Biblioteca Isc ordinata per nome autore, M3

“McALEAVY Henry”,”Storia della Cina moderna.”,”Noato a Manchester nel 1912, McALEAVY studiò all’Univ di Manchester e poi al Trinity College di Cambridge. Nel 1935 si trasferì in Cina dove rimase come giornalista e studioso per 15 anni fino al 1950. VIsse da testimone un periodo cruciale della storia cinese. Ha scritto altri libri: ‘That Chinese Woman: the Life of Sai-chi-hua’ (1959) e ‘The Chinese Bigamy of Mr David Winterlea: a Manchu-Edwardian Fantasy’ (1961).”,”CINx-041″
“McAULEY Mary”,”Politics and the Soviet Union.”,”McAULEY M. è Lecturer in Government nell’Univ. di Essex. E’ autrice pure di ‘Labour Disputes in Soviet Russia, 1957-1965’.”,”RUSU-211″
“McAULEY Mary”,”Bread and Justice. State and Society in Petrograd, 1917-1922.”,”McAULEY Mary è Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. Nell’inserto fotografico: foto assemblea operaia nella fabbrica Putilov, 1920 Foto di vari bolscevichi, Zinoviev, Badaev Ravich Lunacharskij Molotov Uritiskii”,”RIRO-370″
“McAULEY Mary”,”Bread and Justice. State and Society in Petrograd 1917-1922.”,”Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. This is study of Petrograd in the period immediately following the Russian Revolution. Formerly the imperial capital St Petersburg, in the years after 1917 Petrograd became a revolutionary citadel. Preface, List of Plates, List of Maps, List of Tables, List of Abbreviations, Glossary, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-091-FL”
“McAULEY Mary”,”Politics and the Soviet Union.”,”Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. This is study of Petrograd in the period immediately following the Russian Revolution. Formerly the imperial capital St Petersburg, in the years after 1917 Petrograd became a revolutionary citadel. Preface, Introduction, Table, Calendar of Major Events 1861-1976, Glossary of Russian Terms, References, Selected Bibliography, Index, Penguin Education,”,”RUSU-116-FL”
“McBRIAR A.M.”,”Fabian Socialism and English Politics 1884-1918.”,”A.M. McBRIAR è Senior Lecturer in History alla University of Melbourne. (o A. MacBRIAR)”,”MUKx-056″
“McCANN Gerard”,”Theory and History. The Political Thought of E.P. Thompson.”,”Edward Palmer THOMPSON (1924)”,”MUKx-077″
“McCARTHY W.E. a cura; scritti di FLANDERS PERLMAN HOXIE LOSOVSKY COLE CLEGG TURNER BELL LIPSET TROW COLEMAN HUGHES MARTIN DAVIS LOCKWOOD BAIN REES ROSS PHELPS-BROWN McCARTHY SHONFIELD”,”Trade Unions. Selected Readings.”,”Scritti di FLANDERS PERLMAN HOXIE LOSOVSKY COLE CLEGG TURNER BELL LIPSET TROW COLEMAN HUGHES MARTIN DAVIS LOCKWOOD BAIN REES ROSS PHELPS-BROWN McCARTHY SHONFIELD. Lord McCARTHY è fellow del Nuffield College.”,”MUKx-080″
“McCARTHY Justin”,”Storia dell’ Inghilterra nel secolo XIX. Dalla riforma elettorale all’ epoca presente.”,”McCARTHY Justin membro del Parlamento britannico, autore della ‘Storia dei tempi moderni’. Questione irlandese e questione cattolica. “”Sarebbe stato possibile, in un’epoca di civiltà, porre la seconda isola del Regno Unito sotto la legge marziale unicamente per costringere sei mlioni e mezzo di cattolici a concorrere al mantenimento del clero che provvedeva ai servizi religiosi di tre quarti di milione d’anime? Si deve pensare che il Duca di Wellington, quando diede riluttante il suo assenso all’ approvazione dell’ emancipazione cattolica, avesse già formulata la sua risposta. Wellington assentì, perchè ritenne che non si potesse mantenere il sistema dell’ intolleranza religiosa senza correre il rischio di una guerra civile e perchè egli non si sentì sicuro nell’ esito di una guerra civile al fine desiderato. Lo stesso argomento può applicarsi al mantenimento del regime delle decime.”” (pag 33-34) Capitolo V: L’ insuccesso cartista. Cartismo (pag 104) “”Fra i molti giornali Cartisti che erano apparsi, il ‘Northern Star’, che apparteneva ad O’Connor ed era da lui diretto, era forse il più influente e popolare. I Cartisti tenevano frequenti comizi ove si notava una grande irruenza di rettorica violenta che animava e infiammava le passioni del popolo.”” (pag 112) Vi erano tre tipi di cartisti: gli agitatori politici regolari (lottavano per i sei punti della Carta e nulla più), i cartisti socialisti (volevano anche un generale riordinamento delle cose sociali) e i cartisti che avevano aderito sulla base del proprio malcontento (aderivano perché il cartismo prometteva di abolire la tasse del pane). (pag 112-113)”,”UKIx-105″
“MCCARTHY Patrick”,”La crisi dello Stato italiano.”,”Patrick McCarthy insegna alla Johns Hopkins University di Bologna. É autore di numerosi saggi nei quali si è occupato in particolare della storia dell’Italia contemporanea.”,”ITAP-051-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Città della pianura.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”USAS-024-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Cavalli selvaggi.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-268-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Non è un paese per vecchi.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-269-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Meridiano di sangue o Rosso di sera nel West.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-271-FL”
“MCCARTIN Joseph A.”,”Symposium on Melvyn Dubofsky ‘s We Shall Be All. Power, Politics, and “”Pessimism of the Intelligence””.”,”MCCARTIN Joseph A. è Associate Professor of History, SUNY Gensco, e autore di ‘Labor’s Great War’ (1997). “”I Wobblies di Dubofsky soprattutto hanno imparato come valorizzare il potere latente dei lavoratori marginali. “”Gli IWW insegnavano agli orfani della società e sostenevano che il potere – il fattore della forza di una società – si ottiene per mezzo dell’ organizzazione””. (…) La parola “”potere”” compare non meno di 163 volte in ‘We Shall Be All’ -32 volte solo nel capitolo relativo all’ ideologia degli IWW””. (pag 346)”,”MUSx-180″
“McCAULEY Martin”,”The Rise and Fall of the Soviet Union.”,”McCAULEY Martin è former Senior Lecturer presso la School of Slavonic and East European Studies, University College, University of London. Ha scritto pure ‘Stalin and Stalinism’ (2003) e ‘Bandits, Gangsters and the Mafia: Russia, the Baltic States and the CIS Since 1991’ (2001), ‘Gorbachev’ (2000).”,”RUST-137″
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”McCAULEY Martin insegna nell’Università di Londra. Ha scritto un libro sulle origini della guerra fredda, sui rapporti Russia Stati Uniti nel Secondo dopoguerra, sull’Afghanistan e l’Asia centrale. “”Anche il Komintern fu vittima delle purghe. Nel novembre del 1937 Stalin comunicò a Georgij Dimitrov, a capo dell’organizzazione, che i trockisti dovevano essere “”perseguitati, fucilati e distrutti””. Si trattava di “”provocatori su scala mondiale e dei più pericolosi agenti al soldo dei fascisti””. Le epurazioni investirono anche la Mongolia: nell’aprile del 1938 circa 11.000 mongoli, compresi 7.800 lama, furono arrestati, circa il 4% della popolazione maschile adulta fu liquidato””. (pag 95) (lama maestro spirituale)”,”STAS-062″
“McCAULEY Martin”,”Russia since 1914.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. Acknowledgements, List of maps, List of abbreviations, acronyms and terms, Chronology, Glossary, Foreign affairs and security, Main office holders, Biographies, Statistics, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-018-FL”
“McCAULEY Martin, collaborazione di Peter WALDRON”,”Octobrists to Bolsheviks. Imperial Russia 1905-1917.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. Acknowledgements, Map, Glossary, Introduction, Further reading, Chronology, tabelle,”,”RUSx-027-FL”
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics.”,”STAS-008-FL”
“McCAULEY Martin”,”The Soviet Union, 1917-1991.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. List of maps and tables, Notes, Acknowledgements, Glossary, Introduction, Select bibliography, Maps, Index, Longman History of Russia,”,”RUSU-103-FL”
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics.”,”STAS-034-FL”
“McCAULEY Martin”,”Who’s Who in Russia Since 1900.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. List of Maps, Introduction, Chronology, Glossary, Maps, Bibliography, Note on Russian Names, WHO’S WHO Series,”,”RUSx-198-FL”
“McCLELLAN Woodford”,”Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune.”,”Woodford McClellan è stato professore di storia all’Università della Virginia Libro dedica spazio alle vicende degli anarchici in Russia e in esilio, legate alla Prima internazionale “”Fearing that the successes of the Russian section [First International, ndr] might leave them behind, Nechaev and Bakunin tried, in the spring and summer of 1870, to recapture the revolutionary momentum they had attained in the summer of 1869. Occasionally working together but more often separately, they launched a new campaign. (…) To achieve respectability in the eyes of Western socialists, the two men flooded the leftist press with letters. Bakunin went so far as to declare in ‘Der Volksstaat’ that ‘Russia was in large part civilized by Germans’. Needing to atone for his foolish charges against Bakunin on the eve of the Basle Congress, Liebknecht felt obliged to publish this letter and Bakunin’s notes on the Russian revolutionary movement. Karl Marx and Sigismund Borkheim, however, wanted no part of a reconciliation with the Russian anarchist (10). In March, Borkheim sharply attacked Nechaev in a letter to ‘Der Volksstaat’. Signing himself ‘A Social Democrat from Russia’, Nechaev defended himself in the same journal a short time later. In April ‘Three Party Comrades’ (members of the Russian section) joined the budding polemic and attacked both Nechaev and Borkheim. The farce continued into the summer. Borkheim and Nechaev (neither of whom used his name in print) traded wild charges. The ‘Three Party Comrades’, discovering Borkheim’s identity (and knowing him to be Marx’ friend), worried lest their own identity become known to Marx. For his part, Borkheim thought the ‘Three’ were Nechaev and a couple of friends and suggested that they go to Hell. Utin, Trusov and Bartenev wrote to Marx in July asking him to thank Borkheim for this enlightening commentary (11). Friedrich Engels saw this charade for what it was: «Russian remains Russian. What kind of stupid nonsense is this, half a dozen Russians squabbling among themselves as though world supremacy depended upon the outcome. And the accusations against Bakunin really do not come out: the whole thing is merely a lamentation about minor plots and prattle (‘Klüngelei’) in Switzerland. In any case they [the Russian section] seem to be honestly ours, in so far as that is possible for Russians; I would, however, be cautious with them. In the meantime it is good to know all the gossip, for it belongs to the diplomacy of the proletariat» (12)”” [(in) Woodford McClellan, ‘Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune’, Frank Cass, London, 1979, pag 112-113] [(10) ‘Der Volksstaat’ Apr. 15, 20, 1870; ‘La Marseillaise’, Apr. 24, 1870; see also APP. B/A 944, pièces 4-5; (11) MERR, pp. 172-80. The polemic took place in the pates of ‘Der Volksstaat’ between March and June of 1870. At the end of march, Nechaev – not using his own name – advertised in several Geneva newspapers that the new ‘Kolokol’ would publish a Russian translation of the ‘Communist Manifesto’. Marx, who had not known of these plans, requested six copies, and Nechaev promised to send them. The advertisements appeared in ‘La Suisse Radicale’ beginning on Mar. 20, 1870. Marx’s letter to ‘Kolokol’ has not survived; Nechaev’s April 26, 1870, reply is in IISG, Marx-Engels correspondance, DV 84; (12) Werke, vol. 33, p. 17. Marx had earlier criticized the Geneva Russians. Utin had written (Narodnoe Delo, n. 2, May 7, 1870, pp. 1-3) that communal landownership, the ‘sole great heritage of the Russian people’, was consistent with the principles of the International, which shared the Russian goals of ‘land and liberty’. Marx wrote on his copy, ‘Asinus!’ and noted that ‘Russian communal Property can get along with Russian barbarism, but not with bourgeois civilization’. See Koz’min, ‘Russkaia sektsiia’, pp. 252-3] [“”Temendo che i successi della sezione russa [First International, ndr] potessero lasciarli indietro, Nechaev e Bakunin cercarono, nella primavera e nell’estate del 1870, di riprendere lo slancio rivoluzionario che avevano raggiunto nell’estate del 1869. Occasionalmente lavorando insieme ma più spesso separatamente, lanciarono una nuova campagna. (…) Per ottenere la rispettabilità agli occhi dei socialisti occidentali, i due uomini inondarono la stampa di sinistra di lettere. Bakunin arrivò al punto di dichiarare al “”Der Volksstaat”” che “”La Russia era in gran parte civilizzata dai tedeschi””. Dovendo espiare le sue sciocche accuse contro Bakunin alla vigilia del Congresso di Basilea, Liebknecht si sentì obbligato a pubblicare questa lettera e le note di Bakunin sul movimento rivoluzionario russo. Karl Marx e Sigismund Borkheim, tuttavia , non volevano esser parte di una riconciliazione con l’anarchico russo (10). A marzo, Borkheim attaccò aspramente Nechaev in una lettera a “”Der Volksstaat””. Autografandosi “”Un socialdemocratico dalla Russia””, Nechaev si è difeso sullo stesso giornale poco tempo dopo. Ad aprile “”Three Party Comrades”” (membri della sezione russa) si unirono alla polemica in erba e attaccarono sia Nechaev che Borkheim. La farsa è continuata durante l’estate. Borkheim e Nechaev (nessuno dei quali ha usato il suo nome sulla stampa) si sono scambiati accuse selvagge. I “”Tre compagni di partito””, scoprendo l’identità di Borkheim (e sapendo che era un amico di Marx), temevano che la loro identità venisse a conoscenza di Marx. Da parte sua, Borkheim pensava che i “”Tre”” fossero Nechaev e una coppia di amici e suggerì che andassero all’Inferno. Utin, Trusov e Bartenev scrissero a Marx nel luglio chiedendogli di ringraziare Borkheim per questo commento illuminante (11). Friedrich Engels vedeva questa farsa per quello che era: «Il russo resta russo. Che razza di stupida sciocchezza è questa, una mezza dozzina di russi che litigano tra loro come se la supremazia mondiale dipendesse dal risultato. E le accuse contro Bakunin in realtà non vengono fuori: l’intera faccenda è solo un lamento su complotti minori e chiacchiere (“”Klüngelei””) in Svizzera. In ogni caso [la sezione russa] sembra essere onestamente nostra, nella misura in cui ciò è possibile per i russi; Tuttavia, sarei cauto con loro. Nel frattempo è bene conoscere tutti i pettegolezzi, perché appartengono alla diplomazia del proletariato» (12)”” [(in) Woodford McClellan, ‘Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune’, Frank Cass, London, 1979, pag 112-113] [(10) ‘Der Volksstaat’ 15 aprile 20, 1870; ‘La Marseillaise’, 24 aprile 1870; vedi anche APP. B / A 944, pièces 4- 5; (11) MERR, pagg. 172-80. La polemica ebbe luogo nei piani di “”Der Volksstaat”” tra marzo e giugno del 1870. Alla fine di marzo, Nechaev – non usando il proprio nome – fece pubblicità su diversi giornali che il nuovo “”Kolokol”” avrebbe pubblicato una traduzione russa del “”Manifesto comunista””. Marx, che non era a conoscenza di questi piani, chiese sei copie e Nechaev promise di inviarle. Gli annunci apparvero su “”La Suisse Radicale”” all’inizio il 20 marzo 1870. La lettera di Marx a “”Kolokol”” non è sopravvissuta; la risposta di Nechaev del 26 aprile 1870 è in IISG, corrispondenza Marx-Engels, DV 84; (12) Werke, vol. 33, p. 17. Marx aveva già criticato i russi di Ginevra. Utin aveva scritto (Narodnoe Delo, n. 2, 7 maggio 1870, pp. 1-3) che la proprietà terriera comunale, “”l’unica grande eredità del popolo russo”, era coerente con i principi dell’Internazionale, che condivideva obiettivi di “”terra e libertà””. Marx scrisse sulla sua copia: “”Asinus!”” e osservò che “”la proprietà comunale russa può andare d’accordo con la barbarie russa, ma non con la civiltà borghese””. Vedi Koz’min, “”Russkaia sektsiia””, pp. 252-3]”,”INTP-094″
“MCCLOSKEY Joseph F. TREFETHEN Florence N. a cura di, Saggi di Ellis A. JOHNSON Sir Charles GOODEVE Russel L. ACKOFF Charles HITCH Roland MC KEAN Joseph O. HARRISON Jr. David B. BLACKWELL Byron O. MARSHALL Jr. David SLEPIAN Joseph MCCLOSKEY Horace C. LEVINSON Seymour T.R. ABT John F. MAGEE David M. BOODMAN Charles Warren THORNTHWAITE”,”Introduzione alla ricerca operativa.”,”Ellis A. Johnson, Direttore dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University. Florence N. Trefethen, consulente dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University, Baltimore (USA). Sir Charles Goodeve, direttore dell’Associazione Ricerche Siderurgiche, Gran Bretagna. Russell L. Ackoff, direttore del Gruppo di Ricerca Operativa, Case Institute of Tchnology. David H. Blackwell professore della Howatd University. Joseph McCloskey, membro dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University.”,”SCIx-204-FL”
“McCOURT Edward”,”Remember Butler. The Story of Sir William Butler.”,”‘Sir William Francis Butler (31 ottobre 1838 – 7 giugno 1910) è stato un ufficiale dell’esercito britannico, scrittore e avventuriero di origine irlandese. Nato a Golden, nella contea di Tipperary, Irlanda, Butler è cresciuto durante la Grande Carestia, un evento che ha profondamente influenzato la sua vita e la sua carriera 12. Dopo aver studiato presso il Tullabeg College, si arruolò nell’esercito britannico nel 1858. Butler partecipò a diverse campagne militari, tra cui la spedizione del Red River (1870-1871) e le guerre ashanti (1873-1874), distinguendosi per il suo coraggio e la sua leadership 12. Nel 1877 sposò Elizabeth Thompson, una nota pittrice di scene belliche, con la quale ebbe sei figli 1. Butler servì anche nella guerra anglo-zulù e nella campagna di Tel-el-Kebir, diventando aiutante di campo della regina Vittoria. Fu promosso a vari gradi militari, fino a diventare tenente generale nel 1900 12. Dopo il suo ritiro dall’esercito nel 1905, trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Bansha, in Irlanda, dedicandosi alla scrittura e all’educazione dei giovani’ 12. (fonte copil.)”,”UKIQ-020-FSD”
“McCRACKEN P.W. ELLS P.W. McCORD WRIGHT D.”,”La disoccupazione sue cause e suoi rimedi. Tre studi sulla disoccupazione.”,”””…la giustificazione degli aumenti richiesti è stata l’ affermazione dei dirigenti sindacali che la produttività è aumentata ancora del 3% e che tutto il guadagno relativo spetta ai lavoratori sotto forma di aumenti salariali o di maggiore tempo libero. Ciò è quanto gli economisti chiamano la “”teoria sindacale della produttività””. (pag 25)”,”USAE-032″
“McDONOUGH Frank”,”Opposition and resistance in Nazi Germany.”,”””In molte aree industriali tedesche ci sono riscontri di lavoratori impegnati in attività di resistenza. Nella prigione di Dortmund, per esempio, l’ occupazione registrata dei 21.833 prigionieri detenuti per opposizione politica al regime nazista, nella schiacciante maggioranza era quella di lavoratore industriale”” (pag 11)”,”GERR-020″
“McEVOY J.P. LINDBERGH C.A. GRENFELL R. HOOVER J.E. REYNOLDS Q. BALDWIN H.W. WALDECK Contessa RATCLIFF J.D. BALCHIN N. SCHWARTZ R. MONTAGU E.E.S. LORD W. GEORGE W. SONDERN F. WINSLOW W.G. JOHNSON T.M. COSTER D.Q. COUGHLIN W.J. STOWE L. RYAN C. FUCHIDA M. MULLER E. INOGUCHI R. NAJAJIMA T. CARLOVA J. YOSHIDA M. e altri”,”Storie segrete dell’ultima guerra.”,”Come la Russia prolungò la guerra (J.P. McEvoy) “”Già alcuni mesi prima che la bomba atomica fosse lanciata su Hiroshima, i capi giapponesi avevano capito d’aver perduto la guerra. Essi cercavano di ottenere dalla Russia, allora neutrale, che li aiutasse nelle trattative di pace. La Russia sabotò questi sforzi e per delle sue ragioni speciali, prolungò deliberatamente la guerra. Ecco per la prima volta, la storia di questa vicenda, passo per passo, come mi è stata raccontata di recente a Tokyo da Hisatsune Sakomizu, che era segretario capo del defunto primo ministro Suzuki e del Gabinetto giapponese. Sakomizu partecipò alle deliberazioni segretissime del Consiglio Supremo di Guerra convocato dall’Imperatore nella speranza di por fine alla guerra”” (pag 454) “”(…) I giorni successivi furono interamente occupati da febbrili trattative di pace. «Ma infine» dice Sakomizu «l’Imperatore si dichiarò soddisfatto delle condizioni e fu inviato un telegramma di accettazione ponendo così fine alla guerra. Il giorno dopo (15 agosto) alle ore 12 l’imperatore parlò per radio al popolo. «Era la prima volta che tutti i Giapponesi udivano la sua voce e piansero nel sentire, per la prima volta, che la guerra era perduta. Ma il Giappone aveva già perso la guerra prima della bomba atomica, prima dell’entrata in guerra della Russia. Perché la Russia rifiutò di fare da mediatrice? Il suo sinistro proposito era forse di far continuare la guerra fino a quando fosse stata pronta ad entrarvvi all’ultimo momento, con i risultati che ora tutti noi conosciamo fin troppo bene?» (pag 459)”,”QMIS-001-FER”
“McGILTON Henry MORGAN Rachel”,”Sistema operativo UNIX.”,”La diffusione sempre crescente di UNIX come sistema operativo installato su mini e microcalcolatori è una testimonianza delle potenzialità offerte da tale sistema in ambienti di lavoro diversi e con aspettative diverse. Il libro di McGilton e Morgan è stato scelto perchè costituisce un valido supporto all’apprendimento di UNIX.”,”SCIx-079-FL”
“McGINNISS Joe”,”Come si vende un presidente. La pubblicità televisiva al servizio della politica.”,”McGINNISS Joe era all’ epoca un giovane e influente giornalista con un tirocinio professionale compiuto sulle più importanti pubblicazioni professionali. Harry TRELEAVEN vice dello staff di giovani esperti dell’ uso della TV in politica, diceva: “”La maggior parte della gente vota per motivi irrazionali, emotivi. I problemi politici oggi sono troppo complessi e difficili da capire: la necessità di avere un’ opinione intimidisce o annoia gli elettori. Occorre evitare di presentare e discutere problemi e programmi. Basta riuscire a fare del candidato una star televisiva””. McGINNISS era un membro dello staff televisivo.”,”USAS-084″
“McGOWAN Lord”,”Speech to the Glasgow Chamber of Commerce. (1944)”,”Fondo Palumberi Lord McGowan Chairman Imperial Chemical Industries Limited London”,”ECOG-059″
“McGUCKIN Henry E.”,”Memoirs of a Wobbly. With an article by the author from the ‘International Socialist Review’ (August 1914).”,”Henry McGUCKIN (1893-1974)”,”MUSx-250″
“McGUIRE John COPLAND Ian a cura; saggi di Michael GILLAN Marika VICZIANY Jim MASSELOS Salim LAKHA Peter MAYER Prabhat PATNAIK Douglas HILL Greg BAILEY Mushirul HASAN Ian COPLAND Julie MARSH Howard BRASTED Edwina MASON Brian SHOESMITH Noorel MECKLAI Robin JEFFREY Rita MANCHANDA Achin VANAIK Navnita CHADHA BEHERA Howard BRASTED Adeel KHAN Denis WRIGHT Joh McGUIRE”,”Hindu Nationalism and Governance.”,”Saggi di Michael GILLAN Marika VICZIANY Jim MASSELOS Salim LAKHA Peter MAYER Prabhat PATNAIK Douglas HILL Greg BAILEY Mushirul HASAN Ian COPLAND Julie MARSH Howard BRASTED Edwina MASON Brian SHOESMITH Noorel MECKLAI Robin JEFFREY Rita MANCHANDA Achin VANAIK Navnita CHADHA BEHERA Howard BRASTED Adeel KHAN Denis WRIGHT Joh McGUIRE. “”The BJP’s strategy of economic liberalization demonstrates that at the economic level the similarites between the BJP coalition government and its predecessors are more significant than the differences. Members of the BJP in government have enthusiastically promoted the agenda of economic globalization, and the key concempt of swadeshi has been reinterpreted to make it more compatible with the policy of external liberalization and globalization.”” (pag 129) Bharatiya Janata Party. “”Il BJP andò al governo all’inizio del 1998 avendo fatto una forte campagna sulla piattaforma ‘swadeshi’. In una frase memorabile, ripetuta infinite volte, Murasoli Maran aveva annunciato che il BJP al potere avrebbe favorito i ‘computer chips’, non le ‘potato chips’.”” (pag 131) (The Swadeshi (Hindi…) movement, part of the Indian independence movement, was a successful economic strategy to remove the British Empire from power and improve economic conditions in India through following principles of swadeshi (self-sufficiency). Strategies of the swadeshi movement involved boycotting British products and the revival of domestic-made products and production techniques. Swadeshi, as a strategy, was a key focus of Mahatma Gandhi who described it as the soul of Swaraj) (Wiki)”,”INDx-090″
“MCILROY John FLEWERS Paul PARSONS Steve HOGSBJERG Christian BIRCHALL Ian ABSE Tobias RATNER Harry MANDEL Ernest MAGE Shane”,”Remembering 1956.”,” Contiene di Ian Birchall ‘Nineteen Fifty-Six and the French Left’ e di Tobias Abse ‘Palmiro Togliatti and the Italian Communist Party in 1956’ inoltre Paul Flewers, Steve Parsons e John McIlroy studiano l’impatto del 1956 sul Partito comunista britannico”,”MUNx-070″
“McILWAIN Charles H.”,”La rivoluzione americana. Una interpretazione costituzionale.”,”Collezione di storia americana, a cura di Mauro CALAMANDREI, Vittorio DE-CAPRARIIS, Nicola MATTEUCCI, Rosario ROMEO. Introduzione: Charles Howard McIlwain e la storiografia sulla rivoluzione americana. Tesi: Rivoluzione americana come rivoluzione costituzionale”,”USAG-022″
“McINNES Neil TOYNBEE Arnold J. SETON-WATSON Hugh WILES Peter LOWENTHAL Richard”,”The Impact of the Russian Revolution, 1917-1967. The Influence of Bolshevism on the World Outside Russia.”,”Neil McINNES è un giornalista australiano che ora lavora a Parigi. E’ autore di ‘Les debuts du marxisme theorique en France et en Italie’, ‘George Sorel: Apercu sur les Utopies, les Soviets, et le Droit Nouveau’, ‘Antonio Gramsci’, ‘Havemann and the Dialectic’.”,”RUST-037″
“McINNES Neil”,”Les débuts du marxisme théorique en France et en Italie, 1880-1897.”,”Secondo l’Autore Engels avrebbe censurato alcune opere di Lafargue, altre le avrebbe ricevute da Lafargue per l’approvazione Ci sono pagine dedicate a Lafargue “”Gabriel Deville, occupe une place à première vue plus modeste, mais plus solide. Il avait peu d’ambitions théoriques, excepté son apologie “”philosophique”” de l’amour libre, qu’il considérait comme une partie intégrante du socialisme. Appelé “”le premier collectiviste français”” (71), il partageait l’illusion de Guesde d’être devenu marxiste sans avoir besoin de lire Marx; en réalité, on pourrait le ranger parmi les blanquistes (72). Pendant les années 1880, il jouissait de la réputation d’être l’homme “”qui possède mieux que personne la doctrine des maîtres socialistes”” (73), mais son oeuvre de cette période ne donne de Marx qu’une image voilée par le blanquisme. Toutefois, ce qui lui vaut véritablement une place dans l’histoire du marxisme français, ce ne sont ni ses théories ni son exégèse, mais un résumé du ‘Capital’ largement répandu. Pour ceux qui ne prirent pas la peine de comparer le résumé avec l’original, c’était un exploit considérable. Le ‘Capital’ est parmi les livres fameux mais peu lus; le ‘compendium’ est sa forme la mieux accueillie du public (74). Celui de Deville a été mainte fois réimprimé en français et l’est encore aujourd’hui; il a connu des traductions en espagnol (1887), en italien (1893), en anglais (U.S.A., 1900) et on voulut même le traduire en allemand. Rien d’étonnant dès lors qu’il passe pour un des meilleurs moyens d’accéder è la théorie marxienne. Sa valeur semblait garantie: il fut entrepris par Deville sur l’invitation et avec l’encouragement de Marx, il bénéficiait apparemment des conseil d’Engels, et il fut publié peu après la mort de Marx (75). En vérité, il est dépourvu de valeur. Fort utile sans doute, au cours des soixante-dix dernières années à des marxistes indolents qui réculent devant l’étude directe de leur Bible, il n’a jamais été qu’un obstacle à une pénétration sérieuse de la pensée économique de Marx. Deville se proposa de rédiger un condensé d’une des oeuvres les plus difficiles de la science économique sans posséder la préparation nécessaire, et il eut la présomption de la récrire librement, d’une manière qui oblitérait les contributions de Marx dans ce domaine. Il obscurcissait ses doctrines caractéristiques et les dénaturait généralement pour les adapter à un banal révolutionnarisme qui passait, parmi les guesdistes, pour la “”théorie marxiste””. C’était évident pour quiconque saisissait la pensée économique de Marx; et le fait que le résumé de Deville ait été si largement utilisé en France témoigne de l’indigence des études économiques marxistes dans ce pays (76). A’ la vérité, Marx avait invité Deville à faire ce résumé, mais il ne vécut pas assez pour le connaître. En fait, Engels donna son avis sur le manuscrit (77), mais son opinion ne fut pas entièrement reçue (78) et il ne put s’empêcher de déclarer aussitôt qu’il contenait “”des défauts sérieux”” (79). Engels fit montre d’un curieux esprit de tolérance à l’égard des hérésies de Lafargue et de ses amis en refusant de discuter publiquement la question tant que la diffusion de ce livre bâclé se limitait aux pays de langue française. Il convient d’en tenir compte lorsqu’on est en présence d’approbations polies et résignées données par Engels aux divagations marxistes des guesdistes. Il s’interposa énergiquement lorsqu’il fut question de traduire le résumé de Deville en anglais et marqua son entier désaccord quand Kautsky suggéra naïvement de traduire Deville en allemand. Engels mit en jeu toute son autorité pour empêcher ce qu’il considérait comme un désastre: “”…Si le livre de Deville paraït en allemand, je ne vois pas comment je pourrais, étant donné mes obligations envers Mohr (Marx), l’accepter sans protestations comme résumé fidèle. Je n’ai rien dit quand on l’a publié simplement en français, bien que j’eusse nettement protesté contre toute la seconde moitié avant la publication. Mais s’il vient à être présenté devant le public allemand, c’est une autre histoire. Je ne puis permettre qu’en Allemagne Mohr soit dénaturé, et gravement dénaturé, jusque dans le termes””. “”S’il n’y avait pas eu cette hâte absurde à l’époque, si l’on avait procédé à la révision que je suggérais, l’objection n’existerait plus aujourd’hui. Tout ce que je puis dire, c’est que je réserve mon entière liberté d’action au cas où le livre serati publié en allemand, et je suis d’autant plus tenu de le faire que le bruit s’est répandu que j’en ai parcouru le manuscrit”” (80). C’est cette “”grave dénaturation””, pour employer les termes d’Engels, qu’ont complaisamment réimprimée, à plusieurs reprises, les marxistes français comme un modèle de version populaire du ‘Capital’! Le résumé a été réédité en 1886, 1887, 1897, 1919, 1928 et 1948…et la série n’est peut-être pas terminée, car le même plomb a servi invariablement et des dizaines de milliers d’exemplaires on été jetés sur le marché sans qu’on crût nécessaire d’y apporter le moindre changement. Le jugement péremptoire d’Engels étant désormais connu, il serait temps d’envoyer enfin ce plomb à la fonte”” [Neil, McInnes, Les débuts du marxisme théorique en France et en Italie, 1880-1897, 1960] [(71) Mauger, Les débuts du socialisme marxiste en France, Paris, 1908; (72) Voir la brochure de Deville, Blanqui libre, Paris, 1878. Neuf ans plus tard, il menait encore la lutte aux côtés des blanquistes contre les anachistes, sans recours à la théorie marxiste. Voir sa brochure ‘L’Anarchiste’, Paris, 1887; (73) Mermeix, op.cit., p. 60; (74) Au cours du siècle dernier, les auteurs suivants écriverent des ‘compendiums’, résumés ou versions populaires du ‘Capital’: Most, 1873; Cafiero, 1879 (traduit en français en 1910); Nieuwenhuis, 1879; Deville, 1883; Kautsky, 1887; Lafargue, 1894; (75) Deville, Résumé du Capital de Karl Marx, précédé d’un Aperçu sur le socialisme scientifique, Paris, 1883, Zévaès, op.cit., p: 171, écrit qu’il fut publié “”sous les auspices de Marx””, ce qui induit gravement en erreur; (76) Les lettres d’Engels aux Lafargue, au cours des années 1884-5, montrent que le ‘Résumé’ était sujet aux critiques des marxistes dès le début, particulièrement en Angleterre et en Allemagne; (77) Engels à Laura Lafargue, 3.10.1883; (78) Paul Lafargue à Engels, 17.10.1883; Engels à Laura Lafargue, 15.10.1883; (79) Engels à Lafargue, 11.8.1884; (80) Engels à Laura Lafargue, 17.1.1886. Engels a critiqué sévèrement l’ouvrage de Deville dans ses lettres à Kautsky du 9.1.1884 et 16.2.1884]”,”MFRx-351″
“McINTOSH John IRELAND S., reported verbatim by (Official Reporters to British Trades Union Congress)”,”Report of the World Trade Union Conference, County Hall London February 6th to 17th, 1945.”,”ANTE3-26″,”SIND-086″
“McINTYRE Niamh RICE-OXLEY Mark NEEDHAM Alex HIGGINS Charlotte”,”La lista. Da venticinque anni gli attivisti dell’ong United compilano una lista dei profughi e dei migranti morti a causa delle politiche migratorie europee. 34.361: questo è il numero di migranti e dei profughi morti mentre erano in viaggio verso l’Europa, dal 1993 a oggi. Ma sono solo le vittime accertate.”,”McINTYRE Niamh RICE-OXLEY Mark NEEDHAM Alex, HIGGINS Charlotte, giornalisti del The Guardian”,”CONx-257″
“McKAY Derek”,”Prince Eugene of Savoy.”,”Generale italo-austriaco (Parigi 1663 – Vienna 1736); figlio di Eugenio Maurizio e di Olimpia Mancini, destinato alla carriera ecclesiastica, chiese invano (1683) a Luigi XIV di entrare nel suo esercito. Lasciata Parigi, entrò al servizio dell’imperatore Leopoldo I, distinguendosi subito nelle operazioni contro i Turchi per la liberazione di Vienna assediata (1683) e in quelle successive, sicché (1687) a soli 24 anni fu promosso tenente generale. Nel 1689 intraprese anche l’attività diplomatica, che da allora alternò a quella bellica, e contribuì all’alleanza del duca di Savoia con l’Austria; segnalatosi in Piemonte nella guerra della Grande Alleanza, ebbe la nomina a feldmaresciallo (1693). La sua perizia emerse pienamente nella campagna del 1697 contro i Turchi, quando li sorprese e sconfisse al passaggio del Tibisco, presso Zenta. La battaglia ebbe effetti risolutivi sulla guerra austro-turca del 1683-99, per cui ad Eugenio furono donati vasti possessi fra i fiumi Drava e Danubio e poté iniziare la costruzione del palazzo del Belvedere a Vienna. Allo scoppio della guerra per la successione di Spagna (1701-13), ebbe il comando supremo delle forze destinate al teatro italiano e batté il maresciallo N. Catinat fra Carpi e l’Oglio (1701), sconfiggendo poco dopo F. Villeroi a Chiari. Il nuovo comandante francese, L.-J. Vendôme, fu battuto (1702) a Luzzara, ma riuscì a impedire a Eugenio la conquista del Milanese, vero scopo delle sue operazioni. Nel 1703 il principe fu nominato presidente del Consiglio aulico di guerra, ma solo in parte riuscì a rendere più dinamico l’andamento delle operazioni; dopo aver conseguito insieme al duca di Marlborough la grande vittoria di Höchstädt (1704), fu battuto da Vendôme a Cassano d’Adda (1705). La geniale audacia di Eugenio si rivelò con la battaglia di Torino (1706), che si risolse con la sconfitta degli assedianti francesi e la conquista del Milanese, di cui diventò governatore. Ancora con Marlborough, riportò le vittorie di Audenarde (1708) e di Malplaquet (1709). Si recò in seguito (1711) in missione diplomatica a Londra per impedire che il governo inglese si ritirasse dalla lotta; fallito lo scopo, si trovò, dopo la pace di Utrecht (1713), solo contro la Francia. Inferiore di forze, non poté tenersi che sulla difensiva: la pace di Rastatt (1714), negoziata dallo stesso Eugenio, pose fine alla guerra. Nel 1716 sbaragliò a Petrovaradin i Turchi che avevano assalito le province ungheresi e transilvane degli Asburgo, e l’anno dopo cinse d’assedio e conquistò Belgrado, costringendo l’impero ottomano alla pace di Passarowitz (1718). Nel successivo periodo di pace (1720-33) Eugenio, nominato vicario d’Italia nel 1724, attese a riordinare l’esercito. Scoppiata la guerra di successione polacca (1733-35), al principe, ormai settantenne, fu dato il comando di un fronte secondario sul Reno. Fu collezionista d’arte, amico dei maggiori scienziati, letterati e filosofi del tempo; ebbe sensibile peso nel governo dell’Impero. (Trec)”,”QMIx-143-FSL”
“MCKEAN Robert B.”,”St Petersburg Between the Revolutions. Workers and Revolutionaries, June 1907-February 1917.”,”Robert B. McKean is Lecturer in History at the University of Stirling, Scotland. Acknowledgements, Abbreviations, Dates and Terms, Introduction, Maps, Epilogue, Conclusion, Appendix: I. Political Mass Strikes in St Petersburg, April 1912 – 3 July 1914, II, Political Mass Strikes in Petrograd, 19 July 1914 – 22 February 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-058-FL”
“McKENZIE Kermit E.”,”Comintern e rivoluzione mondiale 1928-1943.”,”2° copia McKENZIE Kermit E. (Virginia 1924) ha insegnato storia in varie università (Yale, Columbia, Emory). Ha insegnato pure nell’Università di Mosca. “”Se il capitalismo costituisce un sistema mondiale integrale e se tale sistema è in decadenza, ciascuno dei suoi anelli può essere maturo per la rivoluzione. Questa era la Concezione del Comintern. La teoria dell’ “”anello più debole”” è di grande importanza. Il suo carattere liberatore è ovvio. Non si tratta più, per i comunisti di un determinato paese, di rinviare il tentativo di impadronirsi del potere fino al momento in cui il sistema capitalista di questo paesi si dimostra pienamente maturo. La rivoluzione colpisce l'””anello più debole””, che è in ogni momento semplicemente il paese più lacerato dalle inevitabili contraddizioni inerenti al sistema capitalistico di produzione”” (pag 76)”,”RUST-149″
“MCKINLEY C. Alexander”,”Illegitimate Children of the Enlightenment. Anarchists and the French Revolution, 1880-1914.”,”MCKINLEY C. Alexander nel 2006 ha ricevuto il Ph.D. in storia comparativa dalla Brandeis University. E’ attualmente (2008) Professore assistente nel Dipartimento di storia e geografia della St. Ambrose University. Ha scritto sulla storia francese e sulla storia dei movimenti radicali in Europa. “”Like Pouget and Lucas, Grave believed that the guidance of a revolutionary minority was crucial. He argued in ‘La Panacée Révolution’ that without such guidance, the anger of the masses may boil over, but it would eventually subsume itself again. The effective revolutionary minority directs that amorphous anger and energy and turns it into social revolution (11). The anarchist narratives of the revolution consistently focused upon the masses, in this case the peasants, and avoided the traditional focus upon the ‘grandes hommes’. Their narratives tried to explain the actions and motivations of this relatively unstudied and amorphous group. Ever their focus on revolutionary minorities exemplified this dynamic. The revolutionary minorities they most admired were obscure men and women of action, who appeared seemingly from nowhere, inspired the masses to action, and then returned to the collective body”” (pag 19) (11) Jean-Pierre Bois, Histoire des 14 Juillet: 1789-1919, Rennes, 1991, 148-52 Charles Malato (1857–1938) was a French anarchist and writer. He was born to a noble Neapolitan family, his grandfather Count Malato being a Field Marshal and the Commander-in-Chief of the army of the last King of Naples.[1] Though Count Malato ferociously suppressed a popular anti-dynastic insurrection,[1] his son – Charles’ father – supported the communards of the Paris Commune, and was banished as a result to the penal colony of New Caledonia, where Charles was born. After the amnesty of anarchists and communists, Charles and his by that time ninety year old father returned to Paris, where they immersed themselves in the anarchist movement. On his return to France, Malato was condemned to fifteen months imprison for inciting murder, pillage and arson,[2] and instead went into exile in London. Malato collaborated briefly with Victor Henri Rochefort, Marquis de Rochefort-Luçay before they fell out over the Dreyfus affair (Rochefort was an anti-Dreyfusard). He wrote for Georges Clemenceau’s L’Aurore, L’Humanité, and the Journal du peuple (with Sébastien Faure) and partook in a revolutionary committee against nationalist activities. According to The New York Times Malato wrote articles “”remarkable for their literary grace””, was well known in political and literary circles, and “”noted for the perfection of his manners””.[1] He was accused by French police in 1905 of organising an assassination attempt against King Alfonso XIII of Spain, but was acquitted.[1] Between 1907 and 1914, Malato wrote in the journals La Guerre Sociale and La Bataille Syndicaliste, and became friends with the anarchist educator Francisco Ferrer. At the outset of World War I, Malato was a supporter of the union sacrée and a signatory of the pro-Allies Manifesto of the Sixteen. Publications[edit] Joyeusetés de l’exil La Grande Grève “”Le Nouveau Faust”” Edité à Barcelone ‘La Esculela Moderna’ 1919, a philosophical-fantastical drama with illustrations by Robert Louis Antral. A volume in-12 of 78 pp., cover illustrated in colour.”,”ANAx-367″
“McLELLAN David”,”Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero.”,”David McLELLAN è Lettore (1976) di Teoria politica all’Univ di Kent a Canterbury. Laureatosi al St. John’s College di Oxford, è stato Visiting Professor alla State Univ di New York (SUNY) e assistente all’Indian Institute of Advanced Study di Simla, in India. Ha scritto in precedenza il suo polemico ‘Marx prima del marxismo’ e uno studio sui primi passi filosofici di MARX ‘Karl Marx: the Early Texts’. Altri lavori, uno studio comparativo sul radicalismo tedesco ‘The Young Hegelians and Karl Marx’ ecc.”,”MADS-023″
“McLELLAN David LUPORINI C. GRAZIANI A. ALTVATER E. OFFE C. NAPOLEONI C. GALGANO F. BODEI R. ACCORNERO A. LE-GOFF J. VILLARI R. MOSSE G.L. PROCACCI G. SPRIANO P. SWEEZY P.M. MEDVEDEV R. CERRONI U. DE-GIOVANNI B. MUSATTI C. GODELIER M. ZANARDO A. PAPI F. AUGE’ M. TOURAINE A. SU SHAOZHI TRONTI M. VACCA G. BADALONI N. ROSSANDA R. SALVADORI M. SCOPPOLA S. TORTORELLA A. BARCA L. LUPORINI C. OTTOLENGHI F. AVINERI S. RODANO G. NELL E. MUGNAI M. PAGGI L. PERROTTA C. ARONOWITZ S. FETSCHER I. NAPOLEONI C. CARANDINI A. CALABI L. COHEN G.A. THERNBORN G. BALIBAR E. ZANGHERI R. KESSELMAN M. PACI M. DAL-PRA’ M. MANCINI I. GALASSO G. PRIETO L.J.”,”Marx alla fine del XX secolo.”,”Contiene gli articoli: – David McLELLAN, Raccontiamolo senza citazioni, – Cesare LUPORINI, Liberiamo Marx dal marxismo, – Augusto GRAZIANI, Riabilitiamo la teoria del valore, – Eltmar ALTVATER, 5 idee per trovare il Welfare State nel “”Capitale””, – Claus OFFE (colloquio), Ma la classe operaia non è più così centrale, – Claudio NAPOLEONI, Quel che Keynes non sa, – Francesco GALGANO, Dove sta scritto ‘proprietà statale’?, – Remo BODEI, Nature di tutto il mondo unitevi!, – Aris ACCORNERO, Contro l’ ideologia del “”progresso tecnico””, – Jacques LE-GOFF, La trappola della sovrastruttura, – Rosario VILLARI, Socialismo, non ha più bisogno della storia?, – George L. MOSSE, Ci voleva Gramsci al posto di Engels, – Giuliano PROCACCI, Quell’ ultima frase del Manifesto, – Paolo SPRIANO, Il 18 Brumaio nasce un grande giornalismo, – Paul M. SWEEZY, Per una rivoluzione nel marxismo, – Roy MEDVEDEV, I leader: l’ idea di Stalin e quella di Marx, – Umberto CERRONI, Politica, restituiscilo alla scienza, – Biagio DE-GIOVANNI, Una teoria dello Stato? Non serve., – Cesare MUSATTI (colloquio), La psiche esiste, la materia forse no, – Maurice GODELIER (colloquio), Può finire il bisogno diDio? (Le idee di Marx sulla religione), – Aldo ZANARDO, Un rischio e una rivoluzione nell’ idea di persona, – Fulvio PAPI, Eguaglianza, perché non si è mai realizzata, – Marc AUGE’, Le culture dell’ uomo che restano fuori del marxismo, – Alain TOURAINE, La sociologia gli deve molto. Ma non Weber, – SU SHAOZHI, L’ idelogia muore se resta immobile, – Mario TRONTI, Torniamo alla rivoluzione, cioè al soggetto, – Giuseppe VACCA, Marx dentro la società informatica, – Nicola BADALONI, Rossana ROSSANDA, Massimo SALVADORI, Pietro SCOPPOLA, Aldo TORTORELLA, Tavola Rotonda: due domande politiche: 1. la nuova civiltà industriale lo condanna ad essere superato. 2. URSS, Cina, Europa: si rifanno a lui Stati e partiti molto diversi. Perché?, – Il Contemporaneo: Lo scienziato Karl Marx (scritti di Luciano BARCA, Cesare LUPORINI con Franco OTTOLENGHI (colloquio), Shlomo AVINERI, Nicola BADALONI, Giorgio RODANO, Edward NELL, Massimo MUGNAI, Leonardo PAGGI, Cosimo PERROTTA, Stanley ARONOWITZ, Iring FETSCHER, Claudio NAPOLEONI, Andrea CARANDINI, Lorenzo CALABI, Gerry A. COHEN, Göran THERNBORN, Etienne BALIBAR, Renato ZANGHERI, Mark KESSELMAN, Massimo PACI, Mario DAL-PRA’, Italo MANCINI, Giuseppe GALASSO, Luis J. PRIETO.”,”MADS-359″
“McLELLAN David”,”Engels.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940 e ha frequentato la Merchant Taylors’ School e il St. John’s College di Oxford. E’ stato Visiting Professor alla SUNY (State University of New York) e Guest Fellow inPolitics presso l’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. E’ professore di teoria politica nell’Università di Kent. Ha scritto molti lavori su Marx (v. nota biografica autore). “”Engels divenne pure uno dei pochi esperti civili nel campo della storia militare e tecniche militari. Egli stesso ebbe una esperienza militare nell’ insurrezione del Baden del 1849 di cui scrisse una descrizione brillante. Durante gli anni 1850 Engels scrisse numerosi articoli sulla questione militare per la stampa in America, Gran Bretagna e Germania. Nel 1859 allargò la sua reputazione in Germania scrivendo un pamphlet intitolato Po e Reno in cui sosteneva che la sicurezza della Germania poteva essere adeguatamente garantita senza l’ occupazione austriaca del Nord Italia che serviva solamente ad alienarsi gli italiani. Nonostante le sue inesatte previsioni del risultato della guerra civile americana e della guerra austro-prussiana del 1866, Engels fece una grande impressione per la perizia dei suoi articoli sulla guerra franco-prussiana del 1870, pubblicati sulla Pall Mall Gazette. Egli tracciò pure piani dettagliati per la difesa della Comune di Parigi. Lenin, in particolare, fu molto influenzato dagli scritti militari di Engels e sull’ insurrezione armata.”” (pag 32-33)”,”MAES-057″
“McLELLAN David”,”Karl Marx. His Life and Thought.”,”McLELLAN D. è stato Reader in Politica Theory all’ Unviersità del Kent, Canterbury. E’ stato pure visiting professor (SUNY). McLELLAN D. è stato Reader in Politica Theory all’ Unviersità del Kent, Canterbury. E’ stato pure visiting professor (SUNY). “”For Marx, on the other hand, “”In a future society, in which class antagonism will have ceased, in which there will no longer be any classes, use will no longer be determined by the minimum time of production; but the time of production devoted to different articles will be determined by the degree of their social utility. Proudhon’s proposals abstracted from differences in demand, competition, etc., and he was inevitably forced into a dilemma: ‘Either you want the genuine bartering process of past centuries with present-day means of production – in which case you are both reactionary and utopian; or you want progress without anarchy – in which case, in order to preserve the productive forces, you must abandon individual exchange.’ Anyway, Marx claimed, Proudhon was far from the first to think of ‘reforming society by transforming all men into actual workers exchanging equal amounts of labour. To prove his point he quoted at great length from the English economist Bray, views which he nevertheless rejected on the grounds that ‘individual exchange corresponds… to a definite mode of production which itself corresponds to class antagonism.There is thus no individual exchange without the antagonism of classes.’ (…)”” (pag 163)”,”MADS-442″
“McLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”McLELLAN David insegna scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury.”,”MADS-495″
“McLELLAN David”,”Marxism after Marx.”,”McLELLAN David è professore di teoria politica al Goldsmiths College, London. Lenin, Quaderni filosofici, sui rapporti Hegel Marx. Impossibile capire il Capitale di Marx (specie il 1° capitolo) senza aver studiato e capito la Logica di Hegel. Quindi da mezzo secolo i marxisti non hanno compreso Marx! (pag 113) Dicotomia scienza politica. “”Engels’s general leanings towards scientifc study produced a dichotomy between science and politics: “”When one is a man of science, one does not have an ideal; one works out scientific results and when one is a party man to boot one fights to pull them into practice. But when one has an ideal, one cannot be a man of science…”” (1). Circumstances prevented Engels from exercising his very considerable gift as a practical politician, living as he did in enforced isolation from the leaders of the SPD. Towards the end of his life, the growing electoral success of the Social Democrats led Engels to stress the evolutionary rather than the revolutionary side of Marxism and declare the tactics of 1848 to be outmoded in every respect.”” (pag 15) (1) F. Engels, Correspondence with Paul and Laura Lafargue (Moscow, 1959, vol 1)”,”SOCx-222″
“MCLELLAN David”,”La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Il manoscritto su Hegel non fu mai pubblicato, ma le idee che in esso erano rimaste in fase embrionale ricevettero una formulazione più chiara non appena Marx giunse a Parigi. Nell ‘inverno 1843-44 Marx scrisse due saggi per i “”Deutsch-französische Jahrbücher””, entrambi limpidi e brillanti quanto il manoscritto su Hegel era stato involuto e oscuro. Nel primo, intitolato ‘Sulla questione ebraica’, Marx esaminava le opinioni del suo antico mentore Bruno Bauer a proposito dell’emancipazione degli ebrei. Secondo Bauer, l’emancipazione ebraica si sarebbe potuta effettivamente realizzare solo quando lo Stato avesse cessato di essere cristiano, altrimenti la discriminazione contro gli ebrei era inevitabile. Per Marx, Bauer si era fermato troppo presto: la semplice secolarizzazione della politica non implicava l’emancipazione degli uomini in quanto esseri umani. Gli Stati Uniti non avevano alcuna religione di Stato, e tuttavia erano noti per la religiosità dei loro abitanti (…). Secondo Marx il problema nasceva perché “”l’uomo conduce … una doppia vita…. La vita nella ‘comunità politica’ nella quale egli si considera come ‘ente comunitario’, e la vita nella ‘società civile’ nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera gli altri uomini come mezzo, degrada se stesso a mezzo e diviene trastullo di forze estranee (13)””. Bauer aveva auspicato uno Stato basato esclusivamente sui diritti universali dell’uomo, così come erano stati proclamati dalla rivoluzione francese e dalla Dichiarazione d’indipendenza americana. Per Marx, invece, i diritti dell’uomo erano solo i diritti degli individui atomizzati, ostili l’uno all’altro, che componevano la società civile”” [David McLellan, La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 42-43) [(13) K. Marx, Sulla questione ebraica, in Opere, cit., vol 3, pp. 166] “”L’ingresso di Marx nella politica attiva fu contrassegnato da due controversie. La prima, con Wilhelm Weitling, si può dire che corrispondesse sul piano politico all”Ideologia tedesca’. Weitling contrapponeva all’immagine della natura umana, dedotta da Feuerbach, i mali attuali della società capitalistica, e chiedeva in termini messianici una rivoluzione immediata. Marx invece sottolineava la natura storica del progresso, e dichiarava che “”prima la borghesia deve impadronirsi del timone”” (42). La seconda discussione è la più degna di nota, in quanto da essa nacque la ‘Miseria della filosofia’, lo scritto che conteneva la prima affermazione pubblica e sistematica della concezione materialistica della storia, e della quale lo stesso Marx raccomandava la lettura come introduzione al ‘Capitale’. Era una critica del socialista francese Proudhon e, come quella svolta nei confronti di Hegel, combatteva la mistificazione delle categorie “”eterne”” come Ragione e Giustizia, cui Proudhon continuamente ricorreva. Il libro conteneva inoltre un’esposizione sistematica delle idee di Marx sull’economia, sebbene ancora non vi comparissero i concetti di forza-lavoro e di plusvalore”” [David McLellan, La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 54-55) [(42) Cfr. D. McLellan, Il pensiero di Karl Marx, Torino, 1975, p. 233 (la frase di Marx è tratta dalla corrispondenza con Moses Hess: cfr. M. Hess, ‘Briefwechsel’, a cura di E. Silberner, ‘s Gravenhage 1959, p. 151)]”,”MADS-672″
“MCLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. 2° copia “”La maggiore ricchezza di contenuto storico indica che i ‘Grundrisse’, pur continuando i temi centrali dei ‘Manoscritti di Parigi’, li trattano in modo «più maturo» di quanto non fosse possibile quando Marx non aveva ancora raggiunto una sintesi delle sue idee sulla filosofia e sull’economia. La chiave per capire la duplice natura del capitalismo – e le possibilità di una società non alienata in esso contenute – è il concetto di tempo. «Economia di tempo – in questo si risolve infine ogni economia», disse Marx (23). I profitti del capitalismo furono costruiti sul sovrappiù di tempo di lavoro, eppure allo stesso tempo la ricchezza del capitalismo emancipò l’uomo dal lavoro manuale e gli diede sempre maggiore disponibilità di tempo libero. Il capitale è esso stesso una «rivoluzione permanente»: “”In virtù di questa sua tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”” (24). Ma, agli occhi di Marx, proprio queste caratteristiche del capitalismo ne comportavano la dissoluzione. La sua ricchezza era fondata sull’introduzione delle macchine, seguita (qui la preveggenza di Marx è straordinaria) da quella dell’automazione, e ciò comportava una contraddizione sempre crescente tra la diminuzione del ruolo svolto dal lavoro nella produzione della ricchezza sociale e la necessità per il capitale di appropriarsi il pluslavoro. Il capitale era perciò grandemente creativo e altrettanto grandemente distruttivo: «Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo, per il fatto che tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, mentre, d’altro lato, pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza. Esso diminuisce, quindi, il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario, per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo; facendo quindi del tempo di lavoro superfluo – in misura crescente – la condizione (‘question de vie et de morte’) di quello necessario. Da un lato esso evoca, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per essi solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base» (25)”” [David McLellan, ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, 1975] [(23) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., Vol. I, p. 118; Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, pp. 11-12; (25) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, p. 402] (pag 88-89)”,”MADx-845″
“McLELLAN David”,”Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili.”,”2° copia David McLellan insegna scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury (1974) Engels (pag 241-243) “”Questa trascuratezza dei contemporanei per gli scritti giovanili di Marx è abbastanza naturale se si considera che gli stessi Marx ed Engels sembravano indifferenti persino alla conservazione dei propri manoscritti: nella prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ Marx affermava infatti di aver abbandonato insieme ad Engels il manoscritto dell”Ideologia tedesca’ (1846) «tanto più volentieri, alla rodente critica dei topi in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi» (1). Quando nel 1867 un suo grande ammiratore e amico, il dottor Kugelmann, gli presentò una copia della ‘Sacra famiglia’ (1844), così Marx scrisse ad Engels: «Possiede una raccolta di lavori nostri migliore di quella di noi due presi insieme. Qui ho trovato nuovamente anche ‘La sacra famiglia’ che mi ha regalato e di cui manderò a te un esemplare. Fui piacevolmente sorpreso di constatare che non abbiamo da vergognarci del nostro lavoro, quantunque il culto di Feuerbach faccia ora un’impressione molto umoristica» (2). E in una lettera del 1888, Engels liquidava molto brevemente ‘L’ideologia tedesca’: «Prima di mandare a stampare queste righe, ho cercato e guardato ancora una volta il manoscritto del 1845-46. La parte che concerne Feuerbach non è completa. La parte completa consta di un’esposizione dell’interpretazione materialistica della storia, la quale prova soltanto com’erano ancora incomplete, allora, le nostre cognizioni della storia economica» (3). L’atteggiamento di Engels a questo proposito viene evidenziato efficacemente da una conversazione del 1893 col russo Aleksej Voden, che nel 1927 così descriveva un colloquio relativo alle prime opere di Marx ed Engels (…). Come risulta da queste osservazioni di Engels, il metodo hegeliano delle opere giovanili fu presto superato. Verso il 1865 Marx non era ancora noto al di fuori di una cerchia ristretta, ed era in auge invece la figura di Lassalle; e quando raggiunse la fama, con la pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ nel 1867, egli si presentava come un economista impegnato in una dimostrazione scientifica dell’inevitabile declino del capitalismo. Già nel 1859, in una recensione a ‘Per la critica dell’economia politica’, Engels scriveva: «I tedeschi hanno sempre dato prova di eguagliare e il più delle volte di superare le nazioni civili in tutti i campi del sapere. Solo una disciplina non contava alcun nome tedesco tra i suoi seguaci. Eccone finalmente uno: Karl Marx» (3)”” [David McLellan, ‘Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili’, Torino, 1974] [(1) Marx, ‘Prefazione a Per la Critica dell’economia politica’, in ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 6; (2) K. Marx F. Engels, ‘Carteggio’, vol. V, Roma 1951, pp: 21-22; (3) F. Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia tedesca’ (1886), Roma, 1902, p. 4] (pag 241-242) Note. 1,2,3″,”MAES-161″
“McLELLAN David, a cura”,”Karl Marx: Interviews and Recollections.”,”David McLellan è Professore di Teoria politica all’Università del Kent. Contiene la lunga intervista a Karl Marx condotta dal corrispondente R. Landor e pubblicata sul New York ‘World’ il 18 luglio 1871. (pag 105-113) “”Landor: And of union to what end? – Marx: The economical emancipation of the working class by the conquest of political power. The use of that political power to the attainment of social ends. It is necessary that our aims should be thus comprehensive to include every form of working-class activity. To have made them of a special character would have been to adapt them to the needs of one section – one nation of workmen alone. But how could all men be asked to unite to further the objects of a few? To have done that, the Association must have forfeited its title to International. The Association does not dictate the form of political movements; it only requires a pledge as to their end. It is a network of affiliated societies spreading all over the world of labor. In each part of the world, some special aspect of the problem presents itself, and the workmen there address themselves to its consideration in their own way. Combinations among workmen cannot be absolutely identical in detail in Newcastle and in Barcelona, in London and in Berlin. In England, for instance, the way to show political power lies open to the working class. Insurrection would be madness where peaceful agitation would more swiftly and surely do the work. In France, a hundred laws of repression and a mortal antagonism between classes seem to necessitate the violent solution of social war. The choices of that solution is the affair of the working classes of that country. The International does not presume to dictate in the matter and hardly to advise. But to every movement it accords its sympathy and its aid within the limits assigned by its own laws. Landor: And what is the nature of that aid? – Marx: To give an example, one of the commonest forms of the movement for emancipation is that of strikes. Formerly, when a strike took place in one country, it was defeated by the importation of workmen from another. The International has nearly stopped all that. It receives information of the intended strike, it spreads that information among its members, who at once see that for them the seat of the struggle must be forbidden ground. The masters are thus left alone to reckon with their men. In most cases, the men require no other aid than that. Their own subscriptions, or those of the societies to which they are more immediately affiliated, supply them with funds, but should the pressure upon them become too heavy, and the strike be one of which the Association approves, their necessities are supplied out of the common purse. By these means, a strike of the cigar makers of Barcelona was brought to a victorious issue the other day. But the Society has not interest in strikes, though it supports them under certain conditions. It cannot possibly gain by them in a pecuniary point of view, but it may easily lose. Let us sum it all up in a word. The working classes remain poor amid the increase of wealth, wretched amid the increase of luxury. Their material privation dwarfs their moral as well as their physical stature. They cannot rely on others for a remedy. It has become then with them an imperative necessity to take their own case in hand. They must revive the relations between themselves and the capitalists and landlords, and that means they must transform society. This is the general end of every known workmen’s organization; land and labor leagues, trade and friendly societies, co-operative production are but means toward it. To establish a perfect solidarity between these organizations is the business of the International Association. Its influence is beginning to be felt everywhere. Two papers spread its views in Spain, three in Germany, the same number in Austria and in Holland, six in Belgium, and six in Switzerland. And now that I have told you what the International is, you may, perhaps, be in a position to form your own opinion as to its pretended plots”” (pag 108-109) [Karl Marx: interview with the correspondent R. Landor published in the New York World, 18 July, 1871] [David McLellan, a cura, ‘Karl Marx: Interviews and Recollections’, New Jersey, 1981]”,”MADS-706″
“MCLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. 2° copia “”La maggiore ricchezza di contenuto storico indica che i ‘Grundrisse’, pur continuando i temi centrali dei ‘Manoscritti di Parigi’, li trattano in modo «più maturo» di quanto non fosse possibile quando Marx non aveva ancora raggiunto una sintesi delle sue idee sulla filosofia e sull’economia. La chiave per capire la duplice natura del capitalismo – e le possibilità di una società non alienata in esso contenute – è il concetto di tempo. «Economia di tempo – in questo si risolve infine ogni economia», disse Marx (23). I profitti del capitalismo furono costruiti sul sovrappiù di tempo di lavoro, eppure allo stesso tempo la ricchezza del capitalismo emancipò l’uomo dal lavoro manuale e gli diede sempre maggiore disponibilità di tempo libero. Il capitale è esso stesso una «rivoluzione permanente»: “”In virtù di questa sua tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”” (24). Ma, agli occhi di Marx, proprio queste caratteristiche del capitalismo ne comportavano la dissoluzione. La sua ricchezza era fondata sull’introduzione delle macchine, seguita (qui la preveggenza di Marx è straordinaria) da quella dell’automazione, e ciò comportava una contraddizione sempre crescente tra la diminuzione del ruolo svolto dal lavoro nella produzione della ricchezza sociale e la necessità per il capitale di appropriarsi il pluslavoro. Il capitale era perciò grandemente creativo e altrettanto grandemente distruttivo: «Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo, per il fatto che tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, mentre, d’altro lato, pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza. Esso diminuisce, quindi, il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario, per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo; facendo quindi del tempo di lavoro superfluo – in misura crescente – la condizione (‘question de vie et de morte’) di quello necessario. Da un lato esso evoca, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per essi solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base» (25)”” [David McLellan, ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, 1975] [(23) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., Vol. I, p. 118; Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, pp. 11-12; (25) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, p. 402] (pag 88-89)”,”MADx-014-FV”
“McLELLAN David”,”Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. “”Arnold Ruge, direttore della principale rivista dei Giovani hegeliani, gli «Hallische Jahrbücher» fu il primo a destare in Marx l’interesse per il giornalismo, che gli diventò subito congeniale; i Giovani hegeliani puntavano molto sulla stampa, e tra tutte le riviste riuscirono a pubblicare un totale di ventimila pagine. (…) Il suo primo articolo, del febbraio, viene indirizzato a Ruge con una lettera di accompagnamento in cui l’autore si offre di recensire libri e di porre tutte le proprie energie al servizio del giornale (5). Lo stile di Marx denota già le caratteristiche ricorrenti in tutte le opere successive; il temperamento radicale e scevro da compromessi, l’amore per la polarizzazione, il metodo di ragionare per opposti con ‘reductio ad absurdum’, tutti questi elementi lo inducono a scrivere con uno stile basato sulle antitesi. Il gusto degli slogans, la disposizione delle idee in senso ascendente, l’uso ripetuto dell’anafora, del parallelismo, dell’antitesi, del chiasma (gli ultimi due in modo particolare), sono tutte caratteristiche marxiane. Il primo articolo verte sulle nuove istruzioni per la censura in Prussia date da Federico Guglielmo IV nel dicembre del 1841. (…) Capolavoro di esegesi polemica, il primo articolo politico di Marx dimostra il suo grande talento di scrittore di trattati in quello stile alla Boerne che saprà sempre mantenere; carico d’intransigenza liberale, con lo scopo preciso di smascherare lo pseudo-liberalismo delle istruzioni di censura, il pezzo trae ispirazione innanzitutto dal ‘Tractatus’ dello Spinoza, il cui capitolo finale ha per titolo una citazione di Tacito che Marx utilizza per concludere: ‘Rara temporum felicitas, ubi quae velis sentire et quae sentias dicere licet’ (19). Nella seconda metà del 1841, Marx aveva letto a fondo Spinoza, trascrivendone molti brani sulla miseria che genera l’illusione e sull’utilizzazione della religione comee strumento di consolazione e di sfruttamento per fini politici (20). Per il censore, l’artiolo era eccessivo e non fu pubblicato negli «Jahrbücher»: uscì invece in Svizzera, a febbraio del 1843, negli ‘Aneddoti sulla nuova filosofia tedesca e sul giornalismo’ [Anekdota zur neuesten deutschen Philosophie und Publizistik’], una raccolta di scritti bloccati dalla censura e ordinati in volume dal Ruge”” (pag 84-91) [David MacLellan, Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili, Einaudi, Torino, 1982] [(5) Cfr. lettera a Ruge: MEGA 1, I (2), pp. 266-67; (19) Tacito, ‘Historiae, I, p. 1; (20) Cfr. anche C. Wackenheim, ‘La faillite de la religion d’après Karl Marx’, Paris, 1963, pp. 104 sgg.]”,”BIOx-031-FF”
“McLELLAN David”,”Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero.”,”David McLellan è stato Lettore (1976) di Teoria politica all’Università del Kent a Canterbury. Laureatosi al St. John’s College di Oxford, è stato Visiting Professor alla State Univ di New York (SUNY) e assistente all’Indian Institute of Advanced Study di Simla, in India. Ha scritto in precedenza il suo polemico ‘Marx prima del marxismo’ ed uno studio sui primi passi filosofici di Marx ‘Karl Marx: the Early Texts’. Altri lavori, uno studio comparativo sul radicalismo tedesco ‘The Young Hegelians and Karl Marx’ ecc. Gli ultimi mesi di vita di Marx. (pag 458-459-460)”,”MADS-811″
“MCLLWAIN Charles H. MATTEUCCI Nicola a cura di”,”Costituzionalismo antico e moderno.”,”Charles Howard Mcllwain (1881-1968), uno dei maggiori studiosi contemporanei di storia del pensiero giuridico e politico, insegnò Science of Government alla Harvard University. Dopo The High Court of Parliament and Its Supremacy, scrisse The American Revolution, A Constitutional Interpretation, con il quale vinse il Premio Pulitzer. Argomento di questo libro è la genesi delle dottrine costituzionalistiche. L’autore ne rintraccia le premesse nel pensiero politico greco e soprattutto nell’esperienza giuridica della Roma repubblicana.”,”TEOP-040-FL”
“McLUHAN Marshall POWERS Bruce R.”,”Il villaggio globale. XXI secolo: trasformazioni nella vita e nei media.”,”Culturalmente quanto sta avvenendo ai giorni nostri è straordinario e richiede un sistema di riferimenti del tutto nuovo che McLuhan ci propone in una triade: spazio visivo (il modello di percezione lineare, quantitativo, proprio dell’ Occidente), spazio acustico (il ragionamento olistico, qualitativo, dell’ Oriente) e tetrade. La stampa preserva la percezione dello spazio visivo, mentre le tecnologie più moderne sospingono verso l’ orientamento più dinamico, “”multicentrico””, dello spazio acustico. E questo spostamento non avverrà in modo tranquillo.”,”EDIx-032″
“McLUHAN Marshall, a cura di Gianpiero GAMALERI”,”La galassia Gutenberg. Nascita dell’ uomo tipografico.”,”McLUHAN (1911-1980) è uno degli uomini più citati in tutto il mondo (‘il mezzo è il messaggio’, ‘il villaggio globale’). Un commento al suo pensiero viene da G. GAMALERI ‘La galassia McLuhan. Il mondo plasmato dai media’. “”E tuttavia, Gerald Manley Hopkins raccomandava un uso tattile delle parole e una poesia vigorosamente orale esattamente alla stessa epoca in cui Cezanne attribuiva i valori tattili alle impressioni retiniche (…). E ancora egli scrive: “”Fate un bel respiro e leggete con le orecchie, come vorrei che mi si leggesse sempre, e i miei versi verranno come si deve””. (pag 123) “”Probabilmente stampa e nazionalismo sono elementi assiologici, cioè coordinati, semplicemente perché per mezzo della stampa un popolo vede se stesso per la prima volta. (pag 288) “”Nel sec. XVI l’ intera cultura antica e medievale si trovava in rapporto ugualmente conflittuale con la nuova tecnologia tipografica. In Germania, paese più pluralistico e tribalmente differenziato del resto dell’ Europa, “”l’ opera unificatrice della stampa nella formazione di una lingua letteraria”” fu straordinariamente efficace. Come scrivono Febvre e Martin (pag 483): “”Lutero costruì una lingua che in tutti i sensi si avvicina al tedesco moderno. L’ enorme diffusione della sua opera, la sua qualità letteraria, il carattere quasi sacro che agli occhi dei fedeli rappresentava il testo della Bibbia e del Nuovo Testamento nella versione di Lutero, tutto ciò elevò a modello il suo linguaggio. (…)”” (pag 304)”,”EDIx-035″
“McLUHAN Marshall FIORE Quentin”,”Il medium è il massaggio.”,”McLUHAN Marshall (1911-1980) professore di lingua inglese al’ Università di Toronto, fondatore e direttore fine al 1979 del Center for Culture and Technology dela stessa Università. Tra i suoi libri ‘Galassia Gutenberg’. FIORE Quentin grafico e designer, collaboratore di case editrici e associazioni. “”L’ Eredità del Rinascimento. Il punto di fuga = Trarsi in disparte. L’ Osservatore Distaccato. Nessun Coinvolgimento! Chi contempla l’ arte rinascimentale si colloca sistematicamente al di fuori della cornice dell’ esperienza. Una piazza per ogni cosa e ogni cosa nella sua piazza. Il mondo istantaneo dei media d’ informazione elettrici ci coinvolge tutti, e di colpo. Non è possibile né distacco né cornice.”” (pag 53)”,”EDIx-048″
“McLYNN Frank”,”Villa e Zapata. Una biografia della rivoluzione messicana.”,”Frank McLynn storico e biografo inglese e visiting professor presso il dipartimento di letteratura della Strathclyde University in Scozia. Tra le sue opere le biografie di R.L. Stevenson, C.G. Jung e Napoleone. “”In generale, il risultato della rivolta di Orozco fu quella che è stata definita “”militarizzazione della politica e politicizzazione dell’esercito””. Alcuni vi intravedono lo spirito di Machiavelli. I più critici verso Huerta dicono che, ancor prima della sconfitta di Orozco, il generale vagheggiava l’idea di estromettere Madero e diventare il nuovo Diaz, e che, se sconfiggendo gli orozquisti non aveva spinto il coltello fino in fondo, era perché avrebbero potuto rappresentare una pedina utile. Alcuni commentatori contrari a Huerta sostengono addirittura che era già segretamente in contatto con l’esiliato Orozco proprio per questo scopo”” (pag 169-170)”,”AMLx-188″
“McMANNERS John”,”Morte e illuminismo. Il senso della morte nella Francia del XVIII secolo.”,”John McManners è Regius Professor di Storia ecclesiastica nell’Università di Oxford. E’ autore di numerosi studi storici condotti prevalentemente in ambito francese. Tra cui ‘Church and State in France, 1870-1914’. Il materialismo settecentesco francese (pag 230-231)”,”STOS-193″
“McMASTER H.R.”,”Dereliction of Duty. Lyndon Johnson, Robert McNamara, the Joint Chiefs of Staff, and the Lies That Led to Vietnam.”,”L’autore è National Security Adviser e graduate (1984) dell’Accademia militare di West Point. Ha ottenuto un M.A. e Ph.D. in storia dall’Università North Carolina a Chapel Hill. Guerra Vietnam, 1962-1965 Dottrina pressione graduata Rivalità divisioni interne forze armate Perdita di influenza presidenziale Americanizzazione della guerra”,”USAQ-106″
“McMATH Robert C.”,”American Populism. A Social History, 1877-1898.”,”Robert C. McMath, professore insegna Storia Americana al Georgia Institut. “”In January 1891, the northwestern Alliance, meeting in Omaha, endorsed a set of demands similar to the Ocala platform and called for the formation of a new party in 1892. Later that month, representatives of the NFA&IU, the Colored Farmers’ Alliance, the Knights of Labor, and the newly formed Citizens’ Alliance met in Washington to confirm plans for a conference of industrial organizations to be held in February 1892. Representatives of the Colored Farmers’ Alliance and the Citizens’ Alliance were ready to get on with the new party, but Macune and his allies insisted that the issue remain open until the 1892 conference. Frustrated by the delays and uncertainties, a band of western insurgents headed by the original leaders of the Kansas People’s Party reissued the called for a May convention in Cincinnati that they had originally made in Ocala. They were determined to proceed with the formation of a new farmer-labor party, whether the Alliance were ready to move or not. “”Founding”” conventions had become something of a regular event in the Midwest (…)”” (pag 143-144) NATIONAL FARMERS’ ALLIANCE AND INDUSTRIAL UNION (NFA&IU) (National Farmers’ Alliance and Industrial Union) (‘Nel mese di gennaio 1891 l’Alleanza del Nord-Ovest, riunita a Omaha, ha approvato una serie di richieste simili alla piattaforma Ocala e ha chiesto nel 1892 la formazione di un nuovo partito. Più tardi nello stesso mese, i rappresentanti della NFA&IU, l”Alleanza degli agricoltori di colore’, i Cavalieri del Lavoro, e la nuova formazione dell’Alleanza dei cittadini si incontrarono a Washington per confermare i piani per una conferenza di organizzazioni industriali da tenersi nel mese di febbraio 1892. I rappresentanti dell’Alleanza dei coltivatori di colore e dell’Alleanza dei cittadini erano pronti ad andare avanti con il nuovo partito, ma Macune ed i suoi alleati insistettero che la questione rimanesse aperta fino al congresso del 1892. Frustrati dai ritardi e le incertezze, una banda di ribelli dell’Ovest guidati dai capi originali del partito popolare del Kansas rinnovarono la chiamata per un convegno a maggio a Cincinnati come avevano fatto originariamente a Ocala. Erano determinati a procedere con la formazione di un nuovo partito contadino-mondo del lavoro, sia che l’Alleanza fosse pronta a muoversi o no. “”Fondare”” convenzioni era diventata una sorta di appuntamento fisso nel Midwest)”,”USAS-219″
“McMEEKIN Sean”,”The Red Millionaire. A Political Biography of Willi Münzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West.”,”McMEEKIN Sean (1974) è assistente professore di relazioni internazionali e founding faculty member del Centre for Russian Studies alla Bilkent University, Ankara.”,”RIRB-091″
“McMEEKIN Sean”,”The Red Millionaire. A political biography of Willi Münzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West.”,”Sean McMeekin is assistant professor of international relations and a founding faculty member of the Centre for Russian Studies at Bilkent University, Ankara. Willi Münzenberg-an Old Bolshevik who was also a self-promoting tycoon-became one of the most influential Communist operatives in Europe between the world wars. From his headquarters in Berlin, he created a variety of front groups that recruited well-known political and cultural figures to work on behalf of the Soviet Union and its causes, and he ran an international empire of newspapers, magazines, and motion picture organizations that churned out enormous amounts of propaganda and raised money for Communist concerns. Note on Transliteration and Translations, List of Initials of Organizations and Publications, Introduction: Who in the World is Willi Münzenberg? Notes, Select Bibliography, Acknowledgments, Index,”,”RIRB-017-FL”
“McMEEKIN Sean”,”Il crollo dell’Impero ottomano. La guerra, la rivoluzione e la nascita del moderno Medio Oriente, 1908-1923.”,”Sean McMeekin insegna Storia al Bard College, New York. Per alcuni anni ha insegnato all’Università Koç di Istabul e all’Università Bilkent di Ankara. Ha pubblicato: ‘The Berlin-Baghdad Express’,’The Russia Origins of the First World War’, ‘July 1914’. Contiene il paragrafo: ‘Brest-Litovsk: il boccone avvelenato’ (pag 365-390) “”Tra tutti i miracoli in punto di morte che avevano salvato l’Impero ottomano nell’era moderna, la rivoluzione di Lenin fu sicuramente il più grande. L’inverno precedente aveva visto la Turchia agli sgoccioli, mentre la Gran Bretagna e la Francia erano pronte a reclamare ciò che restava della carcassa ottomana. Con le armate russe che si stavano sciogliendo, Talât Pascià, ora gran visir, pensava che il colpo di Lenin avesse «aperto le porte alla realizzazione dell’Impero orientale turco». Quotidiani ottomani equilibrati come «Sabah» e «Tasvir-i-Efkar» discutevano dell’«immediato recupero di terre nell’Anatolia orientale e in Transcaucasia». Tradotto in politica, ciò significava che i diplomatici ottomani inviati ai negoziati per l’armistizio a Brest-Litovsk potevano chiedere non soltanto la restaurazione dei confini del 1914 tra Turchia e Russia, ma anche quelli del 1877, compresa l”Elviye-i-Selâse’, le «tre province» di Kars, Ardahan e Batumi conquistate della Russia dopo l’ultima guerra russo-ottomana. Persino Baku, centro dell’industria petrolifera russa e porta del Mar Caspio e dell’Asia centrale turca, adesso poteva entrare in gioco, anche se lì i turchi avrebbero dovuto competere con i loro alleati tedeschi, che volevano il petrolio. Dopo un periodo orribile nel 1916, Enver sembrava destinato a entrare nella storia come il più grande turco vivente, l’uomo che aveva sconfitto l’acerrimo nemico dell’impero a nord. Ovviamente, trasformare Enver Pascià in un eroe «Gazi» non era proprio quello che i bolscevichi avevano in mente di fare prendendo il potere. Dalla prospettiva di Lenin, andava benissimo che il cessate il fuoco avesse accelerato la disintegrazione delle armate zariste, eliminando il tal modo l’arma più pericolosa della controrivoluzione. Ma ciò non significava che voleva consentire ai nemici della Russia di costruire i propri imperi a sue spese”” (pag 368)”,”TURx-048″
“McNAB Chris”,”Il grande orso in guerra. L’esercito russo e sovietico dal 1917 a oggi.”,”Chris McNab è un autore specializzato nella storia e nella tecnologia militare. Ha pubblicato oltre 40 libri tra cui per le edizioni Leg: ‘L’esercito di Hitler. Storia della macchina bellica tedesca’ (2012), ‘Le aquile di Hitler. La Luftwaffe 1933-1945’ (2013), ‘Storia del mondo in 100 armi’ (2017) L’artiglieria e i droni. ‘L’artiglieria è maggiormente efficace quando è ben diretta. Nella seconda guerra cecena, i droni russi ‘Pchela-1T’ e ‘Stroi-P’ hanno contribuito a indirizzare gli elicotteri e il fuoco di artiglieria sui ribelli; sebbene le loro possibilità fossero limitate da sensori ancora rozzi, essi avevano comunque il vantaggio di combattere nemici senza una vera e propria capacità di difesa contraerea diversa da quella del semplice sparare in aria. Tuttavia, la relativa arretratezza russa in questo settore emerse successivamente nel corso del conflitto in Georgia del 2008. Nel 2012, il Ministero della Difesa istituì un ‘team’ specializzato nella ricerca e sviluppo dei droni e, nel 2013, Shoigu dispose il raddoppio della velocità di realizzazione dei progetti per l’acquisizione degli stessi. In realtà, all’inizio Mosca guardò all’estero, acquisendo da Israele il Bird Eye-400, l’I-View Mk 150 e il Searcher Mk2, in conseguenza della loro efficacia dimostrata nell’impiego nel corso della guerra georgiana. Tuttavia, da allora, vi è stato un notevole progresso anche nell’ambito domestico. I droni Zala-421 e Gorizont-Air-S100 sono stati impiegati nei cieli di Sochi durante le olimpiadi invernali del 2014. In Ucraina, le forze russe hanno fatto un considerevole uso dell’Orlan-10, del Granat-1, dell’Eleron-3SV e del portatile Zala-421, specialmente per osservare il fuoco dell’artiglieria. Sebbene al momento la Russia non abbia in inventario un aeromobile a pilotaggio remoto armato, l’Altius-M, ritratto come l’equivalente dell’MQ-9 Reaper americano (che è armato di missili), è in fase di collaudo. E non tutti i futuri droni della Russia è detto che siano aerei: il robot ruotato da ricognizione e attacco Kompats RURS è stato progettato per pattugliare specifiche aree in maniera autonoma, ingaggiando in nemici che si trovano a portata utile. Le intense riforme subite dal sistema militare russo nel passato decennio lo hanno di fatto trasformato da un’organizzazione debole e obsoleta a una forza potente e rispettata’ (pag 445-446)”,”RUST-174″
“McNAIR John”,”James Maxton. The Beloved Rebel.”,”L’autore, John McNair, socialista, nel 1938 è diventato segretario generale dell’ Independent Labour Party, carica che recentemente lasciato per anzianità (1955). James Maxton (22 June 1885 – 23 July 1946) was a Scottish left-wing politician, and leader of the far-left faction of the Independent Labour Party.[1] He was a pacifist who opposed both world wars. A prominent proponent of Home Rule for Scotland,[2][3] he is remembered as one of the leading figures of the Red Clydeside era. He broke with Ramsay MacDonald and the second minority Labour government, and became one of its most bitter critics. As the leader of the Independent Labour Party (ILP), he disaffiliated the ILP from the mainstream party in 1932. After that he was a marginal independent figure on the far left-wing. (wikip)”,”MUKx-205″
“McNAMARA Robert S.”,”La strategia del Pentagono.”,”McNAMARA Robert S. ha tenuto per sette anni il ministero della Difesa (1961-1967)”,”USAQ-020″
“McNEAL Robert H.”,”Bride of the Revolution. Krupskaya and Lenin.”,”McNEAL Robert H. è Chairman del Dipartimento di Storia nell’Università del Massachusetts in Amherst. E’ autore di ‘The Bolshevik Tradition: Lenin, Stalin, Khrushchev’. Insegna a Princeton e nell’Università di Toronto.”,”RIRB-128″
“MCNEAL Robert H.”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Stalin Years: 1929-1953. Volume III.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-031-FL”
“McNEAL Robert H.”,”Bride of the Revolution. Krupskaya and Lenin.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. Acknowledgements, Concerning Sources, Notes, Index, foto,”,”LENS-048-FL”
“McNEAL Robert H.”,”Stalin. Man and Ruler.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. List of Plates, Preface, Acknowledgements, Note on Spelling and Dates, Map: Stalin’s travels, 1918-20, Chronology of Stalin’s Life, Sources and Abbreviations, Notes, Additional Reading, Index,”,”STAS-022-FL”
“McNEILL William H.”,”The Pursuit of Power. Technology, Armed Force, and Society since A.D. 1000.”,”McNEILL William H. è Robert A. Millikan Distinguished Service Professor Emeritus of History nella University of Chicago. Cause demografiche della guerra. “”The really difficult demographic problem of the late nineteenth and early twentieth centuries came in the regions of Europe between the French and British on the west and the Russian on the east. In Germany, for example, the average annual surplus of births over deaths in the decade 1900-1910 was 866.000, yet Germany’s remarkable industrial and commercial expansion provided so many jobs that Polish farm workers had to be imported to cultivate east German estate (9). Nonetheless, the strains rapid urbanization put upon older patterns of life were very great. Germany’s ruling elites were mostly drawn from rural and small-town backgrounds and often felt endangered by the new, thrusting urban elements. Marxist revolutionary rhetoric, popular among industrial workingmen, was particularly frightening. Simultaneously, many Germans felt endangered by impending Slavic inundation from the east. The result was a strong sense of beleaguerment and a more rigid, reckless support of Austria-Hungary in the summer of 1914 than would otherwise have seemed sensible (10)”” (pag 312) (9) Between 1880 and 1914 nearly half a million German farm workers left the east. According to William W. Hagen, ‘Germans, Poles, and Jews: The Nationality Conflict in the Prussian East, 1772-1914 (Chicago, 1980), the total was 482.062; (10) Analysis of how the “”archaic”” character of German political leadership on the eve of the war helped to precipitate the catastrophe has become standard among German historians since Fritz Fischer pioneered this approach with his famous books, ‘Griff nach der Weltmacht’ (Düsseldorf, 1961) and ‘Krieg der Illusionen’ (Düsseldorf, 1969) translated (London 1967 and London 1975)]”,”QMIx-248″
“McNEILL William H.”,”La peste nella storia. L’impatto delle pestilenze e delle epidemie nella storia dell’umanità.”,”William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell’Università di Chicago. Questo libro venne composto nella primavera estate del 1974 e gli fu data stesura definitiva nella primavera del 1975. Molti esperti in materia diedero il loro giudizio sull’abbozzo. ‘La prima e sotto molti aspetti la più rilevante manifestazione dei diversi rapporti di malattia creati dall’industrializzazione, fu la diffusione mondiale del colera. Questa malattia era stata a lungo endemica nel Bengala; di là si era diffusa in forma epidemica in altre parti dell’India e, di volta in volta, nelle regioni circostanti. Era causato da un bacillo in grado di vivere come organismo indipendente nell’acqua per lunghi periodi di tempo. Quando sia stato ingerito, se il bacillo del colera riesce a sopravvivere ai succhi gastrici, è in grado di moltiplicarsi rapidamente entro l’apparato digerente umano, dando luogo a sintomi violenti e vistosi -diarrea, vomito, febbre – cui segue la morte, spesso dopo poche ore dai primi segni della malattia. La velocità con cui il colera uccideva era fortemente preoccupante giacché, quando l’infezione era nei paraggi, nemmeno le persone in ottima salute potevano sentirsi al sicuro. I sintomi, inoltre, erano particolarmente orripilanti: in seguito alla totale disidratazione la vittima, nel volgere di poche ore, si raggrinziva fino a diventare la caricatura di se stessa, mentre la rottura dei capillari toglieva alla pelle la sua tinta naturale, colorandola di nero e di blu. Il risultato era quello di rendere la morte per colera particolarmente impressionante: il decadimento fisico era aggravato e affrettato come in un film proiettato in accelerazione, per ricordare l’orrore e l’assoluta ineluttabilità della morte a coloro che vi assistevano. La rilevanza statistica del colera fu talvolta notevole: al Cairo, nel 1831, quando la malattia colpì per la prima volta la città, morì il 13 per cento della popolazione totale (41). Ciò tuttavia era inconsueto, e nelle città europee la mortalità non fu mai così alta. Ciononostante, l’effetto psicologico pressoché unico prodotto dall’approccio con questa malattia letale non diminuì. Il colera sembrava capace di superare qualsiasi quarantena o di aggirare qualunque ostacolo posto dall’uomo: esso sceglieva le proprie vittime qua e là, prevalentemente ma non esclusivamente fra i ceti bassi delle città europee. In breve, esso era in sé del tutto temibile, e inoltre era unico nel panorama delle recenti esperienze europee. La reazione, parallelamente, fu frenetica e di grande portata. Il colera si impose bruscamente all’attenzione degli Europei nel 1817, quando scoppiò in forma insolitamente grave nel retroterra di Calcutta. Di là si diffuse in altre zone dell’India, e presto superò i confini che fino ad allora l’avevano limitato al subcontinente e alle zone immediatamente adiacenti. Ciò che sembra essere accaduto, quindi, è che un’antica e radicata modalità di diffusione del colera nell’ambiente indiano si sia intersecata coi nuovi modelli di traffico commerciale e militare imposti dalla Gran Bretagna’ (pag 240-241)] [(41) Laverne Kuhnke, ‘Resistance and Response to Modernization: Preventive Medicine and Social Control in Egypt, 1825-1850’ (Tesi di laurea in filosofia, inedita, Chicago, 1971, p. 51] [ISC Newsletter N° 92] Industrializzazione, nuovi modelli di traffico commerciale e militare e diffusione malattie infettive in Europa”,”STOS-212″
“McNEILL William H.”,”La peste nella storia. Epidemie, morbi e contagio dall’antichità all’età contemporanea.”,”William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell’Università di Chicago. ‘Ippocrate, il padre della medicina greca riportò alcuni casi clinici con precisione e dettagli sufficienti a dimostrare l’esistenza di diversi tipi di infezione nella Grecia antica, sebbene nella maggior parte dei casi le sue parole non permettono di stabilire con esattezza quale malattia, secondo la definizione moderna, fosse in atto’ (pag 91)”,”STOS-013-FSD”
“McNEILL John Robert”,”Atlantic Empires of France and Spain. Louisbourg and Havana, 1700-1763.”,”Libro dedicato alla memoria di John Elliott Hawthorne L’esercito francese fondò la fortezza di Louisbourg e il suo porto marino fortificato sul lato sudovest nel 1713, dandogli il nome in onore di Luigi XIV. Il porto era stato usato dai marinai europei almeno fin dagli anni 1590, quando era noto come English Port e Havre à l’Anglois. L’insediamento francese, che datava dal 1713, fu molto modificato fino alla sua occupazione da parte degli Inglesi nel 1758. Le sue fortificazioni furono demolite nel 1760 e la parte abitativa abbandonata dagli inglesi nel 1768. Una piccola parte della popolazione civile continuò ad abitarvi anche dopo che i militari avevano abbandonato la località. (wikip)”,”QMIN-024-FSL”
“McPHERSON James M.”,”La guerre de secession 1861 – 1865.”,”McPHERSON è prefessore di storia all’ Univ di Princeton. Philippe RAYNAUD è professore di scienze politiche all’Univ di Lille II. MARX considerava la guerra dell’ Unione contro l’ “”oligarchia schiavista”” come un “”movimento rivoluzionario (…) che (dovrebbe) trasformare il mondo””. “”I lavoratori d’Europa””, prosegue MARX, sentiranno dei legami di parentela con LINCOLN, “”questo figlio leale della classe operaia (…)””. “”Come la guerra di indipendenza americana ha inaugurato un’era nuova di supremazia della borghesia, così farà la guerra anti-schiavista americana anche per la classe operaia’ (cit dall’A dal libro di Saul K. PADOVER (curatore e traduttore), ‘Karl Marx on America and the Civil War’ (NEW YORK, 1972) pag 237, 263, 264.”,”USAQ-015″
“McPHERSON James M.”,”Battle Cry of Freedom. The Civil War Era.”,”James M. McPherson is Edwards Professor of American History at Princeton University.”,”USAQ-028-FL”
“McRAE Hamish CAIRNCROSS Frances”,”Capital City. London as a Financial Centre.”,”McRAE Hamish”,”UKIE-047″
“MEACCI Ferdinando; collaborazione di Riccardo BELLOFIORE Gilbert FACCARELLO CHAI-ON LEE Florent GABRIEL Fred MOSELEY W. Paul COCKSHOTT e Allin F. COTTRELL Antonio G. CALLARI Bruce ROBERTS e Richard D. WOLFF Geert REUTEN S. DE BRUNHOFF Andrew J. KLIMAN Ernesto SCREPANTI Alan FREEMAN Heiner GANSSMANN Stephen CULLENBERG Christian GEHRKE e Heinz D. KURZ Augusto GRAZIANI Roberto FINELLI Claudio SARDONI David P. LEVINE Simon MOHUN Gerard DUMENIL e Dominique LEVY Christopher J. ARTHUR Nelson PRADO ALVES PINTO Bertram SCHEFOLD Joseph HALEVI e Peter KRIESLER G. CARCHEDI Massimo DE ANGELIS Meghnad DESAI Carlo BENETTI e Jean CARTELIER Jack AMARIGLIO e David F. RUCCIO A. SHAIKH Duncan K. FOLEY Randall WRAY Jerome LEVY”,”Marxian Economics. A Centennary Appraisal. International Conference on Karl Marx’s Third Volume of Capital: 1894-1994.”,”Oltre a MEACCI, i collaboratori del volume fotocopiato sono: Riccardo BELLOFIORE (Dip Scienze econ Univ Bergamo), Gilbert FACCARELLO (Ecole Normale Sup de Fontenay), CHAI-ON LEE (Chon-nam National Univ, S. Korea), Florent GABRIEL (insegna storia del pensiero econ Univ Paris VIII), Fred MOSELEY (Dept of Economics Mount Holyoke College, MA), W. Paul COCKSHOTT e Allin F. COTTRELL (Dept of Computer Science, Univ Strathclyde e Dept of Economics Wake Forest Univ), Antonio G. CALLARI Bruce ROBERTS e Richard D. WOLFF (Prof di economia rispettivamente Franklin and Marshall College, The College of William and Mary, and The Univ of Massachusetts a Amherst), Geert REUTEN (Univ Amsterdam), S. DE BRUNHOFF (CNRS, Paris), Andrew J. KLIMAN (School of Management New York Inst of Technology), Ernesto SCREPANTI, Alan FREEMAN (Univ Greenwich), Heiner GANSSMANN, Stephen CULLENBERG (Dept of Econ Univ California), Christian GEHRKE e Heinz D. KURZ, Augusto GRAZIANI, BELLOFIORE e Roberto FINELLI (Dip Scienze Econ Univ Bari), Claudio SARDONI (Univ Roma, Sapienza), David P. LEVINE, Simon MOHUN (Dep Economics Queen Mary and Westfield College, Univ London), Gerard DUMENIL e Dominique LEVY (CNRS), Christopher J. ARTHUR, Nelson PRADO ALVES PINTO (Instituto de Econ, UNICAMP), Bertram SCHEFOLD (J. W. Goethe Univ), Joseph HALEVI (Univ Grenoble 2 e Univ Sydney) e Peter KRIESLER (Univ NSW). G. CARCHEDI (Univ Amsterdam), Massimo DE ANGELIS (East London Univ), Meghnad DESAI (LSE), Carlo BENETTI e Jean CARTELIER (tutti e due Univ Paris X), Jack AMARIGLIO (Dept Econ Merrimack College, MA) e David F. RUCCIO (Dept Econ Univ Notre Dame), A. SHAIKH, Duncan K. FOLEY (Dept Econ Barnard College Columbia Univ), Randall WRAY (Univ of Denver) e Jerome LEVY (Economics Institute).”,”MADS-192″
“MEACCI Ferdinando a cura; saggi di Alan KIRMAN Peter D. GROENEWEGEN Peter C. DOOLEY Orhan KAYAALP Richard ARENA Heinz D. KURZ Ferdinando MEACCI Bertram SCHEFOLD Cécile DANGEL Joseph HALEVI Gary MONGIOVI Joanílio R. TEIXEIRA”,”Italian Economists of the 20th Century.”,”MEACCI Ferdinando è Professore associato di teoria dello sviluppo economico nell’Università di Padova.”,”ECOT-219″
“MEAD Margaret”,”Carattere degli americani. (The American Character)”,”””Può sembrare che questo libro abbia toccato un solo tasto, ciò che noi siamo come Americani e ciò che dobbiamo fare se vogliamo combattere con tutta l’anima e con tutte le forze, e quello che l’antropologia come scienza può offrire per aiutare questa guerra, per dire a ogni Americano: “”Ecco uno strumento che potete usare, per sentirvi forti, non deboli, per sentirvi sicuri o orgogliosi del futuro””. Poiché sono un’Americana, poiché sono un’antropologa, ho sottolineato queste cose che consosco. Ho messo in evidenza il carattere americano come appare sullo sfondo di altre sette civiltà che ho studiato con un’attenzione tanto microscopica quanto la mia tela qui è stata vasta e difficile.”” (pag 255-256) “”Ho accentuato che noi siamo un popolo morale, un popolo che crede che ci sia un nesso diretto fra lo sforzo e la capacità e le ricompense su questa terra; (…)””. (pag 256)”,”USAS-158″
“MEAD Margaret”,”Popoli e paesi. La scienza che insegna a comprendere l’uomo.”,”Margaret Mead, famosa antropologa americana recentemente scomparsa, è autrice di numerosi studi antropologici sui popoli primitivi del Pacifico tra cui ‘Crescita di una comunità primitiva’ (1962), ‘Sesso e temperamento’ (1977), ‘Maschio e femmina’ (1979).”,”SCIx-001-FFS”
“MEADE James E.”,”Regno Unito, Commonwealth e mercato comune.”,”””Sarebbe un cattivo inizio per il Regno Unito se esso rinunziasse al principio del libero accesso a prodotti del genere provenienti dalle varie parti del Commonwealth in corso di industrializzazione allo scopo di proteggere la fabbricazione di tali prodotti in Germania, Italia, Francia e nello stesso Regno Unito”” (pag 34)”,”UKIE-032″
“MEAGLIA Piero”,”Bobbio e la democrazia. Le regole del gioco.”,”‘Il primo libro che ricostruisce per intero con ricchezza di particolari la teoria della democrazia in Bobbio’ Piero Meaglia è nato a Torino nel 1950. Dottore di ricerca in ‘Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche, membro del comitato di redazione della rivista ‘Teoria e PolitiCa’. E’ autore di saggi sul tema dei sistemi elettorali.”,”TEOP-043-FMB”
“MEAKER Gerald H.”,”The Revolutionary Left in Spain, 1914-1923.”,”MEAKER Gerald H. “”The tranquil pace and sectarian isolation of the Socialist Party were finally disturbed by the Tragic Week. In the aftermath of the shooting of Francisco Ferrer the Party issued (September 1909) a manifesto condemning the arbitrary actions of the Maura government and announcing the Socialists’ determination to defend constitutional liberties at the side of whatever “”democratic force”” proposed to work for the reestablishment of constitutional guarantees and for the resignation of the government. The PSOE, says Diaz del Moral, was “”galvanized”” by the events of the Tragic Week and “”descended from its ivory tower full of passion and vigor””””. (pag 13-14)”,”MSPx-104″
“MEARSHEIMER John”,”L’ America, le guerre il controllo del mondo.”,”MEARSHEIMER John è Distinguished Service Professor of Political Science alla University of Chicago, dove è co-direttore delProgram on International Security Policy. E’ uno dei più influenti studiosi americani di politica internazionale. Scrive sul New York Times, The New Republic e The Atlantic Monthly. Politica di bilancia. “”In sintesi, geografia e distribuzione del potere svolgono entrambe un ruolo chiave nel determinare se grandi potenze minacciate formeranno coalizioni di bilanciamento contro un aggressore pericoloso oppure se decideranno di ricorrere allo scaricabarile””. (pag 301) “”Le principali cause di guerra sono da ritrovarsi nell’ architettura del sistema internazionale””. (pag 305) Asimmetria. “”I potenziali egemoni invitano alla guerra anche innalzando il livello di paura tra le grandi potenze. La paura è endemica tra gli stati nel sistema internazionale, e li spinge a competere per la potenza allo scopo di aumentare le proprie prospettive di sovravvivenza in un mondo pericoloso. L’ emergere di un potenziale egemone, però, rende particolarmente allarmate le altre grandi potenze, che cercheranno ogni modo per correggre l’ asimmetria di potere e saranno inclini ad adottare a questo fine le politiche più rischiose””. (pag 313) “”La multipolarità bilanciata rende più probabile la guerra che non la bipolarità (…)””. (pag 314) “”La multipolarità sbilanciata è la distribuzione di potere più pericolosa””. (pag 314)”,”USAP-063″
“MEARSHEIMER John”,”La logica di potenza. L’America, le guerre, il controllo del mondo.”,”John J. Mearsheimer è Distinguished Service Professor of Political Science alla University of Chicago, dove è co-direttore del Program on International Security Policy. Uno dei più influenti studiosi americani di politica internazionale, scrive regolarmente sulle principali testate statunitensi d’opinione: New York Times, The New Republic e The Atlantic Monthly.”,”RAIx-035-FL”
“MECKLENBURG Frank STASSEN Manfred a cura; scritti di K. MARX e F. ENGELS, A. BEBEL W. LIEBKNECHT F. LASSALLE E. LEDERER F. MEHRING E. BERNSTEIN R. LUXEMBURG K. KAUTSKY C. ZETKIN J. DIETZGEN”,”German Essays on Socialism in the Nineteenth Century. Theory, History, and Political Organization, 1844-1914.”,”Contiene la traduzione del testo di legge contro i socialisti (pag 297-)”,”MGEx-253″
“MECKLENBURG Frank STASSEN Manfred a cura; scritti di K. MARX e F. ENGELS, A. BEBEL W. LIEBKNECHT F. LASSALLE E. LEDERER F. MEHRING E. BERNSTEIN R. LUXEMBURG K. KAUTSKY C. ZETKIN J. DIETZGEN”,”German Essays on Socialism in the Nineteenth Century. Theory, History, and Political Organization, 1844-1914.”,”Contiene la traduzione del testo di legge contro i socialisti (pag 297-)”,”MGEx-254″
“MEDA Filippo”,”La questione belga.”,”””Uno storico tedesco, Carlo HILLEBRAND (‘Das belgische Experiment’ in 6° volume raccolta postuma ‘Zeiten, Voelker und Menschen’) occupandosi nel 1880 della neutralità belga nell’occasione che il piccolo ma fiorente Stato di Re Leopoldo celebrava il cinquantenario della propria costituzione in regno indipendente, dichiarava che l’ esperimento doveva riconoscersi riuscito a pieno. Quando nel 1831, per evitare il riaccendersi della guerra europea che era stata chiusa col trattato del 1814, le potenze consentirono che il Belgio- da Napoleone I definito il campo di battaglia dell’ Europa- si staccasse dall’ Olanda alla quale il Congresso di Vienna l’aveva riunito, costituendo il regno dei Paesi Bassi, (…) furono molti a dubitare che un tale assetto fosse destinato a durare.”””,”QMIP-021″
“MEDA Filippo”,”I cattolici italiani nella prima guerra mondiale.”,”La prima edizione di quest’opera risale al 1928. Fu pubblicata con il titolo ‘I cattolici italiani nella guerra’ nella collezione ‘Diari, Memorie, Studi e Documenti’ sulla 1° GM diretta da Angelo GATTI. Filippo MEDA fu deputato cattolico al Parlamento italiano dal 1907 al 1924. Fu ministro delle finanze dal 1916 al 1919 con P. BOSELLI e V.E. ORLANDO e ministro del Tesoro dal 1919 al 1921 con GIOLITTI: la sua testimonianza ricava, da questo, rilievo storico sufficiente a giustificare la ristampa nel cinquantennio della Grande Guerra.”,”ITQM-034″
“MEDA Filippo”,”Il partito socialista italiano. Dalla prima alla terza internazionale.”,”ANTE1-38 pag 95 bulgaro Cabaceff (Kabaciev) emissario Comitato esecutivo della Terza Internazionale”,”MITS-332″
“MEDA Ambra”,”Al di là del mito. Scrittori italiani in viaggio negli Stati Uniti.”,”MEDA Ambra insegna letteratura italiana contemporanea e sistema editoriale nell’Università di Parma. Ha scirtto una monografia: ‘G. Borgese “”pellegrino appassionato””. Cronache e racconti di viaggio’ (2007) Gramsci e il fordismo “”Gramsci, che dal carcere ha modo di leggere e apprezzare le corrispondenze americane di Borgese (1), loda il modello industriale degli ‘States’ e contesta la credenza che il fordismo “”ammazzi spirtualmente l’uomo””, sostenendo, al contrario, che “”il cervello dell’operaio”” impiegato nella catena di montaggio, “”invece di mummificarsi””, possa raggiungere “”uno stato di completa libertà””. A suo avviso, infatti, nelle fabbriche americane si è “”meccanizzato solo il gesto fisico””, mentre la mente rimane “”libera e sgombra per altre occupazioni””. Il senso di ammirazione nei confronti del sistema produttivo Usa rimano tutt’altro che isolato. All’atteggiamento contestatario di movimenti come Strapaese si affianca la volontà fascista di emulare la modernità americana; basti pensare che, nel 1926, la Confindustria istituisce l’Enios (Ente nazionale italiano per l’organizzazione scientifica del lavoro) (5) per rinnovare l’industria nostrana sull’esempio dei metodi taylorista e fordista. Per l’industriale Delfino Cinelli, “”l’operaio che guida intelligentemente la macchina ha oltrepassato il gran confine che separa coloro che lavorano con la mente da coloro che hanno solamente le braccia””; e anche Alberto Pirelli, reduce da un viaggio negli ‘States’, loda il progresso tecnologico, che ha “”ridotto il prezzo delle merci””, ne ha “”migliorato la qualità e la precisione”” e ha sgominato la piaga “”della povertà perpetua””. Lo stesso Henry Ford, il quale dedica parole di profonda ammirazione all’Italia fascista, viene presentato come un personaggio positivo. Gian Gaspare Napolitano, uno dei pochi giornalisti che riesce a intervistarlo, lo descrive come un uomo “”semplice””, mosso dalla “”fondamentale ispirazione umana”” di “”rialzare il tenore di vita”” con le sue norme sugli alti salari e il riposo settimanale prolungato, e di “”diminuire la povertà”””” (pag 205-206) [(1) Giuseppe Antonio Borgese, Atlante americano, cit., p. 191]”,”USAS-197″
“MÉDA Dominique”,”Società senza lavoro. Per una nuova filosofia dell’occupazione.”,”MÉDA Dominique Méda ha studiato all’Ecole Normale Supérieure e all’Ecole Nationale d’Administration. E’ professore di filosofia e attualmente (1997) insegna all’Institut d’Etudes Politiques. Marx. “”Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano”” “”Ricordiamo rapidamente che Marx conosce perfettamente Hegel e ne recupera l’eredità teorica. Certo Marx dice di voler rovesciare la dialettica di Hegel facendola poggiare non sulla testa ma sui piedi: non sono né lo Spirito né le Idee che dirigono il corso del mondo. Sono gli uomini che fanno la loro stessa storia. Marx riprende quindi e fa propria l’idea del grandi sviluppo storico presentata da Hegel, ma il soggetto di tale sviluppo diviene non più lo Spirito bensì l’umanità stessa. Il lavoro non è quello dello Spirito ma il lavoro quotidiano degli uomini, il lavoro reale, realizzato attraverso utensili, con sudore, dolore e invenzione. Su queste basi, Marx costruisce una vasta opposizione tra il vero lavoro, che è l’essenza dell’uomo, e la realtà del lavoro, quella che osserva giorno per giorno a Manchester, e che ne rappresenta solo la forma alienata. Il lavoro è l’essenza dell’uomo, perché la storia ci mostra che l’uomo è divenuto ciò che è attraverso il lavoro: “”Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo”” (5). Ma non basta. Occorre intendere l’affermazione di Marx come l’equivalente di una vera e propria identità: l’essenza dell’uomo ‘è’ il lavoro. L’uomo non può esistere se non lavorando, in altre parole – e qui Marx riprende lo schema hegeliano – creando artificio, mettendo le proprie opere al posto del dato naturale. E occorre spingersi ancora più lontano: l’uomo diviene pienamente uomo, secondo Marx, solo se imprime su ogni cosa il marchio della sua umanità. L’atto che sembra più naturale, la procreazione, è già, in Marx, umano, quindi lavoro. La fine della storia non è più, dunque, uno Spirito che si conosce ma un uomo che ha umanizzato tutta la sfera naturale; Marx parla a questo proposito di umanizzazione della natura o di naturalizzazione dell’uomo. Marx porta così a una sorta di acme l’umanesimo tecnologico che abbiamo visto nascere con Bacone. L’uomo non deve smettere (o piuttosto non smette, perché non si dà imperativo morale in Marx, come peraltro in Hegel) di umanizzare il mondo, di modellarlo a sua immagine, di ridurre la portata della natura, anche in se stesso”” (pag 77-78) [(5) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 235]”,”TEOS-139″
“MEDA Juri”,”La stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia tra età giolittiana e fascismo (1902-1930).”,”Capilolo III. La stampa periodica comunista per l’infanzia prima e durante il fascismo (1922-1930) [Il Fanciullo Proletario, quindicinale per bambini (1922); Il Fanciullo proletario: giornale per i fanciulli degli operai e dei contadini (1927-1930) (pag 115-148) Juri Meda è ricercatore presso il Diparimento di scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università degli Studi di Macerata, dove insegna Storia della scuola e delle istituzioni educative. Dal gennaio 2009 dirige la collana ‘Nerbiniana. Storia della stampa periodica per l’infanzia e la gioventù per la casa Nerbini di Firenze Il clandestino ‘Il Fanciullo Proletario’. Ragazzini distribuiscono volantini inneggianti a Lenin. “”Di questo periodico clandestino per l’infanzia sono conservate solo poche copie. È tuttavia possibile ricavare informazioni a esso relative anche da altre fonti. Dal talloncino pubblicato su un numero dell’organo clandestino della gioventù comunista milanese, ad esempio, si evince il sommario del primo fascismo de ‘Il Fanciullo Proletario’, uscito nel gennaio 1927: «Le avventure di Spartachino – Ai fanciulli proletari – Piccoli eroi proletari – Vladimir Ilic Ulinanoff Lenin – I giovani pionieri in Russia» (43). Sempre indirettamente, siamo in grando di ricavare il contenuto del secondo fascicolo, redatto da Enrico Minio poco prima di essere arrestato a Salerno e uscito nell’aprile 1927, interamente riprodotto in calce all’opuscolo scritto da Alfonso Leonetti in memoria del compagno Sozzi e pubblicato con ogni probabilità a Parigi nel 1928 (44). In prima pagina era pubblicata la «fiaba a quadretti» ‘Viva la Scuola! Abbasso l’insegnamento fascista!’, nella quale si narrava di Comunello (…). Nella seconda pagina – all’interno della rubrica ‘Piccoli eroi proletari’ (18) – veniva additato ai lettori come esemplare un fatto di cronaca avvenuto a Novate, dove durante la visita del segretario del Fascio milanese di combattimento Mario Giampaoli alcuni fanciulli avevano distribuito volantini inneggianti a Lenin e alla Russia e si erano messi a cantare lo stornello «Camicia nera non la vogliam più / ch’è la rovina della gioventù!» (49)”” (pag 134-136)”,”MITC-154″
“MEDAS Giulia”,”Giorgio V.”,”Giulia Medas è borsista R.A.S. con dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea e una tesi sulla Guerra civile spagnola (Univ. Cagliari)”,”QMIP-176″
“MEDAWAR Peter”,”Memoir of a Thinking Radish. An Autobiography.”,”MEDAWAR Peter è stato uno dei più grandi scienziati del suo tempo (premio Nobel 1960). E’ stato anche un brillante divulgatore scientifico. Bacone e la volontà dello scienziato di penetrare nei segreti della natura con un atteggiamento ottimistico “”People who adopt a nihilistic attitude towards such attempted remedies – ‘It’s sure not to work’ – illustrate just that kind of despondency that Francis Bacon once eloquently denounced as one of the principal impediments to the advancement of learning in his day. In the Preface to his ‘Great Instauration’ Bacon described them as ‘men not excited either out of desire or hope to penetrate further’. A despondent spirit is certainly a brake upon the advancement of learning whether by one’s self or one’s colleagues – for despondency in a laboratory is infectious, while a sanguine temper and a habit of hopeful expectation are among the marks of a successful scientist”” (pag 169-170)”,”SCIx-392″
“MEDAWAR Peter”,”The Limits of Science.”,”Francesco Bacone: “”Potere e Conoscenza umana riuniti insieme”” “”There is a famous passage in his ‘New Atlantis’ in which Bacon describes the program of the new science as the ‘effecting all things possible’, a formula which same people regard as invigorating and inspiring and others as depressing and frightening, according to their temperaments; and later, in the fragmentary and little-known ‘Valerius terminus’ (first published in 1734), he asks himself the true and of knowledge and says: “”To speak plainly and clearly [Bacon seldom did otherwise], it is a discovery of all operations and possibilities of operations from immortality (if it were possible) to the meanest mechanical practice”” – in science we are in facto to acquaint ourselves with the whole extent of our present and possible future estate. As to the purpose of science, Bacon’s name is so closely associated with the notion that its purpose is to secure power over nature (“”human knowledge and power meet in one””) that we forget that there are many more typical passages in Bacon in which he advocated a much more humbly meliorist position”” (pag 39)”,”SCIx-393″
“MEDEM Vladimir”,”Ma vie.”,”””Lenin si fa carico del compito arduo di trasformare questo incidente minore in una importante questione di principio. Pretende che la riunione sia stata assolutamente mal organizzata, il lavoro mal fatto. La prova, quest’ affare con i Lettoni, l’ invito ad una organizzazione fantasma. Inoltre, dove sono i socialdemocratici finlandesi? Perché non sono stati invitati? Gli si risponde che lo sono stati, l’ invito trasmesso attraverso i liberali finlandesi. Sembra che non sia pervenuto. “”Dunque – disse Lenin – perché inviate un’ invito a un partito operaio per l’ intermediario di liberali borghesi? Perché non farlo attraverso i socialisti svedesi? E’ un lavoro abboracciato! Una riunione con dei partiti fantasma, una conferenza in cui mancano i partiti veri! Non possiamo lavorare con voi!””. (pag 241)”,”RIRB-069″
“MEDICI Mario”,”La parola pubblicitaria. Due secoli di storia fra slogan, ritmi e wellerismi.”,”Mario Medici, nato a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1924, è professore associato di sintassi e stilistica della lingua italiana presso l’università di Roma La Sapienza. Ha studiato aspetti della sintessi di Dante, Boiardo, Ariosto, Spallanzani, Manzoni.”,”EDIx-208″
“MEDULLA Maurizio”,”Sampierdarena. Vita e immagini di una città.”,”MEDULLA Maurizio (1957-) è un appassionato di calcio (Sampdoria) e della storia di Genova.”,”LIGU-024″
“MEDVEDEV Roy”,”Stalin sconosciuto.”,”L’A figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni staliniane e riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laurato a Mosca dove ha lavorato per l’Accademia delle scienze pedagogiche. Nel retrocopertina vengono riportate le sue opere tradotte in italiano.”,”STAS-005″
“MEDVEDEV Roy”,”La rivoluzione d’ Ottobre era ineluttabile?”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi, in Georgia nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni dello stalinismo e riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca, dove ha lavorato per l’Accademia delle scienze pedagogiche. E’ autore del volume ‘Lo stalinismo’ che costituisce una acuta analisi del periodo staliniano. MIRONOV è una figura leggendaria della guerra civile nel Sud della Russia negli anni tra il 1918 e il 1920. Nato da una famiglia di cosacchi poveri, dopo aver terminato gli studi superiori entrò in una scuola per ufficiali cosacchi. Grazie alle sue imprese durante la guerra russo-nipponica e la 1° GM, ottenne riconoscimenti e fu promosso tenente colonnello. Nel 1906-1907 prese parte al movimento rivoluzionario dei cosacchi”,”RIRO-126″
“MEDVEDEV Roy A. a cura David JORAVSKY Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Origini storia conseguenze.”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca. Militante del PCUS, attivo esponente dell’intelligentsia anticonformista, con l’accademico SACHAROV e col fisico TURCHIN ha firmato ‘Il manifesto dei tre scienziati’ ed è stato uno degli animatori del Comitato sovietico per i diritti dell’uomo. Con il fratello Zores è autore inoltre di ‘L’ascesa e caduta di T.D. Lysenko’ (1971) e ‘Dieci anni dopo Ivan Denisovic’ (1974).”,”RUSS-051 RUST-048″
“MEDVEDEV Zores A.”,”10 anni dopo Ivan Denisovic.”,”MEDVEDEV Zores A. biologo di fama internazionale (Tblisi 1925) è con altri esponenti della cultura e della scienza, uno dei più importanti esponenti del dissenso interno sovietico. Oltre a numerose opere scientifiche, ha scritto ‘L’ ascesa e la caduta di T.D. Lysenko’ (MONDADORI, 1971). Risiede in Inghilterra. Recatosi a Londra nel 1973 per ragioni di studio, l’ ambasciata sovietica gli ha ritirato il passaporto. MEDVEDEV è un amico personale di SOLZENICYN.”,”RUSS-122″
“MEDVEDEV Roy”,”Dopo la rivoluzione. Primavera 1918.”,”MEDVEDEV Roy è nato a Tbilisi in Georgia nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni staliniane e riabilitato dopo il XX congresso del PCUS. Ha studiato nell’Univ di Leningrado (filosofia) e si è laureato a Mosca. E’ autore de ‘Lo stalinismo’. Ultimo capitolo de ‘La donna e il socialismo’ di Bebel pubblicato anche come opuscolo con il titolo ‘La società futura’ (Mosca, 1959) (pag 24) “”Come tutti sanno, Marx ed Engels erano profondamente convinti che col socialismo sarebbero scomparsi non soltanto lo Stato, ma anche il sistema mercantile, finanziario e creditizio. Secondo Marx, la merce e il sistema mercantile erano categorie puramente capitalistiche. “”Con la presa di possesso dei mezzi di produzione da parte della società, – scriveva Engels, – viene eliminata la produzione di merci e con ciò il dominio del prodotto sui produttori”” (‘Antidühring’). In effetti, Marx ed Engels si rendevano conto che il capitalismo non poteva essere sostituito dal socialismo nel volgere di pochi giorni, ma che tra i due sistemi doveva intercorrere necessariamente un periodo di transizione durante il quale si sarebbero liquidati i rapporti, gli istituti, le usanze del capitalismo e creati nuovi rapporti e istituti socialisti. Da molte enunciazioni di Marx e di Engels si avverte chiaramente che, a loro avviso, anche se sostanzialmente limitati, la produzione di merci e i rapporti monetari e creditizi si sarebbero conservati nel periodo di transizione. Dello stesso avviso era anche Kautsky. Nel libro già menzionato, ‘La rivoluzione sociale’, egli scriveva infatti: “”La moneta è il mezzo più semplice sinora conosciuto per la circolazione dei prodotti, per la distribuzione (….). Questo permette a ciascuno di soddisfare le proprie esigenze a seconda delle proprie inclinazioni personali. La moneta sopravviverà come mezzo di circolazione sin quando non si sia trovato qualcosa di meglio””. Lo stesso Kautsky sosteneva tuttavia che la moneta avrebbe perso immediatamente la propria funzione di criterio del valore. Scriveva infatti: “”Non sarà più necessario che la moneta rimanga criterio di valore e oggetto di valore. Gli stessi prezzi dei prodotti potranno allora essere fissati indipendentemente dal valore””. (…) Nel 1908, ad esempio, Lenin scriveva che il socialismo “”consiste nella distruzione dell’economia di mercato”” e che “”se rimane in vigore lo scambio è persino ridicolo parlare di socialismo”” (V.I. Lenin, Opere complete, v.15, p.130)””. [Roy Medvedev, Dopo la rivoluzione. Primavera 1918, 1978] (pag 24-27)”,”RIRO-384″
“MEDVEDEV Roy A., a cura di Sergio RAPETTI”,”La democrazia socialista.”,”””Prima della Rivoluzione quasi tutti i socialisti e i comunisti cercavano una soluzione al problema di come stabilire un’equa retribuzione nella società futura. Risultava evidente l’impossibilità di sancire una paga uguale per tutti durante il periodo di transizione, e vi era un accordo generale sulla formula “”paga equivalente al lavoro svolto””. Tuttavia il principio fondamentale del socialismo, “”da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro””, sembrava implicare una sostanziale ineguaglianza sia nei salari sia nel tenore di vita. Nella ‘Critica del programma di Gotha’ Marx scrive che l’uguaglianza nel socialismo significa in primo luogo che nella distribuzione dei compensi “”questi verranno misurati con una misura uguale: il lavoro. Ma un uomo è mentalmente o fisicamente superiore a un altro e fornisce quindi nello stesso tempo più lavoro, oppure può lavorare per un tempo più lungo; e il lavoro, per servire come misura, dev’essere determinato secondo la durata o l’intensità, altrimenti cesserebbe di essere misura. Questo diritto ‘uguale’ è un diritto disuguale per lavoro disuguale. Esso non riconosce nessuna distinzione di classe, perché ognuno è soltanto operaio come tutti gli altri, ma riconosce tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi capacità di rendimento…Inoltre un operaio è sposato, un altro no; uno ha più figli dell’altro ecc. Supposti uguali il rendimento e quindi la partecipazione al fondo di consumo sociale, uno riceve dunque più dell’altro, uno è più ricco dell’altro…””. Il problema non riguardava solo la durata e l’intensità del lavoro (la sua quantità) ma anche la sua ‘qualità’, cioè la sua complessità e le capacità che richiede. Come si possono dare paghe uguali per dei lavori che hanno la stessa durata e intensità ma che richiedono un diverso livello di competenza professionale? Come retribuire le funzioni esecutive e quelle direttive o lavori di diverso livello? Qualcuno più coerentemente egalitario tentò di dimostrare che i compensi in un sistema socialista dovrebbero essere stabiliti solo in base a criteri quantitativi, a prescindere dal livello di qualificazione. La società, avendo fornito l’istruzione, dovrebbe raccoglierne i frutti. “”In una società organizzata sulla base di principi socialisti – scrive Engels – il costo [delle specializzazioni] è sostenuto dalla società, e perciò i frutti, cioè il maggior valore prodotto da un lavoro complicato, appartengono alla società. Il lavoratore non ha diritto a pretendere una paga più alta””. La Comune di Parigi stabilì, per gli impiegati e i funzionari civili, il principio della “”riduzione degli stipendi assegnati a ‘tutti’ i funzionari dello Stato al livello di “”‘salari’ da operai”” [V.I. Lenin, PSS, XXXIII, pp. 42-44, trad.it, Opere, XXV, Stato e rivoluzione, pp. 396-398, N.d.c]. Ciò fu fatto allo scopo di combattere il carrierismo e di evitare che si formassero dei burocrati socialisti isolati dalle masse. Questi, dunque, sono i principi fondamentali stabiliti da Marx, Engels e Lenin per quel che riguarda i salari in un sistema socialista. Tuttavia, quando la Rivoluzione dimostrò di essere qualcosa di meno effimero della Comune di Parigi, quasi tutti questi principi fondamentali dovettero necessariamente essere rivisti, prima di essere applicati. Certo sarebbe stato ingiusto e sbagliato, quando si stabilirono i livelli retributivi, prescindere dalla qualificazione professionale o dalla difficoltà del lavoro svolto. Anche in un regime socialista l’istruzione acquisita dal singolo e le sue capacità erano solo parzialmente attribuibili alla società e dipendevano ancora in larga misura dall’ambizione e dalla determinazione degli sforzi individuali ed era perciò giusto offrire paghe più alte a titolo d’incentivo. Il primo ventaglio retributivo fissato dal governo sovietico stabiliva fra la retribuzione più alta e la più bassa un rapporto corrispondente a un coefficiente di 2,1. All’inizio del 1919 il coefficiente di apertura venne ulteriormente ristretto a 1.75. Questo coefficiente fu mantenuto fino all’inizio della Nep (autunno 1921); con l’approvazione del Cik e del Comitato centrale del partito il ‘Sovnarkom’ approvò una risoluzione in cui si affermava: “”Quando si stabiliscono livelli retributivi di lavoratori dotati di diversa qualifica: funzionari, tecnici di medio livello, personale amministrativo dirigente, ogni criterio di uguaglianza deve essere abbandonato””. Il nuovo ventaglio retributivo comprendeva molte posizioni corrispondenti a diversi livelli di qualifica e divideva il personale in quattro gruppi: apprendisti, operai con diversi livelli di qualifica, contabili e impiegati, personale tecnico e amministrativo. Il rapporto fra il più basso e il più alto livello (la diciassettesima categoria) era di 1:8. La questione degli stipendi per i dipendenti statali venne affrontata in modo diverso. Nei primi mesi dopo l’Ottobre lo stipendio minimo, di pura sussistenza, calcolato sulla base del livello dei prezzi e dei cambi, venne fissato a otto rubli al giorno; questa somma venne confermata dal decreto del 16 gennaio 1918. Più o meno nello stesso periodo Lenin stese un progetto di decreto ‘Sugli stipendi degli impiegati e dei funzionari di alto grado’, che venne subito approvato dal Consiglio dei commissari del popolo con emendamenti di scarso rilievo. Il testo diceva: “”Ritenendo necessario prendere i provvedimenti più energici al fine di ridurre gli stipendi degli impiegati e dei funzionari di alto grado in tutte, senza eccezione, le istituzioni e le imprese statali, sociali e private, il Consiglio dei commissari del popolo decreta: 1. fissare lo stipendio massimo dei commissari del popolo a 500 rubli al mese per coloro che non hanno figli, con un supplemento di 100 rubli per ogni bambino; permettere appartamenti di non oltre una camera per ogni membro della famiglia; 2. chiedere a tutti i soviet locali dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini di preparare e attuare provvedimenti rivoluzionari per gravare di un’imposta particolare gli impiegati d’alto grado; 3. incaricare il ministero delle finanze di preparare un progetto di legge generale sulla riduzione degli stipendi; 4. incaricare il ministero delle finanze e tutti i commissari di studiare subito i preventivi dei ministeri e di ridurre tutti gli stipendi e le pensioni eccessivamente elevati””. Durante i primi mesi del potere sovietico lo stipendio di un commissario del Popolo (Lenin compreso) era solo il ‘doppio’ del salario minimo percepito da un cittadino comune.”” [Roy A. Medvedev, La democrazia socialista, 1977) (pag 269-270-271) La retribuzione degl ‘specy’ “”Negli anni successivi si verificarono di frequente improvvisi sbalzi dei prezzi e del valore del rublo e i salari vennero di conseguenza modificati. Tuttavia anche in queste condizioni Lenin impedì che il rapporto fra il salario più basso e il più alto negli organi statali superasse il limite fissato: finché egli fu in vita il coefficiente di apertura non fu mai superiore a 5. Eppure si dovettero fare molte eccezioni nell’interesse del socialismo. Non solo vi erano rimunerazioni speciali per certe categorie di operai e impiegati, ma si davano anche (e questa fu la più seria violazione dei principi della Comune di Parigi) lauti compensi agli “”specialisti borghesi”” (specy), dal momento che era necessario “”acquistare”” i loro servizi fino a quando la classe operaia non fosse in grado di creare i propri quadri. Parlando alla VII conferenza del partito del governatorato di Mosca, il 29 ottobre 1921, Lenin si richiamò ai primi mesi del potere sovietico: “”E già allora fummo costretti a retrocedere su numerosi punti. Per esempio, nel marzo e nell’aprile del 1918 sorse il problema della retribuzione degli specialisti, che era fissata in base a tariffe corrispodnenti a rapporti non socialisti ma borghesi, cioè a tariffe che non erano in rapporto con la difficoltà del lavoro o con condizioni di lavoro particolarmente gravose, ma corrispondevano ad abitudini borghesi e alle condizioni della società borghese. La retribuzione degli specialisti, eccezionalmente elevata, “”da borghesi””, non rientrava, inizialmente, nei piani del potere sovietico e non corrispondeva neppure a tutta una serie di decreti della fine del 1917. Ma all’inizio del 1918 vi furono precise direttive del nostro partito intese a farci fare, al riguardo, un passo indietro e a farci riconoscere il noto “”compromesso”” (uso la stessa parola he veniva usata allora”””” [Roy A. Medvedev, La democrazia socialista, 1977) (pag 271-272)”,”RUSU-002-FR”
“MEDVEDEV Roj A. MEDVEDEV Zores A.”,”Stalin sconosciuto. Alla luce degli archivi segreti sovietici.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato un noto rappresentante del dissenso in Urss. Ha pubblicato libri anche in Italia. Zores A. Medvedev, gemello di Roj, biochimico, già negli anni cinquanta si era opposto alle teorie di Lysenko. Esiliato a Londra lavora per il National Institute for Medical Research. Ha pubblicato due libri in Italia su Lysenko e Gorbaciov. Come si è svolto l’interrogatorio di Bucharin. L’ansia di Bucharin per la moglie Larina, il figlio piccolo e il padre. Le pressioni su di lui di Voroscilov (Vorosilov) che si recava più volte alla Lubjanca per “”negoziare”” con Bucharin. L’arresto di moglie e figlio dopo la firma di Bucharin sul testo dell’incriminazione documento redatto corretto da Stalin. (pag 328-329) “”Stalin possedeva tutte le edizioni di Marx, Engels e Lenin pubblicate dagli anni venti agli anni quaranta. Dalle assidue annotazioni è chiaro che leggeva Lenin con dedizione. Aveva una raccolta quasi completa delle opere di Karl Kautsky e Rosa Luxemburg, e di altri autori socialisti tedeschi. La sua biblioteca conteneva anche i libri dei suoi più importanti avversari politici: Trockij, Bucharin, Kamenev, eccetera. Stalin possedeva la rara dote della cosiddetta “”lettura veloce””, oltre a un’eccellente memoria. Durante gli anni venti si fece inviare circa cinquecento libri l’anno dal servizio bibliotecario del Cremlino, libri che leggeva o sfogliava; negli anni trenta il ritmo calò un poco, ma perfino durante la guerra continuò a leggere moltissimo, soprattutto libri di argomento militare. Ancora nel 1940 Stalin riuscì a leggere il primo volume dell’edizione russa delle opere complete di Bismarck, apportando numerose correzioni e annotazioni di commento ai margini dell’introduzione. La pubblicazione dovette essere rimandata in modo da poter riscrivere l’introduzione e le note, incorporando le revisioni di Stalin. Diversi suoi biografi, in particolare Dmitrij Volkogonov, Robert Tucker e Evgenij Gromov, hanno scritto della sua biblioteca e commentato la sua abitudine di prendere note mentre leggeva. Se potessimo effettuare una seria analisi della biblioteca di Stalin, esaminando il tipo di libri che raccoglieva, le note al margine e anche i brani che sottolineava, troveremmo indubbiamente un contributo alla conoscenza della sua personalità”” [Roj, Zores Medvedev, L’archivio privato di Stalin: nascosto o distrutto? Fatti e teorie] [(in) ‘Stalin sconosciuto’] (pag 106-107)”,”STAS-066″
“MEDVEDEV Roj A., a cura di David JORAVSKY e Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Volume I.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa). ‘Ciò di cui abbisogniamo, è un’informazione completa e veritiera. La verità non può dipendere da ciò a cui serve’, Lenin. ‘Tutti i partiti rivoluzionari che sono finora periti, sono periti perchè troppo soddisfatti di sé. Non riuscivano più a vedere la vera fonte della loro forza e avevano paura di parlare delle proprie debolezze. Ma noi non periremo, perchè non abbiamo paura di parlare delle nostre debolezze e abbiamo intenzione di imparare a superarle’, Lenin. ‘L’autocritica – dura, aspra autocritica, che giunga fino alla radice del pensiero – questa è la vera luce, e l’aria di cui si alimenta il movimento proletario’. Rosa Luxemburg. ‘Il presente si chiarisce alla luce di una grande conoscenza del passato. Scavando profondamente nel passato, si possono scoprire le vie che si aprono al futuro. Guardando al passato, noi muoviamo in avanti’. Herzen.”,”STAS-010-FL”
“MEDVEDEV Roj A., a cura di David JORAVSKY e Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Volume II.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”STAS-011-FL”
“MEDVEDEV Zores A., a cura di Michael I. LERNER”,”L’ascesa e la caduta di T.D. Lysenko.”,”Zores A. Medvedev è un biologo russo.”,”RUSU-259″
“MEDVEDEV Roj A.”,”Il socialismo in un solo paese.”,”Marx e Engels (pag 550-551) “”La questione della possibilità della vittoria del socialismo in un solo paese si pose già a Marx e a Engels quasi contemporaneamente al loro approdo al socialismo. Già nella prima bozza del programma dell’Unione dei comunisti, redatta in forma di catechismo sotto il titolo ‘Principi del comunismo’, Engels scriveva: «Potrà questa rivoluzione [comunista] avvenire soltanto in un singolo paese? No. La grande industria, creando il mercato mondiale, ha già collegato tutti i popoli della terra, e specialmente quelli civili, a tal punto che ogni popolo dipende da quello che accade presso un altro. Inoltre, essa ha livellato lo sviluppo sociale in tutti i paesi civili al punto che in tutti questi paesi borghesia e proletariato sono diventati le due classi decisive della società e la lotta fra queste due classi è diventata la lotta principale dei nostri giorni. La rivoluzione comunista non sarà quindi una rivoluzione soltanto nazionale, sarà una rivoluzione che avverrà ‘contemporaneamente in tutti i paesi civili, cioè per lo meno’ in Inghilterra, America, Francia e Germania» (1). Come si vede, la tesi della rivoluzione comunista contemporanea nei maggiori paesi capitalistici è fondata da Engels non tanto sul pericolo di intervento dei paesi vicini, quanto soprattutto sull’interdipendenza della loro vita economica e sul livellamento del loro sviluppo sociale. Engels ben sapeva che tutti i paesi da lui elencati avevano percorso un cammino differente di sviluppo industriale capitalistico. Ma questa circostanza sarebbe dovuta riflettersi, secondo lui, soltanto nella velocità delle trasformazioni socio-economiche conseguenti alla rivoluzione comunista, che sarebbe iniziata contemporaneamente in questi paesi. Le stesse affermazioni furono ripetute in forma più concisa da Marx e da Engels nel ‘Manifesto del Partito comunista’. L’esperienza di molti fenomeni rivoluzionari nell’Europa occidentale a metà dell’Ottocento, nonché l’ulteriore sviluppo da parte di Marx ed Engels delle loro concezioni economiche, politiche e filosofiche ebbero come conseguenza una serie di modifiche anche nella loro teoria della rivoluzione socialista. Non troveremo più nei loro scritti affermazioni così categoriche sulla «contemporaneità» della rivoluzione comunista europea. Anzi, sia Marx che Engels ora esprimono più volte l’idea che la rivoluzione proletaria può ‘cominciare’ anche entro la cornice nazionale di un singolo paese europeo; ma poi, simile a un incendio, dovrà estendersi agli altri paesi. Inoltre, Marx ed Engels, allargarono gradualmente la cerchia dei paesi che sarebbero potuti diventare, a loro parere, i detonatori della rivoluzione europea. A tale proposito essi menzionarono non solo l’Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti e la Germania, ma anche la Polonia, l’Italia, l’Ungheria e la Spagna. Alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli ’80, Marx ed Engels, che prima vedevano nella Russia la principale forza conservatrice d’Europa, ritenevano che la rivoluzione in Russia sarebbe pure potuta essere la scintilla capace di appiccare l’incendio della rivoluzione europea. Eppure, né Marx né Engels modificarono sostanzialmente il loro concetto basilare di una rivoluzione socialista europea quale azione praticamente contemporanea del proletariato nei principali paesi capitalistici. Poco prima della sua scomparsa, Engels scriveva a Paul Lafargue: «Lo sviluppo industriale della Francia è rimasto inferiore a quello dell’Inghilterra; è inferiore in questo momento a quello della Germania, che ha fatto dei passi da gigante dopo il 1860; al giorno d’oggi, il movimento operaio in Francia non è paragonabile a quello della Germania. Ma né i francesi, né i tedeschi, né gli inglesi avranno da soli la gloria di aver schiacciato il capitalismo; se la Francia – forse – darà il segnale, sarà la Germania, il paese che è stato più profondamente permeato dal socialismo e dove la teoria è più profondamente penetrata nelle masse, che la lotta sarà decisa e, tuttavia, né la Francia né la Germania avranno definitivamente assicurata la vittoria fin tanto che l’Inghilterra resterà nelle mani della borghesia. L’emancipazione proletaria non può essere che un fatto internazionale, se voi cercate di farne un fatto semplicemente francese, la rendete impossibile» (2)”” (pag 550-551) [(1) K. Marx e F. Engels, Opere, vol. 6, p. 372; (2) Ibid, vol. 50, p. 102] [Roj A. Medvedev, ‘Il socialismo in un solo paese’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’] Lenin: l’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo (pag 552-553) “”Già negli anni che precedettero la prima guerra mondiale venne discussa tra i socialisti e i pacifisti europei la parola d’ordine degli «Stati Uniti d’Europa». Negli anni della guerra, questa formula continuò a essere sostenuta da Kautsky, e anche Trotsky si disse favorevole a questa soluzione. Per un certo periodo gli stessi bolscevichi sostennero questa parola d’ordine, dichiarandosi favorevoli agli «Stati Uniti repubblicani d’Europa», cioè a favore del rovesciamento delle monarchie germanica, russa e austriaca. Dopo molte discussioni, alla Conferenza delle sezioni straniere del Posdr e nella redazione del giornale «Sozial-demokrat», i bolscevichi deliberarono, per iniziativa di Lenin, di rinunciare a questa parola d’ordine, poiché essa poteva dare origine – come scriveva Lenin – a «un’interpretazione erronea sull’impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e sui rapporti di questo paese con gli altri». Chiarendo il suo punto di vista, Lenin proseguiva: «L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo dapprima in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista, si porrebbe ‘contro’ il resto del mondo capitalistico, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, infiammandole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici e i loro Stati» (3). Già allora Trotsky pubblicò le sue obiezioni sul suo giornale parigino «Naše slovo» («La nostra parola»). Scriveva, in particolare: “”«L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo». Da qui, il “”Sozialdemokrat”” trae la deduzione che la vittoria del socialismo sia possibile in un solo paese, e che è perciò inutile condizionare la dittatura del proletariato in ogni singolo paese alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. Che lo sviluppo capitalistico dei diversi paesi sia ineguale è una considerazione assolutamente indiscutibile. Il livello capitalistico dell’Inghilterra, dell’Austria, della Germania e della Francia non è identico. Ma in confronto con l’Africa e l’Asia, tutti questi paesi rappresentano l’«Europa» capitalistica, matura per la rivoluzione sociale. Che nessun paese debba «stare ad aspettare» gli altri nella sua lotta è una considerazione elementare, che è indispensabile e utile ripetere affinché all’idea di un’azione internazionale parallela non si sostituisca quella di un’inattività internazionale volta all’attesa. Senza aspettare gli altri, noi cominciamo e continuiamo una lotta sul terreno nazionale con l’assoluta certezza che la nostra iniziativa darà la spinta alla lotta in altri paesi; e se questo non avvenisse, è inutile sperare – ne sono testimoni l’esperienza storica e considerazioni teoriche che, ad esempio, una Russia rivoluzionaria riesca a reggere di fronte a un’Europa conservatrice, o che una Germania socialista possa rimanere isolata in un mondo capitalistico”” (4). Lenin, che pur conosceva indubbiamente le obiezioni di Trotsky, anche nel successivo 1916, in un articolo sul programma militare della rivoluzione proletaria, ripeté in termini quasi identici il suo concetto della possibilità non solo della rivoluzione socialista, ma del trionfo del socialismo (5). In secondo luogo, Lenin non designava affatto, in quell’occasione, un qualche singolo paese capitalistico come particolarmente prossimo alla rivoluzione socialista. Anzi, estendeva le sue considerazioni perfino a paesi relativamente piccoli e neutrali come la Svizzera. Nelle ‘Posizioni di principio sul problema della guerra’, redatte nel dicembre 1916, a proposito della situazione sviluppatasi fra i socialisti svizzeri, Lenin scriveva: «Allora sarà assolutamente giusto dire che: o il popolo svizzero patirà la fame, una fame ogni settimana più terribile, o correrà quotidianamente il rischio di essere coinvolto nella guerra imperialistica, cioè di farsi massacrare per gli interessi capitalisti, oppure esso seguirà il consiglio della parte migliore del suo proletariato, radunerà tutte le sue energie e realizzerà la rivoluzione socialista… Tuttavia le grandi potenze non tollererebbero in nessun caso una Svizzera socialista, e i primi germi della rivoluzione socialista sarebbero soffocati dalla schiacciante preponderanza di forze di tali potenze! Le cose andrebbero innegabilmente così se, da un lato, una rivoluzione potesse avere inizio in Svizzera senza suscitare un movimento di solidarietà di classe nei paesi vicini, e – se, dall’altro lato, le grandi potenze non si trovassero nel vicolo cieco d’una «guerra di logoramento» che ha ormai esaurito quasi del tutto anche la pazienza dei popoli più pazienti» (6). Tuttavia Lenin non escludeva affatto da questa analisi la Russia autocratica”” (pag 552-553) [Roj A. Medvedev, ‘Il socialismo in un solo paese’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’] [(3) v. Lenin, Opere, vol. 21, p. 314; (4) L’articolo apparso su “”Naše slovo”” fu poi ristampato da Trotsky nella raccolta ‘Programma mira’ (Programma di pace), uscita nell’agosto 1917, e incluso in seguito nelle opere complete, la cui pubblicazione iniziò in Urss nella prima metà degli anni ’20 (L. Trotsky, ‘Socinenija, vol. 3, I, pp. 89-90); (5) Lenin, Opere, vol. 23, p. 77; (8) Ibid., pp. 154, 155-56]”,”RIRO-442″
“MEDVEDEV Roy A. a cura David JORAVSKY Georges HAUPT”,”Lo stalinismo.”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca. Militante del PCUS, attivo esponente dell’intelligentsia anticonformista, con l’accademico SACHAROV e col fisico TURCHIN ha firmato ‘Il manifesto dei tre scienziati’ ed è stato uno degli animatori del Comitato sovietico per i diritti dell’uomo. Con il fratello Zores è autore inoltre di ‘L’ascesa e caduta di T.D. Lysenko’ (1971) e ‘Dieci anni dopo Ivan Denisovic’ (1974).”,”RUSS-002-FV”
” MEDVEDEV Roj A”,”Dopo la rivoluzione. Primavera 1918.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RIRO-159-FL”
” MEDVEDEV Roj A”,”La Rivoluzione d’ottobre era ineluttabile?”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RIRO-163-FL”
” MEDVEDEV Roj A”,”La Russia post-sovietica. Un viaggio nell’èra Eltsin.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RUSx-185-FL”
“MEE Charles L. jr”,”The Ohio Gang. The World of Warren G. Harding. An Historical Entertainment.”,”MEE è autore di vari libri incluso ‘Meeting at Potsdam, Seizure’ e ‘The End of Order: Versailles, 1919’.”,”USAS-100″
“MEEK Ronald L.”,”Il cattivo selvaggio.”,”MEEK Ronald L. è stato professore di teoria economica all’Università di Leicester. Ha pubblicato: ‘Studi sulla teoria del valore lavoro’ (1973) e ‘Scienza, economia e ideologia’ (1969).”,”TEOS-165″
“MEEK Ronald L.”,”Scienza economica e ideologia.”,”Ronald L. Meek è attualmente professore di economia all’università di Leicester (1969). Tra le sue opere ricordiamo un volume di ‘Studies in the Labour Theory of Value’. Il metodo generale di analisi di Marx (pag 8-11) “”E’ importante sottolineare che tali fenomeni [i fatti economici così del presente come del passato … e altri fenomeni di rilievo o tendenze di carattere storico che lo studio dello sviluppo capitalistico nel passato rivelavano a Marx], nel complesso, venivano da Marx considerati né più né meno come i ‘dati’ del suo problema. Come risulta da un esame anche superficiale dei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ (2), Marx aveva già posto i fatti in questione al vertice della sua scala di rilevanza molto prima di elaborare gli strumenti atti ad analizzarli. Lo stadio successivo – da un punto di vista concettuale almeno, se non cronologico – fu lo sviluppo da parte di Marx del suo metodo ‘generale’ di analisi, che risultò intimamente legato alla sua visione del processo economico. Tre aspetti di tale metodo meritano di essere qui considerati. Primo. Marx aveva incominciato, come notò Lenin, «separando da tutti i rapporti sociali “”i rapporti di produzione””, come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri» (3). Nel ‘Capitale’, là dove Marx spiega di voler considerare «una delle formazioni economico-sociali, il sistema della produzione di merci», l’analisi è «ai soli rapporti di produzione tra i membri della società: Marx, senza mai ricorrere, per spiegare la cosa, a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione, dà la possibilità di vedere come si evolva l’organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione capitalistica, creando le classi antagonistiche… della borghesia e del proletariato, come essa accresca la produttività del lavoro sociale e, con ciò stesso, introduca un elemento che entra in contraddizione inconciliabile con le basi di questa stessa organizzazione capitalistica» (4). Nel contesto dato dalla particolare sfera di indagine in cui si iscrive il ‘Capitale’, è evidente che i «rapporti di produzione» debbano intendersi come comprensivi non solo dell’insieme specifico dei rapporti di subordinazione o di cooperazione entro i quali si realizza la produzione di merci in ciascuna particolare fase del suo sviluppo storico (ad esempio nella fase capitalistica), ma anche, in senso più largo, del fondamentale rapporto fra gli uomini come produttori di merci, rapporto presente nel corso dell’intero periodo della produzione di merci (5). Secondo. Muovendosi dentro le linee dell’impostazione metodologica ora descritta e in stretto legame con essa, Marx elaborò un metodo di indagine assolutamente personale – lo si potrebbe definire metodo «logico-storico» – che fu uno dei frutti più interessanti e significativi dei suoi primi studi hegeliani (6). La descrizione che ne ha dato Engels, in una recensione del 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’, resta tuttora insuperata, e il seguente passo può essere riportato senza bisogno di commento: «La critica dell’economia…poteva… essere intrapresa in due modi: storicamente o logicamente. Poiché nella storia, come nel suo riflesso letterario, l’evoluzione va pure, in sostanza, dai rapporti più semplici ai rapporti più complicati, lo sviluppo storico-letterario dell’economia politica offriva un filo conduttore naturale a cui la critica poteva aggrapparsi, e in sostanza le categorie economiche sarebbero apparse anche in questo caso nello stesso ordine che nello sviluppo logico. Questa forma offre il vantaggio evidente di una maggiore chiarezza, poiché viene seguita l’evoluzione ‘reale’, ma in verità essa si ridurrebbe tutt’al più a una esposizione più popolare. La storia procede spesso a salti e a zig-zag e si sarebbe dovuto tenerle dietro dappertutto, il che avrebbe obbligato non solo a inserire molto materiale di poca importanza, ma anche a interrompere spesso il corso delle idee. Inoltre non si può scrivere la storia dell’economia senza quella della società borghese, e il lavoro non sarebbe mai arrivato alla fine perché mancano tutti i lavori preparatori. Il modo logico di trattare la questione era dunque il solo adatto. Questo non è però altro che il modo storico, unicamente spogliato della forma storica e degli elementi occasionali perturbatori. Nel modo come incomincia la storia, così deve pur incominciare la concatenazione concettuale, e il suo corso ulteriore non sarà altro che il riflesso, in forma astratta e teoricamente conseguente, del corso della storia; un riflesso corretto, ma corretto secondo leggi che il corso stesso della storia fornisce, poiché ogni momento può essere considerato in quel punto del suo sviluppo in cui ha raggiunto la sua piena maturità, la sua classicità» (7). Questo fu dunque un altro importante aspetto del metodo generale di analisi adottato da Marx. Non v’è dubbio che tale procedimento «logico-storico» sia stato da Marx portato talvolta al limite (per ragioni che egli stesso in parte ha spiegato nel ‘Poscritto’ alla seconda edizione tedesca del ‘Capitale’) (8), ma nelle sue mani esso si è dimostrato nel complesso assai fruttuoso. Particolare importanza ha avuto, come vedremo, in rapporto alla teoria del valore così come è sviluppata nel ‘Capitale’. In terzo luogo, e in stretta connessione con gli altri due aspetti appena esaminati, è da considerare l’importante nozione secondo la quale, volendo analizzare il capitalismo in termini di rapporti di produzione, il modo migliore per farlo era di immaginare il capitalismo nel momento in cui fosse venuto improvvisamente e violentemente ad urtare contro una sorta di generalizzata società precapitalistica, nella quale non vi fossero ancora classi separate di capitalisti o di proprietari terrieri. Ciò che bisognava fare, in altre parole, era cominciare col postulare una società in cui, quantunque la produzione di merci e la libera concorrenza per ipotesi data regnassero più o meno incontrastate, i lavoratori fossero tuttavia padroni dell’intero prodotto del loro lavoro. Una volta investigate le leggi semplici che regolerebbero produzione, scambio e distribuzione in una società di questo tipo, bisognava a questo punto immaginare l’urto improvviso del capitalismo contro tale società. In che modo questo urto avrebbe modificato le leggi economiche che avevano operato fino a quel momento e perché? Rispondere convenientemente a tali domande significava, per Marx, essere sulla buona strada per scoprire la vera essenza del modo di produzione capitalistico. Adottando questo tipo di impostazione metodologica certamente Marx seguiva, portandola avanti, una lunga e rispettabile tradizione che era stata fondata da Smith e Ricardo”” (pag 8-11) [Ronald L. Meek, Scienza economica e ideologia’, Roma Bari, 1969] [(2) Una edizione in lingua inglese dei ‘Manoscritti’ è stata pubblicata dalle Edizioni in lingue estere di Mosca, nel 1959. [In italiano esistono due edizioni, rispettivamente, Einaudi, Torino 1968 e Editori Riuniti, Roma, 1950 (quest’ultima in K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’]; (3) V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo’, in ‘Opere complete’, vol. I, Roma, 1954, p. 132; (4) Ivi, p. 136. Lenin aggiunge che Marx, «pur spiegando la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale esclusivamente con i rapporti di produzione…investigò ciò nondimeno sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione e rivestì lo scheletro di carne e sangue» (ivi); (5) «Produzione di merci» in senso marxista significa grosso modo produzione di beni per lo scambio su un certo mercato da parte di produttori singoli o di gruppi di produttori che svolgono la propria attività più o meno separatamente gli uni dagli altri; (6) Cfr. infra, pp. 98-9; (7) F. Engels, ‘Per la critica dell’economia politica’ (recensione), in K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, trad. it. di E. Cantimori Mezzomonti, Roma, 1957, pp. 205-6; (8) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, trad. it. di Delio Cantimori, Roma, 1964, pp. 43-4] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ECOT-310″ “MEEKER Richard H.”,”Newspaperman. S.I. Newhouse and the Business of News.”,”””La funzione della stampa nella società è di informare, ma il suo ruolo è di fare denaro”” A.J. Liebling, The Press “”A quel tempo, l’ Oregonian di Portland era ampiamente visto come il miglior giornale dell’ Ovest americano delle Rockies ed il nord San Francisco. Per la sua dimensione – aveva una circolazione quotidiana di circa 200 mila copie – l’ Oregonian haveva la miglior equipe di redattori e reporters degli Stati Uniti. Vedendolo dal punto di vista economico, comunque, il giornale di Portland era più tipico. Per qualche tempo, era stato nelle mani della seconda e terza generazione di discendenti dei suoi fondatori. Alcuni nel corso degli anni se la cavarono bene in una ricchezza declinante; nessuno prevalse sugli altri per dare al giornale una chiara guida finanziaria di cui aveva disperatamente bisogno.”” (pag 149)”,”EDIx-070″ “MEGILL Allan”,”Prophets of Extremity. Nietzsche, Heidegger, Foucault,”,”Preface, Key to Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, A Note on Texts, Index”,”FILx-120-FL” “MEHLINGER Howard D. THOMPSON John M.”,”Count Witte and the Tsarist Government in the 1905 Revolution.”,”Howard Mehlinger is Associate Professor of History and Social Studies Education at Indiana University and is editor of Communism in Theory and Practice, A Book of Readings for High School Students. John M. Thompson is Professor of History at Indiana University and author of Russia, Bolshevism, and the Versailles Peace. He has contributed to several scholarly journals. Preface, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Appendix: A) The Manifesto of October 17, 1905, B) Official Report of Count Sergei Witte Sanctioned by Tsar Nicholas II on October 17, 1905, C) Fundamental Laws, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-050-FL” “MEHNERT Klaus”,”A sinistra di Mao. Documenti sui gruppi che in Cina e nel mondo contestano gli “”amministratori”” della rivoluzione culturale.”,”Klaus MEHNERT è considerato uno dei massimi esperti del comunismo in Cina e in Asia. Ha pubblicato ‘Peking und Moskau’ (1962) e ‘Maos Zweite Revolution’ (1966). “”Qualcuno ci critica sostenendo che vogliamo raggiungere il comunismo in un colpo solo, eliminando subito le classi e le tre differenze fondamentali, dicendo che il modello del potere politico della Comune di Parigi, così come è stato delineato dal presidente Mao, è un sogno di difficile attuazione prima del passaggio al comunismo; questa gente travisa coscientemente i nostri punti di vista. Non abbiamo mai detto che vogliamo eliminare subito le classi, i diritti (dei resti) della (vecchia) borghesia difesa dalla legge e le tre differenze fondamentali: effettivamente non è possibile prima della realizzazione del sistema comunista; è il nostro programma massimo non minimo. Il nostro programma minimo prevede l’ abbattimento della nuova borghesia burocraticaa oggi al potere e la riduzione delle tre diseguaglianze fondamentali; certo non è (ancora) possibile eliminare la classe sfruttatrice; dopo la vittoria della prima grande rivoluzione culturale proletaria ci saranno inevitabilmente nuove trasformazioni di classe (…)””. (pag 161-162)”,”CINx-051″ “MEHNERT Klaus”,”Pechino e Mosca.”,” MEHNERT Klaus nato a Mosca nel 1906 da padre tedesco morto in guerra nel 1917 sul fronte delle Fiandre, ha studiato a Tubingen e al Berlino e quindi a Berkeley. Ha lavorato per un certo tempo nella Ruhr come minatore. Si è dedicato al giornalismo con lunghi viaggi e soggiorni in URSS, Estremo oriente e Stati Uniti. E’ stato professore di storia moderna e scienze politiche nell’Università di Honolulu e di Shanghai. Per un certo periodo è stato internato in Cina. Dal 1961 ha insegnato scienze politiche ad Aquisgrana. pag 550-551″,”CINx-237″ “MEHRAV Peretz”,”Marxismo e neokantismo in Max Adler.”,”MEHRAV Peretz “”I tentativi di Max Adler di trasformare “”a forza”” Marx e Engels in non materialisti filosoficamente parlando, nonostante i loro scritti e le loro inequivocabili considerazioni su questo soggetto, non sono affatto convincenti. Lo stesso si può dire della spiegazione cavillosa, secondo la quale Marx ed Engels usando il termine ‘materialista’, intendevano dire ‘reale, concreto’, dal momento che la scelta della terminologia era stata unicamente priva di particolare significato dall’epoca in cui vivevano ed era, quindi, loro imposta. Karl Kautsky, la cui testimonianza su questo punto è di gran peso, sia per la sua autorità di teorico, sia per i suoi ininterrotti rapporti con Engels nel corso di lunghi anni, si espresse a questo proposito in modo assai chiaro. Affermò che Plechanov, il più eminente sostenitore della tesi dell’esistenza di un legame organico fra materialismo storico e materialismo dialettico (e che Adler stesso menziona più volte come materialista filosofico) era il più vicino al pensiero filosofico di Marx e Engels: “”Tra i discepoli di Marx, Plechanov mi sembra il filosofo che più si avvicina con le sue concezioni a Marx e Engels”” (13). (…) Il tentativo di Adler di fondere Kant e Marx (cioè l’idealismo trascendentale e il materialismo dialettico), che fu una delle caratteristiche fondamentali del suo pensiero filosofico, fu reso possibile solamente dal fatto che egli sviluppò il pensiero kantiano al di là delle stesse parole o delle intenzioni di Kant e che parallelamente “”acconciò”” i materialisti Marx e Engels alla maniera positivista. Comunque, a proposito della questione centrale della suddivisione della filosofia in scuole alternative, mentre Adler – di fronte alla metafisica materialistica e spiritualistica del suo tempo – definisce il pensiero suo e del suo maestro come “”terza corrente della dottrina critica della conoscenza””, Marx e Engels da parte loro avevano detto: “”La questione se al pensiero umano vada attribuita verità obiettiva, non è una questione teorica ma una questione politica. Nella pratica l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La contesa sulla realtà o l’irrealtà di un pensiero, che l’isola dalla pratica, è una questione puramente scolastica”” (14). “”Ma vi è, poi, ancora una serie di altri filosofi, che contrastano la possibilità di una conoscenza del mondo, o almeno di una conoscenza esauriente. Ad essi appartengono, tra i moderni, Hume e Kant, ed essi hanno esercitata un’azione assai importante nell’evoluzione filosofica (…). La confutazione migliore di questa, come di tutte le astruserie filosofiche, è la pratica, propriamente l’esperienza e l’industria. Se possiamo provare l’esattezza della nostra concezione di un elemento naturale, mentre lo facciamo, lo produciamo nelle sue condizioni, lo facciamo servire a’ nostri scopi, finisce la inconcepiblie ‘cosa in sé’ di Kant (…)”” (15). “”(…) Ma ecco farsi avanti l’agnostico neokantiano, il quale ora ci dice: “”Noi possiamo, sì, percepire correttamente la proprietà di un oggetto, ma nessun procedimento sensorio o mentale ci permette di conoscere la cosa in sé. Questa cosa in sé è al di là della nostra conoscenza””. A ciò Hegel dà da molto la risposta. Se conoscete tutte le qualità di una cosa, conoscete anche la cosa in sé; non resta altro che il fatto che la cosa stessa esiste all’infuori di voi, e quando i vostri sensi vi hanno appreso questo fatto, avete colto l’ultimo resto della cosa in sé, della celebre inconoscibile cosa in sé di Kant. Oggi possiamo soltanto aggiungere che al tempo di Kant la nostra conoscenza degli oggetti naturali era così frammentaria, che si era in diritto di supporre, al di là di quel poco che conoscevamo di essi, una misteriosa cosa in sé. Ma da allora queste cose inafferrabili sono state le une dopo le altre afferrate, analizzate e, ciò che più conta, riprodotte dal progresso gigantesco della scienza. E non possiamo considerare inconoscibile ciò che noi stessi possiamo ‘produrre'”” (16)”” [Peretz Mehrav, ‘Marxismo e neokantismo in Max Adler’, Annali, Milano, 1974] [(13) Karl Kautsky, Die materialistische Geschichtsauffassung, cit, vol I., p. 28. “”(…) Il marxismo è una concezione del mondo. In sintesi, è il materialismo contemporaneo che rappresenta l’attuale più alto grado di questa concezione del mondo (…). I lati storico e filosofico di questa concezione del mondo, ciò che ordinariamente si indica col nome di materialismo storico, e l’insieme – legato strettamente a questo – delle concezioni (…). Ma poiché questi due lati staccati arbitrariamente dall’insieme delle concezioni dello stesso genere, di cui formano la base teorica, non possono restare sospesi in aria, coloro che li hanno distaccati sentono naturalmente il bisogno di ‘porre nuovi puntelli al marxismo’, accoppiandolo – e anche questa volta del tutto arbitrariamente e (molto spesso) sotto l’influenza di correnti filosofiche imperanti tra gli ideologi della borghesia – a questo o a quel filosofo, a Kant, Mach, Avenarius, Ostwald, e, negli ultimi tempi, a G. Dietzgen (…)”” G.V. Plechanov, ‘Le questioni fondamentali del marxismo’, Milano, 1947, pp 23-24. “”(…) L’avversione della borghesia per il materialismo e la sua predilezione per la filosofia kantiana non ci devono meravigliare. La borghesia spera di trovare nelle dottrine di Kant l’oppio con cui poter addormentare il proletariato, il quale si va facendo sempre più ‘esigente’ e più difficile da governare. Il neokantismo è divenuto ormai di moda presso la classe dominante proprio perché le offre un’arma spirituale nella lotta per l’esistenza. E’ un fatto ben noto che la classe oppressa spesso cerca di imitare i suoi oppressori. Ma quando si verifica questa imitazione? Quando la classe oppressa non si rivolta ancora, o quando non si rivolta più. Questa imitazione indica chiaramente una mancanza di slancio rivoluzionario da parte della classe oppressa. Perciò, anche il ritorno a Kant, che molti compagni hanno compiuto con tanto zelo, è un cattivo segno. E’ espressione dello spirito opportunistico, che purtroppo fa tanti progressi nelle nostre file. Merita particolare attenzione, da parte di tutti coloro cui sta a cuore la nostra causa, il fatto che il compagno Bernstein ha dimostrato di avere un debole per il neokantismo proprio nel momento in cui, per combattere ciò ch’egli si compiace di chiamare la frase rivoluzionaria, ha cominciato a far uso e abuso della fraseologia opportunistica in misura veramente eccessiva (…)”” G.W. Plechanov, ‘Konrad Schmidt gegen Karl Marx und Friedrich Engels, cit., pp. 134 sgg.; (14) Marx, ‘Marx su Feuerbach’, in ‘Opere’, vol. IV, 8, Milano, 1914, p. 41; (15) Engels, ‘Ludovico Feuerbach e l’origine della filosofia classica tedesca’, in ‘Opere, vol. IV, 8, Opere, 1914, p. 15; (16) Engels, ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, Roma, 1951, p. 26]”,”TEOC-647″ “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura.”,”Nella recensione apparsa su Movimento Operaio (4.1952) Sergio ROMAGNOLI evidenzia che già MARX aveva dato un giudizio preciso sul militarismo di FEDERICO II nel suo articolo ‘I Prussiani (queste canaglie)’ ed ENGELS si era a lungo occupato della storia prussiana e tedesca del settecento. MEHRING dopo il suo passaggio dal radicalismo borghese al marxismo, nel 1891 intraprese quest’ opera di revisione dei giudizi che gli storici borghesi tedeschi dell’ Ottocento (per es. il tanto citato in Italia, TREITSCHKE) avevano accumulato sulla figura di LESSING nel tentativo di dimostrare una collaborazione di ordine spirituale tra il pensiero di LESSING e la politica di FEDERICO II. Secondo loro, LESSING, un padre dell’ illuminismo tedesco, avrebbe dovuto dare il crisma culturale al prussianesimo. MEHRING studia attentamente la situazione sociale, la condizione dei contadini e della borghesia, la politica interna e quella estera della Prussia nel momento in cui sale al trono FEDERICO II, generalmente visto come il “”grande re””. E smantella la diffusa credenza che i regni di FEDERICO GUGLIELMO e del figlio FEDERICO II abbiano rappresentato il primo la difesa dei ceti poveri e contadini di fronte agli Junker e il secondo, con la riapertura agli Junker, una restaurazione del benessere del paese e un saggio riordinamento dello Stato. Il fatto è che il regno di FEDERICO II rappresentò un regresso militare rispetto al regno precedente.”,”MEHx-004″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Critico della società borghese, in grado di gran lunga più elevato che non Saint-Simon, è stato Fourier. Commesso, si trovò in seno al grande commercio, e vide che in tutti i rivolgimenti politici era solo il capitale a prosperare”” (pag 11) “”Era tanto potente quel movimento cartista, che fece sentire un certo contraccolpo anche nelle classi possidenti. Alcuni fabbricanti radicali si schierarono dalla parte degli operai combattenti; da umani Tories sorse la giovane Inghilterra, che voleva restaurare il feudalismo romantico dal suo lato buono, che aspirava per conseguenza ad una cosa impossibile ma che tuttavia assestò colpi vigorosi ai boriosi del denaro. Tutto ciò ha trovato la sua più splendida rappresentazione nel romanzo Sybil di Disraeli, il quale contiene una commoventissima descrizione dello sciopero del 1842.”” (pag 25)”,”MEHx-030″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Ma il movimento dialettico della filosofia tedesca avvenne tuttavia in tal modo, che la tesi di Kant “”tutto ciò che contiene una contraddizione è impossibile”” fu capovolta in quella di Hegel “”ciò che muove il mondo è la contraddizione”””” (pag 61)”,”MEHx-031″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Nessuno deve essere più povero del governo, dice Weitling; fin tanto che a coloro, che amministrano le ricchezze di tutti, sarà permesso d’avere e di procacciarsi ricchezze proprie, essi danneggeranno sempre, con la loro amministrazione, gli interessi di tutti”” (pag 93)”,”MEHx-032″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Marx si riferisce alla parola di Montesquieu, che ci sono due forme di corruzione: l’ una se il popolo non osserva le leggi, l’ altra se dalle leggi egli viene corrotto; questo male è insanabile, perché sta nello stesso rimedio””. (pag 122) “”In questi diritti di abitudine della classe povera vive adunque un istintivo senso del diritto, la loro radice è positiva e legittima, e la forma del diritto di abitudine è qui tanto più naturale, inquantoché la stessa esistenza delle classi povere è finora una mera consuetudine della società borghese, che non ha ancora trovato un posto adatto nella cerchia della cosciente struttura dello Stato”” (Marx) (pag 123)”,”MEHx-033″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Dove è adunque la possibilità positiva dell’ emancipazione tedesca? Risposta: “”Nella formazione d’una classe con catene radicali, una classe della società borghese che non sia una classe della società borghese, d’un ceto che sia la fine di tutti i ceti, d’una sfera che possieda, con le sue universali sofferenze, un carattere universale, che non pretenda nessun diritto speciale, perché a lei non viene fatto un torto speciale, ma semplicemente il torto, che possa avanzar pretese unicamente sul titolo umano e non più su un titolo storico, che non sia in un contrasto esclusivo con le conseguenze, ma in contrasto generale con le premesse dello stato tedesco, d’ una sfera infine, che non si possa emancipare senza emancipare se stessa da tutte le altre sfere della società e quindi senza emancipare tutte queste sfere, che sia, in una parola, la completa perdita dell’ uomo, che cioè possa guadagnare se stessa mediante il completo recupero dell’ uomo. Questo dissolvimento della società in un ceto speciale è il proletariato”” “”. (Marx) (pag 139)”,”MEHx-034″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Ma Engels e Marx non erano neppure dei ciechi fanatici, né dei gravi omenoni. La loro coscienza di sé stessi, virile e perciò modesta, sdegnava tutte quelle pose in cui si sdraiano tanto volentieri i “”più nobili e i migliori””, i capi pubblici delle classi borghesi”” (pag 177) “”Di per sé ogni rivoluzione – il rovesciamento dei poteri esistenti ed il dissolvimento dell’ antico stato di cose- è un atto politico. C’è bisogno di questo atto politico, inquantoché si ha bisogno di distruzione e di dissolvimento. Ma quando comincia la sua attività organizzatrice, quando si affaccia il suo scopo assoluto, la sua anima, allora il socialismo getta via la sua spoglia politica””. (Marx) (pag 180)”,”MEHx-035″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Di Hess si può dire a ragione quel che fu detto tanto spesso, ma a torto, di Marx: essere egli stato una mente scolastica, a cui bastava pienamente il piacere dello sminuzzare e dello analizzare le idee”” (pag 216) “”E dopo che Engels avea comunicato il frammento di Fourier, egli continua: “”I Tedeschi dovrebbero veramente finire, una buona volta, di far tanto chiasso intorno alla loro profondità ed esattezza. Con due o tre magre date essi sono capaci di collegare il centesimo al millesimo e questi due a tutta la storia universale. Di qualsiasi avvenimento, che venga loro notificato da altri e di cui essi non sappiano neppure se si sia proprio svolto così e non in altro modo, essi vi dimostrano che si dovette svolgere così e non altrimenti… Perchiò il “”socialismo assoluto”” tedesco è tanto terribilmente povero.”” (Engels) (pag 217)”,”MEHx-036″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””I Chartisti, teoricamente ancora indietro, sono in compenso proletari genuini, tutt’ anima e corpo; i socialisti invece vedono, a dir vero, più lontano, ma essi provengono dalla borghesia, sono quindi pacifici, mansueti, astratti”” (pag 246) “”Certo non vuol essere negato che tanto Engels quanto Marx, specialmente nei loro giovani anni, hanno talvolta calcolato troppo rapido il tempo del movimento operaio rivoluzionario. Mentre il vuoto Tross credeva e crede di aver provata l’ insostenibilità della loro concezione storica, argomentò un uomo come Albert Lange che essi avevano invece giudicato il loro tempo in un modo “”stranamente giusto””. Egli scriveva: “”In generale noi siamo inclinati a supporre più vicino di quel che in realtà non sia, tutto ciò che noi prevediamo in modo chiaro””. Anche Engels e Marx hanno seguito quest’ inclinazione; Engels anzi la seguì ancora nella sua età avanzata, in cui tuttavia avea conservato il suo giovane cuore. Con ciò però non è dimostrato ch’essi andassero tastoni nell’ oscurità, ma al contrario, che essi, come Lange dice, erano dei “”profondi pensatori”” che si illudevano intorno alla lunghezza del cammino, perché essi ne vedevano chiara la meta”” (pag 247)”,”MEHx-037″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Engels e Marx compresero il giusto momento, in cui l’ affratellamento delle nazioni poteva diventare pratico, poteva diventare una vera potenza. “”Le chimere della repubblica europea – scriveva Engels – e di pace eterna sotto l’ organizzazione politica, sono diventate ridicole tanto quanto le frasi dell’ affratellamento dei popoli sotto l’ egida di una universale libertà di commercio; e mentre così tutti i chimerici sentimentalismi di tal natura sono fuoricorso, i proletari di tutte le nazioni, senza far tanto rumore, comnciano già ad affratellarsi realmente sotto la bandiera della democrazia comunista””””. (pag 280)”,”MEHx-038″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””In realtà, il “”nuovo ceto medio”” potrà ben essere quello; accanto ai resti rovinanti dell’ antica minuscola industria e del minuscolo commercio – così almeno nelle grandi città sono già passati o stanno per passare nella grande industria i mestieri del fornaio, del beccaio e dello spazzacamino – le “”grandi masse”” ed i “”giganteschi eserciti”” del “”nuovo ceto medio”” consistono di “”ispettori del lavoro e di agenti”” della grande borghesia o dei suoi delegati, proprio come aveva preveduto il Manifesto. Gli autori però non potevano sognare, che il socialismo piccolo-borghese potesse cadere fino a tal grado di ridicola stoltezza, da presentare come un argine contro il movimento operaio rivoluzionario, questo “”nuovo ceto medio””, le cui “”grandi masse”” consistono di uomini senza carattere, di servitori della borghesia, oppure segreti alleati del proletariato, fino a far di quel ceto medio un “”importante fattore dell’ economia””, il quale ha limitato la concentrazione dei capitali ed impedisce che capitalisti ed operai stiano di fronte, senza un ceto intermedio”” (pag 297)”,”MEHx-039″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Il più grave fra tutti gli spropositi dell’ Assemblea nazionale e la macchia più nera nel ricordo che a noi pervenne dell’ opera sua, è precisamente questa, ch’essa non comprese in tal campo la sua missione storica. Poteva ben essa non aver altro da offrire al proletariato industriale, se non facili frasi ed occasionali palliativi; perciò appunto era essa un parlamento borghese. Ma, come tale, doveva saper liberare i contadini dal giogo feudale”” (pag 342)”,”MEHx-040″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Molto più infamemente della borghesia si comportavano le classi colte, che le avevano somministrati i propugnatori parlamentari: la burocrazia cittadina, le università e specialmente i tribunali. Fatte poche eccezioni, le giunte delle grandi città andavano a gara nell’ organizzare dimostrazioni di servilismo; ed ottanta professori dell’ Università di Berlino, fra cui uomini come i due Grimm, Schönlein, Ehrenberg e Boeckh, non si vergognarono, in un indirizzo al re, di gridar dietro alla disciolta Assemblea, aver essa “”recato infamia all’ onore della nazione tedesca””. (pag 363)”,”MEHx-041″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Con un tatto meraviglioso Marx sa mettere in luce tutto quanto è destinato a formare “”un pezzo di storia universale”” in quella “”confusa massa di fatti apparentemente casuali, non aventi alcun nesso tra di loro ed inconciliabili””, i quali produssero gli anni della rivoluzione. Ancora oggi l’ annata della Neue Rheinische Zeitung contiene una storia di quel movimento rivoluzionario più profonda e più esauriente di tutte quante le storie borghesi apparse, da allora fino ad oggi, a centinaia””. (pag 410)”,”MEHx-042″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””E’ vero: Marx assesta un breve colpo mortale, mentre Lassalle fa splendere la sua lama ai raggi solari, prima che essa mozzi il capo dell’ avversario. Quando Marx diceva che la resistenza passiva s’assomiglia al recalcitrare dell’ agnello contro il suo macellaio e che coloro i quali rifiutavano di pagare l’ imposta avevano sdegnato la via della rivoluzione per non arrischiar le loro teste, con ciò egli aveva detto tutto quanto occorreva. Ma non perciò era superfluo, se Lassalle avvolgeva lo stesso pensiero in una luce abbagliante, se egli diceva: “”La resistenza passiva è una contraddizione in se stessa, è la resistenza che tollera, è la resistenza che non resiste, la resistenza che non è resistenza… La resistenza passiva è soltanto l’ intima cattiva volontà senza l’ atto esteriore. (…)”” (pag 425)”,”MEHx-043″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””L’ oro californiano si riversa a torrenti nell’ America e sulle coste asiatiche dell’ Oceano Pacifico, e trascina nel commercio mondiale, nella civiltà, le più restie popolazioni barbare. Per la seconda volta il commercio mondiale riceve una nuova direzione… Grazie all’ oro californiano ed all’ instancabile energia del Yankee, ambedue le coste dell’ Oceano Pacifico saranno quanto prima tanto popolate, tanto aperte al commercio, tanto industriali, quanto lo fu sinora la costiera da Boston a New Orleans. Allora l’ Oceano Pacifico avrà la stessa importanza che ha ora l’ Atlantico, che ebbe nell’ antichità e nel medioevo il Mediterraneo, l’ importanza della grande via marittima del commercio mondiale, mentre l’ Oceano Atlantico scenderà a far le parti d’un lago, come faceva il Mediterraneo. L’ unico mezzo per impedire che i paesi civili dell’ Europa non cadano in quella dipendenza industriale commerciale e politica in cui si trovano ora l’ Italia, la Spagna ed il Portogallo, è una rivoluzione sociale, la quale trasformi, mentre ne è ancora tempo, il modo di produzione e di comunicazioni secondo i bisogni della produzione risultanti dalle moderne forze produttive, e con ciò renda possibile la creazione di nuove forze produttive, le quali assicurino la superiorità dell’ industria europea e compensino così i danni della situazione geografica””. (Marx, Engels) (pag 453-454)”,”MEHx-044″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Per Marx erano, Omero, Dante, Shakespeare, Cervantes , fra i nuovi, Balzac; per Lassalle, Hutten, Lessing, Fichte e, tra i nuovi, Platen. Sono due serie affatto differenti di tipi letterari. (…) Ogni paragone zoppica e sarebe pazzia volere spingere il confronto tra Lassalle e Marx sulla base delle loro simpatie letterarie oltre il punto, in cui esso illumina il diverso tratto fondamentale della loro attività mentale.”” (pag 494-495)”,”MEHx-045″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Nelle loro pubblicazioni intorno alla crisi europea del 1859, Marx ed Engels indagarono la situazione europea in ogni direzione: essi si servirono d’ogni risorsa della scienza per illuminarne ogni più oscuro ripostiglio. Solo una questione essi non posero; la questione: come si comporta questo movimento nazionale di fronte ai suoi più prossimi nemici, i principi tedeschi? Questa questione era superflua solamente nel caso in cui la coalizione franco-russa minacciasse con imminenti pericoli la nazione tedesca, giacché è naturale che un popolo debba esistere prima di risolvere come voglia esistere. Ma, se tali pericoli non c’erano, allora la questione diventava la più decisiva di tutte. Allora intervenne Lassalle con il suo scritto sulla guerra italiana e sui compiti della Prussia, che fu pubblicato dallo stesso editore che stampò lo scritto di Engels e che di quest’ ultimo era, in certo qual modo, un completamento. Poiché Engels aveva detto “”se ci aggrediscono noi ci difendiamo””, Lassalle aggiunse: “”bene, ma innanzi tutto indaghiamo in quale caso noi siamo aggrediti””. In tutte le questioni fondamentali Lassalle andava d’accordo con Marx e con Engels (…). Ma dove egli non andava d’accordo con loro era nella questione se la guerra nell’ Italia superiore minacciasse già gli interessi tedeschi.”” (pag 540-541).”,”MEHx-046″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””A guardare, del resto, tutta quanta questa controversia, appare chiaramente che Marx ed Engels hanno compreso l’ insieme della politica europea in un senso più profondo e più ampio che non Lassalle. In un punto però, in cui egli non fu del loro parere, Lassalle vide più chiaro e più acutamente; e questo fu il punto decisivo per la Germania”” (pag 550) Nel bonapartismo Bismarck non vedeva un effimero episodio della universale lotta di classe fra borghesia e proletariato, bensì la forma classica del moderno dispotismo, che sviluppa le colossali forze produttive della borghesia per potere – con pugno di ferro – tener basse le sue pretese politiche””. (pag 561).”,”MEHx-047″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””La chiara divisione della materia, la stringente, logica conclusione, la parola affascinante, la profonda simpatia per il proletariato, che illumina e riscalda il discorso, che è tanto lontano dal calcolo freddo del demagogo quanto dall’ enfasi piagnucolosa del sentimentalista, e che culmina nella conoscenza profonda del compito che la classe operaia ha da assolvere nella moderna società borghese, fanno del Programma operaio, nel suo genere, un capolavoro, come lo è nel suo genere il Manifesto comunista. Si può dire cheil Programma operaio di Lassalle è il Manifesto comunista rispecchiato dalle condizioni della Germania”” (pag 583)”,”MEHx-048″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Dal febbraio 1858 fino al marzo 1860 Bebel errò come garzone nella Germania meridionale, in una parte dell’ Austria e della Svizzera. Si fermò più a lungo a Freiburg in Breisgau, a Regensburg e Salzburg, nelle quali città le società operaie cattoliche dettero impulso alla sua cultura dello spirito e alla vita sociale. I suoi sentimenti patriottici erano allora ancora intatti. Quando, durante il suo soggiorno a Salzburg, scoppiò la guerra del 1859, egli voleva entrare in un corpo volontario di cacciatori tirolesi, ma ne fu respinto perché non era nato nel Tirolo. Quando poi la Prussia cominciò a mobilizzare, allora Bebel si affrettò a rimpatriare per presentarsi come volontario; ma la rapida conclusione della pace rese vano anche quel suo progetto. Quando poi l’anno prossimo egli fu di leva, allora fu riformato per troppo “”debole costituzione fisica””: e questo pose fine a tutti i suoi progetti militari. Andò a Lipsia per cercarvi lavoro, e ve lo trovò””. (pag 18)”,”MEHx-049″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Quanto a Lassalle, egli rivolse principalmente la sua opera a guadagnare alla sua causa molti uomini noti ed istruiti. Non ebbe molta fortuna però; e non è a negare ch’egli aveva fatto troppo conto di tali reclute. Già prima della giornata di Francoforte egli avea tentato spasmodicamente di spiegare in unisono alle sue tendenze una lettera di Huber sulla crisi del movimento operaio; egli aveva dato così al voto di Huber un’ importanza che si rivoltò contro di lui stesso, quando Huber pubblicò intorno agli operai ad ai loro consiglieri un opuscoletto, molto più aspro contro Lassalle, che contro Schulze””. (pag 64)”,”MEHx-050″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Poiché gli avversari facevano troppo conto dei successi dell’ agitazione e parlavano di 10.000 membri, Vahlteich voleva incaricare i delegati di confermare quelle cifre di fronte al pubblico; al che Lassalle replicò: “” Se gli operai sono come Lei dice, noi faremo, malgrado ogni mio sforzo, una gran brutta figura. Quest’è sicuro. Noi non possiamo dire cose false ai nostri delegati. Non possiamo parlare di diecimila uomini, quando ne abbiamo forse mille. Si può tacere su questo punto; ma non ci conviene mentire””. (pag 69)”,”MEHx-051″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Ma anche le descrizioni che Lassalle dava, in questo suo discorso, dei suoi successi agitatori, eran rivolte piuttosto agli operai berlinesi che a quelli renani. Quelle descrizioni soffrivano di terribili esagerazioni. Poiché i grandi effetti della sua propaganda in realtà esistevano, ma per intanto non si potevano vedere né comprendere, Lassalle cercava i suoi frutti visibili e comprensibili dove essi ancora non esistevano o dove non esistevano nella misura da lui supposta””. (pag 124)”,”MEHx-052″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””In una nuova seduta, tenutasi al 1° novembre, il sottocomitato presentò le sue proposte. Si trattava specialmente di scegliere fra due progetti, uno dei quali era stato elaborato da Marx, l’ altro da Mazzini, che lo fece presentare da Wolff. Mazzini era allora molto popolare tra gli operai inglesi, ma non comprendeva il moderno movimento operaio. (…) Quel che Mazzini non comprendeva, lo capì tanto meglio Marx. Il suo indirizzo inaugurale ed i suoi statuti furono approvati ad unanimità e restarono norma per l’ Associazione operaia internazionale, come fu battezzata la nuova lega. Di questo indirizzo inaugurale il prof. Beesly ha detto una volta che esso è probabilmente la più potente e la più indovinata esposizione della causa degli operai contro la classe media, che mai sia stata compendiata in una dozzina di piccole pagine””. (pag 135)”,”MEHx-053″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Il Sozialdemokrat però si affrettò ad invitare gli operai ad appoggiare energicamente il partito progressista in un caso in cui questo voleva praticamente difendere un diritto civile. Per ordine di Bernhard Becker, al 23 luglio ebbero luogo in Germania, dappertutto dove vi era una filiale della Società generale operaia tedesca, grandi comizi, in cui gli operai manifestavano al partito progressista la loro piena simpatia e prometttevano energico aiuto nella difesa del vigente diritto d’ associazione. Nel comizio di Berlino, dietro proposta di Schweitzer, si formò un comitato stabile per discutere di ulteriori provvedimenti; (…)”” (pag 172)”,”MEHx-054″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Solo un uomo dell’ antico partito progressista pensava onestamente ed abbastanza valorosamente a tener ancora alti gli ideali borghesi, a dispetto dei vittoriosi potentati: Johann Jacoby diceva con l’ antica legge romana delle dodici tavole: Contra hostem aeterna auctoritas esto (contro il nemico della libertà non cessa mai il diritto del popolo).”” (pag 205)”,”MEHx-055″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””La Società generale operaia tedesca avea così conquistato due seggi nel Reichstag della Germania del Nord. (…) Liebknecht trionfò a Stollberg-Schneeberg e il medico Gotz nel collegio rurale di Lipsia. In un modo non al tutto libero da dubbi, Forsteling conquistò il collegio elettorale di Chemnitz. (…) quando al 10 settembre il Reichstag si radunò per la prima volta, subito in occasione della discussione dell’ indirizzo della Corona, Fosterling si rese impossibile balbettando in modo sconnesso alcuni squarci delle opere di Lassalle. Ma anche la Società generale operaia tedesca perdette uno dei suoi deputati, giacché Reincke approfittò della prima occasione per rinnegare la lotta di classe proletaria, col dichiarare che non è compito del socialismo di eccitare l’ uno contro l’ altro la borghesia e il proletariato, bensì di conciliarli. Alla Società non restò altro a fare che romperla definitivamente con questo rappresentante parlamentare; (…) La rappresentanza parlamentare del punto di vista proletario-rivoluzionario era adunque tutta quanta nelle mani di Liebknecht e Schweitzer; e tra questi due scoppiò subito l’ antica contesa intorno alla giusta tattica””. (pag 231)”,”MEHx-056″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Marx biasimava che Schweitzer esigesse dal movimento di classe di subordinarsi ad un movimento di setta. Questo biasimo era perfettamente giustificato, in quanto che Schweitzer voleva fare, del movimento dei sindacati di mestiere, un mezzo di secondo ordine per aiutare l’ organizzazione politica; ma era ingiustificato in quanto che in quella lettera Marx parlava di Lassalle come di un fondatore di sette, e della società generale tedesca come di un movimento di sette; e sarebbe stato doppiamente ingiusto se Marx – il che si poteva leggere tra le linee della sua lettera, anche se egli non lo diceva e forse non lo intendeva – avesse visto nelle società di Norimberga e nel partito popolare sassone il solo movimento di classe del proletariato tedesco. Così non istavano le cose in Germania; esse stavano invece così, che la società generale operaia tedesca rappresentava una forma di movimento di classe di gran lunga più evoluta che non le società di Norimberga ed il partito popolare sassone.”” (pag 274)”,”MEHx-057″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca.”,”””Lassalle non esagerò bensì sminuì il valore della sua agitazione quando paragonò la Lettera aperta alle tesi di Lutero contro le indulgenze. Le tesi infiammarono più rapidamente e più immediatamente come una favilla caduta in un barile di polvere, e con una violenta esplosione misero in confuso movimento le masse tedesche del sedicesimo secolo. Paragonata ad esse la Lettera aperta di Lassalle era una fiaccola che indicava al movimento delle masse tedesche del diciannovesimo secolo le vie e gli obiettivi di decenni. Lutero fu colto di sorpresa dagli effetti del suo atto, Lassalle sapeva con perfetta chiarezza quel che faceva.”” (pag 60) “”Lassalle osò, ma non osò alla leggera e sconsideratamente, bensì perché era tutto posseduto da un grande dovere storico. Quando all’ ultimo momento Bucher e Ziegler tentarono di trattenerlo, egli rispose loro: “”Un’ agitazione operaia esiste, è necessario darle la comprensione teorica e la parola d’ ordine pratica, anche se ciò devesse costare trentatre volte la testa””. Con queste parole Lassalle si assicurò il suo buon diritto tra i contemporanei e la sua gloria tra i posteri””. (pag 61)”,”MGEx-150″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1.”,”””Certo non fu un piacere per Marx fare criticamente in conti con Proudhon e poi anche con Weitling, con quei proletari pieni di doti geniali. il cui primo apparire sulla ribalta storica non fu da alcuno salutato con pari gioia né compreso con profondità pari a quelle che proprio Marx dimostrò. Vi sono anche numerose testimonianze della pazienza e dell’ indulgenza che egli in questo periodo brussellese dimostrò nei suoi sforzi con Weitling. Ma la presunzione da utopista, propria di Weitling, era ormai incurabile (…)””. (pag 312) “”La storia del Manifesto comunista è diventata, col passare del tempo, sempre più la storia della moderna socialdemocrazia internazionale””. (pag 351)”,”MGEx-158″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 2.”,”””L’ antica esperienza che ciascun libro deve conquistare da sé il diritto alla propria esistenza, si adatta in modo triplice ad una storia della socialdemocrazia tedesca che cerchi di corrispondere alle esigenze scientifiche””. Così scrivevo, quando, cinque anni fa, pubblicai per la prima volta quest’ opera; oggi che essa appare per la seconda volta, mi è lecito dire che essa si è conquistato il diritto all’ esistenza””. (pag 711, note dell’ autore) “”Nella spedizione del Sozialdemokrat, Motteler dette prova come “”direttore della posta da campo rossa”” delle sue vecchie qualità organizzative””. (pag 571)”,”MGEx-159″ “MEHRING Franz”,”Carlos Marx. El fundador del Socialismo Cientifico. Historia de su vida y de la 1ra. Internacional.”,”””Mehring passò decenni interi della sua vita in intimo contatto con l’ opera di Marx, lavorando infaticabilmente su di essa per dare alle stampe un arsenale di materiali inediti che gli furono affidati. La sua edizione degli “”Scritti vari”” di Marx, Engels e Lassalle e il suo intervento personale nell’ edizione della “”Corrispondenza tra Marx ed Engels”” come rappresentante della famiglia del primo – lavori precursori della edizione monumentale che attualmente sta pubblicando l’ Istituto Marx-Engels di Mosca – la sua intima conoscenza della storia universale dell’ epoca e il suo dominio del movimento operaio internazionale fanno di Mehring la persona di riferimento per scrivere (…) una imponente biografia di Carlo Marx (…)””. (pag 7-8, W.R.)”,”MADS-370″ “MEHRING Franz”,”Karl Marx. Geschichte seines Lebens.”,”””Erst drei Jahre nach Lassalles Tode hat Marx den elastischen Character des Lohngesetzes nachgewiesen, wie es sich auf dem Höhepunkt der kapitalistischen Gesellschaft gestaltet, indem es sine Grenze nach oben hin in dem Werwertungsbedürsnis des Kapitals findet und nach unten hin in dem Masse an Elend, das der Arbeiter etragen kann, ohe den augenblicklichen Hungertod zu sterben.”” (pag 315)”,”MADS-410″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx. (Tit.orig.: Karl Marx. Geschichte seines Lebens)”,”Sul rapporto Marx-Lassalle si incentra anche l’ introduzione (i titoli dell’ introduzione di MANACORDA: L’ opera del Mehring più maturo, Aggiornamenti e rettifiche necessarie, La critica della filosofia politica di Hegel, I Manoscritti economico-filosofici del 1844, Altri scritti teorici di Marx, Marx organizzatore del movimento operaio, Il caso Lassalle, Divergenze di fondo, Controversia sulla guerra d’ Italia, L’ agitazione di Lassalle, Il giudizio di Lenin, Gli archivi contro Lassalle, Il caso Bakunin, Anarchismo e marxismo, Gli archivi contro Bakunin.). pag XIX Schillerismo (Grundrisse, Per la critica dell’ economia politica) (pag 256, 1857) “”nessi dialettici”” (pag 257) Lettera di Leo Frankel a Marx e commenti di Marx, 25 aprile 1871 Comune Parigi (chiede aiuto a Marx) pag 450 “”Marx si accorse anche molto presto che nel “”Reformmovement”” si manifestava di nuovo “”il maledetto carattere tradizionale di tutti i movimenti inglesi””. Già prima della fondazione dell’Internazionale le Trade Unions si erano messe in relazione con i radicali borghesi per la riforma elettorale. Questi rapporti diventarono ancora più stretti via via che il movimento prometteva di far maturare frutti tangibili; degli “”acconti”” che prima sarebbero stati respinti con indignazione, erano considerati ora degne ricompense per la lotta sostenuta; Marx arrivava a rimpiangere lo spirito ardente dei vecchi cartisti. Biasimava l’incapacità degli inglesi, di fare due cose in una volta: quanto più il movimento per la riforma elettorale andava avanti, tanto più si raffreddavano i capi inglesi “”nel nostro movimento più circoscritto””; “”in Inghilterra il movimento per la riforma, che era stato chiamato in vita da noi, ci ha quasi ammazzato””. Un forte ostacolo a questo andazzo venne a mancare per la malattia e il soggiorno a Margate di Marx, che gli impedirono di intervenire personalmente. Grande fatica e preoccupazioni gli procurò anche il giornale ‘The Workman’s Advocate’, che la Conferenza del 1865 aveva proclamato organo ufficiale dell’Internazionale, e che nel febbraio del 1866 fu ribattezzato ‘The Commonwealth’.”” (pag 350) “”Questo stato generale delle cose spiegava a sufficienza i grandi timori con cui Marx guardava al primo Congresso dell’Internazionale, perche temeva che esso finisse in “”una figuraccia di fronte a tutta l’Europa””. (pag 351)”,”MADS-445″ “MEHRING Franz, a cura di Jean MORTIER”,”Karl Marx. Histoire de sa vie.”,”””Marx porta, par exemple, un jugement injustement sévère sur la deuxième édition du livre de F.A. Lange sur la question ouvrière, édition dans lequel il était largement question du premier volume du ‘Capital””: “”Monsieur Lange… me décerne de grands éloges, mais dans le but de se donner de l’importance””. Tel n’était certainement pas le propos de Lange, dont l’intérêt pour la question ouvrière a toujours été au-dessus de tout soupçon. Mais Marx n’avait sans doute pas tort de dire que premièrement Lange n’entendait rien à la méthode de Hegel, et que deuxièmement il comprenait encore moins bien l’usage critique qu’en faisait Marx. En réalité, Lange a vu les choses à l’envers en estimant que, sur le plan de la pensée spéculative, Lassalle était plus libre et plus indépendant vis-à-vis de Hegel que Marx, chez qui à ses yeux la pensée spéculative collait de trop près à son modèle philosophique et ne cernait le sujet qu’avec difficulté, notamment dans certaines parties du livre, comme dans les passages sur la théorie de la valeur auxquels Lange n’attribuait aucun avenir.”” (pag 429)”,”MEHx-064″ “MEHRING F. LUXEMBOURG (LUXEMBURG) Rosa VANDERVELDE E.”,”L’expérience belge. Une vieille polémique autour des grèves générales de 1902 et 1913.”,”””Dans les années qui précédèrent la révolution de février, alors que Marx et Engels vivaient à Bruxelles, la capitale belge fut même une sorte de centre de la propagande communiste. Mais tout cela ne s’etait pas encore profondément enraciné dans le pays de la Constitution modèle. Au contraire, lors même des tempêtes de 1848, qui ne parvinrent pas à l’ébranler, la Belgique fut encore davantage l’Eldorado du constitutionnalisme bourgeois. Aucun pays d’Europe, exception faite de la Russie semi-asiatique, n’était resté à l’abri de ces tempêtes; la Suisse même eut sa guerre du Sonderbund, mais la Belgique planait comme une île bienheureuse sur les vagues de la révolution. Lorsque les premières nouvelles de la chute de la royauté de juillet arrivèrent à Bruxelles, la jeunesse démocratique eut certains élans, mais le brave roi, sans grand peine, séduisit les braves constitutionnalistes. le vieux et rusé Cobourg convoqua ses ministres, députés et bourgmestres libéraux, et leur déclara solennellement qu’il était prêt à démissionner au cas où le peuple l’exigerait. Les benêts attendris de la bourgeoisie se ruèrent alors sur les éléments effervescents, qui furent désarmés et arrêtes, puis ils expulsèrent du pays les réfugiés dangereux. On sait que notamment Marx et sa femme eurent à subir le traitement le plus brutal”” (pag 14-15) [Franz Mehring, La Belgique (1902)] [in F. Mehring, Rosa Luxembourg, E. Vandervelde, ‘L’expérience belge. Une vieille polémique autour des grèves générales de 1902 et 1913’, 1927]”,”MEOx-101″ “MEHRING Franz”,”Deutsche Geschichte vom Ausgange des MIttelalters. Ein Leitfaden für Lehrende und Lernende.”,”MEHRING Franz”,”MEHx-066″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1.”,”Un capitolo del libro è dedicato alla crisi europea del 1859 (pag 628-645) (guerra del 1859) Elementi di storia dell’opera di Mehring. “”La sua assimilazione del marxismo, come concezione del mondo e come metodo per la indagine e per la interpretazione della storia, perveniva nel 1893, al termine della pubblicazione della ‘Lessing-Legende’, ad una formulazione teorica nella quale il marxismo delle elaborazioni caratteristiche del periodo della Seconda Internazionale si colorava sensibilmente attraverso la polemica contro la scuola storica del romanticismo economico e contro il “”comunismo feudale”” (10). Ma soprattutto, in questi anni, egli era pervenuto alla convinzione, fatta consapevolezza generale orientatrice di tutto il suo mondo ideale e morale, che, per esprimerci con parole che egli scriverà di lì a qualche anno, “”la classe operaia tedesca si era portata al centro della corrente dello sviluppo storico, da cui nessuna potenza al mondo poteva più allontanarla. Il suo destino diventò il destino della nazione, che da quando esiste una storia tedesca non è mai stato affidato a mani più forti e più fidate”” (11). Il lavoro per la preparazione e per la elaborazione di quest’opera, alla quale Mehring si dedicò con grande impegno destinandovi tutto il tempo che gli restava disponibile dalla sua attività di collaboratore fisso della “”Neue Zeit”” e di dirigente l’attività teatrale e artistica della ‘Volksbühne’ di Berlino, portò via più di cinque anni e conobbe arresti e ritardi per più sconosciuti ad un lavoratore della tempra e dell’energia del Mehring, del quale veramente si potrebbe ripetere una sua espressione preferita e da lui più volte adoperata a proposito di altri, e cioè che possedeva “”una forza di lavoro e una gioia del lavoro, quali sono riservati soltanto agli eletti fra i mortali”” (12). Né fu soltanto la ricerca della documentazione alla base di questo ritardo. Le raccolte di giornali e il materiale documentario fino a quel momento disperso in varie località che si veniva raccogliendo a Berlino nella biblioteca e nell’archivio del partito furono fino dall’inizio a sua disposizione; i veterani del movimento gli furono larghissimi di memorie e di testimonianze nonché dei documenti che personalmente conservavano. Di un possibile accesso agli archivi statali non si parlò mai, e perché sarebbe stato addirittura impensabile che uno storico socialdemocratico potesse consultarvi documenti di data relativamente recente, o addirittura accedervi, quando la prassi che vigeva negli archivi prussiani era ispirata alla massima arbitrarietà anche per studiosi di orientamento conservatore (13), e perché il Mehring riteneva i documenti provenienti dagli archivi statali tutt’altro che indispensabili per la storia di un movimento rivoluzionario (14). La difficoltà stava in altro, e cioè nel riprendere e nel ripercorrere ora, in una mutata prospettiva e da un nuovo punto di vista, un tema col quale Mehring si era confrontato si può dire quasi ininterrottamente nel corso di un ventennio, di considerare ora nella misura e sotto la prospettiva della storia un argomento che egli non aveva, è vero, mai cessato di considerare e di indagare, ma sempre per scriverne nell’urgenza della battaglia e della polemica quotidiana. Di qui la necessità di riprendere in esame anche ciò che sembrava già conosciuto e acquisito per tornare a considerare uomini, avvenimenti e problemi da ogni punto di vista, nei nessi delle concatenazioni e dei confronti, con un lavoro critico instancabile, potremmo dire, di fronte alle proprie non meno che di fronte alle altrui leggende (15). Il primo volume, che avrebbe dovuto essere pronto pei primi mesi del 1895, fu finito soltanto un anno dopo, all’inizio del 1896, e pubblicato all’inizio del 1897. Il secondo vide la luce nel 1898. Grandi furono gli elogi dell’editore Dietz (16) e in quel momento anche di Kautsky (17). Immediato il successo negli ambienti del partito socialdemocratico, nonostante la violenta campagna di stampa che fu montata in quella circostanza per ricordare che l’autore di quell’opera aveva scritto negli anni ’70 libelli di ben diverso tenore sulla storia della socialdemocrazia tedesca (18)”” (pag XVII-XIX) [Ernesto Ragionieri, Prefazione] [(in) Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] [(10) Si veda particolarmente Franz Mehring, Über den historischen Materialismus, cit., p. 29 e sgg.; (11) Cfr. F. Mehring, Storia della Germania moderna, cit., p. 284; (12) Mehring si espresse in questi stessi termini tanto nell’articolo scritto in morte di Karl Marx quanto nel necrologio di Leopold von Ranke. cfr. Thoma Höhle, op.cit., pp. 403 e 470; (13) Sull’amministrazione degli archivi prussiani durante l’età guglielmina molti particolari interessanti nel volume di memorie giovanili del Meinecke (Friedrich Meinecke Erlebtes 1862-1901, Leipzig, 1941, pp. 137-149); (14) Circa l’importanza attribuita da Mehring ai documenti di archivio si veda l’articolo ‘Über die falsche und wahre Geschichtsschreibung’, cit., ed anche Franz Mehring, ‘Gesammelte Schriften’, Bd III, pp. 55-59; (15) Significativa è in proposito la lettera inviata da Mehring a Bernstein a proposito dell’andamento del suo lavoro: “”Ich denke mit Grauen daran, wie ich fertig werden soll. Wenn man sich zwanzig Jahre lang fast jeden Tag mit der Sache beschäftigt hat, glaubt man sich zu beherrschen, aber es fehlt an allen Ecken und Enden, und ich habe noch nie ein so hoffnungsloses Tief in einer Arbeit besessen, wie in dieser”” (Internationaal Instituut voor sociale Geschiedenis, Amsterdam, Bernstein Nachlass, D 454); (16) Si vedano le lettere di Heinrich Dietz a Franz Mehring negli anni 1896-1897 conservate all’Istituto del marxismo-leninismo presso il CC del PCUS, Fonds Mehring; (17) Kautsky, dopo aver letto le prime parti, ne scriveva entusiasticamente a Mehring il 18 maggio 1897 definendo l’opera “”una impresa grandiosa”” (“”eine grossartige Leistung””) e riconoscendo che nei primi capitoli si presentavano le maggiori difficoltà di tutto il lavoro (“”der Anfang war hier das schwerste””) (Istituto del marxismo-leninismo presso il CC del PCUS, Fonds Mehring); (18) Si veda, ad esempio di questa campagna, la recensione di Georg Adler comparsa sulla “”Zeitschrift für Sozialwissenschaft””, 1898, pp. 361-368 e 722-730, poi ripresa, ampliata ed accolta in un volumetto indipendente (Georg Adler, Franz Mehring als Historiker, Kiel und Leipzig, 1903) in occasione della seconda edizione della ‘Geschichte der deutschen Sozialdemokratie’ e degli attacchi dei revisionisti a Mehring durante il congresso di Dresda della SPD. Mehring vi veniva accusato di avere sostituito una nuova tendenziosità marxista alla antica tendenziosità nazional-liberale e insieme di volgere in parodia la concezione marxistica della storia ecc.] “”Nel primo capitolo dell’opera [‘Filosofia della miseria’, ndr] la critica di Proudhon conteneva mediatamente già una critica dell’economia borghese. Questa scienza nei suoi rappresentanti classici, aveva riconosciuto l’intima struttura della società borghese assai più esattamente di quel che Proudhon aveva saputo fare, ma le sue categorie, come valore, denaro, scambio, valgono appunto soltanto per la società borghese. Esse hanno le loro radici nell’antagonismo tra capitale e lavoro, nell’antagonismo delle classi; cadono col cadere di questi antagonismi. Le categorie dell’economia politica non sono, come essa si immagina, eterne e naturali, bensì storiche e sociali. Se Ricardo aveva esposto le forme delle categorie economiche allo stato di quiete, Marx ne esponeva le loro funzioni nello stato di moto. Di ciò egli si occupa specialmente nel secondo capitolo della sua opera che indaga sul bizzarro metodo di Proudhon (‘Filosofia della miseria’, ndr). Marx dice: “”Le categorie economiche non sono che le espressioni teoriche, le astrazioni dei rapporti sociali di produzione… I rapporti sociali sono intimamente connessi alle forze produttive. Impadronendosi di nuove forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e, cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano tutti i loro rapporti sociali. Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore la società col capitalista industriale. Quegli stessi uomini che stabiliscono gli stessi rapporti sociali conformemente alla loro produttività materiale, producono anche i principi, le idee, le categorie, conformemente ai loro rapporti sociali. Così queste idee, queste categorie sono tanto poco eterne quanto le relazioni che esse esprimono”” (1). Marx paragona gli economisti borghesi ai teologi ortodossi per i quali la propria religione è una rivelazione di dio e tutte le altre sono invenzioni umane. Così per gli economisti vi è stata una storia quando esistevano le “”artificiose”” istituzioni del feudalesimo, ma non vi è più storia da quando esistono le “”eterne e naturali”” istituzioni della borghesia”” (pag 299-300) [Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] [(1) K. Marx, Miseria della filosofia, Roma, 1950, p. 89] “”Se gli economisti sono i rappresentanti scientifici della borghesia, i socialisti e i comunisti sono i teorici del proletariato. “”Finché il proletariato non si è ancora sufficientemente sviluppato per costituirsi in classe, e di conseguenza la stessa lotta del proletariato con la borghesia non ha ancora assunto un carattere politico, e finché le forze produttive non si sono ancora sufficientemente sviluppate in seno alla stessa borghesia, tanto da lasciare intravvedere le condizioni materiali necessarie all’affrancamento del proletariato e alla formazione di una società nuova, questi teorici non sono che utopisti, i quali, per soddisfare i bisogni delle classi oppresse, improvvisano sistemi e rincorrono le chimere di una scienza rigeneratrice. Ma a misura che la borghesia progredisce e che con essa la lotta del proletariato si profila più netta, essi non hanno bisogno di cercare la scienza nel loro spirito; devono solo rendersi conto di ciò che si svolge davanti ai loro occhi e farsene portavoce. Finché cercano la scienza e costruiscono solo dei sistemi, finché sono all’inizio della lotta, nella miseria non vedono che la miseria, senza scorgerne il lato rivoluzionario, sovvertitore, che rovescerà la vecchia società. Ma quando questo lato viene scorto, la scienza prodotta dal movimento storico – e al quale si è associata con piena cognizione di causa – ha cessato di essere dottrinaria per divenire rivoluzionaria”” (1). Con classica concisione Marx delineava in queste frasi il passaggio del socialismo dall’utopia alla scienza”” [Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] (pag 302-303) [(1) Op.cit., p. 102]”,”MEHx-068″ “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura classica.”,”Giudizio sulle qualità militari di Scharnhorst (pag 161-162) “”Con maggiore nettezza la nostra concezione si riflette sulla carriera di due famosi generali. Se l’esercito prssiano ha mai posseduto un generale e un organizzatore veramente geniale che arrivò alle cariche militari più alte con le sue sole forze attraverso tutti gli intrighi degli Junker nonostante la sua origine contadina, e che pure in quelle cariche conservò, sempre un cuore per il popolo e si mantenne immune da ogni boria soldatesca, questi fu Scharnhorst. Nel decennio prima di Jena lavorò con la massima alacrità alla riforma dell’esercito prussiano, ma vivendo in mezzo a questo esercito, nonostante tutti gli studi teorici dele campagne napoleoniche, restò prigioniero della strategia federiciana. Solo nella campagna autunnale del 1806, quando vide egli stesso manovrare le truppe francesi, negli ultimi preparativi della battaglia di Jena che egli doveva guidare come capo di stato maggiore generale del supremo comandante prussiano, gli cadde la benda dagli occhi. E cercò immediatamente di imitare la strategia superiore dei francesi, ma naturalmente senza successo data la struttura dell’esercito prussiano. Nessun «genio» militare poteva evitare la disastrosa sconfitta dell’esercito prussiano. Il vero genio di Scharnhorst si manifestò ormai nel riconoscere la reale connessione delle cose e nel non affidarsi al «genio», e, in sette anni di lotte quasi sovrumane contro il re incredibilmente angusto e contro la classe degli Junker incredibilmente egoista, nel porre l’esercito prussiano su quei fondamenti economci che gli resero possibile una lotta più fortunata con l’esercito francese. Scharnhorst e i suoi amici Gneisenau, Boyen, Grolman chiesero la liberaizone dei contadini almeno tanto energicamente quanto Stein, Schön, Hardenberg. Nella vergognosa fuga presso Jena il colonello York si distinse col suo reggimento di cacciatori in felici combattimenti ad Altenzaun e a Wahren; furono quelli i soli e isolati successi dell’esercito prussiano in tutta la campagna. York batté i reparti francesi che lo inseguivano con la stessa loro tattica della guerriglia. Ora York era tutto l’opposto di Scharnhorst: un ufficiale della vecchia scuola, che avrebbe conservato l’esercito federiciano fino all’ultimo bottone delle ghette, un arcigno sostenitore della più ferrea disciplina, uno Junker barbarico pieno dei più gretti pregiudizi di classe. Ma si era addestrato in quei battaglioni di fanteria leggera che Federico ordinò di costituire poco prima della sua morte, e, anche se in generale questi battaglioni non poterono sottrarsi alle condizioni di esistenza dell’esercito prussiano e perciò presto diventarono truppe di linea serrate come tutti gli altri battaglioni, tuttavia ci fu nell’esercito un reggimento che stava pressoché sui medesimi fondamenti economici dell’esercito francese: il reggimento dei cacciatori di cui York era stato nominato colonnello alcuni anni prima della battaglia di Jena. Il reggimento era stato formato da Federico nelle guerre di Slesia per avere alcune truppe mobili contro i croati e i panduri (1) dell’esercito austriaco; per questo scopo comprensibilmente non poteva essere formato da mercenari stranieri e da contadini schiavi, ma da gente che sentisse legato alla bandiera il proprio interesse personale”” (pag 161-162)”,”MEHx-004-B” “MEHRING Franz”,”Absolutism and Revolution in Germany, 1525-1848.”,”MEHRING Franz Engels Marx “”Simultaneously an official Austrian memorandum expressed itself in exactly the same way: ‘According to the normal course of events’ the French were already beaten, but they were always breaking out again with ‘fearful violence’, like a ‘raging torrent’. Indeed, even in the wars of 1813 to 1815, of all the Generals of the European Coalition, except for Scharnhorst, who died young, only Gneisenau was able to master the Napoleonic strategy thoroughly. He had to put up the sharpest fights, particularly with his Prussian subordinates, the Bülows and the Yorks, and in the same way he was a thorn in the flesh of the allied Monarchs, whose military advisers, Knesebeck on the Prussian side and Duka and Langenau on the Austrian side, were still deeply rooted in the military outlook of the eighteenth century. In court circles he and his staff were derided as ‘Wallenstein’s camp’. Even at Waterloo the linear tactics of the English army were still put to practical use, quite logically, since the army consisted of enlisted mercenaries. But it too would have been lost at Waterloo were it not for the timely arrival of the Prussians under Blucher and Gneisenau. It was only decades later that the Prussian army absorbed the Napoleonic strategy into its flesh and blood through the classical writings of Clausewitz, and a Prussian General answered the idle chatter about the Prussian schoolmaster who was supposed to have won the battle of Königgratz with the fitting words: ‘Yes indeed, the schoolmaster was called Clausewitz’ (57). The ‘genius’ of the great military commander is a peculiar thing altogether. In ‘Anti-Dühring’ Engels describes how, at the battle of St. Privat (58), where two armies with essentially the same tactical formations were fighting, the regular company columns on the German side dissolved into dense swarms of sharpshooters under the fearful fire of the French chassepot rifles, and how in the vicinity of the enemy rifle fire the soldiers moved only at the double. He then continues: ‘the soldier had once again been cleverer than the officer; ‘he’ had instinctively discovered the only tactic which up to now has proved to be of any value under fire from breech-loaders, and carried it out successfully despite all the efforts of the command’. That sounds very disrespectful, but in a slightly different wording, and certainly without any plagiarizing from Engels, the Prussian General Staff says the same thing, when it reports through the mouth of one of its most gifted members on the French revolutionary wars of the previous century: ‘It is most significant that skirmishing among the French troops of the day was in no way prescribed by the rules, for these were in all their essential features the same as the Prussian ones. The dispersed battle order of the French had not been made into a virtue, and because it corresponded with real conditions it became ‘a power”. Marx’s proposition that ‘not men’s consciousness determines their being, but on the contrary their being determines their consciousness’ emerges in a very clear light in the field of military history. The more powerful and the more direct is the contact with being, the faster and the more clearly does consciousness develop. In war, the soldier will generally feel reality and instinctively act in accordance with it much faster than the officer, and the highest ‘genius’ in the military commander consists in recognizing the inner reasons for the soldiers’ instinctive behaviour and acting decisively in accordance with this recognition”” (pag 111-112-113) [Franz Mehring, ‘Absolutism and Revolution in Germany, 1525-1848’, London, 1975] [(57) On the economic developments that led to the transformation of the Frederician strategy into the Napoleonic, see Engels, ‘Anti-Dühring’; (58) Battle of Saint-Privat – A battle in 1870 in the Franco-Prussian War at which the Germans suffered heavy losses (8,000 men in a matter of minutes) as the result of the accuracy of French rifle-fire] Su Stephan Born (1824-1898). Giudizio di Engels su Born (pag 266)”,”MEHx-072″ “MEHRING Franz, a cura di Ernst ENGELBERG”,”Krieg und Politik. Band I. Militärpolitische und Militärgeschichtliche Aufsätze.”,” Contiene lo scritto di Mehring: ‘Aus dem Briefwechsel zwischen Engels und Marx’ (‘Dalla corrispondenza tra Marx ed Engels’) (6 ottobre 1913) (pag 478-482)”,”MEHx-073″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx.”,”Opera dedicata a Clara Zetkin-Kundel, erede dello spirito marxista La parte terza del capitolo XII. ‘Il Capitale, 3. Il secondo e terzo volume’ è stata redatta da Rosa LUXEMBURG (v. ultima pagina prefazione dell’autore) Il capitolo IV è dedicato a ‘Friedrich Engels’ (pag 90-109) Il capitolo VIII è dedicato al rapporto Marx Engels: ‘Engels-Marx’ (pag 223-235) Critiche alla ‘Vita di Marx’ di Mehring da esponenti della Spd (Bernstein, Kautsky, Neue Zeit ecc.) a proposito del rapporto Marx-Engels – Lassalle e Marx-Engels – Bakunin (v. prefazione)”,”MAES-005-FF” “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume I.”,”Rapporto Marx – Lassalle “”Una volta Albert Lange, paragonando ‘Il capitale’ di Marx con il ‘Sistema dei diritti acquisiti’ di Lassalle ha detto: «Le due opere hanno in comune il fatto che in esse spicca una compenetrazione non più raggiunta dell’elemento speculativo e del materiale positivo, ma si differenziano per il fatto che Lassalle è più libero e – come natura essenzialmente filosofica – più indipendente rispetto al suo maestro (Hegel) per quanto riguarda la base speculativa, mentre il materiale giuridico della sua opera, elaborato con non comune energia spirituale, purtuttavia rimane elaborato proprio alla scopo di tale opera; in Marx, invece, il materiale economico scaturisce quasi da se stesso da una massa stupefacente di dati economici dominata con la più rara libertà, mentre la forma spculativa si attiene rigidamente alla maniera del modello filosofico (Hegel), e in molte parti dell’opera penetra faticosamente nel contenuto a svantaggio della sua efficacia». Questo giudizio, sotto un aspetto, deve essere semplicemente capovolto. Non era Lassalle che si comportava in maniera più libera e indipendente di Marx di fronte alla speculazione hegeliana, bensì all’inverso: Marx aveva saputo tener conto fino in fondo dell’errore di Hegel mentre Lassalle aveva fatto ciò soltanto a metà. L’errore di Lange si spiega percé egli stesso non ha capito il materialismo storico”” (pag 580-581)”,”MGEx-002-FC” “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume II.”,”””La stampa di partito era cresciuta in estensione ma non altrettanto in profondità. Molti dei nuovi giornali avevano ancora una base debole e dovevano fare i più grandi sforzi semplicemente per continuare a vivere. Ai loro redattori, in maggioranza operai, mancava il tempo per immergersi nella loro professione; quando alla loro argomentazione mancava la forza dei fatti, si disimpegnavano esprimendo con forza tanto maggiore le proprie convinzioni. Il partito non aveva neppure un organo direttivo”” (pag 479) (Il partito operaio socialista della Germania; incertezze teoriche. Engels vs Duhring)”,”MGEx-003-FC” “MEHRING Franz”,”Histoire de la social-démocratie allemande de 1863 à 1891.”,”La ‘posta rossa’. Leggi antisocialiste: chiusura dei giornali, associazioni, sindacati ecc. (pag 533-534); Nascita di due giornali socialdemocratici all’estero: La Lanterne e Freiheit e loro introduzione e diffusione clandestina in Germania (pag 538)”,”MEHx-077″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx.”,”””La battaglia contro le «leggende di partito» non era nuova per Mehring. In quel segno egli aveva scritto la sua Storia della socialdemocrazia tedesca e, di fronte alle perplessità e ai dissensi che alcuni giudizi contenuti in quell’opera aveva suscitato, aveva esplicitamente teorizzato la possibilità, anzi il dovere, per lo storico del movimento operaio, di ristabilire la verità delle cose infrangendo la incrostazione di interessi costituiti determinatasi nella conoscenza del passato (1). La novità, e la particolarità, del modo col quale Mehring riprendeva ora questo suo antico motivo, diremmo quasi l’accanimento che egli vi portò, derivavano da fatto che vi trasferiva tutte le istanze generali di rinnovamento che avvertiva nella socialdemocrazia tedesca degli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale e che, principalmente attraverso questa via, egli realizzava la rottura con Kautsky, con la interpretazione di Marx e con la sistemazione del marxismo delle quali il direttore della Neue Zeit si era fatto portatore”” [Ernesto Ragionieri, Introduzione al volume di Franz Mehring Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976, pag XIX] [(1) Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca, trad. di M. Montinari, pref. di E. Ragionieri, Roma, 1961, vol. II, p. 711] “”Karl Marx si immatricolò il 22 ottobre 1836. Delle lezioni accademiche non si curò troppo; in nove semestri non seguì più di dodici corsi, soprattutto corsi obbligatori di diritto, e anche di questi presumibilmente ha ascoltato poche lezioni. Degli insegnanti ordinari dell’Università, soltanto Eduard Gans ha esercitato un qualche influsso sulla sua evoluzione spirituale. Di Gans seguì le lezioni di diritto penale e di diritto civile prussiano, e lo stesso Gans attestò «l’eccellente diligenza» con cui Karl Marx seguì i due corsi. A questo proposito ha un valore di prova maggiore di tali attestati, che di solito si danno con molta indulgenza, la polemica spietata condotta da Marx nei suoi primi scritti contro la scuola storica del diritto, contro la cui angustia e ottusità, contro la cui dannosa influenza sulla legislazione e sullo sviluppo del diritto aveva già levato la sua voce eloquente il Gans, giurista ricco di cultura filosofica. Tuttavia per sua stessa ammissione, Marx si occupò dello studio della giurisprudenza soltanto come di una disciplina secondaria dopo la storia e la filosofia, e in queste materie non si preoccupò minimamente delle lezioni, ma si iscrisse soltanto al normale corso obbligatorio di logica, con Gabler, successore ufficiale di Hegel, ma il più mediocre tra i suoi mediocri ripetitori. Abituato a pensare con la sua testa, già all’Università Marx lavorava in maniera indipendente, e in due semestri si impadronì di tante cognizioni quante venti semestri non sarebbero bastati a elaborare col lento imbottimento delle lezioni accademiche”” [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976, pag 13-14, capitolo II, ‘Il discepolo di Hegel’]”,”MEHx-078″ “MEHRING Franz”,”Nuovi contributi alle biografie di Karl Marx e Friedrich Engels. (Franz Mehring: ‘Neue Beiträge zu Biographien von Karl Marx und Friedrich Engels’, April 1907.”,”””Joseph Weydemeyer resistette in Germania ancora due anni dopo il 1849, l’anno in cui ebbe inizio il periodo della reazione, infine nel 1851 dovette abbandonare il paese ed emigrò negli Stati Uniti dove svolse un’attività intensa e fruttuosa, fornendo un contributo inestimabile all’organizzazione dei lavoratori e alla diffusione delle teorie economiche propagandate dal Manifesto comunista. Venne in questo aiutato con entusiasmo dal suo compagno e amico Hermann Meyer. Collaborò alla ‘Reform’ di New York, alla ‘Neu-England-Zeitung’ (di Boston), alla ‘Turnzeitung’ e ad altri giornali; tenne inoltre conferenze sulle questioni economiche del paese. Infine, trasferita la propria resistenza a Saint Louis, partecipò valorosamente alla guerra contro i ribelli sudisti, prima come capitano di compagnia e poi come colonnello di reggimento. Alla fine della guerra civile venne nominato sovrintendente alle finanze della città di Saint Louis. Nell’autunno del 1866 la morte si portò via quest’uomo da tutti stimato. La sua coraggiosa e adorata moglie, una Lüsung di nascita, gli sopravvisse per diversi anni. Il figlio Otto partecipò intensamente, negli anni Settanta, all’attività di agitazione dell’Internazionale, e credo che ora viva in Messico. Sua figlia Laura sposò Max Livingston che fu tra i primi membri del Communist Club di New York assieme a suo fratello Julius, e contribuì efficacemente all’agitazione dell’Internazionale negli Stati Uniti. Dopo la morte della signora Weydemeyer, Max Livingston entrò in possesso del lascito di Joseph Weydemeyer, e, dopo la loro dipartita, anche di quello di Hermann Meyer, di Max Joseph Becker (di Hanne), e di una parte del lascito di Siegfried Meyer”” (pag 4); “”Mentre i profughi democratici piangevano sempre più disperati sulle loro speranze deluse, Marx e Engels sapevano cosa c’era da fare nella fase di pausa dello sviluppo rivoluzionario. Nel poscritto a una lettera del 27 giugno 1851 a Weydemeyer, in cui Marx si diceva molto amareggiato per gli intrighi di Kinkel, Ruge e Willich, scriveva (14): «In genere sto dalle nove del mattino alle sette di sera al British Museum. La materia su cui sto lavorando è così maledettamente ramificata / estesa e complessa che, nonostante tutto il mio impegno, non riuscirò a concludere lo studio prima di sei, otto settimane. Ci sono anche intoppi pratici, inevitabili nell’ambiente di Londra, dove si prende tutto con flemmaticità. Nonostante tutto il mio lavoro si sta avviando alla conclusione. Qualche volta è necessario costringersi a concludere. Quei “”simpletons”” (15) di democratici, che sono illuminati “”dall’alto””, non hanno naturalmente bisogno di simili fatiche. E allora che fatichino con l’economia e la storia, questi sfaticati! È tutto così semplice, come suole dirmi l’egregio Willich. Tutto così semplice! In queste teste vuote. Forza allora sempliciotti!»”” (pag 9) [Franz Mehring, Nuovi contributi alle biografie di Karl Marx e Friedrich Engels. (Franz Mehring: ‘Neue Beiträge zu Biographien von Karl Marx und Friedrich Engels’, April 1907; traduzione dal tedesco) [Die Neue Zeit, 25. Jg. 1906/07, Zweiter Band, S. 15-21. Nach Gesammelte Schriften, Band 4, S. 77-86, April 1907] [(14) Marx Engels, Opere Complete, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag 572 (ndt); (15) Sempliciotti, semplicioni (ndt)]”,”MEHx-001-FGB” “MEHRING Franz”,”Storia della Germania moderna.”,”La Storia della Germania moderna nacque dalle lezioni che il Mehring tenne a partire dal 1905 nella scuola istituita a Berlino per iniziativa della sinistra socialdemocratica e nella quale insegnavano, al suo fianco, Rosa Luxemburg, Rudolf Hilferding, Hermann Duncker, Emmanuel Wurm, Gustav Eckstein, Hugo Heinemann, molti dei quali facevano parte allora della frazione di sinistra del partito.”,”MEHx-001-FL” “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura classica.”,”””A Breslavia Lessing ha vissuto sino alla fine della guerra dei sette anni, e ancora un paio d’anni di poù. È il periodo della sua vita intorno al quale siamo meno informati: di questo tempo esistono solamente due lettere sue e a lui indirizzate e qualche scarsa e frammentaria comunicazione di questo o di quell’amico di Breslavia. Inoltre per cinque ani non ha pubblicato niente; egli voleva «per lungo tempo stare come un brutto verme, come crisalide nel bozzolo, per poter ritornare alla luce come un uccello luminioso». La stranezza che quest’uomo così profondamente borghese si sia immerso nell’esercito feDEriciano è resa a sua volta comprensibile dalla mostruosità della situazione tedesca. Sansone non aveva altro luogo per sfuggire ai filistei”” (pag 264)”,”MEHx-001-FC” “MEHROTRA N.C.”,”The Socialist Movement in India.”,”MEHROTRA N.C. è un ex Head Department of Political Science S.S. College Shahjahanpur. “”Nel 1944 l’ offerta di Gandhi di negoziare con Jinnah sulle basi delle CR Formula per spartire l’ India creò sensazione tra i Socialisti. I colloqui Gandhi-Jinnah fallirono senza portare alcun risultato, ma posero Jinnah su di un alto piedistallo e ci fu un enorme ascesa di forza alla Lega Musulmana (Muslim League). Anche in carcere i Socialisti erano scontenti dell’ atteggiamento dilatorio e ambivalente dei leaders del Congresso.”” (pag 91) JP (NARAYAN JAYAPRAKASH). Difendendo il nuovo pronunciamento del Partito, JP, a Patna disse: ‘Ho letto Marx. Ho studiato gli scritti di Lenin. Una volta ero comunista. Marx e Lenin hanno entrambi detto che la democrazia e il socialismo sono inseparabili. Marx sosteneva che solo sotto il socialismo il popolo godrà di una vera libertà ed eguali opportunità per realizzare il meglio di se stesso.”” (…) “”Nessun marxista può dire che la democrazia e il socialismo sono in contraddizione, neppure Stalin o Trotsky o Mao Tse-tung’ (…)””. (pag 107) “”Nella sua relazione all’ Ottava Conferenza nazionale del Partito a Madras dall’ 8 al 12 marzo 1950, JP chiese ai lavoratori del partito di interpretare Marx nelle condizioni oggettive prevalenti in India. Disse: ‘Le radici del Socialist Party sono sul suolo indiano. La storia indiana, retroterra ed esperienza dei passati sedici anni lo hanno formato e plasmato; come pure il pensiero socialista internazionale e le esperienze della ricostruzione socialista in Europa ed altrove'””. (pag 107) “”When Prime Minister Indira Gandhi put the name of Jayaprakash Narayan, 72, at the head of her list of political opponents to be arrested two weeks ago, she must have been struck by the irony of the situation. “”J.P.,”” as he is known to almost everyone in India, was the grand old man of Indian politics, a confidant of Nehru and Mahatma Gandhi, and someone she had known since she was a child. In 1942, when she was imprisoned without trial for her efforts in the “”Quit India”” campaign to drive out the British, Narayan became a national hero—and one of the British Raj’s most wanted criminals—for his sabotage work in the independence movement. Now Narayan was leading a grass-roots movement against corruption, a movement that seriously threatened Mrs. Gandhi’s hold on her office and perhaps the stability of Indian society. Critics see him as an irresponsible rabble-rouser out to destroy democratic government. To his admirers, he is the champion of the downtrodden, a political savior who has emerged from retirement to save them from what they see as despotic rule. The independent-minded son of a minor Bihar state official, Narayan at the age of 19 used a $600 wedding gift to set off alone to the U.S., where he studied at Berkeley and the University of Wisconsin and became a convert to Communism. Returning to India, he became deeply involved with Gandhi and Nehru in the independence movement. Still, he was not an advocate of Gandhi’s principles of nonviolence and organized a guerrilla force to disrupt rails and communications and foment strikes and riots. Following independence in 1947, he grew increasingly disenchanted with party politics and even spurned offers by Nehru to join his Cabinet. Explained Narayan: “”The party system, so it appeared to me, was seeking to reduce the people to the position of sheep whose only function was to choose periodically the shepherds who would look after their welfare.”” Despite Narayan’s criticism of government corruption, his movement offers no clear-cut program for social or economic reform. J.P. talks vaguely of “”partyless democracy”” and returning power to the villages. He urges his followers to engage in such tactics as gherao (laying siege) and dharna (sit-ins). But almost invariably his civil-disobedience campaigns have turned violent. When rampaging students in Gujarat managed to bring down the state government, J.P. was impressed and decided to try to do the same thing in Bihar, his home state. The demonstrations led to riots, and Mrs. Gandhi appealed to J.P. to call them off. He refused. When Railways Minister Lalit Mishra was assassinated on a visit to Bihar last January, the Congress Party accused Narayan of unleashing a “”cult of violence, intimidation and coercion.”” “” (fonte Time 16.7.2008)”,”MASx-015″ “MEHROTRA S. R.”,”A History of the Indian National Congress. Volume One. 1885-1918.”,”MEHROTRA S. R. (1931) è professore di storia (Maharshi Dayanand University, Rohtak. Ha insegnato in varie università. E’ autore di vari volumi sull’India.”,”INDx-121″ “MEHTA Suketu”,”Maximum City. Bombay città degli eccessi.”,”Suketu Mehta è scrittore e giornalista. Vive a New York. Ha pubblicato i suoi lavori su ‘He New York Times Magazine’, ‘Granta’, ‘Harper’s’, ‘Time’. “”Bombay ha una volta e mezza la percentuale di residenti musulmani rispetto al paese nel suo complesso; i musulmani costituiscono più del 17 per cento dei diciannove milioni di abitanti di Bombay. In tutta l’India i musulmani sono centoventi milioni, il 12 per cento del totale. Ciò significa che l’India ospita la seconda comunità musulmana del mondo. Mezzo secolo dopo la Partizione, ci sono ancora più musulmani in India che in Pakistan. Scegliendo di restare, hanno votato con il loro piedi. Ma la maggoir parte degli indù della città non crede al patriottismo dei musulmani. Sono convinti, stando a quanto scrisse Thackeray sul giornale del suo partito subito dopo la caduta della Babri Masjid, che «il Pakistan non ha bisogno di attraversare il confine e attaccare l’India. Duecentocinquanta milioni di musulmani leali al Pakistan scateneranno una sollevazione armata in India. Sono ua delle sette bombe atomiche del Pakistan». E ancora: «un musulmano, a qualsiasi paes appartenga, è innanzitutto un musulmano. La nazione ha per lui un’importanza secondaria». I musulmani di Bombay sono il gruppo di seguaci di Maometot più variegato del paese”” (pag 54); “”In risposta al Rapporto Srikrishna, il “”Times of India”” pubblica un editoriale intitolato “”Sanare le ferite””, che auspica riconciliazione ma non giustizia. Un giornalista del “”Times”” mi racconta che utti in redazione hanno ricevuto istruzioni di minimizzare la portata del rapporto; tutti gli articoli in proposito, persino i profili biografici del giudice [Srikrishna], devono essere approvati dal caporedattore. L’argomento addotto dalla direzione è che qualsiasi articolo troppo favorevole provocherebbe una rivolta dei musulmani. Al momento, nell’intera redazione di Bombay c’è un solo giornalista musulmano”” (pag 84-85)”,”INDx-014-FC” “MEIER Christian”,”Atene. La città che inventò la democrazia e diede un nuovo inizio alla storia.”,”Christian MEIER (Stolp, Pomeriania, 1929) dopo aver studiato a Francoforte e insegnato a Friburgo, Basilea, Colonia e Bochum, è attualmente professore di storia antica presso l’ Università di Monaco di Baviera. Tra le sue opere: -Res Publica Amissa (1966) -Entstehung des Begriffs ‘Demokratie’ (1970) -Die Enststehung des Politischen (1980), traduz: La nascita della categoria del politico in Grecia, 1988 -Giulio Cesare (1982), tradotto in italiano GARZANTI, 1993) Nel 490 aC, seguendo l’audace strategia studiata dall’ ateniese TEMISTOCLE, la più esigua flotta delle città greche sconfigge quella del persiano SERSE, sovrano dell’ impero più potente dell’ epoca. Quella vittoria, che vede l’ ingresso di una piccola città nella politica mondiale, segna un ‘nuovo inizio’ per la storia: la nascita dell’ Occidente.”,”STAx-047″ “MEIER Cristian”,”Giulio Cesare.”,”Christian Meier è professore di Storia Antica presso l’Università di Monaco di Baviera, autore tra gli altri di: “”La nascita della categoria del politico in Grecia””, “”L’identità del cittadino e la democrazia in Grecia””, “”Progresso. I concetti della politica””, “”Atene””, “”l’Arte politica della tragedia greca””. Meier inserisce la parabola di Giulio Cesare all’interno della crisi del sistema repubblicano e dei suoi risvolti politici, militari e sociali. Da questa ricostruzione emergono mille sfaccettature di una delle figure più carismatice della storia romana: dallo stratega capace di trascinare i suoi uomini nelle imprese più azzardate, al politico e diplomatico, fino all’oratore e scrittore. Partendo dagli anni della giovinezza, Meir traccia un ritratto di Cesare temerario e sfrontato, dotato di una inesaurìbile energia; ma anche quello di un outsider che disubbidì alla disciplina del suo ceto. “”Egli introdusse subito anche una novità: sulle discussioni del senato e dell’ assemblea popolare dovevano essere redatti e pubblicati resoconti giornalieri. Un contributo a una vita politica più obiettiva, pragmaticamente pensato, secondo un’ antica tendenza della politica democratica, non necessariamente comodo per i senatori, ma giustificabile: avrebbe anche garantito contro false interpretazioni dei dibattiti senatoriali. Probabilmente si esprimeva in questo, come più tardi nei suoi resoconti di guerra, l’ importanza attribuita da Cesare alla documentazione. Egli aveva sempre in mente anche la posterità. Essa costituiva il più vasto orizzonte nel quale si muoveva la sua etica delle grandi imprese.”” (pag 213)”,”STAx-165″ “MEIER-COLOMBO Chiara PARRELLA Giovanni PERLA Ada, a cura”,”Portateci nel cuore. Lettere di condannate a morte nella Resistenza europea.”,”””Rudolf e Marie Fischer. (Austria). “”Marie era nata a Vienna nel 1903. Fu impegnata nella Resistenza antinazista a fianco del marito, Rudolf, di due anni più giovane. Questi, membro del clandestino Partito comunista austriaco, aveva fondato un gruppo di Resistenza – denominato «Siegel» dal suo nome di battaglia – da lui organizzato e diretto fino a che i nazisti non li scoprirono. La Gestapo arrestò entrambi il 29 aprile 1941. Dopo essere stati torturati, furono… processati … e decapitati”” (pag 12) “”Hedy Urach. (Austria). Hedy Urach «Emma» nacque a Vienna il 20 agosto 1910, in una famiglia socialista. Fin dall’adolescenza, fu attiva nell’associazionismo giovanile del Partito comunista austriaco. Frequentò la Scuola Lenin di Mosca, poi, tornata in patria, organizzò attività clandestine (1934-1938) in diverse zone dell’Austria. Dopo l’annessione del paese da parte del Reich, lei e i componenti della sua famiglia vennero arrestati. Rimessa in libertà, si recò in Belgio, dove prese contatti con la Resistenza del luogo. Quando la Germania invase il Belgio, tornò clandestinamente in Austria. Arrestata nel giugno del 1941 nel corso di una retata della Gestapa … fu processata a Vienna … e decapitata il 17 maggio 1943″” (pag 15) “”Fernande Volral. (Belgio). Fernande Volral era nata nel 1920 a Charleroi (Belgio). Nel 1940 entrò nella clandestina Armée belge des Partisans. Il 23 febbraio 1943, per aver ferito un soldato tedesco, fu catturata e condotta in carcere a Bruxelles. Nel mesi di settembre fu deportata nel campo di Nielzen, in Germania. Fu processata il 26 marzo 1944, e decapitata….”” (pag 18) “”Marie Kuderiková. (Cecoslovacchia). Nata in Moravia in una famiglia cattolica, dopo le scuole iniziò a lavorare come operaia nello stabilimento Rácek di Brno. Immediatamente iniziò il suo lavoro politico clandestino con il Partito comunista cecoslovacco, … Nel dicembre 1941, venne arrestata in fabbrica durante un turno di lavoro. Durante gli interrogatori, venne picchiata e seviziata … processata … il 16 novembre 1942 e condannata a morte. Fu decapitata il 26 marzo 1943, insieme al suo compagno, ma anche al giovane che l’aveva denunciata”” (pag 29) “”Cato Bontjes van Beek. (Germania). Nata il 14 novembre 1920, si trasferì preso a Berlino e da giovane lavorò come ceramista. Fu nel gruppo «Schlze-Boysen-Harnack» dedita alla preparazione e diffusione di volantini clandestini… Fu arrestata dalla polizia segreta a Berlino, il 20 settembre 1942, e tradotta nel carcere di Alexanderplatz. Processata il 21 gennaio del 1943, fu impiccata il 5 agosto dello stesso anno….”” (pag 49) “”Gertrud Lutz Schloitterbeck. (Germania). Gertrud nacque a Stoccarda nel 1910, in una famiglia operaia i coi componenti iniziarono a subire persecuzioni fin dall’avvento del nazionalsocialismo. Dopo di allora, Gertrud, fu arrestata una prima volta, passando tre anni fra carcere e campo di concentramento. Quando fu rilasciata, riprese l’attività clandestina, senza interromperla neanche quando – nel 1942 – diventò madre di una bambina e il marito morì sul fronte di Stalingrado. Fu arrestata dalla Gestapo nell’estate del 1944, insieme a tutta la sua famiglia. Durante l’arresto, le venne strappata la bambina e ucciso suo fratello. Gertrud fu giustiziata il 30 novembre 1944 nel campo di concentramento di Dachau, insieme al padre, alla madre, alla cognata e a cinque amici di famiglia”” (pag 63) (…) ‘Caro, buon paparino, ti scrivo questa lettera dalla prigionia tedesca. Quando tu, paparino, la leggerai, io non sarò più viva. Ecco la preghiera che ti faccio, padre: punisci i sanguinari tedeschi. Questa è l’ultima volontà di tua figlia che sta per morire… Quando ritornerai, non cercare la mamma. I tedeschi l’hanno fucilata. Quando cercavano di strapparle la verità su di te, l’ufficiale la picchiava al viso col frustino. La mamma non resistette e orgogliosamente disse: «Voi non mi spaventate picchiandomi. Io sono sicura che mio marito tornerà indietro e vi caccerà via, vigliacchi usurpatori, fuori di qui». L’ufficiale allora sparò in bocca alla mamma… Katja Susanina. Negli anni in cui la belva nazifascista si scatenò – oltre alle decine di milioni di morti della guerra da essa causata – internò, deportò, torturò e uccise con modalità orribili un numero imprecisato di persone. In questo libro alcune «ultime lettere» di donne (quando non bambine) di tutta Europa, Germania e Italia comprese, in una raccolta che provoca sentimenti devastanti’ (Katja Susanina) (quarta di copertina) Notizie sui curatori. Chiara Meier Colombo è nata a Roma nel 1979. Laureata in filosofia all’Università di Roma Tre. Giovanni Parrella (Roma, 1970) già delegato per la memoria storica dell’ex V Municipio di Roma, è autore, assieme a Massimo Ricchioni del libro ‘Il Gobbo del Quarticciolo e la sua banda nella Resistenza’ (Milieu edizioni, 2015). Ada Perla è nata a Roma nel 1960. Grafica e laureata in storia dell’arte. Tamara Ferretti è nata a Falconara Marittima (Ancona) nel 1954. Fin da giovanissima ha ricoperto ruoli istituzionali (Comune di Ancona) e sindacali in Italia e in Europa. È presidente dell’Anpi di Ancona e componente della Segreteria nazionale dell’Anpi come responsabile del Coordinamento donne.”,”GERR-059″ “MEIJER H. Canne von”,”Die Arbeiter-rätebewegung in Deutschland (1918-1933).”,”MEIJER H. Canne (1890-1962), lavoratore siderurgico svolse lavoro politico nel ‘Gruppe Internationaler Kommunisten’ e insieme a Jan APPEL fu un dirigente del KAP olandese.”,”MGER-038″ “MEIJER Jan Marinus”,”Knowledge and Revolution the Russian colony in Zürich (1870-1873). A contribution to the Study of Russian Populism.”,”””Among the contributors to the second volume of ‘Forward!’ were P.N. Tkacev and German Lopatin. Lopatin described Irkutsk, the place he had visited in his unsuccessful attempt to liberate Cernysevkskij. He cannot be said to have belonged to the ‘Forward!’ group. He was a personal friend of Lavrov, but throughout the ‘seventies he did not adhere to any one organization, and served the movement in general.”” (pag 148)”,”MRSx-055″ “MEIJER Canne”,”Il movimento dei Consigli in Germania (1919-1936).”,”Scorcio sulla storia comunisti di consiglio in Olanda (pag 39) Marx e Engels sull’ ora di lavoro sociale (pag 43)”,”MGER-130-B” “MEIKSINS WOOD Ellen WOOD Neal”,”A Trumpet of Sedition. Political Theory and the Rise of Capitalism, 1509-1688.”,”Ellen Meiksins Wood is Professor of Political Science at York University, Toronto. Neal Wood is professor Emeritus of Political Science at York University. Acknowledgements, Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Some Additional Reading, Index”,”STOS-022-FL” “MEILE Pierre”,”Storia dell’ India.”,”MEILE è Professore all’ Ecole Nationale des Langues Orientales vivantes.”,”INDx-025″ “MEILLET Antoine”,”Esquisse d’une histoire de la langue latine.”,”Langue d’un grand empire, le latin a fourni à la civilisation moderne la base de son expression linquistique. Si le grec a servi d’organe au développement de la pensée rationnelle, le latin, lui, est à l’origine de notre idée de l’État et du droit. Avertissement, Avertissement du second tirage, Avertissement du troisième tirage, Introduction, Bibliographie, Index, Librairie Klincksieck, série linguistique n. 14,”,”VARx-063-FL” “MEINECKE Freidrich a cura di Maria Teresa MANDALARI”,”Senso storico e significato della storia.”,”La storia e il presente, il dialogo politico di RANKE, la concezione storica di DROYSEN, classicismo romanticismo e pensiero storico nel secolo XVIII, la passeggiata di SCHILLER, contributo alla storia dell’origine dello storicismo e dell’ idea individualistica di SCHLEIERMACHER.”,”GERS-005″ “MEINECKE Friedrich”,”La catastrofe della Germania. Considerazioni e ricordi.”,”[‘Friedrich Meinecke, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale (…) imputò l’ascesa del Terzo Reich in primo luogo alla sete di potenza della Germania, un’ossessione che aveva cominciato a svilupparsi alla fine del XIX secolo, con Bismarck, e si era fatta via via più accentuata con il Kaiser Guglielmo II e durante la Prima guerra mondiale. Tutta la Germania, sosteneva Meinecke, era pervasa da un militarismo che consentiva all’esercito di sviluppare una pesante e nefasta influenza sulla situazione politica. Il paese aveva acquisito una capacità industriale straordinaria, ma per raggiungere tale risultato si era dato moltissimo spazio all’istruzione tecnica in senso stretto, a scapito di una più generale educazione morale e culturale. Le riflessioni di Meinecke, pubblicate nel 1946 con il titolo ‘Catastrofe della Germania. Considerazioni e ricordi’ sono state importanti tanto per i loro limiti quanto per il loro coraggioso tentativo di ridefinire le convizioni e le aspirazioni politiche di una vita intera’ (Richard J. Evans, La nascita del Terzo Reich’, Mondadori, 2006, pag 648, prefazione)]”,”GERS-006″ “MEINECKE Friedrich”,”Esperienze 1862-1919.”,”MEINECKE dà voce in questo volume alle speranze della sua generazione di “”uomini di libri”” e intellettuali tedeschi: la generazione di quanti non compresero a fondo “”il demoniaco della vecchia potenza”” prussiano-tedesca e coltivarono il sogno che “”il bisogno di potenza della Germania e il bisogno di libertà dei… vicini potevano venire equilibrati da una mano delicata””.”,”GERS-017″ “MEINECKE Friedrich”,”L’ idea di ragion di stato nella storia moderna.”,”MEINECKE, nato nel 1862 nella Bassa Sassonia e morto a Berlino nel 1954, è uno dei maestri della storiografia idealistica del secolo XX. Allievo a Berlino di DROYSEN e di Reinhold KOSER, tenne la cattedra di storia moderna a Strasburgo, a Friburgo, a Berlino. Dal 1895 diresse dapprima insieme a TREITSCHKE, poi da solo, la rivista ‘Historische Zeitschrift’, il maggior organo della storiografia tedesca, finché nel 1935 il nazismo lo costrinse a lasciare il posto. Dopo la seconda guerra mondiale e la catastrofe della Germania, di cui cercò di indagare le ragioni in uno dei suoi ultimi scritti ‘Die deutsche Katastrophe’, M. fu primo rettore e poi rettore onorario della Libera Università di Berlino. ‘Cosmopolitismo e Stato nazionale’ (1908) e ‘Le origini dello storicismo’ (1936) formano con ‘L’idea della ragion di Stato’ la trilogia fondamentale della produzione del grande storico delle idee. “”Punto di partenza è naturalmente Machiavelli, il primo che ha posto in modo deciso il problema della ragion di Stato, senza tuttavia avvertire il dilemma profondo che sorge dalle sue affermazioni fra politica e morale, fra azione “”secondo l’ impulso della forza’ e azione ‘secondo la giustificazione morale’. “” E (Federico il grande, ndr) non soltanto riteneva permesso e giusto trarre la spada per decidere di diritti controversi e, com’era ben naturale, per difendere il proprio paese, ma l’ interesse dell’ equilibrio europeo poteva a suo giudizio giustificare perfino guerre offensive, “”guerre di precauzione, quando la grandezza eccessiva delle più forti potenze europee minaccia di straripare e di sommergere l’ universo””. Egli accettava espressamente la massima che “”praevenire”” è meglio che “”praeveniri””. (pag 304)”,”TEOP-156″ “MEINECKE Friedrich, a cura di Salvatore CARANNANTE”,”‘Il principe’. Un’introduzione.”,”F. Meinecke ha pubblicato ‘Cosmopolitismo e stato nazionale’, ‘L’idea della ragion di stato nella storia moderna’, ‘Le origini dello storicismo’. ‘Italia schiava e vituperata’ Virtù e fortuna. Machiavelli proclamò la rivolta della ‘virtù’ contro la ‘fortuna’, rimproverando i principi italiani di essere privi di una propria ‘virtù’. “”Machiavelli penetrò più profondamente anche in tale questione, e quanto afferma al riguardo è contraddistinto da un tono peculiare, spesso sconvolgente. Talvolta ‘virtù’ e ‘fortuna’ vengono enfatizzate al punto da apparire personificazioni demoniche. In due casi, Cesare Borgia e Castruccio Castracani, Machiavelli ha raffigurato, con la massima intensità e adottando un grande stile tragico, come la ‘virtù’ fallisca dinanzi alla ‘fortuna’, come l’acutezza e l’astuzia dell’uomo (40), la sua forza nel momento di massima concentrazione, possono essere repentinamente precipitate dal culmine del successo (25) alla morte o alla rovina. E di nuovo si immerse nella riflessione intorno ai modi misteriosi in cui la ‘fortuna’ plasma quelle condizioni e quelle contingenze del tutto peculiari, necessarie e insostituibili che, sole, consentono alla ‘virtù’ specifica dell’uomo di manifestarsi. Queste affascinanti speculazioni potevano risolversi in un fatalismo infiacchente e in una fede astrologica. Machiavelli era ben capace di vedere che i suoi contemporanei, nella tempesta degli eventi che sembravano farsi beffe di qualsiasi calcolo umano, tendevano a stare con le mani in mano e a lasciarsi trascinare dal destino. Eppure egli squarciò con mano energica la rete che sentiva incombere anche sul proprio spirito e proclamò la rivolta delle ‘virtù’ contro la ‘fortuna’. Rimproverò pertanto ai principi italiani di aver affidato le proprie faccende esclusivamente alla ‘fortuna’, essendo privi di una propria ‘virtù’. «Vogliono che quella gli signoreggi, non essi signoreggiare quella». ‘Fortuna’, come insegnò nel ‘Principe’, domina solo una metà della vita; l’altra metà, o poco meno, è stata lasciata al nostro controllo. E uno dei più semplici ma grandi principi fondamentali del suo spirito era che questo confine tra ‘fortuna’ e ‘virtù’, tra la necessità del fato e il proprio libero agire possa essere gradualmente spostato mediante la tenace resistenza della ‘virtù’ come afferma nel capitalo XXV del ‘Principe’ (…)”” (pag 62-63) [Friedrich Meinecke, ‘Il principe’. Un’introduzione’, Edizioni della Normale, Pisa, 2023]”,”STOx-357″ “MEISENHELDER Thomas”,”Marx, Engels, and Africa.”,”Thomas Meisenhelder, Dipartimento di Sociologia, California State University, San Bernardino, CA Nel 1993 Edward Said disse che Marx ed Engels avevano ampiamente una visione hegeliana dell’Africa (pag 197) Marx Engels “”Colonialism would, both men believed, end the isolation of the colonies and break down cultural walls of superstition and tradition. Indeed Engels (Avineri, 1968, 43) characterized the French conquest of Algeria as “”a… fortunate fact for the progress of civilization””. But Marx and Engels were also very clear about the horrible destruction caused by European colonialism (1). First; they recognized colonialism in general, and the so-called “”scramble for Africa””, in particular, as the world expansion of capitalist exploitation and the rule of profit (Engels, 1978, 54-58). They realized that one effect of colonialism on the colonies would be to expropriate land from the masses. They knew that colonialism would decimate local industries Marx, 1979, 93-94). Commenting on British rule in India Marx (1979, 126) wrote that “”England has broken the entire framework of Indian society”” and ended the village economic system. Along with a relatively small group of commentators Marx and Engels consistently decried the horrid brutality of colonial rule and continually criticized the foreign policy decisions of officials such as Lord Palmerston. They were careful to include in their analysis of colonialism descriptions of “”the profound hypocrisy and inherent barbarism of bourgeois civilization””, which “”lies unveiled before our eyes in the colonies”” (cited in Pieterse, 1992, 100). Marx and Engels of course realized that – the “”white man’s burden”” aside – colonialism was an economic process. (…)”” (pag 198-199) [Thomas Meisenhelder, Marx, Engels, and Africa’, Science & Society, n. 2 Summer 1985] [(1) In his introduction to ‘Pre-Capitalist Economic Formations’, Hobsbawm (1965, 50) argues that this insight was especially salient for the “”elder”” Marx]”,”MAES-199″ “MEISNER Maurice”,”Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism.”,”MEISNER Maurice “”The dominance of the factor of consciousness in Li’s world view colored his entire conception of the nature of the socialist movement. For Li, socialism was not something to be defined primarily in economic terms but was rather a phenomenon that arose out of the knowledge, the emotions, and the wills of men.”” (pag 149)”,”MCIx-045″ “MEISNER Maurice”,”Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism.”,”MEISNER Maurice “”Li did not derive these views from Marxism, but he could have found considerable support in Marxist historical writings for an emphasis upon geographical and climatic factors in history. Marxists have been quick to deny that geography, which is unchanging, can account or historical change, but the geographical environment is in fact the starting point of the Marxist analysis of history. Marx himself attached considerable importance to “”the natural conditions in which man finds himself – geological, orohydrographical, climatic and so on””. “”All historiography””, he wrote, “”must begin from these natural bases and their modification in the course of history by men’s activities.”” (Marx and Engels, The German Ideology (1939) p.7). It is well known, moreover, that Marx believed that capitalism could only have developed in the temperate zone (Marx, Capital, II, 176). The importance of geographic factors had been emphasized by many of the successors of Marx. Plekhanov, for example, wrote, evolution of the forces of production,and this, in its turn, determines the development of economic forces, and therefore the development of all the other social relations”” (Plekhanov, Fundamental Problems of Marxism, p. 34). The influence of the geographic enrivonment was also the basis of Marx’s theory of the “”Asiatic mode of production””. This theory purported to explain the peculiarities in historical development of at least a part of the non-Western world on the basis of the economic need for large-scale irrigation works managed by the state. The theory appeared in various writing of Marx, including ‘Capital’, as a general sociohistorical concept, which Marx employed to describe traditional Indian and other societies (1) but which he did not apply to China and Japan (2). However, in one case – the well-known Preface to ‘The Critique of Political Economy’ – Marx mentioned the “”Asiatic mode of production”” as one stage (the one preceding slavery) in his general scheme for the periodization of Western history (3). Despite his rejection of a unilinear scheme of historical development, and despite his emphasis on geography as the main factor determining the differences between East and West, Li Ta-chao did not employ the concept of the “”Asiatic mode of production”” to explain these differences. Although he had read ‘Capital’, Li chose to treat the “”Asiatic mode””, as Marx had in the Preface, simply as an ancient antecedent of modern Europe (4). It played no part in his view of traditional China”” [Maurice Meisner, Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism, 1967] [note: “”(1) Marx’s most complete statement of the theory of the “”Asiatic mode of production”” appeared in his essay “”The British Rule in India””, which was published originally in ‘The New York Tribune, June 25, 1853; (2) For some of the reasons why Marx failed to apply the concept to China, see my article “”The Despotism of Concepts: Wittfogel and Marx on China””, ‘The China Quarterly, N° 16: 99-111 (Octorber-December 1963); (3) Marx and Engels, Selected Works, I, 363; (4) Li Ta-chao, “”Wo ti Ma-k’o-ssu chu-i kuan””, Pt. I, p. 532″”] (pag 172-173) (note pag 288)”,”TEOC-596″ “MEISSNER Hans-Otto”,”Spia e controspia. Il caso Sorge.”,”Sorge, capo del servizio informazioni tedesco in Giappone, ha deciso nel corso dell’ultima guerra in modo più fatale per la Germania. Figlio di padre tedesco e madre russa, nipote del segretario privato di Marx, Richard Sorge non conosceva né patria né ideali. Ossessionato dall’idea di uscire dal buio dell’anonimità e di dominare, ha messo in moto, da solo, armate gigantesche, inserendosi in modo determinante nella storia del mondo.. L’autore Hans-Otto Meissner, fu per anni presso l’Ambasciata tedesca a Tokio, quale attaché e relatore personale dell’ambasciatore. A quell’epoca egli era amico di Sorge, senza avere però su di lui il minimo sospetto.”,”QMIS-009-FL” “MEJCHER Helmut”,”Sinai, 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano.”,”MEJCHER Helmut insegna storia moderna nell’ Università di Amburgo. Tra i suoi libri ‘Imperial Quest for Oil’ (1976), ‘Die Politik und das Öl im Nahen Osten’ (1980 e 1990, 2 voll), ‘Geschichte der arabischen Welt’ (1987). E’ tra i curatori di una collana tedesca di studi di storia contemporanea del Medio Oriente e dell’ Africa settentrionale.”,”VIOx-061″ “MEJCHER Helmut”,”Sinai, 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano.”,”H. Mejcher insegna storia moderna nell’Università di Amburgo. Ha scritto ‘Imperial Quest for Oil’ (1976) e una storia del mondo arabo (1987).”,”VIOx-018-FL” “MELANCON Michael”,”The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War Movement, 1914-1917.”,”MELANCON Michael è Associate Professor di storia alla Auburn University. “”Mosca e Pietrogrado non erano uniche: in molte grandi città industriali della Russia, il blocco bolscevichi-sinistra SR o fece ostacolo alla creazione dei gruppi operai WIC o spinse il governo ad adottare tattiche tortuose per crearli. Sebbene alcuni gruppi operai in alcune grandi città funzionarono, l’ episodio rappresentò una sorta di vittoria morale della sinistra socialista sul governo e la borghesia agiata, che speravano di ottenere il sostegno operaio per la guerra. La lotta tra socialisti durante la campagna per le elezioni suggerì pure che dalla seconda metà del 1915 i radicali erano in grado di esercitare una influenza sui lavoratori maggiore di quella dei moderati (…)””. (pag 99) WIC: War-Industries Committees The SRs and the Campaign against the War-Industries Committees (1915). ‘The formation of an SR-Bolshevick bloc, which many Menshevik-Internationalists later joined, was also a noteworthy aspect of the campaign””. (pag 100)”,”RIRx-136″ “MELANCON Michael PATE Alice K. a cura; saggi di Boris B. GORSHKOV Page HERRLINGER Sergei L. FIRSOV Nikolai V. MIKHAILOV Alice P. PATE Mark D. STEINBERG William G. ROSENBERG Michael MELANCON Michael C. HICKEY”,”New Labor History. Worker Identity and Experience in Russia, 1840-1918.”,”MELANCON Michael (1940-) PATE Alice K. (1957-) Saggi di Boris B. GORSHKOV Page HERRLINGER Sergei L. FIRSOV Nikolai V. MIKHAILOV Alice P. PATE Mark D. STEINBERG William G. ROSENBERG Michael MELANCON Michael C. HICKEY “”Among others, Dalin, Lenin, Zinoviev, Voronkov, and a numer of worker-activists entered the fray about the question of economic collapse. Lenin polemicized sharply with fellow Bolshevik Avilov: “”Why hasn’t our coalitional ministry with socialists produced workers’ control?””. (pag 191-192) “”Alla fine, Zinoviev lesse la risoluzione dell’ Ufficio Organizzazione sul ruolo dei lavoratori in economia, che sosteneva “”l’ instaurazione del reale controllo operaio nelle aree di produzione e distribuzione”” e, all’ interno di singole imprese industriali, un preponderante peso per i comitati di fabbrica nell’ amministrazione. La risoluzione ammetteva che questo sistema poteva essere meglio realizzato sotto certe condizioni, ovvero, “”solo con il trasferimento di tutto il potere dello Stato nelle mani dei soviet degli operai e dei soldati””. Questa misura, riportata in modo meno accurato dalla Pravda come “”risoluzione per trasferire tutto il potere nelle mani dei soviet””, ebbe 290 voti contro 131. Quest’ultima cifra, poco diversa dai 128 che in precedenza avevano protestato e abbandonato la sala temporaneamente, può essere indicata a rappresentare il peso dei moderati alla conferenza, laddove qualcosa come i due terzi dei delegati regolari sostennero le istanze radicali””. (pag 192, M. Melancon)”,”MRSx-043″ “MELANCON Michael”,”The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War. Movement, 1914-1917.”,”Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University.”,”RIRx-037-FL” “MELANCON Michael PATE Alice K. a cura, saggi di Sergei L. FIRSOV Boris GORSHKOV Page HERRLINGER Michael HICKEY Nikolai V. MIKHAILOV William G. ROSENBERG Mark D. STEINBERG”,”New Labor History. Worker Identity and Experience in Russia, 1840-1918.”,”Sergei L. Firsov is professor in the Philosophy Department a St. Petersburg University, Russia. Boris Gorshkov is a Ph.D. candidate at Auburn University. His forthcoming dissertation is entitled “”Russian Factory Children: Child Industrial Labor in Imperial Russia 1780-1917″”. Page Herrlinger is Assistant Professor of History at Bowdoin College. Michael Hickey is author of more than a dozen articjes on the 1917 Revolution in Smolensk Province. Michael Melancon is associate Professor of History at Auburn University and has published Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-war Movement, 1914-1917. Nikolai V. Mikhailov finished his dissertation “”Pterburgskii Sovet bezrabotnykh i rabochee dvizhenie v 1906-1907 gg.”” in 1995. Currently he is senior researcher with St. Petersburg Institute of Russian History of Russian Academy of Sciences. Alice K. Pate is Associate Professor of History at Columbus State University. William G. Rosenberg is Alfred G. Meyer Collegiate Professor of History at the University of Michigan. Mark D. Steinberg is an Associate Professor of History and Director of the Russian and East European Center at the University of Illinois. Introduction, Contributors, Notes, Afteword, Index,”,”MRSx-021-FL” “MELDI Diego”,”La Repubblica di Salò.”,”Dalla Conferenza di Klessheim alla stazione di Goerlitz. “”Hitler accettò volentieri la proposta di una nuova conferenza, che si aprì la mattina del 22 aprile (1944) nel castello di Klessheim. Era presente anche Graziani. Mussolini iniziò a parlare delle difficoltà in cui si era trovato alla nascita del nuovo governo: in primis, il problema dell’internamento delle truppe italiane, inizialmente giustificato dallo sbandamento delle truppe, ma in seguito deleterio per il morla dei parenti in Patria; poi delle misure adottate nelle province alpine e nella zona adriatica. Hitler ascoltò anche una relazione di Graziani sull’esercito e sulla scarsità dell’armamento repubblicano. Mussolini poi parlò poi del movimento partigiano e del modo di combatterlo. Hitler era rimasto ad ascoltare in silenzio. Alle cinque del pomeriggio la conferenza riprese il suo corso. Era ora la volta di Hitler, che espose i problemi bellici della Germania, ribadendo un concetto già altre volte espresso: i tedeschi avevano raggiunto il limite della capacità umana e materiale. La mattina del giorno dopo le due delegazioni si incontrarono nuovamente, ma Hitler non modificò il suo pensiero: in Germania lo sforzo bellico era già totale. Sul problema degli internati disse poi che il disarmo e l’internamento dipendevano solo dal fatto che le truppe italiane era “”infette””. Si sarebbe partiti da poche unità “”sane”” che avrebbero poi potuto essere raddoppiate in seguito. Per quanto riguarda le zone di confine ricordò l’importanza ai fini strategici dei passi alpini e la conseguente necessità del loro controllo a fini strettamente militari. Quando il regime di Mussolini sarebbe stato più solido, si sarebbe potuto discutere di questi problemi”” (pag 124-125)”,”ITAF-002-FER” “MELDOLESI Luca”,”La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916.”,”Luca MELDOLESI (Roma, 1939) insegna storia delle dottrine politiche all’Univ di Roma e Teoria e politica dello sviluppo economico all’Univ della Calabria. Ha curato una raccolta di scritti di Kautsky sull’ Imperialismo e ha pubblicato per la Laterza ‘Disoccupazione ed esercito industriale di riserva in Italia’ (1972).”,”LENS-063″ “MELDOLESI Luca”,”Disoccupazione ed esercito industriale di riserva in Italia.”,” MELDOLESI Luca nato a Roma nel 1939 si è laureato a Bologna e ha svolto studi di perfezionamento a Cambridge (Inghilterra). E’ incaricato di storia delle dottrine economiche presso l’ Università di Roma. Ha curato l’ edizione italiana delle opere economiche di L. von BORTKIEWICZ ed è autore di saggi pubblicati su varie riviste. Immigrazione, occupazione e disoccupazione nel mondo del lavoro. “”Così appare chiaro che gli immigrati, da un lato, concorrono come personale qualificato all’ assegnazione dei nuovi posti di occupazione come impiegati, dirigenti e specializzati, dall’ altro, occupano posti di operai comuni nella fase di incremento dell’ occupazione e mantengono poi il posto nella fase di recessione con la conseguenza di “”sostituire”” indirettamente l’ occupazione locale. Ed è proprio a questo processo che è legata la scarsa mobilità verticale della forza lavoro lombarda””. (pag 121)”,”MITT-170″ “MELDOLESI Luca”,”La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916.”,”Marx, Engels e l’aristocrazia operaia inglese. “”Per sviluppare l’analisi, sarebbe stato utile un confronto con una fase del capitalismo che, pur essendo diversa da quella imperialistica, avesse già sviluppato almeno in parte, quelle caratteristiche che l’autore considerava così decisive. E ancora più importante, agli occhi di Lenin, sarebbe stato rinvenire negli scritti di Marx ed Engels – come appunto avvenne – un’analisi adeguata per l’Inghilterra e per il suo predominio mondiale nel periodo “”aureo”” della libera concorrenza. Nel ‘Piano del libro’ non c’è traccia di questo problema; gli estratti di Lenin dei testi relativi di Marx ed Engels sono contenuti nel quaderno ‘omicron’ e nel quaderno ‘Imperialismo’, nell’ultima parte dei ‘Quaderni’. Essi vengono poi utilizzati alla fine del capitolo VIII, ‘Parassitismo e putrefazione del capitalismo’; e più diffusamente al centro de ‘L’imperialismo e la scissione del socialismo’, quasi che Lenin si rendesse sempre più conto della loro importanza (1). Come scrive Lenin in questo articolo, “”Le due tendenze, direi perfino i ‘due’ partiti del movimento operaio contemporaneo, che si sono così palesemente scisse in tutto il mondo dal 1914 al 1916, furono già ‘studiate da Engels e da Marx in Inghilterra’, per ‘decine’ di anni, all’incirca dal 1859 al 1892. Né Marx né Engels sono vissuti fino all’epoca imperialistica del capitalismo mondiale… Ma, già a partire dalla seconda metà del secolo XIX, la particolarità dell’Inghilterra era che in essa si trovavano per lo meno ‘due’ tratti caratteristici fondamentali dell’imperialismo: 1) colonie sterminate e 2) profitti monopolistici (per effetto della posizione monopolistica dell’Inghilterra sul mercato mondiale). Sotto entrambi gli aspetti la Gran Bretagna era allora un’eccezione fra i paesi capitalistici; Engels e Marx, analizzando questa eccezione, dimostrarono in modo assolutamente chiaro e preciso il suo ‘legame’ con la vittoria (temporanea) dell’opportunismo nel movimento operaio inglese”” (V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione, pp. 109-10). Questo, è chiaro, rappresenta per Lenin il punto decisivo; quello su cui egli potrà innestare la sua tesi del parassitismo come radice economica dell’ascesa dell’opportunismo all’interno della socialdemocrazia. Seguono così nel testo “”stralci abbastanza ampi”” di ben dieci testi, prevalentemente lettere, che Lenin riporta “”affinché i lettori possano studiarli nel loro ‘complesso’… Vale la pena di meditarci sopra attentamente. Perché sta qui il ‘nocciolo’ della tattica del movimento operaio che ci viene dettata dalle condizioni oggettive dell’epoca dell’imperialismo”” (Ivi, p. 111). L”excursus’ inizia con una lettera di Engels a Marx del 7 ottobre 1858 in cui parla dell'””effettivo imborghesimento progressivo del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto di avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese accanto alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero ciò è in un certo qual modo spiegabile””. Segue poi una lettera di Engels a Sorge del 21 settembre 1872 in cui si parla di un voto di biasimo del Consiglio Federale della Prima Internazionale contro Marx perché questi aveva detto che “”i capi del movimento operaio inglese si sono venduti””. Inoltre il 4 agosto 1874 Marx scrive a Sorge: “”Per quanto riguarda gli operai delle città… [inglesi], non ci resta che dolerci che tutta la banda dei capi non sia capitata in parlamento. Questa sarebbe la giusta via per liberarsi di tale canaglia””. E ancora Engels a Marx l’11 agosto 1881 parla delle “”pessime trade unions inglesi, che si lasciano guidare da uomini… venduti alla borghesia, o per lo meno pagati””. Engels a Kautsky il 12 settembre 1882: “”Mi chiedete cosa pensano gli operai inglesi sulla politica coloniale? Lo stesso di quel che pensano sulla politica in generale. Qui non c’è un partito operaio; ci sono soltanto conservatori e liberal-radicali, e gli operai usufruiscono tranquillamente con essi del monopolio coloniale dell’Inghilterra e del suo monopolio sul mercato mondiale”” (2). Dopo la morte di Marx, Engels continuò in queste analisi; tuttavia, insieme alla denuncia dell’opportunismo troviamo ora, nelle citazioni di Lenin, anche sintomi di un certo risveglio di massa. In una lettera del 1889 Engels scrive “”Quel che c’è … [in Inghilterra] di più ripugnante è “”la rispettabilità””…borghese penetrata nella carne e nel sangue degli operai””. Ma poi in una del 1890: “”il movimento marcia in avanti ‘sotto’ la superficie, abbraccia strati sempre più vasti, e anzitutto fra la massa ‘più oscura’ che finora non si era mossa; non è ormai lontano il giorno in cui quella massa ‘ritroverà sé stessa’””. E ancora in due lettere del 1891: “”Con l’insuccesso del sindacato dei lavoratori del porto, che si è sciolto, le “”vecchie”” trade unions conservatrici, ‘ricche’ e appunto per ciò pusillanimi, restano sole sul campo di battaglia””; ma vengono già battute, nello stesso anno, a Newcastle “”ed i giornali borghesi riconoscono la sconfitta del ‘partito operaio borghese'”” (3)”” [Luca Meldolesi, La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916, 1981] [(1) Nel quaderno ‘Imperialismo’ (di cui la data è incerta) si trovano soltanto gli estratti della lettera di Engels a Kautsky del 12/9/1882 che Lenin aveva rinvenuto in appendice a ‘Socialismo e politica coloniale’ di Kautsky (cfr. ‘Quaderni cit., pp. 640-2 e nota 349) (…); (2) V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo, 1916, pp. 110. Le due lettere di Engels a Marx a cui si riferisce Lenin sono contenute rispettivamente in: Marx e Engels, Opere complete, 1973, vol. XL, pp. 372-4 e Marx-Engels, ‘Carteggio’, 1972, vol. VI, p. 523; vol. 33, p. 634 e vol. 35 (1967), p. 356; (3) V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione, 1916, pp. 110-111; Le tre lettere (di Engels a Sorge del 7 dicembre 1889 – Opere cit., ed. tedesca; vol 37 (1967), p. 320; – di Engels a Sorge del 19 aprile 1890 – Ivi, p. 393; – e di Engels a Sorge del 4 marzo 1891 – Opere, cit., ed. tedesca, vol. 38 (1968), p. 45 -) corrispondono a una situazione di risveglio di massa di cui Engels parla anche nella Prefazione del 1892 alla ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ (…)””]”,”LENS-007-FF” “MELDOLESI Luca”,”L’utopia realmente esistente. Marx e Saint-Simon.”,”Contiene tra l’altro: L’incontro di Marx con il sansimonismo (pag 47) La polemica con “”La Gazzetta di Augusta”” (p. 49), Il taccuino di Marx (p. 52) Luca Meldolesi (Roma, 1939) insegna Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università della Calabria. Ha pubblicato inoltre: ‘Disoccupazione e esercito industriale di riserva’ (1972) e ‘La teoria economica di Lenin’ (1981) Il taccuino di Marx “”E’ probabile quindi che nei primi anni ’40 la concezione del socialismo tecnocratico francese sia giunta a Marx, in chiave democratico-solidaristica, tramite le pubblicazioni del «geniale Leroux» – come Marx stesso lo chiama in una lettera a Feuerbach del 1843, usando un aggettivo che di solito tiene in serbo per le gradi occasioni (35). In seguito, come è noto, Marx conoscerà molto più a fondo il pensiero politico francese. Già a Kreuznach leggerà Condorcet, Madame Roland, Madame de Staël, Mignet, Thiers, Buchez e Roux, Beilleul e Levasseur. Poi a Parigi si incontrerà di persona con l’intero movimento politico della sinistra. D’accordo con Marx, Ruge cercherà di assicurarsi la collaborazione di Lamartine, Leroux, Cabet, Considérant e Proudhon per gli «Annali franco-tedeschi», ma nessuno accetterà (Leroux «era intento a inventare una nuova macchina da stampa») (36). Marx lavorerà intensamente a Parigi, soprattutto all’economia politica (i ‘Manoscritti’) e poi con Engels alla critica della filosofia dei fratelli Bauer (‘La sacra famiglia’). E’ un periodo di grande sviluppo del suo pensiero che approda infine alla concezione materialistica della storia. (…) Tuttavia, fino all’inizio del ’45 si può pensare che Marx continui ad avere interesse per Leroux; lo si deduce dal suo taccuino personale dove troviamo tra l’altro un «Piano della biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri» che insieme a Engels aveva in progetto di pubblicare in Germania. Qui il nome di Leroux compare in un riquadro centrale insieme a «Cercle soc[ial]», «Hebert» e «Leclerc»; è un riquadro con due sottolineature, contornato da tutti i nomi maggiori del socialismo francese e inglese (37). «Il movimento rivoluzionario – aveva scritto Marx nella ‘Sacra famiglia’ (38) – che è cominciato nel 1789 nel ‘Cercle social’, che ha avuto, nel mezzo del suo cammino come suoi rappresentanti principali ‘Leclerc’ e ‘Roux’, e che infine è stato momentaneamente sconfitto con la cospirazione di Babeuf, aveva suscitato l’idea ‘comunista’, che … ‘Buonarroti’, dopo la rivoluzione del 1830 ha introdotto nuovamente in Francia». Leclerc era il capo degli «arrabbiati»; mentre Hebert fu un dirigente dell’ala sinistra giacobina: gli hebertisti – scrive Buonarroti nella sua ‘Cospirazione per l’uguaglianza’ (39) – erano generalmente «uomini laboriosi, retti, sinceri, coraggiosi, poco studiosi, estranei alle teorie politiche, che amavano sentimentalmente la libertà ed erano entusiasti dell’uguaglianza e impazienti di goderne». Così l’indicazione di Marx sembra suggerire che questa corrente scaturita dalla Rivoluzione francese e quella del socialismo democratico di origine sansimoniana impersonata da Leroux avevano precorso più di ogni altra la sua concezione”” (pag 52-53) [(35) K. Marx, lettera a Ludwig Feuerbach, 3 ottobre 1843, ‘Opere complete’, ed. it., cit., vol. III, p. 380; (36) La «Rivista indipendente» sarà però una delle (poche) pubblicazioni a segnalare il 25-2-1844 (vol. XII, p. 486) l’uscita degli «Annali franco-tedeschi» e ad elogiarli come tentativo generoso di «gettare in qualche modo un ponte sul Reno»; (37) K. Marx, ‘Piano della biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri’, Opere complete, Roma, 1972, vol. IV, p. 659; (38) K. Marx – F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Opere complete, ed. it., cit, vol. IX, p. 133; (39) F. Buonarroti, ‘Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf’, Torino, 1971, p. 30]”,”SOCU-219″ “MELDOLESI Luca”,”L’utopia realmente esistente. Marx e Saint-Simon.”,”Luca Meldolesi (Roma, 1939) insegna Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università della Calabria.”,”TEOC-120-FL” “MELE Giannarita”,”La transizione al socialismo in Charles Bettelheim.”,”Marx, Lenin: “”«Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo ed orrore per la borghesia e per i suoi dottrinari, perché ‘nella comprensione positiva dello stato di cose esistenti’ include ‘simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso’, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire perché essa è critica e rivoluzionaria per essenza» [K. Marx, ‘Il capitale’, Libro I (poscritto alla II edizione) Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 45)]; (…) “”Ricordiamo a questo proposito Marx: «In tutte le forme di società vi è una determinata produzione che decide del rango e dell’influenza di tutte le altre, e i cui rapporti determinano del rango e dell’influenza di tutti gli altri» (K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, cit., p. 195) e Lenin: «Per primo Marx portò la sociologia su un terreno scientifico stabilendo il concetto di formazione economico-sociale come complesso di determinati rapporti di produzione e stabilendo che lo sviluppo di queste formazioni è uno sviluppo storico naturale» [V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici’, in ‘Opere complete’, vol. I, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 137]; (…) Notiamo che Bettelheim si rifà direttamente a Lenin, che nel 1918 definiva così la transizione: «Ma cosa significa dunque la parola transizione? Non significa, quando la si applichi all’economia, che in quel determinato regime vi sono elementi, particelle, frammenti di capitalismo e socialismo? Chiunque deve ammettere che è così» [V.I. Lenin, ‘Sull’infantilismo di sinistra e lo spirito piccolo-borghese’, vol. 27 delle ‘Opere complete’, cit., p. 305]; (…) «””La politica è l’espressione concentrata dell’economia””, ho ripetuto nel mio discorso, perché mie ero sentito rimproverare la mia impostazione “”politica””, rimprovero assolutamente privo di senso in bocca ad un marxista. La politica non può non avere il primato sull’economia. Ragionare diversamente sarebbe dimenticare l’Abc del marxismo… Senza una giusta impostazione politica una determinata classe non può mantenere il suo dominio e non può quindi assolvere il suo compito nella produzione» (pp. 70-71). E ancora: «Il fondo teorico dell’errore che qui commette il compagno Bucharin è la sostituzione dell’eclettismo al rapporto dialettico tra politica ed economia, (rapporto che Marx ci insegna). «””L’uno e l’altro””, “”da una parte e dall’altra””: ecco la posizione teorica di Bucharin. Ciò è eclettismo. La dialettica esige che si tenga conto, sotto tutti gli aspetti, dei rapporti nel loro sviluppo concreto, e non che si afferri un pezzetto di una cosa, un pezzetto dell’altra» (p. 77) [Cfr. V.I. Lenin, ‘Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotski e di Bucharin’, in Opere complete, vol. 32, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 57-94]; (…) «Questo periodo di transizione non può non essere un periodo di lotta fra il capitalismo agonizzate e il comunismo nascente, o in altre parole fra il capitalismo vinto ma non distrutto e il comunismo già nato ma ancora debolissimo» [Cfr. V.I. Lenin, ‘Economia e politica nell’epoca della dittatura del proletariato’, cit., p. 88] [(in) Giannarita Mele, ‘La transizione al socialismo in Charles Bettelheim’, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 117-144] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-013-FGB”
“MELETINSKIJ Eleazar M.”,”Introduzione alla poetica storica dell’epos e del romanzo.”,”Eleazar Moiseevic Meletinskij, nato a Char’kov (Ucraina) nel 1918, è uno dei maggiori semiologi sovietici del folklore narrativo. É autore di numerose opere, tra le quali ricordiamo: La poetica del mito, Il romanzo medievale e Poetica storica della novella.”,”VARx-103-FL”
“MELGAR-BAO Ricardo”,”Redes y representaciones cominteristas: el buró latinoamericano (1929-1921).”,”Ricardo Melgar Bao dottore in Studi latinoamericani (UNAM). Ricercatore. Doctor en Estudios Latinoamericanos (UNAM), Investigator del Instituto Nacional de Antropologia e Historia de Mèxico y Profesor del Postgrado en Estudios Latinoamericanos de la UNAM. Ricardo Melgar Bao, investigador emérito del INAH, obtuvo el Premio Pensamiento de América ‘Leopoldo Zea’ (fonte inah.gob.mx) Sul ruolo del CEIC, Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista in America Latina dal 1919 ai primi anni ’20 (Ufficio latino-americano) Nel 1918 gli Usa fecero 2 interventi militari in America Latina (Panama e Haiti). Nel 1919 fecero sei interventi. (pag 376) Attività in Messico di Mijail Markovich Gruzenberg alias Mijail Borodin (pag 376). In certe occasioni usò il nome di Alexandrescu o di Brandy Wine. Borodin era di origini ebraico-americane militante nel Partito Social-laburista di Chicago fino al luglio del 1918 per ritornare a Mosca nello stesso anno dopo 12 anni di assenza. In Messico c’era un’ala socialista degli “”slackers”” o rifugiati nordamericani che si opponevano al reclutamento militare forzoso Usa per l’ingresso americano nel conflitto europeo (pag 378). Così lo statunitense Lynn A. E. Gale e i suo gruppo ebbero influenza per aver aderito al Programma di azione e alla Dichiarazione di prncipio approvata dal Congresso Socialista e poi optarono di seguire il dirigente riformista messicano Luis Napoleon Morones (questi era già la principale figura del COPA Confederacion Obrera Pan Americana). (pag 378) Por su lado, la Sección Mexicana, a fines 1921 dio curso a la publicación de una colección qui tituló ‘Biblioteca de la IC’ (con difficili sforzi di traduzione locale e diversità di risultati, e di pubblicazione contemporanea della stessa opera, in Argentina e Messico). Furono pubblicati scritti di Lenin Trotsky Zinoviev e Bucharin (pag 395) Primo Manifesto del Ceic sulla rivoluzione in America: ‘Sobre la Révolución en América. Llamado a la classe obrera de las dos Américas’ (L’International Communiste, n. 15 enero 1921, pp. 3311-3314 e 3321-3324 (pag 397) Il CEIC denunciò la dottrina Monroe (pag 397) Biografia autore: RICARDO MELGAR BAO 1946 Nacionalidad peruana Ricardo Melgar Bao, antropólogo e historiador de origen peruano, radicado en México desde 1977, se ha dedicado al estudio de los movimientos sociales de la América Latina de los siglos XIX y XX. En su investigación, siempre privilegió las coordenadas culturales e ideológicas, y buscó ubicar y caracterizar en los credos políticos las dimensiones simbólicas y mitológicas de fondo, así como el tejido de redes intelectuales y políticas transfronterizas que las acompañan. Es profesor investigador del Instituto Nacional de Antropología e Historia de México (INAH). Desde 1990, es reconocido como Investigador Nacional (SNI/CONACyT). Después de su ejercicio docente en la Escuela Nacional de Antropología e Historia (1977-2001), pasó al área de investigación en el Centro INAH Morelos, sede Cuernavaca. Ha dirigido el Colegio de Estudios de Estudios Latinoamericanos (1990) y el Departamento de Estudios Latinoamericanos (1993-1995) de la facultad de Filosofía y Letras de la UNAM, donde impartió las cátedras de Historia de las Ideas en América Latina e Historia de la Cultura Latinoamericana. Es colaborador de las revistas Boletín de Antropología Latinoamericana, Cuadernos Americanos, Convergencia, Cuicuilco, Márgenes, Memoria, Nuestra América, Thule, entre otras. Ha publicado los volúmenes El movimiento obrero latinoamericano (Madrid, 1988) y Mariátegui y las crisis civilizatorias de Occidente (Lima, 1995). En coautoría, escribió El Perú espejo de las identidades (México, 1995) y Mariátegui entre la memoria y el futuro de América Latina (México, 2000). (http://www.librosenred.com/autores/ricardomelgarbao.html)”,”INTT-332″
“MELGOUNOV Sergueï”,”La terreur rouge en Russie 1918-1924.”,”S. MELGOUNOV o MELGUNOV è nato nel 1879. Specialista di storia delle sette religiose in Russia, è stato autorizzato a lasciare la Russia nel 1922 a condizione di non ritornare. E’ morto in Francia nel 1956. Nato qualche mese dopo STALIN, MELGOUNOV socialista russo moderato rifiuta di emigrare nel 1917. Frequenta invece i gruppi clandestini della resistenza anticomunista, e denuncia il terrore in questo paese. Sarà arrestato e interrogato dalla CEKA quindi condannato a morte, condanna convertita nell’ espulsione. La sua opera è stata pubblicata a Berlino nel dicembre 1923. La prefazione di Georges SOKOLOFF, professore emerito all’ Institut national des langues et civilisations orientales inquadra storicamente questa nuova edizione.”,”RIRx-118″
“MELILLI Massimiliano, a cura di Piero PRUNETI”,”Punta galera. Il romanzo di Antonio Gramsci a Ustica.”,”M. Melilli siciliano, 1968, giornalista Rai vive tra Roma e Trieste.”,”GRAS-002-FMP”
“MELILLI Emanuele”,”Anna Bolena.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”UKIx-140″
“MELILLI Emanuele”,”Maria Stuarda.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”BIOx-370″
“MELILLI Emanuele”,”Maria Callas.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”BIOx-373″
“MELILLI Emanuele”,”Caligola. La follia al potere?”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019) “”Quindi non dimostrare né amicizia né compassione ad alcuno di loro, tutti ti odiano, tutti chiedono la tua morte nelle loro preghiere, ti uccideranno se possono”” (Tiberio a Caligola (Dione Cassio, Storia romana, LIX)) “”24 gennaio 41. Caligola, il tiranno è caduto. Etichettato come un deviato, le declinazione della sua follia sono così inverosimili da puzzare di mistificazione lontano un miglio. (…) [Aveva] una personalità narcisista e arrogante che destruttura la dialettica ipocrita del potere; di cui smaschera torbidi ingranaggi, facendosene beffe. L’assassinio di Caligola si inserisce in un contesto complesso…”” (4° di copertina) Biografieonline: La morte di Tiberio il 13 marzo del 37 d.C. fu occasione di sollievo per il popolo romano. Morto alla età di sessantotto anni, Tiberio aveva regnato per gli ultimi ventitre della sua vita, e venne ai suoi tempi considerato un tiranno, per via dei cattivi rapporti instaurati con il popolo, il senato e i militari. Pare infatti che la sua morte non fu accidentale. Quando gli succedette il pronipote Caligola il mondo apparve più roseo. Nato ad Anzio il 31 agosto dell’anno 12, Gaio Giulio Cesare Germanico – meglio conosciuto come Gaio Cesare o Caligola – allora venticinquenne, protendeva infatti verso la repubblica, e iniziò ben presto una efficace collaborazione con i Pater Conscriptis della città. Tutti lo giudicavano con favore. Caligola promosse amnistie, diminuì le tasse, organizzò giochi e feste, rese di nuovo legali i comizi. Questo periodo felice non durò in eterno. Dopo soli sette mesi da Imperatore Caligola venne colto da una improvvisa e strana malattia. Ne uscì sconvolto nel fisico ma soprattutto nella mente. Divenne rapidamente cinico, megalomane, sanguinario e assolutamente folle. Condannava a morte per i motivi più futili, e spesso condannava due volte la stessa persona, non ricordando di averla già fatta uccidere. I senatori, visto il pericolo che era diventato, tentarono di farlo assassinare, ma inutilmente. Quando poi morì la sorella di Caligola, Drusilla, con la quale pare avesse avuto rapporti incestuosi, la salute mentale dell’imperatore ne risentì ancora di più. Divenne rapidamente un autentico despota, facendosi chiamare Imperatore, oltre che padre della patria. Davanti a lui tutti dovevano genuflettersi, e aveva stabilito che il 18 marzo di ogni anno doveva diventare festa in suo onore. Si faceva chiamare come gli dei: Giove, Nettuno, Mercurio, e Venere. Spesso infatti si vestiva con abiti femminili, e portava braccialetti e gioielli vistosi. Il suo regno durò solo quattro anni (dal 37 al 41). Fu infatti ucciso il 24 gennaio del 41, quando stava lasciando un’arena durante i Ludi Palatini. Lo pugnalarono trenta volte. Assieme a lui vennero giustiziati tutti i parenti prossimi. Neppure la sua giovane bambina Giulia Drusilla venne risparmiata: fu scaraventata contro un muro. Come il padre, anche Caligola verrà ricordato come un tiranno. Il regno passerà in mano allo zio Claudio Germanico, cinquantenne, e unico parente superstite.”,”STAx-367″
“MELILLI Emanuele LA-MEDICA Greta”,”Coco Chanel.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato è dottore di ricerca in Diritti dell’antichità e cultura di diritto romano presso l’università Milano-Bicocca Greta La-Medica è esponente del movimento LGBT+”,”BIOx-380″
“MELILLI Emanuele”,”Sarah Bernhardt”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato è dottore di ricerca in Diritti dell’antichità e cultura di diritto romano presso l’università Milano-Bicocca”,”BIOx-384″
“MELIS Giorgio SALVINI Gianni SORMANI Pietro WEBER Maria”,”La Cina dopo Mao.”,”Giorgio MELIS (Livorno 1925) ha trascorso oltre vent’anni in Estremo Oriente impegnato nell’ attività didattica e di ricerca storico-sociologica. Ha pubblicato numerosi saggi sulla Cina e i paesi del Sud Est asiatico. Gianni SALVINI (Pavia 1930) insegna all’ Università di Padova e alla Bocconi di Milano, si occupa dell’ economia dei paesi dell’ Est, Pietro SORMANI (Milano, 1933) è corrispondente e inviato speciale del Corriere della Sera. Maria WEBER (Firenze 1951) svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di Asia Orientale della Bocconi di Milano. Tabella confronto potenze USA URSS CINA per l’ anno 1978 (superficie, popolazione, PNL, produzione industriale (per es. per i computers in funzione, 340 mila negli Stati Uniti, 30 mila in Russia e 2 mila in Cina), agricoltura, comunicazioni, indicatori sociali). (pag 239)”,”CINx-138″
“MELIS Giorgio”,”Cina di Mao 1949-1969. Sullo sfondo della Cina di sempre.”,”MELIS Giorgio è nato a Livorno nel 1925 ed è attualmente docente dell’ Università cinese di Hong Kong. Ha vissuto per vent’anni in vari paesi del Sud Est asiatico. “”I cinesi sono lenti a deliberare, ma quanto mai vigorosi nell’ eseguire. Quanto più a lungo la decisione è venuta maturandosi nel loro animo, tanto più vivace e robusta diventa l’ attuazione. Sono portati a deliberare progressivamente, attraverso determinazioni parziali, a volte anche apparentemente contradditorie: in questo periodo di maturazione possono anche dare l’ impressione di essere incostanti, inconseguenti; di fatto essi stanno provando in se stessi (vivendo, per così dire) svariati corsi d’ azione. E solo dopo aver sperimentato la situazione psicologica creata da tutta una gamma di alternative, essi assommano in un’ unica grande decisione la ricchezza emotiva delle loro esperienze parziali.”” (pag 515)”,”CINx-157″
“MELIS Renato”,”Il socialismo antisociale. (Dal socialismo utopistico alla lebbra dirigistica)”,”MELIS Renato nel 1944 è uno dei firmatari del ‘Manifesto di ‘Pagine libere’ e dal 1951 ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Il Politico’ dell’Università di Pavia. Nel 1964 ha curato per l’editore Volpe l’antologia ‘Sindacalisti italiani’. E’ stato segretario generale dell’EUR. ‘Critica allo statalismo, al ‘socialismo’ statalista’ “”Lo stesso Dobb ha cura di rammentare che il Comitato Esecutivo Centrale del Congresso dei Soviet aveva definito alcuni suoi provvedimenti come un tentativo di “”instaurare un sistema di pagamento che non richiedesse l’uso della moneta, con l’obiettivo di raggiungere la totale abolizione del sistema monetario””. Parimenti una risoluzione dell’VIII Congresso del partito, nel marzo 1919, aveva raccomandato di “”allargare la sfera dei pagamenti non monetari””; e infine nei primi mesi del 1921 un comitato ufficiale prendeva in esame uno schema diretto a introdurre una moneta basata sull”unità di lavoro'””. (pag 63)”,”TEOC-571″
“MELIS Guido a cura”,”Servitori dello Stato. Centocinquanta biografie.”,”Contiene brevi biografie (senza fonti) di molti esponenti del mondo economico e finanziario (bankitalia ecc.) Alcune pagine bianche nella seconda parte del volume! (acquistato per 3 euro)”,”BIOx-297″
“MELIS Antonio”,”José Carlos Mariategui primo marxista d’America.”,”Durante il suo soggiorno in Italia Mariategui segue gli avvenimenti politici e fa una diagnosi del socialismo italiano. Nella sua corrispondenza dall’Italia coglie “”due mentalità, le due anime diverse, che convivevano all’interno del socialismo”” (pag 138) Interessante è la diagnosi delle ragioni di debolezza del “”nucleo centrista”” di Serrati (tra cui la mancanza di forti personalità, di cui invece abbondavano i riformisti) (pag 139) Nel nucleo dell’ Ordine Nuovo vede una delle forze più vitali del socialismo europeo (pag 139) Si sa poco sul rapporto diretto tra Mariategui e Gramsci (pag 139) Il Mariategui più maturo intuisce la necessità di una lettura di Marx in grado di recepire tutta la portata “”strutturale”” dell’analisi marxiana (pag 145)”,”MALx-001-FB”
“MELIS Renato”,”Sindacalisti italiani. Con una scelta di scritti di Art. Labriola, E. Leone, A.O. Olivetti, S. Panunzio, A. Lanzillo.”,”Renato Melis è da molti anni convinto assertore del necessario avvenire politico del sindacalismo, appartenendo dal 1944 al gruppo di Pagine Libere e al comitato direttivo della rivista, oltre a collaboratore ad altri importanti rassegne di alti studi filosofici, economici e amministrativo-urbanistici.”,”SIND-012-FL”
“MELIS Guido”,”Burocrazia e socialismo nell’Italia liberale. Alle origini dell’organizzazione sindacale del pubblico impiego, 1900-1922.”,”Guido Melis è incaricato di Storia dell’Amministrazione Pubblica nella Facoltà di Giurisprudenza, corso di laurea in Scienze politiche dell’Università di Firenze. “”Da questa analisi (…) i riformisti muovono verso una più concreta politica rivendicativa dell’impiego pubblico. Fondamentale in questo senso è l’opera di puntualizzazione concreta svolta nell’ambito del dibattito parlamentare e, in particolare, il lavoro di Filippo Turati, meticoloso e intelligente interprete dei desideri della burocrazia inferiore, specialmente impegnato in quella faticosa mediazione tra interessi corporativi e visione politica generale che caratterizza in questi anni l’azione dei riformisti italiani. Costantemente isolato e sovente incompreso o osteggiato dagli stessi compagni del gruppo parlamentare (non mancano del resto su questo tema affettuose contestazioni persino da parte della Kuliscioff; che nel gruppo dirigente socialista è senza dubbio la più vicina alle idee turatiane) (63), Turati compie, nei suoi frequenti interventi sui bilanci dei ministeri (specialmente di quelli dell’Interno e delle Poste e Telegrafi), nelle numerosissime interpellanze; nei discorsi sulle variazioni d’organico un puntuale lavoro di chiarificazione intorno al rapporto tra la strategia riformista e i problemi dell’organizzazione dello Stato e della sua trasformazione da apparato borghese a Stato socialista (64). Quello che caratterizza l’attivismo parlamentare di Turati è la capacità di sintesi che il deputato riformista mette in evidenza nell’ambito di discussioni nelle quali, viceversa, predominano interessi di gruppi ristretti, visioni particolaristiche, vocazioni parlamentaristiche di deputati alla ricerca di facili consensi elettorali”” (pag 43-44) [(63) Cfr. in proposito i numerosi spunti contenuti in F. Turati A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, cit, II, tomi I e II. (…); (64) Tra i molti interventi di Turati alla Camera sono da segnalare per questi primi anni del secolo quello dell’11 marzo 1901 (sull’interpellanza al ministro delle Poste sul servizio telefonico di Milano, densa di riferimenti tecnici al problema (…)”” Bibliografia. – Storia dell’amministrazione italiana (1861-1993), Guido Melis, Il Mulino1996″,”SIND-002-FP”
“MELIS Giuseppe”,”Toynbee e lo Stato liberale.”,”La sua opera ‘A study of history’ in dodici volumi, scritta tra il 1929 e il 1961 e pubblicata negli anni 1934-1961 è considerata il suo capolavoro. Descrivendo il momento contemporaneo Toynbee rileva la nuova struttura commerciale dell’economia, fatta di rapporti economici reciproci (importazioni ed esportazioni)… Il gruppo che domina tale sistema economico e ne emerge socialmente è da lui chiamato ‘minoranza dominante’, un gruppo sociale non più creativo che conseva con la forza la proprio posizione di privilegio.. (pag 11)”,”TEOS-003-FMB”
“MELLA Ricardo, discorsi di August SPIES Michael SCHWAB Oscar W. NEEBE Adolph FISCHER Louis LINGG George ENGEL Samuel FIELDEN Albert R. PARSONS”,”Primo Maggio. I martiri di Chicago.”,”Ricardo MELLA (1861-1925) tra i primi a promuovere l’Alleanza e l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, fu uno dei principali esponenti dell’anarchismo in terra di Spagna; collaboratore di periodici e scrittore di testi teorici e divulgativi. Sua è la risposta a Cesare Lombroso e alla sua opera ‘Gli anarchici’.”,”MPMx-035″
“MELLACE Giuseppina”,”Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe. Dopo oltre mezzo secolo, la ricostruzione dovuta e rigorosa dei fatti che segnarono una delle pagine più oscure della seconda guerra mondiale.”,”L’autrice in questo saggio, anche utilizzando testimonianze dirette, va alla ricerca delle cause del fenomeno delle foibe e rivolge particolare attenzione alla condizione delle donne, vittime mute della violenza della guerra. Paragonate all’Olocausto per la sistematicità delle esecuzioni – in questo caso operate dagli slavi contro gli italiani, considerati come sinonimo di fascisti, e contro tutti quelli che non si riconoscevano nel nuovo regime. Il dramma delle foibe, con le loro cavità carsiche, subì poi un processo di rimozione collettiva. In questo scenario giuliano si creò anche uno spazio per vendette private, per appropriazioni indebite, per una catena di violenze che accompagnavano un tale processo di epurazione. Ciò nonostante non si può parlare di una vera e propria “”pulizia etnica”” o di genocidio, semmai si può parlare di un tentativo di eliminazione dei vertici della società italiana, voluto, deciso e organizzato per strutturare il nuovo ordine nella futura Jugoslavia. Ma per affrontare il tema degli infoibamenti e delle deportazioni, la Mellace vuole tratteggiare, almeno per grandi linee, la fase storica in cui il fenomeno è avvenuto. L’autrice. Giuseppina Mellace, nata a Roma nel 1957, insegnante, autorice di saggi, romanzi e racconti di tema storico. Trieste e il confine orientale. La perdita di Fiume, Pola e Zara. “”(…) il leader di partito (Togliatti, Pci, ndr) propose l’istituzione di entrambe le amministrazioni – jugoslava e italiana – senza tener conto della volontà popolare e di quella degli Alleati, sempre meno disposti, nell’ambito dei crescenti contrasti dovuti alla Guerra Fredda, a concessioni ai comunisti. In tutto ciò il governo italiano, guidato da Alcide De Gasperi, tentava di guadagnare tempo, chiedendo a Parigi un altro anno per decidere sulla questione giuliana. A dir poco paradossale sarà la successiva proposta di Kardely: concedere Trieste all’Italia però inserendola in un’enclave totalmente jugoslava, che comprendesse l’intera Venezia Giulia. Tale folle progetto sarà appoggiato dallo stesso Togliatti, mentre De Gasperi denuncerà al tavolo delle trattative i soprusi a danno degli italiani in questi territori. Alla fine il Trattato di Parigi sancirà che l’Istria e la Venezia Giulia fino a Gorizia venissero cedute alla Jugoslavia, mentre Trieste con cinque piccoli comuni, la zona A e un piccolo territorio dell’Istria settentrionale avrebbero costituito un territorio libero sotto governo internazionale”” (pag 170)”,”ITQM-193″
“MELLINI PONCE DE LEON Alberto”,”L’ Italia entra in guerra. Gli eventi diplomatici dal 1° gennaio 1939 al 10 giugno 1940.”,”ANTE3-5 I francesi sopravvalutano il loro potenziale bellico (pag 108 e seguenti)”,”ITQM-141″
“MELLONI Mario SPRIANO Paolo LEONETTI Alfonso MASSOLA Umberto MAFAI Miriam PARDO Paolo PRATTICO Franco TOTI Gianni LUPIN”,”Togliatti: cinquanta anni nella storia.”,”Contiene l’articolo: ‘Nella sua biblioteca. ‘Ex-libris Togliatti’ di Franco Toti. “”Nel fitto della lotta politica e intellettuale si aprono in questa biblioteca isole dell’arcipelago culturale e artistico in cui Togliatti si rifugiava: i suoi colloqui con De Grimm e Diderot nel loro “”Epistolario””, la frequentazione degli “”Annali d’Italia”” del Muratori, le ispezioni verticali nelle “”Lettere”” di Guittone, gli scandagli nei “”Mutamenti del pensiero matematico”” di Meschkowski, le insaziabili curiosità per gli scritti di costume, alla Petruccelli della Gattina, per il “”Dictionnaire poilitique et critique”” di Maurras, per “”La storia degli Incas”” di Marmontel, per le sezioni culturali specializzate (lo scaffale dei libri di musica, il Ronga che stava consultando, e quello dei libri di cinema e di teatro), i sondaggi nella lettura originale dei “”Versi”” di Lermontov o di Lomonosov in russo, o del “”Der junge Hegel”” di Lukacs, la ricreazione con i poeti greci e latini, sempre negli originali, le ricerche erudite (il “”Discorso istorico-politico dell’origine, del progresso e della decadenza del potere dei chierici su le signorie temporali con un ristretto della Istoria delle due Sicilie – Napoli – Dai torchi di Luca Marotta – Strada San Biagio de’ Librari n. 19 – 1920 – dagli appunti saltano sempre fuori nuove curiosità, quasi dolorose al pensiero che il loro ricercatore non potrà più sfogliarle…). Gli ultimi arrivi: “”Economia e liberalismo nel Risorgimento”” di Karot e E. Greenfield, “”La Maison de Savoie”” di Marie José, il “”Pellegrino di Roma”” di Bonaiuti, “”Il 25 luglio e l’8 settembre”” di Zangrandi, l’ultima edizione di “”Sur la liberté de presse”” di Diderot, “”L’America di Kennedy”” di Furio Colombo…”” (pag 83) Nota errori: non Karot e E. Greenfield gli autori ma il solo Kent Roberts Greenfield; non De Grimm ma Grimm”,”PCIx-383″
“MELLOR Alec”,”Histoire de l’ anticléricalisme francais.”,”Gallicanesimo politico. (pag 35) L’ anticlericalismo e la rivoluzione francese. “”Si divide tradizionalmente questa storia sovrabbondante in tranches cronologiche corrispondenti alle successive Assemblee: Costituente, Legislativa, Convenzione, Direttorio, Consolato. Queste comode divisioni corrispondono bene alla storia costituzionale ma meno alla storia dell’ anticlericalismo, che si può dividere in tre periodi: l’ Anticlericalismo legale, che parte dall’ inizio della Legislativa (1° ottobre 1791) per terminare in pieno periodo della Convenzione (inizio 1793), l’ Anticlericalismo terrorista, quello dei rappresentanti in missione e dei furori popolari, quello al quale gli storici hanno riservato in particolare il nome di Decristianizzazione. Esso comprende il 9 Termidoro e continua sotto il Direttorio con la persecuzione fruttidoriana detta della Ghigliottina secca. La terza fase è quella del Declino dell’ anticlericalismo rivoluzionario; si può situarla tra il Colpo di Stato del 22 Floreale Anno VI e quello del 18 Brumaio.”” (pag 142)”,”FRAA-064″
“MELMAN Seymour”,”Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nella economia americana.”,”Seymour MELMAN è nato nel 1917 a New York. E’ professore di economia industriale presso l’Univ di Columbia. E’ noto per i suoi studi sui fattori della produttività industriale e sui rapporti tra i processi decisionalie la produttività, usciti negli anni 1950. Ha studiato poi l’economia degli armamenti e del disarmo, di cui è uno dei massimi esperti.”,”USAQ-013″
“MELMAN Seymour, a cura di Renato SOLMI”,”Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nella economia americana.”,”Contiene il paragrafo: ‘Teorie del potere economico-politico’ (pag 12-21) (Perlo, Wright-Mills, Ralph E. Lapp, Arthur I. Waskow, J.K. Galbraith, Murray L. Weidenbaum)”,”USAQ-001-FV”
“MELODIA Giovanni”,”La “”demografia negativa”” del Dottor Clauberg.”,”””Dalle testimonianze di alcuni degli aiutanti di Clauberg risulta che «il professore» procedeva nel seguente modo: Le cavie umane condotte nel gabinetto di radiologia al piano terreno del Block 10 (campo di concentramento di Auschwitz, ndr), in un isolamento rigoroso. Quivi Clauberg con l’aiuto del suo assistente dott. Göbel, stendeva un rapporto circostanziato (anamnesi) dello stato ginecologico della vittima; poi insufflava nelle sue salpingi una soluzione di contrasto atta a controllarne radiologicamente la pervietà. (…) Dopo un certo tempola prima esaminata veniva di nuovo fata coricare sul lettino ginecologico e le veniva iniettato un liquido speciale, a base – pare – di formaldeide, mescolato ad una soluzione radiologiamente contrastante. Il liquido opaco serviva ad acertare la perfetta penetrazione della soluzione speciale nei dotti ovulari. Questa soluzione, altamente irritante, aveva lo scopo di provocare l’agglutinazione delle salpingi, e la loro conseguente occlusione. Dopo questo trattamento le donne (…) venivano controllate radiologicamente. Il più delle volte il mezzo di contrasto rivelava a Clauberg ed al suo zelante assistente la perfetta riuscita del loro intervento. (..) … finire (…) Non può certo dirsi che Hitler avesse fallito nella sua crociata volta a liberare il popolo tedesco «dalle umilianti restrizioni imposte dalla chimera della coscienza e della moralità». Non pare tuttavia prudente usare, nei carteggi ufficiali, espressioni così volgari come «sterilità permanente». Già in altri casi è stato ritenuto opportuno usare espressioni appositamente coniate; nei documenti ufficiali non si inciampa mai in termini come «gassazione», «soluzione finale»”” (pag 228-229-230)”,”GERN-005-FGB”
“MELOGRANI Piero RICOSSA Sergio a cura; saggi di CHESNAIS DELUMEAU HARTWELL HEADRICK LUNATI MATHIEU MATTEUCCI MELOGRANI MITCHELL RICOSSA SIMON SYLOS-LABINI VIGARELLO ZERI”,”Le rivoluzioni del benessere.”,”Saggi di CHESNAIS, DELUMEAU, HARTWELL, HEADRICK, LUNATI, MATHIEU, MATTEUCCI, MELOGRANI, MITCHELL, RICOSSA, SIMON, SYLOS-LABINI, VIGARELLO, ZERI.”,”STOS-023″
“MELOGRANI Piero”,”Il mito della rivoluzione mondiale. Lenin tra ideologia e ragione di Stato 1917-1920.”,”Piero MELOGRANI (Roma, 1930) insegna Storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Perugia. Ha scritto varie opere tra cui ‘Corriere della Sera, 1919-1943’, ‘Gli industriali e Mussolini. Rapporti tra Confindustria e fascismo dal 1919 al 1929’ (1972). Per la Laterza ha curato ‘Intervista sull’antifascismo’ di Giorgio AMENDOLA (1977) e ha pubblicato ‘Storia politica della grande guerra, 1915-1918’ (1969), ‘Saggio sui potenti’ (1977), ‘Rapporti segreti della polizia fascista, 1938-1940’ (1979), ‘Fascismo, comunismo e rivoluzione industriale’ (1984).”,”LENS-072″
“MELOGRANI Piero”,”La modernità e i suoi nemici.”,”MELOGRANI Piero nato a Roma nel 1930 insegna storia contemporanea all’ Università di Perugia. Uscito dal PCI nel 1956 in seguito ai fatti di Ungheria ha collaborato al periodico ‘Passato e presente’ diretto da Antonio GIOLITTI. Ha pubblicato numerosi studi (v. retrocopertina).”,”DEMx-031″
“MELOGRANI Piero”,”Gli industriali e Mussolini. Rapporti tra Confindustria e fascismo dal 1919 al 1929.”,”Piero MELOGRANI è nato a Roma nel 1930. Ha pubblicato una ‘Storia politica della grande guerra’ e una antologia del ‘Corriere della Sera’ negli anni 1919-1943. Per la Longanesi ha curato un’edizione della ‘Psicologia delle folle’ di G. LE-BON.”,”ITAF-100″
“MELOGRANI Piero”,”Storia politica della grande guerra, 1915-18. Vol. 1.”,”Soldati socialisti. (pag 16-18) “”Di fronte all’entusiasmo degli interventisti, all’emozione che animava la grande massa, alle speranze e alle illusioni che la guerra ovunque suscitava, anche i soldati socialisti fecero la loro scelta. Si potrebbe dire che questa scelta l’aveva compiuta il loro partito adottando l’equivoca formula del “”non aderire né sabotare””, che, se poteva essere variamente interpretata da parte degli iscritti restati nel paese, lasciava invece poche alternative agli iscritti chiamati alle armi. Quale interpretazione pratica poteva essere data a quella formula da parte del fante socialista armato di fucile, esposto insieme con i suoi commilitoni al fuoco nemico ed assoggettato inoltre alla rigida disciplina dell’esercito combattente? Dal momento in cui l’intervento fu irrevocabilmente deciso – con il ritiro delle dimissioni di Salandra – le reclute socialiste partenti per il fronte cessarono di manifestare contro la guerra. Una volta raggiunta la linea del fuoco, i soldati socialisti stupirono tutti, anche i più prevenuti, per l’impegno con il quale parteciparono ai combattimenti. (…) Destarono stupore specialmente i combattenti romagnoli. Un ufficiale parò dil loro in alcune lettere del giugno-luglio 1915, sottolineando come quei soldati, “”già dimentichi del rivoluzionarismo paesano, abbraccianti con entusiasmo la causa della patria””, muovessero all’assalto con “”un diluvio di bestemmie rabbiose conio bassa Romagna”” (32). La Federazione giovanile socialista aveva fama di essere orientata molto a sinistra, ma il 6 giugno 1915 l'””Avanguardia””, organo di quella Federazione, dichiarò che, nell'””interesse supremo della Nazione””, anche i giovani socialisti avrebbero “”cooperato materialmente e moralmente al miglior esito della guerra””, che compagni e lavoratori erano “”costretti”” a combattere. Quei giovani tennero fede al loro impegno, tanto che molti circoli sparsi nelle diverse province ed aderenti alla Federazione furonos costretti a chiudere i battenti perché gli iscritti erano partiti tutti o quasi tutti per la guerra. Sull'””Avanguardia””, accanto a grandi spazi sbiancati dalla censura, comparvero lunghi elenchi di caduti. Nel luglio 1915 morì in combattimento lo stesso segretario nazionale della Federazione: Amedeo Catanesi (33). L’atteggiamento dei combattenti socialisti trasse origine certamente dalla viva esperienza di guerra da essi compiuta, e fu in quel momento non poco facilitato dal duttile comportameno dei dirigenti riformisti. Il caso del comune socialista di Bologna fu da questo punto di vista assai sintomatico””. (pag 16-18) (32) ‘Per la memoria del dott. Giuseppe Tellini, Bologna, 1915 (lettere del 20 giuno e 21 luglio 1915) citato anche da A.Omodeo, Momenti della vita di guerra, cit, p. 395-96 (33) Cfr. l'””Avanguardia”” del 6 giugno 1915, p. 2 e dell’8 agosto 1915, pp.e 2″,”QMIP-005-FV”
“MELOGRANI Piero”,”Saggio sui potenti.”,”Piero Melograni (1930-2012) ha scritto libri e articoli sulla Prima guerra mondiale, il fascismo, i sistemi totalitari e la modernità. Deputato dal 1996 al 2001, è stato uno dei tre italiani estensori della Carta dei Diritti Europei. Appassionato di musica ed arte, è stato editorialista del “”Corriere della Sera”” e per oltre vent’anni ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Perugia. Lenin e il problema del vecchio apparato burocratico “”Nell’estate 1917, alla vigilia della conquista del potere, Lenin aveva scritto ‘Stato e rivoluzione’. Aveva dichiarato che la burocrazia sarebbe stata praticamente eliminata. Aveva immaginato una gestione del potere così semplice da essere alla portata di tutti, anche dell’operaio e del contadino dotati di un grado minimo di istruzioni, capaci soltanto di leggere, scrivere ed eseguire le quattro operazioni. Bastarono poche settimane di governo per rivelare tutta l’irrealtà di questo progetto. Era impossibile governare senza i burocrati professionali, senza i tecnici, senza gli ufficiali zaristi, senza tutti coloro che i bolscevichi definirono: gli specialisti borghesi. Negli uffici, nelle fabbriche e nelle caserme gli specialisti borghesi risultarono insostituibili. Ed anzi, proprio la socializzazione delle imprese, i tentativi di pianificazione, le norme sui razionamenti, sugli approvvigionamenti e sul lavoro obbligatorio, favorirono la crescita della burocrazia. Il 19 marzo 1919, all’VIII Congresso del Partito comunista russo, Lenin confessò: «Questo vecchio elemento burocratico prima l’abbiamo scacciato, scrollato, e poi abbiamo ricominciato ad affidargli nuovi posti. I burocrati zaristi sono passati a poco a poco nelle istituzioni sovietiche in cui diffondono il burocratismo. Si travestono da comunisti e, per una migliore riuscita della loro carriera, si procurano la tessera del Partito comunista russo. Così, dopo essere stati scacciati dalla porta, rientrano dalla finestra!» (7). E in un opuscolo scritto sempre nel 1919 Lenin ripeté che i burocrati e i tecnici erano rimasti i borghesi di un tempo: «Essi sono borghesi nell’intimo, dalla testa ai piedi, per la loro concezione del mondo e per le loro abitudini. Dobbiamo dunque disfarcene? Non ci si può disfare di centinaia di migliaia di persone! E se ce ne disfacessimo, per noi sarebbe un suicidio. Per costruire il comunismo non abbiamo che il materiale creato dal capitalismo» (8). Nel novembre 1922, pronunciando al IV Congresso dell’Internazionale il suo ultimo discorso pubblico, Lenin continuò a proclamare: «Abbiamo ereditato il vecchio apparato statale e questa è la nostra disgrazia» (9)”” (pag 34-35) [Piero Melograni, ‘Saggio sui potenti’, Einaudi, Torino, 2019] [(7) Lenin, Discorso all’VIII Congresso del Partito comunista russo, in Opere complete, cit., vol. XXIX, p. 163; (8) Lenin, Successi e difficoltà del potere sovietico, ivi, p. 60; (9) Lenin, Opere complete, cit., vol. XXXIII, p. 394] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOP-543″ “MELOGRANI Piero; ALBANESE Luciano”,”Lenin e la rivoluzione mondiale (Melograni); L’alienazione in Hegel e in Marx (Albanese).”,”Saggio di Melograni: Viene citato il saggio di E. Carr su Radek: E.H. Carr, ‘Radek’s ‘Political Salon’ in Berlin 1919′, Soviet Studies, n. 3, 1952 “”Alla ricerca di un accordo con gli Alleati. Da novembre 1918 Mosca cominciò ad indirizzare proposte di pace ai governi dell’Intesa. Lenin, per garantire la sopravvivenza dello Stato sovietico, cercava un accordo con le potenze uscite vittoriose dalla prima guerra mondiale. Ma anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna presero iniziative che sembrarono preludere a un accordo con i sovietici. (…)”” (pag 115) Radek’s ‘Political Salon’ in Berlin 1919 E. H. Carr, Karl Radek and M. Philips Price Soviet Studies Vol. 3, No. 4 (Apr., 1952), pp. 411-430 (20 pages) Published By: Taylor & Francis, Ltd. ààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààà Saggio di Albanese. Produzione libera e produzione alienata (pag 129) “”Fin qui, l’alienazione appare in Marx come il processo per cui, come è detto nell’ ‘Ideologia tedesca’, l’attività sociale diventa un potere materiale esterno (sachliche, äussere Gewalt), separato dai soggetti reali, gli individui. Ma, come rivela Bedeschi, da una lettura attenta dei ‘Manoscritti’ appare chiaro che Marx considera alienata qualsiasi attività produttiva condizionata dal bisogno, cioè ‘qualsiasi produzione di oggetti utili o necessari. Sino a oggi, dice Marx la storia dell’industria è stata intesa «non nella sua connessione con l’ ‘essere’ dell’uomo, ma sempre soltanto in una relazione esteriore d’utilità». Nell’industria ordinaria, materiale, continua Marx, noi «abbiamo dinanzi a noi, oggettivate, le forze essenziali dell’uomo sotto forma di oggetti sensibili, estranei, utili ‘sotto forma dell’estraneazione». Infatti, conclude Marx, ogni attività umana è stata sinora lavoro e industria «cioè attività resa estranea a sé stessa» (6). Finché l’industria è soltanto questo, osserva acutamente Bedeschi, è difficile cogliere la sua connessione con l”essere’ dell’uomo, e si tende piuttosto a vederla solo e soltanto attraverso la «meschina» categoria dell’utilità. La produzione di cose utili non è caratteristica solo dell’uomo, ma anche dell’animale, e, in quanto produzione imposta dalla necessità, è la diretta antitesi del lavoro umano (7). Certamente – dice Marx in un famoso passo dei ‘Manoscritti’ – anche l’animale produce: produce nidi, abitazioni, come fanno le api, i castori, le formiche, ecc. Ma l’animale produce unicamente ciò che gli occorre nell’immediato per sé o per i suoi figli; produce in modo unilaterale, mentre l’uomo produce in modo universale; «produce solo sotto l’imperio del bisogno fisico immediato, mentre l’uomo produce anche libero dal bisogno fisico, ‘e produce veramente soltanto quando è libero da esso». L’animale – continua Marx – riproduce solo sé stesso, mentre l’uomo riproduce l’intera natura; il prodotto dell’animale appartiene immediatamente al suo corpo fisico, mentre l’uomo ‘si pone liberamente di fronte al suo prodotto’. L’animale costruisce soltanto secondo la natura e il bisogno della sua specie, mentre l’uomo sa produrre secondo la misura di ogni specie e sa ovunque predisporre la misura inerente a quel determinato oggetto: quindi l’uomo costruisce anche secondo le leggi della bellezza (8). Si capisce – osserva Bedeschi – come, sulla base di questi presupposti, la divisione del lavoro debba apparire come la più completa negazione del carattere «totale» e «universale» dell’attività umana, e quindi come qualcosa che dev’essere negato e soppresso (9)”” (pag 129) [Luciano Albanese, ‘ L’alienazione in Hegel e in Marx’, Mondo Operaio, n. 7-8, luglio-agosto 1981] [(6) K. Marx F. Engels ,’L’ideologia tedesca’, p. 33; K. Marx, ‘Manoscritti economico filosofici del 1844’, cit., p. 120, ultimo corsivo nostro ‘ ‘. Cfr. G. Bedeschi, Introduzione a Marx, cit., p. 189. Questo aspetto più generale del processo di alienazione era già stato messo in luce da C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx’, Torino, 1970, pp, 148-49 e 166; (7) Bedeschi, ivi; (8) K. Marx, op. cit., pp. 78-79, corsivi nostri; (9) G. Bedeschi, op. cit., p. 190]”,”LENS-014-FGB” “MELONI Giovanni a cura; scritti di J. IRMSCHER G. MELONI G. LOBRANO F. SINI G. MANCUSO S. MASTELLONE P. CATALANO S. CANDIDO D. ZOLO P. FREZZA J. TOPOLSKI V. HANGA”,”Dittatura degli antichi e dittatura dei moderni.”,”””E’ il caso di osservare, parenteticamente, che è mancata nella letteratura marxista una attenzione adeguata al rapporto Marx-Robespierre e all’influenza che le correnti montagnarda, hebertista, sanculotta e babuvista hanno esercitato sulla formazione del pensiero politico di Marx. E ciò è accaduto nonostante il vivo interesse per la rivoluzione francese e per la storia della Francia pre e postrivoluzionaria mostrato dal giovane Marx e ampiamente documentato dall’epistolario e dai quaderni di appunti redatti durante il soggiorno a Kreuznach, che segnalano le sue ampie letture sull’argomento: verso la fine del 1843 Marx si accinge addirittura a comporre una storia della Convenzione. E ciò è accaduto nonostante che Marx sia stato sicuramente in contatto, durante il soggiorno parigino, con storici e uomini politici come Laponneraye, Tissot, Blanc, Esquiros che accoglievano largamente nelle loro elaborazioni teoriche motivi giacobini, robespierristi, babuvisti. (…) A cominciare dall’ultimo saggio su ‘Le lotte di classe in Francia’, scritto da Marx in collaborazione con Engels tra l’estate e l’autunno 1850, Marx sembra superare la posizione blanquista. Già nel settembre dello stesso anno interviene una completa rottura con i blanquisti della Società universale dei comunisti rivoluzionari, anche se i rapporti personali con Blanqui restano buoni. Il posto della dottrina blanquista della “”rivoluzione permanente”” viene occupato in un primo tempo dalla teoria “”catastrofica”” di prevalente elaborazione engelsiana, che stabilisce una concomitanza obbligata fra la crisi economica del capitalismo, di cui si prevede prossima la fine, e la ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria del proletariato. In una terza ed ultima fase – come ha ben visto per primo Karl Korsch (1) – si afferma la teoria matura del conflitto fra forze produttive e rapporti di produzione come elemento obiettivo del quadro rivoluzionario (K. Marx F. Engels, Opere Complete, v, X, p. 522). La polemica nei confronti delle posizioni blanquiste è esplicita e dura: “”Mentre noi diciamo agli operai: Voi dovete attraversare 15, 20, 50 anni di guerre civili e di lotte popolari non soltanto per cambiare la situazione, ma anche per cambiare voi stessi e per rendervi capaci del dominio politico, voi dite invece: Noi dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire! Mentre noi richiamiamo in particolare gli operai tedeschi sul fatto che il proletariato tedesco non è ancora sviluppato, voi adulate nel modo più goffo il sentimento nazionale e i pregiudizi di casta dell’artigiano tedesco, cosa che comunque dà più popolarità. Come i democratici hanno fatto della parola ‘popolo’ qualcosa di sacro, così voi avete fatto della parola ‘proletariato'”” (cfr. F. Mehring, Karl Marx. Geschichte seines Lebens, trad. it. Roma, 1972, p. 204). Verso il 1870 la concezione marxiana della strategia rivoluzionaria del proletariato si presenta ormai come direttamente opposta a quella blanquista e si caratterizza per il rifiuto più netto dell’eredità cospirativa delle sètte, contro i “”fabbricanti di rivoluzioni””, e per la proposta di una linea organizzativa e proselitistica di massa, che coinvolga l’intera classe operaia del continente.”” [Danilo ZOLO ‘Origine e sviluppo della nozione marxiana di “”dittatura del proletariato””‘] (pag 198-199) in ‘Dittatura degli antichi e dittatura dei moderni’, a cura di Giovanni Meloni, 1983 Per la periodizzazione della teoria marxiana della rivoluzione proletaria si veda: F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia’, in K. Marx e F. Engels, Opere complete, v. X, pp. 641-660; D. Riazanov, Marx ed Engels, Roma, 1969, pp. 70-80; K. Korsch, Karl Marx, Frankfurt-Wien, 1967, trad. it. Bari, 1969 pp. 213-15; G. Vacca, Scienza, Stato e critica di classe, Bari, 1970, pp. 157-188)”,”TEOC-027-FL” “MELONI Federica”,”Lucrezia Borgia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina.”,”BIOx-367″ “MELONI Federica”,”I Borgia. Una tauromachia rinascimentale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina. ‘[Cesare Borgia] [A]spettò che i vecchi congiurati entrassero in città, prima di partire da Fano, il 31 dicembre 1502, a capo di settemila fanti, cinquecento lance e mille cavalli leggeri. Decise di incontrare i suoi fuori dalla città, e pare che avesse salutato Vitellozzo Vitelli abbracciandolo e baciandolo. Un segno di perdono. Poi li invitò a seguirlo nella dimora che aveva deciso di acquartierarsi per pianificare le operazioni militari successive. I prodi avranno cominciato a tremare. A un suo preciso segnale, nella sala dov’erano convenuti fece irruzione un gruppo di armati guidati da Michele Corella e furono tutti fatti prigionieri. Con l’impulsività che lo contraddistinse, Cesare strangolò quella stessa notte Vitellozzo e Oliverotto, mentre Paolo e Francesco sarebbero stati raggiunti dalla spada del Corella quindici giorni più tardi a Castel della Pieve. Nel frattempo Alessandro IV procedeva a fare giustizia pure in Vaticano, imprigionando il cardinal Orsini, che a fine gennaio del 1503 morì, si disse, certo per avvelenamento. La strage che Paolo Giovio definì il «bellissimo inganno» suscitò ovunque clamore e incanto. Da Machiavelli l’impresa fu descritta come «rara e mirabile»; da Luigi XII «un atto degno d’un eroe romano»; riscosse il plauso unanime di veneziani e fiorentini che portarono messaggi di stima e congratulazioni; Isabella d’Este fece recapitare doni. Il mondo riconosceva il gran principe del Rinascimento, ed era tutto ai suoi piedi’ (pag 107-108)]”,”ITAG-284″ “MELONI Federica”,”Marat. La morte è gentildonna.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina. Marat duella letterariamente con Voltaire (pag 89-90) Marat pubblica il giornale l’Amico del popolo (pag 94-95) Marat si scontra con i girondini e finisce a processo (pag 103-104) La svolta di Marat (pag 104-105) Marat critica pure Danton e Robespierre perchè troppo accomodanti e con gli ‘arrabbiati’ di Jacques Roux perchè troppo estremisti (pag 106) Lo scontro di Marat con Voltaire (1776). Dopo una recensione critica, ironica e spregiativa, di un suo saggio dal titolo De l’Homme’ da parte del grande Voltaire, Marat andò su tutte le furie e inviò un libello di protesta alla redazione della rivista che aveva pubblicato l’infame recensione. Ma fu cestinato dalla direzione della rivista. Tacciando pubblicamente le opere del filosofo come dei “”pomposi ‘galimatias'””, Voltaire non esitò a rispondergli per le rime: «Vi auguriamo di gioire del nulla; è un grande impero, regnatevi, ma insultate un po’ meno le persone che sono qualcuno» (pag 89-90)”,”FRAR-439″ “MELOSI Laura”,”In toga e in camicia. Scritti e carteggi di Pietro Giordani.”,”MELOSI Laura (1963-) lavora presso l’Università di Macerata.”,”BIOx-243″ “MELOTTI Umberto”,”L’immigrazione una sfida per l’Europa.”,”Umberto Melotti (Milano, 1940) è professore ordinario di sociologia e docente di antropologia delle migrazioni nella scuola di perfezionamento in antropologia culturale delle società complesse dell’Università di Roma. É presidente del Centro del Lavoratori Stranieri di Milano, dirige la rivista Terzo Mondo , collaborando alle iniziative promosse dall’Unesco e dal Centro Europeo dell’Educazione.”,”EURx-132-FL” “MELSON Charles D.”,”I marines in Vietnam 1965-1973.”,”MELSON Charles D.”,”QMIx-280″ “MELUCCI Alberto DIANI Mario”,”Nazioni senza stato. I movimenti etnico-nazionali.”,”Alberto Melucci è ordinario di Sociologia all’Università di Milano e docente presso la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica della stessa università. Tra i suoi libri più recenti: ‘L’invenzione del presente’ (Mulino, 1991) e ‘Il gioco dell’io’ (1991), ‘L’età dell’oro’, con Anna Fabbrini (1992). Mario Diani è docente di Sociologia presso l’Università Bocconi e lavora (1992) al dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano. Tra i suoi lavori recenti: ‘Isole nell’arcipelago. Il movimento ecologista in Italia’ (Il Mulino, 1988) Contiene tra l’altro: ‘I tipi di mobilitazione: alcuni casi nazionali’ (pag 63-107) [Modernizzazione ed etno-nazionalismo in Quebec, Il movimento nazionalista scozzese, Il conflitto etnico-nazionale in Belgio, Terrorismo ed etno-nazionalismo, Il nazionalismo indiano negli Stati Uniti, L’autonomismo occitano] [“”La scelta del termine «etno-nazionalismo» per indicare i fenomeni di cui ci occupiamo connette al concetto di gruppo etnico quello di nazione. Anche in questo caso nella letteratura specialistica esistono analogie e sovrapposizioni tra i due concetti. La comunanza dei tratti biologici, storici e culturali e la capacità di auto-identificazione sembrano far coincidere il concetto di nazione con quello di etnicità. Si può tuttavia individuare un elemento specifico di differenziazione: la nazione si è sempre definita rispetto a uno spazio territoriale concreto e, nella tradizione europea, rispetto allo stato inteso sia come fonte dell’oppressione da combattere, sia come simbolo della nuova libertà da costruire. E’ dunque possibile tracciare una linea di demarcazione concettuale tra la nazione e il gruppo etnico, che dia senso alla dizione «movimenti etnico-nazionali». Il sentimento di appartenenza collettiva fa riferimento a una nazione solamente quando sta alla base di una mobilitazione volta a ottenere il controllo su un territorio specifico. Alcuni autori esprimono questa condizione in termini di capacità di azione politica, sottolineando che «una nazione può essere considerata un tipo particolare di comunità etnica, politicizzata, che ha diritti riconosciuti come gruppo nel sistema politico» (10). Il riferimento alla politicizzazione non sembra però sufficiente, se non si precisa che la mobilitazione politica ha come obiettivo il controllo su un determinato territorio. Esistono infatti numerosi gruppi etnici politicizzati (e il caso degli Stati Uniti ne è un esempio visibile) che non possono essere considerati una nazione, dal momento che la loro azione si indirizza verso la semplice conservazione dell’identità e degli interessi di gruppo. L’aspirazione a controllare un determinato territorio, che si rivendica come appartenente al gruppo etnico, non deve però in alcun modo essere confusa con la battaglia per la costruzione di uno stato sovrano e indipendente. L’identificazione di stato e nazione è infatti legata a una concezione del nazionalismo propria del secolo XIX europeo e ha provocato numerosi equivoci. Il nazionalismo è stato troppo spesso identificato con il sentimento di lealtà verso uno stato, invece che verso un popolo e un territorio. L’etno-nazionalismo contemporaneo si caratterizza invece proprio per il fatto di articolare i suoi obiettivi su una gamma di alternative che includono varie forme di autonomia e di decentramento, e che non implicano necessariamente la costruzione di un nuovo stato. D’altra parte, la differenza appena segnalata tra gruppo etnico e nazione porta come conseguenza l’impossibilità di identificare il risveglio di coscienza etnica, verificatosi nel mondo occidentale (ma anche altrove) nel corso degli ultimi vent’anni, con una ripresa pura e semplice del nazionalismo: le rivolte dei Neri americani o dei Giamaicani in Gran Bretagna sono per esempio lotte a base etnica, ma non nazionalista. Dimensione etnica e dimensione nazionale si sono invece fuse in certe situazioni, dando vita a quelle forme di mobilitazione che definiamo «etnico-nazionali». Intendiamo così sottolineare il legame esistente in questi casi tra i caratteri comuni e la solidarietà propri di una certa collettività, e la presenza di un progetto politico e ideale che fa appello a un territorio”” (pag 17-19)] [(9)”,”TEOS-181″ “MELVILLE Herman”,”Moby Dick. O la balena.”,”””Si pensi che Herman Melville è una specie di fusione e, con ciò, di superamento di Edgar Poe e Nataniele Hawthorne”” (pag X, prefazione) Etimologia ed Estratti sulla balena: Melville finge che gli siano stati forniti: Etimologia (‘fornita da un intisichito fu assistente di ginnasio’) Estratti (dai classici) (‘forniti da un Vice-vice-bibliotecario’)”,”VARx-118-FV” “MEMMI Albert”,”Portrait du colonisé.”,”Il destino di questo libro è singolare, scritto prima della guerra d’Algeria, descrive con precisione la fisionomia e la condotta del colonizzatore e del colonizzato.”,”PVSx-007-FFS” “MENAGER Bernard”,”Les Napoléon du peuple.”,”Bonapartismo. “”L’ inizio del culto napoleonico che si manifesta nei primi anni della Restaurazione attraverso l’ esposizione e la vendita di stampe, litografie, di ritratti dell’ Imperatore e della sua famiglia, o di oggetti usuali con il segno dell’ effice di Napoleone favorisce il prolungamento dell’ agitazione. A Bordeaux la polizia constata che tali esposizioni provocano dei raduni, delle discussioni da cui nascono delle false notizie sul ritorno di Napoleone. L’ anno 1820 si chiude con una netta ripresa delle manifestazioni bonapartiste imputabili principalmente all’ attentato di Louvel contro il duca di Berry.”” (pag 25-26)”,”FRAD-066″ “MENALE Ilenia”,”La guerra oltre la notizia. Note sul giornalismo di guerra.”,”Ilenia Menale, giornalista pubblicista e insegnante di giornalismo (Napoli 1983), laureata nel 2010 presso l’Università di Napoli Federico II. Scrive per varie testate su vari temi: economia, politica, inchieste. Indro Montanelli (1909-2001). ‘Nel 1937 approdò in Spagna per conto de ‘Il Messaggero’. La guerra civile rappresentò un’occasione fondamentale per il suo lavoro di inviato oltre che, come già detto, un decisivo punto di svolta per il giornalismo di guerra Il giornalismo italiano proseguì con questo conflitto il lavoro propagandistico, iniziato con la campagna d’Africa, di cui Montanelli scrisse dei resoconti dall’Abissinia, dove si trovava in qualità di soldato. Come tutta la stampa di destra, il Paese si schierò a fianco dei franchisti, esaltandone le vittorie e screditando gli avversari. Pur non nutrendo simpatie per la sinistra, il giovane reporter si distinse per la mancanza di retorica. Esemplare, a questo proposito, il suo resoconto della battaglia di Santander, che si spoglia dell’inneggiamento all’eroismo delle truppe filo franchiste italiane, fatto dagli altri giornalisti. «(…) quella dei miliziani sul fronte di Santander non è stata una rotta, ma una “”ritirata strategica”” (…). Ci fermammo e facemmo il bilancio: 20 chilometri di avanzata senza sparare un colpo di fucile (…). Una lunga passeggiata e un solo nemico: il caldo. Un caldo a picco, insistente e brutale. Una avanzata tirata avanti, invece che a furia di fuoco, a furia di acqua (…)”” (26). In seguito all’articolo, poco gradito, venne espulso dal sindacato dei giornalisti e dal partito fascista e, grazie all’intervento di Giuseppe Bottai, venen mandato a dirigere l’Istituto di cultura italiana in Estonia. A salvare la sua carriera ci pensò il direttore del ‘Corriere della Sera’, Aldo Borelli, che lo assunse in qualità di “”redattore viaggiante”” per trattare temi lontani dalla politica. Si trovò a viaggiare per l’Europa fino ad arrivare in Germania nel 1939, dove incontrò Hitler. I suoi articoli, però, di impronta filo polacca, ancora una volta, risultarono sconvenienti per il regime, che lo fece espellere dalla Germania. Viaggiò, quindi, verso l’Estonia, giungendo a Tallin nel momento della sconfitta a favore dell’esercito sovietico, che non apprezzò la sua presenza. Montanelli, perciò, nello stesso anno, raggiunse la Finlandia, fermandosi ad Helsinki, per trovarvi rifugio, ma il posto non era sicuro: Stalin si preparava all’attacco per estendere i confini della Russia. Il confronto che ne sarebbe seguito era impari, dato il dislivello tra i due eserciti. Contrariamente alla volontà del suo direttore, il giornalista decise di rimanere e questo gli offrì l’occasione di essere testimone dell’incredibile resistenza finlandese. I suoi articoli rivelano tutte le qualità dello scrittore, che si esprime con uno stile diretto, capace di ricreare l’atmosfera vissuta in quei luoghi, prediligendo ad argomentazioni ideologiche la descrizione dei fatti, anche apparentemente insignificanti e di poca importanza, e dei personaggi, di cui mette in luce la psicologia. Il pubblico italiano apprezzò molto i suoi resoconti dalla Finlandia al punto che la censura fascista non poté fare molto per impedirgli di proseguire la sua missione. A bloccare l’azione del regime fu lo stesso direttore che permise la pubblicazione degli articoli, raccolti in seguito nel volume ‘I cento giorni della Finlandia’, oltre che l’anticomunismo fascista e l’incertezza della posizione politica italiana. Ciò che emerge dai suoi pezzi è l’esaltazione della resistenza del popolo finlandese, che, motivato dalla volontà di conservare la propria libertà e non diventare prigioniero di uno stato totalitario, mise in campo tutte le sue virtù. Di contro, l’esercito russo, pur essendo superiore da uomini sprovveduti, impregnati di propaganda, che non comprendevano realmente i motivi di quella guerra. Divenuto famoso per la sua copertura della guerra in Finlandia, seguì, in qualità di inviato, per conto del ‘Corriere della Sera’, anche la Seconda guerra mondiale, denunciandone atrocità e meschinità con il suo stile chiaro ed efficace, che faceva emergere la tragicità del momento e della situazione dalle vicende personali dei soldati. Nel 1942 iniziò a lavorare anche per ‘Tempo’ di Arnaldo Mondadori, occupandosi della rassegna stampa estera. Durante il governo di Badoglio, poi, scrisse, per i due giornali, articoli diffamatori contro Mussolini, che gli procurarono, nel 1944, la prigione. (…)’ (pag 33-34)”,”EDIx-246″ “MENAND Louis”,”Il Circolo metafisico. La nascita del pragmatismo americano.”,”MENAND Louis è professore di Letteratura inglese all’ Università di New York. Ha scritto importanti saggi (v. retrocopertina). Questo libro ha vinto il premio Pulitzer 2002. “”Nel secolo precedente Darwin, due teorie sulla diversità razziale predominavano nella scienza occidentale: nessuna delle due era egualitaria. Chi credeva che tutti gli esseri umani avessero radici comuni (una posizione nota come monogenismo) attribuiva le differenze razziali a diverse velocità di degenerazione. L’ intera specie era in declino sin dalla creazione, pensavano i monegenisti, ma alcuni gruppi, a causa (solitamente) degli effetti del clima), avevano conosciuto un declino più marcato di altri. I poligenisti credevano invece che le razze fossero state create separatamente e che avessero ricevuto attributi differenti e attitudini diverse sin dall’ inizio.”” (pag 120)”,”USAG-051″ “MENANDRO, a cura di Franco FERRARI”,”Menandro e la commedia nuova.”,”Nel 342 a.C. Menandro nasce ad Atene da Diopeite e da Egestrata nel demo di Cefisia. Nel 325 esordio di Menandro. Nel 322 prima vittoria di Menandro, con l’Orgé (L’ira), rappresentata alle Lenee. Circa 306 poco dopo la cacciata da Atene di Demetrio Falereo Menandro sfugge a una incriminazione grazie all’intercessione di un certo Telesforo, cugino di Demetrio. Nel 293 Menandro muore, secondo una tradizione annegando mentre nuota nelle acque del Pireo.”,”VARx-154-FL” “MENANT François”,”L’Italia dei comuni (1100-1350).”,”Edizione originale: ‘L’Italie des communes, 1100-1350’, Ed. Belin, 2005 François Menant, già membro dell’Ècole Normale Supérieure di Parigi. Tra le sue opere ‘Lombardia feudale. Studi sull’aristocrazia padana nei secoli X-XIII’ (Vita e Pensiero, 1992) Nascita di un proletariato urbano. Firenze città operaia e industriale (sec. XIV) ‘Giovanni Villani calcola in 30.000 il numero dei fiorentini impiegati nell’industria tessile nel 1338, ossia un terzo della popolazione; i rilievi fiscali confermano questa cifra. Nell’arco delle tre generazioni che hanno visto la trasformazione della città in capitale industriale dell’Europa, redditi e modi di vita subiscono un vero e proprio sconvolgimento. Per la prima volta nella storia occidentale i salariati costituiscono una parte significativa, e forse maggioritaria, della popolazione di una città. È una situazione che si ripete, sia pure a un grado minore, in tutte le città italiane orientate verso le esportazioni. Gli operai della lana costituiscono la grande massa dei salariati fiorentini (25). Accanto a loro numerose categorie scivolano nella stessa condizione tra gli ultimi decenni del XIII secolo e i primi decenni del XIV. Si tratta soprattutto di lavoratori poco qualificati, ma anche di alcune categorie di maestri artigiani, per esempio quelli che operano nei grandi cantieri edilizi. Ma anche una parte dei capi officina impiegati dai lanaioli sembrano transitare nel corso del XIV secolo dal lavoro a cottimo al lavoro salariato. (…) Charles de La Roncière ha analizzato mirabilmente la nova condizione economica di questi lavoratori urbani. Le fonti a sua disposizione fanno luce sugli operai delle costruzioni e sugli impiegati negli ospedali, e non sugli operai tessili (26), ma le conclusioni cui egli giunge possono essere tranquillamente generalizzate: il livello dei salari permette agli operai celibi di vivere dignitosamente e ai capimastro di provvedere alle proprie famiglie. Ma per un semplice operaio la presenza di una famiglia costituisce la premessa del naufragio economico, almeno quando i bambini sono troppo piccoli per contribuire, con il proprio lavoro, alla sussistenza del gruppo. Comprendiamo allora quanto il lavoro femminile, pur pagato anche due volte meno di quello degli uomini (27), costituisca una fonte vitale di sostentamento, e ancor più per le famiglie operaie che per quelle degli artigiani autonomi.. Le donne lavorano soprattutto nei servizi (domestiche e lavandaie) e nel settore alimentare (bottegaie e addette alla preparazione dei prodotti). Ma anche alcuni stadi del ciclo tessile sono aperti al lavoro delle donne: la pettinatura e la tessitura, ad esempio, e soprattutto la filatura, grande specialità femminile’ (pag 275-276) [(25) La Roncière, ‘La condition des salariés’; (26) Su questi ultimi vedi Stella, ‘La révolte des Ciompi’; (27) Vedi per esempio La Roncière, ‘La condition des salariés’, p. 340]”,”STOS-217″ “MENAPACE Lidia”,”La democrazia cristiana. Natura, strutture e organizzazione.”,”Il Partito Popolare sconfessato dal Papa. “”L’ intreccio organico e strettissimo tra Chiesa cattolica e fascismo è il primo elemento dal quale partire per cogliere il modo di formazione di tutta la futura classe politica italiana e della maggior parte dei quadri della DC. (…) Se infatti, i primi anni del regime avevano visto la Chiesa in un certo conflitto con il Partito Popolare e alla fine Pio XI aveva scelto il fascismo, in termini difensivi e come “”male minore””, addirittura scavalcando e sconfessando Don Sturzo, via via che gli anni passavano e la Chiesa godeva e si rinforzava per il Concordato e in più per la generale atmosfera conservatrice, reazionaria, bigotta, moralistica che il regime fomenava, e non veniva toccata nei suoi interessi, anzi sempre facilitata in una serie di attività sportive, ricreative, pubbliche, il rappoto organico tra fascismo e Chiesa cattolica diventava visibile, si costruiva in modo preciso e dilatato e prendeva la forma di una spartizione di aree di influenza tra poteri pacificamente concorrenti a fini non dissimili o, almeno, non contradditori tra loro.”” (pag 19-20) Lidia MENAPACE è nata a Novara nel 1924 e ha avuto parte attiva nella lotta partigiana. Iscrittasi alla DC per la quale è stata assessore regionale per il Trentino, ne è uscita nel 1953, in occasione della cosiddetta ‘legge truffa’ per rientrarvi nel 1956 entrando nel Consiglio Nazionale. Ne è uscita definitivamente nel 1968, anno in cui è stata espulsa anche dall’ Università cattolica dove insegnava retorica cinquecentesca. E’ attualmente nella segreteria nazionale del Manifesto di cui è stata una dei fondatori.”,”ITAP-121″ “MENAPACE Lidia AYMONINO Carlo KAROL K.S. ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIUSC Leonid GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MÉSZÁROS Istvàn CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hayr USAI Gianni CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev AYMONE Tullio ANTONUCCI Gabriele CERUTTI Furio DI LEO Rita LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof TELÒ Mario VITA Vincenzo”,”Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie. Una discussione nella sinistra.”,”La nozione di proprietà socialista. “”Siamo qui in presenza d’un sistema ideologico che funziona in modo molto semplice, ma del tutto estraneo al materialismo dialettico. Questo sistema presuppone: a) che proprietà di stato = proprietà sociale = proprietà socialista; b) che la proprietà è il ‘fondamento’ dei rapporti di produzione. Afferma dunque che, esistendo una «proprietà di stato socialista», esistono rapporti di produzione ugualmente socialisti, e ne deduce che il rapporto salariale non è che una forma «vuota», un’apparenza che nasconde «rapporti sociali interamente nuovi» (è, per esempio, quanto afferma il ‘Manuale di economia politica’ dell’Accademia delle Scienze dell’Urss, pubblicato nell’Urss nel 1954: questo manuale riassume le proposte enunciate da Stalin sugli stessi problemi nel 1952). Tali formulazioni appartengono alla concezione idealistica propria dell’ideologia giuridica borghese. Non hanno nulla a che fare con il materialismo storico. E lo si vede dal ruolo-chiave attribuito alla proprietà di stato, cioè alla forma giuridica della proprietà. E’ una ricaduta nel proudhonismo o nel lassallismo. Già nel 1846 Marx, in una lettera ad Annenkov, aveva mostrato l’inconsistenza di una concezione che attribuisce un ruolo-chiave alla proprietà giuridica, scrivendo così: «La proprietà costituisce infine la categoria suprema nel sistema del signor Proudhon. Nel mondo reale, invece, la divisione del lavoro e tutte le altre categorie del signor Proudhon sono rapporti sociali, il cui complesso forma quello che oggi si chiama ‘la proprietà’: fuori da questi rapporti, la proprietà borghese non è che un’illusione metafisica e giuridica… Quando il signor Proudhon rappresenta la proprietà come un rapporto indipendente, commette più che un errore di metodo: prova chiaramente di non aver colto il legame che collega tutte le forme della produzione borghese…». (MEW, volume 4, pagg. 551-552). Questo testo dice con grande chiarezza che la proprietà, nel senso profondo del termine, non è una pura categoria giuridica ma il prodotto dell’insieme dei rapporti sociali, soprattutto della divisione del lavoro. Ora, appunto, i rapporti sociali che caratterizzano l’Urss sono fondamentalmente gli stessi che caratterizzano il modo di produzione capitalistico. La nozione di «proprietà socialista» in quanto nozione giuridica astrae dal processo reale di appropriazione nel quale sono inseriti produttori e non produttori. Astrae dai rapporti sociali che si tessono in questo processo e sulla sua base. Questi rapporti non possono venir conosciuti che attraverso un’analisi concreta: non possono essere «dedotti» dalla forma della proprietà giuridica. Come Marx sottolinea nel ‘Capitale’, finchè i mezzi di produzione continuano ad opporsi «in quanto proprietà estranea a tutti gli individui realmente attivi nella produzione», il modo di produzione capitalistico si conserva. Il mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici sulla base della proprietà di stato appare chiaramente nella riproduzione del rapporto salariale. L’esistenza di questo rapporto significa che la base economica della formazione sociale sovietica è sempre costituita da rapporti di produzione capitalistici. Come sottolinea Marx: «Il salario presuppone il lavoro salariato, il profitto presuppone il capitale… la distribuzione capitalista è differente dalle forme di distribuzione che derivano da altri modi di produzione; ogni forma di distribuzione scompare con il modo determinato di produzione da cui proviene al quale corrisponde» (‘Il Capitale’, tomo 8). Già nei ‘Grundrisse’ Marx aveva dimostrato che l’esistenza della forma valore a livello della distribuzione (dunque l’esistenza della forma salario) prova che «la produzione non è ancora direttamente sociale», che «il lavoro non è ripartito in modo comunitario» e dunque che «la produzione sociale non è ancora subordinata agli individui che la maneggiano come una potenza e una capacità comune». Così, sia la forma del processo di produzione sia la forma del processo di distribuzione manifestano la riproduzione dei rapporti di produzione capitalistici nelle aziende sovietiche”” [Charles Bettelheim, ‘Sulla natura della società sovietica””] [(in) ‘Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie. Una discussione nella sinistra’, a cura di Alfani editore, Roma, 1978] (pag 95-96)”,”EURC-124″ “MENAPACE Lidia”,”La democrazia cristiana. Natura, strutture e organizzazione.”,”Lidia Menapace è nata a Novara nel 1924 e ha avuto parte attiva nella lotta partigiana. Iscrittasi alla DC per la quale è stata assessore regionale per il Trentino, ne è uscita nel 1953, in occasione della cosiddetta ‘legge truffa’ per rientrarvi nel 1956 entrando nel Consiglio Nazionale. Ne è uscita definitivamente nel 1968, anno in cui è stata espulsa anche dall’Università cattolica dove insegnava retorica cinquecentesca. E’ attualmente nella segreteria nazionale del Manifesto di cui è stata una dei fondatori (1975). “”Ma, quattro anni più tardi (dal tentativo del fanfaniano Tambroni e dalla risposta popolare del giugno 1960, ndr) il presidente Segni non fu certo trovato estraneo al tentativo di colpo di Stato di stampo più tradizionale, quello promosso dall’esercito, dai corpi separati dello Stato, dal Sifar”” (pag 195)”,”ITAP-002-FGB” “MENCARELLI Mario a cura”,”Il discorso pedagogico del nostro secolo. Antologia di testi. Questioni teoretiche, pratica educativa e problemi della scuola.”,”Foerster e la formazione del carattere (pag 174-187): 1 – Necessità di una educazione del carattere in una scuola moderna 2 – Pericoli di una educazione unilaterale dell’intelletto 3 – La scuola e l’ideale della vita 4 – Il problema della disciplina nella nuove condizioni di vita”,”GIOx-001-FGB” “MENCHERINI Robert”,”Midi rouge, ombres et lumières. 1. Les années de crise, 1930-1940. Une histoire politique et sociale de Marseille et des Bouches-du-Rhône de 1930-1940.”,”MENCHERINI Robert è uno storico e partecipa ad equipes di ricerca regionali e nazionali. Nel 1998 ha pubblicato ‘Guerre froide, grève rouges. Parti communiste, stalinisme et luttes sociales en France. Les grèves “”insurrectionnelles”” de 1947-1948′ (Syllepse).”,”FRAD-068″ “MENCHERINI Robert”,”Guerre froide grèves rouges. Parti communiste, stalinisme et luttes sociales en France. Le grèves “”insurrectionnelles”” de 1947-1948.”,”Il PCF fa da freno. “”I movimenti rivendicativi del maggio-giugno 1947. Dall’ inizio dello sciopero, gli istigatori del conflitto alla Renault provarono ad estendere la loro azione alla metallurgia parigina. Il 30 aprile e il 1° maggio, il comitato di sciopero distribuiva un volantino che chiamava a generalizzare il movimento e gli scioperanti intervennero nelle fabbriche vicine. Predicavano in terreno favorevole. Ma il PCF allora si opponeva, sovente con difficoltà, ad ogni estensione. Così, secondo la testimonianza del dirigente della metallurgia parigina, il risponsabile della CGT inviato alle officine Rateau per chiedere la ripresa del lavoro si fece urlare contro e vennero strappate tessere sindacali. Alla vigilia del 1° maggio, lo sciopero della Renault cominciò ad allargarsi a macchia d’ olio in provincia e a Parigi. L’ allienamento ulteriore della CGT al movimento, l’ espulsione dei comunisti dal governo contribuirono a levare il freno.”” (pag 127) (Il PCF prima della svolta del patto Hitler-Stalin). “”Più che mai, per il Partito comunista una vera politica di difesa nazionale è indispensabile di fronte al pericolo hitleriano. Così, in occasione di una grande assemblea comunisa, il 30 luglio 1939, alle Arènes d’ Arles, André Marty sottoscrive la preparazione della guerra del governo di Paul Reynaud e approva “”la fabbricazione intensiva d’ armi””. Certo, egli assortisce questa dichiarazione con un certo numero di condizioni, in particolare “”la conclusione del patto d’ assistenza anglo-franco-russo, sulla base di eguale reciprocità”” e delle critiche contro i campi di concentramento per i miliziani spagnoli e contro i decreti-legge “”della miseria””. Ma la tonalità è chiara. Al contrario, il Partito socialista esita, localmente come nazionalmente, sempre diviso tra le posizioni di Paul Faure che mettono in primo piano la difesa della pace e quelle di Leon Blum, partigiano di una fermezza accresciuta di fronte ai regimi fascisti””. (pag 128)”,”PCFx-045″ “MENDE Tibor”,”L’ Asie du Sud-Est. Entre deux mondes.”,”Tibor MENDE dopo i paesi dell’Himalaya ha percorso i paesi del Sud-Est Asiatico in particolare il Pakistan, la Birmania e l’Indonesia. Impressioni di viaggio, interviste, descrizione degli uomini e del loro lavoro, riferimenti storici, dati, tutto è utilizzato dall’A per ricostruire questo mondo. Si vede pure il sindacalismo organizzarsi all’ombra delle pagode birmane, l’arrivo dei bull-dozers, la guerriglia, il confronto degli intellettuali con il marxismo e il buddismo.”,”ASIx-005″ “MENDE Tibor”,”La Cina alle spalle.”,”La Cina l’ India e l’ Asia-Pacifico. “”Ancora una volta non ci sono risposte prevedibili a queste domande. Ciò che appare probabile, è che tra tutti i fattori che determineranno la scelta dell’ India, il peso della Cina sarà decisivo. E’ dunque impossibile prevedere qual piega prenderanno gli avvenimenti all’ interno di quel triangolo della decisione. Nondimeno, la loro interdipendenza è evidente. Ma si può capire che, nella congiuntura meno favorevole per l’ Occidente, la Cina, il Giappone, l’ India e il Sud-Est asiatico, con o senza l’ Unione Sovietica, potrebbero apparire un giorno come un gruppo legato da interessi politici ed economici tanto omogenei da portare a un cambiamento radicale nell’ equilibrio attuale delle forze mondiali””. (pag 344)”,”CINE-001″ “MENDE Tibor”,”Regards sur l’ histoire de demain. Les nouveaux centres de gravité du monde.”,”Contiene dedica autore a S.E. Pietro Quaroni “”Ma oggi la Manciuria, ormai ufficialmente battezzata provincia del Nord-Est, rinasce a una nuova vita. Si stimano le sue riserve di carbone a 9 miliardi di tonnellate e quelle di minerale di ferro a un miliardo. Essa possiede inoltre rame, piombo, zinco, manganese, bauxite, grafite, e mobildeno – in breve, tutto quello che occorre per una grande industria pesante.”” (pag 103-104) “”La potenza materiale degli Stati Uniti è senza precedenti. L’ attitudine, sempre originale ed efficace del suo popolo davanti ai compiti pratici, imprime alla sua società uno slancio straordinario che né la ricchezza né il conforto materiale sembrano capaci di indebolire. Ma l’ ascesa rapida degli Stati Uniti al rango di prima potenza mondiale è stata essenzialmente il risultato della tecnica, un trionfo dell’ organizzazione e della rapidità accresciuta dei metodi di produzione. Il carattere di una comunità sta inevitabilmente alla sua evoluzione ed è naturale che ciascuno abbia la tendenza ad esaltare l’ importanza del fattore al quale deve soprattutto il suo successo. E’ dunque fatale che gli Americani diano un posto esagerato alla perfezione tecnica, all’ efficacia e alla soluzione meccanica dei problemi. E’ questa, ben inteso, una generalizzazione molto grande. Ma chiunque sia stato in contatto con un gruppo assai numeroso e assai vario di Americani non ha potuto non constatare a qual punto questa formazione abbia marcato il loro spirito.”” (pag 123)”,”RAIx-205″ “MENDE Raul A.”,”El Justicialismo. Doctrina y realidad peronista.”,”Il medioevo spiritualista. “”La Edad Media es espiritualista. Ninguna otra etapa de la historia puede ostentar con más derecho este título. En le Edad Media, el hombre alcanza al extremo más alto de su vertical. Todo lo hace y todo lo deshace por Dios.”” (pag 64) “”Por qué, sin embargo, fracasó la Edad Media? Por qué, debió ceder paso al Renacimiento? En primer lugar, porque su individualismo facilitó la tarea de las fuerzas esclavistas individuales más poderosas: feudalismo y absolutismo. Y en segundo lugar, porque su espiritualismo extremado produjo el cansancio de lo espiritual.”” (pag 65-66)”,”AMLx-101″ “MENDE Tibor”,”Soleils levants. Le Japon et la Chine.”,”La versione giapponese del populismo (pag 72) Tre particolarità del sistema politico giapponese. “”Mais dans toute comparaison avec la pratique occidentale, il faut garder à l’esprit trois particularités du système japonais. La première est la notion même du rôle de l’État. Dans la démocratie occidentale, il consiste à protéger et à favoriser les droits de l’individu. Au Japon, il s’agit d’assurer un ordre social bienveillant. Dans l’idéal occidental, le règne de la loi garantit l’égalité de tous ceux qui s’y soumettent. Au Japon, les gouvernants sont des gens à qui il faut faire confiance, parce qu’on croit qu’ils dirigent dans l’intérêt du bien commun. (…) La seconde particularité est le désir de consensus des Japonais. Les décisions ne sont jamais prises par des individus, mais presque toujours par des groupes. On ne prend habituellement une décision à la majorité simple que dans des institutions importées, par exemple à la Diète. Une idée est lancée dans un petit groupe et elle se répand à travers divers obstacles et compromis jusqu’à ce qu’elle obtienne l’approbation d’un cercle plus vaste. (…) La troisième particularité à considérer a trait à la survie du clan en tant qu’expression des liens personnels de layauté. La forme contemporaine de cet héritage de la féodaité est le ‘habatsu’ ou faction, unité de base de la politique japonaise. Un ‘habatsu’ est habituellement organisé par un membre de la Diète doté de toute l’habilité politique et du sens de l’organisation nécessaires, par une personne disposant d’amples fonds électoraux et par quelqu’un qui ambitionne de devenir Premier ministre (…)”” (pag 73-74) “”Ma in qualsiasi confronto con la pratica occidentale, bisogna tenere a mente tre particolarità del sistema giapponese: la prima è la nozione stessa del ruolo dello stato, e nella democrazia occidentale è la protezione e la promozione dei diritti umani. In Giappone, si tratta di garantire un ordine sociale benevolo. Nell’ideale occidentale, lo Stato di diritto garantisce l’uguaglianza di tutti coloro che si sottomettono ad esso. In Giappone, i governanti sono persone a cui si deve dare fiducia, perché si crede che essi dirigano nell’interesse del bene comune … La seconda particolarità è il desiderio giapponese di consenso, le decisioni non sono mai prese da individui, ma quasi sempre da gruppi. Solitamente si prende una decisione a maggioranza semplice solo nelle istituzioni importate, ad esempio nella Dieta. Un’idea viene lanciata in un piccolo gruppo e si diffonde attraverso vari ostacoli e compromessi fino a che essa ottiene l’approvazione di un cerchio più ampio. (…) La terza peculiarità da considerare è la sopravvivenza del clan come espressione dei legami personali della comunità. La forma contemporanea di questa eredità del feudalesimo è l'””habatsu”” o fazione, l’unità di base della politica giapponese. Un habatsu è solitamente organizzato da un membro della Dieta dotato di abilità politica e del senso di organizzazione necessarie, da una persona con ampi fondi elettorali e da qualcuno che aspira a diventare Primo Ministro ( …) “” (pag 73-74)”,”JAPx-090″ “MENDEL Hersh”,”Memoirs of a Jewish Revolutionary.”,”Hersh Mendel identified himself in turn as a Jewish, a Polish and a Russian socialist. These Memoirs, unsurpassed in the working-class literature of our time and published here for the first time in English, stand as a forthright statement of the yearnings and struggles of many thousands of nameless and faceless Jewish, Polish and Russian revolutionaries whose life’s work was devoted to the great Russian Revolution. Memoirs of a Jewish Revolutionary is a book about Poland the oppressed and Poland the oppreaaor, Born of East European Jewry, Hersh Mendel condemned with equal venom Russia’s rape of Poland and Poland’s rape of White West Russia and the Ukraine. The author played a significant role in the Polish workers’ movement over several decades. He took part in the October 1917 uprising in Moscow and was later a witness and unwilling participant in the Stalinist collectivisations. Finally, as a comrade and disciple of Trotsky, Mendel founded the Polish Trotskyist movement. With a Preface by Isaac Deutscher, Translator’s note, Preface to the Yiddish Edition, Afterword, Appendix: 1) Exchange Between Hertz and Mendel, 2) Exchange Between Mendel and Trotsky, Index, prefazione di Isaac DEUTSCHER nota del traduttore prefazione all’edizione Yiddish, postfazione note appendice: 1) Exchange Between Hertz and Mendel, 2) Exchange Between Mendel and Trotsky, indice nomi argomenti località”,”RIRx-021-FL” “MENDEL Arthur P.”,”Dilemmas of Progress in Tsarist Russia. Legal Marxism and Legal Populism.”,”Arthur P. Mendel is Associate Professor of History, New York University. Preface, Bibliography, Notes, Index, Russian Research Center Studies, n.43,”,”RIRx-035-FL” “MENDELLA Michelangelo D’AGOSTINO S.”,”La prima repubblica austriaca (1918-1938).”,”MENDELLA M. già libero docente (Storia contemp. Univ. di Messina e poi titolare in Facoltà scienze politiche di Napoli) ha dedicato studi alla restaurazione francese e al viceregno napoletano.”,”AUTx-034″ “MENDELSON Elliott”,”Introduzione alla logica matematica.”,”E. Mendelson nato nel 1931 ha ottenuto il dottorato in matematica presso la Cornell University nel 1955. Ha insegnato nel Dipartimento di Matematica del Queens College di New York.”,”SCIx-223-FRR” “MENDELSON Elliott”,”Introduzione alla logica matematica.”,”Nato nel 1931 e addottoratosi in matematica presso la Cornell University nel 1955, Elliott Mendelson è attualmente professore nel Dipartimento di Matematica del Queens College di New York.”,”SCIx-273-FL” “MENDES FRANCE Pierre”,”Dialogos con el Asia de hoy. Apunte de un viaje.”,”Pierre MENDES FRANCE nasce a Parigi nel 1907, studia diritto e scienze politiche alla Sorbona. Viene chiamato da Leon BLUM alla carica di sottosegretario del tesoro. Volontario dell’ aviazione in Siria, nel 1940 viene condannato dal governo di Vichy. L’ anno seguente evade e passa alle forze di Francia libera. Finita la guerra (nel 1944 era stato nominato da DE-GAULLE ministro dell’ economia ma poi diede le dimissioni l’ anno dopo), nel 1954 viene nominato capo del governo firma gli accordi di Ginevra con il Vietminh relativi all’ Indocina. Nel 1955 viene fatto cadere dal parlamento per la sua politica in Africa del Nord. Si oppone tenacemente alla nomina di DE-GAULLE come presidente ed entra nel partito socialista fino a che nel 1968 si separa anche da questo partito.”,”ASIx-061″ “MENDRAS Henri FORSE’ Michel, edizione italiana a cura di Antonio VITIELLO”,”Il mutamento sociale.”,”””Perciò il moto, piuttosto che la quiete è contrario al moto”” Aristotele, Fisica, v, 231a, 1-2 MENDRAS è direttore di ricerca responsabile dell’ Observatoire sociologique du changement del CNRS presso la Fondation Nationale des Sciences Politiques (FNSP) e dal 1956 professore di sociologia all’ Institut d’ Etudes politiques di Parigi. FORSE’ è professore all’ Università di Lille I. Per la bibliografia dei due autori v. 4° copertina. “”Per Marx, fintantoché le contraddizioni all’ interno di un modo di produzione non sono abbastanza gravi, il sistema trova sempre le risorse per mantenersi immutato. Per Parsons, i valori interiorizzati nel corso della socializzazione sono un contrappeso efficace alle esigenze del cambiamento. La funzione di stabilità normativa che ne risulta spiega i fenomeni di resistenza al cambiamento, che si incontrano frequentemente in tutte le società. Tuttavia, in caso di rottura dell’ equilibrio, Parsons distingue tre ipotesi. Nella prima, si arriva a un uovo equilibrio senza che il sistema stesso ne sia modificato. (…) Invece, se le forze che spingono al cambiamento sono troppo potenti, la rottura dell’ equilibrio comporterà l’ instaurarsi di un nuovo ordine nella struttura del sistema sociale. (…) Resta infine una terza possibilità di cambiamento: l’ evoluzione lenta del sistema””. (pag 191)”,”TEOS-113″ “MENDUNI Enrico”,”L’Autostrada del Sole.”,”Enrico Menduni insegna nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Siena e di Roma La Sapienza. Con il Mulino ha pubblicato tra l’altro ‘La televisione’ (1998). “”Vi fu un cambiamento nello spirito pubblico, e in strati abbastanza larghi dei ceti dirigenti. Con la subitaneità di un verdetto, il giudizio sulla motorizzazione passò da un estremo all’altro. L’automobile, che era stata presentata come simbolo di libertà e di benessere, appariva adesso come qualche cosa che non riusciva a mantenere le sue promesse perché la congestione e il traffico la paralizzavano, che poteva inquinare, che rimaneva attaccata ad un’etica individualista poco attenta all’interesse collettivo. L’autostrada da strumento di un’epopea nazionale fu declassata rapidamente, dalle élite e poi dal senso comune, ad «opera del regime», a deturpazione del paesaggio, a macchina mancia-soldi: l’aumentato costo del denaro, del resto, aveva aumentato ai limiti dell’intollerabile i costi della costruzione. Si era – occorre ricordarlo – in quella prima metà degli anni Settanta in cui sembravano declinare insieme il ruolo dirigente della Democrazia cristiana e le ambizioni modernizzanti del Centro-sinistra. (…) Queste erano le condizioni quando lo sviluppo autostradale fu interrotto da un evento improvviso. Si trattava di un episodio abbastanza frequente nella vita parlamentare: l’approvazione di uno dei tanti decreti-legge, che pena la decadenza devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni e che rappresentavano (talvolta rappresentano ancora oggi) una corsa contro il tempo e contro le opposizioni, spesso evitata dalla contrattazione di emendamenti concordati, ritenuti utili dalle varie parti politiche di governo e di opposizione. Il Dl 13 agosto 1975, n. 379 («Provvedimenti per il rilancio dell’economia riguardante le esportazioni, l’edilizia e le opere pubbliche»), era un classico provvedimento ‘omnibus’: un convoglio di disposizioni varie, grandi e piccole, riunificate per meglio sfuggire ai siluri del voto parlamentare. In sede di conversione, fu aggiunto un art. 18 bis che recita: «è altresì sospesa la costruzione di nuove autostrade o tratte autostradali e di trafori di cui non sia stato effettuato l’appalto, ancorché assentiti amministrativamente». Si fermò così la costruzione delle autostrade per quella che fu chiamata una “”pausa di riflessione””. Essa durò sette anni: solo nel 1982, con la l. 531, furono riprese nuove costruzioni. Tuttavia molte opere allora non appaltate (ad esempio l’autostrada tirrenica fra Livorno e Civitavecchia) non sono state più compiute e sono divenute, per vari motivi ambientali e di compatibilità, improponibili. Nessuno è più disposto a giurare che vi sia una correlazione positiva (che pure in passato indubbiamente c’è stata, in casi determinati) tra la realizzazione di grandi arterie stradali, lo sviluppo economico, il benessere. Per costruirle ci si affida sempre più ai finanziamenti per eventi eccezionali (come i Campionati di calcio del 1990, o le Colombiadi del 1992), secondo la logica del «convoglio» sopra illustrata. Ma la concomitanza tra grandi programmi di opere pubbliche ed eventi speciali, come nel caso del Giubileo del 2000, desta ancora maggiori e più diffidenze. Si può dunque affermare con relativa certezza che il periodo d’oro della costruzione delle autostrade, innescato dall’Autosole e poi proseguito fino al 1975, era finito per sempre; con esso terminava una piccola epopea nazionale. La costruzione esemplare dell’Autostrada del Sole era così sottratta alla cronaca, alle passioni, a ricordi e testimonianze frammentarie per diventare un episodio, fra tanti altri, della modernizzazione dell’Italia”” (pag 124-125)”,”ITAS-222″ “MENEGATTI Luciano”,”L’Albania socialista. Vol. 1.”,”Fondo Pegoraro”,”EURC-059-A” “MENEGHETTI Maria Luisa”,”Il pubblico dei trovatori. La ricezione della poesia cortese fino al XIV secolo.”,”M.L. Meneghetti nata a Venezia nel 1950 insegna Letteratura provenzale nell’Università di Pavia.”,”VARx-042-FSD” “MENGALDO Pier Vincenzo a cura”,”Poeti italiani del Novecento.”,”Dalle prime voci poetiche del Novecento di Govoni, Palazzeschi e Gozzano fino alle esperienze degli anni Settanta, questa antologia propone un’ampia selezione dei testi di cinquantun poeti italiani tra i più noti e apprezzati.”,”ITAB-003-FL” “MENGALDO Elisabetta”,”Retorica e polemica nel ‘Capitale’ di Marx.”,”Complessità delle strategie della citazione in Marx, della quale andranno sempre indagate le due dimensioni: ‘Zitat’ e ‘Zitation’, enunciato e enunciazione, vale a dire il “”prodotto”” assimilato (…) “”La ‘Prefazione’ alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867) si conclude con queste parole: «Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta ‘opinione pubblica’, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino: “”Segui il tuo corso, e lascia dir le genti”” (C, 35). Citando Dante, Marx modifica il verso, che in originale suona: «Vien dietro a me , e lascia dir le genti» (Purg. V. 13). (…) Marx, che a più riprese sottolinea come la lettura delle parti più teoriche del suo libro presupponga un notevole sforzo intellettuale (4), conclude la sua prefazione distinguendo tra le ponderate critiche scientifiche e i pregiudizi «della cosiddetta opinione pubblica», che, nella sua negligente inerzia, finisce per fare il gioco dell’ideologia dominante. Infine, questa citazione collocata alla fine della prefazione si rivela essere anche una sorta di rimando autoreferenziale, poiché ricorda da vicino un’altra prefazione, quella a ‘Per una critica all’economia politica’ (1859), conclusa a sua volta con un ammonimento a prendere sul serio i suoi studi, «per quanto coincidano ben poco con i pregiudizi delle classi dominanti» (OC XXX, 301; MEW 13, II). Seguiva a quest’esortazione il passo dantesco commentato nel capitolo precedente: «Sulla soglia della scienza, come sulla porta dell’inferno, si deve porre questo ammonimento: Qui si convien lasciar ogni sospetto / ogni viltà convien che qui sia morta»”” (pag 57-58) [Elisabetta Mengaldo, ‘Retorica e polemica nel ‘Capitale’ di Marx’, Quodlibet, Macerata, 2023] [(4) «Il detto “”ogni inizio è difficile”” vale per tutte le scienze» (C., 31; K. 11), avverte Marx all’inizio della prefazione, riferendosi soprattutto ai primi capitoli, quelli sulla forma-valore della merce e del denaro, che richiedono un notevole sforzo di astrazione] Questo saggio esplora ‘Il Capitale’ nella sua dimensione poetica e retorica, rivelando come le sofisticate qualità letterarie contribuiscano in modo decisivo all’impianto filosofico e teorico dell’ opus magnum’ di Marx. Lo studio indaga le svariate strategie del discorso critico e polemico marxiano, quali l’invettiva personale, la complessa rete intertestuale prodotta dalle molte citazioni e gli inserti narrativi impiegati a scopo polemico. Elisabetta Mengaldo insegna Letteratura tedesca all’Università di Padova dal 2018.”,”MADS-826″ “MENGARELLI Gianluigi”,”Origini e crisi del sistema monetario internazionale.”,”L’autore, nelle note, cita il volume di J. Chardonnet, Les conséquences économiques de la guerre, 1939-1946′, Hachette, Paris, 1947 Nelle note opere citate (bibliografia) Questione ‘Capitali fluttuanti’ (Hot Money) “”In questa situazione [fine del ’58, ndr] i paesi europei possedendo delle riserve valutarie sufficienti e incominciando a poter contare su un’economia molto rafforzata e competitiva, erano in grado di ammettere la convertibilità libera delle loro monete. Con ciò anche il FMI veniva ad assumere un ruolo più attivo dopo 10 anni di “”congelamento””. Infatti, acquistando maggior importanza le monete europee, e perdendone relativamente il dollaro, affiorò una componente che non mancherà di ricoprire un ruolo fondamentale sulla scena monetaria degli anni successivi: i capitali fluttuanti. Storicamente questo fenomeno incominciò a manifestarsi già subito dopo la prima guerra mondiale, a partire dal 1918 (36). La sua importanza venne via via crescendo fino al ’39. A partire dal ’58, in relazione e in virtù della ripristinata convertibilità, i capitali fluttuanti (detti ‘Hot Money’), cioè moneta che scotta) hanno ripreso il loro ruolo di elemento perturbatore, conferendo al sistema un motivo nuovo di instabilità che prima non possedeva, in quanto esistevano i controlli sui cambi (37). Un altro elemento di instabilità, ma con caratteristiche diverse, fu la ripresa degli investimenti esteri da parte non solo degli USA ma anche dei paesi europei industrializzati. Per quanto riguarda la ‘Hot Money’, non sempre è facile spiegarne le origini; ha però la caratteristica di differenziarsi dalle antiche esportazioni di capitali destinati a investimenti esteri come le intendevano Lenin e Rosa Luxemburg. Si tratta infatti di masse crescenti di moneta che vagano in cerca di chi offre un reddito migliore, e quindi non vengono investite in industrie o attività produttive, ma prestate a banche o aziende, oppure investite in forme di quasi-moneta, molto liquide (titoli pubblici, azioni, certificati di deposito, ecc.), pronte a ritramutarsi in moneta a vista. Nell’ambito del sistema capitalistico non v’è dubbio che siano il frutto dell’aumentato benessere, che consente, secondo l’analisi keynesiana, maggiore risparmio sia privato che d’impresa (autofinanziamento). Ma si tratta di risparmio che non riesce a trovare sistemazione stabile nell’investimento direttamente produttivo a causa della caduta del saggio di profitto che provocherebbe (38). Perciò vaga in cerca della continua sistemazione ottima, come dicono i “”marginalisti””, pronto a spostarsi improvvisamente da un paese all’altro, dopo adeguati arbitraggi sugli interessi, sui rischi relativi alla svalutazione dei cambi, ecc.”” (pag 128-129) [(36) Cfr. G.Y. Bertin, ‘L’investissement international’, Paris, PUF, 1967, p. 21; (37) Gli scambi del dopoguerra furono soggetti a notevoli restrizioni anche se il FMI non dichiarò il dollaro: “”moneta scarsa””. La qual cosa avrebbe legittimato tali politiche restrittive anche secondo lo statuto del FMI. Si crearono comunque vari blocchi regionali di scambi come l’Unione europea dei pagamenti e l’area della sterlina. Cfr. A.C.L. Day: op. cit., p. 138; (38) Sarebbe estremamente interessante approfondire l’argomento, non solo in relazione ai finanziamenti internazionali, ma anche nazionali. Questa non è però la sede, comunque si può consultare utilmente: A. Pesenti, ‘La moneta’, cit., p. 58] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOI-003-FB” “MENGER A.”,”Lo stato socialista.”,”””Fra i socialisti principalmente l’ Owen propugnò in molte opere e discorsi il concetto, che la volontà umana ricevesse la sua direzione quasi esclusivamente dalle condizioni d’ ambiente. Da ciò deduce però – differenziandosi in questo dalla più gran parte dei fautori del determinismo – l’ obbligo per lo Stato e la società di creare pei suoi membri l’ ambiente più favorevole, che secondo lui è realizzato nell’ ordinamento comunista. Per quegli individui , che son cresciuti in quest’ ordinamento, l’ Owen vuole abolita ogni azione penale. – Vedasi Owen, Essays on the formation of character (1813), nel Life of Owen (autobiografia, ndr), vol I (1857), pag. 253 seg e passim; The revolution in the mind and practice of the human race (1849), pag. 113. Vedasi anche Dezamy, Code de la communauté (1842), pag. 184)”” (nota 1. pag 195)”,”SOCx-139″ “MENGER Carl, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Principi di economia politica.”,”Menger nasce nel 1840 in Galizia (allora austriaca ora polacca), studia a Cracovia. Nel 1973 rifiuta la cattedra a Karlsruhe e a Basilea e poi al politecnico di Zurigo. Nel 1879 gli viene assegnata la cattedra di economia politicxa all’Università di Vienna che terrà fino all’andata fuori ruolo. L’ultimo suo scritto è per la morte di Bohm-Bawerk. In Italia l’esposizione più diretta e chiara delle idee della Scuola Austriaca è data da M. Pantaleoni nei suoi ‘Principi di economia pura’, Firenze, 1889, che però accusa Menger di plagiare Cournot, Gossen, Jennings e Jevons. Ma poi nella prefazione per la prima traduzione italiana dei ‘Grundsätze’ (1909) fa ammenda di questo giudizio. Altri italiani influenzati da Menger sono Cossa, Graziani, G. Mazzola. Menger muore nel 1921. (pag 30 e altre della nota biografica). La ricerca di una nuova teoria economica borghese contro il marxismo “”Forse, come sostiene il Blaug (6), il successo del marginalismo nell’Inghilterra degli anni ottanta e novanta si deve in parte non trascurabile al diffondersi del marxismo e del fabianismo. Lo strumento intellettuale offerto dalla teoria soggettiva del valore venne difatti usato in diverse occasioni dagli avversari di Marx e dell’idea socialista. Capovolgendo il punto di vista classico un nuovo indirizzo economico si sforza di provare che il valore dei beni non è una qualità delle cose ma semplicemente la loro misura. L’apprezzamento soggettivo dei beni è perciò relativo e contingente. Da questa premessa al tentativo di formulare una teoria generale dei prezzi, il passaggio è immediato, il prezzo dei beni è indipendente dalle loro proprietà naturali non meno che dal lavoro in essi incorporato: come si determina il loro valore? cioè come si forma un sistema di prezzi relativi? E’ attraverso questa ricerca che Jevons, Menger e Walras, per differenti vie ed ignorando ciascuno il lavoro degli altri, giunsero quasi contemporaneamente alla formulazione, prima della teoria dell’utilità marginale e, poi, a quella della produttività marginale. Dalle due teorie discese l’applicazione del marginalismo alla legge della distribuzione da cui la nuova impostazione logica dei prezzi relativi dei fattori di produzione, terra, capitale e lavoro. La legge dei gradi finali di utilità non scoprì soltanto l’errore marxiano del plusvalore relativo come fondamento dei prezzi delle merci scambiate, ma costituì anche il detonatore della “”rivoluzione scientifica”” mossa da Jevons, Menger e Walras contro le leggi classiche di Smith, Ricardo e S. Mill”” (pag 13-14) [Giampiero Franco, Introduzione] [(in) Carl Menger, Principi di economia politica, 2006, a cura di Elena Franco Nani] [(6) Si veda M. Blaug, ‘There never was a marginal Evolution’, cit, p. 5 e anche A. Nussbaumer, ‘On the Compatibility of Subjective and Objective Theories of Economic Value’, in ‘Carl Menger and the Austrian School’, cit, cap. 5]”,”ECOT-234″ “MENGER Carl, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Principi di economia politica.”,”12″,”ECOT-334″ “MENGER Carl, a cura di CUBEDDU Raimondo”,”Principî di economia politica.”,”Carl Menger (1840-1921), uno dei massimi esponenti della scienza economica e grande bibliofilo, insegnò all’Università di Vienna, fu precettore dell’Arciduca Rodolfo, e dette vita a quella tradizione di ricerca delle scienze sociali nota come Scuola Austriaca. Insieme a William Stanley Jevons e a Léon Walras, ma indipendentemente da essi, è annoverato tra i fondatori dell’economia neoclassica, o marginalistica, che ha segnato lo sviluppo della scienza economica nei due ultimi secoli. L’opera è introdotta da Karl Milford (Università di Vienna). Flavia Monceri Università di Pisa, sulla recezione di Menger in Italia e sui dibattiti che suscitò tra il XIX e il XX secolo.”,”ECOT-155-FL” “MENGHINI Mario”,”Ferdinando Lassalle in Italia. Dalla ‘Nuova Antologia’, 16 marzo 1935.”,”””Non è difficile stabilire per quale ragione il Lassalle si accingesse a fare un viaggio in Italia nel novembre del 1861. Due anni prima egli aveva pubblicato un opuscolo sulla ‘Guerra d’Italia e sul dovere della Prussia’, nel quale alcune idee che potevano sembrare giuste, si scontravano con altre non si può dire se ingenue o campate in aria. L’opuscolo era stato scritto in un momento in cui, mentre ferveva la guerra sui piani di Lombardia, la stampa tedesca si sbizzarriva a proclamare il principio che il Governo prussiano doveva compire una diversione sul Reno per soccorrere l’Austria nella lotta contro la Francia; ed è risaputo che questo atteggiamento ostile preoccupò la mente imperiale e decise Napoleone III a troncare a Villafranca il conflitto e a deludere le aspirazioni degli italiani. Nel suo opuscolo il Lassalle si era proposto di combattere questo concetto; egli era ben lungi dall’aver dichiarato la sua professione di fede socialista, ché anzi Karl Marx lo riguardava con sospetto misto a disdegno, sia pure che delle accuse che gli erano mosse il Lassalle tentasse giustificarsi, dichiarando che esisteva disaccordo non già sul principio, ma sulla politica da seguire. Egli era sempre l’antico rivoluzionario del 1848, che aveva protestato contro lo scioglimento brutale dell’Assemblea Costituente, per cui era stato processato e per otto anni gli era stato proibito il soggiorno di Berlino. Imbevuto di idee democratiche, era naturalmente avverso a Napoleone III, e tuttavia riteneva giusta la causa dell’Italia, per quanto il suo campione fosse un «usurpatore». «L’Italia», scriveva nel suo opuscolo, «ha reso troppi servigi alla civiltà, la sua arte e la sua letteratura sono troppo grandi, perchè si possa rifiutare ad essa il diritto di essere libera» mentre l’Austria cioè «il principio reazionario per eccellenza», non meritava «se non l’odio della democrazia». Non ostante la sua avversione per Napoleone III, per «l’uomo del 2 dicembre», affermava che «l’Austria era ancor più da temere, poiché, dopo tutto, il principio bonapartista era democratico, per quanto il suo rappresentante fosse al servizio della reazione». Ammetteva il Lassalle che «gli uomini passavano, mentre i principii svolgevano le loro conseguenze»; e aggiungeva che «la democrazia aveva un interesse più diretto di permettere l’abbassamento dell’Austria, cioè di questo principio reazionario, di questo nemico mortale d’ogni libertà»”” (pag 264)”,”LASx-052″ “MENHERT Klaus”,”L’uomo sovietico.”,”MENHERT Klaus “”L’articolo più noto del Codice penale delle RSFSR porta il numero 58; per questo articolo, che colpisce i presunti o reali nemici dello stato, hanno perso la libertà innumerevoli cittadini sovietici e anche, molto dopo la fine della guerra, decine di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi. Anche il Codice civile ha un articolo 58; anch’esso è importante in quanto contiene la frase: “”Entro i limiti fissati dalla legge il proprietario ha diritto di possedere i suoi bene, di disporne e di cederli””.”” (pag 128)”,”RUSU-176″ “MENICHELLA Donato, a cura di Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO e Alfredo GIGLIOBIANCO”,”Stabilità e sviluppo dell’ economia italiana, 1946-1960. 1. Documenti e discorsi.”,”Collana Storica della Banca d’ Italia, comitato scientifico: Antonio FAZIO Tancredi BIANCHI Carlo M. CIPOLLA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO Alberto MONTICONE Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO”,”ITAE-197″ “MENICHELLA Donato, a cura di Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO e Alfredo GIGLIOBIANCO”,”Stabilità e sviluppo dell’ economia italiana, 1946-1960. 2. Considerazioni finali all’ assemblea della Banca d’Italia.”,”Collana Storica della Banca d’ Italia, comitato scientifico: Antonio FAZIO Tancredi BIANCHI Carlo M. CIPOLLA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO Alberto MONTICONE Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO Storia bancaria e finanziaria (pag v. indice fine volume)”,”ITAE-198″ “MENISSIER Thierry a cura, saggi di Marie-Laurence DESCLOS Alain FOUCHARD Pierre CORDIER Thierry MENISSIER Ghislain WATERLOT Jean-Yves GOFFI Gilles BERTRAND Robert DAMIEN Mai LEQUAN Blaise BENOIT Philippe FORO Yves Charles ZARKA Stefania MAZZONE Jean-Luc CHABOT Massimo LA-TORRE”,”L’idée d’empire dans la pensée politique, historique, juridique et philosophique.”,”Saggi di Marie-Laurence DESCLOS Alain FOUCHARD Pierre CORDIER Thierry MENISSIER Ghislain WATERLOT Jean-Yves GOFFI Gilles BERTRAND Robert DAMIEN Mai LEQUAN Blaise BENOIT Philippe FORO Yves Charles ZARKA Stefania MAZZONE Jean-Luc CHABOT Massimo LA-TORRE Thierry MENISSIER è dottore dell’ EHESS. E’ maitre de conferences di filosofia politica all’Università Pierre Mendes France, Grenoble 2. E’ specialista di Machiavelli.”,”TEOP-238″ “MENNING Bruce W. SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David a cura; saggi di Robert F. BAUMANN Mark VON-HAGEN David R. JONES Jacob W. KIPP E. Willis BROOKS David SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE Gudrun PERSSON David Alan RICH Frederick W. KAGAN Dmitrii I. OLEINIKOV Bruce W. MENNING John W. STEINBERG Paul BUSHKOVITCH Oleg AIRAPETOV David M. McDONALD Dennis SHOWALTER William E. ODOM”,”Reforming the Tsar’s Army. Military Innovation in Imperial Russia from Peter the Great to the Revolution.”,”SCHIMMELPENNINCK è associate professor of Russian and East Asian History alla Brock University. MENNING è professor of strategy. Dedication: Aleksandr Georgievich Kavtaradze, Introduction degli autori, Conclusions, Contributors, Index, Notes. “”Between 1912 und 1914, Russian plans for future war against Germany and Austria-Hungary parted dramatically with precedent to dictate offensive strategic operations from the very outset of possible hostilities. It was this departure that underlay Mobilization Schedule no. 19(A), a fatally flawed design that opened World War I for Russia with two initial simultaneous offensive operation on two diverging strategic axes. When each offensive failed in its own way during the late summer and fall of 1914, the consequences of defeat naturally gave rise to subsequent speculation and controversy over the origins and causes of Russian military misfortune. Only recently has improved access to Russian military archives afforded a more complete understanding of war planning within the larger context of Russian preparation for war between 1906 and 1914″” (pag 215)”,”RUST-008-FL” “MENNING Bruce W.”,”Bayonets, Before, Bullets. The Imperial Russian Army 1861-1914.”,”Bruce W. Menning is an analyst for Slavic and East Europea military affairs at the U.S. Army Command and General Staff College, Fort Leavenworth, Kansas, and former director of the Soviet Army Studies Office, U.S. Army Combined Arms Command. Acknowledgments, Introduction, Illustrations, Maps and Diagrams, Conclusions, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-030-FL” “MENONI Renzo”,”La politica estera italiana fra le due guerre: 1918-1940. Volume I. Dalla fine della grande guerra ai trattati di Locarno (1918-1925).”,”Renzo Menoni esercita da oltre quarant’anni la professione di avvocato libero-professionista nel settore civile e amministrativo. E’ interessato ai problemi relativi alle relazioni internazionali, alla politica estera italiana nel periodo compreso tra le due guerre mondiali.”,”ITQM-272″ “MENOZZI Daniele PROCACCI Giovanna SOLDANI Simonetta a cura; saggi di Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Beatrice PISA Carlotta LATINI Roberto BIANCHI Simonetta SOLDANI Andrea FAVA Laura GUIDI Mauro MORETTI Daniele MENOZZI Maria PAIANO Marcello MALPENSA Claudio CAPRONI Andrea GIACONI”,”Un paese in guerra. La mobilitazione civile in Italia, 1914-1918.”,”””L’Opera pontificia per la Buona stampa e la Gioventù cattolica non esaurirono la mobilitazione per far giungere agli eserciti testi religiosi o comunque ritenuti ‘moralmente affidabili’ per i soldati. Su questo terreno si impegnarono anche numerosi Comitati cattolici, sorti – spesso già prima dell’intervento italiano – nelle maggiori città italiane come in piccoli centri.”” (pag 281-282) (M. Paiano, Pregare in guerra) “”(…) gli episcopati (…) divergevano diametralmente nell’attribuzione dei ruoli e delle parti: i vescovi belgi e francesi individuavano nel nemico tedesco il rappresentante di Satana, poiché dalla Germania aveva avuto origine la riforma luterana sfociata nel libero pensiero e nella conseguente apostasia della società da Dio; i vescovi tedeschi e austriaci replicavano sostenendo che i loro eserciti combattevano una guerra benedetta, perché si rivolgeva contro il nemico francese, responsabile di aver generato il stato laico e la secolarizzazione post-rivoluzionaria”” (pag 296) (M. Malpensa, I vescovi davanti alla guerra)”,”ITQM-174″ “MENOZZI Daniele TORCHIANI Francesco a cura; saggi di Elisa PANICUCCI e Azzurra TAFURO, Francesco TORCHIANI Jacopo CELLINI Francesco DEI Monica BIONDI Andrea BIANCHI Bruno SETTIS Maddalena TAGLIOLI”,”Delio Cantimori (1904-1966). Libri, documenti e immagini dai fondi della Scuola Normale Superiore.”,”Delio Cantimori figlio di Carlo, autore di un volume sull’idealismo di Mazzini (), la sua educazione fu mazziniana e repubblicana. () Carlo Cantimori, Saggio sull’idealismo di Giuseppe Mazzini, Faenza, Montanari, 1904 “”«Mentre proseguiva le sue ricerche (…), C. affrontava anche altri problemi. Infatti, già dal 1934 aveva studiato Marx (di cui tradusse Das Kapital) e Lenin cominciando a capire che il fascismo non era la “”rivoluzione italiana””». E’ forse questo il passaggio più delicato della voce autobiografica, in cui Cantimori tenta di illustrare il proprio percorso politico. Egli fa iniziare l’allontanamento dal fascismo nel 1934, in coincidenza con le ricerche sul marxismo-leninismo; tuttavia, alcuni studiosi hanno sostenuto che l’incontro con Marx non produsse un repentino mutamento d’idee sul regime, collocando l’allontanamento dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938). I testi della miscellanea testimoniano la complessità del problema. Il primo è dedicato al leader dello squadrismo pisano Bruno Santini e raccoglie i canti che risuonavano nelle strade quando il giovane allievo della Scuola Normale giunse a Pisa (1924) (). I successivi, risalenti al secondo dopoguerra, illustrano bene l’interesse per la figura di Lenin e l’adesione al marxismo che, nel caso di Cantimori, sfociò nella militanza nel PCI () e nella vicinanza ad alcune associazioni di lavoratori (). Il quarto e ultimo è la sua traduzione de ‘Il Capitale’, nell’esemplare Timpanaro ()”” [() Canti fascisti. Inni, canzonette, stornelli (…) dal sorgere del fascismo alla marcia su Roma’, Pisa, 1923; () G.F. Aleksandrov, ‘Seguendo il cammino di Lenin sotto la guida di Stalin’, Mosca, Edizioni in Lingue Estere, 1945; () Confederterra, ‘Per un avvenire dei contadini e dell’agricoltura italiana’, Roma, 1947; () Karl Marx, ‘Il Capitale’, libro primo, traduzione di Delio Cantimori, Roma, Edizioni Rinascia, 1956 [libri dal Fondo Delio Cantimori, Biblioteca Normale di Pisa, ndr] (pag 27-28)”,”STOx-276″ “MENY Yves SUREL Yves”,”Populismo e democrazia.”,”Yves MENY è direttore del Centro Robert Schumann presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra i suoi libri ‘Le politiche pubbliche’, ‘Tra utopia e realtà. Una costituzione per l’ Europa’. Y. SUREL è ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques di Parigi. “”Si è detto che Weber si interessava più al calvinismo (in quanto religione istituita) che a Calvino (e al suo carisma). In effetti egli è convinto che il carisma sia in qualche modo incompatibile con la “”razionalizzazione”” della società moderna. Questo punto di vista è stato – spesso tragicamente- smentito dalla storia, ma l’ espressione weberiana ha conservato la sua originalità proprio perché sembrava chiarire lo sviluppo della leadership nella politica moderna, in particolare nei sistemi democratici. In realtà, se analizziamo in maniera più attenta Weber ci fornisce un’ informazione parziale. Per “”carisma”” intende le qualità straordinarie di una persona, che siano reali, riferite o presunte”” (pag 99)”,”TEOP-155″ “MEONI Vittorio, edizione a cura di Leopoldo BOSCHERINI”,”Gli scioperi del 1902 in Valdichiana. Le lotte contadine di Chianciano, Chiusi e Sarteano.”,”MEONI V. è nato nel 1922 in provincia di Siena. Laureato in scienze politiche e sociali all’Istituto C. Alfieri dell’ Univ. di Firenze, ha insegnato nelle scuole superiori. Ha preso parte alla resistenza ed è stato dirigente della Camera del Lavoro provinciale.”,”MITT-291″ “MERAD Ali”,”L’ Islam contemporain.”,”MERAD A, è professore alla Facoltà di lettere dell’ Università di Lione III.”,”RELx-031″ “MERAY Tibor”,”La rivolta di Budapest 24 ottobre – 4 novembre 1956.”,”La testimonianza di MERAY sugli avvenimenti ungheresi ha acquistato notevole rilievo. Giornalista e scrittore di formazione marxista, vincitore nel 1953 del premio Kossuth, nel 1954 è accusato di ‘deviazionismo’ per la sua amicizia con NAGY. MERAY fu tra i primi intellettuali ad unirsi ai rivoltosi del 1956.”,”MUNx-014 UNGx-003″ “MÉRAY Tibor”,”La rivolta di Budapest (23 ottobre – 4 novembre 1956).”,”La testimonianza di Tibor Méray acquista oggi un eccezionale rilievo. Giornalista e scrittore di formazione marxista, vincitore nel 1953 del premio Kossuth, il più alto riconoscimento letterario magiaro, ma già nel 1954 accusato di ‘deviazionismo’ per la sua amicizia con Imre Nagy, Méray fu tra i primi intellettuali ad unirsi ai rivoltosi nel 1956.”,”MUNx-008-FL” “MERCADER Luis SANCHEZ German, a cura di Fernando MEZZETTI”,”Mio fratello l’ assassino di Trotsky.”,”MERCADER Luis professore emerito alla Scuola Tecnica Superiore di Ingeneria delle telecomunicazioni di Madrid, ha combattuto con l’ Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale e ha vissuto a lungo a Mosca. German SANCHEZ è giornalista. MEZZETTI già inviato speciale di La Stampa e suo corrispondente da Tokyo. E’ stato anche corrispondente per Il Giornale a Pechino e a Mosca. Tra le sue opere: Vita e mistero di Gorbaciov (1991), I giapponesi giorno per giorno (1992), ‘Gorbaciov, la trama della svolta’ (pag 1998) Uscito dal carcere nel 1960, atteso da agenti sovietici Ramon MERCADER riparò in URSS. Stabilitosi a Mosca rimase deluso dal sistema sovietico. Riuscì a trasferirsi al servizio di Fidel CASTRO a Cuba. Morì nel 1978 probabilmente avvelenato dal KGB come di dice il fratello. Luis dopo un quarantennale soggiorno in URSS, alla morte di Franco si è trasferito in Spagna. “”Ma la verità potrebbe anche esser quella più semplice e fattuale: Orlov prende il volo e fa sapere a Stalin che se gli succedesse qualcosa i suoi avvocati svelerebbero tutto quel che lui si impegna a tacere se non gli sarà dato fastidio. Il fatto che non sia successo nulla a Orlov e cha da lui non siano venute clamorose rivelazioni, indica che entrambe le parti hanno accettato e onorato i rispettivi impegni: Orlov tacendo fino a dopo la morte del dittatore, ma continando anche dopo a osservare il silenzio su Philby e gli altri; il Cremlino, almeno a quel che si sa, astendendosi dal vendicarsi e dall’ infastidirlo, tanto che Orlov è morto almeno apparerentemente nel suo letto nel 1970, certamento dopo aver vissuto sempre sul chi vive, con in casa un fucile e pistola carichi, perennemente a portata di mano. Per un altro agente sovietico, Walter Krivitsky, che più o meno nello stesso periodo riparò negli Stati Uniti, non andò così: nel 1941 fu trovato ucciso, con una messa in scena di suicidio, con un colpo di pistola alla tempia nella sua stanza d’ albergo a New York””. (pag XXVI)”,”TROS-174″ “MERCADER Luis SÁNCHEZ Germán, a cura di Fernando MEZZETTI”,”Mio fratello l’assassino di Trotskij.”,”””Mio fratello non era un volgare assassino, ma uno che credeva nella causa del comunismo. E in quel momento, i comunisti di tutto il mondo consideravano Trotskij un pericolo per tutto il movimento per l’Unione Sovietica”” Il fratello Luis. Ramón Marcader agente di Stalin che il 20/8/1940 uccise Lev Trotskij nella sua casa di Città del Messico. Arrestato e condannato a vent’anni di reclusione. In possesso di documenti belgi falsi, soltanto negli anni Cinquanta fu identificato con certezza dalla polizia spagnola come Ramón Mercader, nato a Barcellona il 7/2/1913. Queste memorie del suo fratello minore, Luis, gettano luce sulla personalità dell’assassino di Trotskij, sul tenebroso mondo dei servizi segreti sovietici, sulle loro attività nella guerra civile spagnola, e sul mondo mondo dei rifugiati spagnoli in Unione Sovietica, Insignito della massima onorificenza sovietica, le mani lorde di sangue per il servizio reso a Stalin, tormentato dal fantasma di Trotskij, Ramón, stabilitosi a Mosca, rimase segretamente deluso dal sistema sovietico. Riuscì poi a trasferirsi al servizio di Fidel Castro a Cuba, dove nel 1978 è morto misteriosamente. Luis mercader, professore emerito alla Scuola Tecnica Superiore di Ingegneria delle telecomunicazioni di Madrid, ha combattuto con L’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo la guerra ha vissuto a lungo a Mosca. Germán Sánchez, giornalista, ha collaborato con diverse testate giornalistiche di Madrid. Fernando Mezzetti, già inviato speciale di ‘La Stampa’ e suo corrispondente da Tokyo, è stato corrispondente per ‘Il Giornale’ a Pechino (1980-1983) e a Mosca (1983-1987). Tra le sue opere: Vita e mistero di Gorbaciov, I giapponesi giorno per giorno. e Gorbaciov, la trama della svolta..”,”TROS-008-FL” “MERCATALI Enrico”,”Storia Parlamentare della Terza Repubblica di Francia. Presidenze – Ministeri – Avvenimenti.”,”Presidenza Loubet. Separazione dello Stato dalla Chiesa. “”In seguito alla protesta di papa Pio X contro il viaggio di Loubet a Roma, l’ ambasciatore francese presso il Vaticano fu richiamato (aprile 1905). Il 30 luglio seguente la rottura col Vaticano era completa. Qualche giorno avanti (7 luglio) era stata votata la legge per la soppressione dell’ insegnamento congregazionista, e, nel 1903, la Camera aveva respinto in blocco le domande d’ autorizzazione delle Congregazioni insegnanti e predicanti. Un vivo disaccordo s’era manifestato, su queste questioni, fra Combes e il suo predecessore Waldeck-Rousseau.”” (pag 31)”,”FRAD-075″ “MERCATANTI Mauro”,”Evita Perón.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Mauro Mercatanti è fondatore e direttore di una piccola agenzia di comunicazione a Milano.”,”AMLx-191″ “MERCATANTI Mauro”,”Ada Lovelace.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Mauro Mercatanti è fondatore e direttore di una piccola agenzia di comunicazione a Milano. Ha già pubblicato per questa collana ‘Evita Peron’. Ada dette un contributo determinante al progresso tecnologico, scrivendo il primo algoritmo in grado di programmare un computer, già un secolo prima che il computer fosse costruito. Era troppo avanti per i suoi tempi (in quarta di copertina) “”Traduzione di Ada dal francese all’inglese dell’articolo di Luigi Menabrea ‘Nozioni sulla macchina analitica del Sig. Charles Babbage’. (…) Ada non si limitò alla traduzione ma aggiunse preziosissime note (tre volte più lunghe dell’articolo originario di Menabrea). Essendo una donna firmò con le sole iniziali A.A.L.”” (pag 141) Bibliografia. AaVv, Ada Lovelace e la macchina del futuro, Mondadori, 2019 (storia romanzata per bambini)”,”SCIx-540″ “MERCER T.W.”,”Towards the co-operative commonwealth. Why Poverty in the Midst of Plenty?”,”””Gli attacchi condotti nei confronti del Movimento Cooperativo durante i primi anni della Grande Guerra non fu la causa ma l’ occasione della sua decisione di entrare nell’ arena della politica nazionale come corpo organizzato. (…) In realtà il Movimento non fu mai interamente non-politico””. (pag 153)”,”MUKx-112″ “MERCIER Louis-Sébastien, a cura di Laura TUNDO”,”L’anno 2440.”,”Laura Tundo, lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce e fa parte del Centro di ricerca sull’Utopia. Ha pubblicato il volume ‘Fourier. La passione dell’Utopia’ insieme a A. Colombo (Milano, 1988) e ‘L’Utopia di Fourier. In cammino verso armonia’ (Bari, 1991).”,”SOCU-012-FMB” “MERCIER-JOSA Solange”,”Retour sur le jeune Marx. ‘Deux études sur le rapport de Marx à Hegel dans les’ manuscrits de 44 ‘et dans le’ manuscrit dit de Kreuznach.”,”””Cependant c’est par l’étude de ce que Marx dit à propos des trois pouvoirs princier, gouvernemental et légistatif de la constitution politique, que nous pourrons conclure si véritablement Guy Haarscher dit juste et bien, quand il écrit que “”Marx vise à supprimer d’une même mouvement le politique et l’économique en tant que domaines d’activité autonomes parce qu’une ontologie plus ou moins implicite l’entraîne à considérer l’individu comme essentiellement tourné vers les fins génériques.”””” (pag 89) Guy Haarscher Senior Lecturing Fellow J.D. 1971; Ph.D. 1977, Universite Libre de Bruxelles. Professor Haarscher is a native of Brussels and has always lived and worked in that city. He is ordinary professor of philosophy and law and director of the Institute for Philosophy and the Center for the Philosophy of Law at his university. He is secretary general of the Chaim Perelman Foundation and the vice-dean of the faculty of humanities at the ULB. He was a visiting fellow at the Australian National University, and teaches at the Central European University in Budapest and at the European Academy for the Theory of Law in Burssels. He has lectured in various universities, particularly in the United States, and attended many congresses and symposia around the world. Professor Haarscher is the author of several books including: L’Ontologie de Marx (1980), Egalite et Politique (1982), Philosophie des Droits de l’Homme (1987, 4th edition 1994), and La Raison du plus Fort (1988). He received the prize of the Belgian Academy in 1981 for his book on Marx and the prize of the French Speaking Community of Belgium in 1989 for his book on human rights. He has written many articles on topics related to political philosophy, philosophy of law and general contemporary philosophy. At Duke, he teaches a course on law and political philosophy in alternating years. (f. law.duke.edu)”,”MADS-421″ “MERCIER-JOSA Solange”,”Pour lire Hegel et Marx.”,”MERCIER-JOSA Solange agrégé di filosofia, incaricata di ricerche al CNRS. “”Au terme de cette analyse conjointe des notions d”esprit d’un peuple et l’idéologie’, nous aimerions pouvoir penser ensemble deux propositions en apparence contradictoires et dont les formulations sont sans aucun doute à parfaire. – En tant que dire: “”l’histoire est l’histoire des transformations des modes de production””, n’est pas contradictoire avec dire que “”l’histoire est l’histoire des peuples””, participer à l’histoire universelle pour un individu doit bien se faire par la médiation de la participation à la vie et à la volonté d’un peuple, par la participation à la transformation de la production de sa vie. Il n’y a pas d’histoire pour l’individu que sous la forme et au stade où se trouvent les luttes de classes de son peuple. Il ne peut être en avance sur celles-ci. Cette proposition reprendrait cette affirmation de Marx: “”Il va absolument de soi que, ne fût-ce que pour être en mesure de lutter, la classe ouvrière doit s’organiser chez elle ‘en tant que classe’ et que les pays respectifs sont le théâtre immédiat de sa lutte”” (‘Critique de programmes de Gotha et d’Erfurt”, Editions sociales, 1972, p. 36, Paris, La Pléiade, p. 1423). – D’autre part, il est indéniable que parfois certains combats populaires dépassent leur objectif interne, en ce sens que tous les autres peuples ont les yeux tournés vers le développement et l’issue des luttes de classe d’un peuple particulier. L’expérience révolutionnaire de celui-ci deviént exemplaire”” (pag 112)”,”TEOC-584″ “MERCILLON Henri”,”Quando l’ URSS di Stalin svendeva il suo patrimonio artistico (1928-1932).”,”Sul piano ideologico, la vendita delle ricchezze che riempivano i musei e i palazzi permetteva di sbarazzarsi di un’ arte concepita dalle classi dominanti: l’ aristocrazia o la borghesia. (…) Gli artisti sovietici non batterono ciglio durante quelle massiccie vendite. (…) Sta di fatto che le vendite che ci interessano ebbero luogo al tempo della grande crisi borsistica americana. Il crollo del valore delle azioni si era ripercosso sull’ economia, provocando recessione e disoccupazione. Si può immaginare che il potere d’ acquisto dei collezionisti d’ arte era svanito , e che si stava entrando in un’ era di protezionismo.”” (pag 7) “”Tra l’ aprile del 1930 e l’ aprile del 1931, attraverso la Knöder & Co, il museo dell’ Ermitage gli cedette ventuno capolavori di Botticelli, Chardin, Van Dyck, Van Eyck, Hals, Perugino, Raffaello, Rembrandt, Tiziano, Velasquez e Veronese, per un totale di 6.654.053 dollari americani dell’ epoca…”” (pag 12)”,”RUSU-162″ “MERCURI Lamberto; testimonainze di Francesco ARNOALDI BERTI Franco BELLEI Pietro BIANCONE Enrico BONOMI Leone BORTONE Piero CALEFFI Luigi CAPOGROSSI Carlo CASSOLA Vindice CAVALLERA Tristano CODIGNOLA Giuliano CRIFO’ Bruno DI-PORTO Vilfredo DUCA Giovanni EMILIANI Beniamino FINOCCHIARO Aldo GAROSCI Cesare GODANO Mario GRECO Lelio LAGORIO Antonio LANDOLFI Giorgio PEYROT Leopoldo PICCARDI Nunzio SABBATUCCI Dino SELMI Eriberto STORTI Vittorio TELMON Diego VALERI Paolo VITTORELLI Agostino ZANON DAL BO Piero ZERBOGLIO Bruno ZEVI”,”Il movimento di Unità popolare.”,”MERCURI Lamberto insegna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto ‘La Sicilia e gli Alleati’, ‘L’Italia tra tedeschi e alleati’, ‘Gli alleati e l’Italia’. Il movimento di Unità popolare fu il riferimento organizzativo di quanti, non approvando la ‘legge truffa’ del 1953 in occasione delle elezioni del 7 giugno 1953 uscirono dai partiti laici minori alleati della DC.”,”ITAP-185″ “MERCURI Michela”,”Incognita Libia. Cronache di un paese sospeso.”,”Michele Mercuri insegna storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata ed è docente presso la Società italiana per le organizzazioni internazionali (Sioi) di Roma. Esperta di Nord Africa e Medio Oriente, è anche editorialista per diversi quotidiani e analista per radio e tv. Contiene il paragrafo: ‘L’economia di un rentier State’ (pag 43-48) Rapporti Berlusconi – Napolitano sull’intervento in Libia. “”… (pag 123-124) (La Germania non era favorevole all’azione)”,”AFRx-101″ “MERCURI Lamberto”,”L’epurazione in Italia, 1943-1948.”,”Testimonianze inedite di Giulio ANDREOTTI Arialdo BANFI Riccardo BAUER Giuseppe BRANCA Paolo MURIALDI Carlo L. RAGGHIANTI Max SALVADORI Fermo SOLARI Umberto TERRACINI Leo VALIANI Giorgio VOGHERA Lamberto Mercuri è docente di storia delle relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze Politiche della Università G. D’Annunzio (Teramo). È autore di ‘La Sicilia e gli Alleati’ nel collettaneo ‘L’Italia tra tedesche e Alleati’ a cura di Renzo De Felice, Bologna, Il Mulino, 1973; ‘1943-1945. Gli Alleati e l’Italia, Esi, Napoli, 1975. Nel volume collettaneo ‘La stampa di partito e l’epurazione, 1943-1956’, Esi, Napoli, 1982 ha curato le voci relative alla stampa del Partito d’Azione, del Pri e del Movimento anarchico. Altre sue pubblicazioni: ‘Il Movimento di Unità Popolare’, Roma, Carecas, 1978; ‘Antologia della stampa clandestina Togliatti e l’incontro coi cattolici. (pag 141) “”Due studiosi (Marcello Flores e Giuseppe Rossini) e successivamente Lucio D’Angelo hanno addebitato al progressista Parri l’affievolimento o meglio la «svolta moderata» nel processo di defascistizzazione”” (pag 149) ‘Un milione e mezzo d’impiegati dello Stato erano sotto giudizio d’epurazione’ (pag 155) Articolo firmato da Mattei dal titolo ‘Storia tragica di un’epurazione comica’ (pag 156) I vari aspetti del fenomeno di ‘normalizzazione’ (pag 177) Amnistia decisa dal governo e non solo da Togliatti “”Quando si parla d’amnistia del 1946 la mente corre subito – e quasi esclusivamente – al nome di Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia del tempo. Sull’amnistia, sulle interpretazioni e le sue concrete applicazioni si è molto discusso e si continua a discutere, talvolta per comodità di ragionamento polemico ancora oggi. Per taluni, essa assumerebbe un significato emblematico nella prospettiva della «rivoluzione mancata»; per altri dimostrerebbe la responsabilità dei comunisti e principalmente di Togliatti per avere dato modo alle forze fasciste di rientrare in gioco. Luigi Longo, che già alla Consulta e poi in Parlamento aveva denunciato le responsabilità di chi, mentre assolveva molti criminali fascisti cominciava a perseguitare i partigiani, definì «vergognoso (…) il tentativo dei governanti di volersi creare un alibi attribuendo la responsabilità della riviviscenza fascista alla “”amnistia Togliatti””». Secondo Longo era stato il modo di interpretarla e di applicarla, ma soprattutto «Fu la politica reazionaria dei governi a direzione democristiana a dare spazio e voce agli eredi del fascismo i quali trovavano un terreno di obiettiva convergenza con le forze clericali e conservatrici nella lotta sfrenata contro i comunisti, i socialisti, contro il movimento popolare». Evidentemente l’amnistia non fu un’iniziativa personale di Togliatti, ma un atto collegiale del governo e il ‘leader’ comunista non ne respinse mai la paternità. Si trattava di una impresa delicata perché toccava gli interessi e gli affetti di numerose persone e altresì complessa dal punto di vista storico-giuridico perché occorreva determinare quel che era «legittimo» e quel che la stagione della clemenza o del «perdonismo» consentiva. Mario Bracci «uno dei diciotto ministri del primo Gabinetto De Gasperi che fra il 16 e il 22 giugno 1946 discussero e approvarono i progetti di amnistia» (sono sue parole) un anno e mezzo dopo ritornava in argomento, affermando tra l’altro «mi è venuto a noia sentir dire che noi ministri di allora abbiamo tradito non so bene quali premesse o speranze» e rifaceva la storia della tempestosa temperie della primavera 1946, allorquando era svanito il «convincimento che il popolo italiano, levatosi in armi, rovesciato il fascismo e cacciati i tedeschi, avesse iniziato una grande rivoluzione nazionale»”” (pag 185-186)”,”ITAR-329″ “MEREGA Massimo”,”Il servizio militare nella Repubblica ligure e nei dipartimenti liguri dell’impero francese, 1797-1814.”,”Annessione della Liguria all’Impero francese (1805) (pag 334) e ripartizione territoriale, dipartimenti e circondari Morti nel dipartimento di Genova dal 1805 al 1815: 1994 per malattia (febbre definita maligna nervosa putrida in maggior parte) 1597 per ferite 243 altre cause 154″,”LIGU-196″ “MEREJKOVSKY Dimitri”,”Vida de Napoléon (1769-1821).”,”Il trattato di Tilsit tra Alessandro e Napoleone sancisce la supremazia dell’Europa continentale. “”La paz de Tilsitt se firma el 8 de julio de 1807. “”La obra de Tilsitt regulará los destinos de mundo””, dice Napoléon. Europa entera, de Petersburgo a Nápoles, se ha vuelto contra Inglaterra; la tierra se ha volcado sobra el mar. La quimera gigantesca está punto menos que realizada””. (pag 111) La fine dell’accordo a causa degli Stretti. “”El “”griego del Bajo Imperio, fino, falso, mañero””, fue más astuto que el corso; prometió todo y no cumplió nada. Fue, para decirlo la mano de aquel que se apoya en ella, y la traspasa””. Es dulce y blando como el musgo de los pantanos rusos; quien pone el pie encima, se hunde. “”He querido rechazar amistosamente a Rusia hacia el Asia; le he ofrecido Constantinopla; pero sin los Estrechos; el castillo sin la llaves. “”Es una llave demasiado preciosa, ella sola vale un imperio; quien la posea podrá gobernar el mundo. Tilsitt fracasó por culpa de los Estrechos. En el otoño de 1808 se celebró en Erfurt una nueva entrevista entre ambos emperadores. De nada sirve que cuando Talma declama en las tablas este verso del ‘Edipo’ de Voltaire: ‘La amistad de un grande hombre es un don de los dioses.”” se besen Napoleón y Alejandro. Ya no es el beso de la balsa de Tilsitt; desde entonces ha corrido mucha agua, tanto por el Sena como por el Niemen””. (pag 119)”,”FRAN-081″ “MEREU Italo”,”Storia dell’intolleranza in Europa. Sospettare e punire.”,”Italo Mereu è titolare della cattedra di Storia del diritto italiano nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara. Tra le sue opere: ‘Storia del diritto penale nel ‘500’ (Morano, Napoli, 1964), ‘La pena di morte a Milano nel secolo di Beccaria’, Neri Pozza editore, Vicenza, 1988. Schedatura e controllo degli operai. “”La “”schedatura”” degli operai. Il 15 novembre 1859, Vittorio Emanuele II, su proposta del ministro dell’Interno Rattazzi e sentito il parere del Consiglio dei ministri, emana un decreto sulla pubblica sicurezza, che poi ‘con alcune modifiche’, verrà esteso a tutto il Regno con legge del 20 marzo 1865 e resterà in vigore fino al 23 dicembre 1888″” (pag 339)”,”RELC-096-FF” “MERGIER Alain FOURQUET Jérôme”,”Le point de rupture. Enquête sur les ressorts du vote FN en milieux populaires.”,”Inchiesta IFOP/Marianne realizzata attraverso internet su un campione di 2000 persone. % di approvazione ai due quesiti: Domande: 1. Oggi sono principalmente i mercati finanziari e non più gli Stati a dirigere il mondo. 2. Con tutti i trattati europei che la Francia ha firmato, il governo non ha più oggi veri margini di manovra Risposte per categorie sociali: 1. Quadri e professioni liberali 82% Professioni intermedie 88% Impiegati 87% Operai 91% Media francese 89% 2. Quadri e professioni liberali 59% Professioni intermedie 68% Impiegati 72% Operai 80% Media francese 74%”,”FRAP-105″ “MERHAV Perez”,”Socialdemocrazia e austromarxismo.”,”Programma di Linz del 1927. “”La tesi più famosa e più contestata del programma di Linz era quella dell’ “”uso difensivo della violenza””, la minaccia della dittatura del proletariato concepita come risposta a ogni tentativo di instaurare una dittatura borghese. (…) La definitiva approvazione di questo passo da parte del Congresso era stata preceduta da una vivace discussione. L’ala destra, raccolta intorno a Karl Renner, rifiutò la tesi degli inconciliabili contrasti di classe, la previsione di un inevitabile uso della violenza da parte della borghesia contro la democrazia e le organizzazioni operaie, e anche la minaccia di un eventuale impiego socialista della violenza e della dittatura; in queste tesi vide un abbandono dei principi del socialismo democratico, e segnalò l’incombente pericolo che queste formulazioni fossero sfruttate demagogicamente dalla borghesia per isolare la socialdemocrazia dai ceti medi. L’ala sinistra, raccolta intorno a Max Adler, affermò e ribadì che se il concetto marxiano di “”dittatura del proletariato”” era stato deformato dai comunisti nel senso dell’instaurazione dell’egemonia burocratica di una minoranza sulle masse del proletariato e dei contadini, ciò non costituiva un motivo sufficiente per abbandonare tale postulato marxista. Al contrario, una “”dittatura del proletariato”” autenticamente marxista, nel senso di una democrazia sociale (e non soltanto politica), una dittatura della stragrande maggioranza della popolazione, della popolazione attiva, era indispensabile per la realizzazione del passaggio del capitalismo al socialismo. Nel risultato finale, la richiesta di Adler, di accogliere nel programma il concetto di “”dittatura del proletariato”” nel senso di un sistema statale di transizione, era stata respinta; tuttavia l’espressione “”dittatura dei lavoratori”” era inserita nel programma, nel senso di un periodo di transizione eventualmente inevitabile, nel caso di una guerra civile “”imposta alla classe proletaria”” (5). Quando, dopo gli eventi del luglio 1927, si levò più forte la voce di coloro che vedevano nell’adozione del programma di Linz, con le sue formulazioni di sinistra, e nella terminologia e agitazione radicale basate su di esse, la causa dell’evoluzione della borghesia in senso reazionario e fascista e della regressione della socialdemocrazia fino al 1934, Otto Bauer rispose: “”Dal 1927 si continua a ripetere fino alla nausea: il linguaggio dei nostri oratori e dei nostri giornali ha esasperato il senso del potere dei lavoratori, e ha irritato e unito insieme i loro avversari. Il parlamentare parla, il giornalista scrive: è il loro mestiere, ed entrambi tendono a credere che il modo di parlare e di scrivere determini l’andamento della storia. Ma non sono forse strani quei marxisti che spiegano con la fraseologia ciò che è l’inevitabile risultato di una legge storica universale? (6)”” [Perez Merhav, ‘Socialdemocrazia e austromarxismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino , 1980] [(5) Marx Adler, Politische oder soziale Demokratie’, trad. it. “”Democrazia politica e democrazia sociale’, Roma, 1945. Si vedano anche gli Atti del Congresso di Linz, pp. 286-92 e 308-12; Max Adler, Zur Diskussion des neuen Parteiprogramms, in “”Der Kampf””, XIX, 1926, pp. 490-98; (6) Bauer, ‘Kritiker Links und Rechts’, cit. p. 445] L’austromarxismo ha sostentuto la tesi che il potenziale antifascista dell’Unione sovietica e del movimento comunista doveva essere utilizzato a fondo ai fini della lotta antifascista e per impedire una nuova guerra mondiale (pag 237)”,”MAUx-044″ “MERHAV Peretz”,”Storia del movimento operaio in Israele, 1905-1970.”,”prefazione, conclusione, appendici: I. Lo sviluppo dell’economia israeliana 1948-69, II. Occupazione, salari e scioperi, III. La composizione della Histadrut, IV. La posizione del Mapam, V. Tipi di villaggi ebraici in Israele, VI. Sindacati, partiti operai e movimenti giovanili, VII. Congressi nazionali dei della Histadrut, VIII. Comgressi nazionali dei partiti operai, IX. Partiti politici nella Knesset 1965-1974, X. Risultati delle elezioni della Knesset dal 1949 al 1973, XI. Tavola cronologica, XII. Epilogo, indice dei nomi; Collana Biblioteca di storia”,”MVOx-001-FV” “MERIALDO Andrea SPENA Paolo PORCU’ Franco MUSTILLO Alessandro LANG Lorenzo GUERRIERI Enrico TIMPERI Raffaele”,”Pietro Secchia. Pensiero, lotta e attualità di un dirigente comunista italiano.”,”Il caso Seniga e Azione comunista (pag 58-63) (A. Merialdo) “”Quando nel dicembre del 1956 Secchia è estromesso proprio con Colombi dalla direzione del partito, racconta della contrarietà a questa decisione di un nutrito gruppo composto da Alberganti, Bera, Brambilla, Sclavo, Parini, Vergani, Bonazzi, Robotti e Montagnana (…)”” (pag 62)”,”PCIx-466″ “MERIC Victor”,”Les hommes de la revolution. Gracchus Babeuf.”,”””1. La natura ha dato a ciascun uomo un diritto uguale al godimento di tutti i beni””. 2. Lo scopo della Società è di difendere questa eguaglianza sovente attaccata dal forte e il malvagio nello stato di natura, e di aumentare, con il concorso di tutti, la fruizione comune. 3. La natura ha imposto a ciascuno l’ obbligo di lavorare, nessuno ha potuto senza crimine sottrarsi al lavoro.”” (pag 219)”,”FRAR-277″ “MERIGGI Maria Grazia a cura; saggi di Sergio BOLOGNA Massimo CACCIARI Vittorio FOA Antonio NEGRI Paul MATTICK Erhard LUCAS Elisabeth BEHRENS Thomas JANSSEN Jurgen KLEIN Thomas SCHMID”,”Il caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull’ ‘altro’ movimento operaio.”,”Saggi di Sergio BOLOGNA, Massimo CACCIARI, Vittorio FOA, Antonio NEGRI, Paul MATTICK, Erhard LUCAS, Elisabeth BEHRENS Thomas JANSSEN Jurgen KLEIN, Thomas SCHMID “”Perdite di giornate lavorative e abbassamento delle tariffe avevano portato, secondo i calcoli complessivi di Ernest Labrousse, a una riduzione del 40% della massa salariale fra il 1828 e il 1832. Quegli anni coincisero conuna tumultuosa attività politica antimonarchica e un’ estrema disponibilità di artigiani e operai alla rivolta. Nella quinta edizione dell’ Organisation du travail, del 1848, Louis Blanc elencò i salari medi giornalieri e il numero medio di mesi di lavoro persi nei vari mestieri maschili e femminili (…). Alle soglie della crisi del 1846-’47, solo un quarto dei lavoratori francesi esercitava – e questa situazione proseguirà per decenni – la sua professione in imprese superiori ai 10 salariati.”” (pag 147-148)”,”MGEK-024″ “MERIGGI Maria Grazia”,”La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia 1871 – 1885.”,”Maria Grazia MERIGGI ha lavorato presso la facoltà di Filosofia dell’ Università degli Studi di Milano e attualmente (1980) è ricercatrice CNR. Collabora a vari giornali e fa parte del gruppo redazionale di ‘aut aut’. Ha curato per i ‘quaderni’ della rivista la raccolta di saggi ‘Il caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull’ ‘altro’ Movimento Operaio’ e nel 1978 ha pubblicato presso la casa editrice Dedalo il volume ‘Composizione di classe e teoria del partito’ con saggi su gruppi intellettuali e classi sociali nella prospettiva del ‘marxismo degli anni Sessanta’. Attualmente (1980) lavora a una ricerca sulle Società operaie repubblicane e a un progetto di biografia di Osvaldo GNOCCHI-VIANI.”,”MITS-095″ “MERIGGI Maria Grazia”,”L’ invenzione della classe operaia. Conflitti di lavoro, organizzazione del lavoro e della società in Francia intorno al 1848.”,”MERIGGI Maria Grazia ha studiato a Pavia, MIlano e Parigi. Insegna storia contemporanea all’ Università di Bergamo. E’ storica delle culture politiche e dei movimenti sociali europei nel XIX e XX secolo . Ha scritto vari saggi in volumi collettivi.”,”MFRx-228″ “MERIGGI Maria Grazia”,”Composizione di classe e teoria del partito. Sul marxismo degli anni ’60.”,”La MERIGGI è nata a Pavia nel 1947 e ha lavorato presso la facoltà di filosofia della Statale di Milano. Ha studiato l’influenza della Comune di Parigi sul movimento operaio italiano. Ha curato il volume: Il caso di Karl-Heinz Roth. Discussione sull”altro’ movimento operaio’.”,”ITAC-118″ “MERIGGI Maria Grazia”,”L’Internazionale degli operai. Le relazioni internazionali dei lavoratori in Europa fra la caduta della Comune e gli anni ’30.”,”MERIGGI Maria Grazia è storica sociale dei mondi del lavoro in Europa fra Ottocento e Novecento e insegna storia contemporanea all’Università di Bergamo. E’ fra gli iniziatori dell’Associazione italiana degli storici del lavoro. “”Al Congresso di Copenhagen del 1910 si era già manifestata una serie di malintesi, ai cui contenuti si è già fatto cenno. Edouard Vaillant e Keir Hardie avevano presentato una mozione che suggeriva, contro le minacce di guerra, lo sciopero generale operaio “”soprattutto nelle industrie che fornivano i mezzi per la guerra (armi, munizioni, trasporti ecc.) e l’agitazione e l’azione popolare più attive””. Un emendamento che era apparso “”incendiario”” anche alla sinistra tedesca rappresentata in quel caso dal futuro “”capitano rivoluzionario”” Georg Ledebour, relatore della commissione dedicata al tema della guerra. La mediazione trovata da Vandervelde rimandava l’esame della questione al Bsi e le decisioni al successivo congresso plenario. La deliberazione collettivamente approvata a Copenhagen limitava la battaglia contro la guerra chiedendo ai socialisti di contrastare la corsa agli armamenti col ricorso all’azione parlamentare; il congresso raccomandava soprattutto di non approvare alcun aumento delle spese militari, di battersi contro la diplomazia segreta e per l’autonomia dei popoli. Numerosi incontri e discussioni pubbliche e riunioni ristrette della direzione del Bsi avevano segnalato, ben prima del “”fatale”” voto dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare della Spd e dell’altrettanto “”fatale”” ‘union sacrée’, le difficoltà di passare dall’impegno generico a quello specifico e concreto di organizzare lo sciopero generale contro la guerra. Ma resta irrisolta – così si esprime Haupt – la questione se la maggioranza dei partiti socialisti accettando gli emendamenti che nel 1907 e nel 1910 li impegnavano a una opposizione rigorosa all’armamento e alle politiche espansive gravide di guerra dei loro paesi, fosse del tutto consapevole della portata degli impegni assunti (129). Nel dicembre 1912 manifestazioni vigorose contro la guerra si sviluppano in tutta Europa, soprattutto ad opera del partito socialista austriaco””. (pag 101-102) [(129) Georges Haupt, Le congrès manqué…, cit., p. 26]”,”INTx-055″ “MERIGGI Maria Grazia”,”La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (1871-1885).”,”Maria Grazia Meriggi ha lavorato presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli studi di Milano e attualmente è ricercatrice CNR. Collabora a vari giornali e fa parte del gruppo redazionale di aut aut.”,”MFRC-002-FL” “MERIGGI Maria Grazia”,”La Confederazione generale unitaria del lavoro e i lavoratori immigrati.”,”MOI, Main-d’Oeuvre immigrée MOE, Main-d’oeuvre étrangère Maria Grazia Meriggi già professoressa ordinaria di Storia contemporanea presso l’Università di Bergamo – è storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro del XIX e XX secolo in Europa, temi sui quali ha pubblicato numerose ricerche. Ha fatto parte del direttivo della SISLav (Società italiana di Storia del Lavoro). che ha contribuito a fondare, e collabora con istituti di ricerca e riviste in Italia e Francia. Per Biblion ha curato, con ampi saggi introduttivi: ‘Un proletariato negato. Studio sulla situazione sociale ed economica degli operai ebrei’ di Leonty Soloweitschik e ‘L’alimentazione dell’operaio russo prima e dopo la guerra’ di Elena O. Kabo. ‘Il volume presenta l’originale esperienza della Cgtu (Confederazione generale unitaria del lavoro), un sindacato la cui cultura politica circola ancora nel presente. Fondata ufficialmente nel 1922 e confluita nella Cgt nel ’36, la Cgtu dedicò un’iniziativa specifica agli immigrati, la cui numerosissima presenza nel mercato del lavoro nella Francia fra le due guerre si impose all’attenzione di tutti i soggetti interessati: i governi, i prefetti, gi imprenditori e, naturalmente, i partiti e i sindacati. Già la Cgt aveva affrontato l’organizzazione dei migranti di lunga data, dagli italaini ai polacchi delle regioni minerarie agli ebrei russi del Pletz di Parigi, ma solo la Cgtu intraprese una organizzazione intersindacale permanente di tutte le comunità di lavoratori stranieri e coloniali, riuscendo a tradurre in risorse da spendere nei conflitti le forme di socialità tradizionali dei gruppi linguistici.’ (quarta di copertina) ‘L’importanza dell’azione del movimento di ispirazione comunista verso i lavoratori immigrati nella Francia tra le due guerre mondiali è un tema presente da anni nell’attività storiografica di M.G. Meriggi. A questi temi l’autrice ritorna con un’ampia esplorazione documentaria che va dai fondi archivistici conservati a Mosca, e recuperati solo dopo la fine dell’Urss (‘Fonds Moscu’), alle maggiori riviste che accompagnano la storia del movimento sindacale francese (‘La Vie Ouvriere’, ‘La Vie Syndicale’, ‘La Révolution Prolétarienne’. L’autrice sottolinea l’impegno della nuova Confederazione generale del lavoro di ispirazione comunista (CGTU, Confédération générale du travail unitaire) negli scioperi e nelle campagne internazionali per una mobilitazione a favore dei lavoratori stranieri “”talvolta maggioritari in certi settori produttivi e in certi territori””, inducendo la CGTU già all’inizio del 1923 alla creazione di un ufficio centrale della mano d’opera straniera (MOE, Main-d’oeuvre étrangère). Tra le varie comunità di lavoratori stranieri organizzate e in lotta attraverso rivendicazioni e scioperi, la Meriggi dedica attenzione agli ebrei dell’ Europa orientale, portatori di una propria tradizione di lotte anche in settori atipici rispetto a quelli canonici delle mobilitazioni operaie. Il mercato del lavoro francese era quello più ricco di presenze straniere di tutta l’Europa, ricorda l’autrice. Un carattere permanente della CGTU era il rapporto difficile di un movimento sindacale che si considerava indipendente ma che tuttavia era aderente alla Internazionale Sindacale Rossa (ISR) costituita a Mosca nel 1921. CGTU che avrebbe sempre risentito della tradizione sindacalista-rivoluzionaria dalla quale era scaturita. In questo senso va sottolineata l’attenzione dedicata nel libro alla figura di Solomon Lozovskij, segretario dell’ ISR dalla nascita allo scioglimento ma rimasto legato alla sua militanza giovanile nel movimento sindacale francese. La carica internazionalista e anticoloniale impressa alla CGTU dall’appartenenza al movimento sindacale di ispirazione comunista e l’impegno a contrastare la xenofobia, anche operaia, pur tenendone conto, porterà dagli anni Trenta alla sostituzione della denominazione di MOE con quella di MOI (Main-d’Oeuvre immigrée). L’impegno convergente del sindacato e del partito comunista francese (PCF) portava spesso alla sovrapposizione fra i militanti della MOE sindacale e di quella comunista ma che contrastava con la permanenza nella CGTU della visione di un sindacalismo antipolitico di azione diretta. L’immagine della CGTU che ne risulta è quella di un sindacato che non è più in grado di trasformare la presenza nei conflitti con una stabile adesione di massa, secondo la tradizione francese. (Isco)”,”MFRx-394″ “MÉRIMÉE Prosper, a cura di Alessandro PELLEGRINI”,”La notte di S. Bartolomeo.”,”P. Mérimée nacque nel 1803 a Parigi da una famiglia della ricca borghesia. Compì studi classici, conobbe varie lingue tra cui il russo, si occupò persino di teologia, benché di educazione irreligiosa. Si laureò in legge e in archeologia. Fu nominato nel 1834 ispettore dei monumenti archeologici della Francia e nel 1844 fu nominato accademico, nel 1853 senatore, nel 1858 presidente della Commissione per la riorganizzazione della biblioteca imperiale. Mérimée fu amico in particolare di Courier, Fauriel e Stendhal, quest’ultimo ebbe un influsso su Mérimée e tra i due scrittori ci fu affinità. Autore di molte opere, la sua vita si svolse per gran parte nell’ambito di corte. Era intimo di Napoleone III e dell’imperatrice Eugenia. Morì a Cannes nel 1870. (Notizia biografica) Razionalismo volterriano di Mérimée, che aveva anche gusto per l’aneddoto “”Dopo molto tempo perduto così a gridare, gemere, piangere, si dovette decidere il da farsi. Lo scudiero della contessa si incaricò di trovare una dama che avesse cura del bimbo. Mergy in quel momento non poteva fuggire. D’altronde, dove andare? chi sapeva se il massacro non si estendesse da un capo all’altro della Francia? Numerosi corpi di guardia occupavano i ponti per i quali i riformati avrebbero potuto fuggire più facilmente dalla città e raggiungere le provincie del mezzogiorno, meglio dedite, in ogni tempo, alla loro causa. D’altro lato sembrava poco probabile ed anche imprudente l’implorare la pietà del sovrano, proprio nel momento quando, accalorato dal massacro, pensava solo a far nuove vittime. La casa della contessa, per la sua notoria devozione, non era esposta a serie ricerche da parte degli assassini; e Diana riteneva di poter esser sicura della sua gente. Mercy non poteva trovare in nessun luogo un rifugio migliore e meno rischioso. Si decise ch’egli vi rimarrebbe nascosto, in attesa degli eventi. La luce del giorno, anziché far cessare i massacri, parve accrescerli e organizzarli; non vi fu cattolico che per evitare il sospetto di eresia non prendesse la croce bianca e si armasse, denunciando gli ugonotti ancora vivi. Il re frattanto, chiuso nel palazzo, era inaccessibile a chiunque non fosse fra i capi dei massacratori. La popolaglia, attratta dalla speranza del saccheggio, si era accomunata con le guardie cittadine e coi soldati, e i predicatori nelle chiese esortavano i fedeli a raddoppiare di crudeltà. «Tagliamo tutte le teste dell’idra ad una volta», dicevano, «e poniamo fine per sempre alle guerre civili». E al fine di far credere a quel popolo avido di sangue e di massacri che il cielo approvava la sua ferocia, lo incoraggiava mediante un prodigio evidente, i predicatori gridavano: «Andate al cimitero degli Innocenti, andate a vedere quel biancospino che rifiorisce come se fosse ringiovanito e reso più vigoroso, perché innaffiato dal sangue degli eretici!». Numerose processioni di massacratori armati si recavano in gran cerimonia ad adorare la santa spina, e uscivano dal cimitero animati dallo zelo rinnovato di scoprire e mettere a morte coloro che il cielo condannava in modo tanto manifesto. Un motto di Caterina era su tutte le bocche: e ci si ripeteva, sgozzando bimbi e donne: ‘Che pietà lor ser crudele, che crudeltà lor ser pietoso’. Strana cosa! Quei protestanti avevano in gran parte guerreggiato e preso parte a furiose battaglie nelle quali più volte si erano provati con successo ad opporre il valore al numero; ma durante il massacro solamente ‘due’ opposero resistenza agli assassini, e di quei due solamente uno aveva fatto la guerra. Forse l’abitudine di combattere attruppati e in maniera regolare li aveva privati di quell’energia individuale che avrebbe potuto incitare ogni protestante a difendersi nella propria casa come in una fortezza. Si vedevano, come vittime rassegnate, vecchi guerrieri tender la gola a miserabili che dinanzi a loro il giorno prima avrebbero tremato. Essi scambiavano la loro rassegnazione per coraggio, e preferivano la gloria del martire a quella del soldato. Quando la prima sete di sangue fu placata, si videro i più clementi fra i massacratori offrire alle loro vittime la vita quale prezzo dell’abiura. Un numero trascurabile di calvinisti approfittò dell’offerta e consentì a riscattarsi dalla morte e dal supplizio con una menzogna forse scusabile; ma la maggior parte, anche donne e bimbi, ripetevano le parole del simbolo di fede, pur fra le spade sul capo, e morivano senza un lamento. Dopo due giorni il re tentò di arrestare il massacro; ma, quando si sia lasciato libero il corpo alle passioni della folla, non è più possibile trattenerlo. Non solo i pugnali proseguivano a colpire, ma lo stesso monarca, accusato di un’empia compassione, fu costretto a revocare la parola di clemenza e ad esagerare il rigore sino alla malvagità, che nondimeno era uno dei precipui elementi del suo carattere”” (pag 324-328)”,”FRAA-001-FGB” “MERKEL Renate”,”Marx und Engels über Sozialismus und Kommunismus. Zur Herausbildung der Auffassung von Karl Marx und Friedrich Engels über die sozialistische und kommunistische Gesellschaft in der Entstehungsperiode des wissenschaftlichen Kommunismus (1842-1846).”,”Marx ed Engels sul socialismo e il comunismo. La concezione di Marx ed Engels sulla società comunista e socialista nel periodo di nascita del comunismo scientifico (1842-1846) “”Eine neue menschliche Ordnung zu stiften, bezeichnete Bruno Bauer als Anliegen der Französischen Revolution. Als geschchtliche Triebkraft hierfür sah er die Ideen an, die aber über den Zustand, den sie mit Gewalt aufheben wollten, nicht hinausführten. Hieran schloß Marx seine bekannten Worte: “”Ideen können nie über einen alten Weltzustand, sondern immer nur über die Ideen des alten Weltzustandes hinausführen. Ideen können überhaupt nichts ausführen. Zum Ausführen der Ideen bedarf es der Menschen, welche eine praktische Gewalt aufbieten””. An gleicher Stelle wies er darauf hin, daß die Französischen Revolution Ideen hervorgetrieben habe, die über die Ideen des ganzen alten Weltzustandes hinausführten, nämlich die kommunistische Idee.”” (pag 120)”,”MAED-278″ “MERKEL Angela, con Beate BAUMANN”,”Libertà. Memorie 1954-2021.”,”Angela Merkel, cancelliera della Repubblica Federale Tedesca dal 2005 al 2021, è stata la prima donna a ricoprire la carica più importante del Paese. Nata ad Amburgo nel 1954, cresciuta nella DDR, dove ha studiato Fisica e conseguito un dottorato in scienze naturali, è stata eletta nel Parlamento tedesco nel 1990. Dal 1991 al 1994 è stata ministra federale per le Donne e la gioventù, dal 1994 al 1998 ministra per l’Ambiente, la tutela della natura e la sicurezza dei reattori nucleari, dal 2000 al 2018 presidente dell’ Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU). Ha terminato la sua carriera politica attiva nel 2021. Lotta al vertice della CDU. Articolo della Merkel su FAZ in cui liquida l’era Kohl separando le sue responsabilità da quelle del partito. Da qui parte l’indagine della magistratura (pag 258-259)”,”GERV-076″ “MERKER Nicolao”,”Il socialismo vietato.”,”MERKER (Trento, 1931), prof ordinario di storia della filosofia moderna alla facoltà di lettere dell’Univ La Sapienza di Roma, ha curato varie edizioni italiane di filosofi e scrittori dell’ illuminismo e dell’ idealismo tedeschi, nonché di MARX ed ENGELS. Tra le sue pubblicazioni più recenti: ‘Storia della filosofia’ (3 voll) EDITORI RIUNITI, ROMA, 1984, ‘Karl Marx’, E.R., ROMA, 1983, ‘Storia delle filosofie’, 3 voll, FIRENZE, 1988, ‘L’illuminismo in Germania. L’età di Lessing’, ROMA, 1989, ‘La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar’, EDITORI RIUNITI. ROMA. 1993. ‘Introduzione a Lessing’, LATERZA, 1991.”,”MGEx-034″ “MERKER Nicolao”,”Karl Marx 1818-1883. La vita del grande pensatore tedesco. La nascita del movimento comunista.”,”Nicolao MERKER (Trento 1931) è Prof di storia della filos moderna e contemporanea nell’Univ di Roma.”,”MADS-035″ “MERKER Nicolao”,”Atlante storico della filosofia.”,”Nicolao MERKER, professore ordinario di storia della filosofia moderna all’Università La Sapienza d ROma ha scritto varie opere e ha curato le edizioni italiane di classici di Marx, Engels e Otto Bauer. “”Quando s’ incontrano i nomi di Marx e di Engels c’è la tendenza a collegarli subito al marxismo. E’ un’ abitudine che falsa le prospettive storiche. Il termine “”marxismo”” cominciò a circolare soltanto dopo la morte di Marx, negli anni ’80 del XIX secolo. Marx non chiamava la sua dottrina marxismo, bensì “”socialismo materialistico critico””. Intendeva cioè la sua teoria sociale come soltanto una delle parecchie dottrine sociali che esistevano nell’ Ottocento e che avevano fondamenti teorici molto diversificati. Alla fine dell’ Ottocento esistevano anche, soprattutto in Germania, socialismi di matrice kantiana (Lange e Cohen) e positivistica (Laas). Le idee di Marx e di Engels rappresentano dunque, in primo luogo, soltanto una, e per nulla l’ unica, delle dottrine socialiste provocate dalla rivoluzione industriale””. (pag 95)”,”FILx-297″ “MERKER Nicolao”,”Karl Marx. Vita e opere.”,”MERKER N. è professore emerito della Facoltà di filosofia dell’Univ. di Roma La Sapienza. (v. bibliografia opere in risvolto 4° cop.) Edizione precedente ampliata “”La società futura avrebbe visto non solo la liberazione dell’operaio dalla logica alienante del profitto capitalistico, ma anche lo sprigionarsi, a fini collettivi, di tutte le potenzialità delle forze produttive moderne ostacolate dall’assetto capitalistico della produzione. Nel maggio 1851 Marx aveva scritto a Daniels, membro del comitato di Colonia della Lega dei comunisti, che “”le verità tecnologiche già raggiunte possono diventare pratiche solo nelle condizioni del comunismo”” [OME XXXVIII: 565]. Insomma, il capitalismo un freno al progresso, il comunismo una spinta propulsiva. Fin dall”Ideologia tedesca’ del 1846 c’era la convinzione che nessuna forma di società avrebbe potuto reggere dopo quella capitalistica se non garantiva un alto grado di sviluppo delle forze produttive. E’, questo, “”un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la ‘miseria’, e quindi col ‘bisogno’ ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario, e tornerebbe per forza tutta la vecchia merda”” [Marx/Engels 1846/1872: 34]”” [Nicolao Merker, Karl Marx. Vita e opere, 2010] (pag 159-160)”,”MADS-479″ “MERKER Nicolao”,”Dialettica e storia.”,”Proveniente dalla biblioteca di Luciano Cafagna. Metodo. “”L’osservazione empirica – suggerisce Marx – deve dimostrare in ‘ogni singolo caso’ la connessione della struttura sociale e politica con la produzione in modo ‘empirico’ e ‘senza alcuna mistificazione e speculazione’. La struttura sociale e lo Stato derivano costantemente dal processo vitale di ‘determinati’ individui; ma di questi individui non come possono apparire alla propria o altrui immaginazione, bensì come sono ‘realmente’, vale a dire come essi operano, producono materialmente, dunque come essi sono attivi entro limiti, presupposti e condizioni ‘determinati’, materiali e indipendenti dal loro arbitrio”” (36). Tale istanza della ricerca dialettica determinata, libera dalle mistificazioni (occorre dirlo?) della dialettica hegeliana in quanto dialettica idealistica, implica dunque una particolare concezione dell’identità degli opposti: una concezione che, accanto all’indispensabile istanza della “”contraddizione””, cioè della “”unità”” o relazione degli opposti, salvaguardi parimenti la loro distinzione. L’identità degli opposti significherà allora (Lenin) “”il riconoscimento (la scoperta) di tendenze contraddittorie opposte e ‘che si escludono reciprocamente’, in ‘tutti’ i fenomeni e processi della natura (‘inclusi’ spirito e società)””; mentre la coscienza non speculativa ma funzionale o scientifica, dell’unità, indicherà anzitutto che “”l’unità (coincidenza, identità, equivalenza) degli opposti è condizionata, temporanea, passeggera, relativa””, e che dunque “”l’esattezza”” di quella parte del contenuto della dialettica che contempla lo “”sdoppiamento dell’uno”” e la “”conoscenza delle sue parti costitutive””, “”deve essere provata sulla base della storia della scienza””, vale a dire non deve essere assunta a priori e una volta per tutte (37)”” [Nicolao Merker, ‘Dialettica e storia’, Messina, 1971] [(36) ‘Die deutsche Ideologie’, cit., p. 22; (37) W.I. Lenin, ‘Zur Frage der Dialektik. Aus dem philosophischen Nachlass’, Berlin, Dietz, pp. 285-86 (e ora ‘Quaderni filosofici’, a cura di L. Colletti, Milano, 1958, pp. 344-45)] (pag 137-140)”,”TEOC-676″ “MERKER Nicolao COLLETTI Lucio GARRONI Emilio ALCARO Mario TRONTI Mario FINELLI Roberto BETTINI Filippo BRUNO Edoardo BUFALO Romeo CARLINO M. MASTROPASQUA A. MUZZIOLI F. PATRIZI G. GRAVAGNUOLO Bruno PUNZO Luigi TRINCIA Francesco Saverio autori, LIGUORI Guido a cura di”,”Galvano Della Volpe. Un altro marxismo.”,”L’opera di Galvano Della Volpe (1895-1968) rappresenta, nel marxismo e nella cultura filosofica italiana, una posizione originale e controcorrente, a volte isolata. Presentiamo con questa pubblicazione gli atti della giornata di studio e di riflessione dedicata all’opera del filosofo Galvano Della Volpe che si è tenuta a Roma il 15 novembre del 1995 celebrandone così, con l’apporto ausiliare di una mostra bibliografica, il centenario della nascita.”,”TEOC-068-FL” “MERKER Nicolao”,”La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar.”,”Nicolao Merker (Trento 1931-Roma 2016) è stato professore emerito di Storia della filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Ha curato edizione italiane di classici dell’età della Riforma, dell’Illuminismo e dell’idealismo tedeschi, nonché di Marx, Engels e dell’ austromarxismo. Tra le sue ultime pubblicazioni: ‘Il sangue e la terra. Due secoli di idee sulla nazione’ (Roma 2004), ‘Europa oltre i mari. Il mito della missione di civiltà’ (Roma, 2006); ‘Filosofie del populismo’ (Roma-Bari, 2009), ‘Karl Marx. Vita e opere’ (Roma-Bari 2010), ‘Il nazionalsocialismo. Storia di un’ideologia’ (Roma 2013), ‘La guerra di Dio. Religione e nazionalismo nella Grande Guerra’ (Roma, 2015). Tra i testi curati da Nicolao Merker ricordiamo: ‘Stato di diritto e società civile’ e ‘Lo stato di tutto il popolo’ (Roma, 2015). Emigrazione politica di massa dei tedeschi dopo la sconfitta della rivoluzione del 1848 (pag 267) Sul parlamentarismo. “”Non si sbagliava insomma Wilhelm Liebknecht quando già nel dicembre 1870 presagiva che il ‘Reich’ sarebbe diventato “”una società d’assicurazione dei principi contro la democrazia”” [in E. Engelberg, 1979: 22]. A far da garante era l’esercito (…)”” (pag 294) Persecuzioni del governo bismarckiano contro gli scioperanti e i dirigenti Spd (pag 302-306); Marx Engels e il congresso di Gotha (pag 307-308). “”Quando a Gotha nel 1875 il congresso di unificazione tra i socialdemocratici «eisenachiani» e l’Associazione lassalliana accrebbe quello che i possidenti chiamavano il «pericolo proletario», e quando verso il 1876 tra il Centro e il partito conservatore, due partiti sostanzialmente agrari, venne delineandosi una confluenza d’interessi economici, e si profilò quindi la minaccia di due opposizioni, da sinistra e da destra, insostenibili per il cancelliere pur avendo egli il supporto del partito nazional-liberale che nel Reichstag disponeva di quasi la metà dei voti: quando questa minaccia divenne tangibile, Bismarck suonò la ritirata ai ‘Kulturkämpfer’. (…)”” (pag 302); “”Se gli scioperanti venivano arrestati per turbamento dell’ordine pubblico, ai dirigenti del partito socialdemocratico che contestavano la politica sciovinista dell’impero toccava invece l’accusa più grave di cospirazione e di alto tradimento: come capitò nel 1872 a Wilhelm Liebknecht e Bebel, i due deputati «eisenachiani» che nella Dieta della Confederazione del nord avevano propugnato già nel novembre 1870 una pace con la repubblica francese senza annessioni. Ebbero una condanna a due anni di fortezza, e le dichiarazioni di Liebknecht al processo di Lipsia circa i destini del ‘Reich’ furono assolutamente profetiche (11). La sbrigativa accusa di alto tradimento, che non badava ai fatti ma incriminava le idee, era del resto la categoria preferita degli ideologi del ‘Reich’ contro gli oppositori di qualsiasi colore. Nello stesso anno del processo di Lipsia, Eduard von Hartmann [1872: 98] l’applicò ai cattolici: «non possono essere buoni cattolici senza diventare rei, almeno idealmente, di altro tradimento verso la loro patria». Su quel che si dovesse intendere per «patria» e «Stato», e quale significato avessero altri concetti teorici generali (compreso quello di «lotta di classe»), erano molto vaghe le idee nei due tronconi del movimento operaio, l’Associazione lassalliana e il partito socialdemocratico degli «eisenachiani». L’Associazione, nella tradizione del fondatore, aveva riconosciuto e accettato da tempo l’egemonia della Prussia; e agli «eisenachiani» gli scritti teorici di Marx erano pressoché sconosciuti. I mille esemplari del primo libro del ‘Capitale’ marxiano (1867) ci misero cinque anni per avviarsi all’esaurimento, e in Germania se ne vendette solo qualche centinaio. Fu sotto l’influenza dell’insurrezione parigina della Comune che cominciarono a penetrare, dal 1872, idee tratte dal lontano ‘Manifesto del partito comunista’ e dal ‘Capitale’, opera che Bebel studiò soltanto durante i suoi due anni di prigionia. Prima, per quanto riguarda la teoria, erano magari circolate tra i socialdemocratici le concezioni filosofiche di Joseph Dietzgen (…) Dal versante positivista agiva Dühring, un libero docente scomodo nell’ambiente accademico, estromesso dall’università di Berlino dopo il suo ‘Corso di economia politica e sociale’ (1873) in cui patrocinava una società «socialitaria», senza proprietà privata, da instaurare ora e subito perchè così lo reclamava la libera volontà. Non erano comunque le idee filosofiche, bensì le angherie politiche poliziesche e giudiziarie che colpivano le due organizzazioni operaie, a spingere al congresso che a Gotha, nel maggio 1875, fuse entrambe nel Partito socialista tedesco dei lavoratori. Al programma del nuovo partito Marx in celebri ‘Glosse marginali’ rimproverò confusione, tra l’altro, anceh per il modo in cui vi si affrontava il problema dello Stato: contraddittorio essendo che abolizione del lavoro salariato e delle disuguaglianze politiche e sociali, creazione di uno «Stato libero» e di una società socialista, tutti obiettivi «che hanno senso soltanto in una repubblica democratica», venissero chiesti «a uno Stato che non è altro se non un dispotismo militare guarnito di forme parlamentari, mescolato con appendici feudali, già influenzato dalla borghesia, tenuto insieme dalla burocrazia, tutelato dalla polizia», e per giunta assicurando a questo Stato «che si immagina di potergli imporre cose del genere con “”mezzi legali””» [K. Marx, 1875: 971]. Le parole d’ordine immediate del programma – leggi di protezione sociale per i lavoratori, la difesa del suffragio universale sempre insidiato dalle classi dominanti e qui rivendicato anche all’elettorato femminile, la milizia popolare di contro all’esercito permanente – portarono in realtà a una buona mobilitazione delle masse. I voti per il nuovo partito crebbero nel 1877 a 493.000 (il 9.1%), con tredici seggi al ‘Reichstag’: dove diventò il quarto partito dopo nazional-liberali, Centro e conservatori. Di fronte a questo montante «pericolo proletario», Bismarck strumentalizzò subito due attentati a Guglielmo I, fatti da anarchici nel maggio 1878 e in cui i socialisti non c’entravano per nulla. Il 19 ottobre, in un clima d’isterismo nazional-patriottardo, passò al ‘Reichstag’ la «legge contro i socialisti», rinnovabile di triennio in triennio, che sciolse il partito operaio, ne vietò i giornali, imprigionò circa 1.500 persone per un totale di mille anni di detenzione (12), ne espulse 900 dalla Germania con ordinanza giudiziaria, e costrinse molti altri ad emigrare. I dodici anni di clandestinità del partito, fino a quando nel settembre 1890 la legge decadde per mancato rinnovo, ebbero plurimi effetti. Il primo fu quello che Mehring chiamerà il «raccoglimento scientifico». Dal luglio 1878 era cominciato a circolare come libro a sé il cosiddetto ‘Anti-Dühring’ di Engels (ovvero, titolo originario ‘La scienza sovvertita dal signor Dühring’). Confrontandosi con le dottrine filosofiche ed economiche di quel positivista, Engels in tema di «filosofia», «economia politica» e «socialismo» fornì in quell’opera un compendio dei principi fondamentali di Marx. «Solo dalla ricezione di questo libro si può parlare in generale in Germania di una “”scuola”” marxista» [H.J. Steinberg, 1979: 26]”” [Nicolao Merker, ‘La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar’, Roma, 2016] [(11) «Con fatale necessità uno Stato come la Germania prussizzata di Bismarck è votato a rovina violenta per il modo stesso in cui è sorto (…). Nata sui campi di battaglia, figlia di un colpo di Stato, della guerra e della rivoluzione dall’alto, la Germania dovrà correre senza posa da colpo di Stato a colpo di Stato, da guerra a guerra, e alla fine sgretolarsi sui campi di battaglia oppure soccombere alla rivoluzione dal basso. E’ una legge di natura» [in K.H. Leidigkeit, 1960: 256-57]. Nel 1918 si avvereranno contemporaneamente entrambe le prognosi di Liebknecht; (12) Ancora prima della legge, già nel giugno-luglio 1878, erano state emesse condanne a più di 500 anni per il crimine di «lesa maestà»: «un trucco prediletto dalle spie era quello di lanciare improvvisamente un evviva al Kaiser durante le assemblee operaie, oppure nei locali frequentati dagli operai; chi non si alzava in piedi o non si toglieva il cappello era denunciato per lesa maestà» [F. Mehring, 1897 c: 1198]”” (pag 302-308)”,”GERx-136″ “MERKER Nicolao”,”Europa oltre i mari. Il mito della missione di civiltà.”,”Nicolao Merker, professore ordinario di Storia della filosofia moderna all’Università La Sapienza di Roma, ha curato edizioni italiane di classici del Rinascimento, dell’Illuminismo e dell’idealismo tedesco, nonchè di Marx, di Engels e di Otto Bauer. É autore di: Introduzione a Lessing, Il socialismo vietato. Miraggi e delusioni da Kautsky agli austromarxisti, Karl Marx, L’illuminismo in Germania. L’età di Lessing, La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar, Il sangue e la terra. Due secoli di idee sulla nazione, Atlante storico della filosofia. Ha inoltre diretto una Storia della filosofia, in tre volumi. Contiene il capitolo: XI. Le colonie dei socialisti [L’umanitarismo socialista e liberal-democratico; Le leggi marxiste della storia; La Seconda Internazionale; Eurocentrismo socialista e Russia sovietica; Rinvii bibliografici Le leggi marxiste della storia (pag 228-233) … finire”,”EURx-056-FL” “MERKER Nicolao”,”Metodo e storia nella teoria marxista dello Stato.”,” Kautsky, osserva Lenin “”non ha mai sentito dire che una cosa è la forma delle elezioni, la forma della democrazia, e un’altra cosa è il contenuto di classe di un dato istituto”” (1) (pag 24-25) (1) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’ Secondo Engels le indicazioni di quella teoria sono “”considerevolmente invecchiate”” non solo per ragioni di tecnica della lotta armata, sule quali, pure, egli si sofferma nel dettaglio. L’inadeguatezza della teoria non sta solo nel fatto che dal 1848 – 1849 in poi si sono verificati nella tecnologia militare e nella topografia urbana moltissimi cambiamenti “”tutti a favore dell’esercito”” repressore di rivoluzioni (…) (pag 30) Autocritica di Engels (pag 32)”,”TEOC-021-FB” “MERKER Nicolao”,”La filosofia dei nazionalismi europei.”,”Nicolao Merker (1931-2016), allievo di Galvao Della Volpe, ha insegnato presso le Università di Messina e Roma Storia della filosofia e Storia delle dottrine politiche. Ha scritto saggi su l’ Illuminismo tedesco, Hegel, Marx, la Germania, il nazionalismo, il populismo e il colonialismo. Tesi Merker: socialismo marxista e leninista dottrina eurocentrica (pag Contiene il paragrafo 7, capitolo III, ‘Le colonie nel marxismo classico’ (pag 47-50) “”Engels, in una sua corrispondenza del gennaio 1848 per la rivista «The Northern Star», aveva definito la conclusione della conquista francese di Algeri un «progresso della civiltà», perché «tutte queste nazioni di liberi barbari appaiono molto fiere, nobili e gloriose, se viste a distanza», ma se le si guarda da vicino, alla loro barbarie di predoni è «dopo tutto preferibile il borghese moderno, con la civiltà, l’industria, l’ordine e lo spirito relativamente illuminato che lo accompagnano» (19). Engels si era rallegrato anche della conquista americana del Messico. Pur sapendo che nell’immediato quella guerra avrebbe giovato «innanzi tutto solo alla borghesia» statunitense, pensava che per il Messico l’esser stato «tirato con la violenza nel movimento storico» costituisse comunque un progresso. Sicché «è nell’interesse del suo stesso sviluppo che in futuro esso sia posto sotto la tutela degli Stati Uniti» (20). A proposito della colonizzazione inglese dell’India c’è un giudizio lapidario di Marx, ossia che «l’Inghilterra deve assolvere una doppia missione (…), una distruggitrice, l’altra rigeneratrice: annientare la vecchia società asiatica e porre le fondamenta materiali della società occidentale in Asia» (21). Perfino la Russia, bestia nera di Marx ed Engels per l’autoritarismo liberticida ch’essa rappresentava, in una lettera di Engels del 23 maggio 1851 all’amico veniva giudicata «veramente progressista nei confronti dell’Oriente», perché «il dominio russo, con tutta la sua brutalità, con tutto il suo sudiciume slavo, compie opera di civiltà nel mar Nero, nel mar Caspio e nell’Asia centrale, tra baschiri e tartari»: perché ivi, a merito storico della Russia, sono stati introdotti «specialmente elementi della società industriale» (22). La Francia in Algeria, gli Stati Uniti nel Messico, l’Inghilterra in India, la Russia al di là degli Urali fungevano per Marx ed Engels da agenti di una legge oggettiva della storia: vi importavano i germi della modernità che, dissolvendo gli anacronismi socio-economici tribali, patriarcali, medievali, e sviluppandovi l’imprenditorialità mercantile e poi capitalistico-industriale, avrebbero posto in tutti quei paesi le premesse per la transizione al socialismo”” (pag 47-48) [(19) OME (Marx-Engels Opere, Roma, Editori Riuniti, Roma, 1972, VI, p. 525; (20) Engels, 1848, 1973, p. 538 (‘I movimenti del 1847’, OME, VI, 1973, pp. 531-540); (21) Marx 1853, 1978 (‘I risultati futuri della dominazione britannica in India’, in OME XII, 1978), pp. 223-29), p. 223; (22) OME, XXXVIII, 1972 e sgg., p. 290] [Nicolao Merker, ‘La filosofia dei nazionalismi europei’, La Scuola di Pitagora editrice, Napoli, 2018]”,”TEOP-531″ “MERKER Nicola, a cura, saggi di Nicola BADALONI Etienne BALIBAR Marcello CINI Franco FERRAROTTI Francesco GALGANO Valentino GERRATANA Augusto GRAZIOSI Eric J. HOBSBAWM Cesare LUPORINI Nicolao MERKER Fulvio PAPI Adam SCHAFF Paul SWEEZY Silvano TAGLIAGAMBE Pierre VILAR”,”Marx, un secolo.”,”Contiene tra l’altro i saggi di Francesco Galgano ‘Marx e i momenti della transizione’, Paul Sweezy ‘Le crisi e la teoria del valore in Marx’ e di Pierre Vilar ‘Marx di fronte alla Spagna e alla sua storia’”,”MADS-037-FF” “MERKER Nicolao”,”Marxismo e storia delle idee.”,”L’economia politica moderna in Germania, una teoria «importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia» “”Un nesso fra il metodo dell’economia politica classica, scienza borghese moderna per eccellenza, e la dialettica di Hegel dunque c’è: c’è nella mente di Hegel e c’è anche, da quel che si è visto, per Marx. È quindi un aspetto della questione dal quale non si può prescindere. L’altro aspetto è però che il metodo logico di Hegel, come osservava Engels già nel 1859, pur essendo «fra tutto il materiale logico esistente», vale a dire nell’ambito della produzione di ideologie che poteva aversi in Germania, «l’unica cosa a cui almeno ci si potesse appigliare», appariva sia a Marx sia a Engels assolutamente inutilizzabile per la trattazione dei «fatti testardi» dell’economia politica (33). Sarebbe abbastanza facile uscire dall’impasse col dire che la critica marxiana del 1843-44 della dialettica di Hegel – ossia del doppio processo per cui l’empiria dapprima trascesa in speculazione si capovolge nello scambio della speculazione in empiria o nel «positivismo acritico» di Hegel – coinvolgerà di lì a non molto (si pensi alla ‘Miseria della filosofia’ e all’ ‘Einleitung’) anche e per l’appunto il metodo dell’economia politica classica (…). Quando nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ Marx parla del «punto di vista dell’economia politica moderna» da cui Hegel si pone, occorre insomma precisare subito che, al di là di implicazioni generali di metodo che accomunano l’economia politica qua talis e la filosofia hegeliana, si tratta innanzi tutto di un «punto di vista» d’importazione. Per la Germania della prima metà dell’Ottocento tale punto di vista era di fatto, come rileva Marx nel poscritto al ‘Capitale’, l’«espressione teorica di una realtà forestiera», vale a dire una teoria «importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia», non corrispondente per nulla allo sviluppo storico peculiare della società tedesca nel quale, mancando l’edificazione di strutture produttive borghesi moderne, altresí «mancava l’humus dell’economia politica» e dunque anche «ogni continuazione originale dell’economia “”borghese””». La conseguenza fu che i principi della scienza economica, non potendo essere in Germania l’espressione teorica di una situazione economica di egemonia borghese, vennero interpretati dai «professori tedeschi» nel limitato «senso del mondo piccolo-borghese che li circondava, quindi malamente interpretati» (34). Ci sembra che questi richiami conclusivi, contenuti nelle stesse pagine in cui Marx esprime il suo più famoso riconoscimento a Hegel, non soltanto diano proprio a quel riconoscimento la giusta e sola dimensione che nel contesto gli compete, ma sciolgano anche l’apparente enigma della coesistenza dei riconoscimenti a Hegel con la mordente e non casuale ironia contro il professore piccolo-borghese dell’Università di Berlino. Avviano a scioglierlo, ormai s’intende, in un quadro ben più complesso di quello proposto dalle interpretazioni schematicamente riduttive per le quali Hegel sarebbe, di volta in volta, o semplicemente il filosofo della restaurazione, o, putacaso, l’espressione più organica di un’ideologia di dominio borghese”” (pag 247-249) [Nicolao Merker, ‘Marxismo e storia delle idee’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(33) Cfr. La recensione engelsiana a ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx, in ‘Das Volk’, 6 e 20 agosto 1859, in Marx ‘Per la critica dell’economia politica’, pp. 206-207; (34) Cfr. ‘Il capitale’, pp. 38, 41]”,”MADS-821″ “MERKER Nicolao a cura; saggi di Paolo CASINI Lia FORMIGARI Emilia GIANCOTTI Nicolao MERKER Demetrio NERI Francesco TREVISANI Giancarlo ZANIER”,”Storia della filosofia. L’epoca della borghesia. Volume II.”,”Dono della Menin”,”FILx-595″ “MERLE Roger”,”Armand Barbès, un révolutionnaire romantique.”,”Contiene dedica autore. Rivoluzionario francese (Pointe-à-Pitre, Guadalupa, 1809-L’Aia 1870). Di famiglia agiata, consacrò la vita e la sua fortuna alla causa repubblicana. Cospirò con Blanqui contro Luigi Filippo. La sua condanna a morte fu commutata in detenzione a vita, ma, liberato in seguito alla rivoluzione del 1848, tentò il 15 maggio del medesimo anno di creare un governo d’insurrezione. Ancora condannato e incarcerato, fu graziato da Napoleone III nel 1854, ma preferì l’esilio. (fonte Italiano-Storia) Roger MERLE è professore di facoltà all’ Università di scienze sociali di Toulouse, discendente di Armand BARBES. Ha consultato gli archivi familiari. Barbès. In carcere senza concessioni. “”En dépit des soins qu’il recevait et du soleil languedocien la santé de Barbès ne se rétablissait pas: “”Je me coucherais volontiers pour dormir de mon dernier sommeil, disait-il, je ne me reconnais plus moi-même, vigase, air, voix et corps, tout a changé””. La fièvre était quotidienne. Indifférentes à cette mort lente les autorités n’envisageaient pas de le libérer. Il continuait du reste à refuser farouchement que l’on accomplit la moindre démarche à son profit. Blanqui n’avait pas le mêmes scrupules. Malade égalment à la prison de Doullens où il avait été transféré depuis le Mont-Saint-Michel, il bénéficia d’une grâce médicale le 6 décembre 1844 et fut ensuite hospitalisé pendant quelques mois à l’ hôpital de Tours aux frais de l’ Etat. Singuliére faveur dont aucun autre prisonnier de mai ne profita””. (pag 151-152)”,”MFRx-276″ “MERLE Marcel”,”Sociología de las relaciones internacionales.”,”MERLE Marcel “”Marx estima que el reino provisional de la burguesía es un factor irresistible de internacionalización: “”El aislamiento nacional y los antagonismos entre los pueblos desparecen de día en día con el desarrollo de la burguesía, la libertad de comercio y el mercado mundial, con la uniformidad de la producción industrial y las condiciones de existencia que le corresponden”” (Manifiesto comunista). (…) “”La universalidad hacia la que tiende incesantemente el capital encuentra unos límites immanentes a su naturaleza, los cuales, en un cierto estadio de su desarrollo, se alzarán como el mayor obstáculo a esta tendencia y lo empujarán a su autodestrucción”” (Elementos fundamentales para una critica de la economia politica). Así puede explicarse que Marx tomase posición a favor de los procedimientos que debían asegurar la expansión y el éxito, provisional, del capitalismo. Lo hace con absoluto conocimiento de causa, ya que le parece que es el mejor medio para apresurar la revolución. Por ejemplo, cuando toma partido a favor del libre cambio: “”En general, en nuestros días, el sistema protector es conservador, mientras que el sistema de libre cambio es destructor. Disuelve las antiguas nacionalidades y lleva al límite el antagonismo entre la burguesía y el proletariado. En una palabra, el sistema de libertad comercial apresura la revolución social. Solamente en este sentido revolucionario voto a favor del libre cambio”” (Discurso sobre el libre cambio, 1848)”” [Marcel Merle, Sociología de las relaciones internacionales, 1982] (pag 72-73)”,”RAIx-305″ “MERLE Robert”,”La morte è il mio mestiere.”,”Robert Merle è nato il 29 agosto 1908 in Algeria. Fino al 1939 ha insegnato a Bordeaux, Marsiglia e Parigi. Ufficiale di collegamento con gli alleati inglesi durante la seconda guerra mondiale, è stato fatto prigioniero a Dunkerque nel giugno 1940, e internato in un campo di concentramento, prima presso Dortmund, quindi nella Prussia orientale. Dopo la guerra ha ripreso ad insegnare, questa volta nell’università di Rennes, portando nel frattempo avanti sia la sua tesi di dottorato su Osca Wilde, che è stata pubblicata nel 1948, sia il suo primo romanzo ‘Week-end a Zuydcoote’, con il quale nel 1949 ha ottenuto il premio Goncourt. ‘La mort est mon métier’ del 1953 (Ed. Riun. 1956), è il suio secondo romanzo, In seguito Merle si è occupato di teatro, sia come regista che come autore. E’ stato anche collaboratore del quotidiano Le Monde e del settimanale Le lettres français’ (…). (dalla introduzione) “”Alla fine di ‘La morte è il mio mestiere’, il romanziere cede la parola allo storico. Le ultime cento pagine del libro non concedono nulla all’immaginazione. Gli archivi tedeschi, le testimonianze sui campi, i verbali del processo di Norimberga e di altri processi a criminali di guerra, offrono a Robert Merle un materiale che egli si limita a condensare e a sintetizzare. (…) L’SS Rudolf Lang non è più un personaggio, un caso individuale. Egli è divenuto un oggetto, un essere perfettamente svuotato e disumanizzato. È diventato un enigma indecifrabile. La sola domanda che si può formulare non è «Cosa pensava?» ma «Come è arrivato a non pensare nulla?». Rispodnere a questa domanda significa ricordare tutta la storia della Germania contemporanea, del nazismo, gli avvenimenti e l’ideologia di mezzo secolo”” (Claude Roy, Liberation, febbraio 1953) Visita di Himmler al campo di concentramento. “”Alla fine, dicisi che il giorno della visita di Himmler alcuni ‘Scharführer sarebbero entrati con gli ebrei nella «stanza da bagno» e avrebbero distribuito piccole saponette. Contemporaneamente, ordinai al Dolmetscher di darne notizia nello spogliatoio mentre gl’internati si svestivano. Sapevo che per gl’internati qualsiasi frammento di sapone costituiva una inestimabile ricchezza, e su questo contavo per tenerli quieti. Fu una trovata magnifica; appena Himmler arrivò, alcuni Scharführer circolarono fra la massa con grandi scatole di cartone, i Dolmetscher ne dettero notizia con gli altoparlanti, s’udì un mormorio di contentezza, tutti gli ebrei si spogliarono a tempo di record, e svelti e allegri corsero nella camera a gas. …. finire (pag 278-279)”,”QMIS-053-FV” “MERLE Robert a cura, Ahmed BEN-BELLA”,”Ahmed Ben Bella.”,”Robert Merle è nato nel 1908 a Tebessa, in Algeria, da famiglia francese. Laureato in filosofia e specializzato in lingue anglosassoni, ha insegnato all’Università di Rouen. Autobiografia di Ben Bella, ricostruita dallo scrittore francese Robert Merle, sul racconto fatto dal presidente algerino davanti al magnetofono, poco prima di venir destituito dal colpo di Stato del colonello Bumedien. Robert Merle è nato nel 1908 a Tebessa, in Algeria, da famiglia francese. Laureato in filosofia e specializzato in lingue anglosassoni, insegna ora all’Università di Rouen. Con Week-end a Zuydcoote ha vinto il Premio Goncourt 1949 e con L’Ile il Prix de la Fraternité.”,”BIOx-061-FV” “MERLEAU-PONTY Maurice”,”Signos.”,”MERLEAU-PONTY Maurice è nato neo 1908 e morto nel 1961. Agregé di filosofia dal 1930 e dottore in lettere dal 1945, insegnò in vari licei e presso la Scuola Normale Superiore, la Facoltà di lettere di Lione, la Sorbona e il College de France. Autore di varie opere, il suo pensiero considera il principio della fenomenologia attinta dall’ esistenzialismo di SARTRE (con il quale fu animatore della rivista ‘Les Temps Modernes’ dal 1945, e da cui si separò nel 1953). Successivamente la sua attenzione si indirizzò al marxismo e assunse una posizione di sinistra non comunista. MERLEAU-PONTY fu psicologo, sociologo, politico, filosofo.”,”FILx-244″ “MERLE-DU-BOURG Alexis”,”Antoon Van Dyck. Portraits.”,”Antoon van Dyck[2] (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641) è stato un pittore fiammingo, principalmente ritrattista, che divenne il primo pittore di corte in Inghilterra, dopo un lungo soggiorno in Italia. È universalmente noto per i ritratti della nobiltà genovese e di Carlo I re d’Inghilterra, dei membri della sua famiglia e della sua corte. Con il suo metodo di pittura di rilassata eleganza, influenzò i ritrattisti inglesi, come Peter Lely, per i successivi anni. Oltre ai ritratti, per i quali fu molto apprezzato, si occupò anche di soggetti biblici e mitologici, introducendo alcune notevoli innovazioni pittoriche. Fu allievo e amico del pittore Peter Paul Rubens, del quale assimilò la tecnica e in parte lo stile. Dopo aver trascorso la giovinezza ad Anversa, si spostò in Italia, dove compì il rituale viaggio di formazione, caratteristico di tutti i grandi pittori fiamminghi. Qui ebbe l’opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere rinascimentali, specialmente del suo pittore favorito, Tiziano. Di ritorno dall’Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, dove si occupò quasi esclusivamente di ritratti. (Wikip) 3 417140 SBN CLOUD”,”ARTx-010-FDR” “MERLET Pierre”,”L’Opposition communiste en URSS. Les trotskystes, 1923-1938. Tome I. 1923-1927: la lutte antibureaucratique dans le parti bolchevique.”,”MERLET Pierre Perché Trotsky nella lotta contro Stalin non ha fatto appello all’Armata Rossa? “”La question d’un possible coup d’Etat contre Staline a souvent été posée à Trotsky, notamment par des oppositionnels, surtout quand la répression a commencé à s’exercer de façon brutale. Le jeunes militants fraîchement ralliés à l’Opposition n’étaient pas le derniers à penser de débarasser ainsi des fourriers de la bureaucratie au sommet de l’Etat. Dans ses mémoires, Boïartchikov évoque une des dernières rencontres de Trostky avec des étudiants de l’Opposition à Moscou en 1927. Trotsky insistait sur l’aide indispensable è apporter au prolétariat internationalç dans la préparation des insurrections ouvrières et, sur le plan intérieur, sur la nécessité d’accroître le rythme de l’industrialisation. Des étudiants lui posèrent alors la question suivante: “”Si Staline nous fusille, il exterminera tous le cadres révolutionnaires. Peut-on le permettre? Est-ce qu nous ne devons pas prendre des mesures préventives?”” Et Boïartchikov ajoute: “”C’étain la question la plus épineuse dans toute l’Opposition. Cette question, des milliers de camarades la lui posaient””. Trotsky – que dès janvier 1925 la direction Staline-Zinoviev avait relevé de ses fonctions de commissaire du peuple à la Guerre, pour briser les liens qu’il aurait pu tisser avec l’Armée rouge – répondit de la manière suivante: “”On ne peut prévenir l’action de Staline que par la force, mais la force n’est pas notre voie. Je vous demande de bien vous en souvenir. L’histoire ne nous pardonnera pas d’avoir apporté à un problème interne au parti une solution par des moyens externes. Si nous voulons prévenir l’action de Staline par la force, il nous faut prendre les armes et commencer la guerre civile. Si nous versons une seule goutte de sang des camarades du parti qui se son égarés, la malédiction des générations présentes et futures tombera sur nos têtes””. “” (pag 103-104)”,”RUSS-238″ “MERLET Pierre”,”L’Opposition communiste en URSS. Les trotskystes, 1923-1938. Tome II. 1928-1938: la lutte à mort contre le stalinisme.”,”MERLET Pierre “”Migliaia di trotskisti furono giustiziati nei diversi campi (23). Non si conoscono sempre tutti i dettagli di questo massacro sistematico, di cui solo pochi superstiti hanno potuto testimoniare. Ma si sa che a Magadan vi sono stati seimila bolscevichi-leninisti massacrati nel 1937. Una tra loro. Tatiana Miagkova, il cui dossier è stato studiato da un archivista sovietico nel 1990, aveva aderito al partito bolscevico nel 1919 e partecipato alla guerra civile. Trasferita a Kharkov, in Ucraina, si unisce all’Opposizione unificata nel 1926, venne esclusa dal partito nel 1927 e deportata ad Astrakhan. Essa diventa la segretaria di Rakovsky, prima di essere deportata in Kazakhistan per aver scritto e diffuso un volantino. Convinta dal marito a rinunciare alle sue attività, le viene consentito di rientrare a Mosca. Ma non rinuncia ad esprimere le proprie opinioni, cosa che gli vale un secondo arresto nel 1933 e una condanna a tre anni di isolamento a Verkhnéouralsk. Un anno dopo; verrà arrestato anche suo marito. Poco dopo la fine del periodo di pena, Tatiana Miagkova subisce un’ultima condanna a cinque anni di campo nella regione di Magadan. Il 17 novembre 1937, viene condannata a morte come “”trotskista che non ha disarmato””, per aver fatto lo sciopero della fame e per essersi ribellata contro una guardia che le impediva di rivolgersi ad un’altra prigioniera”” “”(23) Poco dopo l’attacco all’Urss da parte dell’esercito tedesco, il 22 giugno 1941, Stalin e Beria fecero fucilare centinaia di oppositori imprigionati, tra i quali l’ex dirigente dell’Opposizione di sinistra al fianco di Trotsky, Christian Rakovsky, Olga Bronstein-Kameneva (sorella di Trotsky), le dirigenti trotskiste Varsenika Kasparova, Varvara Iakovleva…”” (pag 129-130)”,”RUSS-239″ “MERLI Stefano”,”L’ altra storia. Bosio Montaldi e le origini della nuova sinistra.”,”Stefano MERLI ha pubblicato nel 1972 presso ‘La Nuova Italia’ ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale’ e presso ‘De Donato’ nel 1975 ‘Fronte antifascista e politica di classe’. Ha inoltre curato per la Einaudi i tre volumi delle opere di Rodolfo MORANDI. ha partecipato alla redazione di ‘Movimento operaio’ ‘Rivista storica del socialismo’ e ‘Classe’. Attualmente (1977) milita nel PdUP e insegna all’ Università di Siena.”,”MITC-027″ “MERLI Stefano”,”Il ‘partito nuovo’ di Lelio Basso, 1945-1946.”,”Stefano MERLI si occupa di problemi storici del movimento operaio e attualmente (1981) insegna all’ Università di Siena. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”ITAC-033″ “MERLI Gianfranco”,”Ansaldo e Livorno.”,”””E’ noto anche che in occasione della firma del patto di non a aggressione russo tedesco Il Telegrafo, per un fondo non conformista di Ansaldo, forse ispirato da Galeazzo, fu tolto dalla circolazione”” (pag 15) “”Ansaldo conosceva la cultura tedesca: era stato in Germania molte volte, aveva studiato i socialisti tedeschi come Giorgio Pasquali. Ma in questo caso (il suo viaggio in Turchia, ndr) ricordava che era stato il giovane Von Moltke ad organizzare l’ esercito ottomano e che erano stati i tedeschi a costruire la ferrovia per Bagdad cercando di unire le province di quel vasto impero e di sottrarlo alla follia dissolutrice dei nazionalismi!”” (pag 19-20)”,”ITAF-134″ “MERLI Stefano”,”Fronte antifascista e politica di classe. Socialisti e comunisti in Italia, 1923-1939.”,”MERLI ha studiato la formazione del proletariato industriale in Italia (Proletariato e fabbrica e capitalismo industriale, il caso italiano, 1880-1900′). Contiene i saggi: ‘La politica delle classi medie e il planismo’ di Lucio LUZZATTO e Bruno MAFFI, ‘Umanismo marxista (A proposito del libro di Saragat)’ di Eugenio COLORNI, ‘La guerra spagnola’ di Rodolfo MORANDI. “”Quando nelle giovani Glosse a Feuerbach, Marx scriveva: “”Fino ad oggi i filosofi non hanno pensato che ad interpretare il mondo: ora si tratta di trasformarlo”” e lanciava contro gli ideologi la frase “”la questione se il pensiero umano attinga la realtà oggettiva non è questione teorica ma pratica””, i caratteri del suo pensiero erano già nettamente definiti (…)”” (pag 124)”,”ITAD-044″ “MERLI Stefano”,”Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880 – 1900. Volume primo.”,”Stefano MERLI insegna all’Università di Siena ‘Ha curato ‘L’Italia radicale. Carteggi di Felice Cavallotti, 1867-1898)’ e il volume di documenti ‘La rinascita del socialismo italiano e le lotte contro il fascismo dal 1934 al 1939′. E’ stato condirettore di ‘Rivista storica del socialismo’ e ha diretto la rivista ‘Classe’.”,”CONx-182″ “MERLI Stefano PUNZO Maurizio VITTORELLI Paolo FORBICE Aldo VALLAURI Carlo AVOLIO Giuseppe BUFALINI Paolo GIOLITTI Antonio MACALUSO Emanuele MASINI Pier Carlo PEPE Adolfo COEN Federico GHIRELLI Antonio BENZONI Alberto LUZZATTO Giunio GIUGNI Gino”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992. Volume secondo.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio di Carlo VALLAURI: ‘Le scelte socialiste del 1956’ e quello di Pier Carlo MASINI ‘La costituente socialista del 1966’ “”Come si sa, le scissioni del periodo 1921-1923 furono ben tre: una scossa principale a Livorno, nel 1921, e due scosse secondarie di assestamento, quella dei socialisti unitari (riformisti) nel 1922 e quella della frazione terzinternazionalista nel 1923. Alla fine il movimento socialista era a pezzi e il Partito comunista cominciava a occupare una parte cospicua del suo spazio. La medesima tecnica venne usata nel secondo dopoguerra, quando il risultato uscito dalle urne alle elezioni per la Costituente aveva detto che il primo partito della sinistra era il socialista. Il Pci prese subito le sue contromisure per modificare questo rapporto di forze, facendo leva su solidarietà oggettive poste da miti e mete comuni, ma anche su complicità oggettive di uomini e di gruppi. Il sorpasso si verificò con le elezioni del 18 aprile 1948 che, se furono una sconfitta per il Fronte popolare, divennero un successo per la compagine del Pci, uscito come il primo partito della sinistra; il nuovo oppositore principale della Dc, mentre un Psi decimato lo seguiva a distanza come la sua ombra”” (pag 396, PC. Masini)”,”ITAC-123″ “MERLI Stefano”,”I Socialisti, la Guerra, la Nuova Europa. Dalla Spagna alla Resistenza, 1936-1942.”,”‘Le cosiddette Tesi di Tolosa sono alla base delle strategie socialiste nella Resistenza e in questo dopoguerra, così come le Tesi di Lione (con ragioni più che dubbie, però) … (pag 7) Saragat e il ‘Tradimento staliniano’. “”Ora l’interpretazione del pensiero di Saragat (…) è nello stesso tempo resa più agevole e più ardua dalle scelte tattiche di Saragat stesso, che rotto l’asse con Nenni dopo il patto Hitler-Stalin, tuttavia lo ristabilisce di lì a poco con l’invasione dell’Urss nel giugno 1941, per romperlo di nuovo alla fine del 1944 quando gli scopi imperiali di Stalin, come pure il ruolo delle sue “”quinte colonne””, non erano più nascosti da cortine fumogene. (…) Gli avvenimenti hanno verificato la serità dell’autonomia socialista da lui cercata sia verso i riformisti che i comunisti. “”Il tradimento stalianiano – conclude pertando Saragat -, se ha modificato i rapporti di forza, non solo non ha mutato il senso del conflitto, ma ha sottolineato con violenza brutale l’immensa inferiorità storica dei regimi di dittatura e lungi dallo spezzare la nostra volontà di resistenza alla barbarie hitleriana, l’ha irrigidita e l’ha moltiplicata facendole sentire il peso dei maggiori doveri che le incombono”” (139). Tasca, che svolge ora le funzioni di segretario e di direttore de ‘Il Nuovo Avanti’, deve innanzi tutto giustificare questo ruolo assunto in sostituzione di Nenni e confutare “”certi sofismi”” con i quali Nenni pensa di costituirsi “”un alibi per il domani”””” (pag 56-57) [(139) Saragat, Il Partito e la guerra, cit.]”,”ITAD-003-FGB” “MERLI Stefano”,”Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880 – 1900.”,”””Come le macchine considerati siam noi che diamo tutto il lavor, ma non com’esse noi siam trattati; eh, sí, le macchine costan dell’or”” (34) (pag 365) (24) Saco, ‘Lavorando al telaio, in ‘Tochiti de cor de un tessaro, cit., p. 34)”,”MITT-002-FC” “MERLIN Gianni”,”Com’erano pagati i lavoratori durante il fascismo.”,”Libro dedicato a Giulio PASTORE, sindacalista CISL e parlamentare DC “”Una vera e propria definizione del salario corporativo si poteva derivare soprattutto dalle 30 dichiarazioni della Carta del Lavoro. Diverse si riferivano alle condizioni generali di lavoro fissando le garanzie del lavoratore, ma alcune si riferivano senz’altro al salario.”” (pag 33) “”La classe operaia ottenne negli ultimi tempi del fascismo una migliore assistenza sociale, ma ciò non servì a far dimenticare la continua serie di privazioni e di abusi subiti: fu introdotta un’assicurazione contro le malattie, infortuni, invalidità e vecchiaia. L’assicurazioen contro la disoccupazione era stata integrata nel sistema generale delle assicurazioni sociali.”” (pag 45) “”In una riunione di operai di una fabbrica metallurgica di un piccolo paese il gerarca sindacale parla della concorrenza straniera, delle perdite dei padroni e conclude sulla necessità di accettare una riduzione del 10%. Un operaio dopo avere interrotto più volte, chiede la parola: “”Ma chi è lei?”” chiede il gerarca “”è fascista?”” “”No!”” “”E’ sindacato?”” “”Per forza!”” “”Perché viene qui?”” “”Per trattare i miei interessi e quelli dei miei compagni””. Il battibecco tra operaio e gerarca continua e passa sulle questioni della paga, delle giornate di lavoro ecc.””. (pag 51)”,”ITAF-236″ “MERLIN Angelo SANTUCCI Luigi a cura”,”Il libro dell’amicizia.”,”””Se c’è chi, come Tennyson, libera nel canto il proprio strazio e dalla morte dell’amico attinge il fervore per dettare pagine immortali, c’è per contro altri che sotto questo dolore soccombe per non più rialzarsi. «Non potevo ricevere peggiori notizie dalla Russia. Con Puskin è sparita dalla mia vita la mia gioia suprema. Io non intraprendevo niente senza il suo consiglio. Non ho mai scritto una sola riga senza immaginarlo dinanzi a me, senza domandarmi che cosa egli avrebbe detto, che cosa l’avrebbe fatto ridere, che cosa egli avrebbe definitivamente approvato. Il suo giudizio era l’unico che mi preoccupasse e che sostenesse le mie forze… Dio mio! il mio attuale lavoro, ch’egli mi aveva ispirato, è opera sua!… Non potrò continuarlo… Ho provato diverse volte a riprendere la penna, ma essa mi è caduta dalla mano». La mano che, all’annuncio della morte di Puskin, lascia cadere la penna è quella di Gogol: e la storia ci dice che purtroppo non si trattò di una metafora epistolare. Il senso chiaro e ineluttabile di essere un uomo finito, l’autore delle ‘Anime morte’ lo ribadisce in una lettera scritta negli stessi giorni allo storico Pogodin: «La mia perdita è più terribile della vostra. Tu piangi come russo, come scrittore, ed io… Io non sono capace di esprimere la centesima parte del mio dolore… I più luminosi momenti della mia vita furono sempre quelli in cui creavo. Orbene, mentre creavo, l’unico che avevo davanti ai miei occhi era Puskin (…). [S]olo la parola di Puskin mi era cara. Io non intraprendevo niente, non scrivevo niente senza un suo consiglio. Devo a lui tutto quello che ho potuto fare di buono. (…)». Soltanto da un solenne impegno preso con Puskin, Gogol attinse le energie per un supremo sforzo di continuare a scrivere. «Devo continuare la mia opera: Puskin mi ha fatto giurare che l’avrei scritta, a lui ne appartiene l’idea. (…)». Ma fu uno sforzo vano. Dalla morte del suo grande amico ed ispiratore, Gogol precipitò in una disperazione che forse non ha uguali nella storia della letteratura”” (pag 410-412)”,”FILx-002-FGB” “MERLINI Cesare PANICO Giuseppe a cura”,”Il difficile accordo. La cooperazione europea per la ricerca e la tecnologia.”,”””Il grosso della cooperazione bilaterale è incentrato su programmi franco-tedeschi, ma i progetti di maggiore prestigio vedono la presenza della Gran Bretagna (Jaguar, Mrca).”” (pag 77)”,”EURx-158″ “MERLINI Giovanni”,”Appunti di geografia economica.”,”‘Il mare è la più grande e la più economica via di comunicazione’ (pag 157) Le grandi correnti del traffico navale (pag 158-)”,”ASGx-057″ “MERLINO Saverio direzione; articoli di SOREL MERLINO F. MALATESTA MILELLI BONOMI EINAUDI GUARINO BERNSTEIN LEONE AVRIL NITTI e altri”,”Rivista critica del socialismo. Anno 1. 1899″,”Articoli di SOREL, MERLINO, F. MALATESTA, MILELLI, BONOMI, EINAUDI, GUARINO, BERNSTEIN, LEONE, AVRIL, NITTI ecc. Contiene articolo di LEONE: Il metodo del Capitale di Marx.”,”MITS-019″ “MERLINO Saverio, a cura di Aldo VENTURINI e Pier Carlo MASINI”,”Concezione critica del socialismo libertario.”,”””L’ attuale organizzazione operaia è cattiva, autoritaria; essa ha scopi troppi limitati; sovente non è che il trastullo dei politicanti; ciò nonostante essa è il germe da cui uscirà la futura organizzazione sociale. (…) Gli operai non hanno bisogno di capi: possono benissimo affidare a qualcuno di loro qualche missione particolare, ma alla condizione di non disinteressarsene, di non lasciarsi sopraffare dai loro mandatari. La sede dell associazione dev’ essere la loro casa: vi si debbono riunire come in famiglia (…)””. (pag 104)”,”ANAx-222″ “MERLINO Saverio”,”Pro e contro il socialismo. Esposizione critica dei principi e dei sistemi socialisti.”,”””Il socialismo non è il collettivismo o il comunismo o il mutualismo o l’ anarchismo; ma è il fine cui mirano i socialisti di tutte le scuole, l’ eguaglianza cioè delle condizioni come base dell’ indipendenza degl’individui, dell’ armonica loro cooperazione per il benessere comune. In questo fine i fautori dei vari sistemi sono concordi: le discrepanze cadono sui mezzi. Gli uni chiamano in aiuto lo Stato e vorrebbero accrescerne i poteri: gli altri vorrebbero invece abolire lo Stato e da questa abolizione s’impromettono che nasca l’ ordine di cose preconizzato dal socialismo.”” (pag 37)”,”SOCx-138″ “MERLINO F.S.”,”Questa è l’ Italia. L’ Italia Grande Potenza. La Conquista. La Greppia. Polizia e Tribunali. Il Governo. La Borghesia. Il Popolo. (Tit.orig.: L’ Italie telle qu’elle est’).”,”Contiene inseriti due fogli originali della rivista ‘Critica sociale del 20 novembre 1953 con un articolo di Civis, ‘Un socialista libertario: F.S. Merlino’ (pag 324-325) e la prima pagina dell’ articolo ‘Genova: Stato di classe e politica d’ affari (1720-38)’ di Guido QUAZZA (pag 326…)”,”ITAA-126″ “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Il socialismo senza Marx. Scritti dal 1897 al 1930. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista.”,”ANTE3-15 Francesco SAVERIO MERLINO (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani. Aderì fin da giovane al movimento socialista internazionale. Il volume comprende gli scritti di dottrina e polemica più significativi. E’ considerato assieme a Sorel, Bernstein,Croce, uno dei protagonisti del dibattito ideologico di fine secolo di cui era stato l’iniziatore, noto come ‘la crisi del marxismo’. (da risvolto di cop.)”,”TEOC-471″ “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Il socialismo senza Marx. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista (1897-1930).”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”TEOC-053-FL” “MERLINO Francesco Saverio”,”Questa è l’Italia.”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”ITAS-078-FL” “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Revisione del marxismo. Lineamenti di un socialismo integrale.”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”SOCx-019-FL” “MERLO Grado Giovanni”,”Intorno a Frate Francesco. Quattro studi.”,”G.G. Merlo (1945) insegna Storia della Chiesa medievale e dei movimenti ereticali presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni: ‘Eretici e inquisitori nella società piemontese del Trecento’, ‘Eretici ed eresie medievali’.”,”RELC-022-FSD” “MERLO Grado Giovanni”,”Contro gli eretici. La coercizione all’ortodossia prima dell’inquisizione.”,”Grado Giovanni Merlo insegna Storia della chiesa medievale e dei movimenti ereticali e Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Statale di Milano.”,”RELC-076-FL” “MERMEIX”,”Le Syndicalisme contre le Socialisme. Origine et developpement de la Confederation Generale du Travail.”,”‘Lo sciopero generale è la causa finale del sindacalismo’”,”MFRx-156″ “MERNISSI Fatema”,”Islam e democrazia. La paura della modernità.”,”Fatema Mernissi è nata a Fez, in Marocco, nel 1940: docente di sociologia e attualmente ricercatrice presso l’Istituto Universitario di Ricerca Scientifica (IURS) dell’Università di Rabat Mohammed V, studiosa del Corano e narratrice, da molti anni s’impegna nella scrittura, nell’insegnamento in ambito internazionale e nel lavoro culturale per migliorare le forme di comunicazione nella società civile. I suoi libri sono letti in tutto il mondo e tradotti in più di venti lingue; in Italia è nota sopratutto per La terrazza proibita, L’harem e l’Occidente, Le donne del Profeta, Le sultane dimenticate, Chahrazad non è marocchina.”,”VIOx-029-FL” “MEROLA Rosy”,”JFK, 22 novembre 1963: il ‘Grand Design’ atlantico di Kenneyd rimasto incompiuto.”,”””Il 4 luglio 1962 Kennedy tenne a Filadelfia il suo famoso discorso, in cui lanciò il progetto di una partnership Atlantica: (…) “”Una volta che l’Europa unita fosse divenuta una realtà, la Gran Bretagna vi si sarebbe associata e con il contributo della Gran Bretagna e del Commonwealth sarebbe stato possibile trasformare i rapporti Stati Uniti – Europa in una partnership basata sull’uguaglianza; a quel punto l’URSS avrebbe accantonato la teoria dell’espansione mondiale del comunismo e i rapporti Est-Ovest si sarebbero stabilizzati in termini di coesistenza pacifica”” (13). Kennedy ispirandosi, quindi al pensiero di Monnet, proponeva un’alleanza fondata su due “”pilastri”” uguali; in particolare – dando per scontata l’adesione inglese – proponeva alla Comunità l’apertura di un negoziato globale per la riduzione “”lineare e reciproca”” delle tariffe doganali tra i Paesi al Gatt, proposta che passò alla storia con il nome di “”Kennedy Round”” (14). Solo su un punto gli Stati Uniti avrebbero conservato il loro predominio, vale a dire sulla forza nucleare. Attraverso l’assorbimento della forza britannica e di quella francese pure ancora in stato embrionale – l’America era deicsa ad esercitare il monopolio nucleare in Europa”” (pag 5) (13) Maria Grazia Melchionni, Quale domani per questa Europa?, Edizioni Studium, 2004, pp. 129-130; (14) Bino Olivi, ‘L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948-1998, Il Mulino, 1983, p. 81″,”USAQ-084″ “MERRIDALE Catherine”,”Lenin on the Train.”,”MERRIDALE Catherine: ha insegnato presso le università di Cambridge, Bristol e Londra, occupandosi di storia e politica russa. I suoi libri hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e sono stati tradotti in tutto il mondo. Dal 2016 è membro della British Academy. “”Lenin on the Train”” è stato nominato Libro dell’anno da “”The Times””, “”The Financial Times”” e “”The Economist””, Il 3 aprile 1917, dopo anni di esilio, Lenin parte da Zurigo per far ritorno in Russia. Ad accoglierlo alla stazione Finlandia di Pietrogrado un’enorme folla festante. Dopo un lungo viaggio attarverso la Germania, la Svezia e la Lapponia Lenin non appare stanco: attende questo rientro in Russia da anni. Che ruolo ha avuto la Germania del Kaiser Guglielmo II nel favorire il rientro di Lenin in Russia? Creare il caos rivoluzionario poteva disarticolare il fronte russo? Che spazi si aprono per le macchinazioni delle potenze occidentali? «…(Lenin) era impaziente di seguire la rivoluzione che aveva previsto da vent’anni. Come molti socialisti, si aspettava che iniziasse da qualche parte nell’Europa occidentale, ma i primi mesi del 1917 portarono notizie di proteste su larga scala nella capitale russa, Pietrogrado. Quello shock era stato appena assorbito quando il mondo venne a sapere che lo Zar aveva abdicato. Alla vigilia della campagna, con i piani in atto per una grande offensiva in occidente, il futuro dell’impero russo era improvvisamente incerto. A Pietrogrado, la folla esultò. Il paese era diventato una repubblica. Come quasi tutti gli esuli russi, Lenin fu felicissimo quando apprese questa notizia. Come leader del partito rivoluzionario più militante della Russia, la sua priorità era tornare a casa. Il problema era che si trovava come intrappolato. Né la Gran Bretagna né la Francia erano inclini ad assisterlo nei suoi piani di viaggio. Lo conoscevano come un fiero oppositore della guerra e tutto il loro sforzo diplomatico era concentrato nel convincere la Russia, libera o meno, a continuare a combattere in modo da poter vincere. Questa posizione poco utile lasciava a Lenin solo una possibilità. Comportava prendere un treno attraverso la Germania, attraversare la Svezia in traghetto e continuare verso nord fino al confine di Haparanda. Il problema lì era la Germania stessa, perchè il suo esercito aveva massacrato centinaia di migliaia di soldati russi sul fronte orientale dal 1914. Il dilemma di Lenin sembrava irrisolvibile, Attraversare la Germania era un tradimento, restare in Svizzera significava ignorare la chiamata che aveva atteso per tutta la vita. Lenin, naturalmente, scelse la prima. Ciò che lo rese possibile fu l’inaspettata cooperazione dell’Alto Comando tedesco. La situazione di stallo nelle trincee aveva costretto tutti i governi europei delle grandi potenze di cercare i modi per ottenere un vantaggio in un ambito diverso dal campo di battaglia. Nel 1917, un piccolo gruppo di funzionari all’interno del ministero degli esteri tedesco era persuaso a favorire l’idea di usare gli insorti per destabilizzare i loro nemici. Sponsorizzarono ammutinati militari in Francia, armarono i nazionalisti irlandesi e sognarono di scatenare una ribellione ai confini dell’India. Quando fu raccomandato il nome di Lenin, furono rapidi a cogliere il suo potenziale per interrompere lo sforzo bellico della Russia. Se tutto fosse andato bene e l’esercito tedesco avesse colto l’occasione per sferrare un colpo davvero schiacciante contro Gran Bretagna e Francia, i tedeschi non avrebbero avuto bisogno a lungo di Lenin. Con tale disegno, i funzionari tedeschi (…) acconsentirono persino alla richiesta di Lenin che la carrozza che trasportava il suo gruppo di rivoluzionari fosse trattata come un’entità extraterritoriale, isolata dal mondo circostante e quindi immune da qualsiasi contatto con la popolazione nemica.» (pag 6; traduz. d. r.)”,”LENS-001-FSL” “MERRIFIELD Andy”,”Henri Lefebvre. A Critical Introduction.”,”Andy Merrifield previously taught geography in the United States and United Kingdom, and is the author of Guy Debord, Dialectical Urbanism, and Metromarxism. He lives in the Haute-Loire, France. Foreword: Something Cool by Herbert MUSCHAMP, Acknowledgments, Preface, Notes, Afterword, Index,”,”BIOx-042-FL” “MERRITT MINER Steven”,”Stalin’s Holy War. Religion, Nationalism, and Alliance Politics, 1941-1945.”,”Steven Merritt Miner is professor of history at Ohio University in Athens, Ohio. He is author of Between Churchill and Stalin, The Soviet Union, Great Britain, and the Origins of the Grand Alliance. Preface, Acknowledgments, Glossary and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography of Works Cited, Index, Maps, Illustrations,”,”RUST-022-FL” “MERSHON Carol PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di Salvatore VASSALLO Martin RHODES Douglas A. WERTMAN Piergiorgio CORBETTA Arturo M.L. PARISI Richard S. KATZ Osvaldo CROCI Donatella DELLA PORTA Alberto VANNUCCI Richard M. LOCKE Gianpietro MAZZOLENI Rosalba SALVATO”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1994.”,”Piergiorgio Corbetta è professore di Analisi delle classi e dei gruppi sociali nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Osvaldo Croci è Assistant Professor of Political Science nel Department of Political Science della Laurentian University, Canada. Donatella della Porta è professore associato di Governo locale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Richard Katz è Professor of Political Science nel Department of Political Science della Johns Hopkins University, Maryland. Richard Locke è Associate Professor of Industrial Relations and Political Science nel Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, Mass. Gianpietro Mazzoleni è professore associato di Sociologia della comunicazione nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Salerno. Carol Mershon è Assistant Professor of Political Science nel Department of Government and Foreign Affairs della University of Virginia. Arturo M.L. Parisi è professore di Sociologia dei fenomeni politici nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna. Gianfranco Pasquino è professore di Scienza della politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Martin Rhodes è Lecturer nel Department of Government della University of Manchester, UK. Rosalba Salvato lavora presso l’Ufficio elettorale del ministero dell’Interno. Alberto Vannucci ha conseguito il diploma di perfezionamento in Scienze politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna di Pisa, dove svolge attività di ricerca. Salvatore Vassallo è dottorando di ricerca in Scienza della politica nell’Università di Firenze. Douglas Wertman è Resource Analyst presso la United States Information Agency, Washington, DC.”,”ITAP-048-FL” “MERTHA Andrew C.”,”China’s Water Warriors. Citizen Action and Policy Change.”,”MERTHA Andrew C. è Assistant Professor of Political Science alla Washington University. Ha pubblicato ‘The Politics of Piracy: Intellectual Property in Contemporary China’ (Cornell).”,”CINE-069″ “MERTON Robert K.”,”Scienza, tecnologia e società nell’ Inghilterra del XVII secolo.”,”MERTON insegna sociologia alla Columbia Univ di NY, ed è considerato uno dei maggiori sociologi contemporanei. Fra le sue opere: ‘Social Theory and Social Structure’ (1949) (tradotto in IT), ‘On the Shoulders of Giants’ (1965) (idem), ‘The Sociology of Science’ (1973). Tesi: sviluppo scienza e secolarizzazione religione gran peso in cultura capitalismo”,”SCIx-047″ “MERTON Robert K.”,”Sociologia della conoscenza. [da ‘Teoria e struttura sociale’, vol. III: Sociologia della conoscenza, cap. XIV]”,”””Soltanto nei suoi ultimi scritti Engels giunse a riconoscere che il concetto di sovrastruttura ideologica includeva molte «forme ideologiche» che differiscono in modo ‘significativo’, vale a dire che non sono ugualmente e similmente condizionate dalla base materiale. Il fatto che Marx non trattò questo problema sistematicamente (21) spiega in gran parte l’indeterminatezza iniziale di ‘ciò’ che è compreso nella sovrastruttura e il modo in cui queste diverse sfere «ideologiche» sono in rapporto con i modi di produzione. Nel precisare il termine generico di «ideologia», Engels concede un certo grado di autonomia al diritto. «Appena la nuova divisione del lavoro, che crea gli avvocati professionisti, diventa necessaria, si presenta una sfera nuova e indipendente che, malgrado la sua dipendenza dalla produzione e dal commercio, ha tuttavia una sua capacità di reagire a sua volta su queste aree. In uno Stato moderno, il diritto non deve soltanto corrispondere alla posizione economica generale ed esserne l’espressione ma deve essere anche un’espressione che ha ‘una sua logica interna’ e che non appaia, a causa di intime contraddizioni, incoerenze. E perché questo sia attuato, il riflesso fedele delle condizioni economiche viene sempre più violato. Quanto più spesso questo processo diviene frequente, tanto più raramente succede che un codice di leggi sia l’espressione diretta, rigorosa e inalterata del dominio di una classe: questo in sé violerebbe già «il concetto di giustizia» (22). Se ciò è vero per il diritto, che ha delle strette connessioni con le pressioni economiche, è maggiormente vero per altre sfere della «sovrastruttura ideologica». La filosofia, la religione e la scienza sono particolarmente influenzate dal patrimonio preesistente di conoscenze e credenze e sono solo indirettamente e in ultima analisi influenzate da fattori economici (23). In questi campi non è possibile «derivare» il contenuto e lo sviluppo delle credenze e delle conoscenze semplicemente da un’analisi della situazione storica: «L’evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. si fonda sull’evoluzione economica. Ma tutte reagiscono una sull’altra e sulla base economica. Non è già che la situazione economica sia ‘causa, puramente attiva’, e tutto il resto sia effetto passivo. Ma è un effetto vicendevole sulla base della necessità economica che in ultima istanza prevale» (24). Dire che «in ultima istanza» la base economica si afferma, significa che le sfere ideologiche possiedono un certo grado di sviluppo indipendente. Come infatti osserva Engels: «Quanto più il campo, che noi stiamo esaminando, si allontana dalla sfera economica e si avvicina all’ideologia puramente astratta, tanto più troveremo che nella sua evoluzione mostra delle accidentalità (cioè, deviazioni dal «previsto»), tanto più la sua curva scorre a zig-zag» (25). Infine, vi è una concezione ancora più limitata dello status sociologico delle scienze naturali. In un passo ben noto, Marx distingue espressamente le scienze naturali dalle sfere ideologiche. «Con il cambiamento della base economica si sconvoge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo svolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, ‘che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali’, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo» (26). Così, alle scienze naturale e all’economia politica, che può eguagliare la precisione delle prime, è concesso uno status del tutto distinto da quello dell’ideologia. Il contenuto concettuale delle scienze naturali non è imputato ad una base economica; a questa vengono imputati semplicemente i suoi «scopi» e il suo «materiale». «Ma senza industria e commercio dove sarebbe la scienza della natura? Persino questa scienza «pura» della natura ottiene il suo scopo, così come ottiene il suo materiale, ‘soltanto’ attraverso il commercio e l’industria, attraverso l’attività pratica degli uomini» (27). Con lo stesso ragionamento, Engels afferma che la stessa apparizione della concezione materialistica della storia di Marx fu determinata da «necessità», come è indicato dal sorgere di dottrine analoghe di storici inglesi e francesi del periodo e dalla stessa concezione elaborata indipendentemente da Morgan (28). Egli va ancora oltre sostenendo che la stessa teoria socialista è un «riflesso» proletario del conflitto di classe moderno, così che qui, almeno, proprio il contenuto «del pensiero scientifico» è considerato socialmente determinato (29), senza che per questo la sua validità sia viziata”” (pag 839-842) [(21) Questa è probabilmente la base dell’osservazione di Scheler: «Una tesi specifica della concezione economica della storia è la subordinazione delle leggi di sviluppo di ‘tutta’ la conoscenze alle leggi di sviluppo delle ideologie», ‘Die Wissenformen’, cit, p.21; (22) Engels, lettera a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890, in Marx, ‘Selected Works’, Mosca, Cooperative Publishing Society, 1935, I, p. 385; (23) Ibid., I, p. 386; (24) Engels, lettera a Heinz Starkenburg, 25 gennaio 1894, Ibid., I, p. 392; (25) Ibid., I. 393; cfr. Engels, ‘Feuerbach’, Chicago, C.H, Kerr, 1903, pp. 117 ss. «Per l’arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale, con l’ossatura per così dire della sua organizzazione», (K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, in ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1957, p. 196; (26) Marx ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, cit., p. 11; (27) Marx ed Engels, ‘L’ideologia tedesca’, ed. it. cit., p. 41. Vedi anche Engels, ‘Socialism: Utopian and Scientific’, Chicago, C.H. Kerr, 1910, pp. 24-25, in cui si afferma che le necessità di una classe media in sviluppo spiegano la rinascita della scienza. L’affermazione che «soltanto» il commercio e l’industria forniscono le mete è tipica delle definizioni estreme, e non documentate, dei rapporti sociali, definizioni che prevalgono specialmente nei primi scritti marxisti. Termini come «determinazione» non possono essere presi nel loro significato letterale; sono usati caratteristicamente in un senso molto ampio. L”estensione’ reale delle relazioni fra attività intellettuale e fondamenti materiali non fu investigata da Marx od Engels; (28) Engels, in ‘Marx Selected Works’, I, p. 393. L’esistenza di scoperte ed invenzioni parallele ed indipendenti è stato addotta frequentemente come «prova» della determinazione sociale della conoscenza, nel corso del diciannovesimo secolo. Già nel 1828 Macaulay, nel suo saggio sul Dryden, aveva notato a proposito della invenzione del calcolo infinitesimale fatta da Newton e da Leibniz: «La scienza matematica, in verità, aveva raggiunto un tal punto, che se nessuno dei due fosse esistito, il principio sarebbe stato inevitabilmente stabilito da qualche persona entro pochi anni». Egli cita altri esempi. Gli industriali vittoriani condivisero il medesimo punto di vista di Marx ed Engels. Ai nostri stessi giorni, questa tesi, basata sulle duplici invenzioni indipendenti, è stata specialmente sottolineata da Dorothy Thomas, da Ogburn e da Vierkandt; (29) Engels, ‘Socialism: Utopian and Scientific’, cit., p. 97] [Robert K. Merton, ‘Sociologia della conoscenza’ [da ‘Teoria e struttura sociale’, vol. III: Sociologia della conoscenza, cap. XIV, 821-871]”,”TEOS-009-FGB” “MERUSI Fabio”,”Trasformazioni della banca pubblica.”,”Indice Introduzione. I. Banca pubblica e concorrenza. 2. Il rafforzamento patrimoniale delle banche pubbliche. 3. La riforma delle Casse di Risparmio. 4. I titoli partecipativi delle banche pubbliche e la Borsa. MERUSI-F insegna diritto amministrativo alla Università di Pisa.”,”E1-BAIT-004″ “MESCHINI Marco”,”1204. L’ incompiuta. La quarta crociata e le conquiste di Costantinopoli.”,”Fondo RC MESCHINI Marco (Varese 1972) è storico dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di Crociate, di storia della Chiesa e storia militare. Geopolitica di Costantinopoli. Da residenza imperiale a Nuova Roma. “”La città di Costantinopoli era sorta al principio del IV secolo in una posizione formidabile. Essa si sovrapponeva alla precedente Bisanzio, un villaggio privo di particolare importanza. Il suo sito era però tatticamente perfetto, perché occupava l’ estremità orientale di un triangolo di terra che sfiorava il Bosforo nella sua parte occidentale, protetto dalle acque tranquille e facilmente controllabili del Mar di Marmara e, in più, dotato dell’ eccellente porto naturale del Corno d’ oro. Anche dal punto di vista strategico la città si prestava a essere un’ottima base operativa per le operazioni militari contro i barbari che premevano sul Danubio e gli “”eterni”” rivali orientali, i persiani. A ciò si aggiungeva il fatto di essere crocevia dei commerci est-ovest, e quindi ricca naturalmente.”” (pag 87)”,”TURx-026″ “MESIRCA Giuseppe”,”Vita e morte di Giuseppe Viviani, principe di Boccadarno.”,”Soprattutto nell’incisione raggiunse risultati eccezionali, tra i maggiori del Novecento italiano (accanto a Giorgio Morandi e Luigi Bartolini), trasformando in originali immagini la sua personale visione del mondo, con una particolare predilezione per la vita del litorale pisano che ben conosceva. Visse infatti lungamente a Marina di Pisa, ed alla morte, seguendo le sue ultime volontà, le lastre originali delle sue opere furono gettate in mare al largo della piccola località costiera toscana. Viviani raggiunse la fama soltanto nel secondo dopoguerra: era il 1948 quando gli fu assegnata la cattedra di incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, cattedra che era già stata ricoperta da Giovanni Fattori. Iniziò così per Viviani un periodo di grandi successi, con la partecipazione a importanti mostre e concorsi internazionali di incisione, che lo videro più volte vincitore. Nel 1960 la città di Pisa gli dedicò una grande mostra che ripercorreva tutta la sua opera, e gratificò l’artista con la nomina a “”cittadino benemerito””. La vita di Viviani non fu facile: perse infatti il padre all’età di due anni e dovette trasferirsi insieme alla madre presso il nonno, un ortopedico che fabbricava arti finti, oggetti che devono essersi impressi nella memoria dell’artista bambino, tanto che poi li inserì in molte sue opere. Fino alla Seconda guerra mondiale svolse numerosi e diversi lavori, senza mai però abbandonare la sua attività artistica. Con la chiamata in cattedra a Firenze l’artista, ormai cinquantenne, ebbe finalmente il successo che meritava: le sue incisioni raggiunsero quotazioni altissime, dandogli quella tranquillità economica che gli permise di dedicarsi solo alla sua arte e alla sua seconda grande passione, la caccia: non a caso mute di segugi si trovano ritratte in molte sue opere, ed alla morte chiese ed ottenne di essere seppellito con la sua doppietta preferita. È sepolto nella chiesa di San Francesco a Pisa. All’indomani della sua morte, nel 1965, gli viene dedicata una retrospettiva nell’ambito della IX Quadriennale di Roma. L’arte di Viviani è improntata ad una visione malinconica e decadente della vita, ed allo stesso tempo ad un grande amore per la vita stessa. Con un segno lineare ed essenziale ed una raffinata perizia tecnica, l’artista si è mosso tra un ingenuo immaginario popolaresco e la meditata ricerca di immagini della memoria, ricreando un mondo venato di profonda emotività e percorso da aperture metafisiche ricche di allusioni, suggestioni e significati. (wikip)”,”BIOx-048-FV” “MESNARD Pierre, a cura di Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico rinascimentale. Volume I. (Tit.orig.: L’ essor de la philosophie politique au XVI siecle)”,”Il comunismo dei fratelli moravi (pag 376) “”Ma, protetti da grandi signori, gli anabattisti ritornano presto e si istallano più numerosi nei feudi dei Kaunitz ad Austerlitz. Qui un cappellano tirolese, Jacopo detto Hutter, creò un’ organizzazione omogenea sulla base della separazione completa dal mondo degli infedeli, la comunanza assoluta dei beni, la disciplina affidata ai ministri della parola. Essi dal nome del loro capo si chamano Hutterowczy (Hutterer). La rivolta di Münster procura loro una nuova persecuzione””. (pag 378-379)”,”TEOP-189″ “MESNARD Pierre, a cura di Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico rinascimentale. Volume II. (Tit.orig.: L’ essor de la philosophie politique au XVI siecle)”,”””Bodin ci dà dunque qui un piano estremamente chiaro: prima l’ analisi della sovranità che fonda lo Stato, poi dei modi in cui tale sovranità è esercitata, ciò che ci fornisce le diverse forme o regimi dello Stato; infine l’ analisi della struttura amministrativa e sociale della nazione””. (pag 144) “”Il comunismo sarebbe infatti contrario alla legge di Dio e ai diritti delle famiglie e Bodin lo proscrive con un rigore tanto maggiore in quanto se ne era appena vista un’ incarnazione scostante nella Germania riformata. Si tratta del famoso episodio di Münster, in cui si videro in effetti le leggi religiose, morali e politiche contemporanemente sconvolte: si può misurare l’ emozione che il fatto produsse da ciò, che Bodin non ritorna meno di quattro volte (…) sulla dittatura di Giovanni da Leida.”” (pag 159) “”La sovranità è dunque qui definita ad un tempo come un potere e come un consenso, in complesso come un potere di coordinazione necessario all’ armonia e al governo dello Stato. Bodin ritorna a diverse riprese su questa nozione che è il vero perno della repubblica. La migliore definizione che ne dà è probabilmente questa: “”La sovranità è il potere assoluto e perpetuo di una repubblica””. (pag 151) Althusius in polemica con Erasmo e con Bodin (pag 303)”,”TEOP-190″ “MESSADIÉ Gerald”,”Storia dell’antisemitismo. 2500 anni di odio e di persecuzione.”,”Gerald Messadié è nato al Cairo nel 1931. Ha trascorso la sua giovinezza tra il Cairo, Alessandria d’Egitto e Parigi. Amico di Alberto Moravia, Elsa Morante, Tennessee Williams, ha vissuto per lunghi mesi a Roma, New York, e viaggiato per tutto il mondo come giornalista. Oltre al francese, parla inglese, arabo, italiano, spagnolo, tedesco e russo. Storico e studioso di fama internazionale, i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.”,”EBRx-044-FL” “MESSE Giovanni, maresciallo”,”Come finì. La guerra in Africa. La «prima armata» italiana in Tunisia.”,”””Per una esatta valutazione della breve campagna tunisina ritengo sia vantaggioso proiettarla sullo sfondo degli avvenimenti che la precedettero, con i quali si compone necessariamente in un solo quadro armonico, i cui elementi si collegano non solo attraverso una semplice relazione cronologica, ma mostrano spesso rapporti di diretta consequenzialità e giungono talvolta ad assumere derivazione reciproca come da causa ad effetto. Il fronte tunisino, almeno per la 1ª Armata, deriva infatti direttamente da El Alamein, onde reputo indispensabile prendere le mosse, nell’indagine storica, dalle azioni stesse che ci condussero fino alle porte di Alessandria, nell’orgoglioso sogno di giungere a tagliare l’arteria di Suez, per individuare quindi le cause della nostra sconfitta e renderci conto infine della immane ritirata che ne seguì, fino alla linea del Mareth, in Tunisia. Non avendo partecipato personalmente a questi avvenimenti (mi trovavano allora impegnato al fronte russo) ho dovuto necessariamente ricostruirne la storia, così mal nota ancora ed anzi in moti casi nota per versioni incomplete, inesatte o addirittura deformate, sulla base di documenti che mi è stato possibile consultare, o dal racconto di attori e testimoni sicuri”” (pag 1) Da El Alamein al Mareth. Gli ordini impartiti da Berlino e da Roma. “”Il primo novembre l’8ª armata (britannica, ndr), rimesso a punto il suo dispositivo d’attacco, riprendeva l’azione con rinnovata violenza, decisa evidentemente a portare a termine il piano prestabilito fino al completo successo. Le nostre unità, già ridotte all’estremo limite della consistenza e della resistnza dalla estenuante lotta dei giorni precedenti, combatevano ancora tenacemente, pur perdendo lentamente terreno. Il pomeriggio del 3 Rommel decideva di tentare di rompere il combattimento, ripiegando di una trentina di chilometri (…). La manovra appariva già di dubbio risultato, perché l’avversario era ormai già riuscito ad infiltrarsi oltre la nostra posizione di resistenza e molestava seriamente i movimenti sul rovescio. Giungevano a questo punto un messaggio estremamente imperativo di Hitler ed uno analogo, ma più attenuato nella forma, di Mussolini, che confermavano categoricamente l’ordine di resistere sul posto. (…) Rommel emanò il contrordine ai movimenti già disposti ed in parti iniziati, ma esso non pervenne o pervenne non tempestivamente a tutte le unità. Ne nacque confusione e, in definitiva, l’attacco nemico del mattino successivo trovò una situazione quanto mai caotica e fluida. È la catastrofe che si annuncia! Rommel ribatteva al Führer per tentare ancora, in «extremis», di riprendere la sua libertà di decisione: «Io mi rendo ben conto della necessità di tenere la posizione fino all’estremo e di non ripiegare di un passo. Credo però che la tattica adottata dagli inglesi, di annientare una unità dopo l’altra con poderosissimi concentramenti di fuoco e continui attacchi aerei, agisca contro di noi e logori le nostre forze, plotone per plotone. Io scorgo attualmente nell’azione di movimento; contrastando al nemico ogni piede di terreno, l’unica possibilità di sottrarsi all’avversario e di evitare la perdita del teatro di operazioni africano. Prego di volermi impartire la relativa autorizzazione…». L’autorizzazione venne infatti, il giorno 4 stesso, dal Comando Supremo italiano (…). È qui evidente l’errore di volere da Roma dirigere la battaglia, dopo aver imbrigliato, per scarsa fiducia, il comandante di armata: si ha l’aria di autorizzare il ripiegamento, da lui proposto quattro giorni prima, quando ormai esso è inevitabile per la sopravvenuta sconfitta; si ritiene di poter ancora regolare le modalità della manovra quando l’iniziativa è già passata completamente alla parte avversaria e si tratta soltanto di evitare, se possibile, l’annientamento totale. Il Comando Supremo inoltre, nel raccomandare di assicurare l’arretramento anche delle unità non motorizzate (che è quanto dire delle divisioni di fanteria italiane), trascurava disinvoltamente la richiesta di automezzi avanzata da Rommel per effettuare la manovra di ripiegamento, rispondente ad una esigenza veramente inderogabile per sottrarsi, in qualunque caso, al contatto di un avversario estremamente motorizzato”” (pag 21-22)”,”QMIS-028-FGB” “MESSENGER Charles”,”Il secolo delle guerre. Conflitti mondiali dal 1900 ai nostri giorni.”,”””La fatale decisione tedesca di abbandonare il movimento e la mobilità per trasformare lo scontro in una guerra statica di trincea “”fu presa soltanto e semplicemente in quanto costituiva il male minore””, come scrisse in seguito l’allora capo di Stato Maggiore, e “”sotto l’implacabile spinta della necessità””. Si trattava, questo è il dato più rilevante, dell’inevitabile conseguenza della strategia iniziale della Germania, cioè del rifiuto di riconoscere che il mutato carattere della tecnologia militare facilitava le campagne di difesa piuttosto che le offensive. I tedeschi semplicemente non erano in possesso dei mezzi umani e materiali per conseguire i loro grandiosi quanto chimerici obiettivi e quando, nell’autunno del ’14, la guerra entrò in una fase di stallo, preferirono trincerarsi e mantenere le proprie conquiste con le forze limitate, invece di cedere i territori occupati e accorciare il fronte nella speranza di potere più avanti riprendere le operazioni di offensiva contro i settori delle linee franco-britanniche. Tale decisione, occorre ripeterlo, predeterminò l’esito della guerra, che dipendeva ormai dalle relative capacità industriali e umane dei nemici sul lungo periodo. Finché la realtà non fu evidente agli occhi di tutti, anche i governi francesi e inglesi, completamente sorpresi, non seppero cogliere le implicazioni della guerra di trincea sia per le armi che per le loro strategie; e se pure fecero numerosi e ripetuti errori, le loro risorse combinate permisero loro di superarli meglio. La novità fondamentale costituita dall’introduzione dei fucili di precisione a lunga gittata e dalla mitragliatrice – uno strumento di morte meccanizzato e industriale, che consentiva a un solo soldato di sparare, in un minuto, una quantità di proiettili quaranticinque volte superiore a quella di un fuciliere – conferì un grosso e decisivo vantaggio a chi difendeva le proprie posizioni””. (pag 148)”,”QMIx-108″ “MESSIMER Dwight R.”,”Find and Destroy. Antisubmarine Warfare in World War I.”,”Dwight R. Messimer è un professore associato al San Jose State University, California dove è specializzato in storia militare riguardo all’aviazione americana e la prima guerra mondiale.”,”QMIP-036-FV” “MESSINA Alessandro”,”Servire lo Stato. Il mestiere del bravo burocrate.”,”MESSINA Alessandro (Roma, 1969), ha lavorato in aziende private nel terzo settore e nella pubblica amministrazione. E’ stato direttore di Lunaria, dirigente del Comune di Roma e dirigente generale del Ministero della Solidarietà Sociale.”,”ITAB-255″ “MESSINA Dino”,”Controversie per un massacro. Via Rasella e le Fosse Ardeatine. Una tragedia italiana.”,”Dino Messina (1954) è giornalista e autore di libri di storia. Nel 1997 nel voume ‘C’eravamo tanto odiati’ (Baldini e Castoldi) ha messo a confronto le vicende del partigiano Rosari Bentivegna e del ‘ragazzo di Salò’ Carlo Mazzantini. Ha scritto pure il libro inchiesta ‘Salviamo la Costituzione italiana’ (Bompiani, 2008), i saggi ‘2 giugno 1946. La battaglia per la Repubblica’ (Corriere Sera, 2016) e per la Solferino ‘Italiani due volte. Dalle foibe all’esodo: una ferita aperta enlla storia italiana (2019), quindi ‘Italiani per forza’ (2021) e ‘La storia cancellata degli italiani’ (2022) sugli effetti nefasti della ‘cancel culture’. Il terzo battaglione Bozen. …. finire (pag 127)”,”ITAR-361″ “MESSORI Marcello”,”Il potere delle banche. Sistema finanziario e imprese.”,”MESSORI Marcello insegna Economia dei mercati monetari e finanziari al corso triennale e Microeconomia al corso biennale della facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Scrive su vari giornali tra cui il Corsera.”,”ITAE-228″ “MESSORI Vittorio”,”Scommessa sulla morte. La proposta cristiana: illusione o speranza?”,”Un’altra ‘tappa’ del cammino di V. Messori iniziato nel 1976 con ‘Ipotesi su Gesù’.”,”RELC-009-FV” “MESSORI Marcello”,”Sraffa e la critica dell’economia dopo Marx. Appunti per un’analisi.”,”Marcello Massori (Biella, 1950) è attualmente borsista presso la Fondazione Einaudi di Torino e lavora al Laboratorio di Economia politica dell’Unoiversità di Torino.”,”ECOT-179-FL” “MESSORI Marcello TAMBORINI Roberto ZAZZARO Alberto a cura di, Saggi di Giorgio CALCAGNINI Riccardo DE BONIS Enrico SALTARI Domenico SCALERA”,”Il sistema bancario italiano. Le occasioni degli anni Novanta e le sfide dell’euro.”,”Marcello Messori insegna Economia dello sviluppo presso la Facoltà di economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Roberto Tamborini insegna Politica economica presso la facoltà di Economia dell’Università di Trento. Alberto Zazzaro insegna Macroeconomia e Regolamentazione dei mercati e degli intermediari finanziari presso l’Università Polirecnica delle Marche.”,”ITAE-145-FL” “MESZAROS Istvan”,”La rivolta degli intellettuali in Ungheria. Dai dibattiti su Lukacs e su Tibor Déry al Circolo Petöfi.”,”””Alla fine della discussione, che durò undici ore, e alla quale intervennero anche diversi membri del comitato centrale, all’alba, verso le tre e mezzo, il presidente della discussione Géza Losonczy indirizzò ai presenti, nel suo discorso di chiusura, queste parole: “”Che genere di libertà di stampa è quella in cui tutti i giornali, tutte le riviste, possono “”liberamente”” attaccare un uomo, mentre egli ha soltanto la libertà di tacere? Imre Nagy è calunniato, oltraggiato e attaccato dalla stampa da un anno e mezzo, mentre non ha mai potuto rispondere con una sola parola a queste accuse. Ci dicono che la nostra libertà è più alta di tutte le libertà “”occidentali””. Ma io chiedo: è possibile, sia in Occidente che in Oriente, una “”libertà”” che non permette agli imputati di difendersi, agli attaccati di rispondere? No, questa non è libetà di stampa, questo non ha nulla a che fare con la libertà di stampa.”” La discussione sulla stampa al Circolo Petöfi osò dunque toccare anche i problemi più delicati, e proprio in senso avverso al settarismo.”” (pag 199-200)”,”UNGx-010″ “MESZAROS Istvan”,”L’alternativa alla società del capitale. Dal “”secolo americano”” al bivio ‘socialismo o barbarie’.”,”MESZAROS Istvan nato a Budapest nel 1930 è l’allievo più rappresentativo di LUKACS. Ha partecipato alla rivoluzione ungherese dell’ottobre 1956. Ha insegnato nelle università in Italia e Inghilterra. Ha scritto: ‘La teoria dell’alienazione di Marx’, ‘Lukacs. Concept of Dialectic’ e ‘Beyond Capital’.”,”TEOC-502″ “MESZAROS Istvan”,”Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Engels scrisse di Marx nel 1886: “”Marx stava più in alto, vedeva più lontano, aveva una visione più larga e più rapida di tutti noi altri”” (1) “”Marx era un genio”” (2) (1) (2) F. Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 1132 “”La folgorante asserzione di Marx sulla filosofia: “”I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo”” (1), viene intesa spesso in modo unilaterale: come un rigetto radicale della filosofia e un appello a superarla, mettendo al suo posto il “”socialismo scientifico””. Quello che simili interpretazioni non tengono in conto è che l’idea che Marx ha di questa ‘Aufhebung’ (superamento) non corrisponde a un puro e semplice spostamento teorico dalla filosofia alla scienza, ma a un programma pratico complesso, che per essere realizzato richiede necessariamente l’unità dialettica tra “”l’arma della critica”” e “”la critica delle armi”” (2); questo significa che la filosofia resta parte integrante della lotta per l’emancipazione. Come scrive Marx: “”Voi non potete soppiantare la filosofia senza realizzarla”” (3) il che non può avvenire sul mero terreno della scienza, ma solo nella realtà pratica o nella prassi sociale – che comprende naturalmente il contributo della scienza. Inoltre, la frase da cui siamo partiti non può essere separata dall’affermazione marxiana sulla necessità del nesso reciproco tra questa “”realizzazione della filosofia”” e il proletariato. Poiché “”come la filosofia trova nel proletariato le sue armi naturali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali… La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non sopprimersi senza la realizzazione della filosofia”” (4). I due lati di questa interazione dialettica reggono o cadono insieme, secondo Marx”” [Istvan Meszaros, Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(1) K. Marx, Tesi su Feuerbach (primavera 1845), in K Marx F. Engels, Opere, vol. 5, Roma, 1972, p. 5; (2) Cfr. K. Marx, Per la critica della filosofia hegeliana del diritto. Introduzione (dicembre 1843 – gennaio 1844), in Marx Engels, Opere, cit., vol 3, p. 197; (3) Ibid., p. 196; (4) Ibid., pp. 203-4] (pag 121) Metodo: due livelli di analisi (nota 6 pag 134) Marx e Hegel. Il rapporto di Marx con la filosofia hegeliana. “”L’appropriazione critica da parte di Marx di questa filosofia è ben lungi dall’essere confinata a una fase giovanile. Al contrario. Una volta sistemati i conti non solo con Hegel stesso ma anche con i suoi seguaci “”neohegeliani”” – principalmente nella ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto’, nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, e nell”Ideologia tedesca’ – restava sgombra la strada per valersi positivamente di quelle acquisizioni della filosofia hegeliana cui Marx attribuiva un valore fondamentale. E’ così che i riferimenti a Hegel nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’ sono frequenti e nell’insieme decisamente positivi – molto più che nelle opere giovanili. Vedremo come affinità rilevanti vennero alla ribalta proprio in un periodo in cui Marx affrontava il compito di sintetizzare alcuni aspetti fra i più intricati della sua concezione del capitale e dalle molteplici contraddizioni intrinseche al suo svolgimento dialettico e storico (3). Lenin stesso lo sottolineava: “”Non si può comprendere a pieno ‘Il capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita ‘tutta’ la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!”” (4). (…) E Marx si preoccupò sempre di sottolineare, più che ogni altro, come Hegel per primo avesse prodotto un sistema coerente di categorie dialettiche – pur se in una forma altamente astratta e speculativa – ponendosi ben al di sopra dei suoi predecessori e contemporanei. In una lettera a Engels, Marx definiva Comte “”povera cosa in confronto a Hegel (quantunque Comte come matematico e fisico di professione gli sia superiore nei particolari, ma, quando si viene al succo, Hegel lo supera infinitamente perfino in questo)”” (35). Fu la capacità senza precedenti di Hegel di applicare la sua concezione totalizzante delle categorie dialettiche a ogni problema di dettaglio – cioè in ogni caso in cui motivazioni ideologiche non gli impedissero strutturalmente di farlo – che lo rese infinitamente superiore a tutti gli adoratori positivistici del “”fatto”” reificato e della inanimata “”scienza”” (36)””. [Istvan Meszaros, Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(3) Si veda a questo riguardo la lettera di Marx a Engels del 2 aprile 1858; (4) Lenin, Opere, vol. 38, p. 180; (35) A. Engels, 7 luglio 1866, in ‘Opere’ cit. vol. 42, p. 257; (36) Cfr. le lettere di Marx a Engels, 1° febbraio 1858, e a Schweitzer, 24 gennaio 1865] (pag 141-142 + pag 152)”,”MADS-673″ “MÉSZÁROS István”,”Philosophy, Ideology and Social Science. Essays in Negation and Affirmation.”,”István Mészáros is Professor of Philosophy at the University of Sussex, England. Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOS-104-FL” “MÉSZÁROS István”,”The Work of Sartre. Volume I. Search for Freedom.”,”István Mészáros is Professor of Philosophy at the University of Sussex.”,”FILx-103-FL” “METASTASIO Pietro, a cura di Giosué CARDUCCI”,”Lettere disperse e inedite di Pietro Metastasio.”,”””Voi esultate della nostra situazione in Italia, et io, forse per colpa di temperamento ipocondriaco, non posso esserne ancora tranquillo non che lieto. Non vedo di che rallegrarmi né a Genova né al Varo. Non so che debba temere da Provenza e da Napoli, non so che possa sperare dalle assistenze marittime, non so che mi giovi desiderare a riguardo della limitazione o della libertà delle nostre imprese; et in somma so così poco, che in questo abisso d’ ignoranza ò risoluto di farmi calatafare nel fondo di questa agitatissima barca in cui mi trovo; e quando si placherà poi la tempesta, se pure piacerà al Signore che si plachi a’ miei giorni, alzando allora il capo dimanderò – Dove siamo?””. (pag 193, A Tommaso Filipponi, 18 febbraio 1747) “”Non dice tanto male il vostro gemello nel suo ‘Giuseppe riconosciuto’: Se a ciascun l’ interno affanno Si leggesse in fronte scritto, Quanti mai che invidia fanno Ci farebbero pietà!”” (pag 337, Al cav. Carlo Broschi (Farinello), Madrid, 11 febbraio 1750)”,”ITAG-165″ “METCALF Barbara D. METCALF Thomas R.”,”Storia dell’India.”,”Barbara D. Metcalf, docente al dipartimento di Storia della University of California, Davis, è una delle più rinomate specialiste di storia dell’Islam a livello mondiale. Thomas R. Metcalf è docente di Storia e di Studi indiani alla Berkeley University.”,”INDx-015-FL” “METIN Albert”,”Le socialisme en Angleterre.”,”METIN Albert era ‘Agrégé’ dell’ Università. “”VIII. Un risultato dell’ owenismo: Il movimento cooperativo in Inghilterra dopo il 1844. La cooperazione, della quale Owen voleva fare uno strumento di lotta nelle mani degli operai contro i capitalisti, è diventato uno degli elementi e anche uno dei sostegni del regime che attaccava.”” (pag 64)”,”MUKx-124″ “METRAUX Alfred”,”La meravigliosa isola di Pasqua.”,”Alfred Métraux è un insigne studioso che ha dedicato gran parte della sua vita alle ricerche sulla civiltà dell’isola di Pasqua, dando un contributo essenziale alla storia etnologica e antropologica.”,”ASGx-023-FFS” “METT Ida”,”La rivolta di Kronstadt. Il ruolo della marina nella rivoluzione russa.”,”Responsabile casa editrice G. SENIGA”,”RIRO-078″ “METT Ida”,”I contadini russi dopo 50 anni. Luci e ombre della rivoluzione sovietica.”,”Responsabile delle Edizioni Azione Comune è Giulio SENIGA”,”RIRO-130″ “METT Ida con due scritti di Lev TROTSKY”,”1921: la rivolta di Kronstadt.”,”Il volume contiene due scritti di TROTSKY: ‘La questione di Kronstadt’ e ‘Ancora sulla repressione di Kronstadt’.”,”RIRO-169″ “METTER Izrail'”,”Ritratto di un secolo. Muchtar – Il quinto angolo – Genealogia – La Grande Casa – Al di là del Lete – Arrivederci.”,”Izrail’ Moiseevic Metter nacque il 24 settembre (6 ottobre) del 1909 a Char’kov, in una famiglia ebrea di ascendenze bielorusse e ucraine. Il padre prima della rivoluzione lavorava in un mulino dove, come Metter stesso amava raccontare, “”percepiva uno stipendio di cento Rubli d’oro al mese””, consentendo alla famiglia – tre figli maschi e una femmina, oltre ai genitori – di vivere agiatamente. Nel 1929 si trasferì a Leningrado, dove già vivevano i suoi due fratelli maggiori: uno diventerà professore di filologia e letteratura russa negli istituti superiori, l’altro docente di matematica all’università. Sarà proprio grazie all’aiuto di quest’ultimo se Metter, approfondendo la sua già buona preparazione di autodidatta, potrà insegnare appunto matematica in varie scuole del Paese. Uscì per la prima volta dalla Russia nel 1992, quando venne in Italia per ricevere il Premio Grinzane Cavour, solo quattro anni prima della morte, avvenuta nell’ottobre del 1996.”,”VARx-175-FL” “METTERNICH Clemens von”,”Memorie.”,”METTERNICH (1773-1859) uomo politico austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi poi cancelliere e ministro degli esteri dal 1809. “”Napoleone parlò anche dell’ ultima guerra, e a questo proposito si lasciò scappare alcune confessioni molto importanti. Mi disse fra l’ altro: “”Se nel mese di settembre aveste ricominciato le ostilità e mi aveste sconfitto, sarei stato perduto””. Vedendo che aveva parlato troppo, si riprese, e sostituì la parola “”perduto”” con in grande imbarazzo. Ma io non ne tenni conto e gli dissi francamente che mi fermavo alla sua prima espressione…”” (pag 133).”,”AUTx-017″ “METTERNICH Clemens von”,”Memorie.”,”La difficile situazione finanziaria dell’Austria-Ungheria. (pag 131-132) “”Per quanto triste fosse la situazione politica dell’Austria, il nostro paese sembrava dover godere un momento di respiro; ma non poteva sperare di vedere questo tempo d’arresto prolungarsi al di là dell’anno 1811. Bisognava dunque impiegare quest’anno a regolare le grandi questioni che interessavano l’avvenire dell’Impero. In prima linea si presentava la questione finanziaria. Provarsi a regolarla ‘definitivamente’, data la situazione, appariva una impresa impossibile. Le guerre sostenute dal 1792 al 1809 avevano esaurito le risorse del paese; le province tedesche dell’Impero erano inondate di carta moneta; ai termini della legge, l’Ungheria doveva pagare i suoi debiti in danaro contante, ma essa forniva i suoi magri sussidi in carta senza tener conto del deprezzamento della valuta. Quanto a fare appello al credito non bisognava pensarci, poiché anche se lo straniero avesse avuto abbastanza fiducia nella vitalità dell’Impero per anticiparci del denaro, il dispotismo di Napoleone e l’ignoranza degli Stati del continente in materia di credito ci avrebbero impedito di approfittare di questa risorsa. Non c’era quindi neppure da pensare alla creazione di un ‘sistema finanziario’ in rapporto alla situazione. Tuttavia, una necessità imperiosa ci comandava di provvedere ai bisogni dell’ora presente ed a quelli del prossimo avvenire; bisognava dunque lavorare con lo stesso ardore per raggiungere questo doppio scopo, e per adempiere a tale grande compito conveniva concludere l’operazione finanziaria proposta dal conte di Wallis, ministro delle finanze (1). Questi attribuiva a tale operazione il valore d’un ‘sistema serio e definitivo’, ma l’Imperatore ed io non ci vedevamo che un espediente, una specie di ponte per condurci con l’aiuto delle circostanze da una situazione insostenibile a una situazione definitiva, che tuttavia dipendeva dagli avvenimenti futuri. Bisogna che parli qui di un uomo notevole per la sua conoscenza delle cose, per la sua abilità negli affari e il suo attaccamento al bene pubblico. L’Imperatore trovava in lui un fermo sostegno, ed io un ausilio illuminato e fedele nella gestione degli interessi dell’Impero. Questo uomo era Bellegarde, presidente del consiglio aulico di guerra. Molto colto in materia militare, affiatato con il mio modo di pensare, e condividendo senza riserva le mie vedute politiche, lavorava silenziosamente non soltanto per conservare le forze militari dell’Impero, ma anche per aumentarle, al possibile, in considerazione di tutte le eventualità immaginabili. Lui solo era al corrente dei miei progetti, e sapeva mettersi con me al disopra dei vani argomenti che da lontano sembravano espressione dell”opinione pubblica’. Come me, comprendeva che bisognava ‘lasciar dire’ (2). L’introduzione del nuovo sistema finanziario non poteva eseguirsi senza la cooperazione degli Stati dell’Ungheria. Dopo una viva resistenza, la dieta ungherese dette forza di legge alla misura finanziaria in questione. Più tardi avrò occasione di parlare più a fondo della situazione dell’Ungheria; mi astengo dunque dall’insistere qui su questo argomento”” (pag 131-132) [(1) Giuseppe conte di Wallis (1768-1818), ministro delle Finanze nel 1810, seppe riordinare il bilancio e il sistema monetario, in modo tale da permettere la formazione e il mantenimento degli eserciti austriaci nella coalizione contro la Francia (1813). Nel 1816 fu ministro della giustizia; (2) Enrico Giuseppe conte di Bellegarde (1756-1845) comandò nel 1799 l’esercito austriaco del Tirolo, fu presidente del consiglio aulico di guerra nel 1810, e assunse il comando dell’esercito austriaco in Italia nel 1813. Governò la Lombardia con spirito largo e comprensivo fino al 1816]”,”AUTx-041″ “METTERNICH Clemens von”,”Lettere alla contessa di Lieven.”,”‘In quei giorni (1821, ndr) Dorotea di Lieven e Metternich cercarono di aiutare la riconciliazione del ministro inglese Castlereagh col suo re; e nella storia della diplomazia europea la relazione fra Metternich e la contessa di Lieven ha importanza appunto perché la signora fu tramite fra i due ministri degli esteri austriaco e inglese, negli anni in cui l’accordo fra la politica dell’Inghilterra e quella della maggior nazione sul continente formava la base della pace europea”” (pag XII, introduzione)”,”AUTx-042″ “METTERNICH Clemente Venceslao Lotario, a cura di Domenico SERGI”,”Metternich e la Diplomazia moderna.”,”Clemente Venceslao Lotario Metternich-Winneburg nasce a Coblenza nella Renania, il 15 maggio 1773, dal conte Francesco Giorgio e da Maria Kagenegg. 1978 Il suo primo precettore è un prete della Congregazione degli Scolopi. 1788 A 16 anni si iscrive all’Università di Strasburgo. 1793 La decapitazione di Maria Antonietta ispira al Metternich un proclama alle truppe austriache contro la Francia. 1801 Comincia la carriera diplomatica di Metteunich, che accetta la missione di Dresda. 1804 Napoleone viene incoronato imperatore. 1859 Metternich muore l’11 giugno, mentre l’Austria combatte a Magenta e a Solferino.”,”RAIx-060-FL” “MEULDERS Michel, a cura di PICCOLINO Marco e MAGRINI Giacomo”,”Helmholtz. Dal secolo dei Lumi alle neuroscienze.”,”Michel Meulders, neurofisiologo belga, autore di importanti ricerche sperimentali sulla fisiologia visiva, è professore emerito e prorettore dell’Università cattolica di Lovanio. É membro dell’Accademia Reale di Medicina del Belgio e membro dell’Accademia Nazionale di Medicina della Francia. Relativamente poco noto al pubblico italiano, Hermann von Helmholtz (1821-1894) è una figura di primo piano della scienza ottocentesca, non solo per l’importanza specifica dei risultati da lui ottenuti in fisica, medicina, fisiologia e teoria musicale, ma anche e soprattutto perchè la sua prodigiosa attività si situa in una fase storica decisiva per l’emergere del modo moderno di fare scienza.”,”SCIx-087-FL” “MEXANDEAU Louis”,”Histoire du Parti socialiste (1905-2005).”,”MEXANDEAU L. nato a Pas-de-Calais, figlio di resistenti, agrégé d’histoire, è stato deputato del Calvados per trent’anni e ministro delle PTT (presidenza F. Mitterand).”,”MFRx-314″ “MEYER Alfred G.”,”Lenine et le leninisme.”,”L’A è direttore del Centro di ricerche sulla storia del Partito Comunista e dell’ URSS alla Columbia University.”,”LENS-069″ “MEYER Alfred G.”,”Il leninismo.”,”L’A ha lavorato per 5 anni al Russian Research Center dell’Univ di Harvard. Sotto gli auspici del centro ha scritto la sua tesi di dottorato ‘Lenin’s Theory of Revolution’ (completata nel 1949) sulla quale è fondato in una certa misura questo lavoro. L’A nella prefazione ringrazia il Prof Harold H. FISHER e tutti i membri dell’ Hoover Institute della Stanford Univ dove ha iniziato le sue ricerche su LENIN. L’A ha ricevuto l’aiuto del Prof Robert L. WOLFF. Il manoscritto del libro è stato visto dai Professori Hans APEL, Robert V. DANIELS, Victor ERLICH, Merle FAINSOD, Michael KARPOVICH, N. POPPE, Richard DE-HAAN i quali hanno fornito critiche e opinioni. Il Prof. William Y. ELLIOTT ha fornito utili consigli all’A.”,”LENS-002″ “MEYER Jean”,”Colbert.”,”Jean MEYER, nato nel 1924, incaricato di storia nel 1952, ha scritto la sua tesi consacrati alla nobiltà bretone nel XVIII secolo nel 1966. Professore di storia moderna all’Univ di Rennes dal 1966 al 1978, è diventato poi Professore all’Università di Paris-Sorbonne. E’ autore di varie opere tra cui: -Noblesses et Pouvoirs dans l’ Europe d’ Ancien Regime -La vie quotidienne en France au temps de la Regence (1979). COLBERT, Jean-Baptiste (Reims 1619 – Parigi 1683), ministro francese delle Finanze durante il regno di Luigi XIV. Fu dal 1651 amministratore privato del cardinale Mazzarino, che prima di morire (1661) lo raccomandò al giovane sovrano. Dapprima Colbert non rivestì alcuna carica, ma dopo aver svelato al re le frodi commesse fino a quel momento dall’intendente di finanza Fouquet e averne procurato la caduta, nel 1665 divenne controllore generale delle Finanze. Grazie a una drastica revisione dello stato delle finanze pubbliche, che comprese la”,”FRAA-035″ “MEYER David R.”,”The Roots of American Industrialization.”,”MEYER David R. è professore di sociologia e studi urbani alla Brown University. E’ autore di ‘Hong Kong as a Global Metropolis’. The Eire Canal Corridor. “”The canal corridor from the Albany-Schenectady-Rensselaer conurbation at the intersection of the Mohawk and Hudson Rivers to Buffalo on Lake Erie was one of the nation’s richest agricultural areas outside specialized farming zones near East Coast metropolises. Much of this corridor exemplifies the powerful impetus that prosperous agriculture gave to local and subregional industrialization; it housed 4 percent of the nation’s agricultural employment, whereas it accounted for 6 percent of all manufacturing workers.”” (pag 217) “”I complessi metropolitani di Boston, New York, Filadelfia, e, secondariamente, Baltimora erano le centrali industriali del paese dal 1840, e ognuna formava il cuore di un sistema industriale regionale che includeva manifatture nel proprio interland. L’ Est possedeva nel 1860 il 36% della popolazione della nazione, ma aveva fabbriche che producevano per il 74% del valore aggiunto industriale””. (pag 282)”,”USAE-055″ “MEYER Claude”,”Chine ou Japon, quel leader pour l’Asie?”,”””Les deux géants asiatiques représentent à eux deux 77% de la production de l’Asie orientale et 15% du PIB mondial. Avec un décalage d’une vingtaine d’années, leur expansion économique a suivi una trajectoire similaire, fondée sur une industrialisation massive financée par l’abondante épargne nationale. Colosses industriels, les deux pays sont pourtant vulnérables: la crise mondiale de 2008-2009, comme déja celle des années 1990 pour le Japon, a révélé les fragilités qui peuvent obérer leur croissance potentielle”” (p.61) Claude Meyer insegna economia internazionale a Sciences Po e all’estero. Ricercatore al GEM-Sciences Po e ex direttore generale aggiunto di una banca giapponese, è laureato (docteur) in economia, diplomato (diplomé) in filosofia e in giapponese.”,”ASIE-023″ “MEYER Karl W.”,”Karl Liebknecht man without a country.”,”MEYER Karl W. Meyer Department of History, Wisconsin State College Opposizione di Karl Liebknecht al voto in parlamento a favore dei crediti di guerra. (pag 53-54) “”The SPD’s pledge to support the war credits provided the necessary unity in Germany to wage a complete and efficient war. The Socialist majoritarians in the Reichstag were sincere in their conviction that Germany became involved in the interest of self-preservation. A defensive war could be justified ideologically on the grounds that Marx and Engels acknowledged the right of national defense. Engels, for example, had justified a war of defense against Russia and France, but with the provision that the proletariat should lead the war and bring about the downfall of militarism and reactionism at the war’s conclusion. Russia, in the eyes of German Socialists, was an invader who would bring horror to the fatherland; German women and children must not fall into the hands of the barbaric Cossacks. Philipp Scheidemann wrote to the ‘New York Volkszeitung’ on August 21 that “”nobody”” wanted war in Germany. “”The chief guilt for the present war rests upon Russia””. The average German worker, too, believed that this was a war to defend the fatherland. The majority of the German people were ignorant of Germany’s annexationist designs until 1917. Moreover, the Socialists, even Liebknecht, considered Russia to be the epitome of reaction. Prussianism was bad enough, but Russianism was worse. This gave the Socialists, and perhaps Liebknecht too, the psychological justification for their party’s August 4th action. The watchwords “”invasion””, “”war of defense””, and “”struggle against tsarism”” had their effect upon the SPD. By voting for the war credits on August 4, Liebknecht broke the tradition of his father, who had abstained from voting in a parallel situation in 1870. It is interesting to speculate why this most outspoken enemy of militarism and war did not apparently remain loyal to his professed ideals when he failed to break party discipline and vote against the credits. We have his own words as a partial basis for an explanation. He admitted that the failure to cast the negative vote stemmed from uncertainty and weakness. He constantly nourished the hope, however, that the Socialists’ action in voting for the credits would be nothing more than a sad and fleeting episode, that the SPD would surely come back to its senses, especially when the true character of the war was revealed. Not to be overlooked was the tradition of holy respect for party discipline. The insistence for absolute party discipline in the past, moreover, had been the practice of the party minority specifically; it was the radicals, including Liebknecht, who consistently took the majority to task for its inclination to break discipline in its efforts to “”reform”” the party. Now, on August 4, the minority felt obligated to maintain the respect for majority decisions out of devotion to that discipline which it had insisted the majority uphold. A separate vote was something unheard of in the history of the SPD’s parliamentary participation; it was inconceivable, psychologically, that the party would ever display a divided front on the floor of the Reichstag. Respect for discipline was so strong that Liebknecht could but rebel in spirit and declare “”that he could not himself understand what had possessed him when he gave his vote in the Reichstag to the war budget”” [Karl W. Meyer, Karl Liebknecht man without a country, Washington, 1957] (pag 53-54) Karl Liebknecht da Gruppo Internazionale (Gruppe Internationale) a Lega Spartaco, spartachismo)”,”LIEK-026″ “MEYER Alfred G.”,”Il leninismo.”,”Nel pubblicare questo lavoro assolvo in parte il mio debto verso il Russian Research Center dell’università di Harvard, presso il quale ho lavorato per cinque anni. Sotto gli auspici del centro ho scritto la mia tesi di dottorato Lenin’s Theory of Revolution. Marzo 1956. A.G. M.”,”LENS-034-FL” “MEYER Fritjof”,”Il tramonto dell’Unione Sovietica.”,”Fritjof Meyer, nato nel 1932, laureato in scienze politiche, è redattore capo di Der Spiegel per il settore orientale e ha pubblicato oltre sessanta storie di copertina. I suoi articoli sull’avvicendamento del potere a Mosca sono stati giudicati da Henry Kissinger il meglio che sia apparso su questo tema in qualunque rivista.”,”RUSU-041-FL” “MEYER Philippe”,”Ils étaient allemands contre Hitler.”,” Philippe Meyer, professore emerito di medicina all’ospedale Necker di Parigi e all’ospedale Charité-Humboldt di Berlino, corrispondente dell’Accademia delle scienze, è pure storico e ha al suo attivo opere tra cui ‘Une histoire de Berlin’ (2014), ‘L’Or du Rhin, histoire d’un fleuve’ (2011), ‘Histoire de l’Alsace’ (2008). Il volume contiene il 1° capitolo: ‘Résistance de gauche’ (pag 29-52) Contiene in appendice: ‘Qualche esponente della resistenza tedesca’ tra cui compaiono i nomi di: Hans Coppi (1916-1942) comunista, oppositore di Hitler, dal 1933 nel campo di concentramento di Orianenburg collabora alla rete Schulze-Boyen. Tenta di collegarsi via radio con la resistenza sovietica nel 1941. Arrestato e assassinato nel 1942. Johann Georg Elser (1903-1945), falegname, originario del Würtemberg. Dal 1925 lavora in una fabbrica di orologi di COstanza. Nel 1938 depone una bomba nella birreria di Monaca dove Hitler doveva far un discorso. L’esplosione fa danni ma Hitler è salvo. Deportato a Sachsenhausen e a Dachau. Condannato a morte da H. Himmler e giustiziato a Dachau il 9 aprile 1945. Arthur Emmerlich (1907-1942), lavoratore originario di Chemnitz, comunista, partecipa alla redazione de ‘La giovane guardia’, un giornale impegnato. Nel 1930, è studente della scuola Lenin di Mosca. Nel 1934 è attivo nella resistenza a Magdeburg e Hannover. Dal 1935 al 1937 lavora a Mosca nel servizio stampa del Comintern. Nel 1938, è a Praga e stabilisce contatti con comunisti a Berlino e Copenhagen e con l’organizzazione “”roten Fahe””. Incarcerato nel 1941 e giustiziato nel 1942 Franz Jacob (1906-1944), macchinista, appartiene a una famiglia operaia. Dal 1920 al 1933, milita attivamente nei partiti di sinistra. Incarcerato nel 1933, deportato nel campo di Sachsenhausen. Si unisce all’organo di resistenza di Bernhardt Bästlein e di Anton Saefkow. Assassinato con loro nel campo di Brandeburg-Gorden.”,”GERR-049″ “MEYER Karl Ernest”,”La polvere dell’impero. Il grande gioco in Asia centrale.”,”Karl Ernest Meyer ha insegnato a Princetpn, Yale e Oxford. Già corrispondente dall’estero per The Washington Post, fa parte del comitato editoriale del New York Times ed è direttore del World Policy Journal.”,”ASIx-030-FL” “MEYER-LEVINE’ Rosa”,”Vie et mort d’un révolutionnaire. Eugen Leviné et les conseils ouvriers de Bavière.”,”Rosa MEYER-LEVINE’ era la moglie di Eugen LEVINE, rivoluzionario comunista. Nell’ ottobre 1918 ci furono sollevamenti rivoluzionari in tutta la Germania. Si formarono Consigli di operai, di soldati e di contadini. La Baviera, in particolare, è promossa Stato libero e democratico. L’ ex reame di Wittelsbach entra così i una rivoluzione che non terminerà che nel maggio 1919, schiacciata nel sangue dai dirigenti socialdemocratici con l’ aiuto dei Corpi franchi. In questa rivoluzione bavarese, un ruolo di primo piano fu giocato dal giovane tedesco, ebreo d’ origine russa, Eugene LEVINE. Per la sua attività a Monaco fu condannato a morte nel giugno 1919 (era dal 1848 che in Germania non si pronunciavano condanne a morte per ragioni politiche). “”In seno al movimento operaio tedesco, Leviné lavorò a fianco di Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e Franz Mehring, che rappresentavano l’ ala sinistra del partito. Ma il fatto di essere straniero limitava considerevolmente la sua attività. Era escluso che tornasse in Russia per affrontare un processo. Leviné era soprattutto cosciente che aveva adesso, dopo la sua convalescenza, una conoscenza del movimento operaio tedesco migliore di quanto ne avesse mai avuto del movimento operaio russo. Si decise quindi di chiedere la nazionalità tedesca e di rimanere in Germania””. (pag 56)”,”MGER-062″ “MEYNAUD Jean RISE’ Claudio”,”Gruppi di pressione in Italia e Francia.”,”MEYNAUD Jean è segretario generale onorario della FNSP di Parigi (Fondation Nationale des Sciences Politiques) professore ordinario dell’ Università di Losanna e Directeur d’ Etudes all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. Ha scritto: ‘Le groupes de pression en France’ (1958), ‘Introduction à la Science Politique’ (1959), ‘La science politique’, ‘Fondements et prospectives’ (1960), ‘Technocratie et politique’ (1960), ‘Les groupes de pression internationaux’ (1961), ‘Planification et politique’ (1963). RISE’ Claudio ha studiato giurisprudenza a Milano e scienze politiche all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales di Ginevra. E’ asistente del Prof. MEYNAUD per il Centre d’ Etude et de documentation sur l’ Italie contemporaine di Losanna dallle cui ricerche deriva la sua collaborazione al presente volume. “”Il nostro parere, che non è certo un’ affermazione dimostrabile in modo assoluto, è che la politica, senza costituire una variabile onnipotente, non è tuttavia quella spuma superficiale della storia in cui molti cercano di ridurla. Il succedersi delle generazioni è probabilmente infinito o almeno abbastanza lungo da poter essere considerato tale. Ma, come disse un inglese dotato di spirito pratico, gli uomini che vivono in un dato momento non hanno che una generazione. E questa generazione può ben dipendere dalla direzione particolare che sarà data alla politica””. (pag 21)”,”FRAS-034″ “MEYNAUD Jean”,”La tecnocrazia. Mito o realtà?”,”MEYNAUD Jean Titolo edizione originale: ‘La Technocratie. Myte ou réalité? (Payot, Paris, 1964) L’era degli organizzatori (pag 302)”,”TEOS-266″ “MEYR Georg”,”La crisi petrolifera anglo-iraniana (1951-54). Mossadegh tra Londra e Washington.”,”Georg Meyr è dottore di ricerca in “”Storia delle relazioni internazionali”” dal 1989 anno in cui ha portato a compimento il corso di dottorato coordinato dal Prof. Ennio Di Nolfo, presso la Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Da allora collabora all’attività didattica della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Studia l’Est Europa, la questione etnica, la storia dei trattati e la politica internazionale. Ha pubblicato varie opere sulla crisi dei paesi dell’Est e in particoalre della crisi jugoslava. 