversiones de capital-tierra y, por consiguiente, la renta diferencial de la tierra. Como él dice: “”Los buques de vapor transoceánicos y lo ferrocarriles de América del Norte y de América del Sur y de la India hicieron posible que terrenos muy especiales entrasen en la competencia en los mercados de cereales europeos. Por una parte, eran las praderas norteamericanas, las pampas argentinas, estapas ya dispuestas para el arado por la naturaleza misma, terreno virgen que ofrecía ricas cosechas para años futuros, incluso con un cultivo primitivo y sin fertilización alguna. Luego era los terrenos de las comunas rusas e indias. … Una parte del suelo de Europa quedó definitivamente fuera de la competencia para el cultivo del grano, las rentas bajaban en todas partes. … Esto explica las quejas de los terratenientes desde Escocia hasta Italia, y desde el sur de Francia hasta la Prusia oriental. Afortunadamente, no ha sido puestas en cultivo todas las tierras. Aún quedan bastantes para arruinar a todos los grandes terratenientes de Europa y a los pequeños por añadidura”” (C., III, 842-42). (pag 161-162)”,”TEOC-412″
“GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate saggi di”,”Prophet einer neuen Welt. Thomas Müntzer in seiner Zeit.”,”Saggi di GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate”,”RELP-018″
“GOTTRAUX Philippe”,”””Socialisme ou Barbarie””. Un engament politique et intellectuel dans la France de l’ apres-guerre.”,”GOTTREAUX Philippe è nato nel 1958. E’ maitre-assistant in sociologia politica all’ Università di Lausanne. Quest’opera è una versione leggermente modificata di una tesi di dottorato sostenuta nel novembre 1995 nella stessa università.”,”FRAP-043″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Strukturveränderungen der Gesellschaft und politisches Handeln in der Lehre von Rudolf Hilferding. (I cambiamenti strutturali nella società e l’azione politica negli insegnamenti di Rudolf Hilferding)”,”5. Hilferdings Position in den Auseinanderssetzungen innerhalb der deutschen Arbeiterbewegung während der “”Unvollendeten Revolution””. a. Die Spaltung der Arbeiterbewegung im ersten Weltkrieg.”,”TEOC-455″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding.”,”Per i suoi articoli ha usato anche lo pseudonimo di Richard Kern Hilferding. “”Dopo aver conseguito la laurea in medicina all’università di Vienna nel 1901, Hilferding esercitò la produzione per alcuni anni come pediatra. Già durante gli ultimi anni di studio si era sentito attratto dal movimento socialista. Dal 1902 collaborò alla ‘Neue Zeit’, la rivista teorica della socialdemocrazia tedesca. Nel 1904 pubblicò la sua opera polemica ‘Böhm-Bawerks Marx Kritik’ (1) nella quale criticava la teoria soggettiva del valore. Nel 1906 divenne insegnante alla scuola del partito socialdemocratico di Berlino: tuttavia dovette ben presto abbandonare questa attività, perché altrimenti la polizia prussiana lo avrebbe espulso. Fu nominato redattore del ‘Vorwärts’, organo centrale del partito socialdemocratico tedesco. Nel 1910 pubblicò la sua opera principale, il ‘Finanzkapital’. Durante la prima guerra mondiale Hilferding si dichiarò sempre contrario all’approvazione dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico del Reichstag. (…) Nel 1919 aderì al Partito socialdemocratico tedesco indipendente (USPD) e divenne redattore capo del giornale del partito, ‘Die Freiheit’. Fece parte di quella minoranza dell’USPD che dopo la scissione di questo partito nel 1922 rientrò nel partito socialdemocratico. Dal 1924 al 1933 Hilferding, che nel 1919 aveva preso la cittadinanza tedesca, fu deputato al Reichstag: in questi anni diresse anche la rivista socialdemocratica ‘Die Gesellschaft’. Dall’agosto all’ottobre 1923 fu per la prima volta ministro delle Finanze del Reich: durante le sette settimane del suo incarico fu decisa l’introduzione del ‘Rentenmark’, ch’egli però in quel tempo brevissimo non arrivò a mettere in esecuzione. Nel giugno 1928 fu nominato una seconda volta ministro delle Finanze: per protesta contro le intromissioni del presidente della Banca nazionale Schacht nella politica finanziaria del Reich, nel dicembre 1929 rinunciò all’incarico. Nel 1933 fu costretto a prendere la via dell’esilio. Fino al 1938 si stabilì a Zurigo, quindi a Parigi. Sotto lo pseudonimo di Richard Kern scrisse per il ‘Neue Vorwärts’ circa 300 articoli su problemi di attualità. Contemporaneamente dirigeva la ‘Zeitschrift für Sozialismus’. Il cosiddetto “”Manifesto di Praga””, il programma dei socialdemocratici tedeschi in esilio, è uscito dalla sua penna. Trascorse gli ultimi mesi della sua vita ad Arles, dove scrisse il saggio rimasto incompiuto ‘Das historische Problem’ (2). L’11 febbraio 1941 Hilferding insieme al suo amico Rudolph Breitscheid fu consegnato dalla polizia francese alle autorità tedesche. Secondo una comunicazione di Wilhelm Högner fu ucciso dalla Gestapo”” (pag 197-198) [(1) Trad. it. ‘La critica di Böhm-Bawerk a Marx’, in ‘Economia borghese ed economia marxista’, Firenze, 1971; (2) Trad. it. ‘Il problema storico’, Roma, 1958] La critica di Lenin. “”Al capitale bancario si può dunque riconoscere un predominio sull’industria solo nel momento del passaggio dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico (41). Nel periodo immediatamente successivo la base del predominio di un ristretto gruppo di grandi azionisti è ancora rappresentata dal capitale industriale. L’errore di Hilferding sulla funzione del capitale finanziario sta nel fatto che egli, come Rosa Luxemburg, volge la sua attenzione ai processi che si verificano all’interno della sfera della circolazione, trascurando le modifiche risultanti nell’ambito della produzione. E’ questa anche la critica di Lenin, quando a proposito della definizione data da Hilferding del capitale finanziario come “”capitale messo a disposizione delle banche perché possa essere utilizzato dall’industria”” (42) scrive: “”Questa definizione è incompleta, in quanto si manca l’accenno a uno dei fatti più importanti, cioè alla crescente concentrazione della produzione e del capitale in misura tale da condurre al monopolio””. Invece Lenin vede la genesi del capitale finanziario e il contenuto di questo concetto nella concentrazione della produzione, nella conseguente formazione di monopoli e nella fusione e simbiosi delle banche con l’industria (43). Da questa unilaterale derivazione del capitale finanziario dai rapporti di scambio dipende anche l’errata interpretazione che Hilferding dà della teoria marxiana della crisi economica. Subendo in questo l’influenza di Tugan-Baranowskij (44), Hilferding spiega le crisi economiche non in base alla contraddizione fra il carattere sociale della produzione e il carattere capitalistico dell’appropriazione, ma con le condizioni specificamente capitalistiche della circolazione delle merci. Le crisi quindi, secondo Hilferding, non sono altro che turbamenti dell’equilibrio, sproporzioni fra le singole sfere di produzione. Anche Marx riconosce la sproporzione come un momento della crisi, ma secondo la sua dottrina la causa ultima della crisi resta sempre “”la povertà e i limiti posti al consumo delle masse di fronte all’impulso della produzione capitalistica a sviluppare le forze produttive in modo tale che solo l’assoluta capacità di consumo della società ne costituisca i limiti”” (45). Alla teoria della sproporzione è strettamente collegata in Hilferding l’ipotesi che un cartello generale potrebbe regolare consapevolmente l’intera produzione capitalista, superando così l’anarchia del sistema capitalistico di produzione. Il verificarsi di tale ipotesi renderebbe superflua una soluzione rivoluzionaria delle contraddizioni insite nell’ordinamento sociale esistente: il che convaliderebbe la speranza che si possa giungere a un ordinamento socialista attraverso riforme pacifiche. Purtroppo questa ipotesi è utopistica”” (pag 208-209) [Wilfried Gottschalch, Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding, Annali Feltrinelli, anno 1973, Milano 1974] [(41) Al proposito anche Henry Grossmann, Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetzt des kapitalistischen Systems, Leipzig, 1929, pp. 572 sgg.; (42) R. Hilferding, Das Finanzkapital, cit, p. 296; (43) Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), in ‘Opere complete’, Roma, 1966, vol 22, p. 227; (44) Cfr. Michael Tugan-Baranowsky, Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901; (45) Per la critica della teoria della sproporzione si veda Natalie Moszkowska, ‘Zur Kritik moderner Krisentheorien, Prag, 1935] “”Hilferding vedeva la trasformazione strutturale del capitalismo determinata dal sorgere e dal diffondersi delle società per azioni”” (pag 200) “”Il collegamento delle grandi banche con l’industria modifica anche il carattere della concorrenza capitalistica”” (pag 201) “”Ma tale stretto intrecciarsi di interessi bancari e interessi industriali determina, secondo Hilferding, anche una sempre crescente concentrazione delle banche”” (pag 202) “”Così l’esportazione di capitale agisce come stimolo ad una politica imperialistica. Insieme sconvolge e sovverte nei paesi assoggettati tutta l’antica struttura sociale e cerca di svilupparvi il capitalismo (…)”” (pag 204) “”Hilferding esamina ampiamente come il capitale finanziario modifichi i rapporti di classe”” (pag 205) “”Qui Hilferding passa ad esaminare attentamente lo sviluppo del ceto impiegatizio”” (pag 206) “”Hilferding pone anche in giusta luce il sorgere di una comunità di interessi fra il capitale bancario e il capitale industriale”” (pag 207) “”La tesi del “”capitalismo organizzato”” divenne la linea direttiva che durante gli anni della relativa stabilizzazione (1924-1929) determinò l’azione del partito socialdemocratic tedesco. I primi cenni di questa teoria si possono già rintracciare nel ‘Capitale finanziario'”” (pag 211) “”Come già quindici anni prima nel ‘Capitale finanziario’, Hilferding descrive anche qui i cartelli e i trust come centri di potere, “”che esercitano poteri di governo, spesso più importanti, per i sudditi, degli stessi diritti di sovranità degli stati”””” (pag 213) “”Durante la crisi economica della fine degli anni venti Hilferding incominciò a dubitare egli stesso della giustezza della sua teoria del capitalismo organizzato”” (pag 215) “”””questa crisi mondiale che ora dobbiamo registrare è in realtà la liquidazione radicale della guerra”” (Hilferding). Egli vedeva quindi la crisi economica mondiale come provocata da cause esogene, non insita nel sistema del capitalismo organizzato. In tal modo si risparmiava di veder smentita la sua teoria secondo cui nel capitalismo organizzato i contrasti sociali ed economici dovevano mitigarsi e appianarsi”” (pag 215)”,”TEOC-644″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Jean-Paul Marat. L’ ami du peuple.”,”GOTTSCHALK Louis R. è stato professore di storia all’ Università di Chicago.”,”FRAR-257″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Marat.”,”GOTTSCHALK Louis R. professore di storia all’Università di Chicago.”,”FRAR-421″
“GOTTWALD Klement”,”La Cecoslovacchia verso il socialismo.”,”Contiene il discorso di GOTTWALD ‘Trotsky alleato di Hitler’ (10 febbraio 1937) (pag 97)”,”PCIx-145″
“GOUARNÉ Isabelle”,”L’Introduction du marxisme en France. Philosoviétisme et sciences humaines, 1920-1939.”,”Docteure en sociologie Isabelle Gouarné, Centre Alexandre Koyré (EHESS, CNRS, MNHN) Tabelle pag 23-27: Lista dei membri della commissione scientifica del ‘Cercle de la Russie neuve’ (1932-1939) Relazione di Bucharin intitolata ‘Teoria e pratica dal punto di vista del materialismo dialettico’ in ‘Science at the Cross Roads’, Londres, Franck Cass, 1931 (pag 112)”,”FRAV-175″
“GOUBERT Pierre”,”L’Ancien Régime. 1. La società. 2. I poteri.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle.”,”FRAA-007-FL”
“GOUBERT Pierre ROCHE Daniel”,”L’Ancien Régime. Cultura e Società. Volume II.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle. Daniel Roche è nato a Parigi nel 1935. La sua tesi di dottorato su Le Siècle des Lumières en province, académies et académiciens provinciaux 1660-1783, del 1973, definisce l’area culturale sulla quale si accentreranno, da quel momento in poi, i suoi interessi; la storia sociale e culturale dell’ancien régime, la storia dei comportamenti collettivi, delle sensibilità, delle immaginazioni e dei gusti…, in una parola, quella che è ormai usuale chiamare la storia antropologica delle mentalità. Daniel Roche è succeduto a Pierre Goubert sulla cattedra di storia moderna alla Sorbona. Tra le sue opere: Le Peuple de Paris, essai sur la culture populaire au XVIII° siècle e l’edizione del Journal de ma vie di Jacques-Louis Ménétra, manovale vetraio del ‘700, documento senza eguali sulla vita del popolino di Parigi nell’età dei lumi e della rivoluzione.”,”FRAA-008-FL”
“GOUDAR Louis (de Montpellier)”,”Nuova grammatica italiana, e francese. Seconda impressione, riveduta, corretta, ed accresciuta dall’ autore di trentassei dialoghi familiari.”,”E’ molto probabile sia questa edizione: Goudar, Louis, Nuova grammatica italiana, e francese/ Di Lodovico Goudar de Montpellier.- Seconda impressione / Riveduta, corretta, ed accresciuta dall autore di trentassei dialoghi familiari.- In Milano(Milano):Nella regia ducal corte, per Giuseppe Rishino Malatesta stampatore regio camerale; Si vende in bottega di Pietro Reycend, e compagni,1748.- [16], 335, [1] p.; 8° Altra edizione in vendita: Goudar, Lodovico: Nuova grammatica italiana e francese …. con un aggiunta di un copioso Dizionario francese italiano non mai pi? ristampato. Napoli, Porcelli, 1787. cm. 16, rilegatura dell’epoca piena pergamena, titolo manoscritto a china al dorso 1 carta bianca, pp. 466, 1 carta bianca, leggero alone alle ultime 8 carte lontano dal testo, leggere bruniture a qualche pagina Esemplare buono (ant grammatiche dizionari) n.ro catalogo: 1002-m10 € 220,00″,”VARx-203″
“GOUGEON Jacques-Pierre”,”La social-démocratie allemande, 1830-1996. De la révolution au réformisme.”,”J.P. Gougeon, agrégé d’allemand, docteur en Etudes germaniques, enseigne la civilisation allemande à l’Université et est chargé de mission à la présidence de Radio-France internatiale. Il est l’auteur de ‘L’Economie allemande’, Le Monde Editions, 1993. La nascita del “”programma operaio”” di Lassalle. ‘La politicizzazione del movimento operaio tedesco rimane particolarmente legata al nome di Ferdinand Lassalle. Nato nel 1825 a Breslavia, apparteneva a una famiglia benestante di commercianti ebrei. Forte di un’educazione classica, Lassalle aveva partecipato nel 1848, al fianco di Marx, all’agitazione rivoluzionaria in Renania. Impregnato della sua formazione filosofica, specie di Fichte e di Hegel, voleva far penetrare la sua riflessione politica in seno alle associazioni operaie. L’esperienza fondamentale di Lassalle è la sua delusione nei confronti della borghesia tedesca che, nel corso della rivoluzione del 1848 come nel corso del conflitto costituzionale con Bismarck, si è arenata e ha mostrato la sua debolezza. Questa borghesia non era disposta ad accordare l’eguaglianza dei diritti agli operai. Quando Lassalle decide di concentrare la sua azione politica sulla condizione dei lavoratori non ha esperienza personale sulla situazione dei proletari. Nell’aprile 1862, descrive in un esposto davanti agli operai della fabbrica di macchine Börsig a Orienburg la missione del “”quarto stato””. Fa appello agli operai chiedendo di prendere coscienza del loro numero e della loro forza. Gli operai devono essere in grado di «esigere dallo Stato che esso concentri tutta la sua riflessione e la sua azione per migliorare la triste e penosa situazione materiale delle classi lavoratrici» (17). La realizzazione di questa rivendicazione implicava la conquista del potere politico. Ma la borghesia ha sempre allontanato gli operai dal potere politico, attraverso il suffragio per censo o, in Prussia, con il sistema delle tre classi. Ecco perché «il popolo deve sempre considerare il suffragio diretto come un mezzo di lotta indispensabile, come la più fondamentale e la più importante delle rivendicazioni» (18). Questa conferenza costituisce “”il programma operaio”” di Lassalle’ (pag 69-70) [(17) Ferdinand Lassalle, ‘Ausgewählte Reden und Schriften 1849-1864’ (Discours et écrits choisis), Berlin, Dietz, 1991, p. 153; (18) Ibid. pag 163]”,”MGES-021″
“GOUHIER Henri”,”Filosofia e religione in Jean-Jacques Rousseau.”,”Dedica a Marcel Raymond e Bernard Gagnebin editore delle “”Opere”” dI J.J. Rousseau. Henri Gouhier (1898) si è formato all’Ecole Normale Supérieure. Professore a Lille nella facoltà di Lettere fino al 1941, ha tenuto in seguito alla Sorbona la cattedra di Storia del pensiero religioso. Membro dell’Institut de France.”,”FILx-393-FF”
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume 1e 2.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOI-090″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume primo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-139″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume secondo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-140″
“GOULD Stephen Jay”,”Il sorriso del fenicottero.”,”GOULD Stephen Jay è professore di paleontologia, geologia e biologia e storia della scienza a Harvard. Ha grande capacità di divulgazione.”,”SCIx-383″
” GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-147-FL”
“GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”””Mi sono concentrato sulle “”grandi”” tesi e sugli errori dei padri fondatori, non sui transitori ed effimeri usi moderni”” (pag 15, introduzione)”,”SCIx-506″
” GOULD Stephen Jay”,”Questa idea della vita. La sfida di Charles Darwin.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato professore di geologia e zoologia ad Harvard e alla New York University. Pensatore eclettico, è stato anche scienziato e divulgatore tra i più influenti della seconda metà del XX secolo, insignito nel 1981 dell’ American Book Award. Contiene: – Razzismo e teoria della ricapitolazione (pag 217-224) – Perché non dovremmo parlare di razze umane. Un punto di vista biologico (pag 237-242) – Argomenti razzisti e quoziente di intelligenza (pag 249-256)”,”SCIx-510″
“GOULD Stephen Jay”,”Il pollice del panda.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato paleontologo, evoluzionista e biologo. Ha insegnato Geologia, Zoologia e Storia della scienza a Harvard. Ha pubblicato per Il Saggiatore. ‘Intelligenza e pregiudizio’, ‘Otto piccoli porcellini’, ‘I pilastri del tempo’. Contiene tra l’altro: Parte quarta: Scienza e politica delle differenze umane [Cappelli grandi e cervelli ristretti – Cervello di donna – La sindrome del dottor Down – Squarci in un velo vittoriano] (pag 135-168)”,”SCIx-514″
“GOULD Stephen Jay”,”Otto piccoli porcellini. Riflessioni di storia naturale.”,”Di Stephen Jay Gould, docente a Harvard, sono stati tradotti in italiano, fra l’altro ‘Il pollice di panda’ (1983), ‘Quando i cavalli avevano le dita’ (1984), ‘Questa idea della vita’ (1984), ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989), ‘La vita meravigliosa’ (1990), ‘Un riccio nella tempesta’ (1991), ‘Bravo Brontosauro! (1992), ‘Risplendi grande lucciola’ (1994). Darwin e Paley. “”Adam Smith racchiuse il succo della sua teoria – la sua intuizione centrale – in una mirabile metafora, uno dei concetti più grandi che siano mai stati espressi in lingua inglese. Parlando di un protagonista nel mondo del ‘laissez-faire’, Adam Smith scrive: “”Invero, generalmente egli [cioè l’individuo] né intende promuovere l’interesse pubblico né sa quanto lo promuova… Egli mira soltanto al proprio guadagno e in questo, come in molti altri casi, egli è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni”” (2). Un’immagine molto bella: la “”mano invisibile”” che produce ordine ma in realtà non esiste, almeno in nessun modo diretto. La teoria di Darwin usa la stessa mano invisibile, ma chiusa a pugno come un ariete per eliminare il Dio di Paley dalla natura. I caratteri stessi usati da Paley per inferire non solo l’esistenza di Dio ma anche la sua bontà non sono altro, per Darwin, che conseguenze secondarie dell’unica azione reale in natura: la lotta incessante fra gli organismi per il successo nella riproduzione, e le ecatombi incessanti dell’insuccesso. In questa luce, possiamo tornare infine al povero Paley e sentire la forza della sua incapacità anche solo a concepire la terza alternativa di Darwin: l’argomento che abbatté infine, e definitivamente, il suo sistema. Egli si avvicinò a questa immagine, ma semplicemente non possedeva gli strumenti concettuali per comporne gli elementi. (Non intendo dire con questo che Paley, se avesse riconosciuto la terza via, sarebbe diventato un darwiniano. Senza dubbio avrebbe rifiutato l’evoluzione per ecatombi, così come aveva attaccato l’evoluzione per passi coscienti. Eppure rimango affascinato dalla sua incapacità a concettualizzare il modo darwiniano, poiché l’essenza del genio consiste nella rara capacità di pensare in nuove dimensioni, ortogonali a vecchi schemi, e noi dobbiamo sottoporre a dissezione sia gli insuccessi sia i successi per capire l’evoluzionismo di Darwin, questa impresa di importanza fondamentale dell’intelletto umano). Darwin ricevette la sua massima ispirazione da Thomas Malthus e da Adam Smith. Anche Paley conosceva le loro opere, ma non ne trasse le debite implicazioni’ (pag 169-170) [(2) Adam Smith, ‘La ricchezza delle nazioni’, a cura di A. e T. Bagiotti, Torino, Utet, Torino, 1975, libro IV, cap. 2, p. 584]”,”SCIx-547″
“GOULD Stephen J.”,”Quando i cavalli avevano le dita. Misteri e stranezze della natura.”,”Stephen Jay Gould, professore di geologia, biologia e storia della scienza ad Harvard, unisce la preparazione scientifica di prim’ordine a un’eccezionale capacità di divulgazione. E’ stato nominato scienziato dell’anno dalla rivista ‘Discover’. Ha già pubblicato in Italia con Feltrinelli: ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989) e ‘La vita meravigliosa’ (1990). Contiene tra l’altro: Parte quinta: Scienza e politica: – Evoluzione come fatto e come teoria – Una visita a Dayton – Moon, Mann e Otto – Scienza e immigrazione ebraica – La politica dei censimenti (pag 255-312) “”Nell’aprile del 1925, C.B. Davenport, uno fra i principali genetisti d’America, scrisse a Madison Grant, autore del libro ‘The Passing of the Great Race’ e il più famigerato razzista americano della bennata tradizione ‘yankee’: “”I nostri avi incalzarono i battisti dalla Massachusetts Bay nel Rhode Island, ma noi non abbiamo un posto dove scacciare gli ebrei””. Se l’America era diventata troppo piena per fornire posti dove relegare gli indesiderabili, essi dovevano essere tenuti fuori. Davenport aveva scritto a Grant per discutere un pressante problema politico del tempo: l’istituzione di quote di immigrazione negli Stati Uniti. Gli ebrei rappresentavano un potenziale problema per i sostenitori più accesi di restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1890 il carattere dell’immigrazione americana era mutato marcatamente. Gli immigrati più simpatici, gli inglesi, i tedeschi e gli scandinavi, che avevano predominato in precedenza, erano stati sostituiti da orde di immigrati più poveri, più scuri e meno familiari, provenienti dall’Europa meridionale e orientale. Il catalogo degli stereotipi nazionali proclamava che tutti questi popoli – primariamente gli italiani, i greci, i turchi e gli slavi – erano carenti per natura sia in intelligenza sia in moralità. Gli argomenti a favore della loro esclusione potevano essere motivati dal desiderio di preservare incontaminato il ceppo americano che essi minacciavano. Gli ebrei presentavano però un dilemma. Lo stesso catalogo razzista attribuiva loro vari tratti indesiderabili, comprese l’avarizia e l’incapacità di assimilarsi, ma non li accusava di stupidità. Se un’ottusità innata doveva essere la giustificazione scientifica “”ufficiale”” per escludere gli immigranti provenienti dall’Europa orientale e meridionale, come si potevano tener fuori dall’America gli ebrei? La possibilità vista con maggior favore consisteva nel sostenere che il vecchio catalogo era stato troppo generoso e che, contrariamente al suo stereotipo popolare, l’ebreo dopo tutto era stupido. Vari studi “”scientifici”” condotti fra il 1910 e il 1930, quando la grande controversia sull’immigrazione raggiunse il suo culmine, pervennero a questa conclusione ferventemente desiderata. Come esempi di deformazione dei fatti per farli corrispondere alle attese, o di cecità di fronte ad alternative evidenti, questi studi sono unici. Questo saggio è la storia di due studi famosi, compiuti in nazioni diverse che esercitarono una diversa influenza (…) (studi di H.H. Goddard negli Usa e Karl Pearson, in Inghilterra, ndr)”” (pag 293) [‘Scienza e immigrazione ebraica’]”,”SCIx-550″
” GOULD Stephen Jay, a cura di Telmo PIEVANI”,”La struttura della teoria dell’evoluzione.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-298-FL”
“GOULEY Bernard”,”Gli anonimi cattolici. (I cattolici francesi oggi)”,”Bernard Gouley, nato nel 1927, giornalista, parigino, collaboratore di Le Monde, esperto di comunicazioni visive, è, attualmente (1979) uno dei direttori di Télédiffusion de France.”,”RELC-399″
“GOURFINKEL Nina o GURFINKEL”,”Lenine.”,”L’A nata ad Odessa, studente all’Univ di Pietrogrado al momento della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, si sposta in Francia nel 1925. Ha pubblicato due volumi di ricordi: ‘Naissance d’un monde’ e ‘L’autre patrie’ e vari saggi di teatro e letteratura russa, tra cui un ‘Tolstoi sans tolstoisme’ e un ‘Gorki’.”,”LENS-037″
“GOURFINKEL Nina”,”Lenin.”,”””L’anno 1912 accumula gli indizi dello sfacelo in vista: la guerra italo-turca e i conflitti balcanici metotno capo alla rivoluzione turca. In Russia la fucilazione dei lavoratori delle miniere d’oro della Lena, il 4 aprile, solleva nel paese un unanime movimento di protesta. Il 1° maggio, 400.000 operai si astengono dal lavoro. Spaventato, il governo accenna qualche gesto liberale, e, fra l’altro, permette che a Pietroburgo si pubblichi un quotidiano operaio, ‘Pravda’ (“”La verità””), de quale è segretario Molotov. Lenin, che ne è il vero animatore, decide di trasferirsi in un luogo più prossimo al confine russo: in giugno, si stabilisce a Cracovia allora città della Polonia austriaca. “”Qui, scrive a Gorkij, riceviamo i giornali russi tre giorni dopo la loro pubblicazione, il che facilita molto la nostra collaborazione…””. Infatti, la lettura della stampa borghese russa fornisce a Lenin i temi per gli articoli sulla “”Pravda””, che sono la sua maggiore preoccupazione. Alloggiati dapprima nel sobborgo operaio, ove sono felici di vivere vicino alla foresta e al fiume, gli Ul’janov prendono poi stabile dimora nei pressi della stazione, ove tutte le sere Lenin porta personalmente la posta, perché possa partire col treno della notte. Nei suoi articoli, egli analizza la situazionei internazionale e le cose russe in riferimento alla classe operaia, con la chiareza che è permessa dal timore della censura. Lotta più che mai contro l”otsovismo’, che è una forma di disfattismo. I deputati bolscevichi vanno a visitarlo segretamente, ed egli raccomanda loro di afferrare ogni occasione – si tratti della discussione del bilancio o di una legge qualsiasi – per ripetere le parole d’ordine del partito: giornata lavorativa di otto ore, confisca delle terre in favore dei contadini indigenti, ecc. Sa che non otterrà nulla, sicurametne, ma non bisogna farsi dimenticare e poco importa se si è una piccola minoranza. “”Il partito, scrive, l’avanguardia cosciente della classe lavoratrice, e la sua forza è dieci o cento volte maggiore della sua entità numerica. Ma è proprio vero? Il potere di cento uomini può essere superiore a quello di mille? Sì, quando questi cento sono organizzati”” (pag 87-88) [Nina Gourfinkel, Lenin, 1961] (pag 87-88)”,”RIRO-418″
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. I..”,”Principio strategico: atttaccare per primi. “”Federico, da grand’uomo qual’era, non si intendeva molto di artiglieria. I migliori generali sono quelli che escono da questo corpo. Si crede che non sia importante saper collocare una batteria di cannoni, lo è molto. Si piazzano delle batterie dietro la prima linea e si fanno apparire d’improvviso 60 o 80 pezzi in un solo punto. Si decide così la vittoria. Federico ha ragione riguardo ai distaccamenti. Nella guerra di montagna occorre lasciarsi attaccare e non prendere l’offensiva. Ecco il talento! Il nemico occupa una forte posizione? Bisogna prenderne una tale che sia forzato a venirci ad attaccare o a venire ad occupare una posizione dietro di voi. E’ così che ho agito per far abbandonare Saorgio. In pianura io penso come Federico; occorre sempre attaccare per primi; gli ordini obliqui non sono buoni con una armata che non manovra. Le montagne sono ostacoli più grandi rispetto ai fiumi. Si può sempre attraversare un fiume, ma non una montagna. Sovente come nei Vosgi, non ci sono che due o tre passaggi (…). Per Marengo non avrei potuto attraversare le Alpi se il re di Sardegna non avesse tracciato delle strade ai loro piedi. (…) Il grande vantaggio della armate attuali è la distribuzione in divisioni, ciascuna di esse, coma la legione romana, potendo essere sufficiente a se stessa. (…) La difesa di un convoglio sarà sempre difficile, ma il nemico sovente si sbaglia sulla forze di un convoglio e la crede più considerevole di quello che è. Con l’artiglieria, si passano tutti i fiumi; occorrono circa tre ore per costruire un buon ponte di barche. Si comincia la sera, si passa il mattino”” (pag 267-268) Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899.”,”FRAN-043-FSL”
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. II.”,”Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899. DIARIO DI SANT’ELENA GENERALE BARONEGOURAUD MEMORIE RICORDI NAPOLEONE BONAPARTE CRITICA DI NEY E MURAT CRESCITA DELLA RUSSIA FEDERICO II DI PRUSSIA GRANDI GENERALI QUESTIONE MILITARE BATTAGLIA ROSBACH SPEDIZIONE IN EGITTO RIFLESSIONI SCIENTIFICHE FILOSOFIA ROUSSEAU PROGETTO SPEDIZIONE IN INDIA MAOMETTO E GESU’ LANNES LONGWOOD LA BATTAGLIA PIU’ BELLA WAGRAM TURENNE E CONDE’ ESERCITI STRATEGIA TATTICA FORTUNA DI BONAPARTE MASSENA E GUERRA DI SPAGNA ERRORI DI MURAT REGNO DI NAPOLI ABBANDONO DI PARIGI TALLEYRAND PRINCIPI DI STRATEGIA ATTACCARE PER PRIMO MARMONT TRUPPE PRUSSIANE PRUSSIA BATTAGLIA IENA MORTE DI GIUSEPPINA POLITICA E RELIGIONE POLITICA DI ALESSANDRO IL GRANDE”,”FRAN-044-FSL”
“GOUROU Pierre”,”La terra e l’ uomo in Estremo Oriente.”,”Pierre GOUROU iniziò ad insegnare geografia nel 1926 nell’ Università di Hanoi e da allora ha studiato la geografia dei paesi tropicali, insegnando poi dal 1936 nell’ Università di Bruxelles e dal 1947 al 1970 al College de France. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”ASIE-006″
“GOUROU Pierre”,”L’ Asie.”,”GOUROU è professore al College de France e all’ Université Libre de Bruxelles.”,”ASIx-045″
“GOUSSEFF Catherine PLAGGENBORG Stefan STANZIANI Alessandro, a cura”,”1917. Historiographie, dynamiques révolutionnaires et mémoires contestées.”,”Saggi in varie lingue Indice. Avant-propos Entretiens Entretien avec Marc FERRO réalisé par Alain BLUM Entretien avec Manfred HILDERMEIER réalisé par Stefan PLAGGENBORG Entretien avec Richard PIPES réalisé par Jane BURBANK Historiographie Matthias STADELMANN. The Russian Revolution in German historiography after 1945 Peter HOLQUIST, The Russian Revolution as continuum and context, and yes, as revolution : Reflections on recent anglophone scholarship of the Russian revolution Dynamiques révolutionnaires Ljudmila NOVIKOVA, Zemstvo Severnoj oblasti v epohu rossijskoj grazdanskoj vojny : mezdu politiceskim predstavitel´stvom i upravlenceskoj bjurokratiej (Zemstvo della regione settentrionale nell’era della guerra civile russa: tra rappresentanza politica e burocrazia amministrativa) Peter GATRELL. War, refugeedom, revolution : Understanding Russia’s refugee crisis, 1914-1918 Tamara KONDRATIEVA. La fin des révolutions: Raskol´nikov et Robespierre Mémoires contestées Boris KOLONICKIJ, Resursy kul´turnoj pamjati i politika pamjati o Pervoj mirovoj vojne v Rossii (Risorse per la memoria culturale e la politica di ricordare la prima guerra mondiale in Russia) Maria FERRETTI, La mémoire impossible : la Russie et les révolutions de 1917 Dal saggio di Tamara KONDRATIEVA: Raskolnikov (autore di un’opera su Robespierre) e Robespierre, il presentimento della fine della rivoluzione? (pag 148 e seguenti)”,”RIRO-481″
“GOUSSEV Alekséi Viktorovitch”,”L’ Opposition communiste de gauche en URSS à la fin des années 20.”,”Goussev è un giovane storico russo (1997). Qui riporta un testo che riassume a grandi linee uma parte importante della sua tesi all’Università di Mosca. “”Sappiamo che Goussev si considera come un discepolo di T.V. Sapronov, un ‘sapronovets’, ed un ardente avvocato dei decisti”” (pag 5, Broué) “”C’è il problema Radek. Si sa che Radek ha capitolato ufficialmente nel luglio 1929, e che questa operazione è stata preparata in collegamento con l’uomo di Stalin, Iaroslavsky. (…) Radek è andato oltre alla capitolazione perché ha personalmente denunciato più di 700 suoi compagni dell’ Opposizione di sinistra (pag 5, Broué) Le forze dell’ Opposizione: Secondo i dati ufficiali prima del Congresso 4120 membri votavano per essa (51) (pag 18) Nel febbraio 1929, Iaroslavsky affermava sul ‘Bolchevik’ che tra il XIV Congresso del VKP(b) e il 1° giugno 1928, 4350 persone avevano dichiarato di aver lasciato l’Opposizione e 4034 ne erano state escluse. Si può stimare una cifra di 8000 oppositori nel 1928 (52) (pag 18) Dibattito sull’ unificazione: Avvicinamento di una parte dei bolscevico-leninisti con i decisti, un’altra organizzazione dell’ Opposizione dei comunisti di sinistra guidata incontestabilmente da T.V. Sapronov e V.M. Smirnov (pag 24) T.V. Sapronov (1887-1939) figlio di contadini, edile imbianchino (?), membro del partito nel 1910, entra a far parte dell’ ufficio nazionale del sindacato delle costruzioni (edilizia) nel 1914, viene esiliato nel 1916, milita nel sindacato edile sotto il nome di Alexandrov e Chirokov, nel 1917, presiede il soviet provinciale di Mosca. Si schiera dalla parte dei comunisti di sinistra contro Brest-Litovsk (inviato in Ucraina, mette Rakovsky in minoranza), poi con i decisti, nell’ Opposizione del 1923, dove diviene molto in vista, poi diventa leader dei Quindici. Arrestato nel 1928, è liberato dopo un “”pentimento pubblico””, per lui “”tattico””, ma, arrestato nuovamente trova la morta in carcere (pag 32)”,”RIRB-162″
“GOUSSEV A.; TROTSKY Léon”,”Trotsky 1923: naissance de l’opposition de gauche. La crise de la révolution russe (1923).”,”Dibattito su “”Corso Nuovo”” “”In tutte le riunioni del partito si manifestavano chiaramente due posizioni contraddittorie. La “”linea del CC”” era opposta alla “”linea dell’Opposizione”” o, come diceva la Pravda, “”i partigiani di Preobrazhenskij e di Sapronov””. (pag 20) “”Il politburo tenta di avanzare la propria versione del centralismo democratico. Kamenev la formula in questo modo: “”Il centralismo democratico non significa che il partito dovrebbe essere eletto dalla base, ma che i suoi organi e istituzioni responsabili eseguono sempre le direttive del partito””. Bucharin, in un tentativo per perfezionare questa definizione, arriva a una caratterizzazione totalmente assurda: definisce “”il vero democratismo bolscevico come un “”meccanismo”” secondo il quale “”il partito dirige attraverso i dirigenti e questi dirigenti dirigono prima di tutto i membri più avanzati del partito secondo la loro coscienza””. Ogni altra comprensione della democrazia venne ufficialmente qualificata “”non bolscevica”” (pag 22) L’opposizione si poneva contro le pratiche burocratiche, la tendenza alla burocratizzazione del partito. Gli avversari della “”linea del Comitato centrale”” argomentavano che la democrazia reprime coscientemente l’apparato che non nasca dalla “”necessità”” ma dai suoi propri interessi di gruppo. Nel contempo questa costruzione febbrile del regime burocratico si faceva in tempo di pace, in un periodo di costruzione dell’economia e della stessa classe operaia. Trotsky scriveva in “”La questione delle generazioni nel partito””: “”La burocrazia del tempo di guerra, quali che furono le deformazioni che rivestiva nelle sue forme in diversi casi, sembra un gioco da ragazzi in confronto con la burocrazia attuale (…)”” (pag 23) Trotsky scrive un articolo sulla Pravda (23 settembre 1923) dal titolo ‘E’ possibile fissare un orario preciso per una rivoluzione o una controrivoluzione?’ (testo a pag 41-47)”,”RIRB-163″
“GOUSSEV Aleksei V. (GUSSEV)”,”L’opposition de gauche du parti communiste soviétique dans la première moitié des années 30.”,”Secondo I. Deutscher, autore di una biografia di Trotsky, ci fu una sorta di ‘mitologizzazione’ dell’immagine di Trotsky, trasformato progressivamente in simbolo della resistenza antistaliniana (pag 71) 1928-29: arresti, carcere e deportazioni: l’opposizione viene schiacciata dallo stalinismo “”En 1931, Staline qualifia le trotskysme de «defenseur de premier rang de la bourgeoisie contre-révolutionnaire» (2). Ainsi, le trotskysme devint la cible permanente des campagnes de propagande. Brandissant le drapeau de combat contre le derniers trotskystes, le régime en place a organisé des procès contre les vieux bolcheviks et procédé à la répression de masse. Pour I. Deutscher, auteur d’une biographie de L.D. Trotsky, ce phénomène s’explique par une certaine «mythologisation» de l’image de Trotsky, transformé progressivement en symbole de résistance antistalinienne. (…) Pourtant, aucun d’entre eux ne put être «trotskyste» au sens d’un authentique disciple politique de Trotsky. Car ces jeunes gens ne pouvaient pas connaître les activité que Trotsky menait durant son exil. Ce qui est sûr c’est que le nom du chef de l’opposition représentait simplement à leur yeux le symbole d’une authentique protestation. Pourtant, le probleme de l’opposition de gauche en URSS des années 30 ne se réduit pas au simple «mythe trotskyste». Car l’opposition existait bel et bien. Elle se battait, développait une doctrine idéologique, analysait les problèmes de son temps. Elle a tenu à constituer un véritable programme politique. De surcroît, l’opposition «trotskyste» gagnait constamment de nouveau adhérents, en recrutant non soulement parmi les personnages connus de la sphère politique, mais aussi dans la société civile – d’abord dans des réseaux clandestins et en exil, ensuite parmi les détenus des prisons et des goulags. (…) Ainsi, le «trotskyste» ne constituait pas seulement un fardeau fictif pour la propagande officielle, mais un phénomène bien réel et incarnait une menace potentielle pour les cercles dirigeants du pays. Vers 1930, l’opposition communite en URSS comprenait deux mouvements principaux: «les bolcheviks-léninistes», qui considéraient Trotsky comme leur chef et «les décistes» (6), avec à leur tête T.V. Sapronov et V.M. Smirnov. Ces derniers se nommaient également «l’ opposition prolétarienne». A l’époque, la plupart de ces opposants se trouvaient en prison ou en déportation. Seuls quelques groupuscules – réunissant tous ceux qui avaient échappé à la liquidation du réseau par la GPU – étaient encore en liberté. A la suite d’une puissante vague d’arrestations, Trotsky fut obligé de constater, dans une lettre datée du mois d’octobre 1930 et adressée à son ami de pensée américain, quel l’organisation clandestine de l’opposition en URSS n’existait plus (7). Toutefois, la répression n’était pas la seule cause de l’affaiblissement du mouvement d’opposition en URSS. En réalité, l’opposition traversait depuis 1929 une crise interne profonde. De nombreux militants avaient fini par adhérer à la ligne imposée par le VKP(b) (8), où ils retrouvaient des éléments communs: la lutte contre les koulaks et les «droitiers» ou le passage en force à l’industrialisation. Dix des treize signataires de la «Plate-forme des bolcheviks-léninistes» de 1927 (donc pratiquement tous les dirigeants historiques du trotskysme), ont quitté l’opposition pour rejoindre «la ligne générale» du parti. Il en fut de même pour une importante partie des chefs «décistes» et la majorité de leurs militants de base. Tout compte fait, à la sortie du XVéme Congrès du VKP(b), l’opposition ne comptait plus que six mille activistes, dont la plupart furent de toute façon arrêtés en 1928 et 1929. Emprisonnés ou déportés, le nombre des opposants se réduisait rapidement. Vers 1929, d’après les estimations de Rakovsky, l’opposition ne pouvait compter plus que sur huit cents personnes (9). En 1930, on a arrête encore mille personnes (10). De surcroît, la vague des «capitulations» individuelles et collectives n’est retombée que dans la seconde moitié de l’année. Au total, la crise interne plus les répressions ont réduit les effectifs de l’opposition de plusieurs fois”” (pag 71-72-73) [(2) Staline, I.V., Oeuvres, I, t. 13, Moscou, 1951, pp. 98-99; (3) Deutscher I., ‘Trotsky en exil’, Moscou, 1990, p. 190; (6) Les Décistes étaient les partisans du centralisme démocratique; (7) Broué P., “”Les Trotskystes en Union soviétique, 1929-1938″”, Cahiers Léon Trotsky, 1980, n. 6, p. 43; (8) Le VKP(b)= PC; (9) Cliff, T. ‘Trotsky, the darker the night, the brighter the star’, 4, 1926-1940, p. 100; (10) Serge V., ‘Russia Twenty Years Later’, New Jersey, 1996, p. 14] T.V. Sapronov capo dei ‘decisti’ nella sua analisi integrale intitolata “”L’agonia della piccola borghesia”” sosteneva che il regime economico esistente in URSS non si poteva definire una “”fase socialista”” ma un autentico capitalismo di Stato (pag 79)”,”RUSS-260″
“GOUTTENOIRE DE TOURY F.”,”Poincaré ha voluto la guerra?”,”””Poincaré, durante gli anni 1912, 1913, 1914, è stato l’uomo della politica del conte Iswolsky, ambasciatore di Russia a Parigi, contro la politico di Georges Louis, ambasciatore di Francia a Pietroburgo?”” (pag 16) “”E questa politica di rapina e brigantaggio, Jaurès la deplorava anche il giorno dopo, quando, alludendo alla responsabilità austriaca impegnata all’ annessione della Bosnia-Erzegovina e alla responsabilità russa derivante dalla Lega dei Balcani macchinata da Iswolsky e dal rappresentante russo a Sofia, diceva: “”…Niente guerra europea per i Balcani! Niente guerra europea per la questione d’Albania! Né i proletari d’Austria nè quelli di Germania vogliono pagare col loro sangue le fantasie e i sogni di grandezza del clericale arciduca. E nemmeno i proletarii e contadini di Francia sono disposti a ingrassare i campi di battaglia per servire i disegni dello zarismo e i rancori di Iswolsky””. I proletari! I contadini! Non erano disposti! Povero caro Jaurés! Egli dimenticava, per un momento, che le disposizioni dei popoli non contano nulla, fino ad ora, nelle volontà dei governi e che la parola di un Iswolsky aveva più peso del grande clamore delle moltitudini!”” (pag 111) Paleologue amico di Poincaré. “”Come nel mio libro, nel racconto di Caillaux, si vide apparire dietro Poincaré l’ ambasciatore Maurice Paléologue, la sua eminenza grigia, la sua anima dannata. (…) Ad ogni modo, il racconto di Paléologue ci dà le più interessanti e significative indicazioni sul viaggio di Poincaré in Russia, nel luglio 1914, e anche sul periodo anteriore.”” (pag 207)”,”RAIx-220″
“GOUTTMAN Alain”,”La guerre de Crimée. 1853-1856. La première guerre moderne.”,”GOUTTMAN Alain si è specializzato nello studio del Secondo Impero.”,”QMIx-228″
“GOUX Jean-Joseph, a cura di Armando VERDIGLIONE”,”Freud, Marx. Economia e simbolico.”,”Jean-J. Goux è nato nel 1943 e si è laureato in filosofia. Ha collaborato con le riveste ‘Tel Quel’ e ‘Critique’.”,”TEOC-179-FF”
“GOVI Mario”,”Il Socialismo Internazionalista e la guerra Italo-Balcanico-Turca.”,”””Ecco un libro che non piacerà a nessuno…”” (incipit prefazione) Colonialismo, imperialismo, guerra. ‘Necessità della guerra per sopprimere i regimi barbari’ ‘Diritto e dovere di sopprimere con la guerra i regimi barbari anche contro l’opposizione dei loro soggetti’ (pag XV) Lo statu quo in Oriente e l’opinione di Marx (pag 165-174) “”Quando, nel 1854, si aprì la crisi in Oriente che condusse alla guerra di Crimea, si produsse una situazione internazionale molto simile a quella prodottasi allo scoppio della guerra balcanico-turca. La Russia mosse guerraalla Turchia per ragioni di protezione dei sudditi cristiani di questa. L’Europa occidentale si levò contro la RUssia, come lo scorso anno contro l’Italia e quest’anno contro gli stati balcanici, a difesa della Turchia, propugnando lo ‘statu quo’ in Oriente; e scese in campo colle armi a difesa di questo. Ma contro questo attaggiamento dell’Europa per la conservazione dello ‘statu quo’ in Oriente, e contro la Turchia, si levò Carlo Marx, col suo scritto da Londra su ‘La Questione orientale’. Vale la pena di riportare di questo i seguenti brani, perché sembrano scritti per le circostanze attuali, tanto le cose non sono da allora mutate in rapporto alla Turchia. «La Turchia è la piaga vivente del legittimismo europeo. L’impotenza dei governi si è riassunta in un assioma: mantenere lo ‘statu quo’. finire (pag 171-174)”,”ITQM-270″
“GOVONI Luigi VITTORI Lino CASATI Dario RINALDI Ivano PICCHI Antonio AMADEI Giorgio, scritti di”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. IV. Storie di patrimoni terrieri.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro Contiene il saggio di Ivano Rinaldi, ‘I beni fondiari di due congregazioni religiose femminili. Le Orsoline di Piacenza e le Maestre Pie di Rimini. (segue documentazione) (pag 119-184) (l’autore traccia la storia delle Orsoline dalle origini nella prima metà cinquecento, struttura fondata da Angela Merici, e delle Maestri Pie di Rimini (origine nel 1818) e il saggio di Antonio Picchi, Contadini singoli e associati su poderi ceduti da Opere Pie dell’Imolese (OIR) (segue documentazione) (pag 185-218)”,”STAT-021-FP”
“GOWERS Timothy”,”Mathematics. A Very Short Introduction.”,”Timothy Gowers is the Rouse Ball Professor of Mathematics at Cambridge University and was a recipient of the Fields Medal for Mathematics, awarded for the most daring, profound and stimulating research done by young mathematicians,Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66, Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66,”,”SCIx-193-FL”
“GOYA Michel”,”La chair et L’Acier. L’armée française et l’invention de la guerre moderne (1914-1918).”,”Comandante di battaglione, Michel Goya è ufficiale del Centre de doctrine d’emploi des forces terrestres. Questo libro è il frutto del lavoro di ricerca universitaria e ha ottenuto il prix d’histoire militaire du Centre d’études d’histoire de la Défense. “”Le combat offensif est donc du “”feu qui avance en permanence””, et l’assaut final n’est que la concrétisation d’un ascendant écrasant pris sur l’ennemi per le feu. En défense, le bataillon combat dans un dispositif “”carré”” similaire à celui de l’attaque et “”l’hypothèse d’une défense passive est repoussée absolument”” (23). Dans ce nouveau contexte tactique, la compagnie prend un relief particulier et devient l’unité de combat. Son chef, un capitaine, est le “”chef d’orchestre”” qui commande, à la voix, les feux et les mouvements de ses troupes. Il ne se contente plus de contrôler l’application des ordres de son supérieur hiérarchique. Parallèlement, au quartier, il devient l’instructeur de sa troupe””. (pag 79) [A’ la recherche d’une doctrine] [Commandant de Grandmaison, Dressage de l’infanterie en vue du combat offensif, Paris, Berger-levrault, 1908, p. 38] “”Visitant les unités à l’instruction au groupe d’armées du Centre en 1916, le colonel Serrigny constate que “”les connaissances techniques des uns et des autres étaient généralement très faibles (44)””. Par ailleurs, beaucoup d’officiers sont persuadés que la guerre sera terminée bien avant la sortie de nouveaux matériels, ce qui ne les incite évidemment pas à s’y intéresser car ils appréhendent les délais nécessaires à leur développement. De plus, on n’est ressent pas forcément le besoin. En 1932, l’économiste américain Hicks a démontré que la hausse du coût d’un des facteurs de production (capital ou travail) poussait à privilégier l’autre facteur; ainsi, lorsque la main d’oeuvre est coûteuse, il est préférable d’investir dans le machines. Dans “”Les Inventions médiévales (45)”” , Marc Bloch décrit de la même façon le développement du moulin à eau, à la fin de l’Antiquité, comme une conséquence du tarissement de la main-d’oeuvre servile et de la nécessité de trouver d’autres solutions pour créer de l’énergie. Au début de 1915, l’armée française, et particulièrement son infanterie, se trouvent dans une situation comparable. Entre les obus et les fantassins, ce sont alors les obus qui sont les plus rares, aussi les offensives de 1914 et 1915 ressemblent-elles à des expériences “”à coup d’hommes””. le souci d'””économiser l’infanterie”” n’intervient véritablement que vers la fin de l’année 1915, coïncidant avec un premier équipement massif en matériels modernes. La mise en chantier de plus grands programmes industriels de la guerre, à la fin de 1917, correspondra à la plus grave crise d’effectifs”” (pag 219) [La pression du front] [(44) Général Serrigny, Trente ans avec Pétain, 1959, p. 98; (45) Marc Bloch, in ‘Les annales’, n° 36, 1935 p. 831 cité par Patrice Flichy, op. cit., p. 47]”,”QMIP-100″
“GOZI Sandro”,”Il governo dell’Europa.”,”Sandro Gozi è funzionario della Commissione europea – Direzione generale Relazioni esterne. Ha pubblicato numerosi contributi di diritto e politica dell’Unione europea su riviste italiane e internazionali. Sandro Gozi ci aiuta a capire dall’interno una situazione complessa e in divenire; che cos’è l’Unione europea? come sono ripartite le funzioni esecutive e legislative nel sistema comunitario e come interagiscono le istituzioni europee? A partire da tali interrogativi, il libro fornisce un’indispensabile chiave di lettura, che fa il punto sulle caratteristiche del modello politico europeo, tracciando le linee del dibattito istituzionale attuale nel momento della riforma interna della Commissione e della nuova Conferenza intergovernativa di revisione dei Trattati.”,”EURx-035-FL”
“GOZZANO Guido PALAZZESCHI Aldo CHIAVES Carlo CORAZZINI Sergio GIANELLI Giulio GOVONI Corrado MARTINI Fausto Maria MORETTI Marino OXILIA Nino VALLINI Carlo; a cura di Cecilia GHELLI”,”Gozzano e i crepuscolari.”,”Le beghine “”(…) Tutte però siete un pochino studiate. Vi aggirate, vi aggirate, piene di compunzione, d’importanza e di pratica, rigonfie d’etichetta nella vostra casa prediletta. Fra gli ori e fra i damaschi, i pizzi degli altari, doppieri e candelabri, ve ne andate e venite come in casa vostra, senza tema di sbagliare nel rito, nel cerimoniale della casa del Signore. V’alzate e v’inchinate, v’inchinate e vi rialzate. Venite v’inchinare, antate v’inchinare. V’inchinate v’inchinate… Inchini secchi di gambe irrigidite, (…) Ditemi, nella purità siete così avvizzite, o nel vizio? (…)”” Aldo Palazzeschi, ‘Le beghine’ (pag 597-604)”,”VARx-587″
“GOZZI Gasparo; a cura di Bruno ROMANI”,”Gazzetta veneta. I, II.”,”Gasparo GOZZI (1713-1785) nacque da famiglia nobile veneziana e praticò il giornalismo contribuendo a liberare la cultura e il costume dell’ epoca dai residui del settecentismo, dal cicisbeismo letterario, dalla infatuazione erudita, per indirizzarle verso i nuovi principi sociali e politici della eguaglianza, della libertà, della indipendenza nazionale. Secondo il TOMMASEO, “”quello che rende il Gozzi maggiore di tutti i suoi coetanei e di molti tra i suoi successori, è la proprietà del dire, la parsimonia, l’ armonia, l’ evidenza, e quella efficacia che tanto è più vera quanto meno si sforza apparire””.”,”ITAB-063″
“GOZZI Gustavo SCHIERA Pierangelo a cura; saggi di Ilse STAFF Pasquale PASQUINO Maurizio FIORAVANTI Bernardo SORDI Gustavo GOZZI Jörg LUTHER Claudio TOMMASI Giuseppe DUSO Gaetano VARDARO”,”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale.”,”Gli atti raccolti in questo volume sono una rielaborazione degli interventi presentati in occasione del seminario su “”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale”” svoltosi a Trento nel 1986. Nei saggi si afftrontano gli approcci di R. Smend, C. Schmitt, H. Kelsen e di altri”,”GERG-001-FMB”
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci.”,”MITS-022″
“GOZZINI Giovanni MARTINELLI Renzo”,”Storia del Partito comunista italiano. VII. Dall’attentato a Togliatti all’ VIII Congresso.”,”Renzo MARTINELLI insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Facoltà di Lettere dell’ Univ di Firenze. E’ autore di saggi e di ricerche sulla storia del movimento operaio italiano (‘Il Partito Comunista Italiano 1921-1926’, ROMA 1977; ‘Antonio Labriola 1843-1904′, ROMA 1988). Ha curato numerose edizioni di testi e documenti. Giovanni GOZZINI insegna storia contemporanea alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Univ di Firenze. E’ autore di studi su Firenze nell’Ottocento e sulla storia dello sterminio nazista. E’ membro della direzione di ‘Passato e presente’ e scrive su ‘Repubblica’.”,”PCIx-011″
“GOZZINI Giovanni”,”Le migrazioni di ieri e di oggi. Una storia comparata.”,”GOZZINI Giovanni insegna storia del giornalismo presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Siena. Tra le sue opere ‘ Storia del partito comunista italiano’ (con R. MARTINELLI) (1998), ‘Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra’ (a cura con DETTI T.) (2001). Emigrazione e risparmio. “”Le rimesse degli italiani dall’estero erano quasi nulle dall’ Argentina (terra di successo e di investimenti ‘in loco’) e assolutamente rilevanti dagli Stati Uniti: nel 1906 raggiunsero un tetto superiore agli 800 milioni di lire, pari a più di un terzo del valore delle esportazioni totali, dando un contributo determinante al riequilibrio della bilancia dei pagamenti dello stato italiano. Molte fonti concordano nel dipingere come “”monastico”” e ispirato a rigide regole di risparmio lo stile di vita degli immigrati di origine europea: i vaglia postali – attraverso cui passava il 70% di questi movimenti di capitali verso la madrepatria italiana – costituirono un meccanismo decisivo di consolidamento della catena migratoria e testimoniano della capacità di legami familiari e comunitari di reggere nel tempo nonostante le separazioni traumatiche e le distanze spaziali””. (pag 96) Nota: sarebbe interessante completare l’ analisi delle rimesse degli emigranti, vedendo quanto pesano in % le componenti del nord e del sud Italia nei flussi di emigrazione rispettivamente in Argentina e negli Stati Uniti (questione forza del legame familiare ecc.)”,”CONx-145″
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. “”E’ significativo, a proposito del confronto fra giovani astensionisti e giovani ordinovisti, che proprio da Giuseppe Berti, portavoce degli astensionisti nella Federazione giovanile, venga la proposta di un congresso nazionale degli studenti comunisti, e che questa proposta venga direttamente raccolta dai giovani torinesi per la firma di A. Viglongo. Lo stesso Berti fondava in quei mesi a Palermo una nuova rivista dal titolo programmatico: ‘Clarté’, mensile degli studenti comunisti. Il riferimento era al gruppo di intellettuali francesi che aveva esercita una grande influenza sugli ordinovisti torinesi. La rivista palermitana si caratterizza quasi come “”una testa di ponte”” – potremmo quasi dire – delle tematiche più propriamente ordinoviste nel seno della frazione astensionista: lo sforzo di agitazione e di propaganda fra gli studenti, al di là dei suoi esigui risultati effettivi, aprila la strada per un ripensamento del rapporto fra partito rivoluzionario e classi medie, così come quello fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali”” (pag 105) “”Veniva così abbandonata definitivamente ogni tipo di propaganda pacifista ,ma soprattutto si affermava il principio nuovo della penetrazione e della conquista ‘dall’interno’ dell’istituzione militare: era una svolta ideologica di grande rilievo, anche se rimaneva circoscritta al terreno particolare della lotta antimilitarista senza allargarsi a una visione generale più matura del rapporto con tutte le altre istituzioni della società capitalistica””. (pag 108)”,”MITC-083″
“GOZZINI Giovanni”,”La Federazione Giovanile Socialista tra Bordiga e Mussolini (1912-1914).”,”GOZZINI Giovanni Interventismo del giornale dei giovani socialisti L’Avanguardia. pag 116-117 Riflessi dell’uscita di Mussolini e Caiani dal PSI. (pag 123) “”Sul piano quantitativo, dunque, l’uscita di Mussolini e Caiani non poneva seriamente in crisi il PSI e la FIGS. “”Fu un bell’esempio – ha scritto, forse un pò troppo trionfalmente, Bordiga – e specie per la frazione di sinistra di nessun attaccamento personale a un capo anche brillante”” (51). Ma sul piano qualitativo il loro clamoroso rovesciamento di fronte permise all’interventismo di mascherarsi in senso democratico e popolare e di liberarsi dall’assimilazione indifferenziata nel blocco borghese e padronale. Col risultato, d’altra parte, di accentuare ancora l’isolamento del neutralismo socialista, anche nel contesto delle organizzazioni e dei movimenti di sinistra”” (52). Soprattutto, Mussolini, “”aveva messo il dito sulla piaga nell’accusare di immobilismo e di irrealismo la linea della Direzione e nell’indicare la impossibilità della neutralità del proletariato”” (53). Il suo articolo sull'””Avanti!”” partiva infatti da due problemi ‘reali’ che si ponevano al movimento operaio italiano: da un lato la necessità di “”nazionalizzare”” il socialismo, di avere cioè una condotta politica in grado di incidere effettivamente sull’operato del governo, e non solo di appartarsi dal resto della società civile. Dall’altra il richiamo al volontarismo, alla mobilitazione di massa per una prospettiva di lotta immediata e credibile, capace di trasformare gli orientamenti del paese (54)”” (pag 123) (51) ‘Storia della Sinistra’, cit. p. 94 (52) ‘Cfr. su questo punto il giudizio di L. Valiani, Il partito, cit., p. 57 ribadito negli studi locali di P. Favilli, ‘Capitalismo e classe operaia a Piombino 1861-1918’, Roma, 1974, pp. 217 s. e E. Misefari, Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914-1922, Milano, 1974, p. 46 (53) L. Cortesi, op. cit., p. 93 (54) Sono questi i due problemi reali che Gramsci – in un quadro ideologico sostanzialmente diverso da quello di Mussolini – raccoglie nel suo famoso articolo ‘Neutralità attiva ed operante’, il ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914. Gabriele Turi luogotenente di Bordiga a Napoli (pag 124)”,”MITS-430″
“GOZZINI Giovanni”,”Hanno sparato a Togliatti. L’Italia del 1948.”,”GOZZINI Giovanni, nato a Firenze nel 1955, è docente di Storia contemporanea all’Università di Verona. E’ autore di studi sulla Firenze dell’Ottocento e sull’olocausto degli ebrei sotto il nazismo.”,”PCIx-405″
“GRAB Alexander”,”Napoleon and the transformation of Europe.”,”Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell’Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell’Istria, Ragusa, e le province austriache dell’Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. La capitale fu Laibach (Lubiana). Furono amministrate dal generale Auguste Marmont, e per la parte civile da Vincenzo Dandolo, provveditore generale in Dalmazia. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna. Alexander Grab è Professore di Storia all’Università del Maine.”,”FRAN-093-FSL”
“GRABAR André”,”Bisanzio. L’arte bizantina del Medioevo dall’VIII al XV secolo.”,”Nato a Kiev nel 1896 e naturalizzato francese André Grabar ha frequentato i corsi della facoltà di lettere delle Università di Leningrado e Strasburto. Ha insegnato Storia dell’arte moderna a Strasburgo.”,”VARx-022-FF”
“GRABAU Warren E.”,”Ninety-Eight Days. A Geographer’s View of the Vicksburg Campaign.”,”Warren E. Grabau is a retired geologist with a long interest in the Civil War.”,”USAQ-025-FL”
“GRABMANN Martin”,”Santo Tomás de Aquino.”,”Teoria dello stato e della società (pag 135)”,”FILx-415″
“GRACCHUS”,”Guerre fiscali. Privilegio, diseguaglianza e corporativismo nel sistema fiscale italiano.”,”‘L’autore che si cela dietro il nome di Gracchus è un esperto conoscitore dei labirinti del potere economico in Italia’ “”L’esproprio del salario. L’introduzione dell’Imposta personale sul reddito (Irpef) è stata di fatto fondata sull’introduzione di una discriminazione anticostituzionale: il lavoratore dipendente non è più eguale agli altri cittadini davanti alla obbligazione legale; gli stessi lavoratori dipendenti non sono eguali fra loro. La trattenuta fiscale sulla busta paga, con la quale avviene rateizzato anticipatamente il prelievo su un salario ed un reddito annuale presunto, non verificato né verificabile è solo un aspetto, per il quale l’aggiustamento tecnico (promessa di rimborso in caso di minor salario o reddito, risultante da dichiarazione) costituisce un parziale rimedio. Non vi sono ragioni né giuridiche né tecniche per non applicare la norma del versamento del 75% del salario-reddito stimato, applicata ai cittadini con redditi diversi da un quelli di lavoro dipendente, alla busta paga. ‘Un solo obbligo, un solo diritto’ per tutte le categorie di reddito non si possono realizzare, secondo gli ‘esperti’ del Parlamento, per ragioni pratiche. Ma proprio il modo in cui viene concepita l’imposta personale sui salari e sugli stipendi ci chiarisce che la ragione vera è, al contrario, innanzitutto di natura sociale e politica. Per unificare il diritto e gli obblighi dei cittadini occorre, infatti, concepire unitariamente il reddito fiscalmente rilevante ai fini dell’applicazione del prelievo fiscale. Proprio qui , invece, viene adottata una discriminazione sostanziale. Il reddito del cittadino che chiameremo comune, in quanto la sua posizione corrisponde grosso modo a quella prevista dalla Costituzione, si definisce detraendo i ‘costi di produzione’ dall’entrata lorda. La definizione dei costi di produzione, certo, è un problema tecnico (…). Ma sul fatto che ogni tipo di reddito, ‘comporti – necessariamente – un costo di produzione, e che comunque la base tecnica per definire tale costo sia quella ‘documentata’, non vi sono dubbi. (…) Il lavoratore dipendente, ai fini della definizione dell’Irpef, viene invece escluso dal procedimento analitico per quanto concerne la determinazione dei costi di produzione del reddito lordo (salario o stipendio). In primo luogo non ha diritto, come semplice percettore di salario, a detrazioni ‘di reddito’ ma solo a detrazioni ‘d’imposta’. In secondo luogo l’imposta detraibile costituisce un ‘forfait’ determinabile ad arbitrio, col mezzo del decreto ed in misura eguale per tutti (quali che siano le effettive condizioni di vita, determinate dal rapporto tra entità del salario, o stipendio, e ampiezza del nucleo familiare, presenza o meno di altre fonti di reddito nell’ambito di questo ecc.), con sommatoria di una sgravio (!) corrispondente ai carichi familiari. Il salario, in quanto corrispettivo della prestazione di lavoro, non ha un ‘costo’ di produzione per la legge fiscale. La legge economica elementare secondo cui ‘niente nasce da niente’, non si dà prodotto senza apporti materiali, viene abolita con delibera del Parlamento. L’asino di Bertoldo ha imparato, finalmente, a vivere senza foraggio. Ovvero: col foraggio della detrazione d’imposta, una razione che non si rapporta ad alcun bilanciamento biologico o economico. E il governo in carica si sostituisce al biologo e all’economista, stabilendo la razione con l’avallo del Parlamento”” (pag 33-34-35) “”L’estensione dell’obbligo di dichiarare a livello di redditi inferiori alla media rilevata dalle statistiche per la sussistenza fa un torto evidente alla massa dei cittadini. Non si tratta nemmeno della piccola imposta che eventualmente dovranno pagare. Il torto è duplice: la ricerca della carta necessaria e l’uso di essa per ingolfare gli uffici dell’amministrazione a beneficio di quanti hanno fatto uso della propria carta per evadere. Lo sfoltimento delle dichiarazioni mediante riduzione dell’area dell’obbligatorietà costituisce la premessa di qualsiasi riforma. Riguarda, infatti la concezione stessa della posizione del cittadino di fronte allo Stato e dei compiti dell’amministrazione”” (pag 78-79)”,”ITAE-403″
“GRACCHUS”,”Il sistema Sindona. Scandali bancari e manovre politiche nella crisi italiana.”,”””«Che cos’è svaligiare una banca di fronte al fondare una banca?». La domanda – pronunciata davanti alla forca dal semplice artigiano del crimine protagonista dell’ Opera da tre soldi [B. Brecht, ndr] – è la stessa che deve essersi rivolta all’inizio della propria folgorante carriera Michele Sindona, il protagonista palese della ben più moderna «Opera dei miliardi» a lungo recitata, e con enorme successo, all’ombra dei circoli più influenti della nostra vita politica e finanziaria. direzioni di banche e di partiti, ambasciate straniere e monopoli pubblici.”” (4° di copertina)”,”ITAE-406″
“GRACE J. Peter Jr”,”W.R. Grace (1832-1904). And the Enterprises He Created.”,”Fondo Palumberi J. Peter Grace jr, member of the Newcomen Society, President W.R. Grace & Co, New York”,”ECOG-066″
“GRACIAN Baltasar, a cura di Arturo DEL HOYO MARTINEZ”,”El heroe, el politico, el discreto. Oraculo manual y arte de prudencia.”,”A differenza di CASTIGLIONE e del suo modello di uomo “”cortigiano””, scritto per un ambiente determinato, GRACIAN ha proposto un uomo per il mondo, per la società in generale. Era una proposta nuova, dal punto di vista sociale. Solo la sua novità sociale può spiegare la straordinaria diffusione europea dei libri di GRACIAN, non solo nella seconda metà del XVII ma anche nella prima del XVIII. Dall’ arte della prudenza. 14. La realtà e il modo. Non basta la sostanza, si richiede anche la circostanza. Modi sbagliati possono rovinare tutto, anche la giustizia e la ragione (…). 35. Avere concetti. Soprattutto in ciò che ci importa di più. Non pensando si perdono tutti i nessi (…) 43. Pensare con pochi e parlare con molti. (pag 377)”,”VARx-139″
“GRACIÁN Baltasar”,”Oracolo manuale e arte di prudenza.”,”Attento all’uomo e al costume, Gracián (1601-1658), gesuita spagnolo e grande trattatista letterario, si inserisce con l’Oracolo manuale in quella linea che da Guicciardini va a Rochefoucauld. Alla base delle trecento massime stanno osservazione e pessimismo, empirismo del moralista. L’influenza di Gracián fu grande sul confratello Domenico Bartoli e su Matteo Pellegrini. ‘Saper conoscere il carattere degli uomini con i quali si opera’ ‘La perfezione non sta nella quantità, ma nella qualità. Comunque senza la quantificazione nulla si misura, nemmeno la qualità’ ‘Tenersi accanto ingegni che siano d’aiuto’ ‘Sapere, ma con buona intenzione’ ‘Mutar modo nell’operare’ ‘Non suscitare eccessive aspettative’ ‘Temperare la fantasia’ ‘Saper rifiutare’ ‘Mettere a prova la propria fortuna’ ‘Conoscere i sotterfugi e saperli usare’ ‘Saper lasciare il gioco’ ‘Non esagerare mai’ ‘Non perdere mai il rispetto di se stessi’ ‘Preferire le imprese plausibili’ ‘Avere intuizione’ ‘Attenzione ad essere informati’ ‘Comprensione di se stessi’ ‘Agire sempre senza imprudenti scrupoli’ ‘Non lasciar penetrare il proprio pensiero’ ‘Nella prospera fortuna prepararsi ad affrontare quella avversa’ ‘Sciocco non è chi commette la sciocchezza, ma chi, dopo averla commessa, non la sa nascondere’ ‘Non lagnarsi mai’ ‘Meglio pazzo con gli altri che saggio da solo’ ‘Non s’abbia spirito di contraddizione’ ‘Impadronirsi bene degli argomenti’ ‘L’arte di lasciar correre’ ‘Posseder l’arte di conversare’ ‘Parlare con accortezza’ ‘Non ingannarsi nel giudicare le persone’ ‘Far buona guerra’ ‘Distinguere l’uomo che parla da quello che agisce’ ‘Uomo di sostanza’ ‘Pur senza mentire, non dire tutta la verità’ ‘Saper stimare al giusto’ ‘Avere l’arte di sapersi spiegare’ ‘Sapersi frenare’ ‘Non eccedere nel mostrarsi originale’ ‘Riconoscere quel che ci manca’ ‘Procedere sempre da uomo avvisato’ ‘Non giungere mai all’aperta rottura’ ‘Avere il dono della simpatia’ ‘Non sia intrigante’ ‘Saper cogliere l’occasione propizia’ ….ecc ecc”,”TEOS-001-FAP”
“GRACIÁN Baltasar”,”L’Acutezza e l’Arte dell’Ingegno.”,”Pubblicata nel 1642 ed ampliata nel 1648, quest’opera d Gracián costituisce una delle massime espressioni del Barocco ed insieme il punto di passaggio fondamentale della cultura moderna. Il ribelle gesuita spagnolo elabora infatti una nuova sistematica del pensiero e del linguaggio (e più in generale della comunicazione e della prassi) che, emarginata dalla cultura illuministica e romantica (da Voltaire a Benedetto Croce), è ritornata oggi di attualità. ‘Baltasar Gracián può essere considerato sia un dotto che un filosofo. Era un gesuita spagnolo del XVII secolo, noto per la sua acuta riflessione sulla società e sulla natura umana. La sua opera più celebre, L’arte della prudenza, è un compendio di aforismi che offre consigli sulla vita e sulla saggezza pratica, dimostrando una profonda conoscenza della psicologia e delle dinamiche sociali. Gracián si distingue per il suo approccio pragmatico e realista, vicino alle idee del Machiavellismo ma con una forte componente etica. Il suo pensiero influenzò numerosi intellettuali europei, tra cui Schopenhauer e Nietzsche, e ancora oggi è studiato per la sua capacità di analizzare il potere, la comunicazione e il comportamento umano con straordinaria lucidità.’ (copil.)”,”FILx-007-FMDP”
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 1. Inghilterra.”,”””Vietata la manifestazione per motivi di ordine pubblico, il Governo si premunì contro qualsiasi eventualità insurrezionale facendo affluire nella capitale un buon nerbo di truppe che presidiariono i punti strategici della città e inoltre mise in stato d’ allarme le autorità civili e militari dell’ intero paese. Il comando delle truppe venne affidato al vecchio duca di Wellington. Davanti ad un così imponente spiegamento di truppe era impossibile arrivare al Parlamento senza che s’ ingaggiasse uno scontro di proporzioni colossali, e Feargus O’Connor, che sapeva delle intenzioni del Governo, senza che gli altri capi cartisti osassero contraddirlo, arringò la folla persuadendola che sarebbe stato meglio far pervenire la petizione a mezzo d’ una delegazione. E così avvenne. (…) Tre giorni dopo, il ridicolo. La petizione era accolta dalle risa dei parlamentari, giacché non solo le firme non ammontavano a 6 milioni, com’era stato detto (erano precisamente 1.975.496), ma moltissime di esse erano false e addirittura inventate. Il movimento subì un terribile scacco (…) lo scacco fu dei metodi e soprattutto di alcuni capi, che perdettero la fiducia delle masse””. (pag 114)”,”SIND-052″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 2. Francia.”,”””L’ inconveniente maggiore della rivoluzione del 1848 fu che al governo e nell’ Assemblea sedevano, come si è detto, uomini di diversa tempra, di diverso credo e di diversi e contrastanti interessi politici, e che, tra gli stessi assertori delle più ardite riforme sociali: Cabet, Considerant, Buchez (1), P. Leroux, Lamennais, lo scultore Corbon, l’ operaio Albert, Agricola Perdiguer, Loroy, Martin Bernard, Blanc, esistevano rivalità personali e contrasti d’ ordine filosofico e sociale e sussisteva l’ incapacità di adeguare la realtà al graduale processo rivoluzionario. Dal che attriti e diffidenze che non potevano non nuocere alla causa del popolo, che frattanto fremeva nelle piazze e nei clubs, e coi soi giornali e le sue richieste incalzanti cominciava a incutere paura.”” (pag 130) (1) (a capo dell’ Assemblea Costituente c’era Buchez e vice-presidente era Corbon)”,”SIND-053″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 1.”,”””Qui corre l’ obbligo di ricordare che l’ assertore e l’ animatore principale del Partito Operaio Italiano fu Costantino Lazzari, il quale giustamente, se pure alquanto enfaticamente, esaltò in un articolo sul giornale “”Il Fascio”” la “”compiuta unione mediante cui gli operai del mutuo soccorso avevano dato la mano gli operai della resistenza””. Unione, questa, ch’egli stesso volle storicamente fissare, facendo scrivere a Filippo Turati l’ Inno dei Lavoratori, subito musicato dal valente per quanto modesto compositore, il maestro Amintore Galli, e subito divenuto popolarissimo fra le masse di tutta Italia in luogo della “”Carmagnola”” e della “”Marsigliese”” (1). ((1) l’ inno fu cantato per la prima volta a Milano il 28 marzo 1886. Lo fece suo poi il Partito Socialista Italiano)”,”SIND-055″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 2.”,”””Furono i sindacalisti interventisti che, usciti come si è detto, dall’ Unione Sindacale Italiana, formarono l’ Unione Italiana del Lavoro. L’ UIL sorse nel novembre 1914. Essendosi riunito allora a Roma il Consiglio generale dell’ Unione Sindacale Italiana per discutere il problema della guerra e la posizione dell’ Italia, Alceste De Ambris, a nome di diversi compagni, presentò un ordine del giorno di aperta simpatia per le potenze occidentali (…). Il movimento (…) nel giugno 1918 si trasformò nell’ Unione Italiana del Lavoro in seguito ad un congresso tenuto a Milano in una sala di Piazza San Sepolcro, presenti i delegati di circa 50 organizzazioni territoriali e di categoria, che comprendevano 137.000 iscritti. Il congresso, presieduto alternativamente da Rossoni, segretario dell’ Unione Sindacale Milanese, dal tipografo Romolo Sabatino di Roma, dal metallurgico Giovanni Mapello di Milano e dall’ organizzatore Ciro Corradetti della Federazione dei Portuali, oltre ad approvare il programma e lo statuto dell’ Unione, deliberò su diverse questioni in materia di lavoro.”” (pag 103-104)”,”SIND-056″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 5. Germania.”,”””La marina si ammutinava a Kiel; buona parte dell’ esercito ne seguiva l’ esempio. A Brema, ad Amburgo, nei maggiori centri della Westfalia l’ insurrezione dilagò come un incendio alimentato dal vento, mentre a Francoforte, a Dresda, ad Halle, a Berlino, il moto rivoluzionario irrompeva per le strade ed in Baviera l’ esperienza bolscevica trionfava con l’ israelita Kurt Eisner, al quale il veccho re Luigi cedeva il potere. Consigli di operai e di soldati si costituirono dovunque, sostituendoli alle autorità locali.”” (pag 199) “”Continuavano tuttavia qua e là i moti rivoluzionari. Se nella capitale, grazie ad uno sciopero generale proclamato dalle masse operaie, si potè scongiurare il pericolo di una nuova sommossa, scoppiata il 7 aprile 1919 (in tale occasione spartachisti e indipendenti, che non aderivano alla Terza Internazionale, vennero ferocemente alle mani), in altre parti del Paese la situazione dell’ ordine pubblico si aggravava minacciosamente. Gravissima divenne in Baviera. Qui il 21 febbraio era assassinato Kurt Eisner, che aveva formato, come si è detto, un governo di estrema sinistra con netti obbiettivi separatisti. La sua scomparsa dette motivo ai filorussi, guidati da tre agitatori bolscevichi, l’ ebreo Levine, Axelrod e Lewien, di avere la preminenza e proclamare la repubblica dei Soviets, sul tipo di quella instaurata in Ungheria da Bela Kun. Fu necessaria una spedizione militare di 30.000 uomini, partita da Berlino e comandata da Noske, per sventare questo nuovo pericolo””. (pag 201)”,”SIND-058″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 6. Europa (Paesi Nordici e Scandinavi) 1800-1950.”,”””Una politica di così vaste proporzioni, nel medesimo tempo realistica e coraggiosa, perché teneva conto dei mezzi di cui disponeva il Paese, non poteva non dare i risultati che si speravano. Fu particolarmente impegnativa nel campo sociale. Basti ricordare che la Danimarca, piccolo Paese, anche se potenzialmente ricco, giunse a spendere nel solo anno 1934 ben 375 milioni di corone per l’ assistenza sociale e popolare (assicurazioni di malattia e di invalidità; pensioni di vecchiaia; indennità di disoccupazione; assicurazione contro gli infortuni; assistenza ospedaliera) e cioè l’ undici per cento del reddito nazionale valutato nel 1932 a 3.400 milioni di corone. Era un passo considerevole confrontato con la prima legislazione in materia timidamente effettuata nell’ ultima decade del secolo precedente ed anni successivi.”” (pag 183)”,”SIND-059″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 4. Stati Uniti.”,”””Già l’ anno prima i siderurgici avevano cominciato ad organizzarsi, sia per conseguire miglioramenti di lavoro e di salario, sia per avere col loro numero la forza sufficiente per intavolare proficue trattative con gli imprenditori. Alla loro testa si era messo Willilam Z. Foster, noto per le sue idee estremiste, che aveva rivelate quando era autorevole esponente degli Industrial Workers of America (IWW, ndr), e altrettanto noto per le sue preferenze verso l’ unionismo industriale. Divenuto segretario del Comitato Nazionale per l’ organizzazione dell’ Industria del Ferro e dell’ Acciaio (National Commitee for the Organizing of the Iron and Steel Industry), Foster in pochi mesi riuscì a raggruppare 100 mila aderenti, e iniziò la lotta. Molte le richieste avanzate: riconoscimento dei diritti del contratto collettivo, giornata lavorativa di 8 ore, aumenti salariali, paghe maggiorate per le ore straordinarie di lavoro, abolizione dei sindacati gialli. Il presidente della States Steel Corporation reagì con violenza e si rifiutò di entrare in trattative, e allorché, negli ultimi giorni di settembre 1919, oltre 300 mila operai abbandonarono il lavoro, egli potè contare sull’ appoggio di tutte le autorità locali, statali e federali, convinte, in seguito ad una massiccia campagna di stampa, che la manifestazione operaia avesse carattere sovversivo. Qualche Stato sospese le libertà civili; i comizi in molte località furono proibiti. (…)””. (pag 235)”,”SIND-057″