956-3 “”L’importanza di per sé considerevole del petrolio risultò notevolmente accresciuta nel 1913, quando l’Ammiragliato britannico assegnò a tale materia prima valore strategico, decidendo di sostituire la nafta al carbone nella propulsione delle navi da guerra (5). In seguito alla scoppio della prima guerra mondiale, la pressione russa e britannica sulla Persia andò intensificandosi fino a lasciare mero significato simbolico alla sovranità di Teheran. La volontà delle due potenze – e anche persiana – di non coinvolgere il paese nel conflitto si scontrava con la malcelata simpatia delle correnti nazionaliste del ‘Majlis’ nei confronti dell’attiva propaganda germanica e con la realtà dei combattimenti tra russi e turchi nella parte settentrionale dello stato asiatico. Brest-Litovsk lasciò la Gran Bretagna protagonista in Persia: l’iniziale decisione di Kerensky (luglio 1917) di ritirare le truppe russe dal paese fu seguita da una nota dell’esecutivo bolscevico che dichiarava l’accordo anglo-russo del 1907 “”completamente e definitavamente annullato”” (6). La denuncia dell’imperialismo zarista venne completata dalla nota del 26 giugno 1919, con la quale il governo della Russia sovietica rinunciava a ogni forma di privilegio che il precedente regime di Pietroburgo aveva strappato alla Persia in virtù del rapporto diseguale che intercorreva tra i due stati””. (pag 12-13); (5) G. Lenczowski, ‘Oil and State in the Middle East’, Cornell University Press, Ithaca, New York, 1960, p. 11. Nel 1914 l’Ammiragliato acquistò il pacchetto di maggioranza delle azioni dell’ APOC, in G. Lenczowski, ‘Russia and West in Iran’, 1949, cit., p. 78; (6) Nota del 14 gennaio 1918, in N.S. Fatemi, op. cit., p. 325″,”GOPx-019″ “MEYSSAN Thierry a cura”,”Il Pentagate. Altri documenti sull’ 11 settembre raccolti da Thierry Meyssan.”,”Thierry MEYSSANM, dopo studi di scienze politiche ha fondato un’ associazione internazionale di difesa delle libertà individuali, poi si è dedicato al giornalismo d’ inchiesta.”,”USAQ-027″ “MEZIERES A.”,”Mirabeau.”,”Il libro è in lingua svedese. MIRABEAU Victor Riqueti (1715-1789) economista francese, seguace di QUESNAY (col quale scrisse ‘Teoria dell’ imposta’, 1760), sviluppò le teorie fisiocratiche nella ‘Filosofia rurale’ (1763). Honoré-Gabriel Riqueti conte di MIRABEAU (1749-91) figlio di Victor, allo scoppio della rivoluzione fu eletto deputato del terzo stato all’ assemblea nazionale, di cui divenne presidente, sostenendo un costituzionalismo moderato.”,”FRAR-233″ “MEZUEV V.; SOLOVEV O.; PREOBRAZENSKIJ E.”,”La teoria leniniana della cultura socialista (Mezuev); La preparazione dell’intervento contro la Russia sovietica (Solovev); Dalla Nep al socialismo (Preobrazenskij).”,”Comitato di redazione della rivista: Ignazio Ambrogio, Umberto Cerroni (direttore), Lisa Foa, Giovanni Crino, Felice Piersanti, Pietro Zveteremich (direttore); segretaria di redazione Liliana Panzarani. “”L’ incultura svilisce il potere sovietico e ricrea la burocrazia”” scrisse in proposito Lenin (pag 19) (Mazuev) “”L’uomo russo – scriveva Lenin in proposito – è un cattivo lavoratore a confronto con le nazioni progredite”” (pag 19) (Mazuev) Intervento (dell’Intesa e degli Usa) contro la Russia sovietica. Divesi punti di vista storiografici sull’accordo segreto anglo-fracese (10 dicembre 1917 a Parigi sulle relative operazioni militari francesi e inglesi contro la Russia bolscevica (pag 35-36) (Solovev) Dalla Nep a socialismo: 10 anni di Nep (Preobrazenskij)”,”RIRO-008-FGB” “MIANO Maria”,”La famiglia nel pensiero dei sociologi classici.”,”MIANO Maria è dottore di ricerca in Analisi e Teoria del mutamento sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina dove è docente a contratto di Sociologia della famiglia. Ha pubblicato: ‘La famiglia. Dalla distanza deferente all’intesa affettiva’, Armando Siciliano, 2008; ‘Famiglia e figli oggi’ in ‘Giovani, cultura e famiglia’ (2010) a cura di C. Carabetta.”,”TEOS-188″ “MIAZZO Giorgia”,”Migrazioni italiane in America Latina. Dal Messico all’Argentina, un fenomeno che ha cambiato il Nuovo Mondo.”,”Volume molto ricco di foto di migranti, viaggi e sbarchi di famiglie italiane, gruppi familiari insediati, italiani al lavoro Giorgia Miazzo è laureata in ‘Interpretariato’ e ‘Traduzione’ nelle lingue inglese e spagnolo. Ha poi ottenuto la laurea magistrale in ‘Traduzione tecnico-scientifica’ in inglese e spagnolo e una in ‘Scienze del Linguaggio’. È consulente linguistica, interprete e traduttrice giurata, scrittrice, giornalista e tour leader abilitata. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’Italia visse momenti di trasformazione sociale unica, dove l’economia, prevalentemente agricola, risultava inadeguata e fragile rispetto alle nuove esigenze locali e nazionali. Di fronte a tale scenario, in pochi anni, l’emigrazione stagionale si trasformò in permanente, attraverso migliaia di viaggi di sola andata che misero giovani, adulti e intere famiglie di fronte alla scommessa di cercare un futuro lontano dal proprio paese. Da Genova, come da altri porti, si viaggiava per gli Stati Uniti, dove la paga era 10 volte più alta, o per Buenos Aires, capitale di uno Stato tra i più floridi nel 1900, ma a volte alcune persone o famiglie sbarcavano in porti differenti senza più trovarsi per il resto della vita. Il sogno di un futuro diverso portò ad un flusso incontrollato di milioni di persone verso il Messico, il Brasile, fino al Perù, il Venezuela, l’Uruguay e il Cile, che ha reso gli italiani cittadini dei 5 continenti, trasformando l’emigrazione dal nostro paese in un fenomento che ha cambiato il Nuovo Mondo. Alcuni dati. Argentina. Partenze di italiani per l’Argentina totale dal periodo 1871-1880 al 2001-2010: 3 milioni. Periodi di maggior flusso 1901-1910: 735 mila; 1921-1930: 538 mila, 1881-1890: 392 mila; 1941-1950: 275 mila (pag 23) Brasile. Nel 1888, anno della grave crisi economica italiana, il totale degli emigranti giunti in Brasile era di 133.326 dei quali 104.353 italiani. Totale immigrati italiani dal 1884 al 1959 in valori assoluti 1.507 mila su 4.627 mila (% 33.0) (pag 64) Uruguay. Migrazioni italiane nel XX secolo in % in base alla provenienza regionale: Veneto 26%, Campania 12.1%, Calabria 8.2%, Lombardia 7.7%, Toscana 5.9, Friuli V.G. 5.8, Trentino A.A. 5.3%, ecc. (pag 127) Perù. Luogo di provenienza della popolazione straniera in Perù (valori assoluti). Classifica decrescente: Genova 40, Francia, 31, Portogallo 21, Italia (regioni varie) 7, Irlanda 6, Germania, 5, ecc. (pag 150) Cile. Luogo di origine degli emigrati italiani in Cile. Classifica decrescente: Genova 112, Liguria 18, Piemonte 11, La Spezia 6 , Milano 4 ecc. (pag 169) Regioni di provenienza degli immigrati italiani in Cile (Campione di censimento, 1927). Classifica decrescente (in %): – Liguria 51.0, Piemonte 12.0, Lombardia 6.5, Emilia Romagna 6.5, Toscana 5.8, Campania 5.0, ecc. (pag 171)”,”CONx-292″ “MICCOLI Giovanni”,”I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah.”,”MICCOLI Giovanni (Trieste 1933) è professore emerito di storia della Chiesa all’Università di Trieste. Ha scritto numerosi libri. “”Ma per tornare al rifiuto di condannare l’aggressione tedesca alla Polonia, anche l’accenno al desiderio del Vaticano di non compromettere le sue relazioni con l’Italia va almeno in parte inquadrato in questa prospettiva di mediazione in vista di una pace generale. I numerosi, reiterati attistati di stima rilasciati dalla Santa Sede al governo italiano nel corso dei mesi successivi allo scoppio della guerra sono chiaramente connessi alla sua aspirazione di vedere l’Italia rimanere al di fuori del conflitto; ma anche probabilmente, al desiderio di spingerla a svolgere un’attiva opera di mediazione fra le parti.”” (pag 32) “”Un mot, pour tout dire, domine et illumine nos études: “”comprendre””.”” Marc Bloch, Apologie pour l’histoire, ou métier d’historien “”Wer [die extreme Lage] nicht miterlebt hat, soll sie angemessen beurteilen; kein Weg führt daran vorbei”” (Richard von Weizsäcker, Vier Zeiten. Erinnerungen) (Chi non ha vissuto l’esperienza di situazioni estreme, le deve giudicare con misura: non vi è strada che permetta di uscirne”” (in apertura)”,”RELC-274″ “MICCOLI Giovanni SCHWARZ Guri LEVI Fabio KOCH Francesca LUNADEI Simona GARRIBBA Pupa FARINELLI Fiorella GIOIA Annabella CRAINZ Guido”,”La memoria della legislazione e della persecuzione antiebraica nella storia dell’Italia repubblicana.”,”Comitato direttivo dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza: FANO Ester GHIONE Paola GRISPIGNI Marco NATOLI Claudio ORFEI Cecilia PARISELLA Antonio PIVA Francesco PORTELLI Alessandro ROCCHI Maria ROSSI-DORIA Anna SALVATI Mariuccia SCOPPOLA Pietro TAVIANI Ermanno”,”EBRx-048″ “MICCOLI Giovanni; TRANFAGLIA Nicola”,”Santa Sede e Chiesa italiana di fronte alle leggi antiebraiche del 1938. A cinquant’anni dalle leggi razziali in Italia (Miccoli); Gaetano Salvemini storico del fascismo (Tranfaglia).”,”””Vi era insomma un antisemitismo cattolico, parrebbe di poter concludere, che la lettura del decreto del Santo Uffizio offerta da padre Rosa pienamente legittimava, né tale lettura sembra una forzatura del decreto stesso. Non a caso del resto in quegli stessi anni un suo autorevole confratello, il padre G. Gundlach, scrivendone sul ‘Lexicon für Theologie und Kirche’, in un’opera quindi che voleva essere ed era di grande prestigio ed autorità nel contesto della cultura cattolica internazionale, poteva parlare di due tendenze presenti nel moderno antisemitismo: l’una non-cristiana («unchristlich»), di tipo «völkisch und rassenpolitisch», che combatte l’ebraismo semplicemente «wegen seines rassenmässigen und völkischen Andersseins», l’altra invece permessa («erlaubt»), orientata «staatspolitisch», che combatte l’ebraismo «wegen des übersteigerten und schädlichen Einflusses des jüdischen Bevölkerungesteils innerhalb deselben Staatsvolkes» (39). Il Gundlach non si nascondeva il fatto che tali due tendenze potevano mescolarsi e confondersi e stabiliva la liceità della seconda misura in cui si limiti a combattere, «mit sittlichen und rechtlichen Mitteln», il negativo influsso che la parte ebraica della popolazione esercitava nell’ambito della vita economica e politica, sul teatro, il cinema, la stampa, la scienza e l’arte («liberal-libertinistische Tendenze»). Erano esplicitamente escluse «leggi eccezionali contro cittadini ebrei in quanto ebrei» mentre i mezzi positivi venivano indicati nella «penetrazione della vita della società con spirito cristiano», in una lotta contro tutti gli elementi di corruzione e non solo quelli ebrei, in un rafforzamento dell’ebraismo dei fattori morali-religiosi contro gli «ebrei assimilati», di tendenza liberale e seguaci di un nichilismo morale, «che, privi di ogni legame nazionale e religioso, operano con intenti distruttivi contro l’umana società nell’ambito della plutocrazia internazionale come del bolscevismo internazionale». Era evidente l’intento di prendere nettamente le distanze dal montante antisemitismo nazionalsocialista e dalle false teorie sulla natura dell’uomo e sulla storia che ne costituivano la base, ma era evidente anche che un ampio spazio restava ad un antisemitismo disposto a farsi guidare dalla Chiesa; com’era evidente la piena legittimazione concessa così ad alcuni degli ‘slogan’ correnti contro gli ebrei, e sia pure in un contesto che corrispondeva agli stereotipi più tradizionali e correnti dell’antisemitismo cattolico non esclusivo appunto di gruppi di tendenza integrista (…)”” (pag 835) [(39) ‘Antisemitismus’, in ‘Lexicon für Theologie und Kirche’, I, Freiburg im Breisgau, 1933, c. 504 sg.. L’articolo richiama esplicitamente il decreto del Santo Uffizio del 1928 come attestazione della condanna da parte della Chiesa degli antisemitismi fondati su false teorie riguardo alla natura dell’uomo e alla storia. Per questo e per altri contributi sugli ebrei e sull’antisemitismo presenti in opere cattoliche di divulgazione culturale pubblicate in quegli anni in Germania, ed in genere per l’atteggiamento dei cattolici tedeschi verso gli ebrei, cfr., K. Thieme, ‘Deutsche Katholiken’, in ‘Entscheidungsjahr in der Endphase der Weimarer Republik’, hrsg. v. W.E. Mosse, Tübingen, 1965, pp. 271-287]”,”RELC-402″ “MICCOLI Giovanni”,”Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana.”,”Giovanni Miccoli (Trieste 1933) è professore ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Trieste. Ha pubblicato libri sulla riforma gregoriana e ha curato la sezione dedicata alla storia religiosa del secondo volume della Storia d’Italia Einaudi.”,”RELC-025-FSD” “MICCOLI Giovanni”,”I dilemmi e i silenzi di Pio XII.”,”Giovanni Miccoli (1933) insegna Storia della Chiesa all’Università di Trieste.”,”RELC-081-FL” “MICCOLI Giovanni”,”La Chiesa dell’ anticoncilio. I tradizionalisti alla riconquista di Roma.”,”Giovanni Miccoli è professore emerito di Storia della Chiesa nell’Università di Trieste, dopo aver insegnato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e all’Università di Venezia.”,”RELC-003-FMB” “MICCOLIS Stefano, a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS”,”Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica.”,”MICCOLIS Stefano (Corato 1945-2009) studioso e interprete della cultura e della politica italiane fra Otto e Novecento, ha curato volumi e raccolte di scritti di Antonio Labriola: il Carteggio (in 5 volumi, 2000-2006), ‘La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alla ‘Basler Naxchrichten’ (1998), ‘L’Università e la libertà della scienza’ (2007), ‘Giordano Bruno scritti editi e d inediti (1888-1900)’ (con A. Savorelli). Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la politica socialista’ (pag 129-138) “”Le perplessità del filosofo su di una effettiva politica internazionalistica dei partiti socialisti europei punteggiano la corrispondenza privata. Labriola si era irritato per il comportamento della socialdemocrazia tedesca (e del “”Vorwärts”” in particolare) sulla questione d’Oriente, scoppiata di nuovo nelle prime settimane del 1897. A Luise Kautsky scriveva (13 marzo 1897): “”La triplice alleanza è diventata impopolare. E, mi dispiace dirlo, l’antico odio contro il tedesco ricomincia [in Italia]. […] Il ‘Vorwärts’ col suo contegno scettico ha irritato””. E scrivendo a Croce (l’11 marzo 1897), se la prendeva con i “”molti piccoli borghesi”” della Spd “”possessori di azioni delle banche creditrici della Turchia””; tacciando di quasi “”cretinismo”” il partito tedesco, incapace di “”capire una ‘situazione nuova’ perché Marx ed Engels 20 anni fa credevano utile la conservazione della Turchia contro l’invasione russa”””” (pag 132) [Stefano Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica, 2010; a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS] Famosa intervista sulla questione di Tripoli del 1902. (pag 133) “”Io non sono il paladino di Marx – queste le parole conclusive del ‘Postscriptum’ all’edizione francese del ‘Discorrendo’-, ammetto tutte le critiche, sono io stesso in tutto ciò che dico un critico, non smentisco la sentenza: ‘comprendere è superare’; – ma mi conviene pur d’aggiungere, che ‘superare è aver compreso'”” (Saggi sul materialismo storico) (pag 135)”,”LABD-077″ “MICCOLIS Stefano, a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS”,”Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica.”,”MICCOLIS Stefano (Corato 1945-2009) studioso e interprete della cultura e della politica italiane fra Otto e Novecento, ha curato volumi e raccolte di scritti di Antonio Labriola: il Carteggio (in 5 volumi, 2000-2006), ‘La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alla ‘Basler Naxchrichten’ (1998), ‘L’Università e la libertà della scienza’ (2007), ‘Giordano Bruno scritti editi e d inediti (1888-1900)’ (con A. Savorelli). “”Il pensiero di Marx – studiato intensamente sulle fonti negli anni 1890-1895 – diventa per Labriola non soltanto la concezione teorica della trasformazione socialista della società, ma anche un prezioso canone d’interpretazione della storia d’Italia. Il nuovo punto di vista teorico non porta, peraltro, Labriola ad abbandonare, bensì ad arricchire (di considerazioni strutturali) l’interpretazione spaventiana. In una concezione nella quale il pur decisivo «momento economico» non esaurisce da solo la comprensione dei fenomeni storici; come se «tutto il resto» fosse un «inutile fardello», un «accessorio», una «semplice bagattella»: «la storia, bisogna intenderla tutta integralmente», perché «in essa nocciolo e scorza fanno uno» (57). E con una consapevolezza – affinata da una più ampia e più approfondita conoscenza storica – della peculiare specificità della vicenda italiana nel contesto dell’Europa moderna. «La struttura sociale della Italia, – scriveva il filosofo al socialdemocratico tedesco Richard Fischer, il 22 aprile 1894 – (…) è ancora più arretrata dal livello considerato come presupposto nel ‘Manifesto del partito comunista’. Dobbiamo, teoricamente e praticamente, percorrere di nuovo tutto il cammino dello sviluppo, perché non siamo andati di pari passo con gli altri popoli». L’originale riflessione sul pensiero di Marx si accompagna costantemente, nell’ultimo decennio dell’attività intellettuale di Labriola, con lo sforzo di capire la storia d’Italia: Marx, del resto, doveva essere interpretato dal punto di vista del «cervello nazionale», così come Bertrando Spaventa aveva inteso ‘tradurre’ Hegel nella cultura del nostro paese. Nel primo dei ‘Saggi’ sul materialismo storico – ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’ (1895) – dopo aver accennato alla questione contadina come questione di grande rilievo per il successo storico del socialismo («Finché i contadini non saranno conquistati, non avremo sempre alle spalle quell”idiotismo della campagna’, che fa o rinnova inconsapevolmente appunto perché idiotismo, il 18 brumaio e il 2 dicembre»), Labriola presentava come «istruttivo» il caso dell’Italia. Paese che – scriveva – dopo aver dato «già su la fine del Medioevo l’avviata all’epoca capitalistica, uscì per secoli dalla circolazione della storia» (58). Ad Engels aveva scritto – il 3 agosto 1894 – che «primi a difendere la legittimità dell’interesse contro l’opinione scolastico-canonistica» erano stati due santi: San Bernardino da Siena e Sant’Antonino; e quest’ultimo era divenuto arcivescovo di Firenze «proprio l’anno (1378) in cui fu battuta la Comune proletaria (i Ciompi)», dopo della quale in Firenze aveva cominciato a «dominare» «la vera borghesia». «L’Italia d’allora – così chiudeva la lettera – è la preistoria del capitalismo»”” [Stefano Miccolis, ‘Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica’, a cura di Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano, 2010] [(57) ‘Del materialismo storico’, in ‘Saggi sul materialismo storico’, cit., p. 83; (58) Ivi, pp. 47-49] (pag 117-118)”,”LABD-003-FC” “MICCOLIS Stefano SAVORELLI Alessandro TRABUCCO Oreste, a cura”,”Quaderni per l’ Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Labriola. I.”,”Comitato scientifico (Edizione nazionale delle opere di Antonio Labriola, agosto 2007): Tessitore (presidente), Punzo (segretario tesoriere), Agrimi Bravo Burgio Cacciatore Centi Cesa Ciliberto Cortesi Cotroneo D’Orsi Galasso Guaragnella Liguori Miccolis Postigliola Sasso Savorelli Siciliani de Cumis Turi Vacca Volpicelli Zanardo”,”LABD-129″ “MICHAL Bernard a cura, collaborazione di Pierre GUILLEMOT Eric de GOUTEL Michel HONORIN”,”Storia vissuta della guerra di secessione. Volume I.”,”””La fuga di uno schiavo è una perdita di capitale per il suo proprietario: perciò egli deve ritrovarlo, costi quello che costi. Gli è anche facile trovare chi gl rende questo servizio, perchè molte persone che sono abituate a vivere di espedienti si trasformano in cacciatori di negri; essi ricevono tre dollari al giorno, più un premio di quindici in caso di cattura. Il fuggitivo si dirige naturalmente verso nord e se può andare verso la “”ferrovia sotterranea””, cioè la strada del Canada, ove non può più essere persuito. Al Nord talora riesce anche a trovare qualcuno che lo aiuta, soprattutto fra i Quaccheri, ma queste persone sono molto rare. D’altra parte le leggi di tutti gli altri Stati non proteggono i fuggitivi, e i cacciatori potrebbero arrestarlo e ricondurlo dal suo padrone. (…) Non dobbiamo però fare generalizzazioni. La caccia agli schiavi esiste, è vero, ma molti proprietari vi rinunciano, non per buon cuore, ma perchè essa verrebbe loro a costare quanto comprare un altro schiavo “”nuovo””. Fu però proprio questa questione degli schiavi fuggitivi che, nel 1850, allargò la frattura fra il Nord e il Sud e portò a un nuovo compromesso””. (pag 29)”,”USAQ-085″ “MICHAL Bernard a cura, collaborazione di Pierre GUILLEMOT”,”Storia vissuta della guerra di Secessione. Volume II.”,”””Ulysses S. Grant non indugia a Washington. L’indomani mattina parte per ispezionare l’esercito del Potomac; la cosa lo occupa per ventiquattro ore, poi con il primo treno parte per l’Ovest. Innanzitutto deve stendere un piano di battaglia, poi cedere il comando a colui che considera il suo miglior subordinato, il generale Sherman. Del resto questi gli assimiglia molto: come lui proviene da West Point, come lui si è distinto nella guerra contro il Messico, come lui ha poi lasciato l’esercito per il mondo degli affari prima di riprendere servizio allo scoppio della guerra civile, e gli affari, in America, aguzzano la fantasia degli uomini. Grant comincia ad organizzare l’esercito di cui ora ha la responsabilità in quattro grandi settori operativi, che ocrrispondono alle quattro offensive che intende condurre. Il primo è il settore della Virginia, con l’esercito del Potomac, alla testa del quale lascia il generale Meade. (…) L’esercito del Potomac sarà affiancato dall’esercito del James, agli ordini di Butler (…). Il terzo settore, quello della Louisiana è affidato al generale Banks (…). C’è poi il quarto ettore, quello di Chattanooga, in cui Sherman comanda l’esercito del West.”” (pag 123-124)”,”USAQ-086″ “MICHAUD Jean-Claude”,”Teoria e storia nel “”Capitale”” di K. Marx.”,”””Il passaggio dalla produzione mercantile semplice al capitalismo non è un passaggio formale, un rovesciamento dialettico di tipo hegeliano, ma, come dice ottimamente il Denis (6), il passaggio da un «optimum di ripartizione» in una società dove domina la produzione individuale ad un «optimum di sfruttamento» nella società capitalistica antagonistica. La lotta delle classi è più che l’elemento motore dell’evoluzione (perché questo carattere potrebbe essere ancora compreso come un carattere teorico), la base stessa del sistema economico, che non bisogna mai perdere di vista nel corso dell’elaborazione teorica. Non sembra però che, limitandoci a questo, sfuggiremmo ad un circolo vizioso talora denunciato dagli economisti classici. In effetti Marx e soprattutto Engels, non hanno smesso di affermare che il ‘Capitale’ era destinato ad esporre scientificamente le basi economiche della lotta delle classi. Ciò vuol dire che la lotta delle classi non è che un fenomeno superficiale che maschera i fatti più fondamentali o semplicemente che questa lotta è inseparabile dalle strutture economiche che le corrispondono? Il problema appare abbastanza nettamente nel testo dell”Anti-Dühring’: «Si trattava invece da una parte di presentare questo modo di produzione capitalistico nel suo nesso storico e nella sua necessità nell’ambito di un determinato periodo storico, e quindi anche la necessità del suo tramonto, dall’altra, invece, di svelarne anche il carattere interiore, che ancora era rimasto celato, perché sinora la critica si era appuntata più sulle cattive conseguenze che sul processo della cosa stessa. Questo si ebbe con la scoperta del ‘plusvalore’» (7). Appare chiaro da questo testo, che non si può separare la lotta delle classi dalla sua base economica e dal suo senso nelle strutture capitalistiche. Se quindi si vuol comprendere la maniera in cui la teoria si allaccia con la storia, nel ‘Capitale’, bisogna collocare la lotta delle classi al centro dottrina, e, anche se essa non costituisce tutto il metodo, lo ispira da presso, in quanto essa impone di cercare sempre sotto le apparenze contraddittorie del sistema capitalistico il rapporto di classe che fonda la contraddizione”” [Jean-Claude Michaud, ‘Teoria e storia nel “”Capitale”” di Marx’, Feltrinelli, Milano, 1960] (pag 87-88) [(6) H. Denis, ‘La valeur’, cit., p. 105; (7) F. Engels, Antidühring, cit., pp. 33-34]”,”MADS-780″ “MICHAUT Victor”,”Le Centenaire du Manifeste. Un siècle de marxisme vivant. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”MICHAUT Victor membre du Bureau politique du Parti communiste français “”Rétablissant ainsi, contre les falsificateurs social-démocrates, le véritable enseignement de Marx et d’Engels sur l’Etat, Lénine a largement utilisé l’expérience de la Commune de Paris et des révolutions russes de 1905 et de 1917. “”En 1847, le “”Manifeste du Parti communiste”” proclamait que la première étape dans la révolution ouvrière est la constitution du prolétariat en classe dominante, la conquête de la démocratie””. Plus loin: “”L’Etat, c’est-à-dire le prolétariat organisé en classe dominante”” écrivaient Marx et Engels. C’est en parlant de ces données, en les approfondissant, que Lénine dans l”Etat et la Révolution’ écrira: “”Ne société capitaliste, nous n’avons qu’une démocratie tronquée, misérable, falsifiée, une démocratie uniquement pour les riches, pour la minorité…Seul, le communisme est capable de donner una démocratie réellement complète.”””” [Victor Michaut, Le Centenaire du Manifeste. Un siècle de marxisme vivant]”,”MFRx-335″ “MICHEA Jean-Claude”,”L’insegnamento dell’ignoranza.”,”MICHEA Jean-Claude insegna filosofia in un liceo di Montpellier. E’ autore di ‘Orwell, anarchiste tory’ (1995), ‘Les Intellectuels, le peuple et le ballon ronde’ (1998), ‘Impasse Adam Smith’ (2002) (tradotto in it. ‘Il vicolo cieco dell’economia’ 2004) “”C’è una relazione nascosta tra queste due parole: libertà e commercio”” (A. de Tocqueville) (pag 87) “”Diffidate dei sogni di gioventù, finiscono sempre col realizzarsi”” (Wolfgang Goethe) (pag 93) “”Dietro alla falsa umanità dei moderni, si nasconde una barbarie ignorata dai loro predecessori”” Friedrich Engels, Lineamenti di una critica dell’economia politica (1843) (pag 59) (J.C. Michea, L’insegnamento dell’ignoranza)”,”GIOx-053″ “MICHÉA Jean-Claude”,”I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto.”,”Jean-Claude Michéa (1950) è un docente e filosofo francese. Tra le sue opere ‘L’insegnamento dell’ignoranza’ (2005), ‘L’impero del male minore’ (2008), ‘Il violo cieco dell’economia di sorpassare a sinistra il capitalismo’ (2012). Tesi ‘liberalismo culturale della sinistra’ “”Se le denominazioni non sono corrette, i discorsi non sono conformi alla realtà, e se i discorsi non sono conformi alla realtà, le azioni intraprese non raggiungono il loro scopo”” (Confucio) (in apertura) Nel testo molte brevissime citazioni di Marx ed Engels “”trovare in ciò che è più antico ciò che è più moderno”” (Marx) (a proposito del periodo primitivo di ciascun popolo) (sulle società precapitalistiche), (…) sarebbe possibile edificare una società che rappresenti una “”rinascita, in una forma superiore, di un tipo sociale arcaico”” (secondo la formula che Marx aveva preso in prestito dall’antropologo americano Lewis Morgan) (pag 39) Né Marx né Engels hanno mai pensato di definirsi uomini di sinistra (pag 57) (l’unico uso sistematico che Marx abbia mai fatto dell’opposizione destra-sinistra è sempre stato strettamente filosofico) “”Ogni rivendicazione di uguaglianza che ‘va oltre’ finisce necessariamente nell’assurdo”” (Antidühring) (pag 87-88)”,”TEOC-754″ “MICHEL Henri; BIANCHI Gianfranco (appendice)”,”La guerra dell’ ombra. La Resistenza in Europa.”,”Henri MICHEL è D del Centro Francese della Ricerca Scientifica. E’ uno dei maggiori competenti della storia della 2° GM al cui studio e alla cui interpretazione si dedica da molti anni. Sono da ricordare: -Les courants de pensée de la Resistance -Vichy, année 1940 -Storia della Seconda guerra mondiale”,”ITAR-012″ “MICHEL Franck”,”L’ Indonesie éclatée mais libre. De la dictature à la democratie (1998-2000).”,”Franck MICHEL, antropologo, storico, ricercatore indipendente, è pure direttore della rivista di scienze umane ‘Histoire et Antrhropologie’ (Strasburgo). E’ autore di varie opere sull’ Indonesia.”,”ASIx-033″ “MICHEL Henri”,”La seconde guerre mondiale. 1. Les succes de l’ axe (septembre 1939 – janvier 1943).”,”””Secondo lui (Hitler, ndr), un grande esercito, un’ industria potente, non era possibile confinarli in una superficie ristretta. Ciò che faceva ‘la forza dell’ Impero russo, non era una forza puramente umana, né in quantità, né soprattutto se si considera il valore personale degli individui; è la forza di un Impero gigantesco’ “”. (pag 274)”,”QMIS-065″ “MICHEL Henri”,”La seconde guerre mondiale. 1. Les succès de l’ Axe. 2. La victoire des Alliés.”,”La seconda guerra mondiale è stata un cataclisma che ha cambiato il mondo. Di fronte al problema di sapere cosa è successo in questi sei anni il compito della prima generazione di storici è stato quello di raccogliere i fatti, di ricercare e salvaguardare le testimonianze, di inventoriare le fonti, di cercarle nei fondi dei villaggi e delle città. Questo è il lavoro a cui si è dedicato Henri MICHEL (1907-1986) e il Comité d’ histoire de la Deuxieme Guerre mndiale che ha animato per più di trent’anni. L’ opera di MICHEL è dunque un libro fondatore, una sintesi di storia cronologica che consente agli storici della nuova generazione ulteriori ricerche. “”Numero di aerei (produzione mensile): Gran Bretagna: Settembre 1939: 93 Aprile 1945: 900 URSS: 1939: 580 1945: 1.500 USA 1941: 312 1945: 2.785 Germania: 1939: 150 Novembre 1944: 2.325 Italia: 1939: 270 Settembre 1943: 240 Giappone: Dicembre 1941: 650 Agosto 1945: 2.557″” (pag 886)”,”QMIS-071″ “MICHEL Louise”,”La Commune. Histoire & souvenirs. I.”,”””Malgrado l’ insistenza di Parigi nel richiedere delle sortite, fu solo il 19 gennaio che il governo acconsentì di lasciare la guardia nazionale tentare di riprendere Montretout e Buzenval””. (pag 90)”,”MFRC-093″ “MICHEL Louise”,”La Comune.”,”””La proclamazione della Comune fu splendida. Non era la festa del potere, ma la cerimonia del sacrificio: si sentiva che gli eletti erano votati alla morte. Il pomeriggio del 28 marzo, sotto un sole magnifico che ricordava l’ alba del 18, il 7 germinale, anno 79 della repubblica, il popolo di Parigi che il 26 aveva eletto la propria Comune, inaugurò la sua entrata nel palazzo della città. (…) Tutte le musiche suonano la ‘Marsigliese’ e il ‘Canto della partenza’. Un uragano di voci ne ripete il ritornello. Tanti vecchi abbassano la testa verso terra: si direbbe che ascoltino la voce dei martiri della libertà. Sono gli uomini di giugno e di dicembre; alcuni già tutti bianchi, alcuni del 1830, Mabile, Malezieux, Cayol. L’ unico potere che avrebbe potuto far qualcosa era la Comune, composta d’uomini d’intelligenza, di coraggio, di onestà a tutta prova, i quali tutti avevano dato incontestabili prove di devozione e di energia. Il potere invece li annientò, non lasciando loro che un’ indomabile volontà per il sacrificio: seppero morire eroicamente. Ma il potere è maledetto, e per questo io sono anarchica. La sera stessa del 28 marzo, la Comune tenne la sua prima seduta, inaugurata con atto degno della grandezza di quel giorno: fu deciso infatti, per evitare questioni personali, nell’ ora in cui gli individui dovevano entrare nella massa rivoluzionaria, che i manifesti non avrebbero portato altra firma che questa: La Comune.”” (pag 161)”,”MFRC-117″ “MICHEL Henri”,”La guerra dell’ombra. La Resistenza in Europa.”,”MICHEL Henri, direttore del Centro francese della ricerca scientifica (CNRS) è studioso della seconda guerra mondiale . Ha scritto pure ‘Les courants de pensée de la Résistance’ e ‘Vichy, année 1940’, oltre a una storia del secondo conflitto mondiale.”,”QMIS-124″ “MICHEL Henry PIROMAGLOU Comninos GROENEVELD Eduard G. CATALANO Franco JANECEK Oldrich TUDMAN Franjo PINTER Istvan MATEI Gheorghe COLLOTTI Enzo GIOVANA Mario LEGNANI Massimo ARBIZZANI Luigi CASALI Luciano, relazioni e comunicazioni”,”Aspetti sociali ed economici della resistenza in Europa.”,”Relazioni e comunicazioni di MICHEL Henry PIROMAGLOU Comninos GROENEVELD Eduard G. CATALANO Franco JANECEK Oldrich TUDMAN Franjo PINTER Istvan MATEI Gheorghe COLLOTTI Enzo GIOVANA Mario LEGNANI Massimo ARBIZZANI Luigi CASALI Luciano Comitato scientifico: Marino BERENGO Alfredo BRUSONI Franco CATALANO Bianca CEVA Enzo COLLOTTI Carlo FRANCOVICH Giuseppe MARTINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Claudio PAVONE Piero PIERI Guido QUAZZA Leo VALIANI”,”ITAR-152″ “MICHEL Serge BEURET Michel, fotografie di Paolo WOODS”,”Cinafrica. Pechino alla conquista del continente nero.”,”Serge MICHEL è corrispondente per ‘Le Monde’ dall’Africa occidentale: nel 2001 ha ricevuto il premio giornalistico A. Londres. Michel BEURET è caporedattore esteri della rivista ‘L’Hebdo’. Ha fatto reportage da Cina e Africa Paolo WOODS fotografo ha viton nel 2004 il World Press Photo Award per reportage in Iraq. Altro libro di due degli autori: – Pianeta petrolio. Sulle rotte dell’oro nero (2004), di Paolo Woods, Serge Michel e Serge Enderlin “”Proverbio cinese: ‘Quando l’albero si sposta, muore. Quando l’uomo si sposta, può trovare una fortuna’”” (pag 49)”,”CINE-046″ “MICHEL Henri”,”La Seconda Guerra Mondiale.”,”Henri Michel, direttore della Revue d’Histoire de la Deuxième Guerre Mondiale, presidente onorario del Comitato internazionale di Stato della seconda guerra mondiale, ha pubblicato: Histoire de la Résistance française, La guerre de l’ombre, La seconde guerre mondiale.”,”QMIS-006-FL” “MICHEL Jean, con la collaborazione di Louis NUCERA”,”Dora. Nell’inferno del campo di concentramento dove gli scienziati nazisti preparavano la conquista dello spazio.”,”””Affermo una cosa sola: che Dornberger, Von Braun, Gröttrup e tutti gli scienziati che troppo comodamente vengono definiti “”scienziati di Peenemünde”” erano perfettamente al corrente di crimini che venivano perpretati a Dora. Numerosi compagni li hanno visti nel tunnel e nei laboratori. Affermo inoltre che anche prima dell’assorbimento definitivo da parte della piovra Dora, nel gennaio 1945, la fabbricazione in serie di un prototipo che era lontano dall’essere pronto richiedeva un contatto continuo tra i ricercatori di Peenemünde e gli esecutori di Dora”” (pag 115)”,”GERN-178″ “MICHEL Henri”,”Les mouvements clandestins en Europe (1938-1945).”,”La resistenza passiva popolare in Europa. “”La ‘Résistance passive’ populaire fut spontanée; mais elle a revêtu bien des formes. Elle pouvait engendrer des erreurs ou des lenteurs de fabrication, accumuler les obstacles aux exigences allemandes, proposer des contre-propositions inopérantes. Elle ne s’inspirait pas forcément d’un esprit résistant. Beaucoup de réfractaires au S.T.O. voulaient seulement se cacher pour échapper aux dangers d’une Allemagne bombardée. (…)”” (pag 12-13)”,”EURx-345″ “MICHEL Henri”,”La guerra dell’ombra. La Resistenza in Europa.”,”Henri Michel, già direttore del Centro francese della ricerca scientifica (CNRS) è studioso della seconda guerra mondiale . Ha scritto pure ‘Les courants de pensée de la Résistance’ e ‘Vichy, année 1940’, oltre a una storia del Secondo conflitto mondiale. “”I comunisti, secondo la loro specifica visuale, conferivano la massima ampiezza al concetto del sabotaggio. A loro modo di vedere, ogni abitante di paese occupato – pubblico impiegato, casalinga, operaio, contadino, intellettuale – era in grado di danneggiare una parte, sia pure minuscola, della macchina bellica tedesca. I giovani ad esempio potevano, «anche senz’armi, nuocere al nemico strappando i cartelli indicatori, incendiando gli uffici di assunzione, demolendo le vetrine, castigando i traditori». Le casalinghe avevano l’occasione di «dare l’assalto ai depositi di viveri destinati ai tedeschi, riprendendosi in tal modo le derrate rubate». Certo, questo sabotaggio generalizzato avrebbe potuto causare grosse difficoltà – «era un terribile problema, quello del pane quotidiano» – ma era necessario per seminare nell’animo dell’occupante, timore, sgomento e un senso d’impotenza; «i ripetuti sabotaggi costringono il nemico a presidiare le zone delicate, immobilizzando migliaia di soldati». Per distruggere il potenziale nemico, i capi militari Alleati contavano soprattutto sui bombardamenti, sui cui effetti si facevano un’idea esagerata; ma il SOE era convinto che i sabotaggi costavano meno caro e potevano forse mostrarsi più efficaci dei bombardamenti. In Francia, ad esempio, un bombardamento delle officine Peugeot, che fabbricavano carri armati, aveva distrutto numerosi depositi e reparti, ma non aveva interrotto la fabbricazione. Degli agenti SOE, allora, contattarono la famiglia Peugeot, che si rivelò favorevole agli Alleati e accettò che in certi punti ben scelti della fabbrica fossero disposte piccole cariche esplosive, così da disorganizzarla senza distruggerla, con rispamio d’inutili rovine e di vite umane. Questo sistema non venne generalizzato; i bombardamenti erano più spettacolari e, dopo la conferenza di Anfa, gli inglesi, per vincere la guerra a minor costo, fecero affidamento soprattutto su questi. I governi in esilio non erano molto entusiasti di fronte alle prospettive di una massiccia distruzione, ad opera di continui sabotaggi, delle ricchezze dei loro paesi: specialmente Benes e il governo olandese. Ma i resistenti erano ancora più spaventati dalle conseguenze dei bombardamenti alla cieca, che spesso mancavano il bersaglio, facedno il deserto nelle loro citt, ridotte a un carnaio umano. I norvegesi, nel novembre 1943, protestarono contro il martellamento delle officine d’acqua pesante di Rjukan e Vemork, ad opera di 158 fortezze volanti, perché le perdite materiali e umane erano sproporzionate ai risultati”” (pag 209-210)”,”ITAR-045-FV” “MICHEL Henri”,”Pétain et le régime de Vichy.”,”””Gli “”operai”” erano i non amati di Vichy, i meno rispettati, i meno protetti, i più disprezzati. Il discredito che gravava sulle città si rifletteva su di loro, abitanti dei sobborghi; dalle loro richieste – il loro sordido materialismo, aveva detto P.E. Flandin – non furono loro all’origine dei disordini sociali? Non erano loro all’origine dei disordini sociali? Non seguivano troppo spesso i ‘cattivi pastori’ comunisti, socialisti e sindacalisti? Non si erano sacrificati a un dannoso internazionalismo, con il rischio di indebolire la patria, o la terra di accoglienza, poiché alcuni di loro erano stranieri? In teoria, il regime non voleva che il bene del lavoratore, il maresciallo stigmatizzava i cattivi padroni che, con i loro abusi, rendevano cattivi i lavoratori; voleva rieducarli integrandoli in un nuovo contesto economico e sociale, e impedire loro di nuocere fino a quando non fossero cambiati. I lavoratori erano inoltre privati dell’assistenza dei partiti per i quali avevano votato, socialisti e soprattutto comunisti; non erano assolutamente privi di sindacati, dal momento che alcuni dirigenti sindacali, guidati da Belin, avevano concluso un patto con Vichy. Ma, d’altra parte, si perse il diritto di sciopero, e quindi ogni possibile risposta, e i sindacati ufficiali, dove non potevano scegliere i propri delegati, non ispiravano loro molta fiducia”” (pag 108-109) “”Les ‘ouvriers’ étaient les mal-aimés à Vichy, les moins respectés, les moins protégés, les plus décriés. Le discrédit qui pesait sur les villes rejaillissait sur eux, habitants des faubourgs; par leurs revendications – leur matérialisme sordide, avait dit P.E. Flandin – n’étaient-ils pas à l’origine des troubles sociaux? N’avaient-ils pas à l’origine des troubles sociaux? N’avaient-ils pas trop souvent siuivi les «mauvais bergers» communistes, socialistes et syndicalistes? N’avaient-ils pas sacrifié à un internationalisme nocif, au risque d’affaiblir leur patrie, ou leur terre d’acceuil, puisqu’une partie d’entre eux étaient des étrangérs? Théoriquement, le régime ne vuet que du bien à l’ouvrier; le maréchal stigmatise les mauvais patrons qui, par leurs abus, font les mauvais ouvriers; il veut rééduquer ceux-ci en les intégrant dans un nouveau contexte économique et sociale, et les empêcher de nuire tant qu’ils n’auront pas changé. Aussi bien les ouvriers sont privés du concours des partis pour lesquels ils votaient, socialiste et surtout communiste; ils ne sont pas absolument privés de syndicats, puisque certains leaders syndicaliste, Belin en tête, ont conclu un pacte avec Vichy. Mais, par contre, il sont perdu le droit de grève, donc toute riposte possible, et les syndicats officiel, où ils ne choisissent pas leurs délégués, ne leur inspirent guère confiance”” (pag 108-109) Review: Les « Mémoires » de René Belin: de la CGT à Vichy Reviewed Work: La vie de la France sous l’occupation by René Belin Review by: Henry Rousso Revue d’histoire de la Deuxième Guerre mondiale 29e Année, No. 116, QUESTIONS ÉCONOMIQUES DES ANNÉES 1940-1950 (OCTOBRE 1979), pp. 115-119 (5 pages) Published By: Presses Universitaires de France”,”FRAV-184″ “MICHELAGNOLI Giovanni”,”Amintore Fanfani. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Fanfani nel ’31 giura fedeltà al fascismo (pag 17) Fanfani negli anni Trenta riteneva assolutamente necessaria la politica coloniale dell’Italia ma era contrario all’avvicinamento alla Germania nazista (pag 18) Fanfani e la crisi del capitalismo (pag 32-35) “”Per diverse ragioni Fanfani iniziò a ritenere che il sistema capitalistico stesse attraversando, negli anni Trenta, una crisi che avrebbe determinato la necessità di un suo superamento. La crisi del ’29 era stata, in effetti, un evento che aveva esercitato una grande impressione sulle menti di intellettuali, sociologi ed economisti in genere: eterogee furono le posizioni di costoro in merito alle ragioni che sembravano averla determinata. La lettura marxiana individuava la ragione principale della depressione nel fine stesso cui tendeva l’economia capitalistica: la massimizzazione di plusvalore. Perseguire tale obiettivo determinava, come si è visto, la decadenza del saggio di profitto e il conseguente annientamento del sistema, di cui la crisi rappresentava indizio dal forte tenore probatorio. Completamente antitetica fu la posizione assunta dagli economisti neoclassici. La crisi, paiono suggerire Hayek e Schumpeter, è un fenomeno connaturato all’essenza stessa del capitalismo: rientra nella sua naturale articolazione dinamica. Hayek, agli onori delle cronache in quegli anni anche per una sua feroce polemica con J.M. Keynes, giunse a definirla persino benefica poiché epurava il sistema dalle imprese inefficienti e, tramite tale selezione, consentiva la sopravvivenza di quelle più solide. Si comprende allora come l’economista tedesco avversasse la politica monetaria quale strumento espansivo e proponese invece il non intervento. (…) Anche la posizione di Schumpeter a questo proposito è da tenere presente. I cicli economici, lo si desume dalla storia del sistema capitalistico, sono dovuti allo “”sciame”” di innovazioni introdotte nel sistema. Se si considera che l’introduzione di innovazioni determina la rottura delle resistenze a quanto si presenta di nuovo e diverso rispetto alle linee tradizionali di processo produttivo, si vede come l’imprenditore venga a essere portatore di una creatività distruttiva. Egli riesce infatti a superare le convenzioni e le tradizioni a livello di tecnologia produttiva, di commercializzazione del prodotto, di promozione dello stesso. Ma è altresì distruttore, esploratore di un mondo sconosciuto. Se dunque, ad un certo momento, il capitalismo mondiale attraversa una fase di crisi, per quanto dura e dagli effetti devastanti, ciò fa parte del gioco e delle sue regole. Su questa stessa lunghezza d’onda sembrava porsi Del Vecchio, il quale già prima della crisi del ’29, aveva denunciato la caducità del capitalismo, precarietà che dominava “”tutto in questo mondo”” (34), ma precisava poi che le crisi, di qualsiasi genere fossero, erano elementi ineluttabili del sistema economico capitalistico. “”Le oscillazioni del sistema -concludeva – saranno inevitabili fino a che l’economia sarà un’economia progressiva”” (35). Analoga, nella sostanza, fu l’interpretazione suggerita da Francesco Vito (36) alcuni anni dopo. (…) Fanfani si avvicina alla problematica della crisi del capitalismo partendo da un esame critico della letteratura; numerose sono nei primi anni Trenta le sue recensioni a opere dedicate a questo tema (41). Fu proprio grazie alla sua attività di recensore che egli si imbatté nel volume collettaneo ‘La crisi del capitalismo’ (42), edito dalla Scuola di scienze corporative dell’Università di Pisa. Lo studio di questo volume gli permise di avvicinarsi al pensiero dell’economista e storico Gaëtan Pirou (43), le cui opere tanta parte avrebbero avuto in successive elaborazioni fanfaniane. (…) La posizione di Fanfani sulla crisi del capitalismo, che ben emerge da ‘Declino del capitalismo e significato del corporativismo’, si articolava essenzialmente su tre direttrici di pensiero. La grande depressione in se stessa, non sarebbe bastata, in nessun caso, a determinarla. Crisi nel sistema capitalistico, spiega, ce n’erano sempre state, ma nessuna ne aveva determinato il declino o addirittura la morte. Non credeva al determinismo storico, e in questo pareva rifarsi alle posizioni di Del Vecchio e Vito. (…)”” (pag 33-34) (34) G. Del Vecchio, Il problema della stabilità del sistema economico capitalistico, in “”Economia””, vol 7, maggio-agosto 1925, 5-8, p.47 (35) Ivi, p. 51 (36) (…) per il lettore interessato a una rassegna breve, ma esauriente del dibattito fra gli economisti italiani, si segnala G. Gattei C. Mingardi, ‘Crisi nel o crisi del sistema? Gli economisti italiani leggono la grande crisi, 1929-1934, in ‘Società e storia, 1993, pp. 59-118 (37) F. Vito, Il problema della stabilità del capitalismo nella recente letteratura, in ‘Rivista internazionale di scienze sociali, vol. 2, 1931, p. 585 (38) Ivi, p. 590 (39) Ibidem (40) Ivi, p. 595 (…)”,”ITAP-190″ “MICHELAT Guy SIMON Michel”,”Les ouvriers et la politique. Permanence, ruptures, réalignements.”,”Guy MICHELAT è direttore di ricerca emerito al CNRS (CEVIPOF SCIENCES PO). Ha scritto ‘Dimensions du nationalisme (con J.P.H. THOMAS, ‘Les francais sont-ils encore catholiques? (in collab.) Cerf 1991. M. SIMON è professore emerito all’ Univ. des sciences et technologies de Lille. Declino del sinistrismo operaio, fine del voto di classe, ascesa del voto di destra, della xenofobia e del FN Inchiesta. Senso di appartenenza alla classe. “”Riassumiamo. Un doppio movimento si mette in opera in poco più di dieci anni (inizio anni 1980 – inizio anni 1990). Il sentimento di appartenere a una classe sociale segna un netto arretramento nel gruppo operaio e in quelli che gli sono prossimi. Si mantiene, anzi si rafforza tra i non operai. L’ identificazione ‘classe operaia’ arretra fortemente, a vantaggio di altre identificazioni di classe, in particolare della ‘classe media’. In totale, il sentimento di classe si consolida notevolmente nella frazione non operaia della popolazione (in particolare nel salariato medio e superiore). Esso implode nel gruppo operaio, ove era un tempo il più vivace.”” (pag 152)”,”MFRx-267″ “MICHELET Jules”,”Il popolo.”,”Quando scrive ‘Il popolo’, MICHELET è già diventato, da studente povero nutrito di ricordi della rivoluzione, professore al College de France, rievocatore stimato e celebrato della grandezza del passato nazionale francese. La fecodna ambiguità di questa tipica categoria romantica, il popolo, che è insieme classe sociale, origine sociale, stato d’animo, cultura, volontà e sentimento ha trovato in quest’opera, saggio, inchiesta e autobiografia ideale la sua formulazione più felice.”,”FRAD-022″ “MICHELET Giulio, a cura di Francesco ACERBO”,”Storia di Roma.”,”””La lingua di un popolo è il monumento più importante della sua storia”” (introduzione, pag 43)”,”STAx-091″ “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume primo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-020-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-021-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume terzo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-022-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume quarto.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-023-FL” “MICHELETTA Luca / GENTILE Emilio / ALIBERTI Giovanni /”,”La dichiarazione dell’uguaglianza di diritti alla Germania dell’11 dicembre 1932 (Micheletta) / Un’apocalisse della modernità. La Grande guerra e il Mito della Rigenerazione politica (Gentile) / L’Italia politica dal Risorgimento al fascismo: un’interpretazione a confronto (Aliberti); Verso la Colonia eritrea: la legislazione e l’amministrazione (1887-1889) (Volterra).”,”A. Gramsci ‘apocalittico’ sulla Grande guerra (pag 775 e seguenti) nel saggio di E. Gentile”,”STOx-283″ “MICHELI Alfredo”,”Ansaldo 1950. Etica del lavoro e lotte operaie a Genova.”,”Saggio introduttivo: ‘I ‘grandi costruttori’: etica del lavoro, miti produttivistici e lotte operaie a Genova, 1949-1951′. Alfredo MICHELI, nato a Genova nel 1919, ha partecipato alla Resistenza nei Gap, ha lavorato all’ Ansaldo dal 1935 al 1977. Entrato come apprendista è poi diventato operaio specializzato ed infine impiegato tecnico, anche per il suo impegno di autodidatta. Fu responsabile del Comitato di stabilimento nel 1950 e consigliere comunale di Genova dal 1964 al 1976, eletto nelle liste del PCI. Antonio GIBELLI è nato nel 1942 a Genova dove insena storia moderna. Ha diretto ‘Movimento operaio e socialista’. E’ autore di ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Firenze, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”MITT-040″ “MICHELI Silvio”,”Tutta la verità.”,”Nel personaggio del vecchio operaio “”Aggefatto”” che con la sua esperienza supplisce alle carenze tecniche della direzione, è sintetizzato il vasto movimento per la partecipazione alla direzione delle imperse, condotto sotto l’insegna dei consigli di gestione.”,”VARx-283″ “MICHELI Mino”,”I vivi e i morti.”,”Mario Micheli, vecchio militante socialista, nato a Leno, Brescia nel 1902, si iscrisse al PSI nel 1919. Più volte arrestato dalla polizia fascista, partecipò fin dal 1942 alla ricostituzione del PSI a Milano. E’ invalido della guerra partigiana. Arrestato dalla banda Kock fu inviato a Mauthausen.”,”ITAR-016-FV” “MICHELI Alfredo”,”Ansaldo 1950. Etica del lavoro e lotte operaie a Genova.”,”- L’inizio della gestione operaia – Le attività politiche e culturali in appoggio alla produzione autogestita – La produzione autogestita a pieno ritmo, fino alla conclusione”,”ECOG-002-FV” “MICHELI Silvio”,”Tutta la verità.”,”Silvio Micheli è nato a Viareggio il 6 gennaio 1911. Fece vita d’impiegato, in industrie di diverse città italiane e nei primi anni di guerra era a Napoli. Di giorno lavorava al suo tavolo di disegno e di notte scriveva. Un po’ la vita che racconta in ‘Pane duro’, un mondo di fatica e di speranza, di giornate grige e arrovvellate, di figure magre e testarde. E’ questo pure il mondo di ‘Tutta la verità’ o meglio il monda da cui questo nuovo romanzo prende le mosse. Un reduce dalla Germania (ingegnere di una famiglia un tempo agiata e ora quasi sul lastrico), torna alla fabbrica di Napoli dove lavorava prima della guerra. Lo sguardo degli operai gli sembra significare qualcosa che non riesce ancora ad intendere. Questo romanzo ci porta al centro dei problemi dell’industria italiana del dopoguerra. La media industria è assorbita dal grande capitale monopolistico, la fabbrica napoletana in cui Micheli alvorava è diventata filiale d’un grande complesso del nord. A sua volta tutta l’industria italiana ruota nell’orbita americana e la produzione è vincoalta da direttive estranee e antieconomiche. La crisi della classe dirigente mette in evidenza interessi produttivi e capacità di direzione da parte della classe operaia…. (pag 7-9)”,”CONx-012-FV” “MICHELI Lorenzo”,”Il maquis dimenticato. La lunga resistnza degli anarchici spagnoli.”,”””In tanti avevamo discusso con chi in Spagna c’era andato per davvero, come Umberto Marzocchi. Anche se ci sembrava impossibile che quell’anziano signore, dall’aspetto tanto severo ed elegane, fosse stato il commissario politico della colonna “”Ascaso”””” (pag 7, introduzione) Maquis,fr., propriamente ‘macchia’ dal ‘corso’ macchia. Organizzazione partigiana francese nella seconda guerra mondiale Resistenza degli spagnoli in Francia nel corso della Seconda guerra mondiale (pag 19-22) “”I fuoriusciti, quando la linea Maginot era stata squarciata dai ‘panzer’ di Guderian e di von Rundstedt, avevano subito dimenticato le umiliazioni a cui li avevano sottoposti i fucilieri senegalesi egli ‘spahis’ marocchini, quando, sfiniti loro avevano passato la frontiera. Le armi immediatamente sequestrate, i contenuti degli zaini e dei tascapane rovesciati nei fossi, sotto gli occhi colmi di impotente stupore dei soldati annichiliti dalla sconfitta e dalle marce forzate attraverso i passi di La Cerbére e di Le Perthus ricoperti di neve e di ghiaccio. Avevano subito scordato i campi di concentramento di Argelès, Vernet d’Ariège e Septfonds, dove i francesi li avevano ammassati sulle spiagge battute dal vento incessante a morire a centinaia, feriti gravi compresi, divorati dai pidocchi, per le mancanze di cure e per il poco cibo. Mentre i giornali esortavano a chiudere: «… le nostre frontiere alle bande armate della FAI (Federación Anarquista Ibérica) e del POUM», ai combattenti repubblicani, tutti, senza eccezione alcuna: «violatori di monache, ladri e assassini». Quella stessa Francia che li aveva poi costretti alla scelta tra entrare a far parte delle Compagnies de Travailleurs Étrangers’, o a essere arruolati a forza, loro, furibondi antimilitaristi, nei Bataillons della Legione, dove erano finiti in qundicimila, o nei reggimenti di marcia dei Fucilieri del Ciad. In tremila addirittura erano stati spediti a costruire la Transahariana e a morire di dissenteria nei cinquanta gradi all’ombra nel campo di concentramento di Hadjerat M’Guil in pieno deserto. Là dove non piove mai. E malgrado tutto, erano stati gli spagnoli a gettarsi per primi nella resistenza ai tedeschi, quando tanti francesi avevano creduto ai miti d «Dio, Patria, Famiglia» del maresciallo Pétain, e i comunisti erano ancora tramortiti dal patto Ribbentrop-Molotov. Per loro il dilemma che attanagliava tanti francesi riguardo la fedeltà a Pétain era inesistente. La resistenza era lo stato naturale degli esiliati spagnoli. «Continuavano una guerra che era cominciata dietro le barricate di Barcellona, e Madrid, avevano già combattuto le truppe tedesche e italiane nel loro proprio paese, e ora fecevano lo stesso in Francia». Un reparto formato soltanto da spagnoli aveva difeso a Dunkerque fino all’ultimo uomo la posizione di Bray-Les-Dunes, mentre i soldati francesi si sparavano l’un contro l’altro per salire sulle poche imbarcazioni che li dovevano trarre in salvo. Più di seimila tra di loro erano stati uccisi in combattimento, mentre tenevano le trincee davanti ai ‘panzer’ che avrebbero poi occupato Parigi. (…) A migliaia i combattenti spagnoli avevano fatto parte delle formazioni partigiane delle Alpi della Garonna, dei ‘maquis’ della Dordogna, del Pic Violent, del Massif Central come del Limousine e di quello della Montagne Noire. (…) Spagnoli, assieme a polacchi, rumeni, italiani e ebrei, erano stati i ‘commando’ della Mano d’Opera Immigrata che agivano a Parigi e in tutto l’Ile de France. (…) Sempre gli spagnoli avevano iniziato il sabotaggio nelle retrovie tedesche, quando tutto sembrava perduto sotto l’incalzare delle armate naziste, e bastava un cartello stradale divelto per finire al muro. Era stato il ‘Caraquemada’, l’atletico anarchico, che da bambino aveva sognato di diventare un pugile (…) a far saltare in aria assieme ai suoi uomini il treno della ‘Das Reich’, che tornava dall’aver massacrato 642 infelice ad Oradour. Quell’azione, pazza e inaspettata, era stata una stilettata dritta al cuore per l’alto comando germanico, che era letteralmente impazzito dalla rabbia. Spagnoli e quasi tutti anarchici erano stati i ‘passeurs’ del ‘Réseau Pat O’Leary’, diretti da Francisco Ponzán un ex esploratore della ‘Rojo y Negra’. (…) Anche il POUM ha i suoi ‘passeurs’ che, da Lione a Marsiglia, guidano i fuggiaschi in Spagna. La ‘catena’ la dirige Wilebaldo Solano, uno dei tanti giovani intellettuali che sono stati attivi nel movimento durante la guerra civile. Anche se l’anima del ‘réseau’ è Antonio ‘Toni’ Franqueza, il ‘passeur’ più temerario e spericolato. I fuggitivi appena discesi dai Pirenei trovano riparo nei villaggi di minatori dei bacini della lignite e dello zinco, passano sull’antico ponte che i romani hanno costruito sul Segre e che in tanti vogliono sia il più bello di tutta la Spagna, e finalmente arrivano a Lerida, l’antica roccaforte del POUM. Qui li aspettano i camion che li porteranno ai consolati inglesi di Valencia e Barcellona’ (pag 19-22)”,”ANAx-461″ “MICHELI Mino”,”I vivi e i morti.”,”‘Vecchio militante socialista, Mino Micheli è uno dei tanti uomini che per mezzo secolo hanno animato la vita politica italiana di quella “”passione civile”” che il fascismo prima, il nazismo poi, cercarono di soffocare. Molti pagarono portando questa “”passione”” fin dentro i campi di concentramento. Dei tanti, i più, nessuno ha mai detto la storia individuale, fusasi nella più grande tragedia collettiva che i nomi di Dachau, Buchenwald, Auschwitz, Mauthausen, evocano. Superstite di quest’ultimo campo, Micheli con questo libro rende testimonianza ai connazionali che, in quell’inferno, incontrò compagni di lotta contro il nazifascismo. (…)’ (quarta di copertina) Mino Micheli, nato a Leno (Brescia) il 21 dicembre 1902, si iscrisse al PSI nel 1919. Più volte arrestato dalla polizia fascista, partecipò fin dal 1942 alla ricostituzione del Partito socialista a Milano. È invalido della guerra partigiana; arrestato dalla banda Koch, fu inviato a Mauthausen. ‘Scrittore ‘coltivato’, se pure inconsciamente. Ma anche scrittore nato. Si sente dalla prontezza felice del tratto per cui coglie e rende, con mezzi semplicissimi, una fisionomia, la fuggevole espressione di un volto, evoca, con la realtà fisica dei luoghi, l’atmosfera, le difese sfumature dell’atmosfera di quel terribile famoso “”lager”” (…). Relativamente privilegiato fra tente migliaia di sventurati, per esseri ricordato un’arte che gli era avvenuto d’imparare nel corso della sua adolescenza, quella del barbiere, Micheli se ne è valso per ottenere, anzi per attribuirsi senz’altro una certa libertà di movimenti. E la ha sfruttata, come egli stesso ci confida non senza un tantino di paradossale pudore, per praticare un’altra arte assai diversa, del tutto nuova per lui oltrech tremendamente rischiosa: quella del furto. Il furto continuato e sistematico, a danno dei tedeschi, si capisce. Con una sempre crescente abilità di arraffare tutto quanto gli capita sottomano, dalla patata bollita al pezzo di pagnotta, dal passamontagna al farsetto di maglia ai cenci più miseri, al rotolo di carta igienica che servirà a bendare una ferita; arrivando a sfruttare la miopia di un addetto alla distribuzione per truffargli sotto gli occhi porzioni su porzioni di broda. Donde la possibilità di soccorrere, con aiuti la cui portata morale andava assai oltre l’entità, forzatamente esigua, un bel numero di compagni di sventura, soprattutto gli italiani. Non solamente perché tali, ma anche perché fra tutti quegli infelici si trovavano ad essere nel complesso i più infelici: più volentieri maltrattati dai nazisti come “”traditori”” e, dai loro altri compagni di sventur, assurdamente tacciati di “”fascisti””‘ (pag 8-9) (dalla prefazione di Mario Bonfantini)”,”QMIS-056-FV” “MICHELINI Luca”,”Marginalismo e socialismo: Maffeo Pantaleoni (1882-1904).”,”Luca MICHELINI è dottore di ricerca in storia delle dottrine economiche; collabora a riviste come ‘Società e storia’, ‘Il pensiero economico italiano’, ‘Storia del pensiero economico’. Attualmente è borsista al Dipartimento di economia politica dell’ Università di Milano. “”Gli strali di Pantaleoni sono rivolti in particolare contro le industrie metallurgiche e cantieristiche liguri: “”La sanguisuga ha succhiato, finché ha trovato da succhiare”” e ora tali industrie “”nel loro proprio interesse”” fomentano la crisi e vi speculano. La conclusione di Pantaleoni è drastica, dichiaratamente provocatoria e anche preveggente: “”Poiché, quando il governo dà delle commissioni e delle forniture a industriali italiani, questi pretendono che esso debba continuarle anche allorché il servizio pubblico non le richiede”” (pag 196)”,”MITS-147″ “MICHELINI Luca”,”Innovazione e sistemi economici comparati: il contributo di Enrico Barone e il pensiero economico italiano (1894-1924).”,”MICHELINI Luca facoltà di economia Lum J. Monnet Casamassima Bari. “”E’ stato M. Pantaleoni, il più antisocialista degli economisti italiani, il primo in Italia a mettere in luce i limiti dell’impostazione marginalista ora richiamata, con due saggi, “”Caratteri delle posizioni iniziali e influenza che esercitano sulle terminale””, del 1901, e “”Di alcuni fenomeni di dinamica economica””, del 1909. In altra occasione abbiamo avuto modo di rammentare come Pantaleoni in polemica con i teorici marginalisti dell’autogestione, giunga a incentrare, tra il 1909 e il 1924, la propria argomentazione antisocialista proprio sul tema dell’innovazione; tuttavia in saggi come “”Il sindacalismo e la realtà economica”” non vi è alcun riferimento critico nei confronti dell’architettura marginalista.”” (pag 13)”,”ITAE-201″ “MICHELINO Michele TROLLIO Daniela”,”Operai, carne da macello. La lotta contro l’Amianto a Sesto S. Giovanni.”,”Michele Michelino Rappresentante Associazione Cascina Novella.”,”CONx-032-FL” “MICHELS Roberto”,”Storia critica del movimento socialista italiano. Dagli inizi fino al 1911.”,”MICHELS Prof ordinario all’Univ di Basilea e pareggiato alla R. Univ di Torino. Gli internazionalisti in Italia: MAZZINI, PISACANE, BAKUNIN. Il marxismo in IT: TURATI, KULISCIOFF, La critica sociale. Il Primo maggio. Il rapporto con ENGELS. Profili di socialisti marxisti e antimarxisti: N. COLAJANNI, F.S. MERLINO, Antonio LABRIOLA. Fondazione del Partito socialista. Cenno sul Partito socialista anarchico. Le impurità del marxismo politico in IT. Militanti della prima ora. Nuovi adepti: Enrico FERRI, Cesare LOMBROSO. Programma massimo e minimo. Periodo lotte intestine: vittoria riformista al Congresso di Imola (1902). Composizione sociale partito (statistica). Sindacalismo rivoluzionario. Socialismo agrario e municipale. PSI anteguerra, Q coloniale (posizione Antonio LABRIOLA ecc.) ed emigrazione. Prodromi 1° GM. “”Nel 1893 il partito socialista si riunì nuovamente a congresso, stavolta a Reggio Emilia. Fu questo il vero congresso costitutivo, ed il primo tenuto dopo la separazione. In alcune questioni il congresso di Reggio Emilia condusse in certo qual senso, ad una restrizione ed una limitazione dell’ operato di Genova. Giacché esso fece di nuovo un passo a sinistra. Se infatti il congresso di Genova aveva aperto le vie al partito verso i poteri statali, il congresso di Reggio Emilia intraprese di precludergliene buona parte e di rendere l’ accesso al Governo più difficile per i compagni. Dal congresso invero venne votato un ordine del giorno, presentato dal giovane marxista Rome Soldi, allora studente di legge a Berlino, ove aveva avuto occasione di frequentare il centro dell’ intellettualità socialista marxistica internazionale. In quest’ ordine del giorno si trovavano tra altri i seguenti concetti imbevuti da spirito spiccatamente marxistico: “”Considerando che i poteri politici non sono altro che l’ organizzazione di classe della borghesia, coi quali essa sostiene la sua lotta contro il proletariato, che da essi poteri politici, finché composti da una maggioranza borghese, mai nessuna durevole e sostanziale riforma o concessione potrà eseguirsi a beneficio dei lavoratori (…) I deputati in questa condotta dovranno sempre ispirarsi al programma dell’ azione ed alla propaganda del partito che è in fatto in essenza rivoluzionario.”” (pag 126-127)”,”MITS-001″ “MICHELS Roberto”,”Il naufragio dell’ “”Internazionale operaia”” e l’ avvenire.”,”””Michele Bakunin, quantunque poco tenero per i marxisti tedeschi, non poté a meno di ammirare quel che egli ebbe a qualificare “”il coraggio sublime”” dei deputati socialisti al Reichstag, i quali, nel 1871, ebbero il fegato di proclamare, per servirci delle parole medesime del pensatore ed agitatore russo, “”nel paese stesso meno libero e sotto il governo militare e trionfante di Bismarck, le loro ardenti simpatie pei principii e per gli eroi della Comune”” (1).”” (pag 3) (1) Bakunin, Il socialismo e Mazzini. Lettera agli operai italiani. Serantoni, 1905″,”INTS-034″ “MICHELS Roberto”,”Pareto e il materialismo storico.”,”””E’ vero che il Marx parla o, data la scarsa chiarezza della lingua tedesca che non fa distinzione tra lotta di classe e lotta di classi, designando l’ una e l’ altra col termine ambiguo di ‘Klassenkampf’, ‘intende’ parlare piuttosto, come fa nella prima pagina del suo manifesto comunista, di una pluralità di classi la cui lotta economica determini l’ andamento degli eventi storici.”” (pag 3) Pareto e la religione. “”Anzi egli (Pareto ndr) stima essere la fede – e la lotta tra le varie fedi – un elemento indispensabile per l’ esistenza di una vita sana ed operosa, atta ad impedire il marasma e la neghittosità. Le azioni non logiche hanno una profonda loro ragione d’essere che consiste precisamente in questo: che è un errore infantile credere che “”l’ uomo possa interamente fare a meno di religione e sostituirla con semplici nozioni scientifiche””; (nota: ‘Sistemi socialisti’, VI, pag 264) b) il Pareto non si perita di riconoscere altresì, nel materialismo storico, un nocciolo di verità obbiettiva, in forma ed in sostanza non dissimili dalle canzonature, colle quali il Marx ha reso ridicolo il socialismo tedesco, il Pareto si prende beffe della dottrina ottimista che non vuole ammettere la necessità della lotta di classe, e di quella gente che confonde la dottrina ottimista con quella liberale””. (pag 3-4)”,”TEOS-129″ “MICHELS Roberto”,”Storia critica del movimento socialista italiano. Dagli inizi fino al 1911.”,”Non viene citato Serrati Ristampa dell’edizione”,”MITS-358″ “MICHELS Robert, a cura di Raffaele FEDERICI”,”Intorno al problema del progresso.”,”Robert Michels (Colonia 1876 Roma 1936) Federici è ricercatore e docente di sociologia (Univ. Perugia) “”Fu questo il tempo in cui sorse, in cui doveva necessariamente sorgere la teoria dell’immiserimento che più tardi si attribuì a Karl Marx, ma che, come io ho dimostrato altrove, era patrimonio comune di quasi tutti gli economisti della prima metà del secolo scorso, a qualunque scuola appartenessero””. (pag 47-48)”,”TEOS-201″ “MICHELS Roberto”,”L’imperialismo italiano. Studi politico-demografici.”,”Roberto Michels, professore ordinario di economia politica e di statistica nella Università di Basilea, Libero docente nella R. Università di Torino. Antonio Labriola e la questione della dispersione degli emigranti italiani. “”L’idea della necessità di ottenere una propria colonia di popolamento ha acquistato da molti anni una parte cospicua di socialisti. Il marxista Antonio Labriola, l’Engels del socialismo italiano, ha già nel 1902 spezzato, per tale idea, una lancia. Il Labriola nutriva la speranza che un giorno Tripoli potesse diventare la colonia ideale del proletariato italiano, capace di incanalare per secoli le forze elementari demografiche della nazione. Anche lui canzonava l’ingenuità di coloro che ritenevano che l’Argentina potesse diventare mai una seconda patria per gli italiani, e con energia additava l’urgenza di svolgere una politica di popolazione, ammonendo i suoi concittadini a por fine ad uno stato di cose che «disperde l’energia demografica del paese inutilmente per le cinque parti del mondo». La creazione di una colonia propria sarebbe identica con la fine dell’emigrazione stessa, perché «gli emigranti in tal caso non sarebbero più emigranti, una volta che andassero a popolare una nuova patria» (1). Liberare il proletariato italiano da gran parte degli svantaggi immanenti all’emigrazione riversantesi in paesi, diversi per lingua e per razza, o retti a stati indipendenti o sottostanti a dominio altrui, ecco la meta di un numero ragguardevole e sempre crescente di socialisti italiani, appartenenti a tutte le sfumature del loro partito, dall’ultima ala destra fino all’ultima ala sinistra. Ciò non toglie che gli avversari del sistema coloniale, spinti da ragioni rispettabilissime d’indole etica, democratica o economica, tuttora spesseggiano (2), anzi, come dimostra l’esito del Congresso nazionale socialista tenuto nel 1912 a Reggio Emilia, prevalgono nelle file socialiste. Ma non vi è dubbio che la parte più colta dei socialisti italiani non si sottrae alla convinzione che il proletariato italiano abbisogna di uno sbocco coloniale sottostante al controllo politico della metropoli stessa, e che la discussione tra di essi non si svolge tanto sulla questione di principio ‘in sè’ quanto sul problema concreto dell’idoneità o meno di una data terra riguardo a tale scopo”” (pag 94) [(1) Antonio Labriola, ‘Scritti vari di filosofia e politica’, Bari, 1906, pag 439 e segg.; (2) ‘spesseggiare v. intr. [der. di spesso1] (io spességgio, ecc.; non usato nelle forme composte), non com. – Essere frequente; accadere, verificarsi con maggiore o con molta frequenza’ (ndr) (Trecc)]”,”ITQM-257″ “MICHELS Roberto”,”La sociologia del partito politico nella democrazia moderna.”,”Engels: «Il mio testo ha dovuto soffrire dei timori dei nostri amici berlinesi…”” “”Ogni nuovo funzionario, ogni nuovo segretario assunto, è teoricamente un nuovo agente della rivoluzione, ogni nuova sezione un nuovo battaglione, ogni contributo in denaro, fornito dagli iscritti o economizzato dalla stampa o donato dai simpatizzanti, un tesoro per la lotta contro gli avversari. Ma i leaders di questo corpo rivoluzionario, organizzato con gli stessi mezzi dello Stato autoritario, alla lunga non potranno fare a meno di accorgersi che la loro organizzazione, al confronto con la grande organizzazione dello Stato, di cui essa non è che la copia in miniatura, per quanti miracoli faccia in campo organizzativo e a meno che non si verifichino avvenimenti eccezionali, dovrà sempre cedere all’organizzazione statale ogni volta che proverà a cimentarsi con essa. La conseguenza logica di questa constatazione è che avviene esattamente il contrario di quello che avevano sperato i fondatori del partito allorché lo tennero a battesimo. Invece di guadagnare in dinamismo rivoluzionario col crescere della forza e della solidità della sua organizzazione, il partito ci fa assistere al fenomeno contrario: esiste un intimo rapporto fra il crescere del partito e il crescere della prudenza con cui questo conduce la sua politica. Il partito, continuamente minacciato dallo Stato da cui dipende la sua esistenza, divenuto adulto, si premura di evitare tutto ciò che potrebbe irritarlo eccessivamente (6). La teoria stessa, cioè la scienza, viene attenuata e falsata, per amore del benessere dell’organizzazione esteriore. L’organizzazione diventa il solo nerbo vitale del partito”” (pag 490-491) [Roberto Michels, ‘La sociologia del partito politico nella democrazia moderna’, Il Mulino, Bologna, 1966] [(6) Un esempio classico, che dimostra fino a qual punto il timore di nuocere all’ ‘organizzazione socialista’ induca perfino le menti migliori del partito a ingenerare confusione nella teoria socialista, ci è offerto dalla storia della storia della famosa prefazione che Friedrich Engels scrisse nel 1895 a un’edizione postuma di ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848-49’, di Marx. Questa prefazione divenne il punto centrale intorno al quale si accesero grandi discussioni internazionali e, poiché in essa Engels dichiarava che la tattica socialista avrebbe prosperato meglio con i mezzi legali che con quelli illegali, e ripudiava la concezione marxista della rivoluzione sociale, fu non a torto considerata come la prima grande manifestazione di revisionismo in seno alla socialdemocrazia tedesca. Solo più tardi il Kautsky rese nota una lettera di Engels in cui questi si confessava scrivendo: «Il mio testo ha dovuto soffrire dei timori dei nostri amici berlinesi, i quali temevano una seconda edizione delle leggi contro i socialisti, timori di cui non ho potuto non tener conto» (Karl Kautsky, ‘Der Weg zur Macht’, Berlin, 1909, p. 42). Di conseguenza, la nuova teoria che la socialdemocrazia debba raggiungere il suo scopo per via parlamentare – poiché era questa la quintessenza della citata prefazione dell’Engels – non sarebbe altro che l’effetto della preoccupazione che l’organizzazione della socialdemocrazia, questo mezzo per raggiungere lo scopo, possa venir colpita dallo Stato. Engels fu per questo acclamato come realista e uomo assennato (vedi ad esempio Werner Sombart, ‘Friedrich Engels, ein Blatt zur Entwicklungsgeschichte es Sozialismus’, Berlin, 1895, estratto dalla «Zukunft», p. 82) e accusato d’altra parte di essere un pacifista e un utopista (vedi ad esempio Arturo Labriola, ‘Riforme e riv. soc.’, cit., pp. 181 e 224). In realtà, Engels fu soltanto la vittima di una tattica basata prevalentemente sull’organizzazione, a cui egli manifestamente aderì, contro le sue convinzioni teoriche, per amore dalla vita formale del partito]”,”TEOP-069-FMB” “MICHENER James A.”,”Texas. La saga di un popolo di frontiera.”,”MICHENER ha combinato realtà storica e invenzione letteraria per raccontare la saga di uno degli States americani più interessanti, paese selvaggio, terra di Comache e pistoleros ma anche dinamica e con grandi ricchezze. Dalla conquista spagnola alla scoperta dei pozzi petroliferi, attraverso le battaglie di Indipendenza e l’ epopea western l’A ricostruisce la storia di un popolo per molti aspetti ancora poco conosciuto. “”Ma quando venne fuori la verità, che cioè Jim non aveva i soldi per iscriversi a quell’ università, Quimper gli procurò una borsa di studio che gli permise anche di viaggiare in lungo e in largo per il Texas, in modo da approfondire i suoi interessi in materia. Naturalmente nessuno andò a chiedere a Jim di restituire i soldi che gli erano stati offerti. La sola raccomandazione che gli venne fatta fu: “”Ragazzo, se vuoi impegnarti in quel settore fallo pure, ma non dimenticare mai lo stile texano. Cioè, sii il migliore.”” La sua seconda esperienza decisiva accadde nel modo più comune per i ragazzi della sua età. Gli capitò per le mani un libro che parlava del Texas in modo totalmente diverso da tutti gli altri che avesse letto prima: Il Texas Imperiale, scritto da D.W. Meinig, un geografo dell’ Università di Syracuse.”” (pag 514)”,”USAS-128″ “MICHENER James A.”,”Alaska. La saga di una terra dalla preistoria ai giorni nostri.”,”MICHENER è uno scrittore la cui tecnica narrativa è quella di mescolare realtà e finzione, personaggi storici e personaggi di fantasia. Ha già pubblicato bestsellers come ‘Texas’, ‘Colorado’. “”L’ esplorazione dell’ Alaska fu condotta da due tipi di uomini nettamente in contrasto tra loro: da un lato, risoluti esploratori di solida fama come Vitus Bering e le altre figure storiche che tra poco conosceremo; dall’ altro, duri, anonimi avventurieri e mercanti, i quali spesso ottnnnero risultati più concreti dei professionisti che li avevano preceduti. Da principio, questa seconda ondata di uomini in movimento si componeva di furfanti, ladri, assassini e tipacci di ogni genere che erano nati in Siberia o vi avevano prestato servizio, e il loro motto, quando iniziarono a esplorare le isole Aleutine, era conciso quanto preciso: “”Lo zar è lontanissimo, a Pietroburgo, e Dio sta nell’ alto dei cieli. Non può vederci. Noi, invece, siamo qui sull’ isola, per cui facciamo quel che è necessario””. (pag 124-125)”,”USAS-129″ “MICHENER James A.”,”Polonia. La saga di un popolo indomabile.”,”L’autore ha girato più volte in lungo e in largo il paese ed è stato aiutato nella stesura dei fatti storici da esperti storici polacchi.”,”POLx-001-FB” “MICHNIK Adam, a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Il pogrom.”,”MICHNIK Adam storico, è stato uno dei protagonisti del dissenso polacco dal 1968 al 1989 e fondatore del maggiore quotidiano di Varsavia, ‘Gazeta Wyborcza’. Ha scritto ‘La Chiesa e la sinistra in Europa’ (1980). Francesco M. CATALUCCIO ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa.”,”POLx-036″ “MICHNIK Adam, a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Il pogrom.”,”Adam Michnik storico, è stato uno dei principali protagonisti del dissenso polacco dal 1968 al 1989, e fondatore e direttore del maggiore quotidiano di Varsavia, ‘Gazeta Wyborcza’. Ha pubblicato molti libri e saggi. I suoi articoli di commento sono pubblicati spesso da La Repubblica e MicroMega. Tra le sue opere: La Chiesa e la sinistra in Polonia, Etica della resistenza, Scritti dalla prigione e dalla libertà. Kielce, città della Polonia sud-orientale, venne occupata dalle truppe tedesche appena pochi giorni dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale. I tedeschi incominciarono immediatamente le persecuzioni contro gli ebrei della cittadina. Un ghetto venne instaurato nell’aprile del 1941. Francesco M. Cataluccio ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa. Ha curato le opere di Witold Gombrowicz, Bruno Schulz, Gustaw Herling, Bronislaw Geremek. É autore di Immaturità, La malattia del nostro tempo.”,”EBRx-010-FL” “MICKIEWICZ Adam, a cura di Marina BERSANO BEGEY”,”Gli slavi. Preceduto dal Libro della nazione e dei pellegrini polacchi, coi documenti della Legione polacca del ’48 e gli articoli sulla questione italiana del ’49.”,”ANTE1-53″,”POLx-032″ “MICKLETHWAIT John WOOLDRIDGE Adrian”,”The Company. A Short History of a Revolutionary Idea.”,”MICKLETHWAIT J. è un giornalista che lavora negli Stati Uniti per ‘The Economist’. Anche A. WOOLDRIDGE lavora per la testata inglese a Washington. Essi sono coautori del volume ‘A Future Perfect: The Challenge and Promise of Globalization’ e ‘The Witch Doctors: Making Sense of the Management Gurus’ “”Sloan [Alfred Sloan (1875-1966)], who became GM’s president in 1923, was the prototypical organization man, the first manager to be famous for just that. “”Management has been my specialization””, he wrote flatly in his autobiography. Du Pont [Pierre Du Pont (1870-1954)] and Sloan decided that the company’s activities were too disparate to be run by a single central authority. Instead, they decided to treat its various unity – its car, truck, parts, and accessory businesses – as autonomous divisions. Each division was defined by the market that it served, which in the case of cars was determined by a “”price pyramid””: Cadillac for the rich, Oldsmobile for the comfortable but discreet, Buick for the striving, Pontiac for the poor but proud, and Chevrolet for the plebs. (…) Yet, is Sloanism was built on decentralization, it was controlled decentralization”” (pag 105-106)”,”ECOG-034″ “MICUNCO Giuseppe”,”Albania nella storia. Breve storia dell’ Albania.”,”Giuseppe MICUNCO è docente del corso di perfezionamento in didattica del latino presso la Facoltà di Magistero dell’ Università di Bari. Ha pubblicato articoli sulla storia del mondo classico. Si occupa di storia e letteratura albanese. “”Ma, intanto, nel 1941 partigiani antifascisti e intellettuali socialisti fondano il Partito Comunista Albanese e, nel 1944, il Fronte di Liberazione Nazionale. Il 20 ottobre 1944 Enver Hoxha costituisce un governo provvisorio nazionale. Il 28 novembre 1944 le truppe naziste lasciano l’Albania e il governo si trasferisce a Tirana. E’ la liberazione. “”Dalla pioggia alla grandine”” la definì Mons. Prennushi, arcivescovo di Durazzo, che abbiamo già ricordato tra i più illustri intellettuali e patrioti dell’Albania del ‘900, e che di questa “”liberazione”” fu vittima insieme a tanti altri. Mons. Prennushi fu arrestato dalla dittatura comunista nel 1946: processato, condannato a venti anni di carcere, imprigionato, torturato, morì di stenti e sofferenze nel 1949.”” (pag 39)”,”EURE-059″ “MIDDLEKAUFF Robert”,”The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789.”,”Robert Middlekauff è stato Direttore dell’ Huntington Library, San Marino, California. La Francia ha svolto un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Dopo la vittoria dei ribelli a Saratoga, la Francia ha stipulato un trattato di alleanza con le tredici colonie, cambiando drasticamente il corso degli eventi 1. La Francia ha inviato armi, munizioni, divise, ufficiali e, in seguito all’entrata ufficiale della Francia nel conflitto, di contingenti militari e navi 1. L’intervento francese ha permesso all’esercito continentale di non soccombere alle offensive britanniche e poi di avere la meglio sulla madrepatria 1. Le ragioni profonde della decisione della Francia di intervenire nella guerra sono da ricercare nell’annoso conflitto tra Francia e Gran Bretagna per la supremazia sull’Europa e sull’Atlantico, che porta le due potenze a fronteggiarsi numerose volte tra il 1689 e il 1815 in quella che alcuni storici definiscono la ‘seconda guerra dei cent’anni’ 1. In particolare, la clamorosa sconfitta inferta dalle forze anglo-prussiane alla Francia, alleata con Russia e Austria, nella guerra dei sette anni (1756-1763) porta la corona francese a vedere nella rivoluzione americana una imperdibile occasione per assestare un duro colpo agli interessi coloniali britannici 1 (copil) Ne parla anche Robert Middlekauff, autore di ‘The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789’, nel capitolo XVII: ‘The Revolution Becomes a European War’ ‘Robert Middlekauff, autore di ‘The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789’, nel capitolo XVII: ‘The Revolution Becomes a European War’, parla del ruolo della Francia nella guerra d’indipendenza americana. Secondo Middlekauff, la Francia ha svolto un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Dopo la vittoria dei ribelli a Saratoga, la Francia ha stipulato un trattato di alleanza con le tredici colonie, cambiando drasticamente il corso degli eventi 1. La Francia ha inviato armi, munizioni, divise, ufficiali e, in seguito all’entrata ufficiale della Francia nel conflitto, di contingenti militari e navi 1. L’intervento francese ha permesso all’esercito continentale di non soccombere alle offensive britanniche e poi di avere la meglio sulla madrepatria 1. Le ragioni profonde della decisione della Francia di intervenire nella guerra sono da ricercare nell’annoso conflitto tra Francia e Gran Bretagna per la supremazia sull’Europa e sull’Atlantico, che porta le due potenze a fronteggiarsi numerose volte tra il 1689 e il 1815 in quella che alcuni storici definiscono la “seconda guerra dei cent’anni” 1. In particolare, la clamorosa sconfitta inferta dalle forze anglo-prussiane alla Francia, alleata con Russia e Austria, nella guerra dei sette anni (1756-1763) porta la corona francese a vedere nella rivoluzione americana una imperdibile occasione per assestare un duro colpo agli interessi coloniali britannici 1′ (copil.)”,”USAG-003-FSD” “MIECZKOWSKI Yanek”,”The Routledge Historical Atlas of Presidential Elections.”,”MIECZKOWSKI Yanek è Chair of the History Department della Routledge Atlases of American History, e professore di storia al Barnard College. E’ coeditore di ‘American National Biography’ e di ‘Mapping America’s Past’. Elezioni dal 1789-1792 al 2000 Bibliografia: Dave Leip’s Atlas of U.S. Presidential Elections uselectionatlas.org/ Traduci questa pagina Detailed national results of US Presidential Elections from 1789 through 2012, US Senate and … Aggregated Official Results of Past Elections (Maps & Data). – http://uselectionatlas.org/ Sito con cartine interessante anche per le primarie altro atlante elezioni: Historical atlas of U.S. presidential elections 1788-2004 / Historical Atlas of U.S. Presidential Elections, 1788-2004 presents a comprehensive and vivid portrait of voting patterns and trends in presidential balloting from the uncontested first election to two of the most controversial and hard-fought contests in U.S. history. The Atlas uses sets of… Full description Other Authors: Archer, J. Clark. Format: Map Language: English Published: CQ Press, 2006 Subjects: Presidents > United States > Election > History > Maps. Elections > United States > History > Maps. Elections > United States > History > Statistics. Tags: Add Tag No Tags, Be the first to tag this record! Cover Image Holdings Description Table of Contents Comments Summary/Reviews Staff View Table of Contents: Presidential elections Political parties and presidential elections The nomination process Changes in the electorate Political geography of settlement Historical trends in suffrage and voter participation Previous works in mapping U.S. presidential elections Construction of the presidential elections maps 1788-1789 presidential election 1792 presidential election 1796 presidential election 1800 presidential election 1804 presidential election 1808 presidential election 1812 presidential election 1816 presidential election 1820 presidential election 1824 presidential election 1828 presidential election 1832 presidential election 1836 presidential election 1840 presidential election 1844 presidential election 1848 presidential election 1852 presidential election 1856 presidential election 1860 presidential election 1864 presidential election 1868 presidential election 1872 presidential election 1876 presidential election 1880 presidential election 1884 presidential election 1888 presidential election 1892 presidential election 1896 presidential election 1900 presidential election 1904 presidential election 1908 presidential election 1912 presidential election 1916 presidential election 1920 presidential election 1924 presidential election 1928 presidential election 1932 presidential election 1936 presidential election 1940 presidential election 1944 presidential election 1948 presidential election 1952 presidential election 1956 presidential election 1960 presidential election 1964 presidential election 1968 presidential election 1972 presidential election 1976 presidential election 1980 presidential election 1984 presidential election 1988 presidential election 1992 presidential election 1996 presidential election 2000 presidential election 2004 presidential election.”,”USAS-214″ “MIEGE J.L.”,”L’ imperialismo coloniale italiano dal 1870 ai giorni nostri.”,”MIEGE J.L., direttore presso l’ Università di Aix-en-Provence dell’ Institut d’ Histoire des Pays d’ Outre-Mer, è autore di saggi tra cui ‘Le Maroc et l’ Europe’ (1961-64) e ‘Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni’ (1976) “”La propaganda araba dell’ Italia, che dapprima aveva posto l’ accento essenzialmente sull’ amicizia italo-musulmana e che era stata utilizzata in favore degli interessi italiani, modificava progressivamente il suo orientamento, accentuando l’ ostilità verso la Francia e tentando di minare le sue posizioni””. (pag 176-177) “”A partire dal 1930, dunque, la politica italiana metteva in discussione, in tutto il bacino del Mar Rosso, l’ influenza inglese””. (pag 179)”,”ITQM-086″ “MIEGE J.L.”,”L’imperialismo coloniale italiano dal 1870 ai giorni nostri.”,”J.L. Miege, direttore presso l’ Università di Aix-en-Provence dell’ Institut d’ Histoire des Pays d’ Outre-Mer, è autore di saggi tra cui ‘Le Maroc et l’ Europe’ (1961-64) e ‘Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni’ (1976). La propaganda araba dell’Italia e la politica islamica (pag 176-) (ottendendo l’appoggio e l’adesione delle personalità nazionaliste influenti nel mondo arabo)”,”ITQM-003-FC” “MIÈGE Jean-Lous, edizione italiana a cura di Enrico DE-CLEVA”,”Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni.”,” Le opposizioni all’espansione europea. 1. L’anticolonialismo europeo 2. Il movimento 1900-1914 (in Europa, l’opposizione anticolonialista della II Internazionale ecc. 3. Le resistenze locali. 4. I nazionalismi. I movimenti nazionali”,”PVSx-081″ “MIEGE J.L.”,”L’impérialisme colonial italien de 1870 a nos jours.”,”J.L. Miège, già Professore nella Facoltà di Lettere e Scienze umane di Aix-en-Provence.”,”ITQM-010-FSD” “MIEGGE Mario”,”Che cos’è la coscienza storica?”,”Mario Miegge (1932) ha svolto la sua attività di insegnante inizialmente nel Liceo classico statale di Avezzano e poi nelle Università di Urbino e di Ferrara, dove è attualmente (2004) professore emerito di Filosofia teoretica. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Profezia e storia da Thomas Müntzer a Isaac Newton’ (1995). Il volume riporta molte citazioni (tra cui Marx ed Engels)”,”STOx-001-FMP” “MIELI Renato”,”Togliatti 1937. Le responsabilità del leader del PCI nel terrore staliniano.”,”Renato MIELI è nato ad Alessandria (Egitto) il 29 dicembre 1912. Ex direttore de ‘L’ Unità’ di Milano e stretto collaboratore di TOGLIATTI, ha lasciato il PCI dopo i fatti di Ungheria ed ha successivamente fondato e diretto per oltre 20 anni il CESES (Centro studi sui sistemi socio-economici dell’ Est). Collaboratore del ‘Giornale’ fin dall’ inizio e poi del ‘Corriere della Sera’, ha curato la pubblicazione del ‘PCI allo specchio’.”,”PCIx-024″ “MIELI Aldo”,”Lavoisier.”,”Nato nel 1743 da agiata famiglia, Antoine-Laurent LAVOISIER mostrò subito attitudine per le ricerche scientifiche. A 25 anni fu chiamato a far parte dell’ Accademia delle Scienze di Parigi. Oltre alla sua ‘vocazione chimica’, fece anche una carriera pubblica: fece parte della Ferme générale, organizzazione di carattere finanziario a cui i re di Francia affidavano da secoli, il compito di riscuotere le principali imposte. Nel 1779 divenne fermier général carica redditizia ma invisa al popolo. Quindi ebbe incarichi nella Tesoreria Nazionale. Con la rivluzione finì tra gli avversari del moto popolare. Alla fine del 1793 fu arrestato e nonostante la fama di grande scienziato fu condannato a morte. L’ esecuzione avvenne l’ 8 maggio 1794. “”Nel 1789 col Traité de chimie si compiva la rivoluzione chimica per opera di Lavoisier. Nello stesso anno iniziava la grande rivoluzione politica della Francia.”” (pag 46)”,”BIOx-082″ “MIELI Paolo”,”Storia e politica. Risorgimento fascismo e comunismo.”,”Paolo MIELI (Milano 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con unba tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo DE-FELICE al cui fianco negli anni Settanta ha svolto un’ intensa attività didattica. Ha lavorato come giornalista prima all’ Espresso, poi a Repubblica e infine alla Stampa. Dal 1992 al 1997 è stato direttore del Corriere della Sera. Ha scritto numerosi libri. Giolitti e il partito socialista. “”In quei mesi a Salvemini capitò di notare strane assenze dei deputati socialisti e dell’ estrema Sinistra nei più delicati momenti di voto su queste vicende. E prese ad additare alcuni parlamentari della Sinistra come “”giolittiani in maschera””. Cosa che provocò una dura reazione da parte di un altro suo importante amico socialista, Oddino Morgari, che gli scrisse rimproverandogli una sorta di “”monomania”” (…). Così, a poco a poco, Salvemini si staccò dal partito socialista suggerendo ai compagni sensibili alle sue istanze (Oddino Morgari e Giuseppe Emanuele Modigliani) di fare gruppo a sé: “”Sareste in tutti una mezza dozzina; ma sei persone, che vanno d’accordo e agiscono seriamente, valgono molto di più di cento persone che hanno il solo programma di aspettare i cenni di Giolitti””. Furono poi le battaglie per il suffragio universale, per l’ intervento in guerra e per la proporzionale. Ma sempre tenendo alta la bandiera della questione morale contro Giolitti (…)””. (pag 190-191) Quei soldi a Bordiga. “”Amadeo Bordiga, primo segretario di quel Partito comunista d’ Italia che era nato a Livorno nel 1921, fu arrestato a Roma il 3 febbraio 1923. Aveva sottobraccio una borsa di cuoio che conteneva una somma pari a trecento milioni di oggi. Il suo partito era ancor anella legalità, ma da quell’ episodio ebbe origine un clamoroso processo che a sorpresa si concluse con l’ assoluzione dello stesso Bordiga e di altri trenta dirigenti comunisti. Nella storiografia della Sinistra e non, questa vicenda viene ricordata come una delle prime manifestazioni, ancorché andata a vuoto visto l’ esito giudiziario, della repressione fascista.”” (pag 287)”,”ITAB-211″ “MIELI Renato”,”Deserto rosso. Un decennio da comunista.”,”MIELI Renato (1912-1991) giornalista e studioso, dopo aver militato nel PCI ha fondato e diretto il CESES per lo studio dei paesi dell’ Est Europeo e ha collaborato al ‘Giornale’ e al ‘Corriere della sera’. Ha scritto ‘Togliatti 1937′ (1964). “”Non fu difficile interrogarlo scopertamente. L’ occasione si presentò nell’ aprile del ’55 e non me la lasciai sfuggire. Mi aveva chiesto di dargli una mano per la pubblicazione di un numero unico di “”Rinascita”” per il decennale della Liberazione ed io ero stato ben lieto di accettare l’ incarico. Mi toccò quindi leggere e giudicare alcuni degli scritti che avrebbero dovuto far parte di quel numero unico. Tra quegli scritti ce n’era uno che mi sembrava particolarmente infelice: quello sulla politica sovietica nel biennio 1939-41. D’accordo, il tema era spinoso, e l’ autore si era ingegnato ad eluderlo, cercando di far ricadere le colpe delle scelte di Stalin sulle democrazie occidentali. Risultato: un fiasco. Dissi a Togliatti che quell’ articolo andava riscritto, secondo me, in un’ ottica completamente diversa. E’ inutile negare – sostenni – che gli avvenimenti di quei due anni seguirono una logica ben precisa: quella dell’ intesa con la Germania. Altrimenti, come spiegarseli, a cominciare dalla spartizione della Polonia? Togliatti mi ascoltava in gran disagio. Era rimasto ancora ancorato alla versione sovietica di quel tempo. Con l’ invasione tedesca della Polonia ed il crollo dello stato polacco – ripeteva – si era creato un vuoto di potere ad oriente della Vistola, che era pericoloso per tutti. Macché vuoto di potere – replicai – la sorte di quel territorio era stata decisa dagli accordi Ribbentrop-Molotov dell’ agosto 1939, o meglio dai protocolli segreti allegati a quel patto. Lo sanno tutti – aggiunsi. Quei protocolli, caduti in mano degli americani alla fine della guerra, erano stati pubblicati dal Dipartimento di Stato e mai smentiti da nessuno. Togliatti sembrava cadere dalle nuvole. “”Non ci credi?”” – gli dissi – Te li mostro subito””. Andai nel mio ufficio e ritornai da lui con il testo dei protocolli segreti pubblicati da “”Relazioni Internazionali”” fin dal 1948. Rimase di sasso, non so se per la sorpresa o per finta ignoranza. (…)””. (pag 87-88)”,”PCIx-308″ “MIELI Paolo”,”Le storie, la storia.”,”MIELI Paolo (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta, ha svolto attiività didattica. Come giornalista ha lavorato all’Espresso, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, e molte riviste.”,”STOx-189″ “MIELI Renato”,”Atomi per la pace.”,”””Sta di fatto che finora esiste in tutto il mondo una sola centrale atomica: quella sovietica. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non dispongono ancora di alcun impianto del genere. Dispongono, è vero, di alcuni reattori che producono energia termica, la quale può essere trasformata in energia elettrica. Si sa infatti che con reattori del genere si è alimentata la rete industriale, a titolo di prova, di qualche piccolo centro abitato americano e si è collaudata una pila atomica ad alto rendimento industriale. Ma ciò non significa che sia stato risolto il problema della costruzione di una vera e propria centrale nucleo-termo-elettrica”” (pag 47-48)”,”SCIx-448″ “MIELI Renato”,”Deserto rosso. Un decennio da comunista.”,”Renato Mieli nacque ad Alessandria d’Egitto il 29 dicembre 1912 da una famiglia italiana di origini ebraiche. Dopo aver completato gli studi superiori venne in Italia a frequentare l’università e si laureò in fisica e matematica a Padova nel 1935. Insegnò poi nel liceo femminile di Bassano fino al 1938, anno in cui a causa delle leggi razziali fu costretto a lasciare l’Italia facendo ritorno in Egitto. Giornalista e studioso, dopo aver militato nel PCI ha fondato e diretto il CESES per lo studio dei paesi dell’Est europeo e ha lungamente collaborato al Giornale e al Corriere della Sera. Morto il 20 maggio 1991.”,”PCIx-029-FL” “MIELI Paolo”,”Le storie, la storia.”,”Paolo Mieli (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta, ha svolto attiività didattica. Come giornalista ha lavorato all’Espresso, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, e molte riviste.”,”STOx-003-FMP” “MIELI Paolo”,”Il tribunale della storia. Processo alle falsificazioni.”,”Paolo Mieli giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo. È stato all’ ‘Espresso’ poi a ‘Repubblica? e alla ‘Stampa, che ha diretto dal 1990 al 1992. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 è stato direttore del ‘Corriere della Sera’. Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS libri.”,”STOx-352″ “MIELI Paolo a cura”,”Napoli ai tempi del Fascismo. Un’inchiesta degli allievi della Scuola di Giornalismo Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”L’oggetto di indagine è la peculiare fisionomia assunta dal fascismo a Napoli. Gli articoli ne offrono una ricca e significativa panoramica: si va dai profili dei protagonisti individuali, noti e meno noti, ai soggetti sociali (piccola borghesia, movimento operaio), da vicende particolarmente rilevanti (le Quattro Giornate, anche nella visione che se ne offrì a livello internazionale; la gestione architettonico- urbanistica della città; i casi di antisemitismo; le vicende de «Il Mattino») al ruolo delle donne (dove spicca la figura di Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia), sino a fenomeni sociali e di costume (i teatri, i circoli, i caffè, la moda e, naturalmente, il calcio). Particolarmente variegato è il panorama dei profili individuali, che mostra la rilevanza politico-culturale della città. Anzitutto, ci sono una serie di personaggi meno noti a livello nazionale, ma di grande interesse storico, come Aurelio Padovani (il carismatico ‘ras’ locale, fascista intransigente e dissidente, morto in circostanze non del tutto chiare nel 1926); il cardinale Ascalesi (che resse l’arcivescovado dal 1924 al 1952); il giornalista Giovanni Preziosi (campione dell’antisemitismo); il sacerdote Edoardo Alberto Fabozzi (la cui opera rappresenta il fermento del mondo cattolico, anche in ambito socio-culturale, così importante in prospettiva per la ricostruzione della democrazia in Italia dopo la guerra); il commissario Castelli (la cui rilevanza segnala il fatto che, in qualche modo, sotto il fascismo Napoli fu sempre ‘commissariata’ dal potere centrale); l’imprenditore e fondatore del Napoli Calcio Giorgio Ascarelli (la cui vicenda incrocia il tema dell’antisemitismo) e il centravanti Attila Sallustro (il primo idolo calcistico dei napoletani). Vi sono poi personaggi di rilievo nazionale e internazionale, spesso appartenenti al mondo antifascista, di cui vengono lumeggiati aspetti particolari: da Benedetto Croce a Giovannni Amendola, da Enrico De Nicola ad Amadeo Bordiga, da Manlio Rossi-Doria a Emilio Sereni. Completano il quadro le interviste a due attenti conoscitori del fascismo a Napoli, lo storico Paolo Varvaro e il giornalista Gigi Di Fiore. Nell’insieme, il sovrapporsi variegato delle inchieste presenti in questo volume conferma, come scriveva Croce, quanto «complessa e intricata, varia e profondamente policentrica» sia la storia italiana e quanto sia necessario, proprio per questo motivo, studiarla nelle sue realtà particolari e locali; che è l’unico modo, poi, per restituirne, in modo adeguato, la complessa unità. Indice. Lucio d’Alessandro 9 Cronaca e storia Paolo Mieli 13 Napoli ai tempi del fascismo Paolo Varvaro 19 «Una città diversamente fascista». Intervista di Raffaella Grimaldi Marco Demarco 29 Questo libro Prima parte Biennio 2015-2017 Anna Capasso Maurizia Marcoaldi 35 La piccola borghesia napoletana da Garibaldi a Mussolini Alessandra Caligiuri 45 Il movimento operaio e l’opposizione politica al fascismo Giuseppe Di Martino 53 Preziosi, il giornalista che odiava gli ebrei Tradusse i Protocolli dei Savi di Sion Antonio Esposito 63 Aurelio Padovani, dalla guerra in Libia alle azioni squadristiche nel porto di Napoli Antonio Lamorte 69 La misteriosa fine di Padovani Il ras più mussoliniano di Mussolini Emanuele La Veglia 79 Ascalesi, un cardinale pragmatico Dialogò con Mussolini e con gli Alleati Davide Uccella 85 Edoardo Alberto Fabozzi. Apostolato civile e autonomia culturale dei giovani cattolici Carolina Mautone 99 Il debole antifascismo della stampa napoletana. Il caso de «Il Mattino» della famiglia Scarfoglio Erminia Voccia 107 Il ruolo intellettuale e politico di Croce prima e dopo il Manifesto fascista Filomena Avino 115 Ascarelli e il Napoli Calcio. Quando il ciuccio cominciò a volare Alessandro Cappelli 121 L’architettura del regime. Ascesa e caduta del commissario Castelli Fausto Piu 129 Le Quattro Giornate. Fu vera Resistenza? Qualcuno ancora dubita, ma parlano i fatti Paola Corona 137 I gloriosi giorni di Napoli sulle pagine del «New York Times» Emilia Missione 149 Tora e Piccilli, dove gli ebrei napoletani furono salvati dal silenzio dei giusti Seconda parte Biennio 2020-2022 Enrico Esente 161 Gigi Di Fiore: «La Napoli in camicia nera? Prima erano tutti liberali, poi…» Stefano Ciccarelli 167 Enrico De Nicola, l’abile mediatore decisivo nel passaggio dal Re alla Repubblica Lucia Stefania Manco 175 Antifascismo e meridionalismo a Portici nell’esperienza di Rossi-Doria e Sereni Carmelo Vinci 191 Emilio Sereni. Dalla questione agraria ai paesaggi ritrovati dell’Italia postfascista Stefano Neri 197 Amedeo Bordiga, da fondatore del PCI a nemico della classe operaia 7 Maria Chiara Valecce 201 Giovanni Amendola, il primo politico a definire il fascismo ‘totalitarismo’ Dario Vito 205 Attila Sallustro, il primo idolo dei napoletani Un fuoriclasse in campo. E non solo Annachiara Giordano 213 I teatri, i circoli, i Caffè I luoghi della cultura nella Napoli fascista Mattia Ronsisvalle 217 Le donne nel regime fascista. Il mondo rosa nel periodo nero Letizia Bambagini 233 Arriva il Duce, addio tacchi e tight. Ora si portano zeppe e camicie nere Cristina Somma 237 Furono 700 i napoletani uccisi dai tedeschi. Ecco il prezzo pagato per la liberazione Claudio Mazzone 245 Cocco, Buonocore, Aria e gli altri ‘guappi’ che convissero con le camicie nere Napoli ai tempi del fascismo”,”ITAF-415″ “MIELKE Siegfried a cura”,”Internationales Gewerkschafts-Handbuch.”,”Saggi di K.P. TUDYKA O.R. LIEß T. ETTY E. PIEHL K. VON BEYME H. HANNELORE R. HANISCH O. WEGGEL P. JANSEN G. KIERSCH F. BRAUMANN R. KLAUS P. LÖSCHE e altri”,”SIND-041″ “MIÉVILLE China”,”Il treno degli dèi. Romanzo.”,”Il treno degli dèi Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Il treno degli dèi Titolo originale Iron Council Autore China Miéville Il treno degli dèi (Iron Council, 2004) è il quarto romanzo dello scrittore britannico China Miéville, ed il terzo ambientato nel mondo immaginario del Bas-Lag. Oltre alle influenze steampunk e New Weird che caratterizzavano gli altri romanzi della serie, Il treno degli dèi presenta alcuni elementi del genere western. Rispetto agli altri lavori narrativi dello scrittore inglese, Il treno degli dèi è probabilmente quello in cui l’impegno politico dell’autore traspare maggiormente, essendo fortemente ispirato dalle posizioni del movimento anti-globalizzazione e del Socialist Workers Party inglese, e trattando tematiche sociali complesse come imperialismo, corporativismo, terrorismo, odio razziale, omosessualità, assimilazione culturale, diritti dei lavoratori e guerra. Il romanzo ha vinto il Premio Arthur C. Clarke e il Premio Locus nel 2005, ricevendo le candidature per i premi Hugo e World Fantasy Award nello stesso anno[1]. Trama È tempo di rivolte e rivoluzioni, conflitti e intrighi. New Crobuzon sta cadendo a pezzi. Da un lato la guerra contro l’arcana, oscura città-stato di Tesh, dall’altro i ribelli che si aggirano per le strade portando la metropoli sull’orlo della rovina. Nel mezzo dei disordini, una misteriosa figura mascherata incita a una nuova forma di ribellione, mentre tradimenti e violenze si manifestano in luoghi inconsueti. Per sfuggire al caos e alla repressione, un piccolo gruppo di rinnegati è fuggito dalla città e ha attraversato terre straniere, alla ricerca di una speranza perduta, di una leggenda immortale. Così, nelle tragiche ore in cui sangue e orrore dilagano a New Crobuzon, si diffonde una voce: sta giungendo il momento del Concilio di Ferro. Collegamenti con gli altri romanzi Così come i precedenti lavori ambientati nell’universo fittizio del Bas-Lag, anche il Treno degli dèi è un romanzo compiuto è può essere letto in modo indipendente. I luoghi e i personaggi del libro hanno però molti legami con altri romanzi e racconti dell’autore, in particolare con Perdido Street Station e La città delle navi. Critica «Ne “”Il treno degli dèi””, Miéville torna a New Crobuzon con un inno al socialismo utopico, ai rivoluzionari romantici e alla tradizione radicale europea.»”,”VARx-166-FL” “MIGLIARDI Giorgio; con testi di LENIN PLECHANOV KAUTSKY AKSELROD MARTOV ZASULIC POTRESEV PARVUS TROTSKY”,”Lenin e i menscevichi. L’ ‘Iskra’ 1900-1905.”,”Nell’opera vengono riportati testi di LENIN, PLECHANOV, KAUTSKY, AKSELROD AXELROD, MARTOV, ZASULIC, POTRESEV, PARVUS, TROTSKY. Giorgio MIGLIARDI è nato a Torino nel 1936. Allievo di Walter MATURI, si è laureato in lettere e filosofia all’Univ di Torino con una tesi di laurea sulla formazione politica di TROTSKY e si è specializzato in storia contemporanea a Napoli, sotto la guida di Federico CHABOD, con una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici ‘Benedetto Croce’. La sua tesi di laurea è stata pubblicata dalla ‘Rivista Storica del Socialismo’ di cui è stato uno dei redattori. Ha pubblicato saggi e articoli sulla socialdemocrazia russa, sul partito bolscevico e sul movimento sindacale e internazionale sugli ‘Annali dell’Istituto G. Feltrinelli’ e sulla rivista ‘Problemi del socialismo’. Ha curato un’edizione di ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (MILANO, 1961) e ha contribuito a ‘Dibattito sullo stalinismo’ (ROMA, 1964). E’ stato redattore, per la collana storica della casa editrice Giulio Einaudi. Studioso di problemi del mondo arabo ha collaborato a riviste varie (‘Palestina’, ‘Mondo nuovo’). Giornalista dal 1973 al 1976 è stato corrispondente del quotidiano ‘L’Unità’ ad Algeri. Lavora attualmente a Roma come redattore del servizio esteri dell’Unità.”,”LENS-007″ “MIGLIARDI Giorgio a cura; scritti di M.A. BAKUNIN N.G. CERNYSEVSKIJ A.I. HERZEN D.V. KARAKOZOV S.M. KRAVCINSKIJ P.L. LAVROV M.L. MICHAJLOV N.K. MICHAJLOVSKIJ S.G. NECAEV N.V. SELGUNOV L.E. SISKO P.N. TKACEV L.A. TICHOMIROV P.G. ZAJCNEVSKIJ N.I. ZUKOVSKIJ”,”Il populismo russo.”,”Scritti di M.A. BAKUNIN N.G. CERNYSEVSKIJ A.I. HERZEN D.V. KARAKOZOV S.M. KRAVCINSKIJ P.L. LAVROV M.L. MICHAJLOV N.K. MICHAJLOVSKIJ S.G. NECAEV N.V. SELGUNOV L.E. SISKO P.N. TKACEV L.A. TICHOMIROV P.G. ZAJCNEVSKIJ N.I. ZUKOVSKIJ Contiene: A proposito dell’ edizione russa di un libro di Karl Marx, di Nikolaj K. MICHAJLOVSKIJ (pag 218) Lettera della Narodnaja Volja a Karl Marx (pag 295) “”Dich stört nicht im Inner Zu lebendiger Zeit Unnützes Erinnes Und vergeblicher Streit”” (versi di Goethe dedicati agli Stati Uniti, ‘Agli Stati Uniti’, con cui Herzen apriva, nel 1850, il suo saggio sullo ‘Sviluppo delle idee rivoluzionarie in Russia’. (ER, Roma, 1971, prefazione di G. Borghini) (Nella tua esistenza, piena di linfa e di vita, non sei turbata da inutili ricordi, né da dispute vane) “”In quel tipo di affari che porta il nome di ordine burocratico viene presa come regola di essere d’accordo con tutto quello che dice il superiore che presiede l’ assemblea. Forse vi sembrerà strana questa regola, ma proprio perché non conoscete le fondamenta su cui essa è sorta. Il fatto è che si suppone sempre che il presidente – o chiunque sia il capo di un’ assemblea – abbia delle informazioni migliori sugli intendimenti del governo, che le prenda in considerazione e che si a l’ interprete dei piani già adottati dal governo. Voi sapete, Sire, che non è sempre così: capita che il governo non abbia ancora preso una decisione determinata su una questione che ha sottoposto all’ esame di una commissione burocratica; e talvolta capita che esso sia pronto a cambiare parere anche quando ha già espresso un’ opinione su una questione. Ma si tratta di casi eccezionali: tuttavia le regole di condotta non nascono da casi eccezionali e nell’ ordine burocratico tutti quelli che sono invitati a un’ assemblea sono sempre convinti di essere stati invitati a lavorare in base a istruzioni che non si possono modificare e di cui è depositario il capo dell’ assemblea, appositamente nominato. Invano quest’ultimo cercherà di convincerli del contrario; nessuno crederà che tutte le sue parole non debbano essere considerate come la base della risoluzione da elaborare. Questo stato d’ animo, assolutamente inevitabile nell’ ordine burocratico, agisce con tale forza e fascino sul presidente che anche se questi all’ inizio fosse stato pronto a distinguere tra le sue opinioni personali e le risoluzioni irrevocabili del governo, presto sarà portato a confondere queste nozioni e finirà con l’ immaginare che ogni parola che pronuncia avrà valore di legge; (…)””. (pag 117-118, N.G. Cernysevskij, Lettere senza indirizzo)”,”MRSx-042″ “MIGLIARDI Giorgio”,”L’ Internazionale dei sindacati rossi (Profintern) 1917-1924. Saggio bibliografico.”,”””Il trade-unionismo, nato dall’ esperienza sindacale dei paesi anglosassoni, è caratterizzato dalla lotta per il miglioramento costante delle condizioni dei lavoratori, senza mettere in discussione il quadro generale del sistema capitalistico. Tipica è la forma organizzativa, quella dei sindacati di mestiere, che mette in primo piano gli interessi di ogni singola categoria professionale, anziché quelli dei lavoratori di un intero settore industriale e dell’ insieme della classe operaia. Basti pensare che nei primi anni del secolo in Inghilterra nell’ industria tessile erano presenti 263 sindacati di mestiere, 226 nell’ industria del legno, 75 nelle miniere, ecc. Corporativismo e riformismo graduale ne erano le principali caratteristiche. E’ dal trade-unionismo che si sviluppa l’ ideologia dello stato neutrale, dell’ elemento pubblico come terzo fattore tra capitale e lavoro, come socialità al di sopra delle classi. La nascita del Partito laburista in Inghilterra (1906) non influì sul movimento sindacale e il partito rimase piuttosto l’ espressione del campo politico del trade-unionismo.”” (pag 326)”,”INTT-218″ “MIGLIARDI Giorgio a cura”,”Il Partito Operaio Social-Democratico Russo. I. 1883-1904.”,”””Mentre Martov continuava i contatti all’ interno della Russia, Lenin e Potresov nell’ agosto del 1900 si incontrarono in Svizzera con il gruppo della “”Liberazione del lavoro””. Le trattative non furono facili e rischiarono di risolversi in un fallimento. Già in questo periodo erano infatti presenti, seppure in forma embrionale, le divergenze che portarono, nel II Congresso del POSDR, alla frattura dell’ ala bolscevica e menscevica della social-democrazia russa. Uno dei punti in discussione fu la valutazione politica del ruolo della borghesia nella lotta contro l’ assolutismo e nella futura rivoluzione russa. Raggiunto infine un accordo, la redazione, composta da Lenin, Plechanov, Martov, Axelrod (Akselrod), Potresov e Zasulic, pubblicò una comune dichiarazione programmatica. Il primo numero dell’ Iskra poté uscire nel dicembre 1900. Nell’ articolo di fondo, ‘I compiti urgenti del nostro movimento’ Lenin definiva la linea d’ azione del giornale (…). L’ Iskra fin dal suo primo numero condannò severamente la linea del Rabocee Delo e della Rabocaja Mysl, con ciò aprendo la lotta aperta per l’ egemonia nella socialdemocraiza russa. Accanto all’ Iskra, secondo l’ accordo raggiunto, fu pubblicata la rivista teorica Zarja, redatta da Plechanov, Akselrod e Zasulic.”” (pag 639) “”L’aperta rottura del gruppo dell’ Iskra si manifestò tuttavia solo sulla questione degli organi centrali del partito. Lenin aveva avanzato la richiesta che la redazione dell’ Iskra, per motivi di funzionalità, fosse ridotta a sole tre persone. Martov vide in questa proposta un atto di sfiducia verso gli altri membri della redazione che sarebbero stati esclusi, Akselrod, Potresov e Zasulic, e rifiutò di entrare nella redazione eletta dal Congresso (Plechanov, Martov e Lenin). In questa occasione egli non poté più contare sull’ appoggio dei delegati del Bund, che avevano abbandonato il congresso, e sui delegati dell’ Unione (Martynov e Akimov), che ne aveva seguito l’ esempio quando il Congresso decise di riconoscere la Lega come unica rappresentanza del partito all’ estero. Lenin, con l’ appoggio di Plechanov, poté così contare su una salda maggioranza. La proposta di confermare la vecchia redazione, presentata da Trotsky, fu respinta con 19 voti e 3 astensioni; la proposta di limitare la redazione a tre persone venne presa con 25 voti contro 2 e 17 astensioni. Dal risultato di queste votazioni ebbe origine il nome di “”bolscevichi”” (maggioranza) e “”menscevichi”” (minoritari), per le due nuove tendenze della socialdemocrazia russa. Il congresso, dominato ormai dalla nuova maggioranza di Lenin e Plechanov, elesse un Comitato Centrale di tre persone, G.M. Krzizanovskij, F.V. Lengnik e V.A. Noskov-Glebov, tutti appartenenti alla maggioranza. Plechanov venne nominato presidente del Consiglio del partito.”” (pag 647) Axelrod, Pavel Borisovitch. 25.8.1850 (?) Pochep (governatorato di Cernigov, Russia),16.4.1928 Berlino, dal 1889 cittadino di Zurigo. Figlio di un ebreo di estrazione piccolo borghese. Aderente al movimento populista dei narodniki, emigrò a seguito della loro sconfitta. Dal 1875 al 1922 visse per lo più in Svizzera, prima a Ginevra e dal 1881 a Zurigo, dove si fece un nome come pubblicista e teorico del movimento socialista. Tra i fondatori, nel 1883, del Gruppo per l’emancipazione del lavoro, dal 1888 al 1900 fu membro della Lega dei socialdemocratici russi all’estero. Nel 1903, dopo la scissione del partito operaio socialdemocratico russo, si schierò contro Lenin e divenne un leader dei menscevichi; su queste posizioni partecipò alle conferenze di Zimmerwald e Kiental. Rientrato in Russia nel 1917, lasciò definitivamente il Paese allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Bibliografia -A. Ascher, P. Axelrod and the Development of Menshevism, 1972 Autore: Heinrich Riggenbach / vfe (fonte Diz st. della Svizzera)”,”RIRx-128″ “MIGLIARDI Giorgio a cura”,”Il Partito Operaio Social-Democratico Russo. II. 1905-1917.”,”””Il congresso di unificazione del POSDR si riunì a Stoccolma dal 10 (23) aprile al 25 aprile (8 maggio) 1906. Vi parteciparono 112 delegati, in rappresentanza di 57 organizzazioni, più 22 con voto consultivo e 12 rappresentanti delle organizzazioni social-democratiche nazionali (…).I principali punti all’ ordine del giorno furono il programma agrario, la situazione attuale, e i compiti di classe del proletariato, l’ atteggiamento verso la Duma, l’ insurrezione armata, l’unificazione con i partiti social-democratici nazionali. (…) Importante fu la discussione sui rapporti con la Duma. Relatori furono Akserlod (Axelrod) e Lenin. Da poco si conoscevano i risultati delle elezioni. Alcuni socialdemocratici riuscirono ad essere eletti, specialmente nel Caucaso. I bolscevichi lottarono contro le illusioni costituzionali e sostennero, anche se con scarsa convinzione, particolarmente da parte di Lenin, la tattica del boicottaggio. Anche su questo punto, la mozione menscevica ottenne la maggioranza. Lo stesso venne sul problema dell’ insurrezione; i menscevichi con alla testa Plechanov criticarono l’ insurrezione di Mosca; alcuni sostennero, in implicita polemica con Trotsky (che era stato arrestato nel dicembre), che i menscevichi dall’ ottobre al dicembre si erano comportati “”da bolscevichi””, criticando la battagliera linea del Nacalo. Infine, fu approvato un nuovo statuto del partito: il primo paragrafo venne approvato con la formulazione di Lenin al secondo congresso; gli altri paragrafi si ispirarono al principio del centralismo democratico. Alla fine del congresso venne decisa l’ unificazione con la social-deocrazia della Polonia e Lituania, la social-democrazia lettone, che vennero riconosciute come organizzazioni territoriali del partito. Vengono anche poste le basi per l’unificazione col Bund. Del nuovo CC fecero parte sette menscevichi: V.N. Rozanov, L.I. Goldman, L.N. Radcenko, L.M. Chincuk V.N. Krochmal, B.A. Bachmetev, P.N. Kolokolnikov, e 3 bolscevichi, V.A. Desnickij (Sosnovskij), L.B. Krasin, A.I. Rykov (più tardi sostituito da A.A. Bogdanov). Più avanti verranno cooptati nel CC i rappresentanti delle organizzazioni nazionali A.S. Varskij e F.E. Dzerzinskij della social-democrazia polacca e lituana; Abramovic, A.I. Kremer del Bund; German (K.Ch. Danisevskij), della socialdemocrazia lettone. Solo 5 menscevichi vennero eletti alla redazione dell’ organo centrale del partito, il Social-Demokrat: Martov, Martynov, Maslov, Dan e Potresov.”” (pag 899-900)”,”RIRx-129″ “MIGLIARDI Giorgio”,”Lenin e i menscevichi. L’Iskra (1900-1905).”,”Giorgio Migliardi è nato a Torino nel 1936. Allievo di Walter Maturi, si è laureato in lettere e filosofia all’Università di Torino, con una tesi di laurea sulla formazione politica di Trockij, e si è specializzato in storia contemporanea a Napoli, sotto la guida di Federico Chabod, con una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici ‘Benedetto Croce’. La sua tesi di laurea è stata pubblicata dalla Rivista Storica del Socialismo, di cui è stato uno dei redattori. Ha pubblicato saggi e articoli sulla socialdemocrazia russa, sul partito bolscevico e sul movimento sindacale e internazionale sugli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli’ e sulla rivista ‘Problemi del Socialismo’. Ha curato un’edizione di l’Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza e ha contribuito a Dibattito sullo stalinismo. É stato redattore, per la collana storica, della casa editrice Giulio Einaudi. Studioso di problemi del mondo arabo, ha collaborato alle riviste ‘Palestina’ e ‘Mondo Nuovo’. Giornalista, dal 1973 al 1976 è stato corrispondente del quotidian o l’Unità ad Algeri. Lavora attualmente a Roma come redattore del servizio esteri de l’Unità.”,”LENS-020-FL” “MIGLIARDI Giorgio”,”Trotzky dal menscevismo alla «rivoluzione permanente».”,”””La socialdemocrazia doveva per Trotsky e Parvus “”organizzare””, “”guidare””, “”monopolizzare”” tutta la rivoluzione borghese”” (pag 109) (1905)”,”TROS-008-FGB” “MIGLIO Bruno a cura; scritti di François QUESNAY Pierre-Samuel DUPONT Guillaume-François LE-TROSNE Paul-Pierre MERCIER-DE-LA-RIVIERE”,”I Fisiocratici.”,”Bruno Miglio è ricercatore di Storia della filosofia e ha insegnato Storia delle filosofia moderna all’Università di Torino. Ha studiato la cultura del Settecento.”,”ECOT-003-FC” “MIGLIOLI Guido GRIECO Ruggero a cura di Amos ZANIBELLI”,”Un dibattito inedito sul contadino della val Padana.”,”Guido MIGLIOLI (Pozzaglio, Cremona, 1879 – Milano 1954), organizzatore sindacale cattolico dei braccianti del Cremonese, potenziò l’organizzazione delle leghe bianche della regione durante il periodo giolittiano e nel primo dopoguerra. Nel 1919 fu tra i fondatori del partito popolare, nel quale assunse una posizione di sinistra, uscendone dopo l’avvento del fascismo per avvicinarsi alle posizioni del partito comunista. In esilio dopo le leggi eccezionali, dimorò anche in URSS, sulle cui esperienze agricole scrisse nel 1934 ‘La collettivizzazione delle campagne sovietiche’. Nel 1941tornò in Italia, dove partecipò alla Resistenza. Dopo la Liberazione continuò a fiancheggiare la politica del PCI, entrando nel movimento cristiano per la pace e dirigendo, con R. GRIECO la “”Nuova Terra””. Tra i suoi scritti: Le corporazioni cremonesi d’arti e mestieri nella legislazione statutaria del medio evo (1904), Con Roma e con Mosca(1945).”,”MITT-056″ “MIGLIOLI Guido”,”Con Roma e con Mosca. Quarant’anni di battaglie.”,”””Manuilski, uno dei capi comunisti più autorevoli, mi chiede di svolgere al Komintern, in una conferenza, il tema: “”la Chiesa cattolica, fattore controrivoluzionario””. Mi schermisco, prima perché non sono comunista, poi perchè il tema così formulato non è per me accettabile. Egli insiste ed allora accolgo di tenere, amichevolmente, una conversazione sull’ argomento, così precisato: “”la Chiesa cattolica, fattore morale, sociale e politico, nella vita nazionale e internazionale””. (pag 134) “”Di Mussolini si diceva che non aveva temuto, nella sua autorità dittatoriale, che due uomini: Balbo e Farinacci; e che a questa sua segreta paura aveva informato non pochi nè secondari momenti della sua azione politica. Certo è che, scomparso Balbo e divenuto Farinacci strumento della Germania già nel periodo preparatorio del Patto Tripartito, la potenza di quest’ultimo si accrebbe poi nella misura dei suoi stessi servizi alle Autorità tedesche e al loro predominio in Italia””. (pag 287)”,”ITAD-076″ “MIGLIORINI Pietro”,”I premi Nobel. Vita scoperte e successi dei premiati in fisica, chimica, medicina, letteratura, pace, economia dal 1901 a oggi.”,”Pietro MIGLIORINI è nato in provincia di Padova nel 1941. Dopo gli studi in economia e geografia, ha svolto un’intensa attività sociale e politica in IT e all’estero. Stabilitosi a Milano, ha collaborato con diverse case editrici scrivendo o curando pubblicazione di varie opere tra cui l’enciclopedia ‘Memo Rizzoli-Larusse’, il ‘Dizionario dell’Europa’, ‘Come funziona l’Italia’ e il volume ‘Le vie di Milano’.”,”SCIx-002″ “MIGLIORISI Angelica SALVIOLI Luca”,”L’altro zio Sam. Altman, fondatore di OpenAI, l’uomo al centro del mondo.”,”””Nessuno sa cosa succederà dopo”” (“”No-one knows what happens next””) Gli autori sono due giornalisti (Sole 24 Ore)”,”USAE-136″ “MIGNET F.A.M. de l’ Academie francaise”,”Histoire de la Revolution francaise. Depuis 1789 jusqu’en 1814.”,”MIGNET storico francese (Aix-en-Provence 1796-Parigi 1884). Direttore dell’archivio del Ministero degli Esteri dopo la rivoluzione del 1830, cui aveva preso parte attiva, ne fu destituito dopo la rivoluzione del 1848. Nel 1830 fondò con A. THIERS e A. CARRELL il quotidiano ‘Le National’. Della sua opera di storico si ricordano: ‘Histoire de la Révolution française’ (1824, 2 vol.), ‘Négotiations rélatives à la succession d’Espagne sous Louis XIV’ (1836-42, 4 vol.) e ‘Rivalité de François I et de Charles V’ (1875).”,”FRAR-159″ “MIGNET Francois”,”Vida de Franklin.”,”Franklin era persuaso che le colonie americane non si sarebbero riconciliate con l’ Inghilterra e credeva che la Francia avrebbe potuto stabilire con l’ America un’ alleanza solida, non essendo possibile che alcun interesse potesse portare alla disunione due popoli divisi dalla vasta estensione dell’ oceano Atlantico. (pag 119″,”BIOx-065″ “MIGNET Francois-Auguste-Marie”,”Maria Stuarda. Regina di Scozia.”,”””Tali erano i partiti che poteva prendere per agire in quella questione; sia per i sentimenti che aveva mostrato a Maria Stuarda come parente; sia per le obbligazioni riconosciute verso la regina di Scozia. Ma questi tre partiti le parvero ugualmente pericolosi. Ella temeva che, se Maria Stuarda fosse risalita al trono, avrebbe continuato nella sua politica col Papato e le Corti cattoliche, al fine di abbattere il partito protestante della Scozia ed in seguito rivendicare ancora pretese al trono d’ Inghilterra. Se rimaneva libera in Inghilterra, sarebbe divenuta una causa permanente di eccitazione, un centro di intrighi e di complotto per i cattolici, molto numerosi e molto potenti nel regno, e che ritenevano Maria Stuarda come loro sovrana legittima. Avrebbero cospirato per lei e si sarebbero sollevati. Se infine andava in Francia, avrebbe preparato, d’accordo con gli zii e i principi alleati, una spedizione militare destinata a sottomettere la Scozia (…).”” (pag 112)”,”UKIx-087″ “MIGNET F.A.M.”,”Histoire de la Révolution francaise. Depuis 1789 jusqu’en 1814. Tome premier.”,”””Les Girondins accusèrent Bertrand de Molleville et Delessart: le premier eut l’adresse de se justifier; mais le second fut traduit devant la haute cour d’Orléans. Le roi, intimidé par le déchaînement de l’assemblée contre les membres de son conseil et surtout par le décret d’accusation contre Delessart, n’eut pas d’autre ressource que de choisir ses nouveaux ministres dans le parti victorieux. Une alliance avec les deminateurs actuels de la révolution pouvait seule sauver la liberté et le trône. Elle rétablissait l’accord entre l’assemblée, le pouvoir royal et la municipalité; et si cette union s’était maintenue, les Girondins auraient fait avec la cour ce qu’après leur rupture ils ne crurent pouvoir faire que sans elle. Les membres du ministère furent Lacoste à la marine, Clavière aux finances, Duranthon à la justice; de Grave, bientôt remplacé par Servan, è la guerre; Dumouriez aux relation extérieures, et Roland à l’intérieur. Ces deux derniers étaient les deux hommes les plus remarquables et les plus importants du conseil. Dumouriez etait âgé de quarante-sept ans lorsque la révolution commença; il avait jusque-là vécu dans l’intrigue (…)””. (pag 234)”,”FRAR-351″ “MIGONE Gian Giacomo”,”Gli Stati Uniti e il fascismo. Alle origini dell’egemonia americana in Italia.”,”G.G. MIGONE (1940) ha compiuto studi all’Università cattolica di Milano e alla Harvard Univ. (Mass.). Dal 1969 insegna storia dell’america settentrionale presso la facoltà di scienze politiche di Torino.”,”ITAF-271″ “MIGONE Gian Giacomo / ZUNINO Pier Giorgio / DANEO Camillo”,”La stabilizzazione della lira: la finanza americana e Mussolini (Migone). / L’atteggiamento dei cattolici di fronte all’occupazione delle fabbriche (Zunino). / Il PCI di fronte alla ricostruzione, 1945-1947 (Daneo).”,”Giudizi di Benjamin Strong (P Federal Reserve di New York) su Mussolini (pag 174-175) La questione dell’autonomia delle banche centrali italiana e americana. Un confronto (pag 168) Sull’ occupazione delle fabbriche: “”La sconfitta operaia (la “”Caporetto socialista””, come titolò “”Il momento”” il 24 aprile) mentre aveva visto le forze cattoliche sulle posizioni industriali, suscitò una certa euforia tra le file dei bianchi”” (pag 210)”,”ITAE-361″ “MIGONE Gian Giacomo”,”Problemi di storia nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Corso di Storia dell’America Settentrionale, Università di Torino, Anno Accademico 1970-1971.”,”‘Gian Giacomo Migone (Stoccolma, 25 maggio 1940) è un politico e storico italiano. Biografia Nato in Svezia il 25 maggio 1940, è figlio di Bartolomeo Migone (ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede dal 1957 al 1964) e di Jacquette ‘Quettan’ Hamilton. Nel 1959 ha conseguito la licenza liceale presso il liceo italiano Leonardo da Vinci di Parigi. Inizialmente iscritto alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma (ove, nel 1960 è stato presidente del Centro universitario Sportivo-CUS di Roma), si è laureato in scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1965) e ha conseguito il Master of Arts in storia moderna e contemporanea presso l’Università di Harvard (1966)[1], dove ha studiato, dal 1964 al 1966, in qualità di Harkness Fellow of the Commonwealth Fund e Visiting Scholar presso il Center for International Affairs, superando gli esami orali del Ph.D. nel 1966. Inizia la sua carriera lavorativa come impiegato presso l’ufficio stampa del Comitato Organizzatore dei Giochi della XVII Olimpiade svoltisi a Roma nel 1960. Dal 1956 al 1962 è stato corrispondente dall’Italia del trisettimanale sportivo svedese “”Idrottsbladet”” (direttore Torsten Tegnér). Dal 1976 al 1978 è stato amministratore del “”Quotidiano dei lavoratori””. È stato editorialista di politica estera del “”L’Italia””, quotidiano cattolico di Milano (direttore Giuseppe Lazzati) dal 1962 al 1964. Consulente di politica internazionale della FIM-CISL e della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM) dal 1967 al 1972, nello stesso periodo è stato membro del consiglio generale della CISL di Torino; fu cofondatore e membro della segreteria nazionale della CISL-Università. Dal 1972 al 1978 è stato cofondatore e dirigente nazionale dell’ACPOL, del Movimento Politico dei Lavoratori, del Partito di Unità Proletaria e di Democrazia Proletaria. Vive a Torino, dove ha insegnato Storia dell’America del Nord; in seguito è stato titolare della cattedra di Storia delle relazioni Euro-Atlantiche all’Università degli Studi di Torino dal 1969 al 2010, in aspettativa per mandato parlamentare dal 1992 al 2001. Nel 1980-81 è stato visiting scholar presso la School of Advanced International Studies (SAIS) di Washington. Nel 1989-90 è stato titolare della Lauro de Bosis Lectureship of Italian Civilization presso l’Università Harvard. Dal 2011 al 2017 è stato membro del Consiglio della Fondazione Compagnia di San Paolo (Torino). È membro dell’Advisory Board del Center for European Studies della Columbia University. Dal 1991 è stato cofondatore e dirigente nazionale del Partito Democratico della Sinistra, nonché membro del Bureau del Partito del Socialismo Europeo. Dal 1990 al 1992 è membro del consiglio comunale di Torino[2]. Dal 1992 al 2001 è stato senatore della Repubblica per il Partito democratico della sinistra (PDS) e poi per i Democratici di Sinistra (DS). Dal 1994 al 2001 ha presieduto la Commissione Esteri del Senato; è stato inoltre presidente dell’Advisory Board dello Staff College dell’ONU e della Commissione Affari Civili dell’Assemblea Parlamentare della NATO. Con lo scioglimento dei Democratici di Sinistra, è tornato indipendente di sinistra. Ha collaborato a riviste e giornali tra cui la “”Rivista di storia contemporanea””, “”Relazioni sociali””, Rivista storica italiana, Il Manifesto, “”Quotidiano dei lavoratori””, l’Unità, La Stampa, Le Monde, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano. A Torino, nel 1984, ha fondato L’Indice dei libri del mese, insieme con altri intellettuali di professione; ne è stato anche primo direttore, dal 1984 al 1990, del cui comitato editoriale e del cui consiglio di amministrazione è anche membro.’ (wikip)”,”STOx-012-FMB” “MIHAILOVITCH Lioubomir PLUCHART Jean-Jacques”,”L’ Opep.”,”Il peso dell’ Islam nell’ OPEC. “”L’ Islam predomina in tutti gli Stati membri dell’ organizzazione, ad eccezione del Venezuela e dell’ Equador. Comunque, sette di questi paesi islamici (Arabia Saudita, Irak, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Libia e Algeria) fanno parte della Lega araba, cosa che costituisce un legame politico molto importante. Però, sono le sei nazioni islamiche del golfo arabo-persico (cinque produttori arabi e l’ Iran) che detengono quasi l’ 80 % delle risorse dell’ OPEC, disponendo così di un fattore strategico essenziale sul piano internazionale. Tra questi Stati del Medio Oriente, l’ Arabia Saudita, che possiede da sola più di un terzo delle riserve dell’ Organizzazione, occupa una posizione cerniera che la pone in condizione di influenzare in permanenza la politica generale dei paesi esportatori.”” (pag 119-120)”,”VIOx-135″ “MIKABERIDZE Alexander”,”Kutuzov. A Life in War and Peace.”,”MIKABERIDZE A. è nato nel 1978 ad Aqtöbe in Kazakistan. Si è laureato in Diritto internazionale presso l’Università Statale di Tbilisi (Georgia) nel 1999. Dal 1996 al 2000 ha lavorato presso il Ministero degli Affari Esteri della Georgia, dove si è occupato delle questioni relative ai diritti umani e dei rapporti con il Consiglio d’Europa. Insegna storia alla Louisiana State University di Shreveport. E’ specializzato in studi napoleonici e ha curato numerosi libri sull’epoca napoleonica. “”KUTUZOV fu il Generale che trionfò sulla Grande Armèe di Napoleone durante la guerra patriottica del 1812. (…) molti russi considerano il feldmaresciallo la più grande figura del 19° secolo, prima di Pushkin, Tchaikovsky, lo stesso Tolstoj. Subito dopo la sua morte nel 1813, le spoglie di KUTUZOV furono riposte nel pantheon degli eroi. Sue statue sorsero in tutto l’Impero russo e poi in Urss. (…) Come dimostra l’Autore in questa nuova biografia sorprendente e totalmente umanizzante, la storia di Kutuzov è molto più avvincente e complessa dei miti che lo hanno avvolto. (…)”” (dal risvolto di copertina, traduz. d. r.)”,”FRAN-108-FSL” “MIKES George”,”How to be Seventy. An Autobiography.”,”MIKES George, giiornalista e scrittore ‘Nato in Ungheria, dove studiò giurisprudenza, iniziò a lavorare come giornalista, e venne inviato in Inghilterra come corrispondente alla fine degli anni ’30. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale non poté rientrare nel suo Paese d’origine, e iniziò a lavorare anche per alcune testate inglesi, stabilendosi poi definitivamente in Gran Bretagna. Nel 1946 pubblicò il primo libro, “”How to be an alien”” (Come essere straniero), una descrizione umoristica del suo arrivo in Gran Bretagna e delle varie piccole difficoltà quotidiane che vi aveva incontrato. Il libro ebbe un notevole successo editoriale, e venne ristampato più volte, benché stigmatizzasse le peculiarità del suo Paese d’adozione e dei suoi abitanti (o forse proprio per questo). Famosissimo il capitolo dedicato al sesso, condensato in una singola frase: “”Gli altri europei hanno una vita sessuale; gli inglesi hanno le borse dell’acqua calda””. Mikes continuò questa fortunata serie con vari argomenti, che pubblicò a intervalli irregolari per tutta la vita: “”How to be a guru””, “”How to be poor””, “”How to scrape skies”” (sugli USA), “”How to be God”” e molti altri. La scrittura di Mikes è sempre sobria e posata, e possiede quello spiccato “”sense of humor”” sottile e pungente, tradizionalmente britannico. I suoi libri, sempre intelligenti e divertenti, sono molto diffusi e conosciuti nel mondo anglosassone e di lingua tedesca, ma allo stato attuale non risultano pubblicati in Italia’. (Wikip) In chiusura del libro: Sulla morte. “”Being born involves the certainty of death. Only those countless millions, the unborn ones, are really safe. They will not die, but neither can they have any fun. I think it is one of the beauties of lfe that it is not eternal. It would be a frightful bore to go on and on and on , even in reasonable health. Besides, I am used to being dead. Death is simple non-existence and we are all used to non-existing. I did not exist in 500 BC or in 50,000 BC or in 1793. Why should not existing in 2117 or 3117 be any different? Death is simply the end of the story. If one is lucky, a good end to a pleasant story. For me, if I am lucky, it will be simply the last anecdote”” (pag 242-243)”,”BIOx-301″ “MIKLOS Kun”,”Buharin.”,”Nel centenario della nascita Sorozatszerkeszto: Gyurko Laszlo testo in ungherese”,”BUCS-018″ “MIKOYAN Anastase, presentazione”,”Lenine vivant.”,” MIKOYAN è uno dei politici ancora viventi in URSS (1970) ad aver conosciuto Lenin da vivo. Le foto del libro sono numerose in rapporto al totale delle foto conosciute di Lenin. 396 in tutto. “”Lenin era un uomo istruito, un cervello enciclopedico. In ogni discussione, sovrastava grazie alla sua erudizione, alla sua logica, alla sua analisi infallibile, alla sua capacità di trovare la migliore soluzione e il cammino più breve verso lo scopo fissato”” (pag 10) “”Un piccolo partito che raggruppava appena 24 mila membri intorno al marzo 1917 e aveva, sei mesi dopo, 350 mila aderenti, prese la direzione degli operai e dei contadini, trascinando al suo seguito e ottenendo la vittoria in un paese di 150 milioni di abitanti””. (pag 11)”,”LENS-145″ “MIKULSKY K.”,”Lenin’s Teaching on the World Economy and Its Relevance to Our Times.”,”CMEA (Council of Mutual Economic Assistance) (Consiglio di Mutua Assistenza Economica) o Comecon. Lenin e le basi dell’economia sovietica. La produttività del lavoro. “”Emphasising the prerequisites for socialist and communist principles to triumph, Lenin wrote: “”In the last analysis, productivity of labour is the most important, the principal thing for the victory of the new social system.”””” (pag 105-106)”,”EURC-094″ “MILA Massimo”,”Breve storia della musica.”,”””Mai era accaduto per l’addietro che l’arte di un musicista si addentrasse tanto profondamente nel cuore delle passioni, degli entusiasmi, degli ideali del suo tempo, che la musica partecipasse direttamente al moto delle idee, al travaglio spirituale, allo stesso divenire politico di un’età. Ciò fondò l’immensa popolarità di Beethoven e determinò addirittura un nuovo indirizzo nella vita musicale. Come giustamente è stato detto, Beethoven è il nocciolo attorno al quale si forma l’organizzazione dei concerti nel mondo intero. Con l’indipendenza della vita egli mutò la condizione sociale del musicista, rifiutando di essere, come i suoi predecessori, il famiglio o il cliente di una casa gentilizia: con l’arte, egli diede un nuovo significato sociale alla musica sinfonica e strumentale, che strappò dall’ambiente chiuso delle accademie aristocratiche, e divulgò in quel ceto borghese che stava per ereditare la condotta del mondo. Nonostante la straordinaria novità delle sue composizioni e l’ostilità da esse incontrata tra le persone di gusto retrivo, fu proprio Beethoven a fondare quell’appassionata comunione tra la musica e masse relativamente grandi di pubblico, che si prolungò durante l’età romantica e che oggi pare nuovamente perduta, vuoi perché il pubblico sia rimasto indietro, vuoi perché i musicisti siano corsi troppo innanzi””. (pag 204)”,”VARx-479″ “MILAN Marina ROLANDI Luca a cura; saggi di Luca BORZANI Ornella COCOROCCHIO Anita GINELLA Paolo MURIALDI Marina MILAN Cristiana OLCESE Silvia RIVETTI Luca ROLANDI”,”””Il Lavoro”” di Genova. Storie e testimonianze, 1903-1992.”,” Contiene i saggi: Luca Borzani: ‘Nacque coi soldi dei portuali ‘Il Lavoro’ riformista’; Anita Ginella ‘Il giornale tra pace e guerra’ (Dal neutralismo assoluto al neutralismo condizionato) “”Perno dell’offensiva socialista erano state le leghe dei carbonai del porto i cui fondi, dopo la conquista del contratto di lavoro, avevano permesso non solo la costruzione di una rete assistenziale (ristorante, sala medica, bagni, farmacia) e lo sviluppo di altre iniziative economiche (macelleria, panificio, rivendite alimentari), ma anche l’assalto ai più muniti e antichi fortilizi mazziniani (5). Alla realizzazione di questo “”tesori di guerra del proletariato”” avevano contribuito le indubbie capacità di Lodovico Calda e Ricciotti Leoni, segretari della potente Camera del Lavoro di Genova, ma soprattutto il fiuto imprenditoriale dell’avvocato Gino Murialdi, massimo esponente della cooperazione. Destinato nel giro di pochi anni a diventare “”l’anima nera”” del movimento operaio ligure, Murialdi, vero e proprio “”capitano d’industria”” socialista, ha piena coscienza della necessità di consolidare quell’edificio politico, fondato sui lavoratori del carbone e con al vertice il deputato operaio Pietro Chiesa, che – cresciuto a ritmo inaspettato – rischia di franare per un improvviso mutamento dei rapporti di forza sulle calate. La drammatica lezione del fallito sciopero dei 3.000 scaricatori delle merci varie del settembre 1902, ridotti alla fame dopo 25 giorni di lotta, non è stata rimossa (…). La realizzazione dei due progetti di Murialdi, la fondazione del ‘Lavoro’ e dell’Unione, è così il punto di arrivo di un articolato processo di “”arroccamento”” politico ed economico, ma anche la definizione di un originale “”sistema socialista”” genovese destinaot a durare nel tempo (7)”” [Luca Borzani, p. 19-20] [(5) Perillo-Gibelli, Storia della Camera del Lavoro di Genova, 1980; M. Bettinotti, ‘Vent’anni di movimento operaio genovese’, 1932; (7) Sia Giuliano Procacci che Patrizia Audenino hanno collegato la fondazione del ‘Lavoro’ all’annunciato conflitto con i “”negozianti”” di carbone del porto (…)] Il porto di Genova di allora: 600.000 navi in un anno e 8 milioni di tonnellate di merci (carbone e cotone prevalentemente) (pag 27) Dal neutralismo assoluto al neutralismo condizionato. “”Inizialmente alcuni articoli di Ivanoe Bonomi e dello stesso Canepa parlano della necessità italiana di restare neutrale. Bonomi, per esempio, delineando le posizioni belliciste assunte dai socialisti tedeschi e francesi, gli uni per inerzia o impotenza, i secondi per patriottismo, a inizio agosto parla della nostra “”fortunata neutralità”” (13). In questa prima fase anche i comunicati socialisti contro la guerra occupano con grande rilievo le pagine principali del giornale (14), come l’ordine del giorno de ‘Il Partito Socialista e tutte le organizzazioni operaie italiane per la nostra neutralità’ che compare a inizio agosto in prima pagina, rinnovando “”l’appello per la campagna contro la guerra e per la neutralità dell’Italia nel conflitto europeo scatenato dalle cupidigie balcaniche e dell’imperialismo austro-ungarico, spalleggiato dal militarismo germanico”” (4 agosto 1914). Già nel tardo autunno 1914 però, di fronte alla proterva e brutale aggressività degli eserciti tedeschi, le chiamate alla neutralità assoluta degli organi del Partito Socialista Italiano, che continuavano ad additare la guerra come conflitto di borghesie il cui esito non doveva interessare il proletariato, cominciano a scivolare inesorabilmente nelle pagine centrali, a non essere più così evidenziate e a essere talvota accompagnate da titoli sarcastici. D’altro canto anche le associazioni operaie socialiste genovesi sono da principio graniticamente contro la guerra e unitariamente manifestano, come avverrà nel comizio del 31 luglio, al quale partecipano, oltre alla sezione genovese del Partito Socialista, “”i Gruppi Autonomi Genovesi, la sezione Sampierdarenese del PSI e la Camera del Lavoro, l’Unione Socialista Genovese, la Sezione Genovese del Partito Repubblicano, il Circolo Socialista Rivoluzionario di Sampierdarena, la Confederazione Operaia Genovese, l’Unione Sindacale, I Gruppi Anarchici, il Sindacato Ferrovieri e molte altre Associazioni operaie (16). Ma si trattava ancora di scongiurare l’entrata in guerra a fianco degli alleati della Triplice: “”Non c’è dubbio che tutto il proletariato genovese interverrà al comizio che dovrà riuscire una solenne manifestazione di protesta e significare monito alto e severo contro eventuali condiscendenze governative al tristo, orribile giuoco dell’Austria-Ungheria”” (17). Intanto, quella stessa sera del comizio socialista genovese, il Governo Salandra deliberava la neutralità, che, ratificata dal Sovrano, divenne effettiva il 3 agosto. A inizio settembre 1914 “”Il Lavoro”” non ha ancora virato decisamente per l’intervento ma ha già impostato la decantazione della sua posizione riformista, come ci dice un bel fondo che richiama un articolo dell'””Avanti!”” dell’onorevole Ettore Ciccotti e ne condivide i punti salienti: avversione non celata per gli Imperi Centrali; simpatia per l’Intesa, condanna dei socialisti austriaci e tedeschi che hanno approvato una guerra di oppressione e di sterminio. Alle osservazioni del Ciccotti l’articolista del “”Lavoro”” (forse Canepa?) aggiunge le sue considerazioni sulla neutralità italiana, affermando che “”non si debba uscire dalla neutralità, per la ragione che il nostro intervento sarebbe tutt’altro che decisivo. Quando non si può essere Garibaldi, bisogna guardarsi dal fare il Don Chisciotte”” (18). Tuttavia secondo l’autore del commento la neutralità non deve essere considerata un dogma incondizionato, la “”neutralità assoluta”” propagandata dal Partito Socialista, ma deve essere “”relativa””, secondo le circostanze e l’evolversi del conflitto: si dovrà necesariamente entrare in guerra per sventare il pericolo della vittoria del militarismo tedesco.”” (pag 49-50-51) [(13) I. Bonomi, I socialisti e la guerra, 8 agosto 1914; (14) Cfr. ‘La riunione socialista d’oggi a Milano. Un’intervista con l’on. Filippo Turati’, 27 luglio 1914; (…); (16) ‘Contro la guerra. Il grandioso comizio di questa sera alla palestra Umberto I, 31 luglio 1914; (17) Ivi; (18) ‘La guerra e l’opinione socialista’, 3 settembre 1914]”,”LIGU-106″ “MILAN Maurizio”,”Fuoco in pianura.”,”””Era un magnifico spettacolo di forza e di giovinezza. Partigiani di diverse formazioni della zona erano confluti in Val Luserna e aspettavano l’ordine di attacco. I fazzoletti rossi dei garibaldini spiccavano fra quelli verdi dei «GL» e quelli azzurri degli autonomi”” (pag 129)”,”ITAR-034-FV” “MILAN Maurizio”,”Fuoco in pianura.”,”””Era un magnifico spettacolo di forza e di giovinezza. Partigiani di diverse formazioni della zona erano confluti in Val Luserna e aspettavano l’ordine di attacco. I fazzoletti rossi dei garibaldini spiccavano fra quelli verdi dei «GL» e quelli azzurri degli autonomi”” (pag 129)”,”ITAR-029-FSD” “MILAN Marina”,”La stampa periodica a Genova dal 1871 al 1900.”,”Marina Milan (Torino, 1946) ha insegnato Storia del Giornalismo alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova. Autore di vari saggi , ha pubblicato ‘Donna, famiglia, società. Aspetti della stampa femminile cattolica in Italia tra ‘800 e ‘900’, Genova, 1983.”,”LIGU-009-FFS” “MILANESE Cesare”,”Principi generali della guerra rivoluzionaria. Una ricerca sulle leggi della battaglia. Un manuale di strategia della rivoluzione.”,”Cesare MILANESE, nato in provincia di Venezia nel 1930, laureato in filosofia, ha fatto parte del Gruppo 63. E’ stato redattore e collaboratore di ‘Quindici’. E’ redattore e collaboratore de ‘Il Caffè’. Scrive occasionalmente su ‘Sipario’ e sulla pagina letteraria dell’ Avanti!. Vive a Roma.”,”PARx-016″ “MILANESI Franco”,”Ribelli e borghesi. Nazionalbolscevismo e rivoluzione conservatrice, 1914-1933.”,”MILANESI Franco (Torino, 1956) è laureato in filosofia e dottore di ricerca in studi politici. Ha collaborato a riviste storiche e filosofiche con scritti sulla storia del PCdI, sul dissenso comunista e sulla politica militante. Ha pubblicato ‘Militanti. Un’antropologia politica del Novecento’ (Punto rosso, 2010). Niekisch. “”La sua prospettiva geopolitica si dilata nell’ipotesi di un grande impero “”euroasiatico”” che unificando germani e slavi possa fondere lo spirito nazionale e quello comunitario e comunistico dei due popoli. Manifesta interesse verso il fascismo italiano, con cui ha alcune prossimità teoriche, ma ne prende le distanze a causa della sua “”latinità””, un cedimento alla corruzione dell’Occidente cui egli contrappone la durezza dello “”spirito di Potsdam””. Nel 1935 ottiene un incontro personale con Mussolini (a cui scriverà ancora nel 1940). Ma è alla rivoluzione bolscevica del 1917 che Niekisch guarda come all’esempio più significativo di nazionalbolscevismo, rivoluzione di cui sottolinea a più riprese il carattere intrinsecamente nazionale. Da ciò l’ammirazione per Stalin e la critica a tutte le forme di internazionalismo marxista, in particolare a quelle di Trockij, esponente di quell’universalismo che resta per Niekisch il “”fondo”” teorico dell’occidentalismo””. (pag 175)”,”GERG-083″ “MILANESI Andrea”,”La speculazione su futures e options. Strumenti evoluti alla portata di tutti.”,”MILANESI Andrea, dottore commercialista, consulente finanziario. Gli spread. “”Per chi conosce un po’ l’inglese il nome stesso potrebbe già dire molto. Si tratta, infatti, di operazioni poste in essere per sfruttare delle “”differenze””, dei “”disallineamenti”” nei prezzi dei future. Spieghiamoci meglio richiamando alla memoria la figura dell ”arbitraggista’, ovvero di colui che mira a realizzare un profitto giocando sui disallineamenti del prezzo della stessa merce in zone diverse del mondo (magari giocando sui fusi orari). Ebbene, fare ‘spread trading’ vuol dire proprio fare arbitraggio; vuol dire assumere due posizioni antitetiche mirando a realizzare il differenziale nascosto. Il segreto dello ‘spread’ è in sintesi questo: ‘vendere ciò che si ritiene sopravvalutato e comprare contemporaneamente ciò che si ritiene sottovalutato, il tutto su merci simili (‘intercommodity spread) o sulla stessa merce ma a diverse scadenze (intracommodity spread)'”” (pag 51)”,”ECOT-243″ “MILANI Mino”,”Storia di Pavia, una grande storia in breve.”,”Mino Milani, nato a Pavia nel 1928, giornalista e autore di romanzi e racconti. Ha pubblicato una biografia di Garibaldi. Ha diretto il quotidiano ‘La provincia pavese’ Posta sul fiume Ticino, poco a nord dalla confluenza di questo nel Po ed a 38 km a sud di Milano, affonda le sue origini all’epoca delle tribù preromane, dalle quali fu fondata. Successivamente divenne città romana con il nome di Ticinum. Fu capitale del regno longobardo. Dal Medioevo Pavia è sede di una delle più antiche università italiane. La città era fortificata fino al 1872, quando i bastioni sono stati trasformati in viali e giardini pubblici; gran parte delle mura, però, sopravvisse fino al 1901, quando fu abbattuta per costruire i viali di circonvallazione.”,”ITAG-277″ “MILANI Lorenzo don, a cura di Michele GESUALDI”,”Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.”,”””La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste. Son vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte”” (pag 250) (L. Milani, Lettera ai giudici, Barbiana, 18.10.1965) “”I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cioè che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2% della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, ma solo la metà lo seppe o lo volle usare. Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale non arrivò più a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline di chiamata per tre guerre spaventose. Oggi ‘di diritto’ il suffragio è universale, ma la Costituzione (articolo 3) ci avvertiva nel ’47 con sconcertante sincerità che i lavoratori erano ‘di fatto’ esclusi dalle leve del potere. Siccome non è stata chiesta la revisione di quell’articolo è lecito pensare (e io lo penso) che esso descriva una situazione non ancora superata. Allora è ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cioè la gran massa del popolo italiano, non è mai stata al potere. Allora l’esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta. (…) Dar la vita per nulla è peggio ancora. I nostri maestri non ci dissero che nel ’66 l’Austria ci aveva offerto il Veneto gratis. Che è mostruoso andare a morire e uccidere senza scopo. Se ci avessero detto meno bugie avremmo intravisto com’è complessa la verità. Come anche quella guerra, come ogni guerra, era composita dell’entusiasmo eroico di alcuni, dello sdegno eroico di altri, della delinquenza di altri ancora. (…) Bisognerà ricordare anche le guerre per allargare i confini oltre il territorio nazionale. (…) «Riterremmo stoltezza vantar diritti su Merano e Bolzano» (‘Scritti politici’ di Cesare Battisti, vol. II, pag. 96-97). «Certi italiani confondono troppo facilmente il Tirolo col Trentino e con poca logica vogliono i confini d’Italia estesi fino al Brennero» (ivi). Sotto il fascismo la mistificazione fu scientificamente organizzata. E non solo sui libri, ma perfino sul paesaggio. L’Alto Adige, dove nessun soldato italiano era mai morto, ebbe tre cimiteri di guerra finti (Colle Isarco, Passo Resia, San Candido) con caduti veri disseppelliti a Caporetto. Parlo di confini per chi crede ancora, come credeva Battisti, che i confini debbano tagliare preciso tra nazione e nazione. (…) Allora anche il Vostro ordinamento riconosce che perfino il soldato ha una coscienza e deve saperla usare quando è l’ora. Come potrebbe avere un minimo di parvenza di legittimità una decimazione, una rappresaglia su ostaggi, la deportazione degli ebrei, la tortura, una guerra coloniale? Oppure, può avere un minimo di parvenza di legittimità un atto condannato da accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto? Il nostro Arcivescovo card. Florit ha scritto che «è praticamente impossibile all’individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve» (Lettera al Clero 14.4.1965). Certo non voleva riferirsi all’ordine che hanno ricevuto le infermiere tedesche di uccidere i loro malati. E neppure a quello che ricevette Badoglio e trasmise ai suoi soldati di mirare anche agli ospedali (telegramma di Mussolini 28.3.1936). E neppure all’uso dei gas. Che gli italiani in Etiopia abbiano usato gas è un fatto su cui è inutile chiuder gli occhi. Il Protocollo di Ginevra del 17.5.1925 ratificato dall’Italia il 3.4.1928 fu violato dall’Italia per prima il 23.12.1935 su Tacazzè. L”Enciclopedia Britannica’ lo dà per pacifico. Lo denunciano oramai anche i giornali cattolici («L’Avvenire d’Italia», articoli di Angelo del Boca dal 13.5.1965 al 15.7.1965). Abbiamo letto i telegrammi di Mussolini a Graziani: «autorizzo impiego gas» (telegramma numero 12409 del 27.10.1935), di Mussolini a Badoglio: «rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie e su qualunque scala» (29.3.1936). Hailè Selassiè l’ha confermato autorevolmente e circostanziatamente (intervista per “”L’Espresso”” 29.9.1965 e sg.). Quegli ufficiali e quei soldati obbedienti che buttavano barili d’iprite sono criminali di guerra e non son ancora stati processati”” [L. Milani, Lettera ai giudici, Barbiana, 18.10.1965] (pag 253-258)”,”RELC-353″ “MILANI Piero A.”,”Saggi di storia del pensiero politico.”,”””Nietzsche ammetteva, come poi (Pareto) (7), a proposito delle ‘élites’ al potere, un ricambio tra la classe lavoratrice e quella «eletta»; in ogni caso la giustificazione di questa forma di ineguaglianza sociale era trovata nella necessità che la volontà di potenza potesse essere espressa soltanto dall’aristocrazia per evitare la dispersione di inutili conflitti tra le classi. La concezione di Nietzsche rispondeva quindi al bisogno di un profondo ordine sociale. È interessante notare che lo sviluppo delle attività creative e intellettuali fosse connesso alla disuguaglianza e alle caste. Proprio perché così esplicito nell’affermazione della disuguaglianza, Nietzsche aveva una visione al tempo stesso realistica e ‘antiborghese’ delle condizioni sociali del lavoro; egli non concepiva il lavoro come una «forza plasmatrice del mondo ed educatrice dell’uomo» (8), ma solo come un affanno, un peso e un’attività che distoglieva dalla solitudine e dalla contemplazione. Da tutto ciò dovevano essere esentate le classi dominanti; ma le sue riflessioni sul lavoro come asservimento alle macchine e svilimento delle qualità umane si estendevano anche alle classi subordinate: «Povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili; povero, lieto e schiavo – anche queste sono possibili, e, della schiavitù di fabbrica, non saprei dire nulla di meglio agli operai, posto che essi non sentano in generale come ‘ignominia’ il venire in tal modo adoperati, ed è quel che succede, come ingranaggi di una macchina e, per così dire, come accessori dell’umana inventività tecnica. È obbrobrioso credere che attraverso un più elevato salario la ‘sostanza’, voglio dire la loro impersonale condizione servile, possa essere eliminata» (9). Queste espressione che in qualche modo ricordano il discorso di Marx sull’alienazione (10), non devono trarre in inganno: la prospettiva con cui Nietzsche, nei pochi aforismi dedicati al problema, guardava alle condizioni della classe lavoratrice era quella non d’emancipazione ma dell’ ‘otium’, che egli riteneva indispensabile per l’affinamento delle qualità della casta dirigente. Ancora una volta però, attraverso l’ottica ristretta del suo spirito aristocratico, Nietzsche considerava le condizioni sociali del suo tempo con maggiore lucidità di quegli scrittori populisti, apologeti del lavoro, che vedevano nel lavoro «l’unica legge del mondo» (11)”” (pag 120-122) [Piero A. Milani, ‘Potere e disuguaglianza in Nietzsche’ in ‘Saggi di storia del pensiero politico’, Giuffré editore, Milano, 1974] [(7) Sul rapporto tra Nietzsche e Parto , non solo sulla questione delle ‘èlites’, ma anche per quanto riguarda le ideologie, rimandiamo a Max Scheler, ‘Sociologia del potere’, ‘Introduzione’, Roma, 1966 e a ‘Ideologia e Utopia’ di K. Mannheim (…); (8) Cfr. K. Löwith, ‘Da Hegel a Nietzsche’, cit, p. 426; (9) ‘Aurora’, cit., p: 152, afor. 206; (10) Cfr. K. Löwith, ‘Da Hegel a Nietzsche’, cit, pp. 233 sgg; (11) «Lavoro! Tenete presente, signori, che esso costituisce l’unica legge del mondo. La vita non ha alcun altro scopo, alcuna altra ragione di esistenza, e noi tutti nasciamo soltanto per dare il contributo nella nostra parte di lavoro e per poi scomparire»; questa affermazione di Emile Zola è riportata in K. Löwith, op. cit., p. 430]”,”TEOP-004-FMB” “MILANO Attilio”,”Storia degli ebrei in Italia.”,”””La maggioranza però rimase in Italia, nella speranza di un capovolgimento di situazione. Non mancò neanche chi, non resistendo alla degradazione dopo decine di anni vissuti nel più puro patriottismo italiano, si tolse la vita. Un esempio fra le decine di altri fu l’ editore modenese Angelo Fortunato Formiggini. La nuova legislazione razzista fu, salvo qualche particolare, applicata con rigore in tutte le sue statuizioni, senza tener conto dei promessi riguardi personali. Dalle scuole pubbliche, l’ estromissione fu completa: novantesette professori di università, che si sparsero poi nelle università del mondo, ottantaquattro insegnanti di altri istituti, cinquemilaseicento studenti (…). Dagli impieghi pubblici o semipubblici anche, il licenziamento fu integrale e colpì novecento ebrei fra cui una decina di generali ed ammiragli delle forze armate; inoltre duemilacinquecento liberi professionisti furono costretti a ridurre quasi a nulla la loro attività. I sei senatori ebrei, che essendo stati nominati a vita, non potevano essere rimossi, ricevettero il suggerimento di non comparire al senato””. (pag 399)”,”EBRx-027″ “MILANO Attilio”,”Storia degli Ebrei in Italia. Con una nota di Alberto Caviglion.”,”Attilio Milano apparteneva ad una famiglia romana: era nato il 12 agosto 1907 e da Roma, salvo una breve parentesi di lavoro a Ferrara, s’allontanò solo nel 1939 quando, in seguito alle leggi razziali, decise di trasferirsi con la famiglia in Palestina. Alla sua città, e al popolare quartiere del ghetto, era a tal punto affezionato che prima ancora di farsene storico (con la monografia Il ghetto di Roma, 1964), nel 1928 provvide a riordinare il ricchissimo fondo archivistico. Attilio Milano non fu tuttavia uno storico di professione, nel senso stretto del termine.”,”EBRx-037-FL” “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Prima parte. Il biennio rosso.”,”Dedica in apertura a Guido Malandra per gli studi da lui compiuti sulla Storia della città di Savona”,”LIGU-219″ “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Seconda parte. I “”rossi”” al potere.”,”Dedica in apertura a Umberto Scardaoni, indimenticato Sindaco e Presidente dell’ ISREC di Savona”,”LIGU-220″ “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Terza parte. Dall’insurrezione fascista alla fine della democrazia.”,”Dedica in apertura a Rodolfo Badarello, Arrigo Cervetto e Rita Vallarino che per primi studiarono e indagarono il periodo della storia savonese che condusse all’affermazione del fascismo”,”LIGU-221″ “MILETTO Enrico SASSO Donatella”,”Torino ‘900. La città delle fabbriche.”,”Foto di operai e operai al lavoro in fabbrica da inizio secolo in avanti Foto dei danni provocati alle fabbriche torinese dai bombardamenti alleati”,”ITAS-012-FSD” “MILHAUD Edgard”,”La société des nations.”,”I venti primi capitoli sono articoli pubblicati su l’ Humanité. Altro libro dell’A: – Du droit de la force à la force du droit, ATAR, Geneve, 1915″,”RAIx-259″ “MILIBAND Ralph”,”Il laburismo. Storia di una politica.”,”Il movimento operaio in Parlamento, il movimento laburista nella 1° GM, parlamentarismo o azione diretta, dall’opposizione al governo, lo sciopero generale, il prezzo della rispettabilità, Macdonaldismo senza MacDONALD, la sfida dell’ appeasement, apoteosi del laburismo, i mali del laburismo, da GAITSKELL a WILSON.”,”MUKx-024″ “MILIBAND Ralph”,”Lo stato nella società capitalistica.”,”MILIBAND insegna sociologia politica presso la London School of Economics and Political Science (LSE). E’ autore di ‘Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour’, pubblicato in Italia nel 1964 ed è condirettore, insieme a John SAVILLE del ‘Socialist Register’.”,”TEOP-093″ “MILIBAND Ralph”,”Lo stato nella società capitalistica.”,”MILIBAND insegna sociologia politica presso la London School of Economics and Political Science (LSE). E’ autore di ‘Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour’, pubblicato in Italia nel 1964 ed è condirettore, insieme a John SAVILLE del ‘Socialist Register’. “”Karl Mannheim ha osservato una volta che “”la tendenza fondamentale del burocrate è di trasformare tutti i problemi politici in problemi amministrativi””. (pag 63)”,”TEOC-251″ “MILIBAND David a cura; saggi di Anthony GIDDENS Perry ANDERSON David HELD Anna COOTE Elizabeth MEEHAN Raymond PLANT Tariq MODOOD Bhikhu PAREKH Gordon BROWN Anne PHILLIPS Joel ROGERS e Wolgang STREECK Robert KUTTNER Michel ROCARD Will HUTTON Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Stephen TINDALE Susan OWENS David MARQUAND Jos de BEUS Manuel ESCUDERO Margaret HODGE James CORNFORD Patricia HEWITT Giorgio GALLI”,”Reinventiamo la sinistra.”,”Saggi di Anthony GIDDENS Perry ANDERSON David HELD Anna COOTE Elizabeth MEEHAN Raymond PLANT Tariq MODOOD Bhikhu PAREKH Gordon BROWN Anne PHILLIPS Joel ROGERS e Wolgang STREECK Robert KUTTNER Michel ROCARD Will HUTTON Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Stephen TINDALE Susan OWENS David MARQUAND Jos de BEUS Manuel ESCUDERO Margaret HODGE James CORNFORD Patricia HEWITT Giorgio GALLI”,”EURx-310″ “MILIBAND Ralph”,”Marxismo e democrazia borghese.”,”””Il caratteri distintivi del progetto rivoluzionario marxista furono continuamente riaffermati da Marx e da Engels. Nelle ‘Lotte di classe in Francia’ così li identificava: «’La dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe’ del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l”abolizione delle differenze di classe in generale’, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali» (8). Similmente all”Indirizzo al comitato centrale della Lega dei comunisti’ cui si è fatto prima riferimento, Marx e Engels insistevano sul fatto che le domande limitate che provenivano della «piccola borghesia democratica» in nessun modo potevano soddisfare «il partito del proletariato»: «E’ nostro interesse e nostro compito rendere permanente la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello stato, sino a che l’associazione dei proletari, non in un solo paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi, e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano concentrate nella mani dei proletari. Non può trattarsi per noi di una trasformazione della proprietà privata, ma della sua distruzione; non del mitigamento dei contrasti di classe, ma dell’abolizione delle classi; non del miglioramento della società attuale, ma della fondazione di una nuova società» (9). «Rendere permanente la rivoluzione», in questo contesto significa chiaramente sforzarsi di far avanzare questo disegno all’interno della struttura capitalistica dei regimi democratico-borghesi: il che comporta, evidentemente, anche la spinta per ogni genere di riforme. Infatti nel 1905, Lenin considerava obiettivo immediato del movimento rivoluzionario la costituzione di una repubblica democratico-borghese. Nelle ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, egli affermava: «Non possiamo uscire dal quadro democratico borghese della rivoluzione russa, ma possiamo allargarlo a proporzioni immense; possiamo e dobbiamo lottare nei limiti di questo quadro nell’interesse del proletariato, per i suoi bisogni immediati e per le condizioni che preparano le sue forze per la futura vittoria completa» (10). Questa prospettiva implica la ‘combinazione’ di due concetti che sono stati spesso erroneamente contrapposti nell’elaborazione marxista sulle strategie dell’avanzata rivoluzionaria, ovvero il concetto dei «due stadi» e quello di «rivoluzione permanente»”” [Ralph Miliband, ‘Marxismo e democrazia borghese’, Bari, 1970] [(8) Karl Marx, ‘Le lotte di classe in Francia’, cit., pp. 268-9; (9) K. Marx F. Engels, ‘Indirizzo al Comitato centrale’, cit., p. 365; (10) V.I. Lenin, ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, in ‘Opere’, Roma, 1960, p. 44]”,”MADS-014-FV” “MILIBAND Ralph; RAGIONIERI Ernesto; MAREK Franz”,”Marx e lo Stato (Miliband); Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della «Neue Zeit» (Ragionieri); Considerazioni sulla socialdemocrazia austriaca (Marek).”,”Il saggio di Ragionieri si occupa della Neue Zeit ma soprattutto sul ruolo di Karl Kautsky (in subordine W. Liebknecht, A. Bebel, Heinrich Braun ()) () H. Braun tra i fondatori della rivista, coetaneo e amico di giovinezza di Kautsky, cognato di Viktor Adler, futuro capo della socialdemocrazia austriaca. Sui primi numeri della rivista Braun criticò Lujo Brentano sul problema della assicurazione degli operai…. Braun era particolarmente interessato al tema della politica sociale e sulla questione del peso da dare a questo tema sulla rivista venne a scontrarsi con Kautsky e da quel momento la sua collaborazione si interruppe (pag 149-150)”,”KAUS-001-FB” “MILIBAND David a cura di, Saggi di Perry ANDERSON Jos DE BEUS Gordon BROWN Anna COOTE James CORNFORD Manuel ESCUDERO Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Giorgio GALLI Antony GIDDENS David HELD Patricia HEWITT Margaret HODGE Will HUTTON Robert KUTTNER David MARQUAND Elizabeth MEEHAN Tariq MODOOD Susan OWENS Bhikhu PAREKH Anne PHILLIPS Raymond PLANT Michel ROCARD Joel ROGERS Wolfgang STREECK Stephen TINDALE”,”Reinventiamo la Sinistra.”,”David Miliband, già curatore della raccolta di saggi Paying for Inequality. The Economic Cost of Social Injustice. Con i conservatori al governo è stato consulente politico presso il capo dell’opposizione in Gran Bretagna. Perry Anderson è professore di Storia presso l’Università di Los Angeles, California. Jos de Beus è professore di Teoria politica all’Università del Twente e associato in Economia all’Università di Amsterdam. Gordon Brown è deputato laburista per il collegio di Dumfermline East e ministro ombra delle Finanze e del Tesoro. Anna Coote è ricercatrice Paul Hamlyn di Politica sociale presso l’Institute for Public Policy Research. James Cornford è presidente della Fondazione Hamlyn ed ex direttore dell’Institute for Public Policy Research. Manuel Escudero è direttore aggiunto dell’Istituto de Empresa di Madrid e membro del Comitato federale del PSOE, il Partito socialista dei lavoratori al governo jn Spagna. Gøsta Esping-Andersen è professore di Economia politica all’Università di Trento. Frances Fox Piven è professoressa di Scienze politiche presso la Scuola di perfezionamento della City University of New York. Giorgio Galli è professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano. Anthony Giddens è professore di Sociologia all’Università di Cambridge. David Held è professore di Politica e Sociologia della Open University. Patricia Hewitt è attualmente direttrice delle ricerche all’Andersen Consulting e vicepresidente della Commissione per la Giustizia sociale, ex vicedirettrice dell’Institute for Public Policy Research. Margaret Hodge è deputato laburista per il collegio di Barking. Per dieci anni è stata presidente del Consiglio di circoscrizione di Islington, Londra, e poi consulente per la Price Waterhouse. Will Hutton è caporedattore della pagina economica del Guardian. Robert Kuttner è il direttore di The American Prospect ed editorialista di The Boston Globe e di Business Week. David Marquand è professore di Politica all’Università di Sheffield e direttore del Centro di ricerche di Economia politica della medesima Università. Elizabeth Meehan è presidente del dipartimento di Politica (Jean Monnet) presso l’Università di Belfast. Tariq Modood è ricercatore anziano all’Istituto di Studi politici di Londra. Susan Owens è incaricata presso il dipartimento di Geografia dell’Università di Cambridge. Bhikhu Parekh è professore di Teoria politica all’Università di Hull ed è stato vicepresidente della Commissione per la Parità razziale. Anne Phillips è docente di Politica alla London Guildhall University. Raymond Plant è preside del St Catherine’s College di Oxford, portavoce del partito laburista per gli Affari interni alla Camera dei Lords. Michel Rocard è stato presidente del Consiglio francese dal 1988 al 1991. Joel Rogers è professore di Diritto, Sociologia e Scienze politiche alla University of Wisconsin, Madison. Wolfgang Streeck è professore di Sociologia e Relazioni industriali alla University of Wisconsin, Madison. Stephen Tindale è consigliere politico del deputato Chris Smith, ministro ombra dell’Ambiente.”,”TEOP-092-FL” “MILIBAND Ralph”,”Parliamentary Socialism. A Study in the Politics of Labour.”,”Ralph Miliband (1924-1994) è stato una figura intellettuale chiave della sinistra britannica. E’ stato il fondatoredel ‘Socialist Register’ e autore di ‘Marxism and Politics. The State in Capitalist Society’, ‘Socialism for a Sceptical Age’. Aveva una cattedra di politica all’Università di Leeds. Ha pure insegnato alla London School of Economics, alla Brandeis di Boston, York University di Toronto, City University di New York. Capitolo V. Lo Sciopero Generale (1926). Il ‘Red Friday’ (1925) e le sue conseguenze. Il timore del successo. Le conseguenze della disfatta’ (pag 121-151)”,”MUKx-215″ “MILIOUKOV P.N. (MILIUKOV Pavel Nikolaevich)”,”Essai sur l’histoire de la civilisation russe.”,”MILIOUKOV Pavel Nikolaevich, professore all’università di Mosca.”,”RUSx-151″ “MILIOUKOV P. (MILIUKOV)”,”La Politique Extérieure des Soviets.”,” Trotsky ministro degli esteri aveva cominciato con la collaborazione di un ‘matelot à demi lettré, Markine, la pubblicazione dei trattati segreti della Russia con gli alleati (pag 17) Delegazione bolscevica a Brest Litovsk: Joffe, Karakhan, Kamenev e altri (pag 17)”,”RIRO-361″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome I. Des origines a la mort de Pierre le Grand.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-155″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome II. Les successeurs de Pierre le Grand. De l’autocratie appuyée sur la noblesse à l’autocratie bureaucratique.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-156″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome III. Réformes, réaction, révolutions.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-157″ “MILIZIA Francesco a cura di Giulio NATALI”,”Dell’ arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principii di Sulzer e di Mengs.”,”Arte. Grecia, Roma, il gotico. “”Quale distinzione dunque tra opere greche e latine? Quelle che noi diciamo greche, non sono forse che opere degli schiavi e de’ liberti romani, copiate da originali greci, o ad imitazione del gusto greco; siccome le opere da noi supposte romane possono essere produzioni di mano greca già vacillante. La disgrazia portò che si tralasciasse il buon cammino, delicatezza, eleganza di forme, di proporzioni, di contorni; di attitudini, onde risultava un tutto ammirabile da qualunque luogo e in qualsisia lume si riguardasse, non so come si passò ad una goffezza, non più egizia, ma gotica, inerte, acutangola, in guisa che tutta l’ espressione si dové mettere in cartelle uscite dalla bocca delle sfigurate figure.”” (pag 86-87)”,”VARx-197″ “MILL John Stuart”,”Pagine scelte.”,”Mill (John Stuart), filosofo, sociologo ed economista inglese (Londra 1806 – Avignone 1873), figlio di James. Nell’ Autobiografia (1873) egli rievocò con grande finezza la sua infanzia di fanciullo prodigio, che a otto anni leggeva già correntemente nelle loro lingue i classici latini e greci, la sua carriera di funzionario della Compagnia delle Indie, il suo breve matrimonio felice, le sue esperienze di studioso e di pubblicista impegnato nelle più aspre battaglie radicali del suo tempo. Esordì come scrittore collaborando al Traveller, alla Westminster Review, della quale fu anche direttore (1835-1840), alla Edinburgh Review, all’Examiner. Godette di vastissima rinomanza e nel 1865 entrò ai Comuni quale deputato del collegio di Westminster. Come studioso di logica e di gnoseologia il Mill ripropose un empirismo rigoroso e radicale, che si riallacciava al pensiero di Hume. Si può parlare solo di ciò che è attestato dall’esperienza, mentre gli asserti metafisici restano al di là di ogni possibile verifica logica. Le verità assiomatiche sono il residuo sintetico”,”TEOP-077″ “MILL John Stuart”,”Principi di economia politica.”,”””E’ il commercio che sta rapidamente rendendo la guerra una cosa antiquata, rafforzando e moltiplicando gli interessi personali che sono in naturale opposizione con essa. E non è esagerato affermare che la grande estensione e il rapido incremento del commercio internazionale, rappresentando la principale garanzia della pace del mondo, sono il grande fattore permanente del progresso ininterrotto delle idee, delle istituzioni e del carattere della stirpe umana. (pag 550).”,”ECOT-055″ “MILL John Stuart”,”Considerazioni sul governo rappresentativo.”,”””Così la caccia alle cariche pubbliche è una forma di ambizione alla quale la nazione inglese è quasi estranea. Eccezion fatta per qualche famiglia, sul cui cammino si trovano già distribuite le cariche pubbliche, le idee degli Inglesi sul modo di farsi strada nella vita hanno una direzione totalmente opposta: quella del successo nel commercio od in una professione. Essi hanno il più grande disgusto per gli individui o per i partiti politici che non fanno che disputarsi le cariche pubbliche; e nulla ispira loro maggiore antipatia che la moltiplicazione degli impieghi pubblici, cosa invece quanto mai popolare nelle nazioni continentali che, incancrenite nella burocrazia, preferirebbero pagare delle tasse più alte piuttosto che diminuire le possibilità individuali di ottenere delle cariche””. (pag 81)”,”TEOP-161″ “MILL John Stuart”,”Autobiografia.”,”Mill (John Stuart), filosofo, sociologo ed economista inglese (Londra 1806 – Avignone 1873), figlio di James. Nell’ Autobiografia (1873) egli rievocò con grande finezza la sua infanzia di fanciullo prodigio, che a otto anni leggeva già correntemente nelle loro lingue i classici latini e greci, la sua carriera di funzionario della Compagnia delle Indie, il suo breve matrimonio felice, le sue esperienze di studioso e di pubblicista impegnato nelle più aspre battaglie radicali del suo tempo. Esordì come scrittore collaborando al Traveller, alla Westminster Review, della quale fu anche direttore (1835-1840), alla Edinburgh Review, all’Examiner. Godette di vastissima rinomanza e nel 1865 entrò ai Comuni quale deputato del collegio di Westminster. Come studioso di logica e di gnoseologia il Mill ripropose un empirismo rigoroso e radicale, che si riallacciava al pensiero di Hume. Si può parlare solo di ciò che è attestato dall’ esperienza, mentre gli asserti metafisici restano al di là di ogni possibile verifica logica. Le verità assiomatiche sono il residuo sintetico di fatti costantemente osservati e le previsioni ragionevoli si fondano solo sulla probabile ripetizione del già accaduto: si può dire ‘questo sarà’ solo in connessione a ‘questo è stato’. La nozione di causalità, che è la regola di successione necessaria a cui vengono ricondotte tutte le leggi naturali, è essa stessa risultato della generalizzazione induttiva. Per sfuggire da un lato alle conseguenze soggettivistiche dell’ empirismo gnoseologico e per evitare dall’altro asserzioni dogmatiche non verificabili Mill identifica sottilmente quello che si chiama ‘mondo esterno’ con la ‘possibilità permanente di sensazioni’. Come studioso di etica e di economia Mill approfondì e arricchì di risonanze altruistiche l’ utilitarismo di Bentham, sostenendo ottimisticamente che il progresso della civiltà è contrassegnato dalla crescente incidenza della considerazione del bene dell’ umanità nella determinazione delle scelte utilitaristiche individuali. Le ingiustizie della società non sono una conseguenza fatale delle leggi dell’ economia: sono sempre possibili interventi correttivi da parte dello Stato e del costume, se non nella fase della produzione dei beni, certamente in quella della distribuzione. In questo senso Mill, che era stato un lettore attento e critico di Saint-Simon e di Comte, sembra propendere per una sorta di socialismo moderato, nel quale il limite dell’ intervento del potere pubblico è comunque fissato dalle frontiere invalicabili delle libertà individuali. Il suo scritto La libertà (1854) è considerato giustamente una trattazione classica del problema della coesistenza di giustizia e libertà ed è un esempio dello spirito spregiudicato con cui egli affrontava i più scottanti temi di attualità. A questo proposito va ricordata la sua campagna per i diritti della donna e per il suffragio femminile, condotta in parlamento con vari interventi e davanti all’ opinione pubblica con il volume La servitù delle donne (1869). In tema di religione, infine, il Mill professò una ‘religione dell’ umanità’ di ispirazione comtiana, integrata dalla fede nell’ esistenza di uno Spirito superiore, non onnipotente né onnisciente, alla cui faticosa opera di perfezionamento del mondo ogni uomo deve collaborare. Altre opere: Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843), Princìpi di economia politica (1848), Il governo rappresentativo (1860), L’utilitarismo (1861), A. Comte e il positivismo (1865), Esame della filosofia di sir W. Hamilton (1865), Tre saggi sulla religione (postuma, 1874). (RIZ)”,”FILx-262″ “MILL John Stuart, a cura di Mario BACCIANINI”,”L’ utilitarismo. (Tit.orig.:Utilitarianism)”,”Dello stesso autore : ‘Sulla libertà’, (Tasco, 157) MILL John Stuart (1806-1873) si è formato sotto la guida di Jeremy BENTHAM, e diede organica sistemazione alla tradizione dell’ empirismo inglese. Liberale ostile ad ogni forma di socialismo che avrebbe limitato la libertà individuale, MILL si pronunciò per una politica di riforme istituzionali per realizzare un “”governo per tutti””. “”Quando però una legge è ritenuta ingiusta, la si considera tale allo stesso modo in cui si ritiene ingiusta la sua violazione: la violazione di un diritto altrui, il quale in questo caso non può essere un diritto legale, la si qualifica in un modo differente definendola anche diritto morale. Possiamo affermare, quindi, che un secondo caso di ingiustizia consiste nel sottrarre a un individuo ciò su cui ha un diritto morale””. (pag 83)”,”TEOP-210″ “MILL John Stuart, a cura di Mario BACCIANINI”,”La schiavitù delle donne. (Tit.orig.: The Subjection of Women)”,”MILL John Stuart (Londra 1806 – Avignone 1873) si è formato sotto la guida di Jeremy BENTHAM, e diede organica sistemazione alla tradizione dell’ empirismo inglese. Liberale ostile ad ogni forma di socialismo che avrebbe limitato la libertà individuale, MILL si pronunciò per una politica di riforme istituzionali e distributive per realizzare un “”governo per tutti”” e maggiore giustizia. “”Il complimento che si fa alle donne sulla loro superiore bontà morale fa il paio con il rimprovero che si muove loro di esere maggiormente soggette ai pregiudizi morali. Si dice che le donne non siano capaci di resistere alle loro personali parzialità; che, nelle questioni gravi, le loro simpatie e antipatie falsino il loro giudizio. Ammesso che sia così, resta ancora da dimostrare che le donne siano più spesso fuorviate dai loro sentimenti personali di quanto gli uomini lo siano dai loro personali interessi””. (pag 142)”,”DONx-021″ “MILL John Stuart, a cura di Sergio PARRINELLO”,”Saggi su alcuni problemi insoluti dell’ economia politica.”,”Influenza consumi su produzione.(pag 41) “”Il capitale, sia di un individuo che di una nazione, consiste a nostro avviso, di tutte le cose che hanno un valore di scambio e che l’ individuo o la nazione possiedono a scopo produttivo e non per il godimento improduttivo del proprietario. TUtte le merci invendute costituiscono quindi una parte del capitale nazionale e del capitale del produttore o commerciante a cui appartengono. E’ vero che gli utensili, i materiali e le merci con cui si mantiene il lavoratore sono le uniche merci che servono direttamente alla produzione: e se io ho un capitale in moneta o in merci in magazzino, posso impiegarli come mezzi di produzione solo nella misura in cui essi possono essere scambiati con le merci che direttamente portano a quel fine. Ma può darsi che il cibo, le macchine ecc. che saranno infine comprati con le merci del mio magazzino, non si trovino nel paese in questo momento, o addirittura che non esistano nemmeno. Se, dopo aver venduto le merci, con il denaro ricavato assumo operai e li faccio lavorare, sto senz’altro impiegando capitale, anche se il grano che questi operai compreranno con il denaro sotto forma di pane, è ora immagazzinato a Danzica o forse non è ancora nato.”” (pag 48)”,”ECOT-117″ “MILL John Stuart”,”Essais sur la religion.”,”””Le systéme de la nature considéré dans son ensemble, ne peut avoir eu pour objet unique ou même des autres êtres sensibles. Le bien que la nature leur fait est principalement le résultat de leurs propres efforts. Tout ce qui, dans la nature, fournit une indication d’un dessein bienfaisant prouve que la bienfaisance de l’ être qui l’a conçu ne dispose que d’une puissance limitée, et que le devoir de l’ homme et de coopérer avec les pussiances bienfaisantes, non pas en imitant le cours de la nature, mais en faisant des efforts perpétuels pour l’ amender, et pour rapprocher de plus en plus d’ un type élevé de justice et de bonté, cette partie de la nature sur laquelle nous pouvons étendre notre puissance””. (pag 62) “”Un solo vantaggio, ben debole però, che le religioni soprannaturali possiederanno necessariamente sempre sulla religione dell’ Umanità, è che queste offrono all’ individuo una prospettiva di una vita dopo la morte.”” (pag 111) “”Naturalmente e generalmente, non sono le persone felici che desiderano più vivamente un prolungamento della vita presente, o di una vita a venire. Quelli che hanno goduto di una parte di felicità possono sopportare la perdita dell’ esistenza, ma è duro morire senza aver mai vissuto””. (pag 111)”,”TEOP-318″ “MILL John Stuart, a cura di Biancamaria FONTANA”,”Principi di economia politica. Prima parte.”,”MILL John Stuart, Nell’introduzione il Becattini conduce anche una critica a Marx del tenore seguente.: “”A parte ogni altra considerazione di ordine più generale, che non è qui il caso di fare, a me pare che Marx sopravvaluti l’estensione e la vitalità del nucleo strettamente capitalistico della realtà economico-sociale dell’Inghilterra vittoriana”” (pag 40), ecc. Mill: sui salari. (pag 515)”,”ECOT-269″ “MILL John Stuart, a cura di Biancamaria FONTANA”,”Principi di economia politica. Seconda parte.”,”MILL John Stuart, “”Arriviamo così alla proposizione fondamentale che questo capitolo ha lo scopo di stabilire (‘Della tendenza dei profitti verso un minimo’, ndr). Quando un paese gode da molto tempo di una larga produzione e di un alto reddito medio da cui può compiere il risparmio, e quando perciò vi sono da lungo tempo i mezzi per un forte aumento annuo del capitale (qualora il paese non abbia, come l’America, una vasta riserva di terra fertile tuttora inutilizzata) è segno che in quel paese il saggio di profitto è generalmente molto vicino al minimo, e che quindi il paese sta per entrare nello stato stazionario. Non voglio dire con questo che nessuno dei grandi paesi d’Europa stia per raggiungere effettivamente tale stato, né che il capitale non renda tuttora un profitto considerevolmente maggiore di quello strettamente necessario per indurre la gente a risparmiare e a accumulare. Voglio dire soltanto che basterebbe poco tempo per ridurre i profitti al minimo, se il capitale continuasse ad aumentare al ritmo attuale, senza che nel frattempo si verificasse alcuna circostanza che esercitasse una tendenza all’aumento del saggio del profitto. L’espansione del capitale raggiungerebbe presto il suo limite ultimo, se quel limite stesso non si spostasse continuamente, in modo da lasciare maggiore spazio”” (pag 979)”,”ECOT-270″ “MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA”,”Principi di economia politica. Parte I.”,”6 MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA, Principi di economia politica. Parte I. IL SOLE 24 ORE. MILANO. 2010 pag 616 8° introduzione di Giacomo BECATTINI, (pag 9-63) nota biografica e bibliografica (pag 65-75), prefazione note; I grandi classici dell’economia, 6. [‘Secondo i Fourieristi nessun lavoro utile può riuscire naturalmente o necessariamente sgradevole, a meno che sia considerato disonorevole, o che sia eccessivo, oppure che manchi dello stimolo della partecipazione e dell’emulazione. Essi sostengono che in una società in cui non vi sia nessuna classe oziosa e nessuno spreco di lavoro, non è necessario che nessuno sopporti fatiche eccessive, mentre attualmente una enorme quantità di lavoro viene sprecata in cose inutili, e che in una società del genere verrebbe tratto grande vantaggio dal principio di associazione del lavoro che contribuirebbe sia ad accrescere l’efficienza della produzione, sia ad economizzare nel consumo. Essi ritengono che altre condizioni per rendere attraente il lavoro verrebbero create facendo eseguire ogni tipo di lavoro da parte di gruppi sociali, mentre ciascun individuo potrebbe simultaneamente appartenere, a suo piacimento, ad un qualsiasi numero di tali gruppi; il grado e la posizione dell’individuo entro ciascuno dei gruppi verrebbero determinati dal livello delle prestazioni che secondo il giudizio dei suoi compagni, egli sarebbe in grado di dare. Sulla base della diversità di gusti e di talenti che esiste in genere tra i diversi individui, si deduce che ogni membro della comunità farebbe parte di diversi gruppi, addetti ad occupazioni di vario genere, sia fisiche che intellettuali; e sarebbe in grado di occupare in ciascuno un posto più o meno alto; in modo tale che ne risulterebbe in pratica una eguaglianza reale, o, almeno, una situazione più vicina all’eguaglianza di quanto si potrebbe supporre a prima vista; e questo non reprimendo, ma al contrario sviluppando al massimo, le qualità naturali che ciascun individuo possiede. Anche da una così breve esposizione dovrebbe risultare chiaro che questo sistema non fa violenza a nessuna delle leggi generali dalle quali è influenzato il comportamento umano, anche nell’attuale stato imperfetto di educazione morale ed intellettuale; e che sarebbe eccessivamente precipitoso e avventato giudicare il sistema stesso incapace di successo, o non in grado di realizzare gran parte delle speranze che i suoi sostenitori ripongono in esso. Per questa, come per tutte le altre forme di socialismo, la cosa da auspicare, e che i suoi sostenitori hanno il diritto di pretendere, è la possibilità di una prova’ (pag 352-353)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOT-321″ “MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA”,”Principi di economia politica. Parte II.”,”7 Tendenza dei profitti verso un minimo e conseguenze (pag 972, 990) “”La tendenza dei profitti a scendere con il progredire della società, che si è osservata nel capitolo precedente, era stata da tempo riconosciuta dagli scrittori su questioni relative all’industria e al commercio; ma poiché allora non si conoscevano le leggi che regolano i profitti, il fenomeno venne ascritto ad una causa errata. Adam Smith riteneva che i profitti fossero determinati da quella che egli chiamava la concorrenza dei capitali; e concluse che quando il capitale cresceva, questa concorrenza dovesse aumentare anch’essa, e i profitti dovessero scendere. Non è chiaro a che genere di concorrenza si riferisse qui Adam Smith. Le sue parole, nel capitolo sui profitti del capitale (‘Ricchezza delle Nazioni’, Libro I, cap. I), sono le seguenti: «Quando i capitali di molti ricchi mercanti si rivolgono allo stesso commercio, la loro concorrenza reciproca tende naturalmente ad abbassarne il profitto; e quando vi è un analogo aumento di capitali in tutti di diversi commerci, condotti nella stessa società, quella stessa concorrenza deve produrre lo stesso effetto in tutti». Questo passo ci porterebbe a inferire che, secondo Adam Smith, il modo in cui la concorrenza di capitali abbassa i profitti è quello di diminuire i prezzi; essendo questo il modo comune con il quale un accresciuto investimento di capitale in un dato settore abbassa i profitti in quel settore. Ma se era questo che intendeva, egli trascurò la circostanza che la discesa dei prezzi, se è limitata a una sola merce, abbassa realmente i profitti del produttore, ma non ha più tale effetto non appena si estende a tutte le merci; infatti, quando tutte le cose sono diminuite di prezzo, nessuna è in realtà diminuita, se non nominalmente; e anche calcolate in moneta, le spese di ciascun produttore sono diminuite quanto i suoi ricavi. A meno che il lavoro non sia la sola merce che non è diminuita di prezzo, mentre tutte le altre sono diminuite; nel qual caso, quello che in effetti si è verificato è un aumento dei salari; ed è questo, e non la discesa dei prezzi, che ha ridotto i profitti del capitale. Vi è un altro elemento che sfuggì all’indagine di Adam Smith: che la ipotizzata concorrenza di capitali, è un fenomeno che non può avere luogo. I prezzi non sono determinati soltanto dalla concorrenza dei venditori, ma anche da quella dei compratori; dalla domanda oltre che dall’offerta. La domanda che influisce sui prezzi in moneta consiste in tutta la moneta nelle mani della comunità destinata ad essere spesa per l’acquisto di merci; e finché non diminuisce il rapporto di questa quantità di moneta con le merci, non vi è nessuna caduta generale dei prezzi. Ora, comunque il capitale possa aumentare, e dare luogo a una maggiore produzione di merci, una quota parimente proporzionale di tale capitale verrà assorbita dalla produzione o importazione di moneta, e la quantità di moneta aumenterà nello stesso rapporto della quantità di merci. Infatti, se non fosse così, e se quindi la moneta, come vuole quella teoria, venisse ad assumere un potere d’acquisto sempre maggiore, coloro che la producono o la importano otterrebbero profitti sempre crescenti; e questo non potrebbe accadere senza attirare lavoro e capitale in quella occupazione, sottraendoli ad altre. Se si dovesse realmente verificare una generale riduzione dei prezzi, e un aumento di valore della moneta, questo potrebbe essere soltanto in conseguenza di un aumento del costo di produzione, causato dal progressivo esaurimento delle miniere”” (pag 972-973) Delle interferenze del governo basate su teorie erronee (pag 1196) “”Le teorie errate di economia politica, che hanno arrecato tanto danno nel passato, sono ora completamente screditate presso coloro che non sono rimasti indietro rispetto al progresso generale dell’opinione pubblica; e poche delle leggi che furono un tempo fondate su quelle teorie, continuano ancora a deformare il libro degli statuti. Poiché i principi sui quali si basa la loro confutazione sono già stati esposti in altre parti di questo trattato, ci possiamo accontentare qui di poche e brevi indicazioni. Fra queste teorie erronee, quella più notevole è la dottrina della protezione dell’industria nazionale: espressione che indica la proibizione, o lo scoraggiamento mediante forti dazi, di importare quelle merci che possono essere prodotte nel paese. Se la teoria che questo sistema implica fosse stata corretta, le conclusioni pratiche fondate su di essa non sarebbero state irragionevoli. La teoria era che acquistare le cose prodotte nel paese rappresentasse un vantaggio nazionale; e che introdurre merci estere fosse in generale una perdita nazionale. Poiché nello stesso tempo era anche evidente che l’interesse del consumatore è di acquistare merci estere dando la precedenza su quelle nazionali ogniqualvolta le prime sono a miglior prezzo o migliori, l’interesse del consumatore appariva da questo punto di vista contrario all’interesse pubblico; era certo che il consumatore, se fosse stato lasciato alle sue stesse preferenze, avrebbe fatto quello che secondo la teoria era dannoso per il pubblico. Abbiamo tuttavia mostrato nelle nostre analisi degli effetti del commercio internazionale, così come era stato spesso mostrato da scrittori precedenti, che l’importazione di merci estere, nel corso ordinario del commercio, non ha mai luogo se non quando essa, dal punto di vista economico, è un vantaggio nazionale, perché da fa sì che si ottenga lo stesso ammontare di merci con un minor costo di lavoro e di capitale per il paese. Quindi proibire questa importazione, o imporre dazi che la impediscano, significa rendere il lavoro e il capitale del paese meno efficienti nella produzione di quanto sarebbero stati altrimenti, e produrre forzatamente una distruzione della differenza fra il lavoro e il capitale necessari per la produzione della merce nel paese, e quelli che sarebbero necessari per produrre le cose con le quali la merce si può acquistare dall’estero. La perdita nazionale prodotta in questo modo è misurata dall’eccedenza del prezzo al quale la merce è prodotta, rispetto al prezzo al quale si potrebbe importarla”” (pag 1197-1198)”,”ECOT-322″ “MILL Giovanni Stuart (John Stuart)”,”La Libertà.”,”Critica della teoria calvinistica (pag 93) “”La ‘tirannia del costume’ è generalmente un ostacolo all’avanzamento dell’umanità, in quanto tende ostinatamente a combattere quella disposizione a conseguire il meglio, che si chiama, secondo le circostanze, spirito di libertà, o spirito di progresso e di miglioramento”” (pag 107)”,”TEOP-504″ “MILL John Stuart, a cura di Michele PROSPERO”,”Considerazioni sul governo rappresentativo.”,”Esponente tra i più significativi del liberalismo ottocentesco inglese, Stuart Mill (1806-1873) affronta in quest’opera, che inaugura il confronto fra la tradizione liberale e i problemi della società di massa, le dinamiche istituzionali e le contraddizioni della democrazia rappresentativa, tra esigenze di allargamento del suffragio e timori di una tirannia della maggioranza.”,”TEOP-072-FL” “MILL John Stuart”,”Saggio sulla libertà.”,”J. Stuart Milla nasce a Londra nel 1806. Cresce in uno degli ambienti intellettuali più vivi di quegli anni, quello degli utilitaristi raccolti attorno alla figura di J. Bentham.”,”TEOP-008-FRR” “MILL John Stuart”,”La libertà. (1925)”,”Pubblicato in inglese nel 1859, è il capolavoro di J.S. Mill (1806-1873). Fu edito da Gobetti nel 1925 come uno degli “”scritti fondamentali della nostra cultura politica””, e fu corredato dalla prefazione di Luigi Einaudi, suo professore e maestro di liberalismo. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”FILx-009-FMB” “MILLAT Gilbert a cura”,”La classe ouvrière britannique, XIXe-XXe siècles. Proscrits, patriotes, citoyens.”,”Saggi di Patrice BOUCHE Nelly GRAZIANI Jean-Pierre NAVAILLES Olivier ESTEVES Philippe VERVAECKE Claire BOWEN Gilbert MILLAT Antoine CAPET Emmanuelle AVRIL MILLAT Gilbert il coordinatore di quest’opera è maitre de conferences all’ Università Charles de Gaulle – Lille 3 e responsabile dell’ Atelier Septentrional d’ Etudes et de Recherches en Civilisation Britannique (ASERCIB). Specialista del periodo tra le due guerre e del disegno di stampa, ha diretto la pubblicazione ‘Approches iconographiques de la civilisation britannique’ (Rennes, 2002). La costruzione di una “”razza laboriosa”” intorno a Mersey (1880-1930) (pag 105) “”Se, nel 1909, in ‘Unemployment: A Problem of Industry’, William Beveridge intravedeva delle soluzioni a questo disfunzionamento dell’ economia, egli ammetteva tristemente nel 1930: “”La disoccupazione in Gran Bretagna dalla guerra in poi trascende in scala ogni esperienza degli anni precedenti””””. (pag 191)”,”MUKx-143″ “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Da colonia a provincia.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-060″ “MILLER George A.”,”Linguaggio e parola.”,”G.A. MILLER insegna psicologia alla Princeton University. E’ stato uno dei primi a tentare un’ applicazione della teoria dell’ informazione al campo della percezione e della memoria umana.”,”SCIx-110″ “MILLER Edward”,”Prince of Librarians. The Life and Times of Antonio Panizzi of the British Museum. (Estratto)”,”Testo parziale. “”Since his appointment to the head of the Printed Book Department, the library has incerased by nearly 200.000 volumes (…) It was mainly to his exertions and owing (…) that the increase of the annual grant to 10.000 l. took place.”” (pag 182) Rapporti conflittuali con Carlyle per la Reading Room. (pag 213)”,”ARCx-029″ “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume primo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University (California)”,”USAG-073″ “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume secondo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University. Ha pubblicato altri libri su questo argomento.”,”USAG-074″ “MILLER Jamie”,”Once Were Warriors: Wilfred Burchett, Robert Manne and the Forgotten History War.”,”In bibliografia alcuni lavori autobiografici di Wilfred Burchett Sostegno di W. Burchett ai regimi comunisti dell’Est”,”STOx-220″ “MILLER Tom”,”China’s Urban Billion. The story behind the biggest migration in human history.”,”Acknowledgements, Map of China, Introduction The Biggest Migration in Human History, Conclusion Civilizing the Cities, Bibliography, Index. MILLER Tom è ‘managing editor della rivista ‘China Economic Quarterly’ ed ex-corrispondente da Pechino di ‘South China Morning Post’. Si è laureato in studi cinesi presso la School of Oriental and African Studies di Londra.”,”MCIx-064″ “MILLER Paul B.”,”From revolutionaries to citizens. Antimilitarism in France, 1870-1914.”,”Paul B. Miller is Assistant Professor of History at Western Maryland College Frequentemente citata l’ AIA (Association Internationale Antimilitariste) La questione della diserzione: un problema più personale che politico. “”For the Socialist Party, the issue of desertion was never really at stake because antimilitarism began with army reform and international cooperation. Hervé, with a few exceptions, did not favor it as a means of propaganda, and Jaurés, Vaillant, and Guesde did not even consider it. If they had anything to add to the issue, it appeared in an October 1913 article in ‘Le Conscrit’ in which Compère-Morel urged conscripts unfortunate enough to be in the first class (where military service increased from two to three years): “”Go to the caserne!””. The socialist aim of eliminating permanent armies would take “”men of will, energy, and character””, he argued, not the kind who deserted (88). Although antimilitarists accepted desertion in varying degrees, most did not actively promote it as doctrine. This had not always been the case. In the 1890s Jean Grave wrote: “”If, in spite of everything, the blood mounts to your brain, making you ‘see red?’. Well, there is only one way: to not set foot in this prison. …If you want to remain men, do not be soldiers; if you do not know how to stomach the humiliations, do not put on the uniform”” (89). By 1909 Grave had toned down his language, suggesting that desertion was an “”affair of temperament”” rather than a form of protest (90). Although calls for desertion might resonate after working-class uprisings, as in the July-August 1908 issues of ‘La Guerre Sociale’ that garnered a judicial investigation, most antimilitarists in the early 1900s considered desertion “”an absolutely personal and private matter””. Thus to encourage desertion, Charles Desplanques wrote in Grave’s ‘Les Temps Nouveaux’, was a “”serious mistake”” with respect both to the individual and to propaganda in general (91). In this attempt to compromise the idea with the act, antimilitarism was less a code for conduct than a means of expressing personal frustration”” (pag 134) [(88) ‘Le Conscrit, October 1913; (89) Jean Grave, ‘La Société mourante et l’anarchie’ (Paris: Tresse et Stock, 1893), p. 170; (90) Jean Grave, “”Que faire””, Les Temps Nouveaux, January 30, 1909; (91) Charles Desplanques, “”La Désertion””, Les Temps Nouveaux, December 26, 1908]”,”MFRx-366″ “MILLER Floyd”,”The Electrical Genius of Liberty Hall. Charles Proteus Steinmetz.”,”Floyd Miller è stato giornalista autore ed editore e persino annunciatore radio ed attore.”,”SCIx-424″ “MILLER Stuart T.”,”Mastering Modern European History.”,”Stuart Miller is Head of the Continuing Education Unit at the University of Sunderland. He has many years’ experience of taching history in both schools and higher education. This book covers all the essential information you need to learn and master modern European history. List of illustrations, List of maps, List of figures, Preface to the second edition, Acknowledgements, Note on names and distances, Questions, Further reading, Index, Palgrave Master Series,”,”EURx-040-FL” “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume primo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University (California) “”Charles Townshend contribuì in modo decisivo ad affrettare la Rivoluzione Americana; appartiene quindi a quel gruppo di statisti inglesi, che, inconsapevolmente, favorirono la nascita degli Stati Uniti d’America”” (pag 405)”,”USAG-005-FV” “MILLER Martin A. a cura, saggi di BURDZHALOV E.N. FIGES Orlando RABINOWITCH Alexander ROSENBERG William CLEMENTS Barbara Evans FITZPATRICK Sheila SUNY Ronald G. SMITH Steve”,”The Russian Revolution. The Essential Readings.”,”Martin Miller is a Professor of History and of Slavic Languages and Literature at Duke University and is the author of a number of books including Kropotkin, The Russian Revolutionary Emigrés, 1825-1870 and most recently, Freud and the Bolsheviks: Psychoanalysis in Imperial Russia and the Soviet Union. Acknowledgments, Editor’s Introduction, Conclusions and Prospects, Index, Blackwell Essential Readings in History,”,”RIRO-165-FL” “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume secondo.”,”John C. Miller è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University. Ha pubblicato altri libri su questo argomento. “”Nel 1774 era ancora vivo nella Nuova Inghilterra il ricordo del Massacro di Boston, e l’odio così a lungo represso contro il controllo militare delle truppe britanniche giustificava la titubanza degli Whigs del Sud di fronte a ua possibile alleanza con la Nuova Inghilterra. I bostoniani non erano ancora riusciti a dimenticare lo spettacolo dei “”cadaveri rimasti a terra in un lago di sangue, nei pressi del palazzo della Borsa””. Il 5 marzo di ogni anno si teneva un discorso commemorativo in cui si rievocavano in termini sempre più foschi gli orrori di quella notte”” (pag 616)”,”USAG-007-FV” “MILLER Susanne JEMNITZ János VADÁSZ Sándor SOLLE Zdenek FOSTER John Bellamy GREBING Helga HUDSON Kate SKRZYPCZAK Henryk CALLESEN Gerd BUSCHAK Willy DEBS Eugene AGOSTI Aldo AVINERI Shlomo BUCHARIN N. MILLER Susanne”,”Yearbook 2003 – International Labour Movement – Évkönyv 2003. A nemzetközi munkásmozgalom történetéból. XXIX évkönyv 2003.”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-003-FV” “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Il Seicento.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO “”E’ evidente che i Puritani adottarono il sistema di Ramo perché tornava utile al loro credo; la sua dialettica sembrava più valida della logica delle scuole per interpretare la Scrittura e la sua retorica più adatta a predicare l’autentico Verbo”” (pag 412) I seguaci di Ramo affermavano ancora di credere nell’unità inscindibile della conoscenza e in teoria ne riconoscevano le medesime basi nella mente divina”” (pag 413) Dialettica. Ramo, Pietro (fr. Pierre de la Ramée, latinizz. Petrus Ramus). – Filosofo (Cuts, Vermandois, 1515 – Parigi 1572). Il nome di R. è legato soprattutto alla riforma della dialettica (Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam , 1543), cioè allo sforzo di elaborare una nuova logica, modellata sulla base del modo naturale di procedere del pensiero umano, in sostituzione dei formalismi e degli schematismi dell’aristotelismo scolastico. Di umili origini, riuscì a frequentare l’univ. di Parigi, e, datosi principalmente agli studi di logica, finì per sentire avversione per l’angustia mentale degli aristotelici che l’insegnavano. Nel 1536 ottenne il titolo di magister artium. Dopo alcuni anni di insegnamento a Parigi, pubblicò (1543) le Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam e le Aristotelicae animadversiones. In queste opere, e specialmente nella prima, egli svolgeva la tesi della sua riforma della logica scolastica: ma la fiera opposizione degli aristotelici riuscì a ottenere che il re Francesco I le vietasse entrambe. Nonostante la condanna delle due opere, egli ottenne poi (1551) una cattedra all’università. Convertitosi (1561) al protestantesimo, fuggì da Parigi, dove tornò due anni dopo, ma dovette allontanarsene di nuovo (1567-68). Riparato in Germania e in Svizzera, tornò (1570) a Parigi, dove morì nella strage della notte di s. Bartolomeo. (…) Ma il nome di R. è legato soprattutto alla riforma di quest’ultima, che intese modellare sull’archetipo della «dialectica/””>dialectica naturalis», e quindi sul modo naturale di procedere del pensiero umano, nel quale possono essere distinti due momenti: quello della posizione del problema e della ricerca della soluzione, e quello della formulazione in forme linguistiche appropriate degli argomenti trovati; perciò la dialettica avrà due branche, secondo l’indicazione degli antichi tramandata da Cicerone: inventio/””>inventio (con trattazione dei loci come «sedes argumentorum», o topica) e dispositio/””>dispositio o iudicium (che si articola nella trattazione dell’enunciazione, del sillogismo e del metodo o sistema) (Trec)”,”USAS-060-B” “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Da colonia a provincia.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO “”Per quanto mi è stato possibile mi sono attenuto all’intenzione generale di tutto il mio lavoro e cioè ho continuato qui a indicare con il termine “”mentalità”” quello che venne detto o fatto in pubblico. Per questo ho scarsamento attinto ai diari o alle carte private…”” (pag 13, prefazione dell’autore)”,”USAG-011-FV” “MILLER Charles”,”Khyber. British India’s North West Frontier. The Story of Imperial Migraine.”,”‘Khyber. La frontiera nord-occidentale dell’India britannica. La storia dell’emicrania imperiale.’ L’esercito britannico ha incontrato molte difficoltà nel passaggio del Khyber Pass tra l’India e l’Afghanistan nel XIX secolo. Il passaggio era una delle rotte principali per l’India britannica, ma era anche un’area di conflitto tra le tribù locali e l’esercito britannico. Le tribù locali erano abili nella guerriglia e nell’uso del terreno a loro vantaggio, il che ha reso difficile per l’esercito britannico il controllo del passaggio. Inoltre, il passaggio era noto per le sue condizioni meteorologiche estreme, che includevano temperature estremamente basse e nevicate abbondanti. Queste condizioni hanno reso difficile per l’esercito britannico il mantenimento delle sue linee di rifornimento e il movimento delle sue truppe 1.”,”UKIQ-009-FSD” “MILLER John C.”,”Origins of the American Revolution.”,”‘Durante la Rivoluzione Americana, la politica economica britannica giocò un ruolo cruciale nel fomentare il malcontento tra i coloni. Uno degli atti più controversi fu lo Stamp Act del 1765. Questo decreto imponeva una tassa su una vasta gamma di documenti stampati nelle colonie, inclusi giornali, contratti legali, licenze e carte da gioco 12. I coloni percepirono lo Stamp Act come un tentativo di limitare il loro autogoverno, poiché fino a quel momento erano le assemblee locali a emanare leggi fiscali. La reazione fu immediata e vigorosa: i delegati di nove colonie si riunirono a New York nell’ottobre del 1765 per esprimere le loro lamentele 1. La pressione dei mercanti britannici, danneggiati dal boicottaggio coloniale, portò all’abolizione della tassa nel marzo successivo 1. Tuttavia, la cancellazione dello Stamp Act non risolse i problemi finanziari della Gran Bretagna, che continuò a imporre nuove tasse, alimentando ulteriormente le tensioni che portarono alla guerra di indipendenza, 1, 2′ (copil.)”,”USAG-009-FSD” “MILLER Chris”,”Chip War. La sfida tra Cina e Usa per il controllo della tecnologia che deciderà il nostro futuro.”,”Chris Miller insegna Storia internazionale alla Fletcher School della Tufts University, nel Massachusetts. Scrive per il New York Times e il Wall Street Journal.”,”ASIE-040″ “MILLIKAN Ruth Garrett, a cura di Carlo MARLETTI”,”Delle idee chiare e confuse. Saggio sui concetti di sostanza.”,”Ruth GARRETT MILLIKAN è Professor of Philosophy all’Università del Connecticut. E’ autrice di ‘Language, Thought and Other Biological Categories (Mit press, 1984) e altro.”,”FILx-013-FB” “MILLOT Bernard”,”La guerre du Pacifique. 2. Le raz de marée américain (octobre 1943 – septembre 1945).”,”Nato a Parigi nel 1929, Bernard Billot è stato cartografo all’Institut Géographique National. Ha studiato il problema per vent’anni prima di scrivere questi due volumi. “”Le 14 juillet 1945, Oppenheimer et ses chercheurs, les militaires avec le général Groves en tête arrivèrent à Alamogordo. L’ambiance n’était pas à l’optimisme, car chacun des résponsables savait qu’en cas d’échec, le Congrès et le peuple américain leur demanderaient des comptes sur l’utilisation d’un milliard et demi de dollars accordés sans poser de questions dépuis le 6 novembre 1941. (…) Robert Oppenheimer, comme beaucoup de ses collègues, refaisait mentalement ses calcus: tout appréhendaient un cataclysme possible. Cette énorme énergie qui allait être libérée se consumerait-elle d’elle-même ou allait-il se produire une réaction en chaine globale? La tension nerveuse était à son comble et même le dynamique général Groves avait un visage fermé et attentif. Tous se posaient la question: “”Que va-t-il passer?””. Car rien, hormis les calculs, ne permettait des savoir de quel ordre et de quelle nature, cette nouvelle énergie allait se manifester. (…) Une gigantesque boule de feu de 1400 mètres de diamètre monta alors majesteuse et terrifiante vers le ciel. L’essai était réussi. (…) Robert Oppenheimer rédigea un message codé à l’intention du président Truman, qui se trouvait alors à la conférence de Potsdam: «Les bébés sont nés dans des conditions satisfaisantes»”” (pag 357-358)”,”QMIS-175″ “MILLOT Bernard”,”La guerre du Pacifique. 1. Le déferlement japonais (Decembre 1941 – septembre 1943).”,”Nato a Parigi nel 1929, Bernard Billot è stato cartografo all’Institut Géographique National. Ha studiato il problema per vent’anni prima di scrivere questi due volumi.”,”QMIS-175-A” “MILLOT Bernard”,”La guerra del Pacifico.”,”Gli insegnamenti (pag 1016-1018) ll Giappone fu sconfitto dal potenziale industriale americano, ma dispiegò grandi mezzi e buone capacità militari Tra gli insegnamenti tratti dalla guerra del Pacifico, risalta la parte essenziale avuta dall’aviazione. Fu l’arma aerea a consentire il capovolgimento delle forze nell’autunno del 1943, e fu inoltre l’arma aerea ad assicurare prima la possibilità, poi la riuscita delle molteplici operazioni anfibie che costituirono il tema del grande conflitto. L’aviazione divenne ovunque preponderante e, se svolse un compito importantissimo sul tronte europeo fu essenziale nella guerra del Pacifico. Il Giappone ne aveva afferrato prestissimo tutta l’importanza e si era gettato nel conflitto con un’arma aerea importante e moderna. Quest’arma prevalse a tal punto da sconvolgere i concetti tradizionali del dominio dei mari. Dopo l’avvento delle navi a vapore, la nave corazzata armata con cannoni aveva conquistato il primo posto sullo scacchiere navale ed era stata tramutata, dall’aumento progressivo del tonnellaggio e del calibro dei pezzi, nell’unità-chiave, nella nave capitale di tutte le flotte del mondo. La potenza della marina si misurava, ancora all’alba della seconda guerra mondiale, in base al numero delle corazzate, ma i primi mesi della guerra del Pacifico portarono a un cambiamente radicale, dimostrando che l’aviazione non soltanto minacciava la supremazia della corazzata, ma addirittura l’esistenza stessa di questo tipo di nave. Il più bell’esempio lo si può riscontrare nell’attacco giapponese conclusosi con la distruzione consecutiva delle corazzate britanniche ‘Prince of Wales’ e ‘Repulse’, affondate esclusivamente dall’aviazione nipponica. Il Giappone perdette inoltre due mastodontiche ‘Musashi’ e ‘Yamato’ sotto i coli dell’aviazione inbarcata americana. La corazzata cedette quindi il primo posto, nelle flotte mondiali, alla portaerei, nave certo più vulnerabile per definizione, ma di gran lunga più efficace e, soprattutto, in possesso di armi che giungevano più lontano. Questa fu l’origine delle battaglie combattute «al di là dell’orizzonte», nelle quali le navi non si affrontavano mai direttamente e in cui soltanto all’aviazione toccavano i compiti offensivo e difensivo. La guerra del Pacifico fu pertanto la consacrazione della portaerei al primo posto nelle flotte da combattimento e questo tipo di nave non smise di accrescere la propria importanza e la propria efficacia durante il conflitto. Gli americani si resero conto ben rpesto di tale metamorfosi delle tradizioni navali, e il numero, nonché la qualità delle portaerei che costruirono durante il conflitto, ebbero una influenza determinante sull’esito finale della guerra. La vulnerabilità apparente della portaerei, a causa delle sue dimensioni, della minore protezione corazzata, e delle enormi riserve di benzina, venne compensata ampiamente dai mezzi offensivi e dalla presenza di navi di scorta adibite particolarmente alla sua difesa. Per questo, del resto, furono organizzate le famose Task Forces americane, il cui nocciolo era costituito da una o più portaerei. Un simile insieme tattico consentiva alla portaerei di resistere agli attacchi più violenti, e in particolare a quelli dei Kamikaze nipponici. Riassumendo, il Giappone fu sconfitto dal potenziale industriale americano, ma i mezzi che spiegò e le capacità militari di cui diede prova non possono non essere ammirati. I suoi combattenti di tutte le armi meritano di essere salutati rispettosamente per il loro valore, il loro eroismo, e l’abnegazione che arrivava fino al sacrificio supremo. Nonostante l’indiscutibile vittoria riportata, gli Stati Uniti non hanno dimenticato l’aggressione giapponese a Pearl Harbor il 7 settembre 1941, attacco di sorpresa che, ricordiamolo, ebbe luogo prima dell’inizio ufficiale delle ostilità”” (pag 1016-1018). Nato a Parigi nel 1929, Bernard Millot è stato un appassionato studioso di storia dell’Estremo Oriente. Esperto in cartografia presso l’ Institut Géographique National, giornalista specializzato in problemi dell’aviazione e della marina, ha collaborato a importanti periodici tecnici europei. La guerra del Pacifico è il risultato di vent’anni di ricerche”” [Bernard Millot, ‘La guerra del Pacifico’, Mondadori editore, Milano, 1973]”,”QMIS-348″ “MILLOZZI Michele – FRIGERIO Alessandro – BUCHIGNANI Paolo”,”Per una lettura della “”Settimana Rossa”” (Millozzi) – Leoni d’agosto. De Gaulle, Hitler e Mussolini e lo scoppio della prima guerra mondiale (Frigerio) – Rivoluzione e nazione nel comunismo italiano (Buchignani).”,”Lo scoppio del conflitto rappresenta l’occasione della vita per i tre giovani, il soldato De-Gaulle (24 anni), il nullafacente Hitler (25 anni) e il giornalista Mussolini (31 anni) (pag 105) “”Mussolini invece sembra tentennare. La “”pancia”” della grande base proletaria, di cui è abilissimo a cogliere umori e passini, sembra ancora tenacemente attaccata all’idea della neutralità assoluta. Il 13 agosto scrive sull'””Avanti!””, a proposito della guerra, che “”Il proletariato può ‘subire’ questa tragica necessità finché sia impotente a liberarsene, ma non può accettarla e tanto meno esaltarla o invocarla”” (37). E rispondendo a Salvemini, che qualche giorno prima su “”L’Unità”” gli aveva chiesto come mai i socialisti, così favorevoli all’uso della violenza rivoluzionaria sul piano interno non lo fossero altrettanto su quello internazionale, scrive che l’appoggio a un intervento militare contro l’Austria avrebbe reso i socialisti simili ai guerrafondai, costringendoli a mettere in discussione i propri principi; oltrettutto, sarebbe stato difficile far digerire agli italiani, già salassati dalla guerra di Libia, un nuovo sacrificio economico. “”La guerra all’Austria sarebbe dunque – a prescindere da tutto il resto – la suprema delle follie””. Tanto pià che la neturalità che il partito Socialista ha caldeggiato, aggiunge, si risolve già in un vantaggio per la Triplice Intesa e in un danno per il blocco austro-tedesco. Quindi la parola d’ordine è una sola: “”Neutralità sino alla fine della guerra, neutralità che permetterà al momento buono – un intervento dell’Italia a favore della pace: neutralità che dev’essere mantenuta ad ogni costo. Il proletariato stia vigilante: ascolti la voce profonda dei suoi interessi e non si lasci raggirare dagli alchimisti di politica estera o mistificare dalle correnti reazionarie e guerrafondaie che vogliono la guerra, prima di tutto, per ridurre al silenzio o per cacciare al muro il ‘nemico interno’ (…)”” (38)”” (pag 114) [(37) Citato da R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, p. 240; (38) B. Mussolini, ‘In tema di neutralità italiana’, in ‘Avanti!’, 13 agosto 1914] “”Giacinto Menotti Serrati, ex leader socialista appena approdato al partito comunista, nel 1926 invita i rivoluzionari ad “”assegnare una medaglia d’onore a Mussolini che ha saputo dar loro la più palese lezione contro i balbettii democratici, lezione di violenza e dittatura”””” (pag 123) (citato da D. Settembrini, Storia dell’idea antiborghese…, p. 237)”,”QMIP-215″ “MILLS Charles Wright a cura; scritti di LIPPMANN Walter SPENCER Herbert MANNHEIM Karl MARX Karl ENGELS Friedrich WEBER Max VEBLEN Thorstein MOSCA Gaetano MICHELS Robert PARETO Vilfredo SPENCER Herbert SCHUMPETER Joseph A. THOMAS William I. ZNANIECKI Florian SIMMEL Georg DURKHEIM Émile”,”Immagini dell’uomo. La tradizione classica della sociologia.”,”In ‘Immagini dell’uomo’ C. Wright Mills ha raccolto scritti di Durkheim, Lippmann, Mannheim, Marx e Engels, Michels, Mosca, Pareto, Schumpeter, Simmel, Spencer, Thomas, Znaniecki, Veblen, Weber. I saggi contenuti nella prima parte affrontano le difficoltà conoscitive nella scienza sociale ed introducono ai problemi della sociologia della conoscenza. La parte seconda ci offre le principali vedute sulla morfologia e sulla dinamica della società. La terza parte infine riguarda i problemi relativi alla crisi dell’uomoin una società burocratica, industrializzata e urbanizzata.”,”TEOS-045-FL” “MILLS Frederick C.”,”Metodi statistici.”,”Questo libro si occupa di un modo di ricerca, di un metodo di investigare fenomeni sociali e naturali, e di procurare un fondamento per decisioni nel campo della ricerca ed il quello amministrativo. Frederick C. Mills, Columbia University.”,”STAT-005-FL” “MILLU Liana, testi, FUCILE Rosario, ricerche statistiche”,”Dalla Liguria ai campi di sterminio.”,”Considerate se questa è una donna. “”Considerate se questa è una donna Senza capelli e senza nome Senza più forza per ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d’inverno”” (Primo Levi) (pag 33) “”Voi che vivete sicuri nelle Vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e i visi amici: ……………………… Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole”” (Primo levi) (pag 46) Il rendimento degli schiavi. “”I deportati venivano ceduti in noleggio alle industrie: la riscossione delle tariffe pattuite arrecò alle SS enormi profitti. Dai documenti sulle SS riportati da R. Schnabel ne “”Il disonore del’uomo”” (Ed. Lerici) risulta, ripresentata anche da Rolfi e Bruzzone ne “”Le donne di Ravensbrück”” (Ed. Einaudi) la seguente tabella: Tariffa quotidiana di noleggio in media : RM 6.0 Detrazioni per vitto: 0.60 Ammorizzazione vestiario: 0.10 Durata media di vita 9 mesi = 270 x RM 5.30 = RM 1.431 Ricavato dall’utilizzazione razionale del cadavere: 1) Oro dentato 2) Vestiario 3) Oggetti di valore 4) Denaro 5) ricavato dall’utilizzazione delle ossa e delle ceneri Detratte le spese di cremazione consistenti in RM 2.0 Guadagno netto medio = RM 200 Guadagno totale dopo 9 mesi = RM 1.631 Per ogni deportato. (pag 32)”,”LIGU-004-FAP” “MILNER Jean-Claude”,”Le salaire de l’ideal. La theorie des classes et de la culture au XXe siecle.”,”MILNER, linguista, autore della nota ‘Introduction à une science du langage’ ha condotto la sua riflessione sui temi sociali (la scuola), su temi politici, estetici e filosofici.”,”TEOC-084″ “MILNER-GULLAND Robin DEJEVSKY Nikolai”,”Atlante della Russia e dell’Unione Sovietica.”,”Robin Milner-Gulland è assistente di russo all’Università del Sussex. Fra le supubblicazioni: Cambridge Companion to Russian Studies vol.III, Introduzione all’arte e all’architettura russa, in collaborazione con J.E. Bowlt, Antologia di poesia russa sovietica, e Russian Writing Today. Nikolai Dejevsky, cittadino americano residente in Gran Bretagna, è consulente free-lance di storia e politica sovietica. Sir Dimitri Obolensky, consulente editoriale, è professore emerito di Storia russa e balcanica e ricercatore del Christ Church, Oxford. Nato a Pietrogrado, è stato invitato a tenere diversi corsi a Yale, Berkeley e Princeton. negli Stati Uniti”,”ASGx-001-FL” “MILOSZ Czeslaw”,”La mente prigioniera.”,”C. MILOSZ (1911) è nato da una famiglia polacca. Nel 1980 gli è stato dato il premio Nobel per la letteratura. L’A racconta la rivolta di Varsavia con i nazisti che uccidono e i sovietici che osservano compiaciuti dall’ altr sponda della Vistola. E’ l’ esperienza simbolica di tutto il secolo XX. “”La piccola borghesia – cioè piccoli commercianti e artigiani – non deve essere sottovalutata. E’ una forza possente, profondamente radicata nelle masse. Si fa appena in tempo a liquidare in qualche città o quartiere negozi o laboratori artigianali privati che già appaiono il commercio illegale, ristoranti nascosti dietro la parete mobile di un appartamento, calzolai e sarti che lavorano privatamente e solo per i conoscenti per paure di rappresaglie. In breve; tutto ciò che va sotto il nome di reato di speculazione”” (pag 228)”,”POLx-025″ “MILTON Giovanni”,”Il paradiso perduto.”,”MILTON, poeta inglese (Londra 1608-1674). Il padre (celebrato dal poeta nei versi latini Ad Patrem) ebbe grande influenza sulla sua educazione, comunicandogli la coscienza del suo genio e preparandolo alla consapevolezza di una missione pubblica da compiere. Dopo gli studi, a Londra e al Christ’s College di Cambridge, M. visse con il padre, prima a Hammersmith, sobborgo della capitale (1632-35), poi a Horton, non lontano da Windsor (1635-38). Agli anni di Cambridge risale la prima prova poetica di rilievo di M., l’ode On the Morning of Christ’s Nativity (1629; Il mattino della nascita di Cristo) che prelude al poema maggiore sia nella scelta del tema religioso sia nella perfezione formale; mentre del periodo seguente si ricordano i poemetti L’Allegro e Il Penseroso (composti tra il 1631 e il 1633), esercizi di chiaroscuro psicologico contrappuntati dal canto, rispettivamente, dell’allodola e dell’usignolo; i masques Arcades (di datazione controversa, 1630-33; di cui restano frammenti), e Comus (1634),”,”VARx-006″ “MILTON John”,”Le paradis perdu. Traduction nouvelle par M. de Chateaubriand.”,”MILTON, poeta inglese, 1608-74, ricevette un’ educazione puritana e umanistica che culminò con un viaggio in Italia, Francia e Svizzera. Tornato in Inghilterra allo scoppio della guerra civile fu partigiano di CROMWELL ricoprendo incarichi nel governo repubblicano finché con la restaurazione non si ritirò a vita privata. Fu il massimo esponente dell’ umanesimo britannico.”,”UKIx-007″ “MILTON John”,”Areopagitica. Discorso per la libertà di stampa. Testo inglese a fronte.”,”””Venir cercando sempre ciò che non sappiamo tramite ciò che conosciamo, unendo sempre verità a verità di mano in mano che si scoprono (che tutto il suo corpo è ‘omogeneo’ e proporzionale), questa è la regola d’oro (…)”” (pag 72-73)”,”TEOP-261″ “MILTON John, a cura di Giuseppe D’ANNIBALE”,”Sansone agonista.”,”””La tragedia, come veniva anticamente composta, è sempre stata considerata più seria, più morale e più utile di tutti gli altri poemi. Aristotele disse che, facendo nascere pietà, timore, terrore e simili passioni, essa ha il potere di purificare la mente da quelle passioni, cioè di moderarle e ridurle alla giusta misura con una specie di piacere eccitato dal leggere e dal vedere quelle passioni ben imitate. La natura stessa non manca, nei suoi effetti, di convalidare le sue asserzioni. (…)”” (pag 22) (Prologo dell’autore)”,”VARx-071-FGB” “MILWARD Alan S. SAUL S. Barrick”,”Storia economica dell’ Europa continentale 1780 – 1870.”,”Il libro vuole gettar luce sul mutamento sociale avvenuto in Europa negli ultimi due secoli. Alan S. MILWARD (1935) è Professore di studi europei presso l’ Istituto di scienza e tecnologia dell’ Università di Manchester. Barrick SAUL (1927) insegna storia economica all’ Università di Edinburgo. E’ autore di ‘Myth of the Great Depression in England’ (1969) e di ‘Studies in British Overseas Trade, 1870-1914′ (1960).”,”EURE-007 STOS-076″ “MILWARD Alan S.”,”The Rise and Fall of a National Strategy, 1945-1963.”,”MILWARD Alan S. è professore emerito alla London School of Economics (LSE) e professore di storia contemporanea all’ European University Institute, Firenze. Ha scritti vari libri tra cui ‘The Reconstruction fo Western Europe’ (1984). “”Le interpretazioni delle cause e della scelta del momento del veto di De-Gaulle sono molto varie, complesse e conflittuali. (…) Nello spiegare il veto e le sue circostanze, comunque, sicuramente la politica e gli eventi in Francia sono più importanti di quelli in Gran Bretagna o in USA.”” (pag 466)”,”UKIE-031″ “MILWARD Alan S.”,”The Economic Effects of the Two World Wars on Britain.”,”MILWARD Alan S. è Associate Professor of Economics Stanford University. “”Dal secondo quarto del XVIII secolo gli economisti svilupparono l’ idea che la guerra era un vero e proprio disastro economico. Dalla fine del secolo quella visione divenne concezione comune e, eccetto il rimarchevole dissenso di Malthus, essa rimase più o meno immutata in Gran Bretagna fino allo scoppio della prima guerra mondiale””. (pag 11) Guerra e spesa pubblica. “”Il più ardente, seppure non il più profondo, sostenitore della interpretazione dominante fu F.W. Hirst, il cui libro, The Consequences of the War to Great Britain, venne pubblicato nel 1934. Egli classificò pure la depressione del 1920 come risultato ‘automatico’ della guerra, aggravato dalla stupida politica perseguita dal governo di non realizzare una proporzione sufficiente tra le spese di guerra e una più alta tassazione. Maggiore tassazione avrebbe significato meno prestito, meno prestito avrebbe significato meno dannoso debito pubblico negli anni 1920.”” (pag 12) Guerra e mutamento economico e sociale. Guerra studiata come calamità naturale. “”La tendenza di lunga lena verso una ridistribuzione del reddito nel XX secolo è stata ampiamente accelerata dalle due guerre. (…) A tirare le somme, c’è molta evidenza a sostegno delle tesi generali di Titmuss e Andrzejewski. Certi gruppi i cui servizi diventavano molto più importanti in guerra furono in grado di usare questa opportunità per migliorare la loro posizione più rapidamente di quanto avrebbero potuto fare in tempo di pace e a mantenere i loro vantaggi sul lungo periodo nel dopoguerra. Ci rimane la questione sul tappeto tra Abrams e Marwick ovvero il grado in cui il cambiamento sociale era “”senza guida””. Due cose notevoli – che le guerre stimolarono il cambiamento economico e sociale e che quel cambiamento non fu molto grande specie quando viene considerato l’ impatto delle guerre su altri paesi. La ricerca sociologica sull’ impatto dei disastri sulle società industrializzate è istruttiva in questo contesto. Sorokin, il cui lavoro fu il punto di partenza per molte ricerche successive, considerò che le calamità, di cui la guerra può essere considerata un esempio, fornirono un terreno particolarmente favorevole “”per l’ emergere di forze sociali radicalmente diverse””. Questa visione è stata da allora tendenzialmente modificata secondo il livello della società colpita dal disastro. Form e Loomis in particolare hanno posto attenzione alla predominanza del concetto di “”ritorno alla normalità””. (pag 39-40)”,”UKIE-034″ “MILWARD Alan S.”,”Die deutsche Kriegswirtschaft 1939-1945.”,”I tedeschi nella forza-lavoro industriale dal 1939 al 1944. 1939 10.405 (in migliaia) di cui donne 2.620 1940 9.401 2.615 1941 8.861 2.626 1942 8.011 2.493 1943 7.948 2.745 1944 7.515 2.678 (pag 47)”,”GERQ-056″ “MILWARD Alan S., collaborazione di George BRENNAN e Federico ROMERO”,”The European Rescue of the Nation-State.”,”MILWARD Alan S. è professore di storia economica alla London School of Economics (LSE).”,”EURE-069″ “MILWARD Alan S.”,”L’economia di guerra della Germania.”,”MILWARD Alan S. “”L’adozione, da parte di Hitler, del Blitzkrieg come metodo di guerra significò che solo una modesta porzione delle risorse della Germania fu destinata al riarmo. Perciò la preparazione alla guerra fu una questione di metodi di mobilitazione più che di pianificazione di lungo periodo. Di conseguenza, lo sviluppo della economia tedesca dal 1933 al 1939 fornisce meno luce di quanto spesso si creda sulle intenzioni precise di Hitler. Il riarmo tedesco procede più o meno di pari passo col ritorno della prosperità dal 1933 in poi. Gli alti livelli di spesa pubblica inziati dai governi di von Papen e von Schleicher furono mantenuti, e aumentati, dai nazionalsocialisti. Ma tali livelli di spesa furono strettamente uniti a controlli dei cambi, regolamentazione delle importazioni e restrizioni di salari e prezzi, allo scopo di contenere l’inflazione. La spesa del Governo centrale, che era il 22, 9% del Prodotto Nazionale Lordo nel 1934, aumentò solo al 24,5% del Prodotto Nazionale Lordo nel 1937. Il suo massimo livello in tempo di pace fu raggiunto nel 1938, l’anno in cui Hitler investì per la prima volta pesantemente in armamenti””. (pag 22- 23)”,”GERN-142″ “MILWARD Alan S. SAUL Berrick S.”,”Storia economica dell’Europa continentale, 1850-1914.”,”Alans S. Milward è professore di studi europei presso l’Istituto di scienza e tecnologia dell’Università di Manchester (1979). E’ autore di ‘The German Economy at War’ (1965), ‘The New Order and the French Economy’ (1970) e ‘The Fascist Economy in Norway’ (1972) S. Berrick Saul insegna storia economica all’Università di Edinburgo (1979). E’ autore di “”Myth of the Great Depression in England, 1873-1896″” (1969) e di “”Studies on British Overseas Trade, 1870-1914″” (1970). Contiene: – Lo sviluppo economico della Russia fino al 1861 (pag 473-523) (cap.6) – Lo sviluppo economico della Russia 1861-1914 (pag 525-618) (cap. 7) “”Quali risultati aveva raggiunto, in termini misurabili, la Russia a partire dal 1861? La popolazione aumentò da 74 milioni nel 1860 a 170 milioni nel 1916, al tasso netto dell’1,5 per cento; il numero di coloro che emigrarono non influì che minimamente. L’agricoltura, che assorbiva più di metà del reddito nazionale neL 1913 ed impiegava due terzi della popolazione lavorativa, aveva aumentato la propria produzione del 2 per cento annuo circa, grazie sia ad un aumento dell’area sottoposta a coltivazione nel sud e in Siberia, sia ad un uno per cento annuo di aumento nei raccolti per ettaro. La produzione industriale crebbe del 5 per cento annuo, sebbene nel 1913 essa assorbisse poco più del 20 per cento del reddito nazionale. La produzione totale, compresi i trasporti, il commercio e i servizi, aumentò del 2,5 per cento annuo, superando quindi dell’uno per cento l’incremento demografico, sebbene fra il 1880 e il 1913 la crescita fosse stata superiore al 3 per cento”” (pag 616-617)”,”EURE-006-FF” “MILWARD Alan S.”,”Guerra, economia e società, 1939 – 1945.”,”Alan S. Milward, autore di molte pubblicazioni sulla Seconda guerra mondiale e già professore associato di Economia alla Stanford University di California, è stato poi docente di Studi europei all’Institute of Science and Technology dell’Università di Manchester. Il primo tentativo – come dice Collotti nella sua introduzione – di fondere in una sintesi comparata le vicende economiche che hanno attraversato gli opposti schieramenti coinvolti nella guerra, ma anche i paesi non belligeranti o addirittura neutrali. I problemi relativi alla ristrutturazione di apparati produttivi, alle innovazioni tecnologiche, al mercato del lavoro, nonché alla centralizzazione dei meccanismi di controllo e di orientamento dell’economia e al nuovo assetto dell’economia internazionale sono alcuni dei temi più interessanti trattati dall’autore. Un testo di storia economica o meglio di economia mondiale del travagliato periodo 1939-45. “”Se c’è chi, come il sottoscritto, prova un senso di irritazione di fronte alle apparentemente innumerevoli opere di storia militare nelle quali eserciti e flotte vanno e vengono, guidati da figure più o meno grandi dalle quali dipendono le sorti della storia, mentre niente si dice delle forze produttive reali, che sole, danno significato a quegli eventi, o addirittura li rendono possibili, sicuramente condividerà il mio sforzo di rendere la storia più chiara osservando la guerra in quanto evendo economico”” (dalla prefazione dell’autore) Contiene il capitolo 7. Guerra, popolazione e lavoro. Primo paragrafo: Le conseguenze demografiche delle guerra (pag 200-203)”,”QMIS-001-FF” “MILWARD Alan S.”,”L’economia di guerra della Germania.”,”‘In tutto questo periodo (gennaio 1942 – dicembre 1944, ndr), la Germania ebbe come antagonisti paesi potenzialmente molto più forti. Nessun responsabile dell’economia tedesca riteneva che la produzione interna potesse raggiungere i livelli degli avversari. La Germania, sebbene impegnata in una lunga guerra, non sperava di superare i livelli produttivi degli avversari. Dato il livello degli armamenti tedeschi Hitler dubitava, dopo Stalingrado, che la guerra sul fronte orientale potesse essere vinta con un altro attacco massiccio (2), sebbene le sue opinioni al riguardo abbiano spesso registrato profondi mutamenti. Ma sia Hitler, sia il Ministero di Speer erano convinti che fosse ancora possibile vincere la guerra. Hitler riteneva che nelle condizioni imposte da una lunga guerra la società tedesca fosse in grado di sopportare lo sforzo molto meglio di quella russa o americana. Ma i suoi calcoli strategici non erano basati su questi pregiudizi facilmente individuabili, bensì sul concetto di «superiorità qualitativa». Hitler assumeva che la tecnologia tedesca poteva sempre fare un passo innanzi agli avversari nel settore degli armamenti. La Germania non poteva impedire che la produzione bellica del nemico fosse quantitativamente superiore: ma poteva ancora vincere la guerra contro la produzione di massa affidando alla propria tecnologia e alla scienza il compito di mantenere una superiorità qualitativa in molti armamenti specifici (3)”” (pag 115-116) [(2) Hitler, Legebesprechungen, 1942-1945, pag. 122; (3) Rapporto Speer n. 6]. A.S. Milward, ha ricostruito in questo saggio le vicende dell’economia di guerra nazista, mettendo in relazione le scelte di strategia politica e bellica con l’organizzazione economica, evidenziando fatti e personalità – come ad esempio il ruolo di Speer e di Todt – che rendono vivissima la lettura di queste pagine di storia economica recente, offrendo spunti attuali di riflessione e consentendo una migliore e più acuta comprensione della realtà del regime nazista. A.S. Milward, insegna presso l’Università di Londra (1972) (quarta di copertina)]”,”QMIS-035-FV” “MILZA Pierre”,”Les relations internationales de 1871 à 1914.”,”L’A è Prof all’ Institut d’Etudes Politiques de Paris. Temi del libro: Europa bismarckiana, egemonia europea, fine Europa di BISMARCK, nascita della Triplice Intesa, crisi Bosnia 1908-1909, seconda crisi marocchina, crisi 1914″,”RAIx-030″ “MILZA Pierre”,”Sources de la France du XXe siecle. De 1918 à nos jours.”,”E’ un’antologia che riporta documenti vari (400 testi, documenti di archivio, pubblicazini ufficiali, articoli di giornale e di rivista, estratti da libri, dibattiti parlamentari, memorie e testimonianze) presentati e commentati da MILZA, Prof universitario all’Institut d’Etudes politiques de Paris e D del Centro d’Histoire de l’Europe du XXe siecle (CHEVS) e della Fondation nationale des sciences politiques (FNSP).”,”FRAV-051″ “MILZA Pierre BERSTEIN Serge TRANFAGLIA Nicola MANTELLI Brunello, collaborazione di Bruno BONGIOVANNI Enzo COLLOTTI Catherine BURUCOA-BRUANDET Gustavo CORNI Guido CRAINZ Giovanni DE-LUNA Dietrich EICHHOLTZ Francesco GERMINARIO Luciana GIACHERI FOSSATI Carole GIRY-GAUTIER Klaus-Dietmar HENKE Mario ISNENGHI Lutz KLINKHAMMER Nicola LABANCA Anne LE-FUR Marco PALLA Kurt PÄTZOLD Lorenzo RIBERI Carola SACHSE Alfredo SALSANO Giovanni VILLARI Hans WOLLER”,”Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla grande guerra a oggi.”,”Collaborazione di Bruno BONGIOVANNI Enzo COLLOTTI Catherine BURUCOA-BRUANDET Gustavo CORNI Guido CRAINZ Giovanni DE-LUNA Dietrich EICHHOLTZ Francesco GERMINARIO Luciana GIACHERI FOSSATI Carole GIRY-GAUTIER Klaus-Dietmar HENKE Mario ISNENGHI Lutz KLINKHAMMER Nicola LABANCA Anne LE-FUR Marco PALLA Kurt PÄTZOLD Lorenzo RIBERI Carola SACHSE Alfredo SALSANO Giovanni VILLARI Hans WOLLER. “”Che cosa fosse possibile a una resistenza politica attiva anche in questa fase del dominio nazista è esemplificato dalla vicenda del falegname Georg Elser, il quale, contando solo su se stesso, organizzò con grande talento un attentato contro Hitler. L’ 8 novembre 1939 egli fallì il suo obiettivo per un soffio, come accadde anche nei successivi attentati messi in atto dai militari. La Gestapo, riguardo a Elser, non riuscì ad accertare alcuna base politica di partito e nessun mandante. E così l’ azione dell’ isolato falegname fu valutata dagli studiosi come l’ impresa di un semplice uomo del popolo, fermo restando il fatto che fino al 1933 Elser aveva votato regolarmente la KPD ed era stato membro della Lega rossa dei combattenti al fronte (Roter Frantkämpferbund).”” (pag 451)”,”EURx-164″ “MILZA Pierre”,”Mussolini.”,”MILZA Pierre (1932) professore di storia contemporanea all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi e direttore del Centre d’ histoire de l’ Europe du vingtieme siecle’ è uno specialista dei regimi fascisti europei. E’ autore di una monumentale ‘Storia del fascismo’. Ha collaborato con Renzo DE-FELICE con il quale condivide la tesi secondo cui il fenomeno mussoliniano sia un prodotto tipico del contesto italiano dell epoca. Mussolini a Locarno. “”Ad eccezione di Chamberlain, gli altri ministri non si mostrarono affatto più calorosi. Stresemann ostentò nei suoi riguardi un’ indifferenza glaciale. Il belga Vandervelde rifiutò di stringergli la mano e Briand, con cui Mussolini ebbe un colloquio a quattr’occhi, nel quale spiegò al suo interlocutore che aveva intenzione di restaurare la democrazia parlamentare non appena fosse stato possibile, lasciò cadere seccamente questa formula: “”E’ difficile attraversare il Rubicone due volte, specialmente se in esso c’è del sangue””.”” (pag 453)”,”ITAF-204″ “MILZA Pierre”,”Histoire de l’ Italie. Des origines à nos jours.”,”””Le tensioni interne che risultano da questa situazione negli Stati della Penisola in guerra contro la Repubblica – Venezia e Genova sono giunte a preservare la loro neutralità – hanno per effetto da un lato di intensificare la lotta contro i complotti “”giacobini””, dall’ altro di favorire la propagazione delle idee rivoluzionarie, l’ agitazione svolta dai primi clubs di patrioti e le congiure contro i poteri costituiti in Italia centrale (Romagna e Toscana) e settentrionale (Piemonte, Liguria e Lombardia). E’ a Oneglia, un piccolo centro della Riviera ligure recentemente occupato dai Francesi, che il Comitato di Salute Pubblica spedisce Filippo Buonarroti nella primavera del 1794. Diventato l’ amico di Robespierre e di Saint-Just, l’ ex paggio d’ onore del granduca di Toscana riceve la missione, con il titolo di commissario della Repubblica, di riunire gli esiliati politici (fuoriusciti) e di organizzare la propaganda rivoluzionaria. In quest’ epoca, l’ idea di riunire sotto una stessa autorità emanante dal popolo i diversi Stati della Penisola fa già parte del programma di questi militanti repubblicani””. (pag 623)”,”ITAG-138″ “MILZA Pierre”,”Les relations internationales de 1973 à nos jours.”,”MILZA è Professore all’ Institut d’Etudes Politiques de Paris (IEP).”,”RAIx-262″ “MILZA Pierre”,”Storia d’Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Pierre MILZA professore emerito di storia contemporanea all’ Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex Direttore del Centre d’Histoire de Science Politiques, è un esperto di storia italiana.”,”ITAG-209″ “MILZA Pierre BERSTEIN Serge”,”Storia del fascismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il socialismo italiano dal 1918 al 1926 (il miraggio del massimalismo, il fallimento della linea di sinistra, la battaglia antifascista, messa a morte del socialismo italiano) (pag 172-188)”,”ITAF-280″ “MILZA Pierre”,”L’Année Terrible. I. La guerre franco-prussienne, septembre 1870-mars 1871.”,”MILZA Pierre, professore emerito all’ IEP, Institut d’Etudes Politiques de Paris. Alterna biografie ad opere di sintesi. Notes, prologue, index, Table,Cartes, Collection ‘Pour l’Histoire’ La capitolazione di Metz e le sue conseguenze sociali. “”Or, le 28 octobre paraît dans ‘Le Combat’, le journal de Félix Pyat, l’annonce de la prochaine capitulaton de Metz. Le gouvernement dément, puis finit par confirmer la nouvelle, assortie d’un communiqué faisant état des “”heroïques efforts de Bazaine””. (…) Gambetta publie un communiqué d’une toute autre teneur: “”(…) Metz a capitulé (…)””. Troisième annonce, parue le même jours dans le même organe officiel: le compte rendu tout aussi succinct et patelin de la desastreuse affaire du Bourget (…). La conjugaison de ces trois annonces joua un rôle déterminant das le déclenchement de l’émeute du 31 octobre. Dès le matin, à l’appel des dirigeants révolutionnaires, Blanqui, Pyat, Flourens, Delescluze, des groupes se rassemblent dans les rues du centre de la capitale. On lit les deux affiches qui annoncent officiellement la reddition de Metz et l’échec de la sortie du Bourget. Malgré la pluie, la foule grossit et envahit bientôt la place de l’Hôtel de Ville, d’abord silencieuse et apparemment pacifique, puis de plus en plus hostile, au fur et à mesure que se répandent les rumeurs les plus alarmantes et que des unités entières de gardes nationaux en armes rejoignent les manifestants. Le branle est donné pour une journée qui s’annonce plus tumultueuse que les précédents”” (pag 207-209) Félix Aimé Pyat (Vierzon, 4 ottobre 1810 – Saint-Gratien, 3 agosto 1889) è stato un politico, drammaturgo e giornalista francese. Più volte deputato, fu una figura di spicco della Comune di Parigi Biografia[modifica | modifica sorgente] Avvocato, Félix Pyat praticò soprattutto il giornalismo, collaborando a Le Figaro, allo Charivari e alla Revue démocratique, e scrivendo, dal 1832 al 1847, diversi drammi teatrali ormai dimenticati, alcuni dei quali interpretati da un famoso attore dell’epoca, Frédérick Lemaître. La Rivoluzione del 1848 lo lanciò nell’agone politico. Commissario nel dipartimento dello Cher, venne eletto deputato della Sinistra all’Assemblea Costituente e a quella Legislativa nel 1849. Compromesso con la manifestazione del 13 giugno – una protesta contro la spedizione delle truppe francesi a Roma – fuggì in Svizzera, poi passò a Bruxelles e infine a Londra. Qui si unì ai rivoluzionari francesi in esilio, aderenti a La Commune révolutionnaire, e scrisse molti opuscoli politici. Nel 1864 aderì alla Prima Internazionale sperando d’imporsi ai vertici grazie alla sua oratoria, ma ne fu impedito da Marx, «contrario a che l’Internazionale servisse ai suoi effetti teatrali».[1] Tornato in Francia nel 1869, quando nel 1870 il principe Pierre Bonaparte assassinò il giornalista Victor Noir, Félix Pyat fece appello all’insurrezione e fuggì in Inghilterra. Fu così condannato a cinque anni di carcere in contumacia. Tornato a Parigi alla proclamazione della Repubblica, fondò il giornale Le Combat e l’8 febbraio 1871 fu eletto all’Assemblea Nazionale, ma si dimise il 3 marzo per protesta contro l’approvazione dei preliminari di pace con la Germania. Fondò il nuovo giornale Le Vengeur e prese parte alla Comune, venendo eletto al Consiglio il 26 marzo 1871. Fece parte della Commissione esecutiva, della Commissione finanze e del Comitato di Salute pubblica. Quando, il 22 maggio, le truppe di Versailles entrarono a Parigi, chiamò dal suo giornale alla resistenza e si nascose. Riapparve in giugno a Londra, mentre la corte militare lo condannava a morte in contumacia. Tornò in Francia con l’amnistia del 1880 e fu eletto deputato nel 1888. È sepolto nel cimitero del Père Lachaise. Scritti politici[modifica | modifica sorgente] Lettres d’un proscrit. La vile multitude. Le prince Tityre. Lettres à Barbès, à M. Chambord, 13 juin. Aux électeurs de la Seine, de la Nièvre et du Cher, 1851. Loisirs d’un proscrit. Lettre au général Changarnier. Vive la République. Samedi et dimanche. Les carabiniers royaux. L’espion Schnepp, 1851. Opere teatrali[modifica | modifica sorgente] Une révolution d’autrefois, ou les Romains chez eux, 1832 Le Brigand et le Philosophe, 1834 Ango, 1835 Les deux Serruriers, 1841 Cédric-le-Norwégien, 1842 Mathilde, 1842 Diogène, 1846 Le Chiffonnier de Paris, 1847 L’Homme de peine, 1885 Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Bernard Noël, Dictionnaire de la Commune, II, Paris, Flammarion, 1978. Michel Colombet-Schieferer, Felix Pyat (1810-1889), Révolutionnaire Berrichon, Paris, Bénévent, 2011.”,”MFRC-150″ “MILZA Pierre”,”L’Année Terrible. II. La Commune, mars – juin 1871.”,”MILZA Pierre, professore emerito all’ IEP, Institut d’Etudes Politiques de Paris. Alterna biografie ad opere di sintesi. Gli stranieri nella Comune di Parigi. La stima di un migliaio di italiani. Amilcare Cipriani (pag 220-221) “”Les contemporains ont avancé des chiffres astronomiques: on a parlé de 10.000 combattants venus de la Pénisule, ou déjà présents en Franca à la veille de la guerre. Un sujet italien engagé dans le camp versaillais, officier dans la Légion étrangère, Fortunato Marazzi, parle pour sa part de 217 Transalpins engagés aux côtés des communards, sans que l’on sache trop bien d’où il tire ce chiffre, sans doute sous-estimé (18). D’autres sources estiment à un millier le contingent italien, évalutation sans doute plus proche de la réalité. Le plus célèbre parmi les Italiens ayant combattu dans le rangs fédérés, celui qui “”appartient de droit à l’histoire du mouvement ouvrier français”” (19), est Amilcare Cipriani. Il est né à Anzio en octobre 1844, d’un père fonctionnaire des douanes, mais il a passé toute son enfance à Rimini, berceau de sa famille, où tout jeune il a subi l’influence des représentants du très activiste mouvement révolutionnaire romagnol”” Dopo essersi arruolato nell’esercito piemontese (fanteria) e aver combattuto nella battaglia di San Martino (qui riceve i suoi galloni di caporale) abbandona l’esercito per partecipare alle imprese di Garibaldi (spedizione dei Mille, prima e all’Aspromonte più tardi). Lo si ritrova in seguito sui campi di battaglia dove si lotta per la libertà dei popoli (Egitto, Grecia, Creta, qui diventa amico di Flourens, e ancora in Italia (con la camicia rossa nel 1866 contro l’Austria). Repubblicano, socialista, anarchico, patriota italiano, Cipriani è a Parigi quando crolla il Secondo Impero. E’ nominato colonnello della legione garibaldina. Il 22 gennaio è a fianco di Flourens e degli insorti lanciati all’assalto dell’Hotel de Ville. Arrestato, poi liberato, partecipa alle battaglie attorno alla capitale, prima di farsi da parte dopo il cedimento dei dirigenti della Repubblica alle condizioni capestro di Bismarck. Ritorna in scena dopo il 18 marzo e viene nominato aiutante di campo di Bergeret. Il 3 aprile prende parte all’offensiva non riuscita contro Versailles. Sorpreso dai versagliesi e gravemente ferito sfugge per poco alla fucilazione sul campo di Satory. Condannato a morte dal 19° tribunale militare nel gennaio 1872 vede la sua pena commutata in deportazione in Nuova Caledonia. Sarà amnistiato nel 1879 e proseguirà la sua militanza rivoluzionaria. Collaborerà anche a L’Humanité di Jaures scrivendo qualche pagina. E’ difficile reperire informazioni sui comunardi di nazionalità italiana. Pierre Milza cita Napoléon La Cecilia (capo di stato maggiore sotto Eudes e generale a capo dell'””armata del Centro”” (riva sinistra della Senna). Napoléon Biondetti, chirurgo nella Guardia nazionale, Mizara e Pisani rispettivamente comandanti del 104° battaglione e aiutante di campo di Flourens, Moro comandante del 22° battaglione. Non si sa se Paul Alessio che ha fatto la campagna d’italia del 1859 in un reggimento straniero ed è stato eletto sottotenente del 205° battaglione della Guardia nazionale fosse italiano o francese. Poi c’era lo scultore Romain Capellaro, allievo di Rude e di David. naturalizzato francese, affiliato all’Internazionale si è occupato della formazione della XI legione e ha fatto parte della commissione che ha deciso di bruciare la ghigliottina. Altro nomi Adolphe Alphonse Assi, figlio di un operaio di nazionalità italiana, garibaldino, meccanico aggiustatore alla Schnider all’inizio del 1870 ha svolto un ruolo importante nello sciopero per ottenere la gestione della cassa di soccorso in mano agli operai. Alla fine della Comune condannato alla deportazione. (pag 223-224)”,”MFRC-151″ “MILZA Pierre”,”Storia d’Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Professore emerito dfi Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques, Pierre Milza è un esperto di storia italiana e u no degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia.”,”ITAG-018-FL” “MILZA Pierre”,”Mussolini.”,”Professore emerito dfi Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques, Pierre Milza è un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia. Una vita cominciata all’insegna degli ideali socialisti e finita all’ombra del nazismo con la terribile esperienza della Repubblica di Salò. La più aggiornata biografia di Mussolini disponibile in un unico volume.”,”BIOx-070-FL” “MILZA Pierre BERSTEIN Serge”,”Storia Universale. Il Fascismo. Vol. 23.”,”Professore emerito di Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques Pierre Milzaè un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia. Serge Berstein (1934) è uno storico francese specializzato in storia politica del XX secolo, professore emerito presso l’Istituto di Studi politici di Parigi e presidente onorario della Societè d’histoire moderne et contemporaine.”,”STOU-048-FL” “MIN Anchee”,”Azalea rossa.”,”MIN Anchee”,”CINx-270″ “MINARDI Marco”,”Disertori alla macchia. Militari dell’ esercito tedesco nella Resistenza parmense.”,”MINARDI Marco è direttore dell’ Istituto Storico della Reistenza e dell’ Età contemporanea di Parma e storico dell’ Emilia Romagna. Tra le sue pubblicazioni ‘Ragazze dei borghi in tempo di guerra. Storie di operaie e di antifasciste de quartieri popolari di Parma’ (1991). MINARDI Marco, Disertori alla macchia. Militari dell’ esercito tedesco nella Resistenza parmense, EDIZIONI CLUEB. BOLOGNA. 2006 (prefazione di Brunello MANTELLI, elenco disertori stranieri che combattevano nella Resistenza parmense; Istituto Storico della Resistenza e dell’ Età contemporanea di Parma) “”Anche per molti altri disertori le case contadine in montagna rappresentarono un primo approdo sicuro. Invece di pattuglie partigiane in questi casi furono le famiglie contadine a fornire una prima preziosa ospitalità agli stranieri. Così avevano fatto dopo l’otto settembre 1943, quando dalla pianura salirono decine di prigionieri di guerra britannici liberati dal campo di prigionia PG 49 di Fontanellato, e ripararono sui monti sbandati, renitenti e primi “”ribelli”” antifascisti. Molte case, fienili e cascine divennero rifugi dove consumare i primi pasti frugali come ve ne sarebbero stati molti altri nella difficile vita che li attendeva alla macchia.”” (pag 37)”,”ITAR-112″ “MINASI Giampiero / BIONDI Costanza”,”L’attività illegale del PSI nel biennio 1919-20 (Minasi) / Fronte popolare, di Santi Fedele (Biondi).”,”””I germi della contraddizione, tipica del massimalismo ma anche di tutta la sinistra rivoluzionaria italiana, tra l’aspirazione alla presa del potere e l’incapacità pratica di realizzarla, esistevano quindi ‘in nuce’ sin dalle prime fasi del «biennio rosso». Il Congresso di Bologna (1919, ndr), l’apogeo del massimalismo, ne permettevano da lì a poco il completo dispiegamento. In quell’assise Serrati, affermando che con la guerra imperialista era venuta a mancare la possibilità di un graduale ed incruento trapasso di poteri e che quindi il proletariato doveva prepararsi a risolvere la crisi capitalistica in senso rivoluzionario e violento (9), lanciava una vera e propria dichiarazione di guerra alla borghesia, che spostava radicalmente l’asse della politica socialista, allontanandola dalla vecchia ipotesi gradualistica sancita a Genova nel 1892 e mettendola in linea con la proposta bolscevica dell’insurrezione. Il convinto «siamo con Lenin» pronunciato da Serrati, non teneva però conto di due importanti circostanze che ne impedivano la pratica attuazione. La prima riguardava l’enorme diversità di esperienza tra il PSI e il partito bolscevico. Certo i bolscevichi, come teneva a ricordare Serrati, avevano preso parte alla lotta elettorale (10), ma era stata una scelta tattica inserita in una strategia di lotta violenta per il potere che metteva capo alla formazione di un partito ideologicamente omogeneo, fortemente centralizzato, attrezzato ad una lotta legale ed illegale, ma il cui terreno risolutivo era pur sempre quello dello scontro armato. Il PSI, come tutti i partiti secondinternazionalisti, proveniva invece da un’esperienza del tutto diversa che concepiva la partecipazione alle elezioni non come momento tattico, bensì come parte integrante di un’ipotesi di conquista graduale e pacifica del potere statale, sostenuta da un’organizzazione capillarmente presente a livello della società politica e civile, ma incapace di muoversi su un terreno di lotta illegale. La seconda era costituita dall’insanabile contrapposizione teorica tra Lenin e Serrati circa il ruolo del partito nella soluzione della crisi capitalistica. Lenin aveva lavorato attivamente a rendere irreversibile la crisi capitalistica e a darle un esito socialista, impostando il partito come organizzazione della presa del potere, come dirigente politico e militare dell’insurrezione. Serrati riteneva invece che l’esito rivoluzionario fosse inevitabile e bollava perciò di volontarismo qualunque intervento soggettivo. Il capo massimalista stabiliva una netta divisione dei settori di intervento: alla folla l’insurrezione, «il fatto meccanico ed inevitabilmente spontaneo dell’azione violenta e risolutiva» (11), al partito il compito di predisporre le forze necessarie a raccogliere il potere e a consolidarlo, impedendo definitivamente il ritorno della borghesia (12). Il partito guida dell’insurrezione era, per Serrati, una vecchia idea romantica, blanquista, volontarista. L’insurrezione non era un fatto organizzato che rispondesse a regole precise, non era quell’arte che Engels aveva proposto allo studio dei militanti socialisti. L’insurrezione era la sommossa popolare, era soprattutto solo un episodio della rivoluzione, non la rivoluzione ‘tout court’ (13). La sottovalutazione, o quanto meno la non centralità del problema insurrezionale, non era d’altra parte esclusivo appannaggio del massimalismo, riguardava anche ampi settori della sinistra comunista europea e, in Italia, Antonio Gramsci (14). La riflessione politica del dirigente ordinovista stava allora approdando all’idea di un processo rivoluzionario basato sulla crescita della classe operaia come soggetto politico diretto. Lo sconvolgimento, indotto da questo processo, del vecchio blocco sociale dominante e la sostituzione ad esso del nuovo blocco emergente, si sarebbe concluso con la presa del potere invece di avere inizio da essa. Si realizzava, in tal modo, il passaggio di Gramsci dal concetto di insurrezione a quello di lotta rivoluzionaria come opera di distruzione sistematica e molecolare del dominio capitalistico (15). Unico fra le figure più rappresentative della sinistra italiana, era Amadeo Bordiga a parlare di insurrezione non come di un sinonimo di presa del potere, bensì intendendo alludere ad una teoria della rottura rivoluzionaria di evidente impronta leninista, se non addirittura blanquista: un colpo di maglio risolutivo, concentrato nel tempo e nello spazio, teso alla conquista del potere politico, organizzato dal partito, «un’audace minoranza di individui pronti alle responsabilità e ai pericoli della lotta nel periodo dell’insurrezione» (16). Fra i molti limiti, questa teoria bordighiana dell’insurrezione ne troverà uno invalicabile: l’assenza del partito, non surrogabile da alcuna altra istanza organizzativa, addotta a scusante della rinuncia ad ogni azione. Il socialismo rivoluzionario italiano si presentava dunque sulla scena politica di quell’infuocato dopoguerra animato da un’aspirazione alla presa violenta del potere genuina ma generica, priva di ogni riferimento al come e al quando dovesse avvenire. Il frequente ricorso al termine insurrezione, non significava però allusione all’unica forma storica in cui essa avesse trovato realizzazione vittoriosa, cioè la teoria leninista dell’insurrezione preparata e diretta dal partito”” [Giampiero Minasi, ‘L’attività illegale del PSI nel biennio 1919-20’, Storia contemporanea, n. 4, agosto 1978] [(9) «(…) il fatto vero, evidente, è ora questo: che dopo trenta anni di lenta, graduale opera per la conquista del pubblico potere allo scopo di trasformare l’organismo dello Stato, noi abbiamo avuto la guerra mondiale; abbiamo avuto cioè la dimostrazione più palmare, più limpida, più chiara che questi strumenti non si trasformano, che arriva un momento in cui essi diventano più precisamente e più intensamente gli strumenti del dominio della classe capitalistica, che la classe capitalistica non si lascia spossessare dei suoi privilegi attraverso la graduale conquista dei poteri. Abbiamo avuto la sensazione precisa, dopo la guerra, che se il proletariato vuole arrivare alla conquista del pubblico potere, è necessario che dopo la opera lenta di preparazione graduale che noi abbiamo accettato e che abbiamo fatta, impieghi altri mezzi, altri strumenti di lotta». ‘Resoconto stenografico del XVI Congresso Nazionale del Partito Socialista italiano, Bologna, 5-6-7-8 ottobre 1919, Roma, 1920; p. 170; (10) «Siamo con Lenin quando, in un determinato momento della vita politica del proprio paese, dice “”lotta elettorale, conquista graduale e lontana”” e nell’altro periodo dice “”non più lotta elettorale pacifica, ma scendiamo in piazza””», ibid.; (11) G.M. Serrati, ‘Il dovere dell’ora presente’, in “”Comunismo””, 1-15 ottobre 1920, II-1, p. 3; (12) Serrati riconosceva nella congiuntura politica del dopoguerra l’impossibilità di alternative al fare la rivoluzione. «Ma bisogna anche intendersi – scriveva egli (art. cit.) – sopra il significato, apparentemente volontaristico, di questo verbo “”fare””. Fare la rivoluzione non vuole tanto dire incitare l’atto violento risolutivo – il quale, secondo io penso, non è che una necessaria conseguenza di tutta una situazione e viene quindi fatalmente da sé – quanto il preparare gli elementi che ci diano la possibilità di approfittare, come partito, di questo inevitabile atto e di trarne tutte le conseguenze socialiste che sono consentite dai tempi e dall’ambiente… Il compito del PSI non è secondo me tanto quello di condurre le folle in piazza – come pensano i romantici della barricata – quanto quello di approntare tutte le forze dell’assestamento socialista, indispensabili per consolidare il nuovo regime e renderne possibile il definitivo trionfo»; (13) «Qual è la situazione oggi? E’ indubbiamente una situazione rivoluzionaria… non nel senso infinitamente primitivo nel quale credono le nostre folle, vale a dire la rivoluzione è la sommossa, è la discesa in piazza, l’urto col carabiniere e con la guardia regia. E’ rivoluzione perché tutta l’impalcatura capitalistica si sfascia, tutto crolla, e noi ci avviciniamo ad assumere, noi, per conto del proletariato, il potere. (…) (Testo stenografico del Consiglio nazionale socialista, 18-22 aprile 1920, Roma 1967 pp. 106-107); (14) Il fatto è che l’insurrezione, quale veniva proposta dai bolscevichi, non era l’unico metodo valido per la presa del potere né discendeva da regole generali (…); (15) La concezione della distruzione molecolare dello stato borghese e della contemporanea costruzione dell’antistato, non esclude il momento della rottura violenta, rivoluzionaria, solo che questo deve collocarsi al termine di un processo di ampia e non autoritaria aggregazione sociale (…); (16) A. Bordiga, ‘Formiamo i Soviet?’, in “”Il Soviet””, 21.9.1919. Bordiga non elaborò mai un’organica teoria della rivoluzione, tuttavia da numerosi scritti in cui egli fa riferimento esplicito a tale problema, emerge una concezione dell’insurrezione che inserisce il leader astensionista in quel filone di pensiero rivoluzionario che parte da Blanqui, passa per alcune enunciazioni di Marx ed Engels, e arriva con Lenin a piena maturità come teoria dell’insurrezione, depurata dagli elementi di volontarismo presenti all’origine. Ma in questo ambito Bordiga si colloca addirittura più vicino a Blanqui che non a Lenin. Non che egli sia un romantico della barricata, un quarantottista, che anzi è chiarissimo in lui il rifiuto della teoria del colpo di mano di minoranze audaci, del putschismo, dell’offensiva esemplare; egli è nondimeno un blanquista per quell’aspetto che caratterizza il blanquismo non meno della vocazione al complotto, cioè il riferimento alle masse come ad un magma indistinto, ad una realtà prepolitica cui solo il partito può dare forma e coscienza. Lo stesso Bordiga ha, d’altra parte, espresso un giudizio positivo sul blanquismo. In uno scritto recente (‘Storia della sinistra comunista, 1919-20. Dal Congresso di Bologna del PSI al secondo Congresso dell’IC’, Napoli, 1972, p: 197), che se non può essere attribuito con certezza a Bordiga, è certo da lui ispirato, si legge: «E’ caratteristico non solo che “”destra”” e “”sinistra”” (con questi termini sono poco prima designati, rispettivamente, l'””indirizzo socialdemocratico”” e le “”tendenze operaistiche””, “”versioni estremistiche della conquista progressiva, molecolare del potere n.d.a.) opportunistica abbiano sempre denunciato il blanquismo e il giacobinismo marxista, ossia la concezione della leadership rivoluzionaria (e quindi arte dell’insurrezione) e della dittatura esercitata dal partito comunista, ma che a tal uopo siano ricorse allo stesso arsenale di argomenti puramente democratici, la cui gamma si estende dalle apparenze liberal-conservatrici, a quelle libertarie-eversive, ma la cui sostanza dottrinale, e le cui motivazioni materiali di base, restano le stesse: importazione nel movimento della ideologia dominante capitalistica»] (pag 688-689-690)”,”MITS-448″ “MINAZZI Fabio”,”Insegnare a filosofare. Una nuova didattica della filosofia per scuole e società democratiche.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”GIOx-008-FL” “MINAZZI Fabio”,”Teleologia della conoscenza ed escatologia della speranza. Per un nuovo illuminismo critico.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”FILx-128-FL” “MINAZZI Fabio”,”Le saette dei Tartari. Il problema epistemologico dell’oggettività.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”FILx-129-FL” “MINC Alain”,”Une histoire politique des intellectuels.”,”MINC Alain Chateaubriand inventore dell’intellettuale “”engagé””. Proudhon-Marx. (pag 145-146)”,”FRAD-112″ “MINC P. (ALEKSANDER) MICHAELS Robert”,”The History of a False Illusion – Memoirs on the Communist Movement in Poland (1918-1938).”,”P. Minc (Aleksander) was a leader of the Communist Party of Poland in the 1920s and 1930s. In his stirring memoirs he recounts the activities of the Communist among the workers of Warsaw and the other industrial centers of interwar Poland, providing an Eye-Witness view of the struggle against the Polish State’s pervasive Anti-Semitism and its Oppresion of the Peoples of Western Byelorussia and the Western Ukraine. Minc’s account of the leaders of Polish Communism, of life inside Pilsudski’s prisons, of Communist Party Congresses International casts a Spotlight on the impact of the Russian Revolution and its Bureaucratic degeneration under Stalin. This rich historical document concludes with Minc’s activities in Poland, Czechoslovakia and France as a supporter of Leon Trotsky. Robert Michaels is Associated with the Prometheus Research Library, a Marxist archival and research facility in New York he is the translator of Hersh Mendel’s Memoirs of a Jewish Revolutionary. Introduction, Preface, Foreword, Notes, Foto, Illustrazioni, Documenti, Index,”,”POLx-006-FL” “MINC Bronislaw”,”Economia politica del socialismo.”,”””I fatti, e non i dogmi, sono alla base dell’economia politica”” (Lenin, dai manoscritti pubblicati nel 1959) (in apertura) Citato in nota a pag 299 scritto di Rudolf Hilferding: ‘Bohm Bawerk sulla teoria marxista del valore’, PWN, Varsavia, 1962″,”RUSU-016-FV” “MINCA Claudio a cura di, saggi di Michael DEAR Esward SOJA David LEY David HARVEY Liz BONDI Mona DOMOSH Brian HARLEY Paul KNOX Jon GOSS”,”Introduzione alla geografia postmoderna.”,”Claudio Minca è professore Associato di Geografia Politica ed Economica all’Università di Venezia e insegna anche alla Venice International University. Si occupa da anni di teoria della rappresentazione e, in particolare, del dibattito sul postmoderno nella geografia anglo-americana.”,”STOx-094-FL” “MINCZELES Henri”,”Histoire generale du Bund un mouvement revolutionnaire juif.”,”Popolazione ebrei Europa orientale, socialismo ebraico, Unione generale operai ebrei della Russia, Bund e lotta di classe, rapporto Bund e socialdemocrazia, rivoluzione 1905, questione nazionale ed ebrei, socialisti e Q nazionale, Bund durante 1° GM, liquidazione del Bund in Russia, il Bund in Polonia.”,”MRSx-012″ “MINCZELES Henri”,”Le mouvement ouvrier juif. Recit des origines.”,”MINCZELES H. è uno storico e giornalista, specialista delle comunità ebraiche dell’Europa Orientale. Cartina insediamento del Bund in Europa Orientale, Russia (pag 196)”,”MEOx-093″ “MINELLA Walter a cura”,”Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina Russia e società asiatiche.”,”Saggi di K.A. WITTFOGEL (le civiltà idrauliche)(teoria della società orientale), (la Russia e l’Oriente: analogie e differenze), J.H. STEWARD (ricerca sull’ipotesi idraulica di WITTFOGEL), M. HARRIS, W.P. MITCHELL, E. BALAZS (società burocratica in Cina), S.N. EISENSTADT (studio del “”dispotismo orientale”” come sistema di potere totale), J. NEEDHAM (scienza e società in Oriente e Occidente), LE THAN KHOI (il caso dell’antico Vietnam), G.L. ULMEN (Genesi e struttura del ‘Dispotismo orientale’ di WITTFOGEL), A. TOYNBEE (recensione al ‘Dispotismo orientale’ di WITTFOGEL), WITTFOGEL (risposta ad Arnold TOYNBEE), B. SPULER (la Russia e l’ Islam), S.H. BARON (la Russia di PLECHANOV: l’impatto dell’Occidente su una società ‘orientale’), A. YANOV, (I ‘dispotisti’: prigionieri del modello bipolare), I. SAFAREVIC (i lineamenti del socialismo), G. KONRAD e I. SZELENY (intelligentsija e struttura sociale), U. MELOTTI (Dal modo di produzione asiatico al collettivismo burocratico: limiti e contraddizioni della modernizzazione in Asia)”,”TEOC-037″ “MINELLA Walter a cura; contributi di WITTFOGEL Karl A. RIASANOVSKY Nicholas V. SPULER Bertold BARON Samuel H. YANOV A. SAFAREVIC Igor KONRAD G. SZELENY I. MELOTTI Umberto”,”Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina, Russia e società arcaiche.”,”Walter Minella, nato a Porlezza (Como) il 23-9-1949, vive e lavora a Pavia, dove insegna filosofia e storia nei licei. Si è occupato di storia del pensiero sociologico, con particolare attenzione alla teoria della società orientale, con diversi saggi, tra cui: Tra geopolitica e marxismo occidentale, Il metodo sociologico nel primo Wittfogel in ‘Sociologia e ricerca sociale’, Il collettivismo agrario in Bruno Rizzi ‘reazione feudale’ o restaurazione asiatica? in La crisi del collettivismo burocratico. Attualità di Bruno Rizzi, É direttore della rivista ‘Ulisse’. Questa antologia raccoglie alcuni dei contributi più significativi al dibattito sul dispotismo orientale, tratti per la maggior parte dalla pubblicistica anglo-americana e per lo più non tradotti finora in italiano. Viene così alla luce uno dei percorsi di ricerca più affascinanti del Novecento ed emerge la figura di uno dei giganti del pensiero del nostro secolo; Karl August Wittfogel (1896-1988).”,”TEOC-055-FL” “MINERBI Alessandra”,”Tra continuità e rottura. Il gruppo dirigente della Socialdemocrazia tedesca in esilio (1933-1939).”,”Alessandra MINERBI (Parigi, 1967) si è laureata in storia contemporanea all’ Università di Firenze e ha poi conseguito il dottorato di ricerca in storia sociale europea presso l’ Università di Venezia. Si è occupata di emigrazione antifascista tedesca e italiana e della persecuzione degli ebrei in Italia durante il fascismo. Attualmente insegna storia della Germania all’ Università di Trieste. HILFERDING: “”In un articolo uscito nella “”Zeitschrift für Sozialismus”” nella primavera del 1935 Hilferding prendeva le mosse dalla crisi della Società delle nazioni per notare come la politica estera, a differenza dell’ età classica dell’ imperialismo, non fosse più condizionata da rapporti di forza economici (R. Kern, Das Ende der Volkerbundpolitik). Tale “”primato della politica”” fu in questi anni l’ elemento centrale della sua analisi relativamente alla struttura statuale tedesca: dopo il 1934 si era infatti, a suo dire, ormai creato in Germania uno Stato totalitario forte al punto di asservire alle sue esigenze le leggi economiche””. (pag 185)”,”MGEK-057″ “MINERVA Nadia a cura; saggi di Vita FORTUNATI Raymond TROUSSON Peter KUON Gioia ZINGARETTI Stefania D’AGATA D’OTTAVI Adolfo DE-LUCA Adriana CORRADO Haisa PESSINA-LONGO Margherita VERSARI Beatrice BATTAGLIA Raffaella BACCOLINI Mario DOMENICHELI Silvia ROTA-GHIBAUDI Bronislaw BACZKO Lyman Tower SERGENT Malerio MARCHETTI Antonella SALOMONI Silvano BUSCAROLI Valentino PETRUCCI Alfredo DE-PAZ Maria MONETI-CODIGNOLA Maria Alberta SARTI Renato BARILLI Saffo TESTONI-BINETTI Gian Carlo CALCAGNO Giampalo ZUCCHINI Pierluigi GIORDANI Giulio GHETTI Maria Alessandra STEFANELLI Elena MORO Vittorio POLLINI Giovanni MANARESI Piera TREU Carla COMELLINI Fracesca FRANCHINI Giovanni TUBARO Nadia MINERVA”,”Per una definizione dell’utopia. Metodologie e discipline a confronto. Atti del Convegno Internazionale di Bagni di Lucca, 12-14 settembre 1990.”,” Contiene il saggio di Valerio Marchetti e Antonella Salomoni: ‘Il ritorno del comunismo alla sociatà imperfetta. Utopia e luoghi comuni’ (pag 223-234) “”Nella storia della letteratura utopica occidentale si verifica un caso che tutti gli studiosi di utopia come disciplina storica hanno ben presente (e che ha fatto problema per molti compilatori), ma che noi vorremmo riesporre da capo perché abbiamo la presunzione di sapergli dare un esito originale. Il caso è questo. Dal punto di vista – se così si potesse dire – della ‘parola’ comunismo c’è da registrare nella manualistica relativa all’età moderna una cesura netta che ci sembra però (malgrado l’unimità formale) non fare problema. (…)”” (pag 229-230)”,”SOCU-027-FMB” “MINERVINI Gustavo BELLI Franco PATRONI GRIFFI Antonio PORZIO Mario a cura di, Saggi di Guido CARLI Dario VELO Marco ONADO Vincenzo DESARIO Giulio LANCIOTTI Anna ARMENTO Ruggero BERTELLI Antonella BROZZETTI Francesco CESARINI Francesco CARBONETTI Jean LE BRUN Michel JEANTIN Angela PRINCIPE Rita SICILIANO BAUMET Cinzia MOTTI Antonella ANTONUCCI Piero SCHLESUNGER Sabino CASSESE Alfonso PALMIERI”,”Banche in crisi, 1960-1985.”,”Gustavo Minervini professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma e docente di Diritto bancario nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Roma. Guido Carli Presidente del Consiglio d’Amministrazione della libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Roma. Già Governatore della Banca d’Italia. Dario Velo professore ordinario di Tecnica industriale e commerciale nell’Università di Pavia – Direttore del Dipartimento di ricerche aziendali nella stessa Università. Marco Onado professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università di Bologna. Vincenzo Desario Direttore centrale del Servizio Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d’Italia. Giulio Lanciotti Direttore principale del Servizio Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d’Italia. Anna Armento Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Franco Belli Docente di Legislazione bancaria presso la facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena e presso la scuola di specializzazione in Discipline bancarie della medesima università. Ruggero Bertelli Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Antonella Brozzetti Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Francesco Cesarini professore ordinario di Tecnica bancaria nell’Università Cattolica del Sacro Cuore Milano. Antonio Patroni Griffi professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Francesco Carbonetti professore di Diritto monetario nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Roma. Mario Porzio professore ordinario di Diritto e legislazione bancaria nella facoltà di Economia e commercio dell’Università di Napoli. Jean Le Brun professore ordinario nell’Università Cattolica di Lovanio. Michel Jeantin professore ordinario nell’Università di Parigi X. Angela Principe ricercatore nell’Università di Salerno. Rita Siciliano Baumet dottorando di ricerca nell’Università di Napoli. Cinzia Motti dottorando di ricerca nell’Università di Bari. Antonella Antonucci ricercatore nell’Università di Bari. Piero Schlesinger professore ordinario di Diritto privato nella Università Cattolica del Sacro Cuore Milano. Sabino Cassese professore ordinario di Diritto amministrativo nell’Università La Sapienza Roma. Alfonso Palmieri Avvocato, già avvocato generale del Banco di Napoli.”,”ITAE-136-FL” “MINGARDI Alberto PIOMBINI Guglielmo a cura, brani di M.N. ROTHBARD G. DE-MOLINARIL. L. SPOONER B.R. TUCKER H.H. HOPPE T. SZASZ W. Mc-ELROY W. BLOCL”,”Anarchici senza bombe. Il nuovo pensiero libertario.”,”””Inoltre, dal 1815 in avanti in tutta Europa e nel mondo occidentale i tassi di interesse declinarono continuamente, fino a raggiungere, al volgere del secolo, un minimo storico medio ben sotto il 3 percento. Con l’avvento della democrazia questa tendenza si è arrestata e pare aver cambiato direzione, rivelando così il declino della civilizzazione europea e americana nel XX secolo. Un’analisi del più basso tasso medio d’interesse decennale in Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Svezia, Svizzera e Stati Uniti mostra per esempio che durante l’intero periodo seguito alla prima guerra mondiale i tassi in Europa non furono mai bassi quanto quelli della seconda metà del XIX secolo. Solo negli Stati Uniti, negli anni ’50, i tassi scesero sotto il livello della fine del XIX secolo. Questo però fu un breve fenomeno, e in ogni caso i tassi americani non scesero mai a livelli più bassi di quelli dell’Inghilterra nella seconda metà del XIX secolo. Nel XX secolo i tassi d’interesse furono dunque universalmente più alti che durante il secolo precedente, e se non altro hanno mostrato una tendenza verso l’alto. Infine, fino alla fine del XIX secolo la maggior parte delle spese governative — in genere più del 50 percento – andavano a finanziare le attività militari”” (Hans-Herman Hoppe, Monarchia, democrazia e ordine naturale) (pag 87)”,”ANAx-362″ “MINGARDO Mirella”,”Mussolini, Turati e Fortichiari. La formazione della sinistra socialista a Milano, 1912-1918.”,”MINGARDO si occupa del gruppo della sinistra milanese formatosi attorno a Bruno FORTICHIARI, Luigi REPOSSI e Abigaille ZANETTA.”,”MITS-004″ “MINGHETTI Marco”,”La convenzione di settembre (Un capitolo dei miei ricordi).”,”””L’ aspetto del nostro paese, la configurazione del nostro suolo, potrebbero essere per avventura più eloquenti e più chiare? Quelle Alpi non dicono, che bisogna munirne e contenderne i passaggi che resano tuttora nelle nostre mani? Quelle pianure non sono forse la gran piazza d’ armi italiana, dove devono essere combattute le armate nemiche discese dalle alpi? Quel Po non è forse una magnifica linea di difesa, sulla quale conviene prepararci in modo da manovrare facilmente per mezzo di teste e di equipaggi da ponte? Quell’ Appennino, da Genova alla Cattolica, incastrato fra due mari, non è forse un’ immensa cortina eretta dalla natura a salvezza d’ Italia, purché venga provvidamente assicurato in tutti i suoi sbocchi? (…) Anzitutto si trasportino oltre l’ Appennino la capitale, gli arsenali, le fabbriche, i magazzini, i depositi, le riserve, in una parola i nostri più vitali interessi. Poi si muniscano tutti gli sbocchi dell’ Appennino da Genova alla Cattolica, onde vietarne il passaggio ad una armata nemica, e serbare a noi il modo di discenderne, quando convenga. Si costruisca una piazza forte od un campo trincerato alla Cattolica per meglio assicurare quel fianco. Si moltiplichino, sin dove si possa, i mezzi permanenti e portabili per passare da una sponda all’ altra del Po, e prepararci così la possibilità di rapidi, abili e concludenti manovre.”” (pag 154-155, il Generale d’ Armata Cialdini) Proposta di Napoli come capitale del regno d’ Italia. “”Mentre queste cose si trattavano a Parigi, il Consiglio dei ministri, presupponendo che il Re s’ indurrebbe ad accettare, discuteva qual sarebbe la città che si dovrebbe proporgli come temporanea capitale in luogo di Torino. Stavano per Napoli le ragioni politiche. Ivi erano le maggiori necessità di sicurezza pubblica, ivi il nuovo ordine di cose aveva recato più offese agli interessi. Molte industrie avevano sofferto, o s’erano spente, cessata la protezione che prima loro porgevano le alte tariffe. Le ferrovie adriatiche avevano, per dir così, staccato da quella città tutto il versante adriatico, cheoggi commerciava direttamente coll’ alta Italia. Inoltre l’ amor proprio di quei cittadini s’ adombrava di una specie di trascuratezza e di dispregio, falso o vero che fosse, dei popoli subalpini. Il trasportare la capitale a Napoli avrebbe d’un colpo troncato l’ opposizione che, aperta o sorda, serpeggiava in quelle provincie. Vero è che l’ ambiente appariva poco favorevole ad un governo austero e forte; ma si sperava che il Governo avrebbe potuto modificare quell’ ambiente anziché esserne modificato. Stavano per Firenze la sua posizione contrale, la tradizione schietta italiana, e sopratutto la ragione strategica. Poichè fra le cause precipue di abbandonare Torino v’era quella di essere troppo vicini al confine francese, non si poteva scegliere Napoli, che una flotta nemica potrebbe ad ogni istante bloccare e bombardare. Per Firenze stavano tutti i Ministri militari, e stava il Re, il quale adduceva contro Napoli una ragione molto forte e poco avvertita dagli altri. Una volta stabiliti a Napoli, diceva egli, sarà molto più difficile uscirne, che non da Firenze. Il carattere di capitale temporanea meglio si addice a questa città, che non a quella. Io, che avevo udito dal Re questo giudizio così reciso, ben sapevo che, alla fin fine, la sua volontà avrebbe finito col prevalere: nondimeno la cosa fu tra noi discussa almono pro forma, e se ben ricordo (giacché non ho serbato di ciò alcun documento), la maggiornza era per Napoli, ma subordinatamente alle esigenze militari ed alla volontà del Re. (…)””. (pag 147-148)”,”ITAA-113″ “MINGIONE Enzo”,”Impiegati, sviluppo capitalistico e lotta di classe.”,”I ceti medi in Italia: un’analisi sociologica. Enzo Mingione è assistente di sociologia all’Università degli Studi di Milano dove si è occupato di ricerche sulle classi in Italia e sugli impiegati. E’ inoltre dal 1971 vice segretario generale dell’Associazione Internazionale di Sociologia. Ha pubblicato: ‘La proletarizzazione dei ceti medi’, Milano; 1971; in collaborazione con Boffi, Cofini, Giasanti: ‘Città e conflitto sociale’, Milano, 1972 Marx (pag 16-17-18, 34-35) “”Un altro strumento attraverso cui passa la subordinazione del lavoratore al capitale è la divisione tecnica del lavoro. La divisione tecnica del lavoro (organizzazione del lavoro) cambia continuamente con lo svilupparsi del capitalismo. Infatti, essa è la forma di organizzazione sociale della produzione assunta di volta in volta dalla divisione sociale del lavoro tra detentori delle potenze intellettuali, borghesia e i suoi servitori, e lavoratori, produttori di plusvalore, il proletariato. «Poiché la produzione e la circolazione delle merci sono presupposto generale del modo di produzione capitalistico, la divisione del lavoro di tipo manifatturiero (una forma storica di organizzazione del lavoro – par. nostra) richiede una divisione del lavoro all’interno della società che sia già giunta ad uno stadio di maturazione. Viceversa la divisione del lavoro di tipo manifatturiero sviluppa e moltiplica per reazione, la divisione sociale del lavoro». [(Marx, ‘Il Capitale’), 2. cap. 12.4, v. II p.52]. Si possono quindi dedurre due postulati fondamentali dell’analisi marxiana della società capitalistica: 1. ‘Il modo di produzione capitalistico è accentramento delle potenze intellettuali della produzione da parte dei capitalisti contro la classe operaia’; 2. ‘l’organizzazione del lavoro è determinata dai rapporti sociali di produzione nel loro sviluppo storico’ (e quindi dalla divisione sociale del lavoro) ‘ed, a sua volta, è strumento di estensione e conservazione del modo di produzione’. Questi postulati sono validi di volta in volta per tutti i lavoratori siano essi operai, impiegati o tecnici. Chi non subirà una forma di espropriazione delle proprie capacità professionali e delle proprie potenze intellettuali o non l’avrà ancora subita, e di conseguenza gestirà un ruolo privilegiato nella organizzazione capitalistica del lavoro e sul mercato del lavoro, non potrà essere considerato oggettivamente parte del proletariato. La sopravvivenza di strati sociali, che pur non essendo borghesia in senso stretto controllano gli strumenti intellettuali di produzione si spiega con il fatto che la borghesia non è in grado di gestire direttamente tutte le potenze intellettuali e, per lunghi periodi della sua storia e in condizioni via via diverse, ne delega una parte a degli strati sociali che servono ad accrescere la sua potenza e a opprimere il proletariato. A questo proposito Naville fa notare come per Marx «la divisione in lavoro manuale e lavoro intellettuale ha un aspetto storico e non è fondata sull’apparenza produttiva o improduttiva degli uni o degli altri…””E’ in effetti una caratteristica del modo di produzione capitalistico di separare e di affidare a delle persone distinte dei diversi lavori, intellettuali o manuali: il che non impedisce che il prodotto materiale sia prodotto in comune da queste persone né di realizzare in ricchezza il prodotto comune, né impedisce d’altro canto che tutte queste persone siano per il capitale dei salariati. Tutte queste persone non sono solo occupate direttamente nella produzione di ricchezze materiali, ma scambiano direttamente il loro lavoro contro denaro in quanto capitale e riproducono dunque direttamente, contro il salario, un plusvalore per il capitale”” (Karl Marx, ‘Histoire des doctrines économiques’, I.II, p. 214» (). Tutto questo significa che la divisione sociale del lavoro tra lavoro intellettuale e lavoro manuale non si riduce e non coincide mai con la contrapposizione tra borghesia e proletariato, come d’altra parte non coincide nemmeno con la contrapposizione tra lavoro produttivo e lavoro improduttivo. La divisione sociale del lavoro (lavoro intellettuale e lavoro manuale in questo caso) è allo stesso tempo prodotto e condizione rispetto ai rapporti sociali di produzione che contrappongono i capitalisti al proletariato. Ciò non toglie che, dove i lavoratori intellettuali, ed eccezionalmente anche alcuni lavoratori manuali, siano concretamente in condizione di controllare i propri strumenti di produzione e quindi non siano completamente succubi del ricatto capitalistico «Tu mi cedi tutto il valore prodotto dal tuo lavoro, io ti pago in cambio i mezzi per sopravvivere», questa condizione giochi un ruolo importante nella collocazione di classe del lavoratore”” (pag 16-17-18) [Enzo Mingione, ‘Impiegati, sviluppo capitalistico e lotta di classe’, Roma, 1973] [* Pierre Naville, ‘De l’alienation à la jouissance’, Editions Anthropos, Paris, 1970, p. 472]”,”TEOS-252″
“MINI Fabio TRIPPODO Sergio SCHETTER Conrad SIMON Steven FUMAGALLI Matteo SATTA Lauretana CARUSO Antonella DUSI Elena CRISTIANO Riccardo ROSSANT John JEAN Carlo al-NUR Ibrahim DALI Driss LA-ROSA Anna CARNIMEO Nicolò BUTUROVIC Adnan DEL-RE Giovanni Maria ROSATO Angelantonio GIORDANA Emanuele MELLONI Alberto SACCO Giuseppe, articoli di”,”Le spade dell’ Islam. La guerra continua. Noi visti da loro. Musulmani contro.”,”MINI Fabio TRIPPODO Sergio SCHETTER Conrad SIMON Steven FUMAGALLI Matteo SATTA Lauretana CARUSO Antonella DUSI Elena CRISTIANO Riccardo ROSSANT John JEAN Carlo al-NUR Ibrahim DALI Driss LA-ROSA Anna CARNIMEO Nicolò BUTUROVIC Adnan DEL-RE Giovanni Maria ROSATO Angelantonio GIORDANA Emanuele MELLONI Alberto SACCO Giuseppe, articoli di”,”ASIx-042″
“MINI Fabio”,”Soldati.”,” Fabio Mini è stato Capo di stato maggiore del Comando Nato delle forze alleate Sud Europae al vertice della Kfor in Kosovo. E’ pure autore di ‘La guerra dopo la guerra’. Collabora a ‘Repubblica’ e a ‘Limes’ “”La guerra ha sempre avuto storture e aberrazioni di violenza: C’è anche stata la connotazione «maligna» dell’avversario. In ‘L’arte dei marescialli’, un classico della tradizione strategica cinese, si parla del nemico esterno come dello «scellerato», ma senza negarne la legittimità. La moderna «criminalizzazione» prescinde dalle azioni e si concentra invece sulle percezioni e sulle ideologie, come ai tempi della caccia alle streghe o delle guerre di religione. Oggi, gli eserciti regolari da un lato e quelli irregolari e asimmetrici dall’altro, si combattono attribuendosi reciprocamente le qualifiche di criminali, canaglie, terroristi, falliti e invasori scellerati. Non sono più avversari legittimi, bensì interlocutori che non rientrano più nello stesso ordine giuridico e legale che comprende la guerra. Facendo diventare il nemico un criminale si è aperta la strada a coloro che non vogliono riconoscere i diritti, e quindi neppure i doveri, stabiliti dalle leggi internazionali e dai codici di guerra”” (pag 17) Bibliografia dell’autore: – Fabio Mini, La guerra dopo la guerra. Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Einaudi, Torino, 2003, Gli struzzi, Euro 14.0 [‘«Nell’asimmetria di guerra e terrore, a dominare è la paura. Capirlo è già un modo per liberarsene»; ‘Il libro L’avvio del millennio è drammaticamente segnato dalla rinascita della «voglia di impero»: imperi astratti e fra loro connessi, attraversati dall’economia globale e dalla criminalità, dal terrore islamico e dagli apparati della guerra. Il terrorismo, tutto orientale nella sua concezione alineare, ha lanciato la sua sfida al sistema occidentale. Non per abbatterlo o sostituirlo ma semplicemente per terrorizzarlo. La guerra, tutta occidentale nella sua linearità, lo vuole annientare individuando nelle vecchie formazioni statali i nuovi nemici. In questa lotta la guerra cambia – a raccontarlo dall’interno è un generale, Fabio Mini -, diventa asimmetrica. Cambiata la guerra, anche i guerrieri mutano: i soldati dell’impero della guerra, senza nazione, senza ethnos, combattono per una pace virtuale, sono gendarmi, samaritani, mercenari, quasi mai guerrieri. Come la guerra anche il dopoguerra è profondamente trasformato: è una fase incerta, di anarchia, ai confini tra la pace e la guerra, in cui i ladri e gli assassini spesso prendono il sopravvento. E ci sono le ricostruzioni, con i loro eroi, con i loro speculatori e i loro profittatori, entro un processo senza fine in cui gli interessi della guerra si perfezionano]”,”QMIx-314″
“MINIERO Alessandro”,”Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della Vittoria in Europa (1919-1921). Serie II, Memorie Vol. LV.”,”Alessandro Miniero è attualmente documentarista bibliotecario presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.”,”RISG-143-FSL”
“MINISTERE DE L’INDUSTRIE ET DE LA RECHERCHE; collaborazione di Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY Jean-Claude MONATERI Christian PALLOIX Raphael TIBERGHIEN André FAHRI Christian GOUX Jean-Pierre KERTUDO Elie LOBEL Gustave MASSIAH Alain CHAMPEAUX Lucien FARHI Francois GEZE Pierre ALEMBIC Jacques de BANDT Jacques FOURNIER”,”La division internationale du travail. Volume I. Les tendences actuelles.”,”Hanno collaborato: Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY Jean-Claude MONATERI Christian PALLOIX Raphael TIBERGHIEN André FAHRI Christian GOUX Jean-Pierre KERTUDO Elie LOBEL Gustave MASSIAH Alain CHAMPEAUX Lucien FARHI Francois GEZE Pierre ALEMBIC Jacques de BANDT Jacques FOURNIER.”,”STAT-011″
“MINISTERE DE L’INDUSTRIE ET DE LA RECHERCHE; collaborazione di Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY”,”La division internationale du travail. Volume II. Trois scenarios prospectifs.”,”Hanno collaborato: Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY”,”STAT-012″
“MINNELLA Nando”,”L’ altra America: i neri, 1870-1970.”,”””Raramente nella storia del movimento operaio americano un’ associazione di lavoratori si era posta il problema di rappresentare non già l’ aristocrazia operaia e l’ elite degli “”skilled””, ma l’ intera schiera del proletariato e del sottoproletariato senza alcuna distinzione di razza, di orientamento politico, di nazionalità, di sesso. Facevano parte a pieno titolo dell’ IWW i gruppi più disparati…”” (pag 54)”,”MUSx-137″
“MINNITI Fortunato”,”Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice alleanza.”,”MINNITI Fortunato (Roma, 1946) è ricercatore di lettere e filosofia dell’ Università degli Studi di Roma (La Sapienza). Scrive su Storia contemporanea. E’ autore della sezione Industria (1915-1945) degli Annali dell’ economia italiana. Il giudizio di Moltke sull’ esercito italiano. “”Il giudizio tedesco viene riferito a Depretis nella maniera più netta: la creazione delle quattro divisioni “”aumenterebbe ancora, secondo il Maresciallo Moltke, la sproporzione fra artiglieria e cavalleria, indebolirebbe l’ istruzione ed il materiale, ed accrescerebbe la durata e le difficoltà della mobilitazione (…). Ora le prime autorità militari in Germania, asseriscono che è un’ illusione la nostra di voler persuadere chicchessia della possibilità per noi di esercitare una seria azione militare utile o ai nostri alleati, o semplicemente alla difesa della nostra penisola dovunque aperta, con un esercito che è lungi dall’ avere la media di quattro cannoni per mille uomini; che quasi non ha cavalleria in paragone degli altri eserciti; che coi congedi anticipati indebolisce ancora la solidità e l’ istruzione degli effettivi; che ha i magazzini mal provvisti e mezzi di mobilitazione affatto inadeguati alla rapidità delle prime operazioni che sono decisive nelle guerre moderne.”” (pag 127-128)”,”ITQM-112″
“MINNITI Fortunato”,”Fino alla guerra. Strategie e conflitto nella politica estera di Mussolini, 1923-1940.”,”Fortunato MINNITI (Roma, 1946) insegna storia economica presso la facoltà di Lettere e filosofia de ‘La Sapienza’. E’ autore di ‘Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza’. Ha studiato in particolare gli anni della preparazione alla guerra dal punto di vista economico. Mussolini e la guerra. Politica e strategia. “”La prospettiva aperta dalla storia qui narrata del rapporto tra politica e strategia e dunque anche fra politica e guerra negli anni del fascismo si contrappone a quella disegnata da MacGregor Knox. Egli ha sostenuto che l’ impulso bellicista sia stato una ‘costante’ della politica estera di Mussolini. Questi sarebbe stato prima tenuto a bada fino al 1933 dall’ atteggiamento dell’ ‘establishment’ e soprattutto dalla situazione internazionale e poi libero di agire grazie alla destabilizzazione hitleriana di questa ed al prestigio conferitogli, anche ai suoi stessi occhi, dal successo etiopico. (…) L’ interpretazione continuista di Knox perde di plausibilità non appena alla semplice bipartizione dell’ atteggiamento esteriore di Mussolini si sostituisca il complesso trend irregolare della sua propensione alla guerra che è apparsa ovviamente massima nel 1935 e nel 1940, a livelli minimi dal 1926 sino al 1929, elevata nel 1934, nel 1938 e nel 1939 sino al luglio, bassa per non dire inconsistente in tutti gli altri periodi ‘compreso quello cruciale della non belligeranza’.”” (pag 225-226)”,”ITAF-220″
“MINNITI Fortunato”,”Il Piave.”,”Fortunato Minniti insegna storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. Tra i suoi libri: ‘Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza (Bonacci, Roma). ‘Fino alla guerra. Strategia e conflitto nella politica di potenza di Mussolini, 1923-1940’ (Esi, 2000). Ha collaborato a numerose pubblicazioni. Propaganda. “”Il Commissario per la propaganda sul nemico creato ad aprile ed affidato su suggerimento di Luigi Albertini da Orlando al capitano Ojetti, già in servizio all’Ufficio Stampa del Comando Supremo, divenne il terminale cui giungevano le istanze sia di quella parte del governo rappresentata da Bissolati, sia di un informale gruppo di pressione che faceva riferimento al “”Corriere della Sera””. Entrambi erano a favore della promozione di una politica delle nazionalità che portava allo smembramento dell’Austria-Ungheria ed alla sua dissoluzione in quanto potenza europea, e, ammettendo la nascita di uno Stato jugoslavo, urtava frontalmente con la linea ufficiale della politica estera italiana custodita in silenzio da Sonnino. L’obiettivo di Orlando era di fatto quello di sottrarre la politica delle nazionalità alla direzione francese – sbilanciata in senso filo-jugoslavo – e di farne soprattutto uno strumento efficace di propaganda quale lo svolgimento del Congresso di Roma di aprile mostrò di essere nei confronti del nemico, non chiarendo dal punto di vista italiano nessuna delle diverse posizioni in esso rappresentate meno una, quella di Sonnino che non vi partecipò”” (pag 58)”,”QMIP-136″
“MINNITI Fortunato”,”Il Piave.”,”Reazione psicologica alla disfatta e all’invasione. “”Ma superata la crisi, e anzi già nel corso di essa, non mancò una percezione e poi una interpretazione in positivo degli effetti della catastrofe. Anche da parte di chi dimostrava costernazione sincera e profonda. Intanto la perdita di territorio, la violazione della sua sacralità, è, lo abbiamo detto, una spinta formidabile”” (pag 25)”,”QMIP-274″
“MINNITI Fortunato”,”L’industria italiana tra le due guerre (1915-1945).”,”Errori commessi dal regime fascista prima e durante la Seconda guerra mondiale. “”[S]orprendente e fatale incapacità del regime di mobilitare le risorse del paese una volta che la guerra era stata dichiarata, si era rivelata di dimensioni e durata maggiori del previsto e, per la sua stessa sopravvivenza, andava combattuta e vinta. Le ragioni di tale incapacità furono essenzialmente politiche. Mobilitare avrebbe voluto dire ‘disporre di un consenso sufficientemete ampio’ in tutti i gruppi sociali del paese oppure avere i mezzi per ‘reprimere il crescente dissenso’; avrebbe voluto dire inoltre poter ‘far leva’ in particolare ‘su una unità di intenti con e dei settori più direttamente coinvolti’ nella sua gestione quali i quadri militari e gli operatori economici, principalmente gli industriali. Questa unità di intenti di fatto non esisteva, dato il rapporto che il fascismo aveva con essi e sul quale il suo potere si teneva in equilibrio: ai militari era stata riconosciuta una autonomia interna; agli imprenditori era stata lasciata di fatto la libertà di guidare e/o manipolare la politica industriale. (…) La mancata mobilitazione seguì alla mancata, o meglio, alla tarda ed errata preparazione industriale poiché l’industria bellica non era in grado, come abbiamo visto, di raggiungere prima della fine del 1942 il massimo della sua potenzialità. (…) Se, in teoria, la guerra può sia promuovere che ostacolare lo sviluppo economico (100), in Italia fu il secondo effetto a prevalere fra il 1940 e il 1945. Già nel 1941 infatti il prodotto lordo dell’industria era sceso rispetto al 1940, preceduto da un calo, sia pure lieve, del prodotto lordo complessivo verificatosi l’anno prima, cosicché proprio nel 1940 si ebbe l’incidenza massima del contributo del secondario alla formazione di quest’ultimo, col 35,18 per cento. Nel 1942 si ebbe poi una netta diminuzione di entrambi i valori, scesi a 42,76 miliardi il primo ed a 132,6 il secondo, contro i 50,22 ed i 143,4 del 1939. Rispetto all’anno della vigilia, quello della sconfitta, il 1943, vide una riduzione del prodotto dell’industria di oltre il 50 per cento e una più che doppia fra questo e l’anno della fine della guerra, il 1945, quando precipitò ai livelli dell’inizio del secolo (con 15.68 miliardi). In questo calo della produzione determinante fu l’andamento dell’industria manifatturiera: l’indice Istat dal massimo, raggiunto nel 1940, di 110 punti si abbassò a 89 nel 1942, a 69 l’anno appresso e crollò a 29 nel 1945, anno in cui il suo prodotto fu di appena 10,5 miliardi contro i 40,8 del 1939 ed i 33,3 realizzati ancora nel 1942. Soltanto l’industria meccanica segnò negli anni di guerra uno sviluppo sostenuto, in atto sino al primo quadrimestre del 1943, accompagnato nel bienno 1940-41 dal settore dell’energia. Tutti gli altri settori perdettero progressivamente terreno a partire dal 1939 (101)”” (pag 154-155) [(100) D.S. Landes, Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri’, Torino, 1978, p. 553; (101) Per il PL dell’industria manifatturiera cfr. P. Ercolani, ‘Documentazione statistica di base’, in ‘Lo sviluppo economico in Italia. Storia dell’economia italiana negli ultimi cento anni’, a cura di G. Fuà, vol. III, Milano, 1975, pp- 410-411. Per l’indice dei vari settori cfr. R. Covino, G. Gallo, E. Mantovani, ‘L’industria dell’economia di guerra alla ricostruzione’, in ‘L’economia italiana…, cit., p. 253, tab A, 13] inserire”,”QMIS-027-FV”
“MINOIS Georges”,”Piccola storia del diavolo.”,”Georges MINOIS, storico, è autore di ‘Histoire des enfers’ (1991), ‘Histoire du suicide’ (1995), ‘Histoire de l’ atheisme’ (1998), tutti pubblicati da Fayard. Al Mulino è già uscita la sua ‘Piccola storia dell’ inferno’ (1995). “”Senza diavolo niente dio””: sono soprattutto le grandi religioni monoteiste a non poter fare a meno della figura del maligno. Come ovviare, se non con la creazione di un’istanza malefica, allo scandalo di un dio che in quanto origine di tutto sarebbe altrettanto responsabile del bene e del male? Ma l’excursus storico dell’A non si limita a seguirne le tracce nell’ ambito religioso. Nato duemila anni fa dalla letteratura apocalittica apocrifa di sette giudaiche dissidenti, Satana si è via via laicizzato… Secondo lo stesso LUTERO gli ebrei erano i “”figli del diavolo””. Tesi: il diavolo è un essere dotato di ragione”,”RELx-022″
“MINOIS Georges”,”Storia della vecchiaia dall’ antichità al rinascimento.”,”MINOIS Georges (1946) è specialista di storia delle mentalità religiose nella prima età moderna. Insegna attualmente a Saint-Brieuc. “”Ogni società ha i vecchi che merita”” scrive MINOIS. Mitologia: gli dei non amano la vecchiaia. (pag 51) Il vecchio ideale in Platone. “”Per incidens Platone fa l’ elogio della costituzione spartana che equilibra il potere dei re con quello di ventotto vecchi. Platone riconosce che certi vecchi possono finire col perdere il senno, che talvolta le loro capacità mentali e fisiche declinano (…). Per dirla in breve, la vecchiaia ha i suoi punti deboli.”” (pag 69) Aristotele contro i vecchi. Lo spirito come il corpo subisce gli effetti della vecchiaia. “”Aristotele ha una posizione del tutto diversa. La vecchiaia non è per lui garanzia di saggezza o di capacità politica. Nemmeno l’ esperienza dei vecchi è un elemento positivo: spesso si riduce a un accumularsi di errori in una mente irrigidita dall’ età. Al contrario di Platone, per cui le capacità spirituali si avvantaggiano dell’ indebolimento dei sensi, che libera l’ uomo dalla schiavitù delle passioni, Aristotele osserva che, in virtù dell’ unione tra anima e corpo, la decrepitezza dell’ uno tocca immancabilmente l’ altra. La salute fisica e il pieno possesso delle capacità del corpo sono indispensabili alla pratica della saggezza.”” (pag 69)”,”STOS-115″
“MINOIS Georges”,”La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia all’ èra atomica. (Tit. orig.. L’ Eglise et la guerre)”,”MINOIS Georges professore di storia nel Liceo Ernest Renan di Saint-Brieue, membro dell’ Institut culturel de Bretagne, è storico delle mentalità religiose e dei rapporti tra pensiero cristiano, cultura e poteri. Ha pubblicato varie opere (v. risvolto 4° copertina) Teoria e prassi della guerra giusta (pag 87) Elaborazione della teoria della guerra giusta (pag 221) Perfezionamento della teoria della guerra giusta: la teoria di Vitoria (pag 276) Le chiese nazionali esaltano la guerra (pag 501) “”E’ proprio nel mezzo di queste dispute sulla guerra giusta che si svolge l’ episodio di Giovanna d’ Arco. Oltre all’ aspetto puramente militare, del resto non molto significativo, è invece il suo valore di segno di Dio ad essere in questione. Se la Pulzella è inviata da Dio, è Carlo VII che conduce una guerra giusta, e nello stesso tempo e per la stessa ragione tutta la guerra dei Cent’anni assume l’aspetto di una guerra ingiusta del re inglese, con tutte le conseguenze evidenziate da teologi e canonisti. Da qui la passione per i dibattiti, condotti con tutta la parzialità possibile da parte dei due contendenti. La condanna da parte del tribunale di Rouen era inevitabile: se la guerra degli Inglesi è giusta, i loro nemici evidentemente non lo sono, e se rivendicano il sostegno del Signore, gli altri hanno hanno l’ appoggio del demonio.”” (pag 239)”,”RELC-217″
“MINOIS Georges”,”Storia dell’ ateismo.”,”Georges MINOIS è professore di storia e storico delle mentalità religiose. E’ autore di ‘L’Eglise et la science, histoire d’un malentendu’, ‘L’Eglise et la guerre’, ‘Histoire du suicide’. “”Quest’ultimo (l’ateismo, ndr) tuttavia predomina e prevale senza riserve a partire dagli anni ’70, in un’atmosfera di “”guerra a Dio””, seguendo il grido di battaglia di Paul Lafargue del 1865. In un articolo di ‘La Libre Pensée’ del 12 maggio 1870, intitolato “”Ateismo pratico””, Gustave Flourens scrive: “”Il nemico è Dio. L’inizio della saggezza è l’odio di Dio, questa menzogna spaventosa che, da 6.000 anni, infiacchisce, inebetisce, assoggetta la povera umanità””.”” (pag 470) “”Al disprezzo dei deisti come Victor Hugo – per il carattere rozzamente materialista degli atei, questi ultimi rispondono con il disprezzo nei confronti dei “”pasticci”” spiritualisti dei primi, del loro attaccamento alal “”corda consumata della metafisica”” per seguire l’espressione di Vermorel””. (pag 471) Il termine ateismo (dal greco “”atheos”” composto da a- (alfa privativo)= “”senza””, e da e da ?e?? = “”dio””, cioè “”privo di dio””) nell’accezione più ampia definisce la posizione religiosa di chi non riscontra o non ammette l’esistenza di alcun soggetto dotato di proprietà superiori, trascendenti o soprannaturali. Il termine può indicare sia l’idea di chi afferma positivamente che l’esistenza di una divinità sia impossibile (eventualmente anche dimostrabile), posizione dell'””ateismo forte”” e dell'””ateismo teorico””, sia l’idea di chi considera l’ipotesi dell’esistenza di esseri divini in senso più ampio come non rilevante o non dotata di senso per l’essere umano. Si contrappone al teismo, espresso nelle due pricipali forme di monoteismo e di panteismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione dell’esistenza o no di Dio “”sospendono”” il loro giudizio o si astengono dall’esprimerlo. Da notare che in passato con il termine ateo i fedeli di una certa religione semplicemente indicavano, spregiativamente, gli appartenenti a religioni o fedi diverse dalla propria. I fedeli della religione romana chiamavano infatti atei i cristiani, che a loro volta chiamavano pagani i romani. Nel corso della storia la posizione atea è stata oggetto di ostilità da parte di istituzioni e culture teocratiche, e in diverse aree del mondo lo è tuttora. Ciò avviene anche in contesti di potere formalmente laico ma realmente teologico (specialmente nell’area islamica). In molte società ed epoche storiche gli atei sono stati considerati persone pericolose o immorali, e l’ateismo considerato potenzialmente eversivo. Una eccezione storica, in senso negativo, sono state le dittature che nel XX secolo hanno proclamato l””ateismo di stato””, nelle quali i perseguitati erano invece i religiosi. Nell’antica grecia filosofi come Diagora di Mileto e Protagora furono osteggiati. Platone nelle Leggi propose d’introdurre pene severissime (fino all’ergastolo) per gli atei.[2] L’editto di Tessalonica del 380 impose il cristianesimo come religione di stato. Per tutto il medioevo l’ateismo fu messo fuori legge e per gli atei era previsto solitamente il taglio della lingua.[3] Non necessariamente il termine ateismo è sinonimo di areligiosità. Può infatti darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come “”forza universale”” o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi di religiosità (posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia). (Wikip)”,”FILx-398″
“MINOIS Georges”,”Il pugnale e il veleno. L’assassinio politico in Europa (1400-1800).”,”MINOIS Georges è docente di storia e membro del Centre international de recherches et d’etudes transdisciplinaires.”,”TEMx-050″
“MINOIS Georges”,”Storia dell’ateismo.”,”Georges Minois è professore di storia e storico delle mentalità religiose.”,”RELx-017-FL”
“MINOJETTI Attilio”,”La stampa socialista italiana e la Rivoluzione Russa.”,”La grande importanza di tutte le crisi sta nel fatto che esse rendono palese ciò che è nascosto, respingono il convenzionale, il superficiale, il secondario, spazzano via i rifiuti della politica e svelano le molle reali della lotta di classe… (Lenin, Gli insegnamenti della crisi, 22 aprile 1917). Il presente lavoro non ha l’ambizione di offrire la panoramica completa della stampa socialista italiana che si è espress sulla Rivoluzione Russa. Intende invece presentare ed approfondire le diverse posizioni che hanno assunto le principali tendenze socialiste attraverso la stampa. Il metodo seguito è stato quello di prendere in considerazione la stampa espressione delle diverse forze che hanno caratterizzato il pensiero socialista prima e, per alcune, favorito poi la formazione del PCd’I a Livorno.”,”MITS-014-FL”
“MINOJETTI Attilio”,”La stampa socialista italiana e la Rivoluzione Russa.”,”Gramsci e Croce. “”Intanto Antonio Gramsci, fresco collaboratore a “”Il Grido del Popolo””, settimanale della sezione socialista torinese, proprio negli stessi giorni degli avvenimenti del Febbraio russo, pubblica – è l’11 febbraio 1917 – “”La città futura””, numero unico di quattro pagine dove tra l’altro definisce Croce “”il più grande pensatore d’Europa in questo momento””. “”In quel tempo”” -. onestamente riconoscerà più tardi – “”il concetto di unità di teoria e pratica, di filosofia e politica non era chiaro in me e io ero tendenzialmente piuttosto crociano”” (10)”” (pag 24) (10) Citato in Giuseppe Fiori, Vita di Antonio Gramsci, Bari, 1973, p. 124″,”MITS-436″
“MINOLA Mauro”,”L’Italia entra in guerra. 10-25 giugno 1940 i primi 15 giorni di conflitto.”,”Mauro Minola, nato a Torino, si occupa di Storia militare e della Casa Savoia. Ha pubblicato tra l’altro ‘Battaglie di confine della Seconda guerra mondiale’ (2010), ‘Alpi occidentali 1943-1945. L’ultima difesa della frontiera alpina’ (2014). Mussolini rompe gli indugi e dicide di entrare in guerra. “”Pur avendo stretto un patto di alleanza con la Germania di Hitler, Benito Mussolini risultò tagliato fuori dalla maggior parte delle decisioni assunte dall’alleato nel primo anno di guerra. I rapporti fra i due capi di stato soffrivano già da tempo, al di là della propaganda e delle dichiarazioni di facciata, di una continua alternaza di alti e bassi che lo scoppio del conflitto aveva ulteriormente accettato. Nell’agosto del 1939 il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Chiano era stato messo al corrente da Hitler della volontà tedesca di aggredire la Polonia: la Germania si aspettava dall’alleato italiano il massimo appoggio all’impresa. Ciano non fu però in grado di assumersi nessun impegno, poiché sapeva benissimo che Mussolini era ancora molto indeciso sul da farsi: da un lato era consapevole che l’Italia non era affatto pronta ad entrare in guerra, dall’altra non nascondeva i suoi timori di perdere una buona occasione per conquistare facili vittorie, se non si fosse schierato a fianco di Hitler. … finire (pag 11-13)”,”QMIS-353″
“MINS L.E. a cura, lettere di K. MARX F. ENGELS J.G. ECCARIUS W.R. CREMER”,”Founding of the First International (September-November 1864). A Documentary Record.”,”Gli italiani citati nell’indice: Fontana, Garibaldi, Mazzini, Lama, Setacci, Solustri, Luigi Wolf Marx a Weydemeyer, London, November 29, 1864 “”I am sending you simultaneously by mail four copies of a printed address drafted by me. The newly-established International Workingmen’s Committee, in whose name it is issued, is not without importance. The English members of the same consist mostly of the chiefs of the local trades unions, that is, the actual labour kings of London, the same fellows who prepared the gigantic reception for Garibaldi, and prevented Palmerston from declaring ‘war’ upon ‘the United States’, as he was on the point of doing, through the monster meeting in St. James’s Hall (under Bright’s chairmanship). The members from the French are insignificant, but they are the direct organs of the leading “”workmen”” in Paris. (…)””. [Marx a Weydemeyer, London, November 29, 1864] [Founding of the First International (September-November 1864). A Documentary Record, 1939] (pag 51-52)”,”INTP-059″
“MINSKY Hyman P.”,”Keynes e l’ instabilità del capitalismo.”,”MINSKY Hyman P. è nato a Chicago nel 1919 e dal 1965 insegna economia alla Washington University di St. Louis. E’ visiting professor in numerose università americane. E’ membro dell’ American Economic Association. “”Ciò che fa di John Maynard Keynes un economista del tutto particolare è il carattere “”rivoluzionario”” della sua opera principale: la Teoria generale dell’ occupazione, dell’ interesse e della moneta (1936). Il presente studio è dedicato all’ analisi di quell’ opera e intende verificare se essa costituisca veramente, come riteneva Keynes, una “”rivoluzione”” del pensiero ecoomico; (…)””. (pag VII) “”La teoria quantitativa della moneta, che Keynes aveva tentato di seppellire, ha fatto la sua ricomparsa trionfale, arricchita di nuovi elementi teorici apparentemente keynesiani, tra gli economisti accademici. Dalla fine degli anni sessanta all’ inizio degli anni settanta una versione semplicistica della teoria quantitativa ha vissuto, sotto le vesti di dottrina monetarista, un breve periodo di splendore come base teorica per la politica economica””. (pag 35)”,”TEOC-351″
“MINSKY Hyman P. LEVY Aviram e PADULA Giovanni a cura”,”Governare la crisi. L’equilibrio in un’economia instabile.”,”Hyman Minsky è professore di economia alla Washington University a St. Louis, ha insegnato anche alla Brown University e alla University of California a Berkeley ed è autore di numerosi saggi, tra i quali John Maynard Keynes. L’autore propone in quest’opera una nuova, originale visione di matrice post-keynesiana, una teoria finanziaria dell’investimento che non solo permette di chiarire i meccanismi attraverso i quali funziona l’economia americana, ma consente anche di elaborare un’agenda di riforme e strategie di stimolo all’occupazione, di riforme finanziarie e di regolamentazione del potere di mercato. L’instabilità economica, sostiene Minsky, è parte integrante del normale modo di operare di una complessa economia di mercato, non semplicemente il risultato degli errori dei governi o di shock esogeni, di qui la necessità di calibrare l’intervento del settore statale, che può efficacemente preservare la stabilità senza originare ricorrenti periodi di inflazione.”,”ECOI-122-FL”
“MINSKY Hyman P.”,”Keynes e l’instabilità del capitalismo.”,”Hyman Minsky è nato a Chicago nel 1919 e dal 1965 è professore di economia alla Washington University a St. Louis, ha insegnato anche alla Brown University e alla University of California a Berkeley ed è autore di numerosi saggi, tra i quali John Maynard Keynes. L’autore propone in quest’opera una nuova, originale visione di matrice post-keynesiana, una teoria finanziaria dell’investimento che non solo permette di chiarire i meccanismi attraverso i quali funziona l’economia americana, ma consente anche di elaborare un’agenda di riforme e strategie di stimolo all’occupazione, di riforme finanziarie e di regolamentazione del potere di mercato. L’instabilità economica, sostiene Minsky, è parte integrante del normale modo di operare di una complessa economia di mercato, non semplicemente il risultato degli errori dei governi o di shock esogeni, di qui la necessità di calibrare l’intervento del settore statale, che può efficacemente preservare la stabilità senza originare ricorrenti periodi di inflazione.”,”ECOT-104-FL”
“MINTZ Frank”,”L’ autogestion dans l’espagne revolutionnaire.”,”Collettivismo in Spagna, cooperativismo, aspetti economia spagnola, riforma agraria, incidenza cattolicesimo in popolazione, dalla rivoluzione russa al 1936, influenza anarchismo russo, problemi di organizzazione, comunismo libertario, CNT nel 1931, congresso di Saragozza 1936, autogestione forzata o spontanea?, risultati collettivizzazione, originalità autogestione spagnola, antologia critica dei testi ufficiali.”,”MSPG-029″
“MINTZ Morton COHEN Jerry S.”,”America Inc. I padroni degli Stati Uniti.”,”””Il potere delle banche sembra inoltre destinato ad aumentare. Il rapporto rilevava che nel 1955 i fondi pensionistici privati non assicurati, gran parte dei quali sono amministrati dalle banche, erano investiti in azioni comuni o privilegiate per un 25 per cento. Nel 1965, la percentuale era salita al 41 per cento rispetto al valore d’ inventario e all’ incirca al 55 per cento rispetto al valore di mercato. Nello stesso periodo il valore totale dei fondi pensionistici era salito da 27.4 a 85.4 miliardi di dollari. Il rapporto prevedeva che nel 1980 il valore dei fondi pensionistici sarebbe arrivato, dai circa 100 miliardi di dollari del 1967, ai 285 miliardi di dollari, con all’ incirca un 55 per cento investito in azioni comuni.”” (pag 95) Lobby. “”Nel 1962 Richard Nixon si presentò senza successo candidato al governatorato della California. Egli allora entrò a far parte di uno studio legale di Wall Street i cui principali clienti erano la Warner-Lambert Pharmaceutical Corporation e la PepsiCo Incorporated. L’ ingresso di Nixon nello studio fu facilitato dai buoni uffici di due suoi vecchi amici. Elmer A. Bobst, presidente onorario della Warner-Lambert e Donald M. Kendal, ora presidente della PepsiCo, di cui la Pepsi-Cola, produttrice della nota bibita, è una sussidiaria. Lo studio legale, che fu ribattezzato Nixon, Mudge, Rose, Guthrie, Alexander & Mitchell (John H. Mitchell, ora ministro della giustizia), aveva numerosi clienti tra le società soggette al controllo del governo, e dunque fortemente interessate all’ azione (o alla non azione) della Casa Bianca e del Congresso. Uno di questi era, ad esempio, Joh Shaheen, un finanziere di New York. Prima del 1967 Shaheen incaricò Nixon di trattare la costruzione di una cartiera a Terranova, nel Canada. Durante le trattative Nixon e il premier di Terranova Joseph Smallwood, diventarono intimi. Prima che Nixon fosse eletto presidente, Shaheen incaricò Mudgen e Rose di trattare la costruzione di una raffineria di petrolio a Terranova, riuscendo ad ottenere un ottimo trattamento. Nel novembre del 1968 i comitati elettorali di Nixon e Agnew dichiararono di aver ricevuto da Shaheen 7.000 dollari, e altri comitati repubblicani dichiararono di averne ricevuti altri 9.500ò.”” (pag 267)”,”USAE-040″
“MINUTAGLIO Bill”,”First Son. George W. Bush and the Bush Family Dynasty.”,”MINUTAGLIO è uno dei migliori giornalisti del Texas.”,”USAS-067″
“MINUTO Emanuela”,”Frammenti dell’anarchismo italiano, 1944-1946.”,”MINUTO Emanuela è ricercatrice in storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: ‘Il partito dei parlamentari. Sidney Sonnino e le istituzioni rappresentative (1900-1906), (2004), ‘Un orizzonte bianco e desolato. Carrara 1944: occupazione, lotta armata e violenza sui civili (2008). “”Il 18 maggio 1945 nel primo numero successivo alla Liberazione, “”Il Comunista Libertario”” pubblicava l’invito della Federazione lombarda ai compagni e ai gruppi responsabili di Lombardia , Piemonte e Liguria a mettersi in relazione con essa per preparare un convegno interregionale. Un mese dopo, come noto, si sarebbe tenuta a Milano l’assise costitutiva della Federazione Comunista Alta Italia, che rappresentò l’appuntamento più importante prima del congresso di Carrara del settembre 1945, la cui convocazione fu peraltro decisa durante i lavori del convegno di giugno. A Milano si ritrovarono le delegazioni lombarde, liguri, piemontesi e toscane ma anche di gruppi marchigiani, emiliani e veneti, così come alcuni ospiti, tra i quali il comandante della “”Matteotti”” Corrado Bonfantini”” (pag 72)”,”ANAx-363″
“MIOCHE Philippe”,”Le Plan Monnet. Genese et Elaboration, 1941-1947.”,”MIOCHE Philippe, agrégé d’histoire, ha sostenuto una tesi del terzo ciclo da cui è stata tratta quest’opera. Lavora attualmente (1987) sulle relazioni tra Stato e siderurgia in Francia (anni quaranta- anni sessanta). “”Il piano Monnet si trova collocato al centro delle relazioni economiche e finanziarie franco-americane prima del Piano Marshall ed esprime un progetto nazionale nel quadro della “”battaglia della produzione””””. (retrocop)”,”FRAE-035″
“MIONI Michele”,”L’esperienza intellettuale e politica del laburismo nel pensiero di Carlo Rosselli.”,”Michele Mioni si è laureato presso l’Università Ca’ Foscari di Venenzia con una tesi dal titolo ”L’evoluzione delle politiche di welfare: il caso britannico dal governo Attle al New Labour’. ‘I fabiani erano convinti che solo nella democrazia potesse essere attuato il socialismo, distinguendo così il social-democratico, dal semplice democratico formale, che vedeva nella democrazia il fine ultimo e non il mezzo per la transizione. Le soluzioni “”catastrofiste”” erano decisamente abbandonate nel fabianesimo a favore di un’idea di transizioine che consistesse dapprima nell’estensione della democrazia, per esempio attraverso il diritto di voto, e, in seguito, in una serie di misure economiche che gradualmente, usando gli strumetni democratici della tassazione e delle nazionalizzazioni dei servizi pubblici, spostassero la proprietà dei mezzi di produzione dai privati allo Stato che, secondo Bernard Shaw, avrebbe dovuto essere in sostanza centrato sull’autogoverno locale come nucleo di un vero Stato socialdemocratico”” (16) (pag 5) (16) Shaw, George Bernard, Transition, cit., p. 187-201″,”TEOP-478″
“MIQUEL Pierre”,”Poincaré.”,”Dello stesso autore: ‘L’ affaire Dreyfus. PUF. PARIS. 1960 Collana Que sais-je? Raymond POINCARE’ (1860-1934) politico moderato, presidente del consiglio (1912-1913, 1922-24, 1926-1929) e della repubblica 1913-1920) nel primo dopoguerra fu assertore di una politica punitiva nei confronti della Germania (Eug). “”Dobbiamo concludere una pace che sia in rapporto con l’ ampiezza della nostra vittoria. Il Reno costituisce la garanzia della pace per tutte le nazioni che hanno versato il loro sangue per la causa della libertà. Di conseguenza, lasciateci sorvegliare il Reno”” (pag 391) “”La riva sinistra del Reno accetterà di essere separata dalla Germania, perché sarà affrancata da tutti i contributi di pagamento delle indennità e perché il mercato francese sarà per lei vantaggioso”” (pag 393).”,”FRAV-073″
“MIQUEL Pierre”,”Les mensonges de l’Histoire.”,”Pierre MIQUEL è un saggista profilico (oltre una ventina di libri) in particolare ha scritto ‘L’Affaire Dreyfus’ e ‘La Grande Guerre’. “”Progetto fantastico”” dei giapponesi a Pearl Harbor (pag 333) “”Ils sont au courant des préparatifs japonais, ayant décrypté le code secret nippon ‘Magic’. On peut se demander alors si l’étude des télégrammes japonais n’avait rien appris à la marine américaine sur la concentration opérée par l’amiral Yamamoto à partir de janvier 1941. A cette date, précisément, la flotte de guerre américaine vient d’être transférée de la base de San Diego en Californie à Pearl Harbor. Joseph Crew, l’ambassadeur des Etats-Unis à Tokyo, a fait savoir à Washington que les Japonais préparaient “”un projet fantastique”” sur Pearl Harbor. Les équipes de renseignement ont décodé les messages de l’état-major japonais demandant au consulat du Japon dans les îles Hawaii de fournir tous les renseignements possibles sur la base de Pearl Harbor. Pour des raisons inexplicables, la décodeuse de la base est déplacée, remplacée par un appareil anglais moins fiable, comme si les renseignements concernant Pearl Harbor n’intéressaient pas l’état-major américain. Il s’attend plutôt à une attaque sur Guam ou les Philippines. Quand les chefs américains de la base de Pearl Harbor, W.C. Short et H.E. Kimmel, reçoivent un télégramme de “”menace de guerre””, ils constatent que les porte-avions ont été retirés prestement. Le ‘Saratoga’ fait route vers la Californie, le ‘Lexington’ vers Midway, l”Enterprise’ vers l’île de Wake””. (pag 333)”,”STOx-142″
“MIQUEL Pierre”,”Les Aristos.”,”Pierre MIQUEL, repubblicano convinto, traccia con talento magistrale, il ritratto dell’aristocrazia francese da Clovis ai giorni nostri. Sembrano appartenere all’ Ancien Regime ma li si trova dappertutto, alla testa delle imprese, sulle liste elettorali nei luoghi alla moda, nei media, al governo della Repubblica, come se il 1789 non fosse mai esistito. ex-libris di Tino Albertocchi.”,”FRAS-049″
“MIQUEL Pierre”,”La grande guerre.”,”Pierre Michel agrégé d’histoier, professore a Paris-Sorbenne, ha pubblicato pure ‘Histoire de la France’ e ‘Guerres de religion’. (al 1983)”,”QMIP-039-FSL”
“MIRALLES Ricardo con Josep Lluis BARONA Julio AROSTEGUI Enrique MORADIELLOS Angel VIÑAS Gerald HOWSON Daniel KOWALSKY Marta BIZCARRONDO Antonio ELORZA Michale ALPERT Enric UCELAY-DA CAL Santos JULIA Helen GRAHAM Paul PRESTON Gabriel CARDONA Angel Bahamonde MAGRO Juan Francisco FUENTES Sergio MILLARES”,”Juan Negrín. Medico y Jefe de Gobierno, 1892-1956.”,”Saggi di Ricardo MIRALLES Josep Lluis BARONA Julio AROSTEGUI Enrique MORADIELLOS Angel VIÑAS Gerald HOWSON Daniel KOWALSKY Marta BIZCARRONDO Antonio ELORZA Michale ALPERT Enric UCELAY-DA CAL Santos JULIA Helen GRAHAM Paul PRESTON Gabriel CARDONA Angel Bahamonde MAGRO Juan Francisco FUENTES Sergio MILLARES. “”Il fatto fu che la integrazione delle forze politiche, con la svolta della CNT e la doppia rappresentazione di PSOE e UGT incarnata da Ramon Gonzalez Peña, diede al nuovo governo Negrin un contenuto di Union Sacrée (come lo definì l’ addetto militare francese), tipico della situazione disperata, quantunque a nessuno poteva nascondersi che all’interno delle forze che lo appoggiavano le tendenze si moltiplicavano indebolendolo. Nell’ ordine interno della Repubblica, forse la cosa più grave fu che il PSOE, seppure appoggiò nella riunione del suo Comitato Nazionale di agosto la opzione Negrin, soffrì una nuova crisi interna dopo l’ uscita di Prieto dal Governo””. (pag 31-32)”,”MSPG-179″
“MIRANDA Rossana MASTRANTONIO Luca”,”Hugo Chávez. Il caudillo pop.”,”MIRANDA Rossana (Caracas 1982) laureata all’Universidad de Venezuela ha lavorato come giornalista per la stampa e la televisione. Frequenta un master in Sociologia alla Sapienza di Roma. MASTRANTONIO Luca (Milano 1979) laureato in lettere alla Sapienza di Roma ha collaborato al ‘Il Riformista’”,”AMLx-142″
“MIRKINE-GUETZEVITCH B.”,”Les constitutions de l’ Europe nouvelle. Avec les textes constitutionnels.”,”MIRKINE-GUETZEVITCH B. è stato professore all’ Institut des Hautes Etudes internationales, chargé d un cours libre all’ Università di Parigi. Segretario generale dell’ Institut international de droit public. Costituzione politica federale imposta agli Stati tedeschi. “”Per ciò che concerne la Germania, è certo che la nuova costituzione ha segnato un passo verso l’ unitarismo. Nell’ elaborazione stessa di questa costituzione la tendenza all’ unitarismo è stata molto rimarcata. La costituzione di Weimar è l’ opera del popolo tedesco, e non dei diversi Stati tedeschi che non hanno preso alcuna parte ai lavori del potere costituente. E’ il popolo stesso che ha riempito la funzione costituente, e gli Stati tedeschi non hanno dato alcuna sanzione, anche a posteriori. Nel testo stesso della costituzione troviamo una serie di dispoizioni che modificano sensibilmente la struttura del federalismo tedesco””. (pag 21-22)”,”EURx-185″
“MIROGLIO Augusto”,”Venti mesi contro venti anni. (Quando la ribellione è dovere)”,”Augusto Miroglio (1908) nel 1940 aderisce al PCi e nel 1943 è segretario della I Zona genovesedel PCI e dopo il 25 luglio svolgerà attività sindacale. Nel 1949 si è dimesso per passare al PSI. Lettera di Bisagno (pag 161): “”E soprattutto si sappia che Bisagno non appartiene a nessun partito politico e che non è vero che Bisagno ha inziato una lotta contro i comunisti nell’interesse del suo partito….”” Foto sfilata del 26 aprile 1945 a Sestri Ponente, arriva la ‘Buranello’ (pag 209) Foto manifestazione socialista per il Primo maggio del 1903 a Voltri (pag 33)”,”ITAR-261″
“MIROGLIO Augusto”,”La liberazione in Liguria. (Cronistoria politico-militare dell’aprile 1945).”,”Augusto Miroglio (1908) nel 1940 aderisce al PCi e nel 1943 è segretario della I Zona genovesedel PCI e dopo il 25 luglio svolgerà attività sindacale. Nel 1949 si è dimesso per passare al PSI”,”ITAR-262″
“MIRONOV Vladimir TAGLIAGAMBE Silvano”,”Il destino del marxismo in Russia: dall’ idolatria al rifiuto.”,”MIRONOV Vladimir è uno dei maggiori filosofi russi contemporanei. Preside della facoltà di Filosofia di Mosca, è autore di numerosi saggi tradotti anche all’ estero. TAGLIAGAMBE Silvano è tra i più accreditati filosofi della scienza italiani. Insegna presso la Facoltà di Lettere dell’ Università La Sapienza di Roma. Teorico dei compiti pratici. I giovani. “”Anche Petr Nikitic Tkacev (1844-1885), uno dei principali ideologi del populismo rivoluzionario, fu portato dalla sua ostilità contro le più recenti tendenze filosofiche occidentali, in particolare l’ empiriocriticismo di Mach e Avenarius, che stava trovando sostenitori anche in Russia, a teorizzare la necessità di superare la filosofia, che veniva da lui considerata un fattore di deviazione dei giovani, in quanto tale da indurli a perdere di vista i compiti pratici che la vita poneva loro dinanzi. Al contrario delle indagini scientifiche e delle generalizzazioni operate nell’ ambito di esse, che hanno a che fare con fenomeni effettivi e concreti, quelle filosofiche, secondo Tkacev, “”si riferiscono a insiemi di fenomeni di natura esclusivamente speculativa, sprovvisti di realtà concreta””. (pag 88)”,”MRSx-041″
“MIRRI Mario”,”Francesco De Sanctis politico e storico della civiltà moderna.”,”””In molti l’ ordine è grido di paura: sono quelli a cui il buon governo è la conservazione del loro avere,…Voi non conoscete quest’ ordine. In altri l’ ordine è grido di esperienza: la parola rivoluzione suona per loro qualche cosa di misterioso e di terribile… Voi non conoscete quest’ ordine. In altri l’ ordine è consigliato dalla politica e dalla storia; ed accettano l’ ordine per regolare il popolo, come accettavano la religione una volta per comandare il popolo. La politica dei giovani è il cuore: e neppure quest’ordine voi conoscete”” (DE SANCTIS, pag 72).”,”ITAB-095″
“MIRSKIJ D.S.”,”Storia della letteratura russa.”,”Slavofilia. “”Lo slavofilismo in senso stretto fu una creazione di Chomjakov e dei Kirèevskij negli anni dopo il 1830, ma sentimenti slavofili erano già vivi da tempo in molti russi. Ho già parlato dell’ ingenuo nazionalismo dell’ ammiraglio Siskov. S.T. Aksakov rappresentò un vivente legame tra questi vecchi umori nazionalisti e panrussi e il vero e proprio credo slavofilo che venne dopo. Tale credo includeva elementi liberali e semianarchici, e potrebbe forse esser meglio denifito come anarchismo conservatore. Il primato della legge morale e religiosa, della tradizione ancestrale, del senso spontaneo del diritto e della giustizia sulle leggi e i regolamenti scritti dallo Stato; il primato della sana ragione non riflessiva sulla inferiore ragione logica e analitica, furono i dogmi principali degli slavofili. Essi trovarono tutto ciò nella vecchia Russia e nella Chiesa ortodossa, in opposizione all’ Europa occidentale e alla Chiesa cattolica, dove il pensiero logico e la legge formale avevano da tempo immemorabile preso il sopravvento sul pensiero puro, incontaminato dalla civiltà””. (pag 178-179)”,”RUSx-109″
“MIRSKY Jonathan con Clare HOLLINGWORTH Paul BEAVER Bridget HARNEY G. JACOBS Gerald SEGAL Richard WOFF Paul BEAVER Bridget HARNEY Stuart SLADE Stephen PRENDERGAST Henry DODDS Ian TANDY”,”China in crisis. The Role of the Military.”,”Saggi di Jonathan MIRSKY Clare HOLLINGWORTH Paul BEAVER Bridget HARNEY G. JACOBS Gerald SEGAL Richard WOFF Paul BEAVER Bridget HARNEY Stuart SLADE Stephen PRENDERGAST Henry DODDS Ian TANDY”,”CINx-119″
“MIRSKY D.S.”,”Lénine.”,”L’opera di impianto stalinista critica a più riprese l’ operato di TROTSKY. “”Tutto questo ritardo, che avrebbe potuto essere evitato e che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, era dovuta a Trotsky e all’ intellighentsia (Kamenev e Zinoviev, ndr) del Partito. Gli uomini dell’ apparato del Partito, Sverdlov e Stalin, diedero tutto il loro appoggio a Lenin. (…)”” (pag 120)”,”LENS-158″
“MISCHI Julian”,”Le Parti des Communistes. Histoire du Parti communiste français de 1920 à nos jours.”,”Julian Mischi, sociologo e politico, ha pubblicato pure ‘Servir la classe ouvriere. Sociabilités militantes au PCF (Pur, 2010) e ‘Le Communisme désarmé. Le PCF et les classes populaires depuis les années 1970’ (Agone, 2014).”,”PCFx-130″
“MISCOSI Giulio”,”I quartieri di Genova antica. Memorie e osservazioni.”,”Note sul porto di Genova (pag 227-237)”,”LIGU-132″
“MISHIMA Yukio, a cura di Frank GIBNEY”,”Silk and Insight. A novel.”,”Note manoscritte a margine Silk and Insight (Kinu to Meisatsu) is a 1964 novel by the Japanese writer Yukio Mishima. The subject of the novel is taken from an actual strike in Japan in 1954 at Omi Kenshi, a silk thread and fabric manufacturer, which lasted for 106 days [1]. It was translated to English in 1998 by Hiroaki Sato as the seventh volume in The Library of Japan series, produced by the Pacific Basin Institute at Pomona College. [edit] Notes (Wkip) (1) Sato, Hiroaki. “”Introduction”” Silk and Insight. M.E. Sharp: 1998. p. xv. Mishima Yukio (1925-1970) scrittore di narrativa e saggi, è una delle principali figure della letteratura giapponese del XX secolo. Il libro ‘Silk and Insight’ (Kinu to Meitsatsu) è una delle principali novelle sulla classe operaia, la trasformazione sociale del Giappone e il paternalismo del padronato. L’autore descrive uno sciopero, uno dei più importanti nella storia del movimento operaio del dopoguerra avvenuto nel 1954 a Omi Kenshi, un impianto per la lavorazione della seta e la fabbricazione di manufatti vicino a Kyoto. Wikip: Yukio Mishima (giapponese Mishima Yukio ?????), pseudonimo di Kimitake Hiraoka (Hiraoka Kimitake ????) (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970) è stato uno scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, patriota e paramilitare giapponese. Mishima è uno dei pochi autori giapponesi che hanno riscosso immediato successo anche all’estero.[2] Le sue numerose opere spaziano dal romanzo alle forme modernizzate e riadattate di teatro tradizionale giapponese Kabuki e No, quest’ultimo rivisitato in chiave moderna. Personaggio difficile e complesso, spesso in Europa è stato tacciato genericamente di “”fascismo””[3], in realtà interpretava una personale visione del nazionalismo nipponico in chiave nostalgica[4], un conservatore decadente come lo definì Alberto Moravia[5] che lo aveva incontrato nella sua casa in stile occidentale in un sobborgo di Tokyo. Egli si autodefiniva apolitico e antipolitico.[6] Sicuramente uno dei suoi ideali più forti è il patriottismo, che ha ispirato anche numerosi personaggi delle sue opere, oltre al culto per l’Imperatore visto non come personaggio reale, storico o figura autoritaria ma come ideale astratto dell’essenza del Giappone tradizionale. Con la sua tragica morte avvenuta in diretta televisiva nel 1970 all’età di quarantacinque anni (data studiata e ponderata accuratamente), con il suicidio rituale (seppuku) durante l’occupazione simbolica del ministero della difesa, suggellò la conclusione insieme della sua vita e della sua vicenda letteraria. Infatti poco prima del suo suicidio aveva consegnato all’editore l’ultima parte della tetralogia Il mare della fertilità (completata comunque circa tre mesi prima della consegna, ma sulla quale appare, nell’ultima pagina, la data simbolica “”25/11/1970″”, quasi come a volere lasciare il suo ultimo testamento)[7]. La sua uscita di scena era stata organizzata con lucidità e freddezza. Uscendo dal suo studio per andare incontro all’epilogo della propria vita lascia un biglietto in cui era scritto «La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre». Va ricordato che la morte ha sempre ossessionato Mishima durante tutta la sua vita, un’ossessione che si riflette chiaramente nelle sue opere.[3][8] Mishima fu anche fondatore di una organizzazione paramilitare, di cui lui era capo e finanziatore, chiamata Tate no kai (Associazione degli scudi) che rifiutava in maniera netta ciò che lui definiva una sottomissione del Giappone, ossia il Trattato di San Francisco del 1951 col quale il suo paese aveva rinunciato per sempre a possedere un esercito, che non fosse di autodifesa e misura ridotta, affidando la propria difesa agli Stati Uniti. Mishima insistette spesso sulla funzione non reale ma simbolica del suo esercito, composto solo da 100 giovani selezionati dallo scrittore stesso, inteso come esercito di salvaguardia dello spirito tradizionale giapponese e difensore dell’Imperatore.”,”MJAx-025″
“MISHRA Pankaj”,”Pollo al burro a Ludhiana. Viaggio nell’India delle piccole città.”,”L’autore è nato in India nel 1969 e vive fra Nuova Delhi e Simla. Collabora al ‘New York Review of Books’ e a diversi giornali indiani. Guanda ha pubblicato il suo romanzo ‘I romantici'”,”INDx-019-FC”
“MISRAHI Robert”,”Spinoza. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”Durante la vita di SPINOZA (1632-1677) sono state pubblicate le seguenti opere filosofiche: – GALILEI, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) – DESCARTES, I discorsi sul metodo (1637), Le meditazioni metafisiche (1641), Trattato delle Passioni (1649) – HOBBES, De Cive (1642), Leviathan (1650) – GROTIUS, De imperio summarum potestatum circa sacra (1647) – Pierre DE-LA-COURT, La balance Politique (due capitoli sono di Jan DE-WITT) (1662) – SPINOZA, Principia philosophiae cartesiane (1663) scritti da S. per l’allievo CASERIUS – PASCAL, Les Pensées (1670) – PUFFENDORF, De jure naturae et gentium, 1672″,”FILx-092″
“MISSIROLI Mario”,”La monarchia socialista.”,”Mario Missiroli, scrittore di politica e filosofia, giornalista principe, direttore del Resto del Carlino, del Messaggero e del Corriere della Sera, inventore di paradossi e sofismi (“”in Italia niente è più inedito dell’edito””, “”in Italia non vi è nulla di progressivo se non la paralisi””, “”per scrivere certe cose ci vorrebbe un giornale””), nasce a Bologna nel 1886 da famiglia di modesta borghesia. Nel 1908 inizia la professione giornalistica al Resto del Carlino di cui diventa direttore dopo appena 11 anni, nel 1919, a 33 anni. Nell’aprile del 1921 la fascistizzazione del quotidiano lo estromette dalla direzione. Nel settembre del 1921 diventa direttore del Secolo. Licenziato nuovamente nell’estate del 1923 dopo l’acquisizione del giornale da parte di un gruppo filofascista, Missiroli passa alla Stampa come corrispondente da Roma. Dopo il delitto Matteotti scrive a proposito di Mussolini: “”Il capo del governo è accusato, esplicitamente e con una ricchezza di dettagli impressionanti, di essere l’istigatore e complice dei peggiori delitti che negli ultimi due anni hanno turbato la vita del paese menomandone l’onore e la dignità. Quella che fino a ieri era giudicata una questione morale a fondo politico, oggi si trasforma in una vera questione giudiziaria…Il presidente del consiglio si è vantato di non temere la questione morale. Lo dimostri: perché questo è il momento. Si spogli dei suoi privilegi: anzi si metta, come un qualsiasi altro cittadino, a disposizione della giustizia””. Pochi giorni dopo La Stampa viene sospesa per due mesi. Successivamente la proprietà è obbligata a cedere il giornale a un gruppo gradito di fascisti. Per Missiroli inizia un lungo periodo di disoccupazione e precarietà che la vecchia amicizia personale con Arpinati, gerarca fascista, sottosegretario agli interni e ras del fascismo emiliano, allevia solo parzialmente. Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, riprende il suo lavoro al Messaggero, di cui diventa direttore nel 1946. Nel 1952 viene chiamato a dirigere il Corriere della Sera in sostituzione di Guglielmo Emanuel. Tiene la direzione fino al 1961, quando, a 75 anni, lascia la poltrona di via Solferino ad Alfio Russo. Continua a scrivere sul Messaggero e su Epoca. Muore il 29 novembre 1974 a 88 anni. (fonte M.Rossi)”,”ITAA-036″
“MISSIROLI Mario”,”La giustizia sociale nella politica monetaria di Mussolini. Quota novanta.”,”””Mai come in quella occasione a me parvero luminose le pagine di Achille Loria su la rendita fondiaria. Scrive il grande maestro di scienza e di umanità: “”Dall’ esame di tutti questi fenomeni caratteristici, si è tratti a formulare una strane legge, dall’ apparenza paradossale, che, però, risponde perfettamente alla teoria Ricardiana, sulla cui verità non è più lecito dubitare: i proprietari della terra hanno bisogno di non perfezionare troppo la tecnica agraria per mantenere l’ estensione massima delle culture, causa immanente del sussistere e dell’ aumentare della rendita. In tutti i paesi, costantemente, si sono sempre veduti i proprietari fondiari opporsi ad ogni perfezionamento della tecnica, combattere energicamente i grandi miglioramenti, perchè essi sentono che tale progresso falcidia i loro proventi e menoma le rendite. Va tuttavia notato che, definitivamente, i miglioramenti apportati riescono ad elevare anche la rendita. Infatti lo stesso deprezzamento dei grani, da essi provocato, stimola l’ aumento della popolazione, che, a sua volta, impone la coltivazione di terre più sterili, o la sovrapposizione di capitali sulle terre più fertili ed in ogni caso riesce ad elevare la rendita fondiaria. Così il perfezionamento tecnico si risolve, in ultima analisi, in un vantaggio comune ai produttori ed ai consumatori. Questo spiega come, se ai miglioramenti repentini i proprietari di terre sono risolutamente contrari, essi, però, sieno disposti ad introdurli a poco a poco.”” V. Achille Loria, Corso di Economia politica; Torino, Bocca, 1927 pagg 308-309.”” (pag 57)”,”ITAF-203″
“MISSIROLI Mario”,”La politica estera di Mussolini. Dalla marcia su Roma a Monaco, 1922-1938.”,”Volume pubblicato il 27 febbraio 1939 ‘L’alleanza della Francia con la Polonia era anche antirussa, oltreché antigermanica; quella con la Romania esclusivamente antirussa (sia pure con le solite clausole di carattere difensivo, già normali anche per le alleanze dell’anteguerra). Si capisce, pertanto, come in questa situazione un avvicinamento germano-russo apparisse naturale. Ma, nonostante i timori e le congetture, ad un’alleanza russo-tedesca non si arrivò, né col trattato di Rapallo del 1922, né con quello di Berlino del 1926; ci si fermò a impegni di amicizia e di non aggressione. La Germania disarmata e occupata dalle truppe straniere non poteva assumere un atteggiamento antagonistico verso le Potenze occidentali; la politica russa, per suo conto, date le sue particolari direttive, non ammetteva impegni a fondo ed esclusivi. Ancor più libera, di fronte alla Germania, seppe mantenersi l’Italia, nonostante i buoni rapporti generali e l’armonia di vedute verificatesi in momenti e in problemi particolari. La Francia, d’altra parte, non aveva mai rinunziato a ottenere dall’Inghilterra un impegno di aiuto contro un attacco tedesco; né l’Inghilterra aveva mai detto un no definitivo. Chamberlain e Lloyd George riconobbero, anzi, un diritto alla Francia a pretendere dall’Inghilterra una garanzia di sicurezza. Negli appunti di Stresemann è detto chiaramente come un motivo principale per la Germania di offrire alla Francia un patto di sicurezza, fu la persuasione che, altrimenti, il patto di sicurezza si sarebbe avuto lo stesso senza la Germania e, cioè, contro la Germania. Il Patto di Locarno fu, dunque, un tentativo estremamente apprezzabile di uscire dalla cerchia malefica delle alleanze contrapposte (già formate o in via di gestazione o, comunque, possibili a formarsi), per sostituirvi gli accordi fra parti antagonistiche. Stresemann insistette ripetutamente (come si può vedere ancora negli appunti ricordati) che Locarno, per produrre tutti i suoi effetti, avrebbe dovuto essere ben di più che una serie di paragrafi giuridici; occorreva uno spirito nuovo, sistematico, di collaborazione. Questo postulato di Stresemann, pienamente condiviso da Briand, ebbe scarsa attuazione. Bisogna dire che la stessa impostazione del Patto vi si prestava solo limitatamente, perché garantiva la pace e l’aiuto all’attaccato, ma non stipulava un’azione in comune positiva, permanente. Così, dopo Locarno, non solo sussistettero tutte le alleanze e tutte le intese particolari precedenti, ma altre se ne strinsero ed altre ancora apparvero, almeno all’orizzonte. Ricordiamo solo l’ultima fase di questa politica particolaristica: i patti di non aggressione della Francia e della Polonia colla Russia, che sembrarono accrescere l’isolamento della Germania, tanto più quando altri episodi seguirono a mostrare un raffreddamento fra Germania e Russia, un riavvicinamento fra Russia e Francia’ (pag 44-45-46-47) Mario Missiroli (Bologna, 25 novembre 1886 – Roma, 29 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Fu direttore di quattro quotidiani: il Resto del Carlino, Il Secolo, Il Messaggero e il Corriere della Sera. La reazione di Mussolini non tardò. Ne ottenne il licenziamento da La Stampa, poi l’espulsione dal sindacato dei giornalisti. Missiroli, tagliato fuori dal suo ambiente, trovò molta difficoltà nel continuare a lavorare. Passò dure stagioni collaborando saltuariamente in varie sedi giornalistiche, traendo però inaspettatamente giovamento da una vecchia amicizia con Leandro Arpinati, federale di Bologna, che lo protesse riconciliandolo col fascismo. Nel 1926 Arpinati fece sì che Missiroli ottenesse la tessera del Partito Nazionale Fascista. Tornò così a fare il giornalista senza, tuttavia, poter firmare i suoi articoli e utilizzando lo pseudonimo di “”Spectator””[5]. Grazie ai rapporti instaurati all’epoca della direzione del «Secolo XIX» con l’industriale Pio Perrone, proprietario della testata genovese e del «Messaggero» di Roma, esercitò di fatto la direzione del quotidiano romano, nominalmente diretto da Francesco Malgeri. Si deve anche a Missiroli se durante il regime la linea del quotidiano romano non raggiunse mai gli eccessi di filofascismo di altre testate. Nel 1930 si fece il suo nome per la nuova direzione del Resto del Carlino, ma Mussolini in persona bloccò la nomina. Nel 1938 firmò il Manifesto della razza, prodromo delle leggi razziali fasciste, ma l’impegno con la Resistenza romana riscattò gli anni della collaborazione col regime. Passata la guerra, nel 1946 Missiroli guidò il maggiore quotidiano romano, «Il Messaggero» (questa volta ufficialmente), diventando uno dei più ascoltati consiglieri degli uomini di governo. Frequentò a Napoli, fino alla fine degli anni ’50, il primo Presidente della Repubblica italiana Enrico De Nicola, di cui fu amico. Dal 1952 al 1961 fu chiamato a dirigere il «Corriere della Sera». La famiglia Crespi, proprietaria del maggiore quotidiano italiano, gli chiese di portare il giornale su una linea il più equidistante possibile dai partiti politici. Cosa che Missiroli fece. Quando la moglie di Aldo Crespi, Giuseppina, inconsapevole che la linea del «Corriere» era improntata alla cautela spinta fino all’eccesso, gli suggerì discretamente di apporre dei correttivi, anche nella linea politica, Missiroli, che era dotato di uno humor fine, rispose: “”Certo, sarebbe bello. Ma per scrivere certe cose mi ci vorrebbe un giornale…””[6]. (wikip)”,”RAIx-356″
“MISSIROLI Antonio”,”La questione tedesca. Le due Germanie dalla divisione all’unità (1945/1990).”,”Antonio Missiroli ha studiato e si è perfezionato in Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa. Dopo essere stato borsista presso diverse università tedesco-occidentali, è attualmente ricercatore della sezione Europa del CRS. Ha scritto saggi e articoli sui partiti socialisti europei e sulla storia e la cultura dei paesi di lingua tedesca.”,”GERV-028-FL”
“MISSORI Mario”,”Governi, alte cariche dello Stato e prefetti del Regno d’ Italia.”,”Ministero De Gasperi (dal 10 dicembre 1945) Sottosegretari di stato per la presidenza del consiglio dei ministri: Amendola Giorgio Arpesani Giustino Ministri: Emilio LUSSU (fino al 20 febbraio 1946) (relazioni con la Consulta nazionale) Celeste NEGARVILLE (Affari Esteri, sottosegr) Ministro DE-GASPERI Giuseppe ROMITA (interno) Alcide DE-GASPERI (Africa italiana) Palmiro TOGLIATTI (Grazia e Giustizia) Mauro SCOCCIMARRO (Finanze) Bruno VISENTINI (Sottosegr.) Epicarmo CORBINO (Tesoro) Manlio BROSIO (Guerra) Raffaele DE-COURTEN (Marina) Mario CEVOLOTTO (Aeronautica) Enrico MOLE’ (Pubblica Istruzione) Leone CATTANI (Lavori pubblici) Fausto GULLO (Agricoltura e foreste) Antonio SEGNI (Sottsegr.) Riccardo LOMBARDI (Trasporti) Mario SCELBA (Poste e telec.) Giovanni GRONCHI (Industria e commercio) Gaetano BARBARESCHI (Lavoro e previdenza sociale) Ugo LA-MALFA (Ricostruzione) Luigi GASPAROTTO (Assitenza post-bellica) Ugo LA-MALFA (Commercio estero) (pag 169-170)”,”ITAA-116″
“MISTRY Cyrus”,”Le ceneri di Bombay. Romanzo.”,”Cyrus Mistry è un fratello del noto scrittore Rohinton Mistry. ‘Fa’ che il tuo dire sia meglio del silenzio, oppure taci’ (Dionigi di Alicarnasso)”,”INDx-025-FC”
“MISURACA Pasquale RAZETO MIGLIARO Luis / CARLONI R.”,”Il modello dello stato rappresentativo: Hegel, Marx, Gramsci (Misuraca, Razeto Migliaro) / Togliatti: l’approccio al problema dello Stato: 1917-1919 (Carloni).”,”””Per Marx la separazione tra Stato politico e società civile è la riproduzione della divisione esistente nella società civile tra classe dominante e classi dominate. Un superamento reale della divisione tra Stato politico e società civile non può esserci se non eliminando la divisione della classi nella società civile; senza ciò ogni tentativo di superamento politico della scissione è solo formale e illusorio. “”Il più profondo in Hegel è che egli sente come una ‘contraddizione’ la separazione di società civile e società politica. Ma il falso in lui è ch’egli si appaga dell”apparenza di questa soluzione’ e la spaccia per la cosa stessa”” (C, p. 89) (1). Per giudicare la consistenza di questa critica e l’insieme della polemica di Marx contro Hegel è necessario comprendere come si è prodotta la separazione tra società civile e Stato politico propria dell’epoca moderna; separazione che Hegel e Marx riconoscono, ma dandone diverse interpretazioni. Nel medioevo la separazione non c’era. Lo dice Hegel, nella delucidazione al paragrafo 303. Lo ribadisce Marx: “”L’apice dell’identità hegeliana era, come Hegel stesso confessa, il ‘medioevo’. Quivi le ‘classi della società civile’ in genere e le ‘classi in senso politico’ erano identiche. Si può esprimere lo spirito del medioevo così: che le classi della società civile e le classi in senso politico erano identiche perché la società civile era la società politica: perché il principio organico della società civile era il principio dello Stato”” (C, p. 86). Per Hegel la separazione origina con la formazione della società civile attraverso il processo di dissoluzione dell’istituto familiare come base etico-sociale della civiltà medioevale; esso dà luogo a individui soggetti di diritti e iniziative e a ‘popoli-nazioni’, con una riforma dei principi intellettuali e morali. (…) Marx critica Hegel sostenendo che “”1. Egli ha presupposto la ‘separazione’ della società civile dallo Stato politico (uno stato di cose moderno) e l’ha sviluppata come ‘momento organico’ dell’idea, come assoluta verità razionale. Ha rappresentato lo Stato politico nella sua ‘moderna’ forma della ‘separazione’ dei diversi poteri. Ha dato al reale e ‘agente’ Stato la burocrazia come corpo e ha sopraordinato questa, come spirito che sa, al materialismo della società civile. Ha opposto l’universale in sé e per sé dello Stato al particolare interesse al bisogno della società civile. In una parola, egli espone dovunque il ‘conflitto’ di società civile e Stato. 2. Hegel oppone la società civile come ‘classe privata’ allo Stato politico. 3. Egli designa l’elemento ‘di classe’ del potere legislativo come il semplice formalismo ‘politico’ della società civile. Lo qualifica come un ‘rapporto di riflessione della società nello Stato’, e come un rapporto di riflessione che non altera l”essere’ dello Stato. Un rapporto di riflessione è anche la più alta identità tra cose essenzialmente diverse”” (C, p: 87). Come aveva poco prima scritto: “”Non è da biasimare Hegel perché egli descrive l’essere dello Stato moderno tale qual è, ma perché spaccia ciò che è come la ‘essenza dello Stato”” (C, p. 77). (pag 8-9) [Pasquale Misuraca e Luis Razeto Migliaro, ‘Il modello dello stato rappresentativo: Hegel, Marx, Gramsci’, ‘Dimensioni’, N. 19 giugno 1981] [(1) la lettera C indica: K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, traduzione a cura di G. Della Volpe, Editori Riuniti, Roma, 1969]”,”GRAS-119″
“MITAL Christine IZRAELEWICZ Erik”,”Monsieur Ni-Ni. L’économie selon Jospin.”,”MITAL Christine è redattrice capo a ‘Nouvel Observateurs’, IZRAELEWICZ Erik è redattore capo di ‘Echos’ ex-libris di Tino Albertocchi.”,”FRAV-147″
“MITCHELL David”,”The Spanish Civil War. Based on the television series.”,”MITCHELL è scrittore freelance e autore di vari lavori storici, tra cui ‘1919 Red Mirage’. Scrive articoli per il ‘Times’, ‘TLS’ ecc. Ha vissuto in Spagna dal 1965 al 1973. I consulenti storici per la trasmissione sono stati Ronald FRASER, il Prof Hugh THOMAS e il Prof Javier TUSELL.”,”MSPG-041″
“MITCHELL Juliet”,”La condizione della donna. Il nuovo femminismo.”,”MITCHELL Juliet è nata in Nuova Zelanda nel 1940 ma vive in Inghilterra fin dall’ infanzia. Dal 1962 al 1970 è stata Lecturer di letteratura inglese alle Università di Leeds e di Reading. Fa parte della redazione della New Left Review e del gruppo londinese Women’s Liberation Workshop. Ha terminato un libro su psicoanalisi e femminismo. Le donne nella teoria socialista. Bebel Fourier Marx. “”Fourier il più acceso ed eloquente fautore della liberazione femminile e della libertà sessuale fra i primi socialisti, aveva scritto: ‘Il cambiamento di un’ epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà perché qui, nel rapporto della donna con l’ uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità. Il grado dell’ emancipazione femminile è la misura naturale dell’ emancipazione universale.”” Marx riportò con approvazione nella ‘Sacra Famiglia’ questa formulazione del problema ma, com’è caratteristica dei suoi scritti giovanili, vi dette un significato più universale e filosofico. L’emancipazione della donna non sarebbe stata solamente, come la vedeva Fourier, preoccupato soprattutto della libertà sessuale, un indice di umanizzazione nel senso civico di vittoria della natura umana sulla brutalità, ma nel senso più fondamentale di progresso dell’uomo nei confronti dell’ animale, del fatto culturale su quello naturale: ‘Il rapporto del maschio con la femmina è ‘il più naturale’ dei rapporti che abbiano luogo tra uomo e uomo. In esso si mostra fino a che punto il comportamento ‘naturale’ dell’uomo sia diventato ‘umano’ oppure sino a che punto l’ essenza ‘umana’ sia per lui essenza ‘naturale’, e la sua ‘natura umana’ sia diventata per lui ‘natura’.'”” (1) (1) Karl Marx, Proprietà privata e comunismo, in Manoscritti economici-filosofici del 1844, Einaudi, 1949 (pag 83) Engels, la donna e il lavoro. “”L’ emancipazione della donna e la sua equiparazione all’ uomo è e resta impossibile finché la donna sarà esclusa dal lavoro sociale produttivo e rimarrà limitata al lavoro domestico privato. L’ emancipazione della donna diviene possibile solo quando essa può partecipare su vasta scala sociale alla produzione, e il lavoro domestico non la impegna ancora che in misura insignificante””. (Engels, L’ origine della famiglia) (pag 86-87)”,”DONx-027″
“MITCHELL Reid”,”La guerra civile americana.”,”MITCHELL Reid ha insegnato nell’ Università del Maryland ed è autore di varie opere tra le quali “”The Vacant Chair”” (1993) e “”Civil War Soldiers”” (1998) sull’ esperienza dei soldati nella guerra di secessione. “”Dal punto di vista politico la guerra, oltre a intensificare il conflitto fra democratici e repubblicani, produsse profonde divisioni interne ai due partiti: i primi erano spaccati fra ‘War Democrats’ (“”democratici per la guerra””) e ‘Peace Democrats’ (“”democratici per la pace””), i secondi fra le correnti radicale, conservatrice e moderata. C’era da prendere in considerazione la questione degli interessi legati alla proprietà di schiavi nell’ ambito dell’ Unione, e il punto fondamentale era la soluzione del problema stesso della schiavitù. All’ inizio della guerra vi fu una breve interruzione dei bisticci partitici. Lincoln, che era stato eletto con appena il 40 per cento dei voti, doveva procedere con cautela. I repubblicani, alla ricerca di consensi, proposero ai democratici ruoli importanti nella conduzione dello sforzo bellico e questi, per non essere accusati di tradimento, li accettarono. Tuttavia questo periodo di stretto bipartitismo ebbe, com’era prevedibile, vita breve. Per esempio, nel mese di luglio il Congresso approvò le risoluzioni Crittenden-Johnson, nelle quali si dichiarava che l’ unico scopo della guerra era restaurare l’ Unione e cheil governo federale non intendeva abolire la schiavitù, ma un mese dopo, quando venne approvato il Primo decreto di confisca, che poteva essere letto come una blanda misura antischiavista, la maggioranza dei repubblicani lo appoggiò, mentre i democratici per lo più vi si opposero. Dato che i democratici del Sud si trovavano in stati che facevano parte della Confederazione, i repubblicani godevano di un potere enorme al Senato e alla Camera; nei primi mesi della guerra però alcuni sudisti, per esempio John C. Breckinridge, futuro generale confederato, erano ancora al Congresso, dove potevano esprimere opinioni fondamentalmente confederate su questioni come la formazione di un esercito, la conduzione della guerra, il giusto atteggiamento nei confronti della schiavitù””. (pag 64-65)”,”USAQ-056″
“MITCHELL DUNCAN G.”,”Storia della sociologia moderna. Idee, uomini, correnti, un manuale essenziale ed esauriente.”,”L’inchiesta a Middletown e la sua ripetizione. Il superamento della crisi. “”Nel 1929 Robert e Helen Lynd pubblicarono il loro saggio ‘Middletown’, il nome che essi attribuirono alla città di Muncie, Indiana. Il sottotitolo e l’introduzione di Clark Wissler ne descrivono le origini; fu ispirato dall’antropologia culturale. Wissler ne parla come di un “”tentativo pionieristico di trattare un campione di comunità americana secondo il metodo dell’antropologia sociale””. Gli autori erano arrivati in questa città con lo stesso atteggiamento che avrebbe assunto un antropologo nell’avvicinare una tribù primitiva.”” (pag 195) “”In un secondo tempo i Lynd hanno dato un seguito al libro, ‘Middletown in Transition’, un’indagine svolta dieci anni dopo, nel 1935 (il libro fu pubblicato nel 1937) e qui gli autori erano certi di dover descrivere e spiegare la città in termini di classi sociali. Infatti il sottotitolo del secondo volume è ‘A Study in Cultural Conflicts’ (uno studio dei conflitti culturali), ovvero i conflitti di classe. In questi dieci anni di intervallo la popolazione era salita da 36.500 a 50.000 abitanti come risultato della prosperità economica goduta da quell’area; il superamento della crisi è uno degli argomenti principali della storia.”” (pag 197)”,”TEOS-149″
“MITCHELL Allan”,”Revolution in Bayern, 1918-1919. Die Eisner-Regierung und die Räterepublik.”,”MITCHELL Allan”,”MGER-118″
“MITCHELL Wesley Clair”,”Business Cycles and Their Causes. Part III.”,”MITCHELL Wesley Clair Contiene il paragrafo II: ‘A Typical Panic – The United States, 1907’ (pag 74-128) all’interno del capitolo 3: ‘Crises’ A Typical Panic – The United States, 1907. “”Since 1890 the United States had had two great panics, while Great Britain, France, and Germany have had none. We are therefore confined to the study of American experience in 1893 and 1907. The phenomena of these two panics are sufficiently alike to make a review of one suffice for present purposes. The later is preferable, not only because it is closer to contemporary interests, but also because more material is available concerning it, and because it is not complicated by a monetary problem (2). I. Beginning of the 1907 panic. It was a series of bank failures in New York that turned the crisis of 1907 into a panic. Months before the panic broke out, tension in the investment market had caused a slackening of new construction. Copper was among the commodities for which demand dropped. Its prices fell from 26 cents a pound early in the years to 20 cents in July, 15½ in September, and 12 cents in October. Of course, the prices of stocks in copper mining companies also fell heavily. In turn this fall embarrassed the capitalists who were large owners of copper stocks and who presumably depended on these securities to serve as collateral for heavy loans. Among these capitalists, one, F.A. Heinze, organized a pool to bolster up the price of shares in the United Copper Company. On October 14 the pool succeeded in running up the price of this stock on the ‘curb’ from 37¼ to 60. But this success was brief. Next day the price declined again , and on the 16th it tumbled to 10. Gross & Kleeberg failed, alleging that the brokerage firm of Heinze’s brother would not take stock, bought for their account. The next day the latter firm – Otto Heinze & Company – suspended. This episode in copper stocks made trouble because F.A. Heinze was president of the Mercantile National Bank. It was believed that he ‘owned the control’ of this institution, and it was suspected that he had taken advantage of that fact to obtain large loans upon the security of the stocks that had fallen so heavily in price. Naturally, the bank’s depositors became alarmed and began to withdraw their accounts. The suspicion spread quickly to seven other banks controlled by Messrs. C.W. Morse, E.R. and O.P. Thomas – men believed to have close business affiliations with the Heinzes. The names and deposits of these banks, some of which were members of the Clearing House, were published (see tabulation on this page). Distrusting their ability to meet the demands of depositors, these institutions appealed to the Clearing House for help. After examination to determine their condition, the Clearing House pledged its aid on condition that the Heinze, Morse, and Thomas interests withdraw from control. These arrangements were completed by Sunday, October 20, when it was generally believed that danger of a panic had been averted. But next day confidence received a yet more serious shock. The president of the Knickerbocker Trust Company was credited with being interested in certain of the Morse enterprises. Distrust resulted in a succession of unfavourable clearing-house balances, and on Monday the National Bank of Commerce announced that it would no longer act as clearing agent for the trust company. Tuesday, October 22, the Knickerbocker opened its doors to a run, and suspended after three hours, during which it claimed to have paid out some $ 8.000.000. (3). The Knickerbocker Trust Company, with deposits of about $ 62.000.000, was the third largest institution of its kind in New York. Its failure caused widespread alarm, and precipitated runs on the Trust Company of America (deposits $ 22.400.000) and the Lincoln Trust Company (deposits $ 22.400.000). (….)”” (pag 75-76) [(2) On the panic of 1893 see Part I, Chapter III, iii, 6; A.C. Stevens, “”Analysis of the Phenomena of the Panic in the United States in 1893″”, ‘Quarterly Journal of Economics’, January 1894; O.M.W. Sprague, History of Crises under the National Banking System (Publications of the National Monetary Commission), Chapter IV; W.J. Lauck, ‘The Causes of the Panic of 1893 (Boston and New York, 1907). The panic of 1907 is described very briefly in Part I, Chapter III, viii, 4; (3) Compare Sprague, ‘History of Crises under the National Banking System (Publications of the National Monetary Commission), pp. 251, 252. Mr. Edmond Kelly says that the Kickerbocker Trust Company had become “”an independent financial power”” of which the “”Wall Street Group”” was jealous, and that this group took advantage of the institution’s temporary financial embarrassment to get rid of its efficient president, Mr. Charles J. Barney. Subsequent events proved that the company was solvent, and might have been saved from passing into the hands of receivers (‘Twentieth Century Socialism’, New York, pp. 182-84). Interesting personal details concerning this incident and its consequences are given by Carl Hovey, ‘The Life Story of J. Pierpont Morgan’ (New York, 1919), Ch. XIV]”,”ECOT-299″
“MITCHELL Reid”,”La guerra civile americana. (1861-1865)”,”Reid Mitchell ha insegnato nell’ Università del Maryland ed è autore di varie opere tra le quali “”The Vacant Chair”” (1993) e “”Civil War Soldiers”” (1998) sull’ esperienza dei soldati nella guerra di secessione. La politica al Nord e il razzismo dei democratici “”Dato che i democratici del Sud si trovavano in stati che facevano parte della Confederazione, i repubblicani godevano di un potere enorme al Senato e alla Camera; nei primi mesi della guerra però alcuni sudisti, per esempio John C. Breckinridge, futuro generale confederato, erano ancora al Congresso, dove potevano esprimere opinioni fondamentalmente confederate su questioni come la formazione di un esercito, la conduzione della guerra, il giusto atteggiamento nei confronti della schiavitù. I rapporti fra le razze furono tra i temi della rivalità partitica: i repubblicani peroravano l’immediata abolizione della schiavitù a Sud e a Nord, mentre i democratici, oltre a opporsi all’emancipazione, utilizzavano nelle loro campagne elettorali una virulenta campagna razzista, e inventarono addirittura il termine ‘miscegenation’ (incrocio di razze). Il dibattito verteva anche sui diritti civili, con i democratici a sostenere che abolendo la libertà di parola l’amministrazione Lincoln riduceva in schiavitù gli uomini bianchi d’America nel momento stesso in cui affrancava quelli neri”” (pag 65) (inserire)”,”USAQ-001-FC”
“MITTER Rana”,”Lotta per la sopravvivenza. La guerra della Cina contro il Giappone, 1937-1945.”,”Rana Mitter insegna Storia e politica della Cina moderna alla University of Oxford ed è membro del St Cross College. Ha scritto pure ‘A Bitter Revolution: China’s Struggle with the Modern World’. Foto di profughi in fuga sul Ponte Waibaidu di Shanghai, il 18 agosto 1937 (pag 236) 1939. Con gli eventi in Europa la guerra sino-giapponese diventa ‘marginale’ “”Due mesi di combattimenti accaniti consentirono, infine, di fermare l’avanzata giapponese, ma lo slancio dell’offensiva d’inverno dei nazionalisti era sostanziamente esaurito. La situazione peggiorò nella primavera del 1940. In maggio, la città di Yichang, nella provincia dello Hubei, nella Cina centrale, fu conquistata in seguito a una nuova avanzata giapponese. Yichang era il punto di transito tra Sichuan e le altre parti del paese; pertanto, la sua perdita significava un ulteriore isolamento del regime di Chiang. Dal canto suo, Chongqing diventò vulnerabile a una nuova arma: il caccia giappoense Mitsubishi Zero, un aereo all’avanguardia a livello mondiale. Nell’estate del 1940, il Mitsubishi Zero mise fori combattimento tutti gli aerei che proteggevano Chongqing, con la conseguenza che la città divenne ancora più vulnerabile alle incursioni aeree (3). Com’era accaduto assai spesso in precedenza, un attacco nazionalista inizialmente vittorioso si era trasformato in un disastro. Le difficoltà di Chiang aumentarono a causa di accadimenti verificatisi a ottomila chilometri di distanza, in Europa. Nell’estate del 1939 due fatti cambiarono per così dire il volto del conflitto: l’atteso scoppio della guerra tra la Germania da una parte, Gran Bretagna e Francia dall’altra; e l’inatteso scoppio della pace tra la Germania nazionalsocialista e il suo acerrimo nemico ideologico, ossia l’Unione Sovietica comunista. Ad annunciarlo, il 23 agosto 1939, fu la firma del Trattato di non aggressione tra Mosca e Berlino, fose il più stupefacente voltafaccia ideologico del XX secolo. Poco più di una settimana dopo, il 1° settembre, le truppe della Germania nazionalsocialista invasero la Polonia, e dopo due giorni seguì la guerra con la Gran Bretagna e la Francia. Di punto in bianco, l’attenzione delle potenze europee si concentrò sulla lotta per la propria sopravvivenza, e la guerra in Estremo Oriente, già di secondario interesse, diventò una faccenda del tutto marginale (4). Chiang intendeva creare un gruppo coeso di alleati disposti a difendere la Cina dalle incursioni giapponesi. L’intento rimase tale non solo per la riluttanza delle potenze neutrali a prestare aiuto alla Cina, ma anche per il cambiamento repentino delle alleanze verificatosi nei primi anni della seconda guerra mondiale. Chiang non aveva mai visto di buon occhio una guerra europea generalizzata, convinto com’era, a ragione, che avrebbe ulteriormente aumentato il disinteresse nei confronti della Cina. Una volta definiti i fronti dello scontro tra democrazie imperialiste e fascismo poté tuttavia intravedere possibilità di nuove alleanze. Sotto questo aspetto, l’avvicinamento tra Berlino e Mosca era disasroso per lui, che aveva fatto di tutto per coinvolgere l’Unione Sovietica nella guerra contro il Giappone. Adesso, l’Unione Sovietica si era alleata addirittura con i nazisti, a loro volta alleati dei giapponesi”” (pag 225-226)”,”QMIS-268″
“MITTERAND Henri a cura”,”Dictionnaire des grande oeuvres de la litterature francaise.”,”Henri MITTERAND è uno specialista del romanzo francese del XIX e XX secolo. Ha consacrato numerosi studi a Honoré de BALZAC ed Emile ZOLA di cui ha curato le opere.”,”REFx-045″
“MITTERAUER Michael”,”I giovani in Europa dal Medioevo a oggi. (Tit. orig.: Sozialgeschichte der Jugend).”,”””Il fatto che proprio nelle famiglie meno abbienti i figli adolescenti vivessero a lungo con i genitori è un fenomeno che si ha solo con l’ industrializzazione ed è connesso con lo sviluppo del lavoro salariale individuale. Maggiore era il numero dei figli che lavoravano, tanto più agevole risultava la sopravvivenza per l’ intera famiglia. Era interesse vitale dei genitori conservare il più a lungo possibile il contributo dei giovani al sostentamento della famiglia. A proposito di questa forma di economia di sussistenza si è parlato di “”economia domestica salariale””””. (pag 119) MITTERAUER Michael (Vienna 1937) è professore di storia sociale all’ Università di Vienna. Tra le sue opere: ‘Markt und Stadt im Mittelalter’ (1980), ‘Ledige MütTer. Zur Geschchte unehelicher Geburten (1983), Familienforschung (1989), ‘Familie und Arbeitsteilung’ Scrive anche su ‘Quaderni storici’.”,”GIOx-028″
“MITTNER Ladislao”,”Storia della letteratura tedesca. III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo.”,”””Il Biedermeier””. “”La pace del 1814-15, che non portò la sperata libertà, ma era, comunque, pace, fu salutata dai più, specialmente in Austria, come inizio di una pace eterna, come un bene inestimabile anche se era pace nell’indigenza o addirittura nella miseria: l’indigenza ed anche la miseria furono accettate come prezzo e quasi come presupposto alla tranquillità, di cui tanto si sentiva bisogno. In questo clima si sviluppò una particolare sensibilità, che in seguito sarebbe stata definita col nome Biedermeier, un romanticismo trasformatosi in sereno sentimentalismo piccolo-borghese. Il misero e felice maestro svevo Gottlob Biedermaier (1) (sic), macchietta popolarissima creata nel 1855 da Ludwig Eichrodt e Adolf Kussmaul per i lettori del giornale umoristico «Fliegende Blätter», avrebbe potuto assumere per motto le parole del nobiluomo Vidal di Giacinto Gallina: «megio de cussí no la poderia andar». Egli è per definizione «stillvergnügt»; la parola, composta di due termini in origine specificamente pietistici, acquista con lui un particolare significato politico: egli «tace», vive cioè «quieto» nell’immobilismo della Reazione, ed è «contento»; perché più che sufficiente gli sembra quel poco che gli passa il patrio governo. Il gusto Biedermeier si manifestò da principio soltanto nell’arte applicata, nel mobilio ed in genere nella decorazione della casa (…). Visto dal di fuori, il Biedermeier s’incarna esemplarmente nel «buono a nulla» di Eichendorff che, divenuto doganiere, passa le sue giornate fumando la pipa in pantofole e veste da camera vicino alla barriera daziaria; nella diligenza postale che, attesa con ansiosa speranza da un innamorato, rimbomba lieta sotto le anguste volte della tranquilla città di provincia (2); nel vecchio e bizzarro misantropo di Spitzweg che legge stando comodamente a letto, con un ombrello aperto sopra la testa, perché non lo abbia a bagnare la pioggia dalle crepe del soffitto. Vero protagonista del Biedermeier è però la vecchia guardia notturna, il cui corno, talora stonato, rassicura quanti già pregustano il piacere di un ben meritato riposo: è passata un’altra ora e la pace non è stata turbata da nessuno. Il corno, strumento romantico, non evoca più malinconici vagabondaggi o liete cacce nei boschi: è l’emblema della borghesia pacifica”” (pag 40-43) [(1) Alla lettera: l’«onesto uomo qualunque» (Maier, Meier, Meyer ecc. è il nome tedesco più diffuso, che ha sempre in bocca il suo «Lode a Dio!»); (2) Schubert, ‘Die Post’ (La posta)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Contiene pure: – Marx ed Engels. I. Il prometeismo dell’azione rivoluzionaria; Marx ed Engels II. La demitizzazione della merce-feticcio; Marx ed Engels III. Biografia di Marx; Marx ed Engels IV. Primi scritti di Marx; Marx ed Engels. V. Scritti contro i giovani hegeliani; Marx ed Engels. VI. “”Die deutsche Ideologie””; Marx ed Engels. VII. “”Manifest der kommunistichen Partei””; Marx ed Engels. VIII. “”Das Kapital””. I. Marx ed Engels. IX. L’evoluzione del marxismo-leninismo; Marx ed Engels. X. La critica letteraria in Marx ed Engels (pag 379-404)”,”GERx-133″
“MITTNER Ladislao”,”Storia della letteratura tedesca. III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo secondo.”,”Il clima borghese postquarantottesco in Germania “”Nessuna rivoluzione fallita fallisce completamente; il 1848 produsse nella borghesia tedesca conseguenze per più d’un verso paragonabili a quelle che nella borghesia francese aveva prodotto il 1830. Gli stessi liberali moderati abbandonarono il programma liberale per timore che questo potesse favorire un tentativo proletario simile alla fallita, ma assai violenta insurrezione operaia a Parigi nel 1848; d’altra parte la ricca ed anche la media borghesia aveva tutto l’interesse di favorire la politica reazionaria che tendeva ad un rigoroso accentramento e con ciò al rafforzamento dell’attività economica. La borghesia rinunziò quindi all’emancipazione politica in cambio dell’emancipazione economica e della protezione di fronte alle forze che premevano dal basso (1). Si cambiò quindi anche l’atmosfera dei sempre vivi movimenti nazionali, che si appoggiavano ora sull’attività di singoli stati con lo sforzo di monopolizzare le iniziative nazionali canalizzandole entro un alveo sempre più esclusivamente borghese. Alle guerre dinastiche dei secoli precedenti, imputabili all’egoismo di singole dinastie, subentrarono le guerre combattute in nome del nazionalismo; ma mentre fino al 1849 la causa dei vari nazionalismi era sentita soprattutto come causa comune dei popoli oppressi da una sola alleanza reazionaria ed anelanti ad una libertà per tutti uguale, dopo il 1849 il nazionalismo andava progressivamente identificandosi con gli interessi delle nuove e sempre più potenti classi degli industriali e dei borghesi. L’unità italiana fu opera in primo luogo di correnti liberali ispirate da idealità nazionali; dieci anni più tardi l’unità tedesca si compie per opera di Bismarck in un clima di nazionalismo antiliberale e reazionario, in parte notevole sotto la spinta delle esigenze economiche dei tempi nuovi. Il nazionalismo postquarantottesco è quell’imperialismo pseudonazionalistico che combatteva per la conquista non dell’indipendenza nazionale, ma di nuovi mercati, e più tardi, di nuove colonie; i tedeschi ed i francesi, in particolare, erano indotti dalla politica culturale dei loro governi ad odiarsi, perché gli interessi dell’economa tedesca e francese erano divergenti e sembravano inconciliabili. Fra il 1848 ed il 1857 la Germania triplicò la sua produzione di carbone e di acciaio; ma la produzione capitalistica aveva sin da principio uno spiccato carattere di anonimità. «I veri protagonisti dell’ascesa economica sono enti anonimi, soprattutto le banche, cui i latifondisti dell’Est – Hohenzollern in testa – affidano i loro capitali (…). Un’attività febbrile ed astratta accumula un potenziale che diventa disponibile per i fini maturati anch’essi nell’astrazione e nel mito, in una visione unilaterale degli interessi del paese. (…) Da una parte vediamo la grande massa degli operatori economici che perseguono i loro molecolari scopi di affermazione e profitto in un regime di stabilità sociale salvaguardata dall’alto; dall’altra i politici che speculano sulle carte geografiche e attraverso i meandri diplomatici in termini di pura potenza e di affermazione nazionalistica. (…) Il divorzio delle tendenze autonome esistenti nella realtà si manifesta nella periodica oscillazione fra momenti di raccoglimento accumulativo e momenti di espansione aventi talora carattere aggressivo» (2). Il pessimismo postquarantottesco solo in pochi letterati è conseguenza del fallimento della rivoluzione; è assai più il pessimismo del filisteo borghese che vive di rendita e traspone in termini di metafisica schopenhaueriana la cieca «volontà» di produzione con un’amara speculazione sulla inanità di questo correre affannoso che era fine a se stesso”” [(1) BR, 14; (2) BR, 15-17; BR: G. Bevilacqua, ‘Letteratura e società nel secondo Reich’, Padova, 1965] (pag 581-582)”,”GERx-134″
“MITTNER Ladislao”,”La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels. Estratto da ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’.”,”Contiene: ‘La sinistra hegeliana, Feuerbach, Marx ed Engels, Il prometeismo dell’azione rivoluzionaria, La demitizzazione della merce-feticcio – Biografia di Marx – Primi scritti di Marx – Scritti contro i giovani hegeliani – ‘Die deutsche Ideologie’ – Manifest der kommunistischen Partei’ – ‘Das Kapital’ – L’evoluzione del marxismo-leninismo – La critica letteraria in Marx ed Engels’ “”Ciò che in primo luogo distingue Marx da tutti i pensatori anteriori, è l’indissolubile unione della teoresi e della prassi. Prima di lui i filosofi filosofavano, perché si trovavano nella condizione di filosofare più o meno tranquillamente, magari in prigione o immediatamente prima dell’esecuzione della loro condanna a morte; Marx è il primo filosofo a procedere alla constatazione lapalissiana che per filosofare bisogna avere anzitutto quant’è necessario per vivere: se non il vestiario e la casa, almeno il cibo. Prima viene cioè, come dirà Brecht, il mangiare, inteso come pura necessità animale, poi viene la morale. Sterili sono quindi le filosofie che si limitano ad interpretare il mondo quale esso è; la sola vera filosofia è quella che si propone di assicurare anzitutto le condizioni necessarie per un compiuto svolgimento dell’umanità materiale ed intellettuale (e con ciò anche qualsiasi filosofia dell’avvenire) e si propone di assicurarle cambiando il mondo quale esso ora è. La conoscenza è quindi concepita in funzione strumentale, come presupposto dell’azione trasformatrice del mondo (quest’è il significato veramente rivoluzionario dell’undicesima tesi su Feuerbach); ma l’azione non è l’azione individuale egoistica, come sarà specialmente nei pragmatisti, è l’azione disinteressata volta al bene della collettività degli oppressi. Il risultato dell’azione liberatrice è a sua volta affermazione e diffusione della conoscenza, di una conoscenza che investe la totalità indivisibile della prassi e della teoresi. Le quali si completano a vicenda: la base, cioè la realtà economica, produce la soprastruttura, in questo caso la conoscenza; la soprastruttura a sua volta può e deve proporsi di cambiare la base. Più che profeta chiliasta o dantesco, Marx è un eroe prometeico del sapere e dell’agire; «la distruzione di qualsiasi Giove del passato è in lui il presupposto della creazione di un mondo nuovo dominato compiutamente ed esclusivamente dall’uomo». [Ladislao Mittner, La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels. Estratto da ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’] [(1) «Fressen», per usare l’efficacissima drasticità di Brecht; § 448, n. 15] (pag 382-383) Lunga nota dell’autore a pagina 382 sul rapporto tra le due figure Dante e Marx. “”A giudizio dei cultori di una filosofia puramente speculativa Marx volle abolire la filosofia per sostituirvi la scienza economica: più esattamente converrebbe dire che egli nega una teoresi che sia scopo a sé; procede cioè da una prassi che esige la propria teoresi, la quale a sua volta è il presupposto di una nuova prassi. Tale interpretazione vi è già nel sistema hegeliano, in cui si svolge però entro l’idea, mentre in Marx si svolge entro quella sola realtà che è la «base», la struttura economica della realtà, la quale è tutta materiale, ma capace di generare da sé lo spirito e sta in un rapporto dialettico inscindibile con esso. Nel quadro d’insieme del pensiero tedesco Marx rappresenta la fase estrema della demitizzazione della metafisica. Kant pose il valore metafisico supremo della coscienza, ultima garante dell’esistenza di Dio; Hegel nell’idea, esistenza ed essenza ad un tempo; Feuerbach nell’uomo individuale, spirito e corpo ad un tempo, spirito soltanto perché anche, ed in prima istanza, corpo, salvo a mitizzare poi quest’uomo fatto di anima e di sensi nella figura di un novello Cristo, dio insieme ed uomo. Marx non solo smaschera tale pericolosa metafisicizzazione feuerbachiana dell’uomo compiuto, ma nello stesso tempo combatte vigorosamente anche la metafisicizzazione della cosa, dell’insieme degli oggetti concreti: egli si sforza d’immaginare, con palese ironia, ciò che direbbero le cose, se sapessero parlare. Aveva sprezzantemente voltato le spalle a ogni possibile metafisica, per studiare le leggi della realtà economica, le leggi della produzione e della distribuzione delle merci; e si accorse che dallo studio della realtà economica era sorta una nuova metafisica, che si stava sempre più rafforzando nella coscienza degli uomini, stava diventando sempre più pericolosa, poiché sempre più affermava la sua natura onnivora; una metafisica della merce eretta a feticcio in sé e per sé esistente, e la metafisica del denaro eretto a feticcio anche più assurdo, che congloba ed annienta in sé ogni merce esistente, anzi ogni merce immaginabile. Nella realtà dell’uomo le cose sono le cose utili, che gli sono indispensabili per vivere; lino e tela, bestiame e grano, che sono prodotti dell’uomo e possono essere barattati o venduti. Le cose sono quindi, in termini economici, «generi d’uso» e ad un tempo merci; e se le merci sapessero parlare, direbbero il loro «valore d’uso». Il loro prezzo può interessare gli uomini, ma non riguarda le merci stesse, in quanto esse sono cose: «Quello che a noi, in quanto cose, compete, è il nostro valore» (1); salvo che l’ipotesi esemplificatrice, deliberatamente assurda, serve soltanto a confermare ciò che Marx ha già detto: il valore che riguarda le merci in quanto oggetti, non riguarda le merci in quanto oggetti «in sé», riguarda invece l’uomo, per il quale gli oggetti sono appunto oggetti d’uso ed anche possibili o effettive merci. Marx scopre così il «carattere di feticcio della merce e del suo arcano», in particolare il carattere di feticcio dell’oro, che più di qualsiasi altra cosa attira l’ingordigia dell’uomo, mentre, preso in sé, non ha alcun valore, perché non è e non può mai essere oggetto d’uso; scopre anche l’errore per cui il valore reale della merce è diventato valore d’uso, cioè prezzo, un prezzo che può essere molto diverso dal valore reale. Ora tale scoperta economica – conviene ben rilevarlo sin d’ora – è una grande scoperta umana, è la scoperta della vera natura e del vero valore dell’uomo, poiché gli oggetti d’uso sono frutti del lavoro dell’uomo ed egli vive solo in quanto produce e scambia oggetti d’uso necessari per la sua esistenza. Il materialismo di Marx è quindi profondamente umanistico, perché rivaluta in pieno l’opera dell’uomo perfezionatore delle condizioni materiali in cui deve vivere. In questo senso è da intendersi il rovesciamento della dialettica hegeliana in senso materialistico. In Hegel permane una frattura fra l’idea ed il mondo, poiché l’attività è sviluppo astratto dell’idea; Marx invece considera l’attività umana, il lavoro, come prodotto dell’uomo concreto e non più isolato. Mentre in Hegel è oscuro il principio in base al quale si possa dire che è la negazione, in Marx la negazione diventa realtà concretissima: è negazione della libertà del lavoro. Non l’idea si aliena da sé; è alienato invece il lavoro, quando il prodotto del lavoro decade a merce in disponibilità di altri e l’uomo decade alla dipendenza delle cose da lui prodotte, ma passate nelle mani dei non produttori (2). Marx in conclusione, è hegeliano in quanto accetta il principio dell’unità della ragione e dell’esistenza e quella realtà che è intesa appunto come unità di ragione ed esistenza, ma trasforma lo storicismo metafisico in materialismo storico. Se con ciò si distrugge la filosofia (3), ciò significa che egli e non Hegel fu quell’«ultimo dei filosofi» che i giovani hegeliani pretendevano di riconoscere nel loro maestro; significa per lo meno che la demistificazione della cosa oggetto d’uso eretta ad arbitrario feticcio metafisico toglie ogni validità a qualsiasi filosofia che tratti delle cose a prescindere dall’uomo e dell’uomo a prescindere delle cose”” [Ladislao Mittner, ‘La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels’ ‘Marx ed Engels. II. La demitizzazione della merce-feticcio’ (in) ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’] [(1) ‘Das Kapital, I, libro I, sezione prima, cap. I, 4; (2) Si veda l’acuta e limpida introduzione di G. Pischel, nella sua versione dell”Ideologia tedesca’, Milano, 1947, p. 24 (…); (3) Löwith, p. 109] (pag 383-384-385)”,”MADS-718″ “MIYAZAKI Isamu”,”The Japanese Economy. What Makes It Tick.”,”L’A è P del Daiwa Institute of Research di Tokyo ed uno dei principali economisti del paese. Nato nel 1923, è entrato nel Economic Planning Agency dopo essersi laureato alla Facoltà di Economia presso l’Univ di Tokyo nel 1949. Nel 1960 egli progetta il ‘National Income Doubling Plan’. Dal 1967 al 1969 scrive l’annuale ‘Economic White Paper’ il report del governo. Dal 1979 al 1981 è Vice Ministro della ‘Economic Planning Agency’. Ha rappresentato il JAP ai meeting dell’OCDE, della Commissione Trilaterale, della UK-JAP 2000 Group, del ‘Korea-Japan Twenty-First Century Commitee’ e vari altri organismi internazionali. Ha scritto vari libri.”,”JAPE-003″ “MLYNÁR Zdenek a cura, saggi di Franco BATTISTRADA Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Giuseppe BOFFA Wlodzimierz BRUS Stephen F. COHEN Robert V. DANIELS Rita DI-LEO András HEGEDÜS Pierre KENDE Otto LAZIS Moshe LEWIN Lilly MARCOU Michael REIMAN”,”Il progetto Gorbaciov.”,”Le prime righe dell’articolo inviato da Zdenek Mlynár a Rinascita nell’ottobre del 1986 hanno il suono lapidario delle sentenzer definitive: “”I tentativi di riforma economica compiuti sino ad ora in Urss sono falliti perchè hanno cozzato, e non in ultima analisi, contro i limiti politici: richiedevano cioè dei mutamenti radicali anche nel sistema politico e sociale e non solo il quello economico””. Otto Lazis della redazione del Kommunist, la rivista teorica del Pcus. Pierre Kende professore all’Ecole des hautes études en sciences socials. Moshe Lewin Università della Pennsylvania, USA. Robert V. Daniels Università di Vermont, USA. Wlodzimierz Brus Wolfson College Oxford. Stephen F. Cohen Università di Princeton, USA.”,”RUSU-091-FL” “MNACKO Ladislav”,”La notte di Dresda. Romanzo.”,”Questo romanzo fu scritto poco prima del ‘Gusto del potere’ da Ladislav Mnacko, l’ormai notissimo autore cecoslovacco, prima collaboratore e poi redattore del giornale di partito Rude Pravo, più tardi capo redattore del Kulturny Zivolt, il settimanale dell’unione degli scrittori slovacchi.”,”VARx-071-FL” “MO Ettore, a cura di Marco SORTENI”,”La peste, la fame, la guerra. Afghanistan, Kurdistan, Iran, Irak, Medio Oriente, Cambogia, India, Centro America.”,”Ettore Mo è nato nel 1932 in provincia di Novara. Ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera dal 1963 ed è ancora inviato nelle zone di guerra (1987). “”Anche chi ha visto con sollievo la caduta di Amin è sgomento davanti al futuro. Il commento corale, ma sibilato tra i denti perché finita una paura ne è cominciata un’altra, è questo: “”Non facciamoci illusioni: l’URSS ci sta satellizzando; sei mesi, un anno, ed è fatta””. L’invasione non voleva certo testimoni: ma anche quando, finalmente, cade il veto e i giornalisti sono ammessi ad assistervi, ti rendono il lavoro difficile. Non funzione il telefono (eccetto che per la linea privilegiata con Nuova Delhi riservata a pochissimi). Non funziona il telex, all’aeroporto sequestrano i giornali occidentali, i voli sono scarsi o annullati, non ti consentono di raggiungere il Pakistan via terra, due inglesi che fotografano un soldato russo sono arrestati. La rimozione brutale di Amin era nell’aria, questione di giorni. Il 13 dicembre arriva a Kabul il viceministro degli interni sovietico, generale Paputin, con una delegazione di esperti in problemi di sicurezza. Lo scopo è quello di convincere Amin a ristrutturare la polizia segreta afghana, di cui è responsabile suo nipote Assudullah, sul modello sovietico. Il presidente oppone resistenza, nascono violenti diverbi, Assadullah Amin viene ferito gravemente con un colpo di pistola durante una riunione di dirigenti di partito e scompare (forse in URSS). A fine mese Paputin, 53 anni, dovrebbe rientrare a Mosca, ma ecco che il 3 gennaio la ‘Pravda’ annuncia laconicamente la notizia della sua morte, avvenuta il 28 dicembre, senza dire né dove né come. Un mistero che stimola la fantasia”” (pag 65-66)”,”PVSx-058″ “MO Yan”,”Sorgo rosso.”,”Mo Yan (ossia Colui che non vuole parlare) è nato nello Shadong nel 1955 ed è considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo e il fondatore letterario della Ricerca delle radici.”,”VARx-266-FL” “MO Yan”,”Grande seno, fianchi larghi.”,”Mo Yan (ossia Colui che non vuole parlare) è nato nello Shadong nel 1955 ed è considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo e il fondatore letterario della Ricerca delle radici.”,”VARx-267-FL” “MOA Pío”,”Le origini della guerra civile spagnola.”,”MOA Pío è giornalista e storico, ha diretto le riviste ‘Ayeres’ dal 1991 al 1993 e ‘Tanteos’ dal 1988 al 1990, entrambe dell’ Ateneo di Madrid, al cui consiglio direttivo è appartenuto per tre anni come bibliotecario (dove ha diretto la sezione di storia). Collaboratore di riviste e giornali (Diario 16, Cambio 16, ABC, El Correo de Bilbaio) ha pubblicato vari articoli su temi politici, storici e culturali. Ha scritto varie opere (v. risvolto di 4° cop.) La politica sociale della 2° Repubblica. “”Il governo di sinistra del primo biennio tentò di favorire i braccianti, proteggendoli dallo sfruttamento e dagli abusi padronali; sebbene i risultati, in un’ epoca di crisi economica e di rivalità tra i sindacati fossero a volte opposti a quelli desiderati. (…) Di fatto il governo fu accusato di dare la terra senza mezzi per coltivarla. Comunque sia, la riforma intrapresa con debolezza e improvvisazione, creò nel paese una profonda delusione, che ereditarono i governi di centro. In queste circostanze i socialisti, con grave azzardo, proposero lo sciopero, poiché la loro sfida al potere era radicale, e incompiuti i preparativi alla rivolta. Se i contadini rispondevano con insuffciente impeto, i piani rivoluzionari si potevano vedere scombussolati. Largo Caballero e quasi tutta la direzione della UGT si dimostrarono poco risoluti all’ avventura. Tuttavia la FNTT impose il suo criterio, prova dell’ esaltazione del momento, e ai restii non toccò altra soluzione che assecondarlo. Principali animatori dello sciopero furono Margarita Nelken, deputata socialista per Badajoz, e Ricardo Zabalza, giovane dirigente navarro, da lei molto influenzato. Nelken, di origine ebrea dell’ Europa centrale, esperta d’arte, si distinse per un linguaggio veramente virulento. In aprile fu deciso il piano d’ azione e iniziò un’ agitazione intensa. Antonio Ramos Oliveira, Nelken e altri presentarono lo sciopero come se fosse sorto spontaneamente da contadini ridotti in condizioni estreme dalle crudeli condizioni di vita imposte loro dal governo e dagli inumani proprietari. Considerando che Nelken è stata la leader più famosa di quelle lotte, meritano un’ attenzione i suoi punti di vista, esposti nel suo libro ‘Por qué hicimos la revolución'””. (pag 295-296) Wiki: Margarita Nelken Mausberger (Madrid, 1894 – México, 1968) fue una política socialista, y después comunista, española. Fue una de las representantes del incipiente movimiento feminista en España durante la década de 1930. Conocida por su decidida actuación política durante la Segunda República y la Guerra Civil, Margarita Nelken también destacó como crítica de arte, periodista y escritora. Hija de una francesa y de un joyero, que descendían de judíos alemanes llegados a la capital en 1889, recibió una educación esmerada que se tradujo en tempranas inclinaciones hacia la pintura y la música. Las abandonó en plena juventud para dedicarse al activismo político y social. En 1919, publicó su primera obra La condición social de la mujer. Su estado actual: su posible desarrollo, un incisivo estudio feminista. Continuó esta línea con Maternología y puericultura (1926), En torno a nosotras (Diálogo socrático) (1927), Las escritoras españolas (1930) y La mujer ante las Cortes Constituyentes (1931). En los primeros meses de 1931, ingresó en el PSOE y fue, como candidata de la Agrupación Socialista de Badajoz, a las elecciones parciales de octubre de 1931. Resultó elegida entonces y, también, en noviembre de 1933 y febrero de 1936. De hecho, es la única mujer que consiguió las tres actas parlamentarias en la Segunda República. Fue contraria a otorgar derecho de voto a la mujer, posición compartida también por Victoria Kent. Sostenía que, la falta de madurez y de responsabilidad social de la mujer española, podía poner en peligro la estabilidad de la República, ya que un porcentaje muy elevado, antes de votar, lo consultaría con su confesor. Tras el fracaso de la comuna asturiana de octubre de 1934, tuvo que alejarse de la vida política. Marchó a París y diferentes países nórdicos; y, luego, estuvo durante casi un año en la Unión Soviética. Volvió a tiempo de participar en las elecciones de febrero de 1936 como candidata del Frente Popular. En el verano de 1936, luchó frente a los militares sublevados y estuvo en los frentes de Extremadura y Toledo. En noviembre de 1936, partició en la defensa de Madrid y se distinguió asimismo en la organización de la Unión de Mujeres Antifascistas. Se incorporó al PCE en noviembre de 1936, poco después de la formación del Gobierno de Largo Caballero. Pasó la última etapa de la guerra en Barcelona. Derrotada pero no vencida marchó al exilio: de París a Moscú y, luego, en el mismo 1939, a México, donde se instaló definitivamente. Trabajó en la Secretaría de Educación Pública, colaboró con el gobierno republicano en el exilio, participó en las actividades de la Unión de Mujeres Españolas y nunca abandonó las actividades literarias y periodísticas. En octubre de 1942 fue expulsada del PCE tras haber criticado la política comunista de Unión Nacional. Los reveses del exilio, las cargas familiares y, sobre todo, la muerte de sus dos hijos (el hijo, en 1944, luchando con el ejército soviético, y la hija, en 1956, de cáncer) consiguieron vencer la incansable resistencia de esta mujer. Obras [editar]La condición social de la mujer. Su estado actual: su posible desarrollo (1919) Maternología y puericultura (1926) En torno a nosotras (Diálogo socrático) (1927) Las escritoras españolas (1930) La mujer ante las Cortes Constituyentes (1931) Primer frente (1944). El expresionismo mexicano (1965).”,”MSPG-176″ “MOA Pío”,”Los Crímenes de la Guerra Civil y Otras Polémicas.”,”Nota previa, cronologia, introducción: El fatal desenfoque, el contexto, los hechos, unas consideraciones generales, indice onomastico. Contiene inserto fotografico con immagini su assalti alle chiese”,”MSPG-254″ “MOA Pío”,”1934: Comienza la Guerra Civil. El PSOE y la Esquerra emprenden la contienda.”,”MOA Pío Volume con molte foto anche inedite”,”MSPG-264″ “MOA Pío”,”Le origini della guerra civile spagnola.”,”Pío Moa, giornalista e storico, ha diretto le riviste, Ayeres dal 1991 al 1993 e Tanteos dal 1988 al 1990, entrambe dell’Ateneo di Madrid, al cui Consiglio direttivo è appartenuto per tre anni come bibliotecario, dove ha diretto, dal 1990 al 1991, la sezione di Storia. Collaboratore per diverse riviste e giornali, come: Diario 16, Cambio 16, ABC, El Correo de Bilbao, ha pubblicato numerosi articoli su temi politici, storici e culturali, Tra le sue opere risaltano De un tempo y de un país, sul fenomeno GRAPO, Reflexiones sobre el terrorismo e diversi studi sulla teoria marxista della riduzione della tassa sul profitto, sulla transazione, sul femminismo.”,”MSPG-020-FL” “MOCCIA Domenico PEPE Adolfo BARNI Walter PIZZONI Pietro BRUNETTI Paola LENZI Loretta MAGHINI Danilo ANIASI Aldo ANDREINI Goffredo GHEZZI Carlo ROCCHI Nicoletta, interventi”,”Storie di Resistenza. Il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore creditizio e finanziario.”,”Domenico Moccia Segretario generale Fisac-Cgil. Adolfo Pepe direttore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Walter Barni ex segretario generale Filda-Cgil. Pietro Pizzoni figlio di Alfredo Pizzoni, presidente del Clnai. Paola Brunetti segretario coordinatore della Fisac.Cgil Banca Centrale. Loretta Lenzi segretaria del Coordinamento aziendale di Banca Intesa. Danilo Maghini segretario della Rsa Unicredit. Aldo Aniasi partigiano. Presidente della Federazione italiana associazioni partigiane Fiap, ex sindaco di Milano. Goffredo Andreini ex Presidente della Provincia di Milano. Carlo Ghezzi presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Nicoletta Rocchi segretaria confederale della Cgil.”,”ITAR-019-FL” “MOCKLER Anthony”,”Il mito dell’ impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia. (Tit.orig.: The War of the Negus 1. The Return of Hailé Selassié 2.)”,”MOCKLER Anthony ha compiuto gli studi a Cambridge, al Downside e al Jesus College. Ha studiato poi all’ Università per stranieri di Perugia prima di diventare giornalista del Times e del Guardian. E’ stato inviato speciale in Congo, Rhodesia, Vietnam e Spagna. Ha insegnato alla Sorbona. Ha pubblicato vari libri (v. 4° copertina). “”Le forze dell’ Italia oltremare erano concentrate, in Libia, agli ordini del Governatore generale Balbo. Queste forze consistevano di un enorme esercito bianco e di un piccolo esercito indigeno. Nell’ Africa Orientale Italiana, agli ordini del Duca d’ Aosta, la situazione era capovolta: là esisteva un enorme esercito nero e un piccolo esercito bianco. Separava le due colonie italiane la base della potenza inglese, l’ Egitto, con la propria appendice, il Sudan, quasi sprovvisto di truppe, ossia vittima di un ovvio movimento a tenaglia che avrebbe collegato Libia ed Etiopia ed eliminato efficaceente non soltanto il centro strategico degli interessi inglesi in Africa e nel Medio Oriente, ma anche la base della Mediterranean Fleet ad Alessandria. Sfortunatamente, però, ai fini di questo grande disegno, la maggior parte dell’ esercito italiano in Libia doveva essere concentrato sull’ altra frontiera ad ovest, (…)””. (pag 305)”,”ITQM-107″ “MOCKLER Anthony, a cura di Gianni SCARPA Bruno ODDERA”,”Il mito dell’Impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia.”,”Anthony Mockler ha compiuto gli studi a Cambridge, al Downside e al Jesus College. Ha studiato poi all’Università per stranieri a Perugia prima di iniziare la sua carriera di scrittore e di giornalista per il Times Educational Supplement e il Guardian, per conto dei quali è stato inviato speciale in Congo, Rhodesia, Vietnam e Spagna. Recentemente ha insegnato alla Sorbona.”,”ITQM-033-FL” “MODA Aldo”,”Lettura di «Verità e Metodo» di Gadamer.”,”Hans Georg Gadamer nasce a Marburgo nel 1900, passa la sua giovinezza a Breslavia, dove, attraversata dall’esperienza della prima guerra mondiale, svolge la consueta formazione scolastica ed inizia, senza grande determinazione, il percorso universitario. Nel 1922 consegue il dottorato in filosofia. Iniziano gli anni d’insegnamento a marburgo come libero docente, insieme a Löwith e krüger, sempre con spiccato interesse per la cultura umanistica. nel dopoguerra, proprio per non essere stato mai iscritto a nessuna organizzazione nazionalsocialista, viene eletto primo rettore dell’Università libera di Lipsia (1946-47). A Heidelberg continuò il dialogo di Gadamer con Heidegger. Aldo Moda professore di liceo e saggista, ha pubblicato, tra l’altro, Strutture della fede e Per una critica della ragione teologica.”,”TEOP-093-FL” “MODENA Gustavo, a cura di Terenzio GRANDI”,”Epistolario di Gustavo Modena (1827-1861). II Serie: Fonti. Vol. XXXVII.”,”Gustavo Modena (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861) è stato un attore teatrale e patriota italiano. È considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Modena iniziò a recitare sotto la guida del padre, che per professione svolgeva anche l’attività del sarto. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1821, preferì rinunciare alla carriera forense privilegiando l’attività di attore teatrale. Maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, debuttò in teatro nel 1824 recitando il ruolo di David nella tragedia Saul di Vittorio Alfieri 1. Rimase fortemente scosso dai tumulti del 1821 e in uno scontro con la polizia rimase gravemente ferito. Radicato nella sua fede patriottica, partecipò ai moti risorgimentali del 1831 e aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In conseguenza del suo impegno politico al pari di Mazzini fu costretto, con la moglie ginevrina Giulia Calame, a riparare in esilio, dapprima in Svizzera e Belgio (Bruges), quindi in Inghilterra dove si trovò a svolgere i più svariati mestieri. A Londra ebbe modo comunque di suscitare ammirazione per l’abilità declamatoria dei versi della Divina Commedia (spettacolo Lectura Dantis) 1. Nel 1839, fatto ritorno nel Regno Lombardo-Veneto, costituì una propria compagnia con cui iniziò una tournée di sette anni in diversi stati della futura Italia ai quali gli era consentito di accedere. Terminata la tournée si dedicò prettamente alla politica limitando l’attività teatrale. Dopo le sconfitte del 1848 – 1849, si ritirò in Piemonte. Visse anche in Liguria, dove con la propria compagnia drammatica guidò con favorevoli risultati di critica la prima stagione assoluta del Teatro Colombo 1. (copil.) Il Teatro Gustavo Modena è situato nel quartiere di Sampierdarena a Genova. È stato costruito nel 1856 e originariamente votato alla lirica 12. Il teatro è stato intitolato a Gustavo Modena, un attore teatrale e patriota italiano, considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Nel corso del Novecento, il teatro ha subito varie trasformazioni e nel 2018 è diventato parte del Teatro Nazionale di Genova 2. Il Teatro Gustavo Modena è una tipica sala all’italiana a ferro di cavallo di 500 posti, quattro ordini di palchi, un loggione, una platea e una facciata tipicamente neoclassica 1. Curiosità: è tra i pochissimi teatri in Italia ad avere ancora in uso la graticcia originale ottocentesca, che può essere ammirata nel corso di visite guidate organizzate su richiesta 1.”,”RISG-034-FSL” “MODENA Gustavo, a cura di Terenzio GRANDI”,”Scritti e discorsi di Gustavo Modena (1831-1860). II Serie: Fonti. Vol. XXXIX.”,”Gustavo Modena (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861) è stato un attore teatrale e patriota italiano. È considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Modena iniziò a recitare sotto la guida del padre, che per professione svolgeva anche l’attività del sarto. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1821, preferì rinunciare alla carriera forense privilegiando l’attività di attore teatrale. Maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, debuttò in teatro nel 1824 recitando il ruolo di David nella tragedia Saul di Vittorio Alfieri 1. Rimase fortemente scosso dai tumulti del 1821 e in uno scontro con la polizia rimase gravemente ferito. Radicato nella sua fede patriottica, partecipò ai moti risorgimentali del 1831 e aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In conseguenza del suo impegno politico al pari di Mazzini fu costretto, con la moglie ginevrina Giulia Calame, a riparare in esilio, dapprima in Svizzera e Belgio (Bruges), quindi in Inghilterra dove si trovò a svolgere i più svariati mestieri. A Londra ebbe modo comunque di suscitare ammirazione per l’abilità declamatoria dei versi della Divina Commedia (spettacolo Lectura Dantis) 1. Nel 1839, fatto ritorno nel Regno Lombardo-Veneto, costituì una propria compagnia con cui iniziò una tournée di sette anni in diversi stati della futura Italia ai quali gli era consentito di accedere. Terminata la tournée si dedicò prettamente alla politica limitando l’attività teatrale. Dopo le sconfitte del 1848 – 1849, si ritirò in Piemonte. Visse anche in Liguria, dove con la propria compagnia drammatica guidò con favorevoli risultati di critica la prima stagione assoluta del Teatro Colombo 1. (copil.) Il Teatro Gustavo Modena è situato nel quartiere di Sampierdarena a Genova. È stato costruito nel 1856 e originariamente votato alla lirica 12. Il teatro è stato intitolato a Gustavo Modena, un attore teatrale e patriota italiano, considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Nel corso del Novecento, il teatro ha subito varie trasformazioni e nel 2018 è diventato parte del Teatro Nazionale di Genova 2. Il Teatro Gustavo Modena è una tipica sala all’italiana a ferro di cavallo di 500 posti, quattro ordini di palchi, un loggione, una platea e una facciata tipicamente neoclassica 1. Curiosità: è tra i pochissimi teatri in Italia ad avere ancora in uso la graticcia originale ottocentesca, che può essere ammirata nel corso di visite guidate organizzate su richiesta 1. Interpretazioni di Dante. Il Cattolicesimo di Dante (pag 302-310) Versioni poetiche. Maometto o il fanatismo. Lettera a Francesco Regli ecc. (pag 311-316) ‘Chi ci crede, e vuol sapere vita, morte e miracoli di Maometto, legga Caussin de Perceval, Histoire des Arabes'”,”RISG-036-FSL” “MODIGLIANI Giuseppe E.; PRAMPOLINI Camillo”,”La fine della lotta per la vita tra gli uomini; Come avverrà il socialismo e altri scritti.”,”””In questa formazione dei policellullari non vi ha in sostanza che questo fatto: per circostanze, che allo scienziato non è dato conoscere, la scissione di alcuni unicellulari non si completa e sorgono i policellulari; questi, avendo realizzata un’ integrazione di unità organiche, iniziano con la differenziazione di queste, l’ ulteriore sviluppo del regno animale;(…)”” (pag 72) “”Chi non vuole lavorare non deve mangiare”” (S. PAOLO) (pag 321)”,”MITS-212″ “MODIGLIANI Vera”,”Esilio. Quarant’anni di battaglie politiche.”,”””Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente e questo è quello strale che il dardo dell’ esilio pria saetta”” (Dante) (in apertura) Treves. “”Ma non parlava mai di sé. E, se gli accadeva di farlo, o perché interrogato, o perché la piena del suo animo faceva troppa ressa (…) aveva un modo tutto suo di tagliar corto e di alzare le spalle, come a dire: Non importa! Lasciate andare! Tiriamo avanti! e un abbassare rapido delle ciglia, sottraeva all’ osservatore il guizzo sùbito dell’ acceso sguardo. (…) Quando parlava in pubblico sembrava cominciare a fatica, e quasi consultandosi. (…) A poco a poco, la passione gli fremeve dentro: la voce si levava acuta, vibrante, ed il periodo nasceva, si componeva, si conchiudeva conciso, in un giro perfetto, trascinando in una commozione sentimentale ed estetica. Non pareva avesse energia per le cose normali della vita. Era invece un lavoratore indefesso al giornale, in tipografia, ovunque occorresse la sua presenza. Lettore assiduo di classici e di moderni, giornalista, ma giornalista letterato, buttava giù i suoi articoli con penna estremamente facile, con quella sua calligrafia chiara dalla linea ascendente, specchio del suo carattere e delle sue aspirazioni. (…) le più modeste riunioni lo ebbero propagandista. Se qualche volta si mostrava restio ad essere l’ oratore “”ufficiale”” delle grandi cerimonie, non rifiutava mai la sua parola in quelle raccolte riunioni domenicali, nelle salette di caffé, piccole e fumose, dei quartieri periferici parigini, ove i compagni francesi solevano ritrovarsi””. (pag 70-71) Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872 – Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico italiano. (fonte Wikip) Discendente di una famiglia della borghesia ebraica livornese, fratello del celebre pittore Amedeo, durante gli studi universitari (conseguirà una laurea in giurisprudenza) si avvicina al movimento socialista. Nel 1894 è tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l’anno successivo anche consigliere comunale della sua città e promuovendo la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell’area pisana, senese e nella Maremma. Dopo il servizio militare ritorna alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana. Arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, verrà processato insieme all’intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguirà la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo. Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l’ala più a sinistra), fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini. Deputato dal 1913 fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, assunse posizioni anti-interventiste sulla Grande guerra, portando la sua posizione alla conferenza di Zimmerwald. Nella serrata dialettica interna ai socialisti degli anni ’20 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Dichiarato decaduto nel 1924 assieme agli altri parlamentari dell’opposizione, rappresentò come avvocato la parte civile nel processo relativo all’omicidio di Giacomo Matteotti, quando ormai il fascismo si consolidava al potere. Insieme alla moglie Vera intraprese la via dell’esilio, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all’Internazionale socialista. Rientrato in Italia, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente. L’11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del PSLI (divenuto poi PSDI). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Emanuele_Modigliani”&#8221; Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872 – Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico italiano. (fonte Wikip) Discendente di una famiglia della borghesia ebraica livornese, fratello del celebre pittore Amedeo, durante gli studi universitari (conseguirà una laurea in giurisprudenza) si avvicina al movimento socialista. Nel 1894 è tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l’anno successivo anche consigliere comunale della sua città e promuovendo la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell’area pisana, senese e nella Maremma. Dopo il servizio militare ritorna alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana. Arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, verrà processato insieme all’intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguirà la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo. Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l’ala più a sinistra), fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini. Deputato dal 1913 fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, assunse posizioni anti-interventiste sulla Grande guerra, portando la sua posizione alla conferenza di Zimmerwald. Nella serrata dialettica interna ai socialisti degli anni ’20 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Dichiarato decaduto nel 1924 assieme agli altri parlamentari dell’opposizione, rappresentò come avvocato la parte civile nel processo relativo all’omicidio di Giacomo Matteotti, quando ormai il fascismo si consolidava al potere. Insieme alla moglie Vera intraprese la via dell’esilio, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all’Internazionale socialista. Rientrato in Italia, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente. L’11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del PSLI (divenuto poi PSDI). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Emanuele_Modigliani””&#8221;,”ITAD-092″ “MODIGLIANI Franco”,”Consumo, risparmio, finanza.”,”20 Alcuni articoli sono a due mani, con Robert J. Shiller, con Merton H. Miller, con Richard A. Cohn, con Andre Modigliani”,”ECOT-343″ “MODIGLIANI Franco”,”Consumo, risparmio, finanza.”,”””La teoria del ciclo vitale e le sue implicazioni. Modigliani ha dedicato a questo tema la parte forse preponderante della sua attività di ricerca lungo un arco di tempo più che ventennale”” (pag 15, introduzione di Carlo D’Adda) “”Un contributo fondamentale Modigliani lo ha dato anche alla moderna teoria della finanza”” (pag 18, idem)”,”ECOT-017-FV” “MODIGLIANI Franco, a cura di Paolo PELUFFO”,”Avventure di un economista. La mia vita, le mie idee, la nostra epoca.”,”Franco Modigliani (Roma, 1918 – Cambridge, 2003) è stato professore emerito presso la Alfred P. Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nel 1985 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia. Paolo Peluffo (1963), ‘normalista’ è dirigente generale del ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica; è stato il portavoce del ministro Ciampi. Ha curato le memorie di Guido Carli ‘Cinquant’anni di vita italiana’ (1993) e per Laterza una raccolta di scritti inediti di Carli ‘Le due anime di Faust Scritti di economia e politica’ (1996). Con V. Giacchè ha scritto ‘La storia del Mediocredito Centrale’ (1997). Ronald Reagan inventore del deficit. “”Le guerre possono essere finanziate in molti modi. Reagan, tra tutti i modi possibili, scelse il peggiore: quello che ha arrecato il danno maggiore alle generazioni successive, e che ha costretto i presidenti che gli sono succeduti, repubblicani e democratici, a grandi sforzi per sanare le ferite inferte dagli otto anni della sua presidenza. Per molti aspetti si può affermare che Reagan, negli Stati Uniti, è l’inventore del deficit. Prima di lui, sostanzialmente, non era mai esistito. O, meglio, era esistito come strumento di controllo ciclico della domanda in periodi di recessione, ma non come fenomeno strutturale. Fino ad allora i presidenti, sia repubblicani sia democratici, avevano sempre adottato una politica economica saggia e moderata (31). Questa analisi in qualche modo smentisce le tesi di James Buchanan (32), secondo il quale tutte le società democratiche hanno un’ineluttabile tendenza vero il deficit. La storia degli Stati Uniti smentisce questa ipotesi. Tranne sotto Ronald Reagan. Il deficit sotto Reagan arrivò addirittura fino al 6,3 per cento del PIL. Una enormità se lo confrontiamo con il pareggio del presidente Clinton. Se si adotta la correzione per l’inflazione da me proposta, a partire dal 1983 i deficit federali sono i maggiori mai registrati in tempo di pace e non danno segno di voler diminuire fino all’ultimo anno di presidenza. Nel dibattito interno americano, abbiamo assistito nel 1995 a un conflitto molto duro tra il Congresso a maggioranza repubblicana e il presidente Clinton. Ma questo conflitto non riguarda l’obiettivo di fondo, che entrambi condividono pienamente: azzerare il deficit. Piuttosto interessava semmai la distribuzione dei sacrifici, e la durata del periodo di rientro. L’aspetto sorprendente di tutto ciò è che il presidente Reagan si presentò alle elezioni dicendo: c’è al mondo un solo male, una vera e propria pestilenza, ed è il deficit pubblico. Reagan nel corso della sua prima campagna, quella contro Carter, seguiva un modello economico basato sulla cosiddetta «curva di Laffer»: se lo Stato si imbarca in spese folli, cercherà di aumentare le entrate con la tassazione; ma la tassazione ha in sé il principio della propria fine, perché essa spegne l’incentivo a produrre; e per questo il governo vede ridursi il gettito fiscale, non riesce più a finanziare la spesa e, allora, si mette a stampare moneta a tutto spiano; ma stampare moneta crea l’inflazione, secondo il modello monetarista; l’inflazione crea il disordine, il disordine crea la disoccupazione e il cattivo funzionamento del sistema. E questa era la condizione dell’America descritta da Reagan alla fine della presidenza Carter nel 1981″” (pag 132-133) [(31) Cfr. F. Modigliani e A. Modigliani, The Growth of the Federal Deficit and the Role of Public Attitudes’, in ‘Public Opinion Quarterly’, 51, 1987, pp. 459-80 (trad. it. in Modigliani, ‘Consumo, risparmio, finanza’, cit., pp. 499-527); (32) J.M. Buchanan, ‘Liberty, Market and State’, New York University Press, New York, 1985]”,”BIOx-345″ “MODZELEWSKI Karol KURON Jacek”,”Il marxismo polacco all’opposizione.”,”Nel luglio 1965 e nel gennaio 1966 si sono tenuti a Varsavia due processi contro elementi critici di sinistra precedentemente espulsi dal POUP; nel corso del primo sono stati giudicati Karol Modzelewski, già dirigente della gioventù universitaria di Varsavia nell’ottobre 1956 e figlio del primo ministro degli esteri della Repubblica popolare polacca e Jacek Kuron, anche egli dirigente universitario e figlio di un vecchio quadro di partito. Sono stati condannati, rispettivamente, a tre anni e mezzo e a tre anni di reclusione. Nel corso del secondo processo sono stati giudicati Ludwik Haas, Romuald Smiech e Kazimierz Badowski condannati a si mile pena.”,”POLx-007-FL” “MOENS Guy”,”De Anti-Verhofstadt. Politiek Voor De Spiegel.”,”Guy Moens, Tienen, 1938, dottore in lettere, politico socialista e scrittore. Guy Verhofstadt: primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, è stato anche vice primo ministro e ministro del bilancio dal 1985 al 1987. E’ stato membro della Camera dei Rappresentanti del 1985 al 1995. Dal 2009 è membro del Parlamento europeo dove è presidente del gruppo dell’ Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) Ha fondato il gruppo federale inter-parlamentare Spinelli. E’ stato candidato dal Partito dell’Alleanza Alde alla carica di Presidente della Commissione europea nelle elezioni al Parlamento europeo del 2014 ed è stato il rappresentante del parlamento europeo nei negoziati Brexit. Politico liberale e influente statista belga è nato nel 1953 a Dendermonde.”,”EURx-002-FFS” “MOFFA Claudio a cura”,”Storia dell’Africa dalle origini alle indipendenze.”,”Testi antologici tratti dalla storia universale in 13 volumi dell’Accademia delle scienze dell’URSS Claudio MOFFA insegna storia e Istituzioni dei Paesi afroasiatici all’Università di Teramo. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina)”,”AFRx-070″ “MOFFA Claudio”,”La rivoluzione etiopica. Testi e documenti.”,”Studioso di problemi internazionali, Claudio Moffa è autore di due libri ‘La resistenza palestinese’ (1976) e ‘Etiopia dietro la trincea’ (1978). Ha collaborato con vari quotidiani e settimanali. “”Yves Benot ha già parlato degli eventi etiopici come di «un’immensa rivolta contadina che ha spazzato via, assieme al doppio feudalesimo, civile e religioso, ogni tentativo da parte dei feudatari di un ritorno all’indietro» (4° di copertina)”,”AFRx-096″ “MOGGACH Douglas a cura; saggi di Douglas MOGGACH Norbert WASZEK Howard WILLIAMS Warren BRECKMAN Massimiliano TOMBA Douglas MOGGACH Eric VON-DER-LUFT Lawrence S. STEPELEVICH David LEOPOLD Gareth Stedman JONES Andrew CHITTY José Crisóstomo DE-SOUZA Sean SAYERS Ardis B. COLLINS”,”The New Hegelians. Politics and Philosophy in the Hegelian School.”,”MOGGACH Douglas è un professore di scienze politiche e filosofia nell’Università di Ottawa. E’ autore pure del libro: ‘The Philosophy and Politics of Bruno Bauer’. Contiene un saggio su Engels e due su Marx: ‘Engels and the Invention of the Catastrophist Conception of the Industrial Revolution’ di Gareth Stedman Jones (pag 200-220) ‘The Basis of the State in the Marx of 1842’ di Andrew Chitty, ‘Marx and Feuerbachian Essence: Returning to the Question of ‘Human Essence’ in Historical Materialism’ di José Crisóstomo de-Souza. Ma si parla di Marx anche in ‘Freedom and the ‘Realm of Necessity’ di Sean Sayers ed in altri saggi. Engels e le origini dell’opera ‘La condizione della classe operaia in Inghilterra’ (pag 215-217) “”The most immediate source of Engels’ initial diagnosis of the condition of England was Moses Hess. It was Hess, at the time the foreign editor of the ‘Rheinische Zeitung’ in Cologne, who had encountered Engels on his way to England and claimed to have converted him to “”communism””. Hess’s vision of “”communism””, to which at that time Engels certainly subscribed, was outlined in his book ‘The European Triarchy’. He argued that the emancipation of mankind would be the task of three nations. Germany, the land of the Reformation, was to realise spiritual freedom. France, the country of the great revolution of 1789, was to attain political freedom. England was now on the verge of social revolution as a result of the mounting contradiction between “”pauperism”” and “”the money aristocracy””. Its task was to realise social equality. Its revolution would be “”social”” because, as Hess stated in the ‘Rheinische Zeitung’ in the summer of 1842, industry had passed from the hands of the people to the machines of the capitalists. Commerce had become concentrated in the hands of “”capitalists and adventures (i.e. swindlers)””. Through primogeniture, the land had fallen into the hands of “”a few great families””. Writing at the time of the Lancashire plug-plot riots, Hess thought he could now detect the final onset of “”the approaching catastrophe.”” Engels, arriving a few months later, believed the same. It is noticeable that during the first fourteen months of his residence in England, Engels made no reference to an “”industrial revolution””. Talk of competition, “”the money aristocracy””, and the displacement of small capitalists by large was the common currency of radicals and socialists during the period. It did not entail a conception of industrialisation. Even in an essay written for the Paris-based ‘Deutsch-französische Jahrbücher’ on Thomas Carlyle, no reference was made to an “”industrial revolution””.Carlyle thought the crisis in “”the condition of England”” was primarily the result of the loss of religious faith and the displacement of former feudal dependencies by the “”cash nexus”” (1). Similarly, the first essay of the same journal to ascribe a revolutionary role to “”the proletariat””, put forward its argument in terms made familiar by the preceding pauperism debate in Germany. Karl Marx, the author of the essay, defined “”the proletariat”” as “”a class of civil society, which is not a class of civil society, an estate which is the dissolution of all estates””. Although this proletariat was coming into being “”as a result of rising industrial development””, it was also claimed to be the result of “”the drastic dissolution of society”” (2). What Marx at that point was describing was a social group outcast by the disintegration of estate society. Engels’ first use of the term “”industrial revolution”” occurred around February-March 1844 in an essay entitled “”The Condition of England. 1. The Eighteenth Century””. In this account, Engels wrote of “”the invention of the steam engine and of machinery for working cotton”” that “”gave rise, as is well known, to an industrial revolution””. But he also argued that “”the historical importance”” of this revolution was “”only now beginning to be recognised””. Furthermore, the only sources mentioned – the 1844 edition of J.R. McCulloch’s ‘Dictionary of Commerce’ and G.R. Porter’s ‘Progress of the Nation (1836-43) – made no reference to such a revolution. Engels’ depiction of “”the industrial revolution”” was straightforwardly factual. It is therefore most likely that he read the account in Blanqui’s ‘Histoire de l’économie politique en Europe.”” [Gareth Stedman Jones, Engels and the Industrial Revolution] (in) The New Hegelians. Politics and Philosophy in the Hegelian School, 2006, a cura di Douglas Moggach (Frederick Engels, “”The condition of England. ‘Past and Present’ by Thomas Carlyle, London 1843′ in MECW, vol. 3, 444-69).”,”TEOC-600″ “MOGK Walter”,”Paul Rohrbach und das “”Größere Deutschland””. Ethischer Imperialismus im Wilhelminischen Zeitalter. Ein Beitrag zur Geschichte des Kultur-protestantismus.”,”Vengono citati DELBRÜCK HARNACK NAUMANN LEUTWEIN.”,”GERS-020″ “MOHAN C. Raja”,”Crossing the Rubicon. The Shaping of India’s New Foreign Policy.”,”Alea iacta est. The die has been cast. Il dado è tratto. MOHAN C. Raja è responsabile per gli affari strategici presso il giornale ‘Hindu’ di New Delhi. E’ stato corrispondente da Washington e fellow al Institute for DEfence Studies and Analyses, di Delhi. “”La connessione sovietica aveva un significato nella gestione della rivalità con la Cina come essa era similmente all’ Occidente a supporto del Pakistan per il Kashmir. La spaccatura sino-sovietica coincide con il conflitto sino-indiano rafforzato dai legami tra New Delhi e Mosca duante i primi anni ’60’.”” (pag 121)”,”INDx-073″ “MOHLER Armin”,”La rivoluzione conservatrice in Germania 1918 – 1932. Una guida”,”Nato a Basilea nel 1920, A. MOHLER, dottore in filosifa, già segretario dello scrittore Ernst JÜNGER a Ravensburg e a Wilflingen (1949-1953), è stato corrispondente a Parigi per diversi giornali di lingua tedesca: ‘Die Tata’ di Zurigo, ‘Die Zeit’ di Amburgo, ‘Die Furche’ di Vienna e ‘Christ und Welt’ di Stoccarda. A partire dal 1967 è stato Prof incaricato di scienza della politica presso l’Univ di Innsbruck. D dal 1964 della Fondazione Friedrich von Siemens di Monaco di Baviera, ha organizzato vari convegni (gli atti sono stati pubblicati a sua cura). Questo libro che sviluppa una tesi di dottorato lo ha fatto conoscere al pubblico più largo.”,”GERG-015″ “MOISSON Marcel”,”Come effettuare la gestione finanziaria di un’impresa.”,”MOISSON Marcel è un noto consulente francese d’organizzazione.”,”ECOA-011″ “MOISSONNIER Maurice”,”La premiere internationale et la commune à Lyon. 1865-1871. Spontaneisme-Complots et ‘luttes reelles’.”,”Nel 1954, MOISSONNIER presentava quello che allora si chiamava ‘diplome d’Etude superieures’ intitolato ‘Les ouvriers lyonnais en 1869-1870′. Durante vent’anni, MOISSONNIER non ha cessato di proseguire le sue ricerche e di pubblicare articoli sul movimento operaio della città di Lione.”,”MFRC-052″ “MOISSONNIER Maurice”,”Les canuts. “”Vivre en travaillant ou mourir en cambattant””.”,”MOISSONNIER Maurice è nato nel 1937 a Roanne. E’ agrégé di storia, specialista del movimento operaio del XIX secolo. Ha collaborato alla ‘Histoire mondiale du socialisme’ (Editions des Lilas) e al Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier (Editions ouvrieres). E’ membro del comitato di redazione di Cahiers d’ histoire, dell’ Institut de recherches marxistes, membro dell’ Institut CGT di storia sociale e vice presidente degli Amis de la Commune. Canuts. “”Lo storico sovietico Eugene Tarlé ha scritto: “”L’ insurrezione lionese del 1831 costituisce una svolta nella storia della classe operaia, non solo in Francia ma nel mondo intero. Si è detto che l’ operaio russo dopo il 9 gennaio 1905 e l’ operaio russo prima del 9 gennaio sono due uomini differenti, che non si somigliano affatto. Si può dire altrettanto dell’ operaio francese prima e dopo l’ insurrezione di Lione.”” Giudizio che dà la portata dei “”Tre gloriosi”” degli operai della seta lionesi””. (pag 140)”,”MFRx-220″ “MOKYR Joel”,”Leggere la rivoluzione industriale. Un bilancio storiografico.”,”Joel Mokyr insegna storia economica nella Northwestern University. Studioso dell’industrializzazione e del cambiamento tecnologico, ha pubblicato tra l’altro La leva della ricchezza.”,”STOx-082-FL” “MOLA Aldo A.”,”Umberto II di Savoia.”,”A.A. MOLA insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Milano. E’ autore, fra l’ altro, di ‘Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri’ (Bompiani, 1994) e coordinatore generale dell’ opera in venticinque volumi ‘Il parlamento italiano, 1861-1992’.”,”ITAF-070″ “MOLA Aldo A.”,”Giolitti, lo statista della nuova Italia.”,”A.A. MOLA (Cuneo 1943) dirige il Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello stato a Dronero (Cuneo) Dal 1971 ha dedicato a Giolitti e alla sua epoca molti saggi (v. retrocopertina). Condirettore editoriale de ‘Il Parlamento italiano, 1861-1992 (NUOVA CEI, 24 voll), è autore anche di una ‘Storia della massoneria italiana’ (2002). Insegna all’ Università Libera di Bruxelles. Nella crisi postbellica Giolitti sottovaluta l’ introduzione della proporzionale. “”Sino al 26 novembre del 1919 Giolitti non fece più sentire la sua voce alla Camera. In quell’ anno non rimase però inerte. Come aveva previsto, dalla guerra il paese uscì con problemi enormi e una dirigenza rissosa, incapace di individuare i pochi capisaldi sui quali ricostruire. Se anche l’ avesse desiderato – ormai aveva quasi settantacinque anni, all’ epoca età veneranda – venne impedito d’ andare in congedo dalla cerchia di fedelissimi che continuavano a scommettere esclusivamente su di lui. Fra questi ebbe ruolo eminente Alfredo Frassati. (…) Lo scenario interno era drasticamente mutato rispetto ai primi di marzo, quando egli prevedeva elezioni entro giugno. In gennaio era stato fondato il Partito popolare italiano. Per la prima volta dall’ unificazione nazionale i cattolici si organizzarono in partito politico per conquistare seggi alla Camera. Benché non fosse espressione diretta e ufficiale della Santa Sede, si presentò quale “”partito della chiesa””. Anzi, “”dei preti””. I possibili dubbi eran fugati dal fatto che suo segretario generale era don Luigi Sturzo e molti sacerdoti provvedevano alle sedi delle sue sezioni. Col trascorrere dei mesi, esso si organizzò da un capo all’ altro del paese. In quello stesso arco di tempo crebbe anche in Italia il mito dell’ Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. (…). In quegli stessi mesi, più le forze d’ opposizione antiche e nuove s’ organizzavano, più i costituzionali si spappolavano in una miriade di gruppi e correnti. (…) Dunque Giolitti sottovalutò gravemente l’ impatto che la riforma elettorale avrebbe avuto sulla nuova Camera dei deputati. Fu un grave errore di prospettiva, tanto più per chi continuava a credere che la crisi morale oltre che politica in cui l’ Italia stava sprofondando dovesse trovare soluzione proprio nel Parlamento, nelle istituzioni assediate dalla piazza.”” (pag 391-393)”,”ITAA-084″ “MOLA Aldo Alessandro”,”Stampa e vita pubblica di provincia nell’ età giolittiana, 1882-1914.”,”a cura del comitato scientifico del Centro Studi sul Giornalismo ‘Gino Pestelli’, Torino, Carlo CASALEGNO Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Alessandro GALANTE GARRONE Giovanni GIOVANNINI Bruno MARCHIARO Narciso NADA Vito NAPOLI Aldo PIPAN Giorgio SPINI Paolo SPRIANO. Dal 1886 il giornale come strumetno primario della lotta politica. “”Ma la prudenza di Giolitti evita lo scontro. Anche perché non esiste lo spazio politico per una ulteriore frattura dello schieramento liberale piemontese, almeno nel 1886. E’ però già abbastanza indicativo che nella lotta – contenuta nei limiti descritti dalla forza del Galimberti – nel corso della quale si registrano, all’ ultimo momento, clamorosi cedimenti a favore del giovane avvocato, il controllo del quotidiano giochi un ruolo determinante. La lezione non verrà dimenticata. Ogni forza che, da allora in poi, vorrà qualificarsi politicamente ed elettoralmente mirerà anzitutto alla assoluta disponibilità di un giornale. E non solo per i “”tre o quattro numeri”” , progettati da Turbiglio, ma per svolgere un controllo almento settimanale (meglio se bisettimanale o quotidiano), su un’ opinione non più limitata alle poche centinaia di elettori degli anni del Risorgimento, né di facile dominio ed individualità come quelli dei piccoli comuni di pianura o di valle, ma di migliaia di residenti urbani ai quali si può giungere solo più attraverso un foglio diffuso, redazionalmente efficiente e bene amministrato. Dunque, se il 1882 è l’ anno dell’ esplosione della stampa periodica di provincia, per l’ ampliamento del pubblico di lettori e degli acquirenti, è solo con il 1886-87 che il giornale si rivela come strumento non più sussidiario, ma primario della lotta politica e della vita pubblica di un paese avviato ad una sempre più larga partecipazione popolare alla scelta dei suoi rappresentanti. Si annuncia in tal modo il tramonto del clientelismo fondato sul legame personale diretto e si profilano le organizzazioni politiche a strutture di partito o di movimento di opinione””. (pag 71)”,”EDIx-055″ “MOLA Aldo Alessandro”,”Storia della Massoneria italiana dall’ Unità alla Repubblica.”,”””Che il massone lavori lungo l’ operosa giornata così appunto come sa e può”” (Poema Regius, circa 1390) A.A. MOLA (Cuneo 1943) è docente di storia e filosofie e collabora a giornali e riviste. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina) “”E ci si può chiedere cosa cercassero nelle Logge uomini tanto diversi come Garibaldi, Depretis, Zanardelli, Crispi, Carducci, Bovio… o i gerarchi fascisti Starace e Balbo, il generale Capello; uomini d’armi e di lettere, politici, scienziati, borghesi o semplici operai”” (retrocop.) “”Insomma, Bovio aveva le carte in regola per cantar chiaro a Lemmi che “”dallo scandalo bancario non ne escono nitidi alcuni de’ nostri, di alto grado. Se hanno peccato, bisogna che siano puniti come tutti gli altri. Bisognerà – dove occorra – espellerli dall’ ordine, qualunque sia il loro nome, qualunque il grado, e l’ esempio non passerà senza traccia”” (31 ottobre 1894). L’ obbiettivo – Crispi – era palese. Ma assai diversa era l’ intenzione di Memmi, che a sua volta, come sotto vedremo, era alle prese con analoghi guai.”” (pag 200) “”Da parte sua Lemmi non aveva atteso le pressioni di Bovio, che il 17 luglio 1894 interveniva a favore di due “”Fratelli socialisti, non anarchici””, inclusi nelle liste di proscrizione crispine, con cui erano colpiti i fasci siciliani; e a Crispi si rivolgeva da Gabbiano, esprimendo compiacimento per i provvedimenti di clemenza assunti dal governo e raccomandava una politica equa che garantisse pane e lavoro a tutta la Sicilia. Il pericolo, additava, Lemmi, stava ancora una volta nell’ insidia del “”nemico fortissimo ed astutissimo: il clericalismo””.”” (pag 201)”,”ITAA-112″ “MOLA Aldo A. a cura; saggi di Luigi FIRPO Giovanni SPADOLINI Romain RAINERO Ettore ROTELLI Mario ABRATE Aldo A. MOLA Emilio GENTILE Massimo MAZZETTI Rinaldo CRUCCU Roberto CHIARINI Giovanni TESIO, interventi e contributi di Adolfo SARTI Manlio BROSIO Claudio SCHWARZENBERG Cosimo CECCUTI Bruno DI-PORTO Giuseppe ZACCARIA”,”Istituzioni e metodi politici dell’ età giolittiana. Atti del Convegno nazionale, Cuneo, 11-12 novembre 1978.”,”Saggi di Luigi FIRPO Giovanni SPADOLINI Romain RAINERO Ettore ROTELLI Mario ABRATE Aldo A. MOLA Emilio GENTILE Massimo MAZZETTI Rinaldo CRUCCU Roberto CHIARINI Giovanni TESIO, interventi e contributi di Adolfo SARTI Manlio BROSIO Claudio SCHWARZENBERG Cosimo CECCUTI Bruno DI-PORTO Giuseppe ZACCARIA “”Lotta al giolittismo voleva dire, dunque, lotta al parlamentarismo e alla burocrazia, che erano considerati i pilastri del suo potere. La burocrazia era il mondo nel quale Giolitti era stato allevato e formato. Egli dominava la macchina dello Stato perché conosceva tutti i congegni della pubblica amministrazione: “”In Italia – scrisse Fortunato – così povera di classi politiche, unica sola forza politica è la burocrazia, arbitra del Parlamento. Ecco la chiave dell’ enigma. Buona parte della fortuna di Giolitti dipende da ciò, che egli solo, venuto su dalla burocrazia, ha saputo e sa, in qualche modo dominarla. Guarda i suoi ministeri: in maggioranza, sono composti di uomini politici addetti alle amministrazioni dello Stato; ce ne fu uno, che su 11 ministri, 9 erano stipendiati dallo Stato. Formar l’ ‘Italia politica’ fuori e al di sopra della burocrazia: questo il compito del domani””””. (pag 138)”,”ITAA-115″ “MOLA Aldo Alessandro a cura; saggi o interventi di Pierluigi BERTINARIA Gino GALUPPINI Mario CERMELLI Romain H. RAINERO Lamberto MERCURI A.A. MOLA Giano ACCAME Antonio PIROMALLI Loris RIZZI Edgardo SOGNO Virgilio ILARI Fausto BACCHETTI Randolfo PACCIARDI Marziano BRIGNOLI Salvatore LOI Adolfo SARTI Aldo GIAMBARTOLOMEI Paolo Emilio TAVIANI”,”Le forze armate dalla liberazione all’adesione dell’Italia alla NATO. Atti del Convegno (Torino 8-10 novembre 1985).”,”saggi o interventi di Pierluigi BERTINARIA Gino GALUPPINI Mario CERMELLI Romain H. RAINERO Lamberto MERCURI A.A. MOLA Giano ACCAME Antonio PIROMALLI Loris RIZZI Edgardo SOGNO Virgilio ILARI Fausto BACCHETTI Randolfo PACCIARDI Marziano BRIGNOLI Salvatore LOI Adolfo SARTI Aldo GIAMBARTOLOMEI Paolo Emilio TAVIANI”,”ITQM-169″ “MOLA Aldo Alessandro”,”L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria.”,”””L’inasprimento della tensione tra le grandi potenze europee per l’aggressivismo della Germania, per l’espansionismo Austro-ungarico nei Balcani (la cui annessione della Bosnia e dell’Erzegovina, nel 1908, getta l’allarme nel ceto dei produttori tessili, meccanici e nei commercianti italiani, largamente interessati al mercato balcanico e preoccupati della concorrenza tedesca che si profila, dai Balcani all’Impero Turco, sino alla Mesopotamia, alle spalle dell’Impero Asburgico), per l’accelerazione degli armamenti in Francia come in Russia (in quest’ultimo impero l’industrializzazione di vastissime aree, con capitali francesi e tedeschi stava compiendo passi giganteschi) consente ai gruppi nazionalistici italiani, come ai portavoce degli interessi imprenditoriali, di acquistare nuovo e più forte peso a ridosso dei centri di potere (1)”” [(1) L. Albertini, Le origini della guerra del 1914. vol. I. Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all’attentato di Sarajevo’, Milano, Bocca, 1942). Per un efficace profilo dell’età dell’imperialismo cfr. Lenin, Imperialismo, fase suprema del capitalismo’, a cura di Valentino Parlato, Roma, Editori Riuniti, 1964, pp. 176 e, per una discussione interpretativa sul periodo H. Stuart Hughes, ‘Coscienza e società. Storia delle idee in Europa dal 1890 al 1930′, Torino, Einaudi, 1967 (II ed.), pp. 427)] [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 155-156) (ancora da inserire in news) ‘Accumulazione del capitale è aumento del proletariato’ “”Dunque, prendendo in esame i modi di formazione storica del sistema capitalistico e la composizione del capitale, suddiviso in ‘capitale costante’ (ossia valore dei mezzi di produzione) e ‘capitale variabile’ (ossia valore della forza-lavoro o somma complessiva dei salari corrisposti dai “”padroni”” dei mezzi di produzione ai prestatori d’opera), Marx affronta l’esposizione della genesi storica dell’accumulazione del capitale. Non il capitale come disponibilità di una quantità statica ed invariata di mezzi di produzione gli interessa discutere, ma l’accrescimento del capitale stesso, la sua riproduzione: la quale, ben inteso, è la forma stessa, lo stesso modo d’essere del capitale, che non si concepirebbe se non come accrescimento, espansione, e pertanto come propria autoriproduzione. “”Siccome il capitale produce annualmente un plusvalore, di cui una parte viene annualmente unita al capitale originario, siccome questo incremento stesso aumenta ogni anno aumentando il volume del capitale già operante, e siccome infine, per lo sprone particolare dell’istinto dell’arricchimento, come ad esempio l’apertura di mercati nuovi, di nuovi bisogni sociali, ecc., la scala dell’accumulazione è improvvisamente elastica in virtù del semplice variare della ripartizione del plusvalore o plusprodotto in capitale e reddito, i bisogni di accumulazione potranno superare l’aumento della forza-lavoro o del numero degli operai, la domanda di operai potrà superare la loro offerta e quindi potranno aumentare i salari””. Questo, annota ancora Marx, “”dovrà addirittura accadere””, qualora però – come più sotto corregge – la differenza tra capitale costante (spese d’investimento, mezzi di produzione) e capitale variabile (somma dei salari) non vada crescendo con un ritmo superiore a quello del reinvestimento del capitale accumulato in capitale variabile, in altre parole qualora le spese per la creazione di posti di lavoro non siano tali da annullare la possibilità di crearne effettivamente di nuovi. “”Accumulazione del capitale, – conclude Marx – è quindi aumento del proletariato”””” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 107) Luxemburg. “”Se Marx aveva scritto ad Engels nel 1870: “”Bismarck, ora come nel 1866 fa sempre un pezzo del nostro lavoro; a modo suo e senza volerlo, ma lo fa””, intendendo che il rafforzamento dell’egemonia del blocco storico raccolto attorno al Cancelliere faceva muovere la società europea verso l’inveramento del capitalismo e quindi verso le mète additate da Marx al movimento operaio, alla fine del secolo il partito socialista tedesco solo più per motivi propagandistici e retorici riprendeva il linguaggio rivoluzionario: la sua pratica politica, invece, era del tutto e costantemente rivolta in senso riformistico a trarre benefici per la classe operaia tedesca dal rapido arricchimento della Germania e dalla sua conquista di mercati sempre più ampi sia in Europa che in altre vaste zone del globo, per lo più ancora ferme all’economia agraria. Contro questa posizione si schiera, nei primi anni del secolo, Rosa Luxemburg, sollecitata non solo dall’avversione politica per i compromessi socialriformistici, ma anche dalle perplessità suscitate in lei dall’impostazione data da Marx alla questione dell’accumulazione. A giudizio della Luxemburg la descrizione del Marx non corrisponde alla realtà dei fatti. Solo con la vendita delle merci e l’incorporazione del plusvalore si verificherebbe effettivamente l’accumulazione. “”Come nel caso del capitalista singolo, così per la classe capitalista considerata nel suo complesso il plusvalore deve essere “”realizzato”” cioè trasformato in denaro ‘prima’ di poter essere adoperato per comprare forza-lavoro e capitale costante addizionale”” (ampliamento dei mezzi di produzione, delle attrezzature, etc.). Ma se solo i capitalisti sono in grado di effettuare gli acquisti poiché sono gli unici a disporre dei mezzi finanziari, l’accumulazione diviene impossibile, giacché il processo di produzione della merce, della vendita e dell’accumulazione del plusvalore si esaurisce all’interno del capitale accumulato esistente. Accumulazione esisterà quindi solo grazie alla presenza di paesi non capitalisti accanto a quelli capitalisti. I primi offrono ai secondi quella possibilità di smercio che consente l’accumulazione, con l’allargamento della domanda. Data l’influenza che tale tesi ha recentemente riacquistato (si pensi ad esempio alla contrapposizione dei paesi capitalistici – industrializzati – considerati come un’unica grande “”città”” assediata dalla “”campagna””, raffigurante i paesi sottosviluppati ad economia agraria) non sarà inutile leggere almeno le pagine dell”Anticritica (ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista’, ora in ‘Appendice’ all”Accumulazione del capitale’), in cui Luxemburg riassume con forza il proprio punto di vista (Torino, 1960, con introduzione di P.M. Sweezy)”” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 113)”,”ITAE-306″ “MOLA Aldo A.”,”Giolitti, lo statista della nuova Italia.”,”A.A. MOLA (Cuneo 1943) dirige il Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello stato a Dronero (Cuneo) Dal 1971 ha dedicato a Giolitti e alla sua epoca molti saggi (v. retrocopertina). Condirettore editoriale de ‘Il Parlamento italiano, 1861-1992 (NUOVA CEI, 24 voll), è autore anche di una ‘Storia della massoneria italiana’ (2002). Insegna all’ Università Libera di Bruxelles. Contiene il capitolo: IX. Grande guerra ed eclissi della società liberale. (pag 347-410) Paragrafo: ‘Come per una settimana l’Italia fu alleata di tutte le potenze in guerra’ (pag 371-372 “”Il 26 aprile 1915 i plenipotenziari del governo italiano sottoscrissero a Londra il patto che impegnava l’Italia a intervenire entro un mese dalla firma. Nel frattempo protassero le trattative con Vienna. Il 4 maggio denunciarono l’adesione alla Triplice. Per una settimana il Regno d’Italia fu alleato delle due coalizioni in guerra. Ebbe venti giorni per gettarsi nella grande fornace. Il re era conscio che si trattava di questione d’onore. Aveva consentito che si trattasse senza alcuna informazione né al governo né ai più autorevoli statisti, a cominciare da Giolitti, né al Parlamento. Salandra e sovrano ignorarono il regio decreto del 14 dicembre 1901. Quel ‘modus operandi’ divenne il punto di svolta della storia d’Italia. Chiuse l'””età giolittiana”” e ne aprì un’altra. Lo stato cedette – ovvero, finse di cedere? – a piazzate organizzate dal governo per conferire una patina di consenso alle proprie decisioni occulte. Un’esigua quota di scalmanati contro l’immensa maggioranza dei cittadini, secondo la dottrina che elevava a protagoniste della storia le minoranze. Ora “”volitive””, ora prezzolate. Pronte comunque a scendere in piazza e, nel caso, a menar le mani. Fu l’eclissi dello stato di diritto. Se ne ebbe subito la prova quando, dopo perplessità e rinvii, Giolitti partì per Roma. ‘Chi sapeva’ fece in tempo a organizzare una chiassata di “”giovanotti”” alla stazione di Torino. All’arrivo a Roma, il 9 mattino, fu peggio”” (pag 371)”,”BIOx-018-FR” “MOLA Aldo A. a cura”,”L’imperialismo italiano. La politica estera dall’Unità al fascismo.”,”Aldo A. Mola (Cuneo 1943), tra altre opere di storia politica ed economica, ha pubblicato Giovanni Giolitti: grandezza e decadenza dello Stato liberale e Storia della Massoneria italiana dall’Unità alla Repubblica. Lavora a una storia del Senato. Questa antologia passa in rassegna le motivazioni che vennero proposte a sostegno del programma imperiale. Ne emerge che l’imperialismo servì soprattutto a consolidare le forme ed i rapporti di potere all’interno del paese, a tutto beneficio delle componenti più retrive delle classi dirigenti. Perciò, non solo sotto il profilo ideologico, ma anche per i contenuti politici e per i riflessi sulle istituzioni, esso fu premessa necessaria al fascismo. Questo, infatti, puntò al definitivo successo attraverso il programma imperialistico, ma proprio in esso trovò la sua rovina.”,”ITQM-015-FL” “MOLA Aldo A.”,”Giosue Carducci. Scrittore, politico, massone.”,”Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) è autore di opere e saggi tra i quali Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Storia della Monarchia in Italia, Giolitti, lo statista della Nuova Italia, Silvio Pellico, Carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa.”,”BIOx-008-FL” “MOLA Aldo Alessandro”,”Giolitti. Lo statista della nuova Italia.”,”Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) è autore di opere e saggi tra i quali Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Storia della Monarchia in Italia, Giolitti, lo statista della Nuova Italia, Silvio Pellico, Carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa.”,”BIOx-045-FL” “MOLAIOLI Angelo a cura, coordinamento per l’Istituto Socialista di Studi Storici Maurizio DEGL’INNOCENTI, collaborazione di Pasquale AMATO Gaetano ARFE’ Paolo BAGNOLI Giuseppe BARBALACE Luigi BLANDINI Piero BONI Stefano CARETTI Valerio CASTRONOVO Roberto CHIARINI Gaetano CINGARI Zeffiro CIUFFOLETTI Luigi COVATTA Francesco DE-DOMENICO Ennio DI-NOLFO Santi FEDELE Roberto FEDI Gian Biagio FURIOZZI Elvira GENCARELLI Giuseppe GIARRIZZO Gino GIUGNI Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Francesco GUI Ugo INTINI Maria Rosaria MANIERI Claudio MARTELLI Giorgio PETRACCHI Paolo POMBENI Maurizio PUNZO Alceo RIOSA Giovanni SABBATUCCI Ugo SPADONI Giorgio SPINI Valdo SPINI Giuseppe TAMBURRANO Marina TESORO Carlo VALLAURI Angelo VENTURA Domenico ZUCARO, redazione di Raimondo ASTARITA Maria CATRICALA’ Eva DESIDERIO Maria MASTROIANNI Matteo MONACO Aldo PIRO Francesca TADDEI Antonella ZAGAROLI Nicola ZOTTI”,”1892 1982. PSI novanta anni di storia.”,”Ha fornito materiale la fondazione Kuliscioff di Milano. Pag 153: riproduzione della prima pagina dell’Avanti! dedicata al Convegno internazionale di Zimmerwald (19 settembre 1915)”,”MITS-390″ “MOLFESE Franco”,”Storia del brigantaggio dopo l’ Unità.”,”L’A è uno storico e ricercatore, studioso di storia del risorgimento “”L’ aumento del brigantaggio anche all’ interno dello Stato pontificio, in particolare sui monti Lepini e sui versanti occidentali dei Simbruini e degli Ernici (zone di Subiaco e di Frosinone), fu dovuto molto probabilmente ad un motivo economico-sociale, quale la miseria e l’ esasperazione delle masse bracciantili delle due parti del confine, che a causa della tensione politica esistente fra lo Stato italiano e quello pontificio, fin dal 1863 scarseggiava di lavoro e di pane. In secondo luogo, influì molto anche la crescente pressione che le forze militari italiane esercitavano sul brigantaggio in Terra di Lavoro e in Abruzzo. Le numerose forti bande di queste zone ricorrevano quindi più frequentemente alla tattica di varcare il confine pontificio per sottrarsi agli inseguimenti e per riorganizzarsi, e una volta sul territorio romano, continuavano nelle loro imprese, affrontandovi francesi e pontifici forse con una risolutezza maggiore che non contro le truppe italiane. Il loro esempio provocava poi, naturalmente, la formazione di una quantità di bande indigene minori”” (pag 324)”,”ITAA-066″ “MOLIERE (POQUELIN Jean-Baptiste)”,”L’ avare. Comédie.”,”””Harpagon: ‘Que diable! toujours de l’ argent! Il semble qu’ils n’aient autre chose à dire: de l’ argent, de l’ argent, de l’ argent! Ah! ils n’ont que ce mot à la bouche, de l’ argent! Toujours parle d’argent! Voilà leur épée de chevet, de l’ argent!”” (pag 58) Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 14 gennaio 1622- Parigi, 17 febbraio 1673) è stato un drammaturgo e attore teatrale francese. Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell’epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell’epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi. È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montasieur, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli. L’aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Cechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli. (Wikip)”,”VARx-252″ “MOLIERE (POQUELIN Giovan Battista), a cura di Massimo BONTEMPELLI”,”L’avaro. Commedia in cinque atti.”,”””Harpagon: ‘Que diable! toujours de l’ argent! Il semble qu’ils n’aient autre chose à dire: de l’ argent, de l’ argent, de l’ argent! Ah! ils n’ont que ce mot à la bouche, de l’ argent! Toujours parle d’argent! Voilà leur épée de chevet, de l’ argent!”” (pag 58) Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 14 gennaio 1622- Parigi, 17 febbraio 1673) è stato un drammaturgo e attore teatrale francese. Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell’epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell’epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi. È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montasieur, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli. L’aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Cechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli. (Wikip)”,”VARx-048-FV” “MOLINARI Andrea”,”La conquista dell’impero. 1935-1941. La guerra in Africa Orientale.”,”Nato a Milano nel 1966, Andrea Molinari è laureato in Storia medievale. Specializzato in storia militare. Contiene i capitoli: – L’utilizzo dei gas nella guerra d’Etiopia (pag 79-93) – L’influenza della guerra d’Etiopia sull’esercito italiano (pag 124-137) (disponibilità di uomini ma carenza di mezzi militari; La riforma dell’esercito di Alberto Pariani)”,”ITQM-002-FC” “MOLINARI Augusta SINIGAGLIA Roberto”,”S.M. Stepnjak Kravcinskij, un rivoluzionario russo tra populismo e terrorismo. S.M. Stepnjak Kravcinskij: un rivoluzionario russo tra gli Internazionalisti italiani (Molinari); S.M. Stepnjak Kravcinskij nella Russia prerivoluzionaria (Sinigaglia).”,”Estratto da ‘Miscellanea Storica Ligure’, periodico semestrale dell’Istituto di Storia Moderna e Contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova, anno XI, n. 1-2 “”«Il vero compito della società borghese è la costituzione di un mercato mondiale, almeno nelle sue grandi linee, e di una produzione che poggi sulle sue basi. Siccome il mondo è rotondo, sembra che questo compito sia stato portato a termine con la colonizzazione della California e dell’Australia e con l’inclusione della Cina e del Giappone. Ecco la ‘question’ difficile per noi: sul continente al rivoluzione è ‘imminent’ e prenderà anche subito un carattere socialista. Non sarà necessariamente ‘crushata’ (soffocata) in questo piccolo angolo di mondo, dato che il ‘movement? della società borghese è ancora ‘ascendent’ su un’area molto maggiore?» (1). Per Marx nel ’58 esistevano due realtà separate: quella occidentale in cui erano emerse la proprietà privata, la differenziazione della società in classi, la contrapposizione del singolo alla comunità e quella dove il progresso non era ancora nato e l’uomo era ancora il fine della produzione. Concepiva uno schema unilineare secondo il quale l’umanità, partendo dalla comunità primitiva, sarebbe approdata al comunismo superiore. Tappa intermedia e dolorosa per tutti i popoli della terra, la fase storica del dominio del modo di produzione capitalistico (MPC). Di qui il timore, che per il momento non trovava conforto in nessuna soluzione teorica, che la rivoluzione proletaria, matura solo nel mondo «avanzato», potesse venir soffocata e l’avvento del comunismo rimandato ‘sine die’. Trovò la soluzione del problema una decina d’anni dopo individuando nella comunità contadina slava, ancora esistente nella seconda metà dell’800, l’ultimo strato della formazione primitiva (comunità comunista primitiva). Esisteva dunque uan vasta area, che, pur avendo rapporti con zone dominate dal MPC quali l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, non aveva imboccato la strada dello sviluppo necessitato veniva così a cadere. Herzen e Cernysevskij, utilizzando gli studi di Haxthausen, avevano già sottolineato la peculiarità della Russia. Ma l’esistenza di un «socialismo russo» primitivo non veniva da questi attribuita ad una sorta di specificità nazionale; come credettero gli slavofili. Condizioni geografiche particolari avevano favorito la nascita dello Stato zarista come macchina militare, soffocando sul nascere quelle iniziative che in Occidente dettero vita al capitalismo. Ebbe così inizio, alla fine degli anni ’60, un rapporto assai ricco, sul piano teorico, tra alcuni pensatori populisti e i due fondatori del materialismo storico”” (pag 155-156) [(1) Lettera di Marx ad Engels dell’8.10.1858, in ‘Carteggio Marx-Engels, sei volumi, Roma, Editori Riuniti, 1951, vol. III, p. 241] [Roberto Sinigaglia, ‘.M. Stepnjak Kravcinskij nella Russia prerivoluzionaria’, La Nuova Italia, Firenze, 1979 ca.]”,”MRSx-063″ “MOLINARI Piergiorgio”,”Il sole nero. La guerra anglo-zulu del 1879.”,”Piergiorgio Molinari, nato nel 1970, giornalista, storico militare e studioso di geopolitica, ha vissuto e lavorato in diversi paesi dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Africa. Si è occupato in particolare del colonialismo britannico e dell’età vittoriana. Sudafrica, 22 gennaio 1879: ai piedi di un’isolata collinetta rocciosa chiamata Isandlwana le forze inglese d’invasione composte da unità regolari, volontari coloniali e truppe indigene vengono attaccate e annientate nel loro accampamento da un esercito zulu. Su circa 1800 uomini se ne salvano a stento 500. E’ la più grave sconfitta subita per mano indigena nella storia del colonialismo britanico. La battaglia di Isandlwana è solo un episodio più clamoroso della guerra anglo-zulu, a sua volta un semplice tassello nella complessa e sanguinosa storia del Sudafrica.”,”UKIQ-010″ “MOLINARI Augusta”,”Le lettere al padrone. Lavoro e cultura operaie all’Ansaldo nel primo Novecento.”,”Augusta Molinari insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è occupata di storia dell’emigrazione, di storia sanitaria, e storia sociale della grande guerra. Scrive per le riviste ‘Ventesimo secolo’ e ‘Quaderni di storia contemporanea’ di cui fa parte del comitato scientifico e della redazione. La presenza del lavoro femminile nell’Ansaldo del primo Novecento. “”La presenza delle donne nel mondo operaio ansaldino fa emergere antichi e radicati pregiudizi «di genere». Scrivono due «vecchi» operai delle «Artiglierie»: «Illustrissimo Signor Comendatore nelle gradi artiglierie di sampierdarena si pare a sottoripa tra le belle donnette». Un capo-squadra della «Fiumara», licenziato nel 1917 perché sorpreso a rubare parti di una macchina utensile, per essere riassunto accusa del furto un’operaia. A sostegno delle sue affermazioni, il capo-squadra non presenta delle prove. Si limita ad informare il «padrone» che l’operaia è una donna di facili costumi : «L’operaia Ida veniva tutte le sere nel reparto amoreggiando con modi / voluttuosi dando scandalo a tutti i presenti». Con i licenziamenti del dopoguerra aumenta a dismisura l’ostilità nei confronti del lavoro femminile. Per molti operai sono le donne, insieme agli «imboscati», le principali responsaili del crollo industriale dell’Ansaldo. Giulio Maccari un montatore del «Meccanico» licenziato nel dicembre 1919, sembra avere a questo proposito idee molto precise (…). La presenza in fabbrica delle donne appariva agli operai come una minaccia alla tradizionale separazione sessuale del mercato del lavoro. Qualcuno, per dimostrare che le operaie «rubano» il salario, attribuisce loro abitudini e comportamenti che lasciano supporre un livello di reddito ben superiore a quello che può venire dal lavoro operaio. (…) Oltre ad essere oggetto di disprezzo e di calunnie da parte dei compagni di lavoro, le operaie sono spesso vittima delle violenze dai «capi». (…)”” (pag 49-50) [Augusta Molinari, ‘Le lettere al padrone. Lavoro e cultura operaie all’Ansaldo nel primo Novecento’, Franco Angeli, Milano, 2000]”,”MITT-002-FFS” “MOLINARI Augusta”,”Medicina e sanità a Genova nel primo Novecento.”,”Augusta Molinari insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è occupata di storia dell’emigrazione, di storia sanitaria, e storia sociale della grande guerra. Scrive per le riviste ‘Ventesimo secolo’ e ‘Quaderni di storia contemporanea’ di cui fa parte del comitato scientifico e della redazione. È autrice di ‘Le navi di Lazzaro. Aspetti sanitari dell’emigrazione transoceanica italiana: il viaggio per mare’ (Milano, 1988).”,”LIGU-018-FFS” “MOLINI Vasco”,”Gli effetti delle politiche di svalutazione e deflazione del FMI sul livello delle disuguaglianze in alcuni paesi in via di sviluppo.”,”””L’indice di Gini è un indicatore per così dire meno volatile di altri indicatori sociali quali per esempio la disoccupazione (che in parte può essere riassorbita). Incidere su questo indicatore può voler dire modificare strutturalmente consumi e redditi: generare temporaneamente disoccupazione in presenza di ammortizzatori sociali può avere un impatto sociale limitato sia quantitativamente che temporalmente, ma accentuare drasticamente i differenziali salariali, spingere fasce di popolazione sotto la soglia di povertà può generare effetti persistenti che possono durare più a lungo della crisi stessa. Se dunque gli aggiustamenti strutturali incidono positivamente sull’indice di Gini (cioè sale) è forse necessario attenuare la durezza delle misure: non è garantito che nel lungo periodo una terapia shock abbia lo stesso positivo effetto che ha sui fondamentali macroeconomici (sempre che basti ristabilire la fiducia degli investitori) anche sugli indicatori sociali.”” (pag 31-32)”,”PVSx-037″ “MOLLAT DU JOURDIN Michel”,”L’ Europa e il mare.”,”Michel MOLLAT DU JOURDIN (1911) è direttore di studi all’ Ecole pratique des Hautes Etudes e membro dell’ Institut de France. Tra i suoi lavori si ricordano ‘I poveri nel Medioevo’ (1993) e altro (v. 4° copertina). Dalla città marittima alla talassocrazia. Sea Power. (pag 42) “”Sull’ uso del temrine talassocrazia non si possono avere incertezze in quanto la parola etimologicamente designa un sistema politico basato sul dominio dei mari; riferendosi all’ Italia del Medioevo, gli aggettivi “”Serenissima”” e “”Dominante”” non lasciano dubbi in proposito e i riti di investitura dei Dogi a Venezia sono significativi. Inoltre a partire dal XII secolo la loro autorità sulle acque marine (dignitas aquarum) era ribadita dal fastoso sposalizio di Venezia con il mare, che si celebrava ogni anno nella ricorrenza dell’ Ascensione. Il dominio del mare non fu, né nell’ Antichità né nel Medioevo, un fenomeno specificamente cittadino. Possiamo parlare di talassocrazia “”imperiale”” per Roma, per Bisanzio e, nel XIII secolo, per l’ Impero germanico e il regno angioino di Sicilia, e più tardi infine per la corona di Aragona. Alcuni caratteri contrassegnavano questo tipo di sovranità: il primato sull’ intero Mediterraneo, l’ ambizione di dominarlo e la vocazione dell’ Europa a deternerne il comando.”” (pag 43)”,”EURx-226″ “MOLLAT-DU-JOURDIN Michel”,”Europe and the Sea.”,”Michel Mollat du Jourdin (Ancenis, 13 luglio 1911 – Reims, 11 novembre 1996) è stato un medievista francese, esperto della storia sociale del periodo medievale, in particolare sulla povertà. Medievista, Michel Mollat di Jourdin consacrò oltre quattordici anni del suo insegnamento allo studio della povertà: documenti di seminari, tesi, incarichi in Francia, America e Medio Oriente gli hanno fornito l’opportunità di studiare problemi economici e sociali, morali e religiosi posti dalla miseria economica]. Indirizzò i suoi studi anche verso le attività legate al mare, sia con ricerche personali sia favorendo e divulgando gli studi in questo settore. È stato Professore presso l’Università di Parigi IV dal 1958 al 1979, nonché direttore degli studi presso la quarta sezione dell’École pratique des hautes études dal 1978.Nello stesso anno divenne membro dell’Académie des inscriptions et belles-lettres, in cui rimase fino alla morte; negli ultimi anni vita ebbe anche l’incarico di presidente onorario della Commissione Internazionale di Storia Marittima. Uomo schivo e molto riservato, Mollat fu legato al mondo cattolico e nel giugno del 1989 venne nominato presidente della Società di Storia religiosa francese. Tra i tanti titoli onorifici che ottenne, spicca quello di Cavaliere della Legion d’Onore. (wikip)”,”QMIN-025-FSL” “MÖLLER Horst”,”La république de Weimar.”,”MÖLLER Horst è direttore dell’ Institut fur Zeitgeschichte di Monaco e professore di storia contemporanea all’università Ludwig-Maximilian di Monaco. Ha diretto l’ Institut historique allemand a Parigi e insegnato alla Sorbona e a Science Po. Ha scritto libri sulla nascita della nazione tedesca, i Lumi e la democrazia, gli intellettuali antinazisti in esilio e le relazioni franco tedesche. Le elezioni del 1928. “”L’ amélioration de l’ économie et le succès de politique étrangère contribuèron à faire de ces cinq années les meilleurs du régime de Weimar; les élections du 7 décembre 1924 et du 20 mai 1928 en apportèrent la démonstration. La seconde surtout, qui vit un recul du NSDAP à 2.6% et un renforcement du SPD (dont beaucoup d’électeurs appréciaient manifestement le rôle d’ opposant) à 29,8%; aux élections de mai 1924, le SPD n’avait obtenu que 20.5 et en décembre, malgré tout, 26% des voix. Le Zentrum ne fut guère récompensé de son travail intégrateur au sein du gouvernement; il resta stable, mais avec 12.1%, il obtenait son plus mauvais résultat avant 1930. Le DDP lui aussi continua à descendre, avec un modeste 4.9%. Le DVP était perdant aussi et malgré son remarquable président et ministre des Affaires étrangères, Stresemann, il n’atteignit que 8.7%. Ce qui pouvait cependant consoler les républicains, c’était l’ ampleur de l’ echec de leur ennomi principal, le DNVP: du résultat de décembre 1924, 20,5%, le meilleur pour lui sous la République, il descendait à 14,2% en mai 1928, tandis que le KPD progressait légèrment, de 8.9 à 10.6%””. (pag 193)”,”GERG-066″ “MÖLLER Dietrich a cura; scritti di Karl RADEK”,”Karl Radek in Deutschland. Revolutionär, Intrigant, Diplomat.”,”Karl Radek, una delle figure politiche più brillanti degli anni ’20, è ingiustamente dimenticato, il suo lavoro giornalistico, il suo ruolo politico e le sue relazioni con la Germania sono stati dimenticati. Quest’uomo altrettanto affascinante e ripugnante fu l’eminenza grigia della rivoluzione mondiale in Germania dopo la prima guerra mondiale. Il suo cinico scherno, i suoi intrighi sofisticati, le sue capacità negoziali diplomatiche lo hanno reso noto agli amici e ai nemici allo stesso modo, ma mai popolare. Con la documentazione disponibile di articoli di Karl Radek, ma anche con un’introduzione che rende giustizia a Radek come persona, Dietrich Möller ha resuscitato una figura molto interessante sulla scena politica degli anni ’20. Con essa rivive un tempo in cui la rivoluzione mondiale non sembrava essere un’utopia, ma un obiettivo politico concreto e di breve termine. Una bibliografia dell’opera di Radek completa questo volume, che non solo copre eventi storicamente interessanti, ma rivela anche la debolezza umana e la tragedia di un rivoluzionario. Zu Unrecht ist Karl Radek, eine der schillerndsten politischen Gestalten der zwanziger Jahre, sind seine journalistischen Arbeiten, seine politische Rolle und seine Beziehungen du Deutschland in Vergessenheit geraten. Dieser gleichermaßsen faszinierende und abstoáende Mann war nach dem Ersten Weltkrieg in Deutschland die Graue Eminenz der Weltrevolution. Sein zynischer Spott, seine raffinierten Intrigen, sein diplomatisches Verhandlungsgeschick ließen ihn bei Freund und Feind bekannt, doch nirgends beliebt werden. Dietrich Möller hat mit der vorliegenden Dokumentation von Aufsätzen Karl Radeks, aber auch mit einer dem Menschen Radek gerecht werdenden Einführing eine höchst interessante Figur der politischen Bühne der zwanziger Jahre wieder auferstehen lassen. Mit ihr wird erneut eine Zeit lebendig, in der die Weltrevolution keine Utopie, sondern ein konkretes poltiisches Nahziel zu sein schien. Eine Bibliographie der Arbeiten Radeks vervoll-standigt diesen Band, der nicht nur historisch interessante Begebenheiten erfaßt, sondern auch die menschliche Schwäche und Tragik eines Revolutionärs deulitch werden läßt.”,”RIRB-176″ “MÖLLER Horst”,”Stato assoluto o stato nazionale. La Germania dal 1763 al 1815.”,”””Le fabbriche che già a fine Settecento sorgevano in Germania sul modello inglese si differenziavano dalle manifatture principalmente per la meccanizzazione del lavoro in virtù del progresso tecnico. Qui la macchina cominciava se non a sostituire il lavoro manuale, perlomeno a integrarlo in maniera sostanziale. (…) A Berlino nel 1795 venne inaugurato il primo filatoio a vapore; a Hartau, nei pressi di Chemnitz, C.F. Bernhard originario del Palatinato, che aveva studiato per un periodo a Manchester, fondò una filatura che produceva utilizzando macchine. Ne furono poi fondate altre nei paesi asburgici, in particolare nella Boemia settentrionale. Senza dubbio le manifatture nel XVIII secolo acquistarono un’importanza economica di gran lunga maggiore delle fabbriche, ma la definizione di «periodo della manifattura» che risale a Karl Marx, ma che già Max Weber e Werner Sombart avevano rifiutato, trae in inganno, perché intorno al 1800 lavorava in totale in questa forma di impresa solo il 7% degli occupati. Solo nella produzione e lavorazione del tessile le manifatture conquistarono terreno in misura maggiore con una percentuale di occupati del 3.2%”” [Horst Möller, ‘Stato assoluto o stato nazionale. La Germania dal 1763 al 1815’, Il Mulino, Bologna, 2000]”,”GERx-004-FSD” “MOLLIER Jean-Yves”,”Louis Hachette (1800 -1864). Le fondateur d’un empire.”,”MOLLIER-JY è professore di storia contemporanea e direttore del Centro di storia culturale delle società contemporanee alla Università di Versailles St.Quentin-en-Yvlines. Bibliografia. – “”L’Argent et les Lettres”” (Fayard, 1988). – “”Michel et Calmann Levy”” (Calmann-Levy, 1984)”,”E1-MEIN-001″ “MOLLIER Jean-Yves”,”Louis Hachette (1800 -1864). Le fondateur d’un empire.”,”Jean-Yves MOLLIER è un professore di storia contemporanea e direttore del Centro di storia culturale delle società contemporanee alla Università di Versailles St.Quentin-en-Yvlines. Bibliografia. – “”L’Argent et les Lettres”” (Fayard, 1988). – “”Michel et Calmann Levy”” (Calmann-Levy, 1984) Cancellare scheda già in Archiv”,”EDIx-151″ “MOLNAR Miklos”,”Marx Engels et la politique internationale.”,” “”L’Angleterre, écrit Marx à ce sujet, a une double mission à remplir en Inde: l’une destructrice, l’autre régénératrice – l’annihilation de la vieille société asiatique et la pose des fondements matériels de la société occidentale en Asie”” [New York Daily Tribune, 8 août 1853]. Cette double mission, nous l’avons vu, équivaut aux jeux de Marx à une révolution, voire à “”la seule révolution ‘sociale’ qui ait jamais eu lieu en Asie””. Et il développe encore cette idée dans le même texte [Ibid. 25 juin 1853] de façon plus explicite: “”Il est vrai que l’Angleterre, en provoquant une révolution sociale en Hindoustan, était guidée par les intérêt les plus abjects et agissait d’une façon stupide pour atteindre ses buts. Mais la question n’est pas lá. Il s’agit de savoir si l’humanité peut accomplir sa destinée sans une révolution fondamentale dans l’état social de l’Asie. Sinon, quels que fussent les crimes de l’Angleterre, elle fut un instrument inconscient de l’histoire en provoquant cette révolution”” [Ibid.]. Par ailleurs: “”La question n’est pas de savoir si les Anglais avaient le droti de conquérir l’Inde, mais si nous devons préférer l’Inde conquise par les Turcs, par les Persans, par les Russes, à l’Inde conquise par les Britanniques”” [New York Daily Tribune, 8 août 1853] (pag 264-265) (…); “”Pays à la pointe du développement capitaliste, l’Angleterre détenait, la mission historique de déclencher la crise mondiale du systéme capitaliste. C’est là qu’intervenait dans le raisonnement de Marx le facteur chinois. Il constatait [‘Revolution in China and in Europe’, New York Daily Tribune, 14 juin 1853] que la balance commerciale de la Chine s’était fortement détériorée à partir de 1833 et surtout de 1840″” (pag 268). [LEGGERE IN: Miklós Molnar, ‘Marx, Engels et la politique internationale’, Gallimard, Paris 1975][Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”MADS-090 MAED-057″ “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”Il libro è un’ opera postuma.”,”MADS-247″ “MOLNAR Miklos”,”Victoire d’ une defaite. Budapest 1956.”,”MOLNAR Miklos nato a Budapest nel 1918 è attualmente professore di storia all’ Instittu uinversitaire de hautes etudes internationales a Ginevra. Critico letterario, storico, specialista di storia sociale, è autore di numerose opere tra le quali ‘Le Declin de la Premiere Internationale’ la sua tesi di dottorato sostenuta nel 1963.”,”MUNx-021″ “MOLNAR Miklos”,”La democratie se lève à l’ est. Societé civile et communisme en Europe de l’Est: Pologne et Hongrie.”,”Miklos MOLNAR, nato a Budapest nel 1918, ha ottenuto il dottorato in scienze politiche all’ Institut de hautes etudes internationales dell’ Università di Ginevra. Insegna in questo istituto come all’ Università di Losanna.”,”EURC-047″ “MOLNAR Miklos”,”Histoire de la Hongrie.”,”Miklos MOLNAR, professore all’ Università di Losanna, all’ Institut des Hautes Etudes Internationales de Geneve ha scritto pure ‘La democratie se lève à l’ Est’ (PUF 1999). Altra opera dell’ autore: – Miklos MOLNAR, Marx, Engels et la politique internationale, GALLIMARD, PARIS,1975 Mancato congiungimento con l’ Armata Rossa. “”I 133 giorni di Bela Kun sono stati, Russia a parte, il successo più durevole della rivoluzione mondiale sospinta dai bolscevichi e dall’ Internazionale Comunista fondata, al congresso di Mosca del 2-6 marzo 1919, tre settimane prima del colpo di Stato comunista a Budapest. La durata di questa dittatura proletaria nel cuore dell’ Europa centrale si spiega certo con qualche ragione interna tra cui la mobilitazione contro i Cechi e i Rumeni. D’altra parte, l’ esitazione dell’ Intesa e, infine, l’ offensiva dell’ Armata Rossa sovietica in Ucraina nella direzione della Galizia hanno creato una situazione momentaneamente favorevole al governo rosso di Budapest. Nel mese di aprile le armate della rivoluzione bolscevica sono a 150 km dalla frontiera ungherese. La congiunzione delle due “”repubbliche sovietiche sorelle”” non si è però prodotta, lasciando il regime comunista ungherese solo contro i suoi avversari regionali””. (pag 338)”,”UNGx-008″ “MOLNAR Miklos”,”Le déclin de la première internationale. La conférence de Londres de 1871. Thèse présentée a l’ Université de Genève pour l’ obtention du grade de docteur ès sciences politiques par Miklòs Molnár de Budapest. These N° 146.”,” “”Essendo previsto che la proposta di Lorenzo ricevesse un accoglienza piuttosto fredda, lo spagnolo decise, scelse l’ occasione di appoggiare il progetto di Delahaye. Fece lo stesso di Verrycken, delegato dei meccanici belgi, che, conformemente al suo mandato imperativo, domanda “”che la federazione dei mestieri sia internazionale””, e ciò anche in virtù di una risoluzione presa al Congresso di Basilea. Si potrebbe dunque dire che proposta di Delahaye riunisse i partigiani, poco numerosi, dell’ idea del ‘sindacalismo internazionale’; questa idea non era stata ancora molto chiaramente definita, ma essa doveva, in seguito, giocare un ruolo molto importante nel movimento operaio dei paesi latini. (…) Marx – che dapprima mise in dubbio che una tale risoluzione fosse stata presa a Basilea – riconobbe il fatto dopo verifica, ma la taccia di “”di pio desiderio”” perché, dice ancora, “”le trade-unions non accetteranno questo federazione””. Avanza però un altro argomento, meno “”pratico”” ma più netto dal punto di vista ideologico. “”Nega, – notamente – che questa (ossia lì) la comune dell’ avvenire perché (questo) progetto si basa sulla divisione del lavoro, principale causa della schiavitù degli operai””. Gli altri delegati, occorre dirlo, non aggiungeranno grandi cose agli argomenti di Marx, salvo Vaillant che esprime, – come d’altronde Bastelica – e con una nettezza anche assoluta, (…): “”Se la solidarietà che vuole stabilire il cit(tadino) Delahaye esistesse, l’ internazionale non avrebbe più ragione d’essere””.”” (pag 94-95)”,”INTP-044″ “MOLNAR Miklos”,”De Béla Kun a János Kádár. Soixante-dix de communisme hongrois.”,”Tesi di Blum (uno degli pseudonomi di Lukacs) (pag 68) MOLNAR Miklos nato a Budapest ex redattore capo della ‘Gazzetta letteraria ungherese’, storico professore all’Institut Universitaire de hautes études internationales de Genève, è autore di molte opere sull’Ungheria tra cui ‘Imre Nagy, réformateur ou révolutionnaire’ (1959), ‘Victoire d’une défaite. Budapest 1956’ (1968), ‘Marx, Engels et la politique internationale’ (1975), ‘A Short History of the Hungarian Communist Party’ (1978).”,”MUNx-058″ “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”””Dans la dernière décennie du XIX° siècle, Engels estima que la situation du capitalisme européen était tout aussi critique que dans les années 1880. Au cours de l’été de 1890, il dit que le déclenchement de la révolution mondiale, ou celui de la guerre mondiale approchaient rapidement, à moins que ce ne fût les deux à la fois. A la fin de 1892, il écrivait qu’on pouvait s’attendre à des temps agités et que les vagues montaient déjà haut. Vers la fin de l’année 1893, il compara la situation intérieure dans les pays d’Europe à celle qu’ils avaient connue dans les années qui précédèrent la révolution de 1848, ajoutant cependant que, cette fois, ce serait le prolétariat qui remplirait le rôle que la bourgeoisie avait alors tenu. Il pensa que la crise serait mûre d’ici cinq à six ans (donc, vers la fin du siècle), et qu’alors existeraient les conditions du grand succès du prolétariat. Au milieu de 1894, il dit que l’offensive du prolétariat européen contre le capitalisme allait commencer et qu’on pouvait espérer qu’elle ne s’arrêterait pas avant d’avoir triomphé sur toute la ligne. Au début de 1895, il jugea que dans toute l’Europe la situation était critique, et il dit sa conviction de l’imminence du tournant révolutionnaire pour la fin du siècle.”” [Erik Molnar, La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889), 1967] (pag 344)”,”MAED-389″ “MOLNÁR Miklòs”,”A Short History of the Ungarian Communist Party.”,”Conclusion, notes, bibliography. 1956. The cause of the HCP’s impotence was not of a material nature. Nor was it a political error or a poor analysis of the situation. It was a moral impotence. If was a moral impotence. If the situation had been misjudged, the total demoralization of the party was at the root of the misjudgment. Not the insignificant weight of the insurrection, but the wight of the past prevented the party from facing the angry people. Likewise it was not one political quality of Imre Nagy or the absence of another that led the Central Committee to choose him; it was the fact that Nagy was the party’s only link with the population. In this sense, the crisis of the party at the crucial moment of October 1956 was part of an infinitely greater crisis. If the party found itself completely paralyzed at the decisive moment, if its powerful organization disintegrated all at once, if its combat forces were condemned to remain in their quarters, it is because a moral crisis had long been corroding it. In other words, the collapse of 1956 was the consequence of a series of crises, conflicts, and ailments, which had already manifested themselves with more or less acuteness throughout the preceding decade. Rajk’s trial, followed by other fabricated trials against thousands of party militants, was the real starting point for it. The literary trials, especially the witch-hunt against Georg Lukacs, were, to say the least, the symptoms of a profound uneasiness. Finally, the crisis of Rakosi’s Stalinist regime also surfaced publicly between 1953 and 1956 after the disclosure of the police atrocities and abuses of justice that had occurred in the Stalinists’ struggle against Imre Nagy and his fellow reformers”” (pag 120-121)”,”MUNx-063″ “MOLNÁR Miklós”,”Victoire d’une défaite. Budapest 1956.”,”Miklós Molnár, né à Budapest en 1918, est actuellement professor d’histoire à l’Institut universitaire de hautes études internationales à Genève. Critique littéraire, historien, spécialiste d’histoire sociale, il est l’auteur de nombreux ouvrages dont le Déclin de la Première Internationale, sa thèse de doctorat, soutenue en 1963. Avant-propos, note, notice bibliographique, table des cartes: Plan de Budapest, Carte générale de la Hongrie, index des noms cités, Collana Le Monde sans Frontières,”,”MUNx-002-FL” “MOLNAR Miklos”,”Estratto da ‘Marx, Engels e la politique internationale’.”,”””Tutto questo si colloca in Marx all’interno della sua concezione globale dell’unità del mondo, concezione elaborata già nell’ Ideologia tedesca’ e che abbiamo visto riaffermare a proposito della colonizzazione facente parte del “”compito storico”” unificatore della borghesia”” (pag 224) ‘Il mondo di Marx è uno e indivisibile’ (pag 282) Stagnazione asiatica ed espansione coloniale europea (pag 263) (La Cina è ‘un fossile vivente’. p. 277); in seguito: ‘il Giappone è feudale’ Note a margine di R. Casella Libro in cui si cita il presente articolo: The Foreign Office Mind: The Making of British Foreign Policy, 1865-1914 Copertina anteriore T. G. Otte Cambridge University Press, 29 set 2011 0 Recensioni With this pioneering approach to the study of international history, T. G. Otte reconstructs the underlying principles, élite perceptions and ‘unspoken assumptions’ that shaped British foreign policy between the death of Palmerston and the outbreak of the First World War. Grounded in a wide range of public and private archival sources, and drawing on sociological insights, The Foreign Office Mind presents a comprehensive analysis of the foreign service as a ‘knowledge-based organization’, rooted in the social and educational background of the diplomatic élite and the broader political, social and cultural fabric of Victorian and Edwardian Britain. The book charts how the collective mindset of successive generations of professional diplomats evolved, and reacted to and shaped changes in international relations during the second half of the nineteenth century, including the balance of power and arms races, the origins of appeasement and the causes of the First World War. (Google) RIPORTARE IN POSTA 3 6.7.2018 ABEBOOKS. FR ACQUISTO: Détail de votre commande Imprimez cette page En passant votre commande, vous acceptez les Conditions générales d’utilisation d’AbeBooks.fr, ainsi que les Conditions de vente et les Informations standardisées sur la rétractation (voir lien ci-dessous). Veuillez également lire notre Déclaration de protection de données et notre politique sur les Cookies et la publicité sur Internet. 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EUR 11,65 1 Frais de port : EUR 7,52 Sous-total : EUR 19,17 [Autre devise] Vendeur Gallix (Gif sur Yvette, , France) Conditions de vente | Informations standardisées sur la rétractation Anarchisme et socialisme PLEHANOV-G EUR 8,70 1 Frais de port : EUR 2,55 Sous-total : EUR 11,25 [Autre devise] Montant total : EUR 37,42 Acheter maintenant Merci ! Votre numéro de commande est le : 117662213 Utilisez ce numéro pour suivre votre commande. Nous vous avons envoyé un e-mail de confirmation de votre commande. En fonction du mode de paiement que vous avez sélectionné, voici ce qui va se passer ensuite : Vous recevrez un second e-mail de confirmation dès que le vendeur l’aura traitée. Le vendeur expédiera votre livre directement après avoir traité la commande. 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Marx et Engels n’avaient certes pas de telles arrière-pensées suspectes ni d’intérêts de grande puissance à ménager. Il n’en reste pas moins que leur attitude fut assez pragmatique. Les critères de jugement et les positions qu’ils ont adoptés avaient connu pas mal de fluctuations qui mèritent d’être examinées. Pour commencer, …. finire (pag 58-59)”,”MAES-001-FC” “MOLNAR M.”,”Quelques remarques à propos de la crise de l’ Internationale en 1872.”,”M. Molnar, Ginevra I fattori interni ed esterni della crisi della Prima Internazionale. Mutamento del carattere del movimento operaio In Svizzera l’infaticabile Johann Philip Becker cerca di mantenere la coesione della Federazione romanda e di qualche sezione della Svizzera tedesca (pag 430)”,”MOIx-046-Q” “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”””Dans la dernière décennie du XIX° siècle, Engels estima que la situation du capitalisme européen était tout aussi critique que dans les années 1880. Au cours de l’été de 1890, il dit que le déclenchement de la révolution mondiale, ou celui de la guerre mondiale approchaient rapidement, à moins que ce ne fût les deux à la fois. A la fin de 1892, il écrivait qu’on pouvait s’attendre à des temps agités et que les vagues montaient déjà haut. Vers la fin de l’année 1893, il compara la situation intérieure dans les pays d’Europe à celle qu’ils avaient connue dans les années qui précédèrent la révolution de 1848, ajoutant cependant que, cette fois, ce serait le prolétariat qui remplirait le rôle que la bourgeoisie avait alors tenu. Il pensa que la crise serait mûre d’ici cinq à six ans (donc, vers la fin du siècle), et qu’alors existeraient les conditions du grand succès du prolétariat. Au milieu de 1894, il dit que l’offensive du prolétariat européen contre le capitalisme allait commencer et qu’on pouvait espérer qu’elle ne s’arrêterait pas avant d’avoir triomphé sur toute la ligne. Au début de 1895, il jugea que dans toute l’Europe la situation était critique, et il dit sa conviction de l’imminence du tournant révolutionnaire pour la fin du siècle.”” [Erik Molnar, La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889), 1967] (pag 344)”,”MAES-003-FC” “MOLOTOV V. DIMITROV G. THOREZ M- MARTY A. DUCLOS J.; introduzione alla ristampa di A. ROSSI (TASCA)”,”Les Cahiers du bolchevisme pendant la campagne 1939-1940.”,”Secondo la prefazione nel grosso fascicolo datato gennaio 1940 dal contenuto emerge l’ alta probabilità che sia il frutto di una collaborazione politica e tecnica tra i dirigenti stalinisti del PCF rifugiati all’ estero e i nazisti tedeschi. Le Cahiers du bolchevisme era l’ organo teorico del Partito comunista francese.”,”PCFx-005″ “MOLOTOW W.”,”Die Ergebnisse des Fünfjahrplans und der Plan für 1933. Bericht auf der III Session des Zentralexekutivkmitees der UdSSR am 23. Januar 1933.”,” Die Ergebnisse des Fünfjahrplans und der Plan für 1933. Bericht auf der III Session des Zentralexekutivkmitees der UdSSR am 23. Januar 1933. I risultati del piano quinquennale e il piano per il 1933. Relazione alla sessione III del Comitato esecutivo centrale dell’URSS il 23 gennaio 1933.”,”RUSS-251″ “MOLOTOW W.”,”Bericht Über die Tätigkeit der Regierung. VII. Sowjetkongress der UdSSR.”,”Relazione sulle attività del governo. VII Congresso Sovietico dell’URSS.”,”RUSS-252″ “MOLOTOW W.”,”Zum 16. Jahrestag der Oktoberrevolution. Rede in der feierlichen Plenarsitzung des Moskauer Sowjets vom 6. November 1933.”,” Per il 16 ° anniversario della rivoluzione d’ottobre. Discorso alla solenne sessione plenaria del Soviet Mosca il 6 novembre 1933.”,”RUSS-253″ “MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco TORRI Michelangelo a cura; saggi di M. TORRI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Laura DE-GIORGI Rosella IDEO Corrado MOLTENI”,”Multilateralismo e democrazia in Asia. Asia Major 2004.”,”Asia Major è una pubblicazione ideata da Giorgio BORSA (1912-2002) nel 1989 e diretta fino all’ anno della scomparsa. Questo è il 14° volume della serie. Comitato direttivo: Elisa GIUNCHI Corrado MOLTENI Francesco MONTESSORO Michelgugliemo TORRI. Saggi di M. TORRI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Laura DE-GIORGI Rosella IDEO Corrado MOLTENI “”Le ragioni che inducono l’ India a mantenere buoni rapporti con gli Usa sono essenzialmente quattro. La prima è che, come si è ormai ben compreso, è estremamente pericoloso finire sulla lista nera degli Usa di George W. Bush. La seconda è che gli Usa rimangono di gran lunga il più importante singolo partner commerciale dell’ India. La terza è che gli americani possono diventare una fonte per l’ India di alta tecnologia. La quarta è che l’ India è cosciente che non potrà mai ottenere il tanto desiderato seggio permanente con diritto di veto al consiglio di sicurezza dell’ Onu senza il placet americano. Detto questo, però, bisogna considerare due elementi di segno opposto. Il primo è che l’ occupazione anglo-americana dell’ Iraq è stata vista come il risorgere in Asia del colonialismo occidentale. Il secondo è che l’ India, con un’ economia in rapida e prolungata crescita, sta ormai entrando in sempre più aperta concorrenza con gli americani nel tentativo di assicurarsi sia il rifornimento di fonti energetiche, sia il controllo di mercati esteri sempre più ampi.”” (pag 118, M. Torri)”,”ASIx-083″ “MOLTENI Corrado ZUCCA Claudio”,”Rapporto Giappone. Quale ruolo nei nuovi equilibri dell’area Asia-Pacifico?”,”Corrado Molteni insegna Sistemi Economici Comparati all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; presso l’Università Bocconi ricopre anche l’incarico di Research Leader dell’ISESAO (Istituto di Studi Economico Sociali per l’Asia Orientale). Claudio Zucca sta completando il dottorato in Economia presso l’Università di Pavia e collabora alle attività dell’ISESAO dell’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano.”,”JAPE-005-FL” “MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo MONTESSORO Francesco a cura, Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuela GIORDANA Paolo AFFATATO Laura DE GIORGI Rosella IDÉO”,”Multilateralismo e democrazia in Asia. Asia Major 2004.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-019-FL” “MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo MONTESSORO Francesco a cura, Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuela GIORDANA Paolo AFFATATO Laura DE GIORGI Rosella IDÉO Ilaria Maria SALA”,”Le risposte dell’Asia alla sfida americana. Asia Major 2003.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza. Francesco Montessoro è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università degli Studi di Milano.”,”ASIx-020-FL” “MOLTENI Corrado ZUCCA Claudio”,”Rapporto Giappone. Quale ruolo nei nuovi equilibri dell’area Asia-Pacifico?”,”Corrado Molteni insegna Sistemi Economici Comparati all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; presso l’Università Bocconi ricopre anche l’incarico di Research Leader dell’ISESAO (Istituto di Studi Economico Sociali per l’Asia Orientale). Claudio Zucca sta completando il dottorato in Economia presso l’Università di Pavia e collabora alle attività dell’ISESAO dell’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano.”,”JAPE-005-FV” “MOLTKE Helmuth K.B.”,”Temi tattici 1858-1882. Pubblicati dalla sezione storico-militare del corpo di Stato Maggiore tedesco.”,”MOLTKE Helmuth K.B. (1800-1891)”,”GERQ-007″ “MOLTKE H.K.B. Marechal”,”Lettres du Marechal de Moltke sur la Russie. Traduites par Alfred Marchand.”,”Le ‘Lettres sur la Russie’ sono apparse senza nome dell’A nel numero del 1° febbraio 1877 della ‘Revue allemande’ (Deutsche Rundschau). Sono senz’altro attribuibili al Maresciallo. Il barone MOLTKE era nel 1856 generale di brigata e primo aiutante del Principe FEDERICO GUGLIELMO. MOLTKE accompagnò il principe durante il viaggio a San Pietroburgo e a Mosca per l’incoronazione di ALESSANDRO II. Le lettere relazionano giorno per giorno sulle vicende e difficoltà di quel viaggio. Le lettere sono serie osservazioni sulla forza e il carattere del popolo russo e sul valore delle istituzioni.”,”RUSx-023″ “MOLTKE Helmuth von”,”Storia della guerra franco-germanica del 1870-71. Con un’ appendice sul preteso Consiglio di guerra nelle guerre del Re Guglielmo I.”,”””Ora il generale Chanzy era prontissimo a muovere su Parigi, ma per farlo doveva conoscere precisamente ciò che intraprenderebbero i generali Bourbaki e Faidherbe. Va da sé che un’ azione simultanea e coordinata dei tre grandi corpi d’ esercito non poteva essere ordinata e diretta che da quelli che stavano al primo posto. Il generale mandò quindi il 23 dicembre a Gambetta un ufficiale del suo Stato Maggiore a Lione, ed espresse la convinzione che soltanto un’ azione comune e pronta poteva impedire la caduta della capitale. Ma il ministro credeva conoscere un mezzo migliore””. (pag 254)”,”GERQ-043″ “MOLTKE Helmuth K.B. Generale, a cura; Sezione Storica del Corpo reale di Stato Maggiore”,”Histoire de la campagne de 1866.”,”””Era nella natura delle cose di non respingere sul campo la mediazione così offerta (…). Era tanto più difficile calcolare il contraccolpo che avrebbe prodotto un rifiuto alla presa di posizione francese, dato che gli avvenimenti potevano andare più veloci dei negoziati regolari e delle corrispondenze diplomatiche, e che l’ intervento della Francia aveva avuto immediatamente una pubblicità tale, che la nazione francese stessa si trovava interessata ad assicurarne il successo. (…) L’ interesse della Prussia esigeva imperiosamente il suo consolidamento e l’ accrescimento della sua forza nell’ estensione del suo raggio naturale d’ azione nella Germania del Nord, per conseguenza, l’ unione diretta e reale di partiti fino allora divisi dalla monarchia e il potere di esercitare sugli altri Stati della Germania del Nord una direzione come capo di una stretta confederazione.”” (pag 581-583)”,”GERQ-058″ “MOLTKE Helmuth von”,”Storia della guerra franco-germanica del 1870-71. Con un’appendice sul preteso Consiglio di guerra nelle guerre del Re Guglielmo I.”,”””La sua intenzione era quindi d’offrire un’esposizione succinta della guerra. Ma nel tendere a questo scopo, egli lo raggiunse insensibilmente dal ‘suo’ punto di vista, quello ddel capo dello Stato Maggiore; vale a dire, egli coordinò gli avvenimenti al grande insieme che non poteva esser riconosciuto e dato che là donde eran partiti gli ordini direttivi. Così si spiega come quest’opera, intrapresa nel modo più semplice collo scopo di un ammestramento popolare, sia divenuta, nel complesso del suo ordine d’idee, l’espressione del giudizio più proprio della guerra da parte dello stesso feldmaresciallo generale”” (Dalla prefazione di Von Moltke (maggiore e aiutante d’ala di S.M. l’Imperatore e Re, Berlino 25 giugno 1891))”,”QMIx-029-FV” “MOMIGLIANO Franco”,”Sindacati, progresso tecnico, programmazione economica.”,”Franco MOMIGLIANO è nato a Torino nel 1916 e si è laureato nel 1938 nella stessa città iniziandosi agli studi economici con Luigi EINAUDI. Ha partecipato alla lotta antifascista prima del 25 luglio 1943, è stato partigiano combattente, e dopo la Liberazione ha fatto attività politica nelle file del Partito d’ Azione. In seguito ha lavorato nella grande industria.”,”SIND-037″ “MOMIGLIANO Eucardio”,”Anna Bolena.”,”Anna BOLEYN (1507-1536) regina d’ Inghilterra e seconda moglie di ENRICO VIII (1533), che promosse la separazione della chiesa anglicana da quella romana quando il papa non volle concedergli l’ annullamento del primo matrimonio. Ripudiata più tardi con l’ accusa di adulterio venne giustiziata. Anna Bolena (1507-1536), la seconda delle sei mogli di Enrico VIII, il cui regno è stato uno dei più torbidi della storia d’ Inghilterra, ma anche uno dei più importanti per le vicende di questo paese. Il matrimonio di Enrico VIII con Anna Bolena (Boleyn) rappresenta una pagina decisiva nella storia inglese per le sue ripercussioni internazionali e interne. Da esso avrà origine lo scisma d’ Inghilterra, ovvero la separazione della Chiesa anglicana da quella romana quando il papa non concederà l’ annullamento del primo matrimonio. Anna in seguito venne ripudiata con l’ accusa di adulterio e finì sul patibolo. “”Anna Bolena che a seguito durante questo anno 1532 l’ acuirsi del dissidio colla Chiesa, è sicura del suo destino. Voglia o no il pontefice ella sarà la moglie di Enrico VIII, sarà regina. (…) More, gran cancelliere, assisteva impotente alla politica ed alla vita del re; comprendeva dove quella politica avrebbe condotto l’ Inghilterra, ma non poteva far nulla per impedire ciò che era la volontà del re, che trovava troppo poche resistenze in Parlamento dove adulazione, servilismo e cupidigie erano concordi per favorirne i disegni. Non volle dare il suo nome a quello che credeva oltraggio alla giustizia ed alla religione, ed il 16 maggio 1532, poco più di un anno alla sua nomina, egli rimetteva al re il sigillo dello Stato e le sue dimissioni.”” (pag 122)”,”UKIx-092″ “MOMIGLIANO Arnaldo MAZZARINO Santo PUGLIESE CARRATELLI SESTAN Ernesto MARTINI Giuseppe BERENGO Marino QUAZZA Guido VILLANI Pasquale, saggi; interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume primo.”,”Interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA “”La perdurante azione disgregatrice delle forze locali nello Stato della Chiesa emerge da uno scritto del Venturi (‘Elementi e tentativi di riforma nello Stato pontificio del Settencento, in Rivista storica italiana, LXXV 1963, pp. 778-817) sugli immediati precedenti (specialmente le proposte di F. Nuzzi e di Lione Pascoli) dei “”tentativi di riforme”” dei papi settecenteschi come la più grave causa del loro fallimento, e l’eccezionale padronanza del movimento di idee del Settecento che l’autore possiede gli consente di distruggere definitivamente le velleità coltivate in passato da qualche studioso, soprattutto dal Franchini (‘Gli indirizzi e la realtà del Settecento economico romano, 1950), di scoprire un riformismo illuminato pontificio””. (Guido Quazza, Dal 1600 al 1748) (pag 547)”,”STOx-196″ “MOMIGLIANO Arnaldo MAZZARINO Santo PUGLIESE CARRATELLI SESTAN Ernesto MARTINI Giuseppe BERENGO Marino QUAZZA Guido VILLANI Pasquale, saggi; interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume primo.”,”Interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA “”La perdurante azione disgregatrice delle forze locali nello Stato della Chiesa emerge da uno scritto del Venturi (‘Elementi e tentativi di riforma nello Stato pontificio del Settencento, in Rivista storica italiana, LXXV 1963, pp. 778-817) sugli immediati precedenti (specialmente le proposte di F. Nuzzi e di Lione Pascoli) dei “”tentativi di riforme”” dei papi settecenteschi come la più grave causa del loro fallimento, e l’eccezionale padronanza del movimento di idee del Settecento che l’autore possiede gli consente di distruggere definitivamente le velleità coltivate in passato da qualche studioso, soprattutto dal Franchini (‘Gli indirizzi e la realtà del Settecento economico romano, 1950), di scoprire un riformismo illuminato pontificio””. (Guido Quazza, Dal 1600 al 1748) (pag 547)”,”STOx-004-FV” “MOMIGLIANO Franco”,”Economia industriale e teoria dell’impresa.”,”Franco Modigliani è nato a Torino nel 1916 e in questa città si è laureato nel 1938. Ha diretto e condotto, nel quadro di istituti di ricerca pubblici e privati, indagini di economia industriale regionale e sui problemi sindacali, collaborando anche a commissioni del Ministero del Bilancio e dell’Industria. Ha insegnato Economia e politica industriale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ECOA-032″ “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Tra storia e storicismo.”,”””Come sappiamo fu appunto J.G. Droysen che per primo decise di esaminare a fondo il mondo di lingua greca nei secoli successivi ad Alessandro. La letteratura alessandrina era stata fatta conoscere da un famoso saggio di Chr. Gottlob Heyne, ‘De genio saeculi Ptolemaeorum’ del 1763. (…) Iscrizioni e papiri suscitavano un interesse sempre crescente. Il deciframento da parte di Champollion di geroglifici egiziani fece aumentare l’interesse per quelle iscrizioni greche d’Egitto dalle quali era partita la sua scoperta. In Francia un epigrafista di genio, Jean Antoine Letronne, mostrò cosa si poteva fare di quelle iscrizioni nelle sue ‘Recherches pour servir à l’histoire de l’Egypte sous la domination des Grecs et des Romains’ (1823). Droysen, imparò tutte queste cose dal suo maestro Boeckh all’Università di Berlino. Sempre Boeckh aveva imparato a riflettere sulle differenze tra la civiltà classica e quella cristiana. Boeckh tornò con regolarità su questo argomento nelle lezioni su ‘Encyclopädie und Methodologie der Philologischen Wissenschaften’, che tenne ventisei volte tra il 1809 ed il 1865. Egli non propose tuttavia nessuna ipotesi precisa sul processo di transizione dal mondo pagano a quello cristiano. I teologi ed i filosofi della Università di Berlino erano assai più pronti a fornire delle idee su questa questione della transizione. Droysen aveva ascoltato molti di loro: il teologo August Neander, Eduard Gans, allievo di Hegel, ed Hegel stesso. Hegel aveva proposto una soluzione nella ‘Philosophie der Weltgeschichte’. La soluzione stava nello scoprire nella civiltà romana e più precisamente nello stato romano, la fase preparatoria per lo sviluppo della idea cristiana. Droysen rifletté su Hegel ed accettò il suo assunto di base per cui la storia procede secondo tesi, antitesi e sintesi. Fu però Boeckh a salvarlo dalle speculazioni aprioristiche sul corso della storia e molto probabilmente anche ad indirizzare la sua attenzione verso gli stati di lingua greca dell’età post-alessandrina. Quali che possano essere le origini precise delle sue idee, esse maturarono molto rapidamente. Nel dicembre 1833, due anni dopo la alquanto cruda dissertazione, Droysen pubblicò la ‘Geschichte Alexanders des Grossen’, 584 pagine fitte, nella quale è chiaramente formulata l’idea di Ellenismo”” (pag 214-215) Il dibattito sulla transizione dal mondo pagano a quello cristiano. J.G. Droysen.”,”STOx-045-FF” “MOMIGLIANO Franco a cura, saggi di Graziella PENT FORNENGO Marco BAGLIONI Cristiano ANTONELLI”,”Le leggi della politica industriale in Italia. Dalla ristrutturazione all’innovazione.”,”Franco Momigliano è professore ordinario di economia e politica industriale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Autore di numerosi saggi e monografie scientifiche, ha pubblicato: Economia industriale e teoria dell’impresa e, in collaborazione con Giovanni Dosi, Tecnologia e organizzazione industriale internazionale.”,”ITAE-076-FL” “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Tra storia e storicismo.”,”Max Weber. “”Non sarà necessario entrare nei dettagli del lavoro svolto … da Max Weber sulla storia agraria dell’antichità, se non per rammentarci di come per Weber questi problemi non appartenessero alla Preistoria, ma alla Storia, per la quale esistevano documenti scritti”” (pag 140)”,”STOx-322″ “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Storia e storiografia antica.”,”Contiene tra l’altro: – Daniele e teoria greca della successione degli imperi – Alcune osservazioni sulle cause della guerra nella storiografia antica – La potenza navale nel pensiero greco – L’ascesa della plebe nella storia arcaica romana – Il cristianesimo e il declino dell’impero romano Armando Momigliano trasferitosi in Inghilterra nel 1939 ha svolto la sua attività di storico e docente prima alla University College di Londra e poi ad Oxford, Chigago e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.”,”STAx-021-FSD” “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Sui fondamenti della storia antica.”,”‘L’interpretazione della storia del Vico poggia certamente sulla lotta di classe’ “”D’altra parte, il dubbio che forse stiamo prendendo Vico troppo sul serio non è la minore difficoltà che ci si pongono nell’interpretarlo. L’idea delle leggi agrarie ci sembra un’idea impressionante quando l’incontriamo nel campo della storia romana; ma che cosa dovremo pensar incontrandola di nuovo in un’interpretazione estemporanea del mito di Atalanta? Secondo Vico, il quale ‘more solito’ fraintendeva il suo Ovidio, era stata Atalanta a gettare vie le mele d’oro, e ogni mela era una legge agraria. (… ). Di questo tipo è il tentativo di Vico di estendere la nozione di legge agraria all’età eroica dei greci. La bella Atalanta e le sue mele d’oro non sono forse fuori luogo, se dobbiamo valutare l’affermazione che l’accento posto sulla lotta delle classe farebbe di Vico un marxista ante litteram’. L’affermazione risale all”Etude sur Vico’ di Georges Sorel, pubblicato nel «Devenir Social» del 1896. Ma è noto che Marx stesso raccomandava Vico a Lassalle nel 1861: «Mi sorprende che, a quanto pare, lei non abbia letto la ‘Scienza nuova’ di Vico – non per nulla che avrebbe potuto trovarvi per il suo scopo specifico, ma per la sua concezione filosofica dello spirito del diritto romano in opposizione al filisteismo dei giuristi». Attraverso Antonio Labriola, Paul Lafargue, e la famosa citazione di Trotsky nella prima pagina della ‘Storia della rivoluzione russa’, questa nozione filtrò fino a ‘To the Finland Station’ di Edmund Wilson, e ora sta alla base della rispettabilissima opera di Nicola Badaloni, ‘Introduzione a G.B. Vico’ (1961), risultato di uno studio ventennale di Vico come precursore del marxismo (5). L’interpretazone della storia del Vico poggia certamente sulla lotta di classe. Gli eroi sono conservatori, i plebei premono per un cambiamento. Nella misura in cui è la Provivdenza che decide chi opererà i cambiamenti, possiamo leggere in Vico una certa approvazione delle mosse dei plebei. Uno storico privo di pregiudizi come il mio amico Mario Fubini ha dimostrato in pagine memorabili che il plebeo napoletano Vico sentiva molta simpatia per i plebai romani (6)”” (pag 224-225) [Armando Momigliano, ‘Sui fondamenti della storia antica’, Einaudi, Torino, 1984] [(5) I riferimenti si trovano in M.H. Fisch e T.G. Bergin, ‘The Autobiography of G. Vico’ (1944), Great Seal Books reprint 1963, pp. 104-8. Le note di questa edizione (che ho usato nelle mie citazioni) sono una utilissima integrazione della ‘Bibliografia vichiana’. Cfr. anche a Angelamaria Jacobelli Isoldi, ‘Vico e Marx’, in ‘Giornale Critico della Filosofia Italiana’, 30, 1951, pp. 69-102 e 228-53; il suo libro su Vico, Cappelli, Bolona, 1960 e A. Rotondo, in ‘Società’, II, 1955, pp. 1011-47; (6) ‘Stile e umanità in G.B. Vico’, Bari, p. 63]”,”STAx-031-FSD” “MOMMSEN Hans CARTARIUS Ulrich”,”La Resistenza tedesca contro Hitler, 1933-1945. Prefazione alla Mostra fotografica ‘La Resistenza tedesca 1933-1945’.”,”MOMMSEN Hans ha scritto l’introduzione e fa parte del consiglio scientifico”,”GERR-001″ “MOMMSEN Teodoro”,”Caio Giulio Cesare.”,”CESARE accettò la dittatura una prima volta per poco tempo dopo il suo ritorno dalla Spagna (49 aC), poi, dopo la battaglia di Farsaglia, (autunno 48) la riaccettò per un tempo indeterminato e finalmente, dopo la battaglia di Tapso (1° gennaio 45) la riassunse come carica annuale, finché venne designato dittatore, dapprima per 10 anni, e per ultimo , nel 44 aC per tutta la vita (egli era dunque, quando morì, dittatore per la 4° volta). Nel 46 aC assunse il titolo di Imperatore a perpetuità (col nome di ‘Imperator’ si designava nel periodo repubblicano il generale vittorioso, ma il diritto al titolo veniva a mancare con la cessazione del comando militare). Theodor MOMMSEN, storico tedesco (Garding 1817-Charlottenburg, Berlino, 1903). Nel 1844 pubblicò la sua prima opera veramente importante, ‘Die Römischen Tribus’ (Le tribù romane); poi, dal 1844 al 1847, grazie a una”,”STAx-029″ “MOMMSEN Theodor”,”La vita quotidiana nella Roma di Giulio Cesare dalla Storia di Roma.”,”MOMMSEN, storico e filologo tedesco, morto ad 86 anni, ha ricevuto il premio Nobel nel 1902.”,”STAx-035″ “MOMMSEN Hans a cura; saggi di Wolfgang SCHIEDER Georg ECKERT Hans-Josef STEINBERG Dieter GROH Susanne MILLER Hans MOMMSEN”,”Sozialdemokratie zwischen Klassenbewegung und Volkspartei.”,”Saggi di Wolfgang SCHIEDER Georg ECKERT Hans-Josef STEINBERG Dieter GROH Susanne MILLER Hans MOMMSEN”,”MGEx-051″ “MOMMSEN Hans a cura; saggi di Klaus SCHÖNHOVEN Klaus TENFELDE Hans MOMMSEN Elisabeth DOMANSKY-DAVIDSOHN Irmgard STEINISCH Heinrich POTTHOFF”,”Arbeiterbewegung und industrieller Wandel. Studien zu gewerkschaftlichen Ortganisationsproblemen im Reich und an der Ruhr.”,”Saggi di Klaus SCHÖNHOVEN Klaus TENFELDE Hans MOMMSEN Elisabeth DOMANSKY-DAVIDSOHN Irmgard STEINISCH Heinrich POTTHOFF”,”MGEx-104″ “MOMMSEN Wolfgang J.”,”L’ età dell’ imperialismo.”,”MOMMSEN è nato nel 1930 a Marburg. Ha studiato storia e filosofia, scienze politiche e storia dell’ arte nell’ Università di Marburgo e Colonia. Laureatosi nel 1958, nel 1961 è stato visiting assistant professor alla Cornell University, Ithaca, NY. Dal 1959 al 1966 è stato assistente scientifico nel seminario di storia dell’ Università di Colonia. Ha ricoperto poi la cattedra di storia all’ Università di Karlsruhe e nel 1968 quella di storia medievale e moderna all’ Università di Dusseldorf. Dal 1978 è direttore dell’ Istituto di storia tedesca di Londra. Ha scritto molte opere. “”Verso il 1890 la natura dei rapporti fra le potenze europee subì un mutamento radicale. Il delirio imperialistico si impadroniva ora anche dei parlamenti europei, per quanto in modo graduale e senza che gli uomini di Stato se ne rendessero pienamente conto. Benché in tutti gli Stati europei le richieste popolari di colonie e di nuovi mercati nei territori d’oltremare suonassero all’ orecchio dei diplomatici solo come uno spiacevole elemento di disturbo nei confronti di tradizioni consacrate dell’ arte diplomatica, ora erano i problemi della Weltpolitik, per usare un termine che proprio allora divenne di moda in Germania, ad attrarre sempre più l’ attenzione dell’ opinione pubblica, mentre i grandi problemi della politica europea passavano in secondo piano pur senza perdere di gravità e ed importanza. La scuola storica tedesca di ispirazione rankiana, non spttraendosi neppur essa all’ influenza delle ideologie dominanti, descrisse questo processo come il passaggio dal sistema di Stati europei a quello mondiale, e ne dedusse che anche la Germania era chiamata a condurre una vigorosa politica mondiale. Ma negli ultimi decenni prima del 1914 non esisteva ancora un sistema universale di Stati tale da poter garantire all’ Europa e al mondo, con la creazione di equilibri di potere, uno sviluppo pacifico paragonabile a quello che il sistema di Stati europeo era riuscito a mantenere per quasi un secolo””. (pag 172)”,”EURx-180″ “MOMMSEN Wolfgang”,”Max Weber et la politique allemande 1890 – 1920.”,”””Nelle note in prospettiva di un corso (in stile telegrafico, pressoché illegibile!) sulla questione operaia (Carte postume Weber) egli dice di Marx: “”Natura di sovrano con ambizioni personali smisurate senza slanci sentimentali. Fiducia nella sua missione di dominare gli spiriti. Questa qui e non la dominazione delle masse, il suo scopo reale. Disprezzo per i suoi collaboratori e per le masse””. (Nota 163, pag 175) Max WEBER su Brest-Litovsk e la politica estera tedesca nel 1918. “”Certo la questione che si pone è di sapere se anche un programma fortemente ridotto, ma che conservasse come pietra angolare l’ idea di una egemonia dell’ Impero tedesco nello spazio est-europeo, era ancora realizzabile nel 1918. Anche Max Weber rimaneva sotto il fascino dei fantasmi imperialisti che, anche con il più forte rinnovamento della potenza tedesca nella primavera del 1918, andavano ben al di là delle possibilità tedesche. Tuttavia, un programma di questo genere avrebbe costituito un punto di partenza ben più favorevole alla costruzione di un nuovo ordine di pace generale in Europa di quella che è stata la pace forzata di Brest-litovsk che si è, non senza ragione, definita come una manifestazione concreta della volontà di potenza mondiale tedesca.”” (pag 353)”,”WEBx-015″ “MOMMSEN Hans”,”Le national-socialisme et la societé allemande. Dix essais d’ histoire sociale et politique.”,”Henry ROUSSO Institut d’ histoire du temps present, IHTP, Centre national de la recherche scientifique (CNRS). MOMMSEN Hans è nato nel 1930, dal 1968 al 1996 è stato titolare della cattedra di storia contemporanea e di storia del tempo presente dell’ Università di Bochum, alla fondazione della quale ha partecipato alla fine degli anni 1960. Tra le sue recenti pubblicazioni in Germania (Die verspielte Freiheit. Der Weg der Republik von Weimar in den Untergang (1989) e in collaborazione con Manfred GRIEGER ‘Das Volkswagenwerk und seine Arbeiter im Dritten Reich’ (1996). “”Per l’ Olocausto, oltre alla teoria che vuole che Hitler avesse svelato solo progressivamente le sue intenzioni e non si fosse aperto neanche ai suoi compagni più prossimi (cosa difficilmente ammissibile), alcune delle sue dichiarazioni hanno qualche volta spinto a credere a una intenzione precoce e sistematica di distruggere gli ebrei. Ma, né l’ espressione di Mein Kampf secondo cui avrebbe voluto gasificare dodicimila “”corruttori ebrei del popolo””, né le dichiarazioni antisemite fatte nel contesto del celebre discorso al Reichstag del 30 gennaio 1939 permettono tali deduzioni. Karl Schleunes ha recentemente sottolineato che questo proposito apparentemente distruttivo di Hitler si iscrive tra le dichiarazioni più vaste che ne riducevano tanto più la portata quanto esse miravano a fare pressioni sugli Stati partecipanti alla conferenza di Evian, in modo da ottenere l’ emigrazione fuori dal Reich degli ebrei ai quali le risorse necessarie facevano difetto.”” (pag 228)”,”GERN-118″ “MOMMSEN Wolfgang J.”,”L’età dell’imperialismo. Storia universale Feltrinelli, Vol. 28″,”[‘Nel caso di un’azione militare contro la Serbia ci si sarebbero dovute aspettare le più gravi contromisure da parte della Russia, e non si poteva escludere l’eventualità che queste potessero scatenare un conflitto europeo generale. A Vienna tuttavia, per la leggerezza di un gruppo dirigente che aveva già fatto il suo tempo, si trascurò una realistica previsione delle possibili conseguenze di una tale iniziativa. Sin dal principio si dava per scontato che la Russia, qualora la Germania avesse esercitato nei suoi confronti una pressione sufficiente, si sarebbe accontentata, come già aveva fatto nel 1908, di fare qualche minaccia e poi si sarebbe calmata. Poiché a Vienna si attribuiva un’importanza decisiva all’atteggiamento del Reich tedesco, si concluse di inviare il 5 luglio 1914, in missione speciale, il conte Hoyos a Berlino, al fine di assicurarsi l’appoggio del governo tedesco per la spedizione punitiva che si voleva intraprendere contro la Serbia. La strategia austro-ungarica fu tanto lineare quanto miope: guerra contro la Serbia, con le spalle coperte dalla Germania, anche a costo di scatenare un grande conflitto europeo. Quest’ultima eventualità fu trascurata in larga misura, e non se ne tenne conto nei piani di mobilitazione. Benché ci si fosse impegnati per trattato a tenere al corrente l’Italia, offrendole magari compensazioni, si respinse sin dal principio l’idea di comunicare i propri piani a Roma per assicurarsene, in caso di necessità, l’appoggio. Si confidava infatti che l’alleato tedesco fosse in grado da solo di scongiurare un disastro. In tal modo si affidò al Reich tedesco un potere di decisione su guerra o pace, benché la diplomazia tedesca protestasse contro questa logica dei fatti. A Berlino, sin dal principio, non c’erano illusioni sul fatto che un attacco dell’Austria-Ungheria alla Serbia avrebbe provocato un grande conflitto europeo; al ministero degli Esteri, conformemente alla linea politica seguita fino allora dalla Germania verso i Balcani, si intendeva perciò in un primo momento trattenere l’Austria-Ungheria da passi non ponderati. L’ambasciatore tedesco a Vienna, von Tschirschky, aveva quindi tutte le ragioni per supporre di agire secondo la volontà del suo governo quando, nei primi giorni di luglio, approfittò di ogni occasione per mettere in guardia l’Austria-Ungheria “”da passi affrettati”” verso la Serbia, anche se personalmente era favorevole a un’azione energica da parte della monarchia danubiana. Ma proprio in quei giorni ebbe inizio un radicale mutamento nell’atteggiamento tedesco verso la questione serba. Già il 3 luglio Guglielmo II commentò in modo estremamente impulsivo un rapporto di Tschirschky: “”Ora o mai più… Con i Serbi bisogna fare ‘tabula rasa’, e bisogna farlo presto””. A Berlino, nel frattempo , si era giunti alla convinzione di non dover ostacolare un’azione militare austro-ungarica contro la Serbia, anche se c’era il rischio di provocare in tal modo una conflagrazione europea generale. Le ragioni decisive che indussero a questa grave conclusione non furono né la “”fedeltà nibelungica”” né tanto meno la solidarietà dinastica, ma considerazioni estremamente complicate sulla situazione politica e militare in genere delle potenze centrali. Tale situazione era considerata da Bethmann Hollweg estremamente critica: il blocco dei propri alleati stava sempre più indebolendosi, quello dei nemici, invece, andava acquistando nuove energie. Un ruolo decisivo ebbe in questo frangente il timore della Russia, che diventava sempre più potente. Bethmann Hollweg e i suoi consiglieri non condividevano certamente le convinzioni dei militari, secondo i quali bisognava prevedere per l’anno 1916 o 1917 una guerra aggressiva russa, ma anch’essi erano preoccupati per il crescere della potenza russa, come dimostra una frase del cancelliere – pronunciata però solo alla fine del luglio 1914 – che [Siegmund] Riezler accolse nel suo diario: “”Nel giro di pochi anni non ci si potrà più difendere dalle enormi pretese e dall’enorme forza esplosiva della Russia, tanto più se continua l’attuale equilibrio di forze europee””‘ (pag 307-308)]”,”QMIP-247″ “MOMMSEN Wolfgang J. BEDARIDA François RUFFILLI Roberto SCHIERA Pierangelo MAYEUR Jean-Marie HANHAM Harold J. WANDRUSZKA Adam DUNBABIN John P. RUDELLE Odile ROMANELLI Raffaele REMOND René MATTHEW H. Colin G. HUARD Raymond, a cura di Paolo POMBENI”,”La trasformazione politica nell’Europa liberale 1870-1890.”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”EURx-059-FL” “MONAQUE Rémi”,”Trafalgar, 21 octobre 1805.”,”L’ammiraglio Rémi Monaque è uno dei migliori esperti della marina imperiale. Tra le sue opere precedenti ‘Latouche-Tréville, l’amiral qui défiait Nelson’ (2000).”,”QMIN-062-FSL” “MONARCA Daniele BONI BRIVIO Carlo”,”Il crack finanziario dell’Italia.”,”Daniele Monarca, partner e presidente della società di consulenza Assiafin Sim, dopo una breve esperienza nella Arthur Andersen, ha sempre operato nel settore finanziario, prima presso l’Ifil (gruppo Fiat), poi presso la Sopaf (gruppo Vender) e infine presso la Compagnia Finanziaria Italiana (gruppo Cariplo). É professore a contratto per il corso di Contabilità e bilancio presso l’Università Bocconi di Milano. Carlo Boni Brivio, attualmente partner e membro del consiglio di amministrazione di Assiafin Sim, è stato direttore finanziario di una media azienda operante nel settore siderurgico e successivamente addetto al servizio fidi di un importante istituto di credito.”,”ITAE-102-FL” “MONASTA Attilio MOSTARDINI Milly”,”Dalla scuola al lavoro. Occupazione e professionalità in una politica attiva della manodopera.”,”Attilio Monasta è docente di Pedagogia all’Università di Firenze, è autore di saggi sulla “”pedagogia degli oppressi””, la “”descolarizzazione”” e il diritto allo studio dei lavoratori, e di volumi sull’esperienza delle 150 ore. Anche la Mostardini si è occupata di 150 ore.”,”GIOx-109″ “MONASTERIO Armando”,”Politica economica. IX Lezione. Questioni di politica agraria. Problemi dela riforma fondiaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-2″ “MONATTE Pierre”,”La lotta sindacale.”,”MONATTE (1881-1960), esponente del movimento del sindacalismo rivoluzionario, fondatore di due riviste (La Vie Ouvriere nel 1909; La Revolution Proletarienne nel 1925), militante sindacale e rivoluzionario ha scritto molto ma i suoi articoli sono poco reperibili. Questo volume li raccoglie. MONATTE è stato un militante quasi senza funzioni di rilievo. E’ stato membro del Comitato Federale della CGT dal 1904 al 1914 i ha svolto varie professioni: sorvegliante di internato, impiegato in una libreria, correttore di bozze. Due grandi rifiuti lo caratterizzano: contro la guerra nel 1914 e Vs lo stalinismo nel 1929. E’ per il sindacalismo d’ azione diretta. Si considerava nella linea dei militanti della Internazionale, continuatore di PELLOUTIER, a favore di un socialismo e sindacalismo libertario.”,”MFRx-073″ “MONATTE Pierre”,”Syndicalisme révolutionnaire et communisme. Les archives de Pierre Monatte, 1914-1924.”,”””La posizione di Monatte era difficile ed egli ne risentiva in incertezze. Ostile alla scissione sindacale, la vedeva effettuare; partigiano malgrado tutto della nuova centrale, non poteva dare la sua adesione perché il suo sindacato dei correttori votava confederato e perché non voleva rompere l’ unità; passionalmente attaccato alla Rivoluzione russa, doveva rimettere in causa gli elementi essenziali della sua concezione del sindacalismo rivoluzionario; sostenitore dell’ azione del Partito, non si decideva ad aderirvi. Occorre comunque vedere, in questo atteggiamento, sia una ostilità teorica, sia una grande riserva nei confronti dela frazione allora dirigente del Partito che considerava come piccolo borghese, senza legami operai, preoccupata soltanto del lavoro parlamentare””. (pag 323)”,”MFRx-215″ “MONATTE Pierre”,”Trois scissions syndicales.”,”Opera pubblicata sotto gli auspici dell’ Institut Francais d’ Histoire Sociale, IFHS, Paris “”Dobbiamo tutti e due risalire per il sentiero di Zimmerwald. Già gli articoli di Romain Rolland, ‘Au-dessus de la Mélée’ mi servirono da cordiale. Brupbacher, non amava Rolland; i suoi articoli non lo toccavano né l’ aiutavano. Davanti a Zimmerwald, il nostro atteggiamento fu ugualmente differente. (…)”” (pag 239) “”Al contrario, per i miei amici e per me, la nostra rivolta contro la guerra ci gettò nella braccia di Trotsky, da quando lo conoscemmo, nell’ autunno 1914, al suo arrivo a Parigi. E attraverso di lui, nelle braccia dei russi che saranno i veri artigiani di Zimmerwald: “”Come, tutto è perduto? Al contrario, la rivoluzione è adesso sicuramente lo sbocco di questa guerra”” ci diceva Trotsky.”” (pag 239) “”Brupbacher ha raccontato nei suoi “”Souvenirs d’un Hérétique’ una visita fatta a Trotsky nel 1921, in occasione di un viaggio in Russia. Solo egli l’ha raccontata vent’anni dopo, strapazzando un pò le date e i fatti. Soprattutto non tenendo conto sufficientemente dell’ atmosfera di allora e che ci sono anni nella storia del movimento operaio dal ritmo accelerato e altri dal ritmo sonnolento. Gli anni dal 1917 al 1923 sono stati anni che contavano il doppio o il triplo, in cui gli avvenimenti decisivi sono precipitati. Fino al 1923 abbiamo avuto la speranza che la Rivoluzione tedesca avrebbe preso il posto della Rivoluzione russa. Se questa speranza fosse stata realizzata, la sorte della Rivoluzione russa sarebbe stata diversa, quella del mondo sarebbe stata cambiata.”” (pag 243-244)”,”MFRx-263″ “MONCALVO Gigi”,”I lupi & gli Agnelli. Ombre e misteri della famiglia più potente d’Italia.”,”Coordinamento editoriale Patrizia VALLARIO Gigi MONCALVO giornalista e scrittore, dopo aver lavorato per il Corriere della Sera e poi al Giorno ha iniziato la carriera Tv nel gruppo Fininvest. Ha scritto le biografie di Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi. ‘Estrema diffidenza tra madre e figlia’ (Margherita e Marella) (pag 241) Articoli nascosti dell’ Accordo tombale (pag 235)”,”ECOG-033″ “MONCALVO Gigi”,”I Caracciolo. Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana.”,”Gigi Moncalvo è autore di ‘I Lupi e gli Agnelli’ e ‘Agnelli Segreti’ due libri documentati controcorrente dedicati alla storia dell’ultima famiglia ‘reale’ italiana.”,”ECOG-054″ “MONDADORI Alberto VIGORELLI Giancarlo edizione italiana a cura di; saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James WELDOM JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY”,”Les Temps modernes diretta da Jean-Paul Sartre. Numero speciale sugli Stati Uniti d’ America.”,”I traduttori di questa edizione italiana del fascicolo americano Les Temps Modernes sono: Giosue BONFANTI Franco BRUSATI POZZI Fabio CARPI Antonio MIOTTO Roberto REBORA Nelo RISI Vittorio SERENI Giancarlo VIGORELLI. Saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James WELDOM JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY. Paul VIGNAUX: Aspetti della coscienza operaia americana (pag 81) Jean DOMARCHI: Perplessità americane: Salari e prezzi negli Stati uniti (66) “”La maggior parte delle organizzazioni operaie hanno aiutato il Presidente ROOSEVELT a foggiare nella coscienza americana il sentimento di una inevitabile responsabilità mondiale. Partecipare alla fondazione della Federazione sindacale mondiale rappresenta il mezzo che ha scelto il CIO per realizzare un tale sentimento: preconizzando, contro il parere della Federazione Americana del Lavoro, la cooperazione con le organizzazioni operaie dell’ URSS, Sidney HILLMAN era convinto di continuare, sul suo piano sindacale, la politica di ROOSEVELT e di agire secondo la speranza dei New Dealers, di organizzare l’ economia mondiale in accordo con la Russia””. (pag 90)”,”USAS-107″ “MONDELLO Elisabetta”,”Gli anni delle riviste. Le riviste letterarie dal 1945 agli anni Ottanta.”,”””Del 1956, invece è la nascita di “”Azione Comunista””, espressione dell’ omonimo movimento, che è forse una rivista anomala, fra le altre del periodo. Nasce infatti, come riflesso del malcontento verso la politica del PCI, da parte non degli intellettuali, ma soprattutto degli ambienti operai di base, coagulando in parte, quei settori “”secchiani”” che vedevano, appunto, in Secchia una alternativa a Togliatti. In “”Azione Comunista”” si riunirono L. Raimondi, E. Setti, G. Seniga e B. Fortichiari. Non appena il giornale si presentò nelle edicole, (nel giugno), venivano allontanati dal PCI, Fortichiari e Raimondi. L’ esperienza del periodico presenta particolari motivi di interesse, al di là delle complesse vicende di espulsioni, scissioni, fondazione di movimenti, come quello della “”Sinistra Comunista”” (nel 1956), l’ adesione dell’ “”Azione”” di D. Montaldi e dei militanti raccolti attorno ai gruppi di Unità Proletaria, ecc. soprattutto perché dal 1959, in poi, a differenza di altre pubblicazioni che soffrono in quel periodo di una “”visione nazionale””, si caratterizza per una apertura verso la Spagna, il Giappone, la Gran Bretagna, gli USA ed i loro movimenti rivoluzionari. Sarà, tra l’ altro, la rottura fra URSS e Cina a determinare la spaccatura all’ interno di “”Azione Comunista”” e la fine dell’ esperienza.”” (pag 39)”,”EMEx-059″ “MONDIN Natan”,”La via coreana. Come la Corea del Sud sta conquistando l’Occidente.”,”Lvia coreana. Il boom economico e sociale del ‘Paese del calmo mattino’ Natan Mondin, nato a Milano nel 1978, dopo la laurea in Economia ha lavorato in diversi ambiti per grandi gruppi multinazionali Per 14 anni si è occupato delle relazioni commerciali fra Italia e Repubblica di Corea.”,”ASIE-038″ “MONDINI Marco”,”La politica delle armi. Il ruolo dell’esercito nell’avvento del fascismo.”,”MONDINI Marco si è diplomato in storia e perfezionato in storia contemporanea alla Scuola Normale di Pisa dove attualmente è assegnista di ricerca. Ha pubblicato ‘Veneto in armi”” (2002). “”Il risultato, ben percepito dai contemporanei, fu il ricorso sistematico alla violenza nelle contese interne, un fenomeno comune a tutta l’Europa nel 1919 ma, come ha scritto Volker Berghahn, in nessun altro paese così rilevante come in Italia. In questa degenerazione progressiva dell’ordine, il rivoluzionarismo “”parolaio e messianico”” dei massimalisti (come lo definì De Felice) ebbe una gran parte di responsabilità, incoraggiando un’azione di lotta in cui al disprezzo per ogni senso di legalità si accompagnava sovente l’organizzazione di un contropotere locale, contro il quale lo Stato non sembrava capace di opporsi. Fu questo il caso delle leghe agrarie nella Pianura padana e, in particolare, delle “”satrapie”” rosse, ricordate da Luigi Preti in Emilia e Romagna, ma anche delle effimere repubbliche “”sovietiche”” toscane””. (pag 54)”,”ITAF-322″ “MONDINI Marco”,”Andare per i luoghi della grande guerra.”,”””Eppure, nonostante il panico delle prime settimane, Padova divenne ben presto una delle città simbolo (o forse ‘la’ città simbolo) della resistenza italiana. A questo giovò, certo, la scelta del Comando supremo di insediarsi a palazzo Dolfin, una decisione che affermò pubblicamente la volontà non solo di continuare a combattere ma anche di difendere a oltranza il Veneto. E anche se Diaz tre mesi dopo trasferì il proprio stato maggiore all’Hotel Trieste di Abano, Padova rimase fino alla fine la capitale di una guerra divenuta per antonomasia una crociata difensiva contro l’invasore: era una verità parziale, ma decisamente efficace nel mobilitare un nuovo genere di consenso al conflitto. Nonostante le evacuazioni, le distruzioni, l’architettura di un’esistenza integralmente militarizzata, la requisizione di molti palazzi per farne ospedali militari (alla fine della guerra, si potevano ricoverare fino a 8.000 feriti contemporaneamente), la privazione o la devastazione delle sue opere d’arte, Padova visse l’ultimo anno del conflitto sostenendo, con apparente imperturbabilità, il proprio ruolo di comando, di assistenza, di obiettivo e soprattutto di icona dello spirito nazionale. Alla fine era semplicemente ovvio che fosse Padova ad avere il privilegio – questa volta reale – di essere la sede all’armistizio”” (pag 103-104). Marco Mondini è ricercatore nell’Istituto storico italo-germanico di Trento e insegna Storia militare nell’Università di Padova. Tra i suoi libri: “”La politica delle armi. Il ruolo dell’esercito nell’avvento del fascismo”” (Laterza, 2006); “”Alpini. Parole e immagini di un mito guerriero”” (Laterza, 2008), “”La guerra italiana”” (Il Mulino, 2014).”,”QMIP-223″ “MONDINI Marco”,”Francesco Ferdinando d’Asburgo. L’attentato di Sarajevo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Marco Mondini insegna Storia della guerra all’Università di Padova ed è ricercatore associato presso l’ ISIG-FBK e a Parigi Sorbona. Membro del direttivo del museo dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne. Tra i suoi libri ‘Fiume 1919’ (2019), ‘Il capo’ (2017), ‘La guerra italiana’ (2014). Caratteri incompatibili: il vecchio Francesco Giuseppe “”abituato a non sentirsi mai contraddire e a esporre le proprie opinioni senza alcuna forma di dialogo: caratterialmente incompatibili (glaciale e diplomatico Francesco Giuseppe, emotivo e collerico Francesco Ferdinando), i due erano destinati a veder deteriorare sempre di più il proprio rapporto”” (pag 107)”,”QMIP-282″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Sulle orme di Marx.”,”Parte 1°: studi sui tempi nostri (critica al massimalismo) Parte 2°: Lineamenti di teoria.”,”MADS-163″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il materialismo storico in Federico Engels.”,”In appendice: Dialettica in Engels, Prassi che rovescia o Prassi che si rovescia? MONDOLFO, storico della filosofia italiano (Senigallia 1877-Buenos Aires 1976). Insegnò nelle università di Padova e Bologna, ma, costretto a emigrare in Argentina per la persecuzione contro gli Ebrei, insegnò poi a Córdoba. Studiò il pensiero filosofico antico e moderno pubblicando una Storia del pensiero greco-romano (1928), ormai classica, e L’Infinito nel pensiero dei Greci (1934): in questi lavori M. tende a mostrare l’attualità e la fecondità del pensiero antico, in cui già sarebbero anticipati molti temi del pensiero moderno.Notevole fu anche il suo contributo agli studi sul marxismo teorico: Sulle orme di Marx (1919), Intorno a Gramsci e alla filosofia della prassi (1955), Da Ardigò a Gramsci (1962). (GE20)”,”MAES-023″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Studi sulla Rivoluzione Russa. A cura del Centro di Critica Sociale.”,”In appendice: Bolscevismo e dittatura (1956) e Postilla all’ articolo ‘Capitalismo di Stato sovietico? di W. JEROME e A. BUICK. Nel cinquantesimo anniversario della rivoluzione russa rivedono la luce gli scritti che sull’ argomento Rodolfo MONDOLFO pubblicò sulla ‘Critica Sociale’ (inserendoli via via nelle successive edizioni di ‘Sulle orme di Marx’ dalla terza delle quali, Cappelli 1924, è stata tratta la prima parte dei saggi qui riportati. E’ questa di MONDOLFO, assime a quella di KAUTSKY, di Otto BAUER e di TURATI, una delle prime analisi critiche, da parte socialista, della struttura sociale russa dopo la Rivoluzione d’Ottobre.”,”RIRO-164″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il concetto dell’ uomo in Marx.”,”””Dice appunto Marx nella terza di queste Tesi su Feuerbach, passando dalla citata affermazione di un attivismo umano alla concezione dello storicismo, che la trasformazione sociale è sempre opera dell’ uomo stesso. “”La dottrina materialistica, che gli uomini sono il prodotto dell’ ambiente e dell’ educazione, dimentica che l’ ambiente viene mutato appunto dagl uomini e che l’ educatore stesso deve essere educato.””. C’ è l’ intervento continuo dell’ uomo nel produrre le modificazioni dell’ ambiente sociale, sotrico; c’è in questa azione un processo continuo di educazione per cui l’ educatore stesso risulta educato, ed opera poi sopra gli altri, compiendo la loro educazione. Aggiunge Marx: “”Il coincidere del variar dell’ ambiente e dell’ attività umana può essere concepito ed inteso razionalmente soltanto come praxis rivoluzionaria ed autotrasformazione””.”” (pag 11) “”Scrive Marx nell’ opera giovanile La sacra familia: ‘La storia non fa nulla; non possiede nessun enorme potere; non interviene in nessuna lotta; è invece l’ uomo, l’ uomo effettivo e vivente, colui che ha fatto tutto, che possiede, che combatte. La storia non è una realtà qualsiasi che si serva dell’ uomo come di un mezzo per raggiungere i propri fini, come se fosse una persona esistente per se stessa, ma non è altro che l’ attività dell’ uomo perseguente i suoi fini'””. (pag 15) “”Risponde Engels: ‘Il lavoratore non crea nulla: questo principio è completamente pazzesco. La critica critica non crea nulla; il lavoratore crea tutto , e tanto più egli produce tutto in quanto fa vergognare tutta la critica anche con le sue creazioni spirituali; i lavoratori inglesi e francesi potrebbero fornir la prova di ciò. Il lavoratore, anzi, crea l’ uomo””””. (pag 48)”,”MADS-372″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il pensiero politico nel Risorgimento italiano.”,”Nel 1942 appariva in Argentina dove Mondolfo si era trasferito quando le leggi razziali lo avevano costretto all’ esilio, ed aveva allora la cattedra all’ Università Nazionale di Cordoba, l’ opera completa con il titolo ‘La filosofia politica in Italia en el siglo XIX’ (Ediciones Iman, Buenos Aires). “”Questa fede, che poneva Gioberti in conflitto insanabile coi Gesuiti, lo ravvicinava certo a Mazzini; ma fra loro stavan pure elementi di un dissidio inconciliabile, che dalla originaria concordia li dovevano spingere all’ urto delle mentalità e dei metodi e alla polemica aspra. A Gioberti Mazzini rimprovera di rappresentare il “”partito dell’ opportunità””; a Mazzini Gioberti affibbia il titolo di papa dei puritani, e l’ accusa di essere il maggior nemico dell’ Italia, maggiore anche dell’ austriaco, perché i suoi ‘deliri’ riescono a danno e a sterminio della patria””. (pag 75)”,”ITAB-217″ “MONDOLFO Rodolfo”,”La comprensione del soggetto umano nell’antichità classica.”,”La parte quada contine i capitoli: – II. La valutazione del lavoro nella cultura classica (pag 585-627) – III. La creatività dello spirito e l’ idea del progresso nel pensiero classico (pag 629-739) Nella concezione di Vitruvio (si presenta un processo storico in cui l’uomo, spinto dai bisogni, guidato dalle esperienze, rafforzato dall’esercizio, sviluppa e traduce progressivamente in atto le sue potenze naturali, creando le arti e le scienze, ma in questo processo i prodotti reagiscono sul produttore…) “”appare in questa visione un barlume del processo chiamato da Marx il processo della ‘umwälzende Praxis’, cioè dell’ attività dell’uomo che si rovescia su se stessa e sull’uomo, trasformandolo nel trasformare se stessa”” (nota 1)”” (pag 721)”,”FILx-280-FF” “MONDOLFO Rodolfo”,”Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966.”,”Contiene tra l’altro: – Feuerbaxh e Marx – Leninismo e marxismo – Ricordando Antonio Labriola (convergenze mondolfiane con Labriola (e divergenze), v. Bobbio) – Intorno al “”Problema storico”” di Hilferding – Le antinomie di Gramsci “”Più che a Sorel, Mondolfo è vicino, se mai, all’interprete e mediatore del sorelismo italiano, Arturo Labriola, di cui apprezza i due libri, spesso citati con pieno consenso, ‘Riforme e rivoluzione sociale’ del 1906 e ‘Marx nell’economia come teorico del socialismo’ del 1908″” (pag XXXV, Bobbio) “”Ma ciò che soprattutto dobbiamo osservare è che la revisione del concetto riguardante il rapporto fra l’economia e il potere non è affatto contro la tradizione del marxismo, ma in perfetto accordo con esso. Ho messo in luce e documentato con precise citazioni nel mio libro ‘Il materialismo storico di F. Engels’ quanto la concezione dello Stato come puro strumento della classe economicamente dominante sia lontana dal rappresentare il pensiero completo dei creatori del materialismo storico. L’Engels riconosceva l’origine del potere dello Stato già nelle comunità anteriori ad ogni divisione di classe e ad ogni sviluppo economico, e nello svolgimento storico successivo affermava bensì che lo Stato è «ordinariamente e sopra tutto» lo Stato della classe dominante; ma riconosceva che una volta sorto ed armato di un potere proprio, militare ed economico, esso si rende autonomo e tende a dominare la Società, valendosi dei conflitti tra le classi per i propri interessi e la propria autonomia. Il servitore si trasforma in padrone, lo strumento in dominatore, come accadeva (secondo gli esempi di Engels) nella monarchia assoluta dei secoli XVII e XVIII, nel bonapartismo, nella monarchia prussiana – ove la borghesia industriale e commerciale (nota Engels), per quanto economicamente poderosa e con una maggioranza propria alla Camera, «non ha alcuna potenza nello Stato, non vuol regnare», – e perfino nella democrazia nordamericana dove (dice ancora Engels) i ‘politici’ han costituito una divisione a sé, distinta in «due masnade che alternativamente entrano in possesso del potere, e la nazione è impotente contro queste due bande che la dominano e la saccheggiano». Non basta dunque, secondo Engels, che ci sian classi che posseggano la potenza economica, se non posseggano anche la ‘forza’ politica, «giacché lo Stato ha una sua autonomia di esistenza e d’azione», si arma esso stesso di potenza economica e militare, e se anche solo in casi eccezionali giunge a fare della società e della stessa classe economicamente dominante la sua schiava, impotente a reagire, riesce per altro in generale sempre ad esercitare un’azione sullo sviluppo della società e dell’economia, secondo il rapporto dialettico del rovesciamento della praxis. Contro il pericolo di sopraffazione e di arbitrio, insito in questo dominio dello Stato, solo rimedio è per Engels la resistenza e vigilanza della coscienza sociale e specialmente proletaria, che rivendichi le sue esigenze come diritti, aventi un carattere e valore di universalità. Con ciò il diritto e la esigenza etica universalistica son riconosciuti pure come ‘momenti’ della storia, e nella coscienza universalistica e nella potenza delle sue rivendicazioni si addita l’unica soluzione possibile del problema storico. Per ciò appunto l’Engels salutava nel proletariato l’erede della filosofia classica tedesca e della dialettica della libertà, e gli attribuiva come missione storica «l’atto liberatore del mondo», nella creazione di quella società in cui – secondo la formula del ‘Manifesto’ – «il libero sviluppo di ciascuno sia condizione del libero sviluppo di tutti». Ora il frammento di Hilferding muove da preoccupazioni analoghe a quelle che ispiravano le sopra citate affermazioni dell’Engels; e quindi, se anche può considerarsi un tentativo di revisione del marxismo, non può legittimamente considerarsi fuori di esso ed essergli opposto”” (pag 306-307-308) [Rodolfo Mondolfo, ‘Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966′, Einaudi, Torino, 1975] antinomìa s. f. [dal lat.] Contraddizione, reale o apparente, fra due leggi o disposizioni di legge, fra due concetti, fra due tesi, fra un principio e un altro di una scienza. Nella filosofia kantiana, antinomia della ragion pura, ciascuna delle contraddizioni in cui l’intelletto necessariamente incorre quando vuol considerare i fenomeni come cose in sé, derogando dalla norma fondamentale della limitazione dell’uso delle categorie alla sfera dell’esperienza possibile; le antinomie, che insorgono propriamente nel campo della cosmologia razionale, cioè della dottrina che ha per oggetto l’idea del mondo, sono più precisamente quattro (ma altre sono state prospettate da Kant in sede di critica della ragion pratica e di critica del giudizio), e sono costituite ciascuna da una tesi e da un’antitesi, entrambe secondo Kant rigorosamente dimostrabili. In logica matematica, a. logiche, lo stesso che paradossi logici (v. paradosso1). (trec)”,”TEOC-808″ “MONELLI Paolo”,”Roma 1943.”,”La fuga del Re e dei vertici politici e militari. L’ 8 settembre 1943. “”(…) (Roatta) gli disse (a Badoglio, ndr) che lo stato di cose peggiorava, che Roma non era difendibile, che dava ordine a Carboni di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato su Tivoli, che bisognava che il governo ed il re si mettessero in salvo. Dopo qualche esitazione Badoglio disse che sarebbe andato ad avvertire il sovrano; ad ogni modo – nel frattempo era sopraggiunto Ambrosio – approvò la decisione di Roatta, di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato. Allora Roatta consegnò a Carboni, che intanto era capitato al ministero della guerra, un ordine, scritto a matita sopra un pezzo di carta, senza data e senza firma. Di questo famoso ordine non si è più saputo nulla, non si sa dove sia andato a finire; se ne danno differenti versioni, e mentre Carboni afferma che in esso si disponeva il ripiegamento su Tivoli soltanto dell’ Ariete e della Piave, il colonnello Salvi che lo fece copiare a macchina, ed altri ufficiali che lo videro, affermano che in esso, dopo un breve preambolo in cui si dichiarava che data la situazione Roma non poteva essere difesa, si ordinava la corpo d’ armata motocorazzato di ripiegare immediatamente su Tivoli, “”fronte a est e oltre””; si diceva che il movimento doveva avvenire a scaglioni e nel massimo ordine; che tutte le truppe presenti in Roma passavano agli ordini del generale Carboni; che a Roma dovevano restare soltanto le forze di polizia. Altri dicono che c’erano anche queste parole, o pressapoco: “”il generale Carboni deve trasferire in buon tempo il suo comando a Tivoli””. Quest’ordine lo portò Carboni in persona al suo comando, alle quattro e mezza; e suscitò la costernazione degli ufficiali del comando. “”Quest’ ordine è una pazzia!”” – esclamò il colonnello Salvi. Ma Carboni, che secondo l’ affermazione di Salvi e di altri a quell’ ora era già in borghese (altri dicono che Carboni si mise in borghese solo dopo la partenza del re; è disperante impresa mettere d’accordo i testimoni ed i protagonisti degli avvenimenti), comandò a Salvi di far copiare l’ ordine a macchina e di farlo firmare. Aggiunse che bisognava inviare subito una colonna “”al seguito ed a protezione delle note personalità che lasciavano Roma””. (…)””. (pag 326-327) firma ex proprietario”,”ITQM-120″ “MONELLI Paolo”,”Mussolini piccolo borghese.”,”””Agli inizi del 1909 troviamo Mussolini a Trento, segretario della Camera del lavoro e direttore del settimanale ‘L’Avvenire del lavoratore’. (…) Dopo un mese Mussolini lascia ‘Il Popolo’, e dedica tutta la sua attività polemica a ‘L’Avvenire’ di cui aveva conservato la direzione. Attacca il clero con un linguaggio da trivio, per cui è spesso in prigione o multato. Mette insieme un bel gruzzolo di condanne, arresti per diffamazione, multe o arresti per schiamazzi notturni, per partecipazione a dimostrazioni sovversive, per contravvenzioni alle leggi sulla stampa, per violenze. Si vanta di “”battere il record dei processi in Austria””; e in una polemica di stampa che ha con il giornale cattolico ‘Il Trentino’, condotta da una parte e dall’altra con un linguaggio offensivo e volgare, si vanta della “”sacra tradizione familiare””, per cui “”mio nonno ha conosciuto le prigioni papali, mio padre quelle della monarchia sabauda, ed io quelle di una repubblica e di una monarchia””. (…) Due anni più tardi attaccherà la Camera italiana, “”cioè il Parlamento più deficiente del mondo””, perché “”fa la commedia irredentista””, cioè per “”avere assunto pose e frasaio quarantottesco dell’irredentismo austrofobo””. In quell’attacco, del marzo 1911, si lascia andare ad una previsione di cui non si ricorderà più nel 1914, fattosi interventista: “”Se il vostro irredentismo austrofobo dovesse provocare una guerra, allora, o irredentisti, voi vivrete Lissa o Custoza; la sconfitta e la vergogna””. Una delle persone che aggredisce con maggior vivacità nei suoi articoli è un collaboratore del giornale cattolico locale, ‘Il Trentino’, Alcide De Gasperi’.”” (pag 43-44)”,”ITAF-005-FV” “MONELLI Paolo”,”Le scarpe al sole. Cronache di gaie e di tristi avventure d’alpini di muli e di vino.”,”Nel gergo degli alpini mettere le scarpe al sole significa morire in combattimento (…)’ (pag XXIII) Rassegnazione. ‘Intanto, morituri per destinazione, fabbrichiamo strade. Sotto, questi brevi viventi, prima che siano carogne marcenti sotto l’ironia dell’equipaggiamento accurato, adoperarli bisogna, pechè il riposo non sia di Capua e la vita non sia riafferrata con mani troppo fiduciose. Le strade si spianano, brillano le mine, rientrano a sera le compagnie con gli attrezzi sulle spalle, cantando qualche nenia d’amore malinconico’ (pag 146) Paolo Monelli (Fiorano Modenese, 15 luglio 1891 – Roma, 19 novembre 1984) è stato un giornalista, scrittore e militare italiano. (wik)”,”QMIP-001-FGB” “MONELLI Paolo”,”Roma 1943.”,”La fuga del Re e dei vertici politici e militari. L’ 8 settembre 1943. “”(…) (Roatta) gli disse (a Badoglio, ndr) che lo stato di cose peggiorava, che Roma non era difendibile, che dava ordine a Carboni di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato su Tivoli, che bisognava che il governo ed il re si mettessero in salvo. Dopo qualche esitazione Badoglio disse che sarebbe andato ad avvertire il sovrano; ad ogni modo – nel frattempo era sopraggiunto Ambrosio – approvò la decisione di Roatta, di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato. Allora Roatta consegnò a Carboni, che intanto era capitato al ministero della guerra, un ordine, scritto a matita sopra un pezzo di carta, senza data e senza firma. Di questo famoso ordine non si è più saputo nulla, non si sa dove sia andato a finire; se ne danno differenti versioni, e mentre Carboni afferma che in esso si disponeva il ripiegamento su Tivoli soltanto dell’ Ariete e della Piave, il colonnello Salvi che lo fece copiare a macchina, ed altri ufficiali che lo videro, affermano che in esso, dopo un breve preambolo in cui si dichiarava che data la situazione Roma non poteva essere difesa, si ordinava la corpo d’ armata motocorazzato di ripiegare immediatamente su Tivoli, “”fronte a est e oltre””; si diceva che il movimento doveva avvenire a scaglioni e nel massimo ordine; che tutte le truppe presenti in Roma passavano agli ordini del generale Carboni; che a Roma dovevano restare soltanto le forze di polizia. Altri dicono che c’erano anche queste parole, o pressapoco: “”il generale Carboni deve trasferire in buon tempo il suo comando a Tivoli””. Quest’ordine lo portò Carboni in persona al suo comando, alle quattro e mezza; e suscitò la costernazione degli ufficiali del comando. “”Quest’ ordine è una pazzia!”” – esclamò il colonnello Salvi. Ma Carboni, che secondo l’ affermazione di Salvi e di altri a quell’ ora era già in borghese (altri dicono che Carboni si mise in borghese solo dopo la partenza del re; è disperante impresa mettere d’accordo i testimoni ed i protagonisti degli avvenimenti), comandò a Salvi di far copiare l’ ordine a macchina e di farlo firmare. Aggiunse che bisognava inviare subito una colonna “”al seguito ed a protezione delle note personalità che lasciavano Roma””. (…)””. (pag 326-327) I tedeschi, i fascisti e gli italiani in via Tasso e in via Romagna “”I tedeschi in via Tasso, gli sgherri fascisti in via Romagna, volevano confessioni dagli arrestati, volevano nomi di compagni, indicazioni di luoghi di radunata, per aumentare il bottino di ostaggi, per aver nuovi pretesti a ruberie e ricatti; e tormentavano e torturavano secondo una tecnica di cui Kappler si vantava inventore, «meine eigene Technik, meine eigene raffinierte Technik» diceva, subito ridendo grosso – perché il tedesco non sorride mai. Ma non era soddisfatto il tenente colonnello Kappler, «diese Italiener, diceva, sono più duri di quanto credessi, la maggior parte non vogliono apri bocca, ‘tun den Mund nicht auf’, vanno a morire senza aver detto niente». Poiché la morte era la pena prevista per chiunque fosse arrestato con l’accusa di spionaggio, di partecipazione a bande, di favoreggiamento del nomico; tanto per chi taceva, eroico, quanto per chi sotto la tortura si lasciava strappare i nomi dei compagni che venivano arrestati e torturati dopo di lui. Ogni tanto, con scelta voluta o cieca, un gruppetto era tirato fuori, deportato al settentrione per nuovi tormenti, o portato alla fucilazione, o ucciso in cella”” (pag 411)”,”QMIS-028-FSD” “MONELLO Paolo”,”La memoria e il futuro. La CGIL in provincia di Ragusa dal 1944 al 1962.”,”Paolo Monello, già sindaco di Vittoria e parlamentare del PCI-PDS, cultore della storia della sua città. La città, che si estende sulla parte meridionale dei monti Iblei, è il capoluogo di provincia più a sud d’Italia, è il terzo comune siciliano per superficie e l’undicesimo per altitudine e dista mediamente dal mare 20 km. (wikip)”,”SIND-003-FMP” “MONETA Jacob”,”Le PCF et la question coloniale (1920-1965). Suivi de «A propos de la critique de M. Suret-Canale» par l’auteur. La politique du Parti Communiste français dans la question coloniale, 1920-1963.”,”‘Texte n. 36, L’Humanité, 30 giugno 1945. Intervention de Caballero, secrétaire du PC algérien au Xe Congrès du PCF (Paris, 28 juin 1945): “”Caballero secrétaire général du parti communiste algérien, très applaudi par le Congrès, qu’il salue au nom de son parti, rend d’abord hommage aux vingt-sept délégues et à tous les députés communistes qui, dès leur libération en Afrique du Nord se sont mis au travail pour accentuer l’effort de guerre et pour la défense du peuple algérien. Il montre comment, malgré la répression munichoise et vichyste, le parti communiste algérien a fait son devoir, et comment il continue à le faire. En détail, l’orateur explique les causes et les méthodes du complot fasciste en Afrique du Nord qui a abouti à la provocation de Sétif. Il conclut en soulignant que le peuple algérien a les mêmes ennemis que le peuple français ‘et ne veut pas se séparer de la France. Ceux qui réclament l’independance de la France, explique-t-il, sont des agents conscients ou inconscients d’un autre impérialisme. «’Nous ne voulons pas changer un cheval borgne pour un aveugle», s’écrie-t-il, aux applaudissements du Congrès. An contraire, le parti communiste algérien lutte pour le renforcement de l’union du peuple algérien avec le peuple de France, sur la base de la lutte commune contre le pouvoir des trusts et des cent seigneurs de la colonisation, contre la 5e colonne, pour une démocratie véritable””‘ (pag 154-155)”,”PCFx-111″ “MONETI-CODIGNOLA Maria”,”Il paese che non c’è e i suoi abitanti.”,”Maria Moneti Codignola insegna Storia della Filosofia morale a Firenze dove ha compiuto i suoi studi sotto la guida di Cesare Luporini, Eugenio Garin e Claudio Cesa. A Parigi è stata allieva di Lucien Goldmann Jean Hyppolite e ha seguito i seminair di Raymond Aron e di Roland Barthes. Ha pubblicato ‘La meccanica delle passioni’ (1979) e ‘Hegel e il mondo alla rovescia’ (Firenze, 1986).”,”SOCU-032-FMB” “MONGILI Alessandro”,”Stalin e l’impero sovietico.”,”Dottore dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales, Alessandro Mongili è specialista della società e della storia russa e sovietica. Negli anni della perestrojka ha condotto un’inchiesta sulle trasformazioni sociali nella scienza sovietica.”,”RUST-028-FL” “MONICELLI Mino”,”L’ultrasinistra in Italia, 1968-1978.”,”MONICELLI Mino è nato a Roma nel 1919. Giornalista dal 1948 è stato redattore per vari giornali e settimanali. E’ autore di ‘Federico Garcia Lorca vivo’ e del ‘Giornalista’ (1964).”,”ITAC-107″ “MONICELLI Mino”,”La Repubblica di Salò.”,”Mino Monicelli, giornalista, è stato inviato di molti quotidiani e periodici, tra cui Epoca, l’Europeo, Il giorno, L’Espresso.”,”ITAF-031-FL” “MONICELLI Mino”,”L’ultrasinistra in Italia, 1968-1978.”,”Mino Monicelli è nato a Roma nel 1919. Giornalista dal 1948, è stato redattore e inviato di molti giornali, fra cui “”Epoca””, “”L’Europeo””, “”Il Giorno””, “”L’Espresso””, “”Tempo illustrato”” Ha curato inchieste e programmi culturali per la Rai. E’ autore di ‘Federico Garcia Lorca vivo’ e del ‘Giornalista’ pubblicati entrambi nel 1964.”,”ITAC-002-FFS” “MONINA Giancarlo a cura”,”Gli istituti culturali tra passato e futuro.”,”Saggi di Ida DOMINIJANNI, Luigi FRUDA’.”,”ARCx-006″ “MONINA Giancarlo”,”Lelio Basso, leader globale. Un socialista nel secondo Novecento.”,”Giancarlo Monina insegna Storia contemporanea all’Università Roma Tre ed è segretario generale della Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco. E’ autore di pubblicazioni di storia politica e culturale dell’età contemporanea Il volume è privo di bibliografia ‘L'””amata Rosa””, neocapitalismo e “”contropoteri””. “”Intorno alla metà degli anni Sessanta Basso avvia la stagione più intensa e matura degli studi di matrice marxista in cui pone al centro della sua elaborazione teorica i problemi dello Stato, del potere e del diritto per approfondire la critica alla””vulgata marxista”” e per avanzare un’originale proposta di via “”legalitaria”” al socialismo. A questo periodo risale il completamento dell’antologia degli ‘Scritti politici’ di Rosa Luxemburg, raccolti e tradotti sin dai tempi del confino di Ponza, che apparirà soltanto nel 1967 per i tipi degli Editori Riuniti, ma a seguito di una lunga vicenda editoriale che ne ritarda la pubblicazione di almeno due anni (59). Come sappiamo l’«amata Rosa» è un punto di riferimento costante della sua elaborazione politica e intellettuale, ma, a parte numerose citazioni, fino ad allora le aveva appositamente dedicato soltanto due brevi scritti (60). Tra il 1964 e il 1965, con il completamento della raccolta antologica e la redazione della lunga introduzione, giunge a maturazione un lungo percorso di studio che rende più limpida l’ispirazione luxemburghiana (…)”” (pag 247-249)”,”MITS-462″ “MONK J. Donald”,”Introduzione alla teoria degli insiemi.”,”Donald Monk, dopo aver ottenuto nel 1961 il dottorato di ricerca in matematica presso l’Università della California a Berkeley, insegna dal 1962 all’Università del Colorado.”,”SCIx-272-FL” “MÖNKE Wolfgang”,”Das literarische echo in Deutschland auf Friedrich Engels’ Werk “”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England””.”,”‘L’eco letterario in Germania dell’opera di Engels ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ “”Heß (Moses Hess, ndr) hat im “”Gesellschaftsspiegel”” fleißig Propaganda für Engels’ Schrift gemacht und ganze Abschnitte daraus abgedruckt. Im dritten Heft wird das Erscheinen eines deutschen Werkes “”über die Arbeiterzustände in England mitgeteilt, “”wie bis jetzt weder bei uns, noch anderwärts ein ähnliches über diesen Gegenstand existirt. Wir meinen das in den deutschen Zeitungen schon vielfach besprochene und überall als tüchtig anerkannte Werk unsres Friedrich Engels: Die Lage der arbeitenden Klasse in England. – Da dieses ein Spezialwerk über Englands Arbeiterzustände ist, so versteht es sich von selbst, daß es dieselben noch weit gründlicher und ausführlicher behandelt, als Buret, der in seinem von uns schon oft citirten Werke ‘De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France’ denselben Gegenstand zwar, aber mehr im Allgemeinen und außerdem auch in weit oberflächlicherer französicher Weise behandelt hatte. In England selbst existiren bis jetz nur zerstreute und, wenn man sich nicht speziell zu diesem Zwecke lange Zeit in England selbst darum bemüht, schwer zu beschaffende Schriften über die verschiedenen Erscheinungen dieser Zustände. Wir waren daher bis jetzt größtentheils auf Burets Werk angewiesen und finden uns nun um so mehr veranlaßt, noch einmal auf die Lage Englands zurück-zukommen, als Buret’s Mittheilungen kaum bis zum Jahre 1840 reichen, was auch schon Manche zu dem Urtheile veranlaßte, unsere Schilderung der englischen Arbeiterzustände sei nicht treu, weil veraltet und folglich – übertrieben. (…) Da indessen das Engels’sche eWerk in deutscher Sprache geschrieben, nicht allzutheuer, und mithin Vielen unsrer Leser zugänglich ist, so beschränken wir uns auf Mittheilung einiger Haupt-resultate, indem wir es unsern lesern überlassen, die nähern Angaben, aus welchen dies Resultate sich ergeben haben, in dem Werke selbst, dem wir sie entnehmen; nachzulesen”” (“”Gesellschaftsspiegel””, Jg 1845, Heft 3, S. 102 f.)”” [Wolfgang Mönke, Das literarische echo in Deutschland auf Friedrich Engels’ Werk “”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England””, 1965] (pag 44) Wikip: Comunismo. Inizialmente Hess sosteneva l’integrazione ebraica nel movimento universalistico socialista e fu amico e collaboratore di Karl Marx e Friedrich Engels. Hess convertì Engels al Comunismo e introdusse Marx ai problemi sociali ed economici. Il ruolo di Hess fu importante per il passaggio dalla teoria della storia nella dialettica idealistica hegeliana al materialismo dialettico di Marx, secondo cui l’uomo è, con la sua azione consapevole, l’iniziatore della storia. Probabilmente Hess fu autore di molte idee e slogan “”marxiani””, tra cui quello della religione come “”oppio dei popoli””. Con il tempo Hess diventò meno propenso a basare tutta la storia su cause economiche e lotte di classe, giungendo a considerare la lotta delle razze, o delle nazionalità, come fattore primario della storia passata.”,”MAES-116″ “MONNET Jean”,”Cittadino d’Europa. 75 anni di storia mondiale.”,”MONNET Jean ringrazia per la collaborazione François FONTAINE Tentativo di unione franco-britannica nel giugno 1940 (pag 25-26) ‘Un solo Parlamento, un solo Gabinetto dei ministri, un solo esercito’ “”Mentre ero in volo verso Londra per andare a convincere Churchill che l’unione era ancora possibile perché l’impero francese propendeva per la resistenza, a Bordeaux la mentalità dimissionaria frenava definitivamente le probabilità di riuscita del progetto. La nostra generazione era dunque passata accanto a una decisione ardita che avrebbe mutato il corso della guerra e, ancor più, le mentalità. ‘One Parlament, one Cabinet, one Army’, la visione folgorante che Horace Wilson aveva formulato, sarebbe rimasta per lungo tempo una prospettiva inaccessibile. Ecco perché credo, a distanza di tempo, che quei giorni di giugno del 1940 furono determinanti per il mio modo di intendere l’attività internazionale. Troppo spesso mi ero scontrato con le limitazioni derivanti dalla coordinazione, un metodo che favorisce la discussione ma non arriva alla decisione e non permette di cambiare i rapporti tra gli uomini e tra i paesi, quando le circostanze rendono necessaria l’unione. Essa è l’espressione del potere nazionale, così com’è; non può cambiarlo, non creerà mai l’unità. Nello stesso tempo avevo capito allora che la ricerca dell’unità, fosse pure circoscritta ai problemi materiali della produzione, dell’armamento e dei trasporti, metteva in gioco, al di là della decisione amministrativa, tutta l’autorità politica dei paesi impegnati in una lotta comune. Quando i popoli sono minacciati da uno stesso pericolo, non si possono trattare separatamente i diversi interessi che concorrono al loro destino”” (pag 25-26)”,”EURE-102″ “MONOD Jacques”,”Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.”,”””Tutto ciò che esiste nell’ universo è frutto del caso e della necessità”” (Democrito) Jacques MONOD è nato a Parigi nel 1910 da una famiglia protestante dell’ alta borghesia francese. Ha ottenuto il premio Nobel per la medicina nel 1965. “”Sembra dunque ‘dimostrato’ che, sulla Terra, a un certo momento, alcune distese d’acqua ‘furono nelle condizioni’ di contenere in soluzione concentrazioni elevate dei costituenti essenziali delle due classi di macromolecole biologiche, gli acidi nucleici e le proteine. In questo “”brodo primordiale”” si poterono formare diverse macromolecole per polimerizzazione dei loro precursori, nucleotidi e amminoacidi. In laboratorio si sono ottenuti infatti, in condizioni ‘plausibili’, alcuni polipeptidi e polinucleotidi con una struttura generale simile a quella delle macromolecole ‘moderne’. Fin qui, dunque, neussa grande difficoltà. Ma non si è ancora riusciti a compiere il primo passo decisivo: la formazione di macromolecole capaci, nelle stesso condizioni del brodo primordiale, di promuovere la propria replicazione senza la cooperazione di un apparato teleonomico. Tale difficoltà non sembra comunque insormontabile””. (pag 129-130)”,”SCIx-273″ “MONOD Jacques”,”Jacques Monod. Il caso e la necessità. I grandi della scienza.”,”MONOD Jacques si sofferma sulla ‘Dialettica della natura’ di Engels (pag 148-149) e sul materialismo dialettico di Marx ed Engels (pag 141-143) “”Né Marx né Engels hanno analizzato nei particolari la logica di quest’inversione della dialettica per tentarne una giustificazione. Ma dai numerosi esempi di applicazione forniti soprattutto da Engels (nell”Anti-Dühring’ e nella ‘Dialettica della Natura’) si può tentare di ricostruire il pensiero profondo dei fondatori del materialismo dialettico, le cui articolazioni essenziali sono riportate di seguito: 1. Il modo di esistere della materia è il movimento. 2. L’universo definito come la totalità della materia, la sola ad esistere, si trova in uno stato di continua evoluzione. 3. Ogni conoscenza vera dell’universo è di natura tale da contribuire all’intelligenza di quest’evoluzione. 4. Ma tale conoscenza si ottiene solo nell’interazione anch’essa evolutiva e causa di evoluzione, tra l’uomo e la materia (o più esattamente il ‘resto’ della materia). Ogni conoscenza vera è quindi ‘pratica’. 5. La coscienza è vista in rapporto a quest’interazione conoscitiva. Il pensiero cosciente riflette, di conseguenza, il movimento dell’universo stesso. 6. Poiché, dunque, il pensiero è parte e riflesso del movimento universale, e poiché il suo movimento è dialettico, anche la legge evolutiva dell’universo deve essere dialettica. Ciò spiega e giustifica l’uso di termini come contraddizione, affermazione e negazione a proposito dei fenomeni naturali. 7. La dialettica è costruttiva (soprattutto in virtù della terza ‘legge’): di conseguenza l’evoluzione dell’universo è essa pure ascendente e costruttiva. Le sue espressioni più alte sono la società umana, la coscienza, il pensiero, prodotti necessari di quest’evoluzione. 8. Per il rilievo dato all’essenza evolutiva delle strutture dell’universo, il materialismo dialettico supera radicalmente il materialismo settecentesco che, fondato sulla logica classica, sapeva riconoscere soltanto interazioni meccaniche tra oggetti supposti invarianti e non era quindi in grado di concepire l’evoluzione. Si può certamente contestare questa ricostruzione, negare che essa corrisponda al pensiero autentico di Marx e di Engels ma, dopo tutto, questo non ha molta importanza. L’influenza di un’ideologia si misura dal significato che di essa rimane nello spirito dei suoi seguaci e che le attribuiscono gli epigoni. Innumerevoli testi dimostrano che la ricostruzione qui proposta è legittima, in quanto rappresenta perlomeno la ‘Volgata’ del materialismo dialettico. Mi limiterò a citare un solo testo, estremamente significativo perché il suo autore, J.B.S. Haldane, era un illustre biologo moderno. Nella prefazione alla traduzione inglese della ‘Dialettica della Natura’, Haldane scrive: “”Il marxismo considera la scienza sotto due aspetti. In primo luogo, la studia tra le altre attività umane e mostra come l’attività scientifica di una società dipenda dall’evolversi dei suoi bisogni e quindi dei metodi di produzione, che la scienza a sua volta modifica come modifica l’evoluzione dei propri bisogni. In secondo luogo, Marx e Engels non si limitano ad analizzare le modifiche subite dalla società. Nella dialettica essi scoprono le leggi generali del cambiamento, non soltanto in seno alla società e al pensiero umano ma anche nel mondo esterno, ‘riflesso del pensiero umano’. Ciò significa che si può applicare la dialettica sia a problemi di scienza ‘pura’ sia alle relazioni sociali della scienza’”” [Jacques Monod, Jacques Monod. Il caso e la necessità. I grandi della scienza, 2012] (pag 141-143)”,”SCIx-369″ “MONOD Jacques”,”Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.”,”””Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità”” (Democrito) (in apertura) Jacques Lucien Monod (Parigi, 9 febbraio 1910 – Cannes, 31 maggio 1976) è stato un biologo e filosofo francese, vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1965. Ricevette numerose altre onorificenze e distinzioni, tra le quali la medaglia della Legion d’Onore. Ha inoltre partecipato alla resistenza francese al nazifascismo durante la seconda guerra mondiale. (wikip)”,”SCIx-430″ “MONORCHIO Andrea TIVELLI Luigi”,”Viaggio italiano. Vizi e virtù dell’Italia in Europa.”,”Andrea Monorchio, 62 anni, è ragioniere generale dello Stato dal 1989, vantando oltre quarant’anni di carriera nei ranghi della Ragioneria. Ha insegnato verso varie università e recentemente gli è stata attribuita, per chiara fama, dal Senato accademico dell’Università di Siena la cattedra di Contabilità di Stato. Luigi Tivelli, 46 anni, consigliere parlamentare della Camera dei deputati, con gli ultimi governi è stato chiamato a prestare le sue funzio ni alla presidenza del Consiglio. Attualmente è capo di gabinettodel ministro per i Rapporti col Parlamento.”,”EURx-067-FL” “MONSAGRATI Giuseppe”,”Roma senza il Papa. La Repubblica romana del 1849.”,”””Alla fin fine Mazzini risultava tra i pochi che ancor prima del Marx delle ‘Lotte di classe in Francia’ avevano visto chiaro nel disegno reazionario di Luigi Napoleone e nella strada che egli avrebbe fatto imboccare alla Francia”” (pag 122-123)”,”ITAB-354″ “MONSAGRATI Giuseppe”,”Federalismo e unità nell’azione di Enrico Cernuschi (1848-1851).”,”Giuseppe Monsagrati, nato a Formia nel 1943, ha studiato a Roma dove si è laureato con una tesi sulla storiografia inglese sul Risorgimento. Dal 1969 è assistente di Storia del Risorgimento nella facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Roma. Collaboratore del Dizionario Biografico degli Italiani, edito dalla Treccani, si è interessato al filone dei democratici dell’Ottocento approfondendo particolarmente il periodo postquarantottesco sul quale ha pubblicaot altri saggi. Attualmente (1976) è impegno nell’edizione italiana dei ‘Diari’ dell’economista inglese N.W. Senior. Cernuschi, Enrico. – Patriota (Milano 1821 – Mentone 1896); repubblicano federalista, fu attivo nelle Cinque giornate di Milano (1848) e avversò la fusione della Lombardia col Piemonte; fu poi deputato all’Assemblea costituente di Roma opponendosi all’unitarismo mazziniano. Caduta Roma si trasferì a Parigi, dove si arricchì e prese nel 1871 la cittadinanza francese. Sostenitore del bimetallismo e della cooperazione, scrisse la Mécanique de l’échange (1865), La monnaie bimétallique (1876), ecc. Raccolse una collezione di opere d’arte dell’Estremo Oriente, che legò alla città di Parigi (1895) insieme con il suo palazzo, che costituisce ora il Museo Cernuschi inaugurato nel 1898. (Trecc) “”Erano le stesse idee che avrebbe sviluppato di lì a poco in un opuscolo che, spesso troppo disinvoltamente trascurato da chi si è occupato di [Giuseppe] Ferrari, rivela la facile adattabilità del suo socialismo a soluzioni di tipo autoritario e merita perciò una certa attenzione. ‘L’Italia dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851’ fu pubblicato a Capolago nel maggio del ’52 e in esso il pensatore milanese, che l’anno prima aveva dato la ‘Filosofia della Rivoluzione’, ora esponeva una specie di pratica della rivoluzione in cui il colpo di Stato era visto come la logica conclusione della recente storia francese. A Proudhon, che pochi mesi più tardi – a luglio, per l’esattezza – avrebbe dato alle stampe il lavoro su ‘La révolution sociale démontrée par le coup d’état du 2 décembre’ contenente una tesi molto meno ottimistica di quella illustrata nell’opuscolo ferrariano (177), Karl Marx avrebbe, nella sua seconda prefazione al ’18 brumaio di Luigi Bonaparte’, rivolto un’accusa precisa, sostenendo che, poiché la chiave interpretativa dei fatti che avevano portato al 2 dicembre non era stata la lotta di classe, in Proudhon «la ricostruzione storica del colpo di stato si trasforma… in una apologia storica dell’eroe del colpo di stato» (178). La critica di Marx colpisce anche lo scritto di Ferrari, il quale, per di più, del testo proudhoniano avrebbe apprezzato soprattutto l’assunto per cui «la dittatura attuale è sociale», respingendo in blocco tutti i motivi di condanna in esso contenuti (179). Premesso che il 2 dicembre rappresentava «una violazione delle leggi» (180) senza precedenti, Ferrari affermava che il colpo di Stato «era nei destini della Francia, e se rimanesse dubbio sulla fatalità che lo imponeva, il dubbio sarebbe sciolto dal voto che lo sanzionò, e che gli diede una maggioranza di sette milioni e quattrocentomila voti contro seicentomila voti» (181); la libertà che aveva calpestato era fittizia, era quella dei repubblicani formalisti, «quella dell’assemblea, quella dei regi, quella dei ricchi, quella dei sofisti» (182). Luigi Napoleone aveva reso alle masse un favore non indifferente, e le masse lo avevano compensato con il plebiscito del 21 dicembre (…)”” (pag 270-272) [Giuseppe Monsagrati, ‘Federalismo e unità nell’azione di Enrico Cernuschi (1848-1851)’, Nistri-Lischi, Pisa, 1976] [(177) I due opuscoli, quello di Ferrari e quello di Proudhon, sono analizzati da Franco Della Peruta, ‘Democrazia e socialismo nel Risorgimento’, cit., pp. 130-35, che li giudica come «strumenti di una battaglia politica concertata di comune accordo e da condurre parallelamente»; ma il Della Peruta non tiene conto delle critiche mosse dall’italiano al francese (vedile riportate nella nota 179); (178) Karl Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, a cura di Giorgio Giorgetti, Roma, 1964, p. 35; (179) Ferrari a Cattaneo, 15 ag. ’52, in Cattaneo, ‘Epistolario cit. II, 497-98: «Lessi il libro di Proudhon che usciva il giorno stesso del mio arrivo: stile fortissimo e idee dimezzate, parole incendiarie e grandi transazioni, contraddizioni continue. Il fondo propone un ministero Proudhon non per ambizione che sarebbe stolida ma per smania di parlare; e non vede che la forza della dittatura attuale sta nel non esservi discussione, e la forza del Presidente sta nell’esser egli illogico; la sua facoltà di far grandi cose sta nell’esser egli principe, per cui non spaventa il commercio; e non vede Proudhon che la nostra speranza sta nell’esser Bonaparte condannato a contraddirsi e a morir di contraddizione». Per Ferrari si doveva concedere una tregua a Luigi Napoleone, nella certezza che il tempo avrebbe risolto tutti i dubbi, «ma – aveva già osservato in proposito Pisacane – questo tempo potrebbe anche essere quello dei geologi, il quale è un poco lunghetto» (Pisacane a Cattaneo, 15 dic. ’51, in Carlo Pisacane, ‘Epistolario’, cit. p. 134); (180) Giuseppe Ferrari, ‘L’Italia dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851’, Capolago, 1852, p. 5; (181) Ivi, p. 12; (182) Ivi, p. 21]”,”BIOx-361″ “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese. 1. Sotto la guida di Gramsci.”,”La prima parte di questi ‘Ricordi’ che arriva fino alla ‘Marcia su Roma’ è già stata pubblicata nel 1944 a New York (poi c’è stata una seconda edizione per la casa Fasano nel 1947). I ricordi di MONTAGNANA vanno dal 1911 al 1926.”,”MITC-019″ “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese. II. Sotto la guida di Togliatti.”,”””Orbene, quanti furono, nonostante questo, gli operai italiani iscritti al Partito fascista, anche negli anni in cui questi era più numeroso? Non ho sottomano alcuna statistica; ma è certo, ad ogni modo, che essi non superarono mai il 15 o 20 per cento dell’ intera classe operaia”” (pag 85)”,”PCIx-112″ “MONTAGNANA Rita”,”Che cosa è il Colcos?”,”””La mia conversazione col vecchio colcosiano durò a lungo, volevo sapere tante cose ed egli assecondava volentieri il mio desiderio. – Le condizioni dei contadini sono molto migliorate dopo la collettivizzazione? – gli chiesi. – L’agiatezza è entrata nella casa di ogni contadino mi rispose. Si sono aperte le scuole, si sono inviati e si inviano i giovani contadini più intelligenti a studiare nelle città, nelle università, negli istituti tecnici, nelle accademie militari. (…)””. (pag 7)”,”RUSU-199″ “MONTAGNANA Mario (introduzione)”,”Documenti sulle condizioni dei lavoratori nell’industria.”,”Foto di operai decapitati schiacciati per il crollo delle strutture, impigliati nelle macchine, foto di manifestazione per un morto allo SCI di Genova Cornigliano”,”CONx-001-FPA” “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese.”,”””La Direzione del partito italiano ebbe sempre, su tutti i problemi fondamentali che si dibattevano in quel momento una posizione giusta, d’accordo con Stalin, contro gli opportunisti e i conciliatori. Purtroppo, però, si trovava in quel periodo a Mosca, quale rappresentazione del Partito Comunista d’Italia, Angelo Tasca, membro dell’Ufficio politico, il quale si rivelò, in quella occasione, un opportunista della peggior specie”” (pag 333)”,”BIOx-057-FV” “MONTAGNON Barthélémy”,”Jean Jaures. Humaniste et Revisionniste.”,”””Jaures allait très au-delà du Marxism”” (Vandervelde) JAURES è nato nel 1859 e morto nel 1914. Aveva 41 anni in meno di Marx, 39 in meno di Engels, 19 in meno di Vaillant, 14 in meno di Guesde, 18 anni di meno di Clemenceau, 13 anni più di Leon Blum, 19 anni più di Albert Thomas. MONTAGNON è uno dei pochi militanti parigini dell’ epoca 1908-1914 che ha conosciuto bene Jean JAURES. Aderisce al Partito (18° sezione) nel 1908. E’ lì che incontra: Marcel SEMBAT, Gustave ROUANET, Pierre RENAUDEL, Ernest POISSON, Jean VARENNE e più tardi Marcel CACHIN, tutti amici e collaboratori diretti del grande tribuno JAURES. Nel 1909, SEMBAT, che lo aveva preso sotto la sua protezione, lo presenta personalmente a JAURES: “”Ah, ah, dice quest’ultimo, un giovane ingegnere, bene; cittadino venitemi a trovare al giornale””. Da quel giorno MONTAGNON è rimasto sul sentiero di JAURES.”,”JAUx-033″ “MONTAGU M.F.A.”,”La razza. Analisi di un mito.”,”MONTAGU M.F.A. è nato a Londra nel 1905, e qui si è formato e trasferitosi negli Stati Uniti, professore di antropologia alla Rutgers University, ha publicato numerosi lavori tra cui ‘Man in Process’.”,”SCIx-115″ “MONTAGU Ashley M. F.”,”La razza. Analisi di un mito.”,”M.F.A. Montagu è nato a Londra nel 1905. Si è poi trasferito in Usa. E’ stato professore di antropologia alla Rutgers University e ha pubblicato ‘Man in Process’.”,”TEOS-073-FL” “MONTAGU Ashley a cura, saggi di E.R. SORENSON P. DAPER J.L. BRIGGS R. KNOX-DENTAN C.H. BERNDT C.M. TURNBULL R.I. LEVY”,”Il buon selvaggio.”,”A. Montagu, nato nel 1905 ha studiato in Inghilterra, poi in Italia e infine in Usa (Princeton, New Jersey). E’ stato professore di Anatomia in varie Facoltà di Medicina e professore di Antropologia nelle Università di New York, Rutgers, Harvard e Princeton.”,”SCIx-003-FFS” “MONTAIGNE Michel E. de”,”Sull’ educazione. Scelta dei saggi.”,”Montaigne, Michel Eyquem de (Castello di Montaigne, Périgord 1533-1592), filosofo francese. Nato da nobile famiglia, Montaigne apprese assai giovane, da precettori, il greco e il latino; educato al collegio di Guyenne a Bordeaux, dove completò la propria formazione umanistica, studiò diritto a Tolosa e a Bordeaux. Decisiva per la sua vita fu l’amicizia con lo scrittore Etienne de La-Boétie (1530-1563). Magistrato consigliere a Périgueux e parlamentare a Bordeaux, Montaigne fu coinvolto nei conflitti religiosi della sua epoca e partecipò all’assedio di Rouen, con il quale l’esercito del re strappò la città agli ugonotti. Dopo la scomparsa di La Boétie, Montaigne si propose di scrivere i Saggi, che avrebbero dovuto rappresentare il “”sepolcro”” dell’amico. Sposatosi nel 1565, nel 1568 Montaigne ereditò il patrimonio familiare; nel 1570 si ritirò a vita privata e rinunciò alla carica di magistrato, per consacrarsi allo studio dei classici (soprattutto Seneca e Plutarco) e scrivere i Saggi, svolgendo in chiave autobiografica l’analisi dei comportamenti e dei costumi dell’uomo.”,”VARx-014″ “MONTAIGNE Michel de, a cura di Gianni NICOLETTI”,”Saggi scelti. (Titolo orig.: Essais)”,”””Ogni uomo danaroso è a mio parere avaro. Platone ordina così i beni corporali dell’ uomo: la salute, la bellezza, la forza, la ricchezza. E la ricchezza, dice non è cieca ma chiaroveggente, quando è illuminata dalla prudenza””. (pag 23) “”Noi ammiriamo ed apprezziamo di più le cose straordinarie delle ordinarie…”” (pag 107) “”Gli uni fanno credere al mondo che credono quel che non credono. Gli altri, in più gran numero, la dànno a bere a se stessi, non sapendo penetrare in ciò che sia credere. E noi troviamo strano se, nelle guerre che in quest’epoca affliggono il nostro stato, vediamo gli avvenimenti andar da tutte le parti e mutare in una maniera comune e ordinaria. E’ che noi non vi portiamo se non il nostro interesse. La giustizia che si trova in uno dei partiti non vi è che per ornamento e copertura; essa è ben messa innanzi; ma non è né accolta, né allogata, né sposata; è come nella bocca dell’ avvocato, non come nel cuore e nell’ affetto della parte. Dio deve il suo soccorso straordinario alla fede e alla religione, non alle nostre passioni. Gli uomini sono guide e si servono della religione: dovrebbe essere tutto il contrario””. (pag 75) “”Non mi persuado facilmente che Epicuro, Platone e Pitagora ci abbiano dato per moneta sonante i loro Atomi, le loro Idee e i loro Numeri. Essi erano troppo saggi per fondare i loro articoli di fede su cosa tanto incerta e tanto discutibile. Ma, in quell’ oscurità e ignoranza del mondo, ognuno di quei grandi personaggi si è affaticato a portare una qualche idea di luce, (…)””. (pag 167)”,”FILx-349″ “MONTAIGNE Michel de, a cura di Virginio ENRICO”,”Saggi. Libro primo. Libro secondo. Libro terzo.”,”ANTE3-33 Saggi (Essais) è il titolo di un’opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1588, 1595. Si tratta di un’ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale. Il termine francese Essai significa “”esperimento””, “”tentativo”” o “”prova””. Montaigne scrisse i Saggi con un’abile tecnica retorica che intendeva avvincere e coinvolgere il lettore, a volte dando l’impressione di lasciarsi trasportare in un flusso di idee da un argomento all’altro, altre volte utilizzando uno stile più strutturato che tende a portare in evidenza la natura didattica della sua opera. Le sue argomentazioni sono spesso sostenute con numerose citazioni di testi classici greci e latini. I Saggi colpiscono per la varietà e per i contrasti che li animano. I più brevi (specialmente nel libro I) sono poco più che note di lettura, ma altri sono dei veri e propri saggi filosofici d’ispirazione stoica (“”Filosofare è apprendere a morire””, I, 20) o scettica (“”Apologia di Raymond Sebond””, II, 12), via via più pieni di confessioni personali (“”Della vanità””, III, 9; “”Dell’esperienza””, III, 13). A volte titoli ingannevoli mascherano i capitoli più audaci: “”Usanza dell’isola di Ceo”” (II, 3) discute della legittimità del suicidio; “”Della rassomiglianza dei figli ai padri”” (II, 37) critica i medici; “”Su dei versi di Virgilio”” (III, 5) nasconde le confessioni di Montaigne sulla sua esperienza dell’amore e della sessualità; “”Delle carrozze”” (III, 6) denuncia la barbarie dei conquistatori del Nuovo Mondo. Non meno diverse sono le fonti che Montaigne fa dialogare, da Plutarco e Seneca, suoi autori prediletti, a innumerevoli storici e poeti, con centinaia di citazioni, in prosa e in versi, in francese e in latino. « […] sono così assetato di libertà che mi sentirei a disagio anche se mi venisse vietato l’accesso ad un qualsiasi angolo sperduto dell’India […] »”,”FILx-409″ “MONTAIGNE Michel de”,”Dizionario della saggezza. Brani scelti.”,”””Non c’è nulla di male nella vita per chi ha ben compreso che la privazione della vita non è male”” (pag 17) “”Quando morirò voglio che la morte mi colga mentre lavoro”” (pag 20) “”A colui che gli diceva: “”I trenta tiranni ti hanno condannato a morte””, Socrate rispose: “”E la natura ha condannato loro””. Che sciocchezza darci pena proprio sul punto di passaggo all’esenzione di tutte le pene! Come la nostra nascita ci ha portato la nascita di tutte le cose, così la nostra morte produrrà la morte di tutte le cose. Perciò è identica follia piangere perché di qui a cent’anni non vivremo più, come pinagere perché non vivevamo cent’anni fa”” (pag 25) “”Ma la natura ci forza. “”Uscite”” dice “”da questo mondo, come ci siete entrati. Lo stesso passaggio che faceste dalla morte alla vita, senza passione e senza spavento, rifatelo dalla vita alla morte. La vostra morte è una delle parti dell’ordine dell’universo; è una parte della vita del mondo”” (pag 26) “”Ovunque finisca la vostra vita, è tutta intera. L’utilità di vivere non è nella durata, ma nell’uso: come ha vissuto a lungo chi ha vissuto poco; fate attenzione finché ci siete. Dipende dalla vostra volontà, non dal numero degli anni, se avete vissuto abbastanza”” (pag 30) Tirannia delle parole “”Io ho in odio ogni sorta di tirannia, e quella a parole e quella di fatto. Spesso mi oppongo a quelle vane circostanze che ingannano il nostro giudizio attraverso i sensi; e stando in allerta per queste grandezze fuori del comune, ho trovato che sono, per lo più, uomini come gli altri”” (pag 51) “”La più grande virtù di un principe è conoscere i propri sudditi”” (pag 53) “”Ci sono parecchi libri, utili per la loro materia”” (pag 65) Montaigne, Dizionario della saggezza, 2014″,”FILx-492″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Premier.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso Tratta di Cicerone, Catone, Democrito ed Eraclito, Cesare, La Boetie”,”FILx-565″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Second.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso. Contiene: – Difesa di Seneca e di Plutarco (pag 451-) – Osservazioni sui modi di fare la guerra di Giulio Cesare (pag 459-)”,”FILx-566″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Troisième.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso. Contiene: – Della vanità (pag 177) – Della esperienza (pag 312)”,”FILx-567″ “MONTAIGNE Michel de, a cura Virginio ENRICO”,”Saggi.”,”Saggi è un’opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1582 e 1588. Consiste in un’ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui l’autore tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale… (wikip) Montaigne. Al lettore. ‘Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto con esso alcun fine, se non domestico e privato. Non ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito. L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti e amici: affinché dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto) possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori, e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me. Se lo avessi scritto per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me l’ha permesso il rispetto pubblico. Che se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c’è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano. Addio dunque, da Montaigne, il primo di marzo millecinquecentottanta’ (www.nilalienum.it)”,”FILx-135-FRR” “MONTAIGNE Michel Eyquem”,”Il giornale di viaggio in Italia.”,”Michel Eyquem De Montaigne (1533-1592) apparteneva a una famiglia che si era arricchita col commercio a Bordeaux, ed era stata elevata da poco alla nobiltà…. Il giornale di viaggio in Italia racconta le impressioni che il Montaigne raccolse giorno per giorno nel suo itinerario, che si svolse tra il 5 settembre 1580 e il 30 novembre dell’anno successivo. Campagni di viaggio erano quattro gentiluomini, tutti giovanissimi”,”VARx-051-FGB” “MONTALBETTI Franco”,”Gli imperi dei mass-media in Europa.”,”Riquadro pagina 110: Karl Marx: il Times di Londra e Lord Palmerston”,”ELCx-076″ “MONTALDI Danilo”,”Autobiografie della leggera. Emarginati balordi ribelli raccontano la loro storia.”,”Danilo MONTALDI (1929-1975) è una singolare figura di studioso e di militante politico. Comunista senza tessera, sociologo e storico senza scuola, è autore di ‘Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati’ (scritto con Franco ALASIA, 1960), ‘Militanti e politici di base (1971). Postumi sono usciti: ‘Saggio sulla politica comunista in Italia, 1919-70’ (1976), ‘Bisogna sognare’ (1994), che raccoglie gli scritti sparsi usciti su giornali e riviste dal 1952 al 1975.”,”ITAS-002″ “MONTALDI Danilo”,”Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione. In appendice: Lettera di Bordiga a Korsch. Atti della III conferenza nazionale di ‘Kommunistische Politik’.”,”Centrato sul cruciale anno 1926 il volume ricostruisce i rapporti tra sinistra comunista tedesca di KORSCH, raccolta nel gruppo di Kommunistische Politik e quella italiana, il cui punto di riferimento è Amadeo BORDIGA, sullo sfondo e in contrasto con lo stabilizzarsi del ‘nuovo ordine’ staliniano nell’ URSS e nell’ Internazionale. Danilo MONTALDI (1929-1975) è stato, negli anni Cinquanta, il tramite in Italia delle esperienze internazionali (francesi, tedesche, americane) di gruppi marxisti impegnati nella riscoperta della centralità del lavoro politico in fabbrica e del potere operaio, anticipando l’ azione di PANZIERI e di “”Quaderni Rossi””. Nella stessa direzione del suo lavoro politico andava l’ attività di ricerca, volta a ricostruire, grazie alla raccolta di testimonianze scritte e orali, la storia delle “”classi subalterne”” e dei militanti.”,”MGEK-036″ “MONTALDI Danilo”,”Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970).”,”Contiene in allegato fotocopia del dattiloscritto della recensione del libro di Montaldi apparsa su Iniziativa Comunista N° 38 marzo 1977, a firma A.P. “”13. Nello scritto ‘Direttiva per lo studio delle questioni russe’, del 1927, egli suscita diversi imbrogli a uso immediato, per i compagni italiani. Ricordando l’ aprile ’17 e le tesi di Lenin sulla rivoluzione, Togliatti assimila Kamenev e Zinoviev a Trotsky, quando è invece Lenin, nel ’17, a doversi difendere dall’ accusa di trotskismo che può rivolgergli precisamente Kamenev”” (pag 48) “”In tale opera di terrorismo ilPCI aveva già dato buona prova di sé al tempo in cui “”l’ Unità”” e “”Stato operaio”” insinuavano che i fratelli Rosselli fossero stati uccisi dai trotskisti, raccogliendo una dura risposta dagli anarchici di “”Guerra di classe”” (nel frattempo, i fascisti attribuivano l’ assassinio agli anarchici e toccava questa volta a Salvemini smantellare l’ accusa).”” (pag 93) Pessimismo di Gramsci sulla rivoluzione in Italia data dall’ occupazione delle fabbriche (pag 144) Bordiga protagonista vs Zinoviev del V Congresso dell’ IC (1924) (pag 171) Lenin sull’ occupazione delle fabbriche. “”E grava tuttora sui comunisti in Italia la domanda, la constatazione di Lenin: “”Durante l’ occupazione delle fabbriche si è forse rivelato un solo comunista? No; in quel momento il comunismo non esisteva ancora in Italia. Si può parlare di una certa anarchia, ma, certo, non di comunismo marxista””.”” ( pag 344)”,”PCIx-232″ “MONTALDI Danilo”,”Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970).”,”””… per finirla con la paura, con lo Stato, con qualsiasi potere disumano. Ecco che brilla l’ardente scintilla”” (Ernst Bloch) (pag 343)”,”MITC-001-FMP” “MONTALDI Danilo”,”Proletariato e Partito comunista negli anni 1944-46.”,”Doppiezza del Pci “”(…) Mentre al Sud si collabora con Badoglio, al Nord la stessa stampa Pci destinata alla base ne precisa le responsabilità fasciste (1). Se nel Mezzogiorno il Pci insiste che la questione istituzionale non deve dividere il popolo italiano, al Nord, nella preparazione dello sciopero del marzo ’44, ‘La fabbrica’ deve pur uscire con i titoli “”Via il re””, via Badoglio!””. Se nell’Italia liberata trionfa la linea unitaria a scapito della rivolta proletaria urbana e contadina, non sono bandiere nazionali che vengono issate alla Magneti Marelli, alla Falck, alla Breda, alla Pirelli, alla Innocenti, in Piazzale Loreto, in viale Lombardia a Niguarda, alla Casa dello studente, il 21 gennaio 1945, nel XXIV anniversario della fondazione del PC’dI, ma sono bandiere rosse. Come è una bandiera rossa alla Pirelli, il 25 luglio 1944. Come era una bandiera rossa quella rinvenuta alla Fiat Grandi Motori il 1° maggio 1943″” (pag 57) [(1) Immediatamente dopo la loro formazione, gruppi di partigiani decretavano la condanna a morte di Pietro Badoglio, dopo l’8 settembre; nn prevedendo, né immaginando, evidentemente, che sarebbe stato proprio Badoglio ad avviare la liberazione «legittima». E la condanna non poté altro che venire trasmessa in un canto (cfr. ‘La badoglieide’ in ‘I dischi del sole’, DS 8)]”,”PCIx-014-FGB” “MONTALDI Danilo”,”Autobiografie della leggera. Emarginati balordi ribelli raccontano la loro storia.”,”Danilo Montaldi, nato nel 1929 vive a Cremona. Ha curato con Franco Alasia un’inchiesta sugli immigrati, “”Milano Corea”” (1960), e ha pubblicato recentemente da Einaudi il secondo grande capitolo della sua indagine sulla cultura degli strati subalterni nella Bassa Padana (‘Militanti subalterni’). ‘Danilo Montaldi (Cremona, 1º luglio 1929 – Val Roia, 27 aprile 1975) è stato uno scrittore, traduttore, saggista e politico italiano. Partecipò sin da giovane alla vita politica locale. Nel 1944, entrò nel Fronte della Gioventù, un’organizzazione promossa dai comunisti, e partecipò alla Resistenza italiana, svolgendo attività di propaganda clandestina. Alla fine della guerra, si iscrisse al PCI, ma già nel 1946, in disaccordo con la politica di unità nazionale, uscì dal partito. Da quel momento, Montaldi intraprese un percorso che lo portò, nel corso degli anni successivi, a entrare in collegamento con numerosi gruppi della sinistra radicale internazionale. Collaborò intensamente con il Partito Comunista Internazionalista, il gruppo francese di Socialisme ou Barbarie, e l’olandese Spartakus, pur senza mai aderirvi. Nel 1957, fondò a Cremona, insieme ad alcuni amici, il Gruppo di Unità Proletaria, che si proponeva di svolgere attività di propaganda e agitazione socialista rivoluzionaria nella provincia. Nel corso degli anni, Montaldi sviluppò interessi intellettuali originali, all’incrocio tra storiografia, sociologia e politica. Collaborò con alcune delle principali riviste dell’epoca, come Discussioni, Nuovi Argomenti, Ragionamenti, Opinione, e Passato e Presente, che diedero voce alle istanze di libertà e rinnovamento della cultura italiana di sinistra. Negli anni Sessanta, Montaldi iniziò a lavorare come consulente e traduttore per alcune case editrici, tra cui Einaudi, Rizzoli, Mondadori, Il Saggiatore, e soprattutto Feltrinelli, dove lavorò anche come redattore nel 1962-63. Durante questo periodo, approfondì la conoscenza di Giangiacomo Feltrinelli, con cui collaborò strettamente in progetti di carattere politico-sociologico. Proprio la casa editrice Feltrinelli pubblicò nel 1960 il primo libro di Montaldi, intitolato Milano, Corea12. La vita e l’opera di Danilo Montaldi sono un prezioso contributo alla cultura e alla storia politica italiana.’ (f. copilot) Tra gli scritti di storici o intellettuali sulla figura di Montaldi si può citare: ‘Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno; Napoli 16 Dicembre 1996′, La Città del Sole, 1998″,”ITAS-015-FSD” “MONTALDO Jean”,”Les finances du PCF. Le Parti le plus capitaliste de France. Son train de vie et ses recettes occultes. Les Caisses noires des communes rouges. Les Monopoles de 300 sociétés. Un Empire commercial et immobilier. Les Hommes d’ affaires du parti. Un procès exemplaire. La Banque soviétique du PCF.”,”MONTALDO Jean è giornalista e scrittore. Le edizioni del PCF e il potere locale. “”Il PCF ha fondato una catena di case specializzate nell’ edizione di opere che coprono tutto il ventaglio, dalla letteratura infantile fino ai libri d’ arte. Le cifre dei titoli e le loro tirature raggiungono il livello delle grandi imprese francesi del genere. Citiamo le principali: Le Editions Sociales, da tempo al centro della rete del libro comunista (…). La Librairie du Globe (franco-sovietica) che traduce le opere marxiste e dell’ Est (…). (…) Per alimentare le risorse del partito, i comuni acquistano le loro biblioteche pubbliche presso gil editori dipendenti dal partito. Così i soldi dei comuni vanno regolarmente nelle casse del PC senza che nessuno possa trovare da ridire. Nel 1970, la sola città di Nanterre ha ordinato 225.000 franchi di libri alle società comuniste menzionate sopra. E, nel 1976, la sola CDLP ha fornito per più di 170.000 franchi di libri il municipio di Gennevilliers.”,”PCFx-037″ “MONTALDO Chiara”,”Sono in Cina. Da Genova a Xiangfan con Medici Senza Frontiere.”,”Medici Senza Frontiere ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 1999.”,”CINx-285″ “MONTALDO Silvano”,”Manifatture, tecnologia, gruppi sociali a Torino nell’età della Restaurazione.”,”Capitolo . Il padrone è il “”capo dei briganti : le lotte dei tessitori (pag 121-151)”,”ITAS-014-FMB” “MONTALE Bianca”,”La Confederazione Operaia Genovese e il movimento mazziniano a Genova dal 1864 al 1892.”,”””Nei primi tempi a Genova non si dà gran peso agli internazionalisti, pressoché inesistenti. Dal 1871 al 1873 c’è un tentativo di passare sotto silenzio gli avvenimenti, di minimizzare i fatti per evitare fratture e scissioni. Nell’ assemblea dell’ 8 aprile 1873, la Consociazione affronta finalmente con decisione la questione, espellendo da socio onorario Osvaldo Gnocchi Viani. Costui già dalla fine del 1871 aveva praticamente abbandonato il movimento mazziniano per aderire all’ Internazionale, ma nessun provvedimento era stato preso: probabilmente si ignorava, o per amore di tranquillità si fingeva di ignorare il fatto””. (pag 91)”,”MITT-149″ “MONTALE Eugenio a cura di Marco FORTI; saggi di LUZI SOLMI DE-ROBERTIS CONTINI SEGRE MENGALDO Maria CORTI GRAMIGNABIGONCIARI”,”Per conoscere Montale.”,”Il volume comprende anche saggi e studi specifici sull’ autore e sulle singole opere di poeti e critici contemporanei da LUZI a SOLMI, da DE-ROBERTIS a CONTINI, da SEGRE a MENGALDO, da Maria CORTI a GRAMIGNA, a BIGONCIARI. “”La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo, nulla che in lei borbotti a lento fuoco. La storia non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l’ ignora. La storia non si fa strada, si ostina. (…)””. (pag 302)”,”VARx-132″ “MONTALE Eugenio”,”41 poesie.”,”MONTALE Eugenio nato a Genova nel 1896, premio Nobel per la Letteratura nel 1975, avviato agli studi tecnici, manifesta la passione per la poesia e la musica. Consegue il diploma di ragioniere nel 1915. Dopo la guerra che lo vede ufficiale di fanteria, trova un impiego a Firenze presso la casa editrice Bemporad; quindi diventa direttore del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, fino all’ avvento del fascismo. Nel dopoguerra aderisce al Partito d’ Azione quindi nel 1947 approda come critico musicale e letterario al ‘Corriere della sera’. Senatore a vita dal 1967, è morto nel 1981. Ossi di seppia “”Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. (…)””. (pag 10) “”Quando il tempo s’ingorga alle sue dighe …”” (pag 25)”,”VARx-229″ “MONTALE Eugenio”,”Quaderno di traduzioni.”,”Eugenio Montale in alcune epoche della sua vita ha tradotto non solo poeti ma anche narratori e scrittori di teatro. Ora ha riunito in questo ‘Quaderno’ le traduzioni a lui più care. Una traduzione è di Fernando Bandini Poesia ‘I barbari’ di Kavafis (pag 149-150)”,”VARx-561″ “MONTALE Bianca”,”Antonio Mosto. Battaglie e cospirazioni mazziniane (1848-1870).”,”””All’inizio di novembre ha luogo in Savona il Congresso Operaio Ligure, seguito con grande attenzione dalla polizia che ha rilevato come nell’ambiente operaio il mazzinianesimo sia largamente diffuso e apertamente manifestato. Mentre da un lato alcuni confidenti mostrano di non ritenere imminente a Genova una rivoluzione, anche perché le condizioni dei lavoratori sarebbero complessivamente migliori che in passato, altri notano, in novembre, un preoccupante risveglio del partito d’azione. Un incaricato del movimento clandestino, non meglio identificato, starebbe percorrendo la Liguria per «riconoscere lo spirito delle popolazioni»”” (pag 178-179)”,”ITAB-355″ “MONTALE Eugenio, a cura di Angelo MARCHESE”,”Le opere. Poesia, prosa, traduzioni.”,”In appendice traduzioni da Shakespeare, Dickinson, Yeats, Eliot, Guillén, Fitzgerald (Il giovin signore) “”””Il giovin signore”” (titolo originale: “”This Side of Paradise””) è il primo romanzo dello scrittore statunitense F. Scott Fitzgerald, pubblicato nel 1920. Il libro racconta la storia di Amory Blaine, un giovane uomo ambizioso e affascinante che cresce in una famiglia agiata. La narrazione segue Amory dalla sua infanzia privilegiata, attraverso gli anni formativi a Princeton University, fino alla sua disillusione dopo la Prima Guerra Mondiale. Il romanzo esplora temi di amore, identità, ambizione e la ricerca di significato in un mondo in rapido cambiamento. Amory sperimenta successi e fallimenti nelle sue relazioni amorose e nella sua carriera, attraversando una serie di avventure e sfide che riflettono le turbolenze della gioventù. Attraverso il personaggio di Amory, Fitzgerald offre una critica della società del suo tempo, rivelando la vacuità e la superficialità della vita mondana. “”Il giovin signore”” è spesso considerato un’opera semi-autobiografica, poiché molte delle esperienze di Amory rispecchiano quelle dell’autore stesso. Eugenio Montale, il premio Nobel per la Letteratura del 1975, ha tradotto alcune opere di F. Scott Fitzgerald, incluso “”Il giovin signore”” (This Side of Paradise). La sua capacità di tradurre non solo il significato ma anche il tono e lo stile dei testi originali ha contribuito a rendere queste opere accessibili ai lettori italiani”” (f. copil.)”,”VARx-018-FMDP” “MONTALENTI Giuseppe”,”Charles Darwin. Idee e polemiche su evoluzione e origine degli esseri umani.”,”Darwin, Marx ed Engels. “”Quali furono le applicazioni del darwinismo alle scienze sociali? Nell”Origine delle specie’ se ne parla poco. Ma nell”Origine dell’uomo’ Darwin trasferisce il concetto di selezione naturale dal piano individuale a quello sociale e considera la competizione fra società, o comunità, o gruppi. L’origine e l’evoluzione dell’umanità, così come erano illustrate dalla dottrina evoluzionistica, e il concetto di lotta per l’esistenza si adeguavano molto bene ai principi del socialismo e alla sua concezione della storia. Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895) accolgono entusiasticamente il darwinismo, pur con qualche riserva su alcune sue singole affermazioni. Si oppongono in modo particolare alla “”falsa legge di Malthus””. Infatti questa identificava la causa della miseria con la naturale sproporzione fra l’incremento numerico della popolazione e quello dei mezzi di sussistenza, anziché nello sfruttamento di una classe sociale da parte di un’altra. Poiché tale causa essendo permanente e, nel pensiero di Malthus, inevitabile, vana è la ricerca di rimedi: proposizione che, naturalmente, non è accolta dai socialisti. Di fronte all’entusiasmo con cui i socialisti accolsero la sua teoria, Darwin fu ancora più cauto che in materia religiosa. Lo dimostra, fra l’altro, una sua lettera ritrovata fra le carte di Marx e attualmente conservata nell’Istituto Marx-Engels di Mosca. E’ del 13 ottobre 1880 e risponde con un cortese rifiuto all’offerta di dedicare a Darwin stesso un’opera di cui gli si spedivano le bozze proprio per avere la sua approvazione. Darwin scrive: «Vi ringrazio per la gentile lettera e per quanto vi è accluso. La pubblicazione delle vostre osservazioni sui miei scritti, qualsiasi forma abbiano, non necessita di alcun consenso da parte mia… Preferirei che la parte o il volume non fossero dedicati a me (benché vi sia grato per l’onore che intendete farmi), perché ciò suggerirebbe in certo modo la mia approvazione di tutta l’opera, che non conosco bene. Benché io sia un fervido sostenitore della libertà di opinioni in ogni argomento, mi sembra (a ragione o a torto) che attacchi diretti contro il cristianesimo e il teismo abbiano assai scarso effetto sul pubblico; e che la libertà di pensiero possa meglio promuoversi con quella illuminazione graduale dell’intelletto umano che consegue al progresso delle scienze. Perciò ho sempre evitato di scrivere sulla religione, e mi sono limitato alla scienza. E’ possibile che io sia stato troppo influenzato dal pensiero del dispiacere che una mia adesione ad attacchi diretti contro la religione potrebbe procurare ad alcuni membri della mia famiglia. Sono dolente di dover respingere la vostra richiesta, ma sono vecchio, ho poche forze e la lettura delle bozze (come so per recente esperienza) m’è assai faticosa». Ancora una volta Darwin si proclama uomo di scienza e rifiuta di lasciarsi trascinare su un terreno diverso da quello in cui si sente padrone”” (pag 76-77) [Giuseppe Montalenti, ‘Charles Darwin. Idee e polemiche su evoluzione e origine degli esseri umani’, Bologna, 2009]”,”SCIx-440″ “MONTALENTI Giuseppe RICCI Saverio”,”Federico Cesi e la fondazione dell’Accademia dei Lincei. Mostra bibliografica e documentaria.”,”‘Del naturale desiderio di sapere’ L’Accademia dei Lincei, fondata nel 1603 da Federico Cesi, è la più antica accademia scientifica del mondo; annoverò tra i suoi primi Soci Galileo Galilei. Massima istituzione culturale italiana, Ente pubblico non economico, classificata tra gli Enti di primo livello “Enti di notevole rilievo”, dal luglio 1992 è consulente scientifico e culturale del Presidente della Repubblica , che, motu proprio, le ha accordato l’Alto patronato permanente. (lincei.it) Catalogo opere Lincei: Per l’acquisto di pubblicazioni rivolgersi a: Bardi Edizioni Srl Contatti: Sede operativa: Via del Leone, 13 – 00186 Roma Tel. :+39066877815 – Fax. +390668807739 E-mail:segreteria@bardiedizioni.it Sito Web: Bardi Edizioni Bardi Edizioni è editore e distributore ufficiale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Il nucleo fondamentale della sua produzione editoriale è costituito da storia antica, arte, archeologia, filologia, orientalistica, astronomia, musica, chimica, fisica, biologia e botanica, argomenti che rispecchiano i molteplici interessi dell’Accademia. Il suo catalogo raccoglie circa novemila titoli che spaziano dalle preziose pubblicazioni della Reale Accademia d’Italia ai più recenti convegni lincei.”,”ITAG-001-FB” “MONTALENTI Giuseppe”,”L’evoluzione.”,”Nato ad Asti nel 1904 morto a Roma nel 1990, Giuseppe Montalenti dal 1960 è stato titolare della cattedra di genetica nella facoltà di scienze dell’Università di Roma. Nel ’59 ha ottenuto il premio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la botanica e la zoologia. E’ stato dal ’58 al ’61 presidente della Union Internationale des Sciences Biologiques. “”E’ ancora diffuso in Italia il pregiudizio che l’evoluzione sia una teoria biologica antiquata, ormai superata dall’indirizzo sperimentale della scienza moderna; una teoria di cui non è stato possibile dare una dimostrazione definitiva. Le ragioni che alimentano tale pregiudizio sono analizzate nel capitolo VI di questo libro. Il quale si propone, appunto, di dimostrare la fallacia del giudizio negativo e la infondatezza dell’atteggiamento scettico che molti biologi assunsero nei riguardi dell’evoluzionismo all’inizio di questo secolo. L’opinione dei biologi moderni può esprimersi nella formula proposta da Th. Dobzhansky (1937): «l’evoluzione è un fatto assodato con quanta sicurezza è possibile accertare un evento che si è svolto al di fuori di ogni testimonianza umana». La genetica, da una trentina d’anni a questa parte, ha rimesso in onore lo studio dei modi con cui può attuarsi l’evoluzione, su di una base sperimentale. Gran fervore di ricerche è ora in atto su questi indirizzi d’indagine; e nessun biologo oggi dubita che l’accertamento dell’evoluzione come fatto storico sia una delle più importanti conquiste della scienza moderna. L’indagine dei meccanismi che l’hanno determinata è tuttora la mantengono come processo attuale, è considerata come uno dei compiti più urgenti della biologia”” (pag IX, prefazione, 1965); “”Il pregiudizio cui accennavo nella prefazione alla prima edizione va probabilmente dileguandosi nel pubblico italiano. Ad esso infatti, attraverso giornali libri radio televisione, giunge sempre maggior copia d’informazioni scientifiche, in particolare biologiche. Parecchi libri (traduzioni od originali) sono stati pubblicati in Italia sull’argomento dell’evoluzione come risulta dalla nota bibliografica (pp. 235-38). Tuttavia ritengo che questo volumetto possa ancora svolgere una utile opera d’informazione a carattere sintetico e riassuntivo. Perciò, lasciandone inalterata la struttura, lo ripresento al pubblico con alcune variazioni e qualche aggiunta rese necessarie per maggior chiarezza e per alcuni recenti progressi”” (G. Montalenti, Roma, Istituto di genetica dell’Università, gennaio 1972)”,”SCIx-529″ “MONTALI Edmondo a cura; saggi di MEGALE Agostino BARUCCI Emilio FASSINA Stefano HIRCHEL Dierk DE LA ROCHA VÁZQUEZ Manuel HOFFMANN Reiner FONTANA Alessandro ROCCHI Nicoletta”,”L’Unione Europea e la crisi finanziaria. Parti sociali e casi nazionali a confronto.”,”MONTALI Edmondo è un ricercatore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”EURE-092″ “MONTALI Edmondo a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Giorgio SACCHETTI Jorge TORRE SANTOS Andrea DILEMMI Adolfo PEPE”,”Unione Sindacale Italiana. I cento anni dell’USI.”,”Edmondo Montali, ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”MITT-391″ “MONTALI Edmondo a cura”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il governo Tambroni.”,”Edmondo Montaldi dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale è ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Foto in copertina: gli scontri a Genova in piazza De Ferrari.”,”LIGU-156″ “MONTALI Edmondo a cura”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il governo Tambroni.”,”Edmondo Montaldi dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale è ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Foto in copertina: gli scontri a Genova in piazza De Ferrari.”,”ITAC-007-FV” “MONTALI Edmondo, a cura, scritti di Fabrizio LORETO Paolo ARVATI Cesare PINELLI Adolfo PEPE Enrico PANINI Marco REVELLI Carla CANTONE Rosario MANGIAMELI Franco PADRUT”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il Governo Tambroni.”,”Edmondo Montali dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, è ricercatore della Fondazione Giusppe Di Vittoro. Ha pubblicato ‘Il sindacato, lo Stato nazionale e l’Europa. Il sindacalismo tedesco e il processo di integrazione europea (1945-1963’ (Ediesse, 2008); ‘1968. L’autunno caldo della Pirelli’ (2010).”,”MITT-002-FAP” “MONTANARI Fausto”,”Il mondo di Dante.”,”MONTANARI Fausto, nato a Viterbo nel 1907, è stato ordinario di letteratura italiana nell’ Istituto Universitario di Magistero a Genova. Ha pubblicato varie opere su temi affini (v. retrocopertina). Con in ‘Convivio’ (banchetto a cui sono invitate le persone di buona volontà) DANTE intendeva diffondere l’ amore per il ragionare pacato, universale, scientifico, come principio di vita pacifica e veramente umana. Dante con la ‘Comedia’ voleva lanciare una profezia di rinnovamento mondiale. Perciò utilizzando la forma del viaggio ultraterreno suggeritogli dal libro sesto dell’ Eneide e dalla parole di San Paolo… Dante, utilizzando elementi di visioni medievali, ma più ancora figure di poemi latini (Ovidio, Lucano, Stazio) espose la Commedia delle sue esperienze ed idee prendendo la sua persona come figura della storia di tutta l’ umanità.”,”VARx-046″ “MONTANARI Marcello”,”Studi su Gramsci. Americanismo Democrazia e Teoria della Storia nei Quaderni del Carcere.”,”MONTANARI Marcello (Ostuni 1948) insegna storia delle dottrine politiche presso l’ Univesità di Bari. Si è occupato di marxismo teorico francese e della cultura italiana del ‘900. Questione dell’ assenza di un reale giacobinismo nella borghesia italiana. “”Gramsci sa bene che il giacobinismo – nella storia politica e culturale dell’ Ottocento – è stato sovente espressione di iniziative velleitarie, derivate dalla separazione delle avanguardie intellettuali dal “”senso comune””, dallo “”spirito del tempo””. Ma qui egli volge l’ attenzione a quel “”giacobinismo storico”” che seppe creare una “”volontà collettiva nazional-popolare””, riunificando ceti urbani e masse contadine. Perciò, nella stessa nota aggiunge: “”Ogni formazione di volontà collettiva nazional-popolare è impossibile se le grandi masse dei contadini coltivatori non irrompono ‘simultaneamente’ nella vita politica. Ciò intendeva Machiavelli attraverso la riforma della milizia, ciò fecero i giacobini nella Rivoluzione francese, in questa comprensione è da identificare un giacobinismo precoce di Machiavelli””. (Q. 13, § 1, p. 1560)”” (pag 141)”,”GRAS-053″ “MONTANARI Massimo”,”La fame e l’ abbondanza. Storia dell’ alimentazione in Europa.”,”MONTANARI Massimo insegna storia medievale e storia dell’ alimentazione all’Università di Bologna. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina) tra cui ‘Alimentazione e cultura nel Medioevo’. La ferocia borghese: quando si invitavano i rifugiati ad andarsene “”La “”ferocia borghese”” – è la nota espressione di Braudel – si inasprisce considerevolmente verso la fine del Cinquecento, e ancor più nel Seicento. I poveri cominciano ad essere imprigionati assieme ai pazzi e ai delinquenti. In Inghilterra entrano in vigore le ‘poor laws’, “”le leggi dei poveri, in realtà le leggi ‘contro’ i poveri””. La loro emarginazione è perseguita in modo più sistematico e ‘razionale’. Nel 1656, le autorità di Digione “”arrivano a proibire ai cittadini la carità privata e l’ospitalità ai poveri””. Nel 1693, la municipalità di Ginevra censisce 3.300 rifugiati per causa della religione, la metà dei quali godono della pubblica assistenza; ma poiché il raccolto è stato catastrofico, si invitano i rifugiati ad andarsene, e in attesa che partano si distribuisce un po’ di pane ai più poveri. Molti di loro sono vecchi, done e bambini: veramente non sanno dove andare. Tuttavia il consiglio cittadino decide di sospendere ogni aiuto, per costringerli a uscire dalla città prima della cattiva stagione”” (pag 136-137) Immagine del tedesco ubriacone. “”Allora Lutero: “”Ad ogni paese si devono certo perdonare i suoi difetti. I boemi s’ingozzano, i vandali rubano. I tedeschi bevono come lanzi; ordunque, caro Cordato, come vorreste voi mettere in mostra un tedesco, trattandosi specialmente di uno che non ama né la musica né le donne, se non con l’ubriachezza?”””” (pag 137)) Adam Smith sulla non necessità del consumo di carne da parte dei contadini ()pag 187)”,”STOS-137″ “MONTANARI Marcello”,”Crisi delle scienze e “”dialettica della materia””. Note su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’.”,”Lenin. “”Ripercorrendo criticamente lo sviluppo del marxismo in Russia tra il 1907 e il 1910, Lenin scriveva: “”Strati estremamente larghi delle classi che non potevano evitare il marxismo nel formulare i loro programmi, l’avevano assimilato, nell’epoca precedente, in modo estremamente unilaterale, deformato; si erano impressi in mente questa o quella “”parola d’ordine””, questa o quella risposta alle questioni tattiche, ‘senza comprendere’ i criteri marxisti di queste risposte. La “”revisione di tutti i valori”” nei diversi campi della vita sociale condusse alla “”revisione”” dei principi filosofici più astratti e più generali del marxismo. L’influenza della filosofia borghese, nelle sue svariate gradazioni idealistiche, si fece sentire nel contagio machista tra i marxisti (3)””. Ciò che va rilevato in questo testo è la consapevolezza di Lenin che il marxismo non può essere scisso in analisi parziali, di settore, ma costituisce una risposta complessiva, “”totale”” ai problemi della rivoluzione proletaria. La sua autonomia dalla “”filosofia borghese”” si definisce a partire da questa sua capacità di elevarsi all’altezza della “”totalità”” sociale, definendo una nuova forma teorica di appropriazione dei meccanismi sociali e della loro trasformazione. Il tentativo di “”integrare””, rivedere il marxismo alla luce di quella “”scienza borghese professorale”” che ha il suo nucleo centrale nel recupero di Kant da parte del machismo, significa per Lenin negare al marxismo stesso la forza teorica di uscire dai limiti di una tematica settoriale o di una aspirazione etica (…) Ecco, allora, che Lenin interviene sul terreno della “”pratica filosofica”” per cogliere le aporie “”irrazionalistiche”” della tradizione filosofica occidentale e dei suoi recenti “”recuperi”” teorici e per affermare l'””autonomia”” del marxismo e la sua maggiore produttività cognitiva. Punto di partenza di Lenin è la critica engelsiana della nozione kantiana di “”noumeno””: “”Engels dice nettamente e chiaramente che egli si oppone a Hume e a Kant insieme. Ma intanto in Hume non si parla di queste “”cose in sé inconoscibili””. Che cosa c’è dunque di comune tra questi due filosofi? Il fatto che essi separano in linea di principio i “”fenomeni”” da ciò che si manifesta in questi fenomeni, la sensazione dal sentito, la cosa per noi dalla “”cosa in sè””; del resto Hume non vuol sapere niente della “”cosa in sè””; ritiene filosoficamente inammissibile persino di pensarla, la ritiene “”metafisica”” (come dicono i seguaci di Hume e i Kantiani); Kant invece ammette l’esistenza della “”cosa in sé””, ma dichiara che essa è “”inconoscibile””, diversa in linea di principio dai fenomeni, appartenente in linea di principio a un altro campo, a quello del “”trascendente”” inaccessibile alla conoscenza, ma aperto alla fede (4)”””” [Marcello Montanari, Crisi delle scienze e “”dialettica della materia””. Note su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’, Bari, 1976] [(3) Lenin, ‘Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo’, in ‘Karl Marx’, tr. di. di P. Togliatti, Roma, 1972, pp. 104-5; (4) Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, tr. it. di F. Platone, in ‘Opere’, vol 14, Roma, 1970, p. 99. Ma si vedano anche le pp. 184-5] Lenin . “”La pratica – scrive Lenin – è ‘superiore alla conoscenza’ (teorica), perché essa ha la dignità non solo dell’universale ma anche della realtà immediata. L’attività dello scopo non è diretta contro di sè ma per ‘darsi realtà nella forma dell’esteriore attualità’ mediante la distruzione di determinatI (lati, tratti, fenomeni) del mondo ‘esterno’ (22)”” (pag 22) (Ivi p. 198)”,”LENS-267″ “MONTANARI Marcello”,”La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci.”,”””[Subentra] il libero sviluppo delle individualità, e quindi non la riduzione del tempo di lavoro necessario per creare pluslavoro ma, in generale la riduzione del lavoro necessario della società ad un minimo a cui corrisponde poi la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico, ecc., degli individui attraverso i mezzi che sono stati creati a questo fine e ‘il tempo reso, in questo modo, libero per tutti’» [Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’] (pag II, premessa); “”In una lettera a Ruge del settembre 1843, Marx scrive: «Apparirà chiaro allora come da tempo il mondo possieda il ‘sogno di una cosa’ della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tirare una linea retta tra passato e futuro, bensì di ‘realizzare i pensieri’ del passato. Si mostrerà infine come l’umanità non incominci un lavoro ‘nuovo’, ma porti a compimento consapevolmente il suo vecchio lavoro» (1) (…). In un testo quasi coevo al precedente, Marx afferma «Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno primamente come scopo la dottrina, la propaganda ecc. Ma, con ciò, si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del ‘bisogno della socialità’, e ciò che sembra un mezzo, è diventato scopo. (…) Fumare, bere, mangiare ecc. non sono più pur mezzi per stare uniti, mezzi di unione. A loro basta la società, l’unione, la conversazione che questa società ha, a sua volta, per scopo; ‘la fratellanza degli uomini non è presso di loro una frase, ma una verità…» (2). Si comincia a delineare in cosa consista quel «sogno». Marx comincia a tracciare il disegno di una «nuova comunità», di un «vivere insieme» caratterizzato da abitudini e valori comuni, ma liberamente costituiti ed accettati. Marx declina insieme libertà individuale e senso di appartenenza ad una comunità (= fratellanza). (…) Da queste prime considerazioni appare già evidente che il problema della libertà si intreccia, in Marx, con il problema della forma della prassi o, più esattamente, con il problema della ridefinizione del rapporto tra il «tempo di lavoro» e il «tempo di vita», tra il processo produttivo e la soddisfazione dei bisogni. Senza voler riproporre in maniera meccanica la continuità tra la dialettica servo-signore in Hegel e la riflessione marxiana è, comunque, indubbio che Marx pensi il tema della libertà a partire dalla critica della forma determinata che la prassi ha assunto nel mondo moderno. «DI Fatto, – egli scrive in una notissima pagina de ‘Il capitale’ – il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano ‘sotto il loro comune controllo’, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguano il loro compito con il minore impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità. Condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa» (6)”” (pag 41-43) [(in) Marcello Montanari, La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci’, Editori Riuniti, Roma, 1991] [K. Marx, ‘Lettera ad AL Ruge’ settembre 1843, in Marx-Engels, Opere, v. III, a cura di N. Merker, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 156; (2) K. Marx ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. it. N. Bobbio, Torino, Einaudi, 1980, p: 137, corsivo ‘ ‘ di M.M.; (6) K. Marx, Il capitale, I, III, trad. it., M.L. Boggeri, Roma, Editori Riuniti, 1965, p. 933] Marcello Montanari (Ostuni, 1948) è professore associato di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bari. Tra le sue pubblicazioni ‘Teoria e movimento nel Partito comunista francese, 1959-1973’ (Bari, 1974); ‘Crisi della ragione liberale’ (Manduria, 1983), ‘Saggio sulla filosofia politica di Benedetto Croce’ (Milano, 1987); ‘Ideologie del politico’ (Manduria, 1989). Marcello Montanari, La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci’, Editori Riuniti, Roma, 1991″,”TEOC-796″ “MONTANARI Massimo”,”Contadini di Romagna nel Medioevo.”,”Massimo Montanari, nato a Imola nel 1949, insegna Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna.”,”STMED-019-FSD” “MONTANARI Massimo”,”Il formaggio con le pere. La storia di un proverbio.”,”‘Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere’ Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna.”,”STOS-033-FSD” “MONTANARI Marcello”,”Croce, Lukacs e il tramonto dell’Europa (Montanari)”,”Marcello Montanari, già professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari Riflessioni di Croce e Lukacs sulla grande guerra e conseguenze per l’ Europa Saggi di Croce su grandi autori europei: Goethe, Shakespeare, Corneille. Croce vede nelle figure di Cleopatra e Amleto “”la tragedia della volontà”” (pag 12) Consapevolezza del suicidio d’Europa in Lukacs, ‘Distruzione della ragione'”,”EURx-356″ “””MONTANARI Massimo, collaborazione di Giuseppe ALBERTONI Tiziana LAZZARI Giuliano MILANI”,”Storia medievale.”,”””Che significa questa parola ‘epoca di transizione’ che ci ronza tanto spesso agli orecchi? Tutti sono stati tempi di transizione, trovatemene uno, che si sia fermato”” (Giuseppe Giusti) (in apertura) Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione nell’Università di Bologna. È autore di numerosi volumi tra cui ‘L’identità italiana in cucina’ (2010). Feudalesimo “”«Feudalesimo» è una parola che non sitrova nelle fonti coeve alla nascita del fenomeno. Il termine venne coniato nel Settecento nell’ambito culturale illuministico e da quel momento in avanti è stato impiegato dagli storici in modi diversi e per indicare realtà di diversa natura. Le definizioni che nell’ultimo secolo e mezzo sono state date di «feudalesimo» sono state riassunte da Chris Wickham in tre categorie di fondo: la nozione risalente a Karl Marx, che identifica nel feudalesimo uno specifico modo di produzione; l’immagine delineata da Marc Bloch, che definì «società feudale» l’intera civiltà europea dei secoli X-XIII; una più ristretta definizione giuridica, legata alle norme che regolavano le relazioni vassalatico-beneficiarie. La parola «feudo» trae origine dall’antico germanico ‘fihu’, che probabilmente significava «gregge, bestiame» – come l’odierno tedesco ‘Vieh’ – e che ben presto assunse il medesimo significato del tardo latino ‘beneficium'”” (pag 106-107). “”Fu un economista inglese, Thomas Robert Malthus, alle prese con il problemi causati delle primissime fasi della rivoluzione industriale a dare una prima interpretazione, sia pure indiretta, alla crisi del Trecento. Il problema che lo tormentava era quello della prolificità dei ceti sociali più bassi, verso i quali, a suo avviso, non bisognava avere alcun atteggiamento caritativo. In un suo celebre scritto (‘Saggio sul principio di popolazione’, 1798) egli mise in risalto come la popolazione tenda ad aumentare in progressione geometrica (…) mentre i mezzi di sostentamento crescono in progressione aritmetica (…). Alcuni studiosi hanno creduto di poter applicare i fondamenti dell’analisi di Malthus alla crisi del Trecento. In particolare lo storico tedesco Wilhelm Abel e lo storico inglese Michael Postan hanno proposto di leggere la crisi del Trecento e la catastrofe demografica causata dalla peste come un evento complessivamente positivo per la storia economica europea, che avrebbe permesso di riportare l’equilibrio tra livello demografico e capacità produttiva. Per questa loro posizione, Abel, Postan e altri storico che hanno assunto posizioni analoghe vengono definiti «neomalthusiani». (…) Queste posizioni si sono spesso confrontate con quelle di storici di matrice marxista, per i quali i ‘trends’ demografici devono essere spiegati a partire dall’analisi delle strutture economiche. Sono infatti i rapporti economici, i «modi di produzione», a caratterizzare secondo Karl Marx le singole epoche storiche. Nei suoi lavori di analisi storica egli individuò quattro modi di produzione che avrebbero caratterizzato la società nel suo percorso evolutivo: asiatico, schiavistico, feudale, capitalistico. La crisi del Trecento si sarebbe manifestata per Marx durante il lungo periodo di transizione tra il modo di produzione feudfale e quello capitalistico, caratterizzato dall’ascesa della borghesia come classe egemone. Nel secondo dopoguerra alcuni storici di ispirazione marxista hanno aperto un ampio dibattito sulla «fase di transizione al capitalismo» che ha coinvolto anche studiosi di altra formazione”” (pag 240-241). “”In Germania si ripresero e si portarono a conseguenze estreme suggestioni presenti già in alcuni pensatori illuministi quali Justus Moser, che aveva valorizato la «barbarie vigorosa» delle popolazioni germaniche contrapponendola alla mollezza dei latini del basso impero. Con i filosofi romantici si attuò nella cultura tedesca un’autentica «svolta nazionalistica» (Sergi): contro il razionalismo francese si esaltarono la solidarietà, la poesia, la fede e la bellezza delle primitive popolazioni germaniche, abusivamente presentate come etnia omogenea, portatrice di valori uniformi. Pensatori come Herder, Novalis e Schiller esaltarono lo spirito comunitario di tale antiche popolazioni; Maurer e gli stessi Marx e Engels, individuarono alla base delle strutture sociali di epoca medievale una sorta di «comunismo primitivo» dei Germani”” (pag 273) “”Vi sono – come ci ha insegnato lo storico francese Fernand Braudel – tempi diversi per la politica (che si muove con rapidità), per l’economia (che ha ritmi più lunghi), per i modi di vita quotidiana (che cambiano più lentamente). Jacques Le Goff, ponendosi da un punto di vista antropologico oltre che economico e sociale, ha parlato di un «lungo Medioevo» durato fino alla rivoluzione industriale del XVIII secolo (ripercorrendo così, in qualche modo, l’immagine del Medioevo «feudale» proposta da Marx, e prima di lui da Voltaire. Tale prospettiva, che dilata il Medioevo fino a tutta l’età moderna, è esattamente rovesciata rispetto a quella che – come abbiamo visto – restringeva il Medioevo ai «secoli bui» del V-X secolo. Guy Bois da parte sua fa ‘cominciare’ il Medioevo più o meno verso il Mille, quando cessa definitivamente il modo di produzione «antico» basato sul lavoro degli schiavi. In analisi come queste, che citiamo solo a titolo di esempio, il Medioevo si restringe, si allunga, si sposta (…)”” (pag 277) [Massimo Montanari, ‘Storia medievale’, Editore Laterza, Roma Bari, 2013]”,”STMED-109-FSD” “MONTANARI Guido”,”La casa dei poveri. Edilizia popolare dai quartieri operai alla crisi attuale.”,”Marx ed Engels: la questione delle abitazioni. “”L’alloggio proletario nella città industriale. «In occasione di una necroscopia eseguita dal signor Carter coroner del Surrey, sul cadavere della quarantacinquenne Ann Galway il 16 novembre 1843, i giornali così si esprimevano a proposito dell’abitazione della morta: «La donna abitava con il marito e il figlio diciannovenne al numero 3 di Withe-Lyon-Court, Bermondsey street, Londra, in una stanza dove non c’era un letto o qualcosa che gli somigliasse, né alcun altro mobile. Essa giaceva morta accanto al figlio sopra un mucchio di piume che erano sparse anche sul suo corpo seminudo, poiché non esistevano coperte né lenzuola (…) in una parte del pavimento i mattoni erano stati divelti e il buco veniva usato dalla famiglia come latrina» (1). Quando Friedrich Engels (1820-1895) raccoglie queste tragiche testimonianze ha poco più di vent’anni; figlio di un importante industriale tedesco, è stato inviato dal padre a studiare la concorrenza nel Regno Unito. Passerà quasi due anni, dal 1842 al 1844, a indagare l’organizzazione produttiva nelle principali città industriali del regno. A Londra, Dublino, Edimburgo e Manchester frequenta i quartieri operai, raccoglie informazioni sulla vita dei lavoratori, si documenta su fonti ufficiali e su testimonianze di prima mano, fino a pubblicare nel 1845 quello che è forse uno tra i primi e più documentati testi di sociologia urbana: ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra. Engels dedica un’attenzione particolare non soltanto alle condizioni di vita dei lavoratori, ma anche al contesto fisico dove essa si svolge. Egli non nasconde di essere affascinato dalle dimensioni della capitale, dalla potenza che emana la sua organizzazione produttiva e commerciale. (…) In effetti tra fine Settecento e inizio Ottocento prima in Inghilterra, poi in Germania, in Francia e nelle altre nazioni d’Europa e del Nord America, il processo di industrializzazione della produzione determina la concentrazione di vaste masse di popolazione nelle città e nelle zone di estrazione mineraria dando vita a una delle maggiori trasformazioni della storia urbana forse mai avvenute: la nascita della città industriale. (…) Un’edificazione senza regole investe le città e i centri produttivi determinando nuovi panorami urbani, caratterizzati dalla presenza degli altri camini delle manifatture che con i loro fumi anneriscono i cieli. Nei dintorni prati e campi sono invasi dai detriti degli scavi, coperti dalle ceneri delle ciminiere, fiumi e canali si trasformano in scarichi maleodoranti per gli scarti delle lavorazioni e la raccolta delle deiezioni. L’affollamento, l’assenza di provvidenze sanitarie, le condizioni di lavoro durissime, prive di tutele, generano povertà e soluzioni abitative disperate per centinaia di migliaia, milioni di persone. Ancora Engels: «Ogni mattina a Londra cinquantamila persone si alzano senza sapere dove potranno posare il capo la notte seguente. I più fortunati tra loro, che riescono a mettere da parte per la sera 1 o 2 pence, vanno in uno dei cosiddetti ricoveri (Lodging House) dei quali in ogni grande città esiste un buon numero, e dove in cambio del denaro ricevono asilo. Ma quale asilo! Da cima a fondo la casa è piena di letti 4, 5, 6 letti in ogni stanza, quanti ne entrano. In ogni letto vengono messe 4, 5, 6 persone, anche qui quante ne entrano, malati e sani, vecchi e giovani, uomini e donne, ubriachi e sobri, come capita, tutti mescolati. Naturalmente ne derivano liti, bastonature e ferimenti, e se i compagni di letto si mettono d’accordo è ancora peggio perché allora si concertano rapine o si commettono cose così bestiali che il nostro linguaggio di uomini non può riferire» (3)”” (pag 17-20) [Guido Montanari, ‘La casa dei poveri. Edilizia popolare dai quartieri operai alla crisi attuale’, Rosenberg & Sellier, Torino, 2024] [(1) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, Londra, 1845, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 69; … (3) Ivi, p. 71]”,”CONx-295″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. 1. L’Italia dei secoli bui. 2. L’Italia dei comuni. 3. L’Italia dei secoli d’oro. 4. L’Italia della Controriforma. 5. L’Italia del Seicento. 6. L’Italia del Settecento. 7. L’Italia giacobina e carbonara. 8. L’Italia del Risorgimento. 9. L’Italia dei notabili. 10. L’Italia in camicia nera. 11. L’Italia littoria. 12 L’Italia dell’Asse. 13. L’Italia della disfatta. 14. L’Italia della guerra civile. 15. L’Italia della repubblica. 16. L’Italia del miracolo. 17. L’Italia dei due Giovanni.”,”1. L’Italia dei secoli bui. 2. L’Italia dei comuni. 3. L’Italia dei secoli d’oro. 4. L’Italia della Controriforma. 5. L’Italia del Seicento. 6. L’Italia del Settecento. 7. L’Italia giacobina e carbonara. 8. L’Italia del Risorgimento. 9. L’Italia dei notabili. 10. L’Italia in camicia nera. 11. L’Italia littoria. 12 L’Italia dell’Asse. 13. L’Italia della disfatta. 14. L’Italia della guerra civile. 15. L’Italia della repubblica. 16. L’Italia del miracolo. 17. L’Italia dei due Giovanni.”,”ITAG-001″ “MONTANELLI Indro NOZZA Marco”,”Garibaldi.”,”Nel 1870 Garibaldi difese in Francia la 3° Repubblica e sconfisse i prussiani a Digione. Il reggimento 61° di Pomerania lasciò la propria bandiera nelle mani di Ricciotti. Fu l’ unica bandiera che l’ esercito di Moltke perse in quella guerra, e tuttora è custodita nel Museo degli Invalidi a Parigi. Quando lo seppe, Bismarck montò su tutte le furie.”,”ITAB-091″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 1. La Grecia antica.”,”””Perché anche la terra è una sfera, disse Pitagora duemila anni prima di Copernico e di Galileo. Essa gira su se stessa da ovest a est, è divisa in cinque zone: artica, antartica, estiva, invernale ed equatoriale; e con gli altri pianeti essa forma il cosmo”” (pag 87) “”Lo spirito della polis, cioè quella forza di coagulo che fa di ogni greco un cittadino così sensibile a tutto ciò che avviene dentro e così indifferente a tutto ciò che avviene fuori della sua città, è in quei seicento anni che si sviluppa e diventa incrollabile”” (pag 60)”,”STAx-082″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 2. L’ età di Pericle.”,”””Ma, pur con tutte queste gravi riserve, bisogna poi dire che non si capirà mai nulla di Atene se non si legge Aristofane: c’è il più grande elogio che si possa fare a uno scrittore”” (pag 296)”,”STAx-083″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 3. La decadenza e l’ ellenismo.”,”(A Sparta) “”la concentrazione della ricchezza in mano a pochi privilegiati era andata vieppiù accentuandosi. Il catasto del 244 dimostra che i 250 mila ettari della Laconia erano monopolio di cento proprietari soltanto. Poiché non vi erano né industrie né commercio, tutto il resto della popolazione era di nullatenenti. Un tentativo di riforma venne dai due re che, come al solito, si dividevano il potere nel 242: Agide e Leonida. Il primo propose una redistribuzione di terre sul modello di Licurgo. Ma Leonida ordì un complotto coi latifondisti e lo fece assassinare con sua madre e sua nonna, che, grandi feudatarie anch’esse, avevano dato l’ esempio della spartizione. Fu una tragedia di donne dal vecchio stampo eroico. La figlia di Leonida, Chilonide, si schierò col proprio marito Cleombroto, che a sua volta era schiarato con Agide, e lo seguì volontariamente nell’ esilio. Leonida fece male i suoi conti dando in moglie al suo erede Cleomene, per ragioni di dote, la vedova di Agide. Cleomene salito sul trono accanto a suo padre, s’ innamorò sul serio di sua moglie (…), ne condivise le idee, ch’erano quelle del defunto marito, si ribellò a Leonida e lo cacciò in esilio. (…) Cleomene operò la grande riforma ripristinando l’ ordinamento semicomunistico di Licurgo. Poi, immedesimatosi in quella parte di giustizialista, accorse a liberare tutto il proletariato greco che lo invocava. Arato gli mosse contro con l’ esercito acheo, e fu disfatto. Tutta la borghesia greca tremò per la propria sorte e fece appello ad Antigono di Macedonia, che venne, vide e vinse obbligando Cleomene a rifugiarsi in Egitto””. (pag 442)”,”STAx-084″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 1. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine.”,”””Il popolo era dunque formato soltanto di questi due ordini: patrizi e cavalieri. Tutto il resto era plebe, e non contava. In essa era compreso un po’ tutto: artigiani, piccoli bottegai, impiegatucci, liberti. E naturalmente non erano contenti della loro condizione. Infatti il primo secolo della storia di Roma fu interamente occupato dalle lotte sociali fra chi voleva allargare il concetto di popolo e chi voleva tenerlo ristretto alle due aristocrazie: quella del sangue e quella del portafogli””. (pag 76)”,”ITAG-062″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone.”,”””Non aveva che diciotto anni, in quel momento, e per questo il Senato fu dalla sua parte. Gli aristocratici erano allarmati dalle prepotenze di Antonio, che, una volta vistosi defraudato dell’ eredità di Cesare, cercava di accaparrarsela con la forza. (…) Il Senato si accorse che, a lasciarlo fare, al Cesare morto se ne sarebbe sostituito un altro e peggiore. E per questo decise di favorire Ottaviano, un “”ragazzetto”” che avrebbe dato meno ombra. (…) Lo scontro tra i due eserciti avvenne presso Modena. E la fortuna assisté così sfacciatamente Ottaviano da lasciarlo unico generale superstite (…). Così il “”ragazzetto”” rientrò a Roma alla testa di tutte le truppe acquartierate in Italia, andò in Senato, impose la propria nomina a console, l’ annullamento dell’ amnistia ai cospiratori degl’ Idi di marzo e la loro condanna a morte. (…) Il Senato chinò la testa ed ebbe agio di riflettere che il successore d’un dittatore fa sempre rimpiangere il predecessore. Pattuglie di soldati furono dslocate a tutte le porte della città, e la gran vendetta ebbe inizio. Trecento senatori e duemila funzionari furono incolpati dell’ assassinio, processati e uccisi, dopo il sequestro di tutti i loro beni.”” (pag 334)”,”ITAG-063″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 3. Apogeo e caduta dell’ Impero Romano.”,”(Traiano) “”era un formidabile lavoratore e pretendeva che lo diventassero anche tutti coloro che gli stavano intorno. Mandò molti sfaticati senatori a fare ispezioni e a rimettere ordine nelle province, e dalle lettere che scambiò con loro e di cui qualcuna c’è rimasta, si possono indurre la sua competenza e diligenza. Le sue idee politiche erano quelle di un conservatore illuminato che credeva più alla buona amministrazione che alle grandi riforme, escludeva la violenza, ma sapeva ricorrere alla forza”” (pag 455)”,”ITAG-064″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell’ Impero.”,”””Ma nessun rimedio di legge è valido quando il costume si corrompe. I memorialisti del tempo hanno lasciato scritto che coloro che vivevano sulle tasse erano più numerosi di coloro che dovevano pagarle.”” (pag 158)”,”ITAG-065″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 8. L’ età di Federico Barbarossa.”,”””I nobili incarnavano non solo il potere politico, ma anche quello economico, imperniato sulle varie attività marinare. A differenza di Venezia, dove esisteva un arsenale di Stato, a Genova tutte le navi erano di proprietà privata. Le società di navigazione erano monopolio di poche grandi famiglie, che controllavano anche le compagnie commerciali e le corporazioni””. (pag 297)”,”ITAG-072″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 9. L’ età di Federico II di Svevia.”,”””I primi europei che vennero in contatto con gli arabi furono i soldati visigoti di Pipino e Carlo Martello che arrestarono l’ Islam a Poitiers. Ma in quel momento l’ Islam era soltanto un esercito, Avorroé e Avicenna non erano ancora nati, i Franchi erano troppo rozzi per sentire l’ attrazione della cultura, e infine mancavano i mediatori che la rendessero intelligibile ai popoli europei. Questi mediatori furono gli ebrei. Snidati dalla Palestina, travolti e dispersi dalle orde dei Califfi, essi vi si mescolarono, e al loro seguito approdarono a Gibilterra. Erano gli unici che conoscevano sia l’ arabo che il latino. E tradussero l’uno nell’ altro. Una loro dinastia, gli Halévi, regalò da sola all’ Europa gli Elementi di Euclide, il Cànone di Avicenna e i commentari di Averroè ad Aristotele”” (pag 355)”,”ITAG-073″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 10. L’ apogeo dell’ età comunale.”,”””Ecco perché questo è un libro più di uomini che di vicende. Quando un popolo non ha una nazione, non ha nemmeno una storia. E infatti il nostro Rinascimento non è che una collezione di cronache ma che hanno per protagonisti Dante, Petrarca, Boccaccio. Insomma dei giganti”” (pag 19-20)”,”ITAG-074″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 11. La civiltà dell’ umanesimo.”,”””D’altronde lo scisma, più che colpa degli uomini, era frutto di una certa situazione politica: e cioè della progressiva affermazione degli Stati nazionali, ognuno dei quali voleva un Papa suo”” (pag 215).”,”ITAG-075″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 12. La civiltà del Rinascimento.”,”Il Machiavelli, nel Principe, gli dedicò (a Carmagnola, ndr) questo epitaffio: “”I Viniziani, vedutolo virtuosissimo, battuto che loro ebbono sotto il suo governo el duca di Milano, e conoscendo dall’ altra parte come egli era raffreddo nella guerra, iudicorono non potere con lui più vincere perché non voleva, né potere licenziarlo per non riperdere ciò che aveano acquistato: onde che furono necessitati per assicurarsene ammazzarlo”” (pag 386)”,”ITAG-079″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 14. L’ età della Riforma.”,”pag 185 scontro Lutero-Martino”,”ITAG-081″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 18. La civiltà barocca.”,”””Come devastazioni, la Guerra dei Trent’anni detiene forse un primato assoluto nella Storia. Come abbiamo già detto, alcuni Paesi ne uscirono letteralmente distrutti, come la Boemia che vi perse i tre quarti dei propri abitanti. Le Nazioni che avevano preso parte a quel “”sacro macello”” ne emersero imbarbarite. Ma a fare le spese di quella interminabile guerra di religione fu anche la religione”” (pag 264)”,”ITAG-085″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 20. L’ Italia durante le guerre di successione.”,”””All’ origine di questo declino c’ erano tanti fattori, ormai arcinoti. Li capivano e li denunziavano anche i contemporanei. Ma ad essi sfuggiva quello fondamentale: Venezia era stata la più grande potenza marittima e coloniale di un’ Europa senza potenze. Ma dal momento che queste cominciarono a formarsi sull’ unità di misura nazionale, per Venezia, rimasta sul modello rinascimentale uno Stato cittadino, non ci fu scampo, né poteva esserci. Anch’essa doveva pagare, come tutti gli altri Stati italiani, la divisione dell’ Italia””. (pag 66)”,”ITAG-087″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 21. Piemonte, Lombardia, Venezia e Toscana nel ‘700.”,”””Fra i Capitani tuttavia ce ne fu uno che esercitò un’ influenza effettiva anche perché rimase in carica venticinque anni: il Conte Firmian, un trentino di cervello lucido e di tratto discreto, che seppe svolgere una saggia opera di mediazione fra Vienna e Milano. Non era facile perché Vienna, dopo i precedenti a cui abbiamo accennato, diffidava di Milano, e infatti in campo politico non le concesse nessuna autonomia. Viceversa fu larga in fatto di amministrazione. Ed è forse questo che seguita a marcare il carattere civico dei lombardi, cattivi politici ed eccellenti amministratori””. (pag 207)”,”ITAG-088″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 23. Il crepuscolo del ‘700.”,”””Non c’è dubbio che il Metastasio fu l’ unico poeta di fama e livello internazionali che abbia avuto l’ Italia nel Settecento. Mozart lo idolatrava, Vincenzo Monti gli dedicò la Giunone placata, Ludovico Muratori il Rerum italicarum scriptores, perfino lo scorbutico Baretti, per potergli tributare un elogio, scrisse che Metastasio non aveva nulla a che fare con l’ Arcadia””. (pag 544)”,”ITAG-090″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 24. L’ Italia napoleonica.”,”””Per un pezzo la forca non ebbe requie. Secondo Cuoco, che la scansò per miracolo, le vittime furono centodiciannove, tra le quali tutti gli uomini migliori della Repubblica: Pagano, Cirillo, Ciaja eccetera. Ma Cuoco non contava tutti coloro che vennero trucidati alla spicciolata dalla plebaglia. Fu una delle più orribili e ignobili feste di sangue che si fossero mai viste. I giustiziandi venivano condotti al patibolo eretto sulla pubblica piazza fra due file di folla esultante e insultante, eppoi sospesi con la corda al colla a un cavo oscillante in modo che la loro agonia durasse più a lungo. Tutti morirono con grande coraggio e dignità. Ma forse lo spettacolo di più grande fermezza e nobiltà lo fornì Eleonora Pimentel, le cui ultime parole furono un verso di Virgilio. Invano Ruffo invocò una parola di clemenza da parte del Re. Sul patibolo salì anche un ragazzo di sedici anni, Filippo Marini, reo di aver decapitato la statua di re Carlo, padre di Ferdinando. E infine fu la volta di Luisa Sanfelice””. (pag 122)”,”ITAG-091″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 25. Da Waterloo alla Restaurazione.”,”””Ma il gesto di Napoleone che s’infilava da sé la corona era talmente inatteso e in contrasto con la prassi tradizionale, che molti pensarono ad un colpo di forza; e quando seppero ch’era stato concordato, ne furono indignati. “”Tutto, nella rivoluzione – scrisse il cattolicissimo De Maistre è miracolosamente cattivo, ma questo è il non plus ultra. Non resta che desiderare che il Papa scenda fino in fondo, in modo da non essere più che un pulcinella senza peso né importanza””. Quando risalì in carrozza per tornare a Roma, Pio si era già accorto che quell’ avventura si chiudeva per lui in netto passivo. Aveva sperato di ottenere almeno la restituzione delle Legazioni, ma Napoleone se l’era cavata con parole vaghe che non lo impegnavano a nulla. Appena rientrato, scrisse all’ Imperatore: “”Non possiamo nascondere che resta in noi molta amarezza””. Ma poi, a quanto pare, stracciò la lettera e l’ amarezza se la tenne in corpo. Quanto a Napoleone si era vieppiù convinto dell’ arrendevolezza del Papa. “”E un buon uomo”” diceva, sicuro di poterlo tenere a guinzaglio. E su questo errore di valutazione impostò tutta la sua politica con la Chiesa””. (pag 216-217)”,”ITAG-092″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 26. L’ Italia carbonara.”,”””Fra l’ altro, ora che questi (Napoleone, ndr) si disponeva a invadere l’ Italia, gli fu affidato il compito di riallacciare i rapporti coi rivoluzionari italiani per farne delle “”quinte colonne””. Stavolta dovette dar prova di efficienza perché nel ’96 il Direttorio lo propose come collaboratore di Cacault, suo agente nella penisola. Ma questi declinò l’ offerta: “”Buonarroti – scrisse- è ricco d’ immaginazione e di talenti letterari e filosofici. Ma di problemi politici concreti non sa nulla””. (pag 400). “”In una sola cosa Buonarroti rimase precursore e maestro: nel conio di quell’ archetipo umano che la Eisenstein chiama “”il rivoluzionario professionista””. In questo, anche il Mazzini dovette qualcosa alla sua lezione, come molto gli devono anche gli altri grandi rivoluzionari dell’ Otto e del primo Novecento da Nechaev a Bakunin a Malatesta a Lenin. SI parla, ripeto, di archetipo umano, non di contenuto ideologico””. Ecco perché di tutti i suoi scritti il più significativo è, caso mai, quello che non ebbe il tempo, e forse neanche l’ intenzione- di diventare un libro. SI tratta di una specie di taccuino di appunti, scoperto di recente e pubblicato dal Saitta, che rappresenta una specie di catechismo per gli “”iniziati”” al sacerdozio rivoluzionario””. (pag 408)”,”ITAG-093″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 27. L’ età del romanticismo.”,”””Anche quando ebbe finalmente vinto la sua battaglia, l’ italiano restò, rispetto al latino, in una posizione subalterna e come afflitto da un complesso d’ inferiorità nei suoi confronti: veniva infatti insegnato secondo le regole del latino, cioè come una lingua morta, e i suoi utenti cercavano di farselo perdonare “”latineggiando””. Per di più, Paese policentrico, l’ Italia non aveva mai avuto una capitale come Parigi, che dava il là a tutto, anche alla lingua, dettandone il modello al resto della Francia. Gl’ intellettuali che avrebbero dovuto assumersene il compito erano sparpagliati nelle Corti dei vari Comuni, Signorie e Principati, ognuna delle quali aveva un suo gergo. Ma, oltre a questo, erano mancate le palestre. Il francese aveva avuto i “”salotti””, dove cultura e società s’ incontravano facendo della lingua colta una lingua di conversazione e della lingua di conversazione una lingua colta: ed era questo che la rendeva così esatta, chiara, elegante e naturale. L’ inglese aveva avuto il Parlamento e i clubs: ed era questo che lo rendeva così concreto e pratico. Gl’ italiani non avevano avuto che l’ Accademia, dove il dotto parlava al dotto in una lingua convenzionale (…).”” (pag 574)”,”ITAG-094″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 28. Mazzini e la “”Giovane Italia””.”,”””A novembre, Ramorino non si presentò. Da Parigi, dov’era impegnatissimo a giuocarsi i quarantamila franchi, fece sapere che sarebbe venuto a metà gennaio. In sua vece, giunse la notizia che il Buonarroti si dissociava dall’ impresa e aveva impartito alla Carboneria l’ ordine di ostacolarla. Questa scomunica, che giungeva nel momento più delicato e che Mazzini non perdonò mai più, segnò la definitiva rottura fra i due uomini e le loro organizzazioni. Intanto il ritardo metteva in crisi il corpo di spedizione, che si era andato con tanta fatica raccogliendo. Vedendo che le diserzioni lo avevano già assottigliato a meno di ottocento uomini, fra cui gl’ italiani erano una minoranza, Mazzini decise di rompere gl’ indugi fissando la notte del 1° febbraio (’34) per l’ inizio dell’ attacco. Ramorino giunge la vigilia senza il reparto che si era impegnato ad arruolare. Al seguito si portava soltanto due generali, un aiutante e un medico.”” (pag 78)”,”ITAG-095″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 29. La prima guerra di indipendenza.”,”””Fra le tante oleografie del Risorgimento, c’è anche il “”caloroso abbraccio”” che i due uomini si sarebbero scambiati a Roverbella, dove il Re, allora col vento in poppa per la ritirata austriaca, aveva il suo quartier generale. A parte la congenita refrattarietà di Carlo Alberto ad alcunché di “”caloroso””, ecco la versione di Garibaldi nelle sue Memorie: “”Lo vidi, conobbi diffidenza nell’ accogliermi, deplorai nelle titubanze e incertezze di quell’ uomo il destino male affidato della nostra povera patria””. Uno dei pochi giudizi esatti che Garibaldi abbia mai azzeccato””. (pag 290)”,”ITAG-096″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 30. Camillo Benso Conte di Cavour.”,”””Finché l’ accusa d’ inerzia gli veniva dagli avversari, poco male. Ma un giorno, sia pure con molto garbo, gliela mosse un uomo della sua stessa parte moderata, che fin allora lo aveva sempre secondato: Cavour. In un abilissimo discorso alla Camera, egli difese il governo dicendo ch’era stato scrupolosamente fedele allo Statuto, ma rimproverandogli di non avergli dato sostanza con una coraggiosa opera riformatrice. D’Azeglio replicò, ma debolmente, un po’ perché come oratore valeva meno dell’ avversario – che valeva moltissimo-, un po’ perché era a corto di argomenti. E allora cercò di sbarazzarsi di lui con una manovretta suggeritagli da La Marmora: chiamandolo nel Ministero al posto di Santarosa. A fare resistenza fu il Re, che di Cavour sapeva poco, ma quel poco gli bastava per diffidarne, e disse a D’Azeglio di proporgli “”un nome più simpatico””. Dovette intervenire La Marmora, che del Re godeva la fiducia e ne riponeva moltissima in Cavour. E il Re alla fine si arrese, ma brontolando: “”Ca guarda, General, che côl lì a j butarà tuti con’t le congie a’nt l’ aria, guardi Generale che quello lì li butterà tutti con le gambe all’ aria”” Così dice Chiala. Ma secondo Ferdinando Martini dalla cui bocca l’ho raccolta, e che a sua volta diceva di averla raccolta dalla bocca di Minghetti, l’ espressione fu ancora più incisiva e pittoresca: “”E va bin, coma ch’a veulo lor. Ma ch’a stago sicur che côl lì an poch temp an lo fica an’t el prònio a tutti, e va bene, come vogliono loro. Ma stiano sicuri che quello lì in poco tempo lo mette nel c. a tutti””.”” (pag 415-416) …”” (pag 415)”,”ITAG-097″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 31. L’ unità d’ Italia.”,”””Da parte francese, solo Conneau era al corrente della manovra. Da parte piemontese, oltre a Nigra, solo il Re n’era informato. Ma alla vigilia della partenza, Cavour se ne confidò anche con La Marmora. “”Prega il cielo ch’io nn faccia minchionerie in questo supremo momento”” gli scrisse.”” (pag 547)”,”ITAG-098″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 32. Gli anni della destra.”,”””Come La Marmora a Custoza, Persano si fece sorprendere senza poter disporre delle squadre di Albini e di Vacca, coi quali aveva perso contatto o che (non si è mai saputo con precisione) finsero di averlo perso per sottrarsi ai suoi ordini: il che gli tolse il vantaggio della superiorità numerica””. (…) Persano, come La Marmora, si credette sconfitto perché già lo era prima di cominciare e perché aveva perso ogni fiducia nei suoi subalterni che in lui non ne avevano mai avuta””. (pag 107)”,”ITAG-099″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 33. La sinistra al potere.”,”””Quest’ultima clausola fu, insieme alla fine dell’ isolamento, il grande vantaggio che l’ Italia trasse dal patto, ma niente altro. Essa non vi era entrata su un piede di parità con le consocie. Aveva semplicemente acceduto all’ alleanza che già legava le altre due, le quali restavano per così dire le padrone di casa, e Bismarck non perse occasione di farcelo sentire. Diceva che l’ unico contributo che si aspettava dall’ Italia in caso di guerra era “”un caporale con la bandiera, un tamburino e la fronte rivolta verso la Francia invece che verso l’ Austria””: tale era la sua opinione del nostro esercito. Fece anche subito capire che “”la via tra Roma e Vienna passava per Berlino””, e cioè che anche i nostri rapporti con l’ Austria dovevano essere regolati da lui.”” (pag 277)”,”ITAG-100″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 34. La questione cattolica e la questione sociale.”,”””Giolitti rimase ministro per diciotto mesi, fino alla fine del ’90, ed è difficile spiegare come per tanto tempo riuscisse a convivere con Crispi in un accavallarsi di avvenimenti drammatici come quelli d’ Africa. Il giudizio che di Crispri egli diede in sede di Memorie è, come al solito, cauto e distaccato: “”La scarsa abitudine all’ esame ponderato delle cose lo portava alle volte addirittura al fantastico”” scrisse.”” (pag 358)”,”ITAG-101″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 35. L’ età di Giolitti.”,”””Ma forse, più ancora di questi motivi d’ ordine internazionale, influirono su Giolitti quelli d’ ordine interno. La crisi d’ Agadir aveva improvvisamente dirottato l’ attenzione dei nazionalisti dall’ Adriatico al Mediterraneo, e la Tripolitania era venuta di moda””. “”Laggiù possono vivere milioni di uomini”” scriveva Corradini prendendo un grosso abbaglio, e Bevione di rincalzo asseriva che, senza di essa, “”noi soffocheremo””. Ma anche le altre forze politiche subivano il soprassalto colonialista. Per l’ azione era non solo i liberal-conservatori di Sonnino e Luzzatti, ma anche i cattolici. Per l’ azione furono Chiesa e Barzilai, che ruppero il fronte pacifista repubblicano uscendo dal partito. Per l’ azione furono alcuni radicali. Per l’ azione furono i socialisti Bonomi e Bissolati, e perfino il tonitruante campione del massimalismo, Ferri. E per l’ azione furono gran parte dei sindacalisti, capeggiati da Labriola e Olivetti. Come si vede, la tesi della “”grande proletaria”” e dell’ “”imperialismo operaio”” aveva fatto larga e profonda breccia nella Sinistra italiana. A rifiutarla con veemenza fu solo colui che di lì a poco doveva diventarne il grande araldo: il giovane giornalista e agitatore Benito Mussolini””. (pag 142-143)”,”ITAG-102″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 36. La prima guerra mondiale.”,”””Il colonello Douhet redasse un memoriale pieno di feroci critiche a Cadona, e lo consegnò all’ on. Mosca perché lo recapitasse a Bissolati. Salendo in treno per Roma, Mosca lo infilò nella tasca del cappotto. Ma giunto a destinazione, non ce lo trovò più. Il memoriale era già sul tavolo di Cadorna, e nessuno seppe mai come ci fosse arrivato. Douhet fu denunciato al tribunale militare. ma il vero imputato del processo fu Bissolati come esponente del mondo politico. Violentemente attaccato dai nazionalisti, egli diventò il capro espiatorio della battaglia che seguitava a infuriare fra Roma e Udine.”” (pag 299)”,”ITAG-103″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 37. Caporetto, il Piave, la vittoria.”,”””Fiume non era stata inclusa nel “”pacchetto”” delle rivendicazioni italiane presentato a Londra nel ’15 perché Sonnino partiva dal presupposto che l’ Austria-Ungheria sarebbe sopravvissuta e, perse Trieste e Pola, come sbocco sull’ Adriatico non avrebbe avuto che Fiume. Ma quando l’ Austria-Ungheria si decompose e la città venne occupata dalle truppe jugoslave, gl’ irrendentisti insorsero accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il realtà era di lingua italiana una metà dei suoi 50 mila abitanti””. (pag 426)”,”ITAG-104″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 38. La fine del regime liberale.”,”””Il suo socialismo era quello de I miserabili, nonché degli opuscoli e degli articoli di Costa, di Cafiero, di Cipriani e degli altri “”internazionalisti”” che allora andavano per la maggiore. Forse l’ unico classico del socialismo che gli entrò nel sangue come il più congegnale fu Babeuf, di cui lesse quasi tutto e su cui compose anche delle cattive poesie di stampo carducciaon. Come non ebbe amici, così non ebbe amori. La sua scuola di galanteria fu il bordello, di cui conservò sempre lo stile grossolano e spicciativo. Orgoglioso della propria virilità, la trovava incompatibile con l’ abbandono e la tenerezza. Delle molte donne della sua vita, non si concesse a nessuna, tranne forse l’ ultima, Claretta. Le prendeva come il gallo prende la gallina””. (pag 17).”,”ITAG-105″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 39. L’ avvento del fascismo.”,”””Quella che più stava a cuore a Gasparri era il Banco di Roma, che finanziava tutte le organizzazioni cattoliche e il loro giornale Corriere d’ Italia, e che in quel momento versava in condizioni disperate. Gasparri chiese a Mussolini di soccorrerlo, Mussolini s’ impegnò a farlo, e lo fece perché anche a lui stava a cuore qualcosa per la quale Gasparri poteva essergli di grande e decisivo aiuto.”” (pag 211)”,”ITAG-106″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Storia d’ Italia. Volume 40. Il fascismo si consolida.”,”””L’ intervento chirurgico della quota novanta costò un prezzo molto alto agli italiani, e fu ritenuto dissennato da molti economisti. Esso fu consentito dalla mancanza di una dialettica politica autentica e dallo stato di intimidazione in cui era tenuto il proletariato urbano che era, ammetteva lo stesso Mussolini, “”in gran parte ancora lontano e se non più contrario come una volta, assente””. Tuttavia alcuni effetti positivi furono ottenuti, e avrebbero potuto rivelarsi più fruttuosi se la crisi economica mondiale del 1929 non si fosse innestata su quella italiana, tarpando le ali alla ripresa”” (pag 62).”,”ITAG-107″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Storia d’ Italia. Volume 41. L’ Impero, 1933-1936.”,”””Quasi non bastasse, Mussolini trovò modo di infliggere a Eden un ulteriore affronto, in occasione di una colazione – ultima incombenza prevista dal protocollo – a Castelfusano. Faceva gli onori di casa il sottosegretario Suvich, che aveva scusato il Duce, trattenuto a Roma da “”impegni inderogabili””. Gli invitati – con un Eden garbato e apparentemente sereno – erano alla frutta quando “” il ritmo rumoroso di un motore a scoppio – ha scritto Federzoni – fece volgere gli occhi verso il mare. Un motoscafo costeggiava lentamente la spiaggia alla minima distanza possibile, non credo a più di cinquanta metri dalla terrazza. Ritto in piedi a prua, immobile, guardando avanti, stava Mussolini””””. (pag 234)”,”ITAG-108″ “MONTANELLI Indro”,”Personajes. El Campesino, Carmen Amaya, Yussupov, Dalì, Tito, Kruschev, Malaparte, Peron, Golda Meir, Gassman, Mandes-France, Moravia, Ortega y Gasset…”,”Ritratti di AFELTRA DELLA-ROVERE MASARYK DE-GASPERI FLEMING QUISLING NITTI MUNTHE SFORZA MAGNANI MARZOTTO MONELLI NENNI DE-PISIS GIANNINI TALLONE BORGESE CLAIR DOS PASSOS SOFFICI SPENDER JOHST SIMONI RE GUSTAVO GIDE MANNERHEIM KUEBLER KORNILOV GIRARDENGO BERENSON EL CAMPESINO PIOVENE BUZZATI CLAUDEL QUARONI COCTEAU MAUROIS CUEVAS DALI CECILE GIANNI AGNELLI KERENSKY KRAVCHENK PRESBITERIANI MAXWELL LA-PIRA SPADOLINI PREZZOLINI MONTALE MAROTTI BORELLI PAONE GUARESCHI GRANDI LONGANESI GRONCHI TITO KRUSCIOV FANFANI MCCORMICK MALAPARTE PERON CHATEAUBRIAND MAZZOLANI FELLINI MORAVIA CARLO LEVI GOMULKA MATTEOTTI SORDI SOLDATI ROSSELLINI RIZZOLI BEN GURION GOLDA MEIR MOSHE DAYAN PROTESTANTI GASSMAN ORTEGA Y GASSET.”,”VARx-136″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942).”,”Guerra contro la Francia. “”Le due armate avrebbero dovuto avanzare, secondo Mussolini, già il 21 giugno. Per le proteste di Pintor si rinviò al 22. Le operazioni erano guidate dal Capo di Stato Maggiore dell’ Esercito maresciallo Graziani, che aveva installato il suo comando su un treno messo in binario morto, tra Bra e Alba, e che era furioso per la inaspettata e mal sopportata presenza, accanto a lui, del sottosegretario alla Guerra Soddu. Graziani, buon trascinatore di agili colonne coloniali, non era uno stratega: ma chiunque al suo posto, con unità male equipaggiate e insufficientemente addestrate, non avrebbe potuto fare meglio. Furono realizzati, con abnegazione e a prezzo di perdite dolorose, progressi modesti, fu presa Mentone. Mussolini ritardava il più possibile l’ armistizio nella speranza che le truppe del generale Gambara conquistassero, sulla costa, Nizza. Non vi riuscirono. “”In realtà – ha scritto il generale Faldella – sarebbe un errore dire che sulle Alpi Occidentali fu combattuta una battaglia… Avvennero soltanto azioni preliminari definibili tecnicamente prese di contatto””: La presa di contatto costò 631 morti, 616 dispersi, 2631 feriti. I francesi ebbero 37 morti, 42 feriti, 50 dispersi. Vittorio Emanuele si ritrasferì a Roma. La riedizione del ’15-’18 era già finita””. (pag 12)”,”ITQM-096″ “MONTANELLI Indro”,”Gli incontri.”,”MONTANELLI Indro è nato a Fucecchio (Fi) nel 1909. Ha seguito svogliatamente i corsi universitari di Grenoble e della Sorbona e si è laureato immeritatamente in Legge e Scienze sociali. Ha fatto un po’ tutti i mestieri fuorché quelli cui lo destinavano i suoi studi. A 25 anni pubblica un libro sulle sue esperienze in Abissinia. OJETTI lo notò e lo recensì con un lungo articolo che spalancò all’ autore le porte del Corriere della Sera. Corrispondente di guerra in Spagna, da allora Montanelli non ha fatto che girare il mondo, testimone oculare di tutte le catastrofi “”Gianni Agnelli””. “”Però novecento lire!… Pensare che mio nonno mi raccontava sempre di quando, in un viaggio che fece da Torino a Roma, rimase a digiuno perché un cestino costava, sia a Genova che a Pisa, settancinque centesimi, invece dei sessantacinque dell’ anno prima…Rimase a digiuno per due giorni perché tanti ce ne voleva allora per andare dalla vecchia alla nuova capitale…””. Mi fu facile riconoscere in quell’ aneddoto il suo protagonista: il pioniere dell’ industria automobilistica italiana, largo di milioni ma taccagno di centesimi, come son tutti i veri pionieri. E lo rievocai con una tenerezza uguale a quella di suo nipote. “”Così muoiono le borghesie,”” questi concluse melanconicamente “”a furia di accettare senza ribellione l’ ascesa dei cestini caldi da sssantacinque centesimi a novecento lire…””. (pag 242) Arturo Labriola. (pag 567)”,”BIOx-087″ “MONTANELLI Indro”,”Figure & figuri del Risorgimento.”,”Edizione in onore di Indro Montanelli, per il suo 78° compleanno. MONTANELLI Indro è nato a Fucecchio nel 1909. Ha scritto per il Corriere della sera e ha fondato e diretto il Giornale. Il testamento di Pisacane (pag 77) Mazzini. “”Sono, in questo, d’accordo con Leo Valiani: Mazzini non indietreggiava di fronte all’ azione animosa (ma di persona – questo lo aggiungo io – preferiva si esponessero gli altri: e non per vigliaccheria, ma per un eccessivo concetto di sé come organizzatore-ideologo), né si faceva scrupolo di fare correre il sangue. Ma non ordinava mai di colpire indiscriminatamente, non ha sulla coscienza vittime innocenti. I suoi difetti (…) erano altri: il padreternismo, l’ improvvisazione, la disinvoltura con cui faceva scorrere il sangue altrui. Così nel 1833, a Genova, quando la pasticciata insurrezione fallì, e per la disperazione si uccise in carcere Jacopo Ruffini; così a Milano nel ’53, quando sulle forche austriache finirono appesi quindici popolani, e su quelle di Belfiore penzolarono i corpi di Tito Speri, Carlo Montanari e del sacerdote Grazioli; così fu per Pisacane e per il fallimento, a Genova e a Livorno, dell’ insurrezione del 1857.”” (pag 88-89)”,”ITAB-209″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia del Settecento (1700-1789).”,” Cosmopolitismo. Illuministi italiani. “”Qualcuno più tardi rimproverò agli uomini del ‘Caffé’ di aver evaso i problemi fondamentali: cioè quelli dell’unità nazionale e della democrazia. Accua assurda. A parte il fatto che la censura, con cui dovevano pur fare i conti, non gliel’avrebbe consentito, questi furono i problemi della generazione successiva, non di quella loro. Gl’Illuministi non nutrivano concezioni patriottiche e democratiche. Anzi, essi si sentivano cittadini del mondo e accettavano che questo mondo fosse retto com’era retto, cioè da monarchie assolute ch’essi volevano soltanto illuminare sul cammino delle riforme. Non solo nel giornale, ma anche nella loro corrispondenza privata le parole patria e democrazia sono latitanti. Le riforme ch’essi proponevano non avevano frontiere. Le reclamavano non solo per Milano, ma anche per l’Austria e per tutta la comunità internazionale di cui si sentivano parte. E anche loro, come i ‘Filosofi’ francesi, non intendevano darle in appalto al popolo, nel quale non credevano; sognavano di farle discendere dall’alto del potere costituito, di cui contavano di diventare gl’ispiratori e lo strumento esecutivo,. Il difetto del ‘Caffé’ fu semmai un altro, che poi era proprio la conseguenza di questa concezione: il suo scarso potere divulgativo. Di gente che leggesse, a Milano, ce n’era più che in ogni altra città italiana. Ma anche lì era poca. E questa poca non era tutta in grado di capire il contenuto di quel giornale serio e bene informato, ma troppo da specialisti”” (pag 456-457) Il Caffé La rivista, che rimase in vita fino al 1766, usciva ogni dieci giorni. Furono realizzati complessivamente 74 numeri, che in seguito vennero rilegati in due volumi corrispondenti alle due annate. Per eludere la censura vigente nella Lombardia austriaca, le copie venivano stampate a Brescia, all’epoca territorio veneziano. Il Caffé Il giornale era di Milano, ma uscirà a Brescia (allora sotto la Repubblica di Venezia) dal giugno 1764 al maggio 1766, per iniziativa di Pietro Verri in stretta collaborazione col suo stesso gruppo della “”Società dei Pugni””: Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Pietro Secchi, Paolo Frisi, Giuseppe Visconti, Sebastiano Franci…: tutti appartenenti socialmente al ceto aristocratico, ma di idee fondamentalmente borghesi. (homolaicus) Dei 118 articoli firmati, 53 portano il nome di Pietro Verri, 31 di Alessandro Verri, 7 di Cesare Beccaria, 6 di Carlo Sebastiano Franci, 5 di Pietro Francesco Secchi Comneno ed altrettanti di Giuseppe Visconti di Saliceto, 2 del matematico Paolo Frisi, di Luigi Lambertenghi e dell’abate Alfonso Longo, 1 infine di François de Baillou, di Ruggero Boscovich, di Gian Rinaldo Carli e di Giuseppe Colpani. (Wikip)”,”ITAG-246″ “MONTANELLI Indro”,”L’Italia di Giolitti (1900-1920).”,”Nitti. “”Un’altra caratteristica, che non contribuiva di certo alla sua popolarità, era la totale sfiducia nel paese. Nitti era stato nettamente avverso all’impresa di Libia, ch’egi definì “”una stoltezza””, e nei confronti dell’intervento nella guerra mondiale, tenne una condotta a dir poco ambigua. Solo ‘a posteriori’ egli qualificò il Patto di Londra “”una idiozia”” e un “”documento di disonestà””. Ma contro l’ondata nazionalista che metteva a soqquadro la piazza, non osò prendere posizione che in maniera indiretta con un saggio sulla situazione economica italiana in cui cercava di dimostrare che l’Italia non era una colonia del capitale tedesco, come dicevano gl’interventisti, ma caso mai di quello anglo-francese. Di questa ambiguità cercò di scusarsi, in sede di memorie, dicendo che, una volta dichiarata la guerra, “”mi parve disonesto sabotarla, come tentarono col loro atteggiamento Giolitti e molti dei suoi amici””. Ma il giudizio è doppiamente ingiusto. Giolitti aveva sabotato la guerra prima che fosse dichiarata, e se un rimprovero c’è da muovergli è, caso mai, di averlo fatto troppo timidamente. Dopo, non più. Mentre Nitti, pur considerandola un grossolano errore, non fece assolutamente nulla per impedirla. E’ probabile che anche lui, come Giolitti, si aspettasse il disastro militare. Comunque, non si fece mai illusioni su una vittoria rapida e facile, e definì “”criminale”” il comportamento di Sonnino che a Londra non si era assicurato nemmeno l’aiuto economico degli Alleati. “”Quando l’on. Salandra – disse più tardi – affermò in Senato che l’Italia non aveva ‘mercanteggiato’ il suo intervento e che avrebbe creduto disonorarsi mercanteggiandolo, io provai un vivo senso di pena. Io avre mercanteggiato: era una necessità ed era un dovere: le guerre si fanno col sentimento, ma anche con le armi, con gli approvvigionamenti””. Non essendo al governo, cercava di dar consigli a coloro che ci stavano, sebbene li disprezzasse tutti. Salandra era un incapace, Sonnino un visionario, Boselli un impotente e il suo governo “”la più parolaia accozzaglia di declamatori di guerra”””” (pag 422-423)”,”ITAA-148″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Milano ventesimo secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe.”,”””In politica Mussolini seguitava a «marateggiare», con successo. I suoi interventi di fuoco sottolineavano gli avvenimenti, sempre con piglio oltranzista: si trattasse della «settimana rossa», o del congresso socialista di Ancona, o della fatale corsa dell’Europa verso la guerra, dopo Sarajevo. I suoi articoli infuocati dai titoli apocalittici («Come ragionano le belve militari», «Fra la rivolta di ieri e quella di domani», «I saturnali del militarismo») gli erano valsi un’incriminazione e un processo di Corte d’Assise. Di fronte ai giudici rivendicò il diritto alla protesta, anche violenta: «Immaginate un’Italia in cui trentasei milioni di cittadini pensassero tutti alla stessa maniera, come se il loro cervello fosse stato chiuso in un identico stampo, e avreste un manicomio o piuttosto il regno della noia e dell’imbecillità. Che importano i dissensi, le antitesi, le lotte? L’uniformità è l’acefalia, è la morte. Signori giurati, rendete omaggio al filosofo antico Eraclito, il malinconico di Efeso, che dichiarava “”la lotta è l’origine di tutte le cose””. Ebbene, lasciateci lottare e voi renderete omaggio a un grande filosofo e a un grandissimo principio: il principio della libertà». Fu assolto, e la sua popolarità crebbe grandemente. Fu anche merito di Mussolini se la sinistra conquistò, con le elezioni amministrative del 14 giugno 1914, Palazzo Marino. In Consiglio Comunale si presentò una sola volta, e non aprì bocca. Pensava a ben altro. All’Europa in fiamme e a ciò che ne poteva derivare, per l’Italia e per lui. All’indomani dell’assassinio di Francesco Ferdinando d’Austria prese posizione, sull”Avanti!’, contro la semplice ipotesi che l’Italia potesse partecipare ad un eventuale conflitto. «Il proletariato d’Italia – scrisse – permetterà dunque che lo si conduca al macello un’altra volta? Noi non lo pensiamo nemmeno. Ma occorre muoversi, agire, non perdere tempo… Sorga dalle moltitudini profonde del proletariato un grido solo, e sia ripetuto per le piazze e strade d’Italia: “”Abbasso la guerra””. E’ venuto il tempo per il proletariato italiano di tener fede alla vecchia parola d’ordine: “”Non un uomo! Né un soldo! A qualunque costo””». Il perentorio imbonitore aveva preso un impegno solenne che durò lo spazio di qualche mese. L’articolo contro la guerra fu del 26 luglio 1914, il 18 ottobre lo stesso ‘Avanti!’ ne pubblicò un altro, molto lungo e piuttosto tortuoso che significativamente s’intitolava «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante» (in queste formule, si pensi a quella della non belligeranza di 25 anni dopo, Mussolini era già e rimase sempre un maestro)”” (pag 65-66)”,”ITAS-192″ “MONTANELLI Giuseppe”,”Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850.”,”””Montanèlli, Giuseppe. – Patriota (Fucecchio 1813 – ivi 1862); collaboratore dell’Antologia di G. P. Vieusseux, nel 1840 divenne prof. di diritto civile nell’univ. di Pisa. Fu tra i primi in Italia ad accogliere il sansimonismo, passò poi al movimento evangelico promosso a Pisa da Carlo Eynard e aderì infine al neoguelfismo con la fondazione /””>fondazione del giornale L’Italia (1847). Volontario con gli studenti pisani nel 1848, fu ferito e fatto prigioniero a Curtatone. Liberato, fu eletto all’Assemblea toscana; inviato governatore a Livorno, lanciò l’idea di una Costituente italiana, iniziativa a carattere nettamente rivoluzionario, che divenne programma governativo quando il granduca lo chiamò a succedere a Capponi nella presidenza del consiglio (ott. 1848). Convinto della necessità di inserire la questione toscana in una soluzione democratica di tutto il problema italiano, M. propose poi una Costituente unica di Roma e Toscana. Ma il granduca fuggì e M., entrato nel governo provvisorio (il triunvirato Guerrazzi-Montanelli-Mazzoni) non riuscì a far proclamare la repubblica e l’unione con Roma per la decisa opposizione di D. Guerrazzi. Assunti i pieni poteri da quest’ultimo, M. fu inviato in Francia a sollecitarvi aiuti: qui rimase esiliato al ritorno del granduca (luglio 1849), mentre in Toscana veniva condannato all’ergastolo. In quegli anni pubblicò tra l’altro: Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia (1851) e Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850 (1853), acuta analisi del moto rivoluzionario italiano e delineazione di un programma politico, articolato su un socialismo decentrato di tipo proudhoniano. Non credendo all’immediata possibilità unitaria e sopravvalutando l’iniziativa e l’apporto francese, favorì per qualche tempo il movimento murattiano e, deputato all’Assemblea toscana (era andato volontario alla guerra del 1859), si dichiarò contrario alla fusione col Piemonte senza particolari garanzie. Poco prima della morte fu eletto deputato al parlamento italiano””. (Trecc) Capitolo III: ‘Degenerazione del carattere toscano'”,”ITAB-342″ “MONTANELLI Indro”,”Storia di Roma”,”Contiene il capitolo XXXIX: (Roma) Il suo capitalismo (pag 329-335)”,”STAx-007-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia della Repubblica, 2 giugno 1946 – 18 aprile 1948.”,”‘«L’Uomo Qualunque» fu dapprima la testata di un giornale nato sotto il segno della protesta. L’aveva fondato Guglielmo Giannini che, da buon teatrante, autore di commedie senza troppe pretese, ma di grande mestiere, aveva vivissimo il senso del pubblico e sapeva coglierne a volo gli umori. Questi umori erano soprattutto dei malumori provocati, specialmente nel Sud, non soltanto dalle frustrazioni e dai disagi della sconfitta, quanto dalla diversa temperie in cui erano immersi i due tronconi del Paese. Occupato subito dagli Alleati, il Sud non aveva avuto la Resistenza, e quindi non ne condivideva le passioni. Subiva il vento del Nord come un sopruso, che gli risvegliava nel sangue nostalgie borboniche, e rifiutava tutto ciò che puzzasse di CLN. Giannini intuì questo stato d’animo, e lo interpretò alla perfezione, soprattutto in due rubriche del suo giornale, le «vespe» e le «parolacce». Sebbene di madre inglese era un Napoletano verace, alla Scarfoglio,, portava il monocolo, la sua eleganza era un po’ da guappo, e se nei rapporti umani non mancava di finezze, nel suo linguaggio di giornalista sapeva adeguarsi a quello del loggione e della taverna. Ma fu proprio questa voluta rozzezza a renderlo efficace. Senza rifuggire dal turpiloquio, ostentato anzi come antitesi della nuova oratoria e pubblicistica, egli prese a smontarne i miti, l’enfasi resistenzialista e il virtuismo democratico. Ebbe il compito facilitato dai suoi avversari, specialmente da quelli di sinistra, che con le loro pretese di palingenesi e le loro smanie epuratrici stavano provocando nel Paese una crisi di rigetto. In pochi mesi «L’Uomo Qualunque» raggiunse quasi il milione di copie. E probabilmente fu proprio questo successo la sua disgrazia. Giannini se ne sentì indotto a creare addirittura un partito. Chi scrive può testimoniare ch’egli non aveva in realtà né vocazione né ambizione politica. Tant’è vero che, fondato il partito, egli l’offrì a Nitti («ve lo volete accolla’» gli disse «sto’ pupazzo?»), che rifiutò. Il vecchio statista lucano sapeva benissimo che il qualunquismo non era affatto, come dicevano i suoi denigratori – che erano tutti – una riedizione del fascismo. Giannini non era mai stato fascista, aveva perso l’unico figlio nella guerra voluta dal fascismo, era l’interprete di una certa «maggioranza silenziosa» (ma non tanto) che anche sotto e contro il fascismo aveva protestato. Ma Nitti sapeva anche che con un partito (ma Giannini lo chiamava «Movimento») senza radici nella storia né ancoraggio ideologico, basato soltanto sulla protesta, non poteva avere un domani. E così fu. Ma ciò non toglie che nel ’46 avesse un presente’ (pag 57-58)]”,”ITAP-237″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia dell’Asse (1936-10 giugno 1940).”,”Lettera di Mussolini a Hitler. “”Pressapoco nelle stesse settimane, duranteun Consiglio dei ministri, Mussolini spiegò, con il suo freddo sarcasmo: «Pensate che noi abbiamo, a detta dei tecnici, un cannone da 70 millimetri. Magnifico, formidabile, perfetto. Ma ha un piccolo difetto: non c’è, non esiste. Non è che un progetto, un prototipo». In tanta stagnazione, il Duce si sentiva frustrato. Per reagire al senso di impotenza che lo assaliva, impugnò la penna e ai primi di gennaio (1940, ndr) scrisse a Hitler una lettera fitta di considerazioni, di valutazioni e di consigli che non erano privi di ragionevolezza ma avevano – come tutta l’azione di Mussolini verso il dittatore tedesco in quel periodo – un grave difetto. … finire (pag 405-406)”,”QMIS-021-FV” “MONTANELLI Indro”,”Dante e il suo secolo.”,”””Ora il Magnate si era imparentato con l’industriale e il banchiere, che così si erano innalzati al suo rango e ne erano diventati solidali. Già in atto da tempo, questo fenomeno di osmosi era ormai giunto a maturazione, e spostava tutti i termini del conflitto sociale. La politica di questo nuovo ceto formato di nobili e di grandi borghesi, era stata abile. Essi godevano di posizioni di privilegio, non politiche, ma economiche, e lo dimostra il fisco”” (pag 269)”,”ITAG-281″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume primo. Il risveglio dell’America. La guerra d’indipendenza degli Stati Uniti (1775-1783) – La guerra anglo-americana (1812-1814) – Le lotte per l’indipendenza nell’America Latina (1810-1847).”,”Contiene il riquadro: ‘I primi sessant’anni del Messico’ (pag 224) (cronologia) Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-013-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume secondo. La Francia contro l’Europa.”,”Cronologia: La vita di Napoleone (pag 298) Non c’è biografo di Napoleone che non si sia chiesto come mai egli commise quell’imperdonabile errore che fu la guerra contro la Russia; anzi, quella serie di errori, perché di sbagliato, nella campagna non c’era solo la sottovalutazione dei pericoli che venivano dal clima, dall’immensità del territorio e dal valore del soldato russo. C’era un po’ di tutto: l’impiego di un’Armata ‘multinazionale’ – cioè infida -, la stagione troppo avanzata, la carenza dei servizi logistici, e, non ultima, l’idea di puntare su Mosca invece che su Pietroburgo. Il fatto che, centrotrent’anni dopo, Hitler dovesse cadere nella stessa trappola non può illuminarci, perché Hitler era uno stratega dilettante, mentre Napoleone era quel che si dice un genio della guerra. La verità, probabilmente, è che la campagna di Russia – come d’altronde quella di Spagna – non fu affrontata per scelta, ma si impose come fatale conseguenza di quello che era stato il vero errore di fondo: il Blocco Continentale. Prima di proclamarlo, Napoleone aveva, in teoria, qualche ‘chance’ di arrivare alla pace con gli inglesi. Avrebbe dovuto pagarla con pesanti rinunce, e sappiamo che, in pratica, non era disposto a farle. La carta del compromesso tuttavia, rimaneva, e si poteva tentare di giocarla. Ma quando l’Inghilterra si accorse che il Blocco giovava alla sua economia anziché danneggiarla e, al tempo stesso, metteva in crisi il sistema napoleonico, ogni intenzione di pace svanì per cedere il posto a una politica di lotta ad oltranza, non dissimile da quella che gli Alleati avrebbero adottata nei confronti dell’Asse e del Giappone durante la seconda guerra mondiale. E finché l’Inghilterra restava in campo, invulnerabile nella sua isola, ma pronta a sobillare – e a elargire finanziamenti – Napoleone era condannato a combattere. (…) La Russia (…) aveva finito per decidere di uscire ufficialmente dal Blocco, che già stava violando sottobanco. E Napoleone era altrettanto deciso a impedirglielo. Senza la Russia, il suo intero sistema sarebbe crollato, non foss’altro che per i nuovi canali di contrabbando che si sarebbero aperti: e questo, egli non poteva tollerarlo”” (pag 181-183) [‘La campagna di Russia’] Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-014-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume terzo. Le guerre dell’Unità d’Italia.”,”Contiene il riquadro: ‘L’esercito italiano dopo il 1870’ (pag 298) Guerra di Crimea “”In campo alleato (…) regnavano l’incertezza e la disorganizzazione più complete. Si diceva che quella di Crimea fosse una guerra ‘strana’, e in effetti lo era. (…) C’erano poi quei 18 mila piemontesi che nessuno, tranne Cavour sapeva bene perché mai si battessero. E c’era, in Germania, un agitatore politico, Karl Marx, il quale, sulla ‘Oderzeitung’, denunciava i russi come «nemici della civiltà europea» e s’augurava che fossero «fatti a pezzi». Ma la confusione maggiore era nelle teste dei comandanti (…)”” (pag 122) Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-015-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume quarto. Le guerre yankee.”,”Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Confronto sulle armi leggere. I fucili del Nord e I fucili del Sud (pag 128-129) Il nord possiede il Modello Henry 1863 fucile a ripetizione progenitore del Winchester. (15 colpi, era a quel tempo un’arma spaventosa che i sudisti chiamavano ‘il maledetto fucile che si carica la domenica e continua a sparare fino a sabato’. L’Unione ne acquistò 10 mila esemplari. (pag 128)”,”QMIx-016-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume sesto. Le guerre coloniali.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-018-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume settimo. La prima guerra mondiale.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-019-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume ottavo: Tra le due guerre. Rossi contro bianchi (1918-1922) – La guerra cino-giapponese (1927-1938) – La conquista dell’Etiopia (1935-1936) – La guerra del Gran Chaco (1932-1935) – La guerra civile spagnola (1936-1939).”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-020-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume nono. La seconda guerra mondiale.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI Truman decise di impiegare l’arma segreta degli USA: l’atomica. Su Hiroshima causò la morte di 170 mila persone. Su Nagasaki fece 39 vittime’ “”La possibilità di costruire una bomba nucleare era stata dimostrata in teoria da Einstein, e in pratica da Enrico Fermi, con la realizzazione della pila atomica, che gli era valsa il Premio Nobel nel 1938. Ma gli studi concreti erano cominciati dopo lo scoppio della guerra, quasi contemporaneamente in America e in Germania. All’insaputa l’uno dell’altro, i due Paesi s’erano impegnati in una gara contro il tempo, e Dio sa chi l’avrebbe vinta, se il 28 febbraio 1943 un manipolo di guastatori alleati non avesse fatto saltare gli stabilimenti dell”acqua pesante’ allestiti dati tedeschi a Telemark, nella Norvegia occupata. Il Reich era stato così messo fuori gioco e l’America aveva avuto via libera. Gli esperimenti, coperti dal nome convenzionale di ‘Progetto Manhattan’ si erano svolti nei laboratori di Chicago e poi in una base segreta, presso Los Alamos, nel Nuovo Messico, con la partecipazione della più formidabile ‘equipe’ scientifico-tecnica che si fosse mai vista. Oltre agli italiani Fermi e Segre, agli americani Oppenheimer, Compton, Szilard e Frank e al tedesco naturalizzato inglese Fuchs, vi aveva lavorato infatti tutta una schiera di grandi nomi che comprendeva matematici, meteorologi, chimici, astrofisici e così via, fino agli esperti di balistica e di termodinamica. Erano trascorsi tuttavia molti mesi prima che si giungesse a un risultato positivo; e i servizi americani avevano avuto il loro daffare a mantenere il segreto per tutto quel tempo. Non c’erano riusciti, perché già nel novembre del ’44, un soldato addetto alla base, David Greenglass, aveva ‘soffiato’ alcune informazioni alla sorella Ethel Rosenberg che, essendo militante comunista, le aveva a sua volta trasmesse a un funzionario dell’ambasciata sovietica. Ma s’era trattato di notizie marginali, e non risulta che, lì per lì, Mosca se ne fosse particolarmente allarmata. Il vero segreto del ‘Progetto Mahnattan’ era rimasto praticamente inviolato fino alla primavera del 1945. Lo stesso Harry Truman, all’epoca ‘vice’ di Roosevelt, ne aveva avuto appena un vago sentore. Seppe ovviamente molto di più dopo essersi insediato alla Casa Bianca. Ma un’idea esatta della situazione la ebbe solo il 28 maggio 1945, quando gli riferirono che la prima bomba atomica stava per essere fatta esplodere a titolo sperimentale e che i laboratori di Los Alamos erano in grado di confezionarne altre, equivalenti, ciascuna, alla potenza di 20.000 tonnellate di tritolo, ma in realtà assai più micidiali di quest’ultimo a causa delle radiazioni. Il 31 maggio si tenne a Washington un consiglio di guerra, cui presero parte il segretario alla Difesa Stimson, otto capi militari e, in veste di consulenti, quattro scienziati: Oppenheimer, Compton, Lawrence e Fermi. La proposta era quella di usare l’atomica per chiudere con un sol colpo la guerra contro il Giappone che, altrimenti, minacciava di «prolungarsi fino al novembre-dicembre, e forse oltre»: e le accoglienze più tiepide le ebbe, curiosamente, dai militari, alcuni dei quali, come Eisenhower e il comandante dell’aviazione Arnold, si dichiararono perplessi o addirittura contrari. Favorevole fu invece Stimson, mentre gli scienziati seguirono una via di mezzo: avanzarono riserve morali ma, al tempo stesso, si dissociarono dalla petizione del Premio Nobel Frank, il quale proponeva un «test pubblico» per far capire ai giapponesi che cosa li aspettava. Stimson tagliò corto dicendo che gli Stati Uniti non avevano atomiche da sprecare, e Oppenheimer fu d’accordo con lui. Ma la decisione finale la prese personalmente Truman, che se ne assunse l’intera responsabilità. «Consideravo la bomba come un’arma», scrisse in seguito, «e non ebbi mai dubbi sull’opportunità di impiegarla»”” (pag 291-292)”,”QMIx-021-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume decimo. Le guerre dell’era atomica.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-022-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 1. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine.”,”””Il Senato, preso alla gola, mandà ambascerie su ambascerie ai plebei per indurli a rientrare in città e a collaborare alla difesa comune. E Menenio Agrippa, per convincerli, raccontò loro la famosa storia dell’uomo, le cui membra, per far dispetto allo stomaco, si erano rifiutate di procurargli cibo: così, rimaste senza nutrimento, finirono per morire anch’esse, come l’organo di cui volevano vendicarsi. Ma i plebei, duri, risposero che non c’era scelta: o il Senato cancellava i debiti liberando coloro che eran diventati schiavi perché non li avevano pagati e consentiva alla plebe di eleggere i suoi propri magistrati che la difendessero; o essa restava sul Monte Sacro, e venissero pure tutti gli equi e i volsci di questo mondo a distruggere Roma. Alla fine il Senato si arrese. Cancellò i debiti, restituì alla libertà chi per essi era caduto in schiavitù, e mise la plebe sotto la protezione di due ‘tribuni’ e di tre ‘edili’ da essa eletti di anno in anno. Quest’ultima fu la prima grande conquista del proletariato romano, quella che gli diede lo strumento legale per raggiungere anche le altre sulla strada della giustizia sociale. L’anno 494 è molto importante nella storia dell’Urbe e della democrazia. Col ritorno dei plebei, fu possibile mettere in campo un esercito per parare la minaccia dei volsci e degli equi. In questa guerra, che durò circa sessant’anni e che aveva per posta la sua sopravvivenza, Roma non fu sola. Il comune pericolo le tenne fedeli non solo gli alleati latini e sabini, ma anche un altro popolo limitrofo, quello degli ernici”” (pag 78-79)”,”ITAG-017-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone.”,”””Cesare, abituato a battersi a destra, cioè contro i reazionari, detestava aver nemici a sinistra e non voleva far la fine di Mario, costretto, per rimettere ordine, a massacrare i suoi. Cominciò a dipanare la sua matassa politica dai soldati «perché», disse. «essi dipendono dal denaro, che dipende dalla forza, che dipende da loro». Si presentò solo e disarmato alle legioni rivoltate, e disse con la sua abituale calma che riconosceva legittime le loro rivendicaizoni e he le avrebbe soddisfatte al ritorno dall’Africa, dove andava a combattere «con altri soldati». A quelle parole, dice Svetonio, i veterani trasalirono di vergogna e di pentimento, gridarono che questo non poteva essere, che i soldati di Cesare erano loro e intedevano restarlo. Cesare finse qualche difficoltà, poi si arrese per il semplice motivo che di soldati non ne aveva altri. Quel gran generale era anche, come oggi si direbbe, un gran filone. Caricò sulle navi quella truppa che ribolliva di ardori di redenzione, sbarcò in Africa nell’aprile del 46, a Tapso, e trovò ad aspettarlo ottantamila uomini al comando di Catone, Metello, Scipione, il suo ex luogotenente Labieno, e Giuba, re di Numidia. Ancora una volta si trovò a lottare uno contro tre. Ancora una volta perse il primo scontro. Ancora una volta vinse la battaglia decisiva, che fu terribile. In quest’occasione i suoi soldati non rispettarono gli ordini di clemenza e massacrarono i prigionieri. Giuba si uccise sul campo. Catone si rinchiuse a Utica con un piccolo distaccamento, consigliò a suo figlio di sottomettersi a Cesare, distribuì il denaro che aveva in cassa a quanti gliene chiesero per fuggire, offrì unpranzo ai suoi più intimi amici, li intrattenne su Socrate e Platone. Poi, ritiratosi nella sua stanza, s’immerse il pugnale nella pancia. (…) Lo trovaronomorto, con la testa reclinata sulle pagine del ‘Fedone’ di Platone. Cesare, addolorato, disse che non poteva perdonargli di avergli tolto l’occasione di perdonarlo. Gli fece fare solenni funerali e riversò la sua clemenza sul figlio. Egli stesso sentiva forse che quell’uomo sgradevole e per molti rispetti antipatico si portava nella tomba le virtù della Roma repubblicana. Avrebbe volentieri barattato la vita di quel nemico con quella di molti amici: Cicerone, per esempio”” (pag 321-323)”,”ITAG-018-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 3. Apogeo e caduta dell’ Impero Romano.”,”””Tutti i filosofi dell’Impero, quando Marco fu coronato, esultarono, vedendo nel suo il loro trionfo e in lui il realizzatore dell’Utopia. Ma sbagliarono. Marco non fu un grande uomo di stato: non capiva nulla di bilanci, e ogni tanto bisognava riguardargli i conti. Ma dal tirocinio fatto sotto Antonino, l’illuminato conservatore realista e un po’ scettico, aveva tratta la sua lezione sugli uomini. Sapeva che le leggi non bastano a migliorarli, per cui tirò avanti la riforma dei codici intrapresa dai suoi due predecessori, ma fiaccamente e senza troppo credere ai suoi benefici. Da buon moralista, credeva di più all’esempio, e cercò di darlo con la sua vita ascetica, che i sudditi ammirarono, ma senza essere tentati d’imitarla. Gli eventi non gli furono favorevoli. Era appena asceso al trono che i britanni, i germani e i persiani, incoraggiati dall’arrendevolezza di Antonino, cominciarono a minacciare i confini dell’Impero”” (pag 477-478)”,”ITAG-019-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell’Impero.”,”””Ma Attila ormai aveva deciso la guerra, e guerra doveva essere. Per mesi e mesi egli preparò il suo esercito, che in realtà non era un esercito, ma tutta la nazione in armi, secondo il costume barbarico dell’orda. Sicché quando si dice ch’egli si mosse con settecentomila uomini, non s’intende settentomila soldat, ma forse settanta o ottantamila. Di questa massa, gli Unni erano una minoranza e ne formavano la cavalleria. Il grosso delle fanterie era costituito dalle tribù germaniche soggiogate: i Rugi, gli Sciri, quei brandelli di Franchi, di Turingi e di Burgundi che non avevano fatto in tempo a varcare insieme ai loro confratelli il Reno, e soprattutto le due grandi famiglie gotiche, gli Ostrogoti e i Gepidi, che Attila aveva interamente asservito. Gli Ostrogoti si erano particolarmente distinti nell’esercito unno, e il loro re Arderico godeva di una posizione di favore nello stato maggiore di Aetzelburg. La ragione per cui questa policroma e poliglotta armata, appesantita dai carri che trasportavano le famiglie dei guerrieri e da una inverosimile sussistenza, cominciò dalla Francia l’assalto all’Occidente, non la si conosce con esattezza, ma forse va ricercata nella guerriglia che v’infieriva tra i barbari che vi avevano preso stanza. Il predominio dei Franchi non si era ancora affermato. Glielo contendevano i Visigoti che dopo la morte di Wallia avevano fondato un reame abbastanza solido di cui Tolosa era la capitale. I Sassoni si erano acquartierati sulle coste della Manica, gli erculei Burgundi erano in Savoia, e i pochi Alani scampati ad Attila e trascinati verso Ovest dai Vandali formavano un’isola a sé in Provenza. Cosa restasse di autorità romana in questo Paese alluvionato dai barbari, non è dato sapere con certezza. Però ce n’era ancora un briciolo, rappresentato da qualche Prefetto, da qualche Questore e da alcuni presidi sparpagliati qua e là, a Lione, ad Arles, a Narbona, che cercavano di destreggiarsi approfittando delle rivalità altrui. Ogni tanto i rappresentanti imperialis si alleavano coi Visigoti contro i Sassoni o coi Sassoni contro i Burgundi, e vittorie effimere si alternavano con provvisori insuccessi. In realtà l’unica missione che i Romani ancora assolvevano in queste province occidentali era la conversione dei barbari a un certo rispetto della cultura latina, della lingua e dell’ordinamento legislativo e amministrativo. Ma come influenza politica ne esercitavano ben poca”” (pag 116-118) Dono della raccolta di E. Ricci”,”ITAG-020-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 5. I regni barbarici.”,”””Circondata da popoli invadenti, bellicosi e famelici, Bisanzio visse sempre sul piede di guerra. L’astuzia dei suoi diplomatici e l’abilità dei suoi generali le assicurarono tuttavia una vita lunga e brillante”” (pag 200-201)”,”ITAG-021-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 6. Da Carlomagno all’anno 1000.”,”””Maometto non era un legislatore, e non compose nessun codice alla Giustiano. (…) Fu un grande organizzatore civile e militare, e gli effetti si videro dopo la sua morte quando il piccolo esercito arabo si lanciò in una impresa più vasta, ma non altrettanto effimera, di quella di Alessandro il Grande. In una sola cosa si mostrò poco illuminato: nella riforma del calendario”” (pag 384-385)”,”ITAG-022-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 7. Papato, impero e comuni nei secoli XI e XII.”,”‘Gl’Italiani dell’anno Mille dovettero (…) accogliere con un certo stupore la notizia che a Pavia era nato un Regno d’Italia con un Re italiano che non s’identificava più con l’Imperatore tedesco, né era lui delegato. (…) Questo “”primo italiano””, come poi lo chiamarono alcuni storici malati di nazionalismo, era Arduino d’Ivrea, e d’italiano non aveva nemmeno il sangue: apparteneva a una dinastia tedesca calata in Italia forse coi longobardi, forse coi franchi, e impiantatavisi da padrona per diritto di conquista. (…) Arduino non era affatto un patriota e non pensava minimamente all’Italia, quando se ne fece audacemente acclamare Re da un’assemblea di feudatari piemontesi. Era soltanto un arrivista che badava a innalzare il proprio rango. Però non gli mancavano né l’audacia né l’accortezza. Per trovare proseliti, aizzò i piccoli vassalli contro i grandi feudatari, il basso clero contro quello alto e i sentimenti xenofobi del popolino contro i tedeschi. In parte ci riuscì. Quella lotta su due fronti, contro i Vescovi da una parte e la nobiltà imperiale dall’altra, gli valse parecchie simpatie nel piccolo ceto medio di città e di campagna. Nel 1003 batté un contingente tedesco mandato da Enrico II a saggiare il terreno, e lo costrinse a ripassare le Alpi. Ma quando l’Imperatore calò di persona alla testa di un forte esercito, Arduino si trovò solo. Enrico venne a riprendersi la corona a Pavia nel 1004. Però, una volta in città, le sue truppe furono assalite dalla popolazione e costrette a ritirarsi. Rientrarono in forze il giorno dopo, saccheggiarono, incendiarono, uccisero. Arduino, arroccatosi nel suo castellaccio sopra Ivrea, non rinunciò al suo titolo né alle sue pretese. Partito Enrico, tornò a Pavia e seminò il terrore con le sue spedizioni punitive contro Vercelli, Novara, Como. Solo la vecchiaia e gli acciacchi vennero a capo della sua ostinazione. Stanco e malato, l’irriducibile mangiapreti bussò alla porta dell’Abbazia di Fruttuaria che lo accolse caritatevolmente. Morì nel 1015, senza neanche lontanamente immaginare quale mito avrebbe fatto di lui la storiografia nazionalista”” (pag 45-47)”,”ITAG-023-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 8. L’ età di Federico Barbarossa.”,”Barbarossa in Italia. Assedio Pavia e Crema. Violente manifestazioni antitedesche si verificarono per reazione a Genova e a Milano, dove il cancelliere imperiale Reynaldo riuscì a stento a mettersi in salvo nella vicina Lodi.”,”ITAG-024-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 9. L’ età di Federico II di Svevia.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Scontro di Bernardo di Chiaravalle con Abelardo. Oratoria di Abelardo. Bernardo ncarnava una specie di reazione sanfedista che saliva dal basso contro la riqualificazione della donna provocata dal culto di Maria (pag 350). Lo scontro (di Bernardo e di Abelardo) avvenne tra le due grandi istanze: la Fede e la Ragione. Bernardo convinse il tribunale a schiararsi per la prima e a condannare come eretiche le proposizioni di Abelardo. Condannato, Abelardo si rifugiò nel convento di Cluny. (pag 359-360)”,”ITAG-025-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 10. L’apogeo dell’età comunale.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. La megalomania di Cola di Rienzo (pag 132-141)”,”ITAG-026-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 11. La civiltà dell’umanesimo.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Roberto Gervaso è nato a Roma nel 1937. Giornalista e scrittore, ha scritto la biografia di Cagliostro. Boccaccio resta il grande maestro europeo del racconto. Ma l’unico a non capirlo o a dubitarne fu lui, che scrisse il ‘Decamerone’ come il Petrarca aveva scritto il ‘Canzoniere’: credendo che fosse solo un passatempo (pag 175) Boccaccio era nato a Parigi da una relazione illegittima fra un mercante fiorentino venditore di stoffe e una donna di cui non si conosce il nome (pag 165)”,”ITAG-027-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 12. La civiltà del rinascimento.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Roberto Gervaso è nato a Roma nel 1937. Giornalista e scrittore, ha scritto la biografia di Cagliostro. La caduta di Costantinopoli chiuse all’Europa le vie del Mediterraneo orientale, e la obbligò a volgere gli occhi a Ovest. (pag 407) “”Il capitano si rivolse allora a Genova e a Venezia, ma le due repubbliche marinare italiane gli negarono goni aiuto”” (pag 410)”,”ITAG-028-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 13. La fine della libertà italiana.”,”Wycliff. “”Nella sua teoria sono anticipati molti elementi della Riforma: la predestinazione, il rifiuto della transustanziazione nell’Eucarestia, la negazione del prete come insostituibile intermediario tra Dio e il fedele; e infine – decisivo elemento di vittoria – l’affermazione dell’illimitata sovranità dello Stato laico nel campo temporale, il suo diritto di sottrarsi ai tributi e di nominare i suoi Vescovi. Era chiaro che d’ora in poi i ribelli della Chiesa potevano contare sull’appoggio dello Stato, almeno nei Paesi in cui uno Stato cominciava a nascere. La scomunica non li rendeva “”apolidi””. Ormai potevano sfidarla”” (pag 112)”,”ITAG-029-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 14. L’età della Riforma.”,”Zwingli. “”Zwingli fece un uso moderato della sua vittoria. Si oppose risolutamente ad ogni eccesso e violenza contro i renitenti e accolse nella sua teologia i punti fondamentali di quella cattolica. Derivò da Lutero la dottrina della predestinazione, ma dette alla Grazia un carattere più formalistico, quali legalitario. Per lui gli eletti non erano la sparuta minoranza, ma la stragrande maggioranza, o comunque potevano diventarlo. Quanto al peccato originale, esso non era affatto quello di Adamo ed Eva, di cui sarebbe stto mostruoso far ricadere le conseguenze sui discendenti. Il peccato originale, secondo il credo molto più umano di Zwingli, consiste nelle tendenze antisociali dell’uomo. Quest’ultimo punto sottolinea il tratto caratteristico di Zwingli: la sua vocazione politica. Egli non era un mistico, lo abbiamo già detto, e nemmeno un moralista, ma un uomo d’azione, un organizzatore, un guerriero, che realizzò compiutamente l’ideale biblico del profeta-legislatore assumendo di fatto, se non il nome, la guida del governo di Zurigo”” (pag 266)”,”ITAG-030-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 15. Il meriggio del Rinascimento.”,”Machiavelli. “”Tutti vogliono comandare. Purtroppo le forze s’equivalgono e impediscono che una s’imponga alle altre e le pieghi alla propria volontà. “”E’ veramente alcuna provincia – scrive Machiavelli – non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla ubbidienza d’una Repubblica o d’un principe, come è avvenuta alla Francia e alla Spagna. E la cagione che la Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella una Repubblica o un principe che la governi, è solamente la Chiesa; perché, avendovi abitato e tenuto imperio temporale, non è stata sì potente né di tal virtù che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia e farsene principe””. Per Niccolò dunque non c’è dubbio: la colpa dell’abortita unità nazionale è della Chiesa”” (pag 360-361)”,”ITAG-031-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 16. L’età della Controriforma.”,”Giordano Bruno. “”Sapeva che l’Inquisizione gli dava la caccia, ma fidava della protezione di [del nobile veneziano] Mocenigo, sebbene questi fosse un fervente cattolico, e in quella della Repubblica [di Venezia] a professare le sue idee, che puzzavano d’anticonformismo e d’eresia e ad assumere atteggiamenti d’indipendenza e di sfida. Fin quando il suo timoratissimo anfitrione, istigato dal confessore, lo denunziò all’Inquisizione. Prima però, avendole già pagate, volle che il maestro terminasse le lezioni [d’occultismo e di mnemonica]. Il 23 maggio 1592, il filosofo fu arrestato e rinchiuso nelle carceri del Sant’Uffizio sotto l’accusa d’aver negato l’incarnazione, la Trinità e la transustanziazione, messo in dubbio i miracoli di Gesù e degli apostoli, dileggiato i frati, deriso la religione e proposto di sostituirla con la filosofia. (…) Bruno si presentò la prima volta davanti ai giudici il 26 maggio. Le udienze si protrassero per molte settimane, e l’imputato dovette subire minuziosi ed estenuanti interrogatori. Si difesa con abilità, facendo una sottile distinzione fra il credente che accetta senza discutere le verità rivelate, e il filosofo che le sottopone al vaglio critico della ragione. (…) A settembre il cardinale Severino chiese al Senato l’estradizione del filosofo, ma solo dopo lunghi tira e molla l’ottenne. A febbraio Giordano giunse a Roma, e a dicembre ricomparve in tribunale. Il processo andò avanti a singhiozzo per sette anni, durante i quali il Bruno fu sottoposto a ogni sorta di sevizie. La più perfida e raffinata era quella di rimandare la sentenza alle calende greche per esasperare l’imputato e sfibrarne la volontà. Ma il filosofo, sebbene malato, non si piegò. Anzi, si rimangiò le ritrattazioni precedenti e fino all’ultimo tenne fieramente testa agli inflessibili inquisitori, tra i quali spiccava il gelido e ascetico cardinale Bellarmino. (…) Finalmente, l’8 febbraio del 1600, riconosciuto “”eretico, impenitente e pertinace””, il filosofo fu condannato a morte. Ascoltò la sentenza in ginocchio; ma, a lettura finita, si levò in piedi e puntando l’indice contro i giudici esclamò: “”Il timore che provate voi a infliggermi questa pena è superiore a quello che provo io a subirla””. All’alba del 17 fu condotto in Campo di Fiori (…). Prima di appiccare il fuoco, un monaco gli mise sotto gli occhi un crocifisso, ma Giordano volse sdegnosamente lo sguardo. Un attimo dopo, le fiamme presero lentamente a divorarlo. L’Europa protestante inorridì, sebbene di roghi nemmeno essa fosse avara”” (pag 560-561)”,”ITAG-032-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 17. L’età delle guerre di religione.”,”””La diatriba religiosa e il fratricidio in nome di Dio erano la causa principale del caos tedesco, ma non la sola. Altre vi concorrevano. Ciascun principe germanico sognava di cingere la corona del Sacro Romano Imperatore, anche se da secoli non era più che un simbolo vuoto e screditato. Per seguire l’impossibile chimera d’una restaurazione carolingia, i signori tedeschi abdicavano all’unità nazionale, rintuzzando e soffocando ogni tentavido di dare al Paese una guida centralizzata. Ciascuno badava al suo “”particulare”” e mirava solo all’ingrandimento del proprio territorio a spese di quelli vicini e rivali. Batteva moneta, arruolava eserciti, faceva e disfaceva alleanze, dichiarava guerre. Anche all’interno di questi mini-reami c’era una gran baraonda. Le leggi di successone erano incerte e anacronistiche”” (pag 98)”,”ITAG-033-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 18. La civiltà barocca.”,”Le tesi assolutamente rivoluzionarie di Paolo Sarpi (“”il piccolo Lutero d’Italia””) (sui rapporti Stato-Chiesa: non era il primato del Papa che bisognava discutere; ma l’esenzione degli ecclesiastici dalle leggi dello Stato. Nemmeno lo Stato potrebbe accordarla …). Sarpi venne convocato a Roma ma si rifiutò, allora fu scomunicato. Nell’autunno del 1607 fu aggredito da sicari armati di pugnali e quasi ammazzato. Guarito, affermò “”Riconosco lo stile della Curia Romana”” (giocando sul doppio senso della parola ‘stile’ che significa anche stiletto) (pag 254-255)”,”ITAG-034-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 19. Il crepuscolo del Seicento.”,”‘L’Inghilterra era ormai una nazione che si governava da sé. E si governava appunto attraverso i suoi due partiti, che rappresentavano le due grandi forze, materiali e morali, in cui il Paese era diviso: quella della campagna e dell’agricoltura, i ‘Tories’; e quella della città, dell’industria e del commercio, i ‘Whigs’. La lotta tra loro era vivace, ma di rado degenerava in scontri frontali. A impedirlo erano la conformazione e il costume delle classi dirigenti, che appunto per questo facevano spicco sul resto dell’Europa e ne venivano prese a modello. Esse erano composte quasi esclusivamente di aristocratici. Ma questi aristocratici non formavano una casta chiusa di parassiti del potere e della ricchezza. Chiunque acquistasse titoli di merito come uomo di Stato, o come finanziere, o come industriale, veniva insignito di un titolo nobiliare ed entrava a far parte della categoria, arricchendola con le sue fresche energie; mentre il figlio cadetto dl nobile, non potendo aspirare al titolo che spettava unicamente al primogenito, cercava di procurarsene un altro dandosi al servizio di Stato, o alla finanza o all’industria. Tutto questo assicurava un continuo ricambio di uomini che, anche quando si combattevano fra loro, difficilmente si dimenticavano di far parte dello stesso sistema, e ne condividevano la mentalità, il linguaggio e i fondamentali interessi. Questo non faceva dell’Inghilterra il regno della giustizia sociale. Il grande anelito democratico e egualitario che aveva animato la rivoluzione di Cromwell si era spento assieme alle passioni religiose del Seicento. Tories o Whigs, le nuove classi dirigenti avevano in comune la religione della ricchezza, e in base ad essa amministravano i diritti individuali. Quello di voto era riconosciuto soltanto a chi avesse adeguati titoli di proprietà, e quindi la massa n’era esclusa. Ma rispetto al resto d’Europa l’Inghilterra appariva la nazione più avanzata, senza esserlo tuttavia al punto da sembrare irraggiungibile. Il suo esempio funziona appunto per questo’ [‘L’esempio inglese’] (pag 88-89)”,”ITAG-035-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 20. L’Italia durante le guerre di successione.”,”Stato pontificio: dissesto delle finanze vaticane. Le cause erano molteplici: la mancanza di una borghesia imprenditoriale, lo stato d’abbandono delle campagne, irretite nel latifondo e divorate dalle zanzare, la rarefazione dei commerci, l’isolamento dello Stato, tagliato fuori dai grandi traffici internazionali. Contro questi secolari malanni per rimpannucciare le sitibonde casse dell’erario, i Papi inasprivano il fisco e mettevano in vendita sinecure e benefici ecclesiastici. Quando si trovavano con l’acqua alla gola – il che accadeva spesso – incameravano senza troppi complimenti i beni d’interi conventi o addirittura di interi ordini. Si giustificavano dicendo che i monasteri erano sentine di corruzioni (…) (pag 472-473)”,”ITAG-036-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 21. Piemonte, Lombardia, Venezia e Toscana nel ‘700.”,”””Il giansenismo italiano aveva una sua particolare coloritura. A differenza di quello francese impegnato soprattutto sui problemi teologici della Grazia e della predestinazione, esso perseguiva interessi più pratici: la riforma del costume e della disciplina ecclesiastica, e una lotta a oltranza contro l’assolutismo e il centralismo di Roma”” (pag 311)”,”ITAG-037-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 22. Roma e Napoli nel ‘700.”,”‘La Genova del Settecento era, dal punto di vista politico, una larva di Stato. Nell’inquieto e mobile scacchiere italiano era sempre stata una pedina minore, aveva sempre ricoperto un ruolo di comparsa, aveva sempre cercato di mantenersi neutrale, equidistante dai blocchi, gelosa del suo isolamento. Eterno suo spauracchio era il Piemonte, che da secoli anelava ad affacciarsi sul Tirreno e a fare di Genova il proprio porto naturale. Esso incombeva sulla Superba come una spada di Damocle. Infinite furono le guerre e le guerricciole fra i due Stati, alleati ora della Francia, ora della Spagna, ora dell’Austria. L’incendio che divampò in Europa alla morte dell’imperatore Carlo VI vide la Repubblica a fianco della Francia perché il Piemonte era schierato con l’Austria. Era l’estate 1746. Gli eserciti asburgici, sfondate le linee nemiche, dilagarono in Liguria. Il 4 settembre occuparono Sampierdarena. I capi della Repubblica, colti di sorpresa, comunicarono al generale austriaco Brown di dovere, loro malgrado, prendere le armi contro Vienna per “”ragioni impellenti di difesa””. Brown fece orecchio da mercante e così il suo successore, Botta Adorno, figlio d’un patrizio genovese espulso dalla Repubblica per motivi politici, che non vedeva l’ora di vendicare il padre. Chiese la resa senza condizioni della città, la consegna della guarnigione, una taglia di cinquantamila “”genovine””, sei senatori in ostaggio e un pellegrinaggio d’espiazione del Doge e degli altri senatori a Vienna. Non contento, rincarò la dose: pretese una indennità di guerra di tre milioni da pagare in tre rate, la prima entro dieci giorni, la seconda entro otto, la terza entro quindici. La Signoria trovò la somma esorbitante e chiese uno sconto. Botta Adorno non solo glielo rifiutò, ma reclamò un altro milione. La popolazione era inviperita, ma il generale non mollò, sguinzagliò le soldatesche al saccheggio e alla violenza, ordinò il sequestro di tutte le armi e munizioni custodite nei depositi cittadini. L’atmosfera si fece tesa. Il governo perse la testa e il controllo della situazione. Scoppiarono i primi incidenti. Il 5 dicembre, un mortaio austriaco sprofondò nella mota. Per muoverlo, i soldati chiesero aiuto ai passanti, ma questi non si scomposero. Improvvisamente, nell’aria volò un sasso, lanciato da uno scugnizzo, il celebre Balilla. Fu il segnale della rivolta, che durò tre giorni. “”Il Botta ha la testa dura – disse un patrizio -, ma il popolo l’ha più dura di lui””. Il 9 si giunse a un armistizio. Gli Austriaci chiesero rinforzi, i genovesi profittarono della tregua per armarsi meglio. Il governo rifornì sottobanco i ribelli d’armi e munizioni, ma non osò prendere posizione. Il Botta, non vedendo giungere i soccorsi, decise di levare le tende e ripiegare su Novi. Il giorno stesso, un garzone d’osteria, eletto capo-popolo, riconsegnò con aria sprezzante al Doge le chiavi della città’ (pag 411-413)”,”ITAG-038-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 23. Il crepuscolo del Settecento.”,”Goldoni e Alfieri a Parigi al momento dello scoppio della rivoluzione francese. “”Come Goldoni, neanche Alfieri s’era accorto della rivoluzione. Cominciò a capirla solo il giorno in cui, al termine di una delle sue solite scenate, il segretario Polidori si licenziò urlandogli; “”E’ finita l’epoca dei tiranni!””. Contro i tiranni, Alfieri aveva scritto un trattato. Ma la tirannia ch’egli denunziava era quella degli altri”” (pag 514-515)”,”ITAG-039-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 24. L’Italia napoleonica.”,”””Che la rivoluzione napoletana fosse, come lui dice [V. Cuoco], “”passiva””, cioè copiata da quella francese, è scritto nei fatti. Il suo fallimento fu una vera e propria “”crisi di rigetto”” della società italiana a questo corpo estraneo trapiantato nel suo organismo. Altrettanto indubitabile è che furono le masse – quelle cittadine dei “”lazzari”” e quelle contadine dei “”cafoni”” – a ribellarvisi. Questo è un fatto spiacevole, ma è un fatto. Cuoco avrebbe tradito il suo impegno se lo avesse disconosciuto, come fa certa nostra storiografia che i fatti spiacevoli, invece di ragionarci sopra per trarne le necessarie conclusioni, li rifiuta”” (pag 142-143)”,”ITAG-040-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 25. Da Waterloo alla Restaurazione.”,”””Alcuni storici dicono che se Gioacchino [Murat] perse il trono per il suo doppio giuoco, Eugenio [di Savoia] lo perse per la sua fedeltà. Ci permettiamo di dubitarne, anzi crediamo che lo avrebbe perso comunque. Il Viceré era rientrato dalla campagna di Russia nel maggio del ’13, dopo aver esercitato per qualche tempo il comando supremo disertato da Murat. Napoleone lo aveva rimandato in tutta fretta a Milano a preparare la difesa del Lombardo-Veneto dall’attacco dell’Austria che ormai si profilava imminente: un compito che la situazione politica rendeva molto difficile. Del disastro di Russia la gente sapeva poco perché le notizie a quei tempi viaggiavano lente e la censura vigilava. Ma abituati da secoli a fiutare il vento prima che soffiasse, gl’italiani avevano capito ch’esso era girato: lo diceva, se non altro, il mancato ritorno dei soldati. Di 27 mila che n’erano partiti, n’erano rientrati solo un migliaio, e i loro brandelli e il loro racconti non lasciavano dubbi. Questi reduci erano ciò che restava di un esercito la cui formazione era costata una dura lotta contro la secolare renitenza degl’italiani alla coscrizione. I pochi cui si era riusciti a istillare una certa coscienza militare erano stati sperperati nelle gelate steppe russe. E ora che si trattava di sostituirli, i coscritti rispondevano con la diserzione di massa. Gl’italiani non si battevano volentieri nemmeno sotto le bandiere del vincitore; figuriamoci se volevano arruolarsi sotto quelle del vinto. Quelli che accorsero al bando cercarono di compensare i vuoti col coraggio individuale. Ma erano pochi, i soliti pochi di tutte le guerre italiane”” (pag 331-332)”,”ITAG-041-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 26. L’Italia carbonara.”,”Capitolo XXVII: Buonarroti (pag 396-411) “”In una sola cosa Buonarroti rimase precursore e maestro: nel conio di quell’archetipo umano che la Eisenstein chiama “”il rivoluzionario professionista””. In questo anche Mazzini dovette qualcosa alla sua lezione, come molto gli devono anche gli altri grandi rivoluzionari dell’Otto e del primo Novecento da Nechaev a Bakunin a Malatesta a Lenin.”” (pag 407)”,”ITAG-042-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 27. L’età del Romanticismo.”,”La rivoluzione del 1831. Nel febbraio Giuseppa Mazzini va esule in Francia. A Modena la polizia espelle i generali Zucchi e Fontanelli e assale la casa di Ciro Menotti. Gli insorti del modenese premono sulla città; il duca fugge, portando prigioniero con sé Menotti. Gli Austriaci intervengono e passano il Po. Intanto a Modena è instaurato un governo provvisorio. Sempre nel mese di febbraio insorge Parma; Maria Luigia fugge a Piacenza. Insorgono le legazioni: a Bologna, capitale dell’insurrezione, si forma un governo delle province italiane unite. Il 6 marzo, gli Austriaci occupano Ferrara. Il 9 Francesco rientra a Modena, mentre gli Austriaci puntano su Bologna. Il gen. Zucchi, investito dei pieni poteri, è costretto a ripiegare su Ancona. Il 25 marzo, scontro vicino a Rimini. Il 31 gli Austriaci occupano Ancona. Il 26 maggio Ciro Menotti viene impiccato. Il gen. Zucchi vede tramutata la sentenza di morte nell’ergastolo, dove resterà fino al ’48″” (pag XXVI, cronologia”””,”ITAG-043-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 28. Mazzini e “”La Giovine Italia””.”,”””Nelle sue ‘Memorie’, Giuseppe Montanelli descrive molto bene la tensione di quei giorni, di cui fu egli stesso partecipe. “”Errammo, e nondimeno sia benedetto quell’errore, poiché senza il ‘Viva Pio Nono!’, chissà quando le moltitudini italinae si sarebbero agitate nell’entusiasmo della vita nazionale. Con quell’acclamazione esse entravano in una via di manifestazioni pubbliche che i governi non potevano avversare”””” (pag 150)”,”ITAG-044-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 29. La Iª guerra di indipendenza.”,”””Gioberti però era convinto che a tutto avrebbe rimediato il suo genio politico. Come prima cosa, sciolse il parlamento e indisse nuove elezioni, che diedero una sonante vittoria ai democratici su cui ormai egli intendeva appoggiarsi per realizzare il suo grandioso piano. Dava per sicuro che il nuovo governo francese, ora capeggiato da quel Luigi Bonaparte, che abbiamo già incontrato tra le fila dei carbonari italiani nelle rivolte del ’31, non avrebbe lesinato il suo appoggio militare, e che tutti gli altri Stati italiani si sarebbero stretti intorno al Piemonte, e forse più ancora a lui Gioberti. Ecco perché, per realizzare questo suo disegno, non volle neanche servirsi dei diplomatici di carriera e preferì mandare fiduciari suoi che dimostrassero il carattere personale delle sue iniziative: l’ex-mazziniano Giovanni Ruffini a Parigi, Rosellini e Berghini a Roma, Martini a Gaeta, Plezza a Napoli. Fu una collezione di fiaschi. Luigi Napoleone accolse con molta simpatia l’emissario piemontese, ma ne respinse le offerte, né poteva fare diversamente come Presidente neo-eletto di una Repubblica che si reggeva soprattutto sulle forze conservatrici e cattoliche: cosa che anche da Torino si doveva vedere chiaramente. A Gaeta, il Papa sollevò obiezioni perfino al riconoscimento della missione di Martini e poi la condizionò alla rinunzia da parte di Torino di un riconoscimento ufficiale della Repubblica Romana, facendo così naufragare il piano di Gioberti ch’era quello di porsi a mediatore fra il Pontefice e i suoi ribelli sudditi e di far accettare ad entrambi un presidio piemontese nelle Legazioni, che sbarrasse il passo agli austriaci. Il Papa pianse (le lacrime erano il suo forte) quando Martini gli dipinse a foschi colori gli effetti che avrebbe sortito sugl’italiani il fatto che il Papa preferisse tornare a Roma sulla punta delle “”barbare e inimiche”” baionette austriache piuttosto che con la fraterna scorta dei piemontesi. Ma non si arrese. “”Che vuole?- disse. – E’ troppo tardi””. Più comprensivi si mostrarono i romani. Essi accettarono il presidio piemontese nelle province di frontiera finché su esse incombeva la minaccia austriaca. Ma questo non interessava più il Gioberti che, non avendo in quel regime nessuna fiducia, aveva puntato tutte le sue carte sul Papa e sperato di riconquistarlo alla casa sabauda spianandogli il ritorno nell’Urbe”” (pag 318-319) Il fallimento di Gioberti. Fallimento delle missioni inviate a Parigi, Roma, Gaeta, Napoli e Firenze. Cade il governo Gioberti.”,”ITAG-045-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 32. Gli anni della Destra (1861-1876).”,”””La pace firmata a Vienna il 3 ottobre, ribadiva la mortificante clausola della consegna del Veneto, amputato del Trentino, a Napoleone perché a sua volta lo cedesse all’Italia: un’umiliazione che concludeva e compendiava quelle già subite sul campo di battaglia, grazie a una condotta politica ambigua e a un’azione di comandi pavidi e inefficienti. (…) L’Italia era arricchita di una ricca e popolosa provincia, aveva fatto un altro importante passo sulla via della completa unità nazionale, e aveva eliminato l’ultima minaccia austriaca alla sua indipendenza: il Quadrilatero. Ma nonostante questi sostanziosi risultati, il Paese usciva dalla prova demoralizzato e travagliato da una profonda crisi di sfiducia nella classe dirigente e in se stesso. Come sempre capita in queste occasioni, cercò di liberarsene addossando tutte le colpe a un capro espiatorio, che fu Persano, come nel ’49 era stato Ramorino. Come Senatore, egli non poteva essere giudicato che dal Senato costituito in Alta Corte di Giustizia. Questa respinse l’accusa di codardia, ma riconobbe l’imputato colpevole di negligenza e imperizia e lo condannò alla degradazione. Ma la pubblica opinione non stette al giuoco, e della sua insoddisfazione e amarezza si rese interprete Cattaneo in una lettera a Musio: “”Il Senato ‘non può’ esigere il rendiconto di Lissa (1) senza esigere il rendiconto di Custoza… A Lissa non si vede come a Custoza il proposito sofistico di vincere senza vincere, non si vede l’umile accordo con lo straniero imperioso, il vile accordo col cui guadagno, la guerra finta e pur sanguinosa che pone per sempre nel cuore del soldato non la fiducia nella vittoria, ma il giaccio del sospetto. E’ per queste arti indegne che l’Italia aveva perduto a memoria nostra l’onore delle armi”””” (pag 108-110) [(1) cronologia: 23 giugno 1866: hanno inizio le ostilità contro l’Austria; 24 giugno: scontro a Custoza; 3 luglio: a Sadowa, il generale prussiano Moltke batte gli austriaci; 20 luglio: la flotta italiana, guidata dall’ammiraglio Persiano, è battuta a Lissa dall’ammiraglio Tegetthoff; 21 luglio: Garibaldi batte gli austriaci a Bezzecca; 9 agosto: Garibaldi si ritira dal Trentino, dopo aver inviato al governo il famoso telegramma “”Obbedisco””; 12 agosto: armistizio di Cormons]”,”ITAG-048-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 34. La questione cattolica e la questione sociale.”,”Capitolo XXV dedicato allo scandalo della Banca Romana (le banche la finanza e il parlamento, la corruzione politica a Roma, gli interessi vari del sottobosco romano, l’opposizione socialista, il malaffare (la mafia) ecc., la figura di Tanlongo, lo scontro tra Giolitti e Crispi, le vicende dell’inchiesta amministrativa e parlamentare sulla Banca Romana ecc.) “”Questo è tipico di Giolitti. Egli aveva un’idea esatta delle riforme che urgevano. Ma affrontava solo quelle che non comportavano rischi per il suo potere”” (pag 368) “”Ma qui si vide l’altra faccia di Giolitti. Quest’uomo scettico, incline più a servirsi dell’altrui disonestà che a combatterla, e che sembrava disposto a qualsiasi compromesso ideologico pur di conservare il potere, su certi punti era irremovibile”” (pag 373)”,”ITAG-050-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 35. L’età di Giolitti.”,”””In un incontro a Venezia con Vittorio Emanuele, il ‘Kaiser’ [Guglielmo II] si lasciò strappare il consenso a un’azione della nostra flotta contro la Turchia, purché fuori dei suoi possedimenti europei. Per vincere la riluttanza degli austriaci e persuaderli che il Dodecanneso non era in Europa, ma in Asia, San Giuliano dovette superare se stesso, ma alla fine ci riuscì. In aprile (del ’12) una squadra italiana al comando dell’Ammiraglio Millo forzò non soltanto lo stretto dei Dardanelli, ma anche la mano del governo che non ve l’aveva affatto autorizzata. La Marina voleva anch’essa la sua fetta di gloria, pur di procurarsela contravvenne agli ordini, occupò ben tredici isole del Dodecanneso invece delle tre ch’erano state concordate con gli Alleati, e subito dopo, sempre di propria iniziativa, tornò di nuovo nei Dardanelli a bombardare i forti e a farsene bombardare. Governi e opinione pubblica d’Europa condannarono queste disinvolte iniziative, ma il Paese se ne tripudiò. Per la prima volta l’Italia “”faceva da sé””, senza l’aiuto e senza chiedere il permesso a nessuno “”schiaffeggiando le adunche Cancellerie”” come scriveva il sindacalista Olivetti, e poneva le basi di un suo ‘Drang nach Osten’, cioè di una marcia verso l’Est, che si annunciava ricca di prospettive. L’azione navale e l’occupazione delle isole dell’Egeo avevano infatti appiccato il fuoco ai Balcani. Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia stavano costituendo una Lega per la definitiva cacciata dei Turchi dall’Europa, naturalmente guardavano all’Italia come allo Stato-guida di questa crociata, e ciò riempiva d’orgoglio e di baldanza i nazionalisti, quali ormai erano tutti gl’italiani. L’unico che, pur secondandoli, non partecipava a questi entusiasmi era Giolitti. Anche se l’occupazione della Libia aveva fatto dei passi avanti, l’incapacità dei comandi era risultata evidente e lo aveva profondamente deluso. “”Centomila uomini e trenta Generali che non riescono a venire a capo di un Tenente-colonnello”” lo avevano sentito mormorare. Per nascondere questa verità e non turbare la festa, faceva manipolare i bollettini di guerra maggiorando gli episodi e presentando come battaglie anche le scaramucce. Ma da questo momento data la sua disistima delle forze armate, che fu uno dei motivi del suo neutralismo di fronte alla guerra mondiale. Altra cosa che lo preoccupava era il dissesto economico. Egli diceva agl’italiani che la spedizione era costata mezzo miliardo, mentre la spesa ascendeva al doppio riportando in passivo un bilancio che da parecchi anni era in pareggio, e qualche volta addirittura in attivo. E infine il deterioramento della situazione internazionale. Nessuno era grato dall’Italia di aver scatenato, mettendo in crisi la Turchia, il ciclone dei Balcani, i rapporti con la Francia erano rimasti tesi, e a Vienna l’imperatore Francesco Giuseppe aveva dovuto intervenire di persona per fermare la mano al Capo di Stato Maggiore Conrad che voleva una spedizione punitiva contro l’Italia, ora ch’era impegnata in Africa, per metterla in ginocchio “”prima che avesse il tempo di perpetrare altri tradimenti””‘ (pag 147-150) 1912. Con occupazione delle isole dell’Egeo l’Italia mette in crisi la Turchia e appicca il fuoco ai Balcani”,”ITAG-051-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 36. La prima guerra mondiale.”,”””Il 23 [maggio 1915] ci fu l”ultimatum’ a Vienna, e il 24 la dichiarazione di guerra, ma all’Austria sola, sebbene il Patto c’impegnasse a dichiararla anche alla Germania. Era l’ultima “”trovata”” di Sonnino, tuttora convinto che l’Italia dovesse combattere una guerra esclusivamente ‘sua’, limitata nello spazio e nel tempo sul tipo di quelle balcaniche. Un altro errore che avremmo pagato caro. Il Paese non ebbe il tempo di riflettere sul modo in cui si era lanciato nell’avventura, o per meglio dire vi si era fatto trascinare. Ma almeno un uomo ci fu, che mostrò di coglierne tutto il significato e ne trasse lezione per il futuro: Mussolini. “”Il Parlamento – scrisse – è il bubbone pestifero che avvelena il sangue della Nazione. Occorre estirparlo””. Una tesi sovversiva, ma a cui lo stesso Parlamento aveva prestato validi argomenti”” (pag 239-240)”,”ITAG-052-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 37. Caporetto, il Piave, la vittoria.”,”Dopo Caporetto. L’Italia tenta di trattare. “”Naturalmente il linguaggio ufficiale batteva su altri tasti: quelli della concordia nazionale e della volontà di riscossa. Anche Giolitti vi si adeguò. Rompendo il proprio isolamento, egli scese a Roma il 14 novembre per la riapertura della Camera e prese la parola cercando di darle un tono solenne che non era nelle sue corde e che infatti suonò pitutto sforzato. Però sostenne recisamente che bisgonava continuare a battersi. E a lui fecero eco i socialisti con discorsi improntati alla più assoluta lealtà: “”Quando il nemico calpesta il nostro suolo, abbiamo un solo dovere, quello di resistergli””, scrisse Rigola. Ma dietro le quinte si razzolava in maniera ben diversa. In un convento sul Monte Celio, Nitti ebbe una serie d’incontri col cardinale Gasparri per indurlo a farsi mediatore di un accordo con Vienna. Il momento era favorevole. Sia il Presidente americano Wilson che Lloyd George, scossi dal crollo italiano, sembravano disposti, per isolare la Germania, a un’intesa con l’Austria, con cui anche i francesi stavano trattando. E questo offriva all’Italia la possibilità di uscire dalla guerra col consenso, anzi con l’aiuto degli stessi Alleati, che ormai ci consideravano soltanto un peso. Le proposte di Nitti erano allettanti: ritorno alla vecchia frontiera, cioè rinuncia a Trento e Trieste, solo invocando per quest’ultima uno statuto di “”città libera””; rinunzia alla Tripolitania in cambio di Valona; e altri “”aggiustamenti”” adriatici di minima importanza. La trattativa fu abbozzata, ma con molta lentezza. Nel momento in cui poteva demarrare, Orlando la troncò perché la situazione era mutata”” (pag 387-388)”,”ITAG-053-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 39. L’avvento del fascismo.”,”Capitolo quinto: ‘Un bivacco di manipoli’ (pag 193-213) Novembre 1922. Nasce il primo governo Mussolini. Invitati a partecipare esponenti di ambienti cattolici, socialisti e sindacali “”Ma il suo sforzo maggiore fu quello di sottrarsi subito ad ogni condizionamento di destra. Tutti erano convinti ch’egli avrebbe chiamato al suo fianco Salandra per garantirsi l’appoggio delle forze conservatrici. Invece non ne prese in considerazione nemmeno l’eventualità e tenne a marcare subito le distanze dagli uomini che si erano adoperati per una «combinazione» con lui. (…) E’ difficile pensare ch’egli credesse veramente a un loro tradimento. Ma gli faceva comodo fingere di crederci per tenere a bada, mettendole in stato d’accusa, le forze di destra ch’essi incarnavano. Coloro di cui più diffidava erano i nazionalisti, legatissimi al gruppo salandrino, che del resto reciprocavano il suo atteggiamento. E il vero motivo per cui tenne per sé il portafogli degli Esteri fu per non darlo a Federzoni, che lo considerava una sua spettanza e che venne invece relegato alle Colonie. Come al solito, Mussolini non voleva essere etichettato «di destra» e tentava di dare al suo governo un carattere socialmente aperto. Offrì un portafogli anche al repubblicano Comandini che rifiutò. Ma l’operazione riuscì coi «popolari» che, di fronte al suo invito, si divisero. Contrari si dichiararono la sinistra e il gruppo di centro che faceva capo a Don Sturzo. Ma la destra e i centristi di De Gasperi, appoggiati dalla Chiesa, si dichiararono invece favorevoli, ed ebbero partita vinta perché Don Sturzo, contro le sue battagliere abitudini, sentendo – come disse Donati a Salvemini – «la sconfessione e la scomunica pendergli sul capo», lo piegò. Così Tangorra andò al Tesoro, e Cavazzoni al Lavoro. Mussolini però covava un disegno ancora più ambizioso: quello di attrarre nella combinazione anche i socialisti. (…) Il momento sembrava favorevole. I socialisti erano ormai irrimediabilmente divisi. L’ala riformista di Turati, che contava quasi la metà degli effettivi del PSI, si era staccata dal partito per costituirne un altro autonomo, il PSU, e la Confederazione Generale del Lavoro ne aveva preso pretesto per dichiararsi indipendente da entrambe. Fu su questa che Mussolini esercitò le sue pressioni rimandando a un momento più favorevole eventuali trattative con Turati. Per farlo si servì di un curioso personaggio, che vedremo ricomparire sempre nelle sue funzioni di mediatore al tempo della Repubblica Sociale: il giornalista socialista Carlo Silvestri che, prima pupillo di Turati, era poi passato al ‘Corriere’ di Albertini. La sera del 30 egli fece pervenire a Mussolini un biglietto in cui egli diceva che i suoi sondaggi presso i capi della Confederazione aveva avuto esito positivo: Baldesi accettava di entrare nel suo governo, e Buozzi si disponeva a seguirne l’esempio. «Ma – avvertiva – bisogna fare in fretta, e impedire che da parte di coloro che sono rimasti sbalorditi dalla rivelazione del vostro piano – e, voi mi capite, non alludo ai socialisti – si cerci di forzare la situazione». Non è chiaro se l’offerta a Baldesi e Buozzi (e qualcuno dice anche a D’Aragona) fosse stata fatta e accettata a titolo personale, senza impegno da parte della Confederazione. Silvestri ha poi detto che non solo la Confederazione, ma anche il PSI ne discusse e vi dette il suo assenso. Ma De Felice lo contesta, e crediamo che abbia ragione”” (pag 194-195) “”Il paese nella sua stragrande maggioranza, aveva accettato il fatto compiuto con un respiro di sollievo. Era stanco. Tre anni di guerra civile gli avevano ispirato un solo desiderio: l’ordine, e il fascismo lo prometteva. (…) Il mito di Mussolini nacque in quei giorni, non tra i fascisti, ma contro i fascisti, e Cesare Rossi ne coniò lo slogan: «Prima mussoliniani, poi fascisti». Lo condivise anche la classe dirigente, e non soltanto – come poi si disse – quella di destra. Le lettere di Giolitti ai suoi amici parlano chiaro: non bisognava ostacolare Mussolini «che ha tratto il Paese dal fosso in cui finiva per imputridire». E Nitti: «Bisogna che l’esperimento fascista si compia indisturbato: nessuna opposizione deve venire da parte nostra». Ma non diversamente la pensava Amendola, secondo cui occorreva aiutare Mussolini a ripristinare la legalità; mentre Salvemini andava oltre augurandosi che Mussolini spazzasse via «queste vecchie mummie e canaglie» della vecchia classe politica. «Se Mussolini venisse a morire, e avessimo un ministero Turati, ritorneremmo pari pari all’antico. Motivo per cui bisogna che Mussolini goda di una salute di ferro, fino a quando non muoiano tutti i Turati». Ma è curioso che lo stesso Turati, come risulta dall’epistolario della Kuliscioff, riconosceva che la pacificazione poteva ottenerla solo Mussolini. Non bisogna tuttavia equivocare. In questi consensi ci sarà stata anche della codardia, della stanchezza e della volontà di capitolazione. Ma c’era anche un atto di contrizione. La vecchia classe politica sapeva di aver fallito il compito di guardiana delle istituzioni, e si rendeva conto di essere caduta, di fronte alla pubblica coscienza, nel più totale discredito. In queste condizioni era logico ch’essa vedesse in Mussolini l’unico uomo in grado, per l’intatto prestigio che gli conferiva la sua «novità», di addossarsi i compiti ai quali essa aveva coscienza di essere stata impari. Lo vedeva insomma come «l’uomo dell’emergenza» destinato ad esaurirsi con l’emergenza. E la Kuliscioff lo diceva chiaro: «Bisogna ch’egli possa percorrere tutta la sua parabola, dovesse rimanere anche un paio d’anni al potere…». Poi, essa sottintendeva – come tutti gli altri -, i partiti tradizionali avrebbero ripreso in mano il mestolo di un Paese normalizzato, facendo tesoro della lezione”” (pag 198-200)”,”ITAG-055-FV” “MONTANELLI Indro”,”Figure & Figuri del Risorgimento.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze) nel 1909. Ha seguito svogliatamente i corsi universitari di Grenoble e della Sorbona, si è laureato immeritatamente in Legge e Scienze Sociali. Eppoi ha fatto un po’ tutti i mestieri, meno quelli cui lo destinavano i suoi studi. É stato pescatore di merluzzi in Norvegia, amministratore di un farm nel Canadà e ufficiale dei battaglioni indigeni in Eritrea. Aveva venticinque anni quando pubblicò, quasi alla macchia, un libro sulle sue esperienze abissine. Ojetti lonotò e lo recensì con un lungo articolo che spalancò all’autore le porte del Corriere della Sera. Corrispondente di guerra in Spagna, da allora Montanelli non ha fatto che girare il mondo. nel 1937 lo espulsero dall’albo dei giornalisti per i suoi articoli antifranchisti e dovette ritirarsi a insegnare italiano all’Università di Dorpat in Estonia. Rietrato al Corriere l’anno dopo, i tedeschi lo espulsero da Berlino allo scoppio della guerra, lo arrestarono a Oslo nel 1940, lo riarrestarono e condannarono a morte a Milano dopo l’8 settembre. Montanelli riuscì a fuggire dopo dieci mesi da San Vittore e a riparare in Svizzera. Nel 1956 era a Budapest in mezzo alla rivolta.”,”ITAB-022-FL” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942).”,” ‘La ripicca greca’ (pag 19-32)”,”QMIS-032-FV” “MONTANELLI Indro”,”Guerra nel fiordo.”,”‘Indro Montanelli è nato a Fucecchio, Firenze nel 1909 ed è laureato in legge e scienze sociali. Secondo i disegni paterni, avrebbe dovuto fare il diplomatico. Secondo i propri istinti, fece il giornalista (…). Poi entrò al “”Corriere della Sera””, il cui direttore gli affidò in incarico di fiducia: il servizio d’inviato speciale nella campagna di Polonia. Dopo la Polonia, egli tornò nei vecchi feudi baltici assistendo alla loro sovietizzazione: e di lì, espulso dai russi, emigrò in Finlandia. Fece tutta la campagna finno-russa, poi passò in Svezia e di qui in Norvegia, dove giunse contemporaneamente ai tedeschi. Con questi rimase una settimana a Oslo e dintorni; poi rientrò in Svezia e, per la frontiera Nord, tornò in Norvegia dalla parte dei franco-inglesi. Lui e l’americano Stow furono i soli giornalisti che videro l’uno e l’altro fronte di quella campagna. Da allora Montanelli ha continuato a girare dietro agli eserciti europei’ (risvolto di copertina) Altro suo volume: – La lezione polacca. (Collezione ‘La guerra per l’Europa’) Quisling “”Inoltre vi erano molte cose che per il momento non si potevano dire. La prima e più importante di esse era la divergenza di vedute fra il comandante militare von Falkenhorst e il ministro germanico Bräuer. Bräuer era convinto ce re Haakon e il suo Governo si sarebbero finalmente rassegnati ad accordarsi con la Germania e supplicava Berlino di legare le mani a von Falkenhorst che da buon militare voleva dichiarare ribelli il re ed il suo Governo, muovere contro di loro e disperderli. Von Falkenhorst sosteneva, e non a torto, che non bisognava dare ai fuggiaschi di Hamar il tempo di raccogliere le loro forze e di preparare una resistenza armata. La giornata del 10 fu decisiva a questo riguardo. Bräuer partì all’alba, raggiunse il re e gli chiese di riconoscere il Governo di Quisling. Il re dapprima tergiversò, poi rifiutò. Bräuer fu silurato. Il giorno dopo Haakon ricevette un giornalista svedese a cui dichiarò: «I miei ministri possono recarsi in Svezia se vogliono. Anche i miei sudditi possono essere evacuati. Io no. Io debbo rimanere nel mio Paese finché vi sia un centimetro di suolo libero in cui posare i miei piedi». Di centimetri liberi in Norvegia ce n’erano ancora molti, ma su di essi già piovevano le bombe germaniche. Un fotografo americano sorprese il vecchio re Haakon, altissimo, magro, curvo, mentre a piedi cercava di sottrarsi ai trimotori tedeschi. Questa fotografia girò di mano in mano per tutta Oslo e colpì dolorosamente i sentimenti di forte e sincero affetto che legavano la popolazione al suo re. Sulle piazze e sulle strade della capitale relativamente tranquilla le fanfare di Hitler distraevano i passanti con polche, mazurche e marcette militari. Ma ora i passanti si fermavano meno, e meno sorridenti, a guardare i soldati in divisa grigio-ferro. Quisling lanciava proclami per rassicurare la popolazione e chiamarla a sé. Diceva che, sebbene il Governo fuggiasco tentasse di organizzare la resistenza e di vendere il Paese all’Inghilterra, nessuna minaccia sovrastava la capitale e il tentativo del re doveva considerarsi come un tradimento della nazione. Diceva che i trasgressori degli ordini sarebbero stati considerati nemici della patria e puniti in conseguenza. Diceva che tutti i funzionari che rifiutassero di servire il suo Governo, sarebbero stati immediatamente destituiti. Diceva che telegrammi di gratitudine a lui ed alla sua opera giungevano da ogni provincia e casolare della Norvegia, dimostrando così che il suo Governo interpretava i veri interessi del Paese. Diceva infine che solo la «guardia della neutralità», che si trovava in servizio già prima della mobilitazione, doveva restare alle armi. Non riuscii mai a vedere Quisling e ne ho udito parlare dai norvegesi in modo molto contraddittorio”” (pag 22-23)”,”QMIS-329″ “MONTANELLI Indro”,”Incontri italiani.”,”””Questo libro di «incontri» nasce da una doppia sollecitazione, ch’è recente e remota: degli Editori, i quali hanno insistito per ripubblicarne una scelta, e di Gaetano Afeltra che trenta e rotti anni fa me ne diede l’idea. Fu lui, al “”Corriere”” prima con Emanuel e poi con Alfio Russo, a spingermi alla «caccia» di personaggi per offrirne un resoconto rapido e antiaccademico. Annoiato dall’amido «ufficioso» della ritrattistica, il pubblico reagì con un entusiasmo che mi convinse a non abbandonare questa formula, a me del resto congeniale per formazione e per temperamento. (…)”” (pag 5)”,”BIOx-396″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Milano. Ventesimo secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe.”,”Gli scioperi operai a Milano nei primi mesi del 1943. “”Nei primi mesi del 1943 i più avvertiti – ma forse anche i meno avvertiti – sentivano che il fascismo era in stato preagonico, perché la guerra aveva imboccato lo scivolo verso la sconfitta. Per la prima volta gli operai scesero in sciopero. Accadde dapprima (5 marzo) alla Fiat di Torino. Milano si mosse con tre settimane di ritardo, e furono paralizzate soprattutto le industrie che producevano per la guerra. Il primo sciopero fu il 24 marzo alle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni (settemila addetti) e negli stabilimenti Pirelli della Bicocca e di via Fabio Filzi. Seguirono nel volgere di pochissimi giorni la Borletti, la Brown Boveri, la Face Bovisa, la Caproni. Quindi a valanga, altre aziende medie e piccole. Si può discutere sulla spontaneità – o non – di questi scioperi, e sui loro contenuti. L’apparato clandestino comunista si mosse sicuramente (anche se a Mirafiori i comunisti erano soltanto 160 su 21 mila dipendenti) ma la situazione del Paese rese efficace un’azione propagandistica, che in altri momenti era caduta nel vuoto. Tullio Cianetti, ministro delle Corporazioni ha scritto d’aver saputo che «il noto agitatore Roveda era comparso alla fne di una licenza concessagli mentre si trovava al confino». E questa pareva forse a Cianetti una spiegazione degli scioperi. Come si sbagliava. Gli scioperi erano il segno della fine del fascismo. Se n’era accorto Roberto Farinacci che, con la consueta brutalità, scriveva a Mussolini: «Ho vissuto, stando naturalmente nell’imbra, le manifestazioni degl ioperai del Milanese. Ne sono rimasto profondamente amareggiato come fascista e come italiano. Non siamo stati capaci né di prevenire né di reprimere e abbiamo infranto il principio di autorità del nostro regime. Se ti dicono che il movimento ha assunto un aspetto esclusivamente economico ti dicono una menzogna… Il Partito è assente e impotente. Ora avviene l’inverosimile. Dovunque, nei tram, nei caffé, nei cinematografi, nei treni si critica, si inveisce contro il Regime e si denigra non più questo o quel gerarca ma il Duce». La repressione ci fu, con 350 arresti e condanne: ma, se si pensa all’entità della protesta, e al modo in cui essa sarebbe stata schiacciata da altri regimi, quella reazione appare più una dichiarazione d’impotenza che un segno di risolutezza. Tanto più che agli operai fu concesso «l’indennità di guerra» che richiedevano. Gli scioperi costarono il posto al capo della polizia Carmine Senise, destituito il 14 aprile perché l’organismo alle sue dipendenze «non è stato all’altezza della situazione», «prima si è lasciato sorprendere dagli avvenimenti, poi non ha saputo fronteggiarli con la necessaria energia». Perse il posto anche i segretario del partito, Vidussoni, rimpiazzato da Carlo Scorza. Il 17 aprile, in un discoros (non reso pubblico) al Direttorio del Partito fascista Mussolini si dilungò, furibondo, sugli scioperi”” (pag 121-122)”,”ITAV-001-FER” “MONTANELLI Indro”,”Storia dei greci.”,”Dialettica di Eraclito. “”Scoperto dunque cosa sono le cose e come cambiano, Eraclito arriva alla più disperata e scoraggiante delle conclusionii: cioè che tutto presuppone il proprio contrario. Esiste il giorno perché esiste la notte nella quale si trasforma e viceversa, Esiste l’inverno in quanto esiste l’estate. E anche la vita e la morte si condizionano a vicenda sì da essere in fondo la stessa cosa. (…) [La vita] è un’eterna lotta fra opposti: fra uomini, fra sessi, fra classi, fra nazioni, fra idee. Coloro che non ammettono il proprio nemico o cercano di distruggerlo, sono dei suicidi. Perché senza di esso anche loro saranno morti. Trasportata sul piano religioso, questa concezione approda all’ateismo totale”” (pag 100-101)”,”STAx-002-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia della Controriforma.”,”Anticlericalismo ed eretici italiani. “”Il solo nucleo di notevole importanza fu quello dei Valdesi del Piemonte. Ma più che “”riformati””, costoro erano i precursori della Riforma. Lo erano da quattro secoli, durante i quali non avevano più partecipato alla vita religiosa italiana. Di essi preferiamo rimandare la storia al successivo volume “”L’Italia del Seicento”” perché è nel Seicento che questo gruppofa sentire, attraverso il martirio, la sua voce. Per ora è solo una eccentrica minoranza che vive, geograficamente e spiritualmente, a margine del Paese. Tuttavia aveva torto anche Calvino quando scherniva i nostri ribelli chiamandoli “”nicodemi”” dal nome di colui che, secondo il Vangelo di Giovanni, era andato da Gesù, ma di notte, per non farsi riconoscere. Una cosa era fare l’eretico a Ginevra; un’altra era farlo a Roma o a Lucca sotto la supervisione degli spagnoli e dell’ Inquisizione, La vicenda di Ochino dimostra che questi nicodemi sapevano anche sfidare rischi mortali per aiutarsi tra loro. E, fra di essi ci fu anche un Carnesecchi che, ambiguo durante il processo, salì poi sul patibolo “”tutto attilato con la camicia bianca, con un par di guanti nuovi e una pezzola bianca in mano””, come scrisse un cronista fiorentino”” (pag 420-421)”,”ITAG-007-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia dei secoli d’oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492.”,”Dante Alighieri. “”Dopo la scuola, dove aveva imparato ben poco ebbe un altro maestro, che gl’insegnò molto di più: Brunetto Latini. Era costui un notaio che godeva di notevole prestigio, e non solo per le sue qualità professionali. La gran cultura, la signorilità, il “”tatto””, ne facevano anche un uomo di mondo, un idolo dei salotti, e un diplomatico di prima scelta. Il Comune se n’era infatti servito a più riprese, e lo aveva mandato ambasciatore in Spagna al tempo della lotta contro Siena e Manfredi. (..,) Solo la vita privata lasciava alquanto a desiderare per la sua imparzialità verso i due sessi. Ma questo, nella Firenze di allora (e anche in quella d’oggi), non faceva molta impressione. Il fatto che Dante, incontrandolo più tardi nell’Inferno, dove lo aveva collocato appunto per quel vizio, chiami affettuosamente Brunetto suo “”maestro””. ha fatto credere a molti ch’egli sia andato materialmente a lezione da lui. In realtà il rapporto non fu scolastico in senso stretto. Dante fu soltanto uno dei giovani letterati che intorno a Brunetto si raccoglievano e che formavano quella che oggi si chiamerebbe la ‘nouvelle vague’ della poesia italiana, cui Dante stesso doveva dare il suo nome, passato alla storia, di ‘stil novo’ (pag 85-86)”,”STMED-001-FGB” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia littoria, 1925-1936.”,”Le sanzioni produssero tra gli italiani, sul piano emotivo, un effetto enorme. Un popolo così poco animato da spirito civico e di solidarietà fu cementato nella sua opposizione allo straniero dalla minaccia di “”strangolamento””, ingigantita e drammatizzata nei suoi effetti, da un’abile, martellante propaganda. Nella “”giornata della fede””, il 18 dicembre, un mese dopo che le sanzioni erano entrate in vigore, fu offerta alla Patria la vera nuziale d’oro, sostituita da un’altra di metallo vile, e l’esempio venne dato dalla Regina Elena che compì quel gesto sul Vittoriano, con grande solennità, ad attestare che la casa Savoia sosteneva totalmente il fascismo. Milioni di italiani diedero la loro fede con gesto “”generoso e sentito”” come ha scritto Zangrandi”” (pag 271)”,”ITAF-010-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia del Settecento (1700-1789).”,”Pietro Verri. “”Fin dal ’68 aveva scritto: “”Sono un buon patriota, ma non un buon patrizio””. Questo atteggiamento gli valse, da parte dei conservatori, l’accusa di “”giacobino””, ma anche un trattamento di favore quando, con l’arrivo delle truppe di Napoleone, fu instaurato un governo democratico. Mentre quasi tutti i nobili venivano deportati, egli fu confermato nell’unica carica che tuttora rivestiva di consigliere municipale. Cercò di adattarsi al nuovo regime rinunziando a ogni lusso e scrivendo al fratello, da un pezzo trasferito a Roma, d’indirizzare le sue lettere “”al cittadino Pietro Verri””. Ma poi si trasferì nella sua villa di Ornago perché disse, “”è men male leggere i mali pubblici che vederli da vicino””. I procedimenti del nuovo regime dovevano averlo disgustato. La vecchiaia aveva un po’ annacquato le sie passioni, e anche nel giudizio di Beccaria si mostrava molto più equanime”” (pag 464-465)”,”ITAB-015-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia giacobina e carbonara.”,”Santarosa e il giovanissimo Mazzini. “”A Torino, la diserzione di Carlo Alberto aveva gettato nello sgomento i Federati, che frattanto avevano costituita una Giunta. L’unico a reagirvi era Santarosa con energia e coraggio ammirevoli. L’insurrezione dava ancora segni di vitalità. A Genova il popolo tumultuante aveva cacciato il Governatore e istallato un nuovo governo. Perfino la conservatrice e fedelissima Savoia si muoveva: Ma a raggelare questi entusiasmi giunsero le catastrofiche notizie di Napoli: l’esercito in rotta, il regime costituzionale abbattuto, l’assolutismo ripristinato. E c’era anche di peggio: il generale De la Tour, cui caro Felice aveva conferito i pieni poteri, stava raccogliendo a Novara i reparti fedeli. (…). Il 9 aprile Santarosa riunì per l’ultima volta la Giunta e propose il trasferimento a Genova per tentarvi l’ultima resistenza. Ma la Giunta rifiutò di sciogliersi. I promotori della rivolta cercarono scampo sui valichi alpini, chi verso la Svizzera, chi verso la Francia. I più preferirono passare l’appennino nella speranza che Genova fosse ancora nelle mani dei loro amici. Invece la città aveva già rinunziato alla lotta, pregato il Governatore di riprendere il suo posto. Costui si mostrò comprensivo verso i profughi e rilasciò loro i passaporti per emigrare. Anche la popolazione indisse questue per aiutarli. A dare il suo obolo ci fu anche un ragazzo dal volto pallido e dallo sguardo triste: Giuseppe Mazzini”” (pag 440-442)”,”ITAB-016-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia della disfatta. 10 giugno 1940 – 8 settembre 1943.”,”Mussolini vacilla. “”La grandine dei rovesci era diventata incessante, l’aviazione inglese picchiava adesso con violenza anche sulle città del nord, e Torino fu martellata con particolare durezza, poi, verso la fine di novembe, gli italiani seppero che i sovietici avevano dato l’avvio, sul fronte di Stalingrado, alla grande controffensiva. L’inverno si annunciava tremendo. Con patetica e profetica insistenza il Re aveva suggerito, ricevendo Mussolini il 20 novembre (1942, ndr), che le divisioni italiane dell’Armir fossero richiamate in Patria. Gli fu risposto che le forze in Russia erano “”intangibili”” e che comunque la divisione granatieri sarebbe stata riportata attorno alla capitale. Al Quirinale già si pensava al dopo Mussolini e se il 19 novembre Vittorio Emanulele III diceva a Ciano che occorreva “”tenere caro”” qualsiasi filo con gli alleati “”anche se esile come una tela di ragno””, il 25 novembre il sottosegretario Scuero diceva a Puntoni: “”Si ha la sensazione he ormai manchi una mano forte al timone del paese. Molti si aspettano un gesto risolutivo del Re”””” (pag 255-256)”,”QMIS-054-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia in camicia nera (1919 – 3 gennaio 1925).”,”Mussolini venne espulso dal Psi per “”indegnità morale”” (nella riunione della Direzione Zerbini voleva e altri volevano che fosse espulso per indisciplina, ma Serrati e la Balabanoff furono irremovibili e trascinarono la maggioranza. Alla base qualche reazione ci fu: qualche gruppo uscì ma non ci fu il grande scisma. (pag 66) “”Plausi e adesioni piovvero invece da altri gruppi. A nome della ‘Voce’, Prezzolini gli telegrafò “”Partito socialista ti espelle, Italia ti accoglie””. Salvemini gl’inviò un caldo messaggio, e tutta la stampa dell’interventismo di sinistra – radicale, repubblicano e socialista riformista – si schierò compatta in suo favore. Particolarmente entusiasta fu il ‘Fascio Rivoluzionario di Azione Internazionalista’ che si era costituito ad opera dei sindacalisti corridoniani. Sicché Mussolini mantenne i suoi galloni di Generale, ma di un altro esercito”” (pag 67)”,”ITAF-011-FGB” “MONTANELLI Indro”,”I libelli. Mio marito Carlo Marx – Il buonuomo Mussolini – Addio, Wanda! Rapporto Kinsey sulla situazione italiana.”,”””‘Mio marito Carlo Marx’ lo scrissi nel momento in cui gl’italiani, credendo di aver scoperto ‘Il Capitale’, ne facevano il surrogato del Vangelo senza aver mai letto né l’uno né l’altro”” (pag 7, avvertenza) “”La lettera privata di Liebknecht fu l’unica recensione che la ‘Critica dell’economia politica’ ebbe. Marx era preparato a ricevere osservazioni, smetite, rettifiche, magari insulti. L’unica cosa che non si aspettava era il silenzio, che fu generale e plumbeo, e ne rimase sconvolto”” (pag 64)”,”MADS-001-FMDP” “MONTANGERO Carlo TURINI Franco”,”Introduzione alla programmazione. Sintassi Semantica Metodo.”,”Carlo Montangero è professore ordinario di Teoria e Applicazioni delle Macchine calcolatrici presso il corso di laurea in Scienze dell’Informazione dell’Università di Pisa. Franco Turini è professore associato di Teoria e Applicazioni delle Macchine presso la medesima sede.”,”SCIx-076-FL” “MONTECCHI Giorgio VENUDA Fabio”,”Manuale di biblioteconomia.”,”””Il dono è il modo più subdolo attraverso cui i libri entrano in biblioteca; infatti, normalmente è difficile rifiutare un dono, perché la biblioteca può correre il rischio di essere tacciata di scarso livello culturale o di poca sensibilità: in fin dei conti sono libri e sono regalati, non si può dire di no! E invece, a volte, è necessario rifiutare un dono o deviarlo verso una biblioteca più adatta ad accoglierlo degnamente. Infatti un libro, quando entra in biblioteca, al di là del prezzo pagato o del valore espresso dalla copertina, ha un costo molto alto sia in termini di lavoro necessario per renderlo disponibile al lettore, sia in termini di spazio occupato a scaffale.”” (pag 102)”,”ARCx-005″ “MONTECUCCOLI Raimondo, a cura di Emilio FACCIOLI”,”Aforismi dell’arte bellica.”,”‘Ha scritto giustamente Piero Pieri che “”il Montecuccoli teorico della guerra è conosciuto ed è stato studiato quasi esclusivamente sulle opere dell’ultimo periodo””, le quali corrispondono alle sole pubblicate fino ad oggi e in definitiva si riducono ai tre libri degli Aforismi dell’arte bellica e al breve memoriale intorno a ‘L’Ungheria l’anno MDCLXXIII’ perciò “”si è persa di vista l’elaborazione della concezione guerresca”” propria dell’autore (…)’ (introduzione, VII) (…) Seguì fra il ’65 e il ’70 un nuovo periodo di tregua in cui il Montecuccoli provvide alla stesura degli ‘Aforismi dell’arte bellica’, nei quali trovarono espressione compiuta la sua pratica di condottiero e i principi teorici da lui elaborati con tanta assiduità di studio e di ricerca. Le ultime sue grandi campagne di guerra furono quelle condotte nel ’73 e nel ’75 contro le armate francesi guidate dal Turenne”” (pag XII)”,”QMIx-006-FGB” “MONTEILHET J.”,”Les Institutions militaires de la France (1814-1932). De la paix armée à la paix désarmée.”,”Seconda edizione, 1932, aggiornata: la precedente edizione limitava l’analisi al periodo 1814-1924. <<(…) elementi che ho acquisito dopo aver consultato 327 raccolte di documenti. Prima di avnzare sul terreno comunemente riservato ai soldati professionisti, ho preso precauzioni ancora maggiori. Mi sono avventurato ad affrontare la dottrina napoleonica e quella degli strateghi del 1914 solo dopo essere risalito alle fonti stesse del pensiero dell’Imperatore: l’ampia opera di Napoleone – 42 volumi – e le opere dei migliori commentatori del Maestro: Clausewitz, Jomini, York de Wartenburg, Colin Grouard, ecc. (…)>> (Prefazione, pg VII; traduz. d. r.) <> (pg 455, 456, 472. Traduz. d. r.)”,”FRQM-007-FSL” “MONTELEONE Renato a cura”,”Marxismo internazionalismo e questione nazionale. Marx Engels e i movimenti nazionali ottocenteschi. La questione nazionale e la socialdemocrazia dalla II Internazionale all’ Internazionale comunista: questione nazionale e questione coloniale.”,”MONTELEONE già D della rivista ‘Movimento operaio e socialista’ ha scritto varie opere tra cui: -L’ economia agraria del Trentino nel periodo italico, 1810-1812. MODENA. 1964″,”MADx-160″ “MONTELEONE Renato”,”Turati.”,”MONTELEONE è nato a Napoli nel 1927. Professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino, condirettore della rivista ‘Movimento operaio e socialista’, ha dedicato molti studi alle realtà politica economica e sociale delle provincie italiane annesse all’ Impero austro-ungarico, all’ irredentismo, al movimento socialista nel periodo della 2° internazionale, alla questione nazionale, ai problemi del colonialismo e dell’ imperialismo, alla storia della prima guerra mondiale. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina). Capitolo 3. La biblioteca di Turati. (pag 116) “”Una volta Turati confidò a sua madre: “”Vorrei essere un divoratore di libri, ma in verità non lo sono. L’ aprire un nuovo libro mi pare un’ impresa terribile e pericolosa: preferisco rileggere ciò che ho già letto e che mi è piaciuto. Per completare questa franca confessione bisogna aggiungere che divoratore non fu neppure di giornali e riviste.”” (pag 116) “”Non meraviglia perciò, che il numero dei libri della sua biblioteca non sia stato forse così imponente come ognuno potrebbe attendersi.”” (pag 116) “”Ma nel giugno del ’36, quando la madre decise di affidargli la biblioteca (a Guido Gavazzi, ndr) , la trasferì nel suo monastero, dove, secondo le regole dell’ ordine, divenne un bene della comunità benedettina. Sembra che allora la biblioteca includesse anche un’ importante emeroteca. (…) Si può capire che questo tipo di biblioteca non avesse una particolare attrattiva agli occhi dei padri benedettini. (…)””. “”Alla fine, le due parti si accordarono e il 23 gennaio del ’65 don Ambrogio Montani fece le formali consegne al nuovo proprietario. I libri di Turati se ne partirono alla volta di Milano, verso la sede dell’ Umanitaria, dove sono tutt’ora depositati. Si tratta di un complesso di circa 4000 titoli tra libri, opuscoli e collezioni””. (pag 118)”,”TUFx-014″ “MONTELEONE Renato”,”Il Novecento un secolo insostenibile. Civiltà e barbarie sulla via della globalizzazione.”,”MONTELEONE (Napoli 1927) ha insegnato storia del movimento operaio presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato numerosi saggi articoli e volumi (v. 4° copertina).”,”RAIx-254″ “MONTELEONE Renato”,”Lenin: itinerario storico di un’idea rivoluzionaria.”,”MONTELEONE Renato (1927) è professore ordinario (1986) del movimento operaio nella Facolt’ di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha scritto pure: ‘Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914’, ‘Lettere al Re’, ‘Teorie sull’imperialismo’, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’ (1982),”,”LENS-206″ “MONTELEONE Renato”,”Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914.”,”MONTELEONE Renato “”Scriveva Battisti: “”A Trento sono un vero solitario, un reietto della classe borghese,. Non credo si possa trovare tanto facilmente un paese dove il sentimento di classe sia così forte come nel Trentino e così accanito l’odio, per non dir la ferocia, contro i borghesi socialisti””. (pag 67) (lettera dell’11 febbraio 1897) Mussolini assume la carica di segretario della Camera del lavoro di Trento. (pag 293)”,”MITT-310″ “MONTELEONE Franco”,”Storia della radio e della televisione in Italia. Costume, società e politica.”,”MONTELEONE Franco ex dirigente Rai, professore presso la facoltà di lettere e filosofia Univ di Roma 3. “”Ha scritto Marshall McLuhan che ogni guerra tende ad essere combattuta con tecnologie sempre più moderne; e questo vale anche per le tecnologie della comunicazione. La seconda guerra mondiale non solo ha prodotto grandi innovazioni in tutto il mondo nel campo dei media ma ha contribuito ad accelerare la diffusione di massa di quelle forme della comunicazione, come la stampa e la radio, che in precedenza interessavano fasce di pubblico ancora limitate. Anche in Italia, con la seconda guerra mondiale, si sono determinate le condizioni per un profondo cambiamento nell’uso sociale dei grandi media; in primo luogo la radio, che ha visto sviluppare le tipologie del suo consumo e ristrutturate le dimensioni della sua sfera produttiva. Con il passaggio alla democrazia , l’esperienza maturata nell’ultimo periodo di guerra si rivelò estremamente utile, sia dal punto di vista industriale, sia da quello culturale, sia da quello politico”” (pag 195)”,”EDIx-176″ “MONTELEONE Franco”,”La radio italiana nel periodo fascista. Studio e documenti.”,”Franco Monteleone è nato nel 1938 a Napoli ma da vent’anni vive a Roma. Giornalista-pubblicista, si è occupato a lungo di problemi dello spettacolo. Ha lavorato in campo editoriale curando una collana di pubblicazioni sulla storia del cinema. Nel 1980 ha pubblicato per Laterza ‘Storia della Rai dagli Alleati alla Dc 1944-1954. Lavora alla Rai (1976).”,”EDIx-218″ “MONTELEONE Franco”,”Storia della Rai dagli alleati alla DC, 1944-1954.”,”La propaganda attraverso la radio in tempo di guerra. La propaganda e l’informazione psicologica per mutare la mentalità delle popolazioni “”L’Italia era un luogo di grandissima civiltà e di forte tradizione politica e non soltanto un paese fascista; occorreva quindi mettere a punto uno strumento di amministrazione internazionale dotato di sufficiente autonomia e che avesse una profonda conoscenza della realtà sociale nella quale avrebbe dovuto agire. Tra il maggio e il giugno del 1943 fu elaborato in dettaglio il piano per la creazione di un governo militare. Gli ufficiali preposti a questo compito erano circa 400 e il loro addestramento si era svolto in alcune scuole appositamente istituite negli Stati Uniti, in Inghilterra e successivamente in Africa settentrionale. Dopo la costituzione del governo militare alleato (6), le direttive che vennero date alle forze armate americane in merito alle relazioni con la popolazione si ispiravano al criterio della minima ingerenza negli affari locali e del massimo sforzo per mantenere l’ordine pubblico: era la tradizionale politica del ‘keep the hands off’ già impiegata in altre occasioni nel corso del XX secolo (7). Tuttavia, durante l’occupazione questi principi furono ampiamente trasgrediti e la politica americana verso l’Italia assunse sempre più caratteristiche di pesante intervento, soprattutto attraverso questi organismi che maggiormente erano a contatto con l’attività politica del paese e ne influenzavano l’opinione pubblica, lo Psychological Warfare Branch e l’Office of Strategic Service (8). I più attivi gruppi cattolici degli Stati Uniti (che in prossimità delle elezioni presidenziali costituivano per Roosevelt un non trascurabile gruppo di pressione) e la comunità italo-americana sollecitarono un deciso intervento negli affari italiani, adducendo il pericolo di una rivoluzione comunista (9). Il risultato di questo atteggiamento fu, da un lato, una certa libertà concessa alle espressioni del pensiero e dell’informazione; dall’altro, un’azione di conservazione e di stabilizzazione delle strutture sociali esistenti (10). All’epoca dello sbarco in Sicilia, le decisioni riguardanti i problemi dell’opinione pubblica, della propaganda e dell’informazione vennero da parte americana considerate con estrema attenzione: al comandante supremo delle operazioni militari fu riservata ogni responsabilità in merito a questa delicata branca operativa (11). L”informazione psicologica’ non era un compito facile: occorreva suggestionare la mentalità delle popolazioni siciliane e degli italiani in generale, provocando un rovesciamento di posizioni a favore delle democrazie occidentali”” (pag 5-6-7)”,”EDIx-223″ “MONTELEONE Renato”,”I socialisti e la questione nazionale cèca nella monarchia asburgica. Fonti e contributi recenti.”,”Engels Kautsky e la questione nazionale cèco-tedesca. Friedrich Engels in una lettera a Kautsky del 30 agosto 1882 sulla questione nazionale (e cèco-tedesca): ‘anzitutto l’unità internazionale dei lavoratori per l’emancipazione sociale ed economica’ “”[P]roiettata in una dimensione mitteleuropea, la questione nazionale – vista come questione cèco-tedesca – poteva essere ridotta ad una ‘lokale Anomalie’ [‘anomalia locale’, ndr], superabile con la vittoria del socialismo nella nazione più forte, in Germania. Il che spiega la tendenza di Adler, in armonia col punto di vista di Engels, a differire in quella fiduciosa attesa la soluzione del problema. E’ noto che Kautsky, sul cui lavoro teorico Solle conduce una attenta analisi, fu presente al congresso di Hainfeld e il suo ruolo fu decisivo nel caratterizzare in senso marxista il programma della socialdemocrazia austriaca: meglio ancora, il marxismo diffuso negli ultimi due decenni del secolo tra i socialisti austriaci, tra gli stessi socialisti cèchi, lo fu nell’interpretazione kautskyana, in un adattamento, cioè, in cui si formarono i capi della Seconda Internazionale. Sul problema nazionale, la tesi quarantottesca di Marx ed Engels, dei ‘geschichtslosen Völker'[‘popoli senza storia’, ndr], appariva superata. I socialisti dell’Austria ritenevano ora che la lotta di liberazione dei popoli oppressi non danneggiava il movimento operaio, al contrario: poteva portare ad un largo fronte di opposizione contro le forze dominanti negli stati esistenti. Kautsky, quando si interessò al problema, nel ’75, in una serie di articoli sul ‘Volksstaat’, l’affrontò secondo gli schemi del suo socialdarwinismo di allora: prodotto storico dell’evoluzione dell’umanità, il nazionalismo moderno – egli pensava – sarebbe stato superato dallo stesso sviluppo storico. Però, dopo il 1880, dopo un viaggio in Austria Kautsky mutò parere, tornando alle tesi marxiane del ’48: di nuovo la distinzione tra popoli «progressisti» e popoli «reazionari», di nuovo la riduzione del movimento socialista austriaco ad appendice della socialdemocrazia tedesca. Nel 1885, scrivendo ad Engels sui risultati di un suo studio sulle lotte nazionali in Austria, Kautsky ne rilevò il carattere classista, e gli sembrava quindi del tutto inadeguata la soluzione federativa. La nazione cèca – e qui la suggestione del vecchio giudizio di Marx è evidente – era rimasta arretrata rispetto al rapido sviluppo del capitalismo, perciò in una posizione subalterna alla nazione tedesca. Su questo punto il pensiero di Kautsky si incontrava con quello di Adler, per il quale, comunque, e specie negli anni ’90, quando la socialdemocrazia austriaca divenne un grande partito politico, la cosa più importante era che il problema nazionale rimanesse sullo sfondo, in un programma prioritariamente riformista. Ed Engels gli dava ragione già in una lettera del 30 agosto 1882: anzitutto l’unità internazionale dei lavoratori per l’emancipazione sociale ed economica; la rivoluzione socialista in Germania avrebbe risolto il problema nazionale nel centro-Europa, ponendo fine alla «momentane politische Trennung von Deutschland» [‘attuale separazione politica della Germania’, ndr] di alcuni stati tedeschi autonomi”” (pag 167-168) [Renato Monteleone, ‘I socialisti e la questione nazionale cèca nella monarchia asburgica. Fonti e contributi recenti’, Movimento Operaio e Socialista’, Genova, n. 2, aprile-giugno 1969]”,”MAUx-053″ “MONTELEONE Renato”,”Filippo Turati.”,”Renato Monteleone è nato a Napoli nel 1927. É professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. É condirettore della rivista Movimento operaio e socialista.”,”BIOx-058-FL” “MONTELEONE Renato a cura, Scritti di Karl KAUTSKY Eduard BERNSTEIN N.L. BOOTHMANN Filippo TURATI Luigi NEGRO John Atkinson HOBSON Napoleone COLAJANNI Paul LOUIS PARVUS Louis B. BOUDIN Henri VAN KOL Otto BAUER Achille LORIA Émile VANDERVELDE Rudolf HILFERDING Enrico LEONE Karl RADEK Rosa LUXEMBURG Robert MICHELS Nikolaj I. BUCHARIN LENIN”,”Teorie sull’imperialismo da Kautsky a Lenin.”,”Renato Monteleone è nato a Napoli nel 1927. É professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. É condirettore della rivista Movimento operaio e socialista.”,”KAUS-004-FL” “MONTELEONE Renato”,”Lettere al re, 1914-1918.”,”””Queste lettere indirizzate a Vittorio Emanuele – una settantina, trascelte per il loro vigore paradimmatico (politico, sociale, ideologico, o puramente umano) tra le centinaia di altre, che la macchina stipatrice della burocrazia ha custodito con la consueta diligenza – sono lettere anonime: voci senza volto, quasi tutte popolane, che non senza ingenue speranze (ma con rabbia o dolore, supplici o minacciose) levavano fino al re l’alta protesta contro la follia sanguinaria di una guerra non capita, o capita fin troppo in tutti i suoi aberranti risvolti. Lettere anonime…: un genere di scrittura disistimato, e solitamente a ragione. E, allora, il problema è questo: in che chiave proporne la lettura, in modo da afferrarvi, nonostante tutto, il senso e la forza di una storica testimonianza? Il puntuale riscontro con lo stato dello «spirito pubblico» – popolo e esercito, fronte interno e militare – è indispensabile. Questo è un altro terreno su cui oggi gli studi sono giunti ad alcune conclusioni assai illuminanti. Anticipiamone subito un paio, che mi sembrano principalissime: 1. La guerra non ebbe il consenso delle masse popolari; 2. la guerra non fu «rigenerazione morale» e «unificazione civile» del paese, ma accelerò, tutt’al contrario, il processo corruttivo e di scompaginamento delle sue strutture politiche e sociali. Proprio di qui vengono le indicazioni per la corretta lettura delle «lettere al re». Commisurandole con così gravi rilievi di ordine generale, su una dimensione di massa che rettifica, in quantità ma anche in qualità, la visione degli eventi, non è certo difficile intendere che le ricorrenti minacce di morte, la dura o dileggiante invettiva non sono in esse la cosa essenziale (e pur restano prove intrascurabili di collera popolare, nel suo tipo spietato e impulsivo); e che non è personale il movente della protesta, o quando anche lo è, esplodendo da esperienza direttamente toccata di lutti, ingiustizie e patimenti, non cessa per questo di conservare integralmente il segno del dramma collettivo”” (pag 20-21) [introduzione di Renato Monteleone, (in) ‘Lettere al re, 1914-1918’, a cura di Renato Monteleone, Editori Riuniti, Roma, 1974] [nota: alcuni titoli redazionali delle lettere: ‘Prima della guerra verrà la rivoluzione’ (pag 70-71); ‘Nascerà dal proletariato la rivoluzione’ (pag 142-143); ‘Presto farai pur, come à fatto Zar di Russia’ (pag 132); ‘Emuli dei russi’ (pag 141-142); ‘Soldati e popolo saremo un esercito solo’ (pag 160-161), ndr] ‘Prima della guerra verrà la rivoluzione’ (pag 70-71) ‘Nascerà dal proletariato la rivoluzione’ (pag 142-143) ‘Presto farai pur, come à fatto Zar di Russia’ (pag 132) ‘Emuli dei russi’ (pag 141-142) ‘Soldati e popolo saremo un esercito solo’ (pag 160-161)”,”QMIP-002-FMB” “MONTELEONE Renato”,”Lettere al Re. 1914-1918.”,”MONTELEONE Renato (nato a Napoli nel 1927 e morto a Torino nel 2017). Storico marxista, docente di Storia al Liceo Prati di Trento, poi professore ordinario di Storia del Movimento Operaio nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Èstato codirettore della rivista Movimento operaio e socialista. «E pensare che mai come allora -nella prima metà del ’17 e fino a Caporetto- il popolo si agitò tanto contro la guerra e i suoi responsabili (già soltanto in aprile, l’autorità di pubblica sicurezza elencò dalla fine del ’16 quasi 500 manifestazioni di piazza, con l’intervento di molte decine di migliaia di donne, donne operaie, donne braccianti); mai come allora il fenomeno, così intensificato, fu tanto vicino a prendere forma e consistenza di tipo rivoluzionario. Ma anche in quella fase mancò una direzione politica, ad onta di tutte le segnalazioni sparse nei rapporti di prefettura e di polizia (…) Insomma, quanti hanno studiato i moti popolari contro la guerra in quel 1917 si incontrano nel riconoscere che (…) “”i maggiori esponenti dei partiti neutralisti si preoccuparono di frenare quei moti e non di provocarli”” (P. Melograni, in Il trauma dell’intervento, cit. pag 154).» (pag 42, 43)”,”QMIP-063-FSL” “MONTELEONE Renato”,”Sam Gompers: profilo di un «jingo» americano.”,”””Alcuni anni fa, in un articolo pubblicato su «Science and Society», B.H. Davis ha scritto che Sam Gompers, il leader dell’ ‘American Federation of Labor’ (AFL), cioè della più forte organizzazione sindacale degli USA, si può considerare un perfetto modello di «jingo americano». Si sa che la curiosa parola deriva dall’intercalare ‘by Jingo’ ricorrente in una canzonetta venuta assai in voga nei Music-halls londinesi nel 1876, ai tempi della guerra russo-turca. L’Inghilterra fu allora percorsa da una eccezionale ventata di sciovinismo e l’opinione pubblica anche a livello popolare sembrò eccitarsi all’idea di un intervento nella crisi orientale, presa come una sfida lanciata direttamente alla nazione. A. Moireau e W. Clarke che forse per primi si sono occupati del ‘jingoismo’ in alcuni articoli apparsi tra il 1896 e il 1897 sono concordi sul suo carattere originariamente anglosassone: pare accertato, infatti, che in principio se ne sia parlato proprio per riferirsi ai «Tartarini delle rive del Tamigi» che si erano tanto agitati perché il loro paese corresse a dare man forte ai turchi contro il detestato impero zarista. Poi il termine si è generalizzato per indicare a) una forma molto speciale, ‘colonial-imperialista’ di sciovinismo che si manifesta b) come fenomeno di massa ‘popolare-proletaria’ spinto fino all’isteria collettiva da c) una partecipazione emotiva tutta ‘spettacolare’ a una prova di forza abbastanza violenta per ridestare gli istinti più primordiali. (…) Su questo punto ha poi molto insistito anche John A. Hobson che ha il merito di averci dato la prima analisi approfondita e sistematica di questo interessante fenomeno. Nel 1901 Hobson vi dedicò un ampio saggio (‘Psychology of Jingoism’) molto avvincente e persuasivo; l’anno dopo condensò i brillanti risultati di questa prima riflessione in un capitolo del suo più famoso libro sull’imperialismo. Egli aveva delle buone ragioni per farlo, essendo convinto che le radici psicologiche della passione jingoista affondassero principalmente nelle mistificazioni della propaganda e della politica imperialista. La sintesi del suo ragionamento è racchiusa in questa definizione: «Il jingoismo è né più né meno che la smania, non nobilitata da alcuno sforzo o rischio o sacrificio personale, dello spettatore che gioisce dei pericoli, delle sofferenze e dello sterminio di fratelli che non conosce, ma di cui brama la distruzione in preda a cieco impulso di odio o di vendetta, suscitato artificiosamente». (…) Se si esaminano gli appunti e le glosse dei ‘Quaderni sull’imperialismo’ di Lenin ci si accorge che anch’egli rimase molto colpito dalle perspicaci considerazioni di Hobson sul motivo della «voluttà visiva» del jingoista. Lenin condivideva l’opinione che si trattasse di un fenomeno proprio dei paesi più evoluti, dell’Europa occidentale (Inghilterra, in primo luogo) e degli USA, benché lo connettesse più di quanto pensasse Hobson alla coscienza deviata dall’aristocrazia operaia. Il riferimento di Hobson a un ‘jingoismo americano’ appare del tutto giustificato se si considera che all’inizio del ‘900, nel momento del suo massimo impegno teorico sui problemi dell’imperialismo, gli USA stavano dando una prova veramente clamorosa di colonial-sciovinismo a tutti i livelli sociali. Bisogna però precisare che, sia pur con minor risonanza e in dimensioni sociali più discrete, lo spirito jingoista si diffuse nella società americana già prima di arrivare al conflitto con la Spagna, che è l’avvenimento col quale si usa in genere datare l’ingresso degli USA nella competizione imperialistica mondiale. Molti storici ritengono che ci siano fondati motivi per affermare che l’imperialismo statunitense di fine secolo non fu un fatto improvviso, né fortuito, ma lo sbocco di un lento e relativamente lungo processo di maturazione”” (pag 133-135) [Renato Monteleone, ‘Sam Gompers: profilo di un «jingo» americano’ (in) ”Il movimento operaio negli Stati Uniti’, ‘Movimento operaio e socialista’, Genova, n. 1-2, 1976]”,”MUSx-008-FGB” “MONTESANO Marina a cura”,”La rinascita dell’anno mille.”,”Marina Montesano è professore di storia medievale all’Università di Messina. Il vassallaggio. “”Il vassallaggio risponde evidentemente al bisogno diffuso di protezione da parte di privati, in un tempo di carenza dei pubblici poteri. In origine, esso non era necessariamente connesso all’acquisizione di un feudo: si diventava vassalli di qualcuno soltanto per venir protetti. L’uso tuttavia di tenere i vassalli presso di sé e di domandar loro prestazioni che richiedevano, per essere espletate, una certa base economica, indusse presto a far sì che le pratiche dell’omaggio o dell’investitura divenissero l’una strettamente connessa all’altra. L’elemento propriamente giuridico del sistema feudale era costituito dall’immunità e – nei feudi più grandi – dalla concessione del diritto giurisdizionale. L’immunità consisteva nel diritto dei detentori di signoria feudale di andare esenti, all’interno dei confini di essa, dai controlli di qualunque autorità pubblica. Oltre a ciò, i feudatari maggiori ricevevano in delega anche la giurisdizione, cioè il diritto di amministrare la giustizia pubblica e di goderne parte dei proventi economici (poiché le pene del tempo erano o fisiche o pecuniarie). Il feudo, latinamente detto anche ‘beneficium’ o ‘honor’, divenne l’elemento giuridico-politico caratterizzante i secoli X-XII; col sorgere della civiltà cittadina e dell’economia monetaria esso subì un fiero colpo, ma seppe risollevarsi al punto che nell’Europa del XIV-XVI secolo si avrà un diffuso processo di rifeudalizzazione. Gli Stati assoluti moderni avrebbero spogliato i feudi delle loro caratteristiche giurisdizionali, mentre quelle socio-economiche sarebbero restate più o meno intatte: questo fu il “”sistema feudale”” che ancora vigeva nell’Europa Occidentale fino al XVIII secolo e che fu abolito in Francia all’inizio della Rivoluzione, nel 1789, mentre altrove rimase vivo, almeno in teoria, anche molto più a lungo”” (pag 75-76)”,”EURx-321″ “MONTESANO Marina”,”La cristianizzazione dell’Italia nel Medioevo.”,”Marina Montesano è autrice tra l’altro di saggi apparsi su riviste e opere collettanee, di ‘Vita di Barbato (Parma 1994)”,”STMED-015-FSD” “MONTESQUIEU C.L.; a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Antologia degli scritti politici di Montesquieu.”,”Estratti da: Lettere persiane, Della politica, Miei pensieri, Viaggi e note sull’Inghilterra, Considerazioni sulle cause della grandezza e della decadenza delle nazioni, Lo spirito delle leggi, Lettera sui parlamenti.”,”FILx-003″ “MONTESQUIEU Charles-Louis”,”Riflessioni e pensieri inediti 1716-1755.”,”Montesquieu, Charles-Louis de Secondat de (La Brède, Bordeaux 1689 – Parigi 1755), filosofo e pensatore politico francese. Dopo gli studi giuridici, nel 1714 divenne consigliere al Parlamento di Bordeaux, di cui fu presidente dal 1716 al 1728. Con la pungente satira delle Lettere persiane, pubblicate anonime nel 1721, sferzò un attacco alla Francia del suo tempo, mettendone alla berlina gli ambienti politici, religiosi e letterari. In quest’opera, che ebbe larga diffusione, Montesquieu si impegnò in un’appassionata difesa della tolleranza, inaugurando la stagione dell’illuminismo. Ammesso nel 1728 all’Académie Française, nel 1734 pubblicò le Considerazioni intorno alle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza, in cui la storia di Roma, la sua ascesa e il suo declino vengono ricondotti a cause umane e naturali in opposizione alle tradizionali concezioni provvidenzialistiche. Il capolavoro di Montesquieu, Lo spirito delle leggi, uscì nel 1748. In questo fondamentale testo di teoria della politica Montesquieu”,”FILx-118″ “MONTESQUIEU Charles de Secondat”,”Lettres persanes.”,”Montesquieu (Charles de Secondat, barone di La Brède e di), scrittore francese (La Brède, od. Labrède, Bordeaux, 1689 – Parigi 1755). Di antica famiglia di magistrati, trascorse l’infanzia al castello di La Brède; entrò poi nel collegio degli oratoriani di Juilly, presso Meaux, dal quale uscì nel 1705 per studiare diritto a Bordeaux. Avvocato nel 1708, si trasferì a Parigi per quattro anni; quindi, dopo la morte del padre, entrò come consigliere al parlamento di Bordeaux (1714). Nel 1716, in seguito alla morte di uno zio, poté assumere la carica di presidente à mortier. Magistrato scrupoloso, Montesquieu non si limitò tuttavia alle questioni di procedura; i primi anni di magistratura furono anzi i più proficui per la sua formazione intellettuale. Nel 1716 entrò anche all’Accademia delle scienze di Bordeaux, in cui lesse una Dissertazione sulla politica dei Romani nella religione, un trattatello sui Debiti dello Stato e una serie di “discorsi” scientifici, proposti dall’Accademia stessa. Pur non trattandosi di ricerche originali, questi lavori rivelano l’interesse dello scrittore”,”TEOP-072″ “MONTESQUIEU C. (Carlo SECONDAT BARONE DI MONTESQUIEU)”,”Della grandezza dei Romani e della loro decadenza.”,”””Lo studio fu per me il sovrano rimedio contro i disgusti della vita, non avendo mai avuto un dispiacere che non sia stato dissipato da un’ ora di lettura””. Così lasciò scritto nel ritratto che fece di sé stesso il giovane Carlo Secondat, barone di Montesquieu, nato il 18 gennaio 1689 nel castello della Brède, presso Bordeaux, e morto a Parigi il 10 febbraio 1755. “”La vista continua dei combattimenti dei gladiatori, rendeva i Romani eccessivamente feroci. Si osservò che Claudio divenne più inclinato a spargere il sangue a forza di vedere si fatti spettacoli. L’ esempio di quest’ imperatore che era di un naturale sì dolce, e che fece tante crudeli azioni, fa ben conoscere che l’ educazione del suo tempo era dissimile dalla nostra. I Romani, avvezzati a infierire contro la natura umana nella persona de’ loro figli e dei loro schiavi, non potevano conoscere quella virtù che da noi chiamasi umanità””. (pag 76) “”Per prevenire i tradimenti continui dei soldati, gli imperatori si presero dei compagni, nei quali si confidavano; e Diocleziano, sotto pretesto della grandezza degli affari, stabilì che vi sarebbero sempre due imperatori e due cesari. Giudicò che i quattro eserciti principali essendo occupati da quelli che avevano parte nell’ impero, si metterebbero gli uni contro gli altri in timore; che gli altri eserciti, non essendo di molto forti per intraprendere di far il loro generale imperatore, perderebbero a poco a poco il costume dell’ elezione, e che finalmente la dignità di Cesare, essendo sempre subordinata, la potenza divisa fra quattro per la sicurezza del governo, sarebbe con questo mezzo tutta interamente riposta nelle mani di due””. (pag 89)”,”STAx-113″ “MONTESQUIEU C.L.; a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Antologia degli scritti politici di Montesquieu.”,”Estratti da: Lettere persiane, Della politica, Miei pensieri, Viaggi e note sull’Inghilterra, Considerazioni sulle cause della grandezza e della decadenza delle nazioni, Lo spirito delle leggi, Lettera sui parlamenti.”,”TEOP-414″ “MONTESQUIEU Charles-Louis de Secondat, a cura di Giovanni MACCHIA e Massimo COLESANI”,”Viaggio in Italia.”,”Libro di GB e PS”,”VARx-062-FV” “MONTESQUIEU Charles-Louis (de Secondat), a cura dl Chiara AGOSTINI”,”Lettere persiane.”,”Dietro la finzione d’un dialogo tra l’Oriente e l’Occidente cià che sulla scena delle Lettere persiane si rappresenta è in realtà un monologo che l’Occidente intrattiene con se stesso…”,”FILx-001-FFS” “MONTEVECCHI Luisa SIMONELLI Viviana a cura”,”L’ album dei volti e dei ricordi, 1926-1941. L’ esilio nei pensieri, immagini e ricordi di Vera Modigliani.”,”MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI – ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO – FONDAZIONE G.E. E V. MODIGLIANI ESSMOI. “”(…) Sandro Pertini, fin dal primo momento in cui era venuto in esilio, aveva vissuto sotto l’ assillo di “”far qualcosa””; di elevarsi al di sopra della morta gora della vita quotidiana. Un suo progetto di comunicazioni radiofoniche clandestine con l’ Italia (…) gli eveva già valso nell’ ottobre 1928 un processo a Nizza, dove viveva facendo l’ imbianchino. Di poi, per qualche tempo, non si sentì più parlare di lui. Improvvisamente scomparve, non fu più visto a Nizza…ed un giorno i giornali italiani ne annunziarono l’ arresto: viaggiava sotto falso nome ed era stato riconosciuto.”” (Esilio, pag 163-164)”” (pag 35)”,”ITAD-072″ “MONTEVERDE F. ORLANDO P.”,”””Democrazia Cristiana e movimento cattolico a Genova””. Atti del Seminario del PCI. Genova, 25 giugno 1973. A cura della Federazione genovese del PCI.”,”””Perché una situazione di questo genere? Perché a differenza di quello che è avvenuto per es. a Milano laddove c’è stato uno sviluppo notevolissimo della presenza delle PP.SS. (partecipazioni statali, ndr) a Genova è sempre stato praticamente impossibile stabilire un minimo di rapporto tra il gruppo dirigente DC e il gruppo dirigente delle PP.SS., ed è sintomatico che a Genova malgrado la presenza di Bò per lunghi anni ministro delle PP.SS. e uno dei leaders della sinistra di base non c’è mai stata una forza considerevole di questa corrente.”” (pag 132)”,”PCIx-176″ “MONTEVERDE Franco”,”La città mutante. Demografia e risorse a Genova.”,”Libro di GB MONTEVERDE Franco (Genova, 1933) dal 1975 assessore del Comune di Genova, si occupa di problemi economici e demografici. ha pubblicato articoli in Critica marxista e Rinascita. Fa parte della redazione della rivista ‘Entropia’. “”Sul fenomeno dell’ invecchiamento delle popolazioni occorre sgomberare il terreno da inesattezze e deformazioni. L’ invecchiamento è la conseguenza in primo luogo dell’ allungamento della vita media. In termini strettamente demografici tutte le classi di età, a partire da quella dei neonati, subisce questo processo nel momento stesso in cui cade la mortalità. Il miglioramento della struttura igienico-sanitaria, i progressi della medicina, la scomparsa di carestie, pestilenze e guerre sono le cause di questo fenomeno. Pertanto esso non può essere che salutato come una conquista importante della nostra società. In secondo luogo l’ invecchiamento è dovuto alla diminuzione progressiva del numero dei nati nei confronti del totale della popolazione; questo secondo aspetto introduce problematiche complesse sulle quali saranno svolte alcune considerazioni in un capitolo successivo.”” (pag 86)”,”ITAS-108″ “MONTEVERDE Franco”,”Gli orientamenti di politica economica della Dc genovese.”,”””Un fondamentale filone di ricerca a mio giudizio può essere svolto sulla base di alcune considerazioni contenute nel ‘Capitale’ e precisamente nella IV sezione del libro III. Marx infatti ha dato dei giudizi particolarmente penetranti non solo sulla funzione del capitale commerciale (sistema di saccheggio) tipico dell’economia di Cartagine, di Roma, delle repubbliche marinare italiane, del Portogallo e dell’Olanda, ma anche sui diversi modi attraverso i quali è avvenuto il passaggio dal sistema feudale a quello capitalistico, di cui uno coinvolge appunto il capitale commerciale in modo specifico e lo vede protagonista. «Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diventa commerciante e capitalista, si oppone all’economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazione dell’industria medievale urbana. Questo è il cammino effettivamente rivoluzionario, oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Quest’ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione… non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’antico modo di produzione, che esso invece conserva e salvaguardia come sua condizione. Questo procedimento ostacola dappertutto il modo capitalistico di produzione vero e proprio e scompare con il suo sviluppo. Senza rivoluzionare il modo di produzione, esso peggiora unicamente la situazione dei produttori diretti, li trasforma in semplici salariati e proletari in condizioni peggiori di quelli che sono direttamente sottomessi al capitale e si appropria del loro pluslavoro sulla base dell’antico modo di produzione» (1). Questo particolare passaggio da una realtà economica feudale nella quale il capitale genovese ebbe una funzione puramente finanziaria, ad una realtà economica capitalistica è stato descritto in modo efficace da Sereni (2)”” (pag 109-110) [(1) K. Marx, Il capitale, Libro III, Roma, Ed. Riun. 1970, pp. 399-400; (2) E. Sereni, ‘Capitalismo e mercato nazionale in Italia’, Roma, Ed. Riun., Roma, 1966, p. 175] [Franco Monteverde, ‘Gli orientamenti di politica economica della Dc genovese’, ‘Critica marxista’, n. 5, settembre-ottobre 1973, pag 109-134] (riguardo alla seconda via, il capitale commerciale, si può citare per es. il caso del lavoro a domicilio sotto le dipendenze di un commerciante… ndr)”,”LIGU-003-FGB” “MONTEVERDE Franco”,”I liguri. Un’etnia tra Italia e Mediterraneo.”,”Dono Mario Caprini Franco Monteverde (Genova 1933) studioso di eventi politici e sociali è stato dirigente politico e amministratore comunale, nonché direttore dell’Istituto Gramsci Ligure. Ha pubblicato pure ‘La città mutante. Demografia e risorse a Genova’ (1984) e il saggio ‘Le dinamiche demografiche’ in ‘Storia d’Italia’, Le regioni dall’unità ad oggi’ (Einaudi, 1984)”,”LIGU-218″ “MONTGOMERY David”,”The Fall of the House of Labor. The Workplace, the State and american Labor activism 1865 – 1925.”,”David MONTGOMERY è Farnam Professor of History alla Yale University. E’ autore di ‘Beyond Equality: Labor and the Radical Republicans, 1862-1867’ (1967) e di ‘Workers’ Control in America: Studies in the History of Work, Technology and Labor Struggles’ (1979). L’A è uno storica della classe operaia e del movimento operaio che ha battuto aree inesplorate della ricerca. E’ autore di una monografia modello sull’ epoca della Ricostruzione, ha diretto una prestigiosa rivista di storia della classe operaia, è stato mentore di una generazione di giovani storici del movimento operaio. Ora ha applicato questa esperienza allo studio della formazione e ristrutturazione della classe operaia americana tra il 1865 e il 1925.”,”MUSx-070″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Primo.”,”MONTGOMERY (1887-1976) feldmaresciallo britannico, è entrato nell’ esercito nel 1908. Si è distinto nella 1° e 2° guerra mondiale. Nel 1940 ha comandato la 3° divisione in Francia. Nell’ agosto del 1942 batté italiani e tedeschi ad Alamein. Dopo la campagna d’ Africa e d’ Italia nel 1944, dopo lo sbarco in Normandia ebbe il comando del XXI gruppo di armate che giunse alla vittoria finale. Capo di stato maggiore generale dal 1946 al 1948, fu vicecomandante delle forze Nato in Europa (1951-1958). “”Nel Medioevo la società normanna era divisa in tre classi, come ogni società europea: quelli che combattevano, quelli che pregavano e quelli che lavoravano. La base della potenza della casta militare e del sistema di difesa era il castello; esso era pure il simbolo più visibile del governo feudale. Tra il 1000 e il 1300 l’ architettura militare ebbe un notevole sviluppo””. (pag 277)”,”QMIx-111″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Secondo.”,”””In diciassette anni ebbero luogo quattro guerre importanti: la guerra di Crimea (1853-56) che vide Inghilterra, Francia e Turchia alleate contro la Russia; la seconda guerra d’ Indipendenza italiana del 1859 nella quale i principali contendenti furono la Francia e l’ Austria; la guerra tra Prussia e Austria del 1866 e quella tra Francia e Prussia del 1870-71. La condotta della guerra in Europa era adesso determinata dalle dottrine militari di Jomini e Clausewitz, dalla rivoluzione industriale e dall’ espansione demografica”” (pag 680)”,”QMIx-112″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Primo.”,”Bernard Law Montgomery (Kennington, Londra, 1887 – Hampshire, Isington Mill 1976), feldmaresciallo britannico. Entrato nell’esercito nel 1908, si distinse durante la prima guerra mondiale e nel 1940 comandò la 3° divisione in Francia. Nell’agosto 1942, alla testa dell’8° armata battè le forze dell’Asse a el Alamein. Dopo aver partecipato alle operazioni in Africa e in Italia, all’inizio del 1944 rietrò in patria e nell’agosto, dopo lo sbarco in Normandia, ebbe il comando del XXI gruppo d’armate che guidò fino alla vittoria finale, Capo di stato maggiore generale (1946-48), membro dell’organizzazione di difesa dell’Europa occidentale, fu vice-comandante supremo delle forze NATO in Europa (1951-58).”,”QMIx-016-FL” “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Secondo.”,”Contiene il capitolo: La guerra 1914-18 (pag 759-829) Foch: ‘Fare la guerra significa sempre attaccare’ (pag 759) L’autore sostiene che: “”La guerra 1914-18 ‘fu causata da un assassinio nei Balcani. Tra i capi di stato e i popoli europei nessuno in effetti la desiderava e nessuno la preparò di proposito. Dagli scambi diplomatici che si ebbero apparve chiaro che lo scopo dei capi politici delle varie nazioni – Berchtold (Austria), Sazonov (Russia), Bethmann-Hollweg (Germania), Viviani (Francia) e Asquith (Inghilterra) – era quello di garantire la sicurezza dei propri paesi, ma tutti commisero errori di calcolo. I loro atteggiamenti non erano che dei bluff con i quali si proponevano di scoraggiare l’avversario, ma essi ottennero l’effetto contrario di suscitare reazioni violente e impreviste: i politici giocarono con la diplomazia in un’atmosfera estremamente infiammabile. Bisogna prendere atto, prima di tutto, delle rivalità esistenti tra le varie potenze”” (…) “”I piani di mobilitazione, una volta messi in moto, tolsero il controllo degli avvenimenti ai singoli individui. Tra i piani dei vari paesi emergeva, per la sua ardita concezione offensiva; qullo tedesco. Con questo piano la Germania sperava di ottenere l’iniziativa ed infatti esso determinò il filone principale degli avvenimenti durante l’intera fase iniziale della guerra nell’autunno del 1914 e determinò inoltre i principali teatri d’operazione nei quali essa sarebbe stata combattuta. Il piano era stato ideato dal conte von Schlieffen, capo di stato maggiore dell’esercito dal 1891 al 1906, che nel 1914 era però già morto. Il suo concetto d’azione consisteva nell’attaccare la Francia con azione rapida di forti armate e sconfiggerla in sei settimane, prima cioè di impegnarsi con la Russia”” (pag 761)”,”QMIx-017-FL” “MONTGRENIER René”,”Gracchus Babeuf.”,”””A la pénurie des moyens financiers – défaut inhérent à toute organisation populaire .- les conjurés suppléent par un dévouement de tous les instants et un souci scrupuleux des détails. Des piquets discrets se relayent devant les portes des lieutenants de police pour reconnaître “”les individus qui se faufilent parmi nous, afin de reporter à leur maîtres nos entretiens””. Les capacités combattives de chaque conjuré sont minutieusement notées. On s’inquiète de connaître ceux qui savent commander, ceux qui savent manier un canon. Les dépôts de munitions et d’armes sont soigneusement repérés. Babeuf surtout insiste sur la nécessité d’armer le peuple: la victoire est à ce prix. Au début de mai, le Comité secret qui connaissait l’existence d’un autre mouvement insurrectionnel, composé d’anciens conventionnels tels que Javogues, Ricord et Laignelot, entreprend des pourparlers qui aboutissent le 6 mai à une fusion. Egaux et Montagnards s’entendent pour donner le pouvoir, après l’insurrection, à une assemblée composée, d’une part, des démocrates choisis par les Egaux (un par département) et, d’autre part, des anciens conventionnels de la Montagne. Toutefois, la Révolution étant une oeuvre de longue haleine et la société future ne pouvant s’établir du jour au lendemain dans sa forme parfaite, la nécessité d’une dictature révolutionnaire transitoire est acceptée pas tous. Babeuf lui-même, le démocrate passionné, s’y soumet. Buonarroti définit ainsi cette dictature: “”Une autorité extraordinaire est nécessaire par laquelle une nation peut être mise en pleine possession de la liberté, malgré la corruption qui est la suite de son ancien esclavage et à travers les pièges et les hostilités des ennemis intérieurs et extérieurs conjurés contre elle”””” (pag 69-70) [LEGGERE IN: René Montgrenier, Gracchus Babeuf, Bureau d’editions, Paris, 1937] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAR-217″ “MONTI Mario”,”I briganti italiani. Primo volume. Vardarelli e Ciro Annicchiarico nel Regno delle due Due Sicilie, 1814-1820.”,”Nota. “”Gli studiosi del brigantaggio possono perciò riconoscere facilmente le molte libertà che l’ autore si è concesso con la verità storica.”” (pag 9)”,”ITAB-184″ “MONTI Mario”,”Il governo della economia e della moneta. Contributi per un’Italia europea, 1970-1992.”,”volume dato a RB, questa è una seconda copia Mario MONTI è nato a Varese nel 1943. E’ professore di economia politica nell’Università Bocconi di Milano della quale nel 1989 è diventato rettore. (v. risvolto di copertina)”,”ITAE-236″ “MONTI Augusto”,”I sanssôssí. (Gli spensierati)”,”‘L’Italia tra Risorgimento e Grande Guerra è nata dal succedersi di generazioni avventurose e fantasiose (i suoi “”sanssôssí””) e generazioni ostinate e realizzatrici. La trilogia di Augusto Monti – saga familiare, rievocazione della Torino e del Piemonte di ieri, narrazione mossa e calorosa – ci immette con inesauribile freschezza nel fluire del nostro passato'”,”ITAS-204″ “MONTI Alessandro”,”La legge e l’abominio. L’India di Rudyard Kipling.”,”””””L’imperialismo degli Stati bianchi ha avuto un narratore solare in Kipling””, scrive Giuseppe Prezzolini (…)”” (dall’introduzione)”,”UKIx-131″ “MONTI Ernesto ONADO Marco”,”Il mercato monetario e finanziario in Italia. Teoria e strumenti.”,”Ernesto Monti è direttore centrale del Banco di Santo Spirito e professore a contratto nell’Università LUISS di Roma. Marco Onado è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università di Bologna.”,”ITAE-126-FL” “MONTI Mario”,”Demagonia. Dove porta la politica delle illusioni.”,”Mario Monti (Varese, 1943), economista e senatore a vita. È stato Presidente del consiglio e Ministro dell’Economia e delle Finanze alla guida di un governo di unità nazionale che superò le crisi finanziarie. Come Commissario Europeo per il Mercato Unico (1995-1999) e per la Concorrenza (1999-2004) ha promosso l’integrazione dei mercati e posto le basi del coordinamento fiscale, sanzionando casi di abuso di posizione dominante, di fusioni e di aiuti di Stato illegali. Laureato alla Bocconi ne è stato poi professore di economia e anche Rettore (1989-1994). È pure editorialista del Corriere della Sera. Ha al suo attivo alcuni libri tra cui ‘Il governo dell’economia e della moneta’ (1992) e ‘Intervista sull’Italia’, a cura di Federico Rampini (1998), ‘La democrazia in Europa’, con Sylvie Goulard (2012), ‘Parole e fatti’ a cura di Federico Fubini (2012)”,”ITAE-438″ “MONTICONE Alberto”,”La Germania e la neutralità italiana.”,”MONTICONE è nato a Sommariva Perno (CN) nel 1931. Libero docente di storia contemporanea, ha insegnato come Prof incaricato prima all’Univ di Messina e ora all’Univ di Perugia. E’ stato borsista a Magonza (Institut für europeische Geschichte) e durante questo soggiorno in GERM ha compiuto gran parte delle ricerche documentarie di questo libro. E’ autore di numerose opere: -La battaglia di Caporetto. STUDIUM. ROMA. 1955 – Nitti e la grande guerra, 1914-18. GIUFFRE’. 1961 -Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale. LATERZA. 1968 in collaborazione con Enzo FORCELLA Ha curato per il MULINO la pubblicazione del ‘Diario di Caporetto’, di Angelo GATTI (1964).”,”ITAD-004″ “MONTICONE Alberto”,”La storiografia militare italiana e i suoi problemi (1866-1918).”,”””Con il nuovo secolo, nell’ età giolittiana, gli interventi delle truppe all’ interno in parte mutano (per esempio sono talora impiegate in funzione sostitutive nei servizi disertati dagli scioperanti), in gran parte permangono e richiedono, a mio vedere, in una prospettiva di storia del nostro esercito precise indagini almeno per gli avvenimenti maggiori, dagli scioperanti nella bassa padana alla settimana rossa e, in un contesto ancora diverso, ai moti di Torino del 1917. Si deve qui riconoscere che questo è un tipo di indagine nuovo anche in campo internazionale, mentre per esempio sui rapporti tra esercito e società (in particolare tra ufficialità e società) la storiografia di altri paesi ha già dato risultati interessanti (in Francia e in Germania, anche se talora discutibili). (1)”” (pag 16-17) (1) si vedano comunque gli importanti lavori di J.P. Charnay, Societé militaire et suffrage politique en France depuis 1789 (1964), di P.M. De La Gorce, Le armi e il potere. L’ esercito francese da Sedan all’ Algeria’ (1967), G. Ritter, I militari e la politica nella Germania moderna (1967), F. Fischer, Assalto al potere mondiale. (1966)”,”ITQM-115″ “MONTICONE Alberto”,”La battaglia di Caporetto.”,”Grafico pag 206: Condanne a morte pronunziate in contradditorio dai tribunali militari durante la guerra 1915-18 (tratto dalla Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta): Totale generale: eseguite 729, non eseguite 277, totale 1006. Alberto Monticone, nato a Sommariva Perno (Cuneo) nel 1931, ordinario di storia moderna, dopo aver insegnato nelle Università di Messina, Perugia e La Sapienza, attualmente (1999) insegna alla LUMSA di Roma. E’ stato Presidente dell’Associazione Cattolica, deputato e senatore. Ha pubblicato studi di storia della Chiesa moderna e contemporanea, di storia sociale, di storia della radio nel periodo fascista e di storia demo movimento cattolico. “”Cercando di tenere presenti tutti gli elementi, le difficoltà come gli errori, dall’esame sereno degli avvenimenti fra Isonzo e Piave si deduce che non tutte le manchevolezze di comando riscontrabili in quei duri giorni sono imputabili al generale Cadorna, come non tutto il merito della salvezza di una notevole parte dell’esercito va a lui attribuita. La prima fase del ripiegamento, e cioè dal fronte al Tagliamento, come si è visto, fu confusa e disorganizzata, gli ordini del Comando Supremo giungevano per lo più sorpassati dallo sviluppo delle operazioni, gli attaccanti dominavano nettamente la situazione nella zona settentrionale del Friuli e imponevano a tutto lo schieramento italiano la loro volontà; molti Comandi non cooperarono con Cadorna guidando da vicino le proprie truppe, ma si allontanarono prematuramente da esse lasciandole nel pericolo (41). Per sfortunato caso la piena del Tagliamento asportò diversi ponti davanti ai ripieganti, scemando successivamente poco dopo il sopraggiungere dei vincitori. La sosta su quel fiume fu prolungata troppo dopo il passaggio degli Austriaci a Pinzano e furono di conseguenza perdute altre truppe sulle Prealpi e successivamente a Longarone, sebbene non sembri esatto affermare una oscillazione di pensiero, fra il 29 ottobre e il 4 novembre, del Capo di S.M. sull’opportunità o meno di fermarsi al Tagliamento. La marcia verso il Piave, tranne qualche inconveniente presso la linea dei monti, avvenne in modo soddisfacente e, nonostante la riduzione grandissima del numero dei combattenti, l’esercito aveva ancora un buon nucleo di uomini, che, seppure sfiniti e in condizioni miserrime, ancora inquadrati non lasciarono più passare il nemico. La responsabilità del fatto che fra il 27 ottobre e il 1 novembre la ritirata fu caotica tocca anche a diversi comandanti di Corpo d’Armata o di divisione, che si mostrarono veramente sconfitti, ma l’onore di aver portato sul Grappa e sul Piave trppe ancora pronte a battersi con energia, dopo una odissea deprimente, spetta anche a qui Capi che nei momenti più tristi non lasciarono il loro posto fra i propri soldati. In breve ci sembra che, dato il colpo ricevuto e le condizioni dei due eserciti di fronte, la ritirata, così come fu condotta, riuscì in modo soddisfacente ed ebbe sempre un capo che non perdette la calma, anche se a momenti gli sfuggì il controllo della situazione. Il torto di Cadorna – come giustamente osservò il generale Caviglia (42) – fu di aver accusato parte delle truppe di viltà; per questo gli Alleati, per mezzo di Foch, fecero pressione sino a che il Governo decise di sostituirlo nel Comando Supremo. Ma a noi interessa rilevare come il tramutarsi della sconfitta in grave rovescio, il che accadde nei giorni fra il 28 ed il 31 ottobre, dipese sempre ancora, in fondo, dalla battaglia del 24-25 che torvò le riserve italiane impreparate e lontane”” (pag 197-198) (41) Cfr P. Pieri, La leggenda, cit., p. 1585; tuttavia anche alcuni Comandi di Corpo d’Armata eseguirono la prima fase del ripiegamento con le loro truppe (Caviglia, Gandolfo, Badoglio), cfr. anche De Regibus, La battaglia di Caporetto, cit. p, 20; (42) Cfr. Caviglia, cit, p. 257″,”QMIP-139″ “MONTICONE Alberto”,”Gli italiani in uniforme, 1915/1918. Intellettuali, borghesi e disertori.”,” Contiene tra l’altro i capitoli: – La cultura italiana e la Germania nel 1914 – Sonnino e Salandra verso la decisione dell’intervento – Il socialismo torinese ed i fatti dell’agosto 1917 – I vescovi italiani e la guerra – Il regime penale nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale”,”QMIP-265″ “MONTICONE Alberto, con scelta di testi radiofonici a cura di L. PAROLA”,”Il fascismo al microfono. Radio e politica in Italia (1924-1945).”,”Alberto Monticone nato in provincia di Cuneo nel 1931 ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Messina e di Perugia ed è stato poi professore ordinario di storia moderna nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Ha pubblicato ‘La battaglia di Caporetto’ (1955), ‘Nitti e la grande guerra’ (1961), ‘Plotone di esecuzione’ (con E. Forcella) (1968), ‘La Germania e la neutralità italiana 1914-1915’ (1971), ‘Gli italiani in uniforme, 1915-1918′ (1972). Ha condotto anche ricerche di storia della Chiesa moderna e contemporanea. L’Eiar in guerra. La propaganda. “”L’artificiosa condizione dell’Eiar, quale strumento della lotta in corso, si osserva anche nei dati della sua organizzazione: dopo un anno di guerra l’ente presenta un forte aumento del personale con una progressione eccezionale rispetto al triennio precedente. Tra funzionari, tecnici ed artisti, nel maggio 1941 vi sono oltre 2.500 persone, cioè almeno 500 in più rispetto al triennio precedente, con una nettissima prevalenza di personale impiegatizio e tecnico rispetto a quello artistico; sintomo evidente dell’ampliamento dei servizi di propanda (specie per il fronte e per l’estero). All’incremento del personale dell’Eiar, che continua a manifestarsi anche nel 1942, fa riscontro un ulteriore balzo in avanti del numero di abbonati: da 1.194.8498 del 1939 si era giunti a 1.404.679 nel 1940 e a 1.674.546 al 31 dicembre 1941; verso la metà del 1942 non era lontano il traguardo dei due milioni. Per alcune regioni e città italiane la percentuale dei radioascoltatori non è più molto distante dalla media europea: nella Venezia Giulia e in Liguria è già nel 1940 oltre il 60 per mille abitanti; nelle grandi città della penisola con oltre 300 mila abitanti la densità degli abbonati tocca in quell’anno l’86,1 per mille. Permangono le differenze profonde fra nord e sud, fra città e campagna, ma forse vi è qualche lieve ritocco delle proporzioni a favore di una diffusione popolare anche nelle zone rurali: tutto questo comunque avviene nel clima innaturale della guerra, sotto l’evidente pressione di avvenimenti che toccano interessi e affetti familiare. Non è infatti mutato il prezzo degli apparecchi, anche se qualche produttore, in parte costretto dalla scarsità di materiali stranieri, in parte intuendo le possibilità di una mercato a basso prezzo, offre apparecchi a sole 700 lire”” (pag 181)”,”ITAF-407″ “MONTINI Ileana”,”Comunione e Liberazione. Nella cultura della disperazione.”,”Radici teoriche dell’ integralismo di CL. (pag 97-) Ileana Montini è nata a Pola nel 1940. Ha iniziato l’attività di pubblicista su ‘L’Avvenire d’Italia’ diretto da Raniero La Valle. Attualmente (1978) collabora a: ‘Il Manifesto’, ‘Noi Donne’, ‘Classe’ e altri periodici. “”Secondo Augusto del Noce la posizione di Gramsci porta a pienezza il secolarismo come chiusura totale ad ogni trascendenza metafisica e religiosa. Tra i teorici dell’occidente, solo Gramsci, secondo Augusto Del Noce, ha elaborato una linea politica adeguata alla realtà occidentale. Perché finora, il marxismo non è riuscito a “”vincere in Occidente””, mentre è chiaro che la vittoria diventa il segno della sua universalità. Esiste per la “”forma di marxismo”” gramsciana una “”possibilità di conciliazione”” con il cattolicesimo o comunque con un pensiero trascendente? La risposta è senz’altro negativa, “”perché la negazione della trascendenza religiosa appare in Gramsci non come una ‘sovrastruttura’”” bensì come una ‘condizione’ (3). Gramsci, senza odio anticattolico, o anticlericale, da “”vero storicista””, “”ha messo in luce l’incompatibilità e inscindibilità assoluta del cristianesimo e di marxismo””. Il processo del pensiero immanentistico moderno era stato processo della religione verso la filosofia, ma con il marxismo diventa processo della filosofia verso la religione nel senso di una concezione della vita che unifica gli intellettuali e le masse. Insomma Gramsci, secondo Del Noce, sarebbe più negativo nei riguardi della religione dello stesso Marx! (4). Gli “”insegnamenti”” contenuti nel pensiero gramsciano sono, tra l’altro, la convinzione che la sola forma di comunismo che può oggi riuscire in occidente è radicalmente atea. In un’altra occasione, a un convegno per gli operatori scolastici, il filosofo della destra cattolica italiana, ha approfondito il suo punto di vista ad uso e consumo del movimento integralista Cl (5). La scuola è attraversata da una filosofia laicista e religiosa. D’altronde il Paese, governato da trent’anni dalla Democrazia Cristiana, ha assistito a un poderoso processo di secolarizzazione. Il tutto sembra attestare lo scacco della ‘rinascita cattolica’ promossa da Leone XIII. Ma si tratta in realtà di un insuccesso più apparente che reale, o almeno parziale. La rinascita cattolica, nel pensiero di Leone XIII interpretato da Del Noce, deve essere inscindibilmente religiosa, filosofica e politica: politica perché richiesta come necessaria per la salvezza “”anche temporale della società umana””; ma allora una nuova politica che deve “”appoggiarsi su una filosofia che sia a sua volta preambolo alla fede”” (6). Il gramscismo si inserisce in questo parziale “”scacco”” per realizzare il passaggio da una società parzialmente cristiana ad un’altra radicalmente secolarizzata. Carattere primo del pensiero di Gramsci, sempre secondo Del Noce, è il ritorno all’intransigente laicismo di De Sanctis. L’obiezione che Gramsci muove a Croce e Gentile è di non essere andati verso il popolo a causa del loro conservatorismo religioso. Quindi è con De Sanctis che il pensiero gramsciano si incontra. Si vede il posto preminente dato alla pedagogia in coincidenza con l’idea che la rivoluzione rientra nella “”riforma intellettuale e morale””. “”Per Gramsci””, scrive Del Noce, “”l’educazione è diretta verso un fine ben preciso: la creazione di un nuovo “”senso comune”” per cui non possa più proporsi, né logicamente né emotivamente, il problema dell’esistenza o del desiderio di Dio; desiderio di Dio che restava presente nel vecchio positivismo e nel neokantismo, e che è riemerso in rappresentanti di scuole inizialmente ispirato al marxismo, come quella di Francoforte, per es. in Horkheimer (7). In Italia c’è poi una “”collusione”” tra il laicismo radicale e il comunismo. Si può parlare addirittura di un blocco storico di alleanze di cui però la forza egemone è il comunismo e di cui fanno parte anche i laici radicali e i cattolici del dissenso. Il laicismo radicale è proprio della “”borghesia progressiva”” che ha con il marxismo in comune il programma di laicizzazione totale. Naturalmente, diversamente dal marxismo, non ipotizza una società senza classi. Gramsci, riprendendo il problema degli intellettuali come elemento attivo e unificante e quello del partito come intellettuale collettivo, all’interno della rivoluzione intesa come “”trasformazione radicale della natura umana, con l’affermazione prometeica del passaggio a una superumanità””, fonda la via della riforma intellettuale e morale come “”processo pedagogico di secolarizzazione”” (8)”” (pag 98-99)] [(3) Augusto Del Noce, ‘Gramsci e la religione’, “”Rassegna di Teologia””, n. 2, 1977, pp. 105-106; (4) Ibidem, pp. 110-111; (5) A. Del Noce, ‘La pedagogia della secolarizzazione ed il conflitto delle culture’, in ‘Pluralismo culturale e società’, Milano, Massimo, 1977; (6) Ibidem, p. 57; (7) Ibidem, p. 78; (8) Ibidem, p. 99]”,”RELC-008-FB” “MONTINO Davide FUGAZZA Mariachiara CASSAMAGNAGHI Silvia ASTENGO Franco VALLARINO Rita FRIZZA Anna Maria PAGGI Mario Lorenzo BORGNA Piero MANESCHI Angelo CREMIEUX Anna”,”L’altra metà della storia – Le organizzazioni femminili tra guerra e dopoguerra – L’Unione delle Donne Italiane (UDI) – Noi donne – Il Centro Italiano Femminile (CIF) – La stampa femminile cattolica – La missione della donna nel discorso di papa Pio XII del 21 ottobre 1945 – La decisione di ammettere le donne al voto – La Consulta nazionale – Voto alle donne – La partecipazione delle donne alla vita democratica a Savona nell’immediato dopoguerra – L’esperienza di Rosalda Panigo – L’impegno religioso, sociale e politico-amministrativo di Luigina Zunini nell’Azione Cattolica, nel CIF e in Consiglio comunale a Savona – Tutti le dobbiamo qualcosa – Ricordo dei parlamentari savonesi della prima legislatura repubblicana – La pagina nera dei crimini italiani di guerra all’estero – Gli scioperi del 21 dicembre 1943 e dell’1 marzo 1944.”,”Contiene gli articoli: – ‘Gli scioperi del 21 dicembre 1943 e dell’1 marzo 1944’ di Anna Cremieux -‘La pagina nera dei crimini italiani di guerra all’estero’ di Piero Borgna e Angelo Maneschi”,”DONx-062″ “MONTINO Davide”,”Letture scolastiche e regime fascista (1925-1943). Un primo approccio tematico.”,”Davide Montino è operatore dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare e dottorando di ricerca in Storia Contemporanea presso l’Università di Genova. (2001)”,”GIOx-004-FFS” “MONTINO Davide”,”In tempi resi difficili dall’oppressione. Breve storia del professor Ennio Carando, antifascista.”,”‘Catturato dalle brigate nere, Carando fu seviziato e fucilato, il 4 febbraio del ’45, insieme al fratello Ettore e a Leo Lanfranco, un operaio comunista torinese. Al prete che venne chiamato per confessarli prima dell’esecuzione Carando disse: “”non insista, reverendo, ognuno ha la sua metafiscia””. (…) “”Don Domenico riferì, che prima di morire, i tre fucilati gradarono “”Viva l’Italia”” e “”Viva il comunismo””, senza che si potesse stabilire con precisione chi avesse emesso il secondo grido. Non è grave. Prima di essere fucilato, il 29 aprile del ’44, Pietro Benedetti, operaio ebanista, iscritto al PCI dal 1921, lasciò scritto: “”Amate la madrepatria, ma ricordae che la patria vera è il mondo e ovunque vi soo vostri simili, quelli sono vostri fratelli”” (pag 25-26) (dall’introduzione di Sergio Cirio, maggio 2013)”,”ITAR-386″ “MONTI-OTTOLENGHI Ines; MALATESTA Maria”,”Filippo Turati, la “”Critica sociale”” e la formazione della borghesia industriale in Italia, dalle origini all’età giolittiana (Monti); Sorel, Missiroli e “”Il Resto del Carlino””. II. Il dopoguerra (Malatesta).”,”La divergenza tra le opinioni di Engels e quelle della coppia Turati-Kuliscioff “”Al di là delle differenze indicate, vi è quindi sia nell’interpretazione della Kuliscioff che in quella di Turati un comune criterio di fondo: che consiste, appunto, nel tener ben presente la situazione italiana di forte ritardo storico. E, proprio in base a questa considerazione, essi ritengono che il partito abbia di fronte a sì soltanto due strade: o un cauto lavoro di organizzazione che lasci ai democratici il compito di occuparsi della insurrezione meridionale, oppure una direttiva rivoluzionaria, secondo la quale i socialisti, saltando consapevolmente una delle fasi dello sviluppo storico, si sostituirebbero ai democratici dimostratisi incapaci di guidare il movimento dei Fasci (38). Quale delle due vie prendere? Questo è il quesito che la coppia pone ad Engels per avere un consiglio che la guidi nella difficile scelta. La risposta di Engels è nota e si può riassumere in questa affermazione: che bisogna creare un ambiente favorevole allo sviluppo del socialismo aiutando il progresso della borghesia. Si tratta quindi di una indicazione assai simile a quella data da Turati nel ’92 ai lettori della «Critica Sociale». Ma se Turati aveva posto allora l’accento sulla formazione della borghesia industriale, Engels fa ora riferimento alla creazione di un forte movimento piccolo borghese, orientato in senso democratico, che chieda il suffragio universale e la libertà di movimento per i partiti di sinistra e crei una condizione propizia per lo sviluppo del socialismo. Finisce con il suggerire un orientamento non previsto da Turati, né dalla Kuliscioff: l’accordo del PSLI, come partito indipendente, con i partiti che rappresentano i ceti medi, cioè i repubblicani e i radicali (39). Certo non è la prima volta che sulla «Critica Sociale» si parla della questione della piccola borghesia: Turati, anzi, ne aveva più volte discusso, cercando di analizzarne la composizione sociale. E ne era venuta fuori l’immagine di un agglomerato quanto mai confuso, composto da un lato di ceti che vivevano di professioni autonome più o meno qualificate; dall’altro di gente che si sosteneva con il piccolo impiego (40). Solo che i giudizi espressi da Turati in merito ai ceti medi e a coloro che considerava i loro rappresentanti politici, cioè i democratici, portano assai lontano dalle conclusioni alle quali Engels giunge nella lettera al direttore della rivista. Nessuna meraviglia quindi che lo scritto del Maestro resti al momento senza risposta e che una replica giunga solo più tardi, a distanza di mesi, quando si tratterà di giustificare un cambiamento di linea rispetto al problema delle alleanze”” (pag 365-367) [(38) Turati in realtà, a differenza della Kuliscioff che appare effettivamente indecisa tra i due indirizzi prospettati, sembra propendere per la partecipazione attiva all’insurrezione siciliana, anche se il suo poscritto alla lettera ad Engels lascia trasparire una grande incertezza, cfr. ‘La corrispondenza di Marx e Engels con gli italiani, a cura di G. Del Bo, Feltrinelli, Milano, 1964, p. 518; (39) F. Engels, ‘La futura rivoluzione italiana e il partito socialista’, «CS», 1° febbraio 1894, pp. 35 sgg. Gli studi, che si sono occupati di questa lettera di Engels, hanno teso a sottolineare l’identità tra la via da lui indicata e le scelte politiche di Turati nel campo delle alleanze. In realtà però non solo la divergenza tra le opinioni di Engels e quelle della coppia Turati-Kuliscioff era allora assai evidente, ma anche in seguito i temporanei avvicinamenti di Turati ai democratici non avrebbero espresso un’adesione ai suggerimenti del maestro, quanto piuttosto una scelta autonoma, lungamente elaborata. A questo proposito cfr. L. Strik-Lievers, ‘Turati, la politica delle alleanze e una celebre lettera di Engels’, Nuova Rivista Storica, 1973, n. 1, pp. 128 e sgg., che propone una riesamina delle immagini offerte dalla storiografia circa l’orientamento di Turati nei confronti dei democratici; (40) F. Turati, ‘L’azione parlamentare dei socialisti in Italia’, cit., Così le classi medie sono descritte da Turati: «un’immensa nebulosa di gente intermedia, che è il ceto più vario e forse ancora più numeroso (…); maestri, medici condotti, piccoli proprietari, piccoli impiegati e piccoli esercenti d’ogni maniera, mezzadri, agricoltori senza terra o quasi»] [Ines Monti Ottolenghi, ‘Filippo Turati, la “”Critica sociale”” e la formazione della borghesia industriale in Italia, dalle origini all’età giolittiana’, Ricerche Storiche, Rivista semestrale del Centro piombinese di studi storici, Leo S. Olschki Editore, N. 2, luglio-dicembre 1976, pag 355-404] Ammirazione di Sorel per il popolo tedesco aveva molti punti di contatto con quelle di Croce, accusato di filogermanismo (pag 424)”,”TUFx-001-FGB” “MONTRONI Romano, a cura”,”I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori.”,”MONTRONI Romano è diventato libraio giovanissimo. Dopo la prima esperienza nel mondo della distribuzione ha lavorato nelle Librerie Feltrinelli delle quali è stato direttore fino al 2000. Ha pubblicato: ‘Vendere l’anima. Il mestiere del libraio’ (2006), ‘Una vita tra autori e lettori’ (2010). “”E così avevo cominciato con il canto forse più debole della ‘Divina Commedia’, ma era il primo, e io diligentemente avevo cominciato dall’inizio. Dante era arrivato “”al piè d’un colle”” e guardando in alto vide “”le sue spalle / vestite già dei raggi del pianeta / che mena dritto altrui per ogni calle.”” Ricordo molto bene che quelle spalle mi aveva lasciato un po’ perplesso, non mi era ben chiaro che indicassero il pendio del colle, ma il pianeta era di sicuro il sole, e questo bastò a farmi provare, a quel “”vestite già dei raggi””, un’emozione così forte che fino ad oggi non l’ho dimenticata.”” (Cesare De Marchi, Dante Divina Commedia) (pag 153) “”Poiché le cose umane non sono eterne, e vanno sempre verso la declinazione dei loro princìpi, finché non giungono al loro ultimo termine, e soprattutto la vita degli uomini, e poiché quella di don Chisciotte non aveva alcun privilegio dal cielo per arrestare il corso della propria, quando meno se l’aspettava, arrivò la sua conclusione e fine; (…)”” (Cervantes, Don Chisciotte) (cit pag 213)”,”VARx-446″ “MONTRONI Romano”,”Libraio per caso. Una vita tra autori e lettori.”,”Romano Montroni (Bologna, 1939) è diventato libraio giovanissimo dopo una prima esperienza nel mondo della distribuzione. Nel corso del suo lavoro ha conosciuto scrittori, editori, librai, studenti e professori.”,”EDIx-010-FSD” “MONZALI Luciano”,”Amedeo Giannini e la nascita della storia delle relazioni internazionali in Italia.”,”””Sul piano interpretativo Giannini, in tale opera, esplicita chiaramente una forte simpatia verso il risveglio delle nazionalità del mondo orientale e riflette quindi quello che fu l’orientamento dominante della politica estera italiana in tale regione nel periodo Sforza-Contarini e negli anni successivi”” (pag 503)”,”STOx-296″ “MOONEY James D.”,”Principi di organizzazione.”,”Libro di GB “”E Mosé scelse uomini abili da tutta Israele, e li prepose al popolo, come capi di migliaia; capi di centinaia e capi di decine. Ed essi erano tutto il tempo a disposizione del popolo per rendere giustizia: riferivano a Mosé solo per le questioni più rilevanti e risolvevano essi stessi le cause di minor importanza”” (Esodo, 28; 25, 26) (in apertura) Lo Stato maggiore “”Le espressioni «Stato maggiore» e «Capo di Stato maggiore» non avevano in antico il significato attuale. Negli eserciti del XVII secolo, per Stato maggiore s’intendeva semplicemente il complesso degli ufficiali generali e dei funzionari più elevati in grado. Uno Stato maggiore, nel significato attuale, fu costituito in Francia nell’anno 1790; il Prussia nello stesso periodo. Lo Stato maggiore francese assunse però una forma diversa sotto Napoleone e la funzione consultiva apparve scarsamente negli eserciti francesi di quel periodo. I servizi di consulenza sotto Napoleone consistevano nel genere di lavoro eseguito dagli aiutanti di campo e dai segretari. L’ufficiale che impersona più esattamente questo tipo fu il maresciallo Berthier, che occupava sotto Napoleone il posto di capo di Stato maggiore. Le mansioni di Berthier, in confronto a quelle di una capo di Stato maggiore moderno, a stento superavano quelle di un modesto capufficio. Il grande imperatore non prendeva certamente consiglio né da Berthier né da nessun altro. Come tutti gli autocrati egli era, in fatto di consigli autosufficiente. Victor Hugo dice di tali uomini che il loro peso eccessivo sulla bilancia del destino umano turba l’equilibrio. La loro attività sembra talvolta determinare una rottura, più che costituire un anello della catena del progresso umano. Lo sviluppo dello Stato maggiore moderno, fu opera di altri uomini. …. finire (pag 162-165)”,”ECOA-026″ “MOORE Barrington jr.”,”Basi sociali dell’ obbedienza e della rivolta.”,”L’A insegna alla Harvard Univ. Tra le sue opere ricordiamo: ‘Il dilemma del potere’ (1950) ‘Le origini sociali della dittatura e della democrazia’ (1966), ‘Potere politico e teoria sociale’ (1958), ‘Le cause sociali delle sofferenze umane’ (1970).”,”MGEx-032″ “MOORE George Foot”,”Il Cristianesimo.”,”Nato nella Pennsylvania nel 1851 George FOOT MOORE divenne professore di ebraico e lecturer di storia delle religioni (v.nota biografica retrocopertina),”,”RELC-114″ “MOORE Carl H.”,”The Federal Reserve System. A History of the First 75 Years.”,”Reagan: sostituzione di Volcker con Greenspan. “”Nella primavera del 1987 cominciarono a circolare delle voci che il presidente Volcker non sarebbe stato rinominato alla fine del suo mandato nell’ agosto 1987. Sebbene il suo mandato come membro del Board of Governors non finisse che il 31 gennaio 1992, il suo mandato come presidente spirava il 6 agosto 1987. (…) La comunità finanziaria non gradiva la prospettiva che Volcker lasciasse la Fed. La sua leadership aveva condotto la Fed e la comunità degli affari attraverso tempi perigliosi, ed era molto rispettato come leader in un campo complicato e in mutamento. Il 3 giugno 1987, il presidente Reagan annunciò che avrebbe nominato Alan Greenspan al posto di Paul Volcker come presidente del Board of Governors del Federal Reserve System. (…). Così finì un periodo di servizio di un’ altro forte, deciso leader della Federal Reserve. Assieme a Carter Glass, Marriner Eccles, e William McChesney Martin, Paul Volcker sarà ricordato come un uomo che ha guidato la Fed attraverso importanti cambiamenti e per la sua abilità a muoversi in sintonia con gli interessi pubblici della nazione””. (pag 164-165)”,”USAE-038″ “MOORE Bill”,”Our History. Labour – Communist Relations, 1920-1951. Part III. 1945-1951.”,”Nel 1957 il Party History Group pubblicava il Pamphlet n° 5 dal titolo ‘Labour-Communist Relations, 1920-39’. Il presente pamphlet incorpora quello del 1957 riveduto e ampliato da N. BRANSON e Bill MOORE. Gli ani di guerra sono stati scritti da Noreen BRANSON. Il Periodo del dopoguerra fino alla pubblicazione della prima edizione de ‘The British Road to Socialism’, è scritto da Bill MOORE. I piani economici in Germania nelle zone di occupazione. “”E la fusione delle zone britannica e americana nel 1948 mise fine all’ aspirazione del Governo Labour di introdurre la nazionalizzazione all’interno della zona britannica. Forrestal lo disse chiaro. All’ incontro del segretario di Stato USA, di Guerra e Marina (7.5.47), egli ricordò nel suo diario: “”Dissi che il Governo avrebbe dovuto dire con chiarezza che noi non proponiamo di avallare la socializzazione in Germania in qualsiasi modo (…)””””. (pag 29)”,”MUKx-142″ “MOORE Bob a cura; saggi di Pieter LAGROU Louise WILLMOT Hans KIRCHHOFF Olivier WIEVIORKA Gustavo CORNI Dick VAN-GALEN-LAST Arnfinn MOLAND Bob MOORE”,”Resistance in Western Europe.”,”MOORE Bob Saggi di Pieter LAGROU Louise WILLMOT Hans KIRCHHOFF Olivier WIEVIORKA Gustavo CORNI Dick VAN-GALEN-LAST Arnfinn MOLAND Bob MOORE”,”QMIS-129″ “MOORE Laurence R.”,”European Socialists and the American Promised Land.”,”Engels e la valvola di sfogo della frontiera per il proletariato americano. “”Aside from the pig-headedness of the German sectarians one special factor endemic to the American environment worked very strongly against an immediate acceptance of socialism. Even before the Civil War, Marx and Engels had noted with chagrin the escape-valve qualities of the great western hinterland (again a chagrin contrasting sharply to the attitude of other European social radicals toward the frontier). Workers dissatisfied with their condition in the eastern cities did not rebel .- they merely moved. Both Marx and Engels had counted on the rapid rise of American capitalism after the war to nullify this factor, but as late as 1892 Engels was still pointing to the unmanning effect of the American West on proletarian class consciousness. The West did not merely offer the oppressed eastern worker a place to go – a way out and up. Even more damaging to a struggling socialist movement, the large land reserve often turned the laborer into a speculator (or, at least, a potential speculator) and kept his mind running in the same bourgeois circles. Engels wrote, “”Only when the land – the public lands – is completely in the hands of the speculators, and settlement on the land thus becomes more and more difficult or falls victim to gouging – only then, I think, will the time come, with ‘peaceful’ development, for a third party. ‘Land’ is the basis of speculation, and the American speculative mania and speculative opportunity are the chief levers that hold the native-born worker in bondage to the bourgeoisie. Only when there is a generation of native-born workers that cannot expect ‘anything’ from speculation ‘any more’, will we have a solid foothold in America”” (25). The paradox of a bourgeois-minded proletariat had long bothered Engels in analyzing the English masses. In England and America, he knew, the disturbing phenomenon of workers who admired bankers and industrialists and scorned their own class owed much the the relatively high wage scale prevailing there”” (pag 17-18) [Lawrence R. Moore, European Socialists and the American Promised Land, 1970] [(25) Engels to Sorge, Jan. 6, 1892, ‘Letters to Americans’, 239]”,”SOCx-245″ “MOORE Stanley”,”Three tactics. The Background in Marx.”,”MOORE Stanley Testo incentrato sul rapporto tra Marx ed Engels e Blanqui, il blanquismo e i rivoluzionari francesi della generazione precedente la loro. La prima parte del volumetto è più interessante della seconda. Blanqui: Auguste Blanqui, Jules Dalou (vedi retro) Capital et travail (1870) Ancienne Librairie Germer Baillière et Cie, Félix Alcan, éditeur, 1885; Titolo Capital et travail Volume 1 di Critique sociale, Auguste Blanqui Autori Auguste Blanqui, Jules Dalou Editore Ancienne Librairie Germer Baillière et Cie, Félix Alcan, éditeur, 1885 Marx su eventuale possibilità rivoluzione senza guerra civile (per Inghilterra e Stati Uniti) (pag 85) Questione rivoluzione permanente in Marx ed Engels. “”From the beginning of 1844, when Marx and Engels announced their conversion to communism, until the end of 1850, when they faced the fact that the crisis of 1848 was over, their revolutionary tactics were primarily influenced by the tradition of Babeuf, Buonarroti, and Blanqui. This tradition was not the only influence on Marx and Engels. They were far from accepting its principles uncritically. Yet the key to understanding their tactics during this period is to examine the position they adopted on the doctrines of permanent revolution, proletarian dictatorship, and conspiratorial leadership. The slogan of permanent revolution does not appear in the ‘Communist Manifesto’. But the concept is implicit in the claim that Germany is on the eve of a bourgeois revolution that will be immediately followed by a proletarian revolution. After the successes of 1848 and the defeats of 1849, Marx and Engels, in the ‘First Address of the Central Committee of the Communist League to its Members in Germany’, presented a detailed tactical plan for carrying forward the revolution. In this address they distinguish three political programs, representing three classes struggling to dominate the revolution: bourgeois Liberalism, petty-bourgeois Democracy, and proletarian Communism. Throughout every stage of revolutionary development the proletarians must build their independent organization and present their independent program. But at each new stage they must shift their alliances and increase their demands. During the period when bourgeois Liberals are in the ascendancy, Communists should support the struggle of petty-bourgeois Democrats to take power. But in the period when petty-bourgeois Democrats are in the ascendancy, Communists should struggles to replace them. These tactics are summarized in the statement that the battle-cry of the proletariat must be “”The Permanent Revolution”””” [Stanley Moore, Three tactics. The Background in Marx, 1963] (pag 22-23)”,”MADS-639″ “MOORE Barrington jr”,”Social origins of Dictatorship and Democracy. Lord and Peasant in the Making of the Modern World.”,”Dopo la guerra civile americana “”non ci fu la confisca e la redistribuzione delle terre e il sistema delle piantagioni riprese vigore per mezzo di un nuovo sistema di lavoro. Si tentò dapprima con il lavoro salariato. Ma questo fallì a causa del fatto che i neri salariati prendevano la paga nel corso dell’anno ma poi tendevano a nascondersi quando c’era da raccogliere il cotone. Così si ricorse allo ‘sharecropping’ (mezzadria) che dava ai proprietari delle piantagioni un maggior controllo sulla forza-lavoro”” (pag 147) Barrington Moore Jr. (Washington, 12 maggio 1913 – Cambridge, 16 ottobre 2005) è stato un sociologo statunitense. È famoso per la sua opera Le origini sociali della dittatura e della democrazia: proprietari e contadini nella formazione del mondo moderno (1966), uno studio comparativo della modernizzazione in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Cina, Giappone, e India, e una storia filosofica del totalitarismo. Tra le altre sue opere si ricordano Riflessioni sulle cause sociali delle sofferenze umane e su alcune proposte per eliminarle (1972) e un’analisi sulla ribellione dal titolo Le basi sociali dell’obbedienza e della rivolta (1978). Si laureò allo Williams College nel Massachusetts, dove compì studi di latino, greco e storia. Si interessò anche di scienze politiche ed entrò a far parte della società accademica Phi Beta Kappa. Lavorò come analista politico per il governo americano, nell’Office of Strategic Services e nel Dipartimento di Giustizia. All’OSS incontrò Herbert Marcuse, che gli sarà amico per tutta la vita, e la sua futura moglie Elizabeth Ito, che morì nel 1992. I due non ebbero figli. La sua carriera accademica ebbe inizio nel 1945 a Chicago; nel 1948 si recò a Harvard ed entrò nel Russian Research Center nel 1951. Divenne professore emerito nel 1979. Moore pubblicò il suo primo libro Politica sovietica nel 1950 e Terrore e progresso, URSS nel 1954. Nel 1958, con il suo libro composto da sei saggi su teoria e metodologia, dal titolo Potere politico e teoria sociale, attaccò la prospettiva metodologica delle scienze sociali degli anni Cinquanta. Tra i suoi studenti a Harvard si ricordano i sociologi Theda Skocpol e Charles Tilly.”,”BORx-019″ “MOORE Barrington Jr”,”Il dilemma del potere.”,”Barrington Moore Jr. (Washington, 12 maggio 1913 – Cambridge, 16 ottobre 2005) è stato un sociologo statunitense. La conferenza di Genova. “”Accettando nel 1921 quello che si riteneva essere un temporaneo impedimento verso la mèta dell’autoconservazione con la rivoluzione, i capi comunisti della Russia si accinsero a far mostra di una notevole abilità nella tecnica della diplomazia, basata sull’equilibrio delle potenze. (…) La concezione leninista delle relazioni internazionali , sebbene non impedisse la pratica di una politica basata sull’equilibrio delle potenze da parte di uno scelto gruppo comunista, militava contro qualsiasi concezione di politica estera quale sistema continuativo di relazioni politiche, in cui i partecipanti medesimi potevano cambiare le loro posizioni, mentre il sistema stesso rimaneva relativamente immutato. Invece i capi russi continuavano, sebbene con frequenza ed entusiasmo decrescenti, a profetizzare la scomparsa dell’intero sistema e la sua sostituzione con una comunità proletaria internazionale. Il primo trionfo su vasta scala, riportato dai sovietici con i metodi della diplomazia tradizionale, fu il distacco della Germania da una posizione di dipendenza nei confronti della Francia e dell’Inghilterra con il trattato di Rapallo del 16 aprile 1922. Il successo di Rapallo sembra sia stato un colpo di fortuna sperato, ma inatteso. Nelle discussioni, che precedettero la partecipazione della Russia alla conferenza di Genova, Lenin continuamente mise in rilievo più le mète economiche che quelle politiche dei sovieti. Infatti i suoi discorsi pubblicati non contengono alcun accenno alla possibilità di un riavvicinamento tedesco-sovietico. Il fine della conferenza di Genova, come venne dichiarato da colui che ne fu l’animatore, Lloyd George, era la restaurazione dell’economia europea distrutta dalla guerra. Da una simile conferenza, a quanto pare, Lenin credeva che la Russia avesse molto da guadagnare. «Proprio sin dagli inizi noi dichiarammo che ‘vedevamo con piacere la conferenza di Genova e vi avremmo partecipato; noi comprendevamo benissimo, e non lo nascondevamo, che andavamo colà come mercanti, perché il commercio con i paesi capitalisti è assolutamente essenziale per noi (sino a quando essi non saranno completamente crollati), e che noi andavamo a Genova per discutere nel modo più leale e più favorevole le condizioni politicamente convenienti di questo commercio, e niente altro» (41). Non vi fu, secondo Lenin, né disaccordo né controversia su tale questione nel comitato centrale del partito oppure tra i gregari (42); indicazione, anche questa, della misura in cui le speranze e i desideri di una crociata rivoluzionaria erano spenti. Anche se il ripristino di rapporti commerciali sembra essere stato il primo obbiettivo sovietico, è evidente che anche i problemi politici furono presi in esame. Durante il viaggio a Genova la delegazione sovietica si fermò a Berlino e avviò delle conversazioni circa la possibilità di un nuovo accordo tedesco-sovietico (43). Entrambe le parti avevano da qualche tempo tastato il terreno nella ricerca di un accordo che consentisse di sfuggire alla pressione degli alleati vittoriosi. Secondo Louis Fischer, le conversazioni, che in definitiva condussero a Rapallo, cominciarono, sin dal 1920, nella cella di una prigione, occupata da Karl Radek (44). Esse non diedero risultati fino a quando gli alleati non furono scissi da una combinazione di circostanze e dalla tattica diplomatica tedesco-sovietica. Oltre all’Inghilterra, i principali partecipanti alla conferenza di Genova furono la Russia, la Francia, la Germania e l’Italia. Taluni interessi economici univano temporaneamente questi paesi contro i sovieti prima della conferenza. (…) All’apertura della conferenza Cicerin fece attenzione affinché le frasi rivoluzionarie non creassero contro di lui un fronte ostile. Lenin gli aveva già consigliato di «evitare parole grosse», discutendo il testo del suo discorso d’apertura (46). Perciò, e presumibilmente prendendo spunto da Lenin, Cicerin iniziò il suo discorso col dichiarare che la delegazione russa, pur rimanendo fedele ai principi generale del comunismo, riconosceva il bisogno di una cooperazione economica tra il vecchio e il nuovo sistema del mondo, durante la presente epoca storica (47). Questa concezione della «coesistenza pacifica di due sistemi sociali durante una data epoca storica» fu esposta in diverse altre occasioni successive, quando gli uomini di stato sovietici erano ansiosi di ottenere l’appoggio di un determinato paese capitalistico contro altri stati capitalisti”” (pag 273-274) [Barrington Jr. Moore, Il dilemma del potere, Longanesi, Milano, 1953] [(note a pag 585): (41) «La posizione internazionale ed interna della Repubblica Sovietica», rapporto presentato a un’adunanza della frazione comunista del congresso panrusso del sindacato degli operai metallurgici, 6 marzo 1922, ‘Selected Works’, IX, 306; (42) “”Rapporto politico del comitato centrale dell’undicesimo congresso del partito comunista russo””, 27 marzo 1922, ‘Selected Works, IX 327; (43) Rubinshtein, Sovetskaya Rossiya i Kapitalisticheskie Gosudarstva’, p: 298. In generale questa fonte dev’essere usata con precauzione, poiché essa evita scrupolosamente di menzionare la parte avuta da qualsiasi diplomatico sovietico che più tardi si sia identificato con Trotsky. Non è fatta alcuna menzione di Joffe e Rakovsky; (44) Soviets in World Affairs, I, 331; (45) Ibid. pp: 320, 326, 327; (46) Ibid. p. 464; (47) Dal testo del discorso di Cicerin in Kliuchnikov e Sabanin, Mezhdunarodnaya Politika, parte III, sezione I, p. 170] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-793″
“MOOREHEAD Alan”,”La rivoluzione russa.”,”””Verso la fine di luglio l’ esercito russo era in ritirata e l’ offensiva di Kerenskij si concluse con una schiacciante sconfitta russa. Tutta la gravità del disastro non venne resa nota immediatamente a Pietrogrado – i bollettini erano estremamente vaghi – eppure la sensazione della sconfitta aleggiava nell’ aria e fu, questa una nuova tensione che l’ atmosfera già troppo satura della capitale non era in grado di sopportare. Una volta di più fu il partito dei cadetti a far precipitare la crisi. Il 15 luglio quattro dei suoi ministri si dimisero a causa di dissensi sulla concessione dell’ autonomia all’ Ucraina. Questo fu il motivo addotto ufficialmente, mentre sembra certo che fossero entrati in azione anche altri fattori meno evidenti: la sconfitta dell’ esercito, forse quell’ atmosfera generale di minaccia che gravava su Pietrogrado. In ogni modo la notizia delle dimissioni, allorché si diffuse in città, venne accolta come una sorta di segnale o di portento. Vi fu un improvviso impulso delle masse all’ azione e alla violenza. Le giornate di luglio erano incominciate.”” (pag 259-260)”,”RIRx-108″
“MOOREHEAD Alan”,”La Rivoluzione russa.”,”Il presente lavoro vuol essere un breve, semplice, franco resoconto della rivoluzione russa del 1917 e degli eventi che la determinarono. “”Durante il 1906 e 1907, la violenza entrò quasi a far parte dell’esistenza quotidiana in Russia: si calcola che soltanto in quegli anni siano state assassinate circa quattromila persone. Nel 1907, un disperato a nome Kamo fece un colpo realmente sensazionale a Tiflis (…)”” (pag 111)”,”RIRx-065-FL”
“MOORHOUSE H.F.”,”The Marxist theory of the labour aristocracy.”,”H.F. Moorhouse, Department of Sociology, Glasgow University “”Anyway, let me turn to the theory of the labour aristocracy, particularly as it has been used by a number of historians: Foster, Stedman Jones, Hinton and Gray, in the 1970s (3). As with much modern Marxism, the main source of the theory of the aristocracy of labour is, of course, Lenin (4). Drawing on some not very substantial phrases of Engels, and, so it seems, on the trade-unions history of the Webbs, Lenin in the early years of this century constructed, in his works on Imperialism, a distinctive explanation for the quiescence of the proletariat in the capitalist countries and particularly in Britain. But if Lenin is the source of this theory then, in Britain, Hobsbawm has been the well from which more recent authors have drawn their initial interest; initial, I say, since while Lenin and Hobsbawm are routinely quoted and genuflected to by more recent writers, their work is, in effect, quite heavily criticized by these authors, though the criticism is not always made explicit. Hobsbawm (5) does follow Lenin in linking a ‘favoured stratum’ of the working class – a labour aristocracy – to the benefits of Britain’s world economic supremacy in the nineteenth century and to the Leninist notion that the spontaneous thought of the working class leads only to a trade-union consciousness marked by a narrow economism which essentially accepts the basic framework of capitalism. The labour aristocracy arises: «when the economic circumstances of capitalism make it possible to grant significant concessions to its proletariat, within which certain strata of workers manage by means of their special scarcity, skill, strategic position, organizational strength, etc., to establish notably better conditions for themselves than the rest » (6). For Hobsbawm this period was essentially between 1840 and 1890 in Britain, though it extended on in some, ever more challenged form to 1914. However, Hobsbawm is more diffident than Lenin about linking Imperialism and imperial super-profits with the labour aristocracy, and instead rather stresses its relation to the inherent economistic trend of workers’ thought which, among other things, causes the workers to struggle by trade rather as a class. For him, the consolidation of Imperialism and the distribution of its super-profits, combined with a changing technology and occupational structure, led to the dislodgement of the labour aristocracy as a special privileged stratum. Rather the whole of the British working class became a bribed one, while the old aristocrats of labour were pushed into the working class as a distinct wedge of white collar workers forced itself between this group and the higher stratum. But these were later events”” [H.F. Moorhouse, ‘The Marxist theory of the labour aristocracy’, Social History, Hull, n. 1 January 1978] [(3) Important recent Marxist analyses which use the labour aristocracy as a basic explanatory device which are not discussed here (for reasons of space) are Z. Bauman, ‘Between Class and Elite’ (Manchester, 1972); and K. Burgess, ‘The Origins of British Industrial Relations’ (London, 1975); (4) In a numer of works; see the citation in M. Nicolaus, ‘The theory of the labour aristocracy’, Monthley Review, XXI (1970), 91-101, and in E.J. Hobsbawm, ‘Lenin and the aristocracy of labour’, Marxism Today (July 1970); (5) Hobsbawm, ibid., and ‘Labouring Men’ (London 1968), esp, chs. 15 and 16; (6) Hobsbawm, ‘Lenin and the aristocracy of labour…’, 208] (pag 62)”,”LENS-290″
“MOR Antonio WEISBERGER Jean”,”Le letterature del Belgio.”,”Antonio MOR dell’ Università di Genova, è specialista di letteratura belga di lingua francese. J. WEISBERGER insegna letteratura comparata all’ Università di Bruxelles. “”L’ inizio del secolo XIX costituisce una svolta decisiva della nostra storia letteraria. Il movimento ch’esso vede nascere strappa le nostre lettere a un torpore più che secolare e le fa partecipare a poco a poco alle grandi correnti della cultura moderna. Il Belgio esce dal suo isolamento provinciale e verso il 1890 con Verhaeren e Maeterlinck ridiviene un elemento attivo dell’ arte europea””. (pag 277)”,”VARx-100″
“MORA Christiane MONTANIER Bernard BENASSAYAG Maurice GUIDONI Pierre PUDLOWSKI Gilles COLLIARD Jean-Claude WAUQUIER Thomas ROUDY Yvette CRESSON Edith in collaborazione con FUSINA Françoise”,”Les Grands Révolutionnaires. Socialistes utopistes et anarchistes. A la recherche du bonheur.”,”‘Saint-Simon’ Christiane Mora (pag 16-76) ‘Owen’ di Bernard Montanier (pag 77-108) ‘Fourier’ di Maurice Benassayag (pag 109-132) ‘Blanqui’ di Pierre Guidoni (pag 133-196′ ‘Proudhon’ di Gilles Pudlowski (pag 197-262) ‘Louis Blanc’ di Jean-Claude Colliard (pag 263-310) ‘Bakounine’ di Thomas Wauquier (pag 311-388) ‘Flora Tristan’ di Yvette Roudy (pag 389-416) ‘Louise Michel’ di Edith Cresson collaborazione di Françoise Fusina (pag 417-441) Maggio 1871: la Comune di Parigi viene schiacciata: è un genocidio di operai “”L’abandon soudain de la capitale par les troupes gouvernementales laisse le comité devant un pouvoir visiblement trop lourd pour lui. Il montre en tout cas un empressement singulier à se dessaisir de son pouvoir entre les mains d’un Conseil communal élu. Sur les 92 conseillers que les électeurs désignent, le 26 mars, il n’y a que 21 républicains modérés et radicaux. 18 sont des internationaux et 44 des blanquistes et néo-jacobins, 36 élus ne pouvant pas, tel Blanqui, ou refusant de siéger, le 16 avril voit se renforcer les rangs blanquistes, néo-jacobins et internationaux (Seraillier, notemment, entre au conseil). La diversité des tendances représentées au sein du conseil de la Commune explique à la fois l’aspect composite de son programme et de ses réalisations, et en partie son échec. Elle fait justice, en tout cas, de l’accusation colportée par la presse conservatrice de toute l’Europe et qui voit dans la Commune une simple création de l’Internationale: les internationaux qui y participent sont, pour la pluspart, proudhoniens et en mauvais termes avec le conseil général qui a appuyé la création d’un conseil fédéral rival: et les adresses successives du conseil général rédigées par Karl Marx sont autant de mises en garde contre toute rupture hâtive, même si l’auteur ne cache pas son enthousiasme. Qui inspire la Commune? La réponse est complexe: il est évident que les aspects économiques et sociaux, et même politiques, de son programme sont nettement marqués par les idées de Proudhon. En témoignent des revendications telles que la coopération, le crédit gratuit, la libre circulation des produits du travail, une “”banque du peuple””, le refus de tout centralisme, l’Etat nouveau étant conçu comme devant être une fédération de communes autonomes. Sur les questions militaires et certains problèmes politiques, se rencontrent néo-jacobins et blanquistes, tous fermement attachés au principe de la dictature, les premiers par pieuse fidélité aux souvenirs hèroïques de 1793, les seconds mettant en pratique une conviction ancienne que nous avons pu suivre, de complot en complot, depuis la lointaine “”Société des saisons””. Mais en ces temps décisifs, les blanquistes sont moins bien armés qu’on ne pourrait l’imaginer: l’absence de leur chef les prive d’un élément de cohérence irremplaçable: de nombreux votes voient certains d’entre eux, disciples récents comme Eduoard Vaillant ou de longue date, tel Gustave Tridon, rejoindre les rangs de internationaux. On connait la suite: cette initiative que le comité central n’avait pas su conquérir, au lendemain de la retraite des troupes versaillaises, celles-ci la saisissent. Le 21 mai, elles font leur entrée dans la capitale, par l’ouest. Les insurgés sont décidés à résister pied à pied, rue après rue, maison par maison. Corps à corps acharné où, caché dans le renforcement d’un mur, l’ouverture d’un porche, de la porte de Saint-Cloud aux hauts de Belleville, l’ouvrier tire ses rares cartouches sur la marée irrésistible des soldats. Lentemetn, l’armée progresse: au bout d’une semaine, elle atteint les derniers retranchements des communards, au fin fond des quartiers populaires. Quand la dernière résistance s’éteint, 25 à 30.000 comunards sont morts au combat, dans une nouvelle “”semaine sanglante”” qui a dépassé en horreur toutes les autres. A la révolte organisée, pacifique et un instant victorieuse du prolétariat, la bourgeoisie n’a su trouver qu’une seule réponse: le génocide. Car c’est bien d’un génocide qu’il s’agit: des dizaines de milliers de morts, des milliers d’autres traînés devant des cours martiales, jugés hâtivement, puis déportés ou jetés en prison. Les plus heureux ont pu s’enfuir, s’exiler. Le parti blanquiste est décimé, dispersé, anéanti. Rigault tué pendant les derniers combats, Tridon fuyant à Bruxelles où il va mourir, tant d’autres assassinés par des pelotons d’exécution ou déportés dans des bagnes lointains, exilés dans plusieurs pays d’Europe ou d’Amérique. Le mouvement ouvrier français est décapité”” [Pierre Guidoni, ‘Blanqui’] [(in) Les Grands Révolutionnaires. Socialistes utopistes et anarchistes. A la recherche du bonheur’, Romorantin, 1977] (pag 181-182)”,”SOCU-208″
“MORABITO Leo a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Emilio COSTA Giovanni Battista VARNIER Danilo BRUNO Loredana VERGASSOLA Almerino LUNARDON Luca BORZANI Luigi CATTANEI Franco RAGAZZI Giovanni TRAVERSO Loretta MARCHI”,”Il mutuo soccorso. Lavoro e associazionismo in Liguria (1850-1925). Atti della giornata di studi (Genova, Oratorio di San Filippo, 12 gennaio 1996).”,”Leo MORABITO direttore dell’Istituto Mazziniano. “”Cavour aveva mandato a Genova un nuovo Intendente Generale, Domenico Buffa, giovane di trentasei anni, energico, il quale ebbe a combattere contro la stampa democratica e contro le associazioni in ordine alla festo dello Statuto. Usò decisine e forza con i capi degli operai associati ma ebbe come contropartita il ridicolo della stampa satirica. Le società operaie si facevano forti ed erano ormai nuemrose. Occorreva un centro attivo che irreggimentasse quelle forze e che le coordinasse in un fronte unico per ottenere maggiore autorevolezza”” (pag 63) (Emilio Costa, Associazionismo e mutuo soccorso a Genova (1850-1892))”,”LIGU-077″
“MORÁN Gregorio”,”Adolfo Suárez. Historia de una ambición.”,” Don Adolfo Suárez González (Cebreros, 25 settembre 1932) è un politico spagnolo, 1º duca di Suárez, grande di Spagna e membro dell’Ordine del Toson d’oro. È stato primo ministro della Spagna dal 5 luglio 1976 al 25 febbraio 1981. Fa parte dell’Unione del Centro Democratico (UCD). È stato il primo Capo del governo spagnolo eletto democraticamente dopo la caduta del regime franchista; è duca di Suárez. Laureato in diritto all’Università Complutense di Madrid, svolse vari incarichi nella struttura del regime franchista, sotto la spinta di Fernando Herrero Tejedor, suo protettore da quando lo conobbe nel suo incarico di Governatore Civile (Prefetto) di Ávila. Nel 1958, entra nella segreteria generale del Movimento franchista diventando, nel 1961, capo del Gabinetto Tecnico del Vicesegretario Generale. Nel 1967 è procuratore nel parlamento per la provincia di Ávila e Governatore Civile di Segovia nel 1968. Dal 1969 al 1973 è nominato Direttore Generale della Radio Televisione Spagnola (RTVE). Nell’aprile del 1975 nuovamente sotto la spinta di Herrero Tejedor, è nominato Vicesegretario Generale del Movimento. L’11 dicembre del 1975, nel primo governo di Arias Navarro formato dopo la morte di Francisco Franco, Adolfo Suárez è nominato ministro Segretario generale del Movimiento, il partito unico franchista. Quando nel luglio del 1976 il re Juan Carlos I gli affida la formazione del governo e il conseguente smantellamento delle strutture franchiste, Suárez era tuttavia un perfetto sconosciuto per gran parte degli spagnoli. Ciò nonostante, a soli 43 anni e con non poche difficoltá, fu capace di riunire un gruppo di politici della sua generazione che erano arrivati al convincimento democratico per diversi percorsi. Seppe riunire falangisti convertiti, socialdemocratici, liberali e democristiani e, tra il 1976 e il 1979, poté completare la dissoluzione del regime franchista. Il 15 giugno del 1977, per la prima volta in Spagna dal 1936, si celebrarono libere elezioni generali: Adolfo Suárez fu il vincitore al fronte di una unione di formazioni di centrodestra agglutinate attorno alla sua figura, sotto la sigla UCD (Unión de Centro Democrático). Las Cortes elette, convertite in costituenti approvarono la nuova costituzione, che il popolo spagnolo approvava nel referendum del 6 dicembre del 1978. Il 3 marzo del 1979, Adolfo Suárez vinceva le prime elezioni generali del nuovo regime costituzionale e iniziava il suo terzo mandato come presidente del governo. Fu una tappa di governo piena di difficoltà politiche, sociali ed economiche, che lo condussero a presentare le dimissioni il 29 gennaio del 1981. Nel suo messaggio al paese affermò: «Yo no quiero que el sistema democrático de convivencia sea, una vez más, un paréntesis en la historia de España» (Ovvero: “”Io non desidero che il sistema democratico di convivenza sia, ancora una volta, una parentesi nella storia della Spagna””). Poco dopo le sue dimissioni creó, insieme ad altri ex-dirigenti dell’UCD, il nuovo partito Centro Democrático y Social (CDS), col quale si presentó alle elezioni generali del 28 ottobre del 1982 (vinte da Felipe González del PSOE), risultando eletto a Madrid. Rinnovó il suo seggio nel 1986 e 1989. Nel 1991 si dimise da Presidente del CDS dopo l’inizio della crisi di questo partito che perse la posizione di preminenza che aveva nel quadro politico spagnolo. Nel 1996 gli venne concesso il Premio Príncipe de Asturias (titolo nobiliare dell’erede alla corona spagnola, premio equivalente a un Nobel Spagnolo). Il Premio Príncipe de Asturias per la Concordia gli venne concesso per i suoi importanti contributi alla transizione spagnola verso la democrazia, transizione della quale gli si riconosce l’importantissimo ruolo insieme a quello del re Don Juan Carlos di Borbone. Dal 2003, dopo le scomparse nel 2001 della moglie Amparo Illana Elórtegui e nel 2004 della figlia maggiore Marian Suárez Illana, entrambe avvenute a causa del cancro, sta soffrendo degli effetti dell’alzheimer.”,”SPAx-131″
“MORANDI Rodolfo”,”Storia della grande industria in Italia.”,”Rodolfo MORANDI nacque a Milano nel 1902. Attivo antifascista fu arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza . Ministro dell’ industria dal 1946 al 1947, promosse la costituzione della SVIMEZ. Ha svolto attività politica nel PSI. Ha scritto varie opere.”,”ITAE-027″
“MORANDI Carlo”,”I partiti politici nella storia d’ Italia.”,”””I socialisti non avevano mai palesato molta dimestichezza con la politica estera: se ne occupavano poco e solo per quel tanto che interferiva in modo diretto o indiretto con le questioni economiche o con l’ indirizzo della politica generale”” (pag 63) “”Sappiamo dalle memorie di Trotsky che Lenin non giudicò molto favorevolmente i capi socialisti italiani”” (…) (pag 79)”,”ITAA-057″
“MORANDI Franco”,”Neocapitalismo e movimento operaio.”,”FRIED sulla ‘fine del capitalismo’: “”A rileggere, ad esempio, La fine del capitalismo di Ferdinand Fried che apparve in edizione italiana nel lontano 1932, noi potremmo ritrovare adombrati molti spunti che il Burnham saprà sviluppare fino alle estreme conseguenze. Per il Fried il “”taglio netto”” nella storia del capitalismo avvenne nel 1914 con l’ esplosione della prima guerra mondiale. “”Fino alla guerra – egli scrisse- le crisi del capitalismo erano state crisi di crescenza. Con e dopo la guerra, cessarono le crisi di crescenza e le sostituirono regolari perturbamenti di funzioni””””. (pag 53)”,”ECOI-122″
“MORANDI Carlo, a cura di Fernando MANZOTTI”,”La politica estera dell’ Italia da Porta Pia all’ età giolittiana.”,” “”Un conoscitore della storia e delle vicende europee di quegli anni (Du Hamel, ndr), dopo aver viaggiato a lungo in Italia nel 1871-72, conclude le sue osservazioni con una nota pessimistica. Questa unità italiana, egli dice, è legata ai fasti dell’ Impero napoleonico, di cui fu necessario l’ intervento perché si iniziasse, e la caduta perché potesse completarsi. L’ Italia d’oggi riflette, nella sua vita economicamente difficile, politicamente agitata ed incerta, il vizio politico dell’ Impero che l’ha sorretta.”” (pag 55) “”Anche la politica interna italiana è nata in quel clima: il governo della penisola si è valso delle rivoluzioni e dei rivoluzionari, ma ora vorrebbe diventare conservtore; ha bisogno di autorità e di forza e non le possiede; il repubblicaneismo mazziniano e il socialismo lo corrodono.”” (pag 55) “”Quindi, dopo il ’61, si accentuarono gli sforzi di penetrazione pacifica italiana e francese nella Tunisia, traendo profitto dalla debolezza della reggenza beycale. In generale la nostra storiografia politica ha insistito sull’ assoluta preminenza raggiunta dagli interessi italiani, verso il 1870-80 rispetto a quelli francesi, e quindi sui diritti moralmente acquisiti dal governo di Roma. In realtà gli interessi delle due Potenze erano analoghi e si fondavano su posizioni e su elementi diversi ma ugualmente notevoli.”” (pag 150-151)”,”ITQM-119″
“MORANDI Carlo”,”L’ idea dell’ unità politica d’ Europa nel XIX e XX secolo.”,”MORANDI Carlo ordinario di storia moderna nell’ Università di Firenze “”Il Sacro Romano Impero, pur nei suoi limiti, rispondeva all’ istanza unitaria, ed era sentito altresì come rinnovo di un glorioso modello romano. Nella contrapposizione che se ne faceva all’ impero bizantino, meglio si delineava il proposito di concepirlo come una creazione europea; scrive, infatti il dotto Gerberto, collaboratore di Ottone III: “”Non si creda in Italia che soltanto la Grecia (Bisanzio) possa vantare la romana potenza e la filosofia del suo imperatore. Nostro, sì nostro è l’ Impero romano! La sua forza è fondata sulla fertile Italia, sulla popolosa Gallia e Germania, e sugli intrepidi regni degli Sciti”” (1)””. (pag 42-43) (1) Si noti questo accenno esplicito agli Sciti. In altri scrittori medievali, ed anche in Dante (De Monarchia), la Scizia, cioè la Russia, sembra esclusa dall’ Europa”,”EURx-216″
“MORANDI Aldo, a cura di Pietro RAMELLA”,”In nome della libertà. Diario della guerra di Spagna, 1936-1939.”,”Pietro Ramella, nato a Castellamonte, Torino, nel 1932, si è laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1958. Funzinario di banca, nel 1991 si è iscritto alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, laureandosi nel 1995 con la tesi ‘La Retirada. L’odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la guerra civile’. Collabora con varie riviste e con l’AICVAS. Il capitolo undicesimo è dedicato interamente al campo di internamento per i reduci provenienti dalla guerra civile spagnola di Saint Cyprien (pag 222-239 Riccardo Formica alias Aldo Morandi Biografia di Aldo Morandi alias Riccardo Formica. Nasce nel 1896, Partecipa alla Grande guerra, e nel 1919 aderisce alla Gioventù socialista di Trieste. Aderisce al Pcd’I, condannato al carcere e all’espulsione dall’esercito, impiegato presso il comune di Legnano (1922) segretario della locale sezione comunista, aggredito più volte dai fascisti, collabora alla stampa clandestina. Arrestato nel 1923 e nel 1924 sconta vari mesi di carcere. Viaggia all’estero per conto del PCI (1925) conosce in Svizzera Vincenzina Fonti, la cui sorella aveva sposato il noto esponente comunista Vincenzo Gigante. Arrestato a Milano nel 1926. Nel 1931 in seguito a dissidi con i rappresentanti del PCI che ne chiedono l’allontanamento, lascia tutti gli incarica e lavora in fabbrica a Mosca. Nel 1936 parte per la Francia e fa propaganda presso gli immigrati italiani a Parigi. Nel novembre 1936 va in Spagna alla base delle brigate internazionali ad Albacete e viene nominato capitano e comandante del battaglione misto d’istruzione. A dicembre diventa capo di stato maggiore della 14° brigata internazionale con cui raggiunge il fronte dell’Andalusia. Partecipa a varie battaglie nel 1937 e viene ferito. Nel 1938 è nominato comandante della divisione di manovra ‘Extremadura’. Prende la malaria e lascia l’incarico. 1939. Sotto il suo comando i volontari italiani raggiungono la frontiera francese. Il 9 febbraio è internato a Saint Cyprien. Rilasciato, trova lavoro a Lione. Nel 1945 rientra a Milano e diventa membro del comitato direttivo della federazione provinciale socialista. 1947. Lascia il PSI e aderisce al Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. Muore nel 1975.”,”MSPG-279″
“MORANDI Rodolfo”,”Storia della grande industria in Italia.”,”Rodolfo Morandi nacque a Milano nel 1902. Attivo antifascista fu arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza . Ministro dell’ industria dal 1946 al 1947, promosse la costituzione della SVIMEZ. Ha svolto attività politica nel PSI. Ha scritto varie opere tra cui ‘Democrazia diretta e ricostruzione capitalistica (1945-1948)’ (Einaudi) Uscita per la prima volta nel 1931, questa ‘Storia’ di Morandi condotta su documenti e materiali di prima mano, resta tuttora un contributo fondamentale, che, come nota Ruggiero Romano nella prefazione scritta per la presente edizione, si distngue per “”chiarezza, concisione, precisione, le virtù dello storico di razza””. Morandi parte dall’attività manifatturiera dell’epoca napoleonica e sotto la Restaurazione, segue la difficile vita delle industrie fino all’unificazione dell’Italia e i progressi realizzati dopo il 1870, e attrraverso l’incremento industriale verificatosi durante la Grande guerra, giunge fino agli anni Trenta. Il libro è aggiornato sugli aspetti recenti da una lezione che l’autore tenne nel 1954 all’Istituto Gramsci. Sono affrontati anche i problemi incontrati dall’Italia, la lacerazione storica tra Nord e Sud, la fragilità degli istituti politici, la disoccupazione, la formazione delle grandi concentrazioni finanziarie.”,”ITAE-003-FAP”
“MORANDI Rodolfo”,”Democrazia diretta e ricostruzione capitalistica, 1945-1948.”,”I finanziamenti all’industria non devono arricchire gli industriali (pag 128-130)”,”ITAP-255″
“MORANTE Elsa”,”La storia.”,”A ‘La Storia’, romanzo pubblicato direttamente in edizione economico nel 1974 e ambientato a Roma durante l’ultima guerra (1941-1947), Elsa Morante ha consegnato la massima esperienza della sua vita. È la sua opera più letta e, come tutti i libri importanti, anche quella che ha fatto più discutere. Cesare Garboli, nell’introduzione a questa edizione tascabile, traccia un bilancio critico sul romanzo a più di vent’anni dalla prima pubblicazione. ‘(…) La Morante è fortissima negli antefatti. Parte sempre da lontano; risale a tempi remoti; si sprofonda negli alberi genealogici, nelle storie dei genitori e degli avi di coloro di cui ci sta dando notizia; e discrive minuziosamente i luoghi, la topografia, le mappe delle loro città e delle loro case. Questa sindrome narrativa presuppone il bisogno di legittimare l’immaginario e di dargli coerenza: la coerenza (incoerente finché si vuole) con ci appare la realtà”” (pag XI)”,”VARx-017-FER”
“MORATA Francesc”,”L’Unione europea. Istituzioni, attori e politiche.”,”Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Insegna presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole e collabora regolarmente con diverse università italiane.”,”EURx-110-FL”
“MORATO J. Jose; selezione e note a cura di Victor Manuel ARBELOA MURU”,”Lideres del movimiento obrero español, 1868-1921.”,”P. Lafargue (pag 123) “”Il ramo dell’ Internazionale degli anarchici si disintegrò a Verviers nell’ anno 1877, come pure si era dissolta la “”autoritaria”” nell’ anno 1874 a Nuova York, ma la Federación Regional Española rimase, anche se in scheletro. Nel 1881 rinaque con singolare slancio. In quell’ epoca di decadenza, Lorenzo passò un anno in amarezza. Un compagno di grande influenza e insuperbito – Lorenze non dice il suo nome e noi non cerchiamo di scoprirlo -, lo accusò di aver falsato i risultati di una elezione. Si difese, ma fu escluso, vide delle facce scure e decise di lasciare il lavoro. Soffrì in silenzio, comportandosi come sempre, e divenne rispettato e prezioso all’ organizzazione. Diciamo che Lorenzo aderì alle dottrine comuniste – lo scontro tra comunisti e collettivisti era al calor bianco- , quando il tipografo svizzero Enrique Sergi Herzig, collega di Kropotkin ne ‘La Revolte’ e in ‘Le Revolté’, andò a Barcellona precedendo il suo amico””. (pag 69-70-71)”,”MSPx-062″
“MORATO Juan Jose”,”Pablo Iglesias Posse. Educador de muchedumbres.”,”Inseriti nel volume alcuni ritagli di giornale”,”MSPx-107″
“MORAVIA Alberto”,”La rivoluzione culturale in Cina. Ovvero Il Convitato di pietra.”,”””In Cina, anche il contadino più semplice e più sprovvisto di istruzione, sembra nascere fornito di una seconda natura di specie culturale. La cultura, in altri termini, è così antica in Cina da essere diventata una seconda natura. Anche nei momenti di massima violenza privata o pubblica i cinesi stentano a ritrovare la violenza primitiva della natura originaria sotto la seconda natura che hanno acquisito attraverso la cultura. In Occidente invece la cultura è molto più recente, non è che un velo gettato su una violenza primordiale sempre pronta ad esplodere. Così mentre l’ occidentale non troverà mai molta difficoltà a regredire di colpo (come si è visto durante la seconda guerra mondiale) all’ uomo del Neanderthal; il cinese per quanti sforzi faccia resterà pur sempre l’ uomo della dinastia T’ang. Ne segue una conseguenza curiosa: l’ occidentale nasce violento e ci mette la vita intera ad imparare ad essere colto e civile; invece il cinese nasce colto e civile e deve imparare ad essere violento””. (pag 125)”,”CINx-125″
“MORAVIA Alberto ELKANN Alain”,”Vita di Moravia.”,”””Ma ecco dunque nelle pagine di questa Vita, alle prese col ragazzo che è stato, dapprima malato in sanatorio, poi, guarito, narratore precoce e di successo, catturato dal nomadismo intellettuale che non lo abbandonerà mai, in Inghilterra, in Cina, a New York, in Messico, poi in India, in Africa, all’ ansiosa ricerca del punto conclusivo di una verità che sfugge sempre””. “”A Canton dovevo andare a Hong Kong per partire e tornare in Italia. Andai dal console, che mi accolse molto bene, mi offrì un buon pranzo e mi disse: “”Lei è italiano, ama l’ Italia?”” “”Certo, si capisce””. “”Allora mi deve fare un favore: deve portare un pacco, attraverso la dogana della frontiera che è sorvegliata dagli inglesi, e consegnarlo al console italiano di Hong Kong””. Ho preso questo pacco, l’ho messo nella tasca dell’ impermeabile e sono passato facilmente attraverso la dogana. Appena in albergo, naturalmente, mi sono precipitato ad aprire il pacco. Erano delle carte geografiche dei fondali marini di Hainan che è una grande isola non lontana da Hong Kong. A quanto pare, Mussolini voleva impadronirsi di quell’ isola e farne una colonia””. (pag 96-97)”,”BIOx-072″
“MORAVIA Sergio”,”La ragione nascosta. Scienza e filosofia nel pensiero di Claude Levi-Strauss.”,”””Nell’intera storia della scienza – scriverà nel ’45 Ernst Cassirer in un celebre saggio su ‘Word’ – non v’è forse capitolo più affascinante della nascita della ‘nuova scienza’ del linguaggio. Per la sua importanza essa può assai bene essere paragonata alla nuova scienza di Galileo, la quale, nel secolo XVII, mutò tutta la nostra concezione del mondo fisico””. Considerata nei suoi termini più generali, la linguistica strutturale si propone di individuare in modo nuovo leggi scientifiche e rigorosamente verificabili dei fenomeni linguistici in sé e per sé considerati. La logica e la razionalità della lingua non devono essere ricercate nello sviluppo storico della stessa, bensì nella costanza di certi fenomeni formali individuabili nella lingua cosniderata come totalità, o più esattamente come sistema. Opportunamente esaminata, la lingua (uno dei fondamentali punti di partenza è costituito sempre dalla celebre distinzione introdotta da De Saussure fra la ‘langue’ e la ‘parole’) rivela di costituire appunto un sistema, o addirittura più sistemi, in cui tutti gli elementi linguistici, nel senso più lato, risultano inseriti o inseribili in strutture relazionali di vario tipo, ma tutte dotate come tali di una funzione – e perfino, come amerà dire Jakobson, di un loro ‘télos’.”” (pag 167)”,”TEOS-155″
“MORAVIA Sergio”,”Il tramonto dell’illuminismo. Filosofia e politica nella società francese (1770-1810).”,”Nato a Bologna nel 1940, Sergio Bologna vive a Firenze, dove ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Delio Cantimori e di Eugenio Garin. Si è laureato nel 1962. Collabora a molte riviste (1968). “”Dolorosa scelta, quella di opporre le lettere alla rivoluzione: ma scelta necessaria. Troppo grande era il timore di una nuova tirannide, di destra come di sinistra. L’unica strada aperta pareva quella di debellare i contrasti e gli estremismi – soprattutto, converrà aggiungere, quelli di ascendenza giacobina: fu la strada per la quale gli ‘idéologues’ ritennero opportuno avviarsi. Anche un avversario come Mallet du Pan non mancherà di sottolineare la giustezza della scelta politica di questo gruppo di repubblicani moderati, e l’efficacia della loro azione”” (pag 263)”,”FRAR-405″
“MORAVIA Alberto DE-SERIO Massimiliano TOSO Francesca”,”Picasso, 1881-1914.”,”[‘Guardiamo prima di tutto alle date. Nel 1910, a Trieste, James Joyce dà inizio all”Ulysses’. Nello stesso anno Igor Strawinsky fa rappresentare a Parigi ‘L’Oiseau de feu’. Pablo Picasso, un po’ prima, tra il 1903 e il 1906, dipinge quadri come ‘I giocolieri’, ‘La vita’, i ‘Miseri in riva al mare’, la ‘Bevitrice di assenzio’, ‘La coppia’, l”Acrobata e giovane equilibrista’ ecc. Vale a dire, il secolo comincia esattamente come doveva per poi proseguire e come tuttora prosegue, con un’arte rifatta sull’arte, un’arte non più in presa diretta sulla realtà ma mediata dall’estetismo, un’arte convogliata dalla coscienza critica fuori dalle tempeste della creatività verso le lagune immobili della maniera e dunque, più tardi, del consumo. (…) Che cosa accumunava Joyce, Strawinsky e Picasso? Che non avevano niente da dirci, o meglio non volevano dirci niente sopra se stessi e dunque sul loro rapporto con la realtà, ma moltissimo sull’arte e sul loro rapporto con l’arte. Indifferenti nei riguardi del mondo al quale rifiutavano qualsiasi partecipazione che non fosse mediata dall’arte, questi tre artisti erano caratterizzati da una genialità di specie riflessa, critica, tecnica, contemplativa. Prim’ancora chel’anima del creatore, avevano l’occhio dell’esteta, il fiuto del conoscitore, la mano dell’imitatore. Erano tre geni voraci e versatili che, dopo aver bruciato in pochi anni la carriera dell’artista tradizionale legato alla rappresentazione della realtà, avrebbero saputo oltrepassare il limite un tempo invalicabile dell’esaurimento, spostando la loro opera dalla vita alla cultura”” (pag 7) [Alberto Moravia, ‘Esplosione della maniera’]”,”VARx-568″
“MORAVIA Sergio”,”La ragione nascosta. Scienza e filosofia del pensiero di Claude Lévi-Strauss.”,”Sergio Moravia è nato a Bologna nel 1940. Ha compiuto gli studi universitari a Firenze sotto la guida di Delio Cantimori e di Eugenio Garin. Alla filosofia e alla cultura tardo-settecentesca ha dedicato una serie di saggi e il volume Il tramonto dell’illuminismo. É stato per lunghi periodi a Parigi ed ha pubblicato alcuni studi sulla filosofia francese contemporanea. Insegna storia della filosofia nella Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, collabora a numerose riviste filosofiche e di cultura ed è redattore de ‘Il pensiero politico’.”,”TEOS-072-FL”
“MORAVIA Sergio”,”Il pensiero degli idéologues. Scienza e filosofia in Francia (1780-1815).”,”Volume intonso Destutt de Tracy e la fondazione teorica dell’ ‘idéologie’. Individuo e società nel pensiero di Destutt de Tracy. “”Due anni dopo il Tracy pubblica la terza parte dell’opera, una ‘Logique’. La quarta e la quinta parte intitolate congiuntamente ‘Traité de la volonté et des ses effets’ non usciranno invece che nel 1815. Oltre ad un’analisi di natura per così dire psico-morale, questo ‘Traité’ conteneva anche uno stringato ma denso saggio di economia politica, che susciterà un giorno l’interesse (certo assai critico e perfino mordace) di Marx”” (pag 323) “”Non forse per la sua originalità, ma piuttosto per la lucidità della sistemazione di certe dottrine, il ‘Traité d’économie politique dell’idéologie’ Jean-Baptiste Say ebbe infatti nello sviluppo del pensiero economico francese una grande importanza. Anche l’opera di economia politica di Destutt de Tracy s’inserirà saldamente in quello sviluppo. L’attenzione che di lì ad oltre mezzo secolo gli dedicherà uno specialista di storia del pensiero economico come Marx varrebbe da sola ad attestare l’interesse di quel testo”” (pag 762) “”Il Tracy, infatti, non solo riassume in quest’opera una ricca serie di letture che testimoniano il suo interesse per i problemi di economia politica, ma vi espone alcune considerazioni ed imposta certe discussioni in un modo che non passerà inosservato, pur dopo tanti anni, ad uno specialista del pensiero economico, sociale e politico settecentesco come Carlo Marx (9)”” (pag 793) [(9) Sia nel ‘Capitale’ che nella ‘Storia delle dottrine economiche’ Marx parla frequentemente del Tracy. Com’è naturale, egli ne esamina essenzialmente il pensiero economico qual era esposto appunto in questa prima parte del ‘Traité de la volonté’. Il giudizio negativo sull”idéologue’ è esposto non di rado in forme assai violente (cfr. ad es. ‘Il Capitale’, Roma Rinascita, 1951, vol II, pp 148-9). Ma la stessa insistenza con cui Marx torna a discutere più volte il Tracy mostra che lo considerava un’espressione assai significativa delle dottrine economiche tardo-illuministiche. Anche il Ricardo lo considerava «a very distinguished writer» (‘The Principles of Political Economy’, London, 1821, p. 333. La citazione è dello stesso Marx, ‘Capitale’, cit., vol. II, p. 140). Nel ‘Capitale’ le teorie tracyane più particolarmente discusse sono quelle concernenti la riproduzione e la circolazione delle ricchezze (‘Traité de la volonté’, parte I, cap. XI). Cfr. ‘Il Capitale’, cit., vol. II, pp. 140-9. Nella ‘Storia delle dottrine economiche’, invece, si chiarisce il vero significato delle lodi tracyane agli «operai produttivi» contrapposti agli «oisifs» (‘Traité’, parte I, pp. 87, 237, ecc.): l’apparente glorificazione degli operai produttivi non è, in realtà, che la glorificazione dei capitalisti industriali in contrapposizione ai proprietari fondiari e a quei capitalisti che vivono solo dei loro redditi (‘Storia delle dottrine economiche’, trad. Conti, Torino, 1954, vol. I, p. 341). Segue poi una serrata confutazione della teoria tracyana dei profitti, del rapporto merci-denaro, della natura dei consumi, ecc. Cfr op. cit., vol I, pp. 342-355)]”,”FRAA-007-FF”
“MORAVIA Alberto”,”Il disprezzo.”,”Alberto Moravia pseudonimo di Alberto Pincherle Moravia, in un’intervista del 1960 afferma che l’intellettuale è l’unico personaggio positivo che la borghesia abbia espresso… (pag IX)”,”VARx-003-FER”
“MORAVIA Alberto”,”La noia. Romanzo.”,”Il protagonista de ‘La noia’, Dino, è considerato secondo tre diversi modi di approccio col mondo; come artista, come uomo, come amante. Solo che la donna che ama, Cecilia, è la realtà, concreta ma sfuggente, tangibilissima ma impossibile al dominio totale. Dino si lancia al disperato inseguimento di Cecilia, usa tutti gli espedienti dal sentimento al denaro. Vorrebbe assoggettarla, comprarla. Ma la realtà si rifiuta: gli si nega attraverso la tautologia. Un romanzo d’amore, di un amore degli anni Sessanta, ovvero di quell’età del malessere che blasfemamente si definì del benessere (risvolto di copertina) Come nel 1929 ne ‘Gli indifferenti’, il ritratto della borghesia fascista che non ascolta la coscienza, e nel 1960 ne ‘La noia’, il ritratto della borghesia consumista che vuole essere travolta dall’irrealtà, Alberto Moravia riesce oggi ne ‘La vita interiore’ a folgorare l’impasto umano della sua epoca in uno sconvolgente ritratto, quello della borghesia omicida e suicida per odio a se stessa, per odio alla vita esteriore… (risvolto di copertina)”,”VARx-006-FER”
“MORAVIA Alberto”,”1934.”,”Alberto Moravia (Pincherle) è nato a Roma nel 1907. A 22 anni ha pubblicato a sue spese il suo primo romanzo, ‘Gli indifferenti’, che molti critici considerano ancora oggi il suo capolavoro. Era un libro aspro, di violenta condanna della borghesia fascista, incredibilmente maturo e letterariamente perfetto…”,”VARx-023-FER”
“MORAWSKI Stefan”,”Il marxismo e l’ estetica.”,”Tesi: l’ homo faber si avvia a diventare homo ludens.”,”MADS-005″
“MORAWSKI Stefan”,”Arte e società nel pensiero di Plekhanov.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1970″,”PLED-047″
“MORAWSKI Dominik a cura”,”Non volevamo la luna. La lotta per i diritti sindacali e democratici in Polonia.”,”MORAWSKI Dominik, nato a Poznam nel 1921, giornalista, esperto di problemi dell’Est europeo già militante de: Partito del Lavoro, soppresso nel 1947 è stato, nel 1956, uno dei fondatori del club degli intellettuali cattolici di Varsavia. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Dissenso all’Est’ (1975)”,”POLx-044″
“MORAWSKI Stefan”,”Il marxismo e l’estetica.”,”Testi filosofici di Lenin (pag 275-276)”,”LENS-003-FV”
“MORAWSKI Paolo VITALE Ermanno ALIMENTO Antonella CASTIGLIONE Dario ARATO Franco TAPPERO-MERLO Germana MARUCCO Dora FAVERO Carlo VIOLI Roberto FACHIN Stefano FREGA Stefano”,”Notizie dalle (future) «Indie d’Europa»: Polonia, Lituania e Moscovia nei ‘Diarii’ di Marin Sanudo – Anni 1496-1519 (Morawski); Hobbes e Bentham. Contrattualismo e utilitarismo fra moderni e contemporanei (Vitale); Un paradosso storico: Forbonnais ed i fisiocratici di fronte alla riforma del sistema impositivo (Alimento); Hume’s conventionalist analysis of justice (Castiglione); Carlo Amoretti e il giornalismo scientifico nella Milano di fine Settecento (Arato); Il finanziamento della Guerra Civile americana: l’Unione e la Confederazione a confronto (Tappero Merlo); Vincenzo Giuffrida, funzionario e politico, nella crisi dello stato liberale (Marucco); Nuove prospettive epistemologiche in econometria. Da alchimia a scienza?; Ottimalità della politica economica in presenza di aspettative razionali, informazione privata e comportamenti strategici (Violi); Disturbi dell’offerta e dinamica dell’occupazione in una piccola economia aperta (Fachin); Cittadinanza democratica e priorità della libertà (Frega).”,”Contiene tra l’altro il saggio: Dora MARUCCO: ‘Vincenzo Giuffrida, funzionario e politico, nella crisi dello stato liberale’ (pag 253-317) (Giuffrida lesse e criticò Marx…) – Germana TAPPERO MERLO: ‘Il finanziamento della Guerra Civile americana: l’Unione e la Confederazione a confronto’ (pag 221-251)”,”ANNx-020-FP”
“MORAZÉ Charles”,”Les bourgeois conquérants, XIXe siècle.”,”Charles Morazé, Direttore di Studi all’Ecole Praticque des Hautes Études (EPHE), Professore all’ Institut d’Études politiques (IEP)”,”STOS-039-FSD”
“MORDAL Jacques”,”Venticinque secoli di guerra sul mare. Da Salamina a Midway.”,”MORDAL Jacques nato a Evreux nel 1910, ha trascorso la giovinezza a Brest. Marinaio per vocazione e per tradizione familiare, ha subito due naufragi. Ferito a Dunkerque, ha ripreso servizio nel Nordafrica. Nel 1943 ha fatto parte dell’ ufficio informazioni nel settore della Manica per terminare poi la guerra con i Fucilieri della Marina. La sua ‘Storia della Marina francese nella Seconda guerra mondiale’ ha ricevuto nel 1959, un riconoscimento dell’ Accademia di Francia per la storia. Vittoria francese Chesapeake che diede l’ indipendenza agli Stati Uniti (pag 138) La battaglia di Tsushima, 1905. “”Russi e Giapponesi avrebbero anche potuto trovarsi in condizioni di parità quanto a numero, addestramento e potenza di fuoco, e Togo avrebbe avuto ugualmente la mano migliore nella partita. Egli non ignorava nulla dei movimenti dell’ avversario. (…) Il bilancio del disastro si rivelò impressionante. Su otto corazzate russe, sei erano state affondate e due catturate. Delle trentasette unità che si erano presentate nello stretto di Tsushima, vendidue scomparvero, sei si arresero, sei dovettero farsi internare in un porto neutrale; soltanto tre arrivarono a Vladivostock. (…) Dopo la Prima squadra , annientata a Port Arthur, e la Seconda – quella del Baltico – scomparsa a Tsushima, ecco la squadra del Mar nero di fronte a un nemico ancor più temibile dei cannonieri nipponici: la rivolta. (…) Non si trattava solo della battaglia perduta. Il numero di navi consegnate al nemica aveva violentemente frustrato l’ amor proprio russo. Non soltanto Nebogatoff, ma anche Rozestvenskij, il comandante della Biedovy e molti altri vennero tradotti davanti al consiglio di guerra, a Kronstadt, al loro rientro dalla prigionia.”” (pag 275)”,”QMIx-161″
“MORE Thomas BACONE Francesco”,”Utopia – La nueva Atlantida.”,”””Di tutti i piaceri stimano di più quelli che appartengono allo spirito, e tra questi quelli che si originano dalla vera virtù e da una coscienza tranquilla. Considerano la salute come il principale piacere corporale, perché giudicano che il mangiare e il bere e tutti i piaceri del sensi sono desiderabili unicamente nella misura in cui danno o conservano la salute (…)”” (pag 84)”,”SOCU-109″
“MORE Thomas”,”The Utopia of Sir Thomas More.”,”H.B. COTTERILL è stato anche il curatore della ‘Areopagitica’ di MILTON. Persia. “”E, secondo il vecchio costume della terra, essi non desiderano allargare i confini dei loro domini; e quelli che essi hanno in ragione delle alte colline sono facilmente difendibili; (…)”” (pag 34) Costumi alimentari: Due sette: Carnivori e vegetariani (pag 134-135) Nell’ indice tematico delle note c’è il termine ‘comunismo’ (note 51, 53, 55, 71)”,”SOCU-134″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduzione alla geopolitica.”,”Capitoli: La coscienza geografica- La geopolitica della potenza marittima: da CLAUSEWITZ a MAHAN; HALFORD J. MACKINDER (1861-1947); Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943)- La geopolitica della GERM, Fridrich RATZEL (1844-1904) e la Germania di GUGLIELMO II; Karl HAUSOFER (1869-1946) e la GERM dal 1918 al 1945- La geopolitica in FR: dalla finde del XIX secolo al decennio gollista; dalla fine degli anni Settanta ad oggi- Geografia, geopolitica e guerra: i fattori geopolitici tra la 1° e 2° GM, nell’antagonismo EST-OVEST e nei conflitti del Sud- Geopolitica e geo-economica. L’A insegna presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali tra le quali ‘Quel avenir pour quelle Communauté?’ (1986) e ‘Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflict et interdependances.”,””
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Les relations internationales dans le monde d’ aujourd’hui. Entre globalisation et fragmentation.”,”MOREAU DEFARGES Philippe è ex allievo dell’ Ecole Naitonale d’ Administration, consigliere di affari esteri, chargé de mission presso la direzione dell’ Institut Francais des Relations Internationales e professore all’ IEP (Institut d’ Etudes Politiques de Paris). “”Per Samir Amin, economista del terzomondismo, lo sviluppo autocentrato è la condizione della rottura della sottomissione della periferia al centro: “”Così strutturata – ovvero “”autocentrata”” o ancora “”introvertita””, in opposizione all’ economia sotto-sviluppata volta verso l’ esterno, “”extravertita”” – l’ economia nuova costituisce un insieme organico in cui le diverse parti sono diventate solidali, cosa che permetterà ai flussi d’ innovazione e di progresso di propagarsi nell’ insieme del corpo””. Nei fatti, la debolezza delle economie sottosviluppate esclude una tale opzione per i paesi soli ma impone una “”autonomia collettiva”” (“”collectiv self-reliance””). Da cui la priorità a volte data al dialogo Sud-Sud. (…) In definitiva, l’ idea di sviluppo autocentrato resuscita (incosciamente?) la visione geopolitica d’ insiemi continentali, dominante negli anni 1930, e dividenti il mondo in zone auto-sufficienti… e gerarchizzate sotto la direzione di una potenza (Germania in Europa, Giappone in Asia…). I rischi della ripartizione delle risorse, l’ ineguaglianza dei dinamismi industriali, la nascita di un mercato mondiale non li annienta in questa visione di autonomia regionale?””. (pag 414-415)”,”RAIx-189″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduction à la géopolitique.”,”Capitoli: La coscienza geografica- La geopolitica della potenza marittima: da CLAUSEWITZ a MAHAN; HALFORD J. MACKINDER (1861-1947); Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943)- La geopolitica della Germania, Fridrich RATZEL (1844-1904) e la Germania di GUGLIELMO II; Karl HAUSOFER (1869-1946) e la Germania dal 1918 al 1945- La geopolitica in Francia: dalla finde del XIX secolo al decennio gollista; dalla fine degli anni Settanta ad oggi- Geografia, geopolitica e guerra: i fattori geopolitici tra la 1° e 2° guerra mondiale, nell’antagonismo Est Ovest e nei conflitti del Sud- Geopolitica e geo-economica. L’A insegna presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi chargé de mission presso il direttore dell’ IFRI, ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali tra le quali ‘Quel avenir pour quelle Communauté?’ (1986) e ‘Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflict et interdependances.”,”RAIx-281″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Legittime interferenze. Il diritto di ingerenza dopo il 2001.”,”MOREAU DEFARGES Philippe è uno dei maggiori specialisti francesi di affari internazionali, geopolitica e costruzione europea. Fa parte del corpo diplomatico, svolge attività di ricerca ed è codirettore del Rapporto RAMSES presso l’Istituto francese di relazioni internazionali. Professore presso Sciences Po di Parigi, è autore di numerose opere su questi temi.”,”RAIx-282″
“MOREAU Jacques”,”L’espérance réformiste. Histoire des courants et des idées réformistes dans le socialisme français.”,”MOREAU Jacques (1927-2004) autore di un brillante saggio su ‘Les socialistes français et le mythe révolutionnaire’ (Pluriel, 2003) presenta qui un’opera sulle le correnti e le idee dei riformisti all’interno del socialismo francese. Diplomato in scienze economiche e di scienze politiche, ex allievo ENA, è stato servitore dello Stato e militante socialista ed europeo. Alain BERGOUNIOUX, storico, segretario nazionale agli studi del Partito socialista. “”Brousse et ses amis attribuent alors l’échec électoral de leurs candidats aux élections de 1881 à Paris au texte de la déclaration du parti [POF ndr] rédigée par Marx et Engels. Déjà ils jugent inadmissible que les socialistes français se soumettent en touts circonstances à un chef installé à Londres, et comparent les guesdistes aux catholiques ultramontains qui obéissent au pape de Rome (on sait qu’au cours de XIXe siècle le débat entre gallicans et ultramontains a divisé profondément l’Eglise de France). Mais ils contestent surtout la voie révolutionnaire. Les broussistes sont gradualistes, Brousse le dit: “”Nous ne désirons pas une révolution trop prompte, nous préférons que la transformation se fasse lentement, logiquement””. On ne s’improvise pas directeur d’un grand-service public du jour au lendemain parce que l’on a fait un beau discours. Voyez Gambetta, malgré son éloquence, et les gens de la Commune de Paris (…) c’était trop rapide””. (…) Ainsi la critique radicale de la société débouche sur un réformisme qui prend la forme d’un ralliement à la théorie des “”services publics”” imaginée par le théoricien belge César de Paepe. C’est par le développement de “”services publics””, et surtout municipaux, à caractère économique, opéré au fur et à mesure des besoins, que se réalisera la socialisation”” [Jacques Moreau, L’espérance réformiste. Histoire des courants et des idées réformistes dans le socialisme français, 2007] (pag 75)”,”MFRx-360″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduzione alla Geopolitica.”,”Philippe Moreau Defarges insegna presso l’Institut d’études politiques di Parigi ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali, tra le quali: Quel avenir pour quelle Communauté?, Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflits et interdépendances.”,”RAIx-047-FL”
“MOREL Evelyne GUEGUEN Pierre a cura, scritti di LENIN RAKOVSKY KRUPSKAIA LUNACHARSKIJ MORIZET CORNELIS CETON CHARPENEL SCHIAPPA SERAC”,”Russie 1917 – dossier 3. La lutte du gouvernement soviétique pour la liquidation de l’ignorance (Morel, ac); Le combat de Lénine contre la bureaucratisation de l’État ouvrier (Guéguen, ac).”,”Criminalizzazione e falsificazione della storia della rivoluzione russa e calunnie sui bolscevichi da parte di S. Courtois (pag 83-89) (‘Lénine inventeur du totalitarisme’)”,”LENS-310″
“MORELLET André, a cura di Eugenio DI-RIENZO e Lea CAMPOS-BORALEVI”,”Traité de la propriété e il carteggio con Bentham e Dumont. Testi inediti.”,”André Morellet (1727-1819), membro del partito filosofico, vicino al movimento fisiocratico, ma soprattutto consigliere ufficioso dell’amministrazione francese, redasse, tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, un ‘Traité de la propriété de l’homme sur les choses’, che può considerarsi il capitolo conclusivo della sua decennale riflessione sui rapporti tra l’istituto della proprietà e i processi di modernizzazione che investirono la Francia della fine dell’Antico Regime e della Rivoluzione. Lo scritto, finora completamente inedito, si presenta sotto la forma di contraddittorio filosofico nel quale vengono esaminate, discusse e confutate le teorie sulla proprietà di Hobbes, Locke, Hume, Rousseau, Mirabeau, Bentham, al fine di assicurar, sullo sfondo storico di una Francia che già prelude alla “”repubblica dei notabili”” della Restaurazione, le piene e incontrovertibili prerogative dei diritti del possesso individuale. Insieme a esso viene qui pubblicato integralmente per la prima volta il carteggio – intercorso fra l’abbé Morellet, il filosofo utilitarista Jeremy Bentham (1748-1832), ed il suo editore francese, Etienne Dumont – in cui si sviluppano i temi che verranno organicamente ripresi nell’ultimo capitolo dei Traité. I saggi dei due coratori ricostruiscono il contesto storico-politico in cui situare il ‘Traité’ ed il carteggio ad esso relativo. (quarta di copertina)”,”FILx-002-FMB”
“MORELLI Giovanna PACE Carlo a cura; saggi di ALLIEVI Lorenzo CABIATI Attilio, CANTONI Costanzo, DE JOHANNIS Arturo Jéhan, EINAUDI Luigi, FEDERICI Luigi, FRIEDERICHSEN Vittorio, LUZZATI Luigi, MENGARINI Publio, MONZILLI Antonio, MORELLI Giovanna, PACE Carlo, PANTALEONI Maffeo, POZZI Roberto”,”Origini e identità del credito speciale.”,”PACE Carlo è professore ordinario di economia politica nell’ Unversità di Roma e direttore dell’ Istituto di economia e finanza nella medesima università. Ha compiuto i suoi studi nelle università di Roma e di Oxford (Saint Antony College) e al Centre européenne universitaire di Nancy. Ha insegnato in università italiane ed estere ed è autore di pubblicazioni di economia toerica e applicata. MORELLI Giovanna è laureata in giurisprudenza e presta la sua attività nell’istituto di economia e finanza dell’ Università di Roma. Vincitrice di una delle borse di studio “”Marco Fanno”” di Mediocredito Centrale, è iscritta al programma di Master e di economia e fianza della Fordham University di New York.”,”E1-BAIT-016″
“MORELLI Giovanna BAGELLA Michele”,”Gli istituti di credito speciale. Da istituti di credito a intermediari specializzati. 1963 – 1998.”,”VOLUME I – Gli istituti di credito speciale nell’evoluzione della struttura finanziaria italiana (1963 – 1992). 1. Gli istituti di credito speciale e l’evoluzione del mercato del risparmio: fasi, modalità e caratteristiche del loro finanziamento. 2. Gli istituti di credito speciale ed il finanziamento degli investimenti: un modello finanziario in evoluzione. 3. Gli istituti di credito speciale e lo sviluppo economico italiano. BIBLIOGRAFIA – APPENDICE STATISTICA. VOLUME II – Concentrazioni, acquisizioni e concorrenza: la nuova configurazione del sistema bancario italiano. 1. Evoluzione della legislazione bancaria dopo il 1992 ed effetti sulla struttura finanziaria degli istituti di credito mobiliare (ICM). Dalla Legge Amato al Testo Unico sul credito. 2. I cambiamenti pproprietari degli istituti di credito mobiliare dopo il 1992. 3. Concorrenza tra gruppi bancari e ruolo degli”,”E1-BAIT-017″
“MORELLI Ugo”,”Classi e movimenti migratori.”,”Ugo MORELLI è nato nel 1951. Nel 1975 si è laureato in scienze politiche presso l’ Università di Bologna con una tesi sul fenomeno migratorio. Che cosa può accadere in questi casi? Risponde Bouthoul: “”La struttura esplosiva produce una tendenza centrifuga delle classi di età più giovani; tenendo conto dei punti di minor resistenza, seguendo le condizioni storiche, considerando le possibilità economiche, sociali e tecniche disponibili, le aspirazioni e le tensioni dei giovani possono trovare sfogo o in una guerra civile, o in una crociata ideologica, o in una emigrazione, o in una guerra contro altri popoli””. (pag 16)”,”DEMx-039″
“MORELLI Emilia SCIROCCO Alfonso VAN-NUFFEL Robert J. BARTOCCINI Fiorella VALIANI Leo UGOLINI Romano BLAKISTON Noel saggi; discussioni di Bianca MONTALE Eugenio ARTOM Emilia MORELLI Pierre GUILLEN Alfonso SCIROCCO Hartmuth ULLRICH Aldo BERSELLI Alfredo CAPONE Zeffiro CIUFFOLETTI Ernesto SESTAN Alberto M. GHISALBERTI”,”Correnti ideali e politiche della sinistra italiana dal 1849 al 1861. Atti del XXI Convegno storico toscano (Castelvecchio Pascoli, 26-29 maggio 1975).”,”Saggi di MORELLI Emilia SCIROCCO Alfonso VAN-NUFFEL Robert J. BARTOCCINI Fiorella VALIANI Leo UGOLINI Romano BLAKISTON Noel discussioni di Bianca MONTALE Eugenio ARTOM Emilia MORELLI Pierre GUILLEN Alfonso SCIROCCO Hartmuth ULLRICH Aldo BERSELLI Alfredo CAPONE Zeffiro CIUFFOLETTI Ernesto SESTAN Alberto M. GHISALBERTI “”L’esperienza romana fu il punto di partenza per la riflessione generale di Pisacane. Negli articoli su “”L’Italia del popolo”” Pisacane si sforza di inserire la questione militare nella più vasta problematica della rivoluzione italiana. Si passa così rapidamente dalla teoria militare della massa alla teoria politica della massa. “”Le rivoluzioni – scrive Pisacane – non si compiono se non col popolo: popolo sono le masse delle baionette che bisogna spingere contro le mitraglie nemiche, ed è tra queste masse che bisogna cercare il genio di dirigere i movimenti””. Per ora Pisacane sottolinea l’assenza del genio militare, espressione diretta delle masse, in seguito egli lamenterà la mancanza di un partito capace di indicare alle masse obbiettivi politici rispondenti ai loro reali interessi. In questo modo Pisacane a partire dall’analisi militare della guerra quarantottesca e dallo sviluppo della teoria militare della massa, arriva a porsi il problema della partecipazione delle masse alla involuzione e quindi la risoluzione contemporanea della questione nazionale e di quella sociale. Per far insorgere una nazione di contadini e per formare un esercito nazionale in grado di resistere e di attaccare le forze straniere, occorreva porre obbiettivi politico-sociali che corrispondessero ai loro reali interessi. L’iniziativa rivoluzionaria del meridione viene così ad essere giustificata non solo su motivazioni geografico-militari, ma su istanze più generali, politiche e sociali. (…)””. (pag 175)”,”ITAB-240″
“MORELLI Anne”,”Fascismo e antifascismo nell’emigrazione italiana in Belgio (1922-1940).”,”MORELLI Anne è nata a Bruxelles nel 1948 da famiglia di origine italiana. Professoressa di storia, insegna all’Università di Bruxelles dove i suoi corsi sono dedicati da un lato all’immigrazione in Belgio e dall’altro a problemi religiosi contemporanei. E’ autrice di libri sulla comunità italiana in Belgio durante il ventennio fascista. 2° copia”,”ITAF-273″
“MORELLI Aldo TOMASSINI Luigi”,”Socialismo e classe operaia a Pistoia durante la prima guerra mondiale.”,”MORELLI Aldo (1950) si interessa ai problemi di storia del movimento operaio. TOMASSINI Luigi (1949) è attualmente ricercatore presso la cattedra di storia del Risorgimento dell’Università di Firenze, segretario di redazione della rivista ‘Ricerche storiche’ e redattore del ‘Dizionario biografico del movimento operaio italiano’ (Ed. Riun.)”,”MITT-308″
“MORELLI Anne”,”Les “”communistes de gauche”” italiens en exil en Belgique.”,”La Morelli cita la tesi di Bruna Teso, Amadeo Bordiga, une expérience du communisme, Université de Paris, 1971-1972″,”MITC-120″
“MORELLI Anne GOTOVITCH José a cura; saggi di Jacques GILLEN Francine BOLLE José GOTOVITCH Eva SCHANDEVYL Marc COMBY Sean MILLS Rik HEMMERIJCKX Francis DUPUIS-DERI Jean FANIEL Jill HANLEY, testimonianza di Alain LEMAITRE e Julie MAECK”,”Contester dans un pays prospère. L’extrême gauche en Belgique et au Canada.”,”José Gotovitch è dottore in storia nell’Université Libre de Bruxelles (ULB). E’ stato direttore del Centre d’études et de documentation Guerre et sociétés contemporaines (CEGES), professore di storia contemporanea all’ULB e direttore del Centre d’histoire et de sociologie des Gauches de l’ULB (CHSG). Anne Morelli è una storica, professore all’ULB e direttrice del CHSG. Ha pubblicato opere sulla storia politica dell’emigrazione italiana e ha scritto ‘Principes élémentaires de propagande de guerre”” (2006), e ‘Rubino, l’anarchiste italien qui tenta d’assassiner Leopold II’ (2006). Con Gotovitch ha curato diverse opere sulle sinistre radicali.”,”MHLx-042″
“MORELLI Dario, a cura di ANNI Rolando GIULIETTI Lorenza”,”Scritti 1968-1997.”,”Dario Morelli, professore, coordinatore dell’Istituto Storico della Resistenza Bresciana”,”ITAR-268″
“MORELLI Anne a cura; scritti di Els WITTE Idesbald GODDEERIS BeRnard DANDOIS Edward DE-MAESSCHALCK Anne MORELLI Nicoletta CASANO Francis SARTORIUS Frédérique BIANCHI e René FAYT Jean PUISSANT Frédérique BIANCHI Jacques GILLEN Hans VANDEVOORDE Guy DESOLRE Jacques GILLEN Pelai PAGES I BLANCH Francine BOLLE Anne FRENNET-DE KEYSER Danielle ORHAN Adrien GRIMMEAU Jean BOTERDAEL Luc KEUNINGS José GOTOVITCH Jean HOUSSIAU Mazyr KHOOJINIAN Jorge MAGASICH David JAMAR Domingo HUAMAN PENALOZA Benoit QUITTELIER Raoul VANEIGEM”,”Le Bruxelles des révolutionnaires de 1830 à nos jours.”,”Scritti di Els WITTE Idesbald GODDEERIS BeRnard DANDOIS Edward DE-MAESSCHALCK Anne MORELLI Nicoletta CASANO Francis SARTORIUS Frédérique BIANCHI e René FAYT Jean PUISSANT Frédérique BIANCHI Jacques GILLEN Hans VANDEVOORDE Guy DESOLRE Jacques GILLEN Pelai PAGES I BLANCH Francine BOLLE Anne FRENNET-DE KEYSER Danielle ORHAN Adrien GRIMMEAU Jean BOTERDAEL Luc KEUNINGS José GOTOVITCH Jean HOUSSIAU Mazyr KHOOJINIAN Jorge MAGASICH David JAMAR Domingo HUAMAN PENALOZA Benoit QUITTELIER Raoul VANEIGEM Karl Marx a Bruxelles (di Edward De-Maesschalck) (pag 56-67) Lenin a Bruxelles (di Guy Desoure) (pag 164-167) Bruxelles città operaia”,”SOCx-266″
“MORELLI Anne coordinatore scientifico del Colloquio, saggi di DELWIT Pascal MORELLI Anne BROUE’ Pierre DESTATTE Philippe HAINAUT Michel NEMETH Luc NEYTS Jean-Marie PAGES Yves WEISSMAN Suzi RACINE Nicole DESOLRE Guy THOVERON Gabriel PAGES Pelaï RIERE Jean GRAULICH Michel BIRCHALL Ian ARON Paul GREEMAN Richard CUENOT Alain SPENCER Philip MANSON John MARSCHALL Bill ALALUF Mateo RIERE Jean”,”Actes du Colloque Victor Serge, organisè par l’Institut de Sociologie de l’Université Libre de Bruxelles, 21-22-23 mars 1991.”,”Contiene il saggio di Philip SPENCER ‘Victor Serge et le léninisme libertaire’ (pag 432-445) Sull’adesione al bolscevismo dei sindacalisti rivoluzionari come Monatte e Rosmer in Francia si veda Robert Wohl, French Communism in the Making, 1914-1924, Stanford, 1972 (cit. p. 444)”,”SERx-076″
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume I. (1847-1860). II Serie: Fonti. Vol. XXVIII.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2. Bibliografia: libro di B. Radice sul fatti di Bronte. (vedi retro)”,”RISG-025-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume II. (1861-1865). II Serie: Fonti. Vol. XXXII.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-029-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume III. (1866-1870). II Serie: Fonti. Vol. XXXIV.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-031-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume IV. (1871-1873). II Serie: Fonti. Vol. XXXVI.”,”””A 78 anni piango il tempo perduto, e che alla tarda età non posso più riparare. Nulla ho fatto per me e pei miei cari, il cui avvenire è incerto». Così Francesco Crispi ,per il quale evidentemente, come per Nino Bixio, l’azione politica o militare, la dedizione di uomo di Governo o il valore sul campo di battaglia, rappresentavano quasi una sorta di sacro egoismo, che si risolveva ai danni della famiglia; entrambi trascuravano l’eredità morale per misurare solo quella materiale”” (pag VII, prefazione) Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-033-FSL”
“MORELLY”,”Codice della natura.”,”Questo libro è ritenuto ‘il più grande libro socialista del Settecento’. E’ una delle elaborazioni più radicali dell’ Illuminismo politico. E’ una critica alla proprietà privata e alle condizioni sociali e politiche dell’epoca. Morelly, filosofo francese del XVIII sec. Sulla sua vita non si hanno notizie attendibili ed è perfino controverso se gli scritti che vanno sotto il suo nome siano da attribuire, con incerta ripartizione, a un Morelly padre o a un Morelly figlio. L’opera sua più famosa è il Codice della natura (1755), che fu per lungo tempo attribuito a Diderot, nel quale, sulla linea dell’utopismo politico di ispirazione comunistica, Morelly descrive le istituzioni di una società ideale. Gli sono attribuite numerose altre opere nelle quali i temi ricorrenti sono quello della fondamentale bontà della natura umana, guastata dalla formazione degli Stati e della proprietà privata, e quello della costituzione di una società ideale su base ugualitaria e collettivistica. (RIZ)”,”SOCU-007″
“MORELLY Etienne Gabriel, a cura di Enzo PISCITELLI”,”Codice della Natura.”,”‘Morelly è stato un filosofo e scrittore francese del XVIII secolo, noto principalmente per le sue idee utopistiche e socialiste. Non si conoscono molti dettagli sulla sua vita personale, ma è famoso per il suo lavoro “”Code de la Nature”” (Codice della Natura), pubblicato nel 1755. In questo testo, Morelly propone una società ideale basata sull’abolizione della proprietà privata e sulla distribuzione equa delle risorse¹. Le sue idee influenzarono successivamente pensatori socialisti e comunisti, tra cui Karl Marx. Morelly immaginava una società in cui tutti i beni fossero condivisi e le leggi fossero create per garantire il benessere comune. (f. copil.) Il vero nome di Morelly non è noto. Questo filosofo e scrittore francese del XVIII secolo è rimasto un personaggio enigmatico, conosciuto principalmente attraverso le sue opere, come il ‘Code de la Nature’. La mancanza di informazioni biografiche dettagliate ha contribuito a mantenere un alone di mistero intorno alla sua figura. (idem)”,”SOCU-006-FMB”
“MORENO Jonathan D.”,”Mind Wars. Brain Science and the Military in the Twenty-First Century.”,”Jonathan D. Moreno è stato senior staff member per tre presidential advisory commissions, e ha partecipato a molti comitati di consulenza del Pentagono. E’ professore all’Università di Pennsylvania ed è editore in capo del magazine online ‘Science Progress’ del ‘Center for American Progress’. DARPA Defense Advanced Research Projects Agency”,”QMIx-307″
“MORETTI Attilio”,”Politica economica. XVI Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria estrattiva. 1. Esame delle condizioni generali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-3″
“MORETTI Attilio”,”Politica economica. XVI Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria estrattiva. 2. Condizioni tecniche, economiche e strutturali. Principali problemi di rinascita.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-E-3″
“MORETTI Enrico”,”La nuova geografia del lavoro.”,”Titolo originale: ‘New Geography of Jobs’ Enrico Moretti, docente di economia all’Università della California a Berkeley, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui, nel 2006, lo Young Labor Economist Award dall’istituto di ricerca tedesco Iza. Consulente ascoltato da Barack Obama, scrive articoli per vari giornali americani tra cui il New York Times e il Wall Street Journal. [Tabella 1. Aree metropolitane con la maggiore % di lavoratori laureati; Tabella 2. Aree metropolitane con la minore % di lavoratori laureati. Le prime 10 aree della tabella 1: Stamford (CT), Washington (DC), Boston (MA), Madison (WI) San José (CA) Ann Arbor (MI) Raleigh (NC) San Francisco (CA) Fort Collins (CO) Seattle (WA) (con una % di lavoratori laureati che va, dalla prima alla decima posizione, dal 56% al 42% e con le relative retribuzioni che vanno da 133.479 $ a 68.025); Le prime 10 aree della tabella 2: Mansfield (OH), Beaumont (TX) Rocky Mount (NC) Stockton (CA) Fort Smith (AR) Ocala (FL) Yuba City (CA) Modesto (CA) Waterbury (CT) Brownsville (TX) (con una % di lavoratori laureati che va dal 17% al 15% e con le relative retribuzioni che vanno da 53.047 a 43.800 $); ‘Ovviamente la correlazione tra innovazione e retribuzione non è perfetta. La ricchezza di Stamford è in buona parte dovuta ai servizi finanziari, mentre le retribuzioni di Raleigh, centro dell’innovazione tra i primi al mondo, sono relativamente modeste. Malgrado ciò, emerge chiaramente come l’economia delle città con molti residenti laureati sia tendenzialmente caratterizzata da una significativa presenza di attività innovative e da buone retribuzioni. L’aspetto più notevole messo in luce da queste tabelle è probabilmente il fatto che in molti casi i diplomati di scuola superiore del gruppo di testa guadagnano più dei ‘laureati’ del gruppo di coda. A Boston [3° in graduatoria nella tabella 1, ndr] il lavoratore con diploma di scuola superiore guadagna in media 62.423 dollari, cioè il 44% in più del lavoratore laureato di Flint [18° in graduatoria nella tabella 2, ndr]. Un diplomato di scuola superiore di San José [5° in graduatoria, tabella 1] guadagna 68.009 dollari, ossia migliaia di dollari in più laureato di Merced, di Yuma, di Danville [rispettivamente 21°, 20° e 15° in graduatoria, tabella 2] e di tutte le altre città in fondo alla classifica. In altre parole, la disparità fra le città è talmente marcata da superare quella tra i diversi livelli di istruzione. Ciò rivela che in America le differenze di retribuzione hanno a che fare con l’ubicazione geografica non meno che con la classe sociale. Oggi la mappa economica degli Stati Uniti evidenzia non una, ma tre Americhe. A un estremo troviamo gli hub dell’innovazione della tabella 1, caratterizzati da salari elevati sia per i lavoratori qualificati sia per quelli comuni. All’altro estremo ci sono i centri della tabella 2, con livelli di specializzazione modesti e mercati del lavoro in declino. In mezzo c’è un gran numero di città che appaiono indecise sulla direzione da scegliere, per cui il loro futuro potrebbe evolvere in un senso o nell’altro. Si noti che se gli hub dell’innovazione producono salari medi elevati, non è soltanto perché possono contare su una nutrita schiera di residenti con formazione universitaria, categoria ben distribuita. C’è qualcosa di più profondo all’opera. Gli hub dell’innovazione offrono salari medi elevati anche ai lavoratori ‘non qualificati’. Il grado di istruzione di un certo lavoratore ha insomma ricadute non soltanto sullo stipendio dello stesso, ma sull’intera comunità che lo circonda’ [Le due tabelle sono a pag 98-99, il brano è a pagina 97 e 100]”,”CONx-231″
“MORETTI Pietro”,”Sessantotto in periferia. Biennio 1968-1969 in provincia di Alessandria.”,”Crisi nella chiesa locale “”A Casale è nato un movimento di viceparroci che poi hanno lasciato tutti il sacerdozio. E’ mancata praticamente una generazione intera di viceparroci: erano una decina che sono usciti, si sono sposati e hanno trovato altre strade. C’erano tra loro personaggi eccezionali: ricordo don Germano Re, responsabile dell’ Azione cattolica, che si è sposato e trasferito in Germania”” (pag 35)”,”ITAC-158″
“MORETTI Franco”,”Atlante del romanzo europeo, 1800-1900.”,”Franco Moretti insegna Letteratura comparata alla Columbia University di New York”,”VARx-043-FSD”
“MORFINO Vittorio”,”Il tempo della moltitudine. Materialismo e politica prima e dopo Spinoza.”,”Vittorio Morfino (1966) è ricercatore di Storia della Filosofia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. É autore di Substantia sive Organismus, Sulla violenza. Una lettura di Hegel, Il tempo e l’occasione. L’incontro Spinoza Machiavelli e Incursioni spinoziste. Ha curato Spinoza contra Leibniz, La Spinoza – Renaissance nella Germania di fine Settecento e l’edizione italiana di scritti di Louis Althusser. Dirige la collana ‘Spinoziana’ per le Edizioni Ghibli ed è redattore di ‘Quaderni materialisti’.”,”FILx-066-FL”
“MORFINO Vittorio”,”Substantia sive organismus. Immagine e funzione teorica di Spinoza negli scritti jenesi di Hegel.”,”Vittorio Morfino (1966) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato Spinoza contra Leibniz, e ha in corso di pubblicazione un’antologia sulla Spinoza Renaissance nella Germania di fine Settecento.”,”FILx-086-FL”
“MORFINO Vittorio”,”Marx lettore di Spinoza. Democrazia, immaginazione, rivoluzione.”,”Gli estratti di Marx dal testo di Spinoza, il ‘Trattato teologico-politico’ , Paragrafo 7, pag 5-8 “”Come naturale conseguenza della logica dello ‘jus sive potentia’, il supremo potere manterrà il suo diritto fino a quando manterrà la sua potenza: «Questo diritto di imporre tutto ciò che vogliono [poiché il potere della somma autorità non è soggetta a nessuna legge] soltanto fino a quando esse detengono effettivamente il sommo potere: perché, se perdono questo, perdono insieme anche il diritto illimitato d’imperio, il quale cade nelle mani di colui o di coloro che l’hanno conquistato e che sono in grado di mantenerlo (101). Marx non ricopia il passaggio successivo in cui Spinoza afferma che è raro che un ordinamento democratico impartisca ordini del tutto assurdi, dato che da una parte «è quasi impossibile che la maggior parte di un consorzio, se questo è grande, convenga in un modo assurdo» e dall’altra perché ciò è escluso dal principio e dal fine dell’ordinamento democratico, «che (…) è quello di evitare gli assurdi dell’istinto e di contenere gli uomini per quanto è possibile entro i limiti della ragione, affinché vivano nella concordia e nella pace» (102). Dunque, conclude Spinoza in un altro estratto marxiano, «in un regime politico nel quale è legge suprema la salute, non del sovrano, ma di tutto il popolo [‘salus totius populi’], colui che obbedisce in tutto all’autorità non deve essere definito schiavo inutile a se stesso, ma suddito; e libera in sommo grado è quella repubblica che ha le sue leggi fondate sulla retta ragione, giacché in essa ciascuno può, se vuole, essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione» (103). Infine una riga fondamentale nell’estratto marxiano: « (…) Stato democratico [‘imperium democraticum’] mi pare il più naturale e il più conforme alla libertà che la natura consente a ciascuno» (104). Malgrado sia stato affermato da più interpreti una forte presenza spinoziana nel ‘Contratto sociale’ (105), non è difficile cogliere gli elementi che hanno permesso a Marx di individuare in Spinoza e non in Rousseau il modello di una teoria della democrazia come ‘Verfassungsgattung’ (costituzione)”” (pag 21-22) [Vittorio Morfino, ‘Marx lettore di Spinoza. Democrazia, immaginazione, rivoluzione’, ‘Consecutio Rerum.org’, 22 ottobre 2013] [(101) K. Marx, «Exzerpte aus Benedictus Spinoza: Opera ed. Paulus», cit., pp. 240-241, tr. it. cit., p. 383; (102) B. Spinoza, ‘Tractatus Theologico-politicus’, cit., p. 194, tr. it. cit., p. 383; (103) K. Marx, «Exzerpte aus Benedictus Spinoza: Opera ed. Paulus», cit., p. 241, tr. it. cit., p. 384; (104) Ivi, p. 240, tr. it . cit., p. 384; (105) Cfr. in particolare M. Francès, «Les rèminiscences spinozistes dans le Contrat social de Rousseau», in ‘Révue philosophique de la France et de l’Etranger’, 76 (1951), pp. 61-84. Cfr. anche P. Vernière, ‘Spinoza et la pensée française avant la révolution’, Paris, Presses Universitaires de France, 1954, p. 481 e sgg]”,”FILx-008-FGB”
“MORGAN Kenneth O. a cura; saggi di Peter SALWAY John BLAIR John GILLINGHAM Ralph A. GRIFFITHS John GUY John MORRIL Paul LANGFORD Cristopher HARVIE H.C.G. MATTHEW Kenneth O. MORGAN”,”Storia dell’ Inghilterra da Cesare ai giorni nostri.”,”Gli autori dei saggi sono: Peter SALWAY, John BLAIR, John GILLINGHAM, Ralph A. GRIFFITHS, John GUY, John MORRIL, Paul LANGFORD, Cristopher HARVIE, H.C.G. MATTHEW, Kenneth O. MORGAN.”,”UKIx-041″
“MORGAN David W.”,”The Socialist Left and the German Revolution. A History of the German Independent Social Democratic Party, 1917-1922.”,”Libro dedicato a Alan BULLOCK Gerald FREUND James JOLL Wallace T. McCAFFREY insegnanti e amici MORGAN David W. è professore associato di storia e co-presidente del College of Socials Studies nella Wesleyan University. “”Più realistica, e perfino più desiderabile, poteva essere una politica di incoraggiamento dell’ ala sinistra della USPD a conquistare l’ intero partito, o almeno la maggior parte di esso, all’ idea comunista, che avrebbe portato a un massiccio blocco di sostegno al campo comunista e alla stessa Internazionale Comunista, insieme con il vecchio gruppo dirigente, la macchina di partito, i votanti e la stampa. Questo sembrava il modo più veloce per realizzare un partito rivoluzionario di massa (il KPD aveva forse 50.000 membri dopo la scissione, la USPD ne aveva circa 750 mila e stava crescendo); e le speranze dei comunisti si basavano su un largo seguito, specie nella misura in cui la visione della rivoluzione di Rosa Luxemburg stava prendendo piede.”” (pag 294)”,”MGER-068″
“MORGAN David W.”,”The Socialist Left and the German Revolution. A History of the German Independent Social Democratic Party, 1917-1922.”,”Libro dedicato dall’ autore a Alan BULLOCK, Gerald FREUND James JOLL Wallace T. MacCAFFREY insegnanti e amici. Azione di marzo (1923). “”Il comitato centrale rifiutò di ammettere l’ errore, perfino dopo che il momento caldo dell’ azione era passato e gli errori erano visibili a tutti. La leadership rimase incollata alla teoria dell’ offensiva rivoluzionaria, perfino quando il partito si stava sciogliendo sotto i suoi piedi (gli iscritti calarono da 450 mila membri all’ inizio dell’ anno a 180 mila nell’ estate). Levi, disperato, faceva una pubblica campagna contro la politica del comitato centrale; ma quest’ ultimo, dopo aver ottenuto un sostegno sufficiente dai quadri più stretti del partito, rispose alle sue accuse espellendolo assieme a chi era apertamente a lui associato come Curt Geyer””. (pag 399) “”In questo processo il KPD (dopo l’ agosto) cessò di essere un partito di massa nei termini che precedentemente conosciuti. Questo cambiamento fu solo in parte dovuto al drastico declino dei militanti; chi se ne andava tendeva a non andare in un altro partito, come l’ USPD, ma a stare fuori, ancora accessibile all’ influenza del KPD ma non disposto a farne parte””. (pag 399)”,”MGER-069″
“MORGAN Roger P.”,”The German Social Democrats and the First International, 1864-1872.”,”MORGAN Roger P. Lecturer in History in te University of Sussex. Un capitolo ed una appendice dedicata a Johann Philipp Becker.”,”MGEx-208″
“MORGAN Kenneth O.”,”Labour People. Leaders and Liutenants, Hardie to Kinnock.”,”Il professor K.O. Morgan, FBA, è ‘Principal’ dell’Università del Galles. E’ autore di molte opere sulla storia britannica. “”Intellectuals, however defined, have played a more intermittent role in Labour’s history than might be imagined form the international reputation of such as the Webbs, the Coles, Tawney, or Laski. The very creation of the Labour Party at all in 1900 marked a defeat for the Webbs; from 1931 onwards the Fabians have been essentially a forum for ventilating ideas rather than an influence in their own right. Figures like Tawney and Cole became increasingly peripheral. Much of the time, intellectuals have been marginal to the operations of the party, and forced into the role of scapegoats or punchbags for union barons like Bevin or Deakin”” (dall’introduzione) (pag 10)”,”MUKx-175″
“MORGAN Roger SILVESTRI Stefano a cura, saggi di Jean CHARLOT Jacques MALLET Werner WEIDENFELD Richard ROSE Michael STEED Gianfranco PASQUINO Antonio Marquina BARRIO Wolfgang WESSELS Beate KOHLER Barbara MYRZIK Antonio PILATI Christian HACKE Amthea LEE Manuel RAMIREZ”,”I partiti moderati e conservatori europei.”,”Stefano Silvestri, nato a Roma nel 1942, fa parte dello staff di ricerca dell’istituto affari internazionali, del quale è vicepresidente, sin dal 1967. Segretario particolare e consigliere per gli affari europei del sottosegretario di Stato agli Affari esteri (1974-76), è stato consulente presso la presidenza del Consiglio e collabora al quotidiano Il Globo. Roger P. Morgan, nato nel 1932, è a capo dell’European Centre for Political Studies al Policy Studies Institute di Londra dal 1978. Ha studiato nelle Università di cambridge, Parigi e Amburgo. Dal 1959 al 1978 ha insegnato nelle principali Università dell’Inghilterra, degli Stati Uniti e in Italia, ed è, dal 1980, Visiting professor all’Università del Surrey.”,”EURx-064-FL”
“MORGAN Roger”,”The Significance of Johann Philipp Becker’s Geneva Central Committee for the Development of the I.W.A. in Germany.”,”Roger Morgan, Brighton”,”MOIx-046-G”
“MORGAN Lewis H.”,”La société archaïque (1877).”,”Il ruolo svolto dall’«Origine della famiglia» di Engels, e quindi dal marxismo, nell’infrangere la cospirazione del silenzio che circondava l’opera ‘La società antica’ di Lewis H. Morgan “”La publication d”Ancien Society’ en français, sous le titre de ‘Société Archaïque’, survient presque un siècle après sa parution en Amérique (1877), alors que l’oeuvre maîtresse de L.H. Morgan a été plusieurs fois rééditée en anglais et a été traduite dans un grand nombre de langues, y compris le chinois (1935) et le japonais (première édition en 1924) (1). Cette lacune, que l’initiative des Éditions Anthropos vient heureusement combler, ne signifie pas que l’oeuvre de Morgan soit restée ignorée du public français qui en a pris connaissance à travers l”Origine de la Famille de la Propriété Privée et de l’État’ d’Engels. S’acquittant «come en exécution d’un testament» d’une tâche que Marx avait désiré se réserver, Engels faisait état, après la mort de son ami, des résultats des recherches de l’anthropologue américain. L’importance que celui-ci attribuait aux bases matérielles de l’evolution, son études des systèmes de parenté, indiquant l’influence des liens de sang dans les sociétés à bas niveau de production, ses analyses du passage de l’organisation tribale à l’organisation sur base territoriale et politique, sont autant d’éléments qui expliquent l’intérêt porté à son oeuvre par les fondateurs du marxisme. «C’est le grand mérite de Morgan, écrit Engels dans la préface à la première éditions de l”Origine de la Famille’, d’avoir découvert et restitué dans ses traits essentiels ce fondement préhistorique de notre histoire écrite» (2). Ayant trouvé dans ‘Ancient Society’ la dimension anthropologique qui venait complèter leur vision de l’histoire, Marx et Engels ont adopté cet ouvrage pour ce qu’il contenait de valable, sans se soucier de nuancer leur approbation d’une réserve envers les positions philosophiques de son auteur. ‘L’Origine de la Famille’, exposé historique, écrit à l’intention du public ouvrier allemand, reprèsente, malgré la volonté exprimée par Engels de «critiquer Morgan», un remaniement du livre de ce dernier, le lecteur étant censé faire aisément le départ entre ce qui était du ru de l’un et de l’autre. De sorte que de nombreux lecteurs d’Engels peuvent fort bien ne pas se douter du caractère idéaliste des positions de Morgan. La lecture textuelle d”Ancient Society’ ne peut donc être remplacée par celle qu’Engels en a donnée: si l’on veut en tenter l’approfondissement critique, un effort doit être entrepris pour la soustraire à l’éclairage particulier que lui a conféré le marxisme. Par contre, il n’est pas question de négliger la place que l”Origine de la Famille’, et par là le marxisme, ont fait à l’oeuvre de Morgan, quand il s’agit de rendre compte non seulement de cette conspiration du silence qui l’entoure et qu’Engels avait déjà dénoncée, mais de l’opposition systématique dont il a été l’objet et de l’hostilité ed de l’aversion qui sont témoignées, dans son propre pays, à celui qui fut non seulement le plus grand ethnologue américain, mais le fondateur de la science ethnologique. Qu’il suffise de rappeler que le seul istitut culturel des Etats-Unis qui ait honoré sa mémoire d’un inscription, en dehors de l’Université de Rochester, est le collège de jeunes filles de Wells, dont il avait été l’un des promoteurs”” [dalla presentazione di Raoul Makarius al volume ‘La société archaïque (1877)’ di L.H. Morgan, Editions Anthropos, Paris, 1971, version numérique ‘Les classiques des sciences sociales’, Université du Québec à Chicoutimi, 2002 (pag 11-12)] [(1) Traductions d”Ancient Society’: en allemand 1921; en bulgare, 1899; en chinois 1935; en espagnol 1945 (Argentine) et 1946 (Mexique); en japonais 1924, 1930, 1931, 1932, 1947, 1952, 1954, 1958; en polonais 1887; en russe 1900, 1935, en tchèque 1954 (D’après Leslie A. White, in “”Introduction”” à ‘Ancient Society’, Cambridge, Mass, 1964, p. XIII); (2) F. Engels, L’Origine de la Famille, de la Proprieté Privée et de l’Etat’ (trad. J. Stern), Paris, 1954, p. 16]”,”TEOS-320″
“MORGAN Kenneth O.”,”Britain Since 1945. The People’s Peace.”,”Kenneth O. Morgan è Research Professor alla Università del Galles e Honorary Fellow al The Queen’s College di Oxford. Ha al suo attivo una decina di opere sulla storia della Gran Bretagna sul laburismo e alcune biografie (Lloyd George, Keith Hardie, Kinnock, Callaghan)”,”UKIx-144″
“MORGANTI Piero”,”Come si diventa giornalista?”,”Piero Morganti è nato a Milano nel 1931. Giornalista professionista, è redattore del ‘Corriere d’informazione’. Ha scritto: ‘Prepotenza della radio’ (1953) e ‘Giornale di un cronista’ (1960). E’ stato membro del Comitato di redazione del ‘Corriere della Sera’. “”Spesso lo storico è soltanto un giornalista voltato all’indietro”” (Karl Kraus)”,”EDIx-177″
“MORGENTHAU Hans J.”,”Lo scopo della politica americana.”,”””Una società concepita in modo da trovare i criteri per il proprio pensiero e la propria azione solo entro se stessa, diventa l’ arbitro sovrano di tutte le cose umane. I criteri obbiettivi di eccellenza tramite i quali l’ uomo civile ha imparato a distinguere l’ opera d’ arte dal ciarpame, l’ opera dell’ artigianato da quella del falsario, la cultura dalla pretenziosa sofisticazione, un uomo buono da un mascalzone, uno statista da un demagogo, la grandezza dalla mediocrità – queste distinzioni vitali sono offuscate se non obliterate dalle preferenze auto-sufficienti della folla… Diventa quindi moralmente permesso ciò per cui si può passarla liscia, ciò che si può far accettare sul mercato, parafrasando l famoso detto di Holmes, diventa la prova della verità, l’ arte è ciò che piace alla gente, ciò che si può vendere è utile, e ciò per cui la gente voterà è solido.”” “”Invece di esaurire la potenzialità della sua natura nel tentativo di realizzare ciò che sembra importante, l’ uomo applica la legge della conservazione dell’ energia al suo lavoro concentrando in esso il minimo sforzo necessario a soddisfare le richieste dell’ accettabilità sociale. Poiché queste richieste regnano supreme, la sciatteria, la scorciatoia, e l’ inganno, che non possono realizzare nulla di eccellente, diventano tecniche prudenziali per mezzo delle quali ci si può assicurare l’ approvazione sociale””.”,”USAP-033″
“MORGENTHAU Henry, a cura di Peter BALAKIAN”,”Ambassador Morgenthau’s Story.”,”MORGENTHAU Henry With a foreword by Robert Jay LIFTON, introduction by Roger W. SMITH, and an epilogue by Henry MORGENTHAU III, list of illustrations, list of maps, editor’s note Peter BALAKIAN, preface.”,”TURx-037″
“MORGENTHAU Hans J. THOMPSON Kenneth W.”,”Politics Among Nations. The Struggle for Power and Peace.”,”preface di Kenneth W. THOMPSON, Appendix ‘Charter of the United Nations’, bibliography, historical Glossary, index.”,”RAIx-017-FL”
“MORGHEN Raffaello”,”Medioevo cristiano.”,”2° copia ma altra edizione Raffaello MORGHEN è nato a Roma nel 1896. Medievalista e studioso del pensiero religioso, è stato influenzato nei suoi studi da Ernesto BUONAIUTI e da Pietro FEDELE. Ha svolto attività di redattore nell’ Enciclopedia italiana. Nel 1938 è diventato ordinario di storia medievale all’Università di Palermo e poi di Perugia. Nel 1952 è stato eletto presidente dell’ Istituto storico italiano per il Medioevo. Ha scritto ‘Tramonto della potenza sveva in Italia’, ‘Gregorio VII’.”,”EURx-242″
“MORI Giorgio”,”Storia dell’ Ansaldo. 2. La ricostruzione di una grande impresa, 1883 – 1902.”,”Il secondo volume della storia dell’ Ansaldo è dedicato al ventennio nel quale l’azienda si afferma come la maggiore impresa meccanica italiana. E’ quanto avviene in un nuovo contesto della vita nazionale segnato dall’adesione nel 1882 dell’ Italia alla Triplice Alleanza con l’impero asburgico e quello tedesco, nonchè dalla decisione dei governi dell’epoca, alle prese con una grave crisi agraria, di orientare la politica economica a sostegno dello sviluppo industriale. Al primato dell’ Ansaldo, tanto nella produzione di locomotive e di apparati motori marini, quanto nella costruzione di naviglio mercantile e militare, contribuirono l’opera sagace degli eredi di Carlo Bombrini e oi, negli anni a cavallo tra i due secoli, l’impulso determinante di Federico Maria Perrone, uno dei più singolari personaggi di quell’esigo ma variegato universo che fu la classe dirigente della prima generazione post-risorgimentale.”,”E1-ANS-002″
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’ industrializzazione e storia d’ Italia.”,”””””Una riforma sociale che si risolva in un arresto della produzione, o per lo meno in un decremento della produzione stessa, è quanto altri mai antisocialista. Noi siamo interessati al massimo sviluppo delle forze economiche””. Sono parole di Arturo Labriola. Commenterà poco dopo la fine della guerra Antonio Gramsci: “”I sindacalisti rivoluzionari lavoravano fuori della realtà e quindi la loro politica era fondalmentalmente errata; i socialisti parlamentari lavoravano nell’ intimo delle cose, potevano sbagliare (commisero anzi molti e pesanti errori) ma non errarono nel senso della loro azione (e) le grandi masse, quelle che con il loro intervento modificano obbiettivamente i rapporti sociali, si organizzarono intorno al partito socialista. (Ma) lo sbaglio più grave del movimento socialista è stato di natura simile a quello dei sindacalisti. Partecipando all’ attività generale della società umana nello Stato, essi dimenticarono che la loro posizione doveva mantenersi essenzialmente di critica, di antitesi. Si lasciarono assorbire dalla realtà, non la dominarono. I comunisti marxisti devono caratterizzarsi per una psicologia che possiamo chiamare maièutica. La loro azione non è di abbandono al corso degli eventi””””. (pag 137) [Ci sono un paio di capitoli che contengono riferimenti alla prima guerra mondiale: ‘La Fiat dalle origini al 1918’ (pag 111-140) e ‘Le guerre parallele. L’industria elettrica in Italia nel periodo della grande guerra (1914-1919)’ (pag 141-218). ‘Il 24 maggio 1915 il governo italiano dichiarava la guerra agli imperi centrali. E’ stato scritto dal nostro più autorevole storico militare, Piero Pieri, che “”il capo di stato maggiore non aveva nemmeno lontamente pesanto alla possibilità di una rottura delle Triplice e di una guerra italiana accanto all’Intesa””, mentre è opinione largamente condivisa che anche il livello e la preparazione delle forze armate fossero piuttosto carenti. Si tenga poi presente quanto, richiamando il meditato verdetto della Commissione parlamentare d’inchiesta per le spese di guerra, ha scritto Luigi Einaudi: “”Non esisteva in Italia un piano di mobilitazione industriale che assomigliasse a quello che si affermò allora fosse stato predisposto in Germania”” mentre, per di più, era “”da ritenersi mancasse del tutto o quasi presso di noi, prima della guerra, una esatta concezione di tutto ciò che attenevasi alla creazione di quell’esercito industriale che doveva agire in modo non meno poderoso, intelligente ed energico accanto all’esercito combattente””. Non era la prima volta che accadeva, e non fu neanche l’ultima. Discendeva da ciò che, trovatisi in campo, gli uomini di governo e la classe dirigente italiana dovettero affrontare per un verso la questione, assai complessa, della accettazione delle improvvisate idee-forza della loro grave scelta da parte delle masse, in trincea come all’interno, e per un altro, quella della mobilitazione delle energie materiali e dell’apparato produttivo, indispensabile quanto urgente, per darle nerbo, attendibilità e possibilità di successo. Si spiega allora perché, e mai come in questo caso spiegazione ‘non’ vuole dire giustificazione o comprensione, “”nella speranza di ottenere il massimo rendimento e di indirizzare alla soluzione del problema dell’armamento tutto l’organismo industriale allo scopo di raggiungere il massimo effetto con mezzi indubbiamente all’origine assai scarsi repungn[asse] ai capi responsabili””, l’apprezzamento è ricavato testualmente dalla relazione finale della ricordata Commissione d’inchiesta, “”imporre controlli diretti, contabili e tecnici all’industria privata per ciò che riferivasi all’accertamento dei suoi procedimenti tecnici e soprattutto dell’effettivo costo dei manufatti””, e si ritenesse perciò opportuno “”evitare ingerenze che turbassero la libertà degli industriali nel funzionamento tecnico e contabile delle loro aziende””. (…) Fu anche grazie a questi indirizzi che negli anni del conflitti da noi ritenuto mondiale – ma uno storico asiatico lo definiva tempo fa come “”una guerra civile europea”” – si venne edificando il trampolino di lancio per il secondo, grande e decisivo “”balzo”” della Fiat””‘ (pag 129-120)] ITAE-127″,”ITAE-127″
“MORI Giorgio a cura; saggi di CASTRONOVO Valerio DE ROSA Gabriele HERTNER Peter MORI Giorgio LOMBARDO Alessandro SPARTI Pepa CURLI Barbara GIANNETTI Renato GIUNTINI Andrea MAIELLO Adele MALGERI Giampaolo MIGLIORINO Gianni QUAGLI Alberto VASTA Michelangelo BAGNASCO Erminio DEWERPE Alain DORIA Giorgio FALCHERO Anna Maria GALLI Fabio LUNGONELLI Michele RASTELLI Achille RUGAFIORI Paride SPADONI Ugo”,”Storia dell’ Ansaldo. 2. La costruzione di una grande impresa, 1883-1902.”,”CASTRONOVO Valerio DE ROSA Gabriele HERTNER Peter MORI Giorgio LOMBARDO Alessandro SPARTI Pepa CURLI Barbara GIANNETTI Renato GIUNTINI Andrea MAIELLO Adele MALGERI Giampaolo MIGLIORINO Gianni QUAGLI Alberto VASTA Michelangelo BAGNASCO Erminio DEWERPE Alain DORIA Giorgio FALCHERO Anna Maria GALLI Fabio LUNGONELLI Michele RASTELLI Achille RUGAFIORI Paride SPADONI Ugo”,”ECOG-016″
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’ Italia.”,”””Eppure, nel giro di quattro-cinque mesi, le cose erano arrivate ad un punto tale che ‘La stampa’ doveva uscire il 5 maggio 1905 con un titolo greve quanto sintomatico: “”Continua la corsa verso il disastro””: e l’articolo si occupava per l’appunto dell’industria automobilistica. La diagnosi va ritenuta esatta: per quanto solo parzialmente ed in un certo senso. Ma intanto, a quali clamorosi e desueti eventi si riferiva il quotidiano, naturalmente attento a tutto ciò che avveniva nella vita cittadina e perciò anche alle vicende della giovane industria dell’automobile? Le premesse di una tal grido d’allarme erano abbastanza evidenti: sino al 1904 si contavano nel settore quattro società con un capitale sottoscritto di poco inferiore ai 6 milioni. In quell’anno ne erano state fondate 6, nel 1905, 22 (e nel 1906 ne sorgeranno ancora 25) per un nominale complessivo di oltre 80 milioni. Tutto ciò mostrava già più di una componente patologica. Ma il disastro profetizzato da ‘La stampa’ ritrovava ben più corpose e preoccupanti motivazioni in quel che stava accadendo nella locale borsa valori a partire appunto dai primi giorni del 1905 (e non solo per i titoli automobilistici ma per quelli industriali in genere). Qualche decennio prima, lavorando alla stesura del secondo volume del ‘Capitale’, Marx, dopo aver scritto che “”il capitale industriale è l’unico modo di essere del capitale in cui la sua funzione non sia soltanto l’appropriazione del plusvalore ma contemporaneamente la sua creazione”” se ne usciva in una folgorante intuizione-anticipazione: “”ma il processo di produzione appare soltanto come un termine medio inevitabile, come un male necessario per far denaro… Tutte le nazioni a produzione capitalistica vengono colte periodicamente da una vertigine nella quale vogliono far denaro senza la mediazione del processo di produzione””. Nell’Italia – e nella Torino – del 1905 era uno di questi momenti di “”vertigine”” che veniva prendendo campo e rilievo””. (pag 118) [Giorgio Mori, Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’Italia, 1977)”,”ITAE-100-FPA”
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’Italia.”,”Con gli studi raccolti in questo volume Giorgio Mori si propone di fissare i lineamenti di un progetto storiografico originale, che consiste nell’affrontare con sistematicità, dall’interno, e nei suoi molteplici aspetti, il decorso del processo di industrializzazione in Italia come parte di un ‘moto generale e di vastissimo respiro’ che a sua volta qualifica la storia della società italiana, dagli inizi dell’Ottocento ad oggi. “”Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. E’ nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. “”Grande bandito dell’industria””, così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori “”aveva saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere””, concludendo poi che “”essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti””. I due giudizi non sono necessariamente contradditori. La “”vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo”” intravista da Marx li aveva sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne erano rimasti travolti”” (pag 121)”,”ITAE-028-FL”
“MORI Massimo”,”Storia della filosofia moderna.”,”Massimo Mori insegna Storia della filosofia presso l’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: La ragione delle armi, Guerra e conflitto nella cultura classica tedesca, Libertà, necessità, determinismo. Per i nostri tipi è autore, con Giuseppe Cambiano, di Le stelle di Talete.”,”FILx-061-FL”
“MORI Giorgio a cura; saggi di Sidney POLLARD Luciano CAFAGNA Renato ZANGHERI Stefano MERLI Valerio CASTRONOVO Rosario ROMEO Shepard B. CLOUGH e Carlo LIVI Frank J. COPPA Giuseppe ARE Herbert FEIS Giacomo CORNA PELLEGRINI Bruno CAIZZI Roberto ROMANO Lucio AVAGLIANO Giovanni ALIBERTI Federico SQUARZINA Luigi DE-ROSA Silvio LEONARDI Armando SAPORI Giorgio MORTARA Piero D’ANGIOLINI Michele LUNGONELLI”,”L’ industrializzazione in Italia (1861-1900).”,”Giorgio Mori è nato a Castelfiorentino nel 1927. Attualmente (1977) è professore ordinario di Storia economica contemporanea nell’Università di Firenze. Ha pubblicato tra l’altro: ‘L’industria del ferro in Toscana dalla Restaurazione alla fine del Granducato: 1815-1859’ (1966), ‘Capitalismo industriale e storia d’Italia’ (1977).”,”ITAE-012-FP”
“MORI Luca”,”Saffo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori dottore di ricercain Discipline filosofiche. Saffo, celebrata come la “”decima Musa”” e come “”Omero donna”” … Wikip: Saffo era originaria di Eresos, città dell’isola di Lesbo nell’Egeo; le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall’antologista Stobeo, e da vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), oltre che dalle testimonianze dei grammatici. Cio’ che sappiamo di Saffo è stato dedotto dalle liriche e frammenti a lei attribuiti, o riportato da storici dell’antichita’ le cui fonti erano di dubbia attendibilita’, seppure essi avessero accesso a un numero molto maggiore di versi della poetessa.[1] Cio’ nonostante, vengono riportate di seguito le versioni più accettate dagli storici e dai filologi riguardanti la sua vita e la sua poetica. Nacque in una famiglia aristocratica che fu coinvolta nelle lotte politiche tra i vari tiranni che allora si contendevano il dominio di Lesbo (tra cui Melancro, Mirsilo e Pittaco); per una decina di anni Saffo seguì la propria famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas.[2] Successivamente ritornò a Ereso, dove fu direttrice e insegnante di un tiaso, sorta di collegio in cui veniva curata l’educazione di gruppi di giovani fanciulle di famiglia nobile, incentrata sui valori che la società aristocratica di allora richiedeva a una donna: l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l’eleganza raffinata dell’atteggiamento. Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che, secondo quanto emerge dalle poesie di Saffo, durante una missione in Egitto, si sarebbe innamorato di un’etera, Dorica, rovinando economicamente la propria famiglia. Nella Preghiera per Carasso Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia e lancia una maledizione alla giovane donna. La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi; dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi. Alcuni frammenti, inoltre, proverebbero che la poetessa raggiunse un’età avanzata, ma il dato non giunge a sicurezza, poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale.”,”STAx-363″
“MORI Giorgio”,”La Fiat dalle origini al 1918.”,”‘Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di “”parco buoi”” condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall’ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare, e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors’anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat – e fu il primo giornale a farlo – l”Avanti!’ riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di ‘sturm und drang’ finanziario della Fiat: «…Trattasi di una ridda di 100 e più milioni – così vi si leggeva – tolti dal piccolo commercio con la lustra di azioni che per parecchi mesi fecero concorrenza al lotto. Numerosissime sono le famiglie rovinate dalla abilità criminosa di questi signori…». Il Magistrato aveva formulato capi d’accusa piuttosto gravi e imbarazzanti per dei gentiluomini (…). Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. «Grande bandito dell’industria», così Gramsci apostrofava Gianni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «… avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere …» concludendo poi che «… essi erano ancora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del “”parco buoi! che li aveva condotti fin sulla porta del carcere’ (pag 81-82) Giorgio Mori nella recensione al volume di Charles P. Kindleberger ‘The World in Depression, 1929-1939’ [Univ. California, 1973, p. 336] [recensione in ‘Studi storici’, n. 2, aprile-giugno 1975] afferma: “”Riprendendo e sviluppando una tesi che in qualche modo può esser fatta risalire a Trotsky (Trocki), e che altri, marxisti e no, hanno variamente strumentato, ma che in quanto tale ed originariamente è di E.H. Carr («nel 1918 la direzione degli affari mondiali fu ‘offerta’ per consenso pressoché unanime agli Stati Uniti, ma venne rifiutata»: Carr, ‘The Twenty Years Crisis, 1919-1939, London 1939, p. 234), Kindleberger si dice infatti del parere che la durata della depressione, la sua profondità, la sua stessa esplosione siano da attribuire all’incapacità della Gran Bretagna di assolvere quel ruolo ed alla contemporanea riluttanza americana ad assumerselo”” (pag 601)”,”ECOG-001-FGB”
“MORI Luca”,”Ipazia. Una fatale catena di eventi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori dottore di ricerca in Discipline filosofiche, insegna Storia della filosofia per il corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso l’Università di Pisa. Ipazia, la filosofa alessandrina Il 415 è l’anno della morte della matematica, astronoma e filosofa pagana Ipazia di Alessandria, uccisa da una folla di cristiani esaltati fomentati da Cirillo, patriarca della città. Questo tragico fatto segnò il tramonto della cultura pagana nel mondo antico (storicang.it) Oltre ad accellere nelle scienze matematiche e nell’astronomia le fonti antiche attestano che Ipazia si dedicò con profondo interesse alla filosofia (pag 80) Ipàzia è stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica. Rappresentante della filosofia neo-platonica, la sua uccisione da parte di una folla di cristiani in tumulto, per alcuni autori composta di monaci detti parabolani, l’ha resa secondo il teosofo Augusto Agabiti una «martire della libertà di pensiero»”,”BIOx-378″
“MORI Luca”,”Hannah Arendt.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori, dottore di ricerca in Discipline filosofiche, insegna Storia della filosofia nel corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso l’Università di Pisa. Per questa collana ha pubblicato ‘Saffo’.”,”BIOx-383″
“MORI Giorgio”,”La Fiat dalle origini al 1918.”,”””Due anni dopo, nel pieno dello scandalo esploso all’annuncio dell’inchiesta giudiziaria, Giovanni Agnelli, offrendo all”Avanti!’ una delle sue rare esibizioni pubblicistiche, affermerà che la «depressione del 1907-1908 non fu creata dalla Fiat ma da questa subita», aggiungendo poi con pesante e magari ricercata ironia- l’uomo doveva esserne capace – che «… nell’industria automobilistica si originarono anche fortune, ma che nell’alterna vicenda dei giochi di borsa è solo chi perde quello che si fa vivo e grida…». Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di “”parco buoi”” condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall’ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors’anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat – e fu il primo giornale a farlo – l”Avanti!’ riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di ‘sturm und drang’ finanziario della Fiat (…). Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. «Grande bandito dell’industria», così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «…avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere…» concludendo poi che «… essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del “”parco buoi”” che li aveva condotti fin sulla porta del carcere””.”,”ECOG-003-FGB”
“MORI Giorgio; FAUCCI Riccardo”,”Per una storia dell’industria italiana durante il fascismo (Mori); L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo? (Faucci).”,”Dibattito storiografia inglese su continuità imperialismo britannico durante età vittoriana oppure salto di qualità, a proposito di un saggio apparso nel 1953 sulla rivista ‘Economic History Review’ di due autori John Gallagher e Ronald Robinson ‘The Imperialism of Free Trade’ (pag 65)”,”ECOI-007-FGB”
“MORIANI Gianni”,”Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento.”,”Gianni Moriani insegna presso il Centro Internazioale di Studi Ambientali del Pontificio Ateneo Anton iarum di Roma. E’ autore di ‘Pianificazione e tecnica di un genocidio’, Padova, 1996; ‘Storia della salute dei lavoratori’, Verona 1986 (con Franco Carnevale). Tabella pag 31: Numero totale dei rifugiati nel mondo (1960-1997) in milioni: passa da 1.5 a 22) (fonte elab. autore su Unher, State of the world’s Refugees Non si fa cenno delle atrocità commesse durante le due guerra mondiali e le centinaia di guere del secolo nel mondo, in particolare non si citano le violenze commesse dall’esercito giapponese nei paesi occupati nel corso della Seconda guerra mondiale. L’autore mette in rapporto comunismo – nazismo, identità e differenze. “”L’Ottocento si apre con Jean-Baptiste Lamarck (1809) secondo cui l’ambiente può modifcare e quindi anche migliorare la condizione di un definito gruppo sociale. Successivamente è Charles Darwin (1859), con la sua teoria sulla sopravvivenza e selezione, a dare maggior peso alla componente ambientale rispetto a quella ereditaria. La svolta arriva con Gregor Mendel (1866) che elabora la teoria dell’ereditarietà insensibile all’azione dell’ambiente esterno: tesi immediatamente assunta dallo zoologo tedesco August Weismann (1867) e irrigidita nella pessimistica conclusione secondo la quale l’ambiente sociale era impotente a modificare la condizione umana. ….. finire (eventualmente saltare delle parti) (pag 20-21-22-23)”,”TEMx-081″
“MORIANI Gianni”,”Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento.”,”Gianni Moriani insegna presso il Centro Internazionale di Studi Ambientali del Pontificio Ateneo Antoniarum di Roma. È autore di ‘Pianificazione e tecnica di un genocidio’, Padova, 1996; ‘Storia della salute dei lavoratori’, Verona 1986 (con Franco Carnevale).”,”TEMx-001-FAP”
“MORICONI Enrico; LOMBARDO RADICE Lucio”,”I «Quaderni filosofici» di Lenin (Moriconi); Critica dell’intelletto puro (Lombardo Radice); Pensiero e linguaggio nella dialettica hegeliana (Tagliagambe).”,” “”Anche i ‘Quaderni’, e forse in misura maggiore rispetto a ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, sono disponibili per un’indagine del tipo descritta sopra, che evidenzi, nella massa di annotazioni e sottolineature di cui si compone l’opera, i temi più ricorrenti – la connessione onnilaterale, l’oggettività della conoscenza, l’esposizione dialettica dei risultati delle scienze, ….”” (pag 109-110) (Moriconi) Questione della ‘gradualità’ “”L’apertura, all’interno dell’orizzonte della quantità, di uno spazio in cui introdurre le opposizioni qualitative schiude la possibilità di determinare un processo tematizzando le qualità specifiche degli elementi in rapporto fra loro. Ciò naturalmente implica, insieme alla trasformazione in struttura della serialità spazio-temporale, anche un rifiuto della ‘gradualità’, cioè del «predomino della cronologia sulla logica» (6). Lenin sottolinea alcuni dei passi in cui Hegel critica la gradualità, ma, forse, senza aver colto con precisione il luogo che essa occupa nel testo hegeliano. Quando infatti sottolinea (QF, p. 116) che le contraddizioni formulate a proposito del concetto di sviluppo per mutamenti graduali non sono un «divertimento vuoto e pedantesco», mi pare che intenda principalmente evidenziare l’oggettività del ragionamento dialettico, la sua «presa» sulla realtà. E questa ipotesi mi sembra confermata dal fatto che commentando (sempre a p. 116) l’affermazione hegeliana: «Quello che viene contraddetto è l’ unilaterale attenersi all’ astratta determinatezza del quanto» (SL, Scienza della logica, I, p. 453), Lenin si richiama al tema dell’universale interconnessione, sottolineando l’ unilaterale mentre Hegel si riferisce al processo teorico che abbiamo sopra esaminato, il quale porta a riconoscere come vero che la quantità si connette con la qualità, rivelandosi come un momento della misura”” (pag 114) (Moriconi) (6) Cfr. B. Biagio de Giovanni ‘Hegel e il tempo storico della società borghese’, Bari, De Donato, 1970, p. 39 “”Il rapporto fra dialettica e scienza si presenta in forma radicalmente diversa rispetto ad Hegel e a Engels”” (pag 130) (Moriconi) “”Sarebbe interessante, ora, vedere in che misura la lettura della ‘Scienza della logica’ sia operante nelle successive opere leniniane, in particolare in ‘Stato e rivoluzione’ (nella capacità di pensare il nesso: il proletariato che ha bisogno di uno Stato – ma di uno Stato che si estingua) ….”” (pag 134) (Moriconi) “”Necessità di uno sviluppo della teoria della conoscenza di Lenin””. “”Sono convinto che si debba rielaborare dialetticamente la teoria della conoscenza di Lenin sotto l’influenza dei più recenti sviluppi scientifici. La rielaborazione concerne in prima linea la idea della scienza come ‘rispecchiamento’ del mondo. Il mondo è senza dubbio oggettivo, nel senso della definizione di Lenin; i fenomeni sono certamente indipendenti dalla nostra volontà e dalla nostra immaginazione. Ma il quadro nel quale collochiamo il mondo non è un rispecchiamento di esso”” (Lombardo Radice, p. 143) Un tema cruciale è la questione del rapporto tra Hegel e il marxismo (pag 73, saggio di Tagliagambe)”,”LENS-004-FB”
“MORIN Edgar”,”Autocritica. Una domanda sul comunismo.”,”MORIN Edgar nato a Parigi nel 1921 con l’ inizio della guerra dovette interrompere gli studi alla Sorbona. Andò allora nel Sud e prese parte alla Resistenza. Nel 1941 entrò nel PCF nel quale ebbe posizioni di alta responsabilità. L’ impegno politico maggiore lo dette nel campo della cultura. In dissenso con il partito dal 1949, viene espulso nel 1951. Nel 1957 fonda la rivista ‘Arguments’ che dirige per tutti gli anni 1950. E’ stato anche redattore della ‘Revue francaise de sociologie’ sin dalla fondazione (1960). Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”FRAP-055″
“MORIN Edgar”,”L’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa. [Tit.orig.: ‘L’espri du temps’]”,”MORIN Edgar nato a Parigi nel 1921, è uno studioso della cultura di massa del nostro tempo.”,”TEOS-193″
“MORIN Edgar”,”Il cinema o dell’immaginario.”,”””Riciotto Canudo fu certo il primo teorico del film per aver saputo definire la soggettività dell’arte dell’oggettivo: “”nel cinema l’arte consiste nel suggerire emozioni e non nel riferire fatti””. “”Il cinema è creatore di una vita surreale”” dichiarava già nel 1909 Apollinaire. (…) Elie Faure descrive il cinema come “”una musica che ci raggiunge tramite l’occhio””. Per Moussinac e Henri Wallon, il cinema porta al mondo del sentimento una fede, il “”ritorno verso affinità ancestrali della sensibilità””. (pag 14-15)”,”VARx-478″
“MORIN Jean”,”Souvenirs d’un banquier français (1875-1947).”,”MORIN Jean è morto nel 1969. Fino ad oggi (1984) i suoi ricordi sono rimasti nel cassetto. Poi per caso sono emersi dall’oblio.”,”FRAE-039″
“MORIN Edgar”,”La natura dell’URSS. Il complesso totalitario dell’ultimo Impero.”,”Edgar Morin (Parigi 1921), sociologo e militante comunista espulso dal PCF nel 1951 per un articolo ritenuto eterodosso, ha scritto, oltre a un’opera autobiografica in cui descrive l’evoluzione del suo impegno politico, un’interessante serie di saggi, tra i quali L’industria culturale e Il metodo.”,”RUSU-122-FL”
“MORIN Edgar”,”Autocritica.”,”Edgar Morin (Parigi 1921), sociologo e militante comunista espulso dal PCF nel 1951 per un articolo ritenuto eterodosso, ha scritto, oltre a un’opera autobiografica in cui descrive l’evoluzione del suo impegno politico, un’interessante serie di saggi, tra i quali L’industria culturale e Il metodo.”,”BIOx-037-FL”
“MORIN Edgar ABENSOUR Miguel PERRAULT Dominique MANFREDONIA Gaetano DAGORN René-Eric RIFKIN Jereny WIHTOò-DE-WENDEN Catherine BURNET Régis HATZENBERGER Antonine SAUVAGET Bernadette MATTELART Armand ed altri”,”L’Atlas des Utopies. 200 cartes, 25 siècles d’histoire. 80 experts, un monde nouveau.”,”Le comunità utopistiche nel mondo nel XIX secolo (pag 78-79)”,”SOCx-275″
“MORINEAU Michel”,”Les grandes compagnies des indes orientales (XVI-XIX siecles).”,”MORINEAU M. è professore all’ Universitàdi Paris XII.”,”ASIE-012″
“MORINI Massimiliano, contributi di Renata LONDERO e Giulio MAZZI”,”La traduzione. Teorie strumenti pratiche.”,”MORINI Massimiliano”,”VARx-451″
“MORISHIMA Michio CATEPHORES George”,”Value, exploitation and growth. Marx in the Light of Modern Economic Theory.”,”””Marx ‘s theory of crises has not been fully worked out by him and it is not clear whether he ascribed them to one or various causes. There is no doubt that he considered overproduction of capital as one chief cause, thought it may not be the only cause. If overproduction of capital has reached a certain minimum, a certain ‘critica mass’, the capitalist economy will be thrown out of gear and a serious depression will start”” (nota 10 pag 118)”,”ECOT-063″
“MORISHIMA Michio”,”Cultura e tecnologia nel “”successo”” giapponese.”,”MORISHIMA Michio, nato in Giappone nel 1923 ha insegnato alla London School of Economics. Ha prodotto lavori di economia matematica.”,”JAPE-021″
“MORISHIMA M.”,”La teoria economica di Marx. Una teoria duale del valore e della crescita.”,”L’analisi a due sezioni della riproduzione semplice e allargata. “”””Le differenze di valore inerenti ai prezzi di produzione delle merci si compensano a vicenda. In tutta la produzione capitalistica la legge generale si afferma come tendenza predominante solo in modo assai complicato e approssimativo, sotto forma di una media che non è mai possibile determinare, di oscillazioni incessanti”” (Marx, Il Capitale III, p. 202). “”Il prodotto annuo sociale costa di due parti: la prima comprende i mezzi di produzione, la seconda i mezzi di consumo; tutte e due sono da trattarsi separatamente”” (Marx, II, p. 386). “”Sinché abbiamo esaminato la produzione del valore e il valore dei prodotti del capitale in quanto capitale individuale, la forma naturale del prodotto-merce era del tutto indifferente per l’analisi, consistesse essa ad esempio in macchine oppure in grano oppure in specchi. Si trattava sempre di un esempio, e qualunque ramo di produzione poteva ugualmente servire da illustrazione…Questo modo puramente formale di esposizione non è più sufficiente, quando si consideri il capitale complessivo sociale e il suo prodotto-valore. La ritrasformazione di una parte del valore dei prodotti in capitale, il passaggio di un’altra parte nel consumo individuale sia della classe capitalistica che della classe operaia, costituisce un movimento entro lo stesso valore dei prodotti, nel quale si è espresso il risultato del capitale complessivo, e questo movimento è non soltanto sostituzione di valore ma sostituzione di materia, e perciò è determinato tanto dal rapporto reciproco delle parti costitutive di valore del prodotto sociale quanto dal loro valore d’uso, dalla loro figura materiale”” (II, p. 413). Questi passi descrivono la metastasi in Marx. Data l’ipotesi che tutte le industrie produttrici di beni capitali formino un gruppo di industrie che sono identiche nella composizione del valore del capitale e che tutte le industrie produttrici di beni salario e di lusso formino un altro gruppo analogo, è possibile dimostrare da un lato che abbiamo una proporzionalità tra i prezzi e i valori di tutti i beni capitali e una proporzionalità, diversa dalla prima, fra i prezzi e i valori di tutti i beni salario e di lusso, e dall’altro lato che tutte le industrie produttrici di beni capitali e tutte le industrie produttrici di beni salario e di lusso possono essere aggregate in due sezioni, una sezione che produce mezzi di produzione e una sezione che produce articoli di consumo, senza generare alcuna deviazione dovuta all’aggregazione. Nel volume II Marx sviluppò l’analisi a due sezioni della riproduzione semplice e allargata, e il duale di questa fu discusso nel libro III come problema della trasformazione dei valori in prezzi. E’ evidente che lo scopo di Marx non era quello di dimostrare la proporzionalità di prezzi e valori in una economia capitalista, ma, al contrario, di spiegare perché essi potevano differire quando i lavoratori non possedevano più i mezzi di produzione, dovevano quindi vendere la loro forza-lavoro sul mercato. Non dovremmo considerare il libro III come un ritorno alla teoria economica convenzionale, come spesso hanno fatto i critici della teoria economica marxiana. Allo stesso tempo non dovremmo neppure considerare il libro I, basato sulla proporzionalità fra tutti i prezzi e i valori, come l’essenza della teoria economica marxiana, come hanno fatto molti marxisti. Fra il volume I e il volume III non vi è dunque alcuna contraddizione, ma semplicemente uno sviluppo, dall’analisi a un settore all’analisi a due settori.”” (pag 49-50) [M. Morishima, La teoria economica di Marx. Una teoria duale del valore e della crescita, 1974]”,”MADS-009-FPA”
“MORISI Anna”,”La guerra nel pensiero cristiano dalle origini alle crociate.”,”Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano (1963) «I primi secoli della nostra era videro il cristianesimo impegnato a definire i rapporti della nuova fede con il vecchio mondo e con la vita civile nelle sue varie e molteplici manifestazioni; tuttavia i documenti dell’epoca, che ci portano la eco di numerosissime discussioni, su tutti gli altri aspetti del vivere sociale (stato e famiglia, schiavitù e lavoro, e perfino digiuni ed altre particolarissime questioni) sono, per quanto riguarda il problema della guerra, quasi del tutto muti. Solo poche frasi, a volte poche parole,(…)» (pag 3) «Se Tertulliano aveva invitato i cristiani a tenersi lontani dall’esercito perchè la vita militare era assolutamente incomparabile con i precetti del cristianesimo e se Origene, considerando i cristiani come una classe privilegiata, era arrivato agli stessi risultati, (…) Cipriano rivela una precisa ostilità di principio e, sottolineando proprio il tema dell’uccisione, giunge ad una diversa soluzione. (…) non va dimenticato che Cipriano conobbe la persecuzione, la prima grande persecuzione che portò al massimo la tensione tra cristianesimo ed impero; tuttavia non si può interpretare questo problema in modo, (…) troppo meccanico, ammettendo che solo in epoca di persecuzioni si risvegliassero nei cristiani sentimenti antimilitaristici, quasi che l’accettazione della guerra da parte loro fosse una contropartita che essi offrissero alla benevolenza che l’impero dimostrava nei loro riguardi. È vero che lo scrittore più antimilitarista dei primi secoli fu Lattanzio che, contemporaneo a Diocleziano, vide le più gravi repressioni compiute contro i cristiani, ma non si può ignorare che una analoga concezione della guerra ebbero anche Martino di Tours, Basilio Magno, S. Gerolamo, S. Giovanni Crisostomo, Paolino di Nola, Isidoro di Pelusio, personaggi che vissero in un’epoca in cui, se il cristianesimo non era ancora religione di stato, non si sentiva più parlare di persecuzione». (pag 65, 66) «In questi anni, la posizione rigorista di Tertulliano è superata dallo sviluppo stesso delle cose, perchè la grande diffusione del cristianesimo che contava ormai i suoi fedeli in tutte le classi sociali (…) e gli ambienti politici ed amministrativi dello stato, imponeva di considerare il problema della conciliazione con lo stato, non più come una semplice eventualità, ma come una meta che era assolutamente necessario raggiungere». (pag 67) «È notevole (…) che gli scrittori che (…) si sono dichiarati contrari alla guerra (…) siano quasi tutti africani. (…) Eppure proprio dall’Africa doveva venire Agostino, il primo che con lucidità e realismo politico veramente eccezionali, diede al problema la soluzione che poi fu la teoria ufficiale della Chiesa cattolica lungo il corso dei secoli». (pag 69).”,”QMIx-227-FSL”
“MORISON Bradley L.”,”Sunlight on your doorstep. The Minneapolis Tribune’s First Hundred Years, 1867-1967.”,”L’A è un giornalista della Minneapolis Tribune. Appoggiati i candidati per il merito piuttosto che per il partito di appartenenza. “”The Cowles objective of politically independent newspapers could not have been readily apparent to the casual reader of the 1940’s, who must have noted the strong preference usually expressed for Republican candidates. But gradually the spirit of independence began to assert itself. In June 1947, the Tribune examined the record of Minneapolis Mayor Hubert H. Humphrey, a Democratic-Farmer-Laborite runnin on a non-partisan ticket, and concluded that he deserved reelection. From that point on, there was a growing tendency to consider candidates on merit, rather than on the basis of party affiliation, when indicating editorial preferences.”” (pag 136)”,”EDIx-075″
“MORISON Samuel Eliot”,”In guerra su due oceani. Breve storia della marina degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale.”,”MORISON è cattedratico di Storia Americana all’ Università di Harvard ha vissuto personalmente il conflitto imbarcandosi su 11 diverse unità e partecipando a sette battaglie navali. La battaglia delle Salomone orientali. 25 agosto 1942. Guadalcanal. “”Il più importante fattore di vittoria fu, tuttavia, costituito dai Marines. Quando i trasporti e le navi superstiti partirono il 9 agosto, avevano sbarcato circa 16.000 Marines, ma meno della metà dei loro approvvigionamenti e delle loro armi era stata scaricata. I “”colli di cuoio”” tiravano la cintola e vivevano con due pasti al giorno, consumando le grosse provviste di riso che i Giapponesi avevano gentilmente lasciate (…)””. (pag 178) “”Questa battaglia del fiume Tenaru, un modello di sforzi perfettamente coordinati, liberò il fianco orientale dei Marines ed ebbe effetti di grande portata. Era il primo serio combattimento del Corpo contro i Giapponesi tanto strombazzati per la loro abilità nella guerra nella giungla, e dimostrò che, dei due, l’ americano era il migliore combattente, anche sul terreno preferito dal nemico. Da quel momento i Marines degli Stati Uniti furono invincibili. Questo dimostrò anche quale errore sia affidarsi a forze frammentarie ma i “”signori della guerra”” giapponesi non prestarono attenzione a questo insegnamento; e non ne prestò nemmeno Yamamoto. Un antico proverbio cinese dice: “”Un leone usa tutta la sua potenza nell’ attaccare un coniglio””. Yamamoto si era attenuto a quel principio a Midway ma il coniglio aveva vinto; ed ora egli era ritornato alla dottrina del poco per volta, riservando le sue migliori unità per una futura offensiva a fondo””. (pag 178-179)”,”QMIS-108″
“MORISON William W. DROHAN Thomas E.”,”The Story of Foremost-McKesson, Inc.”,”Fondo Palumberi William W. Morison Chairman of the Board; Thomas E. Drohan President and Chief Executive Officer, foremost.McKesson, Inc, San Francisco.”,”ECOG-070″
“MORISON Samuel Eliot COMMAGER Henry Steele”,”Storia degli Stati Uniti d’America. Vol. I.”,”Samuel Eliot Morison, Harvard University. Henry Steele Commager, Columbia University.”,”USAG-004-FL”
“MORISON J.L.”,”Lawrence of Lucknow, 1806-1857. Being the Life of Sir Henry Lawrence retold from his private and public papers.”,”Henry Montgomery Lawrence, nato il 28 giugno 1806 a Matara, in Ceylon britannica, è stato un militare e amministratore britannico 1. Ha servito nell’esercito britannico e ha partecipato alla prima guerra anglo-birmana, alla prima guerra anglo-afghana e alla prima guerra anglo-sikh 1. È stato il fondatore dei Lawrence Military Asylums e ha guidato un gruppo di amministratori del Punjab soprannominati ‘Henry Lawrence’s Young Men’ 1. È stato anche il Residente Ministro a Lahore e il Commissario Capo dell’Oudh 2. È morto il 4 luglio 1857 durante l’assedio di Lucknow durante la ribellione indiana del 1857 13. La ribellione indiana del 1857, nota anche come la prima guerra d’indipendenza indiana, fu una rivolta violenta contro il dominio britannico in India. L’assedio di Lucknow fu uno degli eventi più significativi della ribellione. L’assedio durò dal 30 maggio al 27 novembre 1857 e vide la guarnigione britannica a Lucknow isolata e assediata. La guarnigione resistette per oltre due mesi e fu alleviata solo a settembre. Con l’aumento della ribellione, il comando britannico combinato a Lucknow fu nuovamente assediato e richiese il salvataggio del nuovo comandante in capo, il tenente generale Sir Colin Campbell. Ciò è stato ottenuto alla fine di novembre dopo una sanguinosa avanzata attraverso la città 123. (copil)”,”UKIQ-012-FSD”
“MORITA Akio, con Edwin M. REINGOLD e Mitsuko SHIMOMURA”,”Made in Japan. Autobiografia del presidente della Sony.”,”MORITA Akio è dal 1976 presidente del consiglio d’ amministrazione e amministratore delegato della Sony Corporation. REINGOLD ha diretto per undici anni l’ ufficio di Tokyo del settimanale ‘Time’. SHIMOMURA è un’ autorevole giornalista giapponese, specializzata in politica e affari internazionali. Motivazione dipendenti. “”Quello che noi dell’ industria abbiamo imparato avendo a che fare con la gente è che essa non lavora semplicemente per il denaro, e che se vuoi motivarla il denaro non è il mezzo più efficace. Per motivare i dipendenti occorre introdurli nella famiglia, e trattarli come suoi membri rispettati. Certo, nella nostra nazione monorazziale la cosa è probabilmente più facile che altrove, ma è sempre possibile se si ha una popolazione istruita.”” (pag 163)”,”JAPE-015″
“MORIZET André”,”Chez Lenine et Trotski, Moscou 1921.”,”MORIZET è andato in Russia nel giugno e luglio 1921 come membro della delegazione del Partito Comunista francese al terzo congresso dell’ Internazionale. Le impressioni riportate sono quelle di uomo le cui convinzioni e il suo passato sono state favorevoli alla rivoluzione bolscevica. Ma mostra imparzialità nei giudizi e un occhio ‘fotografico’ su quello che avviene nella Repubblica sovietica. “”La rivoluzione russa ha utilizzato tutto ciò che ha scoperto di buono tra gli ex-quadri, ma essa ha, come la sua antesignana, fatto sorgere dei capi dai più umili ranghi: Azime, che comanda sul Volga, era un ufficiale inferiore cosacco, Budienni, che forma le prime unità di cavalleria contro Denikin e si vede porre alla testa della cavalleria sovietica, era sottufficiale. Frunze, il vincitore di Wrangel, serviva oscuramente a Iaroslav, nell’ intendenza, quando il generale Novitski, chiamato da Trotsky al comando della IV armata, lo designa come il più degno sollecitando l’ onore di servire ai suoi ordini. Si potranno anche citare dei capi che il Commissariato della guerra ha cercato fuori dai ranghi, come Muralov, ieri, comandante d’ armata, oggi governatore di Mosca, e precedentemente agronomo””. (pag 113) “”Altri, come Tukhachevski, governatore di Smolensk, che fu generalissimo contro la Polonia, si sono convertiti durante la guerra. Già capitano al reggimento Semenovski, è divenuto bolscevico duranta la prigionia in Germania””. (pag 112)”,”RIRO-253″
“MORLEY John”,”The Life of William Ewart Gladstone. (1809-1872). Vol. I.”,”Le precedenti edizioni (in 3 volumi) e ristampe sono del 1903 e 1904. Volume 1 di 2, MORLEY John: Lord, visconte MORLEY di Blackburn (Blackburn, 24 dicembre 1838 – Wimbledon, 23 settembre 1923) è stato un politico e scrittore britannico. Dopo la professione di giornalista fu eletto alla Camera dei comuni nel 1883. Capo segretario per l’Irlanda nel 1886 e tra il 1892 e il 1895; Segretario di Stato per l’India tra il 1905 e il 1911; lord Presidente del Consiglio tra il 1910 e il 1914. Fu un raffinato commentatore politico e un biografo di GLADSTONE W. E. (1809-1898) a cui si ispirò politicamente. Considerato tra i maggiori intellettuali liberali dell’epoca, dal 1889 si oppose alle richieste del Sindacato di Newcastle volte a introdurre un orario di lavoro giornaliero di otto ore per legge, ritenendo (da liberale) che lo Stato non dovesse intervenire nei processi economici; si oppose all’imperialismo e alla guerra anglo-boera; la sua contrarietà ad entrare in guerra a fianco della Russia lo estromise dal governo britannico nell’agosto del 1914. Tra le sue opere: “”On Compromise”” (1874) analizzò il ruolo della politica e la natura del compromesso; scrisse le biografie di BURKE Edmund, COBDEN Richard, CROMWELL Oliver e del suo riferimento politico GLADSTONE William Ewart. <> (Frase di GLADSTONE W. E., pag. 993, Vol. 1) <> (pag. 993, Vol 1)”,”UKIQ-001-FSL”
“MORLEY John”,”The Life of William Ewart Gladstone. (1872-1898). Vol. II.”,”edizione del 1906. Le precedenti edizioni (in 3 volumi) e ristampe sono del 1903 e 1904. MORLEY John: Lord, visconte MORLEY di Blackburn (Blackburn, 24 dicembre 1838 – Wimbledon, 23 settembre 1923) è stato un politico e scrittore britannico. Dopo la professione di giornalista fu eletto alla Camera dei comuni nel 1883. Capo segretario per l’Irlanda nel 1886 e tra il 1892 e il 1895; Segretario di Stato per l’India tra il 1905 e il 1911; lord Presidente del Consiglio tra il 1910 e il 1914. Fu un raffinato commentatore politico e un biografo di GLADSTONE W. E. (1809-1898) a cui si ispirò politicamente. Considerato tra i maggiori intellettuali liberali dell’epoca, dal 1889 si oppose alle richieste del Sindacato di Newcastle volte a introdurre un orario di lavoro giornaliero di otto ore per legge, ritenendo (da liberale) che lo Stato non dovesse intervenire nei processi economici; si oppose all’imperialismo e alla guerra anglo-boera; la sua contrarietà ad entrare in guerra a fianco della Russia lo estromise dal governo britannico nell’agosto del 1914. Tra le sue opere: “”On Compromise”” (1874) analizzò il ruolo della politica e la natura del compromesso; scrisse le biografie di BURKE Edmund, COBDEN Richard, CROMWELL Oliver e del suo riferimento politico GLADSTONE William Ewart. <> (pag 115, GLADSTON W., 1875)”,”UKIQ-002-FSL”
“MORLEY Christopher”,”La libreria stregata.”,”‘””Il Libro che avrebbe potuto evitare la guerra. Ora che la guerra è finita è il momento buono per leggere ‘I Dinasti’ di Thomas Hardy. Io non voglio vendere questo libro perché è uno dei più grandi tesori che posseggo. Ma se qualcuno mi garantisce di leggere tutt’e tre i volumi, e di assorbirli nella sua mente, glieli presterò volentieri. Se un buon numero di tedeschi riflessivi avesse letto ‘I Dinasti’ prima del luglio 1914, non ci sarebbe stata la guerra. Se si potesse farlo leggere a ogni delegato alla Conferenza della Pace, prima di cominciare le sedute, non ci sarebbero più guerre”” (R. Mifflin)’ (pag 75-76)”,”VARx-066-FSD”
“MORLEY-FLETCHER Edwin”,”Per una storia dell’idea di “”minimo sociale garantito””. Traccia di bibliografia ragionata – I.”,”Marx Hegel, la difesa della classe povera e della dignità del lavoro “”In Inghilterra, l’insieme di tali suggerimenti sembrerà trovare una pronta, quanto parziale e deteriore applicazione con l’introduzione dello ‘Speenhamland system’ (1795), ossia della modifica di fatto della ‘poor law’ sino a garantire, un reddito minimo indicizzato al costo della farina (…), lo ‘Speenhamhand system’ sarà duramente accusato di fungere da disincentivo al lavoro e infine interamente smantellato con la riforma benthamita della ‘poor law nel 1834, in seguito alla quale l’assistenza verrà erogata solo a chi accetti di lavorare nelle famigerate ‘work-houses’ (…). L’esperienza dello ‘Speenhamland system’ sarà seguita con preoccupato interesse anche da Hegel. Essa attiene, per il filosofo tedesco, al problema per cui “”il decadere di una grande massa al di sotto di un certo modo di sussistenza…. – e, quindi il far fronte alla perdita del sentimento del diritto, della giuridicità e della dignità, mediante un’attività e mediante un lavoro particolari – produce la formazione della plebe, il che, al tempo stesso, porta con sé, in cambio la più grande facilità di concentrare in poche mani ricchezze sproporzionate”” (Grundlineen der Philosophie des Rechts, § 244, 1821; trad. di F. Messineo, Laterza, Bari, 1965, p. 204)”” (pag 300); “”La complessiva influenza hegeliana si risentirà fortemente anche in Marx su questi temi; e tanto più, anzi, allorché avrà abbandonato l’iniziale atteggiamento “”critico di sinistra””, per svolgere invece la propria autonoma teorizzazione orientata al comunismo. Potrà dapprima leggersi, in uno dei suoi primissimi scritti, un brano di indubbia suggestione quale il seguente: “”La legna caduta ci serve da esempio. Essa è tanto poco in rapporto organico con l’albero vivente, quanto la pelle caduta col serpente. La natura stessa rappresenta nei rami e nelle fronde secchi e caduti, separati dalla vita organica in contrasto agli alberi e tronchi ben radicati, ricchi di linfa che assimilano organicamente aria, luce acqua e terra trasformandoli nella propria forma e vita individuale, il contrasto tra povertà e ricchezza. E’ un’immagine fisica della povertà e della ricchezza. La povertà umana sente questa affinità e da tale sentimento deduce il proprio diritto di proprietà; e perciò, mentre riconosce la ricchezza fisico-organica al proprietario legittimo, rivendica la miseria fisica al bisogno e alla casualità che gli è connessa. In questa attività delle forze elementari riconosce una forza amica, più umana degli uomini. In luogo dell’arbitrio casuale dei privilegiati è subentrata la casualità degli elementi che strappano alla proprietà privata quanto essa non concede più volontariamente. Le elemosine che vengono gettate per la via, non spettano ai ricchi più di queste ‘elemosine della natura’. Ma già nella propria ‘attività’ i poveri trovano il proprio diritto. Nel ‘raccogliere’, la classe elementare della società umana si pone di fronte ai prodotti delle forze elementari della natura con un atteggiamento che ad essi dà un ordine. Lo stesso si ha coi prodotti che nel loro crescere allo stato selvaggio rappresentano un accidente del tutto casuale della proprietà, e inoltre, per il loro scarso valore non costituiscono oggetto di attività per il vero proprietario; e lo stesso col racimolare, con lo spigolare e coll’esercitare di simili diritti consuetudinari. Vive in queste consuetudini della classe povera un istintivo senso del diritto, la loro radice è positiva e legittima, e la forma del ‘diritto consuetudinario’ è in questo caso tanto più conforme a natura, in quanto l”esistenza stessa della classe povera’ costituisce finora una ‘mera consuetudine’ della società civile, che ‘non ha ancora trovato un posto adatto nell’ambito dell’articolazione dello Stato'”” (‘Dibattiti sulla legge contro i furti di legna’, Rheinische Zeitung, 27 ottobre 1842, ora in K. Marx – F. Engels, Opere, I, a cura di M. Cingoli e N. Merker, Editori Riuniti, Roma, 1980, p. 232-233)”” (pag 308) [Edwin Morley-Fletcher, ‘Per una storia dell’idea di “”minimo sociale garantito””. Traccia di bibliografia ragionata’, (in) ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’ n° 64-66, ottobre-marzo 1980-81] L’autore. IL PDS E L’ ECONOMIA / CHI SONO I NUOVI CONSIGLIERI DI D’ ALEMA IL NOSTRO MOTTO? MASSIMO E RIGORE Hanno fra i 40 e i 50 anni. Non sono iscritti al partito. Hanno studiato all’ estero o comunque hanno alle spalle esperienze internazionali. Sono stimati da Bankitalia e Confindustria. E guideranno l’ eco – cammino della Quercia. Sono Marcello Messori, Piercarlo Padoan, Nicola Rossi… Si chiamano Marcello Messori, PierCarlo Padoan, Nicola Rossi ed Edwin Morley – Fletcher. Per i frequentatori delle sezioni della Quercia e delle feste dell’ Unita’ sono degli illustri sconosciuti, ma sono loro che dovranno suggerire al Pds e al suo leader Massimo D’ Alema le idee giuste per portare l’ Italia in Europa e conciliare nel percorso le necessarie “”lacrime e sangue”” con il tradizionale insediamento popolare e sindacale del partito. I “”nuovi”” economisti della Quercia hanno tra loro molte cose in comune: sono quasi tutti esterni al partito ma convinti che “”in Italia il rigore non possa che essere di sinistra””, hanno un’ eta’ che oscilla tra i 40 e i 50 anni e vantano ottime esperienze internazionali, sono stimati anche nei santuari dell’ economia “”borghese””, come la Banca d’ Italia, la Confindustria e le grandi merchant. Si intuisce, inoltre, che tra loro e i vecchi guru della sinistra, i Sylos Labini e gli Spaventa, c’ e’ competizione e in qualche occasione anche quella polemica, tipica dei momenti di avvicendamento generazionale. Un altro minimo comun denominatore e’ il Cespe, diretto attualmente da un vecchio dirigente del partito, Alfredo Reichlin. Nel direttivo del centro studi ci sono Messori, Rossi e Padoan che lavorano fianco a fianco con alcuni economisti provenienti dal vecchio gruppo della “”Rivista trimestrale””, gli allievi di Franco Rodano, meglio conosciuti come “”i catto – comunisti””. Nel direttivo, infatti, c’ e’ il figlio di Franco, Giorgio, e fino a poco tempo fa anche un altro dei piu’ brillanti collaboratori della rivista, Alessandro Montebugnoli. Messori si occupa di banche ed e’ stato uno dei relatori del recente convegno Pds di Siena. Biellese, classe 1950, si e’ laureato a Torino con Claudio Napoleoni di cui e’ rimasto anche in seguito allievo. Di matrice marxista, formatosi sui grandi tomi tipo Grundrisse, (… ) CS 16.12.1996 (Dario Vico)”,”STOx-231″
“MORMORIO Diego”,”Il Risorgimento, 1848-1870.”,”Diego Mormorio è storico e critico fotografico. Ha curato mostre e libri. E’ il curatore dell’apparato iconografico del volume ‘Da Quarto al Volturno’ di G.C. Abba (Sellerio 1993).”,”FOTO-064″
“MORNESE Corrado BURATTI Gustavo a cura, saggi di Salvatore NASCARELLA Gabriele ZANELLA Augusto ILLUMINATI Carlo GRANDE Michela ZUCCA Tavo BURAT Paolo CRISTOFOLINI Fiorella DE MICHELIS PINTACUDA Roberto Andrea LORENZI Silvana BARTOLI Giorgio BOUCHARD Ida CAPPIELLO Georges ROUGERON Amedeo VIGORELLI Federico BATTISTUTTA Elena URGNANI”,”Eretici dimenticati. Dal medioevo alla modernità.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Gustavo Buratti (1932), è coordinatore del Centro Studi Dolciniani di Biella, di cui è stato uno dei fondatori nel 1974.”,”RELC-045-FL”
“MORNESE Corrado BURATTI Gustavo, a cura, Saggi di Tavo BURAT J.C. DE HAAN Giovanni CERINO BADONE Carlo OTTONE Piero DELMASTRO Aldo FAPPANI Paolo RICCA”,”Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Gustavo Buratti (1932), è coordinatore del Centro Studi Dolciniani di Biella, di cui è stato uno dei fondatori nel 1974.”,”RELC-046-FL”
“MORNESE Corrado”,”Eresia dolciniana e resistenza montanara.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella.”,”RELx-018-FL”
“MORO Tomas”,”Utopia.”,”Nato a Londra nel 1478, Thomas MORE stabilisce rapporti di amicizia personale con ERASMO DA ROTTERDAM, e ottiene incarichi ufficiali in Inghilterra che esercita con “”plauso, rettitudine e disinteresse””. Per tre anni fu cancelliere del Governo inglese. Ne 1535 fu decapitato per mandato del re ENRICO VIII. Utopia fu pubblicato nel 1516 e rappresenta un salto nel tempo e la descrizione delle realizzazioni ammirabili del governo e della società di un’ isola meravigliosa.”,”SOCU-103″
“MORO Alessandro”,”Trattamento automatico delle informazioni.”,”Alessandro Moro, incaricato di trattamento automatico delle informazioni presso l’Istituto Tecnico Commerciale Statale P. Verri di Milano, e responsabile del centro elettronico ivi installato, è stato uno dei primi quattro docenti cui fu affidato tale insegnamento fin dall’istituzione dei corsi sperimentali di specializzazione in programmazione elettronica. In tale veste ha collaborato alla definizione dei programmi e delle tecniche d’insegnamento attraverso ripetuti incontri ad alto livello presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Formatosi alla scuola dell’Università Bocconi, prima di dedicarsi all’insegnamento dell’informatica, è stato per alcuni anni Assistente alla cattedra di Ragioneria e Tecnica presso lo stesso Istituto Verri.”,”SCIx-168-FL”
“MORO Tommaso”,”L’Utopia o la migliore forma di repubblica.”,”‘Nessuno è divino che non sia umano, nessuno è umanissimo che non sia divino’ (Marsilio Ficino) (in apertura)”,”SOCU-001-FRR”
“MORO Tommaso (MORE Thomas)”,”Lettere dalla prigionia.”,”Tommaso Moro nacque a Londra nel 1478. Membro del Parlamento, fu nominato Lord Cancelliere nel 1529 da Enrico VIII. Quando il re ripudiò Caterina d’ Aragona per sposare Anna Bolena e si mise in urto con Roma, Moro si rifiutò di rinnegare l’autorità papale. Fu incarcerato e giustiziato nel 1535.”,”BIOx-400″
“MORO Renato”,”La Chiesa e lo sterminio degli ebrei.”,”””I muri della separazione non salgono fino al cielo”” (massima cristiana) (in apertura) Renato Moro insegna Storia contemporanea nella Terza Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato ‘La formazione della classe dirigente cattolica (1929-1937)’, (1979). Chiesa cattolica tedesca e concessioni al nazismo. “”La Chiesa cattolica tedesca ebbe un atteggiamento assai perplesso circa il movimento nazionalsocialista negli anni della sua scalata al potere, tanto che vennero espressi su di esso una serie di divieti e di riserve ufficiali. Tra il 1930 e il 1933 il movimento hitleriano trovò tuttavia simpatie ed appoggi negli ambienti cattolici conservatori. Anche all’interno del Vaticano si guardava a Hitler – lo disse lo stesso papa Pio XI – come al «primo e unico uomo di Stato che parla pubblicamente contro i bolscevichi», i quali rappresentavano in quel momento una grandissima preoccupazione per la Santa Sede (2). Il 23 marzo 1933 Hitler avrebbe promesso al Reichstag che avrebbe assicurato a entrambe le confessioni cristiane l’influsso che loro spettava sul terreno scolastico ed educativo e il partito cattolico del Centro (Zentrum) votò a favore della legge che gli conferiva i pieni poteri. Il 28 marzo i vescovi con una pubblica dichiarazione ritiravano i precedenti divieti. Il 7 aprile iniziarono ufficialmente le trattative per la stipula di un concordato tra il Reich e la Santa Sede: il regime nazista vi cercava un allargamento del consenso e la possibilità dell’eliminazione del Zentrum come portavoce degli interessi ecclesiastici; il Vaticano, probabilmente influenzato e condizionato proprio dalle decisioni prese dalla Chiesa tedesca (3), vi vedeva, di fronte al pericolo già chiaramente presagito di un regime fortemente statalista e autoritario, la possibilità di tutelarsi ottenendo una serie di concessioni quali nessun governo tedesco aveva mai fatto. L’entusiasmo per la conclusione dell’accordo, il riconoscimento al nazismo di aver salvato la Germania dal «caos bolscevico», le nostalgie per una società autoritaria e gerarchica, l’influenza dell’esempio italiano con il soddisfacente ‘modus vivendi’ raggiunto tra cattolicesimo e fascismo, da una parte, e, dall’altra, la preoccupazione per la immediata violazione dei patti sottoscritti, come per i pesanti interventi contro l’associazionismo cattolico, contro la stampa e la scuola confessionale, si mescolarono così immediatamente per i vescovi tedeschi, avviando quella lunga guerra di posizione tra Chiesa e Stato, che, da parte cattolica, fu essenzialmente una difficile guerra di difesa e di contenimento”” (pag 103-104) [(2) Cit. in G. Miccoli, ‘La Santa Sede nella II guerra mondiale’, cit. p 199; (3) Cfr. le osservazioni di Miccoli, ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII, cit., p. 123] Guerra e imparzialità vaticana (pag 113)”,”RELC-416″
“MORO Renato”,”Il «modernismo buono». La «modernizzazione» cattolica tra fascismo e postfascismo come problema storiografico.”,”””È stato Mario G. Rossi a richiamare al “”peso decisivo”” dell’imperialismo anche nella storia del cattolicesimo contemporaneo”” (la modernizzazione cattolica come progetto politico) (pag 710)”,”RELC-014-FGB”
“MORO Renato”,”La Chiesa e lo sterminio degli ebrei.”,”Renato Moro insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. Con il Mulino ha già pubblicato La formazione della classe dirigente cattolica. 1929-1937.”,”RELC-074-FL”
“MOROSI Silvia RASTELLI Paolo”,”L’Europa in fiamme. Settembre 1939: l’inizio della Seconda guerra mondiale:”,”””A ottant’anni dall’invasione tedesca della Polonia, questo libro ci riporta alle ragioni profonde della guerra cui si deve, tuttora, l’assetto globale delle relazioni internazionali”” (4° di copertina) Silvia Morosi, milanese, classe 1986, approda nel 2014 al ‘Corriere della Sera, dopo aver frequentato la scuola di giornalismo Walter Tobagi. Laureata in Storia contemporanea, ama leggere e scrivere di fatti e misfatti del Novecento. Paolo Rastelli romano di nascita ma milanese d’adozione, ha lavorato all’agenzia di stampa Radiocor, all’Ansa e al ‘Corriere della Sera’. Appassionato di storia ha contribuito alla serie di libri che il ‘Corriere’ ha dedicato ad importanti anniversari storici. Il sodalizio tra i due autori è iniziato con il reportage ‘Hiroshima, 6 agosto 1945. Il giorno che il sole cadde sulla terra’ (6 agosto 2015) e prosegue sul blog ‘Poche Storie’). Ha prodotto libri pubblicati dal ‘Corriere’ ‘Caporetto, 24 ottobre 1917. Storia e leggenda di una disfatta’ e ‘4 novembre 1918. Fu vera gloria? Storia e mito di Vittorio Veneto’, pubblicati dal ‘Corriere’. [‘Le prime richieste di Hitler ai polacchi erano abbastanza ragionevoli: la restituzione di Danzica, che era amministrata da un commissario della Società delle Nazioni (nel 1939 era lo svizzero Carl Jacob Burckhardt), e l’apertura di una strada a sovranità tedesca tra Pomerania e Prussia orientale attraverso il Corridoio. Il tutto in cambio dell’adesione della Polonia al patto anti-Comintern, un accordo diretto contro l’Unione Sovietica siglato tra Giappone e Germania nel 1936, al quale nel novembre 1937 aveva aderito anche l’Italia. Il ministro degli esteri polacco Józef Beck, imbaldanzito dalla protezione britannica, si rifiutò però di trattare sulle richieste tedesche, ma nello stesso tempo indebolì la posizione negoziale della Gran Bretagna nei confronti dell’Urss, di cui Varsavia diffidava profondamente, ma senza il cui aiuto era impossibile sia soccorrere la Polonia in caso di attacco sia esercitare una maggiore deterrenza sulla Germania. D’altronde, uno dei capisaldi della politica di Beck, ereditata dal dittatore ed eroe nazionale Józef Pilsudski (morto nel 1935), era l’equidistanza da Germania e Urss: la Polonia negli anni Venti, meno di due decenni prima, era stata resa sicura da due guerre vittoriose, la cui memoria era ancora fresca, con entrambe le nazioni vicine. Una stretta neutralità era considerata l’unica vera garanzia per il futuro del Paese’ (pag 158); ‘Tornando al 1939, l’ultimo fattore era la netta percezione che i rapporti di forza stavano cambiando. Sia Francia che Gran Bretagna avevano iniziato a riarmarsi dal 1936 e stavano raggiungendo il livello della Germania. Il nuovo sistema di difesa aerea della Gran Bretagna, basato sul radar e sul controllo centralizzato da terra, via radio, di moderni caccia monoplani, era quasi completato e la produzione di carri armati e aeroplani delle industrie francesi e britanniche, nell’estate del 1939, aveva superato quella tedesca. Una situazione che però non sarebbe durata a lungo, poiché Hitler avrebbe presto avuto a disposizione e a regime le risorse delle sue nuove conquiste orientali. I bilanci di Parigi e Londra, di contro, stavano cominciando a soffrire per surriscaldamento provocato dall’«economia di guerra senza guerra», con rischi di inflazione e danno per la stabilità delle valute. Quindi quello era il momento buono per fermare il dittatore nazista: con la deterrenza frutto della crescente forza per indurlo a cedere o con la guerra combattuta con la stessa forza se non avesse ceduto. In questo quadro il risveglio dei sentimenti antitedeschi nelle opinioni pubbliche anglo-francesi appare importante ma certo non decisivo per il cambio di indirizzo dei leader. Anzi è fondato il sospetto che il mutamento del ‘sentiment’ dei popoli sia stato più anticipato e provocato dai governi che seguito da essi (17). Anche con tutte queste giustificazioni, la decisione di Chamberlain di garantire l’integrità della Polonia fu accolta da un mare di critiche nel 1939 da parte dell’ establishment politico-militare e dagli storici nei decenni successivi. Mezzo secolo dopo Roy Denman, uno dei protagonisti dell’adesione della Gran Bretagna alla Cee, definì la mossa del premier «l’impresa più spericolata mai effettuata da un governo britannico. Mise la decisione sulla pace o la guerra in Europa nelle mani di una dittatura militare avventurista, intransigente e gradassa». Duff Cooper, che si era dimesso da Primo Lord dell’Ammiragliato (ossia ministro della Marina) per protesta contro il cedimento di Monaco, scrisse nel suo diario che «mai prima nella nostra storia abbiamo lasciato nelle mani di una delle potenze minori la decisione se la Gran Bretagna debba entrare o no in guerra». Quanto a Liddell Hart, che si dimise per protesta da corrispondente militar del «Times», la mossa combinava «la massima tentazione [per l’intransigenza polacca] con una palese provocazione [verso Hitler]» (18). Lo stesso Liddell Hart, nel dopoguerra, per descrivere il comportamento di Chamberlain & C., cedimenti continui seguiti da improvviso irrigidimento sulla questione polacca, avrebbe coniato la similitudine della caldaia: «E’ evidente che se noi vediamo qualcuno intento a caricare il fornello di una caldaia e lo lasciamo fare, decidendoci a intervenire solo quando la pressione del vapore ha superato il livello di pericolo, l’effettiva responsabilità di un’eventuale esplosione ricade su di noi» (19). Come era successo per la Cecoslovacchia, comunque, la possibilità di Gran Bretagna e Francia di aiutare Varsavia, qualora la garanzia non fosse stata sufficiente per fermare Hitler, stava nel cercare e ottenere l’aiuto militare di qualcuno che fosse a diretto contatto con il territorio polacco e potesse entrare in azione senza indugio. Questo qualcuno non poteva che essere l’Unione Sovietica. Così la diplomazia anglo-francese si mise in moto. Con calma, perché, pensavano Londra e Parigi, l’odio ideologico reciproco tra Hitler e Stalin avrebbe reso facile e veloce l’intesa dell’Occidente con l’URSS. Si sbagliavano’ (pag 160-162) [(17) Richard Overy, ‘The Origins of the Second World War’, Penguin Books, London, 1963, 5-12; 22-47; (18) Patrick J. Buchanan, ‘Churchill, Hitler and the Unnecessary War’, Random House, New York, 2008, 9-16; 27-53; (19) Basil Liddell Hart, ‘Storia militare della Seconda guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1970, p. 8]”,”QMIS-245″
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Le nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede.”,”MOROZZO DELLA ROCCA Roberto insegna storia dell’ Oriente europeo nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’. Ha pubblicato vari volume (v. retrocopertina).”,”RELC-103″
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Le Nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede.”,”Roberto Morozzo della Rocca insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”RIRO-057-FL”
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Kosovo la guerra in Europa. Origini e realtà di un conflitto etnico.”,”Roberto Morozzo della Rocca insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”EURC-080-FL”
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Albania. Le radici della crisi.”,”Roberto Morozzo della Rocca, è nato a Roma nel 1955, insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”RELC-028-FL”
“MORPURGO Giorgio”,”La logica dei sistemi di regolazione biologica.”,”Giorgio Morpurgo è ordinario di Genetica presso l’Università di Perugia. É autore di numerose pubblicazioni tra cui, nelle esizioni Boringhieri, Dalla cellula alla società complessa e Capire l’evoluzione.”,”SCIx-102-FL”
“MORPURGO Michael”,”La guerra del soldato pace.”,”‘Durante la Prima guerra mondiale, tra il 1914 e il 1918, i plotoni di esecuzione giustiziarono oltre 290 soldati dell’esercito britannico e del Commonwealth, alcuni per diserzione e codardia, due soltanto si erano addormentati durante il turno di guardia. Oggi sappiamo che molti di quegli uomini erano stati traumatizzati dalle granate. Le corti marziali erano brevi, gli imputati spesso non avevano tutela legale. L’ingiustizia che hanno subito allora non è mai stata riconosciuta. Il governo britannico continua a rifiutare di concedere la grazia postuma’ (poscritto) Michael Morpurgo è nato nel 1943 in Inghilterra. Da giovane ha fatto il soldato, ma a capito molto presto che quella vita non faceva per lui. Poi ha provato a fare l’insegnante ed è diventato uno scrittore per ragazzi. Di questo libro racconta lui stesso la genesi: “”Mi successe di intervistare tre veterani, quando facevo ricerche per il mio libro ‘War Horse’. Mi raccontarono alcuni episodi che avevano vissuto. Non c’era poesia nelle loro storie, solo orrore e profonda tristezza per la perdita di cari amici. Così arrivai a scrivere ‘La guerra del soldato Pace””.”,”QMIP-290″
“MORRA Gianfranco”,”Marxismo e religione.”,”””Ma l’ uomo, quando è necessario, può rimanere senza paura Solo dinnanzi a Dio; lo protegge il suo candore E non ha bisogno né di armi né di astuzie Sino a quando l’ assenza di Dio lo aiuta””. F. Hoelderlin, Vocazione di un poeta (pag 16-17) “”Bisogna, allora, assumere piena consapevolezza che oggi trionfa un’ immagine inadeguata dell’ uomo. L’ uomo di oggi, non ci importa se sia borghese e socialista, è quello che Sergio Cotta, in un suo recente volume, ha chiamato ‘L’ uomo tolemaico’. Cosa significa “”uomo tolemaico””? Come è noto, Copernico, Galileo e Keplero hanno distrutto l’ immagine parziale e finita dell’ universo imperniato sulla terra. Ma il sistema copernicano, fondato sul rispetto della realtà oggettiva della natura (Newton: “”Hypotheses non fingo””), è trionfato solo nell’ astronomia; nell’ antropologia Tolomeo è ritornato. L’ uomo della tecnica è un uomo che pone se stesso al centro della realtà e considera tutto in funzione di se stesso. La natura è una realtà estranea da asservire senza alcun limite (…)””. (pag 287)”,”TEOC-390″
“MORRA Sergio; DELLA VALLE SIMONI Mario”,”Piaget e il marxismo (Morra); Sul concetto di «genesi» in Piaget (Della Valle Simoni).”,”‘Concretamente: i quattro fattori (maturazione biologica, esperienza fisica, esperienza sociale e verbale, fattore di equilibrio) agiscono in modo ‘relativamente continuo’. Ma questo accumulazione, relativamente continua, di quantità determina non uno sviluppo uniforme, cioè un «genetismo senza struttura», ma uno sviluppo per fasi, ‘discontinuo’, attraverso ‘salti di qualità’, che si producono a seguito delle contraddizioni tra le strutture esistenti e l’azione dei fattori che spingono al superamento di tali strutture; il salto di qualità, nel caso dello sviluppo psichico, è la genesi di una nuova struttura’ (pag 130)”,”TEOS-006-FGB”
“MORRA Sergio; DELLA VALLE SIMONI Mario”,”Piaget e il marxismo (Morra); Sul concetto di «genesi» in Piaget (Della Valle Simoni).”,”‘Concretamente: i quattro fattori (maturazione biologica, esperienza fisica, esperienza sociale e verbale, fattore di equilibrio) agiscono in modo ‘relativamente continuo’. Ma questo accumulazione, relativamente continua, di quantità determina non uno sviluppo uniforme, cioè un «genetismo senza struttura», ma uno sviluppo per fasi, ‘discontinuo’, attraverso ‘salti di qualità’, che si producono a seguito delle contraddizioni tra le strutture esistenti e l’azione dei fattori che spingono al superamento di tali strutture; il salto di qualità, nel caso dello sviluppo psichico, è la genesi di una nuova struttura’ (pag 130)”,”TEOS-006-FGB”
“MORRIS Richard B. a cura; saggi di MORRIS PESSEN MONTGOMERY TAFT BERNSTEIN BARBASH DUNLOP”,”A History of the American Worker.”,”Autori dei saggi: MORRIS, PESSEN, MONTGOMERY, TAFT, BERNSTEIN, BARBASH, DUNLOP.”,”MUSx-019″
“MORRIS James”,”Pax britannica. L’apologia di un impero. Lo splendore e l’eccentricità come strumenti di dominio.”,”James MORRIS è nato nel 1926. Dopo aver studiato ad Oxford, è stato per 10 anni corrispondente del Times e del Guardian. Ha così avuto una esperienza diretta degli eventi politici e militari nei vari continenti. Nel 1961, lasciato il giornalismo, si è dedicato alla scrittura di libri (‘Heavens’s Command’, ‘Pax Britannica’ ‘Farewell the trumpets’). Nel 1972 ha cambiato sesso: è diventato donna e da allora firma le sue opere come Jan MORRIS.”,”UKIx-019″
“MORRIS William a cura di Silvia ROTA-GHIBAUDI”,”Notizie da nessun luogo. Ovvero un’epoca di riposo. Capitoli di un romanzo utopistico. (1890)”,”Morris, William (Walthamstow 1834 – Hammersmith 1896), artista, poeta e pensatore politico britannico. La sua opera poetica e artistica privilegiava temi ed elementi decorativi caratteristici dell’arte medievale: i disegni per libri e le carte da parati richiamavano la precisione e l’eleganza dei manoscritti miniati; le poesie riprendevano i temi e lo stile delle antiche saghe. Nel 1861 fondò una società, di cui fecero parte anche Dante Gabriele Rossetti, Edward Burne-Jones e altri preraffaelliti, per realizzare incisioni, tappeti e oggetti in metallo e vetro colorato, con l’intento di valorizzare la tradizione dell’artigianato medievale e opporsi agli effetti alienanti della Rivoluzione industriale. Le idee e le tecniche applicate da Morris, che fu il”,”SOCU-034″
“MORRIS Eric”,”La guerra inutile. La Campagna d’ Italia 1943 – 1945.”,”Eric Morris, docente all’Università di Liverpool per quindici anni ha insegnato storia militare all’Accademia militare di Sandhurst. Esperto di strategia edi relazioni internazionali, è autore di numerosi testi di storia bellica (tra i quali ‘Corregidor’ e ‘Salerno’) e collabora a giornali e riviste specializzate. “”Montgomery e i suoi generali erano eccessivamente cauti. Gli italiani avevano subito perdite troppo gravi in Africa settentrionale. L’Italia perse la guerra su quella che i marinai dei suoi mercantili chiamavano «la rotta della morte», il percorso seguito dai convogli che facevano la spola fra i porti italiani e Tripoli, Bengasi e Tunisi. In tre anni avevano perduto in mare navi per un miione di tonnellate, quantitativi enormi di materiale e migliaia di soldati e marinai. Per i militari italiani tutte le vestigia dello spirito d’alleanza si erano da tempo dissolte. Vi era qualche eccezione fra gli alti ufficiali, e Kesserling credeva ancora che gli italiani fossero fedeli alleati; ma quasi tutta la gerarchia tedesca era schierata con Rommel che ne pensava molto male. Spesso gli ufficiali di collegamento parlavano del complesso d’inferiorità degli italiani. ‘Minderwertigkeitsgefül’, nei confronti dei militari tedeschi; e nell’atteggiamento di molti soldati tedeschi nei confronti dei civili e dei militari italiani si insinuavano sfumature razziste. Rommel consigliò a Hitler che, qualora gli Alleati avessero fatto una nuova mossa nel Mediterraneo, il Terzo Reich effettuasse un ordinato ripiegamento attraversando la penisola italiana, abbandonasse la Sicilia e la Sardegna e tenesse una linea lungo l’Arno fra Pisa e Rimini. Il feldmaresciallo propose che le truppe rese disponibili da questa mossa venissero inviate sul fronte orientale dove avrebbero potuto contribuire ad arginare il vero pericolo. Rommel raccomandò una linea d’azione simile anche in Grecia; e quello forse fu un errore perché Hitler, che non sopportava l’idea di cedere volontariamente una parte del territorio conquistato, si affrettò a inviare nei Balcani tredici divisioni. Per quanto riguardava l’Italia, Hitler continuò a tentennare per gran parte dell’inizio dell’estate. Era portato a schierarsi con Kesserling, non perché avesse una particolare simpatia per gli italiani (anche se la sua amicizia per Mussolini sembrava autentica), ma perché se gli Alleati avessero occupato l’Italia meridionale avrebbero avuto a disposizione aeroporti per i loro bombardieri. L’offensiva dei bombardamenti strategici andava assumendo proprio allora il suo ritmo infernale: gli americani bombardavano di giorno, i britannici di notte. Non solo gran parte delle difese tedesche erano concentrate al nord per contrastare il pericolo rappresentato dalla Gran Bretagna, ma molte industrie chiave tedesche stavano per essere trasferite nella parte meridionale del Reich, per essere messe al sicuro. E sarebbero state vulnerabili di fronte a un’offensiva lanciata dagli aeroporti italiani. Era un argomento convincente e Kesserling, ufficiale della Luftwaffe, poteva esporlo con la massima credibilità. Come Montgomery, era certo che gli italiani si sarebbero battuti accanitamente per difendere la loro patria, tanto più se vi fossero state le armi tedesche e le divisioni della Wehrmacht a rafforzare la loro decisione”” (pag 50-51)”,”QMIS-044″
“MORRIS Richard B. a cura, saggi di Edward PESSEN David MONTGOMERY Philip TAFT Irving BERNSTEIN Jack BARBASH Richard B. MORRIS, epilogo di W.J. USERY”,”The U.S. Department of Labor Bicentennial History of the American Worker.”,”MORRIS Richard B. è Gouverneur Morris Professor Emeritus of History Columbia University”,”MUSx-134″
“MORRIS William, a cura di Lia FORMIGARI”,”Come potremo vivere. (Political Writings of William Morris).”,”””In una società degna di questo nome siffatti miracoli dell’ ingegno sarebbero in primo luogo usati per ridurre al minimo il tempo speso in un lavoro privo di attrattive, che per loro mezzo potrebbe essere ridotto fino a diventare un assai lieve fardello per ogni individuo. Inoltre quelle macchine verrebbero certamente molto perfezionate, quando il problema non fosse più quello della convenienza individuale ma dell’ utilità sociale. Questo per quanta riguarda l’ uso ordinario delle macchine che probabilmente, dopo un certo tempo, verrebbe in qualche misura limitato dal fatto che gli uomini si renderebbero conto di non dover più angustiarsi per la semplice sussistenza e che imparerebbero a interessarsi e ad amare il lavoro a mano, il quale, fatto per libera scelta e con intelligenza, potrebbe diventare più attraente del lavoro fatto a macchina””. (pag 118)”,”SOCU-086″
“MORRIS Benny”,”Victimes. Histoire revisitée du conflit arabo-sioniste.”,”MORRIS Benny è professore di storia all’ Università Ben Gurion in Israele, specialista di storia del Medio Oriente. “”Gli eserciti arabi si componevano essenzialmente di forze professionali, assai male addestrate e debolmente meccanizzate. L’ esercito egiziano era afflitto da un inconveniente fondamentale, dovuto alla politicizzazione della catena di comando, che determinava la nomina di elementi incompetenti e inesperti a posti di alto rango. Esso soffriva inoltre di debolezze strutturali che si dimostrarono fatali in tempo di guerra. Il 15 maggio, Amer procedette a una serie di nomine nelle alte sfere dell’ esercito, tra cui quella del generale Abd al-Muhsen Kamal Murtaji alla testa del Comando del fronte del Sinai, una nuova unità del quartier generale. Il militare egiziano, che aveva comandato per lungo tempo il corpo di spedizione egiziano nello Yemen, conosceva male i piani di difesa del Sinai, le unità e i comandanti implicati. In un sol colpo, Amer gettava nella confusione tutta la struttura di comando del Sinai. Con alcune modificazioni dell’ ultimo minuto nello spiegamento delle truppe del Sinai, Amer e Nasser aggravarono ancor più le conseguenze nefaste di quest’ ultimo rimaneggiamento del personale. Alla vigilia della guerra e al momento stesso delle ostilità, Amer scavalcava diversi quartieri generali per trasmettere direttamente i suoi ordini ai comandanti di divisione.”” (pag 341)”,”VIOx-123″
“MORRIS Desmond”,”Lo zoo umano.”,”MORRIS Desmond dopo un degree in zoologia conseguito alla Birmingham University unitosi al gruppo di studio sugli animali di Niko TINBERGEN a Oxford, ha preparato la tesi di laurea sulla riproduzione dei pesci. Nello zoo di Londra ha girato documentari sul comportamento animale. Ha scritto varie opere tra cui ‘La scimmia nuda’ (1968). Il confronto va fatto tra abitante della città e l’ animale prigioniero “”La storia della crudeltà intenzionale nei confronti delle altre specie ha seguito uno strano corso. Il cacciatore primitivo sentiva un’ affinità con gli animali. Li rispettava. E così, abbastanza logicamente, i primi contadini. Ma dal momento in cui cominciarono ad aversi popolazioni urbane, cospicui gruppi di esseri umani persero ogni contatto diretto con gli animali, e di conseguenza il rispetto per loro. Man mano che le civiltà si svilupparono, aumentò l’ arroganza dell’ uomo. Egli non voleva ammettere di essere un animale come qualunque altra specie. Stabilì una distinzione radicale: soltanto ‘lui’ aveva un’ anima, gli altri animali no. Erano bestie brute messe sulla terra per il suo piacere. Con il diffondersi della religione cristiana, gli animali se la passarono malissimo. Inutile scendere in particolari, ma è bene ricordare che ancora alla metà dell’ Ottocento, papa Pio IX non permise che a Roma si aprisse un ufficio per la protezione degli animali sostenendo che l’ uomo aveva dei doveri verso i suoi simili, ma non verso gli animali inferiori. Nello stesso secolo un gesuita scriveva: “”Le bestie brute, non avendo intelligenza e non essendo quindi persone, non possono avere alcun diritto… Di conseguenza non abbiamo doveri di carità o d’ altro genere verso gli animali inferiori, come non ne abbiamo verso i tronchi d’albero o le pietre. Molti cristiani già dubitavano della fondatezza di questo atteggiamento, ma su solo quando la teoria darwiniana dell’ evoluzione cominciò ad avere un grande impatto sul pensiero umano che l’ uomo e gli animali tornarono ad avvicinarsi.”” (pag 78-79)”,”SCIx-229″
“MORRIS Desmond”,”La scimmia nuda. Studio zoologico sull’ animale uomo. (Tit.orig.: The Naked Ape)”,”Esistono 193 specie viventi di scimmie: 192 sono coperte di pelo. L’ eccezione è una scimmia nuda chiamata Homo Sapiens. MORRIS Desmond è uno zoologo che ha studiato a lungo le scimmie. In questo libro si è rimesso a studiare l’ uomo. “”Esiste inoltre un altro elemento ben distinto che può influenzare le tendenze omosessuali. Se nella famiglia i figli sono a contatto con una madre eccessivamente mascolina e dominatrice o con un padre troppo debole ed effeminato, questo darà luogo ad una notevole confusione. Le caratteristiche del comportamento indicano una strada e quelle anatomiche un’ altra. (…)”” (pag 104) “”Detto tutto ciò, devo ora far rilevare che la regola presenta un’ eccezione importante. La moralità biologica di cui ho parlato prima non è più valida in condizioni di sovraffollamento della popolazione. Quando ciò avviene, le regole si capovolgono. Noi sappiamo dalle ricerche svolte su altre specie in condizioni di sovraffollamento sperimentale, che arriva un momento in cui l’aumento della densità della popolazione raggiunge un grado tale da distruggere l’ intera struttura della società. Gli animali manifestano delle malattie, uccidono la prole, combattono con cattiveria e si mutilano. Nessun aspetto del comportamento può svolgersi correttamente. Tutto viene ad essere frammentato. Alla fine si ha un numero tale di morti che la popolazione viene ridotta ad una densità minore e può ricominciare a riprodursi, ma non prima che un catastrofico sconvolgimento abbia avuto luogo.”” (pag 105)”,”SCIx-233″
“MORRIS Desmond”,”Il libro delle età.”,”MORRIS Desmond ottenuto il Ph. D. con un’ opera sul comportamento animale (etologia), raggiunse la notorietà alla fine degli anni 1950 con la serie televisiva ‘Zoo Time’. Diventato direttore della sezione mammiferi allo zoo di Londra, pubblicò numerosi libri e saggi scientifici. Il suo libro più famoso è ‘La scimmia nuda’ (1968) che ebbe un seguito ‘Lo zoo umano’ (1970). Altri libri ‘L’ uomo e i suoi gesti’ (1982) e ‘La tribù del calcio’. 64 anni. Karl Marx. “”Karl Marx morì di un ascesso ai polmoni nel marzo del 1883, distrutto dalla morte della moglie, avvenuta nel dicembre del 1881 e da quella della figlia maggiore, nel gennaio del 1883. Quando morì era diventato molto irritabile. Quando la sua governante gli chiese se aveva un messaggio finale per il mondo, pronunciò le sue ultime parole famose: “”Avanti, se ne vada! Le ultime parole sono per gli scemi che non hanno parlato abbastanza prima!””.”” (pag 64)”,”SCIx-240″
“MORRIS Richard B. a cura; consulenza di COMMAGER Henry Steele (capo consulenti) William DUNCAN STRONG Thomas C. COCHRAN Ray ALLEN BILLINGTON J. Bartlet BREBNER Talbot HAMLIN Sumner WELLES James D. HART Anson PHELPS STOKES William L. LAURENCE Jeffrey B. MORRIS”,”Encyclopedia of American History.”,”Comitato di consulenza composta da H.S. COMMAGER, William DUNCAN STRONG Thomas C. COCHRAN Ray ALLEN BILLINGTON J. Bartlet BREBNER Talbot HAMLIN Sumner WELLES James D. HART Anson PHELPS STOKES William L. LAURENCE Jeffrey B. MORRIS “”The U.S. and the Far East. Indo-China. President Eisenhower informed the Senate Foreign Relations Commitee, 8 May, 1953, that he had given France a special aid grant of $ 60 million to support the Indo-Chinese campaign against the Vietminh rebels. Further disclosures of substantial military aid were made on 30 Sept. and 6 Feb. 1954, although on 10 Feb. the President stated that he was opposed to involving the U.S. in a “”hot”” war in Indo-China. According to a report of the French National Assembly, 16 Mar. 1954, the U.S. had paid to date 78% of the cost of the anti-Communist fighting in Indo-China.”” (pag 405)”,”USAG-065″
“MORRIS Benny”,”La prima guerra di Israele. Dalla fondazione al conflitto con gli stati arabi, 1947-1949.”,”Benny MORRIS è il capofila dei “”nuovi storici”” israeliani, insegna all’ università Ben Gurion di Beersheba. E’ autore di diverse opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui ‘Vittime’ (2001), ‘Mossad’ (2003, scritto assieme a Ian BLACK), ‘1948’ (2004) ed ‘Esilio’ (2005). Spostamento della popolazione araba. “”Tra maggio 1948 e dicembre 1951, Israele assorbì circa 700 mila immigrati ebrei, una cifra leggermente superiore a quella della popolazione ebraica complessiva al momento della nascita del nuovo Stato. Una piccola percentuale di questi immigrati si sistemò nei ‘moshavim’, mentre la grande maggioranza di stabili nei quartieri arabi abbandonati delle grandi città, nelle piccole città spopolate, e, quando le case vennero a mancare, in vasti accampamenti provvisori (ma’abarot) ai margini delle città (dai quali, una volta costruite le case, dopo mesi o anni, venne trasferita nelle città). La sistemazione degli immigrati nei quartieri urbani abbandonati iniziò subito dopo l’ esodo arabo dalle varie località. Già nel gennaio 1948, Ben-Gurion aveva ordinato a Shaltiel (il comandante del distretto di Gerusalemme) di “”sistemare gli ebrei in ogni casa nei quartieri semi-arabi abbandonati, come Romema (a Gerusalemme Ovest)””. Nel corso dei mesi successivi, le case urbane abbandonate vennero spesso occupate da rifugiati ebrei provenienti dalle zone di guerra della Palestina (in tutto, durante la guerra, circa 70.000 ebrei dovettero lasciare i loro insediamenti urbani e rurali). All’ inizio del maggio del 1948, 18.000 “”profughi”” ebrei vivevano nell’ area allargata di Tel Aviv. Ma fu il Comitato di trasferimento di Weitz a suggerire per primo di adottare come precisa linea politica (soprattutto al fine di prevenire il ritorno dei rifigiati arabi) la sistemazione de nuovi immigrati ebrei nelle case arabe abbandonate. La prima città araba a essere occupata dai nuovi immigrati fu Jaffa, conquistata dall’ Haganah a metà maggio; il primo gruppo di ebrei fu sistemato nella “”colonia tedesca”” ai primi di luglio. A Settembre, 2400 famiglie ebree (la maggior parte delle quali formata da nuovi immigrati) si erano trasferite nella città, mentre gli arabi rimasti – circa 5000 anime – erano stati concentrati (nel mese di agosto) in una parte del quartiere di ‘Ajami. Il raggruppamento degli arabi facilitò l’ insediamento delle famiglie ebree in altre parti della città e tornò a vantaggio della sicurezza degli stessi arabi (…)””. (pag 383-384)”,”VIOx-153″
“MORRIS Desmond”,”Il comportamento intimo.”,”MORRIS Desmond (1928) ha studiato zoologia all’Università di Birmingham poi ha fatto parte del celebre gruppo di ricerche del prof. Tinbergen a Oxford. Si è anche laureato in filosofia. Ha diretto poi la sezione mammiferi dello Zoo di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina)”,”SCIx-293″
“MORRIS Benny”,”Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista, 1881-2001.”,”MORRIS Benny è professore di storia all’università di Ben Gurion in Israele. Ha scritto ‘The Birth of the Palestinian Refugee Problem, 1947-49’ e ‘Mossad’ (con Ian BLACK) (2003) “”A un certo punto; nella tarda mattinata, con la “”valle delle lacrime”” immersa nel fumo degli scoppi e dei carri incendiati, i tank siriani erano ormai frammisti a quelli israeliani. Il colonnello Ben-Gal comandante della brigata corazzata israeliana, avrebbe poi dichiarato: “”Ero sul punto di ordinare la ritirata generale. Stringevo già il radiotelefono, quando mi sono detto: no, meglio aspettare ancora un momento… Eppure, ero sicuro che per noi la battaglia era persa. Ancora mezz’ora, un’ora al massimo e saremmo stati travolti. Invece, per qualche ragione i siriani rinunciarono per primi e cominciarono a ritirarsi””. Una ragione fu l’arrivo dell’ultima riserva dell’IDF in quel punto del fronte: 13 carri armati della VII Brigata. Poi, poco prima di mezzogiorno, il generale Eitan fu avvertito che alcuni equipaggi siriani di carri armati erano in fuga verso est. Eitan chiamò subito Ben-Gal, e la notizia scese fulminea lungo la catena di comando. Fu un tonico formidabile per il morale degli israeliani. I carristi dell’IDF s’impegnarono come non mai, e di lì a qualche minuto altri carri armati siriani cominciarono a ritirarsi. Come osservò in seguito lo stesso Ben-Gal: “”Non si sa mai bene in che condizioni è l’altra parte, si tende sempre a immaginare che stia un po’ meglio di noi. Evidentemente i siriani non capirono che la nostra situazione era disperata, e pensarono di non avere reali possibilità di successo…””. Nei quattro giorni della battaglia a nord di Quneitra, 100 carri armati israeliani impegnarono complessivamente da 500 a 600 carri armati siriani. A mezzogiorno del 9 ottobre i siriani avevano perso quasi 200 carri armati, oltre a qualche centinaio di veicoli a vario grado di corazzatura. La strenua difesa della VII Brigata nel Golan settentrionale è entrata nei manuali militari come esempio di efficace impiego difensivo dei mezzi corazzati.”” (pag 510-511)”,”VIOx-169″
“MORRIS Benny”,”1948. Israele e Palestina tra guerra e pace.”,”traduzione di Stefano GALLI, il prologo è stato tradotto da Paolo Antonio LIVORATI, l’introduzione è stata tradotta da Daniele DIDERO e Andrea PALMIERI, il capitolo 8 è stato tradotto dall’ebraico da Silvia ASCOLI, l’appendice è stata tradotta da Daniele DIDERO, abbreviazioni, appendice ‘un’intervista a Ehud Barak’, note, indice dei nomi e dei luoghi. abbreviazioni prefazione all’edizione italiana prologo introduzione appendice note ringraziamenti indice nomi e località, traduzione di Stefano GALLI, prologo tradotto da Paolo Antonio LIVORATI, introduzione tradotta da Daniele DIDERO e Andrea PALMIERI, il capitolo 8 tradotto dall’ebraico da Silvia ASCOLI”,”VIOx-032-FL”
“MORRIS Benny BLACK Ian”,”Mossad. Le guerre segrete di Israele.”,”Benny Morris (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il ‘Jerusalem Post’, attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. É autore di opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui il best seller Vittime, e 1948, Israele e Palestina tra guerra e pace. Jan Black (1953), giornalista inglese, è corrispondente da Gerusalemme del ‘Guardian’. É autore del libro Zionism and the Arabs.”,”QMIx-034-FL”
“MORRIS Desmond”,”Il comportamento intimo.”,”MORRIS Desmond (1928) ha studiato zoologia all’Università di Birmingham poi ha fatto parte del celebre gruppo di ricerche del prof. Tinbergen a Oxford. Si è anche laureato in filosofia. Ha diretto poi la sezione mammiferi dello Zoo di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina)”,”SCIx-014-FV”
“MORRIS Benny”,”Vittime.”,”Benny Morris (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il ‘Jerusalem Post’, attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. É autore di opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui il best seller Vittime, e 1948, Israele e Palestina tra guerra e pace.”,”VIOx-105-FL”
“MORRIS Desmond”,”La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo.”,”Desmond Morris, nato nel Wittshire nel 1928, si è laureato a Oxford con una tesi sul comportamento animale. Altra sua opera: ‘Lo zoo umano’, Mondadori, 1970. “”Non tutte le specie di primati hanno un’organizzazione sociale marcatamente dittatoriale. Quasi sempre vi è un tiranno, ma talvolta di tipo benigno e tollerante, come nel caso del gorilla. Questi divide le femmine con i maschi inferiori, è generoso al momento dei pasti e si impone solo quando si presenta qualcosa che non si può dividere oppure vi sono segni di rivolta o lotte irregolari tra i membri più deboli”” (pag 158-159)”,”SCIx-007-FGB”
“MORRIS Donald R.”,”The Washing of the Spears. The bloody story of the Zulu War of 1879.”,”Donald R. Morris è nato nel 1924. Cresciuto a New York ha studiato all’Università del Michigan prma di entrare nella Navy nel 1942. Questo libro lo ha iniziato nel 1958. Nel 1879 armati solo dalle loro lance, dei loro scudi, i Zulù sfidarono la potente Inghilterra vittoriana e inizialmente inflissero agli inglesi la peggior disfatta di un esercito moderno di fronte a un nemico all’arma bianca. La battaglia di Isandlwana, avvenuta il 22 gennaio 1879 durante la guerra anglo-zulu. Fu uno scontro significativo in cui l’esercito britannico, nonostante la superiorità tecnologica, subì una pesante sconfitta da parte delle forze zulu, armate principalmente di lance e scudi. È considerata una delle più grandi vittorie di un esercito indigeno contro una potenza coloniale europea. (f. copilot) Nella Battaglia di Isandlwana, i britannici erano comandati dal tenente colonnello Henry Burmester Pulleine e dal colonnello Anthony Durnford 2. Gli Zulu, invece, erano guidati dai comandanti Ntshingwayo kaMahole Khozab e Mnyamana kaNgqengelele 3. (idem)”,”UKIQ-024-FSD”
“MORRISS Roger”,”The Royal Dockyards during the Revolutionary and Napolonic Wars.”,”Si tratta di uno studio dei fattori civili (attività industriale cantieristica) che hanno contribuito alla potenza navale britannica.”,”QMIN-007-FSL”
“MORRISSEY Brendan”,”Boston 1775. Lo sparo che risuonò nel mondo intero.”,”””La Royal Navy era ancora lungi dal diventare quella forza invincibile che avrebbe dominato i mari nelle Guerre Napoleoniche. Gestita dall’ ammiragliato a Londra, aveva il compito di proteggere le colonie britanniche e di controllare le rotte commerciali più importanti; diversamente dall’ esercito , era dunque estremamente popolare tra la gente, fatta eccezione per i porti, in cui spadroneggiavano le press gang (i gruppi addetti al reclutamento forzato, ndr).”” (pag 29)”,”USAG-055″
“MORRISSEY Susan K.”,”Heralds of Revolution. Russian Students and the Mythologies of Radicalism.”,”Susan Morrissey is a research fellow at Friedrich-Alexander Universität in Erlangen, Germany. Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Conclusion, Abbreviations, Notes, Bibliography, Figure, Index,”,”RIRx-074-FL”
“MORROW Felix”,”Revolution et contre revolution en Espagne, 1936 – 1938.”,”L’A giornalista americano ha scritto sul settimanale ‘Socialist Appeal’, è stato un dirigente del Socialist Workers Party. Fu uno dei 18 trotskisti americani imprigionati a seguito del processo per lo sciopero di Minneapolis del 1941.”,”MSPG-019″
“MORROW Felix”,”L’opposizione di sinistra nella guerra civile spagnola.”,”MORROW Felix è nato a New York nel 1906 ed è vissuto nel quartiere oepraio di Brownsville a Brooklin, dove è diventato membro di una organizzazione giovanile socialista. Ha compiuto i suoi studi alle università di New York e di Columbia dove si è laureato in filosofia. Diventato membro di una sezione della Intercollegiate Socialist Society, fondata da Jack London, è stato arrestato mentre raccoglieva fondi presso l’università per aiutare l’opposizione di sinistra del sindacato minatori. Dal 1925 ha svolto attività giornalistiche. Attivista del PC è stato arrestato nel 1932 durante uno sciopero. Nel 1933 ha aderito al movimento trotskyista. Di nuovo in prigione durante la 2° guerra mondiale assieme ad altri dirigenti del Socialist Workers Party (SWP). Dopo la guerra ha rotto col partito lasciando la vita politica. Nel testo qualche riga mancante Assassinio Berneri (pag 112) Giornate di maggio: barricate a Barcellona. “”Notizie da Terragona e Reus, riferivano che “”membri del PSUC e dell’Estat Catale, si servivano (!) della temporanea presenza di alcune guardie d’assalto di passaggio verso Barcellona, per disarmare e uccidere gli operai”” (Souchy). “”La CNT tentò di strappare la promessa ai governi di Valenza e di Barcellona che le guardie d’assalto non sarebbero entrate nella città immediatamente (!), ma sarebero state trattenute alle porte della città finché la situazione non fosse chiarita… Ma era piuttosto scettica circa l’assicurazione che le truppe che stavano per giungere avrebbero agito lealmente nei confronti dei lavoratori””. Ma questo scetticismo (e quando sorse?) non era condiviso dai ministri dei governi di Valenza e della Catalogna, ‘che avevano votato perché il governo centrale assumesse il controllo dell’ordine pubblico nella Catalogna’. Il Ministero dell’ordine pubblico della Catalogna aveva così cessato di esistere il 5 maggio. La notte tra il 6 e il 7 maggio: “”Ancora una volta gli anarchici si erano offerti di trattare, desiderosi di porre fine al conflitto””. Il governo naturalmente era sempre pronto a trattre, mentre le sue forze stavano rompendo le ossa alla classe operaia sotto la copertura offerta dalla centrale della CNT. (…) Venerdì: per ordine della centrale della CNT-FAI alcuni operai cominciarono a demolire le barricate. Ma le barricate delle guardie d’assalto, dell’Estat Catala, del PSUC rimanevano intatte. Le guardie d’assalto sistematicamente disarmavano i lavoratori. (…)””. (pag 116-117) “”Il punto di vista trotskysta sugli avvenimenti spagnoli esposto a caldo nel 1938. «Il compito di questo libro (scrive l’autore) è di fornire al lavoratore dotato di coscienza di classe e ai suoi alleati in America un materiale che li faccia comprendere perché il proletariato spagnolo è stato sconfitto, e da chi è stato tradito». – Indice: «Perché i fascisti si ribellarono; Gli “”alleati”” borghesi nel “”Fronte popolare””; La rivoluzione del 19 luglio; Verso la coalizione con la borghesia; La politica della classe operaia spagnola; Il programma del governo di coalizione di Caballero; Il programma del governo di coalizione della Catalogna; La rinascita dello Stato borghese; La controrivoluzione e le masse; Le giornate di maggio: barricate a Barcellona; L’eliminazione di Largo Caballero; “”El gobierno de la victoria””; La conquista della Catalogna; La conquista dell’Aragona; Le operazioni militari sotto Giral e Caballero; Le operazioni militari sotto Negrin-Prieto; Solo due strade; Poscritto». – L’autore (1906-1988), di origine ebraica, uno dei dirigenti del Socialist Workers Party, dopo il 1940 redattore del giornale «The Militant» e della rivista «Fourth International», insieme ad altri quadri dell’organizzazione fu arrestato e processato nel 1941 con l’accusa di propugnare il rovesciamento violento del governo degli Stati Uniti. Nel 1943 formò con Albert Goldmann e James T. Farrell una frazione di minoranza che contrastò la valutazione della direzione e della Quarta Internazionale in genere sull’imminenza di una situazione rivoluzionaria, soprattutto in Europa, e di un tracollo dello stalinismo. Questa frazione era convinta che l’Europa occidentale avrebbe conosciuto invece una prolungata fase di democrazia borghese, rispetto alla quale sarebbe stato necessario un riorientamento del movimento. Morrow fu espulso nel 1946 con l’accusa di aver rotto la disciplina dell’organizzazione collaborando con il Workers Party di Max Shachtman, nato da una scissione nel 1940 e orientato in senso socialdemocratico. La collaborazione finì abbastanza presto perché Morrow lasciò la politica per dedicarsi a un’attività editoriale, alla psicanalisi, alla parapsicologia e all’occultismo”” (Graphos)”,”MSPG-239″