“GRAF Angela”,”J.H.W. Dietz, 1843 – 1922. Verleger der Sozial-demokratie. Mit einem Nachwort von Horst Heidermann “”Zur Nachkriegsgeschichte des Verlags J.H.W. Dietz Nachf.”””,”GRAF Angela (1947) laureata in filosofia, dirige l’ istituzione ‘Bibliothek der Hamburger Arbeitsstelle für deutsche Exilliteratur’ (Università di Amburgo).”,”MGEx-169″
“GRAF Angela HEIDERMANN Horst ZIMMERMANN Rüdiger”,”Empor zum Licht! 125 Jahre Verlag J.H.W. Dietz nachf. Seine Geschichte und Seiner Bücher, 1881-2006.”,”- Editorische Vorbemerkung zur Bibliographie des Verlages Dietz (Preambolo editoriale alla bibliografia della casa editrice) – Wie alles begann – Von der Verlagsgründung bis zum Einde der Weimaren Republik (Come tutto ebbe inizio – Dalla fondazione della casa editrice fino alla fine della Repubblica di Weimar) – Wie Dietz zur Schlange kam. Die Erfindung des Verlagssignets (Come Dietz è giunta al serpente. L’invenzione del marchio della Casa editrice) – Wiederauferstehung und Wiederaufstieg. J.H.W. Dietz von 1945 bis heute (Resurrezione e rinascita. J.H.W. Dietz dal 1945 fino ad oggi) Molto citati nell’indice: K. Kautsky, F. Engels, K. Marx, E. Bernstein, A. Bebel”,”EDIx-194″
“GRAFF Harvey J.”,”Storia dell’alfabetizzazione occidentale. I. Dalle origini alla fine del Medioevo. (Tit.orig.: The Legacies of Literacy)”,”GRAFF Harvey J. è docente di storia a Dallas Univ. of Texas. E’ uno dei massimi studiosi del problema dell’alfabetizzazione.”,”STOS-146″
“GRAFF Harvey J., a cura; saggi di Michael T. CLANCHY Emmanuel LE ROY-LADURIE Elizabeth L. EISENSTEIN Natalie-Zemon DAVIS Gerald STRAUSS David CRESSY Margaret SPUFFORD Egil JOHANSSON Kenneth A. LOCKRIDGE Roger S. SCHOFIELD Françosi FURET e Jacques OZOUF Harvey J. GRAFF Tony JUDT Johan GALTUNG Etienne VERNE”,”Alfabetizzazione e sviluppo sociale in Occidente.”,”GRAFF Harvey J. insegna History and Education nell’Università del Texas a Dallas. “”Un’altra figura che affollava le fila degli autori era, naturalmente, lo studioso-tipografo autodidatta. Elisabeth Eisenstein ha giustamente sottolineato l’originalità di questa figura, in cui erano combinate forme di lavoro intellettuale, manuale e amministrativo. Di fatto, non erano solo grossi nomi come Badius, gli Estienne, Gryphius, e i de Tournes a svolgere un ruolo creativo del genere; anche maestri di minor rango e addirittura operai tipografi potevano essere benissimo gli autori dei libri che stampavano. Talvota i loro nomi appaiono nelle prefazioni; talvolta, come nel caso del correttore Nicolas Dumont, è solo per mera fortuna che apprendiamo del loro lavoro anche come autori”” (pag 127) [N. Zemon Davis, Stampa e popolo nella Francia moderna]”,”STOS-170″
“GRAFFARD Sylvie TRISTAN Léo”,”I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945). I dimenticati della Storia.”,”Alla fine della primavera del 1933 vennero recensiti una cinquantina di campi di detenzione disseminati in tutta la Germania. “”Laddove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini”” H. Heine (pag 28) Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico (pag 148-149) ‘Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico. “”«Circa novanta Bibelforscher dichiararono di non voler più eseguire lavori in rapporto con la guerra (1). Ciò avvenne a Ravensbrück all’inizio del 1942. Le Bibelforscherinnen smisero di lavorare, sia quelle del Kommando «orticoltura» sia quelle del Kommando «allevamento d’angora», perché «la lana dei conigli era utilizzata per l’esercito (…) e la verdura era destinata a un ospedale militare (2). Per tre giorni e tre notti, restarono in piedi nel cortile del Bunker, poi «furono messe nel Bunker, al buio (3)». Per quaranta giorni. «Le Bibelforscherinner, molte delle quali avevano tra cinquanta e sessant’anni, ricevettero ognuna venticinque bastonate per tre volte (4)». Berlino aveva dato l’ordine che ogni rifiuto di lavoro fosse punito con settantacinque bastonate. «Al termine dei quaranta giorni le vidi nei bagni. Erano scheletri ambulanti, coperte di lividi (5)». Siccome si ostinavano a non volersi presentare all’appello, ve le portavano con la forza. Fra le Blokowa, alcune, più umane, le facevano portare fino al piazzale dell’appello, le altre invece le trascinavano di forza per la strada del campo, ad ogni appello. (…) Jeanne Kemna, una giovane olandese di diciotto anni, spiega che dopo la settimana di riflessione accordata dal comandante Kögel, durante la quale dovettero spalare la neve, le loro razioni furono dimezzate. Le Bibelforscherinnen furono rinchiuse nel loro Block senza pagliericci né coperte. Malgrado queste vessazioni, non cedettero (…). Siccome persistevano, le punizioni divennero più dure. Alcune morirono in seguito ai maltrattamenti e alla privazione di cibo durati sei settimane. Fu dato ordine alla decana, prigioniera politica, di sorvegliare da vicino le agitatrici. «Annotò i nomi di tredici sorelle. Più tardi venimmo a sapere da altre prigioniere che erano state impiccate (8)». Jeanne Kemna riuscirà a venire fuori da questo inferno. (…) Le prime esperienze di utilizzazione dei gas furono effettuate ad Auschwitz il 3 settembre 1941 su seicento prigionieri sovietici e trecento malati. Nel gennaio 1942, ad Auschwitz-Birkenau avvennero i primi invii collettivi nelle camere a gas. Il prigioniero Kogon ricorda che il primo dell’anno del 1942 tutti i «Fondamentalisti» detenuti a Buchenwald furono chiamati «Criminali di Stato, porci bigotti!». Fu detto loro inoltre: «Lavorerete fino a notte con venti gradi sotto zero. Toglietevi subito tutto ciò che avete sotto i vestiti! (12)». Questa punizione fu imposta dall’ispettore del campo perché costoro avevano rifiutato di raccogliere dei capi di lana per le truppe hitleriane”” (…). H. Langbein cita «un Testimone di Geova russo che, a Dora, rifiuta di prestarsi alla fabbricazione di armi (16)» e anche il caso di Ernst Raddatz, un tedesco che, a Neuengamme nel 1942, rifiutò di adempiere agli obblighi militari e di firmare la convocazione nonostante gli fosse stato promesso che avrebbe potuto tornare a casa e occuparsi di sua moglie”” (pag 148-150) [(1) – (6) Buber-Neumann, op. cit.; (7) – (8) Citato nella lettera della Betel olandese in data 12 giugno 1990; (12) E. Gogon, op. it.]”,”GERN-206″
“GRAFFI Giorgio SCALISE Sergio”,”Le lingue e il linguaggio. Introduzione alla linguistica.”,”Giorgio Graffi è professore di Glottologia e Linguistica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Verona. Sergio Scalise è professore di Linguistica generale presso la facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bologna.”,”VARx-106-FL”
“GRAFTON Anthony”,”La nota a piè pagina. Una storia curiosa.”,”Anthony GRAFTON è docente di storia alla Princeton University. Ha scritto opere erudite (vedi retrocopertina).”,”STOx-062″
“GRAFTON John”,”The Civil War. A Concise History and Picture Sourcebook.”,”In retro scheda v. tesi M. Respinti su guerra civile americana”,”USAQ-061″
“GRAGLIA Piero”,”Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937).”,”””L’esilio, il contatto con la cultura cosmopolita francese, l’adesione alla visione dello stato organico basato sulle più ampie autonomie sociali federate (i cui prodromi si trovavano già in ‘Socialismo liberale’), avevano come logica conclusione le prese di posizione contenute ad esempio nell’articolo ‘Contro lo Stato’ (31). In questo editoriale Rosselli criticava aspramente lo stato moderno assoluto, autoritario e dittatoriale. La nascita della dittatura era la «logica conclusione» dello statalismo. Un dominio che si veniva a palesare nell’oppressione dell’uomo, dei valori della coesistenza sociale, nell’assunzione dello stato a fine supremo e degli uomini a mezzi. Tentando una panoramica storica, Rosselli affermava che prima del ‘700 non esisteva lo stato ma «una serie innumerevole di associazioni, tanto più ricche di contenuto quanto più libere e limitate d’estensione. In luogo dello stato dispotico accentratore, un ‘federalismo sociale’» (32). Di fronte all’evoluzione successiva, che aveva portato alla nascita dello stato democratico e quindi allo stato accentratore («col monopolio del sangue e del pane»), attraverso i gradi della democrazia giacobina e del capitalismo industriale, Gl si vuole rifare apertamente alla tradizione di Proudhon, Bakunin e Marx; un’operazione, quella di Rosselli, che non nasconde aspetti abbastanza sconcertanti, come ad esempio la critica del giacobinismo da parte di una forza che lo era in maniera abbastanza palese. Ma Rosselli non se ne cura e cita, per giustificare il suo richiamo a Marx quale «antistatalista», la ‘Critica al programma di Gotha’ del 1875. In essa, dice Rosselli, Marx rivendicava la superiorità della società sullo stato, postulando la necessità della sottomissione di quest’ultimo; Marx quindi non era statolatra, «la rivoluzione era per Marx, come per tutti i rivoluzionari del secolo scorso, sinonimo di emancipazione della persona umana e di ‘federalismo integrale’» (33). Anche ammettendo corretta l’interpretazione di Rosselli (dubbi vi sarebbero semmai per quanto riguarda il «’federalismo integrale’» di Marx) sembra che egli dimentichi, o voglia dimenticare, che Marx ed Engels furono anche accesi sostenitori dei processi di unificazione nazionale quali elementi per la necessaria «razionalizzazione» del continente e basi per un’efficace lotta di classe (34). Ma questo doveva essere logicamente un particolare quasi insignificante per Rosselli; la rivoluzione che egli prevedeva per l’Italia era tutta centrata sulla costruzione di un nuovo tipo di società, proprio per togliere allo stato il valore che gli era stato dato nel corso dei secoli. Si ritrova il concetto di «stato organico» ma più radicalizzato; stavolta l’apparato statale non viene neppure nominato: la rivoluzione italiana avrebbe dovuto dar origine ad una «società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili» per non ridiventare statolatria. E Gl voleva essere il modello di questa nuova società. Il ragionamento di Rosselli è basato essenzialmente sull’importanza che egli dava all’umanesimo (inteso nell’accezione francese di ‘humanisme’, che ha tutt’altro significato dall’italiano) (35)”” (pag 333-334) [Piero Graglia, ‘Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937)’, (in) ‘Storia contemporanea’, n. 2, aprile 1996] [(31) Gl (C. Rosselli), ‘Contro lo Stato’, editoriale, in ‘GeL’, a. I, 19, 21 settembre 1934; (32) Ibidem; (33) Ibidem; (34) Ciò viene messo in luce, tra gli altri, da Dino Cofrancesco nella introduzione al suo ‘Europeismo e cultura. Da Cattaneo a Calogero’, Genova, 1981, alle pp. 8-9. Chiaramente l’unità nazionale era originata dallo sviluppo dei processi produttivi e dalle forze sociali, dalle esigenze delle classi borghesi. Rosselli ha ragione quando afferma che Marx ed Engels credevano nel primato della società civile su quella politica; forza però il suo discorso asserendo che essi non difendevano le ragioni dello stato nazionale. Mi sembra che affermare il bisogno dell’esistenza dello stato nazionale per le necessità della borghesia, prima, e della lotta di classe, poi, ne costituisca in realtà la più salda base ideologica; (35) Si potrebbe parlare di ‘humanisme’ come di «senso dell’uomo»]”,”ITAD-143″
“GRAGLIA Piero S.”,”L’Unione Europea.”,”Piero S. Graglia, Dottore di ricerca in storia del federalismo e dell’integrazione europea, per il Mulino ha curato tre volumi di scritti di Altiero Spinelli e ha pubblicato Unità europea e federalismo.”,”EURx-080-FL”
“GRAGNANI Carlo”,”La moneta nelle colonie inglesi del Nord America (1607-1775).”,”Bills of credit. “”W. Douglass e B. Franklin considerarono largamente la questione della carta moneta e, sebbene fossero di contrastanti opinioni, ambedue eccelsero in questi studi per acutezza di pensiero e per serietà di indagine. Sulle diverse concezioni di questi autori influirono, forse più del dovuto, le differenti fenomenologie monetarie del New England e delle colonie del centro, le quali rispettivamente costituirono la base delle loro osservazioni. Cosicché l’ avversione del Douglass verso la carta moneta e la simpatia del Franklin nei confronti di questo mezzo di scambio, furono qualche volta originate dalla generalizzazione di contingenze particolari.”” (pag 159)”,”USAE-051″
“GRAHAM Katharine”,”La mia storia. La vita della donna che ha inventato il Washington Post.”,”La GRAHAM ricopre oggi la carica di P onorario della società editrice del ‘Washington Post’. La sua autobiografia ha raggiunto le vette delle classifiche USA. Katherine MEYER era figlia di un miliardario che aveva acquistato il ‘WP’ e l’aveva trasformato in giornale nazionale. Moglie di Phil GRAHAM, brillante giornalista che del ‘Post’ fu direttore e poi comproprietario. Nel 1963 il marito si suicidò. Katharine prese allora la guida del giornale pur essendo a digiuno di giornalismo. Il giornale trasformato sotto la sua guida riuscirà con il caso Watergate a far dimettere il P NIXON.”,”USAS-042″
“GRAHAM Helen”,”El PSOE en la Guerra Civil. Poder, crisis y derrota (1936-1939).”,”GRAHAM Helen insegna presso il Dipartimento di Storia della Royal Halloway University of London. Specialista in storia della Spagna contemporanea. Ha scritto ‘The Spanish Republic at War (1936-1939)’. “”La Guerra Civil precipitó, pues, una serie de reajustes en el movimiento socialista. Estos ya estaban implícitos, no obstante, en los acontecimientos políticos prebélicos. En abril de 1937, la ejecutiva del PSOE había sellado un acuerdo formal con el PCE. Esta iniciativa era el resultado lógico de la adhesión común de ambos grupos al Frente Popular, patente desde la primavera del 1936. Pero la cooperación práctica entre el PSOE y el PCE se hizo absolutamente imprescindible después de julio. El profundo desgaste sufrido por los grupos republicanos hizo que la viabilidad del esfuerzo de guerra de la República dependiese por completo de la unidad del Frente Popular.”” (pag 112)”,”MSPG-230″
“GRAHAM Helen”,”The Spanish Republic At War, 1936-1939.”,”GRAHAM Helen è Reader in storia spagnola, Royal Holloway, Università di Londra,. Ha pubblicato pure ‘Socialism and War: the Spanish Socialist Party in Power and Crisis ,1936-1939’, Cambridge, 1991. “”The Catalan POUM now openly accused the Comintern of pursuing the containment of the Spanish Revolution because it was out of step with the Soviet government’s defence needs – especially as the revolution offered no sectarian advantage since the Comintern did not control it politically. These public criticisms are enough to explain the hostility to the POUM exhibited by Moscow and the Comintern. Moreover, while the party was not Trotskyist, the fact that Trotsky’s former (albeit now politically estranged) secretary, Andreu Nin, and his small Communist Left Party also formed a minor component of the POUM cliched the Comintern’s determination to remove it from the political scene in Spain. This might have been rather more difficult to achieve, however, had the POUM’s political position not already been weakened by its ambiguities. The party publicly espoused a radical anti-capitalist ideology from furthering both the July revolution and the war effort. Yet since the February 1936 elections, the POUM had supported the liberal-left Popular Front alliance. Moreover, its own party base in Catalonia also depended significantly on sectors of the urban and rural lower-middle classes who, while they were Catalanist and politically to the left of the Esquerra, were far from revolutionary or socialist in their outlook”” (pag 235)”,”MSPG-261″
“GRAHAM Dominick BIDWELL Shelford”,”La battaglia d’Italia, 1943-1945.”,”Dominick Graham e Shelford Bidwell sono stati entrambi militari di carriera nell’esercito britannico; hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale nel Royal Regiment of Artillery. Graham è stato professore di storia presso l’Università di New Brunswick. Bidwell è stato vicepresidente del Royal United Services Institute for Defence Studies di Londra. Sono stati coautori di ‘Fire-Power: British Army Weapons and Theories of War, 1904-1945′. Lo sbarco dalla Sicilia sul continente. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. “”Gli ufficiali tedeschi di queste divisioni (26^ Panzerdivision e 29^ Panzergranadier, ndr), allertati dal bombardamento preliminare sulle proprie posizioni di artiglieria, due giorni prima si erano prudentemente dileguati, in ossequio agli ordini ricevuti, all’interno montagnoso della Calabria, lasciando ai camerati italiani il compito di opporre un po’ di resistenza, che all’atto pratico si sarebbe rivelata quasi inesistente. Lontano, qualche cannone a lunga gittata aveva fatto fuoco dall’entroterra, poi era stato rapidamente ridotto al silenzio dagli attacchi aerei. Le truppe italiane preposte alla difesa costiera si erano arrese quasi con entusiasmo, dando addirittura una mano a scaricare i mezzi da sbarco degli invasori. Lo storico ritorno dell’esercito inglese sul continente, tre anni dopo l’ignominia di Dunkerque, non ebbe perciò niente di trionfale. Non che ai soldati importasse molto. Avevano già avuto modo di sperimentare in Sicilia le qualità della fanteria tedesca in combattimento, ed erano più che lieti di essere al sicuro sulla terraferma senza aver dovuto sparare neppure un colpo. Anche Montgomery, comandante della famosa 8^ armata, non era irritato per quella totale presa in giro. Aveva sempre tenuto in gran conto la vita dei suoi soldati e non avrebbe mai pensato di far sbarcare le truppe su una costa difesa dall’artiglieria, senza aver prima adottato l’elementare precauzione di ridurre al silenzio le batterie nemiche. Solo una settimana prima la Royal Navy, attraversando lo stretto di Messina e facendo fuoco con tutti i suoi cannoni, ne aveva verificato le difese. Infatti, faceva parte della missione di Montgomery aprire lo stretto al passaggio dei convogli che trasportavano le truppe per un altro assato, questa volta diretto all’Italia continentale, con destinazione Salerno. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. Il 27 agosto, una pattuglia delle forze speciali di ritorno dalla riva opposta aveva riferito che la popolazione civile cercava rifugio sulle montagne, mentre i soldati italiani stavano disertando in massa. Con la pattuglia era arrivato anche, quale informatore volontario, un ferroviere italiano che aveva confermato il rapporto. Quella stessa notte, altre cinque pattuglie attraversarono lo stretto con l’ordine di verificare quanto fossero estesi tali movimenti e riferire via radio. Seguirono due giorni di silenzio, e si temette che tutte e cinque le pattuglie fossero state catturate prima ancora di poter iniziare a trasmettere. Montgomery decise che non gli restavano alternative oltre al piano stabilito: doveva attraversare lo stretto all’assalto, facendosi precedere da un bombardamento”” (pag 9-11)”,”QMIS-237″
“GRAHAM Frank (testo), EMBRLETON Ronald (illustrazioni)”,”Hadrian’s Wall in the Days of the Romans.”,”Il vallo segnava il confine settentrionale dell’Impero romano in Britannia e aveva una lunghezza di 117 km, da costa a costa. Il vallo aveva una funzione difensiva, ma anche simbolica, per dimostrare la potenza militare di Roma e separare la civiltà dalla barbarie. Il vallo fu completato in circa dieci anni e sorvegliato da truppe legionarie e ausiliarie. Fu riparato e rafforzato dall’imperatore Settimio Severo nel III secolo d.C. Il vallo è considerato un capolavoro dell’ingegneria romana e un patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Una significativa porzione del Vallo di Adriano è ancora esistente, in particolare la parte centrale, e per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi, e costituisce un’importante attrazione turistica dell’Inghilterra settentrionale. Il Vallo di Adriano è stato costruito dall’imperatore romano Adriano nel 122 d.C. come confine con le tribù dei Pitti, che segnava il confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia. Il muro rappresentò il confine più settentrionale dell’Impero romano in Britannia per gran parte del periodo di dominio romano su queste terre; era inoltre il confine più pesantemente fortificato dell’intero impero. (b.)”,”STAx-022-FSD”
“GRAMAGLIA Mariella”,”Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo.”,”Mariella Gramaglia è vissuta un anno nel subcontinente. La Gramaglia e una giornalista e studiosa del movimento delle donne, è stata direttrice di ‘Noi donne’. Un proverbio indiano recita: “”qualunque cosa tu dica dell’India, è sempre vero anche il suo contrario”””,”INDx-027-FC”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Vol 1°. Nel tempo della lotta 1914 – 1926. Vol 2°. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Appendice alla parte sesta 1926: Le lettera di GRAMSCI al CC del PCUS. Viene riportata pure la lettera di TOGLIATTI a FERRATA che intende chiarire la vicenda della lettera spedita da GRAMSCI.”,”GRAD-019″
“GRAMSCI Antonio a cura di Paolo SPRIANO”,”Gramsci scritti politici.”,”In appendice: Quaderni del carcere, Il moderno Principe, Punti di riferimento su Croce, La formazione degli intellettuali”,”GRAD-001″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali.”,”‘Quaderni del carcere'”,”GRAD-003″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia EINAUDI. TORINO. 1949 pag 371 8°, indice nomi note, (contiene firma ex-proprietario Edoardo ARNALDI)”,”GRAD-006 PAR-007″
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia: EDITORI RIUNITI. ROMA. 1987 pag 497 16° introduzione di Edoardo SANGUINETI (GRAD-007 bis)”,”GRAD-007 GRAD-007 bis”
“GRAMSCI Antonio a cura di Enzo SANTARELLI”,”Sul fascismo. Scritti 1916-1926 e dai ‘Quaderni del carcere’.”,”L’ analisi del fenomeno fascista negli scritti più significativi di Antonio Gramsci presentati da Enzo Santarelli.”,”GRAD-010″
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo. 1919-1920.”,”””Ecco perché noi abbiamo sempre ritenuto che dovere dei nuclei comunisti esistenti nel Partito sia quello di non cadere nelle allucinazioni particolaristiche (problema dell’ astensionismo elettorale, problema della costituzione di un partito “”veramente”” comunista) ma di lavorare a creare le condizioni di massa in cui sia possibile risolvere tutti i problemi particolari come problemi dello sviluppo organico della rivoluzione comunista.”” (pag 137-138)”,”GRAD-021″
“GRAMSCI Antonio”,”Antologia popolare degli scritti e delle lettere.”,”Tra l’altro: sul concetto di nazional-popolare, Q scuola cultura, Q meridionale, formazione intellettuali ecc.”,”GRAD-022″
“GRAMSCI Antonio”,”Lettere dal carcere. 1,2.”,”Già quando uscì la prima edizione delle ‘Lettere’ nel 1947, si parlò di capolavoro e insieme ci si interrogò sul personaggio particolare GRAMSCI. Un capo partito ma anche un intellettuale che Benedetto CROCE disse ‘era dei nostri’, e un uomo solo nella sua prigionia. (Da prefaz SPRIANO)”,”GRAD-023″
“GRAMSCI A. TOGLIATTI P. DANIELE Chiara a cura”,”Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926.”,”Il saggio di Giuseppe VACCA: ‘Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca’ pag 3-141. Il 1926 è l’anno in cui viene arrestato il segretario Antonio GRAMSCI e con lui buona parte del gruppo dirigente. La repressione spinge i militanti verso la clandestinità. Le carte dell’archivio PcdI vennero inviate a Mosca presso il Comintern. Solo nel 1990 queste sono state recuperate. Esse offrono nuovi elementi sul dissidio tra GRAMSCI e TOGLIATTI culminato nello scambio epistolare dell’ottobre 1926. Nei documenti si riportano 56 lettere, telegrammi, note informative, verbali di riunioni, risoluzioni del Presidium Comintern che sono parte del carteggio tra TOGLIATTI , allora rappresentante del PCdI presso il Comintern e gli organismi dirigenti del partito italiano a nome dei quali scrivevano Antonio GRAMSCI, Ruggiero GRIECO, Camilla RAVERA e Mauro SCOCCIMARRO”,”GRAD-026″
“GRAMSCI Antonio SCHUCHT Tatiana a cura di Aldo NATOLI e Chiara DANIELE”,”Lettere 1926 – 1935.”,”Nelle edizioni precedenti delle lettere veniva lasciata sullo sfondo la figura della cognata di GRAMSCI Tania SCHUCHT. Eppure Tania costituì durante gli anni della detenzione il tramite privilegiato, mentre si rivelavano sempre più critici i rapporti con la moglie Giulia, di G. verso l’esterno. Oggi l’edizione integrale delle 856 lettere che G. e Tania si scambiarono tra il 1926 e il 1935 costituisce un document di grande valore per la considerazione della vicenda politica e umana di G.”,”GRAD-029″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1922.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-047″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1921.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-048″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Passato e Presente.”,”””Euroasiatismo. Il movimento si svolge intorno al giornale “”Nakanunie””, che tende alla revisione dell’ atteggiamento assunto dagli intellettuali emigrati; è cominciato nel 1921. La prima tesi dell’ euroasiatismo è che la Russia è più asiatica che occidentale. La Russia deve mettersi alla testa dell’ Asia nella lotta contro il predominio europeo. La seconda tesi è che il bolscevismo è stato un avvenimento decisivo per la storia della Russia (…)”” (pag 206) “”Bizantinismo francese. La tradizione culturale francese, che presenta i concetti sotto forma di azione politica, in cui speculazione e pratica si sviluppano in un solo nodo storico comprensivo, parrebbe esemplare. Ma questa cultura è rapidamente degenerata dopo gli avvenimenti della grande Rivoluzione, è diventata una nuova Bisanzio culturale. (…)”” (pag 213)”,”GRAD-031″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Note sul Machiavelli sulla politica e sullo stato moderno. Quaderni del carcere 4.”,”Contiene tra l’ altro: Note di politica internazionale. Il concetto di grande potenza. (pag 167) Sull’ origine delle guerre (pag 169) Politica e comando militare (pag 170) “”La proposizione che “”la società non si pone problemi per la cui soluzione non esistano già le premesse materiali””. E’ il problema della formazione di una volontà collettiva che dipende immediatamente da questa proposizione. (…)”” (pag 82) “”Concetto politico della così detta “”rivoluzione permanente””, sorto prima del 1848, come espressione scientificamente elaborata delle esperienze giacobine dal 1789 a Termidoro. La formula è propria di un periodo storico in cui non esistevano ancora i grandi partiti politici di massa e i grandi sindacati economici e la società era ancora, per dir così, allo stato di fluidità sotto molti aspetti: maggiore arretratezza della campagna e monopolio quasi completo dell’ efficienza politico-statale in poche città o addirittura in una sola (Parigi per la Francia), apparato statale relativamente poco sviluppato e maggiore autonomia della società civile dall’ attività statale; determinato sistema di forze militari e dell’ armamento nazionale; maggiore autonomia delle economie nazionali dai rapporti economici del mercato mondiale, ecc. Nel periodo dopo il 1870, con l’ espansione coloniale europea, tutti questi elementi mutano, i rapporti organizzativi interni e internazionali dello Stato diventano più complessi e massicci e la formula quarantottesca della “”rivoluzione permanente”” viene elaborata e superata nella scienza politica nella formula di “”egemomia civile””. (pag 84)”,”GRAD-032″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Lettere dal carcere. Quaderni del carcere 1.”,”””Forse io ho distinto il godimento estetico e il giudizio positivo di bellezza artistica, cioè lo stato d’ animo di entusiasmo, per l’ opera d’ arte come tale, dall’ entusiasmo morale, cioè dalla comparticipazione al mondo ideologicio dell’ artista, distinzione che mi pare criticamente giusta e necessaria. Posso ammirare esteticamente Guerra e Pace di Tolstoi e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, le livre de chevet. Così si può dire per Shakespeare, per Goethe e anche per Dante. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il Leopardi, nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l’ uomo moderno; l’ abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato”” (1932) (pag 205)”,”GRAD-033″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. L’ Ordine nuovo 1919-1920.”,”””La guerra ha irrimediabilmente rotto l’ equilibrio mondiale della produzione capitalistica. (…) (pag 305) “”Ha ragione il compagno Serrati. E’ molto difficile, nel nostro paese, identificare chi sia Pulcinella, Stenterello, Arlecchino. L’ Italia è la Babele del socialismo. (…)”” (pag 425) “”In questi due primi mesi dell’ anno la situazione generale della rassegna si riassume in queste cifre: 1100 abbonati; tiratura che tende a spostarsi dalle 4500 alle 5000 copie: una media di 25 lire settimanali per sottoscrizione. Una piccola rassegna di cultura politica che, in Italia, nel periodo anteriore alla guerra, avesse raggiunto una posizione simile (…), insistendo per settimane e per mesi su un solo problema o su un solo nesso di problemi (…)- avrebbe documentato l’ esistenza del miracolo. (…) L’ “”Ordine Nuovo”” ha 1100 abbonati, 4500 copie di tiratura, 100 franchi al mese di sottoscrizione: i redattori aspirano ai 2000 abbonamenti, alle 10.000 copie e a una sottoscrizione che renda possibile di stipendiare un amministratore per un miglior servizio agli abbonati e ai lettori”” (1920) (pag 473)”,”GRAD-034″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”””E’ stupefacente che nelle sue Memorie, Leone Bronstein (Trotsky) parli di “”dilettantismo”” del Labriola. Non si capisce questo giudizio (a meno non significasse il distacco tra teoria e pratica nella persona del Labriola, ciò che non pare il caso) se non come un riflesso inconsapevole della pedanteria pseudoscientifica del gruppo intellettuale tedesco che ebbe tanta influenza in Russia.”” (pag 79)”,”GRAD-035″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. “”Quattro anni di trincea e di sfruttamento del sangue hanno radicalmente mutato la psicologia dei contadini. Questo mutamento si è verificato specialmente in Russia ed è una delle condizioni essenziali della rivoluzione. Ciò che non aveva determinato l’ industrialismo col suo normale processo di sviluppo, è stato prodotto dalla guerra. La guerra ha costretto le nazioni più arretrate capitalisticamente, e quindi meno dotate di mezzi meccanici, ad arruolare tutti gli uomini disponibili, per opporre masse profonde di carne viva agli strumenti bellici degli imperi centrali. Per la Russia la guerra ha significato la presa di contatto di individui prima sparsi in un vastissimo territorio, ha significato una concentrazione umana durata ininterrottamente per anni e anni nel sacrificio, col pericolo sempre immediato della morte, sotto una disciplina uguale e ugualmente feroce: gli effetti psicologici del perdurare di condizioni simili di vita collettiva per tanto tempo sono stati immensi e ricchi di conseguenze imprevedute””. (pag 227-228)”,”GRAD-036″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume primo, 1926-1930.”,”Questa nuova edizione, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Giappone. “”Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e molto simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’ uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che io compilavo. Egli mi diceva spesso: “”Non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: – cosa farà il Giappone? – “”. Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno 10.000 persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze del mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla. Io allora ridevo di un tale stato d’ animo e burlavo il mio amico””. (pag 222, Gramsci, 19.11.1928) Scontro Croce-Lunacharskij “”Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista “”La Nuova Italia”” diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi è pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della quistione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera è forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed è curiosa. Pare che il Croce abbia risposto ad una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un pò di protezione e un pò di comicità scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunciarski avrebbe ignorato che il Croce si è molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso è eruditissimo di tutta questa materia, ciò che mi pare strano, perché le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l’ italiano molto correttamente. Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico è completamente mutata, a quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo … medievale, alla filosofia prekaantiana e precartesiana. (…)””. (pag 368-369, Ibid. 1° dicembre 1930)”,”GRAD-037″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume secondo, 1931-1937.”,”Questa nuova edizione delle lettere di GRAMSCI, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Questione ebraica e sionismo. “”Marx ha scritto che la quistione ebrea non esiste più da quando i cristiani sono diventati tutti ebrei assimilando ciò che è stata l’ essenza dell’ ebraismo, la speculazione, ossia che la risoluzione della quistione ebrea si avrà quando tutta l’ Europa sarà liberata dalla speculazione ossia dall’ ebraismo in genere. Mi pare l’ unico modo di porre la quistione generale, a parte il riconoscimento del diritto per le comunità ebraiche dell’ autonomia culturale (della lingua, della scuola ecc.) e anche dell’ autonomia nazionale nel caso che una qualche comunità ebraica riuscisse in un modo o nell’ altro, ad abitare un territorio definito””. (pag 479) Fantasia concreta. “”Ti voglio solo spiegare ciò che intendo, press’a poco, per fantasia concreta: l’ attitudine a rivivere la vita degli altri, così come è realmente determinata, coi suoi bisogni, le sue esigenze, ecc., non per rappresentarla artisticamente, ma per comprenderla ed entrare in contatto intimo: anche per non far del male. Le cose e le situazioni sono abbastanza crudeli obbiettivamente senza che si aggiunga qualcosa a questa loro crudeltà”” (pag 790) Metodo. “”Caro Giuliano, hai letto solo mezza novella di Wells e già vorresti giudicare tutta l’ opera di questo scrittore che ha scritto decine e decine di romanzi, raccolte di novelle, saggi storici ecc.? Mi pare un “”po’ esagerato””.”” (pag 791) “”E’ già molto difficile studiare la storia realmente svoltasi, perché di una gran parte di essa si è perduto ogni documento; come si può perdere il tempo a stabilire ipotesi che non hanno fondamento?”” (pag 805)”,”GRAD-038″
“GRAMSCI Antonio”,”Introducción a la filosofía de la praxis.”,”””L’ affermazione di Eddington “”Se nel corpo di un uomo eliminassimo tutto lo spazio senza materia e riunissimo i suoi protoni ed elettroni in una sola massa, l’ uomo (il corpo dell’ uomo) si ridurrebbe a un corpuscolo appena visibile con il microscopio”” (1), ha impressionato e ha messo in movimento la fantasia di G.A. Borgese (cfr. il suo libretto).”” (pag 83)”,”GRAD-039″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”Bonapartismo sindacale. “”Questa iniziativa del comitato confederale è un nuovo aspetto della tattica dei compromessi inaugurata dal “”Lenin italiano””, G.M. Serrati. Per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” non è già quello di apprestare tutte le armi necessarie perché l’ insurrezione delle classi oppresse contro l’ imperialismo diventi rivoluzione comunista, cioè tenda a organizzare lo Stato operaio; per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” è quello di creare le condizioni… cartacee e verbali in cui sia possibile all’ Avanti! di trionfalmente stampare: “”L’ avevamo detto, noi, che la colpa di tutto è della borghesia! L’ avevamo detto noi che… ecc., ecc., ecc.!””””. (pag 221-222, 1921) La morale del ritorno di Trotsky. “”Dal punto di vista politico, chi è Trotsky? E’ un ex- menscevico che ha avuto il grande merito di non persistere in errori che l’ avrebbero condotto a far la stessa fine dei menscevichi di Russia e di tutti i paesi. I suoi ex compagni passarono nel campo della controrivoluzione, egli si schierò con i bolscevichi a fianco ed alla testa dei rivoluzionari””. (pag 307) “”La prima è una morale, diremmo così, interna, di partito, ed è questa: le persone, per quanto sia grande il loro valore, sono sempre subordinate al partito e il partito non è mai subordinato alle persone anche si si tratta di uomini non comuni, come è Trotsky. Le divergenze politiche, il dissentire dall’ indirizzo politico del partito non esonera dal dovere di dare tutta la propria attività, di mettere tutte le proprie qualità a disposizione del partito con lealtà e disciplina. Questa è la legge che vige nei partiti comunisti ed è la forza di un partito rivoluzionario””. (pag 309)”,”GRAD-040″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Guido MELIS”,”Antonio Gramsci e la questione sarda. Antologia. Tutti gli scritti politici e familiari di Gramsci sulla Sardegna. I documenti inediti sui rapporti tra l’ Internazionale Contadina e il Partito Sardo d’ Azione. Il dibattito sulla questione sarda negli articoli dei militanti comunisti (1921-1926). Con una lettera di Alfonso Leonetti.”,”””Irlande Italiane’. “”La parola d’ ordine dei “”partiti regionali”” è la stessa dei fascisti, dei popolari, dei socialdemocratici, dei borghesi: far rientrare le masse nei quadri dello Stato. Il regionalismo è la loro demagogia; il patteggiare con il governo la loro tattica nazionale. Soltanto la lotta di classe unifica la ripresa di tutte le regioni nella sola lotta che può essere conclusiva: contro lo Stato borghese italiano oppressore e sfruttatore.”” (pag 143, Togliatti, L’ Ordine nuovo, 1921) Stato federale mediterraneo. (pag 292)”,”GRAD-041″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Angelo D’ORSI”,”La nostra città futura. Scritti torinesi (1911-1922).”,”Angelo D’ORSI è professore di storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Torino. Fra i suoi libri ‘La cultura a Torino tra le due guerre’ (2000) ‘Intellettuali nel Novecento italiano’ (2001), ‘Allievi e maestri’ (2002), ‘Guerre globali’ (a cura, 2003). “”Osservate il come si viene atteggiando e componendo attraverso la storia la borghesia politica ed intellettuale italiana. Constaterete questo fatto. Sono nati e si sono formati in Italia dei geni altissimi, dei veri creatori, che hanno assunto valore e fama mondiale, ma essi non hanno avuto un ambiente, non hanno avuto la fortuna di poter formare una scuola, di essere circondati da un numero anche mediocre di individui che li comprendessero ne ne attuassero gli insegnamenti e i principi. E’ mancato sempre, o quasi, in Italia, un ambiente di serietà, di lavoro effettivo e dignitoso intorno ai luminari della scienza, della politica, della vita morale, della cultura, che pure sono nate in Italia e in italiano hanno scritto e parlato in buon numero””. (pag 135-136)”,”GRAD-042″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. I. 1914-1920.”,”La funzione storica delle grandi città. “”La Rivoluzione comunista sarà compiuta dalla classe operaia, dal proletariato, nel senso marxista del termine, ovvero da un ambiente sociale costituito dalle grandi città, come sono state modellate dalla fabbrica e dal sistema industriale capitalistico. La città, questo organismo dell’ industria e della vita sociale, allo stesso modo in cui è stata lo strumento della potenza economica capitalistica e della dittatura borghese, diventerà lo strumento della potenza economica comunista e della dittatura del proletariato.”” (pag 301) Nato nel 1891 ad Ales, Gramsci compie a Torino gli studi di linguistica (1911) che abbandonerà per dedicarsi al giornalismo militante. Collabora al quotidiano socialista Il Grido del popolo e all’ edizione torinese dell’ Avanti!. Segretario provvisorio della sezione torinese del PSI sostiene la rivoluzione russa e anima il settimanale L’ Ordine Nuovo (1919-1920). Sostiene il movimento torinese dei consigli di fabbrica. Dopo lo scacco dell’ occupazione delle fabbriche (settembre 1920) si schiera a fianco di A. Bordiga e al nascente partito comunista (21 gennaio 1921). Inviato in URSS sposa Julia Schucht e a Vienna lavora per un nuovo gruppo dirigente destinato a sostituire Bordiga alla testa del PCI. Il lancio del nuovo giornale L’ Unità (12 febbraio 1924) lo aiuterà a far prevalere le sue tesi nel partito. E’ eletto deputato il 6 aprile 1924 e si scontra apertamente con la sinistra bordighista. Il III Congresso del PCdI (gennaio 1926) vedrà il trionfo delle sue tesi, ma viene arrestato l’ 8 novembre 1926. Qualche giorno prima aveva scritto una lettera di protesta contro i metodi impiegati da Stalin nelle sua lotta contro le opposizioni. Condannato a 20 anni morirà nel 1937.”,”GRAD-043″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Pubblicato per concessione dell’ Istituo Gramsci. Guerra di posizione e guerra di manovra o frontale. “”E’ da vedere se la famosa teoria di Bronstein (Trotsky, ndr) sulla ‘permanenza’ del movimento non sia il riflesso politico della teoria della guerra manovrata (ricordare osservazione del generale dei cosacchi Krasnov), in ultima analisi il riflesso delle condizioni generali – economiche – culturali – sociali di un paese in cui i quadri della vita nazionale sono embrionali e rilasciati e non possono diventare “”trincea o fortezza””. In questo caso si potrebbe dire che Bronstein, che appare come un “”occidentalista”” era invece un cosmopolita, cioè superficialmente nazionale e superficialmente occidentalista o europeo. Invece Ilic (Lenin, ndr) era profondamente nazionale e profondamento europeo.”” (pag 212) “”Questa mi pare la quistione di teoria politica la più importante, posta dal periodo del dopo guerra e la più difficile ad essere risolta giustamente. Essa è legata alle quistioni sollevate dal Bronstein, che in un modo o nell’ altro, può ritenersi il teorico politico dell’ attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatta. (…) La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate di popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’ egemonia e quindi una forma di governo più “”intervenzionista”” che più apertamente prenda l’ offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’ “”impossibilità”” di disgregazione interna: controlli d’ogni genere, politici, aministrativi, ecc., rafforzamento delle “”posizioni”” egemoniche del gruppo dominante, ecc.””. (pag 213) Marxismo in Italia (pag 217) pag 238 concetto rivoluzione passiva”,”GRAD-044″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923 – 1926.”,”Sulla situazione nel Partito bolscevico. Lettera al comitato centrale del Partito comunista sovietico. (Sul rischio di scissione nel partito) “”(…) l’ ufficio politico del Partito comunista d’ Italia ha studiato le vostre discussioni. Noi, finora, abbiamo espresso un’ opinione di partito solo sulla quistione strettamente disciplinare delle frazioni, volendoci attenere all’ invito da voi rivolto dopo il vostro XIV Congresso di non trasportare la discussione russa nelle sezioni dell’ Internazionale. Dichiariamo ora che riteniamo fondamentalmente giusta la linea politica della maggioranza del Comitato centrale del Partito comunista dell’ URSS e che in tal senso certamente si pronunzierà la maggioranza del partito italiano, se dierrà necessario porre tutta la quistione””. (pag 129) Come non si deve scrivere la storia della rivoluzione bolscevica. A proposito del 1917 di Leo Trotsky. (pag 210) Neomaltusianesimo di Amendola (pag 212) Arturo Labriola (pag 435)”,”GRAD-045″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Franco CONSIGLIO e di Fabio FROSINI”,”Scritti di economia politica.”,”””Nell’ aprile 1921, 5000 operai rivoluzionari furono licenziati dalla Fiat, i Consigli di fabbrica furono aboliti, i salari reali furono abbassati. A Reggio Emilia avvenne probabilmente qualcosa di simile. Gli operai cioè furono battuti. Ma il sacrifizio che essi avevano fatto, è restato inutile? Non lo crediamo: siamo anzi sicuri che esso non è stato inutile. E’ certo difficile registrare tutta una fila di grandi avvenimenti di massa che provino l’ efficacia immediata e fulminea di queste azioni.”” (pag 79) “”L’ intellettuale meridionale esce prevalentemente da un ceto che nel Mezzogiorno è ancora notevole: il borghese rurale, cioè il piccolo e medio proprietario di terre (…)”” (pag 81) Il blocco industriale-produttivo. “”Ciò che nella tesi del Fovel, riassunta dal Pagni, pare significativo, è la sua concezione della corporazione come di un blocco industriale-produttivo autonomo, destinato a risolvere in senso moderno e accentuatamente capitalistico il problema di un ulteriore sviluppo dell’ apparato economico italiano, contro gli elementi semifeudali e parassitari della società che prelevano una troppo grossa taglia sul plusvalore, contro i così detti “”produttori di risparmio””. Nel blocco industriale-produttivo l’ elemento tecnico – direzione e operai – dovrebbe avere il sopravvento sull’ elemento “”capitalistico”” nel senso più “”meschino”” della parola, cioè all’ alleanza tra capitani d’ industria e piccoli borghesi risparmiatori dovrebbe sostituirsi un blocco di tutti gli elementi direttamente efficienti nella produzione, che sono i soli capaci di riunirsi in Sindacato e quindi di costituire la Corporazione produttiva (…). Il Pagni obietta al Fovel che la sua trattazione non è nuova in economia politica, (…)””. (pag 123)”,”GRAD-046″
“GRAMSCI Antonio”,”La formación de los intelectuales.”,”Titolo opera originale ‘Antologia degli scritti’, Editori Riuniti, 1963 Sul concetto di nazional-popolare. “”I giornali sono organi politico-finanziari e non si propongono di diffondere sulle “”proprie colonne”” le belle lettere, dato che tale diffusione non aumenta la tiratura. La novella di feulleton è un procedimento per diffondere il periodico tra le masse popolari (ricordiamo il caso del Lavoro di Genova, che sotto la direzione di Giovanni Ansaldo ristampò tutta la letteratura francese di feulleton, al tempo in cui in altri ambienti il giornale cercava di dare il tono delle cultura più raffinata).”” (pag 151)”,”GRAD-047″
“GRAMSCI Antonio”,”La politica y el estado moderno.”,”Antologia di ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’ e ‘Note su Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno’, Einaudi 1949. Correlazioni di forze. “”Gli elementi di osservazione empirica che ci si abitua ad esporre senza ordine, confusamente nei trattati di scienza politica (si può prendere come esempio l’ opera di G. Mosca, Elementi di scienza politica) dovrebbero includersi, nella misura che non siano questioni astratte o gratuite, nei diversi gradi della correlazione di forze, cominciando dalla correlazione delle forze internazionali (…) per passare poi alle correlazioni sociali obiettive, ovvero, al grado di sviluppo delle forze produttive, alle correlazioni delle forze politiche e di partito (sistemi egemonici dentro lo Stato) e alle correlazioni politiche immediate (ossia, potenzialmente militari). Le relazioni internazionali, precedono o seguono (logicamente) le relazioni sociali fondamentali? E’ indubitabile che le seguono””. (pag 107)”,”GRAD-048″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere, 1908-1926.”,”Dalla cronologia. 15-21 gennaio. Partecipa a Livorno al XVII congresso del Psi. Per la mozione di Imola (“”comunista pura””) prendono la parola Terracini, Bordiga, Bombacci e i rappresenanti dell’ Internazionale comunista Kabakcev e Rakosi. La mozione ottiene 58.783 voti. La mozione di Firenze (“”comunista unitaria”” rappresentata da Serrati) ottiene la maggioranza dei voti (98.028); quella di Reggio Emilia (riformista) 14695 voti. I delegati della frazione comunista deliberano il 21 gennaio la costituzione del “”Partito Comunista d’Italia. Sezione della Terza Internazionale’. Gramsci fa parte del Comitato Centrale. Il Comitato esecutivo è costituito da Bordiga, Fortichiari, R. Grieco, L. Repossi e Terracini.”” (pag XXVII) Aristocrazia operaia. “”(…) 2. Lotta contro l’ aristocrazia operaia, cioè contro il riformismo, per l’ alleanza degli strati più poveri della clase operaia settentrionale con le masse contadine del Mezzogiorno e delle isole. (…)””. (pag 259) Lettera del 29 marzo 1923 da Mosca sulla questione dell’ apparato illegale. (pag 517) “”Le notizie giunte al momento dell’ arresto di Bordiga confermarono questo giudizio determinando un’ impressione sinistra al nostro riguardo. L’ ingenuità di Terracini che insisteva in ogni lettera sullo “”spiacevole incidente”” che aveva determinato l’arresto del capo del partito e il sequestro dei suoi fondi, minacciò di introdutrre un elemento di farsa nel dramma. Sarà difficile dissipare l’ impressione. Tutti sono d’accordo nel ritenere che la quistione non è organizzativa, ma essenzialmente politica: un partito di dottrinari, che non vuole diventare un partito di masse, che non fa nulla per conquistare la simpatia delle grandi masse non può organizzare un solido e sicuro apperecchio illegale, ecco il ragionalmento che viene fatto.”” (pag 518)”,”GRAD-049″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Francesco M. BISCIONE”,”Disgregazione sociale e rivoluzione. Scritti sul Mezzogiorno.”,”””La Rivoluzione russa ha trovato appunto la sua forza e la sua salvezza nel fatto che in Russia operai e contadini, partendo da punti opposti, mossi da sentimenti diversi, si trovarono riuniti per uno scopo comune, in una lotta unica, perché entrambi si convinsero alla prova di non potersi liberare dall’oppressione dei padroni, se non dando alla propria organizzazione di conquista una forma che permettesse di eliminare direttamente lo sfruttatore dal campo della produzione. Questa forma fu il Consiglio, fu il Soviet. La lotta di classe e la guerra dei contadini unirono in tal modo le loro sorti in modo inscindibile ed ebbero un esito comune nella costituzione di un organismo direttivo di tutta la vita del paese. Da noi il problema si pone negli stessi termini. (…)””. (pag 101)”,”GRAD-050″
“GRAMSCI Antonio a cura di Giovanni URBANI”,”La formazione dell’ uomo. Scritti di pedagogia.”,”2° copia “”Di fatto ora tra liceo e università, e cioè tra la scuola vera e propria e la vita, c’è un salto, una vera soluzione di continuità, non un passaggio razionale dalla quantità (età) alla qualità (maturità intellettuale e morale). Dall’insegnamento quasi puramente dogmatico, in cui la memoria ha una grande parte, si passa alla fase creativa o di lavoro autonomo e indipendente; dalla scuola con disciplina dello studio imposta e controllata autoritativamente si passa a una fase di studio o di lavoro professionale in cui l’autodisciplina intellettuale e l’autonomia morale è teoricamente illimitata. E ciò avviene subito dopo la crisi della pubertà, quando la foga delle passioni istintive ed elementari non ha ancora finito di lottare coi freni del carattere e della coscienza morale in formazione. In Italia poi, dove nelle università non è diffuso il principio del lavoro di “”seminario””, il passaggio è ancora più brusco e meccanico.”” (pag 392)”,”TEOS-156″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno.”,”Concetto di grande potenza in politica internazionale (pag 167) “”La Geopolitica. Già prima della guerra Rodolfo Kjellèn, sociologo svedese, cercò di costruire su nuove basi una scienza dello Stato o Politica, partendo dallo studio del territorio organizzato politicamente (sviluppo delle scienze geografiche: geografia fisica – geografia antropica – geopolitica) e della massa di uomini viventi in società in quel territorio (geopolitica e demopolitica). I suoi libri, specialmente i due ‘Lo Stato come forma di vita’ e ‘Le grandi potenze attuali’ (Die Grossmächte der Gegenwart), del 1912, rielaborato dall’autore divenne ‘Die Grossmächte undi die Weltkrise’, pubblicato nel 1921; il Kjellèn è morto nel 1922) ebbero grande diffusione in Germania dando luogo a una corrente di studi””. (Gramsci, Recensioni e note bibliografiche) (pag 221)”,”GRAD-006-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”2° copia Lettera Bordiga (pag 286) Primo congresso regionale ligure del Partito comunista a Savona (pag 361)”,”GRAD-052″
“GRAMSCI Antonio”,”La questione meridionale.”,”Cofanetto, opera n° 30 “”Le interpretazioni del passato, quando del passato stesso si ricercano le deficienze e gli errori (di certi partiti e correnti) non sono “”storia”” ma politica attuale ‘in nuce’. Ecco perché anche i “”se”” spesso non tediano. E’ da dire che le “”interpretazioni”” del Risorgimento in Italia sono legate a una serie di fatti: 1. a spiegare perché sia avvenuto il così detto “”miracolo”” del Risorgimento, cioè si riconosce che le forze attive per l’unità e l’indipendenza erano scarse e che l’evento non può essere spiegato solo con tali forze, ma d’altronde non si vuole riconoscerlo apertamente per ragioni di politica nazionale, e si costruiscono romanzi storici; 2. per non toccare il Vaticano; 3. per non spiegare razionalmente il “”brigantaggio”” meridionale; 4. più tardi per spiegarsi la debolezza statale durante le guerre d’Africa (da ciò prese lo spunto Oriani specialmente e quindi gli orianisti), per spiegare Caporetto e il sovversivismo elementare del dopoguerra, con le sue conseguenze dirette e indirette. La debolezza di tale tendenza “”interpretativa”” consiste in ciò che rimase puro fatto intellettuale, non divenne la premessa a un movimento politico nazionale. Solo con Piero Gobetti ciò stava delineandosi e in una biografia del Gobetti bisognerebbe ricordarlo; perciò il Gobetti si stacca dall’orianesimo e da Missiroli (col Gobetti occorre porre il Dorso e come ombra nel giuoco Giovanni Ansaldo che è più intellettuale del Missiroli) (1). Una quistione che il Rosselli noin pone bene nel ‘Pisacane’ è questa: come una classe dirigente possa dirigere le masse popolari, cioè essere “”dirigente””. Il Rosselli non ha studiato cosa sia stato il “”giacobinismo”” francese e come la paura del giacobinismo abbia appunto paralizzato l’attività nazionale. Non spiega poi perché si sia formato il mito del “”Mezzogiorno polveriera d’Italia”” in Pisacane e quindi in Mazzini. Tuttavia questo punto è basilare per comprendere Pisacane e l’origine delle sue idee che sono le stesse che in Bakunin, ecc. Così non si può vedere in Pisacane un “”precursore”” in atto del Sorel, ma semplicemente un esemplare del “”nichilismo”” di origine russa e della teoria della “”pandistruzione”” creatrice (anche con la malavita). L'””iniziativa popolare”” da Mazzini a Pisacane si colora delle tendenze “”populiste”” estreme. (Forse il filone Herzen indicato da Ginzburg nella ‘Cultura’ del 1932 è da approfondire (2). Anche la lettera ai parenti dopo la fuga con una donna maritata potrebbe essere sottoscritta da Bazarov di ‘Padri e figli’ (3): c’è tutta la morale dedotta dalla natura come la rappresentano la scienza naturale e il materialismo filosofico. Deve essere quasi impossibile ricostruire la “”cultura libresca del Pisacane”” e fissare le “”fonti”” dei suoi concetti; il solo modo di procedere è quello di ricostruire un certo ambiente intellettuale di una certa emigrazione politica di dopo il ’48 in Francia e in Inghilterra, di una “”cultura parlata”” di comunicazioni ideologiche avvenute attraverso le discussioni e le conversazioni””. Confrontate la recensione di A. Omodeo (nella ‘Critica’ del 20 luglio 1933) del libro di N. Rosselli su ‘Carlo Pisacane’ (4), che è interessante per molti aspetti. L’Omodeo ha l’occhio acuto nel rilevare non solo le deficienze organiche del libro, ma anche le deficienze organiche dell’impostazione che il Pisacane dava al problema del Risorgimento. Ma questa acutezza gli viene dal fatto che egli si pone dal punto di vista “”conservatore e retrivo””. Non pare esatta l’affermazione dell’Omodeo che il Pisacane sia stato “”un frammento del ’48 francese inserito nella storia d’Italia””, così non è esatto il riaccostamento fatto dal Rosselli del Pisacane coi sindacalisti moderni (Sorel, ecc. in azione ). Il Pisacane è da avvicinare ai rivoluzionari russi, ai ‘narodniki’, e perciò è interessante l’accenno fatto dal Ginzburg all’influsso di Herzen sugli emigrati italiani. Che Bakunin, più tardi, abbia avuto tanta fortuna nel Mezzogiorno e in Romagna non è senza significato per comprendere ciò che il Pisacane espresse al suo tempo, e pare strano che proprio il Rosselli non abbia visto il nesso. Il rapporto tra Pisacane e le masse plebee non è da vedere nell’espressione socialistica né in quella sindacalistica, ma piuttosto in quella di tipo giacobino, sia pure estremo. La critica dell’Omodeo alla impostazione del problema del Risorgimento su basi plebee-socialistiche è troppo facile, ma non sarebbe altrettanto facile a quella su basi “”giacobine-riforma agraria””, né sarebbe facile smentire l’egoismo gretto, angusto, antinazionale delle classi dirigenti, che in realtà erano rappresentate in questo caso dai nobili terrieri e dalla borghesia rurale assenteista, e non dalla borghesia urbana di tipo industriale e dagli intellettuali “”ideologi”” i cui interessi non erano “”fatalmente”” legati a quelli dei terrieri, ma avrebbero dovuto essere legati a quelli dei contadini, cioè furono scarsamente nazionali. (…)”” Note (1) Ansaldo è “”l’uomo del Guicciardini”” divenuto esteta e letterato e che ha letto le pagine del De Sanctis sull’uomo del Guicciardini (…) (Nota di Gramsci) (2) L. Ginzburg, ‘Garibaldi e Herzen’, ‘Cultura’, ottobre-dicembre 1932 (Nota di Gramsci) (3) La lettera è pubblicata integralmente nella ‘Nuova Antologia’ del 1932 (Nota di Gramsci) (4) Pubblicato nel 1932 [‘A Proposito del libro di Rosselli su Pisacane’ (in A. Gramsci, La questione meridionale, Editori Riuniti, 1957) (pag 93-100)]”,”SOCx-196″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. 2° copia”,”GRAD-055″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-056″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Orlando MICUCCI”,”Scritti rivoluzionari. Dal Biennio Rosso al Congresso di Lione (1919-1926).”,”GRAMSCI Antonio Capo. “”Ogni Stato è una dittatura. Ogni Stato non può avere un governo, costituito da un ristretto numero di uomini, che a loro volta si organizzano attorno a uno dotato di maggiore capacità e di maggiore chiaroveggenza. Finché sarà necessario uno Stato, finché sarà storicamente necessario governare gli uomini, qualunque sia la classe dominante, si porrà il problema di avere dei capi, di avere un “”capo””. Che dei socialisti, i quali dicono ancora di essere marxisti e rivoluzionari, dicano poi di volere la dittatura del proletariato, ma di non volere la dittatura “”dei capi””, di non volere che il comando si individui, si personalizzi, che si dica cioè, di volere la dittatura, ma di non volerla nella sola forma in cui è storicamente possibile, rivela solo tutto un indirizzo politico, tutta una preparazione teorica “”rivoluzionaria””.”” (Gramsci, “”Capo””, L’Ordine Nuovo, 1° marzo 1924) (pag 177-178)”,”GRAD-058″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuliano MANACORDA”,”Marxismo e letteratura.”,”GRAMSCI Antonio “”Credo che Herzen, nelle sue memorie, abbia scritto le parole più giuste e più umane intorno alla personalità variabile, inquieta e confusa di Bakunin; Marx, come non di rado, fu soltanto caustico e ingiurioso.”” (pag 343) Gramsci sul gusto melodrammatico del popolano italiano (pag 106) e seguenti, come combattere questo gusto, il sentimentalismo melodrammatico, l’oratoria gonfia e un vocabolario barocco, ecc. (pag 107) “”Una delle cause di questo gusto (melodrammatico del popolano italiano, ndr) è da ricercare nel fatto che esso si è formato non alla lettura e alla meditazione intima e individuale della poesia e dell’arte, ma nelle manifestazioni collettive, oratorie e teatrali. E per “”oratorie”” non bisogna solo riferirsi ai comizi popolari di famigerata memoria, ma a tutta una serie di manifestazioni di tipo urbano e paesano. Nella provincia, per esempio, è molto seguita l’oratoria funebre e quella delle preture e dei tribunali (e anche delle conciliature): queste manifestazioni hanno tutte un pubblico di “”tifosi”” di carattere popolare, e un pubblico costituito (per i tribunali) da quelli che attendono il proprio turno, testimoni, ecc. In queste sedi di pretura mandamentale l’aula è sempre piena di questi elementi, che si imprimono nella memoria i giri di frase e le parole solenni; se ne pascono e le ricordano. Così nei funerali di maggiorenti, cui affluisce molta folla, spesso solo per sentire i discorsi. Le conferenze nelle città hanno lo steso ufficio e così i tribunali, ecc. I teatri popolari, con gli spettacoi così detti da arena e (oggi, forse il cinematografo parlato, ma anche le didascalie del vecchio cinematografo muto, compilate tutte in stile melodrammatico), sono della massima importanza per creare questo gusto e il linguaggio conforme. Si combatte questo gusto in due modi principali: con la critica spietata di esso, e anche diffondendo ilbri di poesia scritti o tradotti in lingua non “”aulica””, e dove i sentimenti espressi non siano retorici o melodrammatici.”” (pag 106-107) [Gramsci, Carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana]”,”GRAD-059″
“GRAMSCI Antonio BORDIGA Amadeo BERTI Giuseppe, a cura di Vincenzo TUSA”,”Gramsci al confino di Ustica nelle lettere di Gramsci di Berti e di Bordiga.”,”Vincenzo TUSA è stato fino al 31 dicembre 1985 sopraintendente alle Antichità della Sicilia occidentale. Bordiga: “”Quanto ai libri la situazione risulta dall’unito prospetto. Ci teniamo l’Economia che stiamo studiando insieme alla storia della filosofia: si intende che attendiamo tua approvazione, e se credi deciderai tu o che te la mandiamo, o…che si debba chiderne un’altra al tuo amico. Veramente costa 40 lirette… Ti facciamo un pacco di libri che indichiamo nella lista apposita. Non spediamo ancora né Croce né le riviste: dicci se vuoi anche questo materiale. Le riviste non vengono troppo regolarmente né corrispondono bene alle fatture: abbiamo scritto dettagliatamente di ciò alla libreria. Come vedrai dagli elenchi vi sono altri arrivi e anche qualche altra ordinazione dopo la tua partenza, che abbiamo fatta dietro graziosa autorizzazione del tuo amico”” (pag 80, Lettera di Amadeo Bordiga a Gramsci del 4 marzo 1927) (Sraffa)”,”GRAD-060″
“GRAMSCI Antonio”,”Ultimo discorso alla Camera. 16 maggio 1925.”,”””Voi potete “”conquistare lo Stato””, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obbiettive in cui siete costretti a movervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo dverso da quello fin’oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa Ciò che noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lascieranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi.”” (pag 20-21)”,”GRAD-061″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi.”,”Contiene dedica del curatore “”Il popolo italiano è il popolo meno politicamente educato, è quello che dimentica più facilmente, e che più facilmente subisce crisi di stanchezza e cade nelle trappole dell’illusionismo e del trasformismo dei pulcinella della borghesia. Il proletariato, organizzato politicamente ed economicamente, ha il compito preciso di reagire energicamente, di lottare per impedire ogni deviamento. Nel suo libretto, ‘I fondamenti del comunismo’, Federico Engels ha lapidariamente affermato il dovere dei socialisti: “”Una categoria di riformatori, che arriva fino ad attribuirsi il nome di socialista, consta di seguaci dell’attuale ordinamento sociale, preoccupati, nell’interesse della conservazione sociale, eliminandone le malefiche conseguenze. A questo fine certuni fra loro propongono delle misure puramente filantropiche, altri delle grandiose riforme, che sotto pretesto di riorganizzare la società, mirano a conservare le basi della società attuale e con esse questa stessa società. Questi ‘socialisti borghesi’ devono pur essi esser combattuti dai comunisti, poiché sono nemici del comunismo e difendono la società borghese che i comunisti mirano ad abolire”””” [Antonio Gramsci, a cura di Sergio Caprioglio, Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi, 1968] (pag 34)”,”GRAD-062″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”””Lo Stato borghese è lo Stato liberale per eccellenza. Ognuno può in esso esprimere liberamente il suo pensiero attraverso il voto. Ecco alla lunga a che si riduce la legalità formale nello Stato borghese: all’esercizio del voto. La conquista del suffragio alle masse popolari è apparsa agli occhi degl’ingenui ideologi della democrazia liberale la conquista decisiva per il progresso sociale dell’umanità. Non s’era mai tenuto conto che la legalità aveva due facce: l’una interna, la sostanziale; l’altra esterna, la formale. Scambiando queste due facce, gli ideologi della democrazia liberale hanno ingannato per un certo periodo di anni le grandi masse popolari, facendo credere ad esse che il suffragio le avrebbe portate alla liberazione da tutte le catene che le legavano. In questa illusione disgraziatamente non sono caduti soltanti i miopi assertori della democrazia liberale. Molta gente che si reputava e si reputa marxista ha creduto che l’emancipazione della classe proletaria si dovesse compiere attraverso l’esercizio sovrano della conquista del suffragio. Qualche imprudente si è persino servito del nome di Engels per giustificare questa sua credenza. Ma la realtà ha distrutto tutte queste illusioni. La realtà ha mostrato nel modo più evidente che la legalità è una sola ed esiste fin dove essa si concilia con gl’interessi della classe dominante, vale a dire, nella società capitalistica, con gl’interessi della classe padronale. In realtà specialmente la esperienza che di ciò si è fatta in questi ultimi tempi contiene molti e importanti insegnamenti. La classe operaia giovandosi del suo diritto di voto aveva conquistato per sé un grande numero di comuni e province. Le sue organizzazioni avevano raggiunto un potente sviluppo numerico ed erano riuscite ad imporre patti vantaggiosi per gli operai. Ma il giorno in cui il suffragio e il diritto di organizzazione sono divenuti mezzi di offesa contro la classe padronale, questa ha rinunziato ad ogni legalità formale ed obbedito solo alla sua vera legge, alla legge del suo interesse e della sua conservazione. I comuni sono stati strappati ad uno ad uno con la violenza alla classe operaia; le organizzazioni sono state sciolte con l’uso della forza armata; la classe operaia e contadina è stata scacciata dalle sue posizioni, dalle quali minacciava troppo l’esistenza della proprietà privata. E’ sorto così il fascismo, il quale si è affermato ed imposto, facendo della illegalità la sola cosa legale. Niente organizzazione, se non quella fascista; niente diritto di voto, se non per darlo ai rappresentanti agrari ed industriali. Questa la legalità che la borghesia riconosce, quando è costretta a ripudiare l’altra formale. L’esperienza di questi ultimi tempi non è dunque priva di insegnamenti per coloro che hanno prima onestamente creduto nella efficacia delle garanzie legali concesse dallo Stato liberale borghese””. [Antonio Gramsci, Legalità, L’Ordine Nuovo, 28 agosto 1921] [in Antonio Gramsci, Scritti politici. II, 1972] (pag 478-479)”,”GRAD-056-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”La città futura, 1917-1918.”,”Contiene: la premessa di G. all’articolo della Pravda che informava sull’agitazione condotta dai bolscevichi tra le truppe al Fronte, e riproducev un messaggio del bolscevico Krylenko. Titolo del pezzo: I bolscevichi e la “”disorganizzazione”” dell’esercito. Traduzione di Aron Wizner (1882-1937), militante del partito socialdemocratico polacco scomparso con le purghe di Stalin. Wizner nel 1917 era a Torino e collaborava con traduzioni e articoli al Grido del Popolo. (pag 353)”,”GRAD-063″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Cronache torinesi, 1913-1917.”,” “”Il voler far credere che l’industria tedesca abbia raggiunto il maraviglioso sviluppo che ha raggiunto solo per il ‘dumping’, è una burla di cattivo genere; è l’unica consolazione che può procurarsi [chi vuole] persuadersi che l’avversario sia riuscito nel suo intento solo coi mezzi obliqui e traversi. Invece, anche per il suo grande valore educativo, bisogna diffondere la verità eterna e incontrovertibile che solo l’attività operosa e fattiva trionfa nella storia, mentre i mezzucci e le piccole astuzie finiscono col ritorcersi su coloro stessi che se ne servono”” (pag 324-325) (Articolo di Gramsci del 20 maggio 1916 su Il Grido del Popolo intitolato: ‘Il “”dumping”” germanico)”,”GRAD-064″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe FIORI”,”Vita attraverso le lettere (1908-1937).”,”Giuseppe Fiori (1923-2003) giornalista e scrittore autore di biografie e saggi storici. La lettera del 14 ottobre 1926 su cui si è consumata la rottura definitiva tra Gramsci e Togliatti fu pubblicata parzialmente per la prima volta da Angelo Tasca in Francia nel 1937 e integralmente sulla rivista ‘Problemi della rivoluzione italiana’ n° 47, 22 aprile 1938. E’ apparsa in Italia solo per iniziativa di Eugenio Reale in ‘Corrispondenza socialista’ 1° dicembre 1957 e più tardi in ‘2000 pagine di Gramsci’ (pag XXVI-XXVII) “”Non conosco ancora i termini esatti della discussione che si è svolta nel partito. Ho visto solo la risoluzione del comitato centrale sulla democrazia del partito, ma non ho visto nessun’altra risoluzione. Non conosco l’articolo di Trockij e neppure quello di Stalin. Non so spiegarmi l’attacco di quest’ultimo che mi è sembrato assai irresponsabile e pericoloso. Ma forse la non conoscenza del materiale mi fa giudicare male. Ecco perché avrei desiderato da te qualche informazione e qualche impressione diretta.”” (Lettera di A. Gramsci del 13 gennaio 1924, da Vienna) (pag 50-51)”,”GRAD-065″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti giovanili, 1914-1918.”,”Tra i molti articoli pubblicati nel volume: ‘Neutralità attiva e operante’, ‘Il movimento giovanile socialista’, ‘Note sulla rivoluzione russa’, ‘La rivoluzione contro il “”Capitale””, ‘L’organizzazione economica e il socialismo’, ‘Costituente e Soviet’, ‘La Comune’, ‘Il nostro Marx’, ‘Politica estera socialista’, ‘Per conoscere la rivoluzione russa’, ‘L’opera di Lenin’, ‘Cipolla e i bolscevichi’, ‘L’imperialismo industriale del comm. Perrone’, ‘La tattica nelle elezioni politiche’ In alcuni articoli righe censurate L’opera di Lenin “”Lenin ha consacrato tutta la sua vita alla causa del proletariato: il contributo che egli ha dato allo sviluppo dell’organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale; la popolarità che gode tra le masse operaie è spontaneo omaggio alla sua rigida intransigenza verso il regime capitalista: egli non si è mai lasciato abbacinare dalle apparenze superficiali della società moderna, che altri hanno scambiato con la realtà, precipitando quindi di errore in errore. Lenin, applicando il metodo foggiato da Marx, trova che la realtà è il profondo e incolmabile abisso che il capitalismo ha scavato fra il proletariato e la borghesia, ed il sempre crescente antagonismo delle due classi. Nello spiegare i fenomeni sociali e politici e nel fissare al partito la via da seguire in tutti i momenti della sua vita, non perdette mai di vista la molla più potente di tutta l’attività economica e politica: la lotta di classe. Egli appartiene alla schiera dei più fervidi e più convinti assertori dell’internazionalismo del movimento operaio. Ogni azione proletaria deve essere subordinata o coordinata all’internazionalismo, deve poter avere carattere internazionalista. Qualunque iniziativa, in qualunque momento, sia pure transitoriamente, viene in conflitto con questo ideale supremo, deve essere combattuta inesorabilmente: perché ogni deviamento, per piccolo che sia, dalla strada che conduce direttamente al trionfo del socialismo internazionale è contrario agli interessi del proletariato, interessi lontani o immediati, e serve solo a inacerbire la lotta e a prolungare la dominazione della classe borghese. Egli, il «fanatico», l’«utopista», sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente su questa profonda e incoercibile realtà della vita moderna, non sui fenomeni superficialmente vistosi, che conducono sempre i socialisti, ceh se ne lasciano abbacinare, verso illusioni ed errori che mettono a repentaglio la compagine del movimento. Perciò Lenin ha sempre visto trionfare le sue tesi, mentre quelli che gli rimproveravano il suo «utopismo» ed esaltavano il proprio «realismo», venivano miseramente travolti dai grandi avvenimenti storici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione e prima di partire per la Russia, Lenin aveva inviato ai compagni il monito: «Diffidate di Kerenski»; gli avvenimenti che si sono poi svolti gli hanno dato piena ragione. Nell’entusiasmo della prima ora per la caduta dello czarismo, la maggioranza della classe operaia e molti dei suoi condottieri si erano lasciati convincere dalla fraseologia di questo uomo, il quale, colla sua mentalità piccolo-borghese, per la mancanza di qualsiasi programma e di ogni visione socialista della società, poteva condurre la rivoluzione allo sfacelo e trascinare il proletariato russo su una via pericolosa per l’avvenire del nostro movimento (Tre righe censurate). Arrivato in Russia, Lenin si mise subito a svolgere la sua azione essenzialmente socialista, e che potrebbe sintetizzarsi nel motto di Lassalle: «Dire ciò che è»: una critica stringente e implacabile dell’imperialismo dei cadetti (partito costituzionale-democratico, il più grande partito liberale della Russia), della fraseologia di Kerenski e del collaborazionismo dei menscevichi. Basandosi sullo studio critico approfondito delle condizioni economiche e politiche della Russia, dei caratteri della borghesia russa e della missione storica del proletariato russo, Lenin fin dal 1905 era venuto alla conclusione che per l’alto grado di coscienza di classe del proletariato, e dato lo sviluppo della lotta di classe, ogni lotta politica si sarebbe trasformata in Russia necessariamente in lotta sociale contro l’ordinamento borghese”” [non firmato, “”Il Grido del Popolo””, 14 settembre 1918, XXIII, n. 738] (pag 308-309)”,”GRAD-066″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”Gramsci: ‘Importanza del monachesimo nella creazione del feudalesimo’. Cita il volume di Luigi Salvatorelli su ‘San Benedetto e l’Italia del suo tempo’, Laterza Bari. (pag 6) Aspetto da osservare è la valorizzazione dell’ elemento non romano nella formazione delle nazioni moderne: l’elemento germanico nella formazione degli stati romano-germanici, importanza della Riforma ecc. (pag 17) Debolezza nazionale della classe dirigente (pag 21)”,”GRAD-067″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti nella lotta. Dai consigli di fabbrica, alla fondazione del Partito, al Congresso di Lione.”,”Antonio Gramsci nasce ad Ales (CA) il 22/01/1891. Il padre Francesco era nato a Gaeta nel 1860 da una famiglia originaria dell’Albania, per professione era un impiegato dell’Ufficio del Registreo. La madre Giuseppina Marcias era nata a Ghilarza nel 1861, sarda di nascita e di provenienza. La famiglia era numerosa; Antonio, infatti, sarà il quarto di sette figli. 1894-1896 la famiglia si trasferisce a Sorgono (NU), 1897-1899 la vita politica era improntata a consorterie localistiche raccolte attorno a personaggi che usavano a loro piacere delle posizioni conquistate in Parlamento. 1898-1902 con l’arresto del padre la famiglia è caduta nella più totale miseria e si trasferisce a Ghilarza, il paese di origine della madre e dove risiedono i parenti. Antonio frequenta le elementari. Ha incominciato a lavorare ad undici anni, guadagnando ben nove lire al mese per dieci ore di lavoro al giorno compresa la mattina della domenica. 1905-1907 la precaria salute e la malformità fisica, inducono la famiglia ad affrontare enormi sacrifici perchè Antonio continui gli studi nel vicino ginnasio di Santulussurgiu, dove si iscriverà per frequentarvi le ultime due classi. 1911 per poter proseguire gli studi dopo la licenza liceale, concorre ad una borsa di studio. Ad ottobre è a Torino, supera l’esame ed ottiene le settanta lire mensili concesse agli studenti disagiati e si iscrive alla facoltà di Lettere. 1911-1913 i primi anni trascorsi a Torino sono segnati dalle difficoltà ceh Antonio incontra, sia come provinciale approdo nella grande città, sia per la miseria terribile in cui si trova. Sono anni di fame, freddo e atroci dolori, dopo un primo periodo di quasi totale isolamento, Antonio comincia a frequentare gli ambientoi socialisti torinesi, si iscrive al PSI e si schiera con la frazione della sinistra rivoluzionaria. 1914-1916 comincia la sua collaborazione a ‘Il grido del popolo’ caratterizzando la sua scelta politica come scelta di lotta. 1917-1918 arrivano dalla Russia le prime notizie dell’esplodere della rivoluzione. Gramsci è attentissiomo e ne coglie le finalità socialiste, orientandosi nella frammentarietà di notizie con cui i giornali borghesi presentano gli avvenimenti. Il nome di Lenin viene finalmente conosciuto anche in Italia e, con esso, le parole d’rdine dei bolscevichi sulla guerra e sui contenuti della rivoluzione russa. Gramsci esalta in vari articoli la rivoluzione russa e Lenin, collabora attivamente adorganizzare una manifestazione per accogliere la delegazione di Pietrogrado che arriva a Torino nel luglio del 1917. Si tratta di Menscevichi, ma la folla li accoglie al grido di ‘Viva Lenin’. A Firenze ad una riunione clandestina della ‘frazione intransigente rivoluzionaria’ con Lazzari, Serrati, Bombacci, si unisce a Bordiga nel difendere la necessità di una posizione attiva del proletariato nella crisi seguita a Caporetto. 1919-1920 Gramsci fonda a Torino ‘L’Ordine Nuovo’, della redazione fanno parte Tsca, Togliatti e Terracini. Il 21 gennaio 1921 la frazione comunista, abbandona il Teatro Goldoni e, riunita al Teatro San Marco, fonda il Partito Comunista d’Italia (sezione della III Internazionale Comunista). Nel 1923 la repressione colpisce il Partito, arrestando gran parte dell’Esecutivo, anche contro Gramsci viene spiccato il mandato di cattura. 1926-1937 Gramsci fu arrestato, rinchiusi a Regina Coeli e quindi inviato al confino in un’isola vicino a Palermo, A Ustica. Riportato a Milano, sarà poi processato a Roma nel maggio del 1928 per essere condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Il terrore che Gramsci incuteva al fascismo viene confessato apertamente dal Pubblico Ministero del Tribunale Speciale quando, chiedendone la condanna, afferma ‘Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare’. Gramsci fu ‘sepolto vivo’ nelle carceri di Turi, in provincia di Bari. Gramsci uscirà dal carcere solo per morire. Si spegnerà a Roma, in ospedale, la mattina del 27 aprile 1937.”,”GRAD-003-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Contiene: – Critica della filosofia di B. Croce e sviluppo del marxismo in Italia (pag 217-219) Psi assente nel dibattito del movimento operaio internazionale del 1920 “”Nel campo della III Internazionale fervono polemiche sulla dottrina e sulla tattica della Internazionale comunista: esse (come in Germania) hanno condotto persino a scissioni interne (5). Il Partito italiano è completamente tagliato fuori da questo rigoglioso dibattito ideale in cui si temprano le coscienze rivoluzionarie e si costruisce l’unità spirituale e d’azione dei proletari di tutti i paesi. L’organo centrale del Partito non ha corrispondenti propri né in Francia, né in Inghilterra, né in Germania e neppure in Isvizzera: strana condizione per il giornale del Partito socialist che in Italia rappresenta gli interessi del proletariato internazionale e strana condizione fatta alla classe opeaia italiana che deve informarsi attraverso le notizie delle agenzie e dei giornali borghesi, monche e tendenziose. L’«Avanti!», come organo del Partito, dovrebbe essere organo della III Internazionale; nell”«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di prolemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di problemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbe essere condotta, con spirito unitario, una polemica incessante contro tutte le deviazioni e i compromessi opportunistici: invece l’«Avanti!» mette in valore manifestazioni del pensiero opportunista, come il recente discorso parlamentare dell’on. Treves, che era interessato su una concezione dei rapporti internazionali piccolo-borghese e svolgeva una teoria controrivoluzionaria e disfattista delle energie proletarie (6). Questa assenza, negli organi centrali, di ogni preoccupazione di informare il proletariato sugli avvenimenti e sulle discussioni teoriche che si svolgono in seno alla III Internazionale si può osservare anche nell’attività della Libreria Editrice. La libreria continua a pubblicare opuscoli senza importanza o scritti per diffondere concezioni e opinioni proprie della II Internazionale, mentre trascura le pubblicazioni della III Internazionale. Scritti di compagni russi, indispensabili per comprendere la rivoluzione bolscevica, sono stati tradotti in Svizzera, in Inghilterra, in Germania e sono ignorati in Italia: valga per tutti il volume di Lenin ‘Stato e Rivoluzione’ (7); gli opuscoli tradotti sono poi tradotti pessimamente, spesso incomprensibili per le storture grammaticali e di senso comune”” (pag 90-91) [(5) Nel 1920 dal Partito comunista tedesco si staccò una frazione di estrema sinistra che sosteneva l’astensionismo parlamentare e che dette vita al KAPD, Partito comunista operaio tedesco; (6) Si tratta del discorso tenuto alla Camera dei Deputati dall’on. Claudio Treves il 30 marzo 1920, e conosciuto come “”discorso dell’ espiazione””. Il motivo dominante era questo: la borghesia non è più in grado di esercitare il potere, la classe operaia non è ancora in grado di conquistarlo: da qui la tragedia del dopoguerra e l’espiazione delle classi dominanti; (7) La prima traduzione italiana di ‘Stato e Rivoluzione’ è del 1920] (pag 90-91) inserire”,”GRAD-001-FC”