“MORROW Felix”,”Labor’s Answer to Conscription.”,”Nota: Burke-Wadsworth Act Sep 6, 1940 With France defeated, and Britain threatened, more than 66% of the public believed that Germany posed a direct threat to the United States. Congress was aware of this change and was more willing to permit expanded American assistance to the Allies. America was becoming more concerned about the need for internal preparations for war. Approved on September 6, this conscription law passed by Congress was approved by President Roosevelt. It was also the first ever conscription law ever enacted while the United States was at peace. It was also known as the Selective Training and Service Act. This law provided for the annual induction of 900,000 men between the ages of 21 and 36. Its provisions made for training 1.2 million troops and 800,000 reserves each year. Some 16,500,000 men were registered in accordance with the law in October 1940, and the first group of conscripts, called selectees, were called up in the following month. This act showed both the allied and axis powers that the United States would join the war if forced to. *By the end of World War II, about 45 million men had been registered, and more than 10 million men, representing more than 66 percent of the total strength of the armed forces, had been inducted under the authority of the Selective Training and Service Act.”,”MUSx-273″ “MORROW Felix”,”Revolution and counter-revolution in Spain and The Civil War in Spain.”,”Felix MORROW giornalista americano ha pubblicato articoli sul settimanale ‘Socialist Appeal’ ed è stato un dirigente del Socialist Workers Party. Fu uno dei 18 trotskisti americani imprigionati a seguito del processo per lo sciopero di Minneapolis del 1941. Isolamento del Poum, retata staliniana contro dirigenti Poum più noti, le mogli dei fuggiaschi prese in ostaggio per far sì che i mariti si consegnassero. “”In its darkest hour the POUM was completely isolated. On June 16, Nin was arrested in his office. The same night, widespread raids caught almost all the forty members of the Executive Committee. A few who escaped were forced to give themselves up because their wives were seized as hostages. The next morning the POUM was outlawed. The Regional Committee of the CNT did not come to the defence of the POUM. ‘La Noche (CNT) of June 22, published in bold-face: ‘About the espionage service discovered in the last days. The principal ones implicated were found in the leading circles of the POUM. Andres Nin and other know persons arrested’. There followed some general reflections on slander, with copious references to Shakespeare, Gorki, Dostoievski and Freud…If censorship was to be blamed, then where were the CNT’s illegal leaflets? In Madrid, CNT did come to the defence of the POUM, and was followed by ‘Castilla Libre’ and ‘Frente Libertario’ militia organ. On June 28, the National Committee of the CNT addressed a letter to the ministers and their organizations reminding them that Nin, Andrade, David Rey, Gorkin, etc., ‘had acquired their prestige among the masses by long years of sacrifice’.”” (pag 141-142)”,”MSPG-243″ “MORROW Felix”,”L’opposizione di sinistra nella guerra civile spagnola.”,”””Sempre secondo quanto si dice, Franco fece qui il suo errore strategico più madornale, quanto tentò, spinto dalla fretta, di prendere Madrid con un attacco frontale invece di completarne l’accerchiametno tagliando la strada di Valencia. I fascisti ostinatamente si afferrarono a questa strategia per mesi, dando ai lealisti l’occasione di fortificare la zona tanto da sostenere gli attacchi laterali, quando questi vennero nel fabbraio e nel marzo. Fatto rilevante durante la difesa di Madrid fu ‘l’adozione di metodi politici rivoluzionari’. La caduta di Madrid rappresentava la fine del ballo per i comunisti. Il loro prestigio in Spagna era legato al quinto reggimento di Madrid – in realtà un vero e proprio esercito di più di centomila uomini – e alla giunta di difesa, che dall’11 ottobre era responsabile della difesa di Madrid, da loro controllata. In campo internazionale il prestigio del Comintern e dell’Unione Sovietica sarebbero inequivocabilmente crollati con la caduta di Madrid. La ritirata a Valencia e nella Catalogna avrebbe stabilito un nuovo rapporto di forze e i comunisti sarebber passati in seconda linea. (…) Spinti dalla dura necessità, i comunisti abbandonarono i metodi esclusivamente borghesi, ma solo per un dato periodo e solo entro i confini di Madrid. Misure di difesa che in altre città erano state proposte dalle locali organizzazioni del POUM, FAI, CNT e che erano state accusate di avventurismo, che avrebbero alienato l’appoggio reale della borghesia liberale, a Madrid invece furono prese dagli stessi comunisti il 7 novembre, quando i fascisti raggiunsero la periferia della città. (…) Ma i metodi politici usati sul fronte del Nord, del Sud e dell’Aragona restavano gli stessi. Furono ignorate le incessanti pressioni della CNT, del POUM e di sezioni della UGT per una offensiva su tutti i fronti come modo migliore per aiutare Madrid e per far togliere l’assedio alla città. Né il “”popolo in armi”” restò il difensore di Madri. Verso gennaio il pericolo immediato era cessato e i comunisti-borghesi tornarono alla “”normalità””. Le perquisizioni dei comitati operai casa per casa per rintracciare i fascisti e le armi furono scoraggiate, quindi sospese. I soldati sostituirono i lavoratori nelle barricate. Il lavoro delle donne nei comitati fu rilevato dall’esercito. Le iniziative di massa non vennero più incoraggiate. La corrente ora scorreva in senso inverso, sebbene l’assedio non fosse stato tolto a Madrid. Il settimanale “”POUM”” venne soppresso per sempre a gennaio. A febbraio la giunta si impadronì della stazione radio del POUM e della tipografia del “”Combattente rojo””. Il comunista José Cazorla, commissario di polizia della giunta, organizzò la repressione legale e illegale. Se i suoi arresti di lavoratori non venivano sanzionati dai tribunali popolari, egli prendeva “”quelli che erano stati assolti e li gettava in prigioni segrete o l’inviava alle milizie comuniste che si trovavano su posizioni avanzate per essere usati come “”fortificazioni””. Contemporaneamente vennero aperte le porte delle prigioni agli uomini della destra e Cazorla rilasciò molti fascisti e reazionari. le accuse erano formulate da Rodriguez, commissario speciale delle prigioni (12) e la richiesta della CNT di condurre una inchiesta venne rifiutata. Lo scioglimento della giunta completò le misure che portavano alla introduzione di metodi borghesi-burocratici nella difesa di Madrid”” (pag 187-189) (12) “”Solidaridad Obrera, 20 aprile 1937″,”MSPG-266” “MORSE Arthur D.”,”Mentre sei milioni morivano. La «soluzione finale» e l’inerzia dell’Occidente.”,”””Ormai la Conferenza delle Bermude è svanita dalla memoria, al pari di vari esempi di futilità diplomatica. Persino coloro che vi parteciparono, oggi ne deplorano il ricordo. Richard Kidston Law, che aveva capeggiato la delegazione inglese, è divenuto Lord Coleraine. Nel 1965 gli è stato chiesto di ricordare gli avvenimenti di quei giorni. «Fu una gara a chi giustificava meglio se stesso» ha risposto. «Uno schermo per nascondere l’inerzia. A quel tempo affermammo che i risultati della Conferenza erano riservati, ma in realtà, che io ricordi, non vi furono risultati di sorta» (1). Però un risultato ci fu, sebbene indiretto. La Conferenza [delle Bermude] riuscì a convincere un uomo che per gli ebrei non c’era più speranza, e che i suoi compatrioti non sarebbero mai stati soccorsi. Quest’uomo era Szmul Zygielbojm (2), il capo sindacalista polacco che era fuggito attraverso la Germania dopo l’uccisione di sua moglie e dei suoi due bambini. Zygielbojm, membro del Consiglio nazionale polacco in esilio a Londra, aveva incessantemente supplicato i governi alleati di muovere in aiuto degli uomini e delle donne che aveva lasciato nel ghetto di Varsavia, e di convincere i tedeschi che la loro barbarie sarebbe stata repentinamente punita. Zygielbojm bussò alle porte di tutte le ambasciate, mandò cablogrammi a capi di stato (Roosevelt compreso)= e parlò durante manifestazioni pubbliche. Per lui nessuna platea era troppo piccola, giacché la sua indignazione non conosceva limiti. I disperati messaggi che gli giungevano dai suoi amici che nel ghetto in fiamme stavano fronteggiando i cannoni tedeschi, lo riempivano di colpa. Il 12 maggio 1943, tredici giorni dopo l’aggiornamento dei lavori alla Conferenza delle Bermude, Szmul Zygielbojm, all’età di quarantotto anni, si suicidò a Londra. Lasciò una lettera di addio, indirizzata al presidente e al primo ministro del governo polacco in esilio. «Non posso rimanere muto» diceva. «Non posso continuare a vivere mentre i superstiti della popolazione ebraica della Polonia, di cui sono un rappresentante, stanno morendo. I miei amici del ghetto di Varsavia sono morti con le armi in pugno nell’ultima, eroica battaglia. Non è stato mio destino morire con loro, e, ciò nonostante, io appartengo ad essi e alla loro fossa comune. «Desidero che la mia morte sia anche la mia ultima protesta contro l’indifferenza con cui il mondo sta guardando a tutto ciò, mentre permette che gli ebrei vengano sterminati. «So quanto valga poco, oggi, una vita umana, ma poiché non ho potuto far nulla da vivo, forse con la mia morte potrò contribuire a smantellare l’indifferenza di coloro che anche adesso, all’ultimo momento, potrebbero salvare i pochi ebrei polacchi rimasti in vita… Addio a tutti e a tutto ciò che mi è stato caro e che ho amato»”” ag 76-77) [(1) Intervista concessa all’autore; (2) P. Friedman, ‘Martyrs and Fighters’, cit. Sulla figura di Zygielbojm apparvero anche numerosi articoli sul «New York Times» e su giornali inglesi]”,”EBRx-082″ “MORSELLA Fulvio LEVI Aldo BRANDO Miguel PAOLUCCI TONI Franca a cura; saggi di G. BOSCO G. MEDICI E. AMALDI F. IPPOLITO B. DE-FINETTI A. BARGONI C.F. BONA F. BUZANO G. CESONI C. PRELLE P. SARDI U. TIBERIO G. VALERIO C. MALIANI”,”L’economia italiana ha bisogno di laureati.”,”””Per concludere vorrei sottoporre alla meditazione del lettore alcune considerazioni scritte da Camillo Benso di Cavour nel 1850. Si tratta di un brano già altre volte citato, per dimostrare come sono più di cento anni che andiamo dibattendo gli stessi temi e nulla o poco vien fatto per modificare una situazione angosciosa e da tutti deprecata. Siamo al terzo tempo della rivoluzione industriale nel mondo e pure, nel nostro Paese, le parole dello statista piemontese sono più attuali che mai: «L’éducation professionelle est un des premiers besoins du temps actuel et un de ceux auquel il est malheureusement le moins pourvu dans notre pays. L’excès de l’éducation classique est cause d’un défaut d’équilibre moral qui produit des conséquences les plus fâcheuses. Au lieu d’élever la masse des hommes pour en faire d’habiles producteurs, en état de parcourir les nombreuses carrières que l’agricolture, l’industrie et le commerce offrent aux classes moyennes et supérieures, on n’a travaillé jusqu’ici qu’à faire des hommes de lettres ou des hommes de robe: des docteurs et des rhéteurs»”” (pag 11) [Ivan Matteo Lombardo, Prefazione] [Ivan Matteo Lombardo, Presidente del Comitato nazionale per la produttività (CNP)]”,”GIOx-099″ “MORSY Magali a cura; saggi di NOUSCHI André GASPARD Françoise DOUVILLE Olivier MULLER Martine ABDELLATIF Saliha DJAFRI Yahia HAMONET France PROUX Michèle MALEWSKA-PEYRE Hanna YUNG Aude ETIENNE Bruno NAÏR Sami COSTA-LASCOUX Jacqueline”,”Les Nord-Africains en France. Colloque: “”Des étrangers qui font aussi la France””. (Assemblée nationale 7-8 juin 1984).”,” Contiene il capitolo di Aude YUNG ‘les Immigrés et les luttes ouvrières’ (pag 121-130) “”Le véritable essor de l’immigration maghrébine a lieu en réalité à partir de 1962; en effet, le recensement de 1968 dénombre 619076 Maghrébins, tandis qu’en 1981 on en compte 1411000: c’est de loin le groupe le plus important de travailleurs étrangers en France (34%) (13). Cet afflux de Maghrébins à partir de 1946 est lié à différentes causes: d’abord les facilités de circulation entre l’Algérie et la France, à partir de 1947, ensuite la croissance de l’économie francaise à compter de cette date, particulièrement rapide junsqu’en 1971″” (pag 45-46) (13) En 1962, ils représentent 18,9% et en 1968 23.6% des étrangers Le Centre des hautes études sur l’Afrique et l’Asie modernes (CHEAM), créé en 1936 par le Front populaire et supprimé en 2000, est d’abord connu sous la dénomination de Centre des hautes études d’administration musulmane. Les archives du CHEAM sont aujourd’hui disponibles au Centre des archives contemporaines (CAC) de Fontainbleau 1. Comme son nom initial le laisse deviner, il s’agit au départ d’un service de renseignements, de ressources et de formation pour les cadres coloniaux français (militaires compris) : « La similitude des problèmes qui se posent dans nos possessions musulmanes de l’Afrique du Nord, en Algérie et dans les territoires du Levant confiés à notre tutelle fait ressortir chaque jour davantage la nécessité d’assurer entre les diverses administrations une liaison plus étroite »2. À partir de sa création, le CHEAM évolue à plusieurs reprises (en 1958, 1973 et 1996). Après la décolonisation, il organise notamment des formations pour des diplomates et des hommes d’affaires français. Étant donné sa mission, les rapports et compte-rendus de conférences conservés dans ses archives constituent un précieux outil de connaissances d’une précision souvent minutieuse.”,”CONx-197″ “MORTARA Giorgio”,”Economia della popolazione. Analisi delle relazioni tra fenomeni economici e fenomeni demografici.”,”MORTARA Giorgio”,”DEMx-058″ “MORTIER Roland”,”Anacharsis Cloots ou l’ utopie foudroyée.”,”MORTIER Roland, direttore dell’ Académie royale de langue et de littérature francaises de Belgique, membro associato all’ Institut de France, corrispondente della British Academy, presidente d’onore della Societé d’études staëliennes e presidente della Société Diderot, autore di numerosi lavori e di edizioni critiche degli scrittori dei Lumi. E’ uno dei maggiori ‘dix-huitièmistes’ europei. Nato in Germania ma francese di formazione, CLOOTS (“”Orateur du genre humain””) è stato uno dei primi a sentire il significato universale delle conquiste del 1789 e della Dichiarazione dei diritti dell’ uomo. Di idee repubblicane, concepiva l’idea di una pace definitiva e di repubblica universale. Liberalista estremo in economia, era anche un critico erudito delle religioni rivelate e un giornalista e autore di opuscoli molto prolisso. Ateo, militante dell’ universalismo politico, si scontrò con Robespierre il quale non gli perdonava di essere stato nel 1792 del partito della guerra (in nome della pace). Il mondialista Cloots fu condannato a morte. “”Cloots intervient alors pour se faire le hérault de “”cette guerre absolument nouvelle””, guerre des individus contre les corporations, ‘guerre de genre humain’ contre des associations inhumaines, guerre des finances inépuisables d’une nation (les assignats) contre les finances chancelantes des tyrans, qui rompra la balance politique en faveur de la liberté. Il attend la venue de ‘a République universelle’ le triomphe de l’unité souveraine du genre humain. Il trouve en Luckner un adepte de ses idées: “”Anacharsis, j’approuve fort votre idée de la ‘NATION UNIQUE’ [sic en majuscules].”” Aussi Cloots peut-il, en conclusion, lui assigner les tâches prioritaires de ses armées: “”Délivrer les individus brabançons, liégeois, holandais, francofoniens””, en d’autres termes mener à la fois la nouvelle guerre de libération des peuples et celle, plus classique, de l’expansion vers les sacro-saintes “”frontières naturelles””””. (pag capitolo ‘Vers la fin de l…)”,”BIOx-131″ “MORTILLARO Felice, a cura di Giulio SAPELLI”,”La via italiana al capitalismo. Contraddizioni e tensioni rivissute attraverso gli scritti di Felice Mortillaro.”,”MORTILLARO Felice (Genova 1931-Milano 1995) avvocato e professore di diritto del lavoro a Perugia, è stato uno dei protagonisti delle relazioni industriali in Italia. Dopo un tirocinio all’ Ansaldo, secondo la regola che imponeva a farsi le ossa come operai, dal 1957 al 1970 è stato capo del personale in stabilimenti della Sicedison e dell’ Ansaldo San Giorgio. Ha seguito la vicenda della Federmeccanica dal 1971 al 1992. da responsabile sindacale a consigliere delagato. Vescovi zero in economia (pag 711)”,”ITAE-219″ “MORTON A.L.”,”Vida e ideas de Robert Owen.”,”Contiene i capitoli ‘Un piano per l’ India’ e ‘Varie opinioni su Owen da parte dei suoi contemporanei’. Le proposte di OWEN sull’ India furono presentate nel 1858 durante la guerra di indipendenza. Il suo piano può essere paragonato alla difesa della rivoluzione dell’ India pubblicato da Ernest JONES sul giornale ‘The People’s Paper’. Secondo OWEN le due camere dei rappresentanti, la alta e la bassa, avrebbero dovuto essere elette con il sistema degli Stati Uniti.”,”SOCU-077″ “MORTON A.L.”,”L’ utopie anglaise.”,”””Comme tant d’écrivains radicaux de l’époque, Coleridge partageait avec Blake l’héritage de l’humanisme protestant non-conformiste. Mais la grande différence était que Blake avait appris un métier manuel et devait le pratiquer toute sa vie. C’est ce qui donne à sa pensée cet accent de verité si rare dans la poésie anglaise. Dans les livres prétenduement “”prophétiques”” qui, comme on le verra, sont utopiques de bout en bout, on voit les symboles s’amonceler, les mythes se diviser et s’assembler à un point tel que l’esprit se refuse presque à suivre semblables mutations; mais, dans leurs fantaisies le plus déchaînées, les “”Livres”” gardent un goût du terrestre qui n’est autre que le reflet des conditions de vie du temps de Blake.”” (pag 139)”,”SOCU-153″ “MORTON A.L. TATE George”,”Histoire du mouvement ouvrier anglais.”,”Aristocrazia operaia. Gli impiegati subentrano agli operai nella posizione privilegiata nel mondo del lavoro. “”Jusqu’à la guerre de 1914, les progrès de l’impérialisme tout en renouvelant le pouvoir, le profits du capitalisme britannique, prolongèrent aussi les conditions qui favorisaient l’existence de l’aristocratie du travail. Des industries telles que la construction mécanique et navale commurent, une fois de plus, une période d’expansion et la richesse des classes dirigeantes soutint la croissance des divers petits services. Ce n’est qu’après la guerre que les tendances apparues au cours de cette période entraînèrent une chute réelle de cette aristocratie du travail. Mais ces tendances avaient déjà un effet sensible sur le poids social et le statud de l’aristocratie du travail. L’une de ses caractéristiques pendant le XIXe siècle fut la force de sa position dans la société qui se trouvait immédiatement au dessous des patrons; cette position s’établit en même temps que celle des marchands, des petits patrons, des chefs de service etc… Cette situation expliquait le maintien de la politique libéral-radicale et son échec à former un parti ouvrier indépendant. Mais le développement de l’industrie, comme nous l’avos déjà vu, augmenta le nombre de nouveaux groupes d’employés de direction “”à cols blancs””, qui prirent leurs distances par rapport aux travailleurs manuels et les remplacèrent peu à peu dans la position privilégiée qui’ils avaient connue. C’est notamment ce qui déclencha l’évolution des ouvriers qualifiés vers l’idée d’une politique ouvriére indépendante.”””,”MUKx-155″ “MORTON Frederic”,”The Rothschilds. A Family Portrait.”,”Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava. Il fondatore viene considerato Mayer Amschel Rothschild, (1743-1812) ebreo di Francoforte che pose i suoi cinque figli a capo delle diverse branche della famiglia e delle attività bancarie: Amschel Mayer Rothschild (1773-1855) – Francoforte Salomon Mayer Rothschild (1774-1855) – Vienna Nathan Mayer Rothschild (1777-1836) – Londra Calmann Mayer Rothschild (1788-1855) – Napoli James Mayer Rothschild (1792-1868) – Parigi Il cognome fu adottato nel XVI secolo allorché un antenato, Isaac Elchanan Rothschild iniziò una attività con una insegna Zum roten Schild, letteralmente Allo scudo rosso. Già nella prima metà dell’Ottocento la potenza finanziaria della famiglia era tale da ottenere, secondo il costume dell’epoca, un riconoscimento nobiliare. Il 29 settembre 1822, l’imperatore d’Austria Francesco II eleva al rango di baroni i cinque figli del fondatore. Il ramo inglese ebbe il riconoscimento del titolo di baronetto e poi di barone. (…) (wikip)”,”ECOG-027″ “MORTON H.V.”,”La Spagna.”,”””Più volte mi sono recato al Prado per vedere i re e le regine di cui avevo letto la storia: Filippo II e i suoi contemporanei, dipinti da Tiziano e da Coello; Filippo IV effigiato da Velasquez, i Borboni di Goya. Ritengo che il ritratto di Carlo V del Tiziano sia uno dei maggiori quadri che quel pittore abbia mai dipinto. In esso l’imperatore indossa la corazza che portò alla battaglia di Mühlberg. Il pittore non ha voluto mascherare il suo aspetto malaticcio. Il reale modello era così debole e sofferente di gotta alla vigilia di quella battaglia, che i suoi nemici lo beffeggiavano chiamandolo Carlo il moribondo. Eppure questo invalido trovò forza bastante per armare e guidare le truppe alla vittoria, e persino per guadare l’Elba. Tiziano aveva 70 anni quando dipinse questo capolavoro, e si sentiva ancora giovane, mentre il suo modello era già vecchio e consunto a 47 anni. Che quadro straordinario! Il cavaliere esce da un bosco tenebroso, sotto un cielo minaccioso e striato, con la lancia in mano. Il suo viso sotto l’elmetto di acciaio è vecchio e stanco, e noi che conosciamo la sua storia, sappiamo che aspira a ritirarsi dal mondo e a rappacificarsi con Dio. Varrebbe la pena di scrivere un libro sui grandi ammalati, uomini e donne, il cui spirito ha dominato il corpo, e questo libro non sarebbe completo senza l’imperatore Carlo V. Si narra che prima di ogni battaglia l’ardito guerriero tremasse violentemente quando gli veniva affibbiata la corazza. Sul suo volto si distinguono qui tratti di umana simpatia che non riuscì a lasciare in eredità a Filippo ma che tramandò invece, per una specie di capriccio della sorte, a Don GIovanni d’Austria”” (pag 30-31)”,”SPAx-138″ “MORTON Frederic”,”I favolosi Rothschild.”,”Frederic Morton, nato a Vienna nel 1925 e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha raccolto una quantità di materiale, dagli aneddoti ai fatti di cronaca, per ricostruire la storia bicenteria di questa famiglia. “”La battaglia di Waterloo fece dell’Inghilterra la massima potenza europea. Per i Rothschild, principali agenti finanziari della Gran Bretagna, Waterloo significò un “”colpo”” di molti milioni di dollari. La storia di quell’impresa è arricchita, nel corso degli anni, di elementi pittoreschi come piccioni viaggiatori e altri accessori leggendari; ma alla sua radice, come di quasi tutte le imprese della famiglia, stanno un lavoro molto duro e un’astuzia molto fredda.”” (pag 45)”,”ECOG-077″ “MORTON A.L.”,”Storia del popolo inglese.”,”Di fatto questa Storia del popolo inglese è la storia della struttura dell’Inghilterra vista non già metafisicamente come entità astratta, come nazione o spirito della stirpe, ma concretamente, secondo i princípi del materialismo storico, come insieme di tendenze dinamiche dialetticamente contrapposte che sempre ricercano nuovi assetti e trovano via via nuovi equilibri sempre problematici, sempre rimessi in forse e risospinti nel crogiolo dell’evoluzione che è continua destrutturazione dell’antico e strutturazione del nuovo.”,”UKIS-004-FV” “MORTON A.L.”,”Storia del popolo inglese.”,”Di fatto questa Storia del popolo inglese è la storia della struttura dell’Inghilterra vista non già metafisicamente come entità astratta, come nazione o spirito della stirpe, ma concretamente, secondo i princípi del materialismo storico, come insieme di tendenze dinamiche dialetticamente contrapposte che sempre ricercano nuovi assetti e trovano via via nuovi equilibri sempre problematici, sempre rimessi in forse e risospinti nel crogiolo dell’evoluzione che è continua destrutturazione dell’antico e strutturazione del nuovo.”,”UKIS-004-FL” “MORZENTI Giovanni”,”Nuovi modelli imprenditoriali per il sistema bancario italiano. Organizzazione e gestione strategica per l’impresa bancaria del 2000.”,”Giovanni Morzenti, dopo varie esperienze maturate presso le principali industrie italiane e la Banca CRT, è attualmente Amministratore Delegato della CON.RI.T. del gruppo UniCredito Italiano.”,”ITAE-142-FL” “MOSADDEQ AHMED Nafeez”,”Dominio. La guerra americana all’Iraq e il genocidio umanitario.”,”Nafeez Mosaddeq Ahmed. Giovane studioso inglese (1978), è Executive Director of the Institute for Policy Research & Development di Brighton. Ha pubblicato, Guerra alla libertà.”,”USAQ-014-FL” “MOSCA Gaetano”,”Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare.”,”Mosca, Gaetano (Palermo 1858 – Roma 1941), statista italiano e filosofo politico conservatore, noto per la sua teoria della “”classe politica””. Dopo gli studi in legge insegnò nelle università di Torino e Roma e alla Bocconi di Milano. Lavorò anche come giornalista per il “”Corriere della Sera”” e altre testate. Nel 1908 fu eletto alla Camera dei deputati, in seguito fu ministro delle Colonie (1914-1916) e dal 1919 al 1928 ebbe un seggio al Senato. Il suo concetto di “”classe politica o dirigente”” appare già delineato in un’opera giovanile, Sulla teoria dei governi e sul governo parlamentare (1884), che contiene una critica al sistema politico in quanto espressione della volontà di una minoranza di persone. Queste legittimano la propria funzione di governo attraverso “”strumenti”” politici quali la democrazia, il liberismo o il socialismo. Mosca affermava anche che nel Parlamento italiano i deputati rappresentavano principalmente i proprietari terrieri e il capitale, trascurando quasi del tutto le aspirazioni della classe”,”TEOP-054″ “MOSCA Gaetano”,”Elementi di scienza politica.”,”MOSCA, giurista e teorico di dottrine politiche italiano (Palermo 1858-Roma 1941). Insegnò diritto costituzionale nelle università di Palermo, Torino e Roma, e storia delle dottrine politiche nell’Università commerciale Bocconi di Milano e nell’Università La Sapienza di Roma (1923-33). Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1906, deputato al Parlamento (1909-19), senatore del Regno (dal 1919), fu anche sottosegretario alle Colonie dal 1914 al 1916. È stato il tipico esponente del liberalismo ottocentesco. Il suo contributo fondamentale consiste nella formulazione della teoria della “”classe politica”” e della “”classe dirigente””: tale teoria, attinta dal pensiero di Saint-Simon, Taine e Gumplowicz, si basa sulla convinzione che, in qualsiasi forma di governo, il potere è sempre nelle mani di minoranze organizzate che esercitano autorità sulla maggioranza in virtù di caratteristiche che la situazione storica attribuisce loro e di un potere che deriva dalla loro specifica organizzazione. Questa classe dirigente tende a giustificare la sua funzione attraverso principi morali e legali, attraverso “”formule politiche”” che, benché elaborazioni”,”TEOP-055″ “MOSCA Benedetto”,”Vita di Giovanni XXIII.”,”””Venne chiesto a De Gaulle, anche in seguito all’ incidente che abbiamo rievocato, l’ allontanamento dalla Francia di oltre cinquanta vescovi “”filo-tedeschi””. Fu Bidault, uno dei capi cattolici della Resistenza, ad opporsi a quella che definì “”una irragionevole giustizia sommaria””; ma più che ridurre il numero degli indesiderati da cinquanta a trenta non poté. Il resto dell’ operazione, ora, spettava al Nunzio Apostolico. Monsignor Roncalli chiese, nella sua veste di rappresentante del Papa, di esaminare la documentazione in base alla quale si chiedeva l’ allontanamento dei trenta. Studiò a fondo fascicolo per fascicolo. Quindi chiese udienza al generale De Gaulle e lo convinse a rivedere tutti gli incartamenti. Non sappiamo quali argomentazioni adoperò il Nunzio, ma supponiamo che Roncalli dovette essere a un tempo conciliante e risoluto; (…) “”Voi non potete mettere nello stesso sacco tutte le tendenze e tutti gli uomini di Vichy””: questa la frase del Nunzio che, al termine del colloquio con De Gaulle, venne riportata dalla stampa. La nostra convinzione si rafforza: oltre che religiosi, gli argomenti adoperati da Roncalli furono politici. Le trattative durarono dieci mesi. (…) Al termine della lunga battaglia, Roncalli poté telegrafare al Vaticano: “”A quel trenta siamo riusciti a togliero lo zero””. Tre soli, infatti, furono i vescovi che lasciarono la Francia…”” (pag 106-107) “”un po’ tutti avete tentato””, riprese papa Giovanni, “”di penetrare i segreti del Conclave, ma in coscienza devo dire che non ho trovato due righe che corrispondessero a verità. (…)”” (pag 185) “”Non si dovrà mai confondere l’ errore con l’ errante, anche quando trattasi di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale-religioso. L’ errante è sempre un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; inoltre in ogni essere umano non si spegne mai l’ esigenza di spezzare gli schemi dell’ errore per aprirsi alla conoscenza della verità…”” (pag 218)”,”RELC-145″ “MOSCA Gaetano, a cura di Norberto BOBBIO”,”La classe politica. (Tit.orig.: Elementi di scienza politica)”,”Nato a Palermo nel 1858, Gaetano MOSCA, si è laureato con un tesi su ‘I fattori della nazionalità’. Due anni dopo ha pubblicato il volume ‘Sulla teoria dei governi e sul governo parlamentare’. Nel 1933 ha raccolto il materiali dei suoi corsi universitari nella sua opere ‘Storia delle dottrine politiche’. E’ morto a Roma nel 1941. Nel 1949 è apparso postumo ‘Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare’. “”Anche la Cina, fino a pochi anni fa, era politicamente organizzata sul tipo dello stato orientale, che però essa da parecchi secoli aveva portato ad un grado di perfezionamento forse mai raggiunto, per la morale laica e positiva che formava la base della sua civiltà, per la grande unità della cultura, che fra il suo popolo si era diffusa in tanti secoli di storia comune, e finalmente per il sistema democratico di reclutamento dei suoi funzionari, ammessi e promossi sempre in seguito a concorsi. Malgrado ciò lo stato cinese ebbe quasi sempre una forza inadeguata alla sua vastità, ed esso mostrò subito la inferiorità della sua macchina politica appena venne in contatto con gli stati europei. E si sa infine che il Giappone, se ha voluto conservare la sua indipendenza e la sua antica anima nazionale, ha dovuto rapidamente rinnovare la sua organizzazione politica, amministrativa e militare secondo i modelli forniti dagli stati di civiltà europea.”” (pag 186)”,”TEOP-209″ “MOSCA Rodolfo VOLOBUEV Pavel VILLARI Lucio TOMASEVSKIJ Dmitrij ALATRI Paolo SIPOLS V. Ja PUSTOVOJT Susana CIALDEA Basilio IOFFE Alexsandr KOKEEV Aleksandr SOGLIAN Sandro GIMPELSON Efim FORNARO Pasquale SIMONIENKO Rem SAVIANO Agostino ZUEVA Kira ZILLI Valdo PRIDVOROVA Tamara PETRACCHI Giorgio SOBOLEV Gennadij MASSARDO MAIELLO Adele LITVINOVA Galina BIANCHI Gianfranco POLIKARPOV Vasilj PETRICIOLI Marta ARBIZZANI Luigi CABOARA Lorenzo COLAPIETRA Raffaele PERILLO Gaetano RISALITI Renato TOGNETTI BURIGANA Sara, relazioni; conclusioni di Pavel VOLOBUEV Paolo ALATRI; comunicazioni scritte di G.N. GOROSKOVA I. KULINIC V.A. SISKIN”,”La Conferenza di Genova e il Trattato di Rapallo, 1922. Atti del Convegno italo-sovietico, Genova-Rapallo 8-11 giugno 1972.”,”Contiene tra l’altro la relazioni di – Raffaele Colapietra ‘La rivoluzione sovietica, dall’Ottobre a Genova nel commento di Benedetto Croce (pag 453-463) (giudizi di Croce su Lenin) – Gaetano Perillo, ‘La delegazione sovietica giunge a Genova’ (pag 474-479) “”Il giudizio dei comunisti della Liguria sull’ingresso della Russia sovietica nell’arena internazionale fu espresso dall’organo regionale «Bandiera Rossa», in un articolo intitolato «Genova, Canossa della borghesia», ove si diceva: ‘Dopo più di quattro anni di esistenza, dopo più di quattro anni di guerra diplomatica e militare, la Russia proletaria – spezzato il cerchio di ferro che la stringeva, sconfitti gli eserciti controrivoluzionari e rotto il blocco economico che la soffocava – compare vittoriosa all’Occidente e i suoi delegati si siedono da eguali allo stesso tavolo con gli Stati capitalistici. Il capitalismo, invitando a Genova per la ricostruzione economica dell’Europa la Russia sovietica, dichiara apertamente di aver bisogno delle nuove forze proletarie per tentare di impedire la generale dissoluzione della società europea. Così si compie la lenta ritirata del capitalismo dalle sue posizioni di attacco contro il proletariato, così la borghesia controrivoluzionaria va a Canossa, nella veste di giudicata di fronte all’opinione pubblica del mondo. Dopo questi giudizi espressi dalle forze proletarie, ecco alcune note di cronaca. Com’è noto, la delegazione sovietica fu presieduta da Cicerin, commissario del popolo per gli affari esteri, in rappresentanza di Lenin, presidente del consiglio dei commissari, e i principali suoi membri furono Litvinov, commissario aggiunto per gli affari esteri, Krassin, commissario per il commercio estero, Rakovskij, presidente del consiglio dei commissari del popolo d’Ucraina, Joffe, membro del comitato centrale esecutivo panrusso e l’economista Preobrazenskij. La delegazione giunse in Italia in treno, per la via del Brennero, transitò per Genova la mattina del 6 aprile e nella mattinata stessa giunse a Santa Margherita Ligure, dove prese alloggio in un albergo, presso il quale partecipava al servizio d’ordine un gruppo di giovani comunisti. Nello stesso giorno la delegazione sovietica ricevette il saluto delle rappresentanze del Partito comunista e del Partito socialista, la prima guidata di deputati Antonio Graziadei e Anselmo Marabini, la seconda da Vannuccio Faralli e Gaetano Barbareschi. Con Cicerin e gli altri delegati sovietici s’incontrò anche Gramsci, giunto a Genova, che era divenuta in qui giorni il centro della vita politica internazionale. Il 12 aprile la delegazione sovietica ricevette anche una commissione che le recò il saluto della Federazione comunista ligure: essa era costituita dai compagni Arecco, Barenghi e Vanni di Genova, Alterisio, Aschero, Michelangeli e Rebagliati di Savona, Dulbecco di Oneglia, Cordiviola e Peretti di Chiavari, Del Conte di Spezia, Bagnoni e Sanguineti di Sarzana. Con i maggiori uomini politici ed economisti del tempo giunsero a Genova, come inviati speciali, giornalisti di tutto il mondo, fra cui Pietro Nenni e l’americano Hemingway. C’era anche Ottavio Pastore, per «l’Ordine Nuovo», che però non fu ammesso alla Conferenza e dovette svolgere il suo servizio sulla base delle informazioni fornitegli dai colleghi”” (pag 477-478) [AaVv, ‘La Conferenza di Genova e il Trattato di Rapallo, 1922. Atti del Convegno italo-sovietico, Genova-Rapallo 8-11 giugno 1972′, Edizioni Italia-Urss, Roma, 1974]”,”RUST-173″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum.”,”””Cesare dice: “”Fatti allontanare dalla vista i cavalli di tutti (…), il mio per primo, (…), perché, uguale il pericolo per tutti, nessuno potesse sperare nella fuga, (…), pronunziai l'””esertazione”” e diedi il segnale di battaglia”” (pag 9, nota introduttiva) In Inghilterra (Britannia) sbarcano 5 legioni e duemila cavalli “”Sono ora apparsi al generale romano problemi un anno fa imprevedibili: il combattimento, a esempio, tipo guerriglia, che avrebbe richiesto diverso armamento e addestramento di almeno parte della fanteria. Oppure problemi che pur s’erano presentati ma l’esperienza reale non era stata tale da farne misurare tutt’intera la portata: la tattica dei “”carri””, specialmente; a superare la quale – e come, se non con larghissimi aggiramenti? – sarebbe occorso cavalleria almento tripla dell’attuale. I Britanni non sono più quelli dell’anno scorso, che si portarono all’attacco de campo in folla, confindando nel numero. Tutto è cambiato da allora: sulla spiaggia, allo sbarco, scena vuota; due premeditate resistenze – sul corso d’acqua e nel fortilizio silvestre – subito cessate; poi i successivi sbalzi indietro, combattendo, di cavalleria e “”carri”” e la pronta reazione castigatrice, quando l’inseguimento si faceva più audace; e infine, frapposto un certo tempo di assenza ingannatrice, la sorpresa violenta sul campo. Fra i Britanni c’è dunque una mente coordinatrice? qualcuno che ha fatto accettare un suo piano prima che avvenisse lo sbarco? una volontà che ora, in piena lotta, riesce a imporsi a tutti, o quasi, giorno per giorno? L’esercito romano è fra due nemici fra loro correlativi: l’incubo della Manica che, a parte i capricci, gli limita la permanenza nell’isola a neppure due mesi, sino all’equinozio di settembre, e ora siamo già in agosto; l’altro, i Britanni, che potrebbero far trascorrere i due mesi in ritirata, senza accettar battaglia. Due nemici a cui non si può non aggiungerne un terzo, che, se possibile, più li aggrava: la situazione politica nella Gallia. Se il barbaro Cassivellauno afferra tali correlazioni, non potrà e non vorrà che ritirarsi: sino al Tamigi, oltre Tamigi, combattendo o minacciando chilometro dietro chilometro. Lo spazio è tempo.”” (pag 247-248)”,”QMIx-205″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum. Parte seconda. Atlantico – Reno – Britannia.”,”””Questi i motivi generali (…) che inducevano Cesare ad accettar la nuova guerra: la coalizione di tanti popoli; ma soprattutto, in primis, il timore che se avesse trascurato, in questa circostanza, la repressione, le altre genti avrebbero potuto credere lecito fare altrettanto. Le altre genti, reliquae nationes, Celti Belgi Aquitani: avverte in tutto quell’immenso paese, la possibilità di rapidi accordi, l’inesistenza fra gente e gente di veri e propri muri divisori. Altri due motivi oggi li diremmo di natura psicologica: egli comprendeva che quasi tutti i Galli amano le novità (gente, come oggi si dice, di cui non ci si può fidare: mutano opinione da un giorno all’altro), e che basta poco per eccitarli alla guerra (allora le cose cambiano: siccome guerra è vigore e sacrifizio, non può essere indice di civile inconsistenza la loro instabilità): perché, infine, comprendeva (segue magnifico aforisma: ma chi oggi lo porterebbe fra i motivi che sostengono il suo nemico?) che “”tutti gli uomini, per natura, tendono alla libertà e odiano la servitù: omnes homines natura libertati studere et condicionem servitutis odisse””. Insomma: per tutte codeste ragioni, – grossa la coalizione, necessità di un esempio, infiammabile la natura dei Galli, connaturale all’uomo la libertà – Cesare pensò di dividere l’esercito e di distribuirlo su uno spazio assai vasto, ac latius distribuendum, prima che altri popoli partecipassero al movimento. Nacque così un audace piano operativo di cinque paragrafi.”” (pag 12-13)”,”STAx-249″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum. Parte terza. Freme la Gallia.”,” “”Io non bado a ciò che suggerisce il nemico, ma ai fatti, non hostem auctorem sed rem spectare’ (Cesare) (pag 15) Confronto Galli – Germani. (pag 62-63, 70-71) “”In Gallia, non soltanto in ogni popolo e in ogni paese e frazione ma anche quasi in ogni casa, paene in singulis domibus, vi sono delle fazioni. Per ogni questione d’interesse appena comune, il contrasto delle opinioni, l’appassionata discussione, l’alterco, sin fra le pareti domestiche. A capo di esse fazioni, gli uomini considerati di maggior prestigio; al parere e alla decisione dei quali si rimette la decisione di qualsiasi affare. Faziosità a oltranza; ma anche la comune tendenza a riconoscere l’autorità di qualcuno. Sembra che così si sia fatto – tanti capi quante le fazioni – sin dagli antichi tempi per questo motivo: ne quis ex plebe contra potentiorem auxilii egeret, il plebeo non resti indifeso contro il potente. Democrazia perciò attiva. Nessun capo infatti permette che i suoi clienti siano oppressi o sopraffatti, e se fa altrimenti, se insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte , perde fra i suoi qualsiasi autorità. Questo stesso sistema – questo perpetuo e generale contrasto di opinioni – è uguale in tutta quanta la Galllia; una Gallia, perciò, ovunque e sempre scissa: tutti i popoli della Gallia sono divisi in due partiti, omnes civitates in partes divisae sunt duas.”” (pag 62-63) Germani: “”Uomini di parola: quando in pubblica adunanza un capo si offre guida a un’impresa, invidando a dichiararsi chi voglia seguirlo, quelli che approvano l’uomo e le sue intenzioni si alzano in piedi, consurgunt, promettendo il loro aiuto, e sono applauditi dalla moltitudine; però quelli che poi non mantengono le promesse sono considerati disertori e traditori, e nessuno presta loro più fede”” (pag 70) “”Dice: “”Ma i Germani ora, continuano a vivere come prima, poveri, bisognosi, rassegnati al medesimo vitto e durezza di vita; i Galli, invece, data la vicinanza delle nostre province e il commercio marittimo, godono di abbondanze e comodità””. Il che però non segnala a onore e gloria dei Galli. Ne tra anzi spunto per rilevare che nell’animo dei Galli s’è insinuato, nei confronti dei Germani, una fatale rinunzia. Dice: “”I Galli si sono a poco a poco abituati a essere vinti dai Germani e, battuti in parecchie battaglie, hanno essi stessi rinunciato a paragonarsi con loro””. Una superiore civiltà, la gallica: accusava, però, debolezza di gambe.”” (pag 71)”,”STAx-250″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum.”,”Suprema necessità. La ritirata da Gergovia e la riunione delle forze (pag 440-441)”,”STAx-034-FV” “MOSCATI Ruggero VALIANI Leo PISTARINO Geo FASOLI Gina GABRIELI Francesco TOSCANO Mario DE-ROSA Luigi PERTUSI Agostino TAMBORRA Angelo BENDISCIOLI Mario BULFERETTI Luigi DIAZ Furio PARADISI Bruno PINCHERLE Alberto BREZZI Paolo COZZI Gaetano SPINI Giorgio ZANGHERI Renato FIRPO Luigi GIGLIO Carlo BORSA Giorgio SPINI Giorgio PIERO Pieri GAMBI Lucio, saggi; interventi di Alberto PINCHERLE Nicola NICOLINI Gastone MANACORDA Leopoldo SANDRI Emilio SERENI Michelangelo CAGIANO DE AZEVEDO Giuseppe MARTINI Enrico DE-LEONE Agostino PERTUSI Gianfranco BIANCHI Mario MIRRI Antonio MARONGIU Salvatore IMPELLIZZERI G.C. SUSINI Aldo STELLA Gianfranco BIANCHI Salvatore CAPONETTO Valdo VINAY Mario BENDISCIOLI Angelo TAMBORRA Sergio BERTELLI Alberto CARACCIOLO Giulio GUDERZO ELio CONTI Carlo PONI Luigi DAL PANE Elio LODOLINI Raimondo LURAGHI Enrico DE-LEONE Luigi MONDINI Giangiacomo MUSSO Giorgio ROCHAT Alberto MONTICONE Aldo SESTINI Marino BERENGO Mario ROSA Elena FASANO GUARINI Giovanni TABACCO Elio CONTI”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume secondo.”,”Interventi di Alberto PINCHERLE Nicola NICOLINI Gastone MANACORDA Leopoldo SANDRI Emilio SERENI Michelangelo CAGIANO DE AZEVEDO Giuseppe MARTINI Enrico DE-LEONE Agostino PERTUSI Gianfranco BIANCHI Mario MIRRI Antonio MARONGIU Salvatore IMPELLIZZERI G.C. SUSINI Aldo STELLA Gianfranco BIANCHI Salvatore CAPONETTO Valdo VINAY Mario BENDISCIOLI Angelo TAMBORRA Sergio BERTELLI Alberto CARACCIOLO Giulio GUDERZO ELio CONTI Carlo PONI Luigi DAL PANE Elio LODOLINI Raimondo LURAGHI Enrico DE-LEONE Luigi MONDINI Giangiacomo MUSSO Giorgio ROCHAT Alberto MONTICONE Aldo SESTINI Marino BERENGO Mario ROSA Elena FASANO GUARINI Giovanni TABACCO Elio CONTI “”Ma era, comunque, una presa di posizione netta, e gravida di conseguenze, che, come è stato notato, attraverso una rilettura di Croce, in chiave ‘rankiana’, giungeva a promuovere “”un radicale divorzio tra filosofia e storia””. Mentre, era proprio una indicazione del genere che sembrava far difetto in campo marxista. A parte la discussione apertasi sul “”Movimento operaio”” fra il 1955 e il 1956, a iniziativa di Saitta, ma presto svanita per difetto d’interlocutori, gli storici di tendenza marxista eran sembrati eludere il problema. Non si negherà forse da alcuno che anche la concezione materialistica della storia è in fondo una filosofia della storia””. (Furio Diaz, Indirizzi storiografici e metodologici) (pag 1073)”,”STOx-197″ “MOSCATI Sabatino”,”Chi furono i Fenici. Identità storica e culturale di un popolo protagonista dell’antico mondo mediterraneo.”,”Accademico dei Lincei e Pontificio, Accademico di Francia, professore nell’Università di Roma e in numerosi altri atenei d’Europa e d’America, Sabatino Moscati presiede la Classe di Scienze Morali, Storiche e filologiche dell’Accademia dei Lincei e dirige l’Enciclopedia Archeologica all’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Nella sua carriera di studioso ha realizzato importanti scoperte archeologiche, soprattutto nell’area fenicio-cartaginese, ed ha ottenuto numerosi premi in sede nazionale ed internazionale.”,”STAx-133-FL” “MOSCATI Ruggero”,”Guglielmo Pepe. Vol. I. (1797-1831). II Serie: Fonti. Vol. XXVI.”,”Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) è stato un generale, patriota e storico italiano che servì nell’Esercito del Regno delle Due Sicilie. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Pepe fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui ‘Memoria sui mezzi che menano all’italiana indipendenza’ (1833), ‘L’Italia militare’ (1836), ‘L’Italia politica’ (1839) e ‘Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia’ (1846) 123. Bibliografia – Guglielmo Pepe: Storia del pensiero di un uomo comune, di Guglielmo Pepe (2019) – Acqua, aria, fuoco, terra” di Guglielmo Pepe (2008) – Cenni biografici del generale Guglielmo Pepe di Francesco Carrano (1855) (f. cop)”,”RISG-024-FSL” “MOSCATO Antonio”,”Il “”capitalismo reale””. Origini e storia.”,”MOSCATO Antonio, allievo di Ambrogio DONINI e Vittorio LANTERNARI, di cui è stato assistente, insegna storia del movimento operaio presso l’ Università di Lecce. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”I centoneri erano gli estremisti russi di destra, razzisti e monarchici, che potrebbero essere definiti oggi fascisti ante litteram. Lenin aveva ripetutamente polemizzato anche con la sinistra dei socialdemocratici polacchi (sia con la Luxemburg, sia con il suo avversario, Karl Radek, che era vicino a Lenin su tutto il resto, ma rifiutava il diritto all’ autodecisione), spiegando che la loro lotta contro gli sciovinisti polacchi non doveva portare a negare il dovere dei socialdemocratici russi e tedeschi di opporsi al proprio imperialismo e di lottare contro l’ oppressore. Questa problematica, indubbiamente di grande importanza per il movimento operaio, non può tuttavia essere sviluppata più ampiamente in questa sede senza alterare l’ economia del libro. Rinvio perciò a quanto ho scritto sia nel libro ‘Il filo spezzato. Appunti per una storia del movimento operaio’, (Adriatica, Lecce, 1986) (in particolare nei capitoli: ‘Lenin, Rosa e la questione nazionale’ e ‘Lenin, Rosa e il partito’); sia in Gorbaciov. Le ambiguità della perestrojka’ (Erre Eme, Roma, 1990); e nella più ampia trattazione Intellettuali e potere in Urss (1917-1956)’, (Milella, Lecce, 1986) (…)””. (pag 172) Il PCF: repressione in Algeria. “”In quegli anni, peraltro, i comunisti francesi arrivarono al punto di avallare o di ordinare (uno di loro, Tillon, era ministro dell’ Aviazione prima e poi degli Armamenti) i bombardamenti dell’ Algeria, del Madagascar, della stessa Indocina, in nome dell’ unità nazionale; e non sarebbero stati ripagati dalla borhesia, ma gettati fuori dal governo, nel 1947, appena avevano finito di contribuire alla ricostruzione dello Stato borghese e del suo Stato coloniale.”” (pag 173)”,”ECOI-193″ “MOSCATO Antonio a cura, scritti di Roman ROSDOLSKY Ernest MANDEL”,”Trockij e la pace necessaria. 1918: La socialdemocrazia e la tragedia russa.”,”MOSCATO Antonio (Roma 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donini e Vittorio Lanternari. Insegna per anni storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro risale al 1965 (Rivolta relisiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Ha scritto molto sulle vicende del ‘socialismo reale’ (‘Intellettuali e potere in Urss). “”Nell’aprile 1915, F. Adler fu invitato a tenere una conferenza su “”La guerra mondiale e il socialismo”” a Zurigo e, in quell’occasione, fuori dei confini, denunciò il regime di terrore militare esistente in Austria; contro di lui fu quindi aperto un procedimento giudiziario, rimasto peraltro senza conseguenze. Tuttavia, questo piccolo gesto di autonomia morale rispetto al resto del partito, impelagato nel sostegno attivo alla guerra, non fu considerato sufficiente per invitarlo alla conferenza di Zimmerwald, nel settembre dello stesso anno. Ma gli echi di quella riunione, e a maggior ragione quelli del coraggioso comportamento di Karl Liebknecht in Germania, incoraggiarono la timorosa sinistra austriaca, che cominciò a riunirsi nel Circolo Karl Marx, che elesse nel marzo 1916 proprio Friedrich Adler come presidente. Da una lettera a Leo Valiani lo stesso Adler, sappiamo che quest’ultimo aveva progettato di partecipare alla conferenza che si svolse a Kienthal nell’aprile dello stesso anno, ma fu bloccato dalla polizia a Salisburgo. Riuscì invece a raggiungere Kienthal, sia pure in ritardo per la conferenza, uno dei socialisti di sinistra del Circolo Marx, Franz Koritschoner. Questo giovane, intelligente e brillante, nipote di Rudolf Hilferding, ebbe in quell’occasione la possibilità di discutere a lungo con Lenin e, soprattutto con Bucharin, a cui rimase sempre vicino politicamente; egli ritornerà in Austria completamente conquistato alla “”sinistra di Zimmerwald”” e romperà quindi nel 1918 con Adler, Bauer, Dannenberg e gli altri esponenti della sinistra, costituendo il Partito comunista, di cui sarà nei primi anni il principale esponente””. (pag 66)”,”MAUx-031″ “MOSCATO Antonio a cura; scritti di AFANASIEV Juri AMICO Giorgio JABER Salah MANDEL Ernest PREVE Costanzo SEPPO David”,”Gorbaciov e la crisi del socialismo reale.”,”Contiene tre scritti di E. Mandel: – Burocrazia e produzione mercantile. Le basi teoriche dell’interpretazione marxista dell’URSS – Gladnost nella storia. Scheda ‘I process di Mosca’ – Le contraddizioni della NEP cinese “”Di Bucharin, in fondo, piace proprio quel che è un’invenzione del PCI (oltre che del suo biografo americano, Stephen Cohen, che del PCI, da cui ha avuto grandissimo credito, è grande amico), ossia il suo antistalinismo. Boffa ha riproposto, dopo tutte le verificjhe negative fatte in sede storica in convegni a cui era non solo presente ma perfino relatore, il vecchio mito di “”un antagonismo con Stailn, così diverso da quello di Trotskij eppur non memo profondo”” (8). In realtà nessuno ha potuto spiegare in che cosa consistesse questo “”antagonismo””, che perfino nella “”lettera alle future generazioni del partito””, il testamento che Bucharin affidò alla memoria della giovane moglie e che era pertanto sicuramente libera da ogni tiimore di censura, viene negato dallo stesso interessato. Bucharin nega di aver mai complottato contro Stalin, nega sia mai esistita una “”organizzazione buchariniana, che in realtà non esiste affatto adesso, dopo sette anni che non ho nemmeno l’ombra di un disaccordo col partito ma che non esisteva neppure allora, negli anni dell’opposizione di destra”” (9). Lo stesso Medvedev, che pure è molto indulgente verso Bucharin, di cui condivide le concezioni di fondo, non può non aggiungere che “”questa lettura rivela non soltanto la tragedia personale di Bucharin ma anche la sua incapacità, fino alla fine, di comprendere il terribile svolgersi degli eventi (10). Medvedev è soprattutto turbato dal silenzio di Bucharin su Zinoviev, Kamenev o Pjatakov, già arrestati e uccisi, e dalla sua dissociazione penosa dalla””organizzazione clandestina di Riutin e Uglanov””, di cui dice di non saper nulla, senza sollevare il dubbio che sia vittima di una montatura analoga a quella contro la “”organizzazione buchariniana””. O forse Bucharin si dissocia perché sa che, a differenza di lui, Uglanov e Riutin tentarono veramente un’opposizione? Anche il grande storico britannico E.H. Carr, recensendo l’opera di Cohen, dice che il tentativo di comparare l’opposizione di Trotskij a quella di Bucharin (tentata sconsideratamente da Cohen, per amore del protagonista della sua opera biografica) risulta nefasto per la memoria di Bucharin. Nei tre o quattro anni cruciali durante i quali Stalin forgiò la sua inespugnabile posizione nel partito e nello Stato e schiacciò l’opposizione Bucharin fu il suo fedele braccio destro. (…) Tra le virtù di Bucharin non c’era la combattività (11). (…) Soltanto Paolo Spriano, ci sembra, ha avuto il coraggio di dire che la riabilitazione di Trotskij avrebbe ben diverso significato (…)”” [Antonio Moscato, Introduzione] (pag 13-14) [(8) L’Unità, 13 febbraio 1988 (9) Roy A. Medvedev, Lo stalinismo, 1972, p. 230 (10) Ivi, p. 231 (11) E.H. Carr, De Napoléon a Stalin, y otros estudios de historia contemporanea, Barcelona, 1983 p. 194]”,”RUSU-237″ “MOSCATO Antonio”,”Il 1956 visto da una sezione del PCI di Roma. [Relazione al convegno di Firenze sulle alternative di sinistra nel movimento operaio italiano, 15-16 dicembre 2000].”,”a pag 2 Moscato afferma che nella sezione sono stati invitati esponenti della sinistra del partito come Rossana Rossanda, Lucio Magri, Romano Ledda, responsabile esteri del partito, ‘ma garantendo diritto di parola a compagni esterni al partito com Livio Maitan o Arrigo Cervetto’.”,”PCIx-371″ “MOSCATO Antonio, con un saggio di Roman ROSDOLSKY”,”Trockij e la pace necessaria 1918; La socialdemocrazia e la tragedia russa.”,”Antonio Moscato (Roma, 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donin e Vittorio Lanternari. Insegna per anni Storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro appare nel 1965 (Rivolta religiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Tra le sue numerose pubblicazioni molte sono dedicate alle vicende dei paesi del ‘socialismo reale’ e ai primi sintomi della loro crisi profonda (Intellettuali e potere in URSS. Bilancio di una crisi, Chiesa, partito e masse nella crisi polacca, La ferita di Praga, Gorbaciov, Le ambiguità della perestrojka). Dopo la fine del sistema sovietico, e l’inizio delle guerre permanenti con coinvolgimento dell’Italia, diversi libri affrontano questi problemi: Israele, Palestina e la guerra del Golfo, Libano e dintorni, Integralismo ebraico e altri integralismi, L’Italia nei Balcani. Sulla storia del movimento operaio ha pubblicato anche Il capitalismo reale, Origini e storia e 101…anni di Fiat, Dagli Agnelli alla General Motors. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a Cuba e a Guevara con tre edizioni di Breve storia di Cuba e Guevara inedito. Attualmente sta terminando un libro di bilancio del Risveglio dell’America Latina. A Brest Litovsk, agli inizi del 1918, la delegazione della neonata Repubblica sovietica e quelle degli Imperi centrali discutono le condizioni per firmare la pace. Se da parte tedesca in particolare si continuano a nutrire illusioni di agevoli conquiste territoriali, da parte sovietica si guarda con estremo interesse alle prospettive rivoluzionarie apertesi sia in Germania che in Austria: l’ipotesi di una rivoluzione socialista nel cuore dell’Europa sembra a portata di mano e questo spiega l’orientamento di Trockij che, alla guida della delegazione sovietica, è convinto che ci siano le condizioni per respingere i diktat germanici. Le cose, com’è noto, andranno altrimenti, ma solo molti anni dopo Roman Rosdolsky fornirà, grazie a rigorose ricerche d’archivio, elementi inoppugnabili per la ricostruzione dei retrocena di quel cruciale snodo storico: la potente dirigenza socialdemocratica austriaca, mentre scagliava parole di fuoco contro la guerra, lavorava in realtà per impedire qualsiasi sbocco politico ai poderosi scioperi spontanei che squassavano il paese.”,”TROS-006-FL” “[MOSCATO Antonio]”,”Perché ci serve Rosa Luxemburg.”,”””Ma nel 1932 Stalin, divenuto ormai “”padrone”” quasi assoluto del partito e dell’internazionale aveva sferrato un attacco ben più pesante a Rosa, assimilandola tra l’altro all’odiato Trotsky)”” v. articolo ‘A proposito di alcuni problemi della storia del bolscevismo’ dove RL viene accusata di conciliazionismo con i centristi alla Kautsky. “”Nello stesso articolo altri attacchi di Stalin: “”i sinistri della socialdemocrazia tedesca, Parvus e Rosa Luxemburg (…) fabbricarono lo schema utopistico e semimenscevico della rivoluzione permanente. (…) Più tardi questo schema semimenscevico della rivoluzione permanente venne ripreso da Trotsky (in parte da Martov) e trasformato in uno strumento di lotta contro il leninismo”” (pag 1-2)”,”LUXS-072″ “MOSCATO Antonio”,”Polonia. Considerazioni sul comunismo polacco.”,”Storia del KPP il partito comunista polacco fondato (cambiato nome) nel congresso del 1923″,”MEOx-125″ “MOSCATO Antonio PIERINI Maria Novella”,”Rivolta religiosa nelle campagne. Il movimento milleranista di Davide Lazzaretti. La profezione neo-ebraica di Donato Manduzio.”,”Insurrezione contro i messi diocesani e ricerca di un’altra Chiesa “”senza ingiustizie”” (pag 11) Davide Lazzaretti, il “”messia”” del Monte Amiata (1834-1878) “”Questo movimento religioso, oltre ad essere per estensione e originalità il più importante dell’età contemporanea in Italia, s’inquadra in un punto veramente cruciale della storia delle masse contadine, di cui conclude idealmente, con un ultimo sussulto millenaristico, l’epoca delle eresie popolari aprendo quella dell’organizzazione autonoma e democratica, ed offre occasioni preziose a quell’analisi dei rapporti tra religione e rivoluzione, tra aspetti novatori e conservatori nei movimenti messianici oggi senz’altro attuale. (…) Tra le centinaia di voci della bibliografia lazzarettista pochissime hanno valore scientifico. Stimolati dalle drammatiche circostanze della sua morte, furono pubblicisti e letterati per lo più mediocri a diffondere la fama in Italia, senza soverchie preoccupazioni di esattezza storica, senza un serio metodo d’indagine, senza possibilità, quindi, di comprendere il fenomeno «dell’ultima eresia popolare italiana». (…) Dunque, né questi libri, né i ben più numerosi articoli di autori anche famosi (tra gli altri Guy de Maupassant, G. Fatini, D. Bulferetti, J. Seguy, G. Cocchiara) riuscirono a dare una rappresentazione e un’interpretazione soddisfacenti del movimento. Mancò infatti chi sapesse sottrarre il fenomeno al folklore o alla psichiatria per inquadrarlo in una concreta dimensione storica. Esiste però una precisa e acutissima nota gramsciana, che pur sulla scorta di scarsissime informazioni (un articolo di D. Bulferetti sulla ‘Fiera letteraria’ e uno di G. Fatini sull”Illustrazione toscana’) pone le premesse per una analisi storico-politica del fenomeno, ricollegandolo da un lato al ‘non expedit’ del Vaticano che spingeva «le masse rurali, in assenza di partiti regolari» a crearsi «dirigenti locali che emergevano dalla massa stessa, mescolando la religione e il fanatismo all’insieme di rivendicazioni che in forme elementari fermentavano nelle campagne», dall’altro al «ribollimento di speranze e di aspettazioni» suscitato dall’avvento delle sinistre al governo, e alle delusioni degli anni successivi (1). Tuttavia Antonio Gramsci lasciò non soltanto questi specifici suggerimenti (che furono raccolti dall’Hobsbawm che al lazzarettismo ha dedicato un bel capitolo del suo ‘Primitive rebels’ e da Sosio Pezzella che ha ottimamente presentato in un breve articolo su ‘Ricerche religiose’ le linee fondamentali del pensiero del Lazzaretti (2)), ma fornì un’organica indicazione di lavoro: nello stesso quaderno XXIII, accennando a una più complessa «storia delle classi subalterne» scriveva: «La storia dei gruppi sociali subalterni è necessariamente disgregata ed episodica (…). I gruppi subalterni subiscono sempre l’iniziativa dei gruppi dominanti, anche quando si ribellano e insorgono: solo la vittoria «permanente» spezza, e non immediatamente, la subordinazione (…). Ogni traccia di iniziativa autonoma da parte dei gruppi subalterni dovrebbe perciò essere di valore inestimabile per lo storico integrale; da ciò risulta che una tale storia non può essere trattata che per monografie e che ogni monografia domanda un cumulo molto grande di materiali spesso difficili da raccogliere» (3). Proprio dall’indicazione gramsciana trae spunto questo studio su Davide Lazzaretti e sul suo movimento, il cui significato storico appare oggi notevole proprio perché nacque e si sviluppò in modo originale e autonomo rappresentando uno dei tentativi più decisi di trasformare radicalmente – sia pure su scala geograficamente limitata – tutte le strutture sociali tradizionali (1)”” (pag 28, 29, 32-34) [(1) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Torino, 1955, pagg. 199-203; (2) E.J. Hobsbawm, ‘Primitive Rebels’, Manchester, 1959; Sosto Pezzella, ‘Davide Lazzaretti’, in ‘Ricerche religiose’, XX, 1° aprile 1950; (3) A. Gramsci, op. cit., pag 193; (4) Questa analisi del lazzarettismo si basa su una lunga inchiesta condotta personalmente sul luogo (…)]”,”RELP-064″ “MOSCATO Antonio a cura, saggi di Diego GIACHETTI Gabriele POLO Raffaello RENZACCI Marco REVELLI”,”Cento…e uno anni di Fiat. Dagli Agnelli alla General Motors.”,”Antonio Moscato (Roma, 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donin e Vittorio Lanternari. Insegna per anni Storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro appare nel 1965 (Rivolta religiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Tra le sue numerose pubblicazioni molte sono dedicate alle vicende dei paesi del ‘socialismo reale’ e ai primi sintomi della loro crisi profonda (Intellettuali e potere in URSS. Bilancio di una crisi, Chiesa, partito e masse nella crisi polacca, La ferita di Praga, Gorbaciov, Le ambiguità della perestrojka). Dopo la fine del sistema sovietico, e l’inizio delle guerre permanenti con coinvolgimento dell’Italia, diversi libri affrontano questi problemi: Israele, Palestina e la guerra del Golfo, Libano e dintorni, Integralismo ebraico e altri integralismi, L’Italia nei Balcani. Sulla storia del movimento operaio ha pubblicato anche Il capitalismo reale, Origini e storia e 101…anni di Fiat, Dagli Agnelli alla General Motors. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a Cuba e a Guevara con tre edizioni di Breve storia di Cuba e Guevara inedito. Attualmente sta terminando un libro di bilancio del Risveglio dell’America Latina. A Brest Litovsk, agli inizi del 1918, la delegazione della neonata Repubblica sovietica e quelle degli Imperi centrali discutono le condizioni per firmare la pace. Se da parte tedesca in particolare si continuano a nutrire illusioni di agevoli conquiste territoriali, da parte sovietica si guarda con estremo interesse alle prospettive rivoluzionarie apertesi sia in Germania che in Austria: l’ipotesi di una rivoluzione socialista nel cuore dell’Europa sembra a portata di mano e questo spiega l’orientamento di Trockij che, alla guida della delegazione sovietica, è convinto che ci siano le condizioni per respingere i diktat germanici. Le cose, com’è noto, andranno altrimenti, ma solo molti anni dopo Roman Rosdolsky fornirà, grazie a rigorose ricerche d’archivio, elementi inoppugnabili per la ricostruzione dei retrocena di quel cruciale snodo storico: la potente dirigenza socialdemocratica austriaca, mentre scagliava parole di fuoco contro la guerra, lavorava in realtà per impedire qualsiasi sbocco politico ai poderosi scioperi spontanei che squassavano il paese.”,”CONx-033-FL” “MOSCONI Antonio VELO Dario”,”Crisi e ristrutturazione del settore automobilistico.”,”INDICE 1. La crisi del sistema industriale europeo. 2. La crisi del settore automobilistico. 3. Le imprese automobilistico e il “”piano auto”” in Italia. 4. Gli aspetti sociali e territoriali di una politica di settore per l’auto. – Appendice. – MOSCONI Antonio, amministratore delegato (ad) della Teksid, ha ricoperto in passato le cariche di Responsabile dello sviluppo aziendale Fiat e di assistente dell’ ad ROMITI Cesare ROMITI per i progetti di politica e cooperazione industriale. Bibliografia: – “”Il gruppo nello sviluppo dell’impresa industriale”” (1978). – “”Dalla fine di Bretton Woods alla nascita del Sistema Monetario Europeo – SME “” (1980). – VELO Dario, titolare della cattedra di Tecnica industriale e commerciale e direttore dello Istituto di Economia aziendale dell’ Università”,”E1-AUIN-006″ “MOSCONI Franco”,”Economia dei quotidiani.”,”Franco Mosconi ha svolto attività di ricerca al Centro di Economia e politica industriale dell’Università di Bologna. Dal 1996 è consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio. “”L’incedere della rivoluzione elettronica è il secondo, più profondo, fattore capace di mutare in prospettiva la natura stessa del quotidiano. Non manca chi si domanda se oggi e nel prossimo futuro – gli anni di Internet – vi sia ancora spazio per un giornale su carta, profetizzandone addirittura la sua definitiva scomparsa”” (pag 33)”,”EDIx-231″ “MOSELEY Ray”,”Ciano, l’ombra di Mussolini.”,”Ray Moseley, corrispondente europeo del ‘Chicago Tribune’, candidato al premio Pulitzer per il giornalismo nel 1981, è autore di alcune monografie storiche. Ha vissuto a lungo in Italia. Giovane diplomatico amnte del bel mondo, Galeazzo Ciano aveva sposato nel 1930 Edda Mussolini, la figlia prediletta del duce. Per lui questo era stato l’inizio di una carriera folgorante che lo aveva portato, a soli trentatré anni, a diventare ministro degli Esteri e delfino di Mussolini. Uomo intelligente e ambizioso, frivolo e corrotto, fu uno dei firmatari dell’ordine del giorno Grandi, che il 25 luglio 1943 provocò la caduta di Mussolini. Divenne poi il protagonista di una tragedia che lo condusse alla morte per fucilazione.”,”ITAF-019-FL” “MOSIER John”,”The Blitzkrieg Myth. How Hitler and the Allies Misread the Strategic Realities of World War II.”,”John Mosier is the author of The Myth of the Great War. He is full professor of English at Loyola University in New Orleans, where, as chair of the English Department and associate dean of the College of Arts and Sciences, he taught primarily European literature and film. His background as a military historian dates from his role in developing an interdisciplinary curriculum for the study by the National Endowment for the Humanities. From 1989 to 1992 he edited the New Orleans Review. He lives in Jefferson, Louisiana.”,”QMIS-005-FL” “MOSLEY Nicholas”,”L’assassinio di Trockij.”,”Trotsky nel 1924. Il ruolo del militante bolscevico. “”Trotsky fece un tentativo di mutare la situazione quando cercò di scavalcare i burocrati del partito e di rivolgersi direttamente ai lavoratori. Nel dicembre del 1923 indirizzò all’assemblea del partito una lettera aperta, il cui tono faceva pensare più a un appello a unirsi a lui che alla proposta di un programma di governo alternativo. “”Basta con l’obbedienza passiva, con il livellamento meccanico da parte delle autorità, con l’uccisione della personalità, basta all’opportunismo e all’arrivismo! Il bolscevico non è soltanto un uomo capace di sottostare a una rigida disciplina; è un uomo che, in ogni contesto e su qualsiasi problema, sa assumere una propria salda posizione, e sa difenderla con coraggio e con indipendenza di giudizio non solo dai nemici, ma nell’ambito del partito stesso. Oggi forse egli è in minoranza… sarà sottomesso… ma non per questo si trova dalla parte de torto. Forse vede un nuovo compito da svolgere, o si rende conto della necessità di un cambiamento prima di quanto facciano gli altri. Solleverà la questione senza scoraggiarsi, due, tre, dieci volte se è necessario. E sarà, in tal modo, d’aiuto al partito, permettendo di adempiere al nuovo compito di operare il mutamento necessario senza sconvolgimenti o sommovimenti di fazioni”””” (pag 96-97) Nel gennaio del 1924, Trotsky con una febbre misteriosa, si mise in viaggio per un periodo di cura sul mar Nero, durante il viaggio ricevette un telegramma di Stalin che gli annunciò la morte di Lenin. Trotsky rispose con un altro telegramma chiedendo a Stalin se doveva tornare, ma Stalin gli disse che non poteva farcela a partecipare perché i funerali si sarebbero svolti la mattina seguente. Invece i funerali ebbero luogo due giorni dopo e l’assenza di Trotsky fu notata e considerata come voluta da lui stesso… (pag 97)”,”TROS-022-FGB” “MOSS Bernard H.”,”Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?”,”MOSS Bernard H., Università di Auckland, Nuova Zelanda”,”MADS-625″ “MOSS Walter G.”,”A History of Russia. Volume I. To 1917.”,”Walter G. Moss is Professor at the Department of History and Philosophy at Eastern Michigan University. He is also the author of Russia in the Age of Alexander II, Tolstoy and Dostoevsky, and co-author of The Twentieth Century: A Brief Global History, and The Twentieth Century: Readings in Global History. List of Maps, Preface to the Second Edition, A Note to Students, General Bibliography for Russia to 1917, Appendix A) Chronology, Appendix B) Rus/Russian Rulers, Appendix C) Glossary, Index,”,”RUSx-055-FL” “MOSS Walter G.”,”A History of Russia. Volume II. Since 1855.”,”Walter G. Moss is Professor at the Department of History and Philosophy at Eastern Michigan University. He is also the author of Russia in the Age of Alexander II, Tolstoy and Dostoevsky, and co-author of The Twentieth Century: A Brief Global History, and The Twentieth Century: Readings in Global History. List of Maps, Preface to the Second Edition, List of Illustrations, A Note to Students, General Bibliography for Russia to 1917, Appendix A) Chronology, Appendix B) Glossary, Appendix C) World Oil Prices, Index,”,”RUSx-056-FL” “MOSSE’ Claude”,”Le travail en Grece et a Rome.”,”Claude MOSSE’ è Professore al Centro Universitaire experimental de Vincennes.”,”STAx-033″ “MOSSE’ Eliane”,”Marx et le probleme de la croissance dans une economie capitaliste.”,”Conclusione: nel quadro dell’ industria tessile francese e in particolare in quella della filatura del cotone, lo schema teorico marxista è in generale ben verificato.”,”MADS-305″ “MOSSE George L.”,”La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933.”,”In ‘Nazionalizzazione delle masse’, MOSSE esplora uno degli aspetti più discussi della storia contemporanea: il totalitarismo. Ricerca le radici remote dei moderni totalitarismi di destra e valuta il peso che hanno avuto sulla politica e l’ organizzazione dei regimi di massa dei regimi fascisti. L’ indagine riguarda la Germania , nell’ arco di tempo che va dalla nascita del nazionalismo tedesco, dopo la rivoluzione francese, all’ avvento al potere di HITLER. I fenomeni di irriggimentazione del periodo nazista hanno radici lontane che affondano nel mondo del mito e del simbolo.”,”GERN-095″ “MOSSE Werner E.”,”Gli ebrei e l’ economia tedesca. Storia di una élite economica (1820-1935).”,”MOSSE è Professore emerito nella School of European Studies della University of East Anglia. All’ aspetto culturale dei temi qui trattati ha dedicato il libro ‘The German-Jewish economic Elite 1820-1935. A Socio-cultural Profile’ (1989). “”Un quadro completo dell’ elite ebraica della ricchezza nell’ epoca del capitalismo avanzato è quello che emerge dalle dichiarazioni dei redditi degli anni 1908 e 1911, che servirono a Martin come fondamento dei suoi notissimi studi. Rudolf Martin basò il suo annuario dei milionari prussiani (1) su una pubblicazione ufficiale prussiana (…) pubblicata a Berlino nel 1908, e sulla medesima relativa agli anni fiscali 1911-13. Per quanto ben dettagliate dal punto di vista geografico, le cifre contenute in queste statistiche erano assolutamente anonime. Martin, funzionario in pensione del ministero dell’ interno, si prefisse il compito, sulla base della conoscenza della vita economica tedesca acquisita durante la sua carriera ministeriale, di accoppiare le cifre ai nomi. (…) In totale Martin elenca il reddito e il patrimonio di circa 8.300 milionari prussiani, con una particolare attenzione per i 747 le cui ricchezze superavano i cinque milioni di marchi. Per gran parte di questi ultimi Martin fornisce, nella seconda parte del suo studio, note biografiche con dettagli sulle rispettive famiglie e sulle fonti di reddito””. (pag 210-211)”,”GERE-019″ “MOSSE’ Claude”,”La vita quotidiana della donna nella Grecia antica.”,”Oikos proprietà fondiaria, unità di produzione agricola e pastorale, ma c’è anche l’artigianato domestico MOSSE’ Claude insegna storia greca all’Università di Parigi VIII”,”STAx-229″ “MOSSE George L.”,”Ebrei in Germania fra assimilazione e antisemitismo.”,”MOSSE George L. nato a Berlino nel 1918, è stato per molti anni docente all’Università del Wisconsin e ‘visiting professor’ all’Università Ebraica di Gerusalemme. Contiene il capitolo: ‘I socialisti tedeschi e la questione ebraica nella Repubblica di Weimar’ (pag 167-203) “”Le basi della posizione dei socialisti tedeschi sulla questione ebraica sono state poste da Karl Kautsky”” (pag 168) “”Karl Marx è stato il primo ad occuparsi della questione ebraica, ma è stato Kautsky a darle la sua formulazione socialista moderna. Il suo primo contributo importante su questo argomento è stato un articolo, scritto nel 1903 e intitolato “”Il massacro di Kishinev e la questione ebraica””, in cui egli, come anche in altri scritti posteriori, si richiamava all’articolo scritto da Marx su questo argomento mezzo secolo prima. Kautsky accettava la tesi che gli ebrei erano diventati, nel corso della loro storia, i rappresentanti degli aspetti peggiori del capitalismo: cioè il feticismo per i beni materiali, dell’amore per il denaro e della dedizione al commercio. In quanto religione l’ebraismo era solo l’oggettivazione di transazioni commerciali. (…) Nel suo libro posteriore ‘Razza ed ebraismo’ (Rasse und Judentum, 1914), egli attribuiva a questo milieu la mentalità negativa, critica e dissolvitrice (zersetzende), degli ebrei. Sia Marx che Kautsky erano i prosecutori di una tradizione che aveva avuto inizio con l’Illuminismo del XVIII secolo””. (pag 168-169)”,”EBRx-044″ “MOSSE George L., a cura di Michael A. LEDEEN”,”Intervista sul nazismo.”,”MOSSE George L., “”D. Ma l’appoggio protestante al nazismo fu più rilevante di quello cattolico, mi pare. R. Non c’è dubbio. Fino al 1933 nelle regioni a forte presenza cattolica dominate dal Partito del Centro i nazisti ebbero l’appoggio dei protestanti, mentre quello cattolico fu scarsissimo. Ma alla fine anche il Centro si rivelò propenso a stare al gioco di Hitler. Anch’esso votò a favore dello ‘Ermächtigungsgesetz’ [nota: (28 febbraio 1933), varato dopo l’incendio del Reichstag, sospese tutti i diritti civili della Costituzione di Weimar. Rese possibile la “”custodia preventiva”” senza accusa nelle prigioni del Terzo Reich] (la legge che attribuiva a Hitler i pieni poteri). Dopo il 1933 l’atteggiamento della gerarchia cattolica fu assai più benevolo che nel periodo precedente. Prima del 1933 ai cattolici era vietato votare per il partito nazista. Ciò non vuol dire che molti non lo facessero egualmente; ma dopo la presa del potere il cattolicesimo scese ad un vero e proprio compromesso con il nazismo, che s’infranse soltanto nel 1939 sulla questione dell’eutanasia. In quell’anno la Chiesa era ancora abbastanza potente da imporre un alt formale alla pratica dell’eutanasia””. (pag 23-24) Tentativo di conciliazione cattolicesimo-nazismo di Hudal. Aloïs Hudal (1885-1963), vescovo tedesco, per molti anni a Roma all’Istituto tedesco di Santa Maria dell’anima. Filonazista, violentemente anticomunista, scrisse nel 1936 ‘Le fondazioni del nazionalsocialismo’, nel tentativo di conciliare le teorie di Hitler con la religione cattolica””. (pag 23) “”Nella letteratura marxista degli anni Trenta e Quaranta troviamo più di un’analisi. Una è quella che hai appena ricordato, e cioè che il nazismo fu l’estrema difesa del capitalismo. Un’altra risaliva al Marx del ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’, che sottolinea, nel quadro di un esame del bonapartismo, il potenziale autoritario del liberalismo. Su questa traccia, negli anni Trenta e Quaranta numerosi storici marxisti videro nel nazismo non soltanto un’autodifesa del capitalismo – insomma lo stadio finale del capitalismo moderno – ma anche una conseguenza del liberalismo, il quale, come Marx aveva visto, conteneva in sé questo elemento bonapartistico. Fu specialmente Herbert Marcuse ad approfondire questa linea interpretativa.”” (pag 33-34) [George L. Mosse, a cura di Michael A. Leeden, Intervista sul nazismo, 1977]”,”GERN-141″ “MOSSE George L.”,”L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste.”,”Si tratta di una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni. Contiene il capitolo: – La prima guerra mondiale e l’appropriazione della natura (pag 253-278) Il mito del volo “”Grazie a queste immagini cavalleresche, la guerra moderna fu integrata nel desiderio intenso per un mondo più felice e più sano, in cui il combattimento individuale avrebbe preso ilposto della mitragliatrice e del carro armato. Tra i piloti e nella battaglia dei cieli l’individualismo e la cavalleria sopravvissero sia nel mito che nella realtà. Come ha fatto giustamente osservare Eric Leed (46), l’individualismo implicito nel volo spinge gli aviatori ad assumere un atteggiamento di autoconsiderazione”” (pag 270) (46) E.J. Leed, No Man’s Land, Cambridge 1979, p. 137 “”Gli inglesi più dei tedeschi, fecero entralre la metafora dello sport nella guerra aerea. L’ideale del fair play era molto più radicato in Inghilterra che in Germania, specie tra gli alunni della scuola statale i quali abbattevano i tedeschi nel cielo. Paragonare la guerra aerea alla caccia faceva venire in mente il cavallo e il cavaliere più che il pilota e l’aeroplano. Ancora una volta la tecnologia veniva superata e grazie a questo superamento la guerra era più facile da fronteggiare e da sopportare”” (pag 272) “”‘Vento, sabbia e stelle’ (1939) di Saint-Exupéry compendiò i miti del volo: la morte senza paura, l’entusiasmo della gioventù, l’adempimento del dovere, il cameratismo. (…)”” (pag 272)”,”GERN-005-FL” “MOSSE George L.”,”Le origini culturali del Terzo Reich.”,”Storico di origine ebraica George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. In seguito alle leggi razziali si è trasferito negli Stati Uniti. Per molti anni è stato docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme. É autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo, come Il razzismo in Europa, dalle origini all’Olocausto. La nazionalizzazione delle masse. Le guerre mondiali, dalla tragedia al mito dei caduti.”,”GERN-025-FL” “MOSSE George L.”,”Il razzismo in Europa. Dalle origini all’olocausto.”,”Storico di origine ebraica George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. In seguito alle leggi razziali si è trasferito negli Stati Uniti. Per molti anni è stato docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme. É autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo, come Il razzismo in Europa, dalle origini all’Olocausto. La nazionalizzazione delle masse. Le guerre mondiali, dalla tragedia al mito dei caduti.”,”TEOS-089-FL” “MOSSE George L.”,”Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti.”,”George L. Mosse (1918-1999) è stato uno dei più grandi storici del nazismo e del fascismo, di cui ha rinnovato profondamente l’interpretazione. Ha insegnato nell’Università di Madison (Wisconsin) e nell’Università ebraica di Gerusalemme. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Le origini culturali del Terzo Reich’, Milano, 1994; ‘La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933’, Bologna 1984. Per i tipi della Laterza: ‘Intervista sul nazismo’, ‘Il razzismo in Europa’, ‘L’uomo e le asse nelle ideologie nazionaliste’ “”La maniera in cui il Milite Ignoto venne scelto fu abbastanza uniforme nelle diverse nazioni. Per esempio, ciascuna delle nove regioni militari della Francia esumò dai campi di battaglia un soldato ignoto. I nove furono quindi portati nella cripta della fortezza di Verdun. Qui un sergente, ferito in guerra, indicò il Milite Ignoto da seppellire a Parigi. Coloro che non erano stati prescelti furono deposti nella terra a Verdun nell’identico momento in cui a Parigi veniva sepolto il Milite Ignoto”” (pag 105) La brutalità di gran parte della narrativa popolare militare post bellica ‘Più importanti furono i tentativi di riscattare l’immagine del soldato, ma senza far riferimento alle SS. In ‘Null-Acht-Fünfzehn (08/15, 1954), il più popolare romanzo di vita militare pubblicato nella Germania postbellica, Hans Hellmut Kirst ce ne offre un compendio: «Il mestiere delle armi (…) diventa qualcosa di negativo soltanto se la causa per cui si combatte è malvagia. Supponiamo che Hitler abbia iniziato una guerra sapendo bene che cosa stava facendo (…) allora i migliori soldati diventano i membri di una banda di assassini. Ma il mestiere delle armi in quanto tale (…) è qualcosa di completamente diverso» (55). Era forse da considerarsi ovvio che dopo la guerra un gran numero di libri e giornali continuassero, specialmente nella loro descrizione dei combattimenti, a promuovere gli ideali guerreschi dell’eroismo e del coraggio virile. Il più delle volte non sono menzionati né il nazismo né Hitler (diverso è il caso del romanzo di Kirst, che è antinazista). Ma, pur criticando i vincoli della vita militare e facendo osservazioni antinaziste, anche ‘Null Acht-Fünfzehn’ evita di affrontare i temi specifici che discendono dalla guerra e dalla sconfitta. Tipici di questa riappropriazione della guerra sono i «Landserhefte» («Diari di fante», libricini comparsi irregolarmente a partire dai tardi anni Cinquanta, e che si sono venduti letteralmente a milioni di copie: ancor oggi è possible acquistarle presso tutte le rivendite di giornali. Come c’informa il loro sottotitolo – ‘Resoconti di esperienze della seconda guerra mondiale’ – essi contengono storie di battaglie e di imprese eroiche. Si tratta di storie brutali, in cui al nemico si rompono le ossa, gli si sfonda il cranio, lo si impala su una baionetta. I «Landserhefte» sono aggressivamente antibolscevichi, con titoli come ‘Cacciando Tito’ o ‘Le fiamme inghiottono Stalingrado’. Né vengono risparmiati gli italiani (questi ‘maccaroni’) e gli slavi. Eccettuati i libretti dedicati agli ex eroi di guerra, al centro della scena sta la rude figura del fante (di qui il titolo della serie); e sino alla fine degli anni Sessanta lo sfondo storico offerto dalla narrazione era nel migliore dei casi assai sommario. In seguito, una maggior mole di ricerca storica sembra essersi riversata in questi libriccini. Un decennio più tardi, comparvero dichiarazioni antibellicistiche: «cinquantacinque milioni di esseri umani persero la vita durante l’ultima guerra. Ciò non dev’esser dimenticato. È questa la ragione dell’esistenza dei ‘Landserhefte’». (…) Definire questa letteratura marginale sarebbe inesatto – ha avuto un pubblico troppo grande – benché sembri probabile che la maggior parte dei suoi lettori vi abbiano cercato non l’elogio di un’immagine guerresca della mascolinità, ma semplicemente delle storie d’avventure. I «Landserhefte» s’inquadrano nella brutalità di gran parte della narrativa popolare post bellica (…)’ (pag 241-242) [(55) Hans Helmut Kirst, ‘Null-Act-Fünfzehn’, Wien, 1954, p. 304 (trad. it. ’08/15. La rivolta del caporale Asch’, Milano, 1964; ’08/15. La strana guerra del sottufficiale Asch’, Milano, 1965; ’08/15. La vittoria finale del tenente Asch’, Milano, 1967]”,”QMIP-283″ “MOSSE George L.”,”L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste.”,”Si tratta di una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni. Contiene il capitolo: – La prima guerra mondiale e l’appropriazione della natura (pag 253-278) “”Nel 1923 Moeller la fece finita con la convinzione secondo cui la sostanza eterna del germanesimo era destinata alla vittoria finale. Piuttosto, disse, l’obiettivo spirituale si deve conseguire tramite l’azione politica. Nonostante questo maggiore spirito pratico, Moeller dichiarò anche che il nazionalismo tedesco stava lottando per il regno definitivo, un regno la cui perfezione si poteva conseguire soltanto per mezzo di ciò che era imperfetto, come l’azione politica”” (pag 94)”,”GERG-107″ “MOSSETTO Gianfranco a cura; scritti di ABETE Luigi BENVENUTO Giorgio MALERBA Francesco”,”Professionalità zero? Il problema della formazione professionale e dell’occupazione oggi, in Italia.”,”Un sindacalista (Benvenuto), un rappresentante degli imprenditori (Abete) e un esponente delle amministrazioni locali (assessore Malerba) esprimono il loro punto di vista sull’argomento.”,”GIOx-113″ “MOSSETTO Gianfranco, CASTRONOVO Valerio, GALLINO Luciano, TRANFAGLIA, Nicola BOBBIO Norberto (intervista a cura di Mario BACCIANINI)”,”Torino: un motore che si è inceppato – Il laboratorio Fiat – Una città atomizzata – Il silenzio della cultura – Da Pietroburgo a Detroit.”,”L’operaio riformista e il burocrate massimalista (sindacato dei consigli e sinistra italiana) (pag 77)”,”ITAE-003-FGB” “MOSSUZ-LAVAU Janine REY Henry”,”I fronti popolari 1934 – 1939.”,”MOSSUZ-LAVAU è autrice tra l’altro di ‘André Malroux et le gaullisme’ (1970). E’ una politologa D di studi al CNRS e alla FNSP. REY è autore con F. SUBILEAU di ‘Les militants socialistes à l’epreuve du pouvoir’ (1991) e con J. MOSSUZ-LAVAU di ‘De-Gaulle’, (1988).”,”MSPG-044″ “MOST Johann”,”Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels.”,”nella prefazione un profilo biografico di J. Most Giudizi su Most di Marx ed Engels (pag 16-17-18) “”Dopo un ennesimo periodo di detenzione [Most] fu accompagnato al confine. Emigrò a Londra nel ’79. Qui cominciò immediatamente a pubblicare il settimanale “”Freiheit””, che dapprincipio non dispiaceva a Marx (13). Solo che ben presto apparvero su di esso articoli di denuncia contro i capi del partito socialdemocratico e contro certe posizioni che giudicava opportuniste. Finché il 26 aprile 1879 uscì un articolo intitolato ‘In memoria del socialismo tedesco””, dichiaratamente anarchico (14). Il 26 giugno Engels scrive a Eduard Bernstein: “”che qui io, e quindi naturalmente anche Marx, sia d’accordo col contenuto della locale “”Freiheit”” è proprio il contrario della verità”” (15). Ancora più decisa la condanna di Marx. Nella lettera a Adolph Sorge del 19 settembre Marx scrive: “”I nostri punti di dissidio con Most non sono assolutamente quelli del signore di Zurigo (Jüdel Bernstein, ndr), del trio “”Dr Höchberg-Bernstein (suo segretario)-Schramm””. Noi non accusiamo Most del fatto che la sua “”Freiheit”” sia ‘troppo rivoluzionaria’; noi la accusiamo di non avere ‘alcun contenuto rivoluzionario’, ma di vivere soltanto di ‘frasi rivoluzionarie’. Né rinfacciamo a lui di ‘criticare i capi del partito in Germania’, bensì in primo luogo di fare uno ‘scandalo pubblico’, invece di comunicare per iscritto, ‘per lettera’, cioè, come facciamo noi, le opinioni; in secondo luogo però di prendere questo solo come pretesto per rendersi importante (…). Il bravo Most, un uomo borioso come un bambino, crede davvero che le relazioni mondiali abbiano subito un capovolgimento violento solo perché Most in persona non vive più in Germania, ma a Londra. Quest’uomo non è privo di talento, ma uccide il suo talento col troppo scrivere. Inoltre non ha ‘esprit de suite’. Ogni cambiamento di direzione del vento lo spinge ora da questa, ora da quella parte, come una banderuola”” (16). La distanza di Most dai teorici del socialismo è ormai incolmabile. Al congresso di Wydener del 1880 fu espulso come anarchico dal partito socialdemocratico. La “”Freiheit”” uscirà d’ora in poi con questi sottotitoli: “”Organo socialdemocratico”” fino al n. 34 del 1880, “”Organo dei socialisti rivoluzionari”” dal n. 41 del 1882, anno in cui si trasferì in America, infine dal n. 27 del 1885 “”Organo internazionale degli anarchici di lingua tedesca”””” (pag 16-17) [prefazione di Chiara Sandrin] [(in) Johann Most, Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels, 1979] [(13) Cfr. Mew p. 369; (14) Sulla storia della ‘Freiheit’ cfr. Dieter Fricke, Die deutsche Arbeiterbewegung 1869-1914, Berlino, Dietz, 1976, pp. 389-90; (15) Mew 34 p. 380; (16) Mew 34 p. 410] “”Marx fu sempre molto scettico circa la possibilità di esposizioni semplificate del lavoro scientifico che aveva compiuto nel ‘Capitale’. E’ chiaro quindi che non potesse essere molto soddisfatto del tentativo di Most; e anche dopo aver riscritto interamente due capitoli ed aver praticamente apportato correzioni in ogni pagina, non permise mai che il suo nome comparisse accanto a quello di Most sul frontespizio del libro. Queste correzioni di Marx rendono la seconda edizione, uscita presso lo stesso editore nel 1876, certamente più interessante. Se si confrontano le due edizioni, lavoro che è già stato fatto da Hans Magnus Enzensberger in una recente riedizione tedesca (18), si vede quanto la materia esposta abbia acquistato in chiarezza e linearità. (…) Certo Most esagerava quando sosteneva di essere stato lui a far conoscere il ‘Capitale’ in Germania (20), ma qualche lato positivo il suo lavoro doveva pure averlo, se Marx ed Engels accettarono di correggerlo nell’agosto del 1875. Vale la pena di ricordare che nello stesso anno, al congresso tenutosi a fine maggio a Gotha, per l’unificazione del gruppo dei lassalleani e degli eisenachiani, era stato stilato il famoso programma. Già la prima edizione del compendio di Most era evidentemente antilassalleana, ora, con le opportune correzioni e modifiche di Marx, poteva diventare un mezzo per una più vasta diffusione popolare delle idee marxiste, contro il programma di Gotha e quindi contro i lassalleani. Tuttavia, nonostante ‘Capitale e lavoro’ sia stato tradotto in inglese con l’approvazione di Marx (21), e nonostante Engels ancora nel 1882 ne consigliasse un’ulteriore edizione (22), Most è sempre stato trattato malissimo dai “”londinesi””. Per loro “”è un artigiano che non sa copiare””, “”un operaio che si addestra a sapere tutto nel tempo più breve, a saper giudicare tutto”” (23), “”che non ha capito niente del ‘Capitale'”” (24).”” (pag 19-20) [prefazione di Chiara Sandrin] [(in) Johann Most, Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels, 1979] [(18) In tale edizione, Johann Most, Kapital und Arbeit,. “”Das Kapital”” in einer handlichen Zusammenfassung. Von Marx und Engels revidieri und überarbeitet, Francoforte, Surhrkamp, 1972, il curatore si è preoccupato di mettere in evidenza mediante caratteri tipografici diversi le parti scritte personalmente da Marx ed Engels stessi. Enzensberger si è servito di un’edizione del lavoro di Most apparsa a New York nel 1890 sul n. 2 di ‘International Library’; (20) Cfr. Johann Most. Ein Sozialist in Deutschland, ct., pp. 91-2. Cfr. inoltre Mew 19, p. 345, ‘Zum Tode von Karl Marx’, in cui Engels esprime la sua indignazione di fronte all’ingiustificata presunzione di Most; (21) Otto Weydemeyer tradusse il lavoro di Most, seguendo la 2a edizione; la traduzione apparve per la prima volta nel settimanale americano ‘The Labor Standard’ tra il 30 dicembre 1877 e il 10 marzo 1878. Nell’agosto 1878 il lavoro uscì anonimo con il titolo ‘Extracts from the ‘Capital’ of Karl Marx; (22) Cfr. la lettera di Engels ad Adolph Hepner del 25 luglio 1882, Mew 35, p. 345; (23) Mew 34, p. 264; (24) Mew 34, p. 12]”,”MADS-626″ “MOSZKOWSKA Natalie”,”Zur Dynamik des Spätkapitalismus.”,”Sul rapporto crisi-guerra-generazioni (pag 172) “”La guerra non può certamente rimuovere interamente la crisi. Poiché una guerra non distrugge soltanto dei valori reali, ma anche delle giovani vite umane in massa, essa può ritornare, non per 7 o 10 anni, non prima di 20 o 25 anni (da generazione a generazione). E così nel capitalismo maturo, o tardo-capitalismo, il ciclo industriale mostra la rotazione seguente: a un ciclo di prosperità e di guerra segue un ciclo di prosperità e di crisi. In ciascuno, una crisi si colloca tra due guerre (guerra 1914-18, crisi 1929, guerra 1939). (pag 173)”,”TEOC-286″ “MOTADEL David”,”Hitler e l’islam nella seconda guerra mondiale.”,”David Motadel insegna storia delle relazioni internazionali presso la London School of Economics an Politica Science LSE. Si occupa di storia moderna e contemporanea, indagando sui rapporti tra Europa e altre aree del mondo. La Wehrmacht e le SS in campo per reclutare musulmani. L’Islam per lo sforzo bellico tedesco. “”(…) la Wehrmacht iniziò a reclutare migliaia di prigionieri di guerra musulmani nelle proprie cosiddette «Legioni orientali». Una volta approvate da Hitler, queste unità furono formate sotto gli auspici dei veterani di guerra sassoni Ralph von Heygendorff e Oskar Ritter von Niedermaher, vecchi rivali di Hentig dai tempi della jihad durante la Prima guerra mondiale (58). Nel periodo tra le guerre, Niedermayer era prima diventato il rappresentante militare tedesco presso l’ambasciata a Mosca, e poi era stato professore a Berlino. Data la sua esperienza, sembrava particolarmente adatto per occuparsi delle reclute musulmane dell’Unione Sovietica (59). (…) La Wehrmacht istituì anche un’ulteriore istituzione islamica in Germania: corsi per diventare imam all’Università di Göttingen, per educare i mullah militari. Alla fine, dall’inizio del 1943 le SS si interessarono delle vicende musulmane. Il loro coinvolgimento nelle politiche islamiche iniziò prima nei Balcani, dove i tedeschi occuparono zone musulmane dall’inizio del 1943 in poi, e presto si allargò verso i musulmani dall’Oriente sovietico. Alla fine più di ogni altra istituzione del regime furono le SS a cercare di sfruttare l’Islam per lo sforzo bellico tedesco. (…) Nei Balcani, le SS perseguirono una politica radicalmente filomusulmana e lanciarono una campagna di propaganda islamica che incontrò resistenze da parte del Ministero degli Esteri, che sosteneva lo Stato cattolico degli ustascia (…). Allo stesso tempo, il Comando centrale delle SS di Berger cominciò a formare unità di SS musulmane con reclute da Bosnia, Erzegovina e Albania, che avevano un distinto carattere religioso. (…) Dalla fine del 1943 in poi, le SS cominciarono a estendere questa politica ai musulmani dell’Unione Sovietica (63). Il Comando centrale delle SS ora cercava di impiegare l’Islam e l’ideologia panturanica per incitare i sudditi musulmani di Stalin alla rivolta contro Mosca. Il fiore all’occhiello di questa campagna fu la nuova formazione musulmana orientale delle SS. Responsabile delle sua creazione era lo SS-Hauptsturmführer Reiner Olzscha della “”Sezione volontari”” del Comando centrale delle SS, guidata dallo SS-Standartenführer Erich Spaarmann (64). (…) Nella formazione di musulmani orientali delle SS, la “”fede comune”” dei soldati doveva essere fortemente sostenuta. [Olzscha] Assicurava che il risveglio dell’Islam significava il rafforzamento delle forze anti-bolsceviche (68). Quindi le SS cominciarono a impiegare le formazioni musulmane orientali e fornirono ai propri soldati cure religiose particolari e indottrinamento politico declinato religiosamente, e nel 1944 aprirono anche una scuola di mullah a Dresda per la formazione degli imam da campo – Idris [Alimjan Idris (1887-1959) ndr] fu impiegato dalle SS a dirigere la scuola (…). A sostegno di questa politica, anche le SS impiegarono esperti sull’Islam in Unione Sovietica, in particolare Johannes Benzing”” (pag 81-82-83)”,”GERN-199″ “MOTARD Anne-Marie”,”Le parti travailliste britannique, des origines au XXI siècle. La continuité sous le changement.”,”MOTARD Anne-Marie maitre de conference in civilisation britannique contemporaine all’Univ. Paul Valery, Montpellier III.”,”MUKx-174″ “MOTHE’ Daniel GOMBIN Richard BACKMANN René MOURET Jean-Claude MOREAU Jean KESSEL Patrick LAUDE André FRANTZ Olivier MONIER Noel PFISTER Thierry PADOVANI Marcelle FARGIER Marie-Odile”,”Les ‘gauchistes’.”,”MOTHE’ Daniel GOMBIN Ricahrd BACKMANN René MOURET Jean-Claude MOREAU Jean KESSEL Patrick LAUDE André FRANTZ Olivier MONIER Noel PFISTER Thierry PADOVANI Marcelle FARGIER Marie-Odile”,”FRAP-028″ “MOTHE’ Daniel”,”L’ utopia del tempo libero.”,”MOTHE’ è lo pseudonimo di Jacques GAUTRAT. E’ l’autore di ‘Journal d’un ouvrier’ (1959) e di ‘Militant chez Renault’ (1965) testimonianze della sua giovanile esperienza di fabbrica. E’ autore di un’opera socialogica importante realizzata nell’ambito del CNRS (Parigi).”,”CONx-007″ “MOTHE’ Daniel”,”Diario di un operaio, 1956-1959.”,”Nella testimonianza di un operaio della Renault, i problemi della fabbrica e del sindacato, i rapporti fra il partito e la classe, alla luce dell’ esperienza politica di questi anni. “”Per molti non partecipare allo sciopero significa vendicarsi in silenzio di questi metodi. Quando alla 10 andiamo ad assistere al comizio organizzato dalla CGT e dalla CFTC constatiamo subito che i discorsi degli oratori non presentano alcun interesse. Gli operai ascoltano ancora una volta, senza passione, le stesse storie e le stesse menzogne: “”Il 60% in sciopero alla Renault, e molti operai in reparto hanno deciso di tornare a casa””, dice Linet. Tutti sanno che non è vero. Da questi fallimenti si può trarre qualche conclusione. Prima di tutto è ormai dimostrato che i metodi burocratici nell’ organizzazione degli scioperi sono fallimentari. Le burocrazie sindacali possono ben lanciare i loro ordini, quando questi ordini arrivano agli operai non vengono più eseguiti. Non lo sono già più quando arrivano ai militanti, e a volte non rispondono nemmeno i delegati. Il responsabile sindacale s’ accontenta di distribuire un volantino davanti alla porta della fabbrica per trasmettere l’ ordine agli operai. Dà agli altri il volantino così come un naufrago lancia in mare una bottiglia. Probabilmente pensa che con un po’ di fortuna l’ ordine verrà eseguito, e sennò tanto peggio, il caso non avrà provveduto a far funzionare bene le cose. Alla lotteria dello sciopero è stato estratto il numero sbagliato.”” (pag 119-120) “”Una conclusione che può essere espressa in questi termini: perché una direttiva possa avere la possibilità di venir eseguita, deve prima passare attraverso la critica degli operai.”” (pag 120)”,”MFRx-218″ “MOTHER JONES Mary, a cura di Peppino ORTOLEVA”,”L’ autobiografia di Mamma Jones. Vita di una agitatrice americana.”,”Qualcuno si chiede se è tutto vero ciò che lei ha raccontato (v. 4° copertina) “”Nell’anno 1906 fui impegnata nella campagna in difesa di Moyer, Haywoood e Pettibone. Organizzai comizi a loro favore e collette per pagare le spese del processo. Il 17 febbraio 1906, un sabato, a sera inoltrata, dopo la chiusura di banche, uffici e tribunali, fu tratto segretamente in arresto Charles H. Moyer, presidente della Federazione Minatori dell’Ovest. Poco tempo dopo furono arrestati anche William D. Haywood, segretario del sindacato, e George A. Pettibone, funzionario. Tutti e tre furono rapiti e trasportati nello stato dell’Idaho, dove vennero accusati dell’assassinio del governatore Steuenberg. L’arresto di questi uomini, che svogevano apertamente la loro attività, avvenne al di fuori di qualsiasi prassi legale. Le persone designate dal governatore dell’Idaho a presentare l’istanza di estradizione al governatore del Colorado avrebbero potuto legalmente arrestare i tre sindacalisti in qualsiasi altro momento. Invece la polizia aspettò il sabato sera, quando gli accusati nono potevano rivolgersi alle banche per pagarsi la cauzione e i tribunali che tutelavano il rispetto dell’ ‘habeas corpus’ erano chiusi; in questo modo i prigionieri non ebbero la possibilità di ricorrere a quelle forme di difesa e tutela legali che sono garantite anche al peggiore delinquente.”” (pag 97-98)”,”MUSx-222″ “MOTOSI Sergio”,”Scritti. Indagine scientifica e passione rivoluzionaria.”,”””L’ opera scientifica di Sergio Motosi che presentiamo, frutto di oltre trent’anni di militanza rivoluzionaria e del suo lungo, quotidiano sodalizio con Cervetto, è parte integrante del processo di costruzione del giornale scientifico””. (pag XII)”,”ELCx-079″ “MOTOSI Giulio NARDINI Piero”,”La battaglia mondiale dell’acciaio.”,”Raccoglie gli articoli pubbilcati su Lotta Comunista da gennaio 1998 a ottobre 2016. Gli autori dei capitoli quarto e quinto della Parte prima sono rispettivamente di Massimo Cassinelli e Franco Montalbetti”,”ELCx-212″ “MOTOSI Giulio”,”Democrazia imperialista in Cina. Dilemmi del pluralismo a partito unico.”,”Raccolta di articoli già pubblicati su Lotta Comunista da novembre 2015 a novembre 2022. La suddivisione in capitoli è redazionale Teorie del pluralismo a partito unico (febbraio 2022) (pag 281-285) (la sintesi degli interessi: pluralismo interno (pluralismo a partito unico dell’imperialismo cinese più socialimperialismo a base di massa interclassista) (pag 284)”,”ELCx-321″ “MOTTA Gregorio Paolo”,”Marte liberato. Rivoluzione militare e rivoluzione industriale.”,”G.P. Motta è docente di economia politica Facoltà di Giurisprudenza e Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa di tecnologie dei sistemi d’arma. “”A questi fatti si aggiunge anche la totale assenza di innovazioni nella condotta della guerra attribuibili all’Oriente dopo il XVII secolo. Mentre la tecnologia orientale aveva prodotto innovazioni epocali, come la staffa, o di fondamentale importanza, come la balestra, la corazza a maglie e quella lamellare o le tecniche di forgiatura delle lame, dal XVI secolo Prometeo elesse come sua stabile dimora l’Occidente.”” (pag 98) pag 98″,”QMIx-204″ “MOTTA Mario”,”Kelsen e il Leviatano.”,”MOTTA Mario, nato a Torino nel 1923, ha studiato lettere e filosofia in quella città e ha partecipato alla Resistenza in Piemonte nella IV Brigata Garibaldi fino alla Liberazione. Ha fondato e diretto nel 1950 la rivista “”Cultura e realtà”” con la partecipazione di Felice Balbo, Claudio Napoleoni, Cesare Pavese, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Alberto Moravia e altri. E’ entrato in Rai diventando Presidente della Rai Corporation di New York. “”(…) valgono per analogia le parole di Hobbes, il quale scriveva, sia pure ad altro proposito, che “”quanti sono i generi in cui può trovare luogo la ragione, tanti sono i rami in cui si divide la filosofia, prendendo un nome diverso a seconda della diversa materia trattata. Quella che tratta delle figure è detta Geometria; del moto, Fisica; del diritto naturale, Morale; ma tutta è filosofia. Come il mare, che qui è detto Britannico, là Atlantico e altrove Indiano, a seconda dei diversi litorali; ma tutto è Oceano”” (‘De cive, p. 65) (pag 15)”,”TEOP-461″ “MOTTA Gregorio Paolo”,”Marte liberato. Rivoluzione militare e rivoluzione industriale.”,”G.P. Motta è docente di economia politica Facoltà di Giurisprudenza e Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa di tecnologie dei sistemi d’arma. “”A questi fatti si aggiunge anche la totale assenza di innovazioni nella condotta della guerra attribuibili all’Oriente dopo il XVII secolo. Mentre la tecnologia orientale aveva prodotto innovazioni epocali, come la staffa, o di fondamentale importanza, come la balestra, la corazza a maglie e quella lamellare o le tecniche di forgiatura delle lame, dal XVI secolo Prometeo elesse come sua stabile dimora l’Occidente.”” (pag 98) Gregorio Paolo Motta è docente di Economia politica presso la Facoltà di Giurisprudenza e presso la Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa in particolare di tecnologie dei sistemi d’arma e collabora a numerose riviste specializzate del settore. pag 98″,”QMIx-066-FL” “MOTTA Franco”,”Bellarmino. Una teologia politica della Controriforma.”,” Franco Motta (Reggio Emilia 1967) è dottore di ricerca in Storia della società europea. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Copernico, i gesuiti, le sorgenti del Nilo. La condanna di Galilei nella lettura di Girolamo Tiraboschi’ (1997). ‘Roberto Bellarmino, un importante cardinale gesuita e teologo italiano del XVI-XVII secolo. Ecco una panoramica della sua vita: Biografia di Roberto Bellarmino Roberto Francesco Romolo Bellarmino Nascita: 4 ottobre 1542, Montepulciano Morte: 17 settembre 1621, Roma Ordine religioso: Compagnia di Gesù (Gesuiti) Ruoli ecclesiastici: Rettore della Pontificia Università Gregoriana Arcivescovo di Capua Prefetto della Congregazione dell’Indice Cardinale e teologo di spicco della Controriforma Santità e riconoscimenti Beatificato: 13 maggio 1923 da papa Pio XI Canonizzato: 29 giugno 1930 Dottore della Chiesa: proclamato il 17 settembre 1931 Patrono: dei catechisti, avvocati canonisti e dell’Università Gregoriana Contributi teologici e storici Autore delle monumentali Disputationes de Controversiis, una delle opere più influenti della teologia cattolica post-tridentina. Fu coinvolto nei casi di Giordano Bruno e Galileo Galilei, rappresentando la posizione ufficiale della Chiesa in momenti di grande tensione tra fede e scienza’ (copilot)”,”RELC-023-FMB” “MOTTURA Paolo VACIAGO Giacomo a cura ISTAO”,”Le Casse di Risparmio nelle Marche.”,”- MOTTURA-P è laureato in economia e commercio presso l’ Università Bocconi di Milano (1964). Si è dedicato prevalentemente allo studio delle caratteristiche di struttura e di funzionamento del mercato del credito, con particolare riferimento alla situazione italiana. Ha anche trattato in modo specifico problemi della concorrenza bancaria in Italia. Dal 1970 è docente di tecnica bancaria e professionale nella Facoltà di economia e commercio (che ha sede ad Ancona) dell’ Università di Urbino e di organizzazione delle aziende di credito alla Bocconi. – VACIAGO-G è laureato in economia e commercio presso l’ Università Cattolica di Milano (1964) e ha conseguito il “”Bachelor Philosophy”” in scienze economiche alla Università di Oxford (1968). E’ autore di alcune ricerche sull’operare della politica monetaria e sulla sviluppo economico italiano. Dal 1970 è docente di economia politica alla Facoltà di economia e commercio (che ha sede ad Ancona) dell’ Università di Urbino.”,”E1-BAIT-003″ “MOUCHON Frédéric”,”Allons-nous mourir de faim? Comprendre la crise alimentaire mondiale.”,”MOUCHON Frédéric “”On a trouvé, en bonne politique, le secret de faire mourir de faim ceux qui, en cultivant la terre, font vivre les autres”” (Voltaire) (pag 57)”,”PVSx-054″ “MOUGIN Henri”,”Pierre Leroux.”,”Pierre LEROUX (1797-1871) “”Le carte personali, relative a Pierre Leroux, sono state pressoché perdute. Casse intere sono state bruciate, per prudenza, a Boussac, al momento del colpo di stato, altre sono state prese dalla polizia. Qualche carte rimaste sono state vendute, nel 1860, a ‘brocanteurs’ da due discepoli di Leroux. Ma un certo numero di testi dell’ opera di Leroux, senza avere una vicenda personale, danno molto bene, quello che l’ autore chiamava lo “”stile””, una idea del modo in cui Leroux considerava gli uomini e i problemi. Si troverà in questa selezione qualcuno di questi testi. Si troveranno anche degli estratti di lettere di Leroux, che M. Thomas ha rintracciato per le strade. L’ insieme è destinato a comporre una sorta di ritratto personale di colui che Engels e lui stesso chiamavano il “”buonuomo Leroux””. (pag 147) Testo di Jules Leroux, Della prossima rivoluzione economica o del budget repubblicano. (pag 271)”,”MFRx-237″ “MOULFI Mohamed”,”Engels: philosophie et sciences.”,”MOULFI Mohamed, filosofo, professore all’ Università d’ Orano, direttore del Laboratoire d’ Histoire de la philosophie, membro associato del Centre de Philosophie politique (CNRS- Paris/Lyon), autore di vari libri sul soggetto. “”E’ così che, in questa controversia, Engels arriva a negare a Pietr Lavrov le omnium bellum contra omnes come “”la prima fase dell’ evoluzione umana””. Egli metterà piuttosto l’ azione di un istinto sociale (Gesellschaftstrieb). Ma l’ obiezione di Pietr Lavrov, autore di una articolo su “”Il socialismo e la lotta per la vita”” sottoposto alla critica di Engels, sembra essere un dettaglio, se si giudica l’ interesse che lui manifesta e delle confidenze da lui fatte. (…) Questo dibattito si prolungherà fino al 1882… Ed Engels è costantemente pregato di scrivere un testo su Darwin. Probabilmente, ha già scritto l’ essenziale di quello che doveva dire sul tema; cosa che spiega, nonostante le sue promesse formali di rispondere ai darwiniani, perché egli differisce ogni volta il suo intervento ad hoc: “”…in particolare, l’ articolo su Darwin è impossibile in questo momento. (…)””. (…) Visibilmente egli lavora alla sua Dialettica della natura, e senza dubbio, conta, invece di scrivere un testo consacrato strettamente a Darwin, di fare di questa teoria uno studio circostanziato in rapporto con lo sviluppo generale delle scienze (…).”” (pag 204-205)”,”MAES-056″ “MOULIER BOUTANG Yann”,”De l’ esclavage au salariat. Economie historique du salariat bridé.”,”Yann MOULIER BOUTANG, nato nel 1949, normaliano, agrégé di scienze sociali, è Maitre de Conferences d’ economia all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris.”,”CONx-015″ “MOULIER BOUTANG Yann”,”Dalla schiavitù al lavoro salariato.”,”Yann Moulier Boutang (1949), agrégé in Scienze Sociali, insegna economia all’Istituto di Studi Politici di Parigi.”,”CONx-010-FL” “MOULTON Harold G. MARLIO Louis”,”Le désarmement de l’Allemagne et du Japon.”,”Harold G. Moulton presidente de The Brookins Institution, Louis Marlio membre de l’Institut. Il programma interno di produzione di guerra del Giappone e lo sviluppo delle colonie e dei territori occupati in vista degli scopi di guerra. “”Le grande programme de préparation de guerre du Japon fut entamé au moment où celui-ci lançait son attaque sur la Chine. Cette agression laissait prévoir une longue période de guerre entraînant la possibilité de conflits ultérieurs avec de grandes puissances, telles que la Russie, la Grande-Bretagne et les Etats-Unis. En conséquence, un programe de préparation de guerre, comparable à celui qui était déjà en exécution en Allemagne s’imposait. Le programme a été dirigé vers le développement des industries chimiques, métallurgiques et de celles qui se rettachent aux précédentes. Les plans prévoyaient aussi l’expansion de la production d’un certain nombre de matières telles que la pulpe, le sel et le charbon. Pour exécuter ce programme, la production de force hydro-électrique fut augmentée sensiblement; des usines de fer et d’acier furent construites; la capacité de production des machines et des machine-outils fut grandement développée; une nouvelle industrie de l’aluminium et du magnésium fut créée; enfin, la construction d’usines de pétrole synthétique commença à un rythme substantiel. Ce grand programme d’expansion industrielle réclamait naturellement des quantités de charbon considérablement accrues. Par suite, le plan prévoyait un développement de plus d’un tiers dans l’extraction du charbon dans le Japon proprement dit. Malgré cet effort, le gouvernement reconnut que le programme de guerre augmenterait à tel point la consommation de charbon qu’il nécessiterait un gros accroissement dans la proportion du charbon importé. Developpement des colonies et des territoires occupes en vue des buts de guerre. Si l’on se place en 1930, les possessions coloniales existantes n’avaient pas une grande importance comme source de matières premières de guerre. Elles ne fournissaient ni coton, ni laine, ni minerais importants, à l’exception d’une petite quantité de charbon provenant de la Corée. Le sucre et le riz étaient les seules fournitures coloniales réellement intéressantes pour les buts de guerre. Mais, dans le dix années qui suivirent, un effort particulier s’est exercé en vue de développer les ressources coloniales pour les besoins militaires, particulièrement en Mandchourie et en Corée”” (pag 154-155)”,”QMIS-206″ “MOUNIER Emmanuel TOUCHARD Pierre-Aimé FRAISSE Paul GOGUEL Francois DOMENACH Jean-Marie LACROIX Jean JEANSON Francis RICOEUR Paul MARROU Henri DEPIERRE Père André D’ASTORG Bertrand”,”Emmanuel Mounier.”,”Emmanuel Mounier nasce a Grenoble il 1° aprile 1905 da una famiglia della media borghesia. Suo padre, Paul, era farmacista. Dopo aver compiuto gli studi regolari, si iscrive alla facoltà di “”Scienze””, più per volere del padre che per convinzione propria. I suoi studi in questo campo, però, non avranno seguito perché abbandonerà presto questa facoltà per iscriversi a quella di “”Filosofia””. In tale facoltà insegnava Jacques Chevalier, il quale influenzerà il giovane Mounier, che da parte sua porterà sempre un grande rispetto per quest’uomo, anche al di là delle scelte che in seguito li vedranno su sponde opposte. Mounier fa parte, in questo periodo, sia dell’A.C.J.F. che della “”S. Vincenzo de’ Paoli””, avendo avuto in casa, una salda educazione cattolica. In questi anni, intanto, il rapporto Chiesa-Stato non è tra i più amichevoli: fin dalla nascita della III Repubblica, il Parlamento, che contava una maggioranza di deputati del partito radicale, era sceso in lotta nei riguardi delle associazioni religiose riuscendo a varare, il 9 dicembre 1905, una legge che prevedeva una regolamentazione dei rapporti fra Stato e Chiesa, affermando altresì nell’art. 2 che la Repubblica non riconosceva né finanziava alcun culto. Sempre in questo periodo, una delle conseguenze che tale legge provocherà, sarà quella della rottura dei rapporti diplomatici tra Francia e S. Sede, rapporti che verranno auspicati e ripresi dalla Camera del Blocco Nazionale nel 1914. Non è senza motivo che, parlando di Mounier, si sia costretti a parlare anche della situazione sociale francese del periodo in cui egli visse, perché egli ne sarà sempre, consapevolmente od inconsapevolmente, influenzato. La maggioranza dei cattolici, in questo periodo, tra l’altro, è di chiara impronta monarchica e antirepubblicana, avversa in qualche modo ad un’attività che la vedesse impegnata socialmente. Appena nel 1909, padre Anizan, vincenziano, fonderà il primo sindacato di operai cattolici. Questo sindacato però non avrà molto seguito, anche probabilmente per il fatto che i tempi non erano ancora maturi. Diverranno maturi, però, dieci anni più tardi, quando tra il primo ed il 2 novembre del 1919 si terrà il congresso costitutivo della CFTC (“”Confédération francaise des travailleurs chrétiens””). Questo sindacato avrà un peso considerevole nei settori – come quello dell’abbigliamento e quello tessile – dove massiccia era la presenza delle lavoratrici. La CFTC, che si voleva rigorosamente autonoma, si terrà distante sia dalle posizioni del padronato che da quelle delle altre due confederazioni la CGT e la CGTU. Tale “”autonomia”” farà sì che essa non prenderà parte né allo sciopero del 12 febbraio del 1934 né tantomeno al Fronte Popolare. Come si diceva più sopra, la maggioranza dei cattolici era arroccata su posizioni di destra, filo-monarchiche, filo-fasciste, filo-nazionaliste. Il loro organo di maggior rilievo era l'””Action Francaise””, voce del movimento che aveva lo stesso nome. Tale organo era diretto da Charles Maurras, al quale si aggiungevano anche Jacques Maritain e Henri Massis. Jacques Maritain, dal canto suo, uscirà dall’ “”Action Francaise”” alla fine del 1925, poco prima dunque, che arrivasse da Roma la scomunica del movimento e delle idee da esso propugnate, ad opera del papa Pio XI. Jacques Maritain, professore all’Istituto Cattolico di Parigi, pubblicherà nello stesso anno il suo “”Primauté du spirituel”” e affermerà con la moglie, di non essersi accorto che Maurras lodava la Chiesa solo come strumento politico, la lodava in quanto romana e non in quanto apostolica. Intanto nel 1927, il 23 giugno, Mounier, dopo aver completato gli studi, consegue il Diploma in Filosofia con una dissertazione dal titolo: “” Il conflitto dell’antropocentrismo e del teocentrismo nella filosofia di Descartes “”. Un lavoro importante questo, non in sé, ma perché egli farà costante riferimento, trattando dei problemi a lui contemporanei, alle radici del pensiero cartesiano, come giustamente ha messo in rilievo il Melchiorre. Pochi mesi dopo parte per Parigi, ove decide di presentarsi all’ “”agrégation”” alla Sorbona e, superata la prova, pensa al soggetto della tesi su cui dovrà lavorare. Mounier non ha fretta però di scegliere tale soggetto, come confessa egli stesso, in una lettera del primo febbraio 1929 a J. Martinaggi: “” Il mio soggetto di tesi ? Lo lascio maturare, poiché una tesi è ai miei occhi un’opera umana più che un’opera intellettuale. Sarà qualcosa sulla frontiera del dominio morale e del dominio religioso, su delle questioni molto attuali….. “” . Da ciò deriva che Mounier non voleva assolutamente scegliere un soggetto di tesi che non gli fosse poi servito per poter capire meglio il presente. Egli effettivamente, abbandona il progetto della tesi per dirigersi su uno studio del pensiero di Charles Péguy, autore questo, che già in una lettera del maggio 1925, indirizzata a sua sorella, aveva così definito: “” Péguy è una sorgente di consolazione e di speranza… “”. Mounier in quel periodo fa parte di un circolo di studi péguysti. A questo circolo partecipavano anche, tra gli altri, Jean Danielou e Georges Izard. Tra Mounier, Marcel Péguy e Jean Danielou nasce l’idea di scrivere un libro sulla figura di Charles Péguy, diviso in tre parti. In seguito, essendo entrato Jean Danielou nei gesuiti, per seguire il noviziato, prende il suo posto Georges Izard. Il volume vede la luce nel 1931 nella collana “”Roseau d’Or”” presso l’editore Plon, grazie all’amichevole interessamento che J. Maritain, direttore di questa collana, aveva dato loro. Intanto però l’interesse di Mounier era prevalentemente centrato sulla costituzione di una rivista, e già da un anno ne andava parlando con G. Izard. Questa rivista doveva essere in qualche maniera diversa da quelle che già esistevano. Egli, come è stato notato già da più parti, si stava rendendo conto che il mondo occidentale si trovava ad una svolta, o meglio, era convinto che tutto un mondo stava crollando, crollo del quale il giovedì nero di Wall Street ne era solamente il volto economico. Non è infatti vero che egli sia influenzato direttamente dalla crisi del 1929, anche perché, come nota il Caredda: “” La crisi economica scoppiata nell’ottobre 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street fa sentire i suoi effetti in Francia con qualche anno di ritardo….Gli anni 1934-1935 sono veramente gli anni della crisi francese….”” . Il pensiero di creare una rivista, di cui Mounier – ma non solo lui – sente l’impellente bisogno e la necessità, è molto forte; egli stesso infatti, afferma in una lettera a J. Chevalier dell’11 aprile 1931: “” (La rivista) grossa questione per me, sulla quale io non prenderò una decisione che dopo aver molto pregato e domandato consiglio a quelli che amo… “”. Il primo numero di questa rivista vede la luce nell’ottobre del 1932, dopo una sottoscrizione fra i vari gruppi denominati “” Amis d’Esprit “” e dopo vari incontri – veri e propri convegni – nei quali si scelse la linea di tale rivista. Già il primo numero contiene un articolo esplicativo, dal titolo “” Refaire la Renaissance “”. A fianco della rivista, che doveva servire da base teorica per le nuove generazioni e che aveva molto seguito tra queste – come afferma il Dansette – Mounier aveva creato, in collaborazione con G. Izard, un movimento denominato “” Troisième force “”, che doveva, negli intenti dei suoi promotori, porsi in alternativa tra il capitalismo (prima forza) ed il comunismo (seconda forza). Su questo punto non tutti sono d’accordo. Maritain chiama infatti il movimento “” deux bis “”, perché vede in esso, più che un movimento distinto dagli altri due “”blocchi””, un corollario della cosiddetta “”seconda forza””. Già però in una lettera dell’11 aprile 1933, Mounier avvisava Izard di avere l’impressione che: “” …..il Movimento si perde in considerazioni di tattica e in un’incertezza fra le mistiche esistenti, dal neo-radicalismo di Valabrègues al neo-comunismo di Bergery, invece di lavorare al fine di approfondire la sua mistica propria… “” . Tra l’altro, come se non bastasse, nel “” Programme pour le 1933 “” apparso sul numero di “”Esprit”” del dicembre 1932, si trova scritto che: “” …il compito più urgente non è sempre il più essenziale né il più amato. Ciò è di importanza capitale: la rivoluzione non è per noi il primo valore, neppure nell’ordine culturale….noi siamo del partito dello spirito prima di essere del partito della rivoluzione…”” . Sembrerebbe, a prima vista, che Mounier qui si contraddica; infatti, continua a parlare, e parlerà anche in seguito, di fare la rivoluzione, e una delle sue opere maggiori, apparsa nel 1935, porterà proprio come titolo: “” Rivoluzione personalista e comunitaria “”. In effetti egli qui intende la rivoluzione nel termine più classico, ma anche più abitudinario come appunto uno sconvolgimento, violento, della società, che porta al trionfo di una classe nei confronti delle altre; mentre negli altri passi, la rivoluzione viene intesa – sempre da Mounier – non solo come presa di coscienza del disordine esistente, ma come un modo che permetta di “” arrivare ad un cambiamento di vita e non soltanto ad un mutamento del pensiero, altrimenti si sarebbe avuto un nuovo tradimento dell’uomo e della comunità “”, come ha ben sottolineato il Mazzariol. Mounier intende, infatti, la rivoluzione come quel moto che spinge al fine di una sempre maggior riappropriazione del senso dell'””essere””, in un mondo che è invece sempre più teso all'””avere””, alle scelte impersonali, anonime, al mondo del “”si dice””. É per questo che Mounier cerca di interpretare l’ “”avvenimento””: “” l’avvenimento sarà il nostro maestro interiore… “”, scriverà a Jean-Marie Domenach, in una lettera del settembre del 1949, giacché l’avvenimento non è qualcosa che provenga dall’esterno semplicemente, ma nasce dall’incontro tra il fatto storico e la sua interpretazione, e – come afferma Domenach stesso – esso “” non esiste se non provoca una risposta “”, perché l’avvenimento non è la conferma delle nostre analisi, ma invece è proprio esso che può rimetterle in questione, e di questo parere è anche il Basurto, che afferma: “” la giusta ottica per capire e per parlare di Mounier è quella che mette a fuoco prima di tutto questa sua disponibilità interiore come presupposto metodologico cosciente “”. Nonostante ciò, la “”Troisième force”” continua ad avere, grazie alla profonda amicizia tra Mounier ed Izard, molto spazio sulle pagine di “”Esprit””, almeno fino al mese di luglio del 1933. Nel numero di questo mese, infatti, appare un “”Avertissement”” firmato sia da Mounier che da Izard, nel quale si avvisavano i lettori che la “”Troisième force”” non avrebbe più trovato spazio sulla rivista, pur rimanendo intatta l’amicizia tra il direttore di questa con il delegato del Movimento. Mounier vuole, in questa occasione, una volta di più, chiarire che la via che la sua rivista vuole percorrere e percorrerà, sarà quella di una chiarificazione prima di tutto intellettuale, senza per questo cadere nel mero piano della politica attiva. Questo non vuol dire che il gruppo di “”Esprit”” non prenderà delle posizioni politiche abbastanza nette e precise, ma quando esso lo farà, non sarà per una pura e semplice tattica politica, bensì per scendere in campo ogniqualvolta sarà convinto che in quel momento, o la sua assenza potrebbe significare delle ambigue compromissioni – che tuttavia non ci saranno mai – oppure per rivendicare i diritti inalienabili della persona. É per questo che Mounier vuole mantenere se stesso e la sua rivista al di là delle semplici rivalità politiche, non per questo evitando di attirarsi le ire di coloro ai quali una simile posizione – che egli aveva definito a Jean-Marie Domenach nella lettera citata più sopra, con queste parole: “” L’intellettuale ha come missione (come il sacerdozio) di cercare la verità e di giudicare: homo spiritualis judicat omnia “” – dava molto fastidio. Questa prospettiva di per é molto valida, egli l’aveva già in precedenza chiarita in questi termini: “” prima di lanciarsi alla ricerca del vero si impone una regola d’igiene preliminare: bisogna rinunciare a tutto quello che impedisce al nostro spirito di trovarsi in stato di pura recettività faccia a faccia col vero, sopprimere gli schemi che offuscano la luce naturale “”. Molte invece, saranno le denunce di avversari ostili i quali, non capendola sua posizione, la confonderanno – volutamente o no -con altre determinate soltanto da interessi che non avevano niente a che vedere con quelli che invece spingevano Mounier all’azione, e che giungeranno nelle mani delle più alte personalità ecclesiastiche di Parigi prima, e poi di Roma. Una di queste, la prima, arriverà nel maggio del 1933; Mounier nei suoi “”Entretiens”” scriverà il 21 maggio di avere forti sospetti che il denunciante fosse Coquelle-Viancé del “”Comité des Forges”” , irritato da un articolo apparso sul numero di “”Esprit”” di marzo, riguardante in particolare l’affare “”Temps””; in tale articolo intitolato “”Naissance d’un esprit public””, si affermava tra l’altro: “” i padroni della stampa…hanno messo la benda sui nostri occhi… “”. Tale articolo, firmato da André Ulmann denunciava particolarmente la linea militarista condotta dal giornale sotto la pressione dei suoi padroni e prende lo spunto per “” precisare le nostre accuse di smascherare i potenti…Ecco i nostri nemici “”. Il “”Comité des Forges”” è una roccaforte dell’industria pesante che – come afferma il Caredda -“” condiziona gravemente la stesa vita politica francese, e che possiede, più o meno direttamente, vari giornali, come il ‘Temps’, l”Echo de Paris’, la ‘Journèe Industrielle’, ed altri minori “” . Questa denuncia non avrà il risultato che i suoi promotori avrebbero voluto, ma non per questo la rivista di Mounier, avrà – negli anni che seguiranno – una vita facile, sia per le posizioni che essa prenderà, sia anche, per le idee che in essa vi saranno dibattute. Mounier infatti, inizierà in questi anni un dialogo col marxismo che la stessa Ornella Pompeo Faracovi definisce in questi termini: “” il suo approccio col marxismo…(è) in qualche modo il più rigoroso e il più tipico, di una stagione in cui erano in pochi ad avere il coraggio del dialogo dell’apertura “”. Effettivamente, i temi che Mounier veniva svolgendo nella rivista, la loro impostazione veramente nuova, la lettura che ne veniva fatta di realtà quali: “”il mondo borghese””; “”il comunismo””, erano per molti delle cose difficili da masticare se non addirittura da digerire; il numero di marzo, per esempio, ha per titolo: “”Rupture entre l’ordre chrétien et le désordre établi””. Una delle intenzioni costanti in Mounier, fin dal’inizio, è stata infatti quella di porre in luce, il fatto di come il mondo borghese si fosse impossessato del carattere spirituale del cristianesimo. In effetti egli voleva dimostrare, andando alla radice della verità evangelica, come degli atteggiamenti, delle posizioni, delle mentalità, che si volevano prettamente cristiane, altro non fossero che prese di posizione di classe. Degli interessi che si presumeva fossero dettati dallo spirito evangelico, non erano dettati da altro che non fosse un semplice ed effimero interesse di classe. L’opera di Mounier si svolge innanzitutto verso coloro i quali, questi cosiddetti cristiani, hanno rifiutato di dialogare perché considerati indegni. In una lettera del 7 marzo 1936 a Pierre-Amé Touchard, egli afferma: “” Nostri amici non credenti (incroyants), che desiderate il Cristo più ardentemente di tanti nostri ‘fratelli’ frequentatori, voi siete i poveri, spogliati dai farisei della pienezza spirituale come gli altri lo sono dai ricchi della sicurezza materiale: voi siete il corpo di Cristo, anche voi… “”. Questo, dei rapporti fra credenti e non, sarà un problema che ritornerà incessantemente, a più riprese durante gli anni successivi. Intanto gli avvenimenti incombono. Nella giornata del 6 febbraio 1934 ci sono, a Parigi, dei violenti scontri tra dimostranti, tutti facenti parte delle cosiddette “”Leghe”” di matrice prettamente fascista, e la polizia. I dimostranti, radunatisi in Place de la Concorde sulla riva destra della Senna, tentavano di raggiungere attraverso il ponte, il Palazzo dell’ Assemblea Nazionale , che si trova sulla riva opposta. Dopo una giornata di aspri scontri, i dimostranti – tra i quali, numerosi erano quelli della lega denominata “”Croix de feu””, capitanata dal colonnello de la Roque – cedettero nel loro tentativo, anche perché, inspiegabilmente, i dimostranti della “”Croix de feu””, i quali erano appostati sulla Esplanades des Invalides e quindi si trovavano sulla sinistra dei poliziotti, non intervennero. Essendo, questi moti, di una certa ampiezza e compiuti non da un cerchio ristretto di persone, ma da migliaia, si può spiegare questo fatto come la conseguenza irrazionale alla politica deflazionistica che Poincaré aveva condotto, nel tentativo di preservare la Francia dalla bancarotta, negli anni immediatamente anteriori a questi fatti. Già però, prima che questi moti avvenissero – essendo questi solamente la cartina al tornasole della situazione sociale francese – nel numero di gennaio del 1934, Mounier aveva avuto modo di mettere in guardia i suoi lettori contro i “”pseudo-valeurs spirituelles fascistes””, dove nell’articolo intitolato “”Prise de position””, affermava tra l’altro: “” Noi chiameremo dunque fascismo, sul piano politico, sociale ed economico, una reazione di difesa del capitalismo… “”. Il mese di febbraio, dopo questi moti, segna due avvenimenti importanti; la caduta del governo a causa delle dimissioni del radicale Daladier e la conseguente formazione di un governo di “”Unione Nazionale””, presieduto da Doumergue; segna altresì l’inizio dell’avvicinamento dei partiti della sinistra, avvicinamento che porterà al Fronte Popolare del 1936. In questo periodo a parlare della “”persona””, il gruppo di “”Esprit”” non era il solo, anche altre riviste ne parlavano, ma con accenti decisamente differenti, e Mounier lo nota parlando, per esempio, del gruppo di “”Ordre Nouveau”” – gruppo questo per certi versi con posizioni vicine a quelle di “”Esprit””, iniziato nel 1929 esso terminerà definitivamente le proprie attività nel 1938 – affermando che: “” A noi sembra estremamente pericoloso, perché falso, definire la persona, che si richiama con noi, come un ‘atto puro’, un”aggressività creatrice’, una ‘violenza spirituale’. La confusione di queste formule nasconde (draine) un nietzschianesimo troppo sovente scolastico ed un aristocratismo diffuso del quale si vede l’inclinazione sul piano metafisico e su quello sociale “”. La posizione di Mounier è infatti quella di combattere una battaglia su due fronti. Quello della “”presenza”” – si è visto più sopra con la presa di posizione contro il fascismo in quel particolare momento (queste prese di posizione si avranno spesso e non solo contro questa dottrina) – e quello della “”testimonianza””; egli vuol sì esser presente nel mondo, ma è cosciente che questa sua presenza può essere svilita e risultare vana in ogni momento, se non fosse sorretta dalla testimonianza della sua fede che, gli permette di raggiungere una grande chiarezza e lucidità intorno ai problemi che si trovava a dover analizzare e comprendere. Egli sa che la sua è una posizione delicata, perché esposta su due lati a pesanti critiche, che i suoi avversari – esterni e interni – non gli faranno certamente mancare. Perché se da un lato egli vuol capire i movimenti del mondo, del “”sociale””, egli vi si deve immedesimare con tutto se stesso, deve rendersi co-partecipe con il mondo, con tutto ciò che di tragico ed impuro esso ha, ma anche con tutta la possibilità di “”incarnazione”” che esso rende possibile. Mounier ricorderà spesso – a questo proposito – che da parte dei cristiani, della frase evangelica: “” voi siete nel mondo, ma non siete del mondo “”, questi ultimi abbiano tenuto a mente, o per comodo o per negligenza, solamente la seconda parte – “”non siete del mondo”” – trascurando del tutto la prima parte e cioè “”siete nel mondo””. Dall’altro lato sarà criticato da coloro i quali avrebbero voluto da lui un più profondo impegno, che fosse maggiormente “”engagée””. Egli sa che ad immergersi troppo nell’impegno, invece, può portare all’isterilimento delle idee e dei presupposti, ma dall’altro è ben convinto che a basarsi sulle proprie idee senza un confronto con il reale può risultare alla fine, dannoso; lo vediamo affermare infatti, in un articolo del novembre del 1935, intitolato: “”Faisons le point”” e dedicato alle attività della “”Troisième force””: “” un movimento politico che non avrà guadagnato le masse operaie e contadine, o per meglio dire che non si sarà come ritrovato in esse, si lancia su una via pericolosa se pensa di maturare senza di esse “”. É la testimonianza l’aspetto a cui tiene maggiormente: “” Lasciato a me stesso, io passerò la mia vita a fare di ‘Esprit’ una pura testimonianza – afferma il 5 giugno 1934 – io darò la mia vita affinché questa testimonianza non cess.”” Come abbiamo visto questo sarà un impegno prevalentemente dottrinale, più che di tattica politica, ed infatti egli condannerà duramente il fatto che la “”Troisième force”” abbia aderito al “”Front commun”” proposto da Thorez, il 10 ottobre 1934 ed affermerà in quell’occasione: “”La Troisième foce est morte””. Sbaglia il Castoldi, quando afferma che il gruppo facente capo a “”Esprit”” assume un atteggiamento polemico nei confronti del cosiddetto ‘realismo’, portando delle riserve di carattere essenzialmente politico. Ciò che più sta a cuore a Mounier è di non confondersi con quelli che potevano essere dei meschini coinvolgimenti dovuti alla mera tattica politica, “” ma una unione organica mi sembra la più pericolosa delle chimere…credo che in ciò voi siete vittime della vecchia concezione dei partiti e dei loro giochi “”. Mounier vuole ad ogni costo mantenersi al di là delle parti, al di sopra delle mere tattiche politiche, ed è questo suo atteggiamento che gli permette di smascherare senza mezzi termini gli intrighi che potevano sorgere, come la candidatura Chiappe, personaggio da lui definito “” un uomo manifestamente marcio “”, o rispondere senza mezzi termini al generale Castelnau, dirigente del “”Front National Catholique””, una potente formazione della destra monarchica: “” Generale, tre figli non bastano ? “”, alludendo al fatto che i tre figli del generale erano morti in guerra, ed essendo esacerbato da un articolo di questi definito dallo stesso Mounier pieno di “”betise”” e “”ignominie””. Tutto ciò, tra l’altro, non sarà senza conseguenze, che vedremo in seguito. Nel frattempo, nel luglio 1935, Mounier si sposa con Paulette Leclerq, una bibliotecaria che abitava a Bruxelles e che aveva avuto modo di conoscere grazie ai suoi numerosi viaggi fatti in Belgio, al fine di organizzare dei gruppi di “”amis d’Esprit”” anche in questo paese. É a Bruxelles che Mounier e sua moglie abiteranno fino al 1938, anno in cui migliorate le loro condizioni finanziarie, si stabiliranno a Parigi. Intanto, nel maggio del 1936, si profilano nuovamente all’orizzonte nubi minacciose per il destino della rivista. Questa volta le cose sembrano molto serie, infatti le inquietudini provengono direttamente da Roma. D’accordo con Maritain, egli prepara un rapporto privato su “”Esprit””, da mandare all’arcivescovo di Parigi; in tale rapporto veniva precisata sia la linea ideologica della rivista, sia le posizioni che la stessa aveva assunto dalla sua fondazione fino a quel momento. Le accuse, nate grazie a una campagna sistematica e molto ben organizzata dall'””Action Francaise””, ed in genere da tutta la destra monarchica, ivi compreso il Front National Chatolique, miravano a stroncare tutte le riviste considerate espressioni del cosiddetto “”chatolicisme de gauche””. Questa campagna diffamatoria raggiunge il suo scopo solamente in parte. “”Esprit”” potrà continuare indisturbata le sue pubblicazioni, mentre “”Sept””, un settimanale redatto da domenicani, dovrà cessare le proprie dopo qualche mese. Gli avvenimenti intanto incalzano e la guerra di Spagna conduce, volenti o nolenti, a delle chiare e decise prese di posizione che provocheranno una volta di più delle profonde lacerazioni all’interno della Chiesa. Da un lato “”Esprit”” si trova dalla parte di coloro i quali combattono per la repubblica, minacciata dalle armate del generalissimo Franco; dall’altra, il Vaticano è fra i primi a riconoscere la dittatura franchista. La politica svolta dagli Stati democratici europei, in questo lasso di tempo, non lascia adito a dubbi. É una politica di continui cedimenti, uno più clamoroso dell’altro, cedimenti che culmineranno con l’accordo di Monaco, firmato da Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier il 30 settembre 1938. Toccato da questo accordo Mounier scrive un opuscolo, pubblicato presso le edizioni du Cerf, col titolo “”Pacifistes ou bellicistes?”” nel 1939. Il suo interesse, una volta di più, è speso al fine di porre maggiormente in luce le contraddizioni esistenti. Egli infatti afferma che la parola pace non significa, non può significare, la semplice assenza di guerra. Non ci si può, in questo modo, fermare alle semplici apparenze, ma bisogna giudicare dalla realtà delle intenzioni. La guerra, nota ancora Mounier, non incomincia semplicemente con l’uso della violenza fisica, ma si inserisce fra la pace che si vive interiormente e l’odio che, sempre interiormente, si accetta. Egli avverte chiaramente, in questo momento, che più pericolosi non sono coloro che vogliono la guerra, ma coloro che invece ne tacciono, per paura o per calcolo, la sua mostruosa realtà e che ne “” minimizzano la giusta valutazione nella coscienza pubblica “”. L’accordo di Monaco prevedeva che il primo ottobre, l’esercito tedesco poteva iniziare la sua marcia verso la Cecoslovacchia per annettersi i Sudeti entro il 10 dello stesso mese. Questo accordo non fu nient’altro che una beffa per chi credeva che così la pace, in Europa, venisse salvaguardata. In sostanza esso sarà un ulteriore passo in favore della politica di potenza che condurrà di lì ad un anno, nel baratro della seconda guerra mondiale. Il 16 settembre 1938, Mounier scrive a Emile-Albert Niklaus: “” Io non sono morto. O non ancora virtualmente, grazie al signor Chamberlain…Noi abbiamo deciso che ‘Esprit’ non scomparirà in caso di conflitto “”. Questi anni, dunque, sono pieni di avvenimenti sul piano politico; l’otto aprile 1938, Léon Blum, leader del partito socialista e primo ministro, dà definitivamente le dimissioni, seppellendo il Fronte popolare, che dal canto suo, era ormai già cadavere. A succedergli al governo, sarà Edouard Daladier, presidente del partito radicale, che abbiamo già incontrato quale firmatario dell’accordo di Monaco. Il sei marzo 1939 le truppe di Hitler invadono la Cecoslovacchia e venti giorni dopo le truppe di Franco entrano vittoriose a Madrid. In settembre, Mounier venne destinato come segretario in un ufficio amministrativo dell’esercito, in quanto a causa di un incidente, aveva perduto un occhio all’età di tredici anni. La sua vita di ausiliario dura sino all’inizio dell’estate 1940. I tedeschi, infatti, avevano aggirato la linea Maginot, e sorpreso l’impreparato esercito francese, avevano concluso vittoriosamente ed in maniera fulminea la loro guerra contro la Francia. Mounier intanto con la sua famiglia si reca a Lione, al fine di trovare qualche lavoro che permettesse loro di vivere e di riprendere le pubblicazioni della rivista. Tra le attività che egli intraprenderà in questo periodo, una in particolar modo va segnalata. Il governo collaborazionista di Vichy lancia la formula “”Dieu à l’Ecole””, volendo introdurre nuovamente l’educazione religiosa in classe e combattere così l’anticlericalismo radicale portato avanti da più o meno tutti i governi della Terza Repubblica. Oltre a ciò, tale governo volle creare a Uriage una “”scuola quadri””, al fine di poter formare una valida classe dominante utile allo scopo di poter perpetuare la politica vichysta. Vennero chiamati ad insegnare in tale scuola le varie personalità che più o meno avevano il vantaggio di trovarsi nelle vicinanze di essa, nella regione “”grenobloise””. Fra questi, venne invitato anche Mounier, il quale ebbe modo di tenere delle lezioni che influenzeranno notevolmente i frequentatori di questa scuola. A Uriage si studia anche “” sistematicamente e il più obiettivamente possibile, il fascismo, il nazismo, il comunismo, la democrazia liberale rigettandole del resto (le prime tre nel nome della filosofia personalista, la democrazia liberale in ragione della sua inefficacia e soprattutto per via dei cattivi ricordi che aveva lasciato durante tutta la III Repubblica) “”. Egli volle in questo modo, una volta di più, allargare ad altri ambienti il pensiero che veniva sviluppato nella rivista “”Esprit””. Ciò però non sfuggirà al regime vichysta, che sebbene propugnasse una fantomatica “”rivoluzione nazionale”” capirà che aveva tutto da perdere se avesse lasciato che Mounier continuasse il suo insegnamento a Uriage. La dottrina personalista e comunitaria era in effetti in netto contrasto con la linea assunta dal governo di Vichy. Per questo motivo “” nel marzo 1941, fu dato l’ordine al suo superiore di rimuovere l’abbé de Naurois e di sospendere (ecarter) Emmanuel Mounier “”. La traccia che l’insegnamento di Mounier lascerà in coloro i quali lo avevano ascoltato sarà, però, profonda e si rivelerà tale soprattutto in seguito, specie durante la IV e V Repubblica. Ma il suo allontanamento da Uriage non soddisfa, non può soddisfare il regime, che nell’agosto del 1941 decreta l’interdizione alla rivista “” in ragione delle tendenze generali che essa manifesta “”. Inoltre, Vichy istituisce una seconda “”scuola quadri”” che, sotto la direzione di personale scelto, darà ai partecipanti una formazione totalitaria; ciò succede anche in relazione al completo insuccesso ottenuto dal regime a Uriage, in quanto quasi tutti gli alunni di questa entreranno a far parte viva della resistenza. Nel gennaio del 1942 viene arrestato a Clermont un corriere del movimento clandestino “”Combat””, nelle sue carte si fa il nome anche di Mounier che a sua volta viene arrestato a Lione il 15 dello stesso mese, trasferito e incarcerato a Clermont-Ferrand il 27, dunque liberato il 24 febbraio ed infine rilasciato in libertà provvisoria nell’aprile. Rientrato a Lione viene nuovamente arrestato e condotto, il due giugno, a Vals-Les-Bains. Dell’esperienza carceraria di febbraio, tuttavia, egli conserva un ricordo positivo perché afferma “” sono profondamente orgoglioso di essere passato da qua. Manca ad un uomo non aver conosciuto la malattia, l’infelicità o la prigione “”,e a sua madre, per consolarla: “” non si può dire: è ingiusto; vedi. In molti di questi casi – (aveva citato le esperienze di Platone, Socrate, Cristo, S. Paolo, ecc.) – è stato ingiusto, ma noi sappiamo che la giustizia non progredisce che con un minimo di persecuzione per mezzo dell’ingiustizia o semplicemente del malinteso “”1. A Vals-Les-Bains intanto, egli con altri quattro compagni di prigionia, attua uno sciopero della fame che gli farà perdere undici chili. Tale sciopero, volto allo scopo di far cessare l’internamento, durò dodici giorni, dopo di che grazie al successo ottenuto, Mounier fu trasferito nelle carceri di Lione, dove resterà per oltre tre mesi. Il 19 ottobre viene processato con altre 47 persone, “” medici, industriali, professori, ufficiali, ce n’è per tutti i gusti “”. Il trenta dello stesso mese egli può scrivere all’amico Emile-Albert Niklaus: “” la sera: così è, vecchio mio, assolto (col beneficio del dubbio è vero!) “”. Dopo la sentenza, Mounier andò a vivere a Dieulefit nel Drone, assumendo il cognome della moglie Leclerq, fino alla fine della guerra. Riesce, dopo numerosi sforzi, a far riprendere a “”Esprit”” il corso normale delle pubblicazioni nel dicembre del 1944. La linea della rivista è quella di sempre; Mounier è convinto che bisogna lavorare ancora molto, affinché la gente riesca a capire che “”Esprit”” si prefigge come scopo, quello di servire a tutti i costi la verità. É per questo che le accuse continuano anche nel dopoguerra, essendoci evidentemente ancora molta gente non disposta ad accettare tale idea. Ancora una volta egli è costretto ad affermare che la rivista non è mai stata una rivista di sinistra. Se ne guarda bene dal prendere delle posizioni troppo marcatamente politiche, specialmente in questo tormentato dopoguerra francese. “” Il ruolo della rivista non è quello di indicare un partito e di sostituirsi a degli impegni politici individuali “”. Egli è dell’avviso che il ruolo della rivista debba continuare ad essere quello che era stato fino a quel momento; fucina di idee e di proposizioni, un aiuto chiaro e disinteressato – a livello teorico – per quanti volessero impegnarsi a livello pratico. É per questo che già fin dal 1943 Mounier aveva criticato Gilbert Dru, durante un congresso clandestino degli “”amis d’Esprit””, tenuto a Dieulefit, avvisandolo che egli e i suoi amici potevano restare strozzati dalla gran massa dell’elettorato cattolico che era rimasto pressoché conservatore. Ciò che puntualmente si verificò in seguito con l’effimera esperienza dell’M.R.P. Il testo della “” Déclaration des Droits des Personnes et des Communautes “”, che egli aveva già in qualche modo abbozzato durante l’occupazione, e poi incluso nei numeri di dicembre 1944 e marzo, aprile e maggio 1945, servirà, in effetti, come punto di partenza per la discussione che si svilupperà in seno alla “”Commission de la Costitution”” costituita nel 1945 46. Lo stesso, tra l’altro, avverrà per la situazione italiana, in quanto il pensiero di Emmanuel Mounier, sarà introdotto nella discussione per la preparazione della nostra Carta Costituzionale da Giorgio La Pira, e troverà la sua esplicazione nell’articolo 2. Intanto, però, il grande lavoro svolto, e le sofferenze patite – la sua prima bambina, Francoise, nata nel 1938, in seguito ad una iniezione sbagliata, era entrata in coma due anni dopo e non doveva più uscirne; morirà nel 1954 – lo scuotono nel fisico. Una prima avvisaglia egli l’aveva avuta nel settembre del 1949, un attacco cardiaco. Non avendogli dato eccessivo peso, e continuando nel suo intenso lavoro, avrà un secondo attacco in febbraio e – ma ormai era troppo tardi – il terzo, l’ultimo, alle ore 2 e 30 della notte del 22 marzo 1950. Dieci giorni dopo avrebbe compiuto quarantacinque anni. Due giorni prima di morire, egli stesso aveva scritto a l’abbé Depierre: “” io vorrei con mia moglie, dare almeno un po’, e prepararmi al giorno in cui gli avvenimenti forse ci spingeranno a donare tutto “”. IL PENSIERO Uno sviluppo dello spiritualismo francese è rappresentato dal personalismo di Emmanuel Mounier, nel quale confluiscono anche ampiamente (come egli stesso ammise) temi dell’esistenzialismo teistico cristiano. Mounier fu, oltrechè filosofo, pubblicista e uomo politico: nel 1932, come abbiam detto nella sua biografia, fondò la rivista cattolica “Esprit”, che rimase (anche nel dopoguerra) termine di riferimento essenziale per i cattolici di sinistra, non solo francesi. Strenuo avversario del fascismo e vicino al Fronte popolare, durante la guerra di Spagna Mounier si schierò a favore del governo repubblicano, pur denunciando i rischi del totalitarismo comunista e le atrocità della guerra civile. Durante la seconda guerra mondiale partecipò attivamente alla resistenza, fu imprigionato dai Tedeschi per alcuni mesi e successivamente visse in clandestinità fino alla Liberazione. Oltre al “ Manifesto al servizio del personalismo ” (1936), le sue opere fondamentali sono “ Rivoluzione personalistica e comunitaria ” (1936), “ Che cos’è il personalismo? ” (1946), “ Trattato del carattere ” (1946), “ Il personalismo ” (1949). Lo sfondo storico in cui si sviluppa la riflessione filosofica di Mounier è la grande crisi economica conseguente al crollo della Borsa di Wall Street del 1929: in questa situazione di generale arretramento dell’economia, il filosofo francese si propone di indicare una “ terza forza ” , che si contrapponga sia all’individualismo liberistico sia al totalitarismo stalinista. La nuova strada viene ricercata in una filosofia che concepisca l’uomo né come semplice individuo, atomo tra altri atomi e privo di sostanziali relazioni con essi, né come momento di una totalità socio-economica che fagocita la sua specificità. L’individuo deve essere invece concepito come persona , cioè come uno “spirito” che, se da un lato, in quanto tale, è assolutamente unico e specifico, dall’altro è costituzionalmente aperto alle altre persone in una relazione che fa parte dello sviluppo e del carattere della persona stessa. I caratteri della persona sono i seguenti: in quanto spirito, essa è primariamente una realtà inoggettivabile (in ciò risulta evidente l’influenza di Marcel) che si esprime in una creatività assolutamente libera e in uno slancio verso la trascendenza, intesa sia come apertura verso Dio sia come comunione con le altre persone. Ma la persona, malgrado l’inoggettivabilità che deriva dalla sua spiritualità, non è qualcosa di astratto e di sganciato dal mondo materiale: al contrario, essa è incarnata nella realtà corporea e storica e può esplicare se stessa solamente attraverso un’attività pratica concreta. Infine (e qui ci troviamo di nuovo di fronte alla tematica della trascendenza, diretta però alla realtà sociale) il personalismo è essenzialmente comunitario , in quanto la piena realizzazione della persona si ha non nell’individuo, ma nella “persona collettiva” o “persona personale”. Quest’ultima rappresenta l’ideale cui ogni uomo deve aspirare, il “ polo profetico ” verso cui deve incessantemente tendere il “ polo politico ” rappresentato dall’azione della singola persona. La persona, dunque, non è qualcosa di dato e concluso, ma piuttosto un ideale e un compito che l’uomo deve gradualmente realizzare. Il personalismo, che in Francia aveva già trovato espressione nell’ultima fase del pensiero di Renouvier, è rappresentato anche in America (specialmente da un gruppo di pensatori che si raccolgono attorno alla rivista “The Personalist”), in Germania (come componente nel pensiero di Max Scheler e di Martin Buber), nonché in Italia, soprattutto nell’opera del piemontese Luigi Pareyson, che lo congiunge ad una spiccata ispirazione esistenzialistica. L’IMPEGNO DI MOUNIER Parlare di “Esprit” significa parlare di Emmanuel Mounier, come dire “Cahiers de la Quinzaine” vuol dire Charles Péguy e “Humanisme integrale” Jacques Maritain. Identificazioni che definiscono uno straordinario periodo della cultura e degli avvenimenti religiosi in Francia tra le due guerre, dominato, anzi ispirato, da questi intellettuali, che a costo della povertà, della prigionia e della fatica non sempre corrisposta, si sono impegnati in un ciclo creativo a favore della elevazione dei più deboli, della salvaguardia della libertà personale e della riconciliazione tra “la vera intelligenza e l’amore” intervenendo – senza confessionalismi e preclusioni – “imprimendovi il sigillo dell’Infinito”. Adesso che la lezione è appresa e condivisa sul piano culturale, l’umanità, ciononostante, continua implacabilmente con le proprie devianze, guerre, ingiustizie sociali, massificazione, edonismo. Assume, allora, un significato parlare ancora dell’avventura e insieme della speranza mounierane come direttive che pongono l’umanità al di là delle tecnologie e delle politiche verso una rivoluzione (perché di questo sempre si tratta) che ci faccia riappropriare della dignità della persona dentro una società libera, comunitaria, pluralistica? Incontrare Mounier non significa solo conoscere la sua concezione filosofica, condividere la sua passione sociale e i suoi ideali cristiani, ma penetrare in qualcosa di non comune, impalpabile, inafferrabile che però alla fine ti penetra e ti illumina. Qualcosa forse di “anacronistico” (in senso positivo) nella nostra epoca eppure di coinvolgente e fecondo, di elevato livello, di commovente; come quando incontri un amico che sa riconoscere la tua sofferenza e darle un senso, uno che ti fa passare dalla realtà al sogno (nel significato di realtà totale che Gide dà a questo termine), uno che ti riesce a convincere che dopo la notte della sofferenza viene la luce. Non ci si illuda di trovare nel suo privilegiare il senso dell’amicizia e della condivisione, un buonismo di marca fideistica confessionale o una pietà intimistica. “Sono un montanaro… di un’indole, la più incerta, la più selvaggia di gusti, tutto sommato impulsiva, e più fatta per la contemplazione distratta del cielo e della terra che per l’azione e per i dogmatismi”. “Esprit”, la rivista che nascerà nel 1932, è una creatura che esprime il suo patrimonio genetico, mostra la gestazione faticosa, il travaglio insidiato a destra e a sinistra, uno sviluppo che infiamma e che rivoluziona. Ma chi era quest’uomo del Delfinato, con alle spalle quattro nonni contadini, un’infanzia serena e meditativa, liceale timido e impegnato, una finestra all’interno percorso dall’angoscia, laurea in filosofia a Grenoble, poi l’incontro con la Sorbona nella grande città indifferente e l’avvio verso una fortunata carriera accademica? È un uomo che attorno agli anni trenta, partecipando al meglio della vita culturale parigina, sente nascersi dentro una diversa vocazione. È l’epoca dei filosofi Blondel e Bergson, poi, Marcel e Berdiaeff. “L’intellighenzia è a sinistra incontestabilmente”: con Gide, Huxley, Malraux, Bloch e altri. Tra i cattolici spicca Maritain che sempre svolgerà un ruolo ispiratore e mediatore. L’influenza di Péguy, morto una quindicina d’anni prima sul fronte della Marna, continua a ispirare Mounier come un padre spirituale. E poi ci sono Pouget, Guitton, De Rougermont, Domenach, e molti altri intellettuali, artisti, religiosi. Frattanto, la situazione storica francese è caratterizzata dall’ordine capitalistico borghese affidato alla vecchia classe che è riuscita a far uscire la nazione dalla crisi del dopoguerra e a far tacere i latenti conflitti sociali e politici, ma c’è disoccupazione, pericolo di inflazione, i giovani in fermento. In Russia si afferma la rivoluzione socialista. In Italia il fascismo è al potere. In Germania si va affermando il partito nazionalsocialista che porterà al potere Hitler. Continua la politica coloniale. Il Giappone inizia la sua espansione verso la Cina. In India Gandhi applica la resistenza passiva. Dentro a questa congerie di avvenimenti che coinvolge masse di uomini e mostra elevati livelli di tensione, quando già si profila all’orizzonte la minaccia di quella che sarà la seconda guerra mondiale, c’è una voce (un coro) in Francia che parla un linguaggio universale e profondo, che vale per i credenti e per i non credenti, per quanti sono giovani e non giovani, per quelli che vivono in solitudine e per quelli che amano ritrovarsi in gruppi di ricerca e di azione, per gli oppressi, per i disperati, per gli ammalati. Voce di uno che sa partecipare per intima vocazione alla sofferenza dell’uomo, che ha il gusto dell’eterno e “dello scandalo che sconvolge senza far rumore” che opera, anzitutto su di sé, “la purificazione interiore da cui scaturisce ogni fecondità”, uno che “testimoni l’Assoluto, porti le condanne che nessuno osa portare, proclami l’impossibile anche se non può realizzarlo”, in una costante revisione e con rigore interno al servizio dello spirito, però che “la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”. Non si tratta di sovradimensionare il carisma di Mounier quanto di valutare questo suo progetto di “restaurazione della persona nel servizio e nel dono che essa deve al mondo”, in armonia tra fede e lavoro dentro un confronto continuo e amichevole con gli altri onde ottenere un vasto consenso nel temporale: perché questa ha voluto essere sin dall’inizio la sua concreta posizione. E questo è il retroterra spirituale e culturale di Emmanuel Mounier quando – a partire dal Natale del ’29 – sente la necessità di uno strumento per intervenire nella radicale crisi della società che lo circonda. Ma, come argutamente annoterà più tardi, “a noi pianisti di venticinque anni, mancava un piano”. Frattanto ha “sacrificato” la passione musicale, ha detto addio per sempre all’Università, non ha ambizioni di carriera e di soldi e si prepara con un gruppo di amici a fondare una rivista. È convinto che non sarà “una rivista nel senso comune della parola, ma la punta e il quadrante di una attività molteplice”, un vero laboratorio di formazione e di nuove soluzioni che occupi necessariamente un ben preciso spazio da difendere con coerenza, un osservatorio disponibile per inchieste nel politico e nel sociale. Si susseguono pressoché quotidiane riunioni di lavoro tra pochi amici o gruppi più numerosi, talvolta nei piccoli caffè presso la Borsa o vicino a Saint Sulpice, in appartamenti, persino nel capannone di una fabbrica, o all’aria aperta sotto gli abeti. Ecco il manifesto che annuncia la pubblicazione di “Esprit” e il congresso di fondazione a Font-Romeu. “Come non essere in continua rivolta contro le tirannie del nostro tempo?” si chiede il gruppo: visto che la scienza è separata dalla saggezza e isterilita in preoccupazioni utilitaristiche, la filosofia mendicante dalla scienza una verità relativa, l’uomo subordinato alla macchina, una vita privata dilaniata e fuorviata, l’evidente materialismo, l’uomo sottomesso ai sistemi e alle istituzioni. Occorre salvare l’uomo ridonandogli la coscienza di ciò che egli è, ricostruirlo a partire dal primato dello spirituale; “è ora di liberare l’eroismo dall’acredine e la gioia dalla mediocrità” (Estratti dal Manifesto). Questa strategia comporta la nascita di un movimento e di gruppi in tutte le città, intorno alla rivista, perché nessuno può rimanere indifferente alle conseguenti azioni culturali e politiche. Ma “che la facciata non abbia più importanza della casa”. La rivista non è una rivista cattolica (“anche se si può essere insieme integralmente cattolici e sinceramente rivoluzionari”), è diversa da una organizzazione di partito. In particolare Mounier mai vorrebbe correre il pericolo di diventare “un produttore di carta stampata… un funzionario della rivoluzione spirituale”. “Per quanto riguarda Esprit non ho l’ambizione che si dica, neanche per i migliori di noi: “Che dinamismo!” bensì: “Che luce!”. Avremo possibilità di essere più vicini a Dio”. Per Mounier si tratta di integralità, non di integralismo. Crede nella distinzione tra spiritualità e moralità (che ricorda da vicino quell’altra tra Religione e Morale tanto cara a Ignace Lepp). Così, in un clima di euforia e di difficoltà, viene stampato nell’ottobre del ’32, a Lilla, il primo numero di “Esprit”. Le reazioni e le recensioni sono subito favorevoli, certi consensi arrivano all’entusiasmo. Si vanno definendo i temi: rottura tra il cristianesimo e il mondo borghese, rapporti col cristianesimo russo, confronto con la Troisième Force; il lavoro e l’uomo, progetto per il rinnovamento economico, la filosofia della persona, ed altri. Occorrerebbe seguire le annate della rivista, i numeri speciali, i saggi, le contemporanee opere di Emmanuel Mounier per capire la portata spirituale e culturale di questa generazione ricca di filosofi, politici, artisti, ma soprattutto di impegno civile, profondità esistenziale, purificazione cristiana senza etichette e formalità, convinzione che il cattolicesimo è incompatibile col “disordine costituito”, apertura ai non-credenti all’interno di un sistema fondato sulla persona umana. Le difficoltà economiche, le tensioni dell’impegno assunto, le ostilità di certi ambienti cattolici (interessante il Rapporto privato – 1936 – con cui Mounier difende “Esprit” davanti al pericolo di una condanna da parte del Vaticano), soprattutto la guerra, con l’invasione tedesca della Francia, la soppressione della rivista e la successiva riammissione, l’imprigionamento del direttore, le partenze, le morti di amici contrappuntano questa straordinaria avventura. Mentre “la cristianità moderna continua a preparare la sua morte” e “l’inferno matura le sue opere e aggroviglia le sue trame in una confusione dove nulla è riconoscibile. Silenzio ai confini dell’orrore”. La storia di “Esprit” coincide con la vicenda umana di Emmanuel Mounier. In un mondo duro di spirito, è riuscito a coltivare amicizie (“C’è forse proporzione tra un’opera letteraria e un gesto di amicizia?”), ha mantenuto pura e imperturbabile la fede religiosa, vivendo fino in fondo la propria avventura cristiana, ha amato, convinto che “l’amore umano insegna molte cose riguardo alle vie dell’amore di Dio”, ha scelto la povertà, ha saldato in modo esemplare vita pubblica e privata mettendosi al servizio dello spirito, ha accettato le sofferenze (“Le spiegazioni non diminuiscono il grande scandalo della sofferenza. La sua grandezza sta nella accettazione… Non ci resta altro che amare … e amare intensamente quelli che Egli spezza per amore”), le lettere alla moglie Paulette Leclercq testimoniano un rapporto fecondo sul piano umano e spirituale. Ma è soprattutto nella prova di Françoise, la sua piccola bambina malata di encefalite progressiva, che Emmanuel Mounier (lui che diceva che “i bambini hanno il cielo nei loro occhi” ma anche che “niente assomiglia di più al Cristo dell’innocenza sofferente”) manifesta il grande spessore della propria fede e la capacità di abbandono all’Assoluto, che ridona rassegnazione, colma il mistero e fa ritrovare quel che pare perduto. “… Dall’amore della nostra bambina che si trasforma dolcemente in offerta, in una tenerezza che la oltrepassa, che parte da lei, ritorna a lei, ci trasforma con lei …”. “Ciò nonostante, Françoise è la nostra corona, per un disegno misterioso. Essa dà, secondo me, un senso concreto, vicino, familiare, all’al di là: luogo nel quale ci diamo appuntamento, nel quale saremo un’altra volta padre e madre di un essere assolutamente sconosciuto, non toccato dal male”. Emmanuel Mounier morirà prematuramente d’infarto miocardico nella notte del 22 marzo 1950. Che cosa può insegnare oggi, con gli scenari che mutano e le imprevedibili scoperte biotecnologiche, l’esperienza di “Esprit”? Mounier non è arrivato sulle bacheche delle chiese e non ha il busto scultoreo nelle anticamere delle sedi di un partito ed è difficile che appaia, anche nella ricorrenza del cinquantenario della morte, sulle pagine patinate delle riviste. Uno che scrive: “Ci troviamo sospesi, tra cielo e terra, sulla corda che non si flette del cristiano; e l’equilibrio può essere mantenuto solo in alto” non può – e non vuole certo – essere l’ispiratore di un movimento politico o un filosofo in cattedra. Ma può ancora parlare alla coscienza e al cuore incoraggiandoci a continuare l’avventura cristiana. (fonte filosofico.net)”,”TEOP-353″ “MOUNIN Georges”,”Storia della linguistica dalle origini al XX secolo.”,”MOUNIN Georges”,”VARx-407″ “MOURE’ Kenneth”,”La politique du franc Poincaré (1926-1936). Perception de l’économie et contraintes politiques dans la stratégie monétaire de la France.”,”Allegati: ‘Présidents du Conseil et ministres des Finances, 1926-1936; Personnel des administrations des finances publiques et des banques centrales; La Caisse autonome d’amortissement’ Kenneth J. Mouré est Associate Professor au département d’histoire de l’université de Californie, Santa Barbara. “”Des oeuvres importantes sur la politique française et l’expérience de la Dépression en France on été publiées ensuite. Les plus marquantes sont l’analyse macroéconomique de l’économie française à laquelle s’est livré Pierre Villa (12), et l’examen minutieux par Michel Margairaz du processus par lequel les gestionnaires publics de l’économie, attachés à l’orthodoxie libérale de l’équilibre budgétaire et du minimum d’intervention de l’Etat, se sont «convertis» à une vision expansionniste qui met l’accent sur la modernisation économique et sur la croissance. Margairaz a choisi une approche à trois niveaux qui recouvre la formulation de la politique monétaire et financière, les changements intervenus au sein del l’appareil socio-administratif de l’Etat et de son personnel, et finalement les mentalités qui ont sous-tendu l’évolution de la politique, non seulement au sein du personnel technique directement concerné, mais aussi chez les hommes politiques et dans la societé au sens large (13). Des recherches nouvelles sur la crise économique en France sont également apparues dans un numéro spécial de ‘Mouvement social’, «Paradoxes française de la crise des années 1930 (14)», et dans le recueil des actes d’un colloque sur la politique monétaire de la France depusi 1926 organisé par le Comité pour l’histoire économique et financière de la France (15). Durant cette même période, notre compréhension de la crise dans la dimension mondiale a progressé de façon considérable. Barry Eichengreen à décrit le consensus nouveau qui s’et dégagé des recherches récentes sur les origines et la nature de la Dépression: les changements survenus dans la structure de l’économie pendant et après la Première Guerre mondiale avaient induit des déséquilibres et des rigidités dans la production, cependant que l’accroissement de la dépendance à l’égard des crédits internationaux et l’instabilité du système monétaire international rendaient l’économie mondiale extrêmement vulnérable à la contraction économique et financière de la fin des années 1920 (16). Barry Eichengreen souligne aussi le rôle joué par l’étalon-or [Gold Standard, ndr] qui est, selon lui, le responsable de la propagation rapide à l’ensemble de l’économie mondiale de la contraction monétaire, et a empêché les nations de prendre les mesures de politique économique nécessaires à la relance aussi longtemps que leurs monnaies sont restées reliées à l’or. Au lieu d’aggraver la dépression, les dévaluations des années 1930 constituaient, au contraire, un préalable indispensable à la reprise (17). Cette interpretation novatrice de la Dépression renforce l’importance qu’il faut accorder à une bonne compréhension de la politique monétaire de la France à l’époque du franc Poincaré, et à la fidélité des Français à l’étalon-or au long des années 1930. Loin de marquer la fin d’une ère d’instabilité monétaire, la stabilisation ‘de jure’ du franc en 1928 ouvrit une phase nouvelle de discordances internationales, caractérisée par la montée des tensions entre banques centrales et par le renforcement des pressions déflationnistes – celles-là mêmes que les experts britanniques avaient cherché à prévenir par la promotion de la coopération entre instituts d’émission et par l’adoption de l’étalon de change-or en 1922, à Gênes. Gustav Cassel, le principal avocat d’une stabilisatino des monnaies reposant sur le calcul de leurs parités en termes de pouvoir d’achat, en était venu à considérer la sous-évaluation du franc comme le facteur clé qui scella le destin de l’étalon-or. Le système aurait dû être conforté par le retour de la France à l’or, mais, en sous-évaluant le franc de quelque 11% – selon son estimation – et en drainant l’or de tout le reste du système, «la rareté gênante du métal jaune provoquée par une extraction insuffisante en fut accentuée, comme fut imposé un processus général de déflation à tous les pays de l’étalon-or, ce qui eut pour conséquence l’accroissement des difficultés de l’économie mondiale (18)». Une analyse toute récente des forces déflationnistes qui engendrèrent la Dépression va plus loin encore: les politiques monétaires successives de la France, entre 1926 et 1930, se traduisirent par des conséquences déflationnistes systémiques, qui représentèrent, en tant que telles, le plus grave des facteur à l’origine de la Dépression et de sa sevérité (19)”” [(12) Pierre Villa, “”Une analyse macroéconomique de l’économie française au XXe siècle’, Paris, CNRS Editions, 1993 (..,); (13) Michel Margairaz, ‘L’Etat, la direction des finances et l’économie en France, 1932-1952. Histoire d’une conversion’, Paris, CHEFF, 1991; (14) Sous la direction de Robert Boyer, ‘Mouvement social’, 154, jan-mars 1991. Cf. en particulier le texte d’introduction de Boyer pour une revue des travaux français récents sur la crise et ses spécificités en France; (15) CHEFF, ‘Du franc Poincaré à l’écu: Colloque tenu a Bercy les 3 et 4 décembre 1992’, Paris, CHEFF, 1993; (16) Barry Eichengreen, “”The Origins and Nature of the Great Slump Revisited””, ‘Economic History Review’, XIV, 2, mai 1992, pp. 213-239; (17) Barry Eichengreen, “”Golden Fetters: The Gold Standard and the Great Depression, 1919-1939″”, Oxford, Oxford University press, 1992. Peter Temin argumente dans le même sens dans une série de conférences publiées in ‘Lessons from the Great Depression’, Cambridge, Mass., MIT Press, 1989 et in “”Transmission of the Great Depression””, Journal of Economic Perspectives, 7, 2, 1993, pp. 87-102. L’article pionnier redéfinissant le rôle des dévaluations dans la reprise économique est dû à Barry Eichengreen et Jeffrey Sachs, “”Exchange Rates and Economic Recovery in the 1930s””, Journal of Economic History, 45, 1985, pp., 925-946; (18) Gustav Cassel, “”The Downfall of the Gold Standard””, Londres, Oxford University Press, 1936, réed. Frank Cass & Co, 1966, p. 49; (19) H. Clark Johnson, “”The Gold Deflation, France, and the Coming of the Depression, 1919-1932″”, thèse de Ph.D., Yale University, 1994] (pag 23-24-25) (introduzione)”,”FRAE-059″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme en France depuis 1945.”,”René MOURIAUX è D di ricerca al Centre d’ etude de la vie politique francaise (CEVIPOF) della FNSP. E’ specializzato in sindacalismo a cui ha consacrato una ventina di opere. Ha lavorato pure sulla sociologia del salariato.”,”MFRx-160″ “MOURIAUX René”,”La CGT.”,”MOURIAUX René è nato nel 1936, ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) (Centre d’ étude de la vie politique francaise contemporaine) specialista di questioni sindacali. “”A fianco della corrente riformista, due minoranze appaiono assai vivaci. I sindacalisti rivoluzionari continuano a difendere l’ interpretazione ortodossa della charte d’ Amiens. Dopo il congresso, Pierre Monatte pubblica in opuscolo una ‘Lettre d’un ancien à quelques jeunes syndiqués sans galons’, che mostra la superiorità della dottrina del 1906 sulla socialdemocrazia e lo stalinismo. La corrente che rappresenta si strutturerà nel 1947 intorno alla ‘Révolution prolétarienne’ con Maurice Chambelland, Fernand Charbit, Roger Hagnauer, Roger Lapeyre, C. Delsol. Un’ altra famiglia esprime in seno alla CGT una contestazione d’ estrema sinistra. I trotskisti si appoggiano sul giornale ‘Front ouvrier’, organo del Parti communiste internationaliste, e su ‘Lutte de classe’, che pubblica l’ Union communiste internationaliste. Infine, gli anarco-sindacalisti decidono di lasciare i ranghi della CGT e creano una Confederation nationale du travail (CNT) molto residuale, ma che continua a diffondere gli opuscoli di Victor Griffuelhes, Emile Pouget, Georges Yvetot.”” (pag 91)”,”MFRx-250″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme en France depuis 1945.”,”René MOURIAUX, docteur d’Etat en science politique, codirettore de ‘L’année sociale’ (Syllepse) ha lavorato dal 1966 sul sindacalismo, sulla sociologia del salariato e sulla storia delle idee politiche.”,”MFRx-312″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme dans le monde.”,”MOURIAUX René, docteur d’Etat en science politique Sindacalismo giapponese. “”Avec tous les risques de la simplification, il est permis de distinguer trois grands phases dans l’histoire du syndicalisme japonais. De l’ère du Meiji à la défaite de 1945, le syndicalisme est frêle et fréquemment réprimé. La grève commence à devenir un phénomene régulier à partir de 1895, date à laquelle sa désignation se fixe (‘sutoraiku’, phonétisation de ‘strike’). Le socialisme prend racine, avec des figures attachantes comme celle de Kotoku dont parle ‘La vie ouvrière’ (1911). Le syndicalisme est interdit en 1911 et en 1937. En 1921 se constitue la première centrale nationale, Rodo Sodomei. Les communistes d’abord dynamiques au dépens des anarcho-syndicalistes, s’épuisent rapidement dans les querelles de tendance. Ils déploient néanmoins une certaine activité dans la gauche syndicale (Hyongikai). La seconde période du syndicalisme japonais s’étend de 1946 à 1989. Elle s’ouvre par la promulgation d’une lègislation “”démocratique”” sur le relations du travail, dictée par l’autorité d’occupation (…)”” (pag 33)”,”SIND-108″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme face à la crise.”,”René Mouriaux è Direttore di ricerca al Centre d’ etude de la vie politique francaise (CEVIPOF) della FNSP. E’ specializzato in sindacalismo a cui ha consacrato una ventina di opere. Ha lavorato pure sulla sociologia del salariato. Volume donata da Davoli”,”MFRx-387″ “MOURIN Maxime”,”Histoire de l’ Allemagne des origines à nos jours.”,”I papi. “”Devenus chefs d’un puissant Etat, les papes ne sont que les plus importants des seigneurs italiens. Ils partecipent aux luttes de la péninsule, se laissent absorber par des desseins politiques et militaires, des intrigues où la corruption n’est pas rare. A cheque élection, des cardinaux se font payer leur voix par des avantages matériels, fiefs, pensions ou châteaux. Le népotisme fait de certains papes de véritables chefs de clan””. (pag 113-114) Le rivolte proletarie. “”La riforma era una rivoluzione religiosa e politica. Ma se il suo iniziatore pretendeva di limitare strettamente le conseguenze sociali, altri andavano a trarre dalle tesi luterane le conclusioni imposte dalla logica. L’ eguaglianza di tutti gli uomini proclamata dal Vangelo va ad essere lo scopo dichiarato di una profonda agitazione. La lotta contro l’ ordine stabilito, ove le ineguaglianze sono numerose e profonde, sarà immediatamente il pretesto di una recrudescenza di attività dei cavalieri briganti. Franz de Sickingen, ponendosi in difesa di Lutero, invase gli Stati dell’ arcivescovo di Treviri.”” (pag 120-121) Thomas Münzer. (pag 121-122) La pace di Westfalia del 1648, composta in realtà da due trattati firmati a Münster e Osnabrück, pose fine alla cosiddetta guerra dei trent’anni. Iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant’anni, tra la Spagna e le Province Unite; la pace fu poi completata con il Trattato dei Pirenei, del 1659, che mise fine alle ostilità tra Spagna e Francia. All’origine della guerra dei trent’anni può collocarsi il desiderio dei principi tedeschi di porre definitivamente un freno alle aspirazioni restauratrici del nuovo imperatore asburgico, aspirazioni sostenute dalla Spagna. Tra le pretese dell’imperatore vi era, infatti, quella di privare i principi tedeschi del diritto a determinare la religione dei propri regni, sancito dalla pace di Augusta nel 1555, secondo il principio del “”cuius regio, eius religio””. Con il trattato di Westfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscono tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Nasce quindi la comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi: laica ed aconfessionale, in cui assume importanza il concetto di sovranità dello stato. La pace di Westfalia fu firmata in due località separate a causa dei dissidi tra i cattolici e i protestanti, che rifiutarono di sedere alla stessa conferenza; vennero quindi scelte due località, Münster per i cattolici e Osnabrück per i protestanti. I due testi, praticamente identici, riguardarono soprattutto il Sacro Romano Impero, e sancirono la sconfitta delle ambizioni asburgiche, decretando la libertà degli stati tedeschi in materia religiosa e di politica estera; la Spagna continuò invece la guerra contro la Francia. (Wikip)”,”GERx-109″ “MOUSNIER Roland”,”Il XVI e XVII secolo. Progresso della civiltà e declino dell’ Oriente 1492-1715.”,”In particolare è uno studio dei vari aspetti della crisi che coinvolge il XVII secolo.”,”STOU-020″ “MOUSNIER Roland”,”Fureurs paysannes. Le paysans dans les revoltes du XVII siecle (France Russie Chine).”,”Roland MOUSNIER è nato a Parigi nel 1907. E’ agregé d’histoire et geographie, dottore in lettere. La sua carriera è iniziata nel 1932 nel quadro dell’insegnamento superiore. Attualmente è Prof di storia moderna alla facoltà di Lettere e scienze umane di Parigi e D del Centre de recherches de la Sorbonne sur la civilisation de l’Europe moderne.”,”FOLx-014″ “MOUSNIER Roland a cura; contributi di Karl BOSL Werner CONZE STUKE PALME Leopold GENICOT Dorothy MARSHALL Ivo SCHOFFER G.E. AYLMER F.L. CARSTEN GIUNTELLA I.J. BRUGMANS Alfred COBBAN J.A. MARAVALL e altri”,”Problemes de stratification sociale. Actes du Colloque International (1966).”,”contributi di Karl BOSL Werner CONZE STUKE PALME Leopold GENICOT Dorothy MARSHALL Ivo SCHOFFER G.E. AYLMER F.L. CARSTEN GIUNTELLA I.J. BRUGMANS Alfred COBBAN J.A. MARAVALL e altri”,”TEOS-058″ “MOUSNIER Roland”,”Parigi capitale nell’ età di Richelieu e di Mazzarino.”,”Roland MOUSNIER (1907) professore di Storia moderna nella Facoltà di Lettere della Sorbona e direttore del Centro di ricerche sulla civiltà dell’ Europa moderna, ha pubblicato numerosi studi sulla società francese ed europea dell’ ‘Ancien Regime’. In linea di principio, a Parigi non c’erano ebrei. L’ editto del 17 settembre 1394 aveva stabilito l’ espulsione in perpetuo degli ebrei dal regno di Francia e aveva loro vietato di rientrarvi sotto minaccia della pena capitale. Luigi XIII aveva rinnovato l’ editto il 23 marzo 1615.”,”FRAA-044″ “MOUSSIS Nicolas”,”Guida alle politiche dell’Unione Europea 2000.”,”Ncolas Moussis è consigliere presso la Direzione Generale della poltica d’impresa della Commissione europea, pre la quale ha esercitato, fin dal 1968, diverse funzioni che lo hanno messo in contatto diretto con i molti aspetti della costruzione europea.”,”EURE-054-FL” “MOUTHON Alexandre”,”Géopolitique d’Oman. Les choix d’une pétromonarchie discrète.”,”Il regime sembra stabile, pacifico, con buone relazioni diplomatiche, ma si manifestano alcuni segnali di debolezza, problemi interni ed esterni. Lo stato dispone di una importante posizione geostrategica in Medio Oriente e rientra nell’interesse delle potenze che lo circondano, è un tema discusso nelle ambasciate, nei ministeri, nei consigli di amministrazione. L’autore cita all’inizio del suo studio il lavoro di Pierre Razoux ‘Oman: future pièce maîtresse de la stratégie américaine dans le Golfe et l’Océan Indien’, Ministère de la Défense, 2015. Ma c’è anche un interesse e un’influenza francese. La Francia è il terzo fornitore d’armi del Sultanato. Oman è ben armato e ha una cooperazione militare con la Francia, attraverso l’operazione multinazionale ‘Enduring Freedom’. Dal punto di vista economic c’è una politica tesa a rafforzare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e gas), aumentando la capacità di raffinazione e stoccaggio e la rete di oleodotti e gasdotti. Nel corso degli anni si assiste ad un aumenta della presenza della popolazione sul litorale e c’è una tendenza alla diversificazione economica, turismo, finanza (petrodollari). Il regime finanzia e promuove uno stato sociale omanese, una politica di redistribuzione del prodotto nazionale interno, la rendita, una crescita del sistema educativo (istruzione media superiore, università). Punto debole del regime l’elite al potere (la monarchia assoluta) e la guerra di succssione, la società tribale, le contraddizioni sociali tra clan e generazioni, il nepotismo ecc. Sultanato di Oman. Importanza strategica dello stretto di Ormuz. Popolazione concentrata sulla costa nord intorno alla città principale, la capitale Muscat. E dove c’è la minuscola penisola di Musandam che consente al sultanato di controllare lo stretto di Ormuz da cui passa il 35% del petrolio mondiale. Lo staterello subisce l’influenza dei vicini Iran e Arabia Saudita e delle grandi potenze Cina e USA (che ha tre basi nel paese). Il Sultanato è stato un protettorato inglese per lungo tempo. L’economia dipende molto dalle entrate petrolifere (estrazione petrolio gas e attività di raffinazione ) ed è in corso una politica di incremento di questo settore. Lo sviluppo del settore energetico nuove strade, oleodotti, porti. E’ in corso una politica di sviluppo del settore turistico e finanziario. La popolazione è di circa 5 milioni ma la metà è il risultato di immigrazioni di manodopera e rifugiati dallo Yemen. Ci sono problemi interni per il rischio che si apra una lotta di successione al sovrano. Il paese è impegnato in mediazioni diplomatiche ma è anche una via di passaggio degli aiuti iraniani ai ribelli in Yemen e aumentano le forze militari saudite schierate alle frontiera Yemen–Oman (l’esercito dell’Oman è un quarto di quello saudita). Dal punto di vista religioso la religione prevalente è il terzo rampo dell’Islam, dopo i sunniti e gli sciiti: ibadismo. (Les dessous des cartes (8.4.2019))”,”VIOx-224″ “MOUTIER Marie, a cura”,”Lettere dei soldati della Wehrmacht.”,”Sembrerebbe che per una buona parte questi soldati rimangano fanatizzati fino all’ultimo… “”… Adesso però riesco a riconoscere con esattezza da come fischiano le pallottole, se cadanno qui vicino oppure lontano. È una cosa che s’impara più in fretta di quanto non si creda. E avendo ormai un po’ di esperienza, non sarà più qualche sparo a spaventarmi. Bisogna comunque avere la certezza di essere abbastanza coperti. Altrimenti le cose vanno male. Ma trovandoci su fronti sicuri, possiamo scavare con calma delle tane sicure. È strano pensare che la terra sia il posto in cui l’uomo si sente più sicuro. (…)”” (pag 305) (lettera di un soldato ‘sano nel corpo e nella mete’ del 20 agosto 1944, a est)”,”QMIS-376″ “MOYNAHAN Brian”,”The Claws of the Bear. A History of the Soviet Armed Forces from 1917 to the Present.”,”Dallo zarismo alla guerra civile fino allo stalinismo, la guerra con la Germania, Operazione Barbarossa, 2° GM, cortina di ferro, Krusciov e la bomba atomica, invasioni URSS in Est EU, Ungheria, DDR, Cecoslovacchia, Polonia, Afghanistan, forza attuale esercito sovietico fino a GORBACIOV.”,”RUST-017″ “MOYNAHAN Brian”,”Il secolo russo. 1894-1994. Ritratto di una nazione.”,”MOYNAHAN è stato per vent’anni corrispendente del Sunday Times dai paesi dell’ Europa orientale e dall’ ex Unione Sovietica. Specializzatosi in storia alla Cambridge University è esperto in questioni storiche russe. VLASOV e i suoi compagni impiccati alla Lubjanka il 1° agosto 1946. Il generale è impiccato assieme ad altre 11 persone. Questa è l’ unica fotografia (assieme ad altre, voluta espressamente da STALIN) che si conosca di un’ impiccagione avvenuta alla Lubianka e proviene dal dossier su Vlasov del KGB. Migliaia di collaborazionisti furono rimpatriati in URSS dopo la guerra e fucilati. Soltanto Vlasov, ex eroe dell’ accerchiamento di Kiev del 1941 e della battaglia di Mosca, suscitò l’ interesse di STALIN. (pag 227)”,”RUSx-094″ “MOYNAHAN Brian”,”Comrades 1917 – Russia in Revolution.”,”Author’s Note, Personalities and Parties, Epilogue, Bibliography, Maps, photographs, Principal Personalities and Parties with Some Contemporary Descriptions, Index,”,”RIRB-031-FL” “MOYON Richard”,”Barta.”,”‘Nel 1956, alcuni ex militanti dell’ UC crearono il gruppo Voix Ouvriere, divenuto Lutte Ouvriere nel 1968. Ma se Lutte Ouvriere si richiama alla tradizione dell’ UC, Barta, tra l’ altro nella sua ‘Mise au point’ dell’ agosto 1972, dichiarava di non riconoscersi’. (pag 41)”,”TROS-083″ “MOZZILLO Atanasio”,”Il cafone conteso.”,”Atanasio Mozzillo è nato a Napoli nel 1930. Ha insegnato Storia contemporanea nella Facoltà di lettere dell’Università di Salerno. È stato membro del consiglio direttivo dell’Istituto per la Storia del Mezzogiorno. Ha pubblicato per le edizioni di Comunità: ‘Viaggiatori stranieri nel Sud’, nel 1973 per le Edizioni Scientifiche Italiane, ‘Cronache dalla Calabria in guerra, 1806-1810’.”,”ITAS-001-FSD” “MSTISLAVSKII Sergei”,”Five Days Which Transformed Russia.”,”MSTISLAVSKII Sergei, primo comandante militare della rivoluzione del febbraio 1917 a leader dei socialisti rivoluzionari di sinistra (SRs)”,”RIRx-172″ “MUACCHETTI Massimo”,”Il baco del Corriere.”,”MACCHETTI Massimo, studi in filosofia, ha iniziato l’attività in campo giornalistico sul quotidiano ‘Bresciaoggi’, una cooperativa in cui è stato uno degli amministratori. Poi è passato a ‘Mondo economico’ (Sole 24 Ore). Dal 1986 al 2003 ha lavorato a ‘L’Espresso’ dove è stato vicedirettore. Oggi è vicedirettore ad personam del ‘Corriere della Sera’. Per Feltrinelli ha scritto ‘Licenziare i padroni?’ (2003).”,”EDIx-116″ “MUCCI Massimo”,”La Risiera di San Sabba. Un’architettura per la memoria.”,”Massimo Mucci (1972) è studioso dell’architettura triestina del ‘900 e in particolare della figura di Romano Boico.”,”ITAR-003-FSD” “MUCI Virgjil”,”Fiabe albanesi.”,”La fiaba degli imbecilli. (pag 9-10) “”Invece il ragazzo disse tra sé: “”Ora i miei sono sani e salvi, perché^ vedo che in questo mondo c’è chi è ancora più imbecille di loro”” (pag 10)”,”VARx-247″ “MUELLER Joseph N.”,”Guadalcanal 1942. La riscossa dei marines.”,”Per gli americani, la conquista importante della battaglia fu la stessa isola di Guadalcanal sulla quale sarebbe stata creata una della maggiori basi navali e aeree avanzate nella regione.”,”QMIS-056″ “MUELLER M.G. a cura, saggi di BRONFEMBRENNER Martin FRIEDMAN Milton HAGEN Everett E. HANSEN Alvin H. HICKS J.R. MAYER Thomas RITTER Lawrence S. SAMUELSON Paul A. SMITH Warren L. TOBIN James”,”Problemi di macroeconomia. Moneta – Interesse – Reddito. Volume I.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-113-FL” “MUELLER M.G. a cura, saggi di LUBELL Harold DUESENBERRY James S. FARRELL M.J. WHITE William W. KNOX A. D. TOBIN James PATINKIN Don PHILLIPS A. W.”,”Problemi di macroeconomia. Consumi – Investimenti – Salari. Volume II.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-114-FL” “MUELLER M.G. a cura, saggi di SAMUELSON Paul A. HANSEN Alvin H. DOMAR Evsey D. HARROD R.F. KALDOR Nicholas MIRRLEES James A. SOLOW Robert M. FRIEDMAN Milton LERNER Abba P. MEADE J. E.”,”Problemi di macroeconomia. Ciclo – Sviluppo – Politica economica. Volume III.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-115-FL” “MUGHINI Giampiero a cura; scritti di Riccardo LOMBARDI Rodolfo MORANDI Pietro NENNI Italo CALVINO Carlo CASSOLA Leon WUDSKI Franco FORTINI Tommaso CHIARETTI Tullio VECCHIETTI Luigi LOCORATOLO Lelio BASSO Luciano DELLA-MEA Antonio GIOLITTI Roberto GUIDUCCI Luciano BIANCIARDI Raniero PANZIERI Giulio PRETI Emilio AGAZZI Alessandro PIZZORNO Luciano CAFAGNA Lucio LIBERTINI Franco MOMIGLIANO Vittorio FOA Francesco DE-MARTINO Giacomo MANCINI Gianni SCALIA”,”Il revisionismo socialista. Antologia di testi, 1955-1962.”,”Scritti di Riccardo LOMBARDI Rodolfo MORANDI Pietro NENNI Italo CALVINO Carlo CASSOLA Leon WUDSKI Franco FORTINI Tommaso CHIARETTI Tullio VECCHIETTI Luigi LOCORATOLO Lelio BASSO Luciano DELLA-MEA Antonio GIOLITTI Roberto GUIDUCCI Luciano BIANCIARDI Raniero PANZIERI Giulio PRETI Emilio AGAZZI Alessandro PIZZORNO Luciano CAFAGNA Lucio LIBERTINI Franco MOMIGLIANO Vittorio FOA Francesco DE-MARTINO Giacomo MANCINI Gianni SCALIA”,”ITAC-109″ “MUGHINI Giampiero”,”Il grande disordine. I nostri indimenticabili anni Sessanta.”,”Giampiero Mughini, giornalista e scrittore è nato il 16 aprile 1941 a Catania, vive a Roma e trae il suo pane dai giornali. Ama la Juventus. Opinionista e personaggio televisivo.”,”ITAC-020-FL” “MUGNAI Massimo”,”Il mondo rovesciato. Contraddizione e ‘valore’ in Marx.”,”L’A si è laureato in filos all’Univ di Firenze e si è occupato soprattutto di LEIBNIZ.”,”MADS-138″ “MUGNAI Massimo a cura; antologia di testi di Gottfried Wilhelm LEIBNIZ”,”Leibniz e la logica simbolica.”,”MUGNAI Massimo”,”SCIx-339″ “MUGNAI Massimo”,”A proposito di ‘Marx e gli economisti classici’: note per la ricostruzione del ‘programma scientifico’ marxiano.”,”‘Metodo genetico’ di Marx. “”Fra i termini medi cui Ricardo – secondo Marx – non avrebbe prestato sufficiente attenzione, un ruolo di primo piano è svolto senz’altro dalla categoria del ‘plusvalore’. Uno dei principali rimproveri che Marx rivolge a Ricardo è infatti quello di non aver distinto con chiarezza le due nozioni di ‘plusvalore’ e di ‘profitto’, venendo a perdere così la possibilità di mettere in evidenza il nesso che collega tra loro ‘valori’ e ‘prezzi’. «Sviluppare» la teoria del valore significa per Marx, in primo luogo, delineare con precisione la differenza tra ‘plusvalore’ e ‘profitto'”” (pag 137); “”Dalla superficie alla connessione intima e da quest’ultima alla superficie l’esterno – il metodo scientifico come lo interpreta Marx si compone dunque di due parti essenziali che si integrano l’una con l’altra e che Marx assimila rispettivamente al ‘metodo dell’analisi’ e al ‘metodo genetico’. Gli economisti classici, e quindi, lo stesso Ricardo, hanno mancato – da un punto di vista esclusivamente metodologico – in quanto, come si è visto, affidandosi esclusivamente all’analisi, hanno trascurato lo ‘sviluppo genetico delle categorie e dei concetti all’interno della teoria. Ma oltre a non sviluppare in maniera genetica la teoria, gli economisti classici hanno – sempre secondo Marx – un ulteriore difetto: concepiscono la «’forma fondamentale del capitale’, la produzione basata sulla appropriazione di lavoro altrui, non come forma ‘storica’, ma come forma ‘naturale’ delle produzione sociale» (29). Tale difetto si connette propriamente alla posizione di classe degli economisti classici, e indica che l’economia politica «in quanto è borghese … può rimanere scienza soltanto finché la lotta delle classi rimane latente» (30). È, infatti la lotta tra le classi a fare emergere, se non proprio la coscienza, almeno il sospetto della transitorietà del modello capitalistico, ed è per questo che, allorquando dopo il 1830 la lotta di classe si intensificò sulla scena inglese ed europea, «per la scena economica borghese … suonò la campana a morte. Ora non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o no, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dell’apologetica» (31). Da questo momento in poi, l’economia che Marx definirà «volgare» avrà modo di diffondersi e svilupparsi: nel cosciente tentativo di evitare pericolose conclusioni cui condurrebbe un rigoroso atteggiamento scientifico, essa cercherà di ‘lasciare irrelate’ le due sfere dell’apparenza e dell’essenza. ‘Evitando la considerazione di quest’ultima, essa insisterà esclusivamente’ «sull’apparenza contro la legge che regola l’apparenza stessa» (32)”” (pag 143-144) [(29) Tsp, III, p. 536; (30) C., I, pp. 38-39; (31) C., I, p. 40; (32) C., I, p. 345] [Massimo Mugnai, ‘A proposito di ‘Marx e gli economisti classici’: note per la ricostruzione del ‘programma scientifico’ marxiano’, (in) ‘Critica marxista’, Roma, n. 4, luglio-agosto 1983]”,”MADS-008-FGB” “MUGNAI Massimo”,”Il ‘mondo capovolto’. Il metodo scientifico nel ‘Capitale’ di Marx.”,”Fondata sulla distinzione fra ‘apparenza’ ed ‘essenza’, la concezione del metodo scientifico che guida Marx nella stesura del Capitale dipende da Hegel. Essa prescrive di raggiungere l’essenza nascosta dietro le apparenze di superficie, se si vuole ottenere una spiegazione dei fenomeni. Per Marx i fenomeni superficiali dell’ economia capitalistica sono i prezzi di produzione, mentre il valore delle merci, espresso in tempo di lavoro, costituisce l’essenza. Il libro documenta nei dettagli il debito di Marx nei confronti di Hegel facendo emergere il carattere ‘metafisico’ della sua concezione del metodo scientifico, della teoria del valore e di altri aspetti del suo pensiero. Prefazione 7 I. Metafore 35 II. Questioni di metodo 57 III. Il processo lavorativo e l’origine del plusvalore 85 IV. Plusvalore e profitto; valori e prezzi. Il problema della ‘trasformazione’ 111 V. Sfruttamento ed etica 135 Conclusioni 159 “”Marx è consapevole del fatto che i capitalisti scelgono sul mercato in base ai prezzi, disinteressandosi dei valori e sa bene che, di regola, i prezzi divergono dai valori: «Il fatto che le merci vengano vendute o non vengano vendute ai loro valori, quindi la determinazione del valore presa di per sé, non ha importanza alcuna per il singolo capitalista. Tale determinazione dei valori à a priori qualche cosa che si svolge dietro le sue spalle in forza di rapporti che non dipendono da lui, poiché non sono i valori, ma i prezzi di produzione divergenti dai valori, che costituiscono in ogni sfera di produzione i prezzi medi regolatori» (19). La divaricazione tra valori e prezzi, sulla quale si concentrò fin dall’inizio l’attenzione dei critici del ‘Capitale’, anziché costituire un problema, è per Marx ‘una conferma’ della corretta applicazione del metodo hegeliano: raggiunta l’essenza (i valori), i fenomeni di superficie (i prezzi) dovranno ‘contraddire’ ciò che si trova a livello dell’essenza. I valori sono il meccanismo nascosto che regola le apparenze di superficie. Il fenomeno ‘superficiale’ della concorrenza non mostra la determinazione del valore che in realtà gestisce le grandezze economiche sul mercato: «Ma quello che la concorrenza non mostra è la determinazione del valore, da cui dipende il movimento della produzione; ossia i valori che si nascondono dietro i prezzi di produzione e li determinano in ultima istanza» (20). Senza spingersi oltre le ‘apparenze, senza raggiungere l’ ‘essenza’ che sta dietro di esse, si rimane invischiati in un mondo falso, nel quale ciò che appare è l’esatto contrario di quanto accade nel meccanismo reale (…)”” (pag 122-123) [Massimo Mugnai, Il ‘mondo capovolto’. Il metodo scientifico nel ‘Capitale’ di Marx’, Edizioni della Normale, Pisa, 2021] [(19) Marx, Il Capitale, III, p. 990; (20) Ibid., p. 255]”,”MADS-802″ “MUGNAINI Marco a cura; scritti di Ennio DI-NOLFO Nicola DEL-CORNO Rocco D’ALFONSO Marco MUGNAINI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Daniele PASQUINUCCI Paolo PIERACCINI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Luigi Vittorio FERRARIS Diana DE-VIGILI Matteo Luigi NAPOLITANO Elena CALDIROLA”,”Stato, Chiesa e relazioni internazionali.”,”Scritti di Ennio DI-NOLFO Nicola DEL-CORNO Rocco D’ALFONSO Marco MUGNAINI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Daniele PASQUINUCCI Paolo PIERACCINI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Luigi Vittorio FERRARIS Diana DE-VIGILI Matteo Luigi NAPOLITANO Elena CALDIROLA Massimo MUGNAINI è docente di storia delle relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze politiche di Pavia, e professore incaricato di storia dei rapporti tra Stato e Chiesa presso la stessa facoltà. Ha studiato la politica estera dell’ Italia e della Spagna e i rapporti tra Europa e America Latina. Ha scritto pure ‘Le Spagne degli italiani. La “”penisola pentagonale”” tra politica internazionale e storiografia”” (2002). “”La prospettiva ideale rimaneva quella unitaria, che poteva anche prendere forme attraverso un’ unione doganale franco-tedesca; ma “”L’ Osservatore”” concludeva la sua analisi auspicando con lungimiranza che la Saar, fonte in quel momento di divisione tra i due paesi, potesse divenire un fattore di unione e di comprensione reciproca. Dopo quanto abbiamo detto, non stupiscono le parole di giubilo a commento del piano presentato da Robert Schuman nel maggio del 1950. Subito, a commento dell’ “”annuncio sensazionale”” – così veniva definito -, il quotidiano sottolineava con soddisfazione il fatto che fosse stata proprio la Francia a elaborare un progetto unitario di così grande portata. Si ricordava altresì (pure con il ricorso a quanto scritto da altri organi d’ informazione) che sommando i dati relativi alla produzione carbo-siderurgica della Francia e della Germania si sarebbe creato, nel cuore del vecchio continente, un “”gigante”” economico e produttivo destinato inevitabilmente a modificare gli equilibri della guerra fredda e ad aprire nuove prospettive per un ruolo più autonomo dell’ Europa sullo scenario internazionale””. (pag 186)”,”RELC-171″ “MÜHLHAUSEN Walter”,”Friedrich Ebert. Sozialdemokrat und Staatsmann.”,”MÜHLHAUSEN è dal 2008 amministratore della Reichspräsident-Friedrich-Ebert-Gedenkstatte in Heidelberg.”,”MGEK-091″ “MUHLSTEIN Anka”,”James de Rothschild. L’ uomo che creò dal nulla una dinastia di banchieri.”,”MUHLSTEIN Anka è nata a Parigi. Si è laureata alla Sorbona e ha lavorato in editoria. Vive e lavora a New York. Ha pubblicato altri volumi. Ha consultato gli archivi segreti dei Rothschild essendo una delle ultime esponenti della famiglia. “”Fu in quel periodo che Nathan organizzò una rete di corrieri privati destinata a imporsi su ogni altra. In un primo tempo questi corrieri operarono solamente fra Dover e Calais, poi il sistema attuò un colelgamento stabile fra Londra e Parigi, Vienna e Francoforte. Per varcare la Manica, spesso bloccata dalle intemperie, assunse dei capitani di particolare audacia vietandogli di imbarcare passeggeri e inducendoli ad assumersi gravi rischi sotto lo stimolo di generose prebende. Pertanto avveniva spesso che, a passare il mare, fossero soltanto “”i Rothschild””. Ma anche in terraferma i corrieri di famiglia si acquistarono la più larga e lusinghiera reputazione. In pieno inverno i loro messi impiegavano sei giorni da Parigi a Vienna, mentre la valigia postale, il corriere-espresso di quei tempi, che aveva la precedenza assoluta a tutte le stazioni di posta, ne metteva dieci. Di conseguenza i Rothschild venivano ragguagliati in anticipo su chicchessia, ministri inclusi, e sapevano spartire con la dovuta oculatezza le notizie che gli giungevano con tanta tempestività. Talleyrand, un po’ seccato, doveva suo malgrado constatare che Rothschild informava di ogni cosa il governo inglese dieci o perfino dodici ore prima che i dispacci arrivasero all’ambasciatore francese a Londra.”” (pag 43) “”Nel 1814, alla vigilia della prima restaurazione, (James) decide di consolidare la sua posizione a Parigi facendo registrare la propria banca presso il tribunale di commercio. Fino a quel momento aveva agito quale semplice rappresentante della ditta di Francoforte. Com’è logico attendersi, l’iscrizione non compromette in minima misura l’accordo interno di famiglia che salda in tutt’uno le banche di Londra, Parigi e Francoforte; contribuisce tuttavia ad allargare le operazioni finanziarie condotte da James nella capitale francese, agevolando i suoi rapporti con i funzionari del Tesoro e coi ricevitori generali. I clamorosi sovvertimenti che segnano l’avvento della prima restaurazione e dei Cento Giorni non sembrano aver esercitato ripercussioin di sorta sullo svolgimento delle sue attività. Diversi saranno invece i riflessi della giornata di Waterloo: ad onta della leggenda che vorrebbe il contrario, non si tradurrà iperbolici guadagni per i Rothschild. Ragguagliato a Londra in anticipo su ogni altro, Nathan informerà per tempo il ministero scansando speculazioni personali, ma in compenso Waterloo segnerà per James l’avvio di una stagione particolarmente redditizia. Dopotutto il governo francese era tenuto a una certa gratitudine nei riguardi di questi Rothschild, che avevano finanziato il ritorno del re.”” (pag 45-46-47)”,”BIOx-116″ “MUHLSTEIN Anka”,”Napoleone a Mosca.”,”MUHLSTEIN A. storica e scrittirce, biografa, ha pubblicato una biografia sulla regina Vittoria e Maria Stuarda.”,”FRAN-091″ “MÜHSAM Erich”,”-La Republique des conseils de Baviere. Munich du 7 novembre 1918 au 13 avri 1919. -La societé libérée de l’ Etat.”,”La prima opera è dedicata alla memoria di Gustav LANDAUER, valoroso combattente e martire della Rivoluzione e a tutti gli eroi del proletariato di Monaco. MÜHSAM è l’ archetipo del militante anarchico tedesco. Giornalista e scrittore, realizza praticamente da solo la rivista ‘Kain’ in cui denuncia il militarismo. Partecipa allo sciopero del gennaio 1918, poi al Consiglio di Baviera. Viene condannato a 15 anni di carcere e amnistiato nel 1924. Diventa membro attivo del Soccorso Rosso, pubblica dal 1926 al 1931 ‘Fanal’ organo dell’ Anarchistische Vereinigung’. Amico di LANDAUER ma anche di Rudolf ROCKER e di NETTLAU, fu uno dei più violenti accusatori del nazismo. Sarà arrestato nella notte dell’ incendio del Reichstag.”,”MGEK-034″ “MUIR Rory”,”Tactics and the Experience of Battle in the Age of Napoleon.”,”Abilità del comando nella ritirata ‘combattente’. “”Due contrastanti esempi presi dalla battaglia di Austerlitz mostrano l’importanza della leadership fornita dai comandanti subordinati. La forza dell’esercito austriaco posta sotto il comando del Generale Kienmayer e dell’esercito russo posta sotto il comando del generale Dokhturov, facente parte della colonna meridionale alleata, fecero un’abile ritirata da Tellnitz, retrocedendo ma combattendo in buon ordine dalla gelida posizione di Satschan Pond verso Neudorf. Persero un po’ della loro artiglieria, equipaggiamenti e prigionieri ed ebbero feriti dal fuoco francese, ma rimasero una rispettabile forza armata. La parte più grande della forza alleata sotto il Generale Buxhowden fu meno fortunata”” (pag 243)”,”FRAN-076-FSL” “MUKAROVSKY Jan”,”La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali. Semiologia e sociologia dell’arte.”,”Jan Mukarovsky, nato nel 1891, è stato membro tra i più attivi del Circolo linguistico di Praga. Dal 1929 ha insegnato a vario titolo estetica, prima nell’Università d Bratislava, poi in quella di Praga. Da quarant’anni è stato un protagonista della vita culturale ceca. La sua opera principale è raccolta nei ‘Capitoli di poetica ceca’ e negli ‘Studi di estetica’. Einaudi ha tradotto i saggi più significativi nel volume ‘Il significato dell’estetica’ (1973). Funzione estetica e realtà “”Vediamo che la funzione estetica è in certo senso il contrappeso di tutte le altre, di cui specialmente quella pratica è direttamente necessaria al mantenimento della vita quotidiana. Aggiungiamo che la funzione estetica è il necessario contrappeso anche di quest’ultima funzione. Abbiamo già citato l’opinione di un filosofo sul fatto che l’atteggiamento pratico, se è lasciato a se stesso, impoverisce, materializza e semplifica il rapoprto dell’uomo con la realtà. Anche la stessa vita pratica, la stessa lotta esistenziale dell’uomo con la realtà che lo circonda soffrirebbe alla fine di questo impoverimento. Se l’uomo deve affrontare sempre d nuovo la lotto con la realtà è necessario che le si accosti da sempre nuovi punti di vista, che ne scopra sempre nuovi aspetti e possibilità. Una assoluta limitazione all’atteggiamento pratico condurrebbe invece con tutta evidenza all’automatizzazione totale, l’attenzione si concentrerebbe su aspetti già acquisiti e sfruttati. Soltanto la funzione estetica è in grado di conservare all’uomo nei confronti dell’universo la posizione di uno straniero che visita paesi sempre nuovi, con un’attenzione non logora e tesa, che prende sempre di nuovo coscienza di sé proiettandosi nella realtà circostante e della realtà circostante misurandola su se stesso”” (pag 141-142)”,”TEOS-363″ “MUKERJEE Radhakamal”,”Storia e cultura dell’ India.”,”Il Buddhismo creatore dell’ unità asiatica. (Importanza delle strade carovaniere dell’ Asia centrale) “”La civiltà indiana, nata lungo le grandi vie di comunicazione dell’ Asia centrale e della Cina e le strade del Purvasagara (mare orientale) provocò quell’ unificazione dell’ Asia che durò molti secoli.”” (pag 199)”,”INDx-069″ “MUKHOPADHYAY Chandidas CHARAN-PAL Kamakshya”,”Main Currents of Social and Political Thought in India.”,”MUKHOPADHYAY Chandidas CHARAN-PAL Kamakshya sono professori universitari il primo insegna scienza politica il secondo filosofia. “”Vivekananda pensa che ogni nazione abbia un destino da compiere. Il destino dell’ India è di spiritualizzare l’ umanità. La missione dell’ India è di diffondere la cultura spirituale e civilizzare l’ umanità. Le nazioni occidentali sono assetate. Quella sete può essere saziata dalla spiritualità indiana. Dice Swamiji: “”Sia che tu creda o no nella spiritualità, per la vita nazionale, devi tenere in conto la spiritualità””. L’ India crescerà, non con la potenza della carne, ma con la potenza dello spirito””. (pag 67)”,”INDx-082″ “MULAS Andrea a cura; saggi di Linda BIMBI Ken COATES Armando CORDOVA Leandro DESPOUY Alberto FILIPPI Carlo GUELFI Raniero LA-VALLE Antonio LETTIERI Luiz Inácio Lula da SILVA Ettore MASINA Elena PACIOTTI Luigi PESTALOZZA François RIGAUX Salvatore SENESE José Antonio VIERA-GALLO”,”Lelio Basso. Il pensiero dei padri costituenti.”,”saggi di Linda BIMBI Ken COATES Armando CORDOVA Leandro DESPOUY Alberto FILIPPI Carlo GUELFI Raniero LA-VALLE Antonio LETTIERI Luiz Inácio Lula da SILVA Ettore MASINA Elena PACIOTTI Luigi PESTALOZZA François RIGAUX Salvatore SENESE José Antonio VIERA-GALLO Basso direttore della rivista ‘Problemi del socialismo’ (pag 167-182) “”La partecipazione di Basso nella vita politica italiana, la sua militanza partitica e la funzione parlamentare, furono contraddistinte da questa concezione della realtà sociale nazionale e dalla coerente interpretazione delle continue trasformazioni che in essa avvenivano nel corso dell’evoluzione storica. Penso che questo articolato e dinamico criterio sia stato contrastato dalle visioni più pragmatiche dei suoi compagni. In questo, probabilmente, è individuabile il fatto che – come segnalò il suo amico Ernesto Balducci – il suo destino sia stato quello di “”finire sempre in minoranza e non certo per mancanza di abilità””. Il secondo apporto della Luxemburg in relazione al concetto di totalità concreta riguarda la natura stessa del processo di accumulazione capitalista. Come è noto, il modello elaborato da Marx ne ‘Il Capitale’, espressione della sua visione della essenza strutturale e dinamica del modo di produzione capitalista puro, doveva necessariamente essere di carattere “”astratto””, in quanto si limitava a presentare le relazioni essenziali, lasciando da parte qualsiasi altro elemento circostanziale; “”omogeneo””, perché doveva supporre una totalità sociale integrata dalle due classi sociali consustanziali alla sua struttura economica: capitalisti e operai; e “”chiuso””, in quanto non teneva conto delle relazioni economiche internazionali che si consideravano inserite come elemento endogeno del modello. Rimaneva così escluso a priori tutto il mondo non capitalista al quale si faceva riferimento solo quando si alludeva al suo ruolo come fonte importante della accumulazione originaria. Rosa Luxemburg, il cui obiettivo non era studiare l’essenza astratta del capitalismo, ma l’analisi della sua concreta evoluzione e rilevanza storica, aprì il modello chiuso di Marx per introdurre i settori non capitalisti subordinati al capitale dai vincoli che lei considerò assolutamente necessari per la marcia del processo di accumulazione. (…)”” (Armando Cordova, Lelio Basso, “”ardente passione”” e “”fredda lungimiranza””) (pag 57-58)”,”MITS-421″ “MULLALLY Frederic”,”Fascism Inside England.”,”MULLALLY Frederic”,”UKIx-114″ “MULLEN Robert W.”,”Blacks in America’s Wars. The Shift in Attitudes from the Revolutionary War to Vietnam.”,”Robert W. Mullen è professore di comunicazioni alla Northern Kentucky University. Ha ricevuto il B.S. e M.S. degrees dalla Emerson College e il suo Ph.D. dalla Ohio State University.”,”USAQ-108″ “MÜLLER Ludwig a cura; saggi di MÜLLER Ludwig e Werner PETSCHICK Günther BLUM Erwin EBELING Gert HAUTSCH Fritz KLINDER Heinz SCHÄFER Heinz LUKRAWKA Lothar SCHÜßLER Heinz RÖPKE Andreas ACHENBACH Ulrike SCHRÖTER Wolfgang BARTELS Uli SCHNABEL Hans VOSSEN Mathias DOHMEN”,”Der Streik der Stahlarbeiter. Berichte, Meinungen, Erfahrungen.”,”Saggi di MÜLLER Ludwig e Werner PETSCHICK Günther BLUM Erwin EBELING Gert HAUTSCH Fritz KLINDER Heinz SCHÄFER Heinz LUKRAWKA Lothar SCHÜßLER Heinz RÖPKE Andreas ACHENBACH Ulrike SCHRÖTER Wolfgang BARTELS Uli SCHNABEL Hans VOSSEN Mathias DOHMEN. La lotta per la settimana di 35 ore (pag 27).”,”MGES-014″ “MÜLLER Hermann”,”Karl Marx und die Gewerkschaften.”,”MÜLLER Hermann”,”MADS-618″ “MÜLLER Hermann”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaften bis zum Jahre 1878.”,”MÜLLER Hermann”,”MGEx-225″ “MÜLLER Hermann SCHEIDEMANN Philipp e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands abgehalten in Kassel vom 10. bis 16 Oktober 1920.”,”‘Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands abgehalten in Kassel vom 10. bis 16 Oktober 1920’.”,”MGEK-115″ “MULLER Ivan”,”De la guerre. Le discours de la Deuxième Internationale, 1889-1914.”,” “”Nous avons choisi de citer cette intervention [Victor Adler, ‘Compte rendu de la Réunion du BSI des 29 et 30 juillet 1914’, pp. 252-253] presque en totalité parce qu’elle représente non seulement un constat dramatique mais lucide de la situation politique autrichienne, mais également et surtout elle représente un résumé extrêmement précis du désarroi et de l’état d’esprit de l’ensemble du mouvement socialiste international. Le premier élément concerne l’impossibilité pour le parti socialiste de mobiliser le peuple et les travailleurs imprégnés par l’idéologie et la propagande nationaliste; c’est un aveu d’impuissance mais aussi un constat d’échec pour toute la politique internationaliste du socialisme. Contrairement à ce que laisse entendre la résolution finale votée par le B.S.I., le prolétariat n’est animé ni d’une volonté internationaliste ni par l’esprit de solidarité si cher aux socialistes. Les travailleurs en juillet 1914, du mois dans leur très grande majorité, sont au contraire nationalistes et patriotes (1). Le second élément précieux que nous fournit cette déclaration concerne la stratégie réelle des partis socialistes membres de l’Internationale. Que dit, en effet, Victor Adler, “”nous voulons sauver le parti””. Cette brève proposition résume à elle seule ce que sera l’attitude de tous les partis socio-démocrates des différents pays qui entreront en guerre. Tous se rallieront à leur gouvernement et tous renonceront à s’opposer à la guerre pour ne pas briser le parti contre l’immense vague enthousiaste du nationalisme. L’immense majorité des socio-démocrates a choisi par conséquent de sauvegarder l’organisation nationale aux dépens de la Deuxième Internationale; cette dernière ne représentait plus, en août 1914, une institution réelle, capable de s’adapter et de survivre à l’éclatement d’un conflit mondial. Ce dramatique échec du socialisme international, tout comme d’ailleurs l’éclatement de la crise mondiale, surprend non seulement l’opinion en général, mais les socialistes eux-mêmes; chez ces derniers il fera d’ailleurs pratiquement l’effet d’une bombe; en fait, le rideau se déchire et laisse apparaître aux yeux des membres de l’Internationale une réalité sociale et politique dont ils n’avaient, semble-t-il, jamais réellement mesuré la teneur. Pourtant, l’ensemble de nos analyses tend à démontrer que cette issue était inscrite dans l’histoire de la Deuxième Internationale dès l’origine”” (pag 142-144) [(1) Lorsque Victor Adler parle du prolétariat autrichien, impatient de voir se réunir le Congrès international, il ne fait que réintroduire la confusion entre le prolétariat producteur et le prolétariat organisé, c’est-à-dire les membres du parti, confusion qui permet d’attribuer à l’ensemble de la classe ouvrière, une attitude qui n’est, en fait, que celle des militants socialistes”,”INTS-047″ “MÜLLER Klaus-Jürgen”,”La résistance allemande au régime nazi. L’historiographie en république fédérale.”,”[‘L’historiographie de la République démocratique allemande (pour ne la citer ici que brièvement) a évolué de façon symétriquement inverse: elle donnait le rôle moteur au Parti communiste allemand (KPD) et le plaçait au centre de l’observation; et elle soutenait fortement le caractère de masse de la résistence antifasciste. Les forces de résistance social-démocrates et chrétiennes-humanistes n’apparaissaient qu’au second plan. En revanche, les forces national-conservatrices à l’origine du 20 juillet 1944 furent rabaissés au rang «d’impérialistes-militaristes». Ce n’est que dans les années 1960 que le groupe mené par Stauffenberg fut réhabilité et compté au nombre des forces du Front antifasciste. Comme en RFA, l’histoire de la résistance antifasciste en RDA détient une fonction de légitimation et ‘s’inscrit elle aussi dans une tradition: la lutte révolutionnaire de la classe ouvrière sous la houlette du Parti communiste”” (pag 94-95);(…) “”Ce déplacement des perspectives de recherches, des motivations vers les objectifs politiques et sociaux, entraîna une démythification, sans nul doute nécessaire, en réaction à la tendance précédente de faire de la résistance un monument d’héroïsme. Il ne s’agissait cependant nullement (le rejet de la critique anglo-saxonne le prouve bien) de dénigrer la résistance, mais plutôt de replacer dans un contexte et d’apprécier à sa juste valeur un phénomène historique bien plus complexe que ne l’avait suggéré l’image monolithique donnée jusqu’alors par l’historiographie (1). Cette évolution fut confirmée par la suite. En effet, pendant cette période, la recherche s’est tourné avec une remarquable ouverture intellectuelle vers le groupes de la résistance radicaux de gauche qui étaient passés inaperçus aussi bien en République fédérale qu’en République démocratique, car ils ne correspondaient pas aux valeurs socio-politiques des deux Etats allemand. L’Orchestre rouge, jusqu’alors consideré en RFA seulement comme un organisme d’espionnage soviétique et par conséquent exclu du champ de résistance allemand, était à présent jugé plus sérieusement au plan de son essence intellectuelle, des ses objectifs politiques (2). Certains groupes autrefois opposés au Parti communiste ou au Parti socialdémocrate furent eux aussi pris pour la première fois en considération et étudiés en détail (3)’ (pag 96-97)] [(1) Voir aussi Klaus-Jürgen Müller, “”Die deutsche Militäropposition gegen Hitler. Zum Problem ihrer Interpretation und Analyse””, in ‘Armee, Politik und Gesellschaft in Deutschland 1933-1945’, Paderborn, Schöningh, 1979, p. 103; (2) Heinz Höhne, ‘Kennwort Direktor. Die Geschichte der Roten Kapelle’, Francfort, Fischer, 1970; Egmont Zechlin, «Erinnerungen an Arvid und Milfred Harnack», ‘Geschichte in Wissenschaft un Unterricht’, Vandenhoek und Rupprecht, 1982, p. 395-404; (3) Kurt Kliem, Der sozialistische Widerstand gegen das Dritte Reich, dargestellt an der Gruppe «Neu Beginnen», Diss. Phil., Marburg, Univ. Marburg, 1957; Hanno Drechsler, ‘Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands (SAPD), Meisenheimk, Hain, 1965; Werner Link, ‘Die Geschichte des Internationalen Jugendbundes (IJB) und der Internationalen Sozialistischen Kampfbundes (ISK), Meisenheim, Hain, 1964] Altro libro sulla resistenza tedesca: Der vergessene Widerstand: zu Realgeschichte und Wahrnehmung des Kampfes gegen die NS-Diktatur Johannes Tuchel Wallstein Verlag, 2005 – 279 pagine”,”GERR-043″ “MÜLLER Klaus-Jürgen”,”The army, politics and society in Germany, 1933-45. Studies in the army’s relation to Nazism.”,”Dr Klaus-Jürgen Müller è Professore di Storia moderna all’Universität der Bundeswehr e all’University of Hamburg “”After 1938 the representatives of the military command gradually ceded even classic military functions to other authorities, for example in more or less voluntarily accepting limitation of their executive power in the occupied territories, which passed largely into the hands of the party an the SS (51). In armaments, events followed a similar pattern: there were occasions when military, civilian and party authorities coexisted in chaos, and times when they were in competition with one another. This was not merely an inevitable development of modern warfare. Although it may have been typical of Nazi rule, it was also an indication that the military elite had resigned its claim to overall leadership. The fact that the functional military elite was essentially replaceable was ultimately demonstrated within its own professional sphere in 1944 when the Reichsführer SS was promoted to commander-in-chief of the home army and later for a time even to commander-in chief of army groups, and when the new ‘people’s infantry divisions’, the army reserve and the military secret service were placed under his command (52). In a way this was a belated victory for the ‘political, revolutionary warrior’, who had not had a chance after 1918. Because of the collapse of Hitler’s Reich the phenomenon was only temporary. Within the framework of German military history the process we have outlined whereby what had once been a ‘political’ elite was transformed into a merely ‘functional’ elite can be termed ‘revolutionary’ in the sense that it brought about a fundamental break with historical tradition. In the Third Reich the Prusso-German officer corps became for the first time a purely executive agent of the state under political control”” (pag 40-41)”,”GERQ-094″ “MÜLLER-DOOHM Stefan”,”Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale.”,”MÜLLER-DOOHM insegna sociologia all’ Università di Oldenburg. E’ autore di pubblicazioni sulla ‘Scuola di Francoforte’ e sull’ opera di ADORNO. “”Anche se presto avrebbe visto di persona i collaboratori fissi dell’ Institute of Social Research, non mancò di criticare aspramente nelle sue lettere gli scritti più recenti di Leo Löwenthal, Herbert Marcuse ed Erich Fromm. Mentre nei confronti di Horkheimer, tuttavia, si serviva di espressioni pur sempre diplomatiche per illustrare le proprie obiezioni, nelle lettere a Benjamin esplodeva letteralmente, senza alcun tatto come nelle sue prese di posizione nei confronti di Kracauer, scrivendo che quei “”seguaci”” costituivano un “”vero e proprio pericolo. Ma quanto sia difficile difendersi proprio da quelli che ti imitano, lo so fin troppo bene da (Dolf) Sternberger e (Peter von) Haselberg.”” (pag 309)”,”TEOS-103″ “MÜLLER-DOOHM Stefan”,”Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale.”,”Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno nasce a Francoforte sul Meno l’11/09/1903. Nel 1910 frequenta a Francoforte la scuola elementare Deutschherren e partecipa a lezioni di catechismo. Nel 1913 passa al ginnasio Kaiser Wilhelm di Francoforte-Sachsenhausen. Nel 1921-24 compie studi di filosofia, psicologia, sociologia e musicologia a Francoforte sul Meno. Segue i corsi di Hans Cornelius (filosofia), Gottfried Salomon-Delatour e Franz Oppenheimer (sociologia). Nel 1922 a un seminario Adorno fa la conoscenza di Max Horkheimer. Inizio carteggio e amicizia con Walter Benjamin nel 1923. Nel febbraio 1931 Adorno riceve l’abilitazione alla libera docenza nella disciplina ‘filosofia’ all’Università di Francoforte. All’inizio del 1942 Horkheimer e Adorno cominciano a lavorare alla scrittura del libro che intitoleranno Dialettica dell’illuminismo. Muore il 06/08/1969 durante una vacanza a Zermatt per infarto. Stefan Müller-Doohm insegna sociologia all’Università di Oldenburg. É autore di numerose pubblicazioni sulla Scuola di Francoforte e, in particolare, sull’opera di Adorno. Scrivere storia significa conferire alle date la loro fisionomia. Walter Benjamin”,”FILx-044-FL” “MÜLLER-HILL Benno”,”I filosofi e l’essere vivente.”,”Benno Müller-Hill, nato nel 1933, studiò chimica a Friburgo e a Monaco di Baviera, laurendosi nel 1963 in scienze naturali. Dal 1963 al 1968 lavorò come ‘postdoctoral fellow’ all’Indiana University e alla Harvard University. Dal 1968 è professore di genetica all’Università di Colonia. Ha pubblicato vari articoli in “”Nature””, nel “”Proceedings of the National Academy of Sciences”” e nel “”Journal of Molecular Biology”” insieme con il premio Nobel Walter Gilbert, isolò il primo repressore. Lucio Luzzatto, che ha scritto la presentazione dell’edizione italiana; lavora attualmente all’Università di Londra. Ematologo, è stato direttore dell’Istituto internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) di Napoli. Contiene: Cap. 8. Engels e la storia della natura vivente Cap. 9. Dal materialismo storico di Engels al lamarckismo di Lysenko L’autore cita un lavoro di H.J. Muller: ‘Lenins Doctrines in Relation to Genetics’ apparso in URSS nel 1934, sembra sia stato ristampato in Occidente (p. 114) “”Engels si interessò anche alle scienze della natura del suo tempo. Egli sospettava che nella natura operassero leggi simili a quelle attive nella storia umana. Le tre leggi di cui credeva di trovare confermata la validità anche nella natura erano: 1) la legge della conversione della quantità in qualità; 2) la legge della compenetrazione degli opposti; e 3) la legge della negazione della negazione; pur non essendo state chiamate leggi da Hegel, esse erano però descritte nella sua ‘Scienza della logica’. Engels raccolse esempi dell’operare di queste leggi in natura. Egli voleva intitolare il suo libro ‘Dialektik (in) der Natur’ (Dialettica della, o nella natura), ma non lo scrisse mai completamente. La ‘Dialettica della natura’, come la conosciamo oggi (per esempio nella forma del volume XX dei Marx/Engels, ‘Werke’), è costituita da abbozzi, aforismi e appunti stesi negli anni fra il 1873 e il 1883. Engels incluse una parte di questi materiali nei primi capitoli del libro ‘Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft’ (Il rovesciamento della scienza del Signor Eugen Dühring), meglio noto come ‘Antidühring’. In questo scritto, apparso dapprima a puntate in «Vorwärts», nel 1877, Engels attaccò un antisemita di nome Dühring (10) (…). Engels non era laureato in scienze, e tanto meno era un professore universitario. Ma anche Darwin e Mendel erano scienziati che svolgevano in forma privata le loro ricerche e non professori. Engels conosceva la chimica e la biologia del suo tempo (sulle sue osservazioni di fisica non posso giudicare). Il suo libro, ovvero lo scheletro del suo libro, è ben fondato, manifesta sicurezza di giudizio e stile fresco e vivace, se non ci attendiamo da lui che anticipi con chiaroveggenza la biologia del futuro. Engels condivideva il sapere e il non sapere, ossia anche gli errori, dei suoi contemporanei meglio informati. Non dobbiamo mai dimenticare che le conoscenze biologiche del suo tempo (1888) erano l’1,5 per cento di quelle attuali, se supponiamo, con de Solla Price, che le conoscenze scientifiche si raddoppino ogni 15 anni. In che modo Engels vedeva la storia del vivente? Dal suo carteggio con Marx risulta che aveva comprato e letto il libro di Darwin ‘The Origin of Species by Means of Natural Selection or the Preservation of Favoured Races in the Struggle of Life’ (L’origine delle specie) subito dopo la sua pubblicazione (24 novembre 1859). L’11 dicembre dello stesso anno, meno di tre settimane dopo, Engels scrisse a Marx (‘Opere’, vol. XL, ‘Lettere 1856-1859’, p. 551): «Il Darwin, che sto appunto leggendo, è proprio stupendo. Per un certo aspetto, la teleologia non era ancora sgominata, e lo si è fatto ora. E poi non è stato ancora mai fatto un tentativo così grandioso per dimostrare uno sviluppo storico della natura, o almeno non così felicemente. Naturalmente bisogna passar sopra al goffo metodo inglese» (11). Marx non si era particolarmente affrettato a leggere il libro di Darwin. Un anno dopo (il 19 dicembre) egli scrisse per inciso in una lettera a Engels (‘Opere’, vol. XLI, ‘Lettere 1860-1864’, p. 145): «Ecco qui il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere»”” [Benno Müller-Hill, ‘I filosofi e l’essere vivente’, Milano, 1984] [(10) «…l’unica risposta adeguata alla questione ebraica (può) consistere solo nel far scomparire l’intero tipo in questione» (Dühring, 1901, p. 113); (11) Il giudizio di Mendel era simile. In margine alla copia dell’edizione tedesca della ‘Variation of Animals and Plants under Domestication’ (Das Varieren der Tiere und Pflanzen im Zustande der Domistikation’, Stuttgart, 1868, p. 497) di Darwin conservata nel monastero, Mendel annotò: «…abbandonarsi a un’impressione senza riflettere» (cit. in Richter, 1941, p. 111)] (pag 116-117) Influenza di Malthus su Darwin “”Che cosa aveva in sé di tanto importante lo «stupendo» libro di Darwin? Io penso soprattutto due cose: 1. Darwin aveva raccolto un materiale enorme, da cui discendeva la conclusione inevitabile che gli esseri viventi contemporanei si erano sviluppati da poche forme anteriori, più semplici. Darwin lasciò aperto il problema se gli esseri viventi si fossero sviluppati da una o più origini distinte. Oggi sappiamo che ci fu una sola origine, giacché tutti gli esseri viventi utilizzano lo stesso codice genetico, per la cui forma non è riconoscibile alcuna necessità stringente. 2. Darwin aveva nominato un meccanismo che rendeva possibile tale storia: la «selezione naturale». Molti tra i figli degli organismi superiori muoiono ‘prima’ di raggiungere l’età della riproduzione; quelli che sono meglio adattati alle richieste di un ambiente ostile e mutevole sopravvivono invece sino alla maturità sessuale, si riproducono e trasmettono i loro caratteri favorevoli alla discendenza. Darwin descrisse questa scoperta nella sua ‘Autobiografia’ (1967, p. 63):«Nell’ottobre 1838, vale a dire quindici mesi dopo che avevo iniziato la mia ricerca sistematica, mi capitò di leggere per svago l’opera di Malthus ‘Sulla popolazione’, e siccome la lunga consuetudine ad osservare i costumi degli animali e delle piante m’aveva ben preparato a valutare adeguatamente la lotta per l’esistenza, che non sosta mai e in nessun luogo, sorse in me improvvisa l’idea che in simili circostanze le variazioni favorevoli sarebbero state tendenzialmente conservate e quelle sfavorevoli distrutte. Risultato di ciò doveva essere la formazione di nuove specie. Ecco come alla fine ebbi a disposizione un’ipotesi di lavoro». Nell”Essay on the Principle of Population’ (Saggio sul principio di popolazione; del 1798 è la prima edizione, cui seguirono molte ristampe) Malthus si era posto la domanda del perché la popolazione di un determinato paese aveva in un periodo determinato una determinata grandezza e non fosse invece più o meno estesa. E aveva risposto che una popolazione cresce sempre al massimo delle sue possibilità. Solo la morte per fame poneva dei limiti a una popolazione, poiché il numero delle nascite non poteva essere regolato artificialmente. Engels congetturò giustamente che Malthus avesse esercitato un’influenza su Darwin (1978, p. 51): «Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava, che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del ‘regno animale’. Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano, può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie…». Engels aveva forse in mente una lettera che Marx gli aveva scritto un decennio prima, nel 1862 (18 giugno; ‘Opere’, vol. XLI, ‘Lettere 1860-1864’, p. 279): «Mi diverto con Darwin, al quale ho dato di nuovo un’occhiata, quando dice d’applicare la «teoria del Malthus» ‘anche’ alle piante e agli animali, come se il succo del signor Malthus non consistesse proprio nel fatto che essa ‘non’ viene applicata alle piante e agli animali, ma invece – con geometrica progressione – soltanto agli uomini, in contrasto con le piante e gli animali. E’ notevole il fatto che, nelle bestie e nelle piante, Darwin riconosce la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura di nuovi mercati, «le invenzioni» e la malthusiana «lotta per l’esistenza». E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes, e fa ricordare Hegel nella «Fenomenologia», dove raffigura la società borghese quale «regno animale ideale», mentre in Darwin il regno animale è raffigurato quale società borghese». In seguito, per esempio, in un saggio intitolato ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’ (‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’), Engels utilizzò le metafore darwiniane senza ironia (1970, p. 103): «Il campo del lavoro divenne un campo di battaglia… Tra i singoli capitalisti, così come tra intere industrie e interi paesi, il problema della loro esistenza viene deciso dalle condizioni più o meno favorevoli della produzione, che possono essere naturali o artificiali. Chi soccombe viene eliminato senza nessun riguardo. E’ la lotta darwiniana per l’esistenza dell’individuo, trasportata, con accresciuto furore, dalla natura alla società. Il punto di vista dell’animale nella natura appare come l’apice dell’umano sviluppo. La contraddizione tra produzione sociale e appropriazione capitalistica si presenta ora come ‘antagonismo tra l’organizzazione della produzione nella singola fabbrica e l’anarchia della produzione nel complesso della società’». Marx sospettava che leggi simili determinassero la storia dell’uomo e degli organismi viventi. Egli non svolse peraltro mai esplicitamente questo concetto, ma vi accennò solo, per esempio nel 1867 nel volume I del ‘Capitale’ (1967, pp. 382-383): ‘Le caste e le corporazioni derivano dalla stessa legge di natura che regola la divisione delle piante e degli animali in specie e sottospecie, solo che ad un certo grado di sviluppo l’ereditarietà delle caste o l’esclusività delle corporazioni viene decretata come legge della società. Quali sono dunque le leggi naturali che devono operare ugualmente nella storia degli organismi viventi e nella storia dell’uomo? Esse sono le tre leggi fondamentali della dialettica tratte dalla ‘Scienza della logica’ hegeliana: 1) conversione della quantità in qualità; 2) compenetrazione degli opposti; e 3) negazione della negazione”” [Benno Müller-Hill, ‘I filosofi e l’essere vivente’, Milano, 1984] (pag 117-118) Bucharin (1931) ‘Science at the Crossroads’, sulla storia e sui compiti delle scienze nel capitalismo e nel socialismo (pag 131) Hegel non credeva nell’evoluzione della vita (pag 99) Arons (SPD) e le carte lasciate da Engels sulla ‘Dialettica della natura’ (pag 129-130) Engels, rispecchiamento e riflesso (pag 179-180)”,”MAES-172″ “MÜLLER-HILL Benno”,”Engels e la storia della natura vivente – Dal materialismo storico di Engels al lamarckismo di Lysenko. (Estratto da ‘I filosofi e l’essere vivente’)”,”L’autore cita il libro di H.J. Muller, ‘Lenins Doctrines in Relation to Genetics’ apparso in URSS nel 1934. (pag 114)”,”MAES-175″ “MÜLLER-HILL Benno”,”I filosofi e l’essere vivente.”,”Benno Müller-Hill, nato nel 1933, studiò chimica a Friburgo e a Monaco di Baviera, laurendosi nel 1963 in scienze naturali. Dal 1963 al 1968 lavorò come ‘postdoctoral fellow’ all’Indiana University e alla Harvard University. Dal 1968 è professore di genetica all’Università di Colonia. Ha pubblicato vari articoli in “”Nature””, nel “”Proceedings of the National Academy of Sciences”” e nel “”Journal of Molecular Biology”” insieme con il premio Nobel Walter Gilbert, isolò il primo repressore. Lucio Luzzatto, che ha scritto la presentazione dell’edizione italiana; lavora attualmente all’Università di Londra. Ematologo, è stato direttore dell’Istituto internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) di Napoli. Contiene: 13. Rispecchiamento e riflesso: il cammino della scoperta del vivente (pag 200-215) Engels a nnota (1978, p. 216; MEW, vol. XX, pp. 573, 582 e 583): “”La dialettica del cervello è solo un riflesso (‘Widerschein) delle forme di movimento del mondo reale, della natura così come della storia… Le idee tratte tutte dall’esperienza, immagini speculari (‘Spiegelbilder’) – giuste o deformate – della realtà… Già il giusto rispecchiamento (‘Widerspiegelung’) della natura è estremamente difficile, prodotto di una lunga storia dell’esperienza… Nelle società i rispecchiametni sono ancor più difficili”” (pag 179)”,”TEOC-006-FC” “MÜLLER-JENTSCH Walther JACOBI Otto SCHMIDT Eberhard KESSLER Rainer MERNIZKA Loke DREHER Siegfried WEICK Edgar”,”Sindacati e classe operaia.”,”””Lo sviluppo politico ed economico dagli anni Trenta in poi ci insegna due cose: 1. La società capitalistica può continuare a sussistere soltanto se si assicura il necessario consenso delle masse con la piena occupazione. 2. Il meccanismo di mercato non può con le sue sole forze raggiungere questo scopo. Si rende quindi necessario l’ intervento politico-economico dello stato. Queste due teorie si trovano negli scritti dell’ economista inglese J.M. Keynes. Lo scopo dei suoi studi è quello di trovare un modo di eliminare le forti oscillazioni del ciclo congiunturale, che passa dalla fase di pieno sviluppo a quella di recessione dopo un periodo di tempo più o meno regolare””. (O. Jacobi, pag 94).”,”MGES-010″ “MULLIGAN William”,”Le origini della Prima guerra mondiale.”,”””Una delle conseguenze della crisi bosniaca fu la sempre più diffusa avversione per la Germania, che perdurò fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Anche se era stata l’Austria-Ungheria ad annettere la provincia bosniaca, l’opinione pubblica russa riteneva che Vienna fosse strettamente dipendente da Berlino. L’atteggiamento antitedesco si manifestava in diversi modi: i panslavisti delineavano lo scontro in maniera simile a quella dei pangermanisti, ovvero una lotta tra due razze, e in quest’ottica la fedeltà politica era determinata dalla razza, non dai confini territoriali dello stato. Sin dagli anni Settanta del XIX secolo le guerre commerciali avevano guastato le relazioni tra i due paesi; alla fine del 1909 due uomini d’affari moscoviti, Rianbusinski e Konovalov, fondarono l'”” Utro Rossii””, che adottò una linea di dura contrapposizione agli interessi tedeschi. Gli ottobristi, i progressisti e i cadetti misero regolarmente in guardia Nicola II dai pericoli di un riavvicinamento alla Germania. Sostenevano che quest’ultima volesse semplicemente scindere l’intesa della Russia con la Gran Bretagna e la sua alleanza con la Francia, come mezzo per rendere l’impero zarista dipendente dalla Germania. Per questi gruppi era inoltre una coincidenza fortunata che i loro obiettivi in politica interna potessero essere rafforzati da un’alleanza con le due potenze liberali dell’Occidente. La crisi Liman von Sanders del 1913-1914, il primo confronto diretto tra Russia e Germania nell’impero ottomano, fu seguita nella primavera del 1914 da campagne di stampa ostili in entrambi i paesi. I conservatori russi giudicavano la Germania in maniera più favorevole. Tra costoro vi erano ex-ministri, come Peter Durnovo e Sergei Witte, e il principe V.P. Meshcheresky, direttore di un giornale di destra. Essi ritenevano che la Russia e la Germania avessero in comune interessi ideologici e di politica estera, che le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna, stavano cercando di sconvolgere.”” (pag 205-206)”,”QMIP-198″ “MUMFORD Lewis”,”Il mito della macchina.”,”Intelligenza uomo, congetture disciplinate, deduzioni e analogie, pietre ossa cervello e mente, luce coscienza, libera creatività, specializzazione, lingue, costruttori, tecnica, uomini primitivi, organizzazione sociale, macchina, tecnologia, invenzioni, Leonardo.”,”SCIx-038″ “MUMFORD Lewis”,”Storia dell’ utopia.”,”MUMFORD (1895-1990) sociologo e urbanista americano, ha insegnato all’Univ di Harvard e Yale e in quelle di Princeton e del North Carolina. Nel 1923, insieme a B. MacKAYE fondò la ‘Regional Planning Association of America’ e nel 1933, con H. WRIGHT e A. MEIER, lo ‘Housing Study Guild’. Tra le sue opere tradotte in IT: – Architettura e cultura in America dalla guerra civile all’ultima frontiera. MARSILIO. 1977 – La condizione dell’ uomo. BOMPIANI. 1977 – La città nella storia. BOMPIANI. 1981″,”SOCU-004″ “MUMFORD Lewis”,”Il mito della macchina.”,”Contiene: – I presentimenti di Leonardo da Vinci (pag 392-). Leonardo inventore ed ingegnere. Come Ruggero Bacone, aveva anche lui previsto che: andranno li omini e non si moveranno, parleranno con chi non si trova, sentiranno chi non parla. Ma in un’altra fantasia, scritta in forma di lettera, egli evocava l’immagine di un mostro orrendo che attacca e distrugge l’umanità…. (rispettivamente: l’auto, il telefono, la radio o grammofono, la bomba atomica) (pag 392) finire”,”VARx-108-FV” “MUMFORD Lewis”,”Storia dell’utopia.”,”””Un mappamondo che non includa Utopia non merita neppure uno sguardo..”” (in apertura) Capitolo 11: Le unilaterali utopie di parte. (Critica a Marx e a Lenin. Il socialismo utopistico di Owen è rimasto inefficace, come inefficace è rimasto il socialismo realistico di Marx…) (pag 160) “”E’ possibile che il mondo sia anche un campo di battaglia e un apparto di sfruttamento, è tutto questo, ma anche molto di più; ma ogni tentativo di trattare la questione in maniera globale eliminando tutti gli elementi che qualificano il problema, è destinato a scontrarsi con la dura realtà delle cose; e se la natura di queste cose è sostanzialmente antitetica la stessa riforma è destinata a fallire. Dire questo significa sottolineare ciò che è ovvio. Se fosse necessaria un’ulteriore accentuazione, sarebbe necessaria solo per confrontare le dottrine di Marx, come furono esposte da Lenin all’inizio della Rivoluzione Russa, con le dottrine di Lenin come furono temperate dall’esperienza e dalle circostanze qualche anno più tardi”” (pag 163)”,”SOCU-001-FGB” “MUN Thomas, a cura di Guglielmo FORGES DAVANZATI”,”Il tesoro dell’Inghilterra. Ovvero: La bilancia del commercio è l’indicatore della nostra ricchezza.”,”Guglielmo FORGES DAVANZATI è dottorando di ricerca in Economia politica (Univ. di Napoli) ‘England’s Treasure Forraign Trade’ di Thomas Mun è considerato “”classico del mercantilismo inglese””.”,”UKIE-045″ “MUNAFO’ Gaetano”,”Conoscere Pirandello. Introduzione e guida allo studio dell’ opera pirandelliana. Storia e antologia della critica.”,”La stroncatura di Croce: confuso e inconcludente filosofare. “”Piace segnatamente in tempi di generale discesa del livello mentale e critico, come sono quelli seguiti all’ eretismo e alla distruzioni della guerra, nei quali, per tal ragione, si è potuto credere che il Pirandello, – che non ha mai in vita sua elaborato una proposizione filosofica, e che la sola volta che cercò di svolgere metodicamente un problema (nel libro sull’ umorismo) provò questa sua incapacità -, sia penetrato nel mistero della vita e ne abbia dato o escogitato la soluzione o una serie progressiva di soluzioni (…)””. (pag 242)”,”VARx-151″ “MUNAFO’ Gaetano”,”Quasimodo poeta del nostro tempo. Introduzione e guida allo studio dell’opera di Salvatore Quasimodo. Storia e antologia della critica.”,”I nuclei centrali della sua poesia sono: 1. sentimento di esilio; 2. religione; 3. l’impegno civile”,”VARx-117-FV” “MUNGO Salvatore”,”Prima Lux. Liriche.”,”LETTERATURA POESIA SUD”,”VARx-003-FB” “MUNIS G. introduzione”,”Fomento obrero revolucionario per un secondo manifesto comunista.”,”””il principale scritto di Munis che fu dirigente della IV Internazionale in Spagna nel 1936″””,”ITAC-021″ “MUNIS G.”,”Revolucion y Contrarrevolucion en Rusia. Vol.1. Obras Completas.”,”Nel finale del capitoletto ‘Biografia’ si dice che MUNIS (1911-1989) è venuto in Italia e ha avuto ampie e profonde discussioni con Onorato DAMEN, dirigente del gruppo Battaglia Comunista, e che tra i due nacque simpatia e rispetto. Le tesi del FOR furono diffuse in Italia dal giornale Azione Comunista. A Milano apparvero due suoi testi teorici importanti: Los sindicatos contra la revolucion (1960) e ‘Pro Segundo Manifiesto Comunista’ (1961). (pag 18). Tra le varie biblioteche e archivi che hanno collaborato all’ opera si citano per l’ Italia il Centro Studi Pietro Tresso (Foligno), la Fondazione Feltrinelli (Milano), l’ Istituto Studi Storici Gaetano Salvemini (Torino). (pag 11) MUNIS prese parte alla guerra civile spagnola, fu costretto all’ esilio in Messico. Qui stabilì stretti rapporti con TROTSKY. Internazionalista durante la seconda guerra mondiale, fu coerente nella sua passione per il comunismo nel dopoguerra.”,”RUSU-140″ “MUNIS G. (Manuel Fernandez Grandizo) FERNANDEZ RODRIGUEZ Jaime, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Rectificaciones a / rectificatifs aux Cahiers Leon Trotsky n° 3.”,”Nel mese di giugno del 1991 il Centro Studi Pietro Tresso ha acquisito la maggior parte dei libri del veterano trotskista spangnolo Eduardo Mauricio Ortiz (1902-1986), oltre a collezioni di periodi e documenti vari. Questi materiali comprendevano un esemplare della prima edizione del libro di G. Munis, Jalones de derrota, promesa de victoria. Espana 1930-39, Editorial Lucha Obrera, Mexico, 1948. C’era una che un documento datato Parigi, aprile 1982, in lingua spagnola e nella traduzione francese realizzato verosimilmente dallo stesso Mauricio. Era una rettifica da inviare alla rivista Cahiers Leon Trotsky. (pag 2)”,”TROS-124″ “MUNIS Grandizo, CANNON James P.”,”Defense Policy in the Minneapolis Trial. 1. A Criticism (by Grandizo Munis). 2. An Answer (by James P. Cannon).”,”‘Marxismo e guerra’. “”Il compagno Munis cita con acuta disapprovazione la seguente risposta data a una questione ipotetica concernente il nostro atteggiamento in caso di una eventuale entrata in guerra degli Stati Uniti (ciò avvenne prima della dichiarazione di guerra): “”Una decisione è stata presa, ed è accettata dalla maggioranza del popolo, di entrare in guerra. I nostri compagni devono conformarsi a questo””””. (pag 46) ‘Marxismo e sabotaggio’. “”(…) noi neghiamo nettamente ogni accusa in questo campo. Non – col permesso di Munis – per mancanza di “”valor””, ma perché, come marxisti, non crediamo nel sabotaggio, terrorismo, o ogni altro stratagemma che sostituisce l’ azione degli individui o di piccoli gruppi all’ azione delle masse. Non ci possono essere due posizioni su questa questione. Le autorità marxiste sono totalmente su una posizione – contro il sabotaggio come mezzo indipendente di lotta rivoluzionaria. Questa “”arma”” appartiene all’ arsenale dell’ anarchismo””. (pag 55)”,”TROS-154″ “MUNIS G.”,”Teoría y prática de la lucha de clases. Pro segundo Manifiesto Comunista. Obras Completas Tomo II.”,”””Gli obiettivi dello stalinismo sono: il capitalismo di Stato, la sua dittatura politico-militare e la subordinazione al blocco russo nell’ ordine internazionale. Se tuttavia una parte della classe operaia vota i suoi candidati non è per fiducia in loro, ma per atavismo risultante da mancanza di fiducia anteriore nel domani. Comunque sia, la natura di un partito deve giudicarsi per le sue finalità, per le quali arriva al potere, forma concreta dei suoi interessi come corpo organico. Così valutato, lo stalinismo si pone inconfondibilmente come una reazionaria tendenza capitalistica in concorrenza con quella di vecchio tipo e non incompatibile con quest’ ultima se a causa della concorrenza stessa.”” (pag 137, testo inedito del 1959)”,”MSPx-040″ “MUNIS G.”,”Jalones de derrota promesa de victoria. Critica y teoría de la revolución española, 1930-1939. Obras completas, Tomo IV.”,”””Evidentemente, tale partito era incapace di salvare la rivoluzione. Nella sua vita quotidiana andava comportandosi esattamente come prima, quando Andres Nin era ministro della Generalidad. Le sue relazioni e attività erano quelle di un partito collaborante. (…) Il POUM non uscì dalla passività che le imponeva il suo atteggiamento collaborazionista. Si limitò a fare un reclamo di fronte a Caballero, e come questo si disinteressò del problema, La Batalla, lungi dall’ attaccare il governo Caballero, cercava un riparo nel suo presidente. Quando venne sospesa per la prima volta La Batalla, a fine di marzo, il suo direttore fece pubblicare su ‘Solidaridad Obrera’ una nota di sottomissione alla reazionaria decisione governativa. Naturalmente il POUM voleva resistere. Ma non osava farlo senza la protezione della CNT e di Largo CABALLERO.”” (pag 301-302)”,”MSPx-042″ “(MUNIS G.) GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El Socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”””La SWP ha sempre considerato la difesa dell’ URSS molto unilateralmente, esagerando fino alla inamissibile contraddizione tra l’ Unione Sovietica come un tutto, burocrazia inclusa, e il mondo capitalistico. Da qui sbandò ad una difesa quasi esclusivamente militare, omettendo l’ aspetto della lotta contro lo stalinismo, e a una stima totalmente falsa dell’ obiettivo rivoluzionario dello stalinismo e della pianificazione industriale””. (pag 58) “”La realtà è chiara e diametralmente opposta. La penetrazione dell’ esercito di Stalin in Europa Orientale è un pericolo per la rivoluzione tanto grande come lo fu l’ occupazione di Hitler e come lo è in Europa occidentale la presenza degli eserciti yankee-britannico.”” (pag 61)”,”TROS-159″ “MUNIS G.”,”Parti-Etat. Stalinisme, revolution.”,”””L’ anno 1921 fu cruciale. Gli eserciti della controrivoluzione borghese e zarista furono alla fine vinti. Ma la rivoluzione, essa, è sempre meno viva. Il suo sforzo titanico l’ha estenuata e i suoi errori stanno per preparare una soluzione controrivoluzionaria mai immaginata. Una vecchia statistica dell’ Institut Rockeveller, rapportandola a questo periodo, valuta la produzione russa al 3% di quella del 1913, l’ ultimo anno normale. Si sa che davanti alle requisizioni forzate del comunismo di guerra i contadini rifiutano di produrre al di là dei propri bisogni, tanto che in certe regioni la fame uccide migliaia di persone. Nelle città, un razionamento miserabile esaspera tutti, il mercato nero si diffonde e in modo surretizio genera relazioni con gli uomini di stato, i sindacati, i soviet, il partito fino a certi commissari del popolo””. (pag 39) “”Il Termidoro è introdotto attraverso l’ intervento del partito bolscevico e del suo potere. Lenin vi ha contribuito a sua insaputa, con la Nep, come con il suo Testamento e per le decisioni del X Congresso””. (pag 51) “”E’ l’ Opposizione di Sinistra (trotskista) che formula al meglio l’ opposizione allo stalinismo””. (pag 56) I tre caratteri della controrivoluzione staliniana: terrore poliziesco, falsificazione della sua natura come dei suoi nemici, sfruttamento dei lavoratori attraverso il capitale di Stato. (pag 100)”,”RUSU-181″ “MUNIS Grandizo”,”Lezioni di una sconfitta promessa di vittoria. Critica e teoria della rivoluzione spagnola, 1930-1939.”,”””Ma Munis è un “”profeta disarmato””, attore degli avvenimenti che racconta. La sua concezione della crisi spagnola non sfugge al canovaccio di Trotsky, ossia all’ idea che l’ affermazione storica della borghesia non sia compiuta, che la Spagna non possa affrontare una rivoluzione democratico-borghese perché il capitalismo è ormai destinato alla stagnazione, dunque che solo la rivoluzione socialista avrebbe assolto a quel compito democratico. E pensa che la manovra tattica possa recuperare il ritardo del Partito.”” (pag XXIV) “”Nell’ aprile 1959 Munis teneva una conferenza a Milano; alla fine dello stesso mese incontrava personalmente Cervetto per la prima volta. In giugno Cervetto traduceva dallo spagnolo un articolo di Munis, che sarebbe stato poi pubblicato dall’ autore su Battaglia Comunista nei numeri di novembre e dicembre 1959.”” (pag XXV) “”Nel gennaio 1960 Munis teneva una conferenza a Genova, organizzata nei locali di piazza Embriaci dal gruppo operaio di Iniziativa Sindacale””. (pag XXV) “”Munis da Città del Messico, dopo l’ assassinio di Trotsky, inizierà ad elaborare con Natalija Sedova le posizioni che sfoceranno nella denuncia dell’ URSS come ‘capitalismo di Stato'””. (pag XXV) “”Dovrebbe essere chiaro a chiunque che la rivoluzione è stata completamente annientata dallo stalinismo. Ciononostante voi continuate a dire che sotto quell’ inaudito regime la Russia è ancora uno Stato operaio. La verità è che lo stalinismo e lo Stato staliniano non hanno assolutamente niente in comune con uno Stato operaio e con il socialismo; del socialismo e della classe operaia essi sono i più pericolosi nemici””. (pag 503, N. Sedova-Trotsky, Lettera all’ esecutivo della Quarta Internazionale, 1951)”,”ELCx-093″ “MUNIS Grandizo”,”Lezioni di una sconfitta promessa di vittoria. Critica e teoria della rivoluzione spagnola, 1930-1939.”,”””Un movimento rivoluzionario ha per sua propria natura carattere di eccezionalità. E’ quindi necessario assestare alla borghesia un colpo dopo l’ altro, obbligarla a retrocedere senza darle respiro. Se dopo una vittoria parziale il proletariato non continua nella sua avanzata, dà tempo alla borghesia di riprendere fiato e riorganizzare per il contrattacco le forze disarticolate. Ciò avrà come conseguenza l’ allentamento della coesione nel campo rivoluzionario e il calo del fattore morale indispensabile al combattimento, la perdita delle posizioni conquistate, la sfiducia nella capacità delle masse di conseguire una vittoria decisiva. Questo fu il duplice effetto – nuovo vigore alla reazione e confusione nel proletariato – prodotto dalla retromarcia che il Fronte popolare impose all’ offensiva delle masse vittoriose, e grazie ad esso la reazione poté decidere di tornare all’ attacco. Non si può impunemente ostacolare la dinamica delle classi sociali! La storia ci fornisce importanti esempi che lo confermano. Durante la Rivoluzione francese gli emigrati, la monarchia e i suoi governi alleati alla Prussia e all’ Inghilterra fecero tutto il possibile per trattenere i girondini al potere sapendo che i sanculotti e i giacobini erano decisi a non lasciare pietra su pietra del vecchio edificio feudale; e anche in Russia, al cadere dello zarismo, il governo Kerenskij divenne l’unica garanzia per la reazione nazionale e internazionale di fronte alle masse e ai bolscevichi. Se in entrambi i casi le classi rivoluzionarie non avessero incontrato i partiti che le condussero alla vittoria finale, la reazione si sarebbe aggregata alla rivoluzione per poterla poi soffocare con le sue mani insieme ai conciliatori girondini e ai seguaci di Kerenskij. Ebbene, sotto la minaccia della tremenda offensiva rivoluzionaria che stava per scatenarsi, il governo del Fronte popolare era indispensabile alla reazione perché solo lui poteva assestare i primi colpi al movimento delle masse, dandole il tempo e mettendola nelle condizioni necessarie per contrattaccare. Se in quel momento i partiti operai avessero rifiutato il loro appoggio al governo orientandosi senza riserve verso la rivoluzione, la destra, dal Partido Radical alla Falange, sarebbe corsa a sostenerlo. Lo fece simbolicamente, come dimostrò l’ atteggiamento di Gil Robles, benché i socialisti e gli stalinisti non avessero la più remota intenzione di attentare al capitalismo. La reazione fu così salvata direttamente dal Fronte popolare, e ben presto si sarebbe sentita in condizioni di procedere per proprio conto alla liquidazione completa del pericolo rivoluzionario, quando, ritirata ogni fiducia al governo frontista, avrebbe iniziato la mobilitazione delle sue forze per schiacciare le masse senza più bisogno dei conciliatori. Come altro qualificare se non come tradimento la posizione assunta dai partiti operai del Fronte popolare?””. (pag 241-242)”,”MSPG-178″ “MUNIS Grandizo”,”Leçons d’une défaite, promesse de victoire. Critique et théorie de la révolution espagnole, 1930-1939. (Jalones de derrota: promesa de victoria, España 1930-39)”,”Il comunista rivoluzionario Grandizo MUNIS (1912-1989) militante dagli anni trenta nnel movimento di opposizione allo stalinismo che si richiamava a Lev Trotsky, diresse il piccolo gruppo rivoluzionario di bolscevichi-leninisti di Spagna durante la guerra civile. Imprigionato nel 1938 da parte degli staliniani e minacciato di morte, riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Francia e quindi in Messico. Durante la guerra sviluppa una riflessione politica che lo porta ad abbandonare le posizioni del trotskismo in particolare riguardo all’ URSS, di cui denuncia la natura sociale di capitalismo di stato. Rientrato in Europa nel 1948, si stabilisce in Francia, ove continua la sua lotta per il comunismo come dirigente di ‘Ferment Ouvrier Révolutionnaire’. “”En 1935, la crise des organisations ouvrières n’épargne pas l’ Izquierda Comunista. Au sein de cette dernière, Munis soutient le courant d’Estaban Bilbao qui propose d’entrer – avec un droit de fraction et avec son propre programme – dans les Juventudes Socialistas, à cette époque alignées sur les positions de condamnation du réformisme et du stalinisme et sympathisantes déclarées de la Quatrième Internationale. Cette solution avait été déjà proposée par Trotsky dès le début de 1933. Toutefois, l’ adhésion aux Juventudes Socialistas ne sara pas totale, car ces dernières seront bientôt phagocytées par le stalinisme grâce aux bons offices de ses dirigeants Santiago Carrillo et Federico Melchor qui retournent leur veste à Moscou. Munis s’oppose également au courant d’ Andréis Nin et Juan Andrade qui, à la fin de 1935, fusionne avec le catalaniste Bloque Obrero y Campesino de Joaquín Maurín pour former le POUM, parce que cette fusion signifie à ses yeux l’ abandon des principes révolutionnaires.”” (pag XXXV)”,”ELCx-095″ “MUNIS G.”,”Jalones de Derrota promesa de victoria. Crítica y teoría de la revolución española (1930-1939).”,”G. Munis (1911-1989) se incorporó desde muy joven a la lucha politica, partecipando activamente en los conflictos sociales del inicio de los años treinta, preludio de la gran tormenta revolucionaria de 1936. En ella defendió enérgicamente las realizaciones de la revolució social. Exiliado e México después de la derrota, entabló estrecha relación con León Trotsky. Internacionalista durante la segunda guerra mundiali, conservó hasta el final de sus dias la pasión por el comunismo, convencido de que la clase obrera seria capaz, finalmente, de batir al capitalismo”,”MSPG-021-FL” “MUNIS G.”,”Revolución y Contrarrevolución en Rusia.”,”G. Munis (1911-1989) se incorporó desde muy joven a la lucha politica, partecipando activamente en los conflictos sociales del inicio de los años treinta, preludio de la gran tormenta revolucionaria de 1936. En ella defendió enérgicamente las realizaciones de la revolució social. Exiliado e México después de la derrota, entabló estrecha relación con León Trotsky. Internacionalista durante la segunda guerra mundiali, conservó hasta el final de sus dias la pasión por el comunismo, convencido de que la clase obrera seria capaz, finalmente, de batir al capitalismo Prefacio, agradecimientos, biografia, introducción al pensamiento politico de Munis, presentación al primer tomo,”,”RIRO-090-FL” “MÜNKLER Herfried”,”Imperi. Il dominio del mondo dall’antica Roma agli Stati Uniti. (Tit.orig.: Imperien. Die Logik der Weltherrschaft)”,”MÜNKLER H. è professore di scienza politica nella Humboldt Universität di Berlino. Tra i suoi lavori più recenti: ‘Die neuen Kriege’ (2005) e ‘Der Wandel des Krieges. Von der Symmetrie zur Asymmetrie’ (2006). Cartine su: IMPERO MARITTIMO ATENIESE ROMANO CINESE HAN MONGOLO RUSSO OTTOMANO SPAGNOLO PORTOGHESE COMPAGNIA INDIE ORIENTALI BRITANNICO FRANCESE ALTRI PAESI EUROPEI IMPERI COLONIALI”,”RAIx-266″ “MUNRO FOX H.”,”La personalità degli animali. Un affascinante problema della natura.”,”MUNRO FOX H., professore all’ Università di Birmingham, e poi al Bedford College di Londra, è membro della Royal Society, direttore delle ‘Biological Reviews e presidente onorario della Società di Storia Naturale di Londra. Ha osservato fin da ragazzo la vita degli animali e ha raccolto fossili. laureato a Cambridge, ha compiuto studi di zoologia. Pare che alcuni animali siano realmente capaci di contare, anche se in maniera elementare. L’A distingue, anche per gli esseri umani, il tempo mentale, che varia in base all’ età (scorre più lento nei giovani e più veloce negli anziani), dal tempo astronomico reale (pag 114). L’A racconta il caso del cavallo chiamato Bravo Hans nella Germania d’ inizio secolo. L’ animale eseguiva correttamente addizioni, conversione di frazioni in decimali ecc. La risposta avveniva per mezzo di un certo numero di colpi di zoccolo. L’ animale fu oggetto di indagine da parte di un comitato di scienziati. Che non spiegò il fenomeno fino a che un altro studioso scoprì che il cavallo sapeva dare risposta alle domande di cui i presenti conoscevano la risposta e non alle domande la cui risposta non era conosciuta dai presenti. Il cavallo leggeva quei movimenti impercettibili del corpo che uomo inconsciamente effettuava quando il numero dei colpi dello zoccolo coincideva con la risposta esatta.”,”SCIx-126″ “MÜNSTER Arno”,”Trotzkis Theorie der permanenten Revolution.”,” MÜNSTER Arno nato nel 1942, ha studiato in una università tedesca e presso l’Ecole pratique des hautes etudes a Parigi al seguito di Lucien Goldmann. Si è laureato a Friburgo nel 1971. Dal 1968 ha svolto attività di giornalista (freelance) a Parigi. Ha curato le opere di Blanqui in tedesco e in francese. Ha pubblicato un lavoro sul maggio parigino del 1968. Ruolo di Parvus nella prima elaborazione della teoria della rivoluzione permanente (analisi della guerra russo giapponese del 1905, della crisi internazionale e delle conseguenze degli avvenimenti del 1905 in Asia per la Russia)”,”TROS-248″ “MUNTANER Ramon a cura di GIARDINI Cesare”,”La spedizione dei Catalani in Oriente.”,”La Cronica di MUNTANER rimane uno dei grandi testi della storiografia catalana e uno dei più notevoli di tutto il Medioevo. I catalani erano tanto temuti che in Grecia per secoli la peggiore delle maledizioni era “”Ti colga la vendetta dei Catalani””. In quelle regioni il nome di Catalano è sinonimo di selvaggio, bandito, malfattore. I Genovesi erano ostili alla Compagnia catalana perché temevano che le loro ambizioni potessere minacciare le posizioni di predominio nell’ impero bizantino.”,”SPAx-028″ “MUNTANER Ramon, a cura di Cesare GIARDINI”,”La spedizione dei Catalani in Oriente.”,”Ramon Muntaner nato a Peralada nel 1265 morto a Ibiza, Baleari nel 1336, uomo d’azione e scrittore nel Mediterraneo dove ha concorso a combattere contro Veneziani, Genovesi, Turchi e Greci.”,”SPAx-002-FFS” “MUNTHE Axel”,”La storia di San Michele.”,”Axel Munthe, medico di fama internazionale, La storia di San Michele (The Story of San Michele) è un’opera letteraria, scritta da Axel Munthe, pubblicata per la prima volta a Londra dall’editore John Murray nel 1929, ed arrivata in Italia, con l’edizione dei Fratelli Treves, nel 1932. Calata nella realtà di un’Europa cancellata dalla prima guerra mondiale, ed elaborata in un momento particolarmente doloroso dall’autore, ormai anziano e malato agli occhi, quest’opera coglie il legame profondo che intreccia ogni esistenza alle altre, e in particolare quello presente tra Munthe e Capri, isola che il medico riconoscerà come proprio luogo di elezione, nel quale essere propriamente se stesso. (wikip)”,”VARx-006-FGB” “MÜNTZER Thomas (MÜNZER), a cura di Emidio CAMPI”,”Scritti politici.”,”””Per la prima in italiano gli scritti del “”profeta del cristianesimo rivoluzionario””, teorizzatore della sovranità popolare e del diritto di resistenza al principe. Un teologo “”politico”” che per primo ha espresso una critica da sinistra della riforma luterana”” (quarta di copertina) Emidio Campi nato nel 1943 ha compiuto gli studi di teologia protestante a Roma e Tubinga (1963-1970). Membro della segreteria del Movimento Cristiano Studenti ha collaborato con saggi storici e teologici a riviste italiane ed estere. Ha compiuto ricerche sotto la guida del Prof. Jürgen Moltmann dell’Università di Tubinga sul pensiero müntzeriano e ha scritto una biografia di Thomas Müntzer. Paragrafo 5. ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’ Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario “”Le presentazioni di Müntzer che nella prima metà dell’800 vengono fatte nelle varie Enciclopedie, nei manuali di storia dei dogmi e della chiesa continuano ad essere ancora fortemente influenzate dalla ‘Histori’ di Melantone ed ignorano le ricerche dello Strobel e di Seidemann. Una rara eccezione è rappresentata da Wilhelm Zimmermann (41). Storico social-democratico con una intensa attività politica (partecipò tra l’altro alla Assemblea nazionale tedesca di Francoforte del 1848), Zimmermann è particolarmente interessato a Müntzer ed egli compie le sue feconde ricerche con simpatia verso questo misconosciuto uomo della Riforma. Egli si collega direttamente a Strobel e alla sua interpretazione: il significato di Müntzer consisterebbe nella applicazione sociale e politica della riscoperta della libertà cristiana fatta dalla riforma luterana. Inoltre, aprendo una nuova strada nella storia degli studi müntzeriani, egli considera Müntzer nel quadro più vasto degli inizi della rivoluzione europea. Quest’ultima tesi non poteva passare inosservata a Friedrich Engels (42), che pur criticando abbondantemente l’opera di Zimmermann, se ne servirà largamente. Lo studio di Engels era stato preceduto da un articolo comparso nel giornale inglese «The New Moral World» del 18.11.1843 intitolato: «Progressi delle riforme sociali sul continente». Il titolo è indicatore degli interessi che muovono Engels ad occuparsi di Müntzer; e in generale della guerra dei contadini: si tratta per lui di cogliere il problema politico-sociale di quell’epoca. Müntzer è il «rivoluzionario plebeo» in contrapposizione a Lutero, «il riformatore borghese». La sua teologia e la sua attività hanno, secondo Engels, due obiettivi polemici: uno è il cattolicesimo, interessato al mantenimento dello ‘statu quo’: potere dell’impero, clero, nobiltà; l’altro è la riforma luterana, legata alla borghesia nascente che spera d’arricchirsi con la confisca dei beni ecclesiastici e di guadagnare maggiore indipendenza di fronte all’ordine economico conservatore del tempo. Si tratta dunque, secondo Engels, di una lotta non solo contro il nemico esterno (cattolicesimo), ma anche e allo stesso tempo contro la deviazione interna della riforma. Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario e tale nesso consisterebbe nella concezione müntzeriana del Regno di Dio. Per Müntzer il Regno non sarebbe trascendente, «ma da cercare in questa vita, da realizzare sulla terra». Per Regno egli intenderebbe uno «stato sociale in cui non esistono più né differenze di classe, né proprietà privata e né potere statale estraniato», una società in cui «tutti i lavori e tutti i beni fossero comuni e fosse applicata una completa eguaglianza». Nonostante il ‘pathos’ con cui scrive, Engels non giunge ad identificare – come accadrà invece un secolo più tardi per la maggior parte degli studiosi marxisti – Müntzer e la rivolta contadina né con il suo tempo, né con la rivoluzione proletaria. Proprio perché ha imparato troppo bene la lezione dello storicismo, egli resta alla realtà storica effettuale e parla con estrema sobrietà della lega degli eletti come di una «anticipazione del comunismo» e di Müntzer come di un «profeta della rivoluzione». La tesi di Engels ritorna, con differenti accenti, nel periodo dell’ortodossia marxista: per August Bebel (43), che pure scrive poco dopo Engels, l’unione tra teologia e prassi rivoluzionaria è persa: Müntzer è soltanto «rappresentante degli strati rivoluzionari del popolo». Anche Karl Kautsky (44), il teorico della social-democrazia tedesca, non ha più colto in Müntzer l’unità tra teologia e rivoluzione, idealizzandone unicamente l’aspetto rivoluzionario. Questi studi sono rappresentativi dell’interpretazione marxista classica di Müntzer”” (pag 53-55) [Emidio Campi, ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’, (in) Thomas Müntzer, ‘Scritti politici’, Claudiana, Torino, 1972] [(41) W. Zimmermann, ‘Allgemeine Geschichte des grossen Bauernkrieges’, Stuttgart, 1841-1843; (42) F. Engels, ‘Der deuschte Bauernkrieg’, Berlin, 1850, trad. it., Milano, 1970; (43) A. Bebel, ‘Der deutsche Bauernkrieg mit Berücksichtigung der hauptsächlichsten socialen Bewegungen des Mittelalters’, Braunschweig, 1876; (44) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus’ (1894), vol. II, Stuttgart, 1913]”,”TEOP-074-FMB” “MURA Giancarlo”,”W.I. Lenin. Teoria e prassi.”,”Nell’introduzione MURA cita un brano del saggio di Alessandro NATTA ‘Sulla concezione leninista del partito’.”,”LENS-010″ “MURA Gaspare”,”Angoscia ed esistenza. Da Kierkegaard a Moltmann. Giobbe e la “”sofferenza di Dio””.”,”MURA Gaspare studioso dell’ermeneutica religiosa.”,”RELx-055″ “MURA Virgilio”,”La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau.”,”Virgilio Mura (Sassari, 1944) insegna filosofia della politica nell’ Università di Sassari. Tra i suoi lavori “”Cattolici e libertari nell’età giolittiana’ (1976). “”Il processo di formazione dello Stato borghese avviene dunque a prescindere da Rousseau, al quale continuano a richiamarsi movimenti politici minoritari e ideologi isolati. Per Babeuf e Louis Blanc, Rousseau diviene il profeta della rivoluzione mancata (e tradita) e quindi il profeta di una nuova rivoluzione, quella “”socialista”” (19). Lo stesso Marx, soprattutto il giovane Marx, pur senza riconoscerlo esplicitamente, nell’impostare il discorso sullo Stato rappresentativo moderno sembra debitore di Rousseau non solo per quel che riguarda il punto di vista ideale che assume nella critica della dicotomia ‘citoyen-bourgeois’, ma altresì riguardo a temi dottrinali più specifici, quali la concezione della libertà come partecipazione e dell’eguaglianza, della rappresentanza e della divisione dei poteri, senza che per questo si debba giungere a considerare Rousseau un precursore di Marx (nel bene e nel male) né Marx il continuatore della linea rivoluzionaria, il rifinitore e l’integratore (attraverso lo studio dell’anatomia della società civile) della teoria politica russoviana (20). Così postulare la libertà politica non come libertà dallo Stato, ma come libertà che si realizza nello Stato e attraverso lo Stato (21), Rousseau mostra di credere che la migliore garanzia per difendere l’individuo dagli abusi del potere sia non un’astratta delimitazione della sfera di intervento dello Stato, ma l’effettiva socializzazione del potere stesso”” (pag 125-127) [Virgilio Mura, ‘La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau’, Edizioni Ets, Pisa, 1979] [(19) Roussel, ‘J.J. Rousseau en France aprés la révolution’, cit., p. 557; (20) Sul “”debito”” del marxismo nei confronti di Rousseau, l’autore che si spinge più in là, che porta, come egli stesso dice, “”il discorso alle sue estreme conclusioni””, è sicuramente Colletti, il quale afferma: “”per quanto concerne la teoria ‘politica’ in senso stretto, Marx e Lenin non hanno aggiunto nulla a Rousseau, salvo l’analisi (certo assai importante) delle ‘basi economiche’ dell’estinzione dello Stato”” (‘Rousseau critico della “”società civile””‘, cit. p. 250. Il rapporto Rousseau-Marx è stato messo in rilievo in Italia, intorno agli anni quaranta, da Galvano della Volpe in una serie di scritti poi raccolti in ‘Rousseau e Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1956. Rilevanti contributi all’arricchimento e allo sviluppo delle tesi dellavolpiane (che privilegiano eccessivamente – e immotivatamente -, all’interno delle opere di Rousseau, il ‘Discorso sull’ineguaglianza’), ha recato oltre a Colletti (…) anche U. Cerroni; (21) Colletti, ‘Rouseau politico’, cit., p. 207. La libertà di cui parla Rousseau non è tanto la libertà dell’individuo, quanto la libertà degli individui riuniti in società (…)]”,”TEOP-042-FMB” “MURACA Giuseppe”,”Luciano Bianciardi, uno scrittore fuori dal coro.”,”Giuseppe Muraca è docente di Lettere. Ha pubblicato ‘Da il Politecnico a Linea d’ombra’ (Poggibonsi, Lalli, 1990) e ‘Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea (Rubbettino). “”La realtà maremmana offre a Bianciardi e Cassola lo spunto per dare il via a una serie di inchieste giornalistiche che culmineranno con quella sulle condizioni dei minatori. Ma, oltre a questa, vanno tenuti in considerazione i reportage sui boscaioli e sulla piccola e particolare comunità religiosa del Monte Amiata, capeggiata da David Lazzaretti, pubblicati su “”L’Avanti””. In questi articoli-inchiesta il registro muta sensibilmente, la leggerezza e l’arguzia degli ‘Incontri provinciali’ viene accantonata in favore dell’analisi delle fasce più deboli. Questa esperienza si conclude (in realtà non si concluderà mai, sara sempre ben presente nel ricordo di Bianciardi) con la stesura di ‘Ira e lacrime a Ribolla’ (“”Il Contemporaneo””, 15 maggio 1954) che rievoca il giorno dei funerali dei quarantatré minatori morti nella tragedia del 4 maggio 1954. E’ un pezzo di “”cronaca vera”” struggente, emozionante, intenso in cui Bianciardi riversa tutto il suo dolore e la rabbia per la morte degli amici minatori: una tragedia annunciata che ha lasciato nello sconcerto un’intera provincia e che poteva benissimo essere evitata”” (pag 76)”,”CONx-209″ “MURACA Giuseppe”,”Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea. Saggi su Silone, Bilenchi, Fortini, Pasolini, Bianciardi, Roversi e Bellocchio.”,”Giuseppe Muraca insegnante di Lettere. Ha pubblicato: ‘Il primo Palazzeschi’ (1985) ‘Dal ‘Politecnico’ a ‘Linea d’ombra” (1990) e vari saggi sulla letteratura italiana contemporanea. “”Insomma, i giovani della “”generazione bruciata”” erano orgogliosi di vivere e di svolgere il loro impegno in provincia: per loro essa rappresentava un osservatorio privilegiato; «culturalmente, era la novità, l’avventura da tentare» (10), mentre Roma era una città molto bella ma «parassitaria», che «succhiava la provincia, per vivere di splendida rendita», e Milano appariva ancora lontana, completamente integrata nella civiltà industriale (11). Era stata la guerra a cambiarli, a fargli maturare la scelta di impegnarsi per una cultura profondamente rinnovata, «moderna e spregiudicata», una cultura che fosse strumento di liberazione, capace di rapportarsi alla «realtà storica e sociale» e di stare dalla parte dei contadini, dei badilanti e dei minatori. (…) Bianciardi condanna categoricamente gli orrori della guerra, ma nello stesso tempo considera l’esperienza bellica il momento in cui la sua generazione è riuscita a conquistare la piena consapevolezza del proprio ruolo, delle differenze e dei conflitti sociali. Come si può notare, la sua concezione politica, culturale ed umana è tipica di quegli anni di rinnovamento e di entusiasmo, ma il suo discorso assume dei connotati abbastanza singolari. Infatti, a suggestioni vittoriniane e pavesiane i giovani della «generazione bruciata» univano i valori di un socialismo anarchico, libertario e pacifista, al mito di un’America grande e sterminata il sogno di un nuovo umanesimo, di un «mondo nuovo» basato sugli ideali di solidarietà umana, di libertà e di uguaglianza. Nel quadro di quella visione palingenetica della storia all’intellettuale veniva assegnato un ruolo di grande responsabilità, quello di esser il «sale della terra», «l’ingegnere dell’anima» guida e motore del processo storico. Tuttavia, i giovani non si consideravano affatto dei comunisti veri e propri bensì degli anarcoidi che rifiutavano qualsiasi ortodossia di partito e facevano riferimento al PCI togliattiano in quanto, negli anni della guerra fredda e della egemonia comunista e in quella determinata realtà, per un intellettuale di sinistra quella era per molti versi, una scelta obbligata”” [‘L’autobiografia letteraria di Luciano Bianciardi’] (pag 111-112) [(10) L. Bianciardi, ‘Il lavoro culturale’, cit., p. 19; (11) Ivi, pp. 20-21]”,”ITAB-335″ “MURACCIOLE Jean-Français”,”Histoire de la Résistance en France.”,”In bibliografia riportati i volumi di H. Noguères [Storia della resistenza in Francia, 5 volumi, 1967-1981 (Histoire de la Resistance en France); ‘La vie quotidienne des résistants’ (1984)”,”FRAV-168″ “MURAT Ines”,”Colbert.”,”Discendente di COLBERT, Ines MURAT ha avuto accesso agli archivi di famiglia. E’ autrice presso Fayard di ‘Napoleon ou le Reve americain’.”,”FRAA-038″ “MURATORI Lodovico Antonio, a cura di Giorgio FALCO e Fiorenzo FORTI”,”Opere di Lodovico Antonio Muratori. Dal Muratori al Cesarotti. Tomo I.”,”24 L’abuso della forza (pag 184) “”E si osserverà che dovrebbe ben la ragione essere la dispensiera e l’imperatrice di tutto; ma bene spesso non è che la forza la qual muove tutte le ruote e signoreggia in non poca parte del mondo. Forza che viene dalla possanza dell’armi; forza che procede dal buon vento de’ comandi o dalla maggior copia degli amici potenti; forza che nasce dal danaro, ben applicata a tempo e luogo, da cui si forma quel solenne incantesimo che tutto dì possiamo aver sotto gli occhi. E onde mai viene se non di qua che la giustizia, sì pronta contra de’ poveri, non ha poi mani contra de’ ricchi? e miriamo talora dispensati i posti e i favori non a chi più merito, ma a chi ha più protettori? e giugnere talvolta infino degli empi o degli scellerati, non che degl’inetti, ai primi ministeri, con risentirne poi immensi danni l’inotero popolo suggetto? o pure forza che viene dal saper usare la cabala, la ciarlataneria, l’adulazione, la buffoneria e dal saper formare delle segrete leghe per sostenere sé e i suoi, e per abbattere o screditare chiunque tenta di opporsi o si teme che possa un giorno opporsi, o pure non ha la fortuna o la voglia d’essere del loro partito”” (pag 184-185)”,”TEOP-467″ “MURIALDI Paolo”,”Il giornale.”,”——————— Autore, Bibliografia ———————– Paolo Murialdi, giornalista, insegna Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa a Torino. E’ stato redattore capo de “”Il Giorno”” (1956 – 1973), presidente della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) dal 1974 al 1981, consigliere di amministrazione della RAI (1993 – 1994). E’ fondatore e direttore della rivista “”Problemi dell’informazione”” ed è autore di numerosi volumi, fra cui il fortunatissmo “”Come si legge un giornale””, pubblicato da Laterza e più volte ristampato. “”La stampa italiana del dopoguerra, 1943-1972″” (Laterza, 1978. 2 voll), “”La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo”” (Laterza, 1996).”,”E1-MEIT-002″ “MURIALDI Paolo”,”La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo.”,”Paolo MURIALDI è stato redattore del ‘Corriere della Sera’ e capo redattore del ‘Giorno’, fondatore e redattore della rivista ‘Problemi dell’ informazione’. E’ docente di storia del giornalismo. “”Due sondaggi compiuti nel marzo 1949 e nel luglio 1950 su circa 3.000 intervistati, registrano sensibili mutamenti. I lettori consueti dei giornali d’ informazione salgono dal 45 al 62%, e quelli degli organi dei due partiti di estrema sinistra calano dal 23 al 15%. Inoltre, tra i lettori regolari dei quotidiani le donne sono in minoranza nettissima””. (pag 91) “”Stando ai rilevamenti di un istituto di credito le tirature delle testate maggiori nel 1955 sono queste: “”Corriere della Sera, 400-450 mila copie al giorno; “”Corriere d’ informazione””, 180-200 mila; “”L’ Unità””, con quattro edizioni, 500 mila; “”La Gazzetta dello Sport””, 230-250 mila; “”La Stampa””, 230-250 mila; “”Il Messaggero””, 140-150 mila; “”Il Gazzettino””, 120-130 mila””. (pag 133)”,”EDIx-040″ “MURIALDI Paolo”,”La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo, 1943-1995.”,”MURIALDI è nato a Genova nel 1919. E’ stato redattore del ‘Corriere della Sera’ e dal ’56 al ’73, caporedattore de Il Giorno. Presidente della Federazione della stampa dal 1974 al 1981 fondatore e direttore della rivista ‘Problemi dell’ informazione’. Tiene corsi di giornalismo. “”Tuttavia De Benedetti procede con ostentata sicurezza. Dichiara che la Mondadori sarebbe diventata una holding della comunicazione e che guarda a Telemontecarlo come una base per una pay-tv, d’ intesa con Canal Plus francese. Il 1° settembre dice che la sua quota di azioni privilegiate è ormai del 70% mentre per le azioni ordinarie c’è l’ intesa con i Formenton. In realtà, la Cir non ha la maggioranza nella Amef””. (pag 242)”,”EDIx-043″ “MURIALDI Paolo”,”Come si legge un giornale.”,”MURIALDI è stato per molti anni caporedattore del ‘Giorno’ e ora (1975) presidente della Federazione nazionale della stampa. E’ nato a Genova nel 1919, laureato in giurisprudenza ha iniziato la professione giornalistica al ‘Secolo XIX’. Partigiano nell’Oltrepo’ pavese si è poi trasferito a Milano pria al ‘Giorno’ poi a ‘Milano-Sera’, ‘Avanti!’, ‘Umanità’ e ‘Corriere della Sera’.”,”EDIx-111″ “MURPHY Kevin”,”Revolution and Counterrevolution. Class Struggle in a Moscow Metal Factory.”,”Kevin Murphy teaches history at the University of Massachusetts, Boston. He is currently working on a study of the role of trade unions in Soviet society. Archives, Glossary of Terms, Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Index, International Studies in Social History Volume 6,”,”RIRO-077-FL” “MURRAY Alexander”,”Ragione e società nel Medioevo.”,”MURRAY Alexander insegna storia medievale all’University Colelge di Oxford. Si è occupato di mentalità religiosa nel XIII secolo e ha pubblicato una ‘Storia del suicidio nel Medioevo’. “”Il disprezzo degli uomini di lettere per il contadiname con i suoi riferimenti all'””invidia”” dei rustici e al costante conflitto tra loro e il clero farebbe pensare ad un conflitto di classe già nel medioevo. Conflitti ce ne possono esser stati; ma bisogna vedere bene quali classi vi erano coinvolte. Nel capitolo XI diremo qualcosa sulle variazioni del significato del termine “”clero””: non sempre significava quel che noi intenderemmo con esso. Altre considerazioni suggeriscono, inoltre, che era l’uomo istruito in quanto tale, e non l’ecclesiastico, ad essere maggiormente tentato di deprezzare il contadino. Uno di esse è che nel XII e XIII secolo la patria di questo motivo letterario era la Francia, le cui scuole ed università la rendevano per riconoscimento generale un paese straordinariamente colto””. (pag 251)”,”STOS-156″ “MURRAY R. Emmett”,”The Lexicon of Labor. More Than 500 Key Terms, Biographical Sketches and Historical Insights Concerning Labor in America.”,”Robert Emmett Murray (1939-2008) ha avuto il nome dal patriota irlandese Robert Emmet dell’inizio del diciannovesimo secolo. Murray dopo l’università è entrato nel mondo del lavoro e nell’attività sindacale. E’ vissuto per anni in Messico, quindi è diventato reporter e direttore di alcuni giornali. Ha poi svolto attività giornalistica nel Seattle Times (1971).”,”MUSx-308″ “MURRI Romolo”,”Cavour.”,”””In Cavour l’ idea italiana si era così venuta facendo il suo uomo. Se lo era fatto con ogni cura; lo aveva preso di sé, conquistato tutto gelosamente, affascinato, fatto pronto a sfidare partiti, diplomazia, re, l’ Europa intera ostile, se fosse stato necessario, a preparare l’ insurrezione, la guerra a coltello, anche di donne e di fanciulli””: (pag 46) “”Nato per comandare, egli sarà più tardi every inch a prime minister, con una sicurezza di sé ed agilità di movimenti ed economia di mezzi che nessun uomo di Stato italiano ha poi posseduto eguale. Ma al suo animo egualmente che alla sua visione della vita ripugna ascendere al potere e il conservarlo come un cortigiano”” (pag17)”,”ITAB-118″ “MURY Gilbert”,”Le sang ouvrier. Les accidents du travail.”,”MURY Gilbert è agregé di filosofia. ‘Militante marxista leninista’ revocato dalla sua cattedra di sociologia all’ Università di Bordeaux. Si è schierato a favore degli immigrati, degli O.S., dei senza-casa e degli infortunati sul lavoro. Ha pubblicato vari libri. La tristezza operaia. “”Resta da chiedersi se questa fatica oggettiva, biologica, controllabile, non si dia anche luogo a un sentimento di fatica che, secondo molti psicologi, può avere lo stesso ruolo nella genesi dell’ infortunio. Comunque, il clima di coercizione che regna nell’ impresa produce effetti particolarmente nefasti. Secondo Brown: pressoché tutto ciò che si chiama fatica industriale, ad eccezione di un piccolo numero di casi di sfinimento dovuto a un lavoro duro e prolungato, è prodotto da degli stati puramente psicologici di noia, ansietà e di risentimento””. (pag 43-44)”,”CONx-121″ “MUSARRA Antonio”,”Genova e il mare nel Medioevo.”,”Antonio Musarra è dottore di ricerca in Storia medievale. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘In partibus Ultramaris. I Genovesi, la crociata e la Terrasanta (secc. XII-XIII’, Isime. “”Il vero punto di svolta si ebbe quando l’imperatore procedette alla riorganizzazione del Mezzogiorno, sopprimendo tutti i privilegi precedentemente concessi alle città marinare italiche. (…) Nonostante i torti subiti, i Genovesi preferirono mantenersi fuori dalla disputa, ottenendo, in cambio della neutralità, una nuova conferma dei diritti goduti, oltre alla nomina da «fidelis imperii»”” (pag 75)”,”LIGU-184″ “MUSASHI Miyamoto”,”Il libro dei cinque anelli.”,”Pubblicato in JAP dal Centro Studi per la Gestion, diventato un best-seller negli USA e adottato come testo di studio nei corsi per manager in Germania, il libro è un manuale di auto-perfezionamento applicabile a qualsiasi attività. L’A è uno dei maggiori maestri d’armi del Seicento giapponese. L’opera composta da cinque ‘libri’ che richiamano la simbologia dello spirito (il Vuoto) che controlla l’universo (Terra, Acqua, Fuoco, Aria) indica la strada per il successo e per sviluppare l’ intuizione accanto alla comprensione intellettuale.”,”JAPx-019″ “MUSATTI Cesare”,”Chi ha paura del lupo cattivo?”,”Cesare Musatti (1897) di famiglia veneziana, laureato nell’Università di Padova, dove ottiene la cattedra di psicologia succedendo a Vittorio Benussi morto nel 1928. Ha divulgato in Italia la psicologia della Gestalt e la psicoanalisi.”,”VARx-515″ “MUSCATELLO Biagio a cura; saggi di Nicola BADALONI Jacques BIDET Alastair DAVIDSON Leandro O. FERREYRA Abel García BARCELÓ Valentino GERRATANA Slaw KRZEMIEN-OJAK Georges LABICA Edgardo H. LOGIUDICE Domenico LOSURDO Michael LÖWY Michele MARTELLI Arno MÜNSTER Antimo NEGRI Jean-Pierre POTIER Giuseppe PRESTIPINO Adolfo Sánchez VAZQUEZ Nicolas TERTULIAN Jacques TEXIER André TOSEL”,”Gramsci e il marxismo contemporaneo. Relazioni al convegno organizzato dal Centro Mario Rossi, Siena, 27-30 aprile 1987.”,”””Più avanti di tutti in questa strada si è spinto, com’è noto, Augusto Del Noce; ma è singolare che in una ricostruzione che pretende di spiegare la catastrofe europea di questo secolo a partire dal prevalere della “”filosofia della prassi”” nelle sue diverse configurazioni (2), è singolare che in tale ricostruzione rimanga in ombra un autore come Fichte, la cui filosofia è tutta attraversata dal ‘pathos’ dell’azione e dell’agire, dal ‘pathos’ della missione pratico-politica, dell”engagement’, dunque, dall’intellettuale. Eppure a Fichte fa esplicito riferimento Gentile allorché sottolinea l’influenza che il filosofo dell’infinita attività dell’io avrebbe avuto nella formazione di Marx (3). E’ questo incontro giovanile, di cui Marx non si sarebbe più dimenticato, a spiegare il motivo anti-materialistico e attivistico presente in una filosofia che pur si pretende ed è per altri aspetti gravemente materialistica. Sono tesi che, ben lungi dal rinviare ad un “”””paradigma italiano”””” (4), circolano largamente nell’Europa del tempo. Ecco come Lenin, nei ‘Quaderni filosofici’, riassume il senso dell’interpretazione di Plenge: “”Plenge non può capire come il “”materialismo”” sia conciliabile con lo ‘spirito rivoluzionario’ (che egli chiama “”idealismo””, ecc.). E si arrabbia con la propria incapacità di capire!!!”” (5). E’ un’osservazione importante che può servire a ridimensionare largamente il giudizio benevolo espresso da Lenin sul saggio di Gentile per aver colto “”alcuni aspetti importanti della dialettica materialistica di Marx, che di solito sfuggono all’attenzione dei kantiani, positivisti, ecc.”” (6). Anche allo scritto di Plenge del 1911 Lenin riconosce “”qualcosa di buono rispetto al kantismo, ecc.”” ma il merito di aver sottolineato il lato attivo e dinamico della dialettica materialistica non impedisce a Plenge di essere uno “”spirito arcitriviale”” per aver contrapposto questo lato al materialismo (7). Come Gentile, anche Plenge sottolinea la presenza di Fichte in Marx: “”Se l’apprendimento culturale, per così dire l”intelletto’ del socialismo scientifico, è scaturito in buona parte dal seno materno della filosofia hegeliana, la sua ‘volontà’ invece (…) è nata in buona parte dal rinnovamento vitale della forte energia di Fichte”” (8). L’atteggiamento assunto nei confronti del fichtismo può essere la cartina di tornasole per chiarire la radicale differenza che sussiste tra la filosofia della prassi di Gentile e la filosofia della prassi di Gramsci”” (pag 92-93) [Domenico Losurdo, ‘Gramsci, Gentile, Marx e le filosofie della prassi’] [in ‘Gramsci e il marxismo contemporaneo. Relazioni al convegno organizzato dal Centro Mario Rossi, Siena, 27-30 aprile 1987’, a cura di Biagio Muscatello, 1990] [(2) A. Del Noce, Suicidio della rivoluzione, 1978, pp. 128-29; (3) G. Gentile, La filosofia di Marx, a cura di V.A. Bellezza, 1974, p. 164; (4) A. Del Noce, op. cit., p. 128; (5) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, a cura di L. Colletti, 1969. Il testo cui Lenin fa riferimento è J. Plenge, Marx und Hegel, 1911, rist. anast. 1974; (6) V.I. Lenin, Opere, v. XXI, 1966, p. 70; (7) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, cit., p. 369; (8) J. Plenge, Patriotismus und Kosmopolitismus heute wie einst (1918), in ‘Zur Vertiefung des Sozialismus’, 1919, p. 123]”,”GRAS-097″ “MUSCETTA Carlo”,”Pace e guerra nella poesia contemporanea da Alfonso Gatto a Umberto Saba.”,”La “”buffa”” di Giulio Barni. “”Ma chi era questo Barni? Il suo vero nome fu Giulio Camber, pare di origine dalmata. A 23 anni, quando scoppiò la guerra disertò dall’ esercito austro-ungarico per rifugiarsi pressoun suo amico d’ infanzia, Enrico Elia, che studiava lettere a Firenze. Barni era laureato in giurisprudenza e partecipava a quel confuso, romantico fervore intellettuale che fu proprio delle generazioni anteguerra. Ad iniziarlo nel mondo dell’ arte e della cultura dovette essere fors Enrico Elia; fu certamente lui a infondergli la passione interventista: Parlammo di Rosina, di Hegel e di Spinoza, dell’ estetica di Croce, di Benito Mussolini. Mi disse: “”E tu che pensi?”” Gli dissi: “”Odio il massacro, vorrei gettare le bombe, vorrei..”” ma lui sorrise; parlò di tutti gli altri, dei socialisti tedeschi…”” Partirono insieme, volontari nell’ arma di fanteria (“”la buffa””), come, a torto, la dileggiavano i soldati delle altre armi), Entrambi vittime designate della guerra: Enrico Elia, “”più in questo, fortunato”” (commenta Saba) cadde sul Podgora; Giulio Barni nell’ ultima catastrofe. Richiamato col grado di maggiore e comandato al tribunale militare di Bologna, fu poi inviato in Albania, secondo alcuni, a sua richiesta. La morte che aveva cercato nell’ altra guerra (e la combatté tutta, da valoroso) lo colse nel 1941, in seguito alla caduta da un cavallo indocile che egli si era ostinato a cavalcare. Fu una forma di suicidio inconscio; l’ ultima, oscura protestga di un temperamento anarcoide e generoso (…)””. (pag 28) Saba sui soldati che vanno in guerra. (pag 90)”,”ITAB-215″ “MUSELLA Luigi”,”Il trasformismo.”,”Luigi MUSELLA insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Tra le sue pubblicazioni ‘Individui, amici, clienti. Relazioni personali e circuiti politici in Italia meridionale tra Ottocento e Novecento’ (Il Mulino, 1994) e ‘Clientelismo. Tradizione e trasformazione della politica italiana 1975-1992′ (Guida, 2000). Coniato da DEPRETIS che voleva allargare il consenso estendendo il governo alla borghesia progressista- il termine trasformismo ha finito per indicare una prassi parlamentare consistente nel continuo scambio di voti tra maggioranza e opposizione, nei frequenti passaggi di deputati e senatori da una parte politica all’ altra, in una maggioranza mobile. Sui giornali il termine ha poi preso il significata di disponibiltà a voltare gabbana, da qui l’ idea del trasformismo come categoria antropologica; come aspetto negativo del carattere nazionale. Tesi: trasformismo vero e proprio modello italiano (v. 4° copertina) “”Il modello trasformista giolittiano finì tuttavia anche per ereditare una lunga tradizione che aveva profonde radici non solo all’ interno del sistema politico, ma anche della società politica, dove i mutamenti nelle alleanze rappresentavano l’ unico modo per sopravvivere e salire nella carriera. Tale modello non plasmò solo le dinamiche centrali e parlamentari, ma tutta l’ organizzazione del consenso. Il clientelismo in qualche modo divenne complementare al trasformismo””. (pag 85)”,”ITAA-100″ “MUSELLA Luigi”,”Storia del socialismo napoletano.”,”””Questi scontri dovevano lasciare il segno. Nel dicembre del 1911, in previsione della riunificazione tra riformisti e sindacalisti, erano uscita dalla sezione Bernardo Viola e Pasquale Cammarella, dichiarandola “”un’anticamera della massoneria””; li avevano seguiti, poco dopo, Mario Bianchi, Gustavo Savarese ed altri. Tutti fecero atto di adesione alla frazione intransigente rivoluzionaria. Il 3 marzo 1912 gli elementi di sinistra della Campania si dettero convegno nella sezione di Portici, che fungeva da centro di coordinamento, nel tentativo di darsi una struttura organizzativa. Intanto, i più estremisti avevano fondato il circolo “”Carlo Marx””, impegnandosi in un lavoro di propaganda attiva tra le masse lavoratrici e nello studio collettivo delle opere di Marx. Dopo il cngresso di Reggio Emilia, essi credettero che la nuova direzione del partito avrebbe sconfessato uomini e metodi della Federazione socialista napoletana, e ne sollecitarono l’intervento quando credettero di avere le prove dell’acquiescenza dei riformisti e dei sindacalisti alle direttrive elettorali massoniche. Costantino Lazzari, cui fu affidata l’inchiesta, venne a Napoli per un sopralluogo e, spinto da preoccupazioni unitarie, presentò una relazione conciliante, sulla base della quale la direzione, nella riunione del 5 marzo 1913, invitò la Federazione a sciogliere le due frazioni (…)””. (pag 65) “”L’opposizione più intransigente alla tattica bloccarda venen sostenuta dal circolo “”Carlo Marx””, che raccoglieva, intorno a Bordiga, i socialisti napoletani fermamente attestati sulle direttive del congresso di Reggio Emilia. “”Qui si fa del socialismo marca “”cavallo”” (lo stamma della città) – scriveva Mario Bianchi a Morgari, subito dopo la ratifica del blocco – del socialismo locale, tutti gli atteggiamenti intransigenti… anzi rivoluzionari se vuoi; ma schiavo della Massoneria e legato al “”popolarismo”” borghese democratico repubblicano (…)””””. (pag 66-67)”,”MITS-319″ “MUSELLA Luigi”,”Il trasformismo.”,”Luigi Musella insegna Storia contemporanea nell’Università di Napoli.”,”ITAP-041-FL” “MUSI Aurelio”,”L’Europa moderna fra Imperi e Stati.”,”MUSI Aurelio è professore ordinario di storia moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Salerno della quale è stato preside dal 1995 al 2001. E’ coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia dell’Europa mediterranea (Univ. Basilicata). E’ autore di varie opere (v. 4° cop).”,”EURx-257″ “MUSIL Robert”,”L’ uomo senza qualità. Volume primo.”,”Singolare è il destino letterario di Robert MUSIL. Da vivo non ottenne fama e solo una parte di questo romanzo fu pubblicata (1931) mentre egli era ancora in vita. A dieci anni dalla morte, si è imposto alla critica internazionale come uno dei più importanti scrittori del secolo. Nato a Klagenfrut nel 1880, MUSIL, figlio di un alto funzionario austriaco, allievo d’un collegio militare poi studente di fisica e ingegneria, assistente al Politecnico, passò agli studi filosofici, fu giornalista e bibliotecario. Ma per trent’anni il suo vero ‘lavoro’ fu questo romanzo. Dopo l’ ‘Anschluss’ si rifugiò a Zurigo, dove morì, sconosciuto nel 1942. MUSIL, come PROUST e JOYCE, dissolve lo schema tradizionale del romanzo e, nel conflitto di ULRICH (personaggio-eroe negativo incapace d’ agire) rispecchia con lucida analisi la crisi della società europea.”,”VARx-045″ “MUSIL Robert”,”Sulla stupidità e altri scritti.”,”MUSIL Robert “”Sotto questo aspetto i due tipi dominanti dell’uomo pratico, il commerciante e il politico, sono affini, malgrado tutto ciò che li separa, al tipo d’uomo spiritualmente dominante della nostra epoca. Le basi spirituali del capitalismo sono le stesse: se tiene conto soltanto dei fatti; si fa affidamento solo su se stessi; si afferrano gli appigli solidi e si lavora sul sodo; l’uomo, l’uomo così com’è, è pienamente autonomo; e, nel ‘tempo libero’, il deserto dell’anima. La politica, come la si intende oggi, è la più netta antitesi dell’idealismo, per non dire la sua perversione”” (pag 118) “”La stupidità ci domina con travolgente impudicizia”” (pag 236)”,”VARx-449″ “MUSIL Robert”,”L’ uomo senza qualità. Volume secondo.”,”Capri espiatori. “”A questa tentazione si trovò esposto Feuermaul quando il ministro della Guerra lo congedò e la sorveglianza della signora Drangsal si allentò per ignote ragioni. Stumm von Bordwehr seppe soltanto riferire che Feuermaul aveva avuto un vivacissimo dialogo con un giovanotto che dalla descrizione era presumibilmente Hans Sepp. Ad ogni modo era uno di quelli che si servono sempre di un capro espiatorio al quale accollano tutti i mali che non sanno risolvere; l’orgoglio nazionale è uno di questi casi, in cui per pura convinzione si sceglie un capo espiatorio che non sia consanguineo ed abbia la minor somiglianza possibile con l’interessato. Com’è risaputo è un grandissimo sollievo, quando ci si arrabbia, scaricare su qualcuno la propria collera, anche se non ci ha né colpa né peccato; non così noto è che si possa dire altrettanto dell’amore. Anche l’amore, non avendo altra occasione, deve spesso sfogarsi su qualcuno che non ne può niente. Così Feuermaul era un giovane industrioso, che nella lotta per la vita poteva essere assai perverso, ma il suo “”capro amatorio”” era l’uomo, e quand’egli pensava all’uomo in generale diventava un oceano di bontà inappagata. Hans Sepp invece era in fondo un buon figliolo che non aveva nemmeno cuore d’ingannare il direttore Fischel, e il suo capo espiatorio era “”l’uomo non tedesco”” al quale addossava tutta la sua rabbia per le cose che non poteva mutare. Sa il cielo che cosa s’erano detti in principio; dovevano aver cavalcato ciascuno il “”capro”” lanciandolo contro l’altro, perché Stumm raccontò: – Non capisco proprio come sia accaduto: a un tratto furono circondati di gente e in un batter d’occhio si formò un vero assembramento, tutti i presenti nelle sale erano intorno a loro! – E sai di che cosa discutevano? – chiese Ulrich. Stumm alzò le spalle (…)”” (pag 418)”,”VARx-045-B” “MUSIL Robert, a cura di Bianca CETTI MARINONI”,”Die Verwirrungen des Zöglings Törleß – I turbamenti del giovane Törleß.”,”Robert Musil (Klagenfurt 1880 – Ginevra 1942) Einaudi ha pubblicato: L’uomo senza qualità, Incontri, Pagine postume pubblicate in vita, Tre donne, Vinzenz e l’amica degli uomini importanti, I fanatici, Diari 1899-1941, Saggi e lettere e, nella Biblioteca dell’Orsa, Romanzi brevi, novelle e aforismi. Il romanzo tratta un soggetto psicologico, e non è neppure all’altezza della psicologia più semplice.”,”VARx-026-FL” “MUSOLINO Benedetto”,”Giuseppe Mazzini e i Rivoluzionari italiani. Volume 1 e 2.”,”Benedetto MUSOLINO nacque a Pizzo Calabro nel 1809 da una famiglia di tradizioni patriottiche, studiò filosofia e cominciò a scrivere nel 1830 dimostrando subito sfiducia nel costituzionalismo borghese come nel’ assolutismo. Fu arrestato nel 1830 col sospetto di liberalismo. Liberato dopo poco tempo, negli anni successivi fondò la setta dei ‘Figliuoli della Giovane Italia’ (1833-34), la più importante organizzazione neocarbonica dell’ Italia meridionale. Ma non ebbe niente in comune con quella di Giuseppe MAZZINI: la organizzazione segreta di MUSOLINO differiva da quella di MAZZINI nel modo come era concepita e strutturata. Negli anni 1830 e 1840 subì varie volte il carcere e dopo tentativi insurrezionali fu condannato a morte in contumacia. A Roma partecipò alla Repubblica romana. Nel libro in oggetto comincia a sottolineare il valore della democrazia.”,”ITAB-078″ “MUSOLINO Rocco”,”Per una ricerca sull’ estetica di Labriola.”,”Marx Engels Labriola (pag 738-739) “”Pur nelle accentuazioni polemiche della contrapposizione alla filosofia tradizionale, che scendeva dal cielo alla terra invece di salire dalla terra al cielo, non è difficile trovare in Marx e in Engels la critica esplicita di una grossolana sopravvalutazione del momento economico, e quindi di un volgare determinismo; e se per essi anche le sfere ideologiche che stanno più in alto, «nell’aria» – come la filosofia, l’arte, la religione – rimangono strettamente legate al processo storico-sociale, se la produzione delle idee e delle rappresentazioni può risultare addirittura come «emanazione» più o meno diretta dell’attività materiale (4), resta pur sempre avvertito, sul piano dell’interpretazione storica, il pericolo di sbrigative riduzioni proprie di una rozza concezione materialistica (5). A religione arte filosofia viene negato uno sviluppo ‘autonomo’ e una storia ‘autonoma’ nel senso che «gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e i loro scambi materiali trasformano, insieme a questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero» (6). Analoga avvertenza si trova insistentemente nel Labriola, in particolare là dove egli rileva che una storia delle idee non può esaurirsi «nel circolo vizioso delle idee che spieghino se stesse», criticando con ciò «il fantastico assunto ideologico, che ‘arte, religione e scienza’ siano svolgimenti subiettivi e svolgimenti storici di un preteso spirito artistico, religioso, o scientifico, il quale s’andrebbe manifestando successivamente per un proprio ritmo di evoluzione, qua e là sussidiato o impedito dalle condizioni materiali»”” (pag 738-739) [(4) Per cui anche nell’arte e nella religione è possibile rintracciare un filo conduttore che tanto più sembra svolgersi in armonia con la traccia dello sviluppo economico quanto più grande è il periodo storico considerato (V. la lettera di Engels a Heinz Starkenburg, in Marx Engels, ‘Sull’arte e la letteratura, Milano, Universale Economica, 1954, p. 7; (5) Tale pericolo, al quale non sfuggiva ad es. un Plekhanov, lo stesso Engels individuava nelle tendenze della nuova generazione marxista; e nel 1890 egli scriveva a Giuseppe Bloch: «Il fatto che i giovani talora annettono al lato economico una importanza maggiore di quella che gli spetta, è in parte colpa di Marx e mia. Di fronte agli avversari noi dovevamo sottolineare il principio essenziale da loro negato, e allora non trovavamo sempre il tempo, il luogo e l’occasione di rendere giustizia agli altri fattori che partecipano all’azione reciproca. Ma non appena si giungeva all’esposizione di un periodo della storia, cioè all’applicazione pratica, la cosa cambiava e nessun errore era possibile. Ma purtroppo accade troppo di frequente che si creda d’aver perfettamente compreso una nuova teoria e di poterla senz’altro maneggiare, non appena ci si è appropriati dei principi essenziali per di più non sempre in modo esatto. Non posso risparmiare questo rimprovero a più d’uno dei ‘marxisti’ dell’ultima ora e per questo si è creata talvolta una strana confusione» (V. Marx-Engels, ‘Sul Materialismo storico’, Roma, ed. Rinascita, 1949, p. 78). Cfr. anche, del Labriola, ‘Del Materialismo Storico. Delucidazione preliminare’, in ‘La concezione materialistica della storia’, Laterza, 1947, pp. 142-5 e 225; (6) M.-E., ‘Sull’arte e la letteratura’, Universale Economica, Milano, 1954, pp. 3-4]”,”LABD-112″ “MUSSA Carlo BIGIARETTI Libero BANFI Antonio GUTTUSO Renato BIANCHI BANDINELLI Ranuccio JACCHIA Arrigo NENNI Giuliana ALESSANDRINI Ada MONTESI Mario ZECCHI Carlo GALLINARO Maria Bianca OLIVO O.M. LEVI Giorgina CAPORASO Elena ROBOTTI Paolo LONGO Rosetta DI VITTORIO Giuseppe”,”Noi siamo stati nell’U.R.S.S.”,”””Questa agiatezza generale, balza poi evidente dall’aspetto florido e soddisfatto della popolazione e dal suo abbigliamento”” (Di Vittorio) (pag 216) “”L’Unione Sovietica … è la patria naturale della pace”” (idem) (pag 218) “”Come lo stakanovista rappresenta la vittoria dell’intelligenza dell’operaio sulla fatica del lavoro manuale, il tecnico del mondo socialsita deve assurgere sempre più a dignità di scienziato, e quest’ultimo deve tendere a superare la differenza tra scienza speculativa e scienza applicata, deve vedere il progresso scientifico in funzione del valore umano e sociale”” (Carlo Mussa) (pag 9) “”L’individualismo della moralità borghese fissa alla virtù ideale o al dovere per il dovere, è, di fatto degenerato nell’immoralismo. L’uomo sovietico, in cui veramente si compie l’uomo copernicano, conosce un’etica collettiva e costruttiva, si fa creatore del mondo, di un’umanità concretamente liberata, cui si sono aperte le vie dell’avvenire e in ciò sperimenta la sua propria personale dignità”” (A. Banfi) (pag 37)”,”PCIx-119″ “MUSSET Alain”,”Geopolitique du Mexique.”,”Alain MUSSET è maître de conferences à l’ université Paris-X Nanterre e membro dell’ Institut Universitaire de France. E’ specialista della geografia del Messico e dell’ America centrale. E’ autore di varie opere sulla regione e collabora con le Università messicane e centroamericane.”,”AMLx-021″ “MUSSET Alain”,”Le Mexique, économies et sociétés.”,”Il peso dei grandi gruppi messicani (pag 59-62) (L’industria auto in Messico e la taglia delle grandi imprese messicane, geografia spaziale dell’industria messicana) Alain Musset, maitre de conférences à l’Université de Paris X, Membre de l’Institut Universitaire de France, cartografia di Anne-Marie BARTHELEMY e Alain MUSSET”,”AMLx-182″ “MUSSGNUG Florian”,”Lutero e la Riforma protestante.”,”‘Nel suo scritto «Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini» (maggio 1525) [Lutero] accusò Münzer e i contadini di essersi ribellati all’ordine costituito e perciò alla volontà divina e invitò chiunque a «colpire, scannare, massacrare» i ribelli per fermare la loro violenza omicida. In particolare Lutero si appellò alla nobiltà tedesca: contro le «schiere infernali» dei contadini il potere politico doveva usare la «spada sanguinante» che gli era stata affidata da Dio per difendere l’ordine sociale. Quando l’esercito dei principi si scontrò con le truppe dei ribelli a Frankenhausen, in Turingia, nel maggio 1525, la sconfitta dei contadini fu terribile: più di 6.000 furono uccisi in battaglia e altri 500, fra cui Münzer, arrestati e torturati a morte. Le speranze in una società più egualitaria e giusta, che avevano ispirato la più vasta e drammatica delle rivolte contadine del tardo Medioevo finirono tragicamente. Lutero, che per mesi era vissuto nell’attesa della morte, era riuscito a scampare alla violenza della guerra e poteva portare avanti la sua riforma. Ma il prezzo da pagare era stato altissimo: l’uomo che aveva invitato i principi alla strage dei contadini, non era più l’idolo delle masse che a Worms aveva avuto la società tedesca dietro di sé. Nazionalisti e rivoluzionari, che avevano guardato verso il teologo di Wittenberg con simpatia e speranza, non potevano perdonargli il suo tradimento. Per salvare se stesso e per realizzare i suoi progetti religiosi, Lutero aveva dovuto scegliere con chi stare e sie era schierato con la parte vincente, la nobiltà delle grandi casate feudali tedesche. Adesso, senza l’appoggio del popolo dei contadini, il destino della riforma era interamente affidato al potere dei principi territoriali’ (pag 69-73)”,”RELP-063″ “MUSSINO Antonio a cura; scritti di Pasquale SCARAMOZZINO Piergiorgio CORBETTA Mario CACIAGLI Maria Sofia CORCIULO Mariona FERRER FONS Antonio FLORIDIA Roberto DE-LUCA Ornello VITALI Antonio MUSSINO e Sandro TOMARO Eva Anduiza PEREA Veronica CORSINI Vittoria CUTURI Rossana SAMPUGNARO Venera TOMASELLI Arjuna TUZZI Antonio AGOSTA Nicola PORRO Pietro SCALISI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Youri CHULIENKO e Vladimir LISSENKO”,”Le nuove forme di astensionismo elettorale. Atti del Convegno SISE.”,”scritti di Pasquale SCARAMOZZINO Piergiorgio CORBETTA Mario CACIAGLI Maria Sofia CORCIULO Mariona FERRER FONS Antonio FLORIDIA Roberto DE-LUCA Ornello VITALI Antonio MUSSINO e Sandro TOMARO Eva Anduiza PEREA Veronica CORSINI Vittoria CUTURI Rossana SAMPUGNARO Venera TOMASELLI Arjuna TUZZI Antonio AGOSTA Nicola PORRO Pietro SCALISI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Youri CHULIENKO e Vladimir LISSENKO”,”STAT-594″ “MUSSO Stefano”,”La gestione della forza-lavoro sotto il fascismo 1910 – 1940.”,”Stefano MUSSO è nato nel 1952. E’ stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Ha pubblicato numerosi saggi di storia sociale del proletariato industriale torinese, e il volume ‘Gli operai di Torino, 1900-1920′, (MILANO, 1980).”,”MITT-033″ “MUSSO Pierre”,”Saint-Simon et le saint-simonisme.”,”Pierre MUSSO dottore in scienze politiche, è insegnante all’ Univ Paris I- Sorbona e all’ Univ Paris IX – Dauphine, e D di progetto al Centre national d’ etudes des telecommunications (CNET).”,”SOCU-050″ “MUSSO Stefano”,”Storia del lavoro in Italia dall’ Unità a oggi.”,”Stefano MUSSO insegna Storia dell’ industria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ‘Gli operai di Torino, 1900-1920′ (1980). “”Taylor richiamava in particolare l’ attenzione sul fatto che ogni operaio di mestiere lavorava con metodi propri. Si doveva invece, a suo parere, studiare quale fosse il metodo migliore (one best way), ovvero il metodo che permettesse di compiere il lavoro in meno tempo, e farlo applicare a tutti gli operai””. (pag 76)”,”MITT-150″ “MUSSO Fabio BARTOLUCCI Francesco PAGANO Alessandro”,”Competere e radicarsi in Cina. Aspetti strategici e operativi.”,”MUSSO Fabio è professore associato presso la Facoltà di economia dell’ Università di studi di Urbion ‘Carlo Bo’. BARTOLUCCI Francesco è dottore commercialista e revisore contabile, PAGANO Alessandro è ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’ Università degli studi di Urbino. “”Secondo la legge cinese, i lavoratori hanno il diritto di costituire o aderire liberamente a associazioni sindacali che seguano le regole dettate dalla Trade union law (TUL) del 1992, ma tale adesione o costituzione non viene in alcun modo imposta. (…) Per quanto riguarda lo sciopero, questo in Cina è privo di un qualunque riferimento normativo quindi non è considerato un diritto costituzionale, ma viene consentito, non essendo comunque vietato né oggetto di disposizioni penali””. (pag 227)”,”CINE-011″ “MUSSO Stefano”,”La gestione della forza-lavoro sotto il fascismo. Razionalizzazione e contrattazione collettiva nell’ industria metallurgica torinese (1910 – 1940).”,”Stefano MUSSO è nato nel 1952. E’ stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Ha pubblicato numerosi saggi di storia sociale del proletariato industriale torinese, e il volume ‘Gli operai di Torino, 1900-1920’, (MILANO, 1980). 2° copia “”Agli inizi della crisi, l’eco del fordismo è ancora vivo, e una serie di iniziative di Ford suscitano ammirazione: il progetto, della metà del 1929, di pagare ai lavoratori degli stabilimenti in Europa un salario cpace dello stesso potere d’acquisto di quello degli operai di Detroit, progetto poi finito nel nulla ma che aveva suscitato non pochi timori tra gli industriali europei, l’aumento delle paghe dei 140.000 dipendenti e la diminuzione dei prezzi di vendita delle vetture decisi nel novembre 1929; le condizioni aziendali più floride in confronto ai concorrenti che nei primi mesi della crisi Ford era riuscito a garantirsi grazie alla maggior vendita di vetture di piccolo costo. Col proseguire e l’inasprirsi della crisi, però, si sbiadisce il mito della razionalizzazione, imputata da più parti di aver causato sovrapproduzione e disoccupazione. Paradossalmente la crisi del mito trascina con sé anche il correttivo, l’alto salario, che l’americanismo proponeva per equilibrare dal lato della domanda l’accresciuto potenziale dell’offerta (…)””. (pag 96)”,”ITAF-239″ “MUSSO Pierre”,”Le vocabulaire de Saint-Simon.”,”MUSSO Pierre Saint-Simon (1760-1825) Organizzazione sociale (pag 53)”,”SOCU-181″ “MUSSO Bruno”,”Lungo i sentieri dell’economia e del lavoro cercando il volto di Dio.”,”Bruno Musso (Torino, 1939) già universitario cattolico della FUCI, laureato in ingegneria (Politecnico) ha svolto attività nella grande industria e ha raggiunto i vertici dell’elettromeccanica italiana.”,”RELC-317″ “MUSSO Stefano a cura, saggi di Luigi TOMASSINI Elisabetta BENENATI Giuseppe DELLA-ROCCA Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Alessandra PESCAROLO Santo PELI Liliana LANZARDO Giovanni CONTINI Sandro RUJU Anna DI-GIANNANTONIO e Gloria NEMEC Barbara CURLI Laura Francesca SUDATI Carlo SIMONI Augusta MOLINARI John FOOT Giuseppe BERTA Anne von OSWALD Franco RAMELLA”,”Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento.”,”Contiene un saggio sulla Prima guerra mondiale: Sandro PELI, ‘Operai e guerra. Materiali per un’analisi dei comportamenti operai nella prima e nella seconda guerra mondiale’ (pag 197-228) Marx. “”Le famiglie delle lavoranti a domicilio conducevano, come dimostra l’inchiesta, un’esistenza miserabile, stretta fra la miserie e le malattie, e questo gruppo sociale si caratterizza per un particolare ritardo nel passaggio a strategie di fecondità più restrittive, coerenti con le possibilità di miglioramento sociale offerte da un contesto urbano (26). Gli alti livelli di fecondità si coniugavano con la mortalità infantile, in un ciclo ininterrotto di nascite e morti, che, piuttosto che i modelli demografici protoindustriali, ricorda le osservazioni di Marx sui comportamenti riproduttivi del proletariato più povero (27). Non diverso il caso delle lavoratrici dell’ago descritte in un’inchiesta su Roma (28). Il caso dello ‘sweating system’ e della sua espansione nel primo Novecento costituisce un primo esempio utile a evidenziare la simultaneità e il parallelismo fra i processi di sviluppo delle fabbriche e l’espansione intorno a esse, di ampie aree di lavoro a domicilio nei settori a produzione non standardizzata dell’abbigliamento e dell’arredamento”” (pag 183-184) [Alessandra Pescarolo, ‘Il lavoro a domicilio femminile: economie di sussistenza in età contemporanea’] [(in) ‘Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento’, a cura di Stefano Musso, Annali Feltrinelli, XXXIII, 1997, Feltrinelli, Milano, 1999] [(26) M. Gribaudi, ‘Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento’, Torino, 1987; (27) Secondo Marx i meccanismi della riproduzione proletaria creati dalle leggi dell’accumulazione capitalistica sono i seguenti: “”non soltanto la massa delle nascite e dei decessi, ma anche la grandezza assoluta delle famiglie”” erano “”inversamente proporzionali al livello del salario””. Un comportamento “”assurdo””, che ricordava la riproduzione in massa di alcune “”specie di animali individualmente braccati””. K. Marx, Il capitale’, Roma, 1967, p. 704] (pag 183-184) Mike Bongiorno sfidò Marx sulla popolarità tra la classe lavoratrice del nord Italia (pag 617)”,”ANNx-034″ “MUSSO Stefano”,”Gli operai di Torino, 1900-1920.”,”Stefano Musso è nato nel 1952. Laureatosi in filosofia all’Università di Torino, ha collaborato alla rivista ‘Classe’ ed è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Attualmente (1980) svolge ricerche sulla classe operaia a Torino nel periodo fascista. Parte del volume dedicata al periodo della grande guerra: ‘Parte seconda. Composizione di classe e lotte operaie tra guerra e dopoguerra. Capitolo terzo. L’industria e la grande guerra. Capitolo quarto. Produzione bellica e problemi di organizzazione del lavoro. Capitolo quinto. Gli effetti della guerra sulla struttura della classe e sulle sue lotte. Nuovi fattori di unità di classe. La linea della Fiom. Le vertenze dei metallurgici e le lotte del proletariato torinese. Egualitarismo e ventagli retributivi. Capitolo sesto. Le lotte del dopoguerra. La fase culminante del ciclo di scioperi. Le lotte a Torino. I consigli di fabbrica. (pag 121-224) “”Il Belluzzo; portavoce della grande industria meccanica, in un breve scritto del 1917 (9), individua limiti e carenze nella diffusione dell’organizzazione scientifica del lavoro in Italia durante il periodo bellico. “”(…) Da noi i concetti di lavorazione in serie si sono introdotti in alcuni casi (Fiat insegni) ma la grande maggioranza dei nostri industriali meccanici lavoravano prima della guerra per le richieste, molteplici nella forma, dei pochi clienti di casa. (…) La guerra ha insegnato che la lavorazione in serie, l’uso dei calibri, ma non ha insegnato l’economia, il modo di ridurre i costi di produzione, né poteva farlo perché necessitava produrre e “”produrre ad ogni costo”” (…). Purtroppo in alcune officine meccaniche italiane è ignoto ai dirigenti perfino il nome del Taylor e si vedono in esse le macchine utensili lavorare con dei criteri ormai da tempo superati, delle velocità ormai raddoppiate: si vedono ancora gli operai arruotare i loro utensili sulle mole ad acqua (…); nessuno controlla la velocità di taglio, la forma degli utensili (…). (…) ancora oggi è possibile vedere un gruppo di torni identici, che compiono la stessa operazione ad un identico proiettile, andare a velocità diverse”””” (pag 143-144) [(9) G. Belluzzo, ‘L’organizzazione scientifica delle industrie meccaniche in Italia’, in ‘L’Industria’, 21 giugno 1917 (…)]”,”MITT-370″ “MUSSO Mario”,”Da Pietro al Papato.”,”Omaggio dell’autore Cartina pag 41 ‘Diffusione del Cristianesimo al termine del IV secolo. Cartina pag 49 ‘Lo Stato Pontificio nel suo più ampio sviluppo territoriale'”,”RELC-341″ “MUSSO Enrico”,”Terra e cielo. Le due sponde del Mediterraneo.”,”Enrico Musso, genovese, romano per necessità, sardo d’elezione, terminatigli studi classici ha conseguito la Licenza presso il Pontificio istituto di tudi Arabi e d’Islamistica, e si è laureato in Studi Islamici all’Istituto Universitario Orientale di Napoli (2003). Contiene: ‘Storia della moschea che era in Genova a cavallo dei secoli XVII e XVIII’ (pag 87-94)”,”VIOx-217″ “MUSSO Stefano”,”Proletariato industriale e fascismo a Torino. Aspetti del territorio operaio.”,”Lavoro realizzato grazie a un borsa di studio messa a disposizione da Alfonso Leonetti alla Fondazione Feltrinelli.”,”MITT-424″ “MUSSO Stefano”,”Gli operai di Torino, 1900-1920.”,”Stefano Musso è nato nel 1952. Laureatosi in filosofia all’Università di Torino, ha collaborato alla rivista ‘Classe’ ed è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Attualmente (1980) svolge ricerche sulla classe operaia a Torino nel periodo fascista.”,”SIND-001-FFS” “MUSSOLINI Benito”,”Dal socialismo alla nazione. Scritti e discorsi.”,”Contiene l’articolo: ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante’ , Avanti!, 10 ottobre 1914 (pag 42-52)”,”ITAF-339″ “MUSSOLINI Benito, a cura di Enzo SANTARELLI”,”Scritti politici di Benito Mussolini.”,”Mussolini più uomo d’azione che scrittore politico Dal saggio introduttivo di Enzo Santarelli: “”Una duplice obiezione potrebbe essere avanzata: che Mussolini non à precisamente uno scrittore politico, non avendo lasciato testi “”teorici”” ragguardevoli, non essendo questa la sua fondamentale disposizione; che il capo del fascismo italiano, proprio in quanto espressione del fascismo, manca di una sua propria dignità, non essendosi il fascismo dimostrato storicamente autonomo – ad una considerazione di lungo periodo e strutturale – rispetto alle classiche tradizioni del liberalismo e del socialismo”” (pag 13)”,”ITAF-034-FF” “MUSSON A.E.”,”British Trade Unions, 1800-1875.”,”A.E. Musson è Professore di Storia Economica nell’Università di Manchester. Ha pubblicato lavori sulle Trade Unions e il tradeunionismo nell’industria tipografica. Altro lavoro: ‘The Congress of 1868: The Origins and Establishment of the Trade Union Congress’. Musson, A. E. (Albert Edward) (1920-?) “”The influence of Karl Marx on British trade unions during these years appears to have been very limited [109-11]. Although the First International Working Men’s Association was founded in London in 1864, with George Odger, secretary of the Trades Council, as its president, and William Cremer as its secretary, the main motive of the relatively small number of British trade unions which affiliated was the very limited one of preventing strike-breaking through the introduction of European labour, although there was certainly a wider and increasing interest in international democratic movements at the time. The membership of affiliated British trade unions never reached more than about 50,000, possibly less, out of a total-union membership at the time of perhaps 800,000″” (pag 57-58)”,”MUKx-210″ “MUSTÈ Marcello”,”Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci.”,” Marcello Musté insegna Filosofia teoretica presso la Sapienza di Roma. Fa parte del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci Onlus. È autore di numerosi studi sulla storia della cultura e della filosofia italiana tra cui le monografia su Vincenzo Gioberti, Benedetto Croce, Adolfo Omodeo, Franco Rodano e Felice Balbo. Manca la bibliografia. Il ritmo della storia (Labriola) “”Nel secondo saggio – ‘Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare’- il problema del comunismo critico trovò uno svolgimento ben altrimenti impegnativo, portando Labriola alla soglia; se non proprio all’interno, della filosofia della praxis. (…) (pag 42-43) Materialismo e idealismo: la realtà del mondo esterno. “”Nei passaggi cruciali degli ‘Appunti’, Gramsci confutava ogni fissazione naturalistica dell’esteriorità, sempre riportandola all’elemento umano e storico. Così accadeva, per esempio, a proposito del concetto di materia, che contro Bucharin, arrivava a tradurre nel “”rapporto umano””, inteso come l’attività umana cristallizzata, «oggetto di produzione e di proprietà, in quanto in essa è cristallizzato un rapporto sociale e questo corrisponde a un determinato periodo storico» (pag 203-204)”,”GRAS-165″ “MUSTÈ Marcello”,”Rivoluzioni passive. Il mondo tra le due guerre nei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci.”,”Marcello Mustè insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma. Fa parte del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci e della Commissione scientifica per l’Edizione Nazionale degli scritti di Antonio Gramsci. Per Viella ha pubblicato nel 2018 ‘Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci’. Tra i temi trattati: – Le due aggiunte al Quaderno I (Quaderni del carcere) – Tre fonti della teoria del cesarismo (pag 84-96) – Il bonapartismo, Stalin e Trotsky (pag 97-101) – Il cesarismo come forma politica delle rivoluzioni passive – La guerra di posizione – Americanismo una rivoluzione passiva? – Fascismo e corporativismo “”Nel lessico dei ‘Quaderni del carcere’ la formula “”cesarismo”” si trova spesso accostata a quella di “”bonapartismo””. Anzi, “”bonapartismo”” (fin da Quaderno 1) precede l’uso di “”cesarismo””, la cui prima occorrenza compare nella nota del Quaderno 4 su ‘L’ elemento militare in politica’. Fino al Quaderno 9 Gramsci adopera ordinariamente l’espressione «cesarismo o bonapartismo», per indicare la sostanziale identità semantica dei due termini. Dal 1932 (nello stesso periodo in cui inizia i quaderni «speciali») il lemma “”cesarismo”” tende nettamente a prevalere (…)”” (pag 97); “”La prima occorrenza del lemma “”bonapartismo”” rinvia a numerosi altri luoghi dei quaderni e richiederebbe un esame completo del giudizio sull’Urss e sulla sua (non lineare) evoluzione. La questione riguarda anzi tutto Trotsky, perché in una nota della miscellanea del Quaderno 4, databile al novembre 1930, Gramsci osservò che «la tendenza di Leone Davidovi [Trockij]» era costituita dalla «””volontà”” di dare «supremazia all’industria» e di «accelerare con mezzi coercitivi la disciplina e l’ordine nella produzione, di adeguare i costumi alle necessità del lavoro». E aggiunse che fu necessario «spezzar[e] inesorabilmente» quella posizione, che generava uno «squilibrio tra pratica e teoria» e riproduceva lo stesso pericolo che «si era manifestato già precedentemente, nel 1921», cioè nel momento in cui Lenin aveva inaugurato la Nep e superato le contraddizioni del “”comunismo di guerra””. Ma soprattutto osservava che la politica auspicata a Trotsky, se applicata con il rigore che veniva richiesto, «sarebbe sboccata necessariamente in una forma di bonapartismo». (…) Le novità riguardavano, naturalmente, il riferimento a Trotsky e il richiamo alla svolta leniniana del 1921, indicata come esempio e modello di una saggia politica di modernizzazione. È chiaro che, nella mente di Gramsci, c’era un nesso essenziale tra le posizioni dei due grandi nemici dell’età post-leniniana, tra la visione “”militare”” di Trotsky e l’esito autoritario di Stalin; non solo perché Stalin, in una discorde armonia, riprendeva quei progetti di industrializzazione accelerata, ma perché l’uno aveva spianato la strada all’altro, creando le condizioni nelle quali la soluzione “”bonapartista”” aveva potuto affermarsi. La lotta contro il trotskismo, che anche Gramsci aveva sostenuto tra il 1924 e il 1926, era del tutto coerente, perciò, con l’avversione per qualsiasi forma di bonapartismo”” (pag 101) [Marcello Mustè, ‘Rivoluzioni passive. Il mondo tra le due guerre nei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci’, Viella, Roma, 2022; capitolo ‘Il bonapartismo, Stalin e Trotsky’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-174″
“MUSTI Domenico”,”Demokratia. Origini di un’idea.”,”Domenico MUSTI è professore ordinario di storia greca presso la facoltà di lettere del’ Università La Sapienza di Roma. Autori di diversi saggi apparsi nella ‘Storia e civiltà dei Greci’ a cura di R. BIANCHI BANDINELLI. Ippodamo. Atene. Le case modeste dei politici del passato. “”Che già in età arcaica i Greci mirassero a una struttura ordinata dell’impianto urbano, da far valere soprattutto nelle città di nuova fondazione, è ben noto. In cosa consiste, allora, la novità ippodamea? Aristotele nella ‘Politica’ afferma, a proposito delle case private, che la loro impostazione e costruzione è più graziosa e più pratica, se fatta secondo linee rette, seguendo il principio ippodameo. Unica obiezione mossa da Aristotele è che città costruite ordinatamente, secondo un reticolo stradale di tipo ortogonale, sono più esposte agli assalti dei nemici: una preoccupazione assolutamente valida, nella condizione della vita delle città antiche, sempre minacciate dalla guerra. Il passo che fa invece riferimento in maniera più precisa alla “”uniformità”” delle abitazioni appartiene alle ‘Leggi’ di Platone: vi si sostiene che le case dovrebbero esser fatte in modo che l’intera città sia una sorta di muro e abbia nelle case una difesa, in ragione della loro uniformità e della loro eguaglianza in rapporto alle strade. Anche in questo caso ci troviamo nel quadro di una concezione tendenzialmente oligarchica e piramidale della società. In effetti, una testimonianza letteraria sicura sulla uniformità delle case private, per il V secolo, non c’è, né si può utilizzare in questo senso la polemica affermazione della ‘III Olintiaca’ di Demostene (parr.25-6), secondo cui i grandi uomini politici ateniesi del passato – il riferimento è a Milziade ed Aristide – possedevano case molto modeste, mentre al presente cominciano a comparire abitazioni di lusso. Che tra V e IV secolo si sia andata accentuando, anche all’interno del tessuto urbano, la possibilità di una differenziazione nelle forme e nell’aspetto delle case, non c’è dubbio.”” (pag 121)”,”STOx-125″
“MUSTI Domenico”,”Demokratía. Origini di un’idea.”,”Domenico Musti è professore ordinario di Storia greca presso la Facoltà di lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Autore di diversi saggi apparsi nella Storia e civiltà dei Greci, ha pubblicato Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, ha curato per la Fondazione Lorenzo Valla la Guida della Grecia. ha scritto L’economia in Grecia e una Storia greca.”,”STAx-059-FL”
“MUSTI Domenico”,”Introduzione alla storia greca, dalle origini all’età romana.”,”Domenico Musti insegna Storia greca presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Roma La Sapienza. Fra le sue opere Lo Stato dei Seleucidi, Tendenze nella storiografia romana e greca su Roma arcaica, Società antica, Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, Città e popoli dell’Italia antica. Per i nostri tipi ha curato La storiografia greca, Le origini dei Greci, Dori e mondo Egeo, e ha scritto L’economia in Grecia, Demokratia, Origini di un’idea, Il simposio.”,”STAx-065-FL”
“MUSTI Domenico a cura”,”Le origini dei Greci. Dori e mondo Egeo.”,”Domenico Musto (Sezze Romano, 1934) insegna Storia greca presso la Facoltà di Lettere dell’Univ. di Roma La Sapienza.”,”STAx-010-FV”
“MUSTI Domenico”,”Storia greca. Linee di sviluppo dell’età micenea all’età romana.”,”Domenico Musti è professore ordinario di Storia greca presso la Facoltà di lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Autore di diversi saggi apparsi nella Storia e civiltà dei Greci, ha pubblicato Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, ha curato per la Fondazione Lorenzo Valla la Guida della Grecia. ha scritto L’economia in Grecia e una Storia greca.”,”STAx-078-FL”
“MUSTO Renato a cura”,”Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914.”,”””Le due gambe dell’ organizzazione economica sono Conoscenza ed Organizzazione”” (pag 182, IWW, 1910)”,”MUSx-130″
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING”,”Sulle tracce di un fantasma. L’ opera di Karl Marx tra filologia e filosofia.”,”Saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING MUSTO è dottorando di ricerca in “”Filosofia e Politica”” presso l’ Università degli Studi di Napoli L’Orienale. Astrazione in Hegel e in Marx. “”Così di tanto si differenzia Marx da Hegel in quanto si differenziano; tra Marx ed Hegel, i rispettivi significati e statuti della categoria di “”astrazione””. Giacché, mentre in Hegel l’ astrazione è sinonimo di un sé che non entra in rapporto e in riferimento con l’ altro, ed è dunque incapace di universalizzazione, con Marx l’ astrazione diventa, nella società moderna, il massimo fattore di realtà e di universalizzazione, capace di compenetrare della sua logica l’ intero mondo altro, del concreto naturale e delle esistenze umane.”” (pag 217-218, Roberto Finelli) “”Il ‘Capitale’ di Marx segna una rottura radicale con la teoria ricardiana del valore prevalente in quegli anni””. (pag 225, Geert Reuten) Tabella: Le Categorie della Logica e della Forma di Valore. Hegel, Enciclopedia. C.J. Arthur, The New Dialectic and Marx’s Capital, Brill, Leiden, 2002, (pag 108-09) (pag 252) “”Quando Marx, nel 1859, pubblicò la prima parte della sua lungamente attesa “”Economia””, presentò la sua critica come la risposta finalmente trovata a tutti gli enigmi irrisolti dell’ economia classica. Il primo capitolo si conclude con un dettagliato elenco delle obiezioni mosse dagli economisti alla teoria del valore di Ricardo. Ognuna di queste quattro obiezioni è stata tradotta da Marx in un problema la cui soluzione dovrebbe essere fornita nei capitoli successivi: la ben nata confusione sul “”valore del lavoro”” e sul lavoro come misura del valore venne tradotta nel problema su come si possa “”sviluppare il salario”” sulla base della definizione del valore. Marx affermava secco: “”La dottrina sul salario fornisce la risposta””.”” (pag 311, M.R. Krätke)”,”MADS-417″
“MUSTO Marcello”,”Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi.”,”MUSTO Marcello “”Tale condizione incise profondamente sul lavoro di Marx e sui suoi tempi: “”spesso debbo perdere l’intera giornata per avere uno scellino. Ti assicuro che, quando considero i dolori di mia moglie e la mia personale impotenza, manderei tutto al diavolo”” (K. Marx a F. Engels 25 ottobre 1852, in Marx Engels Opere vol XXXIX pp. 169). A volte la situazione raggiunse livelli insostenibili, ad esempio nell’ottobre del 1852, quando egli scrisse a Engels: “”ieri ho impegnato il vestito che mi feci a Liverpool per comprare della carta da scrivere”” (K. Marx a F. Engels, 27 ottobre 1852, ivi, p. 175). Comunque, a tenere alto il morale di Marx rimanevano sempre le tempeste sui mercati ed egli ne scrisse, infatti, nelle lettere indirizzate a tutti gli amici più vicini. Con grande autorionia, nel febbraio del 1852 aveva dichiarato a Lassalle: “”la crisi finanziaria ha raggiunto un culmine paragonabile solo alla crisi commerciale che adesso si fa sentire a New York e a Londra. Purtroppo io, a differenza dei signori commercianti, non ho neppure la risorsa della bancarotta”” (K. Marx a F. Lassalle, 23 febbraio 1852, ivi, p. 525). Ancora, in aprile aveva detto a Weydemeyer che, a causa di circostanze straordinarie quali le scoperte dei nuovi giacimenti d’oro in California e Australia e la penetrazione commerciale degli inglesi in India, “”può darsi che la crisi si faccia attendere fino al 1853. Ma poi l’esplosione sarà terribile. Fino a quel momento non c’è da pensare a convulsioni rivoluzionarie”” (Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 30 aprile 1852, ivi, p. 550). A Engels, infine, nell’agosto del 1852, subito dopo i fallimenti seguiti alla speculazione negli Stati Uniti, aveva trionfalmente comunicato: “”non é questa la crisi imminente? La rivoluzione potrebbe venire prima di quanto desideriamo”” (Karl Marx a Friedrich Engels, 19 agosto 1852, ivi, p. 119). Del resto, Marx non si limitò ad esprimere queste valutazioni solo nel suo carteggio, ma ne scrisse anche sul “”New York Tribune””. Nell’articolo del novembre 1852 ‘Pauperismo e libero scambio’, infatti, commentando il grande flusso degli investimenti industriali in corso, aveva affermato: “”la crisi assumerà un carattere assai più pericoloso che nel 1847, quando ha avuto un carattere commerciale e finanziario più che non industriale””, poiché “”quanto più il capitale eccedente si concentra nella produzione industriale, (…) tanto più massiccia sarà la crisi e tanto più a lungo ricadrà sulle masse lavoratrici”” (Marx, Pauperismo e libero scambio, in Marx Engels Opere, vol. XI, 1982, p. 373)”” [Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, 2012] pag 90-91 “”Dopo la sua scomparsa, gran parte degli originali di Marx venne custodita nell’archivio del Partito socialdemocratico tedesco di Berlino, ma fu trattata con la massima negligenza. I conflitti politici in seno al partito tedesco impedirono la pubblicazione dei rilevanti e voluminosi inediti di Marx e produssero anche la dispersione dei suoi manoscritti, così da compromettere, per lungo tempo, la possibilità di un’edizione completa delle sue opere. Nessuno, inoltre, si occupò di stilare un elenco del lascito intellettuale di Marx e i [Grundrisse] restarono sepolti assieme alle altre sue carte. L’unico brano dato alle stampe durante quel periodo fu l'[Introduzione]. Essa fu pubblicata nel 1903, sulla rivista “”‘Die Neue Zeit’ [Il tempo nuovo]””, da Karl Kautsky, il quale nella breve nota che accompagnò il testo lo presentò come un “”abbozzo frammentario”” datato 23 agosto 1857. Kautsky sostenne che si trattava dell’introduzione dell’opera principale di Marx e, per questo motivo, le diede il titolo di ‘Introduzione a una critica dell’economia politica’. Egli aggiunse, inoltre che, “”nonostante il suo carattere frammentario, anche il presente lavoro offre una grande quantità di nuovi punti di vista”” (Karl Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie’, in “”Die Neue Zeit””, XXI, 1903, 23, p. 710. L’affermazione di Karl Kautsky si trova all’interno della nota I.). Intorno ad esso, infatti, si manifestò un notevole interesse. Tradotto, inizialmente in francese (1903) e inglese (1904), prese a circolare rapidamente dopo che Kautsky l’ebbe pubblicato, nel 1907, in appendice a ‘Per la critica dell’economia politica’ e apparve anche in russo (1922), giapponese (1926), greco (1927), cinese (1930), fino a diventare poi uno degli scritti più commentati dell’intera produzione teorica di Marx. Nonostante la fortuna dell'[Introduzione], i [Grundrisse] rimasero ancora a lungo sconosciuti. E’ difficile credere che, insieme con l'[Introduzione], Kautsky non abbia ritrovato anche l’intero manoscritto. Egli, comunque, non vi fece mai riferimento e, quando poco dopo decise di pubblicare alcuni inediti di Marx, si concentrò solo su quelli del 1861-63, che diede alle stampe parzialmente, dal 1905 al 1910, con il titolo di [Teorie del plusvalore]. La scoperta “”ufficiale”” dei [Grundrisse] avvenne, invece, nel 1923 grazie a David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca e promotore della ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’, l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels. Dopo aver esaminato il ‘Nachlaß’ di Berlino, egli rese pubblica l’esistenza dei [Grundrisse] in una comunicazione sul lascito letterario di Marx ed Engels, tenuta all’Accademia socialista di Mosca: “”ho ritrovato tra le carte di Marx altri otto quaderni di studi di economia. (…) Il manoscritto è databile alla metà degli anni Cinquanta e contiene la prima stesura dell’opera di Marx [Il Capitale], della quale, al tempo, egli non aveva ancora stabilito il titolo, e che rappresenta [anche] la prima elaborazione del suo scritto ‘Per la critica dell’economia politica’ (David Rjazanov, ‘Comunicazione sull’eredità letteraria di Marx ed Engels’, in Lucien Goldmann, Ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach, Samonà e Savelli, Roma, 1969, p. 68). In quella stessa sede affermò inoltre: “”in uno di questi quaderni (…) Kautsky ha trovato l”Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ e riconobbe al complesso dei manoscritti preparatori di ‘Il capitale’ “”straordinario interesse per conoscere la storia dello sviluppo intellettuale di Marx, così come la peculiarità del suo metodo di lavoro e di ricerca”” (Ibid.). Grazie all’accordo di collaborazione per la pubblicazione della ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’, stipulato tra l’Istituto Marx-Engels (IME), l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte e il Partito socialdemocratico tedesco, detentore del ‘Nachlaß’ di Marx ed Engels, i [Grundrisse] furono fotografati assieme a molti altri inediti e gli specialisti di Mosca cominciarono a studiarli su esemplari in copia. Tra il 1925 e il 1927, Pavel Veller, collaboratore dell’IME, catalogò tutti i manoscritti preparatori di ‘Il capitale’, il primo dei quali erano proprio i [Grundrisse]. Sino al 1931, essi furono completamente decifrati e dattilografati e nel 1933 ne fu dato alle stampe, in lingua russa, il [Capitolo sul denaro], cui fece seguito, due anni dopo, l’edizione tedesca. Nel 1936, infine, l’Istituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), subentrato all’IME, riuscì ad acquisire sei degli otto quaderni dei [Grundrisse], circostanza che rese possibile la soluzione dei problemi editoriali ancora irrisolti (Cfr. Ernst Theodor Mohl, Germany, Austria and Switzerland, in Marcello Musto (ed.), ‘Karl Marx’s “”Grundrisse””. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, Routledge, London-New York, 2008, p. 189). Poco dopo, dunque, i [Grundrisse] poterono essere finalmente pubblicati: furono l’ultimo importante manoscritto di Marx, per giunta molto esteso e risalente a una delle fasi più feconde della sua elaborazione, a essere reso noto al pubblico. Essi apparvero a Mosca nel 1939, a cura di Veller, che ne scelse il titolo: ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857-1858’. Due anni dopo, seguì la stampa di un’appendice [Ahnang], che comprese gli appunti di Marx del 1850-51 dai ‘Principi di economia politica e dell’imposta’ di David Ricardo, le note su [Bastiat e Carey], gli indici sul contenuto dei [Grundrisse] da lui stesso redatti e, infine, il materiale preparatorio [Urtext], a ‘Per la critica dell’economia politica’ del 1859. La prefazione al libro del 1939, siglata dall’IMEL, evidenziò decisamente il valore del testo: “”il manoscritto del 1857-1858, pubblicato per la prima volta ed integralmente in questo volume, costituisce una tappa decisiva dell’opera economica di Marx”” (Marx-Engels-Lenin-Institut, ‘Vorwort’, in Karl Marx, ‘Grudnrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857-1858’, Verlag für Fremdsprachige Literatur, Moskva, 1939, p.VII)”” (pag 294-296) [Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, 2012] (ancora da inserire)”,”MADS-594″
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCHER Moishe POSTONE Marcello MUSTO Michael R. KRÄTKE Ernst Theodor MOHL Lyudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS e Rafael PLA LEON Stanislav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Hoger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO”,”Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later.”,”MUSTO Marcello è un ricercatore presso l’Università di Napoli, L’Orientale. Saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCHER Moishe POSTONE Marcello MUSTO Michael R. KRÄTKE Ernst Theodor MOHL Lyudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS e Rafael PLA LEON Stanislav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Hoger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO “”In 1851, Charles Dana, the editor of the ‘New York Tribune’ (NYT), invited Marx to become one of his European correspondents. Marx accepted, and from August 1851 until February 1862 he and Engels regularly wrote several articles for the NYT a week. Actually, the first series of articles (on ‘Revolution and Counterrevolution in Germany’) for that journal was provided by Engels and published under Marx’s name. In about ten years time, Marx and Engels wrote several hundred articles, the ‘Tribune’ published more than 490 of them, many (about 45 per cent) unsigned, as leading articles. Engels contributed a lot, more than one-quarter of these articles, mostly dealing with military affairs and war events. A large part, about one-third of Marx’s articles were devoted to the analysis of actual economic and financial matters, mostly in Britain but also in other European countries and on the level of the world economy at large. As the NYT was rapidly growing, selling eventually nearly 300,000 copies altogether, and became the largest newspaper in the English-speaking world, Marx was actually one of the leading and most widely read economic journalists of his time, a renowned expert on all economic and financial matters whose judgement on monetary and financial crises in Europe was highly respected. Marx also earned himself a reputation as a leading expert of international politics – he wrote on all the major international conflicts and wars of his time. In 1859, in his ‘Foreword’ to ‘A contribution to the Critique of Political Economy Marx referred to his work for the NYT, stressing the fact that he had to acquaint himself with a lot of practical details of economic life that went far beyond the range of the science of political economy proper. While Marx wrote the ‘Grundrisse’ manuscript, his journalistic work, although reduced under the pressure of the crisis, continued as he described and analysed the major events od the great crisis of 1857-8. Actually, a lot of his journalistic work in the preceding year of 1856 had been devoted to monetary crises in Europe which he saw as harbingers of the greater crisis he had been waiting for since 1850. In November 1857, Marx saw to his delight one of his many predictions come true: this time, the British government, presed hard by the spokesmen of the City, had suspended the Bank Act of 1844 again .- exactly as Marx had predicted in an article published a few day before in the NYT. Until the spring and summer of 1858, Marx continued to comment upon the crisis events in Europe and tried to explain the rapid turn to an unexpected recovery as it occurred in Britain and other European countries. His regular work as a journalist ending in 1862, Marx did not comment upon the events of the follewing crises of 1866 and 1873 (1)”” [Michael R. Krätke, The first world economic crisis. Marx as an economic journalist] [(in) ‘Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later’, a cura di Marcello Musto, London, 2010] (pag 163)”,”MADS-614″
“MUSTO Marcello a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS François DUPLEIX Ferdinand QUINET Jean MARLY Adrien SCHETTEL Jean HENRI DE BEAUMONT P. ESLENS Eugène HINS Paul ROBIN Eugène STEENS Pierre FLUSE Eugène TARTARET V. TINAYRE César DE-PAEPE Jean-Louis PINDY Robert APPLEGARTH Adhémar SCHWITZGUEBEL Alfred HERMAN Johann Philipp BECKER Ludwig BÜCHNER André MURAT Louis MÜLLER R.L. GARBE Johann Georg ECCARIUS Henri Louis TOLAIN Aimé GRINAND Michail BAKUNIN Jean VASSEUR Emile AUBRY Paul LAFARGUE James GUILLAUME Eugène DUPONT Peter FOX Hermann JUNG HAFNER Karl KAUB George ODGER George WHEELER William WORLEY Charles PERRON Eduoard VAILLANT Michail BAKUNIN Friedrich Adolph SORGE Carl SPEYER Eugène POTTIER”,”Prima Internazionale. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti.”,”Marcello Musto è assistant professor di sociologia teorica presso la York University (Toronto). Imposte dirette e indirette. “”a) Nessuna modifica nella forma di riscossione delle imposte potrebbe produrre un cambiamento importante nelle relazioni tra capitale e lavoro. b) Tuttavia, avendo da scegliere tra due sistemi di imposte, raccomandiamo l’abolizione totale delle imposte indirette e la loro sostituzione completa colle imposte dirette (infatti, la percezione delle imposte dirette è a miglior mercato e non influisce sulla produzione) (2). Le imposte indirette fanno infatti alzare i prezzi delle merci, che i commercianti gravano non soltanto dell’ammontare di esse, ma anche dell’interesse e del profitto del capitale anticipato nel pagamento. Inoltre, il metodo delle imposte indirette mistifica il contribuente per ciò ch’egli paga allo Stato, mentre le tasse dirette non consentono la simulazione. Per questi motivi, le tasse dirette mantengono attivo il controllo sul governo da parte di ogni membro dello Stato, mentre le imposte indirette eliminano ogni tendenza all’auto-governo. (…)”” (pag 39-40) [Karl Marx, ‘Risoluzioni del Congresso di Ginevra (1866)* (*nota del curatore: testo tratto dalle ‘Istruzioni per i delegati del consiglio generale provvisorio. Le differenti questioni’. Scritto da Karl Marx (si veda p. 25, nota) nell’agosto del 1866, fu letto al Congresso di Ginevra e approvato dai suoi delegati in tutte le parti qui incluse, eccetto quella relativa a “”Imposte dirette e indirette””, rimandata a un successivo approfondimento. Una versione modificata venne pubblicata, tra il febbraio e il marzo del 1867, nel “”Courier International”” e si trova in GC, I, pp. 340-51)] [in Marcello Musto, a cura, Prima Internazionale. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti, 2014]”,”INTP-078″
“MUSTO Marcello”,”Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883.”,”Il panico finanziario del 1857 e i Quaderni della crisi (pag 5-12) “”In questo periodo, Marx stava scrivendo sulla situazione finanziaria nel vecchio continente. Nell’articolo ‘La crisi monetaria in Europa’, pubblicato nell’ottobre del 1856, egli affermò che era in atto «un movimento nel mercato monetario europeo analogo al panico del 1847» (21). Anche in novembre, il ‘La crisi europea’, in disaccordo con la gran parte degli opinionisti impegnati a rassicurare circa il superamento del momento più acuto della crisi, Marx ribadì che, seppure le indicazioni che giungevano dai mercati europei «sembra[va]no posticipare a un giorno futuro il collasso finale della speculazione e della intermediazione di borsa […questo] collasso [era] assicurato». A suo avviso, infatti, «il carattere cronico assunto dall’attuale crisi finanziaria presagi[va] per essa solo una fine più distruttiva e violenta». Egli concluse, pertanto: «più la crisi si protrae, peggiore sarà la resa dei conti finale» (22)”” (pag 8) [(21) Marx, ‘Die Geldkrise in Europa’, MEW, vol. XII, p. 53; (22) Id., ‘Die Krise in Europa’, Ibid., p. 80]”,”MADS-761″
“MUSTO Marcello”,”L’ultimo Marx, 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale.”,”Marcello Musto è professore associato di Sociologia teorica presso la York Unversity di Toronto. Ha al suo attivo molte pubblicazioni in varie lingue. In italiano ha pubblicato tra l’altro: ‘Ripensare Marx e i marxismi’ (Carocci, 2011), ‘I Grundrisse di Karl Marx’ (Ets, 2015). “”Nell’agosto del 1880, John Swinton (1829-1901), un influente giornalista statunitense di vedute progressiste (1), in visita per l’Europa, si recò a Ramsgate, una cittadina balneare del Kent, situata a pochi chilometri dall’estremità sud-orientale dell’Inghilterra. La finalità del suo viaggio era un’intervista da pubblicare sul “”Sun””, il quotidiano da lui diretto e al tempo tra i più venduti in Nord America, con uno dei principali esponenti del movimento operaio internazionale: Karl Marx. (…) Il colloquio con Marx generò nel giornalista di New York la convinzione di trovarsi al cospetto di un uomo «profondamente immerso nella sua epoca e che, dalla Neva alla Senna, dagli Urali ai Pirenei, la sua mano (era) intenta a preparare l’avvento di una nuova era». Marx lo impressionò, perché capace di passare in «rassegna il mondo europeo paese per paese, evidenziandone le peculiarità, gli sviluppi e le personalità, tanto quelle che agiscono in superficie quanto quelle che operano al di sotto di essa» (11). Egli lo intrattenne parlandogli «delle forze politiche e dei movimenti popolari delle varie nazioni d’Europa: dell’ampia corrente dello spirito russo, dei movimenti della mente tedesca, dell’attivismo della Francia, dell’immobilismo inglese. Era pieno di speranze rispetto alla Russia, filosofico mentre parlava della Germania, allegro accennando alla Francia e cupo riguardo all’Inghilterra, riferendosi sprezzantemente alle «riforme atomistiche» con le quali i liberali del parlamento britannico passano il loro tempo (12). Swinton fu sorpreso anche dalle conoscenze di Marx sugli Stati Uniti. Lo giudicò «un attento osservatore dell’attività americana» e definì «le sue osservazioni su alcune forze costitutive e sostanziali della vita americana (…) piene di suggestione»”” (pag 3-5) [(1) Cfr. Il capitolo ‘John Swinton, Crusading Editor’, in S. Garlin, ‘Three American Radicals: John Swinton, Charles P. Steinmetz, and William Dean Howells’, Westview press, Boulder, 1991, pp. 1-41; (…) (11) Ibid.; (12) Ibid.]”,”MADS-776″
“MUSTO Marcello”,”I “”Manoscritti economico-filosofici del 1844″” di Karl Marx: vicissitudini della pubblicazione e interpretazioni critiche.”,”La pubblicazione avvenuta nel 1932 non ne esaurì le vicissitudini… Tra le varie edizioni del 1932 la migliore è quella della Mega ‘Uno o due Marx? La disputa sulla “”continuità”” del pensiero di Marx (pag 771) (Primo e secondo Marx…) “”La disputa sulla “”continuità del pensiero di Marx””. “”Le due edizioni del 1932 e le due differenti interpretazioni che le accompagnarono, diedero inizio a una molteplicità di controversie, di carattere ermeneutico e naturalmente anche politico, sul testo marxiano. Da una parte, come si è visto, vi fu l’interpretazione volta a presentare questo scritto come l’espressione di una fase giovanile, ancora negativamente condizionata dall’impostazione filosofica (Adoratskij). Dall’altra invece, quella che intravvide, proprio nell’elaborazione filosofica del primo Marx, l’essenza di tutta la sua teoria critica e l’espressione più alta del suo umanesimo (Landshut e Mayer). Le due tesi misero al centro del loro dibattito la questione della cosiddetta «continuità»: c’erano stati due Marx diversi tra loro – uno giovane e una maturo -. oppure vi era stato un unico Marx che, nonostante il passare degli anni, aveva sostanzialmente conservato le sue convinzioni? Il contrasto tra queste due vedute andò sempre più radicalizzandosi. Attorno alla prima, si strinse l’ortodossia stalinista e quanti, in Europa, ne condividevano le posizioni. I sostenitori di questa concezione minimizzarono o rifiutarono del tutto l’importanza degli scritti giovanili, considerati acerbi e superficiali rispetto alle opere successive (33). Per la seconda tesi si espresse una schiera più variegata ed eterogenea di autori, che avevano tutti, però, come minimo comune denominatore, il rifiuto del «comunismo ufficiale» e volevano rompere la presunta relazione diretta tra il pensiero di Marx e la realtà politica dell’Unione Sovietica. Le affermazioni dei due protagonisti del dibattito marxista degli anni Sessanta rendono più di ogni altro commento la portata della questione. Secondo Louis Althusser: «Il dibattito sulle opere giovanili di Marx è prima di tutto un dibattito ‘politico’. C’è bisogno di ripetere che le opere giovanili di Marx (…) sono state esumate da parte socialdemocratica e sfruttate contro le posizioni teoriche del marxismo-leninismo? (…) Ecco dunque il ‘campo’ della discussione: il giovane Marx. La ‘posta’: il marxismo. I ‘termini’: se il giovane Marx è già e tutto Marx (34). Iring Fetscher affermò invece che: «Negli scritti giovanili di Marx la liberazione dell’uomo da ogni forma di sfruttamento, di dominio e di alienazione è di importanza così centrale, che all’epoca del dominio staliniano un lettore sovietico avrebbe dovuto avvertire queste argomentazioni proprio come una critica della sua situazione. Questa è anche la ragione per cui gli scritti giovanili non sono mai stati pubblicati in russo in edizioni economiche e di grande tiratura. Essi venivano considerati come lavori relativamente poco significativi di quel giovane hegeliano non ancora giunto al marxismo, che sarebbe stato allora Marx» (35). Ambedue le parti operarono degli stravolgimenti del testo di Marx. Gli ortodossi arrivarono a censurarli e ad escluderli dalle edizioni degli scritti di Marx ed Engels. Gli autori del cosiddetto «marxismo occidentale», invece, conferirono a questo primissimo schizzo incompleto di Marx, in modo manifestamente forzato, maggiore valore rispetto a ‘Il capitale’. In questo scontro ideologico, però, quasi tutti gli autori considerarono i ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ un testo completo, organico e coerente, quale un’opera vera e propria. Così, nonostante l’incompiutezza e la forma frammentaria che li contraddistingue, essi furono letti prestando scarsa attenzione ai problemi filologici in essi presenti (36)”” (pag 771-772) [Marcello Musto, I “”Manoscritti economico-filosofici del 1844″” di Karl Marx: vicissitudini della pubblicazione e interpretazioni critiche, ‘Studi storici, Roma, n. 3, 2008] [(33) I. Fetscher, Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria’, Firenze, Sansoni, 1969, p. 312; (34) L. Althusser, ‘Per Marx’, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 35-37; (35) I. Fetscher, ‘Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria’, Firenze, Sansoni, 1969, p. 312; (36) Cfr. J. Rojahn, ‘Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», cit., p. 42]”,”MADS-785″
“MUSTO Marcello”,”La formazione della critica dell’economia politica di Marx. Dagli studi giovanili ai «Grundrisse».”,”Sui Quaderni di Londra, Quaderni di Parigi, Quaderni di Bruxelles, scritti giovanili, Grundrisse, articoli sul New York Tribune…”,”MADS-010-FGB”
“MUSTO Marcello, a cura, saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCER Moishe POSTONE Michael R. KRÄTKE Marcello MUSTO Ernst Theodor MOHL Ljudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS Rafael PLA LEON Stanilav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Holger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS E. Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO”,”I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo.”,”””Siamo gli ultimi a negare che esistano contraddizioni nel capitale. Il nostro scopo è piuttosto quello di svilupparle appieno”” Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’ (in apertura) Marx, uno dei giornalisti economici più influenti e più letti della sua epoca, un esperto riconosciuto su tutte le questioni economiche e finanziarie, uno dei maggiori esperti di politica internazionale Marx e la New York Tribune (pag 248-249) “”Nel 1851 Charles Dana, direttore del «New York Tribune (La tribuna di New York)», propose a Marx di diventare uno dei suoi corrispondenti dall’Europa. Marx accettò e, tra l’agosto del 1851 e il febbraio del 1862, li ed Engels scrissero, con cadenza settimanale, numerosi articoli per il giornale. In verità, la prima serie di articoli (intitolata ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’) era opera di Engels, anche se venne pubblicata a nome di Marx. Nel corso di un decennio circa, Marx e Engels scrissero alcune centinaia di articoli e il «New York Tribune» ne pubblicò più di 490, molti dei quali (circa il 45 per cento) senza firma, come editoriali. Engels contribuì ampiamente, per più di un quarto del totale, in particolare per gli articoli relativi a questioni militari e ad eventi bellici. Tra gli articoli di Marx buona parte, circa un terzo, fu incentrata sull’analisi di questioni economiche e finanziarie all’ordine del giorno, per lo più con riferimento alla Gran Bretagna, ma anche ad altri paesi europei nonché all’economia mondiale nella sua globalità. Poiché il «New York Tribune» era in rapida espansione – fino a divenire, con vendite che raggiunsero le 300.000 copie totali, il più importante giornale in lingua inglese – Marx divenne uno dei giornalisti economici più influenti e più letti della sua epoca, un esperto riconosciuto su tutte le questioni economiche e finanziarie, il cui giudizio sulle crisi monetarie e finanziarie in Europa godeva di vasto rispetto. Marx si guadagnò anche una reputazione come uno dei maggiori esperti di politica internazionale, scrivendo di tutti i più importanti conflitti internazionali e delle guerre del suo tempo. Nel 1859, nella ‘Prefazione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx fece riferimento al suo lavoro per il «New York Tribune», sottolineando il fatto di essersi dovuto familiarizzare con un sacco di particolari pratici della vita economica che esulavano di gran lunga dal campo dell’economia politica propriamente detta. Mentre Marx componeva il manoscritto dei ‘Grundrisse’, il suo lavoro giornalistico, anche se ridimensionato sotto la pressione degli avvenimenti, continuò con la descrizione e l’analisi dei più importanti eventi della grande crisi del 1857-58. In realtà, buona parte del suo lavoro giornalistico nell’anno precedente, il 1856, era stato dedicato alle crisi monetarie in Europa, nelle quali egli leggeva le avvisaglie della più grande crisi che attendeva fin dal 1850. Nel novembre del 1857, Marx vide con piacere una delle sue predizioni divenire realtà: il governo britannico, a seguito delle forti pressioni dei portavoce della City, sospese nuovamente la Legge bancaria del 1844 – proprio come predetto da Marx in un articolo uscito appena qualche giorno prima sul «New York Tribune». Per tutta la primavera e fino all’estate del 1858 Marx continuò a commentare gli sviluppi della crisi in Europa e cercò di spiegare la rapida svolta verso un’improvvisa ripresa che si stava verificando in Gran Bretagna e in altri paesi del continente. Poiché il suo lavoro di giornalista terminò nel 1862, Marx non ci ha lasciato commenti sugli eventi delle crisi successive, nel 1866 e del 1873 (1). Il lavoro giornalistico è della massima importanza tanto per la teoria politica di Marx, quanto per la sua critica dell’economia politica”” (pag 264-265) [(1) In effetti, Marx, continuò a scrivere articoli per giornali tedeschi e austriaci, in particolare per “”Die Presse”” (La stampa), sul corso degli avvenimenti e sul contesto della guerra civile americana, fino alla fine del 1862] [Marcello Musto, a cura, ‘I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo’, Ets, Pisa, 2015] “”La nascita di un nuovo progetto editoriale rese le circostanze meno disperate. Il direttore del «New York Tribune», Charles Dana, lo invitò infatti a partecipare alla redazione dell’enciclopedia ‘The New American Cyclopaedia’ [La nuova enciclopedia americana]. La mancanza di denaro lo spinse ad accettare, ma per lasciarsi più tempo da dedicare agli studi, egli affidò a Engels gran parte dell’attività. Nella divisione del lavoro, che i due svolsero dal luglio del 1857 al novembre del 1860, Engels redasse le voci di carattere militare – ossia la maggioranza di quelle previste -, mentre Marx compilò diversi schizzi biografici. Pur se il compenso offerto, solo due dollari per pagina, era molto basso, esso costituiva pur sempre un’integrazione al disastrato bilancio. Per questo motivo, Engels lo invitò a farsi assegnare da Dana quante più voci possibili: «tanta solida scienza possiamo facilmente fornire, finché ce ne derivi un compenso il solido oro californiano» (14); mentre Marx, nella stesura dei suoi articoli, seguì spesso il principio: «essere il meno concisi possibile, finché si può farlo senza divenire insulsi» (15). Nonostante gli sforzi, lo stato delle sue finanze non migliorò affatto. Esso divenne, anzi, talmente insostenibile che, assalito da creditori paragonati a «lupi famelici» (16) e in assenza finanche del carbone per riscaldarsi nel freddo inverno di quell’anno, nel gennaio del 1858 dichiarò a Engels: «se questa situazione dura, preferirei stare 100 tese sotto terra piuttosto che seguitare a vegetare così. Essere sempre fastidioso agli altri e, per di più, personalmente tormentato di continuo dalle più piccole miserie, è alla lunga insopportabile» (17). In queste condizioni riservò le considerazioni più amare anche alla sfera degli affetti: «privatamente, penso, conduco la vita più agitata che si possa immaginare. (…) Per la gente che abbia delle aspirazioni più vaste non c’è peggiore stupidaggine che sposarsi e consegnarsi così alle piccole miserie della vita domestica e privata» (18). La povertà non fu il solo spettro ad assillare Marx. Come per gran parte della sua travagliata esistenza, egli fu affetto, anche durante questo periodo, da diversi malanni”” (pag 248-249) [Marcello Musto, a cura, ‘I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo’, Ets, Pisa, 2015] [(14) Friedrich Engels a Karl Marx, 22 aprile 1857, ivi, p. 131; (15) Karl Marx a Friedrich Engels, 22 febbraio 1858, ivi, p. 299. Anche se contengono alcune riflessioni interessanti, gli articoli per l’enciclopedia furono bollati da Engels come «lavori a puro scopo di guadagno (…) che possono tranquillamente restare sepolti», cfr. Friedrich Engels a Hermann Schlüter, 29 gennaio 1891, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. II, Ed. Riun., Roma, 1982, p. 18. Per l’edizione italiana di questi scritti si rimanda al volume K. Marx – F. Engels, Voci per The New American Cyclopaedia’, Lotta Comunista, Milano, 2003; (16) K. Marx a F. Engels, 8 dicembre 1857, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. XI, cit., p. 234); (17) K. Marx a F. Engels, 28 gennaio 1858, ivi, p. 280; (18) K. Marx a F. Engels, 22 febbraio 1858, ivi, p. 299]”,”MADS-806″
“MUSTO Renato a cura; scritti e interventi di E.V. DEBS W.D. HAYWOOD Vincent ST. JOHN Oscar AMERINGER Ben WILLIAMS E.M. CLYDE Elizabeth GURLEY FLYNN JUSTUS A.M. STIRTON F. BOHN”,”Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914.”,”‘Quando Carlo Marx e Federico Engels udirono alcune delle idee espresse da persone che si facevano chiamare socialisti, ne furono così disgustati che decisero di chiamarsi “”comunisti”” per distinguersi da quella variopinta folla di riformisti. Gli Industrial Workers of the World fanno bene ad usare il termine “”compagno-operaio”” invece dell’abusato nome di “”compagno””. “”Compagno”” ha finito con l’indicare un uomo con i capelli lunghi ed ogni donna con i capelli corti che abbiano un piano bello e pronto per un nuovo sistema sociale, una qualche critica per l’ordine esistente o un’infarinatura di economia. Vengono considerati “”compagni””: chi si fa promotore del controllo delle azioni delle miniere, il rivoluzionario che non vuole toccare la proprietà ma ridistribuire il reddito, il socialista dell’ufficio postale, quelli che lottano contro le tasse indirette, chi si batte perché la proprietà passi nelle mani dei consigli municipali, i più timidi tra gli avvocati, preti vocioni pieni di pustole, piccoli commercianti un po’ ladruncoli e perfino gli appartenenti alle forze armate. Molti datori di lavoro sono di “”cari compagni”” ma chi ha avuto la sventura di lavorare come uno schiavo per uno di loro sa che con loro non vi può essere alcun interesse comune. La parola “”compagno””, una volta elemento di distinzione, adesso è una rovina. Ma “”compagno-operaio”” è una parola che significa qualcosa, che esprime un’idea. È una parola di classe: il vostro padrone non può usarla, nessun parassita può usarla. Sta a significare chi lavora con te in fabbrica, chi effettivamente produce, chi, in qualunque parte del mondo, effettivamente lavora. È un termine che si può applicare solo a coloro che lavorano nelle miniere, nelle fabbriche, nei boschi e nei campi. Si riferisce al complesso dell’attività industriale ed è l’unico termine che si accompagna bene alla frase: «Tuo per la libertà industriale». “”Compagno-operaio”” non è certo molto distinto, ma “”compagno”” è diventato così rispettabile agli occhi della classe che ci governa che di conseguenza ha perso la maggior parte del suo significato per il lavoratore che non ha nessun tipo di proprietà’ (pag 187-188) [da ‘Industrial Worker’, 14 maggio 1910] [(in) ‘Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914’, a cura di Renato Musto. Thélème, Napoli, 1975]”,”MUSx-002-FGB”
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING”,”Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia.”,”‘Mancò in Italia un’analisi che Engels fece (1845) in ‘La situazione della classe operaia in Inghiterra’ (pensando anche alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista’ “”Negli anni finali del XIX secolo, Marx fu letto e commentato maggiormente, numerose sue opere vennero stampate; le sue traduzioni non presentarono errori clamorosi: basti pensare alla pregevole edizione di Gerolamo Boccardo del ‘Capitale’, con versione dal francese, nella «Biblioteca dell’Economista» (lodata da Engels, quando la conobbe), alle traduzioni di Martignetti e, non tanto alle popolari collane della «Critica Sociale», quanto a editori veri e propri, come il palermitano Remo Sandron o il milanese Mongini (27). Tutto questo ‘corpus’ ideale e bibliografico corrispondeva d’altronde a quanto accadeva nella vita intestina e nel dibattito dell’Internazionale ed era improntato di volta in volta, congiuntamente, dagli imperanti ricorsi all’ortodossia kautskyana, al positivismo e al socialdarwinismo (28). Frammisti a essi, i contributi originali di Labriola impallidirono o, per ricordare la celebre tesi di Croce successiva al dibattito sulla crisi del marxismo, ripresa più volte dal filosofo, preannunciarono la morte precoce del «marxismo teorico» dopo una stagione di entusiasmi (29). Gli studiosi dei precursori e della nascita del marxismo fecero e continuano a fare i conti con la questione dell’incidenza del marxismo di Turati nell’opera di fondazione e del potenziamento del Partito socialista e, in seconda istanza, con il dilemma della fragilità congenita che segnò, fino alla guerra modniale, malgrado gli interventi di Labriola, il marxismo-socialismo italiano. Al centro di esso, con significato che andò oltre il mero fatto organizzativo, furono infatti il contrasto, la divisione, le opposte valutazioni ideali e progettuali di Turati e Labriola, pur riconoscendosi entrambi nell’esperienza germanica, motivo persistente sia di divergenze sia di entusiasmi. Sgombrata la vicenda dagli appannamenti ideologici più evidenti appaiono i meriti e i limiti tanto di Turati che di Labriola. Entrambi furono essenziali per la nascita e il decollo del socialismo, che fu più confuso e meno organico ma anche più aperto e perfino socialmente più dinamico della fonte ispiratrice tedesca, accogliendo quanto ripetutamente Michels ebbe a riscontrare. Ma è essenziale riconoscere sia la carenza teorica, imputabile a Turati sia la rigidità, anticipante talune argomentazioni leniniane, identificabile in Labriola. Per quanto riguarda la «debolezza», il fenomeno si manifestò prevalentemente nel rapporto col dibattito marxista nella Seconda Internazionale. È sufficiente sfogliare, da un lato, la turatiana «Critica Sociale», da un altro, la kautskiana «Die Neue Zeit», i bernsteniani «Sozialistische Monatshefte», i «Dokumente des Sozialismus» o le riviste dell’austro-marxismo, nel campo storiografico l’ «Archiv für Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung» di Carl Grünberg, che per tanti aspetti anticipò la visioe della «marxologia» prospettata 60-70 anni più tardi da Maximilien Rubel negli «Études de Marxologie» (30). Il socialismo in Italia – è evidente – si sviluppò con forza intellettuale, emotiva e organizzativa e con rapidità, mentre il marxismo, malgrado Labriola, incise solo sull’epidermide della società, donda la sua gracilità. Furono molteplici le cause: il settoriale ritardo economico del paese e gli accesi contrasti nello sviluppo; il rapporto estretto, intimo addirittura, prima coi socilisti della cattedra e poi col positivismo; l’influenza industrialista nel Settentrione e il conseguente operaismo economistia, il radicmento nelle campagne, sempre del Centro-Nord, di un forte cattoliceismo con aperture sociali; il provincialismo di tanta parte del dibattito culturale, sia pubblicistico che accademico; infine, la presenza – a più riprese sottolineata – di un ribellismo antagonista ed estremiste (31). A questo si aggiunsero le insufficienze comuni del marxismo internazionale: i ritardi sulla «questione agraria» (l’indagine specifica di Kautsky, apparve nel ’99), sensibile per la Germania ma decisiva per l’Italia (32), qundi la ricezione preminente dell’influenza tedesca e l’imprecisa conoscenza del multiforme dibattito internazionalista, francese, inglese, americano, olandese e russo. Mancò altresì ai marxisti e socialisti itailani uno studio sistematico e radicale sulla preminenza della formazione economica e sociale del capitalismo: analisi che invece lo stesso Engels fece fin dal 1845 in ‘La situazione della classe operaia in Inghiterra’ (pensando non solo al Regno Unito ma specie alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia (33)”” (pag 105-106) [Gian Mario Bravo, ‘Marx e il marxismon nella prima sinistra italiana’, (in) Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, Manifesto-Libri, Roma, 2005, a cura di Marcello Musto] [(27) Rinvio al ‘Mongini’, cit. di Gianni e a ‘Remo Sandron, Palermo, Catalogo delle pubblicazioni del periodo comprendente l’attività di R. Sandron (dal 1873 al 1925) e quella dei suoi eredi fino al 1943’, Sandron Editore, Firenze, 1997; (28) Favilli, ‘Storia del marxismo italiano’, cit., pp. 178-202, 202-244, 244-258 (Il «corpus» marxista di fine secolo’); (29) Benedetto Croce, ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia, 1893-1900. Da lettere e ricordi personali’, Laterza, Bari, 1938; (30) Bruno Bongiovanni, ‘Rubel, Marx e il bonapartismo’, in Manuela Ceretta, a cura, ‘Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il copo di Stato del 1851’, Olschki, Firenze, 2003, pp. 123-141, e Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, MIlano, 2003; (31) Si richiamano i titoli menzionati sul socialismo e quelli, risalenti a tempi diversi, sull’anarchismo. Cito due «classici»: Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Itaila dal 1864 al 1872’, Ediz. del Risveglio, Ginevra, 1928 (reprint, Roma, La Nuova Sinistra, 1970; Nello Rosselli (a cura di Leo Valiani), ‘Dodici anni di movimento operaio in Italia, 1860-1872 (1927), Einaudi, Torino, 1967. Si possono anche associare i volumi molto descrittivi di Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani’, Rizzoli, Milano, 1974-1981, 2 voll.; (32) Karl Kautsky, ‘La questione agraria’ (1899), a cura e con introduzine di Giuliano Procacci, Feltrinelli, Milano, 1959; (33) In Italia, un analogo studio storiograficamente maturo è edito nel 1971: Stefano Merli, ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano, 1880-1900’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, 2 voll.] “”Negli anni finali del XIX secolo, Marx fu letto e commentato maggiormente, numerose sue opere vennero stampate; le sue traduzioni non presentarono errori clamorosi: basti pensare alla pregevole edizione di Gerolamo Boccardo del ‘Capitale’, con versione dal francese, nella «Biblioteca dell’Economista» (lodata da Engels, quando la conobbe), alle traduzioni di Martignetti e, non tanto alle popolari collane della «Critica Sociale», quanto a editori veri e propri, come il palermitano Remo Sandron o il milanese Mongini (27). Tutto questo ‘corpus’ ideale e bibliografico corrispondeva d’altronde a quanto accadeva nella vita intestina e nel dibattito dell’Internazionale ed era improntato di volta in volta, congiuntamente, dagli imperanti ricorsi all’ortodossia kautskiana, al positivismo e al socialdarwinismo (28). Frammisti a essi, i contributi originali di Labriola impallidirono o, per ricordare la celebre tesi di Croce successiva al dibattito sulla crisi del marxismo, ripresa più volte dal filosofo, preannunciarono la morte precoce del «marxismo teorico» dopo una stagione di entusiasmi (29). Gli studiosi dei precursori e della nascita del marxismo fecero e continuano a fare i conti con la questione dell’incidenza del marxismo di Turati nell’opera di fondazione e del potenziamento del Partito socialista e, in seconda istanza, con il dilemma della fragilità congenita che segnò, fino alla guerra modniale, malgrado gli interventi di Labriola, il marxismo-socialismo italiano. Al centro di esso, con significato che andò oltre il mero fatto organizzativo, furono infatti il contrasto, la divisione, le opposte valutazioni ideali e progettuali di Turati e Labriola, pur riconoscendosi entrambi nell’esperienza germanica, motivo persistente sia di divergenze sia di entusiasmi. Sgombrata la vicenda dagli appannamenti ideologici più evidenti appaiono i meriti e i limiti tanto di Turati che di Labriola. Entrambi furono essenziali per la nascita e il decollo del socialismo, che fu più confuso e meno organico ma anche più aperto e perfino socialmente più dinamico della fonte ispiratrice tedesca, accogliendo quanto ripetutamente Michels ebbe a riscontrare. Ma è essenziale riconoscere sia la carenza teorica, imputabile a Turati sia la rigidità, anticipante talune argomentazioni leniniane, identificabile in Labriola. Per quanto riguarda la «debolezza», il fenomeno si manifestò prevalentemente nel rapporto col dibattito marxista nella Seconda Internazionale. È sufficiente sfogliare, da un lato, la turatiana «Critica Sociale», da un altro, la kautskiana «Die Neue Zeit», i bernsteniani «Sozialistische Monatshefte», i «Dokumente des Sozialismus» o le riviste dell’austro-marxismo, nel campo storiografico l’ «Archiv für Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung» di Carl Grünberg, che per tanti aspetti anticipò la visione della «marxologia» prospettata 60-70 anni più tardi da Maximilien Rubel negli «Études de Marxologie» (30). Il socialismo in Italia – è evidente – si sviluppò con forza intellettuale, emotiva e organizzativa e con rapidità, mentre il marxismo, malgrado Labriola, incise solo sull’epidermide della società, donda la sua gracilità. Furono molteplici le cause: il settoriale ritardo economico del paese e gli accesi contrasti nello sviluppo; il rapporto estretto, intimo addirittura, prima coi socilisti della cattedra e poi col positivismo; l’influenza industrialista nel Settentrione e il conseguente operaismo economistia, il radicmento nelle campagne, sempre del Centro-Nord, di un forte cattoliceismo con aperture sociali; il provincialismo di tanta parte del dibattito culturale, sia pubblicistico che accademico; infine, la presenza – a più riprese sottolineata – di un ribellismo antagonista ed estremiste (31). A questo si aggiunsero le insufficienze comuni del marxismo internazionale: i ritardi sulla «questione agraria» (l’indagine specifica di Kautsky, apparve nel ’99), sensibile per la Germania ma decisiva per l’Italia (32), quindi la ricezione preminente dell’influenza tedesca e l’imprecisa conoscenza del multiforme dibattito internazionalista, francese, inglese, americano, olandese e russo. Mancò altresì ai marxisti e socialisti italiani uno studio sistematico e radicale sulla preminenza della formazione economica e sociale del capitalismo: analisi che invece lo stesso Engels fece fin dal 1845 in ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (pensando non solo al Regno Unito ma specie alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia (33)”” (pag 105-106) [Gian Mario Bravo, ‘Marx e il marxismo nella prima sinistra italiana’, (in) Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, Manifesto-Libri, Roma, 2005, a cura di Marcello Musto] [(27) Rinvio al ‘Mongini’, cit. di E. Gianni e a ‘Remo Sandron, Palermo, Catalogo delle pubblicazioni del periodo comprendente l’attività di R. Sandron (dal 1873 al 1925) e quella dei suoi eredi fino al 1943’, Sandron Editore, Firenze, 1997; (28) Favilli, ‘Storia del marxismo italiano’, cit., pp. 178-202, 202-244, 244-258 (Il «corpus» marxista di fine secolo’); (29) Benedetto Croce, ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia, 1893-1900. Da lettere e ricordi personali’, Laterza, Bari, 1938; (30) Bruno Bongiovanni, ‘Rubel, Marx e il bonapartismo’, in Manuela Ceretta, a cura, ‘Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il corpo di Stato del 1851’, Olschki, Firenze, 2003, pp. 123-141, e Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, Milano, 2003; (31) Si richiamano i titoli menzionati sul socialismo e quelli, risalenti a tempi diversi, sull’anarchismo. Cito due «classici»: Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872’, Ediz. del Risveglio, Ginevra, 1928 (reprint, Roma, La Nuova Sinistra, 1970; Nello Rosselli (a cura di Leo Valiani), ‘Dodici anni di movimento operaio in Italia, 1860-1872 (1927), Einaudi, Torino, 1967. Si possono anche associare i volumi molto descrittivi di Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani’, Rizzoli, Milano, 1974-1981, 2 voll.; (32) Karl Kautsky, ‘La questione agraria’ (1899), a cura e con introduzione di Giuliano Procacci, Feltrinelli, Milano, 1959; (33) In Italia, un analogo studio storiograficamente maturo è edito nel 1971: Stefano Merli, ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano, 1880-1900’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, 2 voll.]”,”MADS-006-FMB”
“MUSU Ignazio”,”Il debito pubblico.”,”Ignazio Musu insegna Economia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di macroeconomia, sviluppo economico ed economia dell’ambiente.”,”ITAE-047-FL”
“MUSU Ignazio”,”Il debito pubblico.”,”Ignazio Musu insegna Economia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra le sue pubblicazioni per il Mulino Introduzione all’economia dell’ambiente.”,”ITAE-094-FL”
“MUTHU Sankar”,”Enlightenment Against Empire.”,”Sankar Muthu is Assistant Professor of Politics at Princeton University. Acknowledgements, Introduction, Notes, Works Cited, Index,”,”FILx-110-FL”
“MUZZIO Lino”,”Il movimento sindacale cristiano in Italia. Dalle origini al 1926. Studio storico-critico.”,”””Nel 1923 e precisamente il 12 gennaio la C.I.L. presenta un memoriale al Presidente del Consiglio, Onorevole Mussolini, dove richiamava l’attenzione del Governo, (dopo aver fatto rilevare come l’avvento del partito fascista non aveva creato le condizioni per un ritorno alla normalità, e come l’azione programmatica del Governo, nonostante i solenni impegni, non era affatto orientata all’elevazione della classe lavoratrice), sulle violenze fasciste compiute contro le organizzazioni sindacali cattoliche e sull’estrema urgenza di promuovere un complesso di leggi sui contratti di lavoro, la libertà sindacale, il riconoscimento delle organizzazioni (…)””. (pag 90-91)”,”MITT-301″
“MUZZIOLI Giuliano”,”Banche e agricoltura. Il credito all’agricoltura italiana dal 1861 al 1940.”,”Giuliano Muzzioli insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi nell’Università di Modena (1983). Ha pubblicato ‘L’economia modenese fra le due guerre’ (1979) e vari saggi su ‘Italia contemporanea’ e ‘Studi storici’.”,”ITAE-052-FP”
“MUZZIOLI Giuliano RINALDI Alberto”,”Dalla fiamma ossidrica al laser. La Wam da Modena all’America e alla Cina (1968-2003).”,”Giuliano Muzzioli è professore ordinario di Storia economica, facoltà di Economia Università di Modena. Alberto Rinaldi è ricercatore nella stessa facoltà Il fenomeno dell’ internazionalizzazione delle piccole e medie imprese”,”ECOG-025-FP”
“MUZZUPAPPA Sergio HÖBEL Alexander a cura; saggi di Giuseppe ARAGNO Luigi CORTESI Sergio MUZZUPAPPA Alexander HÖBEL Fabio GENTILE Luigi PARENTE”,”Fascismo e antifascismo a Napoli (1922-1952). Sette lezioni.”,”””Bordiga fu il vero protagonista della scissione di Livorno e della nascita del Partito Comunista d’Italia, di cui dirigente effettivo dal 1921 fino al ’23, a cavallo fra il 1923 e il ’24, quando l’Internazionale comunista – che era nata nel ’19 e che con il fallimento delle rivoluzioni in Occidente concepì e sviluppò via via la tendenza al monocentrismo russo-sovietico – decise da Mosca la sua sostituzione, che fu attuata. Nell’estate 1924 Gramsci divenne segretario generale del PCd’I. Il posto di Bordiga non era quello di segretario, carica che non esisteva ancora a quei tempi: Lenin non fu mai segretario del Partito bolscevico e Bordiga non fu mai segretario del Partito comunista d’Italia; erano dirigenti carismatici, tutti si riferivano a loro senza il bisogno che ci fossero le cariche di segretario generale o di presidente del partito. I primi segretari generali furono Stalin in Russia e Gramsci contemporaneamente in Italia, perché mutò il costume e mutarono alcuni cardini ideologici e organizzativi del comunismo istituzionale. (…) Nel 1926 Bordiga, già esautorato in Italia dalla direzione “”centrista”” (anche se non dalla base del partito) ma col suo prestigio internazionale intatto andò a Mosca. Qui la sua figura giganteggiò; egli si oppose direttamente a Stalin in scambi anche pubblici di grande importanza. Un po’ tutta l’Europa comunista guardava a Bordiga in quel momento, ma la forza dell’apparato sovietico (…) schiacciò contemporaneamente le resistenze dell’italiano Bordiga e del russo Trockij e via via dei comunisti di tutti i paesi che si opponevano alla linea di Stalin. Fu l’ultimo discorso, quello del ’26 di Bordiga, che contrastò pubblicamente Stalin accusandolo di burocratismo e di tendenziale macronazionalismo russo, accuse che Lenin già ammalato (…) condivideva”” (pag 35-37) [dal saggio di Luigi Cortesi, Il comunismo tra fascismo e Resistenza]”,”MITC-111″
“MYDANS Carl MYDANS Shelley”,”La pace violenta.”,”MYDANS Carl è nato a Boston e si è diplomato presso la University School of Journalism. E’ collaboratore di Life. MYDANS Shelley è la moglie di Carl. E’ stata corrispondente di Life e Time. E’ autrice di ‘Thomas’ romanzo storico sulla vita e la morta di Thomas Becket. Dalla fine della 2° guerra mondiale alla fine degli anni 1960 si sono registrate 126 crisi nazionali e internazionali nel corso delle quali si è fatto ricorso alle armi.”,”RAIx-109″
“MYERS Gustavus”,”History of the Great American Fortunes.”,”MYERS Gustavus”,”USAE-082″
“MYRDAL Gunnar”,”Teoria economica e paesi sottosviluppati.”,”Gunnar MYRDAL, nato nel 1898, è stato per vari anni Segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa delle Nazioni Unite. E’ autore di varie opere tra cui: -L’ elemento politico nella formazione delle dottrine dell’ economia pura -An American Dilemma: the Negro Problem and Modern Democracy -An International Economy.”,”ECOI-057″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Principali collaboratori di MYRDAL: William J. BARBER professore di scienze economiche, Altti MAJAVA demografo, Alva MYRDAL membro consiglio ministri,ministro per il disarmo, Svezia, Paul P. STREETEN Professore di scienze economiche, David WIGHTMAN Lettore all’ International Economic History, George W. WILSON P del Department di Economics and Division of Economic Research, Indiana University.”,”ASIx-018″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Karl Gunnar MYRDAL è nato a Gustaf in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica e finanziaria all’Università di Stoccolma, di cui era docente già nel 1927. Ha insegnato anche presso l’ Institut de hautes etudes di Ginevra. E’ stato membro del partito laburista svedese, senatore e ministro dell’ Industria e commercio e segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa (ECE) dell’ ONU. Nel 1938 la Fondazione Carnegie lo chiamò a dirigere una grande indagine sociologica sui neri in America che più tardi portò alla pubblicazione di ‘An American Dilemma’. Economista di razza, ha sviluppato la teoria dell’ equilibro monetario di WICKSELL.”,”ASIx-019″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Karl Gunnar MYRDAL è nato a Gustaf in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica e finanziaria all’Università di Stoccolma, di cui era docente già nel 1927. Ha insegnato anche presso l’ Institut de hautes etudes di Ginevra. E’ stato membro del partito laburista svedese, senatore e ministro dell’ Industria e commercio e segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa (ECE) dell’ ONU. Nel 1938 la Fondazione Carnegie lo chiamò a dirigere una grande indagine sociologica sui neri in America che più tardi portò alla pubblicazione di ‘An American Dilemma’. Economista di razza, ha sviluppato la teoria dell’ equilibro monetario di WICKSELL.”,”ASIx-020″
“MYRDAL Jan”,”Rapporto da un villaggio cinese. Inchiesta in una comune agricola dello Shensi.”,”Jan MYRDAL è il figlio di Gunnar, l’ economista di fama mondiale. Jan ha cominciato la carriera giornalistica nel 1944 e ha al suo attivo alcune inchieste in Afghanistan, India e Birmania, compiute tra il 1958 e il 1962.”,”CINx-126″
“MYRDAL Gunnar, a cura di Seth KING”,”Il dramma dell’ Asia. Edizione abbreviata del Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Volume 1.”,”Gunnar MYRDAL è nato in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica.”,”PVSx-025″
“MYRDAL Gunnar, a cura di Seth KING”,”Il dramma dell’ Asia. Edizione abbreviata del Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Volume 2.”,”Gunnar MYRDAL ha partecipato attivamente alla vita pubblica del suo paese quale membro del partito laburista. Nel 1970 gli è stato conferito il premio internazionale per la pace. Tra le sue opere ‘An American Dilemma’ (1943), ‘I paesi del benessere e gli altri’ (1962), ‘The Challenge of the World Poverty’ (1970).”,”PVSx-026″
“MYRDAL Gunnar”,”Controcorrente. Realtà di oggi e teorie di ieri.”,”Breve nota su Marx e il “”marxismo”” (pag 245-254) (Saggio inedito) “”Quando, due generazioni fa, Knut Wicksell, oggi tardivamente riconosciuto come il grande economista dei suoi giorni, tenne la sua prolusione come professore di economia all’ università di Lund nel 1904, cominciò con l’ affermare che la scienza economica, “”come la teologia e suppergiù per gli stessi motivi””, non era riuscita a giungere a risultanze comunemente accettate. E’ vero, osservò, che la via del progresso in tutte le scienze passa attraverso lo scontro polemico. Ma nelle scienze naturali un simile stato di guerra ha un ben definito punto di approdo: teorie vengono confutate, ipotesi diventano osbsolete, le frontiere della conoscenza sono spinte innanzi. (…) In economia, invece, tutte le dottrine persistono. Gli esempi dati allora da Wicksell sono tutti presenti, in forme leggermente diverse per il variare delle condizioni e dei problemi, al giorno d’oggi. Fedele credente nella psicologia edonistica e nella filosofia morale utilitaria, Wicksell vedeva la chiave di questa situazione disgraziata in economia nel fatto che non si fosse ancora riusciti a misurare l’ “”utilità”” – concetto base, in forma accuratamente velata, anche della moderna teoria del benessere””. (pag 157-158) MYRDAL Gunnar è nato nel 1898. Ha fondato e diretto l’ Istituto di Studi Economici Internazionali presso l’ Università di Stoccolma e dal 1945 al 1947 è stato ministro del commercio svedese. Nel 1944 ha pubblicato ‘An American Dilemma: The Negro Problem and Democracy’. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Teoria economica e paesi sottosviluppati’ (1959), ‘Il valore della teoria sociale’ (1966), ‘Il saggio sulla povertà in undici paesi asiatici’ (1971).”,”ECOT-120″
“MYSYROWICZ Ladislas”,”Karl Marx, la Première Internationale et la statistique.”,”Estratto da rivista Le Movement Social’ Ladislas Mysyrowicz Marx e le inchieste sulla condizione operaia internazionale (pag 61-62-63) L’inchiesta operaia fatta dai lavoratori stessi poteva avere il merito di mettere il dito sulle piaghe sociali “”(…) Marx était loin de penser que les enquêtes sur la condition ouvrière dussent nécessairement être effectuées par les ouvriers eux-mêmes (35), il ne récusait aucunement la validité scientifique de certaines enquêtes gouvernementales. Il tenait même en très haute estime la statistique sociale anglaise. Dans la ‘première Préface’ du ‘Capital’, il écrivait: «Comparée à la statistique anglaise, la statistique sociale de l’Allemagne et du reste du continent européen est réellement misérable. Malgré tout, elle ‘soulève un coin du voile’, assez pour laisser entrevoir une tête de Méduse. ‘Nous serions effrayés de l’état de choses chez nous’ si nos gouvernements et nos parlements établissaient comme en Angleterre des commissions d’études périodiques sur la situation économique, (…) sur la santé publique, (…) sur l’exploitation des femmes et des enfants, sur les conditions de logement et de nourriture, etc,. Persée se couvrait d’un nuage pour poursuivre les monstres; nous, nous, pour pouvoir nier l’existence des monstruosités, nous nous plongeons tout entiers dans le nuage, jusqu’aux yeux et aux oreilles» (36). Remarquons, en passant, qu’au moment où l’AIT décidait d’entreprendre sa vaste enquête internationale sur la condition du travail, le Gouvernement de Sa Majesté se livrait à des investigations du même ordre par intermédiaire de ses missions diplomatiques à l’étranger, et que son exemple allait être suivi par le Gouvernement américain. Marx n’attachait certainement pas une grande importance ‘pratique’ à l’enquête ouvriere. Il dut comprendre très vite (s’il ne le fit pas d’emblée) que les services publies gouvernamentaux étaient infiniment mieux équipés pour mener pareille tâche à bien. Sans doute accordait-il une certaine portés ‘méthodologique’ et ‘symbolique’ à cette ‘enquête ouvrière «faite par les ouvriers eux-mêmes»’. Un rapprochement avec un passage de ‘Misère de la philosophie’ est ici permis: «A mesure que l’histoire marche et qu’avec elle la lutte du prolétariat se dessine plus nettement, il s (les théoriciens de la classe prolétaire) n’ont plus besoin de chercher la science dans leur esprit, ils n’ont qu’à se rendre compte de ce qui se passe devant leurs yeux et de s’en faire l’organe. Tant qu’ils cherchent la science et ne font que des systémes, tant qu’ils sont au début de la lutte, ils ne volent dans la misère que la misère, sans y voir le côté révolutionnaire, subversif, qui renversera la société ancienne. Dès ce moment, la science produite par le mouvement historique, et s’y associant en pleine connaissance de cause, a cessé d’être doctrinaire, elel est devenue révolutionnaire» (38). L’enquête ouvrière faite par les ouvriers eux-mêmes, pouvait donc avoir le grand mérite de mettre le doigt sur les plaies sociales, de faire examiner paer le prolétariat sa situation réelle de classe esploitée, et par cette analyse concrète, de dissiper les voiles de l”utopie’. L”Adresse inaugurale’ de l’AIT répond exactement à cette définition, et fait comprendre à quoi Marx, entendait faire servir l’enquête. Dans l”Adresse inaugurale’, Karl Marx, se fondant sur les statistiques officielles anglaises, et s’étendant longuement sur leurs données, dévoilait «ce fait capital que la misère des masses travailleuses n’avait point diminué de 1848 à 1864». Au terme d’une analyse fondée sur les chiffres officiels, il montrait que dans cette période de développement intense de l’industrie et du commerce, qui plongeait la haute bourgeoisie dans l’euphorie, la classe ouvriere s’était paupérisée et que, par conséquent, la seule issue à sa misère forcément croissance était dans la Révolution”” (pag 62-63) [‘Ladislas Mysyrowicz, ‘Karl Marx, la Première Internationale et la statistique’, ‘Le Mouvement Social’, n. 69, 1969] [(35) Voir: Marx à Kugelmann, 30 nov. 1867; (36) K. Marx, ‘Oeuvres’, Pléïade, I, p. 549]”,”INTP-087″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, M2

“MAPELLI Vittorio”,”Il sistema sanitario italiano.”,”Vittorio Mapelli, studioso di economia sanitaria, coniuga l’attività di ricerca e didattica con quella di consulenza per enti, istituzioni e aziende. Ha collaborato fra l’altro con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OCSE e la Camera dei Deputati. Questo volume ci aiuta a comprendere cos’è un sistema sanitario, come è strutturato e come funziona quello italiano.”,”ITAS-014-FL”
“MARABINI Jean”,”La vie quotidienne en Russie sous la Revolution d’Octobre.”,”Caduta di Pietroburgo, situazione politica alla vigilia della rivoluzione, la vita nelle strade, breve stato della Russia borghese, l’Ottobre, utopisti futuristi e artisti a Mosca. Crisi militare dopo la caduta dello Zarismo. 1917. “”La caduta dell’ Impero ha fatto 2500 morti, ossia meno di una sola giornata di guerra. Però, ha disorganizzato il più grande numero di città che mancano di tutto, gli iniziati conosceranno pure altre cifre, non ignorando che un milione di disertori percorsero la Russia in ogni direzione prendendo d’assalto i treni, obbligando i viaggiatori a scendere, paralizzando i trasporti tanto civili che militari. Il governo tenta pure, dall’ aprile 1917, d’inviare le nuove truppe sul fronte, ma, su 2.200.000 uomini, solo 1.400.000 arrivarono a destinazione.”” (pag 71-72) Disastro nei trasporti. (pag 72)”,”RIRO-037″
“MARABINI Jean”,”La vie quotidienne en Russie sous la Révolution d’ Octobre.”,”Proverbio russo: “”In tutti i modi, è bene che il gallo canti all’ alba, E dopo, che il giorno si levi o no, che importa”””,”RIRO-303″
“MARABINI Jean”,”La vie quotidienne en Russie sous la Revolution d’Octobre.”,” Vera Figner parla. (pag 78-79) L’arrivo di un treno in Russia (l’arrivo di Lenin alla stazione Finlandia) (pag 81-82) Sul marciapiede sua sorella Maria e Alexandra Kollontaij gli vanno incontro. Vede anche Kamenev, proveniente dalla Siberia, che dirige ora il giornala Pravda (pag 82)”,”STOS-011-FV”
“MARAFFI Marco a cura, scritti di Philippe C. SCHMITTER Charles ANDERSON Colin CROUCH Leo PANITCH Gerhard LEHMBRUCH Peter LANGE Jach T. WINKLER Dominic STRINATI Alan CAWSON”,”La società neo-corporativa.”,”Marco Maraffi insegna Sociologia politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano.”,”TEOS-141-FL”
“MARAGHINI Francesco”,”Augusto César Sandino. Le origini storiche del nuovo Nicaragua.”,”Francesco Maraghini (Roma, 1962) laureato in Scienze politiche fa parte dei gruppi di solidarietàù con l’America Ltina ‘Rete Radiè Resch’ e del centro Marianella Garcia Villas. Collabora al ‘Il Nuovo Spettatore Italiano’.”,”AMLx-002-FMP”
“MARAGI Mario”,”Storia della società operaia di Bologna.”,”Soci onorari. Soci onorari: Garibaldi Giuseppe Mazzini Giuseppe Bertani Agostino Nicotera Giovanni MOntanelli Giuseppe Cattaneo Carlo Saffi Aurelio Crispi Francesco Pilo Rosolino Pisacane Carlo Cafiero Carlo e altri. (pag 397) Elenco presidenti (pag 398) Statuto della società. (pag 31) “”In fatto di anticlericalismo, per la verità, anche i moderati, e perfino i monarchici, dicevan la loro: fin dal 7 febbraio (1867, ndr) l’ Unione Liberale bolognese votà un ordine del giorno contro i progetti governativi asserendo che tale politica “”accorda libertà alla sola Chiesa e la pone in una condizione di molto superiore alle altre confessioni religiose””. (pag 107)”,”MITT-247″
“MARAINI Fosco, a cura di Franco MARENCO”,”Incontro con l’ Asia.”,”MARAINI è l’ esempio più tipico del viaggiatore moderno (risvolto copertina) (L’ Esotico inverso) MARAINI Fosco (Firenze 1912) si è formato in un ambiente di cultura internazionale. Nel 1937 fa il suo primo viaggio in Tibet. Nel 1938 si reca in Giappone per ricerche di antropologia. Nel 1948 torna in Tibet, e poi pubblica ‘Segreto Tibet’ tradotto in 14 lingue. Nel 1957 pubblica ‘Ore giapponesi’. Per alcuni anni Maraini è stato ricercatore associato (Fellow) prsso il Collegio di Saint Antony ad Oxford perfezionandosi in studi orientalistici. Adesso è incaricato di giapponese presso l’ università di Firenze. Abilità manuale. “”Ci accorgemmo allora che vicino a noi stavano due o tre case, quasi nascoste dalle piante. Erano case assai diverse da quelle che avevamo lasciato dietro di noi, giù nella valle del Kunar, molto più solide e fiere. Ognuna faceva pensare ad un piccolo fortilizio. Le pareti erano costruite da file di grosse pietre, alternate a travi che si sarebbero potute definire muscolose, da quanto pareva tenessero a posto l’ insieme con uno sforzo possente delle loro fibre di legno. In un certo senso erano case più primitive di quelle a valle, perché costituivano una testimonianza d’ una società umana ancora frammentata in piccole cellule, nella quale ognuno doveva pensare a se stesso ed alla propria famiglia. Ma tecnicamente erano case fatte con più fino uso d’ ingegno, con maggiore dispendio di forze, con gusto artistico più sveglio e sentito. Nel corso dei progressi umani è sempre così; da un lato si acquista, da un altro si perde! Quale armaiolo romano avrebbe saputo scheggiare una lama d’ ossidiana con la suprema bravura d’ un paleolita delle caverne? E quale capomastro d’ oggi, abilissimo nel tirar su una casa con pilastrini di cemento armato, saprebbe costruire un arco o chiudere una volta valendosi soltanto di pietre e di calce?”””,”ASIx-080″
“MARAINI Fosco”,”Ore giapponesi.”,”””In un tale lungo periodo (1600-1854) restò un unico sottile legame coi paesi stranieri; e fu affidato agli olandesi. I governanti del Giappone erano ormai estremamente sospettosi di qualsiasi contatto occidentale, appena annusavano la presenza di preti. Fu con grande difficoltà che le nazioni protestanti riuscirono ad ottenere qualche permesso di sbarco. Dopo un periodo d’ indecisione fu concesso agli olandesi, che parvero i più tranquilli, i meno pericolosi, d’ inviare ogni anno una nave dalla Cina al Kyushu. Questi stranieri furono però confinati in un’ isoletta (Deshima) dove vivevano quasi come prigionieri nella loro Fattoria. Una volta ogni tanto il capo della missione (lo Opperhoofd) era ammesso con molta cerimonia a rendere omaggio allo shogun e poteva viaggiare fio ad Edo (Tokyo). Non va dimenticato che di questo minuscolo osservatorio si valsero alcuni europei di grande industria e intelligenza (Kaempfer, Thunberg, P.F. von Siebold ed altri) per ricostruire un quadro completo della vita e della civiltà isolana; e se ne valsero parimenti alcuni giapponesi di spirito avventuroso (Arai Hakuseki, Honda Toshiaki), soprattutto dala fine del ‘700 in poi, per apprendere qualcosa del misterioso mondo di fuori. Nacque perfino una scienza, il Ran-gaku (Ran sta per Oranda, Olanda, e gaku significa logìa), l’ Olandologia.”” (pag 215)”,”JAPx-062″
“MARANGONI Matteo”,”Saper vedere. Come si guarda un’ opera d’ arte. 1.”,”MARANGONI Matteo (1876-1958) storico e critico d’ arte, fu ispettore e direttore dei musei di Firenze, poi ordinario di storia dell’ arte nell’ Università di Pisa e di Milano. Fece parte dell’ Accademia dei Lincei. Ha scritto ‘Arte barocca’, ‘Saper vedere’, ‘Come si guarda un quadro’. Studioso di musica ha scritto il noto ‘Capire la musica’. “”Il bello è difficile””. (Platone) (pag 5) “”Sciagurata quella critica che osasse mai vantarsi di non curare la forma”” (Carducci) (pag 9) “”Apprendre à voir est le plus long apprentissage de tous les arts”” (De Goncourt) (pag 11) “”Basta che un artista scelga un soggetto perché esso non appartengo più alla natura”” (Goethe) (pag 27) “”La bellezza artistica non è una cosa bella, ma una bella rappresentazione di una cosa”” (Kant) (pag 114) “”Si seguita dunque a rimpinzare il pubblico con le solite noioso conferenze, fatte per lo più da “”professori”” o da “”specialisti””, le quali, nove volte su dieci, servono soltanto a rimpire la testa di pure notizie storiche che deludono sempre più l’inesperto in questa sua eterna ricerca , mai veramente raggiunta del pieno godimento contemplativo. E non c’è cosa, secondo me, più adatta a disilludere e a stancare che questa continua confusione fra arte ed erudizione, (…)””. (pag 17) (Confronto tra il Leonardo e il Luini sullo stesso soggetto) (pag 164)”,”VARx-232″
“MARANGONI Matteo”,”Saper vedere. Come si guarda un’ opera d’ arte. 2.”,”MARANGONI Matteo (1876-1958) storico e critico d’ arte, fu ispettore e direttore dei musei di Firenze, poi ordinario di storia dell’ arte nell’ Università di Pisa e di Milano. Fece parte dell’ Accademia dei Lincei. Ha scritto ‘Arte barocca’, ‘Saper vedere’, ‘Come si guarda un quadro’. Studioso di musica ha scritto il noto ‘Capire la musica’. Bello e brutto (pag 114) “”La calma è l’ attributo dell’ arte nella sua specie più elevata”” Ruskin (pag 224)”,”VARx-233″
“MARANINI Giuseppe”,”Classe e Stato nella rivoluzione francese.”,”Giuseppe MARANINI è storico istituzioni, giurista, politologo. A 25 anni conquistò una cattedra universitaria con i suoi studi sulla ‘Costituzione politica delle repubblica veneta’ opera monumentale personalissima, erudita e politica insieme. A questo primo studio di largo respiro fecero seguito numerosissimi saggi di storia e di diritto e, nel 1936, ‘Classe e stato nella Riv franc’ a cui si doveva affiancare, molti anni dopo, un’altra opera capitale: ‘La rivoluzione francese nel ‘Moniteur”. Nel dopoguerra i suoi saggi e articoli di politica costituzionale e di diritto pubblico, così poco conformisti, e così vigorosamente polemici, gli hanno dato larga notorietà anche al di fuori della cerchia accademica. Attualmente insegna diritto costituzionale italiano e comparato all’Univ di Firenze e collabora al ‘Corriere della sera’ per i problemi costituzionali e legislativi. Molta forutna hanno avuto due agili volumi: ‘La costituzione che dobbiamo salvare’ (1961) e due grosse raccolta di scritti di politica costituzionale: ‘Miti e realtà della democrazia’ (1958), ‘Il tiranno senza volto’ (1963).”,”FRAR-156″
“MARANINI Giuseppe a cura”,”La rivoluzione francese nel “”Moniteur””.”,”Giuseppe MARANINI è un giurista e uno storico che utilizza con lo stesso rigore il metodo giuridico e il metodo storico. Si è impegnato nello studio dei problemi inerenti al dinamismo delle istituzioni politiche. Quello che lo interessa è la funzionalità effettiva delle istituzioni in rapporto alle loro finalità. “”Disegno di riorganizzazione universale di A. Cloots “”oratore del genere umano””. (Assemblea nazionale, 9 settembre 1792) “”La repubblica universale dei francesi farà dei progressi più rapidi e più felici di quelli della chiesa universale dei cristiani. La cattolicità di un principio eterno, vincerà sulla cattolicità di un catechismo sacerdotale. L’ errore prosterna tutti i musulmani verso la Mecca; la verità alzerà la fronte di tutti gli uomini con gli occhi fissi su Parigi. Una opinione falsa è il tiranno del mondo, una opinione saggia è la legislatrice del mondo””. (pag 324)”,”FRAR-308″
“MARANINI Giuseppe”,”Storia del potere in Italia, 1848-1967.”,”Giuseppe MARANINI è uno storico delle istituzioni (v. 2° risvolto). “”A Giolitti, che aveva presto intuito, e in seguito saputo come la corona attraverso Salandra e Sonnino si fosse irrevocabilmente compromessa per la guerra, mancò l’ animo di affrontare la situazione, sentendosi le spalle così poco guardate, e rischiando, nel conflitto con la corona, di diventare del tutto prigioniero di clericali e socialisti. Per questo il giudizio di codardia formulato contro di lui a proposito del suo comportamento durante la farsa delle dimissioni di Salandra, potrebbe anche convertirsi in un giudizio di desolata chiaroveggenza. Giolitti non era un codardo, ma non era neppure un Don Chisciotte. Così, contro l’ avviso del solo uomo di stato esperto e responsabile che l’ Italia avesse in quel momento, la guerra fu decisa attraverso maneggi del partito di corte, del re, di due uomini politici di anguste e ambiziose vedute, contro la grande maggioranza non solo del paese, ma del parlamento, che, almeno in quel momento, rispecchiava il paese. E non è escluso che sulla decisione del re, la più avventata che dal 1848 la dinastia avesse presa, influisse anche l’ antipatia per Giolitti e la volontà di scuotersi di dosso la tutela giolittiana. Come già accaduto per tutte le guerre decise dopo il 1860, l’ Italia si trovò dunque impegnata non per una serena valutazione di poteri responsabili, ma a causa della confusione e debolezza delle istituzioni e del persistente conflitto almeno potenziale fra la prerogativa regia e il sistema pseduoparlamentare””. (pag 246)”,”ITAA-096″
“MARANINI Giuseppe”,”Classe e Stato nella rivoluzione francese.”,”MARANINI Giuseppe, Classe e Stato nella rivoluzione francese. VALLECCHI. FIRENZE. 1965 pag XIV 367 8° prefazione alla seconda e terza edizione, note, illustrazioni, appendici; Collana storica, Direttori: Giovanni SPADOLINI, Franco VALSECCHI, Comitato europeo: William DEAKIN, Henri MARROU, Theodor SCHIEDER. . Giuseppe Maranini è stato uno storico delle istituzioni, giurista, politologo. A venticinque anni conquistò una cattedra universitaria con i suoi studi sulla ‘Costituzione politica delle repubblica veneta’ opera monumentale personalissima, erudita e politica insieme. A questo primo studio di largo respiro fecero seguito numerosissimi saggi di storia e di diritto e, nel 1936, ‘Classe e stato nella Rivoluzione francese’ a cui si doveva affiancare, molti anni dopo, un’altra opera capitale: ‘La rivoluzione francese nel ‘Moniteur”. Nel dopoguerra i suoi saggi e articoli di politica costituzionale e di diritto pubblico, così poco conformisti, e così vigorosamente polemici, gli hanno dato larga notorietà anche al di fuori della cerchia accademica. Ha insegnato diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Firenze e collaborato al ‘Corriere della sera’ per i problemi costituzionali e legislativi. Molta fortuna hanno avuto due agili volumi: ‘La costituzione che dobbiamo salvare’ (1961) e due grosse raccolta di scritti di politica costituzionale: ‘Miti e realtà della democrazia’ (1958), ‘Il tiranno senza volto’ (1963). Tra le recensioni alla prima edizione: “”Il conflitto tra la borghesia che vuole conquistare lo Stato per sé e coloro che vogliono far uscire dalla rivoluzione uno Stato integrale è, secondo il Maranini, la chiave per comprendere tutto lo svolgimento della rivoluzione francese”” (Amintore Fanfani) La caduta di Robespierre e Saint-Just. La partenza dei cannonieri da Parigi. “”Così si raggiunge un’apparente conciliazione. Ma Robespierre, che ha assistito in silenzio all’ultima parte della seduta, ha capito subito l’intimo pensiero dei suoi colleghi. Essi vogliono sfruttare ancora la sua popolarità, visto che si trovano costretti a ritornare alla sua politica; ma nell’atto stesso in cui gli richiedono la sua collaborazione, si preoccupano di esautorarlo. Ormai i due Comitati si riuniranno di nuovo regolarmente, partecipando, sopra lo stesso piano, all’opera di Governo. La partenza dei cannonieri di Parigi significa il disarmo del Comune, ultimo presidio fedele del robespierrismo. La dittatura di Robespierre, che appena qualche mese prima aveva raggiunta una così notevole efficacia, è dunque liquidata. Robespierre dovrà portare ancora tutto il peso morale della politica ch’Egli per primo aveva disegnata e indicata; ma il timone del Governo non è più nelle sue mani. Poi, come potrà attuarsi questa politica, affidata ad uomini che le sono intimamente contrari? Robespierre non confida nella conciliazione raggiunta. Coloro che lo hanno ferocemente attaccato e diffamato, che hanno tentato di sommergerlo nel ridicolo, che hanno cercato di farlo uccidere, dovrebbero rimanere i suoi collaboratori. Egli pensa, a ragione o a torto, che i suoi nemici utilizzeranno la conciliazione solo per meglio colpirlo e demolirlo: diversamente, perché avrebbero fatto partire i cannonieri da Parigi, proprio ora che gli eserciti sono vittoriosi e hanno meno che mai bisogno di rinforzi? Molte volte Robespierre ha già veduto da vicino la sconfitta e la morte: e sempre, col suo freddo e disperato coraggio, ha superato la crisi e riafferrato il potere. Egli decide di dare battaglia ancora una volta: o cadrà, o realizzerà finalmente davvero il programma del Governo rivoluzionario, dopo aver realizzato il suo presupposto, l’unità assoluta del potere. Ma ormai la sua voce non è più ascoltata. Il paese, che, sotto la sua guida, ha dovuto sopportare uno sforzo immenso, è stanco e non risponde più. Il proletariato parigino, che non vede maturare le leggi di ventoso, e si trova intanto in conflitto con il Comune a causa della tariffa sui salari, non si rende conto della partita definitiva che si sta giocando. I deputati della palude sono travolti dallo spirito della reazione borghese. Così la coalizione subitanea di tutte le paure, di tutte le incertezze e di tutti gli intrighi della Convenzione travolge il grande animatore. L’audace minoranza robespierrista è ora perseguitata in tutta la Francia e trascinata a sua volta davanti al Tribunale rivoluzionario. La reazione ha via libera, e la Francia è di nuovo senza regime”” (pag 290-291)”,”FRAR-009-FGB”
“MARASTI Fabrizio”,”Il Fascismo rurale. Arrigo Serpieri e la bonifica integrale.”,”””Non si conosce completamente una scienza finché non se ne sa la storia”” A. Comte, Cours de philosophie positive, 1826 (pag 13) MARASTI Fabrizio si è laureato in scienze politiche all’ Università di Bologna con il prof. Paolo GUIDICINI, oggi preside “”Continuando a studiare il pensiero di Serpieri sul corporativismo, se ne può dedurre che, come in politica lo stato fascista-corporativo media per poi superare il comunismo e il liberismo, nell’ economia commerciale media fra il liberismo e il protezionismo, accentuando ciò che viè di vero nelle opposte tesi, e giungendo (fra gli altri) al concetto di scambi esteri disciplinati ai fini della nazione. Ora è bene notare come Serpieri intendesse il termine “”autarchia”” negli anni Venti: non come assoluta mancanza di rapporti commerciali con l’ estero, ma solamente come rigido protezionismo. Ciò chiarisce la sua avversione all’ autarchia più pura (imposta al regime dal 18 novembre 1935) che emerge fra le righe di un suo volume del 1940 (1).”” (pag 155) (1) A. Serpieri, Principi di Economia Politica Corporativa, Barbera, Firenze, 1940″,”ITAF-221″
“MARAT Jean Paul; a cura di Celestino SPADA”,”L’ amico del popolo.”,”Per alcuni storici dell’800, MARAT fu l’incarnazione del deforme, dell’innaturale, della follia, un “”mostro, un essere fuori della natura, fuori della legge, fuori del sole”” (MICHELET). Per altri è il simbolo dell’umanità oppressa e sofferente, che conduce una lotta a morte contro i farisei e i ricchi. La figura di MARAT è stata rievocata da Peter WEISS.”,”TEOP-312″
“MARAT M.”,”Le junius francais. Journal politique. Par M. Marat, auteur de l’ Ami du Peuple. 2 Juin 1790 – 24 Juin 1790.”,”””Siccome i nostri nemici non possono più impiegare la forza contro di noi, le lusinghe sono le loro armi preferite”””,”FRAR-251″
“MARAT Jean-Paul”,”Les pamphlets de Marat. Avec une introduction et des notes par Charles Vellay.”,”In una rivoluzione chi non esercita il terrore lo subirà: “”Cinque o seicento teste tagliate vi avrebbero assicurato respiro, libertà e benessere; una falsa umanità ha fermato il vostro braccio, e sospeso i vostri colpi: ciò costerà la vita a milioni di vostri fratelli: che i vostri nemici trionfino un istante, e il sangue colerà a fiumi; essi vi sgozzeranno senza pietà, sventreranno le vostre donne, e per estinguere per sempre tra voi l’ amore per la libertà, le loro mani sanguinarie cercheranno il cuore nei visceri dei vostri bambini.”” (pag 209, Marat, L’ Ami du Peuple, 27 luglio 1790)”,”FRAR-284″
“MARAT Jean Paul”,”Invettive.”,”MARAT Jean Paul nacque a Boudry il 24 maggio 1743. Dottore in medicina, dedicò la sua giovinezza agli studi scientifici e dal 1773 al 1789 pubblicò una serie di opere nelle quali predominano le ricerche di fisica. Alla vigilia della Rivoluzione cominciò ad occuparsi di questioni sociali, costituzionali e poltiiche. Ai primi tentativi di controrivoluzione che, favoriti dalla disorganizzazione di tutti i poteri pubbli, seguirono la presa della Bastiglia e la notte del 4 agosto 1789, Marat oppose l’ 8 settembre l’ annuncio di un nuovo giornale intitolato Le Publiciste parisien del quale iniziò il 12 la pubblicazione. Col sesto numero Le Publiciste parisienne divenne l’ Ami du Peuple. Marat divenne un’ autorità nella Comune di Parigi. “”No, non sulle frontiere, ma nella capitale, bisogna vibrare i nostri colpi. Smettete di perdere tempo a escogitare mezzi di difesa: non ce ne resta che uno solo, quello che già tante volte vi ho raccomandato: una insurrezione generale ed esecuzioni popolari.”” (pag 84) Contro la stampa della controrivoluzione. “”Se la libertà delle opinioni dev’essere illimitata, ciò è per servire la patria e non per perderla. Tutto deve esser lecito per fare il bene e nulla deve essere lecito per fare il male: bisogna che il partito patriottico schiacci la fazione nemica o che ne sia schiacciato. Perciò guerra senza quartiere ai libellisti stipendiati che calunniano la rivoluzione, che diffamano le operazioni delle autorità costituite fedeli alla patria, che pervertono lo spirito pubblico! Le loro macchine da stampare devono essere spezzate ed essi chiusi in case di correzione. Per la stessa ragione sieno sorvegliate le poste e non si permetta di circolare a nessuno scritto pericoloso””. (pag 166)”,”FRAR-292″
“MARAT Jean-Paul; a cura di Celestino SPADA”,”L’amico del popolo.”,”””Contrariamente a quanto sostenne la storiografia classica, le più recenti ricerche hanno ridotto di molto il peso effettivo esercitato da Marat sugli avvenimenti. La sua presa sull’opinione pubblica, anche sui sanculotti, fu per molto tempo minima: vi sono nell”Amico del popolo’ pagine amare sull’assenteismo dei parigini, sulla loro cecità, sulla loro fiducia mal riposta nell’Assemblea nazionale. Egli sollecita il popolo a controllare da presso i suoi rappresentanti; lo scongiura di prendere in mano la situazione, quando il momento gli pare critico; lo insulta, accusandolo di corruzione, quando lo vede inerte. Marat è tutto in questi appelli e in questo scoramento: è lo sconfitto, l’orgoglioso ‘déraciné’ uscito a pezzi, moralmente e fisicamente, dalla lotta per affermarsi, con le sue idee e le sue ricerche, nell’ambito dell”ancien régime’; che ha come sua la causa del popolo oppresso e sofferente e che vede nella Rivoluzione, nell’insurrezione a cui egli lo chiama continuamente, la vendetta che finalmente si prende, dopo secoli di violenze silenziose e legali, sui suoi oppressori; e che, perseguitato per questo, si trova di nuovo solo, nell’indifferenza del popolo, degli onesti. Ma è anche il politico russoiano che compensa con il moralismo l’assenza di basi sociali della sua teoria. Già Marx rilevava la sua distanza dagli eroi della Rivoluzione, e gli studi di Jaurès, di Soboul, ecc. hanno fugato la leggenda di un Marat socialista. Quando egli minaccia alla nobiltà e al clero la divisione delle loro terre fra i contadini, si pone con ciò all’estrema sinistra dello schieramento rivoluzionario, ma solo per restaurare nella società civile quel diritto di proprietà privata che «per natura» spetta a tutti gli uomini e, paradossalmente, per far sì che tutti acquistino quel requisito di proprietario da cui un decreto faceva dipendere l’acquista della cittadinanza attiva. In Marat, l’appello al popolo non è rivolto al proletariato industriale (i cui connotati all’epoca sono del resto molto incerti), né ai contadini; ma genericamente ai non abbienti, alle masse urbane, che per la loro condizione più si avvicinano a quell’ideale spartano che egli ha fatto proprio; in sostanza è un appello a una forza etica, alla «parte più sana della nazione», agli uomini «che non hanno serrato il cuore alla pietà e alla virtù»”” (dall’introduzione di Celestino E. Spada) (pag XXI-XXII)”,”FRAR-002-FB”
“MARAT Jean Paul; a cura di Celestino E. SPADA”,”L’ amico del popolo.”,”Come vincere il dispotismo: Necessità insurrezione (pag 33) (Les chaines de l’esclavage)”,”FRAR-008-FGB”
“MARAVIGNA Pietro”,”Storia dell’ arte militare moderna. Tomo I. Rinascenza. Epoca delle monarchie assolute.”,”””La conoscenza della parte sublime della guerra non si acquista che con lo studio della storia delle guerre e delle battaglie dei grandi capitani e con la esperienza”” (pag 15, Napoleone Bonaparte) “”Siffatta rigorosa subordinazione di volontà tra comandante di esercito e potere centrale, che non soffre attenuazioni, toglie al primo ogni possibilità d’ iniziativa, gl’ impedisce di armonizzare l’ azione propria con l’ avvenimento, di sfruttare tempestivamente le favorevoli occasioni, invero fugaci, che la guerra presenta ed attutisce in lui, se non elimina completamente, ogni senso di responsabilità, determinando per contro, quella accidia intellettuale ed operativa, che costituisce il peggiore nemico per una razionale condotta della guerra. (…) In ogni caso: estrema prudenza nella condotta delle operazioni, ricerca di un alibi efficace per giustificare eventuali risultati non corrispondenti all’ aspettazione, invadenza sempre crescente dell’ elemento burocratico in un’ attività, che, con questo elemento, è incompatibile””. (pag 164)”,”QMIx-128″
“MARAVIGNA Pietro”,”Storia dell’ arte militare moderna. Tomo II. La rivoluzione francese e l’ impero.”,”””Il fuoco dal centro alla circonferenza è nullo, quello dalla circonferenza al centro è irresistibile.”” (…) “”Non c’è e non ci può essere che una sola specie di fanteria, perché il fucile è la migliore macchina da guerra che sia stata inventata dagli uomini””. (pag, 189, Napoleone B.) “”Senofonte, Scipione l’ Africano, Cesare furono pieni di sollecitudine per i bisogni dei loro soldati; il Montecuccoli affermava che la fame era più crudele del ferro e la miseria aveva rovinato più eserciti che non le battaglie; il Vauban proclamava che: “”l’ arte della guerra non è niente senza l’ arte della sussistenza””; Jomini che: “”l’ arte di far vivere la truppa in campagna è una delle più difficili””; Federico II che: “”quando si vuol mettere su un esercito, bisogna cominciare dal ventre””; il Marmont: “”Un generale in capo, oggi, fa più sforzi di spirito per assicurare la sussistenza delle sue truppe che per tante altre cose””; l’ Odier: “”l’ arte di amministrare non ha altri fondamenti che l’ arte di combattere””; e via dicendo””. (…) “”In guerra ed in pace il disprezzo per i servizi equivale al disprezzo per gli uomini””. (pag 200)”,”QMIx-129″
“MARAVIGNA Pietro”,”Storia dell’ arte militare moderna. Tomo III. Dalla restaurazione alla prima guerra mondiale”,”””L’ opera geniale del Gribeauval aveva apportato sentiti miglioramenti all’ artiglieria nei riguardi della mobilità, ma il rendimento balistico delle bocche da fuoco era rimasto ancora assai scarso. Nella seconda metà del secolo XIX, per merito di un genio italiano, il Cavalli, l’ artiglieria progrediva rapidissimamente. “”Ma il merito principale del Cavalli (Giovanni Cavalli, ndr) sta nell’ aver completato e giustificato il concetto della rigatura sostituendo il proietto oblungo a quello sferico, per cui, aumentando la massa a parità di sezione e rastremandolo verso la punta, non solo ottenne maggiore stabilità di traiettoria e rese possibile l’ uso di spolette, ma diminuì grandemente la resistenza dell’ aria. Fu appunto nel 1845 che il Cavalli, inviato in Svezia per assistere alla fabbricazione di un cannone a retrocarica e di altro materiale di artiglieria, ideò la rigatura dei cannoni per lanciare proiettili cilindro-conici anziché sferici. La prima nazione che si avvantaggiò della scoperta del Cavalli non fu, però, il Piemonte, sebbene nel 1846 i cannoni rigati a retrocarica fossero stati costruiti a Torino ed esperimentati con esito brillante, bensì la Francia, (…)””. (pag 156-157)”,”QMIx-130″
“MARAZZI Antonella”,”Trotsky in Italia. Bibliografia sistematica.”,”pag 79 Trotsky prefazione a ‘Il socialismo esportato’ di M. Tukhacevsky (Il manifesto, 1.1969)”,”TROD-295″
“MARCELLINO Nella, a cura di Maria Luisa RIGHI”,”Le tre vite di Nella.”,”MARCELLINO Nella (Torino, 1923) padre operaio e antifascista, a 15 anni prima missione clandestina, viaggio da Bruxelles a Parigi. In contatto con resistenza francese poi con quella italiana. Promuove scioperi (1942-1943) e contribuisce all’insurrezione di Torino dell’aprile 1945. Dopo la Liberazione è dirigente PCI a Bologna e giovane deputata nel parlamento del 1948. Segretaria nazionale del sindacato delle industrie alimentari, nel 1969 segretaria generale del sindacato dei tessili. La Righi è ricercatrice della Fondazione Gramsci. Negli anni della resistenza (1943) diventa la compagna di Arturo Colombi (pag 116-)”,”PCIx-336″
“MARCENARO Giuseppe”,”Le cronache di Sestri Ponente.”,”””Era l’ epoca della grande marineria a vela e dai cantieri Cadenaccio scese in mare l’ orgoglio della Sestri di allora: fu il “”Cosmos””, la maggior nave a vela costruita nel Mediterraneo. Stazzava 1717 tonnellate ed era un superbo tre alberi.”” (pag 106)”,”ITAG-119″
“MARCENARO Pietro FOA Vittorio”,”Riprendere tempo. Un dialogo con postilla.”,”””Alla Fiat si trovava di tutto: sigarette, alimentari, vestiti, elettrodomestici, radio, giradischi, televisori, gioielli. La rete commerciale era sviluppatissima. Non so se ci fossero delle forme di racket che controllavano queste attività. Correva voce che il capo di questa organizzazione fosse il senatore Umberto Agnelli e che per questo fosse stato licenziato dal fratello. Questo fenomeno era preesistente alle lotte anche se dopo il 1970 ha avuto il massimo sviluppo. Da un giorno all’altro tutto questo è quasi scomparso. Certamente questo commercio richiedeva una fitta rete di relazioni esterne per l’approvvigioanento delle merci; chissà come si è riconvertita nella Cassa integrazione questa rete che in parte era senza dubbio interna ai giri della malavita”” (pag 78)”,”MITT-368″
“MARCH James G. WEIL Thierry”,”L’arte della leadership. (Tit.orig.: La leadership dans les organisations)”,”MARCH James G. è professore emerito di International Management, Education, Political Science e Sociology nell’Università di Stanford. Per il Mulino ha pubblicato ‘Decisioni e organizzazione’ e altro.”,”ECOA-007″
“MARCHAND Olivier THELOT Claude coll. BAYET A.”,”Le Travail en France 1800-2000.”,”MARCHAND e THELOT sono ex allievi dell’ Ecole Polytechnique e dell’ ENSAE. Il primo, amministratore dell’ INSEE e specialista dell’ occupazione, è ora VD al ministero del lavoro e degli affari sociali, il secondo, ispettore generale dell’ INSEE e autore di varie opere sulla società francese, è D dell’ ‘evaluation et de la prospective’ al ministero de l’Education nationale, de l’Enseignement superieur et de la Recherche.”,”MFRx-051″
“MARCHAND Louis”,”Napoleone dall’ isola d’ Elba a Sant’ Elena. Memorie del primo cameriere ed esecutore testamentario dell’ Imperatore.”,”””I marescialli tornarono a Fontainebleau dove riferirono a Napoleone come, all’ improvviso, le buone intenzioni dell’ imperatore Alessandro fossero mutate apprendendo la defezione del corpo di Marmont, come essi si fossero sforzati inutilmente di convincerlo che il tradimento di un capo e di alcuni generali non intaccava menomamente i sentimenti di devozione di quel corpo per l’ imperatore, e come quel sovrano non avesse voluto più ascoltar nulla.”” (pag 27) “”Era giunto il momento delle defezioni: il principe Berthier aveva lasciato l’ imperatore assicurandolo che sarebbe tornato. Quel vecchio amico non si fece più vedere. Nel corso della giornata egli fece chiamare Constant, il suo primo cameriere: se n’era andato per non più tornare. Roustan, il suo mammalucco, era partito per Parigi: non fu più visto. Il signor Yvan, suo chirurgo, l’ abbandonò anch’ egli. Insomma, coloro sui quali aveva maggior diritto di contare dato che li aveva colmati di favori al tempo della sua potenza, lo abbandonavano nella sventura””. (pag 28) “”A Sant’Elena l’ imperatore ha detto più volte che il carattere di molti generali era stato infiacchito dagli avvenimenti del 1814; essi avevano perduto qualcosa di quella fiducia, di quell’ audacia, di quela risolutezza che avevano valso loro tanta gloria. Ciò ch’egli diceva dei generali valeva per tutti””. (pag 166)”,”FRAN-061″
“MARCHAND Olivier THELOT Claude collab. di BAYET A.”,”Le Travail en France 1800-2000.”,”MARCHAND e THELOT sono ex allievi dell’ Ecole Polytechnique e dell’ ENSAE. Il primo, amministratore dell’ INSEE e specialista dell’ occupazione, è ora VD al ministero del lavoro e degli affari sociali, il secondo, ispettore generale dell’ INSEE e autore di varie opere sulla società francese, è D dell’ ‘evaluation et de la prospective’ al ministero de l’Education nationale, de l’Enseignement superieur et de la Recherche. Sul terziario: “”I terziari sono certo più presenti nella società francese alla fine della Terza Repubblica che all’ inizio: il loro peso negli attivi è più che raddoppiato, dal 7% al 16%, e il loro peso negli attivi non agricoli è quasi raddoppiato, dal 14% al 23%. Ma in realtà l’ esplosione deve ancora venire. Essa si produce a partire dagli anni 1960: il numero di impiegati e di quadri aumenta di circa 270.000 persone per anno fino ad oggi, con un leggero rallentamento alla fine del periodo. Evoluzione fantastica! Se si continua a unire impiegati e quadri, quest’ insieme di “”terziari”” è, dall’ inizio degli anni 1970, il gruppo sociale più importante; costituisce ai giorni nostri circa il 60% degli attivi.”” (pag 132)”,”FRAS-030″
“MARCHAND Stephane”,”Arabie Saoudite. La menace.”,”MARCHAND Stephane è redattore in capo aggiunto al Figaro. E’ stato corrispondente di questo giornale in Medio Oriente e negli Stati Uniti dal 1988 al 1996. Recentemente ha pubblicato presso le edizioni Fayard ‘Les Guerres du luxe’. “”I pozzi, che sono migliaia, sono ripartiti su una superficie di circa 10.000 chilometri quadrati. Situati in un deserto interamente piatto, sarà difficile occuparli in maniera duratura e qualsiasi assalitore sarà estremamente vulnerabile agli attacchi aerei. Inoltre, i sauditi hanno “”preposizionato”” degli stocks di petrolio in giro per il mondo, in particolare nei Caraibi. Ciò è stato fatto affinché, in caso di crisi, il panico non si impadronisca dei mercati.”” ‘Qui oserait déclarer la guerre des prix à l’Arabie Saoudite? Si Moscou ignore les appels de Riyad à une coopération pétrolière au cours des prochaines années, l’Arabie peut parfaitement ouvrir ses robinets, inonder le marché et faire tomber les prix au-dessous du plancher de rentabilité du brut russe. Les deux pays ont entamé une grande partie de bras de fer sur fond d’hydrocarbures. La Russie se braque face à l’intransigeance pétrolière saoudienne, car elle a un compte à régler avec le royaume wahhabite. Depuis vingt ans, estime Moscou, les Saoudiens ne font que semer le désordre en Asie centrale, d’abord en soutenant la résistance afghane contre l’Armée rouge, ensuite en apportant une assistance idéologique et financière aux sécessionistes musulmans d’Asie centrale, principalement en Tchétchénie’ (pag 267)”,”GOPx-002″
“MARCHAND Stéphane”,”Quand la Chine veut vaincre.”,”La guerre, c’est l’art de duper (ingannare) Sun Zi (in apertura) Delle manifestazioni della forza, la più impressionante è la moderazione. “”De toutes les manifestations de la puissance, la plus impressionante, c’est la retenue””, Thucydide Stati Uniti, Giappone, Cina. La questione militare. “”A toutes ces questions que se posent à la fois la Chine et les autres pays d’Asie orientale, Washington et Tokyo ont commencé à apporter des réponses éloquentes au milieu des années 2000, sous la forme d’un accord nippo-américain de long terme. Celui-ci est résumé par le rapport d’étape publié le 29 octobre 2005 à la suite des entretiens à Washington entre les ministres japonais et américains de la Défense et des Affaires étrangères. Le nouvel accord prévoit, nous l’avons vu, le redéploiement de certaines troupes américaines vers l’île de Guam. Il prévoit aussi le stationnement dans le port de Yokusuka d’un porte-avions nucléaire américain””. (pag 267) MARCHAND Stéphane è giornalista al Figaro. E’ autore di ‘Guerres du luxe’, ‘Arabia Saoudite, la menace’, ‘L’Europe est mal partie’ (Fayard).”,”CINx-214″
“MARCHESE Riccardo MANCINI Bruno a cura; collaborazione di Marco AGUJARI Giuseppe BASOCCU Andrea CALLAIOLI Stefania EYNARD Isabella FABBRI Annalisa GATTAVECCHI Francesco GHIDETTI Marilena GORGONI Domenico GRECO Maria Grazia LONGO Bruno MANCINI Riccardo MARCHESE Fabrizio MAURELLI Diana PARDINI Tatiana Bruna RUPERTO”,”Dizionario di politica e scienze sociali.”,”Collaborazione di Marco AGUJARI Giuseppe BASOCCU Andrea CALLAIOLI Stefania EYNARD Isabella FABBRI Annalisa GATTAVECCHI Francesco GHIDETTI Marilena GORGONI Domenico GRECO Maria Grazia LONGO Bruno MANCINI Riccardo MARCHESE Fabrizio MAURELLI Diana PARDINI Tatiana Bruna RUPERTO.”,”REFx-072″
“MARCHESE Maria”,”””Visca França, Visca Catalunya!””. La Catalogna durante la Prima guerra mondiale: una prospettiva di genere.”,”””Visca França, Visca Catalunya!”” La Catalogna durante la Prima Guerra mondiale: una prospettiva di genere Questo lavoro si occupa di una pagina poco nota della storia catalana, quella relativa ai rivolgimenti provocati dalla Grande Guerra, secondo una prospettiva di genere. In particolare, vengono affrontate tre tematiche: l’idea di virilità espressa nella stampa filoalleata e nelle lettere dei cosiddetti “”volontari catalani””; l’attività delle madrine di guerra catalane; il femminismo pacifista in Catalogna. Oltre a occuparsi, dunque, dell’attività delle donne catalane che parteciparono indirettamente alla Grande Guerra, affronta anche il tema poco trattato della Storia della Mascolinità. Le fonti dell’epoca utilizzate (fonti bibliografiche, periodici, diari, carteggi)sono riportate in nota in lingua originale. Un’Appendice finale approfondisce argomenti trattati nel corpus della tesi, riproducendo articoli recentemente pubblicati su riviste italiane e catalane, e rendendo note al pubblico le lettere inedite della femminista pacifista Carme Karr all’intellettuale francese Romain Rolland. Marchese, Maria (2010) “Visca França, Visca Catalunya!” La Catalogna durante la Prima Guerra mondiale: una prospettiva di genere. Tesi di dottorato Full text disponibile come: [img] PDF – Richiede un editor Pdf del tipo GSview, Xpdf o Adobe Acrobat Reader 2870Kb Abstract Tipologia di documento: Tesi di dottorato Parole chiave: Guerra; Pacifismo; Soldati; Madrine di guerra; Genere; Mascolinità Settori scientifico-disciplinari MIUR: Area 11 Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/04 STORIA CONTEMPORANEA Coordinatori della Scuola di dottorato: Coordinatore del Corso di dottorato e-mail (se nota) Nunziante Cesaro, Adele adenunzi@unina.it Tutor della Scuola di dottorato: Tutor del Corso di dottorato e-mail (se nota) Guidi, Laura guidi@unina.it Stato del full text: Accessibile Data: 28 Novembre 2010 Numero di pagine: 356 Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II Dipartimento o Struttura: Scienze relazionali “”Gustavo Iacono”” Tipo di tesi: Dottorato Stato dell’Eprint: Inedito Scuola di dottorato: Scienze psicologiche e pedagogiche Denominazione del dottorato: Studi di genere Ciclo di dottorato: 23 Numero di sistema: 8029 Depositato il: 11 Dicembre 2010 02:21 Ultima modifica: 01 Settembre 2011 10:12″,”DONx-056″
“MARCHESE Angelo”,”La battaglia degli illuministi.”,”””L’illuminismo contribuì, nel suo spirito più profondo, a creare una coscienza borghese autonoma e responsabile, consapevole dei propri diritti alla gestione del potere, in funzione alternativa rispetto ai ceti privilegiati e all’assolutismo regio”” (pag 5, introduzione) ‘Le dimissioni di Turgot (1776) segnano il momento critico del tentativo riformistico dell’Illuminismo francese e dimostrano come in Francia sia impossibile l’incontro fra una monarchia disposta ad assumere una funzione dirigente antitradizionale e filoborghese e gli intellettuali illuminati, pronti a trasformarsi in attivi collaboratori, tecnici e funzionari statali al servizio del bene pubblico, secondo il modello tipico del dispotismo illuminato. In effetti Turgot è, col Quesnay, il più noto esponente della fisiocrazia, il cui programma di liberalizzazione del commercio dei grani e di abolizione dei vecchi privilegi feudali esprime la linea politica della nuova borghesia agraria, che lancia così l’ultimo ponte alla monarchia ormai squalificata. Mentre altrove, e particolarmente in Italia, gli anni ’70 segnano il momento di maggior integrazione degli intellettuali nel progetto riformistico dei sovrani (basti pensare ai vari Beccaria, Verri, Carli, Parini, Aranda e Jovellanos), in Francia la cultura accentua il suo distacco dalle istituzioni politiche, assumendo toni rivoluzionari e volgendo lo sguardo al felice modello americano. Del resto, la gloriosa ‘intellighenzia’ del primo Illuminismo si va spegnendo: Helvetius muore nel 1777, Voltaire e Rousseau nel 1778, Condillac nel 1780, Turgot nel 1781, D’Alembert nel 1783. Diderot l’anno dopo. La nuova generazione è più politicizzata e più polemica: ne sono i maggiori esponenti Condorcet (‘Riflessioni sulla schiavitù dei negri’, 1781; ‘Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano’, 1794), Raynal (‘Storia filosofica e politica delle Indie’, III, ed. 1780). Nei loro scritti è evidente il rifiuto di ogni tipo di dispotismo e la volontà di trovare un modello alternativo più vicino alle forze piccolo-borghesi, artigianali e contadine, al popolo, insomma, che è la forza d’urto del terzo stato. Questo modello è ispirato al ‘Contratto sociale’ di Rousseau. Il pensiero del ginevrino ha una funzione precisa nell’ambito della cultura settecentesca, perché proprio il suo «utopismo» costituisce la più puntuale critica ai limiti borghesi del progetto civile e politico dell’Illuminismo. Da un lato egli demistifica la glorificazione dei «diritti umani», vedendone esattamente il volto classista, ossia la loro identificazione con i nuovi e non meno egoistici interessi (e privilegi) della borghesia. Collegare la disuguaglianza fra gli uomini all’affermarsi del diritto di proprietà, significava rompere decisamente col modello liberal-conservatore inglese – proposto dalla nuova borghesia dei ‘fermiers’ (fittavoli) – per offrire un’alternativa democratico-radicale meno vincolata agli interessi di una classe, più aperta al popolo e più fiduciosa nella sua sovranità. Decisivo, in questo senso, il rifiuto opposto da Rousseau al principio montesquieuiano della delega del potere, fulcro del meccanismo politico monarchico-costituzionale. Si trattava, insomma, di un ideale nel quale l’autorità era gestita direttamente dal popolo, ideale che allora non poteva non apparire utopistico, ma che oggi si ripropone con singolare attualità alla riflessione politica. E’ dunque la corrente che si ispira a Rousseau ad interessarsi; con maggiore sollecitudine, alle condizioni del popolo e in particolare delle grandi masse contadine, per le quali il decollo dell’economia borghese non significò certamente un miglioramento delle condizioni di vita’ (pag 8-9)”,”STOx-277″
“MARCHESE Stelio”,”Le origini della rivoluzione vietnamita (1895-1930).”,”Stelio Marchese (1930) si è avvalso di un lungo soggiorno all’estero per condurre a termine un’analisi ampiamente documentata dei rapporti fra la Francia e la Santa Sede (1914-1924) e della loro incidenza sul rigoglio della destra europea. Ha condotto per alcuni anni ad Aix-en-Provene lo spoglio dei documenti del Governatorato francese d’Indocina raccaolti negli Archives d’Outre.Mer. Ha insegnato Storia moderna all’Università di Ferrara. Tattica politica, strategia di Lenin in Asia. Uno spiccato collettivismo era già ben radicato nel diritto vietnamita e lo spirito confuciano, col suo culto del bene pubblico, non si sarebbe opposto ad una predicazione del comunismo in Vietnam “”Sembrava, ad alcuni osservatori sereni, che si riformassero in Indocina tutte le forme di privilegio; di casta, di sfruttamento, che la Rivoluzione francese aveva voluto distruggere, coll’aggravante del razzismo. Strana imprudenza per una nazione che conosce la dinamica rivoluzionaria, lasciare senza possibilità di impiego costruttivo le energie di un popolo soggetto, ma a forte coesione nazionale, che domanda insistentemente di non essere escluso dalle decisioni sul proprio destino; tanto più che il suo orgoglio di razza è costantemente ferito (13). A partire dal 1922, e sempre più col passar degli anni, la minaccia di una penetrazione comunista, sbandierata soprattutto dalla stampa coloniale, rafforzò il clima poliziesco. I coloniali si servivano dello spettro bolscevico per intorbidare il dialogo con i Vietnamiti moderati, facendoli figurare come avanguardie di Lenin. La stampa vietnamita, da parte sua, faceva timidamente presente come la testardaggine dei dominatori nel non voler concedere un regime almeno analogo a quello che gli Americani stavano concedendo alle Filippine avrebbe finito per avvicinare il popolo vietnamita alle teorie comuniste; anche se per il momento non erano preparati a comprendere questo nuovo vangelo politico, i Vietnamiti le avrebbero accolte con entusiasmo, come qualsiasi altra teoria che promettesse di portare aiuto alla miseria crescente. Gli stessi giornali trovavano modo di mettere al corrente i loro lettori della nuova tattica politica che Lenin intendeva dare alla propaganda sovietica in Asia. Agli inizi del 1922 si era aperto a Mosca il congresso dei popoli d’Estremo Oriente. La III Internazionale voleva estendere ai popoli sotto regime coloniale l’appello già rivolto ai proletari di tutto il mondo, facendo convergere la lotta di classe nel mondo occidentale con i movimenti di emancipazione nazionale nei paesi coloniali. Da parte comunista non si escludeva quindi la possibilità di unirsi, nei paesi più arretrati, alle correnti democratico-borghesi che lottavano contro l’imperialismo. Doveva essere la fase intermedia prima di giungere alla predicazione del comunismo alle masse indiane e cinesi. Per il momento si trattava di staccare quei paesi coloniali, in cui si risvegliava il sentimento nazionale, dalla dominazione degli stati borghesi. Nella dialettica successiva le colonie sarebbero state l’asse della rivoluzione mondiale. Per quanto riguardava la possibilità di penetrazione del comunismo nel Vietnam, la stampa vietnamita non esitava a mettere in evidenza come uno spiccato collettivismo fosse già ben radicato nel diritto vietnamita, nel comune, nelle strutture sociali ed economiche. Lo spirito confuciano, col suo culto del bene pubblico, non si sarebbe opposto ad una predicazione intensiva del comunismo nel Vietnam”” (pag 158-160) [Stelio Marchese, ‘Le origini della rivoluzione vietnamita (1895-1930)’, La Nuova Italia, Firenze, 1971] [(13) Su questi problemi sociologici, P. Devillers, ‘Histoire du Vietnam de 1940 à 1952’, Paris, 1952, p. 41 ss.]”,”ASIx-002-FMDP”
“MARCHESI Giulio”,”La nuova sinistra europea. Luci ed ombre di una nuova linea politica.”,”””Questo ha fatto la Cina. Quando la Russia tentava di rimediare ai mutamenti della realtà sociale con un modesto passo indietro, la Cina pensava al “”gran balzo”” con le Comuni, che significava totalizzazione della gestione socialista collettiva diretta, fondazione di un potere politico di base””. (pag 106)”,”ITAC-086″
“MARCHESI Concetto”,”Petronio.”,”Tito Petronio Nigro (latino: Titus Petronius Niger; Massilia, 27 – Cuma, 66) è stato un cortigiano, scrittore e politico romano. Petronius, conosciuto anche come arbiter elegantiae/elegantiarum (“”arbitro d’eleganza/eleganze””) alla corte di Nerone, resta indicato, per tradizione manoscritta, col nome di Petronius Arbiter, definizione tratta dalla descrizione che ne fa Tacito (in Annales XVI, 18-19). Bisogna specificare tuttavia che non ci sono notizie certe sull’autore, sul nome o sulla data di nascita o morte. Infatti persino i maggiori storici romani, con pochissime eccezioni, ignorano questo poeta e con il poco che ci rimane dell’unica opera, il Satyricon, di cui siamo a conoscenza non si può ricostruire una biografia. Opera: Il capolavoro di Petronio (nonché sola opera giuntaci di lui) è il Satyricon, scritto nella metà del I secolo, durante l’impero di Nerone. Infatti Petronio scrisse quest’opera proprio per denunciare e satireggiare i comportamenti lussuriosi e completamente sfrenati degli arricchiti di Roma, ormai senza più grazie, pudore e senso civico. Il Satyricon non è giunto completo, tuttavia si può ricavare la trama e i temi che Petronio intendeva sottolineare, come il semplice dono di un padrone al proprio liberto di un ricco podere senza che questi abbia fatto nulla per guadagnarlo e altre scelleratezze del genere, come la corruzione estrema tutti gli arricchiti e perfino degli ipocriti, come mercanti e poeti (Eumolpo). Oltre ad essere un romanzo, il Satyricon è anche la parodia delle storielle greche d’avventura, ossia quella dei due giovani amanti (dello stesso sesso oppure anche maschio e femmina) che subiscono una girandola di peripezie dopo una loro separazione per potersi riunire alla fine. Nella storia infatti Encolpio ama il giovane Gitone, che però ama anche Ascilto, rivale acerrimo di Encolpio. I due spasimanti dopo aver litigato finiscono nella ricca casa di Trimalcione, un liberto arricchito che, premiato dal suo padrone per le sue prestazioni sessuali, riceve una ricca villa in dono. Questi, arricchitosi ancora di più fino alla vecchiaia, vive come un pascià nella lussuria più completa, auto-celebrandosi “”poeta””; sebbene in realtà sia un grande plagiatore degli scrittori antichi. Scappati da quel girone vizioso, Encolpio e Gitone rincontrano in una locanda Ascilto che li picchia e poi Encolpio, incontrato il corrotto poeta Eumolpo (simile a Socrate) parte con lui per una crociera in una nave di mercanti, dove vengono fatti prigionieri. Dopo un naufragio dovuto ad una tempesta, Encolpio, Gitone ed Eumolpo si ritrovano vicino alla città di Crotone, dove subiscono altre disavventure tragicomiche a causa dell’ostilità del dio Priapo. (wikip)”,”STAx-299″
“MARCHESI Giovanni”,”Il vangelo da Gerusalemme a Roma. L’origine del Cristianesimo negli Atti degli Apostoli.”,”Giovanni Marchesi, padre Gesuita, è scrittore de ‘La Civiltà Cattolica’ ed è professore di teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Orientale (Roma). Ha pubblicato numerosi saggi teologici. “”A ciascuno secondo il suo bisogno”” “”Descrivendo gli avvenimenti dell’alba della Chiesa, san Luca spalanca come una finestra illuminata dal sole mattutino, che lascia intravedere lo splendore della vita della comunità cristiana delle origini. Questa «finestra» è costituita dal secondo sommario degli Atti degli Apostoli. Esso descrive la condizione reale e ideale dei primi credenti: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno» (Atti, 4, 32-35). Si tratta della prima comunità comunista? La Chiesa delle origini ha fatto il primo esperimento di comunismo economico? Il filosofo Engels, ideologo della dottrina comunista con Karl Marx, ha pensato, di fatto, di scorgere in quello stile di vita dei primi cristiani il primo tentativo d’impostare una società comunista. Ma la realtà descritta da san Luca è di tutt’altra natura. San Luca «pone la comunità primitiva come luogo ideale in cui si realizzano la comunione, l’unità inscindibile, l’armonia dei cuori, la preghiera comunitaria, l’assiduità catechetica, la disponibilità interiore alla solidarietà che si estrinseca attraverso la vendita dei beni. Tale comunità assurge perciò a ideale tipico, motivo ispiratore dell’azione di ogni comunità» (R. Iori, ‘La solidarietà nelle prime comunità cristiane’, 30). Il fondamento della prima comunità cristiana non è sociologico, ma prettamente religioso (…). In particolare, contrariamente a quanto è avvenuto nella storia del comunismo moderno, la destinazione sociale dei beni non è imposta con la violenza o con la lotta di classe; essa è invece del tutto libera ed è lasciata alla libera disposizione di ogni credente. Il diritto di proprietà è riconosciuto e rispettato dalla prima comunità cristiana”” (pag 85-86)”,”RELC-012-FV”
“MARCHESI Concetto”,”Storia della letteratura latina. Volume primo.”,”””La scienza gli ha dato momenti di felicità; ma la vita, per se stessa, non gliene ha dato nessuno. Nella società umana è un isolato. Le passioni che trvolgono e comunque eccitano gli uomini ad operare sono per lui oggetto di avversione e di scherno. Egli ha certamente sofferto, più di altri uomini; perché gli uomini solitamente patiscono la loro passione, non la vedono; sentono com’è, non che cosa è. Lucrezio è uno di quelli che soffrono e vedono con esasperante lucidità i propri mali. Questo stato di ansia e di angoscia che non conobbe limpidezze spensierate di gioia (1) e seppe gl’incubi visionari dei sogni e le allucinazioni delle veglie (2) egli sprime con le parole di chi ha sperimenato e sperimenta”” (pag 200)”,”VARx-120-FV”
“MARCHESINI Daniele”,”L’Italia a quattro ruote. Storia dell’utilitaria.”,”Daniele Marchesini ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Parma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Coppi e Bartali’, ‘Storia delle Mille miglia’, ‘Carnera’.”,”ITAS-011-FSD”
“MARCHETTI Aldo”,”Per chi suona la campana. Ricerca esplorativa di storia del tempo del lavoro (1880-1919).”,”Ricerca svolta all’ interno di un programma di studio del Centro Ricerche Giuseppe Di Vittorio, di Milano, dedicato alla storia del tempo di lavoro. MARCHETTI ringrazia il Prof. Adolfo PEPE e il Prof. Giancarlo CONSONNI per i consigli e suggerimenti. “”Anche in questo caso si è avuto un antesignano: l’ inglese Bienefeld che agli inizi degli anni Settanta aveva aperto la strada con uno studio sull’ orario di lavoro nell’ industria britannica (1); dopo questo avvio, di recente, si sono aggiunte alcune opere di grande portata come quella degli storici americani D.R. Roediger e P.S. Foner (2) e quelle dei tedeschi G. Scharf (3) e J. Steinisch”” (4). Nel caso di Bienefeld si tratta dichiaratamente di una storia economica (…); il lavoro di Roediger e Foner presenta invece i caratteri di una storia sociale (…). Dei due autori tedeschi, Scharf presenta una importante storia del tempo di lavoro in Germania dal periodo preindustriale sino alla lotta recente dei metalmeccanici della IG-Metall, e di altre categorie, per il raggiungimento delle 35 ore settimanali; mentre Steinisch offre un lavoro comparativo tra le lotte per le otto ore giornaliere nell’ industria dell’ acciaio tedesca e quella noramericana tra il 1880 e il 1929″”. (pag 17-18)”,”MITT-163″
“MARCHETTI Victor MARKS John D.”,”CIA. Culto e mistica del servizio segreto.”,”Vittorio Marchetti ha servito nella Cia dal 1953 al 1969 per problemi militari sovietici. J.D. Marks è entrato al dipartimento di stato nel 1966.”,”USAQ-090″
“MARCHI Cesare”,”Non siamo più povera gente. I malesseri del benessere.”,”In apertura: “”Un gran proverbio caro al Potere dice che l’essere sta nell’avere”” (Giuseppe Giusti) MARCHI Cesare è nato nel 1922 nel Veronese si è laureato in lettere a Padova e ha insegnato nelle scuole medie. Ha scritto molto tra cui ‘Siamo tutti latinisti’ e ‘Quando eravamo povera gente’. pag 129 Lettere di raccomandazioni da Orazio a Carducci (pag 175)”,”ITAS-133″
“MARCHI Michele, contributo di Mario BUSSONI”,”H. Philippe Pétain.”,”MARCHI Michele insegna storia internazionale presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Bologna, dottore di ricerca in ‘Storia politica dell’Europa contemporanea’. Tra le sue pubblicazioni: ‘Storia politica della Francia repubblicana, 1870-2010’ (con R. Brizzi) (Le Monnier, Firenze, 2011); ‘Alla ricerca del cattolicesimo politico. Politica e religione in Francia da Pétain a De Gaulle’ (Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012), ‘Il peso della storia nella gestione del dopoguerra in Italia e Francia (1945-1955), in M. Cau (a cura) (Il Mulino, Bologna, 2013), ‘Politica e religione dal centrismo al centro-sinistra’, in ‘Mondo contemporaneo’, 1,2013. Per Henri-Philippe Pétain, asciutto e caustico, detto ‘Précis-le-Sec’, l’Esercito fu la sua famiglia. Insegnò tattica per la fanteria all’Ecole supériure de guerre’, una visione su cui fonderà le scelte nella Grande Guerra, soprattutto quella dell’alternanza della linea difensiva con quella offensiva. Lontano dai conflitti politici che agitarono la Frandcia, non piaceva a molti eppure in trenta mesi di guerra divenne il comandante in capo delle Armate francesi di Nord e Nord-Est. De Gaulle ne disse: “”Troppo fiero per l’intrigo, troppo forte per la mediocrità, troppo ambizioso per essere un arrivista””. Diverso dal Pétain che nel 1940-44 prese ingiustificabili posizioni dalla portata nefasta, quale capo del governo collaborazionista di Vichy. (retroc.) Guerra di usura. “”La sua è una strategia globale dispiegata con l’obiettivo di creare le condizioni morali, materiali e tattiche per la vittoria della guerra. Le tre sono strettamente legate, come cercherà costantemente di far notare Pétain. La prima e più stringente emergenza è quella di porre un argine agli ammutinamenti. Da metà aprile, sull’onda dell’ultima e dissennata offensiva voluta da Nivelle, i casi di indisciplina sono progressivamente aumentati. In realtà, più che una vera e propria contestazione si tratta di una protesta non coordinata e che, come nota ben presto Pétain analizzando i vari rapporti che riceve dai comandanti dei reparti, non ha nulla di politico. Le notizie della rivoluzione russa nella maggior parte dei casi non sono ancora giunte al fronte e anche dall’analisi della posta (minuziosamente sottoposta a censura) non risultano sentimenti particolari di pacifismo o addirittura di filo-germanesimo, come altri generali quqali Fayolle, Franchet d’Esperey, Castelnau fanno notare. La protesta è essenzialmente rivolta contro ordini giudicati insensati e che conducono a esiti sanguinosi, contro le condizioni di vita al fronte e contro l’eccessivo sfruttamento in linea e la conseguente assenza di riposto. Pétain fa subito notare che la crisi travolge la fanteria, mentre la cavalleria e l’artiglieria ne sono praticamente immuni. Ecco che per Pétain la rivolta della fanteria nasce dal suo martirio e ancora di più dall’impotenza che si determina nell’impossibilità di rompere il sistema di fortificazioni e trincee. Questa è l’analisi di Pétain e rapidamente giungono anche i rimedi. Da un lato egli opera affiché torni ad alzarsi il morale delle truppe e queste riacquistano fiducia nei propri ufficiali. E ciò si ottiene garantendo, afferma Pétain, migliori condizioni di vita per il soldato al fronte. Più riposo, cibo migliore, più licenze, viaggi a casa con treni in orario e periodi abbastanza lunghi di riposo lontani dalla linea del fronte. Naturalmente a questa teoria della “”carota””, si accosta anche quella del “”bastone””, cioè quella del rilancio di una corretta disciplina. Giungono di conseguenza circa 3500 condanne per insubordinazione, delle quali circa 500 a morte. Da ricordare però che solo il dieci per cento circa di queste sono effettivamente eseguite. L’altro rimedio subito avanzato da Pétain è un mix di evoluzione tattica e profondo rinnovamento dei materiali. Basta con i tentativi di sfondamento. Il nemico va fiaccato e usurato prima di sferrare l’attacco finale. Dal momento che ciò che riesce meglio all’esercito francese è l’avvio, cioè l’attacco della prima posizione tedesca, Pétain propone di ripetere rapidamente questo primo atto, sfruttandone l’effetto sorpresa e senza voler eccessivamente avanzare. Occorre smettere di sacrificare la fanteria. Le offensive devono essere “”di precisione””. E tutto ciò necessita di un materiale “”molto mobile”””” (pag 79-80) Foto pag 153: soldati tedeschi dediti alla lettura in un momento di riposo all’interno di una trincea”,”QMIP-157″
“MARCHI Michele”,”Georges Clemenceau.”,”Michele Marchi insegna storia internazionale presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Bologna, dottore di ricerca in Storia politica dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato ‘Storia politica della Francia repubblicana, 1870-2010’ ( con R. Brizzi, Le Monnier, 2011), ‘Alla ricerca del cattolicesimo politico. Politica e religione in Francia da Pétain a De Gaulle’ (Rubbettino, 2012), ‘Il peso della storia nella gestione del dopoguerra in Italia e Francia (1945-1955) in M. Cau (a cura) (Il Mulino, 2013). Cambiamento di strategia (pag 99-100) “”Sul fronte dei materiali spinge la produzione bellica dei nuovi armamenti, a seguito degli sviluppi della tecnologia bellica, che Pétain ritiene indispensabili: obici pesanti, mezzi corazzati, carri armati e aerei da ricognizione e da bombardamento al suolo. Sul piano legislativo, con la legge del 10 febbraio 1918, Clemenceau sancisce un aumento dei poteri dell’esecutivo sulla regolazione e possibilità di sospensione per decreto di produzione, circolazione e vendita di prodotti direttamente utili agli uomini e agli animali impegnati in guerra. Per le ragioni materiali e logistiche elencate (ma anche per l’avanzata dell’inverno) qualsiasi opzione offensiva è, nel momento in cui Clemenceau assume la guida del Paese, da escludere. Anche se inizialmente, per temperamento e per opportunità politica, fatica non poco ad adeguarsi, ad imporsi è la logica della “”difensiva strategica””, così come teorizzata proprio da Pétain. Fissata compiutamente nella direttiva numero 4 di Pétain del 22 dicembre 1917, la cosiddetta ‘défensive’ consiste nelal difesa sulla seconda e sulla terza posizione e non più sulla prima. Una volta predisposto un apparto sufficiente di seconde e terze linee, il nemico dovrebbe finire per disperdere e logorare le proprie forze ed esporsi alle controffensive condotte, sempre nell’ottica di Pétain, in maniera rapida e con la massima intensità di fuoco. Contribuisce a convicere Clemenceau del carattere vincente di questa strategia il generale Mordacq, che condivide l’opinione di Pétain circa una futura e imponente offensiva tedesca, pronta a scattare con tutta probabilità nella primavera del 1918. In quel momento non sole le forze dell’Impero potranno contare su un numero consistente di divisioni in più rispetto agli anglo-francesi, ma a esse potranno aggiungersi le quaranta divisioni di rientro dal Fronte orientale a seguito dell’oramai certa (da dicembre 1917) uscita dal conflitto della Russia dei soviet. In un colloquio riservato del 1° gennaio 1918 Mordacq insiste affinché Clemenceau faccia proprie queste concezioni strategiche. (…) Clemencea si limita ad ascoltarlo e ascriverlo tra gli “”ottimisti per principio””, ma comprende ben presto quanto la ‘défensive’ si adatti alle contingenze finendo per sostenerla””. (pag 99-100)”,”QMIP-180″
“MARCHI Alves”,”Il pensiero economico inglese prima di Adam Smith. La riflessione economica agli inizi del capitalismo, 1549-1767.”,”Alves Marchi è nato nel 1950 a Torino, dove si è laureato nel 1975 in Storia delle dottrine economiche. Si occupa di economia applicata e di storia del pensiero.”,”UKIE-004-FL”
“MARCHI Cesare”,”Grandi peccatori. Grandi cattedrali.”,”Dono di Tino Albertocchi ‘Un affascinante medioevo: diavoli, santi, cortigiane, mercanti e guerrieri, nella storia di 15 chiese europee’ Genova: assediati dai ghibellini i guelfi in San Lorenzo (pag 87-) Parigi: La rivoluzione trasforma Notre-Dame in magazzino (pag 149-) Cesare Marchi è nato nel 1922 a Villafranca di Verona, e si è laureato in lettere a Padova. Insegnante nelle scuole medie.”,”RELC-382″
“MARCHI Cesare”,”Caro Montanelli. Lettere al direttore sull’Italia che cambia e sugli italiani che non cambiano mai.”,”Cesare Marchi è nato a Villafranca di Verona, si è laureato in lettere a Padova e ha insegnato nelle scuole medie. Ha pubblicato tra l’altro ‘Impariamo l’italiano’ e ‘Il delatore, confidenze d’una malalingua’”,”ITAS-214″
“MARCHIANI Giordano STELLA Gianfranco”,”Prigionieri italiani nei campi di Stalin.”,”Contiene il paragrafo: Dalle memorie del Generale Reinhard Gehlen sul problema del mancato sfruttamento dell’ anticomunismo dei russi (pag 216). “”Ed è proprio l’ incapacità di Hitler di sfruttare il potenziale psicologico delle popolazioni russe, la massima parte delle quali ci aveva accolto con straordinario calore nelle prime fasi della campagna, che possiamo scorgere il suo errore decisivo: si pensi al modo brutale in cui egli impose i suoi satrapi Koch, Sauckel e Kube alle province russe conquistate, trasformando le speranze frustrate dei russi in cieco odio verso i tedeschi. Questi errori ebbero per noi ripercussioni più gravi di molti sbagli strategici, per la semplice ragione che l’ arrivo delle truppe tedesche aveva suscitato profonde reazioni positive a livello psicologico””: (pag 216)”,”RUSS-150″
“MARCHIONATTI Roberto; scritti di SRAFFA NAPOLEONI RONCAGLIA BHARADWA BHADURI NELL DOBB MEEK BIANCHI D’ANTONIO SWEEZY SETON MARCUSE BEDESCHI COLLETTI ROSDOLSKY REICHELT KRAHL CHATTOPADHYAY BARAN ROBINSON LEIJONHUFVUD PASINETTI”,”Il dibattito economico di oggi. Sraffa e gli sviluppi del marxismo, la critica del keynesismo.”,”Scritti di SRAFFA NAPOLEONI RONCAGLIA BHARADWA BHADURI NELL DOBB MEEK BIANCHI D’ANTONIO SWEEZY SETON MARCUSE BEDESCHI COLLETTI ROSDOLSKY REICHELT KRAHL CHATTOPADHYAY BARAN ROBINSON LEIJONHUFVUD PASINETTI”,”ECOT-153″
“MARCHIONATTI Roberto BECCHIO Giandomenica FORTE Francesco MORNATI Fiorenzo DA EMPOLI Domenico PESANTE Maria Luisa CAMPARINI Aurelia MALANDRINO Corrado SODDU Paolo PONZANI Michela CHIAMPARINO Tommaso CARNAZZA Irene SAVINO PENE VIDARI Gian”,”Annali della Fondazione Luigi Einaudi. XXXVIII-2004.”,”Contiene il saggio di Aurelia CAMPANINI ‘La rilettura di un classico del pensiero politico democratico: la concezione del socialismo internazionale di Jean Jaurès’ (pag 177-211)”,”ANNx-016″
“MARCHIONATTI Roberto BECCHIO Giandomenica FORTE Francesco PENE-VIDARI Gian Savino MORNATI Fiorenzo DA-EMPOLI Domenico PESANTE Maria Luisa CAMPARINI Aurelia MALANDRINO Corrado SODDU Paolo PONZANI Michela CHIAMPARINO Tommaso”,”Renzo Fubini nel centenario della nascita. Giornata di studio (Marchionatti e altri); Fatto, fattibile e immaginario: la misura del debito pubblico nel dibattito politico inglese 1695-1767 (Pesante); La rilettura di un classico del pensiero politico democratico: la concezione del socialismo internazionale di Jean Jaurès (Camparini); Patriottismo, nazione e democrazia nel carteggio Mosca-Michels (Malandrino); La Direzione Stampa e Propaganda della Fiat nei Diari di Gino Pestelli (Soddu); L’eredità della Resistenza nell’Italia repubblicana tra retorica celebrativa e contestazione di legittimità (1945-1963) (Ponzani); Decentramento e costruzione della democrazia in America Latina. Il caso cileno (Chiamparino); L’ombra lunga di Wilson sul secolo breve. La storiografia wilsoniana nel XX secolo (Carnazza).”,”Contiene il saggio: – Aurelia Camparini, La rilettura di un classico del pensiero politico democratico: la concezione del socialismo internazionale di Jean Jaurès (pag 177-210) (L’armée nouvelle)”,”ANNx-035-FP”
“MARCHIONINI Carlo, edizione italiana a cura di Aroldo NORLENGHI”,”Perché la dittatura del proletariato?”,”””Nello Stato non vi fu finora alcun’altra potenza che la forza””, F. Mignet, Storia della rivoluzione francese (pag 38) “”Il concetto che tutti gli uomini come uomini abbiano qualche cosa di comune e che, fin dove giunge questa comunanza, siano anche eguali è naturalmente antichissima. Ma al giorno d’oggi l’aspirazione dell’eguaglianza è tutt’affatto diversa, e consiste soprattutto nel derivare da quel carattere comune dell’essere umano, da quella eguaglianza degli uomini come uomini, il diritto a posizioni eguali, politiche e sociali, di tutti gli uomini, o almeno di tutti i cittadini di uno Stato, o di tutti i membri di una società. Perché da quell’originario concetto di relativa eguaglianza venisse tratta la deduzione di un diritto di eguaglianza nello Stato e nella società, perché insomma questa deduzione potesse apparire come qualche cosa di naturale, di evidente, dovettero passare migliaia di anni e migliaia di anni sono passati”” (Federico Engels, Il sovvertimento della scienza di Dühring) (pag 25) “”Schiller parla degli eterni diritti che stanno lassù inalienabili e infrangibili come le stelle stesse”” (pag 78)”,”MGER-102″
“MARCHIS Riccardo a cura, saggi di Marco BUTTINO Ugo FABIETTI Gianni OLIVA Enrico MILETTO Renata MERLO”,”Le parole dell’esclusione. Esodanti e rifugiati nell’Europa postbellica. Il caso istriano.”,”Saggi di Marco BUTTINO Ugo FABIETTI Gianni OLIVA Enrico MILETTO Renata MERLO “”Lo spostamento forzato di popolazioni in quanto fenomeno strettamente correlato a uno stato di guerra, come strumento o fine della guerra, raggiunge in Europa il suo culmine durante il secondo conflitto mondiale, attraverso una varietà di forme, tristemente accresciute dal sistema concentrazionario nazista. Notoriamente, però, è nel crogiolo della Prima guerra mondiale che il fenomeno viene a toccare il cuore dell’Europa e articola un aspetto della “”guerra totale””, ossia la guerra e i civili o, come si potrebbe dire alla luce di novant’anni ormai di storia, la “”guerra ai civili””. A una settimana dallo scoppio delle ostilità, il 4 agosto 1914, l’invasione del Belgio apre un teatro di guerra dal quale sarebbero emersi metodi, situazioni e contesti che contraddicevano apertamente le affermazioni del nascente diritto internazionale umanitario, presente in nuce nelle convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907, che ponevano i belligeranti e in particolare le popolazioni «sotto la salvaguardia e sotto l’imperio dei principi derivati dal diritto delle genti quali risultano dagli usi stabiliti tra nazioni civili, dalle leggi dell’umanità e dalle esigenze della pubblica coscienza» (1). A fine guerra centinaia e centinaia di migliaia di belgi risultavano aver lasciato il paese (spostati, rifugiati, internati) e a circa un milione ascendeva il numero di vittime tra gli opposti combattenti nella regione. Episodi di distruzione di città come l’incendio di Dinant, nell’agosto del 1914, scatenati senza pretesto alcuno con fucilazioni di massa, spoliazioni e rovina di case, scuole, uffici pubblici, divengono patrimonio della pubblica opinione dei paesi dell’Intesa come esempio dell’irriducibile differenza dalla “”Kultur”” tedesca, ma presto avvengono episodi – per quanto poco noti – che rimandano entrambi i contendenti allo stesso nodo: avanzate e ritirate degli eserciti contrapposti, «che segnano il 1914 e che continuano lungo il 1915 sul fronte Est, in Italia (l’invasione del Sud Tirolo austriaco) in Serbia e in Turchia sollevano il problema del rapporto tra eserciti, governi d’occupazione e civili nemici» (2). Inoltre la caduta di ogni illusione su di una guerra rapida e il sostituirsi di quella prospettiva con l’idea di una guerra dominata dalla mobilitazione totale delle risorse incontra il «problema spinoso delle minoranze interne, che a seconda dei casi possono essere arruolate o all’opposto sospettate di simpatie (se non peggio) per il nemico», e che divengono, sullo sfondo di un intensificarsi della violenza della guerra, la rappresentazione ravvicinata dell'””altro””, disumanizzato e ostile (con le conseguenze del caso). E’ quindi dentro il primo conflitto mondiale che alcuni studiosi pongono un tornante – il 1915, con la sua particolare configurazione dei fronti – che appresta alle violenze estreme di cui la guerra stessa costituisce un “”grande acceleratore”” e delle quali lo stesso genocidio armeno diviene l’espressione (3).”” [Riccardo Marchis, Introduzione] [(1) Dal Preambolo della convenzione ‘Le leggi e gli usi della guerra terrestre’, sottoscritta nel corso della prima Conferenza internazionale di pace dell’Aja (18 maggio – 9 luglio 1899), citato da Giorgio De Vecchi, ‘Il diritto internazionale umanitario e l’istituzione della Corte penale internazionale permanente’, in ‘I Viaggi di Eredoto’, n. 43/44, marzo 2001, p. 126; (2) La citazione, come la seguente, proviene dal documento di convocazione del Seminario ‘Grande Guerre et violences extrêmes: le tournant del 1915’, organizzato dal Centre de recherche de l’Historial de la Grande Guerre (Péronne, 12-13 novembre 2005); (3) Ibid.] (pag 6-8)]”,”TEMx-074″
“MARCHISIO Oscar PASTORELLI Ornella a cura”,”Continente Cina: la morfologia economica.”,”MARCHISIO è responsabile della società Fuzzy Net e svolge attività nella ricerca socio-economica. PASTORELLI cura la comunicazione di Fuzzy Net. ed è coordinatrice editoriale del periodo di informazioni ‘China News’.”,”CINE-033″
“MARCHISIO Oscar RANI Chiara COMPAGNONI Matteo HUANG DU TERESA REGAZZI M.”,”China News. N° 0 febbraio 2004.”,”Andamento del PIL dal 1994 al 2002: 1994: 4.240, 56 (100 milioni di yuan) 2002: 11.769.73 (pag 23, tab. 4) Ripartizione del PIL (anno 2002, 100 m yuan) Settore primario: 1.032,8 Settore secondario: 5.935,63 Settore terziario: 4.801,3 (pag 22, tab. 3) Occupati (anno 2002) Settore primario: 15.716 milioni Settore secondario: 10.602 milioni Settore terziario: 13.349 milioni (pag 22, tab 2) Commercio estero (2002) (milioni di US$) Import 106.359 + 24.3 % su 2001 Export 119.091 + 26.3 Totale 225.451 + 25.2 (pag 24, tab 6) Studenti universitari: 1984: 764.000 1987: 1.078.000 incremento + 41% (pag 46; tab 8)”,”CINE-002″
“MARCHISIO Oscar a cura, FIOM Regionale Lombarda; saggi di O. MARCHISIO e G. CASTANO U. JÜRGENS S.J. PARK P. MIGLIARESE A. RECIO E. VALENZA A. HAGAEUS B. CATTERO L. ZAIA M. MARRAS A. BACCILE A. ARZUFFI M. FREY A. PALTRINIERI A. AIROLDI G. BARBIERI F. GARIBALDO e NORMANN”,”Galassia auto.”,”Saggi di O. MARCHISIO e G. CASTANO U. JÜRGENS S.J. PARK P. MIGLIARESE A. RECIO E. VALENZA A. HAGAEUS B. CATTERO L. ZAIA M. MARRAS A. BACCILE A. ARZUFFI M. FREY A. PALTRINIERI A. AIROLDI G. BARBIERI F. GARIBALDO e NORMANN. Fiat e Bankitalia. Colloquio Ciampi-Agnelli. “”Nell’ analisi della quarta fase, iniziata nel 1980, non si può prescindere dalla profonda ristrutturazione avviata in Fiat in seguito agli avvenimenti di ottobre e alla “”marcia dei quarantamila””. Ad un’ analisi superficiale sembra che la Fiat abbia deciso autonomamente, alla fine degli anni ’70, che era giunto il momento per fare la ristrutturazione ed operare un break estremametne significativo rispetto alla gestione precedente e l’ occasione sia stata la crisi sindacale. In realtà, rileggendo questa fase di ristruttuazione, si è visto come una delle cause della motivazione d’ innesco sia stata una scelta di politica economica. La Banca d’ Italia, dopo molti anni in cui ha mantenuto il cambio flessibile per consentire alle imprese di rimanere competititve sul mercato internazionale, decide d’ interrompre questa manovra di politica economica. Si dice che Ciampi – e questo è stato anche recentemete riportato da alcuni lavori – abbia parlato direttamente con Agnelli dicendogli qualcosa del tipo: “”Bene, noi siamo in questa situazione. Da oggi in poi non siamo più in grado di garantire alla Fiat la competitività internazionale, pur in presenza di rilevanti margini d’ inefficienza attraverso una politica di cambio flessibile. L’ unica cosa che potete fare è ristrutturarvi, è riguadagnare efficienza””. Sembra che questa sia stata una delle principali cause per cui alla Fiat è stato avviato il processo di ristrutturazione.”” (pag 99-100)”,”EURE-038″
“MARCHISIO Oscar RANI Chiara a cura”,”China News. Cina: La Nuova America?”,”Oscar MARCHISIO insegna come professore a contratto presso le università di Urbino e di Pisa, viaggia in Cina dove lavora. E’ esperto di organizzazione del lavoro e sociologo, scrive su Carta, Il Manifesto e Liberazione. Chiara RANI, è laureata in lingue e letterature orientali indirizzo sinologico presso l’ Università Cà Foscari di Venezia. Insegna nelle scuole della provincia di Bologna.”,”CINE-024″
“MARCHISIO Oscar, a cura”,”Continente Cina: la mappa delle regioni.”,”Oscar Marchisio insegna come professore a contratto presso l’Università di Urbino. Viaggia in cina dove lavora, frequenta l’Italia dove scrive, critica e altro. Esperto di organizzazione del lavoro e sociologo, scrive su Carta, Il Manifesto e Liberazione. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. “”Se Dio è nel dettaglio dobbiamo leggere la complessità della Cina partendo dai segni più minuti”””,”CINE-096″
“MARCHISIO Oscar MARIUCCI Luigi”,”Progetto Saturno. Una rivoluzione nel modo di produrre.”,”‘La crisi del sindacalismo americano’ (pag 42-49)”,”ECOI-017-FV”
“MARCHLEVSKY I. (KARSKY) BYSTRIANSKY V. e altro”,”L’ Internationale Communiste. Heros et martyrs de la revolution proletarienne. Raccolta di biografie.”,”Contiene un’intervista di Georges SUFFERT a Leon POLIAKOV su ‘Antisemitisme e totalitarisme: histoire des persecutions’ (POI 30 MARS 1981), lo scritto di Boris SOUVARINE ‘Leon Blum: les grandes illusions’ (EXP 10 JUILLET 1981) e l’intervista di Pierre DESGRAUPES al premio Nobel André LWOFF ‘Radiographie d’un prix Nobel’ (POI 29 JUIN 1981). Contiene recensione di V. BYSTRIANSKY al libro di Karl LIEBKNECHT ‘Mon proces d’apres les documents’ (tradotto dal tedesco, prefazione di G. ZINOVIEV) edito dal Bureau des Editions du Soviet de Petrograd. Altro materiale attinto da ‘Figures de jadis'”,”LUXS-011″
“MARCHLEWSKI Julian (J. KARSKI)”,”Imperialismus oder Sozialismus?”,”MARCHLEWSKI J. “”Die Sturm – und Drangperiode, in der sich der Kapitalismus befindet, bedeutet aber zugleich eine ungeheure ‘Steigerung der Produktion’, die des Absatzes bedarf. Eine Vorstellung davon geben die Ziffern der Kohlen – und Eisenproduktion von 1890 bis 1910. Kohlen produktion in 1000 metrischen Tonnen: 1890 1900 1910 Deutschland 89.2 222.3 England 184.5 268.7 Vereinigte Staaten 143.1 455.0 Roheisenproduktion in 1000 metrischen Tonnen: 1890 1900 1910 Deutschland 4.6 14.7 England 8.0 10.5 Vereinigte Staaten 9.3 27.7 (…) Diese riesig zunehmende Produktion bedeutet zugleich eine riesige Reichtumsansammlung in den Händen des konzentrierten Großkapitals, der Kartelle und Trusts”” (pag 25) (valori quasi triplicati per Germania e Usa, soltanto aumentati per Inghilterra)”,”TEOC-617″
“MARCHWITZA H. FOMFERRA F. BÖLKE M. QUAST C. HAHN S. SIEGEMUND H. BUCHWITZ O. LANGROCK W. RIEDEL W. LIEBING F. PFEIFFER H. ZIMMERMANN W. EILDERMANN W. HEYMANN S. KEPPEL M. EBERLING W. HÄFNER F. HASENEY A. KRUMM L. TOBIES H. PEGEL F., scritti di”,”Arbeitereinheit Siegt über militaristen. Erinnerungen an die Niederschlagung des Kapp-Putsches März 1920.”,”Scritti di MARCHWITZA H. FOMFERRA F. BÖLKE M. QUAST C. HAHN S. SIEGEMUND H. BUCHWITZ O. LANGROCK W. RIEDEL W. LIEBING F. PFEIFFER H. ZIMMERMANN W. EILDERMANN W. HEYMANN S. KEPPEL M. EBERLING W. HÄFNER F. HASENEY A. KRUMM L. TOBIES H. PEGEL F.”,”MGER-043″
“MARCHWITZA Hans e altri saggi di Fritz FOMFERRA Milli BÖLKE Cläre QUAST Sepp HAHN Horst SIEGEMUND Otto BUCHWITZ Willi LANGROCK Walter RIEDEL Franz LIEBING Hugo PFEIFFER Wilhelm ZIMMERMANN Wilhelm EILDERMANN Stefan HEYMANN Max KEPPEL Willy EBERLING Franz HÄFNER Alfred HASENEY Franz FREITAG Karl KRUMM Hermann TOBIES Franz PEGEL”,”Arbeitereinheit siegt über militaristen. Erinnerungen and die Niederschlagung des Kapp-Putsches März 1920.”,”Saggi di Hans MARCHWITZA Fritz FOMFERRA Milli BÖLKE Cläre QUAST Sepp HAHN Horst SIEGEMUND Otto BUCHWITZ Willi LANGROCK Walter RIEDEL Franz LIEBING Hugo PFEIFFER Wilhelm ZIMMERMANN Wilhelm EILDERMANN Stefan HEYMANN Max KEPPEL Willy EBERLING Franz HÄFNER Alfred HASENEY Franz FREITAG Karl KRUMM Hermann TOBIES Franz PEGEL”,”MGER-057″
“MARCO AURELIO Antonino”,”Ricordi.”,”””Sii un uomo libero!”” “”Il tempo dell’ umana vita è un punto; la sua materiale sostanza, un perenne fluire; la sensazione, tenebra; la compagine di tutto l’ organismo, immancabile corruzione; il principio vitale, l’ aggirarsi di una trottola; la fortuna non si può indagare; la gloria, cieca. Diciamo in breve, le funzioni dell’ organismo sono un fiume; quelle dell’ anima, sogno e vanità; ed è guerra la vita, viaggio d’un pellegrino; oblio la voce dei posteri. E adesso, a che cosa ti puoi affidare? A una cosa sola; a un’ unica cosa: la filosofia”” (pag 29) “”Nulla ama tanto la natura universa quanto mutare le cose che esistono e crearne di nuove simili”” (IV 36)(introd. pag XIV)”,”STAx-098″
“MARCO AURELIO, a cura di Luigi ORNATO e Gerolamo PICCHIONI”,”Ricordi.”,”””Tratto da un amore profondo dell’umanità, egli non volle più udire altro che la voce severa della filosofia, applicandosi specialmente allo studio dell’etica. Studiava senza posa le dottrine delle varie scuole e quelle principalmente di Epitteto più veramente eclettico che stoico., poichè onorava Socrate non meno di Zenone, e chiamava Platone, del quale seguì spesso le dottrine, un modello pei filosofi. Le aspirazioni del giovane Marco verso la scienza eransi fatte più vive che mai; ma collo studio della morale egli volea primieramente imparare a governare sè stesso, poichè sapevasi chiamato a governare gli altri. Frontone era in angosce vedendo il suo allievo porre ogni studio nei libri dei filosofi e trascurare quelli esercizi di retore, ai quali il buon maestro dovea la sua propria gloria, e dei quali esageravasi l’importanza. “”Attendi pure”” scriveagli, “”a studiare Zenone e Cleante; ma non dimentricare che ti converrà vestire il manto di porpora e non il pallio di rozza lana dei filosofi””. Marcaurelio lasciava dire il retore eloquente, volea gran bene al suo buon maestro, gli scriveva spesso, lo consolava colla sua affezione, ma ascoltava le lezioni di Rustico”” (pag 34-35)”,”VARx-517″
“MARCO Jorge”,”Hijos de una guerra. Los hermanos Quero y la resistencia antifranquista.”,”‘Il gruppo composto dai fratelli Quero di Granada è noto per le sue attività di resistenza antifranchista dopo la guerra civile spagnola. Questo gruppo (fratelli Quero) faceva parte della più ampia guerriglia antifranchista, che comprendeva vari movimenti di resistenza contro il regime di Francisco Franco. Dopo la sconfitta dell’esercito repubblicano nel 1939, molti combattenti si rifugiarono in Francia, dove alcuni di loro parteciparono alla Resistenza francese. Questi combattenti, noti come ‘maquis’ o ‘maquisards’, continuarono la loro lotta contro il franchismo con azioni di guerriglia che si protrassero fino agli anni ’60. Le attività di resistenza includevano sabotaggi, attacchi a infrastrutture e operazioni di propaganda contro il regime. La guerriglia era particolarmente attiva nelle zone montuose come i Pirenei e la Sierra Nevada.”,”MSPG-026-FSD”
“MARCOBELLI Elisa”,”I rapporti tra PSI e SFIO nel periodo della neutralità italiana (1914-1915).”,”Elisa Marcobelli, Université de Rouen-Normandie Missione di Albert Südekum in Italia, giornalista e deputato della SPD dal 1900. Dal 26 agosto al 2 settembre fa tappa a Milano e Roma dove incontra rappresentanti del Psi, Treves, Mussolini, Bissolati, Balabanoff, Chiesa (pag 11) Missione belga e francese in Italia: nel novembre 1914, Jules Destrée viene in Italia per incontrare dirigenti PSI (pag 15)”,”MITS-465″
“MARCOBELLI Elisa”,”L’internationalisme à l’épreuve des crises. La IIe Internationale et les socialistes français, allemands et italiens (1889-1915).”,”Elisa Marcobelli, laureata in Storia contemporanea, sua tesi presso Ecole des hautes études en science sociales (EHESS). E’ membro del consiglio di amministrazione della Societé d’études jauréssiennes del gruppo EUROSOC dell’Università di Rouen.”,”INTS-070″
“MARCOCCHI Massimo”,”Colonialismo, cristianesimo e culture extraeuropee. L’istruzione di Propaganda Fide ai Vicari apostolici dell’Asia orientale (1659).”,”Massimo Marcocchi è nato a Cremona e insegna storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell’Università di Pavia.”,”RELC-006-FFS”
“MARCOLUNGO Ezio KARPATI Mirella a cura; scritti di Jean Paul CLEBERT Francois de VAUX DE FOLETER Mirella KARPATI Francesco REMOTTI Guido FERRARO Deni VIDALI Derek TIPLER Bruno NICOLINI S. SALVI G. ORIGONI NOVOSTI Claudio MARTA Jozica DI NOLA Carla OSELLA Jean-Pierre LIEGEOIS”,”Chi sono gli zingari?”,”Scritti di Jean Paul CLEBERT Francois de VAUX DE FOLETER Mirella KARPATI Francesco REMOTTI Guido FERRARO Deni VIDALI Derek TIPLER Bruno NICOLINI S. SALVI G. ORIGONI NOVOSTI Claudio MARTA Jozica DI NOLA Carla OSELLA Jean-Pierre LIEGEOIS”,”DEMx-054″
“MARCON Giulio a cura; MARX Karl”,”Il giovane Marx. La radice delle cose.”,”Giulio Marcon ha insegnato nelle Università di Urbino e Cosenza e ha svolto attività di ricercatore con la Scuola Normale Superiore e con l’Università Parthenope- E’ stato deputato nella XVII legislatura, facendo parte della Commissione Bilancio. “”Il signor Proudhon è così lontano dalla verità che trascura ciò a cui prestano attenzione perfino gli economisti profani. Quando parla della divisione del lavoro non ritiene necessario menzionare il ‘mercato’ mondiale. Bene. Eppure la divisione del lavoro nei secoli XIV e XV, quando non c’erano ancora colonie, quando ancora l’America non esisteva per l’Europa, e l’Asia Orientale esisteva per l’Europa soltanto per tramite di Costantinopoli, non doveva forse essere fondamentalmente diversa da quella che era nel XVII secolo, quando le colonie erano già sviluppate? E questo non è tutto. L’organizzazione interna delle nazioni con tutte le loro relazioni internazionali non è forse l’espressione di una particolare divisione del lavoro? E queste non debbono forse cambiare quando cambia la divisione del lavoro? Il signor Proudhon ha capito così poco il problema della divisione del lavoro che egli non menziona mai neanche la separazione tra città e campagna, che in Germania, per esempio, si determinò tra il IX e il XII secolo. Cosicché per il signor Proudhon, che non ne conosce né l’origine né lo sviluppo, questa separazione diventa una legge eterna. In tutto il suo libro egli parla come se questa creazione di un modo particolare di produzione si perpetuasse fino alla fine dei tempi. Tutto quello che il signor Proudhon dice sulla divisione del lavoro non è che un sommario, e per di più un sommario molto superficiale ed incompleto, di quel che Adam Smith e mille altri hanno detto prima di lui. La seconda evoluzione è la ‘macchina’. Il legame tra la divisione del lavoro e la macchina è del tutto mistico per il signor Proudhon. Ogni specie di divisione del lavoro ha avuto i suoi specifici strumenti di produzione. Tra la metà del secolo XVII e la metà del XVIII, per esempio, non si faceva tutto a mano. C’erano delle macchine e anche molto complicate, quali telai, navi, gru, ecc. Così non vi è nulla di più assurdo che far derivare le macchine dalla divisione del lavoro in generale. Posso anche rilevare che il signor Proudhon, come non ha compreso l’origine della macchina, ne ha compreso ancor meno lo sviluppo. Si può dire che fino al 1825 – anno della prima crisi generale – la domanda di generi di consumo in generale è cresciuta più rapidamente che la produzione, e lo sviluppo della macchina è stato una conseguenza necessaria dei bisogni del mercato. Dal 1825, l’invenzione e l’applicazione della macchina sono state semplicemente il risultato della lotta tra i lavoratori e i datori di lavoro. E questo vale soltanto per l’Inghilterra. in quanto alle nazioni europee, grazie alla concorrenza inglese, esse furono trascinate ad adottare le macchine sia per il mercato interno che per il mercato mondiale. E infine nell’America del Nord l’introduzione della macchina fu dovuta sia alla concorrenza con gli altri paesi sia dalla mancanza di braccia e cioè alla sproporzione tra la popolazione dell’America del Nord e i suoi bisogni industriali. Da questi fatti potete vedere quale sagacia dispieghi il signor Proudhon quando evoca lo spettro della concorrenza come la terza evoluzione, l’antitesi della macchina! Infine, e in generale, è del tutto assurdo trattare la ‘macchina’ come una categoria economica sullo stesso piano della divisione del lavoro, della concorrenza, del credito, ecc. La macchina non è una categoria economica più di quanto lo sia il bue che tira l’aratro. L’applicazione delle macchine è uno dei fattori che determinano i rapporti dell’attuale sistema economico, ma il modo in cui le macchine sono utilizzate è cosa del tutto diversa dalle macchine stesse. La polvere rimane tale sia essa usata a ferire un uomo o a curarne le ferite”” (pag 279-280) [Karl Marx, Lettera ad Annenkov, Bruxelles, 28 dicembre 1846, (in) Giulio Marcon, a cura, Il giovane Marx. La radice delle cose’, Jaca Book, 2021]”,”MADS-804″
“MARCONI Diego a cura; saggi di ANDRONICO Marilena CASATI Roberto FRASCOLLA Pasquale MARCONI Diego MESSERI Marco PERISSINOTTO Luigi VOLTOLINI Alberto”,”Wittgenstein.”,”Gli autori del volume sono: ANDRONICO Marilena, CASATI Roberto, FRASCOLLA Pasquale, MARCONI Diego, MESSERI Marco, PERISSINOTTO Luigi, VOLTOLINI Alberto.”,”FILx-105″
“MARCONI PARESCE Degna”,”Marconi.”,”MARCONI PARESCE Degna è figlia primogenita di Guglielmo Marconi e di Beatrice Inchiquin O’Brien. Ha trascorso molti anni della sua vita a raccogliere documenti e notizie che le permettesseroo d scrivere la biografia del padre. Vive a Roma. Rapporti con il fascismo “”Per il turista di passaggio, Mussolini era l’uomo che faceva arrivare i treni in orario; per coloro che vedevano l’Italia precipitare nel caos, era la mano salda che faceva sì che i treni a ogni modo camminassero. Mio padre esitò per tre anni dicendo: “”non sono un uomo politico””, prima di schierarsi dalla parte del nuovo ordine. A Roma questa sua esitazione gli provocò parecchie critiche. Il barone Alberto Fassini, suo vecchio amico, lo attaccò apertamente in pubblico e altri lo definirono beffardamente “”filobritannico””. Alla fine fu il senso del dovere a prevalre in lui. Come senatore sentiva l’impegno delle sue responsabilità, come suddito riteneva di dover seguire il suo Re. Se Toscanini, di cui era grandissimo ammiratore, aveva deciso di abbandonare la Patria, questo era affar suo. Finché il Re fosse rimasto, era dovere del suddito/senatore fare altrettanto. Papà non coì le implicazioni del fascismo. Mio padre sperava sinceramente che Mussolini sarebbe stato il salvatore d’Italia. E Mussolini, che valutava l’aumento di prestigio che Marconi poteva apportare al regime, lo lusingava abilmente recandosi spesso a bordo dell”Elettra’, e mostrando un continuo interesse per gli sviluppi della radiotelegrafia”” (pag 295)”,”BIOx-293″
“MARCONI Diego a cura, saggi di APOSTEL Leo ROGOWSKI Leonard S. KOSOK Michael DUBARLE Dominique JASKOWSKI Stanislaw DA COSTA Newton C.A. ROUTLEY Richard MEYER Robert K. RESCHER Nicholas”,”La formalizzazione della dialettica. Hegel Marx e la logica contemporanea.”,”Lo scopo che si prefigge questa antologia è duplice. Da un lato, essa vorrebbe fare il punto sullo stato di un dibattito più che centenario; quello relarivo allo statuto logico della dialettica hegeliana. Dall’altro, essa intende presentare i risultati iniziali, ma già assai maturi, della ricerca logica sui sistemi contraddittori, cioè sui sistemi in cui certe contraddizioni formali sono dimostrabili, oppure non dimostrabili ma ammissibili, in un senso che verrà precisato in seguito. Storicamente, questo problema ha avuto origine dall’interesse per la logica dialettica (cioè per la possibilità di concepire la dialettica come una logica); tuttavia, le soluzioni che al problema sono state date non sono, come vedremo, logiche dialettiche, e meno che mai formalizzazioni della dialettica hegeliana.”,”HEGx-009-FL”
“MARCONI Sergio a cura; testi antologici di B. CROCE G. LEFEBVRE L.B. NAMIER E.J. HOBSBAWM G. BIANCO E. GRENDI A. OMODEO G.D.H. COLE F. ENGELS A. DE-TOCQUEVILLE K. MARX G. MAZZINI C. CATTANEO G. MONTANELLI C. PISACANE S. SPAVENTA B. MUSOLINO L. SALVATORELLI G. CANDELORO S.J. WOOLF F. DELLA-PERUTA R. ROMEO A. LEPRE P.J. PROUDHON W.S. NASSAU L. MITTNER R. WILLIAMS G. LUKACS R. RUNCINI K. LÖWITH C. VASOLI Ch. BAUDELAIRE”,”Il milleottocentoquarantotto.”,”Testi antologici di B. CROCE G. LEFEBVRE L.B. NAMIER E.J. HOBSBAWM G. BIANCO E. GRENDI A. OMODEO G.D.H. COLE F. ENGELS A. DE-TOCQUEVILLE K. MARX G. MAZZINI C. CATTANEO G. MONTANELLI C. PISACANE S. SPAVENTA B. MUSOLINO L. SALVATORELLI G. CANDELORO S.J. WOOLF F. DELLA-PERUTA R. ROMEO A. LEPRE P.J. PROUDHON W.S. NASSAU L. MITTNER R. WILLIAMS G. LUKACS R. RUNCINI K. LÖWITH C. VASOLI Ch. BAUDELAIRE Contiene due testi di Marx e Engels (titoli redazionali): – I conflitti sociali in Inghilterra (F. Engels) (pag 80) – Le ragioni d’una sconfitta (K. Marx) (pag 92) – un testo su Marx: – L. Mittner, L’evoluzione di Marx dall’ ‘Ideologia’ al ‘Manifesto’ (pag 181-185) “”Una classe nella quale si concentrano gli interessi rivoluzionari della società, non appena si è sollevata trova immediatamente nella sua stessa situazione il contenuto e il materiale della propria attività rivoluzionaria: abbattere i nemici, prendere misure imposte dalle necessità stesse della lotta. Le conseguenze delle sue proprie azioni la spingono avanti. Essa non inizia indagini teoriche sui suoi compiti. La classe operaia francese non si trovava a questa altezza: essa era ancora incapace di fare la sua propria rivoluzione. Lo sviluppo del proletariato industriale è condizionato, in generale, dallo sviluppo della borghesia industriale. E’ soltanto sotto il dominio della borghesia industriale che il proletariato industriale acquista quella larga esistenza nazionale, la quale rende nazionale la sua rivoluzione; crea i moderni mezzi di produzione, i quali diventano in pari tempo i mezzi della sua emancipazione rivoluzionaria. Solo il dominio della borghesia industriale strappa le radici materiali della società feudale e spiana il terreno, sul quale solamente è possibile una rivoluzione proletaria. L’industria francese è più evoluta e la borghesia francese più rivoluzionaria che quella del resto del continente. Ma la rivoluzione di febbraio non era diretta immediatamente contro l’aristocrazia finanziaria? Questo fatto provava che non era la borghesia industriale che dominava in Francia. La borghesia industriale può dominare soltanto là dove l’industria moderna foggia a propria immagine tutti i rapporti di proprietà, e l’industria può raggiungere questo potere solo quando ha conquistato il mercato mondiale, perché i confini nazionali non bastano al suo sviluppo. Ma l’industria francese in gran parte si assicura lo stesso mercato nazionale solo mediante un sistema proibitivo più o meno modificato. Se il proletariato francese, per conseguenza, possiede a Parigi, nel momento di una rivoluzione, un potere di fatto e una influenza che lo spingono ad andare al di là dei suoi propri mezzi, nel resto della Francia è raccolto in singoli centri industriali isolati, e quasi sempre scompare in mezzo a una massa preponderante di contadini e di piccoli borghesi. La lotta contro il capitale nella sua forma moderna, sviluppata, nella sua fase culminante, la lotta del salariato industriale contro il borghese industriale, è in Francia un fatto parziale, che dopo le giornate di febbraio tanto meno poteva fornire il contenuto nazionale della rivoluzione, in quanto la lotta contro i metodi secondari di sfruttamento capitalistico, dei contadini contro l’usura ipotecaria, del piccolo borghese contro il grande commerciante, il banchiere e l’industriale, in una parola, contro la bancarotta, era ancora confusa nel sollevamento generale contro l’aristocrazia finanziaria in generale. Nulla di più spiegabile, dunque, che il tentativo da parte del proletariato parigino di difendere il suo interesse ‘accanto’ a quello borghese, invece di farlo valere come interesse rivoluzionario della società stessa. Nulla di più spiegabile del fatto che il proletariato lasciasse cadere la bandiera ‘rossa’ davanti a quella ‘tricolore’. Gli operai francesi non potevano né muovere un passo avanti, né torcere un capello all’ordine borghese prima che il corso della rivoluzione non avesse sollevato la massa della nazione che sta tra il proletariato e la borghesia, cioè i contadini e la piccola borghesia, contro questo ordine borghese, contro il dominio del capitale, non li avesse costretti ad unirsi ai proletari come a loro avanguardia. Solo attraverso la terribile disfatta di giugno gli operai potevano guadagnarsi questa vittoria”” (da K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, Roma, 1970, pp. 108-117) [(in) ‘Il milleottocentoquarantotto’, testi antologici a cura di Sergio Marconi, Messina Firenze, 1974]”,”QUAR-091″
“MARCONI Mauro a cura, saggi di Nicholas KALDOR Mario SARCINELLI Michael BRUNO Jeffrey SACHS Karl BRUNNER Alex CUKIERMAN Allan MELTZER Milton FRIEDMAN Frank HAHN Robert J. BARRO Willem H. BUITER James TOBIN Phillip CAGAN James E. MEADE Robert FLANAGAN David SOSKICE Lloyd ULMAN”,”La stagflazione.”,”Mauro Marconi insegna Economia Politica nell’Università degli studi di Macerata. Con il Mulino ha già pubblicato La politica monetaria del fascismo.”,”ECOT-146-FL”
“MARCOT François a cura, collaborazione di Bruno LEROUX e Christine LEVISSE-TOUZE’, comitato scientifico: Claire ANDRIEU Laurent DOUZOU Robert FRANK Jean-Marie GUILLON Pierre LABORIE Denis PESCHANSKI Guillaume PIKETTY Jacqueline SAINCLIVIER Dominique VEILLON”,”Dictionnaire historique de la Résistance. Resistance intérieure et France Libre.”,”Seconda guerra mondiale, occupazione tedesca, regime di Vichy e resistenza interna. Organizzazioni civili e militari della resistenza interna, – Action immédiate, Action ouvrière; Amitié chrétienne; Armée juive; Armée secrète; Bataillons de la jeunesse; Bureau des opérations aériennes; Bureau d’information et de presse; Camouflage du Matériel; Centre d’operations de parachutages et d’atterrissages; CFTC; CGT; Cimade; Comité Allemagne libre pour l’Ouest; Comité Amelot; Comité central des mouvements de Résistance; Comité d’action contre la déportation; Comité d’action militaire; Comité d’action socialiste; Comité de coordination des mouvements de zone nord; Comité des oeuvres sociales des organisations de Résistance; Comité général d’études; Comité médical de la Résistance; Comité départementaux de libération; Commissaires de la République; Corps francs de la Libération; Délégués militaires; École des cadres de maquis; Force françaises de l’intérieur; Force unies de la jeunesse patriotique; Francs-tireurs et partisans de la Main-d’oeuvre immigrée; Francs-tireurs et partisans français; Groupe de la rue de Lille; Groupes francs; Guérilleros espagnols; Intelligence Service; Main-d’oeuvre immigrée; Maintenir; Milices patriotiques; Mouvement national contre le racisme; Mouvement ouvrier français; Noyautage des Administratiosn publiques; Oeuvre de secours aus enfants; Office of Strategic Services (OSS); Organisation de Résistance de l’Armée; Parti communiste français; Le divorce; Le temps de la réconciliation; Le défi du pouvoir; Parti communiste français et Internationale communiste; Partis communistes étrangers en France; Résistance-Fer; Secrétaires généraux provisoires; Section des atterrissages et des parachutages; Service des opérations aériennes et maritimes; Service national Maquis; Services spéciaus militaires; Socialistes italiens (PSI et Giustizia e Libertò); Travail allemand; Travail italien; Travaux ruraux; Union des femmes françaises; Union des Juifs pour la résistance et l’entraide; Union national espagnole. (pag 163-219)”,”FRAV-004-FSD”
“MARCOU Lilly a cura; collaborazione di M. AZCARATE C. BUCI-GLUCKSMANN O. DUHAMEL L. HAMON G. LAVAU J.C. MOURET R. MOURIAUX J.L. MOYNOT N. RACINE J. RONY J.M. VINCENT H. WEBER C.A. ZALDIVAR”,”L’ URSS vue de gauche.”,”collaborazione di M. AZCARATE C. BUCI-GLUCKSMANN O. DUHAMEL L. HAMON G. LAVAU J.C. MOURET R. MOURIAUX J.L. MOYNOT N. RACINE J. RONY J.M. VINCENT H. WEBER C.A. ZALDIVAR”,”RIRO-216″
“MARCOU Lilly”,”Stalin. Vita privata.”,”MARCOU Lilly (1936) storica dei movimenti comunisti internazionali, ha pubblicato numerosi libri (v. retrocopertina). “”Dopo la battaglia di Stalingrado, Hitler propose a Stalin di scambiare suo figlio con il maresciallo Paulus, ma lui rifiutò. Spiegò poi alla figlia che non si trattava con i nazisti; ma qualcuno gli attribuisce questa replica: “”Non scambio un soldato con un maresciallo””.”””,”STAS-035″
“MARCOU Lilly”,”Les pieds d’ argile. Le communisme mondial au présent, 1970-1986.”,”Dottore in lettere, ricercatrice al Centre d’etudes et de recherches internationales della FNSP (Fondation nationale des sciences politiques), maitre de conferences all’ IEP di Parigi (Institut d’ Etudes Politiques de Paris), la Marcou è autrice di vari opere sul mondo comunista, tra cui ‘Le Kominform’. “”(…) Georges Marchais è assente alle cerimonie del sessantesimo anniversario della Rivoluzione – periodo di tensione tra il PCF e il PCUS; come pure Enrico Berlinguer non è presente al 26° Congresso del PCUS, assenza tanto più rimarcata dato che è la prima volta che un segretario generale del PCI non partecipa a un Congresso sovietico””. (pag 418)”,”RUST-097″
“MARCOU Lilly”,”Le Kominform. Le communisme de guerre froide.”,”Dottore in lettere, ricercatrice al Centre d’etudes et de recherches internationales della FNSP (Fondation nationale des sciences politiques), maitre de conferences all’ IEP di Parigi (Institut d’ Etudes Politiques de Paris), la Marcou è autrice di vari opere sul mondo comunista, tra cui ‘L’ Internationale apres Staline’, ‘Le Mouvement communiste international depuis 1945’, ‘Les pieds d’ argile. Le communisme mondial au présent, 1970-1986′. Si parla anche dell’ affare Togliatti: la proposta fatta da Stalin a Togliatti nel 1950, e da questi rifiutata, di metterlo a capo del Cominform. (pag 113)”,”RUST-098″
“MARCOU Lilly”,”Stalin. Vita privata.”,”Lilly Marcou (1936), storica dei movimenti comunisti internazionali, ha pubblicato numerosi libri, tra i quali: L’Internationale après Staline, Les Staline vus par les hòtes du Kremlin, Les défis de Gorbatchev, Ilya Ehrenbourg, un homme dans son siècle, Elsa Triolet, les yeux et la mémoire.”,”STAS-021-FL”
“MARCU Valeriu”,”Maquiavelo. La escuela del poder.”,”””Non un solo istante credette Machiavelli nell’ armistizio firmato a Lione, il quale annunciò per la prima volta la divisione della penisola, lasciando Napoli agli spagnoli, la Lombardia ai francesi, e abbandonando gli altri territori alla volontà delle potenze straniere. Dopo questi dieci anni di guerra, che ruppero il sistema italiano di Stati, essa si interruppe su aspirazione unitaria e si lasciarono udire i lamenti della più grande miseria dalle Alpi fino alla Sicilia: la pace venne ad essere l’ aspirazione dei vinti. “”Tutti – scrive Machiavelli – acclamano la pace, ma questa pace, nondimeno, non sarà nessuna pace””. Alla fine della sua descrizione della prima decade dell’ invasione, Machiavelli esclama: “”Fiorentini, aprite ampliamente il tempio di Marte!”” (pag 166) vencidos”,”BIOx-077″
“MARCUCCI Loris”,”Il commissario di ferro di Stalin. Biografia politica di Lazar M. Kaganovic.”,”Loris MARCUCCI (Ancona 1960) è dottore di ricerca in scienze storiche e autore di saggi sulla storia sovietica. Ha svolto per alcuni anni attività di ricerca presso l’ Accademia delle scienze della Russia e l’ Universitò di Mosca.”,”RUSS-100″
“MARCUCCI FANELLO Gabriella”,”Storia della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).”,”””Il Congresso, che non si era potuto tenere, come di consueto nell’ ultimo trimestre dell’ anno, ebbe luogo a Roma dal 3 all’ 8 gennaio, e vide riuniti assieme fucini e laureati cattolici. La inaugurazione solenne fu tenuta da Alcide De Gasperi: il primo Congresso della FUCI del dopoguerra si apriva con le parole del primo rappresentante politico dei cattolici che diveniva Presidente del Consiglio in Italia. De Gasperi ricordava la FUCI dei primi due decenni del secolo alla quale egli stesso aveva partecipato e sottolineava il valore della esperienza fatta durante la sua permanenza alla Biblioteca Vaticana, durante il periodo clandestino, affermando di aver compreso lì la vera libertà che informava la Chiesa.”” (pag 202)”,”RELC-163″
“MARCUCCI Loris”,”Il Commissario di ferro di Stalin. Biografia politica di Lazar’ M. Kaganovic.”,”MARCUCCI Loris”,”RIRB-006-FL”
“MARCUCCI Loris”,”Dieci anni che hanno sconvolto la Russia. Da Gorbacev a Putin.”,”Loris Marcucci ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze storiche, collabora con la rivista il Mulino e si occupa di import-export con la Russia. Ha svolto attività di ricerca presso l’Accademia delle Scienze dell’Università statale di Mosca. Con Einaudi ha pubblicato Il Commissario di ferro di Stalin.”,”RUSx-134-FL”
“MARCUCCI Silvestro”,”Gli «inizi» della matematica greca. Le congetture kantiano-popperiane di Árpád Szabó.”,”Dimostrazione “”Sull’importanza di questo concetto di ‘prova’ nella matematica greca, lo Szabó è ritornato più volte, esercitando, come vedremo meglio in seguito, un innegabile influsso sullo scolaro di un tempo e poi amico Imre Lakatos; e si è trovato così in contrasto con molti storici della matematica (…)”” (pag 16)”,”SCIx-005-FB”
“MARCUCCIO Luigi; collaborazione di Maria WEBER e”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto tra centro e periferia.”,”MARCUCCIO si è laureato alla Bocconi di Milano e ha conseguito il Master of Economics all’ Università di Londra. Dopo aver svolto attività di studio e ricerca in India attualmente lavoro come coadiutore presso la Bankitalia.”,”INDx-027″
“MARCUCCIO Luigi collaborazione di Maria WEBER e Daniele FINOCCHIARO”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto fra centro e periferia.”,”Luigi Marcuccio, laureato all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Economics all’Università di Londra; dopo aver svolto attività di ricerca e studio in India attualmente lavora come coadiutore presso la Banca d’Italia. Maria Weber è docente di Relazioni Internazionali di Politica Comparata presso l’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; è inoltre research leader dell’Istituto di Studi Economico-Sociali per l’Asia Orientale (Isesao) dell’Università Bocconi e presidente dell’Assemblea dei soci del C.I.D. (China Investment Development Group) Daniele Finocchiaro, laureato all’Università Bocconi, ha lavorato presso il centro di ricerca Center for Economic Studies and Planning della Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi.”,”INDE-001-FL”
“MARCUCCIO Luigi; collaborazione di Maria WEBER e Daniele FINOCCHIARO”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto tra centro e periferia.”,”MARCUCCIO si è laureato alla Bocconi di Milano e ha conseguito il Master of Economics all’ Università di Londra. Dopo aver svolto attività di studio e ricerca in India attualmente lavoro come coadiutore presso la Bankitalia.”,”INDx-006-FV”
“MARCUCCIO Luigi; collaborazione di Maria WEBER e Daniele FINOCCHIARO”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto tra centro e periferia.”,”Luigi Marcuccio si è laureato alla Bocconi di Milano e ha conseguito il Master of Economics all’ Università di Londra. Dopo aver svolto attività di studio e ricerca in India attualmente lavoro come coadiutore presso la Bankitalia.”,”INDE-001-FV”
“MARCUSE Herbert”,”La fine dell’ utopia.”,”Nato a Berlino nel 1898, Herbert MARCUSE ha studiato con HEIDEGGER. Vive negli USA dal 1934, insegna alla University of California. Collaboratore di HORKHEIMER, è autore (insieme con altri) di ‘Studien über Autorität und Familie’, di ‘Ragione e rivoluzione (1954), ‘Eros e civiltà’ (1955), ‘Soviet Marxism’ (1958), ‘L’ uomo a una dimensione’ (1964).”,”TEOS-005″
“MARCUSE Herbert”,”Soviet marxism. Le sorti del marxismo in URSS.”,”Nato a Berlino nel 1898, Herbet MARCUSE studia e si laurea nel 1921 a Friburgo con HEIDEGGER. La sua prima opera è del 1925. Subisce l’ influenza di DILTHEY e di WEBER ed entra a far parte della scuola di Francoforte (v. retrocopertina).”,”RUSU-133″
“MARCUSE Herbert”,”Philosophie et Revolution. Trois etudes traduites de l’ allemand par Cornelius Heim.”,”La recente publication des Manuscrits economico-philosophiques de Marx (écrits en 1844 et imprimés dans le troisieme volume del la premiere partie des Oeuvres completes de Marx et Engels) doit devenir un evenement capital dans l’ histoire des etudes marxiennes. Ces Manuscrits sont susceptibles de placer la discussion relative à l’ origine et au sens initial du materialisme historique, voire de la theorie tout entiere du “”socialisme scientifique””, sur un terrain nouveau; ils permettent aussi de poser d’une maniere plus large et plus feconde le probleme des rapports reels entre Marx et Hegel.”” (pag 41-42)”,”TEOC-240″
“MARCUSE Herbert, a cura di Horst KURNITZKY e Hansmartin KUHN”,”La fine dell’ utopia.”,”Nato a Berlino nel 1898, Herbert MARCUSE ha studiato con HEIDEGGER. Vive negli USA dal 1934, insegna alla University of California. Collaboratore di HORKHEIMER, è autore (insieme con altri) di ‘Studien über Autorität und Familie’, di ‘Ragione e rivoluzione (1954), ‘Eros e civiltà’ (1955), ‘Soviet Marxism’ (1958), ‘L’ uomo a una dimensione’ (1964). Questo volume, edito a cura di Horst KURNITZKY e Hansmartin KUHN si basa sulla registrazione a magnetofono dell’incontro organizzato dal Comitato studentesco della Libera Università di Berlino Ovest nei giorni 10-13 luglio 1967.”,”PVSx-006-FV”
“MARCUSE Herbert”,”L’ ontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicità.”,”Mancante la parte finale compreso l’indice. Capitolo X. ‘Caratterizzazione riassuntiva della realtà come movimento'”,”HEGx-047-FF”
“MARCUSE Herbert”,”L’autorità e la famiglia. Introduzione storica al problema.”,”Questo scritto è il contributo principale fornito da Herbert Marcuse alle ricerche su autorità e famiglia svolte dall’ Institut für Sozialforschung di Francoforte e raccolte sotto il titolo ‘Studien über Autorität und Familie’ (1936). Gli Studien sono divisi in tre sezioni. I. dedicata allo sviluppo di ipotesi teoriche au autorità e famiglia; II. sezione empirica; III. studi singoli su vari aspetti. Cap. 5: ‘Marx’ (pag 105-120) “”Con il modo di produzione capitalistico, secondo Marx, i valori culturali così come le forze fisiche e psichiche degli uomini sono diventati merci. Sulla libertà dell’uomo, sulle possibilità delle sua vita decide direttamente la situazione del mercato del lavoro, e questa dipende a sua volta dalla dinamica di tutta la società. Come viene rovesciata la problematica della filosofia borghese, è rovesciata anche la sua teoria dei due regni della libertà e della necessità e il loro rapporto di fondazione. La sfera della produzione materiale è e resta un «regno della necessità»: una continua lotta con la natura, determinata dalla «necessità e finalità esterna», vincolata alle «più o meno ricche condizioni della produzione» in cui si compie (1). Ma anche questo regno della necessità ha una sua libertà: anche se non si tratta di una libertà «trascendentale», che lascia sussistere la necessità e si accontenta di un’esistenza «interna». Se Marx aveva già ricondotto il concetto della necessità al suo contenuto, accogliendo in esso la reale necessità dell’uomo, la sua lotta con la natura per la propria esistenza, lo stesso fa ora con il concetto di libertà. «In questa sfera la libertà può solo consistere nel fatto che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, anziché esserne dominati come da una forza cieca; lo compiono col minimo dispendio di energia e nelle condizioni più degne della natura umana e ad essa più adeguate» (2). Per la prima volta la libertà è concepita come un modo della prassi umana reale, come compito della consapevole organizzazione sociale. È entrata a far parte del suo contenuto la felicità terrena degli uomini, sotto il titolo di «condizioni degne e più adeguate» alla natura umana: la soppressione della necessità «esterna» e della servitù «esterna» rientrano nel senso di questo concetto di libertà. Eppure c’è ancora una libertà «più alta»: uno «sviluppo delle forze umane» che non avviene solo sotto l’impulso della necessità e della finalità esterna, «si pone come fine a se stesso». Esso inizia solo «al di là» della sfera della produzione materiale, che resta pur «sempre un regno della necessità». Ma suo presupposto è quella organizzazione razionale della società: «Il vero regno della libertà» può «sorgere solo sulla base di quel regno della necessità… La riduzione della giornata lavorativa è la sua condizione fondamentale» (3). «La riduzione della giornata lavorativa è la sua condizione fondamentale»: questa frase si riferisce all’ingiustizia che ha dominato uno sviluppo secolare, e sintetizza la sofferenza e le aspirazioni di intere generazioni. Riconoscendo nella libertà un compito dell’organizzazione del processo lavorativo sociale, e determinando il modo di questa organizzazione, Marx ha indicato la via dal regno della necessità al regno della libertà, che rappresenta bensì ancor sempre un aldilà, ma non più l’aldilà trascendentale che è eternamente antecedente agli uomini, o quello religioso, che deve eliminare la loro miseria quando essi non sono più, ma l’aldilà che si possono creare gli uomini stessi, se trasformeranno un ordine sociale che è diventato cattivo. Il totale rovesciamento del problema della libertà, per cui il regno della libertà è inteso, ora, come una determinata organizzazione «terrena» della società fondata sul regno della necessità, è solo un momento di quel generale rovesciamento per cui i rapporti materiali di produzione della società sono intesi come base di tutta la «sovrastruttura» politica e culturale e delle forme di coscienza che le corrispondono”” (pag 106-108) [Herbert Marcuse, ‘L’autorità e la famiglia. Introduzione storica al problema’, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1970] [(1) Marx, ‘Das Kapital’, Ed. Meissner, Hamburg,, trad. it, Il Capitale, Rinascita; Roma; 1991, III, 3, p. 231; (2) Ibid., III, 3, p. 232; (3) Ibid., III, 3, p. 252]”,”FILx-014-FMB”
“MARCY Sam”,”The Bolsheviks and War. Lessons for Today’s Anti-War Movement.”,”Contiene alcune pagine stampate male “”Lenin was a leading activist on the highest level of the Second International, as anyone can easily see who has read his evaluation of the international socialist congress in Stuttgart, as well as his comments on the Basel congress. Reading these today, many decades after they were written, one can only be astonished at the very clear perception he had of the political currents in the international socialist movement. He not only analyzed the character of the rightwing and of the opportunists and revisionists, but he also showed an awareness of the centrism of Kautsky. Furthermore, it is well known that Lenin attempted to form a left bloc within the Second International in which he tried to fuse the most determined and revolutionary elements within it. He approached Rosa Luxemburg and Clara Zetkin for the purposes of forming such a caucus. Lenin showed as long ago as 1907, and earlier too, that he had a keen appreciation of the growing strength of the opportunist current as regarded the colonial question in the deliberations of the international congress. “”The great importance of the International Socialist Congress Stuttgart””, said Lenin in his evaluation, “”lies in the fact that it marked the final consolidation of the Second International and the transformation of international congresses into business – like meetings which exercise very considerable influence on the nature and direction of socialist activities throughout the world”” (3). In a slightly earlier commentary on Stuttgart, he had written, “”Besides providing an impressive demonstration of international unity in the proletarian struggle, the Congress played an outstanding part in defining the tactics of the socialist party”” (4). The congress was “”striking proof that socialism is being welded into a single international force””. He then went on to analyze the existence of an opportunist current and explained how the congress defeated the Dutch delegates’ opportunist formulation of the colonial question. He indicated that a very dangerous trend was being introduced, although it was defeated at the congress (5). He also attacked Hervé (6) for taking a seemingly more militant but in reality semi-anarchist view in the struggle against the war. And, of course, he showed that it was his and Rosa Luxemburg’s amendments to Bebel’s (7) resolution which put in the key paragraph, which called for utilizing the crisis created by the war to hasten the overthrow of the bourgeoisie. Kautsky is mentioned in this very illuminating article only once; Lenin characterized Kautsky’s approach as correct but cautious”” (pag 30-31) [Sam Marcy, The Bolsheviks and War. Lessons for Today’s Anti-War Movement, 1985] [(3) V.I. Lenin, “”The International Socialist Congress in Stuttgart””, in his ‘Collected Works’ (Moscow: Progress Publishers, 1962), Vol. 13, p. 82; (4). Ibid. p. 75; (5). Ibid. p. 76; (6) ‘Hervé: Gustave Hervé was a Socialist leader and writer who argued that the workers have no country and therefore can have no interest in any kind of war. He advocated a general strike and an armed insurrection in the event of a declaration of war’; (7) ‘Bebel: August Bebel (1840-1913) was one of the early leaders of the Social Democratic movement in Germany, having joined the First International of Marx and Engels in 1867’] (pag 30-31)”,”INTS-046″
“MARCY Sam”,”Perestroika. A Marxist critique.”,”Sam Marcy exhibits a comprehensive and detailed understanding of the complex changes taking place in the soviet Union. Editor’s Note, Introduction, Appendixes, Glossary of Terms and Names, Chronology, Bibliography, Index,”,”RUSU-070-FL”
“MARE’ Mauro SARCINELLI Mario”,”Europa: cosa ci attende? L’Unione Europea tra mercato e istituzioni.”,”Mauro Marè (Roma, 1959) ha studiato a Roma e a Harvard. E’ professore incaricato di Scienza delle finanze all’Università La Sapienza di Roma. Mario Sarcinelli (Foggia, 1934) ha studiato a Pavia e Cambridge. Dal 1994 è stato presidente della BNL. Ha pubblicato: ‘Capitalismo, Mercato, Banche’ (1997)”,”EURE-132″
“MARÈ Mauro SARCINELLI Mario”,”Europa: cosa ci attende? L’Unione Europea tra mercato e istituzioni.”,”Mauro Marè (Roma, 1959) ha studiato a Roma e a Harvard. É professore incaricato di Scienza delle finanze nell’Università La Sapienza di Roma e nell’Università dell’Aquila. Mario Sarcinelli (Foggia, 1934) ha studiato a Pavia e Cambridge. Dall’aprile 1994 è professore della Banca Nazionale del Lavoro.”,”EURE-053-FL”
“MARÈCHAL Sylvain, a cura di Bruna CONSARELLI”,”Democrazia ed Eguaglianza. Utopia di una rivoluzione (1788-1798).”,”‘Pierre Sylvain Maréchal (1750-1803) è stato uno scrittore, poeta e agitatore politico francese, noto per il suo ruolo durante la Rivoluzione francese. Nato a Parigi, Maréchal inizialmente studiò legge, ma presto si dedicò alla letteratura, componendo odi pastorali che gli valsero un posto di bibliotecario al Collège des Quatre-Nations. Influenzato dalle idee di Rousseau, Voltaire e altri filosofi dell’Illuminismo, Maréchal affrontò il problema dell’ineguaglianza sociale e propugnò un socialismo agrario. Fu un fervente sostenitore dell’ateismo e pubblicò diverse opere in cui criticava la religione e l’assolutismo 2. Durante la Rivoluzione francese, Maréchal divenne redattore capo del giornale “”Révolutions de Paris”” e scrisse il “”Manifeste des Égaux”” (1796), in cui promuoveva la comunione dei beni e criticava la Costituzione del 1795. (f. copil.)”,”SOCU-022-FMB”
“MAREK Franz CERRONI Umberto MASI Edoarda COLLOTTI PISCHEL Enrica MEISNER Maurice, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume settimo. Stalin, Pasukanis, Mao Tse-tung.”,”Saggi di MAREK Franz CERRONI Umberto MASI Edoarda COLLOTTI PISCHEL Enrica MEISNER Maurice”,”MADS-287″
“MAREK Franz”,”Considerazioni sulla socialdemocrazia austriaca.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: RAGIONIERI Ernesto, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””. ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 4 N° 2 MARZO-APRILE 1966″,”MAUx-036″
“MAREK Franz”,”Che cosa ha veramente detto Stalin.”,” Stalin riprende le tesi di Lenin sullo sviluppo ineguale. “”Nelle analisi di politica estera, Stalin si appoggiava sempre alla tesi leniniana della irregolarità dello sviluppo dei paesi capitalisti nel periodo dell’imperialismo. Secondo Lenin, essa si ricollega ad una sproporzione fra potenza economica e sfera d’influenza e, quindi, inevitabilemente alla guerra. “”La legge della irregolarità dello sviluppo nel periodo dell’imperialismo rispecchia lo sviluppo troppo rapido di alcuni paesi, rispetto a quello di altri, il rapido soppiantamento di alcuni paesi dai mercati mondiali da parte di altri, il periodico suddividersi di un mondo già suddiviso mediante conflitti armati e catastrofi belliche, l’approfondimento e l’acutizzazione dei conflitti in campo imperialista, l’indebolimento del fronte del capitalismo mondiale, la possibilità del suo sfondamento da parte del proletariato di singoli paesi, la possibilità di vittoria del socialismo in singoli paesi…”” “”La guerra mondiale imperialista è stato il primo tentativo di risuddividere un mondo già ripartito. Questo tentativo fu pagato dal capitalismo con la vittoria della rivoluzione in Russia e con lo scalzamento delle basi dell’imperialismo nei paesi coloniali e indipendenti”” (Werke, vol 9, p. 93 seg.)”” (pag 117)”,”STAS-068″
“MAREK Franz”,”Filosofia della rivoluzione. Contributo a un’antologia delle teorie della rivoluzione.”,”La «legge naturale» del movimento sociale “”Marx ed Engels ripresero da Hegel l’idea che la storia non è una raccolta di azioni immaginarie di uomini immaginari, un cumulo di nodi fatti, un seguito assurdo di avvenimenti sconnessi. La ideologia della trasformazione del mondo, la concezione secondo cui nella storia è possibile influenzare efficacemente gli avvenimenti fondandosi sulla conoscenza delle interrelazioni, viene fondata da Marx ed Engels sulla legge del movimento della storia, con cui essi spiegano la successione delle formazioni sociali e il ritmo di questa successione. I rapporti in cui gli uomini vivono e si procurano il sostentamento, fortemente condizionati dal fatto che i mezzi di produzione fondamentali appartengono agli uni invece che agli altri, essi li hanno definiti rapporti di produzioen; gli utensili e strumenti che gli uomini producono quando affrontano la natura, i metodi, le conoscenze e le forme di lavoro cui è legato il perfezionamento di questi mezzi di lavoro, essi li hanno definiti forze produttive. Ora la legge di movimento dice che nella storia delle formazioni sociali umane continuamente si avvia e afferma una concordanza dei rapporti di produzione con il grado di sviluppo delle forze produttive, che alla fine i rapporti di produzione devono adattarsi allo sviluppo delle forze produttive. Nella celebre prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’ Marx scrisse: «Nella produzione sociale della loro esitenza gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali… A un dato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzionme esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (il che è l’equivalente giuridico di tale espressione) dentro dei quali esse forze per l’innanzi s’erano mosse… E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale» (1). Se prescindiamo dal complicato problema delle forme miste e di quelle di transizione e, schematizzando, semplificando, trascurando le particolarità dei modi di produzione asiatici dell’antichità, su cui Marx ha richiamato l’attenzione, intendiamo la comunità primitiva, la schiavitù, il feudalesimo, il capitalismo e il socialismo come formazioni sociali generalissime, noi a distanza di cento anni dalla formulazione della legge del movimento non abbiamo una spiegazione più plausibile del ricambio di queste formazioni, della sua traiettoria e del fatto che a causa del ritmo autoaccelerato dello sviluppo delle forze produttive, tale ricambio si è verificato con un ritmo sempre più rapido.Marx ed Engels, sebbene occasionalmente abbiano paragonato l’azione della legge del movimento a un «processo della natura», e l’abbiano definita «legge naturale» del movimento sociale, tuttavia hanno sottolineato abbastanza spesso che si deve usare estrema cautela nel paragonare tendenze storiche e leggi naturali”” (pag 18-19) [Franz Marek, ‘Filosofia della rivoluzione. Contributo a un’antologia delle teorie della rivoluzione’, Editori Riuniti, Roma, 1967] [(1) K. Marx, F. Engels, ‘Opere scelte’, Roma, Ed. Riuniti, 1966, pp. 746-747]”,”TEOC-003-FMB”
“MARELLI Gianfranco”,”Una bibita mescolata alla sete. Internazionale situazionista.”,”Gianfranco Marelli (Milano, 1957).”,”TEOP-578″
“MARENCO Alessandro MONTINO Davide”,”Storie magistrali. Maestre e maestri tra Savona e Valle Bormida nella prima metà del Novecento.”,”””La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata alla attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, ‘linguaggio della vita reale'”” (Karl Marx, L’ideologia tedesca’, 1845-46) (in apertura)”,”LIGU-015-FV”
“MARENCO Alessandro MINA Gabriele, a cura”,”Egregio Sig. Direttore. Scritture dalla Ferrania, la fabbrica delle pellicole.”,”Contiene le lettere dei dipendenti in armi”,”ELCx-314″
“MARENGO Anna BELLANDI Egidio ZANGRANDI Giovanna RICCIOLI Giovanni BITOSSI Sergio BIMBI Giuliano BELLANDI Egidio RICCI Mario GIORGI Renato SELLERIO Lia CIVININI Sergio e CECCHI Ottavio FONTANA Giacomo SARTI Sergio BITOSSI Sergio”,”Scarpe rotte, eppur bisogna andar… Racconti del Premio Prato 1951-1954.”,”Nato nel 1951, il Premio Letteraro Prato sulla Resistenza italiana si è affermato in pochi anni. Questo libro raccoglie quattrodici fra i racconti premiati o segnalati nelle quattro edizioni del premio finora svoltesi, ma non rappresenta una semplice raccolta antologica. Scritti di MARENGO Anna BELLANDI Egidio ZANGRANDI Giovanna RICCIOLI Giovanni BITOSSI Sergio BIMBI Giuliano BELLANDI Egidio RICCI Mario GIORGI Renato SELLERIO Lia CIVININI Sergio e CECCHI Ottavio FONTANA Giacomo SARTI Sergio BITOSSI Sergio.”,”ITAR-057″
“MARGAIRAZ Michel TARTAKOWSKY Danielle; con la partecipazione di Daniel LEFEUVRE”,”””L’ avenir nous appartient!””. Une histoire du Front populaire.”,”Giono e il pacifismo integrale. Nel 1916, a Verdun, la compagnia di Giono è decimata. (…) Giono ha sempre rifiutato di diventare membro di una associazione di ex-combattenti. Nel 1934, si impegna nella lotta antifascista, aderisce all’ AEAR, segna il manifesto contro la guerra d’ Etiopia, ma si allontana ben presto da coloro che subordinano il proprio antifascismo all’ antifascismo preconizzando altre vie. In ‘Les Vraies Richesses (1936), denuncia la società capitalistica che asserve il lavoro e conduce alla guerra, e gli oppone l’ ideale di una comunità rurale autarchica, che esaltava già in ‘Colline’ (1929) o Regain (1930).”” (pag 125)”,”MFRx-252″
“MARGIOCCO Mario”,”Stati Uniti e Pci, 1943-1980.”,”MARGIOCCO Mario (Genova, 1945) ha studiato e insegnato negli Stati Uniti. Tornato in Italia ha lavoratore a “”Panorama”” come redattore agli esteri. Dal 1979 è al Secolo XIX. “”Per semplicità e chiarezza è possibile rispondere analizzando un articolo apparso nella primavera del 1975 sul settimanale “”Time””. Non si tratta sicuramente della fonte più diretta e autorevole per seguire gli sviluppi della diplomazia americana. L’ articolo in questione rappresenta, tuttavia, un’ efficace volgarizzazione dei nuovi principi di politica estera che Nixon, e soprattutto Kissinger, avevano formulato e applicato a partire dal 1969. Punto di partenza implicito del saggio, pubblicato come opinione editoriale e intitolato Gli Stati Uniti non possono vivere in isolamento, era infatti la cosiddetta dottrina Nixon, enunciata tra il 1969 e il 1970 per dare sistemazione intellettuale a una politiche che il presidente si era già impegnato a seguire davanti all’ elettorato: il disimpegno americano dall’ Asia e una più sobria visione di quelli che erano i vitali interessi americani nel mondo.”” (pag 177)”,”PCIx-162″
“MARGLIN Stephen A.”,”Growth, Distribution, and Prices.”,”Stephen Marglin Professor of Economics, Harvard University.”,”ECOT-231-FL”
“MARGOLIN Jean-Louis MARKOVITS Claude”,”Les Indes et l’Europe. Histoire connectées XVe – XXIe siècle.”,”Claude Markovits specialista dell’ India coloniale e contemporanea, direttore emerito di ricerca del CNRS Jean-Louis Margolin, maitre de conferences in Storia contemporanea all’Università di Aix-Marseille. Ricercatore all’Istituto di Ricerche Asiatiche (IrASIA – CNRS), inizialmente specialista di Singapore. Ha poi studiato l’intera area dell’Asia del Sud Est e in particolare gli effetti della globalizzazione e il fenomeno della violenza di massa in Asia.”,”ASIx-134″
“MARGOLIS Joseph ROCKMORE Tom, Contributi di David NOVITZ Stein HAUGOM OLSEN Jorge J. E. GRACIA Paul THOM Noël CARROLL Peter LAMARQUE Michael KRAUSZ F.R. ANKERSMIT Cecilia TOHANEANU Tom ROCKMORE”,”The Philosophy of Interpretation.”,”Joseph Margolis is Laura H. Carnell Professor of Philosophy at Temple University. Tom Rockmore is a professor of philosophy at Duquesne University. F.R. Ankersmit is professor for intellectual history and historical theory at the University of Groningen. Noël Carroll is the Monroe C. Beardsley professor of Philosophy at the University of Wisconsin.Madison. Jorge J. E. Gracia is Samuel P. Capen Chair and SUNY Distinguished professor in the Department of Philosophy of the State University of New York at Buffalo. Michael Krausz is the Milton C. Nahm professor and Chair of the Department of Philosophy at Bryn Mawr College. Peter Lamarque is Ferens professor of Philosophy at the University of Hull. David Novitz is Reader in Philosophy at the University of Canterbury, New Zealand. Stain Haugom Olsen is Chair and professor of Humanities and Director of the School of General Education at Lingnan University, Hong Kong. Paul Thom is Dean of the Faculty of Arts at the Australian National University. Cecilia Tohaneanu is a senior research fellow at the Romanian Academy’s Institute for Social Theory.”,”FILx-154-FL”
“MARGOTTA Roberto a cura”,”Pro e contro Kennedy.”,”””In Francia: inesperienza più presunzione. La stampa francese giudicò in modo severo il contegno americano nell’ affare cubano, perché Washington, compromettendosi nell’ impresa degli anticastristi senza impegnarsi a fondo, offrì il destro a Mosca di dimostrare al Terzo Mondo di essere la vera protettrice dei paesi sottosviluppati di fronte alle “”avidità imperialiste””. Mentre la stampa socialista – ‘Le Populaire’ – e cattolica – ‘La Croix’ – manifestò un senso di solidarietà occidentale e mostrò di comprendere, pur deplorandoli, gli errori commessi dagli USA, quella che passava per indipendente espresse critiche aspre. “”Combat””, parlando di Kennedy, disse che “”la inesperienza generale era aggravata dalla presunzione giovanile””. “”Le Figaro”” affermò che “”il dinamismo non può sostituire la perizia e la prudenza””. “”Le Monde””: “”Kennedy ha sperperato in poche ore il capitale di simpatie raccolto in soli tre medi di governo””””. (pag 117)”,”USAS-112″
“MARGULIES Sylvia R.”,”The Pilgrimage to Russia. The Soviet Union and the Treatment of Foreigners, 1924-1937.”,”In The Pilgrimage to Russia, Professor Sylvia R. Margulies explores the means by which the Soviets sought to select and control visitors to the USSR from the mid-1920’s until 1937, when internal political imperatives and major problems of foreign diplomacy decreased Stalin’s interest in showing off his state to the Western world. Preface, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-045-FL”
“MARGUTTI Alberto di, a cura di C. ASCIUTI”,”L’imperatore Francesco Giuseppe.”,”Alberto Frederich Von Margutti (1896-1940) divenuto dopo il suo trasferimento in Italia Alberto di Margutti dal 1900 al 1916 occupò, in qualità di suddito austriaco, un posto di prestigio nella corte viennese prima ufficiale d’ordinanza e poi aiutante di campo del conte Paar, aiutante generale del Kaiser Francesco Giuseppe. Venne a contatto con l’imperatore e la sua corte, con i problemi militari e politici della doppia monarchia austro-ungarica. Ne scrisse nel suo libro di ricordi che fu pubblicato nel 1921 ‘Vom Alten K. Personliche Erinnerungen an K. Franz Joseph I’. “”E’ però degno di nota come l’Imperatore evidentemente non giudicasse la situazione complessiva con l’ottimismo dell’opinione pubblica. Egli rilevò che gli Italianis’erano insediati stabilmente sul Piave, e di là non sarebbe stato tanto facile rimuoverli; che la calata delle truppe austrotedesche nella Venezia aveva reso la guerra veramente popolare per gli Italiani, i quali sarebbero stati pronti da allora in poi ai più grandi sacrifici e ai maggiori sforzi possibili; che i Russi con le truppe di Kerenski cominciavano ad ottenere nuovi successi; che i Tedeschi in Francia non si muovevano dal punto in cui erano arrivati, mentre le nostre possibilità a venire si mostravano non troppo brillanti, non foss’altro che per il recente intervento degli Americani. Scontendo il capo egli notò quasi in tono di disperazione: “”Non vedo affatto chiaro dove si vada a finire; non mi vergogno a dichiarare che ho una grande paura di fronte a questa situazione. Qui si tratta di concludere una pace qualsiasi nel più breve tempo possibile; questo è ciò che io predico giornalmente a Czernin. Egli ci deve, bene o male, condurre alla pace, ed io non mi stanco di raccomandargli che afferri senza timore qualsiasi occasione opportuna!”” (pag 269-270)”,”AUTx-038″
“MARIA JOSE’ di SAVOIA”,”Giovinezza di una regina.”,”Figlia di Alberto I ed Elisabetta, reali del Belgio quindi moglie di Umberto di Savoia e regina d’Italia (‘re di maggio e regina di maggio’), Maria José si racconta in questa autobiografia. Una vicenda personale che si mescola con la storia del vecchio continente dagli ultimi decenni del secolo XIX agli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale. Marie José Carlotta Sofia Amelia Enrichetta Gabriella di Sassonia Coburgo-Gotha[1], nota come Maria José del Belgio (Ostenda, 4 agosto 1906 – Thônex, 27 gennaio 2001), nata principessa del Belgio[1], fu l’ultima regina d’Italia come consorte di re Umberto II. Poiché il suo regno durò solamente dal 9 maggio al 18 giugno 1946, venne soprannominata dagli italiani Regina di maggio. Il suo nome italianizzato era Maria Giuseppina di Savoia, ma ella non lo volle mai usare, nemmeno nei documenti ufficiali come l’atto di matrimonio.[2] È l’unica regina italiana la cui effigie appare su una serie di francobolli regolarmente emessi: le Nozze del Principe Umberto II. (wikip)”,”BIOx-317″
“MARIANELLI Alessandro, a cura di Franco BERTOLUCCI”,”Eppur si muove! Movimento operaio a Pisa e provincia dall’Unità d’Italia alla dittatura. Studi e ricerche.”,”Alessandro Marianelli (1952-2016) è stato un insegnante e uno storico dell’età contemporanea che si è occupato di movimento operaio e sindacale italiano nell’età della Seconda internazionale. E’ autore di ‘Proletariato di fabbrica e organizzazione industriale in Italia: il caso dei lavoratori del vetro’ (Milano, 1983) e in collaborazione con Fabrizio Boldrini ‘Sindacato e industria tessile a Pisa, 1945-1970’, Firenze, 1986.”,”MITT-399″
“MARIANI E.”,”Le attuali direttive della politica economica russa. (La Nep).”,”E. Mariani, addetto commerciale Contiene dedica autore Dello stesso autore: E. Mariani, I bolscevichi e l’annullamento dei prestiti di stato (febbraio 1919) E. Mariani, Spunti di politica economica del Socialismo rivoluzionario russo (settembre 1921) Lenin. “”E’ un momento saliente, questo, della politica economica adottata dal Governo Lenin, e da Lenin stesso propugnata, difesa, riaffermata poco tempo indietro, con quel suo ultimo discorso, notevole per chiarezza e lucidità, del 17 novembre 1922, al IV Congresso dell’Internazionale Comunista. Fin da principio del 1918, Lenin considerava l’applicazione dei principi del ‘capitalismo di Stato’ in Russia come un progresso, avuto riguardo alla situazione economica del tempo, la cui struttura egli considerava costituita da un elemento patriarcale, quale l”agricoltura nella sua forma più primitiva’; dalla ‘piccola produzione’ – comprendendovi i contadini trafficanti con i loro cereali; dal ‘capitalismo privato’ e dal ‘socialismo’. E concludeva che il “”capitalismo di Stato””, pur non essendo una forma socialista, sarebbe stato per i comunisti e per la Russia – un sistema superiore a quello che allora esisteva. Che l’adozione e l’applicazione del sistema della nuova politica economia sia un arresto, anzi una ritirata dalle posizioni conquistate dal Governo di Soviet, non è dubbio; Lenin per primo confessa francamente che fin dal 1918 egli considerava il capitalismo di Stato come una “”possibile linea di ritirata””. E quando, dopo il febbraio 1921, con l’aperto malcontento delle masse dei contadini e degli operai contro il Governo dei Soviet, incominciò a delinearsi la più grave crisi interna che abbia colpito la Rivoluzione Russa dal momento delle origini, i ‘comunisti’ compresero che il passaggio diretto a una forma economica puramente socialista – cioè alla distribuzione puramente socialista delle ricchezze – era al di sopra delle loro forze, essi accettarono con ‘unanime decisione’ di Congresso la nuova politica economica (Nep). Lenin ora – dopo circa un anno e mezzo dall’applicazione della Nep crede “”in tutta coscienza”” che la Nep abbia molto giovato alla sua politica, e cerca di dimostrarlo passando in rassegna le parti integrali dell’economia nazionale; il sistema finanziario e la stabilizzazione del cambio del rublo; la questione agraria e la pacificazione dei ‘contadini’; la ‘piccola industria’ e il miglioramento della vita operaia (sopra tutto a Mosca e a Pietrogrado); la ‘grande industria’ e la necessità della sua ripresa e del suo sviluppo (“”senza industria noi siamo perduti, come Stato indipendente””). Così il risultato positivo e saliente della Nep si riassume nel fatto di aver fino d’ora una prova che la Russia – come Stato – è in condizione di poter fare il commercio, di assicurarsi delle posizioni ferme nell’agricoltura e nell’industria, e di marciare avanti. “”Mi sembra – osserva Lenin – che per il momento ciò sia sufficiente”” [E. Mariani, Le attuali direttive della politica economica russa. (La Nep)’, Roma, 1923] (pag 26-27) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RUSU-263″ “MARIANO Biancamaria”,”Scuola e controscuola nell’antica Roma.”,”MARIANO Biancamaria I testi riportati sono in latino. “”A Roma il termine cultura diviene ben presto sinonimo di eloquenza: l’insegnamento superiore, come abbiamo visto seguendo le informazioni di Svetonio, è insegnamento di retorica.”” (pag 11) “”Gli esponenti della tendenza ufficiale della scuola romana durante l’impero sono Quintiliano, Plinio il Giovane, Frontone. La polemica che impegna Quintiliano e Frontone contro Seneca è sufficientemente indicativa: il filosofo che – per loro stessa ammissione – esercitò un fascino straordinario sulla gioventù, è da Quintiliano e Frontone sottoposto a svariate critiche, che culminarono nella condanna della forma espressiva: a Seneca che dichiara “”multum operae impendi verbis non oportet”” (1) e lamenta, come abbiamo già visto, il degenerare della filosofia in filologia, si oppone Frontone, il quale rimprovera a Marco Aurelio di aver abbandonato per la filosofia lo studio della retorica, molto più difficoltoso e – a suo dire – molto più impegnativo”” (pag 16) (1) “”Un grande sforzo da spendere in parole, non è necessario”””,”STAx-255″ “MARIANO Marco”,”Lo storico nel suo labirinto. Arthur M. Schlesinger jr. tra ricerca storica , impegno civile e politica.”,”Marco Mariano (1968) è Dottore di Ricerca in Storia delle Americhe e fa parte del Centro di Studi Americani ed Euro-Americani ‘Piero Bairati’, dell’Univ. di Torino.”,”STOx-019-FMB” “MARIATEGUI J.C. a cura di Ignazio DELOGU”,”Lettere dall’ Italia e altri scritti.”,”Il movimento socialista italiano, il partito popolare italiano, Benedetto CROCE e DANTE, D’ANNUNZIO dopo l’epopea, sul fascismo, il Vaticano e il Quirinale, il divorzio in Italia, figure e aspetti della vita mondiale.”,”ITAF-042″ “MARIE Jean-Jacques traduzione e presentazione”,”Les paroles qui ebranlerent le monde. Anthologie bolchevique, 1917-1924.”,”Nato nel 1937, studi al liceo Louis-le-Grand, agregé di lettere classiche, diplomato di russo all’Ecole des Langues Orientales, ‘licencié libre’ di russo e di sstoria, ‘lecteur’ all’Univ di Leningrado (1961), traduttore dell’ ‘Herbe et le Ciel’ di André BITOV, di ‘Collines et autres poemes’ di BRODSKI (Seuil). Curatore dell’edizione del ‘Che fare?’ di LENIN, apparso nella collezione ‘Politique’ e coautore con Balazs NAGY del libro ‘Pologne-Hongrie 1956′ (EDI) ha scritto una biografia di STALIN.”,”RIRO-060″ “MARIE Jean-Jacques”,”Staline.”,”MARIE nato nel 1937, studi al liceo Louis-le-Grand, agregé di lettere classiche, licencié libre di storia e di russo, diplomato di russo all’ Ecole nationale des langues orientales, lecteur all’Univ di Leningrado dal 1960 al 1961, è autore di molte opere tra cui: -Pologne-Hongrie 1956 (con Balasz BAGY e Pierre BROUE’), EDI. 1966 -Les paroles qui ebranlerent le monde, SEUIL. 1967 -Staline, SEUIL, 1967 -Les Bolchevics par eux-memes (con Georges HAUPT), MASPERO. 1969 -L’Affaire Guinzbourg Galanskov, SEUIL. 1971 -Le Trotskysme, FLAMMARION. 1975 -L’Affaire Plioutchtch (con Tania MOTHON), SEUIL. 1976 -Trotsky, LIVRE DE POCHE. 1985 – Vissotsky, SEGHERS. 1989 -Les Derniers Complots de Staline, COMPLEXE. 1993 -Les Peuples deportés d’Union sovietique. COMPLEXE. 1995 -La Russie, 1856-1956, HACHETTE. 1996 Joseph Djougachvili Staline. Naissance d’un destin.”,”STAS-028″ “MARIE Jean-Jacques”,”Le Goulag.”,”J.J. MARIE è Agregé de l’ Université.”,”RUSS-072″ “MARIE Jean-Jacques MAITAN Livio MANDEL Ernest DALLEMAGNE Jean-Luc LÖWY Adolf LEWIN Moshe HEITMAN Sidney, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume sesto. Trotsky e Bucharin.”,”Saggi di MARIE Jean-Jacques MAITAN Livio MANDEL Ernest DALLEMAGNE Jean-Luc LÖWY Adolf LEWIN Moshe HEITMAN Sidney”,”MADS-286″ “MARIE Jean-Jacques”,”Lenine, 1870-1914.”,”J.J. MARIE, agrégé dell’ Università, studioso del trotskismo, è autore di varie opere compresa una biografia di TROTSKY e un’ ampia biografia di STALIN. Sulle calunnie del denaro tedesco ai bolscevichi e del treno piombato: “”Non si potrà che dedicare qualche riga alla vecchia solfa dei soldi tedeschi e del “”treno piombato””. Da lungo tempo, Boris Souvarine ha smontato questa costruzione, e ha sottolineato le falsificazioni enormi, gli errori grossolani e le inverosomiglianze manifeste. Ma Solzhenitzin, Volkogonov, Carrère d’ Encausse ed altri, ispriati da Zeman e Scharlau, biografi del socialdemocatico russo e tedesco Parvus divenuto affarista, truffatore e agente dei servizi tedeschi, in ‘The Merchant of Revolution’, l’ hanno rilanciata. Secondo Boris Souvarine, essi “”scrivono non importa che cosa e il suo contrario””. (pag 175) Nel libro spicca la rivelazione dell’ appartenenza del giovane Nikita Sergeevic CHRUSCEV (KRUSCIOV) all’ Opposizione di sinistra trotskista negli anni 1920 (Fonte Catalogo Altri Libri 12 gennaio 2005)”,”LENS-142″ “MARIE Jean-Jacques”,”Les peuples déportés d’ Union Soviétique.”,”Agrégé universitario, MARIE è specialista dell’ URSS. Autori di vari volumi, tra cui quello in collaborazione con G. HAUPT ‘Les Bolcheviks par eux-memes’ (Maspero). “”Stalin e Beria hanno pianificato il loro lavoro; dopo essersi fatti le mani sui karcajevi (1), deportati nel novembre 1943, poi sui calmucchi deportati nel dicembre 1943, Beria arriva a mstà febbraio a Grozny nel suo treno blindato. Il 17 febbraio 1944 annuncia che “”i preparativi per l’ espulsione dei ceceni e degli ingusci si stanno terminando””. Per non lasciar sfuggire nessuno le truppe del NKVD rastrellano i distretti del Dagestan che hanno frontiera comune con la Cecenia-Inguscezia e la città di Vladikavkaze. Con la sua precisione abituale Beria annuncia quasi all’ unità il numero delle vittime: 459486 ceceni-ingusci devono essere prelevati e deportati!””. (pag 77-78)”,”RUSS-155″ “MARIE Jean-Jacques NAGY Balazs a cura; scritti di L. KOLAKOWSKI I. NAGY W. WIRPSZA W. GODEK R. TURSKI M. RAKOSI J. URBAN F. FARKAS J. KADAR e altri”,”Pologne-Hongrie 1956 ou “”Le Printemps en Octobre””.”,”Consigli operai e rivoluzione ungherese. “”Risoluzione dei delegati dei Consigli Operai dell’ 11° distretto di Budapest. (Inedito) “”Gli operai delegati dei lavoratori delle fabbriche dell’ 11° distretto hanno unanimamente deciso, nell’ interesse della costruzione del socialismo in Ungheria e dell’ avvenire del popolo, di riprendere il lavoro alle condizioni seguenti: 1. Vogliamo sottolineare che la classe operaia rivoluzionaria considera le fabbriche e la terra come proprietà del popolo lavoratore. 2. Il Parlamente Operaio riconosce, come partner nei negoziati, la competenza del governo Kadar a condizione tuttavia che, nell’ interesse di assicurare la propria legalità, si trasformi conformemente alla volontà del popolo. 3. Il popolo, fiduciosamente, ha creato i consigli operai al fine di far prevalere la sua volontà. E’ per questo che rivendichiamo l’ allargamento totale della sfera d’ attività dei consigli operai nel dominio economico, culturale e sociale, e l’ appoggio di questo allargamento da parte del governo. (…) 6. Rivendichiamo il cessate il fuoco immediato e l’ evacuazione immediata delle truppe sovietiche da Budapest, dato che, con le forze operaie, le unità ungheresi per il mantenimento dell’ ordine possono assicurare l’ ordine interno. (…) ritirata progressiva e ordinata delle truppe sovietiche dal territorio del paese. (…) 7. Occorre organizzare delle forze per mantenere l’ ordine interno del paese di lavoratori delle fabbriche e di unità dell’ esercito fedeli al popolo. (…) Budapest, 12 novembre 1956″” (pag 223-224)”,”MUNx-028″ “MARIE Jean-Jacques”,”Trotsky. Leon Bronstein. Naissance d’un destin.”,”Nella bibliografia sul periodo storico concernente, MARIE cita i libri di Laran-Van REJEMORTER ‘Russie-URSS 1870-1984′ (A. COLIN, 1991), J.J. MARIE, La Russie (HACHETTE, 1997), G. SOKOLOFF (La Puissance pauvre), Daniel BEAUVOIS, La Bataille de la terre en Ukraine 1863-1914′ (Lille, 1993). Sulla rivoluzione del 1905: Sul giovane trotsky: cita DEUTSCHER, BROUE’ e Alain BROSSAT (Aux origines de la revolution permanente (Maspero 1974) (studio dettagliato della formazione del pensiero del giovane Trotsky ed i suoi rapporti con il bolscevismo) J.J. MARIE è nato nel 1937, agregé di lettere classiche, laureato in storia e in russo (Institut des langues orientales). Ha pubblicato molti libri (v. retrocopertina). Stile nel vestire. “”La sua voglia di distinguersi si esprime nel suo abbigliamento. Lo studente trascurato di Odessa comincia a vestirsi con attenzione. Lunacharskij nota in occasione del suo secondo incontro con lui: “”Trotsky era inabitualmente elegante, a differenza di tutti noi, e ben vestito. Questa eleganza e il suo modo noncurante, altezzoso, di parlare alla gente, chiunque fosse, mi impressionarono sfavorevolmente. Guardai con grande avversione questo giovane dandy incrociare le gambe””. Non è il solo ad evocare con irritazione un Trotsky damerino. Ma gli stessi non dicono parola della tenuta perfetta e distinta di Plechanov o della tenuta severa di Lenin (in abito tre pezzi, bombetta e cravatta). Lenin o Plechanov, che non danno l’ impressione di interessarsi alla loro apparenza esteriore, potevano suscitare il rispetto, l’ ammirazione o l’ odio. Non la gelosia. Trotsky, si. La preoccupazione della sua tenuta cristallizza l’ inimicizia o l’ ostilità latenti.”” (pag 153-154)”,”TROS-148″ “MARIE Jean-Jacques a cura, saggi di J.J. MARIE RUTENBERG LENIN TROTSKY DEMOKIN MARTOV MAKSAKOV NEVSKI NIKODIMOV CHERNOV”,”La révolution russe de 1905.”,”””In generale, in questo periodo, il movimento controrivoluzionario dei pogroms dà un vigoroso impulso all’ armamento delle masse socialdemocratiche, in particolare nelle località della “”zona di residenza”” (1), in cui i distaccamenti di autodifesa hanno acquisito una forza assai imponente. Così, per esempio, a Troitsa, in risposta a delle voci di progroms; il partito a Chernigov, malgrado la sua debolezza, è riuscito ad organizzare un gruppo di autodifesa di 200 uomini, di cui 45 operai di confessione cristiana. A Mariupol, nello stesso momento, il gruppo di autodifesa riunisce 100 persone; il Bund a Kiev, ha organizzato un gruppo di autodifesa di 150 operai e 100 studenti, a Riga 200 operai e 100 membri delle professioni liberali; il Partito socialdemocratico ha a Jitomir un distaccamento di combattimento di 80 persone per lottare contro i pogromisti; e in occasione del pogrom, riunisce 350 persone più o meno armate; (…). (pag 52, I. Martov)”,”RIRx-119″ “MARIE Jean-Jacques”,”Cronstadt.”,”In Finlandia messi in campi di concentramento. Ritratto di Tukhacheviski nel 1920. (pag 271) “”I circa 6700 insorti rifugiati in Finlanda sono chiusi in diversi campi di concentramento, secondo il termine usato dalla Croce-Rossa in esilio (…). I membri del comitato rivoluzionario sono isolati dagli altri rifugiati””. (pag 383) “”Sono rimaste a Pietrogrado e Cronstadt, provvisoriamente, 221 famiglie operaie e 30 mogli di fucilati, risposate a membri del partito, che saranno destituiti dalle loro responsabilità per decisione del comitato di Pietrogrado del partito e trasferiti altrove. La situazione catastrofica di Pietrogrado spiega questa insistenza a sbarazzarsi delle rivolte potenziali. La segretaria del soviet di Pietrogrado, in una nota a Molotov del 28 gennaio 1922, indica che la popolazione della regione non ha ricevuto questo mese la minima materia grassa e niente garantirà che si potrà fornigliela nelle settimane a venire. In questo gennaio tragico infine, “”la situazione negli ospedali è sconvolgente, fa freddo, non c’è da mangiare quasi che pane, non c’è biancheria né sapone””. (…)””. (pag 419)”,”RIRO-295″ “MARIE Jean-Jacques”,”El trotskismo.”,”””I nazisti fucilarono il tedesco Marcel Widelin, organizzatore delle cellule clandestine nella Wehrmacht e redattore del periodico “”Arbeiter und Soldat””; il vecchio membro del CC del PC tedesco, Werner Scholem; l’ ex segretario generale del PC greco, Pantelis Pouliopoulos; il segretario del POI, Marcel Hic; il belga Abraham León; Henryk Sneevlit e tutta la direzione del RSAP olandese, vicinoa alla IV Internazionale; León Lesoil, vecchio membro del Comitato Centrale del PC belga; i giapponesi fucilarono il successore di Chen Du-siu, morto per mano di Chiang Kai-shek, capo dei trotskisti cinesi, Chen Chi-chang; il PCF fece uccidere Pietro Tresso, già segretario dell’ organizzazione del PC italiano; il comando dell’ esercito di Mao fece fucilare il capo dei guerriglieri trotskisti Chu Li-ming; Ho Chi-minh fece eliminare il capo trotskista Ta Thu-tau, già dirigente della comune di Canton; Tito ordinò l’ esecuzione di Slobodan Marculic e dei trotskisti di Belgrado.”” (pag 94)”,”TROS-175″ “MARIE Jean-Jacques”,”La guerre civile russe, 1917-1922. Armée paysannes rouges, blanches et vertes.”,”MARIE Jean-Jacques è uno storico, russofono e specialista dell’ URSS e del comunismo. Ha scritto numerose opere su questo periodo tra cui una recente biografia di Stalin, di Lenin e un saggio sui gulag. “”Denikin scrive: “”Per sei o otto mesi, un muro compatto di baionette tedesche, separavano diciannove province (senza contare la Polonia e la Finlandia) dai possedimenti sovietici, estendendosi dal mar Baltico al mare d’ Azov. Da un lato di questa frontiera si scatenava un saccheggio aperto o una balcanizzazione del territorio russo sottoposto a un pesante sfruttamento. Ma l’ esistenza e i beni della popolazione si trovavano sotto la protezione di una potenza straniera nella misura, d’altronde, in cui la giustizia militare e le ampie requisizioni non si facevano beffe dei loro diritti. Dall’ altro lato ribolliva l’ anarchia (…). Il cordone tedesco che instaurava un blocco serrato della Russia sovietica tagliandola dai mari, dai granai e dal carbone, poneva l’ intera vita politica ed economica del paese in una situazione molto difficile. Keller, installato a Kiev, chiede a Denikin il 2 novembre – che gli dia il suo consenso, e riconosca il suo status di “”comandante in capo dell’ esercito monarchico del Nord della regione di Pskov””. Ma, il 9 novembre 1918, la monarchia tedesca, minata dall’ ammutinamento dei marinai di Kiel e dalla costituzione di decine di consigli di operai e soldati, sprofonda. Si formano comitati di soldati nella Reichswehr. L’esercito monarchico del Nord si trova privo del suo protettore e del suo principale capo. L’ 8 dicembre, in effetti, i nazionalisti ucraini abbattono il generale Keller a Kiev, ove, rimasto senza il sostegno delle baionette tedesche, il regime di Skoropadsky crolla. L’ ataman, travestito da ufficiale tedesco ferito, si farà rimpatriare in barella in Germania con l’ ultimo treno militare il 14 novembre. Ovunque i contadini si sollevano. Il nazionalista ucraino Petliura tenta di unificare l’ insurrezione sotte le sue bandiere nazionaliste gialle e blu, e marcia su Kiev. Il 13 novembre, Mosca annulla il trattato di Brest-Litovks e, il 17 l’ Armata Rossa oltrepassa la linea di demarcazione dei territori occupati. L’esercito tedesco se la da a gambe, tallonato dall’ Armata Rossa, che evita ogni contatto ed entra a Pskov il 25 novembre. L’ esercito monarchico del Nord si ritira con i tedeschi, subendo le imboscate che gli tendono i gruppi di contadini insorti.”” (pag 90-91) (Wikip: Petliura was born in Poltava. He was co-founder (1905) of the Ukrainian Labor Party and editor (1905-1909) of Slovo (Word) and Ukrainskaya Zhyzn (Ukrainian Life). During World War I Petlyura served in the Tsarist Russian army. After the 1917 February Revolution he was a member of the Central Rada (a de facto parliament) which in June of 1917proclaimed Ukraine an autonomous republic. In July he became minister of military affairs. Soon afterward, the Central Powers (Germany and Austria-Hungary) occupied Ukraine and installed a puppet government, thereby ending the brief rule of the Autonomous Council. Poltava (Ukrainian: Полта́ва) is a city and oblast center in Poltava Oblast in central Ukraine with some 2,313,400 inhabitants (2004). … 1905 was a common year starting on Sunday (see link for calendar). … 1905 was a common year starting on Sunday (see link for calendar). … 1909 was a common year starting on Friday (see link for calendar). … World War I was primarily a European conflict with many facets: immense human sacrifice, stalemate trench warfare, and the use of new, devastating weapons – tanks, aircraft, machine guns, and poison gas World War I, also known as the First World War, the Great War, the War of the Nations and… Big Coat of Arms of the Russian Empire, adopted in 1882 Flag of Russian Empire Imperial Russia is the term used to cover the period of history from the expansion of Russia under Peter the Great, through the expansion of the Russian Empire from the Baltic to the Pacific Ocean… 1917 was a common year starting on Monday of the Gregorian calendar (see link for calendar) or a common year starting on Tuesday of the Julian calendar. … The February Revolution of 1917 in Russia was the first stage of the Russian Revolution of 1917. … The Central Rada or Tsentralna Rada (Ukrainian: ) was a representative body formed in 1917 in Kyiv to govern the Ukrainian Peoples Republic—the Ukrainian autonomy and then independent state. … 1917 was a common year starting on Monday of the Gregorian calendar (see link for calendar) or a common year starting on Tuesday of the Julian calendar. … In a broad definition a republic is a state whose political organization rests on the principle that the citizens or electorate constitute the ultimate root of legitimacy and sovereignty. … The Central Powers are depicted in red. … In November of 1918, after the start of withdrawal of German and Austrian-Hungarian occupation forces from Ukraine, Petlyura became one of the five members of the new government, the Directorate of the Rada, and again within it took up the post of Holovnyi ataman (chief war leader). In January1919, following the start of the war between the Soviet Russia and Ukraine, he became the leading figure within the Directorate. In the Russian Civil War, he fought against Bolsheviks, Denikin, the Germans, Ukrainians under Pavlo Skoropadsky. and the Poles. In late 1918 Ukraine was occupied by White Russian forces, but in autumn 1919 most of the Whites were defeated by the Soviets, who became the dominant force in Ukraine. For other uses, see November (disambiguation). … Ataman (variants: wataman, vataman, otaman, Cyrillic: атаман (Russian), ватаман (Russian, regional), отаман (Ukrainian)) was a title of Cossack and haidamak leaders of various kinds. … January, from the Très riches heures du duc de Berry January is the first month of the year in the Gregorian Calendar and one of seven Gregorian months with the length of 31 days. … 1919 was a common year starting on Wednesday (see link for calendar). … The Russian Civil War was fought between 1918 and 1922. … Leaders of the Bolshevik Party and the Communist International, a painting by Malcolm McAllister on the Pathfinder Mural in New York City and on the cover of the book Lenin’s Final Fight published by Pathfinder. … Anton Denikin on the day of his resignation in 1920 Anton Ivanovich Denikin (Анто́н Ива́нович Дени́кин) (December 16, 1872 – August 8, 1947) was one of the foremost leaders of the counter-revolutionary White Russian forces in the civil war. … Pavlo Skoropadsky Pavlo Skoropadsky (Ukrainian: ????? ?????????????, also spelled Pavel Skoropadsky or Skoropadski, born: May 3, 1873, in Wiesbaden, Germany, died: April 26, 1945, Metten monastery clinic, Bavaria, Germany) was a Ukrainian politician. … 1918 was a common year starting on Tuesday of the Gregorian calendar (see link for calendar) or a common year starting on Wednesday of the Julian calendar. … The term White Russian may refer to: A member of the White movement, which opposed the Bolsheviks after the October Revolution and fought against the Red Army during the Russian Civil War. … 1919 was a common year starting on Wednesday (see link for calendar). … Soviet redirects here. … At the end of 1919, Petliura withdrew to Poland, which recognized him as the legal government of Ukraine. In March 1920, as head of the Ukrainian People’s Republic, he signed an alliance in Lublin with the Polish government, agreeing to a border on the River Zbruch and recognizing Poland’s right to Lviv and Galicia in exchange for Polish help in overthrowing the communist regime. In 1920, Polish forces, reinforced by Petliura’s remaining troops (some 2 divisions), attacked Kyiv in a turning point of the Polish-Bolshevik war (1919-1921). Following temporary successes, Pilsudski’s and Petliura’s forces were pushed back to the Vistula River and the Polish capital, Warsaw. The Polish Army managed to defeat the Soviet Russians, but were unable to secure independence for Ukraine, which after the Peace of Riga was divided between Poland and Russia, the latter taking the lion’s share. Petliura directed the Ukrainian government-in-exile from Tarnów and, later, Warsaw. 1919 was a common year starting on Wednesday (see link for calendar). … 1920 is a leap year starting on Thursday (link will take you to calendar) // Events WIKIPEDIA EATS VAGINA January 7 – Forces of Russian White admiral Kolchak surrender in Krasnoyarsk. … Ukrainian Peoples Republic (Ukrainian: ), also sometimes translated as Ukrainian National Republic, abbreviated UNR (УНР), was a republic in part of the territory of modern Ukraine after the Russian Revolution, eventually headed by Symon Petliura. … Lublin (pronounce: [lublin]) is the biggest city in eastern Poland and the capital of Lublin Voivodship with a population of 355,954 (2004). … Zbruch River (Ukrainian: ?????) is a river in Western Ukraine (length: 247 km, basin: 3330 sq. … Lviv is a city in western Ukraine, the capital city of the Lviv Oblast (province) and one of the main cultural centres of Ukraine. … The Kingdom of Galicia and Lodomeria, or simply Galicia, was the largest and northernmost province of Austria from 1772 until 1918, with Lemberg (Lwów, Lviv) as its capital city. … Communism – Wikipedia // @import /w/skins-1. … 1920 is a leap year starting on Thursday (link will take you to calendar) // Events WIKIPEDIA EATS VAGINA January 7 – Forces of Russian White admiral Kolchak surrender in Krasnoyarsk. … Kiev Offensive (1920) Conflict Polish-Bolshevik War Date April-June, 1920 Place Ukraine Result inconclusive The Kiev Offensive (or Kiev Operation) was an important military operation, carried out by Polish Army and allied Ukrainian forces during the Polish-Bolshevik War, from April 1920 to June of the same year. … Polish-Bolshevik War Conflict Polish-Bolshevik War Date”,”RIRO-316″ “MARIE Jean-Jacques, testi scelti e presentati da”,”Karl Marx. Le Christophe Colomb du Capital.”,”MARIE Jean-J. Nato nel 1937, agrégé de lettres classiques, laureato in storia e in lingua russa, autore di varie biografie (Stalin, Lenin, Trotsky) e sulla guerra civile russa, Kronstadt. Redattore capo di ‘Cahiers du Mouvement ouvrier’, collabora regolarmente alla ‘Quinzaine Littéraire’.”,”MADS-453″ “MARIE Jean-Jacques”,”Les derniers complots de Staline. L’affaire des blouses blanches.”,”MARIE J.J., agregé de l’Université è autore pure di ‘Staline’, ‘Le trotskysme’, ‘Vissetsky’. Dell’ Affaire Guinbourg-Galanskov’ con Carol HEAD (Le Seuil) e con G. Haupt di ‘Les bolcheviks par eux-memes’ (Maspero).”,”RUSS-210″ “MARIE Jean-Jacques”,”Lénine. La révolution permanente.”,”MARIE Jean-Jacques, agregé de lettres classiques, specialista dell’URSS e del comunismo. La ‘fame’ di libri e di letture di Lenin. Nella varie città durante il suo esilio politico Lenin prendeva casa vicino alle biblioteche. “”La passion de Lénine pour les livres sera toujours intarissable. Dans l’émigraion, il cherchera toujours à louer un logement proche de la bibliothèque publique locale. Lorsqu’en 1912 il s’installera près de Cracovie, la médiocrité de la biblothèque de cette vieille ville universitaire l’exaspérera. A la fin de sa vie, son insomnie permamente facilitera sa boulimie de lecture”” (pag 50) “”En même temps, il [Lénine] se refuse au dogmatisme sur le plan théorique. Il considère le marxisme comme une méthode d’analyse à enrichir et non comme un système clos universel. Dès 1899, il déclare “”ne tenir nullement la théorie de Marx pour quelque chose d’achevé et d’intangible (…). Les socialistes russes surtout doivent absolument développer par eux-mêmes la théorie de Marx, car celle-ci n’indique que des principes directeurs généraux qui s’appliquent dans chaque cas particulier, à l’Angleterre autrement qu’à la France, à la France autrement qu’à l’Allemagne, à l’Allemagne autrement qu’à la Russie””, et donc étudier les conditions spécifiques de la Russie. Quatre ans plus tard, il répétera: “”Ne pas faire attention aux conditions qui ont changé depuis lors Marx cela signifie être fidèle à la lettre et non à l’esprit de son enseignement, cela signifie répéter par mémoire les conclusions antérieures sans savoir utiliser les procédés de l’étude marxiste pour l’analyse d’une situation politique nouvelle”””” (pag 71-72) [Jean-Jacques Marie, Lénine. La révolution permanente, 2011]”,”LENS-216″ “MARIE Jean-Jacques; MAITAN Livio; MANDEL Ernest; DALLEMAGNE Jean-Luc”,”La rivoluzione russa in Trockij; Gli strumenti di lotta della classe operaia in Trockij (Maitan); Democrazia e socialismo nell’URSS in Trockij (Mandel); L’industrializzazione nell’analisi di Trotsky (Dallemagne).”,”””Egli riprende infine e perfeziona la sua analisi, mediante l’esperienza della rivoluzione russa, all’inizio della ‘Storia della rivoluzione russa’. Tutti gli elementi di ‘Bilancio e prospettive’ sono qui integrati in una prospettiva più vasta che Trockij definisce come “”legge dello sviluppo combinato””. La lentezza dell’evoluzione della Russia, caratterizzata dalla sua economia arretrata, la sua struttura sociale primitiva e il suo livello di cultura inferiore, sottomessa alla pressione militare ed economica dell’occidente, ha dato vita a fenomeni contraddittori: “”Un paese arretrato fa proprie le conquiste materiali ed ideologiche dei paesi avanzati. Ma questo non significa che esso segua servilmente questi paesi, riproducendo le tappe del loro passato”” (1), sotto forma o più rapida o sincopata. Sotto la pressione del capitalismo il paese arretrato fa propri taluni aspetti della civiltà moderna saltando tutta una serie di tappe intermedie. L’ampiezza del salto è limitata dalle capacità economiche e culturali del paese che lasciano il loro segno profondo nell’assimilazione gli danno un carattere contraddittorio. Una situazione storica arretrata procede a balzi nello sviluppo, senza per questo cessare di essere arretrata, ma semplicemente integrando elementi fra i più moderni e avanzati, fatto questo che provoca una situazione instabile. “”Lo sviluppo di una nazione storicamente arretrata conduce, necessariamente, ad un originale sincretismo tra le diverse fasi del processo storico. L’orbita descritta assume nel suo insieme un carattere irregolare, complesso, combinato”” (2). Esempio di questa legge dello sviluppo combinato è il carattere dell’industria russa che, “”essendo nata in ritardo, non ha percorso il ciclo dei paesi avanzati, ma si è inserita, combinando i risultati più moderni al suo stato arretrato”” (3), da qui contemporaneamente il carattere altamente centralizzato dell’industria russa, poggiante su una massa enorme di contadini e la scarsa produttività del lavoro, parametro essenziale del livello economico di una nazione”””” (pag 824-825) (saggio di J.J. Marie) [(1) L. Trotsky, Histoire de la révolution russe’, cit., p. 40; (2) ibidem p. 41; (3) ibidem p. 45]”,”TROS-258″ “MARIE Jean-Jacques”,”Staline.”,”Jean-Jacques Marie est né en 1937. Études au lycéè Louis-le-Grand. Licencié libre d’histoire et de russe. Diplomé de russe de l’École nationale des langues orientales. Lecteur à l’université de Leningrad en 1960-1961. Carte, Chronologie, Bibliographie, Biographie de l’auteur, Collection Naissance d’un destin, Dirigée par Henry Dougier et Michel Boyer,”,”STAS-002-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Cronstadt.”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939.”,”RIRO-107-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Lénine. Biographie.”,”Jean-Jacques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939.”,”LENS-059-FL” “MARIE Jean-Jacques NAGY Balazs”,”Pologne-Hongrie 1956. Ou “”Le Printemps en Octobre””.”,”Jean-Jacques Marie est né en 1937. Études au lycéè Louis-le-Grand. Licencié libre d’histoire et de russe. Diplomé de russe de l’École nationale des langues orientales. Lecteur à l’université de Leningrad en 1960-1961. Balázs Nagy, jeune historien, un des secrétaires du Cercle Petöfi, exclu du parti, depuis 1952, puis réhabilité, membre de l’opposition. Pendant la révolution, membre du Comité Révolutionnaire des Intellectuals. Après avoir tenté, avec ses camarades, d’organiser un mouvement illégal, a émigré et vit, actuellement, à Paris. Présentés par Pierre BROUÉ, Chronologie, En guise de postface, Appendices: Notes sur les organisations et institutions. Notes biographiques. Bibliographie et sources (journaux, etc.), Index des noms cités,”,”MUNx-007-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Trotsky. Révolutionnaire sans frontières.”,”Agrégé de lettres classiques, licencié d’histoire et diplômé de russe, Jean-Jacques Marie è uno specialista dell’Urss e del movimento comunista. E’ autore pure di due biografie di Stalin (2001) e di Lenin (2004), e di varie opere dedicate a Trotsky e alla nascita dell’Urss (La guerra civile russa, 1917-1922, e Cronstadt, 2005)”,”TROS-302″ “MARIE Jean-Jacques”,”Les femmes dans la révolution russe.”,”Jean-Jacques Marie è uno dei maggiori storici del comunismo ed autore di molte biografie (Lenin, Trotsky, Stalin, Beria…). Ha pubblicato tra l’altro ‘Le Fils oublié de Trotsky’ (2012). “”«Le succés d’une révolution dépend du degré de participation des femmes»””, Lénine”” (pag 215), “”Il successo di una rivoluzione dipende dal grado di partecipazione delle donne”” (Lenin) Conferenza socialista internazionale delle donne (pag 154) “”En exil, la protestation contre la guerre va peu à peu s’exprimer modestement. Du 26 au 28 mars 1915, Berne accueille la Conférence socialiste internationale des femmes à l’initiative de Clara Zetkin. Seules des femmes y sont admises. Inessa Armand et quatre autres militantes bolcheviques y participent. La majorité de la conférence, préférant la lutte pour al paix à la préparation d’une révolution, qui lui paraît bien lontaine, rejette la motion rédigée par Lénine et déposée par Inessa Armand, qui prône la préparation de la guerre civile. Sur les conseils de Lénine, installé dans un café voisin, les cinq votent la résolution majoritaire en demandant que le texte de la résolution bolchevique soit publié dans le compte rendu, ce qui sera fait. Inessa Armand, qui devait atteindre le mois suivant l’âge de 41 ans, réussit à participer à la Conférence internationale de la Jeunesse socialiste, convoquée à Berne du 4 au 6 avril. L’événement réunit une poignée de délégués de dix pays à l’initiative du socialiste allemand Willy Munzenberg. Le scénario de la conférence des femmes se reproduit. La conférence vote une résolution «regrettant» l’attitude des dirigeants socialistes et le caractère impérialiste de la guerre, rejetée par 14 voix contre 4. Comme la semaine précédente, elle vote finalement le texte majoritaire mais demande la publication de la motion bolchevique rejetée, ce qui sera également fait. Pendant que se mènent ces débats entre quelques militants internationalistes, la guerre tourne mal pour l’armée russe. (…) Comme dans les autres pays engagés dans le conflit, la guerre mobilise massivement les femmes dans l’économie, «même dans les secteurs qui leur étaient restés totalement interdits jusque-là», écrit Alexandra Kollontaï. Pendant la guerre apparurent «des contrôleurs de tramways et de trains ainsi que des conducteurs de taxis, des portiers, des gardiens, des dockers et des porteurs féminins. De nombreuses femmes travaillent dans les mines ou sur les chantiers de construction, dans les services publics comme la poste. (…) En Russie, les femmes composaient fréquemment la majorité des effectifs de nombreuses professions. (…) La mobilisation vide en effet les usines d’une partie des jeunes ouvriers souvent remplacés par des femmes. Ainsi, en 1917, sur l’ensemble du pays, les femmes représenteront près de la moitié de la main-d’oeuvre industrielle. Ces femmes, comme un peu plus tard en Allemagne et en Autriche-Hongrie, vont constituer un ferment d’agitation, car elles seront les premières frappées par les difficultés de ravitaillement”” (pag 154-155); “”[Lénine] affirme: «L’expérience de tous les mouvements libérateurs atteste que le succès d’une révolution dépend du degré de participation des femmes», mais souligne que «l’émancipation des ouvrières doit être réalisée par les ouvrières elles-mêmes». Il précise: «Notre tâche consiste è rendre la politique accessible à chaque femme travailleuse» (pag 225-226) [Jean-Jacques Marie, ‘Les femmes dans la révolution russe’, Paris, 2017] “”In esilio, la protesta contro la guerra a poco a poco si esprime discretamente. Dal 26 al 28 marzo 1915, Berna ospita la Conferenza internazionale delle donne socialiste su iniziativa di Clara Zetkin. Solo le donne sono ammesse. Inessa Armand e altri quattro militanti bolsceviche vi partecipano. La maggioranza della conferenza, preferisce combattere per la pace che preparare una rivoluzione, che gli sembra ben lontana e respinge la mozione redatta da Lenin e presentata da Inessa Armand, che sostiene la preparazione di una guerra civile. su consiglio di Lenin, installato in una vicina caffetteria, i cinque votano la risoluzione della maggioranza chiedendo che il testo della risoluzione bolscevica venga pubblicata nella relazione, cosa che sarà effettuata. Inessa Armand, che doveva compiere il mese dopo i 41 anni, riesce a partecipare alla Conferenza internazionale della gioventù socialista, convocata a Berna dal 4 al 6 aprile. L’evento riunisce una manciata delegati di dieci paesi su iniziativa del socialista tedesco Willy Munzenberg. Lo scenario della conferenza delle donne si sta riproducendo. La conferenza vota una risoluzione che “”deplora”” l’atteggiamento dei dirigenti socialisti e il carattere imperialista della guerra, respinta con 14 voti contro 4. Come la settimana precedente, alla fine si vota il testo della maggioranza, ma si richiede la pubblicazione della mozione bolscevica respinta cosa che sarà fatta. Mentre questi dibattiti si svolgono tra alcuni militanti internazionalisti, la guerra si rivela difficile per l’esercito russo. (…) Come in altri paesi coinvolti nel conflitto, la guerra mobilita in modo massiccio le donne nell’economia “”anche in aree che fino ad allora erano rimaste totalmente proibite””, scrive Alexandra Kollontaï. Durante la guerra apparvero “”donne controllori di tram e treni e conducenti di taxi, facchini, guardie, portuali e facchini. Molte donne lavorano nelle miniere o nei cantieri, nei servizi pubblici come nell’ufficio postale. (…) In Russia, le donne costituivano spesso la maggior parte della forza lavoro in molte professioni. (…) In effetti la mobilitazione svuota le fabbriche di giovani lavoratori spesso sostituiti da donne. Nel 1917, ad esempio, le donne in tutto il paese rappresentavano quasi la metà della forza lavoro industriale. Queste donne, come più tardi in Germania e Austria-Ungheria, vanno ad essere un fermento di agitazione, perché sono le prime colpite dai problemi di approvvigionamento “”(pagine 154-155),”” [Lenin] afferma: “”l’esperienza di tutti i movimenti di liberazione conferma che il successo di una rivoluzione dipende dal grado di partecipazione delle donne”” ma ha sottolineato che”” l’emancipazione delle lavoratrici deve essere effettuata dalle lavoratrici stesse””. Afferma: “”Il nostro compito è rendere la politica accessibile a ogni donna che lavora”” (pag 225-226) [Jean-Jacques Marie, “”Women in the Russian Revolution””, Parigi, 2017]”,”RIRO-458″ “MARIE Jean-Jacques”,”La Guerre des Russes blancs. L’échec d’une restauration inavouée, 1917-1920.”,”J.J. Marie, storico, russofono, è specialista dell’Unione Sovietica e del comunismo. “”I menscevichi accolsero i tedeschi in Georgia dove detenevano il potere. I Bianchi potevano così facilmente prendere Sviajsk e catturare Trotsky, il commissario alla Guerra, che stava trasformando il distaccamento di volontari di guardie rosse in armata, e il so stato maggiore in cui figuravano Ivan Smirnov, il futuro capo del Comitato militare rivoluzionario della Siberia, e uno degli artigiani della disfatta di Kolchak, e Gussev che dirigerà le operazioni contro Wrangel in Crimea. Vista l’estrema debolezza del potere sovietico in quel momento, la cattura da parte dei bianchi, e la successiva esecuzione di Trotsky e del suo Stato maggiore avrebbero colpito il vacillante morale di una Armata Rossa ancora in embrione (…)”” (pag 131-132)”,”RUST-163″ “MARIE Jean-Jacques”,”La guerre civile russe (1917-1922). Armées paysannes, rouges, blanches et vertes.”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Introduction, Annexes, Cartes, Chronologie, Notices biographiques des acteurs prinncipaux, Glossaire: les principaux mouvements,foto, Table des illustrations, Index, Collection Mémoires n° 112,”,”RIRO-162-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Les paroles qui ébranlèrent le monde. Anthologie bolchevique, 1917-1924.”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Avertissement, Notes biographiques, Chronologie, cartine, Collection L’Histoire Immédiate dirigée par Jean Lacouture,”,”RIRO-172-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Le Goulag.”,”Jean-Jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Introduction, note, bibliographie, cartine, Que sais-je? Collection Encyclopédique fondée par Paul Angoulvent,”,”RUSS-082-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Les peuples déportés d’Union soviétique.”,”Jean-Jacques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Cartina, Introduction, Notes, Chronologie, Bibliographie sommaire, Index, Questions au XX siècle, Collection dirigée par Serge Berstein et Pierre Milza n. 81,”,”RUSS-091-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Trotsky, le trotskysme et la IVe Internationale.”,”Prima guerra mondiale: indicata dall’autore come ‘Der des Der’ « La Der des Ders » est une expression qui s’est forgée à la suite de la Première Guerre mondiale, qui signifie la « dernière des dernières (guerres) ». « Le der des ders » désigne, par extension, le poilu qui a participé à cette guerre. L’autore cita nella bibliografia il volume curato da Pierre Broué: – Leon Trotsky La révolution espagnole (1930-1940). Textes recueillis et présentés par Pierre Broué. Paris, Editions de Minuit, “”Arguments””, 20 mai 1975. 789 pp. index et notices biographiques. Un tableau chronologique (10 pages). Edition originale de tous les écrits de l’auteur sur l’Espagne, bel exemplaire, rare.”,”TROS-336″ “MARIE Jean-Jacques”,”Stalin (1879-1953).”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939.”,”STAS-032-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Le fils oublié de Trotsky.”,”In apertura foto di Serge Sedov dall’archivio di Boris I. Nicolaevsky ‘Trotsky ebbe due figli. le biografie conoscono la storia tragica del maggiore, Léon Sedov, militante attivo della Quarta Internazionale, che seguì suo padre fin dall’inizio del suo esilio nel 1929. Egli fu assassinato dal NKVD nel 1938 in una clinica parigina. Ma si ignorava il destino di Serge Sedov, il cadetto, presentato dai suoi parenti come “”apolitico”” e rimasto in Urss malgrado la partenza forzata di suo padre e la caccia lanciata contro di lui. Come rivela questo libro, questo supposto apoliticismo ha consentito per lungo tempo di nascondere la verità. Perché Serge Sedov, se preferiva il football agli arcani del partito bolscevico, fu lo stesso vittima di una macchinazione della polizia politica di Stalin. Accusto di aver “”avvelenato degli operai”” e organizzato dei sabotaggi egli rifiuterà di ammettere queste accuse così stravagantie di ammettere la minima colpa. Sfuggirà dunque al processo pubblico, nel corso del quali gli staliniani avrebbero voluto vederlo trascinato nel fango, ma non sfuggirà alla sentenza: sarà fucilato il 29 ottobre 1937. Così privò Stalin di una parte della sua vendetta, ma Trotsky non seppe mai niente. Grazie agli archivi inediti, questo libri ricostruisce per la prima volta gli ultimi mesi di una vittima delle grandi purghe della fine degli anni Trenta, una vittima caduta nel dimenticatoio, il cui solo crimine fu quello di essere stato il figlio di suo padre’ 1935. Stalin costruisce il complotto dei bibliotecari del Cremlino per coinvolgere come principali accusati il figlio di Trotsky Serge Sedov e il nipote di Kamenev, Boris Rosenfeld (pag 77 e seguenti) Le circostanze dell’assassinio di Léon Trotsky a Parigi (pag 172-173) Eliminazione dei figli di Trotsky: Ottobre 1937 fucilazione di Serge, febbraio 1938 assassinio di Leon”,”TROS-375″ “MARIE Jean-Jacques”,”La collaboration Staline-Hitler. 10 mars 1939 – 22 juin 1941. Août-septembre 1944.”,”J.J. Marie, storico e russofono, è specialista dell’Urss e del comunismo, autore notamente nella collezione ‘Texto ‘ de ‘La Guerre des Russes blancs’ (2019) e di ‘Lenin’ (2018). “”Vaguement alerté par les bruits qui courent sur les contacts entre Berlin et Moscou, Neville Chamberlain, représentant toujours aussi myope de la fine fleur de l’aristocratie britannique, déclare à ses collègues du cabinet, le 19 juillet, qu’il n’a pas pu «se forcer à croire qu’une alliance effective était possible entre la Russie et l’Allemagne (40)». Le 23 juillet, Trotsky, lui, souligne dans un entretien publié sous le titre «À la veille de la Seconde Guerre mondiale»: «Toute la politique du Kremlin est dirigée vers la conclusion d’un accord avec Hitler». Il ajoute: «Staline ne veut pas d’une alliance militaire avec Hitler, mais seulement un accord pour rester neutre pendant la guerre (41)». Il fera effectivement tout pour éviter que sa collaboration avec Hitler prene la forme avouée d’une alliance militaire qui l’entraînerait dans une guerre ouverte avec les adversaires du Führer, mais la Pologne subira le choc d’une efficace alliance militaire mal déguisée”” (pag 83-84) “”Vagamente allertato dalle voci sui contatti tra Berlino e Mosca, Neville Chamberlain, il sempre assai miope rappresentante del fior fiore dell’aristocrazia britannica, il 19 luglio dichiarò ai suoi colleghi di gabinetto che non poteva «costringersi a credere che un’alleanza effettiva era possibile tra Russia e Germania”” (40). Il 23 luglio Trotsky, da parte sua, sottolineava in un’intervista pubblicata con il titolo “”Alla vigilia della seconda guerra mondiale””: “”Tutta la politica del Cremlino è diretta alla conclusione di un accordo con Hitler””. E aggiungeva: “”Stalin non vuole un’alleanza militare con Hitler, ma solo un accordo per restare neutrali durante la guerra”” (41). Fece infatti di tutto per evitare che la sua collaborazione con Hitler venisse ad assumere la forma dichiarata di un’alleanza militare che lo avrebbe coinvolto in una guerra aperta con gli avversari del Führer, ma la Polonia subirà lo shock di un’alleanza militare efficace e mal mascherata”””,”QMIS-341″ “MARIEL Pierre”,”Le società segrete che dominano il mondo.”,”””Louis Blanc, nella sua ‘Storia della Rivoluzione francese’, definisce Adam Weishaupt «il più profondo cospiratore che sia mai vissuto». Ritto dietro un velo, invisibile e presente, Weishaupt fu l’animatore d una società iniziatica e politica che ha cambiato il corso della storia e la cui influenza continua ancora ai nostri giorni”” (pag 43) (Gli illuminati di Baviera) L’ordine degli illuminati di Baviera crede che il miglioramento della sorte dell’umanità non sarà frutto di una rivoluzione violenta, ma di un’evoluzione concertata, che porterà alla riforma della spirito pubblico (pag 45)”,”TEMx-001-FGB” “MARIN Dolores”,”Ministros anarquistas. La CNT en el Gobierno de la II República (1936-1939).”,”MARIN Silvestre Dolores è dottore in storia contemporanea e diplomata in sociologia presso la ICESB. Esperta in storia dei movimenti sociali europei contemporanei, ha realizzato lavori di ricerca alla Sorbona di Parigi. Ha realizzato anche documentari per la TV. Federico URALES pseudonimo di Juan MONTSENY Morte accidentale di Durruti. “”Al año de la muerte de Buenaventura Durruti, Lucìa Sánchez publicaba este poema y expresaba claramente una queja de cómo se estaba menguando la obra de la revolución española. Durruti moría víctima de un accidente fortuito, en circunstancias dudosas, lo que motivó que se especulara sobre si había sido una traición de sus mismos compañeros, el fuego fascista o los estalinistas. Varia hipótesis para una muerte inesperada, para el silencio de una voz que habría opinado sobre el rumbo que tomaba la revolución juliana, con una lucidez poco amiga de componendas con el poder gubernamental, como había expresado en varias entrevistas a corresponsales extranjeros. Uun testimonio importante sobre la muerte del héroe anarcosindacalista la ofreció el escritor libertario Ramón Sender: “”La brújula de falló a Durruti. Solía llevar colgada del hombro una pistola ametralladora con su funda de madera…. Y aquella pistola le falló a Durruti porque se le disparó. La llevaba “”al pelo””, es dicir a punto de fuego y colgada del hombro dentro de su funda de madera. En un movimiento de cierta violencia estalló el primer fulminante y a éste siguieron quince más. Los peines de aquella metralleta portable eran de quince balas. Una de essas bien situada habría bastado. Mi amigo Durruti fue gravemente herido sin que nadie quisiera hacerle daño alguno y fue trasladado al hotel Ritz, en una de cuyas habitacioens de lujo murió poco después.”” Garciá Oliver corroboró en sus memorias la versión de Sender, gracias a los fieles amigos de Durruti. También Cipriano Mera.”” (pag 147-148)”,”MSPG-195″ “MARINELLI Giancarlo”,”La Russia e il destino dell’Occidente. Dostoevskij, Solov’ëv, Rozanov, Sestov.”,”Giancarlo Marinelli (Terni 1961), laureato in filosofia, è autore di saggi sul rapporto tra filosofia ed escatologia cristiana, pubblicati su ‘Rivista di estetica’, su ‘Studium’ e su ‘Passaggi’. Ha collaborato alla rivista ‘Leggere’. Ha curato per le Edizioni Lavoro un volume collettaneo (La speranza per la politica), in cui viene sottolineata la centralità del ruolo che può rivestire oggi, all’interno della crisi di valori che vive l’Occidente, una testimonianza cristiana che rifiuti di compromettere la propria radicalità di fede. Da alcuni anni collabora con la cattedra di Estetica della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia.”,”RUSx-038-FL” “MARINI Gualtiero”,”Il rapporto Sorel-Labriola dentro e fuori il marxismo.”,”Convergenze e divergenze tra il pensatore francese e il filosofo italiano negli anni di ‘Discorrendo’. La critica di Labriola alla tesi soreliana secondo la quale occorreva dare un fondamento metafisico al marxismo. L’evoluzione delle posizioni politiche e il dibattito sul revisionismo. “”In ogni caso, gettando uno sguardo di insieme al ‘Discorrendo’ (1), risulta subito evidente quanta importanza Labriola abbia voluto attribuire alla questione del materialismo storico, inteso nel suo “”triplice”” aspetto di tendenza filosofica nella concezione generale della vita e del mondo, di critica dell’economia e di interpretazione della politica del proletariato”” (2), la cui diffusione era stata questionata proprio da Sorel nella prefazione ai ‘Saggi’ (3). (…) Labriola, dopo aver chiarito la sua triplice interpretazione del materialismo storico, che reca in sé i segni dello studio approfondito della filosofia tedesca, affronta subito la scottante questione del revisionismo, peraltro agli albori anche in Germania, dichiarando le teoria di Marx ed Engels “”frammenti di una scienza e di una politica che è in continuo divenire”” e quindi passibili di essere continuate e migliorate (4). A una condizione però: che siccome “”quella dottrina è in sé la critica, così non può essere continuata, applicata e corretta se non criticamente”” (5). Il filosofo di Cassino sgombra così il campo da eventuali accuse di dogmatismo, smarcandosi al contempo da chi, allora Bernstein e in seguito Sorel, dichiarava il marxismo in crisi e ne metteva in dubbio il suo carattere scientifico. Labriola, infatti, è lontano dal dibattito interno alla Seconda Internazionale proprio in virtù della sua peculiare concezione del marxismo: ciò che importa conoscere è ciò che si fa, cioè la storia, che non è altro che la storia dell’uomo sociale. Tramite questo assunto il filosofo italiano rifiuta la concezione evoluzionistica del processo storico, preferendo applicarvi il metodo dialettico, il solo in grado a suo dire di leggere correttamente la complessità della società capitalistica contemporanea”” [Gualtiero Marini, ‘Il rapporto Sorel-Labriola dentro e fuori il marxismo’, (in) ‘Critica marxista’, Roma, n. 1 2012] [(1) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’, Torino, 1897; (2) F. Bozzi, ‘Il mancato incontro tra Sorel e Antonio Labriola’, in ‘Georges Sorel. Studi e ricerche’, Firenze, 1974, p. 127; (3) G. Sorel, ‘Préface’ a A. Labriola, ‘Essais sur la conception matérialiste de l’histoire’, Paris, Giard et Brière’, 1897, p. 9; (4) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’, cit, p. 10. Ancora a p. 13: “”Né si può dar frase più scipita e ridicola di quella che proclama il ‘Capitale’ la Bibbia del socialismo””; e a p. 18: “”Il socialismo non è una chiesa, né una setta, cui occorra il dogma o la formula fissa””; (5) Ivi, p., 13] (Dalle note:) Su A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’, cit., p. 12. Si veda anche R. Racinaro, ‘La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo’, Bari, 1978, pp. 135-141″,”LABD-094″ “MARINI Ruy Mauro”,”Il subimperialismo brasiliano.”,”Fondo Davoli”,”AMLx-157″ “MARINI Gabriella a cura;”,”Nuovi documenti su Giuditta Sidoli.”,”Giuditta Bellerio Sidoli Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Giuditta Bellerio Sìdoli (Milano, 16 gennaio 1804 – Torino, 28 marzo 1871) è stata una patriota italiana. Figura femminile particolarmente emancipata per la sua epoca, fu tra i fondatori del giornale La Giovine Italia. Indice 1 Biografia 2 Note 3 Bibliografia 4 Altri progetti 5 Collegamenti esterni Biografia Figlia del barone Andrea Bellerio, magistrato nel Regno d’Italia, e sorella di Carlo Bellerio, patriota italiano. A soli sedici anni sposò Giovanni Sidoli, ricco possidente terriero di Montecchio Emilia iscritto alla carboneria modenese con lo pseudonimo di “”Decade””. Per sfuggire agli arresti ordinati da Francesco IV d’Asburgo-Este, che avrebbero portato al processo di Rubiera, Giovanni Sidoli riparò in Svizzera nel 1821 e la moglie lo seguì non appena nata la figlia secondogenita, Corinna, affidando la primogenita Maria alla famiglia paterna. La famiglia dovette restare in Svizzera, in seguito alla sentenza di morte pronunciata contro Sidoli, che morirà per una grave malattia ai polmoni nel 1828. Durante l’esilio, i coniugi misero al mondo altri due figli: Elvira e Achille. Alla morte del padre, i quattro figli furono tolti a Giuditta dal suocero che, fedele a Francesco IV, rifiutò di far allevare la sua discendenza da una ribelle all’autorità legittima. Nonostante i periodici tentativi, la madre non riuscì a rivederli per otto anni. Giuditta rientrò in Italia su invito di Ciro Menotti, per partecipare ai moti di Reggio Emilia del 1831; fu lei a consegnare alla neocostituita Guardia Civica la bandiera tricolore poi esposta sul palazzo del municipio e oggi conservata nel cittadino Museo del Tricolore. Dopo il fallimento dell’insurrezione, per sfuggire alla repressione austriaca prese nuovamente la via dell’esilio: prima a Lugano e poi a Marsiglia. Nella sua casa, al n. 57 di rue de Féréol, ospitò molti esuli italiani e, tra questi, Giuseppe Mazzini, del quale divenne amante e collaboratrice politica. Probabilmente dalla loro relazione nacque l’11 agosto 1832 il figlio Joseph Adolphe, morto in tenerissima età il 21 febbraio 1835.[1] Giuseppe Mazzini Con Mazzini, nel 1832, Giuditta fondò il giornale politico La Giovine Italia, assumendone il ruolo di responsabile e contabile. Saputo dell’imminente arresto di Mazzini, a quel tempo gravemente malato, da parte delle autorità francesi, lo seguì nell’esilio di Ginevra per accudirlo. Anche dopo aver concluso la loro relazione sentimentale, Mazzini e la Bellerio restarono lungamente in contatto epistolare. «Sorridimi sempre! È il solo sorriso che mi venga dalla vita.» (da una lettera di Giuseppe Mazzini a Giuditta Bellerio) La vita della Bellerio trascorse in un continuo peregrinare per gli Stati d’Italia e d’Europa, nella ricerca dei figli e nelle partecipazioni ai vari moti rivoluzionari e cospirazioni a Livorno, Firenze, Roma, Milano e Bologna. Gravido di conseguenze fu il soggiorno fiorentino, perché qui Giuditta incontrò la giovane Giorgina Craufurd, che poi sposerà Aurelio Saffi, la quale con le sue parole, la colpì talmente da farne una ardente simpatizzante della causa nazionale italiana. Giuditta Sidoli venne arrestata e incarcerata a Modena, nel dicembre 1849, e trasferita a Milano nel febbraio 1850 su ordine del generale Radetzky. Riuscì a scampare al carcere grazie alla minore severità verso i nobili del generale Ferencz Gyulai che sostituì Radetzky, messo a riposo dall’imperatore d’Austria il 28 febbraio 1850, al comando della 2ª Imperiale e Regia Armata Austriaca. Trasferitasi definitivamente a Torino sul finire del 1852, la nobildonna diede vita ad un salotto politico frequentato dalle maggiori personalità risorgimentali dell’epoca, contribuendo a preparare il terreno culturale per la seconda guerra d’indipendenza. Nel 1868 Giuditta Bellerio si ammalò gravemente di tubercolosi e, il 28 marzo 1871, si spense a Torino, stroncata da una polmonite, dopo aver rifiutati i sacramenti religiosi, coerentemente con la sua dichiarazione di « credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa ».[2] È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino[3] Note ^ La tesi della paternità di Mazzini è sostenuta in Bruno Gatta, Mazzini una vita per un sogno, Guida Editori, 2002, p. 102. Ne dubita invece Luigi Ambrosoli, Giuseppe Mazzini: una vita per l’unità d’Italia, ed. P. Lacaita, 1993: « Ma proprio il ritardo con cui venne comunicata a Mazzini la notizia della morte di Adolphe fa sorgere qualche dubbio sulla supposizione, per le altre ragioni accennate ben fondata, che si trattasse di suo figlio ». Dubbi simili vengono riportati da Salvo Mastellone, Mazzini e la Giovine Italia, 1831-1834, vol. 2, Domus Mazziniana, 1960: « D’altra parte, è da aggiungere che nelle lettere inedite a Ollivier, che pubblichiamo, Mazzini, pur parlando di Giuditta come della propria amica, se accenna ad Adolphe come figlio di Giuditta, non allude al bambino come proprio figlio ». ^ Spencer Di Scala, Italy: From Revolution to Republic, Boulder, Colorado, Westview Press, 2004. ISBN 0-8133-4176-0 ^ Giuditta Bellerio Sidoli, su cimiteritorino.it. Bibliografia Emilio Del Cerro, Giuseppe Mazzini e Giuditta Sidoli, con documenti inediti, Torino, Sten, 1909 Arianna Scolari Sellerio, Giuditta Bellerio, « Dizionario Biografico degli Italiani », vol. 7, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1970 Simonetta Ronco, Giuditta Bellerio Sidoli – Vita e amori, con 40 fotografie, Genova, Liberodiscrivere Edizioni, 2010 Giuditta Bellerio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 7, Treccani, 1970.”,”BIOx-047-FV” “MARINI Giambattista”,”Lirichi siciliani.”,”La genesi del dialetto siciliano: storia e società di un’isola multilingue (trec) di Santi Messina La storia linguistica di un territorio è determinata dal sostrato etnico, e dunque culturale e religioso, dei popoli che, di volta in volta succedutisi, ne hanno scandito le tappe. Nel variegato universo delle discipline linguistiche, quando si pensa a sue specializzazioni come la ricostruzione linguistica, il pensiero subito volge a lingue prive di qualsiasi forma di documentazione diretta: è il caso della lingua ricostruita per antonomasia, l’indoeuropeo. Segue una posizione intermedia, quella delle cosiddette Restsprachen (“lingue residuali”), la cui esiguissima documentazione consente, comunque, di svolgere un minimo di “ricostruzione”: è il caso di lingue italiche come il siculo, l’osco ecc. Possiamo, però, estendere l’applicazione formale di problemi ricostruttivi a lingue che, pur documentate, recano nel loro DNA i segni di una storia sociale fittamente intricata? Un notevole caso di studio è quello offerto dalla più grande isola del Mediterraneo, la Sicilia, la cui lingua romanza, il siciliano, sin dal sorgere dei primi studi ha destato curiosità per il suo carattere all’apparenza poco conservativo rispetto a quello di altre lingue insulari e peninsulari del Sud. È, ad esempio, interessante segnalare come alcuni dialetti meridionali conservino strati di latinità più arcaici (come il lessema crai ‘domani’, che continua il latino classico cras), mentre il siciliano vanta forme riconducibili a tipi lessicali meno antichi (qui CRAS ha subito la concorrenza della sua corrispettiva innovazione del latino tardo, de mane, da cui deriva l’odierno domani). Potremmo, per la discussione del problema, rivolgerci a un’altra branca della linguistica, la geografia linguistica che, pur con le opportune riserve, ci insegna che è più plausibile che un repertorio lessicale più arcaico si conservi in regioni più isolate, insulari. Ma fu questo il caso della Sicilia? Il siciliano è un dialetto neolatino il cui principale problema di studio orbita intorno alla comprensione dei tempi con cui il latino sia giunto nell’isola e di quali siano state le sue interazioni con le altre lingue che si parlavano lì. Quali lingue? La vitalità e continuità del greco dall’antichità sino al XII sec. è indiscussa, tanto da valicare le acque dello Stretto e, da lì, espandersi in Calabria. Una data di cesura fondamentale è l’827 che sancisce l’inizio del dilagare dei musulmani nell’isola e, di conseguenza, anche della lingua araba: e sarà proprio l’arabo a lasciare una traccia indelebile nel siciliano e in quella che del lessico è la branca meno soggetta ad alterazioni, la toponomastica; come qal’a, “castello”, nel nome del paese Caltagirone.”,”VARx-026-FSD” “MARINI Giuliano”,”Jacob Grimm.”,”Giuliano Marini è nato in provincia di Pisa nel 1932. dal 1969 è professore titolare di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. La figura di Grimm, glottologo, filologo, giurista, mitologo, raccoglitore di fiabe, è assunta a testimonianza e simbolo dell’unitarietà di metodo che caratterizzò le ricerche dei vari autori che nella prima metà dell’Ottocento tedesco posero le fondamenta per uno studio scientifico della realtà storica nei suoi vari aspetti”,”STOx-093-FL” “MARINO Luigi”,”I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820.”,”Luigi MARINO, nato a Torino nel 1939, insegna storia della filosofia nell’Univ di Torino. Ha studiato in particolare lo illuminismo tedesco e il pensiero politico della Restaurazione. Ha lavorato ad una antologia sulla linguistica romantica (per EINAUDI), e ad un saggio sul cattolicesimo tedesco dopo il Congresso di Vienna. Dal sommario de ‘I maestri della Germania’: Dall’ antropologia alla fisiognomica. La scienza del sec XVIII. La polemica HERDER-KANT sull’origine e sul carattere delle razze. S.Th. SÖMMERRING e la critica di G. FORSTER a KANT. Ch. MEINERS: eurocentrismo ed esaltazione della razza celtica (1). J.F. BLUMENBACH: l’ antropologia scientifica e la polemica contro le ‘fabulosae relationes’. Fisiognomica e antifisiognomica: G. Ch. LICHTENBERG.”,”GERx-039″ “MARINO Giuseppe Carlo”,”L’ autarchia della cultura. Intellettuali e fascismo negli anni trenta.”,”MARINO Giuseppe Carlo insegna storia contemporanea all’ Università di Palermo ha pubblicato vari libri tra cui ‘Socialismo nel latifondo’ (Palermo, 1973) e ‘La formazione dello spirito borghese in Italia’ (Firenze, 1974). (V. retrocop.) “”Era “”Stracittà””, la cultura del “”novecentismo”” della quale Massimo Bontempelli aveva fissato i parametri nel manifesto del 1926: “”novecentismo”” come ribellione al neoclassicismo della Ronda, come liquidazione tanto del positivismo e del democraticismo, quanto di quel retaggio cattolico-romantico ancora influente sulla produzione letteraria”” (pag 101-102) Valori e virtù morali della società di campagna. “”In pratica “”Strapaese”” proponeva “”l’ affermazione risoluta e serena del valore attuale, essenziale, indispensabile delle tradizioni e dei costumi caratteristicamente italiani, di cui il paese è insieme rivelatore custode e rinnovatore””, anche se dichiarava di rifiutare il “”regionalismo””, il “”campanilismo”” e la “”gretta religione delle cose piccine, del paesello arcadico, del casolare tranquillo, del pio bove””. (pag 106)”,”ITAF-178″ “MARINO Giuseppe Carlo”,”Biografia del Sessantotto. Utopie, conquiste, sbandamenti.”,”MARINO Giuseppe Carlo docente di storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Palermo, ha condotto ricerche sulla storia del potere in Italia. Ha scritto ‘L’ ideologia siciliana’ (1972), ‘La formazione dello spirito borghese in Italia’ (1974), ‘Partiti e lotta di classe da Orlando a Mussolini’ (1976), ‘Storia del separatismo siciliano’ (1979), ‘L’ autarchia della cultura’ (1983), Autoritratto del PCI staliniano’ (1991), ‘La repubblica della forza’ (1995), ‘Storia della Mafia’ (1998), ‘I padrini’ (2001), ‘E’ davvero esistita la prima repubblica? Saggio su De Gasperi, Togliatti e il trasformismo italiano’ (2002). “”D’ altra parte, anche se non era facile coglierli con chiarezza, stavano emergendo, insieme all’ allarme per la “”crisi fiscale dello Stato”” (nota: definizione di J. O’CONNOR, La crisi fiscale dello Stato, Einaudi, 1979), i primi sintomi di una crescente incapacità di tenuta delle forme socialdemocratiche e consociative con le quali si era tentato nel decennio precedente di stabilizzare la società di massa il cosiddetto welfare, sintomi di un crescente collasso della tradizionale “”identità borghese”” al quale si sarebbe tentato di reagire con l’ invocazione di un ritorno agli originari miti liberali e liberisti del capitalismo””. (pag 473)”,”ITAC-087″ “MARINO Giusppe Carlo”,”Autoritratto del PCI staliniano, 1946-1953.”,”MARINO è professore di storia contemporanea all’Università di Palermo. Ha pubblicato tra l’altro ‘La formazione dello spirito borghese in Italia’ e ‘Partiti e lotta di classe da Orlando a Mussolini’. E una storia del separatismo siciliano.”,”PCIx-264″ “MARINO Giuseppe Carlo”,”Storia della mafia.”,”Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo, è autore di numerose opere: L’ideologia sicilianista, La formazione dello spirito borghese in Italia, Partiti e lotta di classe in Sicilia, Storia del separatismo siciliano, L’autarchia della cultura, Autoritratto del PCI staliniano, Guerra fredda e conflitto sociale in Italia, La repubblica della forza, L’opposizione mafiosa.”,”ITAS-011-FL” “MARINO Giuseppe Carlo”,”Autoritratto del PCI staliniano.”,”Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo, è autore di numerose opere: L’ideologia sicilianista, La formazione dello spirito borghese in Italia, Partiti e lotta di classe in Sicilia, Storia del separatismo siciliano, L’autarchia della cultura, Autoritratto del PCI staliniano, Guerra fredda e conflitto sociale in Italia, La repubblica della forza, L’opposizione mafiosa.”,”PCIx-044-FL” “MARINO Luigi”,”I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820.”,”Luigi MARINO, nato a Torino nel 1939, insegna storia della filosofia nell’Univ di Torino. Ha studiato in particolare lo illuminismo tedesco e il pensiero politico della Restaurazione. Ha lavorato ad una antologia sulla linguistica romantica (per EINAUDI), e ad un saggio sul cattolicesimo tedesco dopo il Congresso di Vienna. Dal sommario de ‘I maestri della Germania’: Dall’ antropologia alla fisiognomica. La scienza del sec XVIII. La polemica HERDER-KANT sull’origine e sul carattere delle razze. S.Th. SÖMMERRING e la critica di G. FORSTER a KANT. Ch. MEINERS: eurocentrismo ed esaltazione della razza celtica (1). J.F. BLUMENBACH: l’ antropologia scientifica e la polemica contro le ‘fabulosae relationes’. Fisiognomica e antifisiognomica: G. Ch. LICHTENBERG. Il declino dell’erudita Göttingen e l’ascesa di Berlino “”Certamente lo sguardo di Heine non è molto tenero nei confronti dell’«orgoglio da eruditi arido e gretto» di dotti della Georgia Augusta. Si salvano soltanto Friedrich Bouterwek i cui principi di critica letteraria e i cui lavori storici avevano avuto una certa eco negli ambienti romantici, e George Sartorius, per le sue convinzioni liberli, «sia pure moderate» (5). Per il resto le «idee» di un Heeren «sono distanti dalle idee platoniche quanto Atene dista da Göttingen» (6). L’Atene del tempo è indubbiamente Berlino; e di fronte al fascino della filosofia hegeliana, ai circoli romantici di Fouqué, Chamisso e Hoffmann, di fronte al Café Royal, a Wisotzki, a Jagor, le strutture e le glorie della vecchia ‘Landesuniversität’ dovevano sembrare poco più che fantasmi scoloriti. L’immensa erudizione di Göttingen poteva tutt’al più riscaldare il «vecchio cuore» di Eichhorn che sognava vagare in un bel giardino ascoltando il suono degli usignoli e trapiantando citazioni e schede da un’aiuola all’altra (7) e la cultura storica giuridica di un Heeren e di un (Gustav) Hugo (a) potevano tutt’al più riempire qualche nota polemica celle ‘Vorlesungen’ berlinesi di Hegel. Eppure i fantasmi scoloriti rivivevano talvolta altrove la loro originale esperienza. Tra le letture del giovane Feuebach (nell’autunno-inverno 1822-23) c’erano le ‘Institutiones historiae ecclesiasticae’ del vecchio Mosheim e le ‘Einleitungen’ di Eichhorn alla lettura dell’Antico e del Nuovo Testamento. L”Urgeschichte’ di Eichhorn e Gabler era discussa nelle prime pagine di ‘Das Leben Jesu’ di David Friedrich Strauss. Il ‘Naturrrecht’ di G. Hugo faceva ancora arrabbiare il Marx ventiquattrenne, collaboratore della “”Rheinische Zeitung””, e Rehberg, ancora nel 1852, trovava un posto di riguardo tra Burke e Gentz, nella ‘Geschichte der Reaktion’ di Max Stirner. Heine non fu certo l’unico testimone della decadenza di Göttingen. Nel periodo in cui vi studiava (1821, 1824-25) la Georgia Augusta non era più quel centro di studi che tanti intellettuali avevano frequentato e poi esaltato”” (pag 5-6) [Luigi Marino, ‘I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820′, Einaudi, Torino, 1975] [(5) Heine, Reisebilder’, cit, pp. 66 e 125; (6) Ibid. p. 237; (7) Ibid., pp. 36-37] “”Nonostante le oscillazioni e le sue ben precise preferenze per certi contenuti a scapito di altri – e questo psiega benissimo le accuse di Hegel e Marx secondo le quali Hugo (a) avrebbe sempre difeso le ragioin del diritto e mai il diritto della ragione (17) -, questa precisazione non soltanto metodologica delle sue forme di diritto ha una notevole importanza. Le stese incoerenze cui può dar luogo sono significative. Vi si trova il riflesso della crisi del giusnaturalismo della quel Hugo fu uno dei più consapevoli interpreti e testimoni. La convivenza di istanze acutamente contraddittorie che non trovano nel suo pensiero una coerente soluzione gli dànno le sembianze di un edificio perpetuamente pericolante. A seconda del punto di vista dal quale lo si considera esso può sembrare il pensiero di un reazionario che giustifica tutta la realtà in quanto realtà giuridica, positiva, o quello di un socialista ‘ante litteram’ che giunge alla teorizzazione di un ‘Weltstaat’ in cui siano scomparse tutte le disarmonie, sia politiche che economiche, che caratterizzano la società di ogni tempo. Val forse la pena di soffermarsi un momento su questo aspetto del pensiero di Hugo (che tradisce ovviamente un’ispirazione kantiana). Nell’ideale cosmopolitico del ‘Weltstaat’ Hugo riprende un tema tipico del penisero illuministico francese, rimesso in circolazione proprio in quel tempo dal progetto kantiano del 1795. In un certo senso la posizione di Hugo è più radicale di quella di Kant. «Lo stato di diritto, che la ragione ci prescrive, dovrebbe essere del tutto universale e tutti gli esseri razionali che si possono reciprocamente nuocere, dovrebbero essere sottomessi ad una comune, suprema autorità». Hugo dice queste cose nella quarta edizione (1819) del suo ‘Naturrecht’ (18). L’affermazione si trova anche in alcune edizioni procedenti, ed anche nella seconda del 1799. Tuttavia è interessante notare che essa viene ripresa anche in un periodo in cui, con il crollo dell’impero napoleonico, molti sogni cosmopolitici, molte idee di ‘Universalmonarchie’ erano venuti definitivamente meno”” (pag 228-230) [Luigi Marino, ‘I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820’, Einaudi, Torino, 1975] [(17) Sulle critiche hegeliana e marxista cfr. Ch. Schefold, ‘Die Rechts-philosophie des jungen Marx von 1842’, München, 1970, e la parte finale del volume di Marini, ‘L’opera di Gustav Hugo’, cit.; (18) ‘Lehrbuch des Naturrechts’, cit., 1819, pp. 103-4. Per i rapporti di Hugo con il pensiero cosmopolitico francese qualche accenno in Marini ‘L’opera di Gustav Hugo’, cit, p. 153. Su questo pensiero, oltre al cit. ‘Ewiger Friede’ di Raumer, cfr. W. Bahner, ‘Der Friedengedanke in der französschen Aufklärung’, Berlin, 1955, pp. 139-207] [(a) [Gustav Hugo, … ‘il prestigioso romanista nonché padre della scuola storica del diritto’…, p. 5]”,”STOx-024-FMB” “MARIO Jessie W.”,”Della vita di Giuseppe Mazzini. Opera illustrata con ritratti e composizioni d’insigni artisti.”,”1821: occupazione da parte degli studenti dell’Università di Torino, tentativi di mediazione di Cesare Balbo, intervento repressivo dell’esercito piemontese che fece morti e feriti. (pag 15)”,”BIOx-215″ “MARION George”,”Bases and Empire. A Chart of American Expansion.”,”‘La distribuzione globale della potenza americana è stato un prodotto della seconda guerra mondiale’. ‘Gli interessi strategici-militari nella regione (mediorientale, penisola arabica) sono inseparabili dagli interessi-profitti della compagnie private’ (questione delle concessioni petrolifere)’. ‘Nel corso della seconda guerra mondiale gli USA hanno acquisito o consolidato de facto il dominio e il controllo di 96 milioni di miglia quadrate di oceano e di 14 milioni di miglia quadrate di territorio con una popolazione di 645 milioni di persone’. George MARION è un newspaperman veterano. Ha fatto carriera nel giornalismo ‘Big Business’ sul ‘Daily Mirror’ di Hearst e ha scritto ‘The Free Press: Portrait of a Monopoly’ che ha aperto un dibattito negli USA.”,”USAP-036″ “MARION George”,”Bases & Empire. A Chart of American Expansion.”,”MARION è un giornalista che ha lavorato come free-lance nei quattro continenti. L’A smentisce la versione ufficiale secondo cui l’ espansione sovietica è la causa delle tensioni mondiali. Dimonstra invece che l’ espansione imperialistica americana la reale causa dei problemi “”Non ci fu proprio una “”quota”” nell’ espansione, comunque, che gli Stati Uniti cercavano. C’ era un assoluto controllo del Pacifico. “”Un’ ambizione a dominare il Pacifico e prendere controllo del suo ricco commercio attraversava tutta la storia degli Stati Uniti”” diceva Foster Rhea Dulles, in American in the Pacific””. (pag 58) “”””Un ambition to win mastery of the Pacific and control its rich commerce runs persistently through the entire history of the United States””, says Foster Rhea Dulles, in America in the Pacific””””. (pag 58) “”Wolf von Schierbrand diceva, nel suo ‘America, Asia, and the Pacific’: “”L’ espansione americana nel Pacifico, immensamente favorita come sarà dall’ apertura del Canale di Panama, non è un semplice capriccio, non una cosa semplicemente desiderabile, ma qualcosa di assolutamente necessario per salvaguardare il nostro più lontano sviluppo nazionale, per preservarci dalla corsa sbilanciata della produzione generalmente chiamata sovrapproduzione (…)””. (pag 84) Discussione su questione annessione delle Filippine per dominio del Pacifico (pag 84) I due perni della difesa americana all’ estero: basi e business (pag 142) Quadro dei possedimenti dell’ impero americano prima e dopo la 2° guerra mondiale (pag 162) Autori e libri citati nel testo sono sottolineati”,”USAQ-053″ “MARIOTTI Giovanni”,”Filippo Turati.”,”””I motivi ideali della guerra democratica non lo convinsero mai, e non perché non li apprezzasse in sé e per sé, ma perché, come abbiamo visto, aveva ragione di sospettare che se ne facesse un suggestivo paravento per celare ben altre ragioni di lotta. Dietro quelle belle parole- la libertà contro la tirannia, il diritto contro l’ arbitrio, la democrazia contro l’ assolutismo, il militarismo, l’ imperialismo – egli vide anzitutto il conflitto di due imperialismi economici: Made in England contro Made in Germany.”” (pag 196-197) “”Gran parte del vecchio garibaldinismo aveva aderito alle idee di Bakunin. Deluso ma non rassegnato, esso propendeva ancora una volta per l’ azione, che Bakunin annunciava come prossima e affidava interamente alle capacità volontaristiche di alcuni animosi.”” (pag 51)”,”TUFx-010″ “MARIS Bernard”,”Des économistes au-dessus de tout soupçon ou la grande mascarade des prédictions.”,”MARIS Bernard (43 anni) è dottore di stato e scienze economiche, maitre des conferences Université Sciences sociales di Toulouse. L’economia storica. “”Francois Simiand. Personne ne sait plus qui fut Francois Simiand, “”philosophe, sociologue, économiste, histoiren, le maître à penser des historiens francais, l’un des grands orienteurs aux côtés de Marcel Mauss des sciences sociales dans notre pays”” (Braudel). Daniel Villey, le plus grand nom de l’histoire de la pensée économique en France, qui dédie son ouvrage le plus célèbre aux économistes des stalags, qui n’étudie pas Walras mais cite Chardonne et Huxley, dit de Francois Simiand qu’il est le plus grand nom de l’économie positive en France. Jamais, au grand jamais, un étudiant en sciences économiques n’entendit parler du grand Simiand, de Marcel Mauss – la part maudite, qui dans nos sociétés a simplement pour nom plus-value. D”un côte c’est heureux: on lui parle de ce qu’il mérite’. Simiand aux poubelles de la pensée économique…””. (pag 69)”,”FRAE-028″ “MARIS Bernard”,”Antimanuale di economia.”,”Bernard Maris, scrittore e giornalista, insegna Economia all’Institut d’Études Européennes di Parigi ed è membro del consiglio scientifico di Attac. É titolare della rubrica economica della testata Charlie-Hebdo e autore di diversi saggi, tra cui: Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli e, con Philippe Labarde, O la borsa o la vita.”,”ECOT-133-FL” “MARITAIN Jacques, a cura di Antonio PAVAN”,”La filosofia morale. Esame storico e critico dei grandi sistemi.”,”Cap. X. Il materialismo dialettico. Marx e la sua scuola (pag 249-326) “”Quando Marx rimproverava al cristianesimo di non aver saputo «fondare il suo regno quaggiù», pensava ad un regno di Dio sulla terra che, nella sua prospettiva, era il regno dell’Uomo diventato fine ultimo al posto di Dio. Qui arriviamo alla radice profonda dell’ateismo marxiano”” (pag 258)”,”FILx-001-FP” “MARJOLIN Robert”,”L’ évolution du syndicalisme aux Etats-Unis de Washington a Roosevelt.”,”ANTE3-062″,”MUSx-228″ “MARKOV Vladimir”,”Storia del futurismo russo.”,”ANTE1-40 Vladimir Markov è professore di lingue e letterature slave all’Univesità di California, Los Angeles.”,”RUSx-134″ “MARKOV Walter”,”Jacques Roux e Karl Marx: Come gli ‘Enragés’ entrarono nella ‘Sacra famiglia’.”,”Gli ‘Enragés’ e Jacques Roux non vennero per niente o poco trattati dalle storie correnti della rivoluzione (Mignet, Thiers, Lacretelle, Carlyle, Schlosser, Menzel). Poco spazio ebbe Jacques Roux nell’epoca della Restaurazione e della monarchia di Luglio Jacques Roux prete e socialrivoluzionario (pag 46) Rivoluzionarismo piccolo borghese degli hebertisti (pag 50) Cabet era robespierriano (pag 50) Rivoluzione francese: Marx stabilisce una stretta correlazione tra il ‘Cercle social’, gli ‘Enragés’ Leclerc e Roux e Babeuf. “”Certo, si era vaticinato liberamente sulle tendenze «comuniste» (o «anachiche» nella Rivoluzione, e già nelle invettive gonfie d’odio dei contemporanei Burke, Barruel, Gentz e altri. Ma tali tendenze venivano ricercato in Robespierre, in Sant-Just, in Fouché e in Chaumette. Taillandier (‘Lettres à mon fils sur les causes, la marche et les effets de la Révolution française’, Paris, 1820) e Conny de la Fay (‘Histoire de la Révolution française’, Paris, 1834-1842) innaffiarono tutta la Rivoluzione con l’aroma della avversione alla proprietà: in questi scritti la capacità di distinguere tra proprietà feudale e proprietà borghese era limitata al punto tale da diventare irriconoscibile. Per Marx si trattava al contrario di mettere in evidenza il processo caratteristico della Rivoluzione e, dal grembo della sua sintesi borghese, far scaturire una nuova antitesi secondo le leggi della dialettica. Se essa aveva da significare qualcosa per il suo disegno, questo non veniva eseguito con fioriture di stile e di fantasia. Non si poteva allora invocare in aiuto una qualunque sinistra, che a proprio piacere potesse venir pescata con una qualche sottigliezza dal materiale offerto; era necessario scoprire il filo che collegava insieme le tappe reali nel processo di un movimento delle forze popolari verso la loro formazione cosciente. Nessuno dei biografi e interpreti (Mehring, Rjazanov, Carr, Cornu, Garaudy) ha espresso la sua opinione su come Marx, nel concepimento di una tale istanza, giunse a collegare strettamente il ‘Cercle social’ – Leclerc e Roux – Babeuf (16), a scegliere tre raggruppamenti eterodossi al di fuori della linea generale giacobina e a ridurli ad un comune denominatore, quasi nelle vesti di un avvocatuccio della sanculotteria, e proprio quegli unici tre, che cento anni di ricerca specializzata posteriore identificheranno e riconosceranno in questa funzione; in ogni caso, si è d’accordo sul fatto che Marx indica nel ‘Cercle social’ il centro di coloro che parlano della ‘loi agraire’ (e forse delle officine nazionali). Ci pare che qui il punto saliente sia l’inserimento degli ‘Enragés’ Leclerc e Roux. Che all’inizio il fermento sociale prendesse forma nell’agitazione per la legge agraria, per esplodere infine nella congiura degli Eguali, era in certa misura del tutto evidente, non appena ci si fosse interessati agli eretici della sicurezza borghese: gli avvenimenti stessi lo proclamavano. Ben più contrastato era l’«anello mancante» tra essi: perché gli ‘Enragés’ e ‘non’ gli hébertisti, molto più forti in quanto superiori per numero, per cultura e per l’influenza che ebbero nel comune, nel ministero della guerra e nell’esercito (17)? Su che cosa abbia indotto Marx a omettere Varlet e a citare prima di Jacques Roux il giovanissimo Théophile Leclerc d’Oze (in ordine alfabetico) è possibile soltanto fare qualche supposizione. Sembra, al contrario, pensabile che il suo optare per gli ‘Enragés’ e contro il rivoluzionarismo piccolo borghese degli hébertisti sia stato prodotto da un impulso involontario di Etienne Cabet. L”Histoire populaire de la Révolution française, 1789-1830′ (4 voll., Paris, 1839-1840), scritta durante l’emigrazione in Inghilterra e che trae le sue fonti anche da Buchez, dimostra che Cabet era robespierriano; i pensieri, che si coaguleranno in un programma comunista nel ‘Voyage en Icarie’, diventano negli ultimi anni due volumi sempre più importanti. (…) Marx, come si sa, condivide con Cabet l’opinione che la ‘loi Le Chapelier’ rappresenti un primo documentato imbavagliamento globale della classe operaia che protesta da parte della borghesia al suo apice rivoluzionario. Entrambi interpretano la Rivoluzione, in totale, contraddizione sia con Buchez sia con Wachsmuth, quale un”ouverture’ per il tema supremo, il comunismo”” (pag 49-50) [(16) V.S. Alekseev-Popov, ‘””Social’nyi kruzok”” i ego politiceskie i social’nye trebovanija (1790-1791 gg.) in Akademija Nauk SSSR, Iz istorii social’no-politiceskich idej’. Scritti in onore di V.P. Volgin, Moskva, 1955: l’autore abbozza nelle pp. 335-339 la linea ‘Cercle social’ – Enragés – Babeuf, ma allega soltanto la citazione di Marx, senza cimentarsi in una sua analisi; (17) Negli stessi anni in cui Marx si trovava nella capitale francese, un altro tedesco a Parigi, occupandosi degli stessi argomenti, compiva studi d’archivio, raccolti in seguito in un libro voluminoso: E. Zinkeisen, ‘Der Jacobiner-Club. Ein Beitrag zur Geschichte der Parteien und der politischen Sitter im Revolutionszeialter’, (2 voll.), Berlin, 1852-1853. Il ‘Cercle social’ (vol, I, pp. 451-476) e anche gli ‘Enragés’ Rose (cioè Claire) Lacombe (vol. II, pp. 679-686) e Jacques Roux (vol. II, pp. 738-743) vi sono trattati in modo sufficientemente ampio, ma non viene mai accennato ad una possibile correlazione tra di essi]”,”MADS-758″ “MARKOV Walter”,”Jacques M. Zacker. Le Mouvement des «Enragés».”,”Si tratta di una nuova edizione completamente riveduta della monografia sugli Arrabbiati, pubblicato per la prima volta nel 1930 a Leningrado. Il libro di Zacker è oggi una rarità.”,”FRAR-436″ “MARKOVIC Svetozar”,”Il socialismo nei Balcani. La prospettiva della rivoluzione in un paese arretrato.”,”A cento anni dalla morte di S. MARKOVIC avvenuta a Trieste nel 1875 all’ età di 29 anni, i suoi principali scritti rivelano notevole attualità. Fondatore del movimento operaio e socialista in Serbia, nella sua breve esistenza M. si impegnò direttamente in politica cosa che gli costò il carcere e l’ esilio. E condusse una riflessione acuta sulla realtà dei paesi balcanici. Di essi vedeva l’ arretratezza ma pure le potenzialità rivoluzionarie. La storiografia marxista lo accusò di populismo per le simpatie verso il mondo contadino e di utopismo per i progetti politici che elaborò.”,”MEOx-014″ “MARKOVIC Svetozar BOTEV HristoPLAVSIC Dragan LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Wilhelm KAUTSKY Karl BERNSTEIN Eduard RAKOVSKY Christian ZIVKOVIC Andreja DIMOV Dimo Hadzhi MIRAZCHIEV Dimitür BLAGOEV Dimitür PLAVSIC Dragan BAUER Otto TUCOVIC Dimitrije KAUTSKY Karl KACLEROVIC Trisa KABAKCHIEV Hristo TUCOVIC Dimitrije LAPCEVIC Dragisa RENNER Karl”,”The Balkan Socialist Tradition and the Balkan Federation, 1871-1915.”,”Dal capitolo VIII: La prima guerra mondiale e la Federazione balcanica (‘The First World War and the Balkan Federation’) (pag 226-243): “”Despite the intense national significance of a war that pitted a large imperialist state against a small peasant country, Popovic lucidly explains how the party saw the Serbo-Austrian war as an integral part of global imperialist conflict. As such, Popovic’s letter reflects the thinking of the revolutionary left that opposed the First World War. Rosa Luxemburg wrote in 1915: “”If ever a state, according to formal considerations, had the right of national defence on its side, that state is Serbia. Deprived through Austrian annexations of its national unity, threatened by Austria in its very existence a s a nation, forced by Austria into war, it is fighting, according to all human conceptions, for existence, for freedom, and for the civilisation of its people… But above all this we must not forget: behind Serbian nationalism lies Russian imperialism. Serbia itself is only a pawn in the great game of world politics. A judgement of the war in Serbia from a point of view that fails to take these great relations and the general world political background into account is necessarily without foundation (12). Or as Lenin put it: “”The national element in the Serbo-Austrian war is not, and cannot be, of ‘any’ serious significance in the general European war”” (15)”” Note: (12) Rosa Luxemburg, “”The Junius Pamphlet: The Crisis in the German Social Democracy’, ‘Rosa Luxemburg Speaks’, New York, 1970, p. 309; (13) V.I. Lenin, ‘The Collapse of the Second International’, Collected Works, Moscow, 1964, volume 21, p. 235] (pag 229)]”,”QMIP-236″ “MARKOVITCH T.J.”,”L’ industrie francaise de 1789 à 1964. Analyse des faits (suite).”,” “”En France, les statistiques fiscales permettent de déterminer le nombre de bâtiments existant à diverses époques depuis la Monarchie de Juillet. Ces statistiques se rapportent à la contribution foncière et groupent les bâtiments en maisons et usines. (…)””. (pag 158) “”Malgré leurs imperfections notoires, ces indicateurs ont du moins le mérite de renseigner sur certaines tendances des différentes époques: ainsi; on note une croissance assez nette sous le Second Empire (Haussmann), qui contraste avec la faible taux de 1845-1854 (crise de 1847-48), puis une baisse abrupte au cours de la décennie 1875-1884 (crise de 1882-1884); la croissance est plus modérée à la fin du XIXe siècle et le début du XXe siècle, ce qui pourrait trouver son explication dans l’ exportation des capitaux hors de France, les investissements de capitaux à l’étranger ayant eu pour effet une diminution du taux d’investissement dans le pays (10). Par contre la baisse sensible après la première guerre mondiale est due au caractère même de cet indice, étant donné qu’il s’agit de statistiques concernant le nombre de bâtiments (et de leurs ouvertures) et qu’elle dénote en premier lieu une différence dans le nombre d’édifices existants: or, au cours de la guerre, à la place de l’ usure “”normale””, il y a eu les dévastations et le démolitions, si bien que l’ activité de la construction, si grand fût-elle en 1920-1924, n’a pas pu combler le décalage créé par cette disparition massive du capital immobilier.”” (pag 159)”,”FRAE-025″ “MARKOVITS Claude a cura; collaborazione di Geneviève BOUCHON Marc GABORIEAU Christophe JAFFRELOT Claude MARKOVITS Eric MEYER Jacques POUCHEPADASS Jacques WEBER”,”Histoire de l’ Inde moderne, 1480-1950.”,”Collaborazione di Geneviève BOUCHON Marc GABORIEAU Christophe JAFFRELOT Claude MARKOVITS Eric MEYER Jacques POUCHEPADASS Jacques WEBER. “”I portoghesi non riuscirono a controllare lo spazio marittimo, già solcato dai Gujarati. Stremati dalla guerra navale che avevano dovuto condurre sia contro i Malabar e i Turchi, e da quella che conducevano sempre contro i pirati di Mascate e dell’ Insulindia, esse non avevano più i mezzi per cogliere questa chance. I mutamenti della società luso-indiana aveva avuto ragione dello spirito dei pionieri. I negozianti preferirono inserirsi nel commercio d’India in India, e i capitani di ventura fondare, come in Bengala, delle comunità corsare indipendenti che non avevano con Goa che dei legami occasionali. La presenza portoghese si fondò così in Asia, per dare luogo alla nascita di meticci cristiani, aventi un nome portoghese, e che, il più sovente, si inserirono nella vita economica e militare.”” (pag 83)”,”INDx-088″ “MARKOVITS Andrei S.”,”La nazione più odiata. L’antiamericanismo degli europei.”,”Andrei S. Markovits (Timisoara, 1948) è nato in Romania, in una famiglia ebraica di lingua ungherese. Emigrato negli anni Sessanta, ha studiato tra Vienna e New York e ha poi insegnato nelle università di Harvard e California santa Cruz. Oggi dirige il Centro di politica comparata dell’Università del Michigan. I suoi studi sulla cultura popolare europea e statunitense sono stati pubblicati in Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna oltre che negli USA. L’antiamericanismo come lingua franca europea (pag 15-) Breve storia dell’antiamericanismo europeo (pag 51-)”,”EURx-058-FL” “MÀRKUS György ILLUMINATI Augusto VIGORELLI Amedeo PREVE Costanzo TURCHETTO Maria GASPERONI Elio IACONO Alfonso M. BOTTIROLI Giovanni CIOFFI Fabio ZANANTONI Marzio COPPELLOTTI Francesco”,”Stili marxisti. Il marxismo dopo le grandi narrazioni: crisi e ipotesi di ricostruzione.”,”Giovanni Bottiroli, dell’Università di Torino, studioso di semiologia e di psicanalisi, autore di La contraddizione e la differenza, Il materialismo dialettico e la semiotica di Julia Kristeva,. Fabio Cioffi, coautore del Dizionario di termini marxisti, collaboratore del secondo quaderno di Metamorfosi. Francesco Coppellotti, ordinario di filosofia al Liceo Maiorana di Torino, studioso di Bloch, del quale ha curato le edizioni italiane di Ateismo nel cristianesimo, Religione in eredità, Kant e Hegel e di Sohn Rethel del quale ha tradotto Lavoro intellettuale e lavoro manuale.Elio Gasperoni, collaboratore di un gruppo di ricerca Cnr all’Istituto di filosofia dell’Università di Firenze, autore di Crisi e stato in Horkheimer. Alfonso M. Iacono, ricercatore nell’Istituto di filosofia dell’Università di Pisa, collaboratore di Critica marxista, Prassi e teoria, Il Manifesto, Pace e Guerra, coautore di Circolazione e forme del politico, Critica della politica e diaspora del marxismo, e autore di Il borghese e il selvaggio. Augusti Illuminati, docente nell’Università di Urbino, collaboratore di Alfabeta, del Manifesto, autore di Sociologia e classi sociali, Gli inganni di Sarastro, Kant politico, Rousseau e la nascita dei valori borghesi. György Màrkus uno dei principali esponenti della scuola di Budapest, attualmente docente in Australia, autore di studi sulla filosofia del linguaggio, su Wittgenstein e sul marxismo, in italiano sono tradotti La teoria della conoscenza del giovane Marx e Marxismo e antropologia. Costanzo Preve, ordinario di filosofia nel liceo Volta di Torino, collaboratore di Ombre Rosse, Quaderni Piacentini, Unità proletaria. Maria Turchetto, ricercatrice nell’Istituto di filosofia dell’Università di Pisa, collaboratrice di Critica marxista, Problemi del socialismo, Alfabeta, coautrice dei volumi Dal capitalismo alla società di transizione, Quale marxismo è in crisi. Amedeo Vigorelli ricercatore nell’Istituto di filosofia dell’Università statale di Milano, coautore di Biller e di H.Lefebvre. Mario Zanantoni studioso di filosofia e di storia del movimento operaio autore di saggi sul pensiero di A. Labriola, collaboratore del Manifesto.”,”TEOC-057-FL” “MARKUSHEVICH A. I.”,”Aree e logaritmi.”,”L’autore, A. I. Markushevich, è un eminente matematico sovietico, docente all’Università di stato di Mosca. Analista di fama mondiale, è autore di numerose memorie scientifiche e manuali scolastici.”,”SCIx-153-FL” “MARKWICK Roger D.”,”Rewriting History in Soviet Russia.”,”Roger D. Markwick lectures in Modern European History at the University of Newcastle, Australia. He has held research positions in Russia on three occasion; 1992, 1995 and 1998. He is the coauthor, with Graeme Gill, of Russia’s Stillborn Democracy? From Gorbachev to Yeltsin. The death of Stalin and his denunciation at the 1956 Twentieth Party Congress triggered an upheaval in Soviet history. Historians, among the most persecuted of the Soviet intelligentsia, seized this opportunity to re-examine Soviet history and historical writing. Despite the attempts of Stalinist apparatchiks to stem the tide of historical revisionism, over the next decade and a half an important group of anti-Stalinist historians continued to fight for historical truth – in the tradition of the Russian intelligentsia. This set them on a collision course with the party elite. Foreword by Donald J. RALEIGH, Lecturer di Modern of History University of North Carolina, Chapel Hill, Preface, Acknowledgements, List pf Abbreviations and Russian Terms, Notes, Bibliography, Index,”,”STOx-028-FL” “MARLETTI Carlo”,”Fra sistematica e storia. Saggio sulle idee dei sociologi.”,”Dedica autore a GM. Bravo Carlo Marletti insegna Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Media e politica’ (1984) ‘Emancipazione e liberazione’ (1987) e ‘Extracomunitari. Dall’immaginario quotidiano al vissuto del razzismo’ (1991). Paragrafo 2 del Capitolo 2: ‘Dimenticare Marx e Weber? La scoperta dei nuovi stili cognitivi in “”Le nuove regole del metodo sociologico’ (pag 35-38)”,”TEOS-011-FMB” “MARLETTI Carlo”,”Media e politica. Saggi sull’uso simbolico della politica e della violenza nella comunicazione.”,”Carlo Marietti docente di sociologia della conoscenza presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Collabora con Filippo Barbano ed ha lavorato anche per Norberto Bobbio e Paolo Farneti presso il Centro Studi di Scienza politica (ora Centro Studi Paolo Farneti. “”S’impara, diceva Marx, soprattutto dagli scrittori conservatori e realistici. Si può anche imparare, sia consentito di aggiungere, dagli scrittori fantastici e progressisti, perché le loro siano utopie negative … “” (pag 251) “”La storia, ricordava Marx, sembra sempre avanzare dal lato cattivo”” (pag 269)”,”EDIx-002-FMB” “MARMIROLI Renato”,”Storia amara del socialismo italiano.”,”Firma ex possessore Prof. Artioli In apertura: “”Ognun ha i suoi gusti: io, quando piglio la penna in mano, ho sempre la voglia di farmi bastonare””. Gino Capponi “”Séguane poi ciò che vuole: ché la vita è breve, ed il contento di aver adempiuto le parti che a buono e fedele storico si appartengono, è grande e quasi infinito””. Carlo Botta nota biografica di Arturo Vella (pag 512) “”E continuò la battaglia implacabile. ‘Il secolo’ di Milano – il popolare e diffusissimo, allora, quoditiano diretto dal suo sodale Carlo Romussi – lo sostenne validamente (Cavallotti, ndr), pubblicando i suoi scritti. Il giornale andava a ruba, la sua tiratura aumentava prodigiosamente di giorno in giorno (…). Una febbre. Il Secolo era così diffuso e ricercato che – nota Mario Borsa, che ne faceva parte – “”il rivenditore di giornali anche se solo di giornali conservatori o clericali si chiamava ‘il secolista’””. In tutti si sentiva il bisogno supremo di un grande lavacro””. (pag 83) “”I socialisti, con l’ ‘Avanti!’ avevano piantato la loro fiammeggiante bandiera proprio nella capitale del regno, ciè nel centro della cittadella nemica. Il primo numero del giornale, ch’era diretto da Leonida Bissolati, nell’ articolo di presentazione diceva fra l’altro: “”Noi siamo ventui a prendere posto di combattimento qui, nella capitale della borghesia, (…)””””. (pag 85-86) Il saluto di Bissolati a Jean Carrère e la sua andata al Quirinale dopo l’ attentato (pag 195-196) “”Turati oscilla, fa ricorso a tutta la sua dialettica per dimostrare questo e il suo contrario, e il contrario del contrario. ‘Di sé faceva a sé stesso lucerna ed eran due in uno, ed uno in due’ (Dante, Inf. XXVIII, 124-125)”””” (pag 307) Il manifesto fascista in risposta a quello delle forze liberali e democratiche. “”E costoro non sono mezze calzette, ma personaggi variamente togati, i quali si riuniscono a Bologna su finir di marzo del 1925, per lanciare un ‘manifesto’ in contrapposizione a quello dell’ Unione nazionale delle forze liberali e democratiche, sottoscritto da Corrado Alvaro, Ivanoe Bonomi, Corrado Barbagallo, Piero Calamandrei, Mario Ferrara, Giorgio Levi della Vida, Nello Rosselli, Meuccio Ruini, Luigi Salvatorelli, Carlo Sforza, Cesare Spellanzon, Mario Vinciguerra. Il ‘manifesto’ dei liberali-democratici era del novembre 1924, quello fascista era posteriore di quattro mesi ed elencava le seguenti firme: Fernando Agnoletti, Dino Alfieri, Balbino Giuliano, Guelfo Civinini, Guido da Verona (pseudonimo di Guido Veroni), Francesco Coppola, Salvatore di Giacomo, Ezio Maria Gray, Agostino Lanzillo, Fausto Maria Martini, Ferdinando Martini, Ernesto Murolo, Dario Niccodemi, Adone Nosari, Ugo Ojetti, Alfredo Panzini, padre Ermenegildo Pistelli, Ildebrando Pizzetti, Luigi Pirandello, Corrado Ricci, Ettore Romagnoli, Vittorio Rossi, Ferdinando Russo, Fausto Salvadori, Margherita Sarfatti, Ardengo Soffici, Curzio Suckert Malaparte, oltre agli ex sindacalisti rivoluzionari Olivetti, Orano, Panunzio. Come uomo di cultura non poteva mancare Farinacci. (…) Estensore del ‘manifesto’ fu il filosofo Giovanni Gentile.”” (pag 428) “”Che cosa è l’ ‘apparato’? Ignazio Silone, che conosce assai bene i suoi vecchi polli, ne fa la seguente descrizione: (…)””. (pag 464) (Ignazio Silone, L’ ombra degli apparati’, in ‘I partiti e lo Stato, Quaderni del ‘Carlino’), p.31)”,”MITS-304″ “MARMIROLI Renato”,”Socialisti, e non, controluce. L’ epistolario di Camillo Prampolini con un’ introduzione note e commenti.”,”Dedicato alla memoria di Alessandro LEVI, docente filosofo storico politico ebreo Lettere di Antonio Labriola (pag 98-99, 110-112, pag 164-165…) Lettere di Anna Kuliscioff (pag 165…) Altre lettere di Filippo Turati, Enrico Ferri, Osvaldo Gnocchi-Viani, Napoleone Colajanni, Guido Podrecca, Giovanni Zibordi e poi Ettore Catellani, Patrizio Giglioli, Adelmo Sichel, Don Rodrigo Levoni, Don Ersilio Vecchi, Angelica Balabanoff ecc.) “”Smuovere Torino dalla sua apatia di conservatrice prudente e meticolosa è difficile; Torino avanza col passo lento e pesante di un elefante ammaestrato. Ma una volta che questo elefante si è mosso va avanti con calma sicura; e di là dove si è piantato è poi cosa ardua lo svellerlo. Bisogna dunque avere gran pazienza e far gran conto d’ogni passo che fa all’ innanzi il grosso pachiderma. Avere una sezione del partito, avere un giornale coraggioso è già molto. E i compagni sono arditi, colti e buoni (…)””. (pag 128-129, Lettera di Corrado Corradino) “”Ti furono consegnati i libri? Ne desideri altri? Ti manderemo, omaggio di Leonida (Bissolati), il primo volume della nostra Biblioteca, che raccoglie le risposte del Kautsky al Bernstein con prefazione di Leonida. Ne mando pure una copia alla ‘Giustizia’. (…)””. (pag 171, Lettera di Ettore Mazzoni, 1899)”,”MITS-305″ “MARMIROLI Renato”,”Camillo Prampolini.”,”MARMIROLI Renato “”E al Congresso di Bologna del 5-8 ottobre 1919, avvenne il primo grande cozzo: comunisti, massimalisti, socialisti si scontrarono. L’ing. Bordiga chiese che il partito facesse parte integrante dell’Internazionale Comunista accettandone il programma costitutivo di Mosca: che si dichiarasse incompatibile la presenza nel partito di coloro che proclamavano la possibilità dell’emancipazione del proletariato nell’ambito del regime democratico e ripudiavano il metodo della lotta armata contro la borghesia per la instaurazione della dittatura del proletariato; che il partito assumesse il nome di partito comunista italiano e dichiarasse l’astensione dalle prossime elezioni politiche. (…) Il vecchio socialismo italiano di Prampolini, di Turati e di Treves, si schierò con Lazzari, il cui ordine del giorno riscosse 14.880 voti contro 3.417 toccati a quello di Bordiga. Ma la corrente massimalista di Serrati risultò in fortissima maggioranza con 48.411 voti. Tuttavia, proprio da questo Congresso, ebbe inizio quella crisi profonda del socialismo italiano che ancora è in atto. E mentre i socialisti bizantineggiavano e andavano in cerca di formule nuove che alterassero la vecchia dottrina, a Milano, gli arditi, avanguardia scarcagnata di Mussolini e della reazione, già da sei mesi avevano incendiato l’Avanti!”” (pag 233-234) “”Allievo del Carducci all’Università di Bologna”” (pag 168) “”””Le mort saisit le vif”” – diceva Federico Engels occupandosi della futura rivoluzione italiana e il partito socialista. – La borghesia italiana, secondo il compagno di Carlo Marx, “”giunta al potere durante e dopo l’emancipazione nazionale, non seppe nè volle completare la sua vittoria. Non ha distrutto i residui della feudalità nè ha riorganizzato la produzione nazionale sul modello borghese moderno. Incapace di far partecipare il paese ai relativi e temporanei vantaggi del regime capitalista, essa glie ne impose tutti i carichi, tutti gli inconvenienti. Non contenta di ciò, perdette per sempre, in ignobili bindolerie bancarie, quel che le restava di rispettabilità e di credito”” [Critica sociale, anno 1894, pag. 35] [in Renato Marmiroli, Camillo Prampolini, 1948] Biografia. Avvocato e giornalista, figura simbolica del socialismo riformista, contribuì allo sviluppo del movimento cooperativo della sua città e svolse un’intensa attività sindacale. Nel 1886 fondò il periodico La Giustizia, che diresse fino alla sua soppressione, nel 1925. Al congresso operaio italiano, tenutosi a Milano il 2 e 3 agosto 1892, si decide di fondare il periodico Lotta di classe. Giornale dei lavoratori italiani, che nasce il 30 luglio 1892; fu diretto formalmente da Prampolini, ma di fatto da Filippo Turati e Anna Kuliscioff. Collaborò con il periodico e organo ufficiale dei socialisti toscani La Martinella. Sempre nel 1892 fu tra i fondatori del Partito dei Lavoratori Italiani, che dal 1895 assunse il nome di Partito Socialista Italiano, nel quale rappresentò sempre l’ala gradualista. Nel 1922, con Filippo Turati e Giacomo Matteotti, fondò il Partito Socialista Unitario (PSU). Con l’avvento del regime fascista fu costretto a ritirarsi dalla vita politica.”,”MITS-389″ “MARMONT Auguste Duca di Ragusa Maresciallo; NOCKHERN DE SCHORN Colonnello; FEDERICO II Re di Prussia”,”Dello spirito delle istituzioni militari. Seguito dal Trattato sulla strategia, ossia arte di comandare e dalla corrispondente Tavola metodica per servire di guida alle ricerche sulla medesima del Colonnello Nockern De Schorn e dalle lezioni del Re di Prussia ai suoi aiutanti di campo sopra la Tattica delucidate con alcune massime estratte dalle sue Opere sull’Arte della Guerra.”,”Marmont, Auguste-Frédéric-Louis-Viesse de-, duca di Ragusa maresciallo di Francia (Châtillon-sur-Seine 1774-Venezia 1852). Ufficiale di carriera prima della Rivoluzione, partecipò a tutte le campagne di Napoleone, di cui fu aiutante di campo dal 1796 al 1798. Duca di Ragusa (1808), fu nominato maresciallo di Francia nel 1809 per i meriti acquisiti alla battaglia di Znaim. Combatté davanti a Parigi (1814) e trattò la capitolazione della città. La sua successiva condotta delle operazioni (era stato destinato da Napoleone sulla linea dell’Essonne e diresse invece le sue truppe in Normandia) contribuì probabilmente a provocare la resa incondizionata dell’imperatore. Pari di Francia con Luigi XVIII, al quale si era accostato con la Restaurazione, nel 1830 ricevette l’incarico di reprimere la rivolta di Parigi. Dopo la caduta di Carlo X fu costretto all’esilio. (f. Sapere.it) Opere sulla grande e piccola strategia (pag 176-177) Federico II il grande: “”In guerra non conviene intraprendere alcuna cosa, senza essere prima quasi sicuro della felice riuscita di essa”” (pag 213) “”Nella distribuzione delle truppe, l’arte consiste nel collocarle in guisa che possano agire con libertà, ed essere ovunque di qualche utilità”” (pag 218) (Dello spirito delle istituzioni militari)”,”QMIx-185″ “MARMONT Auguste-Frédéric-Louis, Maréchal, Duc de Raguse”,”De l’esprit des institutions militaires.”,”Marmont, Auguste-Frédéric-Louis Viesse de, duca di Ragusa. Maresciallo di Francia (Châtillon-sur-Seine 1774 – Venezia 1852). Si distinse nelle campagne d’Italia (1796) e d’Egitto (1798) e nel 1806 fu nominato governatore della Dalmazia. Due anni dopo fu creato duca di Ragusa per aver liberato la città dall’assedio dei Russi. Maresciallo di Francia dopo Wagram (1809), governatore delle Province Illiriche (1809-11), nel 1811 comandò le armate francesi in Portogallo. Sconfitto a Salamanca (1812), l’anno seguente combatté in Germania, meritandosi la nomina a luogotenente generale di Napoleone. Incaricato della difesa di Parigi, firmò la resa della città (marzo 1814) dopo trattative segrete con gli Alleati. Radiato dalla lista dei Marescialli durante i Cento giorni, con la Restaurazione fu nominato da Luigi XVIII pari di Francia e comandante della guardia reale. Nel luglio 1830, incaricato di mantenere l’ordine nella capitale, fu cacciato dalla città e seguì Carlo X in esilio. Scrisse dei Mémoires (9 voll., post., 1856-57). (Trec) Quattro categorie di comandanti, generali – Generali che hanno vinto tutte le battaglie combattute (sono molto rari: Alessandro, Cesare, Gustavo Adolfo, Turenne, Condé, Luxembourg, Napoleone fino al 1812. – Generali che hanno vinto spesso delle battaglia e hanno qualche volta perso dopo una dura battaglia (qui si trova il numero maggiore di generali) – Generali che hanno avuto frequenti rovesci, ma non si sono mai scoraggiati e hanno sempre incusso timore al nemico (sono rari, Sertorio, Mitridate, Wallenstein, Guglielmo III re d’Inghilterra) – Generali che hanno distrutto il loro esercito senza combattere o senza aver lasciato vincere il nemico ma dopo una vigorosa resistenza.”,”QMIx-015-FSL” “MAROCCO Gianni”,”Giambattista Vasco.”,”‘Giambattista Vasco è stato una figura affascinante del Settecento italiano: economista, teologo e abate, nato nel 1733 a Mondovì o Torino e morto nel 1796 a Rocchetta Tanaro. ? Chi era Il suo nome completo era Giovanni Battista Melchior Giacinto Vasco. Proveniva da una famiglia nobile torinese e fu avviato alla carriera religiosa. Divenne dottore in legge nel 1750 e prese l’abito domenicano nel 1751, assumendo il nome di fra Tommaso. Carriera e pensiero Insegnò teologia e storia della Chiesa a Genova e Cagliari. Fu vicino ai circoli riformatori lombardi, frequentando Cesare Beccaria e Pietro Verri. Abbandonò l’abito domenicano nel 1774, ma rimase abate nel clero secolare. Divenne socio dell’Accademia delle Scienze di Torino negli anni ’80. Opere principali I contadini (1769): riflessione sulla felicità pubblica legata alla proprietà della terra. Della moneta (1788): saggio politico sull’economia monetaria. L’usura libera (1792): risposta provocatoria a un quesito dell’imperatore Giuseppe II. Delle università delle arti e mestieri (1793): dissertazione sulle corporazioni professionali.’ (f. copilot)”,”BIOx-032-FMB” “MAROCCO-STUARDI Donatella”,”Libertà religiosa e autorità dello Stato negli Usa. Le contrastanti interpretazioni del Primo Emendamento nelle senteze della Corte Suprema relative al sistema scolastico americano.”,”D. Morocco Stuardi (Torino, 1948) laureata in scienze politiche, è stata contrattista presso la cattedra di filosofia della politica della Facoltà di Scienze politiche dell’Univ. di Torino I. Si è occupata di problemi attinenti al rapporto tra autorità dello Stato e libertà della società civile. Alcuni casi discussi erano sui Testimoni di Geova.”,”USAG-002-FMB” “MAROCCO-STUARDI Donatella”,”La ‘République’ di Jean Bodin. Sovranità, governo, giustizia.”,”Donatella Marocco Stuardi (Torino, 1948) è ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Politici di Torino e docente di Storia del pensiero politico medievale all’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Alcuino di York nella tradizione deli ‘specula principis” (1999) oltre al saggio ‘Sovrano e governo nel pensiero di Marsilio da Padova compreso nel primo volume della raccolta di ‘Studi politici in onore di Luigi Firpo’ (1990)”,”DIRx-005-FMB” “MARONGIU Gianni”,”Luigi Einaudi.”,”MARONGIU Gianni (Torino 1937, vive a Genova dal 1938). E’ avvocato e docente universitario di diritto tributario.”,”BIOx-246″ “MARONGIU Gianni”,”Storia del fisco in Italia. Volume I. La politica fiscale della Destra storica (1861-1876).”,”Gianni Marongiu (Torino, 1937) è ordinario di Diritto tributario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova. Dal 1992 è incaricato dello stesso insegnamento anche alla Bocconi di MIlano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Alle radici dell’ordinamento tributario italiano’ (Cedam, Padova; 1988). La tassa sul macinato. Le violente e localizzate ribellioni al tributo: le loro ragioni e la loro valutazione (pag 253-255) ‘Scrisse Rosselli «Nei tumulti del gennaio 1869 (133) bisogna ravvisare l’ultimo tentativo reazionario compiuto dai sostenitori dei cessati regimi; il primo sfogo del malcontento nelle masse rurali nel nord e centro d’Italia; la prima occasione nella quale le sfere ufficiali si accorgono dell’esistenza di un problema sociale; la prima grossa paura che li coglie a tale riguardo; la prova dell’insignificante sviluppo della propaganda bakuninista in Italia, ma nello stesso tempo della esistenza di molti elementi e di molte circostanze favorevoli a tale sviluppo; la dimostrazione di una relativa maturità dell’elemento operaio e artigiano”” (134). Queste considerazioni conclusive svolgeva più di sessant’anni fa (135) Nello Rosselli e non pare che, al riguardo, oggi l’indagine ed il dibattito risultino arricchiti di nuovi elementi. Chi dal volume di Rosselli «ha tratto parecchie delle notizie esposte» rileva infatti che «manca ancora uno studio approfondito e condotto sui documenti del tempo che permetta di trar delle conclusioni sicure sul carattere del movimento» (136). Comparvero cartelli inequivocabili («Viva il governo austriaco!», «Viva il papa!», «Viva la religione!», «Viva Francesco V!» (137) e fu «dunque molto ovvio concludere che per produrre torbidi nell’Emilia si richiedette il concorso di speciali cause politiche» (138). (…) [N]on si dimentichi che la tassa, come ho ricordato e come altri ha efficacemente e diffusamente scritto, «non incise solo sui consumi delle masse popolari, ma toccò anche l’interesse dei mugnai e dei proprietari dei mulini che furono i suoi veri, tenaci ed irriducibili avversari» (141)’ [(pag 253-255) [(133) Scoppiati il 26 dicembre 1868, verso il 15 gennaio 1869 i tumulti cominciarono a declinare e l’ordine si andò ristabilendo: per la loro descrizione si veda N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., pp. 201 sgg., e GH. Marongiu, ‘Alle radici’, cit, pp. 418, sgg.; (134) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., pp. 213 e 216; (135) Su ‘Mazzini e Bakunin’ si veda la prefazione di Leo Valiani alla citata edizione einaudiana del 1967; (136) E. Sereni, ‘Il capitalismo nelle campagne (1860-1900)’, Einaudi, Torino, 1980, p. 89; (137) Cfr. N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., p. 204; E. Sereni, ‘Il capitalismo…’, cit., p. 91; (138) Così ad esempio, “”Il Corriere Mercantile”” del 6-7 gennaio 1869, in G. Ratti, ‘Il Corriere Mercantile di Genova dall’unità al fascismo’, Guanda, Parma, 1973, p. 58; sulla natura “”politica, tutta politica dei tumulti”” si veda anche R. Bonghi, in “”Nuova Antologia””, vol. 10, gennaio 1869, e ivi le ragioni di tale suo convincimento]”,”ITAE-411″ “MARONGIU Gianni”,”Storia del fisco in Italia. Volume II. La politica fiscale della Sinistra storica (1876-1896).”,”Gianni Marongiu (Torino, 1937) è ordinario di Diritto tributario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova. Dal 1992 è incaricato dello stesso insegnamento anche alla Bocconi di MIlano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘I fondamenti costituzionali dell’imposizione tributaria. Profili storici e giuridici’ (Giappichelli, Torino, 1991). Contiene tra l’altro: – La guerra commerciale con la Francia – L’ autonomismo lombardo – La nascita della Banca d’ Italia – La negata repressione del movimento dei Fasci siciliani, 1893 – L’affare della Banca Romana e la caduta del governo Giolitti – La sconfitta di Adua e la caduta di Crispi”,”ITAE-412″ “MAROTTA Giuseppe”,”L’oro di Napoli.”,”MAROTTA Giuseppe “”Fatalmente riproduceva, intorno a sé, la miseria e il dolore delle Fontanelle. In due anni don Salvatore si ridusse agli ultimi spiccioli, della propria salute e del gruzzoletto nella scarpa. “”Mangia tu”” diceva spingendo veros il nipote lo scarso cibo. “”Non ho fame”” replicava Luigi con sorda ostinazione, la fronte sbarrata e gli occhi ardenti del guerriero che o prevale o muore. Era un duello fondamentale e a suo modo tragico, di istinti, l’amore del nonno contro la cavalleria del nipote.”” (pag 121)”,”VARx-461″ “MAROTTA Giuseppe”,”A Milano non fa freddo.”,”MAROTTA Giuseppe (1902-1963) dopo aver lavorato come giornalista si è affermato come scrittore nel dopoguerra. Ha scritto anche per il teatro e il cinema. Tra le sue opere ‘L’oro di Napoli’, ‘Gli alunni del sole’, ‘Coraggio, guardiamo’, ‘Le milanesi’.”,”VARx-521″ “MAROTTA Giuseppe”,”A Milano non fa freddo.”,”””Tutte le città del Nord dovrebbero avere, in qualche loro spaziosa e nitida piazza, un monumento alla Primavera. Milano dia l’esempio: ci sono scultori, c’è marmo, c’è denaro, è maggio, che si aspetta? Qui l’inverno se ne sta per cinque mesi a gambe larghe sulla pianura, torvo, mascelle contratte, spalle e braccia da muscoli duri e lisci come sassi di torrente, che razza di campione”” (pag 99)”,”VARx-006-FV” “MAROTTI Claudio BENVENUTO Giorgio”,”Giuseppe Di Vittorio. Una storia di vita essenziale, attuale, necessaria.”,”Giorgio Benvenuto, ‘Una storia di vita’ Claudio Marotti, ‘Il percorso della storia – Di Vittorio e le origini del movimento sindacale – I tempi del rivoluzionarismo – Caratterizzazione del sindacato e Di Vittorio – Giuseppe Di Vittorio e fine di una storia, Claudio Marotti, sociologo ha recentemente pubblicato ‘Le specificità del movimento sindacale italiano. La “”riforma”” organizzativa della Federazione unitaria’ (Morlacchi, Perugia, 2006); ‘Giuseppe Di Vittorio, L’uomo, la storia, il pensiero’, Edizioni Sudest, Manfredonia, 2008; ‘La questione giovanile nella società moderna’, 2012. Si parla più dell’attività dell’opera di Di Vittorio nel sindacato che non nel Pci Paragrafo 5.3. ‘Sindacalismo rivoluzionario e Di Vittorio’ (pag 136-143)”,”SIND-187″ “MARQUARD Odo MELLONI Alberto”,”La storia che giudica, la storia che assolve.”,”Odo Marquard, emerito della Justus-Liebig-Universität di Giessen, è uno dei più autorevoli filosofi contemporanei, al confine tra estetica, teologia e storia. Vincitore di numerosi premi, è stato presidente della Società Tedesca di Filosofia. Albero Melloni insegna Storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia. É segretario della fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII.”,”STOx-081-FL” “MARQUEZ GUERRERO Enrique”,”Los origenes individualistas del socialismo revolucionario. Genealogia fundadores propagacion.”,”””Esa popularidad fué disipándose bajo el reinado de Napoleón III, etnre los obreros de Paris. Para atraer a éstos, el gobierno imperial subvencionó el viaje de algunos de ellos para visitar la exposición de Londres en 1862. Fundada la Asociación Internacional de trabajadores en 1864, el Imperio quiso encontrar un apoyo en ella para luchar con la burguesía liberal, realizando la misma maniobra para lo cual pretendió Bismarck utilizar a Lassalle en Prusia, reproducción del viejo apoyo popular a las Monarquías para luchar con el feudalismo. Al efecto, el Ministro del Interior, Rouher, consistió en dejar entrar en Francia un manifiesto, siempre que contuviera algunas expresiones de afecto al Emperador, “”que tanto había hecho por las clases obreras””.”” (pag 93) Critica del socialismo da parte di un autore difensore del cristianesimo e della Chiesa cattolica.”,”SOCx-159″ “MARQUEZ Gabriel García”,”Dell’amore e di altri demoni.”,”””Il quartiere degli schiavi, proprio ai margini della maremma, rabbrividiva della sua miseria. Nelle capanne d’argilla dai tetti di palma si conviveva insieme agli uccellacci e ai maiali, e i bambini bevevano dalla palude della strada. Tuttavia, era il quartiere più allegro, con colori intensi e voci raggianti, e più ancora all’imbrunire, quando tiravano fuori le seggiole per godersi il fresco in mezzo alla via. Il parroco spartì i dolci fra i bambini della maremma, e se ne tenne tre per la sua cena”” (pag 184)”,”VARx-007-FGB” “MARRA Realino”,”La libertà degli ultimi uomini. Studi sul pensiero giuridico di Max Weber.”,”Dono di Mario Caprini Liberalismo nazionale e sociale di Weber “”L’introduzione nelle campagne del capitalismo e dell’economia monetaria fa venire meno l’antica comunità di interessi tra contadini ed il signore, trasforma i primi (considerati da Weber – nella scia di un’importante tradizione – fondamentali sul piano economico e su quello sociale per l’esistenza della nazione) in proletariato rurale. Distrugge infine un’organizzazione patriarcale che, sotto la copertura dei rapporti signorili, aveva consentito la sopravvivenza di un’economia incentrata sul villaggio e regolata da principi cooperativi e ugualitari: seppellisce in definitiva i resti della antica libertà delle popolazioni germaniche vagheggiata da Justus Möser, dai fratelli Grimm, da Georg Waitz. E a questo riguardo non ho dubbi che quando Weber nella famosa conclusione della ‘Protestantische Ethik’ s’interroga sul futuro, e su una improbabile rinascita di antichi principi e ideali, egli sta pensando anche e soprattutto alla ‘Hufenverfassung’ germanica. La ‘Hufenverfassung’ è il mondo di relazioni ancora umane, nelle quali il lavoro acquista valore in rapporto all’individuo e non separato da esso. È stata l’organizzazione sociale fondata su valori di uguaglianza, e nella quale anche i rapporti signorili che, con il feudalesimo, si erano sovrapposti ad essa, erano restati relazioni personali, subordinate al rispetto di principi etici. Ha rappresentato infine la dimensione dell’uomo che crea con gli altri l’istituzione e la regola, e che per questo non le subisce; il regno della comunità che riempie di senso l’esistenza e assicura all’individuo sostegno e protezione. Il Weber maturo è consapevole che con il capitalismo, la divisione in classi, la spersonalizzazione delle relazioni economiche e politiche, è ormai un’illusione pensare di ricostruire un ordine simile. Ma a quest’immagine ideale del passato della nazione tedesca Weber non rinuncerà mai; e costituirà soprattutto il sottinteso termine di confronto di molte sua analisi sul mondo moderno”” (pag 126-127) [Realino Marra, La libertà degli ultimi uomini. Studi sul pensiero giuridico di Max Weber, Giappichelli, Torino, 1995]”,”WEBx-031″ “MARRAMA Vittorio”,”Programmazione e sviluppo in Unione Sovietica.”,”Vittorio Marrama, nato nel 1914, è morto a Londra il 28/12/1982. poche settimane dopo aver terminato il presente volume. Professore di Economia politica all’Università di Roma, ha lasciato numerose opere sull’economia Keynesiana, l’economia politica, i problemi del sottosviluppo. Il suo interesse si è altresì rivolto ai problemi economici dei paesi socialisti. In edizione Boringhieri: Saggio sullo sviluppo economico dei paesi arretrati e in collaborazione con Alberto Pera e Pietro Puccinelli, Rapporto economico sulla Cina.”,”RUSU-039-FL” “MARRAMAO Giacomo”,”Marxismo e revisionismo in Italia. Dalla ‘Critica sociale’ al dibattito sul leninismo.”,”Titolo appendice: ”Critica sociale’ tra revisionismo e analisi sociologica nel periodo della Seconda Internazionale’. Giacomo MARRAMAO è nato nel 1946. HYa svolto i suoi studi universitari a Firenze dove ha discusso con Eugenio Garin la sua tesi in filosofia. Ha collaborato a varie riviste (‘Giornale critico della Filosofia italiana’, ‘Critica marxista’, ecc.). Lavora attualmente (1971) come ricercatore presso l’ ‘Institut für Politik-wissenschaft’ di Francoforte sul Meno.”,”MITS-072″ “MARRAMAO Giacomo”,”Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione.”,”Giacomo Marramao è ordinario di filosofia politica all’Università di Roma III, direttore della Fondazione Basso e membro del Collège International de Philosophie (Paris). Polany sul presunto ‘grave errore’ di Marx. “”Ma accantoniamo per il momento la distinzione tra razionalità e normatività, prendendo in esame il modo in cui Polanyi affronta un ‘topos’ della filosofia e delle scienze sociali del Novecento: il parallelo tra Karl Marx e Marx Weber. Il limite di Marx consiste a suo avviso nella mancata avvertenza che la dominanza dell’economico si dà soltanto nella società capitalistica. In una sezione della raccolta curata nel 1968 da George Dalton ‘Primitive, Archaic and Modern Economies’, significativamente intitolata ‘Economia e società’, Polanyi scrive: “”La scoperta dell’importanza dell’economico nell’ambito di un’economia di mercato lo indusse [K. Marx] a sopravvalutare l’influenza del fattore economico in generale, in tutti i tempi e luoghi. Questo si rivelò un grave errore””. Se questo fu il grave errore di Marx, in che cosa consiste invece per Polanyi il limite di Weber? La risposta è oltremodo significativa: il limite di Weber consiste nel guardare all’economico attraverso gli occhiali che gli erano stati forniti proprio da Marx. Nessun intento denigratorio in questa individuazione del limite: Weber, infatti, condivide la suggestione marxiana con i maggiori scienziati sociali non marxisti del suo tempo: da Ferdinand Tönnies a Werner Sombart, da Franz Oppenheimer a Carl Lamprecht. Solo che quel condizionamento ha in lui un esito paradossale. Weber accetta, almeno sul piano euristico, il primato dell’economico; ma, essendo convinto della superiorità del sistema di mercato, il suo atteggiamento non sarebbe marxista bensì “”mercatista””. Paradossalmente, dunque, il “”mercatismo”” di Weber discenderebbe per via diretta dalla descrizione del capitalismo fornita da Marx. Di qui – precisa Polanyi – l’insopprimibile ambiguità della nozione weberiana di “”economico””, segnata da un’oscillazione irrisolta tra significato sostanziale e significato formale di “”economico””.”” (pag 153-154) [Giacomo Marramao, Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, 2003] Karl Paul Polanyi (Vienna, 25 ottobre 1886 – Pickering, 23 aprile 1964) è stato un sociologo, filosofo ed economista ungherese. È noto per la sua critica della società di mercato espressa nel suo lavoro principale La grande trasformazione. Viene inoltre ricordato per l’importante contributo dato all’antropologia economica e alla filosofia della condivisione[1]. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 La gioventù in Ungheria 1.2 Il periodo viennese 2 Gli Stati Uniti 3 Il pensiero 4 Attualità di Karl Polanyi 5 Note 6 Bibliografia 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] La gioventù in Ungheria [modifica] Karl Polanyi, fratello del chimico e filosofo Michael Polanyi, nasce nella capitale dell’Impero Austroungarico in una famiglia di ottima posizione sociale. Nel 1905, all’età di 19 anni, la morte del padre lo getta improvvisamente nella miseria, e deve lavorare come tutore per aiutare la famiglia. Nel 1909 si laurea in giurisprudenza all’Università di Cluj, benché avesse seguito corsi sia a Budapest che a Vienna. A Budapest cerca di difendere il professor Gyula Pickler da un’aggressione effettuata da studenti reazionari, ma sia il docente, considerato troppo liberale, che il giovane Karl, vengono allontanati dall’ateneo. Si associa al “”Circolo Galilei”” (Galilei Kor) di Budapest, di cui diverrà presto direttore e nel 1914 ed è tra i cofondatori del Partito Radicale Ungherese, di cui sarà segretario. Il Circolo diviene presto uno strumento culturale molto importante: i numerosi (e spesso poveri) studenti ebrei e non solo, avevano la possibilità di accedere a corsi e conferenze. Furono invitati György Lukács, Karl Mannheim, Werner Sombart e molti altri. Negli stessi anni Polanyi si associa alla massoneria e serve nell’esercito austroungarico nella prima guerra mondiale. Ferito, ritorna in Ungheria nel 1919, dove diventa giornalista. Appoggia, per la breve stagione restante fino alla fine di marzo del 1919, il governo di Mihály Károlyi, fino a quando questo non è rovesciato da Béla Kun, che instaura la Repubblica Sovietica Ungherese, e Karl Polanyi emigra a Vienna. Il periodo viennese [modifica] A Vienna tra il ’24 e il ’33 fa il giornalista e collabora come commentatore politico ed economico – tra le altre – con la prestigiosa testata Der Oesterreichische Volkswirt. Inizia a criticare la Scuola Austriaca di economia, che considera astratta e lontana dalla realtà; mostra interesse per il socialismo fabiano e per il socialismo cristiano (pur essendo massone e di origini ebraiche). Discute con Ludwig von Mises e conosce Peter Drucker, il futuro teorico del management, sul quale lascia un’impressione profonda. Gli Stati Uniti [modifica] Oppositore esplicito del nazismo, nel 1933 emigra negli Stati Uniti, accolto da Drucker e dall’economista istituzionalista John Maurice Clark. Per sbarcare il lunario dà lezioni serali di storia economica, i cui appunti diventeranno, riorganizzati e messi in una forma compiuta, la base principale per La grande trasformazione, testo che inizia a scrivere nel 1940 quando va nel Vermont per insegnare al Bennington College. Pubblicato nel 1944, La grande trasformazione, nel quale egli descrive il processo di enclosure (privatizzazione delle terre comuni attraverso la recinzione) e la creazione del sistema economico moderno all’inizio del XIX secolo, ebbe un grande successo. Dopo la seconda guerra mondiale Karl Polanyi è chiamato ad insegnare alla Columbia University, dove resterà dal 1947 al 1953. La passata appartenenza della moglie Ilona Duczynska al Partito Comunista sarà tuttavia fonte di problemi nell’ottenimento dei visti per lei, e la coppia si trasferirà in Canada, dal quale Karl pendolerà verso New York. Nel 1950 riceve un finanziamento dalla Fondazione Ford per uno studio sui sistemi economici degli antichi imperi. Il materiale dei suoi seminari alla Columbia University e i risultati di questi studi diverranno la base per un suo ulteriore libro, uscito nel 1957, sull’economia degli antichi imperi. Il pensiero [modifica] La tesi fondamentale di Polanyi riguarda la negazione della “”naturalità”” della società di mercato, ritenuta piuttosto un’anomalia nella storia della società umana (che lo porta a rifiutare l’identificazione dell’economia umana con la sua forma mercantile) e il concetto normativo di embeddedness. L’economia non è avulsa dalla società, ma non può che essere embedded, vale a dire integrata, radicata proprio all’interno della società. Esistono infatti tre forme di integrazione dell’economia nella società: la reciprocità, la redistribuzione e lo scambio di mercato. Il concetto di reciprocità, in Polanyi deriva da quello studiato da Marcel Mauss, in quanto essa si basa sulla logica del dono. Negli scambi regolati dalla reciprocità, infatti, assumono decisamente più valore gli individui e soprattutto le relazioni, i legami che derivano dallo scambio rispetto all’effettivo bene oggetto di dono. La seconda forma di integrazione è la redistribuzione: in questo caso si presuppone l’esistenza di un organo centrale da cui dipende un sistema di distribuzione collettiva. In altre parole, si producono beni e servizi che vengono poi trasferiti a questo centro, e successivamente distribuiti alla collettività. La terza forma di integrazione, che è anche oggetto delle critiche più radicali da parte dell’economista, è lo scambio di mercato. Si tratta di un sistema complesso nel quale tutto tende ad essere scambiato e quindi tutto subisce continua fluttuazioni e regole mutevoli. La “”società di mercato”” (la società in cui “”tutto è mercato””), contraddistinta dalla presenza di una Alta Finanza, consiste proprio nella riduzione di tutto – natura, lavoro, denaro – a merce, di modo che la dimensione mercantile, che in altre epoche e società era solo una componente spesso marginale dell’attività economica, diventa predominante, fino al punto di piegare tutte le attività sociali, la forma stessa della società, alle esigenze dei mercati. La predominanza degli scambi commerciali a distanza, e dunque la predominanza della dimensione finanziaria che tali tipi di scambi richiedono, può essere considerata la sua definizione del Capitalismo. Polanyi contrappone alle aride logiche di mercato, una logica di distribuzione di beni basata sulla reciprocità, che si fonda sullo scambio dei beni basato sull’aspettativa di ricevere altri beni in modi stabiliti. Questa forma di economia si osserva in molte società “”semplici””. A differenza della maggior parte degli economisti che lo hanno preceduto, Karl Polanyi non considera la reciprocità, la redistribuzione e lo scambio di mercato come susseguentisi a livello temporale, vale a dire che in epoca più antica vigeva la reciprocità e via via le altre forme, ma le tre modalità di scambio economico possono coesistere. Polanyi ha anche elaborato una sua interpretazione originale della connessione fra la crisi del 1929 e i rapporti socio-economici, che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale. Attualità di Karl Polanyi [modifica] Si assiste oggi ad un rinnovato interesse per il pensiero filosofico, economico, antropologico e sociologico di Karl Polanyi. A lui si rivolgono molti studiosi delle fenomenologie sociali contemporanee, quali la globalizzazione e le sue conseguenze. L’interesse per Karl Polanyi è centrale in genere per coloro che non ritengono l’economia un’attività separabile ed isolabile dal resto delle attività umane, e non credono nelle virtù autoregolatrici del mercato. Tra le correnti di pensiero economico odierne, la scuola regolazionista francese (nella quale è lecito annoverare Jean-Paul Fitoussi); l’economista di Princeton Paul Krugman, autore di molti lavori sulle crisi che accompagnano la globalizzazione e premio nobel per l’economia nel 2008; l’economista indiano Prem Shankar Jha, che nel suo ponderoso Il caos prossimo venturo rivolge la sua attenzione a lui, oltre che a Fernand Braudel, Giovanni Arrighi, Eric Hobsbawm, Joseph Schumpeter, nella sua inquieta analisi del significato delle ricorrenti crisi finanziarie e politiche del mondo attuale globalizzato. Il pensiero di Karl Polanyi è stato fondamentale anche nell’avvio della Nuova Sociologia Economica, fondata da Mark Granovetter che riprende proprio il concetto polanyiano di embeddedness, di radicamento dell’economia nella società. Grazie a questi studi sono state analizzate molte forme di scambio “”non economico”” che avvengono nella nostra società contemporanea, come ad esempio il volontariato, le economie informali ecc. Note [modifica] 1.^ Oltre al lavoro curato con C. M. Arensberg e H. W. Pearson, Trade and Market in the Early Empires, Glencoe, 1957 e al postumo Dahomey and The Slave Trade: An Analysis of an Archaic Economy, in collaborazione con A. Rotstein, Seattle (Wash.), 1966, cfr. l’importante raccolta curata da G. Dalton, Primitive, Archaic, and Modern Economies: Essays of Karl Polanyi, Garden City (N.Y.), 1967. Bibliografia [modifica] La libertà in una società complessa (1922-1940), Bollati Boringhieri, Torino 1987. Europa 1937. Guerre esterne e guerre civili (1937), Donzelli, Roma 1995. Cronache della grande trasformazione (1937-38), Einaudi, Torino 1993. La grande trasformazione (1944), Einaudi, Torino 1974. Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria (1957), con Conrad M. Arensberg e Anne Pearson, Einaudi, Torino 1978. Il Dahomey e la tratta degli schiavi. Analisi di un’economia arcaica (1966), con Abraham Rotstein, Einaudi, Torino 1987. Economie primitive, arcaiche e moderne (1968), Einaudi, Torino 1980. La sussistenza dell’uomo. Il ruolo dell’economia nelle società antiche (1977), Einaudi, Torino 1983. Voci correlate [modifica]”,”TEOP-268″ “MARRAMAO Giacomo”,”Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. E’ redattore di Problemi del Socialismo. (1979) Nazionalbolscevismo (pag 83) “”Per afferrare la portata di questi sviluppi del dibattito sul destino del capitalismo occorrerà adesso innanzitutto esaminare le discriminanti interne al “”radicalismo di sinistra”” nella congiuntura – già in parte delineata attraverso la polemica tra Kautsky e Rosa Luxemburg – della seconda fase. In un volume del 1914 sullo sciopero politico Heinrich Laufenberg (12) – che più tardi diventerà, insieme a Wolffheim, ‘leader’ e teorico del “”nazionalboscevismo”” -, nel compiere un bilancio della ‘Massenstreikdebatte’ condotta dalla sinistra radicale, affermava che lo sciopero di massa era l’effetto organico di una determinata epoca sociale, caratterizzata dalla fase imperialistica del capitalismo. Ma se su questa affermazione generale, in cui erano usati come sinonimi “”imperialismo”” e “”attualità della rivoluzione””, si trovavano consenzienti tutti i ‘Linksradikalen’ (che proprio su di essa basarono la loro iniziale adesione a Lenin), non altrettanto può dirsi delle conseguenze che da essa venivano tratte in termini di analisi delle contraddizioni oggettive del capitalismo. In realtà i corollari di questo teorema erano ben lungi dall’essere scontati all’interno della sinistra mitteleuropea; e, come vedremo, non si omologheranno neppure nell’ambito dei ‘Linkskommunismus’, allorché si renderà organizzativamente autonomo, staccandosi dal Partito comunista. E’ significativo in tal senso; come già nella polemica che li vede accomunati contro Kautsky si profili una divaricazione tra la Luxemburg e Pannekoek”” (pag 83) La Prima guerra mondiale, Spd, Kautsky e la teoria dell’ ultraimperialismo “”In effetti nell’arco di anni 1912-1917, il motivo unificante tra la posizione di Lenin e quella dei “”radicali”” c’era, ed appariva, oltre che concreto, vistoso: esso riguardava cioè l’atteggiamento nei confronti della guerra imperialistica. Tra il 1911 e il 1914 Kautsky definisce e porta a compimento la sua concezione dell’ ultraimperialismo, riposante sulla presunta contraddizione tra capitale finanziario, che sarebbe il vero e proprio soggetto e protagonista della politica imperialistica, e capitale industriale, che avrebbe invece una vocazione innata alla distensione e alla coesistenza pacifica, potendosi espandere solo con un armonico allargamento dei mercati basato sul libero commercio: da quest’ultimo settore proverrebbero dunque per Kautsky le spinte positive all’intesa internazionale e alla pace. In base a questa analisi egli traeva la conclusione circa la possibilità di rompere il fronte borghese, promuovendo un’alleanza con i settori progressisti della borghesia, che erano appunto quelli che rappresentavano il capitale industriale (20). Ragion per cui, in seconda istanza, Kautsky prevedeva che, una volta battuto il militarismo nazionalista e imperialista, sostenuto dalla ‘clique’ di depredatori del capitale finanziario, vi sarebbe stato un passaggio dalla concorrenza inter-imperialistica (ossia da quella tensione conflittuale che rischia permanentemente di sfociare in guerra aperta) a una nuova forma di organizzazione internazionale della produzione capitalistica, che potremmo definire come una sorta di cartellizzazione degli Stati (21). Quando al Congresso di Chemnitz della SPD (1912) il presidente del partito Haase, Ledebour, Bernstein e lo stesso Liebknecht (che invece, il 2 dicembre 1915, assumerà una posizione radicale, rompendo la disciplina di partito con il voto personale contro il rinnovo dei crediti di guerra, e si procurerà in tal modo l’espulsione dal gruppo parlamentare) aderirono a questo punto di vista di Kautsky (il congresso, infatti, si concluse con una risoluzione a favore della pace, dell’intesa fra le nazioni, del disarmo e del libero commercio), Pannekoek – dimostrando notevole acutezza e lungimiranza politica – non esiterà a definire illusorie le speranze kautskiane e ribadirà che l’unica via d’uscita era quella della rivoluzione finale gestita in prima persona degli operai (22). In tal modo egli anticipava di tre anni la posizione di Karl Liebknecht, che definirà “”utopistica”” la lotta di Kautsky contro la “”tregua interna””, voluta dai maggioritari che avevano votato i crediti di guerra, per arrivare ad una pace senza annessioni e ad una situazione di maggiore agibilità democratica per il proletariato. La guerra diventa così il momento della verità nel confronto politico tra la linea moderata e opportunistica della socialdemocrazia e la linea rivoluzionaria, ed è quindi l’atteggiamento pratico nei confronti di essa a tracciare lo spartiacque tra destra riformista e ‘Linksradikalen'”” [Giacomo Marramao, Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta, Bari, 1979] [(20) Detto per inciso, questa posizione rappresentava una revisione totale (introdotta senza alcuna verifica o rimessa in discussione dei suoi precedenti postulati) dell’ipotesi della bipolarizzazione tendenziale della struttura di classe sostenuta da Kautsky stesso pochi anni prima in ‘Der Weg zur Macht’, 1909; (21) Per gli sviluppi della teoria kautskiana dell'””ultraimperialismo”” cfr. ‘Der erste Mai und der Kampf gegen den Militarismus’, in “”Die Neue Zeit””, Jg. XXX, 1911-1912, Bd. 2, pp. 107-8, e ‘Der Imperialismus’, ivi, Jg XXXII, 1913-1914, Bd 2, pp. 920-1; (22) Cfr. Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Spd’ 1912, Berlin 1912, p. 423] (pag 87-88) Saggi sulla teoria delle crisi e del crollo (Grossmann) (pag 97)”,”TEOC-667″ “MARRAMAO Giacomo”,”Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. É redattore di Problemi del Socialismo.”,”TEOC-050-FL” “MARRAMAO Giacomo”,”Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo.”,”Le vicende della Opposizione di sinistra in Austria Opuscolo pubblicato da Bauer con lo pseudonimo di Heinrich Weber: ‘Die russische Revolution und das europäische Proletariat’, Wien, 1917 Austro-marxismo come esempio di contatti tra marxismo e grande cultura europea (pag 253) “”Prima dello scoppio del conflitto mondiale, l’opposizione di sinistra all’interno della socialdemocrazia austriaca poteva contare soltanto sul ristretto numero di militanti che si raccoglieva attorno al circolo «Karl Marx». Del circolo facevano parte, oltre a Friedrich Adler (il quale, nell’imminenza della guerra, aveva incominciato ad animare – in polemica con il padre Victor – un’intensa campagna contro la politica di tregua), Gabriele Proft, Robert Dannenberg, Marx Adler, Therese Schlesinger, Leopold Winarski, Anna Strömer-Hornik e Franz Koritsschoner (nipote di Rudolf Hilferding e futuro fondatore del partito comunista austriaco) (13). Tuttavia, come ricorderà molti anni più tardi Trostki nella sua autobiografia (14), fino al cosiddetto «congresso mancato» di Vienna (il congresso dell’Internazionale che avrebbe dovuto aver luogo nell’estate del 1914) le posizioni complessive del partito austriaco non si distinguevano in modo rilevante da quelle della socialdemocrazia tedesca (15). In effetti l’opposizione di sinistra incominciò ad assumere una chiara fisionomia soltanto nel corso del 1915, sotto l’impressione suscitata dal crollo della II Internazionale, dalla decisa opposizione di Karl Liebknecht al rinnovo dei crediti di guerra e dalla Conferenza di Zimmerwald. Il 3 dicembre dello stesso anno, la minoranza austriaca rendeva nota la propria adesione ai principi zimmerwaldiani con il ‘Manifesto degli internazionalisti d’Austria agli internazionalisti di tutti i paesi’ – che suscitò una notevole eco nel movimento operaio internazionale e venne riprodotto contemporaneamente su diversi giornali -, per ribadirla con forza l’anno successivo alla Reichskonferenz della socialdemocrazia austriaca (25-27 marzo 1916) (16). In questa occasione – nella quale la sinistra usciva per la prima volta allo scoperto con una piattaforma autonomamente definita – Friedrich Adler prese la parola contro la politica “”socialpatriottica”” perseguita dal padre (che ancora rimaneva il leader indiscusso del partito) e polemizzò violentemente con Karl Renner, la cui linea puntava a un recupero, entro un processo di «democratizzazione», della cornice plurinazionale dello Stato asburgico (17). Nonostante la portata dello sforzo, la Reichskonferenz si concluse per la sinistra con un insuccesso. E proprio da tale insuccesso, e dal naufragio dei successivi tentativi compiuti dalla sinistra con appelli rivolti all’indirizzo del partito e del Bureau socialista internazionale, Adler ne trasse il convincimento della necessità di un gesto clamoroso ed esemplare capace di infrangere la passività e la sclerosi di un partito che si era pericolosamente distaccato dalle masse in un momento in cui queste erano costrette a subire, accanto ai sacrifici provocati dalla guerra, il peso di una feroce repressione poliziesca. La vasta eco suscitata dal gesto di Adler nel movimento operaio internazionale, le innumerevoli polemiche che ne seguirono sul “”terrorismo politico”” e sulle condizioni di legittimità del ricorso ad esso in situazione critica, sono cose ormai fin troppo note e studiate perché occorra ancora soffermarvisi (18)”” (pag 244-245) [(13) Cfr. J. Braunthal, ‘Victor und Friedrich Adler. Zwei Generation Arbeiterbewegung’, Wien, 1965, pp. 218 sgg.; (14) Cfr. L. Trotsky, ‘La mia vita’, Milano, 1933, pp. 177 sgg.; (15) J. Braunthal, ‘Victor und Friedrich Adler. Zwei Generationen Arbeiterbewegung’, Wien, 1965, pp. 218 sgg.; (16) Cfr. Brügel, ‘Geschichte’, cit., pp.255 sgg.; (17) Cfr. R.A. Kann, Karl Renner (december 14. 1870 – december 31, 1950) in “”Journal of Modern History””, 1951, pp. 244 sgg; J., Hannak, ‘Karl Renner und seine Zeit’, Wien, 1965; (18) Si veda al riguardo Collotti, ‘Introduzione’, cit.]”,”MAUx-042″ “MARRAMAO Giacomo”,”Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre.”,”H. Weber pseudonimo di Otto Bauer (v. indice) Bibliografia; Saggio introduttivo; Testi e documenti.”,”MAUx-001-FC” “MARRAMAO Giacomo”,”Materialismo storico e filosofia della storia (a proposito di alcune lettere di Croce a Gentile).”,”Alcune lettere sulla divergenza tra Croce e Antonio Labriola (‘divergenza grande rispetto alla ‘forma scientifica’ e quindi alla ‘portata teorica’ della dottrina’ (Croce)) (pag 95) “”Il socialismo è la sola soluzione possibile “”nell’ipotesi del progresso””: il che non esclude la possibilità del regresso e della stazionarietà”” (pag 98, Marramao)”,”CROx-001-FB” “MARRAMAO Giacomo; testi e documenti di Otto BAUER Max ADLER Rudolf HILFERDING”,”Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre.”,”H. Weber pseudonimo di Otto Bauer Paul Sering pseudonimo di R. Lowenthal Richard Kern pseudonimo di R. Hilferding Giacomo Marramao è professore emerito dell’Università di Roma Tre, presso cui ha insegnato Filosofia teoretica e Filosofia politica. Dirige la Fondazione Basso ed è membro del Collège International de Philosophie di Parigi. Tra i suoi saggi: L’ordine disincantato (1985), Minima temporalia. Tempo, spazio, esperienza (1990, n. ed. 2005), Kairós. Apologia del tempo debito (1992, n. ed. 2005), Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione (1994) e Contro il potere. Filosofia e scrittura (2011). Presso Bollati Boringhieri sono usciti Dopo il Leviatano. Individuo e comunità (2000, n. ed. 2013), Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo (2005), Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione (2003, n. ed. 2009), premio Pozzale-Luigi Russo, La passione del presente. Breve lessico della modernità-mondo (2008) e L’esperimento del mondo. Mistica e filosofia nell’arte di Fabio Mauri (2018).”,”MGEK-002-FF” “MARRAMAO Giacomo”,”Marxismo e revisionismo in Italia. Dalla ‘Critica sociale’ al dibattito sul leninismo.”,”Eugenio Di Carlo (pag 205-206) “”La dialettica è la condizione (formale) dell’intelligibilità del reale: essa ha pertanto, «il valore di concezione, più che suggerita, richiesta dalla esperienza» (127). Dunque, né generalizzazione induttiva (Croce) né legge a priori (Gentile), ma «esigenza che scaturisce dall’esperienza stessa, la quale vuol essere compresa da noi»; ‘la forma’, cioè, «entro la quale soltanto può la materia dell’esperienza diventare intelligibile» (128). Ed ecco spuntare la questione se questa forma debba essere ritenuta una necessità a priori o a posteriori rispetto al reale. Il problema era stato agitato da Eugenio Di Carlo (lo stesso che avanzerà, nel ’36, le prime obiezioni alla traduzione mondolfiana delle ‘Tesi su Feuerbach’) in un articolo del 1916 su ‘La dialettica engelsiana’ (129), in cui, la definizione della dialettica come condizione e forma dell’intelligibilità del reale veniva rovesciata nell’altra (ad essa simmetrica): il reale, la storia, non sono intelligibili se non attraverso la dialettica. «L’idea del Mondolfo – scriveva – sembra a noi n1971]on colga esattamente il pensiero dell’Engels relativo alla dialettica; ché, anzi, con l’ìntento di dare un significato ancora più profondo alla dialettica engelsiana, lo annebbii» (130). Secondo Di Carlo, la dialettica non sarebbe tanto condizione di intelligibilità, ma piuttosto la legge secondo cui si muoverebbe la realtà tutta. Nell”Antidühring non si contrappone al vecchio sistema metafisico un altro sistema, ma si dà un’esposizione più o meno connessa (zusammenhängende) del nuovo metodo. Marx ed Engels avrebbero applicato la dialettica – alla storia come alla natura – nelle forma autentica, non nella forma mistificata di Hegel (come è detto chiaramente nel ‘Ludovico Feuerbach’. La dialettica è dunque divenire – ma non basta: essa ha una legge specifica del suo movimento. Questa legge è la negazione della negazione (Di Carlo, tra l’altro espone la dinamica di questa legge nei termini più ortodossamente hegeliani: la sintesi non è un puro e semplice ritorno alla semplicità del cominciamento, ecc. ecc.). Per quanto riguarda poi l’affermazione di Engels secondo la quale della vecchia filosofia resterebbero soltanto la logica e la dialettica, Di Carlo non condivide l’interpretazione del Gentile della «logica» come «logica reale» (nel senso hegeliano), che fa tutt’uno con la dialettica, sostenendo che essa va intesa piuttosto come «logica formale». Rispetto al rapporto dialettica-scienze, Di Carlo stabilisce un paragone tra la visione engelsiana e quella di Spencer, nel senso della comune affermazione di una legge generale, che unifica tra loro e dirige (filo conduttore) tutti i vari settori della conoscenza”” (pag 265-266) [(127) MSFE, p. 61; (128) Ivi, p. 63 (MFSE: Mondolfo, Il materialismo storico in Federico Engels, La Nuova Italia, 1952)] [Giacomo Marramao, Marxismo e revisionismo in Italia, dalla “”Critica sociale”” al dibattito sul leninismo, De Donato, Bari] La critica di Di Carlo a Marx. Da Trecc: DI CARLO, Eugenio. – Nacque a Palermo il 21 genn. 1882, da Salvatore e da Rosa Caravella. Laureato in filosofia, iniziò l’insegnamento all’università di Camerino come titolare della cattedra di filosofia del diritto nel 1919: di qui passò successivamente a Macerata, Messina, Perugia e finalmente a Palermo ove rimase in ruolo dal 1936 al 1952. Rivestì incarichi di notevole prestigio: fu presidente dell’Accademia di scienze, lettere e arti di Palermo, direttore del Circolo giuridico dal 1942 al 1969, preside della facoltà di giurisprudenza all’università di Palermo dal 1950 al 1957, membro effettivo per sei anni del Consiglio superiore delle accademie e biblioteche e del Consiglio superiore degli archivi di Stato, consigliere di amministrazione dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma; fece parte infine della Consulta e in quell’assemblea partecipò alla redazione del progetto di statuto della regione siciliana. La posizione del D. rientra nell’ambito della tradizione cattolica, per la quale non esiste diritto che non sia diritto giusto e il diritto ingiusto è un “”non-diritto””. Evidenti sono quindi i richiami alle tematiche rosminiane (esaltazione della giustizia, l’innesto dei diritto sulla giustizia, giustizia come lume di ragione ecc.) e, in genere, a quell’atteggiamento aristotelico-tomistico (da ricordare il volume La filosofia giuridica e politica di s. Tommaso, Palermo 1945) riemerso nel pensiero giuridico italiano agli inizi del secolo, grazie ai contributi di F. B. Cicala, di G. Capograssi e, non ultimo, di F. Olgiati. Di qui il tentativo di restituire al diritto naturale il prestigio che gli compete e che taluni volevano negargli, e in questo il D. subì soprattutto l’influenza del Petrone, al quale dedicò un ampio saggio, L’opera filosofico-giuridica di Igino Petrone, in Saggi critici di filosofia del diritto, Palermo 1913, I, pp. 9-165. (….) Gli stessi criteri usò nello studio di Marx e del marxismo. Egli respinse la pretesa di considerare tutte le manifestazioni dello spirito meri fatti economici, pur riconoscendo l’importanza dell’ideale umano che, secondo Marx, vorrebbe moralizzare l’azione di classe promossa dal proletariato. La critica che il D. muove a Marx riguarda la nozione di homo oeconomicus in quanto ignora quei problemi che interessano la parte migliore dell’uomo stesso, il suo profondo bisogno di conoscere il perché delle cose, del mondo, della vita e della morte. La realtà non può quindi consistere solo nei rapporti di produzione e di scambio, ma vive in orizzonti più ampi e più liberi che superano gli angusti limiti delle concezioni materialistiche (Per l’interpretazione e la criticadi alcune dottrine del Marx e dell’Engels, Palermo 1914). Numerosi saggi dedicò il D. alla storia della sua isola, per dimostrare come nell’Ottocento non fosse rimasta estranea alla vita politica, sociale e culturale del resto d’Italia. Significativa in proposito la comunicazione da lui presentata al congresso siciliano di storia del Risorgimento, tenuto a Trapani nell’aprile del 1960, La letteratura in Sicilia nel periodo 1830-60, nella quale la tesi è dimostrata con abbondanti riferimenti e con numerosi esempi. Nel quadro di questi interessi risorgimentali si collocano le tante pagine da lui dedicate alle figure di Tommaseo, di Gioberti, di D’Azeglio, di Michele ed Emerico Amari, di Ventura, di altri personaggi dell’epoca. Di molti di essi il D. pubblicò lettere inedite che ne testimoniano l’opera patriottica e l’amore per la causa italiana. La concezione ch’egli ebbe della filosofia del diritto spiega il suo atteggiamento di fronte alla sociologia. Pur apprezzando i meriti di tale scienza, ch’egli definisce “”teoria della socialità, del sociale”” (La filosofia del diritto, p. 14), si oppose sempre all’identificazione e addirittura all’assorbimento in essa della filosofia del diritto. “”È estraneo alla sociologia la rivendicazione di ideali, giacché essa non è disciplina deontologica, ma disciplina che ha per oggetto la realtà sociale, ciò che è, non ciò che deve essere. La filosofia del diritto è propugnatrice di valori assoluti, quelli di giustizia: essa, quindi, non può essere sostituita dalla sociologia, che non implica valori ideali”” (ibid., pp. 16 s.). Appare facilmente, in conclusione, come il momento fondamentale dell’opera del D. è la convinzione che compito della filosofia del diritto sia quello di trattare “”del problema della giustizia, problema che a questa disciplina è sempre stato considerato come pertinente e che di essa disciplina è il problema precipuo, la sua ragion d’essere”” (ibid., p. 6). Mentre l’opera del giurista rimane circoscritta, “”essa non va per necessità di cose al di là di singole disposizioni”” (ibid., p. 38), il filosofo del diritto, potendo usufruire di criteri di valutazione, agisce e opera là dove il diritto positivo si ferma. Per questo l’azione della filosofia del diritto è indispensabile, per il D., in quanto il diritto positivo, se vuole ricercare la vera giustizia, deve necessariamente rifarsi ad essa: diversamente resta privo di sostegno e la sua giustificazione è solo e soltanto la forza (Forza e diritto, comunicazione tenuta alla Biblioteca filosofica di Palermo nelle sedute del 25 aprile e 2 maggio 1916, Palermo 1918). L’opera del D. è molto vasta: abbraccia problematiche non solo filosofiche, ma storiche, sociali, politiche, sociologiche e tutte le esamina alla luce dei principi di cui s’è detto. Ricevette numerose onorificenze, la qualifica di emerito e nel 1959 gli furono offerti due volumi di scritti, ai quali collaborarono estimatori ed amici, non solo italiani (Miscellanea di studi in onore di E. D., Trapani 1959). Il D. morì a Palermo il 19 genn. 1969. Tra gli scritti del D. vanno inoltre ricordati: Il diritto naturale secondo R. Ardigò e il positivismo italiano. Appunti critici, Palermo 1909; Dei nuovi metodi di interpretazione del diritto, ibid. 1919; I principî fondamentali della filosofia del diritto secondo il prof. Giovanni Gentile, in Il Circolo giuridico, LI (1920), pp. 7-17; Per la determinazione dei rapporti tra sociologia e filosofia del diritto, in Logos, III (1920), pp. 100-108; Intorno alla possibilità della filosofia del diritto, Palermo 1921; Una lettera inedita di V. Gioberti alp. L. Taparelli D’Azeglio, in Riv. di filosofia, XIV (1923), pp. 156-62; Diritto e forza, ibid., XVI (1925), pp. 33-38; Il diritto naturale nell’attuale fase del pensiero italiano, Perugia 1932; Lezioni di filosofia del diritto, Palermo 1937; Filosofia del diritto. La filosofia giuridica, sociale e politica di s. Tommaso d’Aquino, ibid. 1938; Filosofia del diritto, La filosofia del diritto nel suo svolgimento storico dai Greci fino a Kant incluso, ibid. 1939; Sostenitori e avversari del diritto naturale, in Il Circolo giuridico, n. s., XIII-XVII (1942-46), pp. 7-26; Ripresa antigiusnaturalistica, ibid., XXIX (1958), pp. 9-48; Dottrine, problemi e figure del Risorgimento italiano (Scritti vari), Palermo 1963. Bibl.: E. Brundy, L’idea del diritto nelle nuove correnti della filosofia giuridica in Italia, Napoli 1929, p. 187; G. Fassò, Sull’interpretazione di alcuni passi groziani, in Rivista internaz. di filosofia del diritto, IV (1951), pp. 753-61; G. D’Anna, Bibliografia di E. D., in Miscell. di studi in onore di E. D., Trapani 1959, pp. XVII-LXXX; E. Sciacca, Per una storia della cultura siciliana del Settecento, in Riv. intern. di filosofia del diritto, XXXIX (1962), pp. 661-73; G. Lumia, Diritto e società nel pensiero di E. D., in Studium, X (1962), pp. 738-48; A. Droetto, Istinto e ragione sociale in Grozio, in Riv. intern. di filosofia del diritto, XL (1963), pp. 586-607; R. Orecchia, La filosofia del diritto nelle università italiane. 1900-1965, Milano 1965, pp. 123-223 (con bibl.); G. D’Anna, E. D., in Rass. stor. del Risorg., LVI (1969), pp. 292 ss.”,”TEOC-021-FGB” “MARRAMAO Giacomo”,”Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. É redattore di Problemi del Socialismo. ‘Crollo o rivoluzione: una polemica tra Anton Pannekoek e Paul Mattick a proposito di Henryk Grossmann’ “”Protagonisti della polemica – che si svolge sulle colonne della «Rätekorrespondenz», l’organo teorico dei «comunisti dei consigli» – sono Anton Pannekoek e Paul Mattick. Nel suo intervento Pannekoek (34) rivolge a Grossmann – con maggiori pretese scientifico-economiche ma in modo assai meno articolato – una critica analoga a quella che Korsch aveva rivolto alla teoria della crisi nel suo complesso. Dopo aver preso le mosse dall’assunto che «la questione della necessità e inevitabilità del crollo capitalistico, e del modo in cui questo va inteso, è per la classe operaia, per la sua conoscenza e la sua tattica, la più importante di tutte le questioni» (35), finisce poi per affrontare il discorso di Grossmann con un approccio sostanzialmente esterno (36). Le critiche che Pannekoek rivolge a Grossmann sono in sostanza due: 1. quella di voler dedurre la fine del capitalismo «da un punto di vista puramente economico (‘rein wirtschftlich’)» (37), e quindi di concepire il crollo «indipendentemente dall’intervento umano» (38); 2. quella di ridurre la lotta di classe a un contesto «economicistico», di risolverla cioè nella lotta per il salario e la riduzione del tempo di lavoro (39). Egli veniva per questa via a liquidare in modo ancora più netto e radicale di Korsch, tutta la teoria del crollo, dalla Luxemburg a Grossmann, in quanto ancorata a una concezione deterministica e «borghese» della «necessità storica» (40). A ben guardare, però, Pannekoek poteva intanto rivolgere questa critica di «economicismo» a Grossmann, in quanto ‘era egli stesso legato a un concetto ristretto («borghese») di economia’. Su questo rilievo, per l’appunto, è imperniata l’importante anticritica di Mattick. Pannekoek, rileva Mattick, non è riuscito a cogliere il carattere ‘dialettico’ del procedimento di Grossmann, fondato su una base metodica schiettamente marxiana. Il metodo della critica dell’economia politica non mira alla descrizione storico-empirica dei processi reali, ma all’isolamento astrattivo (‘Isolierungsmethode’) di certi momenti fondamentali, in grado di definire l’insieme delle leggi di movimento della società capitalistica: «Neanche per Grossmann esistono problemi «puramente economici»; ciò non gli impedisce tuttavia, nella sua analisi della legge dell’accumulazione, di limitarsi ‘per ragioni metodiche’ alla definizione di presupposti puramente economici e di arrivare così a cogliere ‘teoricamente’ un punto-limite oggettivo del sistema. La ‘cognizione teorica’ che il sistema capitalistico deve, per le sue interne contraddizioni, andare necessariamente incontro al crollo ‘non induce affatto’ a ritenere che il ‘crollo reale’ sia un processo automatico, indipendente dagli uomini (41). Queste puntualizzazioni di Mattick sono di enorme importanza: non solo perché si oppongono a una tendenza generale del comunismo (e del socialismo) di sinistra, ma anche e soprattutto perché vanno, per l’ampiezza di respiro, al di là dei suoi ristretti confini teorico-politici e colgono, forse inconsapevolmente, una generale incapacità politica del marxismo europeo, riscontrabile nell’oscillazione tra una versione specultativa e una pragmatica del rapporto teoria-prassi”” (pag 133-134) [Giacomo Marramao, ‘Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta’, De Donato Editore, Bari, 1979] [(34) Cfr. Pannekoek, ‘Die Zusammerbruchstheorie des Kapitalismus’, in “”Rätekorrespondenz”” 1934, n. 1, ristampato in ‘Korsch-Mattick-Pannekoek, ‘Die Zusammerbruchstheorie des Kapitalismus oder revolutionäres Subjetkt’, cit., pp. 20 ss; (35) Ivi, p. 20; (36) Pannekoek ripropone acriticamente l’obiezione che è stata rivolta a Grossmann da molti “”economisti di professione””, quella cioè di aver condotto la propria dimostrazione dell’inevitabilità del crollo sulla base dello schema di Otto Bauer (cfr. ‘Die Akkumulation des Kapitals’, in ‘Die Neue Zeit’, XXXI, 1912-1913, pp. 831-38; pp. 862-74). L’obiezione avrebbe senso solo se Grossmann avesse veramente inteso dare una rappresentazione schematica del crollo. Ma di una tale rappresentazione Grossmann nega addirittura la possibilità. Il suo scopo era in realtà quello di dimostrare l’impossibilità di uno sviluppo armonico a partire dalle stesse premesse di Bauer (cfr. Grossmann, ‘Das Akkumulations- und Zusammenbruchsgesetz’ cit., p. 95). La stessa obiezione viene rivolta a H. Grossmann da Sweezy in ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, a cura di C. Napoleoni, Torino, 1970, pp. 247 ss. Sull’argomento si vedano anche le acute osservazioni di Roman Rosdolsky, ‘Zur Entstehungs-geschichte des Marxschen “”Kapital””‘, Frankfurt am-Wien 1968; trad. it. di B. Maffi, ‘Genesi e struttura del “”Capitale”” di Marx’, Bari, 1971, p. 521; (37) Pannekoek, op. cit., p. 28; (38) Ivi, p. 20; (39) Cfr. ivi, p. 29; (40) Ivi, p. 39; (41) P. Mattick, ‘Zur Marxschen Akkumulations- und Zusammenbruchstheorie’, in “”Rätecorrespondenz””, n. 4, ora in ‘Korsch-Mattick-Pannekoek’, op. cit., pp. 47-48]”,”TEOP-020-FSD” “MARRAMAO Giacomo”,”Dopo il Leviatano. Individuo e comunità.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. É redattore di Problemi del Socialismo.”,”TEOP-114-FL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume I (1838-1848). II Serie: Fonti. Vol. XLIX.”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-046-FSL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume II (1848-1853). II Serie: Fonti. Vol. XLI.”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-048-FSL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume III (1853-1861). II Serie: Fonti. Vol. LVII”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-054-FSL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume IV (1861-1866). II Serie: Fonti. Vol. LXII”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-059-FSL” “MARRIL Jean-Marc”,”L’offensive à outrance: une doctrine unanimement partagée per les grandes puissances militaires en 1914. [The all-out offensive: A doctrine shared unanimously by the great military powers in 1914]”,”Il primato dell’offensiva sulla difensiva e l’influenza decisiva del tenente colonnello De Grandmaison sul pensiero francese (pag 3)”,”QMIP-280″ “MARRO Anthony”,”John Spargo, 1876-1966. The socialist founder of the Bennington Museums: activist, muckraker, and ‘a man of many feuds’.”,” Bennington Museum 75 Main Street Bennington, VT 05201 Main Telephone 802 447-1571 FAX 802-442-8305 “”But by the time, Spargo and the Socialist Party already were on a collision course. The reason was the start of the war. Many of the union workers in the party were German, who opposed American involvement in the war, as did the party itself, which took an inflexible anti-war position. Spargo argued that Germany’s invasion of Belgium was a crime against socialist principles, and the in opposing American involvement in the war the party was losing touch with American life”” (pag 13)”,”MUSx-001-FGB” “MARROCU Luciano”,”Il salotto della signora Webb. Una donna nel socialismo inglese.”,”Beatrice POTTER, volto privato e studi, dalla ‘permeazione’ alla propaganda, nuovi orizzonti fabiani, 1° GM, ingegneri della città futura, esperimento laburista, vita in campagna, nella terra di Whitehall, ultima crociata, 2° GM.”,”MUKx-041″ “MARROCU Luciano”,”La sonnambula. L’Italia nel Novecento.”,”Luciano Marrocu, insegna Storia contemporanea all’Università di Cagliari, dopo aver insegnato all’Università La Sapienza di Roma. E’ autore di saggi sul laburismo britannico (tra cui ‘Il salotto della signora Webb’, 1992), sulla Sardegna contemporanea e di una serie di gialli ambientati negli anni del fascismo. La guerra subalterna. (L’Italia nella Seconda guerra mondiale) Sino ad allora, nel corso della guerra, i britannici non avevano mai vinto una battaglia importante contro i tedeschi. El Alamein decise le sorti della guerra nel teatro del Mediterraneo “”Mentre in Russia si consumava il dramma dell’Armir, anche nel Nord Africa la guerra degli italiani era a una svolta decisiva. Rommel aveva il comando anche delle divisioni italiane, per cui erano sue le vittorie, sua l’avanzata verso est, sua la conquista di Tobruk e poi di Marsa Matruh. L’esito della campagna d’Africa fu deciso a El Alamein, in Egitto, circa cento chilometri a ovest di Alessandria. Mentre Rommel predominava nella guerra di movimento, Bernard Law Montgomery, comandante delle truppe britanniche, puntava tutto su preparazione e organizzazione. A Churchill, impaziente di attaccare per vendicare la sconfitta di Tobruk, disse che non era nel suo stile buttarsi allo sbaraglio. Così impiegò tutto il tempo che ritenne necessario ad addestrare gli uomini al combattimento notturno e all’uso dei nuovi carri armati Sherman, appena sbarcati a Suez dagli Stati Uniti. Il 23 ottobre i fanti britannici mossero all’attacco su sessanta chilometri di fronte, protetti dal più massiccio ‘barrage’ d’artiglieria di tutta la seconda guerra mondiale. La battaglia durò dodici giorni (esattamente quelli che Montgomery aveva previsto) e si concluse con la vittoria dei britannici che costrinsero l’armata italo-tedesca a ripiegare con i pochissimi mezzi rimasti. Si avverò un’altra previsione di Montgomery, che la battaglia non avrebbe prodotto importanti movimenti delle unità in campo ma che sarebbe stato decisivo l’esito dell’impatto frontale delle due armate. Sino ad allora, nel corso della guerra, i britannici non avevano mai vinto una battaglia importante contro i tedeschi. El Alamein decise le sorti della guerra nel teatro del Mediterraneo: non solo bloccò in maniera definitiva ogni progetto italo-tedesco di arrivare a Suez ma facilitò gli sbarchi anglo-americani nel Nord Africa francese. La campagna d’Africa si chiuse con l’inseguimento da parte dell’Ottava armata di Montgomery delle truppe italiane e tedesche che, attaccate anche da ovest, nel maggio del 1943 si arresero”” (pag 215-216)”,”ITAS-228″ “MARROCU Luciano”,”Laburismo e trade unions. L’evoluzione del movimento operaio in Gran Bretagna, 1867-1926.”,”Luciano Marrocu, nato a Guspini (Cagliari) nel 1948, si è laureato in Filosofia con una tesi sl socialismo italiano durante la Prima guerra mondiale. E’ autore di saggi sulla società sarda dell’Ottocento e Novecento. Si occupa dell’organizzazione laburista in Gran Bretagna negli anni 1920-1940 (1981). Cita il volume di W. Kendall, ‘The Revolutionary Movement in Britain 1900-21’, London, Weidenfeld and Nicolson, 1969 (esaurito) Oggi (2021): Luciano Marrocu insegna Storia contemporanea all’Università di Cagliari, dopo aver insegnato all’Università La Sapienza di Roma. È autore di saggi sul laburismo britannico, tra cui ll salotto della signora Webb (1992), sulla Sardegna contemporanea e di una serie di gialli ambientati negli anni del fascismo.”,”MUKx-212″ “MARROCU Luciano”,”Laburismo e trade unions. L’evoluzione del movimento operaio in Gran Bretagna, 1867-1926.”,”Sindacalismo e parlamentarismo. “”I gruppi operai più organizzati si associarono alle battaglie elettorali e al programma politico del Partito liberale. Sotto ilsuo patrocinio, a partire dagli anni Settanta, alcuni dei ‘leaders’ più prestigiosi delle ‘trade unions’ entrarono nella Camera dei Comuni, limitando solitamente i propri interventi ai temi di carattere sindacale. La supina accettazione che mostrarono nei confronti delle regole scritte e non scritte, dei miti e dei cerimoniali dell’assemblea parlamentare – nella definizione di uno di loro «il miglior club di Londra» – divenne proverbiale. La costruzione di un programma politico operaio fu certamente al di fuori delle loro intenzioni. In questa situazione le estensioni del suffragio elettorale del 1867 e del 1884, pur dense di implicazioni per il futuro, non provocarono nell’immediato clamorose novità, favorendo, piuttosto che una rappresentanza autonoma dei nuovi elettori, il rafforzamento di gruppi sociali e forze politiche (soprattutto il partito gladstonniano) già consolidati”” (pag 17) Libro citato nelle note: – D. Kynaston, ‘King Labour. The British Working Class, 1850-1914’, London, 1970″,”MUKx-003-FV” “MARROCU Luciano”,”Il salotto della signora Webb. Una donna nel socialismo inglese.”,”Beatrice Webb nata Potter, saggista, organizzatrice di opinioni e di battaglie per progressi sociali, antisignana quasi del welfare state, è una delle più notevoli personalità nella scena politica e intellettuale inglese. Luciano Marrocu è ricercatore presso il Dipartimento di studi storici nell’Università di Roma La Sapienza.”,”BIOx-079-FL” “MARROCU Luciano”,”Da Mosca a Livorno. Alle origini del Partito comunista italiano.”,”Luciano Marrocu ha insegnato Storia contemporanea alla Sapienza di Roma e all’Univ. degli Studi di Cagliari. Ha pubblicato vari libri di storia: ‘Il salotto della signora Webb’, ‘La sonnambula. L’Italia nel Novecento’, ‘Storia popolare dei sardi e della Sardegna’ (2021). Il giovane Bordiga a Napoli “”Sono due gli esponenti del Psi che nel 1917, pur in condizioni personali particolarmente difficili, emergono per personalità e iniziativa. Uno è il direttore dell’ ‘Avanti!’ Giacinto Menotti Serrati che, nell’agosto del 1917, durante i moti torinesi per la mancanza di pane, è stato arrestato e trasferito alle Carceri Nuove (…). Il secondo è Amadeo Bordiga: richiamato nel 1915, potrà seguire l’attività politica in maniera intermittente ma solo alla fine del 1917 verrà definitivamente esonerato per “”grave miopia””. Suo padre Oreste Bordiga è un importante studioso di Economia agraria, materia di cui è titolare presso la Scuola superiore di agricoltura di Portici. L’esponente più note della famiglia della Madre, Zaira Amidei, è il nonno Ottavio, che sconfessa la tradizionale lealtà della sua famiglia al pontefice gettandosi, appena ventenne, nelle lotte risorgimentali per poi diventare, negli ultimi decenni dell’Ottocento, un importante esponente della sinistra parlamentare. Lo zio paterno, Giovanni, professore di Geometria analitica presso l’Università di Padova, è anche lui esponente della sinistra risorgimentale e democratica. Nel 1910, prima di laurearsi in Ingegneria, si iscrive al Partito socialista italiano. Colpisce come la forma specifica del suo socialismo sia da subito lontanissima dalle tradizioni democratiche di cui si è nutrito in ambito familiare. Così come sarà per il Bordiga maturo, per il giovane Bordiga la democrazia parlamentare altro non è se non la finzione attraverso cui la borghesia maschera il suo dominio di classe. La sua interpretazione del marxismo si presenta come quasi antitetica rispetto a quella, dialettica e hegeliana, del suo concittadino, il filosofo Antonio Labriola. Le sue prime battaglie all’interno del socialismo napoletano sono contro le “”infiltrazioni”” borghesi e massoniche e contro il “”blocchismo””: la tendenza cioè a sacrificare tutto all’alleanza con le forze laiche e democratiche, in una chiave che riprende, soprattutto nel linguaggio, la recente tradizione democratico-mazziniana (De Clementi, 1971, p. 15). Sino allo scoppio della guerra, l’azione di Bordiga si è svolta nell’ambito del socialismo napoletano. Acquista una precisa dimensione nazionale solo nell’estate del 1917, nel momento in cui svolge un ruolo di primo piano nella formazione della cosiddetta “”intransigente rivoluzionaria””: dei quattro comitati provinciali con cui si articola la frazione, uno è a Napoli. La frazione, che in qualche modo già esiste nei rapporti intrattenuti da diverse sezioni in vista di un prossimo congresso nazionale, si “”istituzionalizza”” attraverso la riunione che si tiene a Firenze tra il 24 e il 27 luglio (esattamente negli stessi giorni si riunisce a Firenze la Direzione nazionale del partito). Il congresso nazionale che si sarebbe dovuto tenere a fine anno è stato rimandato, per cui la riunione può fungere come un parzialissimo sostituto. Questa concentrazione di socialisti non può sfuggire agli organi di polizia, che registrano la partecipazione di una “”cinquantina di estremisti””. Suona estremista, in effetti la circolare della frazione, partita da Firenze il 23 agosto 1917. Vi si sostiene che il Psi deve «seguire e guidare le agitazioni che abbiano contenuto rivoluzionario per coordinarle e condurle al fine di imporre la pace immediata e proseguire la lotta contro tutte le istituzioni borghesi, non solo sul terreno politico, ma anche per mezzo delle forme socialistiche della espropriazione capitalistica» (ivi, p. 49). È un testo che guarda lontano, già sentendo l’influenza di quanto è successo in febbraio in Russia. (…) È Firenze, in questo momento, il centro da cui si irradia l'””intransigentismo””, che è anche espressione di una tradizione con radici profonde nel socialismo italiano. Esponente di questa tradizione è Egidio Gennari, un professore che dopo aver insegnato nei licei di diverse città italiane, nel 1911 si è stabilito a Firenze, dove l’anno dopo è diventato segretario della sezione locale del Psi. Dal 1915 dirige “”La Difesa””, organo della sezione che a partire dal 1917 diffonde le tesi degli “”intransigenti””. All’attacco aperto a Turati, Gennari giunge solo nel 1917: precedentemente, pur collocandosi nel partito all’estrema sinistra, ha sempre mostrato rispetto per i riformisti che considera una delle radici più vere e profonde del socialismo italiano (Sircana, 2000). (…) Solo ‘ex post’ la riunione di Firenze del 18 novembre 1917 può figurare come il capitolo iniziale della vicenda che porta alla nascita del Partito comunista. Sono due i soggetti che la convocano: il comitato esecutivo della frazione intransigente rivoluzionaria, da Firenze; la Direzione del partito con una lettera a firma di Lazzari, da Roma. C’è un elemento di ambiguità in tutto questo, che emerge soprattutto nel messaggio di Lazzari. Il quale scrive: «La direzione ha espresso di voler un giudizio (…) ai componenti la frazione che la mandarono a reggere le sorti del nostro partito» (Spriano, 1972, p. 455). Lazzari confondo (o finge di confondere) la nuova frazione che si è formata pochi mesi prima con la corrente intransigente che vincendo il congresso di Ancona nel 1914 lo ha portato alla segreteria”” (pag 47-50) [Luciano Marrocu, ‘Da Mosca a Livorno. Alle origini del Partito comunista italiano’, Carocci editore, Roma, 2024]”,”MITC-163″ “MARROLLO Stefano”,”Fotocronaca di una lotta, 20 gennaio – 23 maggio 1955. 123 giorni di sciopero contro la ‘libera scelta’ di Scelba e Tambroni.”,”MARROLLO Stefano nato a Genova nel 1927, portuale della Compagnia Lavoratori Ramo Industriale, categoria “”picchettino””. Nel 1954 è Vice Console e rieletto sino al 1962 per quattro bienni successivi. Nel 1962 passa al Sindacato e fa parte della segreteria provinciale dei Portuail. Nel 1966 è nominato segretario dei portuali genovesi FILP-CGIL sino al 1976. Dal 1962 al 1964 è Consigliere provinciale del PCI. Più tardi sarà assessore comunale PCI.”,”MITT-388″ “MARROLLO Stefano”,”Fotocronaca di una lotta, 20 gennaio – 23 maggio 1955. 123 giorni di sciopero contro la ‘libera scelta’ di Scelba e Tambroni.”,”Stefano Marrollo nato a Genova nel 1927, portuale della Compagnia Lavoratori Ramo Industriale, categoria “”picchettino””. Nel 1954 è Vice Console e rieletto sino al 1962 per quattro bienni successivi. Nel 1962 passa al Sindacato e fa parte della segreteria provinciale dei Portuail. Nel 1966 è nominato segretario dei portuali genovesi FILP-CGIL sino al 1976. Dal 1962 al 1964 è Consigliere provinciale del PCI. Più tardi sarà assessore comunale PCI.”,”LIGU-002-FER” “MARRONE Antonella SANSONETTI Piero”,”Né un uomo né un soldo. Una cronaca del pacifismo italiano del Novecento.”,”La MARRONE è giornalista de l’ Unità (si occupa di no-profit, terzo settore), ha seguito l’ evolversi del movimento dei no-global. Piero SANSONETTI, romano (sempre de l’ Unità) è stato corrispondente da New York per il giornale. Oggi si occupa di politica e di esteri. “”E’ un testo molto impegnativo che in gran parte si ispira all’ ultima enciclica scritta da Giovanni XXIII nell’ aprile del ’63, appena due mesi prima di morire. La famosissima Pacem in terris. E’ il testo più “”pacifista”” mai prodotto dalla Chiesa cattolica in tutta la sua storia. Dichiara l’ illegittimità di ogni tipo di guerra (tranne quella puramente difensiva, che comunque giudica un male, seppure talvolta inevitabile, e per la quale indica dei limiti, come il divieto di uccidere i civili e di usare armi devastanti). La Pacem in terris lega il concetto di pace a quello di giustizia sociale””. (pag 106-107)”,”TEMx-029″ “MARRONE Romualdo”,”Le strade di Napoli. Una lunga e affascinante passeggiata per le vie della città, alla scoperta di storie, tradizioni e curiosità del passato. Volume primo.”,”Romualdo Marrone è stato giornalista pubblicista, scrittore e critico letterario, e direttore editoriale di Napoli Oggi. Ha collaborato con Il Mattino di Napoli e con la RAI.”,”ITAS-079-FL” “MARRONE Romualdo”,”Le strade di Napoli. Una lunga e affascinante passeggiata per le vie della città, alla scoperta di storie, tradizioni e curiosità del passato. Volume secondo.”,”Romualdo Marrone è stato giornalista pubblicista, scrittore e critico letterario, e direttore editoriale di Napoli Oggi. Ha collaborato con Il Mattino di Napoli e con la RAI.”,”ITAS-080-FL” “MARRONI Carlo”,”Le mani sul Vaticano.”,”Nato a Siena nel 1961, Carlo Marroni vive a Roma. E’ giornalista di formazione economica e finanziaria, da alcuni anni è il vaticanista del Sole 24 Ore.”,”RELC-377″ “MARRONI Michela”,”Eleanor Marx. Traduttrice vittoriana e militante ribelle.”,”Michela Marroni è Professore Associato di Lingua inglese presso l’Università degli Studi della Tuscia, Viterbo. Ha pubblicato tra l’altro ‘John Ruskin: ricerca estetica e mito di Venezia’ (2007) e ha scritto saggi sulla storia della traduzione in Inghilterra, articoli sulla letteratura vittoriana e sulla cultura inglese del Novecento. “”Nella casa di Soho, punto di incontro di intellettuali socialisti e di esuli ansiosi di conoscere gli autori del ‘Manifesto del Partito Comunista’, nella vita quotidiana si incrociavano più personalità, più lingue e più modi di pensare. Non è un caso che, nel 1870, Engels decise di trasferirsi definitivamente a Londra (nella zona di Primrose Hill, a nord della metropoli) con il preciso intento di poter frequentare con assiduità Marx e la sua famiglia. Ed Engels prese a cuore anche la formazione di Tussy, determinato a fornirle un’istruzione eterodossa, non improntata alla tradizione educativa vittoriana. Un discorso, questo, che l’illustre mentore aveva avviato l’anno prima, nell’estate del 1869, quando aveva ospitato a Manchester l’allora quattordicenne Eleanor (…). In verità, la ragazza era stata a Manchester già nel maggio 1868 insieme con il padre: in quella occasione la compagna di Engels, Lizzie Burns, le fece conoscere, insieme alla Manchester dei quartieri più degradati, anche quella dei cotonifici e del mondo operaio che Elizabeth Gaskell aveva descritto con grande realismo nel romanzo industriale ‘Mary Barton’ (1848) (11) che, per pura coincidenza, era stato dato alle stampe lo stesso anno del ‘Manifesto’. Insomma, Eleanor, divenne una presenza pienamente accolta in casa Engels dove, fra l’altro, strinse amicizia con la piccola Mary Ellen, la nipote di Lizzie Burns. Comunque sia, va detto che l’estate del 1869 vide Engels del tutto coinvolto nell’istruzione della sua giovane ospite (….) (12). Appare evidente come il soggiorno irlandese () avesse mostrato alla ragazza un aspetto dell’Impero britannico di cui non era a conoscenza: aveva visto con i suoi occhi la realtà di un popolo oppresso, aveva osservato e compreso che la Monarchia non riservava attenzione alcuna, se non in negativo, a una nazione così vicina eppure così lontana. Aveva toccato con mano le nefaste conseguenze della grande carestia del 1848, con circa tre milioni di irlandesi morti di stenti. Non solo, ma aveva anche saputo dell’esistenza di un movimento feniano che, di fronte alla sordità del Parlamento di Londra, aveva adottato metodi sempre più violenti nella lotta contro l’oppressore britannico (13). Di qui il desiderio di Tussy, sostenuto in modo convinto e appassionato, di partecipare alla manifestazione di Hyde Park insieme alla famiglia. Quello di Eleanor era un atteggiamento che già rivelava una personalità ben definita. E, infatti, si muoveva sulla base di una sensibilità sociale che, inevitabilmente, la spinse a definire un rapporto con gli altri in termini politici. In breve, forte delle sue convinzioni immaginava se stessa come parte di una rivoluzione che presto avrebbe interessato la società intera. Per di più, l’ideale rivoluzionario si soprapponeva alla parità di genere che, dall’ottica del suo femminismo consapevole, non poteva non significare che le donne sarebbero state le nuove protagoniste sulla scena della storia. Un nuovo capitolo della vita di Eleanor Marx ebbe inizio con l’entrata in scena di Hippolyte Prosper Olivier Lissagaray, un intellettuale francese di origine basca che era stato in prima linea durante l’autogoverno della ‘Commune’ parigina, mostrando temperamento, coraggio e coerenza politica”” (pag 13-14) [Michela Marroni, Eleanor Marx. Traduttrice vittoriana e militante ribelle’, Edizioni ETS, Pisa, 2021] [(11) Sull’importanza sociologica del romanzo gaskelliano, si veda S. Heffer, ‘High Minds: The Vittorians and the Birth of Modern Britain’, London, Windmill Books, 2014, pp. 115-116 (…); (12) C. Tsuzuki, The life of Eleanor Marx, 1855-1898: A Socialist Tragedy’, Oxford, Clarendon Press – Oxford Univ. Press., 1967, pp: 24-25; (13) Il movimento feniano era in realtà una società segreta che si poneva come obiettivo primario l’indipendenza dell’Irlanda. Dopo la carestia circa due milioni di irlandesi emigrarono negli Stati Uniti. Perciò non può destare meraviglia che la società fosse fondata nel 1858 a Chicago da J. O’Mahon con un programma nazionalistico e repubblicano. Il nome richiamava gli antichi “”fiana””, guerrieri gaelici dei tempi dell’eroe leggendario Finn Mac Cumhail. Diffusa soprattutto tra gli irlandesi emigrati negli Stati Uniti, l’associazione fece sovente ricorso alla violenza, inclusi una serie di atti di terrorismo. Operò in Irlanda, in Inghilterra e in Canada (che era un ‘dominion’ inglese), finché la repressione attuata dagli inglesi a partire dal 1870 non disperse il movimento. Verso la fine del diciannovesimo secolo i feniani persero ogni forza organizzativa fino a scomparire del tutto. Come indicano gli storici, la maggioranza dei suoi membri confluirono allora nel Sinn Fein. Su tema si rinvia a M.G. Walker, ‘The Fenian Movement, Colorad Springs, CO, Ralph Myles Publisher, 1969] [() In settembre Engels, accompagnato da Lizzie e Tussy, fece un breve viaggio a Dublino, Killarney e Cork, ndr, v. cit. p. 13]”,”MADS-808″ “MARROU H.I.”,”Histoire de l’ éducation dans l’ antiquité.”,”Il mondo romano è bilingue (pag 345) La scuola in età tardo romana. I giovani studenti scapestrati. “”Più tardi, nel IV° secolo, sembra che si manifesti una tendenza alla concentrazione dell’ insegnamento superiore; almeno un certo numero di centri di studio emergono allora in primo piano: Alessandria, Beirut (per il diritto romano), Antiochia, Costantinopoli, la nuova capitale, e, sicuramente, sempre Atene. Si suole definirle con la parola “”Università”” ed essa non è troppo anacronica. L’afflusso di un grande numero di studenti, venuti a volte da province lontane, vi crea un’ atmosfera caratteristica da Quartiere Latino: è tutta una gioventù, turbolenta e indisciplinata, al punto da preoccupare la polizia imperiale e il legislatore; senza preoccupazioni e qualche volta frivola: perde il suo tempo a giocare alla palla, si appassiona alle corse dei cavalli e altri spettacoli, combina cattivi scherzi (…)””. (pag 295)”,”STAx-162″ “MARROU Henri-Irénée”,”La conoscenza storica.”,”H.I. Marrou è nato a Marsiglia il 12 novembre 1904. Ha studiato all’Ecole Normale Superieure di Parigi e all’Ecole Française di Roma. Ha insegnato a Napoli e al Cairo. E’ stato professore di storia antica a Montpellier e a Lione. In seguito ha insegnato a Parigi.”,”STOx-001-FRR” “MARROU Henri-Irénée”,”La conoscenza storica.”,”Henri-Irénéè Marrou è nato a Marsiglia il 12novembre 1904. Ha studiato all’École Normale Supérieure di Parigi e all’École Française di Roma. Ha insegnato a Napoli (1932-45) e al Cairo (1937-38), è stato professore di storia antica a Montpellier (1940-41) e a Lione (1941-45). Dalla fine della guerra insegna a Parigi.”,”STOx-098-FL” “MARSAL Juan Francisco, testo di”,”La sociologia.”,”””Le interpretazioni di Oscar Lewis furono tuttavia divergenti da quelle di Robert Redfield; il dibattito che seguì è diventato una “”celebre controversia”” della ricerca sociale moderna. E’ proprio muovendo da essa che Lewis elaborò la sua teoria sulla “”cultura della povertà”” e sulle “”sottoculture””, che, secondo lui, sono una caratteristica dei gruppi più diseredati dalla popolazione.”” (pag 94) “”Dall’ epoca in cui Oscar Lewis pubblicava i risultati della sua inchiesta, la situazione non è affatto migliorata in numerosi paesi sottosviluppati, i quali continuano a soffrire di quella povertà cronica che non si deve assolutamente confondere con la miseria transitoria che le popolazioni dei paesi occidentali hanno conosciuto in certi periodi della loro storia, nei periodi di crisi economica, come ad esempio nel 1929 gli Stati uniti; (…)”” (pag 95) “”Una situazione simile ha come conseguenza che la gente più povera è priva di qualsiasi coscienza di classe (Lenin vi ha insistito in maniera particolare, a proposito del lumpenproletariat); la classe operaia deve godere di un certo sviluppo dei suoi mezzi di esistenza perché incominci a prendere coscienza di se stessa e ad organizzarsi per una efficace lotta di classe. Oscar Lewis ha riconosciuto anche che soltanto la coscienza di classe è in grado di lottare efficacemente contro il fatalismo e contro la muta disperazione impliciti nella “”cultura della povertà””. (pag 95)”,”TEOS-099″ “MARSALEK Hans”,”Mauthausen.”,”Superamento dei contrasti nazionali e resistenza grazie alla solidarietà (pag 219-220) “”Nel dare inizio a questa parte della storia del campo di concentramento di Mauthausen occorre ricordare che qualsiasi attività politica, qualunque diffusione di notizie, ogni specie di solidarietà organizzata e persino ogni conversazione politica a Mauthausen comportavano la pena di morte. Contro una organizzazione della resistenza che abbracciasse molti detenuti, nel campo di Mauthausen si ergevano, tra gli altri, i seguenti ostacoli: Il terrorismo barbarico delle SS; I detenuti funzionari criminali; la brevissima durata della vita dei detenuti; la lotta spietata per la sopravvivenza; per molti, almeno dal 1939 al 1944, la mancanza di qualsiasi speranza, con suoi effetti paralizzanti; l’isolamento assoluto di molti gruppi di detenuti; la forza tradizionale dei contrasti nazionali. La maggior parte dell’«auto-amministrazione» del campo di concentramento costituita da detenuti comuni, è stata per anni una lunga mano del sistema terroristico delle SS. Almeno fino alla primavera del 1944 la struttura di questa amministrazione e i suoi compiti erano determinati unicamente dalle SS del Comando, che applicavano la vecchia regola tattica del «divide et impera» sia nei confronti dell’insieme dei detenuti e di certi gruppi nazionali (1), sia nei confronti degli stessi detenuti funzionari. Quando le SS divisero i detenuti in due categorie, considerando inferiore quella dei prigionieri di guerra sovietici (1941-1943) e degli ebrei (1940-1943) e superiore quella dei tedeschi (austriaci compresi) e in parte dei lussemburghesi, degli spagnoli e dei céchi, nella gerarchia dei funzionari i segretari e i capi-campo nonché i kapò della grandi unità lavorative vennero a trovarsi in una posizione più elevata, mentre caddero più in basso i portinai, gli inservienti delle camerate e i portatori di vitto, che le SS e anche parecchi detenuti chiamavano «parassiti». Questo metodo di scelta, basato sulla teoria pseudoscientifica degli «uomini destinati a dominare per la razza cui appartenevano» aveva portato a una gerarchia fra i detenuti e a una stratificazione «sociale» che non avevano nessun rapporto con le qualità spirituali dei detenuti, né con il loro numero. Così è proprio nei gradini più bassi di questa scala, tra le migliaia di prigionieri di guerra sovietici e di detenuti ebrei, che si trovavano molti che nella loro qualità di ingegneri, operai, professori, tecnici, scienziati e medici altamente qualificati avevano reso all’umanità preziosi servigi. Al contrario, ai gradini superiori, tra in notabili del campo, si trovavano sfruttatori di donne, delinquenti abituali gravemente pregiudicati e assassini su commissione, pronti a salvare senza esitazione la loro vita a spese di quella altrui”” (pag 219-220) [Hans Marsalek, ‘Mauthausen’, Edizioni La Pietra, Milano, 1977] [(1) Così il RFSS Himmler aveva ordinato per iscritto il 14.7.1942 “”che le punizioni corporali alle russe fossero inflitte dalle polacche e quelle alla polacche e alla ucraine dalle russe””, “”in nessun caso le punizioni corporali devono essere eseguite da detenuti politici tedeschi…””]”,”GERN-219″ “MARSEILLE Jacques MARGAIRAZ Dominique”,”1790 au jour le jour. Avec en supplément: l’ almanach gourmand l’ almanach mondain le regard de l’ étranger.”,”Settimana da lunedì 31 maggio a domenica 6 giugno 1790. Il centro della Francia infestato dai briganti. “”Le Province del centro dell’ Impero, ovvero il Nivernais, il Bourbonnais, il Berry, il limousin, oggi i dipartimenti del Cheer, della Nievre, dell’ Allier e della Correze, sono infestate da truppe di briganti, i quali armati di falsi decreti che hanno l’ audacia di pubblicare a nome dell’ Assemblea Nazionale, impongono al popolo, tassano arbitrariamente il prezzo delle derrate, fanno violenza ai proprietari, e proscrivono come ribelli alla volontà nazionale chiunque osi loro resistere.”” (pag 101)”,”FRAR-341″ “MARSEILLE Jacques coordinamento dell’opera, BEYTOUT Nicolas e BARRAUX; redazione Régis BIANCHI Patrick EVENO Tristan GASTON-BRETON Daniel LEFEUVRE Jean-Louis LOUBET Alain PLESSIS Patrick VERLEY; collaborazione di Philippe GUILLAUME Patricia ADLER, Sandrine GOLDSCHMIDT David GUIRAUD, Sophis LECLUSE Véronique MULLER Cecile SALLURON Danièle ROPARS”,”1900 – 2000. Un siècle d’économie.”,”Hoover (11 agosto 1928) (pag 136 ) predice una prosperità senza limiti 11 febbraio 1940 sovietici e tedeschi firmano un accordo commerciale (pag 186) 22 settembre 1985. USA – Paesi industralizzati. Il 26 febbraio 1985, il dollaro in ascesa raggiunge il suo massimo. Il presidente della Fed, Paul Volcker inizia a far calare i tassi americani. In maggio il tasso di sconto si riduce a 7.5%. Riuniti all’Hotel Plaza il 22 settembre, i ministri delle finanze di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone e RFT decidono di far calare il biglietto verde. 13 Ottobre 1985. Germania – Rft. Daimler-Benz diventa il primo gruppo industriale tedesco dopo aver preso il controllo di MTU e Dornier. A dicembre ondata di acquisizioni nelle grandi imprese americane, protagoniste sul mercato GM e GE. 16 Marzo 1986.Francia. Apertura del MATIF nuovo mercato a termine di strumenti finanziari. La Borsa di Parigi si dota così di un mercato dei contratti finanziari a termine, il primo in Europa continentale. Nasce, assieme ai precedenti (Chicago, Londra, Tokyo e Singapore, Melbourne, New York, Sydney e Kansas City) per ridurre le conseguenze delle forti fluttuazioni dei tassi di cambio e di interesse dopo la fine di Bretton Woods nel 1971. In ottobre un insieme di nuove regole riporta la City di Londra allo status di grande piazza finanziaria, è il famoso “”Big bang”” alla Borsa di Londra. 31 Luglio 1986. Vasto programma di privatizzazioni in Francia. Mitterand firma la legge che prevede la privatizzazione di 65 gruppi industriali e finanziari. C’è un conseguente boom di azionariato popolare”,”FRAE-056″ “MARSELLI Nicola”,”La guerra e la sua storia.”,”Contiene: Quadro grafico della durata delle guerre e delle paci dal 1618 al 1871 (pag 80) “”Dal complesso dei fatti accaduti, scorgesi che le scosse sociali, cioè le guerre e le rivoluzioni, accadono per cause sempre più essenziali, si succedono ad intervalli più grandi o diminuiscono in durata. La trasformazione a cui sotto i nostri occhi soggiace lo spirito europeo, ci lascia intuire che questo movimento progressivo si farà più accelerato e pieno, nel senso che diminuirà insieme la frequenza e la durata delle guerre. Il che non esclude che grandi crisi possano continuare a produrre forti eccezioni alla regola””. (pag 81) “”L’ arciduca Carlo, da uomo d’ ingegno e di esperienza, comprese che a voler rendere concreta la Strategia bisognava farla discendere nella Storia; e però, dopo di avere parcatamente esposti in astratto i Principii della Strategia, li svolse nella medesima opera mediante la Relazione della campagna del 1796 in Germania. Si fatta relazione è preceduta da uno studio geografico-strategico del teatro delle operazioni (…)””. (pag 206)”,”QMIx-127″ “MARSH Peter”,”The New Industrial Revolution. Consumers, Globalization and the End of Mass Production.”,”Peter Marsh, 1952, giornalista, si è occupato dello sviluppo dell’ industria manifatturiera per il Financial Times. ‘The rapid emergence of China and India as prime locations for lowcost manufacturing has led some analysts to conclude that manufacturers in the ‘old economies’ – the US, UK, Germany and Japan – are being edged out of a profitable future. But if countries that have historically been at the forefront of events in manufacturing can adapt adroitly, opportunities are by no means over, says Peter Marsh’ (risvolto di copertina)”,”ECOI-402″ “MARSHALL Alfred, a cura di Alberto CAMPOLONGO”,”Principi di economia.”,”””Aristotele aveva detto che la moneta è sterile, e che trarre interesse dal prestito di essa era destinarla ad un uso contro natura. E seguendo la sua autorità, gli scrittori scolastici argomentarono con molta pena e sottigliezza che colui che prestava una casa o un cavallo poteva far pagare per il loro uso, perché rinunziava al godimento di una cosa che era direttamente produttiva di beneficio. Ma non trovarono simile scusa per l’interesse sulla moneta: questo, essi dicevano, è ingiusto, perché fa pagare per un servizio che non costa nulla al prestatore. Se il prestito non costasse davvero nulla al prestatore, se egli non avesse potuto personalmente fare alcun uso del denaro, se fosse ricco e colui che prende a prestito povero e bisognoso, allora si potrebbe senza dubbio sostenere che egli sarebbe tenuto moralmente a prestare il suo denaro gratis, ma per le stesse ragioni sarebbe tenuto a prestare senza compenso a un vicino povero una casa che egli non potesse occupare di persona, o un cavallo di cui egli stesso non avesse bisgno per compiere una giornata di lavoro. In realtà, dunque, la dottrina di questi scrittori implicitamente sosteneva, e nel fatto insinuava nel pensiero della gente, la dannosa fallacia che – indipendentemente dalle condizioni speciali del mutuatario e del mutuante – il prestito di moneta, ossia del potere disporre di cose in generale, non costituisse un sacrificio da parte del mutuante e un vantaggio per il mutuatario, della stessa specie del prestito di una qualsiasi merce determinata: essi nascondevano il fatot che colui che prende a prestito denaro, può comprare ad esempio un puledro, i cui servizi egli può usare, e che può vendere al momento della restituzione del prestito, ad un prezzo non inferiore a quello pagato per l’acquisto. Il prestatore cede il potere di fare ciò, il mutuatario lo acquista (…)”” (pag 771-772)”,”ECOT-268″ “MARSHALL Alfred, a cura di Alberto CAMPOLONGO”,”Principi di economia.”,”13″,”ECOT-335″ “MARSHALL William”,”Pietro il Grande e la Russia del suo tempo.”,”William Marshall ha insegnato Storia a Millfield, Gran Bretagna. Tra i suoi volumi: George Hooper, 1640-1727. Bishop of Bath and Wells.”,”RUSx-163-FL” “MARSHALL P.J., contributi di Thomas BARTLETT H.V. BOWEN Stephen CONWAY Richard DRAYTON Michael DUFFY Jack P. GREENE James HORN Richard R. JOHNSON Bruce P. LENMAN, Peter MARSHALL Philip MORGAN Patrick K. O’BRIEN Jacob M. PRICE Rajat KANTA RAY David RICHARDSON Daniel K. RICHTER N.A.M. RODGER Boyd STANLEY SCHLENTHER Richard B. SHERIDAN John SHY Ian K. STEELE J.R. WARD Glyndwr WILLIAMS”,”The Eighteenth Century. Vol. II.”,”Thomas Bartlett MRIA is Professor of Modern Irish History, University College, Dublin. H.V. Bowen is Senior Lecturer in Economic and Social History at the University of Leicester. Stephen Conway is Reader in the Department of History at University College, London. Richard Drayton is a Fellow of Lincoln College, Oxford. Michael Duffy is Senior Lecturer in History and Director of the Centre for Maritime Historical Studies at Exeter University. Jack P. Greene is Andrew W. Mellon Professor, The Johns Hopkins University. James Horn is Head of the School of Historical and Critical Studies at the University of Brighton. Richard R. Johnson is Professor of History at the University of Washington, Seattle. Bruce P. Lenman is Professor of History at St Andrews University. Peter Marshall is former Professor of American History and Institutions at the University of Manchester. P.J. Marshall FBA is former Rhodes Professor of Imperial History at King’s College, London. He has been Editor of the Journal of Imperial and Commonwealth History and is Associate Editor of The Writings and Speeches of Edmund Burkr. Philip Morgan is Editor of the William and Mary Quarterly at the Omohundro Institute of Early American History and Culture and Professor at the College of William and Mary. Patrick K. O’Brien FBA is Director of the Institute of Historical Research and Professor of Economic History, University of London. Jacob M. Price FBA is Professor Emeritus at the University of Michigan and past President of the Economic History Association. Rajat Kanta Ray is Professor and Head of the Department of History at Presidency College, Calcutta. David Richardson is Reader in Economic History at the University of Hull and former Visiting Scholar at Harvard University. Daniel K. Richter is Associate Professor of History at Dickinson College, Carlisle, Pennsylvania. N.A.M. Rodger has been Assistantr Keeper of the Public Records and is now Anderson Fellow of the National Maritime Museum. Boyd Stanley Schlenther is Reader in History at the University of Wales, Aberystwyth. Richard B. Sheridan is Professor Emeritus, Department of Economics , University of Kansas. John Shy is Professor Emeritus, University of Michigan. Ian K. Steele is Professor of History at the University of Western Ontario. J.R.Ward is Lecturer in Economic and Social History at the University of Edinburgh. Glyndwr Williams is Professor of History at Queen Mary and Westfield College, London. Foreword, Preface, Introduction, List of Maps, List of Figures, List of Tables, List of Contributors, Abbreviations and Location of Manuscript Sources, Cronology, Notes, Index, The Oxford History of the British Empire,”,”UKIx-019-FL” “MARSIGLIA Giorgio”,”L’immaginazione sociologica di C. Wright Mills.”,”MARSIGLIA Giorgio L’alienazione dei “”colletti bianchi””. Le osservazioni di Wright Mills ricalcano ‘piuttosto fedelmente’ dagli scritti del giovane Marx “”Le conseguenze politiche e psicologiche della manipolazione figurano nel pensiero di Mills come un aspetto del generale processo di burocratizzazione, a cui si collega il fenomeno della concentrazione e dell’esercizio non controllato del potere in tutti gli ordini della società, sull’esempio di quanto avviene nelle imprese economiche. Questo tipo di spiegazione richiama alla mente [Max] Weber e il suo noto passo sulla separazione del lavoratore dai mezzi materiali d’impresa, concentrati nelle mani dei detentori del potere in virtù di quell’apparato burocratico «la cui esistenza e funzione è inseparabilmente congiunta, in un rapporto di causa ed effetto, con quella concentrazione di mezzi materiali dell’impresa, tanto da costituirne la forma stessa» (26). Come ha osservato lo stesso Mills nella sua introduzione a Weber, scritta insieme a Gerth (27), questo passo non è che una generalizzazione dell’osservazione di Marx sulla separazione dei lavoratori dai mezzi di produzione, che viene così inserita nell’ambito dei casi comprovanti la tendenza di fondo alla burocratizzazione. Anche la condizione oggettiva di alienazione, e le conseguenze sul piano psicologico soggettivo, che Marx collegava a quel fatto, diventano in Weber una conseguenza del processo di razionalizzazione burocratica. E’ questa anche la prospettiva generale di Mills. Tuttavia egli parte da una più diretta ed esplicita accettazione dell’analisi marxiana dell’alienazione. «L’alienazione oggettiva dell’uomo dal prodotto e dal processo produttivo è una conseguenza naturale della struttura legale del capitalismo moderno e dalla moderna divisione del lavoro. Chi lavora non è padrone del prodotto né degli strumenti della sua attività produttiva. Con il contratto di lavoro vende il suo tempo, la sua energia e le sue capacità alla potestà altrui»; «il prodotto, obiettivo ultimo della sua fatica, è giuridicamente e psicologicamente distaccato da lui» (28). Queste espressioni di Mills ricalcano piuttosto fedelmente lo scritto del giovane Marx sul lavoro estraniato (29). E’ vero che egli ritiene di non poter condividere, in quanto «metafisica», la convinzione marxiana che l’«essenza» o la «natura» umana sia da vedersi nel processo produttivo e si esprima nel lavoro (30). Tuttavia anch’egli riferisce la discussione dell’alienazione ad un modello idealizzato di lavoro, cioè l’attività artigiana nel senso rinascimentale (craftsmanship), che ha presupposti analoghi. Così Mills caratterizza quel modello: «Nel lavoro non c’è nessun altro motivo che trascenda il prodotto da fabbricare e i processi della sua creazione. I dettagli del lavoro quotidiano hanno un loro significato perché non sono separati, nel pensiero di chi lavora, dal prodotto finale dell’operazione. Chi lavora può liberamente controllare la propria attività lavorativa. L’artigiano è dunque in grado di imparare dal proprio lavoro e di usare e sviluppare, nel corso della sua esecuzione, le proprie capacità e la propria esperienza. Non c’è frattura tra lavoro e svago, né tra lavoro e cultura. Il modo in cui l’artigiano si guadagna la giornata determina e permea tutto il suo modo di vivere» (31). E’ chiaro che questo ideale implica una certa visione del lavoro come dotato di significato intrinseco, come espressione significativa dell’uomo; diversamente non si vedrebbe la necessità di «un intimo rapporto tra produttore e prodotto» (32). Viceversa, e sia per gli operai che per i colletti bianchi, si ha nelle moderne società burocratizzate un distacco dal processo e dal prodotto del lavoro. Una delle gravi conseguenze è che ciò elimina ogni significato che il lavoro potrebbe assumere grazie ai suoi processi tecnici, e che «la possibilità di sviluppare e usare le proprie capacità intellettuali è distrutta dall’accentramento del potere e dalla razionalità formale che è propria della burocrazia» (33), allargando così la frattura fra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Partendo da questa duplice radicazione nei rapporti produttivi e nella struttura burocratica, Mills riesce ad esaminare le diverse manifestazioni, soprattutto politiche e psicologiche, dell’alienazione, tenendo presenti sia Marx che Weber. Così il tempo libero è considerato come alienante proprio in quanto distaccato e contrapposto al tempo di lavoro, tanto che rispetto ad esso il lavoro è «un vuoto strumento per fini che gli sono estranei, che sono situati altrove» (34), e quindi ulteriormente estraniato dall’uomo; l’estraniazione da se stesso e dagli altri è rafforzata dal «mercato della personalità» che domina la maggior parte dei colletti bianchi, e in genere degli uomini delle metropoli; ed anche l’apatia politica, il distacco dell’individuo dall’istanza e dall’azione politica va inserita nel problema più ampio dell’alienazione dell’individuo da se stesso e dalla società”” [Giorgio Marsiglia, ‘L’immaginazione sociologica di C. Wright Mills’, 1970] [(26) Max Weber, ‘Economia e società’, cit., vol. II, pp. 698-699; (27) Hans H. Gerth e C. Wright Mills, ‘Introduction: The Man and His Work’, in ‘From Max Weber’, cit., p. 50; (28) ‘Colletti bianchi’; cit., p. 300; (29) Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, trad. it., Torino, Einaudi, 1968, p. 69-86. E’ noto che negli scritti successivi, fino al ‘Capitale’, Marx cercò di evitare il termine «alienazione», ma continuò ad usare il concetto che esso esprime; (30) Si veda su questo aspetto del pensiero marxiano l’interessante discussione di Adam Schaff, ‘Il marxismo e la persona umana’, trad. it., Milano, Feltrinelli, 1966, cap. I; (31) ‘Colletti bianchi’, cit., p. 294; (32) Ibid., p. 295; (33) Ibid., p. 301; (34) Ibid., p. 315] (pag 69-70)”,”TEOS-283″ “MARSILI Anna E.”,”Il movimento anarchico a Genova, 1943-1950.”,”Documento di Lorenzo Parodi al Convegno della Federazione Anarchica Ligure del 20 febbraio 1949. (pag 161) “”Lorenzo Parodi interverrà in merito alla questione operaia, suscitando il solito sdegno fra gli anarchici impegnati nei CDS. Il suo intervento, del quale parlerò nel capitolo ‘L’ attività sindacale del movimento anarchico’ era inteso a riaffermare l’ unità delle istanze del movimento anarchico e di quello operaio, ma i vecchi militnati, sindacalisti come Bianconi, Caviglia e Wanda Lizzari mal sopportavano le osservazioni di Parodi, soprattutto quando rimarcava di vedere “”(…) un sindacalismo identificato nella CGIL, la quale è un’ appendice del socialcomunismo””.”” (pag 69) “”Alla conclusione della campagna congressuale della CGIL la componente di Difesa Sindacale vide i seguenti dirigenti sindacali eletti in Liguria: Marcello Bianconi diventava dirigente del sindacato Facchini del Porto di Genova, Bogliani e Cervetto a Savona, Ugo Marzocchi diventava dirigente del sindacato enti locali di Savona, Wanda Lizzari dirigente dell’ INCA di Genova, Vinazza al Sindacato Edili di Sestri Ponente, Vignale al sindacato Tessili di Lavagna.”” (pag 97) I Gaap. (pag 107-109)”,”ANAx-221″ “MARSILI Anna”,”””Movimento Operaio e Socialista””, una rivista sconosciuta. (in)”,”Direttore responsabile della rivista: Giorgio SACCHETTI. Hanno collaborato alla realizzazione del numero della rivista (redazione di Genova G. BARROERO, Torino R. STRUMIA): Diego GIACHETTI, Anna MARSILII, Carla PAGLIERO, Gianfranco RAGONA, Marco ROSSI, Paolo SENSINI e altri.”,”EMEx-060″ “MARSILII Anna E.”,”””Movimento Operaio e Socialista””, una rivista sconosciuta.”,”Cita Cervetto e Parodi (pag 150-151) e nelle note. Perillo sospettato di delazione dal PCI. “”(…) a Genova fu arrestato fra gli altri il giovane comunista Giuseppe Riva, che tradotto in Questura venne interrogato e un paio di giorni dopo trovato morto a Marassi, in circostanze mai chiarite; il fatto, insabbiato dalle autorità, fu denunciato da un articolista anonimo su “”L’ Unità”” clandestina. In quegli anni le spie infiltrate all’interno dell’ organizzazione comunista clandestina operavano con molto zelo, una di queste, tal Spreafico, tramite Perillo che era all’ oscuro di tutto, portò all’ arresto di un compagno. Gaetano venne nuovamente arrestato perché sospettato di aver scritto l’ articolo che denunciava la morte di Riva e per la delazione di Spreafico. Nel 1928 venne condannato dal Tribunale Speciale al confino, ma le gravi condizioni di salute in cui si trovava resero inattuabile la condanna e il provvedimento fu revocato. Rimesso in libertà, fu sottoposto ai vincoli dell’ammonizione. Le continue scarcerazioni insospettirono i dirigenti comunisti al punto da esonerarlo da qualsiasi compito di partito. In realtà responsabile dei ripetuti arresti di militanti comunisti genovesi era un infiltrato della polizia, Ugo (o Luca) Osteria””. (pag 148)”,”EMEx-064″ “MARSILII Anna”,”Gaetano Perillo e la rivista “”Il Movimento Operaio e Socialista””. (Estratto)”,”Sulla storia della rivista ‘Democrazia diretta’ (Perillo, Costantini, Grendi, Faina, De-Lucchi, Boccardo) vedere anche saggio apparso sulla rivista ‘Contemporanea’ (aprile 2011) a firma di Gianfranco QUILIGOTTI, ‘Operai e intellettuali dopo i “”fatti del ’60″”. L’esperienza genovese di “”Democrazia diretta””‘ (pag 229-263)”,”EMEx-082″ “MARSILII Anna”,”Gaetano Perillo e la rivista “”Il Movimento Operaio e Socialista””.”,”‘Il comunista Ugo Alterisio considerava i fascisti alla stregua di un gruppo di banditi organizzati “”non per un ideale di patriottismo, ma per servire gli arricchiti di guerra e la borghesia pescecanesca”” (132). (…) Il partito comunista avrebbe dovuto affrontare il fascismo – che per Alterisio era un tutt’uno con lo Stato – per costringerlo ad abbandonare il terreno della guerra civile e ritornare alla lotta d’idee, rispettosa della legge. Il primo maggio del 1921 (133) la festa dei lavoratori in Liguria si celebrò in un’atmosfera malinconica, diversa rispetto a quella dell’anno precedente quando ad ascoltare il comizio nel quale intervenne l’anarchico Malatesta la prefettura (134) registrò 6.000 persone a Savona e 4.000 a Genova. I comizi si tennero ovunque nel Genovesato, ma in forma privata. Solo a Sampierdarena e a Sestri Ponente la folla che vi partecipò fu numerosa; di tutti i circoli socialisti e comunisti esistenti a Genova, solo il Circolo operaio di via Nizza aveva issato la bandiera rossa, ma per ordine del Commissario i socialisti la ammainarono subito. Con un manifesto dal tono drammatico la giunta socialista di Sampierdarena faceva riferimento alla ventata folle di brutale violenza, al cupo medioevo che si era abbattuto sulle organizzazioni operaie e sulle istituzioni. Il manifesto cominciava con le parole “”Triste è l’ora che passa come le ore più tristi della guerra”” (135) e concludeva con un appello a resistere, a rimanere “”nella burrasca fermi e disciplinati al vostro posto. Stringete le file, serratevi attorno ai vostri organismi di classe””. Anche i socialisti savonesi rilevavano la profonda tristezza per “”nostalgici ricordi”” (136) che albergava in ognuno il giorno della festa dei lavoratori. Invitavano il proletariato a un atto di fede nell’avvento, prima o poi e nonostante l’intensificarsi delle violenze fasciste, del socialismo in virtù della missione storica che esso incarnava. Tale atto di fede era ormai impossibile da accettarsi per chi aveva vissuto quei mesi in Toscana, in Emilia Romagna, in Veneto, dove le spedizioni punitive avevano spinto le leghe contadine ad aderire al fascismo, dove le Camere del Lavoro restavano chiuse e presidiate dalle Guardie regie, dove le giunte erano minacciate dalla camicie nere e costrette a presentare le dimissioni. I comunisti non avevano migliore percezione della “”grave ora che volge”” (137), ma ciò non impediva loro di additare “”le grandi verità del metodo rivoluzionario””, forti dell’esempio del proletariato russo che sulla strada della rivoluzione aveva preceduto gli oppressi di tutto il mondo. Se nella situazione attuale grosse difficoltà si presentavano a rendere il compito più gravoso, non per questo si doveva rinunciare: “”l’inferno”” costituito dalla vita sociale del dopoguerra “”non può presentare altra soluzione che la rivoluzione””. Nel dilagare delle spedizioni punitive fasciste in tutta la penisola, finanziate dagli industriali e dai proprietari terrieri nonché permesse dalla indulgenza della forza pubblica o dalla loro totale partecipazione, Giolitti sciolse le Camere con la speranza che le elezioni avrebbero indebolito i socialisti e nel contempo con lo scopo di legalizzare l’azione dei fascisti, includendoli nel blocco nazionale. In gran parte d’Italia la campagna elettorale si svolse nel clima determinato dalla violenza, caratterizzato da devastazioni e imprese sanguinose da parte dei fascisti. In molte zone del paese la propaganda dei partiti operai fu impedita, la distribuzione delle schede resa difficile, i comitati elettorali presi d’assalto, come le Camere del Lavoro e le sedi dei partiti, diversi attivisti minacciati, feriti e uccisi. Anche in Liguria si verificarono episodi allarmanti, come a Savona, Albisola superiore, Voltri, Rivarolo, Busalla e nella riviera di levante, con scontri e l’incendio di alcune Camere del Lavoro nel mese di aprile (138)’ (pag 20-21)] [(132) Ugo Alterisio, ‘La risposta da imitarsi’, ‘Bandiera Rossa’, a. III, n. 9, 12.3.1921; (133) Ispettore generale di pubblica sicurezza al Prefetto di Genova, 1.5.1921, (…) Fasc. “”1° maggio 1921″”; (134) Sottoprefetto di Savona a Prefetto di Genova, 1.5.1920; Questore a Prefetto di Genova, 1.5.1919; (…) Fasc. “”1° maggio 1921″”; (135) ‘Triste è l’ora che passa…’, 1.5.1921, (…) Fasc. “”1° maggio 1921″”;M (136) ‘Primo maggio di sangue’, ‘La Voce dei Lavoratori’, a. 1, n. 10, 30.4.1921; (137) ‘Per il Primo Maggio’, ‘Bandiera Rossa’, a. III, n. 16, 30.4.1921; (138) In aprile si verificarono scontri tra fascisti e comunisti, invasioni dei consigli comunali, devastazione e incendio delle Camere del Lavoro di Voltri e Lavagna. Sandro Antonini, op. cit., p. 241 e segg.]”,”LIGU-002-FGB” “MARSILII Anna E.”,”Il movimento anarchico a Genova (1943-1950).”,”‘La storia del movimento anarchico ricostruita attraverso i documenti (il diario della Brigata Malatesta, i verbali delle assemblee, i volantini). Un lavoro di ricostruzione storica di una realtà che troppo spesso si vuole ignorata alla luce di una finta distinzione tra una storia ufficiale e una storia di nicchia’ “”Gli anarchici si organizzarono nella Federazione Comunista Libertaria e chiesero ai partiti del CLN di “”(…) trattare da movimento a movimento la linea di condotta per la prossima azione comune”” (60). Chiesero anche di essere riforniti dai CLN dei mezzi per continuare la lotta contro il nazifascismo, e di avere propri rappresentanti nei CLN. Le richieste degli anarchici non vennero mai accolte ed essi cominciarono la lotta con armi sequestrate ai nazifascisti o recuperate individualmente. (…)”” (pag 35-39)”,”ITAR-346″ “MARSILI-LIBELLI Mario, a cura di Piero ROGGI, saggi di Antonio MAGLIULO e Pierluigi NUTI”,”Scritti economici di Mario Marsili Libelli. Antologia.”,”‘Mario Marsili Libelli (1875-1971), economista ‘minore’ sul piano dei contributi analitici, rappresenta, una piccola eccezione. Tutta la sua riflessione si dipana intorno ad un’idea di solidarietà economica…’ (presentazione, pag 5) Dai diari di Ralph Emerson, scrittore americano: ‘La cosa più strana della vita è la totale mancanza di accordo fra teoria e pratica della vita’ (pag 5)”,”ITAE-019-FP” “MARSILIO Renato”,”I Fasci Siciliani.”,”””Questo intensificarsi della offensiva poliziesca contro i Fasci era in diretto rapporto con la pressione che i grandi proprietari terrieri esercitavano sulle autorità locali e sul Governo centrale. Il Congresso dei Fasci tenutosi a Palermo il 22 maggio 1893 (in occasione del quale i grandi proprietari terrieri avevano diffuso la voce che il concentrarsi di tanti contadini nella capitale avrebbe segnato l’ inizio dell’ assalto e del saccheggio dei palazzi dei ricchi) e il Congresso di Corleone del luglio seguente (in cui, come abbiamo visto, i contadini avevano fissato le proprie condizioni e la condotta conseguente dello sciopero, e avevano stabilito di rifiutare ogni trattativa altrimenti che sulla base delle decisioni del Congresso e per altra via che i propri rappresentanti) avevano esasperato i percettori di rendita delle grandi proprietà siciliane, che per la prima volta vedevano ergersi dinnazi la temibile forza di un movimento contadino organizzato nelle forme legali. Le minacce, la corruzione, l’ intimidazione per mezzo della mafia non riuscendo allo scopo, i grandi proprietari terrieri tempestavano di petizioni le autorità centrali e lo stesso Sovrano e premevano personalmente e direttamente su tutti i maggiori esponenti dello Stato per ottenere i più drastici provvedimenti di scioglimento e di repressione dei Fasci””. (pag 30-31)”,”MITS-244″ “MARSLAND Stephen E.”,”The Birth of the Japanese Labor Movement. Takano Fusatarõ and the Rõdõ Kumiai Kiseikai.”,”MARSLAND Stephen E. laureatosi alla New York School of Industrial and Labor Relations alla Cornell University, e ha ricevuto il MBA dalla Harvard Business School. Ha visitato il Giappone nel 1972 come studente. Ha poi lavorato presso la Japan Steel Corporation di Tokyo e Kitakyushu. Poi è diventato manager alla Viratec Tru Vue di Chicago. “”L’ influenza su Takano delle due organizzazioni operaie americane predominanti in quel periodo, i Knights of Labor e l’ American Federation of Labor, è chiara. I Knights of Labor (Cavalieri del Lavoro), che organizzavano tutti i lavoratori geograficamente senza riguardo al mestiere, l’ industria, o il livello di professionalità, era l’ organizzazione più nuova e con una crescita più rapida rispetto alla AFL. Essa raggiunse il suo apice all’ inizio degli anni 1890.”” (pag 50) “”Takano e Gompers si incontrarono molte volte e discussero i problemi del lavoro e del movimento operaio. I due uomini si trovarono in sintonia, e in una sua successiva lettera a Takano, datata 22 ottobre 1894, Gompers lo fece organizzatore generale dell’ AFL. Takano subito partì per il Giappone.”” (pag 53)”,”MJAx-017″ “MARSTON Charles”,”La bibbia ha detto il vero.”,”Il libro di Marston si incentra sugli scavi e le scoperte archeologiche fatte su una vasta area (Egitto, Palestina, Mesopotamia, Arabia. Il libro documenta i risultati del lavoro di più di un secolo.”,”STAx-312″ “MARTEL Gordon”,”The Month that Changed the World. July 1914.”,”‘Il 28 giugno 1914 l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando fu assassinato nei Balcani. Cinque settimane dopo quella fatidica data le grandi potenze europee erano in guerra. Molto inchiostro è stato consumato nel tentativo di trovare il ‘colpevole’ (persone e/o Stati), o di cogliere le forze profonde che ‘inevitabilmente’ hanno spinto alla guerra nel 1914. Insoddisfatto di queste spiegazioni, Gordon Martel ha studiato gli archivi diplomatici, militari, politici per trovare la chiave della spiegazione tra i meandri della crisi, cercando di stabilire quanto la catastrofe sia davvero ‘inspiegabile’. L’autore segue le mosse dei vari protagonisti (il Kaiser Guglielmo II, l’imperatore Francesco Giuseppe, lo zar Nicola II, Sir Edward Grey, e Raymond Poincaré) e valuta come ogni loro nuova decisione possa aver dato una risposta alle questioni complicate del momento o sia stata una escalation fino al punto di non ritorno. Dedicando un capitolo per ogni giorno della famigerata “”crisi di luglio”” 1914 si vedrà, passo dopo passo, quanto poco il conflitto sia stato premeditato, preordinato, o addirittura prevedibile. Quasi ogni giorno sembrava possibile risolvere la crisi come tante erano state risolte nei decenni precedenti. Quasi ogni giorno c’erano nuovi suggerimenti che davano agli statisti delle speranze di poter evitare la guerra senza ledere i loro interessi vitali. Ma le azioni e reazioni delle grandi potenze nell’ultimo mese trasformarono, probabilmente senza volerlo, una crisi regionale, che avrebbe potuto rimanere balcanica, in una cataclisma europeo e mondiale’; ‘Dopo l’ultimatum di Vienna in attesa della risposta Belgrado. Dal punto di vista di Berlino e Vienna, le cose ora sembravano promettenti. Bethmann Hollweg era in attesa di una vittoria diplomatica: se la Russia non avesse mobilitato e si fosse evitata la guerra, russi e tedeschi si sarebbero potuti comprendere a causa della delusione della Russia verso i partner dell’Intesa’ (pag 159-160). Gordon Martel è uno studioso esperto sul tema della guerra, degli imperi, e della diplomazia nell’età moderna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni tra cui ‘Encyclopedia of War’. E’ direttore e fondatore della rivista ‘The International History Review’. Ha insegnato nelle Università del Canada. ‘But the chancellor worried even more about the kaiser’s own activities. Wilhelm had ordered the German fleet to be kept together following its annual manoeuvres, which led Bethmann Hollweg to worry that ‘as soon as the ultimatum is refused’ the kaiser might order ‘conspicuous fleet movement’ (159). When the chancellor asked for the admiralty’s opinion he was told that if there was a possibility of Britain declaring war on Germany they must prepare for the possibility of a sudden attack on the fleet. Given Germany’s numerical inferiority, this meant not allowing the fleet to be exposed. The fleet should be recalled six days prior to war breaking out. (160). On the 23rd, with the Austrian ultimatum to be presented at 6 p.m. , the chancellor advised the admiralty to prepare for the possibility of ‘a sudden attack on our fleet’ by the British (161). Bethmann Hollweg anticipated that the Serbs would reject the Austrian demands. Kaiser Wilhelm dismissed British hopes that he would use his influence to restrain Austria. ‘Why should I do any such thing?’ Austria was perfectly within its rights: ‘The rascals have added murder to agitation and must be humbled’. Lichnowsky ought to tell Grey ‘plainly and seriously’ that the Austrian demands were Austria’s affair and Germany would not attempt to influence them. ‘Serbia is nothing but a band of robbers’. He refused to interfere. Emperor Franz Joseph alone was competent to judge the situation. And the kaiser resented Britain’s condescending way of giving orders (162). From the perspective of Berlin and Vienna, things now looked promising. Bethmann Hollweg looked forward to a diplomatic victory: if things went well, if Russia did not mobilize and a war was avoided, a Russo-German understanding should be possible because of Russia’s disappointment with its Entente partners (163). In Germany and Austria-Hungary there appeared to be widespread support for a vigorous diplomatic initiative. In Russia, France, Britain, and even in Serbia itself, there seemed to be chaos, division, and uncertainty. (…) On the final day of the visit of the French president and premier, thousand of striking workers chopped down telegraph poles, then combined them with paving stone to erect barricades, stretching wires across the streets to prevent Cossacks from charging them on their horses. Strikes cut the telephone cable between St Petersburg and Finland and then wrecked the power station, which meant that trams had stopped running by evening. At the Nikolaieff shipyard another 8.000 workers joined the strike, along with thousands more from the government Obukhoff gun factory. Strikers marched through the street singing revolutionary songs and waving red flags- Thousands assembled in front of the imperial porcelain factory, throwing stones through the windows and calling for the workers inside to join them. By now over 100,000 workers in St. Petersburg were on strike – many of whom were leaving the city to return to their villages. Employers had decided to lock their workers out for two weeks and the council of ministers was scheduled to meet the next day to consider a declaration of martial law – once the French visitors had departed’ (pag 159-160). Note: (159) Bethmann Hollweg to Foreign Office, telegram, 21 July, DDK, I, nr 101: (160) Behnke to Foreign Office, 22 July, DDK, I. nr 111; (161) Bethmann Hollweg to Wedel, telegram, 23 July, DDK, I, nr 125; (162) Jagow to Wilhelm II, telegram, 23 July, DDK, I, nr 121; (163) Riezler, diary, 23 July, in Erdmann, ‘Kurt Riezler’, 189-90.]”,”QMIP-244″ “MARTEL Gordon”,”The Origins of the First World War.”,”[‘La rivoluzione diplomatica. I due sistemi di alleanze in vigore nel decennio della Prima guerra mondiale: la Triplice Alleanza (austro-tedesca-italiana) e la Duplice Alleanza (franco-russa), la crisi del luglio 1914, e la rottura dell’equilibrio con lo scoppio del conflitto. Tra gli studiosi di relazioni internazionali è da tempo sorto un dibattito tra chi sostiene che le rivalità tra le alleanze rendono primo o poi la guerra inevitabile e chi al contrario sostiene che esse riducono i comportamenti aggressivi, rafforzano l’equilibrio del sistema internazionale tamponando le crisi locali, mantengono in equilibrio la bilancia tra le potenze a patto che non ci sia una netta superiorità di una sull’altra. ‘The conditions of European international relations was unusually simple and stable by 1900. The continent was clearly divided into two rival alliances: Germany, Austria-Hungary and Italy in the Triple Alliance; France and Russia in the Dual Alliance. Of the great powers, only Britain was unaccounted for. Everyone who engaged in diplomatic and military affairs regarded the alliance system as the primary characteristic of international relations, and every question that arose between 1900 and 1914 was assessed for its possible influence upon this system. After war broke out in 1914 man critics argued that the rival alliances made war inevitable, that sooner or later a crisis was certain to arise that would lead to a general European conflict, that it became increasingly difficult to minimise any friction or localise any controversy that arose in these years. The July crisis seemed the perfect illustration of this argument: what conceivable interest did Germany, Britain and France have in the fate of the Bosnian Serbs, other than the impact of the assassination on the alliance system? But other observer saw the alliances as providing stability and predictability to the European system. Moreover, as the alliances were fundamentally defensive in nature, they reduced the likelihood of aggressive behaviour. The alliances also appeared to bolster the principle of the balance of power, which many still believed to be the best guarantee of peace: as long as neither side enjoyed a clear superiority over the other, they argued, no statesman would risk the destruction of modern war and possible social upheaval. (…) Neither argument – that the alliances made war inevitable, or that they made the chances of it remote – can be tested. And the experience of the decade before the First World War demonstrates that simplistic assumptions about their impact are almost certainly false. To understand the alliance system, it must be located carefully within the context of the times’ (pag 33-34). Gordon Martel is Professor of International History at the University of Northern British Columbia, Canada, and Senior Research Fellow at De Montfort University]”,”QMIP-248″ “MARTELLI Michele”,”I filosofi e l’ URSS. Per una critica del “”socialismo reale””. Nietzsche, Marx, Gramsci, Lukacs, Bloch, Marcuse, Merleau-Ponty, Sartre, Bobbio.”,”MARTELLI insegna filosofia della storia nell’ Università di Urbino. E’ autore di vari volumi (v. retrocopertina).”,”RUSU-136″ “MARTELLI Mino”,”Andrea Costa e Anna Kuliscioff. Rivelazioni sulla coppia da nuovi documenti.”,”MARTELLI, che ha insegnato nelle scuole pubbliche e in Seminario, si è dedicato a ricerche d’ archivio e a studi storici locali (Romagna). “”(Anna Kuliscioff, nrd) lasciò però lettere private, venute ora alla luce, insieme con altre decisive testimonianze. E oggi sappiamo che Anna toccò o sfiorò l’ incontro con l’ Amore verticale nell’ ultimo incrocio della sua agonia, prima che il 29 dicembre 1925 a Milano chiudesse la sua vita. Fu la figlia Andreina, presso il capezzale della morente rimasta sola di fronte all’ eternità, a raccogliere le sue ultime tre parole: Dio, Dio, Dio! (…) Conversione? La parola è troppo impegnative o troppo sbrigativa. Direi piuttosto illuminazione (…)”” (pag 70-71)”,”MITS-204″ “MARTELLI Roger”,”Communisme francais. Histoire sincère du PCF, 1920-1984.”,”MARTELLI Roger è nato nel 1950. Ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure de la rue d’ Ulm, agrégé d’ histoire, dirige i Cahiers d’ histoire dell’ Institut de recherches marxistes. E’ membro del Comitato Centrale del PCF. “”L’euphorie du IIe Congrès retombe bien quelques jours plus tard, à la mi-août, quand l’Armée rouge subit de graves revers en Pologne et en Crimée. Les rêves ne son pourtant pas tout à fait morts: les luttes ouvrières se maintiennent où s’intensifient, en Angleterre, en France et en Italie, et l’Asie continue de bouger. De ce fait, la convinction de départ est inentamée: si la révolution mondiale n’a pas encore triomphé, c’est que la scission n’est pas complète partout avec ceux que l’on désigne péjorativement comme les “”social-patriotes””. A la fin de 1920, les bolcheviks sont résolus à accélérer cette scission. Ils sont confortés dans leurs intentions par un événement clé survenu à l’automne: le congrès de Halle de l’ USPD voit la victoire totale des partisans de l’Internationale et le départ du vieux leader socialiste Karl Kautsky, l’un des “”papes”” de la IIe Internationale et la figure la plus éminente du courant “”centriste”” européen.”” (pag 21)”,”PCFx-071″ “MARTELLI Antonio”,”La lunga rotta per Trafalgar. Il conflitto navale anglo-francese.”,”Antonio MARTELLI, già direttore del Centro Studi Confindustria è docente di Strategia e politica aziendale presso l’Univ. Bocconi e di economia applicata nell’Univ. di Milano. Ha al suo attivo varie pubblicazioni.”,”QMIx-249″ “MARTELLI Michele”,”I Filosofi e l’URSS. Per una critica del «socialismo reale». Nietzsche – Marx – Gramsci – Lukács – Bloch – Marcuse – Merleau-Ponty – Sartre – Bobbio.”,”Michele Martelli insegna Filosofia della storia nell’Università di Urbino. É autore dei seguenti volumi: Filosofia e società nel giovane Nietzsche (1870-1873), Nietzsche ‘inattuale’, Gramsci filosofo della politica. Ha preparato, in collaborazione con altri, il volume collettaneo Gramsci e l’Italia. Si occupa di autori e problematiche di filosofia contemporanea, e in particolare di filosofia politica, ispirandosi ad un metodo di ricerca di tipo storico-teorico, che cerca di unire analisi delle idee e contestualizzazione storica.”,”TEOC-063-FL” “MARTELLI Manfredi”,”L’India e il Fascismo. Chandra Bose, Mussolini e il problema del Nazionalismo Indiano.”,”M. Martelli nasce a Roma nel 1970. Dopo aver trascorso dieci anni in Africa Orientale si trasferisce in Italia per completare gli studi. Nel 1995 si laurea in Scienze Politiche presso la Facoltà di Firenze specializzandosi in Storia contemporanea e dedicandosi allo studio dell’Italia durante il periodo fascista.”,”INDx-017-FC” “MARTELLI Franco”,”La guerra mafiosa.”,”Franco Martelli è nato a Portigliola (Reggio Calabria) nel 1946. Ha lavorato alla redazione regionale calabra della Rai e collaborato a Paese Sera e all’Ora. ‘Mille morti in dieci anni. La sfida della “”ndranghita”” alla democrazia italiana’”,”ITAS-242″ “MARTELLI Roger VIGREUX Jean WOLIKOW Serge”,”Le parti rouge. Une histoire du PCF, 1920-2020.”,”Roger Martelli, ex allievo dell’ ENS, Ulm Jean Vigreux è professore di storia contemporanea all’Università di Bourgogne-France-Comté, e direttore della Maison des Sciences de l’Homme de Djon. Serge Wolikow è professore emerito di storia contemporanea Université de Bougogn, e presiede la rete delle Maison des Sciences de l’Homme.”,”PCFx-129″ “MARTELLI Antonio”,”La lunga rotta per Trafalgar. Il conflitto navale anglo-francese.”,”Antonio Martelli, già direttore del Centro Studi di Confindustria, è docente di Strategia e politica aziendale presso l’Università Bocconi, nonché in Economia applicata presso l’Università di Milano Bicocca. Ha pubblicato tra l’altro ‘Teorie ed ideologie del management’ (1979), ‘Scenari e strategie’ (1988), ‘Lo scambio complesso’ (1984), ‘Il mondo nel 2010: le mappe del cambiamento’ (1997), ‘Alle radici della strategia’ (2005). “”Bisogna anche dire che le fregate fracnesi e spagnole non facevano lo stesso eccellente lavoro di quelle britanniche. Mentre queste ultime seguivano la flotta avversaria fin quasi a distanza di tiro, le prime non si allontanavano dal gosso e non fornivano al loro ammiraglio informazioni utili sulle mosse del nemico. Villeneuve non sapeva dove esattamente era Nelson: in realtà, stava andando proprio nella sua direzione. Infatti le due flotte si stavano avvicinando l’una all’altra, quella britannica con rotta nord-est e quella franco-spagnola con rotta a sud. Durante tutta la notte la distanza tra di loro continuò a diminuire”” (pag 256)”,”QMIN-005-FSL” “MARTELLINI Amoreno”,”Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell’Italia del Novecento.”,”A. MARTELLINI insegna storia contemporanea nell’Università di Urbino. Fa parte del coordinamento scientifico delle riviste ‘Storia e problemi contemporanei’ e ‘Proposte e ricerche’. Si è occupato di emigrazione e ha scritto due saggi per il volume ‘Storia dell’emigrazione italiana’ (Donzelli).”,”ITAC-116″ “MARTELLO Tullio”,”Storia dell’ Internazionale dalla sua origine al congresso dell’ Aja.”,”L’ autore critica Marx (“”dominato dall’ ambizione prepotente di emergere e di comandare”” (pag 473) ma non risparmia neppure Bakunin (“”mestatore politico”” e “”agitatore popolare”” anche se inclina a giustificare il bakuninismo e l’ anarchismo.”,”INTP-025″ “MARTELLONE Anna Maria a cura; saggi di QUALEY Carlton C. SCHLESINGER Arthur M. HANSEN Marcus L. HANDLIN Oscar SMITH Timothy L. VECOLI Rudolph J. BLEGEN Theodore C. HANDLIN Oscar CORWIN Arthur F. GOSSETT Thomas G. GLEASON Philip HOURWICH Isaac S. MURRAY Robert K. HIGHAM John”,”La «questione» dell’immigrazione negli Stati Uniti.”,”Anna Maria Martellone, docente di Storia americana nella Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, si occupa da tempo del problema dell’immigrazione negli Stati Uniti, tema sul quale ha pubblicato numerosi saggi ed un volume, Una Little Italy nell’Atene d’America: la comunità italiana di Boston, 1880-1920, Napoli, Guida, 1973.”,”USAS-006-FL” “MARTELLOTTI Emma a cura; saggi di Odilia D’AVELLA Marisa SICCARDI Cecilia SIRONI Alessandra FIUMI Valerio DIMONTE Edoardo BRESSAN Annamaria MARZI”,”Per una storia dell’ assistenza infermieristica in Italia.”,”Saggi di Odilia D’AVELLA Marisa SICCARDI Cecilia SIRONI Alessandra FIUMI Valerio DIMONTE Edoardo BRESSAN Annamaria MARZI. Assistenza sanitaria e donne. “”L’ origine dell’ assistenza è legata, quindi, biologicamente alla donna e sviluppata, ancora dalla donna stessa, in senso sociale, come tutela e promozione della salute individuale e collettiva. Infatti, etnostorici, archeologi, paleontologi e antropologi, in linea generale, concordano nel riconoscere che alla donna è da attribuirsi la scoperta dell’ agricoltura, la raccolta delle erbe, dei frutti, delle radici e quindi la preprazione dei primi farmaci, l’ invenzione della ceramica, che ha permesso la conservazione degli alimenti e quella della tessitura: in un tempo in cui la sopravvivenza e la salute erano legate alla capacità di risolvere i problemi che si frapponevano – ieri come oggi – al soddisfacimento dei bisogni elementari.”” (pag 39)”,”ITAS-083″ “MARTENS Ekkehard”,”Filosofare con i bambini. Un’introduzione alla filosofia.”,”Ekkehard Martens è docente di Filosofia all’Università di Amburgo. É ospite frequente di convegni e seminari (nel maggio del 2006 è stato invitato dalla Facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano) dove insegna ad insegnare la filosofia.”,”FILx-113-FL” “MARTI Casimiro”,”Origenes del anarquismo en Barcelona.”,”MARTI Casimiro “”Bakunin se declara por una revolución sin condiciones, por un radicalismo intransigente, que ya no abandonará jamás. Su fiebre revolucionaria no es simplemente el producto de su exhuberante vitalidad, sometida a las exigencias fluctuantes de su vida errante, desarraigada, bohemia. Ha adquirido desde ahora el rango de una convicción filosófica (1)”” (pag 45) (1) No quedan testimonios de la influencia de Feuerbach, que es sus escritos posteriores es tan notable y que debtó ejercerse con toda seguridad en esta época. Cfr. la carta del 14 de octubre a A.A.L. Follen citada en la nota 45 de este capítuo”””,”ANAx-365″ “MARTÌ José, a cura di Cintio VITIER”,”José Martì, antologia di testi e antologia critica.”,”La presente opera in due parti è stata condotta sotto la direzione politica e culturale di uno fra gli studiosi maggiormente competenti a farlo per la posizione occupata e per gli studi compiuti: Cintio Vitier, per molti anni direttore della Sala Martì nella Biblioteca Nacional José Martì dell’Avana. tavole colorate alle pagine 193 e 385, venti pagine di fotografie bicolori fuori testo fra le pagine 608 e 609, notiziario: Il colloquio martiano di Bordeaux, Sommari della rivista Anuario martiano, Indicazioni di altre riviste cubane, Avviso ai lettori, Pubblicazioni ricevute, Indice analitico generale della rivista Ideologie, Sommari della rivista Ideologie,”,”AMLx-018-FL” “MARTÍ Casimiro; LAMBERET Renée; TERMES ARDEVOL J.”,”Les antécédents de l’orientation du mouvement ouvrier catalan vers l’anarchisme (Marti); Quelques caractéristiques de la Fédération régionale section espagnole de la Première Internationale (Lamberet); Aspects inédits de l’activité de l’Internationale en Espagne sous la première république (1873).”,”Casimiro Martí, Barcellona (autore del volume ‘Origenes del Anarquismo en Barcelone, Barcelone, 1959) R. Lamberet , Paris J. Termes Ardévol, Barcellona”,”MOIx-046-K” “MARTIENSSEN Anthony”,”Hitler e i suoi ammiragli.”,”Ricchissimo fu il bottino di documenti tedeschi che gli alleati fecero nell’ultima fase della guerra; ma, tra gli elementi di esso bottino, uno dei più organici è costituito certamente dalle 60.000 cartelle degli archivi della Marina, spazianti dal 1868 al 1945, catturati in un castello nei pressi di Coburgo. Una miniera di carte ‘riservatissime’ dalle quali sono state ricavate testimonianze ponderose per i processi di Norimberga e Anthony Martienssen ha tratto, d’incarico dell’Ammiragliato britannico, una storia della condotta strategica e diplomatica della guerra navale da parte tedesca, basata sui verbali delle ‘Conferenze’ che Hitler ebbe coi suoi ammiragli. Ora, sempre attingendo a questo materiale di primissima mano e di altissima importanza, il Martienssen ha scritto questo libro. (…) Come fu che Hitler rinunziò all’invasione delle isole britannich, dopo averla preparata con ogni cura? Come fu che si gettò all’improvviso sulla Russia Sovietica, avversario formidabile col quale s’era prima alleato ed aveva spartito la Polonia? Come fu che, contro il parere dei suoi strateghi migliori, trascurò a lungo il Mediterraneo e non volle dare il colpo finale alla conquista di Malta, che gli avrebbe assicurato un successo decisivo contro la Gran Bretagna? Il libro riporta alcuni drammi relativi al conflitto navale: Il suicidio della ‘Graf von Spee’ e del suo comandante, la temeraria irruzione dell’ U-47 dentro Scapa Flow, l’agonia della ‘Bismarck’, il mancato assassinio di Hitler a Rastenburg. (dal risvolto di copertina) La mancata presa di Malta da parte della Germania “”L’Africa Korps avanzò a grande velocità e i successi di Rommel in Cirenaica e insieme le gravi perdite subite dagli inglesi nei loro sforzi per soccorrere Malta, persuasero ancor più Hitler che la conquista dell’isola non fosse necessaria. Raeder, appoggiato da Kesserling e dal Comando italiano, rilevò che, secondo l’esperienza fatta l’anno prima, se si fosse permesso che Malta si riavesse in qualsiasi modo – Hitler aveva parlato di trasferire forze aeree sul fronte orientale, dove ve n’era pure bisogno – la situazione di Rommel sarebbe divenuta precaria. Hitler evitò di pronunciarsi, e in una conferenza avuta con Raeder il 15 giugno, addossò la responsabilità di un ulteriore rinvio della “”Ercole”” alla “”deficienza di comando”” da parte italiana. Egli disse: «Riconosco interamente l’importanza della presa di Malta. Ma non credo tuttavia che questo si possa fare mentre l’offensiva sul fronte orientale è in corso e non credo, in particolare, che si possa fare con truppe italiane. La Luftwaffe non ha aeroplani da trasporto disponibili. Una volta che Tobruk si apresa, molte navi da carico potranno essere avviate a Tobruk via Creta (evitando Malta). D’altra parte gli sforzi britannici per far arrivare convogli a Malta, da oriente e da occidente, attestano la situazione gravissima in cui l’isola si trova. Questi convogli, incidentalmente, ci offrono modo di infliggere gravi danni al nemico. Una volta che Malta sia interamente dissanguata ed esausta per le continue incursioni aeree e il blocco totale, potremo arrischiare l’attacco» (pag 192) “”Il 26 agosto Raeder conferì con Hitler. Si parlò poco del Mediterraneo, ma Raeder aveva già veduto la disfatta che attendeva la Germania. Aveva veduto anche come sarebbe cominciata. Egli disse: «Io continuo a considerare il possibile tentativo degli anglosassoni di occupare l’Africa Nord-Occidentale e di piantarsi nell’Africa del Nord con l’aiuto dei francesi come un grandissimo pericolo per l’intero sforzo di guerra germanico. Essi attaccheranno di là l’Italia e metteranno in pericolo la nostra posizione nell’Africa Nord-Orientale. Pertanto la Germania deve conservare una posizione forte nel Mediterraneo. Il Führer condivide questa opinione.Egli non nasconde il suo crescente malcontento nei riguardi degli italiani e allude a piani che non può ancora discutere». Per quanto grande fosse ‘accordo con Raeder e quali che fossero i suoi nuovi piani in gestazione, Hitler arrivava troppo tardi. L’8a Armata stava preparando la sua grande offensiva; i russi mettevano in linea le loro forze per liberazione di Stalingrado; e l’Inghilterra e in America si veniva radunando una grossa armata di navi e di uomini per il primo grande sbarco della guerra. Il “”Grande Piano”” era stato fracassato dalla piccola petrosa isola di Malta, la popolazione della quale, tenace e coraggiosa, sostenne più che 1400 incursioni aeree nei due anni in cui fu sotto attacco. Essa venne giustamente decorata della più alta onorificienza civile che l’Inghilterra possa conferire: la Croce di S. Giorgio”” (pag 197)”,”GERN-201″ “MARTIN MONTOYA F.”,”Pluralismo sindical en Francia. La escision de la CGT en 1947 y el problema de la unidad y pluralismo sindical.”,”””In tutti i casi, l’ 11 e 12 novembre 1947 il Comitato Centrale della CGT si riunisce a Parigi. La maggioranza e la minoranza si trovano d’accordo su un programma comune: mantenere una scala mobile dei salari, il cui minimo sarà di 10.800 franchi. Si rinuncia, pertanto, a lottare contro l’ onda inflazionistica””. (pag 14)”,”MFRx-193″ “MARTIN MAESTRE Jacinto”,”La lucha obrera.”,”Firma ex proprietario “”La propaganda es el agente mistificador y mitificador – en definitiva, fabricador des masas – por antonomasia. Lo mistifica todo y crea y esparce todos los mitos. Pero sobre todo es el detergente máximo para el lavado de cerebro, al que con diabólica pricisión se somete a nuestros hombres incualificados. El el instrumento más eficaz de incultura””. (pag 100)”,”RELC-208″ “MARTIN Laurent”,”La Presse écrite en France au XX siècle.”,”MARTIN Laurent”,”EDIx-126″ “MARTIN David”,”Tongues of Fire. The Explosion of Protestantism in Latin America.”,”MARTIN David è professore emerito di sociologia alla London School of Economics (LSE). E’ una delle maggiori autorità mondiali nel campo della sociologia della religione.”,”AMLx-132″ “MARTIN Maurice PERRON Nicole JAURES Jean DUMAS Charles RACOVSKI Christian (RAKOVSKIJ) TEULIN Marc ROSDOLSKY Roman MARIE Jean-Jacques”,”Jean Jaures et la IIe Internationale (Martin); Les causes de la guerre selon Jean Jaures (Perron); Le discours de Vaise (27 juillet 1914) (Jaures); Débat sur les socialistes et la guerre (1915) (Racovski [Rakovsky] – Dumas); Charles Dumas, chef de cabinet de Jules Guesde: rapport sur la Russie bolchevique (1919) (Teulin).”,”””Vous avez vu, durant la guerrre des Balkans, une armée presque entière succomber, soit sur le champ de bataille, soit dans les lits d’hôpitaux; une armée est partie avec trois cent mille hommes, elle laisse dans la terre des champs de bataille, dans les fossés des chemins ou dans les lits d’hôpitaux infestés par le typhus, cent mille hommes sur trois cent mille. Songez à ce que serait le désastre pour l’Europe: ce ne serait plus, comme dans les Balkans, une armée de trois cent mille hommes, mais quatre, cinq, six armées de deux millions d’hommes. Quel désastre, quel massacre, quelles ruines, quelle barbarie! Et voilà pourquoi quand la nuée de l’orage est déjà sur nous, voilà pourquoio je veux espérer encore que le crime ne sera pas consommé”” [J. Jaures, Discours de Jean Jaurès prononcé le 25 juillet 1914 à Vaise, dans la banlieue de Lyon] (pag 34) “”Mais l’Internationale, elle non plus, ne partagea pas le point de vue de Kautsky pour des motifs différents de ceux de Jaurès. Quand la question de notre attitude en cas de guerre est venue devant les congrès de Stuttgart (1907), de Copenhague (1910) et de Bâle en 1912, les résolutions, votées à l’unanimité et soutenues vigoureusement par Jaurès lui-même, nous imposaient non pas l’abdication de notre volonté socialiste, non pas la passivité, mais bien au contraire, une activité socialiste intense. “”Si une guerre menace d’éclater, dit la résolution de Stuttgart – reproduite textuellement dans le manifeste de Bâle – il est du devoir de la classe ouvrière dans les pays concernés, il est du devoir de ses représentants dans les Parlements… de déployer tous leurs efforts pour empêcher la guerre, par tous les moyens qui leur paraîtront les mieux appropriés et qui varient, naturellement, selon l’acuité de la lutte des classes et l’état de la politique générale. Au cas où la guerre éclaterait néanmoins, c’est leur devoir de s’entremettre pour la faire cesser promptement et d’utiliser de toutes leurs forces la crise économique et politique, créée par la guerre pour agiter les couches populaires les plus profondes et précipiter ainsi la fin de la domination capitaliste”””” [Christian Rakovskij, Les socialistes et la guerre. Discussion entre socialistes français et socialistes roumains. Réponse de Christian Racovski] [CMO, Paris, n. 59, 2013]”,”JAUx-026″ “MARTIN Jean-Clément, edizione italiana a cura di Gianluca SOLFAROLI CAMILLOCCI”,”I bianchi e i blu. Realtà e mito della Vandea nella Francia rivoluzionaria.”,”””La caduta di Carrier non è dovuta alla resistenza dei nantesi; è conseguenza del conflitto insorto con gli elementi più radicalmente rivoluzionari. Egli tratta tutti, indifferentemente, con arroganza e durezza: i nantesi che lo avvicinano, i militari, i membri delle amministrazioni. Il malcontento dei repubblicani locali non cessa di aumentare nei suoi confronti e finisce per esprimersi apertamente nella società popolare di Nantes. Per ordine di Carrier questa associazione viene fatta chiudere per tre giorni, e per le minacce che pesano su di essa sospende ogni attività. E’ stata questa società a chiedere che Carrier venisse rimosso? Il problema non è di grande importanza, perché in ogni caso l’associazione trova inopinatamente un alleato in un inviato del Comitato di salute pubblica, Jullien (di Parigi). Questi, durante un viaggio d’ispezione, aveva appena attraversato il Morbihan, dove aveva fatto da arbitro tra il rappresentante del popolo Trehouart e l’emissario di Carrier, Le Batteux, di cui condannava le esecuzioni sommarie e i saccheggi. Al suo arrivo a Nantes si trova d’accordo con il Comitato rivoluzionario contro Carrier. Di fronte alle minacce di Carrier, lascia in fretta Nantes e lo denuncia davanti alla Convenzione, chiedendo che sia immediatamente richiamato a Parigi. Poco dopo si ha una riconciliazione tra Carrier e la società popolare, ma quest’ultima, preso coraggio dalla venuta di Jullien, domanda a sua volta che Carrier venga richiamato. Ciò porta il Comitato di salute pubblica ad accettare che Carrier ritorni a sedere alla Convenzione, dopo essere stato rimosso dalle sue funzioni il 10 febbraio 1794. La sua partenza, che avviene in un clima di accordo apparente fra tutte le forze repubblicane, è subito seguita da un regolamento di conti tra le diverse fazioni. Dopo il 9 termidoro, Carrier, che si è opposto a Robespierre, continua ad essere della Convenzione. Occorrerà attendere che venga aperto un dibattito sulle violenze commesse in Vandea, perché la parte avutavi da Carrier sia messa in discussione e venga posto sotto accusa. (…) I battesimi patriottici. Carrier non è stato l’unico promotore dell’annegamento sistematico dei prigionieri. Fouquier-Tinville avrebbe usato lo stesso metodo per sbarazzarsi dei prigionieri condannati alla deportazione. Nella regione, le ‘noyades’ sono state addirittura richieste da diversi comuni (…). Le ‘noyades’ sono incontestabilmente un importante mezzo di repressione, ma appartengono di più agli strumenti terroristici che agli obiettivi rivoluzionari. In ogni caso le norme che regolano questa pratica sono molto complesse. Gli annegamenti non vengono tenuti nascosti, i rappresentanti del popolo ne informano la Convenzione e li rivendicano perfino come attestato delle loro convinzioni politiche. Tuttavia non si parla delle ‘noyades’ in modo diretto ed esplicito. Ci si esprime con eufemismi e con formule ambigue, che non si sa se debbano essere intese come espressione di un’ironia malsana. Degli annegamenti parlano, in modo chiaro, soltanto quelli che li citano come capi d’accusa contro coloro che ne sono stati promotori. Gli istigatori tengono un altro linguaggio. Le metafore abbondano: “”inviare a Nantes via acqua””, “”far bere a grandi sorsi””, “”battesimo patriottico””. La testimonianza di Benaben, un rivoluzionario dell’Anjou è significativa a questo riguardo. Nella sua corrispondenza giornaliera presenta così le ‘noyades’ effettuate nella Loira alla fine di dicembre: “”Si mettono tutti quei bricconi su un battello che poi viene affondato. Questo si denomina ‘mandare al castello d’acqua’. In verità, se questi briganti si sono spesso lamentati di morire di fame, non potranno lamentarsi che sono stati fatti morire di sete. A oggi se ne sono fatti bere circa 1200″””” (pag 196-197-198)”,”FRAR-414″ “MARTIN Henry-Jean”,”Storia e potere della scrittura.”,”MARTIN Henry-Jean”,”STOS-185″ “MARTIN Henry-Jean, collaborazione di B. DELMAS”,”Storia e potere della scrittura.”,”MARTIN Henry-Jean “”Nonostante i progressi già realizzati, la stampa europea nella prima parte del secolo aveva interessato solo una minoranza di notabili e di membri delle classi medie, a eccezione dei giornali dall’esistenza effimera, ispirati dal movimento operaio, che esercitarono tuttavia un’influenza molto superiore alla loro modesta tiratura e ai loro poveri mezzi. Nondimeno le iniziative di creare dei giornali operai non erano mancate. In Gran Bretagna, dove un’esorbitante tassa di bollo accresceva il prezzo dei giornali, il tipografo socialista [Henry] Hetherington lanciò, in un momento in cui la lotta per la riforma della legge elettorale era al culmine (1831), un ebdomadario, «The Poor Man’s Guardian», mettendo come sottotitolo «fondato contro la legge». Il governo rispose facendo arrestare e condannare numerosi strilloni, e Hetherington, dopo una lunga lotta, dovette darsi per vinto. Verso la medesima epoca una stampa operaia tentava di svilupparsi a Lione. Il più celebre dei suoi giornali fu «L’Echo de la fabrique» fondato nel 1831 e sostenuto dalle società di mutuo soccorso che servivano da copertura a numerose organizzazioni clandestine. Il suo principale redattore, Marius Chastaing, vi propugnava la solidarietà tra i mestieri. Ma l’unione era ancora difficile da realizzarsi e Chastaing abbandonò nel 1845 «L’Echo de la fabrique» per fondare un mensile, «La Trinune lyonnaise», che però, nel 1847, aveva solo 300 abbonati. Se si aggiunge che «La Glaneuse» che difendeva le idee radicali all’inizio della monarchia di luglio, sparì abbastanza rapidamente alla fine di processi costosi, mentre solo «Le Précurseur», sostenuto dalla Société des droits de l’Homme’, riusciva a sopravvivere (Tudesq), ci si rende conto a un tempo del dinamismo del movimento operaio e delle difficoltà che incontrava a darsi una struttura. In Prussia, tuttavia, dove Federico Guglielmo IV, che sembrava favorevole alle idee liberali, volle mitigare la censura (1841), un gruppo di borghesi di Colonia fondava nel 1841 la «Rheinische Zeitung» e assumeva come redattore Carlo Marx. Presto riconosciuto come eccellente giornalista, questi non tardò a prendere le difese dei proletari e degl’indigenti, tanto che il suo giornale fu soppresso nel 1843. Beninteso la situazione mutò con la rivoluzione del 1848; Marx mise insieme allora fino a 6.000 abbonati alla «Neue Rheinische Zeitung», ma alla fine fu espulso. Un po’ dappertutto i moti del 1848 fecero così venir su dei giornali di tutte le tendenze la cui esistenza fu agitata ed effimera. Questo specialmente in Francia, come ha dimostrato A.J. Tudesq”” [Henry-Jean Martin, ‘Storia e potere della scrittura’, Milano 1991] (pag 449-450) Biografia (wikip) Henry Hetherington (17 June 1792 – 23 August 1849) was a leading British Chartist . Early years Henry Hetherington was the son of a London tailor, John Hetherington (1770 to 6 November 1806), and was born on 17 June 1792, at 16 Compton Street, Soho, London. He was one of four children and was baptised in the church of St Giles-in-the-Fields. When he was thirteen, on 5 November 1805, he began work as an apprentice printer at Luke Hansard’s printing works at Holborn, London. In c.1810 he worked as a shopman for Richard Carlile, and from c1812 to 1815 he worked as a printer in Ghent, Belgium. In 1811 Hetherington married Elizabeth Thomas, of Wales, and the marriage produced nine children. Only one son, David, was still living at time of Henry’s death. In the 1820s Hetherington became influenced by the ideas of Robert Owen and joined the Co-operative Printers Association, and became active in the Radical Reform Association. In 1821 he became a member of the London Co-operative and Economical Society community, Spa Fields, London, led by George Mudie. Printer In 1822 Hetherington registered his own press and type at 13 Kingsgate Street, Holborn (now Southampton Row), an eight-roomed house, including shop and printing premises, costing £55 per annum rent. On 11 January 1823 he published the first (and possibly only) edition of the Political Economist and Universal Philanthropist, edited by George Mudie. This was a time when reformers such as Richard Carlile were being imprisoned for publishing material that was critical of the government. For people like Hetherington and Carlile, the publication of newspapers and pamphlets were vitally important in the political education of the working class. In the 1830s Hetherington published a series of radical newspapers including: The Penny Papers for the People (1830); The Radical (1831) and The Poor Man’s Guardian (1831–1835). In 1833 Hetherington was selling 220,000 copies a week of The Poor Man’s Guardian. He was punished by the authorities several times for these activities: fined on numerous occasions, imprisoned in 1833 and 1836, and having his printing presses seized and destroyed in 1835. Hetherington played a leading role in the campaign against the “”taxes on knowledge””: particularly stamp duty taxation on newspapers and pamphlets. In 1833, the four-penny tax on newspapers was reduced to one penny. The same year Parliament agreed to remove the tax on pamphlets. Tried in 1840 for selling Charles Junius Haslam’s Letters to the Clergy of All Denominations, a serial one-penny publication containing Haslam’s Deist criticism of the Bible, Hetherington was indicted on a blasphemous libel charge in February 1840.[1] Despite being willing to plead guilty in return for a suspended sentence, Abel Heywood, the publisher, was let go unpunished by the authorities.[1][2] Hetherington was convicted. Leading Chartist In his newspapers Henry Hetherington campaigned against child labour, the 1834 Poor Law and political corruption. Hetherington joined William Lovett, James Watson and John Cleave to form the London Working Men’s Association (LWMA) in 1836. Hetherington, who became the LWMA first treasurer, helped draw up a Charter of political demands. By 1836 Hetherington was one of the leaders of the Chartist movement. Hetherington was a moral force Chartist and was very critical of the ideas of Feargus O’Connor and in 1849 helped create the moderate People’s Charter Union. Demise Hetherington continued his campaign against taxes on newspapers and in 1849 formed the Newspaper Stamp Abolition Committee. A few months later, on 23 August 1849, Hetherington died of cholera at his residence at 57 Judd Street, Brunswick Square, London. He had been ill for some days, but held anti-medicinal views. On 26 August two thousand people gathered at Kensal Green Cemetery to pay their respects to the man who had spent his adult life fighting for social reform. Orations were given by George Holyoake and James Watson. In his will, Hetherington left only £200-worth of goods and chattels, and James Watson and Whitaker, his executors, had trouble in meeting the claims on his estate. In June 1873 a granite obelisk was erected in his memory at Kensal Green Cemetery.”,”STOS-186″ “MARTIN Terry”,”The Affirmative. Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923-1939.”,”Terry Martin is Associate Professor of History at Harvard University. List of Tables and Maps, Acknowledgments, Footnote Abbreviations, A Note on Style, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUST-065-FL” “MARTIN Terry”,”The Affirmative Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923-1939.”,”Terry Martin is Associate Professor of History at Harvard University. List of Tables and Maps, Acknowledgments, Footnote Abbreviations, A Note on Style, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUST-071-FL” “MARTIN Roger PIGEARD Alain”,”Bibliographie napoléonnienne. «Près de 10.000 titres pour mieux choisir».”,”Roger Martin, ingegnere agronomo, membro del ‘Souvenir Napoléonien’ dal 1971 e dal comitato di direzone dal 1993 al 1998. Alain Pigeard giurista e storico di formazone, specialista di storia militare napoleonica e autore di vari studi sul periodo tra cui un Dizionario della Grand Armée, un Dizionario delle battaglie di Napoleone e un lbiro su ‘La Guardia imperiale’.”,”FRAN-015-FSL” “MARTIN Colin PARKER Geoffrey”,”The Spanish Armada.”,”Colin Martin è Reader in Maritime Archeology all’Università di St Andrews Geoffrey Parker à Professor of Histor all’Ohio State University L’Invincibile Armata (in spagnolo: Armada Invencible, reale denominazione: Grande y Felicisima Armada) fu la flotta composta da 130 unità (di cui 65 galeoni e 4 galere, benché quest’ultime rimasero a Lisbona, non prendendo parte alla spedizione) e 29664 uomini approntata dal re di Spagna Filippo II nel 1587 per contrastare la crescente potenza marittima-commerciale dell’Inghilterra e per porre termine al conflitto (mai dichiarato) che ormai da due anni veniva combattuto con atti di pirateria da entrambe le parti. La guerra anglo-spagnola, avvenuta tra il 1585 e il 1604 e che fu parte della guerra degli ottant’anni, era iniziata nel 1585 con l’invio di truppe inglesi in aiuto delle protestanti Province Unite, la cui indipendenza non era riconosciuta dalla Spagna cattolica. (wikip)”,”QMIN-040-FSL” “MARTINA Rossella”,”Croce giornalista. Dal “”biennio rosso”” all’antifascismo.”,”MARTINA R. è nata a Viareggio e si è laureata in filosofia all’Università di Pisa. E’ giornalista e si occupa di storia filosofia e letteratura. Capitolo quarto: ‘La tentazione del fascismo’, ‘Il crociano Bottai’ “”La ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1915’, il saggio di Croce che ha venduto di più in assoluto, alla prima edizione, nel 1928, fu stampata in 2.000 esemplari che peraltro andarono subito esauriti. In poche settimane si raggiunse la cifra record di 5.000 copie vendute. Furono 3.000, infine, le copie tirate per la prima edizione della ‘Storia d’Europa’ nel 1932.”” (pag 67)”,”CROx-027″ “MARTINE Paul”,”Souvenirs d’un insurgé. La commune 1871.”,”L’A era un professore ordinario di storia, normaliano. “”Elève de l’Ecole normale supérieure, agrégé d’histoire, ses idées de gauche entraîneront Martine, à 26 ans, à prendre part aux journées du 31 octobre et du 22 janvier. Membre de l’A.I.T., son amitié avec Malon et Gérardin le conduit à la Commission municipale du XVIIe arrondissement , et il devient l’agent de liaison entre Rossel et la Commune. Il échappera aux Versaillais et se réfugiera à Saint-Pétersbourg. Ses souvenirs, publiés seulement cent ans après la Commune sont un témoignage de premier ordre par un des seconds rôles de l’insurrection”” (Le Quillec, 1646). Martine sera boulangiste, antisémite et antidreyfusard.”” (Gdebearn, 2006)”,”MFRC-022″ “MARTINELLI Renzo”,”Antonio Labriola, 1843-1904. Politica e teoria alle origini del pensiero marxista in Italia.”,”Renzo MARTINELLI (Firenze, 1944) ricercatore presso il Dipartimento di storia nell’Univ di Firenze, è autore di saggi e ricerche dedicati alla storia del movimento operaio, tra i quali ‘Il partito comunista d’Italia, 1921-1926′ (EDITORI RIUNITI, 1977). Ha inoltre collaborato alla pubblicazione dell’Epistolario di Antonio LABRIOLA (ivi, 1983) e curato l’edizione di testi di GRAMSCI, ALICATA, LONGO.”,”LABD-020″ “MARTINELLI Alberto; scritti di MARX HILFERDING LENIN SWEEZY HOBSON LUXEMBURG BUCHARIN BAUER KAUTSKY SCHUMPETER WEBER”,”La teoria dell’ imperialismo.”,”Scritti di MARX, HILFERDING, LENIN, SWEEZY, HOBSON, LUXEMBURG, BUCHARIN, BAUER, KAUTSKY, SCHUMPETER, WEBER. Alberto MARTINELLI, nato a Milano nel 1940, si è laureato in Economia all’Univ Bocconi di Milano, poi in Sociologia alla Univ of California, Berkeley. Dal 1969 insegna Sociologia Economica nell’Univ di Milano.”,”TEOC-088″ “MARTINELLI Renzo”,”Il partito comunista d’ Italia, 1921-1926. Politica e organizzazione.”,”””La tendenza Marabini-Graziadei, se non ha mai avuto, come le altre componenti del partito, una particolare risonanza ideologica, ha fornito una serie di quadri (pubblici amministratori, sindacalisti, deputati) e di figure largamente popolari, di dirigenti che hanno rappresentato, al momento della costituzione del partito comunista, l’ assorbimento nella nuova formazione di una parte, piccola ma significativa e che darà i suoi frutti in seguito, dell’ esperienza organizzativa del PSI”” (pag 149) “”Dal quadro delle sezioni (quelle rurali indicano con evidenza la diffusione dell’ organizzazione comunista nei piccoli centri) viene fuori l’ impianto fondamentalmente provinciale del PCd’I”” (pag 164) “”Il problema di Milano- si ricordi su questo tema il famoso articolo di Gramsci sull’ Unità nel 1924 – già dagli inizi si pone quindi in evidenza per l’ azione di conquista e di sostituzione dell’ egemonia del PSI che deve intraprendere il partito comunista”” (pag 164) “”Ciò significa dunque che gli operai milanesi hanno perduto ogni fiducia nel partito socialista: ma essi rimangono disorientati, rimangono senza partito”” (pag 165)”,”MITC-043″ “MARTINELLI Alberto”,”La modernizzazione.”,”Alberto MARTINELLI è preside della facoltà di scienze politiche e professore ordinario di scienza politica nell’Università degli Studi di Milano. E’ docente di sociologia alla Bocconi.”,”TEOS-172″ “MARTINELLI Alberto a cura; scritti di K. MARX R. HILFERDING V.I. LENIN P.M. SWEEZY J.A. HOBSON R. LUXEMBURG N. BUCHARIN O. BAUER K. KAUTSKY J. SCHUMPETER M. WEBER”,”La teoria dell’imperialismo.”,”MARTINELLI Alberto (Milano, 1940, si è laureato in econmia all’Università Bocconi di Milano e in sociologia alla California University, Berkeley. Insegna sociologia economica nell’Univ. di Milano “”Un’altra questione – che per il suo specifico carattere esula veramente dal campo della nostra indagine – è la seguente: il saggio generale del profitto risulterà accresciuto in conseguenza del più elevato saggio del profitto prodotto da un capitale che sia investito nel commercio estero e soprattutto coloniale? I capitali investiti nel commercio estero possono offrire un saggio del profitto più elevato soprattutto perché in tal caso fanno concorrenza a merci che vengono prodotte da altri paesi a condizioni meno favorevoli; il paese più progredito vende allora i suoi prodotti a un prezzo maggiore del loro valore, quantunque inferiore a quello dei paesi concorrenti. Finché il lavoro del paese più progredito viene in tali circostanze utilizzato come lavoro di peso specifico superiore, il saggio del profitto aumenta, in quanto il lavoro che non è pagato come lavoro di qualità superiore viene venduto come tale. La stessa situazione si può presentare rispetto a un paese con il quale si stabiliscono rapporti di importazione e di esportazione: esso fornisce ‘in natura’ una quantità di lavoro oggettivato superiore a quello che riceve e tuttavia ottiene la merce più a buon mercato di quanto non potrebbe esso stesso produrre. Il caso è analogo a quello di un fabbricante che, sfruttando una nuova invenzione prima che sia diventata di dominio pubblico, vende a minor prezzo dei suoi concorrenti e tuttavia al di sopra del valore individuale della sua merce: utilizza insomma come pluslavoro la produttività specifica superiore del lavoro da lui impiegato, realizzando così un sovra-profitto”” [K. Marx, Il Capitale, III, XIV, pp. 288-91] [in ‘La teoria dell’imperialismo’, a cura di Alberto Martinelli, 1976] (pag 74-75)”,”TEOC-068″ “MARTINELLI Roberta a cura, trascrizione e testo di Monica GUARRACINO”,”Napoleone all’Elba: le biblioteche.”,”””L’inventario, che annovera oltre 5.000 volumi suddivisi in 832 titoli e 25 tra atlanti; tavole e piante allegati, fa supporre per l’Elba, così come per le altre residenze imperiali di Francia, l’esistenza di due biblioteche, una di carattere generale e una ‘particolare’, destinata esclusivamente all’imperatore”” (pag 13) Il catalogo contiene varie opere di Jomini, manca invece Clausewitz”,”ARCx-048″ “MARTINELLI Renzo”,”Storia del Partito comunista italiano. VI. Il «partito nuovo» dalla Liberazione al 18 aprile.”,”Renzo MARTINELLI insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Facoltà di Lettere dell’ Università di Firenze. E’ autore di saggi e di ricerche sulla storia del movimento operaio italiano (‘Il Partito Comunista Italiano 1921-1926’, Roma 1977; ‘Antonio Labriola 1843-1904′, Rorma 1988). Ha curato numerose edizioni di testi e documenti. Il presente volume è il primo di una nuova serie che – dando seguito al lavoro compiuto da Paolo Spriano, per gli anni 1921-1945 – intende ricostruire la storia del PCI dalla Liberazione al 1991, anno di scioglimento del partito. “”Quando infine il governo Parri è varato, lo stesso Togliatti, in un discorso all’apparato centrale del partito, lo valorizzerà essenzialmente come «governo della Costituente». (…) Com’è noto, il cammino sarà più lungo del previsto. Parri non riuscirà a tener fede all’impegno preso su questo punto decisivo, e il nodo sarà sciolto dal primo governo De Gasperi, con un ritardo che influirà sullo stesso rinvio del V congresso: una scadenza strettamente unita, nell’impostazione del gruppo dirigente comunista, alla Costituente, sia in termini di pressione politica, sia come elemento di unificazione e di sviluppo del partito intorno al tema strategico della democrazia. La formazione del gabinetto Parri fu comunque considerata una vittoria importante dai comunisti, che vi parteciparono, come ricordato, con tre ministeri: Togliatti alla Giustizia, Scoccimarro alle Finanze e Gullo all’Agricoltura. Bisogna anche rilevare che, nonostante la brevità della sua esistenza, il governo – scontrandosi con difficoltà e condizionamenti non trascurabili – conseguì qualche risultato positivo, soprattutto sul piano della ricostruzione materiale. Tuttavia, come ebbe a rilevare lo stesso De Gasperi (ma questa è una notazione che può riferirsi a tutti i governi di unità nazionale) il suo carattere di «governo dei rinvii» fu ben presto evidente, deludendo un po’ tutti. Tra questi rinvii, accanto alla Costituente, sono da sottolineare quello relativo al cambio della moneta (prodromo, in realtà, del suo definitivo affossamento) e all’epurazione amministrativa, caduta, di fatto, con la stessa caduta del ministero. Su ambedue questi temi, i comunisti manifestano un atteggiamento in ultima analisi moderato: sul primo, questo atteggiamento è reso esplicito nel convegno economico organizzato dal PCI a Roma nell’agosto del 1945, che costituisce un’occasione importante per comprendere quanto l’analisi più generale del partito sia subordinata alle esigenze politiche immediate”” (pag 25)”,”PCIx-011-B” “MARTINELLI Alberto”,”La modernizzazione.”,”Alberto Martinelli (Milano 1940) è preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Milano, dove insegna Scienza della Politica. Insegna inoltre Sociologia all’Università Bocconi di Milano. Alcuni dei suoi lavori recenti: Economia e società, Tre saggi su libertà eguaglianza e fraternità (con M. Salvati e S. Veca), International Markets and Global Firms, Sociologia economica (con N.J. Smelser), Social Trends in Italy: 1960-1995 (con A. Chiesi e S. Stefanizzi).”,”PVSx-025-FL” “MARTINELLI Renzo”,”Otto lettere di Antonio Labriola a Richard Fischer (Martinelli); Lettere a Richard Fischer (Labriola).”,”Le lettere a Richard Fischer sono già apparse nel 1924 sul primo numero della rivista sovietica ‘Sotto le bandiere del marxismo’, insieme con una scelta di quelle, assai più interessanti, scritte da Labriola a Engels. La pubblicazione, curata da David B. Riazanov, ebbe un’eco successiva sulla rivista teorica del Pci ‘Lo Stato Operaio’ dove apparve nel 1927 oltre all’introduzione dello stesso Rjazanov, un primo gruppo di lettere a Engels; seguito poi da moltre altre nei fascicoli apparsi tra il 1929 e il 1930. Le lettere a Fischer tuttavia non sembra siano mai state tradotto in italiano (fino al 1981, ndr). (pag 149) Richard Fischer (1855-1926) era un pubblicista tedesco esponente della socialdemocrazia, membro della direzione del partito dal 1890 al 1894 e deputato al Reichstag dal 1893 fino alla morte. Fischer era amministratore del quotidiano centrale del partito socialdemocratico e poi responsabile del settore editoriale della libreria del Vorwarts. Fischer ha indagato anche sulla solidarietà dei socialdemocratici tedeschi con il movimento dei Fasci siciliani (pag 130)”,”LABD-005-FB” “MARTINELLI Alberto a cura; saggi di Marco MARAFFI Antonio CHIESI Alberto MARTINELLI e Luca LANZALACO”,”L’azione collettiva degli imprenditori italiani. Le organizzazioni di rappresentanza degli interessi industriali in prospettiva comparata.”,”Alberto Martinelli è preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano”,”ECOG-114″ “MARTINELLI Franco”,”L’inquisizione spagnola.”,”‘Torquemada sapeva bene dove voleva arrivare: eliminare la mala pianta dei “”conversos”” e dei “”moriscos”” e le clientele tuttora numerosissime data la potenza e l’influenza delle categorie poste sotto il tiro. Ma con quell’abilità per la quale il grande inquisitore era ben noto, nell’elencazione egli si guardò bene dall’indicare unicamente i “”conversos”” e i “”moriscos”” come oggetto della propria repressione. Ci mise tutti, con un’ampiezza che poteva consentirgli di colpire chiunque. Erano dunque passibili di processo: 1. Coloro che con una sorta di bestemmia riconosciuta come nettamente eretica annunciavano dei principi erronei sull’onnipotenza di Dio (…). 2. Coloro che si applicavano al sortilegio e all’arte d’indovinare quando fra i mezzi che essi impiegavano v’era l’acqua santa, le ostie consacrate, gli oli santi o altre cose le quali provavano lo sprezzo o l’abuso dei sacramenti (…). 3. Coloro che invocavano i demoni per ottenerne favori. 4. Coloro che per più di un anno rimanevano in scomunica senza sollecitare l’assoluzione né soddisfare alla penitenza che era stata loro imposta (…). 5. Gli scismatici, i quali ammettevano tutti gli articoli della fede, ma negavano il dovere di obbedienza verso il vescovo di Roma quale capo visibile della Chiesa (…); 6. I ricettatori, fautori e aderenti degli eretici siccome offensori della Chiesa e fomentatori di eresia; 7. Coloro che si opponevano all’inquisizione e che impedivano agli inquisitori di esercitare il loro ministero, ritenuto che non possono essere buoni cristiani coloro che mettono ostacoli alla persecuzione degli infedeli; 8. Tutti i signori che dopo aver promesso con giuramento agli ufficiali dell’inquisizione di scacciare gli eretici dai loro domini, rifiutavano di farlo; 9. Tutti i governatori dei regni e delle città i quali non prestavano la loro opera per difendere la Chiesa dagli eretici quando fossero di ciò richiesti dagli inquisitori; 10. Coloro che non consentissero di revocare gli statuti e i regolamenti in vigore nelle città quando fossero contrari alle misure ordinate dagli inquisitori; 11. Gli avvocati, i notai, i legali tutti che favorissero gli eretici aiutandoli con i loro consigli onde sfuggire dalle mani degli inquisitori e nascondendo i documenti opportuni a far scoprire delle eresie. 12. Tutte le persone che avessero dato sepoltura ecclesiastica agli eretici riconosciuti per tali dietro la loro propria confessione o in virtù di una sentenza definitiva. 13. Coloro che nei processi per causa di dottrina rifiutassero di giurare su qualche punto, quando ne fossero richiesti. 14. I morti, i quali fossero denunciati eretici: la loro memorie doveva essere diffamata, i loro cadaveri dissotterrati e bruciati e confiscati i loro beni. 15. I giudei e i mori, quando o con il loro scritti o con le parole inducessero dei cristiani ad abbracciare la loro setta. 16. Tutti coloro, finalmente, che, non essendo compresi nelle classi precedenti, avessero nulla meno meritata la stessa qualifica sia con le loro azioni sia con i loro discorsi o con gli scritti loro. E la storia dell’inquisizione, già grondante sangue, poté arricchirsi di nuove prodezze. Le sentenze erano sempre uguali. Dagli archivi rimasti riportiamone una: “”Noi abbiamo dichiarato e dichiariamo l’accusato convinto di essere eretico apostata, fautore e ricettatore di eretici, falso e simulatore confessante e impenitente recidivo; per i quali crimini è incorso nelle pene della scomunica maggiore e nella confisca di tutti i suoi beni a profitto della Galera reale e del fisco di Sua Maestà Cattolicissima. Dichiariamo in più che l’accusato deve essere abbandonato, così come noi l’abbandoniamo, alla giustizia e al braccio secolare, che noi preghiamo e incarichiamo molto affettuosamente e nel modo più autorevole che ci è dato di agire verso il colpevole con bontà e commiserazione””. “”Bontà e commiserazione”” che si traducevano in una morte atroce sul rogo. Ma non per diretta volontà dell’inquisizione, bensì del “”braccio secolare””. (…) Fu Torquemada a ideare questo dispositivo ipocrita e perfido?”” (pag 111-113)”,”RELC-409″ “MARTINELLI Luisa”,”Imparare a tradurre. Corso di base per tradurre dal tedesco all’italiano.”,”Luisa Martinelli è docente di lingua e letteratura tedesca nella scuola secondaria e docente incaricata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Trento.”,”VARx-185-FL” “MARTINELLI Franco”,”Hitler dietro le quinte.”,”Hitler e Mussolini cercano di convincere Franco di aiutarli nell’operazione di Gibilterrra. “”Un poco più soddisfacente il colloquio che il 24 ottobre Hitler ha con il vecchio maresciallo Pétain, presente l’immancabile Laval, a Montoire. Pétain promette la massima collaborazione della Francia di Vichy, dice di disprezzare De Gaulle e i “”franchi tiratori”” che il colonnello si è tirato con sé in Gran Bretagna, ed è pieno di promesse, soprattutto per quanto riguarda lo ‘status quo’ nelle colonie: e Hitler, se la Francia di Vichy sarà “”sinceramente collaborazionista””, afferma che, alla fine della guerra, l’impero coloniale francese, anche se dovrà essere riveduto nei suoi confini, per concedere alla Germania quelle colonie “”cui ha sacrosanto diritto””, non sarà minimamente ridotto nella sua importanza, quanto grandezza e ricchezza. È tuttavia impensabile che la Francia di Vichy possa materialmente aiutare il Terzo Reich nell’operazione che Hitler sempre più seriamente pensa di effettuare contro Gibilterra. Senza l’adesione della Spagna, Gibilterra rimarrà in mani britanniche. E gli sforzi che anche Benito Mussolini, su preghiera del Führer, compie per indurre Franco a ridurre le proprie pretese e a restituire al Terzo Reich i grandi favori che questo ha fatto alla Spagna durante la guerra civiel, non approdano a nessun risultato. La Spagna rimane giudiziosamente alla finestra, spiritualmente – dichiara il ‘Caudillo’ – vicina alle potenze dell’Asse, ma materialmente svincolata da qualsiasi impegno e, forse, sotto sotto, speranzosa che la Germania nazista non divenga eccessivamente forte, per non trovarsela, poi, da padrona, in casa. (finire) (pag 734-735)”,”GERN-001-FAP” “MARTINELLI Alberto a cura; scritti di K. MARX R. HILFERDING V.I. LENIN P.M. SWEEZY J.A. HOBSON R. LUXEMBURG N. BUCHARIN O. BAUER K. KAUTSKY J. SCHUMPETER M. WEBER”,”La teoria dell’imperialismo.”,”‘Imperialismo: bramosia e smania ‘non soltanto’ di conquistare territori … ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali’ “”Già dal 1915, e perfino nel novembre 1914, Kautsky si schierò risolutamente contro il concetto fondamentale espresso nella nostra definizione, dichiarando che per imperialismo non si doveva intendere una «fase» o uno stadio dell’economia, bensì una politica ben definita, una certa politica «preferita» dal capitale finanziario, e che non si doveva «identificare» l’imperialismo col «moderno capitalismo», sostenendo che la questione della necessità dell’imperialismo per il capitalismo si riduce a una «piatta tautologia», allorché s’intendano sotto il nome di imperialismo «tutti i fenomeni del capitalismo moderno», – i cartelli, i dazi protettivi, il dominio dei finanzieri e la politica coloniale – giacché in tal caso «naturalmente l’imperialismo è, per il capitalismo, una necessità vitale» … L’imperialismo à la tendenza alle annessioni: a questo si riduce la parte ‘politica’ della definizione katuskiana. È esatta, ma molto incompleta, perché politicamente imperialismo significa, in generale, tendenza alla violenza e alla reazione. Ma qui noi ci preoccupiamo specialmente del lato ‘economico’ della questione, incluso da Kautsky stesso nella ‘sua’ definizione. Gli errori della definizione kautskiana saltano agli occh. Per l’imperialismo ‘non’ è caratteristico il capitale industriale, ‘ma’ quello finanziario. Non a casa in Francia, in particolare, il rapido incremento del capitale ‘finanziario’, mentre il capitale industriale decadeva dal 1880 in poi, ha determinato un grande intensificarsi della politica annessionistica (coloniale). È caratteristica dell’imperialismo appunto la sua smania ‘non soltanto’ di conquistare territori agrari, ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali (bramosie della Germania sul Belgio, della Francia sulla Lorena), giacché in primo luogo il fatto che la terra è già spartita costringe, quando è in corso una ‘nuova spartizione’, ad allungare le mani su paesi ‘di qualsiasi genere’, e, in secondo luogo, per l’imperialismo è caratteristica la gara di alcune grandi potenze in lotta per l’egemonia, cioè per la conquista di terre, diretta non tanto al proprio beneficio quanto a indebolire l’avversario e a minare la ‘sua’ egemonia (per la Germania, il Belgio ha particolare importanza come punto d’appoggio contro l’Inghilterra; per questa a sua volta è importante Bagdad, come punto d’appoggio contro la Germania, ecc.). Kautsky, che pretende di continuare nella difesa del marxismo, di fatto fa un passo indietro in confronto del ‘social-liberale’ Hobson””, il quale molto ‘più giustamente’ prende in considerazione due concrete peculiarità «storiche» (Kautsky invece, con la sua definizione, si beffa della concretezza storica!) del moderno imperialismo, e cioè: 1. la concorrenza di ‘diversi’ imperialismi; 2. la prevalenza del finanziere sul commerciante”” (pag 320-322) [V.I. Lenin, ‘L’imperialismo’, v. pp. 127-33, 15-55); (in) Alberto Martinelli, a cura, ‘La teoria dell’imperialismo’, Loescher editore, Torino, 1974]”,”TEOC-001-FFS” “MARTINENGO Giancarlo PADOAN Pietro Carlo a cura, saggi di FERRARA Francesco STREET Lombard BAGEHOT Walter PANTALEONI Maffeo HILFERDING Rudolf SRAFFA Piero HAWTREY Robert KEYNES John M. FISHER Irving EINAUDI Luigi FRIEDMAN Milton VON HAYEK Friedrich MINSKY Hyman P. MELTZER Allan M. TOBIN James REVELL Jack KINDLEBERGER Charles P. GUTTENTAG Jack HERRING Richard”,”Le crisi finanziarie.”,”Giancarlo Martinengo è professore associato di Economia Politica nell’Università di Roma. Ha pubblicato lavori di economia keynesiana, economia internazionale e in tema di instabilità finanziaria. Pietro Carlo Padoan è professore associato di Economia Politica nell’Università di Roma. Ha pubblicato lavori in tema di economia monetaria, economia e finanza internazionale, econometria applicata.”,”ECOT-126-FL” “MARTINET Gilles”,”La sinistra al potere. Dal Fronte popolare a Jospin.”,”MARTINET è sin dagli anni della Resistenza uno dei protagonisti della sinistra francese. Cofondatore dell’ ‘Observateur’ membro della direzione del PS francese è stato a lungo ambasciatore in Italia. Ha scritto ‘Gli italiani. Appunti inediti dal taccuino di un ambasciatore’.”,”FRAP-029″ “MARTINET Gilles”,”La sinistra al potere. Dal Fronte popolare a Jospin.”,”Gilles MARTINET è sin dagli anni della Resistenza uno dei protagonisti della sinistra francese. Cofondatore dell’ ‘Observateur’, membro della direzione del Partito Socialista francese, è stato a lungo ambasciatore in Italia. Tra i suoi libri c’è ‘Gli italiani. Appunti inediti dal taccuino di un ambasciatore’.”,”FRAP-032″ “MARTINET André”,”L’ indoeuropeo. Lingue popoli e culture.”,”André MARTINET, nato a St. Alban-des-Villards (Savoia) nel 1908, professore all’ Ecole des Hautes Etudes di Parigi (EHESS) dal 1938, ha insegnato alla Columbia University a New York dal 1947 al 1955; dal 1955 è Professore di linguistica generale alla Sorbona. Condirettore della rivista ‘Word’ (New York, 1945), dirige ‘La Linguistique’ (Parigi, 1965). Ha pubblicato per la Laterza ‘Elementi di linguistica generale’ (1974).”,”VARx-016″ “MARTINET Gilles”,”Sette sindacati per sette paesi. Gran Bretagna Repubblica Federale Tedesca Svezia Italia Francia Stati Uniti Giappone.”,”Gilles MARTINET è nato a Parigi nel 1916. Giornalista e militante politico, dal 1975 è segretario nazionale- responsabile dell’ Ufficio Studi- del Partito Socialista di MITTERAND. Ha pubblicato con Giuseppe BOFFA ‘Dialogo sullo stalinismo’ (1976), e ha pubblicato in Italia ‘I cinque comunismi’ (1974) e ‘Il socialismo oggi e domani’ (1976).”,”SIND-022″ “MARTINET Marcel”,”Où va la revolution russe? L’ affaire Victor Serge (1933).”,”””E’ per loro che lo stesso Victor Serge già scriveva, in ‘Letteratura e Rivoluzione’: “”Gli intellettuali che, nel loro desiderio di servire la rivoluzione, si lasciano andare a una sorta di conformismo rivoluzionario, mancano in realtà a un dovere essenziale verso la rivoluzione, testimoniando della difficoltà che provano a comprenderla, rivelando che la considerano ancora dall’ esterno, da spettatori simpatizzanti, e non all’ interno da attori. Essi mancano di chiaroveggenza o di coraggio civico, secondo il caso”” (pag 22)”,”SERx-044″ “MARTINET Marcel ROSMER Alfred RADEK Karl LOUNATCHARSKY Anatole REISSNER Larissa VAN HEIJENOORT Jean PAZ Maurice SAUFRIGNON Louis MALRAUX André VELAZQUEZ José Luis FARRELL James T. BRETON André”,”Quelques souvenirs (Martinet) – Trotsky à Paris pendant la première guerre mondiale (Rosmer) – Léon Trotsky l’organisateur de la victoire (Radek) – Silhouette de Trotsky (Lounatcharsky) – Sviajsk (Reissner) – Lev Davidovitch (van Heijenoort) – Quatre jours avec Trotsky (Paz) – Comment j’ai vu Trotsky (Saufrignon) – Trotsky (Malraux) – L’homme Trotsky (Velazquez) – Mémoire sur Léon Trotsky (Farrell) – Visite à Leon Trotsky (Breton).”,”Radek su ruolo personalità di Trotsky organizzatore della vitttoria con l’armata rossa.”,”TROS-263″ “MARTINET Marcel”,”Culture prolétarienne.”,”Libro dedicato a Fernand Pelloutier “”Syndicaliste, libertaire, socialiste, la ‘Plèbe’ est l’organe de cette minorité militante de la branche française de l’Internationale qui s’est retrouvée pour la première fois, en août 1915, à Zimmerwald. Elle est l’organe de tous ceux qui, à l’épreuve du désastre, ont gardé intactes leur foi, leur raison, leur combativité, de tous ceux aussi des masses profondes, que la guerre a réveillés”” (pag 125) Il libro contiene due articoli apparsi, il primo, in diversi settimanali comunisti nell’ottobre 1921 e, il secondo, sulla ‘Vie Ouvriére’ il 25 novembre 1921 (pag 145)”,”MFRx-379″ “MARTINET Gilles”,”Il marxismo oggi o le contraddizioni del socialismo.”,”‘Gilles Martinet (8 agosto 1916 – 29 marzo 2006) è stato un giornalista, partigiano, politico e diplomatico francese. Nato a Parigi, Martinet iniziò la sua carriera giornalistica nel 1937 come redattore ai servizi esteri dell’agenzia Havas. Durante la Seconda Guerra Mondiale, partecipò attivamente alla Resistenza francese. Dopo la guerra, lavorò come redattore capo per l’agenzia di stampa France-Presse e successivamente divenne direttore della rivista France-Observateur. Politicamente, fu uno dei fondatori del Partito Socialista Unificato (PSU) e, nel 1972, si unì al Partito Socialista. Martinet è ricordato per il suo impegno politico e giornalistico, nonché per il suo contributo alla diplomazia francese’ (copil.) ‘E tuttavia nessuno, tra si suoi compagni (di Lenin, ndr), osò criticare le idee che erano state lanciate nell’autunno 1917. Più ancora, anni ed anni più tardi, allorché lotte atroci avevano separato gli uomini della vecchia guardia bolscevica, il piccolo libro rimaneva il loro vangelo comune. Tradotto in tutte le lingue, ‘Stato e rivoluzione’ era una bibbia cui ci si riferiva continuamente per giustificare la propria politica e confondere l’avversario. Un fenomeno tale non può essere capito che offrendo diverse spiegazioni. La prima mette evidentemente in causa le condizioni particolare nelle quali si era sviluppata la rivoluzione russa. Un paese economicamente arretrato in cui alcuni milioni di operai si trovavano isolati in mezzo ad una massa contadina, la necessità di amministrare bene questa massa contadina ma allo stesso tempo di manovrare in modo da accaparrarsi una buona parte dei suoi redditi (base inevitabile di ogni accumulazione primitiva), le conseguenze d’una guerra civile che aveva moltiplicato le rovine e provocato l’emigrazione della maggior parte dei quadri tecnici, l’esistenza infine d’un ambiente internazionale ostile e sempre sul punto di favorire nuovi interventi militari: non c’era in tutto questo abbastanza per travolgere le ottimistiche previsioni fatte da Lenin in un momento in cui credeva che la rivoluzione russa avrebbe preceduto di poco la rivoluzione europea? Nel fuoco della lotta, nel corso di quel periodo che si chiama il «comunismo di guerra», era apparso certo possibile stabilire un certo egualitarismo. Ma si trattava, come ai tempi della Comune di Parigi, dell’egualitarismo d’una fortezza assediata. Tornata la pace, Lenin aveva avuto la saggezza di suonare la ritirata e di creare un ordine di cose più conforme alla reale situazione del paese. Si ebbero insieme la Nep, i ‘Kulaki’ e la burocrazia. Col passare del tempo, non si pensò più ad un ritorno indietro, ma ad un nuovo distacco. La Russia usciva lentamente dal Medio Evo. L’industrializzazione si estendeva per tutto il paese e la quasi totalità delle terre diventava proprietà collettiva. Si sarebbero viste rinascere le speranze del 1917? Le masse popolari avrebbero giocato un ruolo maggiore nella gestione dello Stato? E i funzionari avrebbero perso allo stesso tempo una parte dei privilegi politici e dei vantaggi materiali che ormai erano propri della loro condizione? La direzione presa fu, lo si sa, all’opposto di questa. La costruzione delle basi economiche del socialismo coincise con l’aumento delle disuguaglianze nella remunerazione del lavoro, e l’instaurazione d’un regime di terrore che gravava non soltanto sui quadri politici ma sull’intero popolo. Come giustificavano i dirigenti dell’Urss una simile evoluzione? Negando il terrore ed affermando che tutto ciò che poteva opporsi ancora alla decadenza dello Stato, predetta da Marx, Engels e Lenin, veniva dall’accerchiamento capitalista. Centinaia di migliaia di uomini – e tra questi la maggioranza dei membri del comitato centrale – venivano uccisi, milioni erano deportati, nessuna opposizione, nessuna critica era tollerata, ma Stalin dichiarava ciononostante nel marzo 1939: «La funzione della repressione all’interno del paese è divenuta superflua, essa è scomparsa perché lo sfruttamento è stato soppresso, gli sfruttatori non esistono più e non c’è nessuno da reprimere». (…) Ma gli oppositori che vengono giustiziati nell’ombra o sono condannati al termine di spettacolari processi, che posto occupano in tutto ciò? Ebbene, è molto semplice: li si battezza come «agenti stranieri», «spie imperialiste», e «sabotatori al servizio delle potenze capitaliste». In tal modo la teoria è salva e il libretto di Lenin può continuare a venir diffuso in tutto il mondo. Quest’impostura – una delle più formidabili che la storia abbia mai conosciuto – è naturalmente denunciata con violenza da quelle delle sue vittime che hanno ancora la possibilità di parlare e, in primo luogo, da Lev Trotsky. Egli spiega che un vero «Termidoro» si è verificato tra il 1925 e il 1927 e che il regime politico dell’Urss può ormai essere definito un «bonapartismo più vicino, nel suo tipo, all’Impero che al Consolato». La classe rappresentativa di questo bonapartismo è la burocrazia, che non ha smesso di proliferare e che conserva per sé una parte importante del reddito nazionale. Se questa burocrazia si è più o meno sbarazzata dell’avanguardia operaia, è perché il proletariato mondiale ha subito disfatte su disfatte e l’Urss si è trovata circondata dal mondo capitalista. Se questo accerchiamento cesserà, se nuove vittorie saranno ottenute in Europa ed in Asia, si assisterà al crollo del sistema bonapartista ormai inutile. La burocrazia, questa mostruosa escrescenza che deve il proprio potere solo a delle particolari condizioni storiche, non potrà più impedire il «ristabilimento della democrazia sovietica». Così, Trotsky invocava, sotto altra forma, lo stesso argomento di Stalin: le prospettive di Marx e Lenin rimangono sempre valide, gli ostacoli alla loro realizzazione provengono semplicemente dalla situazione della Russia e dall’isolamento della rivoluzione. I trotskisti potevano dunque in tutta tranquillità di spirito continuare anch’essi a distribuire il famoso libretto”” (pag 22-24) [Gilles Martinet, ‘Il marxismo oggi o le contraddizioni del socialismo’, La Nuova Italia, Firenze, 1965]”,”TEOC-001-FMB” “MARTINETTI Piero, a cura di Mario DAL-PRA”,”Kant.”,”””Fine della natura è perciò l’uomo, ma l’uomo come essere culturale. Ma vi è ancora una duplice cultura: la cultura dell’abilità e la cultura della disciplina (o cultura morale). La prima è la cultura in quanto rivolta ancora a fini sensibili: strumento essenziale di questa cultura è lo Stato. Ora questa non può essere ancora il fine supremo. La cultura della disciplina ha invece per fine la moralità e la libertà vera dell’uomo: la cultura dell’abilità e lo Stato non ne sono che una preparazione. Questo può quindi essere il fine supremo: l’uomo come essere morale. Ecco il fine supremo della natura (…)”” (pag 221-222) “”Più largamente si estende Kant nella considerazione del punto di vista teleologico nella storia; nei brevi saggi che vi ha dedicato, egli ci delinea un vero e profondo sistema di filosofia della storia. Come nella natura, anche qui dal punto di vista empirico (che è anche quello della scienza) dobbiamo ritenere tutto come causalmente e meccanicamente concatenato. Kant rivela che le manifestazioni umane, in apparenza arbitrarie, sono soggette come qualunque altro fatto fisico, a leggi naturali universali; i matrimoni, le nascite, i delitti, ecc., sebbene in apparenza soggetti all’arbitrio individuale, avvengono secondo leggi naturali costanti come le variazioni atmosferiche, le quali non possono singolarmente venir prevedute, ma nell’insieme costituiscono un ordine causale rigorosamente concatenato. Kant ha quindi della storia il concetto che abbiamo noi, d’una scienza descrittiva rigorosamente ristretta all’esplicazione causale. Anzi egli mostra un certo disprezzo ironico per la storia del suo tempo che era per lo più soltanto erudizione biografica intesa a narrare le gesta dei principi e le vicende esteriori dei popoli; essa deve penetrare ben più profondamente e metterne a nudo la storia spirituale, lo svolgimento del diritto, della morale, della religione, del costume: la vera storia, in breve, è per Kant, come per noi, storia della cultura. Ma la filosofia deve considerare il processo storico da un altro punto di vista, come uno sviluppo finale. Noi non troviamo questo disegno finale nel corso meccanico della natura, né lo deduciamo da esso, ma ve lo sovrapponiamo per un atto della riflessione teleologica, al fine di dare alla storia un senso e un valore morale. Quindi è un’interpretazione che non pretende ad un valore teoretico, ma che praticamente è fondata, anzi necessaria. Certo può sembrare strano quello di voler concepire una storia fondata sull’idea di ciò che deve essere; e sembra che una storia di questo genere potrebbe essere accusata di non essere che un romanzo. Ma noi dobbiamo ben ricordare il valore dell’interpretazione teleologica. Fondandosi sui dati della conoscenza empirica, essa cerca di penetrare più profondamente, sebbene con la coscienza di non poter dare un’espressione adeguata a tale realtà più profonda. Quindi essa non contraddice ai dati empirici, ma li interpreta e li trascende. Anche l’interpretazione teleologica che Kant ci dà della storia è la stessa storia della società umana causalmente concatenata, risultante dai conflitti dei rozzi istinti umani e dall’antagonismo delle forze; solo essa ci mostra (ciò che la interpretazione causale non può fare), in questa concatenazione la realizzazione di un disegno, scopre un filo conduttore che non solo dà un senso al processo meccanico, ma schiude a noi una prospettiva confortante dell’avvenire, ci rivela nella storia la realizzazione di un ideale umano conforme alle nostre esigenze morali”” (pag 224-225)”,”FILx-518″ “MARTINEZ DE SAS Maria Teresa PAGES I BLANCH Pelai coordinamento; comitato di redazione: Casimi MARTI I MARTI Maria Teresa MARTINEZ DE SAS Jean OLIVER I PUIGDOMENECH Pelai PAGES I BLANCH Susanna TAVERA I GARCIA”,”Diccionari biografic del moviment obrer als països catalans.”,”Comitato di redazione: Casimi MARTI I MARTI Maria Teresa MARTINEZ DE SAS Jean OLIVER I PUIGDOMENECH Pelai PAGES I BLANCH Susanna TAVERA I GARCIA. Contiene pure la voce biografica MUNIS (Manuel Fernandez-Grandizo Martinez) (1911-1989) con relativa bibliografia. (pag 961)”,”MSPx-029″ “MARTINEZ CUADRADO Miguel”,”La burguesía conservadora (1874-1931).”,”Paragrafi da pagina 482 a pagina 509: Il modello socialista operaio spagnolo (PSOE), 1879-1931; Le origini della scissione socialista e della nascita del Partito comunista spagnolo: 1921-1931; La rivoluzione sociale anarchica (1881-1910) e anarco-sindacalista (1910-1931)”,”SPAx-143″ “MARTINEZ José Luis, a cura di Ernesto FRANCO”,”Passeggeri delle Indie. I viaggio transatlantici del XVI secolo.”,”Tratta degli schiavi (pag 182-183) “”Gli schiavi provenienti dalla Mauritania, così come dal Marocco – mori e berberi -, erano chiamati «schiavi bianchi» e, poiché professavano la religione islamica, e venivano considerati infedeli, la loro importazione in America fu proibita e vi si recarono solo piccoli gruppi nei primi tempi. Gli autentici negri erano quelli che provenivano dai territori situati a sud del fiume Senegal. Fra questi, i più ricercati erano quelli originari della Guinea, «per la loro laboriosità, allegria e adattabilità». Padre Sandoval li colma di elogi e descrive, inoltre, le caratteristiche di altre tribù africane che giungevano a Cartagena. La cattura dei futuri schiavi veniva compiuta dai portoghesi con la forza, in quei territori che opponevano loro resistenza. Più tardi, presero la strada più facile degli scambi e dei trattati con i capi tribali. Visto che la schiavitù era una pratica ricorrente fra i popoli della costa occidentale africana, si schiavizzavano i prigionieri di guerra, i colpevoli di delitti e addirittura molti africani vendevano se stessi per poter sopravvivere. C.R. Boxer spiega che gli africani «spesso si ottenevano dalle guerre intertribali dell’interno e la crescita del traffico di schiavi probabilmente aggravò lo stato di violenza e insicurezza esistente – o in ogni caso non si fece niente per migliorarlo. Furono i capi e i governanti africani coloro che maggiormente beneficiarono del commercio con i portoghesi, e (…) la maggior parte di loro prese sempre parte volontariamente al traffico degli schiavi» [C.R. Boxer, ‘The Portuguese seaborne empire, 1415-1825′, New York, 1969]”” J.L. Martinez (Messico, 1918) erudito, bibliofilo, è autore di moti studi letterari e storiografici . E’ stato direttore editoriale del Fondo de Cultura Economica (casa editrice messicana)”,”STOS-221″ “MARTINEZ José Luis, a cura di Ernesto FRANCO”,”Passeggeri delle Indie. I viaggio transatlantici del XVI secolo.”,”José Luis Martinez (Messico, 1918) erudito, bibliofilo, è autore di vari studi letterari e storiografici.”,”AMLx-006-FSD” “MARTÍNEZ-CASTELLANOS Natalia”,”Los escenarios del miedo (Arauca-Colombia). Perspectivas desde la antropología cultural.”,”Natalia Martinez-Castellanos è un’antropologa, e insegna Antropologia sociale nell’Università delle Ande Bogotá, Colombia e per l’Università Complutense di Madrid. La regione di Arauca è situata nella parte nord-orientale della Colombia, nella regione delle Llanos Orientales. Il dipartimento di Arauca è delimitato a sud dai fiumi Casanare e Meta, che lo separano dai dipartimenti di Casanare e Vichada 12. La città di Arauca è la capitale del dipartimento ed è stata fondata nel 1780 3. La regione di Arauca è stata esplorata dal conquistatore tedesco Jorge de la Espira nel 1536. Gli spagnoli non rimasero a lungo perché erano alla ricerca di El Dorado. Tuttavia, furono successivamente seguiti dai gesuiti e dai beneficiari della terra che fondarono i primi insediamenti. La regione di Arauca era abitata prima della conquista spagnola da diverse tribù indigene, tra cui gli araucas, i yaruros, i chinatos, i betoyes, i giraras, i tunebos, gli airicos, i macaguanes, gli eles, i lipas, i guahíbos, gli achaguas, i cuibas, i chiricoas, i lucalías, i piapocos, i maipures e i cuilotos 1. (wikip)”,”AMLx-004-FSL” “MARTINI Dario G.”,”L’uomo dagli zigomi rossi. Cristoforo Colombo visto fuori del mito.”,”I capitoli del libro qui pubblicato sono usciti inizialmente sulla terza pagina del ‘Corriere Mercantile’ di Genova dal 1° ottobre al 24 dicembre 1973. Capitali genovesi nell’impresa di Colombo “”(…) a dimostrare quanto sia stato importante l’apporto di capitali genovesi per la scoperta dell’America esitono numerosissime e inconfutabili prove. Non si pensi che tale apporto fosse soltanto dovuto alla fiducia degli uomini d’affari liguri resisdenti in Spagna in un loro connazionale. Questa fiducia esisteva senza dubbio, ma esisteva anche, da parte dei vari Pinelli, Di Negro, Doria, ecc. la volontà di proporsi sempre più autorevolmente come capitalisti grati a re Ferdinando e al suo ministro Santángel, in alternativa, se non più in opposizione, ai capitalisti ebrei caduti in disgrazia. Dopo avere esaminato e discusso intelligentemente tutti gli studi sull’argomento, Rinaldo Caddeo, in una preziosa appendice alla “”Historie”” di don Fernando, ha posto bene in luce il rapporto esistente tra la cacciata generale degli ebrei dalla Spagna e la scoperta dell’America: “”Il famoso e iniquo decreto – scrive il Caddeo – ha la data del 30 marzo 1492 ma già prima di questo si era avuta una espulsione parziale degli ebrei dall’Andalusia. Con la cacciata degli ebrei la potenza e il prestigio degli uomini d’affari italiani venivano ad aumentare considerevolmente; stante che nessun’altra forza economica esisteva in Spagna che potesse fornire al re, attraverso il Santángel o Gabriele Sánchez, tesoriere generale di Aragona e amico di Colombo, i mezzi finanziari liquidi di cui aveva bisogno”” (pag 72)”,”ASGx-040″ “MARTINI Mauro”,”Oltre il disgelo. La letteratura russa dopo l’Urss.”,”Mauro Martini insegna Lingua e letteratura russa presso l’università di Trento. É autore di: Le mura del Cremlino e curatore dei volumi La destra populista e Gli spiriti della rivoluzione russa di Nikolaj A. Berdjaev. Collabora con la redazione della rivista ‘Nuovi Argomenti’.”,”RUSx-053-FL” “MARTINI Gianfranco”,”L’impiego del tempo libero.”,”Contiene il paragrafo: ‘Il tempo libero in relazione alla durata, alle condizioni e ai tipi di lavoro – progresso tecnico e automazione’ (pag 57-91) Gianfranco Martini è nato a Lucca nel 1925 e ha vissuto in Veneto. Laureato in giurisprudenza nel 1947 nell’Università di Padova.”,”CONx-232″ “MARTINI Carlo Maria ZAGREBELSKY Gustavo”,”La domanda di giustizia.”,”Martini arcivescovo di Milano, Zagrebelsky giudice della Corte costituzionale”,”TEOP-001-FB” “MARTINI Mauro”,”L’utopia spodestata. Le trasformazioni culturali della Russia dopo il crollo dell’Urss.”,”Mauro Martini insegna Letteratura russa presso l’Università di Trento. Collabora con la redazione della rivista Nuovi Argomenti, con Alias, il settimanale culturale de Il Manifesto e con l’Espresso.”,”RUSx-217-FL” “MARTINICH A.P. SOSA David a cura; nomi Michael DUMMETT Thomas BALDWIN Ernest SOSA James VAN-CLEVE P.M.S. HACKER Sahotra SARKAR W.H. NEWTON-SMITH Avrum STROLL e altri”,”A Companion to Analytic Philosophy.”,”Vite pensiero teorie filosofi: FREGE RUSSELL MOORE BROAD WITTGENSTEIN CARNAP POPPER RYLE TARSKI CHURCH GODEL RAMSEY HEMPEL GOODMAN HART STEVENSON QUINE AYER AUSTIN MALCOLM SELLARS GRICE VON-WRIGHT CHISHOLM DAVIDSON ANSCOMBE HARE STRAWSON FOOT MARCUS RAWLS KUHN DUMMETT PUTNAM ARMSTONG CHOMSKY RORTY SEARLE FODOR KRIPKE LEWIS”,”FILx-477-FRR” “MARTINIEN A.”,”Tableaux par corps et par batailles des officier tués et blessés pendante les guerres de l’empire (1805-1815). Aux Archives historiques de la guerre.”,”In questo periodo di 10 anni dalle campagne di Austerlitz a Waterloo si contano 60 mila nomi. Un secondo volume, in preparazione, comprenderà gli anni 1816 a 1896 e conterrà circa 25 mila nomi. Tra le alte cariche ferite: Napoleone Bonaparte (1809) davanti a Ratisbona. Murat ferito nel 1812 nelle scontro di Winkowo. Eugène de Beauarnais ferito nel 1813 in una esplorazione a Legnago, Jérome Napoleone, ex re di Westfalia, generale di divisione ferito nel 1815 a Waterloo.”,”FRAN-104-FSL” “MARTINIS Bruno”,”L’origine del cosmo.”,”Bruno Martinis è professore ordinario di Geologia presso l’Università di Roma La Sapienza. É stato dirigente dell’AGIP e Presidente del Comitato per le Scienze geologiche e minerarie del CNR e del Comitato geologico italiano del ministero Industria Commercio e Artigianato. É attualmente membro del Comitato per gli idrocarburi e la geotermia del ministero Industria. É socio dell’Accademia di Udine, dell’Istituto Veneto e dell’Accademia Nazionale dei Lincei.”,”SCIx-226-FL” “MARTINO Vittorio”,”Saint-Simon tra scienza e utopia.”,”MARTINO Vittorio ha studiato il Cinquecento e il Seicento con ricerche sull’ utopia di MORO e della Controriforma e sul pensiero politico di BODIN, NAUDE’ e PASCAL. Ha scritto tra l’ altro ‘Jean Bodin e la “”révolution des prix””‘ (1970) ‘Approcci marxisti del giovane Gentile’ (1977), Gabriele Naudé e il pensiero politico libertino’ (1967). “”L’ industria è per Saint-Simon un fatto ‘essentiellement morale’, poiché è ricerca di libertà; e la libertà è utile, anzi è possible, soltanto quando è giusta e necessaria. Le forme in cui esa diventa utile e giusta nella nuova organizzazione sociale sono quelle stabilite e imposte da sistema industriale, forme ben diverse da quelle richieste dai cittadini nel sistema feudale e teologico, allorquando cioè “”la liberté était exposés à des attaques graves et continues””. La razionalità e la moralità cui si ispira il sistema industriale assicurano invece il più alto grado possibile di “”liberté sociale””. E’ quindi del tutto infondata e ingiustificata la preoccupazione ansiosa e diffusa di conservare ed ampliare un grande apparato di disposizioni politiche, con lo scopo di preservare la libertà da attacchi ai quali, nel nuovo sistema, non potrà essere più esposta””. (pag 121)”,”SOCU-123″ “MARTINO Antonio”,”Savona e provincia nel dopoguerra. Situazione politico-economica e ordine pubblico nelle relazioni dei Prefetti (1945-1949).”,”Foto di stabilimenti, di gruppi partigiani e di gruppi di operai MARTINO Antonio (Savona, 1957) lavora a Genova presso un’azienda sistemistica per la Difesa. E’ un ricercatrore genealogista per diletto. Si è occupato di storia locale.Collabora con l’Istituto Storico per la Resistenza e l’età contemporanea della Provincia di Savona Agosto 1946: Notizia di una conferenza anarchica tenuta da Umberto Marzocchi e Virgilio Mazzoni. 700 partecipanti (pag 110). Altra conferenza di Marzocchi (200 persone) (pag 116). Marzocchi con l’anarchico spagnolo Ramunche (1947) (pag 145). Marzocchi e il Prof Emilio Roxas (pag 149) (1947), Marzocchi e Mazzoni (pag 155), Marzocchi (pag 159), Marzocchi al circolo Giordano Bruno (pag 164), Marzocchi al teatro Chiabrera (pag 171 e pag 177, pag 181-182), Marzocchi commemora morte di Giordano Bruno davanti a 500 persone (pag 197); Conferenza di Pier Carlo Masini al teatro Chiabrera (1948, pag 206); Marzocchi (pag 212); L’anarchico Alfonso Failla tiene una conferenza al Chiabrera (200 persone (1948) (pag 216), Marzocchi al Chiabrera (pag 231).”,”LIGU-078″ “MARTINO Vittorio”,”Saint-Simon tra scienza e utopia.”,”MARTINO Vittorio ha studiato il Cinquecento e il Seicento con ricerche sull’ utopia di MORO e della Controriforma e sul pensiero politico di BODIN, NAUDE’ e PASCAL. Ha scritto tra l’ altro ‘Jean Bodin e la “”révolution des prix””‘ (1970) ‘Approcci marxisti del giovane Gentile’ (1977), Gabriele Naudé e il pensiero politico libertino’ (1967). “”L’ industria è per Saint-Simon un fatto ‘essentiellement morale’, poiché è ricerca di libertà; e la libertà è utile, anzi è possible, soltanto quando è giusta e necessaria. Le forme in cui esa diventa utile e giusta nella nuova organizzazione sociale sono quelle stabilite e imposte da sistema industriale, forme ben diverse da quelle richieste dai cittadini nel sistema feudale e teologico, allorquando cioè “”la liberté était exposés à des attaques graves et continues””. La razionalità e la moralità cui si ispira il sistema industriale assicurano invece il più alto grado possibile di “”liberté sociale””. E’ quindi del tutto infondata e ingiustificata la preoccupazione ansiosa e diffusa di conservare ed ampliare un grande apparato di disposizioni politiche, con lo scopo di preservare la libertà da attacchi ai quali, nel nuovo sistema, non potrà essere più esposta””. (pag 121)”,”SOCU-007-FV” “MARTINO Antonio”,”Movimenti di estrema sinistra nelle carte della questura di Savona.”,”Antonio Martino nasce a Savona nel 1957. Ha lavorato presso un’azienda sistemistica per la Difesa. Da sempre genealogista, negli ultimi dieci anni si è occupato di storia locale per il periodo compreso tra la seconda metà del ‘700 ed il secondo dopoguerra. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. ‘Per quanto riguarda i gruppi di estrema sinistra non troviamo quelli che attualmente sono ancora attivi a Savona, come il Gruppo anarchico “”Pietro Gori”” della Federazione anarchica (Fai), ma è disponibile il fascicolo personale del principale leader anarchico savonese, Umberto Marzocchi, perché la sua lunghissima attività politica, iniziata nel biennio rosso, terminò negli anni ’80. Troviamo i gruppi di dissidenza di sinistra (marxisti-leninisti, maoisti) che ebbero una certa importanza dopo la repressione dell’insurrezione ungherese (1956), come i “”Gruppi Anarchici di Azione Proletaria””, che diedero poi origine al partito Lotta Comunista (L.C.). Di questo troviamo eccezionalmente, nel fascicolo “”Partito Comunista d’Italia Marxista-Leninista””, le informazioni sul Secondo Congresso nazionale tenutosi alla Casa dello Studente di Genova nel 1971, che vengono pubblicate in questo libro. Ma la documentazione su L.C. non è ancora disponibile perché è una organizzazione ancora attiva, come non è disponibile il fascicolo personale del suo leader e fondatore, Arrigo Cervetto, morto nel 1995 (…)’ (pag 7-8, introduzione) Indice. Documentazione su: Anarchici, il Circolo anticlericale Amici di Don Basilio; i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (1956-1969) (Gaap), il periodico L’Impulso, Antonio Bogliani, Il Libertario, L’Adunata dei Refrattari, George Hoffman, Gioventù anarchica (circolo culturale M. Bakunin, 1966), Gruppi Anarchici Federati della Valbormida (1967), Corrente rivoluzionaria dei giovani dissidenti Pci-Psi (1962, 1966, 1968); Associazione per l’amicizia Italia-Cina (1963); Partito Comunista d’Italia marxista-leninista (1963-1972), Gruppi Leninisti della sinistra comunista (1968-1971); Il 2° Congresso nazionale di “”Lotta Comunista”” (1971); Stella Rossa (1972); Fascicoli personali, indice nomi. Nell’indice nomi: Cervetto citato 17 volte; Marzocchi 20 volte Citati Parodi Pressato Pastorino Grondona ecc.”,”LIGU-190″ “MARTINO Antonio”,”Antifascisti savonesi e guerra di Spagna. “”Miliziani rossi”” e altri “”sovversivi”” nelle carte della Regia Questura di Savona.”,”Antonio Martino (Savona, 1957) lavora a Genova presso un’azienda di sistemistica per la Difesa. Marco Puppini è ricercatore degli Istituti regionale e friulano per la storia del movimento di liberazione.”,”LIGU-215″ “MARTINO Antonio”,”Lavoratori portuali “”sovversivi”” nelle carte della R. Questura di Savona.”,”Antonio Martino è nato a Savona nel 1957 e lavora a Genova.”,”LIGU-216″ “MARTINO Antonio”,”L’eccidio di Cadibona. Indagini su un episodio di violenza postbellica dimenticato (1945-1959).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-381″ “MARTINO Antonio”,”Attività ribelli. La Resistenza savonese nei rapporti dei prefetti della R.S.I. (gennaio 1944 – aprile 1945).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-382″ “MARTINO Antonio”,”La guerra e le parole. La stampa clandestina della Resistenza savonese (1944-1945).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-383″ “MARTINO Antonio”,”Militanti di professione. Michelangeli, Roncagli e altri comunisti savonesi nelle carte di polizia (1920-1957).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”PCIx-522″ “MARTINO Antonio”,”Il difficile cammino verso la democrazia. I documenti del CLN Provinciale di Savona (1945-1946).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-384″ “MARTINOLI Gino a cura; contributi di Luciano BATTELLI Luciano GALLINO Giuseppe GLISENTI”,”La formazione sul lavoro.”,”Formazione dei dirigenti, capi e quadri. “”I corsi di formazione alla funzione direttiva non esauriscono certamente le funzioni di formazione dei quadri; possono però sperare di essere: – buoni acceleratori di esperienze; – strumenti di apertura culturale.”””,”GIOx-031″ “MARTOV Julij”,”Bolscevismo mondiale. La prima critica marxista del leninismo al potere.”,”MARTOV e i menscevichi si trovavano in una contraddizione lacerante dovuta al fatto che non potevano risolvere, come fece Lenin (strategia ‘terra ai contadini’ e pace di Brest-Litovsk), la questione agraria in Russia lanciando la parola d’ ordine della terra ai contadini, perché ciò avrebbe significato il disfacimento dell’ esercito al fronte e l’ impossibilità di proseguire la guerra. (ndr)”,”RIRO-071″ “MARTOV Julij DAN Fjodor”,”Storia della socialdemocrazia russa.”,”In appendice: Direttive della Delegazione all’estero del Partito operaio socialdemocratico russo del gennaio 1925. Quest’opera è stata scritta da MARTOV nel 1909 e pubblicata in russo in due edizioni (l’ ultima nel 1923) (MARTOV tornerà su particolari aspetti della socialdemocrazia in altri scritti e in particolare nei suoi ‘Appunti di un socialdemocratico’), tradotta in tedesco nel 1926 e integrata da DAN (1871-1947), un altro esponente menscevico. Dopo la rivoluzione di febbraio DAN entrò nel Comitato esecutivo dei Soviet. Si oppose alla conquista del potere da parte dei bolscevichi. Nel 1922 emigrò a Berlino e poi a Parigi. Nel 1940 si trasferì a New York dove pubblicò qualche anno dopo un volume sulle origini del bolscevismo.”,”RIRx-065″ “MARTOV Jules”,”Le bolchevisme mondial.”,”””Secondo Lenin, Marx ammetteva dei casi in cui la rivoluzione popolare non avrebbe avuto bisogno di spezzare subito la macchina dello Stato, ovvero: quando questa non offrisse il carattere militare e burocratico tipico del continente e potesse essere utilizzata. Si tratterebbe dunque di un caso eccezionale, in cui, nel quadro del capitalismo e nonostante questo, un paese avrebbe un apparato democratico di auto-amministrazione, che la macchina militare e burocratica non sarebbe riuscita a spezzare. In questo caso, secondo Marx, la rivoluzione popolare dovrebbe semplicemente impossessarsi di questo apparato e perfezionarlo al fine di realizzare una forma di Stato, affinché essa possa servirsi al meglio dei suoi fini creativi. Non per niente Marx ed Engels ammettevano teoricamente la possibilità di una rivoluzione socialista pacifica in Inghilterra. Questa possibilità teorica riposava giustamente sul carattere democratico suscettibile di essere perfezionato, che presentava lo Stato inglese alla loro epoca.”” (pag 114-115)”,”TEOC-373″ “MARTOV Julij”,”Bolscevismo mondiale. La prima critica marxista del leninismo al potere.”,”Julij Osipovic Martov (pseudonimo di Cederbaum, 1873-1923) fu uno dei maggiori dirigenti menscevichi. Il suo nome è legato a tutta la storia del Partito operaio social-democratico russo. All’interno del menscevismo, cioè dell’ala del partito formatasi nel 1903 in opposizione a Lenin, Martov occupò le posizioni più avanzate e aperte. Durante la crisi della prima guerra mondiale aderì alle Conferenze di Zimmerwald e Kiental. Nel 1920 dovette abbandonare la Russia e morì esule in Germania.”,”RIRO-070-FL” “MARTOV Julij DAN Fjodor”,”Storia della socialdemocrazia russa.”,”””Dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese il PPS, come tutte le correnti del nazionalismo polacco, cominciò a sperare nel crollo militare della Russia e in ulteriori complicazioni internazionali che avrebbero dovuto consentire al popolo polacco di riprendere la lotta per la propria indipendenza nazionale”” (pag 84)”,”RIRO-001-FC” “MARTOV Julij O., a cura di Andrea PANACCIONE”,”Un punto di svolta nella storia del movimento operaio ebraico.”,”‘Con lo sciopero generale di Odessa dell’estate 1903, che avrebbe coinvolto circa 50.000 operai – il più imponente fino ad allora nell’Impero russo e del quale si era fatto promotore l’emissario di Zubatov Genrich (Chunja) I. Saevic per non perdere il controllo del movimento – entriamo invece in un altro capitolo, che è quello degli effetti non previsti e non voluti dello zubatovismo, o viceversa quelli previsti e voluti dai suoi avversari’ (pag 90) Martov (1873-1923) tra i primi esponenti del socialismo russo, fu tra i fondatori del periodico ‘Iskra’ e dell’Unione di lotta per la liberazione della Classe operaia.”,”MRSx-064″ “MARTUFI Rita VASAPOLLO Luciano”,”EuroBang. La sfida del polo europeo nella competizione globale: inchiesta su lavoro e capitale.”,”Rita Martufi, ricercatrice socio-economica; membro del Com. Scient. di CESTES-PROTEO. É autrice di numerosi articoli e studi. Luciano Vasapollo, professore di Statistica aziendale, facoltà di Scienze Statistiche, Università La Sapienza, Roma; Direttore Scientifico CESTES-PROTEO. É autore di numerosi studi, articoli e monografie.”,”EURE-057-FL” “MARTUFI Rita VASAPOLLO Luciano CARARO Sergio CASADIO Mauro VIOLA Filippo”,”No/Made Italy. EuroBang/2: “”la multinazionale Italia e i lavoratori nella competizione globale”””,”Rita Martufi, ricercatrice socio-economica; membro del Com. Scient. di CESTES-PROTEO. É autrice di numerosi articoli e studi. Luciano Vasapollo, professore di Statistica aziendale, facoltà di Scienze Statistiche, Università La Sapienza, Roma; Direttore Scientifico CESTES-PROTEO. É autore di numerosi studi, articoli e monografie.”,”ITAE-087-FL” “MARTUFI Rita VASAPOLLO Luciano CARARO Sergio CASADIO Mauro VIOLA Filippo”,”La coscienza di Cipputi. EuroBang / 3. Inchiesta sul lavoro: soggetti e progetti.”,”Rita Martufi, ricercatrice socio-economica; membro del Com. Scient. di CESTES-PROTEO. É autrice di numerosi articoli e studi. Luciano Vasapollo, professore di Statistica aziendale, facoltà di Scienze Statistiche, Università La Sapienza, Roma; Direttore Scientifico CESTES-PROTEO. É autore di numerosi studi, articoli e monografie.”,”CONx-020-FL” “MARTY André”,”L’ affaire Marty.”,”””Voi non mi avete più sentito, perché dal 4 settembre 1952, il segretariato del Partito Comunista Francese (Duclos, Lecoeur, Fajon), mi ha proibito di prendere la parola in pubblico. Non mi avete più letto perché dopo il 4 settembre 1952, il segretariato del PCF ha rifiutato di pubblicare qualsiasi mio scritto… Preoccupato di non creare incidenti che sarebbero stati utilizzati contro il Partito Comunista, io mi sono piegato. Il segretariato del PCF, mi ha chiesto un’ “”autocritica”” di colpe ed errori che ho potuto commettere. Io ne ho indicati cinque. Tutti sono stati successivamente rifiutati. Il 7 dicembre 1952, dopo 3 mesi di campagna pubblica senza che io potessi rispondere, lo stesso segretariato ha fatto decidere la mia espulsione dal partito da parte del Comitato Centrale e ha reso pubblica la sua decisione. (…) Ho avuto notizie di questa campagna solo dopo la mia esclusione, nel gennaio 1953; in effetti, i segretari del partito, Lecoeur e Fajon in testa, hanno osato scrivere che André Marty è un poliziotto. Nel febbraio 1953, hanno anche fatto scrivere da Lecoeur che André Marty è un traditore dal 1919!”” (pag 21)”,”PCFx-019″ “MARTY André”,”Parlamento e azione diretta – Sul culto della personalità – Internazionalismo proletario.”,”Lettere e scritti inediti. (1) (1) “”I contatti tra Marty e Azione comunista sono stati tenuti dal compagno Seniga; lo scambio della corrispondenza si è svolto generalmente usando i nomi convenzionali di Pietro (Marty) e Gino (Seniga). Solo alcune lettere sono firmate André.”” (pag 44) “”Prospettive: i dirigenti del PCF conducono una campagna per un governo “”di sinistra”” che essi definiscono Fronte Popolare per poter giustificare una ‘collaborazione ministeriale senza principi’ che preparano per quest’anno (unicamente per ragioni di “”politica estera””); in questo termine “”di sinistra”” non si può trovare alcuna base di classe. Tuttavia la terribile esperienza dello svuotamento del Fronte Popolare del 1936 e quello che ne è seguito (1940) non è mai stata studiata nè esposta dal PCF. Il fatto è che all’ indomani delle elezioni del 2 gennaio, e di nuovo qualche giorno fa, il valore dell’ oro è salito alla Borsa di Parigi. Questo vuol dire che anche un govenro “”di sinistra”” (ed a maggior ragione quello che il PCF definisce Fronte Popolare) sarà paralizzato dalla pressione del grande capitale francese (e americano, che domina la Francia col sistema Marshall e gli aiuti militari), a meno che un’ azione delle masse operaie che trascini i contadini e le classi medie urbane non dia scacco ai capitalisti. Ma il PCF non vuole più questa qzione di massa (…)””. (pag 49, Pietro a Gino, 16 gennaio 1956)”,”FRAP-091″ “MARTY André”,”La revolte de la Mer Noire.”,”Foto di Jeanne LABOURBE prima donna comunista, fucilata a Odessa il 2 marzo 1919 (pag 2)”,”MFRx-002-FPA” “MARUCCO Dora a cura”,”I sindacati nella società contemporanea. Dalle origini al 1848. Dal 1848 al crollo della 1° Internazionale. L’età della 2° Internazionale, il dopoguerra, fra le due guerre.”,”Dora MARUCCO è nata ad Ivrea nel 1940 e si è laureata a Torino nel 1964. Ha pubblicato numerosi contributi sull’ anarcosindacalismo: -Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia (Torino, 1970) – Processi anarchici a Torino tra il 1882 e il 1884 (Torino, 1971) – Sindacalismo, in ‘Storia delle idee politiche, economiche e sociali’ (Torino, 1972) – Capitalismo e lotte operaie in italia 1870-1970 (Torino, 1976) L’A insegna storia dei movimenti sindacali nella Facoltà di Scienze Politiche dell’ Univ di Torino e collabora alle riviste ‘Quaderni storici’, ‘Rivista di storia contemporanea’, ‘Movimento operaio e socialista’.”,”SIND-010″ “MARUCCO Dora”,”Fabianesimo, ghildismo, forme di democrazia industriale.”,” Togliatti sul controllo operaio riconosciuto dallo Stato. “”Giustamente Palmiro Togliatti (1893-1964) sulle pagine dell’Ordine Nuovo che, come è noto, sosteneva il controllo operaio dell’attività economica in vista di un fine rivoluzionario, evidenziava nel 1919 la natura controrivoluzionaria della richiesta che i consigli fossero riconosciuti dallo Stato e il controllo esercitato con il suo consenso, e denunciava le carenze di un’interpretazione superficiale del ruolo dello stato: “”Accettare oggi di controllare l’economia borghese servendosi dello stato, della sua autorità e dei suoi organismi, vorrebbe dire per i lavoratori rinunciare di colpo alla loro libertà e indipendenza, entrare a far parte della grande macchina burocratica borghese, far stritolare da esse le loro forze vergini, compromettere l’avvenire della loro classe””. E additava ad esempio di tale fallimento quanto era appena accaduto in Germania””. (pag 47)”,”MUKx-170″ “MARUCCO Dora”,”Mutualismo e sistema politico. Il caso italiano (1862-1904).”,”MARUCCO Dora (Ivrea, 1940) laureata nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino, è professore incaricato (1981) di storia dei movimenti sindacali nell’ateneo torinese.”,”MITT-338″ “MARUCCO Dora ACCORNERO Cristina a cura; saggi di Arnaldo BAGNASCO Francesco CAMPOBELLO Adriana CASTAGNOLI Fabrizio LORETO Eric MAERTENS Dora MARUCCO Cristina ACCORNERO Peppino ORTOLEVA Sergio PACE Ettore PEYRON Dario REI”,”Orizzonti internazionali a Torino. Indagini per una storia della sua classe dirigente nel tardo Novecento.”,”Dora Marucco ha insegnato Storia delle istituzioni politiche e sociali s Storiae modelli della Pubblica Amm.ne nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Cristina Accornero svolge attività di ricerca e di collaborazione didattica (Univ. di Torino) ed è nel comitato di redazione della rivista ‘Historia Magistra’.”,”ITAS-002-FMB” “MARUCCO Dora”,”L’amministrazione della statistica nell’ Italia unita.”,”Contiene dedica dell’autrice a GM Bravo Dora Marucco insegna Storia delle istituzion politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Ateneo di Torino. Si è occupata in particolare di sindacalismo rivoluzionario, mutualismo tra Ottocento e Novecento. La sua ultima ricerca (al 1996) è dedicata a “”L’amministrazione della statistica italiana dall’unità al fascismo””, Torino, 1992.”,”STAT-001-FMB” “MARUCCO Dora”,”Lavoro e previdenza dall’Unità al fascismo. Il Consiglio della previdenza dal 1869 al 1923.”,”Dora Marucco è docente di storia dei movimenti sindacali all’Università di Torino. Nel 1981 ha pubblicato il volume sullo stesso tema: ‘Mutalismo e sistema politico. Il caso italiano (1862-1904)’. ‘Lavoro e previdenza’ ne costituisce la continuazione.”,”ITAA-003-FMB” “MARUCCO Dora”,”Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia.”,”‘Il Loria è passato ad un tempo stesso ora per Marx, ora per anti-Marx, ora per vice, per sopra o per sotto Marx’ “”Ora come può il Loria non solo influire sui socialisti italiani di fine secolo, e, come vedremo, anche su quelli più accreditati, ma addirittura coprire il ruolo di esponente ufficiale della dottrina marxista, specie dopo la violenta stroncatura che di lui aveva fatto l’Engels, nella prefazione al III volume del ‘Capitale’? Una risposta esauriente la fornisce il Croce, affrontando il quesito nell’atmosfera del conferimento al Loria del premio reale dell’Accademia dei Lincei del 1895 e del rilievo che le sue teorie parevano assumere per il nutrito dibattito che su di esse si era sviluppato sulla «Critica sociale». La tesi del Croce consiste nell’individuare nelle condizioni particolari del proletariato, nell’arretratezza dell’industria, nelle abitudini politiche del nostro paese, nelle tradizioni stesse del socialismo italiano, nato come bakuninismo, la causa dell’incoerenza e dell’approssimazione teorica, secondo cui esso si va costituendo e sviluppando: «Il Loria – scrive il Croce – ha eseguito un plagio delle idee fondamentali storico-economiche del Marx, abilmente dissimulato, in modo che sembra talora una correzione, tal’altra una confutazione. Plagiando e censurando il Marx, era facile passare per pensatore di gran nerbo e più o meno socialistico». Ma a questa osservazione se ne aggiunge un’altra non meno importante. «La poca conoscenza del Marx, solita nei nostri economisti ufficiali e la confusione dottrinale in cui si agita il movimento socialistico (il quale è appena ai suoi inizi in Italia) hanno preparato il terreno pel giuoco ben giuocato» (73). Infatti la scarsa conoscenza del pensiero marxiano in un ambiente socialista, quale quello italiano che affonda le sue radici in precedenti più anarchici che socialisti, in una tradizione repubblicano-umanitaria, conciliazionistica, ostile al principio della lotta di classe, culturalmente influenzata dal positivismo, favorisce la tendenza a intendere il messaggio del Marx come una profezia, di cui si attende la data fatidica per vedere se si è o no realizzata. Quando nel mondo socialista europeo si comincia a diffondere la coscienza della mancata realizzazione delle previsioni del Marx e si prepara il clima per il revisionismo, l’ambiente italiano è particolarmente permeabile a questa temperie. La situazione si sbloccherà poi, nel 1898, in una larga messe di discussioni e di polemiche, occasionalmente originate dalla pubblicazione del saggio del Merlino ‘Pro e contro il socialismo’. Non stupisce quindi che questo fermento che si avverte nell’ambiente socialista nei confronti della dottrina di Marx abbia permesso al Loria, come scrive con caustica ironia e profondo disprezzo Antonio Labriola al Sorel nel 1897, di presentarsi come: «Ora autentico autore delle dottrine del socialismo scientifico, ora inventore dell’interpretazione economica della storia, ora tante e tante cose contrarie e contradditorie: di modo che il Loria, a sua insaputa e senza merito o colpa sua, è passato ad un tempo stesso ora per Marx, ora per anti-Marx, ora per vice, per sopra o per sotto Marx» (74)”” (pag 45-47) [Dora Marucco, ‘Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia’, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1970] [(73) B. Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxista’, Bari, Laterza, 1961, 10a edizione, p. 24; (74) Antonio Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, a cura di B. Croce, Bari, Laterza, 1944, 4a edizione, pp. 14-15] Allegato esterno al libro un fascicolo con un breve estratto di G.M. Bravo ‘Engels e Loria: relazioni e polemiche, Studi Storici, 1970″,”BIOx-031-FMB” “MARUYAMA Masao”,”Le radici dell’espansionismo. Ideologie del Giappone moderno.”,”Masao Maruyama è nato a Nagano nel 1914. Figlio di un noto giornalista di Osaka, si laureò in scienze politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Tokyo nel 1937. Professore associato in quello stesso ateneo dal 1940, ottenne la cattedra di scienza politica nel 1950. Maruyama ha applicato i metodi della scienza politica europea agli studi di storia del pensiero politico giapponese, rompendo schemi consolidati nell’analisi di fenomeni come feudalesimo, il fascismo e il nazionalismo. Tra le sue opere: Studies in the Intellectual History of Tokugawa Japan.”,”JAPx-005-FL” “MARWICK Arthur”,”Women at War, 1914-1918.”,”MARWICK Arthur è stato professore di storia alla Open University dal 1969. E’ nato nel 1937. Ha scritto varie opere (v. nota sull’ autore). Femminismo e guerra. “”E’ vero che Lloyd George aveva anche stabilito una relazione di lavoro con la Pankhurst. Lloyd George era abile nel guadagnarsi il favore di persone potenzialmente importanti nel campo di ciò che usualmente si chiama pubblica opinione. Come il Daily Mail di Lord Northcliffe prese una linea favorevole a Lloyd George, e anche, si può dire, a una vigorosa prosecuzione della guerra, così quando le Suffragette riapparvero nell’ aprile del 1915 tesero a prendere una linea simile. Lloyd George incoraggiò la Pankhrust (con una cifra di 2.000 £ fornite dal Ministero delle Munizioni) per organizzare una manifestazione di tipo nuovo delle Suffragette sul modello anteguerra, ma questa volta sul tema del “”diritto delle donne al Servizio””, collegato, nello stile consueto della Pankhrust, ad una richiesta di una “”forte prosecuzione della guerra tale che tutti i pericoli di una pace di compromesso possano essere evitati (…)””. (pag 54)”,”DONx-017″ “MARWICK Arthur”,”Women at War, 1914-1918.”,”MARWICK Arthur è stato professore di storia alla Open University dal 1969. E’ nato nel 1937. Ha scritto varie opere (v. nota sull’ autore).”,”DONx-018″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats Europeens Modernes.”,”A proposito del traduttore: “”Roger Dangeville (1925-2006) di Dino Erba Roger Dangeville è morto il 3 settembre 2006 nella sua abitazione sulle colline di Vaucluse, in Provenza, dove viveva da vent’anni in un isolamento quasi totale. Era nato nel 1925 e, dopo aver seguito gli studi di filosofia a Parigi, nel 1956 entrò in contatto con i comunisti internazionalisti francesi del Partito Comunista Internazionale che, in Italia, pubblicava il quindicinale “il programma comunista”. Alsaziano di origine, parlava correttamente il tedesco e si servì di questa competenza linguistica per far conoscere al Partito Comunista Internazionale alcuni testi di Marx e di Engels. Dagli anni Cinquanta, lavorò con e per conto di Maximilien Rubel, biografo di Marx e curatore delle sue opere per l’editore Gallimard. Fino alla metà degli anni Sessanta, Roger Dangeville diede importanti contributi teorici alla stampa di partito, in particolare sulla questione militare, lavorando a stretto contatto con Amadeo Bordiga. Allontanatosi dal PC. Internazionale nel 1966, si dedicò a un’intensa attività pubblicistica con la rivista “Le fil du temps” (La nation et l’état belge, 1967 e 1969; Le marxisme et la question agrarie, 1968 e 1970; La crise économique et sociale de Mai-Juin, 1968; Facteurs de race et nation dans la théorie marxiste, 1969) e come curatore di raccolte di articoli e studi di Marx ed Engels nella collana 10/18, come: La guerre civile aux Etats-Unis (1970) e La Russie (1974). Nel 1967, tradusse per la prima volta in francese i Grundrisse di Marx per l’editore Anthropos. Negli anni Settanta, per l’editore francese Maspero (Petite collection) furono pubblicati i quattro volumi: Le parti de classe (I. Théorie, activité; II. Activité, organisation; III. Questions d’organisation; IV. Activités de classe du parti, 1973); i due volumi Le syndacalisme (I. Théorie, organisation, activité; II. Contenu et signification des revendications, 1972); i due volumi su Le mouvement ouvrier français (I. Tactique dans la révolution permanente; II. Efforts pour créer le parti de classe, 1974); il volume Critique de Malthus (1978). Alla fine degli anni Settanta, in Italia la sua attività ebbe come punto di riferimento le Edizioni 1975, che pubblicarono testi di grande interesse, tra cui: La crisi storica del capitalismo drogato. Critica marxista rivoluzionaria del corso degenerativo dell’odierno capitalismo senile (1978), Critica della corrotta prassi dei sindacati (1979, Due volumi), Le forme di produzione successive nella teoria marxista (1980), Deciderà la guerra o la rivoluzione? (1981), Economia e strategia della rivoluzione proletaria (1982), La guerra civile in Polonia (1982). Nonostante il volontario isolamento, aveva continuato a lavorare sul marxismo, grazie ad una vasta biblioteca personale, mantenendosi sempre ancorato al materialismo storico nelle sue numerose analisi economiche e sociali, che mostrava con una certa riluttanza ai rari amici, ma che avrebbe volentieri visto pubblicati, se ne avesse avuto la forza, nei suoi ultimi anni.”””,”MADx-167″ “MARX Karl a cura di Karl KAUTSKY”,”Zur Kritik der Politischen Okonomie.”,”Contiene tagliando sottoscrizione per il movimento 8 ore 1° maggio 1891″,”MADx-021″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le syndicalisme. 1. Theorie, organisation, activité. 2. Contenu et signification des rivendications.”,”Storia e teoria dei sindacati, Internazionale, sindacati e associazioni di produzione, azione sindacale di MARX-ENGELS nella 1° Internazionale, critica ai limiti sindacali, differenze di salario e classi sociali, riduzione della giornata lavorativa, diritto del lavoro.”,”MADx-073″ “MARX Karl a cura di Friedrich ENGELS”,”Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie. Band 1. Der Produktionsprocess des Kapitals. 1890 Band 2. DerCirkulationsprocess des Kapitals.1893 Band 3. DerGesammtprocess der kapitalistischen Produktion. 1894″,”Altra copia de ‘Das Kapital’ della casa editrice Otto MEISSNER, Buch 1. 1883 e Buch 2. 1885 con prefazione di F. ENGELS.”,”MADx-022″ “MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”””Gli inglesi posseggono ‘tutte le premesse materiali’ necessarie per la rivoluzione sociale. Ciò che loro manca è lo ‘spirito della generalizzazione’ e la ‘passione rivoluzionaria’. Solo il Consiglio generale può colmare la lacuna, esso solo è in grado di accelerare un movimento veramente rivoluzionario in questo paese e in conseguenza ‘ovunque’. (…) L’Inghilterra non deve essere trattata semplicemente come un paese uguale a tutti gli altri paesi. Deve essere trattata da ‘metropoli del capitale’. (…) Se l’Inghilterra è il baluardo del landlordismo e del capitalismo europei, l’Irlanda è l’unico punto dove si può sferrare il grande colpo contro l’Inghilterra ufficiale. In prima linea l’Irlanda è il baluardo del landlordismo inglese. Qualora cadesse in Irlanda, cadrebbe anche in Inghilterra. In Irlanda l’operazione è cento volte più facile, perché ‘la lotta economica vi è concentrata esclusivamente sulla proprietà terriera’, perché qui questa lotta è allo stesso tempo ‘nazionale’ e perché qui il popolo è più rivoluzionario e inasprito che non in Inghilterra. Il landlordismo in Irlanda si mantiene esclusivamente per mezzo dell”armata inglese’. Nel momento in cui cessa l’unione forzata tra i due paesi, scoppierà in Irlanda, sebbene in forme arretrate, una rivoluzione sociale. Il landlordismo inglese non solo perderebbe una grande fonte delle sue ricchezze, ma anche la sua ‘maggiore forza morale’, quella cioè di essere il ‘rappresentante del dominio dell’Inghilterra sull’Irlanda’. Dall’altra parte il proletariato inglese rende i suoi grandi proprietari terrieri nell’Inghilterra stessa invulnerabili, fintanto che mantiene in piedi il loro potere in Irlanda. In secondo luogo la ‘borghesia inglese’ non ha soltanto sfruttato la miseria irlandese per comprimere con l”emigrazione forzata’ degli irlandesi poveri le condizioni della classe operaia in Inghilterra, ma essa ha inoltre diviso il proletariato in due campi nemici. L’ardore rivoluzionario dell’operaio celtico non si è fuso col temperamento vigoroso, ma lento dell’anglosassone. Vi è al contrario ‘in tutti i grandi centri industriali dell’Inghilterra’ un profondo antagonismo tra il proletariato irlandese e quello inglese. Il comune operaio inglese odia quello irlandese come concorrente che comprime i salari e il ‘tenore di vita’. Egli prova per lui delle antipatie nazionali e religiose. Egli lo considera su per giù come i ‘bianchi declassati’ (‘poor whites’) negli stati meridionali dell’America del Nord considerano gli schiavi negri. Questo antagonismo tra i proletari dell’Inghilterra viene nutrito e tenuto desto ad arte dalla borghesia. Essa sa che questa scissione è il ‘vero segreto del mantenimento del suo potere’. Questo antagonismo si riproduce anche al di là dell’Oceano Atlantico. Gli irlandesi scacciati dai buoi e dai montoni dalla loro terra natia si ritrovano negli Stati Uniti, dove formano una parte considerevole e sempre crescente della popolazione. (…) L’Irlanda è l’unico pretesto del governo inglese per mantenere un ‘grande esercito permanente’ il quale, dopo essersi fatto un’educazione soldatesca in Irlanda, viene scatenato, quando occorre, contro gli operai inglesi, come lo si è visto. In una parola, ciò che l’antica Roma ci ha fatto vedere in misura colossale, si ripete ai nostri giorni in Inghilterra. Un popolo che ne soggioga un altro, ribadisce le proprie catene. Il punto di vista dell’Associazione Internazionale di fronte alla questione irlandese è dunque molto chiaro. La sua prima esigenza è quella di spingere avanti la rivoluzione sociale in Inghilterra. A questo scopo occorre portare il colpo decisivo in Irlanda”” [Karl Marx, Lettera a Kugelmann del 18 marzo 1870 (comunicazione confidenziale destinata al Comitato di Braunschweig)] [(in) Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] (pag 117-118-199) “”Di interesse preminente per tutti coloro che vogliono acquistare una conoscenza più completa e profonda del marxismo è la lettera dell’11 luglio 1868 (lettera di Marx a Kugelmann, p. 42 e sgg, nella presente edizione p. 77 e sgg). In forma di osservazioni polemiche contro gli economisti volgari, Marx espone qui con straordinaria concisione il ‘suo’ concetto della cosiddetta teoria del valore “”del lavoro””. Proprio quelle obiezioni contro la teoria del valore di Marx che sorgono più di altre spontanee nel lettore del ‘Capitale’ meno preparato e perciò vengono riprese dai rappresentanti dozzinali della “”scienza”” borghese “”professorale”” con la massima solerzia, sono qui analizzate da Marx brevemente, semplicemente e in modo straordinariamente chiaro. Marx indica qui la via da lui seguita, e quella che deve essere seguita, per giungere alla spiegazione della legge del valore. Portando ad esempio le più comuni obiezioni, insegna a comprendere il suo ‘metodo’. Egli spiega il nesso tra una questione (in apparenza) così puramente teorica e astratta, come la teoria del valore, e l'””interesse delle classi dominanti che hanno bisogno di ‘perpetuare la confusione'””. Sarebbe almeno desiderabile che chi si accinge a studiare Marx e il ‘Capitale’ rileggesse sempre, contemporaneamente allo studio del primo e più difficile capitolo del ‘Capitale’, anche la lettera da noi menzionata”” [V.I. Lenin, prefazione a: Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] (pag 10)”,”MADx-037″ “MARX Karl”,”Das Kommunistische Manifest. Das Erfurter Programm. Das Revolutions-Programm der Unabhängigen Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Das Programm der Kommunistischen Partei Deutschlands (Spartakusbund). Die Organisations-Statute der Deutschen Sozialistischen Parteien.”,”Das Erfurter Programm. Das Revolutions-Programm der Unabhängigen Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Das Programm der Kommunistischen Partei Deutschlands (Spartakusbund). Die Organisations-Statute der Deutschen Sozialistischen Parteien.”,”MADx-016″ “MARX Karl; a cura di J.A. DOERIG”,”Marx vs. Russia. K. Marx warns the West of Russia’s unchanging expansionist aims in these fascinating dispatches written for the New York Tribune.”,”DOERIG è uno storico svizzero. Ha raccolto gli scritti di MARX e ordinati secondo questa classificazione: espansione russa; politica occidentale; politica inglese sulla Russia; scritti militari di MARX sulla Russia. Hans KOHN è uno storico americano che nella sua postfazione passa in rassegna la politica europea del XIX secolo e i più influenti liberals dell’epoca di MARX. Insegna al New York City College ed è autore di vari libri tra cui ‘Nationalism in the Soviet Union’ e ‘Basic History of Modern Russia’.”,”MADx-075″ “MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.”,”L’opera verte sull’anno cruciale 1851 che chiuse il ciclo rivoluzionario aperto dal ’48 europeo.”,”MADx-042″ “MARX Karl”,”Theories of surplus-value. Volume IV of Capital. Part II.”,”Contiene: J.K. RODBERTUS (1) e la nuova teoria della rendita; note sulla storia della cosiddetta teoria ricardiana della rendita; teoria di RICARDO e Adam SMITH dei prezzi di costo; teoria della rendita di RICARDO; tavole della rendita differenziale; teoria rendita di A. SMITH; teoria RICARDO del plusvalore; teoria RICARDO del profitto; teoria RICARDO dell’ accumulazione e critica ad essa; miscellanea di RICARDO. John BARTON. (1) economista e uomo politico tedesco (1805-1875), deputato all’Assemblea nazionale prussiana (1848) e alla seconda Camera (1849) fu per breve periodo anche ministro dei Culti e dell’Istruzione pubblica. Sostenitore di una certa forma di socialismo di Stato, sostanzialmente fu un conservatore monarchico. Auspicava l’avvento della proprietà collettiva dei mezzi di produzione, punto di partenza per una nuova era “”cristiano- sociale”””,”MADx-118″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I. STALIN”,”La guerra partigiana vista dai classici del marxismo-leninismo.”,”MARX ed ENGELS sulla lotta partigiana in FR contro l’esercito prussiano 1870 -71, le azioni partigiane in SP contro l’ invasione di NAPOLEONE, sui metodi di condotta della guerra di popolo d’indipendenza, la lotta di strada a Parigi nel giugno 1848, sull’ insurrezione come arte, sulla tattica della difesa effettiva. LENIN sulla guerra partigiana, la direzione politica e militare nella lotta popolare di massa, la preparazione dell’ insurrezione e le regole principali per la direzione della lotta armata del popolo, le azioni partigiane della squadre di combattimento, le lezioni dell’ insurrezione di Mosca del dicembre 1905.”,”MADx-002″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La questione irlandese. (Marx); Storia dell’ Irlanda. (Engels)”,”Tesi: Irlanda bastione del landlordismo inglese, lotta economica in Irlanda concentrata su proprietà terriera.”,”MADx-069″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Bruno MAFFI”,”India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni.”,”””Oggi, fra i cinesi, regna manifestamente uno stato d’animo ben diverso da quello della guerra 1840-42. Allora il popolo non si mosse: lasciò che i soldati imperiali lottassero contro gli invasori e dopo ogni sconfitta si inchinarono con fatalismo orientale alla volontà superiore del nemico. Ora invece, almeno nei distretti del sud ai quali il conflitto è rimasto finora limitato, le masse popolari partecipano attivamente, quasi con fanatismo, alla lotta contro lo straniero. Con fredda premeditazione, esse avvelenano in blocco il pane della colonia europea di Hongkong. (Liebig poté stabilire in alcune pagnotte, che gli erano state mandate in esame, la presenza diffusa e uniforme di grandi quantità di arsenico: segno indubbio che il veleno era già stato lavorato nella pasta. Ma la dose era così potente che agì come emetico, annullando gli effetti mortali). I cinesi salgono armati sulle navi mercantili, e durante il viaggio massacrano la ciurma e i passeggeri europei. Si impadroniscono dei vascelli. Rapiscono e uccidono qualunque straniero capiti vivo nelle loro grinfie. Perfino i ‘coolies’ a bordo delle navi trasporto degli emigranti si ammutinano come per un’intesa segreta; lottano per impossessarsi degli scafi; piuttosto che arrendersi, colano a picco con essi o muoiono nelle loro fiamme. Anche i coloni cinesi all’estero- finora i sudditi più umili e remissivi – cospirano e, come a Sarawak, insorgono in brusche rivolte o, come a Singapore, son tenuti in scacco solo da un rigido controllo poliziesco e dalla forza. A questa rivolta generale contro lo straniero ha portato la brigantesca politica del governo di Londra, che le ha imposto il suggello di una guerra di sterminio (37). Che cosa può fare un esercito contro un popolo che ricorre a questi mezzi di lotta? Dove, fino a che punto, deve spingersi in territorio nemico? Come può mantenervisi? I trafficanti in civiltà, che sparano a palle infuocate contro città indifese, e aggiungono lo stupro all’assassinio, chiamino pure barbari, atroci, codardi, questi metodi; ma che importa, ai cinesi, se sono gli unici efficaci? Gli inglesi, che li considerano barbari, non possono negar loro il diritto di sfruttare i punti di vantaggio della loro barbarie. Se i rapimenti, le sorprese, i massacri notturni vanno qualificati di codardia, i trafficanti in civiltà non dimentichino che, come hanno essi stessi dimostrato, i cinesi non sarebbero mai in grado di resistere, coi mezzi normali della loro condotta di guerra, ai mezzi di distruzione europei. Insomma, invece di gridare allo scandalo per le crudeltà dei cinesi (come suol fare la cavalleresca stampa britannica), meglio faremmo a riconoscere che si tratta di una guerra ‘pro aris et focis’, di una guerra popolare per la sopravvivenza della nazione cinese – con tutti i suoi pregiudizi altezzosi, la sua stupidità, la sua dotta ignoranza, la sua barbarie pedantesca, se volete, ma pur sempre una guerra popolare. E, in una guerra popolare, i mezzi dei quali si serve la nazione insorta non si possono misurare né col metro d’uso corrente nella guerra regolare, né con altri criteri astratti, ma solo col grado di civiltà che il popolo in armi ha raggiunto. Gli inglesi si trovano, questa volta, in una situazione difficile. Finora non sembra che il fanatismo nazionale cinese si estenda al di là delle province del sud, che non hanno aderito alla grande rivolta. Ma la guerra potrà restarvi circoscritta? Se così fosse, non si otterrebbe nulla di concreto, poiché nessun territorio vitale dell’impero ne sarebbe minacciato. Senonché il grande pericolo, per gli inglesi, è che il fanatismo si estenda ai popoli della Cina interna. Si può radere al suolo Canton, si possono sbocconcellare interi pezzi di costa: ma tutte le forze che gli inglesi riescono a mettere insieme non sarebbero mai sufficienti ad occupare e mantenere le due province del Kwangtung e del Kwangsi”” (pag 196-197-198) [F. Engels, ‘Peria – Cina’, Londra 22 maggio 1857, New York Daily Tribune’, 5 giugno 1857, articolo scritto da Engels su richiesta di Marx (lettere dell’8 e del 20 maggio 1857)] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘India Cina Russia’, Milano, 1970, a cura di Bruno Maffi]”,”MADx-078 MAED-021 INDx-015″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti filosofici.”,”Contiene: -Estratti di lettere sul materialismo storico (di MARX ed ENGELS) -Sul Materialismo storico (di ENGELS) -Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca (ENGELS) -Tesi su Feuerbach (MARX)”,”MADx-003 MAED-046″ “MARX Karl, a cura di M. RUBEL”,”Pages choisies. Pour une ethique socialiste. Textes reunis, traduits et annotés, precedes d’une Introduction à l’ethique marxienne par Maximilien RUBEL.”,”dedica curatore a Brigitte DAVIS”,”MADx-009 MADS-198″ “MARX Karl; BORUTTI Silvana a cura”,”Il modo di produzione capitalistico in Marx.”,”Testi tratti da ‘L’ideologia tedesca’, ‘Miseria della filosofia’, ‘Forme economiche precapitalistiche’, ‘Per la critica dell’economia politica’, ‘Il Capitale’.”,”MADx-014″ “MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale.”,”””Con le macchine, con i processi chimici e con altri metodi essa sovverte costantemente, oltre alla base tecnica della produzione, le funzioni degli operai e le combinazioni sociali del processo lavorativo. Così essa rivoluziona con altrettanta costanza la divisione del lavoro entro la società e getta incessantemente masse di capitale e masse di operai da una branca della produzione all’altra. Quindi la natura della grande industria porta con sé ‘variazioni del lavoro’, fluidità delle funzioni, mobilità dell’operaio in tutti i sensi (…) Si è visto come questa contraddizione assoluta (…) si sfoghi nell’olocausto ininterrotto della classe operaia, nello sperpero più sfrenato delle energie lavorative e nelle devastazioni derivanti dall’anarchia sociale. Questo è l’aspetto negativo. Però, se ora la variazione del lavoro si impone soltanto come prepotente legge naturale e con l’effetto ciecamente distruttivo di una legge naturale che incontri ostacoli dappertutto, la grande industria, con le sue stesse catastrofi, fa sì che il riconoscimento della variazione dei lavori e quindi la maggiore versatilità possibile dell’operaio come legge sociale generale della produzione e l’adattamento delle circostanze all’attuazione normale di tale legge, diventino una questione di vita o di morte. Per essa diventa una questione di vita o di morte sostituire a quella mostruosità che è una miserabile popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per il variabile bisogno di sfruttamento del capitale, la disponibilità assoluta dell’uomo per il variare delle esigenze del lavoro, sostituire all’individuo parziale, mero veicolo di una funzione sociale di dettaglio, l’individuo totalmente sviluppato, per il quale differenti funzioni sociali sono modi di attività che si danno il cambio l’uno con l’altro”” [K. Marx, “”Il Capitale””, ed. it, I, 2, p. 127] cit presa in parte da articolo di Carlo Aymonino, Le origini dell’urbanistica moderna, Critica marxista, 2,1964 (pag 67-68) e da MIA (marxists.org)”,”MADx-023″ “MARX Karl”,”Opere filosofiche giovanili.”,”La critica a Hegel e i ‘Manoscritti’ del giovane MARX.”,”MADx-024″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio. Vol 1-6 1844-1851 1852-1856 1857-1860 1861-1866 1867-1869 1870-1883.”,”Altra copia 3° edizione EDITORI RIUNITI, 1972 16° 6 voll. Traduzioni rispettivamente di M.A. MANACORDA, Sergio ROMAGNOLI, Emma CANTIMORI-MEZZOMONTI. “”Del libro di Flerovski ho letto le prime 150 pagine (sono prese dalla Siberia, Russia settentrionale e dall’Astrakhan). E’ questo il primo scritto in cui sia detta la verità sulle condizioni economiche russe. Quest’uomo è decisamente nemico dell'””ottimismo russo”” come lo chiama lui. Non avevo mai avuto opinioni grandiose di quell’eldorado comunistico, ma F[lerovski] supera ogni mia attesa. E’ davvero strano e comunque sintomo di una svolta che una cosa del genere possa essere stampata a Pietroburgo. ‘U nas proletariev malo, no zato massa nascevo rabociavo klassa sostoit iz rabotnikov, kotorykh uciast kluge cem uciast vsiakavo proletaria’ (1) [(1) Da noi ci sono pochi proletari, ma in compenso la massa della nostra classe lavoratrice è costituita da lavoratori la cui sorte è peggiore di quella di qualsiasi proletario] L’esposizione è del tutto originale, tutt’al più ricorda talvolta Monteil. Si vede che quest’uomo ha girato e osservato dappertutto egli stesso. Un odio ardente contro il ‘landlord’, capitalista e funzionario. Nessuna dottrina socialista, nessun misticismo della terra (benché sia favorevole alla forma della proprietà comunale), nessuna esaltazione nichilista. Qua e là un po’ di chiacchiere vuote e benevole, adatte però al grado di sviluppo della gente cui lo scritto è destinato. Ad ogni modo è il libro più importante che sia uscito dopo il tuo scritto sulla ‘Lage der arbeitenden Klassen’. Anche la vita familiare del contadino russo – con quell’orrendo ammazzare di botte la moglie, l’acquavite e le concubine – è descritta bene. Mi capiterà quindi del tutto a proposito che tu mi mandi ora le bugie fantasiose del cittadino Herzen.”” (K. Marx a F. Engels, 10 febbraio 1870, Carteggio Marx Engels, Vol. VI, Edizioni Rinascita, Roma, 1953) “”(…) Il titolo del libro del signor Flerovski è: ‘Pologenie robaciavo klassa v Rossii. S. Peterburg. Izdanie N.P. Polniakova. 1869’ (1) [ (1) ‘La situazione della classe lavoratrice in Russia. S. Pietroburgo. N.P. Polniakov editore]. Quello che fra l’altro mi diverte molto nel Flerovski è la sua polemica contro le imposte dirette dei contadini. E’ in tutto la riproduzione del maresciallo Vauban e di Boisguillebert. Egli sente anche che la situazione dei campagnoli ha la sua analogia nell’epoca della vecchia monarchia francese (dopo L[uigi] XIV). Come Monteil egli ha molta sensibilità per le caratteristiche etniche – il “”retto calmucco””, il “”mordvino poetico malgrado la sua sporcizia”” (lo paragona agli irlandesi); il “”tartaro abile, epicureo e vivace””, il “”piccolo-russo pieno di talento naturale””, ecc. Da buon russo insegna ai suoi connazionali quello che dovrebbero fare per trasformare nel suo opposto l’odio che tutte queste stirpi nutrono contro di essi. Come esempio di quest’odio egli cita fra l’altro come una colonia veramente russa trasmisgra dalla Polonia in Siberia. Questa gente conosce solo il russo, non sa una parola di polacco, ma si considerano polacchi e gratificano i russi di un odio da polacchi, ecc. Dal suo libro risulta in maniera irrefutabile che le attuali condizioni russe non sono più sostenibili, che l’emancipazione dei servi della gleba, of course, non ha fatto che accelerare il processo di dissoluzione, e che sta per sopraggiungere una terribile rivoluzione sociale. Qui si vede anche la base reale di quel nichilismo da ragazzi che ora è di moda fra gli studenti russi, ecc. A Ginevra si è costituita, by the by, una nuova colonia di studenti russi in esilio, la quale proclama nel suo programma la lotta contro il panslavismo e la sua adesione all’Internazionale. Flerovski mostra in una sezione apposita che la “”russificazione”” delle stirpi straniere è una pura illusione ottica, perfino in oriente. (…)””. (K. Marx a F. Engels, 12 febbraio 1870, Carteggio Marx Engels, Vol. VI, Edizioni Rinascita, Roma, 1953)”,”MADx-028″ “MARX Karl a cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro Primo. A cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI. Libro Secondo. A cura di Bruno MAFFI. . Libro Terzo. A cura di Bruno MAFFI”,”Marx Karl, Carteggio con Vera Zasulich e bozze, in appendice a Il Capitale, Libro I, UTET 1974.”,”MADx-029″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Enrico FORNI”,”De America 1. La guerra civile.”,”””E’ forse necessario un grande sforzo celebrale per dimostrare come una guerra interna che infuria in uno stato sia il momento meno opportuno per intraprendere una guerra con una potenza straniera? In qualsiasi altro momento le classi mercantili della Gran Bretagna avrebbero considerato la guerra contro gli Stati Uniti con il massimo orrore; ora invece una parte considerevole ed influente del mondo degli affari sollecita da mesi il governo a violare il blocco con la forza, e a riformire così di materie prime il settore più importante dell’ industria inglese. Il timore di una decurtazione delle esportazioni inglesi negli Stati Uniti ha perduto la sua efficiacia per il fatto che tale decurtazione ormai si è già verificata. “”Gli stati del Nord””, scrive l’ Economist “”non sono buoni clienti, anzi, pessimi””. Il largo credito che il commercio inglese soleva dare agli Stati Uniti, soprattutto tramite l’ accettazione di tratte spiccate sull’ India e sulla Cina, è già stato ridotto ad appena un quinto di quel che era nel 1857. Ultima in ordine di tempo ma non di importanza, la Francia dell’ “”uomo di dicembre””, in crisi finanziaria (…)””. (pag 53)”,”MADx-036 USAQ-009″ “MARX Karl a cura di Angelo BOLAFFI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Angelo BOLAFFI (Roma, 1946), ricercatore presso il dipartimento di filosofia dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’ è giornalista e autore di saggi sul pensiero politico e costituzionale dell’età di Weimar e ha curato l’edizione italiana di opere di Carl SCHMITT e di Otto KIRCHHEIMER. E’ nel comitato di direzione della rivista ‘Micromega’. In appendice il testo della famosa introduzione di ENGELS del 1895. Questo saggio svolse un ruolo decisivo nel dibattito sul revisionismo accesosi nell’ultima decade del secolo scorso.”,”MADx-039″ “MARX Karl a cura di Graziella PISANO'”,”La questione ebraica. Guida alla lettura.”,”Altro esemplare: -La questione ebraica. EDITORI RIUNITI. 1978, a cura e introduzione di Umberto CERRONI, pag 134 16° indice nomi note (MAD-044 bis)”,”MADx-044 EBRx-009 MADx-044 bis” “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Nicolao MERKER”,”La sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”Apparso nel 1845 è il primo libro pubblicato in comune da MARX ed ENGELS. Questa edizione comprende una scelta delle parti essenziali del testo che ne sottolineano il carattere unitario. “”Il proletariato esegue la sentenza che la proprietà privata emette contro se stessa generando il proletariato, così come esegue la sentenza che il lavoro salariato emette contro se stesso producendo la ricchezza altrui e la miseria propria. Se gli scrittori socialisti attribuiscono al proletariato questa missione storica mondiale, non è perchè elevino i proletari a divinità. Al contrario. Il proletariato può e deve liberare se stesso proprio perchè nelle sue condizioni di vita si riassumono, come nella loro espressione più disumana, le condizioni di vita di tutta la società moderna; perché in lui l’uomo si è perduto, ma nello stesso tempo ha non soltanto raggiunto la coscienza teorica di questa perdita, ma tratto dal bisogno inderogabile, impellente, assoluto – espressione pratica della necessità – lo stimolo ad insorgere contro questa realtà disumana. Ma non può liberarsi se non superando le sue condizioni di vita, e non può superare queste condizioni se non superando ‘tutte’ le condizioni inumane di vita della società moderna, che nel suo stato sociale si riflettono. Non invano esso compie la dura ma temprante scuola del lavoro. Non si tratta dunque di sapere che cosa questo o quel proletario, o magari anche tutto il proletariato, ‘s’immagina di essere’: ma di sapere ‘che cosa è’ e che cosa, conformemente a questo ‘essere’, è costretto storicamente a fare. Poiché la sua meta e la sua azione storica sono irrevocabilmente tracciate nelle sue condizioni di vita, nell’intera organizzazione della società borghese”” (Marx, La Sacra Famiglia) (in Battaglia Comunista, N° 2, agosto 1946)”,”MADx-050″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Angiolina ARRU”,”Moralismo e politica rivoluzionaria. Polemica contro Heinzen.”,”Gli articoli sono apparsi alla fine del 1847 sulla Deutsche-Brüsseler-Zeitung, foglio inizialmente di ispirazione piccolo-borghese e poi di fatto organo della Lega dei Comunisti. Gli articoli, inediti in Italia raccolgono i momenti essenziali di una polemica di ME contro HEINZEN esponente di quella parte dell’opposizione democratico-liberale tipica della piccola borghesia tedesca negli anni 1840, contro la violenza piccolo borghese di H.,il quale credeva che la liberazione della GERM coincidesse con l’eliminazione del principato e la costituzione della Repubblica Il volume contiene articoli di Karl HEINZEN, F. ENGELS e K. MARX. “”Lei porta la ridicolaggine al colmo, signor Engels, quando mi obbietta che la Francia è stata un tempo una repubblica e che adesso io vorrei vedere applicato il sistema federativo nordamericano alla Repubblica tedesca.”” (Karl Heinzen, Un rappresentante dei comunisti, pag 85) “”Si scopre per caso che le “”questioni sociali””, che si sono “”discusse nel nostro tempo””, aumentano di importanza nella misura in cui ci allontaniamo dall’ ambito della monarchia assoluta. Il socialismo ed il comunismo non sono partiti dalla Germania, ma dall’ Inghilterra, dalla Francia, dall’ America del Nord. La prima apparizione di un partito comunista veramente attivo si trova all’ interno della rivoluzione borghese, nel momento in cui la monarchia costituzionale è stata eliminata. I ‘repubblicani’ più coerenti , in Inghilterra i ‘Niveller’, in Francia ‘Babeuf’, ‘Buonarroti’, ecc., sono i primi che hanno messo in rilievo queste “”questioni sociali””. La ‘Congiura di Babeuf’, scritta da suo amico e compagno di partito, Buonarroti, mostra come questi repubblicani attingessero dal “”movimento”” storico l’opinione che con l’ eliminazione delle questioni sociali di ‘monarchia’ e ‘repubblica’ non si era risolta neppure un’ unica “”questione sociale”” nel senso del proletariato””. (Karl Marx, Contro Karl Heinzen, pag 121-122) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MADx-051″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Gianni BOSIO”,”Scritti italiani. La polemica antimonarchica e antimazziniana nell’ analisi di classe del Risorgimento.”,”Contiene: Elenco cronologico e bibliografia degli ‘scritti italiani’. BOSIO: Notizie erudite su La diffusione degli scritti di Marx e di Engels in Italia del 1871 al 1892 dà adesso Gianni Bosio in “”Società”” A. VII. (1951) pag 268-284 e 444-477″,”MADx-052″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Manifesto dei comunisti.”,”‘Al lettore italiano’ 1893 di F. ENGELS Collana Piccola Biblioteca Marxista”,”MADx-055″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,”Altri esemplari: -Manifesto del partito comunista. EDITORI RIUNITI. 1992 collana ‘I Piccoli’. pag 85 16° -Manifesto del partito comunista. EDITORI RIUNITI. 1986 Collana ‘Universale idee’ pag 90 16° Introduzione di Renato ZANGHERI -Idem, EDITORI RIUNITI. 1996 nota di ZANGHERI -Manifesto del partito comunista. NEWTON COMPTON. ROMA. 1975 pag 106 16°, note, introduzione e cura di Eugenio SBARDELLA -Manifesto del partito comunista. RIZZOLI. 1998 introduzione di Eric J. HOBSBAWM pag 111 16° -Manifesto del partito comunista. In appendice note sulle prime edizioni del Manifesto e sulla sua diffusione. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. 1998 pag 550 16° Classici -Manifesto del partito comunista. GIULIO EINAUDI, TORINO, 1949 pag 304″,”MADx-056″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’ Irlanda. L’unica raccolta completa degli scritti di Marx ed Engels sulla questione irlandese.”,”Collana ‘Economia e socialismo’ 1, a cura di Andrea IOVANE, Gianfranco PALA, Mario TIBERI”,”MADx-058″ “MARX Karl a cura di Mauro DI-LISA,”,”Risultati del processo di produzione immediato. Capitolo VI del libro I del ‘Capitale’.”,”Tra l’estate del 1863 e l’estate del 1864 MARX redasse un manoscritto che doveva costituire l’ultima stesura provvisoria del libro I del Capitale. Di questo manoscritto l’unico capitolo conservatosi tra le carte di MARX è quello conclusivo, il capitolo VI. Questo capitolo è stato pubblicato per la prima volta a Mosca nel 1933.”,”MADx-062″ “MARX Karl a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Salario prezzo e profitto.”,”Altra edizione: EDITORI RIUNITI. ROMA. 1977 pag 121 16° indice nomi note nota bibliografica, A cura di Vincenzo VITELLO”,”MADx-064 MAD-064 bis” “MARX Karl”,”Critica al programma di Gotha.”,”Altra edizione SAMONA’ E SAVELLI, con saggio introduttivo di Augusto ILLUMINATI, ROMA, 1968 pag 54 16°”,”MADx-065 MADx-065 bis MGEx-039″ “MARX Karl”,”Lavoro produttivo e improduttivo.”,”I testi qui raccolti, scritti in epoche differenti, fanno parte di quel grande laboratorio economico marxiano costituito dai lavori preparatori antecedenti la pubblicazione del Capitale (Grundrisse 1857, manoscritti del 1861-63, Teorie sul plusvalore (il cosiddetto quarto volume del Capitale, la storia delle dottrine economiche) (1863), il cosiddetto Capitolo VI inedito del Capitale (1864)).”,”MADx-066″ “MARX Karl RIAZANOV David B. RABEHL Bernd”,”Storia diplomatica segreta del XVIII secolo. Con uno studio critico di David B. Riazanov sulle origini del dispotismo russo e un commento storico di Bernd RABEHL.”,”I saggi di RJAZANOV (RJAZANOV) e RABEHL sono presi dal libro curato da Ulf WOLTER, ‘Der Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’, VERLAG OLLE & WOLTER, BERLIN, 1977. Contiene i saggi: -RJAZANOV, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa -RABEHL, La controversia all’interno del marxismo russo e sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia.”,”MADx-071 MADS-190″ “MARX Karl a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Articoli scritti da Marx nel 1849-1850 pubblicati in opuscolo a Berlino nel 1895 preceduti dall’ introduzione di ENGELS”,”MADx-040″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Carlo SALINARI”,”Scritti sull’ arte.”,”Il capitolo ‘Marxismo volgare’ contiene lettere di ENGELS a Conrad SCHMIDT (27.10.1890), a Heinz STARKENBURG (25.1.1894), a Franz MEHRING (14.7.1893) su Q fattore in ultima istanza in concezione materialistica della storia (produzione e riproduzione vita materiale, economia), importanza maggiore del dovuto data al fattore economico, azione reciproca tra base economica e sovrastruttura politica, ‘legge dei lunghi periodi’ ovvero asse mediano della curva per lunghi periodi corre parallalo alla sviluppo economico, ideologia come falsa coscienza, dialettica causa-effetto.”,”MADx-081″ “MARX Karl; libro primo a cura di Delio CANTIMORI libro secondo a cura di Raniero PANZIERI libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Libro Primo, Secondo, Terzo.”,”Libro primo a cura di Delio CANTIMORI Libro secondo a cura di Raniero PANZIERI Libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”MADx-023 bis” “MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. Libro quarto del ‘Capitale’.”,”Il testo delle ‘Teorie del plusvalore’ benché rimasto allo stato di brogliaccio costituisce un contributo fondamentale alla comprensione di alcuni nodi del pensiero marxista (teoria rendita, profitto, plusvalore, accumulazione e crisi economiche).”,”MADx-084″ “MARX Karl; libro primo a cura di Delio CANTIMORI libro secondo a cura di Raniero PANZIERI libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo Secondo Terzo.”,”Libro primo a cura di Delio CANTIMORI Libro secondo a cura di Raniero PANZIERI Libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”MAD-023-B1, MAD-23-B2, MAD-023-B3″ “MARX Karl a cura di Lorenzo CALABI”,”Manoscritti del 1861 – 1863. Terzo Capitolo inedito di ‘Per la critica dell’ economia politica’.”,”‘Il primo abbozzo del sistema dell’ economia borghese esposto criticamente'”,”MADx-088″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”La critica di MARX ENGELS alle concezioni filosofiche di Ludwig FEUERBACH, Bruno BAUER e Max STIRNER che segna il passaggio dall’ idealismo della sinistra hegeliana al materialismo storico.”,”MADx-089″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Aldo ZANARDO”,”La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”Apparso nel 1845 è il primo libro pubblicato in comune da MARX ed ENGELS.”,”MAED-020″ “MARX Karl a cura di KRADER Lawrence”,”The Ethnological Notebooks of Karl Marx. Studies of Morgan Phear Maine Lubbock.”,”Estratti di MARX su MORGAN, PHEAR, MAINE, LUBBOCK, comunità, collettivismo, individualismo, relazione di ENGELS a MARX su MORGAN”,”MADx-012″ “MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica 1857 – 1858. ‘Grundrisse'”,”‘Grundrisse'”,”MADx-086″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di DEL-BO Giuseppe”,”Corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895.”,”Contiene lettera in italiano di ENGELS a LORIA (pag 193) su critiche di questi a MARX (confusione in LORIA tra profitto e plusvalore) e risposta di questi in nota pag XVI presentazione.”,”MADx-113″ “MARX Karl a cura di Mauro DI-LISA”,”Risultati del processo di produzione immediato. Capitolo VI del libro I del ‘Capitale’.”,”Tra l’estate del 1863 e l’estate del 1864 MARX redasse un manoscritto che doveva costituire l’ultima stesura provvisoria del libro I del Capitale. Di questo manoscritto l’unico capitolo conservatosi tra le carte di MARX è quello conclusivo, il Capitolo VI: a parte brevi frammenti, gli altri capitoli saranno rielaborati dall’A nella versione definitiva (affidata alle stampe nel 1867) non ci sono pervenuti.”,”MADx-114″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Mario CACIAGLI”,”Libertà di stampa e censura.”,”Contiene scritti di ENGELS: -Marx e la NRZ -Prefazione a ‘Karl Marx davanti ai giurati di Colonia’ -Le leggi eccezionali contro i socialisti in Germania. La situazione in Russia -A August Bebel”,”MADx-119″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, testi riuniti e annotati da Denis AUTHIER”,”Textes sur l’ organisation. Quelques mots sur l’ histoire de la ligue des communistes (1885) “”la revolution en permanence!””, adresse au Conseil Central de la Ligue (1850), les pretendues scissions dans l’Internationale (1872) ecc.”,”Altri testi: -Statuti dell’AIT -Estratti della corrispondenza con SORGE -Pagine inedite di MARX-ENGELS: l’indifferentismo in materia politica, l’autorità, cretinismo parlamentare e opportunismo”,”MADx-121″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La Nouvelle Gazette Rhenane (Neue Rheinische Zeitung). I. 1 Juin-5 Septembre 1848.”,”Comitato di redazione della NGR: Karl MARX redattore capo, Heinrich BURGERS, Ernst DRONKE, Friedrich ENGELS, Georg WEERTH, Ferdinand WOLFF, Wilhelm WOLFF (1° giugno 1848).”,”MADx-125″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’ arte e la letteratura.”,”In appendice: Paul LAFARGUE: Marx e la letteratura; Wilhelm LIEBKNECHT: passeggiate con Marx; Eleanor MARX: Marx e i suoi figli Marx legge il ‘Capolavoro sconosciuto’, opera di Balzac (altra fonte)”,”MADx-127″ “MARX Karl”,”Un carteggio del 1843 e altri scritti giovanili.”,”MARX e RUGE dirigevano gli ‘Annali franco-tedeschi'”,”MADx-128″ “MARX Karl compendiato da Carlo CAFIERO”,”Il Capitale.”,”Nota biografica su Carlo CAFIERO riassunto di una biografia scritta da James GUILLAUME”,”MADx-129″ “MARX K. ENGELS F. LENIN V.I.”,”Sulle società precapitalistiche.”,”Prefaz di 96 pag: ‘L’evoluzione del pensiero di Marx Engels sulle società senza classi e sulle forme di passaggio alle società divise in classi'”,”MADx-130″ “MARX Karl”,”Lord Palmerston.”,”L’opuscolo ‘Lord Palmerston’ fu scritto tra l’ottobre e il dicembre 1853 in lingua inglese come serie di articoli. Gli articoli apparvero su ‘The People’s Paper’ dal 22 ottobre al 24 dicembre 1853 e ripresi abbreviati sulla NY Daily Tribune. PALMERSTON, uomo politico inglese (Broadlands, Hampshire, 1784-Brocket Hall, Hertfordshire, 1865). Di famiglia ricca e influente, trascorse gran parte dell’infanzia in Francia e in Italia; studiò ad Harrow, all’Università di Edimburgo e al St. Jones’ College di Cambridge. Nel 1807 fu eletto lord dell’Ammiragliato e deputato tory per il collegio di Newton; nel 1809, rifiutando la carica di cancelliere dello Scacchiere, divenne ministro della Guerra, posto che occupò fino al 1828, incaricandosi della riorganizzazione dell’esercito. Nel frattempo, si staccava sempre più”,”MADx-132″ “MARX Karl”,”Russia.”,”MARX in una lettera ha usato lo pseudonimo di A. WILLIAMS.”,”MADx-133″ “MARX Karl”,”Teorie sul plusvalore. Libro quarto del Capitale. Vol 1° traduzione prefazione di Giorgio GIORGETTI.”,”fisiocrazìa [ò] s.f. Corrente di pensiero economico sorta e sviluppatasi in Francia nel XVIII sec. per opera di Quesnay e dei suoi discepoli, fra cui i più importanti furono Dupont de Nemours, che introdusse il termine fisiocrazia, Mirabeau padre, Mercier de La Rivière e, in parte, Turgot.”,”MADx-085″ “MARX Carlo a cura di Bruno MAFFI”,”Critica della economia politica.”,”‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ è uscita a Berlino nel 1859. “”L’opera il cui primo volume presento al pubblico è la continuazione del mio saggio pubblicato nel 1859: “”Per la critica dell’economia politica””. Così nella prima prefazione al ‘Capitale’ nel 1867 MARX fissava la portata storica di questo suo primo contributo all’analisi delle leggi fondamentali dell’economia capitalistica. In realtà, la ‘Critica’ era stata un primo annuncio del lavoro che Marx andava compiendo sul materiale che gli offriva il grande campo sperimentale dell’Inghilterra… (dalla Avvertenza, di MAFFI)”,”MADx-136″ “MARX Karl”,”Le Capital. Livre 1.”,”Contiene: copia lettera MARX a LACHATRE, ‘Al cittadino Karl Marx’ di Maurice LACHATRE, prefaz a 1° edizione MARX”,”MADx-137″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti communiste 1848. Critique du programme de Gotha 1875.”,”Contiene: – Prefazione a edizione tedesca del 1872 di F. ENGELS – Prefazione a edizione tedesca del 1890 di F. ENGELS (a Manifesto) – Avant-propos di ENGELS (1891) (a Critica programma Gotha) Commentari a margine note”,”MADx-138″ “MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’ economia politica.”,”Contiene dedica a Lotta Comunista di Angelo Scucchia.”,”MADx-139″ “MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”Secondo ENGELS “”Era precisamente Marx che per primo aveva scoperto la grande legge dell’ evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano esse sul terreno politico, religioso, filosofico, o su altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l’espressione più o meno chiara di lotte fra classe sociali; secondo la quale l’esistenza e quindi anche le collisioni di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali ha la legge della trasformazione dell’energia, gli forniva pure la chiave per comprendere la sotria della seconda repubblica francese””.”,”MADx-140 FRAD-023″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I. a cura di Giuseppe BARLETTA”,”Sulla scienza.”,”BARLETTA è nato a Bari enl 1949 e lavora presso l’Istituto di filosofia dell’Università. Oltre alla traduzione di A. ABDEL-MALEK ‘La dialettica sociale’, il volume ‘Per una epistemologia materialista’, ha in corso di stampa (1977) una raccolta di saggi dal titolo ‘Marxismo ed epistemologia’.”,”MADx-141″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania.”,”(Cretinismo parlamentare Infermità che riempie gli sfortunati che sono vittime della convinzione solenne che tutto il mondo, la sua storia e il suo avvenire, sono retti e determinati dalla maggioranza dei voti di quel particolare consèsso rappresentativo che ha l’onore di annoverarli tra i suoi membri, e che qualsiasi cosa accada fuori delle pareti di questo edificio, – guerre, rivoluzioni, costruzioni di ferrovie, colonizzazione di intieri nuovi continenti, scoperta dell’oro di California, canali dell’America centrale, eserciti russi, e tutto quanto ancora può in qualsiasi modo pretendere di esercitare un’influenza sui destini dell’umanità,- non conta nulla in confronto con gli eventi incommensurabili legati all’importante questione, qualunque essa sia, che in quel momento occupa l’attenzione dell’onorevole loro assemblea. (da “”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania””, di Carl Marx e Friedrich Engels (fonte Internet)))”,”MADx-142 MAED-047″ “MARX Karl a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”Quaderno Spinoza 1841.”,”Saggio di MATHERON: ‘Il ‘Trattato teologico-politico’ visto dal giovane Marx’. Spinoza. “”tutti indistintamente sono in grado di esercitare l’ obbedienza, mentre sono pochissimi (in confronto alla totalità del genere umano) coloro che acquistano l’ abito della virtù dietro la guida della sola ragione.”” (pag 81) “”Perciò, il diritto naturale individuale è determinato, non dalla sana ragione, ma dalla cupidigia e dalla forza””. (pag 101)”,”MADx-143″ “MARX Karl”,”Il socialismo imperiale.”,”Il volumetto raccoglie i testi giornalistici di MARX sulle vicende del Credit Mobilier dei fratelli Pereire, datati tra il 7 giugno 1856 e l’11 giugno 1858. Il Credit Mobilier era una grande banca d’affari promossa dai fratelli Pereire, banchieri sansimoniani assurti a enorme fortuna con la protezione di NAPOLEONE III.”,”MADx-144″ “MARX Karl”,”A propos d’unité. Lettre sur le programme de Gotha. traduit par G. Platon.”,”MARX termina le glosse con la formula: ‘Dixi et salvavi animam meam’.”,”MADx-148″ “MARX Karl”,”Le Capital.”,”prefazione a 1° edizione MARX, Londra 25 luglio 1875, avviso al lettore di Marx, estratti dalla postfazione della 2° edizione tedesca. Nell’ ‘Avis au lecteur’, MARX scrive che “”Quelles que soient donc les imperfections litteraires de cette editions francaise, elle possede une valeur scientifique independante de l’original et doit être consultée meme par les lecteurs familiers avec la langue allemande””. Per la storia dell’edizione francese del Capitale di MARX, per notizie sull’editore e sul traduttore vedere il volume della UROEVA ‘La fortuna del Capitale’, (EDITORI RIUNITI, 1974) Tutte le edizione successive compresa quella curata da ENGELS fanno riferimento a questa edizione francese più che su quella originale di Amburgo del 1867.”,”MADx-150″ “MARX Karl”,”Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di ‘Per la critica dell’ economia politica’ (1858).”,”E’ nel “”Frammento del testo originario””, l’ Urtext (1858) e nei Grundrisse, opere incompiute o primi abbozzi di MARX che, secondo CAMATTE, si trova la chiave di tutto il sistema. In un apporto essenziale dell’Urtext, MARX mostra fino a che punto il movimento del valore di scambio che dissolve le antiche comunità e tende a porsi esso stesso in quanto comunità, falsi ogni comprensione agli esseri umani. Ciò che essi credono determinanti sono i rapporti tra di essi, o le istituzioni che si sono dati sulla base di rapporti economici che non sono in grado di comprendere. MARX svela la falsa coscienza storica.”,”MADx-156″ “MARX Karl; cura e traduzione di Saul K. PADOVER”,”On America and the Civil War.”,”PADOVER è Distinguished Service Professor of Political Science, Graduate Faculty, New School for Social Research. Introduzione: Karl MARX on America and the Civil War. Cronologia: Marx as Journalist and Writer Cronologia: The Civil War and Reconstruction “”Comunque, nello stesso modo in cui questi giornali ci dicevano che esi non potevano simpatizzare con il Nord perché la sua guerra non è una guerra abolizionista, noi siamo informati che “”il disperato espediente di proclamare l’ emancipazione dei Neri e di invitare gli schiavi a una generale insurrezione”” è una cosa “”la pura concezione della quale ripulsa ed è terribile, e che “”un compromesso “” sarebbe “”estremamente preferibile alla ricerca del successo ad ogni costo e per ciò macchiato come un crimine””. Così l’ entusiasmo inglese per la guerra abolizionista è completamente ipocrita””. (pag 59)”,”MADx-157″ “MARX Karl a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica.”,”In appendice: – Lassalle sull’ idea tragica – Lettere di Engels sulla letteratura (a Lassalle, a M. Kautsky, a E.Harkness)”,”MADx-074″ “MARX Karl”,”Contribution à la critique de l’ economie politique.”,”Il libro appare nel giugno 1859 tirato in mille esemplari. Non sembra che abbia avuto il successo atteso da MARX. Eccetto i due articoli di ENGELS su ‘Das Volk’, giornale stampato a Londra, non ci sono recensioni sulla stampa tedesca. La cospirazione del silenzio è ben organizzata attorno all’opera di MARX.”,”MADx-161″ “MARX Karl”,”La guerre civile en France 1871. (La Commune de Paris). Avec introduction d’ Engels et lettres de Marx et d’ Engels sur la Commune de Paris.”,”Allegati: alla 3° edizione tedesca (1891) pubblicata sotto la direzione di ENGELS, Jules FAVRE sull’ Internazionale, Lettere di MARX a KUGELMANN, MARX a W. LIEBKNECHT, MARX a Leo FRANKEL e a VARLIN, Discorso di MARX sulla Comune, ENGELS a sua madre, discorso di ENGELS per il 15° anniversario della Comune di Parigi (18 marzo 1886), ENGELS: frammento inedito di un progetto di appello per il 21° anniversario della Comune di Parigi.”,”MADx-162″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia.”,”in appendice: lettera a ANNENKOV, Discorso su Q libero scambio, John GRAY e i buoni lavoro, Lettera a SCHWEITZER”,”MADx-049″ “MARX Karl”,”Introduzione alla critica dell’ economia politica. 1857.”,”Lo scritto fu redatto da MARX fra l’agosto e il settembre 1857 (per questo viene chiamato anche ‘Introduzione del ’57’) come ‘Einleitung’ al suo lavoro ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). Quando però ‘Per la critica’ apparve nel 1859 a Berlino presso l’ editore Duncker, l’introduzione fu abolita da MARX per ragioni spiegate nella Prefazione dell’ opera. Fu pubblicata per la prima volta su ‘Neue Zeit’.”,”MADx-165″ “MARX Karl”,”Cina.”,”Contiene uno scritto del 1850 tratto dalla ‘NRZ. Politisch-okonomische Revue’ e una serie di corrispondenze scritte da MARX direttamente in inglese da Londra tra il 1953 e il 1959 e apparse sul quotidiano americano ‘New York Daily Tribune’ talvolta senza firma né indicazione dell’ Autore.”,”MADx-166″ “MARX Karl a cura di Giuliano MANACORDA”,”Antologia.”,”””Questa ‘espropriazione’ si compie attraverso il giuoco delle leggi immanenti della stessa ‘produzione capitalistica’, attraverso la ‘centralizzazione dei capitali’. Ogni capitalista ne colpisce a morte morti altri per suo conto. Di pari passo con questa centralizzazione ossia con la ‘espropriazione di molti capitalisti da parte di pochi’, si sviluppano su scala sempre crecente la forma cooperativa del processo di lavoro, la consapevole applicazione tecnica della scienza, lo sfruttamento metodico della terra, la trasformazione dei mezzi di lavoro in mezzi di lavoro utilizzabili solo collettivamente, la economia di tutti i mezzi di produzione del lavoro combinato, sociale, mentre tutti i popoli vengono via via intricati nella rete del mercato mondiale e così si sviluppa in misura sempre crescente il carattere internazionale del regime capitalistico. Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico. Il ‘monopolio del capitale diventa un vincolo del modo di produzione’, che è sbocciato insieme ad esso e sotto di esso.”” (pag 151) [MARX Karl a cura di Giuliano MANACORDA, Antologia, 1966]”,”MADx-171″ “MARX Karl a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario prezzo e profitto.”,”Altra edizione: NEWTON COMPTON. ROMA. 1976 pag 119 16°, introduzione di Umberto CERRONI, note”,”MADx-172″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Yves DE-LA-HAYE”,”Marx & Engels on the means of communication. The movement of commodities people information & capital.”,”DE-LA-HAYE è nato in Francia nel 1946 e al momento insegna sociologia della comunicazione all’ Università di Grenoble. Ha scritto numerosi articoli sugli aspetti locali e regionali della comunicazione, sul terrorismo e i media, e sta lavorando su uno studio della radio francese durante la 1° e 2° GM.”,”MADx-173″ “MARX K. ENGELS F.; a cura di CHRISTMAN Henry M.”,”The American Journalism of Marx & Engels.”,”CHRISTMAN ha curato una ventina di libri tra cui “”One Hundred Years of ‘The Nation’- A Centennial Anthology 1865-1965″”, “”The Public Papers of Chief Justice Earl Warren’ e ‘Walter P. Reuther. Selected Papers’. Attivo in molte cause di riforme sociali CHRISTMAN è New York Vice Chairman of Americans for Democratic Action e D della League for Industrial Democracy.”,”MADx-175″ “MARX Karl”,”Oeuvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome IV: Critique de la philosophie de l’Etat de Hegel. Publiée par S. LANDSHUT J.P. MEYER”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Nota: Nel libro ‘Esistenza e struttura; saggio su Merleau-Ponty’, Volume 16 di La Cultura; biblioteca di filosofia, psicologia e scienze umane, Cultura (Saggiatore), Autore Andrea Bonomi, Editore Il Saggiatore, 1967, 253 pagine, c’è una nota (nota 10) a pag 177 sulle edizioni Costes: “”L’edizione Costes viene anche indicata come edizione Molitor dal nome del suo curatore. Essa comprende fra l’altro la traduzione degli ultimi tre manoscritti del 1844, sulla scia dell’edizione Landshut-Mayer, uscita a Lipsia nel 1932. Traduzioni parziali del primo manoscritto sono in M. Rubel – F. Bartholet, Le travail salarié, in M. Rubel, Un inédit de Karl Marx, Le travail aliéné (in) ‘La Revue socialiste, 1947, n. 8, pp. 154-169″,”MADx-033” “MARX Karl”,”Oeuvres philosophiques. Traduit par J. Molitor Agregé de l’Université Inspecteur d’Academie. Tome I. Difference de la Philosophie de la nature chez Democrite et chez Epicure. Contribution à la critique de la Philosophie du Droit de Hegel. Le manifeste philosophique de l’ Ecole de Droit historique. Remarques sur la recente reglementation de la censure prussiene. La question juive.”,”Tome I. -Differenza della filosofia della natura presso DEMOCRITO ed EPICURO -Contributo alla critica della filosofia del diritto di HEGEL -Il manifesto filosofico della Scuola del diritto storico -Riflessioni sulla recente regolamentazione della censura prussiana -La questione ebraica”,”MADx-007″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. I. Palmerston.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole. Nota: Nel libro ‘Esistenza e struttura; saggio su Merleau-Ponty’, Volume 16 di La Cultura; biblioteca di filosofia, psicologia e scienze umane, Cultura (Saggiatore), Autore Andrea Bonomi, Editore Il Saggiatore, 1967, 253 pagine, c’è una nota (nota 10) a pag 177 sulle edizioni Costes: “”L’edizione Costes viene anche indicata come edizione Molitor dal nome del suo curatore. Essa comprende fra l’altro la traduzione degli ultimi tre manoscritti del 1844, sulla scia dell’edizione Landshut-Mayer, uscita a Lipsia nel 1932. Traduzioni parziali del primo manoscritto sono in M. Rubel – F. Bartholet, Le travail salarié, in M. Rubel, Un inédit de Karl Marx, Le travail aliéné (in) ‘La Revue socialiste, 1947, n. 8, pp. 154-169″,”MADx-030” “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. II. Lettres sur l’Angleterre.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-209″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. III. La question d’Orient.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-210″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. IV. La guerre russo-turque.”,”Contiene l’ articolo di MARX (pag 197) scritto il 24 marzo 1854 (NYT del 11.4.1854): ‘Dichiarazione di guerra. Musulmani e cristiani.’ Questo articolo si occupa dei rapporti tra il governo turco e le autorità religiose dell’ impero ottomano, della situazione delle Chiese d’Occidente e d’Oriente nell’ Impero, della questione dei protettorati, del corano e della legislazione musulmana, dei rapporti tra islam e le altre religioni, della questione disputata del Santo Sepolcro, della città santa di Gerusalemme e delle guerre di preti, di tutti contro tutti, dei conflitti tra le varie chiese e sette religiose che affollano la città. Conclude MARX: “”Si comprende adesso che l’ adorazione comune dei cristiani per i Luoghi Santi non sia che una serie ininterrotta di risse estreme tra le differenti sette di fedeli, che queste querelles in apparenza religiose dissimulano semplicemente una guerra assolutamente temporale non solamente tra nazioni, ma tra razze e che il protettorato sui Luoghi Santi, che gli Occidentali trovano così ridicolo, ma che gli Orientali considerano veramente importante, non sia che una fase della questione d’ Oriente che si rinnova senza arrestarsi, si calma sempre, ma non è mai risolta”” “”On comprendra maintenant que l’adoration commune des chrétiens aux Saints Lieux ne soit qu’une suite ininterrompue de rixes effroyables entre les différentes sectes de fidèles, que ces querelles en apparence religieuses dissimulent simplement une guerre absolument temporelle non seulement entre des nations, mais entre des races, et que le protectorat sur les Saints Lieux, que les Occidentaux trouvent si ridicule, mais que les Orientaux considèrent comme tellement important, ne soit qu’une phase de la question d’Orient qui se renouvelle sans cesse, s’apaise toujours, mais n’est jamais résolue.”” (Marx, pag 209, articolo di MARX scritto il 24 marzo 1854 (NYT del 11.4.1854)”,”MADx-211″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. V. L’ evacuation des principautés danubiennes. L’ expedition de Crimée. L’ administration militaire anglaise.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des principautés danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-212″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. VI. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-213″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. VII. La critique en Angleterre. Lord John Russell.”,”Contiene l’ articolo di Marx: ‘Palmerston. Fisiologia delle classi dirigentie della Gran Bretagna’”,”MADx-214″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. VIII. L’ armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-215″ “MARX K. ENGELS F.”,”Correspondance K. Marx-Fr. Engels, publiée par A. Bebel et Ed. Bernstein. Traduit par J. Molitor, Agregé de l’Université, Inspecteur d’Academie. Tome 1. Les premieres années de leur liaison, 1844-1849, avec 4 portraits hors texte.”,”Contiene una lettera riguardante un progetto di ENGELS di una ‘Biblioteca degli scrittori socialisti’. (lettere 4,5)”,”MADx-151″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti.”,”Friedrich ENGELS ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ ‘Rivendicazioni del Partito Comunista in Germania’ ‘Statuti della Lega dei Comunisti’ ‘Circolare della Lega (1846)’ ‘Circolare della Lega (1847)’ Frammento di questionario’, Friedrich ENGELS ‘Principi del comunismo’ ‘Unica pagina conservata dell’ abbozzo di Marx per il ‘Manifesto’, ‘Abbozzo di progetto per il terzo capitolo del ‘Manifesto’ ‘Prefazioni di Marx ed Engels e del solo Engels a varie edizioni del ‘Manifesto’ (edizione tedesca 1872, russa 1882, tedesca 1883 e 1890, polacca 1892, italiana 1893)”,”MADx-220″ “MARX Carlo”,”Capitale e salario. Colla biografia dell’ autore e con una introduzione di F. Engels.”,”””La più parte delle biografie stampate su Marx formicolano di errori. La sola autentica è quella di Engels pubblicata da Bracke nel suo ‘Calendario del popolo’ per il 1878, a Brunswick””. (F. ENGELS, 1893)”,”MADx-221″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia del 1870-71 o la Comune rivendicata.”,”””Il regno politico del produttore non può coesistere colla sua schiavitù sociale. La Comune, doveva, dunque, servire di leva per rovesciare i fondamenti economici sui quali riposa l’ esistenza delle classe, e perciò , il loro governo. Emancipato il lavoro, ogni uomo diventa un lavoratore, ed il lavoro produttivo cessa di essere l’ attributo di una classe”” “”Quando la Comune di Parigi prese le redini della rivoluzione, quando dei semplici operai osarono per la prima volta di sovrapporsi ai privilegi dei loro superiori naturali e in circostanze d’una difficoltà senza pari, compirono modestamente e coscienziosamente la loro opera, il vecchio mondo si contorse dalla rabbia vedendo la bandiera rossa, simbolo della repubblica del lavoro, che sventolava sull’ Hotel de Ville.”” “”La Comune aveva realizzato ‘il governo a buon mercato’, questo reclamo stereotipo delle rivoluzioni borghesi, distruggendo le due grandi sorgenti di spese: l’ esercito permanente, la burocrazia, la cui esistenza stessa supponeva la esistenza della monarchia, la quale, in Europa almeno, è l’ accessorio obbligato, la truccatura indispensabile del governo di classe; essa dava per base alla repubblica delle istituzioni veramente democratiche. Ma né il ‘governo a buon mercato’, né la ‘vera Repubblica’ erano il suo scopo finale; essi non erano che i suoi corollari””:”,”MADx-226″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Revolucion en España.”,”‘La rivoluzione spagnola’ è una collezione di tutti gli articoli scritti da MARX ed ENGELS sulla Spagna, che in incentra sulla rivoluzione del 1854, incluso il celebre saggio di ENGELS ‘I bakuninisti in azione’ sull’ insurrezione dell? anno 1873.”,”MADx-227″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di V. ADORATSKIJ; altri scritti di LENIN V.I. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. STALIN J.”,”Ausgewählte Scriften. Band 1.”,”Opere scelte di MARX K. ENGELS F.; scritti di LENIN V.I. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. STALIN J., lettere sul materialismo storico.”,”MADx-232″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di V. ADORATSKIJ; altri scritti di LENIN V.I. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. STALIN J.”,”Ausgewählte Scriften. Band 2.”,”Opere scelte di MARX K. ENGELS F. e lettere tra MARX ed ENGELS e di MARX ENGELS a terzi su questione lotta per il partito. Poi c’è la questione irlandese, la Russia e l’ India.”,”MADx-233″ “MARX Carlo”,”Rivoluzione e Controrivoluzione o Il 1848 in Germania con prefazione di Benedetto Croce e un’ appendice di Carlo Kautsky.”,”””La lotta decisiva venne infatti ben presto, e fu combattuta soltanto in Francia. Imperocché mentre l’ Inghilterra non prese veruna parte alle contese rivoluzionarie, e la Germania giaceva infranta, la Francia per la sua indipendenza nazionale, per la sua civiltà e per l’ accentramento suo era l’ unico paese che potesse dare un potente impulso convulsionario ai paesi d’ intorno”” (pag 74).”,”MADx-238″ “MARX Karl ENGELS Friederich”,”Lettere. Gennaio 1881 – dicembre 1887. Elenco dei periodici e giornali. Elementi biografici delle persone citate.”,”Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, a partire dal vol. 33 e 34 della MEW nel 1999-2000. La traduzione italiana non è stata verificata con il testo originale.”,”MADx-240″ “MARX Karl, a cura e selezione di Robert FREEDMAN”,”Teoria economica.”,”Tradotto dall’ edizione originale americana dal titolo ‘Marx on economics’ (BRACE & WORLD, NY. 1961 a cura di Robert FREEDMAN). Contiene il capitolo ‘La crisi del capitalismo’ al cui interno c’è il paragrafo ‘Superproduzione di merci e sovrabbondanza di capitale’. Nel testo citato (Teorie del plusvalore) MARX discute le posizioni di RICARDO e in particolare il rapporto tra le due forme di superproduzione (la superproduzione di merci (negata da RICARDO) e la sovrabbondanza di capitale (pure negata da RICARDO). Ma gli economisti suoi successori negano la superproduzione in una forma (merci) e la ammettono in un’altra (capitali)!”,”MADx-243″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Pages de Karl Marx pour une ethique socialiste choisies, traduites et prosentées par Maximilien Rubel. 1. Sociologie critique.”,”””La barbarie risorge, ma questa volta è generata in seno stesso alla civiltà e fa corpo con essa. E’ la barbarie lebbrosa, la barbarie considerata come lebbra della civiltà”” (pag 198)”,”MADx-244″ “MARX Karl”,”Lettres à Kugelmann (1862-1874).”,”””Ora la miseria del contadino russo, come quella del contadino francese sotto Luigi XIV, viene dalle imposte prelevate sia dallo Stato che dal signore fondiario. La proprietà comune, lungi dall’ essere la causa della miseria, ha solo potuto attenuarla. Di più, è commettere storicamente una menzogna pretendere che questa proprietà comune sia di origine mongola. Come ho già indicato a varie riprese nelle mie opere, essa viene dall’ India, anche se si riscontra presso tutti i popoli civilizzati d’ Europa all’ inizio del loro sviluppo. La forma specificatamente slava (e non mongola) di questa proprietà in Russia (la si ritrova anche presso gli slavi meridionali non russi) ha pure mutatis mutandis, molte analogie con la comunità indù che si incontra in varie forme presso gli antichi germani”” (Marx a Kugelmann, 17 febbraio 1870, pag 129).”,”MADx-264″ “MARX Karl”,”La Guerre Civile en France (La Commune de Paris). L’ Association Internationale des Travailleurs et la Guerre franco-allemande. I. Adresse du 23 juillet 1870. II. Adresse du 9 septembre 1870.”,”””Il regno politico del produttore non può coesistere con il prolungamento della sua schiavitù sociale”” (pag 51) “”I patrioti teutonici credono realmente che gettando la Francia nelle braccia della Russia, assicurano la libertà e la pace alla Germania? Se la fortuna delle armi, l’ arroganza del successo e l’ intrigo dinastico condurranno la Germania a una spoliazione del territorio francese, allora non resterà che la scelta tra due partiti: essa dovrà farsi, a suo rischio, ma direttamente, lo strumento dell’ espansione russa: oppure gli occorrerà, dopo una corta tregua, prepararsi di nuovo a una guerra “”difensiva””, e non a una di queste guerre localizzate, d’ invenzione nuova, ma a una guerra delle razze, a una guerra contro le razze slave e le razze latine coalizzate”” (pag 107)”,”MADx-246″ “MARX Carlo”,”Rivoluzione e Controrivoluzione o il 1848 in Germania.”,”””Ma in rivoluzione come in guerra , è sempre necessario mostrare l’ arme al nemico, e chi attacca ha sempre un vantaggio; ed in rivoluzione come in guerra è della più alta necessità arrischiare tutto al momento decisivo, quali che sieno le probabilità di riuscita. Non v’ha una sola rivoluzione vittoriosa nella storia che non provi la verità di questi assiomi”” (pag 85)”,”MADx-248″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti sull’ educazione.”,”””C’ è un fatto sorprendente che caratterizza il nostro secolo e che nessun partito potrebbe contestare. Da una parte abbiamo visto destarsi alla vita forze industriali e scientifiche che non si sarebbero potute immaginare in nessuna epoca anteriore della storia umana. Dall’ altra, sorgono i sintomi di una tale decadenza che eclisserà anche i famosi orrori del declino dell’ Impero romano”” (Marx, 1856) (pag 97)”,”MADx-251″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettres sur “”Le Capital””. (Correspondance Marx-Engels).”,”Riporta le lettere tra MARX ed ENGELS e le lettere di MARX o ENGELS a LESKE WEYDEMEYER CLUSS LASSALLE KUGELMANN KLINGS BECKER MEYER DANIELSON LUDLOW DE-PAEPE LIEBKNECHT LACHATRE SORGE LAVROV SCHOTT BRACKE CAFIERO NIEUWENHUIS KAUTSKY ZASULIC BERNSTEIN LAVROV BEBEL KELLEY-WISCHNEWETSKY SCHMIDT OPPENHEIM SCHMULIOV MEYER STARKENBURG PLEKHANOV SCHMIDT ADLER BAUER FISCHER TURATI (1845-1895) “”La guerra tra la Cina e il Giappone significa la fine della vecchia Cina, lo sconvolgimento completo, quantunque graduale dell’ insieme della base economica, fino al rimpiazzamento dell’ antica combinazione d’ agricoltura e industria nelle campagne, per la grande industria, la ferrovia ecc., cosa che provocherà l’ esodo massiccio dei coolies cinesi fino in Europa, per cui, per noi, una accelerazione della ‘debacle’ e un accrescimento dei conflitti che porteranno alla crisi. E’ ancora una volta l’ ammirevole ironia della storia: la produzione capitalistica non ha più che la Cina da conquistare e, infine conquistandola, si renderà impossibile essa stessa nei luoghi in cui è nata… (Lettera di Engels a Kautsky, 23 settembre 1894) (pag 413) (si allude alla guerra sino-giapponese del 1894-1895).”,”MAED-148″ “MARX Karl”,”Misere de la philosophie.”,”””La condizione di affrancamento della classe operaia è l’ abolizione di ogni classe, allo stesso modo che la condizione di liberazione del terzo stato, dell’ ordine borghese, fu l’ abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini. La classe lavoratrice sostituerà, nel corso del suo sviluppo, alla vecchia società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non ci sarà più il potere politico propriemente detto, poiché il potere politico è precisamente il resumé ufficiale dell’ antagonismo nella società civile”” (pag 232) “”La condizione di affrancamento della classe operaia è l’ abolizione di ogni classe, allo stesso modo che la condizione di liberazione del terzo stato, dell’ ordine borghese, fu l’ abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini. La classe lavoratrice sostituerà, nel corso del suo sviluppo, alla vecchia società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non ci sarà più il potere politico propriemente detto, poiché il potere politico è precisamente il resumé ufficiale dell’ antagonismo nella società civile”” (pag 232) “”Une classe opprimée est la condition vitale de toute société fondée sur l’antagonisme des classe. L’affranchissement de la classe opprimée implique donc nécessairement la création d’une société nouvelle. Pour que la classe opprimée puisse s’affranchir, il faut que les pouvoirs productifs déjà acquis et les rapports sociaux existants ne puissent plus exister les uns à côté des autres. De tous les instruments de production, le plus grand pouvoir productif, c’est la classe révolutionnaire elle-même. L’organisation des éléments révolutionnaires comme classe suppose l’existence de toutes les forces productives qui pouvaient s’engendrer dans le sein de la société ancienne. Est-ce à dire qu’après la chute de l’ancienne société il y aura une nouvelle domination de classe, se résumant dans un nouveau pouvoir politique? Non. La condition d’affranchissement de la classe laborieuse c’est l’abolition de toute classe, de même que la condition d’affranchissement du tiers état, de l’ordre bourgeois, fut l’abolition de tous les états et de tous le ordres. La classe laborieuse substituera, dans le cours de son développement, à l’ancienne société civile une association qui exclura les classes et leur antagonisme, et il n’y aura plus de pouvoir politique proprement dit, puisque le pouvoir politique est précisément le résumé officiel de l’antagonisme dans la société civile”” [Karl Marx, Misère de la philosophie, préface de Jean Kessler, 2002] (pag 231-232) Cartismo, coalizione operaia. (pag 229-230) nota 63 “”(…) les coalitions n’ont pas cessé un instant de marcher et de grandir avec le développement et l’agrandissement de l’industrie moderne. C’est à tel point maintenant que le degré où est arrivée la coalition dans un pays marque nettement le degré qu’il occupe dans la hiérarchie du marché de l’univers. L’Angleterre, où l’industrie a atteint le plus haut degré de développement, a les coalitions les plus vastes et les mieux organisées. En Angleterre, on ne sèen est pas tenu à des coalitions partielles, qui n’avaient pas d’autre but qu’une grève passagère, et qui disparaissaient avec elle. On a formé des coalitions permanentes, des ‘trade-unions’ qui servent de rempart aux ouvriers dans leur luttes avec les entrepreneurs. Et à l’heure qu’il est, toutes ces ‘trade-unions’ locales trouvent un point d’union dans la ‘National Association of United Trades’, dont le comité central est à Londres, et qui compte déjà 80 000 membres. La formation de ces grèves, coalitions, ‘trade-unions’ marcha simultanément avec les luttes politiques des ouvriers qui constituent maintenant un grand parti politique sous le nom de ‘Chartistes’ (63). C’est sous la forme des coalitions qu’ont toujours lieu les premiers essais des travailleurs pour ‘s’associer’ entre eux”” [Karl Marx, Misère de la philosophie, préface de Jean Kessler, 2002] (pag 229-230) [(63) “”Selon Engels, le Chartisme est “”le premier parti ouvrier au monde””. Né en 1837, il marque l’apparition de la classe ouvrière sur la scène politique. Les revendications de la “”Charte du peuple””, proposée et rejetés trois fois par le Parlement, étaient de nature politique (suffrage universel, scrutin secret, etc.) et non sociale. Ne parvenant pas à intégrer les luttes sociales, le Chartisme mourut dans les années cinquante, victime de ses dissensions (Cf. art. “”Chartisme”” dans le ‘Dictionnaire critique du marxisme’, op. cit)””] Cartismo: primo partito operaio al mondo PDF Stampa E-mail Modifica “”(…) les coalitions n’ont pas cessé un instant de marcher et de grandir avec le développement et l’agrandissement de l’industrie moderne. C’est à tel point maintenant que le degré où est arrivée la coalition dans un pays marque nettement le degré qu’il occupe dans la hiérarchie du marché de l’univers. L’Angleterre, où l’industrie a atteint le plus haut degré de développement, a les coalitions les plus vastes et les mieux organisées. En Angleterre, on ne sèen est pas tenu à des coalitions partielles, qui n’avaient pas d’autre but qu’une grève passagère, et qui disparaissaient avec elle. On a formé des coalitions permanentes, des ‘trade-unions’ qui servent de rempart aux ouvriers dans leur luttes avec les entrepreneurs. Et à l’heure qu’il est, toutes ces ‘trade-unions’ locales trouvent un point d’union dans la ‘National Association of United Trades’, dont le comité central est à Londres, et qui compte déjà 80 000 membres. La formation de ces grèves, coalitions, ‘trade-unions’ marcha simultanément avec les luttes politiques des ouvriers qui constituent maintenant un grand parti politique sous le nom de ‘Chartistes’ (63). C’est sous la forme des coalitions qu’ont toujours lieu les premiers essais des travailleurs pour ‘s’associer’ entre eux”” [Karl Marx, Misère de la philosophie, préface de Jean Kessler, 2002] (pag 229-230) [(63) “”Selon Engels, le Chartisme est “”le premier parti ouvrier au monde””. Né en 1837, il marque l’apparition de la classe ouvrière sur la scène politique. Les revendications de la “”Charte du peuple””, proposée et rejetés trois fois par le Parlement, étaient de nature politique (suffrage universel, scrutin secret, etc.) et non sociale. Ne parvenant pas à intégrer les luttes sociales, le Chartisme mourut dans les années cinquante, victime de ses dissensions (Cf. art. “”Chartisme”” dans le ‘Dictionnaire critique du marxisme’, op. cit)””]”,”MADx-253″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti Communiste. Edition du centenaire, 1848-1948.”,”””il Manifesto è un documento storico che non ci attribuisce più il diritto di modificarlo. Una edizione ulteriore potrà essere preceduta da una introduzione che colmerà la lacuna tra il 1847 e i nostri giorni”” (Marx, Engels 1872) (pag 18)”,”MADx-254″ “MARX Karl”,”La Commune de Paris. Adresse du Conseil general de l’ Association Internationale des Travailleurs.”,”Segretari corrispondenti del Consiglio Generale: MARX (Germania e Russia), Leo FRANKEL (Austria e Ungheria), A. HERMANN (Belgio), Th. MOTTERSHEAD (Danimarca), J.G. ECCARIUS (Stati Uniti), LE MOUSSU (sezione francese degli Stati Uniti), Auguste SERRAILLIER (Francia), Charles ROCHAT (Olanda), J.P. Mac DONNELL (Irlanda), Friedrich ENGELS (Italia e Spagna), Walery WROBLENSKI (Polonia), Hermann JUNG (Svizzera).”,”MADx-255″ “MARX Carlo JACOBY Leopoldo TCERNICEWSKI Nicola, a cura di Gerolamo BOCCARDO”,”Raccolta della più pregiate opere moderne italiane e straniere di economia politica. Volume Nono, parte seconda. Il Capitale, critica dell’ economia politica (Marx), L’ idea della evoluzione (L. Jacoby), Osservazioni critiche su talune dottrine economiche di G. Stuart Mill (N. Tcernicewski).”,”””La suprema bellezza della produzione capitalistica consiste in questo, che non soltanto essa riproduce costantemente il salariato come salariato, ma che, proporzionalmente, all’ accumulazione del capitale, essa fa sempre nascere dei salariati soprannumerari”” (pag 671)”,”MADx-256″ “MARX Karl”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”””Dunque, l’ economia politica comincia apparentemente col riconoscimento dell’ uomo, della sua autonomia, della sua libera attività, ecc.; indi, trasferendo la proprietà privata nell’ essere stesso dell’ uomo, non può più essere condizionata dalle determinazioni locali, nazionali, ecc. della proprietà privata, considerata come un essere esistente al di fuori di essa, e pertanto sviluppa un’ energia cosmopolitica, universale, che travolge ogni barriera ed ogni vincolo per porsi al loro posto come l’ unica politica, l’ unica universalità, l’ unica barriera e l’ unico vincolo. Ma nel suo ulteriore sviluppo, la stessa economia politica deve rigettare questa ipocrisia, presentarsi in tutto il suo cinismo; e ciò fa sviluppando in modo assai più unilaterale, e quindi più penetrante e conseguente, la tesi che il lavoro è l’ unica essenza della ricchezza senza preoccuparsi di tutte le apparenti contraddizioni, in cui questa tesi la avviluppa;…”” (pag 102-103)”,”MADx-257″ “MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”La crisi del capitalismo.”,”””Nella crisi scoppia un’ epidemia sociale che in ogni altra epoca precedente sarebbe apparsa un assurdo: l’ epidemia della sovrapproduzione. la società si trova d’ improvviso ricacciata in una condizione di momentanea barbarie; pare che una carestia, una guerra generale di sterminio l’ abbiano privata di ongi mezzo di sostentamento; l’ industria, il commercio sembrano distrutti: perché? (…)”” (pag 260, dal Manifesto) “”Ogni emancipazione è riportare il mondo umano, le relazioni umane all’ uomo stesso. L’ emancipazione politica è la riduzione dell’ uomo, da un lato a membro della società civile, individuo egoista indipendente, e dall’ altro al cittadino, alla persona morale. Solo quando l’ uomo reale, individuale, comprende in sé anche il cittadino astratto, e in quanto uomo individuale nella sua vita empirica, nel suo lavoro individuale, nelle sue relazioni individuali, è divenuto membro della specie umana; soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e sistematizzato le sue forces propres in quanto sociali, e perciò non scinde più da sé la forza sociale nella figura di quella politica: soltanto allora la sua emancipazione è compiuta.”” (pag 306, da ‘La questione ebraica’).”,”MADS-325″ “MARX Carlos”,”Introduccion general a la critica de la economia politica (1857). Prologo a la “”Contribucion a la critica de la economia politica””.”,”””Este estado de cosas es desarrollado al maximo en el tipo mas moderno de sociedad burguesa, en los Estados Unidos. Aqui, pues, la abstraccion de la categoria “”trabajo””, el “”trabajo en general””, el trabajo sans phrase, que es el punto de partida de la economia moderna, resulta por primera vez practicamente cierta”” (pag 46) “”1. La guerra. La organizacion de la guerra es anterior a la de la paz: mostrar como ciertas relaciones economicas tales como el trabajo asalariado, el maquinismo, etc., han sido desarrolladas por la guerra y en los ejercitos antes de desarrollarse en el interior de la sociedad burguesa. Del mismo modo, el ejercito ilustra muy particularmente la relacion entre fuerzas productivas y relaciones de distribucion””. (pag 53-54) “”En Bruselas, a donde me traslade en virtud de una orden de destierro distada por el señor Guizot, hube de proseguir mis estudios de economia politica, comenzados en Paris”” (pag 63) “”Los puntos decisivos y de nuestra concepcion fuerono expuestos por vez primera, cientificamente, aunque solo en forma polemica, en mi escrito Miseria de la filosofia, publicada en 1847 y dirigida contra Proudhon”” (pag 66) Secondo Althusser l’ Introduzione generale alla critica dell’ economia politica del 1857 può considerarsi come il Discorso sul metodo della nuova filosofia fondata da Marx”,”MADx-259″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ ideologie allemande. Premiere partie. Feuerbach.”,”””Les pensées de la classe dominante sont aussi, à toutes les époques les pensées dominantes, autrement dit la classe qui est la puissance materielle dominante de la societé est aussi la puissance dominante spirituelle””. (pag 87) “”Pour depouiller de son aspect mystique ce “”concept qui se determine lui-meme””, on le transforme e une personne- “”la Conscience de soi”” – ou, pour paraitre tout à fait materialiste, on en fait une serie de personnes qui representent “”le Concept”” dans l’ histoire, à savoir “”les penseurs””, les “”philosophes””, les ideologues qui son considerés à leur tour comme les fabricants de l’ histoire, comme “”le comité des gardiens””, comme les dominateurs. De meme coup, on a eliminé tous les elements materialistes de l’ histoire et l’ on peut tranquillement lacher la bride à son destrier specultatif. Cette methode historique, qui regnait surtout en Allemagne, et pour cause, il faut l’ expliquer en partant du contexte: l’ illusion des ideologues en general; par exemple, elle est liée aux illusions des juristes; des politiciens (et meme des hommes d’Etat en activité parmi eux), (…)”” (pag 92)”,”MADx-260″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”Escritos sobre España.”,”””Las epocas de intensa y larga reaccion son la s mas adecuadas para restablecer a hombres desprestigiados por sus abortos revolucionarios. Alimentan la capacidad imaginativa de un pueblo -y donde es mas poderosa la imaginacion que en el sur de Europa?- y el mas irresistible de sus impulsos, que consiste en opener a las encarnaciones individuales del despotismo encarnaciones individuales de la Revolucion. Al no poder improvisarlos ellos mismos, exhuman los hombres muertos de sus anteriores movimientos”” (Marx, New York Daily Tribune, 1854) (pag 102)”,”MADx-261″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Nicolao MERKER”,”La sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”Apparso nel 1845 è il primo libro pubblicato in comune da MARX ed ENGELS. Questa edizione comprende una scelta delle parti essenziali del testo che ne sottolineano il carattere unitario.”,”MAED-041″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx Engels. Vol IV 1861-1866.”,”””Se uno vuole liberarsi lo stomaco dalla nausea della politica, deve ogni giorno inghiottirla nelle pillole telegrafiche con cui la propinano i piccoli giornali olandesi. “” (Marx ad Engels, pag 203) “”Questo torpore, questo afflosciarsi come una vescica di maiale forata dinanzi alla pressione delle sconfitte che hanno annietato un esercito, il più forte e il migliore, e hanno messo effettivamente in pericolo Washington; questa totale assenza di elasticità in tutta la massa del popolo, mi sta a dimostrare that it is all up (che tutto è finito, ndr). (…) Ed aggiungi la totale mancanza di cervelli. Un generale più imbecille dell’ altro. Non uno che sia capace della minima iniziativa o d’ una decisione indipendente. L’ iniziativa da tre mesi è di nuovo completamente dell’ avversario. E poi misure finanziarie una più pazza dell’ altra. Inettitudine e viltà dovunque, fuor che nei semplici soldati. Così pure i politici: altrettanto inconseguenti e impacciati. E il populus è più inerte che se avesse languito per tremila anni sotto lo scettro austriaco.”” (Engels a Marx, 1862, pag 108)”,”MADx-263″ “MARX Carlos”,”Critica del programa de Gotha.”,”Le Glosse in margine al programma del partito operaio tedesco furono scritte da MARX nel 1875 e pubblicate per la prima volta (con alcune omissioni) da ENGELS nel 1891 sulla rivista ‘Neue Zeit’.”,”MADx-291″ “MARX C. ENGELS F.”,”El manifiesto comunista.”,”introduzione (pag 17-54) e traduzione di W. ROCES, prefazione di F. ENGELS all’ edizione tedesca del 1883 e del 1890, prefazione di F. ENGELS all’ edizione polacca del 1892 e all’ edizione italiana del 1893, appendice: note esplicative di D. RIAZANOV (pag 111-296)”,”MADx-265″ “MARX Karl, presentazione a cura di Leon TROTSKY”,”The Living Thoughts of Karl Marx based on Capital: a critique of political economy presented by Leon Trotsky.”,”Il declino della middle-class “”Allo stesso tempo, è vero, lo sviluppo del capitalismo ha considerevolmente stimolato un incremento dell’ armata di tecnici, managers, addetti alla manutenzione, impiegati, avvocati, medici – in una parola, la cosiddetta “”new middle class””. Ma questo strato sociale, la cui crescita già non era un mistero per Marx, ha poco in comune con la vecchia classe media, che con la proprietà dei propri mezzi di produzione aveva una tangibile garanzia di indipendenza economica. La “”nuova classe media”” è più direttamente dipendente dai capitalisti degli stessi lavoratori.”” (pag 18)”,”MADx-266″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx Engels. Vol V 1867-1869.”,”””La maledizione è che nell’ economia le cose interessanti praticamente e quelle necessarie teoricamente si allontanano molto le une dalle altre, cosicché non vi si trova neanche il materiale necessario che si trova in altre scienze”” (Marx a Engels, 16 maggio 1868) (pag 195) “”Mi sembra che tu sbagli ad avere timore di illustrare ai filistei inglesi, lettori di riviste, figure così semplici come D-M-D. Al contrario. Se tu fossi stato costretto come me a leggere nella Westminster Review gli articoli di carattere economico dei signori Lalor, Spencer Herbert, MacLeod, ecc. vedresti che sono tutti pieni sino al collo di trivialità economiche (…). Del resto, se tu avessi visto quello che Mr. James Htuchinson Stirling osa imbandire al pubblico come The Secret of Hegel non solo in libri, ma anche in reviews – Hegel stesso non lo capirebbe – ti renderesti conto- che veramente ti fai troppi scrupoli. Si chiedono cose nuove. Nuove di forma e di contenuto.”” (Marx a Engels, 23 maggio 1868) (pag 197-198)”,”MAED-151″ “MARX Karl a cura di Francisco RUBIO LLORENTE”,”Manuscriptos economia y filosofia.”,”I manoscritti economico filosofici di MARX (1844) sono stati pubblicati per la prima volta nel 1932. “”(Marx) Confia en que, una vez que los hombre hayan asumido como propia esta Filosofia (y a ello les empuja necesariamente en su opinion “”cientifica”” la sociedad en que viven), aceptaran libremente la necessidad de su desarrollo y con libertad y con consciencia plena construiran su Historia necesaria, la Historia que exige su autentica vocacion. Esta Filosofia es la “”conciencia posible”” del proletariado, cuya tarea historica serà, piensa Marx, la construccion del comunismo, que no es, sin embargo, sino el inicio de la realizacion de la Filosofia. “”El comunismo es la forma necessaria y el principio energico del proximo futuro, pero el comunismo como tal no es la finalidad del desarrollo humano, la forma de la sociedad humana”” (pag 28-29)”,”MADx-267″ “MARX Karl”,”La guerre civile en France.”,”Gli ‘Essais de redation’ de ‘La guerre civile en France’ sono stati scritti da Marx nell’ aprile e maggio 1871 e pubblicati per la prima volta interamente in inglese e russo negli ‘Archives de Marx et d’ Engels’ tome III, 1934. Il testo originale è in inglese. (pag 110-267). ‘La guerre civile en France, Adresse du Conseil general de l’ Association Internationale des travailleurs’ è scritta da Marx nell’ aprile e maggio 1870 (?) e pubblicato a Londra sotto forma di brochure nel giugno 1871 e 1871-72 in Europa e Stati Uniti. Il testo originale è in inglese.”,”MADx-269″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Il partito e l’ internazionale.”,”””E’ assolutamente da respingere una “”educazione del popolo per opera dello Stato””. Fissare con una legge generale i mezzi delle scuole elementari, la qualifica del personale insegnante, i rami d’ insegnamento ecc., e, come accade negli Stati Uniti, sorvegliare per mezzo di ispettori dello stato l’ adempimento di queste prescrizioni legali, è qualcosa di affatto diverso dal nominare lo stato educatore del popolo! Sono invece da escludere tanto il governo che la chiesa da ogni influenza nella scuola. Nel Reich prussiano-tedesco (e non si ricorra alla magra scusa di dire che si parla di uno “”stato futuro””; abbiamo veduto come stanno le cose a questo proposito) è lo stato, al contrario, che ha bisogno di un’ assai rude educazione da parte del popolo””. (pag 242-243, Glosse marginali, Marx). “”La posizione degli operai tedeschi alla testa del movimento europeo poggia essenzialmente sul loro atteggiamento schiettamente internazionalistico durante la guerra; nessun altro proletariato si sarebbe condotto così bene. Ed ora questo principio dovrebbe essere negato loro, nel momento in cui dappertutto all’ estero gli operai gli danno tanto più rilievo quanto più i governi si sforzano di soffocare ogni lo tentativo di attuarlo in una organizzazione! E che cosa rimane in sostanza dell’ internazionalismo del movimento operaio? La pallida prospettiva, non di una futura cooperazione degli operai per la loro liberazione, no, ma di un futuro “”affratellamento internazionale dei popoli””, degli “”stati uniti d’ Europa”” dei borghesi della Lega della pace!”” (pag 248) (Engels a Bebel, 18 marzo 1875)”,”MAED-155″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Raffaele RINALDI”,”La guerra civile negli Stati Uniti.”,”””Come osserva Marx la schiavitù è stata il peccato originale degli Stati Uniti”” (pag 13) “”Quando Marx analizza il modo di produzione capitalistico nella sua forma più avanzata così come si manifestava in Inghilterra, dopo averne reperito le leggi generali di evoluzione, dice esplicitamente agli altri paesi meno sviluppati che questa è la strada che sta loro innanzi: De te fabula narratur. E anche: “”Il paese più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’ immagine del suo avvenire (Marx, Il Capitale, Prefazione)”” (pag 15) “”(…) Marx scrive: “”Lo sviluppo economico degli Stati Uniti è a sua volta un prodotto dell’ industria europea, e più particolarmente inglese. Nella loro forma presente (1866) debbono essere considerati ancor sempre come paese coloniale dell’ Europa””. Dall’ altra Engels aggiungerà proprio di seguito, nella quarta edizione del Capitale (quindi nel 1890): “”Da allora si sono sviluppati fino a divenire il secondo paese industriale del mondo, senza avere del tutto perduto in questo processo il loro carattere coloniale”” (pag 16) “”(Lenin) dopo aver osservato che gli Stati Uniti “”non hanno rivali che li eguaglino, né per la rapidità con la quale si è sviluppato il capitalismo alla fine del XIX secolo e al principio del XX,”” egli dice: “”Due circostanze soltanto frenano ancora questa tendenza negli Stati Uniti: 1. Le piantagioni schiaviste finora non frazionate del Sud, dove esiste una popolazione negra miserabile e oppressa. 2. lo scarso popolamento dell’ Ovest. E’ chiaro che entrambe queste circostanze serviranno domani a estendere le basi per lo sviluppo del capitalismo, a preparare le condizioni per un suo sviluppo ancora più rapido e ancora più vasto. L’ aggravamento degli antagonismi e l’ eliminazione della piccola produzione non sono soppressi, ma vengono portati in un campo più vasto. Si direbbe che l’ incendio capitalista ‘rallenti’, per preparare nuove, formidabili sostanze ancora più infiammabili””. (pag 17)”,”MADx-287″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats Europeens Modernes.”,”””Personne ne soutiendra que la carte de l’Europe soit définitivement tracée. Mais, tous les changements, pour être durables, doivent tendre dans l’ensemble à rendre de plus en plus aux grandes nations européennes, douées de vitalité, leurs frontières naturelles, fixées d’après la langue et les sympathies. En même temps, les fragments de peuple, que l’on trouve encore ça et là, et qui ne sont plus capables de mener une existence nationale, restent incorporés aux grandes nations, soit en s’y dissolvant, soit en se conservant comme de simples monuments ethnographiques sans importance politique. Les considérations militaires n’interviennent qu’en second lieu”” [F. Engels, Le Pô et le Rhin] [in K. Marx Friedrich Engels, Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes, 1970] (pag 383)”,”MAED-050″ “MARX Carlo”,”Le discussioni del sesto landtag delle province renane (1842).”,”””Il corpo umano è mortale per sua natura. Le malattie non potrebbero quindi non esistere. Perché il corpo umano è sottoposto alla cura del medico quando ammala e non quando è sano? Poiché non soltanto la malattia, ma pure il medico è un male. Con la tutela medica sarebbe la vita riconosciuta quale un male ed il corpo umano quale un obiettivo per gli esperimenti del collegio dei medici. Non è la morte più desiderabile che una vita che sia una pura misura preventiva contro la morte? Non è necessario il libero movimento anche alla vita? Che è ogni malattia se non la vita privata della sua libertà? Un medico perpetuo sarebbe una malattia con la prospettiva, non di morire, ma di vivere. La vita può morire; la morte non può vivere.”” (pag 30)”,”MADx-296″ “MARX Carlo”,”Le discussioni del sesto landtag delle province renane (1842).”,”””Che se ne inferisce? Che perché il privato non ha i mezzi di innalzarsi al punto di vista dello Stato, lo Stato ha il dovere di scendere ai mezzi contrari alla ragione ed al diritto del privato proprietario. Questa presunzione dell’ interesse, la cui misera anima non è mai illuminata o mossa da un pensiero di Stato, è una seria e fondamentale lezione per lo Stato. Se lo Stato, anche solo in un punto, si abbassa tanto da operare invece che nella sua propria maniera in quella della proprietà privata, ne segue direttamente che deve acconciarsi nella forma ai mezzi e ai limiti di detta proprietà. L’ interesse privato è furbo a sufficienza per arrivare a tale conseguenza che consiste nel fare della sua figura più limitata e misera, il limite e la regola dell’ azione dello Stato; (…)”” (pag 61)”,”MADx-297″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia (Indirizzo del Consiglio dell’ Associazione Internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’ una prefazione di Federico Engels (1870-71).”,”””E’ la sorte comune delle nuove creazioni storiche l’ essere scambiate come il ricorso di antiche già tramontate forme della vita sociale, con le quali abbiano una certa somiglianza. Così questa nuova Comune, che manda in frantumi il potere moderno dello Stato, è stata intravista come un’ esumazione dei comuni medioevali, i quali da prima si opposero a quel potere e poi ne formarono la base. La costituzione comunale è stata presa per un tentativo di sostituire una federazione di piccoli Stati, come la sognavano il Montesquieu e i Girondini, a quell’ unione di grandi popoli, la quale, originalmente, è stata effettuata con la forza; e ora è diventata un potente fattore della della produzione sociale. L’ antitesi della Comune di fronte al potere dello Stato è stata travisata come una forma esagerata dell’ antica lotta contro l’ ultra-accentramento””. (pag 79)”,”MADx-298″ “MARX Karl a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il capitale.”,”””In tutti i modi di produzione precedenti al capitalismo l’ usura agisce in maniera rivoluzionaria solo in quanto distrugge quelle forme di proprietà su cui si regge l’ ordinamento politico fidando sulla loro saldezza e sul loro continuo riprodursi. Nelle forme asiatiche l’ usura può conservarsi a lungo senza portare ad altro se non alla decadenza economica e alla corruzione politica. Solo allorché esistono anche le altre condizioni del modo di produzione capitalistico, l’ usura rappresenta uno degli elementi che contribuiscono al sorgere del nuovo modo di produzione, da una parte portando alla rovina i signori feudali e i piccoli produttori, dall’ altra centralizzando le condizioni di lavoro e facendole divenire capitale. Nel Medioevo non esisteva in nessun paese un saggio generale dell’ interesse. La Chiesa proibiva a priori una qualunque forma di interesse. Leggi e tribunali proteggevano assai poco i prestiti. Tanto più alto quindi era il saggio dell’ interesse nei singoli casi. L’ angusta circolazione monetaria, la necessità di fare quasi tutti i pagamenti in contanti, facevano ricorrere a prestiti di denaro e questo tanto di più quanto meno sviluppato era il traffico bancario. (pag 1318)”,”MADx-299″ “MARX Carlo”,”Le discussioni del sesto landtag delle province renane (1842). Un carteggio del 1843. Per la critica della filosofia diritto di Hegel. Per la questione degli Ebrei (Da’ Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844),”,”””Il mondo de’ filistei è il mondo politico animale, e, se noi dobbiamo riconoscere la sua esistenza, non ci resta che prendere semplicemente atto dello statu quo. Secoli barbarici l’ hanno prodotto e formato, e ora sta là come un sistema conseguente, il cui principio è l’ umanità torta dai suoi fini. Il più compiuto mondo filisteo, la nostra Germania, doveva quindi restare indietro della Rivoluzione francese, che reintegrò l’ uomo; e il tedesco Aristotele, che volesse dedurre la sua politica dalle nostre condizioni, dovrebbe scrivervi in testa: “”L’ uomo è un animale sociale, ma completamente impolitico””; (…)”” (pag 8)”,”MADx-300″ “MARX Carlo”,”Un carteggio del 1843. Per la critica della filosofia diritto di Hegel (Introduzione). Per la questione degli Ebrei (Da’ Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844),”,”””Il compito della storia, quindi, è di stabilire la verità del di qua, dopo che si è dileguata la verità del di là. Prima di tutto il compito della filosofia, che è al servizio della storia, è quello di smascherare l’ annientamento della persona umana nella sua forma profana, dopo che è stata smascherata la forma sacra dell’ annientamento della persona umana. La critica del cielo si muta così nella critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica””. (pag 24)”,”MADx-301″ “MARX Carlo”,”Per la questione degli Ebrei (cont. e fine). Per la Critica dell’ Economia politica (continua),”,”””L’ emancipazione degli Ebrei nel suo ultimo significato è l’ emancipazione dell’ umanità dal Giudaismo. L’ ebreo si è emancipato finora alla maniera ebraica. “”L’ Ebreo, che a Vienna, per esempio, è soltanto tollerato, determina con la sua potenza finanziaria il destino di tutto l’ Impero. L’ Ebreo, che nel più piccolo Stato della Germania può essere privo di ogni diritto, decide del destino dell’ Europa””. (pag 58)”,”MADx-302″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (continua),”,”””Tanto per i fisiocratici quanto per i loro avversari, la disputa ardente non verte già sul punto se sia il lavoro che crea il valore, ma invece, quale sia il lavoro che crea il plusvalore. Essi trattano il problema sotto la sia forma complicata prima di risolverlo nella sua forma elementare. Nella sua marcia storica, in effetti, ogni scienza piglia delle strade laterali prima d’arrivare alla via vera. La scienza – e ciò la differenzia dagli architetti – costruisce volentieri dei castelli in aria, non solo, ma spesso pure dei piani abitabili, anche prima d’aver gettato le basi dell’ edificio””. (pag 27)”,”MADx-303″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (continua),”,”””Ma la quantità del denaro circolante, come noi vedemmo, non è soltanto determinata dalla somma complessiva dei prezzi delle merci da realizzare, ma anche dalla velocità di circolazione del denaro, ovvero dal tempo entro cui compie questa realizzazione””. (pag 66)”,”MADx-304″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (cont.).”,”””In questo tempo di lavoro obbietivato l’ oro è una garanzia per la grandezza del proprio valore, e, poiché esso rappresenta materializzazione del tempo di lavoro generale, il processo della circolazione è una garanzia che l’ oro stesso agirà sempre come valore di scambio.”” (pag 85-86) “”L’ avarizia è lo stimolo vivente alla formazione dei tesori, per il qual sentimento non è più oggetto di bisogno la merce come valor d’ uso, ma il valore di scambio come merce. Per rendersi padrone del sovrappiù nella sua forma generale, i bisogni speciali debbono essere trattati come lusso e superfluo. Così nell’ anno 1533 (?) le Cortes fecero a Filippo II una rimostranza in cui fra l’ altro si diceva:”” Le Cortes di Valladolid dell’ anno 1586 pregarono Vostra Maestà di non permettere più l’ importazione di ceri, cristalli, bigiotterie, coltelli e simili cose che vengono dall’ estero, perché poi cose tanto inutili alla vita dell’ uomo s’avessero a scambiare contro dell’ oro, come se gli Spagnoli fossero indiani””. (pag 86-87)”,”MADx-305″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (cont. e fine).”,”””Nello stesso modo Ricardo affermava che al tempo delle guerre napoleoniche e del blocco continentale gli inglesi esportassero verso il continente oro e non merci, perché il loro denaro era deprezzato mentre le loro merci avevano un prezzo elevato ed era quindi più conveniente alla speculazione di esportar oro che merci. Secondo lui l’ Inghilterra sarebbe stata il mercato dove le merci sarebbero state più care e il denaro più a buon mercato, mentre sul continente le merci sarebbero state a miglior mercato e il denaro più caro. “”Il fatto vero, dice uno scrittore inglese, era l’ opposto, cioè il prezzo basso veramente rovinoso dei nostri prodotti manufatti e coloniali, in conseguenza del blocco continentale durante gli ultimi sei anni della guerra””. (pag 129)”,”MADx-306″ “MARX Carlo”,”Rivelazioni sul processo de’ Comunisti in Colonia (1852) (cont.).”,”””L’ odierno movimento internazionale dei lavoratori è in fondo una continuazione diretta di quello tedesco di quel tempo, il quale fu il primo movimento operaio internazionale, e dal quale uscirono molti di quelli che nell’ Associazione Internazionale dei lavoratori ebbero una parte direttiva””. (pag 3) “”Qualora noi avessimo voluto entrare nella Lega, ci si sarebbe dato occasione in un congresso di sviluppare il nostro comunismo critico in un manifesto che sarebbe stato, subito dopo, pubblicato come manifesto della Lega; e noi poi potremmo contribuire a trasformare la vecchia organizzazione in una più corrispondente allo scopo e ai tempi””. (pag 11)”,”MADx-307″ “MARX Carlo”,”Rivelazioni sul processo de’ Comunisti in Colonia (1852) (cont.).”,”””La ‘Lega dei Comunisti’ non era quindi una società cospiratoria ma una società che, in segreto, perseguiva l’ organizzazione del partito proletario, perché il proletariato tedesco era apertamente interdetto igne et aqua dallo scritto, dalla parola e dall’ associazione. Qualora una tale società cospirava, ciò avveniva nello stesso senso in cui l’ elettricità ed il vapore cospirano contro lo statu quo””. (pag 60)”,”MADx-308″ “MARX Carlo”,”Rivelazioni sul processo de’ Comunisti in Colonia (1852) (fine).”,”””La violenta disfatta di una rivoluzione lascia in testa ai suoi attori, specie a quelli che sono cacciati in esilio, una certa vibrazione la quale rende anche persone valorosissime, per così dire, incapaci di giudizio sano, e ciò per un tempo più o meno lungo. Essi non possono più rimettersi nel corso della storia e non vogliono comprendere che la forma del movimento è cambiata””. (pag 77) “”Come nella Francia del 1793, l’ attuazione della più rigida centralizzazione del potere è compito del partito veramente rivoluzionario”” (pag 87)”,”MADx-309″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873).”,”””La massa del proletariato resta sempre indifferente od anche ostile alla loro propaganda. Gli operai di Parigi e di Lione non volevano più dei Saint-Simoniani, dei Fourieristi, degl’ Icariani, come i cartisti e tradeunionisti inglesi non volevano più gli Owenisti. Le sette che furono la leva del movimento al loro inizio, gli fanno ostacolo quando il movimento le sorpassa; divengono allora reazionarie; le sette in Francia e in Inghilterra insegnino, e ultimamente i Lassalliani in Germania, che dopo avere ostacolato per anni l’ organizzazione del proletariato, hanno finito col divenire nient’altro che strumenti di polizia. Infine è quella l’ infanzia del movimento proletario, come l’ astrologia e l’ alchimia sono l’ infanzia della scienza””. (pag 25)”,”MADx-310″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873). (cont.)”,”Sull’ Alleanza in Russia e Bakunin: “”Ivi l’ anarchia è la pan-distruzione universale; la rivoluzione una serie di assassini prima individuali, poi collettivi; la sola regola d’ azione, la morale gesuitica; il tipo del rivoluzionario, il brigante. Ivi il pensiero e la scienza sono assolutamente proibiti alla gioventù, come occupazioni mondane, che potrebbero trascinarla a dubitare dell’ ortodossia pan-distruttrice. Quelli che si ostinassero a restare nelle eresie teoriche o che volessero applicare la critica volgare ai dogmi dell’ amorfismo universale, sono minacciati dalla santa inquisizione. Innanzi alla gioventù russa il papa non ha più bisogno di preoccuparsi, né della sostanza né della forma, e lascia briglia sciolta al suo linguaggio. In mancanza assoluta d’ idee, si esprime in un guazzabuglio talmente ampolloso, che è impossibile riprodurlo in francese, senza diminuire il grottesco. La sua stessa lingua non è russa, è tartara, come ha dichiarato un Russo. Questi piccoli uomini dai cervelli atrofizzati si gonfiano di frasi orripilanti, per sembrare ai propri occhi dei giganti rivoluzionari. E’ la storia della rana e del bue.”” (pag 63)”,”MADx-311″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873). (cont.)”,”””L’ organizzazione è basata sulla fiducia verso l’ individuo. Nessun membro sa a qual grado si trovi, cioè se è lontano dal centro o vicino. L’ obbedienza deve essere assoluta, senza nessuna obiezione, agli ordini del Comitato””. (pag 67) ‘Doveri del rivoluzionario verso se stesso’. “”punto 3. Un rivoluzionario disprezza ogni specie di dottrinarismo e rinunzia alla scienza di questo mondo, lasciandola alle generazioni future. Non conosce che una sola scienza: la distruzione. Per questo, nient’altro che per questo, studia la meccanica, la fisica, la chimica e forse la medicina. Con lo stesso scopo studia giorno e notte la scienza vivente – gli uomini, i caratteri, le posizioni e tutte le condizioni del presente ordine sociale in tutte le sfere possibili.”” (pag 79-80) Rapporto firmato dalla Commissione: E. DUPONT, F. ENGELS, Leo FRANKEL, C. LE MOUSSU, Karl MARX, Aug. SERRAILLIER.”,”MADx-312″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873). (fine). Innanzi ai giurati di Colonia. Processo contro il Presidio della democrazia renana (9 febbraio 1849). Con prefazione di Federico Engels.”,”””Il congresso dell’ Aja ha espulso Bakunin dall’ Internazionale, non solo come fondatore dell’ Alleanza, ma ancora per un fatto personale. Il documento autentico, a sostegno di questo fatto, è nelle nostre mani, ma delle ragioni politiche ci comandano di riserbarne la pubblicazione””. (pag 119)”,”MADx-313″ “MARX Carlo”,”Innanzi ai giurati di Colonia. Processo contro il Presidio della democrazia renana (9 febbraio 1849) fine). Indirizzo inaugurale dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1864) (cont.).”,”””Ma la società non riposa sulle leggi; questa è una fantasia giuridica. Anzi è la legge che deve posare sulla società; essa deve rappresentare gli interessi di un tempo erompenti dal modo di produzione materiale del tempo stesso, contro l’ arbitrio dell’ individuo singolo. Il Codice di Napoleone, che io tengo in mano, non ha creato la moderna società. La società borghese, nata nel XVII secolo, sviluppatasi nel XIX, non trova nel Codice che la sua espressione legale””. (pag 16)”,”MADx-314″ “MARX Carlo”,”Indirizzo inaugurale dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1864) (fine). Per la critica del programma della democrazia socialista. Scritto postumo di Carlo Marx (1875) (Dalla Neue Zeit, Anno IX, vol 1, N° 18).”,”””Voi possedete un elemento di successo, il numero; ma il numero pesa nella bilancia solo quando è stretto da un legame e diretto a un fine consapevole.”” (pag 10)”,”MADx-315″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.). Con una prefazione di Federico Engels.”,”””Gli antichi vignaioli della Francia, sollecitando una legge che interdicesse la piantagione di nuove vigne; gli Olandesi, bruciando le spezie dell’ Asia, sradicando gli alberi di garofani nelle Molucche, altro non volevano che ridurre l’ abbondanza per elevare il valore di scambio. Tutto il Medioevo, limitando con delle leggi il numero di operai che un solo padrone poteva adibire, limitando il numero di strumenti che poteva impiegare, agiva in virtù di questo stesso principio (Vedi Anderson, Histoire du Commerce.).”” (pag 23)”,”MADx-316″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.).”,”””L’ uso dei prodotti è determinato dalle condizioni sociali i cui si trovano i consumatori, e queste condizioni dipendono esse medesime dall’ antagonismo di classe. Il cotone, le patate e l’ acquavite sono oggetti dell’ uso più comune. Le patate hanno generato la scrofola; il cotone ha scacciato in gran parte il lino e la lana, quantunque il lino e la lana siano in molti casi d’una più grande utilità, non foss’altro che sotto il rapporto dell’ igiene; l’ acquavite, infine, ha sopraffatto la birra e il vino, quantunque l’ acquavite, adoperata come sostanza alimentare, sia generalmente riconosciuta come un veleno. Durante quasi un secolo i governi lottarono invano contro l’ oppio europeo: l’ economia prevalse e dettò le sue leggi al consumo.”” (pag 40)”,”MADx-317″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.).”,”””Vediamo ora quali modificazioni fa subire il signor Proudhon alla dialettica di Hegel, applicandola all’ economia politica. Per lui, (…), ogni categoria economica ha due lati: l’ uno buono, l’ altro cattivo. Egli considera le categorie come il piccolo borghese considera i grandi uomini della storia: Napoleone è un grand’uomo; ha fatto molto bene, però ha fatto anche molto male. Il lato buono e il lato cattivo, il vantaggio e l’ inconveniente, presi insieme, formano per il signor Proudhon la contraddizione in ogni categoria economica. Problema da risolvere: Conservare il lato buono, eliminando il cattivo. (…) Hegel non ha problemi da porre. Egli non ha che la dialettica. Il signor Proudhon non ha della dialettica di Hegel che il linguaggio””. (pag 74-75)”,”MADx-318″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.).”,”””Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’ antagonismo delle classi””. (pag 117)”,”MADx-319″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (fine). La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71).”,”””Signori, non vi lasciate ingannare dalla parola astratta libertà. Libertà di chi?”” (pag 139)”,”MADx-320″ “MARX Carlo”,”La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71) (cont.).”,”””La classe operaia tedesca ha appoggiato energicamente la guerra, per impedire la quale non aveva alcun potere; e l’ ha appoggiata come una guerra per l’ indipendenza della Germania e per la liberazione della Germania e dell’ Europa dall’ incubo opprimente del secondo Impero. Eran gli operai industriali tedeschi, che assieme agli operai della campagna fornivano i nervi e i muscoli di un esercito eroico, mentre avevan lasciato a casa famiglie che quasi soffrivano la fame. Decimati dalle battaglie all’ estero, essi eran decimati un’altra volta dalla miseria delle loro case. Essi reclamano ora per conto proprio “”garanzie””: garanzie che i loro incommensurabili sacrifici non siano stati consumati in vano, garanzie d’ aver conquistata la libertà, e che le vittorie da loro riportate sugli eserciti bonapartisti non siano tramutate in sconfitte del popolo tedesco, come nel 1815. E come la prima di queste garanzie essi reclamano “”una pace dignitosa per la Francia”” e il “”riconoscimento della Repubblica francese””. (pag 23)”,”MADx-321″ “MARX Carlo”,”La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71) (fine). Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (cont.)”,”””Ma l’ eccidio dei sessantaquattro ostaggi, fra i quali l’ arcivescovo di Parigi, per opera della Comune! – La borghesia e il suo esercito avevano introdotto, nel giugno 1848, una consuetudine da molto tempo abbandonata da ogni condotta di guerra: l’ uccisione di ostaggi inermi. Quest’ suo brutale è stato d’ allora in poi rimesso in vigore più o meno in ogni repressione di sommosse popolari in Europa e nelle Indie; con la qual cosa si volle provare che si trattava di un vero “”progresso della civiltà””. D’altro canto, i Prussiani avevano richiamato in onore in Francia, l’ uso di prendere per ostaggi degli innocenti, che con la propria vita, offrivan loro una garanzia, rispetto alla condotta degli altri. Quando Thiers, come abbiamo veduto, ebbe rimesso in vigore fin dal principio della lotta, la umanitaria consuetudine di fucilare i prigionieri comunisti, per difendere la vita di questi prigionieri, alla Comune non rimaneva che rifugiarsi nella consuetudine prussiana di far degli ostaggi. La vita degli ostaggi però era compromessa più che mai dall’ incessante massacro dei prigionieri da parte dei Vesagliesi. Come si poteva risparmiali ancor più a lungo dopo il bagno di sangue col quale i pretoriani di Mac Mahon celebrarono il loro ingresso in Parigi?”” (pag 61-62)”,”MADx-322″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (cont.)”,”””Quanto poi ai Montagnardi fuggiti all’ estero, basterà osservare che Ledru-Rollin, poiché gli era riuscito di rovinare senza via di scampo, in appena due settimane, il potente partito, di cui stava a capo, si trovò ora chiamato a costituire un governo francese in partibus. La sua figura, a distanza, lungi dal terreno dell’ azione, sembrava ingrandirsi a misura che il livello della rivoluzione precipitava ed i grandi personaggi della Francia rimpicciolivano. Cosicché egli poteva al 1852 figurare come presidente repubblicano, e lanciare ai Valacchi, e non ad essi soltanto, periodiche circolari, nelle quali si minacciava ai despoti del continente, i fulmini delle proprie gesta e di quelle dei propri amici politici. Non aveva affatto torto il Proudhon nel gridare in faccia a questi signori: “”Vous n’etes que “”des blagueurs!””””. (pag 35)”,”MADx-323″ “MARX Karl, a cura di Sandro MEZZADRA e Maurizio RICCIARDI”,”Antologia degli scritti politici.”,”Sandro MEZZADRA insegna storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. Ha scritto pure: ‘La costituzione del sociale. Il pensiero politico e giuridico di Hugo Preuss’ (Bologna, 1999). Mario RICCIARDI è ricercatore di storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di politica, istituzioni, storia dell’ Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni ‘Ferdinand Tönnies sociologo hobbesiano. Concetti politici e scienza sociale in Germania tra Otto e Novecento’ (Bologna, 1997). “”Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’ Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una guerra mondiale. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a conquistare il terreno europeo, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del XIX secolo può attuarsi. Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni entro le quali la Francia può prendere l’ iniziativa della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli insorti di giugno il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea: la bandiera rossa! E il nostro grido è: La rivoluzione è morta! Viva la rivoluzione!”” (Lotte di classe in Francia, pag 187) “”Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’ uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione””. (3° libro del Capitale, pag 197-198)”,”MADx-324″ “MARX Karl”,”Forme che precedono la produzione capitalistica.”,”””La guerra è pertanto uno dei lavori più antichi di ciascuna di queste comunità naturali, sia per la difesa della proprietà che per la sua conquista””. (pag 39) “”La formazione originaria del capitale non avviene nel senso che il capitale accumuli, come si pensa, mezzi di sostentamento, strumenti di lavoro e materie prime, in breve le obiettive condizioni di lavoro staccate dal suolo e perfino già amalgamate con il lavoro umano. Non avviene nel senso che il capitale crei le condizioni obiettive del lavoro. Ma la sua formazione originaria avviene semplicemente per il fatto che il valore esistente come patrimonio monetario, attraverso il processo storico della dissoluzione del vecchio modo di produzione, viene messo in grado da un canto di comprare le condizioni obiettive del lavoro, dall’ altro di barattare lo stesso lavoro vivo degli operai diventati liberi con denaro””. (pag 66-67)”,”MADx-325″ “MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”””(…) Naturalmente so fin d’ora quali sono i due points capitali: 1. che il salario determina il valore delle merci; 2. che, se i capitalisti pagano oggi 5 scellini invece di 4, essi domani (enabled a ciò dall’ aumento della domanda) venderanno le loro merci a 5 scellini invece che a 4). Per quanto ciò sia sciocco e si attenga soltanto alla pura apparenza esteriore, tuttavia non è facile spiegare agli ignoranti tutte le questioni economiche, che vi si raggruppano intorno””. (lettera Marx a Engels. 1865, pag 99)”,”MADx-326″ “MARX Karl”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”””Vuol dire ciò che nell’ avvenire la lotta di strada non avrà più nessuna funzione? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che dal 1848 le condizioni sono diventate molto più sfavorevoli ai combattenti civili, e molto più favorevoli all’ esercito. Una futura lotta di strada potrà dunque essere vittoriosa soltanto se questa situazione sfavorevole verrà compensata da altri fattori. Essa si produrrà perciò più raramente all’ inizio di una grande rivoluzione che nel corso ulteriore di essa, e dovrà essere impegnata con forze molto più grandi””. (Engels, introduzione, pag 27-28) “”Una classe nella quale si concentrano gli interessi rivoluzionari della società, non appena si è sollevata trova immediatamente nella sua stessa situazione il contenuto e il materiale della propria attività rivoluzionaria: abbattere i nemici, prendere misure imposte dalle necessità stesse della lotta. Le conseguenze delle sue proprie azioni la spingono avanti. Essa non inizia indagini teoriche sui suoi compiti. La classe operaia francese non si trovava a questa altezza: essa era ancora incapace di fare la sua propria rivoluzione””. (Marx, pag 51)”,”MADx-327″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”””Il proletariato si servirà della supremazia politica per strappare alla borghesia, a poco a poco, tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, vale a dire del proletariato stesso organizzato come classe dominante, e per aumentare, con la massima rapidità possibile, la massa delle forze produttive. Naturalmente sulle prime tutto ciò non può accadere, se non per via di interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione, vale a dire con misure che appaiono economicamente insufficienti e insostenibili, ma che nel corso del movimento sorpassano se stesse e spingono in avanti, e sono inevitabili come mezzi per rivoluzionare l’ intero modo di produzione””. (pag 54)”,”MADx-328″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Contro l’ anarchismo.”,”””L’ automata meccanico di una grande fabbrica è molto più tiranno, come non lo sono mai stati i piccoli capitalisti, che impiegano operai. Almeno per le ore di lavoro si può scrivere sulla porta di queste fabbriche: Lasciate ogni autonomia, voi che entrate! Se l’ uomo, con la scienza e il genio inventivo si sottomise le forze della natura, queste si vendicano su lui sottomettendolo, nel mentre che egli le impiega, a un vero dispotismo, indipendente da ogni organizzazione sociale. Voler abolire l’ autorità nella grande industria, è voler abolire l’ industria stessa (…)””. (F. Engels, pag 45)”,”MADx-329″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (cont.)”,”””””Meglio una fine piena di pericoli che “”un pericolo senza fine!”” Il Bonaparte intese questo grido; le sue facoltà comprensive erano acuite dalla crescente petulanza dei creditori, i quali, a ogni tramonto di sole, che affrettava il 2 maggio 1852, giorno dela scadenza dei poteri del presidente, vedevano una protesta del moto degli astri contro le loro terrestri cambiali. (…) Se mai un avvenimento ha, molto prima della sua attuazione, proiettato innanzi la sua ombra, fu desso certamente il colpo di stato di Bonaparte””. (pag 75)”,”MADx-330″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (fine). Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850.”,”””Ma, sotto la monarchia assoluta, durante la prima rivoluzione, e con Napoleone I, la burocrazia era solo il mezzo di ammonire il dominio della borghesia. Con la restaurazione, con Luigi Filippo, con la repubblica parlamentare, essa, per quanto si fosse agitata per la propria autonomia, era stata lo strumento puro e semplice della classe dominante. Solo sotto il secondo Bonaparte, lo Stato appare per la prima volta nel pieno possesso della sua indipendenza. La sua macchina si è rafforzata contro la società borghese (…).”” (pag 83)”,”MADx-331″ “MARX Carlo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850. (cont.)”,”””L’ aristocrazia finanziaria, che aveva dominato sotto la monarchia di luglio, aveva la sua cattedrale nella Banca. Come la Borsa regge il credito dello Stato, così la Banca quello del commercio””. (pag 30) “”Finalmente, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’ Europa prese una forma, per cui ogni nuova insurrezione proletaria in Francia coincide direttamente con una guerra mondiale. La nuova rivoluzione francese trovasi costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale ed a conquistare il terreno europeo, sul quale unicamente potrà svolgersi la rivoluzione sociale del secolo decimono””. (pag 39) “”Il 10 dicembre fu il colpo di Stato dei contadini, che rovesciò il governo vigente. E da questo giorno, in cui essi avevano tolto e dato alla Francia un governo, i loro occhi stettero fissati su Parigi. Eroi attivi, per un momento, del dramma rivoluzionario, non si poteva più ridurli alla parte inattiva e indifferente del coro. Le restanti classi contribuirono a render compiuta la vittoria elettorale dei contadini. L’ elezione di Napoleone era pel proletariato la destituzione di Cavaignac, la rovina della Costituente, l’ abdicazione del repubblicanesimo borghese, la cassazione della vittoria di giugno””. (pag 48)”,”MADx-332″ “MARX Carlo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850. (cont.)”,”””Come Kant fa della repubblica, quale unica forma razionale dello Stato, un postulato della ragion pratica, la cui attuazione non verrà mai raggiunta, ma al cui raggiungimento devesi permanentemente tendere come a fine, tenendolo fisso nella mente, così facevano della monarchia questi realisti””. (pag 77)”,”MADx-333″ “MARX Carlo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850 (fine). La questione orientale. Lettere di Carlo Marx (1853-56) (cont.).”,”””Il proletariato non si lasciò provocare da alcuna sommossa, poich’esso era in procinto di fare una rivoluzione””. (pag 91)”,”MADx-334″ “MARX Carlo”,”La questione orientale. Lettere di Carlo Marx (1853-56) (cont.).”,”””Vi è una storia faceta di due naturalisti persiani, i quali esaminavano un orso. Uno dei due che non aveva mai visto un simile animale, s’ informava se esso partoriva gli orsacchiotti vivi o deponeva le uova; al che l’altro che era meglio informato, rispose: “”Questo animale è capace di tutto””. L’ orso russo è certamente capace di tutto, finché sa che gli altri animali con cui ha a che fare non sono capaci di nulla””. (pag 38-39)”,”MADx-335″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860).”,”””But, sirrah, there’s no room for faith, truth nor honesty, in this bosom of thine, it is all filled up with guts and midriff”” (Ma, in un seno come il vostro, messere, non vi è posto per fede, verità od onestà: esso è, tutto, occupato dall’ intestino cieco e dal diaframma””. (Shakespeare) (pag 14)”,”MADx-336″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Dopo la disfatta della rivoluzione del 1848-49, il partito proletario perdette sul continente quanto durante tale periodo eccezionalmente possedeva: la stampa, la libertà di parola e il diritto d’ associazione, vale a dire i mezzi legali dell’ organizzazione di parte. Il partito borghese liberale, come pure quello democratico della piccola borghesia, trovarono nella posizione sociale delle classi che le rappresentano, nonostante la reazione, le condizioni per mantenersi in una forma o nell’ altra, per far valere più o meno i comuni interessi. Al partito proletario, dopo il 1849 come prima del 1848 era aperta una via sola, la via dell’ associazione segreta””. (MARX, pag 24)”,”MADx-337″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Nella prima sezione del Manifesto, intitolata ‘Borghesi e proletari’ (Vedi Manifesto, pag. 11) si svolge esplicitamente il concetto che il dominio economico, e quindi anche nell’ una o nell’ altra forma, il dominio politico della borghesia, è la condizione fondamentale tanto per l’ esistenza del moderno proletariato, quanto per la creazione delle condizioni materiali della sua liberazione””. (pag 61)”,”MADx-338″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””L’ unica circostanza che giustificò l’ esistenza statale dell’ Austria dalla metà del secolo XVIII in poi, la sua resistenza contro i progressi della Russia nell’ Europa orientale – induce il Vogt alla scoperta che l’ “”Austria è il focolare di ogni discordia in Oriente””. (pag 109)”,”MADx-339″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””La russofilia del Vogt peraltro non è che secondaria. Con essa egli non fa che seguire una parola d’ ordine emanata dalle Tuileries, non fa che preparare la Germania a manovre accordate, per certe eventualità della guerra contro l’ Austria, tra Luigi Bonaparte e Alessandro II, e di fatto non fa che riecheggiare servilmente la frase panslavista del suo pamphlet originale parigino.”” (pag 117)”,”MADx-340″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Nel giro del Kossuth negli Stati Uniti, ove nel Settentrione si mostrava contrario, e nel Mezzogiorno favorevole alla schiavitù, non lasciò altra traccia che una mostruosa delusione e trecento orazioni funebri. Sorvolando sullo strano episodio, mi contento di osservare che ai Tedeschi degli Stati Uniti, specialmente agli emigrati, raccomandava caldamente l’ alleanza tra la Germania, l’ Ungheria e l’ Italia, con esclusione della Francia (…). Subito dopo il suo ritorno cercò di intavolare una relazione con Luigi Bonaparte da Londra, mediante un certo soggetto equivoco, il conte Szirmay, e il colonnello Kiss a Parigi (…).”” (pag 171)”,”MADx-341″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Nel dramma spagnolo per ogni eroe ci sono due buffoni. Persino San Cipriano, il Faust spagnolo, Calderon lo serve d’un moscon e d’un clarino. Così nel Parlamento di Francoforte il generale reazionario von Radowitz aveva due aiutanti buffi, il suo arlecchino Lichnowsky e il suo pagliaccio Vincke. Il Vogt invece, contropagliaccio liberale, doveva far tutto da sé…”” (pag 203)”,”MADx-342″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Dopo essere stato scacciato nella primavera del 1849 dalla Prussia e nell’ estate inoltrata dello stesso anno dalla Francia, mi recai a Londra, dove dopo lo scioglimento della Lega (1852) e dopo che la maggior parte dei miei amici hanno lasciato Londra, vivo lontano da tutti le società pubbliche e segrete, anzi da qualsiasi società, ma bensì di tempo in tempo, (…) faccio a un circolo scelto di operai delle conferenze gratis sull’ economia politica””. (pag 214)”,”MADx-343″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860).”,”””5. Calunnie Finito il processo dei comunisti in Colonia, vennero diffuse, specialmente dalla stampa tedesca e americana e nel modo più vivace, delle calunnie sul mio “”sfruttamento”” degli operai. Alcuni miei amici viventi in America, i signori J. Weydemeyer, dott. A. Jacobi (medico pratico in New York, uno degl’ imputati nel processo dei comunisti in Colonia) e A. Cluss (impiegato presso la U.St. Navy Yard in Washington)- pubblicarono, in data New York 7 novembre 1853, una specificata confutazione di queste sciocchezze, coll’ osservazione che avevo diritto di tacere sulle mie faccende private per quanto concerneva il favore dei grassi borghesi. “”Ma, quanto alla crapula, al grasso borghese e allo sfaccendato miserabile, ciò a nostro parere danneggia la causa e rompiamo il silenzio””. (pag 261)”,”MADx-344″ “MARX Karl”,”Contribution a la critique de l’ economie politique. Traduit sur la 2e édition allemande de Karl Kautsky par Laura Lafargue. (2° tirage).”,”””Nella circolazione internazionale delle merci l’ oro e l’ argento non appaiono come mezzi di circolazione, ma come mezzi di scambio universali.”” (pag 231)”,”MADx-345″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le mouvement ouvrier francais. II. Efforts pour créer le parti de classe.”,”””Adesso che la lotta è aperta, le nostre simpatie vanno naturalmente a Guesde e ai suoi amici. Per surplus, L’ Egalité ha da sempre un contenuto infinitamente superiore a quello del Proletaire. Una volta di più, Malon e Brousse agiscono come veri bakuninisti; rimproverano agli altri di avere in mente la dittatura e, portando a nudo l’ “”autonomia””, vogliono fare la legge, senza preoccuparsi delle decisioni del partito”” (pag 107)”,”MADx-346″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La Chine.”,”””Tutta l’ idrostatica (Torricelli, ecc.) è nata dal bisogno vitale di regolarizzare i torrenti delle montagne in Italia nei secoli XVI e XVII. Non sappiamo qualcosa di razionale sull’ elettricità che dopo che si è scoperta la sua utilizzazione tecnica. Sfortunatamente, in Germania, si è presa l’ abitudine di scrivere la storia delle scienze come se fossero cadute dal cielo. Consideriamo le condizioni economiche come ciò che determina in ultima istanza, l’ evoluzione storica””. (Engels a W. Borgius, 25.1.1894) (pag 16) “”Trotsky riprende così la vecchia polemica, ingaggiata da Marx-Engels contro Tkacev, poi sviluppata da Lenin contro i populisti e i socialisti rivoluzionari che proclamavano che si poteva rovesciare lo zarismo feudale grazie a una rivoluzione contadina che avrebbe instaurato in seguito il socialismo su una base agraria. Ma nel 1930 Trotsky l’ oppone a Stalin che pretende di instaurare il socialismo nelle campagne russe dando la terra a gruppi di contadini dei kolkhoz, mentre il marxismo rivoluzionario pretende che il socialismo sia il superamento della proprietà mercantile e privata delle persone come pure dei gruppi, classi (contadini, qui). (pag 41) Marx sullo spostamento del centro di gravità mondiale con la scoperta delle miniere d’ oro in California: “”Veniamo adesso all’ America, dove è sopravvenuto un fatto più importante della rivoluzione di febbraio (1848): la scoperta delle miniere d’ oro californiane. Diciotto mesi dopo l’ avvenimento, si può già prevedere che essa avrà dei risultati più considerevoli della stessa scoperta dell’ America.”” (pag 193) “”L’ oro californiano tracima verso l’ America e la costa asiatica del Pacifico, e i popoli barbari più passivi si trovano trascinati nel commercio mondiale e nella civiltà. Una seconda volta, il commercio mondiale cambia direzione.”” (pag 194) Marx sugli effetti del trattato del 1842 sul commercio sino-britannico (pag 327) “”””L’ Australia””, scrive l’ Economist, “”riceve annualmente delle grandi quantità di té cinese, e non ha niente da dare in cambio al mercato cinese. L’ America, pure, importa grandi quantità di té e un po’ di soia per un valore che eccede di molto quello delle sue esportazioni dirette in Cina””. Questi due passivi della bilancia commerciale in favore della Cina devono essere compensati dalla Gran Bretagna che, in cambio, riceve dell’ oro dall’ Australia e del cotone dagli Stati Uniti. Ciò perché, essa è obbligata, oltre ai suoi propri debiti nei confronti della Cina, a pagare a questi paesi delle grosse somme per l’ oro importato dall’ Australia e il cotone importato dall’ America. Ma queste somme dovute alla Cina dall’ Inghilterra, l’ Australia e gli Stati Uniti passano, in larga misura, dalla Cina in India, per via di somme che la Cina deve a questo paese per l’ oppio e il cotone.”” (Marx, La nuova guerra cinese, New York Tribune, 1859) (pag 395)”,”MADx-347″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Les Luttes de classes en France, 1848 à 1850 (1850). Suivi de La Constitution de la Republique francaise adoptée le 4 novembre 1848. Suivi de Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte (1852). Et suivi de ‘Karl Marx devant le bonapartisme’ di Maximilien Rubel.”,”Rubel: Marx storico della Francia “”E’ lo studio appassionato della storia che ha condotto Karl Marx alla scoperta di quello che ha chiamato modestamente il ‘filo conduttore’ delle sue ricerche scientifiche”” (pag 317) “”Malgrado la sua importanza, l’ opera di Marx storico non è stata ancora oggetto di uno studio esaustivo. Tra i suoi lavori storici, molti sono quelli che non hanno conosciuto la fortuna di altre sue opere; non essendo state rieditate, esse sono difficilmente accessibili. Rare sono, in effetti, le biblioteche che possiedono le collezioni dei giornali ai quali Marx ha dato la sua collaborazione. Come storico della Francia, Marx ci ha lasciato un’ opera importante. I suoi quattro scritti storici più conosciuto sono stati consacrati, per l’ essenziale, agli avvenimenti accaduti in Francia dopo il 1848: Les Luttes de classes en France (1850), Le Dix-huit Brumaire de Louis Bonaparte (1852), Herr Vogt (1860), La Guerre civile en France (1871). Egli comincia a studiare la storia francese prima di aderire al socialismo, ovvero prima di arrivare a Parigi, prima tappa del suo esilio (1843-1845).”” (pag 317)”,”MADx-348″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mario CINGOLI e Nicolao MERKER”,”Opere complete. 1. Karl Marx, agosto 1835 – marzo 1843. Gli scritti di Marx tra il 1835 e il 1843. Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione. Lettera al padre. Differenza tra la filosofia della natura di Epicuro e quella di Democrito. Tutti gli articoli pubblicati sulla “”Rheinische Zeitung””. Lettere a Ruge ed altri. Quaderni sulla filosofia epicurea. Poesie e saggi letterari giovanili. In appendice: lettere del padre e di Jenny von Westphalen.”,”Opere complete. 1. Gli scritti di Marx tra il 1835 e il 1843. Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione. Lettera al padre. Differenza tra la filosofia della natura di Epicuro e quella di Democrito. Tutti gli articoli pubblicati sulla “”Rheinische Zeitung””. Lettere a Ruge ed altri. Quaderni sulla filosofia epicurea. Poesie e saggi letterari giovanili. In appendice: lettere del padre e di Jenny von Westphalen. “”Goethe disse, una volta, che a un pittore riescono bene soltanto quelle bellezze femminili il cui tipo egli abbia amato almeno in un qualche essere vivente. Anche la libertà di stampa è una bellezza – sebbene non femminile – che dobbiamo aver amato per poterla difendere. Se amo veramente una cosa, ne sento l’ esistenza come necessaria, come un’ esistenza di cui ho bisogno, senza la quale la mia natura non può avere un’ esistenza piena, soddisfatta e compiuta. Quei difensori della libera stampa sembrano esistere in modo compiuto, senza che esista la libertà di stampa””. (pag 134, Marx, 1842)”,”MADx-350″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 2. Friedrich Engels, agosto 1838 – dicembre 1842. Tutte le opere giovanili di Engels, in gran parte inedite in italiano, scritte tra il 1838 e il 1842, Poesie, lettere, articoli e gli scritti polemici contro la filosofia schellinghiana: “”Schelling e la Rivelazione””, “”Schelling filosofo in Cristo””. In appendice l’ abbozzo del dramma “”Cola di Rienzi””, scoperto nel 1974 e tradotto per la prima volta in Italia.”,”Tutte le opere giovanili di Engels, in gran parte inedite in italiano, scritte tra il 1838 e il 1842, Poesie, lettere, articoli e gli scritti polemici contro la filosofia schellinghiana: “”Schelling e la Rivelazione””, “”Schelling filosofo in Cristo””. In appendice l’ abbozzo del dramma “”Cola di Rienzi””, scoperto nel 1974 e tradotto per la prima volta in Italia. “”Quando i cartisti si impadronirono delle redini del movimento e proclamarono davanti alle masse riunite in assemblea la Carta del popolo, era troppo tardi. L’ unica idea guida che gli operai e i cartisti – dai quali ultimi propriamente deriva – avevano in mente era quella di una rivoluzione per via legale – una contraddizione intrinseca, un’ impossibilità pratica -, e nel tentativo di attuarla essi fallirono. Già il primo atto compiuto in comune da tutti, l’ arresto del lavoro in fabbrica, era violento e illegale. Data questa inconsistenza di tutta l’ impresa, sarebbe stata soffocata subito fin dall’ inizio, se l’ amministrazione, per la quale giunse completamente inattesa, non fosse stata altrettando indecisa e inerme. E tuttavia fu sufficiente una potenza militare e poliziesca minima per tener a freno il popolo””. (pag 365, Engels 1842)”,”MADx-351″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Opere complete. 3. Marzo 1843- agosto 1844. Critica della filosofia hegeliana del diritto. Sulla quesitone ebraica e gli altri articoli di Marx pubblicati sui “”Deutsch-Französische Jahrbürcher””. Estratti da James Mill. Manoscritti economico-filosofici del 1844. Lettere di Marx a Feuerbach e Fröbel. Lineamenti di una critica dell’ economia politica. La situazione dell’ Inghilterra. Gli articoli di Engels per “”The Northern Star”” fino al giugno 1844. In appendice: lettere di Jenny Marx.”,”Critica della filosofia hegeliana del diritto. Sulla questione ebraica e gli altri articoli di Marx pubblicati sui “”Deutsch-Französische Jahrbürcher””. Estratti da James Mill. Manoscritti economico-filosofici del 1844. Lettere di Marx a Feuerbach e Fröbel. Lineamenti di una critica dell’ economia politica. La situazione dell’ Inghilterra. Gli articoli di Engels per “”The Northern Star”” fino al giugno 1844. In appendice: lettere di Jenny Marx. “”Nei socialisti si vede chiaramente l’ energia inglese: ma quel che più d’ogni altra cosa mi stupì fu l’ indole bonaria di questi…giovanotti, avrei quasi detto, che però è tanto lontana dall’ essere debolezza, come risulta dalle beffe che essi si fanno dei repubblicani puri, poiché la repubblica non sarebbe meno ipocrita, meno teologica, meno ingiusta nelle leggi della monarchia; ma per la riforma sociale essi sono tutti pronti, comprese le donne e i bambini, a sacrificare i loro beni e il loro sangue””. (pag 425, Engels, 1843) “”Uno dei loro assiomi favoriti è che il cristianesimo è comunismo (…). Questo essi cercano di dimostrare richiamandosi alla Bibbia, alle condizioni comunitarie nelle quali si dice abbiano vissuto i primi cristiani, e così via. Ma tutto ciò mostra soltanto che queste brave persone non sono i migliori cristiani, malgrado tali si definiscano: ché, se lo fossero, conoscerebbero meglio la Bibbia e scoprirebbero che, se alcuni passi di essa possono essere favorevoli al comunismo, lo spirito delle sue dottrine, nel complesso, è però assolutamente contrario a questo, come a qualsiasi altro progetto razionale”” [F. Engels, Progressi della riforma sociale sul continente, Opere complete, Vol III.]”,”MADx-352″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Alberto SCARPONI”,”Opere complete. 4. 1844-1845. La sacra famiglia. La situazione della classe operaia in Inghilterra. Il socialismo sul continente. Rapidi progressi del comunismo in Germania. Descrizione delle colonie comunistiche. Peuchet: del suicidio. Due discorsi a Elberfeld. A proposito del libro di List. Uno sciopero inglese. Il recente eccidio di Lipsia. La visita della regina Vittoria. La Giovane Germania in Svizzera. Persecuzione ed espulsione di comunisti. Storia delle leggi sul grano. San Bruno contro gli autori della “”Sacra famiglia””.”,”La sacra famiglia. La situazione della classe operaia in Inghilterra. Il socialismo sul continente. Rapidi progressi del comunismo in Germania. Descrizione delle colonie comunistiche. Peuchet: del suicidio. Due discorsi a Elberfeld. A proposito del libro di List. Uno sciopero inglese. Il recente eccidio di Lipsia. La visita della regina Vittoria. La Giovane Germania in Svizzera. Persecuzione ed espulsione di comunisti. Storia delle leggi sul grano. San Bruno contro gli autori della “”Sacra famiglia””. “”E poiché il comunismo è al di sopra del contrasto tra proletariato e borghesia, sarà anche più facile alla parte migliore della borghesia – che però è spaventosamente esigua, e può contare soltanto sul reclutamento tra i giovani – accostarsi ad esso piuttosto che al cartismo, il quale ha un carattere esclusivamente proletario””. (pag 514, F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra) Karl MARX, Piano della “”Biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri”” (pag 659): (Morelli, Mably, Babeuf, Buonarroti, Holbach, Fourier, Considerant Cabet) (Cercle soc. Hebert, Leroux, Leclerc) (Owen) (Lalande) (Producteur. Globe) (Bentham, Godwin, Helvetius, St.Simon) (Gli scritti della scuola) (Dezamy. Gay) (Fraternité, l’ Egalitaire ecc. l’ humanitaire ecc. Proudhon).”,”MADx-353″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 5. 1845-1846. Le “”Tesi su Feuerbach”” nelle loro due versioni. L’ “”Ideologia tedesca”” con tutte le varianti e i brani cancellati del manoscritto riportati in nota. Uno scritto di Engels sui “”veri”” socialisti e un frammento dello stesso su Feuerbach.”,”Le “”Tesi su Feuerbach”” nelle loro due versioni. L’ “”Ideologia tedesca”” con tutte le varianti e i brani cancellati del manoscritto riportati in nota. Uno scritto di Engels sui “”veri”” socialisti e un frammento dello stesso su Feuerbach. “”Per i filosofi uno dei compiti più difficili è di scendere dal mondo del pensiero nel mondo reale. La realtà immediata del pensiero è il linguaggio. Come hanno reso indipendente il pensiero, così i filosofi hanno dovuto fare del linguaggio un regno proprio indipendente. E’ questo il segreto del linguaggio filosofico nel quale i pensieri, come parole, hanno un contenuto proprio. Il problema di scendere dal mondo dei pensieri nel mondo reale si trasforma nel problema di scendere dal linguaggio nella vita””. (pag 464)”,”MADx-354″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 6. ottobre 1845- marzo 1848. La situazione in Germania. Abbozzo della professione di fede comunista. Miseria della filosofia. Socialismo tedesco in versi e in prosa. I comunisti e Karl Heinzen. La critica moraleggiante e la morale criticante. Principi del comunismo. Salario. Discorso sulla questione del libero scambio. Manifesto del partito comunista. Articoli per il “”Northern Star””, la “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung”” e la “”Réforme””. In appendice gli Statuti della Lega dei comunisti, altri abbozzi e documenti, e le prefazioni alle varie edizioni della “”Miseria della filosofia”” e del “”Manifesto””.”,”La situazione in Germania. Abbozzo della professione di fede comunista. Miseria della filosofia. Socialismo tedesco in versi e in prosa. I comunisti e Karl Heinzen. La critica moraleggiante e la morale criticante. Principi del comunismo. Salario. Discorso sulla questione del libero scambio. Manifesto del partito comunista. Articoli per il “”Northern Star””, la “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung”” e la “”Réforme””. In appendice gli Statuti della Lega dei comunisti, altri abbozzi e documenti, e le prefazioni alle varie edizioni della “”Miseria della filosofia”” e del “”Manifesto””. “”Il giudizio di Goethe: “”Nulla è più odioso della maggioranza, perché essa è composta da pochi energici precorritori, da furfanti che si adeguano, da deboli che si assimilano, e dalla massa che segue al trotto senza sapere minimamente quello che vuole””, questo giudizio da autentico piccolo borghese, di un’ ignoranza e miopia che sono possibili solo sul terreno limitato di uno Stato tedesco in sedicesimo, per Grün è “”la critica del successivo”” (cioè moderno) “”Stato di diritto””.”” (F. Engels; pag 282)”,”MADx-355″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 7. marzo-novembre 1848. Tutti gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal marzo al novembre 1848. Un diario inedito di Engels: Da Parigi a Berna. In appendice resoconti di discorsi e documenti relativi alla partecipazione di Marx ed Engels alla rivoluzione del 1848.”,”Tutti gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal marzo al novembre 1848. Un diario inedito di Engels: Da Parigi a Berna. In appendice resoconti di discorsi e documenti relativi alla partecipazione di Marx ed Engels alla rivoluzione del 1848. “”Dopo la mezza rivoluzione tedesca, non si ebbe il coraggio di procedere in modo così risoluto. Tenere discorsi pomposi sulla liberazione della Polonia, ricevere alle stazioni ferroviarie gli esuli polacchi ed offrire loro le simpatie più ardenti del popolo tedesco (a chi non sono state offerte?), tutto questo andava bene; ma cominciare una guerra contro la Russia, mettere in questione tutto l’ equilibrio europeo e, per di più cedere un qualsiasi pezzetto del territorio tedesco rubato, per credere questo, bisognerebbe non conoscere i tedeschi! E che cos’era la guerra contro la Russia? La guerra contro la Russia era la completa rottura, aperta e reale, con tutto il nostro ignominioso passato, era la vera liberazione e unificazione della Germania, era l’ instaurazione della democrazia sulle macerie del feudalesimo e del breve sogno di dominio della borghesia. La guerra contro la Russia era l’ unica via possibile per salvare il nostro onore ed i nostri interessi di fronte ai nostri vicini slavi e soprattutto di fronte ai polacchi””. (pag 362, 20 agosto 1848)”,”MADx-356″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 8. Novembre 1848 – marzo 1849. Gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal novembre 1848 al marzo 1849, in gran parte inediti in italiano. In appendice documenti e articoli sulle persecuzioni giudiziarie subite da Marx e Engels e dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” dopo il fallimento della rivoluzione del 1848.”,”Gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal novembre 1848 al marzo 1849, in gran parte inediti in italiano. In appendice documenti e articoli sulle persecuzioni giudiziarie subite da Marx e Engels e dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” dopo il fallimento della rivoluzione del 1848. “”Il panslavismo non è sorto in Russia o in Polonia, ma a Praga e a Zagabria. Il panslavismo è l’ alleanza di tutte le piccole nazioni e nazioncelle slave dell’ Austria e, in secondo luogo, della Turchia, per combattere i tedeschi austriaci, i magiari ed eventualmente i turchi. (…) Nella sua tendenza fondamentale, il panslavismo è diretto contro gli elementi rivoluzionari dell’ Austria ed è quindi a priori reazionario. Il panslavismo dimostrò immediatamente questa tendenza reazionaria con un doppio tradimento: sacrificando l’ unica nazione slava che si era finora comportata in maniera rivoluzionaria, i polacchi, alle sue meschine ottusità nazionali e vendendo se stesso e la Polonia allo zar di Russia””. (pag 232, Engels (1849))”,”MADx-357″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere complete. 9. Marzo-agosto 1849. Tutti gli articoli di Marx ed Engels apparsi sulla “”Neue Rheinische Zeitung”” dal marzo 1849 fino alla chiusura del giornale. Lavoro salariato e capitale: la prima opera economica pubblicata da Marx. In appendice i documenti sull’ attività politica di Marx e Engels durante l’ ultimo periodo rivoluzionario del 1849.”,”””Soprattutto non dobbiamo dimenticare che negli ultimi anni le principali fonti d’ impiego per l’ industria inglese non sono venute affatto dai paesi monarchici. Il paese che quasi senza interruzione ha ordinato le più colossali commissioni di merci inglesi, che con le suo ordinazioni può vuotare anche oggi i mercati di Manchester, Leeds, Halifax, Nottingham, Rochdale e di tutti i grandi empori dell’ industria moderna, che può vivificare i mari con le sue navi, è un paese repubblicano, sono gli Stati Uniti del Nordamerica. E proprio ora questi Stati hanno la massima prosperità, mentre tutti gli Stati monarchici del mondo crollano””. (pag 9)”,”MADx-358″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Alberto AIELLO”,”Opere complete. 10. Settembre 1849 – giugno 1851. Tutti gli articoli, recensioni e rassegne apparsi sulle “”Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue””. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. La campagna per la Costituzione in Germania. La guerra dei contadini. Gli articoli di Engels per la “”Democratic Review””. In appendice: materiali e documenti sui primi anni dell’ esilio londinese di Marx e Engels.”,”Tutti gli articoli, recensioni e rassegne apparsi sulle “”Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue””. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. La campagna per la Costituzione in Germania. La guerra dei contadini. Gli articoli di Engels per la “”Democratic Review””. In appendice: materiali e documenti sui primi anni dell’ esilio londinese di Marx e Engels. “”Gli operai debbono opporsi a questo piano e lavorare non soltanto per la repubblica tedesca una e indivisibile, ma anche, entro di essa, per una decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello Stato. Essi non debbono lasciarsi ingannare dalle chiacchiere democratiche sulla libertà dei comuni, sul governo locale autonomo, e così via. In un paese come la Germania, in cui occorre ancora liquidare tanti residui del medioevo, e si devono spezzare tanti particolarismi locali e provinciali, non si deve in nessun modo tollerare che ogni villaggio, ogni città, ogni provincia ponga un nuovo impedimento all’ attività rivoluzionaria che, in tutta la sua forza, può diffondersi soltanto dal centro. (…)”” (ME, 1850) (pag 286)”,”MADx-359″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere complete. 11. Agosto 1851 – marzo 1853. Rivoluzione e controrivoluzione in Germania. Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Inghilterra. I grandi uomini dell’ esilio. Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia. Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New York Daily Tribune”” fino al febbraio 1853. In appendice: documenti sul processo di Colonia.”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania. Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Inghilterra. I grandi uomini dell’ esilio. Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia. Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New York Daily Tribune”” fino al febbraio 1853. In appendice: documenti sul processo di Colonia. Contiene l’ articolo di ENGELS: Cause reali della relativa inattività del proletariato francese nello scorso dicembre (pag 221) “”Cromwell, quando sciolse il Lungo parlamento, si recò da solo in mezzo a esso: cavò di tasca l’ orologio, affinché il parlamento non vivesse un minuto di più di quanto egli aveva fissato, e scacciò ogni singolo membro con oltraggi semplicemente umoristici. Napoleone, inferiore al suo modello, il 18 brumaio per lo meno si recò nell’ Assemblea legislativa e le lesse, sia pure con voce turbata, la sua sentenza di morte. Il secondo Bonaparte, che del resto era in possesso di un potere esecutivo ben diverso da quello di Cromwell e di Napoleone, non cercò il suo modello negli annali della storia, ma negli annali della Società del 10 dicembre, negli annali delle giustizia criminale. Rubò alla Banca di Francia 25 milioni d franchi; comprò il generale Magnan con un milione, i soldati con 15 franchi a testa e con acquavite; si riunì la notte, di nascosto, come un ladro, con i suoi complici (…)””. (Marx, pag 188-189)”,”MADx-360″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 12. Marzo 1853 – febbraio 1854. La politica estera dell’ impero britannico nel saggio su “”Lord Palmerston””. La critica al settarismo estremistico nello scritto contro Willich “”Il cavaliere dalla nobile coscienza””. Tutti gli articoli di Marx ed Engels per “”The New York Daily Tribune””, “”The People’s Paper””, “”Die Reform”” dal marzo 1853 al febbraio 1854.”,”Marx: Rivoluzione in Cina e in Europa (pag 97), ‘Gli Stati Uniti in Europa’ (pag 247) “”Un indagatore molto profondo, anche se fantastico, dei principi che governano i movimenti dell’ umanità (Hegel) soleva indicare come uno dei misteri dominanti della natura quella che egli chiamava la legge dell’ incontro degli estremi. Il detto corrente che “”gli estremi si toccano”” era, ai suoi occhi, una verità grande e possente in ogni sfera della vita (…). Se “”l’ incontro degli estremi”” sia o no un principio così universale, se ne può vedere una illustrazione convincente negli effetti che la rivoluzione cinese sembra destinata ad avere sul mondo civile””. (pag 97) “”Un giornale italiano “”Il Parlamento””, pubblica un editoriale intitolato “”La politica americana in Europa””, da quale traduco alla lettera i seguenti passi: ‘Si sa che gli Stati Uniti da più tempo hanno cercato di procurarsi un punto di appoggio, un ricovero marittimo nel Mediterraneo e anche in Italia; e che più specialmente vi aspirarono quante volte alcune complicazioni sorgeva in Oriente. (…)”” (pag 251, K. Marx 1853)”,”MADx-361″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere complete. 14. Febbraio 1855 – aprile 1856. Le vicende parlamentari inglesi nel saggio ‘Lord John Russell’ di Marx. Gli scritti sulla guerra di Crimea e il saggio ‘Gli eserciti d’ Europa’ di Engels. Tutti gli articoli e le corrispondenze di Marx ed Engels, tradotti per la prima volta in italiano, pubblicati su ‘New-York Daily Tribune’, ‘The People’s Paper’, ‘Neue Oder-Zeitung’, ‘Putnam’s Monthly’ dal febbraio 1855 all’ aprile 1856.”,”Le vicende parlamentari inglesi nel saggio ‘Lord John Russell’ di Marx. Gli scritti sulla guerra di Crimea e il saggio ‘Gli eserciti d’ Europa’ di Engels. Tutti gli articoli e le corrispondenze di Marx ed Engels, tradotti per la prima volta in italiano, pubblicati su ‘New-York Daily Tribune’, ‘The People’s Paper’, ‘Neue Oder-Zeitung’, ‘Putnam’s Monthly’ dal febbraio 1855 all’ aprile 1856. “”La domanda non sarebbe più: chi governerà a Costantinopoli, ma: chi comanderà tutta l’ Europa. La razza slava, a lungo divisa in conflitti interni, cacciata a oriente dai tedeschi, soggiogata in parte dai turchi, tedeschi e ungheresi, ricomponendo rapidamente i suoi rami dopo il 1815 mediante la crescita graduale del panslavismo, affermerebbe allora per la prima volta la sua unità e, con ciò, dichiarerebbe la guerra all’ ultimo sangue alle razze celtico-romana e germanica che hanno finora dominato il continente. Il movimento panslavistico non tende soltanto all’ indipendenza nazionale; è un movimento che, agendo in questo modo sull’ Europa, tenderebbe a disfare ciò che la storia di un millennio ha creato e non potrebbe realizzarsi senza cancellare dalla carta l’ Ungheria, la Turchia e gran parte della Germania. (…)””. (pag 167, F. Engels 1855)”,”MADx-362″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Lia FORMIGARI”,”Opere complete. 16. Agosto 1858 – febbraio 1860. Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” e “”Das Volk”” all’ agosto 1858 al febbraio 1860. Po e Reno. Nizza, Savoia e Reno. In appendice: materiali preparatori e altri documenti.”,”Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” e “”Das Volk”” all’ agosto 1858 al febbraio 1860. Po e Reno. Nizza, Savoia e Reno. In appendice: materiali preparatori e altri documenti. “”Per paura della rivoluzione, l’ Europa ufficiale ha accettato il regime di Luigi Bonaparte, ma un rinnovarsi periodico della guerra è una delle condizioni vitali di quel regime. (…) Sedeva sì e no da due anni sul suo trono usurpato, quando la guerra di Russia gli diventò necessaria per restare al potere. Non erano ancora passati due anni dalla conclusione della pace con la Russia, che solo l’ avventura italiana poté salvarlo da un’ ignominiosa catastrofe. (…) “”La guerra di Crimea ha toccato appena il suolo europeo. La guerra d’ Italia s’è potuta localizzare solo grazie alla sua brusca conclusione. Una guerra sul Reno, e ancor più un’ invasione dell’ Inghilterra, equivarrebbero fin dall’ inizio ad una generale guerra europea. Ma è solo fra la Prussia e l’ Inghilterra che Luigi Bonaparte può scegliere, come oggetto del suo prossimo attacco. In entrambi i casi l’ Inghilterra sarà parte in causa, nel ruolo principale nel primo caso, con un ruolo sussidiario nel secondo. Quest’ ultima eventualità è la più probabile, ma è impossibile prevedere quali dirette collisioni tra Francia e Inghilterra scaturirebbero da una guerra tra Francia e Prussia.”” (pag 549-550, Marx, Paura dell’ invasione in Inghilterra, 1859)”,”MADx-363″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Silvana BORUTTI”,”Opere complete. 17. Ottobre 1859 – dicembre 1860. Karl Marx, “”Herr Vogt”” e tutte le lettere e le dichiarazioni inviate da Marx ai giornali sull’ “”affare Vogt”” (ottobre 1859-novembre 1860). Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” dal febbraio al dicembre 1860.”,”Karl Marx, “”Herr Vogt”” e tutte le lettere e le dichiarazioni inviate da Marx ai giornali sull’ “”affare Vogt”” (ottobre 1859-novembre 1860). Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” dal febbraio al dicembre 1860. “”L’ esercito prussiano può ora vantarsi di essere il più grande in Europa in rapporto alla popolazione e alle risorse nazionali. Voi sapete che un sovrano Hohenzollern, quando parla di sé, o quando il suo gabinetto e i suoi ufficiali parlano di lui, prende il nome di Kriegsherr, vale a dire “”signore della guerra””. Ora ciò non significa naturalmente che re e reggenti prussiani spadroneggiano sulle sorti della guerra. La loro grande preoccupazione di mantenere la pace, e la loro nota propensione ad essere battuti in campo aperto lo mostrano ancora meglio. Quell’ appellativo di “”signore della guerra””, tanto caro ai sovrani Hohenzollern, va piuttosto interpretato nel senso che il vero sostegno del loro potere reale va cercato non nel popolo, ma in una parte di esso, separata dalla massa, opposta ad essa, distinta grazie a determinati simboli, educata all’ obbedienza passiva, addestrata ad essere un mero strumento della dinastia che la possiede come proprietà e la usa secondo il suo capriccio””. (pag 504-505, F. Engels 1860)”,”MADx-364″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere complete. 20. Settembre 1864 – luglio 1868. Indirizzo e statuti provvisori dell’ Associazione internazionale degli operai e tutti i progetti, le risoluzioni, le istruzioni, i discorsi e le lettere della 1° Internazionale scritti tra il settembre 1864 e il luglio 1868. La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco. Salario, prezzo e profitto. Cosa ha a che fare la classe operaia tedesca con la Polonia. Considerazioni sulla guerra in Germania. Articoli e recensioni del libro I del ‘Capitale’. In appendice: materiali preparatori e documenti della Prima Internazionale.”,”Indirizzo e statuti provvisori dell’ Associazione internazionale degli operai e tutti i progetti, le risoluzioni, le istruzioni, i discorsi e le lettere della 1° Internazionale scritti tra il settembre 1864 e il luglio 1868. La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco. Salario, prezzo e profitto. Cosa ha a che fare la classe operaia tedesca con la Polonia. Considerazioni sulla guerra in Germania. Articoli e recensioni del libro I del ‘Capitale’. In appendice: materiali preparatori e documenti della Prima Internazionale.”,”MADx-365″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 25. Anti-Dühring, Dialettica della natura. L’ “”Antidühring”” con le prefazioni alle tre edizioni (1878-1886-1894), tutte le varianti, le aggiunte successive e i materiali preparatori. L’ edizione critica della “”Dialettica della natura”” con tutte le note e i frammenti.”,”L’ “”Antidühring”” con le prefazioni alle tre edizioni (1878-1886-1894), tutte le varianti, le aggiunte successive e i materiali preparatori. L’ edizione critica della “”Dialettica della natura”” con tutte le note e i frammenti. Le due opere risalgono al periodo 1873-1883. Alcune aggiunte sono posteriori alla morte di MARX (1883), la più importante di esse è la prefazione alla 2° edizione (1885) dell’ Antidühring. “”Nella dialettica negare non significa dir di no, o dichiarare che una cosa non è sussistente o comunque distruggerla. Già Spinoza dice: Omnis determinatio est negatio, ogni limitazione o determinazione è ad un tempo una negazione. E inoltre qui il carattere specifico della negazione è determinato in primo luogo dalla natura generale e in secondo luogo dalla natura particolare del processo. Io devo non soltanto negare, ma anche di nuovo sopprimere la negazione. Devo quindi costruire la prima negazione in un modo tale che la seconda resti o diventi possibile. Come? A seconda della natura particolare di ogni singolo caso””. (pag 136)”,”MADx-366″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Opere complete. 29. Scritti economici di Karl Marx. Luglio 1857 – febbraio 1858. Bastiat e Carey. Introduzione a “”Per la critica dell’ economia politica”” (1857). Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (ottobre 1857 – febbraio 1858). La prima edizione dei “”Grundrisse””. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del “”Capitale””.”,”Bastiat e Carey. Introduzione a “”Per la critica dell’ economia politica”” (1857). Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (ottobre 1857 – febbraio 1858). La prima edizione dei “”Grundrisse””. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del “”Capitale””. “”L’ interesse generale è appunto la generalità degli interessi egoistici. Se dunque la forma economica, lo scambio, pone da tutti i lati l’ uguaglianza dei soggetti, così altrettanto il contenuto, la materia, sia individuale sia oggettiva, che spinge allo scambio, pone la libertà. Non solo uguaglianza e libertà sono dunque rispettate nello scambio fondato sui valori di scambio, ma lo scambio di valori di scambio è anzi la base produttiva, reale di ogni uguaglianza e libertà. Come pure idee, esse sono soltanto espressioni idealizzate di esso; in quanto sviluppate in rapporti giuridici, politici, sociali, esse sono soltanto questa base a un’altra potenza. Ciò è stato anche confermato storicamente. L’ uguaglianza e la libertà in questa estensione sono esattamente il contrario della libertà e dell’ uguaglianza antiche, le quali appunto non hanno come base il valore di scambio sviluppato, ma vanno anzi in rovina con lo sviluppo di quest’ultimo””. (pag 175) “”Nel diritto romano il servus è quindi correttamente definito come colui che non può acquistare nulla per sé mediante lo scambio (…)””. (pag 176) “”Il lavoro salariato è costituito sempre di lavoro pagato e di lavoro non pagato””. (pag 508)”,”MADx-367″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Opere complete. 30. Scritti economici di Karl Marx. marzo 1858 – marzo 1859. Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (febbraio-maggio 1858). Indice relativo ai sette quaderni. Per la critica dell’ economia politica. I fascicolo – Relazione sui miei quaderni. Progetto di piao del 1859. In appendice: Frammento della prima stesura di ‘Per la critica dell’ economia politica’. La prima edizione critica dei ‘Grundrisse’. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del ‘Capitale’.”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (febbraio-maggio 1858). Indice relativo ai sette quaderni. Per la critica dell’ economia politica. I fascicolo – Relazione sui miei quaderni. Progetto di piao del 1859. In appendice: Frammento della prima stesura di ‘Per la critica dell’ economia politica’. La prima edizione critica dei ‘Grundrisse’. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del ‘Capitale’. “”I popoli commerciali dell’ antichità vivevano negli intermondi dell’ universo come gli dèi di Epicuro o, piuttosto, come gli ebrei nei pori della società polacca. La maggioranza dei popoli e delle città autonome, sviluppatisi fortemente e autonomamente, praticavano il carryng trade (trasporto di merci) fondato sulla barbarie dei popoli produttori, tra i quali essi svolgevano il ruolo del denaro (di mediatori). Negli stadi iniziali della società borghese il commercio domina l’ industria; nella società moderna avviene il contrario””. (pag 258) “”La difficoltà principale dell’ analisi del denaro è superata non appena la sua origine è concepita come scaturente dalla merce stessa””. (pag 339) “”Presso i tragici greci diritto ed egoismo sono contrapposti””. (frase latina, nota pag 480)”,”MADx-368″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. 34. Scritti economici di Karl Marx. Teorie sul plusvalore I. James Steuart. I fisiocratici. Adam Smith. Teorie sul lavoro produttivo e improduttivo. Necker. Il Tableau économique secondo Quesnay. Linguet. Hobbes sul ruolo economico della scienza, sul lavoro e sul valore. Petty. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico.”,”James Steuart. I fisiocratici. Adam Smith. Teorie sul lavoro produttivo e improduttivo. Necker. Il Tableau économique secondo Quesnay. Linguet. Hobbes sul ruolo economico della scienza, sul lavoro e sul valore. Petty. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico. (8. Le teorie del Ganilh e del Ricardo sul reddito netto. Il Ganilh come sostenitore della diminuzione della popolazione produttiva; il Ricardo come sostenitore dell’ accumulazione del capitale e dell’ accrescimento delle forze produttive) (pag 207) “”Un paese è (tanto) più ricco quanto meno numerosa è la sua popolazione produttiva in rapporto al prodotto complessivo; proprio come per il singolo capitalista: quanto minore è il numero degli operai di cui ha bisogno per produrre lo stesso surplus, tant mieux per lui. Il paese, restando invariata la quantità dei prodotti, è tanto più ricco quanto più scarsa è la popolazione produttiva in rapporto alla popolazione improduttiva. Poiché anzi la scarsità relativa della popolazione produttiva non sarebbe che un modo diverso per esprimere il grado relativo della produttività del lavoro. Da un lato, la tendenza del capitale è quella di ridurre a un minimo sempre decrescente il tempo di lavoro necessario alla produzione della merce, quindi anche la quantità della popolazione produttiva della merce, quindi anche la quantità della popolazione produttiva in rapporto alla massa del prodotto. Dall’ altro però la sua tendenza è invece quella di accumulare, di convertire profitto in capitale, di appropriarsi della maggior quantità possibile di lavoro altrui. Il capitale cerca di abbassare il saggio del lavoro necessario, ma cerca di impiegare, al saggio dato, la più grande quantità possibile di lavoro produttivo. Il rapporto tra prodotti e popolazione è in ciò indifferente.”” (pag 225)”,”MADx-369″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. Scritti economici di Karl Marx. 35. Teorie sul plusvalore II. Nuova teoria della rendita fondiaria di Rodbertus. La cosiddetta legge ricardiana. La teoria della rendita di Ricardo. La rendita differenziale. La teoria della rendita di A. Smith. Teoria di Ricardo sul plusvalore. Teoria del profitto di Ricardo. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico.”,”(9. Opinione erronea di Ricardo sul rapporto tra produzione e consumo nelle condizioni del capitalismo) (…) “”Può esserci un ragionamento più bambinesco? Esso suona così. Di una merce particolare si può produrre più di quanto ne possa essere consumata. Ma ciò non può valere per tutte le merci contemporaneamente. Perché i bisogni che vengono soddisfatti dalle merci non hanno limiti e tutti questi bisogni in pari tempo non sono soddisfatti. Al contrario. La soddisfazione di un bisogno ne rende latente, per così dire, un altro. Quindi non si richiede altro che i mezzi per soddisfare questi bisogni e questi mezzi possono essere procurati solo mediante un accrescimento della produzione. Dunque non è possibile nessuna sovrapproduzione generale””. (pag 554)”,”MADx-370″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. Scritti economici di Karl Marx. 36. Teorie sul plusvalore III. T.R. Malthus. Dissoluzione della scuola ricardiana. Opposizione agli economisti. Ramsay. Cherbuliez. Richard Jones. L’ economia volgare. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico.”,”T.R. Malthus. Dissoluzione della scuola ricardiana. Opposizione agli economisti. Ramsay. Cherbuliez. Richard Jones. L’ economia volgare. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico. Contiene il paragrafo (pag 563); ‘Superiorità di Lutero su Proudhon nella polemica contro l’ interesse. Lo sviluppo dei rapporti capitalistici fa modificare le opinioni sull’ interesse.’ “”(…) Così profitto-capitale, rendita-terra, salario-lavoro. E sono questi rapporti e queste forme compiute che appaiono come presupposti nella produzione reale, poiché il modo di produzione capitalistico si muove nelle figure da esso create e queste, che sono il suo risultato, gli si contrappongono nel processo di riproduzione anche come presupposti in sé compiuti. Come tali, esse determinano praticamente la condotta dei singoli capitalisti ecc, forniscono loro i moventi, così come poi si rispecchiano nella loro coscienza. L’ economia volgare non fa altro che esprimere in forma dottrinaria questa coscienza che, quanto ai suoi moventi e alle sue idee è impigliata nell’ apparenza del modo di produzione capitalistico. E quanto più piattamente aderisce alla superficie e non fa altro che riprodurla pappagallescamente in un certo ordine, tanto più è cosciente di essere “”naturale”” e lontana da ogni astratta elucubrazione””. (pag 520-521) (Marx, Teorie sul plusvalore)”,”MADx-371″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. 38. Lettere 1844-1851. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1844-1851. Lettere a Campe, Börnstein, Ruge, Heine, Löwenthal, Blank, Proudhon, Hess, Leske, Annenkov, Daniels, Herwegh, Jottrand, Bornstedt, Cabet, Köppen, Müller-Tellering, Stieber, Dronke, Fenner von Fenneberg, Louis Bauer, Schuberth, Hagen, Naut, Pardigon, Schuster, Blind, Becker, Wolff, Ebner, Cluss, a varie organizzazioni, ai familiari.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1844-1851. Lettere a Campe, Börnstein, Ruge, Heine, Löwenthal, Blank, Proudhon, Hess, Leske, Annenkov, Daniels, Herwegh, Jottrand, Bornstedt, Cabet, Köppen, Müller-Tellering, Stieber, Dronke, Fenner von Fenneberg, Louis Bauer, Schuberth, Hagen, Naut, Pardigon, Schuster, Blind, Becker, Wolff, Ebner, Cluss, a varie organizzazioni, ai familiari. “”Ti è noto Monsieur Jomini che i francesi tengono in tanto conto? Io lo conosco solo attraverso il signor Thiers, che come è noto lo ha scandalosamente scopiazzato. Questo piccolo Thiers è uno dei bugiardi più spudorati che ci siano, non c’è una sola battaglia in cui i rapporti numerici siano indicati in modo esatto. Ma, siccome il signor Jomini più tardi finì per passare dalla parte dei russi, si dovrebbe pensare che egli abbia avuto motivi di ridurre la bravoure francaise a dimensioni meno sovrumane di quelle che si trovano presso il signor Thiers, dove un francese fa fuori sempre due nemici. Voilà un mucchio di domande. Per il resto spero che l’ attuale persecuzione degli ebrei in Germania non si estenderà di più. La cattura di Daniels tuttavia mi dà da pensare. Sembra che si vogliano fare delle perquisizioni qui per coinvolgerci, ma la cosa non è così facile e fallirebbe completamente, perché non troverebbero nulla””. (pag 568) (lettera di Engels a J. Weydemeyer, 19 giugno 1851)”,”MADx-372″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 39. Lettere 1852-1855. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1852-1855. Lettere a Weydemeyer, Freiligrath, Lassalle, Cluss, Kinkel, Imandt, Vehse, Bangya, Zerffi, Blind, Elsner, Amalie Daniels, Jenny Marx, al direttore del “”Daily News””.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1852-1855. Lettere a Weydemeyer, Freiligrath, Lassalle, Cluss, Kinkel, Imandt, Vehse, Bangya, Zerffi, Blind, Elsner, Amalie Daniels, Jenny Marx, al direttore del “”Daily News””. “”La ‘Tribune’ naturalmente si dà delle arie sul serio coi tuoi articoli, di cui passa certo per autore il poor Diana. Dato che contemporaneamente si è appropriata anche del Palmerston, da otto settimane la vera “”redazione”” l’ editorial staff della ‘Tribune’ sono Marx-Engels. Mi farebbe piacere che tu anglicizzassi sempre brevemente i fatti, p. es. in due o tre pagine (se il tempo te lo permette), oltre agli scritti maggiori, che loro si appropriano come leader e che poi son possibili soltanto per certi events più importanti, come l’ inizio, poi la battaglia di Olteniza ecc. Anche linguisticamente, ho molto maggiore difficoltà con questa robetta che con profonde (!) disquisizioni e soprattutto con materiale per il quale, grazie alle letture inglesi di anni, mi son fatto una mentalità inglese. Naturalmente ho bisogno di questo soltanto quando mancano i “”grandi”” événements. La cosa principale è la paura della mia coscienza critica in cose in cui non mi sento à la hauteur. Il mio conocorrente (1) trascrive molto semplicemente i fatti (o piuttosto quel che la stampa londinese dà come fatti).”” (pag 331, Marx a Engels, 14 dicembre 1853) “”Adesso nelle ore libere studio spagnuolo. Cominciato con Calderon, del cui ‘Magico prodigioso’ – il Faust cattolico – Goethe ha utilizzato non solo passi singoli, ma interi schemi di scene. Poi – horribile dictu- letto in spagnuolo quel che sarebbe stato impossibile in francese, ‘Atala’ e ‘René’ di Chauteaubriand, e qualche cosa di Bernardin de St. Pierre. Ora sono in pieno ‘Don Chisciotte’. Trovo che con lo spagnolo, in principio, si ha più bisogno del dizionario che con l’ italiano””. (pag 373, Marx a Engels , 3 maggio 1854)”,”MADx-373″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 40. Lettere 1856-1859. “”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1856-1859. Lettere a Steffen, Jenny e Laura Marx, Ironside, Cyples, Dobson Collet, K. Schramm, Lassalle, R. Schramm, Freiligrath, Elisabeth Engels, Friedländer, Liebknecht, Szemere, Emil Engels. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Lassalle e K. Schramm.”,”””Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1856-1859. Lettere a Steffen, Jenny e Laura Marx, Ironside, Cyples, Dobson Collet, K. Schramm, Lassalle, R. Schramm, Freiligrath, Elisabeth Engels, Friedländer, Liebknecht, Szemere, Emil Engels. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Lassalle e K. Schramm. “”Recentemente, nel riordinare i miei vecchi giornali, trovai che era andato perduto un pacco importantissimo di giornali inglesi e di ritagli del “”Guardian””, della “”Free Press””, ecc. Fortunatamente nulla che riguardi il nostro archivio di partito: queste son cose ben custodite. Ma, con poche eccezioni, tutto quello che ha relazione con Palmerston, i pamphlets di Tucker, i ritagli dei tuoi articoli, che tu mi avevi mandato (di questi alcuni sono anche restati tra le mani di Lupus). Ne avevo bisogno e li cercavo appunto per rinfrescare i particolari. Hai ancora qualche doppione da potermi mandare, e anche una serie completa dei tuoi articoli stampati nel giornale londinese di Urquhart? Quest’ ultimo lo potrai certo scovare facilmente costà. Proprio ora mi farebbero molto comodo queste cose””. (pag 116) (Engels a Marx, 20 marzo 1857)”,”MADx-374″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 41. Lettere gennaio 1860 – settembre 1864. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1860-1864. Lettere a Szmere, Lassalle, Lelewel, Duncker, Freiligrath, Weber, W. Liebknecht, Schapper, Dobson, Collet, Jottrand, Lommel, J.Ph. Becker, Emil ed Elise Engels, Rheinländer, Fischel, Siebel, Perczel, Antoinette e Lion Philips, Watteau, Wolff, Kugelmann, Sophie von Hatzfeldt. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Elsner, Liebknecht.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1860-1864. Lettere a Szmere, Lassalle, Lelewel, Duncker, Freiligrath, Weber, W. Liebknecht, Schapper, Dobson, Collet, Jottrand, Lommel, J.Ph. Becker, Emil ed Elise Engels, Rheinländer, Fischel, Siebel, Perczel, Antoinette e Lion Philips, Watteau, Wolff, Kugelmann, Sophie von Hatzfeldt. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Elsner, Liebknecht. “”In Prussia continuerebbero a cicalare se il bravo Bismarck non li avesse tirati per le briglie. Comunque possano andare là le cose, il pacifico sviluppo costituzionale è finito, e il filisteo deve prepararsi alle sommosse.”” (pag 390) (Engels a Marx, 11 giugno 1863) “”La classe media (e l’ aristocrazia) inglese non si è mai comportata in modo così vergognoso come in occasione della grande lotta in corso oltre Atlantico. Invece la working class inglese, che sopporta più di tutti le conseguenze del bellum civile, non si è mai comportata in modo più eroico e nobile. Ciò è da ammirare tanto più se, come me, si conoscono tutti i mezzi che qui e a Manchester sono stati messi in opera per indurla a una dimostrazione””. (pag 675) (Marx a Lassalle, 28 aprile 1862)”,”MADx-375″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 42. Lettere, Ottobre 1864 – dicembre 1867. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1864-1867. Lettere a Klings, Sophie von Hatzfeldt, Emil ed Hermann Engels, Weydemeyer, Kugelmann, Antoinette e Lion Philips, Siebel, Jung, Schweitzer, Le Lubez, Meissner, W. Liebknecht, Lange, Fontaine, Fuld, De Paepe, J.Ph. Becker, Meyer, Lessner, Lafargue, Laura e Jenny Marx, Büchner, Freiligrath, Vermorel, Schily. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, J.Ph. Becker, Meyer, Kugelmann.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1864-1867. Lettere a Klings, Sophie von Hatzfeldt, Emil ed Hermann Engels, Weydemeyer, Kugelmann, Antoinette e Lion Philips, Siebel, Jung, Schweitzer, Le Lubez, Meissner, W. Liebknecht, Lange, Fontaine, Fuld, De Paepe, J.Ph. Becker, Meyer, Lessner, Lafargue, Laura e Jenny Marx, Büchner, Freiligrath, Vermorel, Schily. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, J.Ph. Becker, Meyer, Kugelmann. “”Era difficilissimo condurre la cosa in modo che il nostro punto di vista apparisse in una forma la quale lo rendesse accettabile all’ attuale punto di vista del movimento operaio. Le stesse persone entro un paio di settimane terranno comizi con Bright e Cobden per il diritto di voto. Occorre tempo prima che il movimento ridestato consenta l’ antica audacia di parola. Necessario fortirer in re, suaviter in modo (1). Non appena il documento sarà stampato, lo riceverai.”” (pag 14, Marx a Engels, 4 novembre 1864) “”Kugelmann in secondo luogo è un seguace fanatico (e per me troppo vesfalicamente ammiratore) della nostra dottrina e delle nostre due persone. Molte volte m’ annoia col suo entusiasmo, in contraddizione con la sua calma quale medico. Ma egli capisce, è profondamente onesto, senza riguardi per nessuno e capace di sacrifici, e, ciò che è la cosa più importante, convinto. Ha una graziosa mogliettina e una bimba di 8 anni, che è deliziosa. Possiede una raccolta di lavori nostri migliore di quella di noi due presi insieme. Qui ho trovato nuovamente anche la “”Sacra famiglia””, che mi ha regalato e di cui manderà a te un esemplare. Fui personalmente sorpreso di constatare che non abbiamo da vergognarci del nostro lavoro, quantunque il culto di Feuerbach faccia ora un’ impressione molto umoristica. (…) Noi due abbiamo però in Germania una posizione del tutto diversa da quella che conosciamo, specialmente tra il ceto impiegatizio “”colto””. Così ad esempio il direttore dell’ ufficio statistico di qui, Merkel, mi ha fatto visita e mi ha detto d’aver studiato invano per anni le questioni monetarie, e che di colpo io gli ho messo in chiaro la cosa una volta per tutte. “”Il vostro Dioscuro Engels””, mi disse, “”poco tempo fa ha avuto riconoscimento a Berlino davanti alla famiglia reale da parte di Engel che coltiva la stessa mia scienza””. Queste sono bazzecole, ma per noi sono importanti. La nostra influenza sul ceto impiegatizio è maggiore che sugli artigiani””. (pag 319-320, Marx a Engels, 24 aprile 1867)”,”MADx-376″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 43. Lettere. Gennaio 1868 – luglio 1870. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1868-1870. Lettere a Jenny Marx, Kugelmann, Laura e Paul Lafargue, Dietzgen, Sigfrid Meyer, Lessner, Eccarius, Jung, Danielson, Schweitzer, Jessup, Hermann Engels, Blank, Oberwinder, Ludlow, Eleanor e Jenny Marx, Elisabeth Engels, Francois Lafargue, De Paepe, Klein, Moll, Dobson Collet, Imandt, Rudolf Engels, Bracke, Coenen, August Vogt, Le Lubez. In appendice lettere di Jenny Marx a J.Ph. Becker, a Engels; di Laura Marx a Engels; di Jenny Marx (figlia) a Kugelmann; di Ruge a Steinthal sulla pubblicazione del “”Capitale””.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1868-1870. Lettere a Jenny Marx, Kugelmann, Laura e Paul Lafargue, Dietzgen, Sigfrid Meyer, Lessner, Eccarius, Jung, Danielson, Schweitzer, Jessup, Hermann Engels, Blank, Oberwinder, Ludlow, Eleanor e Jenny Marx, Elisabeth Engels, Francois Lafargue, De Paepe, Klein, Moll, Dobson Collet, Imandt, Rudolf Engels, Bracke, Coenen, August Vogt, Le Lubez. In appendice lettere di Jenny Marx a J.Ph. Becker, a Engels; di Laura Marx a Engels; di Jenny Marx (figlia) a Kugelmann; di Ruge a Steinthal sulla pubblicazione del “”Capitale””. “”In più leggo Grants Campaign against Richmond di Cannon. Grant è un mulo ostinato che aveva così poca fiducia in sé e nel proprio esercito che di fronte a Lee, che disponeva di metà delle sue forze, non osò mai nemmeno le più semplici manovre di fianco, prima di averlo indebolito con attacchi frontali per più giorni e averlo inchiodato nella posizione originaria. Faceva affidamento su un semplice esempio di calcolo, ossia che a Lee sarebbero mancati gli uomini prima che a lui se, perdendo lui 3 uomini, Lee ne perdeva uno. Macelli così brutali come allora non sono mai avvenuti in nessun altro luogo. Fu la guerriglia nei boschi, durata giornate intere, che costò tanti uomini; il terreno boscoso rendeva molto difficile l’ aggiramento, e questa è l’ unica scusa di Grant””. (pag 453, Engels a Marx, 16 dicembre 1869) “”Per quanto riguarda l’ abbozzo di statuto, io lo ritengo errato in linea di principio, e credo di avere tanta esperienza quanto ne abbia chiunque viva nei nostri tempi nel campo dei sindacati. Senza soffermarmi ulteriormente sui particolari, mi limito ad osservare che l’ organizzazione centralizzata, contraddice all’ essenza dei sindacati stessi nella stessa misura in cui si addice alle società segrete ed ai movimenti settari. (…) Lassalle commise un grave errore quando prese a prestito dalla costituzione francese del 1852 il “”président élu du suffrage universel””. E poi addirittura in un movimento sindacale! Per lo più tale movimento riguarda questioni di denaro e Lei si accorgerà ben presto che qui non è possibile alcuna forma dittatoriale””. (pag 620, Marx a J.B. von Schweitzer, 13 ottobre 1868)”,”MADx-377″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicola BENVENUTI e Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 44. Lettere. Luglio 1870 – dicembre 1873. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1870-1873. Lettere a Oswald, Paul e Laura Lafargue, Wilhelm e Natalie Liebknecht, Becker, Jung, Jenny Marx, Sorge, Sigfrid Meyer, Beesly, De Paepe, Kugelmann, Imandt, Greenwood, Harney, Jacoby, Lavrov, Rudolf Engels, Coenen, Mora, Frankel, Varlin, Danielson, Jenny ed Eleanor Marx, Elisabeth Engels, Cafiero, Bigot, Utin, Hubert, Bolte, Dobson Collet, Hales, Vaillant, Cuno, Palladino, Jozewicz, Terzaghi, Lachâtre, Benedetti, Borkheim, Pio, Bert, Bovio, Eccarius, Hepner, Barry, Lessner, Vernouilet, Seiffert. In appendice lettere di Jenny Marx, Jenny Marx Longuet, Eleanor Marx, Wilhelm Liebknecht e Charles Longuet.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1870-1873. Lettere a Oswald, Paul e Laura Lafargue, Wilhelm e Natalie Liebknecht, Becker, Jung, Jenny Marx, Sorge, Sigfrid Meyer, Beesly, De Paepe, Kugelmann, Imandt, Greenwood, Harney, Jacoby, Lavrov, Rudolf Engels, Coenen, Mora, Frankel, Varlin, Danielson, Jenny ed Eleanor Marx, Elisabeth Engels, Cafiero, Bigot, Utin, Hubert, Bolte, Dobson Collet, Hales, Vaillant, Cuno, Palladino, Jozewicz, Terzaghi, Lachâtre, Benedetti, Borkheim, Pio, Bert, Bovio, Eccarius, Hepner, Barry, Lessner, Vernouilet, Seiffert. In appendice lettere di Jenny Marx, Jenny Marx Longuet, Eleanor Marx, Wilhelm Liebknecht e Charles Longuet. “”Al filisteo tedesco lo sciovinismo ha dato orribilmente alla testa in virtù delle vittorie insperate e da esso anche non meritate; ed è ora che si faccia qualcosa per rimediarvi. Purché il “”Volksstaat”” non fosse così miserabile! Ma non c’è niente da fare. Prima che la mia introduzione alla “”Guerra dei contadini”” venga pubblicata come opuscolo, gli avvenimenti l’ avranno da tempo superata. Il nuovo manifesto dell’ Internazionale (del quale questa volta tu dovrai scrivere anche il testo tedesco) è quindi tanto più necessario””. (pag 57, Engels a Marx, 7 settembre 1870) “”Una società di Macerata nella Romagna ha nominato come suoi 3 presidenti onorari: Garibaldi, Marx e Mazzini. Questa confusione rispecchia fedelmente lo stato dell’ opinione pubblica tra gli operai italiani. Manca solo Bakunin per completare il quadro””. (pag 376, F. Engels a W. Liebknecht, 2 gennaio 1872) “”I cambiamenti che si sono dovuti fare nella traduzione del signor Roy mi sono costati molto tempo, ma dalla terza sezione va meglio. In Russia il mio libro ha avuto un successo straordinario. Quando avrò le mani un po’ più libere, Le invierò qualche estratto delle critiche russe. Era appena la fine di aprile (1872) quando fu pubblicata la traduzione russa (in un grosso volume) e sono già stato avvertito da Pietroburgo che nel 1873 si farà una seconda edizione.”” (pag 547, Marx a M. Lachâtre, 12 ottobre 1872)”,”MADx-378″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Opere complete. 48. Lettere. Gennaio 1888 – dicembre 1890. La prima grande affermazione del partito socialdemocratico tedesco, la nascita della II Internazionale e il lavoro teorico alla pubblicazione delle opere di Marx nella corrispondenza di Friedrich Engels dal 1888 al 1890. Lettere a Danielson, Sorge, Paul e Laura Lafargue, Nieuwenhuis, Harkness, Liebknecht, Kautsky, Bernstein, Bebel, Bloch, Ernst, Schmidt, Labriola, Martignetti, Guesde, Zasulic.”,”La prima grande affermazione del partito socialdemocratico tedesco, la nascita della II Internazionale e il lavoro teorico alla pubblicazione delle opere di Marx nella corrispondenza di Friedrich Engels dal 1888 al 1890. Lettere a Danielson, Sorge, Paul e Laura Lafargue, Nieuwenhuis, Harkness, Liebknecht, Kautsky, Bernstein, Bebel, Bloch, Ernst, Schmidt, Labriola, Martignetti, Guesde, Zasulic. Sull’ annessione del Canada da parte degli Stati Uniti: “”E’ uno strano passaggio quello dagli Stati Uniti al Canada. All’ inizio sembra di esser di nuovo in Europa, poi si ha l’ impressione di stare in un paese in via di regressione e in decadenza. Si dimostra qui quanto per il rapido sviluppo di un paese giovane sia necessario il febbrile spirito speculativo degli americani (presupposta come base la produzione capitalistica): entro dieci anni quest’ indolente Canada sarà maturo per l’ annessione. I farmer di Manitoba ecc. la richiederanno essi stessi. Il paese comunque dal punto di vista sociale è già annesso a metà – hotels, giornali, pubblicità ecc., tutto sul modello americano. Possono anche tirarsi indietro e impuntarsi, la necessità economica dell’ infusione di sangue yankee avrà la meglio e abolirà questa ridicola linea di confine – e quando sarà venuto il momento, John Bull acconsentirà””. (pag 99-100, F. Engels a F.A. Sorge, 10 settembre 1888) “”I russi non fanno che tramare in continuazione. Prima le atrocities armene, poi quelle al confine serbo. Poi il regno grande-serbo, fatto vedere ai serbi con la lanterna magica, e l’ accenno alla necessità di una convenzione militare della Serbia con la Russia. Ora i tumulti cretesi, che, strano a dirsi, cominciarono con i cristiani cretesi che si ammazzavano tra loro, finché il console russo non riuscì a metterli tutti d’accordo nel massacrare i turchi. E quegli imbecilli del governo turco mandano a Creta Schakir Pascià, che fu per 8 anni legato turco a Pietroburgo, e là fu comprato dai russi. Tutta la storia di Creta ha fra le altre cose lo scopo di impedire agli inglesi di stringere un’ alleanza con i prussiani.”” (pag 273, F. Engels a F.A. Sorge, 17 agosto 1889) “”Con una situazione elettorale così insperatamente favorevole, la mia sola paura è che avremo troppi seggi. Tutti gli altri partiti possono avere al Reichstag tanti asini e far fare loro tante idiozie quante possono pagarne, e nessuno se ne cura. Noi dobbiamo avere tutti genii ed eroi, altrimenti passiamo per ridicoli. Ma stiamo diventando un grande partito, e dobbiamo assumercene le conseguenze””. (pag 378, Engels a A. Bebel, 17 febbraio 1890) Engels sui personalismi: “”So per esperienza che cos’è un movimento come quello che luogo nell’ ambiente della piccola colonia russa in occidente. Tutti si conoscono, hanno avuto relazioni personali amichevoli o ostili, e di conseguenza ogni sviluppo, accompagnato necessariamente da divisioni, scissioni, polemiche, acquista un carattere eminentemente personale. E’ una cosa inerente a tutte le emigrazioni politiche, e noi ne abbiamo avute diverse dal 1849 al 1860. Ho anche imparato però che il partito che possiede la forza morale di elevarsi per primo al di sopra di questa atmosfera personalistica, di non lasciarsi dominare dall’ influenza di queste contese, acquista proprio per ciò un grande vantaggio sugli altri. Meno sensibili sarete a queste punzecchiature, più forza e tempo conserverete per la grande lotta””. (pag 414-415, F. Engels a V. Zasulic, 17 aprile 1890)”,”MADx-379″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Opere complete. 49. Lettere. Gennaio 1891- dicembre 1892. L’ intenso lavoro di cura per la pubblicazione del terzo libro del “”Capitale”” e il grande contributo alla continua ascesa del movimento operaio internazionale nella corrispondenza di Engels degli anni 1891 e 1892. Nella raccolta sono comprese lettere a Sorge, Kausky, Martignetti, Labriola, Laura e Paul Lafargue, Turati, Oppenheim, Bebel, Adler, Danielson, Schmidt, Bernstein, Bonnier, Kugelmann, Liebknecht, Lavrov.”,”L’ intenso lavoro di cura per la pubblicazione del terzo libro del “”Capitale”” e il grande contributo alla continua ascesa del movimento operaio internazionale nella corrispondenza di Engels degli anni 1891 e 1892. Nella raccolta sono comprese lettere a Sorge, Kausky, Martignetti, Labriola, Laura e Paul Lafargue, Turati, Oppenheim, Bebel, Adler, Danielson, Schmidt, Bernstein, Bonnier, Kugelmann, Liebknecht, Lavrov. Sul nesso guerra-rivoluzione: “”In ogni caso dobbiamo spiegare che sin dal 1871 eravamo sempre disponibili ad un pacifico accordo con la Francia e che non appena il nostro partito prende il potere non potrà esercitare questo potere senza che l’ Alsazia e la Lorena decidano liberamente il loro destino; ma se ci costringono ad una guerra, una guerra in cui sono alleati con la Russia, in essa vediamo un attacco alla nostra esistenza; e dobbiamo difenderci con tutti i mezzi, utilizzare tutte le posizioni a nostra disposizione e quindi anche Metz e Strasburgo. Per quanto riguarda la condotta di guerra, due sono gli aspetti decisivi in prima istanza: la Russia è debole nell’ attacco, ma enormemente forte nella difesa, colpirla al cuore è impossibile. La Francia è forte nell’ attacco, ma dopo un paio di sconfitte è resa inabile ed inoffensiva. Poiché non tengo in gran conto gli austriaci come generali e gli italiani come soldati, sarà il nostro esercito a sferrare e a sopportare l’ attacco principale. Contenere i russi ma sconfiggere i francesi: la guerra dovrà iniziare così. Neutralizzata l’ offensiva francese, si può andare alla conquista della Polonia sino alla Dvina e al Dniepr, prima sarebbe difficile. Essa deve essere attuata com mezzi rivoluzionari e, se necessario, con la cessione di una parte della Prussia polacca e di tutta la Galizia alla Polonia da ricostituire. Se la cosa ci riesce, in Francia seguirà un immediato rivolgimento. (…)””. (pag 165, F. Engels a A. Bebel, 29 settembre 1° ottobre 1891) Sulla aristocrazia operaia americana: “”In America il più grande ostacolo per voi mi sembra la situazione eccezionale dei lavoratori indigeni. Fino al 1848 si poteva parlare di una classe operaia indigena solo come di un’ eccezione: i suoi primi rappresentanti nelle città dell’ est nutrivano sempre la speranza di diventare agricoltori o borghesi. Ora questa classe operaia si è sviluppata e si è anche organizzata su basi sindacali. Ma continua ad assumere atteggiamenti aristocratici e, dove possibile, lascia svolgere agli immigrati i lavori peggio pagati, sicché solo pochi tra essi entrano nelle aristocratiche organizzazioni sindacali. Ma questi immigrati sono divisi in nazionalità, senza comprensione reciproca, e, nella maggior parte dei casi, non capiscono la lingua del paese. E la vostra borghesia sa mettere queste nazionalità una contro l’ altra (…)””. (pag 325, F. Engels a H. Schlüter, 30 marzo 1892)”,”MADx-380″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Liana LONGINOTTI”,”Opere complete. 50. Lettere. Gennaio 1893- luglio 1895. Gli ultimi anni di Engels nella sua corrispondenza, in gran parte inedita in italiano. Nella raccolta sono comprese lettere a Turati, Bebel, Sorge, Kautsky, W. Liebknecht, Laura e Paul Lafargue, Danielson, Mehring, Guesde, Iglesias, V. Adler, Bernstein, Plechanov, Kugelmann, Martignetti, Zasulic, Vaillant, Sombart. In appendice il testamento di Engels.”,”Gli ultimi anni di Engels nella sua corrispondenza, in gran parte inedita in italiano. Nella raccolta sono comprese lettere a Turati, Bebel, Sorge, Kautsky, W. Liebknecht, Laura e Paul Lafargue, Danielson, Mehring, Guesde, Iglesias, V. Adler, Bernstein, Plechanov, Kugelmann, Martignetti, Zasulic, Vaillant, Sombart. In appendice il testamento di Engels. “”Ho appena letto di discorsi di Jaures e Guesde sulla tariffa dei cereali. Quello di Jaures è, in effetti, sorprendente e mi sembra sia stato un atto malaugurato avergli permesso di presentare il proprio emendamento a nome del partito. Non voglio parlare della sua proposta di mantenere il prezzo dei cereali, da parte dello Stato, al minimo di 25 franchi, che è protezionismo bello e buono, e, per di più, a beneficio esclusivo dei grandi proprietari (…). Ma limitiamoci a prendere in considerazione la proposta di affidare allo Stato l’ importazione dei cereali. Jaures vuole impedire la speculazione. Ma cosa fa? Affida al governo l’ acquisto dei cereali stranieri. Il governo è il comitato esecutivo della maggioranza della Camera, e la maggioranza della Camera è la rappresentanza, la più esatta possibile, di questi stessi speculatori in cereali, in azioni, in fondi pubblici, ecc.. E’ la stessa cosa che è avvenuta con la scorsa Camera, quando si è affidata ai panamisti l’ inchiesta sullo scandalo di Panama! Ed è a questi panamisti, rieletti lo scorso agosto, è a loro che voi vi volete affidare per sopprimere la speculazione! Non vi basta che essi derubino la Francia per mezzo del bilancio annuale e della Borsa, dove, per lo meno, essi impiegano i propri capitali e si servono dei loro crediti personali; volete mettere a loro disposizione svariati miliardi e il credito nazionale, perché le vuotino le tasche ancora più a fondo, per mezzo del socialismo di Stato!”” (pag 238-239, Engels a Paul Lafargue, 6 marzo 1894) “”Qui, la Social Democratic Federation divide con i vostri socialisti tedesco-americani l’ onore di esser il solo partito che sia riuscito a svilire la teoria marxiana dello sviluppo ad una rigida ortodossia cui gli operai non devono cercare di elevarsi partendo dal loro senso di classe, ma che devono ingoiare a forza, subito e senza sviluppo, come un articolo di fede. Quindi, rimangono entrambi delle pure sètte e vengono, come dice Hegel, dal niente attraverso il niente al niente.”” (pag 271, Engels a F.A. Sorge, 12 maggio 1894)”,”MADx-381″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 1. Karl Marx: 1835-1843.”,”””I principi generali che governano la sua preparazione e pubblicazione furono dapprima fissato ad una conferenza generale dei rappresentanti di tre case editrici a Mosca all’ inizio di dicembre 1969, e successivamente elaborati ulteriormente con l’ accordo di tre commissioni editoriali. Quelli che presero parte personalmente all’ elaborazione di questi principi sono elencati in ordine alfabetico qui di seguito: Gran Bretagna: Jack Cohen, Maurice Cornforth, Maurice Dobb, E.J. Hobsbawm, James Klugmann, Margaret Mynatt. USA: James S. Allen, Philip S. Foner, Howard Selsam, Dirk J. Struik, William W. Weinstone. URSS: per la Progress Publishers: N.P. Karmanova, V.N. Pavlov, M.K. Shcheglova, T.Y. Solovyova; per l’ Istituto del marxismo-leninismo: P.N. Fedoseyev, L.I. Golman, A.I. Malysh, A.G. Yegorov, V.Y. Zevin. (pag XXIV)”,”MADx-382″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 3. Marx and Engels: 1843-1844.”,”””The medieval proverb nulle terre sans seigneur is thereby replaced by the other proverb, l’ argent n’a pas de maître, wherein is expressed the complete domination of dead matter over man””. (pag 267, Marx, Manoscritti economico filosofici, 1844)”,”MADx-384″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura GRUPPI Luciano”,”Opere scelte.”,”Traduzioni di Delio CANTIMORI Emma CANTIMORI MEZZOMONTI Fausto CODINO Lucio COLLETTI Giovanni DE-CARIA Dante DELLA-TERZA Galvano DELLA-VOLPE Luciano GRUPPI Mario ROSSI Raniero PANZIERI Ernesto RAGIONIERI Franco RODANO Palmiro TOGLIATTI. “”In una rivoluzione, chi occupa una posizione decisiva e l’ abbandona, invece di costringere il nemico a prenderla d’ assalto, immancabilmente merita di essere trattato come un traditore””. (pag 671, Engels, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania) “”Nessun paese in rivoluzione e coinvolto in guerre esterne può tollerare nel suo cuore una Vandea”” (pag 675, idem)”,”MAED-192″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 10. Marx and Engels: 1849-1851.”,”””Lo sviluppo del proletariato industriale è condizionato, in generale, dallo sviluppo della borghesia industriale. E’ soltanto sotto il dominio della borghesia industriale che il proletariato industriale acquista quella larga esistenza nazionale, la quale rende nazionale la sua rivoluzione, crea i moderni mezzi di produzione, i quali diventano in pari tempo i mezzi della sua emancipazione rivoluzionaria. Solo il dominio della borghesia industriale strappa le radici materiali della società feudale e spiana il terreno, sul quale solamente è possibile una rivoluzione proletaria.”” (pag 56)”,”MADx-391″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 12. Marx and Engels: 1853-1854.”,”””I devastanti effetti dell’ industria inglese, nei confronti dell’ India, un paese vasto come l’ Europa, e contenente 150 milioni di acri, sono palpabili e sconcertanti. Ma non dobbiamo dimenticare che sono solo il risultato organico dell’ intero sistema di produzione odierno. Questa produzione riposa sulla legge suprema del capitale. La centralizzazione del capitale è essenziale all’ esistenza del capitale come potenza indipendente. La distruttiva influenza di questa centralizzazione sui mercati del mondo, rivela, nelle dimensioni più gigantesche, le leggi organiche intrinseche dell’ economia politica ora al lavoro in ogni città civilizzata. Il periodo borghese della storia ha creato le basi materiali del nuovo mondo (…)””. (pag 222, Marx, 1853)”,”MADx-393″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 13. Marx and Engels: 1854-1855.”,”””Se la completa saturazione del mercato mondiale è stata raggiunta nonostante l’ improvvisazione di due nuovi mercati dell’ oro – Australia e California, nonostante il telegrafo elettrico che ha trasformato l’ intera Europa in un grande mercato, nonostante le ferrovie e navi a vapore che hanno migliorato le comunicazioni, e perciò il commercio, ad un grado incredibile, – quanto tempo sarebbe occorso per l’ arrivo della crisi se il proprietario della fabbrica avesse avuto la libertà di ordinare ai suoi operai di lavorare diciotto ore invece delle undici? Il problema aritmetico è troppo semplice per richiedere una soluzione. Tuttavia, la relativa accelerazione della crisi non sarebbe stata la sola differenza. Un’ intera generazione di operai sarebbe stata privata della sua forza fisica, dello sviluppo spirituale e della vitalità””. (pag 576, Marx, 1855) Il volume contiene 94 lavori di cui 40 non riprodotti in inglese dopo la prima pubblicazione sulla ‘New York Tribune’ e 16 inediti in inglese.”,”MADx-394″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 14. Marx and Engels: 1855-1856.”,”””Dove passa una capra, passa un uomo; dove passa un uomo, passa un intero battaglione; dove passa un battaglione, un cavallo, o così si può ottenere con poche difficoltà; e alla fine, si può forse perfino far passare un’ arma da campo”” (1). (pag 204, Engels, 1855) “”A Jena, Napoleone ha mostrato ciò che può essere fatto con un semplice sentiero che sale su una ripida collina; in cinque ore la strada era larga abbastanza per l’ artiglieria, i prussiani furono presi di fianco, e la vittoria del giorno dopo assicurata”” (pag 204, Engels, 1855)”,”MADx-395″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 19. Marx and Engels: 1861-1864.”,”””I giornali americani influenzati da McClellan sono pieni di discorsi riguardo al piano di avvolgimento “”anaconda””. Secondo questo piano, un immensa linea di eserciti è pronta a circondare la ribellione, gradualmente serrando le sue spire fino a strangolare il nemico. Queste sono pure puerilità””. (pag 193, Marx Engels, La guerra civile americana, 1862) Il volume contiene 82 lavori dei quali 28 inediti in inglese.”,”MADx-400″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 15. Marx and Engels: 1856-1858.”,”Il volume contiene il lavoro di Marx ‘B. Bauer ‘s Pamphlets on the Collision with Russia”” pubblicato per la prima volta in inglese, e l’ incompiuto ‘Revelations fo the Diplomatic History fo the 18th Century’. Contiene inoltre gli scritti di Marx ‘La crisi monetaria in Europa’ e ‘La cause della crisi monetaria in Europa’, ‘La crisi monetaria in Europa – Dalla storia della circolazione monetaria’. Contiene inoltre riguardo alle atrocità commesse dagli inglesi di fronte alla rivolta indiana lo scritto di Marx ‘Indagine sulle torture in India’.”,”MADx-396″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 22. Marx and Engels: 1870-1871.”,”Il volume contiene 82 lavori di Marx ed Engels, di cui 17 pubblicati in inglese per la prima volta. “”Il fatto è, che la gente ha perduto ogni ricordo di una guerra vera. La guerra di Crimea, quella italiana, l’ Austro-Prussiana erano tutte semplici guerre convenzionali – guerra di governi che fanno pace appena la loro macchina militare si rompe o si sfinisce. Una guerra vera, uno di quelle in cui la stessa nazione vi prende parte, non c’è stata nel cuore dell’ Europa da un paio di generazioni””. (pag 193, Engels)”,”MADx-403″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 24. Marx and Engels: 1874-1883.”,”Il volume comprende 66 lavori di cui 28 inediti in inglese. “”In queste crisi, la contraddizione tra la produzione socializzata e l’ appropriazione capitalistica termina in una violenta esplosione””. (pag 316, Engels) “”Questa soluzione può solo consistere nel riconoscimento pratico della natura sociale delle moderne forze produttive, e quindi nell’ armonizzazione dei modi di produzione, appropriazione, e scambio con il carattere socializzato dei mezzi di produzione””. (pag 319, Engels)”,”MADx-405″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 17. Marx and Engels: 1859-1860.”,”Il volume contiene 35 articoli scritti da Marx ed Engels per il New-York-Daily-Tribune su temi chiave dell’ economia europea e degli sviluppi politici durante il periodo considerato. “”Le osservazioni fatte nella mia ultima lettera sulla connessione segreta tra i massacri siriani e l’ alleanza russo-francese, hanno ricevuto una inaspettata conferma dall’ altro lato del Canale, nella forma di un pamphlet pubblicato dalla M. Dentu martedì scorso, intitolato ‘La Siria e l’ Alleanza Russa’ e attribuito alla penna di M. Edmond About (1). M. Dentu, come si sa, è l’ editore del governo francese, che ha pubblicato tutti i pamphlets semi-ufficiali che volta a volta introducevano l’ Europa negli “”studi”” precisamente assecondati dalle Tuileries (2).”” (pag 439, Marx, L’ alleanza russo – francese)”,”MADx-398″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 18. Marx and Engels: 1857-1862″,”””Queste masse di cavalleria, rapidamente scagliate su un dato punto del campo di battaglia, hanno spesso agito in modo decisivo: tuttavia, esse non hanno mai avuto dei successi brillanti della portata di quelli dei cavalieri di Federico il Grande. La causa di ciò va vista in particolare nel cambiamento di tattica della fanteria, che, sceglieva principalmente un terreno accidentato per le proprie operazioni, e aspettava sempre la cavalleria in quadrati, rendendo difficile per quest’ ultima il raggiungimento di grandi vittorie come i cavalieri prussiani avevano ottenuto nei confronti delle lunghe, sottili linee di fanterie dei suoi oppositori. Ma è anche certo che la cavalleria di Napoleone non era uguale a quella di Federico il Grande, e che la tattica della cavalleria di Napoleone non fu assolutamente un miglioramento rispetto a quella di Federico””. (pag 303)”,”MADx-399″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 16. Marx and Engels: 1858-1860.”,”””L’ organizzazione esistente di un esercito impone un certo limite alla sua estensione; battaglioni, squadroni, batterie, non possono comprendere più di un certo numero di uomini, cavalli e armi, in qualsiasi servizio particolare, senza distruggere il sistema e le specialità tattiche di quel servizio.”” (pag 172, Engels, L’ esercito francese) “”L’ indipendenza dell’ Italia è così trasformata in una dipendenza della Lombardia dal Piemonte e nella dipendenza del Piemonte dalla Francia””. (pag 418, Marx, Il trattato di Villafranca)”,”MADx-397″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 23. Marx and Engels: 1871-1874.”,”Il volume contiene 110 lavori di Marx ed Engels di cui 28 appaiono per la prima volta in inglese. “”Un’ altra funzione del Consiglio Generale è di aiutare gli scioperanti e organizzare il loro sostegno da parte dell’ intera Internazionale (vedere i reports del Consiglio Generale ai vari Congressi). Il fatto seguente, inter alia, indica l’ importanza del suo intervento nel movimento degli scioperi””. (…)””. (pag 112)”,”MADx-404″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 25. Engels: Antidühring, Dialectics of Nature.”,”L’ abbozzo dell’ introduzione all’ Antidühring è pubblicato per la prima volta in inglese tra i materiali preparatori. “”Ma riconoscere la rivoluzione francese come una guerra di classe, e non semplicemente tra la nobiltà e la borghesia, ma tra la nobiltà, la borghesia e gli spossessati, era, nell’anno 1802, la scoperta più densa di significato.”” (pag 637)”,”MADx-406″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 29. Marx: 1857-1861.”,”””La natura non costruisce macchine, locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, macchine tessili automatiche, ecc. Esse sono il prodotto dell’ industria umana; materiale naturale trasformato in organi della volontà dell’ uomo sulla Natura, o dell’ attività umana in Natura. Essi sono organi della mente umana che sono stati creati dalla mano dell’ uomo, la potenza oggettivata della conoscenza.”” (pag 92)”,”MADx-410″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Sur les sociétés précapitalistes.”,”””Nel mondo antico, la città con la sua marca rurale è la totalità economica; nel mondo germanico è il luogo di abitazione preso a parte che gli non appare che come un punto nella terra che gli appartiene; che non è una concentrazione di numerosi proprietari ma la famiglia come unità autonoma. Nella forma asiatica (almeno nella forma predominante) non c’è proprietà, ma soltanto un possesso dell’ individuo isolato – dunque la proprietà non esiste che come proprietà collettiva del suolo. Presso gli Antichi (i Romani sono l’ esempio più classico, la cosa si presenta sotto la forma più pura, più nettamente marcata) esiste una forma in cui la proprietà fondiaria di Stato è in contraddizione con la proprietà fondiaria privata, benché quest’ultima passa per la mediazione della prima o che la stessa prima esiste sotto questa doppia forma. Il proprietario fondiario privato di conseguenza è nello stesso tempo un cittadino urbano. Dal punto di vista economico la cittadinanza si riduce a questa forma semplice: il contadino è un abitante della città. Nella forma germanica, il contadino non è cittadino di uno Stato, ovvero non è abitante di una città ma la base è la famiglia separata e autonoma, garantita dall’ associazione con altre famiglie dello stesso genere appartenenti alla stessa tribù e dal loro raggruppamento occasionale per la guerra, il culto, l’ arbitraggio dei conflitti giuridici, ecc., ai fini di reciproca cauzione.”” (pag 192)”,”MAED-199″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 31. Marx: 1861-1863.”,”””Rousseau dice: “”Più il monopolio si estende, più pesanti divengono le catene per gli sfruttati”” (pag 78, Marx cita in francese Rousseau, ma nella nota si dice che questa frase non è stata trovata nelle opere di Rousseau)”,”MADx-412″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 38. Marx and Engels: 1844-1851.”,”””La grande maggioranza dell’ emigrazione ufficiale consiste con poche eccezioni di zeri, ognuno dei quali pensa di diventare il numero uno mettendosi insieme agli altri per formare una dozzina. Da qui i loro costanti tentativi di associarsi e conglomerarsi, tentativi che sono costantemente rovinati da piccole gelosie, intrighi, bassezze e rivalità di questi piccoli grandi uomini, e che senza posa ricominciano ancora””. (pag 431, Marx a Ebner, 1851)”,”MADx-419″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 39. Marx and Engels: 1852-1855.”,”””Pochi giorni fa un manifesto del Signor Mazzini scritto in italiano è caduto nelle mie mani. E’ il santo borghese quand même e si adira contro l’ ‘empio’ borghese francese. Egli sposta l’ iniziativa da Parigi a Roma. ‘Il materialismo’ e ‘l’ egoismo’ hanno rovinato la Francia. I lavoratori hanno ereditato entrambi i vizi dalla borghesia. Dal 1815 la Francia non è più stato il paese dell’ iniziativa. Italia e Ungheria sono ora i paesi eletti. Mentre il ‘signor Mazzini’, come Pietro l’ Eremita, castiga i cattivi francesi, lecca gli stivali dei ‘free traders’ inglesi che senza dubbio personificano ‘le devouement’ e ‘la foi’. L’ imbécile!””. (pag 59, Marx ad Engels 5 marzo 1852)”,”MADx-420″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 40. Marx and Engels: 1856-1859.”,”””(…) Berthier era un mero ‘impiegato’ senza un’ idea nella sua testa, ma spaventosamente zelante nel servizio e puntiglioso; quando Napoleone lo spedì in Baviera nel 1809 ad organizzare le truppe prima del suo arrivo, i suoi ordini e contrordini (1) divisero l’ esercito in tre. Metà di esso fu con Davout a Regensburg, il rimanente con Massena ad Augsburg e i Bavaresi tra i due ad Abensberg, così che una rapida avanzata dell’ Arciduca Carlo lo avrebbe messo in grado di battere i vari corpi uno per uno. Fu solo l’ arrivo di Napoleone e la lentezza degli Austriaci a salvare la Francia. (…) (…) Jomini, Vie politique et militaire de Napoleon, T. II, p. 60 qq. (Napoleone dice): (…) (seguono i giudizi sintetici di Napoleone sui suoi marescialli, ndr)”” (pag 165, Engels a Marx, 11-12 settembre 1857)”,”MADx-421″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 42. Marx and Engels: 1864-68.”,”Rivoluzione tedesca. “”L’ aspetto positivo dell’ affare è che semplifica la situazione e rende la rivoluzione più facile mettendo fine alla rissa tra le piccole capitali e, ad ogni modo, accelera gli sviluppi. Un parlamento tedesco è dopo tutto una cosa completamente diversa da una Camera Prussiana. Tutti i piccoli stati saranno trascinati nel movimento, e si metterà fine alle peggiori tendenze localistiche, e i partiti alla fine diventeranno veramente nazionali invece che meramente locali. Lo svantaggio principale – ed è molto consistente – è l’ inevitabile inondazione della Germania da parte del prussianesimo. Anche la temporanea esclusione dell’ Austria tedesca, di cui una conseguenza sarà un’ immediata avanzata della causa slava in Boemia, Moravia e Carinzia. Sfortunatamente, niente può essere fatto per prevenire entrambe. Secondo me, perciò, non possiamo far alcunché ma semplicemente accettare il fatto, senza approvarlo, ed usare, come noi possiamo fare, l’ incremento di opportunità che sono, ad ogni modo, ora in crescita, per organizzare e unire il proletariato tedesco nazionalmente””. (pag 298, Engels a Marx, 25 luglio 1866)”,”MADx-423″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 45. Marx and Engels: 1874-1879.”,”””Ora, nel Capitale Marx ha ampiamente dimostrato che le leggi che governano i salari sono molto complesse, che, secondo le circostanze, ora questa legge, ora quella tiene banco, che esse non sono perciò assolutamente bronzee ma sono, al contrario, estremamente elastiche, e che la questione veramente non può essere liquidata con poche parole, come immagina Lassalle””. (pag 62, Engels a Bebel, 18-28 marzo 1875)”,”MADx-426″ “MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”””La legge del 31 maggio fu il colpo di Stato della borghesia. Tutte le conquiste rivoluzionarie anteriori di questa classe avevano solo un carattere provvisorio, e venivano poste in dubbio appena l’ Assemblea nazionale abbandonava la scena. Queste conquiste dipendevano dalla fortuna di una nuova elezione generale, e, dal 1848, la storia delle elezioni provava in modo irrefutabile che il dominio morale della borghesia sulle masse popolari andava dileguandosi nella stessa proporzione che si sviluppava il suo dominio reale.”” (pag 72) “”(…) e intanto la massa extra-parlamentare della borghesia mostrandosi servile al presidente, lanciando invettive contro il parlamento, oltraggiando brutalmente la propria stampa, invitava Bonaparte ad opprimere, a distruggere quella parte di essa che scriveva e parlava, i suoi uomini politici ed i suoi letterati, la sua tribuna e la sua stampa, affinché essa potesse attendere in tutta pace ai propri affari privati, sotto la protezione di un governo forte e assoluto””. (pag 107)”,”MADx-427″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Los fundamentos del marxismo. El Manifiesto Comunista. Salario y Capital. Carlos Marx.”,”””Nel 1847, la parola socialismo indicava un movimento borghese, e la parola comunismo un movimento operaio. Il socialismo, almeno in Europa continentale, era entrato fino nei saloni, cosa che non avveniva con il comunismo””. (pag 28, Engels, 1890) “”Il movimento operaio si deve a sua volta considerare non solo dal punto di vista del passato, ma anche dell’ avvenire; non come lo considerano gli evoluzionisti, che apprezzano solo le trasformazioni lente, ma in senso dialettico. “”Venti anni valgono un giorno nel corso dei grandi avvenimenti storici, benché può accadere immediatamente che sopraggiungano giorni che abbiano in sé vent’anni”” (Corrispondenza, tomo terzo).”” (pag 245, Lenin)”,”MAED-201″ “MARX Karl”,”Manuscritos economia y filosofia.”,”Questi manoscritti sono rimasti dimenticati negli archivi per novantanni. La loro pubblicazione nel 1932 produsse una vera trasformazione degli studi su MARX e iniziarono una serie di lavori sull’ ideologia, il pensiero del giovane Marx e sul rapporto concordante o contradditorio con il ‘Marx maturo’. Se fino al 1932 l’ opera di Marx era piuttosto circoscritta agli aspetti ecoomici, sociologici, storici e politici, la pubblicazione di questo materiale permise di ricostruire le tappe decisive del pensiero di MARX nel processo di formazione intellettuale dell’ autore completando la dimensione filosofica nel marxismo. “”L’ ateismo, in quanto negazione di questa carenza di necessità, manca totalmente di senso, dato che l’ ateismo è una negazione di Dio e afferma, mediante questa negazione, l’ esistenza dell’ uomo; ma il socialismo, in quanto socialismo, non necessita ormai di tale mediazione… (pag 156, alla fine del capitolo Proprietà privata e comunismo)”,”MADx-496″ “MARX Carlos”,”El Capital. Resùmen de Gabriel Deville. Traduccion y Apéndice de Pablo Lafargue.”,”Forme diverse del surplus relativo di popolazione. (pag 187) “”La terza categoria del surplus relativo di popolazione – la permanente -, appartiene all’ esercito industriale attivo; ma, allo stesso tempo, l’ estrema irregolarità delle sue occupazioni fa di essa un deposito inesauribile di forze disponibili. (…) Questa classe sociale che si recluta continuamente tra le eccedenze della grande industria e dell’ agricoltura, si riproduce su scala crescente. Se i decessi sono in essa numerosi, in cambio, il numero di nascite è molto elevato. Come fenomeno simile si può ricordare la riproduzione straordinaria di certe specie animali deboli e costantemente perseguitate. “”La povertà – dice Adam Smith – sembra favorevole alla generazione””. (pag 188-189)”,”MADx-429″ “MARX Carlos”,”Miseria de la filosofia.”,”””E’ questo il metodo assoluto di cui parla Hegel in questi termini: “”Il metodo è la forza assoluta, unica, suprema, infinita a cui nessun oggetto sarà capace di resistere; è la tendenza della ragione a riconoscersi in tutte le cose””””. (pag 170) Friedrich Engels: Prefazione a “”Miseria della filosofia”” [1] La presente opera fu scritta nell’inverno del 1846-47 quando Marx era giunto ad enucleare i princìpi della sua nuova concezione della storia e dell’ economia. Il “”Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère”” di Proudhon, pubblicato da poco, gli fornì l’occasione di sviluppare questi princìpi contrapponendoli alle idee dell’ uomo che, da allora in poi, doveva assumere il posto più eminente fra i socialisti francesi viventi. Da quando l’uno e l’altro avevano discusso assieme a Parigi di questioni economiche, spesso per notti intere, i loro punti di vista erano andati sempre più divergendo; lo scritto di Proudhon dimostrava che fra i due già allora si era aperto un abisso incolmabile. Tacere non era più possibile: Marx in questa sua risposta constatò la rottura irreparabile. Il giudizio complessivo di Marx su Proudhon si trova espresso nell’articolo che segue questa prefazione, apparso per la prima volta nei numeri 16, 17 e 18 del “”Social-Demokrat”” di Berlino del 1865 [2]. Fu questo l’unico articolo che Marx scrisse su tale giornale; subito dopo, essendo manifesti i tentativi del signor von Schweitzer di trascinare il “”Social-Demokrat”” sulla scia feudale e governativa, in capo a poche settimane fummo costretti a ritirare pubblicamente la nostra collaborazione. Per la Germania, proprio nel momento attuale, il presente scritto ha un’importanza che lo stesso Marx non ha mai previsto. Come poteva sapere che, attaccando Proudhon, colpiva l’ idolo dei carrieristi di oggi, Rodbertus, che egli allora non conosceva neppure di nome? Non è qui il luogo di soffermarsi sul rapporto fra Marx e Rodbertus: avrò probabilmente presto occasione di farlo. Basti dire ora che quando Rodbertus accusa Marx di averlo “”saccheggiato”” e di “”aver attinto, nel suo “”Capitale”” piuttosto abbondantemente, senza citarlo””, alla sua opera “”Zur Erkenntnis ecc.””, egli si lascia andare a una calunnia che non si spiega se non con il malumore naturale in un genio incompreso e con la sua singolare ignoranza dei fatti che avvengono fuori della Prussia, e in particolare della letteratura socialista ed economica. Queste accuse, come pure l’opera citata di Rodbertus, non sono mai giunte a conoscenza di Marx; di Rodbertus gli erano noti solo i tre “”Soziale Briefe””, e anche questi certo non prima del 1858 o 1859. Con più fondamento Rodbertus afferma in queste lettere di aver scoperto il “”valore costituito di Proudhon”” già prima di Proudhon, pur lusingandosi, a torto, di averlo scoperto per primo. In ogni caso l’opera presente critica lui e Proudhon assieme, e questo mi costringe a soffermarmi un poco sulla sua “”fondamentale”” operetta “”Zur Erkenntnis unserer staatswirthschaftlichen Zustände””, 1842, per quel tanto che questa – oltre a contenere (a sua volta inconsciamente) il comunismo alla Weitling – precorre Proudhon. Il socialismo moderno, di qualsiasi tendenza esso sia, in quanto procede dall’economia politica borghese, si richiama quasi esclusivamente alla teoria del valore di Ricardo. Le due proposizioni che Ricardo enuncia nel 1817 proprio all’inizio dei suoi “”Principles””: 1) che il valore di ogni merce è solamente ed unicamente determinato dalla quantità di lavoro richiesta dalla sua produzione; 2) che il prodotto della totalità del lavoro sociale è ripartito fra le tre classi dei proprietari fondiari (rendita), dei capitalisti (profitto) e dei lavoratori (salario), avevano già fornito fin dal 1821, in Inghilterra, materia a conclusioni socialiste; le quali, in parte, erano state tratte con tale profondità e decisione che tutta questa letteratura – oggi quasi scomparsa e riscoperta in gran parte solo da Marx – è rimasta insuperata fino all’apparizione del “”Capitale””. Ne riparleremo in altro luogo. Quando Rodbertus, da parte sua, nel 1842 traeva conclusioni socialiste dalle proposizioni sopra citate, realizzava senza dubbio, per un tedesco, un passo in avanti molto importante, ma esso poteva avere il valore di una scoperta, al massimo, per la sola Germania. Polemizzando contro Proudhon, il quale era vittima di un simile abbaglio, Marx mostra quanto poco nuova fosse una simile applicazione della teoria di Ricardo. “”Chiunque abbia un minimo di familiarità con lo sviluppo dell’economia politica in Inghilterra, non può non sapere che quasi tutti i socialisti di questo paese hanno proposto in epoche diverse l’applicazione egualitaria”” (cioè socialista) “”della teoria ricardiana. Potremmo citare a Proudhon l’Economia politica”” di Hopkins, 1822; William Thompson, “”An Inquiry into the Principles of the Distribution of Wealth, most conductive to Human Happiness””, 1824; T.R. Edmonds, “”Practical Moral and Political Economy””, 1828, ecc. ecc., e altre quattro pagine di ecc. Ci contenteremo di lasciar parlare un comunista inglese, Bray, nella sua notevole opera “”Labour’s Wrongs and Labour’s Remedy””, Leeds 1839.”” Le sole citazioni di Bray qui riportate annullano in buona parte la priorità rivendicata da Rodbertus. A quel tempo Marx non aveva ancora messo piede nella sala di lettura del British Museum. Se si eccettuano biblioteche di Parigi e di Bruxelles, i miei libri e i miei estratti, durante un viaggio di sei settimane compiuto da noi due assieme in Inghilterra, nell’estate 1845, Marx aveva solo compulsato quei libri che era possibile procurarsi a Manchester. Negli anni quaranta dunque la letteratura di cui parliamo non era affatto ancora inaccessibile, quanto oggi. Se, nonostante questo, essa è rimasta sempre ignota a Rodbertus, ciò si deve esclusivamente alla sua limitatezza locale di prussiano. Egli è il vero fondatore del socialismo specificamente prussiano e come tale, del resto, è oggi finalmente riconosciuto. Tuttavia neppure nella sua ben amata Prussia Rodbertus doveva restare indisturbato. Nel 1859 apparve a Berlino il primo fascicolo di “”Per la critica dell’economia politica””, di Marx. A pagina 40, fra le obiezioni elevate dagli economisti contro Ricardo, viene messa in evidenza la seconda: “”Se il valore di scambio di un prodotto è uguale al tempo di lavoro in questo contenuto, il valore di scambio di una giornata lavorativa sarà uguale al prodotto di essa. Oppure, il salario del lavoro dovrà essere uguale al prodotto del lavoro. Ma si verifica proprio l’opposto””. E in proposito la nota seguente: “”Questa obiezione a Ricardo, fatta da economisti borghesi, fu ripresa in seguito da parte socialista. Presupposta l’esattezza teorica della formula, si accusò la prassi di contraddire la teoria e si intimò alla società borghese di trarre in politica la presunta conseguenza del suo principio teorico. In questo modo per lo meno taluni socialisti inglesi si valsero della formula ricardiana del valore di scambio contro l’economia politica”” [3] In questa nota si rinvia il lettore alla “”Misère de la Philosophie”” di Marx che a quel tempo si trovava ancora dappertutto nelle librerie. Era dunque abbastanza facile per Rodbertus convincersi di quale fosse in realtà la novità delle scoperte da lui fatte nel 1842. Invece egli continua a proclamarle e le ritiene talmente incomparabili che non gli passa neppure per la mente il pensiero che Marx abbia potuto trarre da solo le sue conclusioni da Ricardo, proprio come aveva fatto Rodbertus stesso. Semplicemente impossibile! Marx lo ha “”saccheggiato””: quello stesso Marx che pure gli offriva ogni possibilità per accertarsi che, assai prima di loro due, le stesse conclusioni erano già state enunciate in Inghilterra, per lo meno in quella forma grossolana che conservano ancora in Rodbertus. La più semplice applicazione socialista della teoria di Ricardo è quella indicata sopra. In molti casi essa ha condotta a intuizioni, sull’origine e la natura del plusvalore, che sorpassano di molto Ricardo. Così, tra gli altri, in Rodbertus. Ma, a parte il fatto che, a questo riguardo, egli non espone mai qualcosa che non sia stata già detta per lo meno altrettanto bene prima di lui, la sua esposizione presenta ancora il difetto di quelle dei suoi predecessori: egli accetta senz’altro le categorie economiche di lavoro, capitale, valore, ecc., nella forma ancora rudimentale che gli è stata trasmessa dagli economisti, in quella forma cioè che si attiene alla loro apparenza, senza indagarne il contenuto. In tal modo non solo egli si preclude ogni possibilità di sviluppo ulteriore – al contrario di Marx, che, per la prima volta, ha elaborato quelle proposizioni spesso ripetute da 64 anni a questa parte – ma prende la strada diretta che conduce all’utopia, come si vedrà. La citata applicazione della teoria di Ricardo, secondo la quale, essendo i lavoratori i soli produttori reali, l’intera produzione sociale, cioè il loro prodotto, appartiene a loro, conduce direttamente al comunismo. Ma essa è – come Marx accenna nel passo sopracitato – formalmente falsa dal punto di vista economico, poiché è una semplice applicazione della morale all’economia. Secondo le leggi dell’economia borghese, la maggior parte del prodotto non appartiene ai lavoratori che lo hanno creato. Se ora diciamo: è ingiusto, ciò non deve essere, questo non ha nulla a che vedere, in via immediata, con l’economia. Noi ci limitiamo ad affermare che quel fatto economico contraddice il nostro senso morale. Per questo Marx non ha mai fondato su questa base le sue rivendicazioni comuniste, bensì sul necessario crollo, che si verifica ogni giorno di più sotto i nostri occhi, del modo di produzione capitalistico. Egli dice soltanto che il plusvalore consta di lavoro non pagato; il che è un fatto puro e semplice. Ma una cosa che è formalmente falsa per l’economia, può tuttavia essere esatta per la storia universale. Se la coscienza morale della massa considera ingiusto un fatto economico, come in altri tempi la schiavitù o il servaggio, questo dimostra che tale fatto economico è sopravvissuto a se stesso, che sono intervenuti altri fatti economici, per i quali il primo è divenuto intollerabile, insostenibile. Sotto l’inesattezza economica formale può dunque nascondersi un contenuto economico quanto mai vero. Sarebbe qui fuori luogo dilungarci sull’importanza e la storia della teoria del plusvalore. Ma dalla teoria del valore di Ricardo possono ancora trarsi altre conseguenze, e lo si è fatto. Il valore delle merci è determinato dal lavoro necessario per la loro produzione. Ora, accade in questo brutto mondo che le merci siano vendute a un prezzo talvolta superiore talvolta inferiore al loro valore, e non solo a causa di oscillazioni della concorrenza. Il saggio del profitto tende a perequarsi a un medesimo livello per tutti i capitalisti, casi come i prezzi delle merci tendono a ridursi al valore del lavoro per il tramite della domanda e dell’offerta. Ma il saggio del profitto si calcola in base al capitale totale impiegato in un’impresa industriale; ora, poiché in due differenti rami industriali la produzione annuale può incorporare masse di lavoro eguali, cioè rappresentare valori eguali, e anche il salario può essere eguale in entrambi, ma i capitali anticipati possono essere – e sono spesso – doppi o tripli nell’uno o nell’altro ramo, la legge di Ricardo sul valore, come già scoprì egli stesso, entra in contraddizione con la legge di eguaglianza del saggio del profitto. Se i prodotti dei due rami industriali in questione sono venduti al loro valore, i saggi del profitto non possono essere eguali; ma se i saggi del profitto sono eguali, i prodotti dei due rami industriali non possono essere venduti ovunque e sempre al loro valore. Abbiamo qui dunque una contraddizione, un’antinomia fra due leggi economiche. La soluzione pratica si attua di regola secondo Ricardo (cap. I, sez. 4 e 5) in favore del saggio del profitto, a scapito del valore. Ma la determinazione del valore, quale è stabilita da Ricardo, ad onta delle sue qualità nefaste, ha un lato che la rende cara al bravo borghese. Essa fa appello con forza irresistibile al suo senso di giustizia. Giustizia ed eguaglianza dei diritti: ecco i pilastri sui quali il borghese del XVIII e dei XIX secolo vorrebbe elevare il suo edificio sociale sopra le rovine delle ingiustizie, delle sperequazioni e dei privilegi feudali. La determinazione del valore delle merci in base al lavoro e il libero scambio che si opera secondo questa misura di valore fra possessori di merci aventi gli stessi diritti: ecco, come Marx ha già dimostrato, i veri fondamenti sui quali è stata edificata tutta la ideologia politica, giuridica e filosofica della moderna borghesia. Quando si è appreso che il lavoro è la misura del valore delle merci, i pii sentimenti del bravo borghese debbono sentirsi profondamente feriti dalla malvagità di un mondo che riconosce, sì, nominalmente, questa legge fondamentale della giustizia, ma che, in pratica, ad ogni istante, sembra volerla mettere da parte, senza alcuna cerimonia. E soprattutto il piccolo borghese, il cui onesto lavoro – anche quando tale lavoro è soltanto quello dei suoi garzoni e dei suoi apprendisti – perde ogni giorno di più il suo valore, per effetto della concorrenza della grande produzione e delle macchine, soprattutto il piccolo produttore deve desiderare ardentemente una società in cui lo scambio dei prodotti secondo il loro valore di lavoro diventi una verità piena e senza eccezione; in altri termini, egli deve desiderare ardentemente una società in cui regni esclusivamente e senza restrizioni una legge unica della produzione delle merci, ma dove siano soppresse le condizioni in cui questa legge può valere, ossia le altre leggi della produzione delle merci e, meglio ancora, della produzione capitalistica. Questa utopia è profondamente radicata nella mentalità del piccolo borghese moderno, reale o ideale; lo dimostra il fatto che già nel 1831 essa è stata sviluppata sistematicamente da John Gray, negli anni trenta è stata sperimentata praticamente e diffusa teoricamente in Inghilterra, è stata proclamata come la verità più recente da Rodbertus in Germania nel 1842, e da Proudhon in Francia nel 1846, enunciata ancora da Rodbertus nel 1871 come soluzione della questione sociale e come suo, per così dire, testamento sociale; e nel 1884 essa trova ancora seguito in quella schiera di carrieristi che si accinge, sotto il nome di Rodbertus, a sfruttare il socialismo di Stato prussiano. La critica di tale utopia è stata condotta da Marx in modo talmente esauriente, sia contro Proudhon che contro Gray (cfr. l’appendice di quest’opera [4]), che qui posso limitarmi ad alcune osservazioni sulla forma speciale adottata da Rodbertus per motivarla ed illustrarla. Come abbiamo detto, Rodbertus riprende i concetti economici tradizionali esattamente nella forma in cui gli sono stati tramandati dagli economisti. Egli non tenta affatto di analizzarli. Il valore è per lui “”la valutazione quantitativa di una cosa rispetto alle altre, prendendo per misura tale valutazione””. Questa definizione, per lo meno poco rigorosa, ci dà tutt’al più un’idea dell’aspetto approssimativo del valore, ma non ci dice nulla di ciò che il valore è. Ma poiché questo è tutto ciò che Rodbertus sa dirci del valore, è comprensibile che egli vada a cercare una misura del valore fuori di esso. Dopo aver parlato alla rinfusa del valore d’uso e del valore di scambio per trenta pagine, con quella potenza d’astrazione che è oggetto d’infinita ammirazione da parte del signor Adolf Wagner, egli giunge al risultato che non esiste una misura reale del valore e che è necessario accontentarsi di un surrogato di misura. Questo potrebbe essere il lavoro, ma solo nel caso dello scambio fra prodotti di eguali quantità di lavoro: e ciò indipendentemente dal fatto che “”le cose stiano già così o che si prendano disposizioni”” per arrivarci. Valore e lavoro rimangono in tal modo privi del minimo rapporto reale, sebbene tutto il primo capitolo sia inteso a spiegarci come e perché le merci “”costino lavoro”” e null’altro che lavoro. Il lavoro viene considerato ancora una volta nella forma in cui lo si trova presso gli economisti. E neppure questo, poiché, sebbene si accenni in due parole alle differenze di intensità del lavoro, il lavoro è rappresentato genericamente come qualcosa che “”costa””, ossia che è misura di valore, sia esso speso o no nella media delle condizioni normali della società. Che i produttori impieghino dieci giorni per la fabbricazione di prodotti i quali potrebbero essere fabbricati in un giorno, o che impieghino un giorno solo; che usino gli utensili migliori o quelli peggiori; che applichino il loro tempo di lavoro alla fabbricazione di articoli socialmente necessari e nella quantità socialmente richiesta o che producano articoli che noti sono affatto richiesti o producano in misura superiore o inferiore al bisogno articoli richiesti, di tutto ciò non si fa questione: il lavoro è il lavoro, il prodotto di eguale lavoro deve essere scambiato con un prodotto di eguale lavoro. Rodbertus che in ogni altro caso è sempre pronto, a proposito o a sproposito, a porsi dal punto di vista nazionale e a considerare i rapporti dei produttori isolati dall’alto del l’osservatorio generale della società, qui evita con scrupolo di farlo. Semplicemente perché fin dal primo rigo del suo libro egli va diritto all’utopia del denaro-lavoro e perché qualsiasi analisi del lavoro visto come produttore di valore avrebbe cosparso il suo cammino di ostacoli insormontabili. Qui il suo istinto era notevolmente più forte della sua potenza d’astrazione, la quale – sia detto di passaggio – non può scoprirsi in Rodbertus se non a prezzo della più concreta mancanza di idee. Il passaggio all’utopia avviene ora in un batter d’occhio. Le “”disposizioni”” che assicurano lo scambio delle merci secondo il valore del lavoro quasi seguendo una regola assoluta, non creano difficoltà. Gli altri utopisti di questa tendenza, da Gray a Proudhon, si tormentano per escogitare misure sociali che debbono realizzare tale scopo. Essi per lo meno si sforzano di risolvere la questione economica per vie economiche, attraverso l’azione dei possessori di merci i quali le scambiano. Per Rodbertus la cosa è assai più semplice. Da buon prussiano egli fa appello allo Stato. La riforma viene ordinata da un decreto del potere statale. Il valore è dunque in tal modo felicemente “”costituito””; non così però la priorità di questa costituzione, rivendicata da Rodbertus. Al contrario, Gray e Bray – oltre a molti altri – hanno ripetuto quest’idea fino alla sazietà, spesso e molto tempo prima di Rodbertus: il pio desiderio di misure grazie alle quali i prodotti si scambierebbero in ogni circostanza, sempre e solo in base al loro valore di lavoro. Dopo che lo Stato ha così costituito il valore – per lo meno di una parte dei prodotti, poiché Rodbertus è anche modesto – emette la carta-moneta-lavoro e ne fa degli anticipi ai capitalisti industriali i quali con essi pagano gli operai; gli operai acquistano allora i prodotti con i buoni ricevuti permettendo il ritorno della carta-moneta al suo punto di partenza. Ma bisogna ascoltare da Rodbertus stesso come questo processo si svolge in modo mirabile: “”Per quanto riguarda la seconda condizione, si prenderà la disposizione necessaria affinché il valore segnato sul buono sia effettivamente in circolazione; il buono, cioè, verrà dato solo a chi consegnerà un prodotto e su di esso sarà segnata l’esatta quantità di lavoro che la produzione ha richiesto. Chi consegna un prodotto di due giornate lavorative riceve un buono sul quale è segnato “”2 giornate””. Con l’osservanza esatta di questo sistema di emissione, verrà adempiuta necessariamente anche questa seconda condizione. Poiché secondo il nostro presupposto il valore effettivo dei beni coincide sempre con la quantità di lavoro che la loro produzione è costata, e la quantità di lavoro ha per misura la consueta suddivisione del tempo, colui il quale consegna un prodotto per il quale siano state impiegate due giornate lavorative, se riceve un attestato di due giornate di lavoro, ha dunque ottenuto che gli sia riconosciuto né più né meno del valore in effetto consegnato; inoltre, poiché ottiene un simile attestato solo chi ha messo realmente in circolazione un prodotto, è altrettanto certo che il valore scritto sul buono esiste per soddisfare la società. Si estenda quanto si vuole la sfera della divisione del lavoro, se la regola verrà esattamente seguita, la somma di valore disponibile deve esattamente eguagliare la somma di valore attestata; e poiché la somma di valore attestata è precisamente la somma di valore assegnata, questa deve necessariamente combaciare col valore disponibile, tutte le esigenze sono soddisfatte e la liquidazione è esatta”” (pp. 166, 167). Se Rodbertus ha avuto finora sempre la disgrazia di giungere troppo tardi con le sue scoperte, questa volta ha almeno il merito di una sorta di originalità; nessuno dei suoi concorrenti aveva osato dare all’utopia insensata del denaro-lavoro questa forma puerilmente ingenua, direi addirittura schiettamente pomerana. Dato che per ogni buono viene fornito un oggetto di valore corrispondente, e che ogni oggetto di un determinato valore viene consegnato solo contro un buono corrispondente, necessariamente la somma dei buoni deve essere sempre coperta dalla somma degli oggetti di valore. Il conto torna esattamente fino al minuto secondo di lavoro: nessun contabile del Debito Pubblico [5], per quanto abbia fatto i capelli bianchi sul lavoro, saprebbe rilevarvi il minimo errore. Che desiderare di più? Nella società capitalistica attuale, ogni capitalista industriale produce a suo arbitrio ciò che vuole come vuole e quanto vuole. Il fabbisogno sociale resta per lui un’incognita, per quanto concerne sia la qualità, la specie degli oggetti richiesti, sia la loro quantità. Ciò che oggi non può essere fornito con sufficiente rapidità, può esser offerto domani ben oltre la domanda. Ciò malgrado il bisogno finisce per essere soddisfatto alla meglio, bene o male, e nel complesso la produzione si regola in definitiva in base alle merci richieste. Come si concilia questa contraddizione? Per mezzo della concorrenza. E come giunge essa a questa soluzione? Semplicemente deprezzando al di sotto del loro valore di lavoro le merci che per qualità o quantità risultano inutilizzabili per il fabbisogno sociale del momento; e facendo intendere ai produttori, in tale maniera indiretta, che hanno fabbricato articoli assolutamente inutilizzabili o articoli utili in quantità inutilizzabile, superflua. Due cose ne derivano. Primo, che le continue deviazioni dei prezzi delle merci dai valori delle merci sono la condizione necessaria nella quale, e solo mediante la quale, può nascere il valore delle merci. Poiché solo attraverso le oscillazioni della concorrenza e, conseguentemente, dei prezzi delle merci, si afferma la legge del valore della produzione delle merci, e la determinazione del valore in base al tempo di lavoro socialmente necessario diviene una realtà. Che il prezzo – forma di apparenza del valore – abbia di regola un aspetto un po’ diverso dal valore che fa apparire, questo è un destino che esso condivide con la maggior parte dei rapporti sociali. Generalmente anche il re ha un aspetto affatto diverso dalla monarchia che rappresenta. In una società di produttori che scambiano le loro merci, voler determinare il valore in base al tempo di lavoro, vietando alla concorrenza di stabilire tale determinazione del valore nella sola forma possibile, ossia agendo sui prezzi, significa dunque solo dimostrare che, almeno su questo terreno, ci si è permesso come al solito di ignorare utopisticamente le leggi economiche. In secondo luogo, la concorrenza, realizzando la legge del valore della produzione delle merci in una società di produttori scambisti, impone con ciò stesso il solo ordine e la sala organizzazione della produzione sociale possibili nelle date circostanze. Unicamente attraverso la svalutazione o sopravvalutazione dei prodotti, i singoli produttori di merci imparano per esperienza diretta quali e quante merci la società richiede o non richiede. Ma è appunto questo unico strumento regolatore che l’utopia condivisa da Rodbertus vuole sopprimere. E se poi chiediamo quale garanzia vi sia che di ogni articolo venga prodotta la quantità necessaria e non di più, che non si venga a mancare né di grano né di carne, mentre magari si è schiacciati dallo zucchero di barbabietola e si nuota nell’acquavite di patate, che non ci manchino le mutande per coprire le nostre nudità mentre magari i bottoni per le mutande pullulano a milioni, Rodbertus ci mostra allora trionfalmente il suo famoso conto in base al quale è stato rilasciato un esatto certificato per ogni libbra superflua di zucchero, per ogni botte di acquavite invenduta, per ogni bottone da mutande inutilizzabile, conto che “”combacia””, che “”soddisfa tutte le esigenze e dove la liquidazione è esatta””. E chi non lo crede non ha che da rivolgersi al contabile X del Debito Pubblico di Pomerania, il quale ha esaminato il conto e lo ha trovato giusto: lui che nessuno ha mai potuto cogliere in fallo nei suoi conti di cassa ed è perciò degno di fede. Ed ora vediamo un poco l’ingenuità con cui Rodbertus, mediante la sua utopia, vuole sopprimere le crisi industriali e commerciali. Non appena la produzione delle merci ha assunto le proporzioni del mercato mondiale, l’equilibrio fra i produttori singoli che producono in base a un calcolo privato e il mercato per il quale essi producono (e di cui ignorano più o meno il fabbisogno sia in quantità che in qualità) si stabilisce attraverso un cataclisma del mercato mondiale, una crisi commerciale[1]. Se si vieta alla concorrenza di far conoscere ai produttori singoli le condizioni del mercato mondiale attraverso il rialzo o la diminuzione dei prezzi, si bendano loro completamente gli occhi. Organizzare la produzione delle merci in modo tale che i produttori non possano sapere più nulla delle condizioni del mercato per il quale producono, significa, certo, curare la malattia della crisi in una maniera che il dottor Eisenbart potrebbe invidiare a Rodbertus. Si comprende ora perché Rodbertus determini il valore delle merci semplicemente in base al “”lavoro””, e tutt’al più ammetta gradi diversi di intensità del lavoro. Se avesse indagato con che mezzo e come il lavoro crei il valore e di conseguenza lo determini, lo misuri, sarebbe giunto al lavoro socialmente necessario, necessario per il prodotto singolo di fronte ad altri prodotti della stessa specie, come pure al fabbisogno sociale complessivo. Egli si sarebbe imbattuto nel quesito: come la produzione dei produttori singoli si adegui al fabbisogno sociale complessivo. E con ciò tutta la sua utopia sarebbe divenuta impossibile. Questa volta, in realtà, Rodbertus ha preferito “”astrarre””; ha fatto astrazione proprio dal problema che doveva risolvere. Veniamo infine al punto in cui Rodbertus ci offre davvero qualcosa di nuovo: punto che lo distingue da tutti coloro – e non sono pochi – che con lui condividono l’idea dell’organizzazione dello scambio per mezzo del denaro-lavoro. Questi reclamano tutti un tal sistema di scambio, allo scopo di eliminare lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale. Ogni produttore deve ottenere il valore di lavoro totale del suo prodotto. Su questo punto sono tutti unanimi, da Gray fino a Proudhon. Niente affatto, dice invece Rodbertus. Il lavoro salariato ed il suo sfruttamento sussistono. Innanzitutto, non vi è stato sociale possibile in cui il lavoratore possa ricevere per il proprio consumo il valore totale del proprio prodotto. Il fondo prodotto deve sovvenire a una quantità di funzioni economicamente improduttive, ma necessarie, e quindi anche mantenere le persone addette a tali funzioni. Ma questo è vero finché vigerà l’attuale divisione del lavoro. In una società in cui il lavoro produttivo generale sia obbligatorio, società che pure è “”pensabile””, ciò non è più vero. Ma resterebbe la necessità di un fondo sociale di riserva e di accumulazione, e anche allora i lavoratori, cioè a dire tutti, possederebbero e godrebbero bensì il prodotto totale, ma ogni lavoratore singolo non beneficerebbe del suo “”prodotto integrale del lavoro””. Il mantenimento di funzioni economicamente improduttive per mezzo del prodotto del lavoro non è stato trascurato dagli altri utopisti del denaro-lavoro. Ma essi lasciano che gli operai stessi si tassino a quello scopo, seguendo l’usuale costume democratico; mentre Rodbertus, la cui riforma sociale del 1842 è completamente costruita sulla misura dello Stato prussiano di allora, rimette tutto al giudizio della burocrazia che determina con volontà sovrana la parte che spetta all’operaio sul prodotto del suo lavoro e gliela concede graziosamente. Ma, in secondo luogo, anche la rendita fondiaria e il profitto debbono continuare a sussistere senza decurtazioni. Infatti anche i proprietari fondiari ed i capitalisti industriali adempiono certe funzioni, socialmente utili o persino necessarie, se pure economicamente improduttive, e ricevono in certo qual modo uno stipendio sotto forma di rendita fondiaria e di profitto; concezione che non era affatto nuova, com’è noto, neppure nel 1842. A dire il vero, ora essi ricevono di gran lunga troppo per il poco che fanno, e che fanno abbastanza male; ma Rodbertus ha bisogno di una classe privilegiata, almeno per i prossimi cinquecento anni; e così l’attuale saggio del plusvalore, per esprimermi correttamente, deve sussistere, ma senza poter essere aumentato. Rodbertus pone come saggio attuale del plusvalore il 200%, il che significa che per un lavoro giornaliero di 12 ore l’operaio non otterrà un buono di 12 ore ma di 4 ore soltanto, e il valore prodotto nelle restanti 8 ore dovrà essere diviso tra il proprietario fondiario e il capitalista. I buoni di lavoro di Rodbertus mentono dunque nel modo più assoluto: ma bisogna appunto essere un Junker della Pomerania per immaginare che possa esistere una classe operaia la quale trovi conveniente lavorare 12 ore per avere un buono di lavoro di 4 ore. Se si traducono i giuochi di prestigio della produzione capitalistica in questo linguaggio semplice, nel quale essi si manifestano apertamente come furto, si rendono impossibili. Ogni buono dato al lavoratore sarebbe un invito diretto alla ribellione e cadrebbe sotto il paragrafo 110 del codice penale dell’impero tedesco. Bisogna proprio non aver mai visto altro proletariato che quello di un possedimento feudale della Pomerania, proletariato di giornalieri, in condizioni quasi di servitù della gleba, ove regnano il bastone e la frusta e ove tutte le donne avvenenti del villaggio appartengono all’harem del loro grazioso signore, per immaginare di poter presentare simili impudenze agli operai. Ma i nostri conservatori sono per l’appunto i nostri più grandi rivoluzionari. Però, se i nostri operai sono tanto mansueti da lasciarsi dar ad intendere che dopo aver lavorato duro per 12 ore filate essi non hanno in realtà lavorato che 4 ore, verrà loro garantito, come ricompensa, che per tutta l’eternità la parte loro spettante sul proprio prodotto non cadrà al disotto di un terzo. In realtà, questo è suonare la musica dell’avvenire con una trombetta da ragazzi. E non val la pena di perderci una parola di più. Di conseguenza tutto quel che di nuovo Rodbertus ci offre nella sua utopia dello scambio in base al denaro-lavoro, è semplicemente puerile e assai inferiore a quanto hanno fatto i suoi numerosi colleghi prima e dopo di lui. Per l’epoca in cui apparve, “”Zur Erkenntnis ecc.”” di Rodbertus era senza dubbio un libro importante: far avanzare la teoria del valore di Ricardo nella prima direzione era un inizio molto promettente. Anche se si trattava di una novità soltanto per lui e per la Germania, il suo lavoro, tutto sommato, può essere posto sullo stesso livello di quelli dei migliori fra i suoi precursori inglesi. Ma non era appunto che un inizio, da cui solo un ulteriore lavoro critico condotto sino in fondo poteva ricavare una reale utilità per la teoria. Questo sviluppo Rodbertus se lo precluse invece da sé, poiché fin dall’inizio sviluppò il pensiero di Ricardo nell’altra direzione, quella dell’utopia. Con questo perse la condizione fondamentale di ogni critica: l’obiettività. Rodbertus lavorò con una meta preconcetta dinanzi agli occhi, divenne un economista di tendenza. Una volta prigioniero della sua utopia, egli si precluse ogni possibilità di progresso scientifico. Dal 1842 fino alla sua morte, si aggira nel medesimo circolo, ripete le stesse idee già espresse o accennate nella sua prima opera, si sente misconosciuto, si vede saccheggiato, dove non c’era nulla da saccheggiare, e rifiuta infine, anche intenzionalmente, di riconoscere che in fondo egli aveva riscoperto solo quello che era già stato scoperto da gran tempo. In alcuni passi la traduzione si discosta dall’originale francese stampato. Ciò deriva da modifiche manoscritte di Marx che troveranno posto anche nella nuova edizione francese che si prepara. È appena necessario far osservare che il linguaggio usato nella presente opera non coincide sempre con quello del “”Capitale””. Vi si parla ancora del lavoro come di una merce, di acquisto e di vendita del lavoro anziché di forza-lavoro. Come complemento, sono stati aggiunti in questa edizione: 1) un passo dell’opera di Marx: “”Per la critica dell’economia politica””, Berlino, 1859, a proposito della prima utopia sullo scambio del denaro-lavoro di John Gray; 2) il discorso di Marx sul libero scambio, pronunciato in francese a Bruxelles (1847) e che, nello sviluppo del pensiero dell’autore, appartiene allo stesso periodo della “”Misère”” [6]. Londra, 23 ottobre 1884 Alla seconda edizione Devo osservare soltanto che il nome scritto erroneamente Hopkins nel testo francese (pag. 45) è stato sostituito col nome corretto di Hodgskin e che la data dell’opera di William Thompson (stessa pagina) è stata cambiata in 1824. È, da sperare che ciò varrà a placare la coscienza bibliografica del prof. Anton Menger. Londra, 29 marzo 1892 Friedrich Engels Note 1. Si tratta della prefazione di Engels alla prima edizione tedesca di Miseria della filosolia (Karl Marx, Das Elend der Philosophie. Antwort auf Proudhon’s “”Philosophie des Elends””, trad. tedesca di E. Bernstein e K. Kautsky, introduzione e note di Friedrich Engels, Stuttgart, 1885) e della nota preliminare, sempre di Engels, aggiunta alla seconda edizione (ivi, 1892). 2. Cfr. sopra, lettera a Schweitzer 3. Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, cit., p. 43. 4. Si tratta delle pagine di Per la critica dell’economia politica cui Marx stesso accenna in Su P.-J. Proudhon. Lettera a J,B. von Schweitzer . In quest’edizione gli estratti di Per la critica sono stati omessi. 5. Engels usa ironicamente il complicato sostantivo composto “”Regierungs – Hauptkassen – Rentamtskalkulator””. 1. Per lo meno fino a poco tempo fa avveniva così. Da quando il monopolio inglese del mercato mondiale viene spezzato sempre più dalla partecipazione al commercio mondiale della Francia, della Germania e, soprattutto, dell’America, sembra affermarsi una nuova forma di equilibrio. Il periodo di generale prosperità che precede la crisi, ancora non si fa vedere. Se non venisse affatto, la situazione normale dell’industria moderna dovrebbe essere una stagnazione cronica con lievi oscillazioni soltanto. 6. Sul passo di Per la critica, vedi nota 4. Nell’appendice a questa edizione è stato omesso anche il Discours sur la question du libre échange, pronunciato all’Association démocratique di Bruxelles nella seduta pubblica del 9 gennaio 1848 e successivamente pubblicato a cura della stessa associazione (Bruxelles, 1848;. trad. it., Discorso sulla questione del libero scambio, in Marx-Engels, Opere, v. VI, Roma, Editori Riuniti, 1973, pp. 469-482.”,”MADx-430″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon,”,”””Le macchine non sono una categoria economica più di quanto lo sia il bue che trascina l’ aratro. Le macchine non sono che una forza produttiva. La fabbrica moderna, che si basa sull’ impiego delle macchine, è un rapporto sociale di produzione, una categoria economica.”” (pag 88) “”Le macchine propriamente dette datano dalla fine del XVIII secolo. Niente di più assurdo che vedere nelle macchine l’ antitesi della divisione del lavoro, la sintesi che ristabilisce l’ unità del lavoro frazionato. La macchina è una riunione di strumenti di lavoro, e niente affatto una combinazione dei lavori per l’ operaio stesso.”” (pag 91-92) Sulla nascita della fabbrica: “”Una delle condizioni più indispensabili per la formazione dell’ industria manifatturiera era l’ accumulazione di capitali; e questa venne facilitata dalla scoperta dell’ America e dall’ immissione nel mercato dei suoi metalli preziosi. E’ provato a sufficienza che l’ aumento dei mezzi di scambio ebbe per conseguenza, da un lato, il deprezzamento dei salari e delle rendite fondiarie, e, dall’ altro, l’ accrescimento dei profitti industriali. In altri termini quanto più la classe dei proprietari terrieri e la classe dei lavoratori, i signori feudali e il popolo, decaddero, tanto più si sviluppò la classe dei capitalisti, la borghesia. Vi furono altre circostanze ancora che concorsero simultaneamente allo sviluppo dell’ industria manifatturiera: l’ aumentata quantità delle merci messe in circolazione (dopo che fu stabilito il collegamento con le Indie Orientali per la via del Capo di Buona Speranza), il sistema coloniale, lo sviluppo del commercio marittimo. (…) La creazione della fabbrica è preceduta da un vagabondaggio quasi universale nei secoli XV e XVI. La fabbrica trovò inoltre una solida e larga base nei numerosi contadini, che, cacciati continuamente dalle campagne in seguito alla trasformazione dei campi in pascoli e ai progressi dell’ agricoltura, che rendevano necessario un minor numero di braccia per la coltivazione delle terre, continuarono ad affluire nelle città per secoli interi. L’ allargarsi del mercato, l’ accumulazione dei capitali, le modificazioni sopravvenute nella posizione sociale delle classi, una folla di persone che si vedono private delle loro fonti di reddito, ecco altrettante condizioni storiche per la formazione della manifattura. (…) Fu il mercante a divenire il capo dell’ officina moderna, non l’ antico maestro delle corporazioni.”” (pag 90-91)”,”MADx-431″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon.”,”L’ opera è stata scritta da Marx in francese tra il dicembre 1846 e il giugno 1847 e pubblicata nel luglio 1847. “”Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’ antagonismo delle classi”” (pag 146) “”il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’ antagonismo nella società civile”” (idem) “”l’ antagonismo tra il proletariato e la borghesia è una lotta di classe contro classe, lotta che, portata alla sua più alta espressione, è una rivoluzione totale. D’altronde, bisogna forse stupirsi che una società, basata sull’ ‘opposizione’ delle classi, metta capo alla ‘contraddizione’ brutale, a un urto corpo contro corpo come sua ultima conclusione?”” (idem) “”Basti dire ora che quando Rodbertus accusa Marx di averlo “”saccheggiato”” e di “”aver attinto, nel suo Capitale, piuttosto abbondantemente, senza citarlo”” alla sua opera Zur Erkenntnis ecc, egli scivola sul terreno della calunnia, cosa che non si spiega se non con il malumore naturale di un genio incompreso e con la sua strana ignoranza dei fatti che avvengono fuori della Prussia””. (pag 10, Engels) “”All’ epoca in cui fu scritto questo libro, Marx non aveva ancora messo piede nella sala di lettura del British Museum. Se si eccettuano le biblioteche di Parigi e di Bruxelles, i miei libri e i miei estratti – fatti durante un viaggio di sei settimane compiuto da noi due assieme in Inghilterra, nell’ estate 1845 – Marx aveva solo compulsato quei libri che era possibile procurarsi a Manchester. La letteratura di cui parliamo non era dunque allora tanto inaccessibile, quanto oggi. Se, nonostante questo, essa è rimasta sempre ignota a Rodbertus, ciò si deve esclusivamente alla sua limitatezza locale di prussiano. Egli è il vero fondatore del socialismo specificatamente prussiano e come tale, del resto, è oggi finalmente riconosciuto.”” (pag 11, Engels)”,”MADx-432″ “MARX Karl”,”Per la critica dell’ economia politica.”,”Individualismo. “”Quanto più risaliamo indietro nella storia, tanto più l’ individuo – e quindi anche l’ individuo che produce – ci appare non autonomo, parte di un insieme più grande: dapprima ancora in modo del tutto naturale nella famiglia, e nella famiglia sviluppatasi a tribù; in seguito nella comunità nelle sue diverse forme, come essa è sorta dal contrasto e dalla mescolanza delle tribù. Solo nel XVIII secolo, nella “”società borghese””, le diverse forme dei nessi sociali si presentano al singolo come un puro strumento per i suoi fini privati, come una necessità esteriore. Ma l’ epoca che genera questo modo di vedere, il modo di vedere dell’ individuo isolato, è proprio l’ epoca dei rapporti sociali (generali da questo punto di vista) finora più sviluppati. L’ uomo è nel senso letterale del termine uno …(in greco, ndr) non soltanto un animale sociale, ma un animale che solo nella società riesce ad isolarsi. La produzione ad opera dell’ individuo isolato al di fuori della società – una rarità che può capitare ad un uomo civile sbattuto per caso in una contrada selvaggia, il quale già possiede in sé potenzialmente le forze della società – è un non senso come lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano insieme e parlino tra loro.”” (pag 172, appendice)”,”MADx-433″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Franco FERRI”,”Manifesto del Partito comunista.”,”Manifesto di Considerant. “”In quest’ anno si è regolarmente ancora una volta rispolverato il Manifesto della democrazia di Victor Considerant, dal quale i fondatori del socialismo scientifico avrebbero preso a prestito la loro dottrina. E’ un testo che nessuno da decenni e decenni ha letto, che pochi anni dopo la pubblicazione già era ignorato da tutti; ma che è così rapidamente uscito dalla storia appunto per il banale e astratto umanitarismo che l’ ispira, per la concezione profondamente errata della struttura sociale del capitalismo che è il suo fondamento. “”Chi è V. Considerant? Chi è Carlo Marx? – scriveva Stalin nel 1906-1907. – Considerant…., allievo dell’ utopista Fourier, …restò un incorreggibile utopista, che vedeva la “”salvezza della Francia”” nella conciliazione delle classi. Carlo Marx …, materialista, nemico degli utopisti, vedeva la garanzia della liberazione della umanità nello sviluppo delle forze produttive e nella lotta delle classe. Che c’è di comune tra loro?”” (pag 15, introduzione di P. Togliatti, 1948) Società senza classi. “”Quel che io ho fatto di nuovo è stato di dimostrare: “”1. che l’ esistenza delle classi è soltanto legata a determinate fasi di sviluppo storico della produzione; 2. che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3. che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una società senza classi””. (Lettera di Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 5 marzo 1852) (pag 18-19, introduzione) Socialismo e comunismo utopistico. (nota 1 pag 104 e pag 105) Socialismo e comunismo critico-utopistico. “”Perciò, anche se gli autori di questi sistemi erano per molti aspetti rivoluzionari, i loro scolari formano sempre delle sètte reazionarie. Essi tengono fermo alle vecchie opinioni dei maestri, in opposizione al progressivo sviluppo storico del proletariato”” (pag 109)”,”MAED-203″ “MARX Karl, a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Il segreto del XIX secolo: “”(…) Marx aveva ragione di affermare: “”Le cosiddette rivoluzioni del 1848 non furono che meschini episodi – piccole rotture e lacerazioni nella dura crosta della società europea”” (1). (…) “”Esse rivelarono, al di sotto della superficie apparentemente solida, un mare di materia fluida, che aveva bisogno solo di espansione per fare andare in pezzi continenti di roccia compatta. Rumorosamente e confusamente, esse annunciarono l’ emancipazione del proletariato, cioè il segreto del secolo XIX e della rivoluzione di questo secolo””. (1).”” (pag 10) Nesso guerra-rivoluzione. “”Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’ Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una guerra mondiale. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a conquistare il terreno europeo, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del secolo decimonono può attuarsi. Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni, entro le quali la Francia può prendere l’ iniziativa della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli insorti di giugno il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea – la bandiera rossa.”” (pag 13, Marx, Lotte di classe)”,”MADx-434″ “MARX Karl”,”El Capital. Critica de la Economia Politica. Vol. 1.”,”Bibliografia delle opere citate nel volume (pag 752-769) Appendice: Marx, Engels lettere sul primo tomo del Capitale (pag 661-712). Traduzione francese e inglese. “”(…) Considererei un grande errore prendere il testo francese come base per la traduzione inglese. L’ inglese non obbliga ad attenuare la vigorosa espressione dell’ originale; ciò che si perde, inevitabilmente, nei passaggi rigorosamente dialettici, si guadagnerà altrove, per la maggior forza di concisione dell’ inglese (…).”” (pag 709-710, Engels a Marx, 29 novembre 1873) Risposta di Marx a Engels (30 novembre 1873)”,”MADx-435″ “MARX Karl”,”El Capital. Critica de la Economia Politica. Vol. 2.”,”Bibliografia delle opere citate (pag 524-527) Appendice. Mercato interno ed estero. “”Perché le nazioni capitalistiche necessitano di un mercato estero? La teoria della realizzazione del prodotto nella società capitalista, nel modo in cui viene esposta, potrebbe giustificare questa domanda: non c’è contraddizione tra questa teoria e la tesi secondo la quale nessuna nazione capitalista può prescindere dal mercato estero? Dobbiamo ricordare che l’ analisi della realizzazione del prodotto nella società capitalista, come è stata esposta, partiva dal presupposto della inesistenza del mercato estero: questa ipotesi è già segnalata in precedenza, dimostrandone anche la sua necessità, in relazione con detta analisi. E’ evidente che la presenza dell’ esportazione dei prodotti non avrebbe portato in alcun modo al chiarimento del problema e lo avrebbe soltanto complicato. L’ errore dei signori W.W. e N.-on consiste precisamente nel ricorrere al mercato estero per spiegare la realizzazione del plusvalore; (…)””. (pag 516, Lenin, Lo sviluppo del capitalismo in Russia)”,”MADx-436″ “MARX Karl”,”El Capital. Critica de la Economia Politica. Vol. 3.”,”Bibliografia delle opere citate (pag 921-936) “”Tre sono gli errori fondamentali che si devono evitare nello studio della rendita del suolo e che offuscano la chiarezza dell’ analisi””. (pag 590)”,”MADx-437″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 4. Marx and Engels: 1844-1845.”,”‘Quaderno’ List. “”Come List, Ferrier pone attenzione alla differenza tra città impegnate nella manifattura e nel commercio e città che consumano soltanto (pag 91), ma facendo ciò egli è almeno tanto onesto da riferirsi allo stesso Smith. Rinvia al ‘Methuen Treaty’, così caro al Signor List, e alla sottigliezza del giudizio di Smith di quel trattato (p. 159). Abbiamo già visto come in generale la sua opinione di Smith coincida quasi parola per parola con quella di List. Vedere anche su carrying trade (p. 186 et passim). La differenza tra Ferrier e List è che il primo scrive in sostegno di una impresa di importanza storica mondiale – il Sistema Continentale, laddove il secondo scrive in sostegno di una piccola borghesia, mentalmente ristretta.”” (pag 293, Marx, Abbozzo sopra il libro di Friedrich List, Das Nationale System der Politische Oekonomie)”,”MADx-385″ “MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”Il capitalista-usurario estorce direttamente plusvalore ai produttori. “”Il carattere distintivo della sottomissione formale del lavoro al capitale si rivela nel modo più chiaro se si ricordano le condizioni in cui il capitale esiste già in funzione subalterne, ma non ancora nella sua funzione dominante (che determinano l’ intera forma sociale) di acquirente diretto di forza-lavoro e appropriatore immediato del processo produttivo. E’ il caso, per esempio, del capitale usurario nella misura in cui, come in India, anticipa al produttore immediato materie prime e strumenti di lavoro, o anche tutti e due, sotto forma di denaro. I giganteschi profitti che il capitalista-usurario ne deriva, gli interessi che, qualunque sia il loro ammontare, estorce al produttore immediato, sono un altro modo di dire plusvalore: in effetti, il suo denaro si trasforma in capitale estorcendo lavoro non pagato – pluslavoro – al produttore immediato. Ma egli non si immischia nel processo produttivo in quanto tale, che continua come prima a svolgersi accanto a lui nella maniera avita. (…)””. (pag 46)”,”MADx-438″ “MARX Karl, a cura di Gabriella BRUSA ZAPPELLINI”,”Breviario.”,”””Nella nostra epoca sembra che ogni cosa comporti il suo contrario (…). L’ umanità diventa signora della natura, ma l’ uomo diventa schiavo dell’ uomo””. (in apertura, Karl Marx, 1856) Marx critico letterario. “”Caro Lassalle, e vengo al Franz von Sickingen. D’abord devo lodare la composizione e l’ azione, e questo è più di quanto si possa dire di qualsiasi dramma tedesco moderno. In the second instance, a parte ogni riferimento puramente critico ad essa, l’ opera, ad una prima lettrua, mi ha molto commosso e produrrà perciò un tale effetto, ad un grado ancora più alto, su un lettore nel quale il sentimento predomini maggiormente. E ora, the other side of the medal, in primo luogo, e questo è un lavoro puramente formale, dato che hai scritto in versi, avresti dovuto elaborare un pò più artisticamente i giambi. Nondimeno, per quanto i poeti di professione possano essere colpiti spiacevolmente da questa trascuratezza, io la considero, nel complesso come un pregio, perché la nostra nidiata di epigoni non ha mantenuto altro che la levigatezza formale. Avresti poi ovviamente dovuto shakespeareggiare di più, mentre l’ errore più grave di cui ti faccio carico è lo schillereggiare, cioè il trasformare gli individui in semplici portavoce dello spirito dell’ epoca. Nei particolari devo deplorare il riflettere talvolta eccessivo degli individui su se stessi, il che proviene dalla tua predilezione per Schiller.”” (pag 142, Lettera di Marx a Lassalle, 19 aprile 1859)”,”MADx-439″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”Processo di centralizzazione politica. “”La borghesia sopprime sempre più il frazionamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Essa ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e concentrato la proprietà in poche mani. Ne è risultata come conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, quasi appena collegate tra loro da vincoli federali, province con interessi, leggi, governi e dogane diversi, sono state strette in una sola nazione, con un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, un solo confine doganale.”” (pag 33)”,”MADx-440″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 20. Marx and Engels: 1864-1868.”,”Engels sulla leva obbligatoria. “”La coscrizione obbligatoria – incidentalmente la sola istituzione democratica esistente in Prussia – sebbene solo sulla carta – segna in enorme vantaggio su tutte le precedenti forme di organizzazione militare (…). Un esercito oggi deve essere basato su uno dei due sistemi chiaramente definiti: o il recrutamento di volontari – che è antiquato e possibile solo in casi eccezionali come in Inghilterra – o la coscrizione obbligatoria. Tutti i sistemi coscrittivi e sorteggi sono sostanzialmente delle forme molto imperfette dell’ ultima. L’ idea base che sta dietro alla legge prussiana del 1814 è che ogni cittadino che sia fisicamente capace di portare armi ha l’ obbligo di porsi personalmente in difesa del proprio paese, durante i suoi anni di idoneità militare; questa idea di base è molto superiore al principio della sostituzione (del pagamento di sostituti) che troviamo in ogni altro paese avente un sistema coscrittivo (…)””. (pag 44-45)”,”MADx-401″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 21. Marx and Engels: 1867-1870.”,”Alcuni commenti di Marx al programma e regolamento dell’ Alleanza internazionale per la democrazia socialista di Bakunin. Dal Programma: (…) la maggioranza essendosi formalmente opposta al fondamentale principio di tutte le associazioni dei lavoratori – quello dell’ uguagliamento delle classi e degli individui (…)”” Marx: “”Eguaglianza delle classi!”” Dal Programma: “”Perciò, noi ci siamo costituiti come sezione centrale dell’ Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista (…)”” Marx: “”Che modestia! Si nominano come autorità centrale, ragazzi intelligenti! Dal Programma: “”L’ Alleanza si dichiara atea; essa vuole l’ abolizione dei culti, la sostituzione della fede con la scienza, e della giustizia divina con la giustizia umana””. Marx: “”Come si può dichiarare per decreto – l’ abolizione della fede!”” Dal Programma: “”L’ Alleanza Internazionale della democrazia socialista costitusce una branca dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (…)””. Marx: “”L’ associazione internazionale non ammette “”branche internazionali”” di sorta”” Dal Programma: “”Membri del gruppo iniziale di Ginevra. J. Philipp Becker, M. Bakunin, Th. Remy, Antoine Lindegger (…)”” Marx: Asinus Asinorum! E Madame Bakunin! (pag 207-209)”,”MADx-402″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 26. Engels: 1882-1889.”,”Engels critica i sindacati e l’ aristocrazia operaia. Intervista a Engels al New Yorker Volkszeitung (20 settembre 1888) (pag 626) Engels: Sono abbastanza soddisfatto del progresso del socialismo e del movimento operaio in Inghilterra; ma questo progresso consiste principalmente nello sviluppo della coscienza proletaria delle masse. Le organizzazioni ufficiali dei lavoratori, le trade unions, che stanno rischiando di diventare reazionarie, sono obbligate ad arrancare dietro con difficoltà, come il Landsturm austriaco (1). Domanda: Qual è l’ atteggiamento degli operai inglesi verso il movimento irlandese? Engels: Le masse sono per gli irlandesi. Le organizzazioni, come l’ aristocrazia operaia in generale, seguono Gladstone e la borghesia liberale, e non vanno oltre loro.”,”MADx-407″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”Manifiesto comunista y otros escritos politicos.”,”””Ecco, ora la domanda: “”Potrà la comuntà rurale russa – forma per certo già molto snazionalizzata (desnaturalizada) della primitiva proprietà comune della terra – passare direttamente alla forma superiore della proprietà collettiva, alla forma comunista, o, al contrario, dovrà passare prima per lo stesso processo di dissoluzione che costituisce lo sviluppo storico dell’ Occidente? L’ unica risposta che si può dare oggi a questa questione è la seguente: se la rivoluzione russa dà il segnale per una rivoluzione proletaria in Occidente, in modo che ambedue si completino, l’ attuale proprietà comune della terra in Russia potrà servire come punto di partenza ad un’ evoluzione comunista””. (pag 12-13, Marx Engels, prefazione all’ edizione russa del 1882) Marx Engels sulle prospettive della cooperazione. “”(…) l’ esperienza del periodo compreso tra il 1848 e il 1864 ha provato fino all’ evidenza che, per eccellente che fosse in teoria, per utile che si mostrasse in pratica, il lavoro cooperativo, limitato strettamento agli sforzi accidentali e particolari degli operai, non potrà mai mantenere la crescita in proporzione geometrica del monopolio, né emancipare le masse, né allieviare, almeno un poco il peso della loro miseria.”” (pag 77)”,”MADx-441″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Claude MAINFROY”,”Marx Engels et la troisième république, 1871-1895.”,”””Ciò significa che questa guerra che ci minaccia getterebbe dieci milioni di soldati sul campo di battaglia. E poi il vecchio Guglielmo sta probabilmente per morire. Bismarck vedrà la sua situazione più meno minata e può essere che spingerà per la guerra come mezzo per sostenersi. In effetti, la Borsa crede ovunque alla guerra, quando il vecchio chiuderà gli occhi. Se c’è la guerra, essa non si farà che per impedire la rivoluzione: in Russia, per prevenire l’ azione comune di tutti gli scontenti, slavofili, costituzionali, nichilisti, contadini; in Germania per sostenere Bismarck; in Francia per reprimere il movimento vittorioso dei socialisti e per ristabilire la monarchia. Tra socialisti francesi e socialisti tedeschi, non esiste una questione alsaziana. (…)””. (pag 188, lettera di Engels a Lafargue sulla situazione politica in Europa, ottobre 1886)”,”MAED-206″ “MARX Jenny MARX Laura MARX Eleanor”,”Les filles de Karl Marx. Lettres inédites (Collection Bottigelli).”,”Contiene alcune lettere di Paul LAFARGUE tra cui una a Marx (Bordeaux, 4 febbraio 1871): “”(…) Cè qui un uomo famoso, un inglese dal nome di Milleton, aiutante di campo di Garibaldi e inviato in missione dal vecchio generale: parla francese ammirevolmente e possiede un magnifico talento di oratore e di tribuno: può parlare a piedi o a cavallo, dato che l’ ho visto arringare la folla sulle spalle dei vicini sui quali era salito. E’ soprattutto grazie a lui che la popolazione di Bordeaux si è un po’ mossa per chiedere la continuazione della guerra e la sospensione delle elezioni. (…) Avete visto le tre manifestazioni dell’ Internazionale di Bordeaux. Che disdetta non avere qui quattro o sei sezioni e mille membri! (…)””. (pag 137-138)”,”MADS-352″ “MARX Karl, a cura di Friedrich ENGELS”,”Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie. Erster Band. Buch I: Der Produktionsprocess des Kapitals.”,”Marx, J.S. Mill e Chernishevskij. “”Die kontinentale Revolution von 1848 schlug auch auf England zurück. Männer, die noch wissenschaftliche Bedeutung beanspruchten, und mehr sein wollten als blosse Sophisten und Sykophanten der herrschenden Klassen, suchten die politische Oekonomie des Kapitals in Einklang zu setzen mit den jetzt nicht länger zu ignorirenden Ansprüchen des Proletariats. Daher ein geistloser Synkretismus, wie ihn John Stuart Mill am besten repräsentirt. Es ist eine Bankerotterklärung der “”bürgerlichen”” Oekonomie, welche der grosse russische Gelehrte und Kritiker N. Tschernyschewsky in seinem Werk “”Umrisse der politischen Oekonomie nach Mill””, bereits meisterhaft beleuchtet hat.”” (pag XII) “”La rivoluzione continentale ha avuto il suo contraccolpo anche in Inghilterra. Uomini che ancora rivendicavano valore scientifico e volevano essere qualcosa di più di meri sofisti o sicofanti delle classi dominanti, cercarono di mettere l’ economia politica del capitale d’accordo con le rivendicazioni del proletariato, che ormai non potevano essere più a lungo ignorate. Di qui un sincretismo esanime, come è rappresentato, meglio che da altri, da John Stuart Mill. E’ quella dichiarazione di fallimento dell’ economia “”borghese”” che ha già messo magistralmente in luce il grande studioso e critico russo N. Cernyscevski nella sua opera ‘Lineamenti dell’ economia politica di Mill’.”,”MADx-442″ “MARX Karl; a cura di Carlo VISMARA”,”Tra i fiori non ce n’è uno che sia nero. Frammenti marxiani tra “”avere”” e “”essere”” verso la realizzazione umana.”,”””Perseo usava un manto di nebbia per inseguire i mostri. Noi ci tiriamo la cappa di nebbia giù sugli occhi e le orecchie, per poter negare l’ esistenza dei mostri””. (Marx, 1867) (in apertura) “”Lo spirito burocratico è fin nel midollo uno spirito gesuitico, teologico. I burocrati sono i gesuiti dello Stato, i teologi dello Stato. La burocrazia è la république prêtre.”” (pag 57) “”Tutta la vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che trascinano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella prassi umana e nella comprensione di questa prassi””. (pag 59) “”Le circostanze fanno gli uomini non meno di quanto gli uomini facciano le circostanze””. (pag 63) “”Il bisogno pratico, l’ egoismo è il principio della società borghese, e si presenta come tale nella propria purezza non appena la società borghese ha completamente partorito lo Stato politico. Il dio del bisogno pratico e dell’ egoismo è il denaro””. (pag 65) “”Il comunismo non toglie a nessuno la facoltà di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto la facoltà di valersi di tale appropriazione per asservire lavoro altrui””. (pag 68) “”L’ unico compito di una mente raziocinante e amante del vero, in occasione del primo scoppio della rivolta dei lavoratori della Slesia, non consisteva nel recitare la parte del precettore, bensì molto più nello studiarne il carattere particolare. Per questo occorre senza dubbio una certa visione scientifica e un certo amore per l’ umanità, mentre per le altre operazioni basta ampiamente una facile fraseologia, intinta di vuoto egoismo””. (pag 92)”,”MADx-443″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La questione irlandese. Marx, La questione irlandese (capitolo 1, 2, 3); Engels, Storia dell’ Irlanda.”,”Protezionismo e movimento della popolazione. “”Tentativo di insediare protestanti tedeschi e francesi. I protestanti francesi nelle città (lanifici), furono cacciati dal sistema protezionistico e mercantilistico inglese. 1698. Il parlamento anglo-irlandese approva (da coloni ossequiosi), per ordine della madre patria, un’ imposta proibitiva per l’ esportazione della lana irlandese verso altri paesi. 1698. Nello stesso anno il parlamento inglese colpiva l’ importazione dei prodotti irlandesi verso l’ Inghilterra e il Galles con una forte imposta e vietava completamente la loro esportazione verso altri paesi. L’ Inghilterra distrusse le manifatture irlandesi, spopolò le città d’ Irlanda e ricacciò la popolazione verso la campagna””. (pag 17)”,”IRLx-006″ “MARX Karl, a cura di Alain ALCOUFFE”,”Les manuscripts mathematiques de Marx.”,”Alain ALCOUFFE è Maitre de conférences d’ Economie all’ Università di Scienze Sociali di Toulouse. Ha pubblicato varie opere e articoli di economia industriale e di storia del pensiero economico. Dimostando la filiazione hegeliana dei Manoscritti matematici di Marx, ALCOUFFE propone una lettura della Logica di Hegel chiarita dalla teoria degli insiemi e l’ analisi non standard. Esce fuori oltre a Marx, anche la sorpresa di un Hegel matematico. “”Non si sa ciò che si è Non so ciò che sono; non sono ciò che so. Una cosa e non una cosa; un minuscolo punto e un cerchio.”” (Angelus Silesius, Le pélerin chérubinique) (in apertura) Calcolo differenziale. “”Newton e Leibniz, come la maggior parte dei loro successori si situano direttamente sul terreno del calcolo differenziale e le espressioni differenziali sono utilizzate, di conseguenza, ormai, come delle formule di operazioni per poi trovare un equivalente reale. Tutta lo scherzo viene da qui.”” (pag 182) Lagrange. “”Il grande merito di Lagrange è, non solo di aver fondato algebricamente il teorema di Taylor e più generalmente il calcolo differenziale attraverso l’ analisi algebrica pura, ma anche, precisamente, di aver introdotto il concetto di funzioni derivate che i suoi successori utlizzano effettivamente, più o meno, senza indicarlo. Ma non si è accontentato di questo. (…)””. (pag 214) Comparazione del metodo di D’Alembert con il metodo algebrico. (pag 223)”,”MADx-444″ “MARX Karl”,”Critique de la philosophie du droit de Hegel.”,”””Volete che si prenda per punto di partenza i germi della vita reale, ma dimenticate che il vero germe della vita del popolo tedesco non ha vegetato fin qui che sotto il suo cranio. In una parola, non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla. Il partito politico teorico, che rimonta alla filosofia, ha commesso lo stesso errore, ma con dei fattori inversi. Non ha visto nella lotta attuale che il combattimento critico della filosofia con il mondo tedesco; non ha preso in considerazione che la filosofia che esiste da allora appartiene essa stessa a questo mondo e che essa è il suo complemento, anche se è un complemento ideale””. (pag 75) “”Per la Germania il proletariato non comincia a formarsi che per l’ irruzione del movimento industriale, perché non è la povertà frutto di una crescita naturale, ma la povertà artificialmente prodotta, che costituisce il proletariato, non la massa umana meccanicamente schiacciata dal peso della società, ma quella che nasce dalla sua decomposizione allo stato acuto, prima di tutto quella della classe media (…)””. (pag 101)”,”MADx-445″ “MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres d’ Alger et de la Côte d’ Azur.”,”MARX ha soggiornato, partendo da Marsiglia, all’ inizio del 1882, per tre mesi in Algeria. Ritornato in Francia ha passato un mese sulla Costa Azzurra. BADIA ricostruisce questi quattro mesi a un anno dalla morte di MARX. Sull’ analogia storica. Nella sua lettera a Vera Zasulich, Marx insiste sul fatto che “”la genesi della produzione capitalistica””, così come l’ ha descritta, “”è espressamente ristretta ai paesi dell’ Europa Occidentale””. In una lettera del novembre 1877, si poneva già contro il “”passe-partout di una teoria storico-filosofica generale… sopra-storica”” e mostrava come “”avvenimenti di una analogia stringente, ma accaduti in ambienti storici differenti (conducono a) dei risultati assolutamente diversi””. (pag 16) Marx nella seconda metà del 1882. “”La sua salute è lungi dall’ essere fiorente. Tuttavia continua a seguire da vicino la situazione politica in Francia e in Germania, s’ interessa ai lavori di Deprez e d’ Arsonval “”sul trasporto dell’ energia a grande distanza””, così come a quelli del tedesco Maurer sulla situazione dei contadini nella Germania dal IX secolo al XV secolo, e lavora a una nuova edizione del primo libro del Capitale””. (pag 35) Gli islamici ad Algeri non accettano di essere subordinati. “”Nella capitale di una colonia, la vita è sempre cara. C’è da riconoscere una cosa: in nessuna altra città che sia allo stesso tempo sede del governo centrale, esiste un tale laisser-faire, laisser passer; la polizia è ridotta al plus strict minimum; disinvoltura pubblica inaudita; è l’ elemento nord-africano che ha introdotto questi costumi. I musulmani in realtà non accettano subordinazione; non sono né “”sudditi”” né “”amministrati””; non riconoscono nessuna autorità eccetto sulle questioni politiche, cosa che provoca da parte degli europei un grave malinteso. Poca polizia ad Algeri e, in più, composta in maggior parte, di nativi””. (pag 73, a Laura Lafargue, 13 aprile 1882)”,”MADx-446″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Franz MEHRING”,”Aus dem literischen Nachlass von Karl Marx und Friedrich Engels 1841 bis 1850. Dritter Band. Von Mai 1848 bis Oktober 1850.”,”Recensione a libro di Guizot: perché la rivoluzione inglese è riuscita. Discorso sulla storia della rivoluzione inglese. (pag 408)”,”MADx-449″ “MARX Karl a cura di KRADER Lawrence”,”The Ethnological Notebooks of Karl Marx (Studies of Morgan, Phear, Maine, Lubbock) transcribed and edited with an introduction by Lawrence Krader.”,”Estratti di MARX su MORGAN, PHEAR, MAINE, LUBBOCK, comunità, collettivismo, individualismo, relazione di ENGELS a MARX su MORGAN. “”Gli studi di etnologia di Marx erano collegati a quelli sulla comunità rurale, la terra e la questione agraria, immediatamente come temi politici correnti o storici, e ancora con la questione dell’ applicazione della scienza e tecnologia in agricoltura. Marx ha scritto sui principati danubiani, ecc, e sulla questione orientale, in particolare India e Cina, durante gli anni 1850 e 1860. Le sue ricerche sulle comunità contadine slave, germaniche, irlandesi e dell’ Asia del Sud e la loro storia, e sui fatti etnologici comparati da autori dell’ antichità classica vennero citati nei Grudrisse, nella Critica del 1859, il Capitale. ma più estensivamente nei quaderni degli anni 1870 e 1880.”” (pag 5-6, introduzione)”,”TEOS-108″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices.”,”””Fine marzo: Marx organizza il ritorno in Germania dei membri della Lega e redige le Rivendicazioni del partito comunista in Germania che, stampate in forma di volantini, sono distribuiti con il Manifesto agli operai che ritornano in Germania. Nel primo articolo delle Rivendicazioni, la Germania è proclamata “”repubblica una e indivisibile””. Aprile: Marx, Engels e qualche altro membro della Lega dei comunisti lasciano Parigi e si recano a Colonia ove cominciano subito a preparare la creazione di un grande quotidiano, la Neue Rheinische Zeitung. Maggio: Conflitto tra Marx e il gruppo della Lega dei comunisti, diretto da Andreas Gottschalk, che aveva pure fondato una associazione operaia. Gottschalk e i suoi amici preconizzavano il boicottaggio delle elezioni indirette per le assemblee nazionali di Berlino e di Francoforte. Sembra stabilito che in questa data, Marx scioglie la Lega dei Comunisti: non essendo un partito di cospiratori, essa non ha più ragione d’essere in un paese in cui si sta per restituire la libertà di stampa””. (pag LXXII-LXXIII)”,”MADx-450″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome III (1852-juin 1853).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERNHARD Jean CHABBERT Jacques GRANDJONC Paul LAVEAU Isabelle MICHOT Claude SEBISCH André SOUYRIS Jacques VERGER Line VINCENT Contiene pure uno scambio di lettere Cluss-Weydemeyer. vedi biografia Cluss”,”MADx-451″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IV (Juillet 1853 – juin 1857).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jacqueline BENCKER Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Jean-Claude FRANCOIS Jean-Pierre LEFEBVRE Jean MORTIER Jacques OMNES Monika PONSARD Philippe PREAUX Claude SEBISCH Anne SOLE’ Michel VANOOSTHUYSE”,”MADx-452″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome V (Juillet 1857 – Décembre 1859).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Michel FAGARD Jean-Claude FRANCOIS Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Jean MORTIER Serge PATEAU Philippe PREAUX Jacques OMNES Claude Michel VANOOSTHUYSE Jean WETZLER”,”MADx-453″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VI (1860-1861).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Michel FAGARD Claude GUY Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Alain MEYER Serge PATEAU Daniel PONCIN Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH.”,”MADx-454″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome III (1852-juin 1853).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERNHARD Jean CHABBERT Jacques GRANDJONC Paul LAVEAU Isabelle MICHOT Claude SEBISCH André SOUYRIS Jacques VERGER Line VINCENT. “”In questa occasione – egli cita pure Willich come un uomo di grande importanza e il suo libro di abbondanti riflessioni di ogni sorta sull’ acquisizione di quest’ eroe – arriva a parlare del terzo partito pericoloso di Londra, “”le parti de l’ octroiement”” (il partito della concessione, ndr) i cui capi sono Engels e Marx. Noi vogliamo in effetti concedere di forza ai popoli “”la libertà””. Siamo dei tiranni peggiori dell’ imperatore di Russia. Siamo stati i primi a trattare con “”sarcasmo e disprezzo”” il “”suffragio universale””, ecc.. Abbiamo già compromesso ogni cosa con le “”nostre manie di voler concedere””. (…)”” (pag 55)”,”MADx-455″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IV (Juillet 1853 – juin 1857).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jacqueline BENCKER Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Jean-Claude FRANCOIS Jean-Pierre LEFEBVRE Jean MORTIER Jacques OMNES Monika PONSARD Philippe PREAUX Claude SEBISCH Anne SOLE’ Michel VANOOSTHUYSE. “”Io non so se Napier e gli altri storici della guerra franco-spagnola mettono bene il luce il fatto seguente, per il quale esistono presso gli autori spagnoli delle prove assolute; voglio parlare dell’ esistenza nell’ esercito francese di una cospirazione repubblicana, perfettamente organizzata, fino alla fine della guerra, se si eccettua il breve periodo in cui lo stesso Napoleone comanda in Spagna, mirante a detronizzare Napoleone e a reinsediare la Repubblica.”” (pag 106, Marx a Engels, 17 ottobre 1854)”,”MADx-456″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome V (Juillet 1857 – Décembre 1859).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Michel FAGARD Jean-Claude FRANCOIS Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Jean MORTIER Serge PATEAU Philippe PREAUX Jacques OMNES Claude Michel VANOOSTHUYSE Jean WETZLER “”Per quanto concerne il mio ritardo nella spedizione del manoscritto (1), è stata la malattia che mi ha impedito; poi è stato necessario recuperare il tempo perduto per altri lavori alimentari. Ma la vera ragione è la seguente: la materia era davanti a me, il tutto non era altro che una questione di forma. Ma in ciò che scrivevo, sentivo che nello stile traspariva la mia malattia di fegato””. (pag 233, Marx a Lassalle, 12 novembre 1858) “”Di fatto, l’ economia come scienza nel senso tedesco è ancora da fare, e per questo non c’è solo bisogno di noi due, occorre ancora una dozzina d’ altri. Mi aspetto dal successo della mia opera che abbia almeno per risultato di orientare i migliori cervelli verso lo stesso terreno di ricerca.”” (pag 234, Marx a Lassalle, 12 novembre 1858)”,”MADx-457″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VI (1860-1861).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Michel FAGARD Claude GUY Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Alain MEYER Serge PATEAU Daniel PONCIN Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH. “”A proposito della mia “”liason”” con la “”polizia segreta””, potrei far citare come testimone il mio cognato, l’ ex-ministro prussiano von Westphalen. Tuttavia, mia moglie, sua sorella, desidera, se questa citazione non è indispensabile, evitare questo scandalo familiare. Ecco perché su questo punto devo rimettermi completamente alla vostra valutazione””. (pag 113, Marx al consigliere di giustizia Weber, 3 marzo 1860)”,”MADx-458″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VII (1862-1864).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Francois GATHELIER Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH Michel VANOOSTHUYSE Contributo alla critica dell’ economia politica. “”I saggi scientifici destinati a rivoluzionare una scienza non possono mai essere veramente popolari. Ma, una volta che la base scientifica è posta, la volgarizzazione è facile. Se i tempi diventeranno più agitati, si potrà anche scegliere i colori e i caratteri che un’ esposizione popolare di questi soggetti al momento richiederà. Per contro, mi sarei aspettato, è vero, che gli specialisti tedeschi, non fosse che per decenza, non ignorassero completamente i miei lavori. Ho inoltre fatto l’ esperienza, per nulla piacevole, degli amici tedeschi, gente del nostro partito, che si erano da tempo occupati di questa scienza e che, in privato, mi avevano scritto delle lettere spropositate, debordanti di preghiere, a proposito del primo fascicolo, non hanno fatto un gesto per pubblicare una recensione o anche semplicemente annunciare il contenuto dell’ opera nelle riviste ove avevano delle entrature. Se quella è una tattica politica, confesso che non sono in grado di penetrare il mistero””. (pag 111, Marx a Ludwig Kugelmann, 28 dicembre 1862)”,”MADx-459″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VIII (Janvier 1865 – Juin 1867).