“GRAMSCI Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. I. Per una storia degli intellettuali. II. L’organizzazione della cultura. III. Il giornalismo. IV appendice. (I quaderni)”,”Il razzismo (pag 61)”,”GRAD-004-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,” Gioberti (pag 12) Trasformismo (pag 70) Il giornale più diffuso nel Mezzogiorno era ‘Il Mattino’ crispino, espansionista, portatore di un’ideologia meridionalista, pro Sud, tendente ad una sorta di colonialismo da popolamento (emigrazione), violenta campagna contro il Nord. (pag 78) Perché in Italia non si formò un partito giacobino? (pag 87)”,”GRAD-003-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Nuova edizione riveduta e integrata sulla base dell’edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana (Torino, 1975) 1° edizione in questa collana, gennaio 1991 Contiene schede allegate Atteggiamento del Croce verso il “”senso comune””: non pare chiaro”” (pag 156) “”Un accenno al senso comune e alla saldezza delle sue credenze si trova spesso in Marx.”” (pag 158)”,”GRAD-004-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Opere. Socialismo e fascismo. L’ Ordine Nuovo, 1921 – 1922.”,”Il Lenin italiano. “”In un articolo, modestamente (G.M. Serrati si è autodefinito “”un uomo modesto ma fermo””) inserito ieri dall'””Avanti!”” nel posto d’onore, ‘genosse’ (che potrebbe essere definito un modesto ma fermo consigliere aulico di G.M. Serrati) annunzia e adeguatamente spiana la pubblicazione, avvenuta in Germania e dovuta all’iniziativa di Valeriu Marcu (modesto ma fermo consigliere aulico di Paul Levy) di un articolo intitolato: ‘Il “”Serrati”” russo”” (…)”” (pag 296, non firmato, L’Ordine Nuovo, 24 agosto 1921, Cronache torinesi)”,”GRAD-005-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”””Il razzismo. Esiste un «razzismo» in Italia? Molti tentativi sono stati fatti, ma tutti di carattere letterario e astratto. Da questo punto di vista l’Italia si differenzia dalla Germania, quantunque tra i due paesi ci siano alcune somiglianze estrinseche interessanti: 1. La tradizione localistica e quindi il tardo raggiungimento dell’unità nazionale e statale [somiglianza estrinseca perché il regionalismo italiano ha avuto altre origini che quello tedesco; in Italia hanno contribuito due elementi principali: a) la rinascita delle razze locali dopo la caduta dell’Impero Romano; b) le invasioni barbariche prima, i domini stranieri dopo. In Germania i rapporti internazionali hanno influito, ma non con l’occupazione diretta di stranieri]. 2. L’universalismo medievale influì più in Italia che in Germania, dove l’Impero e la laicità trionfarono molto prima che in Italia durante la Riforma. 3. Il dominio nei tempi moderni delle classi proprietarie delle campagne, ma con rapporti molto diversi. Il tedesco sente più la razza che l’italiano. Razzismo: il ritorno storico al romanesimo, poco sentito oltre la letteratura. Esaltazione generica della stirpe ecc. Lo strano è che a sostenere il razzismo oggi (con l”Italia Barbara’ arci-italiana e lo strapaesismo) sia Kurt Erich Suckert, nome evidentemente razzista e strapaesano; ricordare durante la guerra Arturo Foà e le sue esaltazioni della stirpe italica, altrettanto congruenti che nel Suckert”” (Note sparse) (pag 49) (inserire)”,”GRAD-006-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale.”,”””Le tendenze «populiste». Confrontare Alberto Consiglio, ‘Populismo e nuove tendenze della letteratura francese’, «Nuova Antologia», 1° aprile 1931. Il Consiglio prende le mosse dall’inchiesta delle «Nouvelles Littéraires» sul «romanzo operaio e contadino» (nei mesi di luglio e agosto 1930). L’articolo è da rileggere, quando l’argomento volesse essere trattato organicamente. La tesi del Consiglio (più o meno esplicita e consapevole) è questa: di fronte al crescere della potenza politica e sociale del proletariato e della sua ideologia, alcune sezioni dell’intellettualismo francese reagiscono con questi movimenti «verso il popolo». L’avvicinamento al popolo significherebbe quindi una ripresa del pensiero borghese, che non vuole perdere la sua egemonia sulle classi popolari e che per esercitare meglio questa egemonia accoglie una parte dell’ideologia proletaria. Sarebbe un ritorno a forme «democratiche» più sostanziali del corrente «democratismo» formale. E’ da vedere se anche un fenomeno di questo genere non sia molto significativo e importante storicamente e non rappresenti una fase necessaria di transizione e un episodio dell’«educazione popolare» indiretta. Una lista delle «tendenze populiste» e una analisi di ciascuna di esse sarebbe interessante: si potrebbe «scoprire» una di quelle che Vico chiama «astuzie della natura», cioè come un impulso sociale, tendente a un fine, realizzi il suo contrario”” (pag 131) inserire”,”GRAD-007-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo 1919-1920. Opere di Antonio Gramsci.”,”””Il rivoluzionario comunista italiano imiterà il bolscevico russo? Lo imiterà solo in questo: nell’intransigenza di classe, nella lucida freddezza con cui analizzerà il corso degli avvenimenti italiani, che non sono deerminati solo dai rapporti economici italiani, ma anche dai rapporti economici internazionali, che non sono determinati solo dalla struttura dell’apparato nazionale di produzione e di scambio (…) ma anche dai riflessi che gli altri apparati di produzione d’Europa e del mondo esercitano sull’apparato italiano”” (pag 53) (Il rivoluzionario e la mosca cocchiera) Il partito e la rivoluzione (pag 67) Due rivoluzioni (pag 135) Russia potenza mondiale (pag 144) La controrivoluzione (pag 225) L’Italia e la Russia (pag 242) Il soviet ungherese (pag 268) Dietro lo scenario del giolittismo (pag 287) Maggioranza e minoranza nell’azione socialista (pag 371) Il rivoluzionario qualificato (pag 387) [‘I rivoluzionari devono conoscere la “”macchina della rivoluzione”” (…)’]”,”GRAD-009-FC”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e folclore.”,”Contiene il capitolo: 2. Tradizione e innovazione. Il “”senso comune”” (pag 201-220) “”Quale atteggiamento devono prendere i socialisti in confronto dei banditori di lingue uniche, degli esperantisti? Sostenere semplicemente le proprie dottrine, e combattere quelli che vorrebbero il partito si faccia sostenitore e propagatore ufficiale dell’esperanto (nella Sezione milanese deve esistere ancora una interpellanza del compagno Seassaro che esplicitamente domanda l’esperantizzazione del partito). I socialisti italiani lottano perché siano suscitate le condizioni economiche e politiche necessarie per l’avvento del collettivismo e dell’Internazionale. Quando l’Internazionale sarà, è probabile che i contatti maggiori tra popolo e popolo, le immigrazioni regolari e metodiche di grandi masse lavoratrici, portino lentamente a un conguagliamento delle lingue arioeuropee, e probabilmente alla diffusione di esse in tutto il mondo, per la suggestione che la nuova civiltà eserciterà sul mondo. Ma questo processo può solo avvenire liberamente e spontaneamente. Le spinte linguistiche avvengono solo dal basso in alto; i libri poco influiscono sul cambiamento delle parlate: i libri fanno opera di regolarizzazione, di conservazione delle forme linguistiche più diffuse e più antiche. Ciò che succede per i dialetti di una nazione, che lentamente assimilano le forme letterarie, e perdono i loro caratteri particolaristici, avverrà probabilmente per le lingue letterarie in confronto di una lingua che le superi. Ma questa potrebbe essere una delle attuali, la lingua per esempio del primo paese che instauri il socialismo, che per questo fatto diverrebbe simpatica, sembrerebbe bella, perché con essa si esprime la civiltà nostra affermatasi in una parte del mondo, perché in essa saranno scritti i libri non più di critica, ma di descrizione di esperienze vissute, perché in essa saranno scritti romanzi e poesie che vibreranno della vita nuova instaurata, dei sacrifici per consolidarla, delle speranze che da per tutto si avveri lo stesso fatto. Solo lavorando per l’avvento dell’Internazionale i socialisti lavoreranno per l’avvento possibile della lingua unica. I tentativi che ora si possono fare appartengono al regno di Utopia, sono un portato della stessa mentalità che voleva i falansteri e le colonie felici”” (pag 203-204)”,”GRAD-001-FB”
“GRAMSCI Antonio TOGLIATTI Palmiro LONGO Luigi JOTTI Nilde BERLINGUER Enrico BUFALINI Paolo”,”Comunisti e cattolici. Stato e Chiesa, 1920-1974.”,”‘Testo di polemica contro la retorica anticlericale della borghesia e contro la partecipazione del PSI ai “”carnasciali commemorativi”” delle feste del calendario laicisti su Ordine Nuovo’ (Caesar, La questione romana’, L’Ordine nuovo, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920) (ndr: pseudonimo di A. Gramsci secondo volume di Gianni Santopietro, ‘Elogio dell’amore. Inno alla carità di San Paolo’, nota 15, pag 218) “”La questione romana non è risolta. Solo il comunismo la risolverà. Il comunismo, dottrina armonicamente integrale, concezione altamente umanistica e veramente realistica, non disconosce e non rinnega nessun aspetto della umanità contemporanea. Come all’antico poeta, nulla, che sia «umano», gli è estraneo. «Il comunismo» – ripetiamolo a gran voce – «non vuol soffocare le libertà religiose». Esso anzi, vuol garantirle, «tutte», e nel modo più pieno. [Pierre, ndr] Pascal, vero credente, si converte al bolscevismo anche per l’atteggiamento del Governo bolscevico rispettoso di tutte le religioni. Lansbury, fervente cristiano, constata con gioia che in Russia le chiese non sono mai state frequentate come ora. E i massoni e i riformisti (‘eiusdem furfuris…’) italiani si scandalizzano vedendo che il Governo bolscevico fabbrica le candele per le chiese. E di ciò noi lo lodiamo altamente. Nella grande famiglia del lavoro vi è posto per tutti. Per tutte le fedi. Il comunismo risolverà la questione romana abbattendo tutte le frontiere internazionali, unificando la società e la vita dei popoli. Il comunismo realizzerà il sogno universale di Dante. Nella società comunista internazionale la Chiesa, e tutte le Chiese, avranno la vera, assoluta libertà. Roma non sarà più la capitale di uno staterello balcanico: sarà uno dei centri universali della vita intellettuale e spirituale. Il comunismo farà risorgere la grandezza universale di Roma, Roma metropoli, Roma ‘caput mundi’, Roma capitale del regno dello spirito, Roma umanistica, che nel suo nome stesso (Roma-Amor) simboleggia il trionfo dell’amore sulla forza. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Il proletariato sta aprendo ben altre brecce nelle vecchie mura della fortezza capitalista. L’invasione delle fabbriche è un fatto storico immensamente più grandioso, più dinamico, più fattivo che l’inglorioso assalto di Porta Pia. E attraverso la nostra breccia, noi porteremo al mondo intero tutte le libertà, compresa quella religiosa”” (pag 10) [Caesar, pseudonimo di A. Gramsci, ‘La questione romana’, “”L’Ordine nuovo””, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920]”,”PCIx-013-FB”
“GRAMSCI Antonio a cura, articoli e scritti di A. GRAMSCI, C. RAPPOPORT, N. BUCHARIN, G. ZINOVIEV, L. TROTSKY, P. BIRUKOF, L. VANINI, E.S. PANKHURST, E. CASTELLARI, B. SOUVARINE, E. BUCCO, U. TERRACINI, Z. ZINI, P. BORGHI, A. VIGLONGO, G.M. SERRATI”,”L’Ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista.”,”Contiene ‘Come conobbi Lenin’ articolo di Carlo Rappoport (pag 263)”,”GRAD-068″
“GRAMSCI Antonio”,”Odio gli indifferenti.”,”””Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente ‘uomini’, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. (…) La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. (…) Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato, perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”” (pag 3-6) [(1) Friedrich Hebbel, Diario, trad. e introduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912] Treccani: HEBBEL, Friedrich. – Scrittore, nato a Wesselburen (Dithmarschen, Holstein) il 18 marzo 1813, morto a Vienna il 13 dicembre 1863. La vita lo formò fin dai primi anni alla lotta. Contro il volere del padre che, muratore, avrebbe voluto piegarlo al mestiere, fu inviato dalla madre alla scuola del borgo. All’età di quattordici anni, mortogli il padre, H. è costretto ad entrare al servizio del giudice Mohr in qualità di scritturale e galoppino. È trattato duramente dal suo padrone, ma la ricca biblioteca del patrizio di Wesselburen gli dà modo di rifare per proprio conto, dai quattordici ai ventidue anni, la via percorsa dallo spirito germanico nell’ultimo secolo. Klopstock, Schiller, Bürger, Uhland, Goethe segnano le successive fasi del suo noviziato poetico. Quando, aiutato dalla scrittrice amburghese Amalie Schoppe e da altri, lascia, nel febbraio del 1835, il “”natio borgo selvaggio””, per prepararsi nella vicina città anseatica agli studî universitarî, il suo spirito, superata una profonda crisi religiosa e fissatosi in una concezione panteistica, che ricorda da vicino quella del Goethe e dello Schelling, può dirsi oramai maturo per accogliere ed elaborare in sé il mondo del pensiero e dell’arte. E fermo pure è il suo credo artistico: esser funzione della poesia significare l’eterno nella forma tangibile del concreto divenire, seguendo il corso della vita dalle sue prime scaturigini al punto in cui si perde nell’empito della palingenesi panica; essere il dramma il perfetto dei generi letterarî; maestri e modelli non più Schiller né i poeti del dramma fatalistico, ma Goethe, Kleist, Shakespeare. Onde la tragedia della libertà e del fato, alla quale s’ispirano le ballate e i drammi giovanili (Mirandola, Der Vatermord) cede ora a quella più significativa dell’età sua, delle inconciliabili antinomie morali. Poiché è questo, a ben guardare, il tema costante che stringe in una superiore unità le molteplici esperienze degli anni di pellegrinaggio del H. (1835-45): la ricerca di una norma di vita sanzionata in modo inequivocabile dalla coscienza, d’una legge che concilii i principî della morale individualistica del romanticismo con quelli, opposti, del cristianesimo e dell’etica kantiana. Nella solitudine di Monaco, preso dalla passione per Beppy Schwarz, che gl’ispirerà poi la figura della sua Clara, impone a sé stesso di “”rispettare in ogni umana creatura il suggello divino”” e pensa che ogni cuore reca in sé “”il germe d’una primavera eterna”” mentre con uguale fermezza afferma poco dopo di non riconoscere che un’unica legge, quella di opporre forza a forza, perché la pace è solo di Dio. Tutti i momenti di questa alterna lotta sono fissati nelle pagine del diario e uelle lettere, mentre ai due opposti mondi dell’intuizione cosmica e tragica rispondono da una parte le liriche, dall’altra i primi drammi. Ora l’anima s’abbandona all’amplesso del tutto e si sente sorella delle infinite anime che popolano i regni di Dio: ora s’immerge nel vortice della vita individua. Solo il sacrificio di una donna, Elise Lensing (1804-1854), rende a H. possibile di allargare con gli studî e coi viaggi il suo orizzonte spirituale, e di compiere, nell’assiduo colloquio con sé stesso, la conquista del suo mondo umano e poetico. Egli non può renderle amore per amore: accetta, ma non senza che il rimorso gli affiori ad ora ad ora dalla coscienza; a lei confida le sue vittorie e le sue disfatte, venera in lei l’incarnazione più perfetta dell’ideale umano e cristiano, l'””anima bella””: Genoveffa. A Heidelberg (dal 3 aprile al 12 settembre 1836) H. invano si sforza di ubbidire ai consigli dei suoi benefattori, applicandosi allo studio del diritto. Dal fondersi del motivo stellare col ricordo delle nenie materne nascono le perle della lirica hebbeliana: il Nachtlied, che lo Schumann musicherà, Nachtgefühl, Nächtlicher Gruss, Bubensonntag, Erquickung. A Monaco (dal 29 settembre 1836 all’11 marzo 1839), H., sprezzante dei disagi, non vuol più essere che “”letterato e poeta””. Le lezioni dei filosofi del misticismo, Fr. Schelling, J. Görres, Fr. Baader, le terribili esperienze del colera, che infierì nell’inverno del 1836, la morte della madre, dell’amico Rousseau, dispongono l’anima del poeta ai pensieri eterni. Invoca disperatamente (canti del ciclo Dem Schmerz sein Recht) il sonno, la morte. Lo salva dalla disperazione l’assidua lettura e meditazione dei grandi. Per la prima volta s’incontra in Dante, “”signore dei cieli, non pur della terra, come Omero””; trova nel filosofo romantico Solger la conferma della propria visione teocentrica del mondo, e lo prende a sua guida spirituale; trae dal Lessing, dallo Schiller, dal Hegel, dallo stesso Solger conforto al suo concetto d’un corso e ricorso provvidenziale degli eventi umani, per cui i genî e gli eroi, compiuta la loro missione, sono da Dio rigettati e soccombono all’interiore dissidio, che la gesta eroica ha gettato nelle loro coscienze. Onde fino dai primi abbozzi drammatici del periodo di Monaco, un Timoleone, un Giuliano, un Napoleone, una Giovanna d’Arco, la tragedia delle antinomie morali appare inclusa entro il più vasto ciclo della tragedia storica ed etica, in cui l’uomo, pur nella disfatta, scrutando e condannando sé stesso, celebra, colpevole e incolpevole insieme, la propria divina natura: tragedia che è quasi sintesi, come la rivela lo studio genetico, del dramma schilleriano e del dramma del Kleist. L’oscuro bisogno di stampare anche nella realtà della vita vissuta l’immagine della propria anima migrante, spinge il poeta ad attraversare a piedi, nel marzo del 1839, tutta la Germania, da Monaco ad Amburgo. Lo attende all’arrivo Elise, che lo accoglie nella sua casa, si prodiga durante la malattia, gli dona, nel novembre del 1840, un figlio. Durante questo secondo soggiorno ad Amburgo (31 marzo 1839-12 novembre 1842) la lotta disperata con la morte, la riconoscente tenerezza per Elise, contrastata dalla passione per Emma Schröder, il rimorso di aver offeso in Elise la santità della madre, maturano i germi, già concepiti a Monaco, dei primi drammi: Judith (1841), Genoveva (1843), Der Diamant (1847). L’esperienza della colpa che, annientando l’uomo, lo redime e lo esalta, se a Monaco era stata ancora in parte visione estetica, ora è vissuta nell’intimità della coscienza. Ne sorgono le prime tragedie, che nella salda unione del dramma religioso col dramma umano rivelano già il carattere essenziale dell’intuizione hebbeliana. Jutdith e Genoveva formano con la Maria Magdalene, che, concepita a Monaco e scritta parte a Copenaghen e parte a Parigi, fu pubblicata nel 1844, per la comune genesi e per l’affinità nell’interiore sviluppo tematico un’unica trilogia, preludio a sua volta alla più vasta sinfonia tragica degli anni maturi. Centro ideale, la maternità, che H. celebra in Virgo et Mater e nel sonetto Das Heiligste come il compiersi d’una catarsi cosmica. Il primo dramma s’apre con la visione della vergine di Betulia, che indarno nella notte di amore allarga le braccia per accogliere lo sposo; e si chiude col grido della donna posseduta da chi l’ha strappata al suo Dio: “”Non voglio partorire un figlio ad Oloferne””. Sola col suo Dio e con la vita che nel silenzio e nel mistero le germina in seno, Genoveffa trova in sé la forza di respingere la passione di Golo, di sostenere lo strazio di vedersi condannata da colui che solo, dopo Dio, conosce i segreti del suo cuore. Più terribilmente sola è Clara, senza il conforto d’una fede che le riveli il Padre che volentieri perdona a chi molto amò: onde la morte è per lei insieme rifugio, espiazione, olocausto d’amore. Contro la rocca della maternità i titani dell’umano volere sferrano i loro assalti, fratelli degli eroi dello “”Sturm und Drang”” travolti dal turbine delle passioni, e del superuomo operante di là dal bene e dal male, e pur diversi in questo, che la loro volontà non è cieca, ma poggia pur essa sull’eticità umana: solo che della legge è il fraintendimento e il capovolgimento. Onde la figura più viva del dramma Maria Magdalene doveva riuscire quel Mastro Antonio, nel quale H. raffigurò suo padre, e che, mentre s’illude d’essere il più esemplare degli sposi e dei padri, ignora lo stesso primo principio dell’istituto familiare: il confidente amore. Mancano a questi titani le virtù della pietas e della charitas. Il dualismo è portato dall’esterno e dall’anima dell’individuo nel centro morale delle coscienze, nell’Idea stessa, per usare il termine hebbeliano e hegeliano; per cui il dramma nuovo assume l’austerità d’un dramma sacro, in cui si celebra la passione e la morte di un Dio. Dio muore nelle coscienze: solo nella catarsi tragica egli risorge dalle rovine d’un mondo infranto. Ma da questa impostazione teocentrica del dramma, che prelude al frammento del Christus e invera la teoria tragica del Solger, deriva altresì un altro aspetto, inatteso, della tragedia hebbeliana: il tragicomico. L’inanità degli sforzi compiuti per sovvertire le leggi eterne, desta in chi si sollevi nella sfera dei valori assoluti, il tragico riso. Contemporanei alla prima affermazione del tragico sono i due scritti teorici Mein Wort über das Drama (1843) e Vorwort zur Maria Magdalene (1844), ove H. si sforza di dare unità di sistema ai principî già parzialmente enunciati nelle critiche e nei saggi scritti per il Telegraph del Gutzkow. A Copenaghen (14 novembre 1842-27 aprile 1843), dove si porta per sollecitare dal re Cristiano VIII la nomina a professore d’estetica nell’università di Kiel, H. ha davanti al Ganimede del Thorvaldsen la prima rivelazione d’un’arte che s’appaga della pura bellezza. Nelle liriche, che ora acquistano una più commossa aderenza alla realtà umana, si ridestano via via, alla vigilia della composizione della Maria Magdalene, le rimembranze dei primi anni: la figura di Wilhelmine Haak (Letzter Gruss), il ricordo del pericolo corso per salvare il suo gattino (Aus der Kindheit). E per l’anima di Elise, impietrata nel dolore, il poeta implora un’unica goccia di balsamo (Gebet). Si stringe d’amicizia all’Öhlenschläger, e ottiene dal re una borsa di studio per un viaggio all’estero. Dopo un breve soggiorno ad Amburgo parte per la Francia. Durante la dimora a Parigi (13 settembre 1843-26 settembre 1844) e in Italia (Roma, 3 ottobre 1844-16 giugno 1845; Napoli, 19 giugno-8 ottobre 1845), vieppiù s’accentua in lui il conflitto fra la pietas dell’uomo che sente i proprî doveri di sposo e di padre – nell’ottobre del 1844 muore il piccolo Max, nel maggio dell’anno seguente Elise dà alla luce un secondo figlio – e l’inflessibile volontà dell’artista, che vuol serbare intatta la propria libertà creatrice. Non bastano a disacerbargli la pena le conversazioni col Heine, col Ruge e con l’amico Bamberg. Sdegnoso di ogni dottrina ottimistica, convinto che il problema dell’individuazione, della morte e del male è filosoficamente insolubile H. svolge nel suo messaggio natalizio ad Elise (Das abgeschiedene Kind an seine Mutter), in versi oscuri e gravidi di contenuta passione, il suo credo filosofico e religioso, che avrà la sua solenne riconferma nell’ultimo canto del poeta morente, il Bramino. Già medita il Moloch e il Christus, compie la Maria Magdalene, raggiunge nelle due concitate visioni dello Heideknabe e del Liebeszauber, che rimarranno i due suoi capolavori nel genere della ballata, la perfetta aderenza della forma al fantasma interiore. In Italia, ove ebbe amici gli artisti tedeschi che si davan convegno al Caffè Greco, il Wiegand, il Gurlitt, il Rahl, il Kolbenheyer, e, durante il breve soggiorno a Napoli, Hermann Hettner, i compagni ce lo descrivono tutto assorto in sé stesso e nei problemi della sua arte. Pure sa esprimere con religioso stupore il prodigio della primavera italica (Das Opfer des Frühlings), il trionfo della forma perfetta emergente dall’oscuro travaglio del divenire (Juno Ludovisi), l’umana poesia del rito cattolico (Das Venerabile in der Nacht). Un altro più profondo rivolgimento, al quale forse il clima spirituale italiano non fu del tutto estraneo, avviene in lui: il più deciso prevalere, nell’opera d’arte, della pietas sull’egocentrica affermazione dei diritti dell’individuo. Che se è vero che H., nelle lettere ad Elise, difende sempre più spietatamente la propria libertà e rifiuta il matrimonio, è vero altresì che nei due drammi che s’ispirano all’Italia, Julia e Fin Trauerspiel in Sizilien (1851), pur sotto l’immagine romanticamente deformata, il vero volto dell’Italia del Risorgimento traspare nei sensi di umanità e di giustizia. Nel frammento del Moloch, invero, il cui primo atto fu scritto in Italia, il motivo della pietas si pone al centro stesso del dramma. Nella figura di Velleda la tragedia della maternità ha ancora potente rilievo ed è pur lei, la madre, che impersona in sé la coscienza etica della stirpe. Ma la luce di questa coscienza oramai s’irraggia nelle coscienze ancor dormenti dei primi uomini, e la trama s’allarga fino ad abbracciare la storia delle religioni e del consorzio civile. Così il Moloch si rivela come l’anello fra il primo e il secondo ciclo della produzione hebbeliana. Reduce dall’Italia, disperato del proprio avvenire, H. è trattenuto a Vienna, ove giunge per la via di Ancona e di Trieste il 4 novembre 1845, dall’entusiastica ammirazione dei giovani per il poeta di Maria Magdalene e dall’amore dell’attrice Christine Enghaus (1817-1910). H. stringe il nodo che promette di dare pieno appagamento a tutte le più profonde esigenze della sua natura d’uomo e d’artista: Elise è sacrificata. Più tardi, morto anche il secondo figlio di Elise, la pietà di Christine vincerà il rancore del poeta, che non sa perdonare all’amica di non aver accondisceso spontaneamente al sacrificio, e avviene una riconciliazione. Le lettere, di recente pubblicate, che Elise scrive da Amburgo a H. e a Christine, ci rivelano tutti i tesori di quel gran cuore di madre. Una falange di giovani ingegni si stringe ben presto intorno al H.: vi primeggiano i critici Siegmund Engländer ed Emil Kuh. Nella formazione di questi giovani il poeta vede quasi una missione religiosa. Vivendo nel cuore della grande monarchia nel momento in cui si preparano i rivolgimenti del ’48, il suo spirito s’apre ai problemi sociali e politici. Propugna un’oculata riforma delle istituzioni, ma d’altra parte difende come inviolabili i valori umani della famiglia, dello stato, della legge. Nell’anno della rivoluzione prende parte alla vita pubblica, ma, come liberale moderato, se ne ritrae, quando vede prevalere gli elementi radicali. E ritorna alla sua arte. Nell’autunno del ’48 H. attende al compimento dello Herodes und Mariamne. Superiore ai partiti, addita ai contemporanei qual’è la sua visione della vita storica, fermo nella sua convinzione che il problema sociale e politico è essenzialmente problema morale e religioso. Intanto il suo dramma viene a poco a poco conquistando la scena e ottiene in pari tempo il consenso dei maggiori critici, quali il Rötscher, il Vischer, il Hettner, il Gervinus. Il Bamberg e il Taillandier diffondono la sua fama anche all’estero, e ne giunge un’eco pure in Italia. L’ Uhland e il Mörike lodano le sue liriche; a Berlino il poeta s’incontra nel ’51 col Tieck, a Francoforte nel ’57 col Jordan e con lo Schopenhauer; il Grillparzer ne riconosce, benché riluttante, la diversa grandezza; è in corrispondenza col Dingelstedt, che gli apre il teatro di Weimar, con l’Üchtritz, col Groth, col Hettner, con Adolf Stern. Non più la solitudine, adunque, ma il commercio spirituale col mondo. Anche la sua poesia quindi assume un carattere corale, per cui si viene accostando a quella pur tanto diversa dello Schiller. Affievolitasi la vena lirica, H. si fa negli epigrammi maestro di saggezza, mentre nei saggi critici svolge i principî d’un’estetica che, poggiando sull’esperienza dell’opera creatrice, concilia l’idealismo col realismo. Anche le tragedie del secondo periodo idealmente si raggruppano in due grandi trilogie, costituite, la prima, dal Herodes und Mariammne (1850), dall’Agnes Bernauer (1855) e dal Gyges und sein Ring (1856), la seconda dai Nibelungen (1862) e dai due frammenti del Demetrius e del Christus. Campeggia nella prima ancora la donna, non più martire soltanto, ma vindice eroina, che conscia dei diritti della sua anima, arma la mano o lo spirito a difenderli; la seconda, fastigio dell’opera hebbeliana, ha per oggetto la decisiva battaglia fra i due opposti principî di vita, il principio individualistico germanico del diritto e della forza, e il principio altruistico dell’amore cristiano. Già nelle tragedie del primo gruppo la tela storica è ampia, e la luce dell’ethos si diffonde in ogni parte, ma non tutte le figure ne sono ugualmente permeate. In quelle del secondo gruppo il poeta seppe infondere, con maggior sommissione all’ideale realtà del divenire storico, in ogni frammento dell’opera, lo spirito unico e molteplice d’una civiltà e d’un’epoca. Ma fin dal primo dramma, mentre risuona il grido di Rachele che piange i suoi nati, palpita nei cieli la stella messaggera di redenzione. E la voce d’Agnese sacrificata alla ragion di stato si leva più alta della voce del giudice, a protestare la santità del suo amore. Così alla figura di Teodorico che reggerà il mondo nel nome del Dio crocifisso, risponde nel Demetrius il gruppo delle due madri che, orbate tutte e due del figlio, si stringono all’eroe, che da esse ha appreso la grandezza del soffrire, e nel frammento del Christus il grido del Pargolo divino che nella culla chiede alla madre di abbracciare la croce. Può ben dirsi che se Ibsen riprenderà nel suo dramma, con una visione più analitica che sintetica, con un più angosciato senso della nostra solitudine e dell’incombente mistero, gli sviluppi del dramma hebbeliano, il testamento più vero di Federico Hebbel sarà raccolto da Tolstoj e Dostoevskij. E prova di questa vitalità ideale dell’opera hebbeliana, è il coincidere della rinascita di H. col risorgere dei valori etico-religiosi al principio del nuovo secolo. Ediz.: E. Kuh (Amburgo 1865-67, voll. 12), rist. da H. Krumm, (Lipsia 1913-14, voll. 14). Ed. crit., R. M. Werner, Berlino 1901 segg. (voll. 24, di cui 12 voll. opere, 4 voll. diarî, 8 voll., epistolario); id., Säkularausgabe, ivi 1912-21 (voll. 16); P. Bornstein, Monaco 1911 segg. (in ordine cronologico, finora 6 voll.). – Opere scelte: Th. Poppe (Gold. Klassikerbibl., Berlino, 1923, voll. 6); K. Zeiss (Meyers Klassikerbibl., volumi 4); H. Wahl (Lipsia 1924, voll. 2); W. Liepe (Lipsia 1925, voll. 4); E. Gross (Berlino 1920-27, voll. 4); Der junge H., ed. P. Bornstein, Berlino 1925, voll. 2 – Diarî: H. Krumm e K. Quanzel, Lipsia 1926 (voll. 3). Epistolario: Fr. H.s Briefwechsel mit Freunden u. berühmten Zei tgenossen, ed. F. Bamberg, Berlino 1890-92 (voll. 2); Aus Fr. H.s Korrespondenz, ed. Fr. Hirth, Monaco e Lipsia 1913; Elise Lensing, Briefe an Fr. und Christine H., Berlino 1928. – Testimonianze e documenti: P. Bornstein, F. H.s Persönlichkeit, Berlino 1924 (voll. 2); Hebbel-Dokumente, a cura di R. Kardel, Heide 1931; H.-Kalender für des Jahr 1905, a cura di R. M. Werner e W. Bloch, Berlino 1904. Versioni italiane: Giuditta, M. Loewy e S. Slataper, Firenze 1911; Maria Maddalena, F. Pasini e G. Tevini, Lanciano 1912; E. Costantini, col comm. di A. Farinelli, Milano 1914; E. Molinari (testo ted. con introduz. e note), Milano 1930; Agnese Bernauer, G. Necco, Torino 1924; Gige e il suo anello, A. Belli, Milano 1916; I Nibelungi, I (Siffredo dalla pelle di corno), E. Teza, Padova 1903; E. Donadoni, Milano 1916; Diari, S. Slataper, Lanciano 1912. Bibl.: H. Wütschke, Hebbels Bibliographie (Veröffentlichungen der deutschen bibliograpischen Gesellschaft, VI), Berlino 1910; Th. Bieder, in Deutsches Volkstum, 1926, pp. 357-65; L. Brun, in Revue germanique, XVII, pp. 15-32, 432-43. E. Kuh, Biographie Fr. H.s., voll. 2, 3a ed., Vienna 1912; R. M. Werner, H. Ein Lebensbild, Berlino 1913; A. Janssen, Die Frauen rings um Hebbel, in Hebbel-Forschungen, VIII, Berlino 1919; A. Bartels, H.s Herkunft u. andere H.-Fragen, ivi 1921; H. Nagel, Fr. H.s Ahnen, ivi 1923; W. Rutz, Fr. H. und Elise Lensing, Mnaco 1922; S. Friedmann, Il dramma tedesco del nostro secolo, II, Milano 1893; A. Schennert, Der Pantragismus als System der Weltanschauung und Ästhetik Fr. H.s, Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Marianne, Amburgo e Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Mariamne, Amburgo e Lipsia 1904; E. Meinck, H.s und Wagners Nibelungentrilogien, in Breslauer Beiträge zur Literatur, J. V, Lipsia 1905; Frenkel, Fr. H.s Verhältnis zur Religion, in H.-Forschungen, II, Berlino 1907; P. Zincke, Die Entsehungsgeschichte von H.s Maria Magdalene, in Prager Studien, XVI, Praga 1910; R. Meszleny, Fr. H.s Genoveva, in H.-Forschungen, IV, Berlino 1910; A. Malte-Wagner, Das Drama Fr. H.s, Amburgo e Lipsia 1911; A. Tibal, H., sa vie et ses œuvres de 1813-45, Parigi 1911; A. Malte-Wagner, Goethe, Kleist, H. und das religiöse Problem ihrer dram. Dichtung, Lipsia 1911; E. Lahnstein, H.s Jugenddramen u. ihre Probleme, Berlino 1911; A. Farinelli, H. e i suoi drammi, Bari 1912 (con bibl.); P. Sickel, H.s Welt- und Lebensanschauung, Amburgo 1912; E. Dosenheimer, F. H.s Auffassung vom Staate u. sein Trauerspiel Agnes Bernauer, Lipsia 1912; A. Gubelmann, Studies in the lyric poems of Fr. H., New Haven 1912; Fr. Bruns, F. H. und O. Ludwig, in H.-Forschungen, V, Berlino 1913; L. Brun, H., sa personnalité et son oeuvre lyrique, Parigi 1914 (trad. ted., ampliata, Lipsia 1922); R. Ebhardt, H. als Novellist, Berlino 1916; H. Sädler, H.s Moloch, Ein Kultur- und Religionsdrama, Berlino 1916; O. Walsel, Fr. H. und seine Dramen, 2a ed., Lipsia 1919; J. M. Campbell, The life and the Works of Fr. H., Boston 1920; G. Gabetti, H. e Wagner nell’evoluzione del dramma tedesco del sec. XIX, in Nuova Antologia, 16 agosto 1920; S. Slataper, Scritti letterari e critici, Roma 1920; G. A. Borgese, La vita e il libro, 3a serie, Milano 1921; M. Sommerfeld, H. und Goethe, Bonn 1923; A. Morhenn, Fr. H.s Sonette, in H.-Forschungen, XI, 1923; J. Bab, Das Wort Fr. H.s, Monaco 1925; K. Strecker, Fr. H., Amburgo 1925; W. Michalitschke, Fr. Hs. Gyges und sein Ring, in Prager Studien, XXXIII, Praga 1925; F. Weichenmayr, Dramatische Handlung und Aufbau, in Fr. H.s Herodes und Marianne, Halle 1928; E. Diebold, Fr. H. und die zeitgenössische Beurteilung seines Schaffens, in H.-Forschungen, XVII, Berlino 1928; L. Blaustein, Das Gotteserlebnis in H.s Dramen, Berlino 1929; E. E. Schmid, H. und Kleist, in H.-Forschungen, XXI, Berlino 1930; H. Meyer-Benfey, H.s A. Nernauer, Weimar 1931; Hebbel-Dokumente. Unveröffentliches aus dem Nachlass, herausgegeben von R. Kardel, Heide (Westholstein) 1931; Edna Purdie, F. H. A study of his life and work, Oxford-Londra 1932.”,”GRAD-069″
“GRAMSCI Antonio”,”Contro il populismo.”,”””Madison Grant (scienziato e scrittore di grande fama), presidente della Società biologica di New York ha scritto un libro ‘Una grande stirpe in pericolo’ in cui «denuncia» il pericolo di un’invasione «fisica e morale» dell’America da parte degli Europei, ma restringe questo pericolo nell’invasione dei «mediterranei», cioè dei popoli che abitano nei paesi mediterranei. Il Madison Grant sostiene che, fin dai tempi di Atene e di Roma, l’aristocrazia greca e romana era composta di uomini venuti dal Nord e soltanto le classi plebee erano composte di mediterranei. Il progresso morale e intellettuale dell’umanità fu dunque dovuto ai «nordici». Per il Grant i mediterranei sono una razza inferiore e la loro immigrazione è un pericolo, essa è peggiore di una conquista armata e va trasformando New York e gran parte degli Stati Uniti in una «cloaca gentium». Questo modo di pensare non è individuale: rispecchia una notevole e predominante corrente di opinione pubblica degli Stati Uniti, la quale pensa che l’influsso esercitato dal nuovo ambiente sulle masse degli emigranti è sempre meno importante dell’influsso che le masse degli emigranti esercitano sul nuovo ambiente e che il carattere essenziale della «miscela delle razze» è nelle prime generazioni un difetto di armonia (unità) fisica e morale nei popoli e nelle generazioni seguenti un lento ma fatale ritorno al tipo dei vari progenitori. Su questa quistione delle «razze» e delle «stirpi» e della loro boria alcuni popoli europei sono serviti secondo la misura della loro stessa pretesa. Se fosse vero che esistono razze biologicamente superiori, il ragionamento del Madison Grant sarebbe abbastanza verosimile. Storicamente, data la separazione di classe-casta, quanti romani-ariani sono sopravvissuti alle guerre e alle invasioni? Ricordare la lettera di Sorel al Michels, «Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica», settembre-ottobre 1929: «Ho ricevuto il vostro articolo su la “”sfera storica di Roma», le cui tesi sono quasi tutte contrarie a ciò che lunghi studi m’hanno mostrato essere la verità più probabile. Non c’è paese meno romano dell’Italia; l’Italia è stata conquistata dai Romani perché essa era tanto anarchica quanto i paesi berberi; essa è rimasta anarchica per tutto il Medio Evo, e la sua propria civiltà è morta quando gli Spagnoli le imposero il loro regime amministrativo; i Piemontesi hanno compiuto l’opera nefasta degli Spagnoli. Il solo paese di lingua latina che possa rivendicare l’eredità romana è la Francia, dove la monarchia si è sforzata di mantenere il potere imperiale. Quanto alla facoltà di assimilazione dei Romani, si tratta di uno scherzo. I Romani hanno distrutto la nazionalità sopprimendo le aristocrazie». Tutte queste quistioni sono assurde se si vuole fare di esse elementi di una scienza e di una sociologia politica”” (pag 99-101) [A. Gramsci, ‘America e Europa’, Quaderno 2 (XXIV) § 45]”,”GRAD-070″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume I. Nel tempo della lotta 1914 – 1926.”,”‘(…) I giornali sostituiscono i partiti. Onde la mancanza di continuità della vita politica italiana, la confusione, l’arroganza petulante di certe manifestazioni e la servilità che necessariamente le conclude. Nella vita sociale borghese nessuno è responsabile delle sue azioni e delle sue affermazioni: non esiste nessuna sanzione per i leggeri, per gli avventurieri, per i falsari, per i voltagabbana. Con una borghesia siffatta, essenzialmente demagogica, superficialmente scettica (e cioè intimamente conscia della propria incapacità ed impotenza) è naturale che gli uomini di governo diventino dei despoti, che seguano la loro via rifiutandosi di dare spiegazioni dei loro atti. Non esistono partiti organici, disciplinati intorno a un programma vivo perché rispondente a interessi diffusi morali ed economici; l’opposizione al governo si manifesta come una rivolta; scoppia improvvisa, è piena di tranelli e di sottintesi, di minacce o di promesse; si acquieta d’un tratto. Cosa succede? Il lavoro continua nei salotti, negli uffici delle banche o delle aziende industriali, nelle sagrestie o nei corridoi parlamentari. E se l’opposizione-rivolta non è riuscita nei suoi intenti, riprende la polemica nei giornali (…). La democrazia borghese è condannata, per la sua assenza di scrupoli, per la sua riluttanza ad accogliere e rispettare una disciplina politica di partito, per il suo amore della vacua originalità e delle «novità» più viete, a non avere vita politica degna, ma a consumarsi nelle lotte faziose e rimanere sempre vittima, gabbata e schernita, dagli avventurieri’ [A. Gramsci, La democrazia italiana, 7 settembre 1918, ‘Il Grido del Popolo’]”,”GRAD-010-FF”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume II. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Lettera dal carcere di Turi al fratello Carlo, 25 agosto 1930. I libri di Trotsky. “”Per ciò che riguarda le domande da fare per il libri di Trotzki, forse è meglio davvero che faccia tu la pratica: 1° dei libri di Trotzki scritti dopo la sua espulsione dalla Russia, cioè la sua autobiografia tradotta anche in italiano e stampata dalla casa editrice Mondadori, e di questi altri due: ‘La Révolution défigurée’ e ‘Vers le capitalisme ou vers le socialisme’ (questi due li possiedo già ma ci vuole un’autorizzazione perché mi siano consegnati); 2° il libro del Fülöp Miller, ‘Il volto del bolscevismo’, tradotto in italiano con prefazione di Curzio Malaparte, attuale direttore della “”Stampa”” di Torino e noto fascista della prima ora; 3° questi libri che possiedo già e che per ragioni da me insindacabili non mi saranno concessi senza autorizzazione: 1° Mino Maccari, ‘Il trastullo di Strapaese’ (è un canzoniere fascista: il Maccari era il capo dei fascisti di Colle Valdelsa ed ora è redattore capo della “”Stampa””); 2° Giuseppe Prezzolini, ‘Mi pare’ (è una raccolta di articoli sulla moda, sulle librerie, ecc.): il libro è stato stampato a Firenze da Arturo Marpicati, attuale segretario e cancelliere dell’Accademia d’Italia; il Prezzolini è il direttore della Sezione italiana dell’Istituto di Cooperazione intellettuale e suo superiore immediato è proprio l’on. Rocco, ministro della Giustizia; 3° Maurice Muret, ‘Le crépuscule des nations blanches’ (il Muret è uno scrittore svizzero molto amico dell’Italia: compila molte rubriche di letteratura italiana in giornali e riviste francesi e svizzere: il libro tratta della questione coloniale); 4° Petronio Arbitrio (è uno dei capolavori della letteratura latina: ho fatto un corso di due anni di università su questo libro e lo ricordo a memoria in gran parte ancora: contiene delle oscenità come tutti i libri latini e greci, ma io non faccio collezione di libri osceni); 5° Krassnoff, ‘Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa’ (è un romanzo dell’ex-generale dei cosacchi Krassnoff, ora emigrato zarista a Berlino; è stampato dall’editore Salani coi romanzi di Carolina Invernizio); 6° Heinrich Mann, ‘Le sujet’ (è un romanzo tedesco del tempo di Guglielmo II); 7° Jack London, ‘Le memorie di un bevitore’ (non lo conosco ma dev’essere un romanzo di avventure di marinai e di minatori dell’Alaska); 8° Oscar Wilde, ‘Il fantasma di Canterville’ ecc. (sono tre novelle umoristiche contro lo spiritismo e le storie inglesi sui fantasmi). Scrivimi ciò che farai. Abbraccia tutti a casa. Cordialmente. Antonio”” (pag 221-222) [Lettera al fratello Carlo, dalla Casa Peneale di Turi, 25 agosto 1930]”,”GRAD-011-FF”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Le opere. La prima antologia di tutti gli scritti.”,”‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto (1). Dopo la guerra, il movimento futurista in Italia ha perduto interamente i suoi tratti caratteristici. Marinetti si dedica molto poco al movimento. Si è sposato e preferisce dedicare le sue energie alla moglie. Al movimento futurista partecipano attualmente monarchici, comunisti, repubblicani e fascisti. A Milano poco tempo fa è stato fondato un settimanale politico, ‘Il principe’, che rappresenta o cerca di rappresentare le stesse teorie che Machiavelli predicava per l’Italia del Cinquecento, cioè la lotta tra i partiti locali che conducono la nazione verso il caos, dovrebbe essere accantonata per opera di un monarca assoluto, un nuovo Cesare Borgia, che si ponga alla testa di tutti i partiti che si combattono. Il foglio è diretto da due futuristi: Bruno Corra ed Enrico Settimelli. Benché Marinetti, nel 1920, durante una manifestazione patriottica a Roma sia stato arrestato per un energico discorso contro il re, ora collabora a questo settimanale. I più importanti esponenti del futurismo d’anteguerra sono diventati fascisti, a eccezione di Giovanni Papini, che è divenuto cattolico e ha scritto una ‘Storia di Cristo’. Durante la guerra i futuristi sono stati i più tenaci fautori della «guerra sino in fondo» e dell’imperialismo. Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento, e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato. Marinetti, che sempre aveva elogiato in lungo e in largo la guerra, ha pubblicato un manifesto in cui dimostrava che la guerra era il solo mezzo igienico per il mondo. Ha preso parte alla guerra come capitano di un battaglione di carri armati e il suo ultimo libro, ‘L’alcova di acciaio’, costituisce un inno entusiasta ai carri armati in guerra. Marinetti ha composto un opuscolo ‘Oltre il comunismo’, in cui sviluppa le sue dottrine politiche, se si possono in genere definire come dottrine le fantasie di quest’uomo, che a volte è spiritoso e sempre è notevole. Prima della mia partenza dall’Italia la sezione di Torino del ‘Proletkult’ aveva chiesto a Marinetti, in occasione dell’apertura di una mostra di quadri di lavoratori membri dell’organizzazione, di illustrarne il significato. Marinetti ha accettato volentieri l’invito, ha visitato la mostra insieme con i lavoratori e ha espresso quindi la sua soddisfazione per essersi convinto che i lavoratori avevano per le questioni del futurismo molto più sensibilità che non i borghesi. Prima della guerra i futuristi erano molto popolari tra i lavoratori. La rivista ‘Lacerba’, che aveva una tiratura di ventimila esemplari, era diffusa per i quattro quinti tra i lavoratori. Durante le molte manifestazioni dell’arte futurista nei teatri delle grandi città italiane capitò che i lavoratori difendessero i futuristi contro i giovani semi-aristocratici o borghesi, che si picchiavano con i futuristi. Il gruppo futurista di Marinetti non esiste più. (…) Si può dire che dopo la conclusione della pace il movimento futurista ha perduto interamente il suo carattere e si è dissolto in correnti diverse, che si sono formate in conseguenza della guerra. I giovani intellettuali erano in genere assai reazionari. I lavoratori, che vedevano nel futurismo gli elementi di una lotta contro la vecchia cultura accademica italiana, ossificata, estranea al popolo, devono oggi lottare le armi alla mano per la loro libertà e hanno scarso interesse per le vecchie dispute. Nelle grandi città industriali il programma del ‘Proletkult’, che tende al risveglio dello spirito creativo dei lavoratori nella letteratura e nell’arte, assorbe l’energia di coloro che hanno ancora tempo e voglia di occuparsi di simili questioni’ (pag 138-139)] [(1) Con questa lettera datata 8 settembre 1922, Gramsci, all’epoca a Mosca, risponde ad alcuni quesiti di Trockij che stava preparando un volume sul rapporto fra letteratura e rivoluzione. Il testo venne poi inserito in appendice al quarto capitolo dell’opera, ‘Il futurismo’, con la seguente nota dell’autore: «Pubblichiamo in questo volume una lettera molto interessante e ricca, in cui il compagno Gramsci descrive le sorti del futurismo italiano» (cfr. L. Trockij, ‘Letteratura e rivoluzione’, a cra di V. Strada, Einaudi, Torino, 1973, p. 113). La traduzione italiana che qui si presenta è ripresa da A. Gramsci, ‘Scritti politici’, a cura di P. Spriano, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 529-531] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAD-071″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe RAVEGNANI”,”L’albero del riccio.”,”Questo libro contiene storie delicate e avventurose insieme che parlano di briganti e di animali, di ricci, di volpi, di cavalli, di passeri, di struzzi e di pappagalli. L’autore, Antonio Gramsci, le scrisse per i propri figli mentre si trovava in carcere dove era stato rinchiuso dal regime fascista: non si voleva – fu detto – che una mente tanto fervida come quella di Gramsci potesse comunicare al popolo i propri pensieri. Sono storie narrate non direttamente, ma lettere, inviate ai figli o alla moglie o alla cognata. Sono in pratica affascinanti racconti che narrano episodi di vita, molti veri, adatti ai ragazzi e ai giovani lettori. (Qlibri)”,”GRAD-072″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. III.”,”Correnti nel partito La questione delle tendenze. “”Esistono nel nostro Partito altre tendenze? Qual è il loro carattere e quale pericolo possono rappresentare? Se esaminiamo da questo punto di vista la situazione interna del nostro Partito, dobbiamo riconoscere che esso non solo non ha raggiunto il grado di maturità politica rivoluzionaria che riassumiamo nella parola “”boscevizzazione””, ma che non ha raggiunto neanche la completa unificazione delle varie parti che confluirono nella sua composizione. A ciò ha contribuito l’assenza di ogni largo dibattito che purtrppo ha caratterizzato il Partto fin dalla sua fondazione”” (pag 151) [da ‘La situazione interna del nostro Partito ed i compiti del prossimo congresso’, L’Unità, 3 luglio 1925) (pag 151)”,”GRAD-010-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”La politica del «se» “”La politica del «se» è una prova dell’incapacità a comprendere la storia e pertanto anche una prova dell’incapacità a fare la storia”” (pag 145) (contiene ‘Il giacobinismo politico’)”,”GRAD-011-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Rapporto Marx Hegel “”Marx e Hegel. Nello studio dello hegelismo di Marx occorre ricordare (dato specialmente il carattere eminentemente pratico-critico del Marx) che Marx partecipò alla vita universitaria tedesca poco dopo la morte di Hegel, quando doveva essere vivissimo il ricordo dell’insegnamento «orale» di Hegel e delle discussioni appassionate, con riferimento alla storia concreta, che tale insegnamento certamente suscitò, nelle quali, cioè, la concretezza storica del pensiero di Hegel doveva risultare molto più evidente di quanto risulti dagli scritti sistematici. Alcune affermazioni di Marx mi pare siano da ritenere specialmente legate a questa vivacità «conversativa»; per esempio l’affermazione che Hegel «fa camminare gli uomini con la testa in giù». Hegel si serve veramente di questa immagine parlando della Rivoluzione francese; egli scrive che in un certo momento della Rivoluzione francese (quando fu organizzata la nuova struttura statale, mi pare) «pareva» che il mondo camminasse sulla testa o qualcosa di simile. Mi pare che il Croce si domandi di dove il Marx abbia preso questa immagine: essa è certamente in un libro di Hegel (forse la ‘Filosofia del Diritto’ non ricordo), ma essa veramente sembra scaturita da una conversazione tanto è fresca, spontanea, poco «libresca» (1)”” (pag 84) [Antonio Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Antonio Labriola nello scritto ‘Da un secolo all’altro: «Gli è proprio quel codino di Hegel che disse come quegli uomini (della Convenzione) avessero pei primi, dopo Anassagora, tentato di capovolgere la nozione del mondo, poggiando questo su la ragione» (cfr. A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro’, ed. Dal Pane, p. 45] Gramsci, in ‘Note sparse’, in ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, (Ed. Riun. 1975). “”Atteggiamento di Croce nel periodo fascista. Per comprendere l’atteggiamento del Croce nel secondo dopoguerra è utile ricordare la risposta inviata da Mario Missiroli a una inchiesta promossa dalla rivista il “”Saggiatore”” e pubblicata nel 1932. Il Missiroli ha scritto (1): «Non vedo ancora nulla di bene delineato, ma solo degli stati d’animo, delle tendenze soprattutto morali. Difficile prevedere quale potrà essere l’orientamento della cultura; ma non esito a formulare l’ipotesi che si vada verso un positivismo assoluto, che rimetta in onore la scienza e il razionalismo nel senso antico della parola. La ricerca sperimentale potrà essere il vanto di questa nuova generazione, che ignora e vuole ignorare i verbalismi delle recentissime filosofie. Non mi pare temerario prevedere una ripresa dell’anticlericalismo, che, personalmente, sono lungi dall’augurare». Cosa potrà significare «positivismo assoluto»? La «previsione» del Missiroli coincide con l’affermazione fatta varie volte in queste note che tutta l’attività teorica più recente del Croce si spiega con la previsione di una ripresa in grande stile e con caratteri tendenzialmente egemonici della filosofia della prassi, che può riconciliare la cultura popolare e la scienza sperimentale in una visione del mondo che non sia il grossolano positivismo né l’alambiccato attualismo né il libresco neotomismo””. “”Scienza della politica. Cosa significa l’accusa di «materialismo» che spesso il Croce fa a determinate tendenze politiche? Si tratta di un giudizio di ordine teorico, scientifico, o di una manifestazione di polemica politica in atto? Materialismo, in queste polemiche pare significhi «forza materiale», «coercizione», «fatto economico», ecc. Ma forse che la «forza materiale», la «coercizione», il «fatto economico» sono «materialistici»? Cosa significherebbe «materialismo» in questo caso? (2)”” (pag 305-306) [(1) Cfr. “”Critica fascista””, del 15 maggio 1932; (2) Cfr. Etica e Politica, p: 341: “”Vi sono tempi nei quali, ecc.””] (pag 305-306)”,”GRAD-073″
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e presente.”,”Spontaneità e direzione consapevole. “”Esiste (…) una «molteplicità» di elementi di «direzione consapevole» in questi movimenti, ma nessuno di essi è predominante, o sorpassa il livello della «scienza popolare» di un determinato strato sociale, del «senso comune» ossia della concezione del mondo tradizionale di quel determinato strato. È appunto questo l’elemento che il De Man, empiricamente, contrappone al marxismo (…). Tuttavia il De Man ha un merito incidentale: dimostra la necessità di studiare ed elaborare gli elementi della psicologia popolare, storicamente e non sociologicamente, attivamente (cioè per trasformarli, educandoli, in una mentalità moderna) e non descrittivamente come egli fa; ma questa necessità era per lo mono implicita (forse anche esplicitamente dichiarata) nella dottrina di Ilic (Lenin, ndr), cose che il De Man ignora completamente. Che in ogni movimento «spontaneo» ci sia un elemento primitivo di direzione consapevole, di disciplina, è dimostrato indirettamente dal fatto che esistono delle correnti e dei gruppi che sostengono la spontaneità come metodo. A questo proposito occorre fare una distinzione tra elementi puramente «ideologici», ed elementi d’azione pratica, tra studiosi che sostengono la spontaneità come «metodo» immanente e obiettivo del divenire storico e politicanti che la sostengono come metodo «politico». Nei primi si tratta di una concezione errata, nei secondi si tratta di una contraddizione immediata e meschina che lascia vedere l’origine pratica evidente, cioè la volontà immediata di sostituire una determinata direzione a un’altra. Anche negli studiosi l’errore ha un’origine pratica, ma non immediata come nei secondi. L’apoliticismo dei sindacalisti francesi dell’anteguerra conteneva ambedue questi elementi: era un errore teorico e una contraddizione (c’era l’elemento «soreliano» e l’elemento della concorrenza tra la tendenza politica anarchico-sindacalista e la corrente socialista). Esso era ancora la conseguenza dei terribili fatti parigini del ’71: la continuazione, con metodi nuovi e con una brillante teoria, della passività trentennale (1870-1900) degli operai francesi. La lotta puramente «economica» non era fatta per dispiacere alla classe dominante, tutt’altro. Così dicasi del movimento catalano, che se «dispiaceva» alla classe dominante spagnola, era solo per il fatto che obiettivamente rafforzava il separatismo repubblicano catalano, dando luogo a un vero e proprio blocco industriale repubblicano contro i latifondisti, la piccola borghesia e l’esercito monarchici. Il movimento torinese (1) fu accusato contemporaneamente di essere «spontaneista» e «volontarista» o bergsoniano (!). L’accusa contraddittoria, analizzata, mostra la fecondità e la giustezza della direzione impressagli”” (pag 85-86) [Antonio Gramsci, ‘Passato e presente’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(1) Il movimento dell’«Ordine Nuovo», ndr]”,”GRAD-001-FER”
“GRAMSCI Antonio jr”,”La storia di una famiglia rivoluzionaria. Antonio Gramsci e gli Schucht tra la Russia e l’Italia.”,”Antonio Gramsci, jr. Nato a Mosca nel 1965 da Giuliano e Zinaida Brykova. Laureato in biologia, ha insegnato Morfologia sistematica e ecologia delle piante presso l’Università pedagogica di Mosca. (Profilo biografico dell’autore v. risvolto di quarta copertina) Tatiana costude delle carte di Gramsci dopo la sua morte. Scontro con il Pci e con Sraffa (pag 113-115)”,”GRAS-175″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923-1926.”,”Volume intonso I capi e le masse (pag 259) “”«Noi non concepiamo il partito come una caserma; neghiamo che vi possano essere esecutivi che giudicano e mandano senza tener conto dell’opinione degli organizzati» (1). Così risponde l'””Avanti!”” alla nostra affermazione che compito di un partito rivoluzionario è di essere l’avanguardia cosciente della classe operaia e non semplicemente un notaio che si limitaa d analizzare ed a registrare le oscillazioni delle masse. (…)”” (pag 259) [A.G., ‘L’Unità’, 25 luglio 1925] (articolo non firmato) (1) Cfr, ‘Con la massa, contro le sette’ in ‘Avanti!’, 10 luglio”,”GRAD-001-FAP”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Felice PLATONE”,”Americanismo e fordismo.”,”””Perché il fordismo ha preso un così formidabile sviluppo in America e non in Europa dove il capitalismo aveva avuto origine? Che cosa ha favorito il più vasto e potente sviluppo dell’industria americana in confronto a quella europea? Quali condizioni sono occorse perché questo sviluppo fosse possibile? E che cosa si oppone in Europa a uno sviluppo analogo? Quali conseguenze ha il fordismo per la classe operaia, per le sue condizioni di vita, per il suo avvenire? E quali conseguenze per lo sviluppo progressivo e per l’avvenire della società, per le possibilità di una trasformazione socialista della società stessa? E, frattanto, fino a che punto è possibile sostituire all’attuale ceto plutocratico un nuovo meccanismo di accumulazione e distribuzione del capitale finanziario fondato immediatamente sulla produzione industriale? Ecco le domande alle quali Gramsci vuol trovare una risposta, studiando alcuni aspetti dell’americanismo e del fordismo. Alcune di queste domande se le era già poste Lenin fin dalla fine del secolo scorso, paragonando le condizioni in cui si era sviluppata l’agricoltura in America e in Prussia e in cui il capitalismo si era sviluppato nell’agricoltura dei due paesi, paragonando cioè la «via prussiana» e la «via americana» di sviluppo dell’agricoltura. «La prima – scrive Lenin – è caratterizzata dal fatto che i rapporti medioevali del possesso fondiario, anziché essere liquidati di colpo, si adattano lentamente al capitalismo, il quale conserva perciò lungamente caratteri semi-feudali…». In America, invece, «si è posta come base dell’agricoltura capitalistica, non la vecchia agricoltura fondata sulla schiavitù (la guerra civile ha distrutto l’economia schiavistica), ma la libera agricoltura, del libero ‘farmer’ sulla terra libera, libera da ogni intralcio medioevale, dal servaggio e dal feudalesimo da un lato e dall’altro, libera dal vincolo della proprietà fondiaria privata» poiché, in America, «la proprietà fondiaria privata dei nostri giorni si è sviluppata unicamente in una nuova base completamente capitalistica». Tale è il segreto dell’impetuoso sviluppo del capitalismo americano: un’economia libera dalla pesante eredità e dai residui feudali, contrariamente a ciò che avviene, non soltanto in Prussia, ma in tutta Europa e segnatamente in Italia dove i contadini affamati continuano a cadere sotto i colpi delle forze armate dello Stato che montano la guardia alla proprietà feudale dei latifondisti e dove, ancora ieri, persino Mussolini doveva richiamare al senso del pudore un senatore rappresentante dei fondiari, che non si faceva alcuno scrupolo di ostentare pubblicamente le proprie aspirazioni incredibilmente reazionarie. Gramsci ritorna frequentemente, nelle sue note, su questa diversità dello sviluppo del capitalismo in America e in Europa, anzi in Italia”” (pag 11-12) [Felice Platone, Introduzione’ (in) Antonio Gramsci, ‘Americanismo e fordismo’, Universale Economica, Milano, 1949]”,”GRAD-001-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”Sul risorgimento.”,”Direzione politica politica della guerra del 1848-1849. “”Nell’esame della direzione politica e militare impressa al moto nazionale prima e dopo il ’48 occorre fare alcune preventive osservazioni di metodo e di nomenclatura. Per direzione militare non deve intendersi solo la direzione militare in senso stretto, tecnico, cioè con riferimento alla strategia e alla tattica dell’esercito piemontese, o delle truppe garibaldine o delle varie milizie improvvisate nelle insurrezioni locali (Cinque giornate di Milano, difesa di Venezia, difesa della Repubblica romana, insurrezione di Palermo nel ’48, ecc., ecc.); deve intendersi invece in senso molto più largo e più aderente alla direzione politica vera e propria”” (pag 87-90)”,”GRAD-002-FMB”
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e Presente.”,”””Si presenta una questione teorica fondamentale a questo proposito: la teoria moderna può essere in opposizione con i sentimenti «spontanei» delle masse? («Spontanei» nel senso che non sono dovuti a un’attività educatrice sistematica da parte di un gruppo dirigente già consapevole, ma formatisi attraverso l’esperienza quotidiana illuminata dal «senso comune», cioè dalla concezione tradizionale popolare del mondo, quello che molto pedestremente si chiama «istinto» e non è anch’esso che un’acquisizione storica primitiva ed elementare). Non può essere in opposizione: tra di essi c’è differenza «quantitativa», di grado, non di qualità: deve essere possibile una «riduzione», per così dire reciproca, un passaggio dagli uni all’altra e viceversa. (Ricordare che Emanuele Kant ci teneva a che le sue teorie filosofiche fossero d’accordo col senso comune; la stessa posizione si verifica nel Croce: ricordare l’affermazione di Marx nella ‘Sacra Famiglia’ che le formule della politica francese della Rivoluzione si riducono ai principi della filosofia classica tedesca). Trascurare o peggio disprezzare i movimenti così detti «spontanei», cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli a un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento «spontaneo» delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nella classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e, dall’altra, determina complotti di gruppi reazionari, che approfittano dell’indebolimento obiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato”” (pag 57-58) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952] “”Passaggio dalla guerra manovrata (e dall’attacco frontale) alla guerra di posizione anche nel campo politico. Questa mi pare la questione di teoria politica più importante, posta dal periodo del dopoguerra e più difficile a essere risolta giustamente. Essa è legata alle questioni sollevate dal Bronstenin (Trotsky), che, in un modo o nell’altro, può ritenersi il teorico politico dell’attacco frontale in un periodo in cui esso è solo cause di disfatte. Solo indirettamente (mediatamente) questo passaggio nella scienza politica è legato a quello avvenuto nel campo militare, sebbene certamente un legame esista ed essenziale. La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate della popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’egemonia e quindi una forma di governo più «intervenzionista», che più apertamente prenda l’offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’«impossibilità» di disgregazione interna (…). «Una resistenza che si prolunga troppo in una piazza assediata è demoralizzante di per se stessa. Essa implica sofferenze, fatiche, privazioni di riposo, malattie e la presenza continua non già del pericolo acuto che tempra, ma del pericolo cronico che abbatte» (Carlo Marx, ‘Questione orientale’, articolo del 14 settembre 1855)”” (pag 71-72) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-002-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,”””La Costituzione spagnola del 1812. Perché fu tanto popolare? Bisognerebbe confrontarla con le costituzioni elargite nel 1848. La ragione della popolarità della Costituzione spagnola non pare debba ricercarsi nella sua forma ultraliberale, o nella pigrizia intellettuale dei rivoluzionari liberali italiani o in altre questioni secondarie, ma nel fatto essenziale che la situazione spagnola era «esemplare» per l’Europa assolutista e i liberali spagnoli seppero trovare la soluzione giuridico-costituzionale più appropriata e più generalizzata di problemi che non erano solo spagnoli, ma italiani, specialmente del Mezzogiorno. Perché i primi liberali italiani (nel ’21 e dopo) scelsero la Costituzione spagnola come loro rivendicazione? Si trattò solamente di un fenomeno di mimetismo e quindi di primitività politica? O di un fenomeno di pigrizia mentale? Senza trascurare completamente l’influenza di questi elementi, espressione della immaturità politica e intellettuale e quindi dell’astrattismo dei ceti dirigenti della borghesia italiana, occorre non cadere nel giudizio superficiale che tutte le istituzioni italiane siano importate dall’estero meccanicamente e sovrapposte a un contenuto nazionale refrattario. Intanto occorre distinguere tra loro Italia meridionale e il resto d’Italia: la rivendicazione della Carta spagnola nasce nell’Italia meridionale ed è ripresa in altre parti d’Italia per la funzione che ebbero i profughi napoletani nel resto d’Italia dopo la caduta della Repubblica partenopea. Ora, le necessità politico-sociali dell’Italia meridionale erano davvero molto diverse da quelle della Spagna? L’acuta analisi fatta dal Marx della Carta spagnola (confrontare lo scritto sul generale Espartero nelle opere politiche) e la dimostrazione chiara dell’essere quella Carta l’espressione esatta di necessità storiche della società spagnola e non un’applicazione meccanica dei principi della Rivoluzione francese, inducono a credere che la rivendicazione napoletana fosse più «storicistica» di quanto paia. Bisognerebbe riprendere quindi l’analisi di Marx, confrontare con la Costituzione siciliana del ’12 e con i bisogni meridionali: il confronto potrebbe continuare con lo Statuto albertino”” (pag 131-132) [Antonio Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Giulio Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-003-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. II. 1921-1922.”,”Molti riferimenti a Bordiga nell’indice dei nomi Il secondo volume degli scritti politici di Gramsci coprono il periodo che va dal congresso di fondazone del PCI, Livorno 21 gennaio 1921) alla partenza di Gramsci per Mosca nel maggio 1922. Questi testi sono soprattutto rappresentativi delle posizioni di un partito in cui domina la “”forte personalità”” di Bordiga.”,”GRAD-074″