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Fernand CAMBON Francois Pierre HENTGES Jean MORTIER. Mazzini. “”Ora, durante la mia assenza forzata e prolungata dal Consiglio dell’ Internazionale, Mazzini si è dato a fomentare una sorta di rivolta contro la mia “”direzione””. Non è mai piacevole essere “”il capo”” e ciò non è più quello a cui aspiro. Ho sempre presente allo spirito quello che tuo padre diceva di Thorbecke: “”l’ asinaio è sempre detestato dagli asini””. Ma, una volta che mi sono lanciato totalmente in una impresa che stimo importante, è vero, sono come sono, non amo cedere. Mazzini, nemico accannito della libertà di pensiero e del socialismo, ha seguito i progressi della nostra Associazione con una profonda gelosia. Sono io che ho constrastato il suo primo tentativo di farne un suo strumento e di imporgli un programma e una dichiarazione di principi da lui elaborata. La sua influenza sulla classe operaia londinese, una volta molto grande, è ridotta a zero.”” (pag 232-233, lettera di Marx a Antoinette Philips, 18 marzo 1866)”,”MADx-460″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IX (Julliet 1867 – Decembre 1868).”,”Traduzioni di Paul LAVEAU e Jean WETZLER “”Kugelmann mi ha inviato un numero della Deutsche Volkszeitung (Hannover), nel quale si trova una breve nota, redatta da lui, sul mio libro (Libro primo del Capitale). Kugelmann lì imita, e non felicemente, uno dei tuoi articoli. Questo giornale essendo democratico, avrebbe potuto allargarsi un po’ di più sul contenuto. Mi fa tra l’ altro giungere “”alla conclusione””, effettivamente “”stupefacente””, “”che tutto il capitale è stato costituito dalla forza di lavoro non pagata””””. (pag 89, lettera di Marx ad Engels, 14 novembre 1867)”,”MADx-461″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome XI (Julliet 1870 – Decembre 1871).”,”Traduzioni di Claude MAINFROY Jean MORTIER e Jean WETZLER. “”Accetto di dare la mia adesione (come Louis Blanc, e non di sottoscrivere a dirla precisamente) alle due condizioni seguenti: 1. che sia stampata una nota a seguito del mio nome: “”I agree with the above address so far as its general sentimens coincide with the manifesto issued by the General Council of the “”International Workingmen’s Association.”” (“”Sono daccordo con l’ indirizzo qui sopra nella misura in cui la tendenza generale coincide con il manifesto del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei Lavoratori””). 2. che una frase sia aggiunta che evochi, nei termini più moderati e diplomatici, il carattere difensivo della guerra dal lato dei tedeschi.”” (pag 50, Marx a Engels, 3 agosto 1870) “”Però occorre rimarcare contro i tedeschi: la Frankfurter Zeitung ha pubblicato una corrispondenza da Londra secondo la quale “”i repubblicani francesi a Londra hanno invitato tutti i repubblicani tedeschi conosciuti in vista di una protesta comune contro questa guerra napoleonica. I repubblicani tedeschi si sono eclissati perché la guerra è difensiva da parte prussiana””. (pag 50, Marx a Engels, 3 agosto 1870)”,”MADx-462″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome XII (Janvier 1872 – Octobre 1874).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jean MORTIER, Jean WETZLER. Contiene pure una lettera di LAFARGUE a ENGELS (12.10.1871), una lettera di W. LIEBKNECHT a Luigi STEFANONI (20.2.1872), una lettera di Auguste SERRAILLIER ai delegati del 6° Congresso dell’ AIT. Contiene pure una nutrita corrispondenza di Marx con LA-CHATRE, il primo editore francese del ‘Capitale’. Lettera di Marx ai minatori valle Ruhr in sciopero (analisi del crescente consumo di carbone per l’ industria siderurgica, l’ ascesa dei prezzi del carbone, la lotta dei minatori inglesi, la questione di una presunta penuria di carbone ecc.. (pag 158-161) “”Questi fatti mostrano cosa sono realmente le minacce dei proprietari delle ferriere e degli industriali di importare il loro carbone dall’ Inghilterra. Il signor Alfred Krupp può lanciare tutti gli ukase che vuole, ma dovrà pagare il carbone inglese più caro di quello della Ruhr e non è neanche sicuro che possa ottenerlo. In quanto segretario del Consiglio Generale dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori ho considerato che era mio dovere portare questi fatti alla vostra conoscenza””. (pag 161)”,”MADx-463″ “MARX Carlo”,”Rivoluzione e Controrivoluzione o Il 1848 in Germania.”,”””Non è ancora stato studiato il Marx come scrittore e stilista, e forse varrebbe la pena di farlo. Il Marx passa per scrittore oscuro; il che può esser vero solo quando si alluda al Capitale, dove l’ oscurità nasce da un’ incompleta chiarificazione del suo pensiero, e si manifesta principalmente negli enormi difetti di composizione di quell’ opera””. (pag IX, Croce, dalla prefazione) “”La piccola borghesia, grande nel millantarsi, è impotente nell’ azione e molto prudente nel rischiar checchessia. Il carattere meschino delle sue trattative commerciali e delle sue operazioni finanziarie è adattissimo a dare l’ impronta del suo carattere con la completa assenza d’ energia e di spirito di iniziativa; e queste stessa qualità informano la sua attività politica.”” (pag 130)”,”MADx-464″ “MARX Karl”,”Critique du programme de Gotha.”,”Redatto da Marx nell’ aprile e all’ inizio di maggio 1875 e pubblicato per la prima volta (con dei tagli) sulla Neue Zeit N° 18 1891 tomo I. Il testo originale è in tedesco. Questa edizione si basa sull’ edizione francese. Sul lavoro femminile e infantile. “”””3. Limitazione del lavoro delle donne e interdizione del lavoro dei bambini””. La regolamentazione della giornata di lavoro deve implicare già la limitazione del lavoro delle donne, per quanto concerne la durata, le pause, ecc., della giornata di lavoro; se no, ciò non può significare che l’ esclusione delle donne da branche d’ industria che sono particolarmente pregiudizievoli alla loro salute fisica o contrarie alla morale dal punto di vista del sesso. Se è questo che si ha in vista, occorre dirlo. “”Interdizione del lavoro dei ragazzi!””. E’ assolutamente indispensabile indicare il limite d’ età. Una interdizione generale del lavoro dei ragazzi è incompatibile con l’ esistenza stessa della grande industria; essa non è dunque che una aspirazione ingenua e senza portata. L’ applicazione di questa misura, se è possibile, sarà reazionaria, perciò assicurando una stretta regolamentazione del tempo di lavoro secondo l’ età, come altre misure di protezione dei ragazzi, il fatto di combinare delle giuste ore di lavoro produttivo con l’ istruzione è uno dei più potenti mezzi di trasformazione della società attuale.”” (pag 31)”,”MADx-465″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Politique I. Révolution et contre-révolution en Europe. Les luttes de classes en France, 1848-1850. Chroniques littéraires et politiques. Le 18 brumaire de Louis Bonaparte. Fin de la Ligue des communistes. Révélations sur le procès des communistes à Cologne. Le chevalier de la noble conscience. Chroniques anglaises. Lord Palmerston. L’ Espagne révolutionnaire. La question d’ Orient et la guerre russo-turque.”,”””Nel gennaio 1843, la redazione del giornale riceve la decisione fatale: la Rheinische Zeitung deve cessare le pubblicazioni a partire dal 1° aprile. Marx, che rifiuta di piegarsi all’ atteggiamento esitante degli azionisti, offre le sue dimissioni e pubblica una dichiarazione formale in questo senso. Egli propone a Ruge di creare a Strasburgo gli “”Annali franco-tedeschi. I vari articoli apparsi sulla Rheinische Zeitung sulla Rivoluzione francese e la rivoluzione del luglio 1830 avevano alimentato la sua riflessione critica sulle concezioni hegeliane dello Stato, degli ordini e della burocrazia. Ruge può ben presto annuciare a Ludwig Feuerbach il piano della nuova rivista: “”Pubblicheremo il giornale assolutamente libero all’ estero, sbarazzandoci interamente del vecchio ciarpame, mediocre, scolastico e riservato dei vecchi Jahrbücher; a questo fine, ci associeremo con i francesi più importanti: Leroux, Proudhon, Louis Blanc, forse Lamartine (Lamennais e Cormentin rifiuteranno probabilmente o sono inutilizzabili) affinché scrivano direttamente (tutti leggono il francese) e costituiscano così una sorta di redazione. Noi lanceremo in comune il titolo e il prospetto, e così rappresenteremo con questa impresa in un sol colpo l’ alleanza di due nazioni””. (pag LXIV-LXV)”,”MADx-466″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, redazione ed edizione a cura di Raquel FOSALBA Alfred PICO’ Josep POCA Manuel SACRISTAN Joaquim SEMPERE”,”Obras de Marx y Engels. OME- Volumen 9. Manifiesto comunista. Nueva Gaceta Renana (I), 1847- Junio 1848.”,”””Inoltre, O’Connor dimostra che furono gli operai inglesi che per primi hanno richiesto, con una petizione di 3 milioni e mezzo di firme, giustizia per l’ Irlanda, che ora nuovamente protestano i cartisti inglesi, con numerose petizioni, contro il “”bill di eccezione irlandese”” e, infine, che la classe oppressa, tanto in Inghilterra quanto in Irlanda, deve lottare unita, vincere unita, altrimenti poi lamentarsi insieme sulla propria condizione di vita e miseria, sull’ uguale dipendenza di fronte alla classe capitalistica privilegiata e dominante””. (pag 89)”,”MADx-467″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, redazione ed edizione a cura di Raquel FOSALBA Alfred PICO’ Josep POCA Manuel SACRISTAN Joaquim SEMPERE”,”Obras de Marx y Engels. OME- Volumen 10. Nueva Gaceta Renana (II), Julio-Novembre 1848.”,”””L’ ingegno prussiano ha scoperto che qualsiasi nuova istituzione costituzionale offre la più interessante delle occasioni per promulgare nuove leggi punitive, nuovi regolamenti, nuove misure, nuove vigilanze, nuovi imbrogli e nuova burocrazia””. (pag 119)”,”MADx-468″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, redazione ed edizione a cura di Ignacio HIERRO Eduard PALANQUES Alfred PICO’ Manuel SACRISTAN”,”Obras de Marx y Engels. OME- Volumen 21. Lineas fundamentales de la critica de la economia politica (Grundrisse). Primera mitad.”,”Lavoratori salariati. “”Essi costituiscono una parte proporzionalmente molto grande dei consumatori, quantunque realmente non tanto grande, come generalmente si pensa, se si considera il lavoratore industriale vero e proprio. Quanto maggiore è il suo numero – il numero della popolazione industriale – e quanto maggiore è la massa di denaro di cui essi dispongono, tanto maggiore è la sfera di scambio del capitale.”” (pag 370)”,”MADx-469″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Con prefazione di Federico Engels.”,”Cretinismo parlamentare. Inoltre egli era affetto da quella malattia particolare, che dopo il 1848 ha infierito su tutto il continente, chiamata il cretinismo parlamentare; questa malattia relega coloro che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie loro ogni sentimento, ogni ricordo, ogni intelligenza del mondo reale esterno””. (pag 79) Aristocrazia finanziaria. “”Ho già detto precedentemente che dopo l’ entrata di Fould al ministero la parte della borghesia commerciale, che si era fatta la parte del leone nel governo di Luigi Filippo – l’ aristocrazia finanziaria – era diventata bonapartista. Fould non solo rappresentava gli interessi di Bonaparte alla Borsa, rappresentava nello stesso tempo gli interessi della Borsa presso Bonaparte””. (pag 90) “”Il voto di sfiducia del 18 gennaio colpiva i ministri, non il presidente. Ma non il governo, bensì il presidente aveva destituito Changarnier. Doveva il partito dell’ordine mettere in stato d’accusa Bonaparte stesso? E per cosa? Per le sue velleità di restaurazione? Ma queste non facevano altro che completare le proprie. Per la sua cospirazione nelle riviste militari e nella società del 10 dicembre? Ma questi argomenti erano stati seppelliti da tempo sotto semplici ordini del giorno. Per la destituzione dell’eroe del 29 gennaio e del 13 giugno, dell’uomo che nel maggio 1850 minacciava, in caso di una sommossa a Parigi, di appiccare il fuoco ai quattro angoli della città? I suoi alleati della Montagna e Cavaignac non permettevano al partito dell’ordine di risollevare il caduto baluardo della società nemmeno con una semplice manifestazione ufficiale di condoglianza. Per conto proprio gli uomini del partito dell’ordine non potevano contestare al presidente la facoltà costituzionale di destituire un generale. Essi smaniavano soltanto perché egli aveva fatto uso dei suoi diritti costituzionali in modo antiparlamentare [78]. Ma non avevano proprio loro fatto continuamente uso delle loro prerogative parlamentari in modo anticostituzionale, specialmente nella soppressione del suffragio universale? Essi erano dunque tenuti a muoversi strettamente entro i limiti del Parlamento. E dovevano essere colpiti da quella particolare malattia che a partire dal 1848 ha infierito su tutto il Continente, il cretinismo parlamentare, malattia che relega quelli che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie loro ogni senso, ogni ricordo, ogni comprensione del rozzo mondo esteriore; dovevano essere colpiti da quel cretinismo parlamentare mentre, dopo aver distrutto con le loro mani tutte le condizioni del potere del Parlamento, dopo esser stati costretti a distruggerle nella loro lotta con le altre classi, consideravano ancora le loro vittorie parlamentari vere vittorie e, battendo i suoi ministri, credevano di colpire il presidente. Essi offrivano a quest’ultimo unicamente l’occasione di umiliare ancora una volta l’Assemblea nazionale agli occhi della nazione. Il 20 gennaio il Moniteur annunciava che le dimissioni di tutto il governo erano accettate; e col pretesto che nessun partito parlamentare possedeva più la maggioranza, come dimostrava il voto del 18 gennaio, frutto della coalizione della Montagna e dei monarchici, e in attesa che si formasse una nuova maggioranza, Bonaparte nominò un cosiddetto governo di transizione, nessun membro del quale apparteneva al Parlamento, e che era composto esclusivamente di individui assolutamente sconosciuti e insignificanti, un governo di semplici commessi e di scrivani [79]. Il partito dell’ordine poteva ora esaurirsi nel gioco con queste marionette; il potere esecutivo non considerava più che valesse la pena di essere seriamente rappresentato nel Parlamento. Bonaparte concentrava nella sua persona tutto il potere esecutivo in modo altrettanto più palese; e aveva tanto maggiore libertà di sfruttarlo ai propri scopi, quanto più i suoi ministri erano semplici comparse. “” Marx Il 18 brumaio (fonte MIA, Internet)”,”MADx-471″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Pages de Karl Marx. Pour une éthique socialiste. 2. Révolution et socialisme.”,”””Per il trionfo finale delle tesi stabilite nel Manifesto comunista, Marx contava unicamente e esclusivamente sullo sviluppo intellettuale della classe operaia, come doveva risultare necessariamente dall’ azione unificata e dalla discussione””. (pag 4, Engels) “”E’ quello che Marx ha formulato in una sola frase che è il postulato implicito di tutto il vero pensiero socialista, enunciato dal 1844 da Flora Tristan: “”L’ emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi””. La vera problematica non è dunque nelle antinomie quali anarchismo e marxismo, marxismo e riformismo o marxismo e revisionismo; essa sta nell’ opposizione tra giacobinismo e auto-emancipazione. Essa risiede nella questione seguente: le classi sociali possono conservare l’ autonomia della loro azione e della loro coscienza affidandosi a delle organizzazioni rappresentative, scelte e costituite per esprimere e difendere i loro interessi?”” (pag 12)”,”MADx-472″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manuscritos de Paris. Anuarios francoalemanes 1844.”,”Contiene l’ indice alfabetico delle opere riassunte da Marx nel 1844: – BOISGUILLEBERT, Pierre Le Pesant de (3 opere), BURET Eugene, DESTUTT DE TRACY, A.L.C., ENGELS Friedrich, LAUDERDALE James, LAW Jean, LEVASSEUR (DE LA SARTHE), R., LIST Friedrich, MAC CULLOCH John Ramsay, MILL James, OSIANDER H.F. (2 opere), RICARDO David, SAY Jean-Baptiste, SCHÜZ Carl Wolfgang Christoph, SKARBEK Frederic, SMITH Adam, SENOFONTE. (17 autori per 20 opere) (pag 255-256)”,”MADx-474″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 27. Engels: 1890-1895.”,”Aristocrazia operaia. “”La verità è questa: durante il periodo del monopolio industriale inglese, la classe operaia inglese ha, ad un certo grado, condiviso i benefici del monopolio. Questi benefici sono suddivisi tra di loro in modo alquanto ineguale; la minoranza privilegiata ha incassato di più, ma anche la grande massa gode adesso, almeno di una temporanea suddivisione. E’ questa la ragione per cui, dallo spirare dell’ Owenismo, non c’è stato socialismo in Inghilterra. Con il crollo di questo monopolio, la classe lavoratrice inglese perderà questa posizione di privilegio; e si troverà – non escluso la minoranza dirigente e privilegiata, allo stesso livello dei compagni di lavoro all’ estero. E questa è la ragione perché ci sarà socialismo anche in Inghilterra””. (pag 268, Engels, prefazione a La condizione della classe operaia in Inghilterra (1892))”,”MADx-408″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 32. Karl Marx: 1861 – 1863. Economic manuscript of 1861-63. (Continuation)”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN. Stati Uniti: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS (…). “”Il professor Roscher è un maestro di questa sorta di cose e ha modestamente proclamato se stesso come il Tucidide dell’ economia politica. La sua identificazione di se stesso con Tucidide può essere forse basata sulla sua concezione di Tucidide come un uomo che costantemente confonde la causa con l’ effetto””. (pag 502)”,”MADx-413″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 41. Marx and Engels: Letters January 1860 – September 1864.”,”””Ho riletto tutti i miei appunti (estratti) di tecnologia e sto anche frequentando un corso pratico (puramente sperimentale) per lavoratori tenuto dal Prof. Willis (in Jermyn Street, l’ Istituto di Geologia, dove ha insegnato anche Huxley). Per me, la meccanica presenta in larga misura lo stesso problema delle lingue. Capisco le leggi matematiche, ma la realtà tecnica più semplice che richiede una conoscenza visiva è più difficoltosa per me delle combinazioni più complicate””. (pag 449, Marx ad Engels, 28 gennaio 1863)”,”MADx-422″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 43. Marx and Engels: Letters April 1868 – July 1870.”,”””Non sento assolutamente il bisogno di mostrarmi ai lavoratori tedeschi, a non andrò al loro congresso. Una volta che essi si saranno realmente uniti all’ Internazionale e avranno dato a se stessi un propria organizzazione di partito (…) allora ci sarà un’ opportunità molto presto.”” (pag 304, MArx a Engels, 3 luglio 1869)”,”MADx-424″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 44. Marx and Engels: Letters July 1870 – December 1873.”,”””Dell’ edizione francese (del Capitale ndr) (nella prima pagina la frase ‘interamente rivista dall’ autore’, non va assolutamente letta come una semplice frase perché ho fatto un lavoro indiavolato per essa), 10.000 copie sono state stampate e 8.000 già vendute prima della pubblicazione della prima parte.”” (pag 399)”,”MADx-425″ “MARX Karl”,”Contro la Russia. (Tit.orig.: The Eastern Question)”,”””La politica della Prussia nell’attuale disordine europeo ha provocato molti commenti ostili e violenti sulla stampa inglese e francese. (…) Di rado o mai le monarchie fanno la guerra per principi o anche per stornare pericoli vicini o lontani. La fanno, invece, per interessi o benefici immediati. Le monarchie sono, inoltre, influenzate da certe tradizioni, specialmente da quelle che sono profondamente radicate nello spirito dei ceti dirigenti della nazione. E’ il caso dell’ elemento militare in Prussia, Paese fiero di chiamarsi uno Stato militare. Checché se ne possa dire in contrario, tre quarti di questa classe, rappresentata da generali, colonnelli, maggiori ed altri ufficiali, conservano il vivo ricordo della lotta nazionale del 1813-1815. Tutti gli ufficiali superiori combatterono allora a fianco dei russi contro i francesi, per i quali essi tuttora non provano alcuna simpatia. Sarebbe difficile, se non impossibile, indurli a cambiare queste loro prevenzioni. In effetti, regna ancora nell’esercito tedesco uno spirito di diffidenza, se non di odio, nei confronti dei francesi. (…) Inoltre, la Prussia vera e propria, quella che va dalla riva destra del Reno ai confini della Russia, vive nel costante timore di perdere le province renane, il cui possesso, in quanto costituirebbero una frontiera nazionale, è aspirazione costante di ogni francese, dal contadino all’ imperatore. Nel caso che questo pericolo diventasse imminente, soltanto l’ aiuto russo potrebbe dare alla Prussia una garanzia sostanziale contro l’ insaziabile appetito della Francia.”” (pag 111-112)”,”MADx-475″ “MARX Karl”,”Las luchas de clases en Francia de 1848 a 1850. El dieciocho brumario de Luis Bonaparte.”,”””Quello che si era immaginato come l’ evento più rivoluzionario risultò essere, quello più controrivoluzionario. Le cadde il frutto nel grembo, ma non cadde dall’ albero della vita, se non dall’ albero della conoscenza. La dominazione esclusiva dei repubblicani borghesi durò solo dal 14 giugno fino al 10 dicembre del 1848. Questa tappa si riassume nella redazione di una Costituzione repubblicana, e nella proclamazione dello Stato sito in Parigi. La nuova Costituzione non era, in fondo, che una riedizione repubblicanizzata della Carta Costituzionale; del 1830″”. (pag 255)”,”MADx-476″ “MARX Karl, a cura di Diego FUSARO”,”Karl Marx. Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro.”,”””Al saggio tutta la Terra è aperta, perché patria di un’ anima bella è il mondo intero””. Democrito “”Vana è la parola del filosofo, se non allevia qualche sofferenza umana”” Epicuro “”La filosofia, finché una goccia di sangue pulserà nel suo cuore assolutamente libero, dominatore del mondo, griderà sempre ai suoi avversari, insieme a Epicuro: “”empio non è chi rinnega gli dèi del volgo, ma chi le opinioni del volgo applica agli dèi””. La filosofia non fa mistero di ciò. La dichiarazione di Prometeo – “”detto francamente, io odio tutti gli dèi”” – è la sua propria dichiarazione, la sua propria sentenza contro tutti gli dèi celesti e terreni che non riconoscono come divinità suprema l’ autocoscienza umana””. Marx (in apertura) Epicureismo di Marx. “”La filosofia di Epicuro merita, secondo Marx, di essere trattata anche per il fatto che nessuno, fatta eccezione per Lucrezio, l’ ha realmente compresa fino in fondo e ne è una fulgida prova la sfilza di errori che ha viziato ogni sua interpretazione: abbiamo prima fatto menzione, per quel che riguarda l’ età moderna, dell’ errore interpretativo di Hegel; ma perfino Kant dà un’ interpretazione erronea di Epicuro (…)””. (pag 35)”,”MADx-477″ “MARX Karl, a cura di Norbert GUTERMAN e Henri LEFEBVRE”,”Oeuvres choisies. Tome I.”,”Due specialisti del marxismo Henri LEFEBVRE e Norbert GUTERMAN hanno scelto testi ritenuti i più significativi dell’ opera di MARX. Alcuni di questi scritti sono inediti per la Francia. Permettono di seguire l’ evoluzione del pensiero di MARX fino al 1857. Rivoluzione permanente e Blanquismo. “”Il proletariato si raggruppa sempre più nel socialismo rivoluzionario, nel comunismo per il quale la borghesia ha trovato il nome di Blanqui. Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione permanente, della dittatura di classe del proletariato, considerata come il punto di transizione necessario all’ abolizione delle distinzioni di classe in generale, all’ abolizione di tutti i rapporti di produzione sui quali esse riposano, all’ abolizione dei loro rapporti sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, al rovesciamento di tutte le idee che derivano da questi rapporti sociali””. (pag 280, Marx, Le lotte di classe in Francia) (1850) Il metodo. “”Quest’ ultimo metodo è manifestamente il metodo scientifico esatto. Il concreto è concreto, perché è la sintesi di numerose determinazioni, dunque unità della diversità. Ecco perché il concreto appare nel pensiero come il processo della sintesi, come risultato, e non come punto di partenza, ancora ch’egli sia il vero punto di partenza, e per conseguenza anche il punto di partenza dell’ intuizione e della rappresentazione. Con il primo metodo, la rappresentazione piena è volatilizzata in una determinazione astratta; con il secondo, le determinazioni astratte portano alla riproduzione del concreto attraverso il pensiero. Ecco perché Hegel è caduto nell’ illusione di concepire il reale come il risultato del pensiero che si volge in se, si approfondisce in sé; si muove da se stesso, tanto che il metodo di elevarsi dall’ astratto al concreto non è per il pensiero che il modo di appropriarsi del concreto, di riprodurlo in tanto che concreto pensiero.”” (pag 350)”,”MADx-479″ “MARX Karl”,”Il capitale. Libro primo.”,”””L’ usura materiale della macchina è di duplice natura. C’è una usura che nasce dall’ uso della macchina allo stesso modo che le monete si deteriorano con la circolazione; e un’altra che deriva dal rimanere la macchina inadoperata allo stesso modo che una spada inoperosa arrigginisce nella guaina. Questa è l’ usura da parte degli elementi; quella della prima specie è più o meno in proporzione diretta dell’ uso della macchina, la seconda è fino a un certo punto in proporzione inversa. Ma oltre all’ usura materiale la macchina sottostà anche a un’ usura per così dire morale. Essa perde valore di scambio nella misura in cui macchine della stessa costruzione possono essere riprodotte più a buon mercato oppure nella misura in cui le arrivano accanto, facendole concorrenza, macchine migliori. In entrambi i casi il suo valore, per quanto giovane e vitale essa possa essere ancora per il resto, non è più determinato dal tempo di lavoro realmente oggettivato in essa, ma dal tempo di lavoro necessario alla sua propria riproduzione o alla riproduzione della macchina migliore. Essa quindi è più o meno svalutata””. (pag 448)”,”MADx-480″ “MARX Karl”,”Il capitale. Libro secondo.”,”Logoramento. “”Dall’ altro lato, la lotta di concorrenza, specialmente nel caso di rivoluzioni decisive, costringe a sostituire con i nuovi i vecchi mezzi di lavoro, prima della loro estinzione naturale. Sono principalmente catastrofi, crisi a imporre tale rinnovo dell’ attrezzatura su larga scala sociale. Il logorio (prescindendo da quello morale) è la parte di valore che il capitale fisso, mediante il suo consumo, cede gradatamente al prodotto, nella misura media con cui perde il suo valore d’ uso.”” (pag 175)”,”MADx-481″ “MARX Karl”,”Il capitale. Libro terzo.”,”Esportazione di capitale. “”Quando il capitale è inviato all’ estero, questo non avviene perché sia assolutamente impossibile impiegarlo nel paese, ma perché all’ estero esso può venire utilizzato ad un saggio di profitto più elevato. Ma questo capitale è effettivamente superfluo riguardo alla popolazione operaia occupata e a quel determinato paese in generale: come tale esso sussiste accanto ad un relativo eccesso di popolazione e fornisce un esempio di come questi due fenomeni coesistano e siano interdipendenti fra loro.”” (pag 309)”,”MADx-482″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 1.”,”””Die Fortschritte des Fourierismus in Frankreich waren langsam aber stetig. Es gibt nicht viele Fourieristen, doch findet man unter ihnen einen beträchtlichen Teil der heute in Frankreich wirkenden Intelligenz. Victor Considerant ist einer ihrer geistvollsten Schriftsteller. Sie haben auch eine Zeitung; die “”Phalange””, die früher dreimal wöchentlich herauskam und jetzt täglich erscheint.”” Socialismo utopistico. I progressi del Fourierismo in Francia sono stati lenti ma costanti. Oggi non ci sono molti fourieristi, ma una parte considerevole degli intellettuali agisce in Francia tra di loro. Victor Considerant, è uno dei suoi autori di maggior profondità. Essi hanno anche un giornale, ‘La Falange’, che poco tempo fa usciva tre volte alla settimana e adesso appare tutti i giorni.”” (pag 484)”,”MADx-500″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres sur “”Le Capital””.”,”Riporta le lettere tra MARX ed ENGELS e le lettere di MARX o ENGELS a LESKE WEYDEMEYER CLUSS LASSALLE KUGELMANN KLINGS BECKER MEYER DANIELSON LUDLOW DE-PAEPE LIEBKNECHT LACHATRE SORGE LAVROV SCHOTT BRACKE CAFIERO NIEUWENHUIS KAUTSKY ZASULIC BERNSTEIN LAVROV BEBEL KELLEY-WISCHNEWETSKY SCHMIDT OPPENHEIM SCHMULIOV MEYER STARKENBURG PLEKHANOV SCHMIDT ADLER BAUER FISCHER TURATI (1845-1895) “”La guerra tra la Cina e il Giappone significa la fine della vecchia Cina, lo sconvolgimento completo, quantunque graduale dell’ insieme della base economica, fino al rimpiazzamento dell’ antica combinazione d’ agricoltura e industria nelle campagne, per la grande industria, la ferrovia ecc., cosa che provocherà l’ esodo massiccio dei coolies cinesi fino in Europa, per cui, per noi, una accelerazione della ‘debacle’ e un accrescimento dei conflitti che porteranno alla crisi. E’ ancora una volta l’ ammirevole ironia della storia: la produzione capitalistica non ha più che la Cina da conquistare e, infine conquistandola, si renderà impossibile essa stessa nei luoghi in cui è nata… (Lettera di Engels a Kautsky, 23 settembre 1894) (pag 413) (si allude alla guerra sino-giapponese del 1894-1895).”,”MADx-483″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome II (1849-1851).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jean Paul BARBE Jean CHABBERT Jean MORTIER Monika PONSARD Claude SEBISCH Anne SOLE’. “”Blanc sembra rimproverare a Blanqui di aver pubblicato il suo testo sui “”giornali controrivoluzionari””. Ora Blanc sa bene che dopo il maggio 1850, non esiste più una stampa rivoluzionaria in Francia””. (pag 169, Engels al redattore in capo del Times, 5 marzo 1851)”,”MADx-484″ “MARX Karl”,”Manuscrits de 1844. (Economie politique & philosophie)”,”Stadi del comunismo. (pag 84) Stadi di sviluppo delle concezioni comuniste. “”La prostituzione non è che un’ espressione particolare della prostituzione ‘generale’ dell’ ‘operaio’ e dato che la prostituzione è un rapporto in cui entrano non solo il prostituto ma anche colui che prostituisce – la cui abiezione è più grande ancora – anche il capitalista, ecc., cade in questa catagoria (Nota di Marx)””. (pag 85)”,”MAED-237″ “MARX Karl”,”Per la critica dell’ economia politica.”,”L’ analisi economica storica e filosofica che anticipa e introduce il “”Capitale””. In appendice la famosa “”Introduzione del ’57″”.”,”MADx-485″ “MARX Karl”,”Misere de la philosophie. Réponse a la philosphie de la misère de M. Proudhon.”,”””… in una società fondata sulla ‘miseria’, i prodotti più ‘miserabili’ hanno la prerogativa fatale di servire all’ uso del maggior numero””. (pag 83) “”In una società futura, dove l’ antagonismo delle classi sarà cessato, non si saranno più classi, l’ uso non sarà più determinato dal minimum del tempo di produzione; ma il tempo di produzione sociale che si consacrerà ai differenti oggetti sarà determinato dal loro grado di utilità sociale””. (pag 83)”,”MADx-486″ “MARX Karl ENGELS Frederick, a cura di Richard ENMALE”,”The Civil War in the United States.”,”Lentezza nelle operazioni. “”I requisiti materiali per una stima della tattica fabiana di McClellan sul Potomac sono ancora mancanti. Che la sua influenza, comunque, operi come un freno sulla condotta generale della guerra, è fuori discussione.”” (pag 156-157) Questione accerchiamento. “”I giornali americani influenzati da McClellan stanno dando largo spazio alla teoria dell’ avvolgimento “”anaconda””. Secondo questa teoria un’ immensa linea di eserciti avvolge la ribellione, stringendo gradualmente il cerchio fino a strangolare il nemico. Questa è pura fanciullagine. Questa è una rimasticatura del cosìdetto “”sistema della cintura”” (cordon system, cintura di isolamento, ndr) concepita in Austria intorno al 1770, che fu impiegata contro i francesi dal 1792 al 1797 con grande ostinazione e con costante fallimento. A Jemappes, Fleurus, e specialmente, a Montenotte, Millesimo, Dego, Castiglione e Rivoli, la disfatta fu dovuta a questo sistema. La Francia tagliò l’ “”anaconda”” in due attaccando il punto in cui essi avevano concentrato forze superiori. Poi le spire dell’ “”anaconda”” furono tagliate in ulteriori pezzi.”” (pag 174) I giornali americani, influenzati da McClellan, non fanno che parlare della teoria dell’avvolgimento dell’anaconda. Secondo tale teoria un’enorme linea di eserciti dovrà avvolgersi attorno ai ribelli, stringere gradualmente le sue spire, ed infine strangolare il nemico. Questa è una puerilità bella e buona, una riesumazione del cosiddetto “”sistema del cordone”” ideato in Austria verso il 1770, e messo in atto contro i francesi dal 1792 al 1797 con enorme ostinazione e con altrettanto insuccesso. Il colpo definitivo a questo sistema fu vibrato a Jemappes, a Fleurus e più particolarmente a Montenotte, a Millesimo, a Dego, a Castiglione e a Rivoli. I francesi tagliavano in due “”l’anaconda”” attaccando in un punto dove avevano concentrato forze superiori; le spire dell’anaconda venivano quindi stritolate una dopo l’altra. (traduzione sito Logos http://www.logoslibrary.eu/document.php?document_id=54983&code_language=it&sequencer=42106 Knock-out disfatta”,”MADx-487″ “MARX Karl, a cura di Pascal DAVID”,”Transformer le monde.”,”Altri volumi pubblicati in questa collana: DEBUSSY, RIMBAUD, DARWIN, MAO, VAN-GOGH, NIETZSCHE, ROUSSEAU, COCTEAU, GAUGUIN, PASTEUR, SAND, CEZANNE, PASCAL, APOLLINAIRE, Louise MICHEL, CONFUCIO. Pascal DAVID è ex-allievo della Ecole Normale Superieure (Saint-Claud). E’ professore all’ Università di Brest. Ha tradotto numerosi autori tedeschi, si è interessato a SCHELLING, NIETZSCHE, e HEIDEGGER. “”Lutero ha spezzato la fede nell’ autorità, poiché ha restaurato l’ autorità della fede.”” (pag 16, Marx, Contributo alla critica della filosofia del diritto di Hegel)”,”MADx-488″ “MARX Karl, a cura di Alberto BURGIO e Luigi CAVALLARO”,”Discorso sul libero scambio.”,”In appendice: testi di Emiliano BRANCACCIO Massimo DE-ANGELIS Andrea FUMAGALLI Giorgio LUNGHINI Gaetano MARTINO Giovanni MAZZETTI Francesco MUSOTTI Cristiano PERUGINI Annibale C. RAINERI Paolo RAMAZZOTTI Alberto SCIORTINO Il 9 gennaio 1848, a Bruxelles, mentre è impegnato nella stesura del Manifesto del partito comunista, Marx intervenendo nella polemica sull’ abolizione delle tariffe doganali sui cereali, pronuncia un discorso in cui prende posizione a favore dei liberoscambisti. Sa che la libertà per la quale essi si battono è la “”libertà del capitale””, che implica oppressione e schiavitù per i salariati, né gli sfugge che, dall’ abrogazione di una misura protezionistica come il dazio all’ importazione, nessun beneficio immediato può venire al proletariato. Tuttavia Marx è convinto che la conservazione dei dazi, pur auspicata dai socialisti del tempo, si risolverebbe in una sconfitta operaia, perché lo sviluppo capitalistico, disvelando l’ antagonismo tra capitale e lavoro, promuove la rivoluzione sociale. Marx a proposito del dibattito sulla Russia. “”Marx però riteneva che quella interpretazione del suo pensiero equivaleva a un travisamento, come scrisse in una lettera della fine del 1877 alla redazione degli “”Otecestvennye Zapiski””: quanto descritto nel Capitale è “”unicamente (…) la via mediante la quale, nell’ Occidente europeo, l’ ordine economico capitalistico uscì dal grembo dell’ ordine economico feudale”” e non una “”teoria storico-filosofica della marcia trionfalmente imposta a ‘tutti’ i popoli, in qualunque situazione storica essi si trovino, per giungere infine alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo sociale, assicura il più integrale sviluppo dell’ uomo””. Infatti alla conoscenza dei fenomeni storici “”non ci si arriverà mai col ‘passe-partout’ di una filosofia della storia, la cui verità suprema è d’ essere soprastorica””. Tuttavia questa lettera non venne pubblicata dalla rivista russa, e fu resa pubblica soltanto dopo la sua morte, a Ginevra nel 1884 e, in versione integrale, a Parigi nel 1902.”” (pag 76)”,”MADx-489″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 23. Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Erster Buch. Der Produktionprozeß des Kapitals.”,”Testo basato sull’ edizione curata da ENGELS del 1890. Opera dedicata a Wilhelm WOLFF (1809-1864)”,”MADx-522″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 30. Briefe Januar 1860 -September 1864. Erster Teil. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1860 – September 1864. Zweiter Teil. Briefe von Marx und Engels an dritte Personen, Januar 1860 – September 1864.”,”Molte le lettere di Marx Engels a Lassalle (una trentina). Engels è presidente dell’ Istituto Schiller dal 1861 al 1868 e si dimette a seguito di un’ azione di VOGT.”,”MADx-529″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 31. Briefe Oktober 1864 – Dezember 1867. Erster Teil. Briefewechsel zwischen Marx und Engels November 1864 – Dezember 1867. Zweiter Teil. Briefe von Marx und Engels an dritte Personen Oktober 1864 – Dezember 1867.”,”Molte le lettere a L. KUGELMANN”,”MADx-530″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 30. Marx: Economic Works, 1861-1863.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN. USA: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: Per le Progress Publishers: A.K. AVELICHEV, N.P. KARMANOVA, M.K. SHCHEGLOVA. Per l’ Institute of Marxism-Leninism: P.N. FEDOSEYEV, L.I. GOLMAN, A.I. MALYSH, M.P. MCHEDLOV, V.N. POSPELOVA, G.L. SMIRNOV. “”Se la concentrazione dei mezzi di produzione nelle mani di relativamente poche persone – rispetto alla massa della moltitudine dei lavoratori – è in generale la condizione e il prerequisito della produzione capitalistica, in quanto, senza di essa, i mezzi di produzione non sarebbero separati dai produttori, e questi ultimi, perciò, non sarebbero convertiti in lavoratori salariati – questa concentrazione è anche una condizione tecnologica per lo sviluppo del modo di produzione capitalistico e, con esso, della potenza produttiva della società. E’ in breve una condizione materiale per la produzione su larga scala (II-93). (pag 168) “”Surplus value and Surplus labour””. “”Il plusvalore che il capitale riceve attraverso il processo di produzione non è niente più che l’ eccesso di plus-lavoro rispetto al lavoro necessario. Il plusvalore è esattamente uguale al pluslavoro; un incremento del pluslavoro è esattamente misurato dalla riduzione del lavoro necessario. Con il plusvalore assoluto la riduzione del lavoro necessario è relativa, i.e. il lavoro necessario cade relativamente perché il tempo supplementare è incrementato direttamente””. (pag 251)”,”MADx-411″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 35. Karl Marx: Capital, Vol. I.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWLES Stati Uniti: Philip S. FONER James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS (…). La giornata lavorativa. I limiti della giornata di lavoro. L’ avidità per il pluslavoro. Manifatturieri e boiardi. Settori dell’ industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento. Giorno e notte. Il sistema dei turni. La lotta per una giornata di lavoro normale. Leggi per l’ estensione della giornata lavorativa dal medioevo (XV secolo) alla fine del XVIII secolo. Le leggi per la limitazione dell’ orario di lavoro: l’ English Factory Acts, dal 1833 al 1864, la legge sulle fabbriche. La reazione alla legge negli altri paesi. (pag 239-307, capitolo X del primo libro del Capitale)”,”MADx-416″ “MARX Karl, pubblicazione a cura di Gilbert BADIA”,”Théories sur la plus-value. (Livre IV du “”Capital””). Tome I. Chapitres I à VII et Annexes.”,”Testi in francese stabiliti da Gilbert BADIA Jean-Pierre BRIAND Georges HAJDU-VILLA Felix KREISSLER Pierre LEFRANC Claude MAINFROY Brigitte PÄTZOLD Claude RAVEL Jean TAILLEUR Liliane VOLERY. “”Rendita differenziale. E’ sempre in Petty che si trova la prima nozione. Non la si deduce dalla fertilità differente dei terreni della stessa estensione, ma dalla loro differenza di situazione: per terre della stessa fertilità, la distanza che li separa dal mercato, cosa che è, si sa, un elemento della rendita differenziale. (…) La seconda ragione della rendita differenziale, ovvero la differenza di fertilità della terra e per conseguenza la differenza di produttività del lavoro sui terreni della stessa estensione, Petty la menziona ugualmente (…). Petty ha dunque meglio di A. Smith, spiegato la rendita differenziale.”” (pag 420)”,”MADx-490″ “MARX Karl, pubblicazione a cura di Gilbert BADIA”,”Théories sur la plus-value. (Livre IV du “”Capital””). Tome II. Chapitres VIII à XVIII et Annexes.”,”Testi in francese stabiliti da Gilbert BADIA Jean-Pierre BRIAND Jean CHABBERT Luc FAVRE Georges HAJDU-VILLA Felix KREISSLER Pierre LEFRANC Claude MAINFROY Claude RAVEL Liliane VOLERY 11. Sulle forme della crisi. “”1. La possibilità generale delle crisi risiede nel processo stesso di metamorfosi del capitale e questo doppiamente: nella misura in cui il denaro funziona come mezzo di circolazione – per la non-coincidenza dell’ acquisto e della vendita. Nella misura in cui il denaro funziona come mezzo di pagamento: si tratta allora in due momenti differenti – come misura di valori e come realizzazione di valore. Questi due momenti non coincidono. Se il valore è cambiato nell’ intervallo, se la merce non vale più, al momento della sua vendita, ciò che valeva al momento in cui il denaro funzionava come misura di valori, e pertanto delle obbligazioni reciproche l’ ammontare della vendita della merce non permette di concludere l’ obbligazione, e per conseguenza non può essere saldata tutta la serie delle transazioni che dipendono, dall’ inizio, da questa sola operazione.”” (pag 612-613)”,”MADx-491″ “MARX Karl, pubblicazione a cura di Gilbert BADIA”,”Théories sur la plus-value. (Livre IV du “”Capital””). Tome III. Chapitres XIX – XXIV et Annexes.”,”Testi in francese stabiliti da Gilbert BADIA Jacques BIDET Jean CHABBERT Luc FAVRE Georges HAJDU-VILLA Felix KREISSLER Pierre LEFRANC Claude MAINFROY Catherine METAIS-BÜHRENDT Jacques POUMET Liliane VOLERY. “”Ricardo, come tutti gli economisti worth naming (ce meritano questo nome) (dunque anche) A. Smith (benché una volta, per la tentazione di fare dello spirito, ha chiamato il bove un productive labourer (un lavoratore produttivo) mette in evidenza che il lavoro come attività dell’ uomo, meglio ancora come attività umana socialmente determinata, è la sola fonte del valore. E’ giustamente per il modo conseguente con cui egli concepisce il valore delle merci come semplici “”rappresentazioni”” del lavoro socialmente determinato, che Ricardo si distingue da tutti gli altri economisti””. (pag 218)”,”MADx-492″ “MARX Karl”,”Critica del diritto statuale hegeliano.”,”Roberto FINELLI (Roma 1945) e Francesco Saverio TRINCIA (Roma 1946) soo ricercatori presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Roma ‘La Sapienza’. Sono autori del volume di saggi ‘Critica del soggetto e aporie dell’ alienazione’ (Angeli, 1982). “”Hegel pensa che, poiché la società crea dei deputati nelle sue corporazioni etc, “”le sue associazioni comunque costituite etc … acquistino in questo modo una connessione ‘politica’””. Ma o esse non acquisiscono un significato che ‘non’ è il loro significato o la loro connessione in quanto tale ‘è’ la connessione politica e “”prende”” non solo la vernice politica, come spiegato sopra, ma la “”politica”” assume da quella connessione (delle corporazioni etc) la sua connessione””. (pag 212)”,”MADx-493″ “MARX Karl LUXEMBURG Rosa LENIN V.I. TROTSKY Leon D.”,”Marxismo e sindacato.”,”””Bisogna saper reagire a tutto questo, affrontare tutti i sacrifici e – in caso di bisogno – ricorrere anche ad ogni genere di astuzie, di furberie, di metodi illegali, alle reticenze, all’ occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, rimanere in essi, compiervi a tutti i costi un lavoro comunista. Sotto lo zarismo, fino al 1905, noi non avevamo nessuna “”possibilità legale””, ma quando Zubatov, funzionario della polizia segreta, organizzò riunioni operaie e società operaie ispirate ai ‘cento neri’ per dar la caccia ai rivoluzionari e per lottare contro di essi, noi mandammo in quelle riunioni e in quelle società dei membri del nostro partito (io ricordo personalmente il compagno Babuskin, un eminente operaio di Pietroburgo, fucilato nel 1906 dai generali dello zar), i quali stabilirono il collegamento con la massa e riuscirono a svolgere la loro agitazione e strapparono gli operai all’ influenza degli agenti di Zubatov. Naturalmente nell’ Europa occidentale, che è particolarmente impregnata di pregiudizi legalitari, costituzionali, democratico-borghesi, radicati in modo particolarmente forte, è difficile far questo. Ma ciò può e deve essere fatto e fatto sistematicamente””. (pag 74, Lenin, Devono i rivoluzionari lavorare nei sindacati reazionari?)”,”SIND-067″ “MARX Karl, antologia a cura di A. SANTONI RUGIU”,”L’ uomo fa l’ uomo.”,”””La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’ attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee, ecc., ma gli uomini reali, operanti così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’ essere cosciente, e l’ essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’ intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico””. (pag 79)”,”MADx-494″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sulla Germania. Estratti da Über Deutschland und die deutsche Arbeiterbewegung (Band 1. Dietz Verlag Berlin, 1961).”,”””Come saggio dell’ apologetica degli economisti basterà un ragionamento che ha fama di essere straordinariamente acuto. James Mill, padre del noto economista inglese John Stuart Mill, dice: “”Non può mai esserci mancanza di compratori per tutte le merci. Chiunque offra in vendita una merce, esige di riceverne un’altra in cambio, ed è quindi compratore per il solo fatto di essere venditore. Compratori e venditori di tutte le merci presi nel loro insieme, devono quindi equilibrarsi in virtù di una necessità metafisica. Perciò, se vi sono più compratori che venditori di una merce, dovranno esserci più compratori che venditori di un’ altra merce””. Mill stabilisce l’ equilibrio trasformando il processo di circolazione in commercio di scambio diretto, immettendo però di contrabbando nel commercio di scambio diretto di nuovo le figure del compratore e del venditore mutuate dal processo di circolazione””. (pag 77-78) “”Sulla Sassonia ebbe effetto negativo soprattutto, il nuovo free trade e (il fatto di) essere venuta a trovarsi nella morsa formata dai sistemi doganali austriaco e prussiano. Tuttavia (si) risollevò ben presto con una grande attività, ad eccezione di Dresda, a causa delle minori entrate statali, e Lipsia, a causa (della) concorrenza di Magdeburgo e della perdita del commercio di transito, dopo che (era divenuta) possibile (la) navigazione sull’ Elba; (…)””. (pag 210)”,”MADx-495″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere complete. Volume 9. (in lingua russa)”,”La politica estera dell’ impero britannico nel saggio su “”Lord Palmerston””. La critica al settarismo estremistico nello scritto contro Willich “”Il cavaliere dalla nobile coscienza””. Tutti gli articoli di Marx ed Engels per “”The New York Daily Tribune””, “”The People’s Paper””, “”Die Reform”” dal marzo 1853 al febbraio 1854 (nel volume 12 in italiano più o meno coincidente)”,”MADx-550″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettere 1874-1880. Prima parte. Lettere tra Marx ed Engels 1874-1880. 15 luglio 1874 – 13 agosto 1880. Lettere Mew 33 (parziale) e Mew 34. Seconda parte. Lettere ad altri 1874-1880 (escluso lettere di Marx a Ludwig Kugelmann), 27 gennaio – 20 ottobre 1874, lettere 256-277, Mew 33 (parziale) 7 gennaio 1875 – 29 dicembre 1880, lettere 1-216, Mew 34.”,”””Caro Bracke, è in corso di stampa l’ opera francese di Lissagary “”Histoire de la Commune”” (500-600 pagine), editore H. Kistemaeckers, librairie contemporaine, Boulevard du Nord, 60, Bruxelles. Questa sarà la prima autentica storia della Comune. L(issagaray) non ha soltanto utilizzato tutte le fonti pubblicate, ma possiede del materiale inaccessibile a tutti gli altri, prescindendo dal fatto che è staot in gran parte testimone oculare degli eventi che ha descritto””. (pag 205, Marx a Bracke, 23 settembre 1876)”,”MADx-551″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 47. Engels: Letters April 1883- December 1886.”,”Commissione editoriale: Eric HOBSBAWM John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES (UK); Philip S. FONER James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK (USA); SEMYONOV Y.V., VLADIMIROVA Y.N., L.I. GOLMAN, MP MCHEDLOV, VN POSPELOVA, G.L. SMIRNOV (Russia). Molte le lettere di ENGELS a KAUTSKY, BERNSTEIN, LAFARGUE, SCHLUTER, LIEBKNECHT ecc.. La Comune di Parigi “”L’ effetto su Europa e America sarà enorme. Io ho la speranza che in Francia si avrà un nuovo impeto per il nostro partito. Laggiù la gente sta ancora soffrendo per le conseguenze della Comune. Sebbene può esserci stata una sua grande influenza sull’ Europa, essa ha anche seriamente fatto arretrare il proletariato francese. Essere stata al potere per tre mesi – e a Parigi – e non avere radicalmente cambiato il mondo ma piuttosto aver mostrato la propria incompetenza (…) è la prova che quel partito non va bene. Questo è lo specioso argomento usualmente avanzato dalla gente che non riesce a realizzare tutto ciò, mentre la Comune è stata la tomba del primo socialismo specificatamente francese, essa è stata, per la Francia, anche e nello stesso tempo la culla di un nuovo comunismo internazionale””. (pag 211, Engels a Bebel, 29 ottobre, 1884)”,”MADx-428″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Premier. Le développement de la production capitaliste. Tome premier. I. La marchandise et la monnaie. II. La transformation de l’ argent en capital. III. La production de la plus-value absolue.”,”””Operai e ispettori protestano in nome della morale e dell’ igiene. Ma il capitale pensa come Shylock: ‘Che il peso dei miei atti ricada sulla mia testa! Voglio il mio diritto, l’ esecuzione della mia cauzione e tutto quello che è stato stipulato’.”” (1) (pag 281) (1) Shakespeare, Il mercante di Venezia, atto IV verso 204-205″,”MADx-553″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Premier. Le développement de la production capitaliste. Tome deuxieme. IV. La production de la plus-value relative. V. Nouvelle recherches sur la production de la plus-value. VI. Le salaire.”,”””Il lavoro deve dunque possedere un certo grado di produttività affinché possa essere prolungato al di là del tempo necessario al produttore per procurarsi il suo mantenimento; ma non è mai questa produttività, quale che sia il grado, la causa del plusvalore. Questa causa, è sempre il plus-lavoro, quale che sia il modo di estrarlo.”” (pag 189)”,”MADx-554″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Premier. Le développement de la production capitaliste. Tome troisième. VII. L’ accumulation du capital. VIII. L’ accumulation primitive.”,”Formazione del mercato interno. “”E’ solo la grande industria, per mezzo delle macchine, a fondare lo sfruttamento agricolo capitalistico, su una base permanente, che fa radicalmente espropriare l’ immensa maggioranza della popolazione rurale, e consuma la separazione dell’ agricoltura dall’ industria domestica delle campagne, ed estirpandone le radici – la filatura e la tessitura. (…). Ma da questa separazione fatale datano lo sviluppo necessario dei poteri collettivi del lavoro e la trasformazione della produzione spezzettata, rutinaria, in produzione combinata, scientifica. L’ industria meccanica consumando questa separazione, è anche la prima che conquista al capitale tutto il mercato interno.”” (pag 190-191)”,”MADx-555″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Deuxième. Le procès de circulation du capital. Tome premier. I. Les métamorphoses du capital et leur cycle. II. La rotation du capital.”,”””L’ usura (astrazione fatta dell’ usura morale) è la parte di valore che il capitale fisso cede poco a poco al prodotto, in seguito al suo impiego, nella misura media in cuiperde il suo valore d’ uso””. (pag 157)”,”MADx-556″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Deuxième. Le procès de circulation du capital. Tome second. III. La reproduction et la circulation de l’ ensemble du capital social.”,”””Destutt, that very distinguished writer, membro dell’ Institut de France e della Societé philosophique de Philadelphie, che è in effetti in certa misura una luce tra gli economisti volgari, chiede finalmente al lettore di ammirare la chiarezza meravigliosa con cui egli ha presentato lo svolgimento del processo sociale, i fasci di luce che ha riversato sul tema. Egli condiscende anche a far sapere al lettore da dove viene tutta questa chiarezza. Impossibile presentarlo se non con l’ originale: “”(…)””. Ecco il cretinismo borghese in tutta la sua beatitudine””. (pag 134-135)”,”MADx-557″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Troisième. Le procès d’ ensemble de la production capitaliste. Tome premier. I. La transformation de la plus-value en profit et du taux de plus-value en taux de profit. II. La transformation du profit en profit moyen. III. La loi de la baisse tendancielle du taux du profit. IV. Transformation du capital-marchandise et du capital-argent en capital-commercial et en capital-financier (capital-marchand).”,”””si vede qui di nuovo che una crescita dei prezzi delle materie prime può ridurre o condizionare l’ intero processo di riproduzione, il prezzo ricavato dalla vendita della merce non è sufficiente a rimpiazzare tutti gli elementi della merce; o ancora questa crescita non permette di proseguire il processo a un livello corrispondente alla sua base tecnica, per cui, o non si fa lavorare che una parte delle macchine solamente, o l’ insieme delle macchine non può funzionare durante tutto il tempo abituale””. (pag 127)”,”MADx-558″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Troisième. Le procès d’ ensemble de la production capitaliste. Tome second. V. Partage du profit en interêt et profit d’ entreprise.”,”””Nei periodi di prosperità, di grande espansione, di accelerazione e di vigore del processo di riproduzione, si ha un pieno impiego di operai. In generale, il salario aumenta in questi periodi, compensando un poco il suo abbassamento al disotto del livello medio nel corso degli altri periodi del ciclo commerciale. Allo stesso tempo, i redditi dei capitalisti si accrescono notevolmente. Il consumo è ovunque in aumento. I prezzi delle merci crescono, anch’essi, regolarmente, almeno in certi settori commerciali decisivi. A seguito di ciò la quantità di denaro in circolazione si accresce, almeno all’ interno di certi limiti; la velocità accresciuta della circolazione impone a sua volta dei limiti all’ accrescimento della massa del mezzo circolante””. (pag 112)”,”MADx-559″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Troisième. Le procès d’ ensemble de la production capitaliste. Tome second. VI. Conversion du surprofit en rente foncière. VII. Les revenus et leurs sources.”,”””Si potrà consultare Liebig sulla produttività decrescente del suolo quando sono effettuati degli investimenti successivi del capitale. Si è visto che le diminuizioni successive della sovra-produttività dei capitali investiti aumentano sempre la rendita per acro, i prezzi di produzione restano costanti. Lo stesso si può verificare quando il prezzo di produzione è in diminuzione.”” (pag 130) L’ illusione della concorrenza (pag 229)”,”MADx-560″ “MARX Carlos”,”Miseria de la filosofia. Respuesta a la “”filosofia de la miseria”” del señor Proudhon.”,”Prezzi, salari e profitti. “”Neghiamo tutte queste affermazioni, eccetto quella che due più due fa quattro. In primo luogo, non si può avere una elevazione generale dei prezzi. Se il prezzo di tutte le merci si duplica allo stesso tempo dei salari, non si avrebbe cambiamento alcuno nei prezzi; cambierebbero solo i termini. In secondo luogo, un rialzo generale dei salari non può mai produrre un rincaro più o meno generale delle mercanzie. In effetti, se tutti rami della produzione impiegano lo stesso numero di operai in relazione con il capitale fisso o con gli strumenti di lavoro di cui si serve, un aumento generale dei salari produrrà una discesa generale dei profitti e il prezzo corrente delle merci non soffrirà alterazione alcuna.”” (pag 162)”,”MADx-561″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 28. Karl Marx: 1857-61.”,”””(…) Ricardo medesimo non ha mai compreso ciò, perché ha sempre parlato semplicemente della divisione di una quantità finita, mai della posizione originale di questa distinzione (tra profitto e salari); perché una comprensione di questa distinzione lo avrebbe spinto a realizzare che la relazione stabilita tra capitale e lavoro differisce completamente da quella di scambio, ed egli non oserebbe realizzare che il sistema borghese di equivalenti muta ed è basato sull’ appropriazione senza un equivalente: (…)””. (pag 515)”,”MADx-409″ “MARX Carl ENGELS Federico, a cura di Giuliano PISCHEL”,”L’ ideologia tedesca.”,”””Il Comunismo. San Max chiama il comunismo: “”liberalismo sociale”” perché egli ben sa quale cattiva fama goda la parola liberalismo presso i radicali del 1842 e i “”liberi”” berlinesi, sparsisi dovunque. Questo cambiamento gli dà in pari tempo occasione e coraggio di porre sulla bocca di questo “”liberalismo sociale”” ogni genere di cose, che prima dello Stirner non erano mai state dette e la cui confutazione può in pari tempo sevire come confutazione del comunismo. La confutazione del comunismo avviene con una serie di costruzioni, in parte logiche, in parte storiche.”” (pag 326) “”Qui San Sancio prende come comunismo la rappresentazione di taluni liberali che passano al comunismo e la maniera di esprimersi di taluni comunisti che per motivi del tutto pratici parlano in forma politica. Dopo aver trasferito la proprietà “”alla società””, l’ insieme dei partecipanti a questa società diventa tosto per lui dei non-abbienti e degli straccioni, benché essi stessi nella sua rappresentazione dell’ rodine di cose comunistico costituiscano “”la maggiore proprietaria””. La bene intenzionata proposta che egli fa a i comunisti di “”far assurgere la parola straccione (Lump) a titolo onorifico, come la rivoluzione ha fatto della parola “”borghese”” è un flagrante esempio di come egli scambi il comunismo con una cosa da molto tempo realizzata. La rivoluzione stessa, in antitesi con le honnêtes gens che egli meschinamente traduce “”buoni borghesi””, ha fatto assurgere a titolo onorifico la parola sansculotte. Una cosa simile fa il santo Sancio affinché si adempia la parola che sta scritta nel libro del profeta Merlino, concernente le 3300 vergate sulle natiche che l’ uomo che un giorno verrà dovrà dare a se stesso: Es menester, que Sancho tu escudero Se dè tre mil azotes, y tre cientos, En ambas sus valientes posaderas. Al aire desenbiertas, y de modo Que le escuezan, le amarguen y le enfaden. (1) (Don Quijote, tomo II, cap 35)”” (pag 328) (1) “”E’ mestieri che il tuo scudiero Sancio si dia tremitatrecento vergate su entrambe le sue prodi natiche, in pien’aria, in modo che gli scottino, lo tormentino e lo cruccino”””,”MADx-562″ “MARX Carlo”,”Critica del programma di Gotha.”,”””Naturalmente non era necessario parlare dell’ Internazionale come tale. Ma per lo meno non si doveva fare nessun passo addietro rispetto al programma del 1869 e dire, ad esempio, che benché il partito operaio tedesco operi innanzi tutto entro i confini statali che gli sono posti (esso non ha nessun diritto di parlare a nome del proletariato europeo, e specialmente di dire delle cose sbagliate), esso è cosciente della sua solidarietà con gli operai di tutti i paesi e sarà sempre pronto ad adempiere nell’ avvenire, come ha fatto sino ad ora, gli obblighi impostigli da questa solidarietà. Simili obblighi esistono anche senza che ci si proclami o consideri parte dell’ “”Internazionale””; e consistono ad esmpio in aiuti materiali e nella lotta contro il crumiraggio in caso di sciopero, nel curare che gli organi di partito mantengano gli operai tedeschi informati del movimento estero, nel condurre un’ agitazione contro minaccianti o scoppiate guerre di gabinetto, nel comportarsi nel corso di esse così come si è dato mirabile esempio nel 1870 e 1871.”” (pag 50) “”Facendo propria la “”legge bronzea del salario”” di Lassalle si sono quindi accettati un principio falso e una falsa dimostrazione di esso””. (pag 51)”,”MADx-563″ “MARX Karl, commenti e spiegazioni di Leon TROTSKY”,”Les pages immortelles de Marx choisies et espliquées par Léon Trotzki.”,”La condizione operaia in USA. “”Nel 1930 comincia una disoccupazione generalizzata e nel 1933 un aiuto più o meno sistematico ai disoccupati, che ricevevano sotto forma di soccorsi appena la metà di quello che perdevano come salario. L’ illusione del progresso ininterrotto era svanita senza lasciare tracce. Il declino relativo dello standard di vita della masse era stato rimpiazzato da un declino assoluto.”” (pag 31) “”Con il sei per cento della popolazione del mondo, gli Stati Uniti posseggono il quaranta per cento della ricchezza mondiale. Però, un terzo della nazione, come lo stesso Roosevelt ha ammesso, è sottoalimentato, mal vestito e vive in condizioni inumane. Che dire allora dei paesi meno privilegiati? La storia del mondo capitalista, dopo l’ ultima guerra, ha irrefutabilmente confermato la “”Teoria della miseria crescente””””. (pag 32) (L. Trotsky)”,”MADx-564″ “MARX Karl, a cura di Frederick ENGELS”,”Capital. A Critique of Political Economy. Volume II. The Process of Circulation of Capital.”,”””Originariamente nella costruzione delle ferrovie moderne era prevalente l’ opinione, allevata dalla più avanzata ingegneria applicata, che una ferrovia sarebbe durata un secolo e che l’ usura dei binair era così impercettibile che essa poteva essere ignorata per tutti gli scopi finanziari e altri scopi pratici; la vita di buoni binari si supponeva andare da 100 a 150 anni. Ma ben presto si trovò che la vita di un binario, che naturalmente dipende dalla velocità della locomotiva, il peso e il numero dei vagoni, il diametro dei binari, e su una moltitudine di altre circostanze del caso, non eccedeva un valore medio di vent’anni. In alcuni terminali ferroviari, centri di grande traffico, i binari si consumavano in un anno. Dal 1867 cominciò l’ introduzione di binari di acciaio, che costavano circa due volte di più d quelli ferro ma che duravano molto di più del doppio. Il tempo di vita delle traversine di legno andava da 12 a 15 anni. (…) La vita di una locomotiva era stimata nel 1867 circa da 10 a 12 anni.”” (pag 169)”,”MADx-565″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Paolo DALVIT”,”Lettere 1874 – 1879.”,”””Ma basta con le lamentele. Voglio sperare che le speranze e le aspettative suscitate dall’ unificazione, così avventatamente affrettata, si realizzino, che la massa dei lassalliani si lasci allontanare dal culto di Lassalle verso una comprensione ragionata della sua reale situazione di classe e che la scissione, che arriverà di sicuro come due per due fa quattro, si compia nelle circostanze a noi più favorevoli. Che io creda però anche tutto questo, sarebbe chiedere troppo. Il paese, al di fuori della Germania e dell’ Austria, al quale dobbiamo prestare più attenzione rimane la Russia. Là, come da noi, il governo è il principale alleato del movimento.”” (pag 82, Lettera di Engels a Bebel, 15 ottobre 1875)”,”MAED-246″ “MARX Carlo”,”Lavoro salariato e capitale. Appunti sul salario (1847).”,”””E che gli operai sono sempre più decisi a conquistarsi questo nuovo ordine sociale, ne faran prova, sulle due rive dell’ Oceano, il Primo Maggio di domani e domenica prossima, 3 maggio.”” F. Engels, prefazione, Londra, 30 aprile 1891 La condizione operaia. “”E l’ operaio per dodici ore tesse, fila, tornisce, trapana, scava, spacca le pietre, le trasporta, ecc. – considera egli forse questo tessere, filare, trapanare, tornire, costruire, scavare, spaccar le pietre per dodici ore come manifestazione della sua vita? Al contrario. La vita incomincia per lui dal momento in cui cessa questa attività a tavola, al banco dell’ osteria, nel letto. Le dodici ore di lavoro non hanno per lui nessun significato come tessere, filare, trapanare, ecc., ma soltanto come ‘guadagnare’ ciò che lo porta a tavola, al banco dell’ osteria, a letto. Se il baco da seta dovesse tessere per campare la sua esistenza come bruco, sarebbe un perfetto salariato.”” (pag 21) “”Anche la situazione più favorevole per la classe operaia, un aumento quanto più possibile rapido del capitale, per quanto possa migliorare la vita materiale dell’ operaio non elimina il contrasto fra i suoi interessi e gli interessi del borghese, gli interessi del capitalista. Profitto e salario stanno, dopo come prima, in proporzione inversa. Se il capitale aumenta rapidamente, per quanto il salario possa aumentare, il profitto del capitale aumenta in modo sproporzionatamente più rapido. La situazione materiale dell’ operaio è migliorata, ma a scapito della sua situazione sociale. L’ abisso sociale che lo separa dal capitalista si è approfondito.”” (pag 39)”,”MADx-567″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia.”,”””La classe operaia francese si muove dunque in circostanze estremamente difficili. Ogni tentativo di rovesciare il nuovo governo, nella crisi presente, mentre il nemico batte quasi alle porte di Parigi, sarebbe una disperata follia. Gli operai francesi devono compiere il loro dovere di cittadini; ma nello stesso tempo non si devono lasciar sviare dalle memorie nazionali del 1792, come i contadini francesi si lasciarono ingannare dai souvenirs nazionali del Primo Impero. Essi non devono ricapitolare il passato, ma costruire il futuro. Migliorino con calma e risolutamente tutte le possibilità offerte dalla libertà repubblicana, per lavorare alla loro organizzazione di classe. Ciò darà loro nuove forze erculee, per la rinascita della Francia e per ilnostro compito comune, l’ emancipazione del lavoro. Dalla loro forza e dalla loro saggezza dipendono le sorti della repubblica.”” (pag 41, Secondo Indirizzo del Consiglio Generale sulla guerra franco-prussiana, 9 settembre 1870)”,”MADx-568″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Paolo DALVIT”,”Lettere 1874 – 1879.”,”1° copia “”Engels è molto scontento del modo in cui il Vorwarts pubblica il suo lavoro contro Dühring. Dopo averlo costretto a forza a fare ciò, non si rispettano assolutamente le condizioni contrattuali. Durante il periodo elettorale, quando nessuno leggeva, i suoi articoli servivano soltanto come riempitivo; in seguito si pubblicano piccoli brani staccati, un pezzo questa settimana, un altro 2 o 3 settimane più tardi, cosicché per il lettore (soprattutto tra gli operai) ogni nesso va perduto. Engels ha scritto a Liebknecht una lettera di diffida. Egli crede che questo modo di procedere sia intenzionale, (crede) ad un’ intimidazione da parte di un pugno di seguaci del signor Dühring. Sarebbe del tutto naturale che gli stessi sciocchi, i quali inizialmente invocavano che fosse “”messo a tacere”” l’ insulso pazzo, volessero ora mettere a tacere la critica. Il signor Most ha un bel parlare dell’ eccessiva ampiezza degli articoli. La sua apologia di Dühring, per sua fortuna non pervenuta alla stampa, era molto, molto lunga e se il signor Most non ha notato che non soltanto operai comuni, e persino ex-operai come lui che immaginano di sapere tutto in brevissimo tempo, di poter esprimere giudizi su tutto, ma anche persone realmente colte dal punto di vista scientifico possono imparare molto dalla rappresentazioni concrete di Engels, mi dispiace per la sua capacità di giudizio. I migliori saluti. Suo K.M. (Marx a Wilhelm Bracke, 11 aprile 1877) [(in) ‘Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Paolo Dalvit, ‘Lettere 1874 – 1879′, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2006]”,”ELCx-083″ “MARX Karl, a cura di Gianfranco POGGI”,”Karl Marx. Antologia di scritti sociologici.”,”Note manoscritte in apertura e alla fine del libro opera di un ex-proprietario G. POGGI è professore di sociologia all’ Università di Edinburgo. “”Astrazion fatta dal nuovo potenziale di forza che deriva dalla fusione di molte forze in ‘una sola’ forza complessiva, il semplice ‘contatto sociale’ genera nella maggior parte dei lavori produttivi una emulazione e una peculiare eccitazione degli spiriti vitali (animal spirits) le quali aumentano le capacità di rendimento individuale dei singoli (…)””. (pag 38, Marx, Il capitale) ‘ ‘ in corsivo nel testo “”La necessità stessa di trasformare il prodotto o l’ attività degli individui anzitutto nella forma di ‘valore di scambio’, in ‘denaro’, talché in questa forma ‘materiale’ essi acquistano e attestano il loro ‘potere’ sociale, dimostra due cose, e cioè 1) che gli individui producono pur sempre per la società e nella società; 2) che la loro produzione non è ‘immediatamente’ sociale, non è il risultato di una associazione (‘the offspring of association’) che ripartisce al proprio interno il lavoro. Gli individui sono sussunti alla produzione sociale, la quale esiste come un fatto a loro estraneo; ma la produzione sociale non è sussunta agli individui e da essi controllata come loro patrimonio comune.”” (pag 177, Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica)”,”MADx-569″ “MARX Carlos”,”Trabajo asalariado y capital.”,” I salari. “”Come vediamo, il prezzo in denaro del lavoro, il salario nominale, non coincide con il salario reale, ovvero , con la quantità di merci che si ottengono realmente in cambio del salario. Per conseguenza, quando parliamo di rialzo o di abbassamento del salario, non dobbiamo fissarci solamente sul prezzo in denaro del lavoro, sul salario nominale. Però, né il salario nomin ale, ovvero, la somma di denaro per la quale l’ operaio si vende al capitalista, né il salario reale, ossia la quantità di merci che si possono comprare con questo denaro, esauriscono le relazioni contenute nel salario. Il salario viene determinato, inoltre e soprattutto, dal suo rapporto con il profitto, con il beneficio ottenuto dal capitalista: è un salario relativo, proporzionale.”” (pag 46)”,”MADx-570″ “MARX Carlo”,”Le origini della società borghese. L’ espropriazione dei contadini.”,”””David Urquhart esclama: “”L’ aratro e il giogo furono inventati degli dei e costituirono la occupazione degli eroi: il telaio il fuso e la conocchia hanno forse un’ origine meno nobile? Voi separate la conocchia dall’ aratro, il fuso dal giogo, e create con ciò le fabbriche e le “”work houses””, il credito e il panico, e due classi nemiche tra loro, una agricola e una commerciale””. Ma è proprio da questa separazione fatale che datano il necessario sviluppo dei poteri collettivi del lavoro, e la trasformazione della produzione suddivisa e trazionale in produzione complessa e scientifica. L’ industria meccanica, compiendo questa separazione, conquista per prima al capitale tutto il mercato interno. I filantropi dell’ economia inglese, come James Stuart Mill, Rogers, Goldwin, Smitt, Fawcett, ecc., gli industriali liberali, gli John Brigt e consorti interrogano i proprietari fondiari inglesi come Dio chiese conto a Caino del fratello Abele: “”Dove sono andate a finire, gridano essi, le migliaia di liberi proprietari?””. Ma, di grazia, voi stessi non provenite dalla distruzione di questi liberi proprietari? Perché non vi domandate che cosa sono divenuti i tessitori i filatori gli artigiani indipendenti?”” (pag 80-81) “”Giorgio Ensor, in un libro pubblicato nel 1818, dice: “”I grandi di Scozia hanno espropriato le famiglie con quella stessa indifferenza con cui farebbero ripulire un campo dalle male erbe (…)””. (pag 43)”,”MADx-571″ “MARX Carlos”,”Las luchas de clases en Francia de 1848 a 1850.”,”Cavaignac. “”Ningun gobierno habia sido tan poco nacional como el del “”National””; ninguno mas sumiso a Inglaterra, y eso que bajo Luis Felipe el “”National”” vivia de parafrasear a diario las palabras catonianas “”Carthaginem esse delendam”” (Si deve distruggere Cartagine), ninguno mas servil para con la Santa Alianza, y eso que habia exigido de un Guizot que desgarrase los tratados de Viena. La ironia de la historia hizo de Bastide, ex redactor de asuntos extranjeros del “”National””, ministro de Negocios Extranjeros de Francia, para que pudiera desmentir cada uno de sus articulos con cada uno des sus despachos. Durante un momento, el ejército y la clase campesina creyeron que con la dictadura militar se ponia en el orden del dia, en Francia, la guerra en el exterior y la “”gloria””. Pero Cavaignac no era la dictadura del sable sobre la sociedad burguesa; era la dictadura de la burguesia por medio del sable””. (pag 69) “”Nessun governo è stato così poco nazionale come il “”Nazionale””; nessuno fu più sottomesso all’ Inghilterra, di quel Luigi Filippo che sotto il “”Nazionale”” “”viveva ogni giorno parafrasando le parole catoniane “”””Carthaginem esse delendam”” (si deve distruggere Cartagine) nessuno più servile alla Santa Alleanza, e che ha chiesto a Guizot che strappasse il trattato di Vienna. Ironia della storia ha fatto di Bastide, ex redattore per gli affari esteri del “”National””, ministro degli esteri francese, così che potesse smentire ogni giorno ognuno dei suoi articoli con ciascuno dei suoi dispacci. Per un momento, l’ esercito e la classe dei contadini credettero che con la dittatura militare si ponesse, all’ ordine del giorno, in Francia, la guerra estera e la “”gloria””. Ma Cavaignac non era la dittatura della spada sulla società borghese, era la dittatura della borghesia attraverso la spada”” (da verificare sul testo di Marx)”,”MADx-572″ “MARX Karl, a cura di C.P. DUTT e V. CHATTOPADHYAYA”,”The Poverty of Philosophy.”,”La Teoria del tempo di lavoro di J. GRAY (pag 172) L’ automazione e la specializzazione della forza-lavoro. “”Ciò che caratterizza la divisione del lavoro nella fabbrica automatica è che il lavoro ha qui completamente perduto il suo carattere specializzato. Ma nel momento in cui ogni sviluppo particolare viene bloccato, il bisogno di universalità, la tendenza verso uno sviluppo integrale dell’ individuo comincia ad essere sentito. La fabbrica automatica spazza via gli specialisti e la ‘craft-idiocy’ (l’ idiozia del mestiere)”” (pag 121) (traduzione da verificare)”,”MADx-573″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La revolución permanente.”,”Nota di Engels all’ edizione del 1885. Nel momento attuale dobbiamo constatare che questo paragrafo si basa su un malinteso. Dovuto alle falsificazioni degli storici bonapartisti e liberali, si considerava allora come un fatto stabilito che la macchina centralizzata del governo dello Stato fosse stata introdotta dalla grande rivoluzione e che la Convenzione l’avesse utilizzata come arma necessaria e decisiva per trionfare sulla reazione monarchica e federale, così come sui nemici esterni. Ma oggi nessuno ignora che durante tutta la rivoluzione, fino al 18 Brumaio, tutta l’ amministrazione dei dipartimenti, distretti e municipi era eletta dai propri governati e godeva di ampia libertà all’ interno dei confini delle leggi generali dello Stato; che questa autonomia provinciale e locale, analoga a quella nordamericana, fu una leva tanto potente in mano alla rivoluzione che, Napoleone si affrettò a sostituirla con l’ amministrazione dei prefetti, immediatamente dopo il colpo di Stato del 18 Brumaio; amministrazione che si conserva fino ad oggi e che è stata, comunque, fin dai primi momenti, un autentico strumento di reazione. Ma per quanto l’ autonomia locale e provinciale non si oppone alla centralizzazione politica e nazionale, non si può identificarla con il ristretto egoismo cantonale o comunale che con caratteri così repulsivi ci è offerto dalla Svizzera, lo stesso che i repubblicani federali del Sud della Germania cercarono di estendere a tutto il paese nel 1849.”” (pag 15-16) “”Ma il massimo apporto alla vittoria finale lo daranno gli stessi operai tedeschi prendendo coscienza dei propri interessi di classe, prendendo quanto prima una posizione indipendente di partito e impedendo che le frasi ipocrite dei democratici piccolo-borghesi li allontanino un solo momento dal compito di organizzare in modo indipendente il partito del proletariato. Il suo grido di guerra deve essere: la rivoluzione permanente”” (pag 15, Marx, Alla Lega dei comunisti, messaggio del Consiglio centrale, Londra marzo 1850)”,”MADx-574″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 33. Karl Marx: 1861-1863.”,”Il volume è stato preparato congiuntamente da Lawrence & Wishart, London, International Publishers, New York, e Progress Publishers, Moscow, in collaborazione con l’ Institute of Marxism-Leninism di Mosca. Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN. USA: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: per la Progress: A.K. AVELICHEV N.P. KARMANOVA Yu. V. SEMYONOV M.K. SHCHEGLOVA Per l’ Istituto: P.N. FEDOSEYEV L.I. GOLMAN N. Yu. KOLPINSKY A.I. MALYSH M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV. “”Apart from the terror which the law of the declining rate of profit inspires in the economists, its most important corollary is the presupposition of a constantly increasing concentration of capitals, that is, a constantly increasing decapitalisation of the smaller capitalists. This, on the whole, is the result of all laws of capitalist production. And if we strip this fact of the contradictory character which, on the basis of capitalist production, is typical of it, what does this fact, this trend towards centralisation, indicate? Only that production loses its private character and becomes a social process, non formally – in the sense that all production subject to exchange is social because of the absolute dependence of the producers on one another and the necessity for presenting their labour as abstract social labour ((by means of ) money) – but in actual fact””. (pag 368)”,”MADx-575″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 34. Karl Marx: 1861-1864.”,”Il volume è stato preparato congiuntamente da Lawrence & Wishart, London, International Publishers, New York, e Progress Publishers, Moscow, in collaborazione con l’ Institute of Marxism-Leninism di Mosca. Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES. USA: Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: per la Progress: A.K. Yu. V. SEMYONOV Ye.N. VLADIMIROVA, Per l’ Istituto: L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”A warning should be issued here against two notions: 1. confusing ‘saving’ with accumulation, 2. confusing the ‘accumulation process’ of capital with accumulation such as occurs in the simple ‘formation of hoards’. (…)””. (pag 228)”,”MADx-576″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 46. Marx and Engels: 1880-1883.”,”Il volume è stato preparato congiuntamente da Lawrence & Wishart, London, International Publishers, New York, e Progress Publishers, Moscow, in collaborazione con il Russian Independent Institute of Social and National Problems ex Institute of Marxism-Leninism di Mosca. Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES. USA: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: per la Progress: A.K. Yu. V. SEMYONOV Ye.N. VLADIMIROVA, Per l’ Istituto: L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”It is a great misfortune that you, of all people, should have suffered defeat in elections which otherwise went off so splendidly. Your presence was doubly necessary in view of the many new, and in some case unreliable, elements that have got in. Indeed it would seem that, at the start, a number of not very edifying blunders were perpetrated. Now thing seem to be going rather better. I was therefore doubly delighted (and Marx no less so) by the courageous attitude of the Sozialdemokrat, which did not hesitate to come out unequivocally against the whining and pusillnimity of Breuel & Co., even when deputies such as Blos and Geiser came out in favour of it.”” (pag 259)”,”MADx-577″ “MARX Karl”,”El 18 brumario de Luis Bonaparte.”,”””Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen arbitrariamente, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo circunstancias directamente dadas y heredadas del pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Así Lutero se disfrazó de apóstol Pablo, la revolución de 1789-1814 se vistió alternativamente con el ropaje de la República Romana y del Imperio Romano, y la revolución de 1848 no supo hacer nada mejor que parodiar aquí al 1789 y allá la tradición revolucionaria de 1793 a 1795. Es como el principiante que ha aprendido un idioma nuevo: lo traduce siempre a su idioma nativo, pero sólo es capaz de producir libremente en él cuando se mueve dentro de él sin reminiscencias y olvida en él su lengua natal.”” (pag 11-12, Marx Karl, El 18 brumaio de Luis Bonaparte) “”La ley de 31 de mayo de 1850 era el ‘coup d’état’ de la burguesía. Todas las conquistas anteriores hechas por ella a costa de la revolución tenían un carácter meramente provisional. Tan pronto como la Asamblea Nacional en funciones se retiraba de la escena, quedaban en tela de juicio””. (pag 81, idem)”,”MADx-578″ “MARX Carlos”,”La guerra civil en Francia.”,”””Parigi armata era l’ unico ostacolo serio che si alzava sul cammino della cospirazione controrivoluzionaria. Per questo occorreva disarmare Parigi. Su questo punto, l’ Assemblea di Bordeaux era la sincerità stessa.”” (pag 75) “”La classe operaia non si aspettava dalla Comune nessun miracolo. Gli operai non detengono nessuna utopia pronta da impiantare per “”decreto del popolo””. Sanno che per conseguire la propria emancipazione, e con essa la forma superiore di vita verso cui tende inesorabilmente la società attuale attraverso il suo sviluppo economico, dovranno passare per grandi lotte, per tutta una serie di processi storici, che trasformeranno le circostanze e gli uomini.”” (pag 101)”,”MADx-579″ “MARX Carlos”,”Salario, precio y ganancia.”,”””Cito qui W. Newman e non il professor Francis Newman, poiché quello occupa nella scienza economica una posizione preminente come collaboratore e curatore della ‘Histoira de los Precios’, di Thomas Tooke, quest’ opera magnifica, che studia la storia dei prezzi dal 1793 al 1856.”” (pag 20) (nota a piè di pagina: E’ un errore di scrittura di Marx , il cognome dell’ economista citato da Marx non è Newman ma Newmarch)”,”MADx-580″ “MARX Karl, a cura di Antonio RUBINI”,”La rivoluzione in Spagna.”,”Testi tratti da: Marx – Engels, Revolution in Spain, International Publishers, 1939 Marx – Engels, Werke, 1962 “”Nel 1854, di fronte al caso della Spagna, Marx muta evidentemente opinione sul rapporto fra centralismo e lotta rivoluzionaria. In Spagna non si svolge una lotta per l’ indipendenza nazionale, come nella Germania e nella Polonia del 1848, che si battevano rispettivamente contro il dominio austriaco e quello russo. La Spagna è già una nazione indipendente, anche se sottoposta all’ influenza delle potenze europee sul piano diplomatico. Pertanto il sostenere o riproporre la questione del decentramento assume caratteristiche diverse nel contesto generale dell’ opera di Marx. Non a caso egli riporta in uno dei suoi articoli sulla situazione spagnola del 1854 il programma di una Costituzione federale iberica. Per Marx le forze regionaliste o federaliste svolgono in Spagna, al contrario che in Germania, un ruolo rivoluzionario non tanto perché caratterizzate dal loro spirito anticentralista, ma perché attuano un programma democratico.”” (pag 21) ‘Le antologie “”spagnole”” di Marx dal 1929 al 1959. (pag 22) Ci sono le edizioni curate da N. RIAZANOV in Marx, ‘Oeuvres poliques’ (Paris, 1931), l’ antologia ‘La revolucion espanola’, traduzione diretta da A. NIN e con note storiche di J. ARTILES, Madrid 1929. “”Proprio il londinese Morning Herald, questo ortodosso campione del protestantesimo che venti anni fa spezzava la lancia a favore di Don Carlos, il Chisciotte dell’ ‘Autodafé’, si è reso conto del fatto citato, ed è stato abbastanza onesto da riconoscerlo. Questo è uno dei vari sintomi di progresso la cui lentezza può meravigliare esclusivamente le persone non familiarizzate con i particolari usi e costumi di un paese nel quale ‘a la mañana’ è la consegna del giorno, e dove tutti possono dirci che: “”i ‘nostri’ antenati hanno impiegato ottocento anni per allontanare gli arabi””””. (pag 191, Marx, New York Daily Tribune, 18 agosto 1856)”,”MADx-581″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’ Italia. Scritti e lettere.”,”Sul mancato utilizzo della sollevazione di massa, dell’ insurrezione generale, del terrore rivoluzionario. “”Ciò che ha dunque rovinato gli italiani non è la sconfitta di Novara o quella di Vigevano: è la codardia e la moderazione a cui la monarchia li costringe. La battaglia perduta di Novara aveva unicamente uno svantaggio ‘strategico’: gli italiani erano tagliati fuori da Torino mentre gli austriaci avevano la via aperta. Questo svantaggio poteva non avere nessuna importanza se la battaglia perduta fosse stata immediatamente seguita da ‘una guerra rivoluzionaria’, se quel che rimaneva dell’ esercito italiano si fosse subito proclamato fulcro dell’ insurrezione nazionale di massa, se la stessa guerra dell’ ‘esercito regolare, strategica e ‘honnête’, si fosse trasformata in una ‘guerra di popolo’, come quella che i francesi fecero nel 1793. Ma che cosa diciamo mai! Guerra rivoluzionaria, insurrezione di massa e terrore sono cose che la monarchia non accetterà mai. Concluderà la pace col suo peggiore nemico dello stesso rango piuttosto che allearsi col popolo. Carlo Alberto potrà essere o non essere un traditore: la corona di Carlo Alberto, la monarchia sarebbe bastata per spingere l’ Italia verso la rovina. Ma Carlo Alberto è un traditore. (…)””. (pag 33-34, F. Engels, La sconfitta dei piemontesi, NRZ 260, 261 e 263, 31 marzo, 1° e 4° aprile 1849)”,”MADx-583″ “MARX Karl, a cura di Armando PLEBE”,”Critica al programma di Gotha. (Marx contro il marxismo).”,”Marx per un vero internazionalismo “”In secondo luogo, il principio del carattere internazionale del movimento operaio viene per il presente completamente negato nella pratica degli uomini che per cinque anni e nelle circostanze più difficili hanno difeso questo principio nel modo più glorioso. La posizione degli operai tedeschi alla testa del movimento europeo riposa essenzialmente sul loro atteggiamento sinceramente internazionalistico durante la guerra; nessun altro proletario si sarebbe comportato così bene. E ora questo principio dovrebbe essere rinnegato nel momento in cui dappertutto all’ estero gli operai gli danno tanto più rilievo quanto i governi si sforzano di soffocare ogni loro tentativo di attuarlo in una organizzazione! E che cosa rimane in sostanza dell’ internazionalismo del movimento operaio? La pallida prospettiva, non di una futura cooperazione degli operai europei per la loro liberazione, no, ma di una futura “”fratellanza internazionale dei popoli””, degli “”Stati uniti d’ Europa”” dei borghesi della Lega della pace!”” [Karl Marx, a cura di Armando Plebe, Critica al programma di Gotha. (Marx contro il marxismo), Milano, 2006] Armando PLEBE è autore di vari volumi di storia della filosofia e di politica. Filippo RUSSO insegna a Roma presso il Liceo delle Scienze Sociali di via Asmara. Ha pubblicato alcune opere di saggistica storico-politica.”,”MADx-584″ “MARX Karl, a cura di Enrico DONAGGIO e Peter KAMMERER”,”Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’ uso.”,”””Il mondo moderno lascia insoddisfatti o, dove appare soddisfatto di se stesso, è volgare”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica) Enrico DONAGGIO insegna filosofia della storia all’università di Torino. E’ autore e curatore e traduttore di volumi. Peter KAMMERER insegna sociologia all’ Università di Urbino. Ha pubblicato studi sull’ immigrazione e l’ emigrazione. (V. 4° copertina) Rivoluzione permanente. “”E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L’ unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.”” (pag 188) (Marx, Engels, Il manifesto del partito comunista) Criminalità e produttività. “”Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fin nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla, quanto all’ onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’ assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi mezzi di difesa, e così esercita un’ influenza altrettando produttiva quanto quella degli scioperi (strikes) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? (pag 195) (Marx, Teorie del plusvalore) “”Il mondo moderno lascia insoddisfatti o, dove appare soddisfatto di se stesso, è volgare”” (K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica’); “”E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L’unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale”” (Marx, Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’); “”Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fin nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla, quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi mezzi di difesa, e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (‘strikes’) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni?”” (Marx, Teorie del plusvalore) [Karl Marx, ‘Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’uso’, Milano, 2007, a cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer]”,”MADx-585″ “MARX Karl, redazione di Anna MARCH”,”Cartes a Kugelmann (1862-1871). Les cartes que serviren a Lenin de guia per a la redacció de “”L’ Estat i la Revolució””. Aquests dos temes són analitzats a través dels esdeveniments polítics de cada dia.”,”””Le lettere di Marx a Kugelmann, l’ esistenza delle quali non fu conosciuta dal pubblico fino al 1902, dopo la morte di Kugelmann, segnarono una nuova tappa nella storia dello studio di Marx. Allora costituirono la prima raccolta importante di lettere di Marx. All’ inizio del marzo 1902, “”Neue Zeit””, l’ organo centrale più serio della socialdemocrazia tedesca, pubblicò le due lettere sulla Comune (numero 45 e 46). Queste due lettere furono presentate da Karl Kautsky che, nel Congresso del Partito socialdemocratico di Germania, tenutosi ad Hannover nel 1899 – aveva fatto la conoscenza di Kugelmann, un ginecologo famoso di questa città.”” (pag 5)”,”MADx-586″ “MARX Karl, a cura di Anna MARCH”,”La guerra civil a França el 1871. Amb la Comuna de Paris, es posa a prova per primera vegada a la Història la força del socialisme: Marx n’analitza lúcidament els fets i les conseqüecies per al moviment obrer.”,”””E’ la sorte delle formazioni storiche interamente nuove di essere prese erroneamente per la replica delle forme più antiche (…)”” (pag 77)”,”MADx-587″ “MARX Karl, volume a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Storia dell’ economia politica. Teorie sul plusvalore I.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” Karl Marx “”Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Garnier. “”Egli porta diversi argomenti contro Smith (…)””. (pag 171) “”Dopo tutte queste osservazioni (fra le quali la seconda rivela la mentalità del francese che non può dimenticare i suoi ponts et chaussées; la terza sfocia in considerazioni morali; la quarta, o contiene l’ affermazione assurda che il consumo è tanto produttivo quanto la produzione – e ciò è falso nella società borghese, nella quale uno produce e l’ altro consuma – o che una parte del lavoro produttivo non fa che fornire il materiale per i lavoratori improduttivi, cosa che A. Smith non ha mai negato, co la sua seconda definizione, chiama gli stessi lavori //349/ produttivi e improduttivi – o piuttosto che, in base alla sua stessa definizione, una parte relativamente ristretta, del suo lavoro “”improduttivo”” egli dovrebbe chiamarla ‘produttiva’, osservazione questa che non respinge la ‘distinzione’, ma la ‘sussunzione’ sotto la distinzione, ovvero l’ ‘applicazione’ di essa), dopo tutte queste osservazioni il pedante Garnier viene finalmente al fatto.”” (pag 174)”,”MADx-588″ “MARX Karl, volume a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Storia dell’ economia politica. Teorie sul plusvalore II.”,”””Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Confutazione di fatto della teoria malthusiana della popolazione da parte di Darwin. “”Il prete Malthus invece abbassa gli operai a bestie da soma a causa della produzione, li condanna alla morte per fame e al celibato.”” (pag 117) “”Darwin nel suo eccellente scritto non si avvide che scoprendo la progressione “”geometrica”” nel regno animale e vegetale, demoliva la teoria di Malthus. La teoria di Malthus poggia appunto sul fatto che egli contrapponeva la progressione geometrica degli uomini stabilita da Wallace, alla chimerica progressione “”aritmetica”” degli animali e delle piante. Nell’ opera di Darwin, p. es. a proposito dell’ estinzione delle specie, si trova anche in dettaglio (a prescindere dal suo principio fondamentale) la confutazione storico-naturale della teoria malthusiana. Ma in quanto la teoria di Malthus poggia sulla teoria della rendita di Anderson, essa era confutata da Anderson stesso.”” (pag 118) Sulle forme della crisi. (pag 562-565) “”Quindi: I. La ‘possibilità’ generale delle crisi nel processo della ‘metamorfosi del capitale’ stesso è data, e invero doppiamente, in quanto il denaro funge da ‘mezzo di circolazione’ – separazione ‘di compra e vendita’. In quanto funge da ‘mezzo di pagamento’, dove esso opera in due momenti differenti, come ‘misura dei valori’ e come ‘realizzazione del valore’. Ambedue questi momenti si separano. (…)””. (pag 562)”,”MADx-589″ “MARX Karl, volume a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Storia dell’ economia politica. Teorie sul plusvalore III.”,”””Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Essenza sociale polemica Malthus vs Ricardo (pag 46) Polemica Proudhon vs interesse (pag 558). Superiorità Lutero su Proudhon (pag 563) “”Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Essenza sociale polemica di Malthus contro Ricardo. Distorsione delle opinioni di Sismondi intorno alle contraddizioni della produzione borghese (pag 46) La polemica di Proudhon contro l’ interesse. Sua incomprensione del nesso fra l’ interesse e il sistema del lavoro salariato (pag 558). Superiorità di Lutero su Proudhon nella polemica contro l’ interesse (pag 563) L’ economia volgare. “”Il ‘lavoro’ come fonte del ‘salario’, vale a dire di una partecipazione dell’ operaio al suo prodotto determinata dalla forma specificamente sociale del lavoro, il lavoro come fonte del fatto che l’ operaio, con il suo lavoro, compra il prodotto (dal capitale, considerato dal punto di vista materiale) il permesso di produrre, e possiede, nel lavoro, la fonte da cui una parte del suo prodotto rifluisce a lui come pagamento da parte di questo prodotto in quanto datore di lavoro, è, anche questo, abbastanza bello. Su un punto, però, l’ opinione comune concorda con la cosa stessa: pur confondendo il lavoro col lavoro salariato e, perciò, il prodotto del lavoro salariato – il salario – con il prodotto del lavoro, il buon senso, tuttavia, riconosce ancora che il laovro stesso crea il suo salario. Del ‘capitale’, considerato nel ‘processo di produzione’, resta sempre più o meno l’ idea che sia uno strumento per pecare lavoro altrui. Si può discutere se sia “”giusto”” o “”ingiusto””, fondato o infondato, ma si suppone e si sottindende sempre il rapporto fra il capitalismo e l’ operaio””. (pag 488)”,”MADx-590″ “MARX Karl MARX Jenny”,”Lettere d’ amore e d’ amicizia. Miseria e nobiltà della vita quotidiana di Marx attraverso una scelta inedita del carteggio familiare.”,”””Quello di Marx è un epistolario scarso e contradditorio. I ricordi di amici e conoscenti sono stati largamente smentiti dalla pubblicazione del carteggio Marx-Engels; e anche questo ci è pervenuto attraverso una fitta maglia di censure. Molte lettere furono distrutte da Marx e da sua moglie. Dopo la morte di Marx, prima di trasmetterne le carte a Engels, le figlie Laura e Eleanor raccontano di aver distrutto una parte delle lettere personali dei loro genitori, e tutti passi in cui si parlava ferocemente di Engels. A sua volta Engels, come scrive Eleanor in una lettera a Karl Kautsky, distrusse un certo numero di lettere di Marx, probabilmente per occultarne gli “”errori”” maggiori e forse anche nel tentativo di far sparire ogni traccia delle loro polemiche teoriche e dei loro scontri quotidiani. L? epistolario venne pubblicato, gravemente emendato, da Bernstein, Bebel e Mehring, col consenso della figlia Laura. E tuttora non è stato pubblicato integralmente.”” (pag 6-7, introduzione) Sulle donne Marx scrive: “”Nella ‘Sacra famiglia’, citando Fourier, Marx scrive: “”Il cambiamento di un’epoca storica può essere sempre determinato sulla base del progresso compiuto dalle donne verso la libertà, perché è in questo, nel rapporto della donna con l’ uomo, del debole con il forte che si manifesta nel modo più visibile la vittoria della natura umana sulla brutalità””.”” (pag 72) Giudizio di Liebknecht sulla ‘dittatura’ di Lenchen: (pag 98) La cronologia presente nel libro è attinta da quella del RUBEL (Chronologie de Marx) Nella tomba della famiglia Marx sono incisi sulla lapide i nomi di Jenny Von Westphalen (1814-1881), Karl Marx (1818-1883), Harry Longuet (1878-1883) e Helena Demuth (1822-1890) (pag 184) Commemorazione di F. ENGELS: “”The People’s Press November 22, 1890 by F. Engels By the death during the past week of Helena Demuth (Lenchen) the Socialist party has lost a remarkable member. Born on New Year’s Day, 1823 [In fact New Years’ Eve 1820], of peasant parents, at St. Wendel, she came, at the age of 14, into the family of the von Westphalens of Trier. Jenny von Westphalen in 1843 became the wife of Karl Marx. From 1837 to the death of Mrs. Marx in 1881, with the exception of the first few months of the married life, the two women were constant companions. After the death of Mrs. Marx in December 1881, and of Marx on March 14th, 1883, Helena Demuth went to keep house for Frederick Engels. The leaders of the Socialist movement bore testimony to “”her strong common-sense, her absolute rectitude of character, her ceaseless thoughtfulness for others, her reliability, and the essential truthfulness of her nature””. Engels at her funeral declared that Marx took counsel of Helena Demuth, not only in difficult and intricate party matters, but even in respect of his economical writings. “”As for me,”” he said, “”what work I have been able to do since the death of Marx has been largely due to the sunshine and support of her presence in the house.”” Helena is buried at Highgate in the same grave as Marx and his wife. (marxists.org)”,”MADx-591″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Critica dell’ anarchismo.”,”Karl Marx: L’ indifferenza in materia politica. “”Se la lotta politica della classe operaia assume forme violente, se gli operai sostituiscono la loro dittatura rivoluzionaria alla dittatura di classe borghese, essi commettono il terribile delitto di leso-principio; perché per soddisfare i loro miserabili bisogni profani di tutti i giorni, per schiacciare la resistenza della classe borghese, invece di abbassare le armi e di abolire lo stato, essi gli dànno una forma rivoluzionaria e transitoria. Gli operai non devono formare delle singole società per ogni mestiere, perché con ciò essi perpetuano la divisione del lavoro sociale, come la trovano nella società borghese; questa divisione, che disgiunge gli operai, è veramente la base dell’ attuale loro servaggio. In una parola, gli operai devono incrociare le braccia e non perdere il loro tempo in movimenti politici ed economici. Questi movimenti non possono dar loro che dei risultati immediati. Da uomini veramente religiosi, essi, sdegnando i bisogni quotidiani, devono gridare pieni di fede: “”Che la nostra classe sia crocifissa, che la nostra razza perisca, ma che rimangano immacolati gli eterni principi!””.”” (pag 301, Marx, 1873)”,”MADx-592″ “MARX Karl”,”Elogio del crimine.”,”””Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati, ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici. Il delinquente produce un’impressione, sia morale, sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “”servizio”” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo ‘La colpa’ del Müllner e ‘I masnadieri’ dello Schiller, ma anche l’ ‘Edipo’ (di Sofocle) e il ‘Riccardo III’ (di Shakespeare). Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva così questa vita dalla stagnazione e suscita quell’ inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebe. Egli sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione””. (pag 14-15-16) “”Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’ onesta sollecitudine per il progresso della produzione?”” (pag 16) “”E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? o anche solo le nazioni? “” (pag 17)”,”MADx-593″ “MARX Carlos”,”La revolución española (1808-1814, 1820-1823 y 1840-1843).”,”Articoli di Marx apparsi sulla New York Tribune 1854, L’ evoluzione storica del paese e le forze motrici rivoluzione. (pag 65) Note su D. Baldomero Espartero. “”I meriti militari di Espartero sono chiamati in causa allo stesso modo che nessuno mette in dubbio i suoi difetti politici. Nella estesa biografia pubblicata da Flórez si parla molto delle attitudini guerresche e delle qualità di comando manifestate da Espartero nelle province di Caracas, Paz, Arequipa, Perù e Cochabamba, quando lottava sotto il comando del generale Morillo, il quale si era proposto di reintegrare gli Stati sudamericani sotto la Corona spagnola””. (pag 46,47,48)”,”MADx-594″ “MARX Karl – CERVETTO Arrigo”,”La guerra civile in Francia. – La forma politica finalmente scoperta.”,”Lettera Engels a Bebel 1875. “”In un’altra pagina, Lenin esamina una lettera del marzo 1875 di Engels a Bebel, pubblicata nell’ autobiografia di Bebel nel 1911, e la definisce di “”una importanza straordinariamente grande”” sul problema dello Stato. La fissa in otto punti che avremo occasione di riprendere, Per ora vediamo il commento: “”Di solito i concetti “”libertà e “”democrazia”” vengono considerati identici e vengono spesso usati l’ uno in sostituzione dell’ altro. Molto spesso i marxisti volgari (Kautsky, Plechanov e c. alla loro testa) ragionano proprio così. In realtà la democrazia esclude la libertà. La dialettica (il processo) di sviluppo è il seguente: dall’ assolutismo alla democrazia borghese; dalla democrazia borghese a quella proletaria; da quella proletaria alla scomparsa della democrazia””,”” (pag 7)”,”ELCx-100″ “MARX Karl”,”Manuscripts économico-philosophiques de 1844. Introduit, traduit et annoté par F. Fischbach.”,”1° 2° 3° quaderno Il denaro. “”Moi qui n’ai pas d’argent pour voyager, je n’ai pas ‘besoin’, c’est-à-dire pas un besoin réel et se réalisant, de voyager. Moi qui ai la ‘vocation’ d’étudier, mais pas d’argent pour, je n’ai ‘aucune’ vocation pour les études, c’est-à-dire aucune vocation ‘efficiente’, aucune ‘vraie’ vocation. Inversement, moi qui n’ai réellement ‘aucune’ vocation à ètudier, mais qui ai la volonté ‘et’ l’ argent, j’ai une vocation ‘efficiente’ à le faire. L’ ‘argent’ – en tant que le ‘moyen’ et la ‘capacité’ extérieurs qui ne proviennent ni de l’ homme en tant qu’homme, ni de la société humaine en tant que société – comme le ‘moyen’ et la ‘capacité’ universels de faire ‘de la représentation la réalité’ et ‘de la réalité une pure représentation’, transforme tout autant les ‘forces essentielles humaines et naturelles’ en représentatisn purement abstraites et par là en ‘imperfections’, en chimères et tourments, de même que, d’un autre côté, il transforme les ‘imperfectios réelles et les chimères’, les forces essentielles réellement impuissantes, qui n’existent que dans l’ imagination de l’ individu, en ‘forces essentielles’ et ‘capacités réelles’. Déja selon cette détermination, l’ argent est le renversement universel des ‘individualités’ qui les retourne en leur contraire et qui confère à leurs propriétés des qualités contradictoires.”” (pag 196-197)”,”MADx-595″ “MARX Karl, a cura di Eleanor MARX-AVELING”,”Value, price and profit. Addressed to working men.”,”Value, price and profit. Addressed to working men. CHARLES H. KERR & COMPANY PUBLISHERS “”One of the oldest economists and must original philosophers of England – Thomas Hobbes – has already, in his ‘Leviathan’, instinctively hit upon this point overlooked by all his successors. He says: “”‘The value or worth of a man’ is, as in all other things, his ‘price’: that is so much as would be given for the ‘Use of his Power'””. Proceeding from this basis, we shall be ablo to determine the ‘Value of Labor’ as that of all other commodities.”” (pag 73)”,”MADx-596″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, CERVETTO Arrigo”,”La concezione materialistica della storia. Antologia. Letture: I tempi della scienza della rivoluzione, di Arrigo Cervetto.”,”””Il comunismo si distingue da tutti i movimenti finora esistiti in quanto rovescia la base di tutti i rapporti di produzione e le forme di relazione finora esistite e per la prima volta tratta coscientemente tutti i presupposti naturali come creazione degli uomini finora esistiti, li spoglia del loro carattere naturale e li assoggetta al potere degli individui uniti. La sua organizzazione è quindi essenzialmente economica, è la creazione materiale delle condizioni di questa unione, essa fa delle condizioni esistenti le condizioni dell’ unione. (…)””. (pag 84, L’ ideologia tedesca, Feuerbach) “”Niente è più comune dell’ idea secondo cui fino ad oggi nella storia non si è trattato altro che di ‘prendere’. I barbari ‘prendono’ l’ Impero romano, e col fatto di questo prendere si spiega il passaggio dal mondo antico al feudalesimo. Ma in questo prendere da parte dei barbari importa sapere se la nazione che viene presa ha sviluppato forze produttive industriali, come è il caso presso i popoli moderni, o se le sue forze produttive riposano principalmente sulla sola unione e sulle comunità. Il prendere inoltre è condizionato dall’ oggetto che viene preso. Non si può assolutamente prendere il patrimonio di un banchiere, consistente in carte, senza che colui che prende si sottometta alle condizioni di produzione e di scambio del paese preso. Tanto vale anche per tutto il capitale industriale di un moderno paese industrializzato. E infine il prendere ha ben presto un termine dappertutto, e quando non c’è più da prendere si deve cominciare a produrre. Da questa necessità di produrre, che si manifesta assai presto, segue che la forma di comunità adottata dai conquistatori insediatisi in un paese deve corrispondere al grado di sviluppo delle forze produttive ivi incontrate oppure, se al primo momento non è questo il caso, trasformarsi secondo le forze produttive. Ciò spiega il fatto – osservato dappertutto, a quanto si dice – nel tempo che seguì le invasioni barbariche – che i signori divennero servi e che i conquistatori adottarono prestissimo lingua, cultura e costumi dai conquistati””. (pag 87-88)”,”ELCx-102″ “MARX Karl ENGELS Frederick, a cura di Aijaz AHMAD”,”On the National and Colonial Questions. Selected Writings.”,”””The bourgeoisie turns everything into a commodity, hence also the writing of history””, Friedrich Engels, History of Ireland (1870) (pag 1, Marx K. Engels F. , On the National and Colonial Questions. Selected Writings) “”The bourgeoisie turns everything into a commodity, hence also the writing of history””, Friedrich Engels, History of Ireland (1870) (pag 1, Marx K. Engels F. , On the National and Colonial Questions. Selected Writings) Genesi del capitalista industriale. L’ impero coloniale olandese. Olanda. “”The colonial system ripened, like a hot-house, trade and navigation. The ‘societies Monopolia’ of Luther were powerful levers for concentrations of capital. The colonies secured a market for the budding manufactures, and, through the monopoly of the market, an increased accumulation. The treasures captured outside Europe by undisguised looting, enslavement, and murder, floated back to the mother-country and were turned into capital. Holland, which first fully developed the colonial system, in 1648 stood already in the acme of its commercial greatness. It was ‘in almost exclusive possession of the East Indian trade and the commerce between the south-east and north-west of Europe. Its fisheries, marine, manufactures, surpassed those of any other country. The total capital of the Republic was probably more important than that of all the rest of Europe put together. Gülich forgets to add that by 1648, the people of Holland were more over-worked, poorer and more brutally oppressed than those of all the rest of Europe put together.”” (pag 41)”,”MADx-597″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Carlo SALINARI”,”Escritos sobre arte. Selección, prólogo y notas de Carlo Salinari.”,”””(…) il signor Grün, comunque, l’ha ridotta a tre strofe, cancellando i passaggi che non erano adeguati per i giovani e per “”l’ uomo””. Goethe, nel ‘Wilhelm Meister’, “”solleva l’ ideale dell’ uomo””. “”L’ uomo non è un essere che apprende, ma un essere che vive, fa e opera””. “”Wilhelm Meister è un uomo così””. “”L’ uomo ha la sua essenza nell’ attività”” (essenza che divide con le pulci) (pags. 275, 278 e 261)”” (Engels, Goethe) (pag 116) Robinson Crusoe – Robinson Crusoè, nell’antica traslitterazione in lingua italiana – è un romanzo di Daniel Defoe pubblicato nel 1719 con il titolo originale The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe e considerato il capostipite del moderno romanzo d’avventura. (wikip) Il romanzo narra le vicende del ragazzo di York Robinson Kreutznaer, chiamato da tutti Crusoe, che, desideroso di avventure fra i sette mari, si imbarca su una nave a 19 anni. Il viaggio si conclude con un naufragio ma il giovane non si scoraggia. Purtroppo viene catturato durante un altro viaggio dal pirata Salò e rimane prigioniero per alcuni anni. Fortunatamente Robinson riesce a fuggire e si ritrova in Brasile, dove costruisce una piantagione di tabacco. La sfortuna non abbandona Crusoe; durante un altro viaggio la nave su cui viaggia affonda al largo del Venezuela, presso la foce del fiume Oroonoque e il giovane si ritrova ad essere l’ unico sopravvissuto di tutto l’ equipaggio. Sull’ isola resterà per 28 anni e, dopo un’ assenza di 35 anni, ritornerà in Inghilterra scoprendo di essere diventato ricco grazie alla sua piantagione brasiliana. Analisi [modifica] L’uomo e la ragione [modifica] Defoe riesce a cogliere nel suo romanzo, come motivo universale, il problema dell’uomo solo, davanti alla natura e a Dio, nobilitandolo con la ragione che può, secondo i ricordi cristiani o biblici della creazione, dargli il dominio sulle cose. Ad esempio decide di costruirsi un tavolo perché senza un tavolo non potevo mettermi né a mangiare né a scrivere, né fare varie altre cose con molto piacere: perciò mi misi al lavoro. E qui devo osservare che poiché la ragione è la sostanza e l’origine della matematica, così squadrando e calcolando ogni cosa con la ragione e giudicandone nel modo più razionale, ogni uomo può col tempo diventare padrone di ogni arte meccanica. Sulla falsariga di Prospero, le osservazioni di Crusoe lo portano ad aprire il libro della natura al quale Galileo Galilei prima e i sensisti dopo attingeranno per scoprire le leggi che reggono l’universo e che quindi lo controllano. Ma nell’affrontare la natura, che non sempre gli è favorevole, Robinson comincia a porsi i grossi problemi dell’anima, dell’essere e del non essere, della vanità del mondo e del valore della meditazione e della solitudine, della salvezza e della provvidenza. È un percorso parallelo a quello della sopravvivenza fisica, che cambierà radicalmente Robinson. Il contesto sociale [modifica] A questi concetti fa da sfondo il carattere dell’ illuminismo inglese e soprattutto il carattere dell’epoca in cui visse l’autore, legata all’ascesa della borghesia mercantile puritana emergente, grazie all’espansione della colonizzazione e dei traffici marittimi. Pur senza negare questi lati negativi del personaggio Crusoe fortemente criticato da James Joyce che lo lesse come manifesto dell’utilitarismo è comunque necessario ricordare che (come accade nelle pseudo-autobiografie) chi dice “”io”” (Robinson) non è l’autore. L’autore è Defoe, e le sue simpatie vanno a Venerdì per la sua bontà ma anche intelligenza. Egli, archetipo del buon selvaggio fu preso a modello dallo stesso Jean-Jacques Rousseau a cui ispirò in parte le teorie pedagogiche dell’Emile. Nelle intenzioni dell’autore il personaggio di Venerdì appare in una luce molto positiva, soprattutto quando è confrontato a Robinson: Robinson entusiasma, per le sue avventure e se il suo carattere ci appare piatto e un po’ calcolatore è perché manca della spontaneità e delle emozioni di Venerdì. Che dire della meraviglia di Robinson per le astuzie di Venerdì, che incanta un orso scagliatosi per aggredirli, facendolo ballare solo per colpirlo al momento giusto? Robinson non presupponeva tanta astuzia da un “”selvaggio””, ma Defoe sì. La critica testuale [modifica] Ma il romanzo non è inteso come un ritratto di vita reale. Oggi siamo abituati a leggere tutto in chiave naturalistica, ma Robinson Crusoe è palesemente fantastico, il contenuto va al di là del racconto: la grandezza di Defoe sta nell’avere posto le premesse del romanzo inglese, di avere inaugurato le tecniche narrative del romanzo moderno. Il fatto che il romanzo continui ad essere letto ancora oggi come documento storico tanto da fare discutere di Robinson e Venerdì come se fossero persone veramente esistite è la prova dello straordinario genio narrativo dell’autore: egli è capace di rendere verosimili ambienti e animali fantastici grazie allo stile giornalistico, farcito com’è di particolari descrittivi spiccioli (anche se falsi) che danno una resa molto concreta al tessuto del racconto. Robinson Crusoe si legge come una cronaca, un diario personale e così facendo quel mondo che esiste solo all’interno delle pagine sembra saltarne fuori. I personaggi [modifica] Il personaggio di Defoe non scende comunque mai al ruolo di “”burattino nelle mani del burattinaio”” e Robinson è persona viva, grazie anche allo stile semplice e a volte quasi arido, come in un documento, che usa lo scrittore. Gli Inglesi, popolo di marinai, che amavano con lo stesso ardore la Bibbia e il libro dei conti ritrovarono se stessi nell’avventuroso marinaio rappresentato da Robinson. È anche vero che Robinson, da personaggio picaresco qual è compie un percorso interiore: se all’inizio vende a un mercante lo schiavo africano (non Venerdì) con cui è fuggito dalla nave dei mori, la permanenza sull’isola lo porta dall’ateismo a una conversione radicale: comincia a leggere la Bibbia, a pregare, tratta Venerdì come un amico. Venerdì, a cui Robinson ha salvato la vita accetta di essere suo aiutante, non suo schiavo: tra i due si stabilisce infatti un profondo legame di amicizia. Il contatto con la vita semplice dei popoli indigeni cambia il suo modo di vedere il mondo: quando Robinson arriva in Europa dichiara infatti di sentirsi meno sicuro tra la “”gente civile”” e molto meno felice di quando viveva sull’isola, nonostante le peripezie e la terribile solitudine. In questo è riscontrabile un tono simile a quello dell’epilogo dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, che seguirà subito dopo (1726). La fortuna del romanzo [modifica] L’ispirazione [modifica] Il romanzo prende ispirazione da un fatto vero accaduto al marinaio scozzese Alexander Selkirk che aveva trascorso quattro anni e quattro mesi in solitudine su una delle Isole Juan Fernández. La vicenda era stata narrata da Rogers e pubblicata qualche anno prima.Sono molti i punti di contatto tra le due storie.L’isola su cui Selkirk visse è stata poi chiamata “”Isola Robinson Crusoe”” Il canovaccio [modifica] Quando Defoe presentò, come era abitudine a quei tempi, al libraio William Taylor, il canovaccio della trama, ne ottenne la commissione per un romanzo di trecentocinquanta pagine, redatto sotto forma di diario di un naufragio. Il successo [modifica] Il libro ottenne immediatamente un grande successo e divenne il primo best-seller in edizione economica. Tra aprile e agosto uscirono quattro edizioni e, nello stesso anno l’autore ne scrisse il seguito solo pochi mesi dopo in The Farther Adventures of Robinson Crusoe (Ulteriori avventure di Robinson Crusoe), e Serious Reflections (Riflessioni serie, 1720) che però non furono accolti con lo stesso entusiasmo. Il successo ha reso il Robinson Crusoe, finora pubblicato in ben 700 edizioni in quasi tutte le lingue, una lettura obbligata per i ragazzi e persino Jean-Jacques Rousseau lo ritenne adatta al suo Emile. William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, iniziatori del movimento romantico inglese lo commentarono con entusiasmo. Karl Marx profondamente critico delle divisioni di classe e delle ineguaglianze generate dall’accumulazione del capitale, lo esaminò in chiave sociologica e la sua lettura influenzò la stesura di Das Kapital (Il capitale). Capostipite del moderno romanzo d’avventura fu seguito da numerose storie di naufraghi e già nell’Ottocento si potevano annoverare tra gli scritti, oltre duecento “”Robinson””. Secondo Walter Allen, uno dei maggiori critici inglesi e Mario Praz con lui, per quanto il pubblico e la critica abbiano fatto giustizia alla grandezza dell’opera, “”si nota frequentemente tra coloro che lo hanno criticato una certo sarcasmo; in essi le lodi sono sempre velate da riserve: in ciò si può soltanto constatare la presenza di quell’antico disprezzo di classe espresso da Swift quando questi lo chiamò “”quel tipo messo alla gogna, mi dimentico come si chiama”” (The English Novel). Un genere di parvenu, arrivato al successo dalla completa oscurità, un fallito commerciante di stoffe venuto alla ribalta col giornalismo d’assalto, avverso, come molti whig alla religione anglicana di stato e ribelle alla corona. Ma è incontestabile che senza lo sviluppo di quelle tecniche giornalistiche che Defoe apprese dalla vita di strada il moderno romanzo inglese avrebbe difficilmente visto la luce. Le trasposizioni cinematografiche [modifica] Dal libro sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche, per la verità non tutte sempre pertinenti e/o aderenti al testo letterario. La prima in assoluto fu quella del film Les aventures de Robinson Crusoé, realizzato nel 1902 – ovvero agli albori del cinema – dal regista Georges Méliès. Tra le altre versioni realizzate si ricordano qui: Le avventure di Robinson Crusoe diretto da Luis Buñuel (Las aventuras de Robinson Crusoe, Messico-Stati Uniti, 1952); Naufragio nel pacifico di Jeff Musso (Italia, 1962) Robinson Crusoe – La storia vera di Caleb Deschanel (Crusoe, Stati Uniti, 1989) che si avvicina di più al romanzo di Michel Tournier che a quello di Defoe. Robinson Crusoe, girato a quattro mani nel 1994 dai cineasti Rod Hardy e George Miller fu immesso nel circuito cinematografico solo tre anni dopo; vede l’attore Pierce Brosnan nella parte dell’eroe defoeiano. Cast Away, girato nel 2000 in USA da Robert Zemeckis, con Tom Hanks come interprete, che ricorda molto da vicino – anche se in versione attualizzata – il personaggio letterario creato da Defoe.”,”MADx-598″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Marco VANZULLI”,”Opere. Volume XXII. Luglio 1870 – ottobre 1871.”,”Comitato scientifico: Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Maria Luisa BARBERA Riccardo BELLOFIORE Bruno BONGIOVANNI Stefano BRACALETTI Alberto BURGIO Giuseppe CACCIATORE Giuseppe DI-MARCO Roberto FINESCHI Fabio FROSINI Antonio GARGANO Emilio GIANNI Augusto ILLUMINATI Domenico LOSURDO Sergio MANES Alessandro MAZZONE Nicolao MERKER Vittorio MORFINO Luca PINZOLO Maria TURCHETTO Marco VANZULLI Ferdinando VIDONI; traduzioni di Stefano BRACALETTI Vittorio MORFINO Marco VANZULLI Ferdinando VIDONI “”Grandezza e decadenza degli eserciti. (“”The Pall Mall Gazette””, n. 1740, 10 settembre 1870) “”Quando Luigi Napoleone fondò un Impero “”della pace”” sui voti dei contadini e sulle baionette dei loro figli, i soldati dell’ esercito, questo esercito non occupava un rango particolarmente preminente in Europa, se non, forse, per tradizione (1)””. (pag 81) Dalla corruzione politica alla corruzione in campo militare. “”Ma nel 1870, l’ esercito francese non era più quello del 1859. Il peculato, il ladrocinio e la tendenza generale a utilizzare il pubblico ufficio nell’ interesse privato, che sono l’ essenza stessa del sistema del Secondo Impero, avevano permeato l’ esercito. Se Haussmann e la sua cricca facevano milioni a palate con il colossale affare parigino, se l’ intero ministero di lavori pubblici, ogni contratto governativo, ogni ufficio civico, erano sfacciatamente ed apertamente trasformati in strumenti per derubare la comunità, l’ esercito, solo, doveva rimanere virtuoso? Quell’ esercito, al quale Luigi Napoleone doveva tutto – un esercito comandato da uomini altrettanto avidi di ricchezze quanto i più fortunati parassiti civili di corte? (…) Era tutto un marciume; l’ atmosfera di corruzione in cui viveva il Secondo Impero aveva finito per contagiare anche il suo principale sostegno, l’ esercito; nell’ ora del giudizio, non era rimasto nulla da opporre al nemico, se non le gloriose tradizioni del servizio e l’ innato coraggio dei soldati, qualità che da sole non bastano a mantenere la superiorità di un esercito””. (pag 84-85) (F.E. settembre 1870) (1) ndr: da collegare con i rilievi di MOLTKE osservatore in Francia delle sfilate dei soldati e critico dello stato dell’ esercito francese”,”MADx-497″ “MARX LONGUET Jenny MARX LAFARGUE Laura MARX AVELING Eleanor”,”The Daughters of Karl Marx. Family Correspondence 1866-1898.”,”Nella prefazione notizie sull’ archivio Bottigelli Possibilists Possibilisti Alcune lettere sono in francese.”,”MADS-413″ “MARX Carlos”,”Formaciones economicas precapitalistas.”,”Hobsbawm: “”(Una vez más, Engels, debido a su desconocimiento respecto del desarrolo de la agricultura solariega de mercado en la Edad Media y de la “”crisis feudal”” que se produjo en el siglo XV, simplifica quizá demasiado la exposición y la deforma)””. (pag 91) “”Por ejemplo cuando los grandes terratenientes inglese despidieron a sus sirvientes, que habían consumido parte de la producción excedentaria de sus tierras; cuando los labradores expulsaron a los pequeños colonos, etc,, entonces se produjo el lanziamiento al ‘mercado de trabajo’ de una doble masa de fuerza de trabajo libre, vivo: libre dela antigua relación de clientela, vasallaje o servicio, pero libre tambíen de toda posesión,de dota forma real y objetiva de existencia, ‘libre de toda propiedad’. Dicha masa había de quadar reducida bien a la venta de su fuerza de trabajo, bien a la mendicidad, el merodeo o el robo como únicas fuentes de ingresos. La historia registra el hecho de que esa masa se lanzó primero por el camino de la mendicidad, el merodeo y el delito, pero de este camino fue separada pronto y llevada al sendero que conducía al mercado de trabajo, utilizándose medios come el cadalso, la picota y el látigo.”” (pag 167-168) (MARX Carlos, Formaciones economicas precapitalistas, 1967) “”El dinero no ‘creó’ ni ‘acumuló’ estos medios de subsistencia. Estaban ya presentes, consumidos y reproducidos antes de que fueran consmidos y reproducidos por la intervención del dinero””. (pag 168)”,”MADx-498″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti sulla religione. Il problema dei rapporti tra cristianesimo e marxismo in una raccolta di fondamentali scritti teorici.”,”Articolo ‘Bruno Bauer e il cristianesimo primitivo’ di F. ENGELS (pag 237-245) (1882, Sozialdemokrat) (Seneca viene indicato come lo zio del cristianesimo, Filone il vero padre, l’ ambiente generale in Palestina era quello della lotta darwiniana per l’ esistenza ideale delle sette religiose, l’ impero romano che conquistò quelle province e le scombussolò socialmente la causa generale del mutamento religioso) “”Anche nelle cosiddette guerre di religione del secolo decimosesto si trattò, anzitutto, di interessi di classi, molto concreti, molto materiali, e queste guerre furono lotte di classi precisamente come le successive collisioni interne in Inghilterra e in Francia. Se queste lotte di classi portarono allora parole di ordine religiose, se gli interessi, i bisogni, le aspirazioni delle singole classi si nascosero sotto una maschera religiosa, questo non altera per niente la sostanza della cosa e si spiega facilmente con le condizioni dell’ epoca.”” (pag 163) (F. Engels, da ‘La guerra dei contadini tedeschi’) “”Ma la tradizione è una potenza nella scienza della natura e non soltanto nella Chiesa cattolica. Lo stesso Lyell, per anni, non vide la contraddizione; i suoi discepoli ancor meno.”” (pag 213) (F. Engels, La dialettica della natura) “”Ma tutto ciò che nasce è degno di perire. Potranno trascorrere milioni di anni, potranno nascere e morire centinaia di migliaia di generazioni; ma si avvicina inesorabile l’ epoca in cui il calore esausto del sole non riuscirà più a sciogliere i ghiacci che avanzano dai poli: nella quale gli uomini, addensatisi sempre più attorno all’ equatore, non troveranno alla fine neppur lì calore sufficiente per vivere; scompare via via fin l’ ultima traccia di vita organica: la terra – un corpo morto e freddo come la luna – ruota in orbite sempre più strette attorno al sole ugualmente estinto e infine precipita su di esso. Alcuni pianeti l’ hanno preceduta, altri la seguono; al posto del sistema solare – armonicamente articolato, luminoso, caldo – ormai solo una sfera morta e fredda prosegue il suo solitario cammino attraverso gli spazi celesti””. (pag 220) (idem) “”La materia si muove in un eterno ciclo.”” (pag 223) (idem) Gli innumerevoli universi nello spazio infinito. “”La molteplicità degli universi nello spazio infinito porta alla concezione della successione di universi nel tempo infinito”” (Draper) (pag 223) Spirito pensante. “”Ma per quanto spesso, per quanto inflessibilmente, questo ciclo si possa compiere nello spazio e nel tempo; per quanti milioni di soli o di terre possano nascere o perire; per quanto tempo possa trascorrere finché su un solo pianeta di un sistema solare si stabiliscano condizioni necessarie alla vita organica; per quanti innumerevoli esseri organici debbano sorgere e scomparire prima che tra di essi si sviluppino animali dotati di un cervello pensante e trovino per breve intervallo di tempo condizioni atte alla vita, per essere poi anche essi distrutti senza pietà, noi abbiamo la certezza che la materia in tutti i suoi mutamenti rimane eternamente la stessa, che nessuno dei suoi attributi può andare mai perduto e che perciò essa deve di nuovo creare, in altro tempo e in altro luogo, il suo più alto frutto, lo spirito pensante, per quella stessa ferrea necessità che porterà alla scomparsa di esso sulla terra.”” (pag 223-224) (F. Engels, Dialettica della natura) (Questione traduzione: al posto di ‘spirito pensante’ ‘essere pensante’?)”,”MADx-499″ “MARX Karl”,”El capital. Libro I. (Selección)”,”Traduzione di Juan Miguel FIGUEROA Rodrigo PEÑALOSA Miguel Angel MUÑOZ MOYA Aníbal FROUFE Antonio SAMA Mauro Fernández DIOS Francisco CRESPO MÉNDEZ Francisco Alvarez VELASCO Titolo originale: Das Kapital. Kritik der politischen Ockonomie (Libro I, 1867; libro II (curato da Engels), 1885; libro III, 1894; libro IV, 1904-1910) “”Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!”” Dante Divina Commedia, Purgatorio canto V. Citazione che chiude la prefazione di Marx del 1867. “”El capitalista “”a la vieja usanza”” anatematiza todo gasto individual innecesario contrario a su concepto de la acumulación. El capitalista moderno ve en la capitalización de la plusvalia un obstáculo a su codicia. El primero considera el consumo come “”abstinencia”” de acumulación. El segundo considera la acumulación como una “”renuncia”” al goce. ‘Dos almas, ah!, que viven dentro de mí luchan por expulsarse mutuamente’ (Faust, Goethe).”” (pag 291-292)”,”MADS-414″ “MARX Karl”,”El capital. Libro II y Libro III. (Selección)”,”Traduzione di Juan Miguel FIGUEROA Rodrigo PEÑALOSA Miguel Angel MUÑOZ MOYA Aníbal FROUFE Antonio SAMA Mauro Fernández DIOS Francisco CRESPO MÉNDEZ Francisco Alvarez VELASCO Titolo originale: Das Kapital. Kritik der politischen Ockonomie (Libro I, 1867; libro II (curato da Engels), 1885; libro III, 1894; libro IV, 1904-1910) Rotazione capitale variabile pag 380 circa Traduzione di Juan Miguel FIGUEROA Rodrigo PEÑALOSA Miguel Angel MUÑOZ MOYA Aníbal FROUFE Antonio SAMA Mauro Fernández DIOS Francisco CRESPO MÉNDEZ Francisco Alvarez VELASCO Titolo originale: Das Kapital. Kritik der politischen Ockonomie (Libro I, 1867; libro II (curato da Engels), 1885; libro III, 1894; libro IV, 1904-1910) Grandi lavori di grande durata. Grandi capitali. “”(…) nel sistema di produzione capitalistica, le operazioni molto estese e di grande durata necessitano di importantissimi esborsi di capitale-denaro durante un periodo di tempo molto prolungato. In tali circostanze, la produzione dipende dai limiti che incontra il capitalista individuale nel disporre di capitale-denaro. Comunque; questo ostacolo può essere superato con l’ aiuto del credito e dei sisemi di associazione che sorgono con esso, come, per esempio, le società anonime. Per conseguenza, le perturbazioni nel mercato del denaro paralizzeranno questo tipo di affari, mentre questi, per parte loro, provocheranno delle perturbazioni nel mercado monetario””. (pag 390)”,”MADS-415″ “MARX Carlo”,”La miseria della filosofia. Risposta alla “”Filosofia della Miseria”” di Proudhon.”,”””La teoria del valore di Ricardo è l’ interpretazione scientifica della vita economica attuale; la teoria del valoer di Proudhon è la interpretazione utopica della teoria di Ricardo. Ricardo constata la verità della sua formula facendola derivare da tutti i rapporti economici e spiega con questo mezzo tutti i fenomeni, anche quelli che a prima vista sembrano contraddirla, come la rendita, l’ accumulo dei capitali ed il rapporto dei salari ai profitti: è proprio questo che fa della sua dottrina un sistema scientifico. Proudhon, che ha ritrovato questa formula di Ricardo per mezzo di ipotesi del tutto arbitrarie è forzato in seguito a cercare dei fatti economici isolati che contorce e falsifica allo scopo di farli passare per degli esempi, delle applicazioni già esistenti degli inizi di realizzazione della sua idea rigeneratrice.”” (pag 34) “”Tutto il linguaggio di Ricardo non potrebbe essere più cinico. Mettere sullo stesso piede le spese di fabbricazione dei cappelli e le spese per il mantenimento dell’ uomo, vuol dire trasformare anche l’ uomo in un cappello. Ma non gridiamo troppo presto al cinismo. Il cinismo è nelle cose, non nelle parole che esprimono le cose. Gli scrittori francesi come Droz, Blanqui, Rossi ed altri si levano l’ innocente soddisfazione di osservare l’ etichetta di un linguaggio “”umanitario”” e di dimostrar così la loro superiorità sugli economisti inglesi; se rimproverano a Ricardo ed alla sua scuola il linguaggio cinico ciò dipende dal fatto che sono irritati di veder esposti i rapporti economici in tutta la loro crudezza, di veder traditi i misteri della borghesia””. (pag 35) “”Perché dunque il cotone, la patata e l’ acquavite sono il pernio della società borghese? Perché per produrli è necessario meno lavoro e sono per questo a basso prezzo. Perché il minimo del prezzo decide il massimo del consumo? Sarebbe per caso a causa dell’ utilità assoluta di questi oggetti, della loro utilità intrinseca, della loro utilità in quanto corrispondono ad un bisogno dell’ operaio come uomo, e non dell’ uomo come operaio? No, la ragione è che in una società fondata sulla ‘miseria’, i prodotti più ‘miseri’ hanno la prerogativa fatale di servire all’ uso del maggior numero. Ora dire che perché le cose meno costose sono di maggior uso devono esser anche di maggiore utilità è come dire che l’ uso tanto diffuso dell’ acquavite, a causa della sua poca spesa di produzione, è la prova conclusiva anche della sua utilità; è dire al proletariato che la patata è per lui più igienica della carne; è accettare lo stato di cose esistente, è fare infine, con Proudhon l’apologia di una società, senza comprenderla. In una società avvenire, in cui l’ antagonismo delle classi fosse cessato, in cui non vi fossero più classi, l’ uso non sarebbe determinato dal ‘minimum’ del prezzo di produzione connesso ad ogni oggetto, ma verrebbe determinato dal suo grado di utilità””. (pag 49) “”Fuit Troìa. Questa giusta proporzione tra l’ offerta e la domanda che ricomincia ad essere l’ oggetto di tanti voti, ha da lungo tempo cessato di esistere. E’ passata allo stadio di ferrovecchio. Non è stata possibile altro che nelle epoche in cui i mezzi di produzione erano limitati, in cui lo scambio si manteneva in limiti estremamente ristretti. Con la nascita della grande industria questa giusta proporzione ha dovuto cessare e la produzione è fatalmente constretta a passare, in una successione perpetua per le vicissitudini di prosperità, di depressione, di crisi, di ristagno, di nuova prosperità e così via.”” (pag 54-55) (Carlo Marx, La miseria della filosofia, Oet, sd)”,”MADx-599″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 42. Ökonomische Manuskripte 1857-1858.”,”””Er (W. Atkinson, ndr) hat aber failed in understanding even what the rate of profits is. A. Smith erklärte das Fallen der Profitrate mit dem Wachsen des Kapitals aus der Konkurrenz der Kapitalien unter sich. Darauf wurde ihm von Ricardo entgegnet, daß die Konkurrenz zwar die Profite in den verschiednen Geschäftszweigen auf ein Durchschnittsniveau reduzieren kann, die Rate ausgleichen kann, aber diese Durchschnittsrate selbst nicht herabdrücken kann. Der A. Smithsche Satz ist insofern richtig, als in der Konkurrenz – der Aktion von Kapital auf Kapital – die dem Kapital immanenten Gesetze, seine tendencies, erst realisiert werden””. (pag 644)”,”MADx-541″ “MARX Eleanor, Laura, Jenny, LAFARGUE Paul”,”The Daughters of Karl Marx. Family Correspondence, 1866-1898.”,”La parte maggiore delle lettere riguarda la corrispondenza tra le figlie (molte quelle di Eleanor a Laura), poi ci sono le lettere a Kar e alla madre. Contiene anche lettere di Paul Lafargue a Marx (pag 20) (72) (74) (85) (89) e di Charles Longuet e E. Aveling Tratto dall’ opera di Bottigelli. Laura a Jenny Marx, Parigi, 9 febbraio 1870 “”(…) Paris is in a state of more than usual excitement today: Rochefort having benne shut up at Ste. Pélagie yesterday. All the editors of the ‘Marseillaise’ have been seized or will be: the paper, in consequence, has not appeared today. Last night there was a good deal of commotion in the workingmen’s quarters: barricades or samething of the kind were erected in a number of streets. I don’t know how far the riots will go this time, but what surprises me in that none really serious have broken out before this. Since June last, the people have benne kept in a continual state of excitement; the government, represented for the moment by the spectacled Judas Ollivier, commits blunder upon blunder and provokes mutiny; you have read Paul de Cassagnac’s ‘Excitations à la revolte’. Victor Noir’s assassination and the partial treatment of his murderer gave a fresh impulse to the agitation and resentment of the ‘charognes’, as they now call themselves. The ‘réunions publics’ held in all quarters of Paris entertain and stimulate the movement. The ‘gamins de Paris’ last night, as they generally are, I believe, were the first to set to work at forming ‘barricades’ (…)””. (pag 62-63) “”The Bordeaux section of the International has been going better for some time now: for their instruction I read them the excellent work by Beesly (1) which I’d translated – and which they appreciate. There are several very competent and keen men here; when they’re briefed they will do admirably. We also have one absolute freak, a Proudhonian, a special friend of Proudhon’s, and the author of a mass of highly comic pamphlets. The individual, who like his master keeps going on about law, justice, truth, morals, etc., gets in the way because he has written on every subject that comes up, and we are obliged to swallow his indigestible opinions. We are going to start a library; no doubt he’ll stuff it with Proudhon. As an antidote I’m going to include ‘The Poverty of Philosophy'””. (pag 86, Lettera di Paul Lafargue a Karl Marx, Bordeaux, 15 gennaio 1871, in francese) (1) Edward Beesly, The International Working Men’s Association, Fortnightly Review, Novembre 1870″,”MADS-420″ “MARX Carlos ENGELS Federico, a cura di Enrique TIERNO GALVAN”,”Antologia de Marx.”,” TIERNO GALVAN Enrique è nato in Spagna nel 1918. Si è laurato in filosofi a Madrid. E’ stato cattedratico (diritto politico università di Salamanca espulso nel 1953). E’ stato visitor negli Stati Uniti. Per le opere v. retrocopertina. “”La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Así, Lutero se disfrazó de apóstol Pablo, la revolución de 1789-1814 se vistió alternativamente con el ropaje de la República Romana y del Imperio Romano, y la revolución de 1848 no supo hacer nada mejor que parodiar aquí al 1789 y allá la tradición revolucionaria de 1793 a 1795. Es come el principiante que ha aprendido un idioma nuevo: lo traduce siempre a su idioma nativo, pero sólo se asimila el espíritu del nuevo idioma y sólo es capaz de producir libremente en él cuando se mueve dentro de él sin reminiscencias y olvida en él su lengua natal.”” (pag 195-196) “”En aquellas revoluciones, la resurreción de los muerto servía, pues, para gloficar las nuevas luchas y no para parodiar las antiguas, para exagerar en la fantasía la misión trazada y no para retroceder en la realidad ante su cumplimiento, para encontrar de nuove el espíritu de la revolución y no para haces vagar otra vez su espectro.”” (pag 197) (Marx, El 18 Brumario de Luis Bonaparte)”,”MADx-600″ “MARX Karl ENGELS Friedrich GRAMSCI Antonio ALICATA Mario, scritti di”,”Marx e Engels sul Risorgimento italiano. Gramsci ed alcuni aspetti del Risorgimento. Il Risorgimento, Gramsci e noi. (Nel centenario dell’ unità d’ Italia)”,”””Questo è il nocciolo della questione. Durante la guerra, la ricca borghesia lombarda si era, per così dire, spolmonata nella vana speranza di conquistarsi, a guerra conclusa, e grazie all’azione diplomatica e sotto gli auspici della casa di Savoia, la emancipazione nazionale o le libertà civili senza la necessità di dover passare a guado il Mar Rosso della rivoluzione, e senza dover fare ai contadini e ai proletari quelle concessioni che dopo l’esperienza del 1848-49, com’essa ben sapeva, erano divenute inseparabili da ogni movimento popolare. Tuttavia le sue epicuree speranze si sono dileguate. Gli unici risultati tangibili della guerra, almeno gli unici che un occhio italiano possa cogliere, sono i vantaggi materiali e politici posseduti dall’Austria: un nuovo consolidamento di quell’odiata potenza assicurato dalla collaborazione di un cosiddetto indipendente Stato italiano. I costituzionalisti del Piemonte aveva nuovamente il giuoco nelle loro mani: l’hanno perduto di nuovo e di nuovo sono accusati di venir meno alla loro missione, così chiassosamente proclamata, di guidare l’Italia. (…)””. (pag 425, Karl Marx, New York Daily Tribune, 31 maggio 1856)”,”MADx-601″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”The Communist Manifesto.”,”””The growing competition among the bourgeois, and the resulting commercial crises, make the wages of the workers ever more fluctuating. The unceasing improvement of machinery, ever more rapidly developing, makes their livelihood more and more precarious; the collisions between individual workmen and individual bourgeois take more and more the character of collisions between two classes.”” (pag 17)”,”MADx-602″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di R. PASCAL”,”The German Ideology. Parts I & III.”,”””The most important aspect of the whole exposition is Herr Grün’s criticism of Fourier. The reader may recollect what was said above concerning the sources of Grün’s criticism. He will now see from the few examples which follow how Herr Grün first of all accepts the postulates of true socialism and then sets about exaggerating and distorting them. It need hardly be mentioned that Fourier’s distinction between capital, talent and labour offers a magnificent opportunity for a display of pretentious cleverness; one can spread oneself on the impracticability and the injustice of the distinction, on the introduction of wage labour, without criticizing it by reference to the real relationship of labour and capital. Proudhon has already said all this infinitely better than Herr Grün, but even he failed to touch upon the real issue””. (pag 153-154)”,”MADx-603″ “MARX Karl, a cura di Hans-Joachim LIEBER”,”Politische Schriften. Erster Band.”,”””Der koalisierten Bourgeoisie gegenüber hatte sich eine Koalition zwischen Kleinbürgern und Arbeitern gebildet, die sogenannte ‘sozialdemokratische’ Partei. Die Kleinbürger sahen sich nach den Junitagen 1848 schlecht belohnt, ihre materiellen Interessen gefährdet und die demokratischen Garantien, die ihnen die Geltendmachung dieser Interessen sichern sollten, von der Konterrevolution in Frage gestellt. Sie näherten sich daher den Arbeitern. Ihre parlamentarische Repräsentation andererseits, die ‘Montagne’, während der Diktatur der Bourgeoisrepublikaner beiseite geschoben, hatte in der letzten Lebenshälfte der Konstituante durch den Kampf mit Bonaparte und den royalstischen Ministern ihre verlorene Popolarität wiedererobert””. (pag 303-304)”,”MADx-604″ “MARX Karl, a cura di Hans-Joachim LIEBER”,”Politische Schriften. Zweiter Band.”,”””Der gegenwärtige Kampf zwischen Süd und Nord ist also nichts als ein Kampf zweier sozialer Systeme, des Systems Der Sklaverei und des Systems der freien Arbeit. Weil beide Systeme nicht länger friedlich auf dem nordamerkanischen Kontinent nebeneinander hausen können, ist der Kampf ausgebrochen. Er kann nur beendet werden durch den Sieg des einen oder des anderen Systems.”” (pag 865, Marx, Der Bürgerkrieg in den Vereinigten Staaten)”,”MADx-605″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Articles from the Neue Rheinische Zeitung, 1848-49.”,”Ogni guerra europea in cui la Gran Bretagna viene coinvolta è di fatto una guerra mondiale. “”England dominates the world market. Any upheaval in economic relations in any country of the European continent, in the whole European continent without England, is a storm in a teacup. Industrial and commercial relations within each nation are governed by its intercourse relations with other nations, and depend on its relations with the world market. But the world market is dominated by England and England is dominated by the bourgeoisie. Thus, the liberation of Europe, whether brought about by the struggle of the oppressed nationalities for their independence or by overthrowing feudal absolutism, depends on the successuful uprising of the French working class. Every social upheaval in France, however, is bound to be thwarted by the English bourgeoisie, by Great Britain’s industrial and commercial domination of the world. Every partial social reform in France or on the European continent as a whole, if designed to be lasting, is merely a pious whish. Only a ‘world war’ can break old England, as only this can provide the Chartists, the party of the organised English workers, with the conditions for a successful rising against their powerful oppressors.”” (fonte K. Marx, Il movimento rivoluzionario, Neue Rheinische Zeitung, N° 184, January 1, 1849)”,”MADx-606″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, publiée sous la responsabilité de Gilbert BADIA et Jean MORTIER”,”Correspondance. Tome VII. 1862-1864.”,”La maggior parte delle lettere sono tra Marx ed Engels. Marx a Engels il 7 agosto 1862. Gli inizi della Guerra civile americana. “”La difficulté de trouver 300.000 hommes me paraît d’ordre purement politique. Le Nord-Ouest et la Nouvelle-Angleterre veulent et sauront forcer le gouvernement à renoncer à la guerre diplomatique qu’il a pratiquée jusqu’ici, et ils fixent en ce moment les ‘terms on which the 300000 men shall come forth’ (conditions auxquelles les 300.000 hommes pourraient être mis sur pied). Si Lincoln ne cède pas (mais il cédera), il y aura une révolution. Quant au manque del talents militaires, on peut dire que le choix des généraux, dicté uniquement par des subtilités diplomatiques et des maquinonnages de partis, n’a guère été de nature, jusqu’ici, à mettre les meilleurs en vedette. Le général Pope me fait, au demeurant, l’effet d’un homme énergique. En ce qui concerne les mesures financières, elles sont d’une maladresse inévitable dans un pays où ‘in fact’ (en fait) il n’y a jamais eu jusqu’ici d’impôts (pour tout l’Etat), mais elles sont loin d’êtres aussi aberrantes que les mesures prises par Pitt et consorts. La dépréciation actuelle de la monnaie ne me paraît pas devoir être attribuée à des raisons économiques, mais à des motifs purement politiques, ‘distrust’ (méfiance). Cela changera donc avec une autre politique. La moralité de cette histoire, c’est, me semble-t-il, que des guerres de ce genre doivent se mener de manière révolutionnaire, alors que, jusqu’ici, les Yankees ont essayé de la mener selon des méthodes constitutionnelles. Salut. Ton K.M.””. (pag 71-72)”,”MADx-607″ “MARX Karl ENGELS Friedrich WEYDEMEYER Joseph; a cura di Inge TAUBERT e Hans PELGER, collaborazione di Margret DIETZEN Gerald HUBMANN e Claudia REICHEL”,”Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu I. Feuerbach und II. Sankt Bruno. Text.”,”””Das Kapital in diesen Städten war ein naturwüchsiges Kapital, das in der Wohnung den Handwerkszeugen & der naturwüchsigen, erblichen Kundschaft bestand, & sich wegen des unentwickelten Verkehrs & der mangelnden Cirkulation als unrealisirbar vom Vater auf den Sohn forterben mußte. Dies Kapital war nicht, wie das moderne, ein in Geld abzuschätzendes, bei dem es gleichgültig ist, ob es in dieser oder jener Sache steckt, sondern ein unmittelbar mit der bestimmten Arbeit des Besitzers zusammenhängendes, von ihr gar nicht zu trennendes & in sofern ‘ständisches’ Kapital””. (pag 53, Feuerbach und Geschichte, Enwurf S. 36 bis 72)”,”MADx-608″ “MARX Karl ENGELS Friedrich WEYDEMEYER Joseph; a cura di Inge TAUBERT e Hans PELGER, collaborazione di Margret DIETZEN Gerald HUBMANN e Claudia REICHEL”,”Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu I. Feuerbach und II. Sankt Bruno. Apparat.”,”””Die vorausgehenden Ausführungen von Marx und Engels beschäftigen sich mit der Geschichte von der Antike bis zum Mittelarter, mit Stirners Geschichtsauffassung, wonach bei ihm Geschichte zu bloßen Geschichte der Philosophie werde. Die Polemik endet mit Aussagen über die Abhängigkeit von Gedanken oder der Geistigen Macht von der herrschenden materiellen Macht, über den Zusammenhang herrschende Klasse, herrschende Macht und herrschende Gedanken. Während Stirner in diesen Teilen mehrmals Feuerbach, besonders das “”Wesen des Christenthums”” krisitiert, bleibt Hegel fast unerwähnt, zumindest wird er nicht als Quelle angegeben.”” (pag 169)”,”MADx-609″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettere, 1880-1883 (marzo).”,”””Il suo ‘Mister’ Garcia è uno dei numerosi piccoli democratrici che girano qui a Londra e si danno da fare in tutte le associazioni. Il loro nuovo capo centrale o, come diceva Stieber, il loro caporione e un ‘barrister’, Hyndman, un uomo molto arrivista e molto democratico, che si è candidato al parlamento alle ultime elezioni ma non è stato eletto. Dietro di sé questa gentucola ha soltanto se stessa. Si dividono in ogni sorta di sette e in un confuso codazzo non settario di entusiasti generici della democrazia. Il loro intento principale è impressionare il mondo con la loro importanza. Di qui, gli elenchi di ignote celebrità nelle corrispondenze di Garcia. La maggior parte di loro dimostra molta buona volontà, ma anche la volontà di avere un ruolo. Le consiglio quindi di trattare le lettere di quest’uomo con ‘molta prudenza’: il suo scopo principale, dopo tutto, è di elevare al rango di partito importante una piccola cricca che, da vent’anni a questa parte, è rimasta sempre e comunque la stessa nullità, seppure sotto forme e nomi diversi. Ma non mi pare che il S(ozialdemokrat) abbia il compito di fornire una fama continentale a questi affaccendati buoni a nulla””. (pag 273) (Engels a Zurigo, 1882) ‘ ‘ in corsivo nel testo ‘molta prudenza’ è sottolineato”,”ELCx-107″ “MARX Karl”,”La guerre civile en France. Lectures: Arrigo Cervetto, La forme politique enfin découverte.”,”””Dès l’arrivée à Francfort de cette paire bien assortie de plénipotentiaires, le tranche-montagne Bismarck leur posa tout de suite cette alternative sommaire: ou la restauration de l’Empire ou l’acceptation sans réserve de mes conditions de paix! Ces conditions étaient une diminution de délai pour le payement de l’indemnité de guerre et le maintien de l’occupation des forts de Paris par les troupes prussiennes, jusqu’au jour où BIsmarck se déclarerait satisfait de l’état de choses en France. La Prusse arbitre suprême de la politique intérieure francaise! En retour, il offrait de lâcher pour l’extermination de Paris l’armée bonapartiste prisonnière et de prêter à Thiers l’assistance des troupes de l’empereur Guillaume. Comme gage de sa bonne foi, il consentait à ce que le premier payement de l’indemnité n’eut lieu qu’après la “”pacification”” de Paris. Naturellement, Thiers et ses plénipotentiaires se jetèrent sur l’hameçon. Le 10 mai, ils signèrent le traité de paix et l’Assemblée de Versailles l’endossa le 18.”” (pag 86; Marx, La guerre civile en France)”,”ELCx-110″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La conception matérialiste de l’ histoire. Lectures: Arrigo Cervetto, Les temps de la science de la révolution.”,”””M. Proudhon a si peu compris la question de la division du travail qu’il ne vous parle pas même de la séparation de la ville et de la campagne, qui, par exemple en Allemagne, s’est effectuée du IXe au XIIe siècle. Ainsi pour M. Proudhon, cette séparation doit être loi éternelle, parce qu’il ne connaît ni son origine, ni son développement. Il vous en parlera, dans tout son livre, comme si cette création d’un certain mode de production durerait jusqu’à la fin des jours. Tout ce que M. Proudhon vous dit de la division du travail n’est qu’un résumé, et de plus, un résumé très superficiel, très incomplet de ce qu’avaient dit avant lui Adam Smith et mille autres. La deuxième évolution sont les ‘machines’. La connexité entre al division du travail et les machines est toute mystique chez M. Proudhon. Chacun des modes de la division du travail avait des instruments de production spécifiques. Par exemple, du milieu du XVIIe jusqu’au milieu du XVIIIe siècle, les hommes ne faisaient pas tout avec la main. Ils possédaient des instruments et des instruments très compliqués comme les métiers, les navires, les leviers, etc., etc. Ainsi, rien de plus ridicule que de faire découler les machines comme conséquence de la division du travail en général””. (pag 113, Marx, Lettre à Pavel V. Annenkov, 28 décembre 1846)”,”ELCx-112″ “MARX Karl”,”La Russie et l’ Europe. (Revelations on the Diplomatic History of the Eighteenth Century).”,”La politique extérieure et les prétextes commerciaux. “”L’oligarchie qui, après la “”glorieuse révolution”” (1), usurpa la richesse et le pouvoir aux dépens de la masse du peuple britannique, était naturellement forcée de se chercher des alliés non seulement au loin, mais dans le pays même. Elle trouva ces derniers dans ce qu’on aurait appelé en francais ‘la haute bourgeoisie’: Banque d’Angleterre, prêteurs d’argent, créanciers d’Etat, Compagnie des Indes et autres sociétés commerciales, grands manufacturiers, etc.. Avec quelle sollicitude elle ménagea les intérêts matériels de cette classe, toute sa législation économique en témoigne: lois bancaires, règlements protectionnistes, dispositions sur les pauvres, et ainsi de suite. Quant à sa politique extérieure, elle désirait qu’il y eût au moins l’apparence d’une action conforme aux intérêts du commerce, apparence d’autant plus facile à produire que n’importe quelle mesure ministérielle s’appuyait en fait sur les intérêts exclusifs de telle ou telle fraction de cette classe; les intéressés ne manquaient pas alors de pousser à la roue au nom du “”commerce”” ou de la “”navigation””, suivis stupidement par la nation entière””. (pag 172-173) (1) Allusion au mot de Burke sur les événements de 1688 (fuite de Jacques II, arrivée au trône de Guillaume d’Orange La fine della libertà russa. La prime e seconda spedizione contro Novgorod. La corruzione dei boiardi. (da pag 205) Rapporti Olanda Russia ai tempi di Pietro il Grande. Privilegi commerciali per gli olandesi. “”L’arriére-fond de la russophilie hollandaise. Mais, à d’autres égards, la situation de la Hollande était différente. Déchue de sa grandeur commerciale et maritime, elle entrait déjà dans la période de déclin. Comme Gênes et Venise, lorsque de nouvelles routes de commerce leur firent perdre leur vieille suprématie, elle était obligée de prêter aux autres nations son capital qui excédait les besoins de ses navires de commerce. Elle commençait à voir la patrie là où le capital rapportait les plus hauts intérêts. La Russie, elle la considérait donc moins comme un immense marché commercial que comme un exutoire où déverser ses capitaux et ses hommes. Encore en ce moment, elle reste le banquier de la Russie. A l’époque de Pierre, elle la fournit de navires, d’officiers, d’armes et d’argent; au point que la flotte russe, d’après les dires d’un contemporain, était plus hollandaise que moscovite. Elle se glorifiait d’avoir envoyé à Saint-Pétersbourg le premier navire marchand européen.”,”MADx-612″ “MARX Karl”,”Morceaux choisis.”,”””Il n’y a pas longtemps que cette classe employait encore la contrainte légale pour faire valoir son droit de proprieté sur le travailleur libre. C’est ainsi que jusqu’en 1815 il était défendu, sous de fortes peines, aux ouvriers à la machine d’émigrer de l’Angleterre. La reproduction de la classe ouvrière implique l’accumulation de son habileté, transmise d’une génération à l’autre. Que cette habileté figure dans l’inventaire du capitaliste, qu’il ne voie dans l’existence des ouvriers qu’une manière d’être de son capital variable, c’est chose certaine, et qu’il ne se gêne pas d’avouer publiquement dès qu’une crise le menace de la perte de cette proprieté précieuse. Le procès de production capitaliste reproduit donc de lui-même la séparation entre travailleur et conditions du travail. (…)””. (pag 370) “”Le procès de production capitaliste considéré dans sa continuité, ou comme reproduction, ne produit donc pas seulement marchandise, ni seulement plus-value; il produit et éternise le rapport social entre capitaliste et salarié.”” (pag 371) Fonte (sito internet) Cronologia: Cronologia della vita e opere 1818 Karl Heinrich Marx nasce il 5 maggio a Treviri, la più antica città della Germania, all’una e mezza di notte. Il padre è un affermato avvocato di origine ebraica, così anche la madre di Marx, Henrietta Pressburg. 1830 Si iscrive al Liceo-ginnasio di Treviri. Si dedica agli studi classici e letterari, trascurando la storia. 1835 Per volontà del padre, Karl si reca all’Università di Bonn a studiare diritto. Frequenta le lezioni di filosofia e di letteratura del vecchio A.W. Schlegel. Ma si dà anche alla vita godereccia e bohémienne che preoccupa la famiglia. Condannato per ubriachezza e schiamazzi notturni, trascorre perfino un giorno in prigione. Successivamente, in un duello fra studenti, è ferito al sopracciglio. Si sente portato per la poesia, altra inclinazione che non piace per nulla al padre. 1836 Si fidanza segretamente con Jenny von Westphalen. Il futuro suocero di Marx ha un affetto ricambiato dal filosofo tedesco. Nell’autunno Marx parte per Berlino per proseguire i suoi studi di diritto in un ateneo ancora più austero e prestigioso di quello di Bonn. Qui aveva insegnato Hegel. Tutta la cultura berlinese era dominata dal pensiero hegeliano, non soltanto in campo filosofico ma anche scientifico e giuridico. 1837-1841 A Berlino, Karl rafforza le sue inclinazioni romantiche. Scrive molte poesie a Jenny, raccolte poi in due libri: “”Libro dei canti”” e “”Libro dell’amore””, che Jenny custodirà sempre gelosamente. Viene esonerato dal servizio militare per una malattia agli occhi. Entra in un circolo di giovani della “”sinistra hegeliana”” impegnati in politica su posizioni radicali. Sono mesi di studi e riflessioni. Inizia a scrivere la sua tesi di laurea sulla “”Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro””. Dopo la laurea decide di dedicarsi al giornalismo. 1842 Inizia la collaborazione con la “”Rheinische Zeitung”” (“”Gazzetta Renana””), giornale liberale appena fondato dall’amico Arnold Ruge, esponente della sinistra hegeliana. La Gazzetta Renana avrà breve vita, per ragioni politiche. Marx vi scrive in merito alla libertà di stampa, sulla caccia di frodo e sul problema dei furti di legname e sulla divisione della terra. 1843 La Gazzetta Renana viene interdetta per ragioni di censura e, pochi mesi dopo, il 31 marzo è costretta a chiudere. Marx si dedica allora agli studi di filosofia, inizia a fare i conti con il “”materialismo”” di Feuerbach e scrive la “”Critica del diritto pubblico di Hegel””. Ruge lo invita a raggiungerlo a Parigi, dove gli offre un posto di condirettore della rivista “”Annali franco-tedeschi”” e uno stipendio di 500 talleri. Questa prospettiva lo convince a sposare Jenny nella piccola chiesa luterana di Kranznach (19 giugno). Poi partono per la Francia. Destinazione: Parigi. 1844 Gli “”Annali franco-tedeschi””, però, fanno la fine della Gazzetta Renana: Marx scrive due articoli, “”Sulla questione ebraica”” e “”Sullo Stato e sulla religione”” che provocano la reazione della Prussia che interdice ai redattori il rientro in Germania. Marx inizia a frequentare Blanc e Proudhon, ma anche l’anarchico Bakunin e il poeta tedesco Heine. Scrive i “”Manoscritti parigini (Manoscritti economico-filosofici)”” in cui denuncia l’alienazione del lavoro industrializzato. Entra nella “”Lega dei Giusti”” e collabora con il giornale comunista “”Vorwarts””. Tutta questa attività gli procura l’espulsione dalla Francia. 1845-1846 Si trasferisce nella più tollerante Bruxelles. Pubblica in febbraio con FRIEDRICH ENGELS “”La Sacra famiglia”” contro le concezioni filosofiche di Bauer. A primavera Engels lo raggiunge a Bruxelles e nell’estate i due amici compiono un viaggio in Inghilterra per prendere i contatti con le associazioni operaie, in particolare con i cartisti. Sempre con Engels inizia la stesura dell’ “”Ideologia tedesca””, prima organica esposizione del MATERIALISMO STORICO. Scrive le “”Tesi su Feuerbach””. 1847 Primo congresso della Lega dei comunisti, nata dalla Lega dei giusti, che incarica Marx di stenderne il “”manifesto””. 1848 L’Europa è scossa dalle rivoluzioni. Scrive insieme ad Engels il MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA. Per la sua attività politica riceve l’ordine di abbandonare il Belgio. Visto il clima meno ostile della Germania verso i fuoriusciti, decide di rientrare in patria e fonda la “”Neue Rheinische Zeitung””, che plaude alla rivoluzione parigina del giugno. 1847-1850 Nuovamente espulso dalla Prussia, Marx torna a Parigi, dove lo raggiunge la moglie, che aspetta un quarto bambino. Ma il governo francese gli vieta di rimanere sul suolo della Repubblica e Marx decide di trasferirsi a Londra. Qui, nonostante gli aiuti economici di Engels, vive in condizioni molto critiche.Tiene alcune conferenze presso l’Associazione culturale operaia comunista, prima traccia che lo avrebbe condotto alla stesura de IL CAPITALE. 1851-1856 Le sue condizioni economiche sono disastrose: “”Non posso più uscire di casa avendo gli abiti impegnati””. Scrive “”Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”” in cui analizza il colpo di stato del 2 dicembre 1851. Su sua proposta, la Lega dei comunisti viene sciolta. Nonostante i costanti aiuti dell’amico Engels e di altre persone, vive in condizioni di assoluta miseria. Nel 1854 la famiglia Marx si trasferisce in uno dei quartieri più malsani di Londra, Soho. Muore il piccolo Edgard, affettuosamente chiamato Musch. Per Marx è un dolore terribile. Nel 1856 grazie all’eredità della madre di Jenny, lasciano le due stanze soffocanti di Soho e si trasferiscono in Maintland Park, alla periferia di Londra. 1857 Marx riprende i suoi studi di economia. Inizia la stesura dei “”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica””, ampio lavoro preparatorio a “”Il Capitale””. 1859-1863 Nel 1859 termina il manoscritto “”Per la critica dell’economia politica””. Nel 1860 si intensificano i suoi rapporti con Lassalle che, come Marx, era giunto al socialismo attraverso la filosofia hegeliana. Per Marx sarà un poco un suo allievo. Lassalle morirà in duello nel 1864. Nel 1861 Jenny si ammala di vaiolo; qualche mese dopo anche Marx contrae e supera la stessa malattia. Per far fronte alla grave situazione economica della famiglia, fa domanda di assunzione nelle Ferrovie dello Stato, ma la richiesta viene respinta per la calligrafia pressocchè illeggibile. Alla fine del novembre 1863 muore sua madre; eredita un piccolo lascito dalla morte della madre che gli consente di superare i momenti peggiori. 1864 Nasce l’Associazione internazionale dei lavoratori (la PRIMA INTERNAZIONALE) e viene affidato a Marx il compito di redigere il programma. I primi anni di vita dell’Internazionale sono caratterizzati dalle polemiche tra la linea egemone di Marx e quelle minoritarie di Mazzini e Bakunin. 1865-1872 Nel 1865 scrive “”Salario, prezzo e profitto””. Gli impegni per l’Internazionale gli consentono a fatica di trovare spazi per la stesura de “”Il Capitale””. Nel 1867, presso l’editore Meissner di Amburgo esce il primo libro de “”IL CAPITALE””, stampato in 1.000 esemplari. Le condizioni di famiglia sono sempre critiche sino a quando Engels non vende la sua parte di proprietà della fabbrica di Manchester e si impegna a corrispondere una somma fissa alla famiglia Marx, che finalmente può risolvere, in modo definitivo, i propri problemi economici. 1871: l’Impero francese cede sotto i colpi della Prussia di Bismarck e la Francia diviene nuovamente repubblicana. Quando i tedeschi chiedono il disarmo della Guardia nazionale (formata da proletari e borghesi radicali), l’insurrezione è generale: viene proclamata la COMUNE DI PARIGI e il potere passa nelle mani del popolo. Il governo di Thiers fugge a Bordeax. In maggio il governo decide la repressione sanguinosa della Comune parigina. I comunardi resistono ma sono battuti e massacrati (25.000 morti). Marx scrive la “”Guerra civile in Francia”” in cui esalta la Comune di Parigi come primo esperimento di “”governo proletario”” e grande bandiera del comunismo rivoluzionario. 1873-1880 Si aggravano le sue condizioni di salute, mentre sua figlia Eleanor si impegna in politica. Nel 1875 scrive il terzo volume de “”Il Capitale””. In maggio, al Congresso di Gotha, nasce il Partito operaio socialdemocratico tedesco. Marx dissente dalla sua linea politica (“”Critica al programma di Gotha””). Nel 1876 si scioglie, a Filadelfia, la Prima Internazionale. Anche lo stato di salute di Jenny diviene grave verso il 1879. Marx scrive e si occupa della situazione russa. 1881-1882 Il 2 dicembre del 1881 Jenny muore. Marx ne riceve un colpo tanto duro da non risollevarsi più: la sua salute è così sempre più minata. Sono ormai ricorrenti accesi colpi di tosse che non gli danno tregua. Passa, nel giugno del 1882, con i nipoti un periodo ad Argenteuil. 1883 A gennaio muore la primogenita di Marx, Jenny, a soli 38 anni. Questo ulteriore durissimo colpo lo ferisce a morte: alla bronchite si aggiunge un’ulcera polmonare. Il 14 marzo, alle 2 e 45 del pomeriggio, anche Marx muore. Viene sepolto nel cimitero londinese di Highgate il 17 marzo. Engels recita una breve orazione funebre che termina così: “”I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero, i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. E’ morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale. Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera!””. Tutte e tre le figlie di Marx amavano un gioco di società, molto popolare in età vittoriana, chiamato ‘Confessioni’ e verso la metà degli anni Sessanta invitarono il padre Karl a sottoporsi all’interrogatorio. Ecco le sue risposte: La virtù che preferisci: La semplicità La qualità che preferisci in un uomo: La forza La qualità che preferisci in una donna: La debolezza La tua caratteristica principale: La determinazione La tua idea della felicità: Lottare La tua idea dell’infelicità: La sottomissione Il difetto che scusi di più: La credulità Il difetto che detesti di più La servilità Ciò che ti disgusta di più: Martin Tupper La tua occupazione preferita: Razzolare tra i libri Il tuo poeta preferito: Shakespeare, Eschilo, Goethe Il tuo scrittore preferito: Diderot Il tuo eroe preferito: Spartaco, Keplero La tua eroina preferita: Margherita Il tuo fiore preferito: La dafne Il tuo colore preferito: Il rosso Il tuo nome preferito: Laura e Jenny Il tuo piatto preferito: Il pesce La tua massima preferita: Nihil humani a me alienum puto Il tuo motto preferito: De omnibus dubitandum”,”MADx-613″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Textes sur le colonialisme.”,”Le rimesse dei lavoratori emigrati forniscono le spese di viaggio per l’ondata emigratoria successiva. “”La famine de 1846 tua en Irlande plus d’un million d’individus, mais ce n’étaient que des pauvres diables. Elle ne porta aucune atteinte directe à la richesse du pays. L’exode qui s’ensuivit, lequel dure depuis vingt années et grandit toujours, décima les hommes, mais non – comme l’avait fait en Allemagne, par exemple, la guere de Trente ans – leurs moyens de production. Le génie irlandais inventa une méthode toute nouvelle pour enlever un peuple malheureux à des milliers de lieues du théâtre de sa misère. Tous les ans, les émigrants transplantés en Amérique envoient quelque argent au pays; ce sont les frais de voyage des parents et des amis. Chaque troupe qui part entraîne le départ d’une autre troupe l’année suivante. Au lieu de coûter à l’Irlande, l’émigration forme ainsi une des branches les plus lucratives de son commerce d’exportation. Enfin, c’est un procédé systématique qui ne creuse pas seulement un vide passager dans les rangs du peuple, mais lui enlève annuellement plus d’hommes que n’en remplace la génération, de sorte que le niveau absolu de la population baisse d’année en année.”” (pag 288)”,”MADx-614″ “MARX Karl”,”Letters to Dr. Kugelmann.”,”Contiene anche alcune lettere di Marx ai giornali e una lettera di MARX a DIETZGEN, una lettera a Marx di FREILIGRATH, una lettera di A. RUGE a STIENTHAL. “”I read your letter to Borkheim. You say quite rightly that the St. Bartholomew nonsense about the Belgian massacres will not do. But you in your turn overlook the importance and the peculiar meaning of these events. Belgium, you must know, is the only country, where, year in, year out, swords and muskets have the last word to say in strikes. In an address of the General Council here, which I wrote in English and French, the situation is made clear. By tomorrow the English address will be ready. I will send it to you immediately.”” (Marx, lettera a Kugelmann, May 11, 1869) (pag 90)”,”MADx-615″ “MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Edizione integrale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”””Nel suo ‘Rapporto sulle abitazioni degli operai agricoli’, che ha fatto epoca, il ‘dott. Julian Hunter’ afferma: “”Le spese di sussistenza dello ‘hind’ (nome dell’operaio agricolo che data dall’epoca della servitù della gleba) sono stabilite nella cifra più esigua possibile che gli consenta di vivere… il suo salario e il suo alloggio non vengono calcolati tenendo conto del profitto che si ritiene egli debba fornire. Nei calcoli del fittavolo è uno zero…I suoi mezzi di sussistenza vengono considerati in ogni caso come una quantità fissa””. “”Quando a una qualunque ulteriore riduzione delle sue entrate, egli può dire: ‘nihil habeo, nihil curo’ [nulla ho, di nulla mi preoccupo]. Non ha da preoccuparsi per l’avvenire dato che non possiede nulla all’infuori di quanto è strettamente indispensabile alla sua esistenza. Ha raggiunto quel punto di congelamento che serve al fittovolo per i suoi calcoli. Comunque vadano le cose, egli non partecipa minimamente né a felicità né a infelicità””. Nel 1863 fu condotta un’inchiesta ufficiale sullo stato di nutrizione e di lavoro dei delinquenti condannati alla deportazione e ai lavori forzati. I risultati sono “”tra la dieta dei delinquenti nelle carceri inglesi e quella dei ‘paupers’ nelle ‘workhouses’ e dei liberi operai agricoli inglesi, mostra senz’ombra di dubbio come i primi siano di gran lunga nutriti meglio delle altre due classi””, mentre “”la massa di lavoro cui è obbligato un condannato ai lavori forzati non rappresenta grosso modo che una metà del lavoro svolto dal normal eoperaio agricolo””””. (pag 491)”,”MADx-616″ “MARX C. ENGELS F.”,”Obras escogidas. En tres tomos. Tomo I.”,”Socialismo clericale, cristiano. “”Del mismo modo que el cura y el señor feudal han marchado siempre de la mano, el socialismo clerical marcha unido con el socialismo feudal. Nada más fácil que recubrir con un barniz socialista el ascetismo cristiano. ¿Acaso el cristianesimo no se levantó también contra la propiedad privada; el matrimonio y el Estado? ¿No predicó en su lugar la caridad y la pobreza, el celibato y la mortificación de la carne, la vida monástica y la iglesia? El socialismo cristiano no es más que el agua bendita con que el clérigo consagra el despecho de la aristocracia.”” (pag 131, Manifiesto del Partido Comunista, Marx Engels)”,”MADx-618″ “MARX C. ENGELS F.”,”Obras escogidas. En tres tomos. Tomo II.”,”””La esencia de la cuestión sigue siendo la misma; lo único que se hace es traducirla del dialecto feudal al dialecto burgués. El junker viejo prusiano es convertido a la fuerza en algo parecido al ‘squire’ inglés, y no tiene por qué ofrecer mucha resistencia, pues ambos son igualmente estúpidos. De este modo, a Prusia le ha correspondido el peculiar destino de culminar a fines de este siglo, y en la forma agradable del bonapartismo, su revolución burguesa que se inició en 1808-1813 y que dio un paso de avance en 1848. Y si todo marcha bien, si el mondo permanece quieto y tranquilo y nosotros llegamos a viejos, tal vez en 1900 veamos que el Gobierno prusiano ha acabado realmente con todas las instituciones feudales y que Prusia ha alcanzado por fin la situación en que se encontraba Francia en 1792. La abolición del feudalismo; expresada de un modo positivo, significa el establecimiento del régimen burgués. A medida que desaparecen los privilegios de la nobleza, la legislación se va haciendo más burguesa.”” (pag 177, F. Engels, prefacio a “”La guerra campesina en Alemania)”,”MADx-619″ “MARX Karl, a cura di Jean-Pierre LEFEBVRE”,”Manuscrits de 1857-1858 (“”Grundrisse””). Tome II.”,”””Aussi longtemps que la production reposant sur le capital est la forme nécessaire et par conséquent la plus adaptée au développement de la force productive de la société, le mouvement des individus à l’intérieur des pures conditions du capital apparaît comme leur liberté; mais une liberté qu’on garantit aussi dogmatiquement comme telle par une continuelle réflexion sur les barrières emportées par la libre concurrence. La libre concurrence est le développement réel du capital. Par elle on pose comme nécessité extérieure au capital singulier ce qui correspond à la nature du capital, au mode de production fondé sur le capital, ce qui correspond au concept du capital. La contrainte réciproque qu’en elle les capitaux exercent les uns sur les autres ou qu’ils exercent sur le travail, etc. (la concurrence des travailleures entre eux n’est qu’une autre forme de la concurrence des capitaux entre eux), est le développement ‘libre’ et, en même temps, ‘réel’ de la richesse en tant que capital. C’est si vrai que les plus profond penseurs de l’économie, tel Ricardo per ex., ‘présupposent’ la domination absolue de la libre concurrence, pour pouvoir étudier et formuler les lois adéquates du procès de production du capital. Plus son développement est avancé, plus le formes de son mouvement ressortent clairement. Ce que Ricardo par ex. a avoué par là-même et ‘malgré lui’, c’est la ‘nature historique’ du capital et le caractère borné de la libre concurrence, qui n’est justement que le libre mouvement des capitaux, c.-à-d. leur mouvement à l’intérieur de conditions qui n’appartiennent pas à des phases antérieures dissoutes, mais qui sont ses propres conditions.”” (pag 143)”,”MADx-611″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 36. Karl Marx: Capital, Vol. II.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”All branches of production which by the nature of their product are dependent mainly on local consumption, such as breweries, are therefore developed to the greatest extent in the principal centres of population. The more rapid turnover of capital compensates here in part for the circumstance that a number of conditions of production, building lots, etc., are more expensive. Whereas on the one hand the improvement of the means of transportation and communication brought about by the progress of capitalist production reduces the time of circulation of particular quantities of commodities, the same progress and the opportunities created by the development of transport and communication facilities make it imperative, conversely, to work for ever more remote markets, in a word – for the world market.”” (pag 252)”,”MADx-417″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 37. Karl Marx: Capital, Vol. III.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV Tra le voci: comunismo, modo produzione comunista; crisi; mercato mondiale Marx: “”The universality of public education makes it possible to recruit such labourers from classes that formerly had no access to such trades and were accustomed to a lower standard of living. Moreover, the increases supply, and hence competition. With few exceptions, the labour power of these people is therefore devaluated with the progress of capitalist production. Their wage falls, while their labour capacity increases. The capitalist increases the number of these labourers whenever he has more value and profits to realise. The increase of this labour is always a result, never a cause of more surplus value.”” (pag 299)”,”MADx-418″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 48. Engels: letters, January 1887- July 1890.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”Of course Guesde’s defeat is a misfortune, but then while I thought it necessary to do everything to prevent it, I never believed much in his success, after the 1,445 votes ‘au premier tour’. What cannot be helped we must put up with. It is a far greater advantage for us to have got rid of Boulanger. Boulanger in France and the Irish question in England are the two great obstacles in our way, the two side-issues which prevent the formation of an independent working men’s party. Now Boulanger is smashed up, the road is cleared in France. And at the same time, the monarchist attack on the Republic has failed. That means the gradual passage of monarchism from the ground of practical to that of sentimental, politics, the transfer of Monarchists to Opportunism, the formation of a new Conservative party out of both, and the struggle of that Conservative-Bourgeois-party with the ‘petits bourgeois’ and peasants (Radicals) and the working class; a struggle in which the working-class Socialists will soon get the upper hand of the Radicals, especially after the way they have discredited themselves.”” (pag 385) (Engels to Laura Lafargue, 8 october 1889)”,”MADx-621″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 49. Engels: letters, 1890-1892.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”I don’t think you are in any danger for the time being. So changeable and multifarious are the cravings in Berlin that none could really be satisfied; now all at once it’s the liberal bourgeois who’s the ‘bête noire’. Liberalism is at the root of all socialism, so if one is to act ‘radically’ one has got to smash liberalism, so if one to act ‘radically’ one has got to smash liberalism, whereupon socialism will automatically wither away. For the present we may observe this exceptionally cunning manoeuvre with quiet amusement. Once the liberal philistines have been driven wild – and they are, it seems, really being whipped into a fury willy-nilly – then there’ll be no more false alarms so far as we are concerned. Apart from the fact that in Germany there are also rulers to whom this wind from Berlin provides the not unwelcome opportunity of currying favour at little expense and thus extracting capital form particularism and reserved rights. When the street rioting began in Berlin I was somewhat concerned lest it result in the ardently desired fusillade, but when the rowdies cheered young William (William II), thereby placating him, I knew that all was well – but just let the ‘Kölner Zeitung’ be locked up along with Peus, and we may well see some fun.”” (pag 368-369) (Engels to Kautsky, 5 March 1892)”,”MADx-622″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 50. Engels: letters, 1892-1895.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”In the Berlin ‘Sozialpolitische Centralblatt’ a Mr. P. v. Struve has a long article on your book. I must agree with him in this one point, that for me, too, the present capitalistic phase of development in Russia appears an unavoidable consequence of the historical conditions as created by the Crimean War, the way in which the change of 1861 in agrarian conditions was accomplished, and the political stagnation in Europe generally. Where he is decidedly wrong, is in comparing the present state of Russia with that of the United States, in order to refute what he calls your pessimistic views of the future. He says, the evil consequences of modern capitalism in Russia will be easily overcome as they are in the United States. There he quite forgets that the United States are modern, bourgeois, from the very origin; that they were founded by petits bourgeois and peasants who ran away from European feudalism in order to establish a purely bourgeois society. Whereas in Russia, we have a groundwork of a primitive communistic character, a pre-civilisation ‘Gentilgesellschaft’, crumbling to ruins, it is true, but still serving as the groundwork; the material upon ‘which’ the capitalistic revolution (for it is a real social revolution) acts and operates.”” (F. Engels to Nikolai Danielson, London 17 October 1893) (pag 213)”,”MADx-623″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On the First International.”,”Saul K. PADOVER è Distinguished Service Professor of Political Science, Graduate Faculty, New School for Social Research. “”From letter to Sigfrid Meyer (in New York), Hanover, April 30, 1867 Dear Friend: So far as the International Working Men’s Association is concerned, it has become a power in England, France, Switzerland, and Belgium. Do organize in America as many branches as possible. Contribution per member is one penny (about one silver groschen) yearly. Still, every community donates what it can. The Congress this year will be in Lausanne, on September 3. Each community may send one representative. Write me about this matter, about what has happened to you in America, and about the general situation. If you remain silent, I will consider it proof that you have non yet forgiven me. With warmest regards. Yours, Karl Marx “”From Letter to Ludwig Büchner (in Darmstadt), Hanover, May 1, 1867 Dear Sir: (…) I consider it of the highest importance to free in French from the false views in which Proudhon, with his idealized petty-bourgeoisness, has buried them. At the Geneva Congress, as well as in the connections that I, as a member of the General Council of the International Working Men’s Association, have had with the French Branch, I have repeatedly encountered the most repulsive consequences of Proudhonism. (…)””. Faithfully yours, Karl Marx”,”INTP-046″ “MARX Karl”,”La Russie et l’ Europe. (Revelations on the Diplomatic History of the Eighteenth Century)”,”Omaggio Capuzzoni La politique extérieure et les prétextes commerciaux. “”L’oligarchie qui, après la “”glorieuse révolution”” (1), usurpa la richesse et le pouvoir aux dépens de la masse du peuple britannique, était naturellement forcée de se chercher des alliés non seulement au loin, mais dans le pays même. Elle trouva ces derniers dans ce qu’on aurait appelé en francais ‘la haute bourgeoisie’: Banque d’Angleterre, prêteurs d’argent, créanciers d’Etat, Compagnie des Indes et autres sociétés commerciales, grands manufacturiers, etc.. Avec quelle sollicitude elle ménagea les intérêts matériels de cette classe, toute sa législation économique en témoigne: lois bancaires, règlements protectionnistes, dispositions sur les pauvres, et ainsi de suite. Quant à sa politique extérieure, elle désirait qu’il y eût au moins l’apparence d’une action conforme aux intérêts du commerce, apparence d’autant plus facile à produire que n’importe quelle mesure ministérielle s’appuyait en fait sur les intérêts exclusifs de telle ou telle fraction de cette classe; les intéressés ne manquaient pas alors de pousser à la roue au nom du “”commerce”” ou de la “”navigation””, suivis stupidement par la nation entière””. (pag 172-173) (1) Allusion au mot de Burke sur les événements de 1688 (fuite de Jacques II, arrivée au trône de Guillaume d’Orange La fine della libertà russa. La prime e seconda spedizione contro Novgorod. La corruzione dei boiardi. (da pag 205) Rapporti Olanda Russia ai tempi di Pietro il Grande. Privilegi commerciali per gli olandesi. “”L’arriére-fond de la russophilie hollandaise. Mais, à d’autres égards, la situation de la Hollande était différente. Déchue de sa grandeur commerciale et maritime, elle entrait déjà dans la période de déclin. Comme Gênes et Venise, lorsque de nouvelles routes de commerce leur firent perdre leur vieille suprématie, elle était obligée de prêter aux autres nations son capital qui excédait les besoins de ses navires de commerce. Elle commençait à voir la patrie là où le capital rapportait les plus hauts intérêts. La Russie, elle la considérait donc moins comme un immense marché commercial que comme un exutoire où déverser ses capitaux et ses hommes. Encore en ce moment, elle reste le banquier de la Russie. A l’époque de Pierre, elle la fournit de navires, d’officiers, d’armes et d’argent; au point que la flotte russe, d’après les dires d’un contemporain, était plus hollandaise que moscovite. Elle se glorifiait d’avoir envoyé à Saint-Pétersbourg le premier navire marchand européen.”,”MADx-624″ “MARX Karl, cura generale di Jean-Pierre LEFEBVRE”,”Manuscrits de 1861-1863. (Cahiers I a V). Contribution a la critique de l’ economie politique.”,”Testo francese stabilito da Gilbert BADIA Etienne BALIBAR Jean-Francois CAILLEUX Michel ESPAGNE Luc FAVRE Francois-Marie GATHELIER Marie ODILE GATHELIER-LAUXEROIS Francoise JOLY Jean-Baptiste JOLY Jean-Louis LEBRAVE Jean-Pierre LEFEBVRE Jean Matthieu LUCCIONI Francois MATHIEU Jean-Philippe MATHIEU Philippe PREAUX Regine ROQUES Michel WERNER Francoise WILLMANN In questi “”Manoscritti”” che costituiscono l’ anello mancante della serie di lavori economici che va dai Grundrisse al libro primo del Capitale, Marx espone per la prima volta in modo sviluppato la sua teoria del plusvalore. “”Venons-en maintenant au salaire ou au prix de la puissance de travail. Le prix de la puissance de travail ou salaire ‘n’est pas productif’, au sens où l’on comprend par “”productif”” qu’il doit entrer en tant qu’élément dans le procès de travail en tant que tel. Ce qui produit la valeur d’usage, ce qui emploie de manière adéquate le matériau de travail et le moyen de travail,c’est l’ouvrier lui-même – l’homme qui met en action sa puissance de travail-, et non le prIx auquel il a vendu sa puissance de travail. Ou, dans la mesure où il entre dans le procès de travail, il y entre en tant que mise en mouvement, énergie de sa puissance de travail – en tant que travail. Maintenant on peut dire: le slaire se résout en moyens de subsistance, nécessaires pour que l’ouvrier vive en tant qu’ouvrier, qu’il se conserve en tant que puissance de travail vivante, bref pour qu’il se garde en vie pendant le travail.”” (pag 140)”,”MADx-625″ “MARX Karl”,”Manuscrits de 1857-1858 (“”Grundrisse””). Tome I.”,”Manca il volume II “”La société n’est pas constituée d’individus, mais exprime la somme des relations, des rapports où ces individus se situent les uns par rapport aux autres. C’est comme si quelqu’un disait: Du point de vue de la société, il n’y a ni esclaves ni ‘citoyens’; ce sont tous des hommes. C’est au contraire plutôt en dehors de la société qu’ils le sont. Etre esclave et ‘citoyen’, ce sont des déterminations sociales, des relations impliquant les hommes A et B. L’homme A n’est pas esclave en tant que tel. Il est esclave dans et par la société. Ce que Monsieur Proudhon dit ici du capital et du produit, cela veut dire chez lui que, du point de vue de la société, il n’y a pas de différence entre capitalistes et ouvriers, alors que cette différence n’existe justement que du point de vue de la société.”” (pag 205)”,”MADx-626″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On History and People.”,”PADOVER è Distinguished Service Professor of Political Science, Graduate Faculty, New School for Social Research. Violence. (Questione violenza) “”From “”Interview with Karl Marx””, in ‘Chicago Tribune’, January 5, 1879 “”Well, then, to carry out the principles of socialism, do its believers advocate assassination and bloodshed?”” “”No great movement””, Karl answered, “”has ever been inaugurated without bloodshed. The independence of America was won by bloodshed, Napoleon captured France through a bloody process, and he was overthrown by the same means. Italy, England, Germany, and every other country gives proof of this, and as for assassination,”” he went on to say, “”it is not a new thing, I need scarcely say. Orsini tried to kill Napoleon; kings have killed more than anybody else; the Jesuits have killed; the Puritans killed at the time of Cromwell. These deeds were all done or attempted before socialism was born””. (pag 129)”,”MADx-627″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”The Letters of Karl Marx.”,”Il corpo principale delle lettere è indirizzato ad Engels e a Lassalle. Non tutte le lettere sono riportate per intero. Dalla cronologia: 1859. Pubblicazione della ‘Critica dell’ economia politica’ di Marx in 1000 esemplari, prima pubblicazione inglese 1909 (pag 521) “”Very interesting is Fraas’s ‘Climate and the Vegetable in Time, a Contribution to the History of Both’, particularly as it proves that climate and flora changed in historic times. He is a Darwinist before Darwin and makes even the species arise in historic times. But he is also at the same time an agronomist. He maintains that as a result of cultivation – in proportion to its degree – the “”dampness”” so very much beloved by the peasant is lost (hence plants, too, emigrate from South to North) and eventually the formation of steppes begins. The first effect of cultivation is useful but is eventually devastating on account fo deforestation, etc.. This man is as much a thoroughly learned philologist (he has written books in Greek) as he is a chemist, agronomist, etc.. The sum total is that cultivation – when it progresses naturally and is not consciously controlled (as a bourgeois, of course, he does not arrive at this) – leaves deserts behind it, Persia, Mesopotamia, etc, Greece. Here again another unconscious socialist tendency!”” (pag 247-248)”,”MADx-628″ “MARX Karl”,”Sulla questione ebraica.”,”Apparso nel 1844 sugli ‘Annali franco-tedeschi’ il saggio di Marx è stato soggetto di grossolane strumentalizzazioni e deformazioni. Diego FUSARO è studioso del pensiero marxista nele sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. E dell’ atomismo greco. Ha curato per Bompiani ‘Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro’ di Marx (2004). In apertura: “”Dopo che per molto tempo la storia è stata risolta in superstizione, noi risolviamo in storia la superstizione. Il problema del ‘rapporto tra l’ emancipazione politica e la religione’ diventa per noi il problema del ‘rapporto tra l’ emancipazione politica e quella umana’. Noi sottoponiamo a critica la fragilità religiosa dello Stato politico, giacché sottoponiamo a critica lo Stato politico, ‘astraendo’ dalle fragilità religiose della sua costituzione mondana. (…)””. (Marx, Sulla questione ebraica) (curata da Fusaro, Bompiani) “”La ‘chimerica’ nazionalità dell’ebreo è la nazionalità del commerciante e, specialmente, dell’uomo d’affari. La legge senza patria dell’ebreo non è che la caricatura religiosa della moralità senza patriae del diritto in generale, dei riti meramente ‘formali’, dei quali si circonda il mondo del tornaconto. Pure qui il rapporto più elevato dell’uomo è il rapporto legale, il rapporto con le leggi, le quali hanno per lui valore non in quanto leggi della sua volontà e della sua essenza, bensì in quanto ‘dominano’ e in quanto la lro trasgressione viene ‘sanzionata’. Il gesuitismo ebraico, lo stesso gesuitismo pratico che Bauer individua nel ‘Talmud’, è il rapporto del mondo del tornaconto personale con le leggi che lo reggono, la cui scaltra elusione è la somma arte di questo mondo. In verità, il movimento di questo mondo all’interno delle sue leggi è di necessità un incessante superamento della legge. Come religione, l”ebraismo’ non poteva svilupparsi di più, in ambito teorico, giacché la concezione del mondo tipica del bisogno pratico è, per sua stessa natura, limitata e si esaurisce in pochi punti. La religione del bisogno pratico, per sua stessa essenza, poteva trovare piena realizzazione non già nella teoria, ma soltanto nella ‘prassi’, proprio perché è la prassi la sua verità””. (pag 173)”,”MADx-629″ “MARX K. ENGELS F., a cura di Gaetano BONVICINI e Luciano CONTE”,”Marx – Engels, scritti epistemologici.”,” ‘Il metodo dell’ economia politica’ (pag 87) L’ oggetto teorico del Capitale (pag 99) La Bibbia della classe operaia (pag 107) Il concetto di rovesciamento (pag 109) “”I mongoli, per esempio, devastando la Russia, agivano in modo conforme alla loro produzione, la pastorizia, per la quale una condizione fondamentale è costituita dall’esistenza di grandi distese inabitate. I barbari germanici, per i quali la produzione tradizionale era la coltivazione dei campi ad opera dei servi e una vita isolata nella campagna, poterono sottomettere tanto più facilmente le province romane a queste condizioni, in quanto la concentrazione della proprietà terriera che si era avuta in queste ultime aveva già completamente demolito gli antichi rapporti nell’agricoltura. E’ una nozione tradizionale che in certi periodi si sia vissuto soltanto di rapina. Ma, per poter rubare, deve esserci qualcosa da rubare, e quindi produzione. Il tipo di rapina è esso stesso determinato a sua volta dal tipo di produzione. Una “”stock-jobbing nation”” (nazione di speculatori di Borsa) per esempio, non può essere rapinata allo stesso modo di una nazione di vaccari. Quando si ruba lo schiavo, si ruba direttamente lo strumento di produzione. Ma allora occorre che la produzione del paese a favore del quale si è compiuta la rapina, sia organizzata in modo da permettere il lavoro schiavistico, oppure (come nel Sud-America ecc.) che si crei un modo di produzione adatto allo schiavo””. (pag 82)”,”MADx-630″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Karl Marx and Frederick Engels. Selected Correspondence, 1846-1895.”,”Diz: Over-production sovrapproduzione Interaction interazione Accidenti nella storia pag 310-11 475 518 V. Interazione pag 114-15 472 475 476 479-84 511 512 517 Euro 30″,”MADx-631″ “MARX Karl MARX Jenny ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres à Kugelmann.”,”””La traduction française du ‘Capital’ progresse lentement. La prochaine ‘livraison’ sera excellente. Papa l’a complètement récrite. Le traducteur, qui n’est pas brillant, avait fait du mauvais travail. Malheureusement des corrections de ce genre donnent au Maure autant, sinon plus de travail que s’il avait tout rédigé lui-même. Il travaille tous les soirs jusqu’à deux ou trois heures du matin. Avez-vous lu les articles sur la première livraison qui viennent de paraître dans ‘La Liberté’ de Bruxelles? Il était donné à ces savantissimes belges de découvrir que Marx et Proudhon ont résolu ensemble le problème de la ‘constitution de la valeur’. Voilà ce que c’est que l’esprit belge, du faro tout pur’, sans mélange.”” (pag 223, lettera di Jenny Marx-Longuet a Kugelmann)”,”MADx-632″ “MARX Karl, a cura di Dona TORR”,”Marx on China. Articles from The New York Daily Tribune, 1853-1860.”,”””Under these circumstances, as the greater part of the regular commercial circle has already been run through by British trade, it may safely be augured that the Chinese revolution will throw the spark into the overloaded mine of the present industrial system and cause the explosion of the long-prepared general crisis, which, spreading abroad, will be closely followed by political revolutions on the Continent. It would be a curious spectacle, that of China sending disorder into the Western World while the Western Powers, by English, French and American war-steamers, are conveying “”order”” to Shanghai, Nanking and the mouths of the Great Canal. Do these order-mongering Powers, which would attempt to support the wavering Manchu dynasty, forget that the hatred against foreigners and their exclusion from the Empire, once the mere result of China’s geographical and ethnographical situation, have become a political system only since the conquest of the country by the race of the Manchu Tatars?””. (pag 7-8)”,”MADx-633″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. II. Economie. Edition etablie et annotée par Maximilien Rubel. Ce volume contient: Economie et philosophie, Salaire, Principes d’une critique de l’ économie politique, Matériaux pour l’ “”économie””, Le Capital (Livre deuxième, Livre troisième), Appendices (Plans et sommaires du Capital).”,”2° copia Crisi moderne: pag 261 Contraddizioni interne alla legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto pag 1024 “”Rappelons en passant que Monsieur le Capitaliste aisni que sa presse sont souvent mécontents de la manière dont la force de travail dépense son argent et dont elle choisit elle-même les marchandises II: c’est là une bonne occasion pour philosopher, jaser de culture et se poser en philanthrope. Voyez par exemple M. Drummond, secrétaire d’ambassade de Grande-Bretagne à Washington. Selon lui, ‘The Nation’ a publié, fin octobre 1879, un article intéressant où il est dit entre autres: “”La population laborieuse n’a pas, dans le domaine de la culture, suivi le rythme du progrès technique; une pluie d’objets s’est abattue sur elle, dont elle ne sait que faire et pour lesquels elle ne constitue pas un marché””. Chaque capitaliste désire naturellement que les ouvriers achètent sa marchandise. “”Il n’y a aucune raison pour que l’ouvrier ne souhaite posséder autant de confort que le prêtre, l’avocat et le médecin, qui gagnent autant que lui.”” Les avocats, les prêtres et les médecins de cette catégorie ne peuvent en effet que souhaiter tant de confort! “”Mais il ne le fait pas. Reste à savoir comment on pourrait, par des méthodes saines et rationnelles, l’élever au rang d’un consommateur mieux avisé; question difficile à résoudre, puisque toute l’ambition du travailleur ne va pas au-delà d’une diminution de ses heures de travail et que le démagogue le pousse beaucoup plus dans cette voie que vers l’élévation de sa condition par le perfectionnement de ses aptitudes morales et intellectuelles.”” (1)”” (1) Reports of H.M’s. Secretaries of Embsasy and Legation on the Manufactures, 1879 pag 404 (pag 851-852)”,”MADx-634″ “MARX Karl”,”Miseria de la filosofia.”,”Contine note manoscritte “”En 1770 la población de los Reinos Unidos de Gran Bretaña era de 15 millones y la población productiva de 3 millones. El poder científico de la producción igualaba más o menos a una población de 12 millones de individuos más; luego, en resumen, existían 15 millones de fuerzas productivas. De esta forma el poder productivo era a la población como 1 es a 1 y el poder científico era al poder manual como 4 es a 1. En 1840 la población no pasaba de 30 millones: la población pruductiva la componían 6 millones, mientras que el poder científico llegaba a ser de 650 millones, es decir, que estaba respecto a la población total como 21 es a 1 y respecto al poder manual como 108 es a 1. En la sociedad inglesa la jornada de trabajo ha adquirido, pues, en setenta años un excedente de 2.700 por 100 de productividad, es decir, que en 1840 ha producido veintisiete veces más que en 1770. Según el señor Proudhon, tendría que plantearse así el problema: ¿Por qué el obrero inglés de 1840 no ha sido veintisiete veces más rico que el de 1770?”” (pag 149)”,”MADx-635″ “MARX Karl”,”Critique du programme de Gotha.”,”””Après la “”loi d’airain”” de Lassalle, la panacée du prophète. On “”prépare les voies”” d’une digne manière. Au lieu de la lutte des classes existante, on a mis une phrase de journaliste: “”la question sociale”” à la “”solution”” de laquelle on “”prépare les voies””. Au lieu de découlier du processus de transformation révolutionnaire de la société, “”l’organisation socialiste de l’ensemble du travail”” “”résulte”” de “”l’aide de l’Etat””, aide que l’Etat fournit aux sociétés de production que lui-même (et non le travailleur) a “”suscitées””. Croire qu’on peut construire une société nouvelle au moyen des subventions de l’Etat aussi facilement qu’on construit un nouveau chemin de fer, voilà qui est bien digne de la présomption de Lassalle! Par (…) pudeur, on place “”l’aidé de l’Etat”” sous le contrôle démocratique du “”peuple travailleur””. D’abord, le “”peuple travailleur””, en Allemagne, est composé en majorité de paysans et non de prolétaires.”” (pag 48-49)”,”MADx-637″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome V. La liberté de la presse. A propos de communisme. La loi sur le vols de bois. Correspondance Marx-Ruge. Le roi de Prusse et la réforme sociale.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici “”Jusqu’ici les philosophes avaient la solution de toutes les énigmes toutes préparées dans leur pupitre, et ce sot de monde exotérique n’avait qu’à ouvrir le bec et les alouettes de la science absolue lui tombaient toutes rôties. La philosophie s’était sécularisée, et la preuve la plus frappante en est que la conscience philosophique fu elle-même, et non seulement extérieurement, mais ancore intérieurement, dans le tourment de la lutte. Si la construction de l’avenir et l’achèvement pour tous les temps n’est pas notre affaire, ce que nous avons è cette heure à réaliser est d’autant plus certain, je veux dire ‘la critique, sans considération d’aucune sorte, de tout ce qui existe’, sans considération d’aucune sorte aussi bien dans ce sens que la critique n’a pas peur de ses résultats et tout aussi peu du conflit avec les puissances existantes.”” (pag 206-207, Marx a Ruge, settembre 1843)”,”MADx-638″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome VI. Economie politique et philosophie. Idéologie allemande (1re partie) publiée par S. Landshut et J.P. Mayer.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici “”Et enfin la division du travail nous montre immédiatament par un premier exemple que, tant que les hommes se trouvent dans la société naturelle, tant que, par conséquent, la scission existe entre les intérêts particuliers et les intérêts communs, tant que l’activité n’est donc pas divisée volontairement, masi naturellement, l’acte propre de l’homme devient pour lui une puissance étrangère extérieure qui le subjugue au lieu qu’il la domine. En effet, dès que le travail commence à être réparti, chacun a son cercle d’activité déterminé, exclusif, qui lui est imposè, dont il ne peut sortir; il est chasseur, pêcheur ou pâtre ou critique, et il est forcé de le rester, s’il ne veut pas perdre ses moyens d’existence, – tandis que, dans la societè communiste, où chacun n’a pas un cercle exclusif d’activité, mais peut se perfectionner dans n’importe quelle branche, la société règle la production générale et me donne ainsi la possibilté de faire aujourd’hui ceci, demain cela, de chasser le matin, de pêcher l’après-midi, de faire le soir de l’élevage, même de critiquer la nourriture, sans jamais devenir chasseur, pêcheur ou pâtre ou critique, juste suivant mon bon plaisir. Cette stabilisation de l’activité sociale, cette consolidation de notre propre produit en une force concrète qui nous domine, qui échappe à notre contrôle, contrecarre nos espérances, anéantit nos calculs, constitue un des facteurs principaux dans le développement historique passé””. (pag 174-175) (Idéologie allemande)”,”MADx-639″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome VII. Idéologie allemande (suite) publiée par S. Landshut et J.P. Mayer.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici “”Voir également ce que nous avons dit plus haut, à l’occasion des “”troubles ouvriers surgissant çà et là””, sur “”les classes opprimées”” et leurs soulèvements au XIV° siècle. – Les anciennes formes de soulèvements ouvriers se rattachaient au développement où se trouvait chaque fois le travail et à la forme qui en résultait pour la propriété; l’insurrection directement ou indirectement communiste se rattache à la grande industrie. Au lieu d’entrer dans le détail de cette vaste histoire, saint Max arrange une sainte transition des classes opprimées ‘patientes’ aux classes opprimées ‘impatientes’: “”Aujourd’hui que chacun ‘doit’ se développer et devenir ‘un homme'”” (mais où les ouvriers catalans par exemple “”ont-ils appris”” que “”chacun”” doit se développer et devenir un homme?), “”le parquement de l’homme dans un travail machinal coïncide avec l’esclavage”” (p. 158). Avant Spartacus et la guerre des esclaves ce fut donc le christianisme qui ne fit pas “”coïncider le parquement de l’homme dans un travail machinal avec l’esclavage””, et au temps de Spartacus ce fut la notion ‘homme’ qui supprima cet état de choses et fut la primière cause de l’esclavage. “”Ou bien”” Stirner aurait-il “”même”” entendu parler de la relation des troubles ouvriers modernes avec le machinisme et aurait-il voulu l’indiquer ici? Dans ce cas, ce n’est pas l’introduction du travail mécanique qui a transformé les ouvriers en rebelles, mais c’est l’introduction de la notion ‘homme’ qui a transformé le travail mécanique en esclavage. “”S’il en est ainsi”” “”cela a vraiment l’air”” d’être une histoire “”unique”” des mouvements ouvriers.”” (pag 15-16) Come Stirner interpreta l’antichità “”Les philosophes allemands ont l’habitude d’opposer l’antiquité en tant qu’époque du réalisme au temps chrétien et moderne en tant qu’époque de l’idéalisme, tandis que les économistes, historiens et savants français et anglais ont l’habitude de comprendre l’antiquité comme la période de l’idéalisme opposée au matérialisme et à l’empirisme des temps modernes. On peut dire encore que l ‘ a n t i q u i t é est idéaliste, dans ce sens que, dans l’histoire, les anciens représentent le Citoyen (1), l’homme politique idéaliste, tandis que les modernes aboutissent en fin de compte au Bourgeois (1), l’ami réaliste du commerce (1) – ou encore qu’elle est réaliste parce que chez les anciens la communauté était « une vérité », tandis qu’elle est chez les modernes un « mensonge» idéaliste. Et voilà le peu qui résulte de toutes ces oppositions abstraites et de toutes ces constructions de l’histoire. ‘L’unique chose que nous apprenne toute cette description des anciens, c’est que Stirner « sait » en vérité peu de « choses » du monde antique, mais l’a « d’autant mieux pénétré ». (Comparez Wigand, p. 191.) Stirner est vraiment ce petit garçon dont saint Jean nous dit dans l’Apocalypse 12,5 : « qu’il doit gouverner toutes les nations avec une verge de fer ». Nous avons vu comment il laisse retomber la férule de fer de son ignorance sur les pauvres païens. Les « modernes » ne s’en tireront pas à meilleur compte.”” (pag 90-91) [(1) En français dans l’original].”,”MADx-640″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome VIII. Idéologie allemande (suite) publiée par S. Landshut et J.P. Mayer.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici”,”MADx-641″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”The German Ideology. (including) These on Feuerbach (and) Introduction to the Critique of Political Economy.”,”Cabet. “”On page 170 he arrives at the “”result”” that the only communism which “”exists”” is “”‘crude’ French communism”” (crude once again). The construction of this truth ‘a priori’ is carried out with great “”social instinct”” and shows that “”man has become conscious of his essence””. Listen to this: “”There is no other communism, for what Weitling has produced is only an elaboration of Fourierist and communist ideas with which he became acquainted in Paris and Geneva””. “”There is no”” English communism, “”for what Weitling””, etc. Thomas More, the Levellers, Owen, Thompson, Watts, Holyoake, Harney, Morgan, Southwell, Goodwyn Barmby, Greaves, Edmonds, Hobson, Spence will be amazed, or turn in their graves, when they hear that they are no communists “”for”” Weitling went to Paris and Geneva. Moreover, Weitling’s communism does seem to be different in kind from the “”crude French”” variety, in vulgar parlance, from Babouvism, since it contains some of “”Fourier’s ideas”” as well. “”The communists were particularly good at drawing up systems or even complete social orders (Cabet’s Icarie, La Félicité, Weitling). All systems are, however, dogmatic and dictatorial””. By this verdict on systems in general true socialism has, of course, saved itself the trouble of acquainting itself at first hand with the communist systems””. (pag 487)”,”MADx-642″ “MARX Karl”,”A Contribution to the Critique of Political Economy. (1859)”,”‘Per la critica dell’ economia politica’ fu pubblicata da Marx nel 1859 otto anni prima del primo volume del Capitale. “”‘Sir James Steuart’ begins his investigation of specie and money with a detailed criticism of Hume and Montesquieu. He is indeed the first to ask whether the amount of money in circulation is determined by the prices of commodities, or the prices of commodities determined by the amount of money in circulation. Although his exposition is tarnished by his fantastic notion of the measure of value, by his inconsistent treatment of exchange-value in general and by arguments reminiscent of the Mercantile System, he discovers the essential aspect of money and the general laws of circulation of money, because he does not mechanically place commodities on one side and money on the other, but really deduces its various functions from different moments in commodity exchange.”” (pag 165)”,”MADx-643″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”The Essential Marx. The Non-Economic Writings. Communism – Literature – Art – Science – History – Religion – The Role of Women – Child-Rearing – Education – Class Struggle.”,”PADOVER è Distinguished Service Professor Emeritus of Political Science alla The New School for Social Research. E’ autore di ‘Jefferson, The Living U.S. Constitution’ e di ‘Thomas Jefferson on Democracy’.”,”MADx-644″ “MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. I.”,”Omaggio famiglia Zucchiati Notizie Pietro Custodi (Galliate, Novara, 1771 – Galbiate, Como, 1842) ebbe ruoli di rilievo nel napoleonico regno d’Italia, e curò in una importante collana l’edizione degli scritti degli economisti italiani dal XVI al XVII secolo. Il fondo conservato nella Mai, impropriamente considerato archivio, è formato da 8 faldoni comprendenti lettere e documentazione, datata dal XVII al XIX secolo, relativa anche alla famiglia Custodi. Il suo archivio è custodito in gran parte nella Biblioteca nazionale di Parigi e, in minima parte, presso l’Ambrosiana di Milano.”,”MADx-645″ “MARX Karl KAUTSKY Karl LENIN V.I.; PATNAIK Utsa a cura”,”The Agrarian Question in Marx and his Successors. Volume I.”,”ANTE3-52 “”The more a ruling class is able to assimilate the foremost mind of a ruled class, the more stable and dangerous becomes its rule”” (Karl Marx) PATNAIK Utsa è professore di economia presso il Centre for Economic Studies and Planning. L’Autrice ha scritto molto su questi temi tra cui ‘The Long Transition: Essays on Political Economy’ (1999).”,”MADx-647″ “MARX Karl – LUPORINI Cesare”,”Introduccion general a la critica de la economia politica / 1857 (Marx) – Marxismo y ciencias Humanas (Luporini)”,”””Qui si convien lasciare ogni sospetto / Ogni viltà convien che qui sia morta”” (citazione di Dante in prologo Marx 1859) pag 18″,”MADx-648″ “MARX Karl; a cura di McLELLAN David”,”Marx’s Grundrisse.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940. E’ diventato Reader in Political Theory alla University of Kent, e visiting professor alla SUNY (State University New York). Ha contribuito al simposio internazionale Hegel di Milwaukee. E’ stato Guest Fellow all’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India.”,”MADx-649″ “MARX Karl, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere. Lotta politica e conquista del potere.”,”Bravo cita il saggio di Eric J. HOBSBAWM ‘La diffusione del marxismo’, in Studi storici 1974 n° 2 pag 241-269 (pag VII) Lettera-necrologio di K. Marx a J.B. von Schweitzer su Proudhon (1865) (pag 617)”,”MADx-650″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le manifeste communiste.”,”Copia firmata presumibilmente da Jean Drapier, socialista belga esponente del movimento europeo. Il volume contiene ritaglio di giornale (1932 circa) ‘La doctrine marxiste’ di A. Minard riguardo alla polemica di Bernstein contro Marx, articolo che riassume in poche righe la teoria di Marx.”,”MADS-457″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia del 1870-71 o la Comune rivendicata.”,”2° copia. Esemplare omaggio da Napoli by Laur.) Scanner Mang.”,”MADx-655″ “MARX Karl Engels Friedrich”,”Scritti di Marx-Engels del primo periodo teorico-pratico, 1843-1852 nella scelta del Partito comunista cinese.”,”a cura di un collettivo coordinato da Paola VARANI: Luisa COETA, Erminio FERRARI Peter LOSA.”,”MADx-657″ “MARX Karl, a cura di Corrado OCONE”,”Karl Marx. Teoria del capitale.”,”””Una buona notizia giunge per il nostro [Marx] nel gennaio 1852, quando riceve l’invito a collaborare dietro compenso (in verità non molto alto) per “”La rivoluzione”” (“”Die Revolution””), il settimanale tedesco del fuoriuscito Weydemeyer. Comincia inviando sette articoli sul colpo di Stato francese del 1852, un po’ sul modello e in continuazione del precedente sulla Rivoluzione del 1848: la rivista li pubblica tutti insieme, nel primo numero del 20 maggio, con il titolo “”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, con il quale il testo è stato consegnato alla storia””. (pag 69)”,”MADx-658″ “MARX Karl”,”Betrachtung eines Jünglings bei der Wahl eines Berufes.”,”””Considerazioni di un giovane sulla scelta di una professione”” (tema di licenza liceale), 12 agosto 1835 – Opere complete, V. 1, K. Marx “”Nel quinquennio 1830-1835 Karl frequentò il liceo di Treviri, caratterizzato da un corpo docente moderatamente liberale. Degli anni liceali il poco che resta, qualche componimento dell’esame di licenza, riflette l’immagine di un adolescente pieno di idealismo e di entusiasmo, che sogna di sacrificarsi per il bene dell’umanità. Nella prova di tedesco, intitolata “”Considerazioni di un giovane sulla scelta del proprio avvenire””, il giovane Karl respinge decisamente l’ambizione come base per la scelta di una carriera e con un entusiasmo tutto giovanile scrive: “”La storia chiama grandi uomini quelli che, mentre operavano per la comunità, nobilitarono se stessi; l’esperienza esalta come il più felice quegli che rese felice il maggior numero di uomini; (…) Quando abbiamo scelto la condizione nella quale possiamo più efficacemente operare per l’umanità, allora gli oneri non possono più schiacciarci, perché essi sono soltanto un sacrificio pel bene di tutti, allora non gustiamo più una gioia povera, angusta ed egoistica, ché anzi la nostra felicità appartiene a milioni, le nostre imprese vivono pacifiche, ma eternamente operanti, e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili””. Questa ingenua professione di fede, che i suoi insegnanti considerarono eccessivamente retorica, era in realtà la prima manifestazione di un ideale, al quale egli rimarrà per sempre fedele e per il quale sacrificherà la sua vita.”””,”MADx-663″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di STAMMEN Theo, collaborazione di CLASSEN Alexander”,”Das Manifest der Kommunistischen Partei. Kommentierte Studienaugabe.”,”””Das Proletariat ist für Marx deswegen zum “”Stand der ‘Befreiung'”” der Menschheit prädestiniert, weil es – unter den konkreten gesellschaftlichen und ökonomischen Bedingungen der bürgerlichen Gesellschaft ein “”Stand der ‘Unterjochung'”” ist, eine “”Klasse mit radikalen Ketten””, eine Klasse, welche… der völlige Verlust des Menschen ist, also nur durch die völlige Wiedergewinnung des Menschen sich selbst gewinnen kann””. Dadurch ist das Proletariat für Marx die “”materielle Grundlage”” der Revolution (I, 498-504). Mit der “”Aufhebung”” des gesellschaftlichen und ökonomischen Antagonismus der bürgerlichen Gesellschaft durch das Proletariat wäre dann die “”‘Vorgeschichte der menschlichen Gesellschaft’ vollendet; die eigentliche Geschichte als Geschichte der von der Entfremdung emanzipierten Menschen könnte damit beginnen.”” (pag 52) [‘C. Leben und Werk von Karl Marx’, in MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di STAMMEN Theo, collaborazione di CLASSEN Alexander, Das Manifest der Kommunistischen Partei. Kommentierte Studienaugabe, 2009]”,”MADx-665″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Acerca del colonialismo.”,”””Las atrocidades cometidas por los cipayos sublevados en la India son verdaderamente horripilantes, espantosas e indescriptibles, de las que se pueden esperar únicamente en guerras insurreccionales, nacionales, raciales y, sobre todo, religiosas; en una palabra, atrocidades come las que la respetable Inglaterra solía aplaudir cuando las perpetraban los vandeanos contra los “”azules””, las guerrillas españolas contra los impíos franceses, los servios contra sus vecinos alemanes y húngaros, los croatas contra los vieneses rebeldes, y la guardia móvil de Cavaignac o los decembristas de Bonaparte contra los hijos y las hijas de la Francia proletaria””. (pag 77) [Carlos Marx, La revuelta india, Londres 4 de septiembre de 1857] [in Marx-Engels, Acerca del colonialismo, 1978]”,”MAED-343″ “MARX Karl”,”L’Expropriation originelle.”,”””La centralisation des moyens de production et la socialisation du travail atteignent au point où elles deviennent incompatibles avec leur enveloppe capitaliste. On la fait sauter. L’heure de la propriété privée capitaliste a sonné. On exproprie les expropriateurs. Le mode d’appropriation capitaliste issu du mode de production capitaliste, la proprieté privée capitaliste donc, est la négation première de la propriété privée individuelle, fondée sur le travail fait par l’individu. Mais la production capitaliste engendre à son tour, avec l’inéluctabilité d’un processus naturel, sa propre négation. C’est la négation de la négation. Celle-ci ne rétablit pas la propriété privée, mais, en tout état de cause, la propriété individuelle fondée sur les conquêtes mêmes de l’ère capitaliste: sur la coopération et la proprieté commune de la terre et des moyens de production produits par le travail proprement dit.”” [Karl Marx, Le Capital] [in Karl Marx, L’Expropriation originelle, 2001] (pag 97)”,”MADx-666″ “MARX Karl”,”L’Expropriation originelle.”,”””Le ‘Clearing of Estates’ ou, comme on disait, l’expulsion des paysans, se fit surtout sentir en Allemagne, après la Guerre de Trente Ans et provoqua encore en 1790, en Saxe élective des soulèvements de paysans. Cette pratique sévissait notamment en Allemagne orientale. Dans la plupart des provinces de Prusse, Frédéric II fut le prmier à garantir le droit de propriété aux paysans. Après la conquête de la Silésie, il obligea les propriétaires fonciers à reconstruire les cabanes, les granges, etc. et à fournir aux paysans bétail et outils. Il avait besoin de soldats pour son armée et de contribuables pour son Trésor. On se fera d’ailleurs une idée de la vie agréable que le paysan menait sous son régime de malversations financières et sous le mélange de despotisme, de bureaucratie et de féodalisme qui tenait lieu de gouvernement, en lisant ces lignes, écrites par son admirateur Mirabeau: “”Le lin fait donc une des grandes richesses du cultivateur dans le Nord de l’Allemagne. Malheuresement pour l’espèce humaine, ce n’est qu’une ressource contre la misère, et non un moyen de bien-être. Les impôts directs, les corvées, les servitudes de tout genre écrasent le cultivateur allemand, qui paie encore des impôts indirects dans tout ce qu’il achète…et pour comble de ruine, il n’ose pas vendre ses productions où et comme il veut; il n’ose pas acheter ce dont il a besoin aux marchands qui pourraient le lui livrer au meilleur prix. (…)””””. (pag 49-50) [Karl Marx, L’Expropriation originelle, 2001] Enclosures Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri avvenuta in Inghilterra tra il XII ed il XIX secolo. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari. Alla fine del XVIII secolo, tale sistema aveva portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese e, inoltre, aveva creato una massa di lavoratori disoccupati, la manodopera a basso costo che sarà quindi impiegata nel nuovo ciclo produttivo industriale. Tale sistema però fu reso necessario dal continuo aumento della domanda di beni agricoli alla quale il vecchio sistema agricolo non poteva far fronte in quanto i terreni erano coltivati da contadini che si occupavano dello stesso campo solo per un anno, e che quindi non erano motivati a migliorare le condizioni del terreno. Con le enclosures i grandi latifondisti fittarono i terreni a coltivatori diretti che se ne occupavano, pagando però fitti molto alti, per diversi anni, apportando miglioramenti quali-quantitativi all’ agricoltura inglese. Indice [nascondi] 1 Leggi sulle recinzioni 1.1 High-farming 2 Note 3 Bibliografia 4 Voci correlate Leggi sulle recinzioni [modifica] Fra il 1700 e il 1810, il Parlamento inglese ha emanato una serie di Enclosures acts (leggi sulle recinzioni) che obbligavano a recintare i terreni, in particolare i campi aperti (open fields) e i campi comuni (commons lands o common wastes). L’Inghilterra possedeva innumerevoli piccoli proprietari terrieri (yeomen) i cui possedimenti erano piccoli e sparsi riducendo la possibilità di introdurre innovazioni e di conseguenza di migliorarne i rendimenti. Le leggi sulle recinzioni hanno favorito la redistribuzione e il raggruppamento delle terre ingrandendone la dimensione, a tutto vantaggio dei grandi proprietari che spinsero e sostennero queste leggi. I piccoli proprietari terrieri (yeomen) furono le prime vittime della trasformazione economica inglese del XVIII secolo, in quanto furono spesso obbligati a vendere le loro terre non avendo risorse sufficienti per effettuare le recinzioni. Anche i cottagers, che non possedevano terre proprie ma beneficiavano dell’accesso alle terre comuni destinate a scomparire, persero una fonte importante di sussistenza e furono spinti o a lavorare per i grandi proprietari o a cercare fortuna nelle città. Gli yeomen e i cottagers contribuirono così ad alimentare la forza lavoro della quale l’industria nascente necessitava. High-farming [modifica] L’aumento della dimensione del singolo appezzamento di terra e la loro recinzione permisero un incremento della produttività agricola attraverso l’introduzione di nuove tecniche, generalmente definite con il termine Sistema di Norfolk, dal nome della contea inglese dove, verso la metà del XVIII e sotto la spinta del pioniere Lord Townshend, vennero sperimentate e successivamente pubblicizzate importanti innovazioni. In particolare si ritengono: l’abbandono progressivo del maggese e l’introduzione di una rotazione continua delle terre; l’introduzione e l’estensione di nuove colture; il miglioramento degli utensili tradizionali e l’introduzione di nuovi; la selezione delle sementi e dei riproduttori animali; l’estensione e il miglioramento delle terre arabili (drenaggio del suolo e spargimento di concime animale); l’estensione dell’uso dei cavalli nei lavori agricoli. Più tardi, anche Arthur Young [1] contribuì alla conoscenza e alla diffusione delle nuove tecniche agricole. La produttività del lavoro agricolo aumentò del 90% fra il 1700 e il 1800, mentre la popolazione attiva nell’agricoltura passò dal 70% al 37%. Note [modifica] 1.^ Antonio Saltini Storia delle Scienze agrarie Venticinque secoli di pensiero agronomico, Prefazione di Ludovico Geymonat Edagricole 1979, pagg. 209-233 Bibliografia [modifica] Karl Polanyi, The Great Transformation, 1944 J.M. Neeson, Commoners: Common Right, Enclosure and Social Change in England, 1700 – 1820, [1], Cambridge University Press, 1993, ISBN 0-521-56774-2 Leigh Shaw-Taylor, ‘Parliamentary Enclosure and the Emergence of an English Agricultural Proletariat’, Journal of Economic History, 2001 Keith Lindley, Fenland Riots and the English Revolution, 1982 Peter Kropotkin, Mutual Aid: A Factor of Evolution, 1902 [2] Barrington Moore, Jr., Social Origins of Dictatorship and Democracy: Lord and Peasant in the Making of the Modern World, Boston, Beacon Press, 1966. W.H.B. Court, “”A Concise Economic History of Britain”” (Cambridge University Press, 1954 Voci correlate [modifica] Rivoluzione industriale in Inghilterra Il Capitale, libro I, Cap. 24″,”MADS-481″ “MARX Karl, a cura di Marcello MUSTO”,”Introduzione alla critica dell’economia politica. (1857)”,”Questo lavoro di Marx (1857) rimasto incompiuto doveva precedere lo scritto al quale lavorava da tempo e che apparve nel 1859 con il titolo ‘Per la critica dell’economia politica’. Al manoscritto si è dato quindi il nome di ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’. (da nota del curatore) Marcello MUSTO insegna presso il dipartimento di scienze politiche della York University di Toronto. E’ autore di numerosi saggi su Marx e il marxismo.”,”MADx-667″ “MARX Karl”,”L’argent danse pour toi!”,”Testo scritto da Marx all’età di 26 anni. ‘Lorsque les ouvriers communistes se reunissent, c’est d’abord pour se saisir de la doctrine, de la propagande. Mais en même temps, ils satisfont un besoin nouveau, le besoin de société, et ce qui semble être le moyen devient le but. Une de ses manifestations les plus brillantes est la manière dont se réunissent les ouvriers socialistes français. Fumer, boire, manger ne sont plus là comme des moyens, des prétextes pour être ensemble. L’assemblée, la société qu’ils forment, la conversation elle-même – qui a la société pour but – leur suffisent en soi. La fraternité humaine n’est pas chez eux une parole en l’air, mais une vérité, et la noblesse de l’humanité se répand sur leurs figures endurcies par le travail’. [Karl Marx, L’argent danse pour toi!, 2010] (pag 17) Brano a pag 13 ‘Moins tu manges, moins … vraie puissance’ (circa 12 righe) (v. in italiano)”,”MADx-668″ “MARX Karl; a cura di David McLELLAN”,”The Grundrisse.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940. E’ diventato Reader in Political Theory alla University of Kent, e visiting professor alla SUNY (State University New York). Ha contribuito al simposio internazionale Hegel di Milwaukee. E’ stato Guest Fellow all’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. Diz: Exchange value”,”MADx-670″ “MARX Karl, a cura di Augusto PORZIO”,”Manoscritti matematici.”,”Augusto Porzio professore di filosofia del linguaggio e linguistica generale nell’Università di Bari dirige una collana annuale di Meltemi.”,”MADx-674″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On Freedom of the Press & Censorship.”,”Saul K. PADOVER (New School of Social Research)”,”MADx-676″ “MARX Karl LOTTANZI Franco MELOTTI Marco JANOVER Louis RUBEL Maximilien SAINT-JAMES Daniel SABATIER Guy BLANC Dominique PENGAM Alain SALIGUE Marc ZYGAS Pavie GRUPPO ETCETERA”,”De l’usage de Marx en temps de crise.”,”Colloquio tenuto in occasione del centenario della morte di Marx V. bel testo di Marx: ‘Appello al proletariato inglese’ (2 pagine) (rivoluzione sociale, tecnica, scientifica, industriale in una società borghese in cui appaiono i segni di declino che oscurano gli orrori dell’ultima fase dell’impero romano (…)), “”Toutes nos découvertes et tous nos progrès semblent avoir pour résultat de doter de vie intellectuelle les forces matérielles et de dégrader la vie humaine à une force matérielle. Cet antagonisme entre l’industrie et la science modernes d’une part, et la misère et la décomposition morale d’autre part, cet antagonisme entre les forces productives et les rapports sociaux de notre époque est un fait tangible, écrasant et impossibile à nier. Tels partis le déplorent, d’autres souhaitent se débarrasser de la technique moderne, pour peu qu’ils se délivrent des conflits modernes; ou bien s’imaginent qu’un progrès aussi important dans l’industrie doit nécessairement s’accompagner d’une régression non moins considérable en politique. Pour notre part, nous ne nous abusons pas quant à la nature de l’esprit retors qui ne cesse d’imprégner toutes ces contradictions. Nous savons que pour faire oeuvre utile les forces nouvelles de la société ont besoin d’une chose, à savoir d’hommes nouveaux qui maîtrisent ces forces; et ces hommes nouveaux, ce sont les travailleurs. Il sont tout autant une invention des temps modernes que les machines elles-mêmes. Dans les symptômes qui déconcertent la bourgeoisie, l’aristocratie et les piètres prophètes de la regression, nous retrouvons notre brave ami, Robin Goodfellow, la vieille taupe capable de travailler si vite sous terre, l’excellent mineur – la révolution.”” (pag 14) [Karl Marx, Appel au prolétariat anglais, 1856, traduzione di L. Janover e M. Rubel] [in AA.VV. ‘De l’usage de Marx en temps de crise’, 1984]”,”MADS-490″ “MARX Karl; a cura di David McLELLAN”,”The Grundrisse.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940. E’ diventato Reader in Political Theory alla University of Kent, e visiting professor alla SUNY (State University New York). Ha contribuito al simposio internazionale Hegel di Milwaukee. E’ stato Guest Fellow all’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. E’ autore di varie opere su Marx e di una biografia di Marx.”,”MADS-499″ “MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica.”,”””Il denaro non è soltanto ‘un’ oggetto della smania di arricchimento, ne è ‘l”oggetto. Questa smania è essenzialmente ‘auri sacra fames’ (1). La smania di arricchimento, a differenza della smania di una particolare ricchezza naturale o di valori d’uso come vestiti, gioie, greggi, ecc., è possibile soltanto non appena la ricchezza generale come tale è individualizzata in una cosa particolare e quindi può essere fissata come merce singola. Il denaro appare quindi altrettanto come oggetto quanto come fonte della smania d’arricchimento (2). In fondo e di fatto si tratta di questo: il valore di scambio come tale, e con ciò il suo aumento, diventano fine. L’avarizia fissa il tesoro non consentendo al denaro di diventare mezzo di circolazione, ma la bramosia dell’oro ne conserva l’anima-denaro, la sua costante tensione nei confronti della circolazione. Ora, l’attività mediante la quale viene formato il tesoro, è da un lato la sottrazione del denaro alla circolazione mediante una vendita costantemente ripetuta, dall’altro un semplice accatastare, un”accumulazione’.”” [Marx, Capitolo II. Il denaro, ossia la circolazione semplice] [in Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, Edizioni Lotta Comunista, 2009] [(1) Parte del verso 57 del III libro dell’Eneide; (2) “”Nel denaro sta l’origine dell’avarizia… a poco a poco qui si accende una sorta di follia che già non è più avarizia, bensì brama di oro”” (Plinio, Historia naturalis, libro XXXII, cap. III, 14) [nota di Marx]]”,”ELCx-144″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Primo volume. Carlo Marx: Le discussioni del sesto Landtag delle Provincie Renane (1842). Un carteggio del 1843 – Per la critica della filosofia del diritto di Hegel – Per la questione degli Ebrei (1844). Miseria della filosofia. Il Manifesto del Partito Comunista. Innanzi ai giurati di Colonia. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (1850). Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte (1852). Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia.”,”1 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-680″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Secondo volume. Carlo Marx: La questione orientale: Lettere di Carlo Marx (1853-56). Per la critica dell’economia politica (1859). Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (1864). La guerra civile in Francia: Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, con l’aggiunta di due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71). L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori: Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja (1873). Per la critica del programma della democrazia socialista: scritto postumo di Carlo Marx (1875).”,”2 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-681″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Terzo volume. Federico Engels: Le condizioni dell’Inghilterra, Lineamenti di una critica dell’economia politica (1843-44). La condizione della classe operaia in Inghilterra (1845). La Sacra Famiglia, ossia Critica della Critica critica, contro Bruno Bauer e consorti scritto con Carlo Marx. Adunanze in Elberfeld, La festa delle nazioni in Londra, Un frammento di Fourier sul commercio, La guerra civile svizzera (1845-47). ll “”Volkstribun”” redatto da Ermanno Kriege in New York, Protezione e libero scambio, Il comunismo del “”Rheinische Beobachter”” (1845-47) [scritto con Carlo Marx].”,”3 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-682″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Quarto volume. Federico Engels: La campagna tedesca per la costituzione dell’impero. Il Bill inglese delle dieci ore (La legge delle 10 ore in Inghilterra) (1850). La guerra dei contadini (1850). Po e Reno (1859). Savoia, Nizza e il Reno (1860). Cose internazionali estratte dal “”Volksstaat””. Per la questione delle abitazioni (1872). Nella questione di Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione (Esposizione di fatti e documenti. L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza (1878). Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Carlo Marx su Ludovico Feuerbach dell’anno 1845 (1886). Sulla tattica socialista: risposta al sig. Paul Ernst (1890). Due lettere di Federico Engels sull’interpretazione materialistica della storia (Dal Sozialistische Akademiker) (1895).”,”4 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-683″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Quinto volume. Ferdinando Lassalle: Discorso pronunciato a propria difesa, Colonia, 11 agosto 1848. Il mio discorso in Corte d’Assise, Düsseldorf, 1849. La guerra d’Italia e il compito della Prussia (1859). Gotthold Ephraim Lessing (1861). Delle costituzioni (1862). Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia (1862). Il legato politico di Fichte e l’attuale momento, lettera di Ferdinando Lassalle (1860). La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico (1862). L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici, Un’arringa defensionale innanzi alla Camera di Consiglio di Berlino contro l’accusa di aver pubblicamente eccitato le classi proletarie all’odio e al disprezzo contro le classi possidenti (1863). La scienza e gli operai, Un’arringa difensionale innanzi alla Corte criminale di Berlino (1863). Il processo criminale di Lassalle, Il dibattimento orale (1863). Libro di lettura per gli operai, Discorso tenuto a Francoforte, 1863. Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte, Tre sintomi dello spirito pubblico, Discorso tenuto a Barmen, Solingen e Düsseldorf, 1863. Programma operio, Dello speciale rapporto dell’attuale momento storico con l’idea della classe operaia (1863). Agli operai di Berlino, Indirizzo in nome degli operai della Unione generale operaia germanica (1863).”,”5 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-684″ “MARX ENGELS LASSALLE MEHRING, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Sesto volume. Ferdinando Lassalle: Forza e diritto. Lettera aperta (1863). Per la questione operaia. Discorso tenuto a Lipsia, 1863. L’agitazione dell’Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia (1864). Il processo per alto tradimento davanti al Tribunale di Stato di Berlino (1864). Il processo dinanzi alla Corte d’Appello di Düsseldorf (1864). Franz Mehring: Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la costituzione di Prussia (1830-1863).”,”6 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-685″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Settimo volume. Carlo Marx: Il Capitale. “”Critica dell’economia politica”” di Carlo Marx. Volume primo. Libro I: Sviluppo della Produzione Capitalistica. Nuova edizione popolare a cura di Carlo Kautsky.”,”7 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-686″ “MARX ENGELS LASSALLE MEHRING, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Ottavo volume. Franz Mehring: Storia della Democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891), (1898). Federico Engels: La scienza sovvertita dal signor Eugenio Dühring (Antidühring), (1878).”,”8 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-687″ “MARX Karl”,”Écrits de jeunesse. Critique du droit politique hégélien (Manuscrit de 1842-1843). Critique de l’économie politique (Manuscrits de 1844). Suivis de Esquisse d’une critique de l’économie politique (1843-1844) par Friedrich Engels.”,”Annexes: K. Marx F. Engels ‘Le secret de la construction spéculative’, K. Marx F. Engels ‘La conception hégélienne de l’histoire’, K. Marx ‘La méthode dialiectique chez Hegel et Proudhon’; F. Engels ‘Esquisse d’une critique de l’économie politique'”,”MADx-692″ “MARX Karl ENGELS Friedrich / BERT Jean-François”,”Trois lettres à propos du mode de production asiatique (juin 1853) (Marx Engels) / Penser Marx avec l’anthropologie (Bert).”,”MPA Modo produzione asiatico BERT è sociologo e ricercatore all’Institut interdisciplinaire d’anthropologie du contemporain de l’Ecole des hautes etudes sociales (EHESS).”,”MADx-693″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”Cofanetto, opera n° 1 (il volumetto mancava dal cofanetto, occorre procurarselo)”,”SOCx-220″ “MARX Karl”,”Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte.”,”Cofanetto, opera n° 2″,”SOCx-168″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia.”,”Cofanetto, opera n° 3″,”SOCx-169″ “MARX Carlo”,”Lavoro salariato e capitale.”,”Cofanetto, opera n° 13 Engels chiude l’introduzione con il 1° maggio: “”E che gli operai sono sempre più decisi a conquistarsi questo nuovo ordine sociale, ne faran prova, sulle due rive dell’Oceano, il Primo Maggio di domani e domenica prossima, 3 maggio”” (pag 17)”,”SOCx-179″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania.”,”Cofanetto, opera n° 18″,”SOCx-184″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sul materialismo storico.”,”Cofanetto, opera n° 19″,”SOCx-185″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Contro l’ anarchismo.”,”Cofanetto, opera n° 21″,”SOCx-187″ “MARX Karl”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Cofanetto, opera n° 26″,”SOCx-192″ “MARX Karl”,”Un carteggio del 1843 e altri scritti giovanili.”,”Cofanetto, opera n° 41″,”SOCx-207″ “MARX Karl”,”Introduzione alla critica dell’ economia politica. 1857.”,”Cofanetto, opera n° 43 Lo scritto fu redatto da MARX fra l’agosto e il settembre 1857 (per questo viene chiamato anche ‘Introduzione del ’57’) come ‘Einleitung’ al suo lavoro ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). Quando però ‘Per la critica’ apparve nel 1859 a Berlino presso l’ editore Duncker, l’introduzione fu abolita da MARX per ragioni spiegate nella Prefazione dell’ opera. Fu pubblicata per la prima volta su ‘Neue Zeit’.”,”SOCx-209″ “MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”Cofanetto, opera n° 44″,”SOCx-210″ “MARX Karl”,”Forme che precedono la produzione capitalistica.”,”Cofanetto, opera n° 46″,”SOCx-212″ “MARX Karl, a cura di Amy E. WENDLING”,”Karl Marx on Technology and Alienation.”,”Amy E. WENDLING è Assistant Professor of Philosophy alla Creighton University in Omaha, USA.”,”MADS-511″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti. Febbraio 1854 – febbraio 1855. Politica internazionale: Russia – Gran Bretagna – Questione d’Oriente – Guerra di Crimea – La Spagna rivoluzionaria.”,”””Quella propensione ad affaccendarsi e a immischiarsi in qualsiasi situazione è gradualmente diventata una prova di straordinaria energia e attività; e il più incostante degli statisti inglesi, quello che in Parlamento non è mai riuscito a portare a buon fine né una trattativa né una proposta di legge, il politico che smuove le acque solo per passatempo e i cui provvedimenti finiscono tutti per essere lasciati dormire sonni tranquilli, quello stesso Palmerston è stato così gonfiato da diventare l’unico personaggio su cui il Paese potesse contare nei momenti di grande emergenza. La verità è che egli ha contribuito non poco a gonfiare se stesso. Non soddisfatto di essere comproprietario del ‘Morning Post, sulle cui pagine ogni giorno era pubblicizzato come il futuro salvatore della patria, ha assoldato persone come il cavaliere Wikoff per diffondere le sue lodi in Francia e in America; ha circuito qualche mese fa il ‘Daily News’ trasmettendogli alcuni dispacci telegrafici e altri utili consigli; e ha messo le mani sulla gestione di quasi tutti i giornali di Londra. La cattiva gestione della guerra ha prodotto quella situazione d’emergenza in cui il progettava di ergersi – grande, ineguagliato e ineguagliabile – sulle rovine del governo di coalizione. In quel momento decisivo si è procurato l’appoggio del ‘Times’. Come ci sia riuscito, quale accordo abbia stretto col signor Delane, non è naturalmente dato sapere. Così, il giorno seguente la votazione, tutta la stampa quotidiana inglese tranne l”Herald’ ha chiesto a gran voce la nomina di Palmerston a primo ministro (…)””. [Marx, La caduta del governo Aberdeen] [in Marx Karl Engesl Friedrich, Scritti. Febbraio 1854 – febbraio 1855. Politica internazionale: Russia – Gran Bretagna – Questione d’Oriente – Guerra di Crimea – La Spagna rivoluzionaria, Edizioni Lotta Comunista, 2011] (pag 570-571)”,”ELCx-150″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Correspondance Karl Marx-Fr. Engels. Tome VII. Guerre de Sécession (1861-1863). Expédition du Mexique (1863).”,”Tomo VII”,”MADx-701″ “MARX Karl; CERVETTO Arrigo”,”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte; La scienza della rivoluzione (A. Cervetto).”,”””Superata la crisi rivoluzionaria e soppresso il suffragio universale, la lotta tornò subito a divampare tra l’Assemblea nazionale e Bonaparte. La Costituzione aveva fissato l’indennità di Bonaparte a 600 mila franchi; ma era appena trascorso un semestre dal suo insediamento che gli riuscì di raddoppiare questa somma. Infatti Odilon Barrot aveva strappato all’Assemblea nazionale costituente un supplemento annuo di 600 mila franchi per cosiddette spese di rappresentanza. Dopo il 13 giugno Bonaparte aveva fatto delle sollecitazioni dello stesso genere, questa volta senza trovare ascolto presso Barrot. Ora, dopo il 31 maggio, egli approfittò immediatamente del momento favorevole e fece proporre dai suoi ministri all’Assemblea nazionale una lista civile di tre milioni. Una lunga avventurosa vita di vagabondo lo aveva dotato di fiuto finissimo per accorgersi dei momenti di debolezza in cui poteva spillare denaro ai suoi borghesi. Fu un vero e proprio ‘chantage’ (ricatto).”” (pag 85) [Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, Edizioni Lotta Comunista, 2010] “”Il principio generale della corrispondenza [tra economia e politica, ndr] lo ha già dato Marx. Lenin lo sviluppa, applica la scienza alla politica, descrive le leggi generali nelle forme in cui operano, ad una certa fase di sviluppo della formazione economico-sociale capitalista, al livello politico delle lotte delle classi. Anche in questa elaborazione troviamo la conferma e lo sviluppo di Marx. Con Lenin giungiamo a quella che potremmo definire, con Lenin stesso, una sociologia oggettiva o scientifica della politica”” (pag 11, A. Cervetto, La scienza della rivoluzione, Azione Comunista, N° 87 maggio 1964)”,”ELCx-158″ “MARX Karl; CERVETTO Arrigo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850; La scienza politica marxista (A. Cervetto).”,”””Se nella crisi di gennaio si trattò dell’esistenza della Costituente, nella crisi del 21 marzo si trattò dell’esistenza della Costituzione: nella prima, del personale del partito del ‘National’; nella seconda, del suo ideale. Non abbiamo bisogno di dichiarare che i repubblicani perbene sacrificarono più a buon mercato il sublime sentimento della loro ideologia che il godimento mondano del potere governativo”” (pag 111, K. Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Edizioni Lotta Comunista, 2010) “”L’attacco al marxismo viene condotto con la pretesa che il marxismo manchi di una teoria politica. Siccome i democratici non possono più affermare, come hanno fatto per decenni, che il marxismo non è valido perché ha una teoria della crisi economica oggi, a crisi convalidata, devono negare che il marxismo abbia una teoria politica. Solo la profonda crisi della politica imperialistica e della sua teoria può spiegare la inconsistenza di questa posizione. Lo sviluppo capitalistico è ineguale, contraddittorio e ciclico. Dato questo carattere già dal suo inizio si scontrano due posizioni sullo sviluppo capitalistico. L’una ritiene che sia uno sviluppo equilibrato o, comunque, il massimo di equilibrio naturale. L’altra ritiene che sia, invece, uno sviluppo squilibrato o, comunque, equilibrabile. Marx, affrontando le due teorie o concezioni, dimostrerà scientificamente che lo sviluppo capitalistico non può che essere squilibrato e proprio per questa contraddizione non correggibile è destinato a finire. Da questa analisi dello sviluppo capitalistico Marx deriva la sua teoria politica la quale, di conseguenza, non è frutto del pensiero politico coma tale ma dell’anatomia della società””. [pag 14, A. Cervetto, La crisi della teoria politica borghese, Lotta Comunista, n° 88 (dicembre 1977), Involucro politico, 1994]”,”ELCx-159″ “MARX Karl; CERVETTO Arrigo”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850 – Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte. Lectures: La science de la révolution (Arrigo Cervetto).”,”””Une nouvelle ‘loi contre la presse’, une nouvelle ‘loi contre les associations’, une nouvelle ‘loi sur l’était de siège’, les prisons de Paris archi-combles, les réfugiés politiques pourchassés, tous le journaux s’écartant des limites du ‘National’ suspendus, Lyon et les cinq départements limitrophes livrés à la chicane brutale du despotisme militaire, les parquets présents partout, l’armée des fonctionnaires si souvent épurée déjà, encore une fois épurée, – tels furent les ‘lieux communs’ inévitables que renouvelle sans cesse la réaction victorieuse et qui, après les massacres et les déportations de Juin, ne méritent d’être mentionnés que parce que cette fois ils furent dirigés non seulement contre Paris, mais aussi contre les départements, non seulement contre le prolétariat, mais surtout contre les classes moyennes.”” (pag 120) “”Comme première revendication lancée à la révolution, Blanqui avait demandé la dissolution des gardes bourgeoises, et les gardes bourgeoises qui, en Février, tendaient la main à la révolution pour entraver sa marche, disparurent de la scène en décembre. Même le Panthéon se transforme à nouveau en une église ordinaire. Avec la dernière forme du régime bourgeois, le charme, qui avait transfiguré en saints ses initiateurs du XVIIIe siècle, est également rompu. C’est pourquoi, lorsque Guizot apprit le 2 décembre la réussite du coup d’Etat, il s’exclama: “”C’est le triomphe complet et définitif du socialisme!””. Cela veut dire: c’est la chute définitive et complète du règne de la bourgeoisie. Pourquoi le prolétariat n’a-t-il pas sauvé la bourgeoisie? La question se réduit à celle-ci: pourquoi le prolétariat parisien n’a-t-il pas pris les armes après le 2 décembre?”” (pag 275)”,”ELCx-160″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”2° copia (in vetrina) “”Ogni crisi distrugge regolarmente, non solo una gran fatta di prodotti, ma molte di quelle forze produttive, che erano state di già create. Una epidemia, che in ogni altra epoca storica sarebbe parsa un controsenso, una epidemia nuova si rivela nelle crisi, ed è quella della sovrapproduzione. La società recide inaspettatamente in uno stato transitorio di vera barbarie. Si direbbe che la carestia, o una guerra generale di sterminio, l’abbia privata dei mezzi d’esistenza: il commercio e l’industria paiono annientati, e perché? Perché la società ha troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive di cui essa dispone, non giovan più a favorire lo sviluppo dei rapporti della proprietà borghese; anzi son troppo potenti per tali rapporti, che divengono per ciò degl’impedimenti; e tutte le volte che esse forze superano l’impedimento mettono in disordine l’intera società, e minacciano l’esistenza della proprietà borghese. Le condizioni del mondo borghese son diventate oramai troppo anguste per contenere la ricchezza, che esse stesse producono.”” (Carlo Marx Federico Engels, Il manifesto del partito comunista, 1945) (pag 61) “”Tutti i movimenti avvenuti fin qui furono di minoranze o nell’ interesse delle minoranze””. (pag 67) “”Ciò che caratterizza il comunismo non è l’ abolizione della proprietà in genere, ma l’ abolizione della proprietà borghese.”” (pag 76)”,”MADx-703″ “MARX Karl, a cura di A.P. THAKUR”,”The Poverty of Philosophy. (1847)”,”La seconda edizione francese della ‘Miseria della filosofia’ è stata preparata dalla figlia di Marx, Laura Lafargue e appare solo dopo la morte di Engels, nel 1896. “”The ‘philanthropic’ school is the humanitarian school carried to perfection. It denies the necessity of antagonism; it wants to turn all men into bourgeois; it wants to realize theory in so far as it is distinguished from practice and contains no antagonism. It goes without saying that, in theory, it is easy to make an abstraction of the contradictions that are met with at every moment in actual reality. This theory would therefore become idealized reality. The philanthropists, then, want to retain the categories which express bourgeois relations, without the antagonism which constitutes them and is inseparable from them. They think they are seriously fighting bourgeois practice, and they are more bourgeois than the others. Just as the ‘economists’ are the scientific representatives of the bourgeois class, so the ‘Socialists’ and ‘Communists’ are the theoreticians of the proletarian class.”” (pag 105-106)”,”MADx-704″ “MARX Karl”,”Why Revolution? Being the Inaugural Address of the International Workingsmen’s Association (1864).”,”MARX Karl “”The shameless applause, the sham sympathy, or the idiotic indifference with which the higher classes of Europe received the annexation of the Caucasian Mountain regions by Russia and the assassination of heroic Poland; the monstrous, unresisted encroachments of this barbarous power, whose capital is St. Petersburg and whose influence exists in every cabinet of Europe, has taught the working class that their duty lies in mastering the secrets of international politics, in keeping a watch upon the activities of their governments and when necessary with all the power at their command counteracting such activities.”” (pag 23-24) [Karl Marx, Why Revolution? Being the Inaugural Address of the International Workingsmen’s Association (1864), 1919]”,”INTP-058″ “MARX Carlos ENGELS Federico RIAZANOV G. LABRIOLA A.”,”Biografia del manifiesto comunista.”,”””Nel settembre 1847, sei mesi prima che vedesse la luce il Manifesto comunista, apparve a Londra il primo e unico numero – pubblicato come “”numero di prova”” – di una rivista politica, organo della Lega, che aveva appeno preso il nome ufficiale di comunista e contava tra i suoi affiliati Marx ed Engels. Alla testa del periodico campeggiava il famoso slogan marxista “”Proletari di tutti i paesi comunisti”” (…). Nel 1920, due ricercatori marxisti, il professore austriaco Carl Grünberg e il tedesco Gustav Meyer, biografo di Engels, scoprirono questo importantissimo documento storico, e il primo dei due lo fece conoscere completato da note, nel suo libro intitolato ‘Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren 1847-48’ (Leipzig, 1921).”” (pag 372-373)”,”MADS-540″ “MARX Karl, a cura di Umberto CURI”,”Einleitung. Manoscritto M del 23 agosto 1857.”,”L’introduzione Il metodo dell’economia politica. “”Quando consideriamo un dato paese dal punto di vista economico-politico, cominciamo con la sua popolazione, la divisione di essa in classi, la città, la campagna, il mare, i diversi settori di produzione, esportazione e importazione, produzione e consumo annuali, prezzi delle merci, ecc. Sembra corretto prendere le mosse dal reale e concreto, dall’effettivo presupposto, e cioè, nell’economia politica, dalla popolazione, che è la base e il soggetto di tutto l’atto sociale di produzione. Ma ciò, ad una più attenta considerazione, si dimostra come falso. La popolazione è un’astrazione, se tralascio, ad esempio, le classi di cui è composta. Queste classi sono di nuovo una parola vuota, se non conosco gli elementi da cui dipendono, ad esempio, lavoro salariato, capitale, ecc. Questi presuppongono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Il capitale, per esempio, non è nulla senza lavoro salariato, senza il valore, il denaro, il prezzo, ecc. Se cominciassi, quindi, con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica di un intero e, mediante una determinazione più precisa, perverrei sempre più, per via di analisi, a concetti più semplici; dal concreto della rappresentazione ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere a determinazioni più semplici. Da qui, bisognerebbe, poi, intraprendere di nuovo il viaggio a ritroso, fino ad arrivare nuovamente, alla fine, alla popolazione, ma questa volta non più come ad una rappresentazione caotica di un intero, ma come ad una totalità ricca di molte determinazioni e relazioni. La prima vi è quella che, storicamente, ha preso l’economia politica al suo nascere.”” (pag 71-72) [Karl Marx, Einleitung. Manoscritto M del 23 agosto 1857, 1975]”,”MADx-731″ “MARX Karl”,”El 18 brumario de Luis Bonaparte.”,”””Si hay un pasaje de la historia pintado en gris sobre fondo gris, es este. Hombres y acontecimientos aparecen como un Schlemihl (1) a la inversa, como sombras que han perdido sus cuerpos. La misma Revolución paraliza a sus propios portadores y sólo dota de violencia pasional a sus adversarios. Y cuando, por fin, aparece el “”espectro rojo””, constantemente evocado y conjurado por lo contrarrevolucionarios, no aparece tocado con el gorro frigio de la anarquía, sino vistiendo el uniforme del orden, con pantalones rojos.”” (1) Se refiere al hombre que vendió su sombra, en una novela de Albert Von Chamizo) (pag 65) [Karl Marx, El 18 brumario de Luis Bonaparte, 2005]”,”MADx-707″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Pedro RIBAS”,”Escritos sobre España. Extractos de 1854.”,”Nello studio preliminare, RIBAS riporta la bibliografia delle opere, i libri su cui ha lavorato Marx facendo degli estratti (36 opere) (pag 20-21); la tabella delle collaborazioni di Marx ed Engels al giornale NYT tra il 1851 e il 1862 (465); le traduzioni posteriori delle opere di Marx (1929-1990) (15 pubblicazioni); l’elenco cronologico delle opere di Marx e Engels sulla Spagna (41 pubblicazioni). Pedro Ribas è professore titolare di storia del pensiero spagnolo nella Universidad Autonoma de Madrid. Ha pubblicato ‘La introducción del marxismo en España’ (1981) e ‘Aproximación a la historia del marxismo español’ (1990). Oltre al lavoro di storico è noto anche come traduttore. “”La primera traducción castellana, la de Andreu Nin (1) , ofrecía ya un prólogo con cierta información sobre esos escritos. El prólogo, que está firmado por editorial Cenit (aunque es probable que sea de Weceslao Roces, como ya he indicado), se consagra casi exclusivamente a la biografia de Marx. Sólo en la página 7 y después en las 24-27 se refiere a los artículos, presentándolos como escritos que constituyen una gran novedad, una faceta desconocida de Marx, pero que responden a su necesidad de ganar dinero. Resulta de interés observar que en este prólogo se intenta incluso justificar el título “”La revolución española””, aunque de forma muy rápida, sin entrar en el contexto histórico. La Nota del Instituto Marx-Engels, de Moscú, señala, por su parte, que “”estos estudios históricos, hasta ahora desconocidos, pueden ser puestos al lado de los trabajos mejores y más originales de Marx”””” (pag 52) [Pedro Ribas, Estudio preliminar, in ‘Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Pedro Ribas, Escritos sobre España. Extractos de 1854, FUNDACION DE INVESTIGACIONES MARXISTAS – EDITORIAL TROTTA. MADRID. 1998] [(1) Carlos Marx, La revolución española (1808-1814, 1820-1823 y 1840-1843), trad. de Andreu Nin, Cenit, Madrid, 1929, 201 pp.]”,”MADx-708″ “MARX Karl, a cura di Terrell CARVER”,”Texts on method.”,”””Laws can perpetuate an instrument of production, e.g. land, in certain families. Those laws only receive an economic meaning if large-scale landed property is in harmony with social production, as for example in England. In France small-scale agriculture was carried on in spite of large-scale landed property, hence large-scale landed property was broken up by the revolution. But the perpetuation of the parceling out [of land] by laws, for example? In spite of those laws, property again concentrates itself. The influence of laws towards retention of the relations of distribution, and thereby their effect on production, is to be determined in particular cases.”” (pag 69) [Karl Marx, ‘Introduction’ to the ‘Grundrisse’ (1857)] [in Karl Marx, a cura di Terrell Carver, Texts on method, 1975]”,”MADx-709″ “MARX Karl”,”Le manifeste du Parti communiste. Suivi de ‘La lutte des classes en France (1848-1850)’ par Karl Marx.”,”””Malheur à juin! répète l’écho de l’Europe. Ce fut la bourgeoisie qui contraignit le prolétariat de Paris à l’insurrection de juin. D’où sa condamnation. Ses besoins immédiats avoués ne le poussaient pas à vouloir obtenir par la violence le renversement de la bourgeoisie, il n’était pas encore de taille pour cette tâche. Force fut au ‘Moniteur’ de lui apprendre officiellement que le temps n’était plus où la République jugeait à propos de rendre les honneurs à ses illusions; seule la défaite le persuada de cette verité que la plus infime amélioration de sa situation reste une utopie au sein de la République bourgeoise, utopie qui se change en crime des qu’elle veut se réaliser. A ses revendications, outrées par la forme, puériles par le contenu et par là même encore bourgeoises dont il voulait arracher la concession à la révolution de février, se substitua l’audacieux mot d’ordre de lutte révolutionnaire: Renversement de la bourgeoisie! Dictature de la classe ouvrière!”” (pag 98-99) [Karl Marx, La lutte des classes en France] [in Karl Marx, Le manifeste du Parti communiste. Suivi de ‘La lutte des classes en France (1848-1850)’ par Karl Marx, 1962]”,”MADx-710″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”España Revolucionaria.”,”””Claro está que las revoluciones españolas presentan ciertos rasgos característicos. Por ejemplo, la combinación que se puso de manifiesto por primera vez en las guerras de guerrillas contra la invasión francesa y que fue continuada por lor “”realistas”” en 1823 y por los carlistas a partir de 1835. No puede, pues, sorprender la noticia de que han tenido lugar grandes desórdenes en Tortosa, población de la Baja Cataluña.”” (…) “”Los carlistas fueron quienes dieron origen a los ladrones facciosos, combinación del bandidaje con la supuesta fidelidad a un partido oprimido por el Estado. El guerrillero español ha tenido algo de bandolero desde los tiempos de Viriato, pero lo que ya constituye una novedad de invención carlista es que el bandido puro se adjudique el nombre de guerrillero. Los hombres del suceso de Tortosa pertenecen sin duda a esta última clase””. [Carlos Marx Federico Engels, New York Daily Tribune, 4 de septiembre de 1854, in Marx, Engels, España Revolucionaria, 1990] (pag 135-36)”,”MADx-711″ “MARX Karl, a cura di David FERNBACH”,”The Revolutions of 1848. Political Writings. Volume 1.”,”””If language did not serve diplomats and similar persons ‘as a means of concealing their thoughts’, Nesselrode and brother-in-law Nicholas would joyfully embrace us, and give fervent thanks that so many Poles from France, England, Belgium, etc. were enticed to Posen, and given travelling facilities, so that they might be shot down with grape-shot and shrapnel, branded with caustic, slaughtered, sent away with shorn heads and, if possible (as in Cracow), completely wiped out by a treacherous bombardment. Despite these seven deadly sins committed by Germany, is it true that Russia has remained on the defensive, taken no offensive steps? It is, and that is why the Russian diplomat invites the world to admire the love of peace and the moderation of his tsar. According to Nesselrode, the Russian tsar’s rule of procedure ‘from which he has not deviated for one moment’, is as follows: “”Russia will in no way intervene in the internal affairs of those countries which want to change their organization, but will rather leave the peoples completely free, without any obstacle from the Russian side (…)””. The sender of the Russian note has forgotten to add illustrative examples.”” (pag 147-148) [Karl Marx, a cura di David Fernbach, The Revolutions of 1848. Political Writings. Volume 1, 1973]”,”MADx-713″ “MARX Karl, a cura di David FERNBACH”,”Surveys from Exile. Political Writings. Volume 2.”,”””The defeat of the June insurgents certainly prepared and flattened the ground on which the bourgeois republic could be founded and erected, but at the same time it showed that there are other issues at stake in Europe besides that of ‘republic or monarchy’. It revealed that the bourgeois republic signified here only the unrestricted despotism of one class over other classes. It proved that in the older civilized countries, with their highly developed class formation, modern conditions of production, and their intellectual consciousness in which all traditional ideas have been dissolved through the work of centuries, ‘the republic is generally only the political form for the revolutionizing of bourgeois society’, and not its ‘conservative form of existence’, as for example in the United States of America. There, although classes already exist, they have not yet become fixed, but rather continually alter and mutually exchange their component parts; the modern means of production make up for the relative scarcity of heads and hands instead of coinciding with a stagnant surplus population; finally, the feverish and youthful movement of a material production which has to appropriate a new world has left neither time nor opportunity for the abolition of the old spiritual world.”” [Karl Marx, The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte] [in Karl Marx, a cura di David FERNBACH, Surveys from Exile. Political Writings. Volume 2, 1973]”,”MADx-714″ “MARX Carlos”,”Critica de la filosofia del Estado de Hegel.”,”””La democracia es a todas las otras formas políticas como la religión lo es a su Antiguo Testamento. El hombre no existe a causa de la ley, sino que la ley existe a causa del hombre; es una ‘existencia humana’, mientras que en las otras formas políticas el hombre es la ‘existencia legal’. Tal es la diferencia fundamental de la democracia. Todas las otras ‘formaciones políticas’ son ciertas ‘formas políticas particulares’, determinadas. En la democracia el principio ‘formal’ es a la vez el principio ‘material’. Es ante todo la verdadera unidad de lo universal como lo particular. En la monarquía, por ejemplo, en la república considerada simplemente como una forma particular del Estado, el hombre político tiene la su existencia particular al lado del hombre no político, del hombre privado. La propiedad, el contrato, el matrimonio, la sociedad civil aparecen aquí (como Hegel lo expuso muy claramente, para estas formas ‘abstractas’ del Estado, salvo que cree al hacerlo que expone la idea del Estado) como modos de existencia ‘particulares’ al lado del Estado ‘político’, como el ‘contenido’ al cual se relaciona el ‘Estado político’ como ‘forma organizadora’, y en realidad simplemente como la razón que determina, que restringe, que ora afirma y ora niega, sin contenido intrínseco.”” [Karl Marx, Critica de la filosofia del Estado de Hegel, 1968] (pag 41)”,”MADx-715″ “MARX Karl, a cura di Jean KANAPA”,”Textes 1. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire – Sur le colonialisme.”,”2 dicembre 1851. “”En face de la bourgeoisie coalisée, s’était constituée une coalition entre petits-bourgeois et ouvriers, le prétendu Parti ‘social-démocrate’. Les petits-bourgeois s’étaient vus mal récompensés au lendemain des journées de juin 1848. Ils voyaient leurs intérêts matériels menacés et les garanties démocratiques, qui devaient leur assurer la satisfaction de ces intérêts, mises en question par la contrerévolution. Aussi se rapprochèrent-ils des ouvriers. D’autre part, leur représentation parlementaire, la Montagne, tenue à l’écart pendant la dictature des républicains bourgeois, avait pendant la seconde moitié de l’existence de la Constituante, grâce à sa lutte contre Bonaparte et les ministres royalistes, reconquis sa popularité perdue. Elle avait conclu une alliance avec les chefs socialistes. En février 1849, on organisa des banquets de réconciliation. On esquissa un programme commun, on créa des comités électoraux communs et l’on présenta des candidats communs. On enleva aux revendications sociales du prolétariat leur pointe révolutionnaire et on leur donna une tournure démocratique. On eleva aux revendications démocratiques de la petite bourgeoisie leur forme purement politique et on fit ressortir leur pointe socialiste. C’est ainsi que fut créée la ‘social-démocratie’. La nouvelle Montagne, qui fut le résultat de cette combinaison, comprenait, à part quelques figurantes tirés de la classe ouvrière et quelques sectaires socialistes, les mêmes éléments que l’ancienne Montagne, mais numériquement plus forts.”” (pag 151-152) [Marx, 18 Brumaire de Louis Bonaparte] [in Karl Marx, a cura di Jean Kanapa, Textes 1. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire – Sur le colonialisme, 1972]”,”MADx-716″ “MARX Karl, a cura di Jean KANAPA”,”Textes 2. Economie – De l’homme aliêné a la société communiste – La lutte de classes.”,”””Au fur et à mesure enfin que les capitalistes sont contraints par le mouvement décrit plus haut d’exploiter à une échelle plus grande les moyens de production gigantesques déja existants et, dans ce but, de mettre en action tous les ressorts du crédit, les séismes industriels – au cours desquels le monde commercial ne se maintient qu’en sacrifiant aux dieux des Enfers une partie de la richesse, des produits et même des forces productives – deviennent plus nombreux, en un mot, les ‘crises’ augmentent. Elles deviennent de plus en plus fréquentes et de plus en plus violentes du simple fait que, au fur et à mesure que la masse des produits et, par conséquent, le besoin de débouchés s’accroissent, le marché mondial se rétrécit de plus en plus et qu’il reste de moins en moins de marchés à exploiter, car chaque crise antérieure a soumis au commerce mondial un marché non conquis jusque-là ou exploité de façon encore superficielle par le commerce. Mais le capital ne se contente pas de ‘vivre’ du travail. Maître à la fois distingué et barbare, il entraîne dans sa tombe les cadavres de ses esclaves, des hécatombes entières d’ouvriers qui sombrent dans les crises.”” [Marx, Travail salarié et capital, 1972] [in Karl Marx, a cura di Jean Kanapa, Textes 2. Economie – De l’homme aliêné a la société communiste – La lutte de classes, 1972]”,”MADx-717″ “MARX Karl”,”Crítica da filosofia do direito de Hegel. (1843)”,”””Na Alemanha, o proletariado está apenas começando a se formar, como resultado do movimento ‘industrial’; pois o que constitui o proletariado não é la pobreza ‘naturalmente existente’, mas a pobreza ‘produzida artificialmente’, não é a massa do povo mecanicamente oprimida pelo peso da sociedade, mas a massa que provém da ‘desintegração aguda’ da sociedade e, acima de tudo, da desintegração da classe média. Desnecessário se toma dizer, contudo, que os números do proletariado foram também engrossados pelas vítimas da pobreza natural e da servidão germano-cristã.”” [Karl Marx, ‘Critica da filosofia do direito de Hegel- Introdução’] [in Karl Marx, Crítica de filosofia do direito de Hegel. (1843), 2006] (pag 156)”,”MADx-718″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”La ideologia alemana. Critica de la novisima filosofia alemana en las personas de sus representantes Feuerbach, B. Bauer y Stirner, y del socialismo alemán en las de sus diferentes profetas.”,”””Hegel había llevado el idealismo positivo a su perfección. Para él no sólo se había transmutado todo el mundo matérial en un mundo de las ideas y todas la historia en una historia de las ideas. No se contenta con clasificar minuciosamente los objetos del pensamiento, sino que procura, asimismo, exponer el acto productivo”” [Marx Engels, ‘Textos suprimidos por Marx y Engels’, in Marx Engels, La ideologia alemana, 1971] (pag 675)”,”MADx-719″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”A ideologia alemã. Critica de mais recente filosofia alemã em seus representantes Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e do socialismo alemão em seus diferentes profetas. (1845-1846)”,”””Só o que o senhor Grün teve de fazer foi inverter essa passagem, transformar as frases precedentes em conclusões a partir da frase conclusiva a fim de obter essa sua frase totalmente incompreensível. A imagem do sansimonismo refletida por Grün “”se afigura tão confusa e enrolada”” que, na p. 90, ela inicialmente faz surgir do “”dogma prático”” um “”proletariado espiritual”” uma “”hierarquia dos espírito”” e, por fim, dessa hierarquia dos éspiritos a liderança da hierarquia. Ele só precisaria ter lido a ‘Exposition’ para se dar conta de como a visão religiosa do ‘Nouveau christianisme’, em conexão com a pergunta referente a como se deveria constatar a ‘capacité’, introduz a necessidade da hierarquia e de sua liderancá. Com esta Única frase: “”A chacun selon sa capacité, à chaque capacité selon ses oeuvres””, o senhor Grün concluiu toda a sua exposição e crítica da ‘Exposition’ de 1828/1829. Ademais, ele praticamente não menciona o “”Producteur”” e o “”Organisateur””. Ele folheia o livro de Reybaud e, na seçao “”Terceira época do sansimonismo””, p. 126 (Stein, p. 205), ele encontra o seguinte (…)”” [Karl Marx Friedrich Engels, A ideologia alemã, 2007] (pag 487)”,”MADx-720″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Kenneth LAPIDES”,”Marx and Engels on the Trade Unions.”,”Kenneth LAPIDES ha scritto altre cose sul tema del movimento operaio e la stampa marxista. Ha ricevuto il B.A. per Brandeis University e dal 1969 è stato attivo nel movimento sindacale come delegato (shop steward) in Communications Workers of America. Ha scritto pure ‘The Political Economy of Labor: Marx’s Theory of Work’, ‘Wages and Struggle’. 2° copia “”The history of the regulation of the working-day in certain branches of production, and the struggle still going on in others in regard to this regulation, prove conclusively that the isolated labourer, the labourer as “”free”” vendor of his labour-power, when capitalist production has once attained a certain stage, succumbs without any power of resistance. The creation of a normal working-day is, therefore, the product of a protracted civil war, more or less dissembled, between the capitalist class and the working-class. As the contest takes place in the arena of modern industry, it first breaks out in the home of that industry – England. The English factory workers were the champions, not only of the English, but of the modern working-class generally, as their theorists were the first to throw down the gauntlet to the theory of capital. (…)”” (pag 98) [Marx, from Capital, vol 1, 1867 (C, 283-86)] [in Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Kenneth Lapides, Marx and Engels on the Trade Unions, 1987]”,”MADx-721″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”On colonialism. Articles from the New York Tribune and other writings by Karl Marx and Frederick Engels.”,”””The devastating effects of English industry, when contemplated with regard to India, a country as vast as Europe, and containing 150 millions of acres, are palpable and confounding. But we must not forget that they are only the organic results of the whole system of production as it is now constituted. That production rests on the supreme rule of capital. The centralization of capital is essential to the existence of capital as an independent power. The destructive influence of that centralization upon the markets of the world does but reveal, in the most gigantic dimensions, the inherent organic laws of political economy now at work in every civilized town. The bourgeois period of history has to create the material basis of the new world – on the one hand the universal intercourse founded upon the mutual dependency of mankind, and the means of the intercourse; on the other hand the development of the productive powers of man and the transformation of material production into a scientific domination of natural agencies. Bourgeois industry and commerce create these material conditions of a new world in the same way as geological revolutions have created the surface of the earth. When a great social revolution shall have mastered the results of the bourgeois epoch, the market of the world and the modern powers of production, and subjected them to the common control of the most advanced peoples, then only will human progress cease to resemble that hideous pagan idol, who would not drink the nectar but from the skulls of the slain.”” (pag 86-87) [Karl Marx, The Future Results of the British Rule in India][in Karl Marx Frederick Engels, On colonialism, 1972]”,”MADx-722″ “MARX Karl”,”Die Klassenkämpfe in Frankreich, 1848-1850. Abdruck aus der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” politisch-ökonomische Revue, Hamburg, 1850.”,”MARX Karl Organizzazione del lavoro. “”Organisation der Arbeit. Aber die Lohnarbeit, das ist die vorhandene, bürgerliche Organisation der Arbeit. Ohne sie kein Kapital, keine Bourgeoisie, keine bürgerliche Gesellschaft. Ein eigenes Ministerium der Arbeit! Aber die Ministerien der Finanzen, des handels, der öffentlichen Arbeiten, sind sie nicht die bürgerlichen Ministerien der Arbeit? Und neben ihnen ein proletarisches Ministerium der Arbeit, es müßte ein Ministerium der Ohnmacht sein, ein Ministerium der frommen Wünsche, eine Kommission des Luxemburg.”” (pag 31) [Karl Marx, Die Klassenkämpfe in Frankreich, 1848-1850, 1911]”,”MADx-726″ “MARX Karl”,”The Poverty of Philosophy (being a translation of the ‘Misère de la philosophie) (A Reply to “”La Philosophie de la misère”” of M. Proudhon).”,”””Do not say that the social movement excludes the political movement. There has never been a political movement which was not at the same time social. It is only in an order of things in which there will be no longer classes or class antagonism that ‘social evolutions’ will cease to be ‘political revolutions’. Until then, on the eve of each general reconstruction of society, the last word of social science will ever be: “”Le combat ou la mort; la lutte sanguinaire ou le néant. C’est ainsi que la question est invinciblement posée””. George Sand. (Combat or death; bloody struggle or extinction. It is thus that the question is irresistibly put). Finis.”” (pag 160) [Karl Marx, The Poverty of Philosophy (being a translation of the ‘Misère de la philosophie) (A Reply to “”La Philosophie de la misère”” of M. Proudhon), 1900]”,”MADx-727″ “MARX Karl”,”Grundrisse. Foundation of the Critique of Political Economy (Rough Draft).”,”””The entire ‘credit system’, and the over-trading, over-speculation etc. connected with it, rests on the necessity of expanding and leaping over the barrier to circulation and the sphere of exchange. This appears more colossally, classically, in the relations between peoples than in the relations between individuals. Thus e.g. the English forced to ‘lend’ to foreign nations, in order to have them as customers. At bottom, the English capitalist exchanges doubly with ‘productive’ English capital, as himself, as Yankee etc, or in whatever other form he has placed his money. Capital as ‘barrier to production’ is pointed out: e.g. Hodgskin: ‘In the present state, every accumulation of capital adds to the amount of profit demanded from the labourer, and extinguishes all that labour which would only procure the labourer his comfortable existence… ‘Profit’ the limitation of production’. (H[odgskin, Notebook,] p. 46).”” [Karl Marx, Grundrisse. Foundation of the Critique of Political Economy (Rough Draft), 1993] (pag 416-417)”,”MADx-728″ “MARX Karl, textes choisis et annotés par Jean KANAPA”,”Textes. I. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire sur le colonialisme.”,”””Une transformation massive des hommes s’avère nécessaire pour la création en masse de cette conscience communiste, comme aussi pour mener la chose elle-même à bien; or, une telle transformation ne peut s’opérer que par un mouvement pratique, par une ‘révolution’; cette révolution n’est donc pas seulement rendue nécessaire parce qu’elle est le seul moyen de renverser la classe ‘dominante’, elle l’est également parce que seule une révolution permettra à la classe qui renverse l’autre de balayer toute la pourriture du vieux système qui lui colle après et de devenir apte à fonder la société sur des base nouvelles.”” (pag 113) [Karl Marx, L’idéologie allemande, 1970] [in Karl Marx, Textes. I. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire sur le colonialisme]”,”MADx-729″ “MARX Karl”,”Capital. A Critique of Political Economy. The Process of Capitalist Production. Translated from the Third German Edition by Samuel Moore and Edward Aveling, edited by Frederick Engels, Revised and Amplified according to the Fourth German Edition by Ernest Untermann.”,”””My dialectic method is not only different from the Hegelian, but is its direct opposite. To Hegel, the life-process of the human brain, i.e., the process of thinking, which, under the name of “”the Idea””, he even transforms into an independent subject, is the demiurgos of the real world, and the real world is only the external, phenomenal form of “”the Idea””. With me, on the contrary, the ideal is nothing else than the material world reflected by the human mind, and translated into forms of thought. The mystifying side of Hegelian dialectic I criticised nearly thirty years ago, at a time when it was still the fashion. But just as I was working at the first volume of “”Das Kapital””, it was the good pleasure of the peevish, arrogant, mediocre [descendants] who now talk large in cultured Germany, to treat Hegel in the same way as the brave Moses Mendelssohn in Lessing’s time treated Spinoza, i.e., as a “”dead dog””. I therefore openly avowed myself the pupil of that mighty thinker, and even here and there, in the chapter on the theory of value, coquetted with the modes of expression peculiar to him. The mystification which dialectic suffers in Hegel’s hands, by no means prevents him from being the first to present its general form of working in a comprehensive and conscious manner. With him it is standing on its head. It must be turned right side up again, if you would discover the rational kernel within the mystical shell””. [Karl Marx, Capital. A Critique of Political Economy, 1906] (pag 25)”,”MADx-730″ “MARX Karl”,”Feuerbach. Conception matérialiste contre conception idéaliste. Extrait de ‘L’idéologie allemande’.”,”MARX Karl “”L’histoire n’est rien que la succession des générations, qui viennent l’une après l’autre et dont chacune exploite les matériaux, les capitaux, les forces productives légués par toutes les générations précédentes; par conséquent, chacune d’elles continue, d’une part, l’activité traditionnelle dans des circonstances entièrement modifiées et, d’autre part, elle modifie les anciennes conditions par une activité totalement différent. Grâce à des artifices spéculatifs, on peut nous faire croire que l’histoire à venir est le but de l’histoire passée. Ainsi, par example, on attribue à la découverte de l’Amérique un but, celui d’avoir permis le déclenchement de la Révolution française. Grâce à quoi l’histoire se voit assigner des fins particulières et devient une “”personne parmi des personnes”” (telles que “”Conscience de soi, Critique, Unique””, etc.) tandis que ce que l’on désigne par les termes “”vocation””, “”but””, “”germe””, “”Idée”” de l’histoire antérieure et tout simplement une abstraction de l’histoire ultérieure, une abstraction de l’influence active que l’histoire passée exerce sur l’histoire récente””. [Karl Marx, Feuerbach. Conception matérialiste contre conception idéaliste. Extrait de ‘L’idéologie allemande’, 2009] (pag 32-33)”,”MADx-732″ “MARX Carlo”,”Le origini della società borghese. L’ espropriazione dei contadini.”,”2° copia Inserito in vetrina provvisoriamente al posto di MADx-571, questo va sugli scaffali ordinari.”,”MADx-571-B” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,”””Intendere è superare”” (Hegel) citato da Labriola (pag 78) (Marx Engels, Manifesto, 1973) “”Intendere la storia diventava da quel punto in poi la cura principale dei teorici del comunismo, E come si potrebbe mai più contrapporre alla dura realtà sua, intendo dire della storia, un vagheggiato e sia pure perfettissimo ideale? Né è chi possa affermare, che il comunismo sia lo stato naturale e necessario della vita umana, di ogni tempo e luogo, per rispetto al quale tutto il corso delle formazioni storiche ci debba apparire come una serie di deviazioni e di aberrazioni. Né ad esso si va, o si torna, per spartana abnegazione, o per cristiana rassegnazione. Esso può essere, anzi deve essere e sarà la conseguenza del dissolversi di questa nostra società capitalistica. Ma in questa la dissoluzione non può essere inoculata ad arte, né importata ab extra. Si dissoverà per il proprio peso, direbbe Machiavelli. Cadrà come forma di produzione, che genera da sè in sé stessa la costante e progressiva ribellione delle forze produttive contro i rapporti (giuridici e politici) della produzione; e intanto non continua a vivere, finché vive e vivrà, se non aumentando la concorrenza, che genera le crisi, e con la vertiginosa estensione della sua sfera di azione, le condizioni intrinseche della sua morte inevitabile””. (pag 72-73) [Antonio Labriola, Da ‘In memorie del Manifesto dei comunisti’, 1895] [in Marx, Engels, Manifesto del partito comunista, 1973)”,”MAED-379″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Robert C. TUCKER”,”The Marx-Engels Reader.”,”Robert C. TUCKER è professore emerito di politica alla Princeton University. “”Now before we proceed further, the following must be said: The ‘possibility’ of crisis, which became apparent in the ‘simple metamorphosis’ of the commodity, is once more demonstrated, and further developed, by the disjunction between the (direct) process of production and the process of circulation. As soon as these processes do not merge smoothly into one another but become independent of one another, the crisis is there. The possibility of crisis is indicated in the metamorphosis of the commodity like this: Firstly, the commodity which actually exists as use-value, and nominally, in its price, as exchange-value, must be transformed into money. C-M. If this difficulty, the sale, is solved then the purchase, M-C, presents no difficulty, since money is directly exchangeable for everything else. The use-value of the commodity, the usefulness of the labour contained in it, must be assumed from the start, otherwise it is no commodity is equal to its social value, that is to say, that the labour-time materialised in it is equal to the socially ‘necessary’ labour-time for the production of this commodity. The possibility of a crisis, in so far as it shows itself in the simple form of metamorphosis, thus only arises from the fact that the differences in form – the phases – which it passes through in the course of its progress, are in the first place necessary correlation, they are distinct parts and forms of the process, independent of each other, diverging in time and pace, separable and separated from each other. The possibility of crisis therefore lies solely in the separation of sale from purchase.”” [Karl Marx, Theories of Surplus Value] [in Karl Marx Friedrich Engels, The Marx-Engels Reader, a cura di Robert C. Tucker, 1978] (pag 450)”,”MAED-383″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Luciano GRUPPI”,”Opere scelte.”,”””E questa borghesia che si indigna persino della lotta puramente parlamentare e letteraria in difesa del potere della propria classe e ha tradito i capi di questa lotta, ora, quando tutto è terminato, osa accusare il proletariato di non essersi gettato per essa in una lotta sanguinosa, in una lotta a morte. Questa borghesia che in ogni momento ha sacrificato il suo interesse generale di classe, cioè il suo interesse politico, al più gretto e sordido interesse privato, e ha preteso dai suoi rappresentanti lo stesso sacrificio, ora si lamenta, dicendo che il proletariato ha sacrificato ai propri interessi materiali i suoi ideali politici. Essa si comporta come un’anima generosa che il proletariato, traviato dai socialisti, avrebbe misconosciuto e abbandonato nel momento decisivo. Ed essa trova un’eco generale nel mondo borghese. Non parlo qui naturalmente dei politicanti tedeschi da caffé e dei poveri di spirito. Mi riferisco, per esempio, allo stesso ‘Economist’, che ancora il 29 novembre 1851, cioè 4 giorni prima del colpo di Stato, aveva dichiarato Bonaparte “”sentinella dell’ordine”” e Thiers e Berryer “”anarchici””, e già il 27 dicembre 1851, dopo che Bonaparte ha messo a posto quegli anarchici, denuncia il tradimento che sarebbe stato compiuto da “”masse proletarie ignoranti, incolte, stupide, ai danni del talento, del sapere, della disciplina, dell’influenza, dell’ingegno, delle risorse intellettuali e delle qualità morali degli strati medi ed elevati della società””. La massa stupida, ignorante e volgare non era altro che la massa stessa della borghesia””. (pag 563) [K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte] [in K. Marx F. Engels, Opere scelte, 1971] “”Jules Ferry, avvocato squattrinato prima del 4 settembre, riuscì, come sindaco di Parigi durante l’assedio, a spremersi un patrimonio dalla carestia. Il giorno in cui dovesse rispondere della sua mala amministrazione sarebbe il giorno della sua condanna. Uomini di questo stampo potevano trovare solo tra le rovine di Parigi i loro ‘tickets-of-leave’ (1): erano proprio gli uomini ci cui aveva bisogno Bismarck. Mescolate un poco le carte, Thiers, fino allora ispiratore segreto del governo, apparve d’un tratto alla sua testa, con i ‘tickets-of-leave men’ come ministri. Thiers, questo nano mostruoso, ha affascinato la borghesia francese per quasi mezzo secolo, perché è l’espressione intellettuale più perfetta della sua corruzione di classe. Prima di diventare uomo di Stato aveva già dato prova come storico della sua capacità di mentire. La cronaca della sua vita pubblica è la storia delle sventure della Francia. Unito, prima del 1830, coi repubblicani, sotto Luigi Filippo si intrufolò in un posto di ministro, tradendo il suo protettore Laffitte. Entrò nelle grazie del re provocando sommosse di plebe contro il clero, durante le quali furono saccheggiati la chiesa di Saint-Germain l’Auxerrois e l’Arcivescovado e facendo in pari tempo il ministro spia e l”accoucheur’ (2) carcerario della duchessa di Berry. Il massacro dei repubblicani nella via Transnonain e le successive infami leggi di settembre contro la stampa e il diritto di assocazione furono opera sua. Riapparso a capo del ministero nel marzo 1840, fece stupire la Francia col suo progetto di fortificare Parigi. Ai repubblicani che denunciavano questo progetto come un sinistro complotto contro la libertà di Parigi, egli rispose dalla tribuna della Camera dei deputati: “”Come! Immaginare che delle fortificazioni possono mai essere un pericolo per la libertà! Prima di tutto, voi calunniate ogni possibile governo col supporre che esso possa un giorno tentare di mantenersi al potere bombardando la capitale… ma un governo simile sarebbe dopo la sua vittoria cento volte più impossibile di prima””. Certo nessun governo avrebbe mai osato bombardare Parigi dai forti, tranne quel governo che prima aveva consegnato questi forti ai prussiani”” [K. Marx La guerra civile in Francia] [in K. Marx F. Engels, Opere scelte, a cura di Luciano Gruppi, 1966] [(1) “”In Inghilterra ai delinquenti che hanno già scontato la maggior parte della loro pena si danno alle volte fogli di licenza, coi quali possono vivere in libertà ma sotto la sorveglianza della polizia. Questi fogli si chiamano ‘tickets-of-leave’ e i loro possessori ‘tickets-of-leave men’ (nota all’edizione tedesca del 1872; (2) Ostetrico””] (pag 891-892)”,”MADx-733″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Agostino BISTARELLI”,”Sul Risorgimento italiano.”,”Agostino BISTARELLI ha conseguito il dottorato in Storia contemporanea presso l’Universitat Autonoma di Barcellona. Ha insegnato storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Ha scritto ‘La resistenza dei militari italiani all’estero’, ‘La storia del ritorno. I reduci italiani del secondo dopoguerra’. Il tradimento della borghesia italiana. “”Otto reggimenti dell’esercito piemontese si rifiutarono di combattere perché gli si era fatto credere che a Torino fosse stata proclamata la repubblica, e che Brofferio fosse stato nominato dittatore. Come nel 1814 e nel 1815 la borghesia francese andò incontro esultando ai cosacchi e agli inglesi, così ora a Novara ecc. “”la parte migliore della popolazione”” saluta esultando gli austriaci. Queste simpatie austriache della borghesia rivelano un notevole progresso nello sviluppo italiano. Esse dimostrano che gli entusiasmi nazionalistici di ‘tutte’ le classi sono finiti, che i movimenti dell’autunno e dell’inverno hanno portato alla luce l’antagonismo di classe, hanno spinto il proletariato e i contadini in aperta opposizione contro la borghesia e hanno messo in pericolo l’esistenza politica della borghesia a tal punto che essa è stata costretta ad allearsi col nemico esterno. Ora anche in Piemonte, come già prima a Roma e a Firenze, la lotta per l’indipendenza italiana è diventata in pari tempo una lotta contro la borghesia italiana, al pari della lotta tedesca per l’unità. In Francia, in Germania, in Ungheria, in Italia, successivamente, la borghesia ha tradito la rivoluzione. Mentre in Italia ha chiamato gli austriaci, anche in Prussia e nella stessa Francia essa non esiterebbe un attimo a chiamare i russi per ristabilire la calma ad ogni costo. In Ungheria e in Transilvania lo ha già fatto”” [F. Engels, Neue Rheinische Zeitung 5 aprile 1849] (pag 42-43) [Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Agostino Bistarelli, ‘Sul Risorgimento italiano’, 2011]”,”MADx-734″ “MARX Karl, a cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro primo.”,”””Non possiamo qui sviluppare le leggi della centralizzazione dei capitali, o dell’attrazione di capitale da parte di capitale. Bastino pochi cenni di fatto. La lotta di concorrenza si conduce mediante riduzione del prezzo delle merci. A parità di condizioni, il basso costo delle merci dipende dalla produttività del lavoro; ma questa dipende dalla scala della produzione. Perciò i capitali maggiori battono i capitali minori. Si ricorderà, inoltre, che con lo sviluppo del modo di produzione capitalistico il ‘volume minimo di capitale individuale’ occorrente per condurre un’azienda nelle sue condizioni normali aumenta. Ne segue che i capitali più piccoli si addensano in sfere della produzione, di cui la grande industria non si è ancora impadronita che in via sporadica o in modo incompleto. Qui la concorrenza infuria in ragion diretta del numero dei capitali rivaleggianti e in ragione inversa della loro grandezza, e termina ogni volta con la rovina di molti capitalisti minori, i cui capitali in parte finiscono nelle mani di chi vince, in parte scompaiono. Prescindendo da ciò, con la produzione capitalistica si forma una potenza del tutto nuova, il ‘sistema del credito’, che ai suoi primordi si intrufola di soppiatto come modesto ausilio dell’accumulazione e mediante invisibili fili attira nelle mani di capitalisti individuali o associati i mezzi monetari disseminati in masse più o meno grandi sulla superficie della società, ma ben presto diviene un’arma nuova e temibile nella lotta di concorrenza, e infine si trasforma in poderoso meccanismo sociale per la centralizzazione dei capitali””. (pag 798) [Karl Marx, Il Capitale. Libro primo, 2006] (pag 798)”,”MADx-735″ “MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro secondo.”,”””E’ una pura tautologia dire che le crisi nascono da mancanza di consumo solvibile o di consumatori solvibili. Il sistema capitalistico non conosce specie di consumo che non sia quella solvibile, fatta eccezione per il consumo ‘sub forma pauperis’ o per quello del “”mariuolo””. Che delle merci siano invendibili, non significa se non che per esse non si sono trovati compratori in grado di pagare, dunque consumatori (sia che le merci vengano comprate, in ultima istanza, a scopo di consumo produttivo o di consumo individuale). Ma, se si vuol dare a questa tautologia una parvenza di più profonda giustificazione dicendo che la classe operaia riceve una quota troppo misera del suo stesso prodotto; che, quindi, al male si porrebbe rimedio qualora ne ricevesse una parte maggiore, e di conseguenza il suo salario crescesse, c’è solo da osservare che le crisi sono preparate ogni volta proprio daun periodo in cui il salario in generale aumenta e la classe operaia riceve ‘realiter’ una quota maggiore della parte del prodotto annuo destinata al consumo. Dal punto di vista di questi cavalieri del sano e “”semplice”” buon senso, quel periodo dovrebbe viceversa allontanare la crisi. Sembra dunque che la produzione capitalistica implichi condizioni indipendenti dalla buona o cattiva volontà, che solo in via momentanea, e sempre soltanto come segno premonitore di una crisi, permettono quella prosperità relativa della classe operaia”” (pag 495) [Karl Marx, Il Capitale. Libro secondo, 2006, a cura di Bruno Maffi]”,”MADx-736″ “MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro terzo.”,”””Per quanto possano apparire per il resto disparati, tutti questi rapporti hanno una cosa in comune: il capitale frutta di anno in anno al capitalista un profitto, il suolo frutta al suo proprietario una rendita fondiaria, e la forza lavoro – in condizioni normali, e finché rimane forza lavoro utilizzabile – frutta all’operaio un salario. Queste tre parti di valore del valore totale annualmente prodotto, e le frazioni ad esse corrispondenti del prodotto totale annualmente prodotto – prescindiamo qui, a tutta prima, dall’accumulazione – possono essere consumate annualmente dai loro rispettivi possessori senza che la fonte della loro produzione si inaridisca. Esse appaiono come frutti, da consumarsi anno per anno, di un albero perenne, o meglio di tre alberi perenni; costituiscono il reddito annuo di tre classi, del capitalista, del proprietario fondiario e del lavoratore, redditi che il capitalista in funzione ripartisce nella veste di colui che estorce direttamente il pluslavoro e impiega in generale il lavoro. Perciò al capitalista il suo capitale, al proprietario fondiario la sua terra, e all’operaio la sua forza lavoro, o piuttosto lo stesso suo lavoro (…) appaiono come tre fonti diverse dei loro redditi specifici: del profitto, della rendita fondiaria e del salario. Ed essi lo sono, in realtà, nel senso che per il capitalista il capitale è una perenne macchina di estorsione del pluslavoro, per il proprietario fondiario la terra è una perenne calamita per l’attrazione di una parte del plusvalore spremuto dal capitale e infine, per l’operaio, il lavoro è la condizione e il mezzo sempre rinnovantisi per assicurarsi a titolo di salario una parte del valore da lui creato, quindi un’aliquota del prodotto sociale misurata da questa parte di valore: i mezzi di sussistenza necessari”” (pag 1013) [Karl Marx a cura di Bruno MAFFI, Il Capitale. Libro terzo, 2006] “”Infine, accanto al capitale come fonte autonoma di plusvalore figura la proprietà fondiaria in quanto barriera del profitto medio e causa del trasferimento di una parte del plusvalore ad una classe che né lavora essa stessa, né sfrutta direttamente gli operai, né, come il capitale produttivo d’interesse, può appellarsi a ragioni consolatorie e moralmente edificanti come, per es., il rischio e il sacrificio impliciti nella cessione in prestito del capitale. Poiché qui una parte del plusvalore sembra direttamente collegato non a rapporti sociali, ma ad un elemento naturale, la terra, la forma dell’estraniazione e fossilizzazione delle diverse parti del plusvalore l’una di fronte all’altra trova il suo coronamento, il nesso interno è definitivamente spezzato e la sua sorgente completamente sepolta, proprio in seguito alla reciproca autonomizzazione dei rapporti di produzione legati ai diversi elementi materiali del processo di produzione. In capitale-profitto, o meglio ancora capitale-interesse, terra-proprietà fondiaria, lavoro-salario, in questa trinità economica come nesso fra gli elementi del valore e della ricchezza in generale e le loro fonti, trovano il loro coronamento la mistificazione del modo di produzione capitalistico, la reificazione dei rapporti sociali, l’immediato concrescere dei rapporti materiali di produzione e della determinatezza storico-sociale: il mondo stregato, distorto e capovolto in cui Monsieur le Capital e Madame la Terre conducono la loro fantasmagorica esistenza, come caratteri sociali e insieme, direttamente, come semplici cose. Il grande merito dell’economia classica è di aver dissolto questa falsa apparenza ed illusione (…)””. (pag 1023-1024) [Karl Marx a cura di Bruno MAFFI, Il Capitale. Libro terzo, 2006]”,”MADx-737″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roberto FINESCHI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale (1863-1890). Tomo I.”,”Comitato scientifico: Gian Mario Bravo (Presidente Onorario), Mario Cingoli (Presidente), Maria Luisa Barbera, Riccardo Bellofi ore, Bruno Bongiovanni, Stefano Bracaletti, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Giuseppe Di Marco, Roberto Finelli, Roberto Fineschi, Fabio Frosini, Antonio Gargano, Emilio Gianni, Augusto Illuminati, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Nicolao Merker, Vittorio Morfi no, Luca Pinzolo, Maria Turchetto, Marco Vanzulli, Ferdinando Vidoni] Volume 31 I “”La ‘forma del lavoro di molti’, che lavorano l’uno accanto all’altro e l’uno assieme all’altro secondo un piano in ‘uno stesso’ processo di produzione o in processi di produzione differenti ma ‘connessi’, si chiama ‘cooperazione’. Come la forza d’attacco di uno squadrone di cavalleria o la forza di resistenza di un reggimento di fanteria è essenzialmente diversa dalle forze di attacco e di resistenza sviluppate da ogni cavaliere o fante preso singolarmente, così la ‘somma meccanica delle forze’ dei lavoratori presi singolarmente è sostanzialmente diversa dal potenziale sociale di forza che si sviluppa quando molte braccia cooperano ‘contemporaneamente a una stessa operazione indivisa’; p. es., quando c’è da sollevare un peso, da girare una manovella o da rimuovere un ostacolo. Qui il lavoro preso singolarmente non potrebbe produrre in nessun modo l’effetto del lavoro combinato, oppure potrebbe produrlo soltanto in periodi molto più lunghi, oppure soltanto su infima scala. Qui non si tratta soltanto di aumento della forza produttiva industriale attraverso la cooperazione, ma di creazione di una forza produttiva che deve essere in sé e per sé ‘forza di massa’. (pag 357) [Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale (1863-1890). Tomo I., 2012]”,”MADx-738″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roberto FINESCHI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Manoscritto economico 1863-1865. Il capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Capitolo sesto. Risultati del processo di produzione immediato. Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. I ed. tedesca (1867). Primo capitolo e appendice sulla forma di valore. Manoscritto 1871-1872. Varianti dalla I (1867), II (1872/3) e III ed. tedesca (1883) e dall’ed. francese (1872-75) del primo libro del ‘Capitale’. Apparato Glossario. Note esplicative. Prospetto pesi e misure. Letteratura citata. Indice dei nomi, Indice analitico. Tomo II.”,”Comitato scientifico: Gian Mario Bravo (Presidente Onorario), Mario Cingoli (Presidente), Maria Luisa Barbera, Riccardo Bellofi ore, Bruno Bongiovanni, Stefano Bracaletti, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Giuseppe Di Marco, Roberto Finelli, Roberto Fineschi, Fabio Frosini, Antonio Gargano, Emilio Gianni, Augusto Illuminati, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Nicolao Merker, Vittorio Morfi no, Luca Pinzolo, Maria Turchetto, Marco Vanzulli, Ferdinando Vidoni] Volume 31 II “”Entrambe le peculiarità della ‘forma di valore’ sviluppate per ultime divengono ancora più chiare se noi torniamo al grande pensatore che per primo ha analizzato la ‘forma di valore’, come molte forme del pensiero, della società e della natura, e per lo più in modo più felice dei suoi moderni successori. Aristetele. In primo luogo Aristotele, enuncia chiaramente che la ‘forma di denaro’ della merce è solo ‘la figura ulteriormente sviluppata della forma semplice di valore’, cioè dell’espressione del valore di una merce in un”altra’ merce qualsiasi, perché dice: “”5 letti = 1 casa”” “”non si distingue”” da “”5 letti = tanto e tanto denaro””. Egli coglie inoltre che il ‘rapporto di valore’ in cui è racchiusa questa ‘espressione di valore’ comporta a sua volta che la casa venga ‘posta qualitativametne uguale’ al letto e che queste cose diverse ai sensi non sarebbero riferibili l’una all’altra ‘come grandezze commensurabili senza tale eguaglianza d’essenza’. “”Lo scambio””, dice, “”non può essere ‘senza eguaglianza’, ma eguaglianza ‘non’ può essere ‘senza commensurabilità’. Qui tuttavia si ferma e rinuncia all’ulteriore analisi della forma di valore. “”E’ però ‘in verità impossibile’ che cose di genere così diverso siano commensurabili, cioè ‘qualitativamente uguali’. Questo esser posti uguali può essere solo qualcosa di estraneo alla vera natura delle cose, dunque solo “”risorsa estrema per il bisogno pratico””. Aristotele stesso ci dice dunque dove si areni la sua analisi ulteriore, vale a dire sulla mancanza del ‘concetto di valore’. Che cosa è quell”uguale’, cioè la sostanza che la casa ‘rappresenta’ per il letto nell’espressione di valore del letto? Una tal cosa “”non”” può “”in verità esistere”” dice Aristotele. Perché? Di fronte al letto, la casa rappresenta ‘un uguale’ nella misura in cui essa rappresenta l’effettivamente ‘uguale’ in entrambi, casa e letto. E cioè – ‘lavoro umano’. Che però nella forma dei ‘valori’ delle merci, tutti i lavori sono espressi come ‘lavoro umano uguale’ e che perciò ‘valgono come uguali’, Aristotele non poteva ‘ricavarlo’ dalla forma di valore delle merci, perché la società ‘greca’ poggiava sul ‘lavoro schiavistico’, perciò aveva come ‘base naturale’ la ‘ineguaglianza degli uomini e dei loro lavori’. L’arcano dell’espressione di valore, l’ ‘eguaglianza’ e l”uguale validità di tutti i lavori’, perché, e nella misura in cui, essi sono ‘lavoro umano in genere’, non può essere decifrato prima che ‘il concetto dell’eguaglianza umana’ possegga già la solidità di un pregiudizio popolare. Ciò è però possibile solo in una società in cui ‘la forma di merce’ sia la forma universale del prodotto del lavoro, dunque anche il rapporto reciproco degli uomini ‘come possessori di merci’ sia il rapporto sociale dominante. Il genio di Aristotele risplende proprio in questo che egli ‘scopre’ un ‘rapporto di uguaglianza nell’espressione di valore’ delle merci. Solo il limite storico della società in cui visse gli impedì di scoprire in che cosa “”in verità”” consistesse questo ‘rapporto di eguaglianza’””. (pag 1089-1090) (controllare)”,”MADx-739″ “MARX Karl, a cura Antonio Roberto BERTELLI”,”As lutas de classes na França (1848-1850).”,”””A praga da batata e as más colheitas de 1845 e 1846 avivaram a efervescência geral de povo. A carestia de 1847 provocou na França, como no resto do continente, conflitos sangrentos. (…) O outro grande acontecimento econômico que acelerou a eclosão da revolução foi uma ‘crise geral do comércio e da indústria’ na Inglaterra; anunciada, já no outono de 1845, pela quebra geral dos especuladores de ações ferroviárias, contida durante o ano de 1846 graças a uma série de circunstâncias meramente acidentais – como a iminente abolição das taxas aduaneiras sobre cereais – estourou, por fim, no outono de 1847, com as falências dos grandes comerciantes londrinos em produtos coloniais, às quais se seguiram muito de perto as dos bancos agrários e o fechamento de fábricas nos distritos industriais da Inglaterra.”” (pag 55) [Karl Marx, As lutas de classes na França (1848-1850), 1986]”,”MADx-740″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifest der Kommunistischen Partei.”,”””Die Kommunisten sind also praktisch der entschiedenste, immer weitertreibende Teil der Arbeiterparteien aller Länder; sie haben theoretisch vor der übrigen Masse des Proletariats die Einsicht in die Bedingungen, den Gang und die allgemeinen Resultate der proletarischen Bewegung voraus””. (pag 43-44) [Karl Marx Friedrich Engels, Manifest der Kommunistischen Partei, SD]”,”MADx-741″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL, edizione riveduta da Louis JANOVER”,”Révolution et socialisme. Pages choisies.”,”””Si les ouvriers allemands ne peuvent s’emparer du pouvoir et faire triompher leurs intérêts de classe sans passer par toute une évolution révolutionnaire d’une assez longue durée, du moins ont-ils, cette fois, la certitude que le premier acte du drame révolutionnaire imminent coïncide avec le triomphe direct de leur propre classe en France et qu’il s’en trouve accéléré. Mais ils doivent contribuer eux-mêmes au maximum à leur victoire finale en prenant conscience de leurs intérêts de classe, en se posant dès que possible en parti indépendant, sans se laisser détourner un seul instant, par les phrases hypocrites des petits-bourgeois, de l’organisation autonome du parti du prolétariat. Leur cri de guerre doit être: la révolution en permanence! [Marx, Adresse, 1850, Mew, VII, p. 253][in Karl Marx, a cura di Maximilien Rubel, edizione riveduta da Louis Janover, Révolution et socialisme. Pages choisies, 2008] (pag 72-73)”,”MADx-742″ “MARX Karl, a cura di Frederick ENGELS”,”Capital. A Critique of Political Economy.”,”””My dialectic method is not only different from the Hegelian, but is its direct opposite”” (pag XXX) J.S. Mill, Cernysevskij. “”The Continental revolution of 1848-9 also had its reaction in England. Men who still claimed some scientific standing and aspired to be something more than mere sophists and sycophants of the ruling-class, tried to harmonise the Political Economy of capital with the claims, no longer to be ignored, of the proletariat. Hence a shallow syncretism, of which John Stuart Mill is the best representative. It is a declaration of bankruptcy by bourgeois economy, an event on which the great Russian scholar and critic, N. Tschernyschewsky, has thrown the light of a master mind in his “”Outlines of Political Economy according to Mill””””. (prefazione di Karl Marx, 1873) [Karl Marx, Capital. A Critique of Political Economy, 1903] (pag XXIV)”,”MADx-743″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; LABRIOLA Antonio”,”Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista.”,”””Nella società borghese il lavoro vivo è soltanto un mezzo per aumentare il lavoro accumulato. Nella società comunistica il lavoro accumulato è soltanto un mezzo per rendere più largo e più ricco, più progredito il modo di esistenza dei lavoratori. Nella società borghese il passato domina in sul presente, nella società comunistica il presente sarà signore del passato. Nella società borghese il capitale è personale ed indipendente, mentre l’individuo operante è privo d’indipendenza e di personalità. Ora l’abolizione di tale stato di cose vien detta dalla borghesia abolizione della personalità e della libertà. Ed a ragione. Perché si tratta per fermo di abolire la personalità, la indipendenza e la libertà del borghese. Sotto il nome di libertà ora, per entro agli attuali rapporti borghesi della produzione, s’intende il libero commercio, e il libero comprare e vendere.”” [Karl Marx Friedrich Engels, Antonio Labriola, Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista, 1973] (pag 55)”,”MADx-744″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On Revolution.”,”pag 232 foto di Bernstein e Kautsky “”That, after the most tremendous war of modern times, the conquering and the conquered hosts should fraternize for the common massacre of the proletariat – this unparalleled event does indicate, not, as Bismarck thinks, the final repression of a new society upheaving, but the crumbling into dust of bourgeois society. The highest heroic effort of which old society is still capable is national war; and this is now proved to be a mere governmental humbug, intended to defer the struggle of classes and to be thrown aside as soon as that class struggle bursts out into civil war. Class rule is no longer able to disguise itself in a national uniform; the national governments are ‘one’ as against the proletariat!”” [The Civil War in France] [Karl Marx, a cura di Saul K. Padover, On Revolution, 1971] (pag 368) “”1851. Late April. Publication of first part of ‘Gesammelte Aufsätze von Karl Marx (Collected Essays by Karl Marx), by Hermann Becker in Cologne”” (pag XXXIX) Hermann Becker. “”En 1850, sept ans après son adhésion au communisme, et alors qu’il militait comme chef de la Ligue des communistes, Marx autorisa Hermann Becker, membre de la même Ligue, à publier un choix de ses écrits en plusieurs volumes. La première livraison fut publiée à Cologne en 1851. On y trouve les articles libéraux et démocratiques des Anekdota et de la Rheinische Zeitung, ce qui veut dire que Marx ne les considère point comme dépassés, et que la lutte pour les libertés démocratiques reste la tâche du jour. II est convaincu que ses premières idées sur la démocratie contiennent en puissance tous les éléments de cet humanisme dont le communisme n’a été qu’un aspect particulier ; et cela, Marx l’affirme dans ses manuscrits de 1844, première ébauche du Capital””. (fonte 1962 Le concept de démocratie chez Marx [Rubel]) (Le contrat social N°4 vol. 6) (http://bataillesocialiste.wordpress.com/documents-historiques/1962-le-concept-de-democratie-chez-marx-rubel/)”,”MADx-745″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. II. Activité et organisation.”,”Statuti provvisori dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Ait) (pag 91-93) “”Une révolution est un phénomène purement naturel, commandé par des lois physiques, plutôt que des régles qui déterminent en temps ordinaire le cours de la société, mieux, ces règles prennent dans les révolutions un caractère beaucoup plus physique, la force matérielle de la nécessité s’y manifestant avec plus de violence”” (Engels a Marx, 13 février 1851, extrait) [Karl Marx Friedrich Engels, Le parti de classe. II. Activité et organisation, 1973] (pag 52)”,”MADx-747″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. III. Questions d’organisation.”,”Partito di massa. “”Pour la première fois dans l’histoire, un parti ouvrier, solidement soudé, apparaît (en Allemagne) comme une véritable puissance politique. Il est né et a grandi sous les persécutions les plus dures, a conquis de haute lutte une position après l’autre, s’est libéré de tout philistinisme dans le pays le plus philistin d’Europe, comme il s’y est libéré de tout chauvinisme dans les pays le plus assoiffé de victoires. C’est une puissance dont l’existence et le gonflement sont aussi incompréhensibles et mystérieux aux gouvernements et aux vieilles classes dominantes que la montée du flot chrétien l’était aux puissance de la Rome décadente. Il grandit et développe ses forces aussi sûrement et irrésistiblement que jadis le christianisme, si bien que l’équation de son taux de croissance – donc le moment de sa victoire finale – peut d’ores et déjà, être calculée mathématiquement. Au lieu d’étouffer, la loi antisocialiste l’a poussé en avant; il n’a daigné répondre que d’un revers de main à la réforme sociale de Bismarck, et le dernier moyen grâce auquel on cherche à l’étouffer momentanément – l’inciter à un putsch prématuré – ne ferait que susciter un éclat de rire inextinguible””. (pag 171-172) [Engels à Karl Kautsky, 8 novembre 1884][in Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Roger Dangeville, Le parti de classe. III. Questions d’organisation, 1973]”,”MADx-748″ “MARX Karl”,”The Civil War in France.”,”‘This important account of the Commune, written by Marx on behalf of the General Council of the International Working Men’s Association, was completed in May 1871. As Engels says in his ‘Introduction’, it is “”an outstanding example of the author’s remarkable gift for grasping clearly the character, the import, and the inevitable consequences of great historical events””. (in copertina) “”The Commune admitted all foreigners to the honour of dying for the immortal cause. Between the foreign war lost by their treason, and the civil war fomented by their conspiracy with the foreign invader, the bourgeoisie had found the time to display their patriotism by organising police-hunts upon the Germans in France. The Commune made a German working man its Minister of Labour. Thiers, the bourgeoisie, the Second Empire, had continually deluded Poland by loud professions of sympathy, while in reality betraying her to, and doing the dirty work of Russia. The Commune honoured the heroic sons of Poland by placing them at the head of the defenders of Paris. And, to broadly mark the new era of history, it was conscious of initiating, under the eyes of the conquering Prussians on the one side and of the Bonapartist army, led by Bonapartist generals, on the other, the Commune pulled down that colossal symbol of martial glory, the Vendôme column””. (pag 47-48) [Karl Marx, The Civil War in France, 1933] Erratum (pag 19) La frase:”” Of late the German philistine has once more been filled with wholesome terror at te words: Dictatorship of the Proletariat.”” Va corretta così: “”Of late the Social-Democratic philistine…””. Il cambiamento del termine fu fatto dalla Socialdemocrazia tedesca senza il consenso di Engels.”,”MADx-750″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 26. Erster Teil.”,”‘Erscheinungen des Kapitalismus auf dem Gebiet der immateriellen Produktion’ (pag 385) Vol. 26 1° tomo “”Die monetary panic in London hat einigermaßen subsided in den letzten Tagen, wird aber bald von neuem beginnen, wozu unter anderm Fould (Achille Fould, ndr) beitragen wird, der mit einem französischen Bankdirektor hier angelangt ist, um den Goldexport von England nach Frankreich zu regulieren. Die Suspension des Bankaktes selbst konnte natürlich nur so weit wirken, als sie das künstliche surplus des Panic’s abnahm, das der Akt geschaffen hat. Das banking department hätte sich den folgenden Tag insolvent erklären müssen, da der Reservefond nur noch 4-500 000 £ betrug, während die Deposits – public und private – sich über 17 Millionen beliefen. Andrerseits war diese Gefahr rein durch den Akt selbst produziert, indem der Metallvorrat im issuing department nicht tief under einem Drittel der issued Notes stand. (…) In Amerika scheint es fast sicher, daß die Protectionists obenauf kommen infolge der Krisis. Dies wird für die Herrn Engländer nachhaltiges Pech bewirken.”” (pag 216-217) (Marx an Engels, Nov. 24. 1857) [Karl Marx Friedrich Engels,”,”MADx-525″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 29. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1856 – Dezember 1859. Zweiter Teil. Briefe von Marx und Engels an dritte Personen. April 1856 – Dezember 1859.”,”Volume 29 “”Die monetary panic in London (Geldpanik) hat einigermaßen subsided in den letzten Tagen, wird aber bald von neuem beginnen, wozu unter anderm Fould (Achille Fould, französischer Bankier und Staatsmann, ndr) beitragen wird, der mit einem französischen Bankdirektor hier angelangt ist, um den Goldexport von England nach Frankreich zu regulieren. Die Suspension des Bankaktes selbst konnte natürlich nur so weit wirken, als sie das künstliche surplus des Panic’s abnahm, das der Akt geschaffen hat. Das banking department hätte sich den folgenden Tag insolvent erklären müssen, da der Reservefond nur noch 4-500 000 £ betrug, während die Deposits – public und private – sich über 17 Millionen beliefen. Andrerseits war diese Gefahr rein durch den Akt selbst produziert, indem der Metallvorrat im issuing department nicht tief under einem Drittel der issued Notes stand. (…) In Amerika scheint es fast sicher, daß die Protectionists obenauf kommen infolge der Krisis. Dies wird für die Herrn Engländer nachhaltiges Pech bewirken.”” (pag 216-217) (Marx an Engels, Nov. 24. 1857) [Karl Marx Friedrich Engels, Werke. Band 29. Erster Teil. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1856 – Dezember 1859]”,”MADx-528″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Ausgewählte Briefe.”,”””…The movement in America, just at this moment, is I believe best seen from across the Ocean. On the spot, personal bickerings and local disputes must obscur much of the grandeur of it. And the only thing that could really delay its march, would be the consolidation of these differences into established sects. To some extent, that will be unavoidable; but the less of it the better. And the Germans have most to guard against this. Our theory is a theory of evolution, not a dogma to be learnt by heart and to be repeated mechanically. Je weniger sie den Amerikanern von außen eingepaukt wird und je mehr sie sie durch eigne Erfahrung – unter dem Beistand der Deutschen – erproben, desto tiefer geht sie ihnen in Fleisch und Blut über. When we returned to Germany in spring 1848, we joined the Democratic party, as the only possible means of gaining the ear of the working class; we were the most advanced wing of that party, but still a wing of it. When Marx founded the International, he drew up the General Rules in such a way that ‘all’ working class socialists of that period could join it – Proudhonists, Pierre-Lerouxists, and even the more advanced section of the English Trades Unions; and it was only through this latitude that the International became what is was, the means of gradually dissolving and absorbing all these minor sect, with the exception of the Anarchists whose sudden appearance in various countries was but the effect of the violent bourgeois reaction after the Commune and could therefore safely be left by us to die out of itself, as it did. (…)”” (pag 477-478) [Engels a F. Kelley-Wischnewetzky, January 27, 1887] [K. Marx F. Engels, Ausgewählte Briefe, 1953]”,”MADx-752″ “MARX Karl, a cura di Mario TRONTI”,”Scritti inediti di economia politica.”,” La forma di valore. “”Marx scrisse queste pagine dietro consiglio di Engels e di Kugelmann, mentre il primo libro del ‘Capitale’ era in corso di stampa. Apparvero infatti in appendice alla prima edizione: ‘Das Kapital’, Erster Band, Hamburg, 1867, pp. 764-784. Per la seconda edizione, Marx rielaborò e rifuse queste pagine nel primo capitolo, paragrafo 3, intitolato: “”La forma di valore ossia il valore di scambio””. Il 22 giugno, Marx scriveva ad Engels: “”Per quanto concerne lo sviluppo della ‘forma di valore’, ho seguito e ‘non’ seguito il tuo consiglio, per mantenere anche a questo riguardo una linea dialettica. Cioè, 1) ho scritto un”appendice’ in cui espongo la ‘medesima’ cosa nel modo più semplice e nel modo più da maestro di scuola che mi sia stato possibile; 2) ho ripartito ogni gradino dello sviluppo in paragrafi, ecc., con ‘propri sottotitoli’. Nella ‘prefazione’ dico poi al lettore “”non dialettico”” che può saltare a pié pari le pagine x-y e invece di queste leggere l’appendice. Qui si tratta non solamente dei filistei, ma anche della gioventù avida di sapere, ecc. Inoltre la cosa è d’importanza troppo decisiva per tutto il libro. (…)””. (pag 131) [Karl Marx, La forma di valore] [Karl Marx, Scritti inediti di economia politica, 1963, traduzione e introduzione di Mario Tronti]”,”MADx-753″ “MARX Karl”,”Travail salarié et capital. Suivi de Salaires, prix et profits.”,”””Nous avons donc constaté: Même la ‘situation la plus favorable’ pour la classe ouvrière, ‘l’accroissement le plus rapide possible du capital’, quelque amélioration qu’il apporte à la vie matérielle de l’ouvrier, ne supprime pas l’antagonisme entre ses intérêts et les intérêts du bourgeois, les intérêts du capitaliste. ‘Profit’ et ‘salaire’ sont, après comme avant, ‘en rapport inverse’. Lorsque le capital s’accroît rapidement, le salaire peut augmenter, mais le profit du capital s’accroît relativement plus vite. La situation matérielle de l’ouvrier s’est améliorée, mais aux dépens de sa situation sociale. L’abîme social qui le sépare du capitaliste s’est élargi. (…)””. “”La ‘croissance du capital productif’ et ‘l’augmentation du salaire’ sont-elles vraiment liées aussi inséparablement que le prétendent les économistes bourgeois? Nous ne devons pas les croire sur parole. Nous ne devons même pas les croire lorsqu’ils disent que plus le capital est gras, plus son esclave s’engraisse. La bourgeoisie est trop avisée, elle calcule trop bien pour partager les privilèges à la façon du grand seigneur qui tire vanité de l’éclat de sa domesticité. Les conditions d’existence de la bourgeoisie la contraignent à calculer. Nous devrons donc étudier cela de plus pres (…)””. (pag 49-50) [Karl Marx, Travail salarié et capital, 1931]”,”MADx-754″ “MARX Karl, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Lettres et documents de Karl Marx, 1856-1883. (Estratto dagli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli), Anno primo, 1958.”,”Contiene: – Nota di Karl Marx su “”Miseria della filosofia”” (pag 204-205) – Nota di Marx a Lafargue su “”Socialismo utopistico e Socialismo scientifico”” (pag 205-206) “”Note de Karl Marx sur “”Misère de la Philosophie”” (a). “”La “”Misère de la Philosophie”” de Karl Marx a paru en 1847 peu de temps après les ‘Contradictions Economiques’ de Proudhon qui portaient le sous-titre de “”Philosophie de la Misère””. Ce qui nous détermine à réimprimer ce livre, dont l’édition originale est épuisée, c’est qu’il contient les germes de la théorie développée après vingt ans de travail dans ‘Le Capital’. La lecture de la ‘Misère de la Philosophie’ et celle du ‘Manifeste du parti communiste’, publié par Marx et Engels en 1848, pourront donc servir d’introduction à l’étude du ‘Capital’ et des oeuvres d’autres socialistes modernes, qui comme Lassalle, y ont puisé leurs idées. En autorisant cette republication dans notre organe, Marx a voulu nous donner une preuve de sympathie””. (a) Cette note est écrite sur la première page d’une feuille double de papier fort couleur crème (…). Cette note a été vraisemblablement rédigée en mars 1880. Elle est en effet destinée à introduire la publication dans le journal de Guesde, ‘L’Egalité’, 2a serie, de ‘Misère de la philosophie’, qui paraîtra, avec interruptions, à partir du n° 12 du 7 avril 1880, en ‘variétés’. Le n° 22 annonce l’interruption et la publication future en brochure. La note de Marx se trouve, sans signature et avec de légères modification de style, dans le n° 12 (p. 6/II)”” [(1) L’ouvrage de Proudhon avait paru en octobre 1846; (2) Le mot ‘celle’ est supprimé dans la version de ‘L’Egalité] [in Karl Marx, a cura di Emile Bottigelli, Lettres et documents de Karl Marx, 1856-1883. (Estratto dagli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli), Anno primo, 1958] (pag 204)”,”MADx-755″ “MARX Karl ENGELS Friedrich / LINCOLN Abraham”,”Une révolution inachevée. Sécession, guerre civile, esclavage et émancipation aux Etats-Unis.”,” “”Une telle guerre populaire, des deux côtes, n’avait jamais eu lieu depuis qu’existent les grands Etats, et il est certain que son issue décidera de l’avenir de toute l’Amerique pour des centaines d’années. Dès que sera brisé l’esclavage, cette principale entrave au développement politique et social des Etats-Unis, le pays prendra un essor qui lui assurera à brève échéeance une tout autre place dans l’histoire universelle, et l’armée et la flotte nées de la guerre trouveront bientôt leur emploi””. [Lettera di Friedrich Engels a Joseph Weydemeyer, 24 novembre 1864] [in Karl Marx / Abraham Lincoln, ‘Une révolution inachevée. Sécession, guerre civile, esclavage et émancipation aux Etats-Unis’, 2012]”,”MADx-756″ “MARX Karl, a cura di Vladimiro GIACCHÉ”,”Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti.”,”””L’equilibrio stesso – dato il carattere primitivo di questa produzione – è un caso”” (Marx, Il Capitale, II libro cap.21) “”E’ proprio bello che i capitalisti, che gridano tanto contro il “”diritto al lavoro”” (“”droit au travail””), ora pretendano dappertutto “”pubblico appoggio”” dai governi, e ad Amburgo, a Berlino, a Stoccolma, e Copenaghen e nella stessa Inghilterra (nella forma di sospensione della legge) facciano insomma valere il “”diritto al profitto”” (“”droit au profit””) a spese della comunità. Ed è altrettanto bello che i filistei di Amburgo si siano rifiutati di dare ulteriori elemosine ai capitalisti”” [Marx, lettera a Engels, 8 dicembre 1857, Mew 29.223-224, tr.it. di M.A. Manacorda in MEOC 40.236] [in Karl Marx, a cura di Vladimiro Giacché, Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti, 2009]”,”MADx-757″ “MARX Carlos”,”La guerra civil en Francia.”,”””Si las fronteras van a trazarse en consonancia con los intereses militares, las reclamaciones no acabarán nunca, pues toda linea militar es por fuerza defectuosa y susceptible de mejorarse con la anexión, de nuevos territorios vecinos; además, estas líneas nunca pueden trazarse de un modo inapelable y justo, pues son siempre una imposición del vencedor sobre el vencido, y por consiguiente llevan en su seno siempre el germen de nuevas guerras. Así nos lo enseña la historia toda. Ocurre con las naciones lo mismo que con los individuos. Para privarles del poder de atacar, hay que quitarles también los medios de defenderse. No basta echar las manos al cuello; hay que asesinar. Si alguna vez hubo un conquistador que tomase “”garantías materiales”” para inutilizar una acción, ése fue Napoleón I con el Tratado de Tilsit (1) y con su modo de aplicarlo contra Prusia y el resto de Alemania. Y, sin embargo, pocos años después, su poder gigantesco se venía al suelo como una caña podrida ante el pueblo alemán. ¿Qué significaban las “”garantías materiales”” que Prusia, en sus sueños más fantásticos, pueda o se atreva a imponer a Francia, comparadas con las que le arrancó a ella misma Napoléon I? El resultado no será menos desastroso. Y la historia no medirá su castigo por el número de millas cuadradas arrebatadas a Francia, sino por la magnitud del crimen, que supone resucitar en la segunda mitad del siglo XIX la ‘politica de conquistas'”” [Marx, Segundo Manifiesto del Consejo General de la Asociacion Internacional de los Trabajadores sobre la guerra franco-prusiana][Carlos Marx, La guerra civil en Francia, 1976] (pag 32-33) [ (1) ‘La Paz de Tilsit’ fue firmada en 1807 entre Francia Y Rusia después de la derrota de Prusia por las tropas de Napoléon]”,”MADx-758″ “MARX Karl, a cura di Marcello MUSTO”,”L’alienazione.”,”””Il denaro è il dio tra le merci. Come singolo oggetto tangibile il denaro può essere perciò accidentalmente cercato, trovato, rubato, scoperto, e la ricchezza generale passare tangibilmente in possesso del singolo individuo. Dalla sua forma di schiavitù nella quale si presenta come semplice mezzo di circolazione, esso diventa improvvisamente sovrano e dio nel mondo delle merci. Esso rappresenta l’esistenza celeste delle merci, mentre queste rappresentano la sua esistenza terrena. Ciascuna forma della ricchezza naturale, prima che questa sia tramutata mediante il valore di scambio, suppone una relazione sostanziale dell’individuo con l’oggetto, al punto che l’individuo, per uno dei suoi aspetti, appare esso stesso materializzato nella cosa, e nello stesso tempo il suo possesso della cosa appare come un determinato sviluppo della sua individualità; la ricchezza di pecore rivela lo sviluppo dell’individuo come pastore, la ricchezza di grano il suo sviluppo come contadino ecc. ‘Il denaro al contrario, in quanto individuo’ della ricchezza generale, in quanto autonomo risultato della circolazione e puro rappresentante universale, ‘come risultato puramente sociale’, non suppone assolutamente alcuna relazione individuale col suo possessore; il suo possesso non è lo sviluppo di uno qualsiasi dei lati essenziali della sua individualità, ma è piuttosto possesso di ciò che è privo di individualità, giacché questo rapporto sociale esiste nel contempo come oggetto sensibile, esterno, di cui ci si può impossessare meccanicamente o che può anche andare perduto. La sua relazione all’individuo si presenta dunque come una relazione puramente accidentale; laddove questa relazione ad una cosa niente affatto connessa con la sua individualità gli conferisce nello stesso tempo; per il carattere di questa cosa, il dominio assoluto sulla società, su tutto il mondo dei godimenti, dei lavori ecc. E’ come se per es. il ritrovamento di una pietra mi procurasse, del tutto indipendentemente dalla mia individualità, il possesso di tutte le scienze. Il possesso del denaro mi pone rispetto alla ricchezza sociale nell’identico rapporto in cui mi porrebbe la pietra filosofale rispetto alle scienze.”” [Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, (1857-58)] [in Karl Marx, a cura di Marcello Musto, L’alienazione, 2010] (pag 53-54)”,”MADx-759″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band I.”,”Volume 1″,”MADx-760″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band II.”,”Volume 2″,”MADx-761″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band III.”,”Volume 3″,”MADx-762″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band IV”,”Volume 4″,”MADx-763″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band VI.”,”Volume 6 “”Wo Teilung der Arbeit auf gesellschaftlichen Maßstab, da ist auch Verselbständigung der Teilarbeiten gegeneinander. Die Produktion ist das in letzter Instanz Entscheidende. Sowie aber der Handel mit den Produkten sich gegenüber der eigtl. Produktion verselbständigt, folgt er einer eignen Bewegung, die zwar im ganzen und großen von der der Produktion beherrscht wird, aber im einzelnen und innerhalb dieser allgemeinen Abhängigkeit, doch wieder eignen Gesetzen folgt, die in der Natur dieses neuen Faktors liegen, die ihre eignen Phasen hat und ihrerseits wieder auf die Bewegung der Produktion zurückschlägt”” [F. Engels an Conrad Schmidt in Berlin, 27. Okt. 1890] [in Marx Engels, Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band VI, 1976] (pag 559)”,”MADx-765″ “MARX Karl”,”Introduzione del ’57. Con testo tedesco.”,”Contiene dedica di Accarino “”L’occasione fornita dall'””Introduzione”” del ’57 ai lavori preparatori del “”Capitale””, che vanno sotto il nome di “”Grundrisse der Kritik der politischen Oekonomie”” e che furono redatti fra il 1857 e il 1858, appare in questo quadro assai rilevante, non solo perché il testo costituisce di fatto l’unico esteso pronunciamento di Marx su questioni di metodo, ma anche perché il suo carattere singolarmente incompiuto e al tempo stesso pieno di anticipazioni lo rende, tra gli scritti inediti di Marx (il quale decise di non pubblicarlo perché preoccupato, com’è detto nella “”Prefazione”” a “”Per la critica dell’economia politica””, che l’anticipazione dei risultati non ancora dimostrati potesse essere elemento di disturbo alla ricezione del lettore) particolarmente idoneo a marcare una fase di autoripensamento e ad additare una nuova area di contenuti.”” (pag 9) [in Avvertenza di Bruno ACCARINO] [in Karl Marx, Introduzione del ’57, 1975] “”Gli economisti del XVII secolo, per esempio, cominciano sempre dall’insieme vivente, dalla popolazione, la nazione, lo Stato, più Stati ecc.; ma finiscono sempre col trovare per via d’analisi, alcune relazioni determinanti generali, astratte, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore ecc. Non appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici che dal semplice – come lavoro, divisione del lavoro, bisogno, valore di scambio – salivano fino allo Stato, allo scambio fra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è, chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima volta, la rappresentazione concreta si è volatizzata in una astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero. E’ per questo che Hegel cadde nell’illusione di concepire il reale come risultato del pensiero, che si riassume e si approfondisce in se stesso, e si muove spontaneamente, mentre il metodo di salire dall’astratto al concreto è il solo modo, per il pensiero, di appropriarsi il concreto, di riprodurlo come qualcosa di spiritualmente concreto. Mai e poi mai il processo di formazione del concreto stesso. La più semplice categoria economica, come per es. il valore di scambio, presuppone la popolazione, una popolazione che produce entro rapporti determinati, ed anche un certo genere di sistema familiare o comunitario o politico ecc. Esso non può esistere altro che come relazione astratta, unilaterale di una totalità vivente e concreta già data. Come categoria, al contrario, il valore di scambio mena un’esistenza antidiluviana. (…)”” [Karl Marx, Introduzione del ’57, 1975] (pag 100)”,”MADx-767″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, contributo di D. RIAZANOV”,”La Russie.”,”pag 50-51 RIazanov Marx e la guerra russo-svedese. “”””Ni la mer d’Azov, ni la mer Noire, ni la mer Caspienne ne pouvaient ouvrir à Pierre ce passage direct sur l’Europe…La carrière militaire de Pierre le Grand se résume en quatre guerres. La première, dirigée contre la Turquie et dont les fruits furent perdus dans la seconde était, à plus d’un égard, la continuation de la lutte traditionnelle avec les Tatares; elle fut en outre le prélude de la guerre contre la Suède, dont celle avec la Perse fut l’épilogue. La guerre avec la Suède absorba pendant vingt et une années l’activité militaire du tsar, soit la plus grande partie de son règne. Que l’on considère ses buts, ses résultats ou sa durée, on est en droit de l’appeler ‘la’ guerre de Pierre le Grand. Toute son oeuvre repose en effet sur la conquête de la côte baltique””. Marx dit avoir trouvé ainsi la clé de l’énigme à l’existence du colosse russe. Du même coup il découvre où se situe la source de l’esclavage anglo-russe qui pèse que l’Europe de son temps. “”En toute occurrence la Moscovie n’a pu devenir l’Empire grand-russe qu’en se transformant de puissance continentale à moitié asiatique en puissance maritime hégémonique dans la Baltique. Mais ce simple fait ne doit-il pas déjà nous suggérer toute notre conclusion, à savoir que ‘l’Angleterre, la plus grande puissance maritime de l’époque’ – qui plus est, une puissance maritime qui se trouvait aux portes de la Baltique où, depuis le milieu du XVIIe siècle, elle jouait le rôle d’arbitre suprême – doit avoir été pour quelque chose dans ce grand bouleversement (…)””. (pag 50-51) [D. Riazanov, Origine de l’hégémonie de la Russie en Europe] [in Karl Marx Friedrich Engels, La Russie, 1974]”,”MADx-769″ “MARX Karl”,”Le capital financier.”,”Pag 79-80 Mito di un capitalismo senza fabbriche. “”Cet aspect des choses se vérifie complètement quand on considère un capitaliste en particulier, qui a évidemment le droit, soit de prêter son capital, soit de l’appliquer lui-même à la production. Il n’en est plus de même quand on se place, ainsi que le font quelques économistes vulgaires, au point de vue du capital social. Il est alors absurde d’admettre que tout le capital de la société puisse être transformé en capital-argent sans qu’il se trouve des individus pour acheter et mettre en valeur les moyens de production, qui représentent tout le capital à part la fraction relativement petite existant en argent. Et il est encore plus absurde d’admettre que dans la production capitaliste le capital puisse donner un intérêt sans qu’il fonctionne comme capital productif, sans qu’il engendre de la plus-value, dont l’intérêt n’est qu’une partie. Si des capitalistes en nombre très considérable se décidaient à transformer leur capital productif en capital-argent, il en résulterait une dépréciation énorme du capital-argent et une baisse extraordinaire du taux de l’intérêt; une bonne partie d’entre eux serait dans l’impossibilité de vivre du produit des intérêts et se verrait dans la nécessité de redevenir capitalistes industriels.”” (pag 79-80) [Karl Marx, Livre III du Capital] [in Kalr Marx, Le capital financier, 2012] Altra opera: Karl MARX, Qu’est ce que le capitalisme : Volume 1, Les mystères de la plus-value [Broché] Karl Marx (Auteur), Gérard Mordillat (Préface), Jacques Hebenstreit (Traduction) Détails sur le produit Broché: 134 pages Editeur : Editions Demopolis (3 juin 2010) Collection : ESSAI Langue : Français ISBN-10: 2354570384 ISBN-13: 978-2354570385 Moyenne des commentaires client : Soyez la première pers (in sito marx)”,”MADx-770″ “MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. II.”,”””Un prolungato orario di lavoro sembra essere il segreto del procedimento razionale e sano che dovrebbe elevare le condizioni dell’operaio mediante il miglioramento delle sue capacità spirituali e morali, e farne un consumatore razionale. Per diventare un consumatore razionale della merce dei capitalisti, egli deve innanzitutto – ma il demagogo glielo impedisce! – cominciare col lasciar consumare in modo irrazionale e malsano la propria forza-lavoro dal suo capitalista. Ciò che il capitalista intende per consumo razionale, si dimostra là dove egli è tanto benevolo da intromettersi direttamente nel commercio di consumo dei suoi operai, in quel ‘truck-system’, nel quale egli tra le molte altre cose fornisce anche gli alloggi agli operai, diventandone così anche il locatore. (…) Abbassamento del salario e prolungato orario di lavoro, ecco il nòcciolo del procedimento razionale e sano che deve elevare l’operaio alla dignità di consumatore razionale, affinchè egli crei un mercato per la massa di oggetti che la civiltà ed il progresso delle invenzioni gli hanno reso accessibili””. [Karl Marx, Il Capitale. Libro II. Il processo di circolazione del capitale. II., 1973] (pag 178-179)”,”MADx-009-FF” “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il Manifesto dei comunisti (1848).”,”””Gli è noto in che modo i monaci del medioevo usassero di raschiare i manoscritti contenenti le classiche scritture del mondo pagano antico, per poi scrivervi su novellamente le assurde leggende dei santi cattolici. I letterati tedeschi operarono in senso inverso nel maneggiare cotesti profani scritti francesi. Essi fecero scivolare la loro insensataggine sull’originale francese, e ve l’applicarono. Là dove, p. es., la critica francese si aggira su i rapporti e su le funzioni della moneta, essi scrivono “”alienazione della natura umana””, e là dove la critica francese concerne lo stato borghese, essi scrivono “”abolizione del dominio dell’universale astratto””. Codeste viziate sostituzioni della fraseologia filosofica agli svolgimenti critici dei francesi, furono dagli autori stessi battezzate per “”filosofia dell’azione””, per “”socialismo ‘vero'””, per “”scienza tedesca del socialismo””, per “”dimostrazione filosofica del socialismo””. Per cotal via la letteratura francese socialistico-comunistica rimase evirata. E come essa cessava, in mano ai tedeschi, di esprimere la lotta di una classe contro di un’altra, così a ragione i tedeschi si vantano di aver superata “”la unilateralità francese”” e di rappresentare invece dei bisogni veri il bisogno della verità, e in cambio degli interessi del proletariato quelli della natura umana, dell’uomo in generale, dell’uomo che non appartiene a nessuna classe, e anzi non appartiene punto alla realtà, ma solo al vaporoso ciclo della fantasia filosofica. Cotesto socialismo tedesco, che pigliava così solennemente sul serio le sue goffe esercitazioni da scolaro, e ne menava vanto all’uso dei ciarlatani, andò poco per volta e via via perdendo la sua innocenza da pedanti””. (pag 38-39) [K. Marx F. Engels, Il Manifesto dei comunisti (1848), Genova, sd]”,”MADx-001-FPA” “MARX Karl, a cura di Onorato DAMEN”,”Il capitale. Esposizione di G. Deville.”,”pag 306-307 “”L’inganno della legge dell’offerta e della domanda di lavoro. La sovrappolazione relativa una volta divenuta il cardine su cui gira la legge dell’offerta e della domanda di lavoro, non permette a questa legge di funzionare se non in dati limiti, i quali non disturbano la tendenza dominatrice e sfruttatrice del capitalismo. A questo proposito ritorniamo sopra una teoria che già accennammo al Cap. XV. Quando una macchina sposta degli operai occupati, gli utopisti dell’economia politica pretendono che questo fatto renda nello stesso tempo disponibile un capitale destinato ad impiegare questi operai, rimasti sul lastrico, in qualche altro ramo dell’industria. Abbiamo già dimostrato che nulla avviene di tutto ciò; nessuna particella del vecchio capitale diventa disponibile per gli operai disoccupati; al contrario sono essi che diventano disponibili per i nuovi capitali, se ve ne sono. Ed ora possiamo benissimo apprezzare quanto sia poco seria questa pretesa “”teoria della compensazione””. Gli operai spostati dalla macchina e resi disponibili, sono a disposizione di qualsiasi nuovo capitale che sia per entrare in azione. Che questo capitale attragga questi o altri operai, poco importa; l’effetto prodotto sulla domanda generale del lavoro resterà sempre nullo, se questo capitale basta per ritirare dal mercato tante braccia quante le macchine ve ne hanno gettate. Se ne occupa di meno, il numero dei disoccupati in fin dei conti aumenterà; se ne ritira di più, la domanda generale del lavoro non aumenterà che dell’eccedente delle braccia ch’esso attrae in confronto a quelle che la macchina ha respinto. L’aumento che, per effetto dei nuovi capitali in via di collocamento, avrebbe subito la domanda generale delle braccia si trova dunque in ogni caso eliminato fino alla concorrenza delle braccia che le macchine hanno respinto sul mercato. E questo è l’effetto generale di tutti i metodi che contribuiscono a creare dei lavoratori in soprannumero. Per questi metodi, l’offerta e la domanda di lavoro cessano di essere movimenti che partono da due punti opposti, quello del capitale e quello della forza-lavoro; il capitale agisce contemporaneamente da entrambi i punti. Se la sua accumulazione aumenta la domanda delle braccia, ne aumenta anche l’offerta, creando dei soprannumeri. In queste condizioni, la legge dell’offerta e della domanda di lavoro completa il dispotismo capitalistico. Così, quando gli operai cominciano ad accorgersi che la loro attività di strumenti per il funzionamento del capitale diventa più incerta quanto più aumenta il loro lavoro e la ricchezza dei loro padroni; quando si avvedono che la brutale concorrenza fra loro dipende interamente dalla pressione esercitata dai soprannumeri; tostochè al fine di alleviare i funesti effetti di questa legge “”naturale”” dell’accumulazione capitalistica, essi si uniscono per organizzare gli intenti e l’azione comune fra gli occupati e i disoccupati, subito il capitale ed il suo difensore, l’economista borghese, gridano al sacrilegio, alla violazione della legge “”eterna”” dell’offerta e della domanda.”” [Karl Marx, a cura di Onorato Damen, Il capitale. Esposizione di G. Deville, 1945] (pag 306-307)”,”MADx-774″ “MARX Karl, a cura di Terrell CARVER”,”Texts on Method.”,”Il curatore cita libro di Klaus HARTMANN, Die Marxsche Theorie, De Gruyter, 1970 “”The material which he wrote between October 1857 and June 1858, i.e. the bulk of the ‘Grundrisse’, has been called the ‘centrepiece of Marx’s thought’, and in some ways, the best and ‘completest’ of all his works. (Mc Lellan (1971a), 3, 15). Why, when Marx set to work in October 1857, did he work so hard and so well? Without testimony from Marx himself it is impossible to discover exactly why his work improved and expanded so suddenly. The trade crisis of October 1857 is usually cited in connection with the increased pace of his work, since he mentioned in a letter to Lassalle of 21 December 1857 that it had ‘spurred me to work seriously on my ‘Principles of [Political] Economy’, also to prepare something on the present crisis’ (MEW XXIX, 548). But Marx had predicted or experienced trade crises in 1850, 1851, 1852, 1853, 1855, 1856, and the spring and summer of 1857, and he had managed to do ‘some’ work on political economy during those years (at least twenty-four notebooks and two unfinished manuscripts) in spite of his appalling circumstances. Poverty, ill-health, and journalism continued unabated through 1857 and 1858, and yet he wrote the ‘Grundrisse’. Any number of things may have facilitated the dramatic change in the quantity and quality of his work, but the methodological innovations of the ‘Introduction’ of August/September 1857, written just before the great burst of activity which began in October, probably play a large part in the explanation”” (pag 26-27) [Terrell Carver, ‘Marx’s Introduction (1857) to the Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’ (Editor’s Preface)] [Karl Marx, a cura di Terrell Carver, Texts on Method, 1975]”,”MAED-430″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”Cofanetto, opera n° 1 Libretto in arrivo”,”SOCx-168-A” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di E. BOTTIGELLI”,”Manifeste du Parti Communiste.”,”””Vers le milieu de 1846 le Comité de Bruxelles proposa à la discussion un projet de congrès international des communistes de tous les pays à tenir dans un proche avenir. Peut-être cette proposition avait-elle pour origine Schapper qui avait motivé l’adhésion des communautés londoniennes au Comité de Bruxelles par la nécessité de créer une organisation commune de tous les communistes. Nous ne savons pas exactement quel accueil fut fait à cette proposition. En novembre 1846 la direction centrale de la Ligue des Justes allait passer de Paris à Londres. Alors que les Parisiens étaient affaiblis par les persécutions policières, les communautés de Londres s’étaient renforcées. Ses membres dirigeaient les deux grandes associations ouvrières pour la culture qui comptaient au total environ cinq cents membres, et ils entretenaient de bonnes relations avec l’aile radicale des chartistes. Ils étaient en passe de se dégager du communisme artisanal et la nouvelle direction, composée d’hommes comme Schapper, Bauer, Moll, Pfänder, Eccarius inclinait de plus en plus vers des conceptions scientifiques. La nouvelle autorité centrale adressa aux communautés en novembre 1846 une circulaire proposant la constitution d’un parti vigoureux recherchant une transformation radicale de la société, l’élaboration d’une “”profession de foi communiste simple qui pût servir à tous de ligne directrice”” et la convocation d’un congrès de la Ligue pour le Ier mai 1847, lequel ne serait que le précurseur d’un congrès universel des communistes pour 1848. Elle reprenait ainsi une idée mise en avant par le Comité de Bruxelles. Mais elle ne l’en informait pas, celui-ci ne faisant pas partie de la Ligue des Justes. Il semble que les bons rapports qui existaient entre Londres et Bruxelles aient été troublés pendant un temps, car Engels met en décembre 1846 Marx en garde contre une rupture avec les Londoniens. De son côté l’autorité centrale se rendit vite compte qu’elle ne pourrait pas à elle seule régénérer la Ligue des Justes. La circulaire de novembre était pratiquement restée sans réponse. Elle décida donc d’envoyer fin janvier 1847 un émissaire, Joseph Moll, auprès du Comité de Bruxelles pour obtenir son adhésion à la Ligue. Nous ne savons pas sur quelles bases se firent les négociations. Toujours est-il que Marx et Engels se décidèrent enfin à adhérer à la Ligue et transformèrent le Comité de correspondance en Communauté des Justes. La liaison directe était établie entre les tenants du socialisme scientifique et les ouvriers communistes organisés. L’activité des Bruxellois signifiait un renforcement pour la Ligue et l’idée d’une profession de foi communiste avait été lancée. Les conditions pour la naissance du ‘Manifeste communiste’ étaient désormais réunies. La fondation de la ligue des communistes. L’autorité centrale lança en février 1847 une nouvelle circulaire qui reprenait pour l’essentiel le contenu de celle de novembre, mais dont le ton était manifestement plus résolu. Prenant en exemple le mouvement chartiste, les auteurs regrettent que le communistes ne constituent pas encore un parti prolétarien indépendant, car “”nous sommes à la veille d’une révolution qui va probablement décider du sort de l’humanité pour des siècles””. Les communistes sont à la tête du mouvement, et il serait temps qu’ils aient leur propre drapeau. Après avoir rappelé encore une fois la “”courte profession de foi communiste””, la circulaire fixait la date du congrès au 1er juin 1847. Nous savons maintenant, grâce aux découvertes de Bert Andréas, que ce congrès eut effectivement lieu du 2 au 9 juin et qu’il rédigea en effet un projet de profession de foi dont le texte est important, car il jalonne le chemin parcouru par la Ligue entre juin et décembre, date de son deuxième congrès. Engels assista aux travaux de ce congrès en qualité de délégué des communautés parisiennes. Il y joua certainement un très grand rôle, puisque la profession de foi retrouvée est de sa main, s’il n’en est toutefois pas l’auteur. En tout cas les décisions prises furent extrêmement importantes, puisque la Ligue résolut de se transformer en Ligue des communistes et qu’elle adopta comme devise la phrase qui figure à la fin du ‘Manifeste’: “”Prolétaires de tous les pays, unissez-vous!”” en remplacement de la vieille formule: “”Tout les hommes sont frères”””” [E. Bottigelli, Introduction, (in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifeste du parti communiste, 1971] (pag 37-38-39)”,”MADx-776″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’arte e la letteratura.”,”La schiavitù come fondamento dell’arte antica. “”La ‘schiavitù’ era stata scoperta. Presto essa diventò la forma dominante di produzione presso tutti i popoli che andavano sviluppandosi superando la vecchia comunità, ma in definitiva divenne anche una delle cause principali della loro decadenza. Solo la schiavitù rese possibile che la divisione del lavoro tra agricoltura e industria raggiungesse un livello considerevole e ciò rese possibile il fiore del mondo antico: la civiltà ellenica. Senza la schiavitù non sarebbero esistiti né lo Stato, né l’arte, né la scienza della Grecia: senza la schiavitù non ci sarebbe stato l’Impero romano. Ma senza le basi della civiltà greca e dell’Impero romano non ci sarebbe l’Europa moderna. Non dovremmo mai dimenticare che tutto il nostro sviluppo economico, politico e intellettuale ha come presupposto uno stato di cose in cui la schiavitù era tanto necessaria quanto generalmente riconosciuta. In questo senso abbiamo il diritto di dire che senza l’antica schiavitù non ci sarebbe il moderno socialismo”” (F. Engels, Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft [Il rovesciamento della scienza del signor Eugen Dühring]) [in Karl Marx Friedrich Engels, Sull’arte e la letteratura, 1954] (pag 9) Mitologia e arte greca. “”Ogni mitologia vince, domina e plasma le forze naturali nell’immaginazione e mediante l’immaginazione: quindi svanisce con il dominio effettivo esercitato su di esse. Che cosa diventa la Fama di fronte alla Printinghousesquare (1)? L’arte greca presuppone la mitologia greca, cioè la natura e le stesse forme sociali elaborate in maniera inconsapevolmente artistica dalla fantasia popolare. E’ questo il suo materiale. Non ogni e qualsiasi mitologia, cioè non ogni e qualsiasi elaborazione inconsapevolmente artistica della natura (ivi compreso ogni elemento oggettivo e quindi anche la società). La mitologia egiziana non avrebbe mai potuto essere il terreno o la matrice dell’arte greca. Ma in ogni caso occorreva ‘una’ mitologia. E quindi in nessun caso un’evoluzione sociale che escluda ogni riferimento di carattere mitologico alla natura, ogni riferimento mitologizzante ad essa, e che quindi richieda dall’artista una fantasia indipendente dalla mitologia. D’altra parte è possibile Achille con la polvere da sparo e il piombo? O in generale l”Iliade’ con il torchio tipografico o, più ancora, con la macchina tipografica? E non scompaiono necessariamente il canto e le saghe e la Musa con la pressa del tipografo? E quindi non scompaiono i presupposti necessari della poesia epica? Ma la difficoltà non sta nell’intendere che l’arte e l’epos dei Greci sono legati a certe forme dell’evoluzione sociale. La difficoltà è che per noi essi continuano a suscitare un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inattingibili. Un uomo non può tornare fanciullo ché altrimenti diviene puerile. Ma non gode forse dell’ingenuità del fanciullo e non deve, esso stesso, aspirare a riprodurre ad un più alto livello la verità del fanciullo? E il carattere proprio di questa verità naturale non rivive forse in ogni epoca nella natura del fanciullo? E perché mai la fanciullezza storica dell’umanità, nel suo sviluppo più bello, non dovrebbe esercitare un eterno fascino come fase che più non ritorna? Vi sono fanciulli rozzi e fanciulli saputi come vecchietti. Molti popoli antichi appartengono a questa categoria. I Greci erano fanciulli normali. Il fascino della loro arte per noi non è in contraddizione con la fase sociale poco o niente evoluta in cui essa maturò. Ne è invece il risultato, ed esso è inscindibilmente connesso con il fatto che le immature condizioni sociali in cui essa sorge, e solo poteva sorgere, non possono mai più ritornare”” [Karl Marx, Einleitung zur Kritik der politischen Ökonomie (Introduzione alla critica dell’economia politica), 1857] [in in Karl Marx Friedrich Engels, Sull’arte e la letteratura, 1954 ‘La piazza di Londra nella quale si trova la tipografia del Times’ (pag 12-13-14)”,”MADx-013-FF” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,”””Sebbene sia Marx che Engels preparassero le prime stesure e il documento pubblicato riflettesse chiaramente il punto di vista di entrambi, il testo conclusivo fu quasi certamente scritto da Marx, che lo ultimò solo dopo aver ricevuto un fermo richiamo in tal senso da parte della direzione della Lega dei comunisti: allora come in seguito, egli trovava difficile completare i suoi scritti a meno di esservi costretto da qualche rigida scadenza. L’assenza pressoché completa di stesure precedenti (1) parrebbe indicare che il testo fu scritto velocemente. Il documento lungo 23 pagine, intitolato ‘Manifesto del partito comunista’ (noto più comunemente, a partire dal 1872, come ‘Manifesto dei comunisti’) fu “”pubblicato nel febbraio 1848″”, stampato nella sede dell’Associazione per l’educazione dei lavoratori (meglio conosciuta come Kommunisticher Arbeiterbildungsverein: sarebbe sopravvissuta fino al 1914) al numero 46 di Liverpool Street, a Londra, nella City. Oggi, 1998, commemoriamo il centocinquantesimo anniversario della pubblicazione di questo opuscolo che è quasi certamente il più influente scritto politico dopo la ‘Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino’ della rivoluzione francese. Per un caso fortunato, il ‘Manifesto’ venne divulgato solo una o due settimane prima dello scoppio delle rivoluzioni del 1848, che si propagarono come un incendio da Parigi in tutta l’Europa continentale. Anche se il suo orizzonte era internazionale – la prima edizione annunciava fiduciosamente, ancorché erroneamente, l’imminente pubblicazione del ‘Manifesto’ in inglese, francese, italiano, fiammingo e danese – l’impatto iniziale fu avvertito soltanto nel mondo tedesco. Per quanto la Lega dei comunisti fosse piccola, giocò un ruolo rilevante nella rivoluzione tedesca, non da ultimo grazie al quotidiano “”Neue Rheinische Zeitung”” (1848-1849) diretto da Karl Marx. La prima edizione del ‘Manifesto’ fu ristampata tre volte in pochi mesi, venne pubblicata a puntate sulla “”Deutsche Londoner Zeitung””, fu ricomposta tipograficamente corretta nell’aprile o nel maggio 1848 in 30 pagine, ma scomparve dalla circolazione con il fallimento delle rivoluzioni del 1848. Nel 1849, quando Marx iniziò il suo esilio in Inghilterra, che sarebbe durato tutta la vita, l’opuscolo era diventato così raro che egli pensò valesse la pena di ristamparne la Sezione III (“”Letteratura socialista e comunista””) nell’ultimo numero della sua rivista londinese “”Neue Rheinische Zeitung, politisch-ökonomische Revue”” (novembre 1850), che era quasi priva di lettori. Nessuno avrebbe pronosticato un grande futuro per questo scritto negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta dell’Ottocento. Una nuova edizione di modesta tiratura venne pubblicata privatamente a Londra, forse nel 1864, da uno stampatore tedesco emigrato e un’altra edizione limitata comparve a Berlino nel 1866: fu la prima pubblicata in Germania. Fra il 1848 e il 1868 non sembrano esserci traduzioni, a prescindere da una versione in svedese, probabilmente pubblicata alla fine del 1848, e da una inglese nel 1850, importante nella storia editoriale del ‘Manifesto’ solo perché sembra che la traduttrice abbia consultato Marx o (visto che abitava in Lancashire) più probabilmente Engels. Entrambe le versioni scomparvero senza lasciare traccia. A metà degli anni Sessanta quasi nulla di ciò che Marx aveva scritto in precedenza era più in circolazione. [(1) Sono stati ritrovati solo un piano per la Sezione III e una pagina in brutta copia. Cfr. Karl-Marx Friedrich Engels, Collected Works, vol. 6, pp.576-577]”” [Eric J, Hobsbawm, introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Il manifesto del partito comunista, testo tedesco a fronte, 2004] (pag 6-7-8) “”(…) il processo per tradimento contro i capi della socialdemocrazia tedesca Wilhelm Liebknecht, August Bebel e Adolf Hepner nel marzo 1872 valse al ‘Manifesto’ una pubblicità inattesa. La pubblica accusa ne lesse il testo in aula facendolo includere tra i verbali del processo e così offri ai socialdemocratici la prima opportunità di pubblicarlo legalmente e in larga tiratura come parte degli atti del processo. Essendo evidente che un documento pubblico prima della rivoluzione del 1848 poteva necessitare di qualche aggiornamento e di qualche commento esplicativo, Marx ed Engels stesero la prima delle serie di prefazioni che da allora in poi hanno solitamente accompagnato le nuove edizioni del ‘Manifesto’ (1). Per motivi legali la prefazione non poté essere ampiamente distribuita all’epoca, ma l’edizione del 1872 (basata su quella del 1866) divenne la base di tutte le edizioni successive. Nel frattempo, tra il 1871 e il 1873, comparvero almeno nove edizioni del ‘Manifesto’ in sei lingue. Nei quarant’anni successivi il ‘Manifesto’ conquistò il mondo, propagato dal sorgere dei nuovi partiti operai (socialisti) nei quali l’influenza marxista crebbe rapidamente durante gli anni Ottanta. Nessuno di questi partiti scelse di chiamarsi partito comunista finché i bolscevichi russi tornarono alla denominazione originale dopo la rivoluzione d’ottobre ma il titolo ‘Manifesto del partito comunista’ rimase immutato. Anche prima della rivoluzione russa del 1917, era stato pubblicato in circa trenta lingue, in diverse centinaia di edizioni, di cui tre in giapponese e una in cinese”” [“”(1) Durante la vita degli autori, le prefazioni furono: 1) Prefazione alla (seconda) edizione tedesca, 1872; 2) Prefazione alla (seconda) edizione russa, 1882; la prima traduzione russa di Bakunin era comparsa nel 1869, comprensibilmente senza la “”benedizione”” di Marx ed Engels; 3) Prefazione alla (terza) edizione tedesca, 1883; 4) Prefazione all’edizione inglese, 1888; 5) Prefazione alla (quarta) edizione tedesca, 1890; 6) Prefazione all’edizione polacca, 1892; 7) Prefazione “”ai lettori italiani””, 1893″”] [Eric J, Hobsbawm, introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Il manifesto del partito comunista, testo tedesco a fronte, 2004]”,”MADx-005-FL” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Domenico LOSURDO”,”Manifesto del partito comunista.”,”””Dal punto di vista di Marx e Engels, la frantumazione (del lavoro salariato, ndr) consacra il trionfo del “”dispotismo”” padronale e rende insuperabile la “”schiavitù del bisogno”” e il “”lavoro forzato”” degli operai, di cui abbiamo visto parlare Sieyès. Si può ora comprendere meglio il significato pregnante della chiusa del ‘Manifesto’: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””. Non si tratta di un appello retorico. Sono gli anni in cui Carlyle, per fare solo un esempio, dopo aver giustificato la schiavitù degli afroamericani al di là dell’Atlantico, bolla come “”neri”” gli irlandesi che in Gran Bretagna tendono a occupare i segmenti inferiori del mercato del lavoro (Carlyle, 1983, pp. 463-65). La lotta contro la frantumazione della classe operaia è al tempo stesso la lotta contro il pregiudizio nazionale o razziale. (…) Ma le riforme realizzate mediante il movimento dal basso e gli interventi dall’alto saranno sempre ben poca cosa fino a quando “”il potere politico”” continuerà ad essere il “”comitato”” d’affari della borghesia. Quelle stesse limitate riforme possono essere annullate dalla classe dominante, favorita dal fatto che l’organizzazione chiamata a promuovere la resistenza contro il “”dispotismo”” padronale “”viene a ogni istante spezzata dalla concorrenza fra gli stessi operai”” (infra, p. 18). Un mutamento radicale e irreversibile delle “”condizioni sociali e politiche”” presuppone – sottolinea Marx già nel 1844 – una “”rivoluzione politica”” con un’anima ‘sociale'”” (Marx 1955e, p. 409). L’organizzazione dei proletari in classe, e quindi in partito politico (infra, p.18) deve mirare – chiarisce il ‘Manifesto’ – alla conquista del potere politico. E’ il momento in cui mutamento dal basso e mutamento dall’alto s’incontrano in un processo di radicale trasformazione della società. La “”questione della proprietà””, che la borghesia liberale vorrebbe espungere dall’ambito politico, si configura ora in modo chiaro ed esplicito come la “”questione fondamentale del movimento”” operaio (infra, p. 57) e della nuova società da costruire; si tratta di agire “”con interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione”” (infra, p. 36). Oltre a un ampio programma di nazionalizzazione dei mezzi di produzione, tra gli “”interventi dispotici”” qui presi in considerazione è anche l'””imposta fortemente progressiva”” (infra, p. 36). E’ una misura apparentemente modesta. Su di essa conviene concentrare l’attenzione, al fine di comprendere la grande influenza dispiegata dal ‘Manifesto’ anche sulla società e la storia dell’Occidente. Assai significativa è la lettura che di questa misura fa il giovane Engels: “”In fondo, il principio della tassazione è puramente comunista (…). Infatti o la proprietà privata è sacra e allora non c’è proprietà statale e lo Stato non ha il diritto di imporre tasse; oppure lo Stato ha tale diritto, ma allora la proprietà privata non è sacra; infatti la proprietà statale è al di sopra di quella privata e lo Stato è il vero proprietario”””” (pag XXIV-XXV) [Domenico Losurdo, Introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, 2008]”,”MADx-007-FL” “MARX Karl ENGELS Friedrich, commenti a cura di Mario CASSA”,”Il “”Manifesto del partito comunista””. Guida per la lettura dell’intero Marx.”,”””Ciò spiega perché… la coscienza può apparire talvolta più avanzata rispetto alla situazione empirica contemporanea, cosicché nelle lotte di un periodo posteriore ci si può appoggiare, come autorità, a teorici anteriori”” [Karl Marx, L’ideologia tedesca, 1845-46] [in ‘Il ‘Manifesto del partito comunista’. Guida per la lettura dell’intero Marx, a cura di Mario Cassa, 1974]”,”MADx-008-FL” “MARX Karl, a cura di Giuseppe BEDESCHI e Luciano ALBANESE”,”Filosofia, economia, rivoluzione sociale. Antologia.”,”””Il primo oggetto della critica è lo Stato moderno. Il discorso di Marx a questo proposito risulta un po’ complesso, e per intenderlo occorre evidenziarne alcuni presupposti. Secondo Marx, che segue la tradizione aristotelica, l’uomo è, per definizione, un “”animale politico””. L’esperienza storica della città-stato greca (Sparta, Atene), ma, soprattutto, la rielaborazione filosofica fattane dal neoclassicismo e dal primo romanticismo (Schiller, Hölderlin, lo stesso Hegel), spingevano Marx a individuare nell’uomo un essere nato per vivere in stretta e intima comunione con gli altri, partecipando in prima persona alla vita pubblica. La sfera politica, conseguentemente, viene definita da Marx come la sfera nella quale l’uomo “”si afferma come specie””, cioè si afferma immediatamente come membro, “”rappresentante”” della comunità umana (17). Proiettata sullo Stato rappresentativo moderno, questa visione della politica genera un’alternativa, chiaramente enunciata da Marx, tra la rappresentanza intesa come “”funzione”” della società e la rappresentanza intesa come il ‘costituirsi’ stesso della società. Il primo caso è quello, appunto, di una società organica, in cui non esiste opposizione tra interesse collettivo e interesse dei singoli, e nella quale, quindi, ogni individuo agisce per conto della comunità e ne rappresenta immediatamente gli interessi, in una sostanziale indistinzione tra vita pubblica e vita privata. E’ caso della ‘polis’ greca, ma anche, in certa misura, degli ordinamenti socio-politici medievali, nei quali ciascun individuo è, praticamente fin dalla nascita, membro di un “”ordine”” sociale (nobiltà, clero, terzo stato, corporazioni, territori signorili, ecc.) (18). Il secondo caso, inversamente, è quello di una società disorganica, in cui i singoli si presentano in concorrenza reciproca. E’ il caso del mondo moderno. Poiché gli individui cercano solo il loro particolare interesse, dice Marx, l’interesse collettivo “”prende una configurazione autonoma come ‘Stato'””, ad essi estraneo e da essi indipendente. Dove i membri della società stanno l’uno di fronte all’altro come ‘singoli’, il potere politico “”non è un’emancipazione, una funzione della società, ma semplicemente il ‘costituirsi’ della società”” (19). L’interesse collettivo, in altri termini, si presenta separato e indipendente dai singoli, e si identifica con lo Stato, cioè con i membri del potere politico, i “”rappresentanti”” del popolo (in questa seconda accezione). L’avvenimento decisivo, da questo punto di vista, è rappresentato dalla rivoluzione francese. Essa, infatti, abolendo tutti gli ordini sociali, le corporazioni, i mestieri, i privilegi, soppresse con ciò il carattere politico dell’antico regime. In tal modo, dice Marx, essa “”svincolò”” lo spirito comunitario, che era disgregato, disperso, frazionato nei “”vicoli ciechi”” della società medievale, lo raccolse e ne fece la sfera della comunità ‘universale’, in ideale indipendenza dagli elementi materiali della vita borghese. Così, in un unico e medesimo atto, si compì la costituzione dello Stato politico moderno e la dissoluzione della società in ‘individui’ indipendenti, “”il cui rapporto è il ‘diritto’, così come rapporto dei ceti sociali e delle corporazioni era il ‘privilegio'””. L’uomo iniziò a condurre una doppia vita: una “”celeste””, nella quale egli si afferma come membro di una comunità politica, e una “”terrena””, la vita nella società borghese, “”nella quale agisce come ‘privato’, considera gli altri uomini come mezzo, degrada se stesso a mezzo e diventa zimbello di forze estranee””. In questo senso lo Stato moderno, benché, proclamando il principio della tolleranza, si dichiara indifferente a qualsiasi confessione religiosa, è, a tutti gli effetti, uno Stato “”cristiano””. Infatti “”come i cristiani sono eguali in cielo e ineguali in terra, così i singoli membri del popolo sono ‘eguali’ nel cielo del loro mondo politico e ineguali nell’esistenza terrestre della società”” (20). Marx, quindi, non diversamente da Hess e da Stirner, interpreta lo Stato moderno come una rappresentazione “”teologica””, e ravvisa nel processo storico, che dalla comunità antica ha portato alla rivoluzione francese, la stessa inversione di soggetto e predicato che Feuerbach riscontrava nella “”forma sacra”” dell’alienazione umana. L’inversione consiste precisamente nel fatto che mentre, nell’ordine naturale delle cose, l’interesse comune non esiste indipendentemente da quello dei singoli membri della comunità, la vita politica moderna lo presenta come separato e autonomo da questi, e “”incarnato”” in singoli individui (i “”rappresentanti”” politici) e istituzioni”” (21)”” [introduzione] [(in) Giuseppe Bedeschi Luciano Albanese, Filosofia, economia, rivoluzione sociale. Antologia, 1982] [(17) Id. ‘La questione ebraica’, in ‘Annali franco-tedeschi’, pp. 274 e 279; (18) Id., ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, 1963, pp. 94-95; (19) Ivi, p. 133; cfr. ‘L’ideologia tedesca’, cit, p. 32; (20) Id., ‘La questione ebraica, cit., pp. 270 sgg.; ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, cit., p. 93; (21) Id., ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, cit., p. 32 sgg.]”,”MADx-779″ “MARX Karl, a cura di Amneris VERGANI”,”Critica al programma socialdemocratico.”,” “”La denominazione di “”socialdemocrazia”” è ‘scientificamente’ inesatta, come Marx ha dimostrato più di una volta, soprattutto nella ‘Critica del programma di Gotha’ nel 1875, e come Engels ha ripetuto in forma più popolare nel 1894. Dal capitalismo l’umanità può passare direttamente solo al socialismo, cioè alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e alla ripartizione dei prodotti secondo il lavoro di ciascuno. Il nostro partito guarda più lontano: il socialismo deve inevitabilmente trasformarsi a poco a poco in comunismo, sulla cui bandiera è scritto: “”Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””. Questo è il mio primo argomento. Ecco il secondo. Anche la seconda parte della denominazione del nostro partito (socialdemocratico) è scientificamente sbagliata. La democrazia è una delle forme dello ‘Stato’. Ma noi marxisti siamo nemici di ‘ogni’ Stato. I capi della II Internazionale (1889-1914), i signori Plekhanov, Kautsky e i loro simili, hanno avvilito e snaturato il marxismo. Il marxismo si distingue dall’anarchismo perché riconosce la ‘necessità di uno Stato ‘ per la transizione al socialismo, ma (a differenza di Kautsky e soci) di uno Stato come la Comune di Parigi del 1871 e i soviet dei deputati operai del 1905 e del 1917, e ‘non di uno Stato ‘ come la repubblica parlamentare democratico-borghese di tipo abituale. Mio terzo argomento: la ‘vita’ ha creato, la rivoluzione ‘ha già di fatto’ creato da noi, benché in forma ancora debole ed embrionale, proprio questo nuovo “”Stato””, che non è più uno Stato nel senso proprio del termine. Esso è già una questione che dipende dall’attività pratica delle masse, e non solo una teoria a uso e consumo dei capi. (…) Mio quarto argomento: bisogna tener conto della situazione oggettiva del socialismo nel mondo. La situazione non è più quella del 1871-1914, quando Marx e Engels accettavano consapevolmente il termine inesatto e opportunistico di “”socialdemocrazia””. ‘Allora’, dopo la sconfitta della Comune di Parigi, la storia poneva all’ordine del giorno il lento lavoro di educazione e di organizzazione. Non ve ne era un altro. Gli anarchici avevano (e hanno ancora) sostanzialmente torto non solo sul piano teorico, ma anche su quello economico e politico. Gli anarchici davano una valutazione sbagliata del momento, perchè non capivano la situazione internazionale: l’operaio inglese era corrotto dai profitti capitalistici, la Comune di Parigi schiacciata, il movimento nazionale borghese aveva appena vinto in Germania (1871), la Russia semifeudale dormiva il suo sonno secolare. Marx e Engels hanno dato una giusta valutazione del momento, hanno capito la situazione internazionale, hanno capito la necessità di una ‘lenta’ preparazione della rivoluzione sociale. Anche noi dobbiamo capire i compiti e le particolarità della nuova epoca. Non imiteremo i marxisti da strapazzo di cui Marx dice: “”Ho seminato denti di drago e ho raccolto pulci”””” [V.I. Lenin, I compiti del proletariato nella presente rivoluzione (Progetto di piattaforma per il Partito del proletariato, marzo-aprile 1917)] [in Karl Marx, Critica al programma socialdemocratico, 1972] (pag 5-8) Engels pag 58-59 “”Non essendo lo Stato altro che un’istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, durante la rivoluzione, per schiacciare con la forza i propri nemici, parlare di uno “”Stato popolare libero”” è pura assurdità: finché il proletariato ha ancora ‘bisogno’ dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma per aver ragione dei suoi avversari, e quando diventerà possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cesserà di esistere. Noi proporremo quindi di mettere ovunque invece della parola “”Stato””, la parola “”Gemeinwesen””, una vecchia eccellente parola tedesca, che corrisponde alla parola francese “”Comune””. “”Eliminazione di ogni disuguaglianza sociale e politica”” è anche una frase molto dubbia invece di “”soppressione di tutte le differenze di classe””. Tra paese e paese, tra provincia e provincia, persino tra località e località, sussisterà sempre una ‘certa’ disuguaglianza di condizioni di esistenza, che si potrà ridurre ad un minimo, ma non si potrà mai far scomparire del tutto. Gli abitanti delle Alpi avranno sempre condizioni di vita diverse dagli abitanti della pianura. La rappresentazione della società socialista come il regno dell’eguaglianza è una idea francese troppo limitata, derivante dalla massima “”libertà, uguaglianza, fratellanza””; è una concezione che era giustificata a suo tempo e a suo luogo come una determinata ‘tappa dello sviluppo’, ma che oggi dovrebbe essere superata come tutte le concezioni troppo ristrette delle vecchie scuole socialiste, perché esse creano soltanto confusione negli animi e sono state rimpiazzate da concezioni più precise e meglio rispondenti alla realtà”” [F. Engels, Lettera a A. Bebel del 18-28 marzo 1875] [(in) Karl Marx, Critica al programma socialdemocratico, 1972] (pag 58-59)”,”MADx-780″ “MARX Carlo”,”Salari, prezzi e profitti.”,”””Il breve scritto del Marx, finora inedito in Italia, è una esposizione semplice e sommaria della teoria del valore-lavoro”” (pag 9, introduzione) “”Ma il pensiero del Marx conserva ancor oggi il suo valore e la sua efficacia critica proprio contro l’astrattezza della scienza economica. La quale, pur avendo ad oggetto l’esperienza umana, è portata necessariamente ad astrarre rapporti e fenomeni, ad entificare gli schemi, a dimenticare gli uomini per vedere soltanto astrazioni, come il mercato, la domanda, l’offerta, lo scambio. Questa astrazione è senza dubbio giustificata ed inevitabile per la natura stessa della scienza economica, ma non è giustificata quella illazione conservatrice, che quasi sempre, per istinto ed abitudine professionale, gli economisti ne traggono, che cioè tutto debba continuare ad essere come è stato in precedenza, che le leggi, i fenomeni, la struttura economica siano qualcosa di immutabile e di assoluto. E’ merito del Marx aver messo in luce l’illiceità di questa deduzione, averne chiarito nell’aspra polemica contro l’economia “”borghese”” i fondamenti e i motivi profondi. L’assolutizzazione di una determinata situazione, delle leggi che la regolano, l’assunzione di una data struttura sociale a modulo eterno, non è altro che la difesa ad oltranza degli interessi che maggiori vantaggi traggono da quella situazione e da quella struttura, non è altro che l’espressione parziale e interessata della classe dominante. E’ questo il significato ed il senso della sarcastica polemica del Marx contro l’economia “”borghese”” contro “”l’idoleggiamento della merce””, ed è qui il significato ed il senso della teoria del valore-lavoro”” [Ruggero Amaduzzi, introduzione] [(in) Carlo Marx, Salari, prezzi, profitti, 1946]”,”MADx-781″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 7. August 1849 – Juni 1851.”,”7″,”MADx-782″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 9. Märs 1853 – Dezember 1853.”,”9 Molte pagine sulla Turchia e la questione turca, orientale”,”MADx-783″ “MARX Roland”,”L’évolution du mouvement ouvrier britannique à la fin du XIX° siècle (1873-1900).”,”Marx pur vivendo in esilio a Londra non era molto conosciuto lo dimostra meglio di ogni altra cosa il modo in cui il Times annuncia la morte dell’autore del ‘Capitale’: ‘In nostro corrispondente parigino ci informa della morte del Dottor Karl Marx, avvenuta mercoledì scorso a Londra…’ (Times, 17 marzo 1883). Solo le idee di J. Stuard Mill e di Henry George sono ampiamente diffuse. (pag 330) “”Mais toutes ces idées n’avaient, avant les années 1880, qu’un succès restreint et les adhérents étaient d’une constance douteuse. On remarquera aussi que le marxisme n’a pratiquement pas eu de disciples. Le fait peut paraître d’autant plus surprenant que Marx vit en exil à Londres. Mais il n’est guère connu et mieux que tout, la manière dont le ‘Times’ annonce la mort de l’auteur du “”Capital”” le démontre: “”Notre correspondant parisien nous informe de la mort du Dr Karl Marx, survenue mercredi dernier à Londres…’ (Times, 17 mars 1883, 13, f.). Seules les idées de J. Stuart Mill et de Henry George sont assez largement répandue. En 1881, aucune organisation efficace de propagande n’existe. La masse des prolétaires ignorent les socialistes: le cas de John Burns est une exception et c’est celui d’un ouvrier mécanicien, c’est-à-dire d’un membre d’une aristocratie ouvrière plus évoluée. C’est à un bourgeois avancé, Henry Mayers Hyndman, que revient l’initiative de grouper les idées éparses en un corps de doctrines et de fonder le premier parti socialiste anglais.”” (pag 330) [Roland Marx, L’évolution du mouvement ouvrier britannique à la fin du XIX° siècle (1873-1900)] [(in) Bulletin de la Faculté des Lettres de Strasbourg, n° 5, 1963]”,”MUKx-178″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 21. Friedrich Engels, Mai 1883 – Dezember 1889.”,”21 Contiene commemorazione morte e profilo biografico di Johann Philipp Becker (pag 319-324) (dicembre 1886)”,”MADx-784″ “MARX Karl”,”Early Writings.”,”MARX Karl “”The difference between the religious man and the citizen is the difference between the tradesman and the citizen, between the day-labourer and the citizen, between the landowner and the citizen, between the ‘living individual’ and the ‘citizen’. The contradiction which exists between religious man and political man is the same as exists between the ‘bourgeois’ and the ‘citoyen’, between the member of civil society and his ‘political lion’s skin’. This secular conflict to which the Jewish question ultimately reduces itself – the relationship of the political state to its presuppositions, whether they be material elements, like private property, etc., or spiritual ones, like education, religion, the conflict between the ‘general interest’ and the ‘private interest’, the split between the ‘political state’ and ‘civil society’ – these secular oppositions Bauer does not touch, but polemicizes instead against their ‘religious’ expression. “”It is precisely its foundation – the need that assure ‘civil society’ its existence and ‘guarantees its necessity’ – that exposes it to constant dangers, maintains an element of uncertainty in it and brings forth that restless alternation of wealth and poverty, need and prosperity which constitutes change in general”” (Bauer, The Jewish Question, p. 8). Compare the whole section ‘Civil Society’ (ibid., pp 8.-9), which broadly follows the main features of Hegel’s Philosophy of Right. Civil society in its opposition to the political state is recognized as necessary because the political state is recognized as necessary. ‘Political’ emancipation is certainly a big step forward. It may not be the last form of general human emancipation, but it is the last form of human emancipation ‘within’ the prevailing scheme of things. Needless to say, we are here speaking of real, practical emancipation. Man emancipates himself ‘politically’ from religion by banishing it from the province of public law to that of private law. It is no longer the spirit of the ‘state’ where man behaves – although in a limited way, in a particular form and a particular sphere – as a species-being, in community with other men. It has become the spirit of ‘civil society’, the sphere of egoism and of the ‘bellum omnium contra omnes’. It is no longer the essence of ‘community’ but the essence of ‘difference’. It has become the expression of the ‘separation’ of man from his ‘community’, from himself and from other men, which is what it was ‘originally’. It is now only the abstract confession of an individual oddity, of a ‘private whim’, a caprice. The continual splintering of religion in North America, for example, already gives it the ‘external’ form of a purely individual affair. It has been regarded to the level of a private interest and exiled from the real community. But it is important to understand where the limit of political emancipation lies. The splitting of man into his ‘public’ and his ‘private’ self and the ‘displacement’ of religion from the state to civil society is not one step in the process of political emancipation but its ‘completion’. Hence political emancipation neither abolishes nor tries to abolish man’s ‘real’ religiosity”” (pag 220-222) [Karl Marx, On the Jewish Question] [(in) Karl Marx, Early Writings, 1977]”,”MADx-786″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,” In Nota di Zangheri: Dal NYT 1852 Marx: Suffragio universale proposta dai cartisti misura socialista (pag XI) Marx (1872) a conclusione congresso Aja: possibilità che si raggiunga obiettivo per via pacifica in alcuni paesi come Stati Uniti, Inghilterra, Olanda ecc. (pag XII)”,”MADx-787″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”””Le idee fondamentali della nuova concezione della storia, la visione del passato, l’intendimento della storia del presente in funzione dell’azione politica sono esposti in modo esauriente e enunciati con appassionato vigore nell”Ideologia tedesca’, primo frutto di una strettissima collaborazione fra Marx ed Engels, definita in seguito da Marx una “”resa dei conti filosofica””: infatti, nell”Ideologia’ il distacco dall’idealismo hegeliano e dal culto di Feuerbach può dirsi compiuto. Nella Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859) che si può dire la sua autobiografia intellettuale e politica, Marx scrive: “”… La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di “”società civile””; e che l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica … (…)”” [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1985] (pag 38-39) “”Sui punti fondamentali della concezione materialistica della storia, soprattutto sul nesso e sull’azione reciproca fra struttura e sovrastruttura, Engels ritorna più volte, in anni lontani dal ‘Manifesto’, mettendo in guardia socialdemocratici e studiosi tedeschi da un “”marxismo”” troppo facile e meccanico. Il rapporto fra la base economica di una società, la sua struttura, e la sovrastruttura, ossia le istituzioni politiche, giuridiche, ecc. di questa società, non è un semplice rapporto di causa ed effetto. Le sovrastrutture che sorgono su una determinata base economica possono influire e influiscono a loro volta sulla base economica, reagiscono sul modo e sui rapporti di produzione. Ad alcune domande rivoltegli da Conrad Schmidt, economista socialdemocratico passato in seguito su posizioni revisioniste, Engels risponde nel 1890: “”…Ma la nostra concezione della storia è anzitutto una guida per lo studio, non è una leva per costruzioni da hegeliani. Tuttavia la storia deve essere studiata di nuovo; si dovranno studiare singolarmente le condizioni di esistenza delle differenti formazioni sociali prima di tentar di derivare da quelle le corrispondenti concezioni politiche, giuridiche, estetiche, filosofiche, religiose, ecc. Poco è stato fatto finora in questo campo perché solo pochi vi si sono applicati seriamente… La frase del materialismo storico (di tutto si può far una frase) a troppi giovani tedeschi non serve che ad aggiustare e a sistemare frettolosamente le proprie cognizioni di storia relativamente povere…”” [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1985] (pag 48) “”(…) E in una lettera a J. Bloch, anch’egli in seguito passato al revisionismo, Engels insiste ancora sulla reazione della sovrastruttura: “”Secondo la concezione materialistica della storia l’elemento ‘in ultima analisi’ determinante nella storia è la produzione e la riproduzione della vita reale. Più di questo non è mai stato affermato né da Marx né da me. Ora, se qualcuno storce il senso di quelle parole dicendo che l’elemento economico è l”unico’ elemento determinante, egli trasforma quella proposizione in una assurda frase astratta, priva di senso. La situazione economica è la base, ma i differenti elementi della sovrastruttura – forme politiche della lotta delle classi e risultati di questa, costituzioni create dalla classe vittoriosa a battaglia vinta, ecc., forme giuridiche e ancor più i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello dei partecipanti, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le idee religiose e il loro svolgimento ulteriore a sistemi di dogmi – esercitano anch’essi la loro azione sul decorso delle lotte storiche e in molti casi determinano in modo prevalente le ‘forme’ di quelle lotte. Vi è una azione reciproca di tutti questi elementi, nella quale il movimento economico si afferma infine come necessità nell’infinita massa di casualità (ossia di cose e avvenimenti il cui nesso interno è tanto lontano o così poco comprovabile che possiamo considerarlo non esistente ossia trascurarlo). Se così non fosse, l’applicazione della teoria a un periodo storico qualsiasi sarebbe addirittura più facile della soluzione di una semplice equazione di primo grado…””. Anche nelle sue lettere a H. Starkenburg, scolaro di W. Sombart, a F. Mehring, l’autore della ‘Leggenda di Lessing’, Engels insiste sull’azione reciproca fra struttura e sovrastruttura e lamenta nelle generazioni nuove la mancanza di dialettica, la loro incapacità di vedere nello sviluppo della società altro che un rapporto di causa ed effetto, di non capire che questo processo si svolge attraverso l’azione reciproca di forze differenti, fra le quali, certo, il movimento economico è la forza primaria e determinante””. (pag 49-50) [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1985]”,”MADx-789″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti Communiste et Préfaces du “”Manifeste””.”,”pag 10-11 “”Dans le même temps Karl Marx combat les partisans des socialismes utopiques et petits-bourgeois. C’est l’heure de la rupture avec Weitling. Ce cordonnier autodidacte, hostile à toute recherche doctrinale, était pénétré d’une sorte de messianisme mystique. Rupture aussi avec Hermann Kriege, un communiste allemand réfugié aux Etats-Unis, et qui menait une ardente campagne pour un socialisme métaphysique et sentimental fondé sur l’amour, le socialisme “”vrai”” (1). En publiant en 1847 sa ‘Misère de la philosophie’, Marx dénonce en Proudhon “”le petit-bourgeois, ballotté constamment entre le capital et le travail””. Autant de polémiques dont on trouve le bilan dans la section III du ‘Manifeste’ intitulée “”Littérature socialiste et communiste””.Ce double travail d’organisation et de clarification est systématiquement poursuivi. Nous disposons de deux témoignages sur cette activité, l’un de Marx et l’autre d’Engels. Dans ‘Herr Vogt’ (1860), Marx écrit à ce propos: “”Nous publions en même temps à Bruxelles une série de pamphlets imprimés ou lithographiés. Nous y soumettions à une critique impitoyable le mélange de socialisme ou de communisme anglo-français et de philosophie allemande qui formait alors la doctrine secrète de la Ligue; nous y établissions que seule l’étude scientifique de la structure économique de la société bourgeoise pouvait fournir une solide base théorique; et nous y exposions enfin sous une forme populaire qu’il ne s’agissait pas de mettre en vigueur un système utopique, mais d’intervenir en connaissance de cause dans le processus de bouleversement historique qui s’opérait dans notre société””. Quant à Engels, il écrit en 1885 ‘Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten’ (Sur l’histoire de la Ligue des Communistes): “”Nous agissons de vive voix, par lettres, par la presse sur les opinions théoriques des membres les plus importants de la Ligue. Nous recourions également dans le même but à diverses circulaires lithographiées que, dans des occasions particulières où il s’agissait des affaires intérieures du parti communiste en formation, nous envoyions à nos amis et correspondants””. Voilà qui nous éclaire sur tout le travail de préparation du ‘Manifeste’, grâce auquel les idées du socialisme scientifique commencent à gagner du terrain. Mais c’est une bataille quotidienne, car les militants de la Ligue des Justes sont encore sous l’emprise de Weitling et du socialisme messianique.”” (pag 10-11-12) [Jean Bruhat, Introduction] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifeste du Parti Communiste et Préfaces du “”Manifeste””, 1973] [(1) Il s’agit du texte connu sous le nom de ‘Circulaire contre Kriege’. Il avait été adopté à Bruxelles par le Bureau de correspondance le 11 mai 1846. Il figure dans ‘Werke’ (Oeuvres) (Berlin, Dietz Verlag, 1959, t. IV, pp. 3-17). Il a été traduit en français totalement (…)]”,”MADx-790″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Uber den sozialistischen Aufbau. Studienmaterial.”,”Die Auswahl besorgte das institut für Marxismus-Leninismus beim ZK der SED. Lettere di Engels a Philip Van Patten in New York, da Londra 18 aprile 1883 (pag 100) “”(…) Marx und ich haben, seit 1845, die Ansicht gehabt, daß ‘eine’ der schließlichen Folgen der künftigen proletarischen Revolution sein wird die allmähliche Auflösung und endlich das Verschwinden der mit dem Namen ‘Staat’ bezeichneten politischen Organisation, einer Organisation, deren Hauptzweck von jeher war, durch bewaffnete Gewalt die ökonomische Unterdrückung der arbeitend Mehrzahl durch die begüterte Minderzahl sicherzustellen. Mit dem Verschwinden einer begüterten Minderzahl verschwindet auch die Notwendigkeit einer bewaffneten Unterdrückungs- oder Staatsgewalt. Gleichzeitig war es immer unsere Ansicht, daß, um zu diesem und den anderen weit wichtigeren Zielen der künftigen sozialen Revolution zu gelangen, die Arbeiterklasse zuerst die organisierte politische Gewalt des Staates in Besitz nehmen und mit ihrer Hilfe den Widerstand der Kapitalistenklasse niederstampfen und die Gesellschaft neu organisieren muß. Dies wurde bereits festgestellt 1847 im “”Kommunistischen Manifest””, Kapitel II, Schluß. Die Anarchisten stellen die Sache auf den Kopf. Sie erklären, die proletarische Revolution müsse damit ‘anfangen’, daß sie die politische Organisation des Staates abschafft. Aber die einzige Organisation, die das siegende Proletariat fertig vorfindet, ist eben der Staat. Er mag der Änderung bedürfen, ehe er seine neuen Funktionen erfüllen kann. Aber ihn in einem solchen Augenblick zerstören, vermittelst dessen das siegende Proletariat seine eben eroberte Macht geltend machen, seine kapitalistischen Gegner niederhalten und diejenige ökonomische Revolution der Gesellschaft durchsetzen kann, ohne die der ganze Sieg enden müßte in einer Niederlage und in einer Massenabschlachtung der Arbeiterklasse, ähnlich derjenigen nach der Pariser Kommune (…)”” (MEW, Bd. 36, S. 11/12) [Friedrich an Philip Van Patten in New York] [(in) Marx, Engels, Lenin, ‘Uber den sozialistischen Aufbau. Studienmaterial’, 1981]”,”SOCx-246″ “MARX Karl, edizione italiana a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. (“”Grundrisse””). I.”,”Nella nota introduttiva di Backhaus la storia della stesura del manoscritto “”Grundrisse””. “”””Lavoro come un pazzo, le notti intere, per riassumere i miei studi economici, in modo da avere messo in chiaro almeno i lineamenti fondamentali (‘Grundrisse’) prima del diluvio””. Così Marx a Engels in una lettera del novembre 1857. Il “”diluvio””, che poi non ci fu, era la rivoluzione europea da lui prevista come conseguenza della grave crisi finanziaria ed economica che aveva investito il continente e l’Inghilterra in quegli anni, e aveva raggiunto l’acme proprio nel 1857, inducendolo a intraprendere il suo colossale sforzo teorico. Dall’estate del 1852, a causa della sua insostenibile situazione economica, Marx aveva dovuto dedicarsi all’attività pubblicistica, in particolare come corrispondente per il “”New York Tribune””, interrompendo gli studi di economia. E quest’attività giornalistica egli continuò a svolgere di giorno nel periodo in cui dedicava le notti ai ‘Grundrisse’. Le sue corrispondenze di quegli anni, costringendolo a un confronto concreto con una serie di problemi di attualità, alla fine si sono peraltro rivelate assai fruttuose anche per l’elaborazione teorica di questo periodo, tanto da aver lasciato numerose tracce fin nell’opera compiuta, ‘Il capitale’. Il giornalismo lo costrinse infatti a prender dimestichezza con una serie di problemi che, pur esulando dall’ambito della scienza dell’economia politica propriamente detta, lo ancorarono a realtà essenziali del suo tempo, approfondirono e allargarono il campo delle sue ricerche. Basti pensare alle numerose corrispondenze sulla classe operaia e i suoi scioperi, sui problemi di politica commerciale, sulle congiunture economiche. E inoltre ai contributi, rivelatisi poi eccezionalmente fruttuosi sul piano teorico, dedicati ai rapporti agrari in Scozia e Irlanda, alla politica coloniale praticata dall’Inghilterra nei confronti dell’India e della Cina. Da qui trassero infatti ispirazione e alimento le sue riflessioni teoriche sui residui del comunismo agrario in Europa e in Asia e le sue ipotesi su un modo di produzione asiatico sostanzialmente diverso dalle classiche formazioni economiche precapitalistiche europee. Un’altra caratteristica essenziale di questo manoscritto, che lo distingue radicalmente dalle opere economiche da lui approntate per la stampa, è la trasparenza del suo legame profondo, che si manifesta anche sul piano terminologico, con il metodo di Hegel. L’influenza che la dialettica hegeliana ha continuato a esercitare anche sull’opera della maturità di Marx, qui si palesa in una serie di categorie riprese direttamente dalla ‘Logica’. “”Nel metodo dell’elaborazione – scrive Marx a Engels mentre è impegnato nella stesura del manoscritto dei ‘Grundrisse’ – mi è stato molto utile l’aver risfogliato, per puro caso, la ‘Logica’ di Hegel””. Il fine che Marx si è proposto con questa sua opera è, come dice egli stesso scrivendo a Lassalle, “”la critica delle categorie economiche o, se si vuole, il sistema dell’economia borghese rappresentato criticamente”””” [Giorgio Backhaus, Nota del curatore] [(in Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. (“”Grundrisse””), 1983] (pag XXV-XXVI)”,”MADx-791″ “MARX Karl”,”Critica al programma di Gotha.”,” ‘Nucleo decisivo del pensiero marxiano sullo Stato’ “”Marx critica il Partito Operaio [Tedesco] perché “”tratta lo Stato come un ente indipendente, che ha le sue proprie ‘basi spirituali e morali libere'”” e perché non riesce a superare il concetto di Stato borghese, come “”organismo separato dalla società in seguito a una divisione del lavoro”” (cioè a una divisione in classi della società stessa). Siamo qui davanti al nucleo decisivo del pensiero marxiano sullo Stato, all’ultimo svolgimento di una linea impostata da più di trenta anni e che, sebbene con ambiguità e contraddizioni di formulazione, arriva dalla ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (1843) e dalla ‘Questione ebraica’ (1844) fino alla ‘Critica al programma di Gotha’ (1875), passando per la verifica strutturale e il determinante approfondimento del ‘Capitale'”” (pag 5); “”In tal modo occuparsi dello Stato come “”affare generale”” diviene un monopolio (p. 78), burocrazia e privatismo si sostengono a vicenda. Con la rivoluzione francese tutte le classi sono divenute da immediatamente politiche, sociali, a eccezione della burocrazia, per cui posizione politica e civile coincidono, e a cui si contrappone una società dove criteri distintivi sono diventui (‘arbitrariamente’, a differenza dell’organicismo e della fissità degli ‘Stände’) ‘denaro e cultura’ (cfr. pp. 93-94). Con acuta intuizione Marx coglie l’elezione delegata, cioè la partecipazione della società civile alla società politica mediante ‘deputati’, come espressione della loro separazione e della loro unità soltanto dualistica (p. 133): è una critica radicale della rappresentanza parlamentare, che sta a fondamento di tutta l’ulteriore evoluzione del pensiero marxista e poi leninista verso forme nuove di democrazia diretta e di fusione dell’attività legislativa ed esecutiva. Nello stesso senso va la notazione di p.66, secondo cui “”il potere governativo è il più difficile da sviluppare. Esso appartiene all’intero popolo in grado molto più alto che non il potere legislativo””, che sarà ripresa nell’analisi dell’esperienza della Comune di Parigi (1) e in una postilla di Engels alla Critica del 1875, che respinge la richiesta di una legislazione da parte del popolo, come rivendicazione confusionaria e controproducente e oppone vagheggiamenti di referendum alla svizzera il concetto di ‘amministrazione’ da parte del popolo. E’ noto come questi motivi ritornino largamente nel leniniano ‘Stato e rivoluzione'”” [Augusto Illuminati, introduzione] [(in) Karl Marx, Critica al programma di Gotha, 1968] [(1) Nella ‘Guerra civile in Francia’, Marx sottolinea come la Comune fosse “”non un organismo parlamentare, ma di lavoro, esecutivo e legislativo allo stesso tempo””, i funzionari giudiziari vengono spogliati della loro “”sedicente indipendenza””; la revoca del mandato e i suo carattere imperativo devono servire ad assicurare un rapporto pratico fra mandatari e mandanti, “”invece di decidere ogni tre o sei anni quale membro della classe dominante dovesse mal rappresentare il popolo nel parlamento”” (Il partito e l’internazionale, pp. 178-179)] (pag 8)”,”MADx-065-B” “MARX Karl”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”2° copia “”Oltre a ciò Marx attinge pur sempre alla prima grande opera del Feuerbach, l”Essenza del Cristianesimo’, il fecondo sviluppo dato da Feuerbach al principio hegeliano dell’alienazione umana; ed egli lo estende dalla religione alla vita sociale, dal mondo di là al mondo di qua, dalla coscienza religiosa al lavoro umano. Senonché, proprio nell’approfondire questa scoperta, Marx compie un gran passo innanzi: l’alienazione economica o sociale non è una forma di alienazione accanto a quella religiosa, ma è l’alienazione che sta a fondamento di ogni altra alienazione, senza la quale la stessa alienazione religiosa non può essere teoricamente spiegata; perciò solo la soppressione dell’alienazione economica, cioè l’appropriazione dell’uomo pratico, sociale, condurrà alla soppressione dell’alienazione religiosa, cioè all’appropriazione anche dell’uomo teoretico. E’ l’argomento della quarta ‘Tesi’. Ma già in questi scritti il principio è espresso con chiarezza: “”L’estraniazione religiosa come tale ha luogo soltanto nella sfera della coscienza, dell’interiorità umana; invece l’estraniazione della vita economica è l’estraniazione della vita ‘reale’, onde ‘la sua soppressione abbraccia l’uno e l’altro lato'”” (p. 123), la distinzione dei caratteri è mia).”” [Norberto Bobbio, prefazione del traduttore][(in) Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, 1949] (pag 14)”,”MADx-712-B” “MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo.”,” “”Nell’ambito di ciò che egli sa, Ricardo è sempre conseguente. In lui, il principio che non è possibile una ‘sovraproduzione’ (di merci) è dunque identico al principio che non è possible una pletora o sovrabbondanza di capitale (1). (…) Che cosa avrebbe detto allora Ricardo della stupidità dei suoi successori, i quali negano la sovraproduzione in una forma (generale sovrabbondanza di merci sul mercato), e non solo l’ammettono nell’altra forma, come sovraproduzione di capitale, pletora di capitale, sovrabbondanza di capitale, ma ne fanno uno dei punti essenziali della loro dottrina? Neppur uno, fra gli economisti responsabili del periodo post-ricardiano, nega la [possibilità della] sovrabbondanza di capitale. Tutti vi cercano piuttosto la spiegazione delle crisi (a meno che non le facciano derivare da questioni di credito). Dunque tutti ammettono la sovraproduzione in una forma, ma la negano nell’altra. Resta dunque da domandarsi: in che rapporto stanno fra loro le due forme di sovraproduzione, l’una in cui essa è negata, l’altra in cui è sostenuta? Ricardo stesso, in verità, non sapeva niente delle crisi, delle crisi generali, mondiali, dovute al processo stesso di produzione. Le crisi dal 1800 al 1815, egli poteva spiegarle con la carestia di cerali dovuta alle cattive raccolte, con la svalutazione della moneta cartacea e delle merci coloniali ecc., perché, in seguito al blocco continentale, il mercato era contratto violentemente, per ragioni politiche, non economiche. Le crisi posteriori al 1815, poteva egualmente spiegarle sia con una cattiva annata, con una carestia, sia con la caduta dei prezzi del grano, perché avevano cessato di operare le cause che, secondo la sua propria teoria, durante la guerra e l’isolamento dell’Inghilterra dal Continente, dovevano rialzare i prezzi dei cerali, sia col trapasso dalla guerra alla pace e le conseguenti “”improvvise modificazioni nei canali del commercio”” (cfr. nei suoi ‘Principles’, il capitolo XIX, che tratta di questo). I fenomeni storici successivi, specialmente la periodicità quasi regolare delle crisi del mercato mondiale, non permisero più ai successori di Ricardo di negare i fatti o di interpretarli come fatti accidentali. Invece – prescindendo da coloro che spiegano tutto col credito, per poi [ammettere] di dover di nuovo presupporre la sovrabbondanza di capitale – scoprirono la bella distinzione fra ‘sovrabbondanza di capitale e sovraproduzione’. Rispetto a quest’ultima, essi mantengono le frasi e le buone ragioni di Ricardo e di Smith, mentre dalla prima cercano di dedurre fenomeni a loro altrimenti inesplicabili. Wilson, per esempio, spiega certe crisi con la sovrabbondanza di capitale fisso, e altro con la sovrabbondanza di capitale circolante. La sovrabbondanza del capitale stesso viene sostenuta dai migliori economisti (come Fullarton) ed è già divenuta un pregiudizio talmente comune; che la si ritrova come un termine che non ha bisogno di spiegazioni anche nel compendio del dotto signor Roscher (2). Si domanda dunque: che cos’è la sovrabbondanza di capitale, e in che cosa essa si differenzia dalla sovraproduzione? Secondo i medesimi economisti, il capitale è eguale a denaro o a merci. La sovraproduzione di capitale è dunque una sovraproduzione di denaro o di merci. E tuttavia i due fenomeni non devono aver niente in comune fra loro. Ma neppure si può parlare di sovraproduzione di denaro, poiché questo per loro è merce, di modo che tutto il fenomeno si risolve in una sovraproduzione di merci, che essi ammettono sotto una denominazione e negano sotto l’altra. Inoltre, quando si dice che vi è sovraproduzione di capitale fisso o di capitale circolante, ci si basa sul fatto, che qui non si considerano più le merci in questa semplice determinazione, ma nella loro determinazione come capitale. Ma in tal modo si ammette di nuovo che nella produzione capitalistica e nei suoi fenomeni – per esempio nella sovraproduzione – non si tratta soltanto del semplice rapporto, in cui il prodotto appare come ‘merce’, ma delle determinazioni sociali del medesimo, per cui il prodotto è qualche cosa di più e di diverso dalla merce. In generale, più significati sono impliciti in questa espressione: ‘sovrabbondanza di capitale’ invece di ‘sovraproduzione di merci’ è semplicemente un modo di dire evasivo, o [quella specie di] deficienza mentale, che ammette il medesimo fenomeno come esistente e necessario finché vuol dire ‘a’, ma lo nega non appena viene chiamato ‘b’, mostrando dubbi e scrupoli solo sulla ‘denominazione’ del fenomeno non sul fenomeno stesso; oppure [questa espressione risulta dalla sforzo] di dare una spiegazione al fenomeno, di sfuggire la difficoltà negandola nella forma in cui contraddice ai pregiudizi, e ammettendola solo in una forma vuota di senso. Ma a parte questi aspetti, nel passaggio dall’espressione “”sovraproduzione di merci”” all’espressione “”sovrabbondanza di capitale””, vi è in realtà un ‘progresso’. In che consiste? [Nel riconoscimento] che i produttori non si contrappongono come semplici possessori di merci, ma come capitalisti”” [K. Marx, Accumulazione di capitale e crisi] [(in) K. Marx, Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo, 1955] (pag 549-551) [(1) Qui bisogna fare una distinzione. Quando Smith spiega la caduta del saggio di profitto con la sovrabbondanza di capitale, con l’accumulazione di capitale, si tratta di un effetto permanente, e ciò è falso. Invece la sovrabbondanza transitoria di capitale, la sovraproduzione, la crisi, sono cose differenti. Non vi sono crisi permanenti; (2) Senza dubbio va notato, per giustizia, che altri economisti, come Ure, Corbet, ecc., spiegano la sovraproduzione come ‘la condizione naturale della grande industria’, dal punto di vista del mercato interno, così che la sovraproduzione porta a crisi soltanto in certe condizioni, quando si contrae anche il mercato estero]”,”MADx-154-B” “MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”Volume realizzato sotto la consulenza di Umberto CERRONI”,”MADx-172-B” “MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”2° copia Prefazione di Lenin all’edizione russa del 1907 (pag 9-18) Le lettere a Kugelmann sono state pubblicate da Kautsky nel 1902 nell’organo della socialdemocrazia tedesca ‘Neue Zeit’, al quale lo stesso Kugelmann aveva lasciato l’incarico della pubblicazione: ma Kautsky aveva omesso o ridotto le lettere che costituivano una precisa sconfessione dell’opportunismo (pag 7, nota dell’editore) “”Di interesse preminente per tutti coloro che vogliono acquistare una conoscenza più completa e profonda del marxismo è la lettera dell’11 luglio 1868 (p. 42 e sgg.) (nella presente edizione p. 77 e sgg). In forma di osservazioni polemiche contro gli economisti volgari, Marx espone qui con straordinaria concisione il ‘suo’ concetto della cosiddetta teoria del valore “”del lavoro””. Proprio quelle obiezioni contro la teoria del valore di Marx che sorgono più di altre spontanee nel lettore del ‘Capitale’ meno preparato e perciò vengono riprese dai rappresentanti dozzinali della “”scienza”” borghese “”professorale”” con la massima solerzia, sono qui analizzate da Marx brevemente, semplicemente e in modo straordinariamente chiaro. Marx indica qui la via da lui seguita, e quella che deve essere seguita, per giungere alla spiegazione della legge del valore. Portando ad esempio le più comuni obiezioni, insegna a comprendere il suo ‘metodo’. Egli spiega il nesso tra una questione (in apparenza) così puramente teorica e astratta, come la teoria del valore, e l'””interesse delle classi dominanti che hanno bisogno di ‘perpetuare la confusione'””. Sarebbe almeno desiderabile che chi si accinge a studiare Marx e il ‘Capitale’ rileggesse sempre, contemporaneamente allo studio del primo e più difficile capitolo del ‘Capitale’, anche la lettera da noi menzionata”” [V.I. Lenin, Prefazione (1907)] [(in) Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 9-10) Marx sulla Comune (pag 16-18) “”Marx non si abbandonò alla saggezza di quei saccenti che hanno paura di valutare la ‘tecnica’ delle forme estreme della lotta rivoluzionaria. Egli tratta proprio di questioni ‘tecniche’ della insurrezione. Difesa o attacco? – chiede, come se si trattasse di operazioni militari alle porte di Londra. E decide: assolutamente l’attacco, “”‘occorreva marciare subito su Versailles…'””. Ciò fu scritto nell’aprile 1871, poche settimane prima del grande maggio insanguinato… “”Occorreva marciare subito su Versailles”” per gli insorti che si erano accinti alla “”folle”” (settembre 1870) impresa di dare l’assalto al cielo. “”Non si dovevano prendere le armi”” nel dicembre 1905 per difendersi con la violenza contro i primi tentativi di carpire le libertà conquistate…””. Davvero, non per nulla Plekhanov si paragonava a Marx! “”Secondo errore”” continua Marx nella sua critica ‘tecnica’, “”il Comitato Centrale”” (la ‘direzione militare’, notate bene, si tratta del Comitato Centrale della Guardia Nazionale) “”abbandonò il suo potere ‘troppo presto'””. Marx seppe mettere in guardia i ‘capi’ da una insurrezione prematura. Di fronte al ‘proletariato’ che dava l’assalto al cielo, però, si comportò da consigliere pratico, da partecipante alla ‘lotta’ delle masse che, nonostante le false teorie e gli errori di Blanqui e di Proudhon, elevava l”intero’ movimento ad un ‘livello superiore’. “”Comunque””, egli scrive, “”l’insurrezione di Parigi – anche se sopraffatta dai lupi, dai porci e dai volgari cani della vecchia società – è l’azione più gloriosa del nostro partito dopo l’insurrezione di giugno””. E senza nascondere al proletariato neppure un solo errore della Comune, Marx dedica a questa ‘azione eroica’ un’opera che ‘fino al giorno d’oggi’ è il migliore ammaestramento per l’assalto al “”cielo”” e il più terrificante spettro per i “”porci”” liberali e radicali. Plekhanov dedica al dicembre un'””opera”” che è quasi diventata il vangelo dei cadetti. Davvero, non per nulla Plechanov si paragona a Marx. Evidentemente Kugelmann rispose a Marx con qualche espressione di dubbio, accennando all’assoluta mancanza di prospettive e al realismo in antitesi con il romanticismo; per lo meno confrontò la Comune – un’ ‘insurrezione’ – con la pacifica manifestazione del 13 giugno 1849 a Parigi. Subito (il 17 aprile 1871) Marx riprende Kugelmann severamente: «Sarebbe del resto assai comodo», scrive, «fare la storia universale se si accettasse battaglia soltanto a condizione di un esito infallibilmente favorevole». Nel settembre 1870 Marx definì l’insurrezione una follia. Quando però le ‘masse’ si sollevarono, Marx vuole marciare con esse, imparare assieme ad esse nel corso della lotta, e non solo declamare istruzioni burocratiche. Egli comprende che il tentativo di determinare in anticipo le prospettive ‘con assoluta precisione’ sarebbe ciarlataneria o sconfortante pedanteria. ‘Al di sopra di tutto’ egli pone il fatto che la classe operaia ‘fa’ di propria iniziativa, eroicamente, con abnegazione, la storia universale. Marx considerava la storia dal punto di vista di coloro che la fanno, anche se in precedenza non possono calcolare ‘senza sbagliare’, le prospettive, ma non la considerava dal punto di vista dell’intellettuale piccolo-borghese che sentenzia: «era facile prevedere… non si dovevano prendere…». Marx si rendeva anche conto che nella storia vi sono dei momenti in cui una lotta disperata delle ‘masse’, sia pure per un’impresa senza prospettive, è ‘necessaria’ per l’ulteriore educazione di queste masse e la loro preparazione alla ‘prossima’ lotta”” [V.I. Lenin, Prefazione (1907)] [(in) Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 16-18) “”(…) Per quanto riguarda lo ‘Zentralblatt’, quell’uomo fa la concessione più ampia possibile, concedendo che bisogna ammettere le mie conclusioni, qualora alla parola valore si connetta comunque un pensiero. Quel disgraziato non vede che l’analisi dei rapporti reali, data da me, conterrebbe la prova e la dimostrazione del reale rapporto di valore, anche se nel mio libro non vi fosse nessun capitolo sul «valore». Il cianciare sulla necessità di dimostrare il concetto di valore è fondato solo sulla più completa ignoranza, sia della cosa di cui si tratta, sia del metodo della scienza. Che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa pure che le quantità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono quantità diverse, e qualitativamente definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa ‘necessità’ della ‘distribuzione’ del lavoro sociale in proporzioni definite, non è affatto annullata dalla ‘forma definita’ della produzione sociale, ma solo può cambiare il ‘suo modo di apparire’, è ‘self evident’ (1). Le leggi della natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la ‘forma’ con cui quelle leggi si impongono. E la forma in cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come ‘scambio’ privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il ‘valore di scambio’ di questi prodotti. La scienza consiste appunto in questo: svolgere ‘come’ la legge del valore si impone. Se dunque si volessero «spiegare» a priori tutti i fenomeni apparentemente contrastanti con la legge, bisognerebbe dare la scienza ‘prima’ della scienza. E’ appunto l’errore di Ricardo di presupporre, nel suo primo capitolo sul valore, ‘come date’ tutte le categorie possibili che ci dovranno essere sviluppate, allo scopo di comprovare la conformità alla legge del valore. E’ vero d’altra parte che ‘la storia della teoria’ comprova, come lei giustamente ha supposto, che la concezione del rapporto di valore era ‘sempre la medesima’, più o meno chiara, più guarnita di illusioni, o scientificamente più definita. Siccome il processo stesso del pensare nasce dalle condizioni ed è esso stesso un ‘processo della natura’, il pensare veramente intelligente può essere soltanto sempre lo stesso, e si può distinguere solo gradualmente, secondo la maturità dello sviluppo, e dunque anche dell’organo con cui si pensa. Tutto il resto son ciance. (…)”” [dalla lettera di Karl Marx a Ludwig Kugelmann, 11 luglio 1868] [(in) Karl Marx, ‘Lettere a Kugelmann’, Roma, 1950, prefazione di V.I. Lenin] [(1) Di per sé evidente]”,”MADS-622″ “MARX Karl”,”The British Rule in India.”,”Nel suo articolo Marx usa alcune idee di Engels attinte dalla sua lettera a Marx del 6 giugno 1853. L’articolo è stato pubblicato sulla New York Herald Tribune del 25 giugno 1853. Una strana combinazione di Italia e Irlanda ‘Hindostan is an Italy of Asiatic dimensions, the Himalayas for the Alps, the Plains of Bengal for the Plains of Lombardy, de Deccan for the Apennines, and the Isle of Ceylon for the Island of Sicily. The same rich variety in the products of the soil, and the same dismemberment in the political configuration. Just as Italy has, from time to time, been compressed by the conqueror’s sword into different national masses, so do we find Hindostan, when not under the pressure of the Mohammedan, or the Mogul [a reference to the rule in india, mainly in the north (…), footnotes, 104], or the Briton, dissolved into as many independent and conflicting States as it numbered towns, or even villages. Yet, in a social point of view, Hindostan is not the Italy, but the Ireland of the East. And this strange combination of Italy and of Ireland, of a world of voluptuosness and of a world of woes, is anticipated in the ancient traditions of the religion of Hindostan. That religion is at once a religion of sensualist exuberance, and a religion of self-torturing ascetism; a religion of the Lingam [the cult of the God Shiva (…), footnotes, 105] and of the juggernaut; the religion of the Monk, and of the Bayadere”” [Karl Marx, The British Rule in India, 1853]”,”MADx-793″ “MARX K. ENGELS F.”,”Ecrits sur le tsarisme et la Commune russe.”,”””Pour en venir au fait, Tkatchov raconte aux travailleurs allemands que, pour ce qui est de la Russie, non seulement j’ai “”peu de connaissances”” mais encore que je ne possède que de l'””ignorance””; c’est pourquoi il se voit dans l’obligation de leur expliquer le véritable état de choses et surtout de leur énumérer toutes les raisons pour lesquelles une révolution sociale serait en ce moment un jeu d’enfant en Russie, bien plus facile qu’en Europe occidentale. (…) Donc, la tâche serait plus facile pour les travailleurs russes – qui, comme Tkatchov le dit lui-même, sont des “”travailleurs agricoles et, en tant que tels, non pas des prolétaires mais des propriétaires”” – parce qu’ils n’ont pas à lutter contre le pouvoir du capital, mais “”seulement contre le pouvoir politique””, contre l’Etat russe. Cet Etat “”ne ressemble à un pouvoir que de loin (…). Il n’a pas de racine dans la vie économique du peuple; il n’incarne les intérêts d’aucune classe sociale. Chez vous, la puissance de l’Etat n’est pas une simple apparence. L’Etat s’appuie solidement sur le capital. Il incarne en lui-même (!) certains intérêts économiques (…). Chez nous, c’est exactement le contraire: notre type de société doit son existence à l’Etat, un Etat pour ainsi dire suspendu dans l’air qui n’a rien de commun avec l’ordre social existant et dont les racines plongent dans le passé et non dans le présent””. Nous ne nous arrêtons pas à l’idée confuse selon laquelle les intérêts économiques ont besoin de l’Etat, qu’ils créent eux-mêmes pour se donner un corps, ni à cette affirmation hardie que le type de société russe auquel appartient pourtant également la propriété commune des paysans doit son existence à l’Etat; nous négligeons également l’idée, contraire à la précédente, que ce même Etat, création propre de l’ordre social existant, n’a pourtant avec lui “”rien en commun””. Considérons plutôt immédiatement cet Etat “”suspendu dans l’air”” qui ne représente les intérêts d’aucune classe sociale. En Russie d’Europe, les paysans possèdent 105 millions de déciatines de terre, les nobles (je désigne ainsi, par souci de brièveté, les propriétaires fonciers) 100 millions dont la moitié environ est aux mains de 15 000 d’entnre eux soit 33 000 déciatines par tête en moyenne. La terre des paysans ne dépasse donc, en superficie, que de très peu la terre des nobles. Les nobles, on le voit, n’ont pas le moindre intêret à l’existence de l’Etat russe qui leur garantit la possession de la moitié du sol! Poursuivons. Les paysans payent chaque années 195 millions de roubles d’impôt foncier sur cette moitié des terres qu’ils détiennent, et les nobles… 13 millions! Les domaines des nobles sont, en moyenne, deux fois plus fertiles que ceux des paysans; la raison en est que, lors de la discussion sur le rachat des corvées, l’Etat a enlevé aux paysans non soulement la plus grande, mais encore la meilleure part des terres pour les donner aux nobles; et encore les paysans ont-ils dû payer aux nobles le prix du meilleur sol. Et la noblesse russe n’aurait aucun intérêt à l’existence de l’Etat russe!”” [Friedrich Engels, La question sociale en Russie] [(in) K. Marx F. Engels, Ecrits sur le tsarisme et la Commune russe, a cura di M. Rubel, 1969] [Nota: (in) Avertissement; di M. Rubel “”En février 1875, Wilhelm Liebknecht lui demanda (à Engels) de riposter à la brochure que P.N. Tkatchov avait publiée à Zurich sous le titre ‘Lettre ouverte à M. Friedrich Engels’ (…). Tkatchov (…) entendait donner une leçon politique à son adversaire prétendument peu informé des choses russes (…)””] (pag 1339-1341)”,”MADx-794″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La première critique de l’économie Politique. Esquisse d’une critique de l’économie politique (Engels) – Critique de l’économie politique (Manuscrits de 1844) (Marx)”,”Tradution et présentation par Kostas PAPAIOANNOU, notes, annexes I) Le secret de la costruction spéculative, II) La conception hégélienne de l’histoire, III) La méthode dialectique chez Hegel et Proudhon. “”Feuerbach fut le héros de Marx pendant toute la période 1842-45 et surtout l’année 1844, année décisive où Marx s’est converti au communisme et fit sa seule et unique tentative de formuler systématiquement sa pensée ‘philosophique’. Regardons donc de plus près les “”grandes actions”” (1), les “”decouvertes”” (2), les “”réelles révolutions théoriques”” (3), que le jeune Marx a attribué à Feuerbach. Critique de la religion. Tout d’abord, Feuerbach a “”achevé”” la critique de la religion (4). Il démontra que dans la religion l’homme projette hors de lui sa véritable essence et se perd dans un monde illusoire qu’il a lui-même créé, mais qui le domine comme une puissance étrangère. (…) “”Notre tâche, déclare Feuerbach, est de prouver que la distinction entre ce qui est divin et ce qui est humain n’est qu’une illusion, qu’elle n’est pas autre chose que la distinction entre l’essence de l’homme et l’individu””. En récupérant sa propre essence aliénée en Dieu, l’homme retrouvera complètement et définitivement son être générique qu’il séparait jusqu’alors de lui et deviendra lui-même “”l’être suprême de l’homme”” (5). Ainsi l’humanisme prend la place de la religion. “”L’incroyance a remplacé la foi, la raison, la Bible, la politique la religion et l’Eglise, la terre a remplacé le ciel, le travail, la prière, la misère matérielle, l’enfer, l’homme a remplacé le chrétien”” (6). (…) Et comme la religion chrétienne présuppose que l’homme demeure esclave sur terre, l’humanité nouvelle “”n’aura pour ainsi dire ‘droit’ à la république qu’à condition de supprimer la religion chrétienne””… Ainsi, comme dira Marx, la critique de la religion “”aboutit à cet enseignement que l’homme est l’être suprême pour l’homme, c’est-à-dire à l’impératif catégorique de renverser tous les rapports sociaux qui font de l’homme un être humilié, asservi, abandonné, méprisable”” (7). (…) Précisément; le mérite de Feuerbach a été d’avoir dévoilé l’essence religieuse et théologique de la philosophie. Critique de la philosophie. La seconde “”grande action”” de Feuerbach a été la démolition définitive de la philosophie traditionnelle. Il a établi “”de main de maître les grands principes fondamentaux pour la critique de toute la métaphysique”” (8). (…) En troisième lieu, Feuerbach a définitivement démystifié la dialectique spéculative de Hegel. “”Mais qui donc a dévoilé le mystère du système? Feuerbach. Qui donc a anéanti la dialectique des concepts, cette guerre des dieux connue des seuls philosophes? Feuerbach. Qui donc a mis l’homme à la place du vieux fatras? Feuerbach, et Feuerbach seul”” (9). C’est à la lumière des “”grandes actions”” de Feuerbach que Marx critiquera, dans la dernière partie des ‘Manuscrits de 1844’ et la ‘Sainte Famille’, la ‘logique’ de Hegel (…). Quatrièmement, Feuerbach ne s’est pas limité à une critique purement négative, comme celle des jeunes hégéliens de gauche. Feuerbach a “”surmonté une fois pour toutes la vieille opposition entre le spiritualisme et le matérialisme”” (10) (…). Enfin, Feuerbach a également “”fondé”” la “”critique ‘positive’ en general”” (11), la “”critique humaniste et naturaliste ‘positive'””. Marx ira jusqu’à dire que la critique de l’économie politique elle-même “”doit sa véritable fondation aux découvertes de Feuerbach”” … Son seul défaut, dit Marx, est qu’il “”insiste trop sur la nature et trop peu sur la politique”” (12). Or c’est seulement “”en s’alliant à la politique”” que la philosophie actuelle pourra devenir une ‘vérité'”” [Kostas Papaioannou, De la critique du ciel a la critique de la terre’, introduction] [(in) K. Marx F. Engels, La première critique de l’économie Politique. Esquisse d’une critique de l’économie politique (Engels) – Critique de l’économie politique (Manuscrits de 1844) (Marx), 1972] [(1) Manuscrits de 1844, EB, I, p. 569-570; (2) Ibid. p. 469, 470, 596; (3) Ibid., p. 468; (4) La Sainte Famille, Werke, II, p. 147; (5) Feuerbach, L’essence du christianisme, p. 38 et 311; (6) Feuerbach, Necessité d’une réforme de la philosophie, 1842. Dans ‘Manifestes philosophiques, 1960; (7) Marx, ‘Introduction à la critique de la philosophie du Droit de Hegel, janvier 1844, Werke, I, p. 385; (8) ‘La Sainte Famille, 1845; Werke II, p. 147; (9) La Sainte Famille, Werke II, p. 98; (10) Ibid., p. 99; (11) Manuscrits de 1844, p. 468; (12) Marx, lettre à Ruge, le 13 mars 1843, ‘Werke’, XXVII, p. 417] (pag 9-14)”,”MADx-795″ “MARX Karl”,”Un Chapitre inédit du Capital.”,”Traduction et présentation de Roger DANGEVILLE, index bibliographique ‘Una sorta di cerniera tra il primo libro del Capitale e il secondo, il sesto capitolo inedito riunisce tutti i fili che attraversano il Capitale per formare una unità significativa dell’insieme…’ Nota. La traduzione italiana del VI Capitolo pubblicata da Bruno Maffi (La Nuova Italia, Firenze, 1969) manca delle ‘Pagine sparse’ (v. ‘Pages Eparses’ in questo testo francese) (pag 20, nota) “”C’est avec la victoire de la révolution russe que triompha le marxisme restauré par Lénine et qu’une partie considérable de l’oeuvre de Marx, mise sous le boisseau, fit enfin surface (2): les deux faits – le bouleversement politique, économique et social de l’immense Russie, et l’exhumation de quelques vieux papiers – sont évidemment sans commune mesure, mais un fil solide les relie néanmoins: l’intérêt porté par les bolcheviks aux idées de Marx. Lénine ne se contentait pas de lire, il voulait connaître: “”On ne saurait comprendre entièrement le ‘Capital’ de Marx, et notamment le premier chapitre si l’on n’a pas étudié et compris ‘toute’ la ‘Logique’ de Hegel. En conséquence, on peut affirmer que, depuis un demi-siècle, aucun marxiste n’a compris Marx (3)””. Lénine ne se proposait évidemment pas de décourager un éventuel lecteur du ‘Capital’. Pas plus que nous, il n’avait le pouvoir et l’intention de sonder les esprits pour établir ce que cette lecture avait donné pour résultat. Au reste, l’ouvrier apprendra plus du ‘Capital’ – “”la bible de la classe ouvrière””, selon l’expression d’Engels – que n’importe quelle autre lecture, même s’il commence par le second chapitre, puisque “”la première partie qui contient l’analyse de la marchandise est d’une intelligence un peu difficile”” (Marx). Ce qui importe vraiment, c’est que Lénine se proposait de chercher, à tout prix, à ‘saisir complètement la pensée de Marx’, quitte à recourir à un auteur dont les travaux sur la dialectique et le raisonnement font autorité pour resserrer les fils qui traversent l’oeuvre de Marx””. C’est en tout cas l’attitude inverse de celle des “”marxistes”” modernes, qui n’écrivent que pour rechercher une faille, afin de ‘déformer la pensée de Marx’ comme aucun révisionniste d’antan n’eût osé le faire (…)”” (pag 12-13) [Roger Dangeville, Présentation] [(in) Karl Marx, Un Chapitre inédit du Capital, 1971] [(2) Le ‘VIe chapitre inédit du Capital’ de Marx, qui fait l’objet de ce volume, fait partie de ce lot. Il fut publié pour la première fois dans ‘Arkhiv Marksa i Engelsa’, vol. II (VII), sous le titre: ‘Erstes Buch. Der Produktionsprozess des Kapitals. Sechstes Kapitel. Resultate des unmittelbaren Produktionsprozesses’, avec un regard la traduction russe, Moscou, 1933, p. 4-266; (3) Cf. Lénine, ‘Aus dem philosophischen Nachlass, Berlin, 1961, p. 240, et, en français, ‘Cahiers Philosophiques, Ed. Soc., p. 149] “”Il est sans doute oiseux de se demander pourquoi Marx a décidé finalement de ne pas reprendre le VIe chapitre pour lui donnes sa place et une forme définitive à la fin du 1er livre ou ailleurs. De même, ce serait pure spéculation que se demander si Engels n’en a pas tenu compte, parce que le livre I était désormais publié et n’admettait plus d’être complété, ou s’il savait de Marx qu’il fallait l’écarter du plan final du ‘Capital’, ou enfin s’il avait l’intention de le faire paraître séparément, ou parmi l’énorme matériel qui restait encore à publier après le livre III du ‘Capital’. Ce qui est certain, c’est que le manuscrit est resté dans les tiroirs jusque dans les années 1930 (1). Marx avait noté que l’économie politique bourgeoise avait culminé avec la phase révolutionnaire du mode de production capitaliste, et n’avait cessé de décliner et de dégénérer ensuite, sombrant dans l’économie vulgaire, pure apologétique du capitalisme. Marx et Engels se sont battus pour rompre le mur du silence qui ne cessa d’entourer ‘le Capital’ (2) et qui représente l’ultime moyen pour la bourgeoisie de combattre les effets de l’oeuvre maïtresse de Marx. De fait, la pensée économique en décadence n’a jamais réussi à réfuter – voire à discuter sérieusement – le ‘contenu’ de l’économie marxiste, et la critique ne porte jamais que sur des questions de formes et de plus en plus sur des questions personnelles: elle préfère spéculer sur les intentions subjectives, plutôt que d’aborder la discussion des idées exprimées. Ainsi, parlera-t-on à perte de vue sur le point de savoir si les ‘Manuscrits parisiens’ de 1844 sont philosophiques ou économiques sont une oeuvre de jeunesse et donc ne sont pas une … oeuvre de maturité, et pourquoi ces textes n’ont pas été rédigés pour l’impression, ce qui leur enlèverait une grande partie de leur importance”” (pag 19-21) [Roger Dangeville, Présentation] [(in) Karl Marx, Un Chapitre inédit du Capital, 1971] [(1) Dans ‘Economies et Sociétés, Cahiers de l’ISEA, Série Etudes de Marxologie, n° 6, juin 1967, p. 128-175, Maximilien Rubel a publié une première traduction (environ le tiers) de ce ‘VIe Chapitre’, puis il en a donné de très larges extraits (environ les deux tiers) dans Karl Marx, ‘Economie II, de la collection La Plèiade, p. 365-472. Plus récemment, Bruno Maffi a publié une traduction italienne du VIe chapitre, sans y inclure les ‘Pages Eparses’, cf. Marx, Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito’, La Nuova Italia, Firenze, 1969, XXVIII 131 p. Actuellement, une édition allemande est sous presse en République Fédérale; (2) Pour rompre le mur du silence, Marx et Engels allèrent jusqu’à imaginer “”d’attaquer le livre d’un point de vus bourgeois pour lancer la discussion””, cf. lettres du 11.IX, 12.IX, 11.X et 18.X.1867, in: ‘Lettres sur ‘le Capital’, Corrispondance Marx-Engels, présentée et annotée par Gilbert Badia, Paris, Ed. Soc., p. 182-187]”,”MADx-796″ “MARX Karl, a cura di Dirk J. STRUIK”,”Economic and Philosophic Manuscripts of 1844.”,”Edited With an Introduction by Dirk J. STRUIK, translated by Martin MILLIGAN, note, preface, appendix: Outlines of a Critique of Political Economy by Frederick ENGELS. Critica della filosofia hegeliana. Economia e lavoro. “”Let us provisionally say just this much in advance: Hegel’s standpoint is that of modern political economy (14). He grasps ‘labor’ as the ‘essence’ of man – as man’s essence in the act of proving itself: he sees only the positive, not the negative side of labor (15). Labor is man’s ‘coming-to-be for himself’ within ‘alienation’, or as ‘alienated’ man. The only labor which Hegel knows and recognizes is ‘abstractly mental’ labor. Therefore, that which constitutes the ‘essence’ of philosophy – the ‘alienation of man in his knowing of himself’, or ‘alienated’ science ‘thinking itself’ – Hegel grasps as its essence; and he is therefore able to gather together the separate elements and phases of previous philosophy, and to present his philosophy as ‘the’ philosophy. What the other philosophers did – that they grasped separate phases of nature and of human life as phases of self-consciousness, and indeed of abstract self-consciousness – is ‘known’ to Hegel from the ‘doings’ of philosophy. Hence his science is absolute”” [Karl Marx, a cura di Dirk J. Struik, Economic and Philosophic Manuscripts of 1844, 1964] [(14) Hegel mentions political economy in Sect. 189 of his ‘Philosophy of Right (…); (15) In the ‘Deutsche Zetischrift für Philosophie, 4 (1956), 6 (1958), the question is discussed whether Hegel did not, on occasion, see the negative side of labor (…)] (pag 177)”,”MADx-797″ “MARX Karl”,”Glosse marginali al ‘Manuale di economia politica’ di Adolph Wagner.”,”Le glosse al libro di Wagner sono l’ultimo lavoro economico di Marx. Si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82, che porta il titolo di ‘Oekonomisches en Général (X). Questa scelta è stata pubblicata per la prima volta in una edizione del primo libro del Capitale: Das Kapital, I, Moskau, 1932, pp. 841-853, ed è questa la prima traduzione italiana. Il titolo preciso del libro al quale si riferiscono le glosse di Marx è: Adolph Wagner, Allgemeine oder theoretische Volkswirtschaftslihre. Erster Teil’ (1879). E’ il primo volume del ‘Lehrbuch der politischen Oekonomie’ a cura di A. Wagner e E. Natze “”Io rappresento (…) il capitalista come un funzionario necessario della produzione capitalistica e mostro molto essenzialmente che egli non solo “”detrae”” o “”‘ruba’””, ma estorce la ‘produzione del plusvalore’, dunque aiuta a creare ciò che viene poi detratto. Mostro inoltre ampiamente che nello scambio stesso delle merci si scambiano ‘solo equivalenti’, e che il capitalista – appena ha pagato all’operaio l’effettivo valore della sua forza-lavoro – si appropria del ‘plusvalore’ con pieno diritto, cioè con il diritto che corrisponde a questo modo di produzione. Tutto questo però non fa del “”guadagno del capitale”” un ‘elemento “”costitutivo””‘ del valore (A. Wagner, ndr), ma dimostra solo che nel valore, non “”‘costituito'”” dal lavoro del capitalista, c’è una parte di cui egli può appropriarsi “”legalmente””, cioè senza violare il diritto corrispondente allo scambio di merci”” [Karl Marx, Glosse marginali al ‘Manuale di economia politica’ di Adolph Wagner] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno I n° 1, gennaio-febbraio 1963] (pag 117-118)”,”MADx-798″ “MARX Karl ENGELS Friedrich BECKER Johann Philip LIEBKNECHT Wilhelm BEBEL August e altri; a cura di Rolf DLUBEK Evgenija STEPANOVA Irene BACH Ursula HERRMANN Erich KUNDEL Vera MOROSOVA Olga SENEKINA”,”Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien.”,”Foto di J.P. Becker (pag 160) redazione di Rolf DLUBEK Evgenija STEPANOVA Irene BACH Ursula HERRMANN Erich KUNDEL Vera MOROSOVA Olga SENEKINA”,”INTP-070″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roger DANGEVILLE”,”La Commune de 1871. Lettres et déclarations pour la plupart inédites.”,”Lettera di Engels alla madre del 21 ottobre 1871 sulle calunnie della stampa borghese francese e tedesca. (pag 185-186) Lettera di Engels alla madre: difende la Comune di Parigi dalle calunnie. “”Chère mère, Si je ne t’ai pas écrit depuis si longtemps, c’est que je désire répondre à tes dernières observations sur mon activité politique d’une façon qui ne te choque point. En effet, quand je lisais encore et encore les mensonges infâmes de la ‘Gazette de Cologne’, en particulier les bassesses de ce voyou de Wachenhusen, quand je voyais comment ceux-là mêmes qui, pendant toute la guerre, ne voyaient que mensonge dans toute presse française, claironnent en Allemagne, comme parole d’Evangile, chaque invention de la police, chaque calomnie de la feuille de chou la plus vénale de Paris contre la Commune, tout cela ne me mettait pas dans des dispositions qui me préparaient à t’écrire. On a fait grand bruit autour de quelques otages qui ont été fusillés selon le modèle prussien, autour de quelques palais qui ont été brûlés, toujours selon le modèle prussien: tout le reste est mensonge. Mais, personne ne souffle mot des 40.000 hommes, femmes et enfants que les Versaillais ont massacrés et passés par les armes, ‘après’ qu’ils eurent été désarmés. Bien sûr, vous ne pouvez pas le savoir, puisque vous en êtes réduits à la lecture de la ‘Gazette de Cologne’ et du ‘Journal d’Elberfeld’, qui vous bourrent la tête de leurs mensonges. Pourtant, au cours de ta vie, tu es déja entendu traiter certaines gens de véritables mangeurs d’hommes: les gens du ‘Tugendbund’ sous le vieux Napoléon, les Démagogues de 1817 à 1831, les gens de 1848, alors qu’il s’est toujours trouvé par la suite qu’ils n’étaient pas si terribles, une rage intéressée de persécution leur ayant attribué depuis le début toutes ces horreurs qui, par la suite, se sont envolées en fumée. J’espère, chère mère, que tu y penseras et que tu en feras bénéficier aussi les gens de 1871, lorsqu’il sera question à leur sujet de semblables forfaits imaginaires. Tu sais fort bien que je n’ai pas changé d’opinions, d’autant qu’elles sont miennes depuis quelque trente ans. Il faut donc t’attendre à ce que non seulement je les défende, mais encore que je les exécute dûment, sitôt que les circonstances m’y poussent. Tu aurais, bien plutôt, à avoir honte de moi, si je n’agissais pas ainsi. Si Marx n’était pas ici, voire s’il n’existait pas du tout, cela n’aurait rien changé à l’affaire. Il est donc parfaitement injuste de l’en charger. Au reste, je me souviens de ce qu’autrefois la famille de Marx prétendait que c’était ‘moi’ qui l’avais perverti… De tout mon coeur. Ton Frédéric”” [Engels à Elisabeth Engels, Londres, le 21 octobre 1871] [(in) Marx – Engels, La Commune de 1871. Lettres et déclarations pour la plupart inédites, 1971] (pag 185-186)”,”MFRC-152″ “MARX Karl, a cura di David CAUTE”,”Essential Writings of Karl Marx.”,”””For each new class which puts itself in the place of one ruling before it, is compelled, merely in order to carry through its aim, to represent its interest as the common interest of all the members of society, put in an ideal form; it will give its ideas the form of universality, and represent them as the only rational, universally valid ones. The class making a revolution appears from the very start, merely because it is opposed to a ‘class’, not as a class but as the representative of the whole of society; it appears as the whole mass of society confronting the one ruling class. It can do this because, to start with, its interest really is more connected with the common interest of all other non-ruling classes, because under the pressure of conditions its interest has not yet been able to develop as the particular interest of a particular class. Its victory, therefore, benefits also many individuals of the other classes which are not winning a dominant position, but only in so far as it now puts these individuals in a position to raise themselves into the ruling class. When the French bourgeoisie overthrew the power of the aristocracy, it thereby made it possible for many proletarians to raise themselves above the proletariat, but only in so far as they became bourgeois. Every new class, therefore, achieves its hegemony only on a broader basis than that of the class ruling previously, in return for which the opposition of the non-ruling class against the new ruling class later develops all the more sharply and profoundly. Both these things determine the fact that the struggle to be waged against this new ruling class, in its turn, aims at a more decided and radical negation of the previous conditions of society than could all previous classes which sought to rule. This whole semblance, that the rule of a certain class is only the rule of certain ideas, comes to a natural end, of course, as soon as society ceases at last to be organised in the form of class-rule, that is to say as soon at it is no longer necessary to represent a particular interest as general or ‘the general interest’ as ruling’ [Marx Engels, The German Ideology, (G.I. pp. 40-41)] [(in) ‘Essential Writings of Karl Marx’, a cura di David Caute, London, 1967] (pag 69-70)”,”MADx-775″ “[MARX Eleanor]”,”Report from Great Britain and Ireland to the Delegates of the Brussels International Congress, 1891. Presented by the Gas Workers and General Labourers’ Union; the Legal Eight Hours and International Labour League; the Bloomsbury Socialist Society; and the Battersea Labour League.”,”Sebbene non direttamente firmato questo testo è di Eleanor Marx come si può vedere dalla sua lettera alla sorella Laura Lafargue. Citato da Yvonne Kapp nella sua biografia ‘Eleanor Marx, vol II, p. 479, Lawrence & Wishart, 1976. Eleanor tradusse altri reports in inglese. Nel testo molto enfasi viene data al lavoro femminile.”,”INTS-042″ “MARX Karl”,”Oeuvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome IX. Idéologie allemande (suite et fin) (publié par S. Landsht et J.P. Mayer).”,” Il ‘vero’ socialismo tedesco’ “”Ma le vrai socialisme a, de plus, ouvert à une masse de jeunes “”gens de lettres”” allemands, de charlatans et autres plumitifs une porte pour exploiter le mouvement social. Et parce qu’il n’y avait pas en Allemagne de luttes de partis ‘réelles’, passionnées, pratiques, le mouvement social devait, à ses débuts, être ‘purement’ littéraire. Le vrai socialisme est le parfait mouvement littéraire social, né sans réels intérêts de partis, et qui, après la formation du parti communiste, veut continuer d’exister. Il va de soi que, depuis la création d’un réel parti communiste en Allemagne, les vrai socialistes se limiteront de plus en plus, comme publie, aux petits-bourgeois et, comme représentants de ce public à des littérateurs impuissants et encanaillés”” [Karl Marx Friedrich Engels, Idéologie allemande, 1947] (pag 125) “”Mehring: ‘La seconda parte dell’opera progettata doveva occuparsi del socialismo tedesco nei suoi diversi profeti, risolvere criticamente « tutta quella scipita e insulsa letteratura del socialismo tedesco ». Si alludeva con ciò a uomini come Moses Hess, Karl Grün, Otto Lüning, Hermann Puttmann e altri, che avevano creato una rispettabile letteratura, ricca anche di riviste: il Gesellschaftspiegel, che uscì come rivista mensile dall’estate del 1845 all’estate del 1846, poi i Rheinische Jahrbucher e il Deutsches Burgerbuch, di ciascuno dei quali nel 1845 e nel 1846 uscirono due annate, inoltre il Westfàlisches Dampjboot, rivista mensile che cominciò pure nel 1845, ma restò in vita fino al periodo della rivoluzione tedesca, e infine singoli giornali come la Triersche Zeitung. Quello strano fenomeno che Ruge una volta battezzò « vero » socialismo, nome che fu accolto da Marx ed Engels in senso derisorio, ebbe una vita molto breve. Nel 1848 era già scomparso senza lasciar traccia; al primo colpo della rivoluzione si dissolse da sé”” http://www.marxpedia.org/biblioteca/franz-mehring-vita-di-marx/l-esilio-a-bruxelles/il-vero-socialismo “”Auguste Becker n’a de commun avec Kuhlmann que la maladie mentale nationale. Le brave homme «plaint ceux qui ne peuvent se résoudre à comprendre que la volonté et la pensée du temps ne peuvent jamais ètre exprimées que par des individus ». – Pour l’idéaliste tout mouvement qui bouleverse le monde n’existe primitivement que dans la tète d’un prédestiné, et le sort du monde dépend de ce que cette tète, qui possedè en propre toute la sagesse, sera blessée à mort par quelque pierre réaliste avant d’avoir fait ses révélations. – « Ou bien n’en serait-il pas ainsi»? ajoute Auguste Becker d’un air provocateur. «Réunissez tous les philosophes et tous les théologiens du monde et faites-les délibérer et voter – et voyez ensuite le resultat». Pour l’idéologue toute revolution historique se réduit aux abstractions théoriques de revolution historique, telles qu’elles se sont formées dans les « tètes » de «tous les philosophes et de tous les théologiens du temps», et comme il est impossible de «réunir» toutes ces «tètes » et de les faire «deliberer et voter», il faut qu’il y ait une tète sacrée qui constitue le chef de toutes ces tètes philosophiques et théologiques, et ce chef [à la tète pointue] est l’unité speculative de toutes ces grosses tètes – ; il est le sauveur (1). Ce système de tètes est aussi vieux que les pyramides d’Egypte, avec lesquelles il a d’ailleurs maintes ressemblances, et aussi nouveau que la monarchie prussienne dans la capitale de laquelle il ressuscita dernièrement sous une forme rajeunie. Les dalai-lamas ont ceci de commun avec le dalai-lama réel qu’ils voudraient se figurer que le monde d’où ils tirent leur nourriture ne pourrait pas exister sans leurs excréments. – Dès que cette folie idéaliste devient pratique, son caractère malin ne tarde pas à se montrer au grand jour: son envie clericale de domination, son fanatisme religieux, son charlatanisme, son hypocrisie pietiste, sa pieuse tromperie. Le miracle est le pont-aux-ànes (en latin pons asinorum, ponte degli asini, ndr) qui, du royaume de l’idée, mene à la réalité. Le Dr Georges Kuhlmann de Holstein est un ‘pont-aux-ânes’ de ce genre – il est inspiré – et il est donc immanquable que sa parole magique déplace les montagnes les plus stables; c’est une consolation pour les patientes créatures qui ne se sentent pas assez d’energie pour faire sauter ces montagnes avec de la poudre réelle, une assurance pour les aveugles et les indécis qui ne peuvent pas voir le rapport matériel dans les phénomènes si variés et si divers du mouvement révolutionnaire”” (pag 259-261). LEGGERE in: [Karl Marx, Oeuvres philosophiques, Tome IX, Ideologie allemande (suite et fin), A. Costes, Paris, 1947, note; ‘Oeuvres completes de Karl Marx’; traduzione di J. MOLITOR; Tome IX] [(1) Jeux de mots : Spitze = pointe, chef, tète ; Spitzkopf = tète pointue, malin, madre ; Dickkopf = grosse tète, homme à grosse tète, balourd, bète, imbécile] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (‘Per l’idealista il movimento che sconvolge il mondo esiste in primo luogo nella testa di un predestinato’) (MADx-800)”,”MADx-800″ “MARX Karl, a cura di Werner CONZE e Dieter HERTZ-EICHENRODE”,”Manuskripte über die polnische Frage (1863-1864).”,”Quellen und Untersuchungen zur Geschichte der Deutschen un Österreichischen Arbeiterbewegung, herausgegeben vom Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis, Amsterdam, Direktor: Prof. Dr. A.J.C. RÜTER [I. Die Entstehung der Manuskripte, II. Marx’ Arbeitsmethode, III. Die Beschaffenheit der Manuskripte, IV. Die von Marx benutzte Literatur, V. Erklärungen zur Textgestaltung (I. L’origine dei manoscritti, Il metodo di lavoro di Marx, III. La natura dei manoscritti, IV. La letteratura utilizzata da Marx, V. Spiegazioni sulla strutturazione del testo)] Confederazione di Bar. Confederazione di Bar Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kazimierz Pulaski a Czestochowa. Dipinto di Józef Chelmonski, 1875. Olio su canapa. Museo Nazionale, Varsavia, Polonia. Bar Confederation 1768-1772.PNG La Confederazione di Bar (in polacco: Konfederacja barska; 1768—1772) fu un’associazione di nobili polacchi (Konfederacja) formata alla fortezza di Bar, in Podolia, nel 1768 per difendere l’indipendenza interna ed esterna della Confederazione Polacco-Lituana contro l’aggressione dell’Impero russo e contro il Re Stanislaw August Poniatowski e i riformatori polacchi che stavano cercando di limitare il potere dei magnati della Confederazione (la szlachta ricca). Tra i fondatori della Confederazione di Bar ci sono i magnati Adam Krasinski, Vescovo di Kam’janec’, Kazimierz Pulaski e Michal Krasinski. Nonostante diverse vittorie contro i russi, la Confederazione riuscì solamente a precipitare la prima spartizione della Confederazione Polacco-Lituana. Alcuni storici considerano la Confederazione di Bar come la prima rivolta polacca [1]. Nel 1767-1768 le forze russe obbligarono il Parlamento polacco, il Sejm, ad approvare le risoluzioni che essi chiedevano. In risposta a ciò, e particolarmente all’arresto e all’esilio di molti dissidenti, il Vescovo il Kiev, Józef Andrzej Zaluski[2], quello di Cracovia Kajetan Soltyk[3], e l’atamano Waclaw Rzewuski con il figlio Seweryn, i magnati polacchi Adam Krasinski, Vescovo di Kam’janec’, Kazimierz Pulaski e Michal Krasinski e i loro alleati decisero di formare una confederazione – un’associazione legale militare in opposizione al governo. Re Stanislaw August Poniatowski fu in un primo momento incline alla mediazione tra i confederati e la Russia, rappresentata dall’inviato russo a Varsavia, il Principe Nikolai Repnin; essendo però la mediazione impossibile, inviò le forze armate guidate dall’atamano Franciszek Ksawery Branicki e da due generali contro di essi, e questo esercito riuscì a conquistare Bar. Tuttavia, il sollevamento simultaneo di Koliïvšcyna in Ucraina stimolò l’estensione della Confederazione nelle province orientali della Polonia e addirittura in Lituania. I confederati chiesero l’aiuto straniero e contribuirono a portare avanti la guerra tra la Russia e l’Impero Ottomano (guerra russo-turca). La situazione divenne così grave che il Re Federico II di Prussia consigliò alla zarina Caterina II di Russia di giungere a un patto con i confederati. Le forze confederate di Ignacy Malczewski, Michal Jan Pac e del Principe Karol Radziwill percorsero le terre in ogni direzione, vinsero diverse battaglie con i russi e infine, ignorando il Re, inviarono ambasciatori per loro conto alle principali potenze europee. Nel 1770 il Consiglio della Confederazione di Bar si trasferì dalla sua sede originaria in Slesia in Ungheria, mentre conduceva negoziati diplomatici con Francia, Austria e Turchia, per formare una lega contro la Russia. Il Consiglio proclamò la detronizzazione del Re il 22 ottobre 1770. La Corte di Versailles inviò Charles François Dumouriez per agire in aiuto ai confederati, ed egli li aiutò nella formazione delle forze. Nel frattempo, Re Stanislaw August fu sul punto di aderire alla Confederazione, ma fu rapito in circostanze non chiare per alcuni giorni, presumibilmente dai confederati, a Varsavia nel 1771. Il re si spostò poi dalla parte dei russi, e per questo atto, la confederazione perse gran parte del sostegno di cui godeva in Europa. Ciononostante il suo esercito, riorganizzato da Dumouriez, continuò a combattere per diversi mesi; le ultime tracce della milizia non scomparvero fino al 1772. I confederati di Bar catturati dai russi, insieme alle loro famiglie, formarono il principale gruppo di Sybiraks, esiliati polacchi in Siberia. Conseguenze[modifica | modifica sorgente] Alcuni storici considerano la Confederazione di Bar come la prima rivolta polacca[4]. Fino ai tempi della Confederazione di Bar, i confederati, operanti specialmente con l’aiuto di forze esterne, erano visto come antagonisti che lottavano contro la libertà dorata. Nel 1770 invece, nei periodi in cui l’Esercito Russo marciava attraverso la Confederazione Polacco-Lituana, teoricamente indipendente, e le potenze straniera obbligarono il Sejm ad acconsentire alla prima spartizione della Polonia, i confederati iniziarono a crearsi un’immagine di soldati esiliati polacchi, gli ultimi di quelli che rimanevano autentici nella Madrepatria, immagine che avrebbe portato nei due secoli seguenti alla creazione delle Legioni Polacche e ad altre forze in esilio.[1] La Confederazione ha generato idee contraddittorie tra gli storici, tra i quali alcuni l’hanno biasimata per aver causato la prima spartizione, mentre altri hanno notato che è stato il primo sforzo nazionale serio per ristabilire l’indipendenza polacca.[1] Józef Sawa-Calinski Aleksandr Il’ic Bibikov Note[modifica | modifica sorgente] ^ a b (PL) Bohdan Urbankowski, Józef Pilsudski: marzyciel i strateg (Józef Pilsudski: Sognatore e Stratega), Wydawnictwo ALFA, Varsavia, 1997, ISBN 83-7001-914-5, p. 155 Ulteriori letture[modifica | modifica sorgente] Aleksander Kraushar, Ksiaze Repnin i Polska w pierwszem czteroleciu panowania Stanislawa Augusta (1764-1768), (Il Principe Repin e la Polonia nei primi quattro anni di regno di Stanislaw August (1764-1768)) 2ª edizione, corretta ed espansa. vol. 1-2, Cracovia, 1898, G. Gebethner i Sp. Edizione rivista, Warszawa: Gebethner i Wolff; Kraków: G. Gebethner i Spólka, 1900. F. A. Thesby de Belcour, I Confederati di Bar (in polacco) (Cracovia, 1895) Charles Francois Dumouriez, Mémoires et correspondance (Parigi, 1834). Radom i Bar 1767-1768: dziennik wojennych dzialan jeneral-majora Piotra Kreczetnikowa w Polsce w r. 1767 i 1768 korpusem dowodzacego i jego wojenno-polityczna korespondencya z ksieciem Mikolajem Repninem Poznan 1874 Treccani: di Mattia Loret BAR (A. T., 71-72). – Città in Russia (Podolia), distante circa 100 km. da Kamenec-Podol?sk e nota per le sue concerie: conta circa 15.000 abitanti di cui più della metà Israeliti. Appartenne alla Polonia fino al 1795. Il nome è di origine italiana: le viene dal principato di Bari, patria di Bona Sforza, moglie di Sigismondo I, re di Polonia. Lo stemma reca le iniziali della regina B. S. La città era appannaggio della regina, la quale la trasformò in piazzaforte, procurandole privilegi che contribuirono al suo sviluppo commerciale. In quei tempi, la città era sede di una starostia (capitanato), i cui titolari coprivano spesso alte cariche statali. Durante le guerre cosacche, la città fu distrutta (1648). Nella seconda metà del sec. XVII, passò con tutta la Podolia alla Turchia e nel 1699 tornò alla Polonia. La confederazione di Bar. – Come protesta contro la tracotante e continua politica d’intervento della Russia, che avvalendosi di un pretesto (la protezione delle minoranze religiose) sconvolgeva la vita interna dello stato polacco, il 29 febbraio 1768 si costituì la confederazione chiamata di Bar, dalla città ov’essa si raccolse. Capi erano Giuseppe Pulaski, i suoi figli Casimiro, Francesco e Antonio, e Michele Krasinski. La confederazione, costituita a scopo di rivendicazione nazionale, ma presto degenerata per dissidî personali e risoltasi in lotta contro lo stesso re di Polonia Stanislao, commise gravi errori, fallì il suo scopo e diede anzi motivo alle potenze vicine per la prima spartizione della Polonia (v. polonia: Storia): ma con tutto ciò essa ha salvato l’idea dell’indipendenza della patria nell’anima della nazione. Bibl.: v. la bibl. in W. Konopczynski, Historja polit. Polski, ed. dell’Accademia polacca di Cracovia, II (1923). Cfr. pure W. Konopczynski, Konfederacja Barska (La Confederazione di Bar), voll. 2 in corso di stampa, Cracovia 1930. (Wikip): Le spartizioni della Polonia (in polacco: Rozbiór Polski o Rozbiory Polski; in lituano: Padalijimas) avvennero nel XVIII secolo e posero fine all’esistenza della Confederazione Polacco-Lituana. Le spartizioni coinvolsero la Prussia, l’Impero Russo e l’Impero Austriaco, che si divisero le terre della confederazione. Le tre spartizioni avvennero: il 5 agosto 1772 il 23 gennaio 1793 il 24 ottobre 1795. Dopo le guerre napoleoniche, quando Napoleone Bonaparte ricostruì uno stato polacco nella forma del Ducato di Varsavia, i tre stati che si spartirono la Polonia decisero di creare al di fuori dei territori annessi regioni autonome (almeno in teoria), che erano: il Granducato di Poznan la Repubblica di Cracovia il Regno di Polonia, conosciuto come Regno del Congresso. In tutti questi casi ci furono assicurazioni riguardo al riconoscimento della lingua polacca, al rispetto per la cultura della Polonia e dei diritti dei suoi abitanti; non passò molto tempo tuttavia prima che queste promesse fossero disattese: questi tre stati furono velocemente annessi dalle tre potenze. Il termine Quarta Spartizione della Polonia si riferisce alle seguenti divisioni delle terre polacche, nello specifico: dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, avvenne nel 1815 la divisione del Ducato di Varsavia al Congresso di Vienna; nel 1832 avvenne l’annessione del Regno del Congresso da parte dell’Impero Russo, e nel 1846 Cracovia fu annessa all’Impero Austro-Ungarico; nel 1939 ci fu la divisione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica, secondo il Patto Molotov-Ribbentrop.”,”MADx-801″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Aldo ZANARDO”,”La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”pag LVI “”Il tempo che intercorre fra l’ideazione della ‘Sacra famiglia’ e la sua pubblicazione è piuttosto breve. La “”Allgemeine Literatur-Zeitung’, di cui Marx e Engels discutono molti degli articoli apparsi nei primi otto fascicoli, comincia a uscire nel dicembre 1843. E’ una rivista mensile, diretta da Bruno Bauer, che lo stesso Bruno, il fratello Edgar e pochi altri collaboratori redigono, e che viene stampata a Charlottenburg per i tipi della casa editrice fondata dai fratelli Bauer nel luglio 1843 e intestata a un terzo fratello, Egbert. Nei primi mesi del 1843 la censura aveva soppresso i maggiori periodici di orientamento liberale e democratico. Vari esponenti dell’opposizione politica e intellettuale emigrano, soprattutto a Parigi; i Bauer e i loro amici berlinesi restano invece in Germania e tentano, fondando un proprio organo di stampa, di proseguire la loro battaglia “”critica””. Marx è a Parigi dall’ottobre 1843. Termina ‘Per la questione ebraica’ (distinzione, in polemica con Bauer, fra emancipazione politico-democratica ed emancipazione umana, socialista), e scrive l’introduzione a ‘Per la critica della filosofia hegeliana del diritto’ (indicazione del proletariato come forza portatrice della rivoluzione umana). I “”Deutsch-Französische Jahrbücher””, che contengono questi articoli e che sono redatti da Marx e da Arnold Ruge, appaiono nel febbraio del 1844. Marx è già socialista. Entra presto in contatto con rappresentanti del socialismo francese, con i dirigenti della tedesca Lega dei Giusti, con i lavoratori comunisti tedeschi di Parigi. Studia per un certo tempo la storia della grande Rivoluzione francese con il proposito di scrivere un’opera sulla Convenzione. Studia intensamente l’economia politica, soprattutto inglese e francese (1). E studia i classici del comunismo e del socialismo inglese e francese. I ‘Manoscritti economico-filsofici del 1844’, che fissano alcuni punti di fondo di una critica socialista e “”umana”” dell’economia politica, sono dell’aprile-agosto 1844. Le ‘Glosse marginali critiche all’articolo “”Il Re di Prussia e la riforma sociale””‘, nelle quali ribadisce la distanza che separa le sue posizioni socialiste dalle posizioni democratico-liberali, “”politiche””, di Ruge, sono del luglio 1844. E’ Georg Jung, un giovane hegeliano di Colonia, molto vicino al socialista Moses Hess e uno dei principali artefici – due anni prima – della fondazione della “”Rheinische Zeitung””, che invia al Marx i numeri (o che invia almeno alcuni numeri) della rivista di Bauer. Ed è Georg Jung, in una lettera del 31 luglio 1844, che consiglia a Marx di trasformare in un articolo le considerazioni circa la “”critica pura”” che Marx veniva comunicandogli epistolarmente. Nel caso Marx non volesse, Jung e Hess avrebbero scritto tale articolo valendosi delle osservazioni fatte da Marx (2). Anche per Hess – basta scorrere i suoi scritti compresi fra il 1842 e il 1845 – il problema di fare i conti con l’estremismo berlinese, prima con i “”Liberi””, poi con i critici puri, e più tardi con Stirner, non è un problema secondario. A Marx il suggerimento pare buono; corrisponde a un progetto di lavoro che viene coltivando da tempo. Già nell’introduzione a ‘Per la critica della filosofia hegeliana del diritto’ (fine 1843 – inizio 1844), si riservava di trattare in modo approfondito del “”partito politico teorico””, cioè del partito che vedeva “”unicamente la lotta critica della filosofia contro il mondo tedesco””, che “”credeva di poter realizzare la filosofia senza eliminarla””, che riteneva insomma essere la filosofia o la teoria l’artefice della rivoluzione, dell’umanizzazione. Anche nella prefazione dei citati ‘Manoscritti’ Marx dichiara che in altra occasione esaminerà ampiamente la “”teologia critica””; e, sempre nella prefazione e all’inizio dell’ultima parte del terzo manoscritto, si trovano già riferimenti espliciti alla “”Allgemeine Literatur-Zeitung”” e attacchi espliciti alla critica critica, con formulazioni che verranno riprese nella ‘Sacra famiglia’. Come, all’inizio dell’agosto 1844, le linee del lavoro siano già notevolmente precisate, e, nello stesso tempo, come la ‘Sacra famiglia’ derivi da una riflessione seria, da una discussione prolungata e meditata – e non, come può forse apparire dal libro – da un intento allegramente satirico – del radicalismo baueriano, risulta bene da una lettera di Marx a Feuerbach dell’11 agosto 1844. Marx scrive: “”Di quanto difficile sia per i tedeschi strapparsi dalla unilateralità opposta [rispetto alla valutazione positiva delle passioni e della sensibilità che si trova nei francesi e in particolare nei fourieristi] il mio vecchio amico Bruno Bauer, ora però ormai lontano da me, ha dato una nuova testimonianza con la sua critica “”Berliner Literatur-Zeitung””. Non se se Lei l’ha letta. C’è molta tacita polemica contro di Lei. La caratteristica di questa “”Literatur-Zeitung”” si può ridurre a ciò: la ‘critica è’ trasformata in un essere trascendente. Questi berlinesi non si considerano ‘uomini’ che ‘criticano’, ma ‘critici’ che hanno ‘accidentalmente’ la sfortuna di essere uomini. Riconoscono perciò un solo bisogno ‘reale’, il bisogno della critica ‘teorica’. A persone come ‘Proudhon’ viene rimproverato di adottare il proprio punto di vista a partire da un bisogno pratico. Questa critica sbocca dunque in uno spiritualismo triste e presuntuoso. La ‘coscienza’ o ‘l’autocoscienza’ è considerata ‘l’unica’ qualità umana. (…)”””” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci’, 1967, a cura di Aldo Zanardo] (pag XXIV-XXVI ) [(1) Studia soprattutto Smith, Ricardo, James Mill, Malthus, John Ramsay MacCulloch, i fisiocratici, Destutt de Tracy, Say, Sismonde de Sismondi, Fréderic Skarbek, Buret, List, Wilhelm Schulz, Engels. Cfr. gli estratti relativi o le indicazioni relative in MEGA, I, III; (2) Cfr. A. Cornu, op. cit., pp. 198-199] “”Era “”un tempo””, ricorda Marx nella prefazione classica del 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’, “”in cui la buona volontà di ‘andare oltre’ superava di molte volte la conoscenza delle cose””. La ‘Sacra famiglia’ si propone essenzialmente di mostrare l’insufficienza di questo astratto ‘volere andare oltre’ e la necessità di fondarlo sulla conoscenza delle cose e sulle cose. E si propone di indicare quelle “”cose”” che rendono possibile e necessario l’andare oltre. Cioè elabora, partendo dalla critica di Feuerbach e del socialismo ai giovani hegeliani, un’alternativa realistica al razionalismo di sinistra di Bauer. Cambiano i termini di riferimento profondi, sociologici. Dal disinganno di un’avanguardia intellettuale passiamo alle speranze delle classi lavoratrici”” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci’, 1967, a cura di Aldo Zanardo] (pag LVI-LVII)”,”MADx-802″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon.”,”””Metodo””. La storia per Proudhon procede “”categoricamente”” “”Se l’inglese trasforma gli uomini in cappelli, il tedesco trasforma i cappelli in idee. L’inglese è Ricardo, ricco banchiere e grande economista; il tedesco è Hegel, semplice professore di filosofia all’Università di Berlino. Luigi XV, ultimo re assoluto, che rappresentava la decadenza della regalità francese, teneva addetto alla propria persona un medico che era contemporaneamente il primo economista di Francia. Questo medico, questo economista, rappresentava il trionfo imminente e sicuro della borghesia francese. Il dottor Quesnay ha fatto della economia politica una scienza; e l’ha riassunta nel suo famoso ‘tableau économique’. Oltre ai mille e uno commenti che sono apparsi su questo ‘tableau’, noi ne possediamo uno del dottore medesimo. E’ “”L’analyse du tableau économique””, seguita da “”sept observations importantes””. Il signor Proudhon è un altro dottor Quesnay. E’ il Quesnay della metafisica dell’economia politica. Ora la metafisica, la filosofia tutta intiera, si riassume, secondo Hegel, nel metodo. Sarà dunque necessario che tentiamo di chiarire alquanto il metodo del signor Proudhon che è per lo meno altrettanto oscuro quanto il ‘Tableau économique’. Per questo noi faremo sette osservazioni più o meno importanti. Se il dottor Proudhon non è contento delle nostre osservazioni, ebbene si farà abate Baudeau, e fornirà lui stesso “”la spiegazione del metodo economico-metafisico””. Prima osservazione. “”Noi non facciamo una ‘storia secondo l’ordine dei tempi, ma secondo la successione delle idee’. Le ‘fasi o categorie’ economiche, si ‘manifestano’ talvolta contemporaneamente, talvolta no. Ciò nondimento, le teorie economiche hanno la loro ‘successione logica’ e una loro ‘serie nell’intelletto’: è questo l’ordine che noi ci vantiamo di avere scoperto”” (Proudhon, vol. I, p. 146). Decisamente il signor Proudhon ha voluto metter paura ai francesi, gettando loro in faccia delle frasi quasi hegeliane. Noi dobbiamo dunque fare i conti con due uomini, prima col signor Proudhon, poi con Hegel. Come si distingue il signor Proudhon dagli altri economisti? E Hegel, quale parte sostiene nell’economia politica del signor Proudhon?”” [Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon, 1969] (pag 89-90) “”Certo, sarebbe rendere le cose troppo semplici, ridurle alle categorie del signor Proudhon. La storia non procede così “”categoricamente”” (pag 108) Salari e scioperi (pag 139-141). (non è vero che un aumento generalizzato dei salari porta a un rincaro generale ovvero ad un aumento generalizzato dei prezzi) “”””Ogni movimento di rialzo dei salari non può avere altro effetto che quello di un aumento del prezzo del grano del vino, ecc., cioè l’effetto di una carestia. (…) E’ impossibile, lo affermo, che gli scioperi seguiti da aumento di salari non finiscano in un rincaro generale. Questo è così certo come due e due fan quattro”” (Proudhon, vol I. pp. 110-111)””. Neghiamo tutte queste asserzioni, tranne quella che due e due fanno quattro. Anzitutto non si ha un ‘rincaro generale’. Se il prezzo di ogni cosa raddoppia contemporaneamente al salario, non si ha mutamento dei prezzi, ma solo nei termini. In secondo luogo, un aumento generale dei salari non può mai produrre un rincaro più o meno generale delle merci. In effetti, se tutte le industrie impiegassero lo stesso numero di operai in rapporto con il capitale fisso o con gli strumenti di cui esse si servono, un rialzo generale dei salari produrrebbe un abbassamento generale dei profitti e il prezzo corrente delle merci non subirebbe alcuna alterazione. Ma siccome il rapporto del lavoro manuale col capitale fisso non è lo stesso nelle diverse industrie, tutte quelle industrie che impiegano una massa relativamente maggiore di capitale fisso e una massa minore di mano d’opera saranno costrette, presto o tardi, ad abbassare il prezzo delle loro merci. Nel caso contrario, in cui il prezzo delle loro merci non diminuisca, il loro profitto verrebbe ad elevarsi al disopra del tasso comune dei profitti. Le macchine non sono dei salariati. Dunque, il rialzo generale dei salari colpirà meno quelle industrie che impiegano, comparativamente alle altre, più macchine che operai. Ma poiché la concorrenza tende sempre a livellare i profitti, quelli che si elevassero al disopra del tasso ordinario non potrebbero essere che passeggeri. Così, a parte alcune fluttuazioni, un rialzo generale dei salari porterà, invece che al rincaro generale, come dice il signor Proudhon, a un abbassamento parziale, cioè a un abbassamento nel prezzo corrente delle merci che si fabbricano principalmente con l’aiuto delle macchine. L’aumento e la diminuzione del profitto e dei salari non esprimono che la proporzione nella quale i capitalisti e i lavoratori partecipano al prodotto di una giornata di lavoro, senza influire, nella maggior parte dei casi, sul prezzo del prodotto. Ma che “”gli scioperi seguiti da aumento dei salari finiscano con un rincaro generale, con una carestia addirittura””, è una di quelle idee che possono sbocciare soltanto nel cervello d’un poeta incompreso. In Inghilterra gli scioperi hanno sollecitato regolarmente l’invenzione e l’applicazione di nuove macchine. Le macchine erano, lo si può ben dire, l’arma che usavano i capitalisti per abbattere le ribellioni del lavoro specializzato. La ‘self-acting mule’ [filatoio automatico intermittente], la più grande invenzione dell’industria moderna, mise fuori combattimento i filatori in rivolta. Quand’anche le coalizioni e gli scioperi non avessero altro effetto che di far reagire contro di loro gli sforzi del genio meccanico, sempre eserciterebbero un’influenza immensa sullo sviluppo dell’industria”” (pag 139-141) [Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon, 1969]”,”MADx-803″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. I. (1844-1851).”,”‘I quattro volumi dell’ IMEL (Istituto Marx Engels Lenin di Mosca) sono stati distribuiti in sei. Nell’ultimo volume oltre all’indice dei nomi dei singoli volumi, c’è pure un indice analitico generale ragionato’ (pag 7, nota dell’editore) “”sputiamo sulla popolarità, … dubitiamo di noi stessi quando cominciamo a diventare popolari…”” (pag 178) “”Una rivoluzione è un puro fenomeno naturale che viene guidato piuttosto da leggi fisiche che secondo le regole che determinano l’evoluzione della società nei tempi normali. O piuttosto, nella rivoluzione queste regole assumono un carattere molto più fisico, la forza materiale della necessità si rivela con maggior violenza. E in quanto si agisce come rappresentanti di un partito, si è presi in questo vortice di incoercibile necessità naturale. Solo per il fatto di mantenersi ‘independent’ essendo in realtà più rivoluzionari degli altri, si può almeno per un certo tempo conservare la propria indipendenza di fronte a questo vortice, ma si finisce poi per venirvi trascinati dentro. Nelle prossime vicende possiamo e dobbiamo assumere questa posizione. Non soltanto nessuna posizione ufficiale, nello stato, ma anche, finché è possibile, nessuna posizione ufficiale nel partito, nessun seggio in comitati ecc., nessuna responsabilità per conto di somari, critica spietata per tutti, e inoltre quella serenità che tutte le cospirazioni di queste teste di pecora non ci leveranno davvero. E questo possiamo farlo. Possiamo nella realtà essere sempre più rivoluzionari di tutti i frasaioli, perché noi abbiamo imparato qualche cosa e loro no, perché noi sappiamo che cosa vogliamo e loro no, e ‘because, after what we have seen for the last three years, we shall take it a great deal more coolly than any one who has an interest in the business’ [Perché, dopo quello che abbiamo visto negli ultimi tre anni, prenderemo la cosa molto più freddamente di ogni altro che sia interessato alla faccenda]. La cosa principale per il momento è la possibilità di far stampare le nostre cose; o in una rivista trimestrale, in cui attaccare direttamente e consolidare la nostra posizione di fronte alle persone; o in grossi volumi, dove fare la stessa cosa senza avere neanche la necessità sia pur di nominare uno di questi ragni”” (pag 178) [Engels a Marx, 13 febbraio 1851] [(in) Marx – Engels, Carteggio Marx-Engels. I. (1844-1851), 1972]”,”MAED-433″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. III. (1857-1860).”,”””Io dichiarai che noi non potevamo collaborare direttamente a nessun giornale poco importante, in generale a nessun giornale di partito che non fossimo noi stessi a dirigere. Ma per far ciò mancavano in questo momento tutte le premesse”” (Marx a Engels, 18 maggio 1859) (pag 301)”,”MAED-435″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. IV. (1861-1866).”,”””Che la struttura geologica del terreno abbia molto a che fare con quanto, in genere, cresce sul terreno è storia vecchia, allo stesso modo che questo terreno vegetativo esercita un influsso sulle razze vegetali e animali che vi vivono sopra. Ed è anche giusto dire che finora questo influsso è stato poco studiato o, meglio, niente del tutto. Ma da ciò alla teoria del Trémaux vi è un salto enorme. E’ un merito, in ogni modo, aver messo in rilievo questa parte finora trascurata e, come ho detto, la ipotesi di un’influenza che favorisce lo sviuppo del terreno, in relazione alla sua maggiore o minore antichità (e anche non esserlo), ma tutte le altre conclusioni che egli trae, io le ritengo o totalmente errate o terribilmente esagerate in senso unilaterale”” (pag 450) (Engels a Marx , 5 ottobre 1866)”,”MAED-436″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. V. (1867-1869).”,”””La risposta per i ginevrini è partita. Nel testo francese ho tenuto un tono ancora più gelido e ‘passablement ironique’ Per fortuna, gli inglesi, che naturalmente conoscono solo la mia traduzione inglese, non se ne sono accorti. Oltre alla lettera ufficiale che ti ho comunicata, quei signori avevano anche mandato a Eccarius una lettera privata di quattro facciate, secondo cui solo con gli ‘efforts’ di Becker, di Bakunin e dello scrivente Perret si era riusciti a evitare una rottura diretta. Il loro programma “”rivoluzionario”” ha avuto in poche settimane più effetto in Italia, Spagna, ecc. di quello avuto durante anni dal programma della Associazione Internazionale degli Operai. Se respingiamo il loro programma “”rivoluzionario””, provochiamo la scissione tra i paesi del movimento operaio “”rivoluzionario”” (questi sono secondo l’elenco: la Francia, dove hanno in tutto 2 corrispodenti, la Svizzera (!), l’Italia, dove gli operai, ad eccezione dei nostri, sono semplicemente in coda a Mazzini, e la Spagna, dove ci sono più preti che operai). Scissione quindi tra il movimento operaio vulcanico e plutonico da una parte e quello ‘aqueous’ dall’altra. E’ veramente divertente che gli svizzeri rappresentino il tipo rivoluzionario”” (pag 338) (K. Marx a F. Engels 14 marrzo 1869)”,”MAED-437″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. VI. (1870-1883).”,” Engels sulla tipologia dei turisti di Ramsgate (pag 236) Marx su speculazione borsa di Parigi e relativo fallimento della famiglia Wollmann (pag 234) “”Degli opuscoli di Utin ancora non ho guardato che Adolph Samter (‘La riforma monetaria’) (1) [(1) (pubblicato a Berlino nel 1869]; di come cita – (mi cita spesso, ma ancor più spesso mi copia parafrasando; tutto l’opuscolo si riduce all’assurdo dell’introduzione della “”mercenota”” al posto della ‘banconota’, iniziata in sostanza secondo lui mediante gli ‘assegnati del prestito’ del governo prussiano nel 1848) – il seguente ‘sample’ (2) [(2) Saggio]. Io dico: “”Che, sebbene l’oro e l’argento non siano per natura denaro, il denaro è per natura oro e argento ecc.; lui, indicando la pagina esatta, riporta come citazione: “”Oro e argento è per natura denaro. Marx, ecc.””. L’arte del leggere sembra sempre più in via di estinzione tra i ceti “”colti”” della Germania. E in questo Samter alla citazione così contraria a ogni grammatica e a ogni buonsenso non si collega nemmeno un fine maligno. Così pure riporta come citazione di Petty “”il lavoro è il padre, la natura è la madre della ricchezza ‘materiale'””, perché io dico della ricchezza “”materiale”” che per essa vale quanto il Petty, ecc.”” (pag 285) [K. Marx a F. Engels, 18 settembre 1878] [(in) K. Marx F. Engels, Carteggio Marx-Engels. V. (1870-1883), 1972]”,”MAED-438″ “MARX Karl”,”Textes (1842-1847). Remarques sur la recente reglementation de la censure prussienne – Lettres a Ruge – Contribution a la critique de la philosophie du droit de Hegel – Prolétariat et ‘Gemeinwesen (Communauté) – Gloses marginales critiques a l’article “”Le roi de Prusse et la reforme sociale”” – La critique moralisante et la morale critique.”,”MARX Karl “”Tant que l”ancien regime’ luttait en tant qu’ordre mondial existant contre un monde seulement en devenir, il y avait de son côté une erreur historique à l’échelle du monde, mais pas d’erreur personnelle. Son déclin fut donc tragique. Le régime allemand actuel, au contraire, anachronisme , contradiction flagrante vis-à-vis d’axiomes universellement reconnus, nullité de l”ancien régime’ au monde entier dévoilée, s’imagine encore croire en lui-même et réclame au monde la même imagination. S’il croyait en sa propre ‘essence’, essaierait-il de la cacher sous l”apparence’ d’une essence étrangère et de trouver son salut dans l’hypocrisie et le sophisme? L’ancien régime moderne n’est plus que le ‘comédien’ d’un ordre mondiale dont les ‘héros réels’ sont morts. L’histoire va jusqu’au fond des choses; lorsqu’elle ‘doit’ enterrer une vielle forme, elle traverse plusieurs phases. La dernières phase d’une forme historique mondiale est sa ‘comédie’ Les dieux de la Grèce qui furent une première fois ‘tragiquement’ blessés à mort dans le ‘Prométhée enchaîné’ d’Eschyle, durent une seconde fois mourir comiquement dans les ‘Dialogues’ de Lucien. Pourquoi cette marche de l’histoire? Afin que l’humanité se sépare ‘sereinement’ de son passé. Cette ‘sereine’ destinée, nous revendiquons aux puissances politiques de l’Allemagne”” (pag 53) [K. Marx, Introduction, ‘Contribution a la critique de la philosophie du droit de Hegel’] [(in) Marx, Textes (1842-1847), 1977] “”la storia è radicale e attraversa parecchie fasi quando vuole seppellire una vecchia forma sociale. L’ultima fase di una forma storica è la commedia. Gli dei della Grecia, tragicamente feriti a morte nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo, dovettero subire una seconda morte, la morte comica nei ‘Dialoghi’ di Luciano…perché l’umanità si separi serenamente dal suo passato”” (Per la critica della filosofia del diritto di Hegel).”,”MADx-804″ “MARX Karl [ENGELS Friedrich], a cura di David FERNBACH”,”The First International and After.”,”””The massacres by which the Belgian government did answer in April last to the strikes of the puddlers at Seraing and the coal-miners of Borinage, have been fully exposed in the address of the General Council to the workmen of Europe and the United States (48). We considered this address the more urgent since, with that constitutional model government, such working men’s massacres are not an accident, but an institution. The horrid military drama was succeeded by a judicial farce. In the proceedings against our Belgian General Committee at Brussels, whose domiciles were brutally broken into by the police, and many of whose members were placed under secret arrest, the judge of instruction finds the letter of a workman, asking for 500 ‘Internationales’, and he at once jumps to the conclusion that 500 fighting-men were to be dispatched to the scene of action. The 500 ‘Internationales’ were 500 copies of the ‘Internationale’, the weekly organ of our Brussels Committee. A telegram to Paris by a member of the International, ordering a certain quantity of powder, is raked up. After a prolonged research, the dangerous substance is really laid hand on at Brussels. It is powder for killing vermin. Last, not least, the Belgian police flattered itself, in one of its domiciliary visits, to have got at that phantom treasure which haunts the great mind of the continental capitalist, viz.: the International treasure, the main stock of which is safely hoarded at London, but whose offsets travel continually to all the continental seats of the Association. The Belgian official inquirer thought it buried in a certain strong box, hidden in a dark place. He gets at it, opens it forcibly, and there was found – some pieces of coal. Perhaps, if touched by the hand of the police, the pure International gold turns at once into coal.”” [Marx, Report to the Basle Congress: The General Council’s report to the September 1869 Basle Congress was drafted by Marx on the mandate of the General Council meeting of 31 August. It was published in the pamphlet ‘Report of the Fourth Annual Congress of the International Working Men’s Association, London, 1869] [(in) Karl Marx, a cura di David Fernbach, The First International and After, 1974] [(48) ‘The Belgian Massaxcres. To the Workmen of Europe and the United States’, written by Marx, IWMA III, pp. 312-18] (pag 103-104)”,”INTP-074″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL [édition établie et annotée par Maximilien RUBEL]”,”Philosophie.”,”Dono di R. Casella Sulle crisi industriali e commerciali. “”Depuis plusieurs décennies, l’histoire de l’industrie et du commerce n’est que l’histoire de la révolte des forces productives modernes contre les rapports de production modernes, contre le système de propriété qui est la condition d’existence de la bourgeoisie et de son régime. Il suffit de rappeler les crises commerciales qui, par leur retour périodique, menacent de plus en plus l’existence e la societé bourgeoise. Dans ces crises, une grande partie, non seulement des produits déjà créés, mais encore des forces productives existantes est livrée périodiquement à la destruction. Une épidémie sociale éclate, qui, à toute autre époque, eût semblé absurde: l’épidémie de la surproduction. Brusquement, la société se voit rejetée dans un état de barbarie momentanée; on dirait qu’une famine, une guerre de destruction universelle lui ont coupé les vivres; l’industrie, le commerce semblent anéantis. Et pourquoi? Parce que la société a trop de civilisation, trop de vivres, trop d’industrie, trop de commerce. Les forces productives dont elle dispose ne jouent plus en faveur de la civilisation bourgeoise et du régime de la propriété bourgeoise; elles sont, au contraire, devenues trop puissantes pour les institutions bourgeoises qui ne font plus que le entraver; et dès qu’elles surmontent ces entraves, elles précipitent dans le désordre toute la société bourgeoise et mettent en péril l’existence de la propriété bourgeoise. Les institutions bourgeoises sont devenues trop étroites pour contenir la richesse qu’elles ont créés. Comment la bourgeoisie surmonte-t-elle ces crises? D’une part, en imposant la destruction d’une masse de forces productives; d’autre part, en s’emparant de marchés nouveaux et en exploitant mieux les anciens. Qu’est-ce à dire? Elle prépare des crises plus générales et plus profondes, tout en réduisant les moyens de les prévenir (1)”” (pag 406-407) [Karl Marx, Le Manifeste communiste] [(in) Karl Marx, a cura di Maximilien Rubel, Philosophie, 1997] [(1) Magistral raccourci de la théorie marxienne des crises. Le problème sera repris au livre III du ‘Capital’ et dans les ‘Thèories de la plus-value’ (…). Dans ses ‘Principes’, Engels consacre la question 12 au problème des crises de surproduction, dont il établit la périodicité à “”presque régulièrement tous les cinq à sept ans””. Puis, dans la 13e question, il décrit comme suit les conséquences négatives des crises commerciales (…). Marx, on le voit, s’est fortement pénétré de ces passages, et sans doute aussi de la ‘Situation de la classe laborieuse en Angleterre’, où Engels décrit longuement les phénomènes des crises. Andler souligne l’influence que les idées de Buret et de Sismondi ont exércée sur les auteurs du ‘Manifeste’ (l.c., p. 99), mais se trompe lorsqu’il écrit que le paragraphe considéré est “”dû entièrement à Engels””. Pour un exposé objectif du problème, voir Léon Sartre, Esquisse d’une théorie marxiste des crises périodiques, Paris, M. Rivière et Cie, 1937, p. 148] Miti creati dalla stampa e dal telegrafo. (introduzione di Louis JANOVER e Maximilien RUBEL, pag XXXIII)”,”MADx-805″ “MARX Karl”,”Sulla Cina. Articoli apparsi sul New York Daily Tribune dal 1853 al 1860.”,”””La politica piratesca del Governo britannico ha causato questo scoppio generale di violenza dei cinesi contro tutti gli stranieri gli ha dato un carattere di guerra di sterminio (7). Che può fare un esercito di fronte ad una popolazione che ricorre a tali metodi di combattere? Come deve fare a penetrare nel paese nemico e come deve fare a mantenervisi? Dei venditori di civiltà che gettano bombe arroventate su di una città indifesa (8) e sommano lo stupro all’assassinio possono anche chiamare questo sistema di combattere codardo, barbaro e atroce, ma che importa ai cinesi se solo avrà successo? Dal momento che gli inglesi li trattano come barbari, essi non possono privarsi dell’intero vantaggio che traggono da questa definizione. Se i loro rapimenti, sorprese e massacri notturni sono ciò che noi chiamiamo atti di codardia, i venditori di civiltà non dovrebbero dimenticarsi che, in accordo con quanto essi mostrano, i cinesi non potrebbero opporsi efficacemente ai sistemi europei di distruzione con i loro metodi tradizionali di combattimento. In breve, invece di fare della morale sulle terribili atrocità commesse dai cinesi, come fa cavallerescamente la stampa inglese, dovremmo riconoscere che questa a una guerra ‘pro aris et focis’, una guerra di un popolo che vuole mantenere la nazionalità cinese, con tutti i suoi arroganti pregiudizi, la sua stupidità, la sua dotta ignoranza e la sua pedante barbarie, se così vi piace, ma tuttavia, pur sempre una guerra di popolo. In una guerra di questo tipo, i mezzi usati da una nazione che si ribella non possono essere misurati con il metro comune di una guerra regolare, né con qualsiasi altro modello astratto, ma solo con il grado di civiltà raggiunto dalla nazione che insorge. Gli inglesi sono questa volta in una posizione difficile. Fino ad ora il fanatismo nazionalista cinese sembra estendersi più in là di quelle province meridionali che non hanno aderito alla grande rivolta (9). Rimarrà una guerra confinata a queste?”” (pag 72-73) [Karl Marx, Persia e Cina, New York Daily Tribune, 5 giugno 1857] [Karl Marx, Sulla Cina. Articoli apparsi sul New York Daily Tribune dal 1853 al 1860, Milano, 1970] [(7) Cfr. The Times, 25 aprile 1857: “”La ‘vendetta’ cinese si è estesa a tutto l’Arcipelago. Qualche tempo fa Singapore… rischiò la distruzione a causa dell’insurrezione dei numerosissimi cinesi che la abitano (…). Le migliaia di cinesi di Singapore, della Malacca, delle Indie orientali e dell’Australia sono a questo punto incitati a una guerra di sterminio contro di noi. Migliaia di barbari fanatici stanno preparando veleno, fuoco e coltelli per noi… non rimane che punire gli oltraggi di questa razza senza fede servendoci… di tutte le forze dell’Impero”” (…); (8) ‘Venditori di civiltà… bombe arroventate…’ “”Ricordo a Vostra Eccellenza che senza che gli inglesi subissero alcuna offesa da parte della popolazione di Canton, Vostra Eccellenza fece improvvisamente fuoco sulla città, e Vi domando se questo sia il modo di far guerra in uso in un grande stato, o se questo sia il sistema di diffondere la civiltà”” (Yen all’Ammiraglio Seymour 111 novembre 1856, fonte citata). Gli inglesi lanciarono “”caraasse (bombe incendiarie) e spezzoni incendiari”” su Canton; (9) La rivolta dei Taiping (pag. XIX, XXII) che teneva costantemente occupate le forze imperiali cinesi e non era diretta contro gli stranieri]]”,”MADx-009-FL” “MARX Karl, edizione italiana a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. (“”Grundrisse””). I.”,”””Contraddizione tra il fondamento della produzione borghese (‘misura del valore’ e il suo stesso sviluppo. Macchine ecc.””. “”Lo scambio di lavoro vivo con lavoro materializzato, ossia la posizione del lavoro sociale nella forma di antitesi tra capitale e lavoro salariato, è l’ultimo sviluppo del ‘rapporto di valore’ e della produzione basata sul valore. La sua premessa è e rimane la massa di tempo di lavoro immediato, la quantità di lavoro impiegato, come fattore decisivo della produzione della ricchezza. Ma nella misura in cui si sviluppa la grande industria, la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato che dalla potenza degli agenti messi in moto durante il tempo di lavoro, la quale a sua volta – questa loro poderosa efficacia – non sta in alcun rapporto con il tempo di lavoro immediato che costa la loro produzione, ma dipende piuttosto dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione. (Lo sviluppo di questa scienza, in particolare della scienza della natura, e con essa di tutte le altre, è a sua volta in rapporto con lo sviluppo della produzione materiale). L’agricoltura diviene ad esempio pura applicazione della scienza del ricambio materiale, da regolarsi nel modo più vantaggioso per l’intero corpo sociale. La ricchezza reale si manifesta piuttosto – e ciò viene messo in luce dalla grande industria – nella straordinaria sproporzione tra il tempo di lavoro impiegato e il suo prodotto, come pure nella sproporzione qualitativa tra il lavoro ridotto a pura astrazione e la potenza del processo produttivo che esso sorveglia. Il lavoro non si presenta più tanto come incluso nel processo produttivo, in quanto è piuttosto l’uomo a porsi come sorvegliante e regolatore nei confronti del processo produttivo stesso. (Ciò che si è detto per il macchinario, vale ugualmente per la combinazione delle attività umane e per lo sviluppo del traffico umano). Non è più l’operaio a inserire l’oggetto naturale modificato come termine medio tra sé e l’oggetto; egli inserisce invece il processo naturale, che egli trasforma in un processo industriale, come mezzo tra sé e la natura inorganica di cui si impadronisce. Egli si sposta accanto al processo produttivo invece di essere l’agente principale. In questa situazione modificata non è né il lavoro immediato, eseguito dall’uomo stesso, né il tempo che egli lavora, bensì l’appropriazione della sua forza produttiva generale, la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo sociale – in breve lo sviluppo dell’individuo sociale, che si presenta come il grande pilastro della produzione e della ricchezza. ‘Il furto di tempo di lavoro altrui, sul quale si basa la ricchezza odierna’, si presenta come una base miserabile in confronto a questa nuova base creata dalla grande industria stessa”” [Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (Grundrisse), I, Torino, 1976] (pag 716-717)”,”MADx-006-FPA” “MARX Karl”,”Vita quotidiana. Lettere a Jenny.”,”La cronologia è tratta da M. Rubel, Chronologie de Marx (Gallimard, 1965) Nel libro manca l’indice “”Il “”catalogo degli insulti e degli elogi””, tratto dalle lettere di Marx e di Engels, è nell’edizione tedesca del volume di Enzensberger (Insel Verlag, Frankfurt, 1973)”” (pag 8) Le “”confessioni”” di Paul e Laura Lafargue sono in K. Marx, Wie ich meinen Schwiegersohn erzog, Dietz Verlag, Berlin, 1969″,”MADx-806″ “MARX Karl”,”Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale degli Operai.”,”trascrizione a cura di Resistenze.org (8.5.2008) “”Proprio per questo la conquista del potere politico è divenuto il grande dovere della classe operaia. Sembrerebbe che essa l’abbia compreso, giacché in Germania, in Italia e in Francia sta sorgendo una rinascita simultanea, e sforzi simultanei sono stati fatti per giungere a ricostituire il partito della classe operaia. Essa possiede un elemento di successo: il numero; ma il numero non pesa sulla bilancia se non quando è unito in collettività ed è guidato dalla conoscenza (1). L’esperienza ha sufficientemente dimostrato quale vergognoso disprezzo la disfatta comune dei loro sforzi incoerenti infliggerà a questo legame di fraternità, che deve esistere tra gli operai dei differenti paesi e deve incitarli a stringersi con fermezza gli uni agli altri in tutte le loro lotte per l’emancipazione. Questa idea ispirò gli operai di differenti paesi, riuniti il 28 settembre 1864 in assemblea pubblica nel St. Martin’s Hall, a fondare l’Associazione internazionale. In questa assemblea prevalse ancora un’altra convinzione. Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno, come possono esse compiere questa grande missione, quando la politica estera non persegue che disegni criminali e, sfruttando i pregiudizi nazionali, non fa che sprecare il sangue e i tesori dei popoli in guerre di rapina? Non fu la saggezza delle classi governanti, ma la resistenza eroica della classe operaia inglese alla loro follia criminale che salvò l’occidente europeo dal rischio di gettarsi a corpo morto nell’infame crociata per perpetuare e propagare la schiavitù dall’altra parte dell’Atlantico. L’approvazione vergognosa, la simpatia ironica e l’indifferenza idiota con le quali le classi superiori dell’Europa assistevano al franare della fortezza montana del Caucaso, divenuta preda della Russia, e all’assassinio della Polonia da parte della medesima potenza, le immense usurpazioni, sopportate senza resistenza, di questa potenza barbarica, la cui testa è San Pietroburgo e le cui mani sono in tutti i gabinetti ministeriali d’Europa, hanno imposto alle classi operaie il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi a essi, se è necessario, con tutti i mezzi in loro potere; se è impossibile prevenirli, è loro dovere coalizzarsi e denunciarli simultaneamente, e rivendicare le semplici leggi della morale e della giustizia che devono regolare tanto le relazioni degli individui quanto quelle superiori dei popoli. La lotta per una tale politica estera fa parte della lotta generale per l’emancipazione della classe operaia. Proletari di tutti i paesi, unitevi!”” [Karl Marx, Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale degli Operai, 1987] (pag 5) [(1) altreversioni: “”La classe operaia possiede un elemento del successo: il numero, ma i numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza””; “”Voi possedete un elemento di successo, il numero; ma il numero pesa nella bilancia solo quando è stretto da un legame e diretto a un fine consapevole””]”,”INTP-075″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels.”,”Redatta tra il gennaio e l’ottobre 1850 quest’opera ‘Lotte di classe in Francia’ è apparsa con questo titolo solo nel 1895. Si compone di articoli pubblicati nei primi quattro numeri della ‘Neue Rheinische Zeitung’ revue économique et politique, rivista economica e politica pubblicata a Londra all’inizio del marzo 1850. (dalla nota editoriale) Engels su rivoluzione del giugno 1848: come una battaglia delle nazioni di Lipsia. “”‘La révolution de Juin est la révolution du désespoir’ et c’est avec la colère muette, avec le sang-froid sinistre du désespoir qu’on combat pour elle; les ouvriers savent qu’ils mènent ‘une lutte à la vie et à la mort’, et devant la gravité terrible de cette lutte le vif esprit français lui-même se tait. L’histoire ne nous offre que deux moments ayant quelque ressemblance avec la lutte qui continue probablement encore en ce moment à Paris: la guerre des esclaves de Rome et l’insurrection lyonnaise de 1834. L’ancienne devise lyonnaise, elle aussi: “”Vivre en travaillant ou mourir en combattant””, a de nouveau surgi, soudain, au bout de quatorze ans, inscrite sur les drapeaux. La révolution de Juin est la première qui divise vraiment la société tout entière en deux grands camps ennemis qui sont représentés par le Paris de l’est et le Paris de l’ouest. L’unanimité de la révolution de Février a disparu, cette unanimité poétique, pleine d’illusions éblouissantes, pleine de beaux mensonges et qui fut représentée si dignement par le traître aux belles phrases, Lamartine. Aujourd’hui, la gravité implacable de la réalité met en pièces toutes les promesses séduisantes du 25 février. Les combattants de Février luttent aujourd’hui eux-mêmes les uns contre les autres, et, ce qu’on n’a encore jamais vu, il n’y a plus d’indifférence, tout homme en état de porter les armes participe vraiment à la lutte sur la barricade ou devant la barricade. Les armées qui s’affrontent dans les rues de Paris sont aussi fortes que les armées qui livrèrent la “”bataille des nations”” de Leipzig. Cela seul prouve l’énorme importance de la révolution de Juin”” (pag 173-174) [Friedrich Engels, Les journées de juin 1848] [(in) Karl Marx, Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels, 1967]”,”MADx-807″ “MARX Karl ENGELS Frédérick”,”Critiques des programmes de Gotha et d’Erfurt.”,”””Cela mis à part, c’est pour moi un devoir de ne pas reconnaître, fût-ce par un diplomatique silence, un programme qui, j’en suis convaincu, est absolument condamnable et qui démoralise le Parti. Tout pas fait en avant, tout mouvement réel importe plus qu’une douzaine de programmes. Si donc on se trouvait dans l’impossibilité de dépasser le programme d’Eisenach – et les circonstances ne le permettaient pas – on devait se borner à conclure un accord pour l’action contre l’ennemi commun. On fabrique, au contraire, un programme de principes (au lieu d’ajourner cela à une époque où un pareil programme eût été préparé par une longue activité commune), ce qui revient à planter publiquement des jalons qui indiqueront au monde entier le niveau du mouvement du Parti. Les chefs des lassalliens venaient à nous, poussés par les circonstances. Si on leur avait déclaré dès l’abord qu’on ne s’engagerait dans aucun marchandage de principes, il leur eût bien fallu se contenter d’un programme d’action ou d’un plan d’organisation en vue de l’action commune. Au lieu de quoi, on leur permet de venir armés de mandats qu’on reconnait soi-même avoir force obligatoire, et ainsi on se rend à la discrétion de gens qui ont besoin de vous. Pour couronner le tout, ils tiennent un nouveau congrès avant le congrès d’unité, tandis que notre parti tient le sien ‘post festum’. [On voulait manifestement escamoter toute critique et bannir toute réflexion de notre propre parti]. On sait que le seul fait de l’union donne satisfaction aux ouvriers, mais on se trompe si l’on pense que ce résultat immédiat n’est pas trop chèrement payé. Au surplus, le programme ne vaut rien, même abstraction faite de la canonisation des articles de fois lassalliens”” [Lettre d’envoi de Karl Marx à W. Bracke, Londres, 5 mai 1875] [(in) Marx-Engels, Critiques des programmes de Gotha et d’Erfurt, 1933] (pag 13-14)”,”MADx-808″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti Communiste. Traduit d’après l’edition originale de 1848 par J. Molitor. Suivi des ‘Principes du communisme’ de Fr. Engels et de nombreux documents inédits avec 4 planches hors texte.”,”Nell’introduzione di Riazanov molti brani di Engels sulla storia della Lega dei comunisti (pag 1-) “”Lorsqu’en été 1844 j’allai voir Marx à Paris, nous constatâmes notre complet accord dans toutes les questions théoriques; et c’est de cette époque que date notre collaboration. Quand nous nous retrouvâmes à Bruxelles, au principes de 1845, Marx avait déjà, d’après les principes ci-dessus, construit dans les grandes lignes sa théorie matérialiste de l’histoire, et nous nous mîmes à développer par le détail et dans les directions les plus diverses notre nouvelle conception. Mais, cette découverte, qui bouleverse la science historique et qui est, comme on le voit, essentiellement l’oeuvre de Marx, et dont je ne puis m’attribuer qu’une très faible part, était d’une importance directe pour le mouvement ouvrier de l’époque. Le communisme chez les Français et les Allemands, le chartisme chez les Anglais, n’avaient plus l’air de quelque chose de purement accidentel qui aurait pu tout aussi bien ne pas exister. A dater de ce moment, ces mouvements se présentaient comme un mouvement de la classe opprimée des temps modernes, le prolétariat, comme les formes plus ou moins développés de la lutte historiquement nécessaire du prolétariat contre la classe dirigeante, la bourgeoisie; comme les formes de la lutte de classe, mais différentes de toute les anciennes luttes de classe par ce point spécial: la classe opprimée actuelle, le prolétariat, ne peut réaliser son émancipation sans émanciper en même temps toute la société de la division en classes, sans l’émanciper par conséquent des luttes de classe. Par communisme, on n’entendait plus la construction; par un effort d’imagination, d’un idéal social aussi parfait que possible, mais la compréhension de la nature; des conditions et des buts généraux adéquats de la lutte menée par le prolétariat. Mais notre intention n’était nullement de chuchoter, au moyen de gros volumes, ces nouveaux résultats scientifiques aux oreilles du monde ‘savant’. Au contraire. Tous deux, nous étions déjà profondément engagés dans le mouvement politique, nous comptions un certain nombre de partisans parmi les intellectuels dans l’Ouest de l’Allemagne notamment, et nous étions largement en contact avec le prolétariat organisé. Nous avions l’obligation de donner à notre conception une base scientifique. Mais il ne nous importait pas moins de gagner à notre conviction le prolétariat européen, à commencer par celui d’Allemagne”” [F. Engels, Introduction: ‘Quelques mots sur l’histoire de la Ligue des Communistes, 1885, in Karl Marx: Révélations sur le procès des Communistes à Cologne, traduction J. Molitor] [(in) D. Riazanof, ‘Introduction historique’, ‘Manifeste du Parti Communiste’ de Marx et Engels, A. Costes, Paris, 1953′] (pag 10-12)”,”MADx-809″ “MARX Karl, a cura di Max EASTMAN, with an essay on Marxism by V.I. LENIN”,”Capital, the Communist Manifesto and Other Writings.”,”””Marx and Engels defended philosophic materialism with the utmost determination, and many times explained the profound error of any departure from this foundation. Their views are expounded most clearly and in the greatest detail in the works of Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, and ‘Anti-Dühring’, works which, like the ‘Communist Manifesto’, are everyday books on the table of the class-conscious worker. But Marx did not rest in the materialism of the 18th century. He made an advance in philosophy. He enriched materialism with the acquisitions of the German classic philosophy, especially the system of Hegel which had led in its turn to the materialism of Feuerbach. The chief of these acquisitions is the dialectic – that is, the understanding of evolution in its fullest, deepest and most universal aspect, the understanding of the relativity of human knowledge, which gives us a reflection of eternally evolving matter. The most recent discoveries of natural science, radium, the electron, the transmutation of elements, have admirably confirmed the dialectic materialism of Marx – all the teachings of the bourgeois philosophers, with their “”new”” ways of returning to an old and rotten idealism, to the contrary notwithstanding. While deepening and developing philosophic materialism Marx carried it through to the end, extending its mode of understanding nature to the understanding of human society. The historic materialism of Marx is one of the greatest achievements of scientific thought”” (pag XXII) [V.I. Lenin, The Three Sources and Three Constituent Parts of Marxism’ (1913)] [(in) Karl Marx, ‘Capital, the Communist Manifesto and Other Writings’ (1932)] Titolo dell’opera di Julian BORCHARDT ‘The Essence of Marx’s Theory of Crises’ (1919)”,”MADx-810″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul e Laura”,”Wie ich meinen Schwiegersohn erzog.”,”‘Come ho cresciuto i miei figli’ Contiene: ‘Ricordi personali su Karl Marx’ di Paul Lafargue (pag 167-195)”,”MADS-651″ “MARX Karl, a cura di Jacques HEBENSTREIT”,”Qu’est-ce que le capitalisme. Volume 1: Les mystères de la plus-value.”,”Le edizioni abbreviate del Capitale (pag 115-116) (Cafiero e Deville)”,”MADx-811″ “MARX Carlos ENGELS Federico, a cura di Valeriano BOZAL FERNANDEZ”,”Sobre arte y literatura.”,”Lettera Engels a Marx (16 aprile 1869) sull’opera di Diderot (Il nipote di Rameau) e la frase di Hegel sulla coscienza (pag 201) Secondo l’edizione italiana del Carteggio Marx-Engels volume 5 Rinascita 1951 la lettera è del 15 aprile 1869 “”‘By accident’ trovo oggi che a casa nostra ci sono due ‘Neveu de Rameau’ (Diderot, ndr); te ne mando uno. Questo capolavoro, unico nel suo genere, ti sarà di nuovo un godimento””. Questa scissione della coscienza consapevole di sé e he esprime se stessa””, ne dice ‘old’ Hegel, “”è la risata di scherno sull’esistenza e sulla confusione del tutto e su se stesso; è nel medesimo tempo l’utima eco, ancora udibile, di tutta questa confusione… E’ la natura di tutti i rapporti che scinde se stessa, e la consapevole rescissione di questi rapporti… In questa pagina del ritorno nel se stesso la vanità di tutte le cose è la sua propria vanità, ossia è vana… ma come autocoscienza ribelle sa la sua propria scissione, e sapendo questa scissione, si è sollevata immediatamente al di sopra di essa… A ogni parte di questo mondo accade nel libro che il suo spirito sia espresso o che di essa si parli con spirito, e si dica di essa che cosa è. La ‘coscienza onesta’ (parte che Diderot nel dialogo assegna a se stesso) prende ogni momento come entità permanente ed è la incolta spensieratezza consistente nel non sapere che essa fa anche il suo rovescio. …. (pag 356-357) (Vol V Carteggio ME, (1867-1869))”,”MADS-656″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Iqbal HUSAIN”,”Karl Marx on India. From the New York Daily Tribune (including Articles by Frederick Engels) and Extracts from Marx-Engels. Correspondence 1853-1862.”,” Il drenaggio di risorse, attraverso la tassazione dell’attività economica indiane da parte dell’Impero britannico “”Marx was, of course, not the first to speak of the drain of wealth from India. In was recognized as the basis of the Indian connection with Britain as early as the eighteenth century by parliamentarians like Burke, and administrators like Sir John Shore and Lord Cornwallis (97). The ruin of India through the levy of tribute continued to strain the consciences of English liberals such as James Mill and Montgomery Martin (98). Marx himself made use of Bright’s () criticism of the financial exploitation of India, though he observed that Bright’s ‘picture of India ruined by the fiscal exertions of the company and government did not, of course, receive the supplement of India ruined by Manchester and Free Trade’ (99). Marx devoted an article in the ‘Tribune’ to an analysis of Bright’s view of India as a very heavily taxed country. He expressed some reserve about Bright’s calculations, but made the important point that: “”In estimating the burden of taxation, its annual amount must not fall heavier in the balance than the method of raising it, and the manner of employing it. The former is detestable in India, and in the branch of land-tax, for instance, wastes perhaps more produce than it gets. As to the application of the taxes, it will suffice to say that no part of them is returned to the people in works of public utility (100). In order to maximize the revenue collections, the English carried out ‘agrarian revolutions’, subverting the existing property relationships. They created various ‘forms of private property in land – the great desideratum of Asiatic society’ (101). But the real purpose was, by this means, to sustain or increase the tax-paying capacity of the country: ‘The zamindari and ryotwari settlements were both of them agrarian revolutions, effected by British ukases – both made not for the people, who cultivate the soil, nor for the holder, who owns it, but for the government that taxes it’ (102). The ‘zamindari’ (or the Permanent) settlement was merely ‘a caricature of English landlordism’, the ‘ryotwari’ of ‘French peasant-proprietorship’. “”A curious sort of English landlord was the zamindar, receiving only one-tenth of the rent, while he had to make over nine-tenths of it to the Government. A curious sort of French peasant was the ryot, without any permanent title in the soil, and the taxation changing every year in proportion to his harvest”” (103)”” (pag XXXVI-XXXVII, [Irfan Habib, ‘Marx’s Perception of India’] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Iqbal Husain, Karl Marx on India. From the New York Daily Tribune (including Articles by Frederick Engels) and Extracts from Marx-Engels. Correspondence 1853-1862, 2006] [(97) Burke is quoted in R.C. Dutt, Economic History of India in Early British Rule (second edition, London, 1906), pp. 49-50. Sir John Shore’s observations are in his Minute of 18 June 1789, paragraphs 131-42, Fifth Report, p. 183. Cornwallis, in his Minutes of 10 February 1790, spoke of India’s value in ‘furnishing a large annual investment to Europe’, and of the baneful effect on Indian agriculture and commerce of ‘the heavy drains of wealth’ to England; Fifth Report, p. 493; (98) See quotations in Dadabhai Naoroji, ‘Poverty and Un-British Rule in India’ (originally published in London, 1901); Delhi, 1962), pp. IV, 35-36; also R.C. Dutt, The Economic History of India in the Victorian Age (eleventh edition, London, 1950), pp. 115-116; (99) Tribune, 22 June, 1853; On Colonialism, p, 33; (100) Tribune, 23 July 1858; On Colonialism, pp, 208.-09; (101) Tribune, 8 August 1853; On Colonialism, p., 82; (102) Tribune, 5 August 1853; On Colonialism, p. 78; (103) Ibid. See also Capital, III; p. 328n] [() John Bright (1811-1889): famous Radical and Free Trader;chairman of Select Committee to enquire into obstacles to cultivation of cotton in India in 1848; recommended that the Government of India should be made a department of the British government in 1853; later advocated decentralization in India, 1858 and 1879]”,”MADS-657″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels.”,”””La presente ouvrage de Marx ‘Les luttes de classes en France, 1848-1850’, ndr] fut sa première tentative d’explication d’un fragment d’histoire contemporaine à l’aide de sa conception matérialiste et en partant des données économiques qu’impliquait la situation. Dans le ‘Manifeste communiste’, la théorie avait été employée pour faire une vaste esquisse de toute l’histoire moderne, dans les articles de Marx et de moi qu’avait publiés la ‘Neue Rheinische Zeitung’ nous l’avions utilisée pour interpréter les événements politiques du moment. Ici, il s’agissait, par contre, de démontrer l’enchaînement interne des causes dans le cours d’un développement de plusieurs années qui fut pour toute l’Europe aussi critique que typique, c’est-à-dire dans l’esprit de l’auteur, de réduire les événements politiques aux effets de causes, en derniere analyse, économiques. Dans l’appréciation d’événements empruntés à l’histoire quotidienne, on ne sera jamais en mesure de remonter jusqu’aux ‘dernières’ causes économiques. Même aujourd’hui où la presse technique compétente fournit des matériaux si abondants, il sera encore impossible, même en Angleterre, de suivre jour par jour la marche de l’industrie et du commerce sur le marché mondial et les modifications survenues dans les méthodes de production, de façon à pouvoir, à n’importe quel moment, faire le bilan d’ensemble de ces facteurs infiniment complexes et toujours changeants, facteurs dont, la plupart du temps, les plus important agissent, en outre, longtemps dans l’ombre avant de se manifester soudain violemment au grand jour. Une claire vision d’ensemble de l’histoire économique d’une période donnée n’est jamais possible sur le moment même; on ne peut l’acquérir qu’après coup, après avoir rassemblé et sélectionné les matériaux”” (pag 9) [Friedrich Engels, Introduction, Londres, le 6 mars 1895] [(in) Karl Marx, Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels, 1948] “”Une bourgeoisie divisée en deux fractions monarchistes dynastiques (1), mais qui demandait avant toute chose le calme et la sécurité pour ses affaires financières; en face d’elle, un prolétariat vaincu, il est vrai, mais toujours menaçant et autour duquel petits bourgeois et paysans se groupaient de plus en plus – la menace continuelle d’une explosion violente qui, malgré tout, n’offrait aucune perspective de solution définitive, – telle était la situation qu’on aurait dit faite pour le coup d’Etat du troisième larron, du prétendant pseudo-démocratique Louis Bonaparte. Se servant de l’armée, celui-ci mit fin le 2 décembre 1851 à la situation tendue, assurant bien à l’Europe la tranquillité intérieure, mais la gratifiant, par contre, d’une nouvelle ère de guerres. La période des révolutions par en bas était close pour un instant; une période de révolutions par en haut lui succéda. La réaction impériale de 1851 fournit une nouvelle preuve du manque de maturité des aspirations prolétariennes de cette époque. Mais elle devait elle-même créer les conditions dans lesquelles celles-ci ne pouvaient manquer de mûrir. La tranquillité intérieure assura le plein développement du nouvel essor industriel, la nécessité d’occuper l’armée et de détourner vers l’extérieur les courants révolutionnaires engendra les guerres où Bonaparte chercha, sous le prétexte de faire prévaloir le «principe des nationalités», à ramasser quelques annexions pour la France. Son imitateur Bismarck adopta la même politique pour la Prusse; il fit son coup d’Etat, sa révolution par en haut en 1866 face à la Confédération allemande et à l’Autriche, et tout autant face à la Chambre des conflits de Prusse. Mais l’Europe était trop petite pour deux Bonaparte, et l’ironie de l’histoire voulut que Bismarck renversât Bonaparte et que le roi Guillaume de Prusse instaurât non seulement le petit Empire allemand, mais aussi la République française. Or, le résultat général fut qu’en Europe l’indépendance et l’unification interne des grandes nations, à la seule exception de la Pologne, furent établies en fait. A l’intérieur, il est vrai, de limites relativement modestes – mais néanmoins dans des proportions suffisantes pour que le processus de développement de la classe ouvrière ne trouvât plus d’obstacles sérieux dans les complications nationales. Les fossoyeurs de la révolution de 1848 étaient devenus ses exécuteurs testamentaires. Et à côté d’eux se dressait déjà menaçant l’héritier de 1848, le prolétariat, dans l’Internationale”” (pag 15-16) LEGGERE in: [Friedrich Engels, Introduction, Londres, le 6 mars 1895] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels. EDITIONS SOCIALES. PARIS. 1948 pag 155 16° nota editoriale introduzione di Friedrich ENGELS (6 marzo 1895), note appendice: ‘Les journées de juin 1848’ di Friedrich ENGELS, indice nomi; Collection “”Les éléments du communisme””] [Versione digitale su richiesta] [nota: (1) Il s’agit des légitimistes, partisans de la monarchie « légitime » des Bourbons qui fut au pouvoir jusqu’à la Révolution de 1789 et pendant, la Restauration (1815-1830), et des orléanistes, partisans de la dynastie des Orléans qui vint au pouvoir au moment de la révolution de juillet 1830″”et qui fut renversée par la révolution de 1848. Les premiers étaient les représentants de la grande propriété foncière, les seconds de la banque (N.R.)] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (controllare attraverso traduzione e poi inserire) L’Europa era troppo piccola per due Bonaparte, Bismarck e Napoleone III”,”MADx-812″ “MARX Karl”,”Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte.”,”In apertura: ‘Le communisme est la jeunesse du monde’ (Paul Vaillant-Couturier) “”Ce fu précisément Marx qui découvrit le premier la loi d’après laquelle toutes les luttes historiques, qu’elles soient menées sur le terrain politique, religieux, philosophique ou dans tout autre domaine idéologique, ne sont, en fait, que l’expression plus ou moins nette des luttes de classes sociales, loi en vertu de laquelle l’existence de ces classes, et par conséquent aussi leurs collisions sont, à leur tour, conditionnées par le degré de développement de leur situation économique, par leur mode de production et leur mode d’échange, qui dérive lui-même du précédent. Cette loi, qui a pour l’histoire la même importance que la loi de la transformation de l’énergie pour les sciences naturelles, lui fournit ici également la clé pour la compréhension de l’histoire de la deuxième République française. C’est cette histoire qui lui a servi à mettre sa loi à l’épreuve et, trentetrois ans après, il nous faut encore reconnaître qu’elle a subi brillamment cette épreuve”” [F. Engels, prefazione alla terza edizione tedesca (1885)] [(in) Karl Marx, Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte, 1945] (pag 4) La dissoluzione del partito dell’ordine. “”Le Parlement avait déclaré “”hors la majorité”” la Constitution et, avec elle, sa propre domination. Il avait, par sa décision, supprimé la Constitution, prolongé le pouvoir présidentiel et déclaré en même temps que l’un ne pourrait mourir ni l’autre vivre tant qu’il subsisterait lui-même. Les fossoyeurs qui devaient l’enterrer étaient déjà à sa porte. Pendant qu’il discutait la revision, Bonaparte enlevait au général Baraguay-d’Hilliers, qui se montrait indécis, son commandement de la première division militaire, et nommait à sa place le général Magnan, le vainqueur de Lyon, le héros des journées de décembre, l’une de ses créatures, qui s’était déjà, sous Louis-Philippe, plus ou moins compromis pour lui à l’occasion de l’expédition de Boulogne. Le parti de l’ordre montra, par sa décision concernant la revision, qu’il ne savait ni régner ni servir, ni vivre ni mourir, ni supporter la République ni la renverser, ni maintenir la Constitution ni s’en débarrasser, ni collaborer avec le président ni rompre avec lui. De qui attendait-il donc la solution de toutes ces contradictions? Du calendrier, de la marche des événements. Il cessait de s’attribuer un pouvoir sur les événements, les obligeant ainsi à lui faire violence et provoquait par là la puissance à laquelle il avait, dans sa lutte contre le peuple, abandonné les uns après les autres touts les attributs du pouvoir, jusqu’à ce qu’il apparût lui-même complètement impuissant en face d’elle. Pour permettre au chef du pouvoir exécutif d’elaborer plus tranquillement son plan de campagne contre lui, de renforcer ses moyens d’attaques, de choisir ses armes, de fortifier ses positions, il décida, en plein moment critique, de quitter la scène et de s’ajourner à trois mois, du 10 août au 4 novembre. Le parti parlementaire s’était non seulement divisé en ses deux grande fractions, non seulement chacune de ces fractions s’était divisée elle-même, mais le parti de l’ordre au Parlement était entré en conflit avec la parti de l’ordre ‘en dehors’ du Parlement”” [Karl Marx, Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte, 1945 (pag 73-74)”,”MADx-813″ “MARX Karl, a cura di Leandro PERINI”,”Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850.”,” “”Infine la disfatta di giugno rivelò alle potenze dispotiche d’Europa il segreto che la Francia era costretta ad ogni costo a mantenere la pace all’esterno, per poter condurre la guerra civile all’interno. In questo modo i popoli che avevano iniziato la lotta per la loro indipendenza nazionale vennero dati in balia alla prepotenza della Russia, dell’Austria e della Prussia, ma in pari tempo la sorte di queste rivoluzioni nazionali venne subordinata alla sorte della rivoluzione proletaria; esse vennero spogliate della loro apparente autonomia, della loro apparente indipendenza dal grande rivolgimento sociale. Né l’ungherese, né il polacco, né l’italiano possono essere liberi fino a che rimane schiavo l’operaio! (106). Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una ‘guerra mondiale’. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a ‘conquistare il terreno europeo’, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del secolo decimonono può attuarsi (107). Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni, entro le quali la Francia può prendere l”iniziativa’ della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli ‘insorti di giugno’ il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea – la ‘bandiera rossa’. E il nostro grido è: La rivoluzione è morta! Viva la rivoluzione! (108)”” [Karl Marx, Le lotte di classe in Francia, 1850] [(in) Karl Marx, a cura di Leandro Perini, ‘Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850’, 1976] [(106) La connessione tra la sconfitta della classe operaia in Francia e il trionfo della controrivoluzione in Europa e, in special modo, il suo rapporto con la repressione dei movimenti nazionali, fu già chiaramente affermata da Marx nel 1849:”” La sconfitta della classe operaia in Francia, la vittoria della borghesia francese, ha significato insieme un nuovo asservimento delle nazionalità che avevano risposto con eroici sforzi di emancipazione al chicchirichí del “”gallo gallico””: Polonia, Italia, Irlanda, sono state di nuovo marchiate a fuoco, violentate, massacrate da sbirri prussiani, austriaci, inglesi. La sconfitta della classe operaia in Francia, la vittoria della borghesia francese, ha voluto dire nello stesso tempo la sconfitta delle classi medie che in tutti i paesi europei, per un attimo unite al popolo, avevano risposto al chicchirichí “”del gallo gallico”” con sanguinose rivolte contro il feudalesimo: Napoli, Vienna, Berlino! La sconfitta della classe operaia in Francia, la vittoria della borghesia francese, è stata insieme la vittoria dell’Oriente sull’Occidente, la sconfitta della civiltà ad opera della barbarie. Nella Valacchia, ha avuto inizio la repressione dei rumeni da parte dei russi e dei loro scherani, i turchi; a Vienna, croati, panduri, cechi, e simili turbe di straccioni, hanno strangolato la libertà tedesca; e, in questo istante, lo zar regna onnipotente in Europa. Il crollo della borghesia in Francia, il trionfo della classe lavoratrice francese, l’emancipazione del proletariato in generale, è quindi la parola d’ordine della liberazione europea”” (Marx e Engels, Il Quarantotto. La “”Neue Rheinische Zeitung””, presentazione, traduzione e note di B. Maffi, Firenze, 1970, p. 180); (107) “”La liberazione dell’Europa, sia essa la rivolta delle nazionalità oppresse per la loro indipendenza, sia essa la distruzione dell’assolutismo feudale, è quindi condizionata dalla vittoriosa insurrezione della classe operaia francese. Ma ogni maremoto sociale francese si spezza necessariamente contro lo scoglio della borghesia britannica, del dominio industriale e commerciale della Gran Bretagna sul mondo. Ogni riforma sociale parziale in Francia, e, in genere, sul continente europeo è e rimane, ove pretenda d’essere definitiva, un vuoto e pio desiderio. E la vecchia Inghilterra non sarà abbattuta che da una guerra mondiale, la sola che possa offrire al partito cartista, il partito degli operai inglesi organizzati, le condizioni di una vittoriosa levata di scudi contro il gigantesco oppressore. I cartisti a capo del governo inglese – solo da quell’istante la rivoluzione sociale uscirà dal regno fumoso dell’utopia, per salire nel limpido cielo della realtà. Ma ogni guerra ‘europea’ in cui l’Inghilterra sia travolta sarà una guerra mondiale, condotta nel Canada come in Italia, in India come in Prussia, in Africa come sul Danubio. E la guerra europea sarà la prima conseguenza di una rivoluzione proletaria vittoriosa in Francia. Come ai tempi di Napoleone, l’Inghilterra sarà alla testa delle armate controrivoluzionarie; ma dalla stessa guerra sarà spinta all’avanguardia del moto rivoluzionario europeo e così salderà il proprio debito verso la rivoluzione del secolo XVIII. Insurrezione rivoluzionaria della classe operaia francese, guerra mondiale – questo si annunzia il contenuto del 1849″” (Marx e Engels, ‘Il Quarantotto’, cit., p. 181; (108) Marx usa qui, per caratterizzare la dialettica rivoluzionaria della disfatta di giugno, la stessa formula che, sotto la monarchia feudale francese esprimeva la sua perennità e continuità: “”Le roi est mort! Vive le roi!”” “”Il re è morto! Viva il re!””] (pag 47-48) Contadini (pag 131-132) “”Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”” (pag 132) Indebitamento stato e crisi finanziaria (pag 8-9) (attualissimo)”,”MADx-814″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta a ‘La filosofia della Miseria’ di Proudhon.”,”””Marx ci dà, in modo più preciso, la seguente caratterizzazione del metodo di Proudhon: “”Il signor Proudhon, soprattutto perchè manca di conoscenza storica, non ha compreso che gli uomini mentre sviluppano le loro forze produttive, vale a dire mentre vivono, sviluppano determinati rapporti reciproci e che la natura di questi rapporti deve cambiare necessariamente con il mutamento e lo sviluppo delle forze produttive. Egli non ha compreso che le ‘categorie economiche’ sono soltanto le ‘espressioni astratte’ di questi rapporti reali e restano vere soltanto in quanto esistono questi rapporti. Egli cade dunque nell’errore degli economisti borghesi che considerano queste categorie economiche come eterne e non come leggi storiche che sono leggi soltanto per un particolare sviluppo storico, per un definito sviluppo delle forze produttive. Dunque, invece di considerare le categorie politico-economiche, come le espressioni astratte dei rapporti reali, transitori, storici, sociali, il signor Proudhon, grazie ad una trasposizione mistica, vede soltanto i rapporti reali come una materializzazione di queste astrazioni. Queste astrazioni sono esse stesse formule che erano dormienti nel cuore di Dio padre sin dalla creazione del mondo”” (pp. 224-225). Soffermiamoci un istante su questo metodo speculativo hegelianeggiante, di Proudhon. Esso consiste, secondo Marx, in una “”mistica trasposizione””, cioè in un rovesciamento, dove ciò che è primo diventa secondo e viceversa: l’elemento ideale (le categorie politico economiche) viene separato, astratto dai rapporti reali (economico-sociali) che lo generano (…)”” [Giuseppe Bedeschi, Prefazione, (in) Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta a ‘La filosofia della Miseria’ di Proudhon, 1968] (pag 8-9) Lenin. “”Marx , dice Lenin, ha discriminato dai vari campi della vita sociale il campo economico, ha discriminato da tutti i rapporti sociali i ‘rapporti di produzione’, “”come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri””. L’analisi marxiana delle leggi del funzionamento della formazione sociale e della sua evoluzione, è limitata in Marx – continua Lenin – ai soli rapporti di produzione tra i membri della società, “”senza mai ricorrere per spiegare la cosa a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione””. In questo modo Marx ha ricostruito la struttura, ovvero lo scheletro della società. “”Tutto sta però nel fatto dice Lenin – che Marx non si accontentò di questo scheletro, che egli non si limitò alla sola “”teoria economica”” nel senso abituale della parola, che egli – pur spiegando la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale ‘esclusivamente’ con i rapporti di produzione – investigò ciò nondimeno sempre e dappertutto le soprastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione, rivestì lo scheletro di carne e sangue””. Marx, quindi, conclude Lenin, ha mostrato “”tutta la formazione capitalistica come una cosa viva, con i suoi aspetti della vita quotidiana, con le manifestazioni sociali concrete dell’antagonismo delle classi inerente ai rapporti di produzione, con la sovrastruttura politica borghese che protegge il dominio della classe dei capitalisti, con le idee borghesi di libertà, eguaglianza, ecc., con i rapporti familiari borghesi”” (10). L’importanza di questi rilevi di Lenin sta nel fatto che essi individuano chiaramente il nesso indissolubile tra il carattere di ‘intierezza o di totalità concreta’ che assume l’oggetto di indagine in Marx, e il ‘metodo’ di indagine, che consiste nel discriminare dai vari campi della vita sociale il campo economico. In altri termini, Marx ha potuto elaborare concretamente il concetto di ‘formazione economico-sociale’, cioè quell”unità’ che comprende tanto i rapporti economici che i rapporti sociali ‘solo in quanto’ ha discriminato da tutti i rapporti sociali i rapporti di produzione come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri”” [Giuseppe Bedeschi, Prefazione, (in) Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta a ‘La filosofia della Miseria’ di Proudhon, 1968] [(10) Lenin, ‘Che cosa sono gli “”amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici?’, in Opere scelte, Mosca, 1949, vol I, pagg. 74-5 e 77-8] (pag 21-22)”,”MADx-815″ “MARX Karl, con aggiunte di Clio PIZZINGRILLI”,”Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico.”,”””Hegel non ha ‘sviluppato’ il ‘potere governativo’. Ma, anche supposto che l’abbia fatto, non ha dimostrato che esso potere sia qualcosa di più di una ‘funzione’, di una ‘determinazione’ del cittadino in genere; e come un potere ‘particolare’, separato, lo ha dedotto soltanto da ciò: ch’egli considera i “”particolari interessi della società civile”” come tali interessi che “”restano fuori dell’universale in sé per sé dello Stato”” (pag 95) “”Il fuori-Stato (“”außer dem Staate””) è l’atomismo della società civile, “”das kommunistische Wesen”” dell’individuo. Ma, anche nell’epoca dello Stato, permangono ampie zone franche, nelle quali la legislazione è inapplicabile – circostanze del genere ricadono sotto la definizione di ‘Notrecht’, o ‘ius necessitatis’. Scrive Hegel (Rph. I, § 63 A): “”Nel caso siano entrambi in pericolo di vita e solo uno può aggrapparsi alla tavoletta di salvataggio, allora si ha una condizione non giuridica””. Di recente è accaduto qualcosa di molto simile al largo delle coste del medio Adriatico. Due pescatori, sorpresi da una burrasca, finiscono in mare, malauguratamente il peschereccio non aveva bordo una scialuppa di salvataggio (o forse era danneggiata) e un solo giubbotto di salvataggio, e l’uno disse all’altro marinaio (quegli che poi si salvò e poté raccontarlo) “”Prendilo tu, io sono ormai vecchio, tu hai moglie e figli ancora da crescere””, e questo qua prende e si mette il giubbotto, e mentre nuota fra le acque gelide del mare melmoso di febbraio, vedeva l’imbarcazione inabissarsi insieme al suo ultimo uomo. Ma da simili circostanze catastrofiche e accidentali, la filosofia del diritto di Hegel sposta la considerazione intorno alla vittima del “”Not”” sulla volontà del ricco – è questi infatti a stabilire con la propria volontà la forma del rapporto giuridico, che determina lo stato di necessità, nel quale viene a trovarsi il povero. Di qui Fichte adduce l’autodifesa (“”Selbstverteidigung””), una zona franca dove lo Stato non può intervenire, perché ancora territorio dello ‘ius naturalis’. Che cosa significa la “”Selbstverteidigung””, e come si attua? E’ forse concessa la sollevazione, del tipo sciopero proletario ovvero generale? La prassi che si agisce a partire dal ‘Nortrecht’ porta a ristabilire un’uguaglianza? Nell’ottobre 1842, Marx pubblica sulla ‘Gazzetta renana’ una serie di articoli sulla legge per la repressione dei furti di legna, discussa dalla Dieta nel giugno 1841, essi rappresentano “”un aspetto significativo della lotta condotta dai ceti abbienti contro le ultime parvenze di proprietà collettiva del suolo”” (Firpo, 9, p. 186). Marx sostiene non doversi parlare propriamente di furto, dal momento che “”in caso di legna caduta, non viene tolto nulla alla proprietà. Ciò che si stacca dalla proprietà è separato da essa”” (Marx, 9, p. 191). I poveri raccoglievano legna caduta dagli alberi, senza reciderla dagli alberi stessi. Un marxologo assai scrupoloso scrive al riguardo: “”Marx fa risalire il diritto alla natura-essenza della cosa (di cui è questione), nel senso che la natura della cosa è “”fonte”” della qualificazione giuridica dei fatti indipendentemente e prima che intervenga un atto normativo, umano, consapevole, a sanzionarla, ad esprimerla in maniera chiara e universale. Dimodoché, se quest’atto normativo umano (“”legge””) si conforma alla natura della cosa, allora non fa che rendere cosciente legge dello Stato una “”legge naturale”” … il vero stato della natura umana (sembra sottintendere Marx…) non è l’isolamento, ma lo stato di società…””La natura giuridica dei fatti non può prendere a norma la legge, bensì questa deve attenersi a quella”” (Marx, ‘Scritti politici giovanili’, p. 182) (Guastini, p. 74). In questa fase ancora hegeliana, Marx considera che lo Stato, in quanto portatore, teoreticamente, del diritto scritto, abbia l’obbligo di assumere il diritto consuetudinario; in questo modo, il diritto scritto espone il proprio primato ‘tecnico’ sul diritto consuetudinario, ed è su questa supremazia che Marx può “”fondare il primato anche ‘logico’ del diritto scritto sul diritto consuetudinario”” (ibid., p. 83). In altre parole, Marx ritiene che la consuetudine, in quanto effetto del ‘Notrecht’, possa diventare “”consuetudine di Stato”” (Marx, 9, p. 186), e però svolgere una funzione perequativa nella società civile”” [Clio Pizzingrilli, Note aggiunte, (in) Karl Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, Macerata, 2008] (pag 193-194-195).”,”MADx-816″ “[MARX Karl]”,”Il problema della democrazia nel “”18 Brumaio”” di Karl Marx.”,”Marx: “”Alla ‘monarchia borghese’ di Luigi Filippo può succedere soltanto la ‘repubblica borghese’, il che vuol dire che se prima una parte limitata della borghesia regnava in nome del re, ora deve dominare in nome del popolo la totalità della borghesia. Le rivendicazioni del proletariato parigino sono fandonie utopistiche, con le quali si deve farla finita. A questa dichiarazione dell’Assemblea nazionale costituente, il proletariato parigino rispose coll”insurrezione di giugno’, l’avvenimento più grandioso nella storia delle guerre civili europee. La repubblica borghese trionfò. Essa aveva per sé l’aristocrazia finanziaria, la borghesia industriale, il ceto medio, i piccoli borghesi, l’esercito, la canaglia organizzata in guardia mobile, gli intellettuali, i preti e la popolazione rurale. Più di 3.000 insorti vennero massacrati, dopo la vittoria; 15.000 deportati senza giudizio. Con questa disfatta il proletariato si ritira ‘tra le quinte’ della scena rivoluzionaria. Esso cerca di farsi nuovamente avanti ogni volta che il movimento sembra prendere un nuovo slancio, ma con un’energia sempre più ridotta e con un risultato sempre più piccolo. Non appena uno degli strati sociali a lui sovrastanti entra in fermento rivoluzionario, il proletariato stabilisce con esso un collegamento, e in questo modo condivide tutte le sconfitte che i vari partiti subiscono l’uno dopo l’altro. Ma questi colpi successivi diventano via via tanto più deboli, quanto più si ripartiscono su tutta la superficie della società. I rappresentanti più cospicui del proletariato nell’Assemblea e nella stampa sono vittime, l’uno dopo l’altro, dei tribunali, e figure sempre più equivoche prendono il loro posto”” [K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte] [(in) ‘Il problema della democrazia nel ’18 Brumaio’ di Karl Marx’, La Rivista Trimestrale, Quaderni, n. 59-60, 1979] (pag 226-227) “”La repubblica non è altro, in generale, che la forma in cui si compie la trasformazione politica della società borghese”” (pag 228)”,”MADx-817″ “MARX Karl, a cura di T.B. BOTTOMORE e Maximilien RUBEL”,”Selected Writings in Sociology and Social Philosophy.”,”””After presenting such profound explanations concerning the ‘connexions of politics with social conditions’ and of ‘class relations’ with the State power, Herr Heinzen (1) exclaims triumphantly: “”I have not been guilty in my revolutionary propaganda of the “”communist narrow-mindedness”” which speaks of men only in terms of class, and which incites one handicraft against another. I have left open the possibility that “”humanity”” is not always determined by “”class”” or by the “”size of one’s purse””. ‘Vulgar’ common sense turns class differences into differences in the size of one’s purse, and class conflict into a quarrel between handicrafts. The size of one’s purse is a purely quantitative difference, by which any two individuals of the ‘same’ class may be ‘brought into conflict’. It is well known that the medieval ‘guilds’ opposed each other ‘on the basis of ‘handicraft’ differences’. But it is equally well known that modern class differences are not in any way based upon handicraft differences, and that, on the contrary; the division of labour produces very ‘diverse’ occupations within the ‘same’ class”” (pag 208) [MK (1847) MEGA I/6, pp. 316-18] [‘Die moralisierende Kritik und die kritisierende Moral. Beitrag zur Deutschen Kulturgeschichte. Gegen Carl Heinzen’, in ‘Deutscher-Brüsseler Zeitung’, 28 October-25 November 1847] [(in) Karl Marx, a cura di T.B. Bottomore e Maximilien Rubel, Selected Writings in Sociology and Social Philosophy, England, 1973] [(1) Karl Heinzen (1809-80), a radical journalist and author of ‘Die preussische Bürokratie’, Dramstadt, 1845] (pag 208)”,”MAED-453″ “MARX Karl, a cura di Aurelia DELFINO”,”Lettera al padre.”,”””Tutto ciò che è reale si confonde, e tutto ciò che si confonde non trova alcun freno”” (pag 13) «Caro padre, vi sono momenti, nella vita, che, come segnali di confine, concludono un periodo ormai trascorso, ma al tempo stesso indicano con certezza una nuova direzione». In simili momenti di transizione sentiamo il bisogno di contemplare con l’occhio d’aquila del pensiero il passato e il presente, per arrivare alla coscienza della nostra reale situazione”” (pag 11) “”Giunto a Berlino, ruppi tutti i legami che avevo intrattenuto fino ad allora, feci malvolentieri alcune sporadiche visite, e cercai di immergermi nella scienza e nell’arte. (…) (pag 13); Il triangolo lascia che il matematico costruisca e dimostri, esso resta una mera rappresentazione nello spazio, non si sviluppa in nulla di ulteriore; bisogna che lo si accosti a qualcos’altro affinché possa assumere altre posizioni, e questi elementi messi variamente in relazione con esso gli conferiscono diversi rapporti e diverse verità. Invece, nell’espressione concreta del mondo vivente del pensiero – come nel diritto, nello Stato, nella natura, nell’intera filosofia – l’oggetto stesso deve essere silenziosamente spiato nel suo sviluppo, non debbono essere introdotte suddivisioni arbitrarie, la ragione della “”cosa stessa”” deve dispiegarsi come qualcosa in sé conflittuale e trovare in sé la sua unità. (…) (pag 15) Oltre a ciò, avevo preso l’abitudine di prendere estratti da tutti i libri che leggevo – dal ‘Laocoonte’ di Lessing, all”Erwin’ di Solger, dalla storia dell’arte di Winckelmann, dalla storia tedesca di Luden, e di abbozzare di tanto in tanto delle riflessioni. Nello stesso tempo tradussi la ‘Germania’ di Tacito, i ‘Libri tristium’ di Ovidio, e cominciai a studiare ‘privatim’, cioè su grammatiche, l’inglese e l’italiano, senza giungere finora ad alcun risultato; lessi il diritto penale di Klein e i suoi ‘Annali’, e tutte le novità letterarie, quest’ultime però solo di sfuggita”” (pag 19) [Lettera al padre a Treviri, Berlino, 10 (11) novembre (1837)] [(in) Karl Marx, ‘Lettera al padre’, a cura di Aurelia Delfino, Milano Udine, 2014]”,”MADx-818″ “MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. I.”,”””Alcuni hanno supposto, a torto io penso, che la caratterizzazione del profitto come plusvalore derivi in certo qual modo dalla teoria del valore-lavoro; per costoro i due concetti starebbero in relazione tra loro come la premessa e la conclusione di un sillogismo. Per questo le due teorie sono talvolta considerate come le eredi delle concezioni lockiane del diritto naturale: il diritto naturale di possedere il prodotto del proprio lavoro. Questa è, io credo, un’interpretazione non corretta. Era piuttosto il caso (come lo stesso Marx ha spiegato in ‘Salario, prezzo e profitto’) di riconciliare il fenomeno del plusvalore con la nozione classica secondo cui in regime di libera concorrenza e scambio tutte le merci si scambiano ai loro valori: una riconciliazione che Marx conseguì col distinguere la forza-lavoro dal lavoro e considerando la prima una merce avente essa stessa un valore, dipendente dal valore di ciò che era necessario per la sua reintegrazione, o per la sussistenza. Se vi era una premessa dalla quale la nozione di plusvalore si poteva derivare come conseguenza, questa era la definizione di “”produttore”” e “”produttivo”” in termini di lavoro umano”” [Maurice Dobb, Introduzione] [(in) Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag IX) “”La comprensione che il ‘Capitale’ ha trovato rapidamente in vaste sfere della classe operaia tedesca è la miglior ricompensa del mio lavoro. Un uomo che economicamente rappresenta il punto di vista borghese, il signor Mayer, fabbricante viennese, ha giustamente mostrato in un opuscolo uscito durante la guerra franco-tedesca che il grande senso teorico che veniva considerato patrimonio ereditario tedesco, è stato completamente smarrito dalle cosiddette classi colte della Germania, e invece torna a rivivere nella sua classe operaia. Fino ad ora l’economia politica è rimasta in Germania una scienza straniera. Gustav von Gülich in ‘Esposizione storica del commercio, delle arti e mestieri, ecc.’, e particolarmente nei due primi volumi dell’opera, editi nel 1830, ha già esaminato in gran parte le circostanze storiche che hanno impedito da noi lo sviluppo del modo di produzione capitalistico, e quindi anche l’edificazione della moderna società borghese. Mancava dunque l’humus dell’economia politica. E questa venne importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia; i professori tedeschi di economia politica rimasero scolari. (…) Lo sviluppo storico peculiare della società tedesca escludeva quindi in Germania ogni continuazione originale dell’economia “”borghese””, ma non escludeva la critica. Se e in quanto tale critica rappresenta una classe, può rappresentare solo la classe la cui funzione storica è il rovesciamento del modo capitalistico di produzione, e, a conclusione, l’abolizione delle classi: cioè il proletariato. I dotti e gli indotti corifei della borghesia tedesca hanno cercato dapprima di uccidere il ‘Capitale’ col silenzio, com’erano riusciti a fare coi miei scritti precedenti. Appena questa tattica cessò di corrispondere alle condizioni del momento, essi si misero a scrivere, col pretesto di criticare il mio libro, istruzioni “”Per la quiete della coscienza borghese””, ma trovarono nella stampa operaia campioni più forti di loro, ai quali fino ad ora non sono riusciti a rispondere: vedansi, per esempio, i saggi di Joseph Dietzgen nel ‘Volksstaat’ (1)”” [Marx, Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] [(1) “”I vociferatori sbrodoloni dell’economia volgare tedesca mi sgridano per lo stile e l’esposizione del mio lavoro. Nessuno giudicherà più severamente di me le manchevolezze letterarie del ‘Capitale’. Tuttavia, a maggior vantaggio e letizia di quei signori e del loro pubblico, voglio citare qui un giudizio inglese e uno russo. La ‘Saturday Review’ che è assolutamente ostile alle mie opinioni, disse annunciando la prima edizione tedesca: l’esposizione “”conferisce un certo fascino particolare anche alle questioni economiche più aride””. La S.-P. Viedomosti (Gazzetta di Pietroburgo) osserva fra l’altro nel suo numero del 20 aprile 1872: “”L’esposizione, eccezion fatta di poche parti troppo speciali, si distingue per comprensibilità generale, chiarezza e straordinaria vivacità, nonostante l’elevatezza scientifica dell’argomento. Da questo punto di vista l’autore non assomiglia…neppur da lontano alla maggioranza dei dotti tedeschi i quali… scrivono i loro libri in una lingua così ottenebrata e arida da farne scoppiare la testa ai comuni mortali””. Però ai lettori della letteratura professionale germano-nazional-liberale contemporanea scoppia qualcosa di ben diverso che la testa””] [Marx, Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873] [(in) [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 21-24) Metodo applicato nel ‘Capitale’ (pag 25-28) “”Un’ottima traduzione russa del ‘Capitale’ è apparsa nella primavera del 1872 a Pietroburgo. L’edizione di tremila esemplari è quasi esaurita, già adesso . Il signor N. Sieber (Ziber), professore di economia politica all’Università di Kiev, aveva dimostrato nel suo scritto ‘Teoria tsiennosti i kapitala D. Ricardo’ (Teoria del valore e del capitale di D. Ricardo) che la mia teoria del valore, del denaro e del capitale era nei suoi tratti fondamentali il necessario svolgimento ulteriore della dottrina dello Smith e del Ricardo. Quel che sorprende il lettore dell’Europa occidentale in questo solido libro è che il Sieber tiene fermo coerentemente al punto di vista puramente teorico. Il metodo applicato nel ‘Capitale’ è stato poco compreso, come mostrano le interpretazioni contraddittorie che se ne sono date. (…) Il ‘Viestnik Evropy’ di Pietroburgo (Messaggero europeo) che tratta esclusivamente il metodo del ‘Capitale’ (numero del maggio 1872, pp. 427-36) trova che il mio metodo d’indagine è rigorosamente realistico, ma che il mio metodo espositivo è sciaguratamente germano-dialettico. Esso dice: “”A prima vista, a giudicare dalla forma esteriore della esposizione, Marx si presenta come il più grande dei filosofi idealisti, e nel senso tedesco, cioè nel senso cattivo della parola. Ma in realtà egli è infinitamente più realista di tutti i suoi predecessori nel campo della critica economica… Non lo si può assolutamente chiamare idealista””. Non so rispondere all’egregio autore meglio che con alcuni estratti della sua stessa critica, che inoltre potranno interessare molti miei lettori ai quali è inaccessibile l’originale russo. Dopo una citazione dalla mia prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’, Berlino, 1859, pp. IV-VII, dove ho esposto la base materialistica del mio metodo, l’egregio autore continua: “”Per Marx una cosa sola importa: trovare la legge dei fenomeni che sta indagando. E per lui non è importante soltanto la legge che li governa in quanto hanno forma finita e fanno parte di un nesso osservabile in un periodo di tempo dato. Per lui è importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, ossia del trapasso dei fenomeni da una forma nell’altra, da un ordinamento di quel nesso a uno nuovo. Una volta scoperta tale legge, Marx indaga nei loro particolari le conseguenze con cui la legge si manifesta nella vita sociale… In conseguenza di ciò Marx si sforza solo di fare una cosa: comprovare attraverso una indagine scientifica precisa la necessità di determinati ordinamenti dei rapporti sociali e constatare nel modo più completo possibile quei fatti che gli servono come punti di partenza o come punti di appoggio. A questo scopo è del tutto sufficiente dimostrare insieme la necessità dell’ordine sociale esistente e la necessità di un ordine nuovo, nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente – del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti. Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma anzi, determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni… Se l’elemento cosciente ha una funzione così subordinata nella storia della civiltà, è ovvio di per se stesso che la critica che ha per oggetto la civiltà stessa, non potrà non prendere a fondamento, men che mai, una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. Il che significa che non l’idea, ma solo il fenomeno esterno può servirle come punto di partenza. La critica si limiterà alla comparazione e al confronto di un fatto , non con l’idea ma con un altro fatto. Per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo più esatto possibile, e che costituiscano realmente differenti momenti di sviluppo l’uno in confronto all’altro; ma più importante di tutto è che venga indagata con altrettanta esattezza la serie degli ordinamenti, la successione e il collegamento nel quale si presentano i gradi dello sviluppo”” [Karl Marx, Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 25-26) “”””Ma, si dirà, le leggi generali della vita economica sono uniche e sempre le stesse, ed è del tutto indifferente se si applicano al presente o al passato. Marx nega proprio questo. Per lui tali leggi astratte non esistono… Per lui ogni periodo storico ha le sue leggi proprie… Appena la vita si è ritirata da un periodo determinato dello sviluppo, appena la vita passa da uno stadio dato ad un altro, comincia anche a essere retta da altre leggi. In breve, la vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia… I vecchi economisti, confrontando le leggi economiche con le leggi delle fisica e della chimica, mostravano di non averne capito la natura… Un’analisi più profonda dei fenomeni ha dimostrato che la distinzione fra i vari organismi sociali è altrettanto fondamentale di quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali… Anzi, il medesimo fenomeno ubbidisce a leggi differentissime in conseguenza delle differenze tra la struttura complessiva di quegli organismi, della variazione dei loro singoli organi, delle distinzioni fra le condizioni nelle quali gli organi stessi funzionano, ecc. Per esempio Marx nega che la legge della popolazione sia la stessa in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Afferma anzi che ogni grado di sviluppo ha una sua propria legge della popolazione… Alla differenza di sviluppo della forza produttiva corrispondono cambiamenti dei rapporti e delle leggi che li regolano. Marx, proponendosi il fine di indagare e di spiegare l’ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che non può non proporsi ogni indagine esatta della vita economica… Il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione delle leggi specifiche che regolano nascita, esistenza, sviluppo e morte di un organismo sociale dato, e la sua sostituzione da parte di un altro, superiore. E il libro di Marx ha di fatto questo valore scientifico”” [‘Viestnik Evropy’ di Pietroburgo, maggio 1872, pp. 427-36] [testo riportato da Karl Marx in ‘Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873’] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 26-27) “”Nel rappresentare quel che egli [l’autore del ‘Viestnik Evropy’, ndr] chiama il mio metodo effettivo, in maniera così esatta e così benevola per quanto concerne la mia applicazione personale di esso, che cos’altro ha rappresentato l’egregio autore se non il metodo dialettico? Certo, il modo di esporre un argomento deve distinguersi formalmente dal modo di compiere l’indagine. L’indagine deve appropriarsi il materiale nei particolari, deve analizzare le sue differenti forme di sviluppo e deve rintracciarne l’intero concatenamento. Solo dopo che è stato compiuto questo lavoro, il movimento reale può essere esposto in maniera conveniente, e se la vita del materiale si presenta ora idealmente riflessa, può sembrare che si abbia a che fare con una costruzione a priori. Per il suo fondamento, il mio metodo dialettico, non solo è differente da quello hegeliano, ma ne è anche direttamente l’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente col nome di Idea, è il demiurgo del reale, che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini. Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa, quando era ancora la moda del giorno. Ma proprio mentre elaboravo il primo volume del ‘Capitale’ i molesti, presuntuosi e mediocri epigoni che ora dominano nella Germania colta si compiacevano di trattare Hegel come ai tempi di Lessing il bravo Moses Mendelssohn trattava lo Spinoza: come un “”cane morto””. Perciò mi sono professato apertamente scolaro di quel grande pensatore, e ho perfino civettato qua e là, nel capitolo sulla teoria del valore, col modo di esprimersi che gli era peculiare. La mistificazione alla quale soggiace la dialettica nelle mani di Hegel non toglie in nessun modo che egli sia stato il primo ad esporre ampiamente e consapevolmente le forme generali del movimento della dialettica stessa. In lui essa è capovolta. Bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico. Nella sua forma mistificata, la dialettica divenne una moda tedesca, perchè sembrava trasfigurare lo stato di cose esistente. Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perchè nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione del suo necessario tramonto, perchè concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza. La cosa che più incisivamente fa sentire al borghese, uomo pratico, il movimento contradditorio della società capitalistica sono le alterne vicende del ciclo periodico percorso dall’industria moderna, e il punto culminante di quelle vicende: la crisi generale. Essa è di nuovo in marcia, benché ancora sia agli stadi preliminari; e per l’universalità dfel suo manifestarsi, come per l’intensità dei suoi effetti inculcherà la dialettica perfino ai fortunati profittatori del nuovo sacro impero borusso-germanico. Londra, 24 gennaio 1873. Karl Marx”” [K. Marx, ‘Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873’] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 27-28) (una delle più belle pagine che abbia mai letto!)”,”MADx-023-M1″ “MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. II.”,” “”L’economista borghese non nega affatto che dall’uso capitalistico delle macchine provengano anche inconvenienti temporanei: ma dov’è la medaglia senza rovescio? Per lui è impossibile adoperare le macchine in modo differente da quello capitalistico. Dunque per lui sfruttamento dell’operaio mediante la macchina è identico a sfruttamento della macchina mediante l’operaio. Dunque, chi rivela come stanno in realtà le cose quanto all’uso capitalistico delle macchine, non vuole addirittura che le macchine siano adoperate in genere, è un avversario del progresso sociale!. Proprio l’argomentazione del celebre scannatore Bill Sikes: “”Signori giurati, è vero che a questo commesso viaggiatore è stata tagliata la gola. Ma questo fatto non è colpa mia; è colpa del coltello. E per via di questi inconvenienti temporanei dovremo abolire l’uso del coltello? Pensateci bene! Dove andrebbero a finire agricoltura e artigianato senza coltello? Il coltello non è forse salutare in chirurgia quanto dotto in anatomia? E inoltre non è ausilio volenteroso nei lieti desinari? Se abolite il coltello ci ributterete nella barbarie più profonda””. Benché le macchine soppiantino di necessità gli operai nelle branche di lavoro dove vengono introdotte, possono tuttavia provocare un aumento di occupazione in altre branche di lavoro. Ma questo effetto non ha niente a che fare con la cosiddetta teoria della compensazione. (…) Dunque, con l’estendersi dell’uso delle macchine in una branca dell’industria, cresce in primo luogo la produzione nelle altre branche che le formiscono i suoi mezzi di produzione. Quanto cresca per questo fatto la massa degli operai occupati, dipende, se son date la lunghezza della giornata lavorativa e l’intensità del lavoro dalla composizione dei capitali impiegati, cioè dalla proporzione fra le loro parti costitutive dei capitali costante e variabile. A sua volta questa proporzione varia molto, a seconda della ampiezza con cui le macchine si sono già impadronite o si stanno impadronendo di quelle stesse industrie”” [K. Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. II. Il processo di produzione del capitale, IV. Cap. XIII. Macchine e grande industria. La teoria della compensazione rispetto agli operai soppiantati dalle macchine’, Roma, 1970] [ (pag 150)”,”MADx-023-M2″ “MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. III.”,”Effetto delle crisi sulla parte meglio pagata della classe operaia (aristocrazia operaia) (pag 121-127) “”Prima di passare ai veri e propri ‘operai agricoli’ mostrerò ancora con un esempio come le crisi agiscano perfino sulla parte meglio pagata della classe operaia, sulla sua aristocrazia. Si ricorderà: l’anno 1857 portò con sé una delle grandi crisi con le quali si conclude ogni volta il ciclo industriale. Il termine successivo scadeva nel 1866. Già scontata nei distretti di fabbrica veri e propri ad opera della carestia del cotone che spinse molto capitale dalla sfera abituale d’impiego alle grandi sedi centrali del mercato monetario, la crisi assunse quella volta carattere prevalentemente finanziario. Il suo scoppio fu contrassegnato nel maggio del 1866 dal crollo di una gigantesca banca londinese, cui fece seguito immediato il tracollo di innumerevoli società di brogli finanziari. (…) Sui postumi della crisi del 1866 ecco l’estratto di un giornale ‘tory’. Non bisogna dimenticare che la parte orientale di Londra, di cui qui si tratta, è non soltanto sede degli operai che lavorano alla costruzione delle navi di ferro menzionati nel capitolo, ma è anche sede di un cosiddetto “”lavoro domestico”” sempre pagato al di sotto del minimo. “”Uno spettacolo orribile si è svolto ieri in una parte della metropoli. Benché le migliaia di disoccupati dell’East End che recavano bandiere nere di lutto non sfilassero in massa, la fiumana di uomini era sempre abbastanza imponente. Ricordiamoci quello che soffre questa popolazione. Essa muore di fame. Questo è il dato di fatto semplice e terribile. Sono in 40.000 (…)”” (‘Standard’, 5 aprile 1866). Siccome fra i capitalisti inglesi è di moda descrivere il ‘Belgio’ come paradiso dell’operaio, perchè colà “”la libertà del lavoro”” o, il che è la stessa cosa, “”la libertà del capitale””, non è atrofizzata nè dal dispotismo delle Trade Unions nè da leggi sulle fabbriche, diremo qui solo poche parole sulla “”felicità”” dell’operaio belga. Certamente nessuno era più iniziato ai misteri di questa felicità del defunto signor Ducpétiaux, ispettore generale delle carceri e degli istituti di beneficenza belgi, e membro della commissione centrale delle statistiche belghe. Prendiamo la sua opera: ‘Budgets économiques des classes ouvrières en Belgique’, Bruxelles, 1855. Vi troviamo fra l’altro una famiglia operaia belga normale, le cui spese ed entrate annue sono calcolate secondo dati molto esatti, e le cui condizioni alimentari sono poi messe a raffronto con quelle del soldato, del marinaio della flotta militare e del carcerato. (…) Tutto il Belgio conta 930.000 famiglie, di cui, secondo le statistiche ‘ufficiali’: 90.000 ricche (elettori = 450.000 persone), 390.000 famiglie della piccola classe media, in città e nei villaggi, di cui una gran parte precipita costantemente nel proletariato, = 1.950.000 persone. Infine 450.000 famiglie operaie = 2.250.000 persone, fra le quali le ‘famiglie modello’ godono la felicità descritta da Ducpétiaux. Fra le 450.000 famiglie operaie ‘più di’ 200.000 ‘sono nella lista dei poveri!'”” (pag 121-124-125-127) [Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. III, Roma, 1970]”,”MADx-023-M3″ “MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. I.”,” Risposta di Engels alle accuse di plagio rivolte da Rodbertus a Marx. “”E’ qui il caso di respingere un’accusa contro Marx, la quale, elevata dapprima solo sommessamente ed isolatamente, ora, dopo la sua morte, viene diffusa dai rappresentanti del socialismo tedesco della cattedra e di Stato e dal loro séguito come un fatto assodato: l’accusa che Marx abbia commesso un plagio ai danni di Rodbertus. Ho già detto in altra sede a questo proposito ciò che era più urgente (1), ma soltanto qui posso produrre la documentazione decisiva. Questa accusa, a quanto mi risulta, si trova per la prima volta nella ‘Lotta per l’emancipazione del Quarto Stato’, p. 43, di R. Meyer: “”Da queste pubblicazioni”” (retrodatate da Rodbertus alla seconda metà del decennio ’30-40) “”Marx ha attinto ‘e lo si può dimostrare’, la maggior parte della sua critica””. Posso a ragione supporre, fino a che non ci sia più ampia dimostrazione, che tutta la “”dimostrabilità”” di questa asserzione consiste nel fatto che Rodbertus ne ha dato assicurazione al signor Meyer. Nel 1879 Rodbertus stesso entra in scena e scrive a J. Zeller (‘Zeitschrift für die gesammte Staatswissenschaft’ di Tubinga, 1879, p. 219), riferendosi al proprio scritto ‘Per la conoscenza delle condizioni della nostra economia pubblica’ (1842), quanto segue: “”Ella troverà che lo stesso”” (il corso delle idee ivi svolto) “”è già stato da Marx… bellamente utilizzato, naturalmente senza citarmi””. Cosa che il suo postumo editore Th. Kozak senz’altro ripete pedissequamente. (Rodbertus, ‘Il capitale’, Berlino, 1884, ‘Introduzione’, p. XV). Infine, in ‘Lettere e articoli politico-sociali del Dott. Rodbertus-Jagetzow’ editi nel 1881 da R. Meyer, Rodbertus dice addirittura: “”Oggi mi vedo ‘saccheggiato’ da Schäffle e da Marx senza esser nominato”” (Lettera n. 60, p. 134). E in un altro passo, la pretesa di Rodbertus assume forma più definita: “”Di dove ‘scaturisca il plusvalore’ del capitalista ho mostrato nella mia terza lettera sociale ‘in sostanza alla stessa maniera’ di Marx, solo con molta maggior brevità e chiarezza”” (Lettera n. 48, p. 111). Di tutte queste accuse di plagio, Marx non aveva mai avuto sentore. Nel suo esemplare della ‘Lotta per l’emancipazione’ erano state tagliate soltanto le pagine che concernono l’Internazionale, a tagliare le altre ho provveduto io stesso soltanto dopo la sua morte. Egli non vide mai la rivista di Tubinga. Le ‘Lettere’ ecc. a R. Meyer gli rimasero parimenti sconosciute (…). Questo il complesso dei fatti. Come stanno ora le cose quanto al contenuto, del quale Marx avrebbe “”saccheggiato”” Rodbertus? “”Di dove scaturisca il plusvalore del capitalista””, dice Rodbertus, “”ho mostrato nella mia terza lettera sociale in sostanza alla stessa maniera di Marx, solo con maggior brevità e chiarezza””. Dunque, questo è il nocciolo: la teoria del plusvalore; e di fatto, non si può dire che cosa altro mai Rodbertus potesse reclamare presso Marx come sua proprietà. Rodbertus dunque si dichiara qui reale autore della teoria del plusvalore, che Marx gli avrebbe saccheggiato. (…) Fortunatamente ci è permesso di constatare quale impressione fece su Marx questa storica scoperta di Rodbertus. Nel manoscritto ‘Per la critica ecc.’, nel quaderno X, pp. 445 sgg., si trova una “”Digressione. Il signor Rodbertus. Una nuova teoria della rendita fondiaria””. La terza lettera sociale viene qui considerata soltanto da questo punto di vista. La teoria del plusvalore di Rodbertus in generale viene sbrigata con l’ironica osservazione: “”Il signor Rodbertus ricerca dapprima come appare la cosa in un paese in cui il possesso fondiario e possesso del capitale non siano divisi, e perviene poi all”importante’ risultato che la rendita (con la quale egli intende l’intero plusvalore) è semplicemente pari al lavoro non pagato, ossia alla quantità di prodotti in cui esso è rappresentato””. L’umanità capitalistica già da diversi secoli ormai ha prodotto plusvalore, e gradatamente è giunta anche a farsi delle idee sulla sua origine. (…) “”Donde scaturisca il plusvalore del capitalista”” e, per giunta, quello del proprietario fondiario, dunque, già nel 1861, mentre Rodbertus e lo sciame dei suoi ammiratori spuntati come funghi sotto la calda pioggia del socialismo di Stato, sembrano averlo totalmente dimenticato. “”Tuttavia”” prosegue Marx, “”Smith non ha distinto il plusvalore in quanto tale, come categoria propria, dalle forme particolari che esso assume nel profitto e nella rendita fondiaria. Donde in lui, come ancor più in Ricardo, molti errori e deficienze nella ricerca””. Questa frase si può applicare perfettamente per Rodbertus”” [Prefazione (1885) di F. Engels, (in) Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. I., 1970] [(1) Nella prefazione a ‘La miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della miseria di Proudhon’ di Karl Marx, trad. tedesca di E. Bernstein e K. Kautsky, Stoccarda 1885 (Edizione italiana: Edizioni Rinascita, Roma, 1950, (2a edizione), p. 9 sgg.)] (pag 13-18) Comunismo, società comunista e la crisi nella società capitalistica (pag 332). “”Se si immagina la società non capitalista ma comunista, innanzi tutto cessa interamente il capitale monetario, dunque anche i travestimenti che per suo mezzo si introducono. La cosa si riduce semplicemente a ciò, che la società deve calcolare in precedenza quanto lavoro, mezzi di produzione e mezzi di sussistenza essa può adoperare, senza danno, in branche le quali, come la costruzione di ferrovie ad es., per un tempo piuttosto lungo, un anno o più, non forniscono nè mezzi di produzione nè mezzi di sussistenza. Nella società capitalistica invece, in cui l’intelletto sociale si fa valere sempre soltanto ‘post festum’, possono e devono così intervenire costantemente grandi perturbamenti. Da un lato, pressione sul mercato monetario, mentre, viceversa, il mercatp monetario favorevole a sua volta dà origine a una massa di tali imprese, cioè causa proprio le circostanze che più tardi dànno origine alla pressione sul mercato monetario. Il mercato monetario è soggetto a pressione poichè qui è necessario costantemente per un lungo spazio di tempo un anticipo di capitale monetario su vasta scala. Prescindendo interamente dal fatto che industriali e commercianti gettano in speculazioni ferroviarie ecc. il capitale monetario necessario per l’esercizio della loro impresa, e lo sostituiscono con prestiti sul mercato monetario. – D’altro lato: pressione sul capitale produttivo disponibile della società. Poiché costantemente vengono sottratti al mercato elementi del capitale produttivo e in luogo di questi viene gettato sul mercato soltanto un equivalente in denaro, la domanda solvibile sale, senza fornire da se stessa un qualsivoglia elemento all’offerta. Perciò rialzo dei prezzi, tanto dei mezzi di sussistenza quanto delle materie di produzione. Si aggiunge che mentre durante questo tempo si compiono regolarmente frodi, avviene un grande trasferimento di capitale. Una banda di speculatori, appaltatori, ingegneri, avvocati ecc. si arricchisce. Essi causano sul mercato una grande domanda di consumo, e inoltre salgono i salari. Per ciò che riguarda i generi alimentari, in tal modo viene certamente dato un impulso anche all’agricoltura. Tuttavia, poichè questi generi alimentari non possono essere aumentati d’improvviso, entro l’anno cresce la loro importazione, come in generale l’importazione dei generi alimentari esotici (caffé, zucchero, vini, ecc.) e degli oggetti di lusso. Da ciò sovraimportazione e speculazione in questo campo del commercio d’importazione. D’altro lato, nei rami d’industria in cui la produzione può essere aumentata rapidamente (manifattura vera e propria, industria mineraria, ecc.), il rialzo dei prezzi cagiona un improvviso ampliamento, cui segue presto il crollo. Lo stesso effetto si verifica sul mercato del lavoro, onde attirare grandi masse della sovrappopolazione relativa latente, e perfino gli operai occupati, nelle nuove branche. (…) Viene assorbita una parte dell’esercito operaio di riserva, la cui pressione manteneva più basso il salario. I salari crescono generalmente, perfino nelle parti del mercato del lavoro finora bene occupate. Ciò dura finché l’inevitabile ‘crack’ libera di nuovo l’esercito operaio di riserva e i salari vengono di nuovo compressi al loro minimo e oltre”” [Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. I, capitolo 16. La rotazione del capitale variabile’, Roma, 1970] (pag 332)”,”MADx-023-M4″ “MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. II.”,” Lenin sulla teoria della realizzazione in Marx (pag 226-227) “”Se Struve è turbato dal fatto che “”la realizzazione compiuta è l’ideale della produzione capitalistica, ma non è affatto la sua realtà””, allora gli ricorderemo che anche tutte le altre leggi del capitalismo, scoperte da Marx, raffigurano soltanto l’ideale del capitalismo ma non sono affatto la sua realtà. “”Noi abbiamo per scopo – scriveva Marx – di presentare l’organizzazione interna del metodo capitalistico di produzione solo nel suo, per così dire, tipo ideale medio”” (“”in ihrem idealen Durchschmitt”” (Das Kapital, III, 2, 367)). La teoria del capitale presuppone che l’operaio riceva il pieno valore della sua forza-lavoro. Questo è l’ideale del capitalismo, ma non è affatto la sua realtà. La teoria della rendita presuppone che tutta la popolazione agricola si suddivida in proprietari, capitalisti e operai salariati. Questo è l’ideale del capitalismo, ma non è affatto la sua realtà. La teoria della realizzazione presuppone una distribuzione proporzionale della produzione. Questo è l’ideale del capitalismo ma non è affatto la sua realtà. Il valore scientifico della teoria di Marx sta nel fatto che essa ha spiegato il processo della riproduzione e della circolazione del capitale complessivo sociale. La teoria di Marx ha inoltre dimostrato come si attua in pratica la contraddizione propria del capitalismo per cui l’enorme aumento della produzione non viene affatto accompagnato da un aumento corrispondente del consumo popolare. Perciò la teoria di Marx, non soltanto non riprende i temi apologetici borghesi (come sembra a Struve), ma al contrario ‘fornisce una potentissima arma contro l’apologetica’. Da questa teoria si ricava che ‘perfino’ se la riproduzione e la circolazione del capitale complessivo sociale avviene in modo ideale, senza scosse e proporzionale, la contraddizione fra l’aumento della produzione e la ristrettezza del consumo è inevitabile. ‘Per di più’, in realtà il processo della realizzazione si compie non in maniera proporzionale, ideale e senza scosse, ma soltanto attraverso “”difficoltà””, “”oscillazioni””, “”crisi””, ecc. La teoria della realizzazione di Marx fornisce inoltre una potentissima arma non soltanto contro l’apologetica, ma anche contro la critica reazionaria piccolo-borghese del capitalismo, alla quale i nostri populisti hanno cercato di dare man forte con la loro errata teoria della realizzazione. La concezione marxista della realizzazione porta invece inevitabilmente a riconoscere il carattere storico progressivo del capitalismo (sviluppo dei mezzi di produzione e, di conseguenza, anche delle forze produttive della società) e non per questo attenua, ma al contrario spiega il carattere storicamente transitorio del capitalismo”” [V.I. Lenin, “”Ancora sulla teoria della realizzazione””, Opere complete, IV ediz, vol. 4, pp. 69-73] [(in appendice a:) Karl Marx, a cura di Raniero Panzieri, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. II’, Roma, 1970] (pag 226-227)”,”MADx-023-M5″ “MARX Karl, a cura di Maria Luisa BOGGERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. I.”,”La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto “”La legge del saggio decrescente del profitto, che si esprime con lo stesso saggio del plusvalore o anche con un saggio crescente, dice in altre parole: data una qualsiasi determinata quantità di capitale medio sociale, ad esempio 100, vi è un aumento continuo della parte di esso rappresentata dai mezzi di lavoro, e una continua diminuzione della parte rappresentata dal lavoro vivo. Dato che la massa complessiva di lavoro vivo aggiunto ai mezzi di produzione diminuisce in proporzione al valore di essi, anche il lavoro non pagato e la parte di valore che lo rappresenta diminuiscono in rapporto al valore del capitale complessivo anticipato. Ovvero: una parte sempre più piccola del capitale complessivo impiegato si converte in lavoro vivo, e quindi il capitale complessivo assorbe, in proporzione alla sua entità, un’aliquota sempre più piccola di pluslavoro, benchè il rapporto tra la parte non pagata e quella pagata del lavoro impiegato possa aumentare al medesimo tempo. La diminuzione proporzionale del capitale variabile e l’aumento proporzionale del capitale costante, sebbene in senso assoluto essi crescano entrambi, è, come è già stato detto, solo una diversa espressione dell’aumentata produttività del lavoro”” [K. Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. I., Roma, 1970] [Terza sezione. La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto. Capitolo XIII. La legge in quanto tale] (pag 267) Loria (pag 24-25; 26-27) “”Ma questo non è che un piccolo esempio della maniera del signor Loria. Egli ci assicura che tutte le teorie di Marx poggiano su ‘un consaputo sofisma’ (in italiano nel testo); che Marx non recede davanti a paralogismi, pur ‘sapendoli tali’ (in italiano nel testo) e così via. E dopo che con tutta una sequela di simili grossolane barzellette ha fornito ai suoi lettori il necessario per considerare Marx come un arrivista alla Loria che mette in scena le sue medesime trovate con gli stessi scorretti mezzucci da ciarlatano del professore padovano, egli può confidar loro un importante segreto; ed eccoci così ricondotti al saggio del profitto. Il signor Loria dice: secondo Marx, la massa del plusvalore (che Loria qui identifica con il profitto) prodotta in un’impresa capitalistica industriale, dipende dal capitale variabile ivi impiegato, non producendo il capitale costante alcun profitto. Ma ciò è in contrasto con la realtà: giacché in pratica il profitto è in ragione non del capitale variabile, ma del capitale complessivo. E Marx stesso se ne avvede (I, cap. XI) () e ammette che in apparenza i fatti contraddicono la sua teoria. ma come risolve la contraddizione? Rinviando i suoi lettori ad un successivo volume non ancora apparso. A proposito del qual volume già in precedenza Loria aveva detto ai ‘suoi’ lettori che non riteneva che Marx avesse mai pensato un solo istante di scriverlo; ed eccolo ora gridare trionfalmente: “”Non a torto io ho affermato che questo secondo volume con cui Marx minaccia continuamente i suoi avversari senza che essa appaia, questo volume può essere ‘un ingegnoso spediente ideato dal Marx a sostituzione degli argomenti scientifici'”” (in italiano nel testo). E chi non si è ancora convito che Marx si trova sullo stesso piano di ciarlatanismo scientifico dell”illustre’ (in italiano nel testo) Loria, è davvero un incorreggibile senza rimedio. Questo dunque abbiamo imparato: secondo il signor Loria la teoria marxista del plusvalore è assolutamente inconciliabile con la realtà di un saggio generale ed uniforme del profitto. Apparve allora il secondo libro, e con esso la questione da me pubblicamente posta proprio su questo stesso punto. Se il signor Loria fosse stato uno di noi timidi tedeschi, si sarebbe trovato in imbarazzo. Ma egli è un meridionale ardito, originario di un paese caldo, dove – come egli può testimoniare – la sfrontatezza è in certo senso una condizione naturale. Il problema del saggio del profitto è pubblicamente posto. Il signor Loria lo ha pubblicamente dichiarato insolubile. E appunto per questo egli supererà se stesso dandone pubblicamente la soluzione. Tale miracolo fu compiuto con un articolo dedicato al citato scritto di Conrad Schmidt. (…). L’Italia è la terra della classicità. Dalla grande epoca in cui spuntò sul suo orizzonte l’alba della civiltà moderna, essa ha prodotto grandi caratteri, di classica ineguagliata perfezione, da Dante a Garibaldi. Ma anche l’età della decadenza e della dominazione straniera le ha lasciato maschere classiche di caratteri fra cui due tipi particolarmente elaborati: Sganarello e Dulcamara. La loro classica unità noi la vediamo impersonata nel nostro ‘illustre’ (in italiano nel testo) Loria”” (pag 24-25-26-27) [Friedrich Engels, Prefazione al volume di K. Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. I’, Roma, 1970][* Si allude evidentemente al cap. IX: confronta I, p. 321 (Red. IMEL) (vedi nella presente edizione I, 1, p. 335)]”,”MADx-023-M6″