“GRAMSCI Antonio, testi scelti, presentati e annotati da Robert PARIS”,”Ecrits politiques. III. 1923-1926.”,”Terzo e ultimo volume degli scritti politici scelti di Gramsci La prima parte del volume consiste in articoli apparsi su L’Unitù e nella 3° serie dell’ Ordine Nuovo. Due grandi temi vengono trattati: la crisi del fascismo e la ‘bolscevizzazione del Pcdi. A partire dal 5° Congresso dell’ Internazionale Comunista, la “”conquista gramsciana’ del PcdI, portata avanti dal 1923 si identifica con la bolscevizzazione del partito italiano. E’ utilizzando tutte le risorse dell’ apparato del partito e giocando sull’appoggio del Comintern che Gramsci – nominato segretario generale nel 1921 – farà trionfare le sue tesi al Congresso di Lione del 1926. La celebre lettera dell’ottobre 1926 al Comitato centrale del Partito comunista dell’Urss costituisce il cuore di un altro dossier – la seconda parte del volume – consacrato alla crisi interna che scuote il partito bollscevico, La terza parte del volume si occupa della questione meridionale. (Quarta di copertina, nessun cenno a Togliatti)”,”GRAD-075″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,” Il giudizio di Lenin sul socialismo italiano. Il C.E. della III Internazionale sulla questione italiana: prendete in considerazione tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista “”Nella sua lettera, pubblicata in un’altra parte del giornale, il compagno D.R. accenna alla tesi in cui il compagno Lenin esprime la sua solidarietà col movimento torinese e con l’ ‘Ordine Nuovo’. Ecco le parole del compagno Lenin: «Per ciò che riguarda il Partito socialista italiano, il II Congresso della III Internazionale trova fondamentalmente giuste la critica di questo partito e le proposte pratiche, che sono state pubblicate, come indirizzo della sezione torinese al Consiglio del Partito socialista italiano, nel giornale l’ ‘Ordine Nuovo’ dell’8 maggio 1920 e che corrispondono integralmente a tutti i principi fondamentali della III Internazionale. Per queste ragioni il II Congresso della III Internazionale prega il Partito socialista italiano di convocare al più presto un congresso straordinario per esaminare queste proposte e tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista, particolarmente in merito al gruppo parlamentare e agli elementi non comunisti del Partito» (1). La relazione che la sezione socialista di Torino aveva preparato per il Consiglio nazionale dell’aprile che era convocato a Torino e fu all’ultimo momento trasferito a Milano, non è conosciuta che dai lettori dell’ ‘Ordine Nuovo’ e dai pochi lettori dell’opuscolo ‘Per un rinnovamento del Partito socialista italiano’ (2): essa non fu presa in nessuna considerazione dagli organismi centrali e responsabili del Partito. Letta a Mosca dai compagni del comitato esecutivo della III Internazionale, essa venne invece assunta come base del giudizio sul Partito socialista e additata come oggetto di utile discussione per un congresso straordinario. (…) Cose passate… Avvenimenti che paiono oggi lontanissimi. Corre voce che alcuni dei più accaniti contro i «torinesi» abbiano completamente mutato parere. E tuttavia, per il ricordo delle giornate di passione vissute nell’aprile scorso, fa piacere a noi, come farà indubbiamente piacere a tutti i compagni della sezione e alla massa operaia, essere informati che il giudizio del Comitato esecutivo della III Internazionale è molto diverso da quello, che pareva inappellabile, dei maggiori esponenti italiani del Partito; essere informati che proprio il giudizio dei «quattro scalmanati» torinesi ha avuto il suffragio dell’autorità più alta del movimento operaio internazionale”” (pag 359-360) [Antonio Gramsci, Scritti politici I, L’Unità – Editori Riuniti, Roma, 1972] [articolo non firmato ‘Il giudizio di Lenin’, ‘L’Ordine Nuovo’, 21 agosto 1920, sotto la rubrica ‘Cronache dell’Ordine Nuovo’; (1) Dalle ‘Tesi sui compiti fondamentali del II Congresso dell’IC’, punto 17, Cfr. Lenin, ‘Sul movimento operaio italiano’, Roma, 1962, pp. 194 e 195; (2) Cfr. pp. 315-321 del presente volume]”,”GRAD-004-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-005-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Sotto la mole, 1916 – 1920.”,”””Un amico, che è anche avvocato, mi scrive una lunga lettera per esprimere il suo dissenso a proposito dei nostri rilievi circa i profitti della Fiat – cento per cento – e gli onorari veramente colossali dei suoi amministratori e direttori. Non dico che l’amico voglia fare l’avvocato difensore dei banditi dell’economia nazionale. Se così fosse io avrei torto marcio di intrattenermi seco lui a discutere su un argomento che palpita di attualità. Dice l’amico mio: «Se fu tuo intendo elevare una constatazione e dare una notizia di cronaca industriale, nulla ho da osservare; ma se oltre a rilevare l’immoralità della organizzazione capitalistica per cui si rende possibile ammassare e concentrare favolose ricchezze, tu hai voluto rimproverare gli utili enormi agli uomini, o meglio all’uomo della Fiat, quasi che la loro realizzazione rifletta l’immoralità del sistema borghese sulle personali responsabilità, mi permetto di dissentire da te. Attraverso a difficoltà terribili, ad episodi scabrosi e dolorosi – con una visione precisa e volontà inflessibile – l’uomo della Fiat ha creato con minimi mezzi un organismo industriale, che sarebbe parso impossibile nel nostro Paese». Cito ancora: «Or dunque, perché ti spaventi di questo episodio di concentrazione capitalistica, onde sarà possibile la creazione della grande industria?». La lettera dell’amico sviluppa diffusamente un sofisma vetusto ormai che si sa dove comincia e non si saprà mai dove possa finire, Pare un presupposto rivoluzionario, marxista, e l’illazione ce se ne può dedurre va dall’approvazione de cento per cento della Fiat, all’esaltazione dell’uomo che ha creato «dal nulla» la colossale azienda, di quell’uomo che può così essere innalzato nelle regioni fantastiche dove il sogno nietzschiano foggiava il superuomo. La concentrazione capitalistica, la grande industria… Ben detto, amico avvocato! Il proletariato ciò deve agevolare per approfondire i contrasti di classe. Ma è questione d’intendersi sul modo dell’agevolazione. Ricardo diceva che «se il salario alza il profitto abbassa; e, all’inverso, se il profitto alza il salario abbassa». ‘Id est’: l’incremento del capitalismo è condizionato alla sfruttamento del proletariato. Ora l’amico avvocato non s’avvede come, ad esempio, l’essere fautore della concentrazione capitalistica senza «negarla», senza opporsi ai suoi malefizi, può condurre ad accettare la guerra d’Italia e ad approvare l’invasione tedesca del Belgio che taluni sofisti di un marxismo a scartamento ridotto vorrebbero attribuire ad un modo ineluttabile di concentrazione economica, ed è così che si capovolgono le ragioni della lotta di classe, che è pure uno dei modi più efficienti dello sviluppo capitalistico. Insomma, l’amico avvocato – che pure non tiene conto nella misura dovuta della circostanza che il cento per cento è realizzato per la guerra e in tempo di guerra – rimane a Ricardo… e al suo fatalismo. Noi invece siamo con Marx e vogliamo contribuire allo sviluppo del capitalismo, alla concentrazione economica, alla grande industria, all’allargamento dell’antitesi di classe, lottando contro i capitalisti, denunziandone le malefatte, le forme di sfruttamento ignobile, l’accumulazione di ricchezze individuali, quindi anche il cento per cento della Fiat, compresi i sofismi dell’amico avvocato. Al quale, in cambio della lunga epistola inviataci, vorrei consigliare la lettura dell’ ‘Antidühring’ engelsiano, una lettura che i proletari anche se non fanno poco importa, giacché sanno metterne in pratica i dettami (2 aprile 1916) ‘Sofismi curialeschi’, in ‘Antonio Gramsci, ‘Sotto la mole, 1916-1920’, ‘Opere’, Einaudi, Torino, 1960]”,”GRAD-006-FMDP”
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979).”,”MITS-069″
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979). “”Nell’ambito del riformismo la maggior attenzione della storiografia si è riversata, come detto, sulla figura di Turati e sulla validità della sua politica, che investe la validità stessa del riformismo. In merito all’azione politica di Turati dalla fondazione (e anche prima) del Psi alla guerra di Libia due sono i problemi fondamentali che gli storici hanno affrontato: 1. la questione della frattura o della continuità fra la linea politica intransigente di Turati nel primo periodo del Psi, fino al 1894 e alla famosa lettera di Engels sulla strategia politica, e la seguente linea più morbida, favorevole a una tattica di alleanze, con le conseguenze derivanti da quest’impostazione sia su tutta l’azione riformista nell’età giolittiana, sia sul giudizio da dare sull’operato di Turati; 2. la questione relativa al rapporto Turati-Giolitti e alla crisi del riformismo nel periodo 1909-11. Riguardo al primo problema, la tesi della frattura è sostenuta da Luigi Cortesi e da Lelio Basso. Per Cortesi è indubbio che dopo il 1894-95 vi fu da parte di Turati una “”svolta”” in senso negativo, con l’abbandono dell’intransigentismo e con il “”lento distacco, o deriva, dei princìpi del socialismo marxista che doveva riempire di sé, come un lunghissimo tramonto, tutto il resto della sua vita””. E proprio a quegli anni bisogna risalire per cercare “”una totale e vitale validità del Turati […] qualcosa che […] doveva resistere alla prova del tempo, alle tempeste della lotta di classe, alla critica interna del movimento socialista””. Partendo da questo presupposto Cortesi, pur riconoscendo l’efficacia dell’azione riformista all’interno del Psi nell’età giolittiana finirà col dare, soprattutto in occasione della prima guerra mondiale, un significato negativo al termine riformismo (L. Cortesi, ‘Turati giovane’, 1962 e altri lavori dello stesso autore, ndr). Anche per Basso nell’azione politica di Turati vi è una “”svolta”” negativa col passaggio dall’intransigentismo, di stampo tipicamente marxista ortodosso, al riformismo, ma questa “”svolta”” viene fatta risalire all’inizio dell’età giolittiana, ai primi del Novecento, mentre “”il Turati (…) del periodo che precede e di quello che segue il congresso di Genova, merita nel complesso un giudizio profondamente positivo””, soprattutto per i “”grandi servigi che (…) rese al movimento operaio in questi due primi periodi della sua attività socialista””. Il riformismo di Turati dell’età giolittiana, sia sul piano politico che su quello teorico, non può invece “”rappresentare la via democratica al socialismo, perché è già cosa diversa da un’azione socialista”” (L. Basso, ‘Turati, il riformismo e la via democratica’, ‘Problemi del socialismo’, febbraio 1958). Con la tesi di Basso concorda anche Franco Livorsi il quale ritiene che nel periodo in questione Turati ebbe “”un ruolo straordinario: e da un punto di vista socialista e da un punto di vista democratico”” (F. Livorsi, Filippo Turati tra correnti del socialismo e governi d’Italia ‘, cit.). Per il periodo fino alla guerra di Libia Livorsi considera Turati più un democratico-sociale che un socialista, reputandolo “”grande””, ma solo come “”supporto esterno di una politica di grande respiro democratico impersonata non da lui, ma da Giolitti”””” [Ivano Granata, Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra, 1980] (pag 74-75)”,”STOx-195″
“GRANATA Quinzio”,”Come mantenere giovane il cervello.”,”Quinzio Granata, già Primario Geriatra Ospedaliero è attualmente Direttore Sanitario della Clinica di Riabilitazione Neuro-motoria Villa Patrizia. Presidente della Società Italiana Medici Operatori Geriatrici (SIMOG) sezione Lazio, Segretario del Centro Italiano Studi Interdisciplinari di Geriatria (CISIG), centro pilota per i disturbi della memoria, docente di Geriatria presso la Scuola Terapisti della Riabilitazione Azienda Complesso San Filippo Neri di Roma. Si interessa sa oltre 35 anni dei problemi dell’invecchiamento cerebrale e muscolo-scheletrico. É autore di: Medicina dell’Anziano e Manuale di riabilitazione psicofisica dell’Anziano.”,”SCIx-053-FL”
“GRANATA Ivano”,”Milano “”rossa””. Ascesa e declino del socialismo (1919-1926).”,”Ivano Granata insegna Storia dell’Italia contemporanea e Storia dei partiti politici presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto saggi e libri in particolare sui temi del fascismo, del socialismo e del sindacalismo. La sua ultima pubblicazione è il volume ‘L'””Omnibus”” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937- gennaio 1939)’, Milano, 2016. “”Con la scissione comunista il socialismo milanese perse dirigenti di rilievo, come Fortichiari, Interlenghi, Repossi e Schiavello, ma il proletariato rimase dalla sua parte. Anche se l’ala estremista si era allontanata, i rapporti tra massimalisti e riformisti continuarono tuttavia ad essere conflittuali. In occasione del rinnovo, a fine gennaio, del Direttivo della Sezione, la commissione incaricata della scelta presentò all’assemblea una lista di soli massimalisti. Mondolfo eccepì che i riformisti non erano stati consultati in merito e riuscì a ottenere che altri due nomi, quelli di Schiavi e di Gaio, fossero sottoposti alla commissione, che si sarebbe nuovamente riunita per effettuare la scelta definitiva dei candidati. La lista originaria non venne però modificata e furono pertanto eletti, «alla unanimità meno uno», Agostini, Battaino, Broggi, Buscaglia, Garavaglia, Mazzini, Rizza, Viganò e il riconfermato Pirri. Nel corso del dibattito fu assai significativo l’intervento di Agostini, che espose con chiarezza l’atteggiamento massimalista. Dopo Livorno i rapporti coi riformisti rimanevano «immutati» e il «dissenso» continuava a essere «profondo e chiaro», soprattutto «sul terreno della violenza», perché i massimalisti volevano opporre proprio l’uso della violenza «alla violenza esercitata dalla borghesia contro la classe lavoratrice», mentre i riformisti dichiaravano di «aborrire questo mezzo di lotta». I massimalisti comunque pensavano che i riformisti fossero «anch’essi utili al Partito, perché l’opera delle due tendenze si integra e aiuta a preparare la massa per il grande cozzo sociale. Voi (…) costruite, noi prepariamo la rivoluzione. Il nostro pensiero è che il C.D. deve essere composto tutto da esponenti nostri. Voi sarete con noi finché potrete servire alla causa del socialismo. Intendiamo fermamente di mantenere la nostra frazione perché il Congresso ha detto che noi abbiamo ragione””. L’intransigente Levi, pur dichiarandosi d’accordo con Agostini, auspicò tuttavia che tra le varie tendenze esistessero «sempre rapporti di franca cordialità» (10)”” (pag 86-87) [(10) L’assemblea della Sezione socialista. La nomina del nuovo consiglio direttivo, in “”Avanti!””, 29 gennaio 1921 e anche ASMi, b. 1018] Nel 1919 Milano era ritenuta una delle città più ‘rosse’ d’Italia. I socialisti, che dal 1914 reggevano l’Amministrazione comunale e che nel 1920 avrebbero conquistato pure quella provinciale, erano senza dubbio la forza politica più rilevante. Vista l’importanza del capoluogo lombardo, sembrava che il ruolo da loro esercitato potesse addirittura ripercuotersi positivamente sull’intera politica nazionale. Nel 1922, invece, furono i fascisti a diventare la forza egemone di Milano, con conseguenze drammatiche anche per il resto del paese. Eppure le elezioni politiche dell’aprile 1924 avrebbero dimostrato che a Milano l’antifascismo godeva ancora di un vasto consenso, soprattutto grazie all’azione decisiva e fattiva dei socialisti. Proprio però le divisioni interne del socialismo, con la contrapposizione tra le sue due ‘anime’, la massimalista e la riformista, impedirono, purtroppo, di trovare contro il governo di Mussolini una strategia comune efficace e decretarono la sconfitta della libertà e del socialismo medesimo. Dopo la Liberazione, tuttavia, Milano fu capace di ritrovare la sua identità democratica e così il Partito Socialista, di nuovo primo partito cittadino nelle elezioni del 1946, poté costituire per lungo tempo l’asse centrale della politica ambrosiana. (cat)”,”MITT-406″
“GRANATA Mattia a cura; RAFANELLI Leda MOLASCHI Carlo ROSSI Maria”,”Lettere d’amore e d’amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Maria Rossi per una lettura dell’anarchismo milanese (1913-1919).”,”Mattia Granata (Milano, 1976) oltre a interessarsi di storia dell’anarchismo si occupa prevalentemente di storia economica e dell’impresa con una particolare attenzione alla storia dell’impresa cooperativa e alle sue implicazioni teoriche. “”Gli anni del regime furono anni durissimi, di privazioni, anche perché Carlo rimase a lungo senza lavoro, mentre Maria poteva dare soltanto lezioni private. All’inizio della seconda guerra mondiale, Carlo venne internato. “”Forse”” scrisse Leda Rafanelli “”in tale circostanza fu Maria a soffrire di più di lui stesso, conoscendo le sue condizioni di salute e il suo stato d’animo, lontano da lei e dalla sua attività”””” (pag 11, Maurizio Antonioli, prefazione)”,”ANAx-436″
“GRANATA Fabio NANNI Peppe”,”Falcone e Borsellino. Colpa di stato.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Fabio Granata è assessore alla Cultura a Siracusa. Peppe Nanni, avvocato, è tra i fondatori del sito corpiepolitica.it.”,”ITAS-237″
“GRANATA Paolo PIERRI Roberto a cura; saggi di Massimo ADINOLFI Costanzo PREVE Diego FUSARO Luciano PELLICANI Nicolao MERKER Paolo ERCOLANI Mario TRIFUOGGI Francescomaria TEDESCO Giuseppe CANTARANO Claudio Valerio VETTRAINO Vladimiro GIACCHÉ Piero DI-GIORGI Francesco Saverio TRINCIA Giorgio CESARALE Donatella DI-CESARE Carlo SCOGNAMIGLIO Luciano ALBANESE Antonio MARTURANO Alessandro DELLA-CASA Massimiliano PANARARI Tommaso VISONE”,”Leggere Marx oggi.”,”Paolo Granata (Roma 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. Si interessa al pensiero politico francese del Settecento e al marxismo italiano del ‘900. Roberto Pierri (Salerno 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi spaziano dal pensiero politico rinascimentale a quello italiano del dopoguerra con particolare attenzione alle figure di Niccolò Machiaveli e Norberto Bobbio. Preve: ‘Il marxismo: un povero positivismo di sinistra a base gnoseologica neo-kantiana’ (sic) Da segnalare i saggi di: Nicolao Merker, Alcune note di storia e di filologia (pag 53-59) Donatella Di-Cesare, Marx e la Comune di Parigi (pag 123-129) “”Non va dimenticato che precisamente dal Marx de ‘Il Capitale’ è emerso circa i diritti sociali, per la prima volta, un discorso svolto con impatto scientifico”” (pag 56) (Merker) “”Fu forse l’esperienza negativa della rivoluzione del 1848 a inasprire l’atteggiamento critico di Marx che non poteva tuttavia trascurare il ruolo importante dei movimenti cooperativi. Ma un evento rivoluzionario fece emergere la complessità della sua posizione: la ‘Comune di Parigi’. Con sorpresa di molti, Marx esaltò la Comune, definendola un «autogoverno dei produttori» (12). E parlò più da anarchico che da marxista nel suo scritto ‘La guerra civile in Francia’ del 1871. Per un verso affermò a chiare lettere che la costituzione comunarda aveva reso superflua l’escrescenza parassitaria dello stato, che ostacolava il libero sviluppo della società, per altro verso indicò nella produzione cooperativa il comunismo che, malgrado ogni impossibilità, appariva invece «possibile» (13). Solo alcuni anni dopo rinnovò però le sue obiezioni verso le cooperative e ogni altro esperimento del genere nel timore che la ristrutturazione sociale potesse sottrarre forza al raggiungimento dell’unico vero obiettivo: la dittatura del proletariato. In funzione di tale obiettivo le comuni furono considerate strumentalmente come unità politiche, organi di lotta, ingranaggi della macchina rivoluzionaria, mentre, al contrario, nell’idea comunarda costituivano già un fine in sé. In Marx la questione è ancora aperta; nel marxismo dopo Marx la Comune restò invece un ricordo e il centralismo politico del partito-stato prese il sopravvento”” (pag 126-127) [Donatella Di-Cesare, ‘Marx e la Comune di Parigi’, (in) ‘Leggere Marx oggi’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012, a cura di Paolo Granata e Roberto Pierri] [(12) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, (in) Marx Engels, Le opere, a cura di Luciano Gruppi, Editori Riuniti, Roma, 1966, p 932, p. 912; (13) Ivi, p. 912]”,”TEOC-799″
“GRANCELLI Umberto”,”Gli ominidi alla conquista del mondo.”,”GRANCELLI Umberto”,”SCIx-330″
“GRAND Roger DELATOUCHE Raymond”,”Storia agraria del Medioevo.”,”Nato a Châtellerault nel 1874, Roger Grand fu professore di storia del diritto civile e canonico all’Ecole des Chartes a partire dal 1919 e senatore della repubblica dal 1927 al 1932. Ha scritto altre opere principali. Raymond Delatouche, nato a Laval (Mayenne) nel 1906, fu allievo di Roger Grand all’Ecole des Chartes e suo successore alla presidenza della Société d’Economie et de Sciences Sociales (1957-1965). Ha pubblicato diversi studi sull’agricoltura medievale. (pag 166-167) “”Quanto agli atti pratici, vendite, scambi, donazioni, lasciti, divisioni, ecc., essi denotano, di solito, una economia rurale sana e animata da una attività normale. A dire il vero, è necessario prima di tutto evitare generalizzazioni avventate. Vi sono, nel tempo, delle alternanze di prosperità e di miseria. Nella stessa epoca, alcune regioni sono state più favorite o meno risparmiate di altre. E’ anche il caso di osservare che si giudica del proprio destino facendo paragoni, che ogni epoca ha un ideale di vita che gli è proprio, che il Medioevo ha conosciuto poco gli agitatori di professione che si fanno un dovere «d’insegnare al popolo la sua miseria», come consiglia Karl Marx. Una civiltà che ha lasciato una quantità di monumenti, come le nostre chiese romaniche e gotiche; che poteva permettersi di distruggere all’inizio di un secolo una cattadrale passata di moda per costruirne un’altra di gusto più moderno; che ha prodotto un’arte così bella, così perfetta nella sua serena e profonda spiritualità, nei secoli XII, XIII, XIV; che ha mandato una quantità di uomini nelle crociate durante più di centocinquant’anni ed ha creato in Oriente quell’impero di cui restano ancora le tracce dopo sei secoli, non può essere stata fondata su un proletariato agricolo misero ed affamato, sempre torturato dall’angoscia del domani, quando esso costituiva sempre la grande maggiornanza della popolazione medioevale. Le sculture delle nostre cattedrali, le vetrate dei loro portali, le miniature dei manoscritti, che rappresentano il contadino festoso in famiglia vicino al fuoco, non sono senza dubbio delle parodie. Durante il periodo di dissodamento della terra, di fondazione della città, si ha bisogno di mano d’opera; si è obbligati di conseguenza a favorirla; le concessioni di carte in riconoscimento di consuetudini derivate dai costumi e nate dalla vita popolare, gli affrancamenti di massa ne sono una testimonianza. La difficoltà di comunicazioni, che era una ragione di disagio, fu, d’altro canto, una causa della localizzazione di epidemie e di altri flagelli. I tempi vissuti negli ultimi trentacinque anni non sono del resto adatti a renderci umili, per quanto concerne i loro meriti e forse più giusti nei riguardi di un periodo che fu senza dubbio, nei suoi momenti di massimo sviluppo, una delle vette più luminose della storia? (1)”” [(1) Il 24 gennaio 1910 il grande oratore socialista Jaurès diceva in un discorso alla Camera dei deputati: «Ho paura che i nostri scrittori non siano giusti quando condannano un’epoca per il solo segno delle carestie che l’hanno desolata, dimenticando che ciò non è il solo difetto dell’organizzazione politica e sociale di allora, ma di una insufficienza di mezzi di produzione, e io trovo doloroso che noi biasimiamo così nei secoli passati le carestie che venivano da povertà, da miseria, quando nell’abbondanza e nelle forze dei mezzi di produzione d’oggi, noi non possiamo sempre, noi non sappiamo o non vogliamo risparmiare ancora agli uomini queste diverse prove! Carestia in India, carestia in Irlanda, in pieno XIX secolo! Oh, signori, glorifichiamo il presente, ma con misura, con sobrietà!». Che avremmo potuto dire oggi?] (pag 166-167) (Nota 1 pag 228)”,”EURE-109″
“GRANDI Aldo”,”Giangiacomo Feltrinelli. La dinastia il rivoluzionario.”,”Aldo GRANDI è nato a Livorno nel 1961. Laureato in scienze politiche all’ Univ La Sapienza di Roma, dal 1990 è giornalista professionista alla ‘Nazione’ e dall’ anno successivo ha iniziato a collaborare al ‘Corriere della sera’. Nel 1998 ha pubblicato, con la stessa casa editrice, ‘Fuori dal coro. Ruggero Zangrandi. Una biografia’. Giangiacomo ebbe una madre terribile Gianna Elisa GIANZANA, e un patrigno, Luigi BARZINI jr, con il quale non legò mai. Figlio di Carlo FELTRINELLI, una delle figure più rappresentative d’Italia nei primi trentanni del secolo, ricchissimo, alla fine della guerra entrò nel PCI e visse la contraddizione di appartenere all’ alta borghesia e parteggiare per il proletariato. Negli anni del maoismo e del castrismo questa contraddizione esplose. La cultura e la casa editrice non gli bastarono più. Scelse la lotta politica, la semi-clandestinità, finendo ucciso mentre stava preparando un attentato a un traliccio. Ebbe contatti con Potere Operaio, Lotta Continua e il mondo del terrorismo piccolo-borghese.”,”ITAC-024″
“GRANDI Aldo”,”La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio.”,”Aldo GRANDI, giornalista, scrive sulle pagine del quotidiano ‘La Nazione’. Fra i suoi libri: ‘Fuori dal coro: Ruggero Zangrandi, Feltrinelli. La dinastia, il rivoluzionario’ e ‘I giovani di Mussolini’ (editi da Baldini e Castoldi). Tentativo di intesa. “”Il fallimento del tentativo fu evidente, almeno per alcuni, già al termine della conferenza operaia nazionale convocata da Potere Operaio e dal Manifesto nel gennaio 1971 a Milano, sotto il tendone del circo Medina, per presentare al movimento l’ aggregazione tra i due gruppi e la costruzione dei comitati politici. Vi parteciparono 76 situazioni operaie organizzate dal Manifesto e 68 da Potere Operaio. La relazione introduttiva fu tenuta da Massimo Serafini seguita da quella di Alberto Magnaghi. Più avanti e in mezzo agli interventi di alcuni operai tra i quali Augusto Finzi in rappresentanza del comitato politico di Porto Marghera, presero la parola Luigi Pintor del Manifesto e Mario Dalmaviva, Umberto Franconi, Giovan Battista Marongiu e Franco Piperno di Potere Operaio. Concluse i lavori Lucio Magri. (…) Al circo Medina, in quel piovoso inverno del 1971, arrivò a metà mattinata, anche Jaro Novak. Accompagnava un amico che voleva mantenere l’ anonimato: era Giangiacomo Feltrinelli, il quale se ne andò, silenziosamente, portandosi dietro le sue perplessità, nell’ intervallo per il pranzo. C’era anche, confuso tra il pubblico, Paolo Mieli, all’ epoca simpatizzante di Potere Operaio (…)””. (pag 153)”,”ITAC-078″
“GRANDI Dino, a cura di Renzo DE FELICE”,”Il mio paese. Ricordi autobiografici.”,”GRANDI Dino è stato ministro degli esteri (1929-1932), ambasciatore a Londra (1932-1939), ministro guardasigilli, presidente della Camera, membro del Gran Consiglio del fascismo fino alla caduta del regime. Quindi si è ritirato a vita privata. pag 29 Costa pag 40″,”ITAF-253″
“GRANDI Elisa PACI Deborah a cura, saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH”,”La politica degli esperti. Tecnici e tecnocrati in età contemporanea.”,”Saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH Elisa Grandi insegna storia contemporanea all’Università di Paris Diderot, Deborah Paci, assegnisti di ricerca presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese’; La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche (pag 161-164) ‘Gli abbozzi iniziali del concetto di tecnocrazia sono stati introdotti per la prima volta da alcuni studiosi come Henri de Saint-Simon, Auguste Comte e Max Weber, che hanno interpretato i cambiamenti delle élites politiche come il risultato di un rapido sviluppo scientifico e tecnologico; nei loro scritti, essi osservano che una moderna società industriale è guidata da un gruppo di nuove élites composte da ingegneri, scienziati, tecnici esperti e industriali, dotati delle conoscenze tecniche e delle abilità che li rendono capaci di trovare soluzione a problemi sociali. Le caratteristiche della tecnocrazia pura sono descritte nelle opere di Saint-Simon e dei suoi discepoli, nelle quali si sostiene che la società nel suo complesso si è evoluta ed è controllata grazie al sapere tecnico o al metodo scientifico. Sulla stessa linea Weber (2) ha preconizzato l’affermazione dei tecnocrati – intesi come professionisti formati nel campo delle scienze tecniche – nella società moderna, dove un potente apparato burocratico esercita il controllo sulla conoscenza e le abilità tecniche (3). Il termine “”tecnocrazia”” è stato coniato nel 1919 da William Smith ed è divenuto di uso comune negli Stati Uniti in risposta alla Grande depressione (4). Howard Scott, uno dei fondatori del movimento sociale tecnocratico, sosteneva che i problemi socio-economici del mondo moderno potevano trovare una soluzione soltanto con l’applicazione dei metodi derivati dalle scienze naturali e applicate. Perciò, le prime teorie sulla tecnocrazia sono derivate dall’idea che i moderni problemi causati dal rapido sviluppo delle tecnologie avrebbero potuto essere attenuati soltanto da strumenti tecnologici e forme di governo più avanzate, che presumibilmente avrebbero permesso di far fronte a qualunque tipo di esigenza. In seguito, molti studiosi previdero l’avvento della “”società tecnologica””, della “”società post-industriale”” e della “”nuova era tecnocratica””, nelle quali il nuovo gruppo di élite, composto anche da scienziati, matematici, economisti e ingegneri esperti delle nuove tecnologie, sarebbe emerso per occupare una posizione di predomino nella società: Veblen (5) descrive un nuovo tipo di consorzio umano caratterizzato dallo sviluppo dell’organizzazione tecnica e dall’ascesa di gruppi dirigenti di tecnocrati, nel quale una classe rinnovatrice – formata da esperti industriali, ingegneri, chimici, mineralogisti e tecnici di ogni disciplina – è destinata a occupare le posizioni chiave e di responsabilità all’interno della società industriale; analogamente, Burnham (6) interpreta questo fenomeno come una rivoluzione manageriale in cui le élites tecnocratiche avrebbero rimpiazzato la vecchia classe capitalista per assumere il ruolo di gruppo di potere dominante all’interno della società. Bell (7), invece, sostiene che nella società post-industriale chiamata anche società basata sulla conoscenza – l’abilità e la formazione tecnica diventino la modalità di accesso privilegiata al potere. Nella sua teoria sulla “”società post-industriale””, la conoscenza tecnica rappresenta una componente di importanza sempre maggiore nell’assunzione di molti generi di decisioni politiche e strategiche, tanto che gli esponenti saliti alla ribalta sulla scena politica sono per lo più scienziati e ingegneri che abbiano conseguito titoli di studio avanzati in quei rami di specializzazione; per questo motivo, una società industriale all’avanguardia è governata da tecnocrati professionisti istruiti nel campo delle scienze e dell’ingegneria e investiti in ruoli dirigenziali. In tal senso, Bell definisce la tecnocrazia come «un sistema politico nel quale l’autorità di determinare le sorti dello stato appartiene ai tecnici dell’amministrazione e dell’economia» (8). Nell’ottica dei sostenitori della tecnocrazia, le trasformazioni delle classi dirigenti sono storicamente legate alla variazione dei bisogni funzionali di una società; quando, per esempio, la religione riveste un’importanza centrale all’interno della collettività, il clero costituisce un gruppo sociale di élite. Allo stesso modo, la competenza scientifica e tecnica – sotto la spinta incalzante della rivoluzione tecnologica – è diventata il requisito fondamentale nella società contemporanea per l’ingresso nei ristretti circoli dirigenziali. Secondo Gunnell (9), il progresso scientifico e tecnologico ha un’influenza decisiva sulla politica nell’età moderna per tre motivi: in prima istanza perché, dal momento che i provvedimenti politici vengono assunti sulla base di esperienze e conoscenze tecniche, i tecnocrati sono destinati necessariamente ad esercitare il potere politico, in seconda analisi per il fatto che, da quando la tecnologia è diventata una scienza autonoma, la politica interpreta un ruolo funzionale come fattore sistemico e strutturale; in terzo luogo perché il sapere scientifico e tecnologico dà vita a una nuova ideologia, che legittima e plasma in maniera specifica le forme di egemonia sociale’ [Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese; ‘La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche’ (pag 161-164)] [(2) M. Weber, ‘Economy and society’, Berkeley, University of California Press, 1992, trad. it. ‘Economia e società’, Milano, Edizioni di Comunità, 1961; (3) H.H Gerth, C.W. Mills, ‘From Max Weber: essays in sociology’, New York, Oxford University Press, 1946; (4) L. Cheng, L. White, ‘China’s technocratic movement and the world economic herald’, “”Modern China””, 17 (1991), pp. 342-388; (5) T. Veblen, ‘The engineers and the price system’, New York, The Viking Press, 1921, trad. it., ‘Gli ingegneri e il sistema dei prezzi’, in ‘Opere’, Id., Torino, Utet, 1969; (6) J. Burnham, ‘The managerial revolution’, Bloomington, Indiana University Press, 1941, trad. it, ‘La rivoluzione manageriale’, Torino, Bollati Boringhieri, 1992; (7) D. Bell, ‘The Coming of the Post-Industrial Society: a Venture in Social Forecasting’, New York, Basic Books, 1974; (8) Ivi, p 348; (9) J. Gunnell, ‘The Technocratic Image and the Theory of Technocracy’, “”Technology and Culture”” 23 (1982), pp. 392-416] Due secoli di ideologie sull’avvento della “”società tecnologica”””,”ECOA-024″
“GRANDI Roberto”,”Radio e televisione negli Stati Uniti. Dal telegrafo senza fili ai satelliti.”,”Contiene il paragrafo: – La radio e la Prima guerra mondiale (pag 34-), e il capitolo : – La radio e la Seconda guerra mondiale (pag 90-) “”La radio aggiunse grande flessibilità alla comunicazione terrestre durante la guerra, ma la domanda di una comunicazione stabile e segreta contribuì a far mantenere la supremazia al telefono e al telegrafo”” (pag 35)”,”EDIx-217″
“GRANDI Roberto RICHERI Giuseppe”,”Le televisioni in Europa. Tv etere, tv cavo, videogruppi, crisi innovazioni, involuzioni.”,”Roberto Grandi, nato a Bologna nel 1946 è assistente di sociologia alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna (1976).”,”EDIx-025-FV”
“GRANDJONC Jacques SEIDEL-HÖPPNER Waltraud WERNER Michael a cura”,”Wolfgang Strähl. Briefe eines Schweizers aus Paris 1835-1836. Neue Dokumente zur Geschichte der frühproletarischen Kultur und Bewegung.”,”Contiene dedica curatore SEIDEL-HOPPNER”,”MFRx-148″
“GRANDJONC Jacques”,”Une vie d’ exilé. Bert Andreas 1914-1984. Reperes chronologiques et activité scientifique.”,”Bert ANDREAS, studioso di MARX ed ENGELS, arricchisce nel corso degli anni la sua biblioteca personale. Nel 1944 ha circa 300 volumi. Nel 1946 acquista in una libreria dell’ Aia (Martinus NIJHOFF) un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’ per la somma di 1234 fiorini. Nel 1967 per assicurarsi una stabilità economica contatta varie istituzioni per una vendita ‘en viager’ (vendita in cambio di una rendita) della sua biblioteca che nel frattempo aveva raggiunto i 15 mila volumi.”,”MAES-030″
“GRANDJONC Jacques”,”Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842.”,”filologia filologia /filolo’d?ia/ s. f. [dal lat. philologia, gr. philología, propr. “”amore dello studio, della dottrina””]. – [insieme di discipline intese alla ricostruzione di documenti linguistici e letterari, spec. antichi: f. romanza] Espressioni: filologia testuale [scienza e tecnica della ricostruzione critica di un testo] critica del testo (o testuale), ecdotica…. “”Que ni Marx ni Engels n’emploient la formule de “”socialisme scientifique”” ou celle de “”wissenschaftlicher Sozialismus”” dans les années quarante et plus tard encore n’est pas pour surprendre étant donné que le terrain pouvait paraître entièrement occupé, depuis les platitudes sentimentales de Cabet jusqu’aux spéculations de la nouvelle philosophie allemande, contre lesquelles ils voulaient promouvoir une science révolutionnaire. C’est sans doute dans ce contexte que s’explique l’article anonyme de Carl-Ludwig Bernays rédigé en janvier 1847 à Paris sous l’infuence directe de la correspondance et des relations personnelles qu’il entretenait avec Marx a Bruxelles et avec Engels à Paris, et dans lequel il qualifie leur entreprise de “”wissenschaftlicher Kommunismus”” (1). A ce témoignage sur le vif correspond tout à fait le compte rendu ultérieur que Marx donne en 1860 dans ‘Herr Vogt’ sur leur activité théorique et pratique d’avant 1848 (…). Les formulations de ce brouillon de Marx sont reprises purement et simplement de celles de 1845-1847 (certaines même rappellent Henry Celliez); et si on devait avoir un doute, la référence de Marx à son livre contre Proudhon suffirait tout à fait à le lever. Quelques années plus tard paraissait la première version de l”Anti-Dühring’ (1876-1878) de Friedrich Engels, dont trois chapitres remaniés par l’auteur lui-même et traduits par Lafargue devaient constituer la brochure ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, parue d’abord en français en 1880 avec une préface rédigée par Marx et signée de Lafargue, puis en allemand en 1882 sous le titre ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft'”” [Jacques Grandjonc, Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842, 2013] [(1) Celliez, Devoir, p. 256-257] (pag 273-274)”,”SOCU-193″
“GRANDJONC Jacques KÖNIG Karl-Ludwig ROY-JACQUEMART Marie-Ange a cura”,”Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914.”,”””Dem internationalen Charakter blieb der Verein seit seiner Gründung treu: bis zur 48er Revolution unterhielt der CABV (Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins) enge Beziehungen zur SDF (44); er nahm auch Kontakte zu den emigrierten Polen, Italienern usw, und zu Chartisten-führern auf, was in Herbst 1844 zur Gründung der Gesellschaft der Democratic Friends of all Nations führte und ein Jahr später, nachdem Engels die Leiter des CABV u.a. mit dem linken Chartistenflügel, vor allem mit Julian Harney und Ernest Jones, in Verbindung gesetzt hatte, zur Gründung der Fraternal Democrats (45). Im Jahre 1846 wurde der CABV – die eigentliche Organisation des Bundes der Gerechten (später Bund der Kommunisten) – der Londoner (46) Partner des in Brüssel von Marx, Engels und Philippe Gigot ins Leben gerufenen Kommunistischen Korrespondenz Komitees (47). Dies führte u.a. zur Bildung des Bundes der Kommunisten, dessen 1. und 2. Kongreß im Juni und Dezember 1847 im Lokal des CABV stattfanden (48). Im September 1847 ließ der CABV die ‘Kommunistiche Zeitschrift’, das neugegründete Organ des Bundes der Kommunisten, drucken und am 29. Februar 1848 wurde im Verein “”beschlossen, das Geld für die Druckkosten des Manifestes aus der Gesellschaftskasse”” vorzuschießen (49). Die Mitglieder des CABV nahmen teil an den revolutionären Ereignissen auf dem Kontinent und viele von ihnen mußten 1849/1850 nach der Niederlage der Revolution wieder in London Asyl suchen. Die Mitte September 1850 eingetretene Spaltung des Bundes der Kommunisten in zwei Fraktionen (Willich-Schapper auf der einen, Marx-Engels auf der anderen Seite) führte zu einer vorübergehenden Krise im CABV, weil die Gruppe um Marx aus dem Verein austrat (50). In den späten 50er Jahren beteiligte sich der CABV an der International Association (1855-1859) und schloß sich im Januar 1865 der neugegründeten Internationalen Arbeiter-Association an (51). Damals wurden Marx und seine Londoner Freunde wieder Mitglieder des CABV (52), der nach wie vor ein verschärften Reaktion Ende der 70er Jahre und dem Inkrafttreten des Sozialistengesetzes 1878 gewann der CABV eine der Vormärz-situation vergleichbare Stellung in der deutschen Arbeiterbewegung (53)”” [introduzione, Einleitung in: Jacques Grandjonc Karl-Ludwig König, Marie-Ange Roy-Jacquemart, a cura, ‘Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914’, Trier, 1979] (pag 7-8)”,”INTP-082″
“GRANELLI BENINI Luciana”,”Introduzione alla demografia storica.”,”Famiglie nobili. “”Nonostante la morte di più del 20% dei figli, le cui nascite sono registrate, prima che raggiungessero la maturità, queste famiglie generavano ancora due-tre maschi adulti per ogni figlio sposato nella generazione precedente. Per le generazioni del Cinquecento e del Seicento, la dimensione media di una famiglia completata era del 4,63, considerando tutti i figli che si sposavano, e di 5,59 per quei figli sposati che sappiamo aver avuto dei figli. Ciò è simile o leggermente più grande di valori paragonabili per i maschi dei pari inglesi nello stesso periodo e proviene da una nascita ogni 25 mesi circa fino a che le coppie maritate continuavano ad avere figli. C’era sicuramente un numero sufficiente di figli maschi da estrarre dalle ‘borse’ per le cariche nelle magistrature di Firenze, per concorrere ai posti della burocrazia e della corte ducale, per entrare nell’Ordine di Santo Stefano, per possedere benefici ecclesiastici o per occuparsi anche di affari e di commercio. Ma la vitalità riproduttiva di una popolazione non dipende soltanto dalla consistente riproduzione di larghe famiglie. Se fosse così, anche considerando il numero dei figli che morivano durante l’infanzia, queste famiglie sarebbero presto traboccate dalle mura cittadine e sarebbero state costrette a cercare fortuna per tutta l’Italia e all’estero. Il numero dei nobili fu progressivamente limitato da altri fattori apparentemente collegati alla preservazione della condizione sociale e della ricchezza sotto il regime ducale.”” (pag 119-120)”,”DEMx-051″
“GRANERO Gianluigi”,”Bandiere e ciminiere. Industria, lavoro e lotte sindacali nel Vadese: 1940-1950.”,”R. Peluffo sindaco di Vado Ligure In bibliografia oltre alla Maiello e Gradilone vengono citati: – Nello Cerisola, Storia delle industrie savonesi, Casa editrice Liguria, Genova, 1964. – Idomeneo Barbadoro, Enciclopedia del sindacato, Tem editore, Milano, 1977″,”LIGU-134″
“GRANET Marie MICHEL Henri”,”Combat. Histoire d’un Mouvement de Résistance de juillet 1940 à juillet 1943.”,”STO Service de Travail Obligatoire”,”FRAV-133″
“GRANICK David”,”Il dirigente sovietico. Studio dell’uomo dell’organizzazione nell’industria russa.”,”David Granick, noto per i suoi studi sull’economia russa, ha insegnato alla Fisk University e al Carnegie Institute of Technology. La dimensione della burocrazia. “”Nell’industria americana, il numero, in costante aumento, del personale con funzioni amministrative o genericamente impiegatizie è imponente – e per molti preoccupante. Nelle attività manifatturiere e minerarie, considerate insieme per avere una possibilità di confronto con i dati russi, il numero delle persone che svolgono funzioni impiegatizie, è cresciuto ininterrottamente, durante l’ultimo mezzo secolo, rispetto a quello dei lavoratori manuali. Da un modesto 9 per cento nel 1899, è salito al 17 per cento con la fine della prima guerra mondiale, e al 29 per cento nel 1954. Più di un quarto, quindi, della mano d’opera americana nei settori manifatturieri e minerari è oggi impiegato nell’amministrazione del nostro tentacolare complesso industriale. …. finire (pag 177-178)”,”RUSU-276″
“GRANOU André”,”La bourgeoisie financière au pouvoir et les luttes de classes en France.”,”Dello stesso autore: ‘Capitalisme et mode de vie’, Editions du Cerf, Paris, 1972 Questo libro si iscrive nel quadro della riflessione ingaggiata dai lavoratori e le loro organizzazioni, in particolare all’interno della CFDT. Grafico. Rappresentazione delle classi sociali attraverso i delegati ai congressi del partito socialista (1973) e del partito comunista (pag 218)”,”FRAS-057″
“GRANT Michael”,”Il declino dell’impero romano.”,”GRANT Michael ha insegnato presso il Trinity College di Cambridge. Ha scritto varie opere sul tema (v. risvolto copertina) tra cui ‘The Civilizations of Europe’. Ha tradotto gli Anali di Tacito e brani delle opere di Cicerone. Crisi del diritto romano nel tardo impero. “”Se pensiamo a tutto questo, troviamo ridicolo, e insieme triste, un editto imperiale che ammoniva i governatori a non frequentare le case di piacere (non deverticula deliciosa sectetur). Una speciale parola di condanna va riservata ai giuristi del tardo impero. Uno dei documenti più importanti di quel periodo è il Codice di Teodosio, compilato nel 438 su ordine dell’imperatore d’Oriente Teodosio II. Consiste di sedici libri, contenenti una raccolta di decreti generali che risalgono fino a oltre cento anni prima. Il Codice si proponeva di eliminare le molte notorie ambiguità, incoerenze e contraddizioni di cui pullulavano le leggi esistenti. Esercitò la sua influenza sulla successiva legislazione germanica, ma fu rapidamente sostituito, nel sesto secolo, dal Codice di Giustiniano I. Come fonte d’informazione storica, tuttavia, rimane molto significativo. Offre una messe di notizie sulle condizioni degli imperi d’Oriente e d’Occidente in epoca tardo-romana. Ugualmente informativi sono certi editti di Teodosio II posteriori al suo Codice (esteso all’impero d’Occidente nel 447), e proclami d’imperatori occidentali dello stesso periodo e successivi, soprattutto Valentiniano III e Maggioriano. Ma questi regolamenti sono particolarmente istruttivi per motivi che i loro compilatori preferivano ignorare. Infatti molti dei documenti in questione, specie verso la fine dell’impero, sono intrisi di una violenza quasi isterica, rivelatrice di una confusione emotiva fra peccato e delitto del tutto mancante nelle classiche leggi romane delle epoche precedenti. Sir Samuel Dill, che scrive con estrema partecipazione alle sofferenze imposte a questi ultimi romani era convinto, non senza motivo, che siffatta prolungata legislazione repressiva fosse stata non soltanto un sintomo del crollo di Roma, ma anche una delle sue cause principali.”” (pag 159)”,”STAx-205″
“GRANT Ted”,”Russia, dalla rivoluzione alla controrivoluzione.”,”GRANT Ted Vsievold VOLKOV, l’autore della prefazione, ha lottato instancabilmente per la riabilitazione politica di suo nonno Lev TROTSKY Paragrafo pag 120: ‘Perché Trotsky non ha preso il potere?’ Il problema georgiano, il colpo di mano di Stalin nel partito georgiano e la reazione di Lenin, il suo tentativo di estromettere Stalin dalla direzione del partito (pag 111)”,”TROS-233″
“GRANT R.G.”,”Soldati. Prima parte. Uomini alla guerra.”,”Falange vs Legione “”Il modo oplita di combattere in falangi armate di lancia continuò a dimostrare il propriovalore fino a quando gli eserciti del mondo ellenistico non vennero a contatto col nascente potere di Roma, nel II secolo a.C. Nella decisiva battaglia di Pidna (168 a.C.), i romani si ritirarono deliberatamente attraverso un terreno rotto, causando il disordine degli inseguitori macedoni. La fanteria romana, armata di spade e giavellotti, fu quindi in grado di aprirsi un varco nella falange. Una volta che il combattimento fu portato a distanza ravvicinata la lunga sarissa divenne un inutile ingombro; gli opliti gettarono via le loro lance combattendo con le daghe, ma furono fatti a pezzi dalle spade romane. Era iniziata una nuova era del combattimento di fanteria”” (pag 21)”,”QMIx-226″
“GRANT R.G.”,”Battaglie sul mare. Seconda parte. 3000 anni di guerra navale.”,”””La Gran Bretagna entrò nella prima guerra mondiale con una chiara superiorità navale sulla Germania. La Royal Navy aveva 52 tra dreadnought, pre dreadnought e incrociatori da battaglia, contro 34 navi simili tedesche. Inevitabilmente la flotta tedesca era restia a prendere il mare e ingaggiare direttamente il nemico. Nemmeno i britannici potevano imbottigliare in porto il nemico, con un blocco ravvicinato, come nelle guerre napoleoniche, a causa della vulnerabilità delle navi da battaglia alle mine e ai siluri. Il controllo britannico degli ingressi nel Mare del Nord e della Manica era sufficiente per fermare il grosso del traffico nemico, ma non per impedire alle squadre tedesche di uscire dal porto per bombardare le coste inglesi. La strategia tedesca risiedeva nell’indebolire il nemico con saltuari affondamenti, fino a che i rapporti di forza non si fossero riequilibrati. La cautela del capo della Grand Fleet, ammiraglio Sir John Jellicoe, fece sì che questo non avvenisse. La sua determinazione nel mantenere intatta la flotta fu eguagliata solo dal desiderio del Kaiser Guglielmo di preservare le proprie costose navi. Dopo che il comando della flotta, nel gennaio 1916, fu preso dall’ammiraglio Reinhard Scheer, i tedeschi furono, per un certo periodo, più aggressivi, e nel maggio seguente i britaninci riuscirono ad attirare il nemico in una battaglia tra le flotte allo Jutland. La battaglia rivelò i difetti della Royal Navy, ed esempio molti dei suoi cannoni erano inferiori a quelli tedeschi, e i tedeschi proclamarono la vittoria in termini di navi affondate. Tuttavia fu una battaglia difensiva, combattuta da una flotta tedesca che fuggiva e per il resto della guerra le grandi navi tedesche raramente lasciarono i porti. (…) Ma il 1 febbraio 1917 quando, dopo lo Jutland, si era abbandonata l’idea di una grande battaglia di superficie, la marina tedesca riprese la sua guerra sottomarina senza restrizioni. La riluttanza della marina britannica ad adottare il sistema dei convogli portò a perdite di naviglio mercantile insostenibili, fino al maggio 1917, quando l’adozione dei convogli invertì il trend”” (pag 258-259)”,”QMIx-217-B”
“GRANT R.G.”,”Grandi battaglie. Seconda parte. Dal 1700 D.C. ai giorni nostri.”,”Testimoni di guerra. “”Ti infilavi la testa il più profondamente possibile in qualsiasi anfratto del terreno: potevi trovare un cratere di granata, oppurno no, ma dovevi appiattirti sul terreno durante questi spaventosi fuochi di sbarramento, che erano veramente terrificanti. Non pensavi che ne saresti uscito vivo. Prima c’erano gli scoppi, poi sentivi le granate fischiare mentre ti cadevano vicino. Un frammento di quelle granate ti avrebbe tagliato in due. Non puoi immaginartelo: ogni notte, ogni notte, ogni singola notte”” (Il soldato semplice W.G. Bell, Nono battaglione del Corpo d’armata Ciclisti, 1917) (pag 274) “”L’oscurità si alterna a una luce intensa come quella del sole. La terra trema e si scuote come gelatina… e chi è rimasto ancora in prima linea non riesce a sentire altro che il fuoco dell’artiglieria, i lamenti dei compagni feriti, i nitriti dei cavalli caduti e il battito martellante del proprio cuore, ora dopo ora, notte dopo notte. Anche nei brevi momenti di riposo i soldati esausti sono assillati dal ricordo di sofferenze inaudte. Non hanno modo di fuggire, non è rimasto loro più nulla se non la memoria degli orrori e la rassegnazione…Il campo di battaglia ormai non è altro che un enorme cimitero”” (Gerhard Gurtler, soldato tedesco ex studente di teologia di Breslavia, in una lettera scritta quattro giorni prima della sua morte, 14 agosto 1917) (pag 274) “”Era uno dei nostri, un fante; stava seduto a terra appoggiato a un gomito, con la giubba aperta. Per poco non vomitai: le sue interiora gli uscivano dallo stomaco ed egli cercava di spingerle per riportarle al loro posto. Quando mi vide disse: Finiscimi, amico, fallo per me. Sparami una pallottola, fallo per me. Avanti, te lo chiedo io… finiscimi! Aveva perso il suo fucile e quando non feci nulla iniziò a imprecare”” (R. Le Brun, soldato semplice della IV divisione canadese, 1917) (pag 275)”,”QMIx-239″
“GRANT R.G.”,”Aerei. La storia completa. Prima parte.”,”””Prima della guerra i progettisti tedeschi e francesi avevano scoperto che era possibile costruire un meccanismo a interruttore per bloccare la mitragliatrice ogni volta che una pala dell’elica si trovava sulla linea di fuoco. Raymond Saulnier, progettista del monoplano Morane-Saulnier, fu uno degli sperimentatori di questo interruttore, ma non riuscì a farlo funzionare correttamente. Fu così il progettista olandese Anthony Fokker a mettere a punto il primo ingranaggio a interruttore veramente efficace su uno dei suoi monoplani Eindecker. I Tedeschi utilizzarono le mitragliatrici che sparavano attraverso l’elica per tutta la durata delle ostilità. (…) La prima risposta efficace degli Alleati all’ingranaggio sincronizzatore fu l’installazione di una mitragliatrice sull’ala superiore dei biplani. (…)”” (pag 71) “”Dal 1916 i caccia furono fatti volare in gruppo, poiché così era richiesto dalle nuove tattiche di combattimento in formazione. Durante le battaglie di Verdun e della Somme, aviatori tedeschi e alleati combatterono aspramente per conquistare la superiorità aerea; le pesanti perdite subite da entrambi gli schieramenti nei combattimenti aerei rispecchiarono la guerra di logoramento a terra. Numericamente inferiori, gli aerei tedeschi rimanevano sul lato amico delle trincee, riuniti in unità consistenti, in grado quindi di conquistare la superiorità aerea in determinati settori del fronte. Parallelamente ai combattimenti sul fronte, andò intensificandosi la “”battaglia”” tra le industrie aeronautiche. L’incremento nella produzione dei motori e delle cellule fu spettacolare. Nel primo periodo della guerra i contratti militari consentirono alle piccole aziende di svilupparsi e diventare industrie di rilievo. La francese Nieuport, ad esempio, incrementò il suo giro d’affari da 285.000 franchi nel 1914 a 26.4 milioni di franchi nel 1916. Anche altre industrie, soprattutto aziende automobilistiche come Renault e Fiat, si cimentarono nella produzione di motori aeronautici ed aerei. L’espansione fu più forte in Gran Bretagna: la sua industria aeronautica, che al momento di entrare in guerra era poco sviluppata e dipendeva quasi completamente ai motori francesi, al termine del conflitto era la più grande al mondo e dava impiego a circa 270.000 operai. Afflitta da carenza di operai specializzati e da importanti materie prime, la Germania perse la battaglia per la produzione. Nel 1917 i Tedeschi non riuscirono a produrre neanche mille velivoli al mese mentre nello stesso periodo Gran Bretagna e Francia insieme ne producevano 30.000 all’anno”” (pag 74)”,”QMIx-241″
“GRANT Ted”,”The Unbroken Thread. The Development of Trotskysm over 40 years.”,”Sulla ‘reazione termidoriana’ contro Lenin e Trotsky in Russia (pag 63-64)”,”TROS-303″
“GRANT Ted”,”History of British Trotskyism.”,”Ted Grant emigrated to Britain from South Africa in 1934, where he joined the Marxist opposition within the independent Labour Party and later the Labour Party. In 1938 he helped found the Workers International League which later fused to form Revolutionary Communist Party, in which he was a leading figure. Since then, he has played a leading role in the Trotskyist movement, has is regarded as the principal theoretician of Trotskyism in Britain and Internationally. With an introduction and postscript by Rob Sewell, Acknowledgments, Introduction, Postscript, Biographical notes, foto,”,”TROS-060-FL”
“GRANT Edward”,”Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale.”,”Edward Grant docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University. Autore de ‘La scienza nel Medioevo’ (Bologna, 1997).”,”SCIx-009-FSD”
“GRANZOTTO Gianni”,”Cristoforo Colombo.”,”‘Colombo conosceva gli alisei? Conoscere significa sapere, e in mare si sa per ceto solo ciò che si è sperimentato. Nessuno fino allora aveva sentito quella mano invisibile spingere alle spalle per migliaia di miglia. (…) Quel che Colombo sapeva sugli alisei lo sapeva di prima mano, l’aveva appreso al tempo del suo lungo soggiorno a Madera e durante il viaggio in Guinea, entrambi in acque atlantiche e proprio all’altezza della fascia tropicale dove corrono quei venti. Ma si trattava soltanto di assaggi; di piccoli tutti alle soglie del corridoio degli alisei senza occasione di spingersi oltre (…). Colombo si industriò molto per conoscere la reale natura degli alisei. Ne aveva intravisto la straordinaria utilità, che ai suoi occhi doveva sembrare provvidenziale. Chiese, indagò, intuì. Soprattutto indovinò. L’intuizione fu la grande arma che consentì a Colombo di vincere, una specie d’arma segreta che gli altri non avevano, una ispirazione sorretta dal genio, similmente a ciò che accade alle prime piume dei pioppi nell’aria di primavera. Non hanno anch’esse un aliseo che le spinge alle spalle? Questo per rispondere che Colombo in effetti non conosceva gli alisei, non conosceva la loro estensione e non conosceva la loro continuità. Questo no. Ma li aveva fiutati, li aveva sentiti a portata di mano. Assai probabilmente Colombo sarebbe arrivato dall’altra parte dell’Atlantico anche se non ci fossero stati gli alisei. Il fatto di trovarli, di scoprirne l’esistenza, rese il suo viaggio molto più praticabile. Gli diede anche più sicurezza, il fattore principale della speranza. In tutta la traversata non fu mai travolto dai dubbi o dalle avversità, pur procedendo nell’ignoto verso mete sconosciute. Furono gli alisei a sostenere il suo coraggio, gli alisei che lo seguirono fedelmente fino all’arrivo ai quali altrettanto fedelmente egli si affidò. Aveva commesso molti errori nel calcolare la geografia del mondo. Ma in questa divinazione dei venti non sbagliò’ (pag 148-150) “”Nel Prologo al Don Chisciotte, Cervantes mette piuttosto in ridicolo chi compila bibliografie in calce alla propria opera (…)”” (pag 341)”,”ASGx-059″
“GRANZOTTO Gianni”,”Vojussa, mia cara. Diario di guerra.”,”Di famiglia friulana, Gianni Granzotto è nato a Padova. Ha trascorso la giovinezza a Bologna, dove si è laureato in lettere nel 1936 con una tesi su Italo Svevo (non senza scalpore per le implicazioni politiche che a quell’epoca l’argomento sollevava). Ma il giornalismo, i viaggi, la guerra lo allontanano subito dalla letteratura. Lo ritroviamo infatti inviato speciale di grandi giornali, corrispondente da Parigi e New York, commentatore di politica alla televisione, “”moderatore”” di celebri, memorabili scontri. Ha tenuto in seguito, varie, importanti cariche amministrativa: consigliere delegato Rai, amministratore di giornali, presidente della Federazione Editori e presidente dell’Ansa. Ha pubblicato vari libri. ‘Vojussa’ è il suo ultimo libro completato pochi giorni prima della morte avvenuta improvvisamente a Roma nel marzo 1985. “”Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa”” “”5 maggio. Non ho più voglia di scrivere questo diario. Siamo a Kalibaki da tre giorni, alloggiati nei locali dell’ospedale. Trascrivo ordini di battaglia, comunicati, elenchi di reggimenti e divisioni, altitudini di quote perdute, riconquistate, riperse, riprese ancora. È ciò che chiamiamo pomposamente “”Diario Storico””. E coloro che morirono? Solo cifre, percentuali. E coloro che hanno combattuto? Appena qualche nome di generale o il numero di un reparto. Gli altri erano foglie sugli alberi. Le foglie di Ungaretti, i soldati: “”Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie””. Le pareti dell’ospedale sono bianche. Di sera si passeggia, si chiacchiera svogliatamente, si ascoltano ritornelli alla radio. Da qualche sera Radio Belgrado, in tedesco, trasmette una canzone stravagante, quasi misteriosa. Ha il ritmo di una marcia militare, ma è stranamente lenta, addirittura languida. La canta una donna dalla voce rauca, come fradicia per il bere, istigatrice di chi sa quali peccati. Sembra una canzone per soldati; eppure ha il timbro d’una canzone d’amore. Che c’entra con la guerra? C’entra, perché è una canzone triste. Ha per titolo un nome di donna. Si chiama ‘Lilì Marlene’.”” (pag 116-117) La meccanica della paura. “”La prima cosa che la guerra mi ha fatto capire è il meccanismo della paura. Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa, non vedevo e non sapevo nulla di ciò che accadeva al di là di un tiro di fucile dalla mia tana. Avevo paura, come tutti. Cercai di rendermi conto di che natura fosse questo sentimento così istintivo, di dove esso scaturisse, come agiva, che cosa lo portava a scomparire d’un tratto così come d’un tratto era entrato in me. La guerra mi diede tutte le risposte che io cercavo. Mi insegnò che la paura è, a suo modo, una dottrina dell’esistenza, una disciplina da imparare. Quello che la guerra mi ha fatto intendere molto presto è che non bisogna mai temere di aver paura, nel senso che non si deve affatto vergognarsene, e nemmeno cercare di rimuoverla con un soprassalto di volontà quando essa sta per apparire. Tanto la paura viene lo stesso. Si deve fare i conti con lei; e i conti, prima di impratichirsene, si debbono provare e riprovare. Poi occorre saper convivere con la paura per evitare di esserne dominati. Convivere significa vivere insieme senza darsi troppo impaccio reciproco, anzi con un certo grado di disinvoltura. Sarebbe disastroso lasciarsi signoreggiare dalla paura. Si resterebbe schiacciati, le membra e la mente avvinte come nella stretta di un serpente, inerti e disarmati. Ma altrettanto, lo spregio del pericolo. La paura non si può sfidare. Chi crede che il dimostrarsi intrepido sia fare bella mostra di sé è soltanto un insicuro. La paura non si deve subirla né sfidarla. Ma semplicemente impararla, apprenderne le regole, la ‘consecutio’, i dettami. Si scoprirà che la lezione della paura è preziosa, equivale alla presenza costante di una vedetta al nostro fianco. Ci può non desiderare un guardiano incaricato di dare il segnale del pericolo?”” (pag 119-120)”,”QMIS-038-FGB”
“GRARE Frederic”,”Le Pakistan face au conflit afghan 1979-1985. Au tournant de la guerre froide.”,”Frederic GRARE è nato nel 1961. E’ dottore in relazioni internazionali presso l’ Institut universitaire de hautes etudes internationales de Geneve, lavora attualmente per il programma di studi strategici e di sicurezza internazionale (PESI). Ha pubblicato nel 1995: -Frederic GRARE, Le Tadjikistan à l’ épreuve de l’ independance, in collaborazone con Mohammed-Reza DJALILI e nel 1996: -Frederic GRARE, La Russie dans tous ses états-“,”PAKx-009”
“GRAS Christian”,”Alfred Rosmer et le mouvement revolutionnaire international.”,”2° Internazionale socialdemocratica, sindacalismo rivoluzionario tendenza internazionale, lotta di minoranza, ruolo in 3° internazionale, internazionali rosse, lotte in CGT e PCF, disfatta dei zinovievisti, IV internazionale ‘La rivolution proletarienne’, opposizione di sinistra, natura di classe dello Stato staliniano, voce operaia.”,”MFRx-081″
“GRASS Martin LITZELL Gunilla MISGELD Klaus a cura”,”The World in the Basement. International Material in Archives and Collections.”,”Saggi di Martin GRASS, Ulf JÖNSON Lucy VIEDMA Lars GOGMAN Stellan ANDERSSON Mats MYRSTENER Marie HEDSTRÖM. I rapporti tra i sindacati svedesi e quelli sovietici. “”I comunisti hanno dominato i sindacati nel corso degli anni 1920, e hnel 1927 venne firmato un accordo di mutuo aiuto tra i sindacati dei minatori svedesi e sovietici. Quando il testo dell’ accordo divenne noto, si scatenò una furiosa disputa all’ interno del sindacato, ed anche all’ interno della Landsorganisationen, LO (la Confederazione sindacale svedese). Questo scontro finì con il ritiro dell’ accordo e l’ espulsione dei membri sindacali comunisti. La visione negativa da parte di LO del movimento sindacale sovietico era molto evidente ed emergeva dal testo di due distinti rapporti del solo 1928, di Ivar Vennerstrom e Paul Olberg””. (pag 47)”,”MEOx-073″
“GRASS Martin in collaborazione con Hans LARSSON”,”Labour’s Memory. The Labour Movement Archives and Library 1902-2002.”,”Ritrovamento archivi della Socialdemocrazia tedesca (SPD) all’interno della LO – Swedish Trade Union Confederation, 1967 (foto pag 35)”,”MEOx-131″
“GRASS Günter”,”Il mio secolo. Cento racconti.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). “”1982. A prescindere dai malintesi che ha palesemente scatenato la mia citazione della «perfida Albione», sono più che soddisfatto riguardo alla perizia eseguita per i cantieri Howaldt e il reparto di tecnica navale della AEG di Wedel, intitolata ‘Conseguenze della guerra delle Falkland’, ance vista con gli occhi d’oggi. Infatti, ammesso che i due sommergibili della serie 209, consegnati all’Argentina dalla Howaldt e il cui sistema di siluri elettronici viene considerato ottimale, fossero riusciti al primo colpo a essere impiegati con successo contro la task-force inglese, ad esempio affondando la portaerei ‘Invincible’ e così pure il trasporto truppe ‘Queen Elizabet’ utilizzato al massimo della capienza, questo doppio risultato avrebbe avuto conseguenze devastati per il governo federale, nonostante il suo atteggiamento dichiaratamente positivo nei riguardi della doppia risoluzione della Nato (1) e prescindendo dall’ormai inevitabile cambio di cancelliere (2). «Armamenti tedeschi impiegati contro alleati della Nato!», si sarebbe detto. «Impensabile!», scrissi, facendo al tempo stesso notare che persino l’affondamento del cacciatorpediniere ‘Sheffield’ e della nave da sbarco ‘Sir Galahad’ causato da aerei argentini di provenienza francese non avrebbe ridotto la portata di un eventuale successo conseguito da sommergibili di produzione tedesca. Certamente sarebbe venuta alla luce in maniera palese quella germanofobia che gli inglesi celano solo a fatica. «Unni», ci avrebbero definiti. Per fortuna, allo scoppio della guerra delle Falkland uno dei sommergibili Howaldt, il ‘Salta’, era alla fonda con danni alle macchine, mentre l’altro, il San Luis, è sì entrato in azione, ma con un equipaggio non sufficientemente addestrato che, come doveva rilevarsi, non era in grado di manovrare il complicato sistema elettronico AEG per il comando dei siluri. «Così, – ho scritto nella mia perizia, – la marina britannica e anche noi come nazione ce la siamo cavata con uno spavento», tanto più che si agli inglesi che noi abbiamo sempre presente l’eroica prima battaglia delle Fallkand dell’8 dicembre 1914, quando la squadra navale tedesca dell’Asia orientale, fino a quel momento baciata dal successo sotto il comando del leggendario viceammiraglio von Spee, venne annientata dalla supremazia britannica”” (pag 243-244) [Günter Grass, ‘Il mio secolo. Cento racconti’, Einaudi, Torino, 1999] [(1) Nel dicembre del ’79 i paesi europei aderenti alla Nato decisero di aumentare, a partire dell’83, le loro dotazioni di missili a portata intermedia se l’Unione Sovietica non avesse smantellato il proprio sistema missilistico; (2) Nel 1982 Helmut Kohl subentrò a Helmut Schmidt]”,”GERQ-001-FMDP”
“GRASS Günter”,”È una lunga storia.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). Contiene Cronologia vita e opere di Theodor Fontane”,”GERQ-002-FMDP”
“GRASSI Fabio”,”Gramsci e la ‘critica’ della diplomazia ‘tradizionale’.”,”Il libretto è composto di due saggi il primo su GRAMSCI e il secondo su GIOLITTI”,”GRAS-012 ITQM-039″
“GRASSI Enrico”,”L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx.”,”””””Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza”” [K. Marx, Il Capitale]”” [(in) Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] “”Nei prezzi tutto si maschera data la differenza tra profitto e plusvalore, e si maschera non solo al capitalista ma anche all’operaio (1). E’ essenziale capire cosa si cela, a parere di Marx, sotto la maschera dei prezzi. La famosa “”trasformazione dei valori in prezzi di produzione””, non deve essere intesa, a nostro parere come se i valori si possano esprimere matematicamente in prezzi; è vero piuttosto che i valori hanno ora perduto la forma e il ruolo che possedevano nelle astrazioni del I libro, per assumere forma e ruolo di prezzi dato che questi ultimi ormai non sono più una diretta filiazione dei valori. Infatti i prezzi non rappresentano più la somma meccanica dei valori incorporati, vale a dire non sono la loro espressione monetaria ma piuttosto la loro metamorfosi. Nei prezzi, secondo Marx, i valori ci sono e non ci sono. Ci sono perché il lavoro crea valore e le merci sono lavoro oggettivato; non ci sono perché nei prezzi lavoro e valore non corrispondono. Marx osserva come per l’intervento del saggio generale di profitto: “”Sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato diverso da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (2). Mentre nel I libro si hanno provvisoriamente prima i valori-lavoro e poi i prezzi, come derivati, nel III invece, cioè nella realtà, si hanno prima i prezzi e poi i valori (3). Non si annulla in tal modo il I libro, se ne rovescia soltanto il rapporto. Se nel I libro era il lavoro sociale incorporato in una merce individuale, e come tale misurabile con esattezza, a formare il prezzo, nel III vediamo che la concorrenza ha sconvolto tutto, unificando i capitali individuali in un solo capitale sociale. Li ha così incatenati alla stessa sorte, trasferendo le differenze tra capitale e capitale, in relazione alla divisione del profitto, dall’ammontare della parte variabile all’ammontare del capitale complessivo e rendendo impossibile la misurazione individuale del valore e del plusvalore. “”La trasformazione – dice Marx – dei valori in prezzi di produzione, impedisce di vedere la base su cui si fonda la determinazione del valore… Il profitto gli appare [al capitalista] come qualcosa che rimane al di fuori del valore immanente della merce. A questa idea viene ora pienamente data conferma, solidità, struttura; poiché infatti, se si considera una particolare sfera di produzione, il profitto aggiunto al prezzo di costo non è determinato dai limiti della formazione di valore che in esso avviene, ma è invece determinato completamente al di fuori di essi”” (4). E’ opportuno ricordare tuttavia che Marx non nega mai la legge del valore-lavoro, anche se nel III libro essa è applicabile soltanto al capitale complessivo. Ciò che nel I libro sembrava valido per un singolo capitale ora è valido solo per il capitale nella sua totalità. In esso plusvalore e profitto coincidono e non coincidono: coincidono dal punto di vista della totalità, non coincidono nelle parti, poiché si distribuiscono in modo ineguale, parallelamente ai prezzi.”” (pag 33-34) [Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] [(1) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214; (2) K. Marx, cit., sec. R. Rosdolsky, op. cit., p. 432; (3) Si veda anche la prefazione di Engels al III Libro; (4) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214]”,”MADS-609″
“GRASSI Enrico”,”Forme storiche del capitale e metodo marxista.”,”Materiale anche derivato da una discussione con G. PALA “”Marx nelle opere giovanili non ‘rovescia’ ancora la dialettica hegeliana :..”” (pag 17) Intelletto e ragione “”Nella ‘Sacra famiglia’ [Marx] ritorna, con un certo assillo, la polemica contro l’astrazione degli hegeliani mascherati alla Bauer. La loro critica “”è e rimane – si legge nel testo – una ‘vecchia donna, l’avvizzita e vedova filosofia hegeliana, che imbelletta e ritocca il suo corpo rinsecchito fino alla più ripugnante astrazione, e fa l’occhiolino per tutta la Germania cercando un pretendente”” (15). A questo sfogo assai significativo vale la pena di affiancare quel passo in cui Marx, oltre a ribadire la sua avversione all’astrazione, inizia la polemica contro la ragione. “”Se io, – dice Marx – dalle mele, pere, fragole, mandorle, reali mi formo la rappresentazione generale “”frutto””, se vado oltre “” immagino”” che “”‘il’ frutto””, la mia rappresentazione astratta, ricavata dalla frutta reale, sia un’essenza esistente fuori di me, sia anzi l’essenza ‘vera’ della pera, della mela, ecc., io dichiaro – con espressione ‘speculativa’ – che “”‘il’ frutto”” è la “”sostanza”” della pera, della mela, della mandorla, ecc. Io dico quindi che per la pera non è essenziale essere pera, che per la mela non è essenziale essere mela. L’essenziale, in queste cose, non sarebbe la loro esistenza reale, sensibilmente intuibile, ma l’essenza che io ho astratto da esse e ad esse ho attribuito , l’essenza della mia rappresentazione “”‘il’ frutto””. Io dichiaro allora, che mela, pera, mandorla, ecc. sono semplici modi di esistenza, ‘modi’ “”‘del’ frutto””. Il mio intelletto finito, sorretto dai sensi, ‘distingue’ certamente una mela da una pera e una pera da una mandorla, ma la mia ragione speculativa dichiara questa diversità sensibile inessenziale e indifferente”” (16.). Un solo concetto, essenziale per la ricostruzione del metodo di Marx, va sottolineato in questa opera, assumendo un peso notevole nella polemica antispeculativa: è il concetto di intelletto in contrapposizione al concetto di ragione. Nell’introduzione abbiamo visto come per Hegel l”ordinario intelletto umano (o senso comune)’ fissa gli opposti nella loro separazione, mentre la ragione sorpassa queste “”determinazioni divisive””, mediandole. In questa disputa tra intelletto e ragione, risvolto filosofico della polemica tra opposizione reale e opposizione dialettica, Marx si schiera decisamente dalla parte dell’intelletto. A conclusione di una prima fase della discussione sulla questione ebraica, rimprovera a Bauer l’uso del metodo hegeliano; dicendo che: “”La filosofia ‘speculativa’, specialmente la filosofia ‘hegeliana’, doveva di necessità, per poter rispondere, tradurre tutte le questioni dalla forma del sano intelletto umano nella forma della ragione speculativa, e doveva trasformare la questione reale in una questione speculativa”” (17). La ragione dialettica (o “”speculazione ubriaca””) ha la funzione di trasferire la vita reale nel mondo rasserenato dell’Idea, in una sorta di allegoria pacificatrice, in cui le opposizioni in lotta trovano uno stabile equilibrio. L’intelletto però non si caratterizza per essere soltanto l’altro dalla ragione speculativa, ma anche per l’adesione al materialismo. ‘Intelletto, materialismo e opposizioni reali’ sono, per il giovane Marx, l’uno la proiezione degli altri. Dalle pagine sul materialismo anglo-francese è possibile capire che la fonte di questa sua tematica non è Kant, come per anni si è detto in Italia, ma la polemica antimetafisica di Descartes e Locke, di Lamettrie e Helvetius, di Condillac e Bayle. “”Con la dissoluzione scettica della metafisica, – dice Marx – ‘Pierre Boyle’ non ha preparato solo la diffusione in Francia del materialismo e del sano intelletto umano”” (18). Anche Locke aveva dato un notevole contributo alla dissoluzione della metafisica quando “”aveva posto le basi della filosofia del bon sens, del sano intelletto umano, cioè aveva detto, per via indiretta, che non si dà alcuna filosofia separata dai sani sensi umani e dall’intelletto basato su di essi”” (19). Dovranno passare vari anni prima che Marx riesca a gettare le basi di una nuova teoria della conoscenza, che sappia distinguere, all’interno del materialismo, l’astrazione dal semplice riflesso della sensibilità nel pensiero”” [Enrico Grassi, Forme storiche del capitale e metodo marxista, 1979] (pag 19) [(15) ‘La sacra famiglia’, cit, p. 23; (16) Ivi, p. 71; (17) Ivi, p. 118; (18) Ivi, p. 167; (19) Ivi, p. 170 e p. 187]”,”TEOC-619″
“GRASSI Davide”,”La democrazia in America Latina. Problemi e prospettive del consolidamento democratico.”,”Davide Grassi (1956-) ha conseguito un Ph.D. in Scienza della politica presso l’Università di Chicago e ha studiato negli Stati Uniti. Attualmente (1999) insegna nell’Università di Torino.”,”AMLx-003-FMB”
“GRASSI-ORSINI Fabio QUAGLIARIELLO Gaetano a cura”,”Il partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell’ età dei sistemi politici di massa, 1918 – 1925.”,”In appendice (a cura di ORSINA Giovanni): composizione gruppi parlamentari 1920, 1921, 1922; variazioni e compatezza gruppi parlamentari. Fabio GRASSI ORSINI è docente ordinario di storia dei partiti politici all’ Univ di Siena. Tra le sue opere: -Il tramonto dell’ età giolittiana nel Salento (LATERZA, 1973) -Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo, 1896-1915 (MILELLA, 1980) -Il colonialismo italiano da Adua all’ impero (LATERZA, 1981) Gaetano QUAGLIARIELLO, ricercatore confermato, insegna storia dell’ Europa contemporanea all’ Univ dell’ Aquila. Tra le sue opere: – Studenti e politica (LACAITA, 1987) – La politica senza partiti. Ostrogorski e il dibattito sulla macchina politica tra ‘800 e ‘900’ (LATERZA, 1993). Ha curato l’ edizione italiana del classico di Mosei OSTROGORSKI ‘La democrazia ed i partiti politici’ (RUSCONI, 1991)”,”ITAD-012″
“GRASSO Marco ZINOLA Marcello”,”La strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia.”,”Marco Grasso, giornalista (1982) si occupa di cronaca giudiziaria e inchieste. Marcello Zinola, giornalista dal 1973 a ‘Il Lavoro’ redazione di Savona ha poi lavorato per le agenzie Agi e Ansa e vari quotidiani.”,”LIGU-001-FER”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917-1924.”,”Nella bibliografia cita la biografia di George Lansbury scritta da Raymond Postgate e quella di Arthur Henderson scritta da Mary Agnes Hamilton, l’ autobiografia di Philip Snowden e la ricerca ‘Socialism over Sixty Years: The Life of Jowett of Bradford’ di Fenner Brockway. La guerra russo-polacca vista da Londra. “”The Labour Party was pulled back to reality by the Prime Minister’s return from Spa. While admitting that the Polish invasion had been “”reckless and foolish””, Lloyd George contended that it provided no justification for Russia to destroy Poland as an independent nation. Great Britain could not fail to take an interest in Poland’s welfare, the Prime Minister said; under the League Covenant she was pledged to protect her independence. Article 10, inapplicable so long as Poland’s armies were advancing into Russia, was now introduced to condemn the reverse operation. Bolshevism, Lloyd George argued, could not be permitted to advance to the borders of Germany. These considerations, he explained, had led the Allies at Spa to commission Great Britain to deliver a note to Russia requesting an immediate armistice.”” (pag 101)”,”MUKx-150″
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917 – 1924.”,”Stephen Richards Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Foreword, Introduction, Bibliographical Note, Index, Harvard Historical Monographs”,”MUKx-018-FL”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”Kissinger ritratto di una mente.”,”Stephen Richards Graubard, nato nel 1024, è uno dei più autorevoli studiosi statunitensi di storia contemporanea e di scienza politica. Titolare della cattedra di storia alla Brown University.”,”BIOx-081-FL”
“GRAUDENZ Karlheinz SCHINDLER Hanns-Michael”,”Die deutschen Kolonien. Über 100 Jaher Geschichte in Wort, Bild und Karte.”,”Dokumentation und Bildmaterial Hanns Michael SCHINDLER.”,”GERx-058″
“GRAUR Mina”,”An Anarchist “”Rabbi””. The Life and Teachings of Rudolf Rocker.”,”Mina GRAUR è Research Fellow al Ben-Zion Dinur Institute for Research in Jewish History alla Hebrew University di Gerusalemme e presso il Jabotinsky Institute di Tel Aviv. E’ studiosa dei movimenti radicali e dell’ anarchismo ebraico, del giornalismo Yiddish e della storia dell’ eugenetica.”,”ANAx-097″
“GRAVE Jean a cura di Mireille DELFAU”,”Quarante ans de propagande anarchiste.”,”GRAVE era un uomo dal carattere difficile reso ancora più aspro dalla vita militante e dalle sue delusioni. La sua timidezza, la sua assenza totale di talento oratorio lo condanneranno per tutta la vita a chiudersi in se stesso e certamente a soffrire. Per la sua intransigenza dottrinale – era il ‘papa dell’anarchia’ – si urtò con quelli che nel movimento non la pensavano come lui, anche con i suoi collaboratori e amici. Quando GRAVE cominciò a scrivere queste memorie, aveva visto l’affondamento della 1° GM e passato la sessantina. Quando le terminerà, dieci anni dopo, egli viveva solo avendo rotto anche con gli ultimi amici, il dottor PIERROT e Paul RECLUS che lo collegavano ancora al grande periodo della sua vita, precendente al 1914, quello di Elisée RECLUS e Pierre KROPOTKINE. Le sue memorie risentono di questi rapporti.”,”ANAx-017″
“GRAVES Robert”,”Belisario. Romanzo.”,”Robert Graves (Londra 1895 – Majorca 1986) ha scritto romanzi, saggi critici e poesie.”,”VARx-005-FC”
“GRAVETT Christopher”,”Hastings 1066. La caduta dell’ Inghilterra sassone.”,”””La principale differenza tra l’ armamento inglese e quello normanno risiedeva nel fatto che gli inglesi usavano l’ ascia””. (pag 31) “”I normanni mantennero in vigore le migliori istituzioni anglo-sassoni: il governo, il sigillo reale, il mandato del sovrano, le numerose zecche che producevano monete di buona qualità. Le terre di quegli inglesi che erano morti o fuggiti furono assegnate prevalentemente ai normanni e ai loro alleati, specialmente bretoni e fiamminghi. Costoro guadagnarono posizioni influenti nella gerarchia ecclesiastica, costruirono castelli e magnifiche cattedrali di pietra. Gli inglesi erano considerati degli inferiori, ma la loro lingua sopravvisse a causa del gran numero di persone che continuava a parlarla. La cultura locale assorbì l’ efficienza normanna, una nuova dinastia salì al trono e l’ Inghilterra fu costretta a guardare al continente più che alla Scandinavia. Guglielmo morì nel 1087 per le lesioni interne subite durante la repressione di una rivolta a Mantes, nel Vexin, all’ altezza dei confini normanni. I suoi discendenti videro la graduale separazione dell’ Inghilterra dalla Normandia, mentre si sviluppava una razza indigena anglo-normanna.”” (pag 90) ISC1L-11″,”QMIx-143″
“GRAVETT Christopher”,”La guerra d’ assedio nel medioevo.”,”La diplomazia e il fattore sorpresa nella guerra d’ assedio. “”Spesso, tuttavia, la sorpresa scaturiva dal tradimento, che talvolta si manifestava sotto forma di un semplice rifiuto al rispetto del codice cavalleresco, come quando il conte angioino Geoffrey Martel fu ferito ad un braccio da un arciere, sulle mura, mentre stava discutendo le condizioni di pace durante un incontro davanti a Candé nel 1106. La ferita causò in seguito la morte.”” (pag 28)”,”QMIx-144″
“GRAWITZ Madeleine”,”Bakounine.”,”GRAWITZ è nata a Marsiglia, agrégée di diritto pubblico, ha insegnato alla facoltà di diritto di Lione prima di essere eletta professore di scienze politiche alla Sorbona (Paris-I). Direttore onorario dell’ Institut de formation syndicale di Lione ha pubblicato libri di scienze sociali, scienza politica e psicologia politica.”,”ANAx-099″
“GRAY Randal”,”Kaiserschlacht 1918. L’ ultima offensiva tedesca.”,”1918. “”La storia ufficiale britannica (1937) riporta un totale di perdite subite da Haig di 177.739 uomini, di cui 72.000 furono fatti prigionieri, almeno un terzp di questi erano feriti o gasati. Questi numeri equivalgono a una media giornaliera di 11.000 uomini tre volte quella della campagna della Somme del 1916. (…) Nessuna delle 30 divisioni di fanteria originali di Haig perse meno di 1.950 uomini, che corrisponde circa al 20 per cento. (…) Le perdite francesi ammontarono a circa 77.000 sulle 20 divisioni impiegate nel combattimento, indice di duri combattimenti. (…) Materialmente gli Alleati avevano perso 1300 cannoni, per la maggior parte britannici; 2000 migtragliatrici britanniche prese (…); circa 200 carri armati (tutti britannici); un imprecisato numero di autoblindo; decine di migliaia di cavalli; sedici campi d’ aviazione; e oltre 400 velivoli britannici senza contare un elevato ma imprecisato numero di aerei francesi.”” (pag 88)”,”QMIP-048″
“GRAY Alexander”,”The Socialist Tradition. Moses to Lenin.”,”L. Blanc, la questione del risparmio operaio, delle casse di risparmio. “”For all this evil Louis Blanc naturally claims that there can be only one remedy, that, namely, devised by Louis Blanc – in other words, a ‘saine organisation du travail’. His rather disgruntled frame of mind, his instinctive abhorrence of all moderation despite contrary professions, are well seen in his attitute towards the proposals of other well-meaning reformers. Take, for example, the whole question of savings and the estabilshment of Savings Banks as a means of raising the worker. Had Blanc been content to say that it is rather futile to expect savings from a worker, living under the harsh dispensation of the Iron Law of Wages, he would merely have been expressing the reasonably defensible. But, remembering that whatever is, is wrong, Louis Blanc must still be talking. What are these Caisses d’Epargne anyhow? Their deposits are only in part the fruit of honest labour. They are blind receivers of illicit profits: they receive -indeed after encouraging them – all who present themselves, ‘from the servant who has robbed his master to the courtesan who had sold her beaty’.”” (pag 223)”,”SOCU-144″
“GRAY Ezio M.”,”Il Belgio. Sotto la spada tedesca. Guerra senza sangue. L’invasione tedesca in Italia.”,”Nell’Europa politica dell’estate 1914, pacifismo ed armamenti erano nella loro efficenza massima. La vertigine dell’armarsi afferrava tutti i popoli: quelli che traevano dalla popolazione esuberante innumeri riserve militari e quelli che alla crisi di popolazione dovevano rimediare con la forma più ampliata e più redditizia del servizio militare; quelli che dovendo essere fortissimi sul mare dovevano anche impedire che chiunque altro spostasse il loro rapporto di superiorità e quelli che arrivando tardi nel campo della politica navale e coloniale volevano raggiungere gli altri compiendo ad enormi sbalzi ciò che altrove si era ottenuto con progressione uniformemente accelerata; quelli cui i cingressi diplomatici o le guerre sfortunate avevano tenuto incompleta o rapito violentemente l’unità nazionale e quelli che del problema di nazionalità proclamavano necessità e limiti oltremodo ampi per coonestare veri e propri tentativi di egemonia europea o mondiale.”,”QMIP-028-FL”
“GRAYLING A. C.”,”Il significato delle cose.”,”Grayling è professore alla University of London ed è un divulgatore assai noto in Gran Bretagna. Scrive sul Guardian, Financial Times, Literary Review e Times Literary Supplement. “”Il significato delle cose non sta nelle cose in sé, ma nel nostro atteggiamento verso di esse”” (Antoine de Saint-Exupéry)”,”FILx-026-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’ Università di Roma.”,”La concezione marxista del mondo e della società, teorie socialiste prima e dopo MARX, criticabilità della parte economica del marxismo, funzione valore di scambio, sopralavoro, macchine e conflitto imprenditori-consumatori, valore nella teoria marxista, plusvalore.”,”TEOC-067 MADS-241″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”””Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’ Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva un due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo tra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere””. (pag 50) “”In esse il grande economista (Vilfredo Pareto, ndr) esponeva alcune idee che mi sembrano molto importanti e che si possono riassumere così: 1. La scienza deve studiare i fatti, niente altro che i fatti. 2. Il valore non è un fatto reale, ma un concetto aprioristico ed arbitrario, introdotto da certi economisti per dati scopi. 3. Il solo fatto reale sono i prezzi. 4. Per progredire l’ Economia deve considerare i prezzi, non il valore””. (pag 66) “”Ricordo che, secondo certi articoli di Bevione sulla “”Stampa””, la Libia avrebbe risolto radicalmente il problema… della sovrapopolazione italiana. Sarebbe stato necessario controbattere queste menzogne con un corredo maggiore di conoscenze geografiche ed agricole. Il pubblico ama immensamente i fatti concreti. Mi ricordo che quando nelle mie conferenze antilibiche mi servivo dell’ ingrandimento di una carta geografica per dimostrare tra l’ altro che nella ricchissima Tripolitania non esistevano veri e propri fiumi, l’ interessamento e la meraviglia degli ascoltatori raggiungevano il diapason””. (pag 100) “”Un errore comune ai neutralisti di tutte le specie – errore che spiega in gran parte il loro stesso atteggiamento – fu quello di giurare sino all’ ultimo momento nella vittoria della Germania. Suggestionati da un quarantennio di predominio tedesco, essi ignoravano la potenzialità industriale degli Stati Uniti e non comprendevano il peso decisivo di un tale elemento in una guerra di anni. Ebbi occasione di oppormi varie volte a questa credenza, ma sempre inutilmente. Nessuno riconosce volentieri i propri errori, ma in nessun campo l’ amor proprio è così tenace come in politica”” (pag 106). 1893. “”Nel corso di una seduta drammatica l’ On. Giolitti dovette dimettersi da Presidente del Consiglio. Parve liquidato per sempre. Pochi anni dopo, per la sua abilità e l’ altrui smemoratezza, egli doveva ridiventare il padrone del paese.”” (pag 45)”,”MITS-203″
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Teoria ricardiano-marxista. “”Non meno gravi sono gli errori del Marx nel concepire l’ influenza del costo di produzione sul prezzo d’ equilibrio. Anche facendo astrazione dalle profonde differenze che esistono fra le nostre opinioni e quelle di Marx su ciò che si deve intendere per costo di produzione e sul fatto che questo costo non è la “”causa”” del valore, ma solamente – e non sempre – una delle sue condizioni certo molto importanti; un’ altra circostanza occorre chiarire, ed è che l’ influenza del costo di produzione sul prezzo dei beni in quantità variabili non è né così diretta nè così continuativa come apparirebbe dalla dottrina Ricardiano-Marxista.”” (pag 290)”,”TEOC-316″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”GRAZIADEI Antonio Antonio Labriola. “”Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo fra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere. Figlio di un modestissimo agente di prefettura, aveva seguito da giovane la Destra storica; avevo subito come i migliori intellettuali napoletani dell’epoca l’influenza dello Spaventa, ed aveva studiato i più grandi filosofi, dai greci ai tedeschi più recenti. A suo onore, egli considerava che la professione della filosofia dovesse tramutarsi in abito morale. Per questo, malgrado gli eccessi del carattere – ebbe sempre alto il senso della dignità e della responsabilità. Durante la dolorosa malattia che doveva portarlo alla tomba, raggiunse le altezze dello stoico. Dal punto di vista della teoria, egli era molto superiore agli altri socialisti italiani.”” (pag 50-51)”,”MITS-394″
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma.”,”Cancellare seconda collocazione in scheda Teoc-067 2° copia fondo Scucchia (in alcune pagine sue note manoscritte Teoria valore e teoria del plusvalore. “”La teoria del valore seguita dal Marx rappresenta dunque una speciale elaborazione delle dottrine appartenenti a quella scuola classica inglese, di cui il Ricardo fu il pensatore più profondo. Cadono in un gravissimo errore storico, quei marxisti i quali parlano come se la concezione del valore-lavoro fosse stata creata dal Marx di sana pianta. Nella sua prefazione all’edizione 1884 della “”Miseria della filosofia””, Federico Engels, polemizzando contro il Rodbertus che si riteneva plagiato dal Marx medesimo, scrive: “”Rodbertus crede così incomparabili le sue scoperte, che non gli viene neppur in mente che Marx abbia potuto da sè solo trarre da Ricardo le sue conclusioni””. Come è implicito in queste parole dello stesso Engels, l’originalità del Marx non sta nella teoria del valore-lavoro, ma nel fatto che di tale teoria egli si è servito per giungere alla dottrina del plusvalore”” [Antonio Graziadei, Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma, 1947] (pag 114)”,”MADS-241″
“GRAZIADEI KABAKTCEFF BARATONO LAZZARI TERRACINI BALDESI VACIRCA SCHIAVELLO ABBO BORDIGA SERRATI TURATI MAZZONI BOMBACCI MARABINI CAVINA GENNARI, discorsi”,”Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Livorno 15-21 gennaio 1921. Con l’aggiunta dei documenti sulla fondazione del Partito Comunista d’Italia.”,”Turati deforma il pensiero di Engels “”Noi siamo figli del Manifesto de 1848. Tutti! Soltanto noi siamo i figli di quel Manifesto, che accettiamo come una cosa che non si accetta come un dogma religioso, ma nel suo spirito, ponendolo nel suo tempo, integrandolo con le revisioni, i perfezionamenti, gli sviluppi che i tempi consigliano e che gli stessi autori e i più autorizzati interpreti del loro pensiero hanno solennemente consacrato nella dottrina. Io citai a Bologna la celebre prefazione alle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx, prefazione del suo continuatore più autorizzato, del suo, non dico braccio destro, ma cervello destro, di Federico Engels, in cui, dopo quasi mezzo secolo dal “”Manifesto dei comunisti””, se ne faceva dai più autentici interpreti la revisione confessando come, non per gioventù di uomini, ma per giovinezza del Partito nel tempo essi avessero sopravalutata la possibilità insurrezionale, avessero creduto a ciò che non volevano più. E la potete vedere, questa citazione, negli opuscoli che l’hanno diffusa: è una vera sconfessione del culto della violenza; ed essi confessano che si erano ingannati, che la storia li ha completamente smentiti, e che essa dimmostra come le classi che detengono il potere hanno più paura dell’azione legale del proletariato che dell’azione illegale e dell’insurrezione”” (pag 327) (dal discorso di Turati, seduta pomeridiana del giorno 19) Nell’ordine del giorno sono previste le relazioni di BORDIGA BIANCHI PIEMONTE VITTORE ANGELI GRAZIADEI GRAMSCI COLOMBINO SERRATI TREVES RIBOLDI CAMPANOZZI FILIPPETTI PASTORE BOMBACCI”,”MITS-431″
“GRAZIADEI Antonio, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Scritti scelti di economia.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”ECOT-203-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”TEOC-123-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura; testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI”,”L’ economia italiana: 1945-1970.”,”testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI. “”Ora in generale si può ritenere che, per ottenere una maggiore produttività, sarebbe stato necessario far luogo a un maggiore rapporto capitale-lavoro (intensità di capitale) e, quindi, a parità di incremento di occupazione, a maggiori investimenti complessivi. E qui sorge una prima, importante, questione. Si potrebbe essere indotti a ritenere che il grado di intensità di capitale conseguito nella realtà sia l’ esatto riflesso di una situazione in cui le convenienze all’ investimento erano determinate da una “”relativa abbondanza”” di lavoro e una “”relativa scarsità”” di capitale (…)””. (pag 299)”,”ITAE-133″
“GRAZIANI Augusto”,”Teorie e fatti economici.”,” Sulle relazioni tra gli studi economici in Italia e in Germania nel secolo XIX. (pag 117) “”Tuttavia non mancano singole relazioni, che pure hanno il loro rilievo. L’ Hermann nelle sue Staatswirtschaftliche Untersuchungen cita, or consentendo or dissentendo, l’ opera del Gioia: Nuovo prospetto delle Scienze Economiche e particolarmente si accosta alle conclusioni dello scrittore italiano nell’ analisi del valore corrente dei beni””. (pag 118) “”Uno dei più valorosi discepoli del Romagnosi, il Cattaneo, negli Annali universali di statistica del 1834 dedica al Deutsche Zollverein, un primo studio, nel quare ricorda i precedenti di quel trattato doganale fra l’ alta e la bassa Germania ed il contenuto fondamentale dei patti conclusi nel 1833″”. (pag 119)”,”ECOT-110″
“GRAZIANI Augusto”,”Sviluppo economico e produttività del capitale.”,”Ricardo: tre leggi fondamentali che regolano lo sviluppo economico: 1. legge dei rendimenti decrescenti in agricoltura (in rapporto alle produzioni agricole, fertilità suolo ecc.) 2. l’ interdipendenza fra livello della popolazione e livello dei salari reali 3. l’ esistenza di un livello minimo, determinato dalle esigenze psicologiche della collettività, al di sotto del quale i salari reali non possono discendere (pag 107-108) Ricardo accetta senza discussione la legge di Say”,”ECOT-145″
“GRAZIANI Augusto a cura; SPAVENTA Luigi MONTESANO Aldo CASAROSA Carlo ONOFRI Paolo JAPPELLI Tullio SELAN Valerio MORCALDO Giancarlo VACIAGO Giacomo SALVEMINI Maria Teresa”,”La spirale del debito pubblico.”,”Carlo Casarosa, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Pisa. Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Tullio Jappelli, professore associato di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Palermo. Aldo Montesano, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano. Giancarlo Morcaldo, Direttore nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Paolo Onofri, professore ordinario di Programmazione economica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Maria Teresa Salvemini, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Valerio Selan, professore associato di Scienza delle Finanze nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Luigi Spaventa, professore ordinario di Istituzioni di Economia politica nella Facoltà di Scienze demografiche, Statistiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Giacomo Vaciago, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-056-FL”
“GRAZIANI Augusto”,”I conti senza l’oste. Quindici anni di economia italiana.”,”Testi, articoli scritti tra il 1980 e il 1996. Augusto Graziani nato a Napoli nel 1933 è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma. Studioso dello sviluppo economico italiano e del Mezzogiorno in particolare, della politica economica e della teoria della moneta, ha pubblicato tra l’altro: ‘L’economia italiana dal 1945 a oggi’ (1989), ‘La teoria monetaria della produzione’ (1994), e il manuale ‘Teoria economica’ in due volumi (1992-93).”,”ITAE-408″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Dalla ricostruzione alla moneta europea.”,”Augusto Graziani (Napoli, 1933) è professore di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e accademico dei Lincei. Ha molte pubblicazioni al suo attivo tra cui ‘L’economia italiana e il suo inserimento internazionale’, in ‘Storia dell’Italia repubblicana’ (Einaudi, 1996). Le privatizzazioni. La manovra delle privatizzazioni venne sostenuta dal governo come strumento volto a ridurre lo stock di debito pubblico (pag 200-) L’ ideologia delle privatizzazioni condusse alla riduzione progressiva del campo di attività dell’ Iri (pag 201-)”,”ITAE-409″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Estratto dal volume: “”L’economia italiana dal 1945 a oggi””.”,”Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-091-FL”
“GRAZIANI Augusto MESSORI Marcello, a cura, saggi di Bernard SCHMITT Élie SADIGH J.A. KREGEL Anna MARICIC Carlo BENETTI Jean CARTELIER Francesco FARINA Richard ARENA Michel DE VROEY Adriano GIANNOLA André ORLÉAN”,”Moneta e produzione.”,”Augusto Graziani professore ordinario di poltica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Marcello Messori è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata.”,”ECOT-166-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura, Saggi di Marcello DE CECCO Riccardo PARBONI Giorgia GIOVANNETTI Giuliano CONTI”,”Il dollaro e l’economia italiana.”,”Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Universotà di Napoli. Giuliano Conti professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Marcello De Cecco professore ordinario di Politica economica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma. Giorgia Giovannetti ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Roma. Riccardo Parboni professore ordinario di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena.”,”ITAE-152-FL”
“GRAZIANO Luigi”,”La politica estera italiana nel dopoguerra.”,”GRAZIANO Luigi nato a Valenza Po nel 1939, laureato in economia e diplomato in Relazioni internazionali all’Istituto d’Etudes Politiques dell’Università di Parigi. Vive a Milano. Lavora all’ISPI (1968). Sul personale diplomatico italiano. “”Diversamente dalla Francia, ove l’Ecole Nationale d’Administration (scuola post-universitaria) è la via severa ed obbligata per accedere alle principali carriere amministrative, fra cui quella degli esteri, in Italia non esiste alcuna preparazione uniforme alla carriera. Taluni frequentano il centro di Bologna dell’Università americana Johns Hopkins, altri il Seminario dell’ ISPI, la maggior parte si prepara privatamente appoggiandosi spesso a Roma a professori esperti, fra l’altro, nell’intuire i possibili temi dei prossimi esami. Si aggiunga che specie in storia e in economia, per l’assenza di buoni testi italiani di sintesi, ci si avvale generalmente di opere straniere, ad esempio il Duroselle per la prima ed il Samuelson per la seconda””. (pag 33) Mancata epurazione. “”Leggendo gli elenchi del personale del 1957 e di fronte al recupero spettacolare di diplomatici prefascisti, si ha l’impressione che almeno sotto tale profilo la Repubblica sia venuta invano. Riportiamo dal Kogan (op citata, tabella n. 6, pag. 165) il seguente prospetto: ‘Anno di entrata nel servizio esteri dei funzionari di carriera (in servizio nel 1957). Ambasciatore: Prima del 1940: 11 Dopo il 1948: 1 Totale: 12 (…) Tutti i gradi (totali) Prima del 1940: 308 Dopo il 1948: 183 Totale: 491 (Fonte: Ministero degli affari esteri, Elenchi del personale, 1958)’. In altri termini negli anni ’50 praticamente tutte le ambasciate e le direzioni generali dell’amministrazione centrale erano nelle mani di diplomatici entrati in carriera al tempo del regime fascista””. (pag 35-36)”,”ITQM-176″
“GRAZIANO Luigi BERTA Giuseppe KELIKIAN Alice VANGELISTA Chiara SALVADORI Roberto Giuliano CARMAGNANI Marcello MANTELLI Giovanna D’AROMA Antonio MARTINOTTI DORIGO Stefania SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora MATTIOLI Raffaele”,”Bentley e la scienza politica comportamentista (Graziano); Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860) (Berta); Industria e sindacalismo a Brescia: dalla mobilitazione industriale alla legge sindacale (Kelikian); Immigrazione, struttura produttiva e mercato del lavoro in Argentina e in Brasile (1876-1914) (Vangelista); Il Cile nella pubblicistica e negli studi italiani (Salvadori); Fonti quantitative italiane relative all’emigrazione italiana verso l’America Latina (1902-1914). Analisi critica (Carmagnani e Mantelli); Lettere di Luigi Einaudi a Pasquale D’Aroma (1914-1927), (Antonio D’Aroma e Martinotti Dorigo); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi, a cura).”,” “”Per sostanziare tale ideologia liberistica, Wilson (a) chiamò a collaborare con lui uomini come William Nassau Senior, Herbert Spencer, Thomas Hodgskin, che furono così i portavoce dell’etica produttivistica delle ‘middle classes’ (6). Il liberismo non era comunque destinato a rimanere una componente minoritaria del sistema politico inglese. L’abolizione dei dazi granari nel 1846 segnò il trionfo dell’ Anti-Corn Law League e del partito di Cobden e Bright e l’inizio di quel che Marx avrebbe chiamato «il Millennio liberoscambista» (7), mentre nel 1851 la Great Exhibition di Crystal Palace e la visita della regina Vittoria nel Lancashire misero definitivamente in luce che i gruppi capitalistici e industriali erano divenuti forza determinante nella gestione dello Stato (8). Con la sua ascesa al vertice dello Stato, la classe politica liberale vedeva necessariamente mutare anche il proprio rapporto con le forze sociali che erano escluse dal potere ed esercitavano verso di esso una pressione esterna. Veniva a mutare, in particolare, il rapporto con la classe operaia, di cui non si poteva più cercare l’appoggio sul terreno politico, rigettandone al contempo le rivendicazioni economiche. Il declino del movimento cartista aveva avuto la conseguenza di dare impulso all’espansione e al consolidamento dell’unionismo operaio, che aveva ormai conquistato, alla metà del secolo, un’autonoma rilevanza con cui la classe dirigente doveva fare i conti. Il suo progetto di governo venne non poco turbato dai problemi inerenti alla legittimità della mediazione sindacale nella contrattazione con i lavoratori e alla compatibilità delle Trade Unions con l’ordinamento economico e civile liberale. Non dovette essere facile per la classe dirigente passare, nel giro di pochi anni, da un rifiuto incondizionato dell’organizzazione operaia a un riconoscimento cauto ma effettivo della sua funzione positiva. Fatto sta che dal travaglio cui andarono sottoposte le relazioni industriali negli anni cinquanta uscì soltanto sconfitto il dottrinarismo liberistico più schematico, ed emerse quel tipico pragmatismo che avrebbe guidato di lì alla fine dell’Ottocento le scelte della classe politica liberale in materia di questioni di lavoro. Questo processo storico, che può essere a pieno titolo descritto come una fase progressiva di «liberalizzazione» (9), ebbe una rappresentazione fedele nei commenti e nelle riflessioni che l’«Economist» dedicò ai fenomeni dell’unionismo operaio e degli scioperi”” (pag 131-132) [Giuseppe Berta, ‘Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860)’], (in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, vol. IX, 1975, stampa 1976] [(a) James Wilson fondatore de ‘The Economist’ (primo numero 2 settembre 1843); (6) Cfr. H. Scott Gordon, arti.cit., passim.; (7) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1956, vol. I, t. 3, p. 100; (8) Cfr. R. Boyson, ‘The Ashworth Cotton Enterprise. The Rise and Fall of a Family Firm, 1818-1880’, Oxford, 1970, p. 228; (9) Cfr. J. Foster, ‘Class Struggle and the Industrial Revolution. Early Industrial Capitalism in Three English Towns’, London, 1974, cap. 7]”,”ANNx-008-FP”
“GRAZIANO Luigi”,”Clientelismo e sistema politico. Il caso dell’Italia.”,”L. Graziano (Valenza Po, 1939) ha studiato a Roma, all’Istituto di Studi politiic di Parigi e a Princeton dove ha conseguito il Ph.D. in scienza politica. E’ stato poi professore incaricato di politica comparata nella Facoltà di Scienze politiche di Torino. E’ autore tra l’altro di ‘Bentley e la scienza politica comportamentista’ (1975).”,”ITAP-013-FMB”
“GRAZIOLI Stanislao a cura”,”Giolitti e la nascita dei partiti italiani.”,”””Nel marzo del 1914 il partito radicale, dove ormai preponderava la Sinistra, uscì dal governo. Giolitti aveva ancora la maggioranza, ma preferì dimettersi, secondo il suo vecchio metodo di lasciare il potere nei momenti difficili. Tutti prevedevano che sarebbe rientrato al governo dopo una vacanza di pochi mesi. La successione andò a Salandra, uomo della Destra. Anche il suo governo si reggeva sulla maggioranza controllata da Giolitti, ed assumeva così i caratteri di una vera e propria luogotenenza. Il governo Salandra doveva però segnare la fine dell’età giolittiana, con la sua scelta di parteciapre alla guerra europea. (…) Dopo lunghe vicissitudini le trattative [dell’Italia di Salandra, ndr] con gli Imperi Centrali fallirono, mentre quelle con l’Intesa sfociarono in un trattato segreto, il Patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava ad entrare in guerra entro brevissimo tempo, in cambio di ingenti vantaggi territoriali a spese dall’Austria, in caso di vittoria. Queste trattative furono condotte nel massimo segreto, mentre nel paese infuriava la polemica. L’Italia si trovò quindi impegnata all’intervento senza che alcuno, al di fuori della ristretta cerchia del governo e della corte, ne fosse informato, e senza che fossero rese di pubblico dominio le condizioni dell’accordo. Giolitti dichiarò sempre la sua posizione di neutralità; egli pensava che dalla neutralità e non dalla guerra l’Italia potesse ricavare “”parecchio””, e si rendeva conto che la guerra era destinata a durare a lungo: troppo grandi erano le forze in gioco e il “”debellare i due imperi militarmente più organizzati del mondo”” non poteva essere questione di mesi. A ciò si aggiungeva che la guerra avrebbe comportato tali trasformazioni nel paese di spezzare definitivamente il sistema di forze mediante il quale egli aveva fino allora governato e che aveva consentito un quindicennio di progresso”” (pag 60) Trattati segreti (pag 69-71) “”La tradizione italiana, appoggiata anche dalla situazione di fatto che destinava l’Italia fuori del giro delle grandi potenze, ciò che diminuiva l’interesse pubblico per questi problemi, vedeva la politica estera come un campo per lo più riservato al re, e su cui il governo aveva sì un’influenza, ma abbastanza relativa. Era il tempo della diplomazia segreta; trattati dell’importanza della Triplice Alleanza dovevano restare segreti per moltissimi anni. Giolitti non si discostò sostanziamente da questa tradizione; i suoi interessi si rivolgevano soprattutto alla politica interna, che era il campo dove si giocava l’avvenire dell’Italia per i prossimi anni. In politica estera egli realizzò un certo ravvicinamento con Francia ed Inghilterra, per riequilibrare gli impegni presi con la Triplice ed acquistare una posizione intermedia tra Imperi Centrali e nazioni occidentali che avrebbe dato un certo peso e un certo spazio d’azione all’Italia. Più che i contenuti della sua politica estera interessano però qui i modi con cui la portò avanti, soprattutto rispetto alla guerra di Libia. Giolitti accettava pienamente il metodo della diplomazia segreta: il paese e il Parlamento non dovevano entrare nel delicato mondo diplomatico, non potevano influire, se non come dato di fatto, sugli accordi che gli Stati prendevano fra loro e sui delicatissimi congegni di questi accordi. Sintomatico in questo senso fu l’atteggiamento di Giolitti nei confronti del Parlamento per la guerra di Libia: tutte le decisioni furono prese a Camera chiusa, per impedire che una discussione parlamentare ridesse fiato alle forze contrarie all’operazione, che erano rimaste sorprese e battute dall’improvvisa campagna libicista. Tutta la preparazione diplomatica all’impresa era stata effettuata e completata nel più assoluto segreto e l’inizio era stato reso noto solo dopo essere stato già irrevocabilmente deciso. Pochi anni dopo, Giolitti doveva cambiare completamente opinione sulla diplomazia segreta e diventarne il più deciso oppositore. A provocare il suo mutamento fu l’entrata in guerra, decisa, come abbiamo visto, al termine di trattative condotte nel segreto più completo, segreto nel quale restò, fino alla sua divulgazione da parte dei rivoluzionari russi, anche il Patto di Londra, che costituiva un impegno irrevocabile perché coinvolgeva lo stesso re. Nessun controllo era stato possibile su una decisione che coinvolgeva tutto il paese; Giolitti stesso ne venne a conoscenza, e solo nei termini generali, appena pochi giorni prima dell’entrata in guerra. Fu inutile il suo intervento in extremis; il sovrano era impegnato e con esso tutta la nazione, sebbene ignara. Questa esperienza fece sì che Giolitti comprendesse i pericoli insiti nel metodo della diplomazia segreta che, togliendo i problemi al pubblico dibattito, non permetteva che ne fossero sviscerati fino in fondo tutti gli aspetti e che fosse effettuato un efficace controllo. Si era ritorto contro di lui il metodo che egli aveva usato per la guerra di Libia; le forze neutraliste erano rimaste disorganizzate e non avevano potuto esprimersi per quello che erano, cioè la maggioranza del paese.”” (pag 69-70-71) Conseguenze sociali della prima guerra mondiale “”La guerra richiese uno sforzo inimmaginabile a tutte le potenze belligeranti; per cinque lunghi anni l’Europa fu sconvolta e milioni di persone furono trascinate nell’immenso scontro. Lo spostamento di grandi masse di uomini gettati nelle trincee, e la vita che nelle trincee si conduceva, furono causa, quasi in ogni paese, di grandi mutamenti sociali. Già durante la guerra era scoppiata la rivoluzione bolscevica, che aveva distrutto l’impero degli Zar, e subito dopo la Germania e tutta l’Europa Orientale furono squassate da crisi rivoluzionarie di grande portata. L’Italia, pur vincitrice non poté restare immune dagli sconvolgimenti postbellici; i contadini del Sud erano andati sotto le armi e avevano provato la vita del fronte; per la maggior parte di loro si trattava del primo contatto con le regioni del Nord, tanto più favorite di quelle meridionali e tanto meglio organizzate sul piano sociale. Questo incontro tra i contadini del Sud e la civiltà del Nord, unito alla disciplina militare e alla consuetudine all’uso delle armi, doveva essere foriero di gravi scompensi sociali e politici, perché i contadini non potevano più accettare passivamente, dopo gli anni della guerra, la situazione del Mezzogiorno. La guerra doveva inoltre creare un gran numero di spostati, giovani la cui educazione era stata troncata a metà e che avevano passato quattro anni a combattere; questi giovani non potevano reinserirsi facilmente nella vita civile, e su di essi fece presa con facilità, a guerra finita, la propaganda fascista.”” (pag 75)”,”ITAA-143″
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e industria in Unione Sovietica 1917 – 1953.”,”GRAZIOSI è ricercatore presso il Dipartimento di Teoria e Storia dell’economia pubblica dell’Università di Napoli. Ha dedicato vari saggi all’esperienza sovietica curando inoltre l’edizione di documenti diplomatici sulla collettivizzazione e la carestia degli anni Trenta in Ucraina e quella di testi di storici e economisti, tra cui, in collaborazione con Augusto GRAZIANI, l’opera di TUGAN-BARANOVSKIJ sulla moneta. Edward BUCA era uno dei dirigenti dello sciopero di Vorkuta del 1953 poi processato (vedi foto)”,”RUSU-016″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’ Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Questo libro raccoglie due saggi concepiti e scritti come lezioni per il ‘Manuale Donzelli di Storia contemporanea’. Andrea GRAZIOSI insegna all’Univ di Napoli. Ha lavorato presso l’Univ di Yale, l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Soviet Peasant War’, (CUP, 1996), ‘I bolscevichi e l’ Ucraina, 1918-1919′ (in russo), )(MOSCA, 1997), e ha curato il volume ‘Lettere da Kharkov’ (TORINO, 1991).”,”EURC-032″
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Questa sintesi, già pubblicata in USA, si basa in larga parte su nuovi materiali d’ archivio. L’A ricostruisce i vari atti del grande scontro che oppone in URSS i due grandi vincitori emersi dalla ‘guerra civile’ fino al suo tragico epilogo della carestia del 1932 – 1933 e traccia la storia di un peculiare processo di ‘modernizzazione’ basato sulla spietata repressione della partecipazione autonoma della popolazione. Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’.”,”RIRO-151″
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”GRAZIOSI Andrea insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Maurice Barres, che dal 1892 al 1897 si era definito socialista, dedicò…il ciclo ‘Energie nationale’ alla Lorena occupata, predicò un antisemitismo aggressivo, necessario a ‘purificare’ la nazione (sono gli anni del caso Dreyfus), e avvertì ‘la possibilité et la necessité de fondre le socialisme et le nationalisme’, “”presentendo”” in tal modo il fascismo…”” (pag 114)”,”RUSU-137″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica. 1914-1945.”,”GRAZIOSI A. professore di storia contemporanea all’Università di Napolli Federico II, ha insegnato storia sovietica nelle università di Yale e Harvard e all’Ecoles des Hautes Etudes. Dal 1992 codirige a Mosca la serie ‘Documenti di storia sovietica’. Ha pubblicato varie opere (v. bibliografia)”,”RUSS-207″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Unione Sovietica in 209 citazioni.”,”Lenin visto da W.S. Woitinsky (pag 25): …Lenin credeva che un partito rivoluzionario avesse bisogna anche di mascalzoni obbedienti per i lavori sporchi… “”(Stalin) è impazzito. Crede di potere tutto, che è lui da solo a reggere ogni cosa, che tutti gli altri sono sono d’intralcio”” (Bucharin a Trotsky, fine 1923) (pag 47) “”Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi tra il grottesco e il terroristico a sottomettersi a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato (…). Alla fine del secolo XVIII i vari movimenti [dell’accumulazione originaria] vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. I metodi poggiano in parte sulla violenza più brutale, come p. es. il sistema coloniale. Ma tutti si servono del potere dello stato, violenza concentrata e organizzata dalla società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione (…). La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. E essa stessa una potenza economica”” [K. Marx, La cosiddetta accumulazione originaria] [(in) ‘La legge fondamentale della accumulazione socialista’, in N. Bucharin e E. Prebrazenskij, L’accumulazione socialista, a cura di Lisa Foa, 1972, pp. 13 ss; in K. Marx, Il Capitale, libro primo, vol 3. cap. 24, La cosiddetta accumulazione originaria, 1952 , pp. 196, 210 (…)] [(in) Andrea Graziosi, L’Unione Sovietica in 209 citazioni, 2006] (pag 51)”,”RUSS-230″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov.”,”EURC-013-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione Sovietica 1945-1991.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-047-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica 1914-1945.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSS-033-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”Andrea Graziosi insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Nel 1912 sarebbe stata la volta della Cina, dove, ponendo fine alla “”più antica delle grandi monarchie militari del mondo””, Sun Yat-sen proclamò la repubblica in base ad uno slogan, “”democrazia, nazionalismo, socialismo””, che acquista nella nostra prospettiva un significato ed una valenza particolari”” (pag 161)”,”RUSU-014-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’. Machno. “”Fu così che nella tarda primavera del 1918, mentre le campagne russe cominciavano a fare i conti con le politiche del nuovo regime, cominciò in Ucraina un fenomeno sociale di interesse straordinario. Vi si sviluppò allora quello che fu, con la possibile eccezione della contemporanea rivoluzione messicana, il primo esempio di un ‘movimento di liberazione nazionale a base contadina e contenuto sociale’ di un secolo che era destinato a vederne un’intera serie. Naturalmente, proprio perché fu il primo, e a causa delle peculiarità ucraine, esso ebbe tratti a volte confusi, ma direi inconfondibili. La natura di questo movimento non venne capita né dalla maggioranza dei nazionisti ucraini che pure a fine anno, cavalcandolo, riuscirono a conquistare il potere per qualche settimana, né dai bolscevichi locali”” (pag 34)”,”RIRO-018-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e Industria in Unione Sovietica (1917-1953).”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-143-FL”
“GREAVES Desmond C.”,”La crisi irlandese.”,”Contiene: VIII. L’Irlanda e la politica estera inglese; IX. L’Irlanda e il movimento operaio (pag 128-148) Lloyd George definiva l’Inghilterra “”il paese più instabile del mondo”” (a rischio rivoluzione sociale) (pag 128)”,”IRLx-001-FB”
“GREAVES C. Desmond”,”The Life and Times of James Connolly.”,”C. Desmond Greaves’s The Life and Times of James Connolly, first published in 1961, is a major contribution to the history of Ireland’s fight for freedom and is widely recognised as a standard biography of the greatest of all Irish Labour leaders.”,”IRLx-004-FL”
“GREBING Helga a cura; saggi di BRANDT Peter EUCHNER Walter KOLB Eberhard LÖSCHE Peter LÖWENTHAL Richard MILLER Susanne VON OERTZEN Peter POTTHOFF Heinrich RITTER Gerhard A. RÜRUP Reinhard SCHARRER Manfred WEBER Hermann WINKLER Heinrich August”,”Die deutsche Revolution 1918/19.”,”Una nuova analisi della rivoluzione tedesca condotta da una nuova generazione di storici della Germania Ovest negli anni 1960 e 1970.”,”MGER-131″
“GRECO Pietro”,”Einstein e il ciabattino. Dizionario asimmetrico dei concetti di interesse filosofico.”,”Pietro Greco è giornalista scientifico e vicedirettore del Master in comunicazione della scienza della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) a Trieste.”,”FILx-147-FL”
“GRECO Lorenzo”,”Dubbiosi disiri. Famiglia ed amori proibiti nella narrativa italiana fra ‘800 e ‘900.”,”Voume semi intonso”,”VARx-002-FMB”
“GREEMAN Richard”,”Victor Serge and the Novel of Revolution (1991); Memoirs of a revolutionary. A review of Susan Weissman, Victor Serge: The Course Is Set On Hope, Verso, 2001.”,”L’ opera letteraria di SERGE ha profonde radici sia nella tradizione letteraria francese che in quella russa. SERGE quand’ era giovane a Parigi tradusse dei lavori di modernisti russi pre-rivoluzionari. Dopo l’ arrivo in Russia si collegò a scrittori, traduttori, polemisti e critici dell’ epoca immediatamente post-rivoluzionaria. Partecipò ai dibattiti sulla cultura proletaria degli anni 1920 e 1930. (pag 3-4)”,”SERx-049″
“GREEN John”,”Engels. A Revolutionary Life.”,”GREEN John è un giornalista ed ex documentarista Tv, ed esponente sindacale. E’ autore pure di ‘Ken Sprague, people’s artist’.”,”MAES-086″
“GREEN Timothy”,”The New World of Gold. The inside story of the mines, the markets, the politics, the investors.”,”GREEN Timothy è un consulente sul mondo del mercato dell’oro. Ha scritto pure ‘The New World of Diamonds’. Inseriti nel libro: ritagli originali di giornali sul tema “”Yet, apart from its aesthetic appeal, gold has no intrinsic value. It is hard to imagine being cast up on a desert island with anything more useless than gold. Many primitive societies, particularly in the Pacific, have managed very well with no gold at all. They simply adopted the sperm whale-tooth standard, the boars-with-curved tusks standard or the shell standard. The Solomon Islands selected a standard by which 500 porpoise teeth bought one wife with good qualities. Lower down the scale, one shell ring equalled one human head, one very good pig, or one male slave of medium qualities. Samoa was happier withe the mat standard. “”No lover of money was ever fonder of gold than a Samoan was of his fine mats,”” wrote one historian of the Pacific Island (George Turner, Samoa a Hundred Years Ago, London, 1884). There is equal logic – or perhaps lack of it – in the hoarding of mats and gold. As the economist Paul Einzig pointed out, “”The production of shell money in the Pacific for the sake of being piled up in the house of a chief …. is neither more futile nor less futile than the labor spent on the mining of gold for the sake of being able to bury it once more in the vaults of Fort Knox (Paul Einzig, Primitive Money, London, 1948). In fact, for all the trumpetings about gold, it has been available in any real quantity just for the last 130 years. The true gold standard existed only in the 50 years preceding World War I. Before the California rush of 1848 to 1849 ushered in an “”Age of Gold””, the metal was in very short supply. Indeed, some calculations suggest that up to 1850 scarcely ten thousand tons of gold had been mined since the beginning of Time. There simply would not have been enough to implement a gold standard it. It had been used merely as a commodity valuable for ornamental purposes and as a store of wealth for kings, princes, the Church and rich merchants”” (pag XX) L’oro ha la proprietà di essere inalterabile (agli agenti atmosferici, non si ossida ecc.) e inattaccabile dagli acidi…in più è duttile e malleabile come pochi altri metalli”,”ECOI-329″
“GREEN Francis NORE Petter PAGANETTO Luigi a cura di, Scritti di Sam AARONOVITCH Bettina BERCH Monika BEUTEL Ben FINE Andrew GLYN Lawrence HARRIS Sue HIMMELWEIT Rhys JENKINS Simon MOHUN Bob SUTCLIFFE”,”Economia: un contro – testo.”,”Francis Green I am Professor of Work and Education Economics in UCL Institute of Education, London. Petter Nore Director and Head of Department at Norwegian Agency for Development and Cooperation..”,”ECOT-229-FL”
“GREENBERG Stanley B.”,”The Two Americas. Our Current Political Deadlock and How to Break It.”,”GREENBERG Stanley B. è CEO di Greenberg Quinlan Rosner Research. E’ stato consigliere politico di Bill Clinton e del vice Presidente Al Gore, di Tony Blair e Nelson Mandela, Gerhard Schroder e altri ecc. E’ autore di ‘Middle Class Dream’.”,”USAS-202″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’ imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”GREENE è noto per i libri e i film che ha dedicato a Cina e Vietnam.”,”USAP-030″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’imperialismo.”,” L’imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”USAQ-007-FF”
“GREENFIELD Kent Roberts”,”Economia e liberalismo nel Risorgimento. Il movimento nazionale in Lombardia dal 1814 al 1848.”,”GREENFIELD Kent Roberts (1893-1967) specialista di storia italiana moderna e contemporanea (ha insegnato per dodici anni, 1930-1942, alla J. Hopkins). Ha diretto una storia militare della guerra in 50 volumi.”,”ITAB-302″
“GREENHILL Kelly M.”,”Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera.”,”Kelly M. Greenhill insegna scienze politiche e relazioni internazionali alla Tufts University ed è ricercatrice ad Harvard presso la Kennedy School fo Government. A pubblicato altre opere tra cui ‘The Use of Force: Military Power and International Politics’ (con Robert J. Art)”,”QMIx-292″
“GREENSPAN Alan”,”L’era della turbolenza. (Tit.orig.: The Age of Turbolence)”,”GREENSPAN A.. nasce nel 1926 a Washington Heights, vicino a New York. Ha studiato musica e lavorato come musicista professionista. Si è laureato in economia alla New York University. Nel 1954 è uno dei fondatori della società di consulenza economica Townsend-Greenspan. Dal 1974 al 1977 ricopre il ruolo del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante l’amministrazione Ford. Nel 1987, Reagan lo nomina presidente della Federal Reserve.”,”ECOI-270″
“GREENSPAN Alan”,”Le Temps des turbulences.”,”GREENSPAN Alan presidente carismatico della FED Federal Reserve durante la presidenza di Ronald REAGAN , George H.W. BUSH, Bill CLINTON e George W. BUSH. Per 18 anni ha seguito le vicende dell’economia mondiale e è stato uno dei principali attori durante il crac del 1987, la crisi giapponese e sud-americana, la caduta del muro, l’11 settembre ecc. Nella postfazione inedita l’A ritorna sulle conseguenze della crisi dei subprime. “”Mes recherches furent publiées au printemps 1952 dans deux longs articles de ‘Business Record’ intitulés “”L’économie de la puissance aérienne””. J’ai entendu dire ensuite que certains planificateurs du Pentagone avaient été surpris de constater à quel point mes estimations coïncidaient avec les chiffres classés secret. Plus important pour moi, l’information avait attiré l’attention des lecteurs. Des sociétés membres m’ont réclamé des détails supplémentaires sur mes calculs.”” (pag 63) “”En 1957, je travaillais avec les compagnies sidérurgiques depuis plusieurs années. A la fin de cette année-là, je sui allé à Cleveland présenter un rapport au comité exécutif de Republic Steel, dont le directeur géneral était Tom Patten. Mon système indiquait que les stocks augmentaient rapidement et que le taux de croissance de la production du secteur dépassait de beaucoup celui de la consommation d’acier. Il fallait l’abaisser pour arrêter cette accumulation. Et ce n’était pas seulement la sidérurgie qui se trouvait face à un gros probléme.”” (pag 69)”,”USAE-079″
“GREENSPAN Alan”,”The Age of Turbulence. Adventures in a New World.”,”La crisi dei primi anni Ottanta. “”President Carter backed Volcker in the spring of 1980, declaring inflation to be the nation’s number one problem. That prompted Senator Ted Kennedy, then running against Carter for president, to complain that the administration wasn’t paying enough attention to the poor or to tax cuts. By October, with the election drawing near, Carter himself had begun to hedge. He too started talking about tax cuts and criticized the Fed for putting too many eggs in the basket of strict monetary policy. Doing what Volcker did took exceptional courage – I thought so at the time and believed it even more strongly after I became chairman myself. Through he and I rarely discussed his experience of those events, I can imagine how tough it was for him to push America into the brutal recession of the early 1980s. The consequences of his policy were even more severe than Volcker had expected. In April 1980, interest rates on Main Street USA climbed to more than 20 percent. Cars went unsold, houses went unbuilt, and millions of people lost their jobs – unemployment rose to near 9 percent in mid 1980, on its way to near 11 percent by late 1982″” (pag 85-86)”,”USAE-098″
“GREER Germaine”,”The Female Eunuch.”,”L’autrice è nata in Australia nel 1939. Si è laureata nell’Università di Sidney e ha insegnato inglese nella stessa università. Nel 1964 si è trasferita in Inghilterra dove ha ottenuto il Ph.D. su Shakespeare. Ha quindi collaborato con l’Università di Warwick, con televisione e il mondo del giornalismo.”,”DONx-066″
“GREGG Pauline”,”Free-Born John. The Biography of John Lilburne.”,”””Non amo uno schiavo e non temo un tiranno”” (J. Lilburne).”,”UKIR-021″
“GREGOIRE M.”,”Essai sur la régéneration physique, morale et politique des juifs.”,”GREGOIRE M. curato della diocesi di Metz”,”EBRx-041″
“GRÉGOIRE M.”,”L’Assemblée Nationale Constituante. Motions, Discours & Rapports. La Législation Nouvelle. 1789-1791.”,”Notice historique, Opinion, Recuel, Rapport, Decret, Lettres patents du Roi, Proclamation du Roi, La Révolution française et l’émancipation des Juifs, -VII- ‘Cent fois on m’a domandé si je réclamerois pour les Juif l’admission aux emplois publics, voici ma réponse. Dans les quatre premiers siécles il n’étoient point exclus des charges civiles & militaires; chez les princes Musulmans ils atteignent quelquefois aux postes les plus éminens du ministere & de la finance. (…)’ (pag 37)”,”FRAR-411″
“GREGOR Neil”,”Stern und Hakenkreuz. Daimler-Benz im Dritten Reich.”,”GREGOR N. (1969) insegna storia all’ Università di Southampton in Inghilterra. Il cuore delle sue ricerche è l’ integrazione dell’ impresa tedesca nel complesso militare-industriale e nella politica di corsa agli armamenti e alla guerra del regime nazista. Processo di razionalizzazione dei fattori della produzione (tecnica, tecnologia, meccanizzazione, trasporti dei materiali, coordinamento del lavoro) nell’ industria automobilistica americana dal 1929 al 1930, per es. i costi della carozzeria sono scesi da 1750 marchi a 1100. (pag 45)”,”GERN-104″
“GREGOR James A.”,”Il fascismo. Interpretazioni e giudizi.”,”Gregor, nato Anthony Gimigliano, è professore emerito presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Berkeley in California[1]. Ha dedicato la sua attività di studioso soprattutto all’ideologia del fascismo, producendo inoltre numerose monografie su importanti personalità che ad essa diedero il proprio contributo. Ha condotto ricerche anche sul marxismo e il neofascismo. Pensiero Sin dal suo primo lavoro sull’ideologia fascista, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism (1969), Gregor sostenne — diversamente dalle diffuse e comunemente accettate teorie dell’epoca[2] — che essa avesse un impianto razionale complessivamente coerente e articolato[3]. Ciò era dovuto principalmente all’apporto intellettuale e culturale, tra le altre, oltreché dello stesso Benito Mussolini, di personalità quali Giovanni Gentile, Sergio Panunzio, Robert Michels, Giuseppe Bottai, Angelo Oliviero Olivetti, Alfredo Rocco e Carlo Costamagna. Gregor ha poi analizzato come gli elementi fondanti dell’ideologia fascista abbiano tratto origine soprattutto dalle idee scaturite dalla revisione del marxismo, dal nazionalismo di Enrico Corradini, dal sindacalismo rivoluzionario, dai pioneristici studi sociologici e politologici di Vilfredo Pareto, Robert Michels, Gaetano Mosca, Gustave Le Bon e Georges Sorel, e dall’attualismo gentiliano. E proprio in Gentile Gregor ha individuato l’intellettuale che seppe dare un’organica base filosofica alla dottrina politica del fascismo, ovvero — come scrive lo stesso politologo — la «base razionale del totalitarismo fascista». Le sue ricerche hanno avuto un seguito storiografico in storici e politologi quali Zeev Sternhell, Emilio Gentile e Pier Giorgio Zunino, i quali hanno dedicato parte della loro opera agli aspetti dottrinari del fascismo. [modifica] Opere A survey of Marxism: problems in philosophy and the theory of history, Random House, New York 1965. Contemporary Radical Ideologies: Totalitarian thought in the twentieth century, Random House, New York 1969. The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969. An Introduction to Metapolitics: A Brief Inquiry into the Conceptual Language of Political Science, Free Press, New York 1971. The Fascist persuasion in radical politics, Princeton University Press, Princeton 1974. Interpretations of Fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 1974. L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974. Il fascismo: interpretazioni e giudizi, Volpe, Roma 1976; e Pellicani, Roma 1997. Sergio Panunzio: il sindacalismo ed il fondamento razionale del fascismo, Volpe, Roma 1978. Young Mussolini and the intellectual origins of Fascism, University of California Press, Berkeley 1979. Italian Fascism and Developmental Dictatorship, Princeton University Press, Princeton 1979. Robert Michels e l’ideologia del fascismo, Volpe, Roma 1979. Marxism, China, & Development: Reflections on Theory and Reality, Transaction Publisher, New Brunswick 1995. Phoenix: Fascism in Our Time, Transaction Publisher, New Brunswick 1999. The Faces of Janus: Marxism and Fascism in the Twentieth Century, Yale University Press, New Haven 2000. A Place in the Sun: Marxism and Fascism in China’s Long Revolution, Westview Press, 2000. Giovanni Gentile: philosopher of fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 2001. Origins and Doctrine of Fascism: Giovanni Gentile, Transaction Publisher, New Brunswick 2004 (2a ed.). Mussolini’s Intellectuals: Fascist Social and Political Thought, Princeton University Press, Princeton 2006. The Search for Neofascism: The Use and Abuse of Social Science, Cambridge University Press, Cambridge 2006. Marxism, Fascism, and Totalitarianism: Chapters in the Intellectual History of Radicalism, Stanford University Press, Stanford 2008. [modifica] Note 1.^ Sito ufficiale dell’Università di Berkeley 2.^ Del fatto che l’ideologia fascista fosse stata sottovalutata e trascurata, se ne lamentò a suo tempo, tra gli altri, George Mosse: G. L. Mosse, Introduction: The Genesis of Fascism, in «Journal of Contemporary History», I/1 (1966), p. 14. 3.^ J. Gregor, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969 (trad. it: L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974). [modifica] Voci correlate GREGOR James A. A. James Gregor (born April 2, 1929) is a Professor of Political Science at the University of California, Berkeley who is well known for his research on fascism, Marxism, and national security. According to Griffin (2000), Gregor was part of a movement of young scholars in the 1960s who rejected the traditional interpretation of fascism as an ideologically empty, reactionary, antimodern dead end. He demonstrated the major debt Italian Fascism owed to European ideological currents in sociology and political theory. Gregor stressed fascism’s coherence as a serious theory of state and society, and argued that it played a revolutionary and modernizing role in European history. His theory of generic fascism portrayed it as a form of “”developmental dictatorship.”” Gregor wrote an influential early comprehensive survey of existing theoretical models of fascism.”,”ITAF-296″
“GREGOR Richard”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Early Soviet Period: 1917-1929. Volume II.”,”Richard Gregor is Associate Professor of Political Science in the Department of Political Economy, University of Toronto. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RIRO-074-FL”
“GREGOR Neil”,”Daimler-Benz in the Third Reich.”,”Fondo Palumberi Neil Gregor è ‘lecturer in history’ alla Southampton University. Questo studio ha vinto il Fraenkel Prize for Contemporary History nel 1996 “”The outbreak of war did not represent a complete break in the development of either state or company labour policy, as both growing state dirigism in labour market and the criminalization of labour law had begun prior to 1939 (6). Nonetheless, both the context within which company social policy was formulated and the aims which it pursued were necessarily altered by the substantial increase in state control over the allocation of labour and by the even more marked expansion of the terroristic state apparatus that stood behind the employers during the war. State direction of labour deployment market, while the expansion of state terror in the war underpinned internal company measures to discipline and control the workforce. The extent to which the latter formed the context for the development of internal company policy is underlined by the fact that whereas in 1938 86 workers were executed by the regime, in 1943 and 1944 this figure was over 5000 per year. In the same way, Gestapo arrests rose from 7311 in June 1942 to 43.505 in June 1944 (7). While a major proportion of this is accounted for by the extension of terror towards foreign workers, the war nonetheless witnessed a major escalation of overt coercion of German workers too. This was most visible in the emergence of the Labour Education Camps during the period 1940-1 (8). With their brutal regime of hard forced labour, undernourishment and lack of sleep, these were again primarily used to ‘educate’ foreign workers, and the shortage of German workers was such that employers were often reluctant to resort to such external bodies, but the existence of these camps, combined with the threat of being sent to the Russian front, undoubtedly had a major disciplining effect on native workers too”” (pag 151-152) [(6) Salter, ‘Mobilization’, p. 209; (7) Werner, ‘Bleib Übrig’, pp. 318-19; Ibid., pp. 175-82] Traduzione approssimativa: “”Lo scoppio della guerra non rappresentava una rottura completa nello sviluppo di una politica del lavoro statale o aziendale, in quanto il dirigismo dello Stato in crescita nel mercato del lavoro e la criminalizzazione della legge del lavoro erano iniziati prima del 1939. Tuttavia, sia il contesto all’interno della quale la politica sociale è stata formulata e gli obiettivi perseguiti sono necessariamente alterati dal sostanziale aumento del controllo statale sull’assegnazione del lavoro e dall’espansione ancor più marcata dell’apparato terroristico statale che stava dietro i datori di lavoro durante la guerra. Gestione del mercato del lavoro da parte dello Stato, espansione del terrore statale nella guerra hanno sostenuto le misure aziendali interne per disciplinare e controllare la forza lavoro. La misura in cui quest’ultima ha formato il contesto per lo sviluppo della politica interna aziendale è sottolineato dal fatto che mentre 1938 86 lavoratori furono giustiziati dal regime, nel 1943 e nel 1944 questa cifra era più di 5000 all’anno. Allo stesso modo, gli arresti della Gestapo sono aumentati dal 7311 nel giugno 1942 a 43.505 nel giugno 1944 (7). Mentre una grande parte di ciò è rappresentata dall’estensione del terrore nei confronti dei lavoratori stranieri, la guerra ha comunque visto una notevole escalation della costante coercizione dei lavoratori tedeschi. Questo è stato più visibile nell’emergere dei Campi di Educazione del Lavoro nel periodo 1940-1 (8). Con il loro brutale regime di duro lavoro forzato, di malnutrizione e di mancanza di sonno, questi operai furono principalmente utilizzati per “”educare”” i lavoratori stranieri e la carenza di lavoratori tedeschi era tale che i datori di lavoro erano spesso riluttanti a ricorrere a tali corpi esterni, ma l’esistenza di questi campi, combinati con la minaccia di essere inviati alla frontiera russa, hanno indubbiamente avuto un grande effetto disciplinare anche sui lavoratori nativi “””,”GERN-180″
“GREGORIO Oreste a cura”,”Lenin. Il padre della nuova Russia.”,”Nel “”Diario”” di Maurizio Paléologue è scritto di Lenin: “”Questo individuo è ancora più pericoloso perché dicono che sia casto, sobrio, ascetico”” (pag 6) “”La rivoluzione esige la partecipazione delle masse, ma non puà essere fatta che da una minoranza”” (1900) “”La nostra parola d’ordine deve essere: armare il proletariato perché possa vincere, espropriare e disarmare la borghesia. E’ la sola tattica possibile per una classe rivoluzionaria”” (vigilia rivoluzione Ottobre) “”La difesa della patria non è altro che la difesa di una banda di capitalisti all’assalto di un’altra banda”” “”Non giocare con l’insurrezione, ma una volta iniziata, andare sino in fondo”” “”Il popolo? Voi dunque ignorate che non esiste alcun popolo, ma delle classi in lotta perpetua”” Dopo lo scioglimento con la forza dell’assemblea costituente: “”In politica non c’è morale, c’è solo utilità”” A chi protesta per le troppe fucilazioni: “”Debolezza inamissibile, stupida illusione! Credete che si possa fare una rivoluzione senza fucilare?”” (pag 10-11) Che cosa dissero di lui. (parlando dell’intuito politico di Lenin) “”Aveva la facoltà a me negata di vedere tre metri sottoterra”” (G.V. Plechanov) “”Ricordo il suo modo di parlare, mi trafisse la nuca di scintille come il sibilo d’una sferica folgore. E quella nuda pronuncia d’erre moscia di tutto rendeva conto ad alta voce che dal sangue di storie vere era tracciato; egli era la loro figura sonora. Quando si rivolgeva ai fatti, sapeva che, risciacquando la loro bocca con il suo estratto vocale, attraverso di essi avrebbe gridato la storia”” (dal poema “”L’altra malattia””, Boris Pasternak)”,”LENS-006-FV”
“GREGOROVIUS Ferdinando”,”Vita di Adriano. Memorie dell’ età d’ oro dell’ Impero.”,”Cento anni separano due opere sull’ imperatore ADRIANO: una è questa del GREGOROVIUS che viene ripubblicata, l’ altra è “”Memorie di Adriano”” di M. YOURCENAR.”,”STAx-092″
“GREGOROVIUS Ferdinand, a cura di Alberto Mario ARPINO”,”Diari Romani, 1852-1874. (Tit.orig.: Römische Tagebücher)”,”””Dopo aver pubblicato “”La storia dell’imperatore Adriano e dell’età sua””, Gregorovius decise, nel 1852, di raggiungere il Italia un amico e si stabilì a Roma dove doveva restare, quasi ininterrotamente, sino al 1874. Il primo incontro con Roma lasciò un forte segno nell’animo del giovane scrittore, il 4 ottobre 1852 annotava nel diario: “”Non ho parole per esprimere la tempesta delle emozioni che provai allora””.”” (pag 9) “”Per vent’anni fu diligente e appassionato frequentatore di archivi e di biblioteche, la sua laboriosità e scrupolosità vennero additate ad esempio per la ricerca storica anche da Francesco de Sanctis nella sua ultima scuola di Napoli.”” (pag 10) “”Fonte di amarezza per il Gregorovius vedersi anteporre dalla critica , e non soltanto cattolica, la “”Storia di Roma”” del Reumont, che lo scrittore bavarese aveva scritta per incarico del re Massimiliano II di Baviera”” (pag 10) “”E’ mia ferma intenzione riunirmi ai miei fratelli in Germania. La mia missione a Roma è terminata. Qui sono stato come un ambasciatore, in modestissima forma, ma forse in un senso più alto che non lo siano i ministri diplomatici. Posso dire di me ciò che Flavio Biondo ha detto di sé: Ho creato ciò che ancora non esisteva, ho rischiarato undici oscuri secoli della città e ho dato ai romani la storia de loro evo medio. E’ questo il mio monumento qui. Ora posso andarmene in pace””. (pag 612, ultimo giorno a Roma, 14 luglio 1874)”,”BIOx-216″
“GREGORY Paul R. STUART Robert C.”,”Soviet Economic Structure and Performance.”,”Paul R. Gregory, University of Houston. Robert C. Stuart, Rutgers University.”,”RUSU-033-FL”
“GREGORY Paul R.”,”The Political Economy of Stalinism. Evidence from the Soviet Secret Archives.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Illustrations, Tables, Grafici, Preface, Conclusions, Appendix: A. Archival Sources, B. The Structure of the State, Bibliography, Notes, Index,”,”RUSU-078-FL”
“GREGORY Paul R. a cura, Saggi di Eugenia BELOVA Joseph S. BERLINER R.W. DAVIES Mark HARRISON Oleg KHLEVNYUK E.A. REES Aleksei TIKHONOV”,”Behind the Façade of Stalin’s Command Economy. Evidence from the Soviet State and Party Archives.”,”Eugenia Belova is a Ph.D. candidate in economics, University of Houston, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Joseph S. Berliner is Professor Emeritus at Brandeis University ad Senior Associate at the Davis Center for Russian Studies, Harvard University. R.W. Davies is Professor Emeritus at Birmingham University and former Director of its Centre for Russian and East European Studies. Paul R. Gregory is a Distinguished Visiting Fellow at the Hoover Institution and is the Cullen Chair of Economics at the University of Houston. Mark Harrison is Professor of Economics at Warwick University . Oleg Khlevnyuk is Senior Research at the Russian State Archival Service. E.A. Rees is Professor of History at the European University Institute, Florence, Italy. Aleksei Tikhonov is a former scientific researcher, Department of History, Moscow State University, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Preface, List of Contributors, Table, Notes, Index, Hoover Institution Press Publication n. 493,”,”RUSU-100-FL”
“GREGORY Paul R. LAZAREV Valery Edited, Contributors: Leonid BORODKIN Robert CONQUEST Simon ERTZ Christopher JOYCE Oleg KHLEVNYUK Mikhail MORUKOV David NORDLANDER Andrei SOKOLOV Aleksei TIKHONOV”,”The Economics of Forced Labor. The Soviet Gulag.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Valery Lazarev is a fellow of the Hoover Institution and is serving as a visiting assistant professor of economics at Yale University. Foreword Robert CONQUEST, Acknowledgments, Contributors, Introduction, Conclusions, List of Acronyms, Table, Figure, Notes, Cartina, Index,”,”RUSS-093-FL”
“GREGORY Richard L.”,”Occhio e cervello. La psicologia del vedere.”,”Richard L. Gregory, già direttore del Brain and Perception Laboratory dell’Università di Bristol, è attualmente professore emerito di neuropsicologia.”,”SCIx-221-FL”
“GREGORY Tullio”,”Etica e religione nella critica libertina.”,”Tullio Gregory, nato a Roma nel 1929, è stato ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Roma. È autore tra l’altro di ‘Anima mundi’ (1955), ‘Scetticismo ed empirismo. Studio su Gassendi’ (1961), ‘Storia della filosofia dal Rinascimento a Kant’ vol. II. Pierre Charron. Letterato e “”libertino”” (Parigi 1541 – ivi 1603). Sacerdote, predicò spesso dinanzi alla corte. Amico di Montaigne, è una delle personalità più singolari del Cinquecento francese. Il Traité de la sagesse (1601), con il suo riconoscimento dell’incapacità della ragione a scoprire il vero, se si colora di accenti fideistici per quanto concerne la scelta religiosa, si propone anzitutto come polemica contro la teologia razionale della Scolastica, come valutazione positiva dell’atteggiamento scettico e come messaggio di tolleranza: di qui la fortuna dell’opera – censurata dalla Sorbona e ristampata poi, emendata, in una seconda edizione – insieme a quella degli Essais di Montaigne (da cui direttamente dipende) negli ambienti libertini del Seicento e poi ancora nel Settecento. Nelle altre opere – Les trois vérités (1593) e soprattutto i Discours chrétiens (1604) – si delinea una concezione della morale sganciata dalla religione e fondata su temi naturalistici rinascimentali. (trec)”,”FILx-002-FSD”
“GREGORY Tullio ADORNO Francesco VERRA V.”,”Storia della filosofia con testi e letture critiche. Secondo volume, a cura di Tullio Gregory.”,”Libertà e necessità (Spinoza) “”Tutto il complesso della natura naturata procede dunque necessariamente da Dio secondo l’immanente causalità divina. In questo prospettiva si svolge la morale spinoziana intrinsecamente connessa a tutta la sua metafisica: posto che i modi, e quindi gli individui, rientrano tutti nell’ordine eterno della realtà, tutti sono intrinsecamente necessitati. Le consuete distinzioni di bene e di male perdono il loro significato e derivano solo dall’ignoranza dell’uomo che non coglie l’intima necessità che regge tutti i suoi atti (e in questa angusta visione rientra la consueta concezione del libero arbitrio); come più in generale tutti i giudizi di valore sulla realtà derivano da una visione parziale e settoriale di essa: ma dal punto di vista dell’assoluta unica sostanza non possiamo introdurre valutazioni o paragoni che comportano sempre riferimento ad altro, mentre non c’è altro fuori dell’unica sostanza. Il processo conoscitivo della mente deve quindi staccarsi da una visione parziale ed empirica per giungere ad una superiore visione intuitiva che coglie in Dio l’essenza delle cose: allora si vedranno le cose come necessarie e determinate a esistere e a operare da un nesso infinito di cause. In tal modo l’uomo riuscirà anche a liberarsi dalle passioni alle quali la mente è soggetta finché non ne ha un’idea chiara e distinta («Un affetto, che è una passione, cessa di essere una passione appena ne formiamo un’idea chiara e distinta»””). (pag 210-211)”,”FILx-589″
“GREKOV B. IAKOUBOVSKI A.”,”La Horde d’or et la Russie. La domination tatare aux XIII et XIV siecles de la mer jaune à la mer noire.”,”Gli AA sono professori all’Univ di Leningrado. ORDA D’ ORO (in turco: Sira ordu, Campo giallo, o Altin ordu, Campo d’oro). Stato feudale (sec. XIII-XV) noto anche come “”khanato di Qipcaq”” costituitosi a opera del khan mongolo BATU. Verso la fine del sec. XIII l’O. si estendeva, approssimativamente, a W, dal basso Danubio al golfo finnico, a E, dall’Irtis al basso Ob’, a S, dal Mar Nero al lago di Aral, a N, dall’Ob’ alla zona di Novgorod. Eterogenea per composizione etnica, comprendeva, tuttavia, in maggioranza popolazioni turche o turchizzate (Polovzy, Qipcaq, Kangly, Tartari, Turkmeni, Kirghisi, ecc.) la cui organizzazione sociale e il cui livello culturale si presentavano pure eterogenei. Su di esse dominava la nobiltà feudale mongola nelle cui mani si accentrava la maggiorparte delle terre e dei pascoli dell’Orda d’oro. Era suddivisa fin dall’origine in feudi appartenenti ai 14 figli di Jöci, i quali si reggevano in modo semiindipendente, pur riconoscendo l’autorità suprema di Batu e del suo clan (“”Altin uruk”” o “”Clan d’oro””). Solo in rari ed eccezionali casi al khan supremo si affiancava il kuriltay. Rispetto all’intera compagine dell’impero mongolo l’O. accentuò progressivamente la propria autonomia. Il suo centro fu inizialmente la città”,”RUSx-034″
“GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”Arsskrift 1994.”,”Scritti di GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”MEOx-092″
“GREMION Pierre”,”Intelligence de l’Anticommunisme. Le Congrès pour la liberté de la culture à Paris.”,”ANTE3-42 Pierre GREMION è direttore generale di ricerca al CNRS. Ha pubblicato pure ‘Le Pouvoir péripherique, bureaucrates et notables dans le système politique francais (Le Seuil, 1976) e ‘Paris-Prague, la gauche face au renouveau’ et à la régression tchécoslovaques’ (Julliard, 1985). V. indice nomi Boris NIKOLAEVSKI”,”EURx-245″
“GREMMO Roberto introduzione”,”Prometeo: organo del Partito Comunista Internazionalista: 1943-1945.”,”Il nome ‘Prometeo’ viene assunto per la prima volta dall’organo della tendenza internazionalista del PCdI, stampato a Napoli nel 1924; uscirà poi come giornale della ‘Frazione di sinistra del PCdI’, la corrente antistalinista operante in Francia, per iniziativa di Gian Carlo PERRONE, dal 1928 al 1938. Qui viene riprodotto il ‘Prometeo’ clandestino, organo del Partito Comunista Internazionalista, che fu il punto di riferimento degli esponenti della ‘Frazione’ tornati in Italia dopo la caduta del fascismo e dei Comunisti di sinistra confinati al Nord, frutto principalmente degli sforzi di Onorato DAMEN, cui si affiancheranno Fausto ATTI e Guido TORRICELLI in Emilia, Mario ACQUAVIVA e Secondo COMUNE ad Asti, Bruno MAFFI a Milano, Giovanni BOTTAIOLI a Cremona, Vasco RIVOLTI e Giancarlo PERRONE a Torino, Attilio FORMENTI, Vittorio FAGGIONI, Mauro STEFANINI, Gigi DANIELIS e Tullio LECCI.”,”EMEx-017″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-059″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-079″
“GREMMO Roberto”,”Il tesoro di Fra Dolcino. Una tradizione popolare Biellese e Valsesiana.”,”””Anche da parte socialista non si era teneri: in una polemica, un sacerdote veniva definito “”Don drugia”” (letame); una rubrica anticlericale della “”Campana”” si intitolava senza sottintesi “”scarafaggi”” e riportava il solito, ricorrente armamentario di scandalistica enfatizzazione dei pretesi casi d’immoralità nel mondo ecclesiastico (…). Soltanto la collaborazione alla “”Campana”” di un intelligente e preparato pastore evangelico, Paolo Pantaleo darà alle polemiche un certo spessore e le renderà degne di una qualche attenzione anche da parte dei lettori cattolici. Più argomentate, motivate, assolutamente non insultanti. Un ruolo importante svolse anche l’ex-sacerdote lomellino Pietro Sartoris, diventato fervente socialista, che nel 1910 fu attivo in Valsesia, tenendo conferenze affollate””. (pag 151-152)”,”RELC-222″
“GREMMO Roberto”,”Mussolini e il soldo infame. I segreti inconfessabili d’un giovane “”anarchiste”” romagnolo in Francia.”,”Secondo Gremmo, MUSSOLINI avrebbe preso soldi dai francesi negli anni 1914, 1915. Era informatore della polizia francese.”,”ITAF-268″
“GREMMO Roberto”,”Le “”marocchinate””, gli alleati e la guerra ai civili. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947).”,”GREMMO Roberto”,”QMIS-130″
“GREMMO Roberto”,”La tragedia di “”Blasco””. Pietro Tresso coi partigiani nella “”Montagne Protestante”” e nel Meygal.”,”La rivelazione di Gremmo è che Tresso sarebbe caduto sotto il piombo nazi-pétainista e non per mano degli stalinisti A pagina 102 i nomi dei 79 fuggitivi (tra i quali Tresso) dal carcere che raggiunsero i maquis. Incentrato, per quanto riguarda l’Italia, sui ‘tre’ Leonetti Tresso Ravazzoli”,”TROS-255″
“GREMMO Roberto”,”I trotskisti d’Italia. Dall’opposizione a Stalin.”,”Maitan detto Claudio Giuliani, Alfonso Leonetti detto Feroci, Romeo Mangano detto Violino, o Alfa o Athos, Marazzi Giuseppe detto Piano, Michel Raptis detto Pablo, Ottorino Perrone detto Vercesi, Matteo Renato Pistone (detto Stelio o Lorenzo Stefani o Stelio Erst o Avvocatino), Paolo Ravazzoli detto Santini, Tresso detto Blasco o Julien Pirroti, Angelo Tasca detto Serra o Jean Servant, Palmiro Togliatti detto Ercoli o il Migliore, Goffredo Rosini detto ‘Ettore Allegri. Scucchia e Rizzi. “”Sempre alla ricerca di un confronto ideologico con personaggi ritenuti politicamente aperti, nella primavera del 1939 Rizzi aveva scritto a Bombacci che a Roma pubblicava ‘La Verità’ sintetizzando in due elementi il proprio pensiero: “”Constatazione della incapacità proletaria a diventare classe dirigente: necessità di una propaganda rivolta ai lavoratori di tutti i paesi stranieri per allearli agli Stati totalitari contro le vecchie classi dirigenti: identificazione tra Fascismo e proletariato, unità e collaborazione italo russo tedesca””. La sua lettera era finita nelle mani dell’ex comunista Angelo Scucchia che lavorava alla “”Verità”” di Bombacci ma al contempo era il confidente della ‘Polizia Politica’ identificato col numero 670. Perciò l’incauto pensatore mantovano era tornato nel mirino dell’OVRA che lo sospettava di mantenere “”legami con residui del movimento illegale”” o addirittura, a dispetto della sua ostilità manifesta per Stalin d’essere “”al servizio della Russia sovietica”””” (pag 106) “”A giugno il giornale pubblicò un lungo articolo di Livio Maitan con una sperticata esaltazione del regime titoista e presentò una dichiarazione dell’organizzazione trotskista internazionale che considerava positivi per l'””avanguardia rivoluzionaria”” l’esplodere dello scontro fra sovietici e jugoslavi e la “”crisi dello stalinismo”””” (pag 207) Citati gruppo di Cervetto, Parodi, Masini, con Azione Comunista di Fortichiari e Raimondi confluiti in ‘Movimento della Sinistra comunista’, poi Masini entra nel partito socialista (pag 218)”,”TROS-256″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani alleati dei nazisti. Il “”Battaglione Davide”” dalla Resistenza astigiana alla Risiera di Trieste.”,”GREMMO Roberto”,”ITAR-216″