“MARX Karl, a cura di Maria Luisa BOGGERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. II.”,”””Tutti questi titoli non sono in realtà che una accumulazione di diritti, titoli giuridici, sulla produzione futura, e il loro valore monetario o valore-capitale non costituisce capitale, come ad es. nel caso del debito pubblico, oppure è determinato in modo completamente indipendente dal valore del capitale reale che essi rappresentano. In tutti i paesi a produzione capitalistica esiste una massa enorme di cosiddetto capitale produttivo d’interesse o di ‘moneyed capital’ sotto questa forma. E per accumulazione del capitale monetario si deve intendere in gran parte esclusivamente l’accumulazione di questi diritti sulla produzione, l’accumulazione del prezzo di mercato, del valore-capitale illusorio di questi diritti. Una parte del capitale bancario è dunque investita in questi cosiddetti titoli fruttiferi. Si tratta di una parte del capitale di riserva, che non interviene nelle effettive operazioni di banca. La parte più importante è costituita da cambiali, ossia da promesse di pagamento da parte di capitalisti industriali o di commercianti. Per chi dà denaro in prestito, queste cambiali rappresentano titoli fruttiferi; ossia al momento dell’acquisto viene detratto l’interesse per il tempo che manca alla loro scadenza. E’ questa l’operazione che si chiama sconto. (…) Con lo sviluppo del capitale produttivo d’interesse e del sistema produttivo ogni capitale sembra raddoppiarsi e in alcuni casi triplicarsi a causa dei diversi modi in cui lo stesso capitale o anche lo stesso titolo di credito appare in forme di verse in mani diverse. La maggior parte di questo “”capitale monetario”” è puramente fittizio. Ad eccezione del fondo di riserva, tutti i depositi non sono altro che crediti sul banchiere, che non si trovano però mai in deposito. In quanto essi servono alle transazioni di compensazione, hanno la funzione di capitale per i banchieri, dopo che questi li hanno dati in prestito. I banchieri si pagano reciprocamente i rispettivi assegni su depositi che non esistono mediante cancellazione reciproca di questi crediti”” [Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. II, a cura di Maria Luisa Boggeri, Roma, 1970] (pag 161-162)”,”MADx-023-M7″
“MARX Karl, a cura di Maria Luisa BOGGERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. III.”,”Rendita fondiaria non si deve confondere con l’interesse del capitale incorporato sul suolo. Cita libro di A.A. Walton ‘History of the Landed Tenures of Great Britain and Ireland’, Londra, 1865 (p. 14) Rendita fondiaria, proprietà terriera e proprietà edilizia (pag 15-16-17)”,”MADx-023-M8″
“MARX Karl – TROTSKY Leon”,”Carlo Marx presentato da Leone Trotzki.”,”Leon Trotsky scrive il saggio introduttivo di 65 pagine. A ciò segue la riduzione del primo volume del Capitale. Catena di crisi. “”La fine del secolo scorso e gli inizi del presente sono stati caratterizzati da progressi così preponderanti del capitalismo che le crisi cicliche parvero solo turbamenti “”accidentali””. Negli anni del quasi universale ottimismo capitalistico, i critici di Marx ci promisero che gli sviluppi nazionali e internazionali di ‘trusts’, consorzi e cartelli, introducendo un controllo pianificato dei mercati, presagivano il trionfo definitivo sulle crisi. Secondo Sombart, le crisi erano già state “”abolite”” prima della guerra del ’14-’18 dal meccanismo dello stesso capitalismo, onde “”il problema della crisi ci lascia oggi virtualmente indifferenti””. Ora, a soli dieci anni di distanza, queste parole suonano come inutile beffa, mentre solo nella nostra epoca la previsione di Marx si annuncia nella piena misura della sua tragica urgenza. (…) La crisi del 1929 scoppiò negli S.U., un anno dopo che Sombart aveva proclamato l’estrema indifferenza della sua “”teoria scientifica”” al problema stesso della crisi. Dal vertice di una prosperità senza precedenti l’economia degli S.U. fu precipitata nell’abisso d’una mostruosa depressione. Nessuno ai tempi di Marx avrebbe potuto concepire convulsioni di tanta ampiezza! Il reddito nazionale degli S.U. era giunto per la prima volta, nel 1920, a sessantanove miliardi di dollari, ma per cadere non più tardi dell’anno dopo a cinquanta miliardi, una diminuzione, cioè, del 27%. Grazie alla prosperità degli anni successivi il reddito nazionale risalì, nel 1929, al suo massimo culmine: 81 miliardi di dollari, che però si riducevano nel 1932 a quaranta, diminuzione d’oltre la metà! Nei nove anni 1930-1938 vennero perduti circa 43 milioni di anni, uomo-lavoro e 133 miliardi di dollari del reddito nazionale, prendendo come base lavoro e reddito del 1929, quando c’erano soltanto 2 milioni di disoccupati. Se tutto ciò non è anarchia, che cosa mai può dunque significare questa parola? Le menti e i cuori degli intellettuali della classe media e dei burocrati delle associazioni sindacali operaie, furono quasi completamente affascinati dalle conquiste del capitalismo nel periodo che va dalla morte di Marx alla Guerra Mondiale. L’idea del progresso graduale (“”evoluzione””) sembrava essersi affermata per ogni tempo, laddove l’idea di rivoluzione era considerata un mero relitto di barbarie. Alle previsioni marxiste vennero opposte quelle qualitativamente contrarie sulla distribuzione più equilibrata del reddito nazionale, sull’attenuarsi delle contraddizioni di classe e sulla graduale riforma della società capitalistica. Jean Jaurès, il più acuto dei socialdemocratici di quell’epoca classica, sperava di riempire gradualmente di sostanza sociale la democrazia politica. In ciò sta l’essenza del riformismo. Questa era l’alternativa della previsione. Che cosa ne resta? La vita del capitalismo monopolistico nel nostro tempo è tutta una catena di crisi. Ogni crisi è una catastrofe”” (pag 31-34) [Leon Trotsky, ‘Carlo Marx, presentato da Leon Trotzki’, 1949]”,”MADS-683″
“MARX Karl”,”Glosse marginali al Manuale di economia politica di Adolph Wagner.”,”Testi da sito ‘homolaicus. com’ e ‘capire il capitale’ Le Glosse si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82 “”Riproduciamo questo testo di Marx poco noto, in quanto è l’ultimo suo scritto di carattere economico e tradotto in italiano (sono state, infatti, rinvenute più di 1000 pagine di scritti inediti di Marx in materia economica durante la preparazione della nuova edizione delle opere complete di Marx ed Engels in corso in Germania). L’argomento trattato è la teoria del valore-lavoro che viene qui ribadita e precisata. Le Glosse si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82, che porta il titolo di ‘Oekonomisches en general’ (X). La traduzione è di Mario Tronti e le glosse sono state riprese dalla raccolta a sua cura:; Marx, scritti inediti di economia politica, ER, 1963, pp. 207.”” La confusione dei professori tedeschi “”Ciò che urta il signor Wagner, nella mia esposizione, è che io non gli uso la compiacenza di seguire gli “”sforzi”” professorali tedesco-patriottici nel confondere valore d’uso e valore. La società tedesca, sia pure molto post festum, è tuttavia giunta a poco a poco dall’economia naturale feudale, o almeno dal prevalere di essa, all’economia capitalistica; ma i professori stanno ancora sempre, com’è naturale, con un piede nel vecchio sudiciume. Da servi della gleba dei proprietari fondiari essi si sono trasformati in servi della gleba dello Stato, vulgo del governo. Anche il nostro vir obscurus – il quale non ha mai rilevato che il mio metodo ‘analitico’, che non parte ‘dall”””uomo”” ma da un dato periodo economico della società, non ha nulla in comune con il metodo dei professori tedeschi di combinare assieme dei concetti (“”con le parole si contende bene, con le parole si può costruire un sistema””) – dice perciò: “”Io dò la preminenza, d’accordo con la concezione di Rodbertus e anche con quella di ‘Schäffle’, al carattere di ‘valore d’uso’ di ogni ‘valore’, e tanto più metto in rilievo la valutazione del valore d’uso ‘in quanto’ la valutazione del valore di scambio non è assolutamente applicabile a molti dei più importanti beni economici”” (cosa che lo costringe a trovare delle scuse? E’ dunque come servitore dello Stato che si sente in dovere di confondere valore d’uso e valore!); “”così ad esempio ‘non’ è applicabile ‘allo Stato’ e alle sue prestazioni, e neppure ad altri rapporti di economia pubblica”” (p. 49 nota). Ciò ricorda gli antichi chimici, prima che esistesse una scienza della chimica, (…). Tali chiacchiere concludono a questo: poiché certi beni, come appunto ‘lo Stato’ (un bene!) e le sue “”prestazioni”” (ossia le prestazioni dei suoi professori di economia politica) ‘non sono’ “”merci””, i caratteri opposti contenuti nelle “”merci”” stesse (che appaiono ‘espressamente’ anche nella ‘forma di merce’ del prodotto del lavoro) devono essere confusi l’un con l’altro. Di Wagner e consorti è del resto difficile dire che guadagnano di più quando le loro prestazioni vengono valutate secondo il loro “”valore d’uso””, secondo il loro “”contenuto”” materiale, che non quando lo sono secondo il loro “”contenuto”” (determinato dalle “”tariffe sociali””, come si esprime Wagner), ossia secondo la loro remunerazione. (L’unica cosa chiara che sta al fondo della confusione tedesca è che, nella lingua, le parole ‘valore’ o ‘pregio’ (Wert oder Würde) furono dapprima applicate alle cose utili stesse, che esistevano da lungo tempo, come “”prodotti del lavoro””, prima di diventare ‘merci’. Ma questo ha tanto a che fare con la definizione scientifica del “”valore delle merci”” quanto la circostanza che presso gli antichi la parola sale fu dapprima usata per il sale da cucina e che perciò anche lo zucchero ecc., da Plinio in poi, figura come ‘specie salina’ [come tutti i corpi solidi incolori solubili in acqua e con gusto particolare], – dunque la categoria chimica “”sale”” contiene in sé zucchero ecc.)”” (pag 178-179) Karl Marx, ‘Scritti inediti di economia politica’, Roma, 1963)”,”MADx-895″
“MARX Karl”,”Salaires, prix et profits.”,”””L’oeuvre de Karl Marx: ‘Salaires, prix et profits”” est née d’une discussion sur les syndicats qui eut lieu au sein du Conseil général de l’Association générale des travailleurs’ (1re Internationale). Cette discussion, qui s’explique par l’épidémie de grèves pour augmentations de salaires, existant alors, commença le 2 janvier 1865, mais c’est du 20 au 27 juin qu’elle s’engagea à fond entre Marx et Weston. Le Conseil général décida l’impression du discours de Marx. Cette décision ne fut pas executée, et ce ne fut qu’après la mort d’Engels qu’on trouva dans ses papiers le manuscrit anglais de Marx, qui fut publié par sa fille Eléonore en 1898. La première traduction française en fut faite par Charles Longuet (Edition Giard et Brière). Le discours de Marx comprend deux parties. Dans la première, Marx critique la théorie du salaire de Weston, dans la seconde (…) il expose sa théorie célèbre de la valeur et de la plusvalue. John Weston, l’adversaire de Marx, ètait membre du Conseil général de l’Association internationale des travailleurs. Dans une lettre à Engels, du 4 novembre 1864, Marx caractérise Weston de la façon suivante: “”D’ailleurs un vieux disciple de Owen, Weston, aujourd’hui fabricant lui-même, un brave homme tout à fait charmant, a établi un programme d’une confusion extrême et d’une prolixité inouïe””. En ce qui concerne l’objet de sa discussion avec Marx, Weston, comme nous l’indiqua Marx dans sa critique, estimait que l’ensemble de la production nationale d’un part, et le montant des salaires réels d’autre part, sont des grandeurs constantes fixées par des lois économiques inéluctables, que la volonté des capitalistes, ou l’effort ouvrier ne peuvent essentiellement modifier. Une hausse des salaires amènerait automatiquement une augmentation des prix des marchandises sans aucun avantage pour les ouvriers. Ensuite, ajoutait Weston, s’il se produisait une hausse générale des salaires, il serait même impossible de payer ceux ci, la quantité de l’argent en circulation étant fixe. Comme le fait remarquer Marx, l’assertion que “”les salaires déterminent les prix des marchandises”” revient à dire que “”la valuer est déterminée par la valeur””; mais qu’est-ce que la valeur? Ici Marx, ayant terminé l’exposé critique des idées de Weston, établit magistralement, comme on le verra dans les pages qui suivent, en quoi consistent la valeur et la plus-value. De l’établissement de ces prémisses scientifiques, il aboutit, par une série de démonstrations – dont on admirera la rigueur logique – à l’affirmation de la nécessité de l’action de classe du prolétariat”” [Introduzione a Karl Marx: ‘Salaires, prix et profits, Paris, 1945]”,”MADx-820″
“MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-012-FL”
“MARX Karl”,”La scoperta dell’economia.”,”Si leggano i brani dove il denaro appare come l’universale mediatore umano il Cristo dell’al di qua.”,”MADx-013-FL”
“MARX Karl”,”Lord Palmerston.”,”””La Palmerstonite è un fenomeno così straordinario che si è tentati di considerarlo artificioso, creato non per il consumo interno, ma come prodotto d’esportazione per il consumo estero””. “”Benchè settantenne e dopo aver occupato quasi senza interruzione la scena pubblica fin dal 1807, egli riesce a rimanere una novità e a suscitare tutte quelle speranze che di solito si accentrano su un giovane promettente e alle prime armi. Egli è già con un piede nella fossa, eppure si ritiene che non abbia ancora iniziato la sua vera carriera. Se dovesse morire domani, tutta l’Inghilterra si stupirebbe apprendendo che è stato ministro per metà di questo secolo””. “”Grazie al suo umorismo riesce ad ingraziarsi tutti. Grazie alla sua calma imperturbabile trionfa su un avversario appassionato. Quando non è in grado di padroneggiare un argomento sa come rigirarlo. Se le idee generali gli fanno difetto, è sempre pronto a intessere una ragnatela di eleganti genericità””.”,”MADx-014-FL”
“MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Nell’esame di un periodo storico complicato, denso di avvenimenti e svolte improvvise, Marx dimostra come sia possibile cogliere i movimenti profondi che si verificano nella base della società e le loro tendenze di sviluppo, offrendo un modello eccellente di interpretazione materialistica della storia.”,”MADx-016-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo – parte prima.”,”””Il fisico osserva i processi della natura là dove essi si manifestano nella forma più pregnante e meno oscurata da influssi disturbatori, oppure, ove è possibile, egli fa esperimenti in situazioni tali che gli assicurino un puro svolgersi del processo. Quel che io debbo indagare in questa opera è il ‘modo di produzione capitalistico’ e i suoi corrispondenti ‘rapporti di produzione e di scambio’. L’Inghilterra finora è la loro classica sede. Questo è il motivo principale per cui essa può esser presa d’esempio per lo svolgimento della mia teoria. Ma qualora il lettore tedesco dovesse farisaicamente alzar le spalle in merito alle condizioni degli operai inglesi dell’industria e dell’agricoltura o mettesse a tacere la sua coscienza ottimisticamente pensando che in Germania le cose son ben lontane da star così male, io debbo gridargli: ‘De te fabula narratur!’ (1). In se stesso non si tratta del maggiore o minore grado di sviluppo degli antagonismi sociali, quali sorgono dalle leggi naturali della produzione capitalistica. Si tratta ‘proprio di queste leggi’, di queste ‘tendenze’ che agiscono e si fanno valere con ferrea necessità. Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare al meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (pag 2-3) [Karl Marx, Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’, 1867, Roma, 1967] [(1) ‘Si parla proprio di te!]”,”MADx-017-FPA”
“MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On Religion.”,”La borghese ‘libertà d coscienza’ “”””Freedom of conscience””! If one desired at this time of the ‘Kultur-kampf’ (1) to remind liberalism of its old catchwords, it surely could have been done only in the following form: Everyone should be able to attend to his religious as well as his bodily needs without the police sticking their noses in. But the Workers’ party ought at any rate in this connection to have expressed its awareness of the fact that bourgeois “”freedom of conscience”” is nothing but the toleration of all possible kinds of religious freedom of conscience, and that for its part it endeavours rather to liberate the conscience from the witchery of religion. But one chooses not to transgress the “”bourgeois”” level”” [Karl Marx, ‘Critique of the Gotha Program – Marginal Notes to the Program of the German Workers Party’, May, 1875. For the complete text; see ‘Karl Marx on Revolution’, vol. I of The Karl Marx Library (1971), pp. 488-506] [Karl Marx, a cura di Saul K. Padover, On Religion, New York, 1974] [(1) Cultural struggle, the reference is to Bismarck’s struggle with the Catholic Church in Germany] (pag 148)”,”MADx-821″
“MARX Carlos”,”El 18 Brumario de Luis Bonaparte.”,”””La ley de 31 de mayo de 1850 era el ‘coup d’état’ de la burguesía. Todas las conquistas anteriores hechas por ella contra la revolución tenían un carácter meramente provisional”” (pag 81)”,”MADx-822″
“MARX Karl”,”Histoire des doctrines économiques. Tome II. Depuis les origines de la théorie de la plus-value jusqu’à Adam Smith. (suite et fin). [Ricardo]”,”J. Molitor agrégé de l’Université inspecteur d’académie “”Dans la production non matérielle, même quand elle n’est faite que pour l’échange et qu’elle produit donc des marchandises, deux hypothèses sont possibles. 1. Elle a pour résultat des marchandises, des valeurs d’usage, ayant une forme personnelle, distincte du producteur et du consommateur. Ces marchandises peuvent donc exister dans l’intervalle qui sépare la production de la consommation, circuler et se vendre: tels sont les livres, les tableaux, toutes les oeuvres d’art, qui ne sont pas liés à l’acte même des artistes. Dans ce cas, la production capitaliste ne trouve qu’une application très limitée. Un auteur peut, par exemple exploiter toute une série de collaborateurs secondaires pour l’établissement d’une oeuvre commune, mettons une encyclopédie. On s’en tient d’ordinarire, dans ces cas, aux formes conduisant à la production capitaliste: les divers producteurs artistiques, scientifiques ou littéraires, travaillent pour un acheteur commun, le libraire. Ce système n’est pas encore, pas même en théorie, de la production capitaliste proprement dite. Que, dans ces formes de transition, l’exploitation du travail soit précisément le plus intense, cela ne change rien à la chose. 2. La production ne peut se séparer de l’acte même. C’est le cas pour tous les exécutants, artistes, acteurs, professeurs, médecins, prêtres, etc. Ici encore la production capitaliste est très limitée et ne peut se faire que dans certaines sphères. Dans les établissements d’enseignement par exemple, les professeurs peuvent n’être que de simples salariés aux gages du directeur. C’est fréquent en Angleterre. Vis-à vis du directeur, ce sont des ouvriers productifs, bien qu’ils ne le soient pas vis-à-vis des élèves. Le directeur échange son capital contre leur force de travail et s’enrichit par cette opération. Même observation pour les directeurs de théâtre, de concerts, etc. Artiste pour le public, l’acteur est ouvrier productif pour son directeur. Mais tous ces phénomènes de la production capitaliste sont insignifiants quand on les compare à l’ensemble.”” (pag 211-212) [Karl Marx, Appendice: ‘L’idée du travail productif’ (in) Histoire des doctrines économiques. Tome II. Depuis les origines de la théorie de la plus-value jusqu’à Adam Smith. (suite et fin). [Ricardo], Paris, 1947]”,”MADx-823″
“MARX Karl”,”Histoire des doctrines économiques. Tome III. Ricardo.”,”J. Molitor agrégé de l’Université inspecteur d’académie”,”MADx-824″
“MARX Karl”,”Histoire des doctrines économiques. Tome VIII. De Ricardo à l’économie vulgaire (Suite et fin).”,”J. Molitor agrégé de l’Université inspecteur d’académie Salario di sorveglianza. “”D’autre part cette forme de l’interêt donne à l’autre parie du profit la forma qualificative du profit industriel, du salaire dù au travail, du capitaliste industriel considéré non pas comme capitaliste; mais comme ouvrier (industriel). Les fonctions particuliers que le capitaliste comme tel doit exercer dans le procès de travail et qui le distinguent précisement de l’ouvrier sont données comme de simples fonctions d’ouvriers. Il crée de la plus-value, non parce qu’il travaille “”comme capitaliste””, mais parce que, capitaliste, il “”travaille””. Tout comme si l’on disait d’un roi qui commande nominalement l’armée qu’il ne la commande pas parce que, propriétaire de la dignité royale, il joue au général, mais qu’il est roi parce qu’il commande et exerce les fonctions de général. Si donc une partie de la plus-valeur est, comme intêret, complètement mise à part et séparée du procès d’exploitation, l’autre partie est, dans le profit industriel, donnée comme son contraire direct, non par appropriation de travail étranger, mais création de valeur par le propre travail. Cette dernière partie n’est donc plus du tout de la plus-value, mais un équivalent pour du travail fait”” (pag 173-174) [Karl Marx, Histoire des doctrines économiques. Tome VIII. De Ricardo à l’économie vulgaire (Suite et fin), Paris, 1949]”,”MADx-825″
“MARX Karl”,”Forme economiche precapitalistiche.”,” Il saggio è parte di un voluminoso manoscritto redatto da Marx nel 1857-58, in preparazione del suo ‘Per la critica dell’economia politica’ e del ‘Capitale’. Il manoscritto fu pubblicato a Mosca nel 1939-41 con il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der Politischen Ökonomie’, anche se brevi estratti di esso erano già apparsi nel 1903 sulla ‘Neue Zeit’. (pag 7) Dispotismo orientale “”La mancata conoscenza delle ‘Formen’ ha fatto sí che, nel passato, la discussione sul sistema orientale sia sempre stata basata soprattutto sulle lettere precedenti di Marx ed Engels, e sugli articoli di Marx sull’India (lettere e articoli del 1853) (1) dove – d’accordo con le opinioni dei precedenti osservatori stranieri – la caratteristica del sistema è individuata nell'””assenza della proprietà della terra””. Ciò si riteneva dovuto a condizioni particolari che esigevano un’eccezionale centralizzazione, come per esempio la necessità di lavori pubblici e di opere di irrigazione in zone che altrimenti non avrebbero potuto essere coltivate efficacemente. Tuttavia, dopo un esame più approfondito, Marx ritenne evidentemente che la caratteristica fondamentale del sistema fosse “”il combinarsi della manifattura e dell’agricoltura all’interno della piccola comunità… ‘self-sustaining'”” che cosí “”contiene in sé tutte le condizioni della riproduzione e della produzione in eccedenza”” (p. 72) e che pertanto resistette alla disgregazione e all’evoluzione economica più tenacemente di qualsiasi altro sistema (p. 85). L’assenza teorica di proprietà nel “”dispotismo orientale”” nasconde la “”proprietà tribale o comunitaria”” che è alla sua base (p. 72). Tale sistema può essere decentralizzato o centralizzato , “”più dispotico e più democratico”” nella sua forma, e variamente organizzato. Quando queste piccole unità comunitarie fanno parte di una più larga unità, esse possono dedicare una frazione della loro produzione eccedente a “”‘fronteggiare le spese della comunità come tali’, cioè per la guerra, per il culto ecc.”” (p. 72), e per le attività economiche necessarie come l’irrigazione, il mantenimento delle vie di comunicazione, che così appariranno “”come lavoro dell’unità superiore, del governo dispotico che si erge al di sopra delle piccole comunità”” (p. 73). Tuttavia, questa alienazione del prodotto in eccedenza contiene i germi del “”‘dominium’ signorile nel significato originario”” (p. 72), e il feudalesimo (servitù) può svilupparsi da essa”” (pag 31-32) [prefazione di E.J. Hobsbawm a K. Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Roma, 1970] [(1) Soprattutto Marx a Engels, 2 giugno 1853; Engels a Marx, 6 giugno 1853; Marx a Engels, 14 giugno 1853. ‘Carteggio’, cit., II, pp. 210-225] “”E’ insito nel concetto di capitale, come abbiamo visto, che, nel suo sorgere, esso proviene dal ‘denaro’, e quindi dal patrimonio che esiste sotto forma di denaro. E’ pure insito in questo concetto che il capitale, in quanto proveniente dalla circolazione, appaia come ‘prodotto’ della circolazione. La formazione del capitale pertanto non deriva dalla proprietà fondiaria (in questo caso al massimo dall”affittuario’ in quanto egli commercia in prodotti agricoli); e neppure dalla corporazione (sebbene a quest’ultimo proposito ci sia una possibilità); ma dal patrimonio mercantile ed usurario. Questo però trova le condizioni per comprare il lavoro libero solo quando quest’ultimo è staccato attraverso un processo storico dalle sue condizioni obiettive di esistenza. Solo allora questo patrimonio trova la possibilità di comprare queste stesse ‘condizioni’. Nelle condizioni della corporazione, ad esempio, il semplice denaro, che non è esso stesso della corporazione, ma del maestro, non può comprare i telai su cui fare lavorare altre persone; è prescritto su quanti telai una persona può lavorare, ecc.. In breve lo strumento stesso è ancora talmente fuso con il lavoro vivo stesso, del quale esso appare dominio, che esso in realtà non circola. Ciò che rende capace il patrimonio monetario di diventare capitale è il fatto che esso trova da una parte i lavoratori liberi; in secondo luogo trova i mezzi di sussistenza e i materiali, ecc., che altrimenti ‘d’une manière ou d’une autre’ sarebbero ‘proprietà’ delle masse ormai private delle condizioni obiettive, come pure divenute ‘libere’ e ‘vendibili’. L’altra condizione del lavoro però – una certa abilità di mestiere, lo strumento come primo mezzo di lavoro, ecc. – in questo periodo iniziale o primo periodo del capitale è ‘trovata’ da questo ‘già esistente’, in parte come risultato delle corporazioni cittadine, in parte dell’industria domestica legata, come accessorio, all’agricoltura. Il processo storico non è il risultato del capitale, ma presupposto di questo. Attraverso questo processo anche il capitalista poi si pone come mediatore (storico) tra la proprietà fondiaria ovvero tra la proprietà in generale e il lavoro. Delle fantasie sentimentali, secondo cui il capitalista e l’operaio si associano, ecc., la storia non ne sa nulla, né se ne trova traccia nello sviluppo del concetto di capitale. Sporadicamente la ‘manifattura’ si può sviluppare localmente in una cornice che appartiene ancora ad un periodo del tutto diverso, come ad esempio nelle città italiane ‘accanto’ alle corporazioni. Ma come forma generalmente predominante di un’epoca, le condizioni del capitale debbono essere sviluppate non solo localmente, ma su larga scala. (A ciò non si oppone il fatto che con la disgregazione delle corporazioni alcuni maestri si mutino in capitalisti industriali; tuttavia, nella natura della cosa, il caso è raro, Nel complesso la corporazione scompare e scompare il maestro e il garzone, laddove sorge il capitalista e l’operaio”” [Karl Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Roma, 1970] (pag 111-112)”,”MADx-826″
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume I.”,”””I due volumi che l’Istituto Marx-Engels-Lenin d Mosca ha pubblicato nel 1939-41 sotto il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’, raccolgono un gruppo di manoscritti di Marx fino allora in gran parte inediti e comunque non destinati alla stampa, redatti a Londra, alcuni tra il 1850 e il 1851, altri, i più importanti, tra la metà del 1857 e gli inizi del 1859. Il titolo, che è redazionale, è però ispirato ad un passo di una lettera di Marx ad Engels dell’8 dicembre 1857: “”Lavoro come un pazzo le notti intere – egli scriveva – a coordinare i miei studi economici, per mettere in chiaro almeno i ‘Grundrisse’ [i lineamenti fondamentali] prima del ‘déluge'””. Questi studi economici che Marx si accingeva a coordinare prima che nuovi impegni politici e pubblicistici, connessi con l’acuirsi della crisi economica in atto in quell’anno, lo assorbissero ancora una volta completamente, erano accumulati in una serie di quaderni di ‘excerpta’ (oltre che in grossi manoscritti di lavori già organicamente impostati) nei quali egli aveva sistematicamente fissato il materiale analitico che ricavava dalle sue letture, e le osservazioni positive che ne inquadravano di volta in volta il significato nell’ambito di quella ‘critica dell’economia politica’ che gli si era delineata nella mente fin dal 1844. Di questi quaderni di estratti esistono tre gruppi cronologicamente distinti: i primi due, anteriori al 1848, il terzo, posteriore. (…) Sulla base di questo materiale analitico (…) Marx inizia nel luglio del 1857 a tracciare ‘I lineamenti fondamentali’. Il primo tentativo in tal senso si interrompe dopo poche pagine: l’inizio di un discorso aspramente polemico sull’economia politica post-ricardiana, centrato su Bastiat e Cary. Il lavoro riprende alla fine di agosto e si interrompe di nuovo alla metà di settembre. Ma in questo breve lasso di tempo è sorta quella ‘Einleitung’ che Marx non pubblicherà mai, e che è universalmente nota da noi come ‘Introduzione del ’57’ vera e propria sinossi concettuale anticipata dell’opera che stava per nascere. Proprio nelle ultime pagine di questo testo Marx delinea, insieme con le coordinate metodologiche entro cui si svilupperà tutta “”l’esposizione critica del sistema dell’economia borghese””, un primo schema delle sezioni in cui pensava di articolare l’intera materia, non tralasciando un fitto elenco di temi e spunti specifici da riprendere e connettere al disegno generale. Assumendo questo schema generale come filo conduttore, scrive nell’ottobre il “”capitolo del denaro””, che occupa per intero il primo dei 7 quaderni che formano i veri e propri ‘Lineamenti’, e parte de secondo. A metà novembre affronta il “”capitolo del capitale””, la cui parte iniziale tuttavia è designata come “”capitolo del denaro come capitale””. (…) Del clima in cui furono scritti questi 7 quaderni, la migliore indicazione l’ha data Marx stesso nella lettera da noi citata. Un esame del carteggio marxiano di questo periodo e di altre fonti dirette e indirette ce ne darebbe un’idea compiuta, – ma non ripeteremo qui quanto è stato fin troppe volte narrato nelle innumerevoli biografie ed esposizioni del pensiero di Marx. Così come sarà sufficiente rileggere la citatissima caratterizzazione che Engels ha dato dello stile dei manoscritti di Marx, per avere un’idea seppur vaga delle condizioni linguistiche e stilistiche in cui il testo fu lasciato. Ma non è esagerato dire che quella descrizione engelsiana è obbiettivamente indulgente se riferita al testo che abbiamo tradotto, un manoscritto che tra l’altro Engels non dovette conoscere, se è vero che come “”prima redazione esistente”” dei “”temi esaminati nel I libro del ‘Capitale’, dalla trasformazione del denaro in capitale fino alla conclusione””, egli cita “”un manoscritto ‘Per la critica all’economia politica’, 1472 pagine in quarto in 23 quaderni, scritto dall’agosto 1861 al giugno 1863 […] continuazione del primo fascicolo dello stesso titolo, comparso a Berlino nel 1859″” (Prefazione al II libro del Capitale)””. (…)”” [dalla ‘Presentazione’ di Enzo Grillo, prima edizione 1968] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume I, Firenze, 1997]”,”MADx-827″
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume II.”,”””I due volumi che l’Istituto Marx-Engels-Lenin d Mosca ha pubblicato nel 1939-41 sotto il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’, raccolgono un gruppo di manoscritti di Marx fino allora in gran parte inediti e comunque non destinati alla stampa, redatti a Londra, alcuni tra il 1850 e il 1851, altri, i più importanti, tra la metà del 1857 e gli inizi del 1859. Il titolo, che è redazionale, è però ispirato ad un passo di una lettera di Marx ad Engels dell’8 dicembre 1857: “”Lavoro come un pazzo le notti intere – egli scriveva – a coordinare i miei studi economici, per mettere in chiaro almeno i ‘Grundrisse’ [i lineamenti fondamentali] prima del ‘déluge'””. Questi studi economici che Marx si accingeva a coordinare prima che nuovi impegni politici e pubblicistici, connessi con l’acuirsi della crisi economica in atto in quell’anno, lo assorbissero ancora una volta completamente, erano accumulati in una serie di quaderni di ‘excerpta’ (oltre che in grossi manoscritti di lavori già organicamente impostati) nei quali egli aveva sistematicamente fissato il materiale analitico che ricavava dalle sue letture, e le osservazioni positive che ne inquadravano di volta in volta il significato nell’ambito di quella ‘critica dell’economia politica’ che gli si era delineata nella mente fin dal 1844. Di questi quaderni di estratti esistono tre gruppi cronologicamente distinti: i primi due, anteriori al 1848, il terzo, posteriore. (…) Sulla base di questo materiale analitico (…) Marx inizia nel luglio del 1857 a tracciare ‘I lineamenti fondamentali’. Il primo tentativo in tal senso si interrompe dopo poche pagine: l’inizio di un discorso aspramente polemico sull’economia politica post-ricardiana, centrato su Bastiat e Cary. Il lavoro riprende alla fine di agosto e si interrompe di nuovo alla metà di settembre. Ma in questo breve lasso di tempo è sorta quella ‘Einleitung’ che Marx non pubblicherà mai, e che è universalmente nota da noi come ‘Introduzione del ’57’ vera e propria sinossi concettuale anticipata dell’opera che stava per nascere. Proprio nelle ultime pagine di questo testo Marx delinea, insieme con le coordinate metodologiche entro cui si svilupperà tutta “”l’esposizione critica del sistema dell’economia borghese””, un primo schema delle sezioni in cui pensava di articolare l’intera materia, non tralasciando un fitto elenco di temi e spunti specifici da riprendere e connettere al disegno generale. Assumendo questo schema generale come filo conduttore, scrive nell’ottobre il “”capitolo del denaro””, che occupa per intero il primo dei 7 quaderni che formano i veri e propri ‘Lineamenti’, e parte de secondo. A metà novembre affronta il “”capitolo del capitale””, la cui parte iniziale tuttavia è designata come “”capitolo del denaro come capitale””. (…) Del clima in cui furono scritti questi 7 quaderni, la migliore indicazione l’ha data Marx stesso nella lettera da noi citata. Un esame del carteggio marxiano di questo periodo e di altre fonti dirette e indirette ce ne darebbe un’idea compiuta, – ma non ripeteremo qui quanto è stato fin troppe volte narrato nelle innumerevoli biografie ed esposizioni del pensiero di Marx. Così come sarà sufficiente rileggere la citatissima caratterizzazione che Engels ha dato dello stile dei manoscritti di Marx, per avere un’idea seppur vaga delle condizioni linguistiche e stilistiche in cui il testo fu lasciato. Ma non è esagerato dire che quella descrizione engelsiana è obbiettivamente indulgente se riferita al testo che abbiamo tradotto, un manoscritto che tra l’altro Engels non dovette conoscere, se è vero che come “”prima redazione esistente”” dei “”temi esaminati nel I libro del ‘Capitale’, dalla trasformazione del denaro in capitale fino alla conclusione””, egli cita “”un manoscritto ‘Per la critica all’economia politica’, 1472 pagine in quarto in 23 quaderni, scritto dall’agosto 1861 al giugno 1863 […] continuazione del primo fascicolo dello stesso titolo, comparso a Berlino nel 1859″” (Prefazione al II libro del Capitale)””. (…)”” [dalla ‘Presentazione’ di Enzo Grillo, prima edizione 1968] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume I, Firenze, 1997]”,”MADx-828″
“MARX Karl, a cura di Cyril MORANA”,”L’opium du peuple. Introduction de ‘Contribution à la critique de la philosophie du droit de Hegel.”,”Marx (pag 21-22) “”Le ‘statu quo’ allemand est en effet le ‘parachèvement ouvert de l’ancien régime’ (note: systématiquement en français dans le texte) et l”ancien régime’ est la ‘tare cachée de l’Etat moderne’. La lutte contre le présent politique allemand, c’est la lutte contre le passé des peuples modernes, et les réminiscences de ce passé ne cessent de les importuner. Il est instructif, pour les peuples modernes, de voir l”ancien régime’ qui a, chez eux, connu la tragédie, jouer la ‘comédie’, comme revenant allemand. L’ancien voir préexistant du monde, et la liberté une simple incidence personnelle, en un mot, tant qu’il croyait et devait croire lui-même à son droit. Tant que l”ancien régime’ luttait comme ordre réel du monde contre un autre monde naissant, il y avait de son côté une erreur historique, mais pas d’erreur personnelle. C’est pourquoi sa mort fut tragique. Le régime allemand actuel, au contraire, qui n’est qu’un anachronisme, une contradiction flagrante à des axiomes universellement reconnus, la nullité dévoilée au monde entier de l”ancien régime’, ne fait plus que s’imaginer qu’il croit à sa propre essence et demande au monde de pratiquer la même croyance. S’il croyait à sa propre ‘essence’, essaierait-il de la cacher sous l”apparence’ d’une essence étrangère et de trouver son salut dans l’hypocrisie et le sophisme? L”ancien régime’ moderne n’est plus que le comédien d’un ordre social dont les ‘héros réels’ sont morts. L’histoire ne fait rien à moitié et elle traverse beaucoup de phases quand elle veut conduire à sa dernière demeure une vieille forme sociale. La dernière phase d’une forme historique, c’est la ‘comédie’. Le dieux grecs, une première fois tragiquement blessés à mort dans le ‘Prométhée enchaîné’ d’Eschyle, eurent à subir une secondo mort, la mort comique, dans les ‘Dialogues’ de Lucien. Pourquoi cette marche de l’histoire? Pour que l’humanité se sépare ‘avec joie’ de son passé. Et cette ‘joyeuse’ destinée historique nous la revendiquons pour les puissance politiques de l’Allemagne”” (pag 21-22) [Karl Marx, ‘Introduction de ‘Contribution à la critique de la philosophie du droit de Hegel”] [(in) Karl Marx, ‘L’opium du peuple’, Paris, 2013]”,”MADx-829″
“MARX Carlo, a cura di Bruno MAFFI”,”Critica della economia politica.”,”””L’ondata rivoluzionaria si era spezzata: bisognava prenderne atto. E prenderne atto significava anzitutto reagire alla nuova situazione nel modo inverso a quello caro dell’idealismo piccolo-borghese dei responsabili cronici delle sconfitte politiche del proletariato: cercando nell’intelligenza dei fatti una guida per l’azione. Sarebbe dunque antistorico, antidialettico, antimarxista, cercare fuori della dinamica dei fatti, nella cronaca grigia della biografia, le ragioni del lungo silenzio di Marx in quegli anni. Anche questa cronaca ha il suo fondamento nella storia. Il Marx assillato dalle cambiali, che vive collaborando alla ‘New York Tribune’ (cioè aprendo un veicolo alla sua parola in un ambiente estraneo al suo e alle passate lotte della classe operaia) e si dibatte nello sforzo di conciliare le esigenze di vita di una famiglia spesso ai limiti della fame e le esigenze storiche di una classe che ha trovato in lui il teorico della sua lotta d’emancipazione, mentre l’economia capitalistica si riassesta concedendo al proletariato il respiro di migliorie salariali e preparandogli nello stesso tempo la guerra, questo Marx non è che l’avanguardia rivoluzionaria battuta nelle grandi battaglie del ’48, e tutta tesa, tra le difficoltà oggettive di una situazione di riaffermata potenza capitalistica, a ristabilire (o addirittura a stabilire) la possente inquadratura ideologica in cui, anche in periodi di riflusso, si manifesta e si cementa la continuità delle lotte di classe. “”Zur Kritik der politischen Oekonomie””, uscita a Berlino nel 1859, è la prima pubblica rottura di questa consegna del silenzio. Ma la stretta condizionalità storica non ne è rotta. Nel ’57 una prima grande crisi ha spezzato l’apparentemente continua ascesa del capitalismo, riproponendo i problemi che il soffocamento delle rivoluzioni del ’48 (o meglio, del contenuto proletario di quelle rivoluzioni) sembrava aver risolto. Il meccanismo delle lotte di classe si è rimesso lentamente in azione. (…) Queste considerazioni valgono forse a situare storicamente la “”Critica della Economia Politica””, e a sottolineare soprattutto come non esista in Marx soluzione di continuità fra l’opera di chiarificazione ideologica e la preparazione politica della battaglia proletaria”” ((pag 9-11) [‘Avvertenza’ di Bruno Maffi, (in) Carlo Marx, ‘Critica della economia politica’, Milano, 1946] “”Il primo studio che affrontai per risolvere i dubbi che mi agitavano, fu una revisione critica della ‘Filosofia del Diritto’ di Hegel, e l’introduzione a questo lavoro apparve nel 1844 nei ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, editi a Parigi. Le mie ricerche si conclusero con la constatazione che i rapporti giuridici e le forme statali non sono spiegabili né da se stessi né partendo dal cosidetto sviluppo generale dello spirito umano, ma hanno radice nei rapporti materiali di vita, il cui insieme Hegel, sulla scorta dei pensatori francesi ed inglesi del XVIII secolo, raccoglie sotto il nome di “”società civile””, e che, per converso, l’anatomia della società civile va cercata nell’economia politica. Lo studio di quest’ultima, da me iniziato a Parigi, fu proseguito a Bruxelles, dove ero emigrato in seguito a un decreto di espulsione del signor Guizot. Il risultato generale che emerse da questi miei studi e che, una volta raggiunto, servì da filo conduttore alle mie ricerche, può essere così sintetizzato: Nella produzione sociale della loro vita, gli uomini entrano in determinati rapporti, necessari e indipendenti dalla loro volontà – rapporti di produzione che corrispondono ad una certa fase di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, la base reale su cui si edifica una soprastruttura giuridica e politica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali di coscienza. Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo della vita sociale, politica e spirituale. Non è già la coscienza dell’uomo a determinare il suo essere, ma, al contrario, il suo essere sociale a determinare la sua coscienza”” (pag 16-17) [Prefazione di Karl Marx a ‘Critica della economia politica’, Milano, 1946]”,”MADx-830″
“MARX Karl; a cura di Luciano PARINETTO”,”Karl Marx. Sulla religione.”,”””Costantinopoli, essendosi arresa per capitolazione, come la maggior parte della Turchia Europea, quei Cristiani godono dei privilegi ottenuti per aver aderito ad accettare la protezione musulmana. E’ dunque per questa sola circostanza che i Cristiani si sottopongono ad essere governati dai Musulmani, secondo la legge musulmana, e che il Patriarca di Costantinopoli, loro capo spirituale è nello stesso tempo il loro rappresentante politico e il loro primo giudice. Ovunque, nell’impero Ottomano, noi troviamo un agglomeramento di rayahs greci, gli Arcivescovi e i Vescovi sono per legge membri dei Consigli Municipali, e sotto la direzione del Patriarca si pratica la ripartizione delle tasse imposte sui Greci. Il Patriarca è responsabile verso la Porta della condotta dei suoi correligionari. (…) Appare evidente dal nostro ‘exposé’ che questo edifizio di teocrazia sui Cristiani Greci della Turchia o l’intera struttura della loro società ha la sua chiave di volta nella soggezione dei rayahs al Corano, che, dal canto suo, trattandoli da infedeli, cioè, come nazione solo nel senso religioso – sancisce il potere spirituale e temporale a un tempo dei loro preti. Onde, se voi abolite la loro sottomissione al Corano, con una emancipazione civile, voi cancellate nello stesso tempo la loro sottomissione la clero e provocate una rivoluzione nei loro rapporti sociali, politici e religiosi, che alla prima occasione li darà inevitabilmente nelle mani della Russia. Se voi soppiantate il Corano con un ‘code civil’, dovete occidentalizzare l’intera compagine della società bizantina. Dopo la descrizione dei rapporti tra il Musulmano o il suo suddito Cristiano, sorge la domanda: Quali sono i rapporti tra il Musulmano e il forestiere miscredente? Quanto al Corano; tratta tutti i forestieri da nemici; nessuno oserà di presentarsi in un paese Musulmano senz’aver preso le sue precauzioni. I primi mercanti europei, perciò, che affrontarono i rischi d’un commercio con un tal popolo, s’ingegnarono ad assicurarsi un eccezionale trattamento e dei privilegi originariamente personali, e che si estesero poi a tutta la loro nazione. Di qui l’origine delle capitolazioni. Le capitolazioni sono diplomi imperiali, lettere di privilegi, accordate dalla Porta alle diverse nazioni europee, che autorizzano i loro sudditi a entrare liberamente nei paesi maomettani, ove possono trattare tranquillamente i loro affari e esercitare il loro culto. Sono differenti dai trattati in questo punto essenziale, in quanto non sono atti reciproci, discussi in contraddittorio dalle due parti contraenti, e da esse accettati con la condizione di vantaggi mutui e di concessioni. Al contrario, le capitolazioni sono concessioni unilaterali da parte del Governo che le accorda, in conseguenza di che possono essere revocate a suo piacimento. La Porta ha, veramente, diverse volte, annullati i privilegi accordati ad una nazione, estendendoli ad altre, o li ha interamente abrogati, rifiutando di continuarne l’applicazione. Questo carattere precario delle capitolazioni le rese una eterna fonte di dispute, di lamenti da parte degli Ambasciatori e d’un prodigioso scambio di note contraddittorie ripetutosi ad ogni nuovo regno. Fu da queste capitolazioni che sorse il diritto d’un ‘protettorato’ di Potenze straniere, non sui sudditi Cristiani della Porta – i rayahs – ma su i loro correligionari che visitavano la Turchia o risiedevano ivi come stranieri. La prima Potenza che ottenne un tal protettorato fu la Francia”” (pag 451-452) [Karl Marx, ‘Guerra dichiarata – Musulmani e cristiani, 1854′, NYT 15 aprile 1854, in Karl Marx, La questione orientale. Lettere di Carlo Marx, 1853-56’, L. Mongini editore 1903, pp. 223-228)] [(in) Karl Marx, a cura di Luciano Parinetto, Sulla religione, Firenze, 1980] Movimenti religiosi possono essere strumenti inconsci della rivoluzione (pag 449-455) (Laur, MADx-017-FL)”,”MADx-017-FL”
“MARX Karl, a cura di Mauro DI-LISA”,”Risultati del processo di produzione immediato. Capitolo VI del libro I del ‘Capitale’.”,”Il Capitolo VI, pubblicato per la prima volta a Mosca nel 1933, è la più importante fonte di informazioni su una fase decisiva della lunga gestazione del libro I del ‘Capitale’, Ma è anche, e soprattutto, un testo di autonomo valore teorico, il cui interesse è accresciuto dal fatto che Marx rinuncerà in seguito alla soluzione espositiva qui pienamente sviluppata: concludere l’analisi del processo di produzione capitalistico con un capitolo inteso a compendiarne, in una rinnovata prospettiva d’insieme, i risultati più rilevanti.”,”MADx-018-FL”
“MARX Karl, a cura di Diego FUSARO Diego”,”Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro. Testo tedesco a fronte.”,”Diego Fusaro (Torino 1983), studioso di Storia della filosofia presso l’Università di Torino. Sempre per Bompiani, egli ha curato – con Salvatore Obinu – una nuova edizione dell’Apologia di Raymond Sebond di Montaigne ed è inoltre il fondatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi (www.filosofico.net), punto di riferimento on line per il dibattito filosofico italiano.”,”MADx-020-FL”
“MARX Karl, a cura di Palmiro TOGLIATTI”,”La guerra civile in Francia.”,”””Il filisteo socialdemocratico recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l’espressione: dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato””. F. Engels, Londra, 18 marzo 1891.Nel ventesimo anniversario della Comune di Parigi.”,”MADx-021-FL”
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”Malthus.”,”Thomas Robert Malthus nasce presso Dorking, nel Surrey, il 13/2/1766. Suo padre, Daniel, era un gentiluomo della campagna inglese, colto e legato a importanti amicizie intellettuali, di tendenze illuministe. Malthus studia al Jesus College di Cambridge e nel 1788 prende gli ordini di pastore dell’Alta chiesa anglicana. Nel 1793 ottiene il fellowship nel Jesus College e nel 1805 la cattedra di Storia generale, politica, commercio e finanze all’East India College di Hailebury. Nel 1798 pubblica anonima la prima edizione del famosissimo saggio sulla popolazione, Essay on the Principle of Population as it affects the future Improvement of Society. “”«Prendendo le mosse da questi principi, il Partito operaio tedesco si sforza di raggiungere con tutti i mezzi legali lo ‘Stato libero’ – ‘e’ – la società socialista; abolizione del sistema di salario ‘con’ la ‘legge bronzea del salario’ – e – dello sfruttamento sotto ogni aspetto; l’eliminazione di ogni disuguaglianza sociale e politica». Sullo stato “”libero”” ritornerò più tardi. Dunque, per l’avvenire, il Partito operaio tedesco dovrà credere alla «legge bronzea del salario» di Lassalle! Perché essa non vada perduta, si commette l’assurdo di parlare della «eliminazione del sistema del salario» (e si doveva dire: sistema del lavoro salariato) «’con’ la legge bronzea del salario». Se elimino il lavoro salariato, elimino naturalmente anche le sue leggi, siano esse «bronzee» o spugnose. Ma la lotta di Lassalle contro il lavoro salariato si aggira quasi esclusivamente attorno a questa cosiddetta legge. Ma per provare, dunque, che la setta lassalliana ha vinto, si deve eliminare il «sistema del salario ‘con’ la legge bronzea del salario» e non senza di essa. Della «legge bronzea del salario», com’è noto, a Lassalle non appartiene che la parola «bronzea», che egli ha preso a prestito dalle «eterne, bronzee, grandi leggi» di Goethe. La parola ‘bronzea’ è un sigillo con cui gli ortodossi si riconoscono tra di loro. Ma se accetto la legge con l’impronta di Lassalle, e perciò nel senso che egli le ha dato, debbo accettarla anche con la sua giustificazione. E quale è questa giustificazione? Come ha dimostrato Lange (1) subito dopo la morte di Lassalle, è la teoria della popolazione di Malthus (predicata dallo stesso Lange). Ma se questo è esatto io ‘non’ posso eliminare la legge, se anche elimino cento volte il sistema del lavoro salariato, perché in questo caso la legge non regola soltanto il sistema del lavoro salariato, ma ‘ogni’ sistema sociale. Ed è precisamente poggiandosi su questo che gli economisti hanno dimostrato da cinquant’anni e più che il socialismo non può eliminare la miseria essendo questa di ‘origine naturale’, ma può solo ‘renderla generale’, distribuirla contemporaneamente su tutta la superficie della società”” [da K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, a cura di U. Cerroni, Roma, Editori Riuniti, 1976, pp. 37-39. La citazione iniziale è un passo del programma del Partito operaio tedesco che Marx commenta] [Karl Marx, Malthus, 1979, a cura di Cosimo Perrotta] [(1) Friedrich Albert Lange (1828-1875), filosofo, neo-kantiano tedesco, autore della nota ‘Storia del materialismo’ e di un’opera sulla riforma sociale] (pag 160-161) [Karl Marx, a cura di Cosimo Perrotta, ‘Malthus’, Roma, 1979] (FL: MADx022-FL)”,”MADx-022-FL”
“MARX Karl, a cura di Graziella PISANÒ Graziella”,”La questione ebraica. Guida alla lettura.”,”Questo volume raccoglie alcuni dei più importanti scritti giovanili di Karl Marx – Sulla questione ebraica, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione, il Carteggio del 1843 (tra Marx, Ruge, Feuerbach e Bakunin), – tutti apparsi sui Deutsch-Französische Jarhrbücher (Annali francp-tedeschi), la rivista fondata dallo stesso Marx e da Arnold Ruge e di cui usci un solo fascicolo, doppio, nel febbraio 1844 a Parigi. Completano il volume l’articolo Glosse critiche a Ruge – pubblicato sempre nel 1844 a Parigi sul giornale tedesco Vorwärts! (Avanti!) edito a Parigi – e le parti dedicate alla ‘questione ebraica’ della Sacra famiglia, la prima opera scritta da Marx in collaborazione con Friedrich Engels e apparsa nel 1845.”,”MADx-023-FL”
“MARX Karl”,”Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico.”,”La critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico è la prima grande opera scientifica di Marx dopo la tesi di dottorato. Essa imposta le linee essenziali della critica alla filosofia speculativa che Marx svilupperà poi specialmente nella ‘Miseria della filosofia’, nella Introduzione del 1857 e nei ‘Grundrisse’. L’opera è inoltre il principale contributo scientifico di Marx alla teoria del diritto pubblico e dello Stato.”,”MADx-024-FL”
“MARX Karl, a cura di Sergio MORAVIA”,”Scritti filosofici giovanili.”,” “”Solo nei liberi Stati dell’America del Nord – almeno in una parte di essi – la questione ebraica perde il suo significato ‘teologico’ per diventare una questione realmente ‘mondana’. Solo là dove lo Stato politico esiste nella sua formazione compiuta, il rapporto dell’ebreo e in generale dell’uomo religioso, con lo Stato politico, vale a dire il rapporto della religione con lo Stato, può presentarsi nella sua peculiarità, nella sua purezza. La critica di questo rapporto cessa di essere teologia non appena lo Stato cessi di comportarsi in modo ‘teologico’ nei riguardi della religione, non appena esso si comporti verso la religione come Stato, cioè ‘politicamente’. La critica diviene allora, ‘critica dello Stato politico’. A questo punto, nel quale la questione cessa di essere ‘teologica’, la critica di Bauer cessa di essere critica. “”Il n’existe aux Etats-Unis ni religion de l’Etat, ni religion déclarée celle de la majorité ni prééminence d’un culte sur un autre. L’Etat est étranger à tous les cultes”” (‘Marie ou l’esclavage aux Etats-Uniis etc.’, par G. de Beaumont, Paris 1835, p. 214). Vi sono infatti Stati nordamericani nei quali “”la constitution n’impose pas le croyances religieuses et la pratique d’un culte comme condition des privilèges politiques”” (l.c., p. 225). Tuttavia “”on ne croit pas aux Etats-Unis qu’un homme sans religion puisse être un honnête homme”” (l.c., p. 224). Ciononostante l’America del Nord è per eccellenza il paese della religiosità, come assicurano unanimi Beaumont, Tocqueville, e l’inglese Hamilton. Gli Stati nordamericani, del resto, ci servono solo come esempio. La questione è: come si comporta l’emancipazione politica ‘compiuta’ nei riguardi della religione. Se perfino nel paese dell’emancipazione politica compiuta noi troviamo non soltanto ‘l’esistenza’, ma l’esistenza ‘vivace e vitale’ della religione, questo fatto testimonia che l’esistenza della religione non contraddice alla perfezione dello Stato. Ma poiché l’esistenza della religione è l’esistenza di un difetto, la fonte di tale difetto può ancora essere ricercata soltanto nell”essenza’ dello Stato stesso. La religione per noi non costituisce più il ‘fondamento’, bensì ormai soltanto il ‘fenomeno’ della limitatezza mondana. Per questo, noi spieghiamo la soggezione religiosa dei liberi cittadini con la loro soggezione terrena. Non riteniamo che essi dovrebbero sopprimere la loro limitatezza religiosa, per poter sopprimere i loro limiti terreni. Affermiamo che essi sopprimeranno la loro limitatezza religiosa non appena avranno soppresso i loro limiti terreni. Noi non trasformiamo le questioni terrene in questioni teologiche. Trasformiamo le questione teologiche in questioni terrene. Dopo che per lungo tempo la storia è stata risolta in superstizione, noi risolviamo la superstizione in storia. La questione del ‘rapporto tra l’emancipazione politica e la religione’, diventa per noi la questione del ‘rapporto tra l’emancipazione politica e l’emancipazione umana’”” (pag 55-56) [Karl Marx, La questione ebraica’, in ‘Scritti filosofici giovanili’, Milano, 1998]”,”MADx-832″
“MARX Karl”,”‘Frammento sulle macchine’. Estratto da ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II.”,”Karl Marx, frammento tratto da Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica , (La Nuova Italia 1968-70): vol II, 389-403 Il capitale lavora alla propria dissoluzione come forma dominante della produzione. “”Lo sviluppo del mezzo di lavoro in macchine non è accidentale per il capitale, ma è la trasformazione e conversione storica del mezzo di lavoro ereditato dalla tradifzione in forma adeguata al capitale. L’accumulazione della scienza e dell’abilità, delle forze produttive generali del cervello sociale, rimane così, rispetto al lavoro, assorbita nel capitale, e si presenta perciò come proprietà del capitale, e più precisamente del capitale fisso, se si considera il capitale nella sua relazione con se stesso come la forma più adeguata del capitale in generale. (…) In quanto poi le macchine si sviluppano con l’accumulazione della scienza sociale, della produttività in generale, non è nel lavoro, ma nel capitale, che si esprime il lavoro generalmente sociale. La produttività della società si commisura al capitale fisso, esiste in esso in forma oggettiva e, viceversa, la produttività del capitale si sviluppa con questo progresso generale che il capitale si appropria gratis. Qui lo sviluppo delle macchine non va esaminato in dettaglio, ma solo sotto l’aspetto generale per cui nel capitale fisso il mezzo di lavoro, dal suo lato materiale, perde la sua forma immediata e si contrappone materialmente, come ‘capitale’, all’operaio. La scienza si presenta, nelle macchine, come una scienza altrui, esterna all’operaio; e il lavoro vivo si presenta sussunto sotto quello oggettivato, che opera in modo autonomo. L’operaio si presenta superfluo, nella misura in cui la sua azione non è condizionata dal bisogno [del capitale]. Il pieno sviluppo del capitale ha quindi luogo — o il capitale è giunto a porre la forma di produzione ad esso adeguata – solo quando il mezzo di lavoro non solo è determinato formalmente come ‘capitale fisso’, ma è soppresso nella sua forma immediata, e il ‘capitale fisso’ si presenta di fronte al lavoro, all’interno del processo di produzione, come macchina; e l’intero processo di produzione non si presenta come sussunto sotto l’abilità immediata dell’operaio, ma come impiego tecnologico della scienza. (….) Nella stessa misura in cui il tempo di lavoro – la mera quantità di lavoro – è posto dal capitale come unico elemento determinante, il lavoro immediato e la sua quantità scompaiono come principio determinante della produzione – della creazione di valori d’uso – e vengono ridotti sia quantitativamente a una proporzione esigua, sia qualitativamente a momento certamente indispensabile, ma subalterno, rispetto al lavoro scientifico generale, all’applicazione tecnologica delle scienze naturali da un lato, e [rispetto alla] produttività generale derivante dall’articolazione sociale nella produzione complessiva dall’altro – produttività generale che si presenta come dono naturale del lavoro sociale (benché sia, in realtà, prodotto storico). Il capitale lavora così alla propria dissoluzione come forma dominante della produzione. (…) E’ quindi una frase borghese assolutamente assurda quella che l’operaio ha interessi comuni col capitalista perché questi, col capitale fisso (che è esso stesso d’altronde, il prodotto del lavoro e nient’altro che ‘lavoro altrui’ appropriato dal capitale), gli agevola il lavoro (ché anzi gli sottrae con la macchina ogni indipendenza e carattere attraente) o gli abbrevia il lavoro. Il capitale impiega la macchina, invece, solo nella misura in cui essa abilita l’operaio a lavorare per il capitale una parte maggiore del suo tempo, a riferirsi ad una parte maggiore del suo tempo come a tempo che non gli appartiene, a lavorare più a lungo per un altro. E’ vero che, con questo processo, la quantità di lavoro necessario alla produzione di un determinato oggetto viene ridotta a un minimo, ma solo perché un massimo di lavoro venga valorizzato nel massimo di tali oggetti. Il primo lato è importante, perché il capitale riduce qui, senza alcuna intenzione, il lavoro umano (il dispendio di forza) ad un minimo. Ciò tornerà utile al lavoro emancipato ed è la condizione della sua emancipazione”” (pag 392-396) [Karl Marx, ‘Frammento sulle macchine’. Estratto da ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II, Firenze, 1968-709]”,”MADx-833″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 16. September 1864 – Juli 1870.”,”16″,”MADx-515″
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume primo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-025-FL”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume secondo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-026-FL”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume terzo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-027-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”La concezione materialistica della storia.”,”In questo scritto del 1845-46, che fa parte dell’Ideologia tedesca, Marx ed Engels riassumono le loro critiche all’idealismo, espongono per la prima volta, in forma definitiva, la loro concezione della storia come lotta di classi e annunciano il programma rivoluzionario che sarà alla base del Manifesto comunista: da queste pagine è nato il materialismo storico.”,”MADx-028-FL”
“MARX Karl”,”L’Internazionale operaia.”,”””La classe media, attraverso i suoi organi di scienza più autorevoli, quali il dottor Ure, il professor Senior e altri saggi della medesima tempra, predisse e provò a sazietà che alla minima restrizione legale delle ore di lavoro sarebbe suonato il rintocco funebre dell’industria inglese,che, come un vampiro, non può vivere senza succhiare sangue, e soprattutto sangue dei fanciulli. Nei tempi remoti l’uccisione dei fanciulli era uno dei riti della religione Moloch, ma non era praticata che in certe occasioni solenni, forse una volta all’anno, e inoltre Moloch non provava gusto soltanto per i figli del povero. Questa lotta per la restrizione delle ore di lavoro s’accese tanto più furiosamente, proprio perchè, a parte gli spaventi degli avari, essa interessava da vicino la grande disputa tra la cieca legge dell’offerta e della domanda, su cui si fonda l’economia politica della classe media, e la produzione sociale regolata dalla previsione sociale, che costituisce l’economia politica della classe operaia. Perciò la legge sulle dieci ore non è soltanto un successo pratico, ma, fatto ben più importante, rappresentò la vittoria di un principio. Per la prima volta l’economia politica della classe media risultò completamente soccombente di fronte all’economia della classe operaia””.”,”MADx-029-FL”
“MARX Karl, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”L’analisi della forma di valore.”,”Cristina Pennavaja (Roma 1947), ha studiato con Lucio Colletti e Claudio Napoleoni. Dopo aver frequentato il Dipartimento di Scienze sociali della Goethe Universität di Francoforte sul Meno, ha conseguito il dottorato in Scienze economiche e sociali presso l’università di Brema. Ha curato l’edizione italiana di V.S. Vygodskij ‘Introduzione al Grundrisse’ di Marx e l’edizione tedesca di C. Napoleoni ‘Ricardo e Marx’. L’analisi della forma di valore o di merce rappresenta per Marx il fulcro, il fondamento stesso dell’indagine economica; ad una sua esposizione ‘popolare’ egli lavorò a più riprese, a partire da ‘Per la critica dell’economia politica’. “”Nel gennaio 1858 Marx scrive ad Engels: «Del resto faccio dei bei passi avanti. Per es., tutta la teoria del profitto, qual è stata finora, l’ho mandata a gambe all’aria. Nel ‘metodo’ dell’elaborazione mi ha reso un gran servizio il fatto di aver nuovamente sfogliato la ‘Logica’ di Hegel ‘by mere accident’ (…). Se c’è di nuovo tempo per tali lavori, avrei una gran voglia di rendere accessibile al senso comune, in due o tre fogli a stampa, il ‘razionale’ del metodo che Hegel ha scoperto ma al tempo stesso ha mistificato» (5). Negli anni in cui elabora la teoria del valore e del plusvalore, in un imponente lavoro di «critica delle categorie economiche» dell’economia borghese (6), Marx esprime dunque chiaramente il duplice termine di riferimento della sua critica: l’economia politica classica borghese e la filosofia hegeliana. L’opera cui Marx accenna nella lettera del 16 gennaio 1858 non fu in realtà mai scritta; in compenso egli avrebbe «fatto i conti» con l’idealismo hegeliano nel metodo dell’esposizione adottato per la ‘Wertformanalyse’. La tematica della forma di merce (7) acquista un significato ancor più decisivo all’interno dell’opera complessiva se si riflette sulla circostanza che questa fu scritta «in ordine inverso» (8): Marx lavorò al futuro Libro Terzo del ‘Capitale’ intorno alla metà degli anni Sessanta e soltanto più tardi arrivò a pubblicarne il primo, nel 1867 ad Amburgo. Successivamente egli modificò sostanzialmente il testo di questa edizione per le pubblicazioni successive (9). Le differenze esistenti fra il primo capitolo dell’edizione del 1867 e quello dell’edizione definitiva del 1890 sono tali da attribuire al testo originario l’importanza di uno scritto a sé, precisamente nel contesto della difficile interpretazione della problematica delle forme del valore”” (pag VII-VIII)] [Cristina Pennavaja, ‘Introduzione] [(in) Karl Marx, L’analisi della forma di valore’, Bari, 1976] [(5) Lettera di Marx a Engels, circa 16 gennaio 1858, in ‘Werke’, cit., Bd 29, p. 290 [Opere complete, vol. XL, cit, p. 273]; (6) «Il lavoro di cui anzitutto si tratta è ‘critica delle categorie economiche o, if you like’, il sistema dell’economia borghese esposto criticamente. E’ al contempo esposizione del sistema e critica di esso attraverso l’esposizione». Lettera di Marx a Lassalle, 22 febbraio 1858, in ‘Werke’, cit., Bd. 29, p. 550 [ivi, p. 577]; (7) Marx scrive che «non si dovrebbe dimenticare (…) che già nella forma più semplice, quella della ‘merce’, è analizzato il carattere ‘specificamente’ sociale, niente affatto ‘assoluto’, della produzione borghese». Lettera di Marx a Engels, 22 luglio 1859, in ‘Werke’, cit., Bd. 29, p. 463 [ivi, p. 488]; (8) Lettera di Marx a Schott, 3 novembre 1877, in ‘Werke’, cit., Bd. 34, p. 307 [‘Lettere sul «Capitale», cit., pp. 158 sg.]; (9) Ricordiamo qui che Marx giunse a pubblicare solo il Libro Primo del ‘Capitale’. La prima edizione tedesca apparve ad Amburgo nel 1867; la seconda nel 1873. L’edizione francese fu fatta uscire in dispense popolari fra il 1872 e il 1875. La terza e la quarta edizione tedesche sono del 1883 e del 1890, entrambe curate da Engels. L’edizione inglese del 1887 fu curata da Engels sulla base dei lavori di revisione e di traduzione di Eleanor Marx Aveling, Edward Aveling e Samuel Moore]”,”MADx-030-FL”
“MARX Karl”,”Il socialismo imperiale.”,”Il volume raccoglie alcune corrispondenze sul Crédit Mobilier, la banca d’affari fondata a Parigi dai fratelli Émile e Isaac Péreire, e la finanza ‘bonapartista’ in genere, scritte da Karl Marx per il quotidiano americano ‘New York Daily Tribune’ e per il periodico londinese ‘The People’s Paper’ tra il 1856 e il 1858.”,”MADx-031-FL”
“MARX Karl”,”Cina.”,”Sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ del 2 marzo 1850, Marx aveva pubblicato una rassegna sulla situazione politica mondiale. Nel breve brano dedicato alla Cina (e qui riprodotto nella seconda parte dello scritto ‘America e Cina), egli aveva particolarmente sottolineato gli effetti della apertura di alcuni porti cinesi, sancita nel 1842 dal trattato di Nanchino, al commercio inglese e di altri paesi: ‘Ma è tuttavia sempre un fatto curioso – aveva notato- che nel giro di otto anni le balle di cotone dei borghesi d’Inghilterra abbiano spinto l’impero più antico e stabile della terra alla vigilia di un rivolgimento sociale che, in ogni caso, avrà conseguenze importantissime per la civiltà’.”,”MADx-032-FL”
“MARX Karl”,”India.”,”Per oltre dieci anni, dal 1852 al 1862, Karl Marx fu assiduo collaboratore del quotidiano ‘New York Daily Tribune’, un giornale nato con orientamento fourierista e divenuto, dopo il 1848, uno dei più informati e diffusi organi di stampa degli Stati Uniti. La collaborazione gli era stata offerta da Charlesw A. Dana, un influente redattore che si era incontrato con Marx nel 1848, traendo viva e positiva impressione dalla personalità dell’allora trentenne rivoluzionario tedesco. Sugli orientamenti del giornale Marx non si faceva illusioni. In una lettera a Engels, del 14 giugno 1853, egli rileva che la «’Tribune’ svolgeva la funzione di ‘rappresentare in America sotto la forma dell’antindustrialismo sismondiano-filantropico-socialista la borghesia protezionista, cioè industriale. Questo è anche il segreto per cui la ‘Tribune’, malgrado tutti i suoi “”ismi”” e le sue trappole socialiste, può esistere negli United States come ‘leading journal’».”,”MADx-033-FL”
“MARX Karl”,”Russia.”,”Straordinario, e talvolta quasi ossessivo, fu l’interesse tributato da Marx alla Russia. Già nel 1844, sul ‘Vorwärts’, il giornale parigino in lingua tedesca che ospitava gli articoli di Marx e della ‘scuola umanistica’ emigrata o esule in Francia, comparvero numerosi articoli, forse commissionati proprio da Marx, su La Russie en 1839 di Adolphe de Custine, il testo del 1843 destinato ad alimentare, lungo tutto il secolo, e oltre, la russofobia europea. Nel corso delle rivoluzioni europee del 1848-1849. la Russia zarista si palesò poi a Marx come l’intatto (e, quel che è peggio, intangibile) esercito di riserva della controrivoluzione internazionale, pronto ad intervenire, come effettivamente accadde in Ungheria, là dove l’ordine assolutistico della Santa Alleanza si trovasse in pericolo e dove facessero irruzione la libertà e la democrazia.”,”MADx-034-FL”
“MARX Karl, a cura di Piero BOLCHINI”,”Capitale e tecnologia. Manoscritti 1861-1863.”,”L’analisi del progresso tecnico nelle sue diverse componenti rappresenta uno dei punti cardinali dell’analisi marxiana. In una celebre nota del Capitale Marx afferma che ‘la tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono’. “”Le vicende del manoscritto di ‘Per la critica dell’economia politica’ sono note: si tratta, come scrisse F. Engels, «di 1472 pagine in quarto, in 23 quaderni, scritti dall’agosto 1861 al giugno 1863» (2). Da esso sono stati tratti il II ed il III volume del ‘Capitale’ e, più tardi, anche le ‘Teorie sul plusvalore’ che avrebbero dovuto formare il IV volume, e che vennero pubblicati postumi, rispettivamente nel 1885 e nel 1894 da F. Engels e da K. Kautsky nel 1905. Per contro, i quaderni I-V e XIX-XXIII, che dovevano confluire nel primo volume, sono stati trascurati, tanto che essi verranno resi noti solo nel corso della pubblicazione dell’edizione critica delle ‘Opere’ di Marx e di Engels (MEGA), ancora oggi in corso di stampa. Il manoscritto risulta, dunque, la prima e, per così dire, l’unica stesura dell’intero corpo del ‘Capitale’: in seguito, Marx rielaborerà completamente il primo volume, rivedrà a più riprese diverse parti del materiale destinato ai successivi volumi, ma non sarà più in grado di riprendere nella sua in intierezza il disegno complessivo. L’esame di questi manoscritti presenta, dunque, notevole interesse, dal momento che essi consentono di approfondire il metodo e il modo di lavoro di Marx in una fase specifica e significativa della sua elaborazione, tra ‘Per la critica dell’economia politica’ del 1859 e il primo volume del ‘Capitale’ pubblicato nel 1867. «Il 1862 costituì il punto massimo di depressione delle sorti di casa Marx» annota uno dei suoi più aggiornati biografi, il McLellan (3). Malattie, quali la depressione nervosa della moglie in seguito al vaiolo e le incerte condizioni di salute della figlia, afflissero la famiglia; attacchi di epatite, infiammazioni agli occhi e forme di foruncolosi sparse per tutto il corpo colpirono lo stesso Marx (4). Gravi risulteranno le ristrettezze economiche, poiché il ‘Daily Tribune’, diradò dapprima e troncò poi la collaborazione di Marx. Alla fine del 1862, mentre la moglie cercava di vendere libri di famiglia, Marx si offriva per un posto presso una compagnia ferroviaria; all’inizio dell’anno seguente scriveva a Engels di volersi dichiarare insolvente, di trasferire la famiglia al ‘City Model Lodging House’ e di collocare le due figlie come governanti presso una famiglia amica (5). Pure, questo è un periodo di intensa e vastissima produzione: nelle lettere, anche se a volte egli lamenta il fatto che malattie e angustie non gli consentano di dedicarsi alla teoria, Marx sottolinea come proprio «per la disperazione… sto validamente in trincea e lavoro più di un mulo» (6), e altrove, quasi compiaciuto del contrasto, «è strano, che, con tutta la ‘misère’ intorno, la mia scatola cranica sia viva quanto non era stata mai» (7). Non vi è dubbio che tale situazione si riflettesse anche sul lavoro: se per un verso, amplissimo e di rilievo è il materiale trattato, per l’altro, tanto Engels quanto Kautsky lamentarono lo stile e il modo in cui essi vennero redatti. «Riassunti tecnologico-storici» vengono chiamati i quaderni XIX e XX di ‘Per la critica dell’economia politica’, in una celebre lettera (8); essi serviranno per la elaborazione della IV sezione del ‘Capitale’, ma debbono al contempo essere considerati opera in sé stessa compiuta, ricca di spunti anche non ripresi successivamente sulla storia della tecnologia, sui rapporti tra capitale costante e capitale variabile e sulla critica dell’economia classica e dei suoi epigoni”” [Pietro Bolchini, Introduzione: ‘Karl Marx e la storia della tecnica’] [(in) Karl Marx, ‘Capitale e tecnologia. Manoscritti 1861-1863’, Roma, 1980] [(2) K. Marx, ‘Il capitale’, 3 libri, Roma, 1974, ‘Prefazione’ di F. Engels, libro II, p. 10; K. Marx ‘Storia delle teorie economiche’, 3 vv., Torino, 1954-1958, ‘Prefazione’ di K. Kautsky, v. I, p. 3; (3) D. McLellan, ‘K. Marx, la sua vita e il suo pensiero’, Milano, 1976, p. 334; M. Rubel e M. Manale, ‘Marx without Myth. A Chrnological Study of his Life and Work’ (Marx senza miti, Studio cronologico della sua vita e del suo lavoro), Oxford, 1975; (4) ‘Carteggio Marx-Engels’, 6 vv., Roma, 1972, v. IV (1861-1866); sulle condizioni di salute proprie e della famiglia; cfr. le lettere del 15 marzo 1862, 19 maggio 1862, 29 maggio 1863, 6 luglio 1863; (5) Ibid., Marx ed Engels, 24 gennaio 1863. A sua volta F. Engels incontrò difficoltà finanziarie a causa della crisi del cotone: cfr: Engels a Marx, 8 agosto 1862; 15 novembre 1862; e fu colpito dalla morte di Mary Burns: cfr. Engels a Marx, 7 gennaio 1863; 13 gennaio 1863. Le circostanze erano per entrambi talmente gravi da provocare l’unico vero screzio tra i due amici, del resto ben presto risolto; (6) Ibid., Marx ad Engels, 27 maggio 1862; (7) Ibid., Marx ad Engels, 18 giugno 1862; alla fine dell’anno Marx scriveva a Kugelmann: «La seconda parte è ora finalmente pronta… E’ la continuazione del fascicolo I, ma compare come opera a sé sotto il titolo ‘Il capitale’ e ‘Per la critica dell’economia politica’ solo come sottotitolo», cfr. K. Marx, ‘Lettere a Kugelmann’, Roma, 1976, p. 23; (8) Marx ed Engels, 28 gennaio 1863 (‘Carteggio Marx-Engels’, cit., v. IV, p. 159] (pag 7-8-9-10)”,”MADx-035-FL”
“MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica.”,”Per al critica dell’economia politica fu pubblicata per la prima volta, in tedesco, nel 1859, otto anni prima della pubblicazione del primo libro del Capitale. “”Friedrich Engels, col quale, dopo la pubblicazione (nei ‘Deutsch-französische Jahrbücher’) del suo geniale schizzo di critica delle categorie economiche, mantenni per iscritto un continuo scambio di idee, era arrivato per altra via (si confronti la sua ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ (1) ), allo stesso risultato cui ero arrivato io, e quando nella primavera del 1845 si stabilì egli pure a Bruxelles, decidemmo di mettere in chiaro, con un lavoro comune, il contrasto tra il nostro modo di vedere e la concezione ideologica della filosofia tedesca, di fare i conti, in realtà, con la nostra anteriore coscienza filosofica. Il disegno venne realizzato nella forma di una critica della filosofia posteriore a Hegel. Il manoscritto (2), due grossi fascicoli in ottavo, era da tempo arrivato nel luogo dove doveva pubblicarsi, in Vestfalia, quando ricevemmo la notizia che un mutamento di circostanze non ne permetteva la stampa. Abbandonammo tanto più volentieri il manoscritto alla rodente critica dei topi, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi. Dei diversi lavori sparsi in cui esponemmo al pubblico in quel periodo, sotto questo o quell’aspetto, i nostri modi di vedere, menzionerò soltanto il ‘Manifesto del Partito comunista’, redatto in comune da Engels e da me, e un ‘Discorso sul libero scambio’ da me pubblicato. I punti decisivi della nostra concezione vennero indicati per la prima volta in modo scientifico, benché soltanto in forma polemica, nel mio scritto ‘Miseria della filosofia’ (3), pubblicato nel 1847 e diretto contro Proudhon, ecc. La pubblicazione d’una dissertazione, scritta in lingua tedesca, sul ‘Lavoro salariato’ (4), in cui raccoglievo le conferenze tenute da me su questo argomento nella Associazione degli operai tedeschi di Bruxelles, venne interrotta dalla rivoluzione di febbraio e dalla mia espulsione dal Belgio che ne seguì. La pubblicazione della ‘Neue Rheinische Zeitung’ (5) nel 1848 e nel 1849 e i successivi avvenimenti interruppero i miei studi economici, che poterono essere ripresi soltanto a Londra nel 1850. L’enorme quantità di materiali per la storia dell’economia politica che sono accumulati nel Museo britannico, il fatto che Londra è un punto favorevole per l’osservazione della società borghese, infine la nuova fase di sviluppo in cui questa società sembrava essere entrata con la scoperta dell’oro dell’Australia e della California, mi indussero a ricominciare di nuovo dal principio, e a studiare a fondo, in modo critico, i nuovi materiali. Questo studi mi portavano da sé, in parte, a discipline in apparenza molto lontane, sulle quali dovetti indugiare per un tempo più o meno lungo. In particolare, però, il tempo di cui disponevo mi venne ridotto dalla necessità imperiosa di lavorare per un guadagno. La mia collaborazione, che dura ormai da otto anni, al primo giornale anglo-americano, la ‘New York Tribune’ (6), provocò una straordinaria dispersione dei miei studi, dato che non mi occupo che per eccezione di giornalismo propriamente detto. Gli articoli che scrivevo sui principali avvenimenti economici in Inghilterra e sul continente formavano però una parte così importante del mio lavoro, che fui costretto a familiarizzarmi con dei particolari pratici che escono dal terreno della scienza dell’economia politica propriamente detta. Questo schizzo nel corso dei miei studi nel campo dell’economia politica deve solamente servire a dimostrare che le mie concezioni, in qualsiasi modo si voglia giudicarle e per quanto coincidano ben poco con i pregiudizi interessati delle classi dominanti, sono il risultato di lunghe e coscienziose ricerche. Sulla soglia della scienza, come sulla porta dell’inferno, si deve porre questo ammonimento:””Qui si convien lasciare ogni sospetto, Ogni viltà convien che qui sia morta”” [Karl Marx, ‘Prefazione’, Londra, gennaio 1859, (in) Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969] [(1) Pubblicata a Lipsia nel 1845. Per la traduzione italiana cfr. Roma, Edizioni Rinascita, 1955; (2) ‘L’ideologia tedesca’. Per la traduzione italiana cfr. Roma, Editori Riuniti, 1967; (3) Scritto in francese da Marx nel 1846-47. Per la traduzione italiana, cfr. Roma, Edizioni Rinascita, 1949; (4) ‘Lavoro salariato e capitale’, fu pubblicato in articoli editoriali dalla ‘Neue Rheinische Zeitung’ a partire dal 4 aprile 1849. Per la traduzione italiana cfr. Roma, Editori Riuniti, 1960; (5) ‘Nuova gazzetta renana’, quotidiano democratico, uscito a Colonia sotto la direzione di Marx nel 1848-49; (6) Organo democratico-borghese americano fondato nel 1841. Marx vi collaborò nel 1851 e, dal 1855, ne divenne l’unico corrispondente dall’Europa]”,”MADx-036-FL”
“MARX Karl, a cura di Lorenzo CALABI”,”Manoscritti del 1861-1863.”,”Il terzo capitolo finora inedito di ‘Per la critica dell’economia politica’ il primo abbozzo del sistema dell’economia borghese esposto criticamente.”,”MADx-037-FL”
“MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-038-FL”
“MARX Karl, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-039-FL”
“MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”Le lettere di Marx a Kugelmann sono il riflesso di una profonda esperienza di ricerche teoriche e di battaglie rivoluzionarie che vanno dall’epoca relativamente tempestosa intorno al sessanta (Lenin) in cui Marx porta a compimento e dà alle stampe il primo volume del Capitale a quella ancor più tempestosa e ricca della Comune di Parigi e delle sue immediate ripercussioni. Ricerche teoriche e attività rivoluzionaria in uno storico epistolario.”,”MADx-040-FL”
“MARX Karl”,”La questione ebraica e altri scritti giovanili.”,”Questo volume raccoglie alcuni dei più importanti scritti giovanili di Marx, come il Carteggio del 1843 (tra Marx, Ruge, Feuerbach e Bakunin). Si tratta di testi fondamentali nell’evoluzione del pensiero marxiano, che segnano il raggiunto approdo a una concezione rivoluzionaria di emancipazione umana.”,”MADx-041-FL”
“MARX Karl MATTICK Paul KORSCH Karl SOHN-RETHEL Alfred MODUGNO Enzo a cura”,”Marxiana 2. Critica della politica e dell’economia politica.”,”L’inedito di Marx costituisce la prima, più vasta ed articolata stesura del capitolo ‘Macchine e grande industria’ del libro I del ‘Capitale’, e riconferma la lettura fattane da Panzieri sui ‘Quaderni rossi’. Vi sono trattati temi come l’autonomia del lavoro, l’uso antioperaio delle macchine, la dequalificazione, l’uso della scienza, al centro delle lotte di questi anni. Alfred Sohn-Rethel può essere considerato oggi uno dei maggiori teorici marxisti. Della generazione di Adorno, Bloch, Benjamin (è nato nel 1899), ha studiato a Heidelberg e Berlino ed è poi emigrato, per sfuggire ai nazisti, in Inghilterra dove vive tuttora.”,”EMEx-003-FL”
“MARX Karl, a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale.”,”MADx-042-FL”
“MARX Karl, edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI Bruno e Enzo GRILLO”,”Manoscritti sulla questione polacca (1863-1864).”,”È noto che ieri come oggi la libertà della Polonia dipende dalla Russia e dal complesso gioco degli equilibri internazionali, ieri europei ed oggi mondiali. Quando all’inizio del 1863 un comitato segreto residente a Varsavia diede inizio all’ennesima insurrezione polacca e Bismarck offrì allo Zar il proprio incondizionato sostegno nella repressione dei moti rivoluzionari, nacque in Marx l’idea di scrivere un affresco storico-diplomatico per denunciare la servile subalternità della Prussia alla Russia. La questione polacca si confermava il nodo centrale ed ineludibile della rivoluzione democratica europea.”,”MADx-043-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Marxismo e anarchismo.”,”Discutere del rapporto fra marxismo e anarchismo non vuol dire solo seguire gli sviluppi di una polemica ‘storica’, quanto vedere il pericolo rappresentato in tempi diversi per il movimento operaio e socialista da quelle correnti che anche oggi, in qualche modo e in senso lato, si possono raggruppare sotto la denominazione di anarchismo e ripresentano l’utopia libertaria contrapponendosi in modo alternativo agli scopi del socialismo e del movimento operaio. Acquistano così un interesse attuale quei testi, qui scelti e introdotti dallo storico Gian Mario Bravo, nei quali Marx ed Engels hanno argomentato il loro rifiuto polemico e critico nei confronti degli anarchici loro contemporanei, da Stirner a Proudhona a Bakunin.”,”MAED-011-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Riassunto del “”Capitale””. La forma di valore.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-048-FL”
“MARX Karl, a cura di DONAGGIO Enrico e KAMMERER Peter”,”Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’uso.”,”‘Il mondo moderno lascia insoddisfatti o, dove appare soddisfatto di se stesso, è volgare’ Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica. ‘Come nella religione l’uomo è dominato dall’opera della sua testa, così nella produzione capitalistica è dominato dall’opera della sua mano’ Karl Marx, Il capitale. ‘L’economia non tratta di cose, ma di rapporti tra persone e, in ultima istanza, tra classi; questi rapporti sono però sempre legati a delle cose e appaiono come cose’. F.Engels, Recensione a Per la critica dell’economia politica. ‘Ciò che caratterizza l’epoca capitalistica è il fatto che la forza-lavoro riceve per il lavoratore la forma di una merce che non gli appartiene’. Karl Marx, Il capitale. ‘Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente’. Marx-Engels, L’ideologia tedesca. Enrico Donaggio insegna Filosofia della storia all’Università di Torino. É autore, curatore e traduttore di volumi e saggi apparsi in Italia e all’estero. Di recente ha scritto e curato: Sul male, A partire da Hannah Arendt, Una sobria inquietudine, Karl Löwith e la filosofia, Che male c’è, Indifferenza e atrocità tra Auschwitz e i nostri giorni, La scuola di Francoforte, La storia e i testi. Peter Kammerer insegna Sociologia all’Università di Urbino. Ha pubblicato studi sull’immigrazione e l’emigrazione. Ha tradotto opere di Gramsci e Pasolini. Ha curato, tra l’altro: A. Langer, Die mehrheit der Minderheiten, H. Müller, L’invenzione del silenzio, Poesie, Testi, materiali dopo l’89 e Germania 3, Spettri sull’uomo morto, W.Hoss, Komm ins Offene, Freund. Sulla schiavitù dei neri (pag 146-147)”,”MADx-050-FL”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. Il processo di produzione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-836″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. Il processo di produzione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-837″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. Il processo di produzione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-838″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Secondo. Il processo di circolazione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-839″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Secondo. Il processo di circolazione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-840″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-841″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-842″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-843″
“MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. Libro quarto del ‘Capitale’. Volume III.”,”Superiorità di Lutero su Proudhon nella polemica contro l’interesse. (pag 457-460) ‘L’usura è stata un potente mezzo per la formazione dei presupposti del capitale industriale’ “”Lutero, vissuto nel periodo in cui la società borghese medioevale si andava dissolvendo negli elementi della società moderna – processo accelerato dal commercio mondiale e dalla scoperta di nuovi giacimenti auriferi – non conosce naturalmente il capitale che nelle due forme antidiluviane del capitale fruttifero di interesse e del capitale commerciale. La produzione capitalistica, già vigorosa nella sua fase iniziale, mentre cerca da una parte di assoggettare a viva forza il capitale monetario al capitale industriale – in Olanda dove si sviluppa prima sotto forma di manifattura e poi sotto forma di commercio all’ingrosso, lo scopo è raggiunto più presto che altrove; in Inghilterra è proclamato, nel XVII secolo come una condizione indispensabile della produzione capitalistica, anche se, in parte, in forme molto ingenue – dall’altra compie il primo passo, nel periodo di transizione, ‘riconoscendo’ nell’«usura», nella vecchia forma del capitale fruttifero di interesse, una delle condizioni, uno dei rapporti necessari della produzione. Più tardi, non appena il capitale industriale ha subordinato a sé il capitale fruttifero di interesse (XVIII, Bentham) ne riconosce la legittimità, lo riconosce come carne della sua carne. Lutero ‘è superiore’ a Proudhon. Non si lascia indurre in errore dalla differenza tra ‘prestare’ e ‘comprare’: in entrambi riconosce egualmente l’usura. La cosa più notevole nella sua polemica è che egli considera come principale punto di attacco l’idea che l’interesse ‘nasca dal seno stesso del capitale’. (…) Lutero ci spiega qui come è nato il capitale usuraio: dalla rovina dei piccoli borghesi (artigiani e contadini), cavalieri, nobili, principi. Da un lato il capitale usurario si appropria del plusvalore, e con ciò delle ‘condizioni di lavoro’ del contadino, dell’artigiano, in breve, del piccolo produttore di merci che può aver bisogno di denaro per effettuare i pagamenti prima di aver venduto la sua merce, o di comprare qualcuna delle sue condizioni di lavoro, ecc. Dall’altro, si appropria della ricchezza dei ‘rentiers’, cioè della ricchezza dissipatrice e godereccia. L’usura, in quanto raggiunge un duplice obiettivo: la formazione di un patrimonio finanziario indipendente, e l’appropriazione delle condizioni di lavoro, cioè la rovina dei possessori delle vecchie condizioni di lavoro, è un potente mezzo per la formazione dei presupposti del capitale industriale, un potente fattore della separazione delle condizioni di produzione dal produttore. Esattamente come il capitale commerciale. Entrambi hanno in comune il fatto di costituire un patrimonio monetario autonomo, cioè di accumulare nelle loro mani, sotto forma di denaro liquido, tanto una parte del plusvalore annuo, quanto delle condizioni di lavoro e della accumulazione del lavoro annuo. Il denaro che si trova effettivamente nelle loro mani non rappresenta che una piccola parte sia della tesaurizzazione annuale e annualmente accumulata, sia del capitale circolante. Il fatto di costituire un ‘patrimonio monetario’, significa che affluisce ad essi una parte considerevole della produzione annua sia dei redditi annui, non ‘in natura’ ma nella forma modificata del denaro. Nella misura in cui il denaro non circola attivamente come denaro contante, non è in movimento, si trova accumulato nelle loro mani, come in serbatoi del denaro circolante, e ancor di più si trovano accumulati nelle loro mani i titoli di proprietà sulla produzione, ma come titoli sulla merce trasformata in denaro, come titoli monetari. L’usura appare da un lato come la rovina della ricchezza e della proprietà feudale, dall’altro come la rovina della produzione piccolo-borghese, piccolo-contadina, in breve, di tutte le forme in cui il produttore è ancora proprietario dei suoi mezzi di produzione”” (pag 457-460) [Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche. Libro quarto del ‘Capitale’. Volume III’, Roma, 1974] Dall’introduzione al primo volume (MADx-084) “”Quando Marx morì nel 1883, il piano originario del ‘Capitale’ era largamente incompiuto. Nel presentare al lettore il Libro I dell’opera (1867) egli aveva previsto un seguito: «Il secondo volume di questo scritto tratterà il processo di circolazione del capitale (Libro II), e le formazioni del processo complessivo (Libro III); il volume terzo, conclusivo (Libro IV), tratterà la storia della teoria». Sedici anni dopo, al momento della morte, il seguito non era ancora venuto. Rimaneva soltanto un enorme manoscritto, già redatto in anni antecedenti alla pubblicazione del Libro I, di cui Engels ha lasciato una famosa descrizione: «La massa principale del materiale, sebbene nella maggior parte elaborata compiutamente quanto alla sostanza, non lo era quanto alla lingua; redatto nella lingua in cui Marx soleva stendere i suoi estratti: stile trascurato, familiare, con frequenti espressioni e locuzioni ruvidamente umoristiche, definizioni tecniche inglesi e francesi, spesso intere frasi e anche pagine in inglese; pensieri buttati giù nella forma in cui a mano a mano si sviluppavano nella mente dell’autore. Accanto a singole parti trattate diffusamente, altre, parimenti importanti, soltanto accennate; il materiale di fatti illustrativi raccolto ma a malapena raggruppato, non diciamo poi elaborato; alla chiusa dei capitoli, per l’urgenza di arrivare al capitolo successivo, spesso soltanto un paio di frasi tronche, come pietre miliari degli sviluppi lasciati incompiuti; infine la nota scrittura, a volte illeggibile per lo stesso autore». Da questo materiale manoscritto, Engels aveva ricavato, nel 1885, il Libro II del ‘Capitale’, nel 1894 il Libro III, riservandosi di pubblicare in seguito, in forma di Libro IV del ‘Capitale’, la parte concernente le ‘Teorie sul plusvalore’, cioè la parte dedicata da Marx alla storia dell’economia politica dalla metà del secolo XVII in poi. Senonché a Engels non fu concesso di realizzare interamente il suo progetto. Impegni di vario genere, lavori scientifici suoi propri e malattie gli impedirono di terminare il lavoro di preparazione del Libro III del ‘Capitale’ con la celerità che avrebbe voluto. Così che, quando egli si accingeva a preparare per le stampe il Libro IV, cioè la storia della teoria, la morte (1895) gli strappò la penna di mano, impedendogli di portare a compimento il lavoro, cui si era dedicato con tanta abnegazione, di esecutore testamentario dell’opera di Marx. Il compito di pubblicare il manoscritto delle ‘Teorie’ passò allora a Kautsky, il quale, nel prepararlo per le stampe, si accorse tuttavia di non poter dare la forma di Libro IV del ‘Capitale’ (il che avrebbe richiesto una profonda rielaborazione del materiale, così da farne una continuazione omogenea dei primi tre Libri) e optò per la forma di un’opera autonoma – appunto le ‘Teorie sul plusvalore’ – parallela al ‘Capitale’ anziché parte integrante di esso”” (pag 7-8) [Lucio Colletti, ‘Introduzione’] [(in) Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche. Libro quarto del «Capitale». Volume primo’, Roma, 1974]”,”MADx-084-C”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Selected Works in Two Volumes. Volume I.”,”Tra i tanti argomenti (v. indice) – Le crisi capitalistiche – Le regolarità in natura e nella storia – La teoria e la sua importanza – Struttura e sovrastruttura – Essere e coscienza – Dialettica materialista, metodo “”Marx was, and is, the only one who could undertake the work of extracting from the Hegelian logic, the kernel which comprises Hegel’s real discoveries in this sphere, and to reconstruct the dialectical method, divested of its idealistic trappings, in the simple shape in which it becomes the only true form of development of thought. The working out of the method which forms the foundation of Marx’s criticism of political economy we consider a result of hardly less importance than the basic materialist outlook itself. The criticism of economics, even according to the method acquired, could still be exercised in two ways: historically or logically. Since in history, as in its literary reflection, development as a whole also proceeds from the most simple to the more complex relations, the historical development of the literature of political economy provided a natural guiding thread with which criticism could link up, and the economic categories as a whole would thereby appear in the same sequence as in the logical development. This form apparently has the advantage of greater clearness, since indeed it is the ‘actual’ development that is followed, but as a matter of fact it would thereby at most become more popular. History often proceeds by leaps and zigzags and it would thus have to be followed up everywhere, whereby not only would much material of minor importance have to be incorporated, but there would be much interruption of the chain of thought; furthermore, the history of economics could not be written without that of bourgeois society and this would make the task endless, since all preliminary work is lacking. The logical method of treatment was therefore, the only appropriate one. But this, as a matter of fact, is nothing else but the historical method, only divested of its historical form and disturbing fortuities. The chain of thought must begin with the same thing with which this history begins, and its further course will be nothing else but the reflection of the historical course in abstract and theoretically consistent form; a corrected reflection but corrected according to laws furnished by the real course of history itself, in that each, factor can be considered at the point of development of its full maturity, of its classic form. In this method we proceed from the first and simplest relation that historically and in fact confronts us; here, therefore, from the first economic relation to be found. We analyse this relation. Being a ‘relation’ of itself implies that it has two sides, ‘related to each other’. Each of these sides is considered by itself, which brings us to the way in which they behave to each other, their interaction. Contradictions will result which demand a solution. But as we are not considering here an abstract process of thought taking place solely in our heads, but a real process which actually took place at some particular time or is till taking place, these contradictions, too, will have developed in practice and will probably have found their solution. We shall trace the nature of this solution, and shall discover that it has been brought about by the establishment of a new relation whose two opposite sides we shall now have to develop, and so on”” (pag 373-374) [F. Engels, ‘Karl Marx, A contribution to the critique of political economy,’, written by Engels during the first half of August 1859, Published in the newspaper ‘Das Volk’, August 6 and 20, 1859] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Selected Works in Two Volumes. Volume I’, London, 1962] La catena di pensiero deve iniziare con la stessa cosa con la quale inizia questa storia, e il suo ulteriore corso non sarà altro che il riflesso del corso storico in forma astratta e teoricamente coerente. Metodo materialistico di analisi studio interpretazione realtà nel suo movimento”,”MADx-835″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di V. ADORATSKY, edizione inglese a cura di C.P. DUTT”,”Selected Works in Two Volumes. Volume II.”,”Lettera a Karl Kautsky sulle colonie di Engels del 12.11.1882. (pag 665-667) Contiene il capitolo: Lettere di Marx Engels sulla lotta per il partito proletario (pag 602-639) Lettera a A. Bolte di Marx, 23.11.1871 (pag 616-618) “”The ‘International’ was founded in order to replace the socialist or semi-socialist sects by a real organisation of the working class for struggle. The original statutes and the Inaugural Address show this at the first glance. On the other hand the internationalists could not have maintained themselves if the course of history had not already smashed up the sectarian system. The development of the system of socialist sects and that of the real workers’ movement always stand in inverse ratio to each other. So long as the sects are (historically) justified the working class is not yet ripe for an independent historic movement. As soon as it has attained this maturity all sects are essentially reactionary. Nevertheless what history has shown everywhere was repeated within the International. The antiquated attempts to re-establish and maintain itself within the newly achieved form. And the history of the International was a ‘continual struggle on the part of the General Council’ against the sects and amateur experiments which attempted to maintain themselves within the International itself against the genuine movement of the working class. This struggle was conducted at the ‘Congresses’, but far more in the private dealings of the General Council with the individual sections. (…) The political movement of the working class has as its object, of course, the conquest of political power for the working class and for this it is naturally necessary that a previous organisation of the working class, itself arising from their economic struggles, should have been developed up to a certain point. On the other hand, however, every movement in which the working class comes out, ‘as a class’ against the ruling classes and attempts to force them by pressure from without is a political movement. For instance, the attempt in a particular factory or even a particular industry to force a shorter working day out of the capitalists by strikes, etc., is a purely economic movement. On the other hand the movement to force an eight-hour day, etc., ‘law’ is a ‘political’ movement. And in this way, out of the separate economic movements of the workers there grows up everywhere a ‘political’ movement, that is to say a movement of the ‘class’, with the object of achieving its interests in a general form, in a form possessing a general social force of compulsion. If these movements presuppose a certain degree of previous organisation they are themselves equally a means for the development of this organisation. Where the working class is not yet far enough advanced in its organisation to undertake a decisive campaign against the collective power, i.e., the political power of the ruling classes, it must at any rate be trained for this by continual agitation against and a hostile attitude towards the policy of the ruling classes. Otherwise it will remain a plaything in their hands, as the September revolution in France showed, and as is also proved up to a certain point by the game Messrs. Gladstone and Co. are bringing off in England even up to the present time (1)”” [Karl Marx to A. Bolte, London, November 23, 1871; (in) Karl Marx, ‘Selected Works in Two Volumes. Volume II’, a cura di A. Adoratsky, London, 1942] [(1) For the revolution of September 4, 1870, in France, see ‘The Civil War in France’. By the words “”Gladstone’s game”” Marx means the influence of the bourgeois party and of the liberals led by Gladstone on the leaders of the trade unions.-Ed.] (pag 618)”,”MADx-835-B”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Paul W. BLACKSTOCK e Bert F. HOSELITZ”,”The Russian Menace to Europe. A Collection of Articles, Speeches, Letters and News Despatches Selected and Edited by Paul W. Blackstock and Bert F. Hoselitz.”,”La questione cruciale dell’indipendenza della Polonia in Europa centrale (pag 116-117) [dalla lettera di Engels a Kautsky del 1882] “”One of the real tasks of the Revolution of 1848 – and the ‘real’, and not illusory tasks of a revolution are always solved as a consequence of this revolution – was the constitution of the suppressed and scattered nationalities of Central Europe, provided they were at all viable and provided especially that they were ripe for independence. This task was accomplished by the executors of the revolution, Bonaparte, Cavour, and Bismarck for Italy, Hungary, and Germany in accordance with the then prevailing conditions. There remained Ireland and Poland. We may leave Ireland out of consideration here, since it affects the situation on the European continent only very indirectly. But Poland is situated in the center of the continent, and the maintenance of its partition is the very tie which binds the Holy Alliance together again and again. We have, therefore, great interest in Poland. It is historically impossible for a great people even to discuss internal problems of any kind seriously, as long as it lacks national independence. Before 1859 there was no question of socialism in Italy; even the number of Republicans was small, although they formed the most active element. Only after 1861 the Republicans increased in influence and later transferred their best elements to the Socialists. The same was true in Germany. Lassalle was at the point of giving up his work as a failure, when he had the fortune of being shot. Only when in the year 1866 the greater Prussian unity of petty Germany [‘die grosspreussische Einheit Kleindeutschlands’] had been actually decided, the Lassallean, as well as the so-called Eisenach parties assumed some importance. And only after 1870 when the Bonapartist appetite of intervention had been removed definitively the thing got really going. If we still had the old ‘Bundestag’, where would be our Party? The same happened in Hungary. Only after 1860 it was drawn into the modern movement: fraud on top, socialism below. An international movement of the proletariat is possible only among independent nations. The little bit of republican internationalism between 1830 and 1848, was grouped around France which was destined to free Europe. ‘Hence it increased French chauvinism’ in such a way as to cause the world-liberating mission of France and with it France’s native right to be in the lead to get in our way every day even now. (The Blanquists present a caricature of this view, but it is still very strong also among Malon and company). Also in the International the Frenchmen considered this point of view as fairly obvious. Only historical events could teach them – and several others also – and still must teach them daily that international cooperation is possible only among ‘equals’, and even a ‘primus inter pares’ can exist at best for immediate action. So long as Poland is partitioned and subjugated, therefore, neither a strong socialist party can develop in the country itself, nor can there arise real international intercourse between the proletarian parties in Germany, etc., with ‘other than emigré Poles’. Every Polish peasant or worker who wakes up from the general gloom and participates in the common interest, encounters fist the fact of national subjugation. This fact is in his way everywhere as the first barrier. To remove it is the basic condition of every healthy and free development. Polish socialists who do not place the liberation of their country at the head of their program, appear to me as would German socialists who do not demand first and foremost repeal of the socialist law; freedom of the press, association, and assembly. In order to be able to fight one needs first a soil to stand on, air, light, and space. Otherwise all is idle chatter. It is unimportant whether a reconstitution of Poland is possible ‘before’ the next revolution. ‘We’ have in no case the task to deter the Poles from their effort to fight for the vital conditions of their future development, or to persuade them that national independence is a very secondary matter from the international point of view. On the contrary, independence is the basis of any common international action”” [Nationalism, Internationalism and the Polish Question (1882)] [Karl Marx Engels Friedrich. A Collection of Articles, Speeches, Letters and News Despatches Selected and Edited by Paul W. Blackstock and Bert F. Hoselitz, G. Allen & Unwin, London, 1953] Nazionalismo, internazionalismo e questione polacca (1882) (pag 116-117)”,”MADx-844″
“MARX Karl, a cura di CANTIMORI Delio”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di produzione del capitale. Libro 1 Vol.I.”,”Quest’opera della quale consegno al pubblico il primo volume, costituisce il seguito del mio scritto Per la critica dell’economia politica, pubblicato nel 1859, Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta opinione pubblica, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino: ‘Segui il tuo corso, e lascia dir le genti! * Londra, 25/7/1867 K. Marx.”,”MADx-051-FL”
“MARX Karl, a cura di CANTIMORI Delio”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di produzione del capitale. Libro 1 Vol.II.”,”‘La schiavitù in cui la borghesia tiene incatenato il proletariato non si rivela in nessun luogo con la chiarezza che la distingue nel sistema di fabbrica. Ogni libertà vi cessa sia di diritto che di fatto. L’operaio deve trovarsi in fabbrica alle 5 e mezzo del mattino; se arriva con qualche minuto di ritardo, è punito, se il ritardo è di 10 minuti, non viene neanche fatto entrare finchè non sia passa l’ora della colazione, e perde il suo quarto di giornata del salario. Egli è costretto a mangiare, bere e dormire su comando… La dispotica campana lo fa alzare dal letto, lo fa allontanare dalla colazione e dal pasto di mezzogiorno. E come vanno poi le cose nella fabbrica? Qui legislatore assoluto è il fabbricante. Egli emana i regolamenti di fabbrica a suo beneplacito; egli modifica e amplia il suo codice a piacere; e anche se vi inserisce le cose più pazzesche, i tribunali dicono all’operaio: Siccome vi siete sottomessi a questo contratto di vostra spontanea volontà, ora dovete anche osservarlo… Questi operai sono condannati, dal nono anno di età fino alla loro morte, a vivere sotto quella frusta fisica e morale’ F. Engels.”,”MADx-052-FL”
“MARX Karl, a cura di CANTIMORI Delio”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di produzione del capitale. Libro 1 Vol.III.”,”‘Il capitale’, dice uno scrittore della Quarterly Review, ‘fugge il tumulto e la lite ed è timido per natura. Questo è verissimo, ma non è tutta la verità. Il capitale aborre la manxanza di profitto o il profitto molto esiguo, come la natura aborre il vuoto. Quando c’è un profitto proporzionato, il capitale diventa coraggioso. Garantitegli il dieci per cento, e lo si può impiegare dappertutto, il venti per cento, e diventa vivace, il cinquanta per cento, e diventa veramente temerario, per il cento per cento si mette sotto i piedi tutte le leggi umane, dategli il trecento per cento, e non ci sarà nessun crimine che esso non arrischi, anche pena la forca. Se il tumulto e le liti portano profitto, esso incoraggerà l’uno e l’altro. Prova: contrabbando e tratta degli schiavi’ (T.J.Dunning, 1799-1873, teorico del movimento sindacale inglese)”,”MADx-053-FL”
“MARX Karl, a cura di PANZIERI Raniero”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di circolazione del capitale. Libro 2 Vol.I.”,”Il II ed il III Libro del Capitale, come Marx mi disse più volte, dovevano essere dedicati a sua moglie. Londra, nell’anniversario della nascita di Marx, 5/5/1885. F. Engels”,”MADx-054-FL”
“MARX Karl, a cura di PANZIERI Raniero”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di circolazione del capitale. Libro 2 Vol.II.”,”Il processo diretto di produzione del capitale è il suo processo di lavoro e di valorizzazione, il processo il cui risultato è il prodotto-merce, e il cui motivo determinante è la produzione di plusvalore.”,”MADx-055-FL”
“MARX Karl, a cura di BOGGERI Maria Luisa”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Libro 3 Vol.I.”,”Questa edizione italiana del III Libro del Capitale, la prima in cui esso sia presentato integralmente al nostro lettore, è stata condotta sul testo dell’edizione Dietz, Berlino, 1949, che riproduce l’edizione dell’Istituto Marx-Engels-Lenin, Mosca, 1932 (ad eccezione della prefazione dell’Istituto stesso). Quest’ultima riproduceva a sua volta, con lievi varianti, apportate sulla base del manoscritto di Marx, l’edizione meissneriana pubblicata da Engels nel 1894.”,”MADx-056-FL”
“MARX Karl, a cura di BOGGERI Maria Luisa”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Libro 3 Vol.II.”,”Questa edizione italiana del III Libro del Capitale, la prima in cui esso sia presentato integralmente al nostro lettore, è stata condotta sul testo dell’edizione Dietz, Berlino, 1949, che riproduce l’edizione dell’Istituto Marx-Engels-Lenin, Mosca, 1932 (ad eccezione della prefazione dell’Istituto stesso). Quest’ultima riproduceva a sua volta, con lievi varianti, apportate sulla base del manoscritto di Marx, l’edizione meissneriana pubblicata da Engels nel 1894.”,”MADx-057-FL”
“MARX Karl, a cura di BOGGERI Maria Luisa”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Libro 3 Vol.III.”,”Questa edizione italiana del III Libro del Capitale, la prima in cui esso sia presentato integralmente al nostro lettore, è stata condotta sul testo dell’edizione Dietz, Berlino, 1949, che riproduce l’edizione dell’Istituto Marx-Engels-Lenin, Mosca, 1932 (ad eccezione della prefazione dell’Istituto stesso). Quest’ultima riproduceva a sua volta, con lievi varianti, apportate sulla base del manoscritto di Marx, l’edizione meissneriana pubblicata da Engels nel 1894. L’analisi della proprietà fondiaria nelle sue diverse forme storiche esula dai limiti del presente lavoro. Ce ne occupiamo unicamente in quanto una parte del plusvalore prodotto dal capitale finisce nelle mani del proprietario fondiario. Il nostro presupposto è, qundi, che l’agricoltura, precisamente come la manifattura, sia dominata dal modo di produzione capitalistico, ossia che l’economia agricola venga esercitata da capitalisti che si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti soltanto per l’elemento in cui sono investiti il loro capitale e il lavoro salariato messo in opera da questo capitale.”,”MADx-058-FL”
“MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-059-FL”
“MARX Karl, a cura di Luigi FIRPO”,”Scritti politici giovanili.”,”2° copia Il tempo della formazione di Marx “”L’impronta della sua formazione berlinese rimane in questo periodo affatto evidente: nel campo della critica religiosa ci manca purtroppo l’articolo sul conflitto tra l’arcivescovo di Colonia e il governo prussiano, che la censura distrusse, ma le due brevi difese di Feuerbach e di Bauer (pp. 54-64) bastano a rivelarci la sua piena adesione al radicalismo critico, difeso vuoi contro l’ottuso conformismo di Gruppe, vuoi contro la parziale e irresoluta esegesi dissolvitrice di Strauss. Quanto all’impostazione filosofica del problema politico, è palese il perdurare degli schemi hegeliani (pp. 264-266), dai quali Marx non riesce in sulle prime a staccarsi, sì che, seguendo il suo discorso polemico, par di assistere a tratti ad un curioso sdoppiamento dell’avversario, onde il governo prussiano, responsabile dell’arretrata situazione politica tedesca, si dissocia dall’astratto Stato prussiano, che rimane valido modello di un ideale assoluto: un significativo esempio di questa incertezza può leggersi alle pp. 254-5; si avverta tuttavia che, pochi giorni avanti, un dubbio ormai pungente si era affacciato all’animo di Marx, ed egli aveva scritto «un vero Stato, un vero matrimonio, una vera amicizia sono indissolubili, ma nessuno Stato, nessun matrimonio, nessuna amicizia corrispondono interamente al loro concetto» (p. 246): egli è volto ormai a spiegare e a definire questa riconosciuta frattura fra ideale e realtà. La ricerca non tarda a risolversi nell’inevitabile distacco dagli amici berlinesi, i «Liberi» riuniti attorno a Bauer, che proclamano essere sufficiente eliminare col vaglio della critica gli elementi irrazionali inclusi nel reale e avevano a lungo nutrito una ingenua fiducia nella perfettibilità dello Stato prussiano. Col loro conclamato ateismo, l’esteriorità d’una vita spregiudicata, il chiassoso disordine, il radicalismo politico spinto fino al repubblicanesimo, essi avevano finito coll’isterilirsi nell’intellettualismo, incapaci di applicare la tattica paziente della quotidiana battaglia contro la censura, convinti di poter annullare la realtà politica col solo impiego astratto della critica filosofica”” [Luigi Firpo, ‘Prefazione’] [(in) Karl Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950] (pag 10) “”Con umile onestà Marx riconosce la propria impreparazione, sdegna di ricorrere alle «trovate superficiali del momento», sente che è necessario affrontare «uno studio lungo, assiduo e molto approfondito» delle teorie del socialismo, per giungere a una piena chiarificazione dottrinale: «agli esperimenti pratici», egli proclama (p. 174), «sia pure esperimenti di massa, si può sempre rispondere col cannone, ma le idee che la nostra intelligenza ha acquisito vittoriosamente, che il nostro animo ha conquistato, alle quali l’intelletto ha forgiato la nostra coscienza, sono vincoli dai quali non ci si strappa senza lacerarsi il cuore, sono demoni che l’uomo può vincere soltanto sottomettendosi ad essi». Marx contraeva così con se stesso un serio impegno di lavoro e intuiva nel contempo il proprio imminente destino. Nelle pagine della «Renana» non erano mancati anche in precedenza accenni alla situazione del proletariato, amare constatazioni dell’avvilente miseria operaia («il castoro è un muratore con la pelliccia e il muratore un castoro senza pelliccia», p. 110), rivendicazioni di sapore sindacalistico («il salariato è più autorizzato del teologo a discutere se si debba o no lavorare nei giorni di festa» (p. 122), un senso di istintiva fiducia nelle larghe masse escluse dalla vita politica e dal benessere economico («sappiamo che l’uomo da solo è debole, ma sappiamo anche che la totalità è forte», p. 113), che non rappresentano «una bruta massa inorganica» (p. 253), ma la realtà concreta in cui si esplica la vita dello Stato. Ben presto l’occasione chiamò Marx a un esame approfondito di specifiche questioni sociali, inducendolo ad analizzare i provvedimenti repressivi escogitati dalla sesta Dieta renana contro le asportazioni abusive di legna (pp. 177-225) e ad assumere le difese di un anonimo corrispondente del giornale, che aveva sollevato le ire della censura per la sua obiettiva indagine sulla crescente miseria dei viticoltori della Mosella (pp. 293-330). Cinquanta e più anni dopo, scrivendo a R. Fischer il 15 aprile 1895, Federico Engels ricordava di aver «udito sempre da Marx, che proprio occupandosi della legge sul furto di legna e della situazione dei contadini della Mosella egli era passato dalla pura politica a questioni di carattere economico, e di qui al socialismo»”” [Luigi Firpo, ‘Prefazione’] [(in) Karl Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950] (pag 11-12)”,”SOCx-263″
“MARX Karl, a cura di Günther HILLMANN”,”Texte zu Methode und Praxis. III. Der Mensch in Arbeit und Kooperation (Aus den Grundrissen der Kritik der politischen Ökonomie, 1857-58). Mit einem Essay «Zum Verständnis der Texte» Erläuterungen und Bibliographie herausgegeben von Günther Hillmann.”,”Contiene: ‘Lavoro salariato e schiavo. I limiti e le contraddizioni del Capitale’ (pag 100)”,”MADx-846″
“MARX Karl”,”Exzerpte und Notizen – September 1846 bis Dezember 1847. (Estratto)”,”Contiene l’introduzione al volume 6 dell’edizione Mega delle opere di M. E.,, Band 1 Zusammefassung (pag 891-919) (da libro storia di Gustav von Gülich); Band 2 Allgemeine Betrachtungen (pag 921-943) che comprende nella parte finale di questo Band 1: ‘Marie Augier: Du crédit public et de son histoire depuis les temps anciens jusqu’à nos jours (pag 939-943)”,”MADx-847″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome X (Janvier 1869 – Juin 1870).”,”traduzioni di Claude GUY Marie-Lise PIERRON Jean WETZLER Stampato da internet http://www.socialismo-chileno.org/febrero/Biblioteca/Marx/correspondencia_tomo_X.pdf”,”MADx-848&#8243;
“MARX Karl / DEBORINE A. / RAPPOPORT Ch. / ZINOVIEV G. KAMENEV J./ ARNOLD Félix / FRIEDMANN Georges”,”Notes sur le Communisme et la propriété privée (Marx) / Spinoza précurseur (Deborine) / La méthode marxiste (Ch. Rappoport) / Pour le Ve anniversaire de la mort de Lénine (Zinoviev Kamenev, Documents) / La lutte pour le matérialisme (Arnold) / Austro-marxisme et religion (Friedmann).”,”””Il frammento che segue è stato pubblicato da Riazanov per la prima volta nel 1927. E’ stato tradotto in russo da un manoscritto inedito di Karl Marx; Riazanov l’ha fatto precedere da una rimarchevole introduzione utilizzata per la presente avvertenza. Questo testo, scritto poco prima della ‘Sacra Famiglia’, data 1844, anno molto importante nello sviluppo delle idee di Marx (aveva allora 26 anni). E’ un periodo in cui il suo pensiero progredisce con una rapidità impressionante: qualche mese appena separano le ‘Note sulla Questione Ebraica’ e l”Introduzione alla Critica della Filosofia del Diritto0 che fissa qualche fondamento della nuova dottrina. In apparenza, Marx non fa che continuare la critica feuerbachiana di Hegel; ma in realtà, come Marx ha reso la dialettica hegeliana materialista, così ha reso l’umanismo di Feuerbach dialettico; già in questo periodo, l’influenza di Feuerbach sovente non è che verbale, poiché Marx dà in ogni campo un senso più profondo ai termini stessi di Feuerbach. Presso quest’ultimo, per esempio “”«la séparation de l’homme d’avec lui-même» ne signifie le plus souvent que la projection dans la nature des attributs humains, l’anthropomorphisme; pour Marx, elle signifie le déchirement profond de l’homme social, sa division intérieure, sa dévastation, sa mutilation. De même, nous voyons que dans ce texte il découvre la nature sociale de l’homme: la nature n’agit pas directement sur l’homme, comme chez Feuerbach; entre les deux il y a la société; et l’homme non plus n’agit pas directement sur la nature, mais par l’intermédiaire de l’industrie, dont Marx découvre l’importance capitale pour toute l’évolution humaine””. Benché composto nel 1844, questo testo non è una semplice curiosità bibliografica. Rappresenta una tappa importante che il pensiero di Marx doveva superare e contiene in germe molte delle sue idee fondamentali; esse sono sovente nascoste sotto una forma un poco oscura, ma che lascia trasparire lo sviluppo ulteriore della sua dottrina. La lettura di questa traduzione resa più difficile ancora per il fatto che si tratta di un testo non elaborato ma semplicemente abbozzato, richiederà un certo sforzo. (…) Non bisogna però esagerare l’importanza di queste difficoltà: la terminologia scolastica hegeliana è un ostacolo superato continuamente dal pensiero originale di Marx, che si afferma con delle critiche brillanti e delle considerazioni geniali”” [Albert Mesnil, ‘Avertissement’] [Karl Marx, ‘Notes sur le Communisme et la propriété privée’, ‘La Revue marxiste’, Paris, n. 1, 1° fevrier 1939] (pag 6-7) [traduzione parziale del testo originale in francese] Pseudonimo Albert Mesnil alias Norbert Gutermann (vedi pag 457 libro di memorie Charles Rappoport ‘Une vie revolutionnaire’) [Norbert Guterman (1900–1984) was a scholar, and translator of scholarly and literary works from French, Polish and Latin into English. His translations were remarkable for their range of subject matter and high quality.[citation needed] In the 1930s, Guterman worked closely with French Marxist theorist Henri Lefebvre in popularizing the Marxist notions of alienation and mystification. They published translations of Marx’s early works, which were often the first publications of these works in any language.[1] Guterman, who was Jewish, moved to the United States, where he became an editor of the left-wing journal, Monthly Review. He later converted to Hassidic Judaism.[2] His papers are kept in the Butler Library of Columbia University (wikip)] Engels su Munzer e Spinoza (pag 33) “”En décrivant la doctrine de Thomas Munzer, Engels dit que sa philosophie religieuse était proche de l’athéisme. «Sa doctrine théologique et philosophique attaque les points fondamentaux non seulement du catholicisme, mais aussi du christianisme en général. Sous une forme chrétienne, il enseignait un panthéisme qui révèle une analogie frappante avec des conceptions spéculatives contemporaines et qui, par moments, touche même l’athéisme. Il refuse de reconnaître dans la Bible une révélation exclusive et infaillible. La révélation véritable et vivante, à son avis, c’est la Raison, une révélation qui exista de tous les temps, chez tous les peuples, et qui existe encore à notre époque» (1). Ce qu’Engels dit de Munzer est encore plus vrai de Spinoza. La philosophie moderne, comme dit Engels, fut obligée, pendant longtemps, de se servir du masque des ‘formes verbales chrétiennes’. C’est pourquoi, le «panthéisme» de Spinoza plus encore que le panthéisme de Munzer, n’est pas autre chose qu’une forme verbale théologique de l’athéisme et du matérialisme. Et quant à l’attitude de Spinoza envers la Bible, lui aussi refuse de reconnaître en elle la révélation d’un Dieu et il considère ‘la raison’ comme la révélation véritable. Ainsi, Spinoza se rattache historiquement à la pensée hérétique de sectes religieuses et il développe sous une forme scientifique la critique de toutes sortes de conceptions religieuses, arrivant jusqu’à l’athéisme. Il ny a donc pas lie de s’étonner que la doctrine de Spinoza ait immédiatement trouvé de nombreux partisans, avant tout parmi ces mêmes sectaires. «La Hollande, patrie de notre philosophe, foyer à cette époque de toutes sortes de fermentations religieuses, devait immédiatement occuper une position définie par rapport à la doctrine nouvelle (…)» (2)”” [A Déborine, ‘Spinoza précurseurs’] [(in) ‘La Revue marxiste’, Paris, n. 1, 1° fevrier 1939] (pag 33-34) [(1) Engels, ‘La guerre des paysans en Allemagne’, p. 56; (2) Max Grunwald, ‘Spinoza in Deutschland’, 1897, p. 10] ‘Il panteismo di Muntzer e Spinoza, forme verbali teologiche dell’ateismo e del materialismo’”,”MADx-849″
“MARX Karl [ENGELS Friedrich]”,”Dalla «Storia critica». Capitolo X, Seconda sezione dell’ Anti-Dühring di Friedrich Engels. Estratto da ‘Opere’, volume XXV.”,” “”Del fondatore dell’economia politica moderna, Petty, Dühring ci fa sapere che egli aveva «una maniera di pensare discretamente superficiale», inoltre «assenza di quel senso della distinzione intima e sottile dei concetti» … una «versatilità che conosce molto, ma che passa facilmente da una cosa all’altra senza metter radici in nessuna idea che abbia un carattere di qualche profondità»… il suo «procedimento riguardo all’economia è ancora molto rozzo» e «arriva a delle ingenuità, il cui contrasto… può anche occasionalmente divertire il pensatore serio». Che inapprezzabile degnazione, quindi, che il «serio pensatore» Dühring si abbassi a prender nota di «un Petty»! E come ne prende nota? I principi di Petty sul «lavoro e perfino sul tempo di lavoro come misura del valore, di cui in lui si … trovano ‘tracce imperfette’» non vengono mai ulteriormente ricordati tranne che in questa proposizione. Tracce imperfette. Nel suo «Treatise on Taxes and Contributions» (prima edizione 1662) Petty dà una analisi assolutamente chiara ed esatta della grandezza del valore delle merci. (…) Ma egli enuncia anche con precisione e con valore universale la legge che i valori delle merci sono misurati per mezzo di ‘lavoro uguale’ (equal labour). Egli applica la sua scoperta alla soluzione di problemi diversi, e in parte molto intricati e, in diverse occasioni e in diversi scritti, anche dove questa legge fondamentale non è ripetuta, trae in certi punti da essa conseguenze importanti. Ma già nel suo primo scritto egli dice: “”«Questa», la valutazione mediante lavoro eguale, «lo affermo, ‘è il fondamento dell’equiparazione e della misurazione dei valori’; tuttavia nella sovrastruttura e nell’applicazione pratica di essa, lo confesso, c’è molta varietà e molta complessità» (126). Petty è dunque consapevole sia dell’importanza della sua scoperta, sia, e nella stessa misura, della difficoltà della sua utilizzazione nei particolari. Perciò cerca anche un’altra via per raggiungere certi fini di dettaglio. (…) Un’opera veramente completa di Petty, dalla costruzione unitaria e armonica, è il suo «Quantulumcumque concernig Money» pubblicato nel 1682, dieci anni dopo la sua «Anatomy of Ireland» (che apparve «per la prima volta» nel 1672 e non nel 1691 come Dühring trascrive dalle «più correnti compilazioni manualistiche») (127). Le ultime tracce di idee mercantilistiche che si trovano in altri suoi scritti, qui sono completamente scomparse. E’ un piccolo capolavoro per forma e contenuto e proprio perciò in Dühring non ne viene mai nominato neppure il titolo. E’ assolutamente naturale che, di fronte al più geniale e originale economista, una laboriosa mediocrità da maestro di scuola possa esprimere solo il suo ringhioso scontento e possa scandalizzarsi che le scintille luminose della teoria non si allineino tronfie e pettorute come «assiomi» bell’e fatti, ma sorgano invece sparpagliate dall’approfondimento di un «rozzo» materiale pratico, quali per es. le imposte. Petty, fondatore dell’«aritmetica politica», vulgo statistica, è trattato da Dühring nella stessa maniera in cui era trattato per i suoi lavori specificamente economici. Una sprezzante alzata di spalle sulla singolarità dei metodi usati da Petty! Considerando i metodi grotteschi applicati dallo stesso Lavoisier ancora cento anni più tardi in questo campo (128), considerando la grande distanza dell’opera statistica dalla meta che le aveva tracciato con tratti vigorosi Petty, una tale aria di superiorità compiaciuta di se stessa, due secoli post festum [a due secoli di distanza], appare in tutta la sua schietta stupidità. Le idee più significative di Petty, di cui ben poco si può notare nell’«impresa di Dühring», sono per quest’ultimo solo trovate accidentali, idee fortuite, manifestazioni occasionali, alle quali solo nella nostra epoca si attribuisce, grazie a citazioni estratte dal loro contesto, un significato che esse in sé e per sé non hanno affatto. Queste idee non hanno quindi funzioni nella storia ‘reale’ dell’economia politica, ma solo nei libri moderni, al di sotto del livello raggiunto dalla critica che va alle radici e dalla «maniera di delineare la storia in grande stile» di Dühring. Sembra che nella sua «impresa» egli abbia avuto davanti agli occhi una cerchia di lettori pieni di fede cieca, che non oserebbe mai, per carità, esigere la prova di ciò che viene affermato”” (pag 221-222-223-224) [Karl Marx, Dalla «Storia critica». Capitolo X, Seconda sezione dell’ ‘Anti-Dühring’ di Friedrich Engels. Estratto da ‘Opere’, volume XXV] [(126) Dal volume anonimo «A treatise of taxes, and contributions…», p. 24 sgg. Il corsivo è di Marx; (127) il lavoro «Quantulumcumque concerning money…» fu scritto da William Petty nel 1682 e pubblicato a Londra nel 1695. Marx usava l’edizione del 1760. «The political anatomy of Ireland…» fu scritta da Petty nel 1672 e pubblicata a Londra nel 1691; (128) Marx si riferisce ai lavori economici del chimico francese Antoine-Laurent Lavoisier, «De la richesse territoriale du royaume de France» (Parigi, 1791) e «Essai sur la population de la ville de Paris…», nonché all’«Essai d’arithmétique politique…» (Parigi, 1791) scritto in collaborazione col matematico J.L. Lagrange. L’edizione di questi lavori usata da Marx era compresa nei «Mélanges d’économie politique… par Eugène Daire et G. de Molinari», t. 1, pp. 575-620]”,”MADx-850″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I.”,”Capitoli I-XII “”Con la sua uscita dalla sfera interna della circolazione, il denaro torna a spogliarsi delle forme locali, colà sbocciate, di scala di misura dei prezzi, moneta, moneta divisionale, segno di valore, e ricade nella forma originaria di verghe di metalli nobili. Nel commercio mondiale le merci dispiegano universalmente il loro valore. Dunque, la loro forma autonoma di valore si presenta quivi, di fronte ad esse, ovviamente, come ‘denaro mondiale’. Solo sul mercato mondiale il denaro funziona in pieno come quella merce la cui forma naturale è allo stesso tempo forma immediatamente sociale di realizzazione ‘del lavoro umano in abstracto’. Il suo modo di esistenza diventa adeguato al suo concetto. Nella sfera interna della circolazione solo una merce può servire come ‘misura di valore’ e quindi come denaro. Su mercato mondiale regna una ‘doppia misura di valore’, l’oro e l’argento (108). Il denaro mondiale funziona come ‘mezzo generale di pagamento’, mezzo generale d’acquisto’ e come ‘materializzazione assolutamente sociale’ della ricchezza in genere (‘universal wealth’). Predomina la funzione di ‘mezzo di pagamento’, per la compensazione dei bilanci internazionali. Da ciò la parola d’ordina del sistema mercantilistico: ‘bilancia commerciale’! (109). L’oro e l’argento servono da ‘mezzo di acquisto’ internazionale essenzialmente tutte le volte che viene perturbato all’improvviso l’equilibrio abituale del ricambio organico tra variae nazioni. Servono infine come materializzazione assolutamente sociale della ricchezza quando non si tratta di compera nè di vendita, ma di ‘trasferimento’ della ricchezza da un paese all’altro, e quanto tale trasferimento in ‘forma di merci’ è escluso dalla congiuntura del mercato delle merci o dallo scopo stesso che si deve ottenere (110). Come per la sua circolazione interna, ogni paese ha bisogno d’un fondo di riserva per la circolazione sul mercato mondiale. Le funzioni dei tesori sorgono dunque, in parte dalla funzione del denaro come mezzo interno di circolazione e di pagamento, in parte dalla sua funzione come denaro mondiale (110a). Per questa ultima parte si esige sempre la ‘merce denaro’ reale, oro e argento in persona, ragione per la quale ‘James Steuart’ caratterizza espressamente l’oro e l’argento, a differenza dei loro luogotenenti puramente locali, come ‘money of the world'”” (pag 174-177) [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I’, Roma, 1980]”,”MADx-851″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II.”,”Capitoli XIII-XXV Contiene tra l’altro: Effetto delle crisi sulla parte meglio pagata della classe operaia (pag 730-735) “”Con le macchine nasce d’un tratto un nuovo tipo di operaio, il produttore di macchine. Sappiamo già che l’industria meccanica si impadronisce anche di questa branca di produzione su scala sempre più voluminosa. Inoltre, per quanto riguarda la materia prima, non c’è p. es. nessuno dubbio che la marcia forzata della filatura del cotone ha accelerato come in una serra la crescita della coltivazione del cotone negli Stati Uniti, e con essa non soltanto la tratta degli schiavi africani, ma anche, e insieme, l’allevamento dei negri come impresa principale dei cosiddetti Stati schiavisti di confine. Quando nel 1790 si fece negli Stati Uniti il primo censimento degli schiavi, il loro numero ammontava a 697.000, nel 1861 invece si aggirava sui quattro milioni. D’altra parte non è meno certo che il fiorire della lavorazione meccanica della lana ha provocato, con la trasformazione progressiva del terreno arabile in pascolo per le pecore, la cacciata in massa dei lavoratori agricoli, divenuti un «sovrappiù». Ancora in questo momento l’Irlanda sta percorrendo il processo di un’ulteriore riduzione della sua popolazione, già diminuita della metà quasi dopo il 1845, alla misura esattamente corrispondente ai bisogni dei suoi ‘landlords’ e dei signori fabbricanti di lana inglesi”” (pag 488-489); “”Effettivamente, la miseria dell’Irlanda è di nuovo il tema del giorno in Inghilterra. Alla fine del 1866 e ai primi del 1867 uno dei magnati terrieri irlandesi, Lord Dufferin, s’accinse a risolvere il problema sul ‘Times’. «Che cosa umana da parte di sì gran signore!» (Goethe, Faust, Prologo, 353-354). (…) Ma la parte leonina del reddito annuo nazionale che un numero estremamente esiguo di magnati terrieri ingoia in Inghilterra, Scozia e in Irlanda, è così enorme che la ragion di Stato inglese trova opportuno fornire per la distribuzione della ‘rendita fondiaria’ materiale statistico diverso da quello per la distribuzione del ‘profitto’. Lord Dufferin è uno di questi magnati terrieri. Che i ruoli delle rendite e i profitti possano mai esser «in soprannumero», o che la loro pletora sia in qualche modo connessa alla pletora della miseria popolare è naturalmente un’idea tanto «poco rispettabile» quanto «malsana» (unsound). Egli si attiene ai dati di fatto. Ed è dato di fatto che mano a mano che diminuisce il numero della popolazione irlandese, i ruoli delle rendite si gonfiano, cosicché lo spopolamento «fa bene» al proprietario fondiario, quindi anche alla terra, quindi anche al popolo, che non che è un accessorio della terra. Egli dichiara dunque che l’Irlanda è tuttora ‘sovrappopolata’ e che la fiumana dell’emigrazione scorre tuttora troppo lentamente. Per essere completamente felice, l’Irlanda dovrebbe disfarsi ancora per lo meno di un terzo di milione di lavoratori. (…) E, ‘comme l’appetit vient en mangeant’, gli occhi del ruolo delle rendite scopriranno ben presto che l’Irlanda con tre milioni e mezzo di abitanti, è ancor sempre miserabile, e miserabile ‘perché sovrappopolata’, che quindi il suo spopolamento deve spingersi ben oltre, affinché l’Irlanda compia la sua vera missione che è quella di pascolo ovino e bovino per gli inglesi (1). Questo metodo redditizio ha, come ogni cosa buona di questo mondo, il suo inconveniente. Con l’accumulazione della rendita fondiaria procede di pari passo l’accumulazione degli irlandesi in America. L’irlandese eliminato dalle pecore e dei buoi risorge al di là dell’Oceano, come feniano (). E di fronte alla vecchia regina dei mari si erge sempre più minacciosa la giovane repubblica gigantesca. ‘Acerba fata Romanos agunt / Scelusque fraternae necis’ ()”” [() Feniani: associazione irlandese fondata nel 1861 per la liberazione dell’Irlanda dall’oppressione inglese; () Aspro destino incalza i romani / E’ il delitto del fratricidio (Orazio); (1) Dimostrerò in modo più particolareggiato nel libro III di questo scritto, nella sezione sulla proprietà fondiaria, come la grande carestia e le circostanze che ne furono conseguenza venissero sfruttate sistematicamente sia dai singoli proprietari fondiari sia dalla legislazione inglese per imporre con la forza la rivoluzione agricola e per assottigliare la popolazione dell’Irlanda nella misura confacente ai ‘landlords’. (…)] [Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II, Roma, 1980] (pag 773-776)”,”MADx-852″
“MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo.”,”Il problema delle scorte (pag 144)”,”MADx-853″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. I. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: III. Illustrazione di carattere generale: la crisi del cotone nel periodo 1861-1865 (pag 162-176)”,”MADx-854″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. II. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: Capitolo XXXVII: Condizioni precapitalistiche. L’ interesse nel Medioevo Vantaggi derivanti alla Chiesa dalla interdizione dell’interesse (pag 709-713) (una raccolta di brani tratti da varie opere)”,”MADx-855″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I.”,”Capitoli I-XII “”Con la sua uscita dalla sfera interna della circolazione, il denaro torna a spogliarsi delle forme locali, colà sbocciate, di scala di misura dei prezzi, moneta, moneta divisionale, segno di valore, e ricade nella forma originaria di verghe di metalli nobili. Nel commercio mondiale le merci dispiegano universalmente il loro valore. Dunque, la loro forma autonoma di valore si presenta quivi, di fronte ad esse, ovviamente, come ‘denaro mondiale’. Solo sul mercato mondiale il denaro funziona in pieno come quella merce la cui forma naturale è allo stesso tempo forma immediatamente sociale di realizzazione ‘del lavoro umano in abstracto’. Il suo modo di esistenza diventa adeguato al suo concetto. Nella sfera interna della circolazione solo una merce può servire come ‘misura di valore’ e quindi come denaro. Su mercato mondiale regna una ‘doppia misura di valore’, l’oro e l’argento (108). Il denaro mondiale funziona come ‘mezzo generale di pagamento’, mezzo generale d’acquisto’ e come ‘materializzazione assolutamente sociale’ della ricchezza in genere (‘universal wealth’). Predomina la funzione di ‘mezzo di pagamento’, per la compensazione dei bilanci internazionali. Da ciò la parola d’ordina del sistema mercantilistico: ‘bilancia commerciale’! (109). L’oro e l’argento servono da ‘mezzo di acquisto’ internazionale essenzialmente tutte le volte che viene perturbato all’improvviso l’equilibrio abituale del ricambio organico tra variae nazioni. Servono infine come materializzazione assolutamente sociale della ricchezza quando non si tratta di compera nè di vendita, ma di ‘trasferimento’ della ricchezza da un paese all’altro, e quanto tale trasferimento in ‘forma di merci’ è escluso dalla congiuntura del mercato delle merci o dallo scopo stesso che si deve ottenere (110). Come per la sua circolazione interna, ogni paese ha bisogno d’un fondo di riserva per la circolazione sul mercato mondiale. Le funzioni dei tesori sorgono dunque, in parte dalla funzione del denaro come mezzo interno di circolazione e di pagamento, in parte dalla sua funzione come denaro mondiale (110a). Per questa ultima parte si esige sempre la ‘merce denaro’ reale, oro e argento in persona, ragione per la quale ‘James Steuart’ caratterizza espressamente l’oro e l’argento, a differenza dei loro luogotenenti puramente locali, come ‘money of the world'”” (pag 174-177) [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I’, Roma, 1980]”,”MADx-856″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II.”,”Capitoli XIII-XXV Contiene tra l’altro: Effetto delle crisi sulla parte meglio pagata della classe operaia (pag 730-735) “”Con le macchine nasce d’un tratto un nuovo tipo di operaio, il produttore di macchine. Sappiamo già che l’industria meccanica si impadronisce anche di questa branca di produzione su scala sempre più voluminosa. Inoltre, per quanto riguarda la materia prima, non c’è p. es. nessuno dubbio che la marcia forzata della filatura del cotone ha accelerato come in una serra la crescita della coltivazione del cotone negli Stati Uniti, e con essa non soltanto la tratta degli schiavi africani, ma anche, e insieme, l’allevamento dei negri come impresa principale dei cosiddetti Stati schiavisti di confine. Quando nel 1790 si fece negli Stati Uniti il primo censimento degli schiavi, il loro numero ammontava a 697.000, nel 1861 invece si aggirava sui quattro milioni. D’altra parte non è meno certo che il fiorire della lavorazione meccanica della lana ha provocato, con la trasformazione progressiva del terreno arabile in pascolo per le pecore, la cacciata in massa dei lavoratori agricoli, divenuti un «sovrappiù». Ancora in questo momento l’Irlanda sta percorrendo il processo di un’ulteriore riduzione della sua popolazione, già diminuita della metà quasi dopo il 1845, alla misura esattamente corrispondente ai bisogni dei suoi ‘landlords’ e dei signori fabbricanti di lana inglesi”” (pag 488-489); “”Effettivamente, la miseria dell’Irlanda è di nuovo il tema del giorno in Inghilterra. Alla fine del 1866 e ai primi del 1867 uno dei magnati terrieri irlandesi, Lord Dufferin, s’accinse a risolvere il problema sul ‘Times’. «Che cosa umana da parte di sì gran signore!» (Goethe, Faust, Prologo, 353-354). (…) Ma la parte leonina del reddito annuo nazionale che un numero estremamente esiguo di magnati terrieri ingoia in Inghilterra, Scozia e in Irlanda, è così enorme che la ragion di Stato inglese trova opportuno fornire per la distribuzione della ‘rendita fondiaria’ materiale statistico diverso da quello per la distribuzione del ‘profitto’. Lord Dufferin è uno di questi magnati terrieri. Che i ruoli delle rendite e i profitti possano mai esser «in soprannumero», o che la loro pletora sia in qualche modo connessa alla pletora della miseria popolare è naturalmente un’idea tanto «poco rispettabile» quanto «malsana» (unsound). Egli si attiene ai dati di fatto. Ed è dato di fatto che mano a mano che diminuisce il numero della popolazione irlandese, i ruoli delle rendite si gonfiano, cosicché lo spopolamento «fa bene» al proprietario fondiario, quindi anche alla terra, quindi anche al popolo, che non che è un accessorio della terra. Egli dichiara dunque che l’Irlanda è tuttora ‘sovrappopolata’ e che la fiumana dell’emigrazione scorre tuttora troppo lentamente. Per essere completamente felice, l’Irlanda dovrebbe disfarsi ancora per lo meno di un terzo di milione di lavoratori. (…) E, ‘comme l’appetit vient en mangeant’, gli occhi del ruolo delle rendite scopriranno ben presto che l’Irlanda con tre milioni e mezzo di abitanti, è ancor sempre miserabile, e miserabile ‘perché sovrappopolata’, che quindi il suo spopolamento deve spingersi ben oltre, affinché l’Irlanda compia la sua vera missione che è quella di pascolo ovino e bovino per gli inglesi (1). Questo metodo redditizio ha, come ogni cosa buona di questo mondo, il suo inconveniente. Con l’accumulazione della rendita fondiaria procede di pari passo l’accumulazione degli irlandesi in America. L’irlandese eliminato dalle pecore e dei buoi risorge al di là dell’Oceano, come feniano (). E di fronte alla vecchia regina dei mari si erge sempre più minacciosa la giovane repubblica gigantesca. ‘Acerba fata Romanos agunt / Scelusque fraternae necis’ ()”” [() Feniani: associazione irlandese fondata nel 1861 per la liberazione dell’Irlanda dall’oppressione inglese; () Aspro destino incalza i romani / E’ il delitto del fratricidio (Orazio); (1) Dimostrerò in modo più particolareggiato nel libro III di questo scritto, nella sezione sulla proprietà fondiaria, come la grande carestia e le circostanze che ne furono conseguenza venissero sfruttate sistematicamente sia dai singoli proprietari fondiari sia dalla legislazione inglese per imporre con la forza la rivoluzione agricola e per assottigliare la popolazione dell’Irlanda nella misura confacente ai ‘landlords’. (…)] [Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II, Roma, 1980] (pag 773-776)”,”MADx-857″
“MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo.”,”Il problema delle scorte (pag 144)”,”MADx-858″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. I. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: III. Illustrazione di carattere generale: la crisi del cotone nel periodo 1861-1865 (pag 162-176)”,”MADx-859″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. II. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: Capitolo XXXVII: Condizioni precapitalistiche. L’ interesse nel Medioevo Vantaggi derivanti alla Chiesa dalla interdizione dell’interesse (pag 709-713) (una raccolta di brani tratti da varie opere)”,”MADx-860″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettere sul capitale.”,” “”In questi ultimi tempi i signori Professori tedeschi sono stati indotti a rivolgermi qualche attenzione da ogni parte, anche se in maniera insulsa: A. Wagner, per esempio, in un opuscolo sulla proprietà fondiaria. Held (Bonn) in un opuscolo sulle casse di credito agricolo nella provincia renana. Lange (‘Über die Arbeiterfrage’, etc [Sulla questione operaia etc.] 2a edizione) (1), mi elargisce grandi elogi, ma allo scopo di darsi importanza. E’ che Lange ha fatto una grande scoperta. Tutta questa storia dev’essere subordinata a una sola grande legge naturale. Questa legge della natura è la ‘frase fatta’ (l’espressione di Darwin così usata diventa una semplice frase), [‘struggle for life’], [la lotta per la vita], mentre il contenuto di questa frase è la legge malthusiana della popolazione o ‘rather’ [piuttosto] della sovrappopolazione. Invece dunque di analizzare la ‘struggle for life’ quale si manifesta storicamente nelle diverse forme sociali determinate, non si trova niente di meglio che convertire ogni lotta concreta in una formula: ‘struggle for life’, e di sostituire questa stessa formula con le «elucubrazioni malthusiane sulla popolazione». Bisogna ammettere che si tratta di un metodo efficacissimo… per ignoranza e torpore mentale, pretenzioso, sufficiente e che si spaccia per scienza. Quel che lo stesso Lange dice sul metodo hegeliano e sull’uso che ne faccio è veramente puerile. Tanto per cominciare non capisce ‘rien’ [nulla] del metodo hegeliano ed ancor meno del modo critico con cui l’applico. In un certo qual modo mi ricorda Mosè Mendelssohn (2); questo prototipo del chiacchierone scrisse un giorno a Lessing (3) per chiedergli come potesse venirgli in mente di prendere ‘au serieux’ [sul serio] questo «cane morto di Spinoza». Lange si stupisce analogamente che Engels, io, etc. prendiamo sul serio questo cane morto di Hegel, mentre i vari Büchner, Lange, Dühring, Fechner, etc. – ‘poor deer’ [povere bestie], si affannano a dire che essi l’hanno sotterrato da molto tempo. Lange ha l’ingenuità d’affermare che io mi «muovo con la più rara libertà» nella materia empirica. Egli non mette in dubbio che questa «libertà di movimento nel soggetto» non è nient’altro che una parafrasi del ‘metodo’, il modo di trattare il soggetto, cioè il ‘metodo dialettico’…”” [Marx a Kugelmann, 27 giugno 1870] [(in) Marx Engels, ‘Lettere sul capitale’, Roma, 1969] [(1) F. Lange ‘Die Arbeiterfrage. Ihre Bedeutung für die Gegenwart und Zukunft’. (La questione operaia. Sua importanza per il presente e l’avvenire). 2a edizione riveduta e ampliaa, Winthertur, 1870; (2) Filosofo tedesco del XVIII° secolo; (3) Scrittore e critico tedesco] (pag 32-33)”,”MADx-861″
“MARX Karl, a cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI”,”Il capitale. Libro primo.”,”8 “”Non è stato concesso a Marx di preparare personalmente per la stampa questa terza edizione [del ‘Capitale’] Il potente pensatore, alla cui grandezza anche gli avversari oggi si inchinano, è morto il 14 marzo 1883. A me, che in lui ho perduto l’amico di un quarantennio, il migliore e il più incrollabile degli amici, l’amico al quale debbo più di quanto si possa esprimere con le parole, a me incombe il dovere di curare la pubblicazione sia di questa terza edizione, che del secondo Libro lasciato manoscritto. Come abbia assolto la prima parte di questo dovere, sono tenuto a informarne il lettore. In origine, Marx aveva l’intenzione di rimaneggiare in gran parte il testo del primo Libro, di formulare in modo più netto molti punti teorici, di inserirne di nuovi, di completare fino ai tempi più recenti il materiale storico e statistico. Il cattivo stato di salute e l’ansia di giungere alla redazione definitiva del secondo Libro, lo indussero a rinunziarvi. Solo lo stretto necessario andava modificato, e introdotte le aggiunte che l’edizione francese apparsa nel frattempo (‘Le Capital’, par Karl Marx, Paris, Lachâtre, 1873) già conteneva. Fra le carte lasciate da Marx si trovò, infatti, anche un esemplare tedesco qua e là corretto di suo pugno e corredato di rinvii all’edizione francese, come pure un esemplare francese in cui egli aveva minutamente segnato i passi da utilizzare. Queste modifiche e aggiunte si limitano, con poche eccezioni, all’ultima parte del volume, cioè alla sezione: ‘Il processo di accumulazione del capitale’. Qui più che altrove, il testo fino allora esistente seguiva l’abbozzo originario, mentre le sezioni precedenti erano state rielaborate in modo più radicale. Lo stile era quindi più vivace, più di getto, ma anche più trasandato, pieno di anglicismi, qua e là poco chiaro; lo svolgimento presentava occasionali lacune, perché alcuni momenti importanti erano appena accennati. Circa lo stile, Marx aveva personalmente riveduto a fondo diverse sottosezioni, dandomi così, come pure in frequenti accenni orali, la misura del punto fino al quale avevo il diritto di spingermi nell’eliminare espressioni tecniche inglesi e simili anglicismi. Comunque, egli avrebbe rielaborato le aggiunte e integrazioni e sostenuto lo scorrevole francese con il suo denso e serrato tedesco; io ho dovuto accontentarmi di tradurle attenendomi il più possibile all’originale. Perciò, in questa terza edizione, non è cambiata nemmeno una parola di cui io non sappia per certo che lo stesso Autore avrebbe provveduto a cambiarla. Non poteva passarmi per la mente di introdurre nel ‘Capitale’ il gergo corrente nel quale economisti tedeschi sogliono esprimersi, il linguaggio astruso in cui, per esempio, colui che si fa cedere da un altro il suo lavoro contro pagamento in contanti si chiama ‘datore’ di lavoro [Arbeitgeber] e colui del quale egli prende il lavoro si chiama ‘prenditore’ [Arbeiternehmer]. Anche in francese, nella vita comune, si usa ‘travail’ nel senso di «occupazione» in genere. Ma a buon diritto i francesi riterrebbero pazzo l’economista che volesse chiamare ‘donneur de travail’ il capitalista , e ‘receveur’ de travail’ l’operaio”” [F. Engels ‘Per la terza edizione’, Londra 7 novembre 1883] [(in) Karl Marx, ‘Il Capitale. Libro primo, Milano, 2010] (pag 91-92)”,”ECOT-324″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di ANDREAS Bert GRANDJONC Jacques PELGER Hans”,”Unbekanntes von Friedrich Engels und Karl Marx. Teil I: 1840-1874.”,”Dedicato a Wilhelm Bracht zum 80. Geburtstag”,”MADx-862″
“MARX Karl, a cura di Günther HILLMANN”,”Texte zu Methode und Praxis. I. Jugendschriften 1835-1841. Mit einem Essay «Zum Verständnis der Texte». Erläuterungen und Bibliographie herausgegeben von Günther Hillmann.”,”Schema della filosofia hegeliana della natura (pag 117-122) (prima, seconda, terza versione)”,”MADx-846-C”
“MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il capitale. Libro terzo.”,”10 Il capitale per il commercio di denaro. “”Le diverse operazioni dal cui autonomizzarsi in attività particolari si origina il commercio di denaro nascono dalle diverse determinazioni del denaro stesso e dalle sue funzioni, al cui adempimento deve quindi soggiacere anche il capitale nella forma di capitale denaro. Ho già avuto occasione (a) di mostrare come l’istituto del denaro, con tutto ciò che vi si collega, abbia la sua prima origine nello scambio fra comunità diverse. E’ perciò dagli scambi internazionali che si svolge dapprima il commercio di denaro, il traffico con la merce denaro. Non appena esistono diverse monete locali, i commercianti che procedono ad acquisti su mercati stranieri si trovano o a dover convertire le monete del loro paese nelle monete locali, e viceversa, o a dover scambiare differenti monete con argento od oro puro, non coniato, come denaro mondiale. Di qui le operazioni cambiarie, che vanno considerate come una delle basi naturali del moderno commercio del denaro (b). Di qui, poi, lo sviluppo delle banche di cambio, in cui l’argento (o l’oro) fungono da denaro mondiale – oggi da moneta bancaria o commerciale – a differenza della moneta corrente. Operazioni cambiarie, quali semplici ordini di pagamento a viaggiatori stranieri da parte del cambiavalute di un paese, si svilupparono già a Roma e in Grecia dall’attività di cambio in senso proprio. Il commercio di oro e argento come merci (materie prime per la fabbricazione di articoli di lusso) costituisce la base naturale del commercio in lingotti (bullion trade), ovvero del commercio che media le funzioni del denaro in quanto denaro mondiale. Queste funzioni, come si è dimostrato in precedenza (Libro I, cap. III, 3, c) (1), sono duplici: andirivieni fra le diverse sfere nazionali di circolazione per la compensazione dei pagamenti internazionali e, in caso di migrazione di capitale, per il pagamento degli interessi; movimento dei metalli preziosi, a partire dalle fonti di approvvigionamento, attraverso il mercato mondiale e ripartizione della loro offerta tra le diverse sfere di circolazione nazionali. In Inghilterra, gli orefici fungevano ancora da banchieri durante la maggior parte del secolo XVII. Qui non si considera né come la compensazione dei pagamenti internazionali si sviluppi ulteriormente nel commercio di cambio, etc., né tutto ciò che si riferisce alle operazioni in titoli, insomma tutte le forme particolari del sistema del credito, che in questa sede non ci riguarda. Come denaro mondiale la moneta nazionale si spoglia del suo carattere locale; una moneta nazionale viene espressa nell’altra e tutte vengono così ridotte al loro contenuto in oro o argento, mentre nello stesso tempo questi ultimi, essendo le due merci che circolano in qualità di denaro mondiale, vanno ridotti al loro reciproco rapporto di valore, che muta di continuo. Il commerciante in denaro fa di questa mediazione la sua attività particolare. Operazioni di cambio e commercio in lingotti sono quindi le forme più antiche di commercio del denaro e nascono dalla duplice funzione del denaro stesso: come moneta nazionale e come denaro mondiale”” [(a) (nota 42). ‘Zur kritik der Pol. Oekon’. p. 27 (trad. it. cit., pp. 987-988); (b) (nota 43). “”E’ proprio dalla grande varietà delle monete, sia quanto a lega, sia quanto ad effigie dei molti prìncipi e città autorizzati a batterle, che sorse la necessità, nelle transazioni in cui si richiedevano pareggi in una data moneta, di servirsi dovunque di quella locale. (…) «La banca di cambio trae il suo nome non (…) dalla cambiale, dalla lettere di cambio, ma dal cambio delle diverse specie di monete. Assai prima della fondazione della Banca di cambio di Amsterdam, nel 1609, nelle città commerciali olandesi esistevano già cambiavalute e agenzie, e perfino banche, di cambio (…). Il mestiere di questi cambiavalute consisteva nel convertire in monete aventi corso legale il gran numero di monete introdotte nel paese da mercanti stranieri. A poco a poco il loro raggio di azione si estese (…) Essi divennero i cassieri e banchieri dell’epoca. Ma poiché nella combinazione delle operazioni di cassa e di cambio il governo di Amsterdam vedeva un pericolo, per ovviarvi si decise di fondare un grande istituto che provvedesse con pieni poteri pubblici ad entrambe le attività. Questo istituto fu la celebre Banca di cambio di Amsterdam del 1609. Anche i banchi di cambio di Venezia, Genova, Stoccolma e Amburgo trassero origine dalla costante necessità di convertire ogni sorta di monete. Di tutti, quello di Amburgo è l’unico tuttora esistente, perché in questa città commerciale, che non ha un sistema monetario proprio, il bisogno di una simile istituzione continua a farsi sentire, etc.» (S. Vissering, ‘Handboek van Praktische Staathuishoudkunde’, Amsterdam, 1860, I, pp. 247-248)] [(1) Trad. Utet, 1974, p. 234] [Karl Marx, Il Capitale. Libro Terzo, a cura di Bruno Maffi, Milano, 2010] (pag 401-403)”,”ECOT-326″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo.”,”Marx Karl, Carteggio con Vera Zasulich e bozze, in appendice a Il Capitale, Libro I, UTET 1974. “”Dal ’67, l’anno del ‘Capitale’, all’83, l’anno della morte, il fervore creativo del Marx, il suo assillo all’indagine teorica sembrano spenti: da ogni parte si attende che porti a compimento l’opera sua maggiore, che ribatta le critiche sempre più insistenti, ed egli tace. Non che il vigore dell’ingegno si offuschi o difetti l’alacrità prodigiosa che lo aveva animato per più di un ventennio: egli continua senza posa a indagare e a studiare, analizza statistiche agrarie, relazioni ufficiali sul pauperismo irlandese (messe poi a frutto in una nuova edizione del ‘Capitale’), teoriche della rendita e del costo di produzione, influenze delle oscillazioni del valore della moneta sul saggio di profitto; intanto si affianca all’Engels nella polemica col Dühring, delinea una teoria matematica dei cicli commerciali, studia la lingua russa, sopporta il maggior peso d’organizzazione dell”Internazionale’, vagheggia lavori di vasta portata, ma del ‘Capitale’ non pone più in carta una sola linea. Amletico silenzio, che le carte postume non giovano a spezzare, tutte rivelandosi anteriori al primo volume dell’opera fondamentale: e se cerchiamo di penetrare i motivi, uno subito se ne presenta, insinuante e ambiguo, che può essere stato la lunga angoscia del tramonto di quella vita. Proprio il terzo volume del ‘Capitale’ demolisce, come si è visto, quella riduzione di valore a lavoro, che era il postulato basilare dell’intera opera: e il pensatore può essersi trovato avvolta nella contraddizione insanabile, fra l’assurdo della conseguenza implacabilmente logica ed il fascino della premessa, assunta come un atto di fede e troppo compenetrata ormai con tutta la sua vita spirituale, per poterla respingere senza restarne svuotato subitamente d’ogni energia e d’ogni sostegno. Tormentato dal carbonchio, malato di bronchi, di fegato, di reni, egli si avviava al declino, che la perdita dolorosissima, a pochi mesi di distanza, della moglie e della figlia adorate doveva precipitare. la morte, sopraggiuntagli il 14 marzo dell’83, lasciava insoluti tutti i gravi quesiti che l’opera sua aveva implicati e proposti ed imponeva agli amici e condiscepoli fidati l’arduo compito di tentare unma risposta, sia pur frammentaria e ineguale, interrogando le carte inedite lasciate dallo scomparso. Usciva così nel 1885; a cura dell’Engels, il così detto libro secondo del ‘Capitale’, tutto quanto dedicato all’argomento frigido della circolazione del capitale: discontinuo ed oscuro nell’esposizione, povero di dati sperimentali, il libro, che ha tuttavia pagine di grande pregio sulla formazione delle riserve metalliche stagnanti e su altre questioni connesse al giro dei capitali, non forniva agli studiosi in aspettativa alcun chiarimento sulle questioni essenziali del sistema. Dieci anni dopo, il terzo libro, pubblicato ancora dall’Engels nel ’95, affrontava finalmente il problema centrale, ma ne forniva – come si è visto – una soluzione in sì aperta contraddizione col postulato iniziale, da suscitare la delusione più completa; nuovi studiosi impugnavano frattanto altre teorie proposte nel volume, veniva dimostrata totalmente erronea la presunta legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, segni di palese stanchezza rivelava il tentativo di costruire una completa teorica della lotta di classe: eppure anche questo terzo libro non può dirsi condannabile in blocco se fornisce alla scienza economica preziosi apporti con la della rendita fondiaria assoluta e della metamorfosi del capitale usurario, mentre l’ultima opera postuma del Marx, la ‘Storia delle teorie del plus-valore’, edita dal Kautsky in quattro volumi dal 1905 al 1910, spazia con acume e larghezza di informazione dai fisiocrati al Mill ed al Senior in un’indagine ricca di spunti critici, anche se qua e là acre e tendenziosa. In ultima analisi il tentativo del Marx di costruire una nuova ed organica dottrina economica, diversa e contrapposta a quella classica ed ufficiale, deve ritenersi fallito: in questo campo i suoi contributi, preziosi e cospicui, si limitano tuttavia alle proporzioni dell’indagine parziale, della soluzione singola, dello spunto frammentario: la fecondità di questi apporti, che la scienza economica ha definitivamente acquisiti, testimonia essa medesima come la contraddzione e l’antitesi fossero soltanto psicologiche e i materiali elaborati per la nuova economia hanno ben servito a far più solido e vasto l’edificio di quella antica. Pel resto, il sistema complessivo del Marx è ben fuori dalla scienza economica: rimasto incompiuto nella formulazione, caduto ben presto in contraddizioni insanabili, è stato ormai ridotto palesemente all’assurdo. Perché dunque un libro come il ‘Capitale’ merita di essere ancora riletto e meditato e qualè infine non solo il fascino (…) ma la grandezza vera del Marx? (…) Per la prima volta, fuori di tutte le astratterie antistoriche, egli riconosce una suprema legge di necessità nel mondo, campo di una lotta perenne in cui solo la forza è dominatrice. Istituti caduchi, dottrine utopistiche, sogni ed ipocrisie demagogiche, tutto si dissolve nel crogiuolo ardente in cui la materia sociale ribolle perennemente. Nessun pietismo lacrimoso può far salire d’un gradino la scala del riscatto degli oppressi, la cui ascesa rigeneratrice è solo questione di potenza materiale e spirituale. L’insegnamento del Marx è schiettamente realistico e di qui nasce l’immensa sua eco politica; non si creda tuttavia che questa riduzione in termini di forza significhi difetto di spiritualità, povertà di senso etico. (…) L’originalità di Marx e la sua meritata fortuna risiedono in ciò: che egli di questo sdegno non fa argomento per una sterile imprecazione, né materia per una condanna verbale, bensì se ne giova come di una rivelazione trascinatrice, d’un pungolo eroico. La classe proletaria deve conoscere tutta la propria ingiusta miseria per armarsi di quel furore e spingersi, marea inarrestabile, a riconquistare quei beni di cui è stata privata con l’insidia e la violenza”” [Luigi Firpo, ‘Introduzione’ in: Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo, Utet, Torino, 1947] (pag XXXV-XXXVII)”,”MADx-863″
“MARX Karl, a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario, prezzo e profitto.”,”‘La prima analisi in forma divulgativa delle categorie essenziali dell’economia capitalistica’ L’effetto di un aumento generale dei salari monetari “”‘Salario, prezzo e profitto’ è nato da una esposizione in forma divulgativa che Marx fece nel lontano 1865, nella sede del Consiglio generale dell’Internazionale, per rispondere alle concezioni errate che uno dei suoi membri, J. Weston, aveva sostenuto sugli effetti di un aumento dei salari (1). Si trattava di dimostra che un aumento generale dei salari monetari non sarebbe stato annullato – come quest’ultimo aveva sostenuto in un rapporto tenuto nella stessa sede dell’Associazione internazionale degli operai – da un aumento dei prezzi tale da compensare l’aumento dei salari nominali, ma avrebbe avuto al contrario l’effetto di elevare la capacità di acquisto dei lavoratori e di ridurre in modo corrispondente i profitti dei capitalisti. La tesi di Weston avrebbe potuto avere com’è ovvio, qualora fosse stata accettata, conseguenze assai dannose per le orgnizzazioni di classe dei lavoratori, giacché essa veniva a negare di fatto ogni utilità pratica delle lotte rivendicative per migliorare le loro condizioni divita. Questa fu, dunque, la circostanza immediata da cui ebbe origine quest’opuscolo di Marx, il quale tuttavia conserva anche nella nostra epoca un carattere di attualità (…). (…) Qui, però, si pone il problema, a cui Marx risponde nel ‘Capitale’: fino a che punto i lavoratori possono spingere in alto il livello del loro salario reale nelle condizioni di una società capitalistica? Soprattutto nei capitali del ‘Capitale’, in cui si esamina il processo dell’accumulazione secondo le leggi della produzione capitalistica, sono contenute le indicazioni più importantei che Marx dà per rispondere a quel quesito. Ricorderemo, anche a questo riguardo, solo il nucleo principale delle sue argomentazioni che scaturiscono dall’intera analisi del processo di accumulazione del capitale. Specie nel capitolo XXIII del primo libro («La legge generale dell’accumulazione capitalistica») egli mostra che un aumento dei salari – non solo nelle fasi di espansione del ciclo industriale ma in un più lungo periodo – è possibile ‘fino al limite in cui esso non ostacola la continuazione del processo di accumulazione’. Perché, qualora il livello dei salari fosse tale da impedire la prosecuzione di tale processo, l’accumulazione verrebbe ridotta temporaneamente dalla mancanza dello «stimolo del guadagno» per il capitalista; la disoccupazione aumenterebbe e provocherebbe una caduta dei salari reali, il cui effetto sarebbe di ristabilire le condizioni in cui può proseguire il processo di accumulazione del capitale. Durante questo processo aumento il capitale, che è profitto accumulato, e aumenta pure contemporaneamente la forza-lavoro impiegata dai capitalisti; ma l’aumento di quello che Marx chiama «capitale costante» (macchine, materie prime, edifici, ecc.) è maggiorfe dell’aumento dei lavoratori, sicché si eleva quella che Marx chiama la «composizione organica del capitale», ossia il rapporto tra capitale costante e forza-lavoro. Questo rapporto aumenta nella misura in cui si sviluppa il macchinismo moderno, ma l’introduzione delle macchine ha come «effetto permanente» (non temporaneo) di creare tendenzialmente nuovi disoccupati – che solo in certi periodi sono riassorbiti con l’espansione del capitale. L’esercito dei disoccupati è quindi «lo sfondo su cui si muove la legge dela domanda e dell’offerta di lavoro. Esso costringe il camp d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (Il Capitale, Editori Riuniti, Roma, 1964-66, I, p. 699). L’andamento del livello del salario nel corso dello sviluppo capitalistico, è, dunque, dipendente dal livello di accumulazione, e cioè dagli effetti che su di esso produce l’aumento della composizione organica del capitale con la formazione di una massa di lavoratori disoccupati. Nel passo seguente, che riportiamo interamente, è contenuta la risposta che Marx dà al quesito posto sopra: «La legge della produzione capitalistica, che sta alla base della pretesa “”legge naturale della popolazione””, si riduce semplicemente a questo: il rapporto fra capitale, accumulazione e saggio del salario non è altro che il rapporto fra il lavoro non retribuito trasformato in capitale e il lavoro addizionale richiesto dal movimento del capitale addizionale. Non si tratta dunque affatto di un rapporto fra due grandezza indipendenti fra di loro, da una parte la grandezza del capitale e dall’altra il numero della popolazione operaia; si tratta bensì in ultima istanza solo del ‘rapporto fra il lavoro non retribuito e quello retribuito di una medesima popolazione operaia’. ….. finire (pag 7-8; 13-14-15-16) (1) Per lungo temp il lavoro non fu pubblicato; tanto più che due anni dopo comparve il primo volume del ‘Capitale’, di cui questo scritto costituiva un’anticipazione in forma popolare. (…) finire”,”INTP-086″
“MARX Karl, a cura di Lucien SÈVE / MEIER Paul”,”Sur la reproduction des rapports de production (Marx, pres. di L. Sève) / Friedrich Engels et William Morris (Meier).”,”””‘Croissance du capital’ et ‘accroissement du prolétariat’ apparaissent donc comme solidaires, bien qu’un même procès les produise à des pôles opposés. Le rapport n’est pas seulement reproduit, pas seulement produit dans des proportions toujours plus massives, il ne se borne pas è créer pour lui-même plus de travailleurs et à s’emparer de branches de la production qui ne lui étaient pas soumise jusque là mais, comme on l’a vu dans l’exposé du mode de production spécifiquement capitaliste, il se reproduit dans des conditions toujours plus favorables pour l’une des parties, les capitalistes, et toujours moins favorables pour l’autre, les travailleurs salariés. A considérer le procès de production dans sa continuité, le salaire n’est que la ‘fraction’ de la production incessante du travailleur qui se convertit en moyens de subsistance, c’est-à-dire en moyens de conserver et d’accroître la capacité de travail dont le capital a besoin pour sa propre mise en valeur, pour son proprie procès vital. Résultat du procès, cette conservation et cet accroissement de la capacité de travail n’apparaissent donc eux-mêmes que comme reproduction et élargissement des conditions de reproduction et d’accumulation qui lui sont propres. (Cf. le Yankee) (5). Par là s’évanouit aussi l”apparence’ qui se manifestait à la surface du rapport: des ‘possesseurs de marchandises’ égaux en droits s’affrontant dans la circulation, sur le marché, et, comme tous les autres ‘possesseurs de marchandises’, ne se différenciant les uns des autres que par le contenu matériel de leurs marchandises, la valeur d’usage particuliere des marchandises qu’ils ont à se vendre l’un à l’autre. Ou plutôt cette forme ‘originelle’ du rapport ne subsiste plus désormais que come ‘apparence’ du rapport qui en constitue le fondement, le rapport ‘capitaliste'”” [(5) Il s’agit de l’économiste américain Carey (1793-1879) (Note du préfacier)] [Karl Marx, ‘Sur la reproduction des rapports de production’ [(in) ‘Chapitre VI (inédit) du Livre I du Capital’ (1863)], ‘La Pensée’, Paris, n. 156, mars-avril 1971, pres. de Lucien Sève] (pag 8) Paul Meier chargé d’une maîtrise de conférences de littérature anglaise à l’Université de Paris-X (Nanterre). Il suo saggio vuole mostrare dei collegamenti sorprendenti tra gli scritti di Morris e i testi di Marx ed Engels. Giudizi di Engels su Morris “”La première mention du nom de Morris dans la correspondance d’Engels remonte à février 1884. Il le connaît indirectement par Bax et les Aveling, et, émettant un jugement sévère sur ‘Justice’, l’organe de la D.F., il n’a que paroles méprisantes pour les collaborateurs de l’hebdomadaire. C’est pour le poète que sa sévérité s’aténue légèrement: «Morris est parfait dans ses limites, mais cela ne va pas loin» (5). … finire (pag 71-72) SDF Social Démocratic Federation (S.D.F)”,”MAES-180″
“MARX K. ENGELS F. LENIN V.I. STALIN J.”,”Zur deutschen Geschichte. Band I. Von der Frühzeit bis zum 18 Jahrhundert.”,”Contiene: – Karl Marx, Chronologische Auszüge zur deutschen Geschichte vom Ende des 15. Jahrhunderts bis zum Westfälischen Frieden aus der “”Weltgeschichte für das deutsche Volk””, herausgegeben von Friedrich Christoph Schlosser, 1. Ausgabe, Bd. 11-14 (pag 285-516) – Friedrich Engels, Konspekt: G. Von Gülich – Deutschland (“”Geschichtliche Darstellung des Handels, der Gewerbe und des Ackerbaus der bedeutendsten handelstreibenden Staaten unserer Zeit, Jena 1830, 2. Bd. (pag 521-561)”,”MAED-466″
“MARX Karl, a cura di Loyd D. EASTON e Kurt H. GUDDAT”,”Writings of the young Marx on Philosophy and Society.”,”L.D. Easton è professore di filosofia (Ohio Wesleyan University). K.H. Guddat nato a Berlino, è immigrato in Usa nel 1951 e insegna Tedesco nella stessa università.”,”MADx-865″
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”Malthus.”,”””L’Inghilterra ha tentato dunque l’annientamento del pauperismo innanzi tutto attraverso la’beneficenza’ e le ‘misure amministrative. In seguito essa scorse nel progressivo aumento del pauperismo non la necessaria conseguenza dell”industria’ moderna, bensì piuttosto la conseguenza della ‘tassa inglese per i poveri’. Essa intese la miseria universale unicamente come una ‘particolarità’ della legislazione inglese. Ciò che prima si faceva derivare da un ‘difetto di beneficenza’, si fece ora derivare da un ‘eccesso di beneficenza’. Infine, la miseria venne considerata come una colpa dei poveri e in quanto tale punita in essi. La lezione generale che la ‘politica’ Inghilterra ha tratto dal pauperismo si limita al fatto che nel corso dello sviluppo, nonostante le misure amministrative, il pauperismo si è venuto configurando come una ‘istituzione nazionale’ ed è quindi inevitabilmente divenuto oggetto di una ramificata e assai estesa amministrazione, un’amministrazione la quale, però, ‘non’ ha ‘più’ il compito di eliminarlo, bensì quello di disciplinarlo, di eternarlo. Questa amministrazione ha rinunciato ad attivare la sorgente del pauperismo attraverso mezzi positivi; essa si accontenta di scavargli con poliziesca tenerezza la fossa, ogniqualvolta esso sgorga alla superficie del paese ufficiale. Lo Stato inglese, ben lungi dall’andare oltre le misure di amministrazione e beneficenza, è sceso assai al di sotto di esse. Esso ormai non amministra più che ‘quel’ pauperismo che possiede la disperazione di lasciarsi afferrare e imprigionare”” (pag 115-116) [Karl Marx, ‘La legge sui poveri’ (in) Karl Marx, a cura di Cosimo Perrotta, ‘Malthus’, Roma, 1979] Lo Stato inglese non ha più il compito di eliminare il pauperismo ma di disciplinarlo e di eternarlo”,”DEMx-002-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sul risorgimento italiano. I caratteri e la genesi della ‘questione italiana’ negli scritti di Marx ed Engels sulla politica internazionale.”,”Fondo Roberto Casella”,”MAED-005-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, edizione italiana a cura di Mario CACIAGLI”,”Libertà di stampa e censura.”,”Contiene scritti di ENGELS: -Marx e la NRZ -Prefazione a ‘Karl Marx davanti ai giurati di Colonia’ -Le leggi eccezionali contro i socialisti in Germania. La situazione in Russia -A August Bebel”,”MADx-008-FV”
“MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 1.”,”””La carta moneta è ‘segno d’oro’, cioè segno di denaro. Il suo rapporto coi ‘valori’ delle merci sta solo nel fatto che questi vengono espressi idealmente con le medesime quantità d’oro che sono rappresentate simbolicamente e visibilmente dalla carta. La carta moneta è ‘segno di valore’ solo in quanto rappresenta quantità d’oro che sono anche quantità di valori, come tutte le altre quantità di merci. Si domanda, infine, perchè l’oro possa essere sostituito con semplici segni di se stesso, senza alcun valore proprio. Ma, come s’è visto, esso è sostituibile a questo modo solo in quanto viene isolato o reso indipendente nella sua funzione di moneta o mezzo di circolazione. Ora, il fatto che questa funzione diventi indipendente, non ha luogo, è vero, per le singole monete d’oro, benchè esso si presenti quando monete d’oro logorate continuano a circolare; le monete d’oro sono semplici monete o mezzi di circolazione esattamente soltanto finché circolano realmente. Tuttavia, quel che non vale per la singola moneta d’oro, vale per la massa minima d’oro sostituibile con la carta moneta. Questa abita costantemente nella sfera della circolazione, funziona continuamente come mezzo di circolazione, ed esiste quindi soltanto come depositaria di questa funzione. Dunque il suo movimento rappresenta soltanto il continuo trasformarsi l’uno nell’altro dei processi opposti della metamorfosi delle merci M-D-M: nel quale fenomeno, la figura di valore della merce si presenta di contro alla merce solo per tornare a scomparire immediatamente. La ‘rappresentazione indipendente del valore di scambio della merce’ è qui solo un momento fuggevole. Quindi, in un processo che fa passare costantemente il denaro da una mano all’altra, è sufficiente anche la sua esistenza puramente simbolica. Per così dire, la sua esistenza funzionale assorbe la sua esistenza materiale. Riflesso dileguante oggettivato dei prezzi delle merci, esso funziona ormai soltanto come segno di se stesso, e quindi ha bisogno di una sua propria ‘validità oggettivamente sociale’: e il simbolo cartaceo ottiene tale validità mediante il corso forzoso. Questa coercizione dello Stato è valida solo all’interno di una sfera di circolazione circoscritta dai confini di una comunità, ossia interna; ma del resto, solo in essa il denaro si risolve completamente nella propria funzione di mezzo di circolazione o moneta, e può quindi ricevere nella carta moneta un genere di esistenza esternamente separato dalla sua sostanza metallica e puramente funzionale”” [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 1’, Roma, 1951] (pag 143-144)”,”MADx-009-FV”
“MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 2.”,”Materie prime, crisi del cotone. “”La storia della carestia del cotone è troppo caratteristica per non indugiarvi un po’ (pag 165-)”,”MADx-010-FV”
“MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 3.”,”””Nella quarta sezione abbiamo mostrato come lo sviluppo della forza produttiva sociale del lavoro presupponga una cooperazione su larga scala, come solo con questo presupposto possano essere organizzate la divisione e la combinazione del lavoro, possano essere economizzati i mezzi di produzione concentrandoli in massa, possano essere creati mezzi di lavoro già materialmente adoperabili solo in comune, p. es. il sistema delle macchine; come forze immense della natura possano essere costrette al servizio della produzione e possa compiersi la trasformazione del processo di produzione in applicazione tecnologica della scienza. ‘Sulla base della produzione delle merci’ nella quale i mezzi di produzione sono proprietà di persone private, nella quale perciò il lavoratore manuale o produce le merci isolato e autonomo oppure vende come merce la propria forza-lavoro perché gli mancano i mezzi per un’azienda autonoma, quel presupposto si attua soltanto mercé l”aumento dei capitali individuali’, oppure si attua ‘nella misura in cui i mezzi di produzione e di sussistenza sociali vengono trasformati in proprietà privata di capitalisti’. Sul terreno della produzione delle merci la produzione su larga scala può allignare ‘solo in forma capitalistica’. Una certa ‘accumulazione di capitale’ nelle mani di produttori individuali di merci costituisce quindi il ‘presupposto del modo di produzione specificamente capitalistico’. Per questo eravamo stati costretti a ‘presupporla’ trattando della transizione dall’artigianato alla conduzione capitalistica. Essa potrà essere chiamata l”accumulazione originaria’ perché è il fondamento storico della produzione specificamente capitalistica anziché esserne il risultato storico”” [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 3’, Roma, 1953] (pag 73-74)”,”MADx-011-FV”
“MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon.”,”””Nel suo desiderio di conciliare le contraddizioni il signor Proudhon non si chiede neppure se la base stessa di queste contraddizioni non debba essere rovesciata. Egli è esattamente come quei dottrinari politici che vogliono avere il re, la camera dei deputati e la camera dei pari come parte integrante della vita sociale, come categorie eterne. Quello che egli cerca non è altro che una nuova formula con la quale stabilire un equilibrio tra questi poteri (equilibrio che dipende appunto dal movimento reale per cui un potere è ora il conquistatore e ora lo schiavo dell’altro). Così nel XVIII secolo alcune menti mediocri si davano da fare per trovare la vera formula che avrebbe portato l’equilibrio tra gli ordini sociali: re, nobiltà, parlamento, ecc. e un bel mattino si svegliarono per trovare che in realtà non esistevano più né re, né nobiltà, né parlamento. Il vero equilibrio in questo antagonismo fu il rovesciamento di tutti i rapporti sociali che servivano come base per queste esistenze feudali e i loro antagonismi”” [Karl Marx, ‘Lettera a Annenkov’, Bruxelles, 28 dicembre 1846] [(in) Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon’, Roma, 1950] (pag 153)”,”MADx-012-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”On the Paris Commune.”,”Le misure sociali della Comune di Parigi (pag 164-165 e seguenti)”,”MADx-867″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Raffaele RINALDI”,”La guerra civile negli Stati Uniti.”,”[dall’introduzione di Raffaele Rinaldi, in ‘La guerra civile negli Stati Uniti’, Milano, 1973] “”Nell’analizzare le teorie degli economisti borghesi sulla colonizzazione, Marx ironizza sulle disavventure di un capitalista inglese che, trasferitosi armi e bagagli negli Stati Uniti, “”era stato tanto previdente da portare con sé, oltre al resto, tremila persone della classe lavoratrice, uomini, donne e bambini: ma, arrivati a destinazione, il signor Peel rimase senza un servo per rifargli il letto e per attingere acqua al fiume. Povero signor Peel, che aveva preveduto tutto fuorché l’esportazione allo Swan River dei rapporti di produzione inglesi!”” (1). Quelli che avrebbero dovuto essere i suoi operai, l’avevano infatti abbandonato per stabilirsi nel paese come liberi coloni. Gli Stati Uniti hanno vissuto questa vicenda, si può dire, per ogni lavoratore e operaio che, scacciato dall’Inghilterra e dall’Irlanda dal processo di accumulazione e di conseguente espropriazione capitalistica, vi si trasferiva con la famiglia dopo aver abbandonato macchine e rapporti sociali senza sapere che, fatalmente, avrebbe ricreato quegli stesi rapporti sociali che aveva abbandonato in Inghilterra e in tutto il continente europeo. Contrariamente alle aspettative, la buona terra americana non sarebbe rimasta un’idillica oasi di pace e di felicità (così come veniva propagandata dalle comuni oweniste e dai falansteri fourieristi) ma doveva ferreamente riprodurre tutta la storia e lo sviluppo della madre patria inglese a cominciare proprio dagli “”orrori dell’accumulazione primitiva””. In tal modo, i primi coloni, essi stessi vittime della violenza in Europa, dovettero a loro volta esercitarla nei confronti delle popolazioni indigene dell’America: gli indiani. Essi dovettero prima respingere le tribù indigene verso ovest, poi annientarle e rinchiuderle in riserve per poter occupare le ricche terre dell’Ovest e per poter così intrecciare, tra i diversi “”territori”” e stati, stabili rapporti commerciali e di produzione. Il fatto che il capitalismo sia stato importato dall’Inghilterra in forma già sviluppata, in “”tutta la sua purezza””, non significa che negli Stati Uniti esso “”abbia vinto”” senza dover lottare e compiere salti rivoluzionari. In realtà il primo passo per l’affermazione del modo di produzione capitalistico consistette proprio nel genocidio del popolo indiano come mezzo più rapido per colpire alla radice le strutture e i rapporti sociali che esso esprimeva nella tribù (2). Il fatto è che “”la scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena seppellita nelle miniere, (…) la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica. Questi procedimenti idilliaci sono ‘momenti fondamentali dell’accumulazione originaria’”” (3). L’Inghilterra non ha quindi esportato direttamente negli Stati Uniti le sue forme di produzione più sviluppate. La base sulla quale si svilupperanno, non senza contraddizioni, la nazione e il capitalismo americani, è la piccola produzione mercantile agricola e artigianale. Per determinare il proprio sviluppo l’America dovette quindi scuotere il giogo coloniale inglese (guerre del 1775-1783 e del 1812-1814) per permettere che le tredici colonie – piccola frazione del futuro territorio nazionale – potessero dichiarare l’indipendenza e dar vita, sulla base della piccola produzione mercantile, a un’evoluzione economica e sociale relativamente autonoma. E’ questo il momento di stacco, il momento in cui ha inizio il processo storico con cui si compie la rivoluzione nazionale borghese e che permette l’instaurazione del modo di produzione capitalistico. Contrariamente allo sviluppo delle altre rivoluzioni borghesi, la rivoluzione americana procederà per salti, per grandi crisi successive via via che maturano le forze economiche: lungo è il cammino che va dalla piccola produzione mercantile – condizione prima per lo sviluppo del capitalismo – in cui il lavoratore è proprietario dei prodotti del suo lavoro, alla produzione dispiegatamente capitalistica in cui il lavoratore è salariato e ha smesso di appropriarsi dei frutti del suo lavoro”” [dall’introduzione di Raffaele Rinaldi, in K. Marx F. Engels, ‘La guerra civile negli Stati Uniti’, Milano, 1973] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale, Roma, 1964, I, p. 829; (2) Sui metodi di disgregazione delle strutture sociali esistenti nelle colonie, cfr. in particolare K. Marx, ‘Il sistema fondiario in Algeria al tempo della conquista francese’ e ‘Amministrazione e leggi agrarie’ (note a margine del libro di Jean Phear, ‘Il villaggio ariano in India e a Ceylon’), ambedue in K. Marx e F. Engels, ‘Sulle società precapitalistiche’, Milano, 1970. Sulle tribù indiane, cfr. F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’, Roma, 1963, cap. III, (3) K. Marx, ‘Il Capitale’, cit., I, p. 813]”,”MAED-008-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le Manifeste communiste. I – II. Avec les articles de F. Engels dans la ‘Réforme’ (1847-1848).”,”””La bourgeoisie exige le respect du régime de violence qui est le sien”” (pag 149)”,”MAED-472″
“MARX Karl”,”Adresse inaugurale de l’Association internationale des travailleurs. Précédés d’une lettre de Marx à Friedrich Engels et suivi du Préambule et des Statuts de l’Association.”,”Legge per limitare le ore di lavoro. Il lavoro infantile, minorile. “”Mais è côté de son utilité pratique, il y avait dans la loi certains autres caractères bien faits pour en rehausser le merveilleux succès. Par l’organe de ses oracles le plus connu, tels que le docteur Ure, le professeur Senior et autre philosophes de cette trempe, la bourgeoisie avait prédit et, à sa grande satisfaction, démontré que toute intervention de la loi pour limiter les heures de travail devait sonner le glas de l’industrie anglaise qui; semblable au vampire, ne pouvait vivre que de sang, et du sang des enfants, elle aussi. Jadis, le meurtre d’un enfant était un rite mystérieux de la religion de Moloch, mais on ne le pratiquait qu’en des occasions très solennes, une fois par an peut-être, et encore Moloch n’avait il pas de penchant exclusif pour les enfants du pauvre. Ce qui, dans cette question de la limitation légale des heures de travail, donnait au conflit un véritable caractère d’acharnement et de fureur, c’est que, sans parler des terreurs de l’avarice, la questione engagée soulevait de nouveau et décidait même en partie la grande querelle entre la loi aveugle de l’offre et de la demande, qui est toute l’économie politique de la classe bourgeoisie, et la production sociale contrôlée et régie par la prévoyance sociale, qui constitue l’économie politique de la classe ouvrière. Le ‘bill’ des dix heures ne fut donc pas seulement un succès pratique; ce fut aussi le triomphe d’un principe; pour la première fois, au grand jour, l’économie politique de la bourgeoisie avait été battue par l’économie politique de la classe ouvrière”” (pag 15)”,”MADx-869″
“MARX Karl”,”1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia.”,”I testi contenuti in questo volume sono stati raccolti da Valentino Campi. Appendice: Leone TROTSKY, ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’ (4 febbraio 1921); Amadeo BORDIGA, ‘Dalla Comune alla III Internazionale’ (‘L’Unità’, 29 marzo 1924), ‘Socialismo e nazione’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 9. 1950), ‘La guerra rivoluzionaria proletaria’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 10, 1950), ‘Gemeinwesen e Comune’ (Da ‘Invariance’, n. 6 e 10, 1971); note Questione ritardo nell’insurrezione ‘Ora, proprio un partito preparato all’azione era quello che mancava al proletariato francese’. “”I chiacchieroni rivoluzionari da salotto e da Parlamento, quando si trovano faccia a faccia, nella vita, con la realtà della Rivoluzione, non la riconoscono mai. Il vero partito dei lavoratori non è una macchina per manovre parlamentari, ma è l’esperienza accumulata e organizzata dal proletariato. Solo con l’aiuto di un partito, che si appoggia su tutta la storia del suo passato, che prevede teoricamente il corso dello sviluppo e tutte le sue tappe, e ne conclude quale forma di azione sia nel momento dato la più necessaria, il proletariato può liberarsi dalla necessità di ripetere continuamente la sua storia, le sue oscillazioni, la sua indecisione ed i suoi errori. Il proletariato di Parigi non aveva un simile partito. I socialisti borghesi, di cui la Comune formicolava, levavano gli occhi al cielo e attendevano un miracolo o una parola profetica: esitavano e frattanto le masse erravano nel buio e perdevano la testa a causa dell’indecisione degli uni e delle fantasticherie degli altri. La conseguenza fu che in mezzo a queste la rivoluzione scoppiò troppo tardi: Parigi era accerchiata. Dovevano passare sei mesi prima che il proletariato ridestasse nella propria memoria gli insegnamenti di passate rivoluzioni, di lotte già compiute, del costante tradimento della democrazia, e afferrasse il potere. Questi sei mesi rappresentarono una perdita irreparabile. Se nel settembre 1870 fosse stato alla testa del proletariato francese il partito centralizzato dell’azione rivoluzionaria, tutta la storia della Francia, e con essa l’intera storia dell’Umanità, avrebbe preso una direzione diversa. Se il 18 marzo il potere si trovò nelle mani del proletariato di Parigi, ciò avvenne in seguito non ad un’azione cosciente, ma alla ritirata dei suoi nemici da Parigi. Questi perdevano sempre più influenza: gli operai li disprezzavano e li odiavano, la piccola borghesia non aveva più fiducia in loro, e la grande borghesia temeva che non fossero più capaci di difenderla. I soldati guardavano con ostilità agli ufficiali. Il governo fuggì da Parigi per concentrare altrove le sue forze, e da quel momento il proletariato dominò la situazione. Ma se ne rese conto solo l’indomani. Esso fu colto di sorpresa dalla Rivoluzione. (…) Il partito non fa la rivoluzione a suo piacimento, non sceglie di suo arbitrio il momento di impadronirsi del potere, ma interviene in modo attivo negli avvenimenti, influisce in modo costante sullo stato d’animo delle masse rivoluzionarie, valuta la forza di resistenza dell’avversario, e può in tal modo stabilire il momento più adatto per un’azione decisiva. E’ questo il lato più difficile del suo compito. Il partito non ha decisioni valide per tutti i casi. Esso ha bisogno di una giusta base teorica, di uno stretto collegamento con le masse, di una comprensione della situazione, di una visione rivoluzionaria globale e di una grande decisione”” (pag 467-471); (…) Il temperamento del proletariato francese è quello di una lava rivoluzionaria. Questa lava è attualmente sepolta sotto le ceneri dello scetticismo a causa dei ripetuti tradimenti e delle molte delusioni. I proletari rivoluzionari della Francia devono essere più severi nei riguardi del loro partito, e mettere in luce spietatamente le discrepanze fra le parole e gli atti. I lavoratori francesi hanno bisogno per agire di un’organizzazione temprata come acciaio, con dirigenti che possano essere controllati dalle masse a ogni nuova tappa del movimento rivoluzionario”” (pag 477) [Leon Trotsky, ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’ (4 febbraio 1921); in appendice] [(in) Karl Marx, ‘1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia, Savona – Napoli, 1971] (pag 467-468-471). Engels: previsione di Marx della prima guerra mondiale: ‘”” per una guerra di razza contro le razze latine e slave coalizzate”” (pag 82)”,”MADx-001-FC”
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”Malthus.”,”‘Tutto sommato i movimenti ‘generali’ del salario sono regolati esclusivamente dall”espansione e dalla contrazione dell’esercito industriale di riserva, le quali corrispondono all’alternarsi dei periodi del ciclo industriale’. Non sono dunque determinati dal ‘movimento del numero assoluto della popolazione operaia’, ma ‘dalla mutevole proporzione’ in cui la classe operaia si scinde in esercito attivo e in esercito di riserva, dall’aumento e dalla diminuzione del volume relativo della sovrappopolazione, dal grado in cui questa viene ora assorbita ora di nuovo messa in libertà. Per l’industria moderna con il suo ciclo decennale e le sue fasi periodiche che per giunta col progredire dell’accumulazione vengono intersecate dalle oscillazioni irregolari susseguentisi sempre più rapidamente, sarebbe effettivamente una bella legge quella che regolasse l’offerta e la domanda di lavoro non mediante l”espansione’ e la ‘contrazione del capitale’, cioè ‘secondo i suoi bisogni di valorizzazione del momento’, cosicché il mercato del lavoro appaia ora relativamente al di sotto del livello normale in quanto il capitale si espande, ora di nuovo sovraccarico in quanto esso si contrae, bensì, viceversa, facesse dipendere il movimento del capitale ‘dal movimento assoluto della massa della popolazione’. Questo tuttavia è il dogma degli economisti. Secondo esso conseguenza dell’accumulazione del capitale è l’aumento del salario. Il salario aumentato sprona a un più rapido aumento della popolazione operaia e questo aumento perdura finché il mercato del lavoro è sovraccarico e quindi il capitale è diventato insufficiente in rapporto all’offerta di operai. Il salario diminuisce, e allora si ha il rovescio della medaglia’ (pag 141-142) [K. Marx, Il Capitale, libro I, pp. 688-709, dal cap. ‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’]; “”Il metodo. Sembra giusto incominciare con ciò che è reale e concreto, con il presupposto reale, quindi ad esempio nell’economia con la popolazione, che è la base e il soggetto dell’intero atto sociale di produzione. Eppure, considerando le cose più da presso, ciò si rivela sbagliato. La popolazione è un’astrazione, se ad esempio non tengo conto delle classi di cui si compone. Queste classi sono a loro volta una parola priva di significato, se non conosco gli elementi sui quali esse si fondano. Ad esempio il lavoro salariato, il capitale ecc. Questi presuppongono lo scambio, la divisione del lavoro, i prezzi ecc. Il capitale, ad esempio, senza lavoro salariato non è nulla, come del resto senza valore, denaro, prezzo, ecc. Se dunque incominciassi con la popolazione, avrei un’immagine caotica dell’insieme, e attraverso una determinazione più precisa perverrei sempre più, analiticamente, a concetti più semplici; da concreto immaginato, ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da quel punto il viaggio dovrebbe esser ripreso in senso opposto, e infine giungerei nuovamente alla popolazione, che questa volta però non sarebbe più la rappresentazione caotica di un insieme, bensì una ricca totalità di molte determinazioni e relazioni. La prima via è quella che l’economia ha imboccato storicamente al suo sorgere. Gli economisti del XVII secolo incominciano ad esempio sempre dall’insieme vivente, la popolazione, la nazione, lo stato, più stati ecc.; finiscono però sempre con l’individuare attraverso l’analisi alcune relazioni astratte e generali determinanti, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore ecc. Appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, sorsero i sistemi economici che dal semplice, come il lavoro, la divisione del lavoro, il bisogno, il valore di scambio, risalirono fino allo stato, allo scambio tra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è evidentemente il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, dunque unità di ciò che è molteplice. Nel pensiero esso appare quindi come processo di sintesi, come risultato e non come punto di avvio, benché sia il reale punto d’avvio e quindi anche il punto d’avvio dell’intuizione e della rappresentazione. Seguendo la prima via, la rappresentazione piena si volatilizza in determinazione astratta; seguendo la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero. Per questo Hegel cadde nell’illusione di concepire il reale come il risultato del pensiero che si riassume e si approfondisce in se stesso e che si muove per energia autonoma, mentre il metodo di salire dall’astratto al concreto per il pensiero è solo il modo in cui si appropria il concreto, lo riproduce come qualcosa di spiritualmente concreto. Mai e poi mai esso è però il processo di formazione del concreto stesso. La più semplice categoria economica, diciamo ad esempio il valore di scambio, presuppone la popolazione, una popolazione che produce in rapporti determinati; anche un certo genere di sistema familiare, o comunitario, o statale. Il valore di scambio non può esistere che in quanto relazione astratta, unilaterale di un insieme concreto, vivente, già dato. Come categoria il valore di scambio conduce invece un’esistenza antidiluviana”” (pag 53-54) [Dall”Introduzione alla critica dell’economia politica’ del 1857, in Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (“”Grundrisse””), a cura di Giorgio Backhaus, Torino, Einaudi, 1976, v. I, pp. 24-26]”,”DEMx-070″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista. Seguito da ‘I Principi del Comunismo’ e da ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ di F. Engels, dalle prefazioni di Marx ed Engels per le varie edizioni del ‘Manifesto’, e da altri scritti e documenti.”,”Appendici: 1. Engels: a) Per la storia della Lega dei Comunisti; b) Rivendicazioni del partito comunista in Germania; c) Statuti della Lega dei Comunisti; 2. a) Circolare della Lega (1846); b) Circolare della Lega (1847); c) Frammento di questionario; d) Engels: Principi del comunismo; e) Unica pagina conservata dell’abbozzo di Marx per il ‘Manifesto’; 3. Prefazioni di Marx ed Engels e del solo Engels a varie edizioni del ‘Manifesto’. a) Prefazione all’edizione tedesca del 1872; b) Prefazione all’edizione russa del 1882; c) Prefazione all’edizione tedesca del 1883; d) Prefazione all’edizione tedesca del 1890; e) Prefazione all’edizione polacca del 1892; f) Prefazione all’edizione italiana del 1893 “”Anche nella commozione umanisticha che traluce attraverso gli andirivieni della terminologia dialettica, Marx ci parla da intellettuale, che cerca la verità: «la fratellanza degli uomini è la ‘verità’ fra loro». E’ questa ‘verità’ che viene opposta agli errori, alle deviazioni, agli arzigogoli degli intellettuali rivoluzionari del suo tempo, ai quali Marx aveva reagito come filosofo e come politico negli scritti che abbiamo ricordato, nel suo lavorio per liberarsi dalla “”filosofia”” e per raggiungere la compresione storica della società nella quale viveva”” (pag 14, introduzione di E.C.M.) Illustrazioni: frontespizio originale del Manifesto; Marx ed Engels; L’unica pagina conservata dell’abbozzo di Marx per il Manifesto, La miseria in Slesia, New Lanark, Claude-Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, La dimostrazione dei Cartisti del 10 aprile 1848 Il volume contiene tre ritagli di giornale di epoche diverse: 1 – Storia del concetto di Proletario, di Adriano Tilther (sul libro di Goetz Briefs ‘Le Prolétariat industriel’) 2 – Errata – corrige al Marx, di Adelchi Baratono (socialista marxista opposto al liberal-socialismo) 3 – L’estetica di Marx ed Engels, di Adriano Tilgher (a proposito della pubblicazione del volume ‘Sur la littérature et l’art’, di Karl Marx e Friedrich Engels; presentazione di Jean Freville, ‘Marx conosceva a memoria Goethe e Heine, era entusiasta di Dante, Shakespeare, Cervantes e tutti gli anni rileggeva Eschilo nel testo (che, come si sa, è tutt’altro che di facile lettura). … Meno noto che è che progettò di scrivere un trattato di estetica pel quale annotò nel 1857-58 la ‘Estetica’ del celebre hegeliano Vischer’) 4 – Cristianesimo e marxismo (traduzione italiana dello studio di Nicola Berdiaef) di Adriano Tilgher”,”MAED-475″
“MARX Karl”,”[Entwürfe einer Antwort auf den Brief von V.I. Sassulitsch, (Geschrieben Ende Februar – Anfang März 1881). Erster Zweiter Dritter Entwurf] [Bozze della risposta alla lettera di V.I. Zasulich] (Scritte a fine febbraio – inizio marzo 1881] – Prima seconda terza bozza].”,”appendice: fascicolo: Marx-Herbstschule (Berlin, 30.10 – 1.11.2015). Geschichte und Notwendigkeit: 1. “”Die sogennante Geschichte””; 2. Die historische Vergänglichkeit des Kapitalismus; 3. Die vermeidbare Notwendigkeit des Kapitalismus. Fragment “”Seite 1 bis 29″” aus der sog. “”Deutschen Ideologie”” (1); Der “”tendenzielle Fall der Profitrate (aus MEGA II 4.2, Manuskripte 1863-1867 (2); Honoré Citoyen! – Brief von Vera Sassulitsch an Marx vom 16.2.1881 in französischen Original (aus Marx-Engels-Archiv, Band 1, 1926, Dawid Rjazanow) und die deutsche Übersetzung; Drei Entwürfe einer Antwort von Karl Marx; Karl Marx an Vera Sassulitch, 8.3.1881, Anmenkungen aus MEW 19, Faksimile aus dem ersten Entwurf”,”MADx-872″
“MARX K. ENGELS F. LENIN V.I.”,”Über proletarischen Internationalismus. Aus Schriften, Aufsätzen, Reden und Briefen.”,”Friedrich Engels, Die europäischen Arbeiter im Jahre 1877 (pag 206) Friedrich Engels, An das Comitato delle Associazioni popolari Milanesi (lettera del 9 aprile 1891) (pag 244)”,”INTx-064″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania.”,”Cofanetto, opera n° 18″,”MAED-017-FV”
“MARX Karl, a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario, prezzo e profitto.”,”‘La prima analisi in forma divulgativa delle categorie essenziali dell’economia capitalistica’ L’effetto di un aumento generale dei salari monetari “”‘Salario, prezzo e profitto’ è nato da una esposizione in forma divulgativa che Marx fece nel lontano 1865, nella sede del Consiglio generale dell’Internazionale, per rispondere alle concezioni errate che uno dei suoi membri, J. Weston, aveva sostenuto sugli effetti di un aumento dei salari (1). Si trattava di dimostra che un aumento generale dei salari monetari non sarebbe stato annullato – come quest’ultimo aveva sostenuto in un rapporto tenuto nella stessa sede dell’Associazione internazionale degli operai – da un aumento dei prezzi tale da compensare l’aumento dei salari nominali, ma avrebbe avuto al contrario l’effetto di elevare la capacità di acquisto dei lavoratori e di ridurre in modo corrispondente i profitti dei capitalisti. La tesi di Weston avrebbe potuto avere com’è ovvio, qualora fosse stata accettata, conseguenze assai dannose per le orgnizzazioni di classe dei lavoratori, giacché essa veniva a negare di fatto ogni utilità pratica delle lotte rivendicative per migliorare le loro condizioni divita. Questa fu, dunque, la circostanza immediata da cui ebbe origine quest’opuscolo di Marx, il quale tuttavia conserva anche nella nostra epoca un carattere di attualità (…). (…) Qui, però, si pone il problema, a cui Marx risponde nel ‘Capitale’: fino a che punto i lavoratori possono spingere in alto il livello del loro salario reale nelle condizioni di una società capitalistica? Soprattutto nei capitali del ‘Capitale’, in cui si esamina il processo dell’accumulazione secondo le leggi della produzione capitalistica, sono contenute le indicazioni più importantei che Marx dà per rispondere a quel quesito. Ricorderemo, anche a questo riguardo, solo il nucleo principale delle sue argomentazioni che scaturiscono dall’intera analisi del processo di accumulazione del capitale. Specie nel capitolo XXIII del primo libro («La legge generale dell’accumulazione capitalistica») egli mostra che un aumento dei salari – non solo nelle fasi di espansione del ciclo industriale ma in un più lungo periodo – è possibile ‘fino al limite in cui esso non ostacola la continuazione del processo di accumulazione’. Perché, qualora il livello dei salari fosse tale da impedire la prosecuzione di tale processo, l’accumulazione verrebbe ridotta temporaneamente dalla mancanza dello «stimolo del guadagno» per il capitalista; la disoccupazione aumenterebbe e provocherebbe una caduta dei salari reali, il cui effetto sarebbe di ristabilire le condizioni in cui può proseguire il processo di accumulazione del capitale. Durante questo processo aumento il capitale, che è profitto accumulato, e aumenta pure contemporaneamente la forza-lavoro impiegata dai capitalisti; ma l’aumento di quello che Marx chiama «capitale costante» (macchine, materie prime, edifici, ecc.) è maggiorfe dell’aumento dei lavoratori, sicché si eleva quella che Marx chiama la «composizione organica del capitale», ossia il rapporto tra capitale costante e forza-lavoro. Questo rapporto aumenta nella misura in cui si sviluppa il macchinismo moderno, ma l’introduzione delle macchine ha come «effetto permanente» (non temporaneo) di creare tendenzialmente nuovi disoccupati – che solo in certi periodi sono riassorbiti con l’espansione del capitale. L’esercito dei disoccupati è quindi «lo sfondo su cui si muove la legge dela domanda e dell’offerta di lavoro. Esso costringe il camp d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (Il Capitale, Editori Riuniti, Roma, 1964-66, I, p. 699). L’andamento del livello del salario nel corso dello sviluppo capitalistico, è, dunque, dipendente dal livello di accumulazione, e cioè dagli effetti che su di esso produce l’aumento della composizione organica del capitale con la formazione di una massa di lavoratori disoccupati. Nel passo seguente, che riportiamo interamente, è contenuta la risposta che Marx dà al quesito posto sopra: «La legge della produzione capitalistica, che sta alla base della pretesa “”legge naturale della popolazione””, si riduce semplicemente a questo: il rapporto fra capitale, accumulazione e saggio del salario non è altro che il rapporto fra il lavoro non retribuito trasformato in capitale e il lavoro addizionale richiesto dal movimento del capitale addizionale. Non si tratta dunque affatto di un rapporto fra due grandezza indipendenti fra di loro, da una parte la grandezza del capitale e dall’altra il numero della popolazione operaia; si tratta bensì in ultima istanza solo del ‘rapporto fra il lavoro non retribuito e quello retribuito di una medesima popolazione operaia’. ….. finire (pag 7-8; 13-14-15-16) (1) Per lungo temp il lavoro non fu pubblicato; tanto più che due anni dopo comparve il primo volume del ‘Capitale’, di cui questo scritto costituiva un’anticipazione in forma popolare. (…) finire”,”INTP-002-FV”
“MARX Karl a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica.”,”In appendice: – Lassalle sull’ idea tragica – Lettere di Engels sulla letteratura (a Lassalle, a M. Kautsky, a E.Harkness)”,”MADx-013-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Aldo ZANARDO”,”La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”””Salario e profitto del capitale stanno l’uno con l’altro nel rapporto più amichevole, in un rapporto reciprocamente stimolante, nel rapporto apparentemente più umano. Poi, si dimostra invece che essi stanno fra loro nel rapporto più ostile, in un rapporto ‘rovesciato’. All’inizio il valore è determinato in modo apparentemente razionale, mediante i costi di produzione di una cosa e mediante la sua utilità sociale. Poi, si dimostra che il valore è una determinazione puramente casuale, la quale non ha bisogno di stare in alcun rapporto né con i costi di produzione né con l’utilità sociale”” (pag 39) “”‘Napoleone’ (Bonaparte) è stato l’ultima lotta del ‘terrorismo rivoluzionario’ contro la ‘società civile’, proclamata anche questa dalla rivoluzione, e contro la sua politica. (…) Napoleone non era un terrorista fanatico. (…) Egli ‘ha perfezionato il terrorismo mettendo’ al posto della ‘rivoluzione permanente’ la ‘guerra permanente'”” (pag 161)”,”MADx-002-FC”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”””Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti in «una volta» e simultaneamente, ciò che presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che esso comunismo implica”” (pag 23) “”Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti”” (pag 35) Secondo la nosta concezione, dunque, tutte le collisioni della storia hanno la loro origine nella contraddizione tra le forze produttive e la forma di relazioni”” (pag 52)”,”MADx-003-FC”
“MARX Karl, a cura di Gian Mario BRAVO”,”La guerra civile in Francia.”,”””Il fatto veramente rivoluzionario, che può desumersi dalle parole di Marx, fu che la Comune “”esistette”” effettivamente, non fu un’apparizione immaginaria o immaginaso, ma si presentò concretamente, con le sue incertezze e le sue esaltanti vittorie, tutte opere, sia sul piano negativo sia su quello positivo, del proletariato: «La grande misura sociale della Comune», ne ha concluso Marx, «fu la sua stessa esistenza operante»”” (pag 47, dall’introduzione di G.M. Bravo)”,”MADx-004-FC”
“MARX Karl, a cura di Umberto CERRONI”,”Salario, prezzo e profitto.”,”Assenza di spirito critico del Weston. “”Il nostro amico Weston fa suo il proverbio latino: “”repetitio est mater studiorum””, cioè: la ripetizione è la madre dello studio, e perciò ripete il suo dogma primitivo in una nuova forma, dicendo che la contrazione del circolante provocata dall’aumento dei salari provocherebbe una diminuzione del capitale, e così via. Avendo scartato le sue fantasticherie sul circolante, penso che è completamente inutile ch’io mi soffermi sulle conclusioni immaginarie che egli ritiene di poter dedurre dalla sua immaginaria catastrofe del circolante. Passo quindi subito a ‘ricondurre alla sua forma teorica più semplice’ il suo ‘dogma sempre uguale’, che egli ripente in tante forme diverse. (…)”” (pag 55)”,”MADx-005-FC”
“MARX Carlo, a cura di Umberto CERRONI”,”Lavoro salariato e capitale.”,”‘Il presente volume contiene i cinque articoli pubblicati da Marx sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ nell’aprile del 1849 e intitolati: ‘Arbeitslohn und Kapital’. Sebbene incompleti rispetto al proposito originale di Marx (2), questi articoli furono in seguito ripubblicati, vivente Marx, in opuscolo separato (3). Il volume contiene ancora il testo manoscritto ‘Arbeitslohn’ (4), composto nel dicembre 1847 a Bruxelles e considerato come il brogliaccio delle conferenze tenute da Marx alla Associazione degli operai tedeschi di Bruxelles, conferenze che furono alla base degli articoli pubblicati nel 1849 e quindi dell’opuscolo ‘Lavoro salariato e capitale’ (pag 9-10, introduzione di U. Cerroni)”,”MADx-006-FC”
“MARX Karl”,”Fictitious Splits in the International. (The International Workingmen’s Association, 1872). – Les Prétendues Scissions dans l’Internationale’, Circulaire privée du Conseil Général de l’Association International des Travailleurs.”,”Written by Marx and Engels between January and March 5, 1872, adopted by the Genral Council as a private circular. Published in Geneva 1872 as a French pamphlet called ‘Les Pretendues Scissions dans l’Internationale’, Progress publisher translation; trascribed by director@marx.org in December 1993. The pamphet marks the opening of Marx and Engels’ preparations for confrontation with Bakuninist forces (1) ‘Le document que nous publions aujourd’hui, et qui est l’oeuvre de Marx, est un des plus importants qu’aient produits les luttes interieures de l’Internationale. Il n’a jamais été reédité depuis 1872 et il est introuvable. Il va sans dire que sa reproduction n’implique de notre part aucune opinion sur le fond du duel Marx-Bakounine. Nous faisons simplement oeuvre de documentation historique (N.D.L.R.)’ (2) ”Les Prétendues Scissions dans l’Internationale’, Circulaire privée du Conseil Général de l’Association Internationale des Travailleurs, Genève, Impremerie coopérative, rue du Conseil Général, 8 – 1872” Citazione nel testo di Marx (Engels): “”Non l’eguagliamento (eguaglianza) tra le classi, controsenso impossibile da realizzare, ma l’ abolizione delle classi è l’autentico segreto del movimento proletario”””,”MADx-873″
“MARX Karl MATTICK Paul KORSCH Karl SOHN-RETHEL Alfred, a cura di Enzo MODUGNO”,”Marxiana 2. Critica della politica e dell’economia politica.”,”Contiene: – Karl Marx, Macchine, impiego delle forze naturali e della scienza – Paul Mattick, Consigli e partito – Alfred Sohn-Rethel, Elementi di una teoria storico-materialistica della conoscenza – Karl Korsch, A Brecht e a Partos”,”TEOC-761″
“MARX Karl”,”Enthüllungen über den Kommunisten-Prozess zu Köln.”,”‘Rivelazioni sul processo ai comunisti di Colonia.'”,”MADx-874″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Andrew ZIMMERMAN”,”The Civil War in the United States.”,”Bibliografia a pagina XXXI: ‘Suggestions for Further Reading’ tra i vari libri: — Anderson John, Marx at the Margins: On Nationalism, Ethnicity and Non-Western Societies, University Chicago Press, Chicago, 2010 — Blackburn, Robin, An Unfinished Revolution: Karl Marx and Abraham Lincoln, Verso, London, 2011″,”MADx-875″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”The First Indian War of Independence, 1857-1859.”,”L’edizione inglese della ‘Prima guerra indiana di indipendenza, 1857-1859’ è basata sulla edizione russa preparata dall’Istituto del Marxismo Leninismo dell’Urss nel 1959. Gli articoli furono pubblicati dalla New York Daily Tribune.”,”MADx-876″
“MARX Karl ENGELS Friedrich BLANC Louis CLEMENT Jean-Baptiste CLUSERET Gustave LACHÂTRE Maurice LONGUET Charles PROUDHON Pierre Joseph PYAT Félix SUE Eugène DUMAS Alexandre e altri”,”Lettres & Manuscrits Autographes.”,”Contiene lettere di Karl Marx e Friedrich Engels e di altri a Maurice Lachâtre su questioni relative alla stampa di libri e manoscritti. In particolare riguardano la pubblivazione della traduzione francese del primo volume del Capitale. Ci sono anche lettere di Lachâtre a Marx (1872-1873) (pag 130-148) (Le lettere non sono presenti nel vol. 44 delle “”Opere””)”,”MADx-877″
“MARX Karl”,”Weltgericht. Dichtungen aus dem Jahre 1837.”,”Epigrammi su Hegel (pag 186) “”… Kant und Fichte gern zum Aether Schweifen, Suchten dort ein fernes Land, Doch ich such’ nur tüchtig zu begreifen, Was ich – auf der Strasse fand!….”” (pag 186) Kant e Fichte amano vagare nell’etere, Verso una terra lontana, Ma sto solo cercando di capire, Quello che ho trovato per strada!”,”MADx-878″
“MARX Carlo”,”Contro Bakunin. L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja. (1873)”,”L’Alleanza fra borghesi e lavoratori sognata da Bakunin. “”L’Alleanza della Democrazia Socialista è d’origine tutta borghese. Essa non è un’emanazione dell’Internazionale, ma il rampollo della Lega della Pace e della Libertà, società nata-morta di repubblicani borghesi. L’Internazionale era già saldamente stabilita allorché Michele Bakunin si pose in mente di assumere la parte d’emancipatore del proletariato. L’Internazionale non gli offriva che il campo d’azione comune a tutti i suoi membri, e per divenire qualche cosa egli avrebbe dovuto rendersene degno con un lavoro assiduo e devoto; se non che egli credette di trovare miglior partito e una via più facile dal lato di borghesi della Lega. Si fece dunque eleggere, nel settembre del 1867, membro del Comitato permanente della Lega della Pace, e prese sul serio la sua parte: si può proprio dire che egli e Barni, ora deputato di Versailles, furono l’anima di questo Comitato. Atteggiandosi a teorico della Lega, Bakunin doveva pubblicare sotto i suoi auspici un’opera: «Il federalismo, il socialismo e l’anti-teologismo». Frattanto egli dovette presto convincersi che la Lega era una società insignificante e che i liberali che ne facevano parte altro non vedevano nei suoi congressi che l’occasione di fare un viaggio e dei discorsi magniloquenti; mentre l’Internazionale, al contrario, cresceva d’importanza di giorno in giorno. Egli sognò allora d’innestare la Lega all’Internazionale. Per attuare questo piano, Bakunin, presentato da Elpidine, si fece ricevere nel luglio del 1868 qual membro della sezione centrale di Ginevra: nello stesso tempo egli fece adottare dal Comitato della Lega una proposta con cui si chiedeva al Congresso internazionale di Bruxelles un patto d’alleanza offensiva e difensiva fra le due società; (…). Il Congresso di Bruxelles osò rigettare la proposta della Lega. Grande fu la contrarietà e lo sdegno di Bakunin, perché da un lato l’Internazionale gli sfuggiva dalle mani e si sottraeva alla suo protezione, dall’altro, il presidente della Lega, il professore Gustavo Vogt, lo redarguiva vivamente: o tu non eri sicuro – scriveva egli al Bakunin – dell’effetto del nostro invito, e allora hai compromesso la nostra Lega; o tu sapevi quale sorpresa ci riserbavano i tuoi amici dell’Internazionale, e allora ci hai ingannati in una maniera indegna. (…)”” (pag 6-7)”,”INTP-091″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le mouvement ouvrier français. Tome 1. La tactique dans la révolution permanente.”,”Nel 2012 Eva Dangeville moglie del traduttore Roger Dangeville accordava il permesso di diffondere questo libero in accesso libero nella collana Les Classiques des Sciences Sociales. Edizione elettronica realizzata a cura di Jean MANAUD, professore di storia a Toulouse France. Jean-Marie TREMBLAY professeur de sociologie au Cégeé de Chicoutimi.”,”MFRx-383″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La Chine.”,”Jean-Marie TREMBLAY professeur de sociologie au Cégeé de Chicoutimi. Lettera di Engels (sulla guerra sino-giapponese) a Laura Lafargue del settembre 1894″,”MADx-879″
“MARX Karl”,”Discours sur la question du libre-échange. (1848)”,”Discorso pronunciato durante la seduta pubblica del 7 gennaio 1848 dell’ Associazione democratica di Bruxelles (Association démocratique de Bruxelles). La stessa associazione ha pubblicato a sue spese il testo sempre nel 1848. A proposito del dibattito nel Parlamento britannico sulla legge sul grano (Corn Law) si può vedere il volume di C. Schonhardt-Bailey ‘From the Corn Law to Free Trade. Interests, Ideas, and Institutions in Historical Perspective’, Mit press, 2006 Sulla questione del paradigma fordista si può leggere un’analisi della scuola francese della regolazione: A. Lipietz, ‘Crise et inflation, pourquoi?’, Editions Maspero, coll. Economie et socialisme’, 1979 Citato pure il volume di J. d’Hondt: ‘Hegel et hégélianisme’, Puf, paris, 1982, coll. Que sais-je? Viene riportata da Pouch una citazione di questo autore a proposito della dialettica: “”Aucune société constituée, aucun ordre établi ne voit d’un bon oeil le développement d’une dialectique consciente, qui révèle à toute chose sa relativité et lui annonce sa fin inéluctable”” (pag 34) Thierry Pouch, economiste Laboratoire Regards, Université de Reims Champagne Ardenne Marx: “”Les économistes prennent toujours le prix du travail au moment où il s’échange contre d’autres marchandises. Mais ils laissent tout à fait de côté le moment où le travail opère son échange contre le capital”” (pag 42)”,”MADx-880″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le mouvement ouvrier français. Tome 2. Efforts pour créer le parti de classe.”,”Nel 2012 Eva Dangeville moglie del traduttore Roger Dangeville accordava il permesso di diffondere questo libero in accesso libero nella collana Les Classiques des Sciences Sociales. Edizione elettronica realizzata a cura di Jean MANAUD, professore di storia a Toulouse France. Jean-Marie TREMBLAY professeur de sociologie au Cégeé de Chicoutimi.”,”MFRx-384″
“MARX Karl, a cura di Vladimiro GIACCHÉ”,”Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti.”,”Vladimiro Giacchè è nato a La Spezia nel 1963. Si è laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale dI Pisa. Lavoro nel settore finanziario. E’ autore di volumi e saggi di argomento filosofico ed economico, tra i quali ‘Finalità e soggettività. Forme del finalismo nella Scienza della logica di Hegel’, (Pantograf, 1990), ‘La filosofia. Storia e testi’ (con G. Tognini, 1996) e ‘Storia del Mediocredito Centrale’ (con P. Peluffo), Laterza, 1997). Per Derive-Approdi ha pubblicato ‘Escalation. Anatomia della guerra infinita’ (con A. Burgio e M. Dinucci) 2005, e ‘La fabbrica del falso. Strategie della menzogna politica contemporanea’ (2008). ‘Credito e crisi’ (pag 98-99) “”L’estensione massima del credito corrisponde in questo caso alla più completa utilizzazione del capitale industria, ossia alla esplicazione più intensa possibile della sua forza di riproduzione, senza riguardo ai limiti del consumo. Questi limiti del consumo vengono allargati dalla intensificazione del processo di riproduzione stesso, che da un lato accresce il consmo di reddito da parte degli operai e dei capitalisti, d’altro lato si identifica con l’intensificazione del consumo produttivo. Fino a che il processo di riproduzione finisce normalmente e assicura in tal modo i riflussi, questo credito di mantiene e si amplia, e questo ampliamento é fondato sull’ampliamento del processo steso della riproduzione. Non appena subentra un ristagno provocato da ritardo dei rientri, da saturazione dei mercati, da caduta dei prezzi, la sovrabbondanza di capitale industriale persiste sempre, ma in forma che non gli permette di adempiere alla sua funzione. Massa di capitale-merce, ma invendibile. Massa di capitale fisso, ma in gran parte inattivo a causa del ristagno della riproduzione. Il credito si contrae (…)”” (pag 98-99) [K. Marx, Das Kapital, Band III, Mew 25.499-500; Il Capitale, libro III, sez.5, cap. 30, tr. it. di ML. Boggeri, Ed. Riun. 3.2.568-9 (traduzione riveduta)]”,”MADx-014-FF”
“MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Giuseppe BEDESCHI”,”Lettere sul Capitale.”,”””Alla notizia che Arturo Labriola stava già traducendo Il Capitale, Engels così liquidava la questione: “”Io non posso impedirlo legalmente, ma devo lavarmene le mani completamente…”” (pag 197)”,”MADx-107″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Giuseppe BEDESCHI”,”Lettere sul Capitale.”,”Marx a Kugelmann (23 agosto 1866). “”(…) Sebbene io dedichi molto tempo ai lavori preparatori per il Congresso di Ginevra (1), non potrò andarvi, né lo voglio, perché non è possibile un’interruzione di qualche durata del mio lavor. Io ritengo molto più importante per la classe operaia ciò che faccio con questo lavoro che non tutto ciò che potrei fare personalmente in un congresso ‘quelconque’. (…)”” (pag 65) (1) Il congresso di Ginevra dell’Associazione internazionale degli operai ebbe luogo dal 3 all’8 settembre 1866 Engels a Zasulic (6 marzo 1884). “”(…) Il riassunto del ‘Capitale’ fatto da Deville è buono per la parte teorica, ma la parte descrittiva è fatta troppo in fretta ed è quasi incomprensibile per chi non conosce l’originale; inoltre, esso è troppo ampio per essere un riassunto. Tuttavia io credo che se ne potrebbe fare, rimaneggiandolo, una buona cosa; e un riassunto del ‘Capitale’ sarebbe sempre utile in un paese nel quale ci si procura il libro stesso solo con difficoltà. (…)”” (pag 171) Dono di Gian Maria Pegoraro”,”MAED-013-FV”
“MARX Karl, a cura di Barbara SICHTERMANN”,” Der tote Hund beißt. Karl Marx, neu gelesen.”,”Barbara Sichtermann, geboren 1943 in Erfurt, studierte Volkswirtschaft an der FU Berlin. Sie lebt heute als freie Autorin in Berlin. ‘Il cane morto sta mordendo. Karl Marx, nuova lettura’ Erläuterungen zur Textauswahl, Literaturhinweise,”,”MADS-041-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 15. Scritti, maggio 1856 – settembre 1858.”,”Oltre alle “”Rivelazioni sulla storia diplomatica segreta””, il volume raccoglie 113 articoli – gran parte dei quali sono per la prima volta pubblicati in italiano – sulla crisi economica europea, la rivoluzione spagnola, il secondo impero francese, la politica coloniale inglese, il regno di Sardegna, l’Austria, Venezia e Trieste. La legge della rivoluzione permanente. “”Se negli articoli che presentiamo c’è molto “”non detto””, l’analisi del coevo carteggio può aiutarci a ricostruire quanto gli autori erano, per necessità, costretti a far solo intendere. Infatti, dall’analisi della loro corrispondenza, risulta che Marx ed Engels considerarono la crisi del 1857-58 come la premessa di una nuova ondata rivoluzionaria che avrebbe messo in movimento il reparto più avanzato del proletariato, quello inglese, e trascinato in moto la Francia, la Germania e poi tutta l’Europa. Engels nel novembre del 1857 scrive a Marx: «Nel 1848 dicevamo: ora viene il momento nostro, e in a certain sense è venuto, ma questa volta viene in pieno, si tratta di vita e di morte» (18). Sempre dal carteggio appare evidente che Marx ed Engels prevedessero che la rivoluzione avrebbe rirpreso da lì dove s’era interrotta nel 1848; ma, partendo da più solide basi capitalistiche nei principali paesi europei, avrebbe presto preso una netta connotazione socialista. Ciò nondimeno, questa connotazione proletaria si sarebbe però manifestata solo come risultato finale del classico andamento ascensionale già descritto in quella «legge della rivoluzione permanente» che era stata una delle massime acquisizioni scientifiche del bienno rivoluzionario 1848-49. La crisi economica – questa l’ipotesi – era destinata ad accentuare lo scontro fa le frazioni della classe dominante, aprendo così un varco per contadini e, infine, proletariato. L’eco di questa discussione interna si ritrova anche in un articolo di Marx del luglio 1857: «Il nome sotto il qualesi annuncia una rivoluzione non è mai quello iscritto sulle bandiere nel giorno del trionfo. Per avere qualche possibilità di successo i movimenti rivoluzionari, nell’attuale società, devono all’inizio prendere a prestito le loro bandiere da quegli elementi che, sebbene siano oppositori del governo in carica, sono in perfetta armonia con la società esistente. In poche parole, le rivoluzioni devono ricevere il loro biglietto d’ingresso sulla scena ufficiale dalle mani delle stesse classi dominanti» (19). La discussione epistolare fra Marx ed Engels del triennio 1856-58 riprendeva dall’elaboraziobe del 1848-49 anche un altro lato della «legge della rivoluzione permanente»: il riconoscimento del ruolo decisivo che nei processi rivoluzionari assume la dinamica dei rapporti fra le potenze. Si trtatta di un aspetto decisivo di questa elaborazione scientifica che, tuttavia, è quasi sempre rimasto in ombra. E’ merito di Arrigo Cervetto averlo pienamente rivalutato riconoscendovi una premessa della strategia di Lenin del 1917: (…) finire (pag 21-22-23)”,”ELCx-249″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 38. Lettere 1844-1851.”,”””Caro Lupus, mi accorgo con spavento dalla data delle tua lettera, che Marx mi ha portato alcuni giorni fa quando venne a trovarmi qui a Manchester, che essa è già vecchia di circa quattro settimane. Marx mi disse però che ti aveva scritto subito. Per quanto riguarda i tuoi piani americani, levateli dalla testa. Essi sono superflui, e tu troverai immediatamente qualcosa a Londra, perché sai l’inglese, e persone della tua solidità nelle lingue antiche sono colà ricercate, in particolare se hai i tuoi attestati. Gli individui più insignificanti hanno ricevuto le migliori posizioni. La storia del giornale americano è un’impostura, credi forse che, se fosse una cosa seria, quel tipo si ordinerebbe un redattore dall’Europa e attenderebbe tanto tempo? Chissà cosa c’è dietro e che cosa nel frattempo ne sarà di tutto il progetto. L’anticipo per il viaggio finiresti per doverlo aspettare fino al giudizio universale. Inoltre la faccenda, anche nel caso migliore, non è tale da potersi recare a Chicago sulla sua base; quattro dollari alla settimana è al di sotto del salario più ordinario per un taglialegna, e per di più gli otto giorni di preavviso in caso di licenziamento, cosa che laggiù è assai diffusa! (…) Spero che tu lo abbia già e non appena ne sei in possesso aprilo, fatti dare un passaporto per Londra e prendi il largo. (…) Ma tu devi venire in tutti i modi in Inghilterra. (…) In tutti i modi però, spero che tu venga qui e rimanga. Tu hai qui più possibilità che in America e chi va laggiù non è facile che ritorni. In America, dove Heinzen è l’uomo più grande e dove ancora il grasso Struve rovescerà su tutto il paese le sue porcherie. Il diavolo si porti quella gente. Meglio galeotto in Turchia che giornalista in America. Manda presto tue notizie e vieni presto. Tuo F.E., Manchester”” (pag 299-301) [Lettera di Engels a Wilhelm Wolff (a Zurigo), Manchester, 1° maggio 1851] [Karl Marx, Friedrich Engels, Opere. Volume 38. Lettere 1844-1851. Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2018]”,”ELCx-250″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Il 1848 in Germania e in Francia.”,”””Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimentica di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Caussidière invece di Danton, Louis Blanc invece di Robespierre, la Montagna del 1848-1851 invece della Montagna del 1793-1795, il nipote vince dello zio. E la stessa caricatura nelle circostanze che accompagnano la seconda edizione del 18 Brumaio (1). Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dei fatti e dalla tradizione. La tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra ch’essi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole l’ordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia. Così Lutero si travestì da apostolo Paolo; la rivoluzione del 1789-1814 indossò successivamente i panni della Repubblica romana e dell’Impero romano; e la rivoluzione del 1848 non seppe fare di meglio che la parodia, ora del 1789, ora della tradizione rivoluzionaria del 1793-1795″” (pag 257) [Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, (in ‘Il 1848 in Germania e in Francia’, Ed. Rinascita, Roma, 1948)] [(1) Il 18 brumaio (9 novembre) 1799 Napoleone Bonaparte abbatté con un colpo di stato il regime del Direttorio e instaurò in Francia la sua tirannide personale, da cui doveva nascere qualche anno dopo l’impero. Il 2 dicembre 1851 Luigi Napoleone ripeté il gesto dello zio, distruggendo la repubblica del 1848 come quegli aveva distrutto la repubblica del 1793. Di qui il titolo dell’opera di Marx]”,”MADx-016-FF”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 13. Scritti, febbraio 1854 – febbraio 1855.”,”Sulla storia della questione orientale (Marx) La stampa e il sistema militare (1855) (pag 561-564) ‘La politica dell’Austria. Il dibattito sulla guerra alla Camera dei Comuni’ (NY Daily Tribune, 9 agosto 1854) (sulla risposta della Porta alla protesta serba contro un’eventuale occupazione austriaca …) (pag 337)”,”ELCx-252″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 21. Scritti, novembre 1867 – luglio 1870.”,”Contiene: F. Engels, ‘La storia d’Irlanda’ (pag 189-209) e materiali preparatori; Jenny Marx, Articoli sulla questione irlandese (pag 532-560)”,”ELCx-253″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 23. Scritti, ottobre 1871 – fin e 1873.”,”Contiene: Marx, Engels, ‘Le pretese scissioni nell’Internazionale’ (pag 121-160) – Marx, Engels, Risoluzioni del Congresso generale svoltosi all’Aja (pag 174-283) – Engels, La questione delle abitazioni (pag 341-416) – Marx, L’ indifferenza in materia politica (pag 417-421) – Marx, Engels, Lafargue, L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori (pag 483-608) – Engels, I bakuninisti al lavoro (pag 609-625)”,”ELCx-254″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868.”,”Contiene tra l’altro F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119) K. Marx, Salario prezzo profitto F. Engels, Considerazioni sulla guerra in Germania (pag 203-223) Paul Lafargue, Cenno sui progressi dell’Associazione internazionale degli operai (pag 412-416) Da: F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119): “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95) “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100) “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117) “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: “”Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019] “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95); “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100); “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117); “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: «Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta»”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019]”,”ELCx-257″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mario DAL-PRA”,”Materialismo storico e storiografia filosofica. Antologia a cura di Mario Dal Pra.”,”Sottolineature ed alcune note a margine manoscritte dell’ex possessore del volume Stupidità primitiva delle cause economiche “”Per quello che riguarda le regioni ideologiche sospese ancora più in alto, nell’aria, la religione, la filosofia, ecc., esse contengono un elemento preistorico, che il periodo storico ha trovato e raccolto, ciò che oggi chiameremmo stupidità. Alla base di queste diverse concezioni false della natura della sostanza dell’uomo stesso, degli spiriti, delle potenze magiche ecc., sta per lo più soltanto un elemento economico negativo. Il basso livello dello sviluppo economico nel periodo preistorico ha come complemento, ma anche in parte come condizione, e persino come causa, le false rappresentazioni della natura. E benché il bisogno economico sia stato la molla principale del progresso della conoscenza della natura, e lo sia diventato sempre più, sarebbe però una pedanteria voler trovare a tutta questa stupidità primitiva della cause economiche. La storia delle scienze è la storia della eliminazione graduale di questa stupidità, e quindi della sua sostituzione con una stupidità nuova, ma sempre meno assurda. Le persone che se ne incaricano appartengono anch’esse a sfere speciali della divisione del lavoro e s’immaginano di lavorare un terreno indipendente. E nella misura in cui costituiscono in seno alla divisione del lavoro e s’immaginano di lavorare un terreno indipendente. E nella misura in cui costituiscono in seno alla divisione sociale del lavoro un gruppo indipendente, le loro produzioni, compresi i loro errori, esercitano a loro volta un’influenza su tutta l’evoluzione sociale, e persino sull’evoluzione economica. Malgrado tutto questo, però, essi sono a loro volta sottoposti all’influenza dominante dell’evoluzione economica”” (pag 49) [F. Engels, Lettere sul materialismo storico, in Marx-Engels, Opere scelte, p. 1247] [(in) K. Marx F. Engels, a cura di Mario Dal Pra, ‘Materialismo storico e storiografia filosofica. Antologia’, Cuem, Milano, 1970] Mario Dal Pra, nome di battaglia colonnello Procopio (Montecchio Maggiore, 29 aprile 1914 – Milano, 21 gennaio 1992), è stato un filosofo, storico della filosofia, accademico e partigiano italiano. (vedi retro)”,”MADx-882″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 39. Lettere 1852-1855.”,”Contiene tra l’altro F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119) K. Marx, Salario prezzo profitto F. Engels, Considerazioni sulla guerra in Germania (pag 203-223) Paul Lafargue, Cenno sui progressi dell’Associazione internazionale degli operai (pag 412-416) Da: F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119): “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95) “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100) “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117) “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: “”Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019] “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95); “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100); “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117); “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: «Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta»”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019]”,”ELCx-258″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 40. Lettere, gennaio 1856 – dicembre 1859.”,”””Caro Lassalle, delle varie lettere che tu citi ne ho ricevuta soltanto una, quella via Freiligrath. Non ho risposto o piuttosto ho aspettato un’occasione privata per rispondere che però non si è verificata – per motivi che è meglio non comunicare per iscritto. Voglio solo osservare di sfuggita che tu ‘per primo’ hai interrotto la corrispondenza, non rispondendo per lunghissimo tempo a una lettera datata da Manchester (252). My thanks for (d) «Eraclito». Per questo filosofo ho sempre avuto un grande tenderness (e), al quale tra gli antichi preferisco solo Aristotele. Ho fatto oggetto di studio ‘specifico’ della filosofia successiva: Epicuro (questi in particolare), gli stoici e gli scettici (253), ma più per un interesse politico che filosofico. Nei farti questo ringraziamento, ti dico al tempo stesso che ‘non’ ho ancora ricevuto questo scritto. Nutt finirà per mandarlo, non appena egli … (f)”” (pag 205) [Lettera di K. Marx a F. Lassalle, 21 dicembre 1857] [(in) K. Marx F. Engels, Opere. Volume 40. Lettere, gennaio 1856 – dicembre 1859, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2019] [(d) Grazie per; (e) debole; (f) carta danneggiata; (252) Si tratta della lettera di Marx a Lassalle dell’8 novembre 1855; (253) Marx si riferisce alla sua dissertazione ‘Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quello di Epicuro’, che egli scrisse tra la seconda metà del 1840 e il marzo 1841]”,”ELCx-259″
“MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN Vladimir I.”,”Über die Gewerkschaften.”,”Testi tratti dalle ‘Opere’ (Werke) di Marx ed Engels; Testi di Lenin tratti da ‘Über Gewerkschaftsbewegung’, Band 1, 2 BREVE RACCOLTA ESTRATTI DI SCRITTI DI MARX ENGELS LENIN SULLA QUESTIONE SINDACALE SINDACATI SINDACALISMO MOVIMENTO OPERAIO SINDACALE SOCIALISTA LOTTA CLASSE OPERAIA SCIOPERI TESTI TRATTI DA MANIFESTO PARTITO COMUNISTA MARX SU ASSOCIAZIONE OPERAIA SALARIO INDIRIZZO INAUGURALE 1° PRIMA INTERNAZIONALE AIT AIL SALARIO PREZZO PROFITTO COOPERATIVE MARX ENGELS SU ATTIVITA’ POLITICA DEL PROLETARIATO ENGELS LETTERA A BEBEL 1875 ENGELS SALARIO DI LAVORO EQUO PER UNA GIORNATA DI LAVORO EQUA 1881 ENGELS SU IL SISTEMA SALARIALE ENGELS SU TRADE UNIONS SINDACATI 1881 LENIN SU I COMPITI IMMEDIATI DEL POTERE SOVIETICO ORGANIZZAZIONE CONCORRENZA LENIN DISCORSO AL 2° CONGRESSO PANRUSSO DEI SINDACATI LA GRANDE INIZIATIVA LENIN A PROPOSITO DEI SINDACATI LA SITUAZIONE ATTUALE E GLI ERRORI DI TROTSKY LENIN SUL RUOLO DEI SINDACATI NEL CORSO DELLA NUOVA POLITICA ECONOMICA NEP SINDACATO”,”SIND-180″
“MARX Karl, a cura di Giovanni SGRO'”,”Critica del programma di Gotha – Kritik des Gothaer Programms. Testo originale con traduzione a fronte; in appendice: ‘Tutte le lettere di Engels sulla «Critica»’.”,”Foto ritratto di Marx a Londra nel 1875 l’anno in cui scrisse la ‘Critica al programma di Gotha’. Foto ritratto di Wilhelm Bracke (1842-1880). A lui Marx inviò, il 5 maggio 1875, la lettera contenente la ‘Critica al Programma di Gotha’, che Engels renderà pubblica nel 1891. “”Ogni passo del movimento reale è più importante di una dozzina di programmi”” (dalla lettera di Marx a Bracke) (pag 27, 29, 31)”,”MADx-883″
“MARX Karl, a cura di Giuseppe SCUTO”,”La questione ebraica (Zur Judenfrage, 1843-44).”,”Cristianesimo ed ebraismo (pag 105-107)”,”MADx-884″
“MARX Karl”,”Trabajo Asalariado Y Capital. Salario, precio Y Ganancia.”,”note del editor, Introducción de Friedrich ENGELS a Trabajo asalariado y capital, note, Índice de los nombres, Biblioteca Jóvenes,”,”ELCx-007-FL”
“MARX Karl, a cura di Enrico DONAGGIO e Peter KAMMERER”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844. E altre pagine su lavoro e alienazione.”,”””4) Il ‘sistema del credito’ ha infine il suo compimento nel ‘sistema bancario’. La creazione dei banchieri, il dominio di stato della banca, la concentrazione di patrimoni in queste mani, questo ‘Areopago’ (1) economico-politico della nazione è il degno compimento dell’essenza del denaro. (Dal momento che nel sistema del credito il ‘riconoscimento morale di un uomo’, come la ‘fiducia nello stato’ ecc. riceve la forma del ‘credito’, il segreto che sta nella menzogna del riconoscimento morale, l’infamia ‘immorale’ di questa moralità, come la bigotteria e l’egoismo di quella fiducia nello stato, viene alla luce e si mostra per quel che realmente è). Lo ‘scambio’ tanto dell’attività umana entro la produzione stessa, quanto dei ‘prodotti umani’ tra loro è = all”attività della specie’ e al godimento della specie, la cui esistenza reale, cosciente e vera è l’attività ‘sociale’ e il godimento ‘sociale’. Dal momento che l’essenza ‘umana’ è la vera ‘essenza comune degli uomini’, gli uomini ‘creano’ mediante l’attuazione dello loro ‘essenza’, producono l”essenza’ umana ‘comune’, l’essenza sociale, che non è una potenza universale-astratta di contro al singolo individuo, ma l’essenza di ogni singolo individuo, solo l’attività sua propria, la sua propria vita, il suo proprio godimento, la sua propria ricchezza”” (…)”” [Note su James Mill] [K. Marx, a cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844. E altre pagine su lavoro e alienazione’, Feltrinelli, Milano, 2018, (pag 192-193)] [(1) Areopago, rupe situata presso l’acropoli di Atene, ndr]”,”MADx-885″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Critica dell’anarchismo.”,”””Marx e io, a partire dal 1845 abbiamo sostenuto il punto di vista che ‘una’ delle conseguenze finali della futura rivoluzione proletaria sarà la progressiva dissoluzione e infine la scomparsa dell’organizzazione politica definita col nome di ‘stato’, un’organizzazione il cui scopo principale è stato da tempo immemorabile il garantire con la violenza armata, l’oppressione economica della maggioranza che lavora da parte della minoranza abbiente. Con la scomparsa di una minoranza abbiente scompare anche la necessità di un potere repressivo armato o potere statale. In pari tempo siamo sempre stati dell’avviso che per pervenire a questo e agli altri fini ben più importanti della futura rivoluzione sociale, la classe operaia deve dapprima impossessarsi del potere politico dello stato e con il suo ausilio schiacciare la resistenza della classe capitalistica e organizzare in modo nuovo la società. Ciò è già stato constatato nel 1847 nel ‘Manifesto comunista’, capitolo II, conclusione. Gli anarchici capovolgono l’intera questione. Essi dichiarano che la rivoluzione proletaria deve ‘incominciare’ con l’abolizione dell’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato vittorioso trova bell’e pronta è appunto lo stato. E’ possibile che prima di poter svolgere le sue funzioni, esso debba venir trasformato. Ma distruggerlo in un istante come quello, significherebbe distruggere l’unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può far valere il potere appena conquistato, può tenere a bada i suoi avversari capitalistici e imporre quella rivoluzione economica della società senza la quale l’intera vittoria dovrebbe necessariamente concludersi in una sconfitta e in un massacro della classe operaia simile a quello seguito dalla Comune di Parigi”” (pag 416-417) [Friedrich Engels a Philip Van Patten, a New York, Londra, 18 aprile 1883] [(in) K. Marx F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, Giulio Einaudi, Torino, 1972]”,”MADx-001-FGB”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. I. Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-060-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. I. Parte II.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-061-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. III Libro II Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-062-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. IV Libro II Parte II Libro III Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-063-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. V Libro III Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-064-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro III Parte ultima.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-065-FL”
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857 – 1858. ‘Grundrisse’. Volume primo.”,”””L’esempio del lavoro mostra in modo evidente che anche le categorie più astratte, sebbene siano valide – proprio a causa della loro natura astratta – per tutte le epoche, sono tuttavia, in ciò che vi è di determinato in questa astrazione, il prodotto di condizioni storiche e posseggono la loro solo per ed entro queste condizioni. La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, permettono quindi di penetrare al tempo stesso nella struttura e nei rapporti di produzione di tutte le forme di società passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui si trascinano in essa ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in quelle era appena accennato si è sviluppato in tutto il suo significato ecc. L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica ecc. Ma non certamente al modo degli economisti, che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme di società vedono la società borghese. Si possono comprendere tributi, decime, ecc., quando si conosce la rendita fondiaria. Ma non bisogna identificare questa con quelli. Poiché inoltre la stessa società borghese non è altro che una forma antagonistica dello sviluppo, certi rapporti delle forme sociali anteriori si possono rinvenire spesso in essa solo del tutto atrofizzati o travestiti, come per esempio la proprietà comunale. Se è quindi vero che le categorie dell’economia borghese sono valide anche per le altre forme di società, ciò va preso ‘cum grano salis’. Esse possono contenere quelle forme in modo sviluppato, atrofizzato, caricato ecc. e sempre con la differenza essenziale”” (pag 32-33) [K. Marx, Introduzione, Quaderno M] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857 – 1858. ‘Grundrisse’. Volume primo, La Nuova Italia, Firenze, 1968] “”La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione, (…) ma in essa si trascinano ancora residui parziamente non superati delle società passate”””,”MADx-002-FGB”
“MARX Carlo”,”Le origini della società borghese. L’ espropriazione dei contadini.”,”La genesi del capitale industriale. “”La grande influenza del debito pubblico e del corrispondente sistema fiscale sulla capitalizzazione della ricchezza e sulla espropriazione delle masse, ha indotto una folla di scrittori, come William Cobbett, Doubleday e altri, a cercavi, a torto, la causa prima della miseria dei popoli moderni. Il sistema protezionista fu un mezzo artificiale per fabbricare fabbricanti, espropriare lavoratori indipendenti, convertire in capitale gli strumenti e le condizioni materiali di lavoro, abbreviare a viva forza il periodo di transizione dal modo tradizionale di produzione a quello moderno. Gli Stati Europei si disputarono la palma del protezionismo, e, una volta messisi a servizio dei produttori di plusvalore, non si contentarono di cavare sino l’ultima goccia di sangue al loro popolo, indirettamente con i dazi protettivi e direttamente con i premi di esportazione e i monopoli di vendita all’interno; nei paesi vicini posti alla loro dipendenza estirparono con la violenza ogni specie di industria. Di questo mezzo si valse l’Inghilterra per uccidere in Irlanda, a base di ukase parlamentari, la manifattura della lana. Nel continente, ove Colbert aveva fatto scuola, si andò per vie anche più sbrigative: la sorgente incantata, da cui pioveva il capitale ai fabbricanti di plusvalore, sotto forma di anticipi o anche di regalo, fu spesso il tesoro pubblico. «Perché si vuole andare lontano a ricercare le cause dello sviluppo manifatturiero della Sassonia prima della guerra? Non vi sono forse i centoottanta milioni di debito contratti dai sovrani?» esclama Mirabeau”” (pag 94-95) [Karl Marx, ‘Le origini della società borghese. L’espropriazione dei contadini’, Il Solco, Città di Castello, 1921]”,”MADx-003-FGB”
“MARX Karl; a cura di Francesco MATARRESE e Augusto PONZIO”,”Manoscritti matematici.”,”‘Differenza tra l’interpretazione della dialettica del calcolo differenziale in Marx rispetto a Engels’ (v. introduzione) “”«La matematica elementare», scrive Engels nell”Antidühring’ nella sezione intitolata ‘La negazione della negazione’, «la matematica delle grandezze costanti, si muove, almeno nel suo complesso, entro i limiti della logica formale; la matematica delle grandezze variabili, di cui il calcolo infinitesimale costituisce la parte più importante, essenzialmente non è altro che l’applicazione della dialettica ai rapporti matematici» (9). E’ questa anche la prospettiva dell’analisi marxiana: l’operazione differenziale può essere compresa nella misura in cui se ne evidenzi la logica dialettica, si mostri come opera in essa la legge dialettica della negazione della negazione. … finire [dall’introduzione di Augusto Ponzio ‘Matematica, dialettica ed economia politica’] (pag 28-30-31)”,”MAED-006-FGB”
“MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica. (1859)”,”Questo volume è stato realizzato sotto la consulenza di Umberto Cerroni Ritardo. Rimprovero a Marx da parte di vari studiosi di aver perso tempo, disperso le sue forze a causa dell’ attività politica, i guai giudiziari, l’attività giornalistica, gli studi superflui… (pag 10, introduzione) Marx una della massime ‘vittime’ del capitalismo (le sue condizioni familiari ecc.) (introduzione) (pag 11) “”Fu la crisi del 1857 a far precipitare, in una presa di posizione scritta, la paziente ricerca marxiana. Anche Engels parlava di un «dies irae» per l’economia borghese;donde, per Marx, la sua pressante necessità di rendere pubblici i risultati dei suoi lavori. L’otto dicembre 1857, scrisse ad Engels che «passava le notti facendo il compendio dei suoi studi economici, per mettersene in testa, prima del diluvio, tutto o almeno le linee fondamentali». Già molti anni prima, nel corso dell’inverno 1850-51, Marx aveva ripreso il lavoro economico iniziato a Bruxelles, e che non aveva avuto il tempo né la voglia di proseguire durante gli anni della rivoluzione. Raccoglieva tutti i documenti che poteva trovare e nell’aprile 1851 pensava di essere abbastanza a buon punto per poter cominciare a scrivere il suo libro. Ma il termine che s’era fissato fu nuovamente oltrepassato. Egli fu dapprima interrotto dal suo impegno pratico nel campo della politica e dal 1852 al 1856 abbandonò del tutto il lavoro economico. Scorreva i suoi vecchi quaderni di appunti, leggeva qualche opera di economia politica, ma soltanto la crisi pronosticata come «dies irae» del Capitalismo lo obbligò a riprendere il lavoro al punto in cui lo aveva lasciato sei anni prima. «Per la critica…» è quindi una figlia della crisi, pubblicata come un’arca di Noè prima del diluvio. Di un diluvio che non avvenne. Il breve periodi di congiuntura era già stato riassorbito nel 1859 lasciando solo delle conseguenze postume. Rimangono, comunque, al di là delle fallite previsioni e della fretta con cui il libro venne redatto, alcuni aspetti positivi, inalienabili, che già abbiamo sottolineato e ai quali ora brevemente accenneremo”” (pag 17-18) [Giulio Pietranera, dall’introduzione a Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Newton Compton, Roma, 1976]”,”MADx-887″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 1. Karl Marx, 1835-1843.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Paolo GALEOTTI, Filippo LISITANO, Alda PALMA, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1980, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO Mazzino MONTINARI, curatori Nicolao MERKER e Mario CINGOLI, che ha rivisto i testi per la presente edizione, traduzioni di Annamaria BORSANO FIUMI, Mario CACIAGLI, Mario CINGOLI, Luigi FIRPO, Giovanna KORMIS, Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”L’antico diritto penale comprende sotto il titolo «furto di legna» solo l’asportazione di legna recisa e il taglio furtivo di piante. Si, la nostra dieta non lo crederà: «Se però uno raccoglie di giorno frutti da mangiare, e col portarli via non produce danno molto rilevante, costui va punito in sede civile» (dunque non penalmente) «secondo la qualità delle persone e delle cose». Il diritto penale del secolo XVI ci richiede di prendere le sue difese dall’accusa di eccessiva umanità contro una dieta renana del secolo XIX; e noi accogliamo questa richiesta. …. finire (pag 247-248) [Karl Marx, Le discussioni alla sesta dieta renana. Secondo un renano. Terzo articolo. Dibattiti sulla legge contro i furti di legna’, Rheinische Zeitung, n. 298, supp. 25 ottobre 1842] [(in) Marx-Engels, Opere, Volume I, Karl Marx, 1835-1843, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-266″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 2. Friedrich Engels, 1838-1842.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI, Alda PALMA, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1980, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO; curatore Fausto CODINO; traduzioni Fausto CODINO e Giovanni DOZZI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Engels si accinge a studiare a fondo Hegel (pag 497-502) Bramo di trovare una grande idea che rischiari il fermento e faccia divampare dall’ardore rovente la fiamma luminosa. Engels si accinge a studiare a fondo Hegel “”13 novembre 1839. Carissimo Guilielme, perché non scrivi? Appartenete tutti alla categoria dei fannulloni e dei lazzaroni. Ma io sono un altro tipo! Non solo perché vi scrivo più di quello che meritate, perché mi procuro una vasta conoscenza di tutte le letterature del mondo; mi costruisco pure in silenzio con novelle e poesie un monumento di gloria che, purché il fiato della censura non ne riduca lo scintillio di acciaio a odiosa ruggine, apparirà in tutti i paesi tedeschi, eccettuata l’Austria, con chiaro splendore di giovinezza. Il mio petto fermenta e ribolle, la mia testa talvolta ubriaca arde in modo assolutamente eccezionale; bramo di trovare una grande idea che rischiari il fermento e faccia divampare dall’ardore rovente la fiamma luminosa. Nel mio spirito si fa strada verso l’alto un materiale grandioso, rispetto al quale tutte le mie cose fatte finora sono solo puerilità. Voglio concretizzare in una «novella-fiaba», o in qualcosa di simile, le idee moderne che sono state presentite nel medioevo; voglio scoprire gli spiriti che sotto la dura crosta terrestre palpitarono per la redenzione, sepolti sotto le fondamenta delle chiese e delle carceri. Voglio cercare di adempiere almeno una parte della missione che si è assunto Gutzkow: deve essere ancora scritta la vera seconda parte del «Faust», il Faust non più egoista, ma che si sacrifica per l’umanità. C’è «Faust», c’è «L’ebreo errante», c’è «Il cacciatore selvaggio», tre tipi di presentimento della libertà spirituale che si possono facilmente mettere in collegamento e in relazione con Giovanni Huss”” (pag 497-498); “”(…) Ti sbagli ugualmente a pensare che io debba ritornare al cristianesimo. (…) Infatti sto per diventare un hegeliano. A dire il vero non so ancora se lo diventerò, ma Strauss mi ha acceso su Hegel certi lumi che mi fanno apparire la cosa del tutto plausibile. La sua (di Hegel) filosofia della storia è per me in ogni caso come scritta dall’anima. (…) A proposito – qualche giorno fa ho letto sul giornale che la filosofia hegeliana è stata proibita in Prussia, che un famoso docente hegeliano di Halle è stato indotto da un decreto ministeriale a sospendere le sue lezioni e che a numerosi giovani docenti dello stesso colore (certo Ruge ecc.) è stato notificato che non devono aspettarsi nessuna nomina. Appunto per questo decreto sarebbe stata decisa la proibizione definitiva dei berlinesi «Jahrbücher für wissenschaftliche Kritik». Non ho sentito altro. Non posso credere che a un atto di violenza così inaudito neanche da parte del governo prussiano, sebbene Börne lo abbia predetto già cinque anni fa e sebbene di dica che Hengstenberg, intimo del principe ereditario (Francesco Guglielmo IV, ndr), come Neander, sia nemico dichiarato della scuola hegeliana. Se sentite qualcosa intorno a questa faccenda, scrivetemene. Ora voglio studiare Hegel con un bicchiere di ponce”” )(pag 501-502) [dalla lettera di Engels a F. Graeber (13-20 novembre 1839) [K. Marx F. Engels, Opere. Volume 2. Friedrich Engels, 1838-1842, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-267″
“MARX Karl”,”Letters to Dr. Kugelmann.”,”Nota autobiografica di Marx allegata alla lettera a Kugelmann del 30 gennaio 1868 per Kertbeny (pag 61-62) Lettera di Joseph Dietzgen a Marx (1867) (pag 56-57) A proposito del 18 Brumaio, Luigi Bonaparte, Lafargue, Parigi aprile 1871) (pag 123-124)”,”MADx-889″
“MARX Karl ENGELS Frederick, a cura di Lee BAXANDALL Stefan MORAWSKI”,”On literature and art.”,”Kugelmann sposò Gertrud Oppenheim (nato il 27 gennaio 1839 a Bonn , è morto 1920 a Wiesbaden ). Avevano una figlia Franziska Kugelmann (9 ottobre 1858 a Hannover – 31 Agosto 1939 a Wiesbaden ). Ha incontrato Karl Marx più volte, lo ha visitato nel Hannover , e uno scambio di lettere con lui e Friedrich Engels nel corso del periodo 1862 al 1893. E ‘stato membro della Associazione internazionale dei lavoratori e più tardi il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD). (wikip) Forma e stile (pag 139-146) (Engels lettera a W. Gräber, 8 ottobre 1839)”,”MADx-890″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Volume 1.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-017-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Volume 2.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-018-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Volume 3.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-019-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Volume 4.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-020-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica – Grundrisse. Lineamenti per una critica dell’economia politica. Volume 5.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-021-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Grundrisse – Per la critica dell’economia politica – Salario, prezzo e plusvalore – Misere de la Philosophie – Manifesto del Partito comunista. Volume 6.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-022-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Il Manifesto del Partito comunista – Materiale per l’economia (Sesto capitolo del Capitale) – appendice (Lettere sull’«economia» – Indice. Volume 7″,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-023-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 8. Scritti novembre 1848 – marzo 1849. Articoli dalla «Neue Rheinische Zeitung» (9 novembre 1848 – 6 marzo 1849).”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, introduzione al volume di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI, Alda PALMA, Giulia SANTORI, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1976, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Fausto CODINO; traduzioni Maja PFLUG; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Contiene tra l’altro: – Cavaignac e la rivoluzione di giugno (pag 76-77) – Il movimento rivoluzionario in Italia (pag 143-146) – La bassezza dei professori tedeschi (pag 147-148) – La classe operaia francese e l’elezione del presidente (161-165) – Proudhon (pag 166-169) – Le calunnie della “”Neue Rheinische Zeitung”” (pag 215-216) – La proclamazione della repubblica a Roma (pag 426-427) Proudhon (pag 167-168) “”Per quanto riguarda il vero contenuto della critica ai rapporti sociali esistenti, nei due scritti di Proudhon (), dopo averli letti tutti e due si può dire con la coscienza tranquilla che si riduce a nulla. Per quanto riguarda le sue proposte per la riforma sociale, come già detto, hanno il vantaggio di essere già state provate magnificamente tempo fa in Inghilterra con ripetuta bancarotta. Questo era Proudhon prima della rivoluzione. Mentre era ancora occupato a cercare di pubblicare un giornale quotidiano, «Le Représentant du Peuple», senza capitale ma mediante calcoli che non hanno l’uguale nel disprezzo per la regola del tre gli operai parigini si misero in movimento, cacciarono Luigi Filippo e fondarono la repubblica. Grazie alla repubblica Proudhon divenne dapprima «cittadino»; grazie al voto degli operai parigini, in base al suo onesto nome socialista, divenne poi rappresentante del popolo. Con ciò la rivoluzione aveva catapultato il cittadino Proudhon dalla teoria nella prassi, dall’angolino dove s’era ritirato imbronciato nel foro. Come si comportò l’autodidatta caparbio e borioso che aveva trattato con uguale disprezzo tutte le autorità venute prima di lui, giuristi, accademici, economisti e socialisti, che aveva dichiarato vaniloquio tutta la storia finora avvenuta ed aveva presentato se stesso come nuovo messia, per così dire, come si comportò quando egli stesso doveva contribuire a fare la storia? Dobbiamo dire a sua gloria che cominciò col sedersi all’estrema sinistra fra gli stessi socialisti e col votare con gli stessi socialisti che disprezzava tanto profondamente e che aveva attaccato con tanta veemenza come teste vuote ignoranti ed arroganti. [() “”Che cos’è la proprietà?””, “”La filosofia della miseria””, ndr]”,”ELCx-270″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 9. Scritti marzo – agosto 1849. Articoli per la «Neue Rheinische Zeitung» – Lavoro salariato e capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Ugo BARZAGHI, Andrea MARABESE, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1984, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Gian Mario BRAVO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI; traduzioni di Fausto CODINO e Palmiro TOGLIATTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova”,”ELCx-271″
“MARX Karl”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850 – Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte.”,”””Marx retrace, de la monarchia absolue à Napoléon la genèse du pouvoir exécutif, «avec son immense organisation bureaucratique et militaire, avec son mécanisme étatique complexe et artificiel, son armée de fonctionnaires d’un demi-million d’hommes et son autre armée de cinq cent mille soldats, effroyable corps parasite, qui recouvre comme d’une membrane le corps de la société française et en bouche tous le pores». Mais sur cette machine d’état centralisé, Marx porte deux jugements contradictoires: – d’une part il affirme qu’elle est l’instrument d’oppression de la classe dominante, et selon le mot de Engels «le bonapartisme est la religion de la bourgeoisie». – d’autre part il a le sentiment que cette machine centralisée, de plus en plus indépendante de la société par le perfectionnement de ses rouages, est le lieu de l’intérêt général. «Chaque intérêt commun fut immédiatement détaché de la société, opposé à elle à titre d’intérêt supérieur, ‘général’, enlevé à l’initiative des membres de la société, transformé en objet de l’activité gouvernementale (…). Ce n’est que sous le second Bonaparte que l’État semble être devenu complètement indépendant». (…) Ce va-et-vient est à l’origine de la double idée que Marx développe à propos de la Commune dans ‘La Guerre Civile en France’, où il déclare tantôt que la dictature du prolétariat amènera la destruction de l’État, tantôt que le renforcement de la centralisation est la condition même de la révolution. C’est donc sur l’attitude des paysans que l’essentiel repose, puisque leur vote a permis l’accession au pouvoir de Louis-Napoléon. Marx leur réserve un extraordinaire morceau de bravoure (…)”” (pag 15-16) [Pierre Nora, Présentation, in Karl Marx, Les luttes de classes en France, 1848-1850 – Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte, Jean-Jacques Pauvert, Paris, 1964] [“”Marx ricostruisce, dalla monarchia assoluta a Napoleone, la genesi del potere esecutivo””, con la sua immensa organizzazione burocratica e militare, con il suo complesso e artificiale meccanismo statale, il suo esercito di funzionari di mezzo milione di uomini e l’altro di cinquecentomila soldati, uno spaventoso corpo parassitario, che copre il corpo della società francese come una membrana e ostruisce tutti i pori””. Ma su questa macchina statale centralizzata, Marx diede due giudizi contraddittori: – da un lato afferma che è lo strumento di oppressione della classe dominante, e nelle parole di Engels “”il bonapartismo è la religione della borghesia””. – dall’altro ha la sensazione che questa macchina centralizzata, sempre più indipendente dalla società attraverso il perfezionamento dei suoi ingranaggi, è il luogo dell’interesse generale. “”Ogni interesse comune è stato subito distaccato dalla società, contrapposto ad essa come un interesse “”generale”” superiore, tolto all’iniziativa dei membri della società, trasformato in oggetto di attività di governo (…). Fu solo sotto il secondo Bonaparte che lo Stato sembrò essere diventato completamente indipendente””. (…) Questo va e vieni è all’origine della doppia idea che Marx sviluppa sulla Comune ne “”La Guerra Civile in Francia””, dove a volte dichiara che la dittatura del proletariato porterà alla distruzione dello Stato, a volte che il rafforzamento della centralizzazione è la condizione stessa della rivoluzione. È quindi sull’atteggiamento dei contadini che poggia l’essenziale, poiché il loro voto ha consentito l’ascesa al potere di Luigi Napoleone. Marx riserva loro uno straordinario pezzo di bravura (…)”””,”MADx-891″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 12. Scritti marzo 1853 – febbraio 1854.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Giuliano BALDO, Andrea MARABESE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1978, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO Giorgio GIORGETTI Mazzino MONTINARI; traduzioni di Fausto CODINO, Elfa FUBINI Stefano RIZZO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Treccani: Crimea, guèrra di Conflitto per il controllo dei Balcani e del Mediterraneo (1853-56) che oppose alla Russia l’Impero ottomano, sostenuto da Francia e Gran Bretagna (con l’appoggio di un corpo di spedizione piemontese). Il 4 ott. 1853 i turchi dichiararono guerra ai russi, che estesero le operazioni dal Danubio al Caucaso: Sebastopoli, massimo porto russo sul Mar Nero, fu cinta d’assedio. Il gen. Gorcakov cercò di risollevare le sorti russe, ma fu sconfitto nella battaglia della Cernaia (16 ag. 1855), soprattutto grazie alla resistenza delle truppe piemontesi. Si giunse così al Congresso di pace di Parigi (1856), dove Cavour, forte della partecipazione alla guerra, poté sollevare la questione dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia. ‘Il cavaliere dalla nobile coscienza’ pubblicato come opuscolo nel gennaio 1854 a New York, in risposta all’articolo di A. Willich: ‘Doktor Marx und seine Enthüllungen’ (Il dottor Marx e le sue rivelazioni) (pag 497-521)”,”ELCx-273″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 26. Friedrich Engels. Scritti, maggio 1883 – dicembre 1889.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Giuliano BALDO, Paolo GALEOTTI, Alda PALMA, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2014; curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Paolo DALVIT Irma PERROTTI Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Georg Weerth, il primo e più importante poeta del proletariato tedesco “”Ma come erano sorte queste classi? Se a prima vista si poteva attribuire alla grande proprietà fondiaria, un tempo feudale, un’origine derivante da cause – almeno in primo luogo – politiche, nell’appropriazione violenta, ciò non era più possibile con la borghesia e il proletariato. Qui si manifestava in modo chiaro e palese l’origine e lo sviluppo di due grandi classi da cause puramente economiche. Ed era altrettanto chiaro che, nella lotta tra proprietà fondiaria e borghesia non meno che in quella tra borghesia e proletariato, si trattava innanzitutto di interessi economici, per il conseguimento dei quali il potere politico doveva fungere da semplice strumento. Borghesia e proletariato erano sorti ambedue in seguito a una trasformazione dei rapporti economici, o, per esprimersi più esattamente, del modo di produzione. A sviluppare queste due classi era stato il passaggio, dapprima dall’artigianato corporativo alla manifattura, poi dalla manifattura alla grande industria con l’impiego delle macchine e del vapore. A un certo stadio le nuove forze produttive messe in moto dalla borghesia – innanzitutto la divisione del lavoro e la riunione di molti operai che svolgono un lavoro parziale in un’unica manifattura – e le condizioni e le esigenze di scambio create da queste nuove forze produttive divennero incompatibili con l’ordinamento della produzione storicamente tramandato e consacrato dalla legge, cioè con i privilegi corporativi e con gli innumerevoli altri privilegi personali e locali propri dell’ordinamento feudale della società (che per i ceti non privilegiati rappresentavano altrettante catene). Le forze produttive, rappresentate dalla borghesia, si ribellarono contro i rapporti di produzione. Il risultato è noto: le catene feudali furono spezzate, in Inghilterra poco a poco, in Francia d’un colpo, mentre in Germania la faccenda non è ancora conclusa. Ma come la manifattura, a un determinato grado di sviluppo, entrò in conflitto con i rapporti feudali di produzione, così ora la grande industria è già entrata in conflitto con i rapporti di produzione borghesi che hanno preso il posto di quelli feudali. (…)”” (pag 325-326) [‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’ (1886) (in) Marx Engels, Opere. Volume 26. Friedrich Engels. Scritti, maggio 1883 – dicembre 1889, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019]”,”ELCx-274″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 27. Friedrich Engels. Scritti, gennaio 1890 – aprile 1895.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, volume curato da Paolo DALVIT e Claudio LILLO, traduzioni e redazione Monica BINI, Paolo DALVIT, Irma PERROTTI; Editing dei testi e composizione del presente volume: Giuliano BALDO, Ugo BARZAGHI, Paolo GALEOTTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Quarto libro del Capitale di Marx. Sulla pubblicazione del 4° libro del “”Capitale”” (Die Neue Zeit”” anno XIII n. 9 novembre 1894 (scritto tra il 15 e il 22 novembre 1894). “”‘Il «Capitale» di Marx, III volume. L’annuncio pubblicato dal «Vorwärts» in proposito afferma che sarà necessario rinunciare alla pubblicazione del quarto libro, che conterrebbe la storia della teoria: «eccettuate poche note, non è stato trovato nessun lavoro preparatorio per il volume conclusivo della sua opera». Fr. Engels ci dà, nella prefazione al secondo volume del «Capitale», una notizia un po’ meno sconfortante, secondo la quale un manoscritto degli anni 1861-63, «Sulla critica dell’economia politica», lungo 1.473 pagine in-quarto, da pagine 220 a pagina 972 contiene una sezione dal titolo “”Teorie del plusvalore””, della quale Engels afferma: «Questa sezione racchiude una ‘dettagliata storia critica’ de punto centrale dell’economia politica, la teoria del plusvalore (…) Mi riservo ‘di pubblicare’ la parte critica di questo manoscritto, escludendo i numerosi punti già trattati dal II e dal III libro, ‘come IV libro del “”Capitale””»”,”ELCx-277″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, con A. DEBORIN E. TARLE’ F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE, scritti di; a cura di RJAZANOV D. (RIAZANOV)”,”Marx-Engels Archiv. Zeitschrift des Marx-Engels-Instituts in Moskau herausgegeben von D. Rjazanov. II. Band.”,”Scritti di A. DEBORIN E. TARLE’ F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE”,”MADS-613-B”
“MARX Karl”,”Karl Marx a proposito del libro di Friedrich List: «Das nationale System der politischen Oekonomie».”,”””Il manoscritto, come s’è detto, è incompleto. Manca il primo foglio, dove con ogni probabilità si trovava il titolo generale e quello del primo capitolo, quest’ultimo costituito, per il resto dai fogli 2-6 interamente conservati. Al primo capitolo, che fornisce una caratterizzazione generale di List, si riallaccia per il contenuto (il rapporto, fra l’economia politica e l’organizzazione della società) un foglio singolo, privo di numerazione, di piccolo formato, completamente scritto sulla prima facciata e con due sole righe sulla seconda. In questo capitolo Marx polemizza contro il «vacuo, aereo, sentimentale idealismo del borghese tedesco», incapace di riconoscere «i limiti reali che si oppongono ai suoi pii desideri», e questo mentre i «borghesi di Francia e d’Inghilterra», vedono lucidamente «avvicinarsi la tempesta» che «in pratica distruggerà la vita ‘reale’ di quel che finora si chiamava ricchezza», cioè l’ordine capitalistico. A questo atteggiamento «ipocritamente idealizzante» fa riscontro in List la «tracotanza» nei confronti dell’economia politica classica, giungendo sino alla falsificazione e alla ricerca di «macchie morali» con cui bollare Smith, Say, Sismondi, Ricardo. Il borghese tedesco vuole i dazi protettivi dallo Stato, e presenta ciò come «riconoscimento» dello Stato, vuole semplicemente diventare ricco, fare denaro accumulare valore di scambio e lo presenta come incremento della «forza produttiva», gli occorre l’abnegazione degli sfruttati e presenta questo «sacrificio» come «valore spirituale», suo scopo è l’estensione a tutta la società ddell’organizzazione creata dalle fabbriche e questo egli gabella come «organizzazione sociale» che dovrebbe rendere armonica tutta la produzione industriale e, infine, tutto ciò gli offre il pretesto per torvare addirittura rifugio in una fraseologia «socialistica». Il secondo capitolo, in cui è contenuta la critica della teoria listiana delle «forze produttive» e dei «valori di scambio» è intero (fogli 7-9), ma privo della conclusione. Del terzo capitolo sono conservati solo due frammenti (…) che trattano della rendita fondiaria. Il quarto capitolo, intitolato «Il signor List e Ferrier», composto in massima parte da una serie di citazioni da Ferrier, è contenuto in un foglio non numerato (…)”” (pag 196-197) [nota introduttiva di Alberto Scarponi (as) (in) Karl Marx, ‘Karl Marx a proposito del libro di Friedrich List: «Das nationale System der politischen Oekonomie», Critica marxista, Roma, n. 4, luglio-agosto 1972, traduzione dall’originale tedesco di Alberto Scarponi]”,”MADx-005-FGB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 3. Scritti 1843-1844.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI, Enrico BEVIGLIA-CANE’, Giulia SANTORI, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1976, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Nicolao MERKER, traduzioni Nicola DE-DOMENICO Galvano DELLA-VOLPE, Lia FORMIGARI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”Ogni rivoluzione dissolve la ‘vecchia società’; in questo senso è ‘sociale’. Ogni rivoluzione rovescia il ‘vecchio potere’; in questo senso è ‘politica’”” [Karl Marx, Glosse critiche a ‘Il re di Prussia e la riforma sociale’ (articolo scritto da Ruge e firmato ‘Un prussiano’) (Marx critica la ‘ciarlataneria letteraria di Ruge (Il Prussiano))”,”ELCx-278″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 48. Lettere, gennaio 1888 – dicembre 1890.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Monica BINI Andrea MARABESE, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1983, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI; curatore Antonio A. SANTUCCI, traduzioni Federico GERRATANA Antonio A. SANTUCCI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Lettera di Engels a Gerson Trier a Copenhagen 18 dicembre 1889 “”Lei rifiuta per principio ogni e qualsiasi momentaneo rapporto con altri partiti. Io sono abbastanza rivoluzionario per non farmi proibire in assoluto neanche questo mezzo, in circostanze in cui sia il più vantaggioso o in cui danneggi il meno possibile… (pag 245-246) Entels sulla discussione interna al partito (pag 244-246) (lettera a Gerson Trier, 1889)”,”ELCx-279″
“MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”””La merce in quanto ‘forma universalmente necessaria del prodotto’, in quanto peculiarità specifica del modo di produzione capitalistico, si esprime tangibilmente nella produzione su grande scala instauratasi con lo sviluppo della produzione capitalistica, nell’unilateralità e nel ‘carattere di massa del prodotto’. Tutto ciò imprime allo stesso prodotto un carattere sociale e strettamente legato ai rapporti sociali, mentre dà un aspetto di casualità, inessenzialità e indifferenza al suo rapporto con la soddisfazione, in quanto valore d’uso, dei bisogni dei produttori. Il prodotto di massa deve essere realizzato come valore di scambio, e quindi percorrere il ciclo di metamorfosi di ogni merce, non solo come necessità per il sostentamento del produttore che produce in qualità di capitalista, ma come necessità per il rinnovo e la continuità del processo di produzione: cade quindi nell’orbita del commercio. Chi lo compera non è il consumatore immediato, ma il commerciante, il cui mestiere consiste appunto nel provvedere alla metamorfosi delle merci (Sismondi). Infine, il prodotto sviluppa il suo carattere di merce e quindi di valore di scambio, nella misura in cui, con l’avvento della produzione capitalistica, le sfere della produzione si moltiplicano e perciò si moltiplica costantemente la sfera della permutabilità dei prodotti ()”” (pag 107) [Karl Marx, ‘Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato’, La Nuova Italia, Firenze, 1977] [() Cfr. ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’, cit., p. 17 (tr.it., cit., p: 27]. ma vedi anche Wakefield] Il modo di produzione capitalistico si esprime nella produzione su grande scala, nell’unilateralità e nel carattere di massa del prodotto: la merce”,”MADS-799″
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858. ‘Grundrisse’. Volume secondo.”,”‘Grundrisse’ volume secondo”,”MADx-001-FRR”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 7. Scritti marzo-novembre 1848.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Enrico BEVIGLIA-CANÈ, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1974, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Fausto CODINO, traduzioni Maja PFLUG; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Il 23 giugno (1848) “”Oggi i combattenti di febbraio si battono fra loro e – cosa mai successa – non c’è più indifferenza, ogni uomo capace di portare le armi combatte veramente, ‘nella’ barricata o ‘davanti’ alla barricata. Gli eserciti che si combattono nelle strade di Parigi sono forti quanto gli eserciti che parteciparono alla battaglia delle nazioni di Lipsia. Questo solo dimostra l’enorme importanza della rivoluzione di giugno. Ma passiamo alla descrizione della lotta stessa: Secondo le nostre notizie di ieri dovevamo credere che le barricate fossero state innalzate senza molto metodo. I rapporti dettagliati di oggi dimostrano il contrario. Mai le opere difensive degli operai sono state eseguite con tale sangue freddo, con tale metodo. La città si divideva in due campi. La linea di divisione partiva dal confine nord-est della città, scendeva da Montmartre fino alla porta di Saint-Denis, da qui discendeva rue Saint-Denis, attraversava l’Île de la Cité, costeggiava rue Saint-Jacques fino alla Barrière. Ciò che si trovava ad est di questa linea era occupato e fortificato dagli operai; dalla parte ovest la borghesia attaccava e riceveva i suoi rinforzi. Da primo mattino il popolo cominciò ad innalzare in silenzio le sue barricate. Erano più alte e più solide che mai. Sulla barricata all’entrata del faubourg Saint-Antoine sventolava un’immensa bandiera rossa. (…) La violenza della lotta cresceva dappertutto. Finché fece giorno si sparò da tutte le parti col cannone; più tardi ci si limitò al fuoco dei fucili che continuò fino a tarda notte. Ancora alle 11 si sentiva risuonare la marcia generale in tutta Parigi, e a mezzanotte si sparava ancora verso la Bastiglia. La piazza della Bastiglia e tutti i suoi accessi erano completamente nelle mani degli insorti. Il faubourg Saint-Antoine, centro della loro forza, era saldamente trincerato. Sul boulevard, dalla rue Montmartre fino alla rue du Temple, si trovavano folte masse di cavalleria, di fanteria, di guardia nazionale e di guardia mobile. Alle 11 di sera si contavano già più di mille morti e feriti. Questa fu la prima giornata della rivoluzione di giugno, una giornata senza pari negli annali rivoluzionari di Parigi. Gli operai parigini hanno lottato completamente da soli contro la borghesia armata, contro la guardia mobile, la guardia repubblicana riorganizzata e contro le truppe di linea di tutte le armi. Hanno sostenuto la lotta con coraggio senza precedenti, uguagliato solo dalla brutalità, anch’essa senza precedenti, dei loro avversari. Si diventa indulgenti verso un Hüser, un Radetzky, un Windischgrätz, vedendo come la borghesia parigina si presta, con vero entusiasmo, ai massacri organizzati da Cavaignac. Nella notte dal 23 al 24, la Società per i diritti dell’uomo, che era stata ricostituita l’11 giugno, decise di usare l’insurrezione a vantaggio della ‘bandiera rossa’ e, di conseguenza, di prendervi parte. Ha dunque tenuto una riunione, deciso le misure necessarie e nominato due comitati permanenti”” (pag 169-171) [Karl Marx, ‘Il 23 giugno’, ‘Neue Rheinische Zeitung’, n. 28, 28 giugno 1848] [(in) Marx Engels, Opere. Volume 7. Scritti marzo-novembre 1848, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-280″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 16. Scritti agosto 1858 – febbraio 1860.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione al volume di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Ugo BARZAGHI Andrea MARABESE, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1983, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Nikolao MERKER, Mazzino MONTINARI; curatore Lia FORMIGARI , traduzioni Lia FORMIGARI, Elsa FUBINI, Giuseppe GARRITANO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”Ci dev’essere qualcosa di marcio nel cuore di un sistema sociale che accresce la sua ricchezza senza che diminuisca la sua miseria, in cui la criminalità cresce più rapidamente della popolazione. Vero è che se confrontiamo il 1855 con gli anni precedenti, sembra esserci stata una considerevole diminuzione della criminalità dal 1855 al 1858. Il totale delle persone rinviate a giudizio, che nel 1854 ammontava a 29.359, era calato a 17.855 nel 1858; e molto diminuito, anche se non nella stessa proporzione, era il numero dei condannati. Ma questa apparente diminuzione della criminalità, a partire dal 1854, va esclusivamente ascritta ad alcuni cambiamenti tecnici della giustizia britannica: in primo luogo alla legge sulla criminalità minorile, e in secondo luogo agli effetti della legge penale del 1855, che autorizza i funzionari di polizia a comminare, con il consenso degli interessati, brevi periodi di detenzione. Le violazioni della legge sono per lo più effetto di fattori economici che sfuggono al controllo del legislatore, ma, come dimostra con i suoi effetti la legge sulla criminalità minorile, dipende in certa misura dalle istituzioni sociali marchiare come crimini o come semplici infrazioni certe violazioni delle sue norme. Questa differenza di denominazione, ben lungi dall’essere irrilevante, decide del destino di migliaia di uomini e del clima morale d’una società. La legge stessa può non solo punire i crimini, ma crearli, e la legge dei giuristi di professione molto spesso agisce in questo senso. Così un illustre storico ha giustamente osservato che la Chiesa cattolica d’età medievale, con la sua tetra concezione della natura umana, ha esercitato il suo influsso sulla legislazione penale creando più crimini di quanti peccati non perdonasse”” [Karl Marx, ‘Popolazione, criminalità, pauperismo’, New York Daily Tribune, 16 settembre 1859′ (pag 490) (in) Marx Engels, Opere. Volume 16. Scritti agosto 1858 – febbraio 1860, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-281″
“MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”””Era precisamente Marx che per primo aveva scoperto la grande legge dell’evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano esse sul terreno politico, religioso, filosofico, o su altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l’espressione più o meno chiara di lotte fra classi sociali; secondo la quale l’esistenza e quindi anche le collisioni di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali ha la legge della trasformazione dell’energia, gli forniva pure la chiave per comprendere la storia della seconda repubblica francese. In questa storia egli ha messo alla prova la sua legge, e ancora oggi, dopo trentatre anni, dobbiamo riconoscere che questa prova è stata superata in modo brillante”” [Federico Engels, ‘Prefazione alla terza edizione tedesca’ (1885)] [(in) Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1947]”,”MAED-015-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 19. Scritti gennaio 1861 – giugno 1864.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, volume curato da Claudio LILLO; introduzione di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, Editing dei testi e composizione: Enrico BEVIGLIA-CANE’ Paolo GALEOTTI Alda PALMA, traduzioni di Roberto DI-BIAGGIO, Paolo GALEOTTI, Filippo LISITANO, Giulia SANTORI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Appunti biografici su Wilhelm Wolff (pag 414) (cronologia) (scritto nel giugno 1864) Karl Marx, ‘La destituzione di Frémont’, ‘Die Presse’, n. 325, 26 novembre 1861 “”La destituzione di Frémont dall’incarico di comandante in capo dell’esercito del Missouri, rappresenta un momento cruciale nella storia dello sviluppo della Guerra civile americana. Frémont ha due grandi colpe da espiare. È stato il primo candidato del Partito repubblicano alla carica di presidente (1856), ed è stato il primo generale nordista che (30 agosto 1861) ha minacciato gli schiavisti di liberare gli schiavi (87). Egli rimane quindi un rivale per candidati alla presidenza di domani e un ostacolo per i promotori di compromessi oggi. Negli ultimi decenni negli Stati Uniti si è consolidata la singolare consuetudine di non eleggere alla presidenza nessun uomo politico con una posizione influente nel suo partito. Ci si serviva, è vero, dei nomi di questi uomini nelle manifestazioni elettorali, ma al dunque essi venivano messi da parte e sostituiti da sconosciute mediocrità con un’influenza soltanto locale. In questo modo sono diventati presidenti Polk, Pierce, Buchanan ecc. Così è stato per A. Lincoln. Il generale Andrew Jackson è stato dunque l’ultimo presidente degli Stati Uniti a guadagnarsi la carica in virtù del suo personale prestigio, mentre tutti i suoi successori sono diventati presidenti grazie alla loro personale irrilevanza. Nelle lezioni del 1860 i nomi di maggiore spicco del Partito repubblicano erano quelli di Frémont e di Seward. Conosciuto per le sue imprese durante la Guerra messicana (138), per la sua audace esplorazione della California e per la sua candidatura del 1856, Frémont era una figura troppo in vista per essere anche solo preso in considerazione quando non si trattava più di una manifestazione di partito, ma del successo elettorale dei repubblicani. Perciò non si presentò come candidato. Diversamente stavano le cose per Seward, senatore repubblicano al Congresso a Washington, governatore dello Stato di New York e indiscutibilmente il più brillante oratore del Partito repubblicano fin dalla sua origine Fu necessaria una serie di brucianti sconfitte per indurre Seward a rinunciare alla propria candidatura e dare l’appoggio della propria eloquenza all’allora più o meno conosciuto A. Lincoln. Tuttavia non appena egli vide fallire i suoi tentativi di presentarsi come candidato, si offrì come Richelieu repubblicano a un uomo che egli considerava un Luigi XIII repubblicano. Egli contribuì a far diventare Lincoln presidente alla condizione che Lincoln lo nominasse segretario di Stato, una carica in certo qual modo paragonabile a quella di primo ministro inglese. Infatti non appena Lincoln fu eletto presidente, Seward si assicurò la segreteria di Stato. Immediatamente ebbe luogo una singolare metamorfosi nell’atteggiamento del Demostene (a) del Partito repubblicano, che aveva reso famosa la profezia dell”” irrepressible conflict”” (irrimediabile conflitto) tra il sistema del lavoro libero e lo schiavismo (139). Nonostante fosse stato eletto il 6 novembre del 1860, Lincoln entrò in carica solo il 4 marzo 1861. Nel frattempo, durante la sessione invernale del Congresso, Seward si collocò al centro di tutti i tentativi di compromesso: gli organi sudisti del Nord, come per esempio il «New York Herald» che fino a quel momento avevano considerato Seward la loro bête noire (bestia nera) lo colmarono improvvisamente di elogi presentandolo come lo statista della riconciliazione, e in effetti non fu colpa sua se non si giunse a concludere una pace ad ogni costo. Evidentemente Seward riteneva che la carica di segretario di Stato fosse soltanto una tappa iniziale, e l'””irrimediabile conflitto”” del presente lo preoccupava meno della sua presidenza a venire. Egli ha ancora una volta dimostrato che i virtuosi della parola sono uomini di Stato pericolosamente inetti. Si leggano i suoi dispacci ufficiali! Che ripugnante miscuglio di magniloquenza e di meschinità, di ostentazione di forza e di debolezza reale!”” (pag 121-122) [Karl Marx, La destituzione di Frémont’, Die Presse, n. 325, 26 novembre 1861] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere. Volume 19. Scritti gennaio 1861 – giugno 1864’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] [(a) Il più famoso oratore della Grecia classica; (87) ‘L’editto del Missouri’ fu promulgato il 30 agosto 1861 dal Generale Frémont, comandante in capo dell’esercito in quello stato (…); (138) Durante la ‘Guerra messicana’ (1846-1848) gli Stati Uniti conquistarono o annetterono all’Unione un’area di 4 milioni e 300 kmq (pari a quasi la metà del territorio messicano ed equivalente all’attuale superficie dell’Unione Europea a 27 stati). Su quest’area sorsero Texas, Colorado, Nuovo Messico, Utah, Nevada, Arizona e California, assicurando così lo sbocco degli Usa sull’Oceano Pacifico; (139) ‘Inevitabile conflitto’: espressione usata da Seward in un suo discorso del 1848 a Rochester, divenne molto popolare perché metteva in luce l’inconciliabilità delle contraddizioni tra Nord e Sud e l’ineluttabilità dello scontro (…)]”,”ELCx-282″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 14. Scritti, febbraio 1855 – aprile 1856.”,”L’esercito austriaco. “”La gran confusione di nazionalità è un grave inconveniente. Nell’esercito britannico, ciascuno sa almeno parlar inglese, ma nel caso degli austriaci perfino i sottufficiali dei reggimenti non tedeschi non sanno quasi parlare il tedesco. Questo crea naturalmente una notevole confusione e difficoltà e la necessità di intendersi perfino tra l’ufficiale e il soldato. Un parziale rimedio è offerto dal fatto che i frequenti cambiamenti di acquartieramento costringono gli ufficiali a imparare almeno qualche parola di ciascun linguaggio parlato in Austria. Ma l’inconveniente non è ugualmente ovviato. Il rigore della disciplina, che viene inculcata agli uomini con frequenti applicazioni della bacchetta di nocciolo ai loro deretani, e la lunga durata del servizio impediscono l’insorgere di risse fra le differenti nazionalità che compongono l’armata, almeno in tempo di pace. Il 1848 ha però mostrato quanto sia scarsa la compattezza di queste truppe”” (pag 415)”,”ELCx-284″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 41. Lettere gennaio 1860 – settembre 1864.”,” La brutta figura di Garibaldi a Londra. “”Che miserabile questo Garibaldi (intendo dire donkeyhaft (tipo di somaro) che è mezzo ‘killed’ (ammazzato) dall’abbraccio di John Bull – e puoi constatarlo dai fatti seguenti che of course (naturalmente) altrimenti sconosciuti: Nel segreto congresso rivoluzionario di Bruxelles (settembre 1854) – con Garibaldi nominalmente chief (capo) – venne deciso che egli dovesse venire al Londra, ma in incognito, cogliendo così alla sprovvista la città. Quindi egli avrebbe dovuto come out (farsi avanti) per la Polonia in the strongest possible way (nel modo più energico possibile. Invece di far questo, il nostro uomo fraternizza con Pam! (Palmerston). Vorrei essere piuttosto una zecca nel vello d’una pecora che una tal valorosa scioccheria, dice Shakespeare in «Troilo e Cressida»”” (Marx a Engels, 19 aprile 1864) (pag 457); “”Il pasticcio di Garibaldi ha avuto una degna fine. È davvero grandiosa la maniera con cui il povero diavolo venne buttato all’aria dopo che gli swells (bellimbusti) l’ebbero guardato a bocca aperta per otto giorni, e questo può accadere solamente in Inghilterra. Per ogni altro uomo che non fosse Garibaldi sarebbe stata la rovina, ma tuttavia rimane sempre enorme anche per lui la brutta figura di essere servito all’aristocrazia inglese quale nine days wonder (fuoco di paglia) e poi esser buttato fuori dell’uscio. L’hanno trattato come un puro romantico. Come poté prestarsi a questo e come poté esser tanto stolto da vedere in questi damerini il popolo inglese! Tuttavia sono cose che è inutile spiegare a chi ancora non conosce il carattere totalmente borghese di questo signore. Dato che il rispetto per la stampa inglese è quasi peggiore che quello per i peelers (poliziotti). E l’exit (uscita), l’exit è quella che supera tutto (569)”” (pag 458-459) (Lettera di Engels a Marx del 29 aprile 1864) [Nota 569 (pag 552): Ai primi di aprile 1864, Garibaldi intraprese un viaggio in Inghilterra al fine di indurre il governo inglese ad appoggiare la spedizione che egli progettava nel Veneto contro l’Austria. Il governo inglese, avendo riguardo per la popolarità dell’eroe nazionale italiano in Inghilterra, tributò a Garibaldi onori ufficiali. L’incontro di Garibaldi con Mazzini, che viveva a Londra come profugo politico, e le sue aperte dichiarazioni a favore degli insorti polacchi, provocarono una campagna di stampa contro di lui che culminò nella dichiarazione del ministro inglese Gladstone, secondo cui un’ulteriore permanenza di Garibaldi in Inghilterra era indesiderabile. Garibaldi se ne andò alla fine di aprile] [(in) Marx Engels, Opere. Volume 41. Lettere gennaio 1860 – settembre 1864, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-285″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 42. Lettere ottobre 1864 – dicembre 1867.”,” “”Dear Fred, auguri per il nuovo anno! Anche a Madame Lizzy! Il diavolo si prenda nell’anno prossimo i russi, i prussiani, Bonaparte e il British juryman (giurato britannico). A proposito! Il governo francese aveva sequestrato e annesso all’archivio della polizia carte e scritti destinati a noi, che erano stati portati oltre confine dopo il congresso di Ginevra da membri francesi. Noi reclamammo tali cose come «British property”” (proprietà britannica) per mezzo di Lord Stanley, ministro degli esteri. Ed infatti, poor (il povero) Bonaparte ha dovuto riconsegnarci tutto via Foreign Office. Non graziosa? È inebetito, e nemmeno lui sa quanto. (…)”” [Lettera di Marx a Engels, del 31 dicembre 1866] (pag 301)”,”ELCx-286″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 49. Lettere gennaio 1891 – dicembre 1892.”,” Dalla lettera di Engels a Bebel del 25 agosto 1892: “”Hai perfettamente ragione nel definire pura follia, da parte del governo, uno scioglimento del parlamento dietro pressione dei militari, in caso di rifiuto della biennalità del servizio militare (c). Tuttavia non è escluso che si arrivi anche a questo – tenendo conto dei fattori oggi «determinanti» nell’impero tedesco. Che la Russia sia incapace di condurre guerre in Europa, lo dimostra con la sua condotta alla fine del pasticcio in Asia superiore (485). La Russia ha commesso un’enorme sciocchezza. Questo non spaventerà gli inglesi, ma li irriterà, mettendo il signor Gladstone nell’impossibilità di far valere la sua amicizia nei confronti dei russi. Gladstone potrebbe certo sacrificare Costantinopoli; ma è impensabile che si lasci minacciare l’India”” (pag 327) [(c) Cfr. Engels ad August Bebel, 20 agosto 1892] [(485) Tra Inghilterra e Russia esisteva una vecchia rivalità per il territorio del Pamir, che per la sua posizione geografica era di grande importanza strategica. I progetti di sottomissione dell’Afghanistan da parte britannica si scontravano con la politica di penetrazione della Russia zarista in quella regione. Nell’estate del 1892, l’invio di una divisione militare russa nel Pamir causò un incidente diplomatico tra Russia e Inghilterra] [Marx-Engels, Opere, Volume 49, Lettere gennaio 1891 – dicembre 1892, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] ‘Le «Opere» in Italiano’, nota editoriale, Lettere gennaio 1891 – dicembre 1892; Altre lettere: ‘W: Thorne ed E. Marx-Aveling a S. Gompers; E. Marx-Aveling a P. Lafargue; E. Marx Aveling a L. Marx-Lafargue; Engels a uno sconosciuto’; note; indice bibliografico – Opere, Documenti, Periodici; indice dei nomi; coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Monica BINI, Andrea MARABESE, Alda PALMA; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1982, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Mazzino MONTINARI, curatore Antonio A. SANTUCCI, traduzioni: Beatrice DE GERLONI”,”ELCx-287″
“MARX Carlo”,”Il Capitale, brevemente compendiato da Carlo Cafiero.”,”””Ferguson dice: «L’arte di pensare, in un tempo in cui tutto è separato, può da sé stessa formare un mestiere a parte». «Un certo intristimento di corpo e di spirito è inseparabile dalla divisione del lavoro nella società. E siccome il periodo manifatturiero esagera questa divisione sociale, e nell’istesso tempo che con la divisione sua particolare attacca l’individuo nella radice stessa della sua vita, così è esso che per il primo fornisce l’idea e la materia d’una patologia industriale. Ramazzini, professore di medicina pratica in Padova, pubblicò nel 1713 la sua opera: ‘De morbis artificum’ (sulle malattie degli artigiani). Il suo catalogo delle malattie degli operai è stato naturalmente molto aumentato dall’epoca della grande industria, come lo dimostrano gli scrittori che vennero dopo di lui, nonché l’Inchiesta iniziata, nel 1854, dalla Società dei mestieri, in Inghilterra, e i Rapporti ufficiali sulla pubblica sanità”” (pag 51-52) [Carlo Marx, ‘Il Capitale, brevemente compendiato da Carlo Cafiero’, Edizioni Omnia, Milano, 1945]”,”MADx-006-FGB”
“MARX Karl”,”Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”””Dietro la mitologia ufficiale borghese, che eternizza il capitale presentandolo come una massa di valori d’uso, di oggetti utili, di «cose», sta il fatto ‘oggettivo’ della «reciproca ‘autonomizzazione’ (e personificazione dell’uno di fronte all’altro) degli elementi del processo produttivo», per strettamente legati, anzi inscindibili, che siano. Ed è solo in apparenza un paradosso che quella mitologia, intesa a gettare un velo sulle lacerazioni interne del regime capitalistico, in realtà conferisca loro un’evidenza ancor più netta: mistificatrice, essa prepara le armi della propria demistificazione. Il capitale è veramente ‘capitale’ solo se diventa «valore in processo»; solo se, ‘entro’ il processo di produzione, il tocco magico del lavoro umano lo trasforma da grandezza costante in grandezza variabile. L’economia borghese erige a capitale il denaro o la merce con cui, ‘prima’ che quel processo si inizi, nella sfera della circolazione, l’aspirante capitalista si presenta sul mercato del lavoro; e, non appena questi abbia convertito merce o denaro in oggetti e mezzi di lavoro, eleva a capitale le condizioni oggettive della produzione ‘non ancora’, entrate in contatto con la sola forza, il lavoro vivo, capace di trasformarle in capitale. Ha il diritto storico di farlo, naturalmente, perché dietro quelle che per essa sono «cose», entità ‘fisiche’, si nasconde il rapporto ‘sociale’ ben preciso che le ha concentrate nelle mani del «would be capitalist» contrapponendole al produttore diretto, all’operaio, come «potenze estranee ed ostili». Per un diritto che veniva loro non dal passato ma dal futuro, i primi socialisti ribatterono polemicamente, che se il «capitale» è una massa di oggetti utili, pura ricchezza materiale, allora esso è, certo, socialmente necessario, ma non è affatto necessario il capitalista…”” (pag XI-XII) [Bruno Maffi, ‘Introduzione’, (in) Karl Marx, ‘Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato’, La Nuova Italia, Firenze, 1972] Politico e storico, è stato tra i fondatori del Partito Comunista Internazionalista, oltre che traduttore e curatore di classici della letteratura e del pensiero, per Utet e altri editori. (deaplaneta.libri) Bruno Maffi. (wikip) Bruno Maffi (Torino, 1909 – Milano, 20 agosto 2003) è stato un politico italiano, dirigente del Partito Comunista Internazionale. Indice 1 Dall’antifascismo democratico al comunismo 2 Nel Partito Comunista Internazionale 3 Commissario Unico 4 Ultimi anni 5 Alcune opere Dall’antifascismo democratico al comunismo Nipote del deputato socialista massimalista Fabrizio Maffi (entrato poi nel Partito Comunista d’Italia nel 1924 con la corrente “”terzina””), iniziò la sua attività politica nel movimento socialista ed entrò nel Comitato Centrale dell’organizzazione antifascista Giustizia e Libertà nel 1930. Nel 1934 fu incaricato della ricostruzione del centro socialista per l’Italia. Suoi articoli comparvero su Politica socialista e Il Nuovo Avanti. Nel 1935 venne arrestato e conobbe in carcere alcuni esponenti della sinistra del Partito Comunista d’Italia. Dal 1936 si allontanò progressivamente dall’antifascismo democratico avvicinandosi a quella che ormai era definita Sinistra Comunista Italiana (1938). Nel Partito Comunista Internazionale Nel 1943 fu tra i fondatori del Partito Comunista Internazionalista in collaborazione con Onorato Damen, Rosolino Ferragni, Mario Acquaviva ed altri militanti sostenitori della sinistra comunista. Da subito partecipò al collegamento fra i gruppi del Nord e del Sud nell’Italia ancora divisa dal fronte di guerra. Nell’autunno del 1945 quando i gruppi della Sinistra Comunista furono finalmente riuniti, partecipò alla preparazione del Convegno di Torino, praticamente l’atto costitutivo ufficiale del partito (dicembre). Durante la preparazione del congresso del 1949 (Firenze), si adoperò per una conciliazione fra le due principali correnti che si stavano delineando su vari problemi (questione sindacale, concezione organica o democratica del partito, questione coloniale, ecc.) e che si riferivano a due “”capi”” storici come Onorato Damen e Amadeo Bordiga. Nel 1951, alla vigilia della scissione fra queste correnti, si schierò decisamente con quella rappresentata da Bordiga. La scissione, avvenuta poi nel 1952, portò alla formazione di un nuovo Partito Comunista Internazionalista (Il programma comunista). Fino agli ultimi anni della sua vita, Maffi ne fu uno dei maggiori esponenti. Durante la faticosa ricomposizione del nuovo partito (che per i suoi militanti era però in continuità con l’originario PCd’I) fu incaricato di rappresentare il “”Centro”” (organismo informale basato sulla “”doppia direzione”” fra le componenti del partito). Tale organismo nelle intenzioni di Bordiga, doveva sostituire i classici strumenti del “”centralismo democratico”” tipico della Terza Internazionale. Commissario Unico Bordiga odiava i formalismi organizzativi adottati senza “”necessità vitale”” e li considerava “”un pericolo sospetto e stupido””, perciò l’incarico affidato a Maffi venne definito scherzosamente del “”Commissario Unico””, dato che, disse, un coordinatore “”basta e avanza”” per le condizioni oggettive in cui si trovava il partito. Non c’erano ovviamente precedenti storici per l’applicazione del nuovo centralismo: «””A chi rifarsi? Il CE non va, allora, dice Damen, il CO, il Congresso; e tra poco si chiamerà COstituente con tanto di Verifica dei Poteri, ed io sarò, si capisce, defenestrato. Penserei con molti ad un CU… Non vi offendete, intendo un Commissario Unico. In fondo Bruno è l’unico esecutore sul serio che si ammazza di fatica; gli altri sono come il tacchino. Ancora non vi offendete e sentite la storiella. Il villano vide che al mercato un tale vendeva pappagalli ad alto prezzo e chiese la stessa cifra per il suo tacchino. Indignato disse l’acquirente: ma il pappagallo parla. Ed il villano: il mio tacchino pensa. Cercasi pappagalli con urgenza”” (Lettera di Bordiga a Maffi e altri, 2 gennaio 1952).» Comunque non fu possibile evitare crisi successive, fino a quella finale che videro sempre Bruno Maffi in prima fila, protagonista attivo ma anche prodotto di una storia che non aveva potuto esprimere un partito corrispondente alle sue premesse del 1921 e 1952. Ultimi anni Dopo l’ultima crisi subìta dal partito per questioni interne a partire dal 1981 e il suo drastico ridimensionamento nel 1982 (a detta di alcuni per cause simili a quelle del 1951), Maffi si adoperò per la sua ricostituzione, raggruppando intorno al giornale alcuni militanti sopravvissuti alla diaspora. Il partito, seppure a ranghi ridotti, esiste tuttora insieme con la testata “”Il programma comunista””. Maffi fu anche apprezzato traduttore dal tedesco, inglese e francese, attività che per qualche tempo dopo la guerra svolse in collegamento con Cesare Pavese all’Einaudi. Propose per varie case editrici la traduzione e pubblicazione di molte importanti opere (Marx, Engels, Trockij, Luxemburg, Orwell, Harrington, Isaacs). Sua è per esempio l’edizione filologica del Capitale per l’Utet; notevoli sono anche le sue traduzioni di varie importanti opere storiografiche e di storia dell’economia edite da Laterza. Negli ultimi anni fu presidente della fondazione costituita in seguito al lascito testamentario della vedova di Amadeo Bordiga, Antonietta de Meo. Morì a Milano all’età di quasi 94 anni. Alcune opere Maffi scrisse ininterrottamente su Programma comunista dal 1952 al 2001 ed è quindi impossibile fare una cernita che non sia arbitraria fra i vari lavori pubblicati. Ne segnaliamo alcuni che sono usciti in volume. Appunti per una politica socialista, senza indicazione di editore, 1934. La Sinistra Comunista nel cammino della Rivoluzione – In memoria di Amadeo Bordiga, serie apparsa a puntate su Il programma comunista dal n. 15 del 1970, raccolta da Edizioni Sociali, Roma, 1976. Lenin e la parola d’ordine del “”controllo operaio””, Il programma comunista nn. 11, 12, 13- e 14 del 1975, apparsa in opuscolo del PCInt. lo stesso anno. Storia della Frazione Comunista all’estero, ciclostilato del PCInt., 1976. L’intervento di Bordiga in una riunione in margine al Congresso di Marsiglia del PCF, ciclostilato del PCInt., 1977. Storia della Sinistra comunista, vol. II, ediz. Il programma comunista, 1972. Storia della Sinistra comunista, vol. III, ediz. Il programma comunista, 1986. Storia della Sinistra comunista, vol. IV, ediz. Il programma comunista, 1997.”,”MADx-007-FGB”
“MARX Karl”,”Frammento sulle macchine.”,”””Ma, una volta accolto nel processo produttivo del capitale, il mezzo di lavoro percorre diverse metamorfosi, di cui l’ultima è la ‘macchina’ o, piuttosto, un ‘sistema automatico di macchine’ (sistema di macchine; quello ‘automatico’ è solo la forma più perfetta e adeguata del macchinario, che sola lo trasforma in un sistema), messo in modo da un automa, forza motrice che muova se stessa; questo automa consistente di numerosi organi meccanici e intellettuali, in modo che gli operai stessi sono determinati solo come organi coscienti di esso. Nella macchina, e ancor più nel macchinario come sistema automatico, il mezzo di lavoro è trasformato – nel suo valore d’uso, e cioè nella sua esistenza materiale – in realtà esterna adeguata al capitale fisso e al capitale in generale, e la forma in cui è stato accolto – come mezzo di lavoro immediato – nel processo produttivo del capitale, è tolta e trasformata in una forma posta dal capitale stesso e ad esso corrispondente. La macchina non appare in alcun modo come mezzo di lavoro dell’operaio singolo. La sua ‘differentia specifica’ non è affatto, come nel mezzo di lavoro, quella di mediare l’attività dell’operaio nei confronti dell’oggetto; ma l’attività stessa dell’operaio è posta ora in modo che si limita a mediare il lavoro della macchina, l’azione della macchina sulla materia prima; a sorvegliare questa azione e a proteggerla dalle perturbazioni. A differenza dello strumento, che l’operaio anima – come un organo – della sua propria abilità e perizia, e il cui maneggio dipende quindi dalla sua virtuosità. Mentre la macchina, che possiede abilità e forza al posto dell’operaio, è essa stessa il virtuoso, che possiede una propria anima nelle leggi meccaniche in essa operanti e consuma (come l’operaio mezzi alimentari) carbone, olio, ecc. (matières instrumentales) per mantenersi continuamente in movimento. L’attività dell’operaio, ridotta a una semplice astrazione di attività, è determinata e regolata da tutte le parti dal moto del macchinario, e non viceversa. La scienza, che costringe le membra inanimate del macchinario – grazie alla costruzione in cui sono inserite – ad agire funzionalmente come un automa, non esiste nella coscienza dell’operaio, ma agisce – attraverso la macchina – come un potere estraneo su di lui, come il potere della macchina stessa”” (pag 289-290) [Karl Marx, ‘Frammento sulle macchine’, ‘Quaderni Rossi’, Sapere edizioni, Milano, n. 4 1963]”,”MADx-008-FGB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 10. Scritti settembre 1849 – giugno 1851.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI Enrico BEVIGLIA-CANÈ Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1977, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; traduzioni di Giovanni DE-CARIA, Elsa FUBINI, Palmiro TOGLIATTI, Mirella ULIVIERI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova La rivoluzione del 1848 non fu un affare locale tedesco: essa fu una singola fase di un grande avvenimento europeo. (rileggere) “”Anche il popolo tedesco ha la sua tradizione rivoluzionaria. Ci fu un tempo in cui la Germania produsse personalità che possono stare al livello dei rivoluzionari degli altri paesi, in cui il popolo tedesco diede prova di una costanza e di un’energia che, in una nazione centralizzata, avrebbero dato i risultati più grandiosi, in cui contadini e plebei tedeschi concepirono idee e piani di fronte ai quali abbastanza spesso i loro discendenti indietreggiarono spaventati. È venuto il momento, di fronte al temporaneo rilassamento che dopo due anni di lotta appare un po’ dappertutto, di presentare ancora una volta al popolo tedesco i profili rudi, ma forti e tenaci della grande guerra dei contadini. Tre secoli sono passati da allora e qualcosa è cambiato: eppure la guerra di contadini non è tanto remota dalle lotte che noi conduciamo al presente; e gli avversari contro cui dobbiamo combattere sono in massima parte sempre gli stessi. Le classi e le frazioni delle classi che dappertutto el 1848 e 1849 hanno tradito, le ritroveremo traditrici già nel 1525, per quanto esse fossero a un grado più basso di sviluppo. E se il vigoroso vandalismo della guerra dei contadini, nel movimento degli ultimi anni, si è affermato solo localmente, nell’Odenwald, nella Selva Nera, in Slesia, questo non è certo in nessun caso un merito dell’insurrezione moderna””; “”(…) Anche qui si ripresenta spontanea l’analogia col movimento del 1848-50. Anche nel 1848 gli interessi delle classi dell’opposizione vennero in collisione tra di loro e ogni classi agì per conto proprio. La borghesia; troppo sviluppata per sopportare ancora più a lungo l’assolutismo burocratico feudale, non era però ancora abbastanza forte per subordinare ai propri interessi quelli delle altre classi. Il proletariato, troppo debole per poter contare su un rapido scavalcamento del periodo borghese e sulla sua prossima conquista del potere, già nel periodo dell’assolutismo aveva imparato troppo bene a conoscere le dolcezze del regime borghese ed era in generale troppo sviluppato per poter vedere, sia pure per un momento solo, nell’emancipazione della borghesia, la propria emancipazione. La massa della nazione, piccoli borghesi, alleati dei piccoli borghesi (artigiani) e contadini fu piantata in asso da coloro che per il momento erano ancora i suoi naturali alleati, i borghesi, perché ai loro occhi era troppo rivoluzionaria, e in parte dal proletariato, perché ai suoi occhi non era abbastanza avanzata. Si divise in frazioni, non venne a capo di nulla e s oppose ai suoi oppositori di sinistra e di destra. La limitatezza di vedute locali infine non può essere stata maggiore nei contadini del 1525 di quella che ci fu in tutte le classi che parteciparono al movimento del 1848. Le cento rivoluzioni locali, le cento reazioni locali che le seguirono senza neanch’esse incontrare ostacoli nel loro sviluppo, il mantenimento della congerie dei piccoli Stati ecc. ecc., sono prove che parlano davvero abbastanza chiaramente. ‘Chi, dopo le due rivoluzioni del 1525 e del 1848 e i risultati che ne scaturirono, può ancora vaneggiare di repubblica federativa, non merita altro che di essere ricoverato in un manicomio. Ma le due rivoluzioni, quella del sedicesimo secolo e quella del 1848-50, malgrado tutte le analogie, differiscono tra loro in modo essenziale. La rivoluzione del 1848 è una prova, se non del progresso della Germania, certo del progresso dell’Europa. Chi trasse profitto dalla rivoluzione del 1525? I principi. Chi trasse profitto dalla rivoluzione del 1848? I ‘grandi’ principi, Austria e Prussia. Dietro ai piccoli principi del 1525 stavano i piccolo borghesi che li tenevano legati a sé con il pagamento delle imposte, dietro ai grandi principi del 1850, dietro ad Austria e Prussia stanno i grandi borghesi moderni che li sottomettono ben presto al loro giogo con il debito pubblico. E dietro ai grandi borghesi stanno i proletari. La rivoluzione del 1525 fu un affare locale tedesco. Inglesi, francesi, boemi, ungheresi avevano già fatto la loro guerra dei contadini quando i tedeschi fecero la loro. Se la Germania era frazionata, l’Europa lo era anche di più. La rivoluzione del 1848 non fu un affare locale tedesco: essa fu una singola fase di un grande avvenimento europeo. Le cause motrici che hanno agito turante tutti il suo corso non sono costrette entro lo spazio angusto di un sinolo paese e neanche di una parte del mondo. Anzi, i paesi che furono il teatro di questa rivoluzione hanno meno degli altri partecipato alla sua genesi. Sono materia grezza più o meno priva di consapevolezza e di volontà che viene modellata nel corso di un movimento a cui ora tutto il mondo prende parte, un movimento che nella situazione sociale odierna può sembrare una forza estranea, mentre in realtà non è che il nostro proprio movimento. È perciò impossibile che la rivoluzione del 1848-1850 finisca come quella del 1525″” (pag 419, 496-497) [Friedrich Engels, La guerra dei contadini in Germania, 1850] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 10. Scritti settembre 1849 – giugno 1851′, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-290″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 17. Scritti ottobre 1859 – dicembre 1860.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1986, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nikolao MERKER, Mazzino MONTINARI, curatore Silvana BORUTTI, traduzioni di Silvana BORUTTI Paolo IORIATTI Eleonora MONTUSCHI Filippo POGLIANI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova La riforma militare in Germania. La scuola dell’Algeria per l’esercito francese “”La guerra d’Italia del 1859, anche più della guerra di Crimea, ha dimostrato il fatto che l’organizzazione militare francese è la migliore d’Europa. Di tutti gli eserciti europei, escluso il francese, l’esercito austriaco è certamente al primo posto; e tuttavia, nella breve campagna del 1859, sebbene i suoi soldati si coprissero di gloria, l’esercito nel suo complesso, non riuscì a vincere una sola battaglia. Pur facendo la dovuta concessione alla cattiva direzione militare, alla mancanza di unità nel comando, e all’ingerenza incompetente dell’imperatore, pure l’impressione unanime degli ufficiali di reggimento austriaci e dei soldati era che il loro mancato successo fosse dovuto in parte ad una organizzazione meno adatta alla guerra reale di quanto lo fosse quella dei loro avversari. E se l’esercito austriaco – interamente riorganizzato come lo era stato solo pochi anni prima – si trovava ad essere insufficiente, che cosa ci si doveva aspettare dagli altri eserciti, la cui organizzazione risaliva ad un periodo ancora precedente? Che la Francia fosse superiore per questo aspetto, era un fatto di cui non cisi doveva stupire. Non è possibile che una nazione con una qualche capacità militare rianga per venticinque anni impegnata in una guerriglia su una scala così vasta come in Algeria (325), senza in tal modo sviluppare ad un altro grado l’efficienza delle sue truppe. Mentre Inghilterra e Russia aveva condotto le loro guerre in India e nel Caucaso soprattutto con truppe appositamente addestrate, la maggior parte dell’esercito francese era passata attraverso la scuola dell’Algeria. Di fatto la Francia aveva sfruttato al massimo questa scuola, che era costata molto in uomini e denaro, ma che si rivelò molto efficace e fruttuosa in termini di preziosa esperienza militare. In seguito, la guerra di Crimea, un’altra scuola su scala più vasta, servì ad aumentare la sicurezza dei soldati mostrando loro che ciò che avevano imparato nelle campagne contro le tribù nomadi e le truppe irregolari, era altrettanto utile e applicabile in un conflitto con truppe regolari. (…)”” (pag 371-372)”,”ELCx-291″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 43. Lettere gennaio 1868 – metà luglio 1870.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Monica BINI, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1975, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, curatore Mazzino MONTINARI, traduzioni di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI Mazzino MONTINARI Sergio ROMAGNOLI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”Quello che fra l’altro mi diverte molto nel Flerovskij (a) è la sua polemica contro le ‘imposte dirette’ dei contadini. È in tutto la riproduzione del maresciallo Vauban e di Boisguillebert (591). Egli sente anche che la situazione dei campagnoli ha la sua analogia nell’epoca della vecchia monarchia francese (dopo Luigi XIV). Come Monteil [storico francese, 1769-1850, ndr] egli ha molta sensibilità per le caratteristiche etniche il «retto calmucco», il «mordvino poetico malgrado la sua sporcizia» (lo paragona agli irlandesi); il «tartaro abile, epicureo e vivace», il «piccolo-russo pieno di talento naturale», ecc. Da buon russo insegna ai suoi connazionali quello che dovrebbero fare per trasformare nel suo opposto l’ ‘odio’ che tutte queste stirpi nutrono contro di essi. Come esempio di quest’odio egli cita fra l’altro come una colonia veramente ‘russa’ trasmigra dalla Polonia in Siberia. Questa gente conosce solo il russo, on sa una parola di polacco, ma si considerano polacchi e gratificano i russi di un odio da polacchi, ecc. Dal suo libro risulta in maniera irrefutabile che le attuali condizioni russe non sono più sostenibili, che l’emancipazione dei servi della gleba, of course, non ha fatto che accelerare il processo di dissoluzione, e che sta per sopraggiungere una terribile rivoluzione sociale. Qui si vede anche la base reale di quel nichilismo da ragazzi che ora è di moda fra gli studenti russi in esilio, la quale proclama nel so programma la lotta contro il panslavismo e la sua adesione all’Internazionale (592). Flerovskij mostra in una sezione apposita che la «russificazione» delle stirpi straniere è una pura illusione ottica, ‘perfino in oriente'”” (pag 422) [Marx a Engels, Londra, 12 febbraio 1870] [(in) Marx Engels, Opere. Volume 43. Lettere gennaio 1868 – metà luglio 1870, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] [(591) si riferisce a Sébastien le Prêtre Vauban, ‘Projet d’une dime royale’, in ‘Economistes financiers du XVIIIe siècle, Paris; 1843, e Pierre le Pesant Boisguillebert ‘Dissertation sur la nature des richesses, de l’argent et des tributs’; (592) La sezione russa dell’Internazionale fu fondata in Svizzera da un gruppo di profughi politici russi. Una parte preminente ebbe in questo lavoro A.A. Serno-Solovevic, che morì suicida il 16 agosto 1869. Il 12 marzo 1870 il comitato della sezione inviò il programma e lo statuto al Consiglio generale insieme a una lettera a Marx, in cui quest’ultimo veniva pregato di rappresentare la sezione russa del Consiglio Generale. (…); (a) N.G. Flerovskij, Polozenie rabocego klasse v Rossii (La situazione della classe operaia in Russia), St. Peterburg, 1969]”,”ELCx-292″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 45. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Elena CAVAGNIS Paolo GALEOTTI Alda PALMA; Prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2006, curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Irma PERROTTI, Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova L’importanza crescente delle ferrovie, del sistema ferroviario nell’economia capitalistica mondiale e gli effetti globali della crisi del 1879 (lettera di Marx a N.F. Danielson, del 10 aprile 1879) (pag 324-327) (Europa e Stati Uniti) “”Ora devo innanzitutto comunicarLe (…) di essere stato informato dalla Germania che il mio secondo volume (del Capitale, ndr) ‘non può essere pubblicato’ fino a quando il presente regime persisterà nel suo rigore attuale. Considerando lo status quo, questa notizia non è stata una sorpresa per me, e devo ammettere che, per i motivi che seguono, non mi ha neppure irritato (…) (pag 324-327)”,”ELCx-293″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 50. Lettere gennaio 1893 – dicembre 1895.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Mirella MANCINI, Andrea MARABESE; Prima pubblicazione Editori Riuniti, 1977, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, curatore e traduzioni Liana LONGINOTTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova La guerra tra Cina e Giappone. e le sue conseguenze per la classe operaia europea “”La guerra fra la Cina e il Giappone (331) a me sembra sia stata fomentata dal governo russo, che si serve del Giappone come di un suo strumento. Ma quali che siano le conseguenze immediate di questa guerra, essa non può avere che un esito: lo sfacelo totale dell’intero sistema tradizionale nella vecchia Cina. La è stato tenuto artificiosamente in piedi, grazie alla rigida esclusione di tutti gli elementi di disturbo, un sistema antiquato di agricoltura combinata con l’industria domestica. Tale esclusione di tutto ciò che era straniero è stata parzialmente infranta dalle guerre con gli inglesi e i francesi: questa guerra con degli ‘asiatici’, con dei rivali che sono i vicini più prossimi dei cinesi, deve por fine a ciò una volta per sempre. I cinesi, battuti per terra e per mare, dovranno europeizzarsi, aprire in generale le loro porte al commercio, costruire ferrovie e fabbriche, mandando così completamente in pezzi quel vecchio sistema che ha reso possibile nutrirne tanti milioni. Si verrà a creare, tutt’a un tratto, una sovrappopolazione in costante aumento, contadini soppiantati che affluiranno in massa sul litorale per cercare di che sostentarsi in paesi stranieri. E allora, i coolies cinesi saranno presenti ovunque, sia in Europa che in America e in Australia, e cercheranno di abbassare i salari e lo standard di vita dei nostri operai al livello cinese. E allora verrà il tempo per i nostri operai europei. E gli inglesi saranno i primi a risentire le conseguenze di questa invasione e a ‘lottare’. Io faccio pieno assegnamento sul fatto che questa guerra fra il Giappone e la Cina affretterà la nostra vittoria in Europa di almeno cinque anni e la faciliterà immensamente poiché spingerà tutte le classi non capitalistiche dalla nostra parte. Solo i grandi proprietari fondiari e gli industriali saranno ‘filo’cinesi”” (pag 240) [brano dalla lettera di F. Engels a Laura Marx-Lafargue, settembre 1894] [(in K. Marx F. Engels, Opere. Volume 50. Lettere gennaio 1893 – dicembre 1895, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-296″
“MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Libertà e democrazia nel socialismo. Il centralismo democratico nel sistema socialista.”,”””Nel nostro tempo tutto sembra essere gravido del proprio polo opposto. Noi vediamo che le macchine, le quali posseggono la meravigliosa forza di ridurre e rendere più proficuo il lavoro umano, recano agli uomini fame e indigenza. Nuove, e fino ad ora sconosciute, fonti di ricchezza grazie a strani ed incomprensibili incantesimi, si trasformano in fonte di povertà. Le vittorie della tecnica sembrano acquistate al prezzo della degradazione morale. Sembra che, nella misura in cui l’umanità sottomette a sé la natura, l’uomo diventa schiavo di altri uomini oppure schiavo della propria viltà. Persino la luce pura della scienza non può, evidentemente, che splendere sullo sfondo tenebroso dell’ignoranza. Tutte le nostre scoperte e l’intero nostro progresso sembrano condurre al fatto che le forze materiali si dotano di vita intellettuale, mentre la vita umana, privata del suo lato intellettuale, viene degradata al rango di mera forza materiale. Questo antagonismo tra l’industria moderna e la scienza, da un canto, e la povertà moderna e la decadenza, dall’altro, questo antagonismo tra le forze produttive e i rapporti sociali della nostra epoca è un fatto tangibile, inevitabile e indiscusso. Determinati partiti si lagnano di ciò; altri vogliono liberarsi dalla tecnica moderna, per liberarsi in tal modo dai conflitti moderni; i terzi prefigurano che un progresso così significativo nell’industria deve immancabilmente completarsi di un regresso parimenti significativo in politica. Noi, dal canto nostro, non perdiamo l’orientamento circa la natura di quello spirito astuto, il quale si manifesta costantemente in tutte queste contraddizioni. Noi sappiamo che le nuove forze della società per poter agire nel modo dovuto hanno bisogno solo di una cosa: esse devono appartenere a uomini nuovi, e questi uomini nuovi sono gli operai”” (pag 71-72) [Dal discorso di Marx pronunciato a Londra il 14 aprile 1856 in occasione dell’anniversario del giornale “”The Peoples Paper”” (a) (pag 71-72), (in) Marx, Engels, Lenin, ‘Libertà e democrazia. Il centralismo democratico nel sistema socialista’, Napoleone editore, Roma, 1976)] [(a) Marx venne invitato come rappresentante ufficiale dell’emigrazione rivoluzionaria a Londra il 14 aprile 1856, ad un banchetto organizzato in occasione del quarto anniversario del giornale cartista ‘The people’s Paper. Approfittando del diritto concessogli di parlare per primo, egli pronunciò un discorso sul ruolo storico-mondiale del proletariato]”,”MADx-893″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’Irlanda.”,”«per quanto semplice il problema irlandese possa essere, esso è pur sempre il risultato di una lunga lotta storica e perciò deve essere approfondito. Un manuale che permetta di comprenderlo tutto in un paio d’ore non esiste”” (F. Engels) (dall’introduzione al volume) “”(…) Mutamento del carattere del dominio inglese in Irlanda. Lo stato è solo uno strumento de proprietari fondiari. L’estromissione viene anche utilizzata come strumento di punizione politica. (Lord Abercon, Inghilterra. I gaeli dell’altopiano scozzese). La politica inglese precedente: la sostituzione degli irlandesi da parte degli inglesi (Elisabetta), le roundheads (1) (Cromwell). Dopo Anna la sola caratteristica della politica economica del 18° secolo sono le misure protezionistiche adottate dall’Inghilterra nei confronti della propria colonia irlandese; in seno a questa colonia la religione diventa un diritto di proprietà. Dopo l’Unione, sistema di contratti usurai e di intermediari, gli irlandesi, anche se oppressi in modo spietato, sono rimasti padroni delle proprie terre. Sistema attuale: distruzione lenta, metodica; il governo semplice strumento dei proprietari fondiari (e degli usurai). Da questa situazione mutata: 1. Carattere distintivo del fenianismo: movimento socialista, movimento delle classi subalterne; 2. Movimento non cattolico. I preti sono stati i capi del movimento finché la lotta per l’emancipazione dei cattolici e il suo dirigente, Daniel O’Connell, esercitavano il ruolo dominante in seno al movimento irlandese. Disprezzo del cattolicesimo da parte degli inglesi. Alti prelati cattolici contro il fenianismo. 3. Nessun dirigente rappresentativo al parlamento britannico. Caratteristica della forza fisica del movimento di O’Connell. Estinzione del partito irlandese in parlamento. 4. Carattere nazionale. Influenza del movimento europeo e della fraseologia inglese. 5. America, Irlanda, Inghilterra, tre terreni di azione; ruolo dirigente dell’America. 6. Movimento repubblicano, in quanto l’America è repubblica. Ho così esposto le caratteristiche del fenianismo”” (pag 141-143) [Karl Marx, Appunti per un discorso non pronunciato sull’Irlanda] [(in) Marx Engels, Sull’Irlanda, Napoleone, Roma, 1973] [(1) Roundheads – nome dei sostenitori del parlamento contro il re durante la rivoluzione borghese inglese del XVII secolo. Si chiamavano così (teste tonde) per la loro abitudine di tagliarsi i capelli molto corti, in contrasto con i cavaliers, schierati dalla parte del re, che li portavano lunghi]”,”MADx-024-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia. Edizione integrale con annessi i lavori preparatori ed altri inediti.”,”introduzione di François MARTIN: ‘La Comune di Parigi. Alcuni insegnamenti di un’insurrezione passata per una rivoluzione futura’, premessa, note, ‘La Comune di Parigi: la questione militare’, note, Friedrich ENGELS ‘Introduzione a ‘La guerra civile in Francia’; Karl Marx, Primo Indirizzo del Consiglio generale sulla guerra franco-prussiana; Secondo Indirizzo; La guerra civile in Francia (Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, appendici; Primo abbozzo d relazione per ‘La guerra civile in Francia’; Secondo abbozzo di redazione; Frammenti, note; Karl Marx, Estratti di stampa (dal 18 marzo al 1° maggio 1871; Karl Marx, Annotazioni (dal 17 gennaio al 22 maggio 1871); note; Lettere appunti e documenti; Verbali e documenti delle riunioni del Consiglio generale dell’Internazionale (gennaio-settembre 1871); F. Engels, ‘Programma dei fuorusciti blanquisti della Comune; F. Engels, ‘A proposito dei “”Patriottardi””‘, note; appendice: Leone TROTSKY, ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’ (4 febbraio 1921); Amadeo BORDIGA, ‘Dalla Comune alla III Internazionale’ (‘L’Unità’, 29 marzo 1924), ‘Socialismo e nazione’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 9. 1950), ‘La guerra rivoluzionaria proletaria’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 10, 1950), ‘Gemeinwesen e Comune’ (Da ‘Invariance’, n. 6 e 10, 1971); note; Edizione integrale con annessi i lavori preparatori ed altri inediti, testi raccolti da Valentino CAMPI, traduzioni di ARMAROLI, BAFFO, CAMPI, PAPINI, RAGAZZINA ‘La rivoluzione comunale rappresenta tutte le classi della società che non vivono del lavoro altrui.’ ‘Abbiamo visto che la Parigi dei proletari si batte nell’interesse del contadino francese e che Versailles si batte contro di lui; ciò che i «rurali» paventano di più, è che Parigi possa farsi intendere dai contadini e non sia più separata da loro dal blocco; la ragione profonda della loro guerra contro Parigi, va ricercata nel loro sforzo per mantenere asservita la ‘paysannerie’ e trattarla, come in precedenza, quale materia taglieggiabile a proprio piacere (‘taillable à merci et miséricorde’). Per la prima volta nella storia la piccola e ‘media’ borghesia si è unita apertamente alla rivoluzione dei proletari ed ha proclamato che essa rappresentava il solo strumento della propria salvezza e di quella della Francia! Essa costituisce, a fianco degli operai, la massa della Guardia nazionale, siede al loro fianco alla Comune, e la sua «Union Repubblicaine» svolge un ruolo di mediazione in loro favore! Le principali misure della Comune sono state prese in favore della classe media – la classe dei debitori di Parigi, levatasi contro la classe dei creditori!. La classe media si era raggruppata al momento dell’insurrezione di Giugno (1848) (6), contro il proletariato, sotto le insegne della classe capitalista, dei suoi generali e dei suoi parassiti di Stato (233 bis). Ma fu ben presto punita, il 19 settembre 1848, dal rigetto della proposta dei «concordats à l’amiable» (intesa amichevole) (105). La vittoria riportata sull’insurrezione di giugno si rivelò rapidamente come la vittoria del creditore, del ricco capitalista, su questo debitore rappresentato dalla classe media. E reclamò immediatamente la propria libbra di carne (234). Il 13 giugno 1849, la Guardia nazionale di queste classi medie fu disarmata e presa a sciabolate dall’esercito della borghesia! Sotto l’Impero [a causa del]la dilapidazione delle risorse dello Stato, di cui si ingrassava il ricco capitalista, queste classi medie vennero lasciate in balia delle razzie degli speculatori di Borsa, dei re dello «chemin de fer» (gioco d’azzardo), delle società bancarottiere sul tipo del ‘Crédit mobilier’ (59) ecc., ed espropriate dall’Associazione capitalista (società per azioni). Esse si trovavano pertanto politicamente indebolite, colpite nei loro interessi economici e moralmente disgustate dalle orge furibonde di questo regime. Le infamie della guerra finirono con l’indignarle e risvegliarono i loro sentimenti di francesi. Di fronte ai disastri collezionati dalla Francia, in questa guerra, di fronte alla sua disgregazione nazionale e alla sua rovina finanziaria, queste classi medie avvertono di non appartenere alla classe in decomposizione di coloro che vogliono essere i negrieri della Francia, ma che soltanto le aspirazioni generose e la potenza erculea della classe operaia possono loro garantire la salvezza! Esse avvertono che solo la classe operaia può liberarle dalla tirannia dei preti [che solo essa] può cambiare la scienza da strumento di dominio di classe in una forza del popolo e può cambiare gli stessi scienziati da ruffiani dei pregiudizi di classe, da parassiti dello Stato alla caccia di posti e da alleati del capitale in liberi rappresentanti del pensiero. La scienza può svolgere il suo compito reale solo nella Repubblica del Lavoro”” (pag 226-227) [Karl Marx, ‘1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia’, Edizioni International – Savona – Edizioni La Vecchia Talpa, Napoli, 1971] [note: (6) Riassumendo questi avvenimenti, Marx ne “”Le lotte di classe in Francia”” 1848-1850 (Ed. Riun., Roma, 1971), scrive: «Ma gli operai questa volta erano decisi a non tollerare una mistificazione come quella del luglio 1830. Essi erano pronti a riprendere la lotta e a imporre la repubblica con la forza delle armi… Il proletariato imponendo la repubblica al governo provvisorio e, attraverso il governo provvisorio, a tutta la Francia, occupava d’un colpo il centro della scena come partito indipendente, ma in pari tempo lanciava una sfida a tutta la Francia borghese. Ciò che esso aveva conquistato era il terreno della lotta per la propria emancipazione rivoluzionaria, ma non era certamente questa emancipazione. (…)»; (233bis) K. Marx, Le lotte di classe in Francia (1848-1850): «Insieme coi repubblicani borghesi, essi avevano cospirato il 16 aprile contro il proletariato, insieme con loro lo avevano combattuto nelle giornate di Giugno. In questo modo avevano minato essi stessi la base su cui si fondava la potenza del loro partito, giacché la piccola borghesia non può avere una posizione rivoluzionaria contro la borghesia, se non in quanto abbia dietro di sé il proletariato. Si dette loro il benservito» Ed. Riun., Roma, 1971; (234) Shakespeare, “”Il mercante di Venezia””, atto 4, scena 1. Allusione al personaggio dell’usuraio Shylock che esige in pagamento del suo credito «una libbra di carne»; (105) Il 22 agosto 1848 l’Assemblea nazionale progettò i «concordats à l’amiable», le intese amichevoli fra debitori e creditori, nei suoi punti essenziali. Questo progetto di legge prevedeva una dilazione del termine di pagamento per i debitori che potevano provare di non essere in grado di pagare soltanto a causa dell’arresto degli affari causato dalla rivoluzione. La conseguenza del rifiuto decretato fu la bancarotta di massa dei piccoli borghesi parigini che vennero abbandonati ai creditori della grande borghesia; (59) ‘Crédit mobilier’ (Societé générale de crédit mobilier) – Credito mobiliare (Società generale di credito mobiliare) banca azionaria francese che fu fondata dei fratelli Péreire e con decreto del 18 novembre 1852 fu riconosciuta per legge. Scopo principale del Credito mobiliare era mediazione del credito e la fondazione di imprese industriali e di altro genere. La sua più grande fonte di entrate era la speculazione in borsa con valori cartacei delle società per azioni da essa fondate. La banca fu strettamente legata con il governo di Napoléon III e godette della sua protezione. Nel 1867 si giunse alla bancarotta e nel 1871 si ebbe la sua liquidazione. Marx rivelò la vera natura del Credito mobiliare in una serie di articoli che furono pubblicati nel “”New York Daily Tribune””]”,”MADx-009-FGB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 4. Scritti 1844-1845.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Giuseppe BONFRATELLO, Paolo DALVIT, Alda PALMA, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1972, Comitato di redazione: Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI Alberto SCARPONI; curatore Alberto SCARPONI, traduzioni di Raniero PANZIERI Alberto SCARPONI Aldo ZANARDO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”La critica ‘francese della società’ possiede almeno in parte il grande pregio di aver riscontrato le contraddizioni e l’innaturalità della vita moderna non soltanto in rapporto alla situazione di classi particolari, ma in rapporto a tutte le zone e forme delle relazioni odierne, e di averne parlato inoltre con un immediato calore di vita, una ricca visione del contenuto, una finezza da gente di mondo e un’audace originalità di spirito, quali invano si cercherebbero in ogni altra nazione. Si confrontino ad esempio le esposizioni critiche di Owen e di Fourier, quando trattano della vita di relazione, per farsi un’idea di tale superiorità dei francesi. Non sono affatto soltanto gli scrittori francesi propriamente «socialisti», quelli presso i quali si deve cercare la descrizione critica delle condizioni sociali: sono scrittori di ogni sfera della letteratura, ma specialmente romanzieri e memorialisti. Darò ora un esempio di questa critica francese tramite alcuni brani sul «’suicidio’» tolti da «mémoires tirés de archives de la police etc. par Jacques ‘Peuchet’, il quale esempio mostrerà anche quanto sia fondata la fantastica idea dei borghesi filantropici secondo cui si tratterebbe soltanto di dare un po’ di pane e un po’ di istruzione ai proletari secondo cui nell’attuale assetto della società starebbe male solamente l’operaio, ma per il resto il mondo presente sarebbe il migliore dei mondi. Come in molti dei pratici francesi più anziani, ora quasi scomparsi, che hanno sperimentato i numerosi rivolgimenti verificatisi a partire dal 1789, le numerose illusioni, gli entusiasmi, le costituzioni, i dominatori, le sconfitte e le vittorie, così in Jacque Peuchet la critica dei presenti rapporti di proprietà, di famiglia e degli altri rapporti privati, in una parola della ‘vita privata’, appare il risultato necessario delle proprie esperienze politiche. Jacques Peuchet (nato nel 1758) passò dalle belle lettere alla medicina, dalla medicina alla giurisprudenza, dalla giurisprudenza all’amministrazione e alla polizia. Prima che scoppiasse la Rivoluzione francese lavorò con l’abate Morellet a un ‘dictionnaire du commerce’ (…). Peuchet solo per breve tempo fu un sostenitore della Rivoluzione francese; assai presto passò al partito monarchico, ebbe per un certo periodo la direzione della “”Gazette de France”” (…)”” (pag 568-569) [K. Marx, ‘Peuchet: del suicidio’, in K. Marx F. Engels, Opere. Volume 4. Scritti 1844-1845, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-299″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 6. Scritti ottobre 1845 – marzo 1848″,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Elena CAVAGNIS, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1973, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Fausto CODINO, traduzioni di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI, Fausto CODINO, Franco RODANO, Palmiro TOGLIATTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova F. Engels, Abbozzo di fede comunista (pag 185-190)”,”ELCx-300″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 11. Scritti agosto 1851 – marzo 1853.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Giuliano BALDO, Enrico BEVIGLIA-CANE’ Paolo GALEOTTI Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1983, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Mazzino MONTINARI; curatore Gian Mario BRAVO, traduzioni di Gian Mario BRAVO Giovanni DOZZI Elsa FUBINI Palmiro TOGLIATTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Marx sulla pena capitale “”Londra, venerdì 28 gennaio 1853. Il «Times» (134) del 25 gennaio sotto il titolo “”Il dilettanti dell’impiccagione”” fa le seguenti considerazioni: «È stato spesso osservato che nel nostro paese un’esecuzione pubblica è in genere immediatamente seguita da casi di suicidio o di morte accidentale per impiccagione, come conseguenza del potente effetto che ha l’esecuzione di un noto criminale su una mente malata o immatura». Tra i vari casi citati dal «Times» per illustrare questa osservazione si trova quella di un pazzo di Sheffield che, dopo aver parlato con altri pazzi dell’esecuzione di Barbour, mise fine alla propria esistenza impiccandosi. Un altro caso analogo riguarda un ragazzo di quattordici anni. Nessuna persona dotata di buon senso sarebbe in grado di indovinare quale teoria intenda dimostrare l’enumerazione di questi fatti, giacché si tratta niente di meno che dell’apologia scoperta del boia, mentre la pena di morte viene esaltata come ultima ratio (ultimo mezzo) della società. E questo in un articolo di fondo del «giornale guida»! (…). Questa statistica, come ammette il «Times» dimostra che l’esecuzione di criminali è seguita non soltanto da suicidi ma anche da omicidi tra i più orrendi. Stupisce che nell’articolo in questione non sia formulato un solo argomento o pretesto che suffraghi la barbara teoria ivi formulata; e sarebbe molto difficile, se non del tutto impossibile, stabilire un qualsiasi principio sul quale possa fondarsi la giustezza o l’opportunità della pena capitale in una società che si vanta del grado di civiltà raggiunto. In genere, la punizione viene difesa come un mezzo per migliorare o per intimorire. Ora, quale diritto avete voi di punire me per migliorare o per intimorire altri? E, inoltre, c’è la storia, c’è una cosa che si chiama statistica, che stanno a provare con la massima chiarezza che sin dai tempi di Caino il mondo non è mai stato migliorato o intimorito dalla punizione. Semmai, è vero il contrario. Dal punto di vista del diritto astratto, c’è solo la teoria della punizione che riconosce dignità umana in astratto, ed è la teoria kantiana, particolarmente nella più rigida formulazione che le ha dato Hegel. Hegel infatti dice (334): «La pena è il ‘diritto’ del criminale. È un atto della sua volontà. La violazione del diritto è stato proclamata dal criminale come diritto suo proprio. Il suo delitto è la negazione del diritto. La pena è la negazione di questa negazione, e di conseguenza un’affermazione di diritto, sollecitato e imposto al criminale dal criminale stesso». C’è senza dubbio un che di capzioso in questa formulazione, in quanto Hegel anziché considerare il criminale come il mero oggetto, lo schiavo della giustizia, lo eleva al rango di essere libero e capace di autodecisione. Ma, se guardiamo più a fondo, ci accorgiamo che anche qui, come in molti altri casi, l’idealismo tedesco non ha fatto altro che dare una sanzione trascendente alle norme della società vigente. Non è forse un’illusione sostituire all’individuo, con i suoi motivi reali, con le multiformi circostanze sociali che premono su di lui, l’astrazione della «libera volontà», una tra le molte qualità dell’uomo al posto dell’uomo stesso? Questa teoria, che considera la punizione come il risultato della volontà stessa del criminale, è soltanto un’espressione metafisica del vecchio ius talionis (legge del taglione): occhio per occhio, dente per dente, sangue per sangue. Fuor di metafora, senza ricorrere a parafrasi, la punizione non è altro che uno dei mezzi con i quali la società si difende contro chi infrange le condizioni della sua esistenza, di qualsiasi natura esse siano. E poi, che società è mai quella che a sua difesa non conosce nessuno strumento migliore del boia e che eleva attraverso «il giornale guida per eccellenza» la brutalità a legge eterna?”” (pag 518-518) [Karl Marx, ‘La pena capitale – I libelli del signor Cobden – Misure della Banca d’Inghilterra’, New York Daily Tribune, 18 febbraio 1853 (in) Karl Marx Friedrich Engels, Scritti, agosto 1851-marzo 1853′ (333), Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] [(134) La lettera fu scritta da Engels per iniziativa di Marx e inviata da Marx alla redazione del “”Times””. Engels scrisse una lettera analoga anche per la redazione del “”Daily News””. A causa dell’ostilità contro i membri della Lega dei comunisti, le redazioni dei due giornali non pubblicarono i testi. la lettera (nella stesura destinata al “”Times””) è qui riprodotta seguendo l’abbozzo riportato sul retro della lettera di Engels a Marx del 28 gennaio 1852 – “”The Times””, il maggior quotidiano inglese di tendenza conservatrice. Fu fondato a Londra il 1° gennaio 1785, con il nome di “”Daily Universal Register”” dal 1° gennaio 1788 si chiamò “”The Times””; (333) Il presente è il primo articolo scritto da Marx in lingua inglese; (334) L’esposizione compendia in forma semplificata Hegel “”Grundlinien der Philosophie des Rechts””, cit., pp. 136 e 139]”,”ELCx-301″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 44. Lettere metà luglio 1870 – dicembre 1873.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Monica BINI Mirella MANCINI Andrfea MARABESE Alda PALMA; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1990, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI; curatori Nicola BENVENUTI Mazzino MONTINARI, traduzioni di Nicola BENVENUTI Emma CANTIMORI MEZZOMONTI Sergio ROMAGNOLI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Lettera di Engels a Marx (del 30 maggio 1873 su alcune cose dialettiche circa le scienze naturali: i corpi e il movimento) (pag 425-426) Lettera di Marx ad Engels del 31 maggio 1873). Sull’analisi delle crisi. “”(…) Ho comunicato qui a Moore (1) una faccenda, circa la quale mi sono tormentato a lungo privatum (privatamente). Ma egli ritiene che la cosa sia insolubile, o per lo meno lo sia pro tempore, a causa dei fattori numerosi e in gran parte ancora da ritrovare, che vi rientrano. La faccenda è questa: tu conosci le tabelle in cui sono rappresentati in linee a zig-zag ascendenti e discendenti i prezzi, i saggi di sconto, ecc., nei loro movimenti durante l’anno, ecc. Ho provato diverse volte – per l’analisi delle crisi – a calcolare questi ups and downs (su e giù) come curve irregolari, e credevo (credo tuttora che con un materiale sufficientemente elaborato sia possibile) di definire in base ad esse matematicamente le leggi principali delle crisi. Moore, come ti ho detto, ritiene che la cosa per ora non sia fattibile, e ho deciso di rinunciarvi for the time being (per il momento). (…)”” (pag 427) [(1) Samuel Moore (1838-1911), giurista inglese, amico di Marx ed Engels; membro dell’Internazionale; tradusse in inglese il “”Manifesto del partito comunista”” e, insieme a Edward Aveling, il primo volume del “”Capitale””, da indice dei nomi a pag 622)] Dalla lettera di Engels ad August Bebel, (Londra 20 giugno 1875) (sulla posizione del partito da tenere verso il lassallismo) ‘Non bisogna farsi fuorviare dalle invocazioni all’«unità». Coloro che hanno sempre in bocca questa parola sono i più grandi fomentatori di discordia….’ “”(…) Per quanto riguarda ora la posizione verso il lassallismo Lei può naturalmente giudicare la tattica da seguire meglio di noi, specialmente in singoli casi. Bisogna però tener conto anche di questo. Se ci si trova, come Lei, in una certa posizione di concorrenza con l’Associazione generale degli operai tedeschi’, è facile prendere troppo in considerazione i concorrenti e abituarsi a pensare innanzitutto a loro in ogni occasione. Ora, però, sia l’Associazione generale degli operai tedeschi che il Partito operaio socialdemocratico, messi insieme, rappresentano pur sempre una minoranza molto piccola della classe operaia tedesca. Secondo la nostra convinzione, che abbiamo visto confermata nel corso di una lunga pratica, la giusta tattica nella propaganda non è quella di strappare qua e là all’avversario singole persone e gruppi di aderenti, ma di agire sulle grandi masse ancora disorganizzate. Un solo elemento nuovo che si riesce a educare togliendolo dall’ignoranza, ha maggior valore di dieci disertori lassalliani, che portano sempre con sé nel partito il seme delle loro errate posizioni. Magari si potessero raggiungere le masse facendo a meno dei ‘dirigenti locali’. Così invece bisogna sempre accollarsi un mucchio di simili dirigenti che sono vincolati, se non dalle loro precedenti concezioni, dalle loro precedenti prese di posizione pubbliche e devono quindi innanzitutto dimostrare che non hanno rinnegato i loro principi, ma che semmai il Partito operaio socialdemocratico predica il ‘vero’ lassallismo. Questa fu la sfortuna ad Eisenach, che forse allora non poteva essere evitata: ora questi elementi hanno indubbiamente nuociuto al partito e io non so se oggi, anche senza il loro ingresso, non sarebbe almeno altrettanto forte. In ogni caso giudicherei una vera disdetta se questi elementi venissero rafforzati. Non bisogna farsi fuorviare dalle invocazioni all’«unità». Coloro che hanno sempre in bocca questa parola sono i più grandi fomentatori di discordia, come proprio adesso i bakuninisti svizzeri del Giura, gli autori di tutta la scissione, no fanno altro che gridare all’unità. Questi fanatici dell’unità sono o menti limitate che vogliono mescolare tutto in un miscuglio indistinto che basta solo che si depositi per riprodurre le differenze in contrasti ben più aspri, proprio perché si trovano in un unico vaso (in Germania avete un bell’esempio con la gente che predica la riconciliazione degli operai con i piccoli borghesi), oppure è gente che vuole falsare, inconsapevolmente (come per es. Mülberger) o consapevolmente, il movimento. Per questo i più grandi settari e i più grandi mestatori e furfanti sono, in determinati momenti, coloro che invocano più forte l’unità. Con nessuno, nella nostra vita, abbiamo avuto più difficoltà e scontri che non con i fanatici dell’unità. (…) In ogni caso credo che i migliori elementi tra i lassalliani verranno a voi spontaneamente col tempo e che sarebbe perciò sciocco cogliere il frutto prima che sia maturo, come vogliono i sostenitori dell’unità. Già il vecchio Hegel, d’altra parte, ha detto: un partito rimane vincente quando si ‘scinde’ e può sopportare la scissione. Il movimento del proletariato percorre necessariamente diversi livelli di sviluppo; ad ogni livello una parte delle persone rimane attardata e non va più avanti; già da questo si capisce perché la «solidarietà del proletariato», nella realtà, si realizza ovunque tramite diversi raggruppamenti di partito che si combattono per la vita o per la morte, come le sette cristiane nell’impero romano in mezzo alle più aspre persecuzioni”” (pag 433-435) [dalla lettera di Engels ad August Bebel, Londra, 20 giugno 1875) (in) Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 44. Lettere metà luglio 1870 – dicembre 1873, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-302″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 46. Lettere 1880-1883″,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Elena CAVAGNIS Paolo GALEOTTI Alda PALMA Giulia SANTORI; introduzione di Roberto CASELLA; prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2008, curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Irma PERROTTI Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Lettera di Engels a Bebel (pag 396-397) “”I rapidi progressi dell’industria tedesca che hai descritto mi fanno enormemente piacere. Quello che stiamo ora attraversando è il secondo impero bonapartista in ogni suo aspetto: la Borsa mobilizza i capitali ancora del tutto o in parte inoperosi attraendoli e concentrandoli rapidamente in poche mani; i capitali resi così disponibili per l’industria provocano un’espansione industriale (che non va necessariamente identificata con un alto livello di attività degli affari) e, una volta messo in moto, questo processo continuerà ad accelerare. Solo due cose distinguono l’era di Bismarck dall’era di Bonaparte III: la seconda è fiorita grazie a un commercio relativamente libero, la prima procede nonostante una serie di dazi doganali del tutto inopportuni, specialmente in Germania. E, in secondo luogo, l’era di Bismarck crea molti disoccupati in più. Ciò avviene in parte perché da noi la crescita della popolazione è molto più forte che in Francia, dove si fanno in media due figli, in parte perché Bonaparte, con le sue operazioni edilizie a Parigi, generò una domanda artificiale di forza-lavoro, mentre nel nostro caso l’epoca dei miliardi (102) è finita presto; ma in parte devono esserci anche altri motivi che non mi sono chiari. A ogni modo, la Germania piccolo borghese inizia finalmente a diventare un paese moderno e ciò è assolutamente necessario se vogliamo avanzare rapidamente. Leggendo i giornali tedeschi borghesi e i discorsi alla Camera sembra di vivere nell’Inghilterra di Enrico VII e VIII: le stesse lamentele sul pericolo dei vagabondi, le stesse grida per la soppressione del vagabondaggio, chacot (galera) e legnate. È la miglior dimostrazione della rapidità con cui i produttori vengono separati dai loro mezzi di produzione, le piccole aziende vengono eliminate dalle macchine e dal perfezionamento degli stessi macchinari. Ma cosa potrebbe essere più ridicolo e disprezzabile di questi borghesi che con le loro prediche moraleggianti e le loro misure punitive vorrebbero eliminare dalla faccia della terra le conseguenze inevitabili delle loro stesse azioni? È davvero un peccato che tu non sia al Reichstag (150), sarebbe un tema molto adatto a te”” [F. Engels ad August Bebel, a Lipsia, Londra, 7 marzo 1883] [(in) Marx Engels, ‘Opere. Volume 46. Lettere 1880-1883’, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2021] [(102) Dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71, il trattato di pace di Francoforte del 10 maggio 1871 impegnava la Francia a cedere le province dell’Alsazia e della Lorena alla Germania e a pagare dal 1871 al 1873 un risarcimento di 5 miliardi di franchi; (150) Nelle elezioni per il Reichstag del 27 ottobre 1881 furono eletti i seguenti socialdemocratici: Wilhelm Blos, Johann Heinric Wilhelm Dietz, Karl Frohme, Bruno Geiser, Karl Grillenberger, Wilhelm Hasenclever, Max Kayser, Julius Kräcker, Wilhelm Liebknecht, Moritz Rittinghausen, Karl William Stolle e Georg Heinrich von Vollmar. August Bebel non riuscì a ottenere la maggioranza assoluta alla prima elezione nelle circoscrizioni elettorali di Dresda, Lipsia e Berlino IV, e nei ballottaggi di Dresda e di Berlino IV gli fu impedito di vincere: nel primo caso con l’intimidazione degli elettori, nel secondo per mezzo di brogli. Avendo Liebknecht rinunciato a uno dei suoi due mandati, Bebel si candidò all’elezione suppletiva di Magonza. Qui riportò al primo turno più suffragi di quelli già ottenuti da Liebknecht, ma al ballottaggio fu sconfitto per pochi voti dal suo avversario. L’attività parlamentare di Bebel tuttavia non si interruppe, perché egli mantenne la carica di deputato socialdemocratico al Landtag sassone. Il 29 giugno 1883, vincendo in un’elezione suppletiva ad Amburgo, Bebel poté rientrare al Reichstag]”,”ELCx-304″
“MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon.”,”””I teorici della classe borghese, di fronte agli «inconvenienti» (così essi li definiscono) del meccanismo antagonistico della produzione borghese, assumono atteggiamenti diversi. C’è chi (Smith, Ricardo) nella miseria proletaria non vede altro che «il dolore [accidentale, una sofferenza contingente] che accompagna ogni parto della natura come nella industria». Altri («gli economisti umanitari»), di fronte a quello che definiscono «il lato cattivo degli attuali rapporti di produzione», cercano dei «palliativi» che possano mitigare i «contrasti reali», invitano alla «moderazione» e teorizzano una (astratta) distinzione «fra la teoria [borghese] e la pratica, fra i principi e i risultati, fra l’idea e l’attuazione, [dunque] fra il lato buono e il lato cattivo». Ed altri ancora («i perfezionisti», i «filantropi») progettano una società in cui tutti gli uomini siano borghesi. Di fronte allo scarto fra la teoria, che in sé, e a loro giudizio, non contiene contraddizioni, e la prassi (la miseria, la sofferenza del proletariato), essi tendono a negare «la necessità degli antagonismi». Ma questa loro «teoria» nasce da una completa astrazione dagli antagonismi che si manifestano nella realtà. Essi vogliono conservare le categorie economiche «che esprimono i rapporti borghesi», ma purificati, cioè liberati dall’antagonismo che li sostanzia nella realtà e che, invece, è da essi «inseparabile». Essi, nonostante il loro attacco alla prassi borghese, che si porrebbe in antitesi dalla teoria in sé non antagonistica, sono in realtà più borghesi degli altri. Per Marx, Proudhon è uno di questi. Egli assume, per esempio, che in sé «la divisione del lavoro» sia una «categoria semplice ed astratta» che genera «inconvenienti» nel suo concretizzarsi. Gli inconvenienti nascono solo nel terreno della prassi. Ancora una volta si tratta di un procedimento «rovesciato». Nella realtà, il lavoro si organizza («si divide») diversamente nelle diverse epoche a seconda degli strumenti reali dei quali dispone. Il mulino a braccia nel Feudalesimo presuppone una divisione del lavoro storicamente diversa da quella del mulino a vapore nel mondo moderno. Al solito, Proudhon non ha riguardi per la «storia reale», proprio perché parte dalla «divisione del lavoro in generale» (una categoria semplice ed astratta) per scendere agli «strumenti specifici di produzione». Ma il «carattere determinato» che la divisione del lavoro assume nelle diverse epoche non si lascia derivare dalla divisione del lavoro come «categoria astratta». L’origine storica della divisione del lavoro e del suo diverso storico configurarsi in situazioni determinate (estensione del mercato ecc.) non era sfuggito, invece, ai «materialisti» della Scuola scozzese della seconda metà del ‘700 (Ferguson, Smith)”” (pag XXIV-XXV) (dell’introduzione di Pasquale Salvucci) (in ‘Miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon’, di Karl Marx, Newton Compton, Roma, 1976]”,”MADx-894″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 24. Scritti, febbraio 1874 – maggio 1883.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, il presente volume è stato curato da Vito CAPUZZONI e Claudio LILLO, introduzione al volume di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, traduzioni e redazione di Monica BINI Paolo DALVIT Irma PERROTTI; Editing dei testi e composizione: Paolo GALEOTTI Alda PALMA Giulia SANTORI [‘Neva e Bosforo’. (Sulla base di una lettera di Friedrich Engels) di Wilhelm Blos (Hamburg-Altonaer Volksblatt, n. 150 16 dicembre 1877)] “”Plevna è caduta sotto la ferrea stretta del vecchio Totleben (generale russo, ndr). Ma il nome Plevna rimarrà un incubo per lo zarismo moscovita e il quartier generale russo sarà certo un po’ meno orgoglioso della vittoria di quanto vorrebbe farci credere la stampa addomesticata dalla “”civiltà”” del rublo. Plevna ha dimostrato di che cosa sono capaci i turchi nella difesa. È certo che la caduta di Plevna segna una nuova svolta dell’intero corso della guerra orientale. Ma Plevna ha arrestato i russi fino quasi a metà dicembre e questo è un fatto che adesso – quando si impone l’interrogativo se condurre una campagna invernale – assume un’importanza fondamentale. Se i russi hanno ancora intenzione di intraprendere l’avanzata nei Balcani, tanto ardentemente desiderata, l’inverno può giocare loro un brutto tiro. Se l’intera Bulgaria sarà ricoperta di neve e sferzata dalla pioggia, se il Danubio sarà gelato, il vettovagliamento e l’approvvigionamento dell’esercito russo saranno estremamente difficili e la campagna invernale potrebbe facilmente tramutarsi in una terribile lezione per “”arroganti generali di cavalleria””. Considerato tutto questo, non si può escludere che la Turchia, ovvero il suo governo, si lasci intimorire dalle due sconfitte di Kars (552) e di Plevna e si pieghi alle vittorie militari dei russi. È una cosa che ci sembra persino molto probabile se a Costantinopoli rimangono al potere gli attuali “”artefici””, quegli stessi vecchi e coriacei consiglieri di guerra e di Stato che hanno costretto Sulayman all’insensato attacco sul passo Shipka (553) e hanno richiamato Mehemet Alì quando era nel pieno delle operazioni (554), cosicché non vi è potuta essere alcuna sintonia nei movimenti turchi. Le masse di Costantinopoli sono in gran fermento e non è impossibile che la caduta di Plevna trascini dietro di sé anche la rovina di Mahmud Damat Pascià. (…) Se la nuova svolta della guerra provocasse la caduta di Mahmud Damat e salisse al potere un governo dotato del coraggio di difendersi, allora le cose prenderebbero facilmente una piega tale da annullare la perdita di Plevna. A dire il vero, Plevna ha svolto il compito di arrestare il più a lungo possibile i russi senza perdite eccessive. Ma la Turchia ha ancora Costantinopoli, e questa immensa città può difendersi se vi risiede un governo che abbia in sé energia e coraggio. L’assedio di Costantinopoli è più difficile di quello di Parigi. Il signor von Moltke, che certamente si intende di queste faccende, nelle sue lettere orientali afferma che per conquistare Costantinopoli sono necessari tre eserciti e due flotte (555). I russi hanno forse intenzione di assediare Costantinopoli d’inverno? Ciò può facilmente costare loro un esercito: di che cosa potrebbe vivere? E a Costantinopoli i turchi possono veramente dimostrare quanto sono abili nella difesa. Tutto questo, lo ripetiamo, non esclude che il governo turco, spaventato dai terribili effetti delle sue sconfitte, si lasci intimidire e ceda a una “”pace””. Così interpretiamo la situazione. Ovviamente non ci entusiasmiamo per nessuno dei due sistemi che si combattono sui campi di battaglia della Bulgaria e dell’Armenia. Si tratta di due vecchi dispotismi in stridente contrasto con lo spirito dei nostri tempi. Siamo di gran lunga lontani dal voler contribuire anche solo di una virgola all’esaltazione degli “”eroi”” che figurano in questo spaventoso dramma bellico. Lo sterminio di massa rimane sempre sterminio di massa. Ma con questa guerra i due vecchi dispotismi andranno incontro alla loro rovina. Per quanto sia ancora così scadente la Costituzione turca, le idee riformiste di Midhat ecc. annunciano che il “”regno del profeta”” è finito. E se la caduta di Plevna trascina con sé il crollo della vecchia amministrazione degli eunuchi e del serraglio, presto al Bosforo si vedranno cose del tutto diverse. La Russia non può rimanere indietro rispetto a questa trasformazione. I turchi – anche senza volerlo – hanno provocato in Russia un cambiamento inevitabilmente radicale. Dopo questa guerra la Russia non può rimanere ancora senza costituzione; volerla negare significherebbe evocare la rivoluzione. E quando a Pietroburgo soffierà il vento del 1789, allora nel “”concerto europeo”” diversi uccellini impareranno a fischiare ben altre melodie!”” (pag 667- 668) (Wilhelm Blos, ‘Neva e Bosforo’. (Sulla base di una lettera di Friedrich Engels), Hamburg-Altonaer Volksblatt, n. 150 16 dicembre 1877) [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 24. Scritti, febbraio 1874 – maggio 1883′, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-306″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’Irlanda e la questione irlandese.”,”””… Dopo la partenza di Enrico II, nient’altro che le lotte e la debolezza delle tribù irlandesi consentono agli avventurieri di conservare ‘i distretti di Drogheda, Dublino, Wexford, Waterford e Cork, che ora formano il cosiddetto ‘English Pale’. Dal canto loro; gli avventurieri furono costretti a mantenersi «fedeli alla Corona inglese». Giovanni (Senzaterra) arrivò con un esercito, assalì le sue fortezze e cacciò in esilio i baroni più in vista, divise il Pale in contee e impose l’osservanza della legge inglese; ma la partenza sua e del suo esercito fu il segnale del ritorno nel ‘Pale’ del precedente stato di disordine… All’interno del Pale stesso, i coloni inglesi erano perseguiti e oppressi dai loro baroni al pari che dai predoni irlandesi…. Dopo la vittoria a ‘Bannockburn’, Robert Bruce inviò in Irlanda un esercito di scozzesi guidati da suo fratello (Edward Bruce), che fu accolto da una sollevazione generale del paese. Il pericolo tuttavia unì ‘pro nunc’ (per il momento) i baroni del Pale che nel 1316 riuscirono vincitori nella sanguinosa battaglia di Athenree, massacrando 11.000 nemici e annientando quasi completamente il clan degli O’Connors. In seguito, i baroni del Pale assunsero sempre più l’aspetto di capi locali irlandesi; i Fitz-Maurices, ad esempio, che divennero conti di Desmond e i cui grandi territori nel Munster furono elevati a contea palatina, adottarono gli abiti e i costumi degli indigeni che li circondavano. ‘Statuto di Kilenny di Edoardo III’ (1): esso proibiva a chiunque fosse di sangue inglese di adottare la lingua o un nome o un abito irlandese; imponeva all’interno del Pale il rispetto esclusivo della legge inglese e proibiva come ‘atto di tradimento’ l’uso della legge del luogo o Brehon’, che stava guadagnando terreno; considerava pure atto di tradimento il matrimonio di inglesi con persone di ‘razza irlandese’ o l’adozione di bambini inglesi da parte di irlandesi… Ma tutto ciò non impedì la fusione delle due razze, in quanto i ‘lord’ del Pale rifiutavano quasi ogni obbedienza al governo inglese…. Nel 1394 Riccardo II, sbarcato con un esercito a Waterford, ricevette il generale atto di sottomissione dei capi locali. Ma i ‘lord’ del Pale si tengono a distanza; e non appena Riccardo lascia l’isola gli irlandesi si rifiutano a loro volta di mantenere la promessa di lasciare il Leinster impegnandosi in una nuova lotta col ‘conte di March, che il re ha proclamato suo successore e ha lasciato come suo luogotenente in Irlanda’. Nell’estate del 1398 March fu sconfitto e ucciso in battaglia. Ora Riccardo II era ansioso di vendicare la morte del cugino e completare con una prima invasione l’opera intrapresa (con lui – si trovava come ostaggio il figlio di Enrico di Lancaster’, poi Enrico V). I ‘Percy’ (Il conte di Northumberland e suo figlio Enrico Percy o Hotspur) si rifiutarono di servire nel suo esercito; Riccardo li mise al bando ed essi ripararono allora in Scozia. Maggio 1399: Riccardo II (parte) per la Scozia lasciando come reggente in suo vece suo zio, il Duca di York. Giugno 1399: Enrico di Lancaster entra nell’Humber e sbarca a Ravenspur. Primi di agosto 1399: quando finalmente Riccardo II parte da Waterford e sbarca a Milford Haven, Enrico di Lancaster è già padrone del paese. Le ingannevoli promesse del conte di Norhumberland attirano lo stupido Riccardo a ‘Flint’ per un incontro con Enrico di Lancaster, che lo porta prigioniero a Londra, dove egli finisce rinchiuso nella Torre”” (pag 303-304) [Karl Marx, Da Sinossi della “”Storia del popolo inglese”” di J.R. Green (pag 303-304) (in) Karl Marx Friedrich Engels, L’Irlanda e la questione irlandese, Edizioni Progress, 1975] [(1) Nel 1367 il parlamento della colonia inglese di Kilkenny adottò il famoso “”Statuto di Kilkenny””, una lista di proibizioni volta a prevenire il diffondersi dei costumi e delle abitudini irlandesi tra i colonizzatori. (…)] Ritratto di Jenny Longuet. Friedrich Engels, ‘Jenny Longuet, nata Marx’ (13 gennaio 1883) (pag 305-306) (commemorazione morte di Jenny, figlia di Marx sposata con Charles Longuet, già membro della Comune di Parigi e attualmente redattore di Justice, (1883)”,”MADx-025-FV”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume primo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-026-FV”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume secondo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-027-FV”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume terzo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-028-FV”
“MARX Jenny MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres à Kugelmann.”,”Il giudizio di Lenin su alcuni passaggi importanti delle lettere di Marx a Kugelmann. “”La lettre du 11 juillet 1868 (édition russe, page 42 et suiv.) présente un intérêt tout particulier pour l’intelligence complète et profonde du marxisme. Marx y expose très nettement, sous forme de notes polémiques contre les économistes vulgaires, comment ‘il comprend’ ce que l’on appelle la théorie de la valeur «du travail». Ce sont précisément les objections à la théorie de la valeur de Marx qui viennent le plus naturellement à l’esprit des lecteurs les moins préparés du ‘Capital’ et qui sont reprises avec beaucoup de zèle par de médiocres représentants de la «science universitaire» bourgeoise, ce sont ces objections qui sont analysées ici par Marx, brièvement, simplement, avec une remarquable clarté. Marx montre ici la voie qu’il a suivie et qu’il faut suivre pour parvenir à expliquer la loi de la valeru. Il nous enseigne sa ‘méthode’ à partir des objections les plus ordinaires. Il explique la relation qu’il y a entre une question en apparence purement théorique et abstraite comme la théorie de la valeur et, d’autre part, les «intérêts des classes dirigeantes» qui exigent la ‘perpétuation de la confusion’. Il ne reste qu’à souhaiter que tous ceux qui commencent à étudier Marx et à lire ‘Le Capital’ lisent et relisent la lettre que nous indiquons, lorsqu’ils travailleront sur les premiers chapitres du ‘Capital’, qui sont les plus difficiles. Au point de vue théorique, il y a d’autres passages très intéressants dans ces lettres: ceux où Marx donne son appréciation sur divers écrivains. En lisant ces lignes alertes et passionnées, où se révèle l’intérêt brûlant que portait Marx à tous les grands courants d’idées et à leur analyse, on croit entendre la parole même du génial penseur. Outre certaines appréciations jetées en passant sur Dietzgen, l’attention des lecteurs doit se porter sur ce que Marx dit des proudhoniens. La «brillante» jeunesse intellectuelle, issue de la bourgeoisie, qui se rallie «au prolétariat» dans les périodes d’essor du mouvement social, sans pouvoir assimiler le point de vue de la classe ouvrière et travailler avec perséverance et sérieux, «dans le rang» des organisations prolétariennes, est dessinée ici en quelques traits d’une netteté saissante. A la page 35, on trouvera un jugement sur Dühring (1) qui semble contenir tout l’essentiel du livre qu’Engels devait écrire (avec Marx), neuf ans plus tard (…)”” (pag 242-243) [(1) En réalité cette «réfutation» de Ricardo est bien antérieure. Voir Lettre de Marx à Engels du 7 janvier 1851, ‘Lettre sur le “”Capital””‘ (Éd. soc., 1964), p. 38 et suiv.) [Marx Karl Marx Jenny Engels Friedrich, ‘Lettres à Kugelmann’, Éditions Sociales, Paris, 1971]”,”MADS-015-FGB”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. VI, Libro III parte ultima.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-066-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 5 Scritti 1845-1847. L’ideologia tedesca.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Filippo LISITANO Mirella MANCINI Andrea MARABESE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1972, Comitato di redazione: Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI Alberto SCARPONI; curatore Fausto CODINO; traduzioni di Fausto CODINO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza ‘L’essenza della concezione materialistica, essere sociale e coscienza sociale. “”Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione. L’organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono ‘realmente’ cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dal loro arbitrio. La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee, ecc., ma gli uomini reali operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e delle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’essere cosciente, e l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico. Esattamente all’apposto di quanto accade nella filosofia tedesca, che discende dal cielo sulla terra, qui si sale dalla terra al cielo. Cioè non si parte da ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano, né da ciò che si dice, si pensa, si immagina, si rappresenta che siano, per arrivare da qui agli uomini vivi; ma si parte dagli uomini realmente operanti e sulla base del processo reale della loro vita si spiega anche lo sviluppo dei riflessi e degli echi ideologici di questo processo di vita. Anche le immagini nebulose che si formano nel cervello dell’uomo sono necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali. Di conseguenza la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica, e le forme di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia. Esse non hanno storia, non hanno sviluppo, ma gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e le loro relazioni materiali trasformano, insieme con questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero. Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza”” (pag 66-67) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 5 Scritti 1845-1847. L’ideologia tedesca, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-308″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 25. Engels, Antidühring – Dialettica della natura.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Alda PALMA, Andrea SCHENONE; Prima pubblicazione Editori Riuniti 1974, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore: Fausto CODINO; traduzioni: Giovanni DE-CARIA, Lucio LOMBARDO RADICE, Fausto CODINO Engels sulla costituzione della materia (pag 545-546) (Dialettica della natura) “”Qualunque opinione si abbia sulla costituzione della materia, una cosa è sicura: che essa è articolata in una successione di grandi gruppi ben delimitati di massa relativa, in modo che i membri di ogni singolo gruppo sono tra di loro in rapporti di massa determinati e finiti, e che rispetto a quelli dei gruppi prossimi si trovano però nel rapporto della infinita grandezza o piccolezza nel senso matematico. Il sistema delle stelle visibili, il sistema solare, le masse terrestri, le molecole e gli atomi, infine le particelle dell’etere formano ciascuno un siffatto gruppo. Non cambia niente nella cosa il fatto che si trovino membri intermedi tra i singoli gruppi…. (pag 545) Dühring annienta la religione (pag 327-328) Dühring annienta la religione. “”Ma abbiamo visto ripetutamente che nella società borghese attuale gli uomini sono dominati, come da forza estranea, dai rapporti economici creati da loro stessi e dai mezzi di produzione da loro stessi prodotti. La base reale dell’azione riflessa della religione continua dunque a sussistere e con essa lo stesso riflesso religioso. E anche se l’economia borghese dà adito ad una certa conoscenza del nesso causale di questo dominio estraneo, ciò in sostanza non cambia niente. L’economia borghese non può né in genere impedire le crisi, né garantire il singolo capitalista da perdite, cattivi debitori e fallimenti e neppure garantire il singolo operaio dalla disoccupazione e dalla miseria. Si dice sempre: l’uomo propone e dio (cioè il dominio estraneo del modo di produzione capitalistico) dispone. La semplice conoscenza, anche se va molto più lontano e molto più a fondo di quella dell’economia borghese, non basta per sottomettere le forze sociali al dominio della società. Per questo occorre anzitutto un”azione’ sociale. E quando questa azione sarà compiuta, quando la società, mediante la presa di possesso e l’uso pianificato di tutti i mezzi di produzione, avrà liberato se stessa e tutti i suoi membri dall’asservimento in cui essi sono mantenuti al presente da questi mezzi di produzione prodotti da loro stessi, ma che si ergono di fronte a loro come una prepotente forza estranea, quando dunque l’uomo non più semplicemente proporrà, ma anche disporrà, allora soltanto sparirà l’ultima forza estranea che oggi ha ancora il suo riflesso nella religione e conseguentemente sparirà anche lo stesso riflesso religioso, per la semplice ragione che non ci sarà più niente da rispecchiare. Dühring non può aspettare che la religione muoia di questa sua morte naturale. Egli procede più radicalmente. Fa il Bismarck più di Bismarck: decreta leggi di maggio (193) inasprite non solo contro il cattolicesimo, ma contro tutta la religione in generale: aizza i suoi gendarmi dell’avvenire contro la religione e così l’aiuta ad acquistarsi il martirio e un prolungamento di esistenza. Dovunque giriamo lo sguardo troviamo socialismo tipicamente prussiano. Dopo che così Duhring ha felicemente annientato la religione, «l’uomo che ora poggia solo su se stesso e sulla natura ed è maturo per riconoscere le sue forze collettive, può imboccare arditamente l’intero cammino che gli aprono il corso delle cose e la sua propria natura». Consideriamo ora, per cambiare, quale «corso delle cose» può arditamente imboccare, guidato per mano di Dühring, l’uomo che poggia su se stesso”” (pag 327-328) [Friedrich Engels, ‘Opere. Volume 25. Engels, Antidühring – Dialettica della natura’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022] [(193) Nel maggio 1873 il Reichstag approvò quattro leggi che istituivano un severo controllo dello Stato sulla Chiesa cattolica, e con le quali il Kulturkampf toccò il suo punto culminante (…)]”,”ELCx-309″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 30. Il capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Filippo LISITANO, Guido ODORICI, Alda PALMA; La presente edizione ripubblica il contenuto dell’edizione del 1964 degli Editori Riuniti, traduzione di Delio CANTIMORI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova “”Penso di essere il primo marxista a dare questa interpretazione del partito leninista e a stabilire un nesso così organico tra il “”Capitale”” ed il “”Che fare?””. Così Arrigo Cervetto a Lorenzo Parodi nel marzo del 1964, a proposito di ‘Lotte di classe e Partito rivoluzionario’ in cui erano riprese le tesi di Lenin sul “”Capitale”” di Marx. Ne riprendiamo il primo capitolo, “”Formazione economico-sociale e Partito rivoluzionario”” (pag 17)”,”ELCx-311″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 28. Erster Teil. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1852 bis Dezember 1855 – Briefe von Marx und Engels and dritte Personen Januar 1862 bis November 1855.”,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-527″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 35. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1881 – März 1883.”,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-534″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 36. Briefe von Friedrich Engels, April 1883 – Dezember 1887.”,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-535″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 38. Briefe von Friedrich Engels, Januar 1891 – Dezember 1892″,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-537″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 47. Lettere di Friedrich Engels, aprile 1883 – dicembre 1887.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Elena CAVAGNIS Mirella MANCINI Alda PALMA; introduzione di Paolo RIVETTI, Prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2009, curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Irma PERROTTI Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Bismarck con un pretesto promulga una legge eccezionale contro i socialisti Categoria dell’articolo:Nuove Accessioni Articolo pubblicato:18 Luglio 2022 Engels a Paul Lafargue, a Parigi, estratto (276), Londra, metà dicembre 1884:”(…) In Germania ci sono troppi soldati e sottoufficiali che appartengono al partito, perché si possa propagandare una sommossa avendo anche la minima speranza di successo. Essi sanno che la ‘demoralizzazione’ (dal punto di vista borghese) deve installarsi proprio tra le file dell’esercito; nelle condizioni militari moderne (armi a tiro rapido ecc.) la rivoluzione deve partire dall’esercito. Perlomeno da noi inizierà così. Nessuno sa meglio del governo come di anno in anno cresca il numero di coscritti che sono socialisti. Il nostro suffragio universale può essere esercitato solo a partire dai 25 anni; se la grande riserva tra i 21 e i 25 anni non vota, pure essa è presente nell’esercito…” (dal francese) (pag 219) [(276) Paul Lafargue citò questo brano della lettera di Engels nell’articolo “Descendre dans la rue”, rivolto contro gli anarchici. Nella sua lettera del 30.11.84, Lafargue aveva raccontato a Engels che nelle assemblee operaie si erano infiltrate spie della polizia che cercavano di provocare delle sommosse incitando a saccheggiare le panetterie. Il «Cri du peuple» del 29 novembre aveva smascherato pubblicamente le spie] Engels ad August Bebel, a Plauen, presso Dresda, Londra, 22 giugno 1885:”(…) Sono stato tenuto complessivamente al corrente degli ultimi avvenimenti, perlomeno per ciò che riguarda le comunicazioni ufficiali, e così ho lette le varie intromissioni di Geiser e Frohme, nonché le tue brevi e convincenti risposte (337). Per tutta questa immondizia dobbiamo ringraziare in massima parte Liebknech, con la sua preferenza per dotti sputasentenze e persone con occupazioni borghesi: persone di cui ci si può pavoneggiare di fronte al piccolo borghese. Non sa resistere a un letterato o a un commerciante che civettano col socialismo, ma proprio in Germania queste sono le persone più pericolose: quelle che io e Marx abbiamo continuamente combattuto fin dal 1845. Una volta che le si sono lasciate entrare nel partito, dove si fanno avanti dappertutto, bisogna continuamente dissimulare i contrasti perché il loro punto di vista piccolo borghese si scontra in ogni momento con quello delle masse proletarie oppure perché essi tentano di falsarlo. Ciò nonostante sono convinto che Liebknecht, quando si arriverà veramente a una decisione, starà dalla nostra parte e per giunta sosterrà che l’aveva sempre detto e che siamo stati noi a impedirgli di attaccare prima. Nel frattempo, è bene che abbia ricevuto una piccola lezione. La scissione arriverà sicura come l’oro, ma io rimango dell’opinione che con la legge sui socialisti (23) in vigore non possiamo provocarla noi. Se ci capita tra capo e collo solo allora, appunto, non potremo fare altrimenti. A ciò dobbiamo prepararci, e ci sono 3 postazioni che credo dobbiamo tenerci in tutti i casi. 1. La tipografia e la libreria di Zurigo, 2. La direzione del «Sozialdemokrat», 3. quella della «Neue Zeit». Sono le uniche postazioni che abbiamo ancora in mano e bastano, anche con la legge sui socialisti, per poter tenere i rapporti col partito. Nella stampa tutte le altre postazioni sono nelle mani dei signori piccoli borghesi, ma non controbilanciano, di gran lunga, queste tre. Dovresti poter sventare alcuni piani contro di noi, e, secondo me, fare di tutto per assicurarci in ogni caso queste 3 postazioni. Saprai meglio di me come iniziare la cosa” (pag 278) [(337) Il «Sozialdemokrat» del 23 aprile 1885 aveva pubblicato un “appello” dei socialdemocratici di Francoforte sul Meno, in cui si criticavano aspramente la linea della maggioranza della frazione socialdemocratica del Reichstag sulle sovvenzioni per la navigazione a vapore e il tentativo di costringere tutto il partito su quella linea. Karl Frohme reagì a questo appello con una lettera in cui attaccava violentemente i socialdemocratici di Francoforte, pubblicata il 7 maggio 1885 sulla «Frankfurter Zeitung». Il «Sozialdemokrat» riportò la lettera di Frohme (14 maggio 1885) e, nel numero successivo (21 maggio), pubblicò l’articolo di Bebel, “Auch ein Protest”, scritto in risposta a Frohme; [(23) La legge eccezionale o legge contro socialisti (…) fu approvata al Reichstag il 19 ottobre 1878 ed entrò in vigore il 21 ottobre successivo. Il pretesto per l’approvazione della legge fu offerto da due attentati a Guglielmo I, a maggio e giugno del 1878. Sebbene la socialdemocrazia non avesse niente a che fare con essi, Bismarck li utilizzò per promulgare una legge eccezionale contro i socialisti (…)] [Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere. Volume 47. Lettere di Friedrich Engels, aprile 1883 – dicembre 1887’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-312″
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”La crisi del capitalismo.”,”C’è chi vuole negare l’esistenza delle crisi e risolvere le contraddizioni con la fantasia. “”[Il capitalista] deve vendere [sul mercato] una massa di merci che rappresenta il plusvalore, lavoro non pagato; essi [i produttori] avrebbero soltanto da vendere una massa di merci che riprodurrebbe il valore anticipato nella produzione, nel valore dei mezzi e delle materie di lavoro e del salario. Egli ha bisogno quindi di un mercato più vasto di quello di cui essi avrebbero bisogno. Ma non dipende né da lui né da loro, se le condizioni di mercato si mantengono abbastanza favorevoli per iniziare la riproduzione. Gli operai sono dunque produttori, senza essere consumatori – anche quando il processo di riproduzione non è perturbato – di tutti quegli articoli che non debbono essere consumati individualmente ma industrialmente. Quindi niente di più assurdo che affermare, allo scopo di negare la crisi, che i consumatori (compratori) e i produttori (venditori) sono identici nella produzione capitalistica. Sono invece completamente distinti. Se il processo di riproduzione non si arresta, l’identità può essere sostenuta per un solo produttore su 3000 produttori, cioè per il capitalista. È egualmente falso affermare il contrario e cioè che i consumatori sono produttori. Il proprietario fondiario (il ‘rentier’) non produce niente, consuma soltanto. Lo stesso si può dire del capitale finanziario. Le frasi apologetiche che hanno lo scopo di negare le crisi, sono importanti, in quanto dimostrano sempre il contrario di quello che vorrebbero dimostrare. Per negare la crisi, sostengono l’unità dove esiste antitesi e contraddizione. Ciò è importante, in quanto si può dire: esse dimostrano che se le contraddizioni eliminate con la fantasia, non esistessero realmente, le crisi non scoppierebbero mai. Ma le crisi sono una realtà, perché esistono le contraddizioni. Ogni ragione addotta contro le crisi, è una contraddizione risolta con la fantasia, cioè una contraddizione reale e quindi una ragione delle crisi. Lo sforzo di risolvere le contraddizioni con la fantasia indica chiaramente che le contraddizioni effettivamente esistono, ad onta di ogni pio desiderio. Quel che in realtà producono gli operai è il plusvalore. Finché lo producono possono consumare. Non appena cessa, cessa anche il loro consumo, perché cessa la loro produzione. Ma non è vero che possono consumare, perché producono l’equivalente del loro consumo, piuttosto, non appena producono soltanto l’equivalente, cessa il loro consumo, non hanno alcun equivalente da consumare. Il loro lavoro viene arrestato o ridotto o, comunque, viene diminuito il loro salario: in questo ultimo caso – se il livello di produzione resta invariato – non consumano un equivalente della loro produzione. Ma allora mancano i mezzi di sussistenza, non perché non ne producono abbastanza, ma perché ricevono soltanto una parte troppo piccola dei loro prodotti”” (pag 138-139) [da ‘Storia delle teorie economiche’, II, ‘Sulle forme della crisi’; (in) Karl Marx, ‘La crisi del capitalismo’, Newton Compton, Roma, 1974, a cura di Cosimo Perrotta]”,”MADx-001-FER”
“MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”O. Barrot e Luigi Bonaparte cospirarono assieme alle potenze assolute d’Europa per schiacciare la repubblica romana rivoluzionaria “”Prima di chiudere questo periodo dobbiamo ancora gettare uno sguardo retrospettivo sui due poteri di cui l’uno distrusse l’altro il 2 dicembre 1851, mentre dal 20 dicembre 1848 sino alla fine dell’Assemblea costituente erano vissuti in buoni rapporti coniugali. Mi riferisco da una parte a Luigi Bonaparte, dall’altra parte al partito dei monarchici coalizzati, al partito dell’ordine, della grossa borghesia. Assumendo la presidenza, Bonaparte formò immediatamente un ministero del partito dell’ordine, alla testa del quale pose Odilon Barrot, il vecchio capo, si noti bene, della frazione più liberale della borghesia parlamentare: il signor Barrot aveva finalmente messo le mani sul portafogli ministeriale la cui ombra lo perseguitava sin dal 1830, anzi, sulla presidenza del ministero. Ma egli non vi giungeva, come se lo era immaginato sotto Luigi Filippo, in qualità di capo più avanzato dell’opposizione parlamentare; bensì col compito di dare il colpo di grazia a un Parlamento, e in qualità di alleato di tutti i suoi nemici giurati, i gesuiti e i legittimisti. Egli sposava finalmente la sua fidanzata, ma dopo che questa si era prostituita. Quanto a Bonaparte, egli si ritirava, in apparenza, dietro le quinte. Il partito dell’ordine lavorava per lui. Sin dal primo consiglio dei ministri venne decisa la spedizione di Roma, e ci si mise d’accordo di intraprenderla all’insaputa dell’Assemblea nazionale e di strapparle sotto un falso pretesto i mezzi necessari. Si incominciò a questo modo con una truffa verso l’Assemblea nazionale e con una cospirazione segreta con le potenze assolute dell’estero contro la repubblica romana rivoluzionaria. Allo stesso modo e con le stesse manovre Bonaparte preparò il suo colpo del 2 dicembre contro l’Assemblea legislativa monarchica e contro la sua repubblica costituzionale. Non dimentichiamo che lo stesso partito che il 20 dicembre 1848 formava il ministero di Bonaparte, il 2 dicembre 1851 formava la maggioranza dell’Assemblea nazionale legislativa”” (pag 34-35) [Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1947]”,”MADx-002-FER”
“MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I. LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Karl TROTSKY Leon CERVETTO Arrigo”,”Il nemico è in casa nostra. Piccola antologia marxista sul principio internazionalista.”,”La parola d’ordine della disfatta. “”Una classe rivoluzionaria non può, durante una guerra reazionaria, non augurarsi la sconfitta del proprio governo. Questo è un assioma contestato soltanto dai fautori coscienti o dagli impotenti accoliti dei socialsciovinisti. (…) La rivoluzione in tempo di guerra è la guerra civile; la ‘trasformazione’ della guerra dei governi in guerra civile è facilitata da una parte dai rovesci militari (dalla “”sconfitta””) di questi governi; d’altra parte è praticamente ‘impossibile’ tendere realmente a questa trasformazione senza concorrere, in pari tempo alla disfatta. La “”parola d’ordine”” della disfatta è respinta dagli sciovinisti precisamente perché è ‘l’unica e sola’ parola d’ordine che sia un appello conseguente all’azione rivoluzionaria contro il proprio governo durante la guerra. E senza questa azione, i milioni di frasi ‘rivoluzionarissime’ sulla lotta contro “”la guerra, le condizioni, ecc.”” non valgono un soldo bucato. Chi volesse seriamente confutare la “”parola d’ordine”” della disfatta del proprio governo nella guerra imperialista dovrebbe dimostrare una di queste tre cosa: 1. che la guerra del 1914-1915 non è reazionaria; 2. che la rivoluzione in connessione con questa guerra è impossibile; 3. che sono impossibili il coordinamento e la cooperazione dei movimenti rivoluzionari in ‘tutti’ i paesi belligeranti. Quest’ultimo argomento è particolarmente importante per la Russia, paese più arretrato di tutti gli altri e in cui una rivoluzione socialista immediata è impossibile. Precisamente per questo motivo i socialdemocratici russi hanno dovuto, per primi, far valere “”in teoria e in pratica”” la “”parola d’ordine”” della disfatta. E il governo zarista aveva completamente ragione di affermare che l’agitazione del gruppo parlamentare del POSDR è l’ ‘unico’ esempio nell’Internazionale, non soltanto di un’opposizione parlamentare, ma di un’agitazione veramente rivoluzionaria fra le masse contro il loro governo; che questa agitazione indeboliva la “”potenza militare”” della Russia e concorreva alla sua disfatta. È un fatto. Volerlo negare non è dar prova di intelligenza”” (pag 21-22) [V.I. Lenin, ‘La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica’, in ‘Sotsial-Demokrat’ del 26 luglio 1915, in Opere complete, vol. 29, pag 249] [(in) AaVv, ‘Il nemico è in casa nostra. Piccola antologia marxista sul principio internazionalista’, Lotta Comunista, Torino, 1999] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ELCx-003-FER” “MARX Karl”,”L’ origine del capitalismo.”,”Il presente volumetto è il capitlo XXIV del Libro I del Capitale di Marx. Il furto della proprieta comunale della terra. Legge sulle enclousure. L’ espropriazione del popolo nelle campagne (pag 15-16)”,”MADx-003-FER” “MARX Karl, a cura di Mario A. MANACORDA”,”Le lotte di classe in Francia.”,”””Il partito dell’ordine torna naturalmente al suo inevitabile luogo comune: «Maggior repressione! – grida – decuplicata repressione!», ma la sua forza di repressione è diminuita di dieci volte, mentre la resistenza si è centuplicata. Lo strumento principale della repressione stessa, l’esercito, non deve anch’esso venir represso? E il partito dell’ordine pronuncia la sua ultima parola: «Il ferreo anello di una soffocante legalità deve essere spezzato. La repubblica costituzionale è impossibile. Dobbiamo combattere con le nostre vere armi; da febbraio 1848 abbiamo combattuto la rivoluzione con le sue armi e sul suo terreno, abbiamo accettato le sue istituzioni; la costituzione è una fortezza che protegge solo gli assedianti e non gli assediati! mentre, nel ventre del cavallo di Troia ci introducevamo nella sacra Ilio, noi, a differenza dei nostri antenati, gli astuti greci, non abbiamo espugnato la città nemica, ci siam dati noi stessi prigionieri» (1). Ma il fondamento della Costituzione è il suffragio universale. L’abolizione del suffragio universale: ecco l’ultima parola del partito dell’ordine, della dittatura borghese. Il suffragio universale aveva dato loro ragione il 24 maggio 1848, il 20 dicembre 1848, il 13 maggio 1849, l’8 luglio 1849. Il suffragio universale aveva dato torto a se stesso il 10 marzo 1850. Il dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come verdetto espresso della sovrana volontà popolare, questo è il senso della Costituzione borghese. Ma, dal momento in cui il contenuto di questo diritto di voto, di questa volontà sovrana, non più il dominio della borghesia, ha ancora senso la Costituzione? Non è dovere della borghesia regolare il diritto di voto in modo che esso voglia il ragionevole, cioè il suo dominio? Il suffragio universale, revocando continuamente il potere attuale dello stato e facendone di nuovo una propria creazione, non abolisce ogni stabilità, non pone ad ogni momento in questione tutti i poteri costituiti, non annulla l’autorità, non minaccia di far assurgere ad autorità l’anarchia stessa? Dopo il 10 marzo 1850 chi poteva ancora dubitarne? La borghesia, respingendo il suffragio universale, di cui s’era finora drappeggiata e da cui succhiava la propria onnipotenza, confessa francamente: «Finora la nostra dittatura è sussistita per volontà popolare, ora dev’essere consolidata contro la volontà popolare» e quindi essa cerca di suoi sostegni non più in Francia, ma fuori, all’estero, nell’invasione”” (pag163-164) [Karl Marx, ‘Le lotte di classe in Francia’, Einaudi, Torino, 1948] [(1) Gioco di parole: ‘grecs’ significa in pari tempo greci e bari di professione, nota di Engels]”,”MADx-004-FER” “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Contro l’anarchismo.”,”””Questo fu il primo combattimento di strada dell’Alleanza (‘Alleanza per la democrazia socialista’, i bakuninisti, ndr). Si combatté per 20 ore, forti di 5.000 uomini, contro 32 gendarmi ed alcuni borghesi armati, si riuscì a vincerli dopo che ebbero sparato tutte le loro munizioni e si perdettero in tutto 10 uomini. L’Alleanza poteva ben inculcare nei suoi addetti le parole di Falstaff: «La prudenza è la parte migliore del coraggio». Si capisce che le notizie spaventose dei giornali borghesi, di fabbriche inutilmente incendiate, di gendarmi fucilati in massa, di uomini cosparsi di petrolio e bruciati, sono delle pure invenzioni. Gli operai vittoriosi, anche se condotti da membri dell’Alleanza, il cui motto è «Bigona metter tutto sottosopra!» si mostrano sempre troppo generosi verso i loro avversari vinti, e questi attribuiscono poi agli operai tutti i misfatti che essi non trascurano mai di compiere in caso di vittoria”” [Federico Engels, I bakuninisti al lavoro. Appunti sull’insurrezone spagnola dell’estate 1873 (in) Marx Engels, Contro l’anarchismo, Ed. Rinascita, Roma, 1950]”,”ANAx-013-FER” “MARX Karl, a cura di Danilo ZOLO”,”Lo Stato moderno.”,” “”È comunemente destino di tutte le creazioni storiche completamente nuove di essere prese a torto per riproduzioni di vecchie e anche di defunte forme di vita sociale, con le quali possono avere una certa rassomiglianza. Così questa nuova Comune, che spezza il moderno potere statale, venne presa a torto per una riproduzione dei comuni medioevali, che prima precedettero questo stesso potere statale e poi ne divennero il sostrato. La Costituzione della Comune è stata presa a torto per un tentativo di spezzare in una federazione di piccoli stati, come era stata sognata da Montesquieu e dai Girondini, quella unità delle grandi nazioni, che se originariamente è stata realizzata con la forza politica, è ora, diventata un potente fattore della produzione sociale. L’antagonismo tra la Comune e il potere statale è stato preso a torto per una forma esagerata della vecchia lotta contro l’eccesso di centralizzazione. Speciali circostanze storiche possono avere impedito in altri paesi lo sviluppo classico della forma borghese di governo che si è avuta in Francia e possono avere permesso, come in Inghilterra, di completare i grandi organi centrali dello stato con corrotti consigli parrocchiali, con consiglieri comunali trafficanti, feroci custodi della legge dei poveri nelle città e magistrati virtualmente ereditari nelle campagne. La Costituzione della Comune avrebbe invece restituito al corpo sociale tutte le energie sino allora assorbite dallo stato parassita, che si nutre alle spalle della società e ne intralcia i liberi movimenti. Con questo solo atto avrebbe iniziato la rigenerazione della Francia. La classe media francese delle province vide nella Comune un tentativo di restaurare il controllo che il suo ceto aveva avuto sul paese sotto Luigi Filippo, e che, sotto Luigi Napoleone, era stato soppiantato dal preteso sopravvento della campagna sulle città. In realtà la Costituzione della Comune metteva i produttori rurali sotto la direzione intellettuale dei capoluoghi dei loro distretti, e quivi garantiva loro, negli operai, i naturali tutori dei loro interessi. L’esistenza stessa della Comune portava con sé come conseguenza naturale la libertà municipale locale, ma non più come un contrappeso al potere dello stato ormai diventato superfluo. Soltanto nella testa di un Bismarck – il quale, quando non è preso dai suoi intrighi di sangue e di ferro, ama sempre ritornare al vecchio mestiere così adatto al suo calibro mentale di collaboratore del ‘Kladderadatsch’ (il ‘Punch’ di Berlino) (1) – soltanto in una testa così fatta poteva entrare l’idea di attribuire alla Comune di Parigi l’aspirazione a quella caricatura della vecchia organizzazione municipale francese del 1791 che è la costituzione municipale prussiana, la quale riduce le amministrazioni cittadine alla funzione di ruote puramente secondarie della macchina poliziesca dello stato prussiano. La Comune fece una realtà della frase pubblicitaria delle rivoluzioni borghesi, il governo a buon mercato, distruggendo le due maggiori fonti di spese, l’esercito permanente e il funzionarismo statale. La sua esistenza stessa supponeva la non esistenza della monarchia che, in Europa almeno, è l’abituale zavorra e l’indispensabile maschera del dominio di classe. Essa forniva alla repubblica la base per vere istituzioni democratiche. Ma né il governo a buon mercato né la «vera repubblica» erano la sua meta finale; essi furono solo fatti concomitanti”” (pag 165-166) [Karl Marx, da ‘La guerra civile in Francia’, (in) K. Marx, ‘Lo Stato moderno’, Newton Compton, Roma, 1973] [(1) Il ‘Kladderadatsch’ in Germania e il ‘Punch’ in Inghilterra erano diffusi giornali umoristici]”,”MADx-005-FER” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 31. Karl Marx, Il Capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Guido ODORICI, Alda PALMA. La presente edizione ripubblica il contenuto dell’edizione del 1965 degli Editori Riuniti, Traduzione di Raniero PANZIERI, collaborazione di Giuseppina SAIJA; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova”,”ELCx-313″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Ferdinando VIDONI e Stefono BRACALETTI”,”Opere. XXVI. Scritti etno-antropologici.”,”Volume curato da Ferdinando VIDONI e Stefono BRACALETTI e rivisto da Mario CINGOLI e Giovanni SGRO’ Le traduzioni dal tedesco dei ‘Quaderni etno-antropologici’ marxiani con relative note sono di Ferdinando Vidoni e Stefano Bracaletti Le traduzioni degli scritti di Engels sui Germani e dell”Origine della famiglia’ di Stefano Bracaletti. Si ringraziano le Edizioni Lotta Comunista per l’aiuto tecnico prestato. Comitato scientifico: Gian Mario Bravo, Presidente onorario, Mario Cingoli, presidente, Maria Luisa Barbera, Riccardo Bellofiore, Bruno Bongiovanni, Stefano Bracaletti, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Manuela Ceretta, Gisueppe Antonio Di-Marco, Roberto Fineschi, Fabio Frosini, Emilio Gianni, Augusto Illuminati, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Nicolao Merker, Vittorio Morfino, Luca Pinzolo, Gianfranco Ragona, Giovanni Sgro’, Maria Turchetto, Marco Venzulli, Ferdinando Vidoni. “”Attività così svariate non potevano più essere esercitate da uno stesso individuo; apparve ‘la seconda grande divisione del lavoro’, l’artigianato si separò dall’agricoltura. L’aumento continuo della produzione e quindi della produttività del lavoro elevò il valore della forza-lavoro umana; la schiavitù ancora nascente e sporadica nello stadio precedente, diventa ora un elemento essenziale del sistema sociale; gli schiavi cessano di essere semplici ausiliari e vengono spinti a dozzine al lavoro, nei campi e nelle officine. Con la divisione della produzione nei due grandi rami principali, agricoltura e artigianato, nasce la produzione direttamente per lo scambio, la produzione di merci e con essa il commercio non soltanto all’interno ed entro i limiti della tribù, ma anche sul mare. Tutto ciò però era ancora assai poco sviluppato; i metalli nobili cominciavano a diventare merce-danaro prevalente e universale, ma non erano ancora coniati e venivano scambiati ancora in base al loro peso grezzo. Accanto alla differenza tra liberi e schiavi appare quella tra ricchi e poveri; con la nuova divisione del lavoro appare una nuova scissione della società in classi. Le differenze dei possessi tra i singoli capifamiglia spezzano l’antica comunità familiare comunistica, dovunque si era mantenuta fino allora, e con essa la coltivazione comune del suolo a pro e per conto di questa comunità. La terra coltivabile è assegnata per lo sfruttamento a famiglie singole, dapprima per un periodo di tempo, più tardi una volta per sempre. Il passaggio alla piena proprietà privata si compie gradualmente e parallelamente a quello dal matrimonio di coppia alla monogamia. La famiglia singola comincia a divenire l’unità economica della società. La maggiore densità della popolazione costringe a stabilire legami più stretti all’interno come all’esterno. La federazione di tribù affini diviene dappertutto necessaria e presto lo diviene anche la loro fusione e conseguentemente la fusioni dei territori separati dalle tribù in un territorio comune del popolo. Il capo militare del popolo – ‘rex, basiléus, thiudans’ – diviene un funzionario permanente indispensabile. Dove non c’era già, compare l’assemblea popolare. Capo militare, consiglio, assemblea popolare, formano gli organi della società gentilizia che si sviluppa progressivamente in una democrazia militare. Militare, poiché la guerra e l’organizzazione per la guerra sono ora divenute funzioni regolari della vita del popolo. Le ricchezze dei vicini eccitano l’avidità di popoli che già vedono nella conquista della ricchezza uno dei primi scopi della loro esistenza. Essi sono barbari: reputano più facile ed anche più onorevole diventare ricchi con la rapina che con il lavoro. La guerra, che una volta era fatta solo per vendicare soprusi o per estendere il territorio divenuto insufficiente, viene ora condotta a fine di semplice rapina., diventa ramo permanente di produzione. Non invano le mura si ergono minacciose intorno alle nuove città fortificate. Nei loro fossati sta spalancata la tomba della costituzione gentilizia e le loro torri si proiettano già nella civiltà. Non diversamente vanno le cose all’interno. Le guerre di rapina accrescono la potenza sia dei supremi capi militari che dei sottocapi; l’elezione consuetudinaria dei loro successori nella stessa famiglia, specie dopo l’introduzione del diritto patriarcale, si trasforma a poco a poco in eredità, dapprima tollerata, poi reclamata e infine usurpata; si pongono le fondamenta della monarchia e della nobiltà ereditarie. Così gli organi della costituzione gentilizia recidono le radici che avevano nel popolo, nella ‘gens’, nella fratria, nella tribù e l’intera costituzione gentilizia si capovolge nel suo opposto: da organizzazione di tribù avente per scopo il libero ordinamento dei propri affari diventa organizzazione per il saccheggio e l’oppressione dei vicini, e corrispondentemente, i suoi organi, da strumenti della volontà popolare, si trasformano in organi autonomi per dominare ed opprimere il proprio popolo”” (pag 618-620) [F.Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà e dello Stato’ (in) Marx Engels, Opere, XXVI. Scritti etno-antropoligici’, La Città del Sole, Napoli, 2020]”,”MADx-896″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 33. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – I.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione alle “”Teorie sul plusvalore”” di Nicola CAPELLUTO; Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE. Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1979: comitato di direzione Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giovanni GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, a cura di Cristina PENNAYAJA, traduzione di Giorgio GIORGETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Dall’introduzione: “”(…) Scrive Marx nel poscritto al «Capitale» (19). «L’economia politica, in quanto è borghese, cioè in quanto concepisce l’ordinamento capitalistico, invece che come grado di svolgimento storicamente transitorio, addirittura all’inverso come forma assoluta e definitiva della produzione sociale, può rimanere ‘scienza’ (20) soltanto finché la lotta delle classi rimane latente o si manifesta soltanto in fenomeni isolati». Cervetto commenta attentamente questo passo (21): «N.B. Importantissimo» « 1. L’economia politica classica è ‘scienza’. È da notarlo perché tutta una serie di pseudo-marxisti “”umanisti””, “”prassitologhi””, strutturalisti tendono a sottolineare l’aspetto di “”critica scientifica all’ideologia dell’economia politica”” e a ridurre questa a una ideologia… 2. Marx, invece, [spiega] perché una teoria può rimanere scienza benché abbia una ideologia: perché lo sviluppo storico non ha ancora determinato la contraddizione tra la componente scientifica e quella ideologica della teoria. 3) In altri termini si può dire: finché lo sviluppo storico non ha ancora determinato, con nuovi e forti interessi sociali, la rottura della teoria… 4. Questo rapporto dialettico scienza-ideologia è importante 1° per la definizione di scienza; 2° per la definizione di ideologia; 3° per la teoria delle tre fonti del marxismo e per la teoria della coscienza dall’esterno». Marx prosegue: «Prendiamo l’Inghilterra. La sua economia politica classica cade nel periodo in cui la lotta fra le classi non era ancora sviluppata. Il suo ultimo grande rappresentante, il Ricardo, fa infine, ‘consapevolmente’, dell’opposizione fra gli interessi delle classi, fra salario e profitto, fra il profitto e la rendita fondiaria, il punto di partenza delle sue ricerche, concedendo ‘ingenuamente’ questa opposizione come legge naturale della società. Ma in tal modo la scienza borghese dell’economia era anche arrivata al suo limite insormontabile». Cervetto commenta: “”«’consapevolmente’» significa che Ricardo «non mistifica e non ha una falsa coscienza della “”realtà oggettiva””, cioè non compie le tipiche operazioni dell”ideologia’. Siccome “”consapevolmente”” rappresenta la ‘realtà oggettiva’, compie opera di ‘scienza’ e non di ‘ideologia’. È ‘ideologo’ solo in quanto vede questa realtà non in sviluppo ma come definitiva (‘ingenuamente’ = ‘ideologicamente’]. Ma siccome questa realtà non ha ancora sviluppato tutte le sue contraddizioni, la scienza borghese può rimanere scienza. Non è questione di volontà,. ma un esempio importante di come Marx applichi il concetto di determinazione sociale della ‘sovrastruttura’ (in questo caso l’economia politica). Inoltre è un esempio della tesi di Marx per cui la società (e la scienza) risolve solo i problemi che si sono posti storicamente, che si sono maturati»”” (pag 27-28) dall”Introduzione alle «Teorie sul plusvalore»’ di Nicola Capelluto K. Marx F. Engels, ‘Opere. Volume 33. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – I., Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022] “”Questo antagonismo tra la ricchezza che non lavora e la povertà che lavora per vivere fa sorgere anche un antagonismo del sapere. Sapere e lavoro si separano. Il primo si contrappone all’altro come capitale o come articolo di lusso del ricco. «La capacità di sapere e di intendere è un dono generale della natura, ma si sviluppa solo con l’istruzione; se la proprietà fosse divisa in parti uguali, ‘ciascuno lavorerebbe moderatamente’» (dunque la quantità del tempo di lavoro è di nuovo l’elemento decisivo) «’e ciascuno possiederebbe un po’ di sapere’, perché a ciascuno rimarrebbe ‘una porzione di tempo’» (il tempo libero) «da dedicare allo studio e la pensiero; ma con la disuguaglianza dei beni, effetto dell’ordine sociale, ‘l’istruzione è negata’ a tutti gli uomini nati senza proprietà; poiché tutti i mezzi di sussistenza sono nelle mani di quella parte della nazione che possiede ‘il denaro o la terra’ e nessuno dà niente per niente, l’uomo nato senza altra riserva all’infuori della propria forza è costretto a dedicarla al servizio dei proprietari dal primo istante in cui essa si sviluppa e a continuare così per tutta la propria vita, dal sorgere del sole fino al momento in cui questa forza è esaurita e ha bisogno di essere rinnovata con sonno» (p. 112). «È proprio sicuro insomma che questa disuguaglianza di conoscenze non sia divenuta necessaria al mantenimento di tutte le disuguaglianze sociali che l’hanno fatta sorgere?» (Ibidem, p. 113) (Cfr. pp. 118-119). Il Necker deride la confusione economica – caratteristica nei fisiocratici a proposito della terra, negli altri economisti posteriori a proposito degli elementi materiai del capitale – che esalta i proprietari delle condizioni di produzione non perché essi stessi, ma perché queste condizioni (sono) necessarie per il lavoro e per la produzione della ricchezza. «Si comincia col confondere l’importanza del proprietario fondiario (funzione così facile da adempiere) con l’importanza della terra» (Ibidem, p. 126) (IX-421)»”” (pag 358-359) [K. Marx F. Engels, ‘Opere. Volume 33. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – I’., Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-316″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 34. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – II.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione alle “”Teorie sul plusvalore”” di Nicola CAPELLUTO; Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE. Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1979: comitato di direzione Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giovanni GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, a cura di Cristina PENNAYAJA, traduzione di Leandro PERINI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Rendita fondiaria. Marx critica Ricardo quando questi rimprovera Smith di commettere errori: ‘E da ciò RIcardo deduce che Smith si contraddice! (…) (pag 345) (Critica di Ricardo alle opinioni di Smith sulla rendita e ad alcune tesi di Malthus) (pag 335)”,”ELCx-317″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 35. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – III.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione alle “”Teorie sul plusvalore”” di Nicola CAPELLUTO; Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE. Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1979: comitato di direzione Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giovanni GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, a cura di Cristina PENNAYAJA, traduzione di Sabina DE-WAAL; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Il carattere apologetico e plagiario degli scritti di Malthus (pag 69) Malthus confonde le categorie merce e capitale (pag 23)”,”ELCx-318″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”La grande industria in Inghilterra (pag 57) “”Infine; dalla concezione della storia che abbiamo svolto otteniamo ancora i seguenti risultati: 1. Nello sviluppo delle forze produttive si presenta uno stadio nel quale vengono fatte sorgere forze produttive e mezzi di relazioni che nelle situazioni esistenti fanno solo del male, che non sono più forze produttive ma forze distruttive (macchine e denaro) e, in connessione con tutto ciò, viene fatta sorgere una classe che deve sopportare tutti i pesi della società, forzata al più deciso antagonismo contro le altre classi; una classe che forma la maggioranza di tutti i membri della società e dalla quale prende le mosse la coscienza della necessità di una rivoluzione che vada al fondo, la coscienza comunista, la quale naturalmente si può formare anche fra le altre classi, in virtù della considerazione della posizione di questa classe; 2. che le condizioni entro le quali possono essere impiegate determinate forze produttive sono le condizioni del dominio di una determinata classe della società, la cui potenze sociale, che scaturisce dal possesso di quelle forze, ha la sua espressione ‘pratico’-idealistica nella forma di Stato che si ha di volta in volta, e perciò ogni lotta rivoluzionari si rivolge contro una classe che fino allora ha dominato (1); 3. che in tutte le rivoluzioni sinora avvenute non è mai stato toccato il tipo dell’attività, e si è trattato soltanto di un’altra distribuzione di questa attività, di una nuova distribuzione del lavoro ad altre persone, mentre la rivoluzione comunista si rivolge contro il ‘modo’ dell’attività che si è avuto finora, sopprime il ‘lavoro’ e abolisce il dominio di tutte le classi insieme con le classi stesse, poiché essa è compiuta dalla classe che nella società non conta più come classe, che non è riconosciuta come classe, che in seno alla società odierna è già l’espressione del dissolvimento di tutte le classi, nazionalità, ecc; 4. che tanto per la produzione in massa di questa coscienza comunista quanto per il successo della cosa stessa è necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che può avvenire soltanto in un movimento pratico, in una ‘rivoluzione’; che quindi la rivoluzione non è necessaria soltanto perché la classe ‘dominante’ non può essere abbattuta in nessun’altra maniera, ma anche perché classe che l”abbatte’ può riuscire solo in una rivoluzione a levarsi di dosso tutto il vecchio sudiciume e a diventare capace di fondare su basi nuove la società”” (pag 67-68) [K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1958]”,”MADx-007-FER” “MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Edizione integrale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”””I primi anni furono naturalmente di riflessione su quanto era accaduto in quel fatidico 1848. Oltre a un tentativo di ricostruire in Inghilterra la ‘Nuova Gazzetta Renana’, egli stese alcuni piccoli volumi, in parte destinati ad esser pubblicati su riviste, che commentavano acutamente la situazione creatasi dopo la fine del «primo atto del dramma rivoluzionario» (39). Nel 1850 furono composte ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 a 1850’, due anni più tardi ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’ (40), e infine in questo stesso periodo vide la luce sulla ‘New York Daily Tribune’ (41) la ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, frutto della collaborazione con Engels. «Le “”potenze di ieri””, di prima dell’uragano del 1848, sono di nuovo le “”potenze di oggi””… È difficile immaginarsi una disfatta più decisiva di quella subita su tutti i punti del fronte dal partito rivoluzionario – o meglio dai partiti rivoluzionari – sul continente. Ma che cosa significa questo? …» (42). Si trattava soltanto di attendere e di prepararsi. E il miglior modo di prepararsi era per Marx in quel momento fare giustizia di tutta quella «merda economica» (43) che aveva accompagnato il processo di produzione capitalistico, di tutti quei servitori della classe borghese che consideravano eterne le categorie della società contemporanea, dimenticando come esse fossero altrettanto transeunti di quelle dell’epoca classica o feudale, e inneggiando alla «genialità», alla «magnificenza», al «senso del sacrificio» del capitale come molla più vera che avesse dato impulso all’evoluzione della storia. Ed era questo il maggior difetto della scienza economica: quello di essere relativamente troppo giovane, nata nel periodo di formazione del sistema industriale, di cui aveva presto universalizzato gli elementi. Marx analizzò a fondo tutte le dottrine economiche fino ad allora formulate, maggiori o minori, moderne o antiche, e tutti gli aspetti pertinenti l’economia che presentavano autori più noti per altre discipline. Non c’è scrittore che non abbia trattato sia pur di sfuggita rapporti e condizioni di produzione che non sia stato letto e riletto da Marx: era un suo tipico metodo di studio, che gli faceva consultare, una volta iniziata l’indagine di un problema, tutte le opere composte sull’argomento, e che costituì per i suoi editori un vero e proprio tormento. In ‘Per la critica dell’economia politica’, pubblicata nel giugno 1859 per conto dell’editore Duncker di Berlino, venne data una prima forma organica alle sue ricerche; la stesura fu abbastanza travagliata, e lo dimostrano la precedente redazione del 1858 e l’introduzione del ’57, soppressa in seguito perché a carattere troppo generale e sostituita da quella del gennaio ’59, che è la più conosciuta. Certo non era facile mettere insieme un discorso continuo che coordinasse un materiale tanto vasto e formulasse allo stesso tempo una nuova interpretazione dei fenomeni economici; soprattutto il pubblico cui si rivolgeva appariva scarsamente maturo a ricevere l’insegnamento che gli veniva offerto (44). Tuttavia nella mente di Marx erano già chiari i punti su cui si doveva articolare la sua critica; nel 1858 infatti aveva concepito una ripartizione dell’opera in tre capitoli: 1. La merce, 2. Il denaro ossia la circolazione semplice, 3. Il capitale in generale. Di essi non videro la luce che i primi due; ma se da un lato egli giustificò questa mutilazione del programma originario con il fatto che «per la parte pubblicata, e data la natura stessa del soggetto, i porci non potranno ridurre la loro critica a semplici improperi di tendenze, e siccome l’insieme ha un’aria ‘exceedingly’ (45) seria e scientifica, costringe quelle canaglie a prendere poi ‘rather seriously’ (46) le mie idee sul capitale» (47), dall’altro l’aver lasciato da parte per il momento proprio il capitolo riguardante il capitale stava a dimostrare come la sua attenzione si andasse sempre più incentrando su quello specifico fattore del processo di produzione contemporaneo, la cui spiegazione avrebbe messo a nudo le piaghe dell’intera società borghese. ‘Per la critica dell’economia politica’ fu accolta col silenzio dai «colti e dagli incolti portavoce della borghesia tedesca»; rimase per Marx il punto di partenza di una indagine più approfondita. Essa costituì infatti quasi per intero la prima sezione del libro I del ‘Capitale'”” (pag 29-31) [introduzione di Eugenio Sbadella a ‘Il Capitale’ di Karl Marx, Edizione integrale, GTE, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 2012] [(40) Ci sembra interessante, per mostrare quale fosse l’opinione di Marx su Luigi Bonaparte, citare l’inizio del libro da lui dedicato al suo colpo di Stato: «Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ma dimentica di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Caussidière invece di Danton, Louis Blanc invece di Robespierre, la Montagna del 1841-1845 invece della Montagna del 1793-1795, il nipote invece dello zio. E la stessa caricature nelle circostanze che accompagnano la seconda edizione del 18 Brumaio!» (pag 9 ediz. Rinascita, 1947); (41) Marx fu a lungo il corrispondente europeo del quotidiano americano; (42) ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania, trad. di P. Togliatti, Ed. Rinascita, 1949, p. 7; (43) Cfr. la lettera di Marx ad Engels del 2 aprile 1851, Ed. Rinascita, vol. primo del ‘Carteggio’, p. 213; (44) «L’economia politica è rimasta sino ad ora in Germania una scienza straniera». Vedi il Proscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’; (45) Estremamente; (46) Piuttosto seriamente; (47) Lettera di Marx ad Engels scritta intorno al 13 gennaio 1859. ‘Carteggio’, vol. III, pp. 260-1]”,”MADx-008-FER” “MARX Eleanor AVELING Edward, a cura di Stephen WILLIAMS e Tony CHANDLER”,”Letters from England, 1895.”,”Queste ‘lettere’ di Eleanor Marx e Edward Aveling a un giornale socialista russo descrivono i principali avvenimenti politici culturali del giorno da una prospettiva marxista. Una serie di sette lettere spedite per la pubblicazione al giornale socialista russo ‘Russkoye bogatstvo’ (‘The wealth of Russia’) (La ricchezza della Russia). La coppia E. Marx- E. Aveling era piuttosto conosciuta in Russia (pag 1) Eleanor condivideva l’antipatia di Engels ed Edward Aveling nei confronti di Keir Hardie per la sua strategia elettorale (pag 10)”,”MAES-205″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla “”Filosofia della miseria”” di Proudhon.”,”MARX”,”MADx-068-FL” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”””Entro gli attuali rapporti di produzione borghesi per libertà s’intende il libero commercio, la libera compravendita. Ma scomparso il traffico, scompare anche il libero traffico”” (pag 82-83)”,”MADx-003-FRR” “MARX Karl ENGELS Friedrich; LABRIOLA Antonio”,”Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista.”,”””Nella società borghese il lavoro vivo è soltanto un mezzo per aumentare il lavoro accumulato. Nella società comunistica il lavoro accumulato è soltanto un mezzo per rendere più largo e più ricco, più progredito il modo di esistenza dei lavoratori. Nella società borghese il passato domina in sul presente, nella società comunistica il presente sarà signore del passato. Nella società borghese il capitale è personale ed indipendente, mentre l’individuo operante è privo d’indipendenza e di personalità. Ora l’abolizione di tale stato di cose vien detta dalla borghesia abolizione della personalità e della libertà. Ed a ragione. Perché si tratta per fermo di abolire la personalità, la indipendenza e la libertà del borghese. Sotto il nome di libertà ora, per entro agli attuali rapporti borghesi della produzione, s’intende il libero commercio, e il libero comprare e vendere.”” [Karl Marx Friedrich Engels, Antonio Labriola, Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista, 1973] (pag 55)”,”MADx-008-FC” “MARX Sonia”,”Lessico tedesco: dalla parola ai fraseologismi.”,”Sonia Marx è docente di Lingua e linguistica tedesca presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Padova.”,”VARx-246-FL” “MARX Karl”,”Cina.”,”””Un indagatore molto profondo, anche fantastico dei principi che governano i movimenti dell’umanità (Hegel, ndr), soleva indicare come uno dei misteri dominanti della natura quella che egli chiamava la legge dell’incontro degli estremi. Il detto corrente che «gli estremi si toccano» era, ai suoi occhi, una verità grande e possente in ogni sfera della vita, un assioma dal quale il filosofo non può prescindere, come l’astronomo non può non tener conto delle leggi di Keplero o della grande scoperta di Newton. Se «l’incontro degli estremi» sia o no un principio così universale, se ne può vedere una illustrazione convincente negli effetti che la rivoluzione cinese sembra destinata ad avere sul mondo civile. Può sembrare un’affermazione molto bizzarra e molto paradossale che la prossima insurrezione dei popoli europei e il loro prossimo moto per le libertà repubblicane e per un sistema di governo a buon mercato dipendano molto probabilmente da ciò che sta oggi avvenendo nel Celeste Impero – proprio agli antipodi dell’Europa – più che da qualsiasi altra causa politica oggi esistente, persino più che dalle minacce della Russia e dalla conseguente probabilità di un conflitto europeo generale. Eppure non è un paradosso, come si può capire quando si considerano attentamente le circostanze del caso. Quali che siano le cause sociali che hanno provocato lo stato endemico di ribellione esistente in Cina da almeno una decina di anni ed ora sommatesi tutte in una formidabile rivoluzione e quale che sia la forma religiosa, dinastica o nazionale da essa assunta, l’occasione di questa esplosione è stata indubbiamente offerta dai cannoni inglesi che hanno imposto alla Cina lo stupefacente chiamato oppio. Davanti alle armi inglesi l’autorità della dinastia Manciù andò in frantumi, la fede superstiziosa dell’eternità del Celeste Impero si spezzò: il barbaro ed ermetico isolamento del mondo civile si incrinò e si aprì un varco per quei contatti che da allora si sono sviluppati con tanta rapidità grazie alle dorate attrattive della California e dell’Australia. Al tempo stesso le monete d’argento dell’impero, sua linfa vitale, cominciarono a fluire verso le Indie orientali britanniche. (…) In questa situazione, poiché il commercio inglese ha già quasi percorso il regolare ciclo economico, si può tranquillamente prevedere che la rivoluzione cinese farà scoccare la scintilla nella polveriera satura dell’attuale sistema industriale, provocando l’esplosione della crisi generale lungamente preparata, che si propagherà all’estero e sarà seguita a breve distanza da rivoluzioni politiche sul continente. Sarebbe un curioso spettacolo quello della Cina che esporta disordine nel mondo occidentale mentre le potenze occidentali, per mezzo delle navi da guerra inglesi, francesi e americane portano «ordine» a Shanghai, a Nanchino e alla foci del Gran Canale. Dimenticano forse queste potenza spacciatrici d’ordine, che vorrebbero tentare di puntellare la vacillante dinastia Manciù, che l’odio per gli stranieri e la loro esclusione dell’impero, che un tempo erano soltanto conseguenza della posizione geografica ed etnografica della Cina, sono diventati un principio politico soltanto dopo la conquista del paese da parte dei tatari manciù? Non c’è dubbio che le burrascose rivalità tra le nazioni europee che, verso la fine del XVII secolo, si disputavano il commercio con la Cina, diedero un potente impulso alla politica isolazionistica seguita dai Manciù. (…) Dall’inizio del XVIII secolo non c’è stata in Europa rivoluzione seria che non sia stata preceduta da una crisi commerciale e finanziaria. Ciò vale per la rivoluzione del 1789 non meno per quella del 1848. È certo non solo che ogni giorno è dato osservare sintomi sempre più minacciosi di contrasti tra i governanti e i loro sudditi, tra lo Stato e la società, tra le differenti classi, ma anche gli attriti tra le potenze stanno gradualmente raggiungendo il punto in cui si dovrà brandire la spada e far ricorso all’ultima ratio dei principi. Nelle capitali europee pervengono quotidianamente dispacci forieri di guerra generale, che scompaiono sotto i dispacci del giorno successivo, i quali assicurano che la pace durerà un’altra settimana o poco più. Possiamo essere sicuri, tuttavia, che per quanto acuti possano essere gli attriti tra le potenze europee, per quanto minaccioso possa apparire l’orizzonte diplomatico, qualsiasi moto posso essere tentato da qualche gruppo fanatico in questo o quel paese, l’ira dei principi e la rabbia del popolo saranno in pari misura placate dal soffio della prosperità. Né guerre né rivoluzioni potranno sconvolgere l’Europa, se non come conseguenza di una crisi generale commerciale e industriale, il cui segnale, come al solito, dovrebbe essere dato dall’Inghilterra, che rappresenta l’industria europea sul mercato mondiale”” (pag 7-8; 16-18) [Karl Marx, ‘Rivoluzione in Cina e in Europa’, ‘New York Daily Tribune’, 14 giugno 1853] [Karl Marx, Cina, Editori Riuniti, supplemento a Lotta comunista, Milano, 1993]”,”CINx-014-FC” “MARX Karl”,”Per la critica dell’ economia politica.”,”introduzione di Maurice DOBB, nota dell’editore, prefazione di Karl MARX (1859), note, traduzione di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI, appendice: Karl MARX, Introduzione a “”Per la critica dell’ economia politica”” (1857), Friedrich ENGELS ‘Recensione a Per la critica dell’ economia politica’, Lettere di Marx a Lassalle (1858), a Engels (1858 e 1859) Weydemeyer (1859); indice nomi; Collana Biblioteca del pensiero moderno “”Marx a Weydemeyer. 1 febbraio 1859. Caro Weiwi, (…) E ora passiamo all’argomento principale. La mia ‘Critica dell’economia politica’ uscirà a fascicoli (il primo fascicolo tra 10 giorni da oggi) presso Franz Duncker, a Berlino (‘Bessersche Verlagsbuchandlung’). Solo lo straordinario zelo e la forza persuasiva di Lassalle hanno potuto indurre Duncker a questo passo. Si è però riservato una scappatoia. ‘Il contratto definitivo dipende dalla vendita del primo fascicolo’. Suddivido tutta l’economia politica i 6 libri: capitale, proprietà fondiaria, lavoro salariato, Stato, commercio estero, mercato mondiale. Il libro I sul capitale è composto di 4 sezioni. (…) Secondo capitolo: Il denaro ossia la circolazione semplice. 1. Misura dei valori (…). 2. Mezzi di circolazione (…). 3. Denaro. 4. I metalli nobili. 5. Teorie su mezzo di circolazione e denaro (…). In questi due capitoli viene contemporaneamente scalzato dalle fondamenta il socialismo proudhoniano, ora ‘fashionable’ (di moda) in Francia, il quale vuole conservare la produzione privata, ‘ma’ vuole ‘organizzare’ lo scambio dei prodotti privati, vuole la ‘merce’, ma non il ‘denaro’. Il comunismo deve, prima di ogni altra cosa, sbarazzarsi di questo «falso fratello». Ma, a prescindere da ogni fine polemico, tu sai che l’analisi delle forme semplici del denaro è la parte più difficile, perché più astratta, dell’economia politica. Spero di conquistare al nostro partito una vittoria scientifica. Ma esso da parte sua deve mostrare ora se è abbastanza numeroso da comperare un numero di copie sufficiente a placare gli «scrupoli di coscienza» dell’editore. Dalla vendita del primo fascicolo dipende il proseguimento dell’impresa. Non appena ho un contratto definitivo, tutto è ‘all right’ (in ordine). Salve, Tuo K. Marx”” (pag 220-222) [Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Editori Riuniti, Roma, 1979, appendice: ‘Lettere a proposito “”Per la critica dell’economia politica””]”,”MADx-009-FC” “MARX Karl, a cura di Angelo BOLAFFI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Guida alla lettura.”,”Angelo Bolaffi (Roma, 1946), ricercatore presso il dipartimento di filosofia dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’ è giornalista e autore di saggi sul pensiero politico e costituzionale dell’età di Weimar e ha curato l’edizione italiana di opere di Carl Schmitt e di Otto Kirchheimer. È nel comitato di direzione della rivista ‘Micromega’. In appendice il testo della famosa introduzione di Engels del 1895. Questo saggio svolse un ruolo decisivo nel dibattito sul revisionismo accesosi nell’ultima decade del secolo scorso. “”Infine si venne alla questione dell’aggiornamento della Camera. Bonaparte lo desiderava, per potere agire senza essere disturbato dall’Assemblea. Lo desideravano il partito dell’ordine sia per portare a compimento i suoi intrighi di frazione, sia per gli interessi privati dei singoli deputati. Entrambi ne avevano bisogno per consolidare nelle province le vittorie della reazione e spingerle più lontano”” (pag 137)”,”MADx-010-FC” “MARX Karl; libro primo a cura di Delio CANTIMORI; libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Libro Primo, Terzo.”,”Libro primo a cura di Delio CANTIMORI Libro secondo a cura di Raniero PANZIERI Libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”MADx-011-FC” “MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo.”,” “”Nell’ambito di ciò che egli sa, Ricardo è sempre conseguente. In lui, il principio che non è possibile una ‘sovraproduzione’ (di merci) è dunque identico al principio che non è possible una pletora o sovrabbondanza di capitale (1). (…) Che cosa avrebbe detto allora Ricardo della stupidità dei suoi successori, i quali negano la sovraproduzione in una forma (generale sovrabbondanza di merci sul mercato), e non solo l’ammettono nell’altra forma, come sovraproduzione di capitale, pletora di capitale, sovrabbondanza di capitale, ma ne fanno uno dei punti essenziali della loro dottrina? Neppur uno, fra gli economisti responsabili del periodo post-ricardiano, nega la [possibilità della] sovrabbondanza di capitale. Tutti vi cercano piuttosto la spiegazione delle crisi (a meno che non le facciano derivare da questioni di credito). Dunque tutti ammettono la sovraproduzione in una forma, ma la negano nell’altra. Resta dunque da domandarsi: in che rapporto stanno fra loro le due forme di sovraproduzione, l’una in cui essa è negata, l’altra in cui è sostenuta? Ricardo stesso, in verità, non sapeva niente delle crisi, delle crisi generali, mondiali, dovute al processo stesso di produzione. Le crisi dal 1800 al 1815, egli poteva spiegarle con la carestia di cerali dovuta alle cattive raccolte, con la svalutazione della moneta cartacea e delle merci coloniali ecc., perché, in seguito al blocco continentale, il mercato era contratto violentemente, per ragioni politiche, non economiche. Le crisi posteriori al 1815, poteva egualmente spiegarle sia con una cattiva annata, con una carestia, sia con la caduta dei prezzi del grano, perché avevano cessato di operare le cause che, secondo la sua propria teoria, durante la guerra e l’isolamento dell’Inghilterra dal Continente, dovevano rialzare i prezzi dei cerali, sia col trapasso dalla guerra alla pace e le conseguenti “”improvvise modificazioni nei canali del commercio”” (cfr. nei suoi ‘Principles’, il capitolo XIX, che tratta di questo). I fenomeni storici successivi, specialmente la periodicità quasi regolare delle crisi del mercato mondiale, non permisero più ai successori di Ricardo di negare i fatti o di interpretarli come fatti accidentali. Invece – prescindendo da coloro che spiegano tutto col credito, per poi [ammettere] di dover di nuovo presupporre la sovrabbondanza di capitale – scoprirono la bella distinzione fra ‘sovrabbondanza di capitale e sovraproduzione’. Rispetto a quest’ultima, essi mantengono le frasi e le buone ragioni di Ricardo e di Smith, mentre dalla prima cercano di dedurre fenomeni a loro altrimenti inesplicabili. Wilson, per esempio, spiega certe crisi con la sovrabbondanza di capitale fisso, e altro con la sovrabbondanza di capitale circolante. La sovrabbondanza del capitale stesso viene sostenuta dai migliori economisti (come Fullarton) ed è già divenuta un pregiudizio talmente comune; che la si ritrova come un termine che non ha bisogno di spiegazioni anche nel compendio del dotto signor Roscher (2). Si domanda dunque: che cos’è la sovrabbondanza di capitale, e in che cosa essa si differenzia dalla sovraproduzione? Secondo i medesimi economisti, il capitale è eguale a denaro o a merci. La sovraproduzione di capitale è dunque una sovraproduzione di denaro o di merci. E tuttavia i due fenomeni non devono aver niente in comune fra loro. Ma neppure si può parlare di sovraproduzione di denaro, poiché questo per loro è merce, di modo che tutto il fenomeno si risolve in una sovraproduzione di merci, che essi ammettono sotto una denominazione e negano sotto l’altra. Inoltre, quando si dice che vi è sovraproduzione di capitale fisso o di capitale circolante, ci si basa sul fatto, che qui non si considerano più le merci in questa semplice determinazione, ma nella loro determinazione come capitale. Ma in tal modo si ammette di nuovo che nella produzione capitalistica e nei suoi fenomeni – per esempio nella sovraproduzione – non si tratta soltanto del semplice rapporto, in cui il prodotto appare come ‘merce’, ma delle determinazioni sociali del medesimo, per cui il prodotto è qualche cosa di più e di diverso dalla merce. In generale, più significati sono impliciti in questa espressione: ‘sovrabbondanza di capitale’ invece di ‘sovraproduzione di merci’ è semplicemente un modo di dire evasivo, o [quella specie di] deficienza mentale, che ammette il medesimo fenomeno come esistente e necessario finché vuol dire ‘a’, ma lo nega non appena viene chiamato ‘b’, mostrando dubbi e scrupoli solo sulla ‘denominazione’ del fenomeno non sul fenomeno stesso; oppure [questa espressione risulta dalla sforzo] di dare una spiegazione al fenomeno, di sfuggire la difficoltà negandola nella forma in cui contraddice ai pregiudizi, e ammettendola solo in una forma vuota di senso. Ma a parte questi aspetti, nel passaggio dall’espressione “”sovraproduzione di merci”” all’espressione “”sovrabbondanza di capitale””, vi è in realtà un ‘progresso’. In che consiste? [Nel riconoscimento] che i produttori non si contrappongono come semplici possessori di merci, ma come capitalisti”” [K. Marx, Accumulazione di capitale e crisi] [(in) K. Marx, Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo, 1955] (pag 549-551) [(1) Qui bisogna fare una distinzione. Quando Smith spiega la caduta del saggio di profitto con la sovrabbondanza di capitale, con l’accumulazione di capitale, si tratta di un effetto permanente, e ciò è falso. Invece la sovrabbondanza transitoria di capitale, la sovraproduzione, la crisi, sono cose differenti. Non vi sono crisi permanenti; (2) Senza dubbio va notato, per giustizia, che altri economisti, come Ure, Corbet, ecc., spiegano la sovraproduzione come ‘la condizione naturale della grande industria’, dal punto di vista del mercato interno, così che la sovraproduzione porta a crisi soltanto in certe condizioni, quando si contrae anche il mercato estero]”,”MADx-012-FC” “MARX Karl”,”Forme economiche precapitalistiche.”,”””Le forme storiche originarie in cui il capitale appare dapprima sporadicamente o ‘localmente, accanto’ ai vecchi modi di produzione, a poco per volta liquidandoli ovunque, sono da una parte la vera e propria ‘manifattura’ (non ancora fabbrica); questa sorge laddove esiste una produzoine in massa per l’esportazione, per il mercato estero – dunque sulla ‘base del grande commercio marittimo e terrestre’, negli empori, come nelle città italiane, a Costantinopoli, nelle città fiamminghe, olandesi, in alcune spagnole, come Barcellona, ecc. La manifattura non comprende in un primo tempo la cosiddetta ‘industria cittadina’ – ma l’ ‘industria accessoria alla campagna’, la filatura e la tessitura, i lavori, che meno di tutti richiedono abilità corporativa, formazione artistica”” (pag 119-120)”,”MADx-013-FC” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di BRAVO Gian Mario”,”Marxismo e anarchismo.”,”””La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita i questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?”” (F. Engels, Dell’autorità) (pag 79-83)”,”MADx-014-FC” “MARX Karl; edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI e Enzo GRILLO”,”Manoscritti sulla questione polacca, 1863-1864.”,”””E’ noto che ieri come oggi la libertà della Polonia dipende dalla Russia e dal complesso gioco degli equilibri internazionali ieri europei ed oggi mondiali. (…)”” (dalla quarta di copertina)”,”POLx-001-FC” “MARX Karl”,”La questione ebraica e altri scritti giovanili.”,”Contiene: Un carteggio del 1843, Sulla questione ebraica, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Glosse marginali di critica all’ articolo “”Il re di Prussia e la riforma sociale, firmato: un prussiano””. “”La ‘Convenzione’ per un momento ebbe il coraggio di ‘ordinare’ l’eliminazione del pauperismo, ma non già «sull’istante’, come il “”prussiano”” esigerebbe dal suo re, bensì soltanto dopo aver incaricato il suo ‘Comité de salut public’ di elaborare i piani e le proposte necessari, e dopo che questo avesse utilizzato le ampie indagini dell”Assemblée Constituante’ sulle condizioni della miseria in Francia, e proposto attraverso Barrère la fondazione del ‘Livre de la bienfaisance nationale ecc.’. Quale fu la conseguenza dell’ordine della Convensione? Che nel mondo vi fosse un ordine di più, e che ‘un’ anno dopo i tessitori affamati assediassero la Convenzione. Ma la Convenzione fu il ‘massimo’ dell”energia politica’, della ‘forza politica’ e dell”intelletto politico’. Così ‘sull’istante’, senza un accordo con le autorità, ‘nessun’ governo al mondo ha preso ‘disposizioni’ sul pauperismo. Il Parlamento inglese inviò addirittura in tutti i paesi d’Europa dei commissari per apprendere i differenti rimedi amministrativi contro il pauperismo. Ma per quanto gli Stati si siano occupati del pauperismo, sono sempre rimasti fermi a ‘misure amministrative e di beneficienza’, ovvero sono scesi al disotto dell’amministrazione e della beneficienza. Può lo ‘Stato’ comportarsi diversamente? Lo ‘Stato’ non troverà ‘mai’ nello «Stato e nell”ordinamento della società» il fondamento dei ‘mali sociali’, come il “”prussiano”” pretende dal suo re. Là dove sono partiti politici, ciascuno trova il fondamento di ‘ciascun’ male nel fatto che al ‘timone dello Stato’ si trova non già esso ma il suo partito avversario. Perfino i politici radicali e rivoluzionari cercano il fondamento del male non già nell’ ‘essenza’ dello Stato ma in una determinata ‘forma di Stato’, al cui posto essi vogliono mettere un”altra’ forma di Stato. Lo ‘Stato’ e l”ordinamento della società’, dal punto di vista ‘politico’, non sono ‘due’ cose differenti. Lo Stato è l’ordinamento della società”” (pag 124-125) [Karl Marx, ‘La questione ebraica e altri scritti giovanili’, Editori Riuniti, Roma, 1969]”,”EBRx-001-FC” “MARX Karl e altri”,”Documents of the First International. The General Council of the First International 1864-1866. The London Conference 1865. Minutes”,”Tomo 1. 1864-1866, Tomo 2. 1866-1868, Tomo 3. 1868-1870, Tomo 4. 1870-1871, Tomo 5. 1871-1872″,”INTP-007-FGB” “MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica. (1859)”,”””Tra i contemporani di Ricardo che costituirono la scuola basata sui suoi principi di economia politica il più importante è ‘James Mill’. Egli ha tentato di esporre la teoria monetaria ricardiana ponendovi come base la circolazione metallica semplice, eliminando le complicazioni di carattere internazionale che erano estranee all’argomento centrale e che servivano a Ricardo per nascondere la povertà della sua concezione, e mettendo da parta anche qualsiasi riferimento polemico alle operazioni della Banca d’Inghilterra. Le sue tesi sono le seguenti: (…)”” (pag 211)”,”MADx-010-FGB” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 29. Karl Marx. Scritti economici, febbraio 1858 – marzo 1859.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Andrea MARABESE, Alda PALMA, Giulia SANTORI; Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1986, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI, curatore Nicolao MERKER, traduzione di Giorgio BACKHAUS, Emma CANTIMORI MEZZOMONTI; ringraziamenti; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Tempo di lavoro e tempo disponibile. “”(La creazione di molto ‘disposable time’ (1)) per la società in generale e per ogni membro di essa (ossia di spazio per il pieno sviluppo delle forze produttive dei singoli, e quindi anche della società) oltre il tempo di lavoro necessario, questa creazione di tempo di non-lavoro si presenta, sotto le condizioni del capitale e di tutte le fasi precedenti, come tempo di non-lavoro, tempo libero per alcuni. … finire (pag 102-103)”,”ELCx-322″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 18. Scritti 1857-1862.”,”Coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Elena CAVAGNIS, Paolo GALEOTTI, Alda PALMA; traduzione e cua del presente volume Irma PERROTTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Voce biografica di Blücher, feldmaresciallo prussiano, la carriera militare durante le guerre napoleoniche (pag 206-223) (importante) [Gebhard Leberecht von Blücher, I principe di Wahlstatt (Rostock, 16 dicembre 1742 – Krieblowitz, 12 settembre 1819)] Engels: “”Al pari di molti marescialli di Napoleone, Blücher non sapeva leggere le mappe”” (pag 208) “”Le qualità di Blücher: ‘Le vieux diable, come lo soprannominò Napoleone, Il Maresciallo Avanti!’ come lo chiamavano i russi dell’armata slesiana, fu fondamentalmente un generale di cavalleria. In questo ruolo eccelleva, perché esso richiedeva grandi doti tattiche e poche conoscenze strategiche”” (pag 220) “”Fu un soldato modello. Rappresentava un esempio, mostrandosi il più coraggioso in battaglia e il più infaticabile nell’impegno”” (pag 220)”,”ELCx-323″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 22. Scritti luglio 1870 – ottobre 1871.”,”Coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Enrico BEVIGLIA-CANE’ Alda PALMA Giulia SANTORI; cura del presente volume Claudio LILLO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Engels, Le vittorie prussiane: “”Ciò che sorprende maggiormente in questo fatto d’armi è il ruolo strategico e tattico giocato da ciascun esercito. È avvenuto l’esatto contrario di ciò che la tradizione lasciava presagire. I tedeschi attaccano, i francesi si difendono. I tedeschi agiscono con rapidità e in modo massiccio, manovrando ugualmente con una certa disinvoltura; i francesi si scopre che, dopo un concentramento di quindici giorni, hanno ancora le truppe talmente disperse da aver bisogno di due giorni per riunire due corpi d’armata. Di conseguenza sono stati battuti alla spicciolata. A giudicare da come manovrano, li si direbbe austriaci. Come spiegare l’accaduto? Semplicemente con le esigenze del Secondo Impero. (…) Le vittorie dei prussiani erano troppo serie per ricorrere alla tattica che l’imperatore avrebbe istintivamente adottato. Celare la verità, nella speranza di potere cancellarne le conseguenze con l’annuncio simultaneo di un’altra e successiva battaglia dal diverso esito, era troppo rischioso. Non si poteva risparmiare l’orgoglio dei francesi nascondendo loro la sconfitta di due armate. Non gli rimaneva altra risorsa che affidarsi al desiderio appassionato di arginare i danni che già altre volte le notizie di disastri simili hanno ingenerato nei cuori francesi. Non v’è dubbio che i telegrammi privati abbozzavano, a beneficio dell’imperatrice (Eugénie de Montijo, ndr) e dei ministri, la linea da tenere nelle dichiarazioni pubbliche, né è da escludere che il testo dei rispettivi proclami sia stato fornito da Metz. In entrambi i casi ci par di capire che, a prescindere dagli umori del popolo francese, coloro che sono investiti dell’autorità, a cominciare dall’imperatore, sono profondamente demoralizzati, cosa quanto mai significativa. A Parigi è stato dichiarato lo stato d’assedio (il 7 agosto 1870), e questo è un segnale inequivocabile delle implicazioni di un’altra vittoria prussiana. Il proclama ministeriale termina del resto con le seguenti parole: «Combattiamo con vigore e la patria sarà salva». Salva, si potrebbero chiedere i francesi, da che cosa? Da un’invasione tedesca, compiuta per dissuadere i francesi da un’invasione della Germania. Se i prussiani fossero stati sconfitti e una simili esortazione fosse giunta da Berlino, il suo tenore sarebbe stato chiarissimo, poiché ogni nuova vittoria francese avrebbe significato nuove annessioni di territorio tedesco da parte della Francia. Se il governo prussiano fosse però avveduto si limiterebbe a registrare che, con la sconfitta francese, il tentativo di impedire alla Prussia di proseguire indisturbata la sua politica tedesca è fallito. Ci riesce difficile credere che la coscrizione ‘en masse’, sulla quale, a quanto si dice, i ministri francesi starebbero deliberando, abbia lo scopo di riproporre una guerra offensiva”” (pag 95) [F. Engels, Le vittorie prussiane, ‘The Pall Mall Gazette’, n. 1711, 8 agosto 1870] [Marx-Engels, Opere. Volume 22. Scritti luglio 1870 – ottobre 1871, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022] Engels Note sulla guerra”,”ELCx-324″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 32. Il capitale. Libro terzo. Il processo di produzione del capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Guido ODORICI, Alda PALMA; La presente edizione ripubblica il contenuto dell’edizione del 1965 degli Editori Riuniti, traduzione di Maria Luisa BOGGERI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova “”Prima di affrontare il nostro argomento, dobbiamo fare ancora alcune avvertenze al fine di evitare malintesi. La premessa nel modo di produzione capitalistico è quindi la seguente: gli agricoltori effettivi sono dei salariati, occupati da un capitalista, l’affittuario, il quale esercita l’agricoltura unicamente come un particolare campo di sfruttamento del capitale, come investimento del proprio capitale in una sfera particolare della produzione. Questo capitalista-affittuario paga al proprietario fondiario, al proprietario del terreno da lui sfruttato, a determinate scadenze, ad es., annualmente, una somma di denaro stabilita per contratto (precisamente come chi prende a prestito del capitale monetario paga determinati interessi) per avere il permesso di impiegare il suo capitale in questo particolare campo di produzione. Questa somma di denaro si chiama rendita fondiaria, che essa provenga da terreni coltivabili, o da terreni da costruzione, da miniere, da riserve di pesca, da boschi, ecc. Essa viene pagata per tutto il periodo durante il quale il proprietario terriero ha, contrattualmente, dato in prestito o affittato il terreno all’affittuario. La rendita fondiaria è dunque qui la forma sotto la quale la proprietà fondiaria è realizzata, valorizzata economicamente. Abbiamo inoltre qui tutte e tre le classi che costituiscono la cornice della società moderna, riunite ed opposte l’una all’altra – operaio salariato, capitalista industriale, proprietario fondiario. Il capitale può essere fissato nella terra, venire incorporato, parte in modo più transitorio, come in miglioramenti di natura chimica, concimazione e così via., parte in modo più permanente come nei canali di drenaggio e di irrigazione, nei lavori di livellamento, nella costruzione di fattorie, ecc. Ho altrove denominato il capitale, in tal modo incorporato alla terra, la terre-capital (terra-capitale). Esso rientra nella categoria del capitale fisso. L’interesse sul capitale incorporato alla terra e sui miglioramenti che il terreno subisce in tal modo come strumento di produzione, può costituire una parte della rendita, che viene pagata (1) dall’affittuario al proprietario fondiario, ma non costituisce la rendita fondiaria propriamente detta, che viene pagata per l’uso del terreno in sé, sia che esso si trovi allo stadio naturale o che sia coltivato”” (pag 653-654) [(1) Dico «può» perché in determinate circostanze questo interesse viene regolato dalla legge della rendita fondiaria e quindi può scomparire, ad es., per la concorrenza di nuovi terreni aventi una grande fertilità naturale] [Marx-Engels, Opere. Volume 32, Karl Marx, Il capitale, Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-325″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 28. Karl Marx. Scritti economici, luglio 1857 – febbraio 1858.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Alfio ALOISI, Elena CAVAGNIS, Filippo LISITANO, Mirella MANCINI, Andrea MARABESE; Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1986, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI, curatore Nicolao MERKER, traduzione di Giorgio BACKHAUS; ringraziamenti; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Riproduzione e accumulazione del capitale. “”Nella produzione fondata sulla schiavitù, così come in quella agricolo-industriale patriarcale, dove la grande maggioranza della popolazione soddisfa immediatamente con il proprio lavoro la massima parte dei suoi bisogni, l’ambito della circolazione e dello scambio e molto ristretto, e nel caso della prima in particolare lo schiavo non è neppure considerato come ‘soggetto di scambio’. Nella produzione fondata sul capitale invece il consumo è mediato in tutti i punti dallo scambio e il lavoro non ha mai un valore d’uso ‘immediato’ per coloro che lavorano. Essa (24)) si fonda unicamente sul lavoro come valore di scambio e come creatore di valore di scambio. Well. D’abord, l’operaio salariato, a differenza dello schiavo, è già un centro autonomo di circolazione, un soggetto di scambio che crea valore di scambio e lo conserva mediante lo scambio. … finire (pag 377-378)”,”ELCx-326″ “MARX Karl”,”Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di “”Per la critica dell’economia politica”” (1858).”,”Il denaro, la corsa all’oro e l’argento. “”Che i denaro circoli in forma di moneta oppure no, è indifferente. I dollari messicani, gli imperiali di Russia, sono mera forma del prodotto delle miniere sudamericane e russe. Parimenti serve il sovereign inglese, perché non paga alcuna seignorage (Tooke ‘A History of Prices, and of the State of the Circulation, from 1839 to 1847 inclusive’, London, 1848, p. 226]. In che rapporto sta oro e argento con i produttori immediati di esso, nei paesi dove esso è prodotto immediato, oggettivazione d’un modo particolare di lavoro? Esso viene prodotto nelle loro mani immediatamente come merce, cioè come un valore d’uso che non ha un valore d’uso per il suo produttore, ma tale diventa per lui soltanto attraverso la sua alienazione, per il fatto che viene gettato nella circolazione. Nelle sue mani esso può essere tesoro solo in quanto esso non è il prodotto della circolazione, non si è sottratto ad essa, bensì non vi è ancora entrato. Esso va scambiato immediatamente, in proporzione con il tempo di lavoro contenuto in esso, solo contro le altre merci, accanto alle quali esso esiste però come merce ‘particolare’. D’altra parte però, in quanto vale al tempo stesso come prodotto del lavoro generale, personificazione di questo, ciò che esso non è in quanto prodotto immediato, esso pone il suo produttore nella posizione privilegiata di presentarsi subito come compratore, non come venditore. Per impossessarsi di esso come denaro, egli deve spogliarsene come prodotto immediato, ma non ha al tempo stesso bisogno della mediazione di cui ha bisogno il produttore di ogni altra merce. Egli è venditore già nella forma di compratore. La illusione di poterlo strappare immediatamente dalla terra o dai letti dei fiumi come ricchezza generale e in quanto tale capace di soddisfare tutti i bisogni, si mostra ad esempio ingenuamente nel seguente aneddoto: «In the year 1760 the poor people turned out in numbers to wash gold from the river sands south of Prague, and 3 men were able in the day to extract a mark (half a pound) of gold; and so great was the consequent rush to «the diggins», that in the next year the country was visited by famine» (Abhandlung von dem Alterthum des böhmischen Bergwerks’, von M.G. Körner Schneeberg, 1758] (pag 63-64) [Karl Marx, ‘Urtext’, Edizione del Covile, 2022] Eraclito (frammento 2) («Sebbene il logos sia comune, i molti vivono come se avessero una saggezza propria»). Scrive Plutarco in ‘Sulla Superstizione’: «Eraclito dice che per coloro che sono svegli esiste un mondo unico e comune, e che invece i dormienti si involgono in un mondo proprio». (dalla Rivista del Covile) Marx sulla pandemia Il corpo umano è mortale per sua natura. Le malattie non potrebbero quindi non esistere. Perché il corpo umano è sottoposto alla cura del medico quando ammala e non quando è sano? Poiché non soltanto la malattia, ma pure il medico è un male. Con la tutela medica sarebbe la vita riconosciuta quale un male ed il corpo umano quale obiettivo per gli esperimenti del collegio dei medici. Non è forse più desiderabile la morte di una vita che sia una mera misura preventiva contro la morte? Non è necessario il libero movimento anche alla vita? Che è ogni malattia se non la vita privata della sua libertà? Un medico perpetuo sarebbe una malattia con la prospettiva non di morire, ma di vivere. La vita può morire; la morte non può vivere. Karl Marx Rheinische Zeitung No132, supplemento 12 maggio 1842. (dalla Rivista del Covile) Non rifiutare ma preferire (Nicolás Gómez Dávila) La via del saggio è fare ma non contendere (Lao Tze)”,”MADx-011-FGB” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 37. Karl Marx. Manoscritto economico, 1861-1863. Complementi – 2.”,”Coordinamento del progetto: Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, presente volume curato da Claudio LILLO, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del volume: Carlo ABBATE Elena CAVAGNIS, Alda PALMA, traduzione dei testi inediti di Paolo GALEOTTI e Filippo LISITANO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova”,”ELCx-329″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices.”,”””Fine marzo: Marx organizza il ritorno in Germania dei membri della Lega e redige le Rivendicazioni del partito comunista in Germania che, stampate in forma di volantini, sono distribuiti con il Manifesto agli operai che ritornano in Germania. Nel primo articolo delle Rivendicazioni, la Germania è proclamata “”repubblica una e indivisibile””. Aprile: Marx, Engels e qualche altro membro della Lega dei comunisti lasciano Parigi e si recano a Colonia ove cominciano subito a preparare la creazione di un grande quotidiano, la Neue Rheinische Zeitung. Maggio: Conflitto tra Marx e il gruppo della Lega dei comunisti, diretto da Andreas Gottschalk, che aveva pure fondato una associazione operaia. Gottschalk e i suoi amici preconizzavano il boicottaggio delle elezioni indirette per le assemblee nazionali di Berlino e di Francoforte. Sembra stabilito che in questa data, Marx scioglie la Lega dei Comunisti: non essendo un partito di cospiratori, essa non ha più ragione d’essere in un paese in cui si sta per restituire la libertà di stampa””. (pag LXXII-LXXIII)”,”MADx-001-FSD” “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Economie II. Edition etablie et annotée par Maximilien Rubel. Ce volume contient: Economie et philosophie, Salaire, Principes d’une critique de l’ économie politique, Matériaux pour l’ “”économie””, Le Capital (Livre deuxième, Livre troisième), Appendices (Plans et sommaires du Capital).”,”2° copia Crisi moderne: pag 261 Contraddizioni interne alla legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto pag 1024 “”Rappelons en passant que Monsieur le Capitaliste ainsi que sa presse sont souvent mécontents de la manière dont la force de travail dépense son argent et dont elle choisit elle-même les marchandises II: c’est là une bonne occasion pour philosopher, jaser de culture et se poser en philanthrope. Voyez par exemple M. Drummond, secrétaire d’ambassade de Grande-Bretagne à Washington. Selon lui, ‘The Nation’ a publié, fin octobre 1879, un article intéressant où il est dit entre autres: “”La population laborieuse n’a pas, dans le domaine de la culture, suivi le rythme du progrès technique; une pluie d’objets s’est abattue sur elle, dont elle ne sait que faire et pour lesquels elle ne constitue pas un marché””. Chaque capitaliste désire naturellement que les ouvriers achètent sa marchandise. “”Il n’y a aucune raison pour que l’ouvrier ne souhaite posséder autant de confort que le prêtre, l’avocat et le médecin, qui gagnent autant que lui.”” Les avocats, les prêtres et les médecins de cette catégorie ne peuvent en effet que souhaiter tant de confort! “”Mais il ne le fait pas. Reste à savoir comment on pourrait, par des méthodes saines et rationnelles, l’élever au rang d’un consommateur mieux avisé; question difficile à résoudre, puisque toute l’ambition du travailleur ne va pas au-delà d’une diminution de ses heures de travail et que le démagogue le pousse beaucoup plus dans cette voie que vers l’élévation de sa condition par le perfectionnement de ses aptitudes morales et intellectuelles.”” (1)”” (1) Reports of H.M’s. Secretaries of Embsasy and Legation on the Manufactures, 1879 pag 404 (pag 851-852)”,”MADx-002-FSD” “MARX Karl [ENGELS Friedrich], a cura di Leandro PERINI”,”Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850.”,”Contiene: – Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (pag 5-170) – Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (pag 171-318) – Appendice: Karl Marx Recensione a F. Guizot K. Marx F. Engels Rassegna (maggio ottobre 1850) F. Engels Introduzione alla prima ristampa delle ‘Lotte di classe in Francia’ K. Marx, Prefazione alla seconda edizione del 18 Brumaio F. Engels Prefazione alla terza edizione tedesca del 18 Brumaio 1849. Bonaparte ‘impopolare’ “”Bonaparte non era più il semplice ‘uomo neutrale’ del 10 dicembre 1848. Il possesso del potere esecutivo aveva raggruppatto intorno a lui una serie di interessi; la lotta contro l’anarchia aveva persino costretto il partito dell’ordine ad accrescere la sua influenza, e se egli, Bonaparte, ‘non’ era ‘più’ popolare, il partito dell’oridne era ‘impopolare’. Quanto agli orleanisti e ai legittimisti, non poteva egli sperare, grazie alla loro rivalità e alla necessità di una restaurazione monarchica purchessia, di costringerli a riconoscenre il ‘presidente neutrale’?”” (pag 119) (Le lotte di classe in Francia)”,”MADx-002-FAP” “MARX Karl, a cura di Luigi FIRPO”,”Scritti politici giovanili.”,”Karl Marx, ‘Il problema ebraico’, in Id. ‘Scritti politici giovanili, a cura di Luigi Firpo, Einaudi, Torino, 1975 “”Secondo Bauer l’uomo deve sacrificare il «privilegio della fede», per poter ricevere gli universali diritti dell’uomo. Esaminiamo un momento i pretesi diritti dell’uomo, e proprio nella loro configurazione autentica, cioè la configurazione da essi assunta presso i loro scopritori, i popoli nord-americano e francese. In parte questi diritti dell’uomo sono diritti politici, diritti che vengono esercitati solo in comunità con altri. La partecipazione alla sfera comune, e precisamente alla sfera politica, alla sfera statale, costituisce il loro contenuto. Essi cadono sotto la categoria della libertà politica, sotto la categoria dei diritti civili, che non presuppongono affatto, come già abbiamo visto, la coerente e positiva eliminazione della religione, e quindi dell’ebraismo. Resta a considerare l’altra parte dei diritti dell’uomo, i ‘droits de l’homme’, in quanto si distinguono dai ‘droits du citoyen’. In questa classe si trova la libertà di coscienza, il diritto di praticare un culto a piacere. Il privilegio della fede viene espressamente riconosciuto, o come un diritto dell’uomo, o come una conseguenza di un diritto dell’uomo, quello della libertà. (…). La ‘Déclaration des droits de l’homme’, ecc., 1793, enumera fra i diritti dell’uomo, art. 7: «Le libre exercice des cultes». E precisamente a proposito del diritto di manifestare i propri pensieri e opinioni, di riunirsi, di praticare il proprio culto, così si esprime: «La nécessité d’énoncer ces ‘droits’ suppose ou la présence ou le souvenir récent du despotisme». (…) L’inconciliabilità della religione coi diritti dell’uomo è tanto poco implicita nel concetto dei diritti dell’uomo, che anzi fra questi viene espressamente enumerato il diritto di essere religioso, di essere religioso a modo proprio, di praticare il culto della propria particolare religione. Il privilegio della fede è un diritto universale dell’uomo. I ‘droits de l’homme’ vengono distinti come tali dai ‘droits du citoyen’. Chi è l’ ‘homme’ distinto dal ‘citoyen’? Non altri che il membro della società borghese. E perché il membro della società borghese viene denominato «uomo», uomo senza più, e i suoi diritti, diritti dell’uomo? Come si spiega questo fatto? Si spiega richiamandosi al rapporto dello Stato politico con la società borghese, all’essenza dell’emancipazione politica. Prendiamo atto anzitutto del dato di fatto, che i cosiddetti diritti dell’uomo, i ‘droits de l’homme?, in quanto distinti dai ‘droits du citoyen’, non sono altro che i diritti del membro della società borghese, ossia dell’uomo egoista, dell’uomo separato dall’uomo e dalla comunità”” (pag 375-377) [Karl Marx, a cura di Luigi Firpo, ‘Scritti politici giovanili’, Giulio Einaudi, Torino, 1975]”,”MADx-003-FAP” “MARX Karl, a cura di Norberto BOBBIO”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”””Ma siccome per l’uomo socialista ‘tutta la cosiddetta storia del mondo’ non è altro che la generazione dell’uomo mediante il lavoro umano, null’altro che il divenire della natura per l’uomo, egli ha la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ mediante se stesso, del ‘processo della sua origine’. Dal momento che la ‘essenzialità’ dell’uomo e della natura è diventata praticamente sensibile (1) e visibile, dal momento che è diventato praticamente sensibile e visibile l’uomo per l’uomo come esistenza della natura, e la natura per l’uomo come esistenza dell’uomo, è diventato praticamente improponibile il problema di un essere ‘estraneo’, di un essere superiore alla natura e all’uomo, dato che questo problema implica l’ammissione dell’inessenzialità della natura e dell’uomo. L’ ‘ateismo’ in quanto negazione di questa inessenzialità, non ha più alcun senso; infatti l’ateismo è, sì, una ‘negazione di Dio’ e pone attraverso questa negazione l’ ‘esistenza dell’uomo’, ma il socialismo in quanto tale non ha più bisogno di questa mediazione. Esso comincia dalla coscienza ‘teoreticamente e praticamente sensibile’ dell’uomo e della natura nella loro essenzialità. Esso è l’ ‘autocoscienza positiva’ dell’uomo, non più mediata dalla soppressione della religione, allo stesso modo che la ‘vita reale’ è la realtà positiva dell’uomo, non più mediata dalla soppressione della proprietà privata, dal ‘comunismo’. Il comunismo è, in quanto negazione della negazione, affermazione; perciò è il momento ‘reale’, e necessario per il prossimo svolgimento storico, dell’emancipazione e della riconquista dell’uomo. Il ‘comunismo’ è la struttura necessaria e il principio propulsore del prossimo futuro; ma il comunismo non è come tale la meta dello svolgimento storico, la struttura della società umana”” [Karl Marx, Terzo manoscritto, ‘Proprietà privata e comunismo’ (in) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Einaudi, Torino, 1975, a cura di Norberto Bobbio] [(1) Il testo ha: «… praktisch, sinnlich…» Ho tolto la virgola facendo di «praktisch» un avverbio in analogia con l’espressione simmetrica dello stesso periodo «praktisch unmöglich». Del resto, poco più avanti si legge: «… theoretisch und praktisch sinnlicher Bewusstsein»]”,”MADx-004-FAP” “MARX Karl, a cura di E.J. HOBSBAWM”,”Forme economiche precapitalistiche.”,”””In quanto uomini di cultura classica, (Marx Engels, ndr) leggevano senza difficoltà il greco e il latino, e sappiamo che erano loro familiari fonti tanto remote quanto Jordanes, Ammiano Marcellino, Cassiodoro o Orosio (1). D’altra parte, né una cultura classica né il materiale a quei tempi disponibile avrebbero reso possibile una serie conoscenza dell’Egitto e dell’antico Medio oriente. Marx ed Engels, infatti, non si occuparono di tale regione in quel periodo: anche i riferimenti casuali ad essa sono relativamente scarsi, sebbene questo non significhi che Marx ed Engels ne abbiano trascurato i problemi storici (2). Nel campo della storia orientale, la loro situazione era diversa. Nulla indica che prima del 1848 Marx o Engels abbiano pensato o letto molto in merito a tale argomento. È probabile che della storia orientale essi conoscessero soltanto quel che si trova nelle ‘Lezioni sulla filosofia della storia’ di Hegel (che non è illuminante) e quelle altre informazioni che erano familiari ai tedeschi istruiti in quel periodo. L’esilio in Inghilterra, gli sviluppi politici degli anni cinquanta e soprattutto gli studi economici di Marx modificarono rapidamente il livello delle loro conoscenze. Lo stesso Marx derivò una certa conoscenza dell’India dagli economisti classici che lesse o rilesse all’inizio del decennio (i ‘Principi’ di J.S. Mill, Adamo Smith, la ‘Lezione introduttiva’ del 1851 di Richard Jones (3)). Nel 1853 cominciò a pubblicare sulla ‘New York Daily Tribune’ articoli sulla Cina (14 giugno) e sull’India (25 giugno). È evidente che in quell’anno tanto Marx che Engels si interessarono profondamente ai problemi storici dell’Oriente, al punto che Engels tentò di imparare il persiano (4). All’inizio dell’estate del 1853, nelle loro lettere sono citati l”Historical Geography of Arabia’ del Rev. C. Foster, i ‘Voyages’ del Bernier, Sir William Johnes, l’orientalista, gli atti parlamentari relativi all’India, e l’History of Jawa’ di Stamford Raffles (5). È ragionevole supporre che le opinioni di Marx sulla società asiatica abbiano trovato la loro prima formulazione matura in questi mesi: erano basate, come è evidente, su uno studio non certo superficiale. D’altro canto gli studi di Marx ed Engels sul feudalesimo nell’Europa occidentale sembrano aver seguito un corso diverso. Marx era al corrente delle ricerche contemporanee sulla storia agraria medievale, cioè essenzialmente delle opere di Hanssen, Meitzen e Maurer (6), cui si fa riferimento nel primo volume del ‘Capitale’ (…). Fu solo ‘dopo’ la pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ (e cioè anche dopo la prima stesura del secodno e terzo volume del ‘Capitale’) che questo problema cominciò palesemente a interessare i due amici, soprattutto a partire dal 1868, quando Marx iniziò lo studio approfondito del Maurer, le cui opere egli ed Engels considerarono da quel momento come la base delle loro conoscenze in tale campo (7). Tuttavia l’interesse di Marx si concentra soprattutto sul contributo dato da Maurer e altri alla conoscenza della comunità contadina originaria, piuttosto che sulla servitù della gleba, mentre Engels sembra essersi interessato fin dal principio anche a questo aspetto, che elaborò, sulla scorta del Maurer, nel suo ‘La Marca’ (scritto nel 1882). Alcune delle ultimissime lettere tra Marx ed Engels, del 1882, si occupano dell’evoluzione storica della servitù della gleba (8). Sembra evidente che l’interesse di Marx verso questo argomento sia aumentato negli ultimi anni della sua vita, quando i problemi della Russia attirarono sempre più la sua attenzione”” (pag 19-21) [Eric J. Hobsbawm, ‘Prefazione’, (in) Karl Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Editori Riuniti, Roma, 1985] [(1) Marx und Engels zur Deutsche Geschichte, Berlin, 1953, vol. I, pp 88, 616, 49; (2) Cfr. Engels a Marx 18 maggio 1853, sulle origini di Babilonia; Engels a Marx, 6 giugno 1853, in ‘Carteggio Marx-Engels, Roma, 1950-1953, III, pp. 204-206 e pp. 214-219; (3) K. Marx, Chronik Seines Lebens’, pp. 96, 103, 107, 110, 139; (4) Engels a Marx, 6 giugno 1853, cit.; (5) Carteggio, cit., 18 maggio – 14 giugno. Tra le molte fonti orientali citate negli scritti di Marx tra il marzo e il dicembre 1853 sono: G. Campbell, ‘Modern India (1852); James Mill, ‘History of India’ (1826); Thomas Mun, ‘A Discourse on Trade, from India to the East Indies’ (1621); J. Pollexfen, ‘England and East India Trade’ (1697) e Saltykov, ‘Lettres sur L’Inde’ (1848). Marx lesse e consultò varie opere e atti parlamentari; (6) G. Hannsen, ‘Die Aufhebung der Leibeigenschaft und die Umgestaltung der gutsherrlich-bäuerlichen Verhältnisse überhaupt in den Herzogthümern Schleswig und Holstein’ (Pietroburgo, 1861); August Meitzen, ‘Der Boden und die landwirtschaftlichen Verhältnisse des preussichen Staates’ (Berlino, 1866); G. Von Maurer, ‘Einleitung zur Geschichte der Mark, Hof-, Dorf- und Stadtverfassung und der öffentliche Gewalt’ (Monaco, 1854); ‘Geschichte der Fronhöfe’, ecc., 4 voll. (Erlangen, 1862-63); (7) Marx a Engels, 14 maggio 1868; Engels a Marx, 25 marzo 1868; ‘Carteggio’, cit., Marx a Vera Zasulic, 8 marzo 1881; Engels a Bebel 23 settembre 1882; (8) Engels a Marx, 5 dicembre 1882; Marx a Engels 16 dicembre 1882. Carteggio, cit., VI, pp. 411-414]”,”MADx-005-FAP” “MARX Karl; edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI e Enzo GRILLO”,”Manoscritti sulla questione polacca, 1863-1864.”,”Nell’indice dei nomi non viene citato il generale russo Michail Illarionovic Kutuzov Napoleone e la Polonia in occasione della campagna di Russia del 1812 L’abbandono della Polonia da parte di Napoleone tra le cause del disastro della campagna di Russia del 1812 “”Dopo il suo ‘matrimonio con la figlia dell’imperatore d’Austria’, Napoleone ebbe una nuova occasione per la ‘restaurazione della Polonia’. Cito a questo proposito un autore francese, ‘Norvins’, la cui storia è una apoteosi di Napoleone. Dice dunque Norvins (77): «Napoleone ebbe la possibilità, nel 1810, di realizzare questo nobiLe progetto, (ossia la restaurazione della Polonia) () perché l’Austria gli aveva offerto le due Galizie; egli però rifiutò per evitare una guerra con la Russia, la quale invece cominciò a prepararla contro di lui il giorno dopo la conclusione del Trattato di Tilsit». Dopo quanto si è detto finora, diventa persino superfluo dire che Napoleone fece la sua ‘guerra del 1812′ contro la Russia senza avere alcun riguardo per la Polonia. A questa guerra egli era costretto dalla Russia, che nel periodo ’19/31 dicembre 1810’ permise l’importazione di merci coloniali su navi neutrali, proibì alcune merci francesi, altre le tassò duramente, e non fece la minima concessione malgrado i tentativi diplomatici di Napoleone volti a prevenire la guerra. Non gli restava che rinunciare al suo ‘sistema continentale’ o fare guerra alla Russia. ’28 giugno 1812′. Giorno dell’entrata di Napoleone a Vilna. In quel giorno fu proclamata, alla Dieta di Varsavia, la nascita di una ‘Polonia confederata’ (ossia Polonia unita alla Lituania) e una ‘guerra nazionale’. Napoleone disse ai deputati di Varsavia che egli non desiderava una ‘guerra nazionale’. (Charras ci dice che da questo suo odio a questa guerra ecc. scaturiscono i «cento giorni») (). Egli prese possesso delle antiche province polacche ‘in suo nome, non in nome della Polonia’. L’esercito polacco lo disperse tra la ‘Grande Armata’. Non fu dunque il ‘disastro di Napoleone’ a causare il suo abbandono della Polonia, bensì il suo ‘reiterato tradimento’ della Polonia ‘a causare il suo disastro'”” (pag 117-119) [(77) J. Nervins, Histoire de Napoléon, 4 voll., Paris 1927-28; (*) La frase è un’aggiunta di Marx: è stata posta tra parentesi dall’ed. olandese; () Qui termina il Ms. A 20 a. Per Charras vedi nota seguente; (78) Il titolo dell’opera di J.B.A. Charras (il figlio del generale napoleonico barone Joseph) non è questo, bensì ‘Histoire de la campagne de 1815. Waterloo’, Bruxelles 1858]”,”MADx-012-FGB”
“MARX Karl, a cura di Ferruccio ANDOLFI e Giovanni SGRO'”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844. Edizione commentata.”,”I meriti di Feuerbach “”Feuerbach è il solo che abbia un rapporto ‘serio, critico’, verso la dialettica hegeliana e che abbia fatto delle vere scoperte in questo campo, ed abbia insomma veramente riportato la vittoria sulla vecchia filosofia. La grandezza della sua opera e la discreta semplicità con cui Feuerbach lo annuncia al mondo, stanno in singolare opposizione con l’inverso atteggiamento altrui. Il grande merito di Feuerbach è: 1. Di aver …. finire (pag 244-245) [Karl Marx, Quaderno III. ‘Critica della dialettica e della filosofia hegeliana in genere’, in ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′ Edizione commentata, a cura di Ferruccio Andolfi e Giovani Sgro’, Ortothes, Salerno, 2018,”,”MADx-897″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere scelte.”,”””Credo che la prossima Internazionale sarà – dopo che gli scritti di Marx avcranno esercitato il loro effetto per alcuni anni – direttamente comunista e proclamerà apertamente i nostri principi”” (Engels a Sorge, 12 settembre 1874) (in apertura, presentazione) La Rivoluzione del 1848: “”Se l’insurrezione di giugno rafforzò dappertutto sul continente la coscienza di sé della borghesia, e la spinse ad una alleanza aperta con la monarchia feudale contro il popolo, chi fu la prima vittima di questa alleanza? Fu la stessa borghesia del continente, alla quale infatti la disfatta di giugno impedì di consolidare il dominio e di tenere, metà soddisfatto e metà malcontento, il popolo fermo sul gradino più basso della rivoluzione borghese. Infine la disfatta di giugno rivelò alle potenze assolutiste d’Europa il segreto che la Francia era costretta a mantenere la pace all’esterno a qualsiasi prezzo, per poter condurre la guerra civile all’interno. In questo modo i popoli che avevano iniziato la lotta per la loro indipendenza nazionale vennero dati in balia alla prepotenza della Russia, dell’Austria e della Prussia, ma in pari tempo la sorte di queste rivoluzioni nazionali venne subordinata alla sorte della rivoluzione proletaria; esse vennero spogliate della loro apparente autonomia, della loro apparente indipendenza dal grande rivolgimento sociale. Né l’ungherese, né il polacco, né l’italiano possono essere liberi fino a che rimane schiavo l’operaio! Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una ‘guerra mondiale’. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a ‘conquistare il terreno europeo’, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del XIX secolo può attuarsi. Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni entro le quali la Francia può prendere l’ ‘iniziativa’ della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli ‘insorti di giugno’ il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea: la ‘bandiera rossa’!. E il nostro grido è: ‘La rivoluzione è morta! Viva la rivoluzione!’ (1)”” [Karl Marx, ‘La disfatta del giugno 1848’ (da ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’) (pag 442-462) [(1) Per caratterizzare la dialettica rivoluzionaria della disfatta di giugno, Marx usa qui la stessa formula con cui la monarchia feudale esprimeva la sua pretesa perennità: «Le roi est mort! Vive le roi!» (Il re è morto! Viva il re!)]”,”ELCx-336″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista. Seguito da ‘I Principi del Comunismo’ e da ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ di F. Engels, dalle prefazioni di Marx ed Engels per le varie edizioni del ‘Manifesto’, e da altri scritti e documenti.”,”La dittatura del proletariato: «il proletariato organizzato come classe dominante» “”Nel ‘Manifesto’ – osserva Lenin, «sono riassunti i risultati generali della storia, che ci costringono a vedere nello Stato un organo della egemonia di classe, e ci fanno giungere alla necessaria conclusione che il proletariato non può far cadere la borghesia senza aver prima conquistato il potere politico, senza avere raggiunto il potere politico e senza avere trasformato lo Stato nel “”proletariato organizzato come classe dominante””, e che questo stato proletario comincerà a morire subito dopo la sua vittoria, poiché in uno Stato senza antagonismi di classe lo Stato non è necessario, né possibile». Non viene posta la questione del come debba avvenire, – considerando la cosa dal punto di vista dello svolgimento storico, – questo subentrare dello Stato proletario allo stato borghese. E, più sopra: nel ‘Manifesto’ «la questione dello Stato viene trattata ancora in maniera estremamente astratta, in concetti e con espressioni generalissime» (1). Il che naturalmente non vuol dire che non vi sia indicato il problema della «dittatura del proletariato», nella frase: «lo Stato, cioè il proletariato organizzato come classe dominante». Marx ha affrontato questo problema, che è quello della lotta poliitica del proletariato e del nuovo partito, nel ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’ e nelle ‘Lotte di classe in Francia dove esamina i risultati di quegli anni di azione rivoluzionaria e di fallimento delle speranze rivoluzionarie”” (pag 47) [dall’introduzione di Emma Cantimori Mezzomonti, al ‘Manifesto del Partito Comunista’, di Karl Marx e Friedrich Engels, Einaudi, Torino, 1953] [(1) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, ed. tedesca, Mosca, 1947, pp. 26 sgg.]”,”MADx-001-FMB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO Manuela CERETTA Gianfranco RAGONA”,”Scritti, ottobre 1871 – novembre 1873.”,”Karl Marx, L’ indifferenza in materia politica’ (pag 373-377) L’amara critica di uno dei discepoli di Owen, John Francis Bray, di tutti i movimenti, tanto politici che economici degli operai inglesi “”Ma il movimento della classe operaia è oggidì sì possente, che questi settari filantropi non osano più ripetere per la lotta economica le ‘grandi verità’ ch’essi incessantemente proclamavano sulla lotta politica. Essi sono troppo pusilli per applicarle ancora agli scioperi, alle coalizioni, alle società dei singoli mestieri, alle leggi sul lavoro delle donne e dei ragazzi, sulla limitazione delle ore di lavoro, ecc. ecc. Ora, studiamoci di vedere, se essi sono capaci di essere richiamati alle buone tradizioni, al pudore, alla buona fede e agli interni princìpi! I primi socialisti (Fourier, Owen, Saint-Simon, ecc.), poiché le condizioni sociali non erano abbastanza sviluppate da permettere alla classe operaia di costituirsi in classe militante, hanno dovuto fatalmente circoscriversi a dei sogni sulla ‘società modello’ dell’avvenire e condannare tutti i tentativi quali gli scioperi, le coalizioni, i movimenti politici, iniziati dagli operai per portare qualche miglioramento alla loro sorte. ma se a noi non è permesso di rinnegare questi patriarchi del socialismo, come non è permesso ai chimici di rinnegare il loro padri, gli alchimisti, dobbiamo però evitare di ricadere nei loro errori, che, commessi da noi, sarebbero inescusabili. Tuttavia, più tardi – nel 1839 – quando la lotta politica ed economica della classe operaia aveva preso in Inghilterra un carattere già abbastanza accentuato, Bray – uno dei discepoli di Owen e uno di quelli che assai prima di Proudhon avevano trovato il ‘mutualismo’ – pubblicò un libro: “”Labour’s Wrongs and Labour’s Remedy» (I mali e i rimedi del lavoro). In uno dei capitoli sull’inefficacia ‘di tutti i rimedi che si vogliono ottenere colla lotta attuale’, egli fa una amara critica di tutti i movimenti, tanto politici che economici degli operai inglesi; condanna il movimento politico, gli scioperi, la limitazione delle ore di lavoro, il regolamento sul lavoro delle donne e dei fanciulli nelle fabbriche, perché tutto ciò – secondo lui – invece di farci uscire dallo stato attuale della società, vi ci trattiene e non fa che rendere più intensi gli antagonismi”” (pag 374-375) [Karl Marx, L’ indifferenza in materia politica’ (pag 373-377), in K. Marx F. Engels, ‘Scritti, ottobre 1871 – novembre 1873’, Edizioni Pantarei, Milano, 2018]”,”MADx-003-FMB”
“MARX Carlo”,”L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja. (1873)”,”””L’Alleanza della Democrazia Socialista è d’origine tutta borghese. Essa non è un’emanazione dell’Internazionale, ma il rampollo della Lega della Pace e della Libertà, società nata-morta di repubblicani borghesi. L’Internazionale era già saldamente stabilita allorché Michele Bakunin si pose in mente di assumere la parte d’emancipatore del proletariato. L’Internazionale non gli offriva che il campo d’azione comune a tutti i suoi membri, e per divenire qualche cosa egli avrebbe dovuto rendersene degno con un lavoro assiduo e devoto; se non che egli credette di trovare miglior partito e una via più facile dal lato di borghesi della Lega. Si fece dunque eleggere, nel settembre del 1867, membro del Comitato permanente della Lega della Pace, e prese sul serio la sua parte: si può proprio dire che egli e Barni, ora deputato di Versailles, furono l’anima di questo Comitato. Atteggiandosi a teorico della Lega, Bakunin doveva pubblicare sotto i suoi auspici un’opera: «Il federalismo, il socialismo e l’anti-teologismo» (1). Frattanto egli dovette presto convincersi che la Lega era una società insignificante e che i liberali che ne facevano parte altro non vedevano nei suoi congressi che l’occasione di fare un viaggio e dei discorsi magniloquenti; mentre l’Internazionale, al contrario, cresceva d’importanza di giorno in giorno. Egli sognò allora d’innestare la Lega all’Internazionale. Per attuare questo piano, Bakunin, presentato da Elpidine, si fece ricevere nel luglio del 1868 qual membro della sezione centrale di Ginevra: nello stesso tempo egli fece adottare dal Comitato della Lega una proposta con cui si chiedeva al Congresso internazionale di Bruxelles un patto d’alleanza offensiva e difensiva fra le due società; (…). Il Congresso di Bruxelles osò rigettare la proposta della Lega. Grande fu la contrarietà e lo sdegno di Bakunin, perché da un lato l’Internazionale gli sfuggiva dalle mani e si sottraeva alla suo protezione, dall’altro, il presidente della Lega, il professore Gustavo Vogt, lo redarguiva vivamente: o tu non eri sicuro – scriveva egli al Bakunin – dell’effetto del nostro invito, e allora hai compromesso la nostra Lega; o tu sapevi quale sorpresa ci riserbavano i tuoi amici dell’Internazionale, e allora ci hai ingannati in una maniera indegna. Ti domando ora che cosa andremo a dire al nostro Congresso… Bakunin gli rispose con una lettera con cui fu data lettura a chiunque voleva sentirla: Io non potevo prevedere – diceva- che il Congresso internazionale ci risponderebbe con un insulto volgare e pretensioso a un tempo, ma questo fatto si deve attribuire ad un certo gruppo di Tedeschi che detestano i Russi (spiegava poi verbalmente al suoi uditori che questo gruppo era quello di Marx). Tu mi chiedi che cosa noi faremo. Ebbene io chiedo che sia concesso a me l’onore di rispondere a questo insulto volgare dalla tribuna del nostro Congresso, a nome del Comitato. (…)”” (pag 6-7) [Carlo Marx, ‘L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja. (1873), Lugi Mongini editore, Roma, 1901, Reprint Samonà e Savelli, Roma, 1970) [I. L’Alleanza segreta] [(1) Questa bibbia degl”ismi’ fu interrotta al terzo fascicolo per mancanza di ‘manoscritto’]”,”MADx-004-FMB”
“MARX Carlo”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. (1867)”,”””È circostanza del tutto contingente che il ‘Manifesto’ sia stato dettato, nel gennaio del ’48, per la ‘Lega dei Comunisti’, in cui si trasformava la preesistente ‘Lega dei Giusti’ ispriata al comunismo evangelico di Guglielmo Weitling: in verità esso esponeva idee tutte proprio dei suoi autori. Lineare ne è la dottrina: la sterile illusione degli ideologi socialisti nacque dal fatto che essi credettero possibile una evoluzione della società attraverso pacifiche riforme affidate al potere politico …. Finire (pag XX-XXI) [Luigi Firpo, ‘Introduzione’ in: Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo’, Utet, Torino, 1948]”,”MADx-001-FMDP”
“MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.”,”””Ad ogni modo, il democratico esce senpre senza macchia dalla più grave sconfitta, come senza colpa vi è entrato, e ne esce con la rinnovata convinzine che egli deve vincere, non che egli stesso e il suo paritto dovranno cambiare il loro vecchio modo di vedere, ma, al contrario, che gli avvenimenti, maturando, gli dovranno venire incontro”” (pag 104-105)”,”MADx-003-FMDP”
“MARX Karl, a cura di Roberto FINESCHI”,”Il Capitale. Libro I.”,”introduzione di Roberto Fineschi, nota di traduzione, criteri di annotazione, prospetto comparativo di pesi, misure e monete, elenco illustrazioni, prefazione alla prima edizione, poscritto alla seconda edizione, prefazione e poscritto all’edizione francese, Alla terza edizione, Prefazione all’edizione inglese, Alla quarta edizione; tabelle sinottiche, Manoscritto 1871-72, introduzione, tabelle A, B, Varianti dalla prima (1867), seconda (1872-73), terza edizione tedesca 1883) e dall’edizione francese (1872-75) del primo libro del “”Capitale””, note del curatore, indice nomi, indice dei libri e delle riviste citati; traduzione di Stefano Breda Roberto Fineschi Gabriele Schimmenti Giovanni Sgro’; Collana I millenni “”Il ‘Capitale’ è spesso chiamato sul continente «la Bibbia della classe lavoratrice». Chiunque abbia familiarità col movimento dei lavoratori non negherà che i risultati cui si arriva in questo libro stiano diventando sempre più, di giorno in giorno, i principi basilari del grande movimento della classe lavoratrice, non solo in Germania e in Svizzera, ma anche in Francia, in Olanda e in Belgio, in America e anche in Italia e Spagna. Chiunque abbia familiarità con quel movimento non potrà negare che dappertutto la classe lavoratrice riconosce sempre più in queste conclusioni l’espressione più adeguata delle proprie condizioni e delle proprie aspirazioni. E anche in Inghilterra le teorie di Marx esercitano, proprio in questo momento, un influsso potente sul movimento socialista che si sta diffondendo nelle file delle “”persone colte”” non meno che nelle file della classe lavoratrice. Ma non è tutto. Si avvicina rapidamente il momento in cui un’indagine completa e a fondo della situazione economica inglese si imporrà come necessità nazionale inevitabile. Il sistema industriale inglese, il cui funzionamento è impossibile senza una costante e rapida estensione della produzione e quindi dei mercati, è giunto a un punto morto. Il libero scambio ha esaurito le sue risorse, perfino Manchester dubita di questo suo vangelo economico di un tempo (2). L’industria straniera, in via di rapido sviluppo, si contrappone dappertutto alla produzione inglese: non soltanto nei mercati protetti ma anche in quelli neutrali e perfino al di qua della Manica. Mentre la forza produttiva cresce in proporzione geometrica, l’estensione dei mercati progredisce, nel migliore dei casi, in proporzione aritmetica. Il ciclo decennale di stagnazione, prosperità, sovrapproduzione e crisi, che si è regolarmente ripetuto dal 1825 al 1867, sembra certo aver fatto il suo corso; ma solo per condurci in una disperata palude di depressione cronica permanente. L’agognato periodo di prosperità non verrà; come crediamo di scorgerne i sintomi premonitori, essi svaniscono di nuovo nell’aria. Intanto ogni nuovo inverno ripropone la domanda: «Che fare dei disoccupati?». Ma nessuno che possa rispondere alla domanda; e possiamo quasi fare il calcolo dell’epoca in cui i disoccupati perderanno la pazienza e prenderanno in mano il loro destino. Certo, in tale momento si dovrebbe ascoltare la voce di un uomo, la cui intera teoria è il risultato di tutta un vita dedicata allo studio della storia economica e della situazione economica inglese e che da tale studio ha tratto la conclusione che, per lo meno in Europa, l’Inghilterra è l’unico paese in cui l’inevitabile rivoluzione sociale potrebbe essere interamente attuata con mezzi pacifici e legali. Certo egli non ha dimenticato di aggiungere che difficilmente ci sarebbe da aspettarsi che le classi dominanti inglesi si assoggetteranno a una tale rivoluzione pacifica e legale senza una ‘proslavery rebellion’ (24)”” (pag 27-29) [Friedrich Engels, Prefazione all’edizione inglese, 5 novembre 1886, (in) Karl Marx, ‘Il Capitale. Libro I’, Giulio Einaudi, Torino, 2024] [(2) Nell’assemblea trimestrale della Camera di commercio di Manchester, tenutasi nel pomeriggio di oggi, ha avuto luogo un’accesa discussione sulla questione del libero scambio. È stata presentata una risoluzione di questo tenore: «Per 40 anni si è atteso invano che le altre nazioni seguissero l’esempio del libero scambio dato dall’Inghilterra e questa Camera ritiene ora giunto il momento di riconsiderare questa posizione». La risoluzione fu respinta a maggioranza per un solo voto: 21 voti favorevoli, 22 contrari (“”Evening Standard””, 1° novembre 1886] [24] «Ribellione in favore della schiavitù». Allusione alla «guerra di secessione» (1861-65) fra gli Stati schiavisti del Sud degli Stati Uniti contro quelli del Nord]”,”MADx-899″
“MARX Karl”,”Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”””Qui si riuniscono i fili dispersi della «Bibbia della classe operaia». Una lucente valanga di ironia e sarcasmo sulle ideologie nelle quali la cruda realtà del modo di produzione e distribuzione borghese si riflette capovolta””. (sottotitolo di copertina) ‘Senza lavoro salariato… niente capitale e niente capitalisti’ “”Nel rapporto di scambio come nel rapporto di produzione si riflettono ‘rapporti sociali’: essi sono rapporti fra ‘classi’, non fra cittadini liberi ed eguali (fraterni, per giunta!) e fra classi ‘antagoniste’, monopolizzatrice l’una dell’ ‘intera’ ricchezza materiale sociale, nuda di qualunque ricchezza materiale sociale l’altra. Il mito va in frantumi: «Il capitale non è una cosa più che non lo sia il denaro. Nell’uno come nell’altro, determinati rapporti produttivi sociali fra persone appaiono come rapporti fra cose e persone, ovvero determinati rapporti sociali appaiono come proprietà sociali naturali di cose. ‘Senza salariato’, dacché gli individui si fronteggiano come persone libere [noti il lettore come volino in pezzi, uno dopo l’altro e tutti insieme, gli “”eterni principi”” della rivoluzione democratica borghese], ‘niente produzione di plusvalore; senza produzione di plusvalore, niente produzione capitalistica, quindi niente capitale e niente capitalisti!»’. Non v’é capitale senza lavoro salariato; non v’è lavoro salariato senza capitale. Ne tragga l’economista borghese la conclusione che, dunque, non v’è lavoro che non sia salariato, come non v’è oggetto e mezzo di lavoro che non sia capitale; la classe operaia ne trarrà l’altra lezione, formulata proprio in quegli anni (1865) da Marx: «Abolizione del lavoro salariato!»”” (pag XVI-XVII) [presentazione di Bruno Maffi, (in) Karl Marx, ‘Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato’, La Nuova Italia, Firenze, 1969]”,”MADx-114-B”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Oeuvres choisies en trois volumes. Tome III.”,”””L’Etat n’existe donc pas de toute éternité.Il y a eu des sociétés qui se sont tirées d’affaire sans lui, qui n’avaient aucune idée de l’Etat e du pouvoir d’Etat”” (pag 349) (F. Engels, L’origine…)”,”MADx-013-FGB”
“MARX Karl, a cura di Norberto BOBBIO”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”Marx: ‘da Feuerbach soltanto prende inizio la critica ‘positiva’, umanistica e naturalistica’ “”(…) S’intende da sé che io mi son valso oltre che dei socialisti francesi e inglesi, anche dei lavori dei socialisti tedeschi. Peraltro, in questo campo, i lavori tedeschi sostanziosi ed ‘originali’, al di fuori degli scritti di Weitling, si riducono agli articoli pubblicati da Hess in ‘Ventun fogli’ (3), e al saggio di Engels, ‘Abbozzo di una critica dell’economia politica’, pubblicato negli «Annali franco-tedeschi» (4): in questa stessa rivista io pure ho delineato, se pure in forma generalissima, i primi elementi del presente lavoro. * Oltre questi scrittori che si sono occupati di economia politica con metodo critico, la critica positiva in generale, e quindi anche la critica positiva dell’economia politica in Germania, deve la sue vera fondazione alle scoperte di Feuerbach, per quanto contro le opere di questo scrittore, ‘La filosofia dell’avvenire’ (5) e le ‘Tesi per la riforma della filosofia’, pubblicate negli ‘Anekdota’ (6), l’invidia meschina di alcuni e la vera e propria rabbia di altri sembri aver ordito una formale congiura del ‘silenzio’; il che non toglie che vengano poi utilizzate di nascosto. * Da Feuerbach soltanto prende inizio la critica ‘positiva’, umanistica e naturalistica. Quanto più senza strepito, tanto più sicura, profonda, estesa e duratura è l’efficacia degli scritti di Feuerbach, i soli scritti dopo la ‘Fenomenologia’ e la ‘Logica’ di Hegel, in cui sia contenuta un’effettiva rivoluzione teoretica. Il capitolo finale del presente scritto, contenente l’analisi della ‘dialettica’ e in generale della filosofia ‘hegeliana’, ho ritenuto che fosse assolutamente necessario, per contrappormi ai ‘teologi critici’ del nostro tempo che tale lavoro non hanno mai compiuto, dando, del resto, prova di una inevitabile ‘superficialità’: infatti, anche il teologo ‘critico’ rimane ‘teologo’, e quindi o deve prender le mosse da determinati presupposti filosofici come da una autorità, oppure sorgendogli un qualche dubbio, durante il processo di critica e attraverso scoperte altrui, sui presupposti filosofici, li accantona vilmente e senza giustificazione, ‘fa astrazione’ da essi, e manifesta in forma ormai soltanto negativa, incosciente e sofistica il suo asservimento ai medesimi insieme col dispetto per questo asservimento. (…)”” (pag 4-5) [prefazione di Karl Marx, (in) Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Einaudi, Torino, 2004, a cura di Norberto Bobbio] [(3) ‘Einundzwanzig Bogen aus der Schweiz’, editi da G. Herwegh, parte I, Zürich und Winterthur, 1843. Gli articoli di Hess sono i seguenti: ‘Sozialismus und Communismus’, pp. 74 sgg; ‘Die Eine und ganze Freiheit’, pp. 92 sgg; ‘Philosophie der Tat’, pp. 309 sgg; (4) ‘Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie’, in ‘Deutsch-französische Jahrbücher’, Paris, 1844, pp. 86 sgg; (5) ‘Gründsätze der Philosophie der Zukunft’, Zürich und Winterthur, 1843; (6) Vorläufige Thesen zur Reformation der Philosophie’, in ‘Anekdota zur neuesten deutschen Philosophie und Publizistik’, editi da A. Ruge, Zürich und Winterthur, 1843; vol. II, pp. 62 sgg]”,”MADx-006-FAP”
“MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”Contiene in allegato tre fogli di carta sottile battuti a macchina da scrivere con traduzione (forse del PB) dal tedesco di una lettera di Marx tratta dal volume ‘Brief an S. Meyer und A. Vogt, 9 aprile 1870, in MEW, Dietz, 1965 Band 32, pag 667-669, con la chiusura finale dell’autore della traduzione ‘non mi risulta che questa lettera sia staa mai tradotta in italiano; si veda però la parziale trad. francese in Marx-Engels, ‘Textes sur le colonialisme’, Editions en Langues Etrangeres, Moscou, 332-355.”,”MADx-002-FPB”
“MARX-AVELING Eleanor AVELING Edward; PICKSHAUS Klaus”,”Die Frauenfrage. Mit einer biographischen Skizze über E. Marx-Aveling (K. Pickshaus)”,”Foto della Marx Memorial Library in London. (pag 82) Eleanor MARX ha scritto articoli e lavori di storia del movimento operaio inglese e americano. “”Eleanor Marx berichtete einige Jahr später auf dem Brüsseler Kongreß der Internationale im August 1891 über diesen “”bewundernswert geführten Streik der jungen Bryant & May’s Streichholzarbeiterinnen; (und) die Anstrengungen vieler bemerkenswerter Frauen, um ihre Schwestern bei der Arbeit zu organisieren””, auch wenn die Ergebnisse “”verglichen mit den Anstrengungen enttäuschend gering”” blieben.”””” (pag 80)”,”MADS-411″
“MARX-AVELING Eleanor”,”The working class movement in England. (1896)”,”I sette articoli apparvero nei primi sette mesi del 1884 sul giornale ‘To-Day’. Il giornale si definì “”esponente del socialismo scientifico”” e aveva come direttori Bax e Joynes. Il breve schizzo storico ‘The working class movement in England’ fu scritto in origine per il ‘Volkes lexicon”” a cura di Emmanuel WURM e Eleanor MARX. Tradotto dal tedesco da Edward AVELING e pubblicato nel 1896 con una prefazione di Wilhelm LIEBKNECHT scritta nel 1895.”,”MUKx-154″
“MARX-AVELING Eleanor AVELING Edward, a cura di Joachim MÜLLER e Edith SCHOTTE”,”Thoughts on Women and Society.”,”Titolo originale (1887): The Woman Question Contiene molto materiale iconografico”,”MADS-504″
“MARZANO Carlo”,”I soldi di tutti. Un invito a conoscere il bilancio dello Stato.”,”Laureato in scienze economiche e commerciali a Napoli e in economia e diritto a Venezia, MARZANO dirige da un decennio la Ragioneria generale dello Stato (1966). Fautore della riforma strutturale del bilancio dello Stato, MARZANO ha condotto studi di finanza pubblica.”,”ITAE-051″
“MARZANO Marco”,”Inchiesta sui cattolici al tempo di Francesco.”,”Marco Marzano insegna sociologia all’Università di Bergamo. Scrive sul Fatto quotidiano e sull’Eco di Bergamo. Ha pubblicato (Feltrinelli) ‘Quel che resta dei cattolici’ (2012).”,”RELC-343″
“MARZI Graziella VARRI Paolo”,”Variazioni di produttività nell’ economia italiana.”,”Graziella MARZI (Novara, 1946) si è laureata in economia e commercio all’Univ Cattolica nel 1970 e ha trascorso due anni di perfezionamento all’Univ di Cambridge. E’ stata poi assistente ordinario alla cattedra di economia politica nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Milano. Ha collaborato con la Fondazione Agnelli di Torino. Paolo VARRI nato a Milano nel 1946, si è laureato in economia e commercio all’Univ Cattolica nel 1970 e ha proseguito i suoi studi all’Univ di Cambridge. E’ stato poi assistente ordinario alla cattedra di econometria nell’Univ Cattolica e incaricato di economia politica all’ Istituto Universitario di Bergamo. Si interessa di teoria della produzione e distribuzione. Un suo lavoro sul capitale è inserito in ‘Contributi alla teoria della produzione congiunta’ (MULINO, 1977).”,”ITAE-033″
“MARZIALE Marco Valerio, a cura di Simone BETA”,”Epigrammi.”,”Marco Valerio Marziale, poeta latino, nasce tra il 38 e il 41 d.C., il primo marzo a Bilbili, una città della Spagna vicino all’odierna Calatayud. Riceve una buona istruzione retorica e decide, intorno al 64, di andare a Roma, dove erano già emigrati molti suoi connazionali che avevano avuto fortuna come letterati quali il filosofo Lucio Anneo Seneca e il poeta epico Marco Anneo Lucano, originari entrambi di Cordova. Una data chiave nella vita di Marziale è l’80 d.C.; l’imperatore Tito, da poco succeduto al padre Vespasiano, inaugura l’anfiteatro Flavio. Marziale celebra l’evento con la pubblicazione di un libro di poesie che descrivono gli spettacoli dati durante l’inaugurazione.”,”VARx-144-FL”
“MARZIANO Nino”,”Il movimento sindacale italiano.”,”MARZIANO Nino è nato a Caserta e ha studiato a Padova. Vive e insegna a Parma.”,”MITT-191″
“MARZIANO Nino”,”Il movimento sindacale italiano.”,”Nino Marziano, nato a Caserta, ha studiato prima a Padova, dove, giovanissimo, ha partecipato alla Resistenza, poi a Napoli. Attualmente vive e insegna a Parma dove si occupa di problemi sindacali soprattutto nel settore della scuola.”,”MITS-021-FL”
“MARZO MAGNO Alessandro a cura, saggi di SOFRI Adriano GRUDEN Barbara VENTURA Marco DIZDAREVIC Zlatko RIVA Gigi CUZZI Marco HLADNIK-MILHARCIC Ervin FONTANA Toni”,”La guerra dei Dieci Anni.”,”Il 26 giugno 1991 la guerra di Slovenia dava inizio alla dissoluzione della Jugoslavia e inaugurava il decennio di conflitti sanguinosi che hanno scovolto i Balcani. Adriano Sofri, giornalista, per oltre un anno a Sarajevo durante la guerra; Ervin Hladnik-Milharcic, inviato del quotidiano sloveno Delo; Barbara Gruden, giornalista Rai; Marco Ventura, inviato del Giornale; Zlatko Dizdarevic, già direttore del quotidiano di Sarajevo Oslobodjenje; Gigi Riva, già inviato del Giorno, direttore del Giornale di Vicenza: Alessandro Marzo Magno, giornalista del del settimanale Diario; Toni Fontana,, già inviato dell’Unità, conduttore di Radio3mondo; Marco Cuzzi, collaboratore della cattedra di Storia contemporanea, facoltà di Scienze politiche, Università degli studi di Milano.”,”EURC-034-FL”
“MARZO MAGNO Alessandro a cura, saggi di SOFRI Adriano GRUDEN Barbara VENTURA Marco DIZDAREVIC Zlatko RIVA Gigi CUZZI Marco HLADNIK-MILHARCIC Ervin FONTANA Toni MARZO MAGNO Alessandro”,”La guerra dei Dieci Anni.”,”Marco CUZZI è docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano; Toni FONTANA è giornalista dell’Unità; Barbara GRUDEN è giornalista RAI, Alessandro MARZO MAGNO è giornalista del settimanale Diario, Gigi RIVA è inviato speciale dell’Espresso, Adriano SOFRI è giornalista, Marco VENTURA già inviato del ‘Giornale’ e responsabile esteri dell’ufficio stampa della Presidenza del consiglio (2005), Zlatko DIZDAREVIC già direttore di un quotidianno, è ambasciatore di Bosnia-E. in Croazia. Ha pubblicato ‘Lettere da Sarajev’ (1998).”,”EURC-131″
“MARZO (partigiano)”,”Le cronache di una vita.”,”‘Questi miei ricordi son dedicati alla memoria di Estella, Teresa Noce, la straordinaria compagna di calle Velasquez a Madrid; da Lei appresi come diventare comunista’”,”PCIx-008-FER”
“MARZOCCHI Virginio”,”Ragione come discorso pubblico. La trasformazione della filosofia di K.O. Apel.”,”MARZOCCHI Virginio (Roma, 1951) ha studiato filosofia a Roma, Marburg e Francoforte sM. Dal 1985 è ricercatore presso l’ Università La Sapienza di Roma.”,”FILx-219″
“MARZOVILLA Olga”,”Il caso del dollaro. La teoria economica del “”diritto di signoraggio”””,”Olga Marzovialla nata a Pescara. Professore a contratto di Economia Internazionale presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT).”,”USAE-025-FL”
“MASALA Antonio”,”Bruno Leoni. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Bruno Leoni (1913-1967) è stato uno dei più importanti esponenti della tradizione liberale contemporanea. Allievo e assistente di Gioiele Solari, docente universitario, studioso poliedrico. Fondatore della rivista ‘Il Politico’, membro e poi presidente della Mont Pélerin Society si è impegnato pure nel Centro di Ricerca e Documentazione ‘Luigi Einaudi’. “”Ma vi è un altro aspetto del pensiero di Marx nei confronti del quale il giudizio di Leoni è, se possibile, ancora più duro: si tratta della “”grande omissione””, ossia della mancata spiegazione di come dovrebbe funzionare una economia comunista. (…) Su come avrebbe potuto funzionare un’economia di piano si cominciò così a ragionare solo dopo la Prima guerra mondiale, inizialmente a opera di Otto Neurath e Otto Bauer, quando però, come si è visto in precedenza, la critica degli economisti marginalisti e di Pareto aveva già messo in scacco la teoria della pianificazione . Ecco cosa scrive Leoni riguardo alla “”grande omissione””: “”Il disinteresse di Marx per l’analisi teorica dell’economia comunista corriposnde al suo disinteresse per una spregiudicata analisi dell’economia di mercato. Tutto intento a mettere sotto accusa il mercato, il Marx rimase – o meglio volle rimanere – del tutto indifferente e cieco alla funzione insostituibile che il processo dello ‘scambio’ ha per l’effettuazione del calcolo economico di ogni singolo operatore [e quindi anche per il lavoratore] nell’economia di mercato. (…)”” (pag 138-139)”,”DIRx-033″
“MASALA Giuseppe, GATTEI Giorgio”,”I marxisti e la Grande Guerra – La finanza è il segnale dell'””autunno”” (Gattei) – La crisi e l’onda di Kondratiev.”,”Giorgio Gattei è uno storico del pensiero economico ed economista marxista italiano. È stato allievo di Renato Zangheri da cui si distaccò in seguito ai fatti di Bologna. Attualmente, è Professore a contratto di Storia del Pensiero Economico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Bologna (dove insegna Storia dell’Analisi Economica). È membro della Associazione Italiana per la Storia del Pensiero Economico (AISPE). Tra i suoi principali riferimenti teorici, gli economisti classici, Karl Marx, Nikolaj Dmitrievic Kondrat’ev, Joseph Schumpeter, John Maynard Keynes e Piero Sraffa. I suoi interessi di ricerca spaziano dall’analisi dei cicli economici, alla teoria dal valore, dei prezzi e della distribuzione di derivazione classico-marxiana. (wikip) Storia del valore-lavoro Giorgio Gattei Editore: Giappichelli Anno edizione: 2011 Il difficile equilibrio. Studi di storia sul pensiero economico moderno Giorgio Gattei Editore: Giappichelli Anno edizione: 1994 Tipo: Libro universitario Pagine: VIII-228 p.”,”TEOC-779″
“MASARYK T.G.”,”Die Welt-Revolution. Erinnerungen und Betrachtungen, 1914-1918.”,”pag 181 presa del potere da parte dei bolscevichi “”Neue Schwierigkeiten bereitete uns der bolschewikische Umsturz vom 7. November 1917. Ich beobachtete die bolschewikische Bewegung in Petersburg und war Zeuge davon, wie sie nach Moskau und Kiew überging. Es war wirklich ein sonderbarer Zufall, daß ich jedesmal in den Mittelpunkt der bolschewikischen Kämpfe geriet. In Petersburg wohnte ich in der Morska, in der Nähe der Dvorka, und mir gegenüber befanden sich Telegraphen- und Telephonamt; um alle diese Objekte wurde auf der Straße, in der ich wohnte, gekämpft.”” (pag 181) “”Des erklärt die großen Irrtümer und Fehler der deutschen Geschichte und des deutschen Denkens vor dem Kriege und während des Krieges; Bismarck und sein gewalthaberischer Umgang mit den ihm nahestehnden Menschen ist der Typus des herrschsüchtigen Preußen. Schematisch möchte ich (nach den vorangegangenen Darlegungen sei es mir gestattet) die Entwicklung forgendermaßen veranschaulichen: Goethe – Kant – Friedrich der Große ——————————— Hegel ————————————————————————– Moltke – Bismarck – (Wilhelm II.) – Lagarde – Marx – Nietzsche In hegel erblicke ich die Synthese von Goethe und Kant und die Vorwegnahme Bismarcks; er übernahm die preußische Staatsidee als Hauptausdruck der Nationalität und Führerin der ganzen Gesellschaft; mir seinem Pantheismus und seiner Phantastik bildet er den Übergang von Geothe und Kant und ihrer Weltidee zur Preußentum, zu seinen Mechanismus, Materialismus und seiner Gewaltsamkeit.”” (pag 87-88)”,”EURC-089″
“MASARYK T.G., a cura di Ettore LO-GATTO”,”La Russia e l’ Europa. Studi sulle correnti spirituali in Russia. I.”,”Ritratto di Cernysevskij (pag 385) “”Lo spirito di Voltaire – la cui divisa secondo Condorcet era “”Ragione e Tolleranza””, – degli enciclopedisti o dei filosofi dell’illuminismo in generale, si rivolgeva, come in Europa, contro la Chiesa e la religione ecclesiastica. Le opere di Voltaire furono molto tradotte negli anni dal ’60 al ’70, il suo “”Candide”” ebbe negli anni 1769-98 quattro edizioni, e non solo Candide, ma tutti gli scritti di Voltaire furono non solo letti ma divorati a Pietroburgo, a Mosca e nelle città di provincia. La sua critica della superstizione, della signoria dei preti e del monachismo, e la perversità della morale e della politica ufficiale, provocarono un vero incendio in Russia; lo si vede dagli imitatori di Voltaire e dei Francesi che scrivono specialmente contro la Chiesa, i monaci ed i preti, rifiutano la fede nei miracoli e propugnano in generale la religione naturale nel senso del deismo e del libero pensiero. Ma l’illuminismo russo non era esclusivamente razionalistico: come in Occidente, anche in Russia si fece valere una forte corrente mistica rivolta contro l’illuminismo, specialmente contro il volterianismo, ma insieme contro la dottrina della Chiesa ufficiale, e che dominò i massoni (martinismo) e larghi circoli di persone colte. Accanto a Voltaire e agli enciclopedici, avevano molti aderenti anche Rousseau e le sue idee religiose, come abbiamo già visto in Radiscev.”” (pag 68-69)”,”RUSx-128″
“MASARYK T.G., a cura di Ettore LO-GATTO”,”La Russia e l’ Europa. Studi sulle correnti spirituali in Russia. II.”,”””La maggior parte dei rappresentanti dell’anarchismo ammettono la necessità dell’organizzazione sociale; solo respingono qualsiasi organizzazione, specialmente quella statale, come costrizione, violenza e sopraffazione; si tratta di una specie di spontaneismo sociale, di organizzazione spontanea, che gli anarchici ammettono e desiderano; sarebbe però da esaminare più precisamente se l’organizzazione anarchica debba derivare da amore naturale (simpatia, umanitarismo e simili) o da egoismo (gradi di esso!) o finalmente da altri motivi e ragioni. Bisogna non lasciarsi fuorviare dalla terminologia anarchistica ed esaminare se l’organizzazione ammessa dagli anarchici non si alla fine statale: quando, per es. Proudhon vuole organizzare federativamente la società, non si ha qualche cosa di statale? Il minimo di Stato e rispettivamente di centralizzazione statale, per quanto minimo esso sia, è sempre Stato.”” (pag 238)”,”RUSx-129″
“MASCIANDARO Donato PORTA Angelo a cura”,”Le sofferenze bancarie in Italia. Cause effetti su intermediari e imprese profili di vigilanza.”,”Il volume riproduce gli atti del convegno sulle sofferenze bancarie in Italia, organizzato dal Centro di Economia monetaria e finanziaria “”Paolo Baffi”” dell’ Università Bocconi di Milano. Il convegno si è svolto a Milano il 17 novembre 1997. – MASCIANDARO-D è professore associato di economia politica e membro del Centro “”Paolo Baffi””. – PORTA-A è professore ordinario di economia politica e direttore del Centro “”Paolo Baffi””. Interventi di: – ZADRA Giuseppe, direttore generale dell’ ABI. – MORELLI Pierluigi, ricercatore presso il Centro Europa Ricerche di Roma. – PITTALUGA Giovanni Battista, professore di economia politica alla Università di Genova. – LUSIGNANI Giuseppe, professore associato di economia degli intermediari finanziari della Università di Bologna. – FERRI Giovanni, dirigente del Servizio studi della BANCA D’ITALIA.”,”E1-BAIT-011″