“GREMMO Roberto”,”Rosselli e la “”Cagoule””. Silenzi e segreti d’un oscuro delitto politico.”,”Il clan Mitterand. “”Ma non erano tutte rose e fiori e mentre il Regime era dilaniato da feroci lotte intestine di potere, la tutela nazista non perdonava. Ne era vittima proprio Eugène Deloncle che pure dopo essersi clamorosamente appartato dalla politica attiva aveva creato con l’appoggio tedesco una ‘Légion Française des Combattants’ con Marcel Déat, l’ex comunista Doriot ed il capo della ‘Ligue Française’ Pierre Constantini (3). L’impegno diretto nella ‘Crociata antibolscevica’ non salvava Deloncle dalla vendetta di uomini che non sopportavano i tradimenti, veri o presunti. All’alba del 7 gennaio 1944 Delonche veniva freddato in casa sua a Parigi dagli agenti del servizio di sicurezza nazista che non gli avevano perdonato i traffici occulti e gli incontri segreti con gli emissari del generale Giraud che favoleggiava di un “”soulèvement général des pays occupés par le III° Reich”” con l’appoggio degli americani, convinto che ormai per Hitler fosse suonata l’ultima ora e si dovesse sempre e comunque salvare la Francia (4). Prima della tragica fine di Deloncle era finito in galera Méténier, arrestato dai tedeschi con l’accusa d’aver avuto parte nel complotto del 13 dicembre 1941 contro Laval ma era stato scarcerato “”sur intervention de Doriot dont il était très proche avant-guerre”” (5). Giunta l’ora della Liberazione, i nodi venivano al pettine ed i superstiti ‘cagoulards’ Bouvyer e Méténier tornavano in carcere. Il primo si salvava grazie all’aiuto di François Mitterand che malgrado avesse servito come oscuro burocrate il regime di Vichy era di nascosto un attivo ‘Résistant’ diventando perciò uno dei personaggi più influenti della nuova Francia liberata”” (…)”” (pag 64-65)”,”ITAD-149″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte pargiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”””,”ITAR-290″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte partigiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”” [‘I partigiani erano in rivolta ma nell’Italia inquieta di quegli anni c’era chi preparava la rivoluzione bolscevica. Era il “”Partito Comunista Internazionalista””, minuscola ma agguerrita formazione politica che raggruppava i marxisti che non condividevano la politica del ‘socialismo in un paese solo’ di Stalin e la trasformazione dell’Internazionale Comunista in semplice strumento di difesa degli interessi di stato dell’Unione Sovietica. Era una formazione erede diretta della corrente “”Comunista Astensionista”” che nel 1921 aveva fondato il Partito Comunista d’Italia ed aveva proseguito la sua battaglia difficile e solitaria pubblicando in Belgio il periodico “”Prometeo”” (1) richiamandosi alle posizioni intransigenti di Amadeo Bordiga (2) restando in contatto con pochi irriducibili rimasti in Italia, dove avevano subito persecuzioni, carcere e confino. Dopo il colpo di stato monarchico del 25 luglio 1943 questi intransigenti comunisti anti-stalinisti, capeggiati dall’ex deputato Onorato Damen (3) e da Mario Acquaviva avevano ripreso la pubblicazione clandestina del “”Prometeo”” (4) a Torino, facendone di fatto l’unica voce antifascista che invitava gli operai a non unirsi alle forze borghesi nel fronte antifascista a carattere ‘nazional-popolare’ ed interclassista. Bollati da Secchia come “”agenti della Gestapo”” (5), gli internazionalisti erano stati emarginati politicamente, discriminati dalle altre forze antifasciste ed anche eliminati fisicamente com’era accaduto al vecchio militante Fausto Atti trucidato da ignoti il 27 marzo 1945 a Trebbo bolognese, Eugenio De Luca eliminato ad Ampezzo ed allo stesso Acquaviva ammazzato da due sicari che gli avevano teso un agguato a Casale Monferrato la sera dell’11 luglio (6). In occasione del primo anniversario della sua morte, Damen lo aveva commemorato proprio ad Asti dove stava crescendo la rabbia partigiana di fronte ad una grande folla di operai (7) però di fronte alle ribellioni partigiane, il nuovo organo di stampa internazionalista “”Battaglia Comunista”” aveva scritto che con quella rivolta “”i proletari rischia(va)no di farsi sfruttare una seconda volta per fini che che no sono di classe (…) è la farsa di un antifascismo borghese iniziatosi con una commedia e conclusosi con l’amnistia’ (8)”” (pag 111-112)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] [(1) Roberto Gremmo, “”Il confronto fra Trotsky e la “”Sinistra comunista”” italiana nei rapporti inediti dello spionaggio fascista”” in ‘Storia Ribelle’ n. 23, Estate, 2008; (2) Id., “”Gli anni amari di Bordiga. Un comunista irriducibile e nemico di Stalin nell’Italia di Mussolini’, ‘Storia Ribelle’, 2009; (3) In qualità di parlamentare fatto decadere illegalmente dal fascismo, Damen doveva far parte di diritto della “”Consulta”” ma in una riunione del consiglio dei ministri il liberale Manlio Brosio lo accusò (senza prova alcuna) d’essere stato un ‘collaborazionista’ nazi-fascista fornendo agli stalino-togliattiani il pretesto per la sua emarginazione, Roberto Gremmo, ‘L’esclusione dell’ex deputato Damen dalla “”Consulta Nazionale”” nella ‘Storia Ribelle’ n. 17, Primavera 2005; (4) ‘Prometeo, organo dal Partito Comunista Internazionalista, 1943-1945’, introduzione di Roberto Gremmo, Ristampa anastatica edizioni Elf 1995; (5) ‘Il “”sinistrismo”” maschera della Gestapo’ ne ‘La Nostra Lotta’, dicembre 1943; (6) Le prime indagini condotte dal coraggioso poliziotto Gherardo Guaschino appurarono che i sicari erano legati al PCI ma l’inchiesta venne bloccata da un misterioso ordine dall’alto (…); (7) ACS-MI-PS (Anni 1944-1946, busta 28). Prefettura di Asti (…); (8) ‘Reviviscenza partigiana’ nella “”Battaglia Comunista””, 1 settembre 1946]”,”ITAR-291″
“GREMMO Roberto”,”La rivolta politica delle campagne. Il “”Partito dei Contadini”” e l’autonomia del mondo rurale (1919-1968).”,” Contiene tra l’altro il capitolo 4: ‘Il partito comunista d’Italia’ fra l’apertura contadinista di Giuseppe Nicolo e la volontà di eliminazione del ‘conservatorismo’ rurale (pag 33-52) capitolo 5: I fascisti urlavano ‘a noi’ e le ‘camicie verdi’ contadiniste replicavano ‘da noi’ (ppag 53-)”,”ITAP-240″
“GREMMO Roberto”,”””Guardie Rosse”” sotto la mole. La speranza rivoluzionaria nell’occupazione delle fabbriche torinesi del 1920.”,”””L’organo della “”Frazione Comunista Astensionista”” del PSI capeggiata da Bordiga fin dall’inizio delle occupazioni aveva giudicato “”la più dannosa delle illusioni”” la convinzione che “”sviluppando la istituzione dei consigli [fosse] possibile senz’altro di impadronirsi delle fabbriche e eliminare i capitalisti”” opponendo la certezza che la fabbrica sarebbe stata conquistata davvero “”soltanto dopo che la classe lavoratrice tutta si sarà impadronita del potere politico. Senza questa conquista a dissipare ogni illusione ci penseranno le guardie regie, i carabinieri ecc. cioè il meccanismo di oppressione e di forza di cui dispone la borghesia, il suo apparecchio politico di potere”” (13). Ben convinti di questo, i militanti delle aziende torinesi diventate basi operative extra-territoriali producevano strumenti per la rivoluzione e preparavano lo scontro armato decisivo, proprio come aveva chiesto da Mosca l'””Internazionale Comunista”””” (pag 5023) [(13) “”Prendere la fabbrica o prendere il Potere?”” ne ‘Il Soviet’, 22 febbraio 1920] Il giovane Togliatti (pag 5034-35) [Da Torino poteva partire la scintilla della rivoluzione proletaria… Togliatti mentiva sulla realtà torinese”,”MITT-415″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-012-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-023-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di “”Stella Rossa””. Il “”Il Partito comunista integrale”” nella Resistenza torinese.”,”Calunnie del Pci vs Stella Rossa e Prometeo Gli esponenti del PCI sulla loro rivista ufficiale “”La nostra lotta”” avevano bollato ‘Stella Rossa’ di essere al servizio della provocazione nazista (pag 5222) Ripresa stampa clandestina del giornale ‘Prometeo’ da parte dei comunisti anti-stalinisti Onorato Damen, Bruno Maffi e Mario Acquaviva a Torino. Per i dirigenti stalinisti del PCI erano soltanto “”un gruppetto di canaglie trotzkiste che come dappertutto si sono specializzate nell’opera di disgregazione del nostro Partito”” (pag 5235). Dopo la morte di Vaccarella, adesione al PCI della maggioranza di ‘Stella Rossa’ (pag 5247) Dopo la Liberazione molti partigiani nascosero la loro militanza in ‘Stella Rossa’ (pag 5259)”,”ITAR-326″
“GRENARD Fernand”,”La Révolution russe.”,”””Quali che fossero i vizi radicali dell’ impresa contro i soviets, esse poté riuscire, non fosse stata l’ energia straordinaria di Lenin e dei suoi collaboratori. Avendo realizzato di distruggere il vecchio esercito “”imperialista””, essi crearono una nuova armata socialista. Chiamarono il popolo a disciplinarsi, a formare battaglioni “”capaci di non fuggire””, al fine di “”difendere la propria terra, di non lasciarsi schiacciare sotto gli stivali tedeschi””. Essi riunirono subito 106 mila volontari, poi, il 12 giugno 1918, decretarono la mobilitazione, che permise di avere disponibili 350 mila uomini in ottobre, 790 mila alla fine dell’ anno, 1.500.000 nel maggio 1919. Trotsky, incaricato dell’ opera, fu un organizzatore e un animatore di primordine, combinando abilmente i procedimenti rivoluzionari con la tecnica tradizionale. Egli arruolò molti prigionieri di guerra tedeschi e magiari, che fornirono il nucleo dei primi quadri; ottenne il concorso di molti tra i migliori generali e ufficiali del regime zarista, li fece sorvegliare da un corpo di commissari bolscevichi, epurati senza sosta, che li confinavano nell’ esercizio del loro mestiere, imponendo l’ obbedienza agli uomini, impedendo saccheggi individuali. Fondò scuole militari, abolì l’ elezione degli ufficiali e ristabilì ed applicò la pena di morte. Formò dei gruppi e dei reggimenti di operai zelanti, volontariamente disciplinati, che diedero l’ esempio alla massa, incoraggiandola e contenendola. I progressi furono rapidi in qualità e in quantità (…)””. (pag 334-335) Capitalismo di stato (pag 352)”,”RIRO-305″
“GRENDI Edoardo”,”L’avvento del laburismo. Il movimento operaio inglese dal 1880 al 1920.”,”L’A ha avuto la collaborazione della London School of Economics, LSE (Ralph MILIBAND).”,”MUKx-026″
“GRENDI Edoardo; testi di ROSTOW, HOBSBAWM, OLIVER, BRIGGS, SMELSER, TURNER”,”Le origini del movimento operaio inglese 1815-1848.”,”Edoardo GRENDI è nato nel 1932 e insegna storia moderna e contemporanea nell’Univ di Genova. Ha compiuto studi sul movimento operaio inglese (‘L’avvento del laburismo: 1880-1920’, Milano, 1964 e ‘La tradizione socialista in Inghilterra’, Torino, 1970) e ha pubblicato numerosi articoli di storia economica e sociale genovese dell’età moderna e contemporanea. Nel 1972 (Torino) è uscita una sua antologia di testi di ‘Antropologia economica’.”,”MUKx-020 MUKC-006″
“GRENDI Edoardo”,”Introduzione alla storia moderna della Repubblica di Genova.”,”Cita R. Romano e J. Heers. (pag 109) “”(…) è assai più conveniente attenerci alle indicazioni sul traffico e leggere fondamentalmente sul grafico le tre linee di tendenza: 1550-1586: declino 1586-1630: ascesa 1630-1666: declino Ove è importante rilevare comunque il più elevato livello medio del traffico 1618-1644 diciamo quasi un “”plateau””. Sembra dunque che ci siano gli elementi per sostenere una revisione della diagnosi tradizionale: un “”bel secolo XVI”” seguito da un “”triste secolo XVII””. Quel che è indubbio comunque è il fatto che l’ espansione commerciale del porto genovese è un fenomeno secentesco e che a un certo punto nel corso del Seicento (1630-40) il movimento positivo muta tendenza.”” (pag 150)”,”ITAG-158″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-008-FL”
“GRENDI Edoardo”,”I Balbi. Una famiglia genovese fra Spagna e Impero.”,”Edoardo Grendi (1932) insegna storia moderna all’Università di Genova (1997). Fa parte della direzione di ‘Quaderni Storici’ e ha scritto di storia inglese, di antropologia economica e di storia genovese. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La Repubblica dei genovesi’ (1987). A pagina 50 l’autore cita nella nota il saggio di F. Braudel ‘Le siècle des Génois s’achève-t-il en 1627?, saggio pubblicato nel 1974 (Miscellanea Abel) e ora in Id, ‘Autour de la Méditerranée’, Paris, 1996]”,”LIGU-151″
“GRENDI Edoardo”,”‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane.”,”””H. Pelling ci aveva dato nel 1961 un primo profilo storico del «Communist Party of Great Britain» (CPGB); Macfarlane (1) ci dà ora una ricostruzione più dettagliata della politica del partito negli «anni venti», seguendo sostanzialmente tre linee di indagine: la nascita e la vita del partito in relazione con le vicende del «Komintern»; la sua politica verso il Partito laburista e, in particolar modo, verso la sua ala sinistra; la sua iniziativa nel mondo sindacale, al «Trade Union Congress» e nei singoli sindacati. Dal suo punto di vista di «an informed british socialist of the nineteen twenties», Macfarlane fa giustizia dei superficiali e malevoli giudizi del Pelling (pp. II, 59, 86): lo studio dell’origine del CPGB vale a stabilire il carattere autenticamente isolano del movimento. Il relativo insuccesso del partito non costituisce una ragion sufficiente per classificarlo come un’indesiderata merce di importazione. Il giudizio della milizia comunista come elemento di una psicologia popolare di resistenza è sostanzialmente corretto: «Uomini e donne aderirono al CP negli anni venti per le stesse ragioni per le quali avevano aderito al Cartismo negli anni trenta e quaranta del secolo scorso: assicurare giustizia per i poveri e gli sfruttati» (p. 287). «La tragedia del C.P. – aggiunge Macfarlane – fu che questo spirito è stato largamente mal guidato», e ancora «la storia del CPGB … è la storia della lotta per costituire un partito rivoluzionario in una situazione non-rivoluzionaria» (p. 275). Cioè, secondo Macfarlane, esisteva nelle classi lavoratrici uno stato d’animo radicale in una situazione non-rivoluzionaria: i comunisti inglesi fallirono perché vollero incanalarlo sotto la guida di un partito rivoluzionario”” (pag 633); “”Le superiori capacità ideologiche di Lenin finirono con l’imporsi sull’antico residuo di de-leonismo, «hyndamismo», ghildismo e sindacalismo rivoluzionario che dominava i capi del CPGB. In seguito la pressione del Komintern poté avere tanto più successo, quanto più chiara si rivelava la debolezza del PC: Harry Pollitt e Palme Dutt ne uscirono fuori come le guide del partito. Macfarlane ne fa un po’, specie del secondo, i «villains de la pièce». Non c’é dubbio che la sua diagnosi generale sia corretta, ancorchè non esaurientemente «spiegata». Ma cos’è che fu ‘misdirected’? Forse per Macfarlane lo spirito di resistenza delle classi lavoratrici, o meglio i militanti più radicali che il movimento sindacale espresse in quegli anni. Egli sembra dire in definitiva che il C.P. non fece che sterilizzare, togliendole dal contesto naturale della lotta sociale, alcune delle migliori energie operaie”” (pag 637) [(1) L.J. Macfarlane, ‘The British Communist Party. Its Origin and Development until 1929’, London, MacGibbon and Kee, 1966, pp. 338, 1963] [Edoardo Grendi, ‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane’, Estratto da ‘Studi Storici’, Roma, n. 3 luglio-settembre 1966, pag 633-638]”,”MUKx-208″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-003-FV”
“GRENDI Edoardo”,”Storia di una storia locale. L’esperienza ligure, 1792-1992.”,”Edoardo Grendi (1932) è stato Ordinario di Storia moderna all’Università di Genova. Membro della direzione di ‘Quaderni storici’, studioso di storia inglese, di Polanyi e di antropologia economica ha pubblicato pure: ‘La repubblica aristocratica dei genovesi’ (1987).”,”LIGU-012-FFS”
“GRENIER Fernand”,”Autour de la trahison des generaux. Ce qui se passe en URSS.”,”Fernand Grenier, segrétaire Général de l’association française des Amis de l’Union Soviètique”,”PCFx-124″
“GRENOT-WANG Françoise”,”Chine du Sud. La Mosaïque des minorités.”,”Françoise Grenot-Wang è sinologa di formazione, co-redattrice della ‘Guide Bleu de la Chine du Sud-Ouest’, fondatrice dell’Associazione Couleurs de Chine, studiosa delle minoranze del sud della Cina tra le quali ha passato alcuni anni di vita. La prefazione è di Pierre Trolliet eminente specialista della geografia della Cina”,”CINx-288″
“GRENVILLE John A.S.”,”The Major International Treaties, 1914-1973. A history and guide with texts.”,”GRENVILLE J.A.S. è Professor of Modern History, University of Birmingham Contiene i trattati della prima e seconda guerra mondiale”,”RAIx-330″
“GREPPI Carlo”,”Il buon tedesco.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici dell’Università di Torio, è co-fondatore dell’associazione Deina e membro del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia. Tra le sue pubblicazioni ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’ (2019) per Feltrinelli, e ‘La storia ci salverà. Una dichiarazione d’amore’ (2020) per Utet. Per Laterza ha curato con David Bidussa, ‘Come farla finita con il fascismo’ di Ferruccio Parri (2019) ed è autore di ’25 aprile 1945′ (2018) e ‘L’antifascismo non serve più niente’ (2020) primo volume della serie ‘Fact Checking’ da lui curata. ‘Apparentemente la sua sembra la storia di un’eccezione, commovente e coraggiosa, ma pur sempre un’eccezione rispetto alla nostra idea dei tedeschi zelanti combattenti della Germania nazista, fedeli fino al suo crollo. ‘Eppure questa eccezione non fu così solitaria e isolata: parliamo di centinaia di uomini, almeno mille secondo le stime degli storici. O erano di più? Tedeschi e austriaci, ‘banditi’, ‘disertori’, ‘senza patria’, che hanno saputo dire di no agli ordini ingiusti, che hanno rigettato la legge dell’onore e del sangue per scegliere quella della libertà e della coscienza’ (risvolto di copertina) Caso di dodici militari tedeschi fucilati (tra il settembre 1943 e il novembre del 1944) per ‘disfattismo o tentata diserzione’ (pag 126-127) La vicenda di ‘Fritz Piegler’ partigiano austriaco incastrata da un borghese che è andato a denunciarlo ai tedeschi (pag 97)”,”ITAR-347″
“GREPPI Carlo”,”L’antifascismo non serve più a niente.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici all’Università di Torino, è storico, scrittore e curatore della serie. Ha pubblicato pure ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’, Feltrinelli 2019.”,”ITAR-023-FSD”
“GRESH Alain”,”Storia dell’ OLP. Verso lo Stato palestinese.”,”Alain GRESH ha studiato a Parigi all’ Institut des langues orientales e all’ Ecole pratique des hautes etudes dove ha ottenuto il dottorato con una tesi sulla Resistenza palestinese. Giornalista, inviato in Egitto, Libano, Israele, Cisgiordania, Gaza, scrive per ‘Le Monde diplomatique’.”,”VIOx-044″
“GRESH Alain VIDAL Dominique”,”Palestina 1947: una spartizione mai nata.”,”Alain Gresh, nato al Cairo, si è formato all’Istituto di Lingue orientali di Parigi, e successivamente all’École Pratique di Haute Études dove ha conseguito il suo dottorato. É collaboratore del Monde Diplomatique. Dominique Vidal, nato nel 1950, dirige attualmente i servizi internazionali del quotidiano La Croix.”,”VIOx-046-FL”
“GREY Marina BOURDIER Jean”,”Les Armées blanches.”,”Figlia del generale russo Deninkin, Marina Grey è autrice di molti libri di storia. E’ stata premiata dall’ Academie Francaise e dalla Societé des Gens de Lettres. Giornalista traduttore e scrittore, specialista di storia contemporanea e di letteratura anglosassone, x collaboratore dell’ Associated Press, Jean BOURDIER ha ricevuto il premio degli Intellettuali indipendenti. In inserto Foto pag 142, Trotsky ispeziona una unità di volontari lettoni. “”Per la Francia, l’ affare si complica ancora per l’ intervento dei “”chargés de mission”” simpatizzanti del bolscevismo e ben presto totalmente assimilati a questo. Il più attivo è il socialista Jacques Sadoul, capitano di riserva attaché alla missione francese in Russia. Conducendo da subito una politica molto personale, non tarda a cadere interamente sotto l’ influenza di Trotsky. Dovrà alla fine essere rimosso ed anche perseguito dal governo francese… La situazione si complica ancora in occasione dell’ offensiva tedesca del febbraio 1918. Trotsky, molto più ostile di Lenin all’ idea di una capitolazione umiliante, sembra accogliere favorevolmente le proposte alleate – e in particolari francesi – di aiuto militare contro i tedeschi. Egli dà agli emissari del generale Niessel, capo della missione militare francese, ciò che può passare per un accordo formale su questo punto. (…) Di fatto, non per lungo tempo: Trotsky si allinea a Lenin e il progetto è sepolto. Saranno sepolti con esso, a breve scadenza, tutte le speranze alleate di una ricostituzione del fronte orientale da parte dei bolscevichi. Da questo momento, l’ idea di un appoggio alle forze antibolsceviche, eventualmente seguito da un intervento diretto degli Alleati, comincia a fare il suo cammino. Era già stato prospettato verso la fine del 1917 a Londra, ove lo si era anche fermato, nel mese di dicembre, il principio di un aiuto finanziario all’ ataman Kaledin. Ma i rapporti sfavorevoli – e comunque curiosamente falsi – sullo stato delle forze nel Don portarono alla sospensione del progetto. All’ inizio del 1918, è verso la Siberia che si dirige l’ attenzione degli Alleati””. (pag 126) Ataman: Atamans were titles of supreme leaders of anti-Bolshevik Cossack armies during the Russian Civil War. That is why we find “”ataman”” in the russian partisans’s song. (Wikip)”,”RIRO-297″
“GRIAULE Marcel”,”I grandi esploratori.”,”Marcel Griaule, professore alla Sorbona.”,”ASGx-016-FFS”
“GRIBAUDI Maurizio”,”Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento.”,”””Quali sono le conclusioni che è possibile trarre dalle scelte di stanziamento? Chi resta o approda in un quartiere operaio dopo il matrimonio si trova a condividere un amito di relazione strettamente operaio che non riflette il tasso di mobilità sociale distintivo della popolazione nel suo complesso né il tasso di avanzamento ottenuto dagli abitanti dei quartieri stess. Accando al grande turnover endemico dei quartieri operai (le cui mplicazioni sono state analizzate nel capitolo II), va dunque notato come essi costituiscano un mondo che lascia decantare le figure sociali meno dinamiche e che soprattutto tende ad escludere la compresenza di diverse situazioni familiari, espressione dei diversi livelli di mobilità che costituiscono il ciclo di integrazione urbano””. (pag 85)”,”MITT-177″
“GRIBAUDI Maurizio RIOT-SARCEY Michèle”,”1848 la révolution oubliée.”,”GRIBAUDI Maurizio direttore di studi EHESS, RIOT-SARCEY Michèle professoressa di storia contemporanea Università Paris VIII.”,”QUAR-076″
“GRIBBIN John”,”Historia de la ciencia, 1543-2001.”,”GRIBBIN John “”La razón por la cual el papel de Einstein resultó tan influyente fue que era preciso – dio una solución matemática y estadística exacta al problema-“” (pag 327)”,”SCIx-348″
“GRIBBIN John”,”Galaxies. A Very Short Introduction.”,”John Gribbin is one the best-known current popular science writers. His many books include the acclaimed The Universe: A Biography; In Search of Schrödinger’s Cat; and Science: A History. List of Illustrations, Introduction, Glossary, Further reading, Index, A Very Short Introduction 182,”,”SCIx-200-FL”
“GRIECO Ruggero”,”Scritti scelti. 1.”,”””(…) Grieco si affermò presto per il suo ingegno e per la sua forza polemica in seno a questi gruppi. Con Amadeo Bordiga ed altri, costituì nel 1913 il circolo socialista rivoluzionario Carlo Marx, in opposizione alla direzione riformista della sezione socialista napoletana. Collaborò a diversi giornali socialisti dell’ epoca, come Il lavoro di Portici e La voce di Castellamare di Stabia, e quando, nel 1914 il gruppo della sinistra rivoluzionaria prese la direzione della sezione socialista napoletana, Grieco partecipò alla fondazione di un nuovo giornale, Il socialista. Come ha scritto Oreste Lizzadri, che fece parte della sinistra socialista napoletana (…) “”Il socialista tenne bene testa a tutti gli avversari coalizzati e, malgrado una vita stentata, per merito delle note polemiche e brillanti di Ruggero Grieco, aumentava ogni giorno la sua penetrazione nelle masse””””. (pag 3) “”Bordiga ha ancora detto ciò che pensa della bolscevizzazione, riaffermando che la esperienza dello sviluppo del partito russo non contiene tutta l’ esperienza storica del proletariato mondiale. Questa affermazione è antibordighiana. In polemica con i massimalisti serratiani egli ha sempre combattuto strenuamente una simile affermazione, la quale è stato più tardi ripetuta da Paul Levi, da Hoeglund, da Frossard, da Souvarine””. (pag 184) “”Bordiga ha spezzato una lancia a favore della democrazia interna. Tutti i compagni che passano alla opposizione rivendicano la democrazia interna””. (pag 184)”,”PCIx-149″
“GRIECO Bruno”,”Un partito non stalinista. Pci 1936: “”Appello ai fratelli in camicia nera””.”,”Bruno GRIECO giornalista della stampa di sinistra e dell’ Illustrazione Italiana impegnatoin attività di cinema, teatro e musica. E’ figlio di Ruggero GRIECO, fondatore con BORDIGA, GRAMSCI e TERRACINI del PCdI. Si autodefinisce non omologabile. I conti con Trotsky. Trotsky riuscì a dimostrare l’ inconsistenza delle accuse, rivelando, dal suo esilio, la falsità delle confessioni. L’ albergo in cui alcuni degli imputati si sarebbero incontrati misteriosamente con Trotsky, a Copenaghen, aveva cessato di esistere molti anni prima del preteso appuntamento. I dirigenti di un aeroporto nei pressi di Oslo, dove Piatakov aveva sostenuto di essersi incontrato con Trotsky, attestarono che nel periodo indicato nessun apparecchio straniero vi era disceso. (…) La questione di Trotsky è di sostanza, non di forma. Formalmente l’ ex comandante dell’ Armata Rossa (cui sin dal 1932 era stata tolta la cittadinanza sovietica) non fu mai condannato. Stalin regolò i conti con lui attraverso la piccozza di un sicario a Città del Messico nel 1940.”” (pag 282)”,”PCIx-177″
“GRIEG Johann Nordahl Brun”,”La défaite. (Nederlaget). Drame en quatre actes.”,”Richard Boyer è stato titolare della cattedra di lingue, letteratura e civilizzazione scandinave alla Sorbona (Paris IV) per vari decenni dopo aver insegnato all’estero. Si è occupato della diffusione delle opere della res scandinavica e di molte traduzioni dall’islandese, danese, norvegese, svedese. E’ attualmente in pensione. Il poeta, romanziere, drammaturgo e giornalista norvegese Nordahl Grieg (1902-1943) che fu attivo in uno dei periodi più brillanti della letteratura del suo paese, quello tra le due guerre mondiali del XX secolo in cui sono emersi grandi talenti tra cui Sigrid Undset, Cora Sandel e il celebre movimento Mot Dag, è quasi sconosciuto in Francia. Eppure ha lasciato un vero capolavoro teatrale con il dramma ‘La disfatta’. L’autore è stato un uomo ardente e appassionato quale fosse la causa, più o meno profonda, che intendeva difendere. E fece questa difesa con forza di convinzione, foga e sincerità ammirevoli. Fu un ‘engagé’, patriota e politico, ma anche sociale, etico e umanista. Che sia stato una fiaccola della resistenza norvegese all’epoca sottoposta al giogo germanico va da sé. Contrariamente a ciò che afferma l’eroina del romanzo particolarmente significativo ‘Ung må verden ennu voere’ (Le monde se doit de rester jeune’, 1938, Il mondo ha bisogno di restare giovane), Nordahl Grieg non ha che trentasei anni): “”Un umanista è un uomo che odia l’ingiustizia ma non fa nulla per impedirla””, Grieg – cognome assai frequente in Norvegia, e che non ha nulla a vedere con il celebre musicista Edvard Grieg – ha sempre fatto di tutto per difendere le cause che riteneva giuste. L’opera ‘La disfatta’, posta su uno sfondo rivoluzionario e ideologico, gli è stata ispirata da uno degli episodi più crudeli della moderna storia francese, la Comune di Parigi. Impegnato politicamente, comunista, non sarebbe riuscito a praticare un ampio proselitismo, ma la sua buona volontà e buona fede non possono essere messe in dubbio. Il dramma è scritto nel 1937 e si svolge interamente durante la Comune di Parigi, e l’autore mostra una perfetta conoscenza dei fatti e dei personaggi, cosa non certo banale per uno scandinavo. Grieg nel corso dei quattro atti segue lo svolgimento cronologico degli avvenimenti, i personaggi che si muovono nel dramma sono autentici (salvo la maestra Gabrielle Langevin, che appare verso la fine del dramma). Evidentemente i grandi responsabili della repressione, tra cui il generale Galliffet e soprattutto Thiers per un lato sono messi in luce in modo caricaturale. Ma l’interesse del’autore va al popolo minuto, operai, artigiani, piccoli commercianti, studenti, e mostra di aver colto il quadro storico, di fare delle osservazioni realiste. E’ un punto di vista ben documentato. Oppone, con tatto e diplomazia, gli esponenti pacifisti come Delescluze o Varlin a quelli più violenti come Rigault ed è da questo piatto della bilancia ch’egli pende. E’ un lavoro profondamente umano, nonostante lo sfondo rivoluzionario e si può dire violento. Si possono citare nell’atto II, il canto di Pauline: «Amo la libertà / con tutto il mio essere – / E’ meglio morire nell’onore / che vivere nella vergogna!» o la filippica di Gabrielle verso la fine dell’atto III: «Credete che ciascuno dei nostri avversari sia un nemico? Allora avete una una fede miserabile nell’umanità (…) Loro (le vittime) sono morte perché si deve fermare la vendetta. Sono morte perché due nemici dovrebbero essere in grado di guardarsi in faccia, per la prima volta, senza odio o di vendetta». [dall’introduzione di Régis Boyer]”,”MFRC-162″
“GRIEKOV B.D. IAKUBOVSKI A. IU.”,”L’orda d’oro.”,”Citazione di PUSCKIN in apertura”,”RUSx-132″
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for the Second World War. Europe and the Mediterranean.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) brgan his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-031-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Great War.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIP-036-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Second World War. Asia and the Pacific.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-032-FL”
“GRIEWANK Karl”,”Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origini e sviluppo.”,”Karl Griewank, dopo aver studiato a Gottinga, Lipsia, Rostock e Berlino ed essersi laureato nel 1922 – discepolo di Willy Andreas – con una tesi sulla rivoluzione tedesca del 1848, dal 1926 fece parte della Notgemeinschaft der Deutschen Wissenschaft (Organizzazione di sostegno della scienza tedesca). I molti impegni e la non adesione al nazionalsocialismo ritardarono la sua entrata nella carriera accademica fino al 1942, quando conseguì la libera docenza all’università di Francoforte con un lavoro sul Congresso di Vienna. Contiene il capitolo (III) ‘Riforma e rivoluzione in Germania (1435-1535). La crisi del concetto di riforma (pag 53-84) e il capitolo (X) ‘Il concetto dinamico di rivoluzione e controrivoluzione’ (pag 177-190)”,”TEOP-078-FL”
“GRIFFERO Tonino”,”L’estetica di Schelling.”,”Tonino Griffero (Asti, 1958) è ricercatore di filosofia presso il Dipartimento di Ermeneutica filosofica dell’Università di Torino, II facoltà di Lettere e Filosofia (Sede di Vercelli).”,”FILx-098-FL”
“GRIFFITH Ernest S.”,”Strategia e tattica del comunismo.”,”””I contrasti in una società prerivoluzionaria espressi nel conflitto fra gruppi e classi, richiedono la creazione di un monopolio di forze, avente lo scopo di prevenire una guerra civile cronica. Tale monopolio di forze, fungente da elemento pacificatore di fronte ai contrasti, è lo Stato, che è al servizio delle classi dirigenti per la preservazione dell’ordine esistente, con tutti i vantaggi che comporta per tali classi. In altri termini, esso è il difensore dell’ordine mediante la forza; pertanto esso è il primo, immediato bersaglio della rivoluzione. “”Lo stato è equivalente ad una attestazione che la società fornisce quando viene a trovarsi impastoiata in contrasti insolubili con se stessa, che hanno provato degli antagonismi inconciliabili dai quali è impotente a sbarazzarsi. E poiché questi antagonismi, queste classi con i loro opposti interessi economici non possono divorare se stessi e la società medesima nella propria sterile lotta, alcune forze resistenti apparentemente al di sopra di essa diventano necessarie per moderare la forza delle loro collisioni e mantenerle entro i limiti “”dell’ordine””. E questa forza generata dalla società, ma postasi al di sopra di essa e da essa gradualmente separatasi, questa forza è lo stato”” (Engels, L’origine della famiglia, dello stato e della proprietà privata). “”Lo Stato altro non è se non una macchina per la oppressione di una classe su di un’altra, così in regime di repubblica democratica come di monarchia”” (Engels, Introduzione a Marx). (…) Nel Marxismo, la possibilità di evitare la rivoluzione è stata sempre scartata, ma l’argomento ha costituito oggetto di alcuni commenti. Fu riconosciuto, da Marx e da Engels, che le democrazie liberali, come essi le chiamavano, avevano negli Stati Uniti ed in Inghilterra la possibilità di evolversi verso il Socialismo senza necessariamente sfociare in azioni violente. Comunque, il loro concetto d’inevitabilità della rivoluzione appare più chiaro negli attacchi da essi condotti a tutte le dottrine di riforme pacifiche”” (pag 22-23) [Ernest S. Griffith, Strategia e tattica del comunismo, 1953]”,”RUSS-054″
“GRIFFITH William E. analisi e documentazione di”,”The Sino-Soviet Rift.”,”Published for The China Quarterly; Library of International Studies, General Editor Leopold LABEDZ Advisory Board German ARCINIEGAS Raymond ARON Jane DEGRAS Walter Z. LAQUEUR Richard LOWENTHAL Asoka MEHTA Davidson NICOL Yoshihiko SEKI Edward SHILS C.M. WOODHOUSE”,”CINx-105″
“GRIFFITH Paddy, contributi di Philip HAYTHORNTHWAITE Harold LIVERMORE Juan José SAÑUDO René CHARTRAND Brent NOSWORTHY Arthur HARMAN Charles ESDAILE Leopoldo STAMPA Rory MUIR”,”A History of the Peninsular War. Modern Studies of the War in Spain and Portugal, 1808-1814. Vol. IX.”,”Paddy Griffith was a lecturer in War Studies at the Royal Military Academy, Sandhurst, before he became a freelance author and publisher in 1989. List of Illustrations, List of Maps, Editor’s Preface, Notes on Contributors, Glossary of Terms and Abbreviations, Appendices, Bibliography, Index,”,”QMIx-061-FL”
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del Convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Contiene tra l’ altro i saggi: – La critica crociana al marxismo e il suo rapporto con Eduard Bernstein e George Sorel (di Karl E. LÖNNE) (pag 207) – Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (di Luigi CORTESI) (pag 263) – Marxismo e storia tra Labriola e Croce (di Giuseppe CACCIATORE) (pag 315) – Il marxismo dell’ ultimo Labriola (di Stefano MICCOLIS) (pag 341) – Croce lettore di Marx ed Engels (di Maria RASCAGLIA) (pag 359) “”Bernstein respingeva l’ idea di vedere la democrazia e i suoi mezzi, come il suffragio universale, solo come strumenti del proletariato per raggiungere il potere. Per lui la democrazia era il valore guida più importante nella politica e nella società sia per il presente che il futuro. “”La democrazia è allo stesso tempo mezzo e fine. Essa è il mezzo per il raggiungimento del socialismo ed essa è la forma della realizzazione del socialismo”” (1). Per questo, a suo parere, l’ idea della dittatura del proletariato era superata. L’ azione politica del partito socialdemocratico doveva dunque raggiungere l’ obiettivo in modo esattamente opposto: portare avanti la realizzazione della democrazia in tutti i campi ed evitare in questo processo ogni scontro violento””. (pag 219) (K.E. Lönne, La critica di Croce al marxismo e i suoi rapporti con Eduard Bernstein e Georges Sorel) (1) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgabe der Sozialdemokratie”,”CROx-033″
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Tavola rotonda con Mario AGRIMI Paolo BONETTI Piero CRAVERI Biagio DE-GIOVANNI moderatore Giuseppe GALASSO Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (pag 263) Marxismo e storia tra Croce e Labriola (pag 315) Il marxismo dell’ ultimo Labriola (pag 341) Croce lettore di Marx ed Engels (pag 359) Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein. “”L’atteggiamento di Labriola nei confronti dei saggi di revisione critica di Bernstein fu tutt’altro che negativo e liquidatorio. Si tenga presente la ricordata nota del ‘Discorrendo’, che faceva trasparire ammirazione e consenso per l’ “”abilità”” con cui queli “”ingegnosi articoli”” trattavano dell’ “”‘utopismo’ latente anche tra i Marxisti””. Quando sulla “”Neue Zeit”” apparve il primo attacco di Plechanov alle tesi di Bernstein, Labriola commentò immediatamente, scrivendone a Croce (1° agosto 1898): “”E ci tocca di sentire anche gli ammaestramenti di Plekanoff, che sta un po’ al di sotto della tesi di laurea””. E a Kautsky due mesi dopo (8 ottobre 1898) definirà “”volgarità”” quei modesti “”ammaestramenti””, intrisi di un “”sovrano disprezzo dell’odierna filosofia tedesca””; aggiungendo che quel “”modo arrogante di parlare di scienza avrebbe reso “”ridicolo di fronte al mondo intero il socialismo ‘scientifico’.”” (pag 347-348) “”Né smentiva la sua ormai radicata convinzione, quando affermava che “”al di sotto di tutto questo rumore”” c’era “”una questione grave ed essenziale: le speranze ardenti, vivissime, precoci di qualche anno fa – quelle aspettative dai dettagli e dai contorni troppo precisi – vengono a cozzare contro la più complicata resistenza dei rapporti economici e contro i più imbrogliati congegni del mondo politico””. Il socialismo, insomma, avrebbe vissuto una lunga pausa, ma per quanti riuscivano a “”mettere il loro ‘tempo psicologico’ (vale a dire la pazienza e lo spirito di osservazione) all’unisono coi ritmi del ‘tempo delle cose””, il marxismo non perdeva di validità nel “”tempo indefinito””.”” (pag 349)”,”TEOC-443″
“GRIFFO Massimo”,”Firenze tra Francia e Spagna, 1492-1574. Storia di Firenze 2.”,”Massimo Griffo, Palermo 1932, laureato in legge vive a Firenze. E’ autore di romanzi e saggi.”,”ITAG-115″
“GRIFFO Maurizio”,”La terza forza. Saggi e profili.”,”Maurizio Griffo è professore di Storia delle dottrine politiche presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli. Fra i suoi libri ‘Thomas Paine. La vita e il pensiero politico’ (2011) e ‘Momenti e figure del liberalismo italiano’ (2016) “”Nei primi decenni dell’Italia repubblicana le componenti politiche terzaforziste dovevano operare tra una sinistra massimalista o filo sovietica, una destra nostalgica se non revanscista, e un partito cattolico non sempre incline al riformismo pratico e troppo spesso appesantito dalla gestione del potere. Una navigazione difficile. Un’esperienza su cui valeva la pena di tornare a riflettere”” Nicola Chiaromonte, osservazioni critiche di un intellettuale al pensiero di Marx. “”Più in generale, poi, la critica al comunismo si collega a una visione non ottimista della condizione dell’uomo moderno. Lo si comprende se si considerano le osservazioni che l’autore [N. Chiaromonte] svolge nel 1956, riguardo al pensiero di Marx. A suo parere, lo scrittore di Treviri si pone in netta discontinuità con la tradizione umanistica, che pregiava la ricerca della verità per se stessa, quando sostiene che «il pensiero e la verità hanno senso solo in quanto aiutano gli uomini incatenati a liberarsi»; in altre parole, secondo Marx, «l’intellettuale ha l’obbligo di non pensare che (…) dei pensieri efficaci». Ad avviso del pensatore tedesco, il filosofo non è tale «se non in quanto egli pensa con la massa, e nell’interesse della massa, dei pensieri i quali siano, oltre che pensieri, anche azioni possibili» (35). In questo senso, Marx ritiene di essere ancora all’interno della tradizione umanistica, ma in realtà la rovescia, sottomettendo il giudizio individuale alla necessità storica, o, piuttosto, a quella che egli giudica essere la necessità storica. Nella visione marxista, l’intellettuale, «per essere degno della sua missione», ha l’obbligo di «farsi una coscienza di massa, pensare e agire come se egli non fosse che un’unità nel gran numero» (36). Espressione piena di tale ragione tecnica e strumentale è il partito rivoluzionario, creato per sollecitare ed elaborare la coscienza delle masse. Una volta conquistato il potere, guidando la rivolta, esso «resta il guardiano geloso dello “”sviluppo storico”” ulteriore»”” (pag 104-105) [‘Nicola Chiaromonte, la politica, l’etica, la libertà’] [(35) N. Chiaromonte, ‘La situazione di massa e i valori nobili’, articolo pubblicato nell’aprile 1956, ora in ‘Scritti politici e civili’, cit, p. 239; (36) Ivi, p. 240]”,”ITAD-150″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”””La guerra ha dunque creato per l’ industria pesante una situazione veramente privilegiata, cionondimeno essa ha continuato a chiedere, al pari dell’ industria mineraria, tutta una serie di interventi da parte dello stato. I lavori della Corporazione della metallurgia e della meccanica si sono infatti conclusi con un ordine del giorno nel quale altro non si constata che la necessità di perfezionare il sistema degli interventi protettivi, sovvenzioni ecc., a pro di quelle industrie già così tipicamente parassitarie. Così, ad esempio, si è avuto il coraggio di chiedere premi di costruzione a favore dell’ industria dei cantieri navali e maggiori sovvenzioni a pro degli armatori, per permettere loro di mettere in esercizio navi costruite nei cantieri nazionali, piuttosto che ricorrere, come è avvenuto in questi ultimi tempi, all’ acquisto di navi dall’ estero.”” (pag 34)”,”ITAF-186″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”Nato a Roma, nel 1908 laureato in legge, antifascista fin dagli anni della scuola viene arrestato nel 1928. Nel 1930 aderisce all’organizzazione clandestina del PCI dedicandosi all’attività tra i contadini. Arrestato nel 1933 viene inviato al confino a Ponza e a Ventotene dove rimane fino alla caduta del fascismo. Dal 1943 organizza con altri la resistenza a Roma. Dopo la Liberazione è capo di gabinetto di Palmiro Togliatti durante il primo governo Bonomi (1944-1945). ha collaborato con Fausto Gullo sui problemi meridionali e con Grieco per i problemi della terra.”,”ITAF-023″
“GRIFONE Pietro”,”Politica economica. XI Lezione. Questioni di politica agraria. Sulla riforma dei contratti agrari.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y-2″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista. Con i contributi di Giorgio Amendola e Camilla Ravera.”,”Polemica dell’autore con Salvatore La Francesca autore di ‘La politica economica del fascismo’ qualificato come ‘volumetto’, ‘operetta’ piena di storture ecc. L’autore critica pure la ‘scuola’ storiografica di Rosario Romeo e Renzo De Felice, maestri di La Francesca. (Romeo è l’autore della prefazione al libro di La Francesca) (pag 148)”,”ITAF-186-B”
“GRIFONE Pietro”,”Il capitale finanziario in Italia. La politica economica del fascismo.”,”Pietro Grifone scrisse questo libro nel 1940, per i confinati politici di Ventotene. Aveva lavorato nell’ufficio studi della confindustria nel periodo fascista e dominava tutti gli aspetti tecnici della materia.”,”ITAF-020-FV”
“GRIGNOUX C.J.”,”Turgot.”,”””Galiani aveva fatto dire al cavaliere dei Dialoghi sul commercio dei grani: “”Bisogna aver ben studiato gli uomini per combinare di governarli. L’ economista è buono a fare delle memorie, dei giornali, dei dizionari, a occuparsi di librerie e di editori (…) ma non vale niente per governare.”” Condorcet, da parte sua, esaminando l’ opera del suo amico, si rifiuta di considerarlo colpevole come Malesherbes; la sola debolezza che riconosce in Turgot è che “”era più portato per il suo carattere a confidare sulla ragione, sulla bontà naturale del cuore umano, che a temere gli errori o la perversità degli uomini””. (pag 279-280)”,”FRAA-052″
“GRIGORENKO Pietr”,”Staline et la deuxieme guerre mondiale. Theorie et strategie.”,”Il Generale GRIGORENKO, nato nel 1906, ingegnere diplomato, dottore in scienze e Prof di cibernetica all’Accademia militare Frunze, impegnato dal 1930 nell’armata sovietica ha comandato varie unità di combattimento durante la 2° GM. Membro del partito, arrestato nel 1964 con l’accusa di attività antisovietica all’epoca dell’uscita di questo libro era in attesa di giudizio posto fuori servizio.”,”STAS-022 QMIS-043″
“GRIGORENKO Piotr”,”Memoires. L’ autobiographie du célèbre génèral de l’ Armée Rouge devenu une grande figure de la dissidence. De la terreur stalinienne d’hier aux hôpitaux psychiatriques d’ aujourd’hui, un document exceptionnel sur l’ histoire de l’ Union Soviétique.”,”Quadro militare di alto livello, eroe di guerra, professore all’ accademia militare di Mosca, GRIGORENKO ha avuto rapporti con BREZNEV, ZUKOV, MALINOVSKI, PONOMARIEV. Ucraino di origine contadina, da giovane ha vissuto la creazione dei primi soviets e lo scoppio della guerra civile. Entranto nel Komsomols ha aderito al PCUS nel 1927, poi ufficiale dell’ Armata Rossa, testimone delle “”grandi purghe”” staliniane del 1936 – 1937, ha combatto sul fronte dell’ Estremo Oriente e in Ucraina durante la seconda guerra mondiale. Poi entra in una fase di dissidenza fino alla rottura nel 1961. Nel 1964 viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Si schiera a fianco dei dissidenti BUKOVSKY, KOSTERIN, GINZBURG, SAKHAROV, SOLZHENITZIN, e altri. Si schiera in favore dei Tartari di Crimea, minoranza oppressa. Nel 1969 è di nuovo arrestato e detenuto per cinque anni in un asilo molto speciale. Nel 1977 parte per gli Stati Uniti. Viene privato della nazionalità sovietica e condannato all’ esilio. 1924. “”Il mio lavoro politico non si limitava all’ organizzazione dei pionieri, evidentemente. Era l’ epoca della lotta contro il trotskismo: non potevo non prendervi parte. Leggevo tutti i giornali, tutte le riviste. Lessi ‘Le lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky. Mi persi. Non compresi più niente, e mi sentivo preso dalla disperazione. E se Trotsky avesse ragione? mi dicevo. E se fosse stato veramente impossibile, con le nostre sole forze, fondare una società socialista? Il nostro ordine crollerà, se la rivoluzione mondiale non ci viene in aiuto? Non avevo più voglia di vivere. Né di pensare. Non sono di quelli che attendono di essere salvati dagli altri. Dovevo agire. Ero dunque in una indecisione estrema, intollerabile per me; è in quel momento che apparve, sulla Rabotchaia Gazeta l’ articolo di Stalin: “”Trotskismo e leninismo””. Con la semplicità che gli era propria (oggi, direi il suo semplicismo), Stalin, tesi dopo tesi, smontava le affermazioni di Trotsky. Non solo si potevano edificare le basi del socialismo in un solo paese, ma costruire il socialismo stesso. Il ritardo della rivoluzione mondiale non ci doveva fermare. Al contrario, abbiamo il dovere di contribuire alla sua venuta con il nostro lavoro di edificazione economica””. (pag 113-114)”,”RUSS-191″
“GRIGOROVICI Tatiana”,”Die Wertlehre bei Marx und Lassalle. Beitrag zur Geschichte eines wissenschaftlichen – Missverständniss.”,”GRIGOROVICI Tatiana”,”LASx-047″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”””L’ odio profondo contro Rasputin sale a mano a mano che la marea bellicista, alimentata da alcuni circoli militari e politici, monta fino a sommergere il paese. Evidentemente, i discorsi che egli tienein molte occasioni non sono adatti alle orecchie dei potenti. “”Ai contadini non servono le guerre”” dice…”””,”RUSx-067″
“GRILLANDI Massimo”,”Crispi.”,”””Tornato da Palermo dove era rimasto “”poco men che un mese””, (Crispi) ritiene suo dovere informare Garibaldi circa le condizioni della Sicilia, la “”povera isola che voi chiamaste a libertà e che i vostri successori ricacciano in una servitù peggiore di prima””. Dai nuovi governanti la popolazione “”nulla ha ottenuto di che potesse esser lieta. Nissuna giustizia, nissuna sicurezza personale, l’ ipocrisia della libertà sotto un governo il quale non ha d’ italiano che appena il nome.”” (pag 223-224) “”Quanto alla fanteria, (Crispi) vuole che anch’essa, come il genio e l’ artiglieria, abbia una sua scuola per ufficiali di complemento, perché “”la fanteria è la base delle guerre moderne; è la fanteria che fa le grandi vittorie; quando questa è istruita, tanto più facilmente essa può vincere””. Furono forse i cannoni che invasero la Francia, o non furono invece i fucili? “”Furono i fucili, più che i cannoni””, risponde. E cita l’ episodio di Garibaldi che durante la marcia di Piana dei Greci espresse il rammarico perché gli austriaci, nel 1859, non gli avevano catturato i cannoni, dato che egli “”si credeva più libero con in fucili; impotente con i cannoni; e vinse con i fucili””. (pag 388)”,”ITAA-075″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”Il trascinante racconto di Grillandi ripercorre tutte le tappe dell’ascesa e caduta del quasi mitico Grigorij Efimovic Rasputin (1871-1916): dalla nascita nel villaggio di Pokrovskoe nel distretto siberiano di Tobol’sk alla morte violenta subita a Pietrogrado in casa del principe Feliks Feliksovic Jusupov. Massimo Grillandi è nato a Forlì e vive a Roma. Dopo la laurea in lettere, si è dedicato all’insegnamento e a una intensa attività letteraria. Collaboratore del Corriere della Sera, del Mondo, del Ponte, di Belfagor, Paragone, Nuovi Argomenti, Letteratura, Osservatore politico letterario e della RAI-TV.”,”RUSx-132-FL”
“GRILLANDI Massimo”,”Francesco Crispi.”,”Massimo Grillandi, nato a Forlì e residente a Roma, dopo la laurea si è dedicato all’insegnamento e una intensa attività letteraria. Ha scritto poesie e saggi tra cui ‘Con disperata guerra’ (1960).”,”BIOx-030-FSD”
“GRILLE Dietrich”,”Lenins Rivale. Bogdanov und seine Philosophie.”,”Foto di Bogdanov, Lenin, Pokrovskij, Skvorcov-Stepanov, Bazarov-Rudnev, Lunacharsky (ritratto)”,”RIRB-110″
“GRILLI Liliana”,”Amadeo Bordiga. Capitalismo sovietico e comunismo.”,”Caratterizzato il capitalismo come sistema di appropriazione ‘sociale’ del prodotto (anche se ancora ‘di classe’) ai fini non del consumo personale dei capitalisti ma dell’ accumulazione del capitale, la portata alternativa del socialismo rispetto al capitalismo non si pone al livello delle forme di proprietà (statali invece di private), né al livello delle forme di gestione (di partecipazione democratica anziché di direzione accentrata). Essa sta nel mutamento delle forme di produzione, nella scomparsa dell’ impresa quale forma tipica del capitalismo in quanto produzione di valore.”,”BORD-025″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”ITAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”Grande capitale e Destra cattolica. Trent’anni di vita politica italiana.”,”””Vi fu anche chi sostenne che la condanna fosse voluta da correnti clericali influenti negli ambienti del Comando supremo: il Douhet era massone e aveva appartenuto alla redazione della ‘Gazzetta del Popolo’ allora anticlericale. L’ affare Douhet non fu che uno degli episodi della lotta tra interventisti e conservatori che si svolgeva sordamente in tutte le istanze della vita del paese. Nonostante tali contrasti, tuttavia, gli interventisti di sinistra erano sostenitori, tal quale i conservatori, della politica repressiva del movimento operaio. Già agli inizi del Ministero Boselli essi avevano redatto un memoriale nel quale si denunciava la passività di Governo nei confronti di coloro che si diceva deprimessero lo spirito del paese e si chiedevano rigorose misure contro di loro. D’ altra parte Bissolati era più ostile a Orlando di quanto lo fosse lo stesso Sonnino. La campagna contro i socialisti e i giolittiani si fece più intensa dopo i fatti di Torino dell’ agosto 1917″”. (pag 294)”,”ITAA-117″
“GRILLI Enzo SASSOON Enrico TREU Tiziano VACIAGO Giacomo”,”America oltre il boom. Bilanci e prospettive dell’economia Usa dopo cinque anni di amministrazione Reagan.”,”GRILLI Enzo, vice direttore Dipartimento Analisi economiche e previsioni della Banca Mondiale, SASSOON Enrico, inviato speciale per il ‘Sole 24 Ore’, Tiziano TREU professore di diritto del lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia e alle Facoltà di Scienze Politiche e di Economia e Commercio dell’Università Cattolica di Milano. Giacomo VACIAGO autore di saggi e teoria politica monetaria, è ordinario di Economia Politica nell’Università di Ancona. “”L’amministrazione Reagan, a fronte del problema della cosiddetta stagflazione (crescita bassa e forte inflazione) ha seguito di fatto una strategia in due tempi: riduzioni dell’inflazione prima e stimolo fiscale all’economia in un secondo tempo, con conseguente accettazione dell’allargamento del deficit di bilancio”” (Enzo Grilli, La politica economica internazionale Usa dal 1981 al 1985) (pag 190)”,”USAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”RELC-008-FV”
“GRILLI DI CORTONA Pietro”,”Stati, nazioni e nazionalismi in Europa.”,”Pietro Grilli di Cortona (Firenze 1954) si è laureato in Scienze politiche all’istituto Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. Attualmente è ricercatore confermato in Scienza della politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre che del presente volume, è autore di saggi sul sistema sovietico, sull’opposizione politica nei regimi non democratici e sui processi rivoluzionari.”,”EURx-087-FL”
“GRILLI Giovanni”,”Dalla Settimana Rossa alla fondazione del PCd’I.”,”‘Nell’agosto del 1920, il Congresso della Federazione Giovanile Socialista di Ravenna, su proposta di Luigi Dal Pane, votò unanime un ordine del giorno, in cui si chiedeva l’espulsione dal partito della frazione riformista; e quando poco dopo prese a formarsi, in seno al paritto socialista, la frazione comunista, noi fummo dei primi ad aderire’ (pag 469)”,”MITS-004-FGB”
“GRIMAL Pierre”,”La vie a Rome dans l’antiquité.”,”GRIMAL è Prof alla facoltà di Lettere di Bordeaux. Ha scritto pure ‘Seneque’ e ‘Dictionnaire de la mitologie grecque et romaine’.”,”STAx-031″
“GRIMAL Pierre a cura; collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE”,”La formazione dell’ Impero romano. Il mondo mediterraneo nell’ antichità III.”,”Collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE. Pierre GRIMAL, nato nel 1912, è dal 1952 professore di letteratura latina e cultura romana alla Sorbona. Dal 1964 è Cavaliere della Legion d’ Onore. La sua opera fondamentale è ‘La civilisation romaine’ (1960) di cui è uscita nel 1961 la traduzione italiana ‘La civiltà romana’. Altre sue opere sono ‘La mitologia greca’ (1956) ‘Alla ricerca dell’ Italia antica’ (1961) e ‘L’ amore a Roma’ (1964).”,”STAx-061″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”Pierre Grimal é conosciuto come uno dei massimi specialisti di storia romana. Nato a Quercy, in Francia, nel 1912, é stato fino al 1982 professore alla Sorbona e membro dell’Ecole Française di Roma. ? scomparso nel 1996 a Parigi, all’etá di 84 anni. Tra le sue opere pubblicate da Garzanti, tutte autentici classici della storiografia contemporanea: Cicerone, Tacito, Seneca e I giardini di Roma antica. Pierre Grimal, massimo storico vivente della latinità ha scritto: l giardini di Roma – Tacito – Seneca – Marco Aurelio – Memorie di Agrippina Marco Tullio Cicerone: un personaggio eccezionale che la competenza di Pierre Grimal, ci restituisce in tutta la sua complessità in una biografia a 360 gradi. Cicerone fu uno dei massimi protagonisti della vita politica del suo tempostraordinario . Vitale, affascinante, oratore: volle dare una solida base ideale, etica e politica ad una classe dominante che a suo parere doveva comandare rispettando però gli ideali dell’humanitas. Dedica dell’ Autore a Jerome CARCOPINO suo maestro. “”Nel frattempo aveva concluso con Pompeo e Crasso quell’ alleanza che conosciamo sotto il nome di “”primo triumvirato””, che altro non era che un’ intesa discreta, se non proprio del tutto segreta, tra i tre grandi dell’ Urbe. Con Cesare console la vita politica, a cominciare dal gennaio del 59, cambierà; e Cicerone si chiede in che modo. Già alla fine di dicembre si parla di una legge agraria, (…) e Cicerone si chiede se il nuovo console vi si opporrà con la medesima forza usata per la rogatio di Rullo. Cesare, che ha perfettamente capito l’importanza di avere Cicerone per alleato, gli ha mandato un amico, Cornelio Balbo, originario di Gades e ufficiale (…) dell’ esercito di Cesare, per proporgli una intensa collaborazione: Pompeo, Crasso, Cicerone e Cesare sarebbero stati i quattro padroni di Roma e avrebbero potuto fare a meno del senato per portare tutte le riforme necesarie dovunque ce ne fosse il bisogno. (…) Ma il fatto di collaborare con Cesare per realizzare questo programma parve a Cicerone un tradimento (…)””. (pag 171)”,”STAx-163″
“GRIMAL Henri”,”La decolonisation, 1919-1963.”,”Henri Grimal, Agrégé de l’Université. La condanna marxista del colonialismo. “”Marx avait assuré que le passage de la societé capitaliste à la société socialiste se ferait par la révolte du prolétariat contre la bourgeoisie. La libération devait se produire d’abord dans les pays fortement industrialisés où les masses ouvriéres étaient les plus nombreuses et les mieux organisées. Dans ce mouvement l’intervention des peuples coloniaux n’était pas prèvue, car, à l’époque où Marx écrivait, le grand essor colonial de type impérialiste n’avait pas encore commencé et la colonisation conservait encore son caractère mercantiliste. Après lui, prévalut longtemps l’idée de l’incapacité des ces peuples d’influer sur le cours de l’histoire. Le congrès de la IIe Internationale à Stuttgart (1907) constata que «dans les colonies, il ne faut guère compter sur la force de rèsistance des exploités. Celle-ci fait presque complètement défaut chez l’indigène». Dans son ouvrage ‘Das Finanzkapital’ (1910), Rudolf Hilferding notait cependant que «dans les pays nouvellement découverts le capital importé intensifie les antagonismes et suscite contre les intrus la résistance croissante des peuples éveillés à la conscience nationale; cette résistance peut facilement évoluer vers des mesures dangereuses dirigées contre le capital étranger…» (p. 433). Mais c’est surtout Lénine qui, en 1916, souligna les contradictions qui opposaient, non seulement les capitalistes et les prolétaires dans les métropoles, mais les impérialistes des métropoles et les peuples colonisés (1). Ceux-ci pouvaient être un excellent instrument de lutte contre le capitalisme; en effet, la révolution dans les colonies, enlevant à la bourgeoisie européenne ses super-profits et ses moyens de corrompre la classe ouvrière, susciterait par là-même la révolution européenne. La révolution de 1917 fit passer la doctrine marxiste de la théorie à la pratique. Dans l”Appel aux ouvriers, aux soldats et aux paysans’, lancé le 25 octobre par le IIe congrès des Soviets, il était dit: «Le pouvoir des Soviets garantira à toutes les nations peuplant la Russie (c’est-à-dire aux colonies d’Asie) le droit effectif de disposer d’elles-mêmes». Le ‘Decrét sur la paix’ publié le lendemain, rendait un son anticolonialiste en condamnant les «annexions»: «Par annexion le gouvernement entend toute incorporation à un Etat, grand ou puissant, d’une nationalité petite et faible, sans le consentement et le désir formulés clairement et librement exprimés par cette dernière, indépendamment de l’époque à laquelle cette incorporation violente a été accomplie… du degré de développement ou de retard de la nation annexée… de l’entroit où cette nation réside, en Europe ou dans les lointains pays transocéaniques». Après une condamnation aussi catégorique de la domination d’un peuple sur d’autres peuples, le nouveau régime russe se devait de réviser la politique tsariste à cet égard. En mars 1921, fut mis au point, sous le titre: ‘Des tâches immédiates du Parti dans la question nationale’, un plan d’émancipations des peuples de l’Union soviétique sur la base de «l’abolition de l’inégalité nationale» et du développement social autonome. Ce texte marquait la première tentative de résoudre pacifiquement le problème des rapports de domination coloniale entre les «Grands-Russes» et les autres peuples de l’Union, en instaurant entre eux l’égalité complète. Sur le plan international l’opposition du parti à l’impérialisme colonial s’affirma dans chacun des congrès du Komintern (assemblée périodique des raprésentnts des partis communistes internationaux). Après avoir en 1919 (Ier congrès) condamné la duperie du wilsonisme, le Komintern prit une position plus vigoureuse encore en 1920. Dans ce IIe congrès, auquel participèrent des représentants de l’Inde (Roy) et de l’Indonésie (Sneevliet), Lénine fit adopter ses ‘Thèses sur les questions coloniale et nationale’: «Tous les partis communistes doivent donner un soutien actif aux mouvements révolutionnaires dans ce pays (coloniaux). L’Internationale Communiste doit être prête à établir des relations temporaires et même de alliances avec les démocrates-bourgeois des colonies et des pays arriérés. Elle ne doit pas cependant fusionner avec eux, mais conserver le caractère indépendant du mouvement prolétarien, même si ce dernier en est encore au stade embryonnaire». Le texte préconisait aussi la lutte contre tous les auxiliaires de la colonisation: les missions chrétiennes; les mouvements panislamique et panasiatique qui luttent contre les imperialismes européen et américain mais «s’efforcent en même temps de consolider l’influence turque et l’impérialisme japonais, aussi bien que la puissance des nobles, des grands propriétaires et du clergé». L’action anticolonialiste des communistes s’inspirera de ce texte jusqu’en 1927″” [Henri Grimal, ‘La decolonisation, 1919-1963’, Paris, 1965] [(1) L’Impèrialisme, stade suprême du capitalisme] (pag 34-35)”,”PVSx-071″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”‘Pierre Grimal è il massimo storico vivente (1987) della latinità.’ “”Su tutta la regione grava tuttavia un’ombra: quella di Pompeo. A Roma è stato preso molto sul serio il pericolo costituito da una possibile invasione dei Parti, e Pompeo è disposto a tutto per fronteggiarlo. E’ pronto ad accettare l’incarico, e lo scrive a Cicerone; anche se forse si tratta soltanto di una di quelle manovre di cui è maestro. Tale incarico giustificherebbe il fatto di aver chiesto in prestito a Cesare due legioni con il pretesto di impiegarle in Oriente contro i Parti. In realtà il vero scopo è quello di indebolire l’armata delle Gallie nell’eventualità di uno scontro armato tra Cesare e il senato. Per la verità la situazione in Oriente non è chiara: viene data la notizia che i Parti hanno varcato l’Eufrate, poi la si smentisce.”” (pag 267)”,”STAx-005-FV”
“GRIMAL Pierre”,”La letteratura latina.”,”Pierre Grimal, professore emerito alla Sorbona, è uno dei maggiori latinisti contemporanei. Tra le sue opere ‘Cicerone’ (1986), ‘Virgilio’ (1986), ‘Seneca’ (1992). ‘I maggiori oratori di questo periodo furono senza dubbio i due fratelli Tiberio e Caio Gracco. Cicerone riferisce le loro più celebrate caratteristiche’ (pag 34)”,”VARx-617″
“GRIMAUD Jerôme”,”Le regionalisme en Asie du Sud. L’ experience de la SAARC (1985-1997).”,”GRIMAUD Jerôme ha realizzato quest’ opera durante un soggiorno di 8 mesi in India nel quadro della sua laurea di storia contemporanea all’ Università di Nantes. Attualmente sta per ottenere un diploma di studi superiori all’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales di Ginevra.”,”PAKx-010″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 8. L’ egemonia inglese e la fine dell’ ‘Ancien Regime’.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-032″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 11. Dalla guerra di secessione alla prima guerra mondiale.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-033″
“GRIMBERG Carl, adattamento francese a cura di Georges H. DUMONT”,”La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl nacque nel 1875 in Svezia. Professore di storia all’età di 22 anni ha insegnato a Goteborg nel 1906 fino al 1918. Poi si è dedicato completamente al lavoro di storico. DUMONT (1920) Storico, è conservatore ai Musées Royaux d’Art et d’Histoire.”,”STAx-223″
“GRIMBERG Carl, adaptation française sous la direction de Georges-H. DUMONT”,”Histoire universelle. 2. La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl è nato in Svezia nel 1875, professore di storia all’età di 22 anni, poi incaricato di corso all’Università di Goteborg nel 1906, ha insegnato fino al 1918. Dopo questa data si è dedicato solo al suo lavoro di storico. Ha pubblicato una ‘Storia del popolo svedese’. L’opera completa ‘Histoire universelle’ è in 12 tomi. Con la spedizione di Pirro si trovano di fronte due tattiche, strategie e organizzazioni militari diverse. I macedoni molto esperti a quel tempo erano considerato i migliori soldati al mondo. ‘La falange macedone , esercito di punta, formava un quadrato compatto che resisteva a tutti gli assalti. Ma la legione romana era capace di formare una potente linea di difesa. In quest’epoca, i romani dispnevano la loro legione in tre linee separate. La falange sviluppava tutta la sua potenza in una sola volta; per vincere la legione, occorreva, se si può dire, ottenere una vittoria in tre stadi. Occorreva subito battere l’ardore dei giovani soldati che formavano la prima linea; poi abbattere la seconda linea composta da uomini più sperimentati, prima di urtarsi con la terza linea che raggruppava i veterani. L’ordine di battaglia della legione permetteva pure di inviare i rinforzi alla linea che si trovava in difficoltà. I Romani tenevano soprattutto a economizzare le loro forze dando loro la più grande efficacia possibile.”” (pag 325-326) “”La strategia romana non aveva ancora raggiunto la raffinatezza della tattica macedone. I Romani non erano ancora che un popolo di contadini e non i fieri conquistatori che andranno a segnare la storia del mondo in modo indelebile. Le guerre che avevano combattuto sino ad allora non avevano richiesto un grande talento strategico. Ma la loro forza morale e la loro disciplina di ferro controbilanciavano la mancanza di tattica e di strategia””. (pag 326) Battaglia di Eraclea. ‘Le vittorie di Pirro’. Pirro non può sfruttura le sue vittorie per i movimenti della politica. Il trono di Macedonia era passato di mano. Preferisce tornare indietro per salire lui stesso sul trono macedone. (pag 327)”,”STAx-226″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 12. Dal fallimento della pace alla conquista dello spazio.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-101″
“GRIMM Herman”,”Michelangelo.”,”GRIMM Herman professore di storia dell’ arte all’ università di Berlino. “”Tutti gli italiani sanno che Michelangelo, Dante e Raffaello formano la grande triade artistica. Quale guerriero potrebbe reggere al loro confronto? Non è forse l’ arte la più sublime espressione della grandezza d’un popolo?”” (pag 560) (chiusura del libro) Raffaello Michelangelo e Leonardo a Firenze (pag 200 ca) Fine Savonarola, scontro con il papa, chiede concilio per rimuoverlo (pag 160) “”Certo, sappiamo che vi furono in Italia delle guerre durante il secolo XV; ma eran fatte da mercenari. E come ci si batteva negli scontri? Cento uomini su tremila, eran caduti a Rapallo sul campo di battaglia: e ciò faceva tremare la nazione. Il Guicciardini ci dice che la cifra parve enorme. Si legga quanto Guicciardini e Machiavelli narrano sullo svolgimento delle guerre italiane del secolo XV. Si fanno lunghe campagne senza che si verifichi un serio scontro. Si sferrano spaventose battaglie, nelle quali non scorre una goccia di sangue. Gli antichi Messicani muovevano al combattimento con armi di legno, per non uccidere i nemici, perché, in seguito, si pagava un buon riscatto per i prigionieri restituiti. Tali considerazioni erano allora decisive in Italia. Rarissimo era il caso che le truppe nazionali facessero la guerra. Di regola, il sovrano o la città si procuravano milizie, prendendole a mercede. Non si interessavano direttamente di esse, ma rimettevano la faccenda, compreso l’ armamento e il pagamento del soldo, ad uno o più impresari, coi quali stipulavano un contratto. Era il mestiere dell’ alta e della bassa nobiltà italiana. I grandi signori trattavano coi piccoli, questi con i minori, e così di seguito, fino al soldato semplice. Venezia, Firenze, Napoli e il Papa avevano i loro fornitori d’eserciti, che s’impegnavano a fare quelle determinate guerre e promettevano di sgominare in un determinato lasso di tempo il nemico. Gli eserciti non dovevano, per lo più, nè calpestare il territorio delle città per cui combattevano, nè toccare quello delle città conquistate. Le truppe costituivano uno strumento volgare e poco apprezzato e i soldati, in maggioranza, un’accozzaglia proveniente da tutti i paesi.”” (pag 99-100)”,”VARx-238″
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”50 novelle. Per i bambini e per le famiglie.”,”””Ah! pur troppo, in questo mondo bisogna lavorare e cominciare per tempo. Chi gallo vuol essere, convien che impari a cantare”” (pag 410, Alla ricerca della paura) wikip: Jacob Ludwig Grimm (Hanau, 4 gennaio 1785 – Berlino, 20 settembre 1863) e Wilhelm Karl Grimm (Hanau, 24 febbraio 1786 – Berlino, 16 dicembre 1859), meglio noti come i fratelli Grimm, furono due linguisti e filologi tedeschi, ricordati come i “”padri fondatori”” della germanistica. Al di fuori della Germania sono conosciuti per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca nelle opere Fiabe (Kinder- und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818). Fra le fiabe più celebri da loro pubblicate vi sono classici del genere come Hänsel e Gretel, Cenerentola, Il principe ranocchio, Cappuccetto Rosso e Biancaneve. I fratelli Grimm nacquero nel 1785 (Jacob) e nel 1786 (Wilhelm) a Hanau, vicino a Francoforte da Philip Wilhelm Grimm (1751-1796), avvocato, e Dorothea Zimmer (1756-1808). Frequentarono il Friedrichs Gymnasium di Kassel e poi studiarono legge all’Università di Marburgo. Furono allievi e amici del noto giurista tedesco Friedrich Carl von Savigny, del quale rielaborarono il pensiero e gli studi di metodologia della scienza e storiografia giuridiche. Dal 1837 al 1841, si unirono a cinque colleghi professori dell’Università di Gottinga per protestare contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover da parte del sovrano Ernesto Augusto I. Questo gruppo divenne celebre in tutta la Germania col nome Die Göttinger Sieben (I sette di Gottinga). In seguito alla protesta, tutti e sette i professori furono licenziati dai loro incarichi universitari e alcuni di loro furono persino deportati. L’opinione pubblica e l’accademia tedesca, tuttavia, si schierarono decisamente a favore dei Grimm e dei loro colleghi. Wilhelm morì nel 1859; suo fratello maggiore Jacob nel 1863. Sono sepolti nel cimitero di St. Matthäus Kirchhof a Schöneberg, un quartiere di Berlino. I Grimm contribuirono a formare un’opinione pubblica democratica in Germania e sono considerati progenitori del movimento democratico tedesco, la cui rivolta fu in seguito repressa nel sangue dal regno di Prussia nel 1848. I fratelli Grimm sono diventati celebri per aver raccolto ed elaborato moltissime fiabe della tradizione tedesca ed europea; l’idea fu di Jacob, professore di lettere e bibliotecario. In questa impresa furono sostenuti e coadiuvati dagli amici Clemens Brentano e Achim von Arnim, che a loro volta si adoperavano per la valorizzazione del patrimonio letterario e folcloristico tedesco. Nella prima edizione dei Kinder und -Hausmärchen i Grimm pubblicarono anche fiabe francesi, conosciute attraverso un autore ugonotto che costituiva una delle loro principali fonti; ma nelle successive ebbero la tendenza a eliminarle sostituendole con altre di origine prettamente germanica. Tuttavia le fiabe, per loro natura tramandate oralmente, sono di difficile datazione e attribuzione. Alcune delle fiabe, come ad esempio Cenerentola o La bella addormentata nel bosco, sono parte del patrimonio europeo da molto prima dei fratelli Grimm, e hanno visto una precedente trasposizione letteraria nell’opera in lingua napoletana Lo cunto de li cunti, di Giambattista Basile, che li precede di più di un secolo. Le loro storie non erano concepite per i bambini: la prima edizione (del 1812) colpisce per molti dettagli realistici e cruenti e per la ricchezza di simbologia precristiana[1]. Oggi, le loro fiabe sono ricordate soprattutto in una forma edulcorata e depurata dei particolari più cruenti, che risale alle traduzioni inglesi della settima edizione delle loro raccolte (1857). Non mancò il dibattito su questo adattamento: nel volume Principessa Pel di Topo e altri 41 racconti da scoprire (Donzelli Editore, Roma 2012) si cita una lettera di Jacob Grimm in cui egli manifesta la propria contrarietà a edulcorare le storie[2]: « La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di avere utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma. » Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un’ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. L’unica opera di depurazione che sembra essere stata messa consapevolmente in atto dai Grimm riguarda i contenuti sessualmente espliciti, piuttosto comuni nelle fiabe del tempo e ampiamente ridimensionati nella narrazione dei fratelli tedeschi.”,”VARx-086-FV”
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”Le fiabe del focolare.”,”””(…) il Goethe fu uno dei primi a salutare quel libro con simpatia (1). «In questi ‘Lieder’, egli osservò, – dovrebbero i tedeschi, fuori della nebbia del loro presente, confortarsi per ciò che attinge dalla natura del tempo in cui furono composti, ma che è di tutti i tempi». (…) Lo Herder aveva già ammonito: «educa e forma il tuo spirito sullo spirito del popolo»”” (pag VIII, prefazione) (1) il ‘Des Knaben Wunderhorn’ di Arnim e Brentano (i Grimm avevano iniziato la raccolta dei racconti popolari perché venissero pubblicati nell’antologia dei loro amici)”,”VARx-002-FGB”
“GRIMM Robert KUNZ Otto SCHNEIDER Friedrich GRÜTTER Fritz GIOVANOLI Fritz STEINER Arthur BRATSCHI Robert BRAWAND Samuel MOOR Emmy HEEB Friedrich SCHMID Jacques ARNOLD Max SCHENKER Kurt DÜRRENMATT Peter HERTER Herbert”,”Robert Grimm. Revolutionär und Staatsman.”,”Tra i suoi scritti (1906-1956) (pag 143-158) per l’anno 1916 c’è il seguente: – Von Zimmerwald bis Kienthal’, in ‘Neues Leben’, April, 1916, seiten 108 bis 121 Wikip: Robert Grimm (Wald (Zurigo), 16 aprile 1881 – Berna, 8 marzo 1958) è stato un politico e pubblicista svizzero. Fu la forza trainante dietro allo Sciopero generale svizzero del 1918,[1] e con Herman Greulich è considerato una delle figure chiave ed insieme più controverse del movimento operaio in Svizzera.[2] Figlio di operai, dal 1895 al 1898 fece un apprendistato di tipografo in una impresa di Oerlikon presso Zurigo, lavorando in seguito come tipografo e capo rotativista in Svizzera, Germania (1905-06 a Berlino), Francia, Austria e Italia.[3] Durante i suoi viaggi studiò il marxismo, aderendo nel 1899 alla Federazione svizzera dei tipografi e al Partito Socialista Svizzero (PS),[4] rifacendosi alle idee del primo socialismo. Ricoprì diverse cariche pubbliche e di sindacato come la segreteria della Lega dei lavoratori di Basilea (1906-09), essendo parallelamente cofondatore e primo segretario della Federazione svizzera dei lavoratori del commercio e dei trasporti (1907-09). Dal 1909 al 1918 fu caporedattore del giornale Berner Tagwacht. Diresse la sezione energia e calore dell’ufficio centrale dell’economia di guerra (1939-46) e fu direttore della Ferrovia Berna-Lötschberg-Sempione (1946-53).[3] In politica fu tra l’altro deputato al Gran Consiglio di Basilea Città (1907-09), al consiglio comunale di Berna (1909-18), al Gran Consiglio bernese (1910-38) come anche Membro del Consiglio nazionale (1911-19 e 1920-55).[4] Organizzatore di scioperi di tipografi, nel 1912 rappresentò la direzione del PS allo sciopero generale di Zurigo,[4] ma venne presto messo sulla lista nera dai padroni. Nel 1907, 1910 e nel 1912 prese parte ai congressi della Seconda Internazionale per il Partito Socialista Svizzero; dal 1912 fu membro dell’Ufficio internazionale socialista.[2] Da strenuo oppositore della prima guerra mondiale e della politica di pace sociale del 1914 (vedi Burgfrieden), tra il settembre 1915 e l’aprile 1916 contribuì a convocare la Conferenza di Zimmerwald e quella di Kienthal,[1] divenendo insieme ad Angelica Balabanoff il principale promotore come anche una delle figure centrali del Movimento di Zimmerwald,[5] mantenendo con Lenin un rapporto piuttosto teso sia sul piano ideologico che su quello personale,[2] anche se nel 1917 contribuì ad organizzare il viaggio del leader bolscevico a San Pietroburgo.[6] All’inizio dell’anno 1918 Grimm fu tra i fondatori del Comitato di Olten.[2] In qualità di presidente del Comitato, fu l’autore dell’appello allo Sciopero generale svizzero, assumendone la guida e divenendo la forza trainante nell’organizzazione dall’11 al 14 novembre 1918, causando la più grave crisi nella storia dello stato federale svizzero. Fu successivamente condannato ad una pena detentiva di sei mesi da un tribunale militare per questo motivo.[2] Posizionandosi tra l’ala radicale e quella riformista Grimm apparteneva al centro marxista del PS, e nel 1920 fu determinante per la rinuncia del suo partito di aderire alla Terza Internazionale comunista, pur rimanendo nel suo nuovo programma di partito fedele al concetto di lotta di classe.[2] L’integrazione del PS nel sistema politico svizzero avvenne dopo il 1935, con la revisione in senso riformista del programma attuata sotto la minaccia fascista; nella quale il contributo di Robert Grimm nell’adesione ai principi della Democrazia liberale e della difesa nazionale fu determinante.[2] Dopo la seconda guerra mondiale Grimm – isolato – si oppose alla completa integrazione del PS nel fronte borghese della guerra fredda, rendendosi sospetto di cripto-comunismo a causa della sua critica di stampo marxista al capitalismo e alla politica degli Stati Uniti d’America.[2]”,”MEOx-144″
“GRIMM Jacob e Wilhelm”,”Fiabe per i fanciulli e la famiglia. Libro primo.”,”””Nel Romanticismo si riscoprirono nel contempo i valori della tradizione storica e quelli della nazione o, come si disse, de popolo – già pacatamente proposti alcuni decenni prima da Justus Möser (1720-1794) – , e si capisce perché la fiaba fu situata finalmente nel suo contesto proprio, quello della tradizione anonima, la quale fu identificata a sua volta con la nazione, con il popolo. Oggi quando parliamo di “”tradizioni popolari”” e le intendiamo necessariamente di più o meno vasta regionalità, utilizziamo concezione ed espressione romantiche, anche quando, per un anacoluto del pensiero, si concepisca il popolo (= nazione) limitato agli strati inferiori della società, esaltandone o denigrandone le “”virtù””. Ma qualcosa del genere accadeva anche nel periodo romantico, quando il ‘volk’ si andava a cercarlo, coerentemente, solo nelle campagne e non ci si accorgeva di trovarlo talvolta anche altrove. E, assunto che la fiaba è tradizione popolare e nazionale (l’ideale cosmopolitico che ancora poteva problematicamente condizionare Herder si è affievolito), il problema che preoccupa i Grimm è in primo luogo quello di rimanere fedeli a questa tradizione e di trovare (quasi nel senso di “”inventare””) i modi scritti di questa fedeltà. La questione prende corpo e vigore nella discussione con l’amico von Arnim e con Brentano che avevano raccolto ed elaborato in modo esemplare, ma con interventi radicali, i canti popolari tedeschi nello stupendo ‘Des Knaben Wunderhorn’ (il corno meraviglioso del fanciullo, 1806-1808). Il proposito dei Grimm di fedeltà al dettato popolare appare per lo meno irrealizzabiel all’amico Achim, il quale rivendica il diritto e il dovere dello scrittore di intervenire e tradurre i dati offerti dal folclore, in altre parole rielaborare personalmente i motivi ricavati dalla tradizione anonima. I Grimm ribadiscono la nacessità oltreché l’obbligo di rispettare la naturale genuinità delle fiabe che apprendono dalla viva voce di un narratore più o meno incolto, parlano infatti di ‘naturpoesie’ in opposizione ad una ‘kunstpoesie’ o poesia d’arte che, va da sé, può anche non essere “”artificiale”” né tantomeno “”artificiosa””, come si è forzatamente dubitato. Si dovranno allora vedere in Brentano e in von Arnim ancora delle resistenze illuministiche nell’uso della fiaba a fini letterari? Un po’ azzardato, ma non assurdo. Schiller li avrebbe definiti poeti «sentimentali», i Grimm avrebbero voluto essere, sempre secondo la terminologia schilleriana, dei poeti «ingenui», o per lo meno ripetere l’«ingenuità» dei poeti originali, vale a dire la loro intatta e profonda unità di essere, di sentire e di operare”” (pag XI-XII, introduzione) [Jacob e Wilhelm Grimm, ‘Fiabe per i fanciulli e la famiglia’, Mondadori, Milano, 1980]”,”VARx-001-FAP”
“GRIMSHAW Anna HART Keith”,”C.L.R. James and The Struggle for Happiness.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Keith Hart is a social anthropologist who teaches at Cambridge University. He has worked in Africa and the Caribbean and is the author of The Political Economy of West African Agriculture. Preface, Photo, Appendix: The Struggle for Happiness: table of Contents,”,”BIOx-034-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”Popular Democracy and The Creative Imagination: The Writings of C.L.R. James 1950-1963.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Photo, Notes, Appendix: 1. A short Bibliographical Essay, 2. Tables of Contents from: Mariners, Renegades and Castaways (1953), Preface to Criticism (1955), Beyond a Boundary (1963),”,”BIOx-035-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”C.L.R. James: A Revolutionary Vision for the 20th Century.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Introduction, Notes, Appendix,”,”BIOx-036-FL”
“GRIN Moisej”,”Sguardo sull’ URSS. Viaggio geografico nell’ Unione Sovietica.”,”””Il sottosuolo dell’ Unione Sovietica contiene circa il 60% delle riserve mondiali di carbone, ossia quasi 9 trilioni di tonnellate, superando di sei volte le riserve di carbone degli USA, di 40 quelle della RFT, e di 50 quelle della Gran Bretagna.”” (pag 30) “”Negli ultimi tempi la produzione del petrolio nell’ URSS è aumentata rapidamente e nel 1965 ha raggiunto i 243 milioni di tonnellate, pari a un settimo della produzione mondiale. L’ incremento è stato del 220% rispetto al 1958 e di circa 25 volte rispetto al 1913. In questo settore del’ industria estrattiva l’ URSS è seconda soltanto agli USA e il distacco tra i due paesi si va riducendo rapidamente.”” (pag 32) “”Tassi d’ incremento ancor più elevati di quelli dell’ industria petrolifera si registrano nella produzione del gas, che si è sviluppata essenzialmente nel dopoguerra. Sono già stati scoperti giacimenti di gas naturale per 60 trilioni di metri cubi, pari al doppio di quelli degli USA e al 40% circa delle riserve mondiali””. (pag 34)”,”RUSx-095″
“GRINKO V. MITKINE N. SOPINE S. CHAOUMIAN S.”,”Le parti des bolcheviks en lutte contre le trotskisme (1903- février 1917).”,”Dibattito sul rapporto tra proletariato e contadini in occasione della rivoluzione russa del 1905-1907. “”Disconoscendo l’ evidenza, Trotsky negava la possibilità di un’ alleanza del proletariato e dei contadini. Dichiarava che la “”coalizione”” del proletariato e dei contadini suppone o che uno dei partiti borghesi esistenti domini il contadiname, o che questi fondino un potente partito indipendente. Ora né l’ una né l’altra cosa è possibile””. Nella sua opera “”L’ obiettivo della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione”” (1909), Lenin indicava che le idee di Trotsky sulla “”coalizione”” delle classi erano errate sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ esperienza pratica della rivoluzione russa””. (pag 89-90)”,”TROS-164″
“GRINKO V. MITKIN N. SOPIN S. SCIAUMIAN S.”,”Il partito dei bolscevichi in lotta contro il trotskismo (1903-febbraio 1917) .”,”Silenzi, falsificazioni, deformazioni e calunnie staliniste contro Trotsky e sui rapporti Lenin – Trotsky… “”In tal modo i liquidatori, i cui piani erano difesi con tanto ardore da Trotsky, non si preparavano affatto all’ unificazione di tutti i socialidemocratici, ma si preparavano a proclamare un partito legale, riformistico. Nel giudicare il blocco opportunistico che Trotsky stava per mettere insieme, Lenin scrisse: “”La base di questo blocco è chiara: i liquidatori si servono “”come prima”” della completa libertà di applicare la loro linea nel Givoie Dielo e nella Nascia Zarià, e Trotsky, dall’ estero, li copre con una fraseologia rivoluzionaria, che a lui non costa nulla e che non impegna a nulla i liquidatori””””. (pag 146)”,”TROS-179″
“GRISAR Hartmann”,”Lutero. La sua vita e le sue opere.”,”Il Rev. P.H. Hartmann Grisar è stato professore dell’Università di Innsbruck. Melantone e Lutero. “”Scendendo nei particolar, Melantone disapprovò in Lutero soprattutto la negazione della libertà; e in conseguenza anche la sua dottrina della predestinazione assoluta. In conseguenza ancora era contrario al magnificare, che Lutero faceva, la sola fede, e al asuo porre completamente da banda le buone opere. Egli diede un risalto maggiore alle idee del maestro intorno alla penitenza ed all’efficacia del timore, come motivo del nostro agire. In tempi più tardi, parlando dell’opera principale di Lutero, il ‘De servo arbitrio’, la chiamava “”vergognosa””. Nella dottrina intorno all’Eucarestia finalmente un abisso – e confessato – lo divideva da Lutero, in quanto egli si adava sempre più accostando a Zuinglio (Zwingli). Nonostante tutte queste differenze di opinioni dottrinali, delle quali Lutero non era punto inconsapevole, questi rimase strettamente unito a Melantone. Egli poté e non volle rinunciare alle grandi qualità ed alla grande riputazione del suo amico. E Melantone, alla sua volta, colla sua abilità evitò tutto quello che avesse potuto condurre ad un’aperta rottura. (…) Lutero diede una volta al suo amico l’epiteto ben appropriato di “”interprete di Erasmo”” . Melantone era così imbevto delle sue idee umanistiche e della maniera di pensare di quell’Erasmo che egli tanto ammirava, che non poteva non lasciar compenetrare la sua teologia – che del resto aveva studiato solamente come una cosa per lui secondaria .- da una filosofia immatura e razionalistica. Sebbene assai lontano dalla verità cattolica, tuttavia affermava di acconsentire in fondo colla “”posizione religiosa”” di Erasmo”” (pag 432-433)”,”RELP-057″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Luttes ouvrières en Italie de 1960 à 1976.”,”Grafico: lavoratori partecipanti agli scioperi 1965-1970 (pag 74) “”In particolare ci riferiamo alle tesi avanzate da Pasquale Saraceno in occasione del Congresso tenuto a San Pellegrino (settembre 1961): sono queste che vengono messe in primo piano nel corso del periodo. Per Saraceno, l’ economia italiana subiva gli effetti di un dualismo interno la cui importanza non era stata sufficientemente sottolineata. Le sue caratteristiche erano le seguenti: squilibrio tra i livelli di sviluppo d’insieme ai quali era pervenuto il Centro-Nord e la permanenza al Sud di strutture economiche arcaiche che frenavano un possibile sviluppo; squilibrio tra industria in piena espansione e agricoltura, stagnante (di fatto, già sulla via della recessione); squilibrio infine tra una disoccupazione di proporzioni inquietanti e l’ assenza di infrastrutture suscettibili di favorire il riassorbimento. Effettuata questa constatazione, Saraceno proponeva una linea direttrice centrata sulla parola d’ ordine: “”unificazione economica del paese””. In termini chiari, suggeriva questa soluzione ormai classica, ma che nessun governo aveva saputo realizzare: dare al Mezzogiorno delle condizioni di sviluppo simili a quelle che esistevano per il resto del paese.”” (pag 41)”,”MITT-245″
“GRISONI Dominique MAGGIORI Robert”,”Guida a Gramsci.”,”Dialettica. “”A proposito del concetto di immanenza, Gramsci spiegherà che bisogna intendere il termine metaforicamente, cioè: esso rimane come «significante» ma assumendo un altro significato rispetto a quello tradizionalmente fissato dalla filosofia idealistica. Con la dialettica, siamo di fronte allo stesso problema. In Platone, questo concetto traduceva un processo dello spirito che, dalle apparenze del mondo sensibile, perveniva alle Idee del mondo intelligibile. La dialettica era quindi un processo ontologico. Divenne una logica nel Medioevo e solo con Kant ritrovò il significato di ricerca di un fondamento nelle apparenze e nelle opinioni «illusorie». Hegel per primo sconvolse radicalmente il concetto. Per lui la dialettica è il movimento del pensiero che, attraverso una serie di crisi e di conflitti risolti, determina «momenti» di verità insufficienti a costituire la totalità ma che attraverso il conflitto, la contraddizione fra identico e altro da sé permette un «superamento» di tali momenti e permette allo spirito di prendere possesso di sé attraverso una serie di tappe successive. «Per Hegel» osserva Marx «il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente con il nome di Idea, è il demiurgo del reale che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, ‘l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello’ degli uomini» (1). Così, la critica di Marx che, secondo le sue stesse parole, rimette la dialettica hegeliana «sui piedi» ha per effetto immediato di «rendere materialistica» la dialettica, che non è più un «movimento del pensiero» ma il movimento reale, il movimento della storia, cioè, come dice Engels, «il processo ininterrotto del divenire e della trasformazione». Con Marx, la dialettica si stacca dalla sfera speculativa e diventa uno strumento di conoscenza e un modo di comprendere la realtà nel suo movimento che, superando la concezione formale e statica di Hegel, instaura il primato del «contenuto» sulla forma (perché è «esplorazione»), analizza il movimento di tale contenuto e costruisce così l’oggetto della storia. Come metodo di analisi, esclude ogni costituzione ‘a priori’ del reale e introduce alla comprensione del divenire in generale e delle leggi «universali» dello sviluppo ‘storico’. Gramsci non metterà mai in discussione questa «definizione» di Marx, ma indirizzerà le sue ricerche verso la critica alle deviazioni meccanicistiche e dogmatiche, prodotte soprattutto da Bucharin che, nel suo ‘Manuale popolare’, elude il problema della dialettica supponendola «nota» al lettore. Secondo Gramsci, questa omissione può avere origine solo da una concezione erronea della filosofia della prassi, che Bucharin presume «scissa in due elementi: una teoria della storia e della politica concepita come sociologia, cioè da costruirsi secondo il metodo delle scienze naturali (sperimentale nel senso grettamente positivistico), e una filosofia propriamente detta che poi sarebbe il materialismo filosofico o metafisico o meccanico (volgare)» (MS, EI, p. 132, ER pp. 155-56), anche se quest’ultima viene definita come «materialismo dialettico». Enunciare il problema dell’unità e dell’integralità della filosofia della prassi non può non avere come presupposto teorico e metodologico l’accentuazione della «importanza e significato della dialettica» che è «sostanza midollare della storiografia e della scienza della politica» (MS, EI p. 132, ER p. 156). Altrimenti si riduce a «una logica formale, a una scolastica elementare» (MS, EI, p. 132, ER p. 156). Partendo da questi presupposti, la dialettica riacquista tutto il suo significato perché permette di ricomporre la frattura fra filosofia e politica, perché «supera (e superando ne include in sé gli elementi vitali)» nella nuova filosofia del marxismo, «sia l’idealismo che il materialismo tradizionali, espressioni della vecchia società» (MS, EI, p. 132, ER p. 156)”” [Dominique Grisoni Robert Maggiori, ‘Guida a Gramsci’, Roma, 1975] (pag 172-174) [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla II edizione del ‘Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1970, pp. 27-28] [MS ‘Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce’; EI Einaudi, ER Editori Riuniti]”,”GRAS-136″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Le lotte operaie in Italia dal 1960 al 1976.”,”H. Portelli ha scritto ‘Gramsci e il blocco storico’: ha insegnato nell’Università di Parigi. Grisoni è autore di ‘Guida a Gramsci’ in collaborazione con R. Maggiori.”,”SIND-189″
“GRISPIGNI Marco”,”Elogio dell’ estremismo. Storiografia e movimenti.”,”””Alcuni negarono nella maniera più decisa la dimensione mondiale dell’ evento: le specificità nazionali prevalevano sulle somiglianze. Il ruolo dei giovani nella primavera di Praga contro il sistema di potere e di oppressione comunista non poteva essere assolutamente confrontato e paragonato con la rivolta contro il capitalismo e per il socialismo dei giovani universitari occidentali. E’ la tesi che fra i suoi più autorevoli interpreti trovò Raymond Aron, fustigatore del maggio francese, della chienlit degli studenti parigini alla Sorbona e nelle notti del Quartiere Latino (…)””. (pag 30) “”A questo riguardo credo che una spia significativa dell’ atteggiamento assunto, più che la rincorsa degli eretici che anche la borghesia ebbe (“”Il Ponte””, “”Comunità””, “”Il Mondo””, “”Astrolabio””, “”Tempi moderni””, “”Nord e Sud””, “”Questitalia””), possa essere lo spoglio delle pagine del “”Corriere della sera””, il più prestigioso quotidiano nazionale, la voce della operosa borghesia laica lombarda.”” (pag 55) “”Infine il terzo gruppo di strutture nelle quali numerosi fondi sui movimenti sono conservati è rappresentato da alcuni istituti e fondazioni, soprattutto nel centro nord: il Centro studi Piero Gobetti e la Fondazione Vera Nocentini a Torino; la Fondazione Luigi Micheletti, per altro associata alla rete degli Isr, a Brescia; la Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco a Roma; l’ Istituto Gramsci Emilia Romagna a Bologna; la Fondazione Feltrinelli a Milano, luogo storico a partire dagli anni ’70 di raccolta della documentazione sui movimenti””. (pag 100)”,”ITAC-077″
“GRISWARD Joël H.”,”Archéologie de l’épopée médiévale. Structures trifonctionnelles et mythes indo-européens dans le cycle des Narbonnais.”,”Narbona (in francese: Narbonne, in occitano e catalano: Narbona, è un comune francese di 56 123 abitanti situato nel dipartimento dell’Aude nella regione dell’Occitania, sede di sottoprefettura. La città ha un passato illustre: prima colonia di diritto romano al di fuori dell’Italia, fu per lungo tempo capoluogo e centro organizzatore della provincia che da lei prese nome, la Narbonense, che si estendeva per gran parte della Gallia meridionale. Nota anche per aver dato i natali nel 256 al grande e glorioso bimartire San Sebastiano, in età medievale fu capitale del regno visigoto e, successivamente, importante centro religioso, spirituale e culturale, sede di una prestigiosa arcidiocesi.”,”STMED-084-FSD”
“GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny”,”Storia delle dottrine economiche.”,”GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny insegnava all’ Università di Pavia. “”Bisogna, quindi, risalire a Fichte per comprendere lo sviluppo del romanticismo tedesco e l’ influenza che esso esercitò nel campo sociale e per riflesso anche in quello economico, attraverso l’ opera di Adamo Müller (1779-1829), di Federico Genz (1764-1832) e di Carlo Lodovico Haller (1768-1854). L’ etica ebbe già una posizione dominante nel pensiero di Fichte. L’ individuo non è un “”atomo””, disse Fichte, ma è parte della società ed è destinato a vivere in società; l’ individuo che vive isolato non è un uomo compiuto. “”Sollen überhaupt Menchen sein, so müssen mehrere sein””, (“”se in generale vi devono essere degli uomini, essi devono essere parecchi””). Nel “”Der geschlossene Handelsstaat””, (Lo Stato economico chiuso), pubblicato da Fichte nel 1800, abbiamo già i primi elementi di quelle teorie che più tardi saranno elaborate dalla scuola nazionalista. Le singole nazioni devono essere indipendenti, ciascuna supplendo nei limiti del possibile ai propri bisogni e controllando la propria vita economica. Lo Stato è concepito come una unità organica e non soltanto come un istituto giuridico. Esso è il “”regno della libertà e del vero diritto””.”” (pag 223)”,”ECOT-097″
“GRIZIOTTI Giorgio”,”Neurocapitalismo. Mediazioni tecnologiche e linee di fuga.”,”Giorgio Griziotti è stato uno dei primi ingegneri informatici usciti dal Politecnico di Milano. Ha acquisito una esperienza nel campo delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione). Paragrafo: ‘Dal Fordismo al Toyotismo il real time computing’. “”Torniamo ora alle conseguenze del ‘real time computing’ sui modi di produzione industriale. Unix e i sistemi in tempo reale sono i principali strumenti del passaggio verso il toyotismo e l’automatizzazione della fabbrica. I sistemi informatici in tempo reale, di cui abbiamo visto la genesi, permettono di sviluppare algoritmi e procedure applicative che gestiscono macchine e processi industriali. (…)”” (pag 51)”,”TEOS-317″
“GROELING Erik von NÄTH Marie Luise, redazione; scritti di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS”,”Die Außenpolitik Chinas. Entscheidungsstruktur Stellung in der Welt Beziehungen zur Bundesrepublik Deutschland.”,”Saggi di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS. Contiene il capitolo: “”Il ruolo della Cina in Medio Oriente””. (pag 309-316) (nell’ articolo si citano gli accordi per delle collaborazioni tecnico-scientifiche con i paesi della regione negli anni 1970 (Irak ecc.) e parla di un interesse indiretto della diplomazia cinese per la regione in occasione delle guerre e crisi di quel periodo in Medio Oriente anche risultato del confronto USA-URSS)”,”CINx-136″
“GROETHUYSEN Bernard”,”Filosofia della rivoluzione francese. Le idee che hanno cambiato il mondo.”,”Il testo ‘Filosofia della rivoluzione francese’ è preceduto dal saggio ‘Montesquieu’.”,”FRAA-015″
“GROETHUYSEN Bernard, a cura di Bernard DANDOIS”,”Philosophie et histoire.”,”‘Bernard Groethuysen (1880-1946). Rappresentante eminente dell’Europa dello spirito, formato alla scuola dei grandi pensatori tedeschi e amico della maggior parte degli intellettuali francesi che hanno svolto un ruolo di rilievo tra le due guerre mondiali, l’autore de ‘Le origini dello spirito borghese in Francia’ non ha mai smesso di onorare l’imperativo socratico “”conosci te stesso””. Qui si riuniscono alcuni testi diventati inaccessibili tra cui ‘Le origini sociali dell’ incredulità borghese in Francia’ (sui libertini) e l’importante ‘Dialettica della democrazia’, tradotta per la prima volta in francese. Questo volume può costituire una sorta di ‘antropologia filosofica’ la cui ambizione è di decriptare ‘la via seguita dalla meditazione dell’uomo su se stesso’. [‘La forza dell’ incredulità ai suoi inizi si trova in coloro che senza preoccuparsi dell’opinione comune, corrono il rischio di non credere e non sapere a che cosa si stanno impegnando. Sono una sorta di individualisti, degli aristocratici del pensiero che cercano di elevarsi al di sopra dei pregiudizi volgari. “”Cosa fanno in sostanza tanti libertini in materia di fede?”” si chiede Bourdaloue, e risponde: “”L’ affettazione di una vana e orgogliosa singolarità, di cui i libertini si piccano; credono che sia sufficiente essere singolari, per aver più genio e più ragione degli altri: non pensare come gli altri e parlare diversamente dagli altri… ecco il segreto del loro libertinismo (19)””. Ma è precisamente lo spirito di singolarità di cui danno prova gli increduli, e la loro mania di attaccarsi a tutte le opinioni ricevute senza distinzione, che consentirà alla Chiesa di condannarli nel nome della comunità della gente onesta che tiene alla morale e al decoro. Se l’incredulo prepara la via alla borghesia illuminata elevandosi al di sopra dei “”pregiudizi popolari”” (20), è ancora troppo esclusivamente un “”bello spirito”” perché la professione d’incredulità possa convenire a quelli che, benché ragionino sulla religione, non sono per nulla disposti a lasciar infrangere il buon ordine e il decoro”” (pag 304) [(19) Bourdaloue, Oeuvres, t. II, p. 525; (20) Massillon, l.c., t. I, p. 395; t. II, p. 506] [da ‘Le origini sociali dell’incredulità borghese in Francia’]”,”FILx-572″
“GROH Dieter”,”Negative Integration und revolutionärer Attentismus. Die deutsche Sozialdemokratie am Vorabend des Ersten Weltkrieges.”,”‘Integrazione negativa e attendismo rivoluzionario. La socialdemocrazia tedesca alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.”,”MGEx-230″
“GROH Dieter”,”La Russia e l’autocoscienza d’Europa.”,”introduzione note appendici: I. Il testamento di Pietro il Grande, II. A proposito della filosofia della storia e della teoria politica dei tradizionalisti, III. Tjutcev e la rivoluzione europea, IV. L’analogia tra gli organismi biologici e la storia da Isaak Iselin a Heinrich Rückert, V. Vollgraff e Lasaulx precursori di Spengler e Toynbee, VI. Lo schema storico gioachimitico nel XX Secolo, Bibliografia, indice dei nomi, note, traduzione di Claudio CESA, Piccola biblioteca Einaudi “”A Herzen, ed a coloro che sostenevano la tesi di una mentalità comunistica innata nei russi, non importava l’esattezza scientifica: essi ricercavano un mito che, di fronte al fallimento della rivoluzione del 1848, desse un senso alla loro esistenza di intellettuali, il mito dell'””uomo russo””, del contadino russo che doveva prendere il posto del proletario (6). Per potersi distaccare ideologicamente dall'””Occidente in putrefazione”” che non era riuscito a far la rivoluzione – lo scritto di Herzen ‘Dall’altra sponda’ (1850) (7) non fu che il punto d’arrivo di questo processo – questo mito, che implicava anche il ricorso al “”grande parallelo”” in funzione antioccidentale, era indispensabile: tanto più in quanto Herzen si rendeva conto del fatto che nel processo del comunismo occidentale era implicito il dispotismo. Marx si accorse immediatamente che qui si voleva giocare, contro la profezia, la carta del mito, e perseguitò quindi con odio implacabile, come del resto anche Engels, il russo, “”quel letteratucolo panslavista””. Ma perché “”letteratucolo””? Perché agli occhi di Marx, e, come vedremo, anche a quelli di Moses Hess, lo Herzen si era, col suo volgersi al passato, cioè al principio del comune russo, posto fuori dalla storia. Per il socialismo “”scientifico””, la cui scientificità consiste soprattutto nel fatto che il passato vien conosciuto e quindi superato – qui si può cogliere l’eredità hegeliana – per porsi sul terreno del futuro, Herzen era divenuto un intellettuale con la testa tra le nuvole perché vedeva “”l’uomo nuovo”” nel contadino russo (8) e non lo intendeva come qualche cosa che, nel futuro, sarebbe stata realizzata nei proletari”” [Dieter Groh, La Russia e l’autocoscienza d’Europa, 1980] [(6) Herzen, Vom anderen Ufer [Dall’altra sponda], cit, p. 136; (7) Venne composto negli anni 1848-49, e consta di numerosi articoli (…); (8) L’analogia con la decadenza di Roma e l’avvento del cristianesimo: Herzen, Von anderen Ufer, cit, pp. 134 sgg, 143; ‘Le peuple russe et le socialisme’ (Lettre à Michelet) (1851) ibid., VII, p. 276; ‘La Russie et le vieux monde’ (1954), ibid., XII, p. 134. Per i russi “”popolo nuovo”” in contrasto con la “”vecchia Europa””: ‘Vom anderen Ufer’, cit., pp. 141, 177 sg.; ‘Le peuple russe et le socialisme’, ibid., VII, p. 272. I russi “”nuovi barbari””: ‘Von anderen Ufer’, cit., pp. 136, 145 sg. Va qui osservato che questo distacco rispetto all’Europa e la riduzione – operata nello stesso scritto – della storia a svolgimento naturale (‘Von andern Ufer’, cit., p. 32 sg.) era naturalmente già implicito nelle tappe precedenti del pensiero di Herzen. Cfr. sull’argomento: Scheibert, ‘Von Bakunin zu Lenin’, cit., pp 120-32]”,”RUSx-008-FL”
“GRONDIN Jean, a cura di Giovanni Battista DEMARTA”,”Gadamer. Una biografia.”,”Giovanni Battista DEMARTA sovlge attualmente la sua attività filosofica presso l’ Università di Friburgo (Germania). Jean GRONDIN è professore di filosofia presso l’ Università di Montreal. Dopo aver completato la sua formazione in Germania è divenuto uno degli allievi più stretti di GADAMER, contribuendo a diffondere il suo pensiero nel mondo francofono. Ha scritto varie opere (v. risvolto copertina). H.G. GADAMER (1900-2002). “”Tutto ciò sottolinea soltanto che ‘Verità e metodo’ ha apportato un certo disagio a Heidegger. Ma è anche raro che un maestro mostri un particolare entusiasmo per i correttivi che il suo allievo intende proporre in merito alla propria opera. L’ attenzione silenziosa di Heidegger nei confronti dei risultati esposti dal suo allievo mostra che ha saputo accogliere di certo l’ opera con comprensione e riconoscimento.”” (pag 446)”,”FILx-316″
“GROOS Otto”,”La dottrina della guerra marittima nella luce del conflitto mondiale. Libro per uomini di mare e di guerra ed uomini di Stato.”,”””Il concetto della “”fleet in being”” consiste dunque nella possibilità che si offre all’ avversario numericamente prevalente di ritardare la battaglia decisiva necessaria per la conquista del dominio del mare, adottando nel frattempo un’ attitudine difensiva ma tale da sfruttare qualunque occasione per arrecare danni al nemico con opportune operazioni””. (pag 129)”,”GERQ-051″
“GROPMAN Alan a cura; scritti di J. Dawson AHALT John E. BOKEL Rolf CLARK Hugh CONWAY Barry J. DYSART Marcus ERLANDSON Anthony Whitford GRAY Irene KYRIAKOPOULOS Donald L. LOSMAN James E. TOTH”,”The Big “”L””. American Logistics in World War II.”,”””The attack on Pearl Harbor had specific implications for several industries. Rubber from the east was no longer accessible and a synthetic industry had to emerge. Royal Dutch Petroleum – the world’s largest provider – lost oil access to the East Indies, and Texas oil had to take up the slack to supply the allies. Textile imports from Japan were lost, amplifying the early shortages for wartime clothing and canvas. Perhaps most important, the steel and shipbuilding industries faced sudden shortfalls as the Pacific Fleet was severely damaged. The building of some 12,000 ships resulted in many dynamics, one of which was that electrical power generation expansion ashore was virtually stopped while ship powered generator capacity expanded. The American automobile industry had thrived during the 1920s, and it could be converted, with some effort, to munitions production. The steel industry – air travel not yet popular (257) – so the aluminium and magnesium industries had to be developed from virtual non-existence to large scale production”” (pag 91) (91) Though the Douglas DC-3, for the first time combining rotary engine with variable pitch propeller, retractable landing gear; monocoque body, and wing flaps – all five ingredients leading to a stable and efficient logistics aircraft – had been produced and would be essential in wartime logistics and post-war airline development L’attacco a Pearl Harbor ha avuto implicazioni specifiche per diverse industrie. La gomma dall’est non era più accessibile e doveva emergere un’industria sintetica. La Royal Dutch Petroleum – il più grande fornitore del mondo – perse l’accesso al petrolio nelle Indie orientali e il petrolio del Texas lo aveva per riprendere il fiato per rifornire gli alleati. Le importazioni di tessuti dal Giappone andarono perse, amplificando la precoce carenza di indumenti e tele in tempo di guerra. Forse la cosa più importante, le industrie dell’acciaio e della cantieristica navale dovettero affrontare improvvise carenze poiché la flotta del Pacifico fu gravemente danneggiata. La costruzione di circa 12.000 navi hanno provocato molte dinamiche, una delle quali è stata che l’espansione della generazione di energia elettrica a terra è stata praticamente interrotta mentre la capacità dei generatori alimentati dalle navi si è espansa. L’industria automobilistica americana aveva prosperato durante gli anni ’20 e poteva essere convertita, con un certo sforzo, in munizioni produzione. L’industria siderurgica – i viaggi aerei non erano ancora popolari (257) – quindi le industrie dell’alluminio e del magnesio dovevano essere sviluppate inesistenza virtuale alla produzione su larga scala “”(pag 91) (91) Anche se il Douglas DC-3, per la prima volta combina un motore rotativo con un’elica a passo variabile, carrello di atterraggio retrattile; il corpo monoscocca e i flap alari – tutti e cinque gli ingredienti che hanno portato a un aereo logistico stabile ed efficiente – erano stati prodotti e sarebbero stati essenziali nella logistica in tempo di guerra e nello sviluppo delle compagnie aeree del dopoguerra”,”QMIS-313″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”GROPPI Tania è professore di diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto europeo comparato (DIPEC). Ha scritto ‘Il federalismo’ (Laterza, 2004) e ‘Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli Stati decentrati’ (Giuffré, 2001). “”Nel suo complesso, la Camera si presenta rigorosamente inquadrata in gruppi parlamentari, con poco o nessuno spazio di movimento per i singoli deputati, quei ‘backbenchers’ che acquistano un minimo di rilievo soltanto nelle riunioni del gruppo parlamentare, ogni mercoledi mattina, oppure nell’ambito dei Comitati parlamentari, ovvero attraverso la presentazione di disegni di legge “”manifesto””, finalizzati ad attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica. E’ troppo poco, però, agli occhi degli elettori, che vedono i propri rappresentanti sempre più ridotti a macchine per votare, fedeli più al partito che al proprio elettorato.”” (pag 83)”,”CANx-005″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”Tania Groppi è professore di Diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto pubblico europeo e comparato. Tra i suoi libri: Il federalismo, Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli stati decentrati.”,”CANx-001-FL”
“GROPPO Bruno RICCAMBONI Gianni a cura; altri scritti di Philippe BUTON Andrea COLASIO Domenico CANCIANI Marie-Claire LAVABRE Giorgio FEDEL Franco GOIO Stefano BERTOLI Giorgio ROVERATO Sergio MAZZOTTA Severino GALANTE Alain BERGOUNIOUX Raffaele DE-MUCCI Danilo ARDIA”,”La sinistra e il 1956 in Italia e Francia.”,”Collaborano al libro: Philippe BUTON, Andrea COLASIO, Domenico CANCIANI, Marie-Claire LAVABRE, Giorgio FEDEL, Franco GOIO, Stefano BERTOLI, Giorgio ROVERATO, Sergio MAZZOTTA, Severino GALANTE, Alain BERGOUNIOUX, Raffaele DE MUCCI, Danilo ARDIA. GROPPO è ricercatore al CNRS di Parigi, titolare di un Doctorat d’Etat di scienza politica. RICCAMBONI ha insegnato nelle Univ di Roma e Padova, è autore di studi sulla classe politica, comportamento elettorale e partiti in particolare sui partiti comunisti non al potere. Insieme hanno scritto: -Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale. PADOVA. 1980″,”FRAP-017″
“GROPPO Bruno”,”Sindacati e comunismo. La formazione della politica sindacale dell’ Internazionale comunista 1919 – 1921.”,”Bruno GROPPO, politologo e storico, specialista dei movimenti politici e sindacali, è Chargé de recherche al Centre National de la Recherche Scientifique (Parigi) (CNRS). Ha insegnato nelle Univ di Padova, Bochum, Parigi I e all’ EHESS (Parigi). Ha pubblicato ‘Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale’ (1980), ‘La sinistra e il ’56 in Italia e Francia’ (1987) entrambi in collaborazione con Gianni RICCAMBONI e numerosi saggi sulle trasformazioni della socialdemocrazia e del sindacalismo in Europa.”,”INTT-066″
“GROS PIETRO Gian Maria ONIDA Fabrizio SCOGNAMIGLIO Carlo”,”L’ industria metalmeccanica italiana.”,”GROS PIETRO Gian Maria insegna economia dell’ impresa nella facoltà di economia e commercio dell’ Università di Torino. ONIDA insegna economia internazionale ed economia alla Bocconi di Milano. SCOGNAMIGLIO insegna economia e tecnica industriale nell’ Università Luiss di Roma ed economia dei settori di aziende industriali nell’ Università Bocconi di Milano. “”Chi ha innovato il processo, ha drasticamente ridotto l’ occupazione (…), tranne che in pochi settori a tasso di sviluppo superiore alla media. Chi ha innovato il prodotto, ha invece perseguito l’ aumento della redditività non attraverso la riduzione dei costi, ma attraverso un aumento dei prezzi unitari, e talvolta ha anche potuto conseguire una crescita quantitativa””. (pag 48) “”E’ noto che l’ innovazione di prodotto, specie se originale e rilevante, è meno frequente nell’ industria italiana rispetto a quella di processo (…)””. (pag 83)”,”ITAE-096″
“GROSJEAN Georges”,”La politique extérieure de la Restauration et l’Allemagne.”,”Contiene dedica dell’autore Formula di Danton: “”La Francia deve rimanere circoscritta a suoi propri limiti”” (1792) (pag 17) Danton scrive che “”i limiti della Francia sono stati segnati dalla natura”” e “”li stabiliremo all’Oceano, al fiume Reno, alle Alpi e ai Pirenei”” (pag 18) saggia politica estera del ministro degli esteri di Luigi XVI che era su questa linea (pag 17)”,”EURx-331″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”GROS-PIETRO Gian Maria ( docente di economia industriale, già presidente dell’IRI. Dal 1999 è presidente dell’ENI), REVIGLIO Edoardo (Ufficio Studi Finmeccanica, economista al Servizio analisi economiche IRI), TORRISI Alfio già direttore del Servizio studi economici dell’IRI. Direttore presso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-076″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”Gian Maria Gros-Pietro, docente di Economia industriale nell’Università di Torino, è stato presidente dell’Iri dal giugno 1997 al novembre 1999. Dal dicembre 1999 è presidente dell’Eni. EdoardoReviglio ha lavorato dal 1994 al 1998 all’Ufficio studi della Finmeccanica. Attualmente è economista al Servizio anali economiche dell’Iri. É coautore di Banche d’Italia. Alfio Torrisi è stato direttore del Servizio studi economici dell’Iri dal dicembre 1990 al febbraio 2000. Attualmente è direttore dell’Analisi economica e posizionamento strategico dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-033-FL”
“GROSS Feliks”,”The Polish Worker. A Study of a Social Stratum.”,”Contiene dedica.”,”MEOx-035″
“GROSS Babette”,”Willi Münzenberg. Eine politische. Biografie.”,”Babette Gross, Schwester Margarete Buber Neumanns, erzählt mit intimer Kenntnis über ihren Lebensgefährten Willi Münzenberg (1889 bis 1940), dessen Weg vom Vertrauten Lenins über sein Wirken als, roter Hugenberg, und Gegenspieler Goebbels’ zum offenen Bruch mit dem Kommunismus stalinistischer Prägung führte. Münzenberg war ein Macher, voller ungewöhnlicher Ideen, rücksichtslos und andere ausnutzend. Letztlich verfing er sich im Ränkespiel innerparteilicher Machtkämppfe der Politbürokratie. In Moskau suspekt geworden, versuchte er spät noch abzuspringen. Der Nestbeschmutzer der Kommunistischen Bewegung kam 1940 auf mysteriöse Weise ums Leben. Vorwort von Arthur Koestler, Prolog: Der Tote von Montagne, Epilog, Über die Verfasserin, Editorische Notiz, Anmerkungen, Bibliographie der Schriften Wully Münzenbergs, Verzeichnis der Abkürzungen, Verzeichnis der Personen, Organisationen und Institutionen,”,”RIRB-011-FL”
“GROSS Jan T.”,”I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia.”,”Jan T. Gross insegna politica e studi europei alla New York University. E’ autore di numerose opere, fra cui ‘Revolution from Abroad: Soviet Conquest of Poland’s Western Ukraine and Western Belorussia’ (Princeton, 1988). Ha curato il volume ‘The Politics of Retribution in Europe: World War II and Its Aftermath’ (Princeton, 2000). [‘Se l’esperienza della Seconda guerra mondiale ha fortemente determinato la struttura politica e i destini di tutte le società europee della seconda mètà del Novecento, la Polonia ne è stata segnata in modo particolare. E’ sul territorio dello Stato polacco ante 1939 che Hitler e Stalin prima unirono le loro forze (il patto di non aggressione firmato nell’agosto 1939 comprendeva una clausola segreta per la spartizione della Polonia) e poi si diedero aspra battaglia fino a quando uno dei due fu annientato. Il risultato fu una catastrofe demografica senza precedenti: quasi il 20 per cento della popolazione polacca morì per cause correlate alla guerra. Il Paese perse le sue minoranze: gli ebrei nell’Olocausto, gli ucraini e i tedeschi in seguito agli spostamenti dei confini e agli esodi del dopoguerra. Le élite polacche, di tutte le estrazioni sociali, furono decimate. Alla fine mancava all’appello oltre un terzo della popolazione urbana. Il 55 per cento degli avvocati del Paese erano spariti, e con loro il 40 per cento dei medici nonché un terzo dei professori universitari e del clero cattolico (7). Uno storico inglese solidale ha definito la Polonia «il parco giochi di Dio» (8), ma all’epoca il Paese doveva sembrare piuttosto il campo d’azione del diavolo’ (pag 7-8, introduzione) [(7) Per una discussione generale di questi aspetti e dei temi ad essi collegati cfr. il mio ‘Polish Society under German Occupation – General-gouvernement, 1939-1944’, Princeton University Press, 1979; (8) Norman Davies ‘God’s Playground: A History of Poland’, New York, Columbia University, 1982]; ‘Un giorno d’estate del 1941 metà degli abitanti del paese di Jedwabne, in Polonia, assassinò l’altra metà, milleseicento persone, tra uomini, donne e bambini: tutti gli ebrei del paese, sette esclusi. ‘I carnefici della porta accanto’ racconta la loro storia, una storia scioccante e brutale, mai narrata prima d’ora. L’aspetto più sconvolgente di questa terribile vicenda è che a bastonare, affogare, scannare e bruciare gli ebrei di Jedwabne non furono nazisti senza volto, ma i compaesani polacchi che le vittime conoscevano per nome: ex compagni di scuola, i negozianti da cui compravano il pane, la gente con cui chiacchieravano per strada. Gente che, in passato, aveva sempre intrattenuto con loro relazioni cordiali. D’altra parte, secondo tutte le testimonianze l’esercito tedesco, sopraggiunto pochi giorni prima a occupare il paese, non ebbe parte attiva nel massacro ma si limitò ad assistere e a scattare fotografie. E ancora più sconvolgente è il fatto che per sessant’anni l’eccidio è stato attribuito ai nazisti, anche se gli abitanti di Jedwabne sapevano bene come erano andate le cose. Nel dopoguerra i pochissimi sopravvissuti denunciarono i fatti e seguì un processo. Ma solo Jan T. Gross con questo libro è stato in grado di ricostruire quell’orribile giorno di luglio, innescando un ampio dibattito tra i maggiori storici di tutto il mondo sul ruolo della popolazione civile nello sterminio degli ebrei d’Europa e sul superamento della stessa definizione (di Daniel J. Goldhagen) di «volenterosi carnefici di Hitler». In un libro puntuale e documentato, Gross di fatto riscrive la storia del Novecento polacco e ci rivela verità atroci ma ineludibili sulle relazioni tra ebrei e gentili nell’Europa del XX secolo (…)’ (dal risvolto di copertina)]”,”TEMx-092″
“GROSSER Alfred”,”La IV Republique et sa politique exterieure.”,”Tesi: politica estera stretta tra antigermanesimo, Q EU, Algeria, anticomunismo”,”FRAV-005″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945.”,”L’A, 1925, vive a Parigi, è D di Ricerca alla FNSP e professore all’ Institut d’etudes politiques, all’Univ di Parigi. E’ segretario generale del ‘Comité francais d’echanges avec l’Allemagne nouvelle’. Scrive per ‘Le Monde e in Germ sul ‘Zeit’. Altra opera: ‘Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung’. 1967 -In wessen Namen? Grundlagen politischen Entscheidens. 1969 -Politik erklaren. 1973 – Hitler: nascita di una dittatura. CAPPELLI”,”GERV-003″
“GROSSER Pierre”,”Pourquoi la Seconde Guerre mondiale?”,”Pierre GROSSER, agregé d’histoire, insegna all’ Institut d’ etudes politiques de Paris, di cui è membro associato del Centre d’ histoire de l’ Europe du XXe siecle. Ha già pubblicato per le edizioni Complexe ‘Les Temps de la guerre froide. Reflexions sur l’histoire de la guerre froide et les causes de sa fin’ (1995).”,”QMIS-038″
“GROSSER Alfred a cura; saggi di Max GALLO Henri BURGELIN Alfred GROSSER Joseph ROVAN Jacques NOBECOURT Paul STEHLIN Raoul GIRARDET Rita THALMANN”,”Dieci lezioni sul nazismo. Dalla repubblica di Weimar alla catastrofe finale.”,”Alfred GROSSER è Direttore dell’ Institut des Sciences politiques di Parigi e ha ricevuto nel 1975 il Premio della Pace a Francoforte.”,”GERN-062″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. I.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-016-FL”
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. II.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-017-FL”
“GROSSER Pierre”,”L’histoire du monde se fait en Asie. Une autre vision du XXe siècle.”,”Pierre Grosser est histoiren, spécialiste des relations internationales qu’il enseigne à Sciences Po-Paris. Il a été directeur des études de l’Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères à sa creation (2001-2009). Il est l’auteur de ‘Traiter avec le diable?’ (prix de la ‘Revue des Deux Mondes, 2014). “”Souvent, l’historiographie se concentre sur le théâtre occidental, à savoir l’Europe: les forces contre-révolutionnaires y sont défaites en 1919, tandis que l’Armée rouge est battue en Pologne en 1920, ce qui sonne le glas des l’espoirs (et des craintes) d’une révolution mondiale. Toutefois, le régime bolchevique a continué à combattre plus longtemps en Extrême-Orient, où il a été, en définitive, victorieux. Le Japon a cherché à profiter de la conjoncture pour s’étendre au détriment de la Chine et de la Russie. Pour lui, l’opportunité est grande de se débarrasser pour longtemps de l’ennemi traditionnel russe, de se tailler une sphère d’intérêt privilégiée à l’est du lac Baïkal, et de reprendre le projet de domination à la fois de la Mongolie et de la Mandchourie, d’autant que ce sont les Français et les Britanniques qui sollicitent son intervention. Tandis que l’intervention américaine en Sibérie est restée la preuve de l’hostilité des Etats-Unis à l’egard de l’Union soviétique, et de leur propension à intervenir militairement pour renverser des régimes politique jugés hostiles, celle de Japonais peut apparaître comme le premier acte de l’intervention en Mandchourie en 1931. C’est le même ministre des Affaires étrangères, Uchida Yasuya, qui officie de 1918 à 1923 et en 1932-1933, et dans les deux cas les historiens se demandent s’il a été une force de modération ou s’il a, en sous-main, soutenu les militaires les plus expansionnistes (4)”” (pag 86-87) [(4) Pour une défense d’Uchida: Rustin B. Gates, ‘Defending the Empire: Uchida Yasuya and Japanese Foreign Policy, 1865-1936’, ‘hd, Harvard University, 2007]; “”Spesso, la storiografia si concentra sul teatro occidentale, vale a dire l’Europa: le forze contro-rivoluzionarie vi sono sconfitte nel 1919, mentre l’Armata Rossa è battuta in Polonia nel 1920, cosa che segna la fine della speranze (e timori) di una rivoluzione mondiale. Tuttavia il regime bolscevico ha continuato a combattere in Estremo Oriente per lungo tempo, dove alla fine è stato vittorioso. Il Giappone ha cercato di espandersi a spese della Cina e della Russia. Per esso l’opportunità è grande di sbarazzarsi per lungo tempo del tradizionale nemico della Russia, di ritagliarsi un ambito privilegiato di interesse ad est del lago Baikal, e di riprendere il progetto di dominio sia della Mongolia che della Manciuria, soprattutto perché sono i francesi e sono i britannici a sollecitare il suo intervento, mentre l’intervento americano in Siberia è rimasta la prova dell’ostilità degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, e della loro propensione a intervenire militarmente per rovesciare regimi considerati politicamente ostili, quella dei giapponesi può apparire come il primo atto di intervento in Manciuria nel 1931. E’ lo stesso Ministro degli Affari Esteri, Yasuya Uchida, che governa 1918-1923 e 1932-1933, e in entrambi i casi gli storici si chiedono se era una forza di moderazione o ha, segretamente sostenuto i militari più espansionisti (4)””(pag 86-87) [(4) Per una difesa di Uchida:: Rustin B. Gates, ‘Difendendo l’Impero. Uchida Yasuya e la politica estera giapponese, 1865-1936 ” PhD, Harvard University, 2007]”,”ASIx-120″
“GROSSER Pierre”,”Dall’Asia al mondo. Un’altra visione del XX secolo.”,”Pierre Grosser è uno storico specialista di relazioni internazionali, materia che insegna all’École libre des sciences politiques (Science Po) di Parigi. E’ stato direttore di studi nell’ Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères fin dalla sua creazione (2001-2009). Tra i suoi libri ‘Traiter avec le diable?’. Capitoli e paragrafi relativi collegati alla Seconda guerra mondiale: III. La polveriera manciuriana porta alla seconda guerra mondiale (1927-1939). 1. Tutto ha inizio in Manciuria, alla fine degli anni Venti; 1.1. La svolta degli anni 1926-1928; 1.2. La crisi manciuriana, prima sfida all’ordine internazionale. 2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale e gli inizi della guerra sino-giapponese (1936-1938); 2.1. Dal patto anti-Comintern alla seconda guerra sino-giapponese; 2.2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale legati alla «causa cinese»; 2.3 Bruxelles, preludio a Monaco. 3. La situazione in Asia favorisce la firma del patto germano-sovietico e lo scoppio dela guerra in Europa. IV. La mondializzazione della guerra attraverso l’Asia (1939-1941). 1. La congiunzione tra le due guerre non avviene nell’estate del 1941 in Unione Sovietica; 1.1. I dilemmi britannici; 1.2. Il Giappone sceglie la Germania; 1.3. Il Giappone non attacca l’Unione Sovietica con la Germania. 2. Pearl Harbor congiunge le guerre d’Asia e d’Europa. 2.1. La marcia verso la guerra dei giapponesi 2.2. Dal conflitto del Pacifico al conflitto mondiale: Hitler dichiara guerra agli Stati Uniti V. L’Asia-Pacifico, teatro essenziale della guerra. 1. Paesi per i quali la guerra in Asia è stata fondamentale. 1.1. Un teatro che sembrava secondario dal punto di vista dell’Europa, ma non degli Stati Uniti. 1.2. La Cina rivendica il suo ruolo di vincitore. 2. Il teatro asiatico nelle scelte strategiche globali del 1942 e del 1943. 2.1. Nel 1942, nonostante le difficoltà incontrate in Asia-Pacifico, gli Alleati non attribuiscono la priorità a questo fronte. 2.2. Il posto dell’Asia all’interno delle strategie globali nel 1943. 3. L’Asia nel gioco delle grandi potenze e l’ambiguo emergere della Cina come potenza. 3.1. Il Cairo e Teheran: quale posto per la Cina tra le grandi potenze? 3.2. L’Asia nei disegni di guerra alleati. 3.3. L’emarginazione strategica e politica della Cina dopo il 1943. 4. L’Asia paga il prezzo degli accordi tra Grandi in Europa, L’Europa quello della continuazione della guerra dei Grandi in Asia. 4.1. L’Asia, moneta di scambio durante la conferenza di Jalta (febbraio 1945). 4.2. La linea di divisione est-ovest dell’Europa del dopoguerra è forse un prodotto della guerra del Pacifico? VI. La guerra fredda e la decolonizzazione cominciano in Asia. 1.Chi riempirà il «vuoto» emerso dalla capitolazione giapponese nel 1945? 1.1. La capitolazione del Giappone, avvio della guerra fredda. 1.2. La duplice frustrazione di Stalin. 1.3. La battaglia per l’Asia nel vuoto provocato dalla capitolazione giapponese. 1.4 Colmare i vuoti nel Sudest asiatico. 2. Guerre asiatiche che alimentano la guerra fredda. 2.1. La guerra civile in Cina. 2.2. L’impossibile accordo sulla Corea. 2.3. Il Sudest asiatico resta importante per le potenze europee, ma è trascinato nela guerra fredda. (pag VI-VII)”,”RAIx-376″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel GROSSI è stato un membro del BOC, Blocco operaio e contadino, e ha svolto un ruolo dirigente nelal rivoluzione. “”Sotto le pallottole e le baionette dei mercenari marocchini e del ‘Tercio’ (la legione straniera), e sotto il fuoco della Guardia Civile e d’ Assalto, migliaia di operai delle Asturie furono uccisi o feriti – forse almeno 3000 morti – dei quali un gran numero furono uccisi dopo la fine dei combattimenti. Senza contare gli incarceramenti e le torture che furono attuati sotto l’ esperta supervisione di Doval, il Comandante della Guardia Civile””. (pag 15)”,”MSPx-037″
“GROSSI Gianaldo”,”Iran. Petrolio, violenza, potere.”,”GROSSI Gianaldo (pseudonimo) nato nel 1941 è uno studioso dei problemi dello sviluppo e ha lavorato a lungo per un ente petrolifero. Collaboratore dell’ Avanti! è autore de ‘La guerra del petrolio’ (1974). Solo oggi (1975) rivela il suo vero nome Giuseppe LEUZZI. “”Le spese militari iraniane, sono le più elevate del Medio Oriente, un’ area dove pure, per vari motivi, le spese militari sono dappertutto elevate.”” (pag 120) “”In queste due aree (Oceano Indiano e Golfo Persico, ndr) Teheran opera con ambizioni scopertamente espansionistiche. In entrambe l’ iniziativa iraniana si copre sotto due proposte diplomatiche per accordi di sicurezza collettiva.”” (pag 123)”,”GOPx-001″
“GROSSI Tommaso”,”Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi.”,”pag 17 opera dedicata ad Alessandro MANZONI”,”VARx-375″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel Grossi, a member of the Workers and Peasants Bloc and a leading participant in the revolution, gives a vivid description of these events. P Preface to the English Language Edition AL RICHARDSON and John SULLIVAN, Preface to the French Edition George GARNIER, Preface to the Original Edition Joaquìn MAURIN, Epilogue Julián GORKIN, Index,”,”MSPx-006-FL”
“GROSSI Paolo”,”L’Europa del diritto.”,”Il cosiddetto “”socialismo giuridico”” (pag 194-228) “”I termini «socialismo» e «socialista» sono spesso usati, talora con disinvoltura , talora con un preciso sottofondo di scherno, generando non pochi equivoci. Era avvenuto in Germania, nei primi anni Settanta, quando ad Eisenach fu fondato, esattamente nel 1872, un ‘Verein für Sozialpolitik’, un’associazione per la politica sociale, punto d’incontro di un gruppo di professori universitari di economia, qualificati come esponenti di un ‘Kathedersozialismus’ (39), socialismo della cattedra, mentre le loro istanze riformatrici non andavano oltre la richiesta di un deciso intervento dello Stato in campo economico al solo fine di ridurre l’eccessivo squilibrio fra capitale e lavoro. Lo stesso avviene, con qualificazione che circola in tutta Europa e in lingue diverse, per quanto attiene al socialismo giuridico. Ma quando? Come? E a proposito di chi? Se non andiamo errati, usarono per primi questa definizione – e con scopo dichiaratamente dileggiatorio – Friedrich Engels e Karl Kautsky, fedeli propagatori del nuovo vero marxiano, proprio sul foglio del Partito, la «Neue Zeit», nel 1887, a proposito del processualista austriaco Anton Menger (1841-1906) e parlando di lui come esponente di uno ‘Juristensozialismus’, falso socialismo, di cui si facevano paladini taluni giuristi, i quali, in quanto giuristi, non potevano che distorcere e falsare il messaggio liberatorio proveniente dalle pagine di Marx e dei suoi seguaci (40). Ma si usa tranquillamente in lingua italiana il sintagma ‘socialismo giuridico’ e in lingua francese quello di ‘socialisme juridique’. Vediamo di che si tratta, e vediamo le ragioni dell’ira di Engels e Kautsky. Il saggio di Menger, contro cui se la prendono, già lo conosciamo, ed è scritto in polemica con il primo progetto del BGB (Bürgerliches Gesetzbuch, ndr) totalmente ispirato agli ideali pandettistici di purezza e di astrattezza della scienza giuridica e del futuro Codice. È un saggio che costituisce il tassello di un’opera più articolata e complessa – quella, appunto, di Menger – che può ritenersi modello espressivo dei tanti contributi di cui i cosiddetti gius-socialisti costellano tra fino Ottocento e primi Novecento la letteratura giuridica europea (41). (…) Le proposte vengono dall’interno dell’edificio borghese e si guardano bene dal demolirlo. Sono soltanto proposte modificative, che poggiano sulle strutture dello Stato e del diritto tardo-ottocenteschi e che hanno il dichiarato scopo di salvare e di conservare quelle strutture (…) Si capisce perché a Marx e ai socialisti tutto questo sembri semplicemente un ‘Vulgärsozialismus’, un socialismo involgarito, da strapazzo: innanzi tutto, perché è illusorio tentare un cambiamento puntando soltanto sulla distribuzione senza toccare il modo di produzione; in secondo luogo, perché è altrettanto illusorio operare il trapasso mediante il diritto, che è borghese e resta borghese. È assai lucido un socialista italiano, Claudio Treves, pubblicista e deputato al Parlamento nazionale quando, sulla rivista di partito ‘Critica sociale’, nel 1894 scrive: «Noi attendiamo la riforma del diritto privato da questo rigoglioso movimento dell’organizzazione operaia, che sale augusto e imponente dalle grandi assise internazionali del proletariato … A tutto questo l’opera dei giuristi non puà aggiungere quasi nulla. Il socialismo non può venire che dall’opera degli interessati: però, ripetiamo, il movimento socialisteggiante che ha commosso i cultori del diritto e che ancora a quando a quando si fa sentire, è sterile» (42). Parole più nette, più franche, più troncative non avrebbero potuto essere scritte. Il cosiddetto «socialismo giuridico» appare a Treves come un atteggiamento sentimentale serpeggiante nel salotto buono dei giuristi”” (pag 194-197) [Paolo Grossi, ‘L’Europa del diritto ‘, Editori Laterza, Roma Bari, 2007] [(39) È il pubblicista liberale Heinrich Bernhard Oppenheim che conia per la prima volta l’etichetta ‘Kathedersozialismus’, socialismo della cattedra, socialismo cattedratico, in un articolo apparso il 7 dicembre 1871 sulla “”Nationalzeitung””; (40) L’articolo di Engels e Kautsky in cui si parla di ‘Juristensozialismus’ è in C. Marx, F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1964, B. XXI, pp. 491 sgg. È, invece, intitolato ‘Socialismo giuridico’ un saggio dell’economista italiano Achille Loria sulla rivista “”La scienza del diritto privato”” I, 1893. È intitolato ‘Le socialisme juridique’ un saggio di André Mater su “”La revue socialiste, XX, 1904; (41) Il saggio di Menger, che abbiamo già ricordato nel paragrafo 22 è: ‘Das Bürgerliche Recht und die besitzlosen Volksklassen. Eine Kritik des Entwurfs eines Bürgerliche Gesetzuchs für das Deutsch Reich’, pubblicato in volume per la prima volta a Tübinghen nel 1890 (trad. it. ‘Il diritto civile e il proletariato’, Torino, 1894; (42) C. Treves, ‘Socialismo e diritto civile’, in “”Critica sociale””,”,”DIRx-005-FSD”
“GROSSI Paolo”,”L’ordine giuridico medievale.”,” Paolo Grossi (Firenze, 1933) è ordinario di Storia del diritto italiano presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze e direttore del Centro di studi per la storia del pensiero giuridico moderno. Autore di: ‘Stile fiorentino’ (Milano 1986), ‘«La scienza del diritto privato»’ (Milano 1988), ‘Il dominio e le cose’ (Milano 1992). “”L’esperienza giuridica medievale si pone come un pianeta separato e distinto da quello moderno: un insieme di valori fortemente incisivi e largamente diffusi creano una particolare mentalità giuridica e impongono precise scelte e soluzioni per i grandi problemi della vita associata. Su questa base Paolo Grossi ricostruisce magistralmente tale mentalità, assumendo a sue fedeli cifre espressive in primo luogo i varii istituti che organizzano la vita d’ogni giorno, ciò che oggi chiameremmo “”diritto privato””. Ne emerge una civiltà intimamente giuridica, perché fondata su un ordine che è offerto dal diritto e che sul diritto si incarna. A fronte di una tumultuosa superficie politico-sociale, fa da spicco la saldezza e la stabilità della costituzione sottostante, l’ordine giuridico appunto, garanzia e salvataggio della civiltà medievale. E, per questo, uno dei suoi messaggi storici più vivi e vitali”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-103-FSD”
“GROSSKOPF Sigrid”,”L’ alliance ouvriere et paysanne en URSS (1921-1928). Le probleme du blé.”,”Gli errori nell’ analisi di PREOBRAZENSKIJ. Quando gli economisti sovietici parlarono, nel 1925-1926, della “”scarsità di merci”” che regnava in URSS intendevano con ciò della disparità tra offerta di prodotti industriali e potere d’ acquisto proporzionalmente troppo elevato. Che la penuria di merci nei villaggi, che aveva scatenato la crisi cerealicola dell’ autunno 1925, avesse avuto in primo luogo questo carattere relativo, è ciò che difendeva con più energia E. PREOBRAZENSKIJ, l’ eminente economista dell’ “”opposizione di sinistra””. Era dell’ opinione che questa disproporzione, apparsa in tutto il suo rigore nell’ autunno e inverno 1925-1926, era giustamente dovuta al fatto che i contadini si erano arricchiti troppo rapidamente dopo il 1917. Essa era “”la conseguenza delle trasformazioni positive della struttura del budget contadino sotto l’ impulso della nostra rivoluzione d’ Ottobre””. (pag 187) Il fatto che PREOBRAZENSKIJ abbia commesso questa confusione mostra nettamente il formalismo astratto del suo metodo analitico, apertamente criticato da Lenin nel marzo 1922. Analizzando i redditi contadini per il 1925, egli trascurò chiaramente di controllare le basi materiali, tecniche e sociali della produzione di merci agricole – sia all’ epoca dello zarismo che durante la NEP. (pag 191)”,”RIRO-251″
“GROSSMAN Gregory, edizione italiana a cura di Romano PRODI”,”Sistemi economici comparati.”,”Fondo Palumberi”,”EURE-065″
“GROSSMAN Israel MAGNUS Wilhelm”,”I gruppi e i loro grafi.”,”Israel Grossman è nato a New York nel 1909 e ivi ha studiato laureandosi in matematica. Ha insegnato per un certo numero di anni, poi ha lavorato nell’industria, occupandosi di strumenti ottici e di fotografia a colori. Attualmente è ritornato all’insegnamento della matematica. É preside del dipartimento di matematica alla Albert Leonard Junior High Shool di New Rochelle. Wilhelm Magnus è nato a Berlino nel 1907, ha studiato in Germania, si è laureato in matematica nel 1931 all’Università di Francoforte sul Meno dove successivamente è stato insegnante. Nel 1934-35 è stato all’Institute of Advanced Study di Princeton. Ha lavorato all’Università di Göttingen, poi al California Institute of Technology e dal 1950 all’Università di New York.”,”SCIx-144-FL”
“GROSSMAN Vasilij”,”Ucraina senza ebrei.”,”Quando nel 1943 dopo due anni di occupazone tedesca V. Grossman entra al seguito dell’ Armata Rossa nei territori liberati dell’Ucraina orientale, a colpirlo non sono tanto le lacrime o le grida sgraziate, quanto piuttosto “”il silenzio della morte””, il silenzio di un popolo massacrato con aritmetica ferocia. “”Dov’è il popolo ebraico? … Dov’è il milione di ebrei che tre ani fa viveva e lavorata su questa terra in pace e armonia con gli ucraini?». Ben prima di trovarsi dinanzi all'””inferno di Treblinka”” e che i crimini nazisti siano svelati al mondo in tutta la loro efferatezza, Grossoman scandaglia le casu di quello che si delinea ai suoi occhi come “”il crimine più grande che sia mai stato commesso nella storia””. V. Grossman scrittore, (1905-1964) autore di ‘L’inferno di Treblinka’ (2010), ‘Uno scrittore in guerra’ (2015), ‘Stalingrado’ (2022).”,”EBRx-090″
“GROSSMANN Henryk”,”Sismondi e la critica del capitalismo.”,”Tesi: SISMONDI precursore del pensiero economico e scientifico di MARX”,”ECOT-026″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica. (Marx, die klassische Nationalökonomie und das Problem der Dynamik).”,”Di H. GROSSMANN, pensatore e membro attivo del movimento operaio tedesco, nato a Cracovia nel 1881 e morto a Lipsia nel 1950, in Italia si conosce solo ‘La legge dell’ accumulazione e del crollo del sistema capitalistico”” (Lipsia, 1929). Si tratta di uno dei testi inseriti da L. COLLETTI e C. NAPOLEONI nel volume ‘Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo?’. Pubblicato dapprima in una edizione limitata nel 1940 e riapparsa solo nel 1969 in Germania a cura dell’ amico e discepolo Paul MATTICK, questo libro è dedicato ad un’ aspra disputa con l’ economia borghese. GROSSMANN vi combatte la concezione secondo cui MARX sarebbe il continuatore e colui che porta a compimento l’ economia classica e sostiene invece la tesi opposta, che cioè MARX è il più irriducibile critico delle teorie economiche dei classici. GROSSMANN vede la differenza essenziale tra marxismo ed economia borghese nell’ opposizione tra teoria statica del mercato e la dinamica della marxiana teoria dello sviluppo. Riguardo all’ opera L’ accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg, GROSSMANN dimostrò che la LUXEMBURG, benché la sua critica a Marx si fondasse su un errore, era comunque nel giusto rispetto ai socialdemocratici. (pag 8)”,”TEOC-255″
“GROSSMANN Henryk”,”The Law of Accumulation and Breakdown of the Capitalist System. Being also a Theory of Crises.”,”GROSSMANN (1881-1950) nacque a Cracovia e studiò legge ed economia a Cracovia e a Vienna. Nel 1925 frequenta l’ Institute of Social Research in Frankfurt. Lasciò la Germania negli anni Trenta per ritornare solo nel 1949 come professore di economia politica all’ Università di Lipsia. Jairus BANAJI (1947-) ha tradotto GROSSMANN quando era in India negli anni 1970. E’ coautore di ‘Beyond Multinationalism’. Tony KENNEDY scrive per ‘Living Marxism’. “”Le crisi creditizie sono possibili e avvengono. Ma la questione è, sono crisi necessariamente connesse con il movimento del credito? Quindi sul terreno metodologico dobbiamo prima escludere il credito e poi vedere se le crisi sono possibili. Marx dice: ‘Investigando come la generale possibilità di crisi si svolge in una crisi reale, studiando le condizioni della crisi, è perciò abbastanza superfluo interessarsi alle forme della crisi risultanti dal denaro come mezzo di pagamento (credito, HG). Questa è precisamente la ragione per cui gli economisti preferiscono suggerire che questa forma manifesta è la causa della crisi.’ (pp. 514-5)”” (1) (pag 65) “”Già lo stesso Marx ripetutamente sottolineava la colossale importanza del commercio estero nello sviluppo del capitalismo;”” (pag 164) “”E’ ben noto che Hilferding vede la caratteristica basilare del capitalismo moderno nel dominio del capitale finanziario sull’ industria. (…) Con la crescita della concentrazione di denaro e del capitale bancario il ‘potere delle banche incrementa ed esse diventano le fondatrici e infine le dominanti dell’ industria’ (Hilferding, 1981, p. 226′””. (pag 198)”,”TEOC-272″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Methode und Krisentheorie bei Karl Marx.”,”Fonti degli scritti di H. GROSSMANN inseriti nel volume: – Archiv f.d. Geschichte d. sozialismus u.d. Arbeiterbewebung (XIII, 1928) – idem, XIV, 1929 – Zeitscrift f. Sozialforschung, I, 1932 TEORIA MARXISMO IMPERIALISMO RIVOLUZIONE SOCIALE GROSSMANN MARX CAUSE CAMBIAMENTO PIANO ORIGINARIO OPERA CAPITALE TRASFORMAZIONE VALORE PREZZI IN MARX E QUESTIONE CRISI PRODUZIONE ORO IN SCHEMA RIPRODUZIONE DI MARX E ROSA LUXEMBURG”,”TEOC-487″
“GROSSMANN Heinz a cura, saggi di Ulrich von BOEHM Heinz GROSSMANN Horst HINZ Otto Martin HOFFMANN Raimund KOPLIN Sieghart OTT Henryk SKRZYPCZAK”,”Marx zur Ansicht. Ein Bericht über Leben und Lehre von Karl Marx und über die Marx-Interpretation in der Bundesrepublik.”,”Pag 44 illustrazione Prometeo incatenato”,”MADS-485″
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”GROSSMANN Henryk “”Uno dei critici più acuti e più noti negli ultimi anni della legge marxiana dell’accumulazione è Oppenheimer (1). (…) Oppenheimer attribuisce alla dottrina marxiana dell’accumulazione “”due elementi”” che in realtà non hanno nulla a che fare con questa dottrina. Il primo elemento è costituito dal fatto “”che la macchina mette in libertà gli operai””. Sull’importante differenza fra l’espulsione degli operai a causa dell’introduzione delle macchine e l’espulsione attraverso la progressiva accumulazione di capitale rimandiamo a quanto detto in precedenza. Oppenheimer confonde questi due fenomeni. La macchina esclude l’operaio. Perciò il processo di produzione in Marx, secondo l’esposizione di Oppenheimer, produce “”una sovrappopolazione relativa cronica””. Secondo Marx, dice Oppenheimer, “”è sempre data una preponderante offerta di forza-lavoro. Per questo il salario non può mai innalzarsi al di sopra del suo ‘livello minimo’, poiché ‘sempre’ due operai rincorrono un capomastro offrendosi””. In realtà l’espulsione degli operai, di cui parla Marx nel capitolo sull’accumulazione, è qualcosa di ben diverso rispetto all’espulsione attraverso la macchina. Ciò risulta già sul piano formale dalla costruzione dell’opera marxiana. Marx tratta l’avvenimento dell’espulsione degli operai attraverso la macchina, nella parte storico-descrittiva, nel capitolo 13° del libro I (“”Macchine e grande industria””), cioè nei tre paragrafi 5,6 e 7 dove egli espone tanto il problema dell’espulsione attraverso la macchina stessa, quanto dettagliatamente le conseguenze ad essa collegate (“”Lotta fra operaio e macchina”” – “”La teoria della compensazione rispetto agli operai soppiantati dalle macchine”” – “”Repulsione e attrazione di operai man mano che si sviluppa l’industria meccanica””). E dopo tutto questo doveva forse ripetere nel capitolo sull’accumulazione, quanto aveva già detto? In realtà Marx parla in questo capitolo dell’espulsione degli operai attraverso l’accumulazione di capitale, cioè a causa dell’insufficiente valorizzazione ad un grado determinato e progredito dell’accumulazione””. [Henryk Grossmann, Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista, 2010] (pag 155-156) (1) F. Oppenheimer ‘System der Soziologie’, 1923; ‘Das Grundgesetz der Marxchen Gesellschaftslehre’, 1903; ‘Kapitalismus, Kommunismus, wissenschaftlicher Sozialismus, 1919]”,”TEOC-546″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Krisentheorie.”,”GROSSMANN Henryk 1. ‘Die Änderung des ursprünglichen Aufbauplans des Marxschen “”Kapital”” und ihre Ursachen’ 2. ‘Die Wert-Preis-Transformation bei Marx und das Krisenproblem’ 3. ‘Die Goldproduction im Reproduktionsschema von Marx und Rosa Luxemburg’ 4. ‘Eine neue Theorie über Imperialismus und soziale Revolution’ 5. ‘Die evolutionistische Revolte gegen die klassische Ökonomie’ “”Aus dieser Divergenz in der Auffassung des Wertschemas bei Marx einerseits und R. Luxemburg und O. Bauer andererseits ergeben sich auch die weiteren Konsequenzen für die Analyse der Krisenproblematik. Das im II. Band des “”Kapital”” entwickelte Reproduktionsschema mit seinem Werten und verschiedenen – mangels Konkurrenz nicht ausgeglichenen – Profitraten entspricht nicht der Wirklichkeit. Soll die Werttheorie den wirklichen Erscheinungen nicht widersprechen, sondern sie erklären,dann müssen die Werte – im Einklang mit der Marxschen Lehre des III. Bandes des “”Kapital”” – mit Hilfe der Konkurrenz in konkretere Produktionspreise umgewandelt, d.h., “”eine Masse von Mittelgliedern”” entwickelt werden, die zur allgemeinen Profitrate, schließlich zu den empirisch gegebenen Profitformen (Zins, Grundrente, Handelsgewinn) führen. Indem R. Luxemburg und O. Bauer der methodologischen, vorläufigen Marxschen Annahme, daß die Waren zu ihren Werten verkauft werden, Wirklichkeitsgeltung zuerkennen, daher das Wertschema als Widerspiegelung der Wirklichkeit betrachten, schalten sie damit von vornherein aus dem Kreis ihrer Problematik die Notwendigkeit der Umwandlung der Werte in Produktions-preise und weiter in merkantile Preise aus.”” (pag 64) [Henryk Grossmann, Aufsätze zur Krisentheorie, 1971]”,”TEOC-550″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica.”,”””I risultati della nostra analisi vengono confermati in particolare dai passaggi in cui Marx tratta del suo rapporto con i classici e rivela quale posizione attribuisce a se stesso nello sviluppo della economia politica. Da questi passaggi, contenuti sia in ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859) sia nel ‘Capitale’, risulta che Marx considerava la economia politica classica come sostanzialmente conclusa e Ricardo come colui che l’aveva portata a compimento, in quanto in Ricardo l’economia politica “”trae drasticamente le sue ultime conseguenze e con ciò si conclude”” (Capitale, I/1, p. 23). I tentativi effettuati da John Stuart Mill per sviluppare ulteriormente l’economia politica classica facendole trascendere questo limite e per adattare i princìpi della teoria classica alle esigenze della classe operaia, da Marx vengono giudicati un “”sincretismo senza ingegno”” e una “”dichiarazione di fallimento dell’economia ‘borghese'””. E ciò nonostante Marx stesso dovrebbe aver portato ancora una volta a compimento ciò che già era compiuto, e aver ulteriormente “”sviluppato”” quanto era ormai concluso? Egli stesso è dell’avviso di trovarsi in radicale contrasto con la teoria classica, e non solo rispetto alle teorie particolari (come la teoria del salario, della rendita fondiaria, delle crisi ecc.), ma proprio rispetto al fondamento teorico dell’economia. Ed è questa la ragione per cui egli non si propone di “”sviluppare ulteriormente”” la teoria classica, ma intraprende invece un “”tentativo scientifico teso al rivoluzionamento di una scienza”” (Marx, lettera a Kugelmann del 18 dicembre 1862, Mew, vol. 30, p. 640, trad. it. Lettere a Kugelmann, 1969 p. 23). Egli stesso si è chiaramente espresso sulla natura di questo “”rivoluzionamento””: dopo che nel capitolo iniziale di ‘Per la critica dell’economia politica’ ha innanzitutto sviluppato il duplice carattere della merce, nella sezione ‘Notizie storiche sull’analisi della merce’ egli caratterizza la sua posizione teorica e il suo rapporto con i predecessori. “”L’analisi della merce come lavoro in duplice forma, l’analisi del valore d’uso come lavoro reale o attività produttiva conforme allo scopo, l’analisi del valore di scambio come tempo di lavoro o lavoro sociale uguale, sono il risultato critico finale delle indagini compiute durante più di centocinquant’anni dall’economia classica, la quale ha inizio in Inghilterra con William Petty, in Francia con Boisguillebert e ha termine in Inghilterra con Ricardo, in Francia con Sismondi”” (Marx, Zur Kritik der politischen Ökonomie, p. 37) (Per la critica dell’economia politica, p. 34). Si tratta dunque del contrasto tra due concezioni, delle quali una (quella inglese) assume come oggetto principale il valore di scambio, mentre l’altra (quella francese) assume il valore d’uso; entrambe colgono quindi soltanto un aspetto della realtà”” [Henryk Grossmann, Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica, 1971] (pag 45-46)”,”TEOC-016-FPA”