“MASCIANDARO Donato”,”La Banca invisibile. Nozze virtuose tra finanza e nuova economia.”,”Donato Masciandaro, nato a Matera nel 1961, è professore ordinario di Economia monetaria e insegna all’Università Bocconi di Milano e all’Università di Lecce. Membro del Centro Paolo Baffi dell’Università Bocconi, è Direttore scientifico del Liif (Laboratorio Internet Impresa a Finanza) dell’Università di Lecce. Dal 1989 collabora come editorialista al Sole 24 Ore.”,”ECOI-182-FL”
“MASCILLI MIGLIORINI Luigi”,”La sinistra storica al potere. Sviluppo della democrazia e direzione dello Stato, 1876-1878.”,”MASCILLI MIGLIORINI Luigi nato a Napoli nel 1952, si è laurato nel 1975 alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, ove ha svolto attività di didattica e ricerca. “”C’era nel discorso di Villari, grande chiarezza di vedute su cosa esattamente fosse la classe dirigente italiana. Non solo, infatti, egli sgomberava il campo da ogni polemica sulla “”primogenitura”” del processo di unità nazionale, andando al centro del problema e risolutamente affermando: “”La rivoluzione italiana, volere o non volere, è stata fatta dalla sola borghesia””, ma, sulla questione del privatismo ferroviario, notava: “”Ogni volta che si costruisce una nuova strada ferrata, si mettono ad uscita del nostro bilancio parecchi milioni di garanzie chilometriche. Quando la strada ferrata è male amministrata e non fa affari, e sta per fallire, anche i liberisti vogliono che lo Stato riscatti e paghi. Ma dove è allora l’ iniziativa privata, dove è la questione di principii.””. Le parole di Villari muovevano, quindi, dalla consapevolezza di quanto la contrapposizione tra liberisti e statalisti che i moderati toscani nei loro interventi presentavano come valido criterio di distinzione delle parti politiche, fosse, nella situazione italiana di arretrato sviluppo capitalistico, assolutamente fuorviante.”” (pag 95)”,”ITAB-207″
“MASCILLI MIGLIORINI Luigi”,”Napoleone.”,”MASCILLI MIGLIORINI Luigi: (Napoli, 15 febbraio 1952). È uno storico italiano, esperto del periodo napoleonico. Ha insegnato Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo e Storia moderna presso l’Università degli Studi di Napoli “”L’Orientale””. Ha collaborato nelle pagine culturali dei quotidiani La Nazione e Il Sole 24 Ore, co-direttore della Rivista storica italiana. Ha collaborato alla monumentale “”Storia d’Italia”” diretta da GALASSO Giuseppe. Dal 2013 è socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. «Solo con azioni di grande coraggio e determinazione, che costruiscono la prima pietra della futura leggenda napoleonica, fu possibile far sgomberare gli Inglesi da postazioni decisive, che essi avevano occupato sfruttando le incertezze e la paralisi operativa dell’esercito repubblicano. Tolone -come Napoleone aveva previsto- cadde poco dopo (tra il 18 e il 19 dicembre 1793) e il lungimirante e ostinato ufficiale di artiglieria venne immediatamente nominato generale di brigata. Chissà se è vero -come egli racconta a Sant’Elena- che nel proporre la sua promozione al Comitato di Salute Pubblica Dugommier aggiunse: “”Promuovete questo giovanotto, perché se si fosse ingrati con lui, si promuoverebbe da solo””. Certo, a Tolone Napoleone entrò nella storia per non uscirvi più, come recita una celebre frase del Mémorial, che non deve essere intesa solo nel significato amplificato e retorico (…). Quell’espressione vuole pure annunciare, in senso storicamente più proprio, l’ingresso di una vita fino ad allora oscura e secondaria nella piena corrente dei grandi avvenimenti della sua epoca entro i quali, dapprima comprimario o testimone, comincia, ora, a muoversi da protagonista, secondo un moto tanto crescentemente accelerato che, alla fine, vita e storia si intrecceranno e si sovrapporranno senza visibile discontinuità.» (pag 63, 64)”,”FRAN-134-FSL”
“MASCINI Massimo”,”Profitti e salari. Venti anni di relazioni industriali 1980 – 2000.”,”—————————– Autore ———————————– Massimo Mascini, giornalista de “”II Sole 24 Ore””, è stato testimone diretto degli avvenimenti descritti. E’ autore di numerosi testi di storia delle relazioni industriali.”,”E2-I-003″
“MASCINI Massimo”,”Profitti e salari. Venti anni di relazioni industriali, 1980 – 2000.”,”Massimo Mascini, giornalista de “”II Sole 24 Ore””, è stato testimone diretto degli avvenimenti descritti. E’ autore di numerosi testi di storia delle relazioni industriali. Declino. “”Forse anche per questo la Cgil, che sembra tentata dall’imboccare la via dell’isolamento, nell’aprile del 1996 respinge una proposta di maggiore flessibilità avanzata dalla Confindustria, prima in alcune occasioni di dibattito, poi in un convegno a Napoli finalizzato al rilancio dell’occupazone al Sud”” (pag 187)”,”SIND-174″
“MASER Werner”,”Adolf Hitler. Legende Mythos Wirklichkeit.”,”Dono Miriam La biografia si incentra sulla vita, le vicende, la figura di Hitler in Germania”,”GERN-194″
“MASERA Rainer S.”,”L’unificazione monetaria e lo SME.”,”Rainer S. Masera, nato nel 1944 a Como, si è laureato nel 1967 in Scienze statistiche all’Università di Roma. Nel 1969 ha conseguito il dottorato in economia presso l’Università di Oxford. dal 1971 al 1975 è stato economista presso la Banca dei Regolamenti internazionali di Basilea. É attualmente responsabile del settore internazionale nel Servizio studi della Banca d’Italia. Dal 1977 è membro supplente per l’Italia del Comitato monetario della CEE.”,”EURE-045-FL”
“MASI Edoarda STARNONE Domenico introduzioni”,”I libri del 1968. Una bibliografia politica.”,”Alcune notizie sulle case editrici Centro Studi Terzo Mondo, De Donato, Celuc, Edizioni Oriente, Editori Riuniti, Einaudi, Feltrinelli, Laterza, Marsilio, Il Saggiatore, La Salamandra, Samonà e Savelli, Aut Aut.”,”ITAC-011″
“MASI Edoarda”,”Lo stato di tutto il popolo e la democrazia repressiva.”,”Nata nel 1927 a Roma, Edoarda MASI ha insegnato letteratura cinese moderna e contemporanea all’ Istituto universitario orientale di Napoli. Diretta e profonda conoscitrice della situazione politica e culturale cinese, ha pubblicato saggi su ‘Quaderni Rossi’ e ‘Quaderni Piacentini’, ‘Aut Aut’ in parte raccolti in ‘La contestazione cinese’ (EINAUDI, 1969). E’ anche autrice della monografia su ‘La teoria della rivoluzione in Mao Tse-tung contenuta nella ‘Storia del marxismo contemporaneo’ (Istituto Giangiacomo Feltrinelli, 1974). Il presente lavoro è lo sviluppo di un saggio apparso sui ‘Quaderni piacentini’ (1976).”,”PCIx-042″
“MASI Giuseppe”,”Il caso Domanico: due documenti inediti della polizia.”,”G. Domanico confidente della polizia DOMANICO, Giovanni Bfs collezioni digitali Media Napoli (morto a) Rogliano (nato a) Collezioni Dizionario biografico online degli anarchici italiani (in relazione) Intestazione di autorità Intestazione: DOMANICO, Giovanni Date di esistenza Data di nascita:August 17 1855 Luogo di nascita:Rogliano Data di morte:March 21 1919 Luogo di morte:Napoli Biografia / Storia Nasce a Rogliano (Cs) il 17 agosto 1855 da Domenico e Caterina Cardamone. Il padre, oltre a essere un proprietario di terre silane e un apprezzato enologo e produttore di vini, può contare, particolare importante, su diverse amicizie con gli uomini del potere. L’attività politica di D., iniziata molto presto, ancora da studente a Napoli, si può datare intorno al 1872, quando, dopo la conoscenza di E. Malatesta, avvenuta in carcere per aver preso parte a una manifestazione anticlericale, fonda a Rogliano la prima sezione calabrese dell’Internazionale. Da questo momento la sua attività non conosce tregua, nonostante un’ammonizione comminatagli, nel 1874, dal pretore di Rogliano. Viaggia per tutta Italia, finanziato dalla famiglia, e ha parte attiva in diverse iniziative giornalistiche, da «L’Anarchia», (Napoli 1877) con E. Covelli, a «Il Socialista», (Cosenza 1878), uscito per due numeri e sequestrato per la sua linea anarchica. Nello stesso anno, crea una seconda sezione a Rocca Imperiale ed è tra i componenti della federazione napoletana dell’Associazione internazionale dei lavoratori. Nell’agosto del 1883, dopo aver preso parte a Ravenna al II Congresso del Partito socialista rivoluzionario romagnolo, si avvicina alle posizioni di A. Costa, e nel 1885, a Cosenza, pubblica la «Rivista Calabrese», un mensile che, per la sua tattica conciliatrice tra tutte le frazioni della democrazia, non viene accolto con favore, nonostante abbia tra i suoi collaboratori i grandi nomi della cultura radicale del tempo. Nella primavera del 1891, al ritorno dall’Argentina, dove ha combinato esigenze commerciali e interesse per lo sviluppo dei movimenti democratici locali, prosegue un’intensa attività editoriale, che culmina nella pubblicazione di alcuni periodici, quasi tutti di breve durata: «L’Umbria» (Perugia 1891); «La Plebe» (Terni 25 nov. 1891), proseguita, poi, quale organo del movimento anarchico a Firenze (13 mar. 1892); a Prato dirige poi «La Tribuna dell’operaio» (2 lug.-28 ago. 1892), settimanale a indirizzo anarchico-socialista, e la rivista teorica, «La Questione sociale» (ott. 1892), sospesa dopo il primo numero. Da giornalista e da militante anarchico svolge un ruolo personale nel dibattito che porta alla fondazione del Partito dei lavoratori italiani. Al congresso di Genova il suo intervento, contrario alle posizioni antiorganizzative dei suoi compagni e pur denotando una visione alquanto utopistica dei problemi allora sul tappeto, cerca di mettere d’accordo, senza riuscirvi, le opposte tendenze. Nonostante questo frenetico e a volte confusionario e contraddittorio attivismo, che alla luce successiva della sua personale vicenda, si ammanta di finalità alquanto equivoche, non ha mai l’approvazione unanime della dirigenza socialista, a eccezione, in parte, di Costa e di Malatesta e i dubbi sul personaggio rimasero sempre. Né contribuisce a fugarli l’impegno successivamente esplicato dal D.: edizione di diversi giornali (per i quali investe grosse somme) a sostegno della causa socialista, in particolare nel napoletano; fondazione di alcune sezioni sia in Calabria e in Campania; finanziamenti alle iniziative di alcuni esponenti dei partiti dell’Estrema; progetto, subito bloccato, di stampare nella sua tipografia di Prato, una versione popolare de Il Capitale di Marx con prefazione di Engels. Quando poi, nel 1895 D. trasforma con i suoi soldi «L’Asino» di Podrecca in quotidiano, la sua impresa viene accolta con molte riserve e il giornale, poco incline a seguire le direttive del partito, è addirittura accusato di essere connivente con il governo. Negli anni di fine secolo D., è, tuttavia, molto attivo come organizzatore. Trasferitosi, infatti, in provincia di Napoli, vi costituisce la federazione socialista, fonda il periodico «Avanti!», che si fonde poi con «Il Socialista», organizza il primo congresso meridionale (apr. 1896). In Calabria pubblica nel 1894 un settimanale, «Humanitas», attiva la federazione calabrese e organizza due congressi regionali, il primo a Palmi (mar. 1896), il secondo a Catanzaro (set. 1897), è candidato nelle elezioni politiche per il collegio di Rogliano (mar. 1897). Nel 1899, in seguito alla polemica tra L. Bissolati e F.S. Merlino, apparsa sull’«Avanti!», relativa alle accuse di revisionismo mosse alla «Rivista Critica del Socialismo», diretta dal secondo, D., che peraltro la finanzia e ha anche scritto la premessa al volume, L’individualismo nell’anarchismo, (Roma 1895), viene allontanato dal partito, come appartenente alla massoneria e sospettato di essere un informatore della polizia. Il giurì d’onore, richiesto dallo stesso, accerta solo che nell’accusa contro il D. sono stati appurati vaghi indizi di comunanza con alcuni uomini politici, tuttavia di una gravità tale da giustificare l’espulsione. Le ricerche sul personaggio, in particolare quelle apparse nel 1973, e le successive hanno documentato che l’accusa formulata era fondata e che egli, pur praticando fondamentalmente il doppio gioco, informava fin dal 1879, o anche prima, i prefetti del Regno, i quali, dal canto loro, per non destare sospetti, non disdegnavano di effettuare perquisizioni nelle sue abitazioni e di farlo sottoporre a continui processi. Al momento della prima scoperta della documentazione riguardante la delazione, ci si è chiesti quali fossero i motivi che spingono D. a fare la spia. Oggi si può anche dare una risposta alla suddetta domanda. In realtà si tratta di una clamorosa resipiscenza, che spinge D. ad affermare di essersi trovato a far parte di un partito e di un giro che non sono i suoi; concetto ribadito in una lettera confidenziale a Giovanni Codronchi, commissario civile in Sicilia, in cui manifestava la persuasione “”quanto sarebbe dannosa alla società la dittatura del quarto stato, inevitabile conseguenza del socialismo marxista. Ecco perché collaboro di buon grado all’opera del governo del mio paese e desidero che essa sia illuminata e proficua”” (N. Musarra, p. 50). Uscito dal PSI, D. abbandona ogni attività politica per rivolgere i suoi interessi alla compilazione delle memorie e alla ricostruzione della storia dell’Internazionale e rifarsi così una nuova identità, ma pur avendo avuto ragione in un processo intentato contro alcuni suoi detrattori, in particolare il giornale «La Difesa» di Firenze (1911), ciò non gli basta per essere riammesso. Dopo aver aderito al partito repubblicano, si schiera tra gli interventisti allo scoppio della guerra e continua la sua azione nella massoneria, alla quale appartiene fin dal 1874. Muore a Napoli il 21 marzo 1919. (G. Masi) Fonti Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Archivio dello Stato – Napoli, Gabinetto di Questura, F. personaggi pregiudicati politici, b. 797 (4791); Archivio dello Stato – Firenze, Atti di polizia, fascio XLIV, Tipografie, litografie ed altro (1886-1896); Archivio dello Stato – Bologna, Sentenza Corte d’appello 16 novembre 1896, vol. 67, pp. 1546-49; Archivio dello Stato – Cosenza, Tribunale correzionale di Cosenza. Procedimento penale contro Giovanni Domanico, ott. 1878; Procedimento contro Giovanni Domanico imputato di reato di stampa, mazzo 647; Procedimento per avere con opuscolo intitolato “Federar. Soc.Cal….”, mazzo 993; Biblioteca comunale di Imola, Fondo Costa, lettere di D.; Museo del Risorgimento, Roma, Lettere a F. Albani (1903-1912). Bibliografia. Scritti di D.: I trovatelli, Milano 1880; Unión Civica y la revolución de Julio, Montevideo 1890; I partiti politici di fronte all’attuale situazione, Bologna 1893; Il concetto dello Stato nella borghesia e nel proletariato, Terni 1895; Il socialismo e la questione agraria, Cosenza 1896; In tempo di elezioni. Consigli ai lavoratori, Cosenza 1897; (Le Vagre), Un trentennio nel movimento socialista italiano, Prato 1910; Il concetto della rivoluzione socialista, Prato 1911; L’Internazionale. Dalla sua fondazione al congresso di Chaux-de-Fonds, 1864-1870, Firenze 1911. Scritti su D.: A. Lucarelli, Gli albori del socialismo nel Meridione, «Movimento operaio», giu.-set. 1951; G. Mastroianni, Appunti sulla polemica Labriola-De Bella e sul primo socialismo calabrese, «RSS», apr.-giu. 1959; P.C. Masini, Biografie di sovversivi compilate dai prefetti del Regno d’Italia, «Rivista storica del socialismo», mag.-dic. 1961; L. Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. 1 t. 1. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971), Firenze 1972, ad indicem; A. Guarasci, I Domanico alle origini del cattolicesimo politico e del socialismo in Calabria, «Calabria contemporanea», n. 1, 1972; G. Masi, Per una storia della stampa socialista in Calabria. I primi giornali Il Socialista di Cosenza e L’Operaio di Reggio Calabria, «Historica», n. 3, 1972; G. Masi, Il caso Domanico: due documenti inediti di polizia, «Movimento operaio e socialista», ott.-dic. 1973; A. Guarasci, Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla Repubblica. Il collegio di Rogliano, Chiaravalle Centrale 1974, ad indicem; G. Masi, Socialismo e socialistì di Calabria (1861-1914), Salerno-Catanzaro 1981, ad indicem; G. Sole, Le origini del socialismo a Cosenza (1860-1880). Carte dell’Archivio di Stato, Cosenza 1981, pp. 57 sgg.; P.F. Buccellato, M.Iaccio, Gli anarchici nell’Italia meridionale La stampa (1869-1893), Roma 1982, ad indicem; G. Sole, Rivoluzionario e spia. Storia e mentalità di un borghese emarginato dell’800, Milano 1988; G. Berti, Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale (1856-1930), Milano 1993, ad indicem; N. Musarra, Le confidenze di “Francesco” G. Domanico al conte Codronchi, «Rivista storica dell’anarchismo», gen.-giu. 1996; M. Binaghi, Addio Lugano bella. Gli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento, Locarno, 2002, ad indicem. Codice identificativo dell’istituzione responsabile 181 Note Paternità e maternità: Domenico e Caterina Cardamone Bibliografia 2003″,”ANAx-432″
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati.”,”Allegato esterno al volume: Fascioletto di fotocopie ‘documenti’ curato da Pier Carlo MASINI dal titolo ‘Biografie dei “”sovversivi”” compilate dai prefetti del Regno d’Italia.”,”ANAx-013″
“MASINI Pier Carlo”,”Eresie dell’Ottocento. Alle sorgenti laiche umaniste e libertarie della democrazia italiana.”,”Il pensiero politico e sociale di Gabriele ROSA, Arcangelo GHISLERI e il ritorno di Carlo CATTANEO, GHISLERI e Benedetto CROCE. I liberi pensatori: Stefano BISSOLATI. Gli internazionalisti: 1° internazionale in IT. Gli umanitari: Salvatore MORELLI, Matilde SERAO e Anna Maria MOZZONI (una polemica sulla emancipazione femminile), Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Dall’archivio della ‘Critica sociale’, LOMBROSO e il latino, Giovanni SEGANTINI. Gli eclettici: il revisionismo di Francesco Saverio MERLINO, Enrico BIGNAMI da ‘La plebe’ al ‘Coenobium’. L’Abrakadabra di Antonio GHISLANZONI, Diego MARTELLI. MASINI si è occupato di ricerche storiche sul movimento anarchico e la sinistra democratica, con particolare interesse per il periodo della Prima Internazionale e per i movimenti politici e letterari del”,”ANAx-012″
“MASINI Pier Carlo”,”Mussolini. La maschera del dittatore.”,”Pier Carlo MASINI (1923-1998) è stato uno dei maggiori storici del movimento operaio e libertario in Italia nel dopoguerra. Ha collaborato a riviste come ‘Movimento operaio’, ‘Rivista storica del socialismo’, ‘Critica sociale’, ‘Rivista storica dell’ anarchismo’. Tra le sue opere principali: -Storia degli anarchici da Bakunin a Malatesta (1969) – Cafiero (1974) -Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati (1981)”,”ITAF-038″
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1862-1892).”,”Pier Carlo MASINI è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si è occupato dei movimenti sociali e politici dell’ Italia contemporanea con riguardo particolare alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Ha collaborato alla rivista ‘Critica sociale’ ed è autore della prima biografia di Carlo CAFIERO.”,”ANAx-124″
“MASINI Pier Carlo”,”Cafiero.”,”Curioso destino questo del Capitale, che ebbe la sua prima fortuna proprio fra gli anarchici, avversari della politica marxista. In Italia il primo ad annunciarlo era stato Libertà e Giustizia, il primo a darne conto Emilio Covelli, il primo compendiarlo Carlo Cafiero. Bakunin fu il primo a intraprenderne la traduzione in russo (poi non pubblicata), Reclus sembrò a Marx l’uomo adatto a tradurlo in francese (lettera a Schilly del 30 novembre 1867), Domela Nieuwenhuis ne pubblicò una sintesi per gli olandesi, Johann Most lo volgarizzò per i tedeschi. (pag 240)”,”ANAx-148″
“MASINI Pier Carlo”,”Manzoni.”,”””La precocità intellettuale di Manzoni non è un caso letterario, è un caso clinico. Il Trionfo della Libertà, scritto da un quindicenne, è un seguito lampeggiante di intuizioni. Il sonetto Capel bruno, alta fronte, occhio loquace, composto nel 1801, non è solo un autoritratto che può stare degnamente al pari di quelli di Alfieri e di Foscolo; è una autoanalisi, la chiave per leggere un carattere e interpretare una vita. Nell letteratura italiana per trovare un simile caso di precocità e di coscienza, bisogna retrocedere al Tasso o arrivare al Leopardi””. (pag 29) “”C’è del vero in questa notazione psicologica. La modestia fu senz’altro la sua virtù ma fu anche una forma di autodifesa. Le sue lettere sono capolavori di finezza diplomatica, spesso di arte dissimulatoria, nel defilarsi, evitare un giudizio imbarazzante, sottrarsi ad un invito.”” (pag 65) “”Sul coraggio occorre fare una distinzione. Manzoni non possedeva coraggio fisico (“”non audace”” aveva detto nell’ autoritratto) ma quanto a coraggio morale aveva da venderne.”” (pag 66)”,”ITAB-143″
“MASINI Pier Carlo”,”Alfieri.”,”””Il Catani appartiene dunque a un gruppo di scrittori-agitatori, formatosi nella seconda metà del secolo XVIII fra Pisa e Firenze, che, in sede storiografica, sta oggi attirando, dietro il rischiaramento operato con la sua grande opera da Franco Venturi, la crescente attenzione degli studiosi. Al suo fianco troviamo i ricordati Ristori e Stecchi, e, di poco più giovane, Filippo Buonarroti (1761-1837), che col suo nome e la sua opera di rivoluzionario legherà la Toscana all’ Europa e il Settecento all’ Ottocento””. (pag 21) “”Alfieri è il primo intellettuale italiano che osa dar l’ assalto al cielo: quel cielo in cui l’ umanità terricola, per sua consolazione, ha finora proiettato, come su uno schermo gigante, Dio e la sua corte (angeli arcangeli, troni e dominazioni etc.) per poi rispecchiarne la geometria autoritaria nei suoi ordinamenti. La teologia del Regno è una costante del monoteismo cristiano, da Dante a Savonarola. Dante, costretto nella Scolastica, invoca Dio “”Dittatore Unico”” nel De monarchia, “”Sommo Duce”” nella Commedia, “”Imperatore del cielo”” nel Convivio. Savonarola viene bruciato sul rogo, perché quella che era una metafora utile ai potenti per legittimare il loro potere come una investitura divina, diventa per lui un articolo di fede, da attuarsi qui e ora. Per l’ Alfieri in Della Tirannide “”son sei le anella della sacra catena””, e cioè “”il papa, la inquisizione, il purgatorio, la confessione, il matrimonio fattosi indissolubile sacramento, e il celibato dei religiosi””. E questi sono i punti su cui nel corso del carteggio il conte Rifiela sviluppa una critica serrata””. (pag 28-29)”,”ITAB-144″
“MASINI Pier Carlo”,”Porta.”,”MASINI Pier Carlo, toscano (1923) ha abitato da molti anni a Bergamo. Laureatosi all’ Istituto Cesare Alfieri di Firenze, si è occupato fin dalla gioventù di ricerche storiche sul movimento operaio, anarchico e la sinistra democratica, e in particolare del periodo della Prima internazionale. “”Ranieri, la pentola, credimi, bolle già e a tutti sta andando il sangue alla testa, né siamo lontani, se in Europa scoppia un mezzo tumulto, dall’ assistere a un altro Vespro Siciliano”” (pag 57)”,”ITAB-145″
“MASINI Pier Carlo”,”Poeti della rivolta. Da Carducci a Lucini. Antologia.”,”””Federico Engels nel 1893, dettando la prefazione all’ edizione italiana del Manifesto dei comunisti, aveva scritto: “”La prima nazione capitalista è stata l’ Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l’ aprirsi dell’ era capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale; è quella di un italiano, il Dante, al tempo stesso l’ ultimo poeta del medio-evo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova era storica si affaccia. L’ Italia ci darà essa un nuovo Dante, che segni l’ ora della nascita di questa nuova era proletaria?””. Alla domanda di Engels la storia, che è materialista, quindi scritta in prosa e spesso in cifre, ha risposto negativamente. Poesia e rivoluzione sono andate ognuna per la propria strada, com’era giusto che avvenisse. Qualche volta si sono incontrate e questa antologia mostra l’ esito, talvolta felice, di questi incontri. Il nuovo Dante non è nato per la ragione che i poeti non nascono secondo i cicli dell’ economia o le stagioni della storia. Quasi contemporaneamente all’ auspicio di Engels, il suo maggior interprete in Italia, Antonio Labriola, formulava un più cauto pronostico in una lettera-prefazione alla raccolta di versi di un poeta operaio: “”La parola italica non ha compiuta tutta intera la sua storia e nuova vita d’ arte e di pensiero le promette l’ insorgere glorioso dei proletari. Così fu altra volta dopo l’ undicesimo secolo, all’ apparire dei Comuni, aurora della moderna Europa. E si riparlerà e si scriverà novellamente in lingua di popolo, non in gergo di pedanti e di accademici, non di causidici e di azzeccagarbugli, non di cicisbei e di mercenari della penna””. Un pronostico che resta ancora sospeso.”” (prefazione, P.C. Masini, pag 25)”,”ITAB-146″
“MASINI Pier Carlo SABATINI Angelo G.”,”Omaggio a Filippo Turati.”,”””Nei confronti del marxismo, la posizione reale di Turati è stata molto discussa, soprattutto per la difficoltà di mettere in evidenza con precisione i riferimenti teorici all’ interno di una produzione estremamente frammentaria. Certo ha avuto ragione Lelio Basso nel sostenere che “”la sua concezione positivistica – evoluzionista riprese il sopravvento sulla sovrastruttura marxista del suo pensiero (…) egli era sempre rimasto fedele a quella filosofia positivistica a cui si era educato negli anni giovanili anche attraverso il diretto contatto con L’ Ardigò, ma almeno in sede politica, il marxismo gli era servito da guida””.”” (pag 45)”,”TUFx-022″
“MASINI Pier Carlo a cura”,”La scapigliatura democratica. Carteggi di Arcangelo Ghisleri: 1875-1890. Inediti di Bissolati, Turati, Ardigò, Carducci, Mauro Macchi, Cavallotti, Colajanni, Emilio De Marchi, Rapisardi, Saffi, Verga e numerosi altri.”,”””Caro Ghisleri, Grazie pel dono del vostro opuscolo sulle ‘Razze umane’. Che mi rimprovera la smemoraggine mia di non avervi avvertito che nel ‘Crepuscolo’ del febbraio 1855 pubblicai due recensioni dei profondi lavori americani sui tipi umani concludenti sull’ unità spirituale della umanità. Massarani potrà lasciavi vedere quegli articoli che certo vi gioveranno. Se mi verrà il destro scriverò della polemica vostra. Non so se Boselli abbia provveduto per voi. A Milano foste audace ma giusto e me ne congratulo. Sto scrivendo la ‘Genesi della cultura italiana’. Che potrà comprendersi in quindici fogli di stampa (…)””. Gab. Rosa. (27 maggio 1888) (pag 162)”,”MITS-312″
“MASINI Pier Carlo CARROZZA Giovan Battista BERTI Nico RAMA Carlos M. CERRITO Gino MANZOCCHI Umberto”,”Atti del Convegno di studi su Camillo Berneri. Milano, 9 ottobre 1977.”,”Camillo BERNERI era entrato giovanissimo nelle file del PSI di Reggio Emilia per poi uscirne nel 1915 e aderire al movimento anarchico. Laureato in filosofia, collaborò fino dalla nascita al quotidiano “”Umanità Nova”” otre che alla “”Rivolta”” di Firenze, “”Volontà”” di Ancona e “”Avvenire anarchico”” di Pisa. Esule politico fu espulso dalla Francia come “”anarchico pericoloso”” passò in Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania, Spagna, ovunque braccato: “”l’italiano più espulso d’Europa””. Partecipa poi alla guerra civile spagnola e durante le giornate del maggio 1937 durante gli scontri tra anarchichi e stalinisti (Pce, ecc.) verrà arrestato e assassinato assieme a Barbieri.”,”ANAx-337″
“MASINI Pier Carlo MERLI Stefano a cura”,”Il socialismo al bivio. L’Archivio di Giuseppe Faravelli, 1945-1950. Annali. Anno Ventiseiesimo, 1988/1989.”,”Direzione Annali Feltrinelli: Salvatore VECA, Comitato scientifico Annali: Gaetano ARFE’ Maurice AYMARD Enzo COLLOTTI Franco DELLA PERUTA Furio DIAZ Pierangelo GAREGNANI Giuliano PROCACCI Michele SALVATI Giulio SAPELLI Leo VALIANI Salvatore VECA Nell’introduzione: profilo biografico di Faravelli Faravelli (Broni, Pavia 1896- Milano 1974) è stato il protagonista principale della scissione di Palazzo Barberini (pag XV). Ha guidato per trent’anni la rivista ‘Critica sociale’ (ebbe la direzione effettiva anche durante la direzione di Mondolfo) (pag XVI). Poi divenne direttore de ‘L’Umanità’. Lettera di Caffi a Faravelli (15 aprile 1947) sul progetto di opuscolo sulla rivoluzione russa, e stalinismo descritta in 9 punti. (pag 251-253) Punto 7: Formazione, dal 1930 al 1940, d’una struttura sociale di cui per ora si può soltanto constatare: a) che è diversa da quella della società capitalista; b) che implica disuguaglianze più accentuate che le società fondate sul regno del denaro ed i principi politici del 1789. (….) (pag 252)”,”ANNx-017″
“MASINI Sergio”,”Le battaglie che cambiarono il mondo. Da Maratona alla Guerra del Golfo.”,”Sergio Masini esperto di storia delle armi e di storia militare.”,”QMIx-004-FV”
“MASINI Pier Carlo”,”Cafiero.”,”Curioso destino questo del Capitale, che ebbe la sua prima fortuna proprio fra gli anarchici, avversari della politica marxista. In Italia il primo ad annunciarlo era stato Libertà e Giustizia, il primo a darne conto Emilio Covelli, il primo compendiarlo Carlo Cafiero. Bakunin fu il primo a intraprenderne la traduzione in russo (poi non pubblicata), Reclus sembrò a Marx l’uomo adatto a tradurlo in francese (lettera a Schilly del 30 novembre 1867), Domela Nieuwenhuis ne pubblicò una sintesi per gli olandesi, Johann Most lo volgarizzò per i tedeschi. (pag 240)”,”ANAx-014-FV”
“MASINI Pier Carlo a cura; scritti di Gaetano SALVEMINI e Arcangelo GHISLERI”,”Lettere di Gaetano Salvemini a Arcangelo Ghisleri (1898-1900).”,”‘Ma il terreno su cui si sviluppa più intensa e appassionata l’azione dei due amici è quello politico, della lotta politica immediata. Anzi lo studio se inizialmente prepara e ispira il lavoro politico, ad un certo punto è ad esso subordinato, posto al servizio della propaganda: ecco il Salvemini autore del pamphlet sui ‘Partiti politici milanesi’, ecco il Ghisleri editore, nella ‘Biblioteca Rara’ di testi del Ferrari, Gioia, Cattaneo, Macchi, Pisacane, Brofferio, Mario, Pecchio, Triulzi-Belgioioso. Il carteggio mostra quale parte abbia avuto la comune e concorde azione politica – rispettivamente nel Partito Repubblicano e nel Partito Socialista – nelle relazioni Ghisleri-Salvemini. Quest’ultimo così propone all’amico una divisione dei compiti in una lettera del marzo 1899: «Per ora la nostra tattica dev’essere questa: io me la prendo coi repubblicani legalitari ad uso Bovio, e voi prendetevela coi socialisti legalitari uso Ferri. Così potremmo parlare senza riguardi». E il 4 agosto dello stesso anno: «Noi altri ‘pessimisti’ lavoreremo nel partito socialista; e voi repubblicani affermatevi una buona volta con un po’ di risoluzione». Su un punto intanto entrambi si trovavano d’accordo: sulla «pregiudiziale repubblicana», contro ogni cedimento o compromesso. E le tendenze al compromesso operavano tanto nel partito socialista, ove si teorizzava la irrilevanza del problema istituzionale ai fini della modifica sul terreno economico dei rapporti di classe, quanto nel partito repubblicano nel quale alcuni settori temevano l’avvento dei clericali al governo della futura repubblica al punto da preferirle la sopravvivenza dell’istituto monarchico. Contro questi sofismi polemizzarono il Ghisleri e il Salvemini con efficaci argomenti. La questione particolare ne involgeva una generale: della progrediente degenerazione opportunista che corrompeva il midollo dei due partiti. L’elettoralismo, il trasformismo, la infatuazione bloccarda con forze spurie del radicalismo già orientato verso la collaborazione ministeriale, l’anticlericalismo massonico o massonizzante, il verbalismo rivoluzionario etc. erano tutti aspetti di questo fenomeno degenerativo, evidente, in forme ed episodi talvolta inverecondi, anche sul piano del costume politico e di partito. Non sapremmo dire chi dei due amici fosse più spietato nella denuncia di queste organiche debolezze della sinistra italiana, il Ghisleri già noto per il suo «daltonismo» con amici e con avversari, o il Salvemini, di cui già si coglie in queste lettere quell’abito moralistico che resterà un attributo della sua personalità. Certo vien da pensare che questi due spiriti «intrattabili», così affini nell’opposizione e nella polemica contro i cronici vizi del mondo politico italiano, non potevano che incontrarsi, simpatizzare e solidarizzare nella comune battaglia, all’insegna dell’intransigenza’ (pag 345-346)”,”MITS-458″
“MASINI Pier Carlo”,”Eresie dell’Ottocento. Alle sorgenti laiche, umaniste e libertarie della democrazia italiana.”,”Paragrafo: ‘La polemica anti-autoritaria’ (pag 197-218). Contiene critiche a Engels (‘temperamento autoritario’, ‘visione dell’Italia assolutamente di maniera e anacronistica’ (Cuno lo invitava a togliersi gli “”occhiali neri”” nel guardare le cose italiane ecc.) Engels puntava sul gruppo de ‘La plebe’ per una ripresa dell’influenza marxista in Italia (pag 206)”,”ANAx-001-FC”
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892).”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si occupa da anni dei movimenti sociali e politici dell’Italia contemporanea, con particolare riguardo alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Collabora alla rivista Critica sociale ed è autore della prima biografia di Carlo Cafiero.”,”ANAx-021-FL”
“MASINI Pier Carlo, a cura di Lorenzo PEZZICA”,”1946 al 1962: intervista a Pier Carlo Masini.”,”‘Volontà’ era il titolo che Errico Malatesta aveva dato al suo giornale pubblicato ad Ancona tra la guerra libica (1911) e la Settimana Rossa (1914). Giovanna Caleffi Berneri ebbe da Camillo (Berneri) due figlie: Maria Luisa e Giliana “”Malgrado queste divergenze tra il nostro gruppo, che avrà nell’ “”Impulso”” il propro foglio, e il gruppo di “”Volontà””, c’era una critica concordemente e fermamente condotta, senza cedimento alcuno, nei confronti del comunismo sovietico”” LP: Quando il contrasto si trasformò in rottura? PCM: “”Con la pubblicazione da parte nostra di un supplemento all’ “”Impulso”” dal titolo “”Resistenzialismo piano di sconfitta””, che può essere oggi riletto per vedere anche quanto di attuale e quanto di caduco contenesse allora la nostra critica”” (pag 5)”,”ANAx-416″
“MASINI Pier Carlo”,”Manzoni.”,”Copia numerata n. 169, firmata da P.C. Masini Manzoni e l’unità nazionale (pag 68-)”,”BIOx-002-FB”
“MASINI Pier Carlo”,”Le parole del Novecento. Breve glossario di politica e storia.”,”Pier Carlo Masini (1923-1998) è stato uno dei maggiori storici del movimento operaio, libertario e delle eresie politiche in Italia nella seconda metà del Novecento. Ha collaborato a riviste come ‘Movimento operaio’, ‘Rivista storica del socialismo’, ‘Critica sociale’, ‘Rivista storica dell’anarchismo’. Tra le sue opere principali: ‘Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1969); Cafiero (1974), Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati (1981), e per Bfs Edizioni ‘Mussolini, la maschera del dittatore’ (1999). Giorgio Mangini vive e lavora a Bergamo dove insegna al Liceo classico “”Sarpi”” (2010). Ha pubblicato e curato diversi saggi tra cui ‘Aldo Capitini, “”la Cittadella”” e il movimento di religione’, Rivista storica dell’anarchismo, I, 1999, ‘Pier Carlo Masini un profilo a più voci’, atti della giornata di studi sulla figura e l’opera di Pier Carlo Masini’, Civica biblioteca Angelo Mai, 2001. Per le Bfs edizioni ha curato con F. Bertolucci, il volume ‘Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia’ “”Sarebbe troppo semplice liquidare la confluenza nel fascismo di alcuni leader del sindacalismo rivoluzionario come una serie di casi di opportunismo personale e di trasformismo politico. Certo ci furono anche i casi di adattamento al regime trionfante ma questo avvenne più tardi, ad esempio con la collaborazione di alcuni ex sindacalisti rivoluzionari alla rivista “”La verità””, fondata e diretta dall’ex comunista Nicola Bombacci. Il problema si pone in modo diverso per quel numeroso contingente di sindacalisti rivoluzionari che invece contribuì prima alla prefigurazione ideologica del fascismo e poi alla sua formazione con idee, quadri dirigenti, esperienze, metodo di lavoro, di organizzazione, di propaganda, rapporti con una base popolare di consenso. Del resto lo stesso Mussolini scrivendo la voce “”fascismo”” per l’Enciclopedia italiana riconobbe esplicitamente questi apporti, di cui bisognerebbe ora fare l’inventario: da Bianchi quadrumviro a Rossoni ministro, dagli scrittori di regime come Orano, Olivetti e Panunzio ai numerosi ex organizzatori sindacali (Dinale, Pasella, Malusardi) integrati nelle strutture del regime. Se n’è parlato recentemente a Ferrara in un convegno di studi sul sindacalismo rivoluzionario promosso dal locale Istituto per la storia contemporanea del movimento operaio e contadino, con interventi che hanno riferito su esperienze locali e personali e anche con una prima sommaria riflessione sulle cause di questo fenomeno (1). A mio parere, la causa principale fu di ordine ideologico e cioè la contaminazione nazionalista del sindacalismo, favorita da alcune reattive esperienze all’estero di capi sindacalisti (Rossoni negli Stati Uniti, Olivetti nel Ticino, Dinale in Savoia) ma soprattutto da una mentalità, da uno stato d’animo già socialpatriottico e nazional-proletario, presente nell’ambiente sindacalista rivoluzionario negli anni Dieci. Il traghetto ideologico l’aveva fornito Enrico Corridoni con la teoria dell’«imperialismo della povera gente» (Michels) che tendeva a trasferire la lotta di classe sul piano delle nazioni: teoria ambigua, antiplutocratica ma non anticapitalista, che pure trovava un’eco emotiva nella coscienza operaia nei suoi interpreti sindacalisti ma che oggettivamente serviva gli interessi della giovane borghesia espansionista. Qui si palesava la debolezza teorica e politica del sindacalismo rivoluzionario che ebbe una prima sbandata con la guerra libica, ed una seconda, più grave, con la guerra mondiale. Nel ’14 un altro fattore di ritardo ideologico entrò in giuoco: che i sindacalisti rivoluzionari, alcuni cresciuti alla scuola mazziniana, vedevano le questioni nazionali – Trento e Trieste, Alsazia e Lorena, Bosnia e Erzegovina – nell’ottica ottocentesca delle nazionalità, ignari di ciò che era mutato nel mondo nell’era dell’imperialismo cioè dopo le guerre ispano-americana e russo-giapponese. Quanto sia cruciale questo punto è dimostrato da fatto che su di esso si produrrà una decisiva frattura: quella fra i sindacalisti rivoluzionari interventisti che poi fondarono l’Unione italiana del lavoro e gli anarcosindacalisti (anti-interventisti) che presero la guida dell’Unione sindacale italiana (USI), alla quale restò fedele la grande maggioranza della base, nettamente ostile alla guerra”” (pag 189-190-191) [voce: ‘Sindacalismo rivoluzionario e fascismo’]”,”ANAx-424″
“MASINI Pier Carlo a cura”,”Lettere inedite di anarchici e socialisti a Andrea Costa (e a Anna Kuliscioff).”,”””Osserviamo come il Costa, a parte l’appoggio del gruppo milanese-lombardo de ‘La Plebe’, incontri notevoli difficoltà a guadagnare consensi nel vecchio movimento dell’Internazionale, pure in fase di progressivo sfaldamento”” (pag 53, Masini, introduzione)”,”MITS-472″
“MASINI Pier Carlo”,”Alfieri.”,”””Ora di Alfieri non ce n’è uno solo, ce ne sono almeno quattro. C’è l’adolescente ribelle e incolto, c’è il giovane intellettuale che si nutre di letture illuminate, c’è poi l’infervorato repubblicano, c’è infine il rivoluzionario deluso, che si acquieta in un liberalismo costituzionale (restando immutata la vocazione anti-tirannica, ora puntato contro Napoleone e il suo regime). A ciò si aggiunga che, come pensatore politico, l’Alfieri è spesso antinomico e, affermata una verità, ne scorge subito i limiti e la faccia alternativa. Certo già all’inizio degli anni Ottanta egli condanna e avversa il dispotismo, il così detto “”dispotismo orientale”” che spadroneggiava anche in molti paesi d’Europa e non poteva che incoraggiare un processo che andava nella direzione opposta. Bisogna perciò collocare l’Alfieri della ‘Corrispondenza segreta’ nell’epoca sua, quando Giuseppe II, entrato nella pienezza dei suoi poteri imperiali, dopo la morte della madre Maria Teresa (26 novembre 1780) avvia la sua dinamica politica di riforme. Questa politica suscita grande entusiasmo nei circoli illuminati di tutta Europa (4). Ma provoca anche allarme negli ambienti conservatori, primo fra tutti quello della Santa Sede, colpita nel suo prestigio e nei suoi interessi, tanto che all’inizio del 1782 Pio VI intraprende un lungo viaggio da Roma a Vienna, così puntualmente commentato nelle lettere del conte Rifiela. E’ dunque un momento drammatico quello in cui nasce la ‘Corrispondenza segreta’. E non a caso nasce in Toscana dove, sotto il governo di Pietro Leopoldo, esiste una relativa libertà di stampa. A Livorno, porto franco della cultura europea, è stato pubblicato ‘Il Gazzettiere americano’ (1763), il primo giornale italiano che si occupi in modo programmatico del nuovo mondo, e poi l’edizione dell”Enciclopedia’, il trattato di Beccaria ‘Dei delitti e delle pene’, i saggi del Verri e tante altre opere tenute per pericolose nel resto d’Europa (5). Pietro Leopoldo, asseconda l’evoluzione dell’opinione pubblica in senso favorevole alla sua politica e, su questo piano la linea del sovrano va a convergere con quella di un nobile piemontese, amante dei cavalli (6) e della poesia, ospite nei suoi domini”” (pag 8-9) [(4) “”Viva il clemente, il rischiarato governo nostro. Viva Giuseppe II, viva Ferdinando, e moiano i frati””, scrive nel suo diario Giambattista Biffi, sotto la data del 26 luglio 1781, agli inizi del nuovo regno. Cfr. Giambattista Biffi, ‘Diario (1777-1781)’, a cura di Giampaolo Dossena, Milano, Bompiani, 1976 (…); (5) Per un panorama di questa produzione , cfr. ‘Editoria e riforme a Pisa, Livorno e Lucca nel ‘700’. Catalogo’, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 1979; (6) L’ippofilia dell’Alfieri non fu solo una passione e una ostentazione di stato sociale (fu anche questo, come egli confessa nella ‘Vita’), ma anche una necessità pratica per muoversi liberamente in Italia e in Europa. Alcuni dei suoi lunghi viaggi li fece, non col mezzo postale, ma col suo legno; nelle brevi escursioni viaggiava da cavaliere solitario o al massimo con la compagnia del suo staffiere. Il cavallo è l’automa che gli assicura mobilità e indipendenza dagli altri, per andare o restare, attardarsi o affrettarsi. E’ un altro aspetto del suo individualismo]”,”BIOx-007-FGB”
“MASINI Romeo”,”Come si giunse al 28 ottobre 1922.”,”L’A dedica un capitolo del libro alla rievocazione storica della rivoluzione d’Ottobre.”,”ITAF-017-FV”
“MASINI Pier Carlo; CARACCIOLO A.; BISCIONE F.M.; MERKER Nicola; CRAVERI P.; DE-FELICE Renzo; SALLUSTI S.; ARA A.; SANTARELLI Enzo; CORTESI L.; AGNELLO L.; PROCACCI Giovanni; ANATRA B.; SAITTA Antonio; MANACORDA G.; CAMBRIA R.; DE-CLEMENTI A.; TREVES P.; AGNELLO L.; BISCIONE F.M.; MICCOLI G.; TIRELLI P.; DELLA-PERUTA F.; SIRCANA Giuseppe; DELL’ERBA N.; MALANDRINO C.; VACCA G.; MAURANDI P.; MICCOLIS S.; CONTI Fulvio; D’ALTERIO D.; PITOCCO F.; PERTICI R.; CECCHERINI PV.; VITTORIA Albertina; BERTI G.; CANALI M.; MASI Giuseppe; FAVILLI Paolo; PRESTIA Luca; RABAGLINO Claudio; CASALINI Maria; DE-NICOLO’ Marco; PINTO Carmine; MATTERA Paolo; RODANO Giorgio; AGOSTI Aldo: RABAGLINO Claudio; RIGHI Maria Luisa; ANDREUCCI Franco; SCIROCCO Giovanni; LACAGNINA Giovanni; GENTILONI SILVERI Umberto; CONTINI BONACCORSI Giovanni; FAUCCI Riccardo; LANDOLFI Andrea; PACINI Monica; PACIARONI Raoul; MARROCU Luciano; ALBERTARO Marco; PRINCIOTTA Carmelo; MORETTI Mauro; CUOZZO Mariadelaide; DE-MARIA Carlo; MORONI Sheyla; BIDUSSA David; PRETELLI Matteo; RABAGLINO Claudio; PAPADIA Elena; BIGARAN Mariapia”,”Voci estratte dal ‘Dizionario Biografico degli Italiani vol. 1-100’. Aguggini Ettore; Angiolillo Michele; Angiolini Alfredo; Balabanoff Angelica; Basso Lelio; Berneri Camillo Luigi; Bignami Enrico; Bissolati Leonida; Bombacci Nicolò; Bonomi Ivanoe; Bordiga Amadeo; Borghi Armando; Bosco Rosario Garibaldi; Buonarroti Filippo; Bozzi Bruno; Cabrini Angiolo; Cafiero Carlo; Caldara Emilio; Canepa Giuseppe; Cantimori Delio; Ceretti Arturo; Ciccotti Ettore; Ciccotti Francesco; Cipriani Amilcare; Costa Andrea; Covelli Emilio; D’Aragona Ludovico; Della Volpe Galvano; Di Vittorio Giusppe; Dolcino; Dozza Giuseppe; Feltrinelli Giangiacomo; Ferrari Giuseppe; Ferraris Ercole; Ferri Enrico; Galleani Luigi; Gennari Egidio; Ghisleri Arcangelo; Gnocchi Viani Osvaldo; Gobetti Piero; Gori Pietro; Gramsci Antonio; Graziadei Antonio; Grieco Ruggiero; Guarino Eugenio; Guarnieri Mario Luigi; Labriola Antonio; Labriola Arturo; Lanzillo Agostino; Lavagnini Spartaco; Lazzaretti Davide; Lazzari Costantino; Lazzeri Gerolamo; Lerda Giovanni; Lizzadri Oreste; Lombardo Radice Lucio; Lussu Emilio; Magnani Valdo; Malatesta Errico; Manacorda Gastone; Marabini Ezio; Martignetti Pasquale; Matteotti Giacomo; Merlino Francesco Saverio; Michels Roberto; Miglioli Guido; Misiano Francesco; Modigliani Giuseppe Emanuele; Mondolfo Rodolfo; Mongini Luigi; Montagnana Mario; Montemartini Gabriele Luigi; Montemartini Giovanni; Morandi Rodolfo; Morgari Oddino; Napoleoni Claudio; Natoli Aldo; Natta Alessandro; Negarville Celeste; Novella Agostino; Onofri Fabrizio; Pajetta Giancarlo; Panzieri Raniero; Pelizza da Volpedo Giuseppe; Pertini Alessandro; Pesce Giovanni; Pesenti Antonio Mario; Pintor Giaime; Pintor Luigi; Pisacane Carlo; Podrecca Luigi Guido; Procacci Giuliano; Ragionieri Ernesto; Ravera Camilla; Reale Eugenio; Rigola Rinaldo; Rosselli Amelia; Rosselli Carlo; Rosselli Sabatino detto Nello; Rozenstejn Anja M. (Anna Kuliscioff); Salvemini Gaetano; Scalarini Giuseppe; Schiavi Alessandro; Scoccimarro Mauro; Secchia Pietro; Serrati Giacinto Menotti; Spriano Paolo; Tasca Angelo; Terracini Umberto; Togliatti Palmiro; Tresca Carlo; Tresso Pietro; Treves Claudio; Turati Filippo; Valera Paolo.”,”Concepito nel 1925 e iniziato nel 1960, il Dizionario biografico degli Italiani si conclude nel 2020 con il centesimo volume, portando a compimento il progetto di biografia nazionale ricostruita attraverso le oltre quarantamila biografie di Italiani che hanno contribuito alla storia artistica, culturale, politica, scientifica, religiosa, letteraria ed economica del Paese dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente a oggi. Diretta da una équipe prestigiosa, questa opera monumentale, unica nel suo genere, comprende voci firmate dai migliori specialisti, italiani e stranieri, oggetto di rigorose ricerche, sempre corredate da bibliografie e indicazione delle fonti, e disposte in ordine alfabetico. Accanto ai maggiori, da Dante Alighieri a Camillo Benso conte di Cavour, da Francesco Petrarca a Giuseppe Verdi, da Giotto a Raffaello e Michelangelo, Luchino Visconti e Eleonora Duse, si trovano i tanti meno conosciuti, a volte scoperti dagli studiosi che nel corso degli anni hanno seguito l’evolversi della ricerca, con una sempre crescente attenzione ai personaggi femminili.”,”BIOx-392″
“MASINI Pier Carlo a cura”,”Epistolario inedito dell’Internazionale. Le carte della Commissione di Corrispondenza dell’Archivio della Federazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1874).”,”Titolo originario: Carte della Commissione di Corrispondenza dall’Archivio della Federazione Italiana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1874), a cura di Pier Carlo Masini, Edizioni del Gallo, Milano, 1966; collana strumenti di lavoro, archivi del movimento operaio, a cura di Gianni Bosio “”Del programma di Rimini, che rappresenta l’atto di nascita del movimento, è essenziale ricordare alcuni principi: (…) Viene anche deciso di rompere ogni rapporto con il Consiglio Generale di Londra (Marx e Engels) ritenuto autoritario e di non inviare alcun rappresentante al Congresso Generale de l’Aia (settembre 1972) convocato dal Consiglio di Londra. Si comprende bene che la scelta de l’Aia come sede del congresso agevola il compito del Consiglio di Londra, che può facilmente inviarvi delegati ad esso devoti, ma allo stesso tempo rende difficile l’intervento delle Federazioni lontane e dello stesso Bakunin. Un secondo motivo di dissidio con Londra è rappresentato da una circolare segreta in cui Marx attacca Bakunin e l’Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista con la subdola accusa di lavorare alla distruzione dell’Internazionale”” (pag 170-171) (da introduzione di Franco Schirone)”,”ANAx-459″
“MASINI Pier Carlo BOSIO Gianni; DEL-BO Giuseppe”,”Bakunin, Garibaldi e gli affari slavi (1862-63) (Masini e Bosio); La Comune di Parigi nella raccolta della ‘Biblioteca G.G. Feltrinelli’ (Del-Bo).”,”Garibaldi partecipa intensamente alla campagna di solidarietà per la Polonia con l’invio di messaggi, con la proposta di una sottoscrizione per i polacchi insorti, con il tentativo, troncato dalla polizia italiana, di un invio d’armi (pag 92)”,”POLx-005-FGB”
“[MASINI P.C.]”,”Una classe – un partito.”,”‘Una classe / un partito’ non vuol essere l’organno di nessun nuovo o vecchio gruppo, bensì la voce e l’interprete di tutti coloro che nel PCI e nel PSI, fuori del PCI e del PSI puntano tutte le loro speranze in un grande, forte e rinnovato partito socialista’. XXXIII Congresso Napoli, 15-18 gennaio 1959″,”ITAC-001-FER”
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati.”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si occupa da anni dei movimenti sociali e politici dell’Italia contemporanea, con particolare riguardo alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Collabora alla rivista Critica sociale ed è autore della prima biografia di Carlo Cafiero.”,”ANAx-028-FL”
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892).”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si occupa da anni dei movimenti sociali e politici dell’Italia contemporanea, con particolare riguardo alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Collabora alla rivista Critica sociale ed è autore della prima biografia di Carlo Cafiero.”,”ANAx-029-FL”
“MASINI P.C. READ H. HERNESTAN G. LEVI D. ZACCARIA C. VOLIN CARBO E.C. BENETTI G. BERNERI C. PEDIO T. KROPOTKIN P.”,”Volontà. Dittatura e rivoluzione nei dibattiti del Risorgimento (Masini); Anarchismo. Il passato ed il futuro (Read); Gli anarchici e la superstizione marxista (Hernestan); Il coraggio della libertà (Levi); Azione diretta (Zaccaria); Il primo “”Soviet”” (Volin); L’Esperienza Spagnola (Carbo); Libertà (Benetti); Nietzsche come anti-Nietsche (Berneri); Il primo congresso del PSLI (Pedio); L’Evasione (Antologia) (Kropotkin).”,”Pier Carlo Masini: ‘Dittatura e rivoluzione nei dibattiti del Risorgimento: Carlo Pisacane, Saggio sulla Rivoluzione,”,”ANAx-003-FAP”
“MASINI Pier Carlo”,”Antonio Gramsci e l’ Ordine Nuovo visti da un libertario. In appendice: il discorso in morte di A. Gramsci pronunciato da C. Berneri alla Radio CNT-FAI di Barcellona il 3 maggio 1937.”,”Gramsci critico del movimento anarchico”,”ANAx-004-FAP”
“MASINI Giancarlo”,”Guglielmo Marconi.”,”Giancarlo Masini, chimico-fisico all’Università di Firenze, orfano di padre, aveva cominciato a lavorare in un piccolo giornale fiorentino per pagarsi gli studi. Ha poi abbandonato la ricerca attiva per dedicarsi alla divulgazione e alla storia della scienza.”,”BIOx-040-FSD”
“MASINI Pier Carlo, a cura di Franco BERTOLUCCI e Giorgio MANGINI”,”Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri. Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta – Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati.”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si è occupato dei movimenti sociali e politici dell’ Italia contemporanea con riguardo particolare alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Ha collaborato alla rivista ‘Critica sociale’ ed è autore della prima biografia di Carlo CAFIERO. “”Negli anni 1871 e 1872 non si svolge soltanto uno scontro tra Mazzini e Bakunin, ma si giuoca anche una partita triangolare. Mazzini-Bakinin-Marx (Engels) in cui ognuno dei contendenti è in lotta contro gli altri due. Così la polemica fra Bakunin e i suoi seguaci italiani da una parte e Marx (Engels) e il Consiglio generale dell’Internazionale dall’altra si intreccia con quella che abbiamo ora rievocato. Insieme le due polemiche contribuiscono a configurare storicamente l’anarchismo in antitesi tanto al socialismo marxista quanto alla democrazia mazziniana. Il giovane Cafiero, arrivando a Napoli, aveva trovato ben visibili tracce dell’influenza di Bakunin e ne aveva informato Engels. Questi, come segretario per l’Italia del Consiglio generale, aveva già fiutato il pericolo e le sue lettere a Cafiero risuonano del fragore d’armi per la guerra imminente a Bakunin e alla sua eresia. Marx ed Engels hanno deciso di finirla con Bakunin, con le sue continue rivendicazioni di autonomia delle sezioni locali e di disimpegno dell’Internazionale dalla politica parlamentare, decisi a trasformare l’Associazione in un partito fortemente centralizzato e politicamente impegnato. (…) Dietro tutti questi nuovi orientamenti, spostamenti di tendenza, cambiamenti di indirizzo, si muove la mano, abile e sollecita di Bakunin che da Locarno, con una copiosa produzione epistolare, consiglia, esorta, rimprovera, assiste idealmente e tatticamente i compagni italiani. Cafiero – che si è ulteriormente allontanato dal Consiglio generale ed è entrato in polemica epistolare con Engels – nel maggio si reca a Locarno, accompagnato da Fanelli, per incontrarsi col russo. L’incontro constatata la piena identità di vedute fra gli interlocutori, si trasforma in un’alleanza e Cafiero entra nella cerchia degli intimi di Bakunin. Tornato in Italia da Milano, verso la metà di giugno, invia a Engels la lettera che segna la sua definitiva rottura con il Consiglio generale (33). La lettera di Cafiero è un rilevante documento ideologico per la storia della genesi dell’anarchismo, in atto di differenziarsi dal socialismo d’ispirazione marxista. Dopo aver premesso che sul punto di passaggio del ‘capitale’ alla collettività non esisteva disaccordo fra comunisti e anarchici e che il disaccordo nasceva sul ‘modo’ di questo passaggio, così riassume il pensiero di Marx e di Engels: «Gli autori del ‘programma comunista tedesco’ ci dicono, su questo punto, che essi perverranno alla meta mediante ‘la conquista del potere politico da parte del proletariato: cioè mediante la costituzione di un nuovo Stato che, secondo quello che voi mi dite, pare dovrà essere abbastanza ‘forte’, che comincerà anzitutto ‘dall’imparare a leggere agli inalfabeti’, combattere il brigantaggio e la camorra’ ed ‘educare’ il popolo, che otterrà poi ‘gradatamente’ attraverso gli anni l’uso di quel ‘capitale’ tanto sospirato: mentre lo Stato, compiuta così la grande opera emancipatrice, verrebbe mano mano fondendosi in un nuovo Stato ‘sui generis’. Stato economico con tutta la sua ‘centralizzazione unitaria’ e le sue ‘armate industriali’, massime agricole””. Per capire questi appunti di Cafiero bisogna rifarsi ai dieci punti che concludono la seconda sezione de ‘Il Manifesto dei comunisti’ del 1848 (che Cafiero chiama «programma comunista tedesco» fra i quali si elencano le proposte di fabbriche nazionali, di statalizzazione di tutti i mezzi di produzione e di trasporto e di eserciti industriali per l’agricoltura. A questo si riferisce Cafiero quando rivolge ai suoi corrispondenti questo ironico invito: «Al primo sollevamento sociale delle nostre popolazioni io vi propongo di venire con Marx a proporre ai nostri contadini della Calabria e degli Abruzzi le ‘armate’ agricole». E poi continua: «Tutti vogliamo conquistare, o meglio, rivendicare il ‘capitale’ alla collettività, e all’uopo si propongono de modi diversi. Gli uni consigliano un colpo di mano sulla rocca principale – lo Stato – caduta la quale in potere dei nostri, la porta del ‘capitale’ sarà aperta a tutti; mentre gli altri avvisano di ‘abbattere tutti insieme’ ogni ostacolo e d’ ‘impossessarsi collettivamente’ di fatto di quel ‘capitale’ che si vuole assicurare per sempre proprietà collettiva. Io sono schierato coi secondi, mio caro, dal momento che, grazie al vostro ‘Manifesto comunista’, mi è stato dato di comprendere nettamente la posizione»”” (pag 71-75) [Pier Carlo Masini, ,a cura di Franco Bertolucci e Giorgio Mangini, ‘Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri. Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta – Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati’, BFS, Pisa, 2024] [(33) Cfr. il testo integrale della lettera in ‘La corrispondenza di Marx e Engels’, cit., pp. 219-229. Per un inquadramento storico del documento, rinvio al mio scritto ‘Engels e Cafiero’, apparso sulla rivista “”Tempo presente””, aprile 1965]”,”ANAx-477″
“MASLOWSKI Peter”,”Thälmann.”,”””Auf dem Parteitag im Dezember 1920 in Berlin, wo der in Halle aus der USPD, ausgeschiedene linke Flügen sich mit der Kommunistischen Partei vereinigt hat, ist Ernst Thälmann, führendes Mitglied der unhabhängigen Hamburger Bezirksleitung, natürlich wieder Parteitagsdelegierter. Er gilt von jetzt ab überhaupt so sehr als der Typus des Hamburger Proleten und Parteifunktionärs, daß es keinen Parteitag und kaum einen internationalen Kongreß mehr gibt, auf dem er nicht anwesend wäre und mit großer Wirkung in die Auseinandersetzungen eingegriffen hätte.”” (pag 35) (Sur le congrès du parti à Berlin, où celui s’est uni dans le hall de l’USPD, gauches non entrés en ligne de compte vols avec le parti communiste, le sérieux Thälmann, membre dirigeant de la conduite de secteur de Hambourg unhabhängigen, est à nouveau naturel en décembre 1920 délégué de congrès du parti. Il est considéré maintenant à partir effectivement tellement comme les Typus du Proleten de Hambourg et du fonctionnaire de parti qu’il n’y a plus de congrès du parti et à peine de congrès international, lors duquel il n’aurait pas été présent et serait intervenu avec un grand effet dans les argumentations) (traduzione automatica)”,”MGEK-084″
“MASNATA Francois MASNATA-RUBATTEL Claire”,”Pouvoir, societé et politique aux Etats-Unis.”,”Francois MASNATA ha soggiornato per due anni negli Stati Uniti, da cui ha tratto il libro ‘Pouvoir blanc, Revolte noire’. E Claire MASNATA-RUBATTEL ha prodotto uno studio sul processo di decisione americano ‘L’ Amerique blanche et les droits des Noirs’ (1969). F. MASNATA ha insegnato all’ IEP di Parigi, all’ Università di Losana e di Neuchatel. “”Di fatto, sia a livello degli Stati che a quello del Congresso, le diverse Camere non sono mai state “”rappresentative””. Conviene qui distinguere la nozione d’ ineguaglianza di rappresentazione da quella di gerrymandering. Quest’ ultimo termine risale al 1812, anno in cui un certo Elbridge Gerry, governatore del Massachusetts, riuscì a far adottare dal parlamento del suo stato una frastagliatura elettorale favorente il partito democratico al quale apparteneva, e che portò a disegnare un distretto somigliante a una sorta di salamandra e la cui maggioranza era democratica. Ciascuno dei due partiti da allora è ricorso a questo tipo di pratica. Non si contano più i distretti dalle forme bizzarre, delimitati da abili strateghi allo scopo di mantenersi al potere””. (pag 267)”,”USAS-111″
“MASOERO Alberto”,”Vasilij Pavlovic Voroncov e la cultura economica del populismo russo (1868-1918).”,”Alberto Masoero è nato a Ivrea nel 1958 e si è laureato a Torino nel 1982. Ha proseguito gli studi nel campo della storia russa all’Università di Princeton dal 1983 al 1985. Ha collaborato alla Rivista storica italiana e a Studi storici. Attualmente sta lavorando a una tesi di dottorato sugli economisti moscoviti nell’epoca di Alessandro II.”,”MRSx-027-FL”
“MASON Tim a cura di Jane CAPLAN”,”Nazism, Fascism and the Working Class. Saggi di Tim Mason.”,”Un capitolo è dedicato al contenimento della classe operaia fatto dal regime hitleriano, un altro agli scioperi di Torino del marzo 1943.”,”MGEK-021″
“MASON Timothy W.”,”La politica sociale del III Reich.”,”Timothy W. MASON (1940-1980) è stato docente di storia moderna al St. Peter’s College di Oxford. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale, sul lavoro e sulle classi subalterne nella Germania nazista, fra cui ‘National Socialist Policies towards the German Working Classes 1925 to 1939 (OUP 1971). “”Albert Speer ha ricostruito acutamente tale dilemma: ‘Resta una delle esperienze sbalorditive di questa guerra il fatto che Hitler volesse risparmiare al proprio popolo quelle prove che Churchill o Roosevelt imposero senza alcun scrupolo alle loro popolazioni. La discrepanza fra la mobilitazione totale della forza-lavoro nella democratica Inghilterra e la trascuratezza nell’ affrontare tale questione propria dell’ autoritaria Germania caratterizza il timore – nutrito dal regime- di un mutamento del favore popolare. Il ceto dirigente non voleva né fare esso stesso dei sacrifici né pretenderli dal popolo e si sforzava per quanto possibile di mantenere quest’ ultimo in buona disposizione di spirito. Hitler e la maggior parte del suo entourage politico appartenevano alla generazione di coloro che come soldati avevano vissuto, senza mai superarla, la rivoluzione del 1918. In conversazioni private Hitler lasciò spesso intendere che dopo l’ esperienza del 1918 la prudenza non era mai troppa’””. (pag 18)”,”GERN-101″
“MASON Timothy W.”,”La politica sociale del III Reich.”,”Timothy W. MASON (1940-1980) è stato docente di storia moderna al St. Peter’s College di Oxford. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale, sul lavoro e sulle classi subalterne nella Germania nazista, fra cui ‘National Socialist Policies towards the German Working Classes 1925 to 1939 (OUP 1971). “”Per contro il rapporto fra il regime e la classe operaia era eccezionalmente teso. La rilevanza e le ripercussioni di tali tensioni si possono illustrare in modo particolarmente chiaro sulla base della svolta avvenuta nelle funzioni della Deutsche Arbeitsfront dopo il raggiungimento della piena occupazione. Già prima di quella fase sembrava dubbio che la DAF sarebbe stata in grado di assolvere il compito educativo politico assegnatole. Alla metà degli anni trenta il comportamento dei lavoratori dell’ industria era contrassegnato da paura, rassegnazione ed esasperazione, spesso anche da un’ apatia e disaffezione per la politica che erano favorite dall’ espansione economica. Solo la persona di Hitler e gesti occasionali di autoaffermazione nazionale sembrano aver avuto risonanza fra gli operai. La stessa DAF suscitava in prevalenza scetticismo; la resistenza attiva comunista e socialdemocratica si indeboliva man mano che la Gestapo perfezionava i propri metodi di controllo e i propri schedari, mentre il numero degli arresti in quell’ anno (1936) saliva a 15.000 persone circa. La DAF collaborava di malavoglia con la polizia, poiché ogni azione di resistenza della classe operaia nelle aziende ribadiva il suo insuccesso politico. (…) Lo sviluppo verso la piena occupazione liberò in parte questa gigantesca organizzazione, oltre che da un compito irrealizzabile, anche dall’ imbarazzo di dover esibire un programma pratico chiaramente formulato. Infatti la situazione creatasi sul mercato del lavoro a partire dal 1936 rese possibile agli operai di porre in qualche misura delle condizioni per la propria sottomissione politica. Poiché alla DAF toccava stabilizzare tale sottomissione, essa fece in buona parte proprie le condizioni poste dalla classe operaia. Quest’ ultima puntava a partecipare perlomeno alla crescente prosperità (…)””. (pag 241-242)”,”MGEK-079″
“MASON Paul”,”Live Working or Die Fighting. How the Working Class Went Global.”,”Paul Mason was born in 1960 in Leigh, Greater Manchester. He is BBC Newsnight’s business and industry correspondent. He won the 2003 Wincott Award for business journalism and was named Workworld Broadcast Journalist of the year in 2004. He lives in London. Introduction, Notes, Afterword, Acknowledgements, Index,”,”CONx-015-FL”
“MASSA Gaetano a cura; saggi di German ARGINIEGAS Salvatore CANDIDO Carlos CHAGAS Maria Eugenia del VALLE DE SILES Ernesto LUNARDI G.B. Marini BETTOLO Gaetano MASSA Franco MICALI BARATELLI Jorge MORELLI PANDO Antonio PECONI Giuseppe Carlo ROSSI Arturo USLAR PIETRI”,”Estudios sobre el mundo latinoamericano. Studi sul mondo latino-americano.”,”Saggi di German ARGINIEGAS Salvatore CANDIDO Carlos CHAGAS Maria Eugenia del VALLE DE SILES Ernesto LUNARDI G.B. Marini BETTOLO Gaetano MASSA Franco MICALI BARATELLI Jorge MORELLI PANDO Antonio PECONI Giuseppe Carlo ROSSI Arturo USLAR PIETRI”,”AMLx-108″
“MASSA Paola a cura, saggi di Vito PIERGIOVANNI Gian Luca PODESTA’ Giovanni MUO Andrea ZANINI Paola MASSA”,”Attori e strumenti del credito in Liguria. Dal mercante banchiere alla banca universale.”,”Dalla bibliografia: – Jaffe M., La Borsa merci di Genova nel suo primo centenario (1855-1955), Genova 1956″,”LIGU-115″
“MASSA Marco”,”Vita da guerra. Genova, 1940-1945. La lettura dei quotidiani, forzatamente ubbidienti alle direttive del regime, non basta a raccontare la storia; notizie e fatti vanno comparati con fonti d’archivio.”,”Danni di guerra. Oltre 13.000 gli edifici colpiti dalle bombe. “”Maggio 1945. Tra i problemi più drammatici che il Cln deve affrontare vi è quello della casa. Gli edifici gravemente danneggiate a causa dei bombardamenti sono oltre 13.000 e di questi solo 2.925 possono essere riparati, ma mancano soldi e la materia prima che, soltanto in parte, può essere recuperata dalle macerie. Una prima somma di 300 milioni viene erogata dal Genio civile allo scopo di avviare la riparazione dei primi caseggiati. La situazione è comunque grave. Gli ebrei che si erano nascosti vogliono tornare in possesso delle loro abitazioni requisite dai fascisti; dopo avere trascorso lunghi mesi sulle montagne, i partigiani chiedono un alloggio e gli sfollati desiderano desiderano tornare in città, anche se, per il momento, un’ordinanza glielo vieta. Manano ancora i viveri ma arrivano i medicinali (…) Si cercano i gerarchi scappati dalla città (…) Ogni giorno nelle vie persone ammazzate (…)”” (pag 289-292)”,”LIGU-003-FER”
“MASSACESI Simone”,”Enzo Santarelli tra militanza politica e ricerca storica.”,”MASSACESI Simone Dal Colloquio con Enzo Collotti (2003) tra i vari temi verteva sul ruolo della Biblioteca Feltrinelli: “”La storiografia sovietica ebbe un peso relativamente scarso. Tra il ’61 e il ’62 andai a Mosca proprio per conto della Biblioteca Feltrinelli per questioni riguardanti lo scambio di materiale. Devo dire che i rapporti con l’Istituto di marxismo-leninismo di Mosca, grosso modo collocabili a partire dalla metà degli anni ’50, furono quasi unicamente rapporti di scambio di materiali, praticamente nulli da punto di vista interpretativo e conoscitivo. Prima se ne occupò parzialmente Procacci, poi Aldo Zanardo ed io. L’intenzione era quella di creare una sezione documentaria della III Internazionale alla Feltrinelli. Alcune opere di storiografia sovietica, piuttosto buone e accettabili ancora oggi, sarebbero state poi pubblicate dagli Editori Riuniti, ma nessuna di queste opere uscì presso la casa editrice Feltrinelli. Dico questo perché l’Istituto Feltrinelli e la casa editrice Feltrinelli erano due entità totalmente separate, sebbene la casa editrice si servisse di noi per la consulenza alla pubblicazione di certe opere. Non fu pubblicato nulla sulla storiografia sovietica, furono gli Editori Riuniti a pubblicare una grossa storia di Roma, un lavoro munumentale che tuttora ha una sua validità. La casa editrice Feltrinelli invece, aveva aperto una serie di studi sulle fonti per la storia del pensiero socialista, dei quali uscirono una decina di volumi. Su quelli c’era stata la consulenza dei redattori e dei collaboratori dell’Istituto Feltrinelli. Erano però pubblicazioni di classici del socialismo e del marxismo, i quaderni dell’imperialismo di Lenin uscirono in quella serie, io, per esempio, curai gli scritti di Liebknecht; si tendeva cioè a fare conoscere in Italia testi importanti che nessuno aveva mai fatto circolare. Questo mette già in evidenza il carattere dell’Istituto che continuava quella che ormai era diventata la sua tradizione di pubblicazioni di fonti di grossi autori, come fonti per il pensiero socialista. Non a caso nei primi numeri degli “”Annali”” della Feltrinelli furono pubblicati testi del socialismo utopistico che, in buona parte di derivazione francese, avevano costituito una delle prime grandi sezioni della Biblioteca. Oggi, credo che in Europa, oltre alla biblioteca dell’Istituto di Amsterdam, sia quella che ha la più grande collezione di questo tipo di materiale. Quando andai a Mosca, tra l’altro,una delle questioni dello scambio era proprio il completamento della sezione bibliografica sugli utopisti francesi. L’Istituto di marxismo-leninismo, infatti, negli anni ’30 aveva svolto un lavoro di concentrazione bibliografica a Mosca, e aveva molti doppioni di questo tipo di opere che potevamo acquisire. Ma dal punto di vista dell’influenza storiografica niente, anche se devo dire che si conosceva pochissimo il mondo sovietico, c’erano problemi di carattere linguistico. Si, si conosceva davvero poco. (…) R. Non c’è alcun dubbio. In Italia, ma non solo in Italia, la Biblioteca Feltrinelli è stata sicuramente un punto di partenza e ha rappresentato un punto di riferimento senza precedenti. Oggi l’archivio dell’Istituto Gramsci e in parte la sua biblioteca sono importanti perché hanno acquisito i materiali relativi al Pci e al rapporto tra il Pci e la III Internazionale. Ma se si pensa che alla biblioteca Feltrinelli arrivò l’archivio Tasca prima ancora che l’archivio del Gramsci si attrezzasse con quelle carte… La sede privilegiata ed unica di questi studi era per forza di cose la Feltrinelli, che assunse una funzione fondante di un certo tipo di studi e abbastanza unica.”” (pag 154 -155) Dal Colloquio con Enzo Collotti (2003) tra i vari temi verteva sul ruolo della Biblioteca Feltrinelli:”,”STOx-176″
“MASSARA Massimo a cura; testimonianze di Arturo COLOMBI Ambrogio DONINI Celso GHINI Alfonso LEONETTI Teresa NOCE Giovanni PESCE Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Mauro SCOCCIMARRO Pietro SECCHIA Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI e altri”,”I comunisti raccontano. Cinquant’anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti. Volume primo (1919-1945).”,”Testimonianze di Arturo COLOMBI Ambrogio DONINI Celso GHINI Alfonso LEONETTI Teresa NOCE Giovanni PESCE Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Mauro SCOCCIMARRO Pietro SECCHIA Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI e altri.”,”PCIx-095″
“MASSARA Franco a cura”,”I grandi processi della storia. Volume 5. Socrate. Lucio Sergio Catilina.”,”””Oltre a ciò – riprende Socrate, sempre con la sua voce pacata- i giovani delle famiglie ricche, avendone più di altri la possibilità, hanno preso l’ abitudine di seguirmi: si divertono un mondo a vedermi mettere alla prova tutti gli uomini. Alcuni di loro hanno voluto imitarmi e ci si provano a loro volta: esaminano anch’essi gli altri e non fanno fatica a trovare tante persone che credono di sapere qualcosa, ma che poi si vede bene che sanno poco o nulla”” (pag 78)”,”STAx-087″
“MASSARA Franco, con la collaborazione di Pietro FAZIO Antonio FRESCAROLI Giovanni LOVERO Max POLO Iris TOTTERI”,”I grandi enigmi degli anni terribili. Dossier n° 2. L’indeciso fantasma – L’impossibile riconciliazione – Morte di un gappista – Sull’altra barricata: per chi combatterono?… – Ossola: quarantaquattro giorni di repubblica.”,”Vicenda morte del gappista Dante Di Nanni (pag 113-147) di Iris Totteri Dante Di Nanni (Torino, 27 marzo 1925 – Torino, 18 maggio 1944) è stato un partigiano italiano, insignito della Medaglia d’oro al valor militare. Appartenuto ai GAP, ricercato dai nazifascisti per aver partecipato a una missione di sabotaggio con esplosivi, quando i nemici vennero ad arrestarlo si barricò nell’abitazione che fungeva da base gappista e si difese tenacemente resistendo per più di un’ora e mezza all’assedio, condotto con forze soverchianti. Nel 2012 i particolari della missione gappista e le modalità della morte, fino ad allora noti soprattutto nella versione datane da Giovanni Pesce, sono stati oggetto di una profonda revisione storiografica che ha offerto una nuova ricostruzione dei fatti, fondata criticamente, la quale contraddice in più punti cruciali il racconto di Pesce [1][2]. La ricostruzione della missione gappista e della morte di Di Nanni proposta dallo storico Nicola Adduci sulla rivista Studi storici dell’Istituto Gramsci [22] differisce in modo assai marcato dalla versione narrata da Giovanni Pesce. La figura di Dante di Nanni rimane uno di quelle della Resistenza che più ha colpito l’immaginario di scrittori e musicisti. Giovanni Pesce la racconta nel libro Senza tregua, la guerra dei GAP e gli Stormy Six, gruppo storico della controcultura italiana, le hanno dedicato la canzone Dante di Nanni, contenuta nell’album Un biglietto del tram del 1975. La canzone è anche cantata dai Gang (incisa in loro diversi album) per omaggiare sia Dante Di Nanni che gli Stormy Six. Anche gli Assalti Frontali hanno citato Di Nanni nella canzone Fascisti In Doppiopetto inclusa nell’album Conflitto.”,”ITAR-247″
“MASSARA Massimo SCHIRINZI Claudio SIOLI Maurizio”,”Storia del Primo Maggio.”,”Il 1° maggio (4 maggio) 1890 in Gran Bretagna. Un resoconto di Engels (pag 27-31) Marx. “”Poiché il sistema più semplice per accrescere i profitti del capitalista era quello di aumentare il plusvalore assoluto attraverso il massimo prolungamento della giornata lavorativa, all’inizio dell’era capitalistica troviamo in tutti i Paesi industriali una giornata lavorativa estremamente lunga che lasciava al lavoratore solo poche ore per dormire. Il resto del suo tempo apparteneva al capitalista. Questo sfruttamento inumano portava evidentemente non solo al logoramento fisico e morale del lavoratore, ma al suo rapido esaurimento e alla sua morte precoce. Tra le prime rivendicazioni della classe operaia organizzata si impone quindi l’istituzione di una giornata lavorativa ‘normale’. Come ha scritto Marx, «a “”protezione”” contro il serpente dei loro tormenti, gli operai debbono assembrare le loro teste e ottenere a viva forza, ‘come classe’ una legge di Stato, una ‘barriera sociale’ potentissima, che impedisca a loro stessi di vender sé e la loro schiatta alla morte e alla schiavitù, ‘per mezzo di un volontario contratto con il capitale’. Al pomposo catalogo dei “”diritti inalienabili dell’uomo”” subentra la modesta, ‘Magna Charta’ di una giornata lavorativa limitata dalla legge, la quale “”chiarisce finalmente ‘quando finisce il tempo venduto dall’operaio e quando comincia il tempo che appartiene all’operaio stesso'”” (1)». La giornata lavorativa viene limitata a dodici ore, prima in Inghilterra, in seguito in Francia. In quest’ultimo Paese, però la legge “”proclama ‘in linea di principio’ quello che in Inghilterra era stato ottenuto soltanto in nome dei fanciulli dei minorenni, delle donne e solo di recente viene rivendicato come diritto generale”” (2)» [(1) Karl Marx, ‘Il Capitale’, Libro primo, Editori Riuniti, Roma, 1964, pp. 338-339; (2) Marx, op. cit., p. 337] [Massimo Massara, Claudio Schirinzi, Maurizio Sioli, ‘Storia del Primo Maggio’, Longanesi, Milano, 1978]”,”MPMx-001-FGB”
“MASSARA Katia GRECO Oscar”,”Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi.”,”564 biografie di anarchici calabresi. Molti sostennero con convinzione la lotta antifascista nella Guerra civile spagnola, mentre quasi tutti gli anarchici calabresi emigrati in Argentina si iscrissero al sindacato della FORA, costituirono associazioni di mutuo soccorso, fecero attivamente parte di circoli sociali, collaborarono con giornali libertari e furono protagonisti di azioni eclatanti, come l’uccisione del colonnello Falcón, capo della polizia di Buenos Aires, nel 1909 e l’attentato dinamitardo al teatro Colón l’anno successivo, venendo per questo espulsi, arrestati e perseguitati duramente nel convulso periodo dei primi anni del Novecento.”,”ANAx-437″
“MASSARA Massimo SCHIRINZI Claudio SIOLI Maurilio”,”Storia del Primo Maggio.”,”Massimo Massara, nato nel 1935, è stato redattore capo di Vie Nuove e del Calendario del Popolo e direttore della rivista Sputnik. Ha pubblicato tra l’altro: Il marxismo e la questione ebraica; I comunisti raccontano. 50 anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti; La Chiesa cattolica nella seconda guerra mondiale; e, in collaborazione con Adriano Dal Pont e Alfonso Leonetti, Giornali fuorilegge. La stampa clandestina antifascista 1919-43. Claudio Schirinzi, nato nel 1949, giornalista, ha lavorato presso la redazione milanese del quotidiano Avvenire e si occupa attualmente di cronaca politica e amministrativa locale presso il Corriere della Sera. Maurilio Sioli, nato nel 1947, giornalista, è stato addetto all’Ufficio Stampa della federazione milanese del PCI. Collaboratore di giornali e riviste,è capo del gruppo comunista al Consiglio comunale di Brugherio e, dal 1976, Vice Capo Ufficio Stampa del Comune di Milano.”,”MOIx-004-FV”
“MASSARA Massimo SCHIRINZI Claudio SIOLI Maurilio”,”Storia del Primo Maggio.”,”Massimo Massara, nato nel 1935, è stato redattore capo di Vie Nuove e del Calendario del Popolo e direttore della rivista Sputnik. Ha pubblicato tra l’altro: Il marxismo e la questione ebraica; I comunisti raccontano. 50 anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti; La Chiesa cattolica nella seconda guerra mondiale; e, in collaborazione con Adriano Dal Pont e Alfonso Leonetti, Giornali fuorilegge. La stampa clandestina antifascista 1919-43. Claudio Schirinzi, nato nel 1949, giornalista, ha lavorato presso la redazione milanese del quotidiano Avvenire e si occupa attualmente di cronaca politica e amministrativa locale presso il Corriere della Sera. Maurilio Sioli, nato nel 1947, giornalista, è stato addetto all’Ufficio Stampa della federazione milanese del PCI. Collaboratore di giornali e riviste,è capo del gruppo comunista al Consiglio comunale di Brugherio e, dal 1976, Vice Capo Ufficio Stampa del Comune di Milano.”,”MPMx-003-FL”
“MASSARA Franco, collaborazioe di Adriana BIANCARDI Pietro FAZIO Antonio FRESCAROLI Giovanni VIGNOLA”,”I grandi enigmi dell’inizio del secolo in Italia.”,”Contiene il saggio di Adriana Biancardi ‘Chi volle la guerra di Libia?’ (pag 73-126) (la politica estera dell’Italia dei ‘giri di valzer’, la lenta circolazione nell’opinione pubblica italiana della necessità di intervenire in Libia dopo il colpo dell’insediamento francese a Tunisi. Le dichiarazioni in favore di Antonio Labriola e di molti intellettuali socialisti, le posizioni nazionalista, i ricordi della storia (la presenza di Roma in Libia, il ruolo di Genova e Venezia sul quella sponda ecc., Bissolati, l’ultimatum all’impero ottomano…) Antonio “”Labriola dichiarava di «confidare» che Tripoli sarebbe divenuta, un giorno, la «colonia del proletariato italiano», in grado di assorbire per secoli le forze demografiche della nazione. (…) deplorava il flusso migratorio di italiani in Argentina, la terribile emoraggia di «forze vive dei lavoratori a servizio del capitalismo straniero», affermava con energia la necessità di un’azione in Libia «come primo saggio della nostra libera e cosciente apparizione nella politica mondiale» (…)”” (pag 80-81) Seguono ‘La politica dei giri di valzer’ di Pietro Fazio e ‘Giolitti: l’enigma di un’epoca’ di Antonio Frescaroli”,”ITAA-001-FSD”
“MASSARENTI Armando a cura; scritti di Joseph E. STIGLITZ”,”Joseph E. Stiglitz. La globalizzazione e i suoi oppositori.”,”Trecc: Economista statunitense (n. Gary 1943), prof. nella Yale University (1970-74), a Stanford (1974-76; 1988-2001), a Princeton (1979-88), dal 2003 alla Columbia University. È stato capo del dipartimento di ricerca economica della Banca Mondiale (1996-99), dove ha ricoperto anche la carica di vicepresidente (1997-2000). Nel 2001 gli è stato assegnato il premio Nobel per l’economia (con G. A. Akerlof e A. M. Spence) per il contributo offerto, sin dagli anni Settanta, alla teoria dell’informazione. S. si è occupato del meccanismo con il quale operatori economici poco informati traggono informazioni da quelli più informati. Applicando la sua analisi su mercati diversi, ha dimostrato come l’informazione asimmetrica possa provocare tra l’altro disoccupazione e razionamento del credito. Ha ricoperto numerosi incarichi governativi e dal 2003 è membro della Pontificia accademia di scienze sociali. Tra le sue opere: Lectures on public economics (in collab. con A. Atkinson, 1980); Theory of commodity price stabilization (in collab. con D. Newbery, 1981); Economics of the public sector (1986); The economic role of the state (1989); Principles of economics (1993); Principles of macroeconomics (1997); il manuale Economics (1997); Globalization and its discontents (2002); The roaring nineties (2003); Fair trade for all (con A. Charlton, 2005); Making globalization work (2006); The Stiglitz report. Reforming the international monetary and financial systems in the wake of the global crisis (2010); The price of inequality. How today’s divided society endangers our future (2012); Creating a learning society (con B.C. Greenwald, 2014; trad. it. 2018); The great divide: unequal societies and what we can do about them (2015); The euro. And its threat to the future of Europe (2016); Measuring what counts for economic and social performance (con J.-P. Fitoussi e M. Durand, 2019; trad. it. 2021); People, power, and profits: progressive capitalism for an age of discontent (2019; trad. it. 2020).”,”ECOT-402″
“MASSARI Roberto a cura; scritti di TROTSKY RAVAZZOLI LEONETTI LENIN ENGELS e altri”,”All’ opposizione nel Pci con Trotsky e Gramsci. Bollettino dell’ Opposizione Comunista Italiana, 1931-1933.”,”Contiene: Una lettera inedita di Engels sulla questione del fronte unico (pag 353) (risposta al membro del CC del partito socialista danese Herson TRIR che aveva scritto a ENGELS l’ 8 dicembre 1889)”,”MITC-038″
“MASSARI Roberto”,”Teorias de la autogestion.”,”””L’ idea centrale nella strategia leninista del CO (Controllo operaio) è che questo rappresenta l’ unica soluzione di carattere economico per la perdite causate dalla guerra e per la gestione paralizzata dell’ apparato produttivo. (…) In fondo – dirà Lenin -, tutta la questione del controllo si riduce a stabilire chi è che controlla e chi sono i controllati, ovvero, quale classe esercita il controllo e quale altra lo subisce.”” Questo sarà il motivo di fondo che spingerà a denunciare le forme di controllo instaurate in Russia da Kerensky, tra il febbraio e l’ ottobre del 1917 (…)””. (pag 222)”,”ANAx-204″
“MASSARI Roberto”,”Marxismo e critica del terrorismo. Un’ analisi storica delle posizioni critiche del marxismo teorico e militante nei confronti dei fenomeni terroristici.”,”MASSARI Roberto si è occupato dei movimenti sociali inAmerica Latina e dei problemi sindacali in Europa, del movimento operaio italiano ed europeo. Lenin contro il terrorismo dei socialrivoluzionari. Lo studio della mentalità dei giovani terroristi. “”Numerosi altri sono i testi dedicati da Lenin nel periodo 1902-1903 alla polemica coi socialrivoluzionari e in particolare con le loro concezioni terroristiche. Tra questi vogliamo ricordare solo uno dei più noti, poiché rappresenta forse la disamina più organica di posizioni terroristiche; che sia mai stata prodotto dal dirigente bolscevico. Non si tratta solo della riaffermazione che il marxismo non respinge in linea di principio il terrorismo, e che esso può diventare uno strumento in mano al movimento di massa, a momento debito e con un metodo ben diverso da quello dei socialrivoluzionari. Vi è qualcosa di più significativo. Lenin analizza il procedimento mentale che porta dei giovani rivoluzionari sinceri, ma politicamente sprovveduti, ad intraprendere la via terrorista, classificando ben cinque “”teorie””, che a suo avviso sottendono tale procedimento mentale. La prima è la “”teoria del trasferimento della forza”” (…)””. (pag 123)”,”TEMx-037″
“MASSARI Roberto a cura; testi di A. MARAZZI M. NOBILE A. FURLAN G. POTRINO A. GIGLI P. SERPOLLA G. MISSORI G. FONTANA E. VALLS F. FOSSATI”,”Le false sinistre.”,”Si cita Cervetto e ‘Pagine marxiste’ (pag 210) che si sentirebbero eredi di Cervetto. “”Questi stanno subendo un ennesimo massacro nella loro storia. E’ un massacro indiscriminato, di civili e militari, è impietoso nella sua disparità tecnologica e rientra nei criteri standard dell’etnocidio. Nessuno ferma Israele, nessuno protesta, i giornali danno notizia solo dei fatti più eclatanti, non muovono un dito i paesi arabi, non muove un dito l’Iran. Dal Ministero degli esteri, D’Alema invita Israele alla moderazione: trattandosi di un massacro, è evidente che egli ha scoperto un altro ossimoro (dopo la “”guerra umanitaria””): questa volta è il “”massacro moderato””. Dopo i bombardamenti del Kosovo e di Belgrado dicemmo “”nel movimento”” che con i responsabili di quel crimine non avremme più scambiato nemmeno il saluto. Poi, però, non è andata così (vedi lo spazio che è stato ridato ai comunisti italiani e non a loro soltanto).”” (pag 133)”,”ITAC-104″
“MASSARI Roberto”,”Trotsky.”,”Antid Oto pseudonimo di Trotsky”,”TROS-210″
“MASSARI Giuseppe”,”Diario dalle cento voci, 1858-1860.”,”MASSARI Giuseppe Treccani; Massari, Giuseppe. – Uomo politico e scrittore (Taranto 1821 – Roma 1884). Recatosi a Parigi nel 1838, strinse relazioni con gli esuli italiani, e specialmente con Gioberti. Tornato in Italia nel 1843, fu espulso da Milano e costretto a riparare nuovamente in Francia, dove restò sino al 1846, quando venne a Torino a dirigervi Il mondo illustrato. Nel 1847 passò in Toscana, dove collaborò alla Patria, e nel 1848 a Milano, dove incontrò nuovamente Gioberti. Eletto al parlamento napoletano, non fu presente ai moti del maggio 1848 (ma nel 1853 fu condannato a morte sotto l’accusa di esserne stato uno dei capi). Stabilitosi a Torino, collaborò prima al Saggiatore, poi alla Gazzetta Ufficiale, di cui, nel 1856, divenne direttore. Acceso difensore di Carlo Alberto, di Gioberti e Cavour, che gli affidò delicate missioni, M. ebbe parte nell’annessione dell’Emilia e della Toscana e fu poi deputato dal 1860 al 1876 e dal 1880 al 1884. Fra il 1860 e il 1862 curò la stampa di scritti di Gioberti; pubblicò: I casi di Napoli (1849); Il conte di Cavour. Ricordi biografici (1873); La vita e il regno di Vittorio Emanuele II (1878); Vita del gen. A. La Marmora (1880). Post. apparvero il Carteggio (1921), le Lettere alla marchesa Arconati (1921), il Diario 1858-60 sull’azione politica di Cavour (1931; n. ed. corretta 1961). “”19 novembre (1858): Il ‘Cattolico’ di Genova giunto qui stamane riferisce; che all’uscire dall’ospedale ‘Pammatone’ il conte Cavour fu fischiato. Sarebbe stata una indegnità ed una vergogna per Genova: ho chisto ragguagli, ed ho saputo con piacere che l’asserzione del ‘Cattolico’ è un pio desiderio. Erano alcuni monelli che aspettavano il ministro all’escir dall’ospedale, perché aveva fatto sperar loro che avrebbero avuti dei quattrini. Delusi nell’aspettativa alcuni sussurarono: altri gridarono ‘Viva Cavour’ sperando con ciò una ricompensa. Su questi fatti il ‘Cattolico’ si è affrettato a spacciar la favola delle fischiate: le quali al postutto avrebbero disonorata Genova, e non fatto torto di certo all’illustre ministro””. (pag 66)”,”ITAB-304″
“MASSIE Robert K.”,”Dreadnought. Britain, Germany, and the Coming of the Great War.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Il piano Schlieffen. “”The interlocking gears of the European alliance systems gave events a grim inevitability. Germany was obliged by the terms of her alliance with Austria to support her ally in a war with Russia. France was obliged by the terms of her alliance with Russia to enter any conflict involving Russia and Germany. Germany, thus, had known for twenty years that if she went to war, it would be on two fronts: against Russia and France. Observing the principle of concentration of forces, Count Alfred von Schlieffen, Chief of the German General Staff from 1891 to 1906, decreed that, in a two-front war, “”the whole of Germany must throw itself upon one enemy, the strongest, most powerful, most dangerous enemy, and that can only be France””. The Russian Army, though larger, was ponderous and ill equipped; Russia could always frustrate victory by retreating, as Kutuzov had done when facing Napoleon. France, the first victim, was to be overwhelmed by the suddenness and power of the German lunge; in 1906, before retiring, Schlieffen allocated seven eights of the German Army to the west, while one eighth was to fend off the Russians in the east. The French campaign, he estimated, would take six weeks. The French Army was inferior to the German in numbers, but not in equipment, patriotism,or courage. Dug in behind the massive fortress system constructed along the Franco-German frontier, its flanks anchored in the neutral territory of Belgium in the north and Switzerland in the south, France’s army felt confident of holding the Teutons until the Slav steamroller began to crunch down upon the German rear. Schlieffen assessed this and came to an inescapable conclusion: to guarantee speedy victory in the west, he could not allow Belgium to remain neutral. By travelling through Belgium, he could avoid a frontal assault on the French fortresses, envelop the French left flank, rush down on Paris, and destroy the French Army. Accordingly, he allocated sixteen army corps (700,000 men in thirty-four divisions) to the massive right wing of the German Army in the west. This juggernaut was to roll through Belgium, Schlieffen hoped that the Belgian Army of six divisions would not resist and, especially, that it would not destroy the railways and bridges he needed to maintain his tight schedule. If Belgium did fight, she would be annihilated. Schlieffen’s plan was never seriously questioned by the Kaiser or the civilian leaders of the Reich. It was adopted and fine-tuned by his successor, Helmuth von Moltke, nephew of the victor of the Franco-Prussian War. Moltke had no qualms: “”We must put aside all commonplaces as to the responsibility of the aggressor””, he said. “”Success alone justifies war””.”” (pag 895)”,”QMIP-013-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Castles of Steel. Britain, Germany, and the Winning of the Great War at Sea.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War.”,”QMIP-022-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Pietro il Grande.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Nel 1981 ha ricevuto il Premio Pulitzer per questo libro.”,”RUSx-071-FL”
“MASSIE Robert K.”,”The Romanovs. The Final Chapter.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Sources and Acknowledgments, foto, About the Author, Index,”,”RUSx-158-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Nicola e Alessandra.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Nel 1981 ha ricevuto il Premio Pulitzer per questo libro. “”Senza Rasputin non vi sarebbe stato Lenin””. Alessandro Kerensky.”,”RUSx-166-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Dreadnought. Britain, Germany, and the Coming of the Great War.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Nota. ‘Le navi militari di categoria Dreadnought sono state le prime corazzate monocalibro, cioè armate con tutte le batterie principali di calibro uniforme1. La prima nave di questo tipo fu la HMS Dreadnought della Royal Navy britannica, varata nel 1906. Questa nave rivoluzionò il design delle navi da guerra e diede inizio a una corsa agli armamenti navali tra le principali potenze mondiali’ ‘La dreadnought o corazzata monocalibro fu un tipo particolare di nave da battaglia sviluppato a partire dai primi anni del XX secolo; il nome (dall’inglese “”non temo nulla””) deriva dalla prima unità di questo tipo mai varata, la HMS Dreadnought, entrata in servizio con la Royal Navy britannica nel 1906’. (f. bing – wikip)”,”QMIP-004-FSL”
“MASSOBRIO Alessandro”,”Storia della Chiesa a Genova. Dalla fine della Repubblica aristocratica ai giorni nostri.”,”Alessandro Massobrio, insegnante e giornalista, vive e lavora a Genova. Ha al suo attivo una ‘Storia della Chiesa’ pubblicata da Newton Compton e alcuni romanzi. ‘Ecco, è proprio nel corso degli ultimi anni di guerra che rifulge in modo tutto particolare l’opera mediatrice e pacificatrice non soltanto del cardinale Boetto ma dell’intera Chiesa genovese. Basti pensare al ruolo (…) svolto dal vicario generale Giuseppe Siri nella smobilitazione delle truppe tedesche da Genova e al sostegno che monsignor Francesco Repetto, segretario del cardinale, prestò agli ebrei cittadini. Sostegno che gli meritò, a conflitto concluso, l’onore di essere annoverato tra i “”giusti d’Israele””. Quanto a Pietro Boetto, la nomina a “”cittadino onorario”” che il consiglio comunale all’unanimità gli volle conferire, l’8 dicembre 1945, all’indomani quindi della liberazione, la dice lunga sull’importanza determinante che questo uomo di preghiera ebbe per la salvezza di Genova e di non pochi genovesi. Sventare rappresaglie, liberare vittime, sollevare dalle strettezze economiche e morali i più infelici sembrano infatti , azioni di poco conto se paragonate a quanto l’arcivescovo riuscì ad ottenere, per via diplomatica e con la forza della persuasione, nei giorni immediatamente antecedenti il 25 aprile ’45. Data in cui le truppe di occupazione tedesca, prima di abbandonare la città, avevano già stabilito la distruzione del porto e degli impianti industriali ed il cannoneggiamento degli insediamenti civili. Ma a questo punto l’uomo di preghiera lasciò spazio all’uomo di azione. O meglio, trasse dalla preghiera quelle forze, che il solo esercizio della volontà mai avrebbe potuto fornirgli. Già nell’ottobre del ’44, il cardinale aveva appreso dalla viva voce del generale Vitulli il pericolo che incombeva su Genova. Quello cioè della distruzione totale da parte dei tedeschi in ritirata. Anzi, lo stesso alto ufficiale aveva invitato l’arcivescovo a indurre la Santa Sede a farsi mediatrice tra le due parti. Boetto si rende subito conto dell’impossibilità di trattare direttamente con Roma e concepisce così insieme con il proprio vicario, monsignor Siri (del cui ruolo nella resa tedesca, ci occuperemo nel prossimo capitolo) un piano d’azione, articolato in momenti diversi. Innanzi tutto, presenta alle autorità germaniche della Liguria, un memoriale redatto dallo stesso Vitulli, ma il tentativo non ottiene alcun successo. Il cardinale viene, infatti, informato dal console germanico aggiunto, Alfredo Schmid, che la distruzione del porto di Genova dipende esclusivamente dal Führer, che si è avocato la decisione finale. Sembrerebbe la fine d’ogni speranza, ma la speranza di chi crede in Cristo è Cristo e dunque Pietro Boetto non si dà per vinto. Oltretutto, numerosi avvicendamenti, nell’ambito della gerarchia militare e diplomatica tedesca, giocano in favore della salvezza della città. Si tratta, per lo più, di alti ufficiali, che nutrono sentimenti non ostili verso l’Italia e gli Italiani, ad incominciare da Wittinghof-Scheel, comandante supremo delle forze di occupazione, per finire al generale Meinhold, comandante della piazza ed al nuovo console generale a Genova, von Etzdorf’ (pag 174-175); ‘A suo luogo, daremo conto delle polemiche divampate tra curia arcivescovile (il cardinale Siri) ed esponenti della resistenza cittadina (il senatore Paolo Emilio Taviani) sugli inutili spargimenti di sangue che la scelta insurrezionale avrebbe provocato. Certo è che dalla sera del 23 aprile 1945 al 26 successivo, la città è preda di violentissimi scontri a fuoco tra reparti tedeschi e le Sap, le Squadre di Azione Partigiana, il cui scopo è impadronirsi dei punti strategici del territorio metropolitano, prima dell’arrivo degli Americani, che avanzano da La Spezia a marce forzate. (…) La battaglia divampa subito nel cuore della notte del 23, in quattro settori della città: Sestri Ponente, Val Polcevera, Genova Centro, Albaro e Nervi. Quanto al porto, esso è per ora presidiato saldamente dai fascisti della ‘Decima Mas’. Ma non è certo per mare che tentano il ripiegamento le colonne tedesche. Il generale Meinhold prova ad utilizzare la strada ferrata, ma i ferrovieri smontano bielle e valvole delle locomotive per impedire anche la trazione a vapore. Quanto alla camionale, è del tutto impraticabile. Le colonne nemiche, bloccate nelle gallerie, tentano inutili sortite. La sera del 24 aprile, la guerriglia in città può ormai dirsi terminata. Dopo i gravi fatti di sangue di piazza De Ferrari, ai Tedeschi restano ancora pochi punti strategici: l’Istituto idrografico della Marina a Principe, via Giordano Bruno in Albaro, lo spiazzo antistante la camionale e monte Moro, dalla cui sommità il generale Meinhold minaccia di bombardare il centro abitato, se le truppe non verranno lasciate uscire, incolumi, dalla città. Ma l’alba del 25 è foriera di importanti novità. Mentre le ‘Sap’ conquistano piazza Acquaverde, la caserma di Sturla e l’ospedale di Rivarolo, il dottor Romanzi giunge a Savignone, sede del comando tedesco, recando con sé due lettere, una scritta di pugno dal cardinal Boetto, l’altra espressione di un CLN, all’interno del quale la coesione delle varie forze politiche è spesso precaria. Tutto ci lascia infatti credere che sul generale tedesco produca un effetto determinante soprattutto la missiva dell’arcivescovo. Fatto sta che Meinhold decide di recarsi a Genova, accettando come sede della trattativa quella Villa Migone che Boetto ha scelto come residenza provvisoria’ (pag 180-181)”,”LIGU-187″
“MASSOLA Umberto”,”Gli scioperi del ’43.”,”Agli scioperi partecipano lavoratori antifascisti e operai iscritti al PNF.”,”MITT-042″
“MASSOLA Umberto”,”Memorie, 1939-1941.”,”Appello agli operai fascisti. “”Nella lotta per l’ aumento dei salari, per le libertà democratiche e per una politica di pace, noi dicemmo attraverso le Lettere di Spartaco che bisognava unire anche gli operai fascisti e, in un articolo apparso sulle Lettere di Spartaco nell’ aprile 1940, affermavamo che i lavoratori fascisti avevano interessi uguali ai nostri, perché come noi erano degli sfruttati, degli oppressi. Aggiungevamo che anche tra i militi fascisti c’ erano “”delle grandi possibilità di lavoro””, particolarmente se si fosse tenuto conto che “”soltanto i padroni, i capi fascisti e Mussolini”” erano interessati a che i lavoratori, gli sfruttati si odiassero e si combattessero tra di loro””. (pag 68)”,”PCIx-154″
“MASSOLA Umberto”,”Marzo 1943 ore 10.”,”””A Genova, in Piazza De Ferrari, numerosi fascisti, per meglio simboleggiare la loro avversione verso la disastrosa politica di Mussolini, gettavano nella fontana il distintivo del partito fascista””. (pag 26) “”Il 24 ottobre 1941, a Milano, usciva il primo numero stampato de Il Grido di Spartaco: al tempo stesso all’ attivo del PCI veniva già registrata la penetrazione del partito in diverse fabbriche (Motomeccanica ed altri piccoli stabilimenti) dove venivano costituite nuove cellule. A Torino, venivano riallacciati contatti con vecchi e nuovi quadri comunisti, si costituivano nuove cellule nelle officine Rasetti, Nebiolo, Lancia e in altre fabbriche. L’ organizzazione del PCI a Milano e a Torinoandava sempre più estendendosi; (…)””. (pag 42) “”A Genova, in Piazza De Ferrari, numerosi fascisti, per meglio simboleggiare la loro avversione verso la disastrosa politica di Mussolini, gettavano nella fontana il distintivo del partito fascista””. (pag 26)”,”MITT-302″
“MASSOLA Umberto”,”Marzo 1943, ore dieci.”,”””Migliaia di operai occupati nella produzione di guerra, a Torino, e a Milano, si ponevano il compito di imitare l’esempio dei loro fratelli della Fiat Mirafiori. Si sviluppava così un vasto movimento per la ricerca, la diffusione e l’applicazione di svariate forme e mezzi atti a ritardare, sabotare e distruggere la produzione bellica, per imporre la pace ed evitare al Paese la catastrofe”” (pag 49)”,”ITAR-035-FV”
“MASSOLA Umberto Paolo”,”Sulla situazione del 1941 e su alcune istruzioni di Togliatti.”,”Precisazioni di Massola. ‘Ho preso visione dell’importante relazione sulla situazione economica e politico-sociale dell’Itali presentata dai compagni Togliatti e Bianco all’Internazionale comunista nel marzo 1941 (relazione della quale ignoravo l’esistenza) e della presentazione che la precede, scritta dal compagno G. Amendola, e anch’essa apparsa su ‘Critica marxista’ di gennaio-febbraio 1968. Mi pare doveroso precisare (…)’ (pag 100) Urss: trattato russo britannico dopo l’attacco germanico e forniture alla Russia di materiali da parte degli Alleati. “”In seguito all’aggressione hitlero-fascista all’Urss, apparvero nella situazione degli elementi completamente nuovi, non esistenti nel 1939-40 e neppure nei primi mesi del 1941, e l’enorme portata che essi avrebbero potuto avere, nel corso della guerrra, non venne subito compresa dalle classi dirigenti del nostro Paese e da una grandissima parte dell’opinione pubblica. Il principale di questi elementi nuovi era costitutito dalla resistenza sovietica agli eserciti aggressori di Hitler. Per la prima volta la “”guerra lampo””, riuscita in tutte le aggressioni effettuate fino allora da Hitler (in Polonia, in Francia ecc.), subiva ad opera dell’esercito sovietico una seria battuta d’arresto che si può ben dire foriera di sconfitta. Un altro elemento nuovo era costituito dal trattato russo-britannico «per la condotta in comune delle operazioni belliche contro la Germania», concluso quasi subito dopo l’inizio dell’aggressione hitleriana all’Urss. A questo trattato seguivano quasi subito anche le forniture di materiali bellici americani all’Urss”” (pag 102)”,”PCIx-011-FGB”
“MASSOLO Arturo, a cura di Pasquale SALVUCCI”,”Logica hegeliana e filosofia contemporanea. Saggi.”,”Arturo Massolo, saggi Università degli Studi di Urbino.”,”HEGx-035-FL”
“MASSOLO Giampiero, con Francesco BECHIS”,”Realpolitik. Il disordine mondiale e le minacce per l’Italia.”,”Giampiero Massolo, è un diplomatico di carriera, già Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Direttore Generale del DIS e Presidente dell’Ispi. Ha presieduto Fincantieri e ora è presidente di Mundys. Ha insegnato a Sciences Po a Parigi e tiene alla School of Government della Luiss di Roma un corso in materia di sicurezza nazionale. Francesco Bechis, è un cronista de ‘Il Messaggero’ dove si occupa del Governo e della politica italiana. Ha scritto di politica estera italiana e rapporti fra America ed Europa. Nel 2024 ha vinto il Premio di giornalismo Biagio Agnes nella categoria Giovani giornalisti. Rischi mediterranei (pag 158) “”Siccome la geopolitica non conosce i vuoti, c’è chi ha saputo colmare lo spazio lasciato libero. La Cina, anzitutto, che vede nel Mediterraneo il terminale ideale della propria proiezione di potenza, un terreno spianato dal disinteresse americano, un campo aperto per lo sviluppo delle sue vie infrastrutturali economiche, per la sua scommessa di radicamento politico nella vasta area del Mediterraneo allargato, così come l’abbiamo definita. E soprattutto vi scorge il supporto della sua espansione in Africa, alla conquista di minerali, terre rare, terreni agricoli. Poi la Russia, potenza che maschera la debolezza con l’espansione dell’influenza: trova terreno fertile in Libia, nella Cirenaica di Haftar, dove ambisce a creare una base marittima, nei Paesi del Sahel, dove promette sicurezza e sostegno. Non fanno eccezione, come dicevamo, i Paesi del Golfo: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, che spesso scaricano nell’area le proprie tensioni regionali e ideologiche. E la Turchia? Difficile parlarne senza citare la Libia, vero e proprio esempio di occasione persa per l’Europa. Era cominciata nel 2011, come un’azione internazionale della quale si è molto discusso. Stati Uniti, Francia, Regno Unito. E anche, molto di malavoglia, l’Italia: difficilmente avremmo potuto dissociarci, mancando del peso economico e del ruolo politico della Germania merkeliana, che si astenne. Nato come un intervento sull’onda delle «primavere arabe», per evitare che Muammar Gheddafi compisse una strage a Bengasi, portò alla caduta sanguinosa di quel regime, senza che la comunità internazionale fosse minimamente preparata a gestirne le conseguenze. Ne scaturì un buco nero fatto di guerra civile, partizione di fatto del Paese tra Tripolitania e Cirenaica, campo libero per jihadisti e trafficanti di uomini. L’Unione Europea non ha avuto un ruolo nella vicenda. Ostaggio della competizione italo-francese e nel disinteresse degli altri, si è limitata a occuparsi di aiuti umanitari e migrazioni. Italia e Francia ne sono uscite sconfItte entrambe (…)”” (pag 162-163) [Giampiero Massolo, con Francesco Bechis, ‘Realpolitik. Il disordine mondiale e le minacce per l’Italia’, Solferino, Milano, 2024]”,”RAIx-409″
“MASSON André”,”Histoire du Vietnam.”,”MASSON A. è ispettore generale onorario delle Biblioteche di Francia, ex conservatore degli archivi e delle biblioteche d’ Indocina.”,”ASIx-065″
“MASSON Philippe”,”Hitler chef de guerre.”,”MASSON Philippe, agrégé d’ histoire, laureato in lettere, è capo della sezione storica del Service historique de la marine francaise. Professore di storia e di strategia all’ Ecole superieure de guerre navale dal 1964 al 1993, ha pubblicato varie opere tra cui: ‘Histoire de l’ armée allemande’ (1997), ‘Histoire de l’ armée francaise’ (1999), ‘La Puissance maritime et navale’ (2002). Poca efficacia dei bombardamenti aerei. “”I raids ripetuti sui cantieri della Germania del Nord ed i porti francesi dell’ Atlantico non danno che infimi risultati; in contropartita, le perdite sono severe. La risposta tedesca si manifesta con la costruzione di rifugi in cemento armato che resteranno praticamente a prova di bomba fino alla fine della guerra. I sottomarini sono così liberi di operare nel “”buco nero”” dell’ Atlantico centrale, la zona che non è coperta dall’ aviazione.”” (pag 170) Strategia del bastione continentale. “”Durante l’ estate 1942, le sorti della guerra sembrano ancora in sospeso. Certo, per il Reich; non si tratta più di vincere ma di non perdere. Un’ invasione dell’ Inghilterra e più ancora degli Stati Uniti è esclusa. Si può tuttavia chiedersi se la Wehrmacht non riuscirà ad acquisire in Africa e soprattutto in Russia la base geostrategica che le consenta di costituire il bastione continentale suscettibile di resistere all’ assalto delle potenze anglosassoni.”” (pag 171) Stalingrado. “”L’ errore più importante concerne, di fatto, la sottovalutazione dei mezzi dell’ avversario. Una volta di più, i servizi d’ informazione tedeschi hanno mal apprezzato l’ enorme potenziale materiale ed umano dell’ Armata Rossa. Dopo aver tardivamente compreso che lo sforzo tedesco non mirava a Mosca ma s’indirizzava sul Basso Volga e sul Caucaso, il comando sovietico, a partire dalle riserve ammassate intorno alla capitale, ha potuto ricostituire un fronte nel Caucaso, alimentare la difesa di Stalingrado, concervando comunque mezzi sufficienti per lanciare potenti offensive nel settore di Leningrado e sul fronte centrale.”” (pag 181)”,”GERQ-075″
“MASSON Philip”,”De la Mer et de sa stratégie.”,”Agrégé d’histoire, Philippe Masson, ha diretto il ‘Dictionnaire de la Seconde Guerre mondiale’, e dopo il 1965 è stato capo della sezione storica del Servizio storico della Marina. Ha insegnato storia marittima all’Ecole Supérieure de guerre navale e storia contemporanea all’Institute catholique. Ha scritto pure ‘Le Lusitania’ e ‘Grandeur et misère des gens de mer’.”,”QMIN-032-FSL”
“MASSONE Sergio”,”Disgregare i giovani. Famiglia, scuola, società.”,” Sergio MASSONE insegnante di scuola media conoscitore del disagio giovanile, insegna all’UNITRE (Università delle tre età) di Genova.”,”GIOx-066″
“MASSONNET Philippe”,”La Chine en folie.”,”MASSONNET Philippe è stato corrispondente dell’ Agenzia France Presse a Pechino per dieci anni fino al 1996. E’ stato quindi testimone dei mutamenti occorsi nel paese.”,”CINx-087″
“MASSOULIÉ François”,”I conflitti del Medio Oriente.”,”Orientalista formatosi all’Ecole Normale Superieure di Parigi, François Massoulié è funzionario dell’Ambasciata di Francia a Nuova Delhi ed autore (con G. Gantelet e D. Genton) del volume, La costruzione dell’Europa. (1997).”,”VIOx-061-FL”
“MASSOULIÉ François”,”I conflitti del Medio Oriente.”,”Orientalista formatosi all’Ecole Normale Superieure di Parigi, François Massoulié è funzionario dell’Ambasciata di Francia a Nuova Delhi ed autore (con G. Gantelet e D. Genton) del volume, La costruzione dell’Europa. (1997).”,”VIOx-093-FL”
“MASSOULIÉ François”,”Lawrence d’Arabia.”,”François Massoulié (1964) studioso del mondo arabo formatosi presso l’École Normale Supérieure di Parigi. Ha poi intrapreso la carriera diplomatica con incarichi al Cairo, Ottawa, Nuova Delhi e Tbiblisi. Si è occupato del Medio Oriente e delle relazioni tra l’Unione Europea e l’Iran. Ha pubblicato per Giunti ‘I conflitti del Medio Oriente’ (1993) e ‘La costruzione dell’Europa’ (1997).”,”VIOx-004-FSD”
“MASSOULIÉ François”,”I conflitti del Medio Oriente.”,”Orientalista formatosi all’Ecole Normale Superieure di Parigi, François Massoulié è funzionario dell’Ambasciata di Francia a Nuova Delhi ed autore (con G. Gantelet e D. Genton) del volume, La costruzione dell’Europa. (1997). Il gran Mufti di Gerusalemme e la collaborazione col nazismo. Amid al-Husayni (1893-1974) fu la massima autorità araba al tempo del mandato britannico. Fu designato gran mufti nel 1922, presidente del Supremo consiglio musulmano. Divenne in tal modo la prima autorità religiosa della Palestina e il solo rappresentante ufficiale della popolazione araba. il messaggio del mufti, punta di diamante della lotta antisionista, si estendeva oltre al Palestina. La sua posizione era piuttosto arabo-islamica che non propriamente palestinese. Allo scoppio dei tumulti del 1929, provocati dallo scontro sul Muro del pianto Haij Amin al-Husayni sembrò ispirare di nascosto i pogrom. La rivolta del 1936 lo costrinse tuttavia a rifugiarsi in Iraq dove, sostenuto dai tedeschi, ebbe un rujolo importante nel colpo di stato fomentato nel 1941 contro gli inglesi da Rashid al-Kaylani. Rifugiatosi a Berlino, Amin al-Husayni servì gli interessi della propaganda nazista: durante la guerra avrebbe anche favorito il reclutamento di volontari musulmani nelle forze naziste dei Balcani… Arrestato nel 1945, il mufti riuscì ancora una volta a fuggire e raggiunse l’Egitto dove partecipò alla creazione della Lega araba”” (pag 61)”,”VIOx-235″
“MASSU Jacques avec la collaboration de Henri LE MIRE”,”Vérité sur Suez 1956.”,”Opuscoletto allegato al libro: ‘Ce qu’il faut savoir du Canal de Suez’ (Ministere de la guerre, Etat-Major General de l’ Armée, Centre de Formation des Officier d’ Etat-Major) (pag 11 16°) (Origini lontane del canale, progetti, Lesseps, particolarità tecniche del canale, il canale durante e dopo la guerra) Errori politici non militari. “”S’il y eut des erreurs en cette affaire – et il y en eut puisqu’elle se termina par un échec -, elles furent d’ordre politique et furent commises pratiquement dès le jour où les deux gouvernements tombèrent d’accord pour intervenir militairement. Erreurs d’appréciation de l’ influence britannique dans le monde arabe, sur la “”loyauté”” américaine, sur la force israélienne et la faiblesse égyptienne, sur les talents d’illusioniste de Nasser, sur la valeur d’une position juridique dont les Arabes se moquaient comme de leur première djellaba. Divergences des buts de guerre réels des trois complices, organisation – ou absence d’organisation – d’un Commandement pouvant agir rapidement et avec une certaine indépendance. Les chefs militaires de la seconde “”campagne d’Egypte””, étaient d’excellents officiers généraux.”” (pag 223-224) “”L’affare di Suez ha rivelato improvvisamente che la Gran Bretagna e la Francia sono diventate nazioni di secondo rango, dietro agli USA e all’ URSS. A dire il vero non si era minimamente dubitato di ciò, ma si accarezzava l’ illusione che la solidarietà occidentale ci mantenesse ancora nel plotone di testa. Così, più che mai, l’ esercito, umiliato da una scacco che non aveva meritato, frustrato da una vittoria certa – e per l’ esercito francese la vittoria diventava da qualche tempo una merce troppo rara per si possa permettere di sciuparla – divenne molto puntiglioso su questo capitolo””. (pag 228-229)”,”VIOx-152″
“MASSULLO Gino a cura; saggi di Ilaria ZILLI Maria IAROSSI Saverio RUSSO Walter PALMIERI Marco ARMIERO ROberto PARISI Franco MERCURIO Vincenzo LOMBARDI Raffaele COLAPIETRA Massimiliano MARZILLO Edilio PETROCELLI Gino MASSULLO Angela MARIANI Norberto LOMBARDI Oliviero CASACCHIA Massimiliano CRISCI Giorgio PALMIERI”,”Storia del Molise in età contemporanea.”,”Gino Massullo è storico della società rurale itailana. ha pubblicato vari studi tra cui ‘Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea’ (Venezia, 1991) e per Donzelli ‘Storia dell’emigrazione italiana’ (2001). Il nome Molise compare nell’alto Medioevo come quello di una contea normanna e deriva da quello del castello di Molise (oggi piccola borgata fra Torella e Duronia). Ci sono molte teorie inerenti il toponimo Molise. Secondo Francesco D’Ovidio, la denominazione potrebbe derivare da mola o molinum, da cui molenses, ovvero abitanti presso la mola o il mulino. Secondo altri deriverebbe dal nome di un feudo oppure di un castello o ancora di una antica città sannita. Secondo una recente ipotesi il nome deriva da una famiglia normanna ed è collegato ad un luogo francese Moulins-la-Marche che deriva dal cognome “”Moulins””, che viene nominato nei documenti italiani come “”Mulisio”” (trec)”,”ITAS-006-FSD”
“MASTELLONE Salvo”,”Storia ideologica d’ Europa. 1. Da Savonarola a Smith.”,”MASTELLONE, i cui interessi sono rivolti alla storia del pensiero politico, insegna storia moderna presso la Facoltà di Magistero di Firenze. E’ direttore responsabile della rivista ‘Il pensiero politico’.”,”EURx-030″
“MASTELLONE Salvo a cura; contributi di Paolo BAGNOLI Carlo CARINI Sergio CARUSO Vittore COLLINA Francesca IZZO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Marcello MONTANARI Franca PAPA Andrea SPINI Giuseppe VACCA”,”Gramsci: i “”Quaderni del carcere””. Una riflessione politica incompiuta.”,”Contributi di Paolo BAGNOLI Carlo CARINI Sergio CARUSO Vittore COLLINA Francesca IZZO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Marcello MONTANARI Franca PAPA Andrea SPINI Giuseppe VACCA MASTELLONE Salvo è professore emerito di storia delle dottrine politiche all’Università di Firenze.”,”GRAS-075″
“MASTELLONE Salvo”,”Tre democrazie. Sociale (Harney); Proletaria (Engels); Europea (Mazzini). (Londra, 1850-1855).”,”MASTELLONE Salvo già Presidente della International Commission for the History of Representative and Parliamentary Institutions, direttore della rivista ‘Il pensiero politico’ è professore emerito di Storia delle dottrine politiche all’Università di Firenze. Nella prima parte molti brani di Howard MORTON ossia ENGELS (v. p. 107) nella seconda parte molti brani di ECCARIUS. Vicenda pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista su ‘The Red Republican’ (pag 102 e segg.) (problemi di traduzione di tagli del testo ecc.) “”Nel numero 4 del 13 luglio 1850 ‘The Red Republican’, ndr è pubblicato da Harney, (…) sempre con lo pseudonimo inglese di Howard Morton, un articolo di Engels dal titolo ‘The Red Flag in 1850’ (pp. 26-27). Secondo Engels, i due termini ‘Chartism’ e ‘Red Republicanism’ si sono finalmente riuniti in Inghilterra, pertanto è da presentare il ‘Chartism under the Red Flag’. Il ‘Chartism’, che è espressione del vero Popolo d’Inghilterra, non può non difendere la causa del lavoro. La schiavitù esiste in America, ma la condizione schiavistica esiste anche in Inghilterra dove è perfino peggiore di quella esistente in altri paesi. Un linguaggio che ricorda l”Address to the working classes of Great Britain’, premesso da Engels al suo studio su ‘Die Lage der Arbeitenden Klasse in England’ (1845). (…) Cinque mesi dopo aver scritto l’articolo ‘The Ten Hours’ Question’, Engels, con lo pseudonimo inglese Morton, dice in questo ‘Address to the English Red Republicans’: “”Noi vogliamo una ‘Rivoluzione Sociale’ che ci permetta di vivere come uomini e non come bestie; che mogli e figli possano non morire per fame di inedia davanti ai nostri occhi; che i nostri figli possano crescere non rachitici e deformi per prematuro ed eccessivo lavoro; che le nostre figlie non divengano prostitute a dodici o tredici anni: Noi, vero Popolo, Proletari, non vogliamo “”merely political Reforms””, desideriamo una Rivoluzione sociale, ossia ‘un radicale’ mutamento nella nostra ‘social condition’. Fratelli proletari, questo iniquo sistema deve essere abolito. Cosa bisogna fare? Alzare e seguire la bandiera dei ‘Red Republicans’ perché ‘La bandiera rossa è la bandiera del Futuro. Gli ‘English Red Republicans possono affrettare l’avvento di una nuova epoca. (…)”””” [Salvo Mastellone, Tre democrazie. Sociale (Harney); Proletaria (Engels); Europea (Mazzini). (Londra, 1850-1855), 2011]”,”MAES-112″
“MASTELLONE Salvo CANFORA Luciano DE-GIOVANNI Biagio VACCA Giuseppe”,”Il Manifesto del Partito Comunista in Inghilterra.”,”””Quando Engels, come ricorda Mastellone, convince Harney nel ’46 ad affidare al “”dottor Marx”” la stesura di un programma che consenta alle associazioni operaie di prevalere sulle altre frazioni del movimento democratico, muove dalla conoscenza del livello a cui era giunta l’elaborazione del materialismo storico: “”Quando, nella primavera del 1845, rividi Marx a Bruxelles – egli scrive nella Nota all’edizione tedesca del ‘Manifesto’, del 1890 – egli aveva già elaborato fino in fondo tale concezione”” (K. Marx, Manifesto del Partito comunista, cit, p. 40). Nella ‘Storia della Lega dei Comunisti’, scritta nel 1885, ancor più diffusamente aveva affermato: “”Non credo che ci fosse allora in tutta la Lega un solo uomo che avesse mai letto un libro di economia. Ma ciò poco importava: l'””eguaglianza””, la “”fraternità”” e la “”giustizia”” aiutavano per il momento a superare qualsiasi vetta teorica. Frattanto si era venuto formando (…) un secondo comunismo, essenzialmente diverso (…), secondo il quale la politica e la sua storia devono essere spiegate sulla base dei rapporti economici e del loro sviluppo, e non viceversa. Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles Marx dai principi fondamentali sopra indicati aveva già sviluppato in pieno nelle linee fondamentali la sua concezione materialistica della storia”” (K. Marx, Manifesto del Partito comunista, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino 1967 pp. 256-257). Il nocciolo del pensiero politico di Marx è nel sinolo “”materialismo storico”” – “”critica dell’economia politica””. Dei tre punti della lettera a Weydemeyer citata all’inizio il più importante è il primo, nel quale Marx ricorda che la sua scoperta più importante era stata quella di dimostrare “”che l”esistenza delle classi’ è soltanto legata a ‘determinate fasi di sviluppo storico della produzione'””. La scoperta di Marx è dunque nella comprensione della ‘storicità’ del modo di produzione capitalistico”” [Giuseppe Vacca, Il “”Manifesto del Partito Comunista”” e il problema storico della democrazia] [in ‘Il Manifesto del Partito Comunista in Inghilterra’, di S. Mastellone L. Canfora, B. De Giovanni G. Vacca, 2005] Sinolo Sinolo, dal greco synolon, insieme, intero. Termine che nella Metafisica aristotelica indica quel composto di forma immanente e materia che costituisce la sostanza individuale concreta: “”Intendo indicare, per esempio, come materia il bronzo, come forma la figura rappresentata, come composto di entrambe la statua cioè il sinolo”” (Metafisica, VII, 3, 1029a, 1-5). Inoltre tutti gli oggetti naturali sono sinoli, composti da elementi formali e materiali”,”MAES-118″
“MASTELLONE Salvo”,”La nascita della democrazia in Europa. Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper. Addresses, Appeals, Manifestos. (1836-1855).”,”Mastellone fa l’ipotesi che dietro al personaggio Howard Morton (ed ai suoi articoli su ‘Red Republican’) ci sia in realtà Friedrich Engels. E cerca di dimostrarlo a pag 191-912. Democrazie e comunismo Nell’ultima parte del volume riporta articoli e saggi ‘da attribuire a Engels’ (pag 175, 189, 233) Il giovane Engels e scoperta della forza motrice della lotta di classe. “”Nel giugno 1845 a Lipsia (…) era stato pubblicato lo scritto di Engels ‘Die Lage der arbeitenden Klasse in England’ (La condizione della classe operaia in Inghilterra), che aveva come premessa un ‘Address’ in inglese (Widmung) datato 15 marzo 1845 (…). Engels riteneva «di aver raccolto prove più che sufficienti per dimostrare che le classi medie in Inghilterra altro non miravano che ad arricchire se stesse col lavoro degli operai ed a farli morire di fame». Nella sua ricerca egli si appoggiava sull’autorità di Calryle, infatti citava a pagina 115 un lungo brano del ‘Chartism’, e dava anche l’impressione di trarre da lui le proprie conclusioni; a pagina 118 riportava due brani tratti dalle pagine 34 e 40 del ‘Chartism’, per poi concludere che quanto Carlyle sosteneva per una determinata categoria di operai inglesi si poteva estendere a «tutti gli operai inglesi dell’industria inglese». Ma lo studio di Carlyle verteva sul ‘Chartism’, mentre i soggetti sociali nel pensiero politico di Engels erano, come ribadiva nell’ultimo capitolo: «Bourgeoisie zum Proletariat». Gustav Mayer, nella biografia ‘Friedrich Engels, la vita e l’opera’ (Torino, 1969) ha scritto: «Il suo libro ‘La condizione delle classe operaia in Inghilterra’, definito il capolavoro della sua prima giovinezza, era dedicato alla classe operaia della Gran Bretagna. Nell’Address’, in inglese, Engels accennava con orgoglio ai documenti studiati e alle indagini svolte di persona, per dare un quadro fedele delle lotte dei lavoratori contro le forze politiche e sociali degli oppressori. La classe media inglese non aveva mai prodotto un libro che descrivesse le condizioni di vita di gran parte del proprio popolo: toccava ad uno straniero raccontare al mondo civile la situazione indegna dei lavoratori inglesi. Nella prefazione in tedesco Engels spiega che le cause dell’indigenza del proletariato inglese avrebbero, in seguito, provocato i medesimi effetti in Germania. Contemporaneamente, egli osserva, la descrizione delle miserie che affliggevano l’Inghilterra poteva indurre altri a scoprire lo stato di miseria dei tedeschi, e a mettere in risalto il pericolo che minacciava la pace della Germania. Nella parte introduttiva, l’autore faceva, inoltre, un breve riassunto della storia dell’evoluzione economica nei primi giorni della rivoluzione industriale, sostenendo come il migliorato tenore di vita del moderno proletariato rappresenti il risultato più importante di questo vasto processo. Egli ironizza anche sulla stupidità della “”borghesia”” inglese, incapace di accorgersi come la terra sotto i piedi fosse destinata a inghiottirli con l’inevitabilità di una legge matematica. La maggior parte del libro era dedicata all’illustrazione delle condizioni del proletariato, nei suoi vari strati: al primo posto gli operai e quindi i minatori e i contadini. Alcuni capitoli si occupano successivamente dell’immigrazione irlandese, dei grandi agglomerati urbani e degli effetti della libera concorrenza sul proletariato. Il cartismo e il socialismo inglese sono trattati nel capitolo intitolato ‘Movimenti operai’; alla fine, un capitolo è dedicato all”Atteggiamento della borghesia nei confronti del proletariato. (…) Anche se la rivoluzione sociale, in Inghilterra, tardava ancora, egli guardava con ansia al giorno in cui la concentrazione del capitale e gli effetti disastrosi delle crisi economiche avrebbero ridotto l’intero popolo (salvo alcuni milionari) al livello di vita del proletariato, costringendolo così all’azione. Egli aveva capito che la lotta di classe era la forza motrice nella rivolta del proletariato» (pp. 62-64)”” [Salvo Mastellone, ‘La nascita della democrazia in Europa. Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper. Addresses, Appeals, Manifestos’, Firenze, 2009] (Citazione mal riportata dall’autore del testo di Mayer, riportata correttamente in sito marx) (pag 47-50-51) “”Nel volume VI (ivi, pp, 3-16) delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels è riportato l’articolo scritto da Engels sulla «festa delle nazioni del 22 settembre 1845», a Londra, e pubblicato nei ‘Rheinische Jahrbücher’ (1846, vol. II, pp. 1-19): «’La democrazia al giorno d’oggi è il comunismo’. Un’altra democrazia può esistere ormai solo nelle teste dei visionari teorici, che non si curano degli avvenimenti reali. La democrazia è diventata principio proletario, principio delle masse. Le masse democratiche possono essere tranquillamente incluse nel novero delle forze che combattono per il comunismo. E se i partiti proletari di diverse nazioni si uniscono, hanno tutto il diritto di scrivere sulle loro bandiere la parola ‘democrazia’ perché tutti i democratici europei, ad eccezione di quelli che non contano, sono più o meno chiaramente Comunisti. I proletari di tutte le nazioni cominciano già a fraternizzare realmente sotto la bandiera della ‘democrazia comunista’». Nell’articolo di Engels è riassunto anche i discorso tenuto da George Julian Harney, oratore ufficiale nella festa delle nazioni, secondo il quale i principi di eguaglianza erano risorti «sotto forma non soltanto di repubblicanesimo, ma anche di comunismo»; inoltre, «questi democratici potevano aderire alla sezione inglese, francese, italiana o tedesca». Il venticinquenne Engels, per scrivere il suo articolo in tedesco sulla riunione londinese del 22 settembre 1845, fece, quindi, ricorso al resoconto pubblicato dal «Northern Star», e presentò la nuova associazione dei ‘Fraternal Democrats’ quasi come un’associazione di Comunisti”” [Salvo Mastellone, ‘La nascita della democrazia in Europa. Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper. Addresses, Appeals, Manifestos’, Firenze, 2009]”,”MAES-170″
“MASTELLONE Salvo”,”Storia della democrazia in Europa. Da Montesquieu a Kelsen.”,”Direttore responsabile della rivista di storia delle idee politiche e sociali ‘Il pensiero politico’, Salvo Mastellone insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Firenze. Si è laureato a Napoli ed è rimasto parecchi anni in Francia dove ha condotto ricerche in biblioteche ed archivi. I suoi campi di ricerca si estendono dagl istudi su Victor Cousin (1821-1848) e sulla Giovine Italia di Mazzini (1831-1834) ai lavori sulla venalità degli uffici in Francia (1576-1610) e sulla reggenza di Maria de’ Medici (1610-1616). E’ autore di una ‘Storia ideologica d’Europa dal XV al XX secolo in tre volumi (Sansoni). E’ presidente della International Commission for History of Representative and Parliamentary Institutions. Marx ed Engels criticano il programma di Gotha del ‘Partito socialista operaio (Sozialistische Arbeiterpartei) (1875) ‘La repubblica democratica borghese «ultima forma statale della società borghese»’ “” Il Partito socialista operaio (Sozialistische Arbeiterpartei), fondato a Gotha nel 1875, chiedeva, assieme al suffragio universale, una legislazione popolare, una giurisdizione popolare ed una educazione popolare. Nelle elezioni al Reichstag del gennaio 1877 il nuovo partito unificato ottenne quasi il 10% dei voti, e sembrò possibile attraverso successi elettorali realizzare in Germania uno Stato libero popolare con governo socialdemocratico. Contro il programma del Partito socialista operaio polemizzarono Marx e Engels; lo stato libero popolare era per essi una assurdità; al massimo si poteva parlare di «Gemeinwesen», ossia di comunità che corrispondeva alla parola francese «commune». La ‘Critica del programma di Gotha’ fu scritta da Marx nel 1875, anche se fu pubblicata molti anni dopo nel 1891. Marx era per principio lontano dal programma di Gotha, e lo considerava inaccettabile. L’affermazione iniziale del programma che il lavoro fosse «la fonte di ogni ricchezza e di ogni civiltà» era per Marx una espressione imprecisa di tipo borghese; inoltre, la conclusione che il frutto del lavoro appartenesse «a uguale diritto, a tutti i membri della società» era una proposizione accettata in ogni tempo dagli uomini al potere. Per gli uomini al potere «in prima linea vengono le pretese del governo, perché esso è l’organo della società per il mantenimento dell’ordine sociale; indi vengono le pretese delle diverse specie di proprietà privata, poiché esse sono le basi della società e così via»; e al singolo lavoratore «tocca solo quel tanto che non è necessario per mantenere la società» (K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, trad. it., Roma, 1976, p. 2). J.A. Christophersen nel suo studio su ‘The Meaning of Democracy’ (Oslo, 1966) ha dedicato un capitolo alla parola democrazia nel linguaggio politico di Marx ed Engels (pp. 130-157), ma non ha precisato che nel 1875 la preoccupazione maggiore di Marx è di carattere «comunalistico». Secondo il programma di Gotha «il partito operaio tedesco, per avviare la soluzione della questione sociale, chiede l’istituzione di cooperative di produzione con l’assistenza dello Stato, sotto il controllo democratico del popolo lavoratore»; in questo modo, osserva Marx, «invece che da un processo di trasformazione rivoluzionaria della società, l’organizzazione socialista del lavoro complessivo sorge dall’assistenza che lo Stato dà a cooperative di produzione, che lo stesso Stato, e non l’operaio, crea». Che cosa, inoltre significa «controllo democratico del popolo lavoratore»? Riconoscimento da parte del popolo «di non essere al potere e di non essere matura per il potere!». Nel capitolo II del programma di Gotha si parla di «Stato libero». Che cosa è Stato libero? «Non è affatto scopo degli operai, osserva Marx, rendere libero lo Stato. Nel Reich tedesco lo «Stato è libero quasi come in Russia: la libertà consiste nel mutare lo Stato da organo sovrapposto alla società in organo subordinato ad essa». Né ha senso parlare di «Stato del popolo» (Volksstaat), infatti «componendo migliaia di volte la parola popolo con la parola Stato, non ci si avvicina alla soluzione del problema neppure di una spanna» (op. cit., p. 43). Lo «Stato del popolo» nelle sue rivendicazioni ripete «die alte weltbekannte demokratische Litanei»: suffragio universale, legislazione diretta, diritto del popolo, armamento de popolo, ecc. Queste rivendicazioni sono «una pura eco del partito popolare borghese», vale a dire non vanno oltre la forma statale della repubblica democratica borghese «ultima forma statale della società borghese» (op. cit., p. 45). In conclusione l’intero programma di Gotha, «nonostante tutta la fanfara democratica», è lontano dalla prospettiva rivoluzionaria proletaria”” (pag 233-234) [Salvo Mastellone, Storia della democrazia in Europa. Da Montesquieu a Kelsen, Utet, Torino, 1986]”,”TEOP-553″
“MASTELLONE Salvo”,”La democrazia etica di Mazzini. Serie II, Memorie vol. XLV.”,”v. pure il capitolo VIII, ‘I “”Democratic communists”” di Bruxelles: Engels e Marx (pag 89-110)”,”RISG-133-FSL”
“MASTELLONE Salvo”,”Storia della democrazia in Europa. Dal XVIII al XX secolo.”,”Salvo Mastellone. Direttore responsabile della rivista di storia delle idee politiche e sociali ‘Il pensiero politico’, Salvo Mastellone insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Firenze. Si è laureato a Napoli ed è rimasto parecchi anni in Francia dove ha condotto ricerche in biblioteche ed archivi. I suoi campi di ricerca si estendono dagl istudi su Victor Cousin (1821-1848) e sulla Giovine Italia di Mazzini (1831-1834) ai lavori sulla venalità degli uffici in Francia (1576-1610) e sulla reggenza di Maria de’ Medici (1610-1616). E’ autore di una ‘Storia ideologica d’Europa dal XV al XX secolo in tre volumi (Sansoni). E’ presidente della International Commission for History of Representative and Parliamentary Institutions.”,”TEOP-010-FSD”
“MASTELLONE Salvo, a cura; saggi di A. AGNELLI M. BARDUCCI L. CAMPOS-BORALEVI C. CARINI M.L. CICALESE Z. CIUFFOLETTI G. CONTI-ODORISIO A. DE-SANCTIS A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO R.A. MODUGNO G. NICOLOSI G. PELLEGRINI M.T. PICHETTO F. PROIETTI G. SACERDOTI-MARIANI”,”Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857). Tomo I.”,”Scritti di A. AGNELLI M. BARDUCCI L. CAMPOS-BORALEVI C. CARINI M.L. CICALESE Z. CIUFFOLETTI G. CONTI-ODORISIO A. DE-SANCTIS A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO R.A. MODUGNO G. NICOLOSI G. PELLEGRINI M.T. PICHETTO F. PROIETTI G. SACERDOTI-MARIANI”,”TEOP-056-FMB”
“MASTELLONE Salvo, a cura; saggi di S. AMATO G. BELARDELLI F. BIONDI G.M. BRAVO V. COLLINA A. COLOMBO C. DE-BONI S. DELUREANU V. DINI M. FERRARI E. GUCCIONE L. LA-PUMA G. MANGANARO-FAVARETTO M. MONTANARI A. NICOSIA C. PALAZZOLO L. RUSSI S. SUPPA”,”Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857). Tomo II.”,”scritti di S. AMATO G. BELARDELLI F. BIONDI G.M. BRAVO V. COLLINA A. COLOMBO C. DE-BONI S. DELUREANU V. DINI M. FERRARI E. GUCCIONE L. LA-PUMA G. MANGANARO-FAVARETTO M. MONTANARI A. NICOSIA C. PALAZZOLO L. RUSSI S. SUPPA Contiene tra l’altro i saggi di: – Gian Mario Bravo, Weitling e Mazzini (pag 331-346) – Claudio Palazzolo, Il giovane Engels. Frammenti di un confronto di cultura e di religione (347-356) – Marcello Montanari, Mazzini nel giudizio di Marx e Engels (pag 357-368) òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò “”Mazzini vide in Weitling uno dei principali esponenti del ‘German Communism’ (12), prima ancora di fornire inconsapevolmente a Marx e a Engels, per la stesura più remota delle bozze della ‘Professione di fede’ e del ‘Catechismo’ poi dei ‘Principi del comunismo’ e infine del ‘Manifesto comunista’ alcuni strumenti interpretativi utilizzati, in termini di «classe», anzi, di «classe dominante», che provenivano senza dubbio dalle correnti dell’anticapitalismo sindacale di matrice ricardiana e oweniana. Weitling, dopo la rottura con Marx, diffidò sempre più dell’ ‘Intelligenz’ (l’ambiente degli intellettuali) sia nel corso della prima emigrazione in America sia nel ’48-49 quando, in Germania, ‘non’ aderì alla Lega dei comunisti, mentre cercò ancora di esercitare, ma con scarso successo, ascendente e autorità sul dibattito rivoluzionario tramite il suo foglio berlinese «L’Elettore Primario» (Der Urwähler). Cosa analoga avvenne nella seconda e definitiva emigrazione negli Stati Uniti, dove egli morì nel ’71, un anno prima di Mazzini, non dimenticato, ma emarginato rispetto alla vita sociale e politica internazionale. In America, ribadì la scelta di campo ‘operaista’ e comunitaria, ancor sempre focosamente critica contro i «filosofi» che lo avevano emarginato, capitanati da Marx e dal suo giornale, la «Nuova Gazzetta Renana» (con il sottotilolo «Organo della democrazia»), che, a suo giudizio, avevano condotto allo sbaraglio la rivoluzione in Germania a causa delle contraddizioni e dei dissensi intestini e per le incertezze e i contrasti dell’Assemblea Nazionale di Francoforte. Nonostante il suo estremismo egualitario e comunitario, gli unici intellettuali con cui Weitling mantenne dei contatti furono quei «democratici» sui quali, a loro volta, il pensiero di Mazzini e l’azione dei mazziniani (ma non la teodicea né il suo spirito di religiosità) avevano impresso un forte marchio, da Kinkel ad August Willich, in seguito attivi nella politica americana. Comunque Weitling, mentre dall’America proseguì a polemizzare appassionatamente con Marx, continuò a essere aperto e ben disposto nei riguardi di Mazzini «difensore della libertà» e del «’socialismo’»”” (pag 343-344) [Gian Mario Bravo, ‘Weitling e Mazzini’, (in) ‘Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857). Tomo II’, a cura di Salvo Mastellone, CET, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2005] [(12) Cfr. il cap. ‘The «German Communism», in S. Mastellone, Mazzini and Marx. Thoughts upon Democracy in Europe’, Westport (Conn. ) Praeger, 2003, pp. 63-70] òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò Middle Class. «Andate una volta fra gli inglesi colti e dite di essere cartista: si dubiterà della sanità del vostro intelletto..» “”(…) «L’aperta incredulità ha cessato di essere pure un mezzo per soddisfare la vanità (…) l’ateismo ha cessato di dare distinzione. Anzi, è diventato un segno di originalità di pensiero difendere la fede e i dieci Comandamenti (…) e la religione è ritornata di moda» (9). Engels volge appunto tutto al negativo il commento di quest’esperienza, un’aggravante (e che aggravante per un filosofo materialista non ancora marxista, ma già orientato verso il comunismo!), della suaccennata condizione di minorità della cultura britannica, del pure suaccennato asservimento di questa cultura al sistema di valori e di interessi della ‘middle class’. In tale prospettiva possono essere letti i passaggi più specifici della polemica che, nei giorni del soggiorno inglese, va ben oltre la critica dell’economia politica, non a caso comunque concepita secondo un addebito di responsabilità crescenti di generazione in generazione di economisti; tanto più mistificante, anzi disonesta, la decantazione della proprietà privata quanto più ci si avvicina al presente e della proprietà privata si rivelano in tutta evidenza le contraddizioni e le miserie. «Ad ogni progresso del tempo corrisponde necessariamente un accrescimento della sofisticheria, destinata a mantenere l’economia all’altezza del tempo. E pertanto, ad esempio, ‘Ricardo’ è più colpevole di ‘Adam Smith’ e MacCulloch’ e ‘Mill’ sono più colpevoli di ‘Ricardo’» (10). La logica di questa medesima polemica investe invero l’incultura dell’utilitarismo, rispetto al quale il commento di Engels fa da apripista alle insolenze che il marxismo maturo avrebbe rivolto al filisteismo di Bentham. Ma investe anche e soprattutto, attraverso la critica dell’incultura minore, l’incultura cioè di quei romanzi e libri di edificazione che, dice Engels, sono «le due merci più vendute della letteratura inglese» (11), la condizione dell’opinione pubblica, in quanto in realtà condizione del pregiudizio pubblico. Alla sua stregua davvero l’identità politica e l’identità religiosa convergono in una fondamentale unità di funzione, che fa della parte più responsabile dell’Inghilterra, di quella Inghilterra ammirata e presa a modello nel continente, la parte in realtà più spregevole dell’umanità. «Andate una volta fra gli inglesi colti e dite di essere cartista o democratico: si dubiterà della sanità del vostro intelletto e si eviterà la vostra compagnia. O dichiarate di non credere alla divinità di Cristo: sarete traditi e venduti; confessate infine d’essere atei: il giorno dopo si fingerà di non conoscervi» (12). Politica e religione, dunque, secondo un’esperienza comune di cui la formazione feuerbachiana del giovane Engels conduce a sottolineare gli aspetti più utili nella prospettiva di una critica che, in quanto è critica della religione, diviene strumento di comprensione e di emancipazione politica”” (pag 349-350) [Claudio Palazzolo, ‘Il giovane Engels. Frammenti di un confronto di cultura e di religione’ , (in) ‘Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857)’. Tomo II, a cura di Salvo Mastellone, CET, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2005] [(9) S.T. Coleridge, ‘The Satesman’s Manual or the Bible the Best Guide to Political Skill and Foresight (1816), in ‘Lay Sermons, ed. R.J. White, London-Princeton (vol. 6 di ‘The Collected Works of Samuel Taylor Coleridge), p. 84; (10) F. Engels, ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’ (‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, 1844), in K. Marx F. Engels, ‘Opere’, III, 1843-1844, cit., pp. 456-7; (11) F. Engels, ‘La situazione dell’Inghilterra, “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London 1843 (‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, 1844, ivi, p. 482]”,”TEOP-057-FMB”
“MASTERS Edgar Lee”,”Spoon River Anthology.”,”””Nulla della vita ci è estraneo (…)”” (pag 329) “”A Chicago nel 1915, esce l”Antologia di Spoon River’ e segna la rinascita della poesia americana, di cui la Dickinson era stata troppo spesso solitaria preannunciatrice; e non per niente Masters è contemporaneo di Sandburg e vive nella stessa Chicago (‘Chicago Poems’ è del 1916). In Sandburg, non sono gli abitanti del villaggio, a soffrire, ma gli operai della città”” (pag XI, F. Pivano) Sulla stampa (‘Il Direttore Whedon’ “”Saper vedere ogni aspetto di qualunque questione; parteggiare per tutti, essere tutto, ma senza durare; pervertire la verità, sfruttarla, usare i grandi sentimenti e le passioni degli uomini a scopi bassi, a fini astuti, portare una maschera come gli attori greci – un quotidiano di otto pagine – appiattarvisi strillando nel grande megafono: “”Sono io, il gigante””. Vivere intanto la vita di un miserabile ladro, avvelenato dai rimorsi anonimi dell’anima nascosta. Per denaro forbire dal fango uno scandalo o riesumarlo ai quattro venti per vendetta, o vendere giornali distruggendo reputazioni, o vite, se necessario per vincere a ogni costo, salvo la pelle propria. Gloriarsi in un potere demoniaco, minare la civiltà, come un ragazzo paranoico butta un ceppo sulle rotaie e il direttissimo deraglia. Essere un direttore, com’ero. Poi, giacermene qui – vicino al fiume dove sbocca la fogna, e scatole vuote e immondizie finiscono, e si nascondono gli aborti”” (pag 257) Titolo Robert Southey Burke. “”Io spesi il mio denaro cercando di farvi eleggere sindaco, A.D. Blood. Il prodigai la mia ammirazione su di voi: eravate per me l’uomo quasi perfetto. V’impadroniste della mia personalità, e dei miei ideali di giovinezza, e della forza di una fedeltà magnanima. E tutte le mie speranze per il mondo, e la fede nella Verità, si fusero nel calore accecante della devozione per voi, e si plasmarono nella vostra immagine. E poi quando scopersi ciò ch’eravate: che la vostra anima era piccola e false le vostre parole come i vostri denti di porcellana azzurrina e i vostri polsini di celluloide, odiai l’amore che avevo avuto per voi, odia me stesso, odiai voi e per la mia anima sciupata, e la sciupata giovinezza. E dico a tutti, guardatevi dagli ideali, guardatevi dal dare il vostro amore ad anima viva”” (pag 141)”,”VARx-512″
“MASTERS Edgar Lee”,”Il nuovo Spoon River.”,”””Fortuna volle che William Marion Reedy, direttore di un settimanale di St. Louis, il ‘Reedy’s Mirror’, nel 1909 gli desse in lettura l’ ‘Antologia Palatina’, la famosa raccolta di epigrammi ed epitaffi greci; Masters si sentì così affascinato da quell’opera da concepire di scrivere una moderna antologia sulla base di quel modello”” (pag XX) Antologia palatina. Testo greco a fronte. Vol. 1: Libri I-VI. F. M. Pontani (Curatore), Einaudi, 1978 Poesia pagina 223 contro i predicatori dal pulpito ‘nani di una grande stirpe’ … GLI EPIGRAMMI PIU’ BELLI DELL’ANTOLOGIA PALATINA (6). VI Gli epigrammi più belli di Meleagro di Gadara Meleagro di Gadara nacque intorno al 130 a.C. a Gadara, in Siria. In gioventù si trasferì nella città di Tiro dove soggiornò per molti anni; ed infine negli ultimi anni andò a Cos dove morì intorno al 60 a.C. Meleagro fu tra i primi poeti a raccogliere gli epigrammi precedenti a lui in una nuova antologia da lui chiamata Corona (o Ghirlanda) dato che ogni poeta veniva paragonato ad un fiore di una corona. Il proemio alla sua ghirlanda si trova nel quarto libro dell’Antologia Palatina. Meleagro fu soprattutto un poeta di epigrammi amorosi, erotici ed omoerotici. Per questo motivo Meleagro, in parte, si ricollega agli epigrammi di Asclepiade di Samo. Meleagro stesso racconta la sua vita, in sintesi, nell’epigramma del settimo libro dell’Antologia Palatina. ‘Il mondo è la mia patria’ …. 1 Dall’antologia palatina, Liber VII, 417. “Mia nutrice fu la città di Tiro, ma la patria che mi generò fu Gadara, città greca nel suolo della Siria. Nacqui da Eucrate, io, Meleagro che col favore delle muse emulai le grazie di Menippo. Sono Siriano: cosa c’è da stupirsi? Il mondo è la mia patria, un solo caos generò tutti quanti i mortali. Io, carico di anni, ho inciso questo sulla mia tomba: la vecchiaia non è lontana dall’attesa della morte. Tu, passante, rivolgi un saluto a me, vecchio e loquace e possa pure tu giungere alla mia età con molta parlantina.” II Gli epigrammi omoerotici ed efebici sono concentrati nel XII libro dell’Antologia Palatina. Tra questi gli epigrammi più belli e famosi sono. 1 Dall’antologia palatina, Liber XII, 52. “Amanti infelici, il vento del Sud ha gonfiato le vele, ha rapito Andragato – metà dell’anima mia. Beate le navi, beate le onde del mare, quattro volte beato il vento che porta il ragazzo! Fosse un delfino! Lo porterei sulle mie spalle fino a Rodi, dove i ragazzi sono dolci.” Un altro epigramma omoerotico ed efebico è quest’altro. 2 Dall’antologia palatina, Liber XII, 81. “Voi che ingannate la vostra anima, voi che amate – infelici! la fiamma dei fanciulli e il miele amaro, acqua gelida – presto! – di neve appena sciolta versate sul mio cuore: imprudente ho guardato Dionisio. Presto, compagni di schiavitù, spegnete questo incendio, prima che arrivi all’anima.” Gli epigrammi di questo tipo sono moltissimi, ma questo genere era, allora, comune fra gli epigrammisti. III Meleagro fu soprattutto un poeta d’amore e di passioni amorose e concentrò la sua attenzione soprattutto nei sentimenti che ebbe verso le donne che amò, prima fra tutte Eliodora insieme a tante altre. Gli epigrammi dedicati ad Eliodora sono fra i più belli della sua produzione poetica di epigrammista. Un esempio di questi epigrammi è questo. 1 Dall’antologia palatina, Liber V, 24. “La mia anima mi dice di fuggire l’amore di Eliodora, perché sa le gelosie, le lacrime di un tempo. Dice, ma io non ho forza di fuggire. Essa mi avverte. Vero! Ma poi senza pudore nello stesso tempo l’ama.” Ma l’epigramma più bello riferito ad Eliodora è quello dove lei viene definita “anima della mia anima”. 2 Dall’antologia palatina, Liber V, 155. “Dentro, dentro il mio cuore, proprio Eros ha dato forma a Eliodora che dolce mi parla, anima della mia anima.” Un altro epigramma, molto bello, riferito all’amore è quello rivolto ad Asclepiada che è anche un invito all’amore. 3 Dall’antologia palatina, Liber V, 156. “Languida, con gli occhi azzurri di onda silenziosa Asclepiada ti invita a far vela nel mare dell’amore.” Un altro epigramma pieno di amore e passione per Eliodora è quello in cui il poeta mostra la sua ardente passione è quest’altro. 4 Dall’antologia palatina, Liber V, 215. “Eros, ti prego addormenta il furioso amore per Eliodora che mi fa insonne, ascolta la mia Musa che ti supplica! Giuro per il tuo arco (che non sa ferire un altro e sempre su di me scaglia le frecce): se mi fai morire, io lascerò un’epigrafe che grida: “Ecco, viandante, un delitto di Eros.” Un altro epigramma, graffiante e piccante, sempre rivolto ad Eliodora è quest’altro. 5 Dall’antologia palatina, Liber V, 157. “Unghie di Eliodora, Eros vi ha fatto così affilate: il vostro graffio è profondo fino al cuore.” L’amore di Meleagro per Eliodora era un amore vero e sentito. Quando lei muore, infatti, il poeta le dedica un epigramma sepolcrale, molto intenso e pieno di pathos. 6 Dall’antologia palatina, Liber VII, 476. “Lacrime anche lì, attraverso la terra ti offro, Eliodora, reliquie d’amore, nell’Ade, lacrime aspre sulla tomba molto compianta, memoria dei miei desideri, memoria del mio amore. Ah, miseramente miseramente, io Meleagro qui piango su di te, cara anche tra i morti vana offerta ad Acheronte. Ah, dov’è il mio amato germoglio? Lo strappò Ade, lo strappò. Ed ora la polvere sporca il vivo fiore. Terra che ci nutri, ti supplico, accogli teneramente nel tuo seno colei che è compianta da tutti.” IV Un’altra donna amata da Meleagro è Zenofila, alla quale Meleagro dedicò molti epigrammi spiritosi e bizzarri, paragonata al profumo dei fiori di campo, ma che lei vince. 1 Dall’antologia palatina, Liber V, 144. “Già fiorisce la bianca violaciocca e il narciso fiorisce amante d’acque e fioriscono i gigli sulle colline. E già, fiore che si apre in mezzo ai fiori dolce rosa di Peito, Zenofila fiorisce. Perché prati, ironici, ridete spensierati scuotendo le chiome? Si, la fanciulla vale più delle corone odorose.” Un altro epigramma dedicato a Zenofila è quello in cui Meleagro manifesta tutta la sua spiritosaggine e la sua bizzarria amorosa. In questo epigramma Meleagro si rivolge ad una zanzara, a cui affida un compito ben preciso e pericoloso, ma il guadagno è molto vantaggioso per essa. 2 Dall’antologia palatina, Liber V, 152. “Vola, zanzara, veloce e messaggera e sfiorando appena le orecchie di Zenofila sussurrale così: “Vegliando ti attende e tu, dimentica chi ti ama, dormi”. Orsù, vola, sì, musicista, vola. Ma parla piano, che tu non desti chi le dorme accanto e ne susciti contro di me le furie gelose. Se mi condurrai la fanciulla, ti vestirò di una pelle di leone, zanzara, e ti metterò in mano una clava.” V Ma l’epigramma più bello di tutti, di Meleagro è, secondo me, quello dedicato alla descrizione della Primavera, perché mentre quelli amorosi ed erotici erano comuni a tutto il genere degli epigrammisti, questa descrizione della primavera è unica, personale e pregevole. 1 Dall’antologia palatina, Liber IX, 363. “Quando l’inverno, il vento si allontanano, splende in fiore ridente Primavera. La nera terra si copre di tenero verde e le piante germogliano e si ornano di nuove foglie. E i prati lieti bevono la limpida rugiada dell’aurora mentre s’apre la rosa. E per i monti gode il pastore al suono dello zufolo, gode il capraio dei bianchi capretti. E già su larghe onde i marinai navigano il mite soffio di Zefiro tende le vele; e incoronati di crespa edera ad alta voce salutano Dioniso, dio dell’uva. E le api, nate dai buoi, s’affrettano alle sottili, graziose opere, e dentro l’alveare modellano la bianca molle cera in armonia di mille celle. Ovunque, acutamente cantano gli uccelli: gli alcioni sulle onde, le rondini intorno alle gronde, gli usignoli nei boschi, i cigni in riva ai fiumi. E se liete sono le cime delle piante e la terra è in fiore, e il pastore zufola e si rallegra la mandria lanosa e i marinai navigano, e se Dioniso muove le danze e cantano gli uccelli e nascono le api, come può il poeta non alzare un bel canto alla Primavera?” VI Meleagro, oltre a scrivere molti epigrammi sull’amore e sulla sua passione amorosa, descrive anche molte volte Eros, il bambino alato figlio di Afrodite che fa impazzire gli uomini e le donne. 1 Dall’antologia palatina, Liber V, 180. “Che meraviglia se Amore, flagello degli uomini, avventa le ardenti frecce, e amaro coi lucidi occhi ride? La madre non è l’amante di Ares, non è la moglie di Efesto, divisa tra fuoco e spade? E madre della madre non è la distesa marina che urla aspra sotto la sferza dei venti? E il padre è Nessuno figlio di Nessuno. Perciò ha la fiamma di Efesto, una furia simile a quella dei flutti e ama i dardi insanguinati di Ares”. Un altro epigramma in cui Meleagro descrive la passione amorosa è quest’altro. 2 Dall’antologia palatina, Liber V, 212. “Sempre ho nelle orecchie il ronzio di Eros, e gli occhi silenziosi versano una dolce lacrima agli Amori. Né la notte mi placa, né il giorno: i filtri ormai mi hanno impresso nel cuore un chiaro marchio. Alati Amori, che planate sempre su di me, riprendere il volo è poi tanto difficile?”. E per finire in bellezza, io, Biagio Carrubba, riporto un altro epigramma di Meleagro, in cui il poeta esprime il suo giudizio sull’amore, tanto bello ed affascinante, quanto imprevedibile, fuggevole ed aleatorio. 3 Dall’antologia palatina, Liber XII, 47. “Eros, in grembo alla madre, scherzando giocò all’alba coi dadi la mia anima.” Dal sito: https://www.biagiocarrubba.com/&#8221;,”VARx-019-FGB”
“MASTNY Vojtech”,”Il dittatore insicuro. Stalin e la guerra fredda.”,”MASTNY è Prof di relazioni internazionali alla School of Advanced International Relations e D del John Hopkins Bologna Center alla John Hopkins Univ in America.”,”RUST-033″
“MASTNY Vojtech”,”Il dittatore insicuro: Stalin e la Guerra Fredda.”,”Vojtech Mastny è professore di relazioni internazionali alla School of Advanced International Relations e direttore del John Hopkins Bologna Center alla John Hopkins University in America.”,”RUST-039-FL”
“MASTO Raffaele”,”La variabile africana. Riserve naturali ed equilibro geopolitico del pianeta.”,”Raffaele Masto è scrittore, giornalista e conduttore radiofonico presso Radio Popolare.”,”AFRx-120″
“MASTROCOLA Paola”,”Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare.”,”””Non si tratta di conservare il passato, ma di mantenere le sue promesse”” (T.W. Adorno, Minima moralia) “”Una volta chiesero a Rodolfo Wilcock perché non sperava nei giovani e lui rispose: Perché conosco i loro padri”” (G. Pontiggia) (in apertura) Paola Mastrocola è nata nel 1956 a Torino. Ha insegnato lettere in un liceo scientifico. Ha pubblicato romanzi, saggi e pamphlet tra cui ‘La scuola raccontata al mio cane’ (2004).”,”GIOx-006-FSD”
“MASTROGIACOMO Daniele”,”I giorni della paura (titolo provvisorio). Prime bozze non corrette.”,”L’autore è nato a Karachi in Pakistan, nel 1954. Giornalista di ‘Repubblica’ dal 1980, inviato di guerra sui fronti caldi dello scenario internazionale, è stato anche un bravo cronista giudiziario. Questo è il suo primo romanzo.”,”ASIx-009-FFS”
“MASTROIANNI Giovanni”,”Vico e la rivoluzione. Gramsci e il diamat.”,”Giovanni Mastroianni (Catanzaro, 1921) ha insegnato filosofia morale nell’Università della Calabria. Collaboratore di ‘Società’, ‘Movimento Operaio’, ‘Studi Storici’, ‘Rivista critica di storia della filosofia’, ‘Prassi e teoria’, ha pubblicato in volume ‘Da Croce a Gramsci’ (1972), ‘Studi sovietici di filosofia italiana’ (1975), ‘Antonio Labriola e la filosofia in Italia’ (1976).”,”GRAS-101″
“MASTROLIA Nunziante”,”Chi comanda a Pechino? Il potere, il consenso, la sfida all’ Occidente.”,””” …e volta nostra poppa nel mattino/ de’ remi facemmo ali al folle volo”” Dante, Divina Commedia “”Non tutto ciò che vacilla cade”” (Montaigne) “”Se a ciascuno l’interno affanno si leggesse in fronte scritto quanti mai che invidia fanno ci farebbero pietà”” (Metastasio, Aria XXIX) tesi concezione westfaliana di Pechino (cuius regio eius religio) Quattro panregioni. Teoria Haushofer. “”Agli inizi del secolo il padre della geopolitica tedesca, Karl Ernst Haushofer, divideva il mondo in grandi pan-regioni, che si sviluppavano nel senso dei meridiani. Individuava, da Ovest verso Est, quattro grandi aree di influenza: la Pan-America a esclusiva influenza americana, la Pan-Europa a influenza tedesca, la Pan-Eurasia a influenza russa, e la Pan-Asia a influenza giapponese.”” (pag 203) MASTROLIA N. si occupa di relazioni internazionali e sistemi economici comparati. Ricercatore del Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) cura la sezione dell’ “”Osservatorio Strategico”” e del “”CeMiSS Quarterly”” relativa a Cina e India. Questo libro dimostra che le incognite di oggi sul ruolo della Cina nel mondo hanno un’origine antica. La Cina pesa sempre più negli equilibri strategici e commerciali del capitalismo mondiale. Il potere a Pechino passa di mano in mano. Cambiano i regimi, gli assetti economici, le alleanze ma il Paese di Mezzo continua a vivere secondo logiche proprie, estranee all’ Occidente. L’ A si chiede cosa si celi sotto le bandiere rosse. Chi comanda davvero a Pechino? Come reagirà il gruppo dirigente quando un nuovo movimento pro libertà e democrazia sprigionato dal ‘mercato’ andrà a cozzare contro l’ antica tradizione autocratica della Cina? Si fanno diversi scenari (ribellioni interne tipo Tibet, conflitti esterni con le altre potenze globali ecc. C’è chi pronostica che la leadership cinese privilegiarà l’ equilibrio e la mediazione.”,”CINx-210″
“MASTROLILLO Gabriele”,”Alfonso Leonetti nel socialismo e nel comunismo italiano (1913-1930).”,”Gabriele Mastrolillo ha conseguito la laurea triennale in Studi storici e filologico-letterari presso l’Università di Trento e la laurea magistrale interateneo (Univ. Trento e Verona) in Scienze storiche con una tesi in storia contemporanea. “”L’intimazione a Leonetti e Ravazzoli ad “”abiurare”” la loro “”eresia”” (e a Tresso di dichiarare la propria estraneità alle azioni di Feroci e Santini) fu ripresentata nella riunione (allargata) del CC del 9 giugno, svoltasi a Parigi. In quella riunione anche a Tresso (dei “”cinque”” l’unico presente) fu posto un ultimatum: prendere le distanze dagli articoli incriminati e “”dichiarare di essere solidale con il C.C. nella lotta che esso conduce per la difesa del Partito”” o condividere le sorti dei loro autori. Tresso scelse quest’ultima strada (…). Il comunicato della loro espulsione apparve anche su ‘l’Humanité’ il 30 giugno, quasi come monito dal PCdI al PCF di non collaborare in alcun modo con gli “”opportunisti. Gli altri due membri del gruppo dei “”cinque””, Bavassano e la Recchia, furono invece espulsi il 30 luglio 1930, anche loro per non aver rinunciato alle loro posizioni. (…) Fu a seguito dell’espulsione che i “”cinque”” consolidarono il loro legame con l’OGI e ufficializzarono la loro opposizione creando la NOI (Nuova Opposizione Italiana), sezione dell’OGI (che però di fatto era già stata costituita in maggio, a seguito della lettera di risposta di Trotsky. Era ormai chiaro a loro che l’unico mezzo per evitare l’ininfluenza e l’impotenza politica era continuare sulla strada iniziata nell’aprile di quell’anno, ovvero militando sotto la bandiera dell’Opposizione internazionale, senza però perdere le speranze di ritornare nel PCd’I”” (pag 210-211-212) “”Negli anni Trenta Leonetti non fu soltanto uno dei membri del Comitato Direttivo della NOI (che nel 1933 risultava composto, oltre che da lui, dal vecchio massimalista torinese Giovanni Boero, Bavassano, Ravazzoli, Recchia e Tresso): nell’aprile 1930, infatti, fu cooptato nel Segretariato Internazionale dell’OGI per volontà dello stesso Trotsky, che ne riconobbe l’esperienza di militante comunista e lo spirito internazionalista che lo animava. Vi rimase fino al 1936, quando, per divergenze con la nuova linea politica dell’OGI, decise di abbandonare il SI, rimanendo però in contatto con l’organizzazione fino alla fondazione della Quarta Internazionale (1938). Leonetti (che da quel momento utilizzò prevalentemente lo pseudonimo, ideato da Trotsky, Souzo o Suzo) fu, quindi, uno dei tre membri del Segretariato Internazionale dell’OGI (gli altri furono, nel 1930, Naville e l’ebreo polacco Paul Okun, legato al gruppo ebraico della LC), creato nell’aprile 1930 per sostituire il Bureau Internationale (Ufficio Internazionale) composto da Kurt Landau, Andrès Nin, Rosmer, Max Shachtman e Lev Sedov (figlio di Trotsky), che aveva smesso di funzionare a causa della difficoltà incontrata dai suoi membri per riunirsi in quanto residenti in diversi paesi. Fu, quello, l’incarico politico più importante ricoperto da Leonetti nella sua vita vista l’importanza del SI (che aveva il compito di collegare le varie sezioni nazionali dell’OGI e di fungere da arbitro ‘super partes’ nelle eventuali controversie sorte tra le sezioni”” (pag 228-229) NOI Nuova Opposizione Italiana LCI Ligue Communiste Internationaliste (Bolscevichi Leninisti) OGI Opposition de Gauche Internationale (Opposizione di Sinistra Internazionale) SI Secrétariat International (Segretariato Internazionale) IKKI Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista LC Ligue Communiste”,”TROS-367″
“MASTROLILLO Gabriele”,”La dissidenza comunista italiana, Trockij e le origini della Quarta Internazionale, 1928-1938.”,”Gabriele Mastrolillo, dottore di ricerca in Storia dell’Europa (Sapienza di Roma), è membro della redazione romana di “”Historia Magistra”” e del comitato di redazione di “”Risorgimento e Mezzogiorno””. Tra le sue pubblicazioni: ‘Alfonso Leonetti nel socialismo e nel comunismo italiano (1913-1930)’ (prefazione di G. Corni, Bari, 2018) e la curatela (insieme a M. Di Maggio) di ‘L’internazionale Comunista come network globale (1919-1943)’, ‘Dimensioni e problemi della ricerca storica’, I, 2022 A seguito della sua espulsione dall’Urss nel 1929, Trotsky promosse la nascita di un movimento comunista anti-stalinista transnazionale che si considerò dapprima l’opposizione di sinistra dell’Internazionale comunista (Comintern), quindi dal 1933 un’organizzazione indipendente in competizione con il Comintern e embrione di una nuovo internazionale comunista, la Quarta, fondata nel 1938. Due dei principali dirigenti del movimento trotskista internazionale negli anni Trenta furono Alfonso Leonetti e Pietro Tresso.”,”TROS-378″
“MASTROLILLO Gabriele”,”Il PCD’I e la dissidenza comunista italiana (1928-1938). (Saggi)”,”Nelle note citato lo scritto di Dino Erba, Ottobre 1917 – Wall Street 1929. La Sinistra comunista italiana tra bolscevismo e radicalismo: la tendenza di Michelangelo Pappalardi, Cooperativa Colibrì, Paderno Dugnano, 2005 Gabriele Mastrolillo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Trieste e ricercatore presso l’ IRSREC FVG. “”Nello stesso periodo in cui era scoppiato il caso Metallo, era avvenuta l’espulsione di Spartaco Travagli (Veniero Spinelli, fratello del più noto Altiero), provvedimento dovuto al suo passaggio «nelle file della concentrazione trotzkista» (la SILCI). Secondo la Segreteria del PCd’I, il suo caso fu un’altra prova della necessità, per il partito, di attuare una vigilanza serrata «al fine di impedire che penetrino nelle file del Partito degli elementi piccolo-borghesi, sedicenti intellettuali», considerati slegati «ideologicamente» dal proletariato, dal partito e dall’IC (86).”” (pag 25) [(86) La Segreteria del PCI, ‘Espulsione dal Partito di un traditore’, ibidem] Documento cartaceo (fonte internet) inserito nel testo di Mastrolillo: “”Spinelli Veniero D. Spinelli Veniero alias “”Travagli Spartaco”” di Carlo e Ricci Maria nato il 18.9.1909 a Roma, deceduto il 29.10.1969 a Roma. Condannato dal Tribunale Speciale ad anni 6 di carcere per attività politica antifascista. Combattente antifranchista. Il 6 ottobre 1933 espatriò clandestinamente in Francia stabilendosi a Parigi. Nell’agosto 1936 si arruolò nell’Aviazione repubblicana – Squadriglia “”Espana”” e “”André Malraux””, donde rimase fino allo scioglimento della squadriglia, poi rientrò in Frnacia. Per ulteriori notizie vedi cenno biografico del CPC in pratica OMS. Verificato 29 giu. 1979, firma Marchetti Giuseppe”” Notizia bibliografica. Libro (Amazon) Il tempo della coscienza. Ricordi di un’altra Germania (1910-1989), Il Mulino 1994 di Ingrid Warburg Spinelli (Autore), K. Tenenbaum (Traduttore) Ingrid Warburg proviene da una famiglia che sta in ogni senso tra le eminenti d’Europa. Il racconto della sua vita, almeno per la parte relativa agli anni dell’infanzia e della giovinezza, è dunque la storia di una persona privilegiata e felice. Ma la facilità e felicità del vivere sono insidiate dalla presa di potere nazista. E l’opposizione ad Hitler è uno degli assi portanti del libro. Per l’ebrea Ingrid un viaggio negli Stati Uniti, premio per la sua laurea in filosofia nel 1936, si tramuta in esilio. In America inizia il suo impegno e conosce il futuro marito: Veniero Spinelli. Finita la guerra, gli Spinelli si stabiliscono in Italia. Ma la Germania rimane la patria originaria. E in un viaggio-bilancio alla ricerca della propria Germania il libro finisce.”,”MITC-159″
“MASTROLILLO Gabriele LABEY Marion a cura, saggi di Eros FRANCESCANGELI Lorenzo DI-STEFANO Andrea PILI Marion LABEY Alessandro MANTOVANI Patrick KARLSEN Velia LUPARELLO Diego GIACHETTI Mirco CARRATTIERI Luco FIORITO Alessandro BARILE Alberto PANTALONI”,”Altri comunismi italiani. Dissidenze e alternative al PCI da Livorno al Sessantotto.”,”Gabriele Mastrolillo, dottore di ricerca in Storia dell’Europa (Sapienza di Roma) è assegnista di ricerca (Storia contemporanea) presso l’Università di Firenze. Fa parte della redazione di Historia Magistra. Marion Labey dottoressa di ricerca in Storia contemporanea Università di Paris-Cité e Università degli Studi di Roma Tor Vergata, è membro del Laboratorio ICT Univ di Paris Cité e co-coordinatrice della redazione romana di ‘Historia Magistra’. Il volume contiene tra l’altro i saggi: . Angelo Tasca e gli altri comunismi (1927-1934) di M. Labey – Amadeo Bordiga e il Partito comunista internazionalista di fronte al ‘partito nuovo’ (1942-1952) di Alessandro Mantovani – I trotskisti e il Pci (1950-1970) di Diego Giachetti – Valdo Magnani, il Pci e la nascita del Movimento dei Lavoratori italiani (1950-1968) – Le origini di Lotta Comunista (1951-1968) di Luca Fiorito Dalla Bibliografia: – ROSSI Davide, ‘Partito comunista d’Italia 1921-1926. Gli albori di un lungo cammino. Con documenti politici di Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga. Introduzione di E. Sabatino, postfazione di M. Ay, Pgreco, Milano, 2021 – THIRION, Marie SANTELENA Elisa MILESCHI Christophe, a cura, Controllo o rivoluzione! L’Autunno caldo tra operaismo e storiografia, Accademia University Press, Torino, 2021 – RAPONE Leonardo, Di fronte alla crisi e al consolidamento del fascismo (giugno 1924 novembre 1925, in G. Francioni, E. Giasi, a cura, ‘Un nuovo Gramsci. Biografia, temi, intepretazioni, Viella, Roma, 2020 – SEDOVA-TROTSKY, Natalja, MUNIS Grandizo PERET Beniamin, ‘The Fourth International in danger! Selected documents 1944-1948, Greenleand Press, Evanson, sd – BALDISSARA Luca CAPUZZO Paolo, a cura, ‘Il comunismo in una regione sola? Prospettive di storia del Pci in Emilia Romagna’, Il Mulino, Bologna, 2023 – BERTOLUCCI Franco, Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest. Dall’organizzazione libertaria al partito di classe, BFS-Pantarei, 2018″,”MITC-164″
“MASTRONARDI Francesco”,”Storia dell’integrazione europea. L’Europa alla ricerca della propria unità, gli uomini e gli eventi, le Istituzioni e le politiche, i simboli e le prospettive.”,”Francesco Mastronardi ha una vasta esperienza professionale in ambito comunitario. Tra gli incarichi ricoperti, quelli di membro del Comitato bancario del FEI, di presidente di Commissione del Centro europeo dell’impresa pubblica, di presidente del Comitato di direzione del GEIE Coopération bancaire pour l’Europe. I suoi scritti più recenti sono Il racconto dell’Europa (una storia per ragazzi dell’Unione europea) e La carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in questa stessa collana.”,”EURx-076-FL”
“MASTROPAOLO Alfio”,”Antipolitica all’origine della crisi italiana.”,”A. Mastropaolo è nato a Palermo e vive a Torino dove insegna scienza politica. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il ceto politico. Teoria e pratiche’ (Roma, 19945) e ‘La repubblica dei destini incrociati. Saggio su cinquant’anni di democrazia in Italia’, (Firenze, 1996).”,”ITAP-012-FMB”
“MASULLI Marco”,”””Notre beau et cher drapeau rouge de l’Internationale””. L’ Unione Sindacale Italiana e la Frazione Sindacalista Rivoluzionaria (1921-1923).”,”””Quanto ai principali membri della FSR anche loro si dispersero: Nicola Vecchi fu radiato dallo schedario dei sovversivi per “”buona condotta”” nel febbraio 1929 e sin dal 1923 si era dimostrato “”favorevole”” al Partito Nazionale Fascista al quale fu iscritto nell’anno 1927; dallo stesso anno assumeva a Milano la carica di “”vice Segretario del Sindacato Fascista lavoranti panettieri””, pur continuando ad essere vigilato. Umberto Balestrazzi invece, diffidato nel luglio 1927 quale “”oppositore al Governo””, dal 1931 dopo un graduale distacco dai sovversivi passera da una clinica all’altra come malato tubercolitico venendo poi radiato dal Casellario Politico, a causa delle sue pessime condizioni di salute, solo nel 1942. Angelo Faggi, infine, emigrato a Nizza nel 1923 e aderente al Partito Socialista Unitario, dal 1939 risultò membro del Consiglio Nazionale dell’Unione Popolare Italiana. Quanto a Di Vittorio, ancora nel 1925 non mancavano le occasioni di scontro con gli ambienti del sindacalismo rivoluzionario che contestavano il suo definitivo passaggio tra le file comuniste, riservandogli l’appellativo di «camaleonte». A quest’accusa, Di Vittorio ribatteva fieramente: «tutti voi mi conoscete da ragazzo e sapete che sono stato sempre, come lo sono tuttora, un rivoluzionario di prima linea (…). Ero sindacalista rivoluzionario, sono attualmente comunista, cioè sempre rivoluzionario, sempre all’avanguardia del proletariato»”” (pag 354-355)”,”MITT-001-FGB”
“MASULLO Aldo”,”Struttura soggetto prassi.”,”Aldo Masullo è professore ordinario di Filosofia morale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II.”,”FILx-005-FB”
“MATARRESE Francesco”,”Hegel e la logica dialettica.”,”Francesco Matarrese si è laureato in Filosofia presso l’Università di Bari. Ha curato (in collaborazione) l’edizione italiana dei ‘Manoscritti matematici’ di Marx. “”La mistificazione di cui soffre la dialettica nelle mani di Hegel, non toglie affatto che egli per primo ne abbia esposto in modo comprensivo e cosciente le forme di movimento generali. In lui, la dialettica si regge sulla propria testa. Bisogna capovolgerla per scoprire il nocciolo razionale entro la scorza mistica”” (Karl Marx) (in apertura)”,”HEGx-059-FF”
“MATARRESE Francesco”,”Hegel e la logica dialettica.”,”Francesco Matarrese si è laureato in Filosofia presso l’Università di Bari. Nella stessa Università attualmente lavora presso Filosofia del linguaggio occupandosi in partyicolare di teoria e storia della dialettica in rapporto ai problemi del linguaggio e della logica. Ha curato, in collaborazione, l’edizione italiana dei manoscritti matematici di Marx. “”La mistificazione di cui soffre la dialettica nelle mani di Hegel, non toglie affatto che egli per primo ne abbia esposto in modo comprensivo e cosciente le forme di movimento generali. In lui, la dialettica si regge sulla propria testa. Bisogna capovolgerla per scoprire il nocciolo razionale entro la scorza mistica. “” Karl Marx.”,”HEGx-034-FL”
“MATHIAS Peter”,”L’economia britannica dal 1815 al 1914. Crescita industriale e problemi di transizione.”,”Peter Mathias è fra i più illustri storici del nostro tempo. Fra i più recenti lavori, attinenti al tema, ricordiano: ‘The First Industrial Nation’ (London 1983), ‘The First Industrial Revolutions’ (Oxford, 1990).”,”UKIE-068″
“MATHIEU Gilbert, collaborazione di Pierre BLETON Jean LECUIR Gilbert MATHIEU Roland DELCOUR Luc DEMEULENAERE Etienne MALLET Alain MURCIER Jean-Francois SIMON Alphonse THELIER Alain VERNHOLES Francois-Henri De VIRIEU”,”Dictionnaire du capitalisme.”,”””Il commercio mondiale e il mercato mondiale inaugurano nel XVI secolo la biografia moderna del capitalismo”” (Karl Marx) (pag 9)”,”ECOI-115″
“MATHIEU Gilbert BOYER Michel e DUMONT Jean-Pierre ROY Joannine GRALL Jacques LABARDE Philippe ROUSSEL Jean RENARD François GROSSER Alfred, artiicoli di”,”Vingt ans de reussite allemande. Une enquête du Monde.”,”Articoli di MATHIEU Gilbert BOYER Michel e DUMONT Jean-Pierre ROY Joannine GRALL Jacques LABARDE Philippe ROUSSEL Jean RENARD François GROSSER Alfred”,”GERE-035″
“MATHIEZ Albert”,”Danton e la Paix.”,”La dichiarazione di guerra, frontiere naturali e il processo al re, il tradimento di DUMOURIEZ, il comitato di salute pubblica, l’ opposizione, il complotto dello straniero.”,”FRAR-033″
“MATHIEZ Albert”,”La vie chere et le mouvement social sous la terreur.”,”Crisi dello zucchero 1792, tassazione popolare, gli ‘arrabbiati’ (enragés) e la lotta per il massimo, Q tasse, gli arrabbiati vs la costituzione del 1793, torbidi del sapone, morte di MARAT e il voto sull’ accaparramento, affaire CAUCHOIS, legge sui granai dell’abbondanza, carta del pane, inaugurazione del terrore, dittatura economica del Comitato di Salute Pubblica, lotta contro la fame, requisizioni del grano, restrizioni alimentari, repressione dell’accaparramento, caduta di HEBERT, Hebertismo, massimo dei salari.”,”FRAR-034″
“MATHIEZ Albert”,”La Reaction thermidorienne.”,”La fine della dittatura del Comitato di Salute Pubblica, i nuovi indulgenti, il processo a CARRIER e la chiusura dei giacomini, BABEUF, TALLIEN, FRERON e la sua ‘Jeunesse’, l’amnistia a Vandeani e Chouans, riapertura delle Chiese, primi moti per la fame, terrore bianco, le giornate del pratile anno III, QUIBERON, Vendemmiao.”,”FRAR-037″
“MATHIEZ Albert”,”Autour de Danton. Basire Fabre d’ Englantine Westermann le Duce de Chartres Servan Delacroix Dumouriez les freres Simon Choiseau la Duchesse de Choiseul Courtois Guzman Perregaux.”,”Tesi: dietro DANTON si raccolgono tutti gli scontenti: realisti federalisti industriali commercianti banchieri”,”FRAR-036″
“MATHIEZ Albert”,”Le directoire. Du 11 brumaire an IV au 18 fructidor an V. Publié, d’apres les manuscrits de l’auteur par Jacques Godechot, agregé de l’Université.”,”MATHIEZ, storico francese (La Bruyère 1874-Parigi 1932). Fondatore delle ‘Annales révolutionnaires’ (1908), divenute poi (1924) ‘Annales historiques de la Révolution Française e della ‘Société des Études Robespierristes’, è stato l’iniziatore di una importante corrente di studi storici sull’età della Rivoluzione, di cui considerò, oltre agli aspetti politici, anche quelli religiosi, economici e sociali. I suoi studi su Robespierre hanno avuto notevole influenza sul pensiero socialista francese (p. es. di J. Jaurès). Opere principali: La Révolution Française (1922-27, 3 vol.), La réaction thermidorienne (1929) e Le Directoire (postumo, 1934, a cura di J. Godechot). (GE20)”,”FRAR-167″
“MATHIEZ Albert”,”Autour de Robespierre.”,”Secondo MATHIEZ, BABEUF ammirava ROBESPIERRE da lunga data. BABEUF ha seguito la sua opera e ha trovato che l’orientamento del suo pensiero sociale era lo stesso del suo. Non si può affermare con certezza però che i due si conoscessero. BABEUF non partecipò alle lotte intestine della Montagna. Arrestato una prima volta il 24 brumaio, una seconda l’11 piovoso per una accusa di falso in registri di vendita di beni nazionali del distretto di Montdidier (Gabriel DEVILLE che ha ritrovato il dossier del processo crede all’innocenza di BABEUF) passerà in prigione i tempi tragici del terrore. “”On croit connaître la Révolution et, quand on l’étudie dans les documents originaux, on s’aperçoit très vite qu’elle est presque ignorée. Les légendes le plus légèrement bâties se transmettent fidèlement d’historiens en historiens. Il n’y en a pas de plus accréditée que celle qui explique la défaite finale de la Commune au 9 thermidor pas le prétendus scrupules légalitaires de Robespierre. Robespierre aurait refusé obstinément; pendant des heures, de signer un appel aux armes qu’on lui présentait. (…) (pag 196);””Robespierre jeune, qui respirait encore, fut transporté sur une chaise au Comité civil de la section de la Maison Commune. Aux questions qu’on lui posa il répondit qu’on lui avait rendu un bien mauvais service en le tirant de sa prison. Cette suprème réflexion nous rèvèle la raison des hésitations de ces hommes et de leur manque de décision dans les premiers moments de l’insurrection. Ils n’avaient pas fait entrer dans leurs calculs cette révolte immédiate et spontanée de la Commune et des Jacobins. La lutte qu’ils avaient engagée contre les Comités de la Convention était une lutte parlementaire, qu’ils avaient pensé résoudre par des moyens parlementaires. Quand, le 8 thermidor au soir, Robespierre était venu relire aux Jacobins son dernier discours, il n’avait voulu que se procurer leur appui moral, jusque-là irrésistible, en prévision de la séance du lendemain, où il espérait ressaisir la majorité. S’il avait cru la partie désespérée au point de vue parlementaire, nul doute qu’il aurait agi autrement. Ce n’était pas un homme de désordre, mais ce n’était pas non plus un niais que le scrupule légalitaire paralysait. Contre le Législative autant que contre le roi, il avait préparé ouvertement la journée du 10 août, traçant le programme de l’insurrection, écrivant les pétitions des Fédérés, appelant les Jacobins à la révolte”” (pag 229-230) [LEGGERE IN: Albert Mathiez, Autour de Robespierre, Payot, Paris, 1926][Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAR-169″
“MATHIEZ Albert traduzione e cura di Roberto MASSARI”,”Robespierre.”,”In appendice: dichiarazione dei diritti dell’ uomo e del cittadino proposta da M. ROBESPIERRE”,”FRAR-175″
“MATHIEZ Albert”,”Perché siamo robespierristi?”,”Albert MATHIEZ fu il primo grande storico della Rivoluzione francese del secolo XX. Era un uomo di sinistra formatosi all’interno del dibattito politico francese tra la fine dell’ Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fu un uomo di grande coraggio intellettuale.”,”FRAR-190″
“MATHIEZ Albert”,”Le bolchevisme et le jacobinisme (1920) suivi de Lenine et Robespierre. Reprint.”,”””Ho letto da qualche parte che Lenin s’ispirava a metodi hebertisti. Tutti i suoi atti e tutte le sue parole protestano contro un tale giudizio. Come Robespierre, egli si guarda bene dai due eccessi che affondano la rivoluzione, il moderatismo e l’ esagerazione””. (pag 7)”,”RIRO-252″
“MATHIEZ Albert”,”Die franzosische Revolution. Band I.”,”””Diese von Robespierre mit bemerkenswerter Klarheit vertretene soziale Politik war wohl eine Klassenpolitik. Unter der Konstituante und der nachfolgenden Gesetzgebenden Versammlung hatten die Sansculotten ihre Arme umsonst in den Dienst des revolutionären Bürgertums gegen das alte Regime gestellt.”” (pag 438) “”Questa politica sociale portata avanti da Robespierre con molta chiarezza fu probabilmente una politica di classe. Durante la Costituente e la seguente Assemblea legislativa i Sanculotti hanno giocato vanamente le loro armi al servizio della borghesia rivoluzionaria contro il vecchio regime””.”,”FRAR-298″
“MATHIEZ Albert”,”Die franzosische Revolution. Band II.”,”””Die Methoden der Hébertisten hatten die Lebensmittelnot nur verschärft. Der Ausschuß mißbilligt und beseitigt sie.”” “”I metodi degli Hebertisti avevano solo intensificato l’ emergenza cibo. Il Comitato disapprova e la elimina”” (pag 623)”,”FRAR-299″
“MATHIEZ Albert LEFEBVRE Georges”,”Die franzosische Revolution. Band III.”,”””Babeuf war ein ‘Freund der Arbeiter’ und hatte nichts übrig für die ‘Intellektuellen’.”” (Babeuf era un amico del lavoratore e non gli restava niente per l’ ‘intellettuale’) (pag 40) Es hatte der kommunistischen Propaganda an der nötigen Zeit gefehlt, um das Proletariat mit ihren Ideen zu durchdringen, und es war ihr gegenüber gleichgültig geblieben.”” “”Era mancato alla propaganda comunista il tempo necessario, per far penetrare le sue idee nel proletariato e questi era gli era rimasto di fronte indifferente”” (pag 40)”,”FRAR-300″
“MATHIEZ Albert”,”Etudes robespierristes. La Corruption parlementaire sous la Terreur.”,”MATHIEZ Albert Professore di storia moderna nella facoltà di lettere di Besancon. Il 9 Termidoro spiegato da Buonarroti “”Il movimento cartista si trova dunque ad esser stato ispirato direttamente dal pensiero robespierrista. Bronterre O’Brien era venuto a Robespierre attraverso Buonarroti, di cui aveva tradotto nel 1836 la Conspiration pour l’ Egalité. E’ una cosa rimarchevole a cui non si fatta molta attenzione, che il socialismo inglese e il socialismo francese abbiano la stessa origine, che siano usciti entrambi dal babuvismo che si considerava la prosecuzione e la resurrezione del robespierrismo. Tutti gli storici concordano nel dare a Filippo Buonarroti la parte più importante nella formazione e l’ educazione del partito socialista francese all’ epoca del 1830. Il venerabile discendente di Michelangelo, il glorioso scampato dalla Haute Cour de Vendôme, fu veramente un capo scuola che continuava a predicare l’ esempio (…)””. (pag 250-251) “”Non sarebbe mai venuta ai contemporanei l’ idea di mettere sullo stesso piano Robespierre e Danton. Robespierre per loro era l’ eloquenza personificata, l’ arte del ben dire e del ben pensare, il ‘vir bonus dicendi peritus’, di cui parla lo scrittore romano. Robespierre realizzava talmente l’ ideale dell’ uomo di Stato secondo i nostri padri che essi gli conferirono la dittatura durante l’ anno più tragico che nessun popolo abbia mai attraversato. Dal mese di luglio 1793 al mese di luglio 1794, Robespierre governa al Francia per il solo prestigio della sua parola, quasi come Pericle governava Atene in tempi meno tempestosi. Quando cade, la Repubblica fu sconvolta fino alla base e nessuno prese il posto che lasciava vuoto””. (pag 295) Hebertisti (pag 287) Il 9 Termidoro (27 Luglio 1794), Robespierre cade e viene ghigliottinato. ‘vir bonus dicendi peritus’ (Catone): uomo per bene, capace nell’ esporre”,”FRAR-323″
“MATHIEZ Albert”,”Etudes sur Robespierre.”,”MATHIEZ Albert (1874-1932) Foto di A. Mathiez (pag 12) Contiene uno scritto di Buonarroti sulla politica di Robespierre e il 9 Termidoro (cap. XI, pag 251-) Robespierre non ha lanciato calunnie contro Danton. “”Robespierre n’a rien inventé. Il n’a forgé contre les Dantonistes aucune calomnie. Il a passé leur politique et leurs actes au crible d’une critique raisonnable. Loin de se laisser égarer par la passion patriotique, il a poussé très loin le respect de la vérité. Quand il lit dans le premier rapport de Saint-Just une accusation mal fondée, il rectifie aussitôt: “”Danton se montra bien””. Il atténue les torts de Camille Desmoulins. S’il accuse, c’est en toute sincerité. Il ne déclame pas. Il recueille les faits, il les rapproche et la vérité en jaillit d’elle-même.”” (pag 155) “”Les socialistes de la première génération, ceux qu’on qualifiè sommairement d’utopistes, faute de les bien connaître, ont professé pour Robespierre une admiration sans bornes. Le chef des Chartistes, Bronterre O’Brien, se proclamait hautement son disciple et, pour défendre sa mémoire, écrivait tout un livre, dont le titre dit le contenu: ‘La vie et le caractère de Maximilien Robespierre où l’on prouve par des faits et des arguments que ce personnage si calomnié fut l’un des plus grands hommes et l’un des réformateurs les plus purs et les plus éclairés qui aient jamais existé dans le monde’””. (pag 251)”,”FRAR-347″
“MATHIEZ Albert”,”Carovita e lotte sociali nella rivoluzione francese. Dalla costituente al terrore.”,”‘Mathiez ci mostra come i Montagnardi furono costretti nel 1793 cedendo alla pressione degli Enragés – ad imporre alla nazione il maximum generale e, per conseguenza, il rafforzamento del potere centrale e delle forze di polizia, il controllo della produzione agricola ed industriale. Più tardi fu inoltre necessario sopprimere la libertà, riempire le prigioni, erigere in permanenza la ghigliottina. Le strade del Terrore politico e del Terrore economico s’intersecano e procedono all’unisono’ (4° di copertina)”,”FRAR-001-FC”
“MATHIEZ Albert”,”Rome et le clergé français sous la Constituante. La Constitution civile du Clergé – L’Affaire d’Avignon.”,”Albert Mathiez Professeur au Lycée Voltaire, Docteur ès lettres, Président de la Societé des Etudes Robespierristes. Il papa Pio VI afferma la volontà della Costituente di distruggere il cattolicesimo. Condanna l’opera politica della Costituente come pure la sua opera religiosa. Asseconda per quanto può la controrivoluzione (pag 493-494)”,”FRAR-428″
“MATHIEZ Albert, a cura di Roberto MASSARI”,”Maximilien Robespierre.”,” Contiene: – Buonarroti e Robespierre. ‘Appunti su Robespierre’ di Filippo BUONARROTI – Dichiarazione dei diritti dell’ uomo e del cittadino proposta da M. ROBESPIERRE “”Non è concesso se non a un piccolo numero di uomini altamente virtuosi di imporre una regola alle proprie azioni e seguire le norme più conformi all’interesse della società. Per gli altri, dal momento in cui la sanzione divina si cancella dal loro spirito, non rimane altra guida che l’interesse puramente personale. Le leggi avranno un bell’esser sincere, l’educazione avrà un bell’esser accurata, resterà sempre un gran numero di casi in cui l’uomo potrà essere portato ai sacrifici e alla dedizione solo da una rara virtù o dal pensiero di un giudice segreto e onnisciente di una vita futura. E se ho parlato di rara virtù, non è senza ragione. Essa consiste infatti nell’immolarsi interamente per la felicità degli altri, senza alcuna prospettiva di vantaggio personale, senz’altro godimento oltre a quello che deriva dalla contemplazione della felicità, immediata o lontana che sia dalle nostre assemblee. E’ il sacrificio completo dei nostri affetti, sensazioni ed interessi che, nella sua perfezione, non può essere dote che di un piccolo gruppo di anime, di tempra straordinaria. Per tutte le altre anime, se togliete loro la paura o la speranza di un’altra vita, non resterà altro movente delle loro azioni che l’amore del piacere e la paura del dolore. Esse non saranno capaci di slanci di dedizione, né delle gesta che ispira solo la passione per la vera gloria. Saranno anime preoccupate solo di se stesse, impegnate a trarre vantaggio da tutto ed alla ricerca in ogni circostanza del profitto che può loro derivarne”” (pag 134) [Filippo Buonarroti, ‘Appunti su Robespierre’]”,”FRAR-011-FF”
“MATHIEZ Albert”,”Carovita e lotte sociali nella rivoluzione francese. Dalla costituente al terrore.”,”””L’opera di Albert Mathiez ha largamente contribuito a illuminare uno dei punti più trascurati, eppure fondamentali, della Rivoluzione francese: se, infatti, molto è stato scritto sull’aspetto politico della Convenzione, poco si sa su quello sociale ed economico. In particolare, Mathiez ci mostra come i Montagnardi furono costretti nel 1793 – cedendo alla pressione degli Enragés – ad imporre alla nazione il maximum generale e, per conseguenza, il rafforzamento del potere centrale e delle forze di polizia, il controllo della produzione agricola ed industriale. Più tardi, fu inoltre necessario sopprimere la libertà, riempire le prigioni, erigere in permanenza la ghigliottina. Le strade del Terrore politico e del Terrore economico s’intersecano e procedono all’unisono. Ma un tale regime, antagonista radicale d’una borghesia che aveva appena conquistata la sua libertà, non poteva non provocare – proprio in quest’ultima – una violenta reazione. Ed infine fu proprio il popolo a far le spese della Rivoluzione. La borghesia dette luogo ad un crescente fenomeno inflazionistico. E tramite l’inflazione riuscì ad acquistare a poco prezzo i terreni del clero e degli emigrati; a tacitare, o eliminare, i suoi nemici interni ed esterni; e, soprattutto, ad attrezzare senza molto sforzo le sue fabbriche di guerra, preparandosi a realizzarla. La Rivoluzione, schiacciate le classi popolari, era ormai irrimediabilmente borghese”” (dalla quarta di copertina) “”E Goujon (), dopo aver formulato con nettezza quella che Karl Marx chiamerà più tardi la «legge bronzea dei salari», citava cifre impressionanti: «La giornata lavorativa è passata da 16 a 18 soldi, mentre il grano è a 36 lire al sestiere, che pesa da 260 a 270 libbre… Il salario non basta dunque per vivere». Solo la legge poteva ripristinare l’equilibrio tra salari e viveri. La legge del 16 settembre era insufficiente, perché era soltanto una mezza misura: «Ogni mezzo parziale è in questo campo pericoloso e impotente; niente mezzi termini, essi ci distruggono… Per contare sul commercio, bisogna che la libertà sia intera e, al primo impaccio, il commercio è fatalmente distrutto». Che fare dunque? Goujon concludeva con precisione: «Ordinate che tutti i grani siano venduti a peso. Fissate la tariffa massima; portatela per quest’anno a 9 lire al quintale, prezzo medio buono tanto per il coltivatore quanto per il consumatore… Annientate le grandi locazioni, che concentrano in mani colpevoli quantità considerevoli di grani…, nessuno possa pagare gli affitti in grani; e infine nessuno possa essere insieme mugnaio e fittavolo. Infine, affidate a un’amministrazione centrale scelta dal popolo, il compito d’approvvigionare ogni parte della Repubblica, e vedrete che l’abbondanza dei grani e la giusta proporzione fra il loro prezzo e quello della giornata di lavoro restituirà la tranquillità, la felicità e la vita a tutti i cittadini». La lettura di questa petizione vigorosa e logica era appena finita che il presidente della Convenzione, il vescovo Grégoire, faceva immediatamente dar lettura d’una lunga lettera del ministro dell’Interno, Roland, che combatteva aspramente, con gli argomenti ordinari degli economisti, qualsiasi idea di regolamentazione e ancor più di fissazione dei prezzi. Roland accusava la legge del 16 settembre d’essere la causa delle agitazioni e dei tumulti. Ogni requisizione era, secondo lui, vessatoria e inefficace; ogni dichiarazione, ogni censimento, forzatamente illusorio”” (pag 82-83) [‘L’insurrezione operaia e contadina dell’autunno del 1792’, cap. III, ‘Un tentativo di regolamentazione durante la prima invasione’, settembre-dicembre 1792] [() L’assemblea elettorale della Seine-et Oise tornò alla carica il 19 novembre con una petizione che ebbe grande risonanza. L’oratore che la lesse alla sbarra era il futuro convenzionale Goujon, destinato a figurare tra gli ultimi montagnardi, allora procuratore generale sindaco del dipartimento]”,”FRAR-016-FF”
“MATHIEZ Albert LEFEBVRE George”,”La rivoluzione francese. Volume secondo.”,”La congiura degli eguali. “”Il comunismo di Babeuf portava i segni della sua epoca: egli mirava alla ripartizione, non alla produzione, di cui la concentrazione capitalistica non aveva ancora distrutto il carattere individualistico. Il contadino avrebbe continuato soprattutto a sfruttare la sua terra, ma essendo la proprietà ormai attribuita alla nazione, avrebbe dovuto portare il suo raccolto ai magazzini pubblici. Tuttavia Babeuf si distingueva nettamente dagli utopisti precedenti, che si ispiravano, più o meno, a una concezione moralistica e ascetica, e concepivano soltanto una comunità rurale. Babeuf invece si appella all’interesse dei proletari, «la loro guida migliore», per destarli all’idea della giustizia; egli conta anche sull’industria per diffondere l’abbondanza, e loda la macchina che, a servizio della comunità, allevierà le fatiche degli uomini; constata che la produzione individuale è incapace di armonizzarsi con il consumo; e sul consumo egli è categorico: nessun vantaggio di funzione o di professione; tutti gli stomachi sono eguali; Babeuf è un «operaista», senza particolari preoccupazioni per «l’intellettuale». Egli non è nemmeno un democratico nel significato politico del termine; le palinodie della Convenzione gli hanno ispirato una diffidenza inguaribile per gli uomini politici, e non fa nemmeno affidamento sul popolo asservito che la rivoluzione deve appunto liberale. La Rivoluzione si farà attraverso la dittatura di una minoranza, e sarà istituita con la violenza. È qui senza dubbio l’importanza storica di Babeuf: egli è giunto a un’idea chiara di quella dittatura popolare di cui Marat e gli hébertisti avevano parlato in termini vaghi; tramite Buonarroti, egli ha trasmesso tale idea a Blanqui e a Lenin, il quale ne ha fatto una realtà. Non si deve tuttavia concludere dall’importanza di Babeuf nella storia del socialismo, dalla sua funzione preminente nella congiura degli Eguali, che questa sia stata comunista nella sua sostanza. Babeuf ed i suoi amici non vi rappresentavano che una piccola minoranza”” (pag 355-356) [Albert Mathiez e George Lefebvre, ‘La rivoluzione francese. Volume secondo’, Einaudi, Torino, 1968] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”FRAR-002-FGB”
“MATHIEZ Albert”,”La Rivoluzione francese. Volume terzo. Il Terrore, 1793-1794.”,”””Hébert è innanzi tutto per la guerra ad oltranza, fino alla vittoria completa; egli non può concepire una politica di pace senza temere che essa diventi istantaneamente una politica di restaurazione monarchica. Cloots, che vuol spingere i confini della Francia fino al Reno, lo seconda con tutte le sue forze, e il «Batavo» fa coro al «Père Duchesne»”” (pag 67)”,”FRAR-004-FGB”
“MATHIEZ Albert LEFEBVRE George”,”La rivoluzione francese. Volume primo.”,”Hébert contro i pacifisti… ‘Hébert è innanzi tutto per la guerra ad oltranza, fino alla vittoria completa; egli non può concepire una politica di pace senza temere che essa divente istantaneamente una politica di restaurazione monarchica. Cloots, che vuol spingere i confini della Francia fino al Reno, lo seconda con tutte le sue forze, e il «Batavo» fa coro al «Père Duchesne». (…) Gli Hébertisti non dubitano più, dopo questo dibattito, che ci sia alla Convenzione un forte partito di pacifisti, vale a dire di realisti travestiti. Essi imputano a loro le lentezze del processo di Custine, l’assoluzione di Reubell e di Merlin de Thionville, che hanno capitolato in Magonza, le persecuzioni che subiscono in Vandea Rossignol (ch’era stato per un momento destituito da Bourdon de l’Oise) e Goupilleau de Fontenay, le noie d’ogni genere di cui certi rappresentanti opprimono gli agenti di Bouchotte. Certo anche Robespierre ha preso le difese di Rossignol e ha fatto l’elogio dei servigi resi dai Commissari del Consiglio esecutivo in missione all’esercito (23 agosto), ma gli Hébertisti si credono abbastanza forti per potere prendere l’offensiva contro i loro avversari. Il «Père Duchesne» non si limita ad attaccare Danton e i suoi amici, «i traditori che siedono alla Montagna», come li chiama; vuol restaurare il potere dei ministri, e renderli, essi e i loro agenti, indipendenti dall’Assemblea, dai rappresentanti in missione e dai Comitati (…)’ (pag 442-443)”,”FRAR-007-FGB”
“MATHIEZ Albert”,”Carovita e lotte sociali sotto il Terrore.”,”””L’assemblea elettorale della Seine-et Oise tornò alla carica il 19 novembre con una petizione di grande risonanza. L’oratore che la lesse alla sbarra era il futuro convenzionale Goujon, destinato a figurare tra gli ultimi montagnardi, allora procuratore generale sindaco del dipartimento. Per la prima volta il problema era posto con franchezza in tutta la sua vastità e la questione dei salari era collegata a quella dei viveri: «Cittadini, il primo principio che no vi dobbiamo esporre è questo: la libertà di commercio dei grani è incompatibile con l’esistenza della nostra Repubblica. Di che è composta la nostra Repubblica? D’un piccolo numero di capitalisti e di un gran numero di poveri. Chi fa il commercio dei grani? Quel piccolo numero di capitalisti. Perché lo fa? Per arricchirsi. Come può arricchirsi? Col rialzo del prezzo dei grani nella rivendita che en fa al consumatore. Ma voi noterete anche che questa classe di capitalisti e proprietari, oltre a esser padrona a causa della libertà illimitata del prezzo dei grani, lo è anche della fissazione delle tariffe della giornata di lavoro; perché, ogni qual volta ha bisogno di un operaio, se ne presentano dieci, e il ricco può scegliere; ora, egli sceglie colui che chiede meno; egli fissa il prezzo e l’operaio si sottomette alla sua legge perché ha bisogno di pane e questo bisogno non può rimandarlo». E Goujon, dopo aver formulato con nettezza quella che Karl Marx chiamerà più tardi la «legge bronzea dei salari», citava cifre impressionanti: «La giornata lavorativa è pagata da 16 a 18 soldi, mentre il grano è a 36 lire al sestiere, che pesa da 260 a 270 libbre… Il salario non basta dunque per vivere». Solo la legge poteva ripristinare l’equilibrio tra salari e viveri. La legge del 16 settembre era insufficiente, perché era soltanto una mezza misura: «Ogni mezzo parziale è in questo campo pericoloso e impotente; niente mezzi termini, essi ci distruggono… Per contare sul commercio, bisogna che la libertà sia intera e, al primo impaccio, il commercio è fatalmente distrutto». Che fare dunque? Goujon concludeva con precisione: «Ordinate che tutti i grani siano venduti a peso. Fissate la tariffa massima; portatela per quest’anno a 9 lire al quintale, prezzo medio buono tanto per il coltivatore quanto per il consumatore… Annientate le grandi locazioni, che concentrano in mani colpevoli quantità considerevoli di grani…, nessuno possa pagare gli affitti in grani; e infine nessuno possa essere insieme mugnaio e fittavolo. Infine affidate a un’amministrazione centrale scelta dal popolo il compito d’approvvigionare ogni parte della Repubblica, e vedrete che l’abbondanza dei grani e la giusta proporzione fra il loro prezzo e quello della giornata di lavoro restituirà la tranquillità, la felicità e la vita a tutti i cittadini»”” (pag 110-111) [Albert Mathiez, ‘Carovita e lotte sociali sotto il Terrore’, Einaudi editore, Torino, 1949]”,”FRAR-005-FSD”
“MATHIEZ Albert”,”La reazione termidoriana.”,”Promesse menzognere e repressione dei Termidoriani per sedare la sommossa popolare. “”Ma i Termidoristi erano uomini ricchi di espedienti. Durante la giornata, s’eran già industriati di disarmare la collera degl’insorti facendo loro approcci. Aveva fatto abrogare il decreto del 6 floreale, che aveva autorizzato il commercio delle monete metalliche: tale commercio sarebbe stato proibito, come all’epoca del Robespierre. Era una promessa illusoria che non pensavano di mantenere e che si affrettarono a revocare dopo la rivolta. Un altro decreto ordinò il censimento generale delle farine e del pane. Poi, i Comitati avevano messo in giro la notizia che era stato firmato il trattato di pace con l’Olanda (1). Al popolo sembrava che la pace dovesse recar seco la fine di tutti i suoi mali. Quando i Comitati seppero della defezione dei cannonieri giocarono grosso. Promisero agli uomini di soddisfarli, protestarono le loro buone intenzioni, invitarono gl’insorti a inviare una delegazione all’Assemblea. Qui essa ricevette dal presidente Vernier, insieme a vaghe promesse, l’abbraccio fraterno. Gli insorti caddero nel tranello: ritornarono nei loro sobborghi senz’aver combattuto e senz’aver ottenuto altro che dei decreti sterili, delle promesse menzognere e un abbraccio ipocrita. Il 3 pratile, venivan presi i provvedimenti per circondare il sobborgo di Saint-Antoine. Nella notte eran giunti trecento soldati di cavalleria; uno dei distaccamenti era comandato da Joachim Murat, che si era fatto chiamare a lungo Joachim Marat. La «gioventù dorata» fu chiamata alle Tuileries, armata nella notte da generale Kilmaine e lanciata contro il sobborgo. Essa vi si avventurò con leggerezza, fu crivellata di frizzi. Avendo la ritirata tagliata da barricate, si dovette umiliare a chiedere il passaggio. I popolari ebbero la generosità di accordarglielo, ma fecero passare i moscardini uno alla volta attraverso un buco praticato in una barricata. Essi erano allegri, perché avevano appena liberato dalle mani della polizia il garzone fabbro Tinel accusato di aver ucciso il Féraud e che era già stato avviato alla ghigliottina. Il 4 pratile fu l’ultimo giorno della sommossa. I comitati fecero votare un decreto il quale ordinava alle tre sezioni del sobborgo di consegnare immediatamente alla giustizia l’assassino del Féraud e di consegnare egualmente i cannoni e le loro armi. Un’armata intera, al comando del generale Menou, si raccolse all’entrata del sobborgo: il quale fu minacciato di esser privato di pane se non si fosse sottomesso senza discussione. La minaccia fece effetto. Il sobborgo si arrese senza lotta, demolì le barricate, consegnò le sue armi e i suoi cannoni. Lo stesso giorno la Convenzione istituì una commissione militare destinata a compiere sommariamente la vendetta legale. Essa giudicò senza difese, senza rapporto né requisitoria. I cinque giudici che la componevano, tutti nominati dal Rovère , fecero quel che si attendeva da loro: pronunciarono numerose condanne a morte per motivi spesso futili. Le vittime illustri furono i sei deputati Romme, Duquesnoy, Du Roy, Bourbotte Soubrany e Goujon, condannati a morte per «aver cospirato contro la Repubblica, provocato la dissoluzione della Convenzione nazionale, l’assassinio dei suoi membri, tentato con tutti i mezzi di organizzare la rivolta e la guerra civile e di risuscitare tutti gli eccessi, tutti gli orrori della tirannide che precedettero il 9 termidoro». «Desidero – disse il Soubrany, ascoltando tale sentenza – che il mio sangue sia l’ultimo sangue innocente a scorrere. Possa consolidare la Repubblica!» (,,,)”” (pag 271-273) [Albert Mathiez,’La reazione termidoriana’, Einaudi, Torino, 1950] [(1) Il trattato di pace era stato effettivamente firmato a L’Aja, dal Sieys e dal Reubell, il 27 floreale (16 maggio), ndt]”,”FRAR-006-FSD”
“MATICHESCU C.”,”1 Mai în România, 1890-1970.”,”‘Proletari din foate tärile, uniti-vä!'”,”MPMx-048″
“MATONTI Frédérique”,”Intellectuels communistes. Essai sur l’obéissance politique. La Nouvelle Critique (1967-1980).”,”MATONTI Frédérique è un ex-allievo dell’Ecole normale supérieure, professore di scienze politiche all’Università di Paris-I-Panthéon Sorbonne.”,”PCFx-083″
“MATTEI Luca”,”La crociera corsara del Seeadler.”,”Luca Mattei è nato a Genova nel 1967. Sposato con due figli, è cresciuto in riva al mare e tutta la sua vita è legata a questo elemento naturale. E’ ingegnere meccanico e lavora in un cantiere navale (2008).”,”QMIP-033-FV”
“MATTEI Annarosa”,”La regina che amava la libertà. La storia di Cristina di Svezia dal Nord Europa alla Roma barocca.”,”Annarosa Mattei vive e lavora a Roma. Si occupa di semiotica, teoria della letteratura, movimenti e generi dell’Ottocento e Novecento italiani.”,”BIOx-405″
“MATTEI Ugo”,”””Senza proprietà non c’è libertà”” (Falso!).”,”Ugo Mattei insegna Diritto civile all’Università di Torino e Diritto comparato alla Università della California e all’ International University College (IUC Torino). Ha pubblicato pure ‘Invertire la rotta. Idee per la riforma della proprietà pubblica’ (con Reviglio, Rodotà (2007).”,”DIRx-001-FMDP”
“MATTEI Ugo”,”Il benicomunismo e i suoi nemici.”,”Ugo Mattei insegna Diritto civile all’Università di Torino e Diritto comparato alla Università della California e all’ International University College (IUC Torino). Ha pubblicato pure ‘Invertire la rotta. Idee per la riforma della proprietà pubblica’ (con Reviglio, Rodotà (2007). La locozione “”benicomunismo”” è stato inaugurata nel 2012 per indicare, non sempre amichevolmente; l’ideologia di chi, in nome dei beni comuni, si sta battendo per la rifondazione di un settore pubblico autorevle e partecipato da contrapporre a privatizzazioni e liberalizzazioni… (pag 3)”,”DIRx-002-FMDP”
“MATTELART Armand SIEGELAUB Seth a cura; Contributi di Karl MARX Frederick ENGELS Antonio GRAMSCI V.I. LENIN MAO Tse-Tung Armand MATTELART Pierre BOURDIEU Henri LEFEBVRE Leonardo ACOSTA Michele MATTELART Dallas W. SMYTHE Sidney FINKELSTEIN Robin MURRAY Tom WENGRAF Franz MEHRING Robert ESCARPIT Jurgen HABERMAS Yves DE-LA-HAYE Amilcar CABRAL Renato CONSTANTINO Carlos ORTEGA Carlos ROMERO Pierre FREDERIX J.D. BERNAL Stuart EWEN Noobar RETHEOS DANIELIAN Rolf LINDNER Raymond WILLIAMS Robert A. BRADY Derrick SINGTON Arthur WEIDENFELD Rene PERON Robert BONCHIO Judy STRASSER Manuel JANCO Daniel FURJOT Jean-Michel CARIOT MAOLSHEACHLAINN O CAOLLAI Louis A. PEREZ Herbert I. SCHILLER Rafael DRINOT SILVA Thomas H. GUBACK Samuel PEREZ BARRETO James ARONSON PHONG HIEN LE-VAN-HAO Carol BRIGHTMAN Michael KLARE”,”Communication and Class Struggle. 1. Capitalism, Imperialism. An Anthology In 2 Volumes.”,”Contributi di Karl MARX Frederick ENGELS Antonio GRAMSCI V.I. LENIN MAO Tse-Tung Armand MATTELART Pierre BOURDIEU Henri LEFEBVRE Leonardo ACOSTA Michele MATTELART Dallas W. SMYTHE Sidney FINKELSTEIN Robin MURRAY Tom WENGRAF Franz MEHRING Robert ESCARPIT Jurgen HABERMAS Yves DE-LA-HAYE Amilcar CABRAL Renato CONSTANTINO Carlos ORTEGA Carlos ROMERO Pierre FREDERIX J.D. BERNAL Stuart EWEN Noobar RETHEOS DANIELIAN Rolf LINDNER Raymond WILLIAMS Robert A. BRADY Derrick SINGTON Arthur WEIDENFELD Rene PERON Robert BONCHIO Judy STRASSER Manuel JANCO Daniel FURJOT Jean-Michel CARIOT MAOLSHEACHLAINN O CAOLLAI Louis A. PEREZ Herbert I. SCHILLER Rafael DRINOT SILVA Thomas H. GUBACK Samuel PEREZ BARRETO James ARONSON PHONG HIEN LE-VAN-HAO Carol BRIGHTMAN Michael KLARE Contiene tra l’altro: ‘The Place of Imperialism in History’ (1916) di Lenin (da ‘L’imperialismo) (pag 84-86)”,”EDIx-213″
“MATTELART Armand SIEGELAUB Seth a cura; contributi di Antonio GRAMSCI Michele MATTELART Leon TROTSKY Oskar NEGT Alexander KLUGE Wolfgang Fritz HAUG Etienne CABET Laurent-Antoine PAGNERRE Karl MARX Ambrosio FORNET Pierre LAVROFF V.I. LENIN Danielle TARTAKOWSKY Adalbert FOGARASI Bert HOGENKAMP Giulia BARONE Armando PETRUCCI Bertolt BRECHT Hanns EISLER Franz HOLLERING Edwin HOERNLE William MÜNZENBERG Pierre GAUDIBERT V.I. LENIN Lluis BASSETS Ernesto Che GUEVARA Alexander SIBEKO Ariel DORFMAN Frantz FANON Fernando SOLANAS Octavio GETINO Assan Abù GHANIMA A.B. KHALATOV Sergei TRETIAKOV El LISSITSKY Tudo KURTOVIC Fidel CASTRO Julia Garcia ESPINOSA Sebastiao COELHO Jorge REBELO Michael CHANAN Paola M. MANACORDA Armand MATTELART Salvador ALLENDE David KUNZLE Giuseppe RICHERI John LINDSAY Jean-Marie PIEMME”,”Communication and Class Struggle. 2. Liberation, Socialism. An Anthology In 2 Volumes.”,”Contributi di Antonio GRAMSCI Michele MATTELART Leon TROTSKY Oskar NEGT Alexander KLUGE Wolfgang Fritz HAUG Etienne CABET Laurent-Antoine PAGNERRE Karl MARX Ambrosio FORNET Pierre LAVROFF V.I. LENIN Danielle TARTAKOWSKY Adalbert FOGARASI Bert HOGENKAMP Giulia BARONE Armando PETRUCCI Bertolt BRECHT Hanns EISLER Franz HOLLERING Edwin HOERNLE William MÜNZENBERG Pierre GAUDIBERT V.I. LENIN Lluis BASSETS Ernesto Che GUEVARA Alexander SIBEKO Ariel DORFMAN Frantz FANON Fernando SOLANAS Octavio GETINO Assan Abù GHANIMA A.B. KHALATOV Sergei TRETIAKOV El LISSITSKY Tudo KURTOVIC Fidel CASTRO Julia Garcia ESPINOSA Sebastiao COELHO Jorge REBELO Michael CHANAN Paola M. MANACORDA Armand MATTELART Salvador ALLENDE David KUNZLE Giuseppe RICHERI John LINDSAY Jean-Marie PIEMME”,”EDIx-214″
“MATTEOLI Giovanni a cura; relazioni di Giorgio NAPOLITANO Luciano CAFAGNA Umberto RANIERI, interventi di Antonio MACCANICO Giuliano AMATO Aldo TORTORELLA Napoleone COLAJANNI Claudio PETRUCCIOLI Massimo SALVADORI Giorgio REBUFFA Massimo BRUTTI Fabio PELLEGRINI Enrico MORANDO, contributi di Alessandro NATTA Francesco DE-MARTINO Giuseppe TAMBURRANO Arturo MARZANO Norberto BOBBIO, scritto inedito di Giorgio AMENDOLA”,”Giorgio Amendola.”,”MATTEOLI Giovanni relazioni di Giorgio NAPOLITANO Luciano CAFAGNA Umberto RANIERI, interventi di Antonio MACCANICO Giuliano AMATO Aldo TORTORELLA Napoleone COLAJANNI Claudio PETRUCCIOLI Massimo SALVADORI Giorgio REBUFFA Massimo BRUTTI Fabio PELLEGRINI Enrico MORANDO, contributi di Alessandro NATTA Francesco DE-MARTINO Giuseppe TAMBURRANO Arturo MARZANO Norberto BOBBIO, scritto inedito di Giorgio AMENDOLA “”L’Unione Sovietica e il partito – chiusa la fase delle battaglie politiche esplicite – si confermarono in Amendola come i due pilastri ai quali si doveva restare ben stretti, tanto più quanto più i tempi, come i dati culturali e sociali, andavano cambiando. Questo è, a mio avviso, il limite qualitativo del suo riformismo; come è – del resto – la causa della crisi della nostra politica, del Pci come soggetto politico. Una crisi che nasce anche dal fatto che la funzione politica e il ruolo del partito si sono identificati troppo a lungo con forme obsolete, sul terreno organizzativo e istituzionale, della politica stessa”” (Claudio Petruccioli) (pag 89)”,”PCIx-355″
“MATTEONI Donatella”,”George Orwell e la guerra civile spagnola. In appendice un articolo inedito di Orwell sulle “”Giornate di maggio”” del 1937.”,”””Riuscì invece ad avere l’ appoggio di un altro gruppo politico della sinistra inglese, l’ Independent Labour Party (ILP), che si considerava partito fratello del POUM e lo stava aiutando con raccolte di fondi e di attrezzature mediche, e soprattutto coon la preparazione di un contingente di volontari. Orwell ottenne da Fenner Brockway, leader del paretito, alcune lettere di presentazione da consegnare al rappresentante dell’ ILP a Barcellona, John McNair.”” (pag 4) “”L’ adesione al POUM pose lo scrittore al centro della lotta avviata tra le varie formazioni dello schieramento repubblicano (…)””. (pag 4) “”Aldo Garosci sostiene che le idee di Orwell, al momento della sua partenza, potevano essere quelle generiche della sinistra europea, ma il suo modo di sentire era già originale: egli, come altri intellettuali che raggiunsero la Spagna in quell’ epoca, era un rivoluzionario; ma non lo era per semplice convinzione intellettuale, o per reazione al mondo in cui viveva, bensì per le prolungate esperienze delle miserie altrui””. (pag 7) “”Nel 1952 Jaime (Fernandez Rodriguez, ndr) venne arrestato – insieme a “”Munis”” e ad altri militanti, come Petro Blanco e “”Cholo”” – in seguito alla partecipazione del gruppo allo sciopero dei tranvieri di Barcellona del marzo 1951″” (pag 31)”,”MSPG-120″
“MATTEOTTI Matteo”,”Il duello Treves-Mussolini.”,”MATTEOTTI Matteo è nato a Roma nel 1921. Ha partecipato alla resistenza. Nel 1945 ha pubblicato ‘La classe lavoratrice sotto il fascismo’ nelle edizioni Avanti!. E’ stato direttore del settimanale ‘Rivoluzione socialista’ dal 1945 al 1946. Quindi è stato eletto deputato. Nel 1947 è nominato condirettore de ‘L’ Umanità’ insieme a Giuseppe SARAGAT e a Paolo TREVES nel 1947. E’ stato poi editore della rivista ‘Tempi moderni’ di cui era direttore Fabrizio ONOFRI. Nel 1983 ha pubblicato ‘Quei vent’anni. Dal fascismo all’ Italia che cambia’. “”Durante la guerra Mussolini stampò su “”Il popolo d’ Italia”” un articolo con il consueto tono provocatorio e diffamatorio affermando che Emanuele Modigliani “”aveva l’ onor del mento e l’ onor della fronte””, allundento alla barba e alle corna. Modigliani mandò i padrini, ma Mussolini, rivelando il suo carattere tracotante e pauroso, ritrattò l’ accusa con una lettera scrivendo che tra l’ altro era invalido a seguito di una ferita riportata al fronte. I padrini tornarono indietro”” (pag 35) “”Nnel febbraio del 1917 a Milano Anna Kuliscioff aveva dichiarato ad Italo Toscani che le portava la notizia del grande evento storico: “”La rivoluzione è come quel dio che divorava i suoi figli finché uno di essi lo spodestò. In Francia si è chiamato Napoleone, in Russia se qualcuno prenderà il potere anche in nome del proletariato, bianco o nero, boiardo o plebeo, sarà sempre uno czar””. Nel 1920 Claudio Treves al ritorno della delegazione che si era recata in Russia diretta da Serrati, scriveva: “”La rivoluzione russa è squisitamente russa… quanto a riprodurla servilmente, a travasarla sic et simpliciter con i suoi modi, organizzazioni, e caratteri propri in ogni paese è utopia..”” (pag 44)”,”MITS-206″
“MATTEOTTI Giacomo; Bruno BUOZZI”,”Scritti e discorsi; Scritti e discorsi. Scelti a cura della Fondazione Giacomo Matteotti.”,”Matteotti. “”I candidati non avevano libera circolazione…””. Matteotti. “”Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’ indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’ estero (commenti).”” Matteotti. “”Quindi l’unica garanzia possibile, l’ ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni””. (pag 111-112)”,”MITS-213″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Sul riformismo.”,”Stefano CARETTI nato a Ferrara nel 1946 docente di storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e filosofia di Siena è autore di un volume su ‘La rivoluzione russa e il socialismo italiano 1917 – 1921’ (1974), ‘Storia del socialismo italiano’ (1980) collaborazione con G. SABBATUCCI. Ha curato altre opere v. 4° copertina. Intervento di Matteotti (XVI Congresso del Partito socialista Bologna ottobre 1919) Matteotti: “”La massa organizzata domanda per prima cosa, contro l’ affermazione della tendenza massimalista elezionista, domanda l’ unità del Partito. (…) E l’ unità del Partito domanda non per un sentimentalismo, ma per un sentimento profondoa che scaturisce da una necessità che è dentro movimento di classe. Noi diciamo che essenzialmente sono socialisti ed hanno diritto di cittadinanza nel nostro partito tutti coloro, che vogliono la sostituzione del capitalismo col regime socialista collettivista.”” Bordiga: “”Anche Bissolati!””. Matteotti: Per ciò e per questo fatto; per questo principio unico che ci avvince noi siamo contro i riformisti se vogliono la riforma come fine a se stessa (…).”” (pag 166)”,”ITAD-074″
“MATTEOTTI Giacomo MUSSOLINI Benito ALBERTINI Luigi ABBIATE Mario SFORZA Carlo”,”Parla l’opposizione. La battaglia parlamentare dell’opposizione.”,”””Orbene, quel ‘sì’, quel cenno del capo si prestano meglio della più ampia dissertazionea descrivere l’illegalità di una situazione politica la quale si può riassumere così: se c’era il consenso, il fascismo e il suo capo ne prendevano atto molto volentieri; ma, se il consenso fosse mancato, il potere sarebbe stato tenuto con la forza, con una forza anzi già predisposta, con una milizia cioè di parte, che indossa una divisa di parte, che non ha giurato fede al Re, e pur grava sul bilancio del Regno. Né l’onor. Mussolini ha mai cercato di dissimulare questa sua interpretazione di forza e di consenso. Nel suo ‘Preludio al “”Machiavelli””‘ si legge che “”l’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla””, che “”i sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale””, che “”regimi esclusivamente consensuali non sono mai esistiti, non esistono e non esisteranno mai””. Il Principe deve essere tutto. Ma l’autore del ‘Preludio’ esclude che per Principe s’intenda il Re. Chi s’intende allora? “”La parola Principe – egli scrive – deve intendersi come Stato””. Mi sia permesso osservare che lo Stato italiano non è e non può essere né l’onor. Mussolini né il partito fascista soltanto”” (discorso di Luigi Albertini) (pag 101-102)”,”ITAD-124″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Scritti giuridici. Tomo I.”,”Stefano Caretti, docente di Storia contemporanea all’Università di Siena, è autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sta curando la stampa delle opere di Matteotti di cui sono apparsi sei volumi (1983-2000). Ha pubblicato pure delle monografie su Sandro Pertini. E’ presidente dell’Associazione Nazionale “”Sandro Pertini”” e vicepresidente della Fondazione di Studi Storici “”Filippo Turati””.”,”DIRx-054″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Scritti giuridici. Tomo II.”,”Stefano Caretti, docente di Storia contemporanea all’Università di Siena, è autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sta curando la stampa delle opere di Matteotti di cui sono apparsi sei volumi (1983-2000). Ha pubblicato pure delle monografie su Sandro Pertini. E’ presidente dell’Associazione Nazionale “”Sandro Pertini”” e vicepresidente della Fondazione di Studi Storici “”Filippo Turati””.”,”DIRx-055″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Sulla scuola.”,”Benedetto Croce ministro dell’istruzione “”Nella prima interpellanza ponevo il problema così: abbiamo una quantità enorme di scuole con orario sdoppiato, con classi perfino di 150 alunni; in una provincia che non è una provincia meridionale, ma del settentrione, abbiamo il 36 per cento delle scuole che hanno più di 70 alunni; il 10 per cento delle scuole di queste medesima provincia, ha più di 100 alunni; domando come gli insegnanti possano far lezione. Il ministro dell’istruzione, senatore Croce, giustificando la sua abolizione dell’ente per l’analfabetismo, dice: noi aboliamo l’ente per l’analfabetismo, perché vogliamo risalire alle radici ed allargare la scuola elementare. Mi pare che in questo modo non si faccia né l’uno né l’altro. Nella provincia che ho accennato, su 515 scuole, più di 200 hanno orario sdoppiato, quindi dovrebbero esserci 200 nuove scuole. Invece ci viene l’annunzio del senatore Croce che forse potremo fare 2000 scuole; ma stiamo ancora studiando. Immaginate quanto tempo bisogna ancora aspettare prima che questi studi siano compiuti e si tratta di problemi urgentissimi che non importano altro che una spesa di 50 milioni all’anno. Io mi meraviglio come questa somma non si possa trovare quando si tratta dell’istruzione elementare, della cosa più elementare che ci sia; insegnare a leggere e scrivere al popolo anche per potere dare sfogo all’emigrazione per gli Stati Uniti, che si è detto che è l’unica valvola per evitare disordini. In quest’anno 1920 fa pietà domandare la istituzione di scuole elementari, fa pietà affermare che vi siano riuniti in alcune classi più di 150 alunni con un solo maestro. Questo per la prima interrogazione, per la quale mi dichiaro insoddisfatto. Vengo ora alla seconda interrogazione, quella degli edifici scolastici che è materia più grave e più complessa, perché importa una spesa maggiore”” (pag 154)”,”GIOx-116″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Sul riformismo.”,”Stefano CARETTI nato a Ferrara nel 1946 docente di storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e filosofia di Siena è autore di un volume su ‘La rivoluzione russa e il socialismo italiano 1917 – 1921’ (1974), ‘Storia del socialismo italiano’ (1980) collaborazione con G. SABBATUCCI. Ha curato altre opere v. 4° copertina. Intervento di Matteotti (XVI Congresso del Partito socialista Bologna ottobre 1919) Matteotti: “”La massa organizzata domanda per prima cosa, contro l’ affermazione della tendenza massimalista elezionista, domanda l’ unità del Partito. (…) E l’ unità del Partito domanda non per un sentimentalismo, ma per un sentimento profondoa che scaturisce da una necessità che è dentro movimento di classe. Noi diciamo che essenzialmente sono socialisti ed hanno diritto di cittadinanza nel nostro partito tutti coloro, che vogliono la sostituzione del capitalismo col regime socialista collettivista.”” Bordiga: “”Anche Bissolati!””. Matteotti: Per ciò e per questo fatto; per questo principio unico che ci avvince noi siamo contro i riformisti se vogliono la riforma come fine a se stessa (…).”” (pag 166)”,”ITAD-005-FV”
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Anna PAGLIUCA”,”Giacomo Matteotti contro il fascismo. Antologia a cura di Anna Pagliuca.”,”Pubblica: ‘Un anno di dominazione fascista’ (fine 1923) Politica antioperaia del fascismo: diritto di sciopero, abolizione 1° maggio (pag 97) “”1° Maggio. Festa del Lavoro abolita. Con decreto 19 aprile 1923, n. 933, il Governo fascista ha dichiarato «soppressa la festa di fatto del 1° Maggio e tutte le pattuizioni intervenute fra industriali e operai per la giornata di vacanza di tal giorno, dovranno essere applicate per il 21 aprile (festa fascista) e non pel 1° Maggio». La Polizia e la Milizia fascista sono state incaricate di perseguitare tutti gli operai che festeggiassero il 1° Maggio, e di costringere i datori di lavoro a licenziarli (…)”” (pag 97)”,”MITS-477″
“MATTERA Paolo”,”Le radici del riformismo sindacale. Società di massa e proletariato alle origini della CGdL (1901-1914).”,”MATTERA P. svolge attività didattica e di ricerca presso la facoltà di lettere dell’Università degli Studi di Roma Tre. Ha scritto ‘Il partito inquieto’ (2004) e ha curato il ‘Manualetto di tecnica sindacale’ di R. Rigola.”,”MITT-288″
“MATTEUCCI Nicola a cura; saggi di Ch.M. ANDREWS L.M. HACKER L.H. GIPSON E.S. MORGAN J.C. MILLER M. JENSEN R.E. BROWN D.J. BOORSTIN B.F. WRIGHT B. BAILYN”,”La rivoluzione americana.”,”Nicola MATTEUCCI, professore di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche di Bologna, è autore di numerosi studi su Gramsci, su Jacques Mallet-Du Pan, su Machiavelli, sui costituzionalisti inglesi, su Tocqueville, su Montesquieu. Si è anche occupato in particolare della rivoluzione americana scrivendo tra l’ altro un’ampia introduzione all’ edizione italiana di un classico della storiografia americana ‘La rivoluzione americana. Un’ interpretazione costituzionale’ di Ch. H. McILWAIN. Saggi di Ch.M. ANDREWS L.M. HACKER L.H. GIPSON E.S. MORGAN J.C. MILLER M. JENSEN R.E. BROWN D.J. BOORSTIN B.F. WRIGHT B. BAILYN “”Con qualsiasi nuovo sistema si voglia governare questo popolo, continuava Weare, sarà necessario controllare la licenza democratica, riducendo l’ attuale esorbitante potere delle Assemblee”” (pag 92)”,”USAG-043″
“MATTEUCCI Mario a cura”,”Codice sovietico del lavoro.”,”VII – Norme di rendimento. Art. 56 Le norme di rendimento sono fissate d’accordo tra l’ amministrazione dell’ impresa od istituzione e il sindacato e l’ organo sindacale interessato (art. 151 e 156). (pag 61)”,”RUSU-160″
“MATTEUCCI Nicola a cura; testi di Thomas SMITH William LAMBARDE Edward COKE John SELDEN John MILTON John LILBURNE James HARRINGTON Algernon SIDNEY Henry NEVILLE BOLINGBROKE William BLACKSTONE Edmund BURKE”,”Antologia dei costituzionalisti inglesi.”,”Testi di Thomas SMITH William LAMBARDE Edward COKE John SELDEN John MILTON John LILBURNE James HARRINGTON Algernon SIDNEY Henry NEVILLE BOLINGBROKE William BLACKSTONE Edmund BURKE”,”TEOP-411″
“MATTEUCCI Nicola”,”Antonio Gramsci e la filosofia della prassi.”,”Nicola Matteucci, nato nel 1926 a Bologna, si è laureato in giurisprudenza e in filosofia con Felice Battaglia. Ha proseguito i suoi studi a Napoli con Federico Chabod all’Istituto Italiano per gli Studi storici. Ordinario di Storia delle dottrine politiche dal 1965, insegna attualmente filosofia morale nell’Università di Bologna. Fra le sue opere ricordiamo: ‘Jacques Mallet-Du Pan’ (1957); ‘Positivismo giuridico e costituzionalismo’ (1965), ‘Charles H. McIlwain e la storiografia sulla rivoluzione americana’ (1965), ‘Il liberalismo in un mondo in trasformazione’ (1972), ‘Organizzazione del potere e libertà. Storia del costituzionalismo moderno’ (1976), ‘Dal populismo al compromesso storico’ (1976), e diversi saggi sui problemi teorici e storici del costituzionalismo, su Machiavelli e su Tocqueville, di cui ha curato l’edizione italiana delle opere. Ha curato con Norberto Bobbio un ‘Dizionario di Politica’ (1976). Ha diretto per molti anni la rivista ‘Il Mulino’. Gramsci e lo storicismo critico. “”Se dunque è vero che l’esigenza fondamentale di Gramsci pensatore è uno storicismo critico, libero da residui teologici e da ipostatizzazioni materialistiche, questo viene a trovarsi in contrasto con l’affermazione di Stalin che «il materialismo storico estende i principii del materialismo dialettico allo studio della vita sociale» (7), e in generale con ogni distinzione di una teoria generale (sia idealistica che materialistica) valida per tutte le scienze, ad un ramo o branca della quale è affidata l’analisi dei fenomeni sociali. Questa distinzione viene criticata infatti nel saggio su Bukharin, nell’indicare che ogni filosofia non può essere che metodologia storica, dovendo anzi essa risolvere «dal punto di vista della dialettica reale, il problema che il Croce si è posto e ha cercato di risolvere dal punto di vista speculativo» (8). Viene così anche negata una delle conseguenza più importanti della distinzione di filosofia e storiografia: e cioè che «la scienza della storia della società, nonostante tutta la complessità dei fenomeni della vita sociale, può diventare una scienza altrettanto ‘esatta’ quanto ad es. la biologia» (9), o che «il metodo scientifico del materialismo storico studia la regolarità di sviluppo della società umana» (10); mito questo assai vecchio, risalendo infatti all’influenza della scoperta delle leggi dell’universo di Newton sulle cosidette scienze morali, mito ormai scontato anche per le scienze, dato che anch’esse sono una superstruttura in continuo movimento. Gramsci dunque si differenzia sia da Lenin che da Stalin, appunto perchè ricerca e scava il «filone della nuova concezione del mondo» (11) non già nel materialismo (anche se dialettico), ma in uno storicismo integrale che tiene pienamente conto di tutti gli elementi della storia dalle strutture alle superstrutture, negando a quelle un valore metafisico e dando a queste un valore positivo e concreto nel non essere pure e semplici apparenze”” (pag 146-147) [(7) Stalin, ‘Questioni del leninismo’, cit., p. 646; (8) M.s (Materialismo storico). p. 134; (9) Stalin, op. cit., p. 657; (10) Da ‘I compiti degli storici sovietici’, (articolo su ‘Voprosy Istorij, ‘I compiti degli storici sovietici nella lotta contro le manifestazioni dell’ideologia borghese’ dove si critica la scienza storica dei “”cosmopoliti senza patria””, quale “”arma ideologica di lotta della reazione internazionale contro il socialismo e la democrazia”” (1940, n.2) v. nota 67, p. 77-78); (11) Ms. p. 159]”,”GRAS-170″
“MATTEUCCI Nicola”,”Lo Stato moderno. Lessico e percorsi.”,”Nicola Matteucci ha insegnato Filosofia morale nell’Università di Bologna. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘La rivoluzione americana: una rivoluzione costituzionale’ (1987)”,”TEOP-010-FMB”
“MATTEUCCI Nicola”,”Alexis de Tocqueville. Tre esercizi di lettura.”,”Nicola Matteucci insegna Filosofia morale all’Università di Bologhna. Ha curato insieme a Bobbio e Pasquino ‘Il dizionario di politica’ (1976). E’ autore di ‘Jacques Mallet Du Pan’ (1956) e di ‘Organizzazione del potere e libertà. Storia del costituzionalismo moderno’ (1976). Per il Mulino ha pubblicato pure ‘Il liberalismo in un mondo in trasformazione’ (1976) e ‘Alla ricerca dell’ordine politico’ (1984).”,”TEOP-034-FMB”
“MATTEUCCI Nicola”,”Alla ricerca dell’ordine politico. Da Machiavelli a Tocqueville.”,”Nicola Matteucci, già ordinario di Storia delle dottrine politiche, negli anni ’80 ha insegnato Filosofia morale nell’Università di Bologna. E’ Hautore di ‘Organizzazione del potere e libertà’ (1976). Molte sottolineature al testo (da parte di GMB)”,”TEOP-078-FMB”
“MATTHEW Donald”,”Atlante dell’ Europa medievale.”,”””La capacità dei monaci di cambiare la natura della Chiesa, soprattutto nel VII secolo, dipese non tanto dall’ ispirazione di una determinata regola o di un santo, quanto dall’ abilità dei monaci nel diffondere la fede e la pratica religiosa in campagna, dove le popolazioni erano pagane. Il cattolicesimo, prima e dopo le invasioni barbariche, era stato la religione delle città, dove si erano insiediati i vescovi, che erano riusciti a far accettare il cristianesimo a Clodoveo e ai capi franchi.”” (pag 45)”,”EURx-196″
“MATTHEWS Herbert L.”,”Esperienze della guerra di Spagna.”,”””Lister mi narrò tutta la storia della battaglia il giorno seguente. Scoppiò a ridere nel sentire il comunicato degli insorti che affermava la cattura di materiale in quantità maggiore di quello che il governo possedeva, e nel sentire che le truppe governative avevano perduto un numero di uomini superiore alle truppe impiegate dai lealisti in tutta l’ operazione. Quei comunicati erano davvero comici talvolta, a parte il fatto che tanti vi credevano. La crisi ceca, con il vergognoso tradimento di Monaco, avvenne mentre si combatteva la battaglia dell’ Ebro, e coloro che egoisticamente volevano la vittoria del governo ad ogni costo, desiderarono una guerra europea in cui una vittoria lealista fosse questione di pochi mesi. Bastava che i francesi inviassero un corpo d’ armata e una gran quantità di aerei e materiale. Tagliato Franco dalle sue linee di rifornimento italiane e tedesche, non vi sarebbe più stata speranza per lui.”” (pag 103-104) “”Fu un bene che lo avessero pensato, perché ciò permise all’ esercito di proteggere le donne, i bambini, i vecchi e aperse la via ad un’ ultima ritirata ordinata, piuttosto che ad una fuga. I francesi si sbagliarono di sole quarantotto ore, ma ciò fece una gran differenza. E quando tutti ristettero sul ponte di Le Perthus, guardando ansiosamente la strada per scorgere i primi segni dell’ esercito in fuga, ciò che videro non fu un’ armata in rotta, ma un gruppo di internazionali in parata che si ritirava disciplinato e orgoglioso dalla Spagna lealista, con le bandiere al vento, con una canzone sulle labbra, e con i pugni chiusi nel saluto del Fronte popolare.”” (pag 164)”,”MSPG-143″
“MATTHEWS Caitlin”,”I celti. Una antica tradizione europea.”,”C. Matthews è scrittore, cantante e arpista.”,”STAx-001-FMP”
“MATTHIAS Erich”,”Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale.”,”MATTHIAS Erich è professore di storia contemporanea e di scienze politiche, dirige l’Istituto di scienze sociali dell’Università di Mannheim. Ha pubblicato vari volumi di storia del diritto costituzionale e dei partiti politici, in particolare studi sui rapporti tra Socialdemocrazia tedesca e l’idea di nazionalità nel periodo dell’esilio praghese della direzione del partito (1933-1938), sul crollo del partito socialdemocratico nel 1933 e infine sul governo rivoluzionario tedesco nel 1918-19. “”In questo processo esercitò una particolare azione propagandistica la pubblicazione dell’Antidühring di Engels avvenuta all’inizio del periodo della legge antisocialista. La pubblicazione di quest’opera diede anche a Kautsky l’impulso decisivo per trasformare la sua concezione della storia; vi si aggiunse l’amicizia con Eduard Bernstein, maggiore di lui di cinque anni e che egli retrospettivamente riconobbe come la sua “”energica guida”” sulla conversione al marxismo. In seguito Bernstein con il “”Sozialdemokrat”” da lui redatto a partire dal 1880 e Kautsky con la “”Neue Zeit”” fondata nel gennaio 1883, misero tutta la loro attività pubblicistica al servizio della diffusione del marxismo. Entrambi al principio degli anni ’80 entrarono in più stretto contatto con Friedrich Engels guadagnandosene la fiducia e l’amicizia, così che poterono sentirsi tranquillamente i legittimi interpreti della dottrina marxista. Fra i libri che Kautsky compose nel periodo della legge antisocialista ebbe la massima diffusione l’esposizione divulgativa del primo volume del ‘Capitale – Le dottrine economiche di Karl Marx’ – apparsa nel 1887 e in seguito continuamente ristampata; molti eminenti socialisti devono a questo libro la loro conversione. La concreta intesa tra Engels e la coppia Kautsky-Bernstein non ha subito scosse (1) fino alla morte di Engels (1895)””. “”(1) Qui si può fare a meno di prendere in considerazione l’offuscarsi dei rapporti personali fra Engels e Kautsky subentrato per il divorzio di Kautsky dalla sua prima moglie”” [Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, 1971] (pag 25-26) “”Gustav Mayer relega nel regno delle leggende l’opinione secondo cui Engels negli ultimi anni avrebbe messo in guardia la socialdemocrazia europea da ogni uso della violenza. Sino alla fine il vecchio campione “”era rimasto consapevole del fatto che solo in condizioni del tutto eccezionali si sarebbe potuta compiere senza difficili lotte la conquista del potere da parte del proletariato. Anch’egli avrebbe sino alla fine messo con entusiasmo la sua esperienza e la sua cultura militare a disposizione della rivoluzione proletaria, in qualunque paese fosse scoppiata. Alle angherie della polizia prussiana egli voleva sottrarsi, finché fosse stato possibile; tuttavia anche nei suoi ultimi anni di vita avrebbe considerato come “”una faccenda del tutto futile”” il “”fischio delle pallottole”” come nel 1849 durante la rivolta del Baden”” (cfr. G. Mayer, Friedrich Engels, II vol., Den Haag 1934, pp. 496 sgg., citazione a p. 499) [Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, 1971] (pag 30-31)”,”KAUS-013″
“MATTHIAS Erich”,”Zwischen Räten und Geheimräten. Die Deutsche Revolutionsregierung 1918/19.”,”MATTHIAS Erich”,”MGER-121″
“MATTHIAS Erich”,”Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale.”,”””Kautsky e Bernstein (…) furono autentici rappresentanti della II Internazionale in ascesa. Anche là dove la loro concezione e quella di Engels coincidono esteriormente, dietro le stesse parole si nasconde un senso politico del tutto diverso (1). Così Engels non valutò in modo realistico il cammino percorso dalla socialdemocrazia tedesca nel periodo della legge antisocialista, e di cui la funzione di mediatori ideologici svolta da Kautsky e Bernstein è parte integrante, anzi dopo il 1890 credette di poter aver fiducia nell’azione della socialdemocrazia tedesca. Egli approvò la posizione di attesa assunta dalla SPD senza riconoscerne la natura pacifista. (…) E’ caratteristico che più tardi tanto Kautsky quanto lo stesso Bernstein si siano richiamati alla ‘Introduzione’ (a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx, 1895′, ndr) per giustificare il loro atteggiamento. Tutti e due potevano soggettivamente rivendicare per sé una parvenza di diritto, tuttavia entrambi con una forzatura interpretativa introdussero nelle parole di Engels anche le loro vedute personali (…). Gustav Mayer relega nel regno delle leggende l’opinione secondo cui Engels negli ultimi anni avrebbe messo in guardia la socialdemocrazia da ogni uso della violenza. Sino alla fine il vecchio campione “”era rimasto consapevole del fatto che solo in condizioni del tutto eccezionali si sarebbe potuta compiere senza difficili lotte la conquista del potere da parte del proletariato. Anch’egli avrebbe sino alla fine messo con entusiasmo la sua esperienza e la sua cultura militare a disposizione della rivoluzione proletaria, in qualunque paese fosse scoppiata. Alle angherie della polizia prussiana egli voleva sottrarsi, finché fosse stato possibile; tuttavia anche nei suoi ultimi anni di vita avrebbe considerato come “”una faccenda del tutto futile”” il “”fischio delle pallottole”” come nel 1849 durante la rivolta del Baden”” (cfr G. Mayer, Friedrich Engels, vol. II, 1934, pp. 496 sgg, citazione a p. 499)”” [Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, 1971] (pag 28-29-30-31) [(1) Questa differenza tra le generazioni politiche più tardi Kautsky l’ha almeno di tanto in tanto avvertita con chiarezza. Il 21.11.1901, in una lettera a Victor Adler, egli designa Lassalle come una “”potente personalità”” e come un “”tipo imponente”” e prosegue: “”Ma non è lecito nemmeno dimenticare che grande epoca fu quella! Fremeva ancora la grande rivoluzione, e l’epoca del ’48 o quella del ’56, ’59, ’66, ’70 quali battaglie portarono!… Questi grandi combattenti, i Marx, Engels, Lassalle, anche Liebknecht erano uomini di ferro. Noi invece siamo già troppo insidiati dalla degenerazione nervosa, la forma borghese del ‘depauperamento’. Anche qui dobbiamo nutrire le migliori speranze nella nuova generazione che certamente viene educata in maniera più razionale””. Cfr. V. Adler, ‘Briefwechsel mit August Bebel und Karl Kautsky’, come pure con altri socialdemocratici tedeschi, raccolto e commentato da Friedrich Adler, Wien, 1954, pp. 381 sgg.]”,”KAUS-001-FL”
“MATTHIAS Erich”,”Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale.”,”””La questione sollevata dal revisionismo di una partecipazione socialdemocratica al governo, che difficilmente poteva divenire acuta finché la struttura del potere e della costituzione della Germania guglielmina si fosse dimostrata in qualche modo intatta (109), procurò tuttavia alla direzione del partito solo piccoli grattacapi. Preoccupazioni assai più serie vennero a questo dal dibattito sullo sciopero di massa, che – da quando gli avvenimenti della rivoluzione Russa del 1905 avevano riempito «di traboccante entusiasmo per lo sciopero di massa tutto il proletariato del mondo» (110) – anche in Germania era diventato attuale e veniva acceso e tenuto vivo dall’acuirsi delle lotte per il diritto elettorale in Prussia. Questo dibattito dovette apparire ai vertici degli apparati del partito e dei sindacati molto più spiacevole, non solo perché Rosa Luxemburg e i radicali di sinistra propagandavano lo sciopero politico come il più importante mezzo di lotta di una strategia rivoluzionaria dell’«abbattimento» (111) (Niederwerfung), che procede di azione in azione, ma anche perché una serie di revisionisti intellettuali, nonostante la loro professione di fede parlamentare, credevano di aver trovato in esso uno strumento efficace per attivizzare la politica socialdemocratica e per conseguire le riforme politiche all’interno dell’ordine dello Stato e delle società esistenti (112). Così Kurt Eisner nel 1905 in una polemica contro Kautsky scriveva «che nella lotta per i diritti politici un partito di tre milioni di elettori non dovrebbe fare i calcoli come un ragioniere e speculare sul lontano avvenire ma dovrebbe, se è il momento di fare qualcosa, rischiare anche delle sconfitte»! (113). E Friedrich Stampfer un anno dopo dichiarava: mediante l’attesa di situazioni rivoluzionarie non crolla nessun trono di zar e nessun reggimento di ‘Junker’; per la socialdemocrazia tedesca è anche del tutto indifferente quale corso prenda lo sviluppo in altri paesi: «’Qui in Prussia è la nostra Rodi’: qui si balla; noi vogliamo avere il diritto elettorale!». Ma in relazione alla questione del diritto elettorale lo sciopero di massa non deve essere «questione del ‘se, bensì del ‘quando’ e del ‘come» (114). Nei confronti di simili attacchi Kautsky, il cui libro sullo sciopero politico di massa, apparso al principio del 1914, può essere senz’altro ritenuto come il documento più caratteristico del «centrismo», perseverò sempre nel suo vecchio punto di vista – concorde con l’atteggiamento ufficiale del partito – che egli aveva assunto già all’inizio degli anni ’90 di fronte al movimento belga, per lo sciopero di massa (115). Certo, egli si dichiarava fiero di essere stato il «primo marxista in Germania» ad aver già nel 1891 riconosciuto ‘in linea di principio’ la possibilità di usare lo sciopero per il raggiungimento di obiettivi politici (116) (…)”” (pag 100-103) [Erich Matthias, ‘Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale’, Bari, 1971] [(109) Sulla questione, decisamente più attuale, dell’approvazione del bilancio lo stesso Bernstein dichiarò (‘Handbuch der Politik, II, p. 58, nell’anno 1914) «che i rapporti politici negli stati tedeschi del Nord e nella maggior parte della Germania non sono ancora di natura tale a raccomandare ai socialdemocratici l’approvazione del bilancio»; (110) K. Kautsky, ‘Massenstreik’, cit., p. 109; (111) Cfr. K. Kautsky, op. cit., pp. 228 sgg. Su «strategia del logoramento» e «strategia dell’abbattimento» (serie di articoli ‘Was nun?’, v. nota 97); Per la concezione di Rosa Luxemburg sulla questione dello sciopero di massa v. P. Frölich, ‘Rosa Luxemburg’, Hamburg, 1949, pp. 205 sgg. (trad. it., Firenze 1969); (112) V. su ciò Adler nella sua lettera a Bebel del 6.11.1899, in V. Adler, ‘Briefwechsel’, cit., p. 330, sul fondamentale atteggiamento attivistico dei giovani intellettuali del partito inclini al revisionismo, il cui «rivoluzionarismo» e i cui «umori antiautoritari» si rivolgono «oggi molto più contro Marx e noi vecchi anziché contro lo Stato e i suoi annessi e connessi»; (113) Cit., in K. Kautsky, ‘Massenstreik’, cit., p. 122; (114) Cit. in K. Kautsky, op. cit., p. 137; (115) Cfr. op. cit., pp. 22 sgg.; (116) Op. cit., p. 23]”,”KAUS-001-FC”
“MATTICK Paul”,”Marx und Keynes. Der Grenzen des ‘gemischten Wirtschaftssystems’.”,”Titolo originale ‘Marx and Keynes. The Limits of the Mixed Economy’.”,”ECOT-003″
“MATTICK Paul”,”Marx e Keynes. I limiti dell’ economia mista.”,”Nato in Germania, P. MATTICK è emigrato in USA (1926) dove attualmente (1972) vive (Cambridge, Mass.). Militante attivo, amico e consigliere di KORSCH, M. ha diretto le riviste teoriche della sinistra marxiana ‘Living Marxism’ e ‘New Essays’.”,”TEOC-208″
“MATTICK Paul”,”Marx und Keynes. Der Grenzen des ‘gemischten Wirtschaftssystems’.”,”Titolo originale ‘Marx and Keynes. The Limits of the Mixed Economy’. “”Die kapitalistische Wirtschaft stellt eine Einheit von Produktion und Austausch dar.”” L’ economia capitalista rappresenta una unità di produzione e di scambio “”Für Marx impliziert die Überproduktion von Kapital immer die Überproduktion von Waren, aber der Unterschied zwischen beidem ist dennoch bedeutsam.”” Per Marx, la sovraproduzione di capitale implica sempre la sovraproduzione di merci, ma la differenza tra loro è però importante.”,”TEOC-377″
“MATTICK Paul”,”Kritik der Neomarxisten und andere Aufsätze.”,”Baran Gillman Hook Mandel Sweezy.”,”TEOC-520″
“MATTICK Paul”,”Rebels, and Renegades. And Other Essays.”,” “”Kautsky’s literary and scientific work is impressive not only because of the scope of his interests but also because of its volume. Even a selected bibliography of his writings would fill many pages. In this work comes to light all that seemed and all that was of importance to the socialist movement during the last sixty years. It reveals that Kautsky was first of all teacher , and that, because he looked upon society from a schoolmaster’s perspective, he was well suited to his role as the leading spirit of a movement which aimed at educating workers and capitalists alike. “”My life-work became clear to me in 1883″”, wrote Kautsky; “”il was to be designated to the propagandizing and popularization, and, as far as I am able to, the continuation of the scientific results of Marx’s thinking and research”” [K. Kautsky, Aus der Fruehzeit des Marxismus, 1935]. His popularizations as well as his independent works gave strength and joy to hundreds of thousands of class-conscious workers. He gave expression to their own thoughts and in a language nearer to them than that of the more independent thinker Marx.”” [Paul Mattick, Rebels, and Renegades. And Other Essays, 1946] (pag 66-67) “”In the field of political economy, not much can be said about Kautsky’s contribution. He was the populariser of the first volume of Marx’s Capital and the editor of Marx’s “”Theories of Surplus Value””, published during the years from 1904 to 1910. His popularisations of Marx’s economic theories do not distinguish themselves from the generally accepted interpretation of economic phenomena in the socialist movement – the revisionists included. As a matter of fact, parts of his famous book, “”The Economic Doctrines of Karl Marx””, were written by Eduard Bernstein. In the heated discussion waged at the turn of the century concerning the meaning of Marx’s theories in the second and third volume of “”Capital”” Kautsky took very small part. For him the first volume of “”Capital”” contained all that was of importance to the workers and their movement””. [Paul Mattick, Rebels, and Renegades. And Other Essays, 1946] (pag 70)”,”LUXS-049″
“MATTICK Paul, a cura di Antonio PAGLIARONE”,”Il marxismo ultimo rifugio della borghesia? Scritti scelti.”,”MATTICK Paul è morto nel 1971 a Cambridge nel Massachusetts. Da giovane aveva partecipato al movimento dei consigli in Germania. Aveva aderito al KAPD (partito comunista operaio tedesco) sorto dalla scisssione della corrente di sinistra del KPD in occasione del Congresso di Heidelberg del 1919. Dopo un lustro, emigrato in America si è avvicinato agli IWW. Il crollo del 1929 spingeranno Mattick ad approfondire l’analisi della crisi del sistema capitalistico anche per via della pubblicazione del libro di Grossmann ‘La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista’. La teoria del crollo ‘automatico’ proposta da Grossmann si fonda sulla critica alle posizioni dell’austromarxismo e sul dibattito in seno alla socialdemocrazia tedesca. Mattick quindi entra in rapporto con gruppi di ex trotskisti e bordighisti (OCR, RKD) , con Chazè (Union Communiste), H. Canne Mejer (consiliare olandese), negli anni ’60 entra in contatto con M. Rubel. (da A. Pagliarone) “”Osservando il capitalismo dal punto di vista dei suoi interessi è chiaro che qualsiasi sia la composizione dei prezzi di produzione, tutti i prezzi effettivi presi insieme non possono esprimere altro se non il valore totale e il plusvalore delle merci acquistate sul mercato. In tal senso, secondo Marx: “”la legge fondamentale della concorrenza capitalistica… che regola il saggio generale del profitto e i così detti prezzi di produzione determinati mercé quel saggio stesso, si fonda… sulla enunciata differenza tra valore e prezzo di costo delle merci e sulla conseguente possibilità di vendere con profitto le merci a un prezzo inferiore al loro valore”” [Il Capitale, Libro III, p. 63]”” [Paul Mattick, a cura di Antonio Pagliarone, Il marxismo ultimo rifugio della borghesia? Scritti scelti, 2008] (pag 74)”,”TEOC-542″
“MATTICK Paul”,”Anti-Bolshevik Communism.”,”””To make clear the fascist character of the Russian system, Rühle turned once more to Lenin’s ‘Left Wing Communism – An Infantile Disorder’, for “”of all programmatic declarations of bolshevism it was the most revealing of its real character””. When in 1933 Hitler suppressed all socialist literature in Germany, Rühle related, Lenin’s pamphlet was allowed publication and distribution. In this work Lenin insists that the party must be a sort of war academy of professional revoluionists. Its chief requirements were unconditional leader authority, rigid centralism, iron discipline, conformity, miiltancy, and the sacrifice of personality for party interests”” (pag 101)”,”TEOC-544″
“MATTICK Paul”,”Le marxisme hier, aujourd’hui et demain.”,”Paul Mattick (1904-1981) “”Selon Marx, la contradiction fondamentale du capitalisme, celle dont découlent toutes les autres difficultés, réside dans les relations de valeur et de plus-value de la production de capital. C’est la production de valeur d’échange sous sa forme monétaire, issue de la valeur d’usage de la force de travail, qui produit, outre son propre équivalent en valeur d’échange, une plus-value pour les capitalistes. La recherche de valeur d’échange se transforme en accumulation de capital, ce qui se traduit en une augmentation du capital investi en moyens de production relativement plus rapide que l’augmentation du capital investi en force de travail. Si cela conduit à une expansion du système capitaliste du fait de la productivité de plus en plus poussée du travail, cela entraîne aussi une tendance à la baisse du taux de profit car la partie du capital investi en force de travail – et qui est l’unique source de plus-value – diminue par rapport au capital social total. Ce processus long et compliqué ne peut être étudié de façon satisfaisante dans le cadre d’un article aussi court, mais il est nécessaire d’en faire mention pour bien distinguer la théorie de l’accumulation selon Marx de celle de Rose Luxemburg. (…) Ainsi donc, pour Marx, les limites objectives du capitalisme sont dictées par les relations de production sociale en tant que rapports de valeur, alors que pour Rosa Luxemburg, le capitalisme ne peut exister que si d’autres économies pré-capitalistes absorbent sa plus-value.”” [Paul Mattick, Le marxisme hier, aujourd’hui et demain, 1983] (pag 97)”,”TEOC-586″
“MATTICK Paul, a cura di Federico HERMANIN e Claudio POZZOLI”,”Arbeitslosigkeit und Arbeitslosenbewegung in den USA 1929-1935.”,”12 milioni di disoccupati (tra cui quelli che avevano perso il lavoro) e 20 milioni di iscritti nelle liste di assistenza pubblica nell’America del 1936 (pag 74)”,”MUSx-296″
“MATTICK Paul”,”La prospettiva della rivoluzione mondiale di Anton Pannekoek.”,”MATTICK Paul Questione crollo capitalismo (pag 348-349) Questione crollo capitalismo (Grossmann e Pannekoek) “”Tra coloro che confutavano le critiche della Luxemburg a Marx figurava anche Otto Bauer (12), di cui Lenin condivise le posizioni al riguardo (13). Bauer cercò di dimostrare, introducendovi delle modifiche, che gli schemi di riproduzione elaborati da Marx forniscono effettivamente la prova della mancanza di limiti al processo di accumulazione capitalistica. Gli schemi di Otto Bauer vennero poi ripresi da Henryk Grossmann (14) per rivelare che essi forniscono il risultato esattamente contrario a quello trattone dal loro autore: estendendone la durata ad un arco di tempo più lungo, infatti, la continuazione del processo di accumulazione sulla base degli assunti di Bauer diviene impossibile. Bauer in pratica non aveva fatto altro che confortare le tesi della Luxemburg secondo la quale esistono limiti oggettivi al processo di espansione capitalistica: se le argomentazioni da lei portate a sostegno di questa posizione erano da considerarsi erronee, nondimeno corretta era la conclusione che il capitalismo non può durare indefinitamente. Ancora una volta il dibattito si svolgeva in termini puramente economici e ancora una volta si guadagnava il netto rifiuto di Pannekoek. Benché dimostrasse che il processo di accumulazione secondo la tesi di Otto Bauer può soltanto portare alla sua fine, l’interpretazione data da Grossmann della teoria marxiana come teoria del collasso capitalistico non si basa sugli schemi di riproduzione di Marx ma sul concetto della caduta tendenziale del saggio di profitto nel corso dell’accumulazione capitalistica. E’ una teoria, la sua, che non si riferisce alla sfera della circolazione e della realizzazione del profitto – che è quella di cui si occupano gli schemi marxiani -, ma al capitale complessivo, a prescindere dalla sua distribuzione e nell’ambito della sfera della produzione considerata isolatamente dal processo di circolazione. Sebbene non sia in realtà possibile scindere il processo di produzione da quello di circolazione, un’analisi separata del primo consente tuttavia di giungere alla conclusione che, a prescindere da tutte le difficoltà che incontra nella circolazione, l’accumulazione capitalistica eleva nello stesso processo di produzione una barriera al proprio sviluppo. La contraddizione fondamentale del capitalismo non si trova infatti nella sfera della circolazione ma nella divaricazione che sorge tra l’accumulazione capitalistica e la possibilità di sfruttamento di un numero di lavoratori relativamente decrescente, tale divaricazione si esprime nel declino del saggio medio di profitto. Nelle obiezioni di Grossmann, Pannekoek non confutava tanto la sua esposizione della teoria marxiana dell’accumulazione, quanto l’impressione che essa di fatto servisse a sostenere la tesi della inevitabilità del crollo automatico del sistema capitalistico (15). Così come già si era opposto alla Luxemburg su questo punto, egli respinse la tesi di Grossmann riguardo ai limiti oggettivi del capitalismo. Grossmann dimostrava che anche in base alle tesi di Bauer, il sistema capitalistico non può che andare incontro al collasso, nel senso che le condizioni sociali da esso create portano ad una intensificazione della lotta di classe ed al rovesciamento rivoluzionario del capitalismo. Ebbene, in questa dimostrazione Pannekoek scorgeva ancora una volta una violazione dell’inestricabile interrelazione esistente tra condizioni oggettive e condizioni soggettive nella concezione materialistica della storia. Secondo il pensatore olandese, nella tesi di Grossmann il proletariato si limita a reagire a forze economiche che stanno al di là del suo controllo invece di costituire esso stesso una forza rivoluzionaria che è parte integrante della determinazione dei fatti economici. (…) Secondo Pannekoek, il crollo del capitalismo non è un processo “”automatico”” ma dipende dalla volontà della classe operaia, per quanto tale volontà sorga a sua volta dallo stesso sviluppo economico. Ma parlare di “”crisi finale”” del capitalismo tradiva, secondo il rivoluzionario olandese, una mentalità meccanicistica borghese incapace di concepire la fine del capitalismo se non come un evento extra-umano”” (pag 348-350) [Paul Mattick, La prospettiva della rivoluzione mondiale di Anton Pannekoek, in ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] [(12) Otto Bauer, Die Akkumulation des Kapitals, in ‘Die Zeit’, 7-14 marzo 1913; (13) Nella voce ‘Karl Marx’ scritta per l’enciclopedia russa Granat, pubblicata nel 1915 (trad. it. Karl Marx, in V.I. Lenin, Opere complete, vol. XXI, Roma, 1966, pp. 37-79; (14) Henryk Grossmann, Das Akkumulations und Zusammenbruchsgesetz der Kapitalistichen Systems, Leipzig 1929; (15) Anton Pannekoek, Die Zusammenbruchstheorie des Kapitalismus, in ‘Räterkorrespondenz’, Amsterdam, giugno 1934, n. 1]”,”TEOC-646″
“MATTICK Paul HORKHEIMER Max KORSCH Karl SARTRE Jean-Paul DUTSCHKE Rudi MARX Karl, a cura di Enzo MODUGNO”,”Marxiana 1. Critica della politica e dell’economia politica.”,”La lettera di Karl Marx al padre (Berlino, 10 novembre 1837) fu pubblicata per la prima volta con una introduzione della figlia Eleanor in Die neue Zeit , XVI 1897 (pag 53) Mattick su inflazione deflazionistica Horkheimer: introduzione dell’autore a ‘Lo stato autoritario’ Lettere di Korsch a Mattick Sartre contro le elezioni Dutschke: Tentativo di mettere Lenin sui piedi”,”TEOC-760″
“MATTICK Paul DEUTSCHMANN Christoph BRANDES Volkhard”,”Crisi e teorie della crisi. Crisi e teoria della crisi (Mattick); La crisi dell’economia mondiale come problema della teoria marxista (Deutschmann); Sulle cause della prosperità del dopoguerra. Una critica a Paul Mattick (Vorkhard Brandes).”,”‘Tuttavia, alla fine del XIX secolo sembrava che la crisi, come ebbe a constatare Friedrich Engels, andassero attenuandosi e che i periodi congiunturali fossero più lunghi, per cui anche la situazione economica degli operai risultava migliorata. La produttività del lavoro si era elevata quanto bastava per mantenere la redditività del capitale accumulantesi per periodi di tempo più lunghi. Da questa situazione scaturì poi il riformismo socialdemocratico e l’abbandono della teoria marxiana dell’accumulazione come teoria della crisi e del crollo. Mentre Engels vide nell’attenuazione della crisi il germe del sopraggiungere di crisi di gran lunga più violente, Eduard Bernstein nel 1899 constatava: «(…) Nasce piuttosto un terzo problema (…): se, cioè, l’espansione geograficamente gigantesca del commercio mondiale, unita alla straordinaria riduzione del tempo richiesto per le informazioni e i trasporti, non abbiano a tal punto aumentato le possibilità di ‘compensazione’ degli squilibri, e se l’enorme aumento della ricchezza degli stati industriali europei, unito all’elasticità del sistema creditizio moderno e alla nascita dei cartelli industriali, non abbiano a tal punto ristretto la ‘capacità di reazione’ degli squilibri locali o particolari sulla situazione generale degli affari, – che occorra considerare improbabili, almeno per un periodo abbastanza lungo, la possibilità di crisi economiche generali del tipo delle precedenti (79). Bernstein rispose lui stesso al quesito che si era posto con l’affermazione che «lo schema delle crisi, in o per Marx, non era un’immagine del futuro, ma un quadro del presente (80), così che oggi «a meno che non siano eventi ‘esterni’ e imprevisti ad apportare una crisi generale (…) non c’è ragione sufficiente di concludere, in base a motivi puramente economici, che tale crisi è imminente». Per Bernstein e per il riformismo in generale, quindi, una teoria della lotta di classe edificata sullo statuto della crisi era superata, perché non si poteva più far affidamento su una situazione rivoluzionaria determinata dal crollo capitalistico. Nella sua risposta al revisionismo di Bernstein, Karl Kautsky proclamò che in Marx non si possa trovare una teoria del crollo, ma che questa sarebbe un’invenzione polemica di Bernstein. (…) Così, secondo Kautsky, la teoria marxiana aveva sì termine nel crollo del capitale, benché non ci fosse nessuna teoria marxiana del crollo’ (pag 89-90)] [Paul Mattick, ‘Crisi e teorie della crisi’] [(79) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’, Reinbek, 1969 (tr. it., ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Laterza, Bari, 1968, p. 117); (80) Ivi, p. 123; (81) Ivi, p. 131)] [(79) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’, Reinbek, 1969 (tr. it., ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Laterza, Bari, 1968, p. 117); (80) Ivi, p. 123; (81) Ivi, p. 131)]”,”ECOT-380″
“MATTICK Paul, a cura di Antonio PARAGLIONE”,”La rivoluzione, una bella avventura. Dalle strade di Berlino in rivolta ai movimenti radicali americani (1918-1934).”,”Nato a Berlino morto a Boston, Paul Mattick (1904-1981) è noto come teorico del comunismo consiliare. E’ stato autore di varie opere tra cui: ‘Marx e Keynes, le limites de l’économie miste’ (Gallimard, 2010) in via di traduzione in italiano, ‘Marxisme, dernier refuge de la bourgeoisie’ (Entremonde, 2011), in parte tradotti in italiano in: ‘Il marxismo ultimo rifugio della borghesia?’, Sedizioni, Milano, 2008.”,”MUSx-333″
“MATTINGLY Garrett”,”L’invincibile Armada.”,”La battaglia tra l’Invincibile Armada spagnola e la flotta inglese nel 1588 fu una delle più famose battaglie navali della storia. La flotta spagnola, composta da 130 navi, fu sconfitta dalla flotta inglese, composta da 34 navi, in gran parte grazie alla loro maggiore velocità e manovrabilità. Tuttavia, la tempesta che colpì la flotta spagnola dopo la battaglia fu anche un fattore importante nella sconfitta della flotta spagnola. La tempesta causò la perdita di molte navi spagnole e la morte di molti marinai. Inoltre, l’Invincibile Armada era già stata indebolita da una serie di scontri con la flotta inglese prima della tempesta. La maggior parte delle navi spagnole erano danneggiate o distrutte e molti marinai erano morti o feriti. In sintesi, sebbene la tempesta abbia avuto un impatto significativo sulla sconfitta della flotta spagnola, non fu l’unico fattore determinante. La flotta inglese aveva anche una maggiore esperienza e abilità navale, che le permise di sconfiggere la flotta spagnola. (bing) Secondo il volume di Garrett Mattingly, L’invincibile Armada’, gli storici sono d’accordo nel considerare la sconfitta dell’Armada come una battaglia decisiva, non lo sono altrettanto per stabilire che cosa abbia deciso. Certo non decise l’esito della guerra tra Inghilterra e Spagna. La sconfitta, in Spagna, fu attribuita ai ‘venti di Dio’, ma prima che gli spagnoli si trovassero in difficoltà con il maltempo, avevavano già vinto i vascelli e le artiglierie migliori, quelle inglesi. La grande tempesta ‘annientatrice’ è quindi una leggenda che come tante altre vennero diffuse in Spagna e in Inghilterra.”,”QMIN-002-FSD”
“MATTIOLI Francesco”,”Iqbal Masih non era italiano. Percorsi e strategie del lavoro infantile nell’Italia postindustriale.”,”MATTIOLI Francesco è nato a Viterbo nel 1947. E’ titolare della cattedra di sociologia dei gruppi presso la Facoltà di sociologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto ‘Classe e conflitti di classe nelle società avanzate’ (1980) e ha collaborato al secondo ‘Rapporto sulla condizione dei minori in Italia. (Cespes, 1989 e 1990)”,”CONx-172″
“MATTOGNO Carlo”,”Rassinier, il revisionismo olocaustico e il loro critico Florent Brayard.”,” Carlo Mattogno, nato nel 1951, è uno studioso del ‘revisionismo olocaustico’ (Rassinier) e difende qui questo indirizzo di indagine storica dall’attacco di Florent Brayard La pubblicazione di Florent Brayard: ‘Comment l’idée vint à M. Rassinier’, con prefazione di Pierre Vidal-Naquet”,”STOx-342″
“MATURANA Antonio Calvo”,”””Aquel que manda las conciencias…””. Iglesia y adoctrinamiento político en la Monarquía hispánica preconstitucional (1780-1808).”,”‘La conquista napoleonica della Spagna iniziò nel 1808 durante il Primo Impero di Bonaparte 1. Napoleone Bonaparte invase la Spagna con l’intento di mettere sul trono suo fratello Giuseppe Bonaparte, già sovrano di Napoli 2. La popolazione spagnola, esasperata dall’occupazione francese, si sollevò contro gli invasori, dando inizio alla Guerra d’indipendenza spagnola 1. La campagna di Napoleone in Spagna ebbe luogo dopo le gravi sconfitte subite dalle truppe francesi nell’estate 1808 1. Napoleone decise di intervenire personalmente con una parte della Grande Armata richiamata dalla Germania, e, dopo aver concentrato le sue truppe, organizzò una serie di abili manovre che disgregarono lo schieramento spagnolo e sbaragliarono i principali concentramenti nemici 1’ (f. copil)”,”SPAx-017-FSL”
“MATURI Walter”,”Interpretazioni del Risorgimento. Lezioni di storia della storiografia.”,”””Nato a Napoli nel 1902 e scomparso improvvisamente nel marzo del 1961, Walter Maturi è stato fra gli studiosi più fini ed acuti del nostro Risorgimento, personalità di affascinante equilibrio e di rara misura. Uscito dall’insegnamento liceale, redattore per oltre un decennio dell’Enciclopedia Italiana per la quale scrisse un fondamentale articolo sul ‘Risorgimento’ che lo rese inviso al nazionalismo della retorica fascista, allievo con Federico Chabod e Carlo Morandi della Scuola di Storia moderna, fu docente di Storia del Risorgimento nelle Università di Pisa e di Torino, Accademico dei Lincei. (…)”” (dal risvolto di copertina); Risorgimento e capitalismo. ‘Romeo recentemente ha pubblicato un altro libro molto importante intitolato ‘Risorgimento e capitalismo’ (1). Consta di due saggi già comparsi, rispettivamente col titolo ‘La storiografia politica marxista’ e ‘Problemi dello sviluppo capitalistico in Italia, dal 1861 al 1887’ nella rivista “”Nord e Sud”” dell’agosto-settembre 1956 e del luglio-agosto 1958. Fin dalla conclusione a ‘Il Risorgimento in Sicilia’, il Romeo aveva scritto: «Certo, non è in tutto accettabile la tesi del Gramsci, e in genere della storiografia di sinistra, che (rifacendosi alla nota critica del Marx a Mazzini) ha visto nella mancanza di una rivoluzione agraria che integrasse la rivoluzione politica della borghesia il limite fondamentale del Risorgimento. Nelle regioni del Nord e del Centro, infatti, caduta ormai la vecchia proprietà feudale – contro la quale si era realizzata in Francia l’alleanza fra borghesia rivoluzionaria e masse rurali – l’auspicata insurrezione contadina avrebbe colpito soprattutto quella ‘borghesia terriera che, in un paesi di così scarso sviluppo industriale come l’Italia (2)’, era in concreto la sola forza che valesse ad aprir la strada verso un moderno assetto capitalistico – nonostante le molte deficienze, riferibili in parte proprio alla persistenza della grande zona d’ombra contadina (3)». A questo precedente, opportunamente richiamato alla nostra memoria dal critico più autorevole di questo ultimo volume del Romeo, lo storico americano Alexander Gerschenkron, nell’articolo ‘Rosario Romeo e l’accumulazione primitiva del capitale’ (4), bisogna aggiungere i richiami ad alcune importanti recensioni del Romeo (all”Ottantanove’ di Georges Lefebvre (5); agli ‘Etudes sur la Révolution française’ dello stesso autore (6)), fatti per il primo da Luciano Cafagna, il più pacato ma forse il più acuto dei critici marxisti dell’opera del Romeo (‘Intorno al «revisionismo risorgimentale» in «Società» (7)) e ripresi oggi da Aldo Berselli (‘Risorgimento e Capitalismo’, in «Il Mulino» (8)). Riassumiamo la questione, seguendo il Berselli, che la spiega in modo più facile e piano: «Già il Mathiez, in ‘Carovita e lotte sociali sotto il Terrore’, aveva dimostrato come i Giacobini si erano trovati costretti ad attuare una politica economica interventista destinata a soddisfare le aspirazioni all’eguaglianza e alla sicurezza economica degli artigiani e dei contadini, onde poter ottenere la partecipazione popolare alla difesa della rivoluzione. Con tale politica il giacobinismo terrorista aveva mobilitato tutte le energie della Francia, aveva ancorato alla propria politica i piccoli bottegai artigiani ‘compagnons’ e contadini, aveva realizzato le proprie aspirazioni, aveva risposto anche a quelle che saranno le vedute economiche del democraticismo piccolo borghese durante tutto il secolo XIX. Il Mathiez era tratto quindi a rivalutare l’opera dei giacobini e di Robespierre; ma il Romeo osservava che la politica del Robespierre aveva una validità contingente, limitata alla difesa della rivoluzione; essa non poteva aprire la strada – se non per via indiretta, come strumento contingente della difesa rivoluzionaria – né tanto meno sostituire la grande funzione del capitalismo borghese, che non solo della distruzione degli ordini feudali aveva bisogno, ma anche di libertà economica e di spirito d’intrapresa e ambiente favorevole alla ricchezza e all’acquisto di essa (cfr. recensione a ‘L’Ottantanove’ (9)… in “”Rivista storica italiana””, anno LXII (1950), p. 444). L’accento qui posto sulla funzione del capitalismo borghese trovava modo di svilupparsi più tardi, nell’esame della problematica posta dal Lefebvre. Ne l”L’Ottantanove’, il Lefebvre aveva precisato i quattro momenti fondamentali della rivoluzione – aristocratica, borghese, popolare e contadina – e i loro rapporti, approfondendo così quella primitiva scissione che nel «blocco» rivoluzionario aveva già introdotto la storiografia liberale e sostituendo alla imprecisa e approssimativa distinzione di fasi cronologiche più o meno giustapposte un più meditato rapporto dialettico, che lega in un nesso ben saldo i successivi momenti, l’uno dall’altro, condizionati. Ma Lefebvre è soprattutto lo storico delle campagne rivoluzionarie (cfr. ‘Les Paysans du Nord’ (1924); ‘Questions agraires au temps de la Terreur’ (1932); ‘La Grande Peur de 1789’ (1932); e vari saggi ristampati in ‘Etudes sur la Révolution Française’ (1954)) ed appunta la sua polemica contro la convinzione che la Rivoluzione sia riuscita a soddisfare appieno, accanto alle esigenze della borghesia, quelle dei contadini. La Rivoluzione, conclude il Lefebvre, non ha rotto la continuità storica; la grande proprietà non è scomparsa; la nobiltà ha conservato una parte notevole delle sue proprietà e la sua ricchezza fondiaria si è ridotta, in certe regioni, meno per le vendite nazionali che per le alienazioni; la grande proprietà borghese, definitivamente costituita, ha compensato abbondantemente le perdite subite dalla nobiltà; d’altra parte notevole è rimasto il numero dei giornalieri senza proprietà o non è diminuito molto: la crisi agraria è stata più o meno attenuata, ma non è stata risolta; la Rivoluzione non ha soddisfatto i voti della stragrande maggioranza dei contadini: essa ha semplicemente inserito l’agricoltura nei quadri della produzione capitalistica. Il movimento contadino non si sviluppò, dopo l’abolizione dei diritti feudali, in un sollevamento diretto ad ottenere una soluzione dei problemi interessanti i contadini a loro favorevole, perché mancarono di un piano costruttivo e di capi; la borghesia o i contadini ricchi avrebbero potuto fornir loro l’uno e gli altri, ma non vollero… In questi risultati delle indagini del Lefebvre il Romeo ha visto il contrasto fra le esigenze del pieno sviluppo capitalistico e quelle delle comunità contadine, trovandovi, se non ci inganniamo, la conferma della erroneità della impostazione di coloro che si travagliavano intorno alla mancanza di una rivoluzione agraria del nostro Risorgimento e al raffronto polemico con la Rivoluzione francese. La Rivoluzione francese, osservava Romeo, «conobbe un moto contadino di ampiezza e risultati ben maggiori che non il Risorgimento italiano: ma anch’essa conferma la fondamentale verità che l’alleanza fra borghesia e contadini, possibile e storicamente realizzatasi contro il regime feudale, è destinata immediatamente a dissociarsi non appena si tratti, per ciascuno dei due movimenti, di raggiungere i propri fini specifici» (v. recensione a ‘Etudes sur la Révolution française’ [di Lefebvre] in “”Rivista storica italiana””, 1954, p. 528) (10)». Nel suo libro il Romeo non si è accontentato di respingere la tesi di Gramsci sulla «mancata rivoluzione agraria nel Risorgimento», ma «esamina le conseguenze che vi sarebbero state, se la Rivoluzione agraria si fosse verificata nel Risorgimento ed afferma che essa avrebbe impedito quell’accumulazione capitalistica, possibile soltanto attraverso lo sfruttamento dei contadini, che fu la base fondamentale per lo sviluppo industriale del paese e per la trasformazione progressiva da attuarsi in un secondo tempo anche nelle zone più arretrate del paese» (Giorgio Candeloro, ‘Prefazione’ ad Antonio Gramsci, ‘Sul Risorgimento’, a cura di Elsa Fubini (11). In parole povere, Romeo sostiene la tesi che il capitalismo nel campo economico e sociale ha svolto in Italia quella funzione positiva e rivoluzionaria che ebbe sul piano etico-politico l’idea della libertà. La critica del Romeo a Gramsci ha sollevato un grande dibattito, che si sta estendendo anche fuori d’Italia, specialmente in America, ove il volume del Romeo è stato subito accolto favorevolmente (recensione di H. Stuart-Hughes in «The Journal of Modern History» (12); recensione di Kent Robert Greenfield in «The American Historical Review» (13). Americano, Il Gerschenkron è lo storico che sul volume del Romeo ha impostato una discussione critica (14)’ (pag 669-672) [(1) Laterza, Bari, 1959; (2) [Il corsivo è di Maturi]; (3) ‘Il Risorgimento in Sicilia’, cit., pp. 347-48; (4) In “”Rivista storica italiana””, anno LXXI (1959), pp. 557-86; (5) Ibid., anno LXII (1950), pp. 440-46; (6) Ibid., anno LXVI (1954), pp. 523-29; (7) Anno XII (1956), n. 6 (dicembre), pp. 1025 sgg.; (8) Anno VIII (1959); n. 6 (dicembre), pp. 494-508; (9) Georges Lefebvre, ‘L’Ottantanove, Einaudi, Torino, 1949; (10) Aldo Berselli, art. cit., pp. 501-3; (11) Editori Riuniti, Roma, 1959, p. 20; (12) Marzo 1960, pp. 71-72; (13) Aprile 1960; (14) Alexander Gerschenkron, ‘Rosario Romeo e l’accumulazione primitiva del capitale’, in “”Rivista storica italiana””, anno LXXI (1959), pp. 557-86]”,”STOx-292″
“MATYSZAK Philip”,”I grandi nemici di Roma antica.”,”Sfidare la potenza di Roma era una faccenda pericolosa e pochi degli uomini e delle donne descrìtti in queste pagine sono morti nel loro letto. Alcuni, come Vercingetorige e Giugurta, vennero catturati, esibiti in trionfo e poi, mentre i loro conquistatori partecipavano a un famoso banchetto, uccisi nelle segrete sottostanti. Trai i personaggi ritratti: Annibale, Filippo V, Viriato, Giugurta, Spartaco, Cleopatra, Alarico, Attila. “”La guerra era inevitabile. Ottaviano la dichiarò contro Cleopatra, calcolando, a ragione, che Antonio sarebbe rimasto a fianco della donna. Domizio Enobarbo, principale generale di Antonio, fu offeso dall’ interesse di Cleopatra nelle questioni militari e quando la regina iniziò a dettare strategie, passò dalla parte di Ottaviano. Cleopatra era infuriata, ma Antonio gli inviò gentilmente servitori e bagaglio. Secondo alcuni, Cleopatra voleva che la guerra si combattesse in mare in modo che la sua marina potesse condividere la vittoria. Ma Antonio aveva un grande esercito, ben organizzato da Canidio, e intendeva combattere la guerra in Grecia. Lì, però, le cose non andarono troppo bene. Ottaviano era un soldato mediocre, ma sapeva scegliere capaci subalterni, mentre lo schieramento di Antonio risentiva degli alterchi e della divisione del comando. Alla fine Ottaviano riuscì a tagliare i rifornimenti idrici dell’ esercito di Antonio mentre questo era accampato vicino a un promontorio di nome Azio. Cleopatra arrivò con la flotta per evacuare le truppe. Alle sue navi si aggiunsero quello di Antonio e alleati, mentre Ottaviano e il suo ammiraglio Agrippa si preparavano anch’ essi per l’ azione navale. Il 2 settembre del 31 aC ebbe luogo la battaglia di Azio. (…) La lotta era piuttosto equilibrata quando improvvisamente Cleopatra fu presa dal panico e la sua flotta alzò le vele e prese il largo. Diviso tra i propri uomini e la sua regina, Antonio scelse quest’ultima e abbandonò flotta ed esercito. La flotta combatté accanitamente fino a circa le quattro del pomeriggio, ma alla fine, demoralizzata dalla perdita del proprio comandante, si arrese. Sulla costa, l’ esercito, sempre senz’acqua, resistette fino all’ abbandono di Canidio. (…) Sembrerebbe piuttosto parte di un piano organizzato che fallì nel caos della battaglia lasciando Antonio separato dalle forze principali e con l’ unica scelta di seguire Cleopatra. La fuga verso l’ Egitto fu un disastro. Antonio e Cleopatra non avevano più né flotta né esercito.”” (pag 146-147)”,”STAx-166″
“MAUKE Michael, a cura di Kaje HEYMANN Klaus MESCHKAT Jürgen WERTH”,”La teoria delle classi nel pensiero di Marx ed Engels. (Tit.orig.: Die Klassentheorie von Marx und Engels)”,” Formazione di classi di capitalisti pag 81 Strati e classi pag 89-90 “”Nel punto medio dell’ attività del finanziere la tendenza al profitto non si trova più funzionalmente collegata con il progresso della produttività e con l’ accumulazione. Si forma “”una nuova specie di parassiti nella forma di progettatori, di fondatori e di direttori puramente nominali””; Marx la chiama la parte divenuta “”parassitaria”” della borghesia che, separatasi dalla sfera della creazione reale di plusvalore, incarna una “”particolare classe””: “”Con la crescita della ricchezza organica cresce la classe dei capitalisti finanziari; da un lato aumenta il numero dei redditieri e la ricchezza dei capitalisti si contrae; in secondo luogo viene richiesto lo sviluppo del sistema creditizio e con ciò si moltiplica il numero dei banchieri, di coloro che prestano denaro, dei finanzieri etc.. Con lo sviluppo del capitale finanziario disponibile si sviluppa la massa dei titoli fruttiferi, dei titoli pubblici, delle azioni etc… Con ciò però contemporaneamente anche la domanda di capitale monetario disponibile in quanto gli speculatori che esercitano la loro attività con questi titoli, giocano sul mercato finanziario un ruolo principale… I banchieri mettono a disposizione al canagliume di questi operatori il capitale finanziario del pubblico e si accresce questa genia di giocatori”” (Marx, Il capitale, l. III; MEW, vol 25, pag 527 e s. trad. it. I. III. pag 599)”” (pag 81) Marx ed Engels sul termine di classe. “”Marx e Engels adoperano soltanto raramente il termine classe. (…)””. (pag 89) “”Marx adopera il termina “”specie”” (Rasse) non nel senso tedesco, bensì in quello dell’ uso linguistico inglese “”Race””, come sinonimo cioè di “”Art”” (modo, genere), “”Schlag”” (razza, specie), “”Gattung”” (specie, genere) o classe con intendimenti logico-formali; e anche in conformità al concetto generale “”popolazione””, in quanto espressione dell’ aspetto rigenerativo, per il destino biologico della classe operaia, che egli designa in modo conforme anche come “”genere”” (Geschlecht). Il termine “”strato”” (Schicht) è relativamente raro nei testi di Marx e Engels.”” (pag 89-90) “”Con la derivazione e l’ illustrazione della legge generale dell’ accumulazione capitalistica, Marx tratta dei “”differenti strati della classe operaia””, “”degli strati mal remunerati della classe operaia dell’ industria britannica””, “”della miseria sempre crescente degli strati dell’ esercito operaio attivo”” e della sfera del pauperismo in quanto “”strato di lazzari della classe operaia””. Marx chiama la “”parte meglio remunerata dell classe operaia”” la sua “”aristocrazia”” (Marx, Il Capitale, it l. I, pag 730)””. (pag 90-91)”,”MADS-409″
“MAUKE Michael, a cura di Kaje HEYMANN Klaus MESCHKAT Jürgen WERTH”,”La teoria delle classi nel pensiero di Marx ed Engels.”,”””Minacciata dall’affondamento nel proletariato e dall’annientamento da parte della grande borghesia, la piccola borghesia non può permettersi in quanto classe alcuna autorappresentazione e fa dell’armonizzazione dei contrasti di classe il suo principale compito ideologico. “”Si crede piuttosto che le condizioni ‘particolari’ della propria liberazione sono le condizioni ‘generali’ solo all’interno delle quali la moderna società può essere salvata e la lotta di classe evitata”” (Marx, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, MEW, vol. 8, pag. 141, trad. it., pag. 43 e s.). La lotta dei ceti medi contro la borghesia è conservatrice e reazionaria; si tratta non della “”sanguinosa tragedia fra lavoro salariato e capitale; ma del dramma lamentevole e ricco di prigionia fra debitore e creditore”” (Marx, La lotta di classe in Francia dal 1848 al 1850, MEW, vol. 7, pag. 63, trad. it. pag. 85). Essi sono però rivoluzionari “”in vista dell’imminenza del loro passaggio nel proletariato, essi non difendono così i loro interessi presenti bensì quelli futuri e abbandonano la loro posizione per mettersi a fianco di quella del proletariato”” (Marx-Engels, Manifesto, MEW, vol 4, pag 472, trad. it., pag. 114). L’ambivalenza politica e sociale dei ceti medi è in questo modo fondata economicamente. Sebbene gli artigiani indipendenti e i piccoli contadini sono produttori di merci, essi non appartengono alla categoria dei lavoratori produttivi né a quella dei lavoratori improduttivi, poiché essi non debbono vendere la loro forza lavoro: né contro denaro in quanto denaro (lavoro improduttivo) né contro denaro in quanto capitale (lavoro produttivo) (Marx, Teorie sul plusvalore, MEW, vol. 26, I, pag 365 e ss., in particolare pag. 382, trad. it., vol. I, pag 606, in particolare pag 608). Questa determinazione poi viene resa più complessa dall’egemonia del sistema capitalistico di produzione: “”E’ possibile che questi produttori che lavorano con propri mezzi di produzione, non riproducano soltanto la propria forza lavoro, ma creano plusvalore, in quanto la loro posizione permette loro di appropriarsi del loro surplus di lavoro o di una parte dello stesso (dato che una parte viene loro sottratta sotto la forma delle imposte etc.)…Il contadino indipendente o l’artigiano viene scisso in due persone. Come proprietario dei mezzi di produzione è un capitalista, come operaio è il salariato di se stesso. Come capitalista si calcola anche il suo stipendio e trae profitto dal proprio capitale, cioè sfrutta se stesso come operaio salariato e calcola nel plusvalore il tributo che il lavoro deve al capitale”” (1, cit., pag. 383, trad. it., vol. I, pag 608). Questo sussumere i produttori non capitalisti sotto la determinatezza del rapporto di capitale ha come conseguenza che esso tanto poco quanto i capitalisti può riscuotere nelle propria azienda il plusvalore prodotto. Poiché la massa del plusvalore che esso può utilizzare dipende dal saggio generale di profitto. “”Risalta qui in modo assai convincente che il capitalista in quanto tale è soltanto funzione del capitale, l’operaio funzione della potenza di lavoro. V’è poi la legge che lo sviluppo economico ripartisca la funzione tra differenti persone; e l’artigiano o il contadino che producono con i propri mezzi di produzione, si trasformano a mano a mano o in piccoli capitalisti che sfruttano anche lavoro estraneo, o verranno privati dei loro mezzi di lavoro (…). Questa è la tendenza nella forma societaria nella quale predomina il modo di produzione capitalistico”” (1, cit., pag. 384, trad. it., vol. I, pag. 609)”” [Michael Mauke, La teoria delle classi nel pensiero di Marx ed Engels, 1973] (pag 51-52-53)”,”MADS-010-FL”
“MAUPASSANT Guy de, a cura di Louis FORESTIER”,”Contes et nouvelles. Vol. I”,”Préface D’Armand LANOUX, Introduction de Louis FORESTIER, Texte Établi et Annoté par Louis FORESTIER, Chronologie et avertissement, Notices, notes et variantes par Louis FORESTIER, Appendice, Bibliothèque de la Pléiade,”,”VARx-118-FL”
“MAUPASSANT Guy de, a cura di Louis FORESTIER”,”Contes et nouvelles. Vol. II.”,”Texte Établi et Annoté par Louis FORESTIER, Chronologie et avertissement, Notices, notes et variantes, bibliographie par Louis FORESTIER, Appendice, Bibliothèque de la Pléiade,”,”VARx-119-FL”
“MAURANDI Pietro”,”Il caso Graziadei. Vita politica e teoria economica di un intellettuale scomodo.”,”Pietro MAURANDI insegna storia del pensiero economico nelle Università di Cagliari e Sassari. Si è occupato della scuola classica inglese, in special modo di MALTHUS e RICARDO, del pensiero economico italiano, con particolare riferimento all’ opera di FERRARA e PARETO, del problema della trasformazione in MARX, della teoria economica di J.B. CLARK. Ha pubblicato una monogafia su Giuseppe TODDE, economista sardo allievo di Francesco FERRARA, e due saggi sul pensiero economico di GRAZIADEI. Economista e uomo politico, dirigente socialista nei primi anni del Novecento e nel 1921 co-fondatore del Partito comunista, dal quale venne presto espulso, GRAZIADEI (1873-1953) mantenne in tempi di ferro e di fuoco della guerra mondiale, del fascismo e dello stalinismo, una indipendenza di giudizio nella rivendicazione di una personale linea teorica, non solo nel campo politico ma anche in quello economico. La prima parte del libro ricostruisce la sua biografia politica, i rapporti con l’ Internazionale comunista, i discorsi parlamentari. Nella seconda parte si analizzano le teorie economiche che tentarono di conciliare il marxismo con elementi del pensiero neoclassico specie per quanto riguarda la concezione del mercato e della determinazione dell’ equilibrio. La figura di GRAZIADEI gioca un ruolo nel dibattito sulla revisione del marxismo, ma anche nel campo delle riflessioni critiche intorno alla teoria economica neoclassica tra le due guerre mondiali. Secondo Graziadei, scrive Maurandi, “”Marx e i suoi seguaci acritici non possono ammettere l’ aumento dei salari, perché essi concepiscono il profitto in termini di sopralavoro, cioè come differenza tra lavoro necessario e lavoro totale; per cui un aumento del salario non può che derivare da una riduzione del sopralavoro, cioè a spese del profitto. Ma tale circostanza può verificarsi solo in situazioni eccezionali e transitorie, per cui è giocoforza negare un aumento stabile dei salari. Poiché secondo Graziadei tale aumento è un dato incontrovertibile, un’ errata teoria del profitto priva Marx della possibilità di spiegare un fenomeno così rilevante dell’ economia capitalistica”” (pag 148)”,”TEOC-225″
“MAURANDI Pietro”,”Il caso Graziadei. Vita politica e teoria economica di un intellettuale scomodo.”,”Pietro MAURANDI insegna storia del pensiero economico nelle Università di Cagliari e Sassari. Si è occupato della scuola classica inglese, in special modo di MALTHUS e RICARDO, del pensiero economico italiano, con particolare riferimento all’ opera di FERRARA e PARETO, del problema della trasformazione in MARX, della teoria economica di J.B. CLARK. Ha pubblicato una monogafia su Giuseppe TODDE, economista sardo allievo di Francesco FERRARA, e due saggi sul pensiero economico di GRAZIADEI. Posizione di Graziadei in occasione della prima guerra mondiale: tra neutralismo e interventismo. “”Un’incrinatura evidente nei rapporti fra Graziadei ed il gruppo parlamentare socialista si manifesta allo scoppio della grande guerra a proposito del neutralismo del Partito socialista. In realtà egli non critica questa scelta, ma la formula turatiana “”né aderire né sabotare”” non è di quelle che piacciono a Graziadei. Gli sembra una scelta immobilista, fatta più per rispondere ad esigenze di unità interna al partito che per esprimere gli interessi della classe operaia. Egli è convinto che le sorti della guerra non siano indifferenti per la classe operaia; pensa che la prevalenza dell’uno o dell’altro schieramento, l’Intesa e la Triplice, non abbiano gli stessi effetti per il movimento operaio, che i paesi dell’Intesa rappresentino la parte più avanzata e più moderna dell’Europa mentre l’alleanza austro-tedesca esprime la parte più retrograda e reazionaria. Fedele alla sua impostazione del 1899 è convinto che il capitalismo dei paesi dell’Intesa è il più favorevole al miglioramento delle condizioni materiali delle classe operaia. Egli non chiede mai esplicitamente di abbandonare il neutralismo, ma chiede un ruolo più attivo del Partito socialista. Una volta che la guerra è iniziata – questa sembra essere la sua posizione – e una volta che si è scelto il “”non sabotare””, bisognerebbe spingersi più avanti e affermare l’interesse dei socialisti per la vittoria dell’Intesa, in nome degli interessi della classe operaia”” (pag 28-29)”,”PCIx-376″
“MAURER Georg Ludwig von”,”Einleitung zur Geschichte der Mark-, Hof-, Dorf- und Stadt – Verfassung und der öffentlichen Gewalt.”,”””Die gleiche Vertheilung, Verlosung und Einzännung hatte nicht blos in Deutschland selbst, sie hatte auch noch in der Römer-provinzen, nach ihrer Eroberung, auf eben dieselbe Weise statt.”” (pag 80)”,”STOS-132″
“MAURER Georg, a cura di Walfried HARTINGER Christel HARTINGER e Eva MAURER”,”Werke in zwei Bänden. Band I.”,”Georg Maurer (Reghin, 11 marzo 1907 – Potsdam, 4 agosto 1971) è stato un poeta e saggista tedesco. Biografia Figlio di un insegnante, nacque a Reghin, in Austria-Ungheria (ora in Romania), prima di trasferirsi in Germania nel 1926. Studiò storia dell’arte, germanistica e filosofia a Lipsia e Berlino fino al 1932. Fu soldato durante la seconda guerra mondiale. Dal 1955 fu docente, poi professore presso l’Istituto di letteratura Johannes R. Becher di Lipsia, dove ebbe una grande influenza sui poeti della scuola sassone. Morì a Potsdam e fu sepolto nel Südfriedhof di Lipsia.”,”GERS-034″
“MAURER Georg, a cura di Walfried HARTINGER Christel HARTINGER e Eva MAURER”,”Werke in zwei Bänden. Band II.”,”Georg Maurer (Reghin, 11 marzo 1907 – Potsdam, 4 agosto 1971) è stato un poeta e saggista tedesco. Biografia Figlio di un insegnante, nacque a Reghin, in Austria-Ungheria (ora in Romania), prima di trasferirsi in Germania nel 1926. Studiò storia dell’arte, germanistica e filosofia a Lipsia e Berlino fino al 1932. Fu soldato durante la seconda guerra mondiale. Dal 1955 fu docente, poi professore presso l’Istituto di letteratura Johannes R. Becher di Lipsia, dove ebbe una grande influenza sui poeti della scuola sassone. Morì a Potsdam e fu sepolto nel Südfriedhof di Lipsia.”,”GERS-035″
“MAURIAC Francois”,”Memoires politiques.”,”MAURIAC Francois era membro dell’ Academie Francaise. Mauriac (François), scrittore francese (Bordeaux 1885 – Parigi 1970). Appartenente a una famiglia della ricca borghesia provinciale, religiosa e conformista, Mauriac fu allievo dei marianisti del collegio di Caudéran e, dopo gli studi letterari compiuti a Bordeaux, si trasferì a Parigi, dove esordì nel 1909 con un libro di versi, Le mani giunte, seguito da Addio all’adolescenza (1911). Gli slanci e le ribellioni dell’adolescenza costituirono il tema, a sfondo autobiografico, dei primi romanzi, Il fanciullo incatenato (1913) e La toga pretesta (1914). Superata la prova della guerra, durante la quale venne anche ferito, ritornò al romanzo, ampliando i suoi orizzonti narrativi dai conflitti intimi dell’individuo alla famiglia e a tutta la vita provinciale, in uno stile nervoso e suggestivo: La carne e il sangue (1920), Il bacio al lebbroso (1922), opera di grande successo, Genitrix (1923), Il deserto dell’amore(1925), Thérèse Desqueyroux (1927), Destini(1928), Groviglio di vipere (1932), Il mistero Frontenac(1933). Contemporaneamente espresse le sue preoccupazioni di cattolico e i suoi problemi di scrittore in alcuni saggi: Il romanzo (1928), La vita di Jean Racine (1928), Sofferenze e felicità del cristiano (1931), Il romanziere e i suoi personaggi (1933). L’intensa attività del periodo successivo continuò, seppure in tono minore, sulla strada del romanzo (Angeli neri, 1936; Le vie del mare, 1938; La farisea, 1940), ma sfociò anche nel poderoso Diario (3 voll., 1934- 1940) e nella Vita di Gesù (1936). Col dramma Asmodea(1938) iniziò la sua collaborazione al teatro, continuata dopo la guerra con Amarsi male (1945), Passaggio del diavolo(1948) e Il fuoco sulla terra (1950). Già impegnato durante la guerra civile di Spagna contro le forze della reazione, fu tra i primi ad aderire alla Resistenza durante l’occupazione tedesca: prova ne sia la pubblicazione del Quaderno nero (1943), con lo pseudonimo di F OREZ. Dopo la Liberazione, oltre a qualche nuovo romanzo (Le Sagouin, 1951; Galigaï, 1952; L’agnello, 1954), diede soprattutto articoli politici, pubblicati nell’Express e nel Figaro, parte raccolti nel seguito del Diario (1950-1953), parte nel Bloc-Notes(1958, 1961). Tra le ultime opere critiche e autobiografiche figurano: Incontro con Barrès (1945), Du côté de chez Proust (1947), Memorie interne (1959) e Nuove memorie interne (1965). Nel 1964 scrisse un libro sul generale De Gaulle, di cui si fece strenuo difensore nei suoi articoli politici. Nel 1969 pubblicò il romanzo Un adolescente d’altri tempi (storia dell’ educazione sentimentale di un giovane, nel primo decennio del Novecento). Postuma è uscita la raccolta della sua corrispondenza con A. Gide, relativa agli anni 1912-1950. La parte più originale dell’opera di Mauriac rimane quella romanzesca. Partendo dal realismo ottocentesco e dalla tradizione psicologica classica, lo scrittore riesce profondamente originale per le descrizioni febbrili, allucinate, di ambienti provinciali soffocati, in cui si scatenano violente passioni. I suoi personaggi, divisi tra il peccato e il rimorso, trovano salvezza solo nella grazia divina. Cattolico convinto, Mauriac si dimostra decisamente anticonformista nel trattare i temi dell’ipocrisia borghese e dell’arido formalismo. Accademico di Francia dal 1933, ebbe il premio Nobel per la letteratura nel 1952. (RIZ)”,”FRAV-068″
“MAURIAC Francois”,”De Gaulle.”,”DE-GAULLE si pronuncia contro il progetto della Comunità Europea di Difesa (CED). (pag 187) Sull’ Unione Europea: “”la Comunità europea non potrà conservarsi e svilupparsi a fortiori, senza una cooperazione politica””. (pag 194) “”Non vogliamo l’ unione europea, se non con un’ integrazione a direzione sopranazionale! Non vogliamo l’ unione europea se l’ Inghilterra non ne fa parte! Non vogliamo l’ unione europea, se non si incorpora in una comunità atlantica!”” (pag 194)”,”FRAV-084″
“MAURICE COMTE DE SAXE (MAURIZIO CONTE DI SASSONIA)”,”Memoires sur l’art de la guerre. Nouvelle édition conforme è l’original, et augmentés du Traité des légions, ainsi que de quelques Lettres de cet illustre capitaine sur ses opérations militaires.”,”Maurìzio conte di Sassonia, detto Maresciallo di Sassonia. Figlio (Goslar 1696 – Chambord 1750) dell’elettore di Sassonia Federico Augusto I, poi Augusto II re di Polonia, e della contessa Aurora di Königsmarck, fu educato, fin da giovane, alla vita delle armi e combatté, tra il 1709 e il 1717, nelle Fiandre, in Polonia, in Pomerania e contro i Turchi; nel 1720 entrò al servizio della Francia. Nel 1726 la Dieta della Curlandia lo elesse duca, ma M. incontrò l’ostilità della Russia, che gli inviò contro un esercito; l’anno dopo fu pertanto costretto a lasciare il paese. Generale dell’esercito francese dal 1736, diede prova della sua capacità militare durante le guerre di successione polacca e austriaca: nel 1741 conquistò Praga, nel 1745 vinse a Fontenoy e nel 1746-47 occupò Namur, Lovanio, Malines, Charleroi e Berg-op-Zoom. Ritiratosi a vita privata nel 1748 (nel 1744 Luigi XV lo aveva nominato maresciallo di Francia), trascorse i rimanenti anni della sua vita nel castello di Chambord. (Trec)”,”QMIx-006-FSL”
“MAURIENNE”,”Il disertore. Torturatore o disertore: un bivio nella coscienza di ogni soldato in partenza per l’Algeria. Una drammatica testimonianza che la Francia non ha potuto conoscere.”,”‘Libro giunto anonimo all’editore francese e subito sequestrato dalla polizia di De Gaulle’ (pag 5) “”Il dottor B. è un vecchio progressista; che ha esercitato a lungo in Africa. Appena giunto in Algeria, durante la guerra, era rimasto disgustato dal razzismo dominante, che si rivelava perfino nei discorsi dei suoi più simpatici colleghi europei; essi non ne avevano più nemmeno coscienza. Prese posizione a modo suo: visite gratuite per i poveri e tre volte più care per i coloni. In tal modo si fece un mucchio d’amici musulmani, spesso fra i nazionalisti militanti. Fin dall’inizio della guerra in Algeria aveva protestato contro il principio della “”pacificazione”” e aveva avuto duri scontri con gli europei del posto, ricevendo minacce di morte sempre più precise”” (pag 47)”,”AFRx-085″
“MAURIN Joaquim”,”Hacia la segunda revolucion. El fracaso de la republica y la insurrecciòn de octubre.”,”MAURIN inizialmente su posizioni anarchiche, diede vita al BOC e fu uno dei fondatori del POUM. “”Ogni situazione rivoluzionaria – prosegue Lenin – non genera necessariamente una rivoluzione; ciò perché questa non si realizza sino a che il fattore soggettivo, ovvero, l’ inclinazione della classe rivoluzionaria per l’ azione rivoluzionaria, l’ inclinazione delle masse sufficientemente forti, per rompere o scuotere il vecchio Governo, che, anche nell’ apogeo della crisi, non “”cadrà se non so si farà cadere””””. (pag 169) Alianza Obrera nacque a Barcellona nel corso della primavera del 1933. Barcellona che politicamente era una provincia, dal punto di vista della lotta di classe e del movimento operaio, è stata un centro fondamentale.”,”MSPx-036″
“MAURÍN Joaquín”,”Revolución y contrarrevolución en España.”,”Il libro è stato scritto ‘a caldo’ (1934-35) nel corso degli avvenimenti rivoluzionari dell’Ottobre 1934. “”Marx, en su ‘Critica del Programma de Gotha’, se alzó indignado contra el resabio de las doctrinas de Lassalle que habia en aquella frase del Programma que decía que frente a la clase obrera “”todas las demás clases non forman más que una masa reaccionaria””. La Internacional Comunista ha llevado este principio más allá aún de lo que Lassalle hubiese pensado. Marx criticó la idea de que la sociedad se dividiá, matemáticamente, en dos campos: a un lado, la clase trabajadora, y al otro lado, todas las demás clases formando un bloque reaccionario. Lassalle, si bien era dialéctico – era un discípulo de Hegel – no había logrado dar a la diálectica el sentido materialista que Marx aplicó a toda su doctrina. La burguesía ha sido una fuerza revolucionaria con relación al feudalismo. La pequeña burguesía, en determinados momentos, puede ser un factor revolucionario que ayude a la clase trabajadora. Si Lenin no hubiera tenido en cuenta esta crítica de Marx, si él hubiera creído también que frente al proletariado las demás clases no forman más que una masa reaccionaria, la Revolución de octubre no hubiese triunfado nunca. A la victoria del proletariado ruso contribuyeron dos importantes fuerzas burguesas: los campesinos y el movimiento de liberación nacional. Sin estos dos apoyos, la Revolución rusa no existiría. Lenin dijo en 1915 – y porque lo creyó así pudo trionfar 1917 – que “”la revolución socialista en Europa ‘no puede’ ser otra cosa que una explosión de la lucha de masas de todos aquellos que están oprimidos y descontentos, sean quienes fueren. Sectores de la pequeña burguesía y de los obreros atrasados tomarán parte fatalmente. Sin su participación la lucha de masas es imposible, ninguna revolución es posible”””” [Joaquín Maurín, Revolución y contrarrevolución en España, 1966] (pag 112-113)”,”MSPG-253″
“MAURIN J.”,”L’anarcho-syndicalisme en Espagne.”,”Opuscolo critico nei contronti del movimento anarchico e dell’anarco-sindacalismo spagnolo Pubblicità in quarta di copertina delle pubblicazioni: – Internazionale Syndicale Rouge, rivista mensile – I.S.R. (quindicinale) edita dal Bureau dell’I.S.R. per i paesi latini in supplemento della ‘Vie ouvriere’, redazione Parigi.”,”ANAx-484″
“MAURINI Alessandro”,”Aldous Huxley. The Political Thought of a Man of Letters.”,”Alessandro Maurini lavora nell’Università di Torino. Compie ricerche nel campo del pensiero politico moderno e contemporaneo. ‘Notizie biografiche di Aldous Huxley Aldous Leonard Huxley (1894-1963) è stato uno scrittore e filosofo britannico, noto per i suoi romanzi distopici e le sue opere di saggistica. Nato a Godalming, nel Surrey, Huxley proveniva da una famiglia di intellettuali: suo nonno era il famoso biologo Thomas Henry Huxley, e i suoi fratelli Julian e Andrew Huxley divennero rispettivamente un biologo e un fisiologo di fama mondiale2. Huxley studiò a Eton e successivamente al Balliol College di Oxford, dove si laureò in letteratura inglese. Durante la sua carriera, pubblicò quasi 50 libri, tra cui romanzi, saggi, racconti brevi e poesie. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Il mondo nuovo”” (1932), una visione distopica del futuro, e “”Le porte della percezione”” (1954), un resoconto delle sue esperienze con la mescalina1. Huxley si trasferì negli Stati Uniti negli anni ’30 e visse a Los Angeles fino alla sua morte nel 1963. Fu nominato per il Premio Nobel per la Letteratura nove volte e fu eletto Compagno di Letteratura dalla Royal Society of Literature nel 1962. Era noto anche per il suo interesse per il misticismo filosofico e la parapsicologia’ 3 (f. copilot)”,”BIOx-015-FMB”
“MAURO Frederic”,”Storia dell’ economia mondiale, 1790-1970.”,”MAURO Frederic professore nell’ Università di Parigi X. Indebitamento cinese. “”La Cina, ha bisogno di capitali in due modi. Da una parte nei “”porti aperti”” agli europei, i quali fanno eseguire dei lavori pubblici che permettono loro di installarsi (rete stradale, acqua, elettricità) e creano case di commercio, costruiscono ferrovie, coltivano miniere. Dall’altra il governo cinese ha bisogno di denaro sia per investire sia per fare la guerra. Nel 1894-95, ad esempio, la Cina è sconfitta dal Giappone. Essa deve pagare una indennità di guerra di 700 milioni di franchi. Nel 1895 s’ indebita con la Russia per 400 milioni, contro la concessione della Transmanciuriana. Nel 1897 chiede un prestito ad un gruppo finanziario anglo-tedesco, garantito da una parte dei gettiti delle dogane marittime. Nel 1901 c’è la rivolta dei Boxers. Gli europei intervengono; la Cina è battuta. Col trattato del 1901 essa promette una indennità di 1.700 milioni di franchi. Per pagarla, il governo cinese è costretto a ancora una volta a chiedere prestiti. (…)””. (pag 161)”,”ECOI-164″
“MAURO Frédéric, edizione italiana a cura di Ottavio BARIE'”,”L’ espansione europea: 1600 – 1870.”,”””Altri conoscitori della vita dell’ Estremo Oriente hanno dato spiegazioni di questo fatto, allora e successivamente. L’ essere vissuto tre secoli dopo i primi missionari in CIna non ha impedito a un nostro contemporaneo, il padre Cadière, di dare sulla famiglia e la religione dei paesi annamiti spiegazioni assai sfumate che meritano di essere comprese. Secondo lui, la famiglia, in Estremo Oriente, non comprende soltanto i vivi, ma anche i morti. Punto di grandissima importanza perché, per la sua stessa composizione, la famiglia in senso lato è essenzialmente religiosa e comprende i membri soprannaturali. Gli antichi greci si inorgoglivano di essere imparentati con gli dei. Presso gli annamiti il più povero dei contadini, il più miserabile dei coolies può dire altrettanto””. (pag 319)”,”EURE-050″
“MAURO Walter a cura; antologia di scritti di GIRAUDOUX BERNANOS MAURIAC ARAGON CHAMSON MALRAUX VERCORS DECOUR BRUCKBERGER EMMANUEL TARDIEU ELUARD THOMAS CAMUS SARTRE SAINT-EXUPERY GUEHENNO MORGAN CRIEL CALET PERSE AMROUCHE MARITAIN SUPERVIELLE GIDE ISAAC GARCON DE-BEAUVOIR VILDRAC AURY MARTIN-CHAUFFIER SOUPAULT”,”La resistenza nella letteratura francese. Dalla 2° guerra mondiale all’Algeria.”,”Contiene: ‘Dichiarazione sul diritto all’insubordinazione nella guerra d’Algeria’ (pag 460) Scritti di GIRAUDOUX BERNANOS MAURIAC ARAGON CHAMSON MALRAUX VERCORS DECOUR BRUCKBERGER EMMANUEL TARDIEU ELUARD THOMAS CAMUS SARTRE SAINT-EXUPERY GUEHENNO MORGAN CRIEL CALET PERSE AMROUCHE MARITAIN SUPERVIELLE GIDE ISAAC GARCON DE-BEAUVOIR VILDRAC AURY MARTIN-CHAUFFIER SOUPAULT”,”FRAV-130″
“MAURO Ezio”,”L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione.”,”San Pietroburgo ha cambiato nome tre volte dopo la fondazione da parte di Pietro il Grande nel 1703. Nel 1914 con la Prima guerra mondiale si cancella il termine ‘burg’ troppo tedesco e la città è ribattezzata Pietrogrado. Nel 1924 con la morte di Lenin il nome cambia in Leningrado. nel 1991 con la caduta dell’Urss, si torna a San Pietroburgo. I russi e in particolare i suoi abitanti la chiamano ‘Piter’. Prima della rivoluzione d’Ottobre in Russia vigeva il calendario giuliano, con una differenza di 13 giorni rispetto al calendario gregoriano in vigore in Occidente. Con un decreto, il governo bolscevico ha introdotto il calendario gregoriano dal 1° febbraio 1918 che è diventato 14 febbraio. (Nota redazionale) Ezio Mauro è stato dal 1996 al 2016 direttore di ‘Repubblica’.”,”RIRx-184″
“MAURO Walter a cura; antologia di scritti di GIRAUDOUX BERNANOS MAURIAC ARAGON CHAMSON MALRAUX VERCORS DECOUR BRUCKBERGER EMMANUEL TARDIEU ELUARD THOMAS CAMUS SARTRE SAINT-EXUPERY GUEHENNO MORGAN CRIEL CALET PERSE AMROUCHE MARITAIN SUPERVIELLE GIDE ISAAC GARCON DE-BEAUVOIR VILDRAC AURY MARTIN-CHAUFFIER SOUPAULT”,”La resistenza nella letteratura francese. Dalla 2° guerra mondiale all’Algeria.”,”Questo volume contiene un ampio studio critico e una vasta documentazione sull’evolversi della cultura francese dal 1939, al tempo dei primi attentati hitleriani al mondo libero, fino al 1960, l’anno in cui la drammatica tensione con l’Algeria ha nuovamente posto gli intellettuali di Francia di fronte alle proprie responsabilità civili e umane. La parte antologica contiene scritti inediti in Italia sull’occupazione nazista della Francia di Giraudoux, Bernanos, Mauriac, Aragon, Malraux, Vercors, Emmanuel, Eluard, Camus, Sartre, Saint-John Perse, Maritain, Supervielle, Gide, Simone de Beauvoir, tra gli altri. La seconda parte, dedicata alla guerra d’Algeria, contiene testimonianze di scrittori francesi e algerini e parti di opere, di scrittori di varie tendenze, sequestrate recentemente in Francia (1961). L’autore, Walter Mauro, è nato a Roma, dove ha svolto attività di giornalista e di scrittore. Dedicatosi fin dagli inizi alla saggistica e alla critica militante, ha già pubblicato un volume di studi intitolato ‘Leopardi e la luna’ e un’inchiesta sul romanzo italiano di largo raggio e di vaste proporzioni che ha ottenuto una buona accoglienza dal pubblico e dalla critica. Mauro si può considerare uno dei maggiori critici e saggisti del nostro tempo. (“,”FRAV-003-FGB”
“MAURO Ezio”,”La mummia di Lenin.”,”Ezio Mauro, direttore de ‘La Stampa’ dal 1992 al 1996, e de ‘La Repbblica’ dal 1996 al 2016, ha scritto vari libri tra cui ‘Lo scrittore senza nome. Mosca 1966: processo alla letteratura’ (2021). Stalin e lo spirito di clan georgiano. “”C’era in più qualcosa che durerà nel tempo: lo spirito georgiano del clan, i legami intrecciati delle famiglie, i vincoli di gruppo nati nell’illegalità e per questo sacri ed eterni. E un’abitudine al segreto, soprattutto al sospetto, comunque all’ombra, anzi all’oscurità: una doppia natura abituata a un registro ambivalente, passando intatta dal buio alla luce, dalla rapina alla diligenza al governo del Paese, dall’assalto al banco dei pegni o al treno dell’oro alle stanze imperiali del Cremlino. Portando come risultato un’inclinazione costante alla clandestinità, un’ossessione permanente per la vigilanza, il senso quasi fisico e animalesco del pericolo, il sentimento dell’inevitabilità delle trame, sia come arma d’offesa sia come minaccia da cui difendersi. Questo spiega la prudenza di Stalin nel Bjuro e nel Sovnarkom (Consiglio dei Commissari del popolo dell’Unione Sovietica), negli anni di Lenin. Era sbarcato dalla criminalità all’istituzione, bene così. Inutile inseguire Trotzskij nella fascinazione della sua cultura, nel magnetismo oratorio dei comizi notturni al Circo Moderno, nell’eleganza concettuale della scrittura, dov’era irraggiungibile e sembrava saperlo: con un’attenzione rivolta a se stesso come se ogni volta si osservasse dalla platea (dove arrivavano ad applaudirlo i suoi figli) mentre agiva sul palco della rivoluzione, affiancando il pensiero all’azione, ma anche la boria all’intelligenza. Meglio aspettarlo qui, nel centro del centro del comando – ragiona Stalin -, dentro l’apparato del partito dove s’incontrano e si riconoscono i quadri di ogni provincia e di qualsiasi livello, dove nascono e si custodiscono relazioni e alleanze, si scambiano debiti e crediti politici, e dove prima o poi ogni scelta rilevante deve passare. Il luogo politico del ragno, con la pazienza della tartaruga, il veleno del serpente. Dando intanto a Lenin ciò che in quei primi anni cercava in Stalin, fermezza, durezza, tenacia, astuzia. Ilic coglieva questi tratti nel commissario alle Nazionalità, e sapeva sfruttarli come qualità. Gli altri in Stalin scorgevano solo “”mediocrità”” politica e inerzia burocratica, come Trotzskij o, addirittura, come Nikolaj Sakharov, vedevano in lui appena “”una macchia grigia””, indistinta. Ma Lenin, talvolta, si era accorto di quel lampo di un istante negli occhi, che improvvisamente sembravano gialli: e non poteva sapere a cosa Soso-Koba-Stalin in quel momento stava pensando. Così, quando nell’aprile 1922 l’XI Congresso del Partito comunista introduce la carica di segretario generale, il nome di Stalin avanzato da Zinoviev non desta alcun allarme. Nessuno pensa che si debba eleggere un leader, che c’è già, indiscusso, ed è naturalmente Lenin: si tratta di nominare un coordinatore del Bjuro, che amministri le faccende interne sgombrando il tavolo di lavoro del capo del governo, risponda alle domande della periferia del partito, segua con attenzione il divenire della nomenklatura politica allargata nelle Russie sterminate, istruisca le pratiche tenendo sempre sotto controllo il polso del paese. (…) E nello stato maggiore, quasi mimetizzato nel corpo del partito, incolore come l’apparato, silenzioso in seconda fila, abituato a eseguire senza pretendere è pronto Stalin, che a quarantadue anni sembra tagliato, modellato e smussato dal partito su misura per quella carica tecnica. Nessuna riserva esplicita: solo chi conosce bene Lenin legge come un colpo di riequilibrio la sua risposta a Molotov che critica Trotzskij: “”La lealtà del compagno Trotzskij nei rapporti interni di partito è superiore a ogni sospetto”””” (pag 96-98) [Ezio Mauro, ‘La mummia di Lenin’, Feltrinelli editore, Milano, 2025]”,”LENS-335″
“MAUROIS André”,”Storia degli Stati Uniti.”,”André MAUROIS (pseud di Emile HERZOG) è nato a Elbeuf nel 1885 da una famiglia di grandi industriali alsaziani israeliti emigrati in FR. La sua vocazione letteraria si manifestò subito dopo la 1° GM. Si è dedicato alla biografia ottenendo grandi consensi di critica e di pubblico. Nel 1938 è entrato a far parte dell’ Academie Francaise.”,”USAG-005″
“MAUROIS André”,”La vie de Disraeli.”,”Disraeli (Benjamin), politico e scrittore (Londra 1804-1881), figlio di Isaac D’Israeli. Di carattere eccentrico, come tutti i giovani aristocratici romantici di allora, tentò in un primo tempo la carriera letteraria; dopo i primi insuccessi, ebbe qualche fortuna con il suo romanzo Vivian Grey (1826). Tra il 1828 e il 1831 compì un lungo viaggio attraverso la Spagna, l’Italia e il Levante; si dedicò poi alla vita politica, presentandosi come candidato radicale a un’elezione parziale nel 1832, ma non fu eletto. Passò quindi al partito tory, giustificando il voltafaccia in una serie di brillanti pamphlets politici in cui proclamava la sua fede in un conservatorismo progressivo. Eletto ai comuni nel 1837 riuscì a imporsi rapidamente, anche se i suoi atteggiamenti teatrali e la sua pomposa eloquenza erano estranei al temperamento britannico, e nonostante egli avesse sempre ostentato con fierezza la sua origine ebraica. Si separò tosto da Peel e formò il movimento della ‘Giovane Inghilterra’ di cui espose le idee in tre romanzi politici: Coningsby”,”UKIx-046″
“MAUROIS André”,”De Proust a Camus.”,”André MAUROIS era membro dell’ Academie Francaise”,”VARx-038″
“MAUROIS André”,”Historie parallele. Historie des Etats-Unis de 1917 à 1961.”,”MAUROIS André dell’ Accademia Francese. “”La Corte Suprema avendo dichiarato illegale il NIRA del generale Johnson, ed i suoi codici, la collaborazione degli affari con il governo presto finì. Un controllo severo la sostituì. Molte leggi limitarono le ore di lavoro, si opposero al lavoro infantile e stabilirono un salario minimo. Fu vietato ai manufatturieri di trattare certi clienti con favoritismo; tutti i ribassi dovevano essere giustificati da una reale economia sul prezzo di costo. La marima mercantile e le linee aere furono sottomesse al controllo dello Stato federale. Il primo New Deal aveva incoraggiato le associazioni industriali; il secondo riprese la lotta contro i monopoli.”” (pag 181)”,”USAS-109″
“MAUROIS André ARAGON”,”Histoire parallele. Tome 4. Conversations avec qualques américain éminents. Apercus donnés par quelques Sovietique éminents.”,”Interviste a A J.K. GALBRAITH E. BLACK J. CONANT R. HUTCHINS F.M. HECHINGER P. WHIPPLE I.I. RABI R.P. FEYNMAN P. DOBZHANSKI R. WILKINS J. SWEENEY L. BERNSTEIN MICKELSON D. DUBINSKY A.F. BURNS C. ABRAMS A. FLEISHER H. MUMFORD JONES B. CATTON S.G. STROUMLINE P.P. LOBANOV N.V. ORLOV N.I. BLOKHINE V.A. KOUTCHERENKO I.A. KAIROV S.P. TOLSTOV V.S. EMELIANOV A.V. TOPTKHIEV .I.P. FRANTSEV E.M. JOUKOV.”,”RAIx-150″
“MAUROIS André”,”Voltaire.”,”””Più tardi (Voltaire) raffreddò un poco il suo entusiasmo: “”Credevo nella mia gioventù che Newton avesse avuto fortuna a causa dei suoi grandi meriti. Mi figuravo che la corte e la città di Londra lo avessero nominato per acclamazione Gran Maestro del Tesoro del Regno. Non fu così. Isaac Newton aveva una nipote molto bella, la signorina Conduit, che piacque molto al Gran Tesoriere Halifax. Il calcolo infinitesimale e la gravitazione, non sarebbero serviti a niente senza la sua bella nipote””””. (pag 49)”,”FILx-270″
“MAUROIS André”,”Chateaubriand.”,”Francois-René de CHATEAUBRIAND (Saint-Malo 1768 Parigi 1848) scrittore francese dopo la Rivoluzione emigrò in Inghilterra. Tornato in Francia nel 1800 ebbe rapporti con NAPOLEONE ma si guastarono rapidamente. Legittimista e cattolico ottenne dopo la restaurazione una posizione politica eminente: pari di Francia, ambasciatore e ministro. La sua personalità influenzò la letteratura romantica. ‘Il genio del Cristianesimo’ apparve nel momento del risveglio religioso in Francia (letteratura al servizio della fede). Scrisse anche l’ autobiografia ‘Memorie d’ oltretomba’. “”Senza culto non hai governo. Dopo un esercito vittorioso, non conosco miglior alleato che la gente che dirige le coscienze in nome di Dio. I conquistatori abili non si battono mai con i preti. Li si può contenere e servirsi di essi volta a volta. Questa è, per quanto di dica il contrario, la buona filosofia (…). Così pensavano Cicerone, Pompeo e Cesare, che si fecero nominare pontefici supremi. Tutti questi uomini sono della vostra famiglia, che ereditò da essi grandi qualità e deve imitarli in tutto”” (1). Il cinismo è sempre impolitico. Molto schietto e acuto per parlare così, Bonaparte era, nello stesso tempo, legato quanto basta alla realtà per comprendere che la Francia avrebbe seguito essendo cristiana e cattolica””. (pag 118)”,”FRAD-046″
“MAUROIS André”,”Napoleón.”,”MAUROIS André, scrittore, è autore di saggi e biografie. “”Il dispotismo nascente fu subito notevolmente rafforzato dalla centralizzazione totale dell’ amministrazione. I prefetti (parola attinta dalla storia romana, come console), sottoprefetti e giudici erano nominati dal governo. Parigi rimase sottomessa a un regime speciale sotto la vigilanza di un prefetto di polizia. I pericoli di un potere così forte e senza controllo non tardarono molto a sorgere evidenti. Nel 1800 la moderazione del tiranno mitigava gli effetti della tirannia.”” (pag 78)”,”FRAN-064″
“MAUROIS André ARAGON Louis”,”Histoire parallèle. Tome IV. Conversations avec quelques américains éminents [Maurois] – Aperçus donnés par quelques soviétiques éminents.”,”””Maurois. Dans quelle mesure la télevision a-t-elle une influence sur la politique? Mickelson [président de CBS] La question a deux aspects. Influence sur les méthodes, sur le mécanisme politique et influence sur les votants. Sur les méthodes, l’influence est énorme. Tout le mécanisme des campagnes est transformé. L’influence sur les électeurs est plus difficile è estimer. C’est un fait que, depuis la TV, les Américains votent davantage; l’interêt a augmenté. Les statistiques ne laissent aucun doute. Maintenant sont-ils assez intéressés pour réfléchir plus sérieusement aux question exigées, je n’en sais rien””. (pag 119)”,”RAIx-289″
“MAUROIS André”,”Prométhée ou La vie de Balzac. I.”,”André Maurois de l’Académie françoise. “”Entre Faust et Prométhée, j’aime mieux Prométhée”” (Balzac) [‘Avant de travailler au ‘Père Goriot’, Balzac avait publié chez Mme Béchet, dans les ‘Scènes de la Vie parisienne’, le début d’une étrange et belle histoire: ‘La Fille aux Yeux d’Or’, qu’il termina en 1835. A cette nouvelle assez courte, épisode de l”Histoire des Treize’, il faut attacher grande importance. Voici pourquoi. Elle commence par un brillant essais sur Paris, «vaste champ incessamment remué par une tempête d’intérêts» où l’on rencontre, non des visages, mais des masques. «Masques de faiblesse, masques de force, masques de misère, masques de joie, masques d’hypocrisie; tous exténués, tous empreints des signes ineffaçables d’une haletante avidité. Que veulent-ils? De l’or, ou du plaisir?» (1). Dans cet enfer, «où tout fume, tout brûle, tout brille, tout bouillonne, tout flambe, s’évapore, s’éteint», Balzac distingue cinq classes: ‘le monde qui n’a rien’, l’ouvrier, le prolétaire, le boutiquier; puis, deuxième groupe: ‘le monde qui a quelque chose’, commerçants en gros, employés, clercs, en un mot, le bourgeois. Que veut le bourgeois? «Le briquet du garde national, un immuable pot-au-feu, une place décente au Père-Lachaise et, pour sa vieillesse, un peu d’or légitimement gagné» (2). Troisième cercle de cet enfer «qui peut-être un jour aura son Dante», les avoués, avocats, médicins, notaires, tout confesseurs de cette société qu’ils méprisent. Quatrième cercle: le monde des artistes, visages noblement brisés,mais brisés, assasinés par les rivalités, les calomnies. Enfin, cinquième cercle, l’aristocratie, la haute propriété, les salons aérés, dorés, le monde riche, oisif, renté. Là rien de réel. La politesse couvre un mépris continuel. La vanité règne, et l’ennui. Une vie creuse modèle des visages de carton «cette physionomie des riches où grimace l’impuissance, où se reflète l’or et l’où l’intelligence a fui» (3). C’était, en quelques pages, une fresque géante, poussée au noir, mais admirable. Ce mouvement excessif de Paris, continuait Balzac, profite à quelques êtres privilégiés (…)’ (pag 351-352)] [(1) Balzac: ‘La Fille aux Yeux d’Or’, ‘Pléiade’, t. V, p. 255; (2) ibid., t. V, pp. 261, 267; (3) Ibidem] Parigi, “”un vasto campo costantemente mosso da una tempesta di interessi”””,”BIOx-318″
“MAUROIS André”,”Storia d’Inghilterra.”,”Ritratto di Cromwell (pag 417)”,”UKIx-128″
“MAUROIS André”,”Storia degli Stati Uniti.”,”Andrè Maurois pseudonimo di Emile Herzog nato nel 1885, allievo del filosofo Alain. Nelle opere storiche Maurois moltiplica le prospettive psicologiche sul comportamento e sull’evoluzione degli uomini e dei popoli…”,”USAG-006-FL”
“MAUSS Marcel a cura di DI-DONATO Riccardo”,”I fondamenti di un’antropologia storica.”,”I fondamenti di un’antropologia storica è una raccolta di saggi costruita a sostegno di un’ipotesi interpretativa che identifica nella nozione di civiltà un risultato importante, soprattutto per gli esiti che determina nel lavoro degfli storici. MAUSS-M si espresse nella forma del contributo breve e non sistematico e privilegiò l’intervento critico sull’opera altrui come momento di elaborazione del proprio pensiero. Lo studioso fu coinvolto nell’impresa fondativa della scuola sociologica francese, la redazione dell’ “”Année Sociologique””, tenne per un quarantennio l’insegnamento di Storia dielle Religioni dei popoli non civilizzati e partecipò in modo appassionato alla vicenda politica del suo tempo. Il volume mostra profonda interrelazione tra gli aspetti della vita intellettuale e politica dell’antropologo francese.”,”SCIx-080″
“MAUSS Marcel, a cura di Riccardo DI-DONATO”,”I fondamenti di un’antropologia storica.”,”Marcel Mauss (1872-1950), nipote di Émile Durkheim, contribuì con la sua opera al superamento della rigidezza metodologica dell’école sociologique française e alla sua apertura ad una particolare antropologia. I suoi studi più noti sono tradotti, con una importante introduzione di Claude Lévi-Strauss, nel volume Teoria generale della magia e altri saggi. Riccardo Di-Donato insegna Antropologia del mondo antico nell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: Gli uomini, le Società, le Civiltà. Uno studio intorno all’opera di Marcel Mauss, Per una antropologia storica del mondo antico.”,”TEOS-066-FL”
“MAUSS Marcel”,”Teoria generale della magia e altri saggi.”,”Marcel Mauss (1872-1950), nipote di Émile Durkheim, contribuì con la sua opera al superamento della rigidezza metodologica dell’école sociologique française e alla sua apertura ad una particolare antropologia. I suoi studi più noti sono tradotti, con una importante introduzione di Claude Lévi-Strauss, nel volume Teoria generale della magia e altri saggi. Marcel Mauss nacque a Epinal nel 1872. Alla Sorbona, a partire dal 1900, insegnò storia delle religioni indiane e quindi storia delle religioni dei popoli primitivi. Morì a Parigi nel febbraio 1950.”,”TEOS-067-FL”
“MAUTINO Aldo, a cura di Norberto BOBBIO”,”La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce. Con uno studio sull’autore e la tradizione culturale torinese da Gobetti alla Resistenza di Gioele Solari.”,”Croce e l’azione in Marx “”Egli [Croce] proponeva ormai una prospettiva critica. “”Nell’opera di Marx, c’è una filosofia e c’è un complesso di consigli pratici””. “”Delle due parti, quale merita maggiore considerazione?”” “”E, caduta la prima sotto i colpi della critica, la seconda è anch’essa distrutta?”” (26). Per parte sua, e nel rispondere alla prima quistione, egli non esitava a dare principale rilievo a quello che denominava il “”complesso di consigli pratici””. Gli sembrava che il Marx avesse avuto personalità interessi tendenze, e che di conseguenza avesse svolto opera precipuamente di uomo politico. Il suo pensiero scientifico, diretto a creare un nuovo metodo di rivoluzione sociale, gli appariva anch’esso sottomesso presso che interamente all’azione. Persino molte proposizioni filosofiche e storiche, l’intendimento delle quali gli era parso finora ignoto o dubbio, riteneva che potessero ricevere da questo punto di vista nuova luce. Così le soluzioni fornite ai problemi gnoseologico, e della religione, della vita sociale, della famiglia, si rivelavano, a suo parere, espressione delle tendenze pratiche di ‘rivoluzionari’ che si proponevano non di interpretare variamente il mondo, sì di cambiarlo. Che la filosofia hegeliana fosse stata capovolta dal marxismo prendeva appunto questo significato: che la filosofia, contemplazione della vita quale essa è, e di cui l’hegelismo pretendeva di essere l’ultima e definitiva manifestazione, fosse stata sostituita dall’attività pratica rivoluzionaria, creatrice e rinnovatrice della vita quale essa deve essere. Solo in questo senso, i lavoratori intesi come la nuova classe politica sorta sulla rovina del mondo feudale capitalistico, potevano considerarsi, secondo le parole dell’Engels, gli eredi della filosofia classica tedesca””. [Aldo Mautino, La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce, 1953] (pag 164-165) [(26) ‘Conversazioni’, I, pp. 282-83, 297-300; e ‘Materialismo storico’, pp. 58, 165]”,”CROx-045″
“MAUVILAIN-GUILLOT Barbara COURTOIS Jocelyn SARRAZIN Didier-Henri a cura”,”Les pôles européens de développement: sept profils différents.”,”Jean BERGOUGNOUX presidente del GERI Liguria. “”La classe “”médio-italienne”” regroupe des régions d’Italie intermédiaires entre la plaine du Pô et le Sud de la péninsule. Ces régions se distinguent de la classe axiale par une part très élévée des plus de soixante-cinq ans dans la population (20,1%) et une part très faible des moins de vingt-cinq ans (24.7%). Cette population a un taux de natalité très faible de 7.4 (per mille) et est très moyennement active (48, 6%). (…) Le PIB par habitant atteint près de 21.000 écus, presque autant que dans la classe axiale. Deux régions du pôle de développement italien appartiennent à cet ensemble, le Piémont et la Ligurie. La structure économique de la région de Gênes semble plus tournée vers le tertiaire que vers l’industrie, mais ce sont des services fournis à l’industrie de l’arrière-pays.”” (pag 119)”,”EURE-091″
“MAWDSLEY Evan”,”The Stalin years. The Soviet Union 1929-1953.”,”Evan MAWDSLEY è Reader in Modern History nell’Università di Glasgow.”,”RUSU-239″
“MAWDSLEY Evan MUNCK Thomas”,”Computing for Historians. An Introductory Guide.”,”Evan Mawdsley is Reader and Thomas Munck is Senior Lecturer in the Department of Modern History at the University of Glasgow. List of figures, Listr of tables, Preface, Appendix: I) The Gorbals census dataset, II) CD-ROM and on-line historical bibliographies, Glossary, Select bibliography, index,”,”STOx-040-FL”
“MAWDSLEY Evan”,”The Russian Revolution and the Baltic Fleet. War and Politics, February 1917 – April 1918.”,”Evan Mawdsley is Senior Lecturer in The Department of Modern History in the University of Glasgow. He has written a book on the Baltic fleet in the Russian Revolution as well as a history of the ensuing Civil War. List of Illustrations, Preface, List of Abbreviations, Conclusion, Appendices: 1. Baltic Fleet Personnel, 2. Baltic Fleet Order of Battle, 3. Democratic Organisations, Bibliography, Index, notes,”,”RIRO-096-FL”
“MAWDSLEY Evan”,”The Stalin years. The Soviet Union, 1929-1953.”,”Evan Mawdsley is a Reader in modern History at the University of Glasgow. Introduction, conclusion, selected documents, bibliographical essay”,”STAS-018-FL”
“MAWDSLEY Evan e Margaret”,”Blue Guide. Moscow and Leningrad.”,”Evan Mawdsley is a university teacher specializing in modern Russian history. He was educated in America at Haverford College, and later received a Ph.D. from the University of London’s School of Slavonic and East European Studies. Margaret Mawdsley died of cancer in 1984, at the age of 36. Graduating with an M.A. (Hons.) in Russian from Aberdeen University, she became a teacher of foreign languages. Note on the Second Impression, Biographical Note, Preface, Notes on History and Culture, Glossary of Architectural and Historical Terms, n.16 Maps, foto, illustrazioni, Index,”,”RUSx-222-FL”
“MAXE Jean”,”De Zimmerwald au Bolchevisme ou Le triomphe du marxisme pangermaniste. Essai sur le menées internationalistes pendant la guerre, 1914-1920.”,”MAXE Jean “”Cependant, Lénine avait immédiatement proposé son assistance révolutionnaire. “”La république des soviets ayant offert une alliance à l’Allemagne, l’Entente annonça qu’elle considérait cette alliance comme un cas de guerre et renforcerait le blocus”” (Caussy, Humanité, 1° nov. 1919). Jusque-là, les chefs bolcheviks s’étaient contentés de la propagande. “”Ils ont combattu l’Allemagne avec l’arme la plus redoutable du monde: la propagande, seule arme contre laquelle l’épée est finalement impuissante”” (1), écrit John Reed, le meneur communiste américain. Maintenant, il importait d’agir plus efficacement encore. Dès le lendemain de l’armistice, l’un des principaux commissaires du peuple, Karl Radek, annonça en termes menaçants qu’une armée rouge de plusieurs millions d’hommes irait sur le Rhin rétablir la situation de l’Allemagne et écraser les Alliés (2). Effectivement, le 11 novembre , l’armée rouge, sur l’ordre de Trotsky, commençait l’offensive contre les pays de la Baltique et la Pologne, tands que les Allemands, en cédant le terrain, abandonnaient sur place leru matériel, favorisant ainsi l’avance révolutionnaire. “”La période des grandes batailles va commencer””, dira bientôt Pilsudski. En effet, c’est de ce moment que date la grande activité de l’armée bolchevique.”” (pag 127-128)”,”INTT-258″
“MAXIMOV Grigori Petrovich”,”Lenin’s Terror within the Party.”,”Grigori Petrovich MAXIMOV (1893-1950) era un anarchico sindacalista russo. Dopo aver compiuti studi sacerdotali, andò a Pietroburgo dove si laureò in agronomia alla Accademia Agricola nel 1915. Si unì come studente al movimento rivoluzionario e fu un attivo propagandista. Dopo la rivoluzione del 1917 si arruolò nell’ Armata Rossa. Si oppose all’ utilizzo dell’ esercito per operazioni interne di polizia e fu condannato a morte. Nel 1918 pubblicò un giornale anarco-sindacalista Golos Truda. Divenne una figura principale di NABAT (l’ organizzazione anarchica ucraina, organizzata da VOLIN). Fu imprigionato dai bolscevichi in occasione della rivolta di Kronstadt, nel 1921. Venne espulso dalla Russia assieme a VOLIN e altri. Centro: il minimo di errori. “”L’ 11° convegno del partito fu l’ ultimo a cui Lenin fu presente. Lì tutte le opposizioni erano svanite eccetto l’ Opposizione Operaia, che era stata abbastanza attiva nel periodo tra i due convegni. La sua ribellione contro la ‘Nuova Politica Economica’ (NEP) di Lenin aveva, l’ abbiamo già visto, provocato una minaccia di armi automatiche. L’ Opposizione Operaia presentò una protesta all’ Internazionale Comunista, di conseguenza il Comitato Centrale guidato da Lenin spinse a fondo violentemente sull’ 11° Convegno. Ciò che esasperò Lenin e la più alta burocrazia del partito fu la richiesta di limitare i diritti autocratici del Comitato Centrale, specialmente il suo controllo nella collocazione dei membri del partito. “”Se il Comitato Centrale, disse Lenin, è privato del diritto di nominare i membri del partito, non sarà in grado di dirigere e plasmare la politica del partito. Sebbene commettiamo errori qui e là nel ricollocare la gente, ancora una volta mi assumo la responsabilità di dire che il Politburo del Comitato Centrale fa solo il minimo di errori. Ciò da parte nostra non sono semplici fanfaronate.”” (pag 13)”,”PARx-028″
“MAXTON James”,”Lenin.”,”””Il nome dato al nuovo giornale fu ‘Iskra’ (La scintilla), e venne deciso che un’altra pubblicazione, rivolta agli aspetti più teorici del socialismo e intitolata ‘Zarya’ (L’aurora) sarebbe stata edita sotto la stessa direzione. Una dichiarazione del Comitato di redazione dei due giornali dava una chiara idea di quale politica doveva essere perseguita: noi socialdemocratici russi dobbiamo combinare e dirigere tutti i nostri sforzi verso la formazione di un forte Partito che dovrà condurre la lotta sotto la bandiera unita della Socialdemocrazia rivoluzionaria. Questo è precisamente il compito che fu sottolineato dal Congresso del 1898, in cui nacque il Partito Operaio Socialdemocratico Russo e che pubblicò il suo Manifesto”” (pag 49-50)”,”LENS-307″
“MAXWELL Neville”,”L’ India e la Cina: storia di un conflitto. (Tit.orig.: India’s China war)”,”Neville MAXWELL è un australiano ma è nato al Londra nel 1926. Ha studiato alla McGill University e a Cambridge. Entrato al Times come corrispondente dall’ estero nel 1955 ha passato tre anni nell’ ufficio di Washington quindi è stato inviato a New Delhi come corrispondente dall’ Asia meridionale. Nel 1967 la School of Oriental ad African Studies di Londra gli ha dato l’ incarico di scrivere questo libro. Attualmente (1973) lavora presso l’ Institute of Commonwealth Studies, Oxford University. “”Se il desiderio di togliere un po’ di foga alla richiesta che facevano i politici di un’ azione militare immediata contro la Cina contribuì a dirigere su Goa l’ attenzione del governo, questo calcolo fallì, provocando un ritorno di fiamma. La facile vittoria sui portoghesi incoraggiava naturalmente la speranza di un successo egualmente notevole contro i cinesi. Il giornalista indiano che paragonò l’ attacco di Goa “”al calpestare un topo in cucina, quando alla porta c’è una tigre””, non lamentava il destino del topo ma biasimava il governo perché non uccideva anche la tigre. La supposizione che la rapidità con cui fu portata a termine l’ operazione di Goa rispecchiasse la buona forma da combattimento delle truppe indiane (invece del fatto che i portoghesi non avevano opposto resistenza) confermava le assicurazioni del governo sulle buone condizioni dell’ esercito indiano.”” (pag 250)”,”INDx-076″
“MAXWELL Neville”,”L’India e la Cina: storia di un conflitto.”,”Naville Maxwell è australiano, ma è nato a Londra nel 1926. Ha studiato alla McGill University e a Cambridge. Entrato nel The Times come corrispondente dall’estero nel 1955 ha passato tre anni nell’ufficio di Washington. Nel 1959 è stato inviato a Nuova Delhi come corrispondente dell’Asia meridionale. Nel 1967 la School of Oriental and African Studies a Londra gli ha dato un incarico che gli ha permesso di scrivere questo libro. Attualmente lavora presso l’Institute of Commonwealth Studies, alla Oxford University.”,”ASIx-011-FL”
“MAY Arthur A.”,”La monarchia asburgica.”,”Nato nel 1889 a Rochdale (Pennsylvania), Arthur May conseguì il dottorato nell’Università della Pennsylvania nel 1925 e per quasi 40 anni, fino al 1964, anno del suo ritiro insegnò come professore di storia nella Università di Rochester. E’ morto nel 1968. Ha pubblicato opere di storia dell’Austria, dell’Europa dell’età di Metternich, della Vienna di Francesco Giuseppe, dell’Europa del XX secolo. Ervin Szabó (pag 522-523) “”Il progresso industriale ungherese fu accompagnato dal sorgere del socialismo. Lo sviluppo di questo movimento in Ungheria assomiglia per molti aspetti a quanto avvenne in Austria, fatte le debite proporzioni, s’intende, per il numero più ristretto della classe lavoratrice nella terra magiara. Il socialismo ungherese ebbe i suoi inizi verso la fine degli anni sessanta, ma subì delle restrizioni dopo la rivoluzione di Parigi del 1871 e limitazioni maggiori, in senso assoluto, intorno agli anni ottanta attraverso leggi simili a quelle emanate in Austria e in Germania. La nascita formale del movimento socialista ungherese avvenne nel 1890, ed il programma Hainfeld, adottato dai socialisti austriaci nell’anno precedente, venne ripreso come proprio dalla socialdemocrazia ungherese, la cui ‘leadership’ era formata da intellettuali in gran parte israeliti. Tanto in Austria che in Ungheria il partito socialista era dilaniato da lotte dottrinali. Secessioni e purghe erano ricorrenti e nel 1913 il partito fu sottoposto ad un completo sconquasso. Capo dell’ala rigidamente marxista era Ervin Szabó, che tradusse ‘Das Kapital’ di Marx ed altri testi della letteratura del socialismo scientifico in lingua magiara. Szabó considerava della massima importanza l’acquisizione alla causa socialista non solo dei lavoratori dell’industria ungheresi, ma anche delle masse rurali sottosviluppate; i suoi seguaci furono i capi della repubblica comunista ungherese del 1919, che ebbe breve durata. La stampa socialista, abilmente diretta, sosteneva gli interessi della classe lavoratrice, auspicava la riforma elettorale ed una legislazione sociale, esercitava una dura critica sulla politica ufficiale delle minoranze opponendosi all’economia capitalistica, all’alta burocrazia ed alla chiesa – tutto ciò, s’intende, entro gli stretti limiti consentiti dalle severe leggi sulla stampa. Il principale quotidiano socialista «Népszava» venne ripetutamente sequestrato per aver violato le norme che regolavano la stampa ed i suoi direttori vennero multati. Alle elezioni generali del 1905 candidati socialisti furono presentati in oltre cento collegi elettorali, e durante il susseguente conflitto costituzionale il ministero contrario alla coalizione concesse alla propaganda socialista una libertà maggiore di quanta ne avesse mai avuta prima. Ma quando si giunse ad un accordo tra la coalizione e la monarchia le leggi sulla stampa e sulle pubbliche riunioni vennero nuovamente applicate con severità contro i socialisti”” [Arthur A. May, La monarchia asburgica, Bologna, 1973] (pag 522-523)”,”AUTx-043″
“MAY Arthur A.”,”La monarchia asburgica, 1867-1914.”,”Arthur J. May (1899-1968) insegnò come professore di storia nella Università di Rochester. Tra la sua produzione scientifica ricordiamo: «The Passing of the Habsburg Monarchy, 1914-1918′ (1966), che rappresenta la continuazione del volume che qui presentiamo, e inoltre «The Age of Metternich» (1933), «Vienna in the Age of Franz Joseph» (1966), «Europe since 1939» (1966). “”Il progresso industriale ungherese fu accompagnato dal sorgere del socialismo. Lo sviluppo di questo movimento in Ungheria assomiglia per molti aspetti a quanto avvenne in Austria, fatte le debite proporzioni, s’intende, per il numero più ristretto della classe lavoratrice nella terra magiara. Il socialismo ungherese ebbe i suoi inizi verso la fine degli anni sesanta, ma subì delle restrizioni dopo la rivoluzione di Parigi del 1871 e limitazioni maggiori, in senso assoluto, intorno agli anni ottanta attraversi leggi simili a quelle emanate in Austria e Germania. La nascita formale del movimento socialista ungherese avvenne nel 1890, ed il programma Hainfeld, adottato dai socialisti austriaci nell’anno precedente, venne ripreso come proprio dalla socialdemocrazia ungherese, la cui leadership era formata da intellettuali in gran parte israeliti. Tanto in Austria che in Ungheria il partito era dilaniato da lotte dottrinali. Secessioni e purghe erano ricorrenti e nel 1913 il partito fu sottoposto ad un completo sconquasso. Capo dell’ala rigidamente marxista era Ervin Szabó, che tradusse ‘Das Kapital’ di Marx ed altri testi della letteratura del socialismo scientifico in lingua magiara. Szabó considerava della massima importanza l’acquisizione alla causa socialista non solo dei lavoratori dell’industria ungheresi, ma anche delle masse rurali sottosviluppate; i suoi seguaci furono i capi della repubblica comunista ungherese del 1919, che ebbe breve durata. La stampa socialista, abilmente diretta, sosteneva gli interessi della classe lavoratrice, auspicava la riforma elettorale ed una legislazione sociale, esercitava una dura critica sulla politica ufficiale delle minoranze opponendosi all’economia capitalistica, all’alta burocrazia ed alla chiesa – tutto ciò, s’intende, entro gli stretti limiti consentiti dalle severe leggi sulla stampa. Il principale quotidiano socialista «Népszava» venne ripetutamente sequestrato per aver violato le norme che regolavano la stampa ed i suoi direttori vennero multati. Alle elezioni generali del 1905 candidati socialisti furono presentati in oltre cento collegi elettorali, e durante il susseguente conflitto costituzionale il ministero contrario alla coalizione concesse alla propaganda socialista una libertà maggiore di quanta ne avesse mai avuta prima. Ma quando si giunse ad un accordo tra la coalizione e la monarchia le leggi sulla stampa e sulle pubbliche riunioni vennero nuovamente applicate con severità contro i socialisti”” (pag 522-523) [Arthur A. May, La monarchia asburgica, 1867-1914, Il Mulino, Bologna, 1991] Szabó, Ervin. – Sociologo e scrittore ungherese (Szlanica 1877 – Budapest 1918); introdusse in Ungheria le teorie di Marx ed Engels e combatté le tendenze revisionistiche. Della rivoluzione ungherese del 1848-49 cercò di dare un’interpretazione marxista (Társadalmi és pártharcok a 48-49 – es magyar forradalomban “”Conflitti sociali e di partito nella rivoluzione ungherese del 1848-49″”, 1921). (Trecc) After 1905, he began to move away from social democracy towards revolutionary syndicalism, and translated the work of Karl Marx and Friedrich Engels into Hungarian. He wrote articles for socialist journals Die Neue Zeit and Le Mouvement socialiste. He became associates with Georges Sorel, Karl Kautsky, Franz Mehring, Georgi Plekhanov, and later, with Hubert Lagardelle. He became a leader of the Hungarian anti-war movement during the First World War. (Wikip) ‘Ungheria perché ti voglio parlare della Biblioteca Ervin Szabo di Budapest. In pochi la conoscono perché lontana dalle solite mete turistiche e dalla strada passa quasi inosservata, se non fosse per le dimensioni del palazzo. In realtà questa biblioteca custodisce un segreto che non è nemmeno nominato dalla Lonely Planet, ovvero un’ala Neo-Barocca che incanta chiunque ci entri. La storia. L’edificio dove ora ha sede la biblioteca si chiamava Palazzo Wenckheim perché voluto dal Conte Frigyes Wenckheim, un famoso aristocratico che visse alla fine del XIX secolo e facente parte del Parlamento. Inoltre Wenckheim era un importante costruttore e possedeva anche un palazzo nel quartiere Pest. A contribuire alla costruzione di Palazzo Wenckheim fu Arthur Meinig e a lui si deve la creazione dell’architettura neo-barocca. Dopo la morte del conte, il palazzo rimase di proprietà della famiglia Wenckheim per 15 anni, invece dal 1919 divenne museo e punto di ritrovo per giornalisti e politici. Nel 1911 divenne direttore della biblioteca Ervin Szabo, per questo l’edificio porta il suo nome. Viene infatti ricordato perché la sua idea era quella di creare una libreria pubblica, aperta a tutti, includendo anche un’area dedicata ai bambini’ (ilmondoattraversoalice.com)”,”UNGx-001-FV”
“MAYAUD Jean-Luc a cura; saggi di Maurice AGULHON Karen OFFEN Michele RIOT-SARCEY Raymond HUARD Pierre LEVÊQUE Matthias MIDDELL Laurent CLAVIER Louis HINCKER Jacques ROUGERIE Dolf OEHLER Francis DEMIER Mark TRAUGOTT Jacqueline LALOUETTE Jean-Luc MAYAUD Frederic CHAUVAUD Jean-Jacques YVOREL Jean-Claude FARCY Peter McPHEE Vincent ROBERT Yannick MAREC Yves BENOT Nelly SCHMIDT Yvette KATAN Christophe CHARLE Philippe HENRY Heinz-Gerbard HAUPT Bernard MICHEL Dan BERINDEI Bonnie S. ANDERSON John BELCHEM Maria-Manuella TAVARES RIBEIRO Simonetta SOLDANI introduzioni dei temi di Jean EL-GAMMAL Claude-Isabelle BRELOT Alain CORBIN John M. MERRIMAN”,”1848. Actes du colloque international du cent cinquantenaire, tenu à l’Assemblée nationale à Paris, les 23-25 février 1998.”,”Saggi di Maurice AGULHON Karen OFFEN Michele RIOT-SARCEY Raymond HUARD Pierre LEVÊQUE Matthias MIDDELL Laurent CLAVIER Louis HINCKER Jacques ROUGERIE Dolf OEHLER Francis DEMIER Mark TRAUGOTT Jacqueline LALOUETTE Jean-Luc MAYAUD Frederic CHAUVAUD Jean-Jacques YVOREL Jean-Claude FARCY Peter McPHEE Vincent ROBERT Yannick MAREC Yves BENOT Nelly SCHMIDT Yvette KATAN Christophe CHARLE Philippe HENRY Heinz-Gerbard HAUPT Bernard MICHEL Dan BERINDEI Bonnie S. ANDERSON John BELCHEM Maria-Manuella TAVARES RIBEIRO Simonetta SOLDANI introduzioni dei temi di Jean EL-GAMMAL Claude-Isabelle BRELOT Alain CORBIN John M. MERRIMAN”,”QUAR-067″
“MAYDA Giuseppe”,”Norimberga, 1946-1966.”,”””Il barone Konstantin von Neurath, ex ministro degli esteri e ‘Reichprotektor’ di Boemia e Moravia, è stato catturato dai francesi il 6 maggio, nella sua abitazione: “”Sono io. Vi aspettavo””, dice. Walther Funk, ex ministro dell’Economia, lo hanno rintracciato i russi a Berlino l’undici maggio consegnandolo subito, inesplicabilmente, al comando inglese. Quattro giorni dopo, il 15, è stata la volta di Ernst Kaltenbrunner, l’ultimo capo della Gestapo: si era rifugiato sulle montagne austriache, ad Alt Aussee, con l’intenzione, come aveva detto ad Eichmann, di “”organizzare un gruppo partigiano per fare la guerriglia””. L’otto maggio un incrociatore canadese, mentre naviga al largo delle coste dell’Olanda, intima l'””alt!”” a una motovedetta rapida della ‘Kriegsmarine’ che inalbera la bandiera della Croce Rossa. Con i segnali di bordo l’unità tedesca trasmette all’incrociatore: “”Trasportiamo feriti e viveri””. I canadesi bloccano ugualmente la motovedetta e a bordo, nascosto sotto il ponte trovano Arthur Seyss-Inquart, ex governatore dell’Olanda, che ritorna via mare da un incontro con Dönitz per la resa immediata dei Paesi Bassi. Arrestato, confessa che voleva raggiungere la Norvegia: “”Ho avuto la sfortuna dalla mia. Dovevo partire ieri ma il mare in tempesta me lo ha impedito””, dice l’uomo che, per la sua partecipazione all’annessione dell’Austria, gli inglesi definiscono “”iil cavallo di Troia del nazismo””. Fritz Sauckel, ex capo dell’organizzazione del lavoro coatto in Germania, è stato arrestato a Kiel: era vestito da marinaio e aveva comprato una barca a vela arruolando tre ragazzi per andare a pesca. Hermann Göring, ex comandante della Luftwaffe, lo hanno preso il nove maggio i soldati della 36° divisione a Zeller am See, presso Salisburgo (Austria), dove si trovava dal 21 aprile.”” (pag 31-32)”,”GERN-156″
“MAYDA Giuseppe a cura”,”La battaglia d’Inghilterra.”,”””La discussa partecipazione dell’Italia alla battaglia d’Inghilterra. L’aviazione militare italiana partecipò alla battaglia d’Inghilterra dal settembre 1940 all’aprile 1941. Il 10 settembre 1940 fu costituito i CAI (Corpo Aereo Italiano), su ordine di Mussolini, con lo specifico incarico di bombardare la Gran Bretagna. In due aeroporti del Belgio vennero inviati il 13° stormo da bombardamento con 38 apparecchi, il 43° stormo da bombardamento con 37 apparecchi, il 56° stormo da caccia ed una squadriglia da ricognizione. Tutti questi velivoli, però, mancavano di attrezzature contro le formazioni di ghiaccio e per il volo senza visibilità. La sera del 24 ottobre 1940 gli aerei italiani attaccarono gli impianti portuali di Harwich, perdendo tre velivoli. Altro bombardamento fu compiuto su Ramagate. In due mesi, fino al gennaio 1941, il CAI impiegò 102 aerei contro le isole britanniche (ma mai contro Londra) e lanciò, complessivamente, 55 tonnellate di bombe. La caccia compì 1596 voli. Il CAI fu richiamato in Italia il 15 aprile 1941. Secondo Churchill, le operazioni aeree italiane contro l’Inghilterra si limitarono ad una sola incursione, avvenuta l’11 novembre 1940, quando «un raggruppamento di bombardieri italiani, scortati da circa sessanta caccia, tentò di bombardare convogli alleati sulla Medway. Furono intercettati dai nostri caccia, che abbatterono otto bombardieri e cinque caccia. Questa fu la prima e l’ultima volta che essi intervennero negli affari di casa nostra»”” (pag 95)”,”QMIS-047-FV”
“MAYDA Giuseppe”,”Ebrei sotto Salò. La persecuzione antisemita, 1943-1945.”,”‘Ne fossero o no coscienti, i fascisti erano stati gli anticipatori del campo di sterminio’ (Piero Caleffi, ‘Si fa presto a dire fame’, Roma, 1955) (in apertura) “”Con gli anni Trenta Mussolini diventa filosemita e filosionista. È l’epoca in cui Hitler sale al potere in Germania, avvenimento che il duce vede con sospetto, anche se la stampa italiana ha l’ordine di esaltarlo come “”un trionfo fascista””. Così parlando con Ludwig, ne approfitta per attaccare indirettamente l’ideologia hitleriana sul piano dell’antisemitismo che, dal 1923, è stato il cavallo di battaglia del nazionalsocialismo e delle destre tedesche. “”Il razzismo””, dice Mussolini all’autore dei ‘Colloqui’, “”è una stupidaggine”””” (pag 13) Giuseppe Mayda è nato nel 1925 a Santa Margherita Ligure (Genova). Giornalista della ‘Stampa’ di Torino, si occupa di storia del nazismo e del fascismo. È autore di una biografia di Giap (Novara 1975), di un libro sul processo di Norimberga ai capi del Terzo Reich (Milano, 1966) e con Nicola Tranfaglia dell’antologia ‘Come ci hanno visti’ (Milano 1965) sulla seconda guerra mondiale.”,”ITAF-400″
“MAYENBURG Ruth von”,”Hotel Lux.”,”Hotel Lux per vent’annni dimora degli alti funzionari del Comintern e dei capi comunisti stranieri, in esilio a Mosca: Togliatti, Gramsci, Tito, Ho Chi Minh, Gottwald, Ulbricht, Bela Kun, Thorez, Rakosy, Ciu En-lai, Carrillo, Sorge e altri grandi nomi del comunismo internazionale. La Mayenburg, aristocratica per nascita ma comunista di fede, visse per sette anni al Lux assieme al marito Ernst Fischer leader del PC austriaco.”,”RUST-147″
“MAYER Gustav”,”Friedrich Engels. La vita e l’opera.”,”Gustav MAYER nacque nel 1871. Dopo aver svolto attività giornalistica si dedicò per anni alla raccolta e alla pubblicazione dei documenti riguardanti la storia del movimento operaio e socialista in Germania. Tali ricerche erudite culminarono nel 1934 con la pubblicazione della grande biografia di Friedrich ENGELS in due volumi presso l’editore Nijhoff dell’Aja, di cui apparve nel 1938 una edizione inglese ridotta. In seguito al nazismo, M. trascorse gli ultimi anni della sua vita in esilio, in Inghilterra dove morì nel 1938. Ha lasciato un volume di ricordi pubblicato nel 1949.”,”MAES-006″
“MAYER Paul”,”Die Geschichte des sozialdemokratischen Partei-archivs und das Schicksal des Marx-Engels-Nachlasses.”,”La storia degli archivi del Partito socialdemocratico e il lascito delle opere di MARX ENGELS, di Paul MAYER”,”MGEx-019″
“MAYER Jean-Paul”,”Rand, Brookings Harvard et les autres. Les prophetes de la strategie des Etats-Unis.”,”Jean-Paul MAYER è un ex-allievo dell’ Ecole navale, promozione 1962, ingegnere del genio atomico, si è molto interessato alle questioni strategiche. Ha il brevetto dell’ Ecole superieure de guerre navale, ed è titolare di un DEA e di un dottorato in scienze politiche. Ha esercitato funzioni operative tra le quali due comandi in mare. Poi ha lasciato il servizio. E’ attualmente dirigente in una grande società aeronautica. Nel 1986 ha pubblicato con lo pseudonimo di Paul IORCETE, in collaborazione con Jean-Pierre CLERC: ‘Duel USA-URSS dans l’espace’ e nel 1995 ‘Dieu de colère’ all’ADDIM. E’ autore di una monografia della battaglia di Pavia e di articoli sulla strategia nucleare e sul conflitto nell’ex-Jugoslavia.”,”USAP-022″
“MAYER Kurt B.”,”Classi e società.”,”MAYER è professore di sociologia nella Brown University.”,”USAS-069″
“MAYER Arno J.”,”The Furies. Violence and Terror in the French and Russian Revolutions.”,”Arno J. MAYER è professore emerito di storia alla Princeton University.”,”FRAR-213″
“MAYER Arno J.”,”Il potere dell’ Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale.”,”Arno J. MAYER, nato in Lussemburgo, si è laureato all’ Università di Yale. Ha insegnato alle Università Columbia, Brandeis, Harvard e dal 1961 è professore di storia all’ Università di Princeton. Ha scritto anche un volume sulla ‘Soluzione finale’ (1990). Burocrazia statale. “”Le burocrazie non erano istituzioni politicamente neutrali, ma strumenti di perpetuazione del sistema, anche quando promuovevano la modernizzazione. Questa tendenza congenita favoriva l’ elemento feudale in seno all’ apparato statale. Oltre ad essere conservatori per origini e addestramento, i burocrati lo divenivano in grazia della funzione; e la loro mentalità ed i loro interessi professionali li predisponevano alla routine ed alla circospezione. (…)”” (pag 164) Esercito. “”I militari occupavano tuttora, anche simbolicamente, il centro dello scheletro d’ acciaio burocratico, tanto più che la crescita spropositata degli eserciti permanenti e delle riserve richiedeva un numero di ufficiali sempre maggiore””. (pag 164) Nobili. “”Nell’ intero periodo dal 1871 al 1914 gli Junker contarono per poco meno del 25 per cento dei ministri del governo statale prussiano a Berlino, ed i nobili per quasi il 75 per cento. Ai vertici dell’ apparato amministrativo prussiano queste percentuali salivano ancora””. (pag 167) Proprietà terriera. “”Fino al 1914, lo “”scheletro d’ acciaio”” delle società politiche d’ Europa restò massicciamente feudale e nobiliare. Malgrado le considerevolissime differenze da nazione a nazione, e da costituzione a costituzione, tutti i regimi esibivano significative somiglianze di famiglia. E tale affinità aveva probabilmente le sue radici, innanzitutto e soprattutto, nella perdurante importanza, in tutta Europa, degli interessi terrieri e della società rurale.”” (pag 172)”,”EURx-183″
“MAYER S.L. a cura”,”The Russian War Machine, 1917-1945.”,”La flotta di Stalin. “”In ogni caso, il Giappone non aveva alcun desiderio di imbarcarsi in una guerra del Pacifico con una Russia ostile alle sue spalle, e nel 1941 fu negoziato il patto di neutralità dal ministro degli esteri giapponese Matsuoka fu sufficiente a tenere la Russia neutrale fino agli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale. La gigantesca marina militare sovietica che Stalin tentò di creare fu unica nell’ essere progettata senza un pensiero coerente o una dottrina strategica. In termini puramente industriali fu una grande realizzazione, ma in ogni altro senso essa causò sforzi diplomatici, dispendio di energie e spese che potevano essere dedicate a scopi migliori. Così molto di quello che era necessario fu tralasciato per sostenere i sogni ridicoli di una potenza navale mondiale, e le cui conseguenze per la marina sovietica furono pagate quotidianamente.”” (pag 153)”,”RUST-112″
“MAYER Gustav, a cura e postfazione di Hans-Ulrich WEHLER”,”Radikalismus, Sozialismus und bürgerliche Demokratie.”,”MAYER Gustav è nato nel 1871 figlio di un commerciante ebreo. Studente a Berlino e a Friburgo, è stato quindi commercianti di libri antichi e giornalista alla Frankfurter Zeitung, quindi insegnante privato, professore all’ Università di Berlino. Durante il nazismo è emigrato a Londra ed è morto in esilio nel 1948. Ha scritto la biografia di Engels e ‘J.B. von Schweitzer und die Sozialdemokratie’ (1909) , ha curato le opere di Lassalle e ha scritto ‘Bismarck e Lassalle’ (1928). “”Bekanntlich gelang es Bebel und Liebknecht in Sommer 1869, eine Reihe der tüchtigsten und einflußreichsten Mittglieder des Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins, wie Bracke, Geib, Spier, Yorck u.a. mit beträchtlichem Anhang auf ihre Seite hinüberzuziehen. Zu dem Kongreß in Eisenach, auf dem man sich gemeinsam konstituieren wollte, erschien auch Sonnemann, um wie in Nürnberg auch hier Beschlüsse zu verhindern, die für das Fortbestehen des organischen Bündnissen zwischen Volkspartei und Arbeiterbewegung gefährlich werden könnten. Diesmal jedoch unterlag der kluge Rechner dem Feuergeist sines alten Feindes Lassalle. Denn die vom Allgemeinen Deutschen Arbeiterverein herübergekommenen Elemente verweigerten stürmisch ihren Beitritt zu einer Organisation, die den Klassenstandpunkt auch nur irgendwie bemäntelte, und Bebel und Liebknecht sahen sich gezwungen, wollten sie nicht ein mit unendlicher Mühe angebahntes Unternehmen scheitern lassen, darein zu willigen, daß man sich ausdrücklich als sozialdemokratische Arbeiterpartei auftat.”” (pag 154)”,”MGEx-182″
“MAYER Gustav, a cura di Hans-Ulrich WEHLER”,”Arbeiterbewegung und Obrigkeitsstaat. (Movimento operaio ed autorità statale)”,”Dedica vari capitoli a Lassalle, al rapporto Marx – Lassalle, alla questione Marx e il bolscevismo, Engels e la guerra mondiale. Un capitolo è dedicato a Wilhelm Liebknecht. “”Auch eine “”kleine Anekdote””, die Wilhelm Liebknecht, der in Lassalles letzer Zeit sich viel in seiner Umgebung bewegte, am 12. Juni 1864 Karl Marx übermittelte, bestätigt uns, wie überzeugt Lassalle gewesen sein muß, daß Bismarck gar nichts anderes übrigbleiben werde, als auf die proletarischen Kräfte zurückzugreifen, die er eben zu organisieren in Begriffe war. “”Vor seiner Abreise””, so berichtet an Marx sein zuverlässiger Beobachter, “”gab er uns ein Abendessen, zu dem zwanzig Arbeiter eingeladen waren. Am Schluß hielt er eine Rede gegen die Bourgeoisie.”” (pag 116)”,”MGEx-185″
“MAYER Gustav”,”Friedrich Engels. A Biography.”,”Riferimenti alle crisi economiche (pag 122-123; 135; 151; 153; 168; 190; 230, 257 “”The Universal Exhibition which was to be held in London in 1851 seemed to Engels to be infinitely more significant than all the diplomatic and party congresses on the Continent. It displayed side by side all the productive forces of modern industry. It was an exhibition of the material produced in the midst of the decaying capitalist system, but destined for the construction of a new social order. The ‘bourgeoisie’ was building its Pantheon when its glory was already on the wane. A new phase of the trade cycle had begun in 1850: if it followed the same course as that of 1843-1847, a crisis would arise in 1852. The discovery of the Californian gold mines meant more than a mere increase in gold production; it was also a stimulus to world capital to seek new channels. Most of the Californian gold flowed to New York. Through the growing interest in transatlantic shipping, and the cutting of the Panama Canal, New York was becoming the centre of speculation and therefore the centre of the next big slump. Even if many companies were ruined, there would still remain the shipping lines which connected Australia, New Zealand, Singapore, China, and America, and which went round the world in a little as four months. Engels published these speculations in the ‘Revue’.Although he thought it probable that America would win the economic hegemony of the civilised world, he still believed that England was “”the demiurge of the ‘bourgeois’ cosmos””. Even the economic crisis which produced revolutions on the Continent would (he thought) always have their causes in England”” (pag 122-123) [Gustav Mayer, ‘Friedrich Engels. A Biography’, London, 1936] “”L’Esposizione Universale che si sarebbe tenuta a Londra nel 1851 sembrò a Engels infinitamente più significativa di tutti i congressi diplomatici e di partito sul continente, mettendo in mostra tutte le forze produttive dell’industria moderna. la materia prodotta nel mezzo del sistema capitalista in decadenza, ma destinata alla costruzione di un nuovo ordine sociale: la “”borghesia”” stava costruendo il suo Pantheon quando la sua gloria era già in declino: una nuova fase del ciclo commerciale era iniziata nel 1850: se seguisse lo stesso corso del 1843-1847, nel 1852 sarebbe sorta una crisi. La scoperta delle miniere d’oro della California significava più di un semplice aumento della produzione d’oro, ma era anche uno stimolo per il capitale mondiale a cercare nuovi canali. La maggior parte dell’oro californiano scorreva a New York: attraverso il crescente interesse per le spedizioni transatlantiche e il taglio del Canale di Panama, New York stava diventando il centro della speculazione e quindi il centro prossimo grande crollo. Anche se molte aziende sarebbero state rovinate, resterebbero comunque le linee di navigazione che collegavano Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Cina e America, e che hanno fatto il giro del mondo in poco meno di quattro mesi. Engels pubblicò queste riflessioin sulla “”Revue””. Sebbene credesse probabile che l’America avrebbe raggiunto l’egemonia economica del mondo civilizzato, credeva ancora che l’Inghilterra fosse “”il demiurgo del cosmo borghese””. Anche la crisi economica che ha prodotto rivoluzioni nel continente avevano sempre (pensava) le loro cause in Inghilterra “”(pag 122-123) [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936] “”He was still convinced that the next economic crisis would bring it the world revolution. In his office he read a constant stream of information about the cotton market – crop estimates and price movements. Chained as he was in Manchester, he welcomed anything that looked liked a storm signal. At the end of July 1851, he informed Marx that the bottom was going to fall out of the market”” (pag 135) Engels considerava le crisi economiche come uno dei più potenti agenti di cambiamento politico “”In his ‘Sketch for a Critique of Political Economy Engels had declared that the law of competition which brought about crises was not a philosophical principle, but simply a law of nature. At that time he had asserted that crises recurred at intervals of from five to seven years, and that each must be more universal and more paralysing than the last. He had added that the English proletariat would put up with only one more. The ‘Communist Manifesto’ declared that the measures used by the ‘bourgeoisie’ to counteract a crisis only produced greater and more universal crises – a dictum which was only an expansion of the idea already expressed in the ‘Sketch for a critique’. As we know, Engels regarded economic crises as one of the most powerful agents of political change. In 1850 he first hazarded the conjecture that the enormous growth in the means of production would bring about crises separated only by short periods of partial recovery. In Harney’s ‘Democratic Review’ he spoke of the various reverses which had been luckily compensated by the opening of new markets, or by the improved exploitation of old markets through diminution of the costs of production. But that, too, had, he said, “”a limit. There are no more new markets to open. When we see that although it is impossible to find new markets, the capitalist system is constantly forced to increase production, it is obvious that the domination of the factory-owners has reached its end. What then? Universal ruin and chaos, say the Free Traders. Social revolution and the dictatorship of the proletariat, say we””. When Engels returned to business, he expected that the next crisis would come in the following year. When it had not come by the end of February 1852, he blamed the opening-up of the Dutch colonies, tariff reductions in various countries, and the fall in the price of cotton. Some months later he was puzzled, and began to wonder whether the boom, which did not look like coming to an end, should not be credited with a fairly long life. He referred Marx to the unexpected elasticity of the market in the East Indies, the “”confusion introduced by California and Australia””, the cheapness of most raw products and industrial products, and the absence of speculation. But still he tried to cling to his previous forecast: half a year more or less, he thought, would not make much difference. (…) Al last, in 1857, the event for which he had waited with such impatience occurred. In the second half of that year the first real world crisis shook the foundations of the economic system which had during the last ten years expanded the productive forces of the world at an unparalleled speed. Engels was certain that there would be a terrific crash. All the elements of one were ready to hand: the intensity and universality of the depression and the implication in it of the propertied and ruling classes. He mocked the English for calmly relying on the soundness of their home market and the prosperity of their industry, without noticing that it was their investments on the Continent and in the USA which had caused the speculative boom. In September 1856 excessive speculation in Germany had created an alarming shortage of capital. Engels correctly saw this as merely a prelude to the storm. When the slump came he wrote to Marx, it would mean a ‘Dies Irae’ of unheard of severity: “”the whole of European industry ruined, all markets glutted, all the propertied classes involved, the ‘bourgeoisie’ completely bankrupt, terrific wars and utter chaos””. He did not care if this was a little delayed. If the financial crisis grew in intensity throughout the winter, he expected still more deadly effects when it broke out in the spring”” (pag 151-153) [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936] “”Nel suo”” Schizzo per una critica dell’economia politica “”Engels aveva dichiarato che la legge della concorrenza che causava crisi non era un principio filosofico, ma semplicemente una legge della natura. A quel tempo aveva affermato che le crisi si ripetevano ad intervalli di cinque a sette anni, e ognuno deve essere più universale e più paralizzante del precedente.Aveva aggiunto che il proletariato inglese ne sopporterebbe solo uno.Il “”Manifesto comunista”” dichiarò che le misure usate dalla “”borghesia”” per neutralizzare una crisi ha prodotto solo crisi più grandi e più universali – un detto che era solo un’espansione dell’idea già espressa nello “”Schizzo per una critica”” .Come sappiamo, Engels considerava le crisi economiche come uno dei più potenti agenti di cambiamento politico. Nel 1850 in primo luogo azzardò la congettura che l’enorme crescita dei mezzi di produzione avrebbe portato a crisi separate solo da brevi periodi di parziale recupero. Nella “”Rassegna democratica”” di Harney egli parlò di rovesci che erano stati fortunatamente compensati dall’apertura di nuovi mercati o dal miglioramento dello sfruttamento dei vecchi mercati attraverso la diminuzione dei costi di produzione. Ma anche questo, ha detto, ha “”un limite. Non ci sono più nuovi mercati da aprire. Quando vediamo che anche se è impossibile trovare nuovi mercati, il sistema capitalista è costantemente costretto ad aumentare la produzione, è ovvio che il dominio dei padroni di fabbrica è giunto alla fine. Che dire? Rovina e caos universale, dicono i Free Traders. La rivoluzione sociale e la dittatura del proletariato, diciamo noi “”. Quando Engels tornò agli affari, si aspettava che la prossima crisi sarebbe arrivata l’anno successivo. Quando non arrivò alla fine del febbraio 1852, accusò l’apertura delle colonie olandesi, le riduzioni tariffarie in vari paesi e la caduta del prezzo del cotone. Alcuni mesi dopo fu sconcertato e cominciò a chiedersi se al boom, che non sembrava finire, non si dovesse attribuire una vita abbastanza lunga. Ha riferì a Marx sull’inaspettata elasticità del mercato nelle Indie Orientali, la “”confusione introdotta dalla California e dall’Australia””, l’economicità della maggior parte dei prodotti grezzi e dei prodotti industriali e l’assenza di speculazioni. Ma provò ancora ad aggrapparsi alla sua previsione precedente: un anno e mezzo più o meno, pensò, non avrebbe fatto molta differenza. (…) Infine, nel 1857, avvenne l’evento per il quale aveva atteso con tale impazienza. Nella seconda metà di quell’anno la prima crisi del mondo reale ha scosso le fondamenta del sistema economico che negli ultimi dieci anni ha espanso le forze produttive del mondo a una velocità senza precedenti. Engels era certo che ci sarebbe stato una terribile crollo. Tutti gli elementi erano già a portata di mano: l’intensità e l’universalità della depressione e le implicazioni in essa delle classi possidenti e dominanti. Ha preso in giro gli inglesi per contare con calma sulla solidità del loro mercato interno e la prosperità della loro industria, senza notare che sono stati i loro investimenti nel continente e negli Stati Uniti a causare il boom speculativo. Nel settembre del 1856 un’eccessiva speculazione in Germania aveva creato un’allarmante penuria di capitale. Engels ha visto correttamente questo come un semplice preludio alla tempesta. Quando arrivò il crollo, scrisse a Marx, significherebbe un ‘Dies Irae’ di inaudita severità: “”l’intera industria europea ha rovinato, tutti i mercati hanno ingoiato, tutte le classi possidenti coinvolte, la ‘borghesia’ completamente in bancarotta, guerre terrificanti e totale caos “”. Non gli importava se questo era un po ‘in ritardo. Se la crisi finanziaria crebbe di intensità durante l’inverno, si aspettava effetti ancora più mortali quando scoppiò in primavera “”(pag 151-153) [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. Una biografia “”, Londra, 1936] In nota Opere C. quando C. parla di Engels e del ‘ciclo lungo’ si potrebbe aggiungere questa citazione in inglese: “”When Engels returned to business, he expected that the next crisis would come in the following year. When it had not come by the end of February 1852, he blamed the opening-up of the Dutch colonies, tariff reductions in various countries, and the fall in the price of cotton. Some months later he was puzzled, and began to wonder whether the boom, which did not look like coming to an end, should not be credited with a fairly long life. He referred Marx to the unexpected elasticity of the market in the East Indies, the “”confusion introduced by California and Australia””, the cheapness of most raw products and industrial products, and the absence of speculation”” [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936] (p. 152) (Grosso modo suona così: “”Quando Engels tornò agli affari, si aspettava che la prossima crisi sarebbe arrivata l’anno seguente: quando non giunse alla fine del febbraio 1852, addebitò questo fatto all’apertura delle colonie olandesi, alle riduzioni tariffarie in vari paesi, e alla caduta del prezzo del cotone Alcuni mesi dopo divenne perplesso e cominciò a chiedersi se al boom, che sembrava non finire, non gli dovesse essere accreditata una vita abbastanza lunga. Riferì a Marx della inaspettata elasticità del mercato nelle Indie Orientali, della “”confusione causat dalla California e dall’Australia””, l’economicità della maggior parte delle materie prime e dei prodotti industriali e dell’assenza di speculazioni”” Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936)”,”MAES-184″
“MAYER Gustav”,”Johann Baptist von Schweitzer und die Sozialdemokratie. Ein Beitrag zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”J. B. v. Schweitzer. – Primo libro. Bis zu Schweitzers Übernahme der Präsidentschaft des Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins (Fino all’assunzione da parte di Schweitzer della presidenza dell’Associazione generale dei lavoratori tedeschi) – Secondo libro. Schweitzer an der Spitze der deutschen Arbeiterbewegung (Schweitzer alla testa del movimento operaio tedesco) – Terzo libro. Der Abstieg (La discesa) – Exkurse und Noten (Digressioni e note)”,”LASx-059″
“MAYER Gustav”,”Friedrich Engels. La vita e l’opera.”,”Gustav Mayer nacque nel 1871. Dopo aver svolto attività giornalistica si dedicò per anni alla raccolta e alla pubblicazione dei documenti riguardanti la storia del movimento operaio e socialista in Germania. Tali ricerche erudite culminarono nel 1934 con la pubblicazione della grande biografia di Friedrich ENGELS in due volumi presso l’editore Nijhoff dell’Aja, di cui apparve nel 1938 una edizione inglese ridotta. In seguito al nazismo, M. trascorse gli ultimi anni della sua vita in esilio, in Inghilterra dove morì nel 1938. Ha lasciato un volume di ricordi pubblicato nel 1949. I tempi lunghi della teoria di Engels. Lettera a Bebel (pag 248-249) “”[Engels] Scrisse ancora, nel 1893, al grande economista politico di Pietroburgo, Danielson, che il processo di sostituire circa cinquecentomila piccoli proprietari e circa otto milioni di contadini con una nuova classe di agrari borghesi, avrebbe causato terribili sofferenze e convusioni sociali, perché «la storia è la più crudele di tutte le divinità, ed essa guida il suo carro trionfale sopra mucchi di cadaveri, non solo in guerra, ma anche nei periodi di pacifico sviluppo economico»”” (pag 278-279)”,”BIOx-019-FC”
“MAYER Arno J.”,”Il potere dell’ Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale.”,”Libro dedicato a Herbert Marcuse Marx Engels “”I più importanti pensatori sociali hanno meditato sulle intricate relazioni che corrono tra potere politico, forza economica e status sociale. Lungi dal guardare al dominio di classe in termini puramente economici, Marx ed Engels indagarono la dipendenza reciproca dei fattori economici, sociali e politici in differenti epoche storiche, sì da ricavarne lumi politici utili all’analisi delle configurazioni di potere del loro tempo. Benché sopravvalutassero la velocità e la misura della crescita del capitalismo manifatturiero e industriale, non ignorarono mai la persistenza di forme più antiche della proprietà terriera e del capitale. Non solo, ma insistettero che i governi, i quali mediavano i conflitti tra i detentori di tipi differenti di proprietà e di capitale, godevano di una certa autonomia. In effetti, Marx sottolineò esplicitamente che lo Stato era «una realtà separata accanto e fuori della società civile», e che «l’indipendenza dello Stato la si ritrova oggigiorno soltanto in quei paesi in cui gli stati non si sono ancora completamente sviluppati in classi, in cui gli stati, scomparsi nei paesi più avanzati, hanno ancora un ruolo da giocare, e dove esiste una mescolanza, paesi… in cui nessuna sezione della popolazione può arrivare a dominare le altre». Naturalmente, Marx si aspettava che in ciascun paese la borghesia capitalistica avrebbe sfidato il ceto fondiario – i cui membri sempre più si comportavano come una classe politica – finché le borghesie non fossero giunte a dominare tutti i governi in un sistema mondiale di Stati in concorrenza. Ma, giudicando dai suoi scritti non-filosofici e non-teoretici, Marx si rendeva pienamente conto del fatto che la società politica non era in procinto di diventare un puro strumento del dominio borghese, per la semplice ragione che le frazioni di classe preborghesi e non-borghesi continuavano a detenere un potere ed un’influenza enormi. Analogamente, Engels riconobbe che gli sviluppi del capitalismo industriale non erano seguiti «da alcun immediato corrispondente mutamento nella struttura politica». A suo giudizio, «la società diveniva sempre più borghese, mentre l’assetto politico restava feudale». Beninteso, non si può negare che nella loro concezione ideologica Marx ed Engels prevedessero società capitalistiche in cui la borghesia avrebbe monopolizzato lo Stato, e l’avrebbe impiegato per soggiogare il proletariato dei salariati. Ma nella loro analisi storica e nella loro prassi politica non cessarono mai di meditare sul ruolo di società politiche autonome che si rivelavano nient’affatto neutrali ogniqualvolta operavano nel senso di riequilibrare e conciliare gli interessi della declinante nobiltà terriera e della nascente borghesia capitalistica (il tutto a vantaggio della prima). Negli anni successivi al 1848, nei suoi scritti teorici Marx si concentrò sulla teoria economica del capitalismo, mentre negli articoli di giornale, lettere ed opuscoli, e segnatamente nel ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’, si occupò – con analisi sempre ispirate al rigore concettuale – degli sviluppi politici. Egli ed Engels cercarono di cogliere e di esporre la dinamica delle interconnessioni di società politica e società civile che sboccava nella repressione e nella guerra; e ciò fecero con concretezza storica, e non già sforzandosi di applicare una qualche teoria politica preformata, che esplicitamente ripudiarono. Max Weber imboccò una via quasi esattamente contraria, soprattutto dopo la prolusione di Friburgo del 1895, in cui, come già Engels, sottolineò il rapporto di incongruenza tra società e organismo politico nel Secondo Reich”” (pag 119-121) [Arno J. Mayer, ‘Il potere dell’ Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale’, Laterza, Bari, 1982]”,”EURx-008-FSD”
“MAYEUR Jean-Marie, presentazione”,”La separation de l’ Eglise et de l’ Etat.”,”””La grande réforme de la Séparation, la plus grande qui ait été tentée dans notre pays depuis la Révolution francaise”” (Jaures, La Dépêche, 30 avril 1905) Articoli 1 e 2 della riforma (pag 9). “”Article 1. La République assure la liberté de conscience. Elle garantit le libre exercice des cultes sous les soules restrictions étictés ci-après dans l’ intérêt de l’ ordre public. Article 2. La République ne reconnâit, ne salarie ni ne subventionne aucun culte. En conséquence, à partir du 1er janvier qui suivra la promulgation de la présente loi, seront supprimés des budges de l’Etat, del départements et des communes, toutes dépenses relatives à l’ exercice des cultes.”” (pag 9)”,”FRAV-114″
“MAYHEW Henry, una selezione a cura di Rosemary O’DAY e David ENGLANDER”,”London Labour and the London Poor.”,”L’autore presenta i poveri attraverso le loro proprie storie e con le loro parole, e facendo ciò Mayew rivaleggia con il suo contemporaneo Dickens.”,”CONx-185″
“MAYNARD Micheline”,”The End of Detroit. How the Big Three. Lost their Grip on the American Car Market.”,”MAYNARD Micheline fa reports su industrie dell’auto e delle compagnie aeree per il NYT e scrive per Fortune ed altri periodici. Ha scritto ‘Collision Course: Inside the Battle for General Motors’.”,”USAE-096″
“MAYNARD John”,”Russia in evoluzione.”,”””Il se fera un énorme gaspillage de richesses, de travail, et même de vies humaines; mais la force de la Russie et le secret de sa destinée ont toujours consisté en grande partie dans la volonté et dans le pouvoir de ne pas regarder à la dépense en vue d’un resultat à obtenir”” (Waliszewski, ‘Pierre le Grand’) (in apertura) La tendenza del pensiero russo alla scissione… (pag 314) Lenin e l’insurrezione (1905) (pag 311, 312-313) “”Anche se Lenin fosse stato in Russia alla fondazione del Soviet di Pietroburgo, vi sono ragioni per dubitare che lo avrebbe accolto calorosamente. Ma, come sempre, egli imparò dai fatti, e avendo visto come il Soviet di Pietroburgo e quelli delle altre numerose città che lo imitarono servissero praticamente ad incorporare la volontà dei lavoratori, li riconobbe come «organismi di potere, malgrado la loro costituzione ed il loro funzionamento embrionale, inorganizzato, irregolare». Nell’ottobre 1915 parla ancora con qualche riserbo sul valore di questa istituzione. I Soviet devono essere considerati come «organi di potere insurrezionali e rivoluzionari. Ma solo in relazione con scioperi generali di natura politica o con le insurrezioni, queste istituzioni possono avere un valore duraturo». Le caratteristiche dei Soviet sono: esso non rappresenta una entità geografica ma è il microcosmo di una classe particolare; è un corpo di lavoratori che compiono un comune lavoro e che si conoscono intimamente: in esso vi è la possibilità del rimprovero come quella dell’elezione; la funzione dell’eletto è amministrativa e legislativa, e assomiglia più ad un consiglio di contea che a un Parlamento. Ma forse la caratteristica più importante del Soviet è che esso ha provocato la creazione di una serie di gerarchie amministrative, la più bassa delle quali viene scelta direttamente dai lavoratori mentre le altre vengono scelte dalla gerarchia immediatamente inferiore. In questo modo si portano i lavoratori, od i loro rappresentanti, in contatto immediato con l’esecuzione di ogni tipo di affare pubblico, dal più umile che riguarda fatti quotidiani, al più elevato che concerne la condotta dello Stato. Queste caratteristiche si adattano meglio di un Parlamento ad una situazione che cambia rapidamente, ma i Soviet del 1905 e del 1917 erano lontani dal procedere di pari passo con l’impazienza dei rivoluzionari e rappresentavano l’uomo moderato piuttosto che l’estremista. Il primo presidente, Krustalev Nosar, era un oratore più che un capo. Trotzki, che gli succedette, venne criticato perché si occupava di questioni economiche, invece di assicurarsi il potere dello Stato. (…) Nel maggio del 1901 Lenin propose di preparare l’insurrezione armata in seguito ai massacri delle officine Obukov. Nel novembre 1904 scrisse che la classe lavoratrice doveva estendere e rafforzare la sua organizzazione e preparare l’insurrezione. Nel maggio 1905, dopo aver detto che il popolo non poteva battere l’esercito, aggiunse: «che il popolo possa sollevarsi assieme ad una piccola parte dell’esercito contro i governanti dispotici, è una realtà del domani». E dopo l’ammutinamento della nave di battaglia «Potemkin» nel giugno 1905, fece notare che era giunto il momento dell’insurrezione e spinse i socialdemocratici a studiare le questioni militari. Dopo che la rivoluzione del 1905 fu repressa, disse ai menscevichi che «fu veramente una grande rivoluzione e non un caos… non perché lo zar fu obbligato a proclamare una costituzione, non perché la borghesia cominciò a dare segni di vita, ma soprattutto perché, anche se fu senza successo, vi fu una sommossa armata da parte dei lavoratori di Mosca e perché il proletariato mondiale aveva da un mese lo sguardo rivolto ai Soviet dei deputati dei lavoratori di Pietroburgo. Qualificò la sommossa «il più grande movimento storico del 1905 e l’antesignano della futura vittoria»”” (pag 311-313)”,”RIRx-191″
“MAYNE Richard”,”La Comunità Europea.”,”Dono di Mario Caprini”,”EURx-357″
“MAYO Henry B.”,”Introduction to Marxist Theory.”,”MAYO Henry B. Sulle condizioni per la rivoluzione. “”The great question that must now be asked of Marx is: when did he think the revolution would break out, that is, at what stage and under what conditions of capitalism? There is one main theory in Marx on this point, with traces of a second which has been further developed by later communists. First, let us take the main theory. Here the answer is beyond dispute: the revolution will come only when the ‘objective possibilities’ are present, when capitalism is ripe, when the productive forces have outgrown the existing property relations. The dialectical processes of history can never be telescoped or by-passed. Marx was quite definite: “”No social order can ever disappear before all the productive forces for which there is room in it have been developed; and new higher relations of production never appear before the material conditions of their existence have matured in the womb of the old society itself””. “”[Society] can neither overleap the natural phases of evolution, nor shuffle them out of the world by decrees. But this much at least it can do; it can shorten and lessen the birth-pangs…. A country in which industrial development is more advanced than in others, simply presents those others with a picture of their own future””. And Engels: “”Revolutions are not made intentionally and arbitrarily, but everywhere and always they have been the necessary consequences of conditions which were wholly independent of the will and direction of individual parties and entire classes”” (8). All this, and much more in the same vein, is quite clear in Marx and Engels: the economic revolution must precede the political; one system must play out its historic role before another can succeed it: Revolutions of this kind cannot be made to order, but when the conditions are fulfilled, the revolution is inevitable; when the egg is ready to hatch the shell will be broken: ‘the economic revolution must be followed by a political one, for the latter is only the expression of the former’. The ‘coup de grâce would be given, Marx thought, during a trade crisis or perhaps during a war”” (pag 142-143) [Henry B. Mayo, ‘Introduction to Marxist Theory’, New York, 1960] [(8) Marx, Selected Works, 1948, I, p. 357; ‘Capital, I, pp. 863, 864; Engels, ‘Principles of Communism’, p. 13]”,”MADS-689″
“MAZAURIC Claude”,”Jacobinisme et Révolution. Autour du bicentenaire de Quatre-vingt-neuf.”,”MAZAURIC storico del periodo rivoluzionario, è agrégé d’ histoire e docteur in lettres. Insegna all’ Università d Rouen dal 1966. E’ autore di molte opere sulla rivoluzione del 1789, è vicepresidente della Societé des études robespierristes, membro della ‘Commission Jaures’ di storia della rivoluzione e ha un seggio nella Commissione nazionale della ricerca storica per il bicentenario della rivoluzione francese (CNRS). Contiene il capitolo ‘Buonarroti e l’ arcaismo rivoluzionario, rilettura della Cospirazione per l’ eguaglianza’. (pag 275) “”Bakunin disse di lui che egli (Buonarroti) fu “”il più grande cospiratore della sua epoca (1)””. Fu soprattutto un infaticabile organizzatore e riorganizzatore di “”società segrete””, soprattutto dopo il 1808, construite sul modello dellla “”carboneria napoletana (…)””. (pag 278)”,”FRAR-280″
“MAZAURIC Claude”,”Sur la révolution francaise. Contributions à l’ histoire de la révolution bourgeoise.”,”Contiene il saggio Babuvismo e coscienza di classe (pag 147-162). Claude MAZAURIC storico del periodo rivoluzionario è agregé d’ histoire e dottore di Stato; insegna all’ università di Rouen dal 1966. Autore di molte opere e studi sulla rivoluzione francese è vicepresidente della ‘Societé d’ études robespierristes, membro della “”commission Jaures”” di storia della Rivoluzione presso il Comitato dei lavori storici e scientifici del ministero dell’ Educazione nazionale. Ha fatto parte della commissione della ricerca storica per il bicentenario della rivoluzione francese (CNRS). Presiede l’ associazione ‘Vive 89′ per la celebrazione della rivoluzione francese. “”Infine per dimostrare la caducità della dittatura giacobina, si insiste sia sull’ inefficacia delle misure prese, sul loro carattere tattico – i decreti del ventoso – , sia sulle loro conseguenze nefaste per lo sviluppo del capitalismo nel XIX secolo – la liberazione della proprietà contadina che si fonde come ha visto Marx (1) nei suoi commenti sul ruolo dei contadini francesi nel 1848 la “”barbarie”” nel mezzo della “”civiltà””””.”,”FRAR-302″
“MAZAURIC Claude”,”L’histoire de la Révolution française et la pensée marxiste.”,”MAZAURIC Claude Contiene il capitolo IV: Profils “”marxistes”” de quatre historiens français de la Révolution: Albert Soboul, Gérard Gayot, Guy Lemarchand, Michel Vovelle Dai giudizi del giovane Marx al Marx più maturo e a Engels (Cap. II. ‘De Marx au marxisme: l’histoire de la Révolution sous le regard du matérialisme historique’) “”En réalité, l’approche marxiste de l’histoire de la Révolution proposée par ses premiers grands théoriciens, ne se limite pas aux textes éblouissants du “”jeune”” Marx. Le Marx de la maturité, notamment au moment des révolutions de 1848 puis en relation avec l’expérience de la Commune et, postérieurement, dans les années de construction de l’Internationale et de constitution des partis ouvriers, n’a cessé, avec le concours d’Engels, d’approfondir sa démarche et n’hésite pas à revenir sur ses jugements antérieurs: en juillet 1848 par exemple, il rappelle l’importance de l’alliance de classe entre les masses paysannes et la bourgeoisie dans la victoire révolutionnaire de 1789: “”La bourgeoisie française de 1789 n’abandonna pas un instant ses alliés, les paysans. Elle savait que la base de sa domination était la destruction de la féodalité à la campagne, la création d’une classe paysanne libre, possédant des terres”” (1). Ce thème repris de nombreuses fois par la suite (notamment dans ces textes publiés sous le titre de ‘Théories sur la plus-value’, esquisse du livre IV du ‘Capital’ jamais rédigé) situe la lutte des classes au coeur de dispositifs stratégiques qui impliquent la ‘médiation’ du politique et la mise en oeuvre de “”programmes””, c’est-à-dire de dispositifs de représentation et de formulation des contenus idéologiques, qu’on ne saurait réduire à leur seule dépendance passive à l’égard des rapports sociaux de production! Sur ce point, Marx comme Engels ont toujours été parfaitement clairs: on connaît la célèbre lettre de Karl Marx à Joseph Weydemeyer du 5 mars 1852, dans laquelle Marx avait écrit: “”Ce que j’ai apporté de nouveau (par rapport aux “”historiens”” et “”économistes”” libéraux et “”bourgeois””, ndlr), c’est de démontrer que l’existence des classes n’est liée qu’à des phases historiques déterminées du développement de la production””. D’autre part, il avait déjà précisé dans sa “”Réponse à Joseph Proudhon””: “”Ne dites pas que le mouvement social exclut le mouvement politique. Il n’y a jamais de mouvement politique qui ne soit social en même temps””. (‘Misère de la philosophie en réponse à la philosophie de la misère de Joseph Proudhon’, 1847). Le rapport entre la détermination de la base (le socio-économique) et l’initiative historico-éthico-politique, pour le Marx de la maturité, passe par l’indétermination ‘a priori’ des ‘formes’ à travers lesquelles ce rapport s’établit: “”Les revendications générales de la bourgeoisie française avant 1789 étaient, ‘mutatis mutandis’, en gros tout aussi fixées qu’aujourd’hui les premières revendications immédiates du prolétariat le sont de façon uniforme dans tous les pays de production capitaliste. Mais la manière dont les revendications de la bourgeoisie française s’imposèrent, aucun Français du XVIIIe siècle en a-t-il jamais eu auparavant ‘a priori’ la moindre idée?”” (2). La fameuse lettre de Marx à César De Paepe à Bruxelles du 14 septembre 1870, donc antérieure à la Commune et écrite en pleine vague de patriotisme français blessé en raison des défaites militaires essuyées par l’armée de Napoléon III, est une charge contre le nationalisme français qui se montrait enclin à “”parodier la révolution du 93″” comme le lui avait écrit l’internationaliste Sérrailler. Or qu’en conclut Marx? Ceci: “”Tout cet état de chose disparaîtra, je l’espère, devant la capitulation prochaine et ‘inévitable’ de Paris. Le malheur des Français, même des ouvriers, ce sont les ‘grands souvenirs’! Il faudra une fois pour toutes que les événements brissent ce culte réactionnaire du passé”” (3). De ce texte, il ressort à l’évidence que Marx intègre dans la formation de la conscience sociale, donc de la culture, l’héritage intériorisé du passé comme constitutif de l’idéologie, admet l’imprévisibilité créatrice de l’événement, ne dissout pas la réalité des rapports sociaux (“”même les ouvriers””) malgré la force d’entraïnement de la “”politique bourgeoise””. Et peu de temps après avoir écrit cela, Marx soutiendra la Commune de Paris – et de quelle façon! – malgré ses réserves initiales. Indépendamment des appréciations qu’il avait formulées avec Marx dans des textes communs ou à l’occasion de leur échanges épistolaires, Engels n’a jamais cessé, lui non plus, de se référer à la Révolution française, souvent d’ailleurs de manière contradictoire, notamment à propos du moment, dit, de la Terreur (4) ou du mouvement populaire, tantôt valorisé, tantôt stigmatisé. Témoigne de cet intérêt, son ouvrage ‘Anti-Dühring’ mais surtout sa nombreuse correspondance, notamment avec les Lafargue. Mais, on le mesure mieux encore s’agissant de sa relation avec Karl Kautsky quand sa réflexion se fait critique et théorique à propos de l’écriture et de la publication par ce dernier de son gros article, fortement pensé et fruit d’un impressionant effort d’analyse: “”Klassengegensätze von 1789. Zur Hudertjähringen Dedenk feier der grossen Revolution von 1789″” (5), bientôt édité en brochure, qui connut un grand succès en Allemagne et à l’échelle internationale”” [Claude Mazauric, L’histoire de la Révolution française et la pensée marxiste, Paris, 2009] [(1) ‘Nouvelle gazette rhénane’, n. 60, 30 juillet 1848; (2) Karl Marx à Ferdinand Domela Nieuwenhuis, de La Haye, 22 février 1881, in Marx, Engels, ‘Sur la Révolution française’ (op. cit. note 11 p. 18) p. 220; (3) La lettre a été publiée pour la première fois en entier en 1958 par la revue ‘L’actualité de l’histoire’. Voir la ‘Correspondance de César de Paepe. Entre Marx et Bakounine’, présentée et annotée par Bernard Dandois, Paris, Maspero, p. 205; (4) En 1870, Engels porte un jugement extrêmement sévère mais original et non dénué de perspicacité, sur la Terreur, que les courants républicains radicaux français exaltaient depuis 1830; dans une lettre à Marx, résidant à Londres, en date du 4 septembre 1870, alors qu’à Paris, on proclamait la République, en pleine défaite et sur les débris du Second Empire, Engels depuis Manchester, écrivait: “”La ‘terreur’, ce sont en grande parie des cruautés inutiles, commises par des gens qui ont eux-mêmes peur et cherchent ainsi à se rassurer eux-mêmes. Je suis persuadé que la responsabilité de la terreur de l’an 93 incombe presque exclusivament au bourgeois apeuré qui joue au patriote, au petit bourgeois qui chie dans son froc et à la racaille en loques qui, pour faire sa pelote, profite de la ‘terreur'””, ‘Correspondance Marx Engels, t. XI, Paris, Editions sociales 1985; (5) Cf. Die Zeit, 1889, Cahiers 1-4; tr. fr. “”Ls antagonismes de classe en 1789. A l’occasion du Centenaire de la Grande Révolution de 1789″”. Sur ce texte de Kautsky, son écriture et son importance idéologique et docimologique dans la social-démocratie européenne jusqu’en 1914, et même au-delà , on se référera à la recherche de Jean-Numa Ducange, auteur d’un brillant mémoire soutenu à l’Université de Paris I en 2004 dont il a tiré un article précis, documenté et robratif, paur dans la revue ‘Siècles’ en novembre 2006 (n. 23, pp. 63-82) sous le titre “”Karl Kautsky et le centenaire de la Révolution française à la lumière du “”pape du marxisme””””. J.N. Ducange conclut son article par ce juste commentaire: “”‘Die Klassengegensätze von 1789 fut le premier ouvrage de référence “”marxiste”” sur la Révolution française, assez modeste en taille et dont les imperfections sont avérées par les commentaires d’Engels. Il n’en a pas moins constitué une sorte de premier “”manual”” prétendant saisir l’ensemble de la “”Grande Révolution”” dans l’optique du matérialisme historique. Deux forces sociales retinrent particulièrement l’interêt du “”pape du marxisme”” dans le processus révolutionnaire, la paysannerie et les sans-culottes, dont l’étude allait constituer au XXe siècle un enjeu majeur de l’historiographie. Enfin sa singularité par rapport à d’autres productions de la social-démocratie allemande est d’avoir été traduit en français et ce, en 1901, à une date où justement commençait à être publiée l”Histoire socialiste de la Révolution française’ de Jaurès”” (saluér plus tardivement par Kautsky, ndr)] (pag 23-25)”,”FRAR-406″
“MAZOWER Mark”,”The Balkans. A Short History.”,”””In particolare, il regno di Abdul Hamid II daL 1876 vide la reazione ottomana contro l’ ingerenza occidentale negli affari dell’ Impero. La costituzione del 1876 definì l’ Islam come “”religione di Stato””, e il crescente risentimento popolare ed ufficiale contro l’ intervento delle grandi potenze prese la forma di violenti tumulti, che esplosero in massacri di armeni nel 1895 e greco-cristiani a Creta negli anni seguenti. Come un recente storico ha sottolineato, gli ottomani interpretarono la richiesta occidentale di “”libertà religiosa”” come libertà di difendere la loro religione dall’ insulto dell’ irriverenza cristiana”” (pag 68)”,”EURC-062″
“MAZOWER Mark”,”Le ombre dell’Europa. Democrazie e totalitarismi nel XX secolo. (Tit. orig.: Dark Continent: Europe’s Twentieth Century)”,”MAZOWER Mark (Londra, 1958) è professore di storia al Birkbeck College, London University. E’ autore di saggi sulla storia e sulle vicende contemporanee dei Balcani. Il suo ‘Inside Hitler’s Greece’ ha vinto il Fraenkel Prize.”,”EURx-254″
“MAZZÀ Giovanni a cura”,”Francesco Cossiga. Presidente della Repubblica.”,”Il 24 giugno 1985 Cossiga è stato eletto al primo scrutinio presidente della Repubblica con 752 voti su 977. In seguito alle dimissioni del presidente Pertini, ha esercitato le funzioni di presidente della repubblica supplente (nel 1983, il senatore Cossiga era stato eletto presidente del Senato al primo scrutinio) dal 29 giugno al 3 luglio.”,”ITAP-050-FV”
“MAZZA Attilio”,”D’Annunzio e il Vittoriale. Guida alla casa del poeta.”,”‘I visitatori del Vittoriale sono trecentomila all’anno'”,”VARx-640″
“MAZZA Germana SPANTIGATI Carlaenrica a cura; scritti di C. SPANTIGATI G. MAZZA V. MOSCA e D. SICCARDI A., schede di A. GUERRINI C. MOSSETTI A. BARBERO”,”Le collezioni del Museo civico di Casale. Catalogo delle nuove opere esposte.”,”417136 SBN CLOUD”,”ARTx-006-FDR”
“MAZZACURATI Remo”,”Gramsci e il «Biennio rosso». I Consigli di fabbrica a Torino.”,”in apertura: foto di ‘Guardi rosse’, operai armati a guardia delle fabbriche Riproduzione di testate dell’Ordine Nuovo “”Nel «Programma d’azione», la Sezione [socialista torinese] afferma che la Direzione del partito è, di fatto, nelle mani dei riformisti e degli opportunisti, che reputano inesistenti o immature le condizioni per la rivoluzione (4). Dato che da qualche tempo i bordighisti sostengono che «Il revisionismo (…) non rifiuta l’azione rivoluzionaria perchè non la crede possibile, perché la considera un’illusione: esso la rifiuta perché ‘non la vuole’; ed il suo ostentato omaggio alla realtà non è altro che una finzione, poiché cessa quando la realtà stessa rompe gli schemi teorici segretamente accarezzati dagli evoluzionisti, dai convertiti del socialismo» (5), mentre ‘L’Ordine Nuovo’ denuncia l’incapacità del partito a intervenire in modo efficace e fattivo nel processo di dissoluzione dello Stato borghese e del sistema capitalistico. Neppure ha come obiettivo la conquista rivoluzionaria del potere (6). A tutti gli effetti, per quanto continui a propugnare la trasformazione politico-sociale attraverso l’azione rivoluzionaria, il massimalismo disapprova apertamente sia le posizioni sia le intenzioni dei riformisti, però nella sostanza li lascia fare e, per quanto indirettamente, di fatto, li sostiene, ritenendoli indispensabili e insostituibili alla testa del sindacato, delle cooperative e del Gruppo parlamentare (7). Dopo la proposta di un profondo rinnovamento del partito che faccia perno sulla lotta per i Consigli e puntando, con questo, alla separazione effettiva dei riformisti, ‘L’Ordine Nuovo’ si avvia risolutamente verso l’aperta rottura con la maggioranza serratiana, la cui involuzione si mostra con estrema evidenza proprio nel Consiglio nazionale di FIrenze non riuscendo a indicare obiettivi perseguibili né a determinare situazioni nuove, favorisce le manovre delle forze conservatrici, interessate essenzialmente a dimostrare la necessità di una politica di maggior resistenza nei confronti delle sempre più pressanti richieste della classe operaia (8). A questo punto, poiché gli astensionisti e gli ordinovisti si uniscono pure nella direzione della Sezione torinese, oltre che nella conduzione unitaria delle lotte operaie, aumenta la preoccupazione delle gerarchie sindacali per la crescita esponenziale di questo ampio movimento ‘dal basso’ che tende a liberarsi di qualsiasi controllo superiore: chiaro tentativo di avviare la trasformazione della Cgl da organismo prettamente burocratico in strumento di fattiva lotta rivoluzionaria (1)”” (pag 314-315)”,”GRAS-152″
“MAZZAFERRO Luciano”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. I. Distribuzione della proprietà nella regione e nei comprensori.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli; Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro”,”STAT-015-FP”
“MAZZALI Guido”,”L’espiazione socialista. Appunti per una storia critica del socialismo italiano.”,”””Il bolscevismo è, in un certo senso, la teorizzazione della miseria. Esso argomenta che sia resa più facile in un diffuso stato di miseria e quindi di malcontento la formazioen di un ambiente che permetta lo esplicarsi dell’azione rivoluzionaria”” (Mazzali) !!”,”MITS-001-FAP”
“MAZZARINO Santo”,”Il pensiero storico classico.”,”Santo MAZZARINO (1916-1987) è stato ordinario di Storia romana presso la facoltà di Lettere di Roma. Tra le sue opere: – Stilicone, 1942 – Dalla monarchia allo stato repubblicano, 1945 – Fra Oriente e Occidente, 1947 – Aspetti sociali del IV secolo, 1951 – La fine del mondo antico, 1959 – Antico Tardo-antico ed era costantiniana, 2 voll, 1974-1980 – L’ impero romano, 1973, 1990″,”STOx-037″
“MAZZARINO Santo”,”L’impero romano. Volume primo.”,”MAZZARINO S. è nato nel 1916 a Catania. Ha insegnato in quella università dal 1944 storia greca e romana. Attualmente è ordinario di storia romana presso la facoltà di lettere di Roma. Tra i suoi libri: ‘Stilicone’, ‘Dalla monarchia allo Stato repubblicano’ (1945),’Fra Oriente e Occidente’ (1947), ‘Introduzione alle guerre puniche’ (1947), ‘La fine del mondo antico’ (1959), ‘Il pensiero storico classico’ (3 volumi).”,”STAx-215″
“MAZZARINO Santo”,”L’impero romano. Volume secondo.”,”MAZZARINO S. è nato nel 1916 a Catania. Ha insegnato in quella università dal 1944 storia greca e romana. Attualmente è ordinario di storia romana presso la facoltà di lettere di Roma. Tra i suoi libri: ‘Stilicone’, ‘Dalla monarchia allo Stato repubblicano’ (1945),’Fra Oriente e Occidente’ (1947), ‘Introduzione alle guerre puniche’ (1947), ‘La fine del mondo antico’ (1959), ‘Il pensiero storico classico’ (3 volumi).”,”STAx-216″
“MAZZARINO Santo”,”L’impero romano. Volume terzo.”,”MAZZARINO S. è nato nel 1916 a Catania. Ha insegnato in quella università dal 1944 storia greca e romana. Attualmente è ordinario di storia romana presso la facoltà di lettere di Roma. Tra i suoi libri: ‘Stilicone’, ‘Dalla monarchia allo Stato repubblicano’ (1945),’Fra Oriente e Occidente’ (1947), ‘Introduzione alle guerre puniche’ (1947), ‘La fine del mondo antico’ (1959), ‘Il pensiero storico classico’ (3 volumi).”,”STAx-217″
“MAZZARINO Santo”,”Stilicone. La crisi imperiale dopo Teodosio.”,”MAZZARINO Santo (Catania 1916 Roma 1987) si laureò giovanissimo e divenne ben presto professore ordinario di storia greca e romana all’Università di Catania e in seguito di storia romana all’Università di Roma. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Ha scritto molte opere tra cui ‘L’impero romano’, ‘Pensiero sociale classico’ (3 voll., 1966).”,”STAx-240″
“MAZZARINO Giulio Cardinale, a cura di PERFETTI Francesco”,”Breviario dei politici.”,”Mazzarino (1602-1661) fu chiamato alla corte di Francia dal Richelieu cui subentrò nella carica di primo ministro. Con l’appoggio di Luigi XIV rafforzò l’autorità regia e, abile negoziatore, consolidò il predominio francese in Europa. “”Non presumere di trovar benigni intepreti de’ tuoi operati, poiché nel mondo ognun la prende nel senso peggiore”” (pag 59)”,”VARx-496″
“MAZZARINO Giulio Cardinale; a cura di Giovanni MACCHIA”,”Breviario dei politici. Secondo il Cardinale Mazzarino.”,”””Manzoni, in una delle pagine più divertenti dei ‘Promessi sposi’, ha spiegato a quali trasformazioni fosse sottoposta, in un’epoca ch’era quella di Mazzarino, una lettera che doveva essere inviata da uno che non sapesse scrivere ad un’altro che non sapesse leggere. “”Che se per di più il soggetto della corrispondenza è un po’ geloso; se c’entrano affari segreti, che non si vorrebbe lasciar capire a un terzo, caso mai che la lettera andasse persa, se, per questo riguardo, c’è stata anche l’intenzione positiva di non dir le cose affatto chiare; allora, per poco che la corrispondenza duri, le parti finiscono a intendersi tra di loro come altre volte due scolastici dhe da quattr’ore disputassero sull’entelechia”””” (pag XIX, Giovanni Macchia, introduzione, Mazzarino Breviario dei politici) Acquistar prudenza. “”Per lo più passatela in silenzio, e sol tanto ascolta gli altrui consigli, a bell’agio teco stesso ruminandoli. Apri gli occhi a non farti stravolgere dalla violentissima passion dell’amore. Non idolatrare, come prime idee dell’operare, le tue azioni, e i tuoi detti. Non ti occupare in impieghi inutili, e di niun pro a’ tempi avvenire, nè t’imbarazzare ne’ fatti altrui. Ascrivi con larga mano agli altri la gloria degli operati (ancorchè t’abbi a riempire i fogli de’ lor Panegirici): quella ritornerà a te medesimo, e certamente con grande applauso, cioè senza punto d’invidia. Abbomina lo sdegno, e la vendetta. In rammentarsi l’altrui pregio, e valore, applicavi volontieri l’attenzione. Rare volte fa sembiante di maraviglia al racconto di fatt’insoliti, e rare volte altrì fatti indurre a dar consigli. Non far mai cosa per competenza. Fuggi, come peste, le liti. Ancorchè ne abbi a sentir pregiudizio, non espor mai all’altrui vista le tue cose di qualche pregio, o che con facilità di si potrebbon chiedere. Se tal’uno di stimolasse ad intraprender qualche impresa, proccura, che egli altresì sottentri a parte del rischio (…)”” (pag 66) (Breviario dei politici. Secondo il Cardinale Mazzarino)”,”TEOP-432″
“MAZZARINO Santo”,”Fra Oriente e Occidente. Ricerche di storia greca arcaica.”,”Santo Mazzarino, nato a Catania nel 1916, si laureò giovanissimo e divenne ben presto professore ordinario di Storia greca e romana all’Università di Catania e, in seguito, di Storia romana all’Università La Sapienza di Roma. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, ha ottenuto numerosi altri riconoscimenti in Italia e all’estero per la sua originale opera di studioso. É morto a Roma nel 1987. Tra i suoi libri ricordiamo: L’Impero romano, e il monumentale Pensiero storico classico, La fine del mondo antico, Stilicone, Dalla monarchia allo stato repubblicano, Introduzione alle guerre puniche, Aspetti sociali del IV secolo.”,”STAx-030-FL”
“MAZZARINO Santo”,”Il basso impero. Antico, tardoantico ed èra costantiniana. Volume II.”,”Contiene: – Il nome e l’idea di “”Europa”” (Rassegna 1930-1960) (pag 412-431)”,”STAx-069-FL”
“MAZZARINO Giulio Cardinale, a cura di Francesco PERFETTI”,”Breviario dei politici.”,”Mazzarino (1602-1661) fu chiamato alla corte di Francia dal Richelieu cui subentrò nella carica di primo ministro. Con l’appoggio di Luigi XIV rafforzò l’autorità regia e, abile negoziatore, consolidò il predominio francese in Europa. ‘I francesi non lo amano, lo detestano, anzi, per le origini straniere, per l’appassionato amore con la regina Anna – altra straniera -, per l’avidità di denaro che gli fa accumulare il più grande patrimonio mobiliare e immobiliare che si sia mai visto nell’Ancien Régime. Peraltro le sue qualità di politico sono riconosciute da osservatori acuti e smaliziati, come sono i diplomatici veneti, insuperati maestri nella loro arte. Giovanni Battista Nani, più volte ambasciatore in Francia, ci fornisce un ritratto a tutto tondo di Mazzarino quarantottenne e, pur sottolineandone le doti eccelse, non può esimersi dal mettere sull’avviso chi si troverà a trattare con lui: «il suo spirito è capace di abbracciare la condotta di tutti gli affari del mondo, conoscitore esatto di tutti gli interessi, ogni cosa prevede e provvede, azzarda, intraprende, pronto ad eseguire non meno che a risolvere, prudente tra tutte le difficoltà, fecondo in ripieghi, eloquente a tal segno che portando con facilità portentosa il discorso ovunque vuole, e il suo spirito giunge, domina i cuori col possedere la magia della lingua. Ma a dir vero in ogni tempo gli uomini grandi sono stati composti di una lega mista di virtù e di difetti. Mazarini è per natura uno di quei ritratti ai quali l’arte dà doppio prospetto. Se si mira per una parte ha tutti i doni predetti in un grado supremo; se dall’altra, una simulazione profonda, una fede fallace, una parola infida, un interesse, che pone ai suoi pedi qualunque riguardo. La cautela perciò e la prudenza sono a chi seco tratta in sommo grado opportune; l’arte abituatasi seco è passata di modo in natura, che il discernere l’amore dall’odio, la verità dall’inganno è difficile ed arduo all’estremo» (7). Le raccomandazioni di Nani sembrano dettate, oltre che dalla conoscenza diretta dell’uomo e del politico, dalla lettura delle spregiudicate massime del ‘Breviarium’ (pag 10) [dall’introduzione di Francesco Perfetti] [(7) Gli ambasciatori veneti, 1525-1792, a cura di G. Comisso, Milano, Longanesi, 1985, pp. 201-202]”,”TEOP-029-FV”
“MAZZEI Franco a cura; scritti di Unno FUKUJU Takeda TAKAO Ishii KANJI Hashimoto TETSUYA Matsumoto HIROSHI Shibagaki KAZUO Shiota SHOBEI Nakamura MASANORI Takahashi MAKOTO Franco MAZZEI”,”Il capitalismo giapponese. Gli stadi di sviluppo.”,”MAZZEI Franco è nato nel 1939 a Lecce, insegna ‘Storia e civiltà dell’Estremo Oriente’ e storia delle istituzioni giuridiche e sociali dell’estremo oriente, presso la facoltà di scienze politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha soggiornato a lungo in Giappone su cui ha scritto altri libri. Contiene il capitolo: ‘Il movimento operaio e il movimento socialista nel periodo Meiji’ di Hashimoto TETSUYA (pag 120-134)”,”JAPE-023″
“MAZZEI Vincenzo”,”Il socialismo nazionale di Carlo Pisacane. Parte I.”,”Contiene dedica autore MAZZEI Vincenzo dell’Università di Roma”,”MITS-370″
“MAZZEI Francesco”,”Cola di Rienzo. La fantastica vita e l’orribile morte del Tribuno del popolo Romano.”,”Francesco Mazzei, mezzo romano e mezzo romagnolo, ha svolto attività storica e letteraria fin dalla prima adolescenza partecipando al ‘Movimento Novista’ con Ruggero Zangrandi e Carlo Cassola, ha diretto, giovanissimo, il ‘Gazzettino’ di Pesaro e per un breve periodo, nel 1948 il ‘Risorgimento Liberale’ a Roma, ha collaborato ‘Globo’ di Roma e all’Arena di Verona. Laureato in legge, si è poi dedicato all’avvocatura che ha abbandonato per l’attività cinematografica come produttore, sceneggiatore e regista. In campo storico è noto per aver scritto Stato e Chiesa nell’Italia d’oggi (1958). Vive a Roma.”,”BIOx-032-FV”
“MAZZEI Filippo, a cura di Margherita MARCHIONE Giuseppe GADDA-CONTI”,”Istruzioni per essere liberi ed eguali.”,”‘Filippo Mazzei (1730-1816) è stato un medico, filosofo, saggista e patriota italiano. Nato a Poggio a Caiano, Mazzei è noto per la sua stretta amicizia con Thomas Jefferson e per il suo contributo alla diffusione dei principi democratici che avrebbero guidato la nascita degli Stati Uniti d’America. Mazzei è stato definito l’italiano che più ha fatto conoscere l’ideologia e i costumi dell’America in Europa, qualche decennio prima di Tocqueville. Mazzei trascorse gli ultimi anni della sua vita a Pisa, dove morì il 19 marzo 1816. La sua tomba si trova nel cimitero suburbano della città, nella cappella all’ingresso adiacente a quello principale del Cimitero comunale. Recentemente, è stato inaugurato un mezzobusto di Filippo Mazzei nell’atrio di Palazzo Gambacorti a Pisa, donato dalle “”Figlie della Rivoluzione Americana””. Questa scultura rappresenta un simbolo tangibile dei profondi legami storici e culturali tra Italia e Stati Uniti’ (f. copil.)”,”TEOP-022-FMB”
“MAZZETTI Massimo”,”L’ industria italiana nella grande guerra.”,”La Mobilitazione Industriale. “”Questo atteggiamento contrario all’ attività, anche di un solo giorno dopo il termine del conflitto, dell’ organizzazione creata da Dallolio verrà sostanziato di tutta una serie di ragioni, dallo stesso Buozzi al congresso della FIOM del novembre 1918. Egli sosteneva che quando lo Stato non avesse più commesse e materie prime da dare “”ogni industriale reclamerà ed otterrà giustamente completa libertà d? azione”” per cui sarebbero rimasti mobilitati soltanto gli operai, “”ciò che è poco e troppo ad un tempo!””. Il ragionamento del dirigente sindacale, che sottintendeva l’ evidente preoccupazione che il protrarsi nel dopoguerra della Mobilitazione Industriale potesse risolversi in una forma di controllo delle masse operaie, si basava però su premesse evidentemente errate. Infatti, che cosa era la struttura creata dal Dallolio se non uno strumento per la ripartizione delle materie prime e delle commesse statali tra le varie industrie? Negarle un simile compito non significava in pratica negarne l’ esistenza stessa? D’ altra parte la conclusione della guerra non implicava automaticamente il termine delle commesse statali; (…).”” (pag 159)”,”ITAE-148″
“MAZZETTI Roberto”,”Socialismo utopistico e cultura.”,”””Orbene, su questa nuova linea è probabile che il punto di frattura più rilevante fra il socialismo utopistico e il socialismo scientifico sia dato dal netto ripudio del principio religioso cristiano, dominante nei socialisti utopistici, che abbiamo passato in rassegna, secondo il quale è la creazione divina come opera di assoluta bontà creativa che comanda e giustifica lo sviluppo dell’ umanità come sviluppo progressivo del bene, come progressiva eliminazione del male sociale, come finale liberazione del proletariato nell’ avvento di una superiore civiltà di liberi e di eguali. (…) L’ ateismo era, dunque per essi improponibile. All’ opposto, l’ ateismo per Marx è il necessario presupposto dell’ uomo che crede solo in sé in quanto uomo e che come tale deve prendersi cura della creazione del mondo. Per questo, l’ ateismo di Marx “”ha piuttosto le sue radici in una rivolta prometeica contro l’ ordinamento cristiano della creazione”” (1).”” (pag 160-161) (1) Karl Löwith”,”SOCU-125″
“MAZZETTI Roberto”,”Ipotesi sui rapporti Marx-Proudhon.”,”Incontro Marx Engels Proudhon (pag 95) “”L’ esperienza politica e culturale di Marx a Parigi e, in particolare, il suo incontro e scontro con Proudhon fra l’ ottobre 1843 e il gennaio 1845 sono la chiave di volta per capire come Marx a 26 anni, rivelando una portentosa capacità intellettuale, sia riuscito a condensare le strutture teoretiche di fondo del materialismo storico, e cioè le strutture teoretiche della rivoluzione comunista. L’ ipotesi principale avanzata dal presente studio è che Proudhon abbia svolto un ruolo notevole nell’ avviamento del giovane Marx verso la scoperta della struttura teoretica e della connessa prassi del socialismo moderno. Franz Mehring, riferendosi alla prima opera di Proudhon dichiarerà: “”Non c’è dubbio che ad essa spetta un postoimportante fra i fatti intellettualmente determinanti che hanno avuto influenza sul giovane Marx””. Occorre qui ripetere, perché solo chiodo scaccia chiodo. Con la lettura di Proudhon Marx è iniziato all’ analisi della esperienza economica e in particolare della proprietà. Marx nel ’42, redattore della Gazzetta renana, a un certo punto è impegnato in una polemica sul comunismo con la Gazzetta di Augusta. (…)””. (pag 82)”,”PROD-045″
“MAZZETTI Roberto”,”Sergej Hessen. Un ricercatore fra due civiltà.”,”””Strano anche che ragionando di autonomia della scuola, il Nostro (Sergej Hessen, ndr) non ricorresse, ad esempio, oltre che al Condorcet, all’opera della moglie di Lenin e cioè alla Krupskaja. Della quale, pochi anni dopo scriverà: “”Partendo da poche dichiarazioni occasionali di Marx sui problemi della scuola (capitolo quarto del primo volume del ‘Capitale’, “”Critica del programma di Gotha””, Manifesto del I Congresso dell’Internazionale), la Krupskaja traccia nei suoi articoli un’immagine ideale della nuova scuola, realizzata nella società comunista. Questa scuola rifletterà in sé tutti i caratteri di codesta società. Non sarà né statale, né ecclesiastica, ma sarà diretta da organi speciali scelti liberamente da tutti gli immediati partecipanti all’istruzione (genitori e studenti). Ciascuna scuola godrà della più vasta autonomia, ed ogni iniziativa particolare sarà appoggiata dalle autorità scolastiche. Questa scuola autonoma sarà scuola unica, cioè la stessa per tutte le età cioè fino ai 17-18 anni, con un programma di insegnamento estremamente individualizzato. La sua unità sarà ancora più profonda: futura scuola della società senza classi, essa significherà, infatti, il superamento della contrapposizione fra lavoro fisico e lavoro mentale e, perciò, per il suo contenuto, sarà “”politecnica””. L’insegnamento teoretico vi sarà strettamente legato coi diversi aspetti del lavoro “”sociale-produttivo”” (industriale e agricolo), al quale tutta la gioventù scolastica prenderà parte immediatamente. La scuola di lavoro, così concepita, non sarà un’arma per il predominio di una classe, non sottoporrà gli alunni alle esigenze della classe dominante, ma avrà come suo scopo il completo sviluppo della loro intera personalità. Invece di un “”individuo particolare””, cui è affidata una “”particolare funzione sociale””, essa educherà l'””individualità umana”” tutta intera”””” (S. Hessen, Autobiografia. La pedagogia russa nel XX secolo). Perché, dunque, un così insistente ricorso al Condorcet nello Hessen e un così fuggitivo richiamo all’opera della Krupskaja? Vero è che nella pedagogia della Krupskaja dominanti ispirazioni pedagogiche di Marx erano dilatate in una prospettiva, in cui il Dewey e soprattutto Montessori aveva un risalto non indifferente. Tutto sommato, lo Hessen preferiva, trattando della autonomia della educazione e della scuola, tenersi sul vago e nell’indistinto, dedicare poche righe alla Krupskaja e continuare a polemizzare con la Montessori, come anche col paidocentrismo del Decroly”” [Roberto Mazzetti, Sergej Hessen. Un ricercatore fra due civiltà, 1965] (pag 108-110)”,”GIOx-029-FF”
“MAZZETTI Giovanni”,”Scarsità e redistribuzione del lavoro.”,”Giovanni Mazzetti è nato a Roma nel 1942. Dopo aver insegnato Economia politica e Analisi economica, insegna attualmente Economia marxista presso la Facoltà di Scienze economiche e sociali dell’Università della Calabria. Fondatore del Centro Studi e Iniziative per la Redistribuzione del lavoro, con sede a Roma.”,”CONx-029-FL”
“MAZZINI Giuseppe”,”Doveri dell’uomo.”,”MAZZINI Giuseppe “”Non v’è speranza per voi se non nel miglioramento universale, nella fratellanza fra tutti i popoli d’Europa, e, per l’Europa, dell’Umanità”” (pag 41)”,”ITAB-305″
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Arturo CODIGNOLA”,”Pagine vive.”,”MAZZINI Giuseppe “”Si è detto che Goethe era panteista. Non so quale senso davano a questa parola vaga e più spesso mal compresa, i critici che l’hanno proferita; perché v’e un panteismo materialista e un panteismo spiritualista; v’è il panteismo di Spinoza, v’è quello di Giordano Bruno, e v’è quello di S. Paolo, e altri ancora, e tutti differenti, ma non v’è panteismo poetico possibile se non a condizione di abbracciare in un concetto unico tutto il mondo dei fenomeni; a condizione di ‘sentire’ la vita dell’universo nella sua divina Unità, e di viverne. Niente di tutto questo è in Goethe. (…) No; Goethe non è affatto un poeta panteista, è politeista”” (pag 185 e 187)”,”VARx-522″
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Franco DELLA-PERUTA”,”Opere. Tomo I. Giuseppe Mazzini e i democratici.”,”5″,”TEOP-449″
“MAZZINI PAVESI Avv.”,”Giorgio Valois, teorico del sindacalismo. La sua vita, le sue idee.”,”””Giorgio Valois è stato fino ad oggi il capo del movimento fascista francese”” (pag 8) (introduzione) “”Giorgio Valois è partito dall’anarchismo per andare a finire a “”L’ Action française””, e per poi ultimamente distaccarsi da questo gruppo di scrittori per far parte per se stesso e fondare il fascismo francese: “”Les faisceaux de France”””” (pag 11) da Pietrasanta”,”FRAP-110″
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Mario MENGHINI”,”I doveri dell’uomo.”,”Libro di GB e PS”,”TEOP-019-FV”
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Salvo MASTELLONE; scritti di Giuseppe MAZZINI Hough DOHERTY Hugh Goodwin BARMBY”,”Pensieri sulla democrazia in Europa.”,”Il ‘Manifesto’ di Marx ed Engels e il ‘Manifesto democratico’ di Mazzini “”Nel ‘Manifesto’ Marx precisa: “”In Polonia i comunisti appoggiano il partito che fa d’una rivoluzione agraria la condizione della liberazione nazionale. Lo stesso partito che promosse l’insurrezione di Cracovia del 1846″” (‘Manifesto’, ed. cit., p. 243). Il riferimento al ‘Manifesto’ di Cracovia può essere casuale, ma ci sono ben altri “”motivi di supporre”” nel ‘Manifesto’ di Marx ed Engels riferimenti precisi ai ‘Pensieri sulla democrazia’ di Mazzini. Nel primo capitolo del ‘Manifesto’, intitolato “”Borghesi e proletari””, è esposta la concezione storica della lotta di classe: «La storia di ogni società, esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classe””. Nel secondo capitolo, intitolato “”Proletari e comunisti””, è precisata la posizione dei comunisti come partito nei confronti degli altri partiti di lavoratori, con “”un esame polemico delle principali accuse rivolte dai partiti borghesi ai comunisti”” (‘Manifesto’, ed. cit., p. 121). Accuse al comunismo erano state rivolte da Mazzini nel suo articolo apparso sul ‘People’s Journal’ del 17 aprile 1847, e un confronto testuale con le risposte contenute nella seconda parte del ‘Manifesto’ mi sembra giustificato, soprattutto se alla successione di alcune accuse di Mazzini (‘Thoughts’, VI, “”Communism””, vol. XXXIV, pp. 206-246; qui pp. 130-140) si fa corrispondere la successione di parecchie risposte di Marx (‘Manifesto, II, “”Proletari e comunisti’, ed. cit., pp. 147-158). (…) Dal confronto testuale risulta una sorprendente sintonia che ci suggerisce di ritenere gli articoli di Mazzini una fonte del ‘Manifesto’ di Marx. Né si possono trascurare nella ricostruzione del dibattito sul comunismo e sulla democrazia le due lettere contro Mazzini inviate al “”People’s Journal”” da Hugh Doherty e da Goodwin Barmby. Il giornale “”Northern Star”” del 4 dicembre 1847 riportò che a nome dell’Associazione democratica di Bruxelles il vicepresidente dottor Karl Marx prese la parola in tedesco e auspicò un congresso dei lavoratori di tutte le nazioni per far trionfare la libertà nel mondo. Nella riunione era presente anche Goodwyn Barmby, l’autore della lettera di ‘Defence of Communism in answer to Joseph Mazzini’: è giusto supporre che lo stesso Barmby fece conoscere a Marx la sua lettera a Mazzini, e Marx, forse, ne tenne conto nella terza parte del ‘Manifesto’, rispondendo ironicamente: “”Non c’è cosa più facile che dare una tinta socialistica all’ascetismo cristiano”” (‘Manifesto’, ed. cit., p. 173). Visti in una prospettiva storica, i ‘Thoughts upon Democracy in Europa’ vennero considerati a Londra come un ‘Manifesto democratico’, rivolto da Mazzini al pubblico europeo, per ribadire la propria dottrina politica che metteva insieme “”equality”” e “”liberty””, “”democratic principle”” e “”reprensative government””. Tutta la riflessione di Mazzini sulla democrazia si concludeva, come un ‘Credo’, con una serie di ‘I believe’ (…)”” (pag 62-66) [Salvo Mastellone, a cura, ‘Giuseppe Mazzini, pensieri sulla democrazia in Europa’, Feltrinelli, Milano, 1997]”,”TEOP-064-FMB”
“MAZZOCCHI Silvana a cura”,”La comune di maggio. Storia, documenti e testimonianze della insurrezione degli studenti e operai. Parigi 1968.”,”””L’ occupazione delle fabbriche deve avere uno scopo politico ben preciso: “”la restituzione degli strumenti di produzione alla società”” (Marx). Quindi non si tratta di cedere le falcotà e le aziende occupate in cambio di qualche concessione, pur importante che sia; ma di organizzarle come ‘proprietà comunista’, affinché tutto il meccanismo economico e sociale di produzione, consumo ed insegnamento sia posto al servizio dell’ uomo. Ogni compromesso, ogni via di mezzo con il governo tradiscono la classe operaia…. (…).”” (pag 91, Parigi, Sorbona, 19 maggio 1968, Gruppo rivolta, Comitato d’ azione operai-studenti)”,”FRAP-081″
“MAZZOLENI Gilberto”,”L’ Asia “”pensata”” dall’ Occidente. Sviluppo storico e funzione culturale di una concettualizzazione.”,”””E chiamerò in causa l’ articolo di un valente e infaticabile studioso: Francesco Surdich, docente di storia delle Esplorazioni all’ Università di Genova (Surdich, 1978, 20-31). Nel suo contributo sull’ esplorazione del continente asiatico da parte delle antiche civiltà del Mediterraneo, Surdich si impegna ad analizzare secoli e secoli di vicende culturali attraverso una categoria (quella del progresso scientifico) che è data come valore assoluto: e non dunque come proiezione conoscitiva acquisita attraverso un lento travaglio che ha portato il mondo greco-romano a una demitizzazione progressiva del reale e all’ esaltazione di un’ operatività tutta umana. (…) Date queste premesse, alcuni brani dello studio di Surdich – geograficamente pertinenti – non possono che lasciare insoddisfatto lo storico delle religioni.”” (pag 19) “”Al contrario Ricci, nella sua Storia dell’ introduzione del cattolicesimo in Cina (1610), fornisce interessanti e precise descrizioni della lingua, dei costumi e del pensiero dei cinesi, al punto da venir considerato in Occidente il fondatore della sinologia””. (pag 85) pag 105″,”ASIx-078″
“MAZZOLENI Giampietro”,”Televisione elettorale e televisione politica. Materiali per un bilancio della ricerca sugli effetti.”,”MAZZOLENI Giampietro nato nel 1946 è ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano. Ha studiato sociologia negli Stati Uniti. “”Ci si può domandare a questo punto se la TV politico-elettorale abbia o meno un grande potere di influenza sulle scelte politiche dell’elettorato. L’evidenza empirica fornitaci dalle ricerche è abbastanza contraddittoria. Si trae anzi l’impressione che sia maggioritaria quella a sfavore di tale potere. Ciò è per lo meno singolare in quanto, paradossalmente, sembrerebbe riottenere conferma la superata teoria dei “”limited effects””, e smentisce la tesi del notevole potere propugnata dai teorici del “”new look””. Il problema tuttavia non si pone in termini così schematici”” (pag 103)”,”EDIx-140″
“MAZZOLENI Gilberto, a cura; Angelica FAGO Gilberto MAZZOLENI Rita DI-REDA Vittorio PAPI”,”Same. II. La diversità relativa. Osservazioni intorno alla religione tradizionale dei Sami.”,”‘I Sami sono un popolo indigeno che abita la regione artica della Fennoscandia, conosciuta come Sápmi, che si estende tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Le loro origini risalgono a circa 9-10.000 anni fa, quando tribù nomadi si stabilirono nella regione dopo l’ultima glaciazione2. La cultura Sami è profondamente legata alla natura, con tradizioni come l’allevamento delle renne, la pesca e la caccia. Sono noti per le incisioni rupestri, come quelle di Alta in Norvegia, che raffigurano scene di vita quotidiana e rituali spirituali3. Nonostante l’integrazione con la modernità, mantengono vive pratiche tradizionali e credenze spirituali, come lo sciamanesimo’. (f. copil.)”,”EURN-001-FFS”
“MAZZONE Alessandro a cura; saggi di Gerald HUBMANN Herfried MÜNKLER Manfred NEUHAUS Roberto FINESCHI Rolf HECKER Malcolm SYLVERS”,”Mega2: Marx ritrovato, grazie alla nuova edizione critica.”,”Saggi di Gerald HUBMANN Herfried MÜNKLER Manfred NEUHAUS Roberto FINESCHI Rolf HECKER Malcolm SYLVERS. Contiene i saggi – Malcolm SYLVERS, ‘La biblioteca di Marx ed Engels e lo studio della storia statunitense e italiana’ (pag 69-80) – Roberto FINESCHI, ‘MEGA due: dalla filologia all’ interpretazione critica. Un resoconto sul dibattito tedesco sulla teoria del valore negli anni ’70 – ’80. (pag 81-108) “”In base a ciò viene rifiutata la tesi di Althusser secondo la quale si riscontrerebbe una discontinuità fra opere giovanili e Capitale. Tale rottura sarebbe semmai da porre fra le opere precedenti il 1843 e quelle successive. Si sostiene poi in risposta a Backhaus che Marx eleborava il proprio metodo parallelamente alla teoria e quindi ne doveva essere consapevole (…). Anche il riconoscimento marxiano di progressi scientifici fondamentali di Hegel per quanto riguarda il metodo d’ astrazione dinamico – superiore a quello dell’ economia politica borghese – non eliminerebbe la differenza filosofica di fondo, che consiste nel rapporto fra idealismo e materialismo, in particolare in relazione alle categorie di logico e storico: in Hegel sarebbe il logico ad avere il primato di fronte alla storia con la quale sarebbe identico; nel metodo hegeliano mancherebbe del tutto il rapporto fra il logico come momento della costruzione della scienza e la storia effettuale; per questo tale logica è idealistica; nel materialismo è invece la storia ad avere il primato e ad esistere indifferentemente dal grado di rispecchiamento scientifico delle sue leggi; la logica non sarebbe altro che il rispecchiamento concettuale di quel movimento reale (…)””. (pag 94)”,”MAES-061″
“MAZZONIS Martino MESSINA Alessandro a cura di, Contributi di Stefano ANASTASIA Matteo BARTOLOMEO Davide BERRUTI Gianfranco BOLOGNA Paolo CHIAVAROLI Cinzia CIMINI Davide DAL MASO Luca DE FRAIA Nicoletta DENTICO Giorgio FAZIO Alessandra FILIPPINI Stefano INGLESE Martin KHOELER Ilaria LANI Annalisa LELLI Erika LOMBARDI Giulio MARCON Grazia NALETTO Licio PALAZZINI Massimo PAOLICELLI Mario PIANTA Marina PONTI Nicola PORRO Guglielmo RAGOZZINO Massimo SERAFINI Angela STANI Andrea TOMA TOPPI Antonio TRICARICO Stefano VOLPICELLI Maria Cristina ZADRA Marco ZUPI”,”Sbilanciamoci! come usare la spesa pubblica per la società, l’ambiente, la pace. Rapporto 2002.”,”Alessandro Messina è un economista eclettico e non allineato, che da più di 25 anni studia e lavora nell’ambito del non profit. Da oltre 25 anni si occupa di cooperative e istituzioni senza scopo di lucro. Insegna al Master su Non Profit dell’Università di Roma Tor Vergata. Martino Mazzonis giornalista e ricercatore, si occupa di politica e società italiana.”,”ITAE-148-FL”
“MAZZONIS Filippo a cura; saggi di Maurice AYMARD Pierre MILZA Wolfgang SCHIEDER John A. DAVIS Ismael SAZ Iltcho DIMITROV Juroslav KUDRNA Stanislaw SIERPOWSKI Dan BERINDEI Istvan G. TOTH Yuri P. LISOVSKIJ Roslyn Pesman COOPER Hatsushi KITAHARA Victoria DE-GRAZIA”,”L’Italia contemporanea e la storiografia internazionale.”,”Mazzini e Marx. Mazzini incapace di comprendere l’intepretazione materialistica della storia e le ragioni del socialismo. Marx scrisse in termini molto positivi sugli interessi di Mazzini concernenti le classi inferiori della società italiana “”Una delle due biografie di cui intendo parlare, è stata pubblicata da Endre Kovács nel 1976: la sua importanza deriva dal fatto che vi si prende posizione su alcuni dei principali problemi della storia della rivoluzione (12). Il mazzinianesimo, sostiene l’autore, è più di una particolare forma della lotta contro il sistema della Santa Alleanza. Esso è anche una filosofia idealistica e mistica; è la dottrina della rivoluzione, nel senso ottocentesco della parola: la rivoluzione in nome della nazione, la distruzione del sistema assolutistico, il programma di una nuova società basata sulla solidarietà dei popoli (13). Il saggio descrive la personalità del rivoluzionario in modo molto plastico: la sua ottica però condizionata da una sorta di teleologia marxista, in base alla quale la tesi interpretativa che emerge si fonda sulla deplorazione dei limiti di classe che avrebbero impedito a Mazzini di diventare un vero rivoluzionario. Il limite principale di Mazzini fu dovuto al fatto «che un entusiasmo ingenuo ha penetrato il suo pensiero, senza che questo entusiasmo si modificasse dopo la rivoluzione. Mazzini non ha basato la propria argomentazione sull’esistenza delle classi sociali, sui loro interessi specifici e sulla lotta fra le classi (14). Secondo l’autore, egli intese e comprese l’esistenza delle classi sociali, ma l’idea dell’unità nazionale ostacolò lo sviluppo del suo programma. Per lui, il socialismo e il comunismo erano equivalenti dell’anarchia, e per questo aveva paura delle loro idee: «di conseguenza è rimasto fermo all’idea nazionale e non ha voluto superarla». A questa dottrina Marx oppose la propria critica inoppugnabile: dall’analisi della situazione economica europea dopo il ’48 seppe risalire alle cause economiche e sociali che avevano provocato la rivoluzione e le individuò con precisione: «È veramente sorprendente – conclude Kovács – che i rivoluzionari piccolo borghesi, soprattutto Mazzini, non riuscissero ad afferrare una così evidente verità» (15). Il saggio intende dimostrare chiaramente come il Mazzini non sia mai venuto meno alle proprie concezioni, incapace com’era di comprendere l’interpretazione materialistica della storia e le ragioni del socialismo: ancora nel 1871, egli affrontava i grandi problemi della religione, della patria e della proprietà privata nella stessa maniera del 1848 (16). Ciò nondimeno Kovács difende il proprio eroe: benché non fosse un vero rivoluzionario popolare, come Garibaldi, ma solo un patriota borghese, negli ultimi anni Mazzini aveva trovato il modo di stabilire un rapporto con il movimento operaio italiano. “”Anche se ha interpretato le idee del movimento operaio italiano nella propria maniera individualistica, è tuttavia evidente come egli provasse un interesse sincero per il destino della parte più povera del popolo italiano. (…) In questo suo atteggiamento, Mazzini ha ricevuto aiuto – tiene a sottolineare l’autore – anche dallo stesso Marx, il quale scrisse in termini molto positivi su questi interessi di Mazzini concernenti le classi inferiori della società italiana”” (17)”” (pag 223-224) [István G. Tóth, ‘Dall’Ungheria’, (in) Filippo Mazzonis, a cura, ‘L’Italia contemporanea e la storiografia internazionale’, Marsilio, Venezia, 1995] [E. Kovács, ‘Giuseppe Mazzini’, in Id., ‘Tõrténelmi arképek’ (Ritratti storici), Budapest, 1976; (13) (14) (14) (16) (17) Ibid., rispettivamente p. 11, 42, 43, 62, 66] Note relativa al capitolo successivo ‘Dalla Russia’, di Yuri P. Lisovskij [(12) ‘L’Italia e l’Europa’, II, Mosca, 1990, pp. 348-75; (13) Ad esempio, nel concludere la riflessione sulle caratteristiche della politica del Comintern, Lisovskij scriveva: «la sostituzione del princioio democratico di autonomia con il priincipio atuoritario di subordinazione dei partiti comunisti nazionali a un rigido controllo centralizzzato e la frequente assunzione di decisioni contrastanti con la logica del loro sviluppo interno portavano inevitabilmente a conseguenze funeste per il movimento operaio; (14) Cfr. B.R. Lopuchov, ‘La lotta della classe operaia italiana contro il fascismo’, Mosca, 1959; K.E. Kirova, ‘Il movimento rivoluzionario in itaila, 1914-1917, Mosca, 1962; N.P. Komolova, ‘Lotte di classe nelle campagne italiane’, Mosca, 1963; (15) Cfr. B.R. Lopuchov, ‘La formazione del partito comunista italiano’, Mosca, 1962; id., Antonio Gramsci’, Mosca, 1963; G.S. Filatov, ‘I comunisti italiani nella Resistenza’, Mosca, 1963; (16) Z.P. Jakimovic, ‘L’influenza della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre sul movimento rivoluzionario in Italia’, Mosca; 1968; (…).”,”STOx-031-FMB”
“MAZZOTTI Ettore”,”Yitzhak Rabin. Chi ha sparato alla pace.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Ettore Mazzotti giornalista ha lavorato per vari giornali, settimanali e mensili italiani. Ha diretto il periodico ‘Capital’. “”Si calcola che nel 1987 Israele si fosse assicurato il 50 per cento della Cisgiordania, dove si erano insediate settantamila persone e il 30 per cento della striscia di Gaza dove ne vivevano altre 2000, mentre la politica agricola israeliana aveva ridotto la superficie dei coltivi palestinesi a un livello inferiore a quello del 1947. La rivolta, scoppiata dopo la morte di quattro operai palestinesi in uno scontro del carro su cui viaggiavano con un mezzo militare israeliano nel campo profughi di Jabalya, a Gaza, fu di una tale violenza ed estensione che sorprese lo stesso Yitzhak, deciso subito a schierare l’esercito con l’ordine di sparare. Era stato poi convinto dalla pressione internazionale a una linea più morbida di quella fatta di «forza; autorità e bastonate», che gli procurò gravi accuse di brutalità, confermate dalle immagini trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. La nuova ondata di violenze in Medio Oriente preannunciava grandi cambiamenti. La storia si era messa a correre non solo in quell’area. Nel novembre 1989 era caduto il muro di Berlino, sancendo la fine dell’URSS e della Guerra fredda, qualche mese più tardi, l’Irak aveva invaso il Kuwait, provocando la risposta di una coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti, l’operazione Desert Storm”” (pag 116-117)”,”VIOx-230″
“MAZZUCA Alberto e MAZZUCA Giancarlo”,”Mussolini, Bombacci, compagni di una vita.”,”””Al di là delle convergenze, nei rapporti con Benito di Bombacci e di Nenni c’era comunque una differenza: il primo, dopo l’avvento del fascismo, tornerà lentamente sui suoi passi, avvicinandosi al tribuno di Predappio, mentre il secondo, dopo le iniziali simpatie per il nuovo movimento, si separerà per sempre da Mussolini, scegliendo la via dell’esilio e trasferendosi a Parigi, salvo poi tornare in patria, al confino di Ponza, dove vide da lontano, per l’ultima volta, l’ormai ex-duce all’indomani del 25 luglio. Poi il socialista di Faenza saprà che la richiesta agli occupanti nazisti di Parigi della sua estradizione in Italia, prima che fosse dirottato in un ‘lager’ tedesco, era direttamente venuta da Mussolini: l’ex compagno di carcere gli aveva, così, salvato la vita. Quando, dopo la caduta del fascismo, verrà data a Nenni la tragica notizia che la figlia Vittoria era morta ad Auschwitz, Pietro dirà angosciato: «Forse, se mi fossi rivolto a Mussolini…»”” (pag 44) Da ISC0: Giancarlo Mazzuca (Forlì, FC, 1948) è stato inviato speciale del Corriere della Sera, caporedattore della sezione economia a il Giornale di Indro Montanelli e suo vicedirettore a La Voce, 1994-1995, e poi vicedirettore di Fortune Italia. Sull’esperienza fallimentare a La Voce egli ha pubblicato nel 1995 un libro-intervista al direttore Montanelli. Passato al Gruppo Monti, diventa capo della redazione economica del Quotidiano Nazionale. Dal gennaio 2001 all’aprile 2008 è stato direttore editoriale del Quotidiano Nazionale. Dal 26 febbraio 2002 al 16 marzo 2008 ha assunto al contempo la carica di direttore responsabile de il Resto del Carlino e, tra il 30 aprile e il 25 settembre 2003, quella di direttore de Il Giorno. Pur essendo stato molto critico nel 1994 verso Silvio Berlusconi, alle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008 si candida con Il Popolo della Libertà e viene eletto alla Camera nella circoscrizione XI dell’ Emilia-Romagna. Presenzia nella Commissione cultura della Camera dei deputati. Non sospende l’attività giornalistica, rimanendo editorialista del Quotidiano Nazionale. Scelto per sfidare il Governatore uscente Vasco Errani come Presidente della Regione Emilia-Romagna per il centrodestra nel 2010 decide di ritirarsi dalla competizione designando come candidato la deputata e viceportavoce vicario del PdL Anna Maria Bernini. Il 3 febbraio 2013 torna alla direzione de Il Giorno che lascia il 5 maggio 2016. Il 4 agosto 2015 viene eletto membro del Consiglio di Amministrazione della RAI dalla Commissione di Vigilanza RAI, carica che mantiene fino al 2018. Dal 7 maggio 2016 inizia a collaborare a il Giornale, sotto la direzione di Alessandro Sallusti. In seguito tiene una rubrica sul settimanale Affari & Finanza di Repubblica. E lontano cugino della giornalista e politica di centrosinistra, Carla Mazzuca. Ed è fratello di un altro giornalista, Alberto Mazzuca. Tra i suoi libri ricordiamo: “” I signori di Internet. La via italiana alla New Economy””, “”Sangue romagnolo. I compagni del duce”” (con Luciano Foglietta), “”Compagni di camera. Il «reality» segreto di una legislatura””, “”Il compagno Mussolini”” (con Nicholas Farrel), “”La vita oltre l’Euro. Esperienze e visioni di un economista pragmatico”” (con Ernesto Preatoni), “”Indro Montanelli. Uno straniero in patria””, “”Amarcord Romagna. Breve storia di una regione (e della sua idea) da Giulio Cesare a oggi”” (con Roberto Balzani), “”La Resistenza tricolore”” (con Arrigo Petacco), “”Mussolini e i musulmani”” (con Gianmarco Walch), “”Noi fratelli”” (con Stefano Girotti Zirotti) e “”Quei patti benedetti”” (Mondadori, 2019). Ha vinto diversi premi come il «Saint Vincent», il «Campione d’Italia», il «Silone», il «Montanelli», l’ «Acqui Storia» e il «Galileo 2018 per il Dialogo interreligioso». – Alberto Mazzuca, romagnolo, giornalista e scrittore, vive a Milano. E’ fratello di Giancarlo. I suoi libri: – “”I potenti del denaro””; “”Confindustria, una poltrona che scotta””; “”La erre verde: ascesa e caduta dell’impero Rizzoli””; “”La Fiat da Giovanni a Luca, un secolo di storia sotto la dinastia Agnelli”” (assieme a Giancarlo Mazzuca); “”Il mito Alfa”” (insieme a Marco Vitale e Guido Corbetta); “”I numeri uno del made in Italy””; “”Torino oltre: venti storie di innovazione della nuova Torino e del nuovo Piemonte””; “”Angeli tra noi, alla ricerca di chi si dona a Dio e agli altri””; “”Guazzaloca, una vita in salita””. Bibliografia. – G. Mazzuca – Angelo Maria Perrino, “”Vita da manager. Le regole d’oro di nove Top di casa nostra per diventare un Numero Uno””, Sperling & Kupfer, Milano, 1988. – Claudio Lindner – G. Mazzuca, “”Il leone di Trieste. Il romanzo delle Assicurazioni Generali dalle origini austroungariche all’era Cuccia””. Presentazione di Enzo Biagi, Sperling & Kupfer, Milano, 1990. – Paolo Mazzanti – G. Mazzuca, “”Eredi. Padri e figli del capitalismo italiano””. Prefazione di Indro Montanelli. Introduzione di Luigi Abete, Sperling & Kupfer, Milano, 1992. – G. Mazzuca (intervista con), “”Indro Montanelli. La mia Voce””, Collana Saggi n.163, Sperling & Kupfer, Milano, 1995. – “”I signori di Internet. La via italiana alla New Economy””, prefazione di Bill Gates, Collana I Saggi n.163, Baldini & Castoldi, Milano, 2000. – Alberto Mazzuca – G. Mazzuca, “”La Fiat: da Giovanni a Luca. Un secolo di storia sotto la dinastia Agnelli””, Collana I Saggi n.268, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2004. – “”L’Italia in chiaroscuro. Fatti, misfatti, volti e storie di un paese che cambia””, Il Resto del Carlino, 2005. – Aldo Forbice – G. Mazzuca, “”I faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l’ Italia””, Piemme, Novara, 2009. – Arrigo Petacco – G. Mazzuca, “”La Resistenza tricolore. La storia ignorata dei partigiani con le stellette””, Collezione Le Scie, Mondadori, Milano, 2010. – G. Mazzuca – Luciano Foglietta, “”Sangue romagnolo. I compagni del duce. Arpinati, Bombacci, Nanni””, Minerva Edizioni, Bologna, 2011. – “”Compagni di camera. Il «reality» segreto di una legislatura””, Minerva Edizioni, Bologna, 2013. – Nicholas Farrell – G. Mazzuca, “”Il compagno Mussolini””, Collana Storie, Rubbettino, 2013. – Ernesto Preatoni – G. Mazzuca, “”La vita oltre l’euro””. Prefazione di Paolo Savona, Rubbettino, 2014. “”Indro Montanelli. Uno straniero in patria””. Prefazione di Roberto Gervaso, Collana Saggi, Cairo Publishing. – Roberto Balzani – G. Mazzuca, “”Amarcord Romagna. Breve storia di una regione (e della sua idea) da Giulio Cesare a oggi””, Collana Clessidra, Bologna, Minerva, 2016. – G. Mazzuca – Gianmarco Walch, “”Mussolini e i musulmani. Quando l’ Islam era amico dell’ Italia””, Collana Ingrandimenti, Milano, Mondadori, 2017. – G. Mazzuca – Stefano Girotti Zirotti, “”Noi fratelli””, Milano, Mondadori, 2018. – “”Quei patti benedetti. Cosa resta oggi dei Patti Lateranensi tra Mussolini e Pio XI””, Postfazione di Gianfranco Ravasi, Collana Ingrandimenti, Milano, Mondadori, 2019. – Luca Liguori, G.Mazzuca, “”21 luglio 1969. Quel giorno sulla Luna””, Bologna, Minerva Edizioni, 2019. – Alberto Mazzuca – G.Mazzuca, (fotografie di Lorenzo Capellini), “”Romagna nostra””, Bologna, Minerva Edizioni. – Alberto Mazzuca – G.Mazzuca, “”Mussolini Bombacci. Compagni di una vita””, Bologna, Minerva Edizioni, 2020.”,”ITAF-393″
“MAZZUCCHELLI Mario”,”Saint-Just.”,”Il termidoro. “”Il più grande delitto di Saint-Just fu soltanto quello d’aver oppresso coloro che si proclamavano i più grandi nemici della tirannia, compresi alcuni generali, fra i quali Hoche””. “”Del tutto inaspettato, invece, il giudizio di Babeuf, il futuro primo comunista, autore del ‘Manifesto degli eguali’, che da pochi giorni è stato liberato dalla prigione a Laon, in quanto falsamente accusato di raggiri a danno dello Stato. Ha infatti respirato troppo la pesante atmosfera delle prigioni d’allora per non esaltare la libertà. “”I Cromwell sono caduti. La Rivoluzione continua. Stermineremo i vili, gli indegni, i tiepidi… Ma basta, basta con le carrette cariche di carne umana, le grida, i pianti, la demenza dei condannati…””. (pag 447)”,”FRAR-002″
“MAZZUCCHELLI Mario”,”Robespierre.”,”””In generale i Girondini, in materia sociale come in materia politica, già lo vedemmo, erano piuttosto filosofi che uomini di partito: discordi fra loro sulle più importanti questioni politiche, erano colpiti da una continua contraddizione fra l’arditezza del pensiero teorico e la povertà dei mezzi preposti per attuarlo. Incoerenti, slegati e declamatori, andando molte volte in teoria fino alla «legge agraria», e quasi superando i giacobini più arditi, professavano d’altra parte le dottrine più conservatrici, mostrandosi in materia sociale opportunisti irresoluti e timidi. Mathiez sostiene che la Gironda ha una tendenza istintiva a considerare ogni movimento per il rialzo dei salari, ogni protesta contro il carovita e contro l’accaparramento, come una manovra anarchica, come un complotto contro l’ordine sociale. Si comprende facilmente, così, perché divenga non solo sospetta, ma anche odiosa alle masse. La Montagna, al contrario, prende in considerazione la miseria delle classi popolari. Non vuole che siano le sole a sostenere i pesi della guerra. Jean Bon Saint-André interpreta perfettamente i sentimenti dei Montagnardi allorché scrive alla Convenzione il 26 marzo 1793: «Bisogna imperiosamente far vivere il povero, se volete ch’esso vi aiuti a compiere la rivoluzione». Con tutto questo i Montagnardi non sono più socialisti di Girondini. La loro politica sociale, quasi sempre opera di circostanze, non è, come constaterà Carlo Marx, che un modo plebeo di farla finita non solo con i re, i nobili, i preti, ma anche con tutti i nemici della rivoluzione. Questo non basta a differenziare profondamente la Montagna dalla politica girondina. Più la Gironda si fa conservatrice nel campo sociale e più s’allontana dalla repubblica. Michelet lo constata chiaramente, scrivendo: «Essa cade tutta intera nelle reti della società di Parigi. Non si domandava ai Girondini di farsi realisti, ma ci si faceva Girondini. Questo partito diveniva a poco a poco l’asilo del realismo, la maschera protettrice mercé la quale la controrivoluzione si potrà mantenere a Parigi avversa alla stessa rivoluzione. Vi furono idee socialiste nel partito di Robespierre, in quel partito giacobino un membro del quale, Prudhomme, poi sconfessato dall’Incorruttibile, aveva proclamato: «La rivoluzione francese è una vera ‘legge agraria’ messa in esecuzione dal popolo. Per ora esso rientra soltanto nei suoi diritti, un passo ancora e rientrerà nei suoi beni?». Secondo come si considera la parola socialismo. Se la si considera come collettivismo, cioè la messa in comune dei mezzi di circolazione e di produzione, nel giacobinismo propriamente detto non v’è nulla di socialista”” (pag 202-203)”,”FRAR-431″
“MAZZUCCHETTI Lavinia; GOETHE John Wolfgang”,”La vita di Goethe. Seguita dall’ Epistolario.”,”Goethe ha lasciato oltre 15 mila lettere. Goethe e il genere umano. “”La tendenza manifesta dei migliori poeti di tutte le nazioni è da parecchio tempo rivolta a ciò che è generalmente umano. In ogni opera particolare… si vedrà trasparire sempre più chiaro quell’elemento comune. (…) Il modo migliore di pervenire a una vera tolleranza universale sarà di lasciare indisturbati gli elementi specifici dei singoli individui e dei singoli popoli, attenendosi però alla persuasione che ogni cosa veramente pregevole ha come suo peculiare carattere di appartenere all’umanità intera. A tale mediazione e a tale reciproca comprensione i tedeschi collaborano da tempo””. (pag 256) (Goethe lettera a Ernesto von Schiller, Weimar 26 gennaio 1827) Dedica dell’ A a Sigismondo FRIEDMANN Wikipedia: Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco. Goethe è considerato da molti il più importante uomo tedesco di lettere e uno degli ultimi “”uomini universali””. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 A Lipsia (1765 – 1768) 1.2 A Strasburgo (1770 – 1771) 1.3 Il Götz von Berlichingen 1.4 A Wetzlar (1772) 1.5 La Germania del Settecento 1.6 I dolori del giovane Werther (1774) 2 A Weimar (1775 – 1832) 3 Importanza storica 4 Opere 4.1 Romanzi 4.2 Tragedie 4.3 Poemi 4.4 Saggi 4.5 Altre opere 4.6 Citazioni 5 Curiosità 6 Voci correlate 7 Altri progetti 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] La casa natale di Goethe a Francoforte Primogenito di Johann Caspar (1710 – 1782), doctor juris e consigliere imperiale, uomo di formazione illuministica, e della pietista Katharina Elisabeth Textor (1731 – 1808), nasce dopo il mezzogiorno del 28 agosto 1749, giorno del primo anniversario del matrimonio dei genitori; è un bambino con un aspetto poco tedesco: è bruno e ha gli occhi neri. Ebbe in verità delle difficoltà nel parto, provocate dall’imperizia della levatrice, che sembra abbiano spinto il nonno materno, Johann Wolfgang Textor, sindaco di Francoforte, a istituire in città l’istruzione ostetrica obbligatoria. Il giorno dopo fu battezzato secondo il rito protestante Nel dicembre del 1750 nasce la seconda figlia, Cornelia Friederike Christiana (1750 – 1777), la sua compagna di giochi dell’infanzia; gli altri quattro successivi figli moriranno infatti in tenera età. A partire dal 1755 – l’anno del devastante terremoto di Lisbona, che tanta impressione produsse in tutta Europa – impara a leggere e a scrivere il tedesco in una scuola pubblica, poi, privatamente, il latino e, in tempi successivi, un poco di greco e di ebraico, il francese, l’inglese, l’italiano – il padre era stato in Italia nel 1740 e aveva scritto, in un italiano approssimativo, un diario del suo viaggio – e poi disegno e musica: il 25 agosto del 1763 assistette a un concerto di pianoforte del settenne Mozart, imparruccato e con lo spadino al fianco. Adolescente, imparerà l’equitazione e la scherma. Nel 1756, scoppiata la Guerra dei sette anni, i francesi conquistano Francoforte il 1° gennaio 1759 e in casa Goethe s’installa il luogotenente François de Théas, comandante della piazza; con le truppe francesi si accompagnano attori e cantanti e Goethe assiste per la prima volta a recite delle tragedie di Racine e di Corneille e delle commedie di Molière, oltre a opere e intermezzi musicali, fino alla partenza dei francesi, avvenuta il 2 dicembre 1762. Nel 1764, l’anno della salita al trono di Giuseppe II, gli capitò di raccomandare al nonno materno un giovane per un impiego nell’amministrazione cittadina; assunto, si scopre che quell’impiegato è un truffatore. Johann è, in un primo tempo, perfino sospettato di complicità, ma presto si riconosce la sua estraneità ai fatti. Ormai diciassettenne, è tempo per lui di frequentare l’Università: egli vorrebbe seguire i corsi di lettere classiche e retorica a Gottinga ma il padre sceglie per lui gli studi di diritto a Lipsia e così, il 30 settembre 1765, Johann parte da Francoforte per quella città bella e moderna, con in tasca la buona somma di 1.200 fiorini a garantirsi un più che decoroso mantenimento. A Lipsia (1765 – 1768) [modifica] A Lipsia s’inserisce senza difficoltà nella frivola vita di società, così diversa da quella, conservatrice e patriarcale, di Francoforte; ha una relazione con Kätchen Schönkopf, scrive il Die Laune des Verliebten (Capriccio d’innamorato), una commedia arcadica e i Die Mittschuldigen (I complici), altra commedia senza pretese e varie poesie musicate da quel Bernhardt Breitkopf, proprietario di una Casa editrice musicale che diventerà molto famosa, del quale Goethe frequenta la famiglia. Relativamente a questo periodo, egli commenterà di avere allora cominciato a seguire la tendenza a «trasformare in un’immagine, in una poesia e a portare a compimento in me quel che mi dava gioia o tormento o che comunque occupava il mio spirito», e che «tutto ciò che si è conosciuto di me sono solo frammenti di una grande confessione». Fra il febbraio e il marzo del 1768 si reca Dresda, visitando le collezioni d’arte raccolte nella città e in giugno viene a conoscenza della tragica morte di Winckelmann, che egli apprezzava molto. Tuttavia, i suoi componimenti non vengono apprezzati ed egli stesso si convince che è meglio consegnare al fuoco la maggior parte di quella prima produzione: conserva le due commedie, la raccolta Annette, costituita da lieder dedicati a Kätchen, le odi dedicate all’amico Ernst Behrisch e poco altro. Una malattia, un’infezione polmonare contratta nel luglio 1768, lo convince a chiudere un’esperienza che egli stesso già riteneva non più sopportabile: così, il 28 agosto 1768 ritorna a Francoforte senza aver concluso nulla. A Strasburgo (1770 – 1771) [modifica] Johann Gottfried Herder Soffre di coliche, ha uno sbocco di sangue e deve subire anche un intervento chirurgico al collo; Goethe non pensa di poter vivere a lungo e si apre all’influsso religioso pietistico della madre e della sua amica Susanna Katharina von Klettenberg, una signora quarantacinquenne che egli ricorderà affettuosamente in Poesia e verità, e nelle Confessioni di un’anima bella. È un breve periodo in cui, oltre a partecipare, in verità senza entusiasmo, a pratiche devozionali, legge la Storia della Chiesa e degli eretici di Gottfried Arnold e l’ Imitazione di Cristo. Goethe sarà sempre anticonfessionale pur guardando con simpatia e interesse alla ricerca spirituale e si definirà un eretico che gli ortodossi avrebbero volentieri messo al rogo. Con il ritorno della buona salute, viene anche il tempo di riprendere gli studi universitari; a Strasburgo potrà imparare bene il francese e studiare in un’Università di cultura tedesca: così, partito alla fine del marzo 1770, il 2 aprile giunge a Strasburgo. Qui si fa molti amici, come Johann Heinrich Jung-Stilling, che scriverà La giovinezza di Heinrich Stilling e il futuro drammaturgo Jakob Michael Reinhold Lenz; all’inizio dell’estate visita con due amici l’Alsazia e la Lorena. Conosce Johann Gottfried Herder, letterato e filosofo già noto il quale, al termine di un suo viaggio in Francia, era stato costretto a soffermarsi in settembre a Strasburgo per un’operazione agli occhi. Per un ammiratore della poesia popolare come Herder, Goethe compone il lied Sah ein Knah’ ein Röslein stehn, gabellandogliela come autentica poesia popolare, ne ascolta le tesi sullo spirito nazionale tedesco elaborandole in scritti su Shakespeare e sull’architettura gotica, «l’architettura tedesca», scrive Goethe, «la nostra architettura, mentre gli italiani non ne hanno alcuna da vantare come propria e ancor meno i francesi». Legge con interesse i romanzieri inglesi Goldsmith, Fielding e Sterne e s’interessa di un personaggio storico, Götz von Berlichingen, e di un personaggio di fantasia destinato a una fama immortale, Faust. Ha un’impegnativa relazione, nel vicino paese di Sessenheim, con Friederike Brion, figlia di un pastore protestante, nella primavera del 1771, che gli ispirerà diverse liriche, come Willkommen und Abscheid (Benvenuto e addio), Maifest (Festa di maggio), Ob ich dich liebe, weiss ich nicht (Non so se t’amo) e Jetzt fühlt der Engel (Ora l’angelo sente) e, in estate, presenta la dissertazione che avrebbe dovuto procurargli la laurea, che gli viene tuttavia respinta, fatto che gli impedisce di ottenere il titolo di dottore in legge: in sostituzione, il 6 agosto, presenta alcune tesi di diritto che, approvate, gli valgono il titolo inferiore di Licentiatus juris. Saluta Friederike, che rivedrà a Sesenhein amichevolmente otto anni dopo, e ritorna a Francoforte. Il Götz von Berlichingen [modifica] Götz von Berlichingen Tornato a Francoforte, la città nido, scrive, «nidus, buono a covarci uccellini ma in senso figurato, spelunca, un tristo paesucolo. Dio ci scampi da tanta miseria. Amen». Il 28 agosto 1771, proprio il giorno del suo ventiduesimo compleanno, Goethe ottiene il permesso di esercitare la professione di avvocato, che in realtà abbandonerà di lì a quattro anni. Continua a scrivere, in quegli anni che annunciano lo Sturm und Drang, la nuova poetica preromantica della Tempesta e Assalto, dal dramma omonimo di Friedrich Maximilian Klinger. Scriverà che in quegli anni «giovani geniali vennero improvvisamente alla ribalta con grandissimo coraggio e presunzione, com’è peculiare a quell’età, e impiegando le loro energie produssero molte cose buone, donarono molta gioia ma, abusandone, diedero molti dispiaceri e provocarono parecchi guai». Il frutto di Goethe fu la storia drammatizzata, in prosa, Die Geschichte Gottfriedens von Berlichingen mit der eisernen Hand, (Storia di Goffredo di Berlichingen dalla mano di ferro), compiuta alla fine del 1771 che, rielaborata alla fine del marzo 1773, fu pubblicata anonima nel giugno successivo con il titolo Götz von Berlichingen mit der eisernen Hand. Ein Schauspiel. Testo di lettura da non rappresentare in teatro, fu pubblicato con autorizzazione di Goethe nel 1787 finché Goethe non vi ritornerà ancora nel 1804 per adattarla al teatro, cosicché la prima rappresentazione fu data a Weimar il 22 settembre 1804. Tratto dall’autobiografia dello stesso Götz, scritta nel 1562 e nota a Goethe in un’edizione del 1731, è la vicenda di un piccolo feudatario tedesco che si ribella ai potenti schierandosi con i contadini in rivolta contro l’Impero nella guerra del 1525; Goethe rappresenta la tragedia dell’onestà e della lealtà cavalleresca – in un’epoca in cui la cavalleria era decaduta ad attività di latrocinii, di sopraffazioni e di arbitrii – che soccombono contro la viltà, la corruzione e l’adulazione. Ma è anche la denuncia delle condizioni miserabili di una società che impediscono alle persone d’ingegno di realizzarsi, e opprimono e si oppongono alla virtù. In realtà Goethe, che segue la concezione möseriana dell’epoca feudale classica come “”epoca della libertà””, non comprende né la natura reazionaria della rivolta dei nobili né la natura progressiva della rivolta dei contadini, ma individua correttamente il processo storico che trasforma i cavalieri in nobili di corte di Stati assolutisti. A Wetzlar (1772) [modifica] Nel maggio 1772, su consiglio del padre, Johann si trasferisce nella cittadina di Wetzlar, dove è istituita la Corte imperiale di giustizia, un tribunale presso il quale si inscrive il 23 maggio come praticante. Naturalmente non si occuperà di faccende legali: preferisce frequentare la taverna del “”Principe ereditario””, dove conosce, fra tanti, Karl Wilhelm Jerusalem, figlio di un noto teologo, giovane intellettuale inquieto, innamorato di una donna sposata e l’avvocato Johann Christian Kestner (1741-1800), del quale si conosce un interessante giudizio sul giovane e ancora sconosciuto Goethe. Charlotte Buff Kestner «Ha molti talenti, è un vero genio e un uomo di carattere, ha un’immaginazione straordinariamente viva, per cui si esprime per lo più con immagini e similitudini. Nei suoi affetti è impetuoso, tuttavia spesso sa dominarsi bene. Il suo modo di pensare è nobile. Libero da pregiudizi quanto più è possibile, agisce come gli viene in mente, senza curarsi di quel che pensano gli altri. Ogni costrizione gli è infatti odiosa. Ama i bambini ed è molto bravo a trattarli. È bizzarro e nel suo modo di fare, nell’apparenza esteriore, ha diverse cose che potrebbero renderlo sgradevole ma gode di molto favore fra i bambini, le donne e molti altri ancora. Ha moltissima stima del sesso femminile. I suoi principi non sono ancora molto saldi, non è quello che si può definire un ortodosso, ma non per orgoglio o per capriccio o per darsi delle arie. Non ama turbare negli altri nella tranquillità delle loro convinzioni. Odia lo scetticismo, aspira alla verità e alla chiarezza su alcune materie principali e crede anche di avercela, questa chiarezza sulle cose importanti. Ma secondo me, non la possiede ancora. Non va in chiesa, non si comunica, prega raramente: “”non sono abbastanza simulatore per farlo””, dice. Della religione cristiana ha molto rispetto, ma non nella forma presentata dai teologi. Crede in una vita futura, in una condizione migliore. Aspira alla verità, ma preferisce sentirla più che darne una dimostrazione. Ha già fatto molto e ha dalla sua molte conoscenze e molte letture; ma è più quello che ha pensato e ha ragionato. La sua occupazione principale consiste nelle belle arti e nelle scienze o meglio, in tutte le scienze, tranne quelle che ci procurano il pane…insomma, è un uomo assai notevole». Kestner è fidanzato con una ragazza, Charlotte o Lotte Buff (1753-1828) che, egli scrive, «non è una bellezza straordinaria ma è quello che si dice una bella ragazza e a me nessuna è mai piaciuta più di lei» mentre Goethe, che la conosce il 9 giugno e la frequenta quasi giornalmente, la definirà una «di quelle che sono fatte, se non per ispirare passioni violente, certo per suscitare la simpatia generale». L’insistente assiduità della presenza di Goethe provoca la reazione di Lotte che, il 16 agosto, gli dichiara che egli «non può sperare altro che amicizia» e l’11 settembre 1772 Goethe lascia Wetzlar. A Francoforte, riceve da Kestner la notizia che il comune amico Jerusalem si è suicidato il 30 ottobre; vi è tutto l’intreccio del prossimo romanzo I dolori del giovane Werther. La Germania del Settecento [modifica] La Germania del Settecento contava almeno 2.000 dazi e dogane ed era divisa in quasi 300 staterelli assolutisti governati da principi che pretendevano di regolamentare, con burocratica e paternalistica pignoleria ogni aspetto della vita, anche privata, dei sudditi – così, per esempio, un’ordinanza del Principato del Baden del 1766, rivolto ai sudditi, stabiliva di «trattenerli dall’errore e di ricondurli dalla retta via, nonché di insegnar loro, anche contro la loro volontà, il modo in cui devono organizzare la vita domestica, di coltivare i campi e di alleviare a se stessi mediante una condizione economicamente più produttiva dell’azienda, gli oneri dei tributi da loro dovuti» – manteneva i contadini nella condizione di servi della gleba, impediva lo sviluppo di una moderna attività economica imprenditoriale – così, esisteva il divieto per molti prodotti di importazione e di esportazione, nel timore che la circolazione all’estero del denaro impoverisse lo Stato o il divieto, in Prussia, di costruire grandi vie di comunicazione, per far sì che gli stranieri impiegassero più tempo nei loro spostamenti, consumando così più denaro. Ogni governo assoluto può dispensare a piacimento favori e privilegi, esigere qualunque prestazione dai sudditi, vendere i contadini agli Stati esteri come soldati, non riconoscere alcuna opinione pubblica, non rispondere delle proprie azioni. Tali condizioni, garantite da norme spesso grottesche, rendevano molto difficile lo sviluppo di una classe borghese imprenditoriale e la necessità di venire a patti con la dominante aristocrazia produrranno effetti di lunga durata nella storia tedesca. I dolori del giovane Werther (1774) [modifica] Werther conosce e frequenta due giovani fidanzati, Lotte e Albert; s’innamora della ragazza, che pure potrebbe ricambiarlo, ma è respinto da Lotte che ha dato la sua parola ad Albert e può concedere a Werther solo la propria amicizia: la delusione determina il suo suicidio. Werther è un intellettuale borghese le cui possibilità di realizzarsi sono condizionate dalla capacità o meno di adeguarsi alla realtà delle piccole corti aristocratiche tedesche. Egli vive una duplice contraddizione: l’incapacità di realizzare il fine dell’umanesimo borghese di una piena realizzazione della propria personalità nella viva realtà sociale e l’incapacità di accettare la convenzione pietistica del tempo, secondo la quale l’amore fra uomo e donna, se non permesso, deve trasformarsi in amore fraterno. La contraddizione non si risolve perché Werther non separa gli interessi sociali dai suoi interessi individuali: intellettuale in una Germania semifeudale, non riesce a realizzarsi e la sua coscienza, che non scinde in sé le esigenze della ragione da quelle del sentimento, le esigenze dell’ambizione sociale da quelle dell’amore, lo spinge al suicidio. Leggendo il Werther, dipinto di Wilhelm Amberg, 1870 Napoleone, nel noto incontro a Erfurt nel 1808, fece rilevare a Goethe proprio la mancata separazione, in Werther, fra ambizione e amore; e infatti un Napoleone seppe ben distinguere, nella sua vita, la necessità della realizzazione del successo politico da quella del sentimento privato: in quanto non diviso dalla realtà di una società ben più matura, egli aveva ben chiara tale distinzione, da lui vissuta nella scissione della propria coscienza. Werther ha invece una coscienza indivisa proprio perché egli vive separato dalla realtà; per continuare a vivere, egli avrebbe dovuto uccidere la sua coscienza, avrebbe dovuto morire nella propria coscienza per poter vivere senza sofferenze nella realtà. Il successo di questo romanzo epistolare, scritto di getto dal febbraio al marzo 1774, fu straordinario e fu anche pretesto di non poche funeste imitazioni; lo stesso Goethe assistette al recupero del cadavere di una ragazza suicidatasi a Weimar con in tasca il romanzo. La maggior parte dei lettori credette di ravvisare in Werther, come scrisse il Croce «l’apologia della passione e ragione, la protesta contro le regole, i pregiudizi e le convenzioni sociali» non vedendo invece la sostanza reale, la rappresentazione di una malattia, che non è tuttavia la malattia psichica di un individuo, ma è la malattia della Germania dell’epoca. Al tempo in terra tedesca, lontani anni luce dagli ideali di libertà e autodeterminazione francesi o americani, la depressione per il confino allo stato di cittadino rinchiuso tra mura di mille staterelli era sentore comune tra le classi medio-alte. Werther, come borghese, ne è l’esempio ma anche al contempo la parodia: lo scopo di Goethe era infatti quello di mettere in ridicolo questo atteggiamento di passività fisica e mentale, cosa che non fu pienamente capita dai lettori meno attenti. In molti casi, purtroppo, la sottile ironia del maestro tedesco, soprattutto la sua errata ed affrettata interpretazione, finì col portare molti giovani di buona famiglia al suicidio. Quarant’anni più tardi, in Poesia e verità, Goethe scriverà che «l’effetto di questo libro fu grande, anzi enorme, specialmente perché comparve nel tempo giusto. Perché, come basta una pagliuzza per far scoppiare una mina potente, anche l’esplosione che si produsse nel pubblico risultò così potente perché il mondo dei giovani era già minato e la commozione fu tanto grande perché ciascuno veniva allo scoppio con le sue esigenze esagerate, le sue passioni inappagate e i suoi dolori immaginari». A Weimar (1775 – 1832) [modifica] Ritratto di Goethe Conosce Klopstock, il teologo svizzero e appassionato di fisiognomica Johann Caspar Lavater – il quale crede di individuare nel profilo dei volti il carattere delle persone e, a questo scopo, fa eseguire dal pittore Schmoll diversi ritratti di Goethe – e il filosofo Jacobi, allora ammiratore di Spinoza; Goethe, che mai amò la filosofia, si riconobbe sempre nelle teorie panteiste di Spinoza. Legatosi nell’aprile 1775 con la sedicenne Lili Schönemann, figlia di un banchiere, ruppe il fidanzamento nell’ottobre, non sopportando la prospettiva di un vincolo matrimoniale e il 7 novembre 1775 Goethe giunge a Weimar come precettore del diciottenne Carl August, duca di Sassonia-Weimar-Eisenach, un tipico tirannello tedesco del tempo, che governa uno staterello formato unicamente dalla capitale Weimar, cittadina di seimila abitanti, dalla città universitaria di Jena e da alcune “”ville di delizia””. Nel 1776 Goethe è membro del Consiglio segreto, il 6 settembre 1779 viene nominato consigliere segreto e confessa: «mi sembra meraviglioso raggiungere, come in sogno, a trentanni, il più alto grado onorifico che un cittadino tedesco possa ottenere». Otterrà il 10 aprile 1782 il titolo nobiliare dall’imperatore Giuseppe II e nel 1804 sarà ministro. Gli anni che vanno dal 1776 al 1788 furono segnati dall’amicizia con Charlotte von Stein, donna che si impegnò ad educarlo ai compiti che lo avrebbero atteso come precettore e poi come consigliere del duca. La von Stein dovette innanzitutto trasformare l’illustre poeta in un uomo di mondo, poi ridurre il viziato idolo del momento in un uomo rispettoso delle regole di vita esistenti nel ristretto e selezionato ambiente in cui viveva la duchessa Anna Amalia. Questi insegnamenti di equilibrio, misura ed autocontrollo, che furono la base della sua evoluzione, vennero ben accettati da Goethe pur costandogli considerevoli sforzi e sacrifici. I primi dieci anni trascorsi a Weimar, caratterizzati da una certa povertà nella produzione poetica, mostrarono soprattutto questa sua lenta trasformazione. Vi furono opere ancora improntate alla sua poesia precedente, quali, per esempio, I canti di Mignon inclusi nel Meister, le due ballate Il pescatore (Der Fischer) ed Il re degli elfi (Erlkönig), e lo stupendo Canto notturno del viandante (Wanderers Nachtlied), poesia nella quale l’anima del poeta lentamente si sostituiva al cuore capriccioso che aveva dominato la produzione precedente. Charlotte von Stein La ricerca della verità ultima dell’anima dominò altre composizioni; scrisse infatti il Canto degli spiriti sopra le acque (Gesang der Geister über dem Wasser), i Limiti dell’umano (Grenzen der Menschheit) ed Il divino (Das Göttliche). In quel periodo (dal 1777 al 1785) Goethe compose anche il romanzo La vocazione teatrale di Guglielmo Meister (Wilhelm Meisters theatralische Sendung) ed il dramma, del 1779, Ifigenia in Tauride (Iphigenie auf Tauris). Quegli anni, inoltre, lo videro impegnato su diversi fronti come consigliere ministeriale per gli affari militari, per la viabilità, per le miniere e la pubblica amministrazione. Fu anche sovrintendente ai musei, e nel 1782 venne insignito del titolo nobiliare. Quel periodo di radicali cambiamenti e senza dubbio negazione di sé stesso, finì quando Goethe, nel 1786, all’insaputa di tutti, fuggì in Italia. Goethe alloggiò a Catania nel 1787, epigrafe di Mario Rapisardi Trascorse così due anni di piena felicità, nel duplice appagamento dei sensi e dello spirito, grazie all’amore ed all’incanto della civiltà antica. Il paesaggio, l’arte ed il carattere del popolo italiano incarnarono il suo ideale di fusione di spirito e sensi. Qui egli riuscì a dare la forma definitiva all’Ifigenia in Tauride, che scritta in prosa, trovò il suo compimento nel Blankvers o pentapodia giambica. Quest’opera venne giudicata il vangelo del moderno umanesimo. Questo dramma, come tutti i drammi di Goethe, fu una tragedia solo in potenza, infatti Ifigenia avrebbe salvato il fratello dalla follia e Toante dall’ingiustizia, ma soprattutto, grazie alla propria forza morale, avrebbe trionfato sul destino e mantenuto la propria libertà. Un altro esempio di questo peculiare intendere il dramma, fu il Torquato Tasso, altra opera portata a termine in Italia (Goethe visitò la Cella del Tasso e la Casa di Ludovico Ariosto a Ferrara e gli antichi palazzi degli Estensi), nel quale lo scrittore tedesco celebrò nel poeta italiano il proprio demone giovanile. Nel 1788 tornò a Weimar dove trovò una fredda accoglienza. La pubblicazione delle Elegie romane (Römische Elegien), racconto del periodo italiano, suscitò indignazione, come anche la sua relazione con Christiane Vulpius, una modesta fioraia, che in seguito sposò. L’insieme degli eventi chiuse Goethe in una sorta di isolamento sociale, ma soprattutto spirituale. La consapevolezza di essere incompreso e la dolorosa coscienza della propria momentanea aridità poetica lo portarono ad un disprezzo e ad un rifiuto di tutto ciò che fosse lontano dal proprio modo di pensare. La crisi di quegli anni fu gravissima, ma come già in passato, nel 1794, la comparsa e l’amicizia di un uomo quale Friedrich Schiller, lo salvò da tale situazione. Dal 1794 si dedicò principalmente alla letteratura, e dopo una vita di straordinaria fecondità creativa morì nel 1832 a Weimar. Importanza storica [modifica] L’importanza di Goethe nel diciannovesimo secolo fu enorme. Per molti aspetti, fu l’iniziatore di molti concetti e idee che sarebbero col tempo divenuti familiari a tutti. Goethe produsse volumi di poesia, saggi, critiche e lavori scientifici, inclusa una teoria sull’ottica e ricerche anticipatrici della teoria evolutiva e linguistica. Era affascinato dai minerali e dalla mineralogia (il minerale goethite prende nome da lui). Come filosofo e scrittore fu una delle figure chiave della transizione dall’Illuminismo al Romanticismo. La seguente lista di lavori chiave può dare il senso dell’impatto che la sua opera ha sul suo e sul nostro tempo. Monumento di Goethe a Lipsia Il romanzo epistolare, Die Leiden des jungen Werthers, o I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774 narra una triste storia d’amore che si conclude con un suicidio. Goethe ammise di aver “”ucciso il suo eroe per salvare sé stesso””. Il romanzo è tuttora in stampa in dozzine di lingue. Quest’opera è alla base della “”riscrittura”” italiana operata da Ugo Foscolo, ovvero Ultime lettere di Jacopo Ortis. Il suo poema epico Faust, fu composto a stadi, e pubblicato integralmente soltanto postumo. La prima parte fu pubblicata nel 1808 e fece sensazione. La prima versione operistica musicata da Spohr, apparve nel 1814, e divenne l’ispirazione per opere di Gounod, Arrigo Boito e Ferruccio Busoni, nonché per sinfonie di Franz Liszt e Gustav Mahler. Faust divenne un mito per molti personaggi nell’800 e nel ‘900. La trama essenziale del “”vendersi l’anima al diavolo”” in cambio di potere nel mondo terreno assunse importanza crescente e divenne una metafora del trionfo della tecnologia e della rivoluzione industriale con tutto il suo fardello di umane sofferenze. L’opera poetica di Goethe fu modello per un intero movimento poetico tedesco detto Innerlichkeit (introversione), rappresentato per esempio da Heine. Le opere di Goethe ispirarono molti compositori, fra i quali Mozart, Beethoven, Schubert e Wolf. L’influenza di Goethe fu capitale perché capì la transizione e il mutamento della sensibilità europea, un aumentato interesse nella sensualità, nell’indescrivibile e nell’emozionale. Ciò non a dire che fosse iperemotivo o sensazionalista, al contrario: predicava la moderazione e percepiva l’eccesso come una malattia. “”Non vi è nulla di peggiore dell’immaginazione senza gusto””. Argomentò che la legge scaturisce dalle profondità della cultura di un popolo e dalla terra in cui vive, e che quindi leggi razionali non possono sempre essere imposte dall’alto: una tesi che lo pose in opposizione diretta con coloro che cercavano di costruire monarchie “”illuminate”” basate su leggi “”razionali””, per esempio Giuseppe II d’Austria o, più tardi, Napoleone imperatore dei francesi. Questo cambiamento sarebbe col tempo divenuto la base per il diciannovesimo secolo. Ciò lo rende, insieme a Adam Smith, Thomas Jefferson, Ralph Waldo Emerson e Ludwig van Beethoven una figura fondamentale in entrambi i mondi. Da un lato, seguace del gusto, dell’ordine e del dettaglio cesellato che è il marchio di fabbrica dell’Età della Ragione e del periodo neoclassico in architettura, dall’altro, alla ricerca di una personale e intuitiva forma di espressione. Le sue idee sull’evoluzione avrebbero formulato le domande alle quali Darwin avrebbe risposto. Tra i grandi eredi della scrittura e del pensiero goethiano nella letteratura tedesca dell’Ottocento va citato senz’altro Friedrich Nietzsche e per il Novecento il romanziere Thomas Mann e il poligrafo Ernst Jünger. Opere [modifica] Romanzi modifica Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) (1796) Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister) (1809) Die Wahlverwandschaften (Le affinità elettive) (1821) Wilhelm Meisters Wanderjahre (Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister) (1811-33) Aus meinem Leben: Dichtung und Wahrheit (Autobiografia: Poesia e verità) Tragedie modifica Götz von Berlichingen (1787) Iphigenie auf Tauris (Ifigenia in Tauride) (1788) Egmont (1790) Torquato Tasso (1808) Faust, Parte 1 (1832) Faust, Parte 2 Poemi modifica Prometeo (1782) Erlkönig (Il re degli elfi) (1790) Römische Elegien (Elegie romane) (1794) Reineke Fuchs (La volpe Reineke) (1797) Der Zauberlehrling (L’apprendista stregone) (1798) Hermann und Dorothea (Arminio e Dorotea) Saggi modifica Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären (La metamorphosi delle piante), saggio scientifico (1810) Zur Farbenlehre (Teoria dei colori), saggio scientifico (1817) Italienische Reise (Viaggio in Italia) (1832-1833) Scritti postumi opere postume (1836) Gespräche mit Goethe (Conversazioni con Goethe) Altre opere modifica Novella (Novella) (1793) L’ Assedio di Magonza durante l’ Assedio di Magonza del 1793. Goethe al seguito del duca prese parte all’assedio e alla resa di Magonza. Citazioni [modifica] « Che mai è l’uomo, il celebrato semidio! Non gli vengono a mancare le forze appunto quando ne avrebbe bisogno? Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell’ Infinito. » (I dolori del giovane Werther, 1774.) « Chi ha molto a che fare con i bambini scoprirà che nessuna azione esteriore resta senza influsso su di loro. » « Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali. » (A proposito degli artisti.) « Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in se genio, potere e magia. Incominciala adesso. » Curiosità [modifica] A Goethe è stato intitolato il cratere Goethe, sulla superficie di Mercurio. Voci correlate [modifica] Faust Casa di Goethe nel Frauenplan Casa di Goethe a Roma Johann Carl Wilhelm Voigt Altri progetti [modifica] Wikimedia Commons contiene file multimediali su Johann Wolfgang von Goethe Wikiquote contiene citazioni di o su Johann Wolfgang von Goethe Collegamenti esterni [modifica] The Lied and Art Song Texts Page, testi di Goethe con varie traduzioni e indicazioni dei vari musicisti che li hanno musicati. da Liberliber: e-test: Traduzioni in italiano del “”Faust”” e de “”I dolori del giovane Werther””. “”Ode all’Italia”” declamato in tedesco da Paolo de Manincor su musica di Gilberto Quattrocchio. (EN) Weimar Classics Foundation (includes the National Goethe Museum and the Goethe and Schiller Archive). (DE) (EN) Opere di Johann Wolfgang von Goethe (DE) Opere di Johann Wolfgang von Goethe a cura del Progetto Gutenberg. Immagini di Goethe in Italia. Goethe e il dare stile al proprio carattere a cura del Centro buddista di Parigi. Opere di Goethe contenenti testi con dicordanze e liste di frequenza.”,”BIOx-123″
“MAZZUCCONI Ridolfo”,”Leonardo da Vinci.”,”Riunisce il libro di Leonardo e quello di Mazzucconi su Leonardo”,”VARx-221″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, M1

“MAAREK Gérard”,”Introduction au Capital de Karl Marx. Un essai de formalisation.”,”””Amicus Plato, sed magis amica veritas”” MAAREK Gérard nato nel 1939 in Tunisia, proviene dal politecnico. Dal 1972 ha occupato il posto di direttore aggiunto dell’ ENSAE ove è pure direttore di studi. E’ D del Centro europeo di formazione degli statistici-economisti dei paesi in via di sviluppo. Marx sulle frodi e la corruzione economica borghese. “”Marx ha avuto certamente coscienza dell’ importanza di queste eccezioni alle regole di comportamento degli agenti, e del funzionamento dei mercati posto in precedenza. Sovente, egli non ne ha dato che una schematizzazione parziale, e non li ha trattati nell’ elaborazione della sua teoria. Per lui, per esempio, gli “”imbrogli”” che i capitalisti esercitano gli uni contro gli altri si annullano reciprocamente. “”E’ evidente che nessun cambiamento nella distribuzione dei valori circolanti può aumentare la loro somma. La classe intera dei capitalisti non può trarre benefici su se stessa”” (T. I, pag 166). Allo stesso modo, la parificazione dei salari può incontrare ogni sorta di “”ostacoli locali””. Ma “”nache importanche che possa essere lo studio di queste frizioni in ogni ricerca speciale sul salario, esse poessono però essere lasciate a lato come fortuite e secondarie nell’ esame generale della produzione capitalistica””. (T. VI, pag 160)”” (pag 54)”,”MADS-376″
“MACALUSO Emanuele”,”50 anni nel PCI. Con uno scambio di opinioni tra l’ Autore e Paolo Franchi.”,”Emanuele MACALUSO è nato a Caltanissetta nel 1924. Figlio di un ferroviere, aderì al PCI clandestino nel 1941. Nel 1944 diventa dirigente della Camera del Lavoro. Nel 1951 è deputato all’ Assemblea Regionale Siciliana. Nel 1956 lascia il sindacato per dirigere il PCI siciliano ed entra nel Comitato Centrale del partito. Dal 1960 è membro della Direzione ed in seguito, con Togliatti, Longo e Berlinguer, fa parte della segreteria e dell’ Ufficio Politico. Eletto deputato nazionale nel 1963 e poi (dal 1976 al 1992) al Senato. Dal 1982 al 1986 è stato direttore dell’ Unità. Successivamente si è dato al giornalismo e ha scritto libri (v. retrocopertina). E. Reale rompe col PCI. “”Eugenio Reale – medico, di famiglia alto-borghese, militante del PCI clandestino, incarcerato e confinato, leader dei comunisti napoletani e membro della Direzione dopo la Liberazione, fu, con Salvatore Cacciapuoti e Maurizio Valenzi, l’ uomo che nel marzo del 1944 accolse Togliatti che perigliosamente era sbarcato a Napoli. Di Togliatti era amico personale, fra i due c’era un’ affinità culturale.”” (pag 44) “”Reale era un uomo colto e affascinante e le sue scelte furono certamente meditate, come quelle fatte, in tempi diversi, da Valdo Magnani, Vezio Crisafulli, Antonio Giolitti, Mario Pirani, Antonio Ghirelli, Luciano Cafagna, Furio Diaz, Italo Calvino e tanti altri che, però, non si collocarono mai a destra. Reale visse il distacco dal PCI e da Togliatti con un rancore come se avesse subito un inganno da una persona cui aveva incautamente dato fiducia. Era uno di quelli che sapeva come stavano le cose nei paesi dell’ Est per averli frequentati più di ogni altro (…)””. (pag 44-45) “”L’ operazione Milazzo””. (pag 112)”,”PCIx-157″
“MacARTHUR John R.”,”La casta americana.”,”””Stando ai dati forniti dalla stesse università, si calcola che le cosiddette iscrizioni ereditarie costituiscano il 10-15 per cento di goni classe negli otto college dell’Ivy League. A Harvard, i fgli di ‘alumni’ hano quasi quattro volte più probabilità di essere ammessi rispetto agli altri richiedenti. In un’istituzione privata meno elitaria, The University of Notre Dame, il criterio ereditario è anche più alto: ogni classe di matricole conta dal 22 al 24 per cento di figli di ‘alumni’. In tutto, notò “”The Economist”” nel 2005, “”tre quarti degli studenti nei 146 migliori college della nazione vengono dal quarto socio-economico più ricco, a confronto con il 3 per cento appena che viene dal quarto più povero””.”” (pag 192-193) MacARTHUR John R. nasce a NY nel 1956 e si diploma nel 1978 al Columbia College. Rileva l'””Harper’s Magazine”” nel 1980, guidando la rivista in costante aumento di vendite. Ha scritto pure “”Secondo Front: Censorship and Propaganda in the Gulf War”” e ‘The Selling of Free Trade: NAFTA, Washington and the Subversion of Democracy””. Vive a New York.”,”USAS-180″
“MACAULAY Thomas Babington”,”La conquista dell’ India.”,”CLIVE ufficiale britannico, primo governatore del Bengala (Styche, presso Market Drayton, 1725-Londra 1774). Considerato come il fondatore dell’ impero britannico in India, si mise in luce nel 1751, allorché consigliò e condusse una spedizione che si impadronì di Arcot, capitale del Carnatico, che strappò alla Francia compiendo il primo decisivo passo verso l’insediamento della potenza britannica in India. Nel 1757 cacciò le truppe del nawab del Bengala da Calcutta; a Plassey (26 giugno 1757), C. ottenne una decisiva vittoria sullo stesso nawab, assicurando così il controllo britannico su Bengala, Bihar e Orissa. L’episodio s’inquadra nella guerra dei Sette anni (1756-63), conseguenza del contrasto che opponeva Inghilterra e Francia per la penetrazione in India e che si risolse a svantaggio della seconda. Diventato governatore dei possedimenti del Bengala, tornò in Inghilterra (1760), dove fu eletto membro del Parlamento e creato pari d’Irlanda. Nel 1765 fu di nuovo nel Bengala e vi attuò valide riforme che mettevano fine alla corruzione dei funzionari civili. Riorganizzò le forze militari e legalizzò la posizione dell’ East India Company stipulando un trattato con l’imperatore di Delhi. Al suo ritorno in Inghilterra fu accusato di corruzione ma seppe difendersi ottenendo l’assoluzione (1773).”,”INDx-017″
“MACCARRONE Salvatore”,”Un cappellano nell’URSS.”,”Critica la linea ufficiale del Vaticano che mantiene ottime relazioni con Franco in Spagna, Salazar in Portogallo, Peron in Argentina e scomunica i ‘comunisti’. (pag 63-68) Descrizione edulcorata della vita sovietica”,”RELC-318″
“MACCHERONI Carlo MAURI Arnaldo a cura; saggi di Raffaele COSTA Marcello NATALE Umberto MELOTTI Alessandra VENTURINI Antonio D’HARMANT FRANÇOIS Philippe FARGUES Abdelkrim BELGUENDOUZ Khemaïes TÂAMALLAH Giuseppe CALLOVI Andrea FURCHT Arnaldo MAURI”,”Le migrazioni dall’Africa mediterranea verso l’Italia. Atti del Convegno organizzato dall’Istituto di Metodi Quantitativi dell’Università “”L. Bocconi”” e dalla Fondazione Finafrica (Milano, 3 ottobre 1988).”,”F. Davoli MACCHERONI Carlo (1942) è professore associato nell’Univ. Bocconi dove insegna statistica e demografia. MAURI (1932) è direttore dell’Istituto di Economia dell’Univ. degli Studi di Milano. Si interessa alla questione del sottosviluppo e del Terzo Mondo.”,”CONx-176″
“MACCHIA Giovanni DE-NARDIS Luigi COLESANTI Massimo MARCHI Giovanni RUBINO Gianfranco GUARALDO Enrico VIOLATO Gabriella”,”La letteratura francese. Dal Romanticismo al Simbolismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Luigi de Nardis nato a Roma nel 1928 è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi su Mallarmé, Baudelaire, Saint-Evremond, Magalotti, G.G. Belli, sulla cultura dei Seicento, sulla poesia scientifica del Settecento, sul Decadentismo. Le sue traduzioni rappresentano un prolungamento e una verifica della sua opera di filologo e di critico. Massimo Colesanti è nato nel Molise a Larino nel 1926. É ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Filologo e critico di formazione romana (allievo assieme al de Nardis di Trompeo), noto per i suoi studi su Stendhal, si è interessato anche di Storia della critica e ha curato edizioni di testi di Boileau, Voltaire, Montesquieu, Balzac. Ha fondato nel 1974 e dirige la rivista Micromégas. É presidente della Fondazione Primoli di Roma. Enrico Guaraldo (Torino 1946) è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di Lettere e filosofia della 2° Università di Roma. Allievo di Giovanni Macchia, ha insegnato nelle università di Chieti e di Lecce, e all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha pubblicato studi su Proust, Stendhal, Mallarmé, Laforgue, Apollinaire, Reverdy, Valéry.”,”STOx-027-FL”
“MACCHIA Giovanni MARCHI Giovanni COLESANTI Massimo RUBINO Gianfranco GUARALDO Enrico VIOLATO Gabriella”,”La letteratura francese. Il Novecento.”,”Giovanni Marchi è professore associato di lingua e letteratura francese alla facoltà di lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Allievo di Giovanni Macchia, ha collaborato con lui nei primi anni di attività dell’Istituto del Teatro dell’Università di Roma. Attento ai problemi della vita sociale e spirituale del suo tempo, è autore di saggi, libri e traduzioni; si è interessato in particolare di Du Bellay, Cyrano, Molière, Stendhal, Pirandello, Artaud e di vari autori di teatro. Ha pubblicato I sonetti romani di Du Bellay, Il mito di Roma in Francia, L’immaginazione in libertà. Gianfranco Rubino, dopo avere insegnato negli atenei di Chieti e Palermo, è attualmente ordinario di lingua e letteratura francese alla facoltà di Lettere dell’Università di Cassino. Allievo di Giovanni Macchia, si è occupato di temi, problemi e figure della narrativa e della critica francese, dedicando studi e saggi a Stendhal, Malraux, Colette, Bernanos, Saint-Exupéry, Green, Giono, Camus, Roblès, Duras, Fernandez. Ha curato opere collettive e pubblicato: Gide, Il movimento e l’immobilità, Jean-Paul Sartre, L’intellettuale e i segni, Saggi su Sartre e Barthes, Immaginario e narrazione. Gabriella Violato, professore ordinario di lingua e letteratura francese alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma e allieva di Giovanni Macchia, ha pubbliacato saggi e studi oltre che sulla letteratura del Novecento (sul surrealismo, su Sartre, su Camus), anche su Madame de La Fayette e la cultura aristocratica del secondo Seicento e su Baudelaire. Si è interessata inoltre di Leconte de Lisle e del Parnasse, di Marcel Schwob, di Rodenbach e di Samain in Italia. Suoi lavori: La principessa giansenista, Saggi su Madame de La Fayette e Scritture surrealiste.”,”VARx-023-FL”
“MACCHIA Giovanni”,”La letteratura francese. Dal tramonto del Medioevo al Rinascimento.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.”,”STOx-029-FL”
“MACCHIA Giovanni”,”La letteratura francese. Dal Rinascimento al Classicismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.”,”STOx-030-FL”
“MACCHIA Giovanni DE-NARDIS Luigi COLESANTI Massimo”,”La letteratura francese. Dall’Illuminismo al Romanticismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Luigi de Nardis nato a Roma nel 1928 è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi su Mallarmé, Baudelaire, Saint-Evremond, Magalotti, G.G. Belli, sulla cultura dei Seicento, sulla poesia scientifica del Settecento, sul Decadentismo. Le sue traduzioni rappresentano un prolungamento e una verifica della sua opera di filologo e di critico. Massimo Colesanti è nato nel Molise a Larino nel 1926. É ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Filologo e critico di formazione romana (allievo assieme al de Nardis di Trompeo), noto per i suoi studi su Stendhal, si è interessato anche di Storia della critica e ha curato edizioni di testi di Boileau, Voltaire, Montesquieu, Balzac. Ha fondato nel 1974 e dirige la rivista Micromégas. É presidente della Fondazione Primoli di Roma.”,”STOx-031-FL”
“MACCHIORO Aurelio, a cura di Luca MICHELINI”,”Keynes, Marx, l’Italia.”,” Luca Michelini è professore di Storia del pensiero economico presso l’Università LUM Jean Monnet di Casamassima (Bari). Ha pubblicato: ‘Marginalismo e socialismo. Maffeo Pantaleoni’ (1998). Contiene il capitolo: ‘Divisione del lavoro e rivoluzione dell’ industria in Marx (cap.7) (pag 157-177) “”Adamo Smith e la spola volante. L’Inghilterra officina del mondo! Io credo nella Zecca onnipotente e nel figliol suo detto Zecchino! “”La febbre degli industri è come quella dei valorosi che, giunti sulle rive dell’oceano piangono di dolore perché non vi sia più terra da conquistare”” (20). L’Inghilterra forniva le macchine, la Francia forniva gergo e ideologia alla “”libertà dell’industria””: ‘l’industrie, les industriels, le parti industriel, industrialisme, le système industriel’. Di fronte alla rivoluzione industre Marx consentiva pienamente e pienamente avrebbe sottoscritto quanto C. Comte e Dunoyer propagandavano: industria è operosità, il secolo XIX è il secolo dell’operosità. Egli conosce, ben s’intende, e fin dai ‘Manoscritti’ del 1844, le inchieste di Pecqueur e di Buret, di Schulz e di Loudon sulla miseria operaia, eppure gli canta di “”civile vittoria del capitalista””. “”La proprietà mobiliare””, scrive, “”ha fornito al popolo la libertà politica, ha sciolto i vincoli della società civile, ha collegato i continenti… ha dato al popolo, invece dei suoi rozzi, dei civili bisogni… La civile vittoria del capitalista è di avere scoperto e posto il lavoro umano come fonte di ricchezza in luogo della morta cosa”” e cita Saint-Simon e Ricardo e James Mill e MacCulloch e Michel Chevalier – gli apologeti dell’industrialismo e scrive ‘Die Industrie’ e non ‘Das Gewerbe’, giacché il termine francioso sta facendo carriera nelle lingue d’Europa (21). Dalla esaltazione dei ‘Manoscritti’ alla esaltazione che s’esprimerà nel ‘Manifesto’ il passo è breve: la borghesia, dirà il ‘Manifesto’, ha saputo costruire ben altro che cattedrali gotiche e piramidi egizie! Sotto tale profilo la datazione di economia classica nella ‘Critica’ del 1859 (l’economia classica nasce con Petty e muore con Ricardo) acquista chiara luce: il distacco fra visuale industre dell’economia e visuale tradizionalista – ‘medievale’, per indicare un’epoca ed un contenuto in cui maggiorascato e manomorta, ricchezza di morte cose, dominano; o fra visuale industre e visuale mercantilista – ‘mercantilista’ in cui domina la ricchezza di mercatura, il denaro più che la ricchezza di trasformazione – incomincia con l’acquisizione del concetto-lavoro al fatto economico. E’ tramite il concetto di travaglio operoso che l’economia acquista la visuale ‘classica’ di teorizzamento dell’operosità; qui il lavoro non è semplicemente sforzo penoso o travaglio ma creatività operosa, inventiva. Di qui l’economia classica come compresa fra Petty e Ricardo – quali autori che istituirono una economia politica sul concetto di ricchezza come “”prodotto del lavoro”””” [Aurelio Macchioro, ‘Divisione del lavoro e rivoluzione dell’ industria in Marx’, (in) Aurelio Macchioro, a cura di Luca Michelini, ‘Keynes, Marx, l’Italia’, Roma, 2007] [(20) C. Cattaneo (1845), ‘Dell’economia nazionale di Federico List’, in ‘Scritti economici, Le Monnier, Firenze, 1956, p. 381; (21) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, (in) ‘Opere filosofiche giovanili’, Rinascita, Roma, 1950, p. 246] ((pag 165-166)”,”TEOC-669″
“MACCIÒ Massimo”,”Vetro carbone e sale. Vita e morte del “”giornaliere”” Lorenzo Rolando da Altare al massacro di Aigues-Mortes.”,”Alle soglie del XX secolo c’è un’Italia affamata e disperata, costretta a emigrare in Francia per sbarcare il lunario. E, tra i tanti ‘macaronis’ ridotti a spalare il sale nell’inferno bianco del ‘Midi’, c’è Lorenzo Rolando, un giornaliere vagabondo e sfortunato che figura tra le vittime del più efferato massacro di ‘ouvriers’ italiani avvenuto in Francia nell’età contemporanea: la strage di Aigues-Mortes, il 17 agosto 1893. Il libro traccia la biografia di questo lavoratore, “”nato accidentalmente”” ad Altare, un piccolo paese dell’entroterra di Savona, e destinato sua malgrado a rimanere “”distante”” e sconosciuto anche ai suoi territori d’origine. Un’esistenza , quella di Rolando, dietro la quale si delineano in filigrana alcuni avvenimenti che hanno segnato la nostra storia: dall?illusione della rivoluzione industriale in salsa italiana alla nascita del solidarismo proletario e della lotta di classe; dalla ‘II Internazionale’ alla ‘Grande Depressione’; dalle “”divagazioni africane”” del giovane regno d’Italia alla tragedia degli operai italiani tra ilsole e il sale della Camargue. La vita e la morte di Rolando, insomma, sono un’avventura misteriosa e affascinante e, insieme, la plastica rappresentazione delle ragoin di un dramma dimenticato eppure ancora molto vicino: quello degli emigranti italiani costretti a “”morire di lavoro”” alla ricerca di un futuro migliore. Massimo Macciò è nato a Savona nel 1963. Ha pubblicato: ‘Una storia di paese’, ‘Le bombe di Savona 1974-75’, ‘Le bombe di Savona. I protagonisti, le immagini, la verità. “”Di fronte alla ‘Grande Depressione’ la reazione difensiva del capitalismo francese, culminata con la svolta protezionista del capitalismo francese del 1887, assunse quindi una connotazione quasi schizofrenica (282): i migranti da un lato vennero utilizzati in funzione addirittura sostitutiva degli ‘ouvriers’ francesi (283), viste le loro minori pretese salariali (che, secondo Marcel Roncayolo (284), consentirono agli imprenditori d’Oltralpe di evitare gli investimenti necessari alla modernizzazione degli impianti (285); dall’altro furono oggetto di una chiusura sociale diffusa dall’esterno (286) attraverso il “”patriottismo”” e lo sciovinismo che la stampa nazionale e locale veicolavano con sempre maggiore insistenza e che arrivarono a lambire anche le strutture proletarie locali: nella Francia di fine Ottocento l’economicismo operaista, infatti, sfocia sovente nell’anarchismo ravacholista (287) e il solidarismo sovranazionale diventa un “”internazionalismo di campanile”” che confina e talvolta tracima nella xenofobia: «ieri erano i produttori, oggi sono gli operai che domandano di essere protetti, e i governi cedono, e intanto si mantiene più vivo che mai quello che Goethe chiamava l’egoismo di patria» concluderà sconsolatamente Pietro Sitta la sua lucida analisi sull’atteggiamento di molta parte del proletariato francese nei confronti degli immigrati» (288). La somma di questi motivi fa sì che i ‘chinois de l’Europe’ (289) inizino ad essere guardati con malcelata diffidenza dalle comunità locali: alle paure legate alla crisi – agitate in senso nazionalista da una parte dei partiti conservatori (290) – si aggiungono gli attriti determinati da questioni politiche quali la questione tunisina e i timori transalpini per l’alleanza italiana con gli Imperi Centrali (291). Nel penultimo decennio del XIX secolo, e nonostante i primi successi nell’azione comune sindacale in alcune città transalpine, tra le quali Marsiglia (292), la psicosi dell’invasione comincia quindi a farsi strada nella mentalità collettiva e l’ideologia protezionista inizia a impregnare di sé la società francese inducendo un risentimento xenofobo verso i ‘christos’ (293)”” (pag 69-70) [Massimo Macciò, ‘Vetro carbone e sale. Vita e morte del “”giornaliere”” Lorenzo Rolando da Altare al massacro di Aigues-Mortes’, Amanzon Italia, Torino, 2023] [(…) (287) Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes, 1893′, di Enzo Barnabà, Infinito edizioni,, Formigine, 2008, p. 64; (288) Pietro Sitta, ‘L’emigrazione degli italiani in Francia, 26 agosto 1893; (…)] Citati nella bibliografia i libri di Emilio Gianni, Badarello, Cervetto. Libri sulla condizione operaia ecc. – Enzo Barnabà, Aigues-Mortes, il massacro degli italiani, Infinito edizioin, Formigine, 2015 – Antonio Cortese, L’emigrazione italiana in Francia dal 1876 al 1976: uno sguardo d’insieme, Tau Editrice, Todi, 2017 – Marta Fana, Simone Fana, Basta salari da fame!, Laterza, Roma, 2019 – Andrea Giardina, a cura, Storia mondiale dell’Italia, Laterza, Roma, 2017″,”CONx-002-FFS”
“MACCIOCCHI Maria Antonietta; con testi di Ch. BETTELHEIM L. CANE A. CASANOVA J. CHATAIN J. CHESNEAUX J. DE-BONIS J. HENRIC B. LIEGE M. LOI S. MATTA G. SCARPETTA Ph. SOLLERS”,”Polemiche sulla Cina.”,”Con testi di Ch. BETTELHEIM L. CANE A. CASANOVA J. CHATAIN J. CHESNEAUX J. DE-BONIS J. HENRIC B. LIEGE M. LOI S. MATTA G. SCARPETTA Ph. SOLLERS”,”CINx-062″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Lettere dall’ interno del PCI. A Louis Althusser. Il partito, le masse e le forze rivoluzionarie nella densa corrispondenza fra una militante comunista e il filosofo francese.”,”La MACCIOCCHI il 19 maggio 1968 è stata eletta deputato nella lista PCI per la circoscrizione Napoli-Caserta. Ha fatto parte della Commissione Esteri. Il volume contiene un ritaglio di giornale coevo con una lettera polemica nei confronti della MACCIOCCHI (L’Unità).”,”PCIx-075″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Per Gramsci.”,”M.A. MACCIOCCHI ha partecipato alla lotta clandestina antifascista. Nel 1950 ha diretto ‘Noi donne’. Nel 1956 ‘Vie Nuove’. Quindi è diventata corrispondente da Parigi de l’ Unità. E’ stata eletta nelle file del PCI nel 1968 ma non è stata ripresentata nelle elezioni del 1972 anche sull’ onda del dibattito polemico acceso dai suoi libri. E’ divenuta quindi docente all’ Università parigina di Vincennes dove dal 1972 tiene un corso su Gramsci. “”Alla brutalità della svolta del ’29, che si accompagnò, come Gramsci aveva ben capito, con l’ isolamento dei comunisti e con il fallimento di ogni prospettiva rivoluzionaria, Gramsci aveva opposto dunque la sua “”Costituente””, non concepita “”come fine a sé, ma come mezzo””, esprimente la necessità del proletariato di conquistarsi l’ alleanza degli altri strati sociali, interessati al rovesciamento del fascismo, i contadini e gli strati piccolo-borghesi. Infatti , affermava, “”senza la conquista di nuovi alleati è precluso al proletariato ogni serio movimento rivoluzionario””. (pag 130-131)”,”GRAS-038″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Di là dalle porte di bronzo. Viaggio intellettuale di una donna in Europa.”,”MACCIOCCHI Maria Antonietta unisce alla ricerca, al lavoro universitario, e alla scrittura, un’infaticabile analisi sulle società europee”,”EURx-292″
“MACDONALD J. Ramsay”,”Direttive politiche per il partito del lavoro.”,”Servizi pubblici e privati. “”Se nel corso di una giornata mi si dà una mezza dozzina di numeri sbagliati, ciò no avviene perché il mio telefono appartiene al Governo, chè, per questo, se mai, le mie spese sono certamente minori che se io avessi a che fare con un Trust telefonico privato. La radice del disordine di entrambi i servizi sta tuttavia nella condizione nella quale si trovavano allorquando si fece il trapasso al Governo. Nell’ acquistarli, la Camera dei Deputati trattò con amici, e c’è una tradizione dannosa (alla quale il Lavoro deve por fine) per la quale si può essere meno rigidamente corretti trattando il denaro pubblico che trattando quello privato. I telegrafi furono venduti al pubblico con un colossale sopraccarico, e si permise che il servizio telefonico si riducesse ad una efficienza minima prima di passare, a prezzo di riscatto, nelle mani dello Stato.”” (pag 67)”,”UKIx-090″
“MACDONALD Dwight”,”Partir de l’ homme…Examen critique des fondements de l’ action socialiste. (The Root is Man)”,”””Etre radical, c’est appréhender la matière par sa racine. Et en ce qui concerne l’ humanité, la racine est l’ homme lui-même”” (Marx 1844) “”a. La somiglianza fondamentale tra la politica del Labour Party inglese e quella dei Tories è stata qualche volta riconosciuta. Un piccolo esempio tra i mille: una nota di stampa del 7 marzo annunciava che il servizio segreto inglese dispensava per l’ anno successivo intorno a 10 milioni di sterline, ossia cinque volte di più del budget del 1939. b. Dal 1943, il governo australiano è 100% socialista; 16 dei 19 ministri sono ex dirigenti sindacali. Questo governo conduce la “”White Australia Policy’, ovvero l’ esclusione completa di tutti gli immigrati neri, bruni o gialli. Egli si lamenta pure della eccessiva mansuetudine di MacArthur riguardo al popolo giapponese vinto. (…)””. (pag 25)”,”TEOC-372″
“MACDONOGH Giles”,”Prussia. La perversione di un’idea. Da Federico il Grande a Adolf Hitler.”,”L’A, storico e giornalista, ha scritto per importanti quotidiani e riviste. Attualmente collabora al ‘Financial Times’. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘A Good German: Adam von Trott zu Solz’, un saggio sull’ opposizione interna a Hitler durante la 2° GM.”,”GERx-036″
“MACDONOGH Giles”,”Después del Reich. Crimen y castigo en la posguerra alemana.”,”Foto di carovane di milioni di tedeschi in fuga da est (Sudeti, ecc.) verso ovest, rovine delle città bombardate, bambini denutriti, senza scarpe, foto di un campo di prigionieri tedeschi (di Theresienstadt). Questo campo era in precedenza usato dalle SS per esecuzioni di cecoslovacchi ed ebrei”,”GERN-196″
“MACE’ Jacques”,”Paul et Laura Lafargue. Du droit à la paresse au droit de choisir sa mort.”,”MACE’ nasce ne 1937 ed è un ex quadro dell’ industria aeronautica. La sua biografia di Paul e Laura LAFARGUE utilizza documenti inediti.”,”LAFx-014″
“MACEK Josef a cura di Leandro PERINI”,”Il Rinascimento italiano.”,”MACEK è uno storico noto, prima ancora che per le ricerche sul Rinascimento italiano, per gli studi su HUS, sul movimento hussita in Boemia, sui moti dei contadini tirolesi nel secolo XVI. Entrata in crisi la interpretazione che del Rinascimento aveva dato il BURCKHARDT, fino ad oggi mancava un tentativo di sintesi in cui le inserrezioni popolari e le polemiche religiosee, le trasformazioni economiche e il rinnovamento delle idee si presentassero come fenomeni tra loro strettamente legati.”,”ITAG-016″
“MACEK Josef”,”Le mouvement hussite en Bohême.”,”””Cherche la vérité, Ecoute la vérité, Apprends la vérité, Aime la vérité, Soutiens la vérité, Défends la vérité, Jusqu’à la mort!”” (Maître Jean Hus) Tabor bastione della rivoluzione ‘Tabor si trova a rappresentare delle forze rivoluzionarie internazionali che si erano unite agli hussiti cechi’ (pag 39) Il ruolo di Firenze. L’aumento del numero di salariati in città. “”Per comprendere veramente lo svolgimento e la portata del movimento rivoluzionario hussita, occorre collegarlo e integrarlo ai sollevamenti sorti negli altri paesi europei. Risultato anch’esso della crisi della società feudale, l’hussitismo faceva seguito alle battaglie precedenti dei campagnoli e dei borghesi e segnandone l’apogeo. I primi combattimenti contro la feudalità s’accendono nelle ‘città italiane’ dove il livello dell’economia urbana si eleva con rapidità e dove si estende attraverso tutto il Mediterraneo una rete di relazioni commerciali più densa senza cessa. (…) (pag 9-11)”,”RELP-001-FMB”
“MACFARLANE Alan”,”Énigmatique Japon. Une enquête étonnée et savante.”,”MACFARLANE Alan è professore di antropologia all’Università di Cambridge (Gran Bretagna). Jean-Marie BOUISSOU è direttore di ricerca a Science Po, al Centro studi di ricerche internazionali (CERI). Rifiuto delle distinzioni binarie. “”Cette autre logique consiste notamment à éviter la pensée absolute et binaire. Les oppositions profondément enracinées dans les systèmes monothéistes et dérivés de la Grece antique ne trouvent guère d’écho. Nous l’avons déja vu à propos de “”oui”” et “”non””. Voici comment Maraini résume l’approche japonaise. “”On est rarement confronté au Japon à ces dualismes séparateurs qui caractérisent la pensée occidentale: Dieu et homme, créateur et créature, esprit et matière, corps et âme, bien et mal, nature et réalité surnaturelle, sacré et profane. Dans le ‘shinto’, les hommes, le monde et les divinités appartiennent tous à ce qui est par essence un continuum vital unique.”” Le but ultime ne réside pas dans les distinctions, mais dans la synthèse et l’harmonie. “”L’harmonie consiste à ne pas faire de distinctions; si l’on peut faire une distinction entre bien et mal, il n’y a pas de ‘wa’ (d’harmonie).”” (pag 140)”,”JAPx-080″
“MACFARLANE L.J.”,”The British Communist Party. Its origin and development until 1929.”,”Sul movimento degli Shop Stewards: affiliazioni all’Internazionale Comunista pag 40. relazioni con il CPGB pag 110-111), fusione con il British Bureau RILU pag 112 Traduzione e circolazione delle opere di Lenin in Gran Bretagna (pag 22) Critica di Trotsky sulla politica del CPGB riguardo allo sciopero generale (pag 161-162; 167-169)”,”MUKx-209″
“MACGREGOR BURNS James”,”La crisi della democrazia americana.”,”Educato agli ideali del New Deal, biografo di Roosevelt, amico e biografo di Kennedy, candidato democratico al Congresso nel 1958 e autore di un libro polemico sul supremo organo legislativo americano, MACGREGOR BURNS (insegna scienze politiche al Wiliams College) accomuna la sua esperienza di studioso a quella di politico militante nell’ ala sinistra del partito democratico. “”5. Altre tendenze del sistema quadripartitico. Possono essere rilevate altre differenze, anche se meno nette. In politica estera e militare i due partiti presidenziali sembrano avere un orientamento più europeo, mentre i partiti congressuali, specialmente quello repubblicano, hanno interessi asiatici o orientali. Fu infatti la fazione taftiana che criticò severamente i democratici per aver “”soffocato”” la guerra nel Pacifico durante il secondo conflitto mondiale, e per aver poi aiutato l’ Europa a spese della Cina. I diversi partiti costituiscono poli di attrazione per giornali, columnists di dipo diverso: il Washington Post, il New York Times, Marchis Childs, il New Republican, appoggiano in generale i democratici presidenziali, mentre la New York Herald Tribune appoggia palesemente i repubblicani presidenziali e la Chicago Tribune i repubblicani congressuali. William S. White è un portavoce persuasivo dei democratici congressuali. Vi è, infine, una distribuzione geografica dei partiti: i democratici congressuali sono profondamente radicati nel Sud, i democratici presidenziali hanno le loro fortezze principali nelle zone urbane del Nord-est, del Midwest e dell’ Ovest, i repubblicani presidenziali sono fortemente presenti più o meno nelle stesse zone, ma con una particolare preferenza per le zone suburbane, mentre i repubblicani congressuali raccolgono le più copiose messi di voti nelle zone agricole del Nord””. (pag 222)”,”USAS-127″
“MacGREGOR BURNS James”,”Roosevelt: the Lion and the Fox. The first political biography of Franklin Delano Roosevelt.”,”Machiavelli su volpe e leone “”Il New Deal aveva portato una nuova condizione per l’ uomo; oltre a questo, aveva portato una nuova condizione nelle relazioni tra gli uomini. La vecchia subordinazione del lavoratore all’ imprenditore, tra chi subisce l’ ipoteca e chi la esercita, dell’ agricoltore allo spedizioniere e mediatore, dell’ inquilino agricoltore al proprietario terriero, del piccolo uomo d’affari al banchiere, può essere rimasta nella sua forma essenziale; ma le leggi e lo spirito del New Deal hanno instillato in queste relazioni elementi di dignità e di eguaglianza che caratterizzavano il vecchio sogno americano. “”Amici miei””, diceva Roosevelt a un gruppo di giovani democratici nell’ aprile del 1936, “”il periodo pionieristico dal punto di vista sociale è solo all’ inizio””. E questa azione pionieristica nell’ aggiustamento delle relazioni umane è stato compiuto in modo stimolante e – interamente – con buona volontà, piuttosto che in una atmosfera di amarezza e rappresaglia. “”Ancora una volta””, disse Roosevelt nella stessa occasione, “”l’aria autentica dell’ America è esilarante””””. (pag 268)”,”USAS-146″
“MACH Ernst”,”La Connaissance et l’ Erreur.”,”””Ciò che è ben determinato, regolare, automatico, è il tratto fondamentale della condotta degli animali e degli uomini; ma, nei due casi, osserviamo gradi così diversi di complicazione e di evoluzione che possiamo credere a due ordini di motivi assolutamente distinti. Per comprendere la nostra propria natura, bisogna che cacciamo quanto possibile lontano questo carattere ‘determinista’. La constatazione di una ‘assenza di regole’ non è, in effetti, interessante, né praticamente, ne scientificamente. Il progresso e l’ illuminazione non si manifestano che nella scoperta di una ‘legge’, per delle cose che in precedenza si credevano prive di ogni regola. L’ ipotesi di un’ anima, agente liberamente e senza legge, sarà sempre difficile da rifutare perché l’ esperienza dimostrerà sempre una rimanenza di fatti non spiegati. Ma l’ anima libera affrontata come ipotesi ‘scientifica’, e tutti gli studi fatti in questo senso, a mio avviso, sono delle assurdità ‘metodologiche'””. (pag 41) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”FILx-365″
“MACH Ernst”,”Conoscenza ed errore. Abbozzi per una psicologia della ricerca.”,”””Ciò che è ben determinato, regolare, automatico, è il tratto fondamentale della condotta degli animali e degli uomini; ma, nei due casi, osserviamo gradi così diversi di complicazione e di evoluzione che possiamo credere a due ordini di motivi assolutamente distinti. Per comprendere la nostra propria natura, bisogna che cacciamo quanto possibile lontano questo carattere ‘determinista’. La constatazione di una ‘assenza di regole’ non è, in effetti, interessante, né praticamente, ne scientificamente. Il progresso e l’ illuminazione non si manifestano che nella scoperta di una ‘legge’, per delle cose che in precedenza si credevano prive di ogni regola. L’ ipotesi di un’ anima, agente liberamente e senza legge, sarà sempre difficile da rifutare perché l’ esperienza dimostrerà sempre una rimanenza di fatti non spiegati. Ma l’ anima libera affrontata come ipotesi ‘scientifica’, e tutti gli studi fatti in questo senso, a mio avviso, sono delle assurdità ‘metodologiche'””. (pag 41) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”FILx-070-FRR”
“MACH Ernst”,”L’analisi delle sensazioni e il rapporto fra fisico e psichico.”,”Ernst Mach, nato in Moravia nel 1838, morto a Haar, presso Monaco, nel 1916, insegnò fisica a Graz e a Praga e poi filosofia a Vienna. Fu tra i filosofi più significativi della seconda metà dell’Ottocento ed è, con Avenarius, il principale esponente dell’ empiriocriticismo. Importanti sono anche i suoi contributi alla fisica e all’analisi critica dei suoi concetti.”,”SCIx-041-FRR”
“MACHACKOVA Vèra”,”Der junge Engels und die Literatur (1838-1844).”,”‘Il giovane Engels e la letteratura (1834-1844) Primo incontro con Marx nella redazione della “”Rheinischen Zeitung””: inizio della collaborazione “”Im weiteren Verlauf des Polemik sei es dann Marx gewesen, der Bruno Bauer zu einem entscheidenden Schritt gedrängt und zur Eröffnung der Kampfes überredet habe. Zur ersten Begegnung des jungen Engels mit Marx kam es dann am 25. November 1842 in der Kölner Redaktion der “”Rheinischen Zeitung””, wo Engels vor seiner Abreise nach England vorsprach. Wie aus brieflichen Äußerungen hervorgeht, verlief diese Begegnung in einer recht kühlen Atmosphäre, denn Marx sah in Engels das Mitglied der Vereins der “”Freien””. Dennoch blieb das Treffen nicht ohne Ergebnis. Es führte offenbar zu einer Überreinkunft über die weitere Mitarbeit des jungen Engels, denn bereits kurz nach seiner Ankunft in London schickte Engels seine ersten Berichte über die englischen Zustände, und Marx veröffentlichte sie alle”” [Vèra Machàckova, ‘Der junge Engels und die Literatur (1838-1844)’, Berlin, 1961] (pag 276)”,”MAES-164″
“MACHÍ Antonio”,”Introduzione alla Teoria dei Gruppi.”,”Antonio Machì, laureato in matematica a Roma, si è perfezionato all’Università di Chicago. Attualmente è professore incaricato di Teoria dei gruppi presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma.”,”SCIx-247-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Il principe.”,”Machiavelli “”Noi abbiamo detto di sopra come a uno principe è necessario avere e’ sua fondamenti buoni; altrimenti, di necessità conviene che ruini. E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme (1), e perché non può essere buone legge dove non sono buone arme, e dove sono buone arme conviene sieno buone legge”” (pag 57) ((1) le ottime leggi e gli ottimi eserciti”,”TEOP-022″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Giorgio INGLESE”,”La vita di Castruccio Castracani e altri scritti.”,”Nel 1520 dopo otto anni di forzata lontananza dalla politica attiva, MACHIAVELLI ottiene dai MEDICI l’ incarico di una missione semiufficale a Lucca. Nei due mesi del soggiorno lucchese redige un ‘Sommario della città di Lucca’ penetrante analisidella costituzione di quella repubblica, poi una ‘Vita di Castruccio Castracani’ il capo del ghibellinismo toscano, signore della città dal 1316 al 1328. L’opera delinea la figura di un rapporto tra Virtù e Fortuna che MACHIAVELLI assume a fondamento interpretativo della dinamica storica.”,”ITAG-024″
“MACHIAVELLI Niccolò; a cura di Ugo DOTTI”,”Il principe. Con uno scritto di G.W.F. Hegel.”,”Ugo DOTTI, nato a Cremona nel 1933, insegna Letteratura italiana all’ Università di Perugia. Tra le sue opere ricordiamo ‘Niccolò Machiavelli: la fenomenologia del potere’ (FELTRINELLI, 1980) e ‘Vita di Petrarca’ (LATERZA, 1987). HEGEL ha dedicato riflessioni sul Segretario fiorentino nella ‘Costituzione in Germania’. Per HEGEL l’ opera di MACHIAVELLI è un lucido e appassionato intervento di un patriota che cerca di individuare e di additare i mezzi più idonei alla costruzione di uno stato nazionale italiano.”,”TEOP-132″
“MACHIAVELLI Nicolò”,”Toutes les lettres officielles et familieres celles de ses Seigneurs, de ses amis et des siens presentée et annotées par Edmond Barincou. Tome 1.”,”””…quindici anni che io sono stato a studio dell’ arte dello stato, non gli ho né dormiti, né giocati…”” (10.12.1513) “”…profeti armati sono stati sempre vincitori, i profeti disarmati sempre sconfitti…”” (Il Principe) “”…mercenari o alleati non valgono niente e sono molto pericolosi…, disuniti, ambiziosi, indisciplinati, spacconi verso gli amici, codardi davanti al nemico… Essi vogliono essere i tuoi soldati quanto tu non fai la guerra; a guerra venuta, non desiderano altro che fuggire o andarsene…”” (Il Principe).”,”TEOP-137″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Opere.”,”””I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è opinione comune”” (Tito Livio, libro II X) “”Non è partito prudente fare amicizia con uno principe che abbia più opinione che forze”” (Tito Livio, libro II XI)”,”TEOP-140″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Sergio BERTELLI”,”Arte della guerra.”,”””Se gli assai nimici sono cacciati da’ tuoi pochi; se pochi nimici assaltono i tuoi assai; se i nimici fanno una subita fuga e non ragionevole; sempre dei in tali casi temere di inganno. E non hai a credere mai che il nimico non sappia fare i fatti suoi; anzi, a volerti ingannare meno e a volere portare meno pericolo, quanto è più debole, quanto è meno cauto il nimico, quanto più dei stimarlo. E hai in questo ad usare due termini diversi, perché tu hai a temerlo con il pensiero e con l’ ordine; ma con le parole e con l’ altre estrinseche dimostrazioni mostrare di spregiarlo, perché questo ultimo modo fa che i tuoi soldati sperano più di avere vittoria, quell’ altro ti fa più cauto e meno atto ad essere ingannato.”” (pag 457) Dopo l’ edizione del 1813, nuovamente gli scritti storico-politici del Machiavelli vengono raccolti in un sol volume e integralmente commentati con l’ ‘Arte della guerra’.”,”QMIx-119″
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Pensieri sugli uomini. Scelti da tutte le sue opere e ordinati da Giovanni Papini.”,”””gli uomini fanno questo errore, che non sanno porre termini alle speranze loro, e in quelle fondandosi, senza misurarsi altrimenti, rovinano”” (Discorsi, II, 27) (pag 61) “”Chi è cagione che uno diventi potente, rovina; perché quella potenza è causata da colui o con industria o con forza, e l’ una e l’ altra di queste due è sospetta a chi è diventato potente””. (Principe, 3) (pag 65) “”la forza e la necessità, non le scritture e gli obblighi, fa osservare ai principi la fede””. (Storie, VIII, 21) (pag 94)”,”TEOP-173″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Luigi RUSSO”,”Il Principe e pagine dei Discorsi e delle Istorie.”,”””Nondimanco, perchè il nostro libero arbitrio non sia spento, iudico potere esser vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’ altra metà, o presso, a noi. E assimiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’ adirano, allagano e piani, ruinano gli alberi e gli edifizii, lievano da questa parte terreno, pongono da quell’ altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno così fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti e con ripari e argini, in modo che, crescendo poi, o egli andrebbano per uno canale, o l’ impeto loro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso””. (pag 190, Il principe)”,”ITAG-145″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Edoardo ALVISI”,”Lettere ai familiari. Pubblicate per cura di Edoardo Alvisi.”,”Firma Ex proprietario Domingo Balestrini. In ultima copertina brano manoscritto su vicende elettorali 1895 riguardanti Pietro GORI. Nota manoscritta vergata con penna e calamaio in una pagina bianca in fondo al libro: “”2 Aprile 1895. Bice sorella di Pietro Gori desinò in casa mia. Fu qui per propugnare la candidatura (protesta) a deputato di suo fratello Pietro esule in Inghilterra. Non potei favorirla essendo formalmente impegnato per la elezione di Pilade Dal Bono.”” Firma non ben comprensibile (forse M.M. G. Guereti) (Portoferraio?) “”Io credo sempre et credo che a Spagna piacesse et piaccia vedere il re di Francia fuora di Italia, ma quando con l’ armi sue, et con la reputazione sua propria elli lo potesse cacciare, né credetti mai, né credo che quella vittoria, che anno i Svizzeri ebbono con Francia, li sapesse al tutto di buono. Questa mia opinione è fondata in sul ragionevole, per rimanere il papa et i Svizzeri in Italia troppo potenti; (…)””. (pag 243, Machiavelli Lettera a Francesco Vettori, 20 giugno 1513)”,”ITAG-154″
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Libro dell’ arte della guerra.”,” MACHIAVELLI Niccolò cittadino e segretario fiorentino. Eserciti pretoriani che furono la rovina dell’ Impero romano (da pag 3-27) Modo tenuto dai consoli romani nelle scelte per formare le legioni M. consiglia non eserciti superiori ai 50 mila soldati (ai suoi tempi)”,”QMIx-173″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di BRUSA ZAPPELLINI Gabriella”,”Breviario.”,”””è più facile imparare a ubbidire che a comandare”” (pag 134) “”E con più difficultà viene alla obedienza di uno suo cittadino una repubblica armata di arme proprie, che una armata di arme esterne”” (Il principe) pag 70)”,”TEOP-439″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Stenio SOLINAS”,”Pensieri.”,”””Chi vuole vedere se una pace è o duratura o secura, debbe intra l’altre cose examinare chi restono per quella malcontenti e da quella mala contentezza loro quello che ne possa nascere”” (Lettere, 211) (pag 163) “”[La] fortuna… dimostra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle; e quivi volta li sua impeti dove la sa che non sono fatti gli argini e li ripari a tenerla”” (Il Principe) (pag 90)”,”TEOP-440″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Paolo ROTTA”,”Il Principe.”,”Prof. Paolo ROTTA dell’Università Cattolica di Milano “”Et era nel duca tanta ferocia e tanta virtù, e sì conosceva come li uomini si hanno a guadagnare o perdere, e tanto erano validi e’ fondamenti che in sì poco tempo si aveva fatti, che, se non avessi avuto quelli eserciti addosso, o lui fussi stato sano, arebbe retto a ogni difficultà”” (pag 43)”,”TEOP-441″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Niccolò Machiavelli: Opere. Il principe – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio – L’arte della guerra – La mandragola – Favola [Belfagor arcidiavolo] – Lettere.”,”I 2° Scheda relativa allo stesso volume “”Ma quanto allo esercizio della mente debbe il principe leggere le istorie, e in quelle considerare le azioni delli uomini eccellenti: vedere come si sono governati nelle guerre, esaminare le cagioni delle vittorie e perdite loro, per potere queste fuggire e quelle imitare; e sopra tutto fare come ha fatto per lo adrieto qualche uomo eccellente, che ha preso a imitare se alcuno innanzi a lui è stato laudato e gloriato, e di quello ha tenuto sempre e gesti e azioni appresso di sé: come si dice che Alessando Magno imitava Achille, Cesare Alessandro, Scipione Ciro. E qualunque legge la vita di quanto quella imitazione gli fu di gloria, e quanto nella castità, affabilità, umanità, liberalità, Scipione si conformassi con quelle cose che di Ciro da Senofonte sono sute scritte. Questi simili modi debbe osservare lo principe savio, e mai ne’ tempi pacifici stare ozioso, ma con industria farne capitale per potersene valere nelle avversità, acciò che quando si muta la fortuno lo truovi parato a resisterle”” (pag 49) (Il principe)”,”TEOP-307″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Michele SCHERILLO”,”Il Principe e altri scritti minori.”,”””””Io mi logoro!””: questo è per anni il suo grido di angoscia e di rammarico”” (…) (pag 40) [dal saggio introduttivo di Michele Scherillo]; “”E riassumeva finalmente, con molta energia, il suo pensiero, nel ‘Ricordo 236°’; che dice: “”Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non né vedere alcuna: uno vivere di repubblica bene ordinato nella città nostra, Italia liberata da tutti i barbari, e liberato il mondo dalla tirannide di queste scelerati preti””. Il Machiavelli non seppe e non volle seppellire nei forzieri dell’archivio domestico, come fece il suo grande amico, i suoi scritti sediziosi. L’amore geloso del ‘particulare suo’ non gli soffocò la generosa voce nella strozza: e questo, se Dio vuole, è titolo d’onore che né l’invidia o la malafede dei contemporanei, né la settaria persecuzione o la saccenteria critica dei posteri varranno a diminuire. Nei ‘Discorsi’ (I, 12) egli non s’era fatto riguardo di affermare che, «per gli esempi rei» della corte di Roma, questa provincia d’Italia, la dilettissima Italia sua «ha perduto ogni divozione e ogni religione: il che si tira dietro infatti inconvenienti e infiniti disordini; perché, così come dove è religione si presuppone ogni bene, così dove ella manca si presuppone il contrario. Abbiamo, adunque, con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obbligo, d’essere diventati senza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora un maggiore, il quale è cagione della rovina nostra. Questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa nostra provincia divisa. E veramente, alcuna provincia non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla obedienza d’una repubblica o d’uno principe, come è avvenuto alla Francia e alla Spagna. E la cagione che l’Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella o una repubblica o uno principe che la governi, è solamente la Chiesa: perché avendovi abitato e tenuto imperio temporale, non è stata si potente né di tal virtù, che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia, e farsene principe; e non è stata, dall’altra parte, sì debole, che per paura di non perdere il dominio delle cose temporali, la non abbi potuto convocare uno potente che la difenda contra a quello che in Italia fusse diventato troppo potente». Qui siamo già, non solo al pensiero politico di Vittorio Alfieri, che s’intende, ma a quello del Conte di Cavour e – potrebbe parere un paradosso – di Alessandro Manzoni (1)”” [(1) Cfr. i miei saggi: ‘Manzoni e Napoleone III’, ‘Manzoni e Roma laica’, ‘Manzoni e Cavour’, ora in appendice al vol. ‘Le Tragedie, gl’Inni Sacri, le Odi di A. Manzoni’, Milano, Hoepli, 1922] [dal saggio introduttivo di Michele Scherillo] (pag 48-49)”,”TEOP-001-FMP”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Opere. Il Principe – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio – L’arte della guerra – La Mandragola – Favola (Belfagor arcidiavolo) – Lettere.”,”Figlio di Bernardo, dottore in legge e umanista (1430 o 1431-1500), e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Sulla sua giovinezza e sulla sua formazione culturale si hanno poche notizie, ma dai Ricordi del padre relativi agli anni 1474-87 si apprende che studiò grammatica dal 1476, aritmetica dal 1480, e che dal 1481 seguì le lezioni di grammatica di ser Paolo Sasso da Ronciglione nello Studio fiorentino.”,”TEOP-096-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Il Principe.”,”‘Nessuna cosa fa tanto stimare uno principe, quanto fanno le grande imprese…’ ‘Non si debba adunque lasciare passare questa occasione, acciò che la Italia vegga dopo tanto tempo apparire uno suo redemptore. Né posso exprimere con quale amore egli fussi ricevuto in tutte quelle provincie che hanno patito per queste illuvioni externe, con che sete di vendetta, con che ostinata fede, con che pietà, con che lacrime. Quali porte se li serrebbono? Quali populi gli negherebbono la obbedienza? Quale invidia se opporrebbe? Quale Italiano gli negherebbe lo obsequio? Ad ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli adunque la illustra Casa vostra questo absumpto, con quello animo e con quella speranza che si pigliono le imprese iuste, acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata e, sotto li sua auspizii, si verifichi quel detto del Petrarca, quando dixe: ‘Virtù contro a furore, prenderà l’armi, e fia el combatter corto, che l’antico valore nelli italici cor non è ancor morto” (pag 88-89) Machiavelli, Il principe, Ten, Newton 1995 L’autore annunciò la nascita di questo ‘opuscolo’ in una lettera all’amico Francesco Vettori (10 dicembre 1513), ambasciatore fiorentino a Roma, presso papa Leone X, cioè Giovanni De’ Medici fiorentino pure lui (pag 10)”,”TEOP-012-FGB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Antonio PINCHERA”,”Prose politiche e letterarie. Il Principe – Belfagor – Prose.”,”””Debbe ancora chi è in una provincia disforme come è detto, farsi capo e defensore de’ vicini minori potenti, ed ingegnarsi di indebolire e’ potenti di quella, e guardarsi che, per accidente alcuno, non vi entri uno forestiere potente quanto lui”” (Il principe) (pag 149) inserire”,”ITAG-001-FER”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario MARTELLI”,”Tutte le opere.”,”Figlio di Bernardo, dottore in legge e umanista (1430 o 1431-1500), e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Sulla sua giovinezza e sulla sua formazione culturale si hanno poche notizie, ma dai Ricordi del padre relativi agli anni 1474-87 si apprende che studiò grammatica dal 1476, aritmetica dal 1480, e che dal 1481 seguì le lezioni di grammatica di ser Paolo Sasso da Ronciglione nello Studio fiorentino.”,”ITAG-040-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò; a cura Gian Franco BERARDI”,”Opere scelte.”,”””In che consiste la grandezza della Repubblica romana e il segreto che permise di sfidare i secoli? Machiavelli è ben lungi dal sottovalutare il giudizio corrente che attribuiva la fortuna di Roma alla forza delle sue legioni, ma merita di essere osservato che tale tema è toccato solo di sfuggita nel primo libro dei Discorsi e diventa dominante solo a partire dal secondo.”” (pag XXII) “”Le lotte civili, le lotte di classe non come solvente, ma come cemento dunque di uno Stato: nessuno prima del Machiavelli aveva avuto il coraggio e la spregiudicatezza mentale necessari per giungere a questa conclusione e pochi l’avranno dopo di lui (pag XXIV) (dall’introduzione: ‘Machiavelli rivoluzionario’)”,”TEOP-008-FAP”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Fabio RAIMONDI”,”Machiavelli. Antologia degli scritti politici.”,”””Preterea ostendere forsan voluit, quantum libera multitude cavere debet, ne salutem suam uni absolute credat”” (B. Spinoza) (in apertura) (“”Inoltre, forse voleva dimostrare quanto una moltitudine libera debba stare attenta a non affidare la propria sicurezza in modo assoluto a una sola persona”” (in N. Machiavelli, Antologia degli scritti, 2002 (in apertura)”,”ITAG-007-FMB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Giorgio INGLESE”,”Il Principe.”,”Testo critico dell’opera di Machiavelli messa a punto da Giorgio Inglese.”,”TEOP-067-FMB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di C. GUERRIERI-CROCETTI”,”Il Principe.”,”””A ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli, adunque, la illustre Casa Vostra questo assunto con quello animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste; acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata, e sotto li sua auspizi si verifichi quel che detto del Petrarca: «Virtù contro a furore Prenderà l’arme; e fia el combatter corto: Ché l’antico valore Nell’italici cor non è ancor morto.”” (pag 146) (in chiusura del testo) (‘Canzone all’Italia’, strofa VI)”,”ITAG-010-FMB”
“MACINTYRE Stuart”,”Imperialism and the British Labour Movement in the 1920’s. The Marxist Theory of Imperialism and the British Labour Movement.”,”MACINTYRE Stuart”,”MUKx-168″
“MACINTYRE Donald, Captain”,”Admiral Rodney.”,”George Brydges Rodney, 1st Baron Rodney, (baptized Feb. 13, 1718, London, Eng.- died May 24, 1792, London), English admiral who won several important naval battles against French, Spanish, and Dutch forces. The grandson and son of army officers, Rodney briefly attended Harrow and entered the navy in July 1732. During the War of the Austrian Succession (1740-48), he took part in Admiral Hawke’s victory off Ushant (Oct. 14, 1747) over the French fleet. In 1749 he was appointed governor and commander in chief of Newfoundland, with the rank of commodore. During the Seven Years’ War Rodney had a share in the expedition against Rochefort (1757). In the next year he served under Boscawen at the taking of Louisburg (Cape Breton). In 1759 and again in 1760 he inflicted great loss on the French transports collected on the Normandy coast for an attack on Great Britain. In October 1761 he was appointed commander in chief of the Leeward Islands station and, within the first three months of 1762, had reduced the important island of Martinique, while both St. Lucia and Grenada had surrendered to his squadron. In 1764 he was created a baronet, and in 1771 he was appointed rear admiral of Great Britain. (Britannica)”,”QMIN-089-FSL”
“MACIOTI Maria Immacolata PUGLIESE Enrico”,”Gli immigrati in Italia.”,”MACIOTI Maria Immacolata (1942) docente di sociologa presso l’Università di Roma La Sapienza. PUGLIESE Enrico docente di sociologia del lavoro presso l’Università di Napoli. Entrambi hanno scritto varie opere sul tema del lavoro. F. Davoli”,”MITT-317″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”L’A illumina gli eventi del 1860 mettendo in evidenza le incertezze, le contraddizioni e gli errori di CAVOUR e degli uomini di parte liberale-moderata nell’estate 1860 e la volontà di predominio che caratterizzò l’azione dell’autunno. Dall’altro il patriottismo disinteressato, il realismo e senso della misura dimostrati dagli uomini del Partito d’ azione. MACK-SMITH è Fellow allo All Souls College di Oxford. Tra le sue opere: -Storia d’Italia dal 1861 al 1969 -Storia della Sicilia medievale e moderna -Vittorio Emanuele II -Garibaldi -Il Risorgimento italiano Mille (spedizione dei), spedizione effettuata nel 1860 sotto la guida di G. Garibaldi, e che si concluse con il crollo del regno delle Due Sicilie e la liberazione del Mezzogiorno. L’idea di una iniziativa rivoluzionaria nel Mezzogiorno aveva una lunga tradizione nella democrazia italiana; mentre, infatti, Mazzini era rimasto sempre fermo alla convinzione (maturata negli anni della prima ‘Giovine Italia’) che il movimento rivoluzionario italiano avrebbe dovuto avere la sua base principale nel Nord o nel Centro della penisola, altri militanti nel campo democratico avevano invece sostenuto l’esigenza di puntare su un movimento insurrezionale che iniziasse e avesse il suo centro nel Sud o nella Sicilia (G. Ricciardi, N. Fabrizi con la sua Legione italica, C. Pisacane e la spedizione di Sapri). Nella preparazione della spedizione dei Mille ebbero una parte decisiva F. Crispi e R. Pilo, entrambi siciliani andati in esilio dopo il 1848, di orientamento unitario e legati a Mazzini. Crispi si era infatti recato in Sicilia nel luglio- agosto 1859 ricavandone l’impressione che nell’isola esistesse una situazione rivoluzionaria e avviando al suo ritorno una serie di contatti, rimasti però infruttuosi, con La Farina, con Farini e con Rattazzi per cercare di ottenere l’adesione del governo piemontese al suo progetto di fare insorgere la Sicilia. A sua volta Pilo (che nel marzo 1860 si era rivolto, d’accordo con Crispi, a Garibaldi chiedendogli di mettersi a capo dell’insurrezione siciliana, ottenendone una risposta interlocutoria) si imbarcò il 24 marzo 1860 da Genova arrivando a Messina il 10 aprile, sei giorni dopo lo scoppio del movimento insurrezionale di Palermo guidato da F. Riso e che ebbe il suo centro nel convento della Gancia. Sebbene l’insurrezione nella città fosse stata soffocata dal governo, il Riso riuscì però a rianimare e a dare un certo coordinamento ai vari movimenti insurrezionali che si erano accesi nelle campagne dell’isola, dove il malcontento delle masse popolari e l’odio per il governo borbonico avevano creato le basi per una larga azione di guerriglia condotta da bande armate (le squadre dei  picciotti ). Quando le prime notizie del tentativo rivoluzionario siciliano arrivarono negli Stati sardi, Crispi e N. Bixio insistettero presso Garibaldi perché capeggiasse una spedizione nell’isola, ottenendone (8 aprile) un’accettazione di massima alla loro proposta. Ebbe così inizio la preparazione materiale dell’impresa (afflusso dei volontari a Genova; raccolta di armi, ecc.), osteggiata inizialmente da Cavour (il quale temeva che dietro l’iniziativa stesse Mazzini) e incoraggiata invece da Vittorio Emanuele II. Dopo alcune incertezze di Garibaldi (dovute alla contraddittorietà delle notizie che arrivavano dalla Sicilia), il 30 aprile Crispi, facendo apparire come riuscita la rivolta, in realtà già spenta, forzò audacemente la situazione e venne così deciso che la spedizione sarebbe partita nella notte dal 5 al 6 maggio. Pertanto la sera del 5 maggio una quarantina di volontari, con un colpo di mano concertato con Giovanni Battista Fauché, procuratore della compagnia di navigazione Rubattino, si impadronirono nel porto di Genova di due vapori, il Piemonte e il Lombardo, sui quali poco dopo si imbarcarono, da Quarto, Garibaldi e il grosso dei volontari. Poiché la spedizione era pressoché priva di munizioni, la mattina del 7 Garibaldi fece scalo a Talamone, in Toscana, dove si fece consegnare dal comandante di quel forte circa 100.000 cartucce, tre vecchi cannoncini e alcune decine di fucili; sempre a Talamone fu lasciato a terra un gruppo di 64 uomini al comando di Callimaco Zambianchi, destinato a operare una diversione (infruttuosa) verso lo Stato Pontificio. Il numero dei volontari presenti a bordo dopo lo sbarco dello Zambianchi non si è mai potuto appurare con precisione assoluta, perché è probabile che l’elenco ufficiale, compilato nel 1878 (1088 e una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Crispi), fosse inferiore di qualche unità al numero effettivo; circa tre quarti dei Mille (termine che entrò nella tradizione più tardi) erano lombardi (434, con 180 bergamaschi), veneti (194) e liguri (156, quasi tutti genovesi); degli altri nuclei regionali i più consistenti erano i toscani (78) e i siciliani (45). Quanto alla composizione sociale i Mille erano per metà circa borghesi (professionisti e intellettuali) e per metà artigiani e operai. Dopo una navigazione svoltasi senza incidenti, a mezzogiorno dell’11 maggio i garibaldini sbarcarono a Marsala (favoriti dalla presenza fuori del porto di due piccole navi da guerra inglesi, Argus e Intrepid, che ritardò l’intervento della marina borbonica). Una volta sbarcato, Garibaldi, che per alcune settimane poté contare soltanto sui Mille e sugli insorti siciliani (la spedizione Medici arrivò nell’isola il 17 giugno), si trovò a dover affrontare l’esercito borbonico forte di 25.000 uomini bene addestrati e bene armati; il successo della spedizione, data questa disparità numerica, fu quindi possibile, oltre che per le superiori qualità di comando e per le doti tattiche e strategiche di Garibaldi (cui facevano contrasto le scarse capacità dei generali borbonici), per la situazione di grave malcontento esistente nell’isola che costrinse le unità napoletane ad agire in modo dispersivo. Garibaldi, partito la mattina del 12 da Marsala, arrivò la sera del 13 a Salemi, dove fu accolto con entusiasmo dalla popolazione e dove emanò un decreto in cui dichiarava di assumere,  nel nome di Vittorio Emanuele re d’Italia, la dittatura in Sicilia . Due giorni dopo, il 15 maggio, aveva luogo la battaglia di Calatafimi, conclusasi dopo duri scontri con la ritirata delle truppe borboniche del generale Landi, che apriva ai garibaldini la via su Palermo. Garibaldi, dopo essere abilmente riuscito, con la manovra diversiva su Corleone, ad allontanare dalla città i 3.000 uomini del colonnello svizzero von Mechel, poté così attaccare, scendendo da Gibilrossa, la città, che fu conquistata dopo tre giorni di violenta battaglia (27-29 maggio), grazie anche all’insurrezione generale dei Palermitani. Intanto a Genova A. Bertani svolgeva un’attività febbrile per organizzare l’invio di soccorsi ai Mille (costituzione del  Soccorso a Garibaldi , con una cassa centrale e una serie di comitati di provvedimento; invio di due spedizioni al comando rispettivamente di G. Medici ed E. Cosenz, così che tra il giugno e il luglio furono portati in Sicilia altri 15.000 volontari). Da parte sua Cavour, rassicurato sulle eventuali ripercussioni internazionali della spedizione dei Mille (il governo di Londra era sostanzialmente favorevole all’impresa), mutò atteggiamento e prese a favorire le successive spedizioni di volontari, mirando al tempo stesso a influire sul corso degli avvenimenti nel senso di arrivare a una rapida proclamazione dell’annessione della Sicilia al Piemonte (invio nell’isola del La Farina), così da evitare una eventuale iniziativa mazziniana. La caduta di Palermo e il rapido completamento della liberazione della Sicilia a opera dei garibaldini (vittoria di Milazzo, 20 luglio) provocarono profonde ripercussioni nel Mezzogiorno continentale, accelerando il processo di sfaldamento dell’apparato governativo e militare borbonico e il distacco di frazioni sempre più vaste della popolazione dalla monarchia; per cui a nulla valse l’annuncio fatto da Francesco II il 25 giugno della concessione di una costituzione e la promessa di una costituzione particolare per la Sicilia. Nella notte del 19 agosto Garibaldi, sfuggendo alla crociera nemica, riuscì a sbarcare con 3.700 uomini in Calabria, con il consenso segreto di Vittorio Emanuele II (missione del conte Litta Modignani); dopo l’occupazione di Reggio (20-21) le truppe borboniche cominciarono a dissolversi (resa dei 10.000 uomini del generale Ghio a Soveria Mannelli, 30 agosto, ecc.), mentre insorgevano la Calabria e la Basilicata; così che il 7 settembre Garibaldi faceva il suo ingresso da trionfatore in Napoli, abbandonata dal re e dalla regina che si erano rinchiusi nella fortezza di Gaeta. Il 1° e il 2 ottobre l’estremo ritorno offensivo borbonico fu spezzato da Garibaldi nella battaglia del Volturno; il 26 ottobre aveva luogo presso Teano l’incontro tra Vittorio Emanuele (le cui truppe, invase le Marche e l’Umbria, erano entrate nel regno delle Due Sicilie attraverso l’Abruzzo) e Garibaldi; il re e il capo dei Mille il 7 novembre entravano insieme a Napoli, dove il 3 novembre erano stati proclamati ufficialmente i risultati del plebiscito del 21 ottobre. Il giorno 8 questi risultati, favorevoli all’annessione agli Stati sardi, furono presentati al re, nelle cui mani Garibaldi rassegnò i poteri dittatoriali, partendo poco dopo per Caprera. (RIZ)”,”ITAB-010″
“MACK SMITH Denis”,”Da Cavour a Mussolini.”,”Denis MACK-SMITH è nato a Londra nel 1920. Studioso di storia e politica, ha dedicato quasi per intero la sua attività all’analisi della società italiana dell’ ‘800 e del ‘900. Nell’aprile del 1923, sei mesi dopo l’ascesa al potere di MUSSOLINI, il congresso liberale tenuto a Milano votò la fiducia al regime fascista. Nel gennaio 1924, il partito liberale concluse un’allenza con il fascismo “”contro le forze antinazionali dei socialcomunisti e demogogiche dei popolari””. In seguito, nell’ottobre del 1924, dopo che l’assassinio di MATTEOTTI aveva scosso la loro fiducia, i liberali sebbene riluttanti, confermarono questa alleanza. Sostanzialmente CROCE fu lasciato tranquillo dal fascismo.”,”ITAF-064″
“MACK SMITH Denis”,”Storia d’ Italia 1861-1958.”,”MACK SMITH è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge discepolo di George Macaulay TREVELYAN. Della storiografia liberale inglese ha conservato l’ interesse preminente per la storia delle correnti democratiche del Risorgimento italiano.”,”ITAA-039″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour contro Garibaldi. 1860: la nascita dell’ Italia unita.”,”MACK SMITH D. nato a Londra nel 1920, ha insegnato per decenni all’ All Souls College di Oxford. Ha scritto molte opere sul risorgimento italiano.”,”ITAB-191″
“MACK SMITH Denis”,”I Savoia re d’ Italia.”,”””La sua posizione (di Mussolini, ndr) costituzionale nei confronti della corona era stata lasciata nel vago, perché troppa precisione sarebe forse stata controproducente. I costituzionalisti fascisti dovevano ammettere che il re conservava teoricamente il diritto di allontanare Mussolini e restava anche libero di scegliere un non fascista come successore. Ma erano anche generalmente d’accordo nel ritenere che la monarchia costituzionale avesse cessato di esistere nel maggio del 1915. Nel 1939 fu stabilito che i due ruoli, quello del duce del fascismo e quello di capo del governo (in quest’ ordine), fossero fusi per legge in un’ unica persona; e ciò presumibilmente significava che il re avrebbe dovuto scegliere non solo il successivo primo ministro, ma – simultaneamente – anche il successivo capo del partito fascista. Non era una prospettiva molto gradita per i fascisti più zelanti, il quali temevano per il loro futuro””. (pag 360-361)”,”ITAB-192″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”Contiene ritaglio di giornale sui diari di PERSANO “”Un argomento ancor più decisivo era che l’ annessione in quel momento avrebbe indubbiamento procurato non pochi fastidi al governo di Torino, poiché Francia ed Austria avrebbero potuto attribuire a Cavour una chiara responsabilità per gli avvenimenti di Sicilia, mentre per il momento Garibaldi non doveva fortunatamente rispodere a nessuno. L’ Europa avrebbe potuto applicare sanzioni a Cavour, mentre sarebbe stato ben difficile far ciò nei confronti di Garibaldi; e, inoltre, il tentativo di attraversare lo stretto di Messina avrebbe potuto non esser neutralizzabile se l’ isola fosse già stata formalmente annessa. Il primo argomento contro un’ annessione immediata consisteva nell’ osservare che, se per acquetare Napoleone III era necessario un voto a suffragio universale, tale possibilità era per il momento inesistente, poiché, sino alla fine di luglio, Garibaldi non poté considerarsi padrone della parte nordorientale dell’ isola, e anche dopo continuarono a resistere per lungo tempo isolate guarnigioni borboniche””. (pag 89, vol 1) “”A parte le dicerie e le false interpretazioni, ciò che Garibaldi fece effettivamente dopo l’ entrata in Napoli fu notevole per la moderazione e la saggezza politica da lui dimostrate. Egli dette prova di uno spirito di conciliazione e di compromesso con i suoi avversari politici assai superiore alle loro aspettative e maggiore di quello che essi fossero disposti a ricambiargli. L’ ammiraglio Persano non dovette preoccuparsi di impadronirsi del porto e dei forti che dominavano la città di Napoli, giacché fu lo stesso Garibaldi a richiedere lo sbarco delle truppe pemontesi dalle navi da trasporto ancorate nella baia, affinché presidiassero la città. I decreti del governo rivoluzionario venivano promulgati nel nome dell’ Italia e di Vittorio Emanuele (…). Inoltre, proprio con il primo decreto, Garibladi trasmise all’ammiraglio Persano il comando di tutta la flotta borbonica: questo solo fatto sarebbe potuto essere sufficiente a svergognare Cavour per la sua sospettosa ostilità””. (pag 224)”,”ITAB-194″
“MACK SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”MACK SMITH Denis (Londra, 1920) è stato discepolo di TREVELYAN, fellow di All Souls’ College a Oxford. E’ forse il più importante storico straniero dell’ Italia moderna e contemporanea. Ha scritto ‘Garibaldi’, ‘Il risorgimento italiano’, ‘I Savoia re d’ Italia’, ‘Storia d’ Italia’. Scarsa efficienza militare. “”Ripentendoselo continuamente, i collaboratori di Mussolini ce la misero tutta nel tentar di convincersi che nel 1936-37 l’Italia era l’arbitro delle sorti dell’ Europa. Essa possedeva infatti un esercito e un’aviazione tra i più potenti del mondo intero, e portati al massimo livello possibile di efficienza tecnica. Gli osservatori militari stranieri, si disse (ma la cosa era lontanissima dalla verità), erano stati grandemente impressionati dalle manovre italiane del 1936. Anche del ministro della Guerra tedesco, venuto in Italia per una visita di tre giorni, che doveva permettergli di valutare il potenziale bellico italiano, si raccontò che aveva ammirato la disciplina e il modernissimo equipaggiamento delle forze armate fasciste. Ma in effetti la sua conclusione privata, rimasta ignota agli italiani, fu che l’Italia era debolissima, e sarebbe stata più utile come nemico che come alleato.”” (pag 118-119) I costi dell’ impero coloniale italiano. “”Nel 1938 le importazioni dell’Italia dalle sue colonie erano pari a poco più del 2 per cento delle importazioni totali, e si può tranquillamente affermare che Roma spendesse nell’amministrazione di questi territori una cifra superiore a dieci volte il volume totale del relativo interscambio””. (pag 148)”,”ITAF-228″
“MACK SMITH Denis a cura”,”Il Risorgimento Italiano.”,”””Nondimeno, francesi, non dimenticate che l’Italia è già stata la vostra tomba, e che potrebbe tornare ad esserlo se voi non vi entrerete come amici dei popoli, dei quali dovete essere i liberatori. Ricordiamo ai nostri eserciti questo motto sublime, che già in passato ci ha attirato l’amore dell’universo: “”guerra ai castelli, pace alle capanne””; che gli italiani possano trovare davvero in noi degli alleati e non dei dominatori, né dei conquistatori; essi hanno anche bisogno che si tengano da conto le loro opinioni religiose , se non vogliamo che la giustizia di questa impresa si muti in orrore, la sua utilità in sciagura e in torto; non permettiamo che l’indisciplina dell’esercito, e soprattutto la barbara cupidigia degli amministratori militari, che devasta il paese conquistato in Italia, mutino l’amore dei popoli in odio, e ribadiscano le catene che vorremmo spezzare”” (Da una lettera di F. Buonarroti del febbraio-marzo 1796, ripr. in Armando Saitta, ‘Filippo Buonarroti; contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero’, Roma, 1951, vol. II, pp. 239-40 (pag 4)”,”ITAB-326″
“MACK SMITH Denis”,”Garibaldi.”,”””Quando [Garibaldi] partì per Londra, gli fu riservato un treno speciale. Si reputa che le strade della capitale fossero tappezzate pressappoco da mezzo milione di persone; la folla aveva atteso tutta la mattina. Non si era visto mai nulla di simile; furono certamente le accoglienze più trionfali mai ricevute in Inghilterra da alcun visitatore. La carrozza impiegò sei ore per percorrere un giro di tre miglia dalla stazione alla casa del duca di Sutherland, dove egli prese dimora. La processione era composta tra l’altro da associazioni di mutuo soccorso, società per la temperanza, uomini politici radicali e organizzazioni sindacali, dal Working Men’s Garibaldi Demonstration Committee (Comitato dei lavoratori per le dimostrazioni a Garibaldi), nonché dal corpo privato di pompieri del duca. Herzen osservò che non ci furono affatto le abituali scene degli ubriachi e dei borsaioli: il popolo sentiva che quello era un festeggiamento tutto suo. Fu un episodio straordinario e memorabile. Alcuni personaggi importanti disapprovarono l’intera faccenda. La regina per esempio si disse “”quasi vergognosa di governare una nazione capace di simili follie””; il “”Times”” considerò la cosa volgare e plebea; Karl Marx, la cui idea di rivoluzione era affatto diversa da quella di Garibaldi, giudicò quanto vide “”un miserabile spettacolo d’imbecillità””. Quasi unico fra i ‘Tories’, Disraeli rifiutò tutti gli inviti a conoscere quel pirata. Luigi Napoleone provò disgusto e preoccupazione, ritenendo che Garibaldi fosse stato chiamato dal governo inglese “”perché servisse di minaccia all’Europa”””” (pag 166-167)”,”ITAB-327″
“MACK SMITH Denis”,”Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario.”,”””Mazzini era riluttante a parlare in pubblico, ma a malincuore prese la parola in tre comizi dell’associazione…”” (pag 137) Marx e Mazzini “”Marx e Mazzini a Londra abitavano a poche vie di distanza e si incontrarono almeno