“GROSSMANN Henryk, a cura di Gabriella M. BONACCHI”,”Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””.”,”Grossmann critica la Luxemburg che critica Marx (pag 81-82) “”Il metodo marxiano del procedimento di approccio consiste – come ho già mostrato altrove analiticamente (H. Grossmann, ‘Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetz des kapitalistischen Systems’) – di tre elementi che costituiscono un ‘tutto inseparabile’: cioè di uno ‘schema di riproduzione’ astratto come strumento di analisi concettuale [‘gedankliche Analyse’]; in secondo luogo di ‘assunti semplificanti’ e ipotetici basati su di esso; e infine, delle ‘correzioni supplementari’ da apportare al risultato concettuale provvisorio ottenuto attraverso gli strumenti di analisi menzionati. Questi tre elementi del procedimento marxiano costituiscono dunque solo le parti d’una costruzione strumentale metodologica del nostro pensiero considerata nella sua ‘unità’, sicché ogni parte per sé sola, senza le altre due, perde ogni senso per la conoscenza della realtà. Lo schema di riproduzione marxiano da solo, ed il flusso in esso rappresentato di produzione e circolazione, non pretendono quindi di essere un’immagine della concreta realtà capitalistica; lo schema non vale ‘immediatamente’ per il meccanismo di produzione empiricamente dato, ma descrive unicamente un processo di produzione ‘normale’ che si svolge in dipendenza di ipotesi semplificanti fittizie, e che significa quindi solo uno studio di conoscenza ‘provvisorio’, la ‘prima’ tappa nel procedimento di approssimazione al processo di riproduzione ‘reale’. Questo procedimento di graduale approssimazione, meditato con rigore metodologico da Marx, e di significato decisivo per la comprensione dell’intero sistema marxiano, non viene colto da R. Luxemburg. Poiché essa trascura questo nesso, isola lo schema di riproduzione dal suo legame logico con le altre due parti costitutive del procedimento marxiano di approssimazione, cosicché in questo isolamento esso perde il suo valore metodologico e porta necessariamente alla deformazione dei risultati dell’indagine marxiana. Che R. Luxemburg stessa sentisse l’insufficienza della sua valutazione dello schema di riproduzione lo mostra già la circostanza che essa senza esserne consapevole, mutò ripetutamente il suo giudizio sullo schema marxiano e ne ha dato non meno di tre diverse interpretazioni che si escludono a vicenda (…) (1)””. ((1) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale) [Henryk Grossmann, Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””, 1975, a cura di Gabriella M. Bonacchi]”,”TEOC-020-FPA”
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge della accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”I punti affrontati nella prefazione: 1. – La teoria del crollo 2. – Le tendenze contrarie e distorcenti 3. – Dalle teorie del crollo alle teorie del ciclo capitalistico 4. – Una considerazione di carattere più generale 5. – La nuova impostazione di Grossmann in “”Die Wert-Preis-Transformation und das Krisenproblem’ 6 – Alcune indicazioni relative al presente”,”ECOI-042-B”
“GROSSO Rolando, Direttore Ufficio Belle Arti, a cura”,”Genova. Storia – Arte.”,”Contiene carta del dominio ligure (possedimenti) nel mar Mediterraneo e Levante Tavola di bronzo dei liguri (117 aC) sentenza arbitrale del Senato Romano che determina i confini tra le genti liguri (Museo di storia dell’arte) Il volume non contiene testo”,”LIGU-045″
“GROSSO Enrico”,”Francia.”,”Enrico Grosso insegna Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato nell’Università del Piemonte Orientale. Tra i suoi libri: L’ultima querelle sulla giustizia costituzionale in Francia, Le vie della cittadinanza, La titolarità del diritto vuoto.”,”FRAV-001-FL”
“GROTEWOHL Otto”,”La rivoluzione del 1918 in Germania. Insegnamenti della Storia del Movimento Operaio Tedesco. (Tit. orig.: Dreissig Jahre später)”,”I pericoli dell’ ascesa. “”(…) Essa poteva indurre facilmente a sopravvalutare i mezzi attraverso i quali era stata realizzata e a non avvertire la necessità di preparare teoricamente e praticamente le organizzazioni esistenti in previsione delle nuove lotte rivoluzionarie contro il nemico di classe. (…) Ad un dialettico acuto come Friedrich Engels questi pericoli non potevano sfuggire. Fin dal 1891 egli ammoniva: “”Si dà ad intendere a se stessi e al partito che “”l’ attuale società si risolve necessariamente nel socialismo””, senza domandarsi se essa non esca con ciò altrettanto necessariamente dalla sua vecchia costituzione sociale, se non debba far saltare questo vecchio guscio altrettanto violentemente quanto il gambero fa del suo, come se essa non dovesse inoltre in Germania far saltare le catene dell’ ordinamento politico ancora mezzo assolutistico e per di più indicibilmente confuso… Alla lunga una politica del genere non può far altro che portare il proprio partito su una strada sbagliata. Si mettono in primo piano questioni politiche generali astratte, e si nascondono, dietro di esse, le questioni concrete immediate, le questioni che si pongono all’ ordine del giorno ai primi avvenimenti di rilievo, alla prima crisi politica. Che cosa ne può venir fuori se non che improvvisamente il partito non sa che fare al momento decisivo, e regna la confusione e il disaccordo sui punti più importanti, perché questi punti non sono stati mai discussi?””. (pag 17-18) Friedrich Engels, Per la critica del progetto del programma socialdemocratico del 1891, Tre correnti nella socialdemocrazia tedesca. (pag 45-) “”(…) verità inconfutabile e profonda che Karl Marx esprimeva in una lettera al lassalliano von Schweitzer: “”La classe operaia o è rivoluzionaria o non è nulla””.”” (pag 47) “”(…) dando così ragione a Lenin il quale affermava che “”il centrismo è la più pericolosa variante dell’ opportunismo””. (pag 47) Il congresso dei consigli del Reich a Berlino. “”Fra gli spartachisti abbastanza noti che presero parte al Congresso dei Consigli erano Fritz Heckert e Eugen Leviné. La proposta di invitare al Congresso Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht con un voto consultivo venne respinta. Durante la prima seduta del Congresso la Lega Spartaco organizzò una grande dimostrazione alla quale parteciparono più di 250.000 persone.”” (pag 89) STORIA MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO ETA’ IMPERIALISMO SECOLO XIX XX INFLUENZA IMPERIALISMO CONDIZIONI CLASSE OPERAIA STRUTTURA INTERNA PROLETARIATO INFLUSSO ELEMENTI BORGHESI FORMAZIONE ARISTOCRAZIA OPERAIA AUMENTO BUROCRAZIA ORGANIZZAZIONI OPERAIE INFLUENZA SU STRATEGIA E TATTICA INFLUENZA SU IDEOLOGIA CLASSE OPERAIA DISSIDI IN SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA SPD PARTITO SOCIALDEMOCRATICO TRE CORRENTI QUESTIONE SCIOPERO POLITICO MASSA POSIZIONE SU QUESTIONE COLONIALE GUERRA IMPERIALISTICA ROTTURA CON MARXISMO E INTERNAZIONALISMO SCISSIONE 4 AGOSTO 1914 OPPOSIZIONE ASCESA RIVOLUZIONARIA MASSE RIVOLUZIONE NOVEMBRE 1918 CONSIGLI OPERAI SOLDATI ERRORI RUOLO RIFORMISMO IMBORGHESIMENTO SPD TEORIA MARXISTA STATO ERRORI SU VALUTAZIONE IMPERIALISMO ERRORI DI INDIPENDENTI DI SINISTRA LEGA SPARTACO SPARTACHISMO KPD PARTITO COMUNISTA ERRORI IN COSTITUZIONE WEIMAR BILANCIO ESPERIENZA 1918 1919 BEBEL BERNSTEIN EBERT ENGELS HILFERDING KAUTSKY LENIN DAVID LIEBKNECHT LEVINE LUXEMBURG MARSHALL MARX MEHRING MULLER NEUMANN NOSKE SCHEIDEMANN SCHUMACHER STALIN STINNES STAMPFER VOLLMAR VOGLER”,”MGER-086″
“GROUSSET René”,”Storia dell’ Asia.”,”GROUSSET fa parte dell’ Accademia di Francia.”,”ASIx-016″
“GROUSSET René, a cura di Pierre AMIET Jeannine AUBOYER Roger LEVY e Jean Paul ROUX”,”Histoire de l’ Asie.”,”8° edizione rivista e aggiornata “”I T’ang (618-907) fuono la più grande dinastia della storia cinese (…)””. (pag 60) “”In Cina la dinastia dei T’ang fu deposta nel 907 e il paese ricadde nell’ anarchia. Nella Cina del Nord si succedettero varie dinastie imperiali effimere, mentre la Cina del Sud si sbriciolò in un gran numero di piccoli reami provinciali. Nel dominio dell’ arte l’ epoca dei T’ang produsse statue buddhistiche ancora potenti e un reale sentimento religioso (…)””. (pag 61-62)”,”ASIx-084″
“GROVES Reg”,”The Balham Group. How British Trotskyism Began.”,”””40 anni fa (1933) ci voleva grande coraggio ad essere rivoluzionario. Il capitalismo era sopravvissuto alla guerra ed era all’attacco, i partiti comunisti erano macchine politiche staliniste. Poche persone, meno di una dozzina, si assunsero questo compito, a Balham nel Sud di Londra. Reg Groves uno dei fondatori del ‘Balham Group’ racconta la loro storia che segna la nascita del trotskismo in Gran Bretagna”” The British Section of the Left Opposition Altro volume dell’autore: – But We Shall Rise Again. A Narrative History of Chartism’, Secker & Warburg; First Edition (1 Jan. 1938)”,”TROS-374″
“GRUJIC Predrag M.”,”Cicerin, Plechanov und Lenin. Studien zur Geschichte des Hegelianismus in Rußland.”,”Predag M. Grujic, geboren 1935 in Zrenjanin (Jugoslawien), studierte Philosophie, Politik und Psychologie an den Universitäten Belgrad un Freiburg. Zu den Schwerpunkten seiner Arbeit gehören de Philosophie des Deutschen Idealismus und die Philosophie des Marxismus.. Zusammenfassung, Literatuverzeichnis, Personenregister, sachregister, Zum Autor,”,”LENS-074-FL”
“GRUMBACH S.”,”Brest-Litovsk. Lénine-Trotsky et Hindenburg-Ludendorff.”,”Ruolo Parvus pag 21 Le vieux successeur de Liebknecht au Landtag prussien, le camarade Franz Mehring, a nettement caractérisé, le 19 janvier, dansun discours où les faits eux-mêmes étaient éloquents, la politique suivie à Brest-Litowsk. Cette politique qui prétend réaliser le droit des peuples à disposer d’eux-mêmes “”par la décision d’une vague assemblée de notables sans mandat régulier, et par la nomination d’un “”Parlement””, sous la pression des soldats étrangers””, cette politique, Mehring la considère comme une “”imitation du modèle fourni par Bonaparte, par l’homme de Sedan, par l’homme de l’Empire mexicain, de tragi-comique souvenir.”” Il a été interdit à la presse allemande de reproduire le texte complet de ce discours de Mehring (bien qu’il soit absolument illégal de soumettre à la censure les comptes-rendus des débats parlementaires).”” (pag 106)”,”RIRO-328″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung. In Verbindung mit einer Reihe namhafter Fachmänner aller Länder.”,”Carl GRÜNBERG è il fondatore dell’Istituto di Francoforte poi ‘Scuola di Francoforte’.”,”MGEx-003″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg.”,”GRÜNBERG Carl “”So zerstreuten sich denn die Mitglieder des Kommunisten-bundes in die Heimat; und “”wo immer sich in den Revolutions-jahren die deutsche Arbeiterklasse mit einigem Klassenbewußtsein regte, waren Mitglieder des Bundes die treibenden Kräfte””. Es konnte dies freilich – entsprechend der wirtschaflichen und allgemeingesellschaftlichen Zurückgebliebenheit Deutschlands und erst recht Österreichs – an nur wenigen Orten der Fall sein. Marx selbst kehrte, auf die Nachricht von dem am 18. März erfolgten Ausbruch der Revolution in Köln, ebenfalls dorthin zurück und begründete dort, im Verein mit Engels, Dronke, Ferdinand und Wilhelm Wolff, Georg Weerth, die Neue Rheinische Zeitugn als “”Organ der Demokratie”” im oben angedeuteten Sinne.”” (pag 30) [Carl Grünberg a cura, Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg, 1921]”,”MADS-551″
“GRUNBERGER Richard”,”Historia social del Tercer Reich. (Tit.orig.: A Social History of the Third Reich)”,”Didascalia foto inserto pag 353 (Karl Jaspers importante filosofo tedesco si mantenne sempre in opposizione al credo nazionalsocialista) Didascalia foto inserto pag 353 (Erich Maria Remarque, espatriato dal Terzo Reich, fu uno dei più lucidi avversari del piani hitleriani) Didascalia foto inserto pag 480 (Firma del Concordato tra Santa Sede e il Terzo Reich sottoscritto dal cardinale Pacelli e Von Papen il 25 luglio 1933) “”Finalmente, el 27 de enero de 1943, bajo el impacto de Stalingrado, hubo un intento de movilizar totalmente la mano de obra feminina. El Gaulaiter Sauckel, plenipotenciario del Reich para el reclutamiento laboral, se propuso movilizar a tres millones de mujeres entre los diecisiete y los cuarenta y cinco años. Sólo quedaron eximidas las madres con un jijo menor de seis años o con dos hijos menores de catorce, y las mujeres de mala salud. No obstante, de los potenciales tre millones de trabajadoras adicionaes, sólo algo más de novecientas mil se incorporaron de hecho al trabajo. Un millón de ellas fueron consideradas no aptas, más de medio millón fueron declaradas casos dudosos, y el resto sólo menos de la mitad podían emplearse a tiempo parcial.”” (pag 272-273)”,”GERN-131″
“GRUNDMANN Herbert”,”Movimenti religiosi nel Medioevo. Ricerche sui nessi storici tra l’eresia, gli Ordini mendicanti e il movimento religioso femminile nel XII e XIII secolo e sulle origini storiche della mistica tedesca.”,”Herbert Grundmann è una delle figure più insigni tra gli studiosi di storia medievale del nostro tempo. Nato a Meerane, Sassonia, nel 1902. Ha conseguito il dottorato a Lipsia nel 1926 con una dissertazione su Gioacchino da Fiore. Ha compiuto viaggi in Italia.”,”RELC-001-FRR”
“GRUNENBERG Antonia a cura, contributi di PARVUS, Rosa LUXEMBURG Karl KAUTSKY Anton PANNEKOEK”,”Die Massenstreikdebatte.”,”Controversia Rosa Luxemburg Karl Kautsky (pag 32-) MASSENSTREIKDEBATTE GENERALSTREIKDEBATTE STAATSSTREICH”,”MGEx-231″
“GRÜNERT Heinz GRAMSCH Bernhard HOFFMANN Edith KLENGEL Horst PREUß SCHLETTE Friedrich STRUWE Ruth”,”Geschichte der Urgesellschaft. [Storia della società primitiva]”,”Marx und Engels zur Urgeschichts-forschung, Marx ed Engels sulla ricerca preistorica (pag 36-37)”,”SCIx-474″
“GRUNEWALD Michel a cura; collaborazione di Hans Manfred BOCK; saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”Le milieu intellectuel de gauche en Allemagne, sa presse et ses réseaux (1890-1960) – Das Linke intellektuellenmilieu in Deutschland, seine presse und seine Netzwerke (1890-1960).”,”Michel GRUNEWALD è professore all’Università di Metz, direttore del Centre d’Etude des Périodiques de Langue Allemande, autore di pubblicazioni sulla letteratura tedesca dell’esilio e le relazioni culturali franco tedesche. Ha pubblicato recentemente ‘Moeller von der Brucks Geschichtphilosophie’. Hans Manfred BOCK, professore dell’Università di Kassel, è autore di studi sui rapporti franco-tedeschi. Si tratta di 27 studi presentati a un colloquio internazionale (5-7 dicembre 2001, Università di Metz) dedicato alla formazione dell’ambiente della sinistra tedesca (1890-1914) e alla sua frantumazione (1918-1933) e messa in pericolo (1933-1939) e infine ai tentativi di ricostituirlo. Si parla di gruppi e partiti socialdemocratici, socialisti, comunisti cristiani di sinistra, pacifisti, ecc.) Saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”MGEK-090″
“GRUNFELD Frederic V.”,”Il caso Hitler. Storia sociale della Germania e del nazismo, 1918-1945. (Tit. orig.: The Hitler File)”,”Il libro è introdotto da H.R. TREVOR-ROPER, professore di storia moderna all’ Università di Oxford e autore de ‘Gli ultimi giorni di Hitler’. L’ autore V. GRUNFELD è redattore della rivista ‘Horizon’, specialista di grandi reportages culturali, ha scritto sulla Germania per ‘The Reporter’. Il silenzio della Chiesa. “”Ma forse l’ unico uomo delle SS dei campi di cui si ha prova che sia rimasto “”decente”” in uniforme nera fu Kurt Gerstein, un ingegnere e membro segreto dell’ opposizione evangelica a Hitler, il quale si arruolò nelle SS per tentare tutto il possibile per esporre i segreti dei campi di sterminio. A rischio della vita preparò un rapporto sui campi polacchi, incluso il racconto di un testimonio oculare sull’ arrivo di un treno della morte alla “”installazioni di sterminio”” a Belzec: (…). Gerstein riferì le sue esperienze a un diplomatico svedese e cercò di presentare il suo rapporto al nunzio papale di Berlino, ma fu congedato dall’ ambasciata senza che gli fosse permesso di esporre il suo caso. Se fosse riuscito a spingere il Vaticano a prendere posizione, o se per questo fosse riuscito a convincere una qualunque delle Chiese più importanti di Germania a opporsi pubblicamente allo sterminio, è possibile che il programma sarebbe stato interrotto””. (pag 309)”,”BIOx-081″
“GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”Il documento dovrebbe essere del giro di MUNIS e di Natalia SEDOVA TROTSKY. E’ una polemica contro la ‘politica militare proletaria’ della sezione americana del movimento trotskista.”,”TROS-052″
“GRUPPE ARBEITERPOLITIK”,”Der Faschismus in Deutschland. Analysen der KPD-Opposition aus den Jahren 1928-1933.”,”””Die erste Sitzung der Komintern, die nach Beginn der Krise stattfand, die Sitzung des erweiterten Präsidiums des EKKI im März 1930, brachte die erste Revision der Theorie von der 3. Periode. Die Krise hatte zu einem beispiellosen Angriff des Kapitals auf die Lebenshaltung der Massen, zu einem verschärften konterrevolutionären Durck geführt. Von der erschütterten kapitalistischen Herrschaft, der Hilflosigkeit und Ohnmacht der Bourgeoisie, dem kühnen Ansturm des Proletariats gegen das kapitalistische System konnte keine Rede sein. Unter der Wucht dieser Tatsachen wurde das EKKI bescheidener. Und es entschloß sich, in der Sache die 3. Periode preiszugeben und z.T. die Analyse der verhaßten “”Renegaten””, der KPD-O, zu übernehmen. Es hieß jetzt, daß der ‘Beginn’ der Erschütterung der Stabilisierung da sei. Der “”revolutionäre Aufschwung”” aber blieb.”” (pag 166-167)”,”MGEK-086″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Sommario: specificità della Russia, il partito rivoluzionario, classe operaia e rivoluzione democratica, tattica difesa del partito e della teoria nella fase di riflusso, guerra socialdemocrazia e imperialismo, strategia e tattica nella rivoluzione del 1917, costruzione del regime sovietico, 3° Internazionale.”,”LENS-058″
“GRUPPI Luciano”,”La dialettica materialistica della storia. Avvio allo studio.”,”Luciano GRUPPI è direttore dell’ Istituto di studi comunisti ‘Palmiro Togliatti’. Ha scritto varie opere pubblicate dagli Editori Riuniti (v. retrocopertina). “”La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti politici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’ esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’ esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine “”società civile””; e che l’ anatomia della società civile è da cercare nell’ economia politica””. (Marx, Prefazione a Per la critica dell’ economia politica) (pag 13) “”(…) A questo si lega anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, siccome noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia un’ evoluzione storica indipendente, per questo negheremmo pure ad esse ogni efficacia storica. Vi è qui, alla base, la banale rappresentazione non dialettica di causa ed effetto come due poli che si oppongono l’ uno all’ altro in modo rigido; vi è l’ ignoranza assoluta dell’ azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo del tutto premeditato”” (…) (Lettera di Engels a Mehring, 14 luglio 1893, a proposito dell’ ideologia) (pag 57-58).”,”MAES-049″
“GRUPPI Luciano BADALONI Nicola NAPOLITANO Giorgio SANTARELLI Enzo”,”Ideologia e azione politica.”,”Si tratta di lezioni tenute all’ Istituto Gramsci. Contiene: – Luciano GRUPPI, Violenza e rivoluzione (pag 11-46) – Luciano GRUPPI, Riforme e rivoluzione (pag 47-72) – Nicola BADALONI, “”Direzione consapevole”” e “”spontaneità”” (pag 73-100) – Giorgio NAPOLITANO, Democrazia e socialismo (pag 101-129) – Enzo SANTARELLI, Estremismo ideologico e socialismo borghese (pag 130-155) “”Nello stesso periodo egli (Lenin, ndr) scrive: “”Noi sosteniamo un programma di riforme che è anch’esso diretto contro gli opportunisti. Questi tali sarebbero ben felici se noi lasciassimo loro in esclusiva la lotta per le riforme.”” In un altro putno, sempre nella stessa epoca, scrive: “”Soltanto i riformisti borghesi…pongono il problema così: o si rinuncia alla rivoluzione e allora si fanno le riforme, oppure niente riforme. Tutta l’ esperienza dela storia mondiale, anche quella della rivoluzione russa del 1905, ci insegna appunto il contrario: o la lotta di classe rivoluzionaria, che ha sempre come prodotto accessorio le riforme (in caso di successo incompleto della rivoluzione), oppure niente riforme””. (pag 63-64)”,”TEOC-341″
“GRUPPI Luciano”,”Il concetto di egemonia in Gramsci.”,”Si tratta di 9 lezioni tenute da GRUPPI all’ Istituto Gramsci tra ottobre e dicembre 1970. “”Al Croce sfugge il fatto che Marx non parla di plusvalore rispetto al valore economico in generale. Se così fosse, Marx veramente uscirebbe dall’ ambito dell’ economia ed il Croce avrebbe perfettamente ragione. Marx parla, invece, di plusvalore facendo il raffronto tra due valori economici: tra il valore economico della forza-lavoro e il valore economico delle merci prodotte dal lavoratore, ed afferma che il valore delle merci prodotte dal lavoratore costituisce un plus rispetto al valore della forza-lavoro. Di qui il concetto di plus-valore, che nasce precisamente dal raffronto tra due valori economici e quindi da un rapporto assolutamente legittimo sul piano della scienza economica. La critica del Croce si dimostra un sofisma, uno dei tanti sgambetti logici di cui sono piene le opere del Croce, il quale, con linguaggio limpidissimo e stile elegante, a volte dipana dei problemi inutilmente aggrovigliati, fondati su equivoci e perciò compie opera di chiarimento intellettuale, ma altre volte, invece; gioca coi sofismi. E’ partendo dalla revisione del marxismo e attraverso l’ opera della rivista La critica che il Croce fa i conti con il positivismo. Così aveva fatto il Labriola, e da lui Croce prese la spinta. Ma, in Labriola, la critica al positivismo, cultura egemone negli ultimi decenni dell’ 800, è volta a dare al proletariato, un marxismo assunto in tutta la sua piena autonomia, per gettare le condizioni dell’ autonomia politica del proletariato””. (pag 120)”,”GRAS-054″
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga. “”La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga: “”…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, riprendendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky. “”La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permamente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473) “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale.”” (pag 474-475) Riporto articolo di Bordiga (su Programma Comunista 1963): ARLECCHINO, SERVO DI DUE PADRONI Arlecchino, servo di due padroni Bukharin e l’economia politica E i presunti bukhariniani attuali Gatovskij, vecchio leone A Gatovskij quello che è di Gatovskij Source Nell’articolo «Gli equilibri non equilibrati esploderanno», apparso nel numero 10 di quest’anno, siamo incorsi in un errore di carattere storico che ci sentiamo in dovere di correggere. Questa precisazione non é dettata dal desiderio di provare la nostra «erudizione» o la nostra «onestà intellettuale», qualità alle quali un rivoluzionario, proprio in quanto le possiede, non attribuisce alcuna importanza, mentre, in una società intellettuale formata da bugiardi coscienti e di ignoranti incoscienti, noi non ci sentiamo assolutamente tenuti a provare extra moenia la veridicità delle nostre affermazioni: lo facciamo soltanto perché la suddetta correzione ci è utile, al fine di chiarire alcune questioni teoriche. L’errore è questo. Nel nostro articolo, E. Varga e S. G. Strumilin, i giovani leoni dell’economia politica russa Gatovskij, Lieberman, Kantorovic e Nemscinov. Ora è vero che Lieberman, Kantorovic e Nemscinov sono «giovani leoni», mentre L. M. Gatovskij, al contrario, non solo é un «vecchio leone», ma può vantare titoli più illustri di un Varga e di uno Strumilin. Perché ci teniamo a precisarlo? Perché, come Karl Marx, dopo avere compiuto la sua analisi logica e storica del modo capitalistico di produzione nei primi tre libri del capitale, ci ha fornito nel Quarto la «storia della teoria», così deve essere possibile al nostro Partito, dopo avere definito ed analizzato la struttura economica e sociale russa da un punto di vista logico e storico, fornire uno studio dell’evoluzione dell’economia politica russa, una storia della teoria, dal 1930 ad oggi. Evidentemente, lo stesso studio dovrà essere intrapreso (e già è stato impostato nelle riunioni di studio di Asti «Vulcano della produzione o palude del mercato?» di Cosenza – Ravenna – Piombino, «Il corso del capitalismo mondiale nella esperienza storica e nella dottrina di Marx») per quanto riguarda l’evoluzione della teoria economica in Occidente. L. M. Gatovskij deve essere definito un «vecchio e illustre leone», perché negli anni 1930-1931 fu il vero «economista di stalin». E’ noto che il teorico dell’economia politica sovietica, dal 1919 al 1930, fu Nikolaj Ivanovich Bukharin. Introduciamo alcuni chiarimenti su Bukharin, perché è in atto su scala nazionale e internazionale un’operazione di spudorata falsificazione nei suoi riguardi. Ad esempio, l’ineffabile signora Lisa Foa, richiamata nel nostro articolo, viene presentata dagli esperti degli uffici-studi del P.C.I. come una «bukhariniana»! E’ necessario reagire a queste falsificazioni, e lo faremo in articoli appositi e in uno studio sull’evoluzione dell’economia politica russa. Intanto, osserviamo subito che Bukharin fu il teorico dell’economia politica sovietica (non russa!). Bukharin e l’economia politica Dal 1919 al 1930 tutti i marxisti, Bukharin compreso, sostengono che non esiste e non può esistere una economia politica del socialismo. L’economia politica studia le categorie del modo capitalistico di produzione: il Capitale è la critica dell’economia politica: la rivoluzione comunista muta le armi della critica, contenute nel capitale, nella critica delle armi, nella distruzione delle categorie dell’economia politica. Bukharin sostenne che si dovesse parlare non di una economia politica del socialismo (contraddizione assurda, propria di stalinisti e post-stalinisti), ma di una teoria economica (più che di una economia politica) del periodo di transizione dal capitalismo al socialismo. L’opera classica di Bukharin a questo riguardo è, come noto: «L’economia del periodo di transizione. Parte Prima. Teoria generale del processo di trasformazione». Essa fu pubblicata a Mosca nel 1920, e fu tradotta, fra l’altro, sulla rivista teorica del Partito Comunista d’Italia, «Rassegna Comunista» nel 1921-1922. Quest’opera di Bukharin fu criticata da Lenin, le cui note a margine furono pubblicate in «Leninskij Sbornik», Tomo XI, Mosca 1929, pp. 345 – 403. Non è inutile ricordare che il 1929 è l’anno del grande attacco stalinista a Bukharin su tutti i fronti, filosofico economico e politico, dopo la distruzione precedentemente avvenuta dell’opposizione di Sinistra russa e internazionale. Ora, prima di chiarire in base a quale falsificazione spudorata alcuni specialisti kruscioviani (ad es. Lisa Foa) si piccano di bukharinismo, e prima di ritornare a L. M. Gatovskij, vogliono riportare due passi dell’opera di Bukharin e la critica che ne fece Lenin. In questo modo rimetteremo al loro posto Lenin e Bukharin da una parte, Stalin-Gatovskij-Varga-Strumilin-Lieberman-Kantorovic dall’altra. Scrive Bukharin: «La merce può essere la categoria di base solo in quel sistema in cui essa rappresenta un bene sociale permanente e non accidentale, fondato su di una produzione anarchica. E, nella misura in cui l’irrazionalità del processo di produzione scompare, cioè nella misura in cui alla spontaneità si sostituisce un regolatore sociale cosciente, la merce si trasforma in prodotto e perde il suo carattere commerciale». (op. cit. p. 134). Nota di Lenin su questo ultimo punto: «Inesatto: essa si cambia in «prodotto», ma in modo diverso. Etwa: in prodotto che entra nel consumo sociale per altra via che non il mercato». (op. cit. p. 388). Ricordiamo che l’opera di Bukharin apparve nel 1920, prima dunque della N.E.P., prima della sconfitta bolscevica nella guerra russo-polacca, quando la rivoluzione comunista sembrava imminente in Europa, e il bolscevismo sperava di lanciare un ponte fra il Comunismo di guerra e il potere proletario in Europa. Sull’atteggiamento di Bukharin nei confronti della N.E.P. e dei Piani Quinquennali dopo la morte di Lenin, abbiamo parlato a lungo in «Struttura economica e sociale della Russia d’oggi» – Parte Seconda. E’ possibile anche trovare una sintesi in «Bukharin: Note di un economista», pubblicate da Bertram D. Wolfe in: «Kruscev and Stalin’s Ghost», Appendix D. Comunque, nei due passi sopra riportati, Lenin e Bukharin, come ogni marxista, sono d’accordo nel sostenere che nell’economia socialista la produzione di merci scompare, i prodotti perdono il loro carattere di merci. La critica di Lenin è peraltro rigorosa e attuale, e si ricongiunge in qualche modo alla polemica Lenin-Bukharin del 1919 intorno al Programma del Partito, polemica che verteva sulla natura del capitalismo e dell’imperialismo e che abbiamo richiamato più volte, in”,”TEOC-375″
“GRUPPI Luciano / BERARDI Gianfranco”,”Machiavelli e Gramsci (Gruppi) / Di alcune ricerche sul Machiavelli (Berardi).”,”””Tra i marxisti dunque Gramsci si colloca rispetto a Machiavelli in una posizione particolare che è, in un certo senso, rivendicazione di filiazione, seppure mediata. E’ singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai princìpi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo rifarsi alle forze reali in campo nella lotta politica. (…) Il far politica è per lui un'””arte”” capace di intrecciare le qualità della “”golpe”” e del “”lione””; “”virtù”” che ci pone in grado di dominare la “”fortuna””, iniziativa politica, si potrebbe dire, che interviene sulla situazione obiettiva. Per il Machiavelli la situazione obiettiva resta, quando egli parla in generale, indecifrata (“”fortuna”” appunto) perché egli non può possedere ovviamente i mezzi dell’analisi della società. Non così quando egli indaga situazioni politiche specifiche, poiché allora emergono le singole forze. Ma se per il passaggio dalla politica come “”arte”” e tecnica alla politica come ‘scienza’ – nel senso che essa è fondata su basi scientifiche – bisogna attendere che si formino i concetti di ‘classe’, di ‘struttura’, ecc., il Machiavelli sembra essere il pensatore che più di ogni altro si colloca in una fase che immediatamente precede quella del marxismo (…). Vi è in Machiavelli l’intuizione della estrema complessità delle situazioni concrete (“”l’unità del molteplice”” secondo Marx) che egli chiama “”fortuna”” e che nessuna analisi strutturale può esaurire. Se prevalesse la pretesa di risolvere tutta la complessità della situazione reale nell’analisi strutturale, la politica diventerebbe un gioco meccanico, incapace di creare la propria iniziativa, di intervenire sul concreto”” [Luciano Gruppi, Machiavelli e Gramsci] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VII n° 3, maggio-giugno 1969] (pag 86-87-88)”,”GRAS-104″
“GRUPPI Luciano / PRESTIPINO Giuseppe / POSTIGLIOLA Alberto”,”Sullo “”storicismo marxista”” (Gruppi) / La scuola di Della Volpe: filosofia e concezione dello Stato (Prestipino) / Rousseau e il marxismo italiano negli anni sessanta (Postigliola).”,”Rifiuto dellavolpiano della dialettica (pag 55) Rousseau Marx e Engels secondo Gerratana (pag 81-83)”,”TEOC-625″
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe; FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il ‘Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del ‘Capitale’ – Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”””Comincerò da questo notissimo passo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’: “”… poiché, per l’uomo, socialista, ‘tutta la cosiddetta storia universale’ non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo, così esso ha dato la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ da se stesso, del suo ‘processo di origine’. Poiché è divenuta praticamente sensibile e visibile l”essenzialità’ dell’uomo e della natura, ed è divenuto praticamente sensibile come esistenza umana, risulta praticamente impossibile la questione di un ente ‘estraneo’, di un ente al di sopra della natura e dell’uomo; questione che implica l’inessenzialità dell’uomo e della natura”” (1). Da questo passo risulta che, già per il giovane Marx, l’uomo pone se stesso, si autocrea in completa autonomia per mezzo del ‘lavoro’. Il lavoro consente all’uomo di esplicare la propria natura; di porsi in un rapporto essenziale con se stesso (quale natura) e con la natura più in generale. Il lavoro è il mezzo di un essenziale rapporto con l’uomo. Ma poiché il lavoro, l’utilizzazione dello strumento, è possibile solo nel quadro di rapporti ‘inter-umani’, sociali, se ne deduce che l’uomo esplica la propria natura umana solo nella società, che solo nella società l’uomo è in grado di stabilire un reale rapporto con la natura. Nulla trascende la natura e l’uomo. In un altro passo, Marx afferma essere il comunismo il “”…ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé, quale uomo ‘sociale’, cioè uomo umano”” (2). Dal che si ricava che l’umanità dell’uomo si realizza e si afferma nella sua socialità. La mediazione tra l’individuo e la società si compie nel lavoro. Il lavoro è al tempo stesso la mediazione tra la società e la natura, il momento di unificazione tra i due termini, il superamento del loro dualismo”” (pag 3-4) [Luciano Gruppi, La teoria della società in Marx] [(in) Critica marxista, Roma, n° 6 novembre-dicembre 1967] [(1) Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 235; (2) Ivi, p. 225 e sgg.] Ragionieri cita il volume su Marx e il movimento operaio tedesco scritto da Hannes Skambraks e Rolf Dlubek, ‘””Das Kapital’ von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung’ (1867-1878), Dietz, Berlin, 1967, pp. 405) (pag 174-175) (Alcuni dati sulla ‘fortuna’ del ‘Capitale’) “”Il primo volume del ‘Capitale’ apparve presso l’editore Otto Meissner di Amburgo il 14 settembre 1867 con una tiratura di 1.000 esemplari. La fortuna di quest’opera fu sin dal principio strettamente collegata con il diffondersi e l’affermarsi del marxismo nel movimento operaio internazionale e con lo sviluppo dei partiti operai nei vari paesi. In Germania, al suo apparire, l’opera venne praticamente ignorata dagli economisti borghesi. Marx, Engels e i loro compagni Liebknecht, Bebel, Lessner, Dietzgen adoperarono ogni mezzo per diffonderla: pubblicazione di annunci e di estratti dalla prefazione e dal testo, note, recensioni. Engels scrisse recensioni su giornali di diverse tendenze; Kugelmann, un amico di Marx, diffuse numerose copie di una delle recensioni scritte da Engels. In Svizzera, J. Ph. Becker organizzò nel 1867, dalle colonne del ‘Vorbote’, un giornale da lui creato come organo della Associazione Internazionale dei Lavoratori, una sottoscrizione per il ‘Capitale’. Ma anche la propaganda orale ebbe una grande parte nella diffusione dell’opera: Wilhelm Liebknecht ebbe a citarlo più volte nei suoi discorsi, tanto dai banchi del Parlamento della Germania settentrionale quanto dalla gabbia degli imputati di fronte alla giuria nel processo contro il Comitato centrale di Lipsia. Marx poté constatare nella introduzione alla seconda edizione, stampata in 3.000 copie, che la diffusione e la comprensione della sua opera nel movimento operaio tedesco rappresentavano per lui “”la migliore ricompensa””. Con lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca il ‘Capitale’ ebbe una ulteriore diffusione: solo nel 1890 ebbe in Germania ben 4 edizioni. Prima della morte di Marx l’opera apparve in traduzione russa e francese; l’edizione russa, uscita a Pietroburgo in 3.000 esemplari e tradotta e curata da G. Lopatin, N. Danielson e M. Ljubavina, conobbe una notevole fortuna tra la gioventù rivoluzionaria. Di quella francese apparsa in dispense tra il 1872 e il 1875, dopo la sconfitta della Comune, e che conteneva alcune varianti adottate da Marx, si tirarono 10.000 copie. Nel 1885, nel periodo della nuova avanzata del movimento operaio francese, ne furono stampate illegalmente 5.000 copie. Marx, inoltre, che riceveva cento copie di ogni dispensa, provvedeva a inviarle a varie persone. Dopo la morte di Marx, che aveva lasciato incompiute la seconda e terza parte dell’opera, Engels ne curò il completamento e la pubblicazione con un intenso lavoro condotto sulla base dei dati e del copioso materiale approntato da Marx. Contemporaneamente promosse due nuove edizioni del primo volume (1883, 1890) e con la collaborazione di Samuel Moore ne redasse la traduzione inglese (1887). L’edizione popolare riassunta e commentata da Kautsky con l’autorizzazione di Engels (‘Le dottrine economiche di Karl Marx’, 1887), ha conosciuto, in 25 edizioni una notevole fortuna, ed è stata tradotta in 18 lingue. Nel 1895, alla morte di Engels, il ‘Capitale’ era già apparso in 9 lingue e in 22 edizioni: 17 del primo volume, 4 del secondo ed una del terzo. Dati questi che documentano l’ampia diffusione del marxismo nel movimento operaio negli anni di fino secolo (…). In italiano è del 1879 il compendio di Carlo Cafiero, riprodotto, fino al 1950, in 10 edizioni. La traduzione del primo volume del ‘Capitale’ apparve a Torino nel 1886 e fu ristampata nel 1916 e nel 1924. Di esso, dopo la seconda guerra mondiale, sono apparse 8 tra nuove edizioni e ristampe. Il secondo volume fu tradotto per la prima volta nel 1946; l’edizione completa dei tre volumi, iniziata nel 1952, si è conclusa nel 1956, presso gli Editori Riuniti. Dal 1903 al 1922 apparvero presso l’editore Meissner, ad Amburgo, 10 edizioni del primo volume. Dal 1914 al 1932 ancora nove edizioni.”” [‘Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’, (Il marxismo nel mondo)] [(in) Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1967] (pag 192-194)”,”MADS-633″
“GRUPPI Luciano”,”Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia.”,”Coscienza operaia (pag 665) “”Quello che a Lenin importa affermare è che non vi è passaggio spontaneo dalla lotta economica e sindacale alla lotta politica, alla coscienza di classe. Che il passaggio da un livello all’altro non è continuo e lineare. “”La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia, con le sole sue forze, è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradeunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai, eccetera”” (1). Sostanzialmente diverso è perciò il giudizio che Lenin esprime sugli scioperi degli anni 1890-1900 in Russia rispetto a quello degli economisti. Se ‘Rabocaja Mysl – nell’articolo già citato (2) – scrive: “”gli scioperi del 1896 possono essere considerati la prima e per ora unica manifestazione di un pensiero operaio autonomo incarnato in forme rigorose (…)”” (3) – Lenin afferma invece: “”presi in sé, questi scioperi costituivano una lotta tradeunionista, ma non ancora socialdemocratica; annunciavano il risveglio dell’antagonismo fra operai e padroni; ma gli operai non avevano e non potevano avere ancora la coscienza dell’irriducibile antagonismo tra i loro interessi e tutto l’ordinamento politico e sociale contemporaneo, cioè la coscienza socialista. Gli scioperi della fine del secolo dunque, malgrado il progresso immenso che rappresentavano in confronto con le “”rivolte”” anteriori, restavano un movimento puramente spontaneo (4)””. La coscienza dell'””irriducibile antagonismo”” tra gli interessi del proletariato e tutto l’ordinamento politico e sociale capitalistico esige, per Lenin, una visione complessiva dei rapporti di produzione, dei rapporti tra le classi sociali, tra la base economica e le istituzioni statali e politiche, a cui si può attingere solo a livello della scienza: quella scienza che ci è offerta dal marxismo. Fuori dalla nozione di formazione economico-sociale – diceva Lenin in ‘Chi sono gli amici del popolo’ – fuori dall’acquisizione che non vi sono leggi “”eterne”” dell’economia e che il divenire della società non è un flusso ininterrotto e casuale, ma si scandisce in formazioni economico-sociali differenti, caratterizzate ciascuna dal prevalere di un modo di produzione, da leggi economiche specifiche – quali sono appunto le leggi del capitalismo che Marx definisce nel ‘Capitale’ -, non è possibile una visione scientifica della società e quindi una reale coscienza dell’irriducibile antagonismo tra classe operaia e capitalismo”” (pag 665) [Luciano Gruppi, Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia, (in) ‘Annali’ Feltrinelli anno XV 1973, edizione 1974] [(1) Lenin, Opere, cit, vol. V, p. 346; (2) Articolo programmatico del n. 1 di Rabocaja Mysl, ottobre 1897, in Lenin, Che fare?, Torino, 1971, p. 226; (3) Lenin, Che fare?, cit., p. 225; (4) Lenin, Opere, cit., vol V, pp 345-46]”,”LENS-259″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”‘L’analisi concreta della situazione concreta è l’anima viva, l’essenza del marxismo’ Lenin.”,”LENS-046-FL”
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Fondo Davoli Ultra-imperialismo e opportunismo “”Se l’imperialismo non è visto in connessione con la sua base economica fondamentale – il capitale finanziario – esso viene concepito come una manifestazione non inevitabile del capitalismo. Sfugge anche l’elemento politicamente decisivo: che, nella fase imperialistica, si aggravano tutti i contrasti di classe tra il capitalismo e i lavoratori, tra le metropoli imperialistiche e i popoli coloniali, insieme alle contraddizioni all’interno dello schieramento imperialistico e dei monopoli. …. (pag 162-163)”,”LENS-004-FV”
“GRUPPI Luciano; SICHIROLLO Livio; SECCHIA Pietro”,”Note sul problema della libertà (Gruppi); Il marxismo in Banfi (Sichirollo); L’archivio Tasca sul Pci: appunti e ricordi (Secchia).”,” Gruppi: “”L’analisi del meccanismo dell’economia politica ne demistifica il carattere. La critica al ‘feticismo della merce’ riduce il suo carattere mistico al suo effettivo contenuto mondano (19). Grazie a tale riduzione la «forma di merce» cessa di rimandare «agli uomini come in uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in proprietà sociali naturali di quelle cose», e svela che «quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra ‘cose’, è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi» (20). Di qui si deduce la critica al concetto di ‘libertà’ come ‘feticcio’, vale a dire come valore indipendente, non riducibile ai rapporti di produzione e di scambio di cui è l’espressione e la giustificazione. Tutta l’analisi che Marx conduce nel ‘Capitale’ sviluppa l’assunto già formulato nel “”Manifesto”” del ’48: «per libertà s’intende, entro gli attuali rapporti borghesi di produzione, il commercio libero, la libera compra e vendita» (21). La critica a quei rapporti di produzione è la critica della ‘libertà’ borghese, di cui viene rivelato il contenuto effettivo. Come è noto, la critica di Marx al ‘carattere di feticcio’ della merce diventa critica della religione. Riconduce cioè la sovrastruttura che appare più lontana e misteriosa all’elemento più semplice – alla merce – e chiarisce il significato del concetto più complesso – la religione – nell’analisi della categoria economica primaria. Ecco perché le pagine famose del ‘Capitale’ sul «carattere di fetticio della merce» riprendono le movenze delle pagine giovanili dei ‘Manoscritti del ’44’; ritornano al concetto dell”alienazione’, alla critica dell’ipostasi hegeliana: «quivi i rapporti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita propria, ecc.» (22). Analogamente, si può dire che il concetto di ‘libertà’ appare, nella concezione liberale, una «figura indipendente, dotata di vita propria …». Ma come Marx afferma che «…tale carattere feticistico del mondo delle merci sorge dal carattere sociale peculiare del lavoro che produce merci» (23), così si può dire che il carattere feticistico della ‘libertà’ (borghese) non è che il risultato di un determinato rapporto sociale tra gli uomini. Se, nell’analisi economica della società borghese, Marx si sgancia dalla terminologia hegeliana, a cui è legato nella sua critica giovanile dell”alienazione’, se il suo argomentare supero gli argini speculativi in cui restava, in parte, negli scritti giovanili, per dispiegare il concetto di ‘alienazione’ in tutte le sue determinazioni specifiche e concrete (nelle diverse categorie economiche) – sicché Marx non ha più in genere nemmeno bisogno di impiegarlo – resta pur vero che la analisi del ‘Capitale’, anzicché rompere con le impostazioni giovanili, le svolge, riempendole di un contenuto più specifico. Né la nostra è una divagazione, ma soltanto l’intenzione di indicare la piena attualità che l’analisi marxiana dell”alienazione’ assume, quando si voglia condure un discorso concreto sulla ‘libertà’. Tutta l’analisi che dai ‘Manoscritti’ giovanili porta al ‘Capitale’, indicano le forze reali che si muovono nei rapporti di produzione, parte e si conclude nella individuazione della forza sociale specifica che sola può essere lo strumento della liberazione: «Dal rapporto del lavoro estraniato con la proprietà privata, segue inoltre che l’emancipazione della soceità dalla proprietà privata, ecc., dalla schiavitù si esprime nella forma politica della emancipazione degli operai, non già come se si trattasse di questa emancipazone, ma perché in questa emancipazione è contenuta l’emancipazione universale dell’uomo; la quale è ivi contenuta perché nel rapporto dell’operaio con la produzione è incluso tutto intero l’asservimento dello uomo, e tutti i rapporti di servaggio altro non sono che modificazionio e conseguenze del primo rapporto» (24). (pag 40-42) Secchia nel suo saggio critica l’introduzione di Berti al volume della Feltrinelli, sull’Archivio Tasca: “”non dà un quadro adeguato e neppure sommario della situazione nazionale e internazionale in cui avvenivano quei dibattiti”” (pag 105)”,”MADS-003-FB”
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il marxismo nel mondo: ‘Il Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del Capitale; Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”Nell’articolo di Ragionieri si parla in termini positivi del volume: Das Kapital von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung [1867 bis 1878] : Abriss u. Zeugnisse d. Wirkungsgeschichte, di Hannes Skambraks. [Inst. f. Marxismus-Leninismus beim ZK d. SED] e Dlubek, Rolf”,”MADS-004-FB”
“GRUPPI Luciano; CACCIARI Massimo; MANCINA Claudia”,”Lenin, il leninismo e il Pci (Gruppi); Trasformazione dello Stato e progetto politico (Cacciari); Il dibattito sullo Stato. Marxismi a confronto (Mancina).”,”‘Si consideri, per fare un altro esempio, come Stalin definisce la strategia e la tattica leninista. Essa consiste nella capacità di individuare, isolare e battere il nemico principale (per esempio, lo zarismo, nella rivoluzione del 1905), dirigendo il «colpo principale» sulla forza intermedia, che appoggia il nemico principale (ad esempio, nella rivoluzione del 1905, sulla borghesia liberale) (3). E’ molto difficile, invece, trarre da Lenin questa concezione tattica. Nella fase che preparò la rivoluzione del 1905 e nel corso della rivoluzione, ad esempio, egli non escluse la possibilità di accordi con la borghesia liberale. In Lenin, in generale, nemico principale e direzione del colpo principale si identificano, anche se è prevista la critica e l’attacco alle forze intermedie. Ma dall’idea che Stalin ci presenta della concezione strategica e tattica «leninista», si può ben capire la successiva politica del social-fascismo. Questo per dire che bisogna distinguere tra Lenin ed il leninismo, il quale è costruzione teorica e pratica successiva, che va esaminata a sé. Analoghe osservazioni valgono per il rapporto partito e sindacato. Quando Lenin, nel 1921, ci parla del sindacato come «cinghia di trasmissione» tra il partito comunista e le masse (4), egli lo fa per opporsi alla proposta di Trotckij (a cui aveva nel 1919 aderito) di rendere statali i sindacati, e per affermarne l’autonomia rispetto allo Stato. Così – non riprendendo il concetto di «cinghia di trasmissione» – insiste ancora di più, nel 1922, sulla autonomia del sindacato rispetto al piano economico e alla direzione delle aziende, dato che si può determinare «un certo contrasto di interessi, in tema di condizioni del lavoro, fra la massa operaia e i direttori che amministrano le aziende statali» (5). Stalin, invece, si fissa sul concetto di «cinghia di trasmissione», lo eleva a principio ed irrigidisce la gerarchia delle organizzazioni della classe operaia, così come irrigidisce la funzione dirigente del partito (6)’ (pag 4-5)] [(3) J. Stalin, Opere scelte, Roma, 1952, vol. 6, p. 186; (4) V.I. Lenin, Opere complete, cit., vol. 32, p. 11; (5) Ivi, vol. 33, p. 166; (6) J. Stalin, Opere complete, vol. 6, pp. 216 sgg.]”,”TEOP-008-FB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Giudizio di Gramsci del gennaio 1918 sulla rivoluzione russa: “”La rivoluzione dei bolscevichi è materiata di ideologie più che di fatti. (Perciò, in fondo, poco di importa sapere più di quanto sappiamo). Essa è la rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Carlo Marx. Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. (…)”” (pag 516)”,”PCIx-045-FF”
“GRUPPI Luciano”,”Sesso e società.”,”Nel suo saggio Gruppi parte dall’opera di F. Engels ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ (1884) “”Scrive Friedrich Engels nella «Prefazione» al suo famoso libro ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884): «Secondo la concezione materialistica il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata: ma questa è a sua volta di duplice specie: da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione, di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomini stessi, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono sono condizionate da entrambe le specie della produzione, dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, e della famiglia dall’altra. Quanto meno il lavoro è ancora sviluppato, quanto più è limitata la quantità dei suoi prodotti, e quindi anche la ricchezza della società, tanto più l’ordinamento sociale appare prevalentemente dominato da vincoli di parentela. Tuttavia, sotto quest’articolazione della società, fondata su vincoli di parentela, si sviluppa sempre più la produttività del lavoro, e, con questa, si sviluppano la proprietà privata e lo scambio, le disparità di ricchezza, la possibilità di utilizzare forza-lavoro estranea e, insieme, la-base di antagonismi di classe, nuovi elementi sociali che, nel corso di generazioni, si sforzano di adattare l’antica costituzione sociale alle nuove condizioni, finché, alla fine, l’incompatibilità dell’una con le altre provoca un completo rivolgimento» (1). Vi è qui un elemento nuovo. Engels non considera – come si era fatto fino ad allora da parte di Marx e sua – soltanto i rapporti di produzione, nella produzione sociale dell’esistenza umana, ma la riproduzione stessa della vita, la generazione. La produzione dei mezzi necessari alla sussistenza è propria solo dell’uomo; l’uomo è il solo animale che lavori, che si ponga in rapporto con la natura, per poter vivere, non con l’immediatezza dei suoi mezzi fisici – denti, artigli, ecc. – ma in modo mediato, per mezzo di strumenti via via sempre piú complessi. Riprendendo un concetto già espresso da Hegel, ma situandolo naturalmente, in un’altra impostazione, Marx afferma che è il ‘lavoro’ che distingue l’uomo dagli altri animali: «L’importante della ‘Fenomenologia’ [‘dello spirito’] hegeliana è dunque che Hegel intende l’autoriprodursi dell’uomo come processo, che egli dunque coglie l’essenza del lavoro e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo verace perché uomo reale, come risultato del suo proprio lavoro» (2)”” [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, Editori Riuniti, 1963, pp. 33 sgg; (2) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 147] (pag 95-96) [Luciano Gruppi, ‘Sesso e società’, Critica marxista, Roma, n. 3-4, maggio-agosto 1974]”,”MAES-008-FGB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga.””La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga:””…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, ripetendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky.””La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permanente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473); “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? Ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale. “”Senza il diretto ‘appoggio statale’ (sottolineato da me. Nb.) del proletariato europeo la classe operaia della Russia non potrà trasformare il suo temporaneo dominio in una durevole dittatura socialista. ‘Di ciò non si può dubitare nemmeno un istante’, (La nostra rivoluzione’)”” (pag 474-475) [Luciano Gruppi, Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano, 1969]”,”LENS-001-FAP”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Luciano Gruppi (Torino 08/11/1920 – Albano Laziale 19/08/2003) è stato un politico, scrittore e filosofoi italiano. Appena laureato in filosofia nel 1943 si iscrive al PCI, clandestino dopo un’iniziale militanza in Giustizia e Libertà. Partecipa alla Resistenza nelle file dei Gap. La critic di Lenin a Kautsky “”Lenin coglie, ora, nel vivo dell’esperienza della rivoluzione russa, dopo il pauroso cedimento di Kautsky e della Seconda Internazionale di fronte alle posizioni nazionalistiche della borghesia, le debolezze che già ‘prima’, quando ancora Kautsky sembrava un esempio di coerenza marxista, inficiavano le sue posizioni. Così Lenin scrive: … finire (pag 345-347) [Luciano Gruppi, ‘Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano; 1972]”,”TEOC-129-FL”
“GRUPPI Luciano”,”La teoria del partito rivoluzionario.”,”- Mazzini e il problema del partito (pag 17)”,”PCIx-511″
“GRUPPI Luciano”,”Storicità e marxismo.”,”Machiavelli nella letteratura marxista. “”È singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, o, più esattamente, di come deve essere diretta la sua costruzione, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai principi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo riferirsi alle forze reali in campo nella lotta politica. In questo senso, si può anche dire che egli vada al di là del pensiero politico moderno, dei teorici dell’assolutismo come di quelli dello «Stato di diritto» o della società democratica. Questi infatti ci danno una teoria della società e dello Stato che vale a legittimare filosoficamente e giuridicamente lo Stato a cui aspirano; ci danno una interpretazione della origine della società e dello Stato che no è storica, ma ideologica, perché tesa a giustificare teoricamente e giuridicamente lo Stato a cui pensano. Per Machiavelli le cose stanno in altro modo. Vi è in lui la visione dello Stato moderno (…)”” (pag 49) [Luciano Gruppi, Storicità e marxismo’, Editori Riuniti, Roma, 1980] L’essenzialità del rapporto Marx-Hegel (pag 143 e seguenti)”,”PCIx-512″
“GRUPPO INDUSTRIALE SENATORE ERASMO PIAGGIO”,”Un secolo di lavoro al servizio dell’Italia.”,”Oggi (1967) il complesso di attività del gruppo Piaggio comprende 24 aziende con circa 50 stabilimenti industriali e tenute agricole che danno lavoro a 30 mila persone.”,”LIGU-110″
“GRUZINSKI Serge”,”Histoire de Mexico.”,”GRUZINSKI è D di ricerca al CNRS e D di studi all’ EHESS. E’ uno dei migliori specialisti del Messico e ha scritto con Carmen BERNAND una ‘Histoire du Nouveau Monde’ (FAYARD, t.1, De la decouverte à la conquete’, 1991; t.2, ‘Les Metissages’, 1993).”,”AMLx-019″
“GUALA Francesco”,”Filosofia dell’economia. Modelli, causalità, previsione.”,”Francesco Guala insegna Filosofia all’Università di Exeter. Ha pubblicato: The Methodology of Experimental Economics (Cambridge University Press, 2005) e ha curato, con M. Motterlini, L’economia cognitiva sperimentale (Università Bocconi Editore, 2005).”,”ECOT-137-FL”
“GUALERNI Gualberto”,”Mercati imperfetti. Il contributo di Francesco Vito al dibattito degli anni Trenta.”,”GUALERNI Gualberto nato nelle Marche nel 1930, si è interessato alle questioni di economia e di politica industriale. E’ docente alla facoltà di economia e commercio all’ Istituto Universitario di Bergamo. (Per la bibliografia v. retrocopertina)”,”ECOT-045″
“GUALERNI Gualberto a cura; saggi di RANCI ORTIGOSA Emanuele ONIDA Valerio BIANCHI Giovanni PARISI Arturo TURCHINI Angelo GUALERNI Gualberto”,”I cattolici degli anni ’70.”,” Populismo (pag 31) “”Un cenno va fatto anche alle istanze populistiche presenti nella tradizione dei cattolici che si sono sempre dimostrati particolarmente sensibili ai bisogni degli strati più poveri e degli emarginati. Indubbiamente talune versioni del populismo sono spesso servite a celare la realtà della struttura di classe e delle sue dinamiche oggettive e tuttora fungono da alibi nei confronti di suggestioni moderate o addirittura reazionarie o all’opposto per fughe demagogiche. Tuttavia quando questa tradizione riesce a liberarsi da tali incrostazioni, rigenerandosi attraverso una feconda saldatura con le prospettive anticapitalistiche e di classe, è in grado di esprimere un positivo contributo all’aggregazione di un blocco sociale alternativo. I militanti che hanno alle spalle questa tradizione si sono trovati in prima fila nello sforzo di coinvolgere l’intero movimento operaio in un impegno serrato sui problemi del sottoproletariato e del proletariato marginale per coinvolgerli, al fianco e dentro le organizzazioni dei lavoratori, in esperienze di partecipazione attiva alla lotta per l’emancipazione della propria condizione. E ciò ha permesso al movimento operaio stesso di superare antichi schematismi che portavano a una drastica sottovalutazione nei riguardi degli strati sociali in questione e del loro ruolo potenziale in ordine all’allargamento delle alleanze della classe. L’attualità di questa problematica rispetto al dibattito politico e sindacale è di immediata percezione”” [dal saggio di Gualerno Gualerni e Emanuele Ranci Ortigosa, ‘Questione cattolica e questione italiana: evoluzione e prospettive del «mondo cattolico»] Cattolici e pensiero marxiano (pag 33)”,”RELC-386″
“GUALINO Riccardo”,”Frammenti di vita.”,”Gualino (Riccardo), industriale italiano (Biella 1879 – Pian dei Giullari, Firenze, 1964). Fondò la Snia (poi Snia Viscosa), l’ industria dolciaria UNICA e l’ Unione italiana cementi; all’inizio del secondo dopoguerra svolse la propria attività anche nel campo della produzione cinematografica (Lux Film). Fu anche grande collezionista d’ arte. Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”ITAE-035″
“GUALMINI Elisabetta”,”La politica del lavoro.”,”Elisabetta Gualmini, dottore di ricerca in Scienza della politica, lavora presso il Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Bologna.”,”ECOS-017″
“GUALTIERI Roberto SPAGNOLO Carlo TAVIANI Ermanno a cura, saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO”,”Palmiro Togliatti.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO “”Sulla questione della cattura degli italiani, il 31 gennaio 1943, Vincenzo Bianco, all’epoca rappresentante del Partito comunista d’Italia all’interno del Comintern e responsabile dell’attività di propaganda antifascista tra i prigionieri italiani, scrisse una lettera a Togliatti nella quale, tra le altre cose, affrontava la questione dell’Armir, in considerazione dell’avvenuto sfondamento delle divisioni alpine, le ultime rimaste a difesa del fronte (…). Bianco chiedeva dunque a Togliatti di intervenire, per salvare almeno gli alpini, da poco catturati, dalle terribile marce fino ai campi, e appellandosi al “”tatto politico”” dimostrava di essere consapevole della reazione che avrebbe potuto avere Stalin a una simile interferenza, soprattutto in una fase della guerra così critica. La risposta di Togliatti a Bianco, del 15 febbraio-3 marzo 1943 (14), rivela il clima di tensione che si respirava nell’Urss in quegli anni e svela la mancanza di libertà d’azione, di capacità propositiva di fronte al potere staliniano, nonché la completa aderenza ai canoni del comunismo internazionale. Secondo Togliatti, Bianco era troppo “”sentimentale”” e con i suoi ragionamenti filantropici si discostava dalla posizione assunta dalla ‘leadership’ staliniana. (…) Il rifiuto di Togliatti di prendere qualsiasi iniziativa per salvare i prigionieri italiani, il tentativo di presentare la morte di migliaia di uomini come la giusta nemesi per aver partecipato alla guerra contro l’Urss e per non essersi dissociati da tale scelta lottando contro il fascismo dimostrano la totale accettazione della politica staliniana”” [Maria Teresa Giusti, Togliatti e i prigionieri dell’ARMIR] [(in) …] (pag 155-156)”,”PCIx-354″
“GUALTIERI Roberto”,”L’8 settembre dei partiti. Alle origini della democrazia italiana.”,”In apertura citazione manoscritta di uno scritto di Lenin ‘in America’, dicembre 1912 ‘sulla politica borghese della classe operaia se questa dimentica i suoi scopi…per apparenti miglioramenti'”,”ITAP-039-FV”
“GUARDUCCI Annalisa a cura; saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI”,”Forme ed evoluzione del lavoro in Europa: XIII-XVIII secc.”,”Saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI Presidente onorario dell’ Istituto Datini A. FANFANI, presidente Ottone MAGISTRALI Segretario generale Mario BELLANDI, Comitato scientifico, Presidente Fernand BRAUDEL Vicepresidente Aldo DE-MADDALENA Direttore Guido PAMPALONI. Del comitato scientifico fanno parte tra gli altri Carlo M. CIPOLLA, Luigi DE-ROSA, Giorgio DORIA, Jean FAVIER Aleksander GIEYSZTOR Giorgio MORI Alberto TENENTI “”Il lavoro sotterraneo è duro e pericoloso, ma i ritmi – almeno nell’ impresa pubblica – sembrano relativamente contenuti, e l’ amministrazione è tollerante e paterna. Gli orari di lavoro – otto ore tra mattina e pomeriggio – soo assai elastici, le festività numerose, tali che le giornate effettivamente lavorative, escluse anche le domeniche e i mezzi sabati, sono sulle 210-220 l’ anno. Per di più vi è l’ uso che i minatori, divisi in due gruppi, operino a settimane alterne: non solo per concedersi una settimana ‘di respiro’ rispetto alla durezza del loro compito, ma anche per occuparsi, quando la stagione sia adatta, dei lavori della campagna.”” (pag 626-627, Raffaello Vergani, Tecnologia e organizzazione del lavoro nell’ industria veneta del rame, secoli XVI-XVIII)”,”CONx-137″
“GUARESCHI Giovanni”,”Italia provvisoria. Album del dopoguerra.”,”Campagna elettorale 1948 del Fronte popolare Garibaldi: “”Masaryk è stato ucciso dall’imperialismo americano”” (sul colpo ‘comunista’ in Cecoslovacchia) “”Votare comunista per assicurarci maggiuri aiuti dagli americani”” (pag 178)”,”ITAS-017-FSD”
“GUARINI Renato TASSINARI Franco”,”Statistica economica. Problemi e metodi di analisi.”,”Renato Guarini è preside della Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza, dove insegna Statistica economica. Franco Tassinari insegna statistica economica nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Bologna.”,”STAT-015-FL”
“GUARINI Ruggero SALTINI Giuseppe”,”I primi della classe. Il “”culturocomunismo”” dal 1944 al 1984. Un’antologia per ricordare.”,”””Uniti e compatti seguivano i loro capi”” (Omero) “”Il popolo è oppio per il popolo”” (T.W. Adorno) (in apertura) BREVI BIOGRAFIE DI M. ALICATA M. ARGENTIERI U. ATTARDI U. BARBARO R. BATTAGLIA GIOVANNI BERLINGUER G. BERTI R. BIANCHI-BANDINELLI G. BOFFA A. BORRELLI M. CAPRARA U. CASIRAGHI L. CAVALLO U. CERRONI T. CHIARETTI R. DAL-SASSO R. DE-GRADA A- DEL-GUERCIO M. DE-MICHELI F. DI-GIAMMATTEO A. DONINI E. D’ONOFRIO S. FE’ D’OSTIANI L. FERRANTE G. FERRATA G. FERRETTI G. GARRITANO V. GERRATANA P. GOBETTI L. GRUPPI R. GUTTUSO M.T. LANZA DE LAURENTIS C. LIZZANI L. LOMBARDO RADICE L. LUCIGNANI MA. MACCIOCCHI C. MALTESE GASTONE MANACORDA GIULIANO MANACORDA MARIO ALIGHIERO MANACORDA C. MARCHIESI A. MEOCCI D. MICACCHI E. MUZII A. NATTA A. PANCALDI P. PARDO G. PEIRCE L. PESTALOZZA E. PETRI F. PLATONE G. PONTECORVO G. PUCCINI L. QUAGLIETTI M. RAGO P. RICCI G. RICCIOLI F. RODANO C. SALINARI V. SANSONE A. SAVIOLI A. SCAGNETTI B. SCHACHERL E. SERENI A. SERONI M. SPINELLA P. SPRIANO M. TANNENBAUN R. TEDESCHI P. TOGLIATTI G. TOTI GIULIO TREVISANI LUCA TREVISANI A. TROMBADORI G. TROMBATORE E. VALENTE M. ZAFRED R. ZANGRANDI Dono volume di M. Caprini”,”PCIx-518″
“GUARINO Mario”,”I mercanti del Vaticano. Affari e scandali l’ industria delle anime.”,”Mario GUARINO collabora al settimanale economico ‘Il Mondo’. Tra le sue pubblicazioni: – Berlusconi. Inchiesta sul Signor TV. KAOS. 1993 con Giovanni RUGGERI -L’Italia della vergogna. LASER. 1995 -I santuari proibiti. LASER. 1996″,”RELC-047″
“GUARINO Antonio”,”Spartaco. Analisi di un mito.”,”GUARINO A. è professore di diritto romano all’Università di Napoli. Ha pubblicato nel 1975 ‘La rivoluzione della plebe’. “”Fu appunto nel nome di lui che vennero inviate, a partire dal 27 gennaio 1916, quelle famose ‘lettere politiche’, tutte firmate ‘Spartacus’ o ‘Spartakus’, da cui derivò in Germania, nel bene o nel male delle sue agitate vicende, il movimento spartachista, lo ‘Spartaksbund’ di due grandi vittime, ma non perciò di due sconfitti: Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Le fortune di Spartaco come simbolo del proletariato in rivolta furono ancora accresciute, particolarmente nell’area sovietica, dall’intervento di Lenin e di Stalin. La voce di Lenin si fece sentire sopra tutto quando nel 1930, fu pubblicato postumo lo scritto ‘Sullo Sato’: un’opera in cui Spartaco viene celebrato come l’eroe di una delle più grandi rivolte servili della storia, alla quale si deve uno tra gli scuotimenti più forti subiti dal sistema sociale ed economico romano””. (pag 14)”,”STAx-220″
“GUARINO Giuseppe”,”Quale costituzione? Saggio sulla classe politica.”,”GUARINO Giuseppe è professore di diritto amministrativo nell’Università di Roma. Ha insegnato diritto costituzionale a Sassari e a Siena e diritto pubblico a Napoli e Roma. Ha scritto tra l’altro: “”Il presidente della Repubblica italiana””.”,”ITAP-155″
“GUARINO Antonio”,”La rivoluzione della plebe.”,”Antonio Guarino professore di Istituzioni di diritto romano e di Diritto romano nell’Università di Napoli, è ordinario di materie romanistiche da oltre trent’anni. Ha studiato in particolare il diritto romano pubblicando monografie e articoli.”,”STAx-031-FV”
“GUARINO Giuseppe TONIOLO Gianni a cura, collaborazione di Alfredo GIGLIOBIANCO Giuseppe SANTONOCITO Raffaele SGRULLETTA, saggi di Gianni TONIOLO Giuseppe GUARINO”,”La Banca d’Italia e il sistema bancario, 1919-1936.”,”””Durante i primi mesi del 1921, la polemica tra i Perrone e il gruppo dirigente della Commerciale assunse toni pubblici sempre più accesi con campagne di stama condotte senza esclusione di colpi, compreso l’insulto personale”” (pag 23) (Toniolo, Il profilo economico)”,”ITAE-073-FP”
“GUARINO Giuseppe”,”I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale.”,”Giuseppe Guarino (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 17 aprile 2020[1]) è stato un giurista, politico e accademico italiano. Biografia (wikip) Allievo del liceo Antonio Genovesi di Napoli, caporale maggiore in zona di operazioni nel 1943, fu primo classificato all’esame di procuratore legale nel 1944. Intrapresa la carriera accademica, insegnò all’Università di Sassari nel 1948, poi fu docente di diritto costituzionale a Siena, a Napoli, a Roma. “”All’inizio della sua carriera venne mandato negli Stati Uniti e in Messico a studiare l’industria petrolifera e incrociò la Montedison di Eugenio Cefis””.[2] Dal 1967 al 1987 fu sindaco della Banca d’Italia[3], veste nella quale – secondo Paolo Savona – divenne “”il vero consigliere occulto nell’epoca Carli””[4]. Deputato per la Democrazia Cristiana nella X Legislatura, nel 1987 fu Ministro delle finanze nel governo Fanfani VI, e in seguito Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e Ministro delle partecipazioni statali nel governo Amato I, dal 1992 al 1993; è stato l’ultimo titolare della delega alle partecipazioni statali[5] prima della soppressione del ministero, abolito dal referendum abrogativo del 1993[6]. Noto giurista, fu uno dei primi professori ordinari di Diritto pubblico alla Sapienza – Università di Roma. Europeista convinto all’epoca dei padri fondatori dell’Unione europea, Guarino divenne in seguito un forte critico dell’euro. Sostenne inoltre tra l’altro l’illegittimità del fiscal compact.[7] È morto a Roma il 17 aprile 2020, all’età di 97 anni.”,”USAQ-006-FV”
“GUARNASCHELLI Emilio a cura di Nella MASUTTI”,”Una piccola pietra. Le lettere di un operaio comunista morto nei gulag di Stalin.”,”Emilio GUARNASCHELLI, giovane operaio comunista, visse con entusiasmo i suoi primi mesi in URSS, ma nel 1935, durante una massiccia ondata di arresti venne condannato a cinque anni nel campo di Pinega, oltre il circolo polare artico. Questo libro documenta, attraverso le lettere raccolte dalla sua ragazza di allora, Nella MASUTTI, la presa di coscienza delle persecuzioni staliniane, la sofferenza, la fame, la solitudine della prigionia, fino alla morte avvenuta all’ età di 28 anni, nel 1939. In appendice le lettere del fratello Mario ad Emilio, in cui Mario prende in buona sostanza per buone le accuse dello stalinismo e invita il fratello alla sottomissione.”,”RUSS-077″
“GUARNER Vicente”,”Cataluña en la guerra de España, 1936-39.”,”Errori commessi (pag 373) Repubblicani: Mancanza di ufficiali subalterni preparati Vicente Guarner. Nato nel 1893 (Baleari) e cresciuto in Barcellona, nel 1908 entra nell’accademia di fanteria a Toledo uscendone come sottotenente nel 1911. Ottiene il diploma in Stato Maggiore nel 1919. Diventato comandante, viene poi nomimato capo della 7° brigata di fanteria a Barcellona. Nel 1935 fu designato professore di tattica della Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tornato a Barcellona diventa capo superiore dell’ Ordine pubblico di Catalogna. Durante la guerra civile ottiene la carica di sottosegretario alla difesa del Governo della Generalidad de Calaluna, capo dell’esercito di Aragona (marzo-giugno 1937) membro dello Stato Maggiore sezione operazioni. Esiliato in Messico svolse attività come colonello della forza aerea messicana e poi dirigente del Banco de la Propiedad y de la Industria de Mexico e altro.”,”MSPG-217″
“GUARNIERI Mario”,”I consigli di fabbrica.”,”””Affermato quindi il suo criterio favorevole alla costituzione delle organizzazioni per industria, il Tasca passava a trattare il problema dei rapporti tra consigli di fabbrica e sindacato. Aderendo alla tesi di Zinoviev dichiarava di respingere la concezione del Sindacato che ne fa “”un’ unione duratura di salariati di una industria allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e combattere il loro peggioramento entro i limiti posti dall’ economia capitalistica”” e di ritenerlo invece l’ organismo che “”difendendo l’ operaio salariato entro lo schema del sistema borghese tende a liberare il proletariato dalla schiavitù del capitale, il che non può fare se non sospingendolo a superare i limiti dell’ economia capitalistica sostituendole la propria economia””. Il Tasca non è dunque per la negazione del Sindacato, ma è ugualmente contrario alla tesi degli anarchici che lascerebbero al sindacato la pura funzione della resistenza, e alla tesi dei riformisti che vorrebbero il sindacato al disopra dei consigli, i quali vorrebbero ridotti ad essere soltanto dei puri organismi tecnici di preparazione alla futura gestione della fabbrica””. (pag 109)”,”SIND-051″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”GUARRACINO è Condirettore della rivista ‘I viaggi di Erodoto’. Ha scritto varie opere tra cui: – Storiografia e didattica della storia (EDITORI RIUNITI. 1983) -Il Fascismo. 1998 (con DE-BERNARDI A.) -Dizionario di storia. 1995 (idem)”,”RAIx-056″
“GUARRACINO Scipione”,”Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel.”,”GUARRACINO S. insegna metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Per la Bruno Mondadori ha collaborato a diversi dizionari (storiografia, fascismo, storia). “”Più sconosciuto dell’ esuberante India restava l’ Atlantico. Che cosa c’era al di là della massa grigia delle sue acque? Platone aveva immaginato un paese di utopia, il continente Atlantide, posto al di là delle colonne d’ Ercole in mezzo all’ Oceano, un “”vero mare”” se confrontato con “”il porto d’angusto ingresso”” che è il Mediterraneo (Timeo, 25a). L’ immensità dell’ Oceano, nel quale si vaga “”alla scoperta dell’ ignoto”” ricompare anche nelle ‘Naturales quaestiones’ di Seneca (III, Praef. 10), che però in altro punto scrive: “”quanta è mai la distanza fra i più remoti lidi della Spagna e l’ India? Un percorso di pochissimi giorni, se la nave fila col vento in poppa”” (I, Praef. 13). Questa frase colpì moltissimo Cristoforo Colombo, ma non va letta fuori dal suo contesto e dal suo prevalente intento etico.”” (pag 130)”,”STOS-129″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi sessant’anni. Dalla guerra mondiale al conflitto globale.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”RAIx-033-FL”
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”STOx-057-FL”
“GUASCO Maurilio”,”Fascisti e cattolici in una città rossa. I cattolici alessandrini di fronte al fascismo, 1919-1939.”,”Maurilio Guasco (Solero, 1939) ha studiato nelle università di Roma, Parigi, e Torino. Si occupa di storia politica-religiosa. Ha pubblicato ‘Romolo Murri e il modernismo’ (1968).”,”RELC-006-FMB”
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo GUASTINI (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’ Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’ Università di Genova. Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). “”””Tutte le collisioni della storia – leggiamo nella Deutsche Ideologie – hanno la loro origine nella contraddizione (Widerspruch) tra le forze produttive e la forma di relazioni (Vekehrsform)””. Questa contraddizione “”si è già manifestata più volte nella storia fino ad oggi… (e) ogni volta dovette esplodere in una rivoluzione, assumendo in pari tempo diverse forme accessorie, … come collisioni di diverse classi, contraddizione della coscienza, lotta ideologica, ecc., lotta politica, ecc.””. (…) La legge generale sembra dunque essere questa. Di regola, tra forze produttive e rapporti di produzione vi è un qualche tipo di “”corrispondenza””. Ad esempio, è certo impensabile una produzione prevalentemente agricola e secondariamente artigianale- come quella feudale- entro rapporti di produzione capitalistici; e, reciprocamente, non è possibile la grande industria entro rapporti di produzione feudali. Tuttavia, a un certo grado di sviluppo delle forze produttive, questa corrispondenza viene meno, si muta in contraddizione: quelle date forze produttive non possono più essere contenute, come per il passato, in quei dati rapporti; (…). La descritta contraddizione è appunto il fondamento materiale, o – con le parole di Marx – il “”presupposto pratico assolutamente necessario”” di qualsiasi rivoluzione””.”,”MADS-330″
“GUASTINI Riccardo”,”I due poteri. Stato borghese e Stato operaio nell’analisi marxista.”,”GUASTINI R. ha vinto la cattedra di Dottrina dello Stato nel 1976 e insegna (1978) teoria generale del diritto a Genova. Fa parte della redazioen di ‘Classe’ e ‘Critica del diritto’. Ha scritto vari libri.”,”TEOC-498″
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). Marx critico delle ideologie. “”Nella ‘Deutsche Ideologie’, Marx raggruppa sotto il termine «ideologia» la morale, la religione, la metafisica, in generale tutte le forme di coscienza (101). Egli lascia anche intendere, qua e là (102), che l’ideologia in genere si identifica senz’altro con il suo rappresentante più tipico: l’idealismo tedesco, e in specie quello della sinistra hegeliana (che è propriamente: «l’ideologia tedesca»). Se però l’interprete accettasse questa limitata visuale, si precluderebbe l’indagine sugli aspetti in realtà più significativi del Marx critico delle ideologie (anche se tali aspetti non rientrano, a rigore, nella problematica originale del materialismo storico). Abbiamo già commentato sopra, in via incidentale, un passo tratto dal ‘Manifesto’ in cui Marx (con Engels) svela il segreto apologetico dei concetti di «natura» e «ragione» (103). Questo tipo di tematica è ricorrente in tutta l’opera di Marx: si veda la critica a Hugo (104) e quella a Hegel (105) del Marx giovane, quella all’economia politica del Marx maturo. Anche nelle opere che qui studiamo (specialmente, poi, nella ‘Misère de la philosophie’), l’esempio citato non è isolato”” (pag 263-264) [Riccardo Guastini, Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851), Il Mulino, Bologna, 1974] [Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972)] [(101) DZ, 1206; MEOC, V, 22; (102) Cfr. Le voci «Idealismus», «Idee», «Ideologie»; (103) Cfr. supra, par. 4; (104) Cfr. supra, parte prima , III; (105) Cfr. supra, parte seconda, II]”,”MADS-035-FF”
“GUASTINI Riccardo; LEVRERO Renato”,”Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402 (Guastini); Thomas Lowit, ‘Le syndicalisme de type soviétique’, Paris, A. Colin, 1971 (Levrero).”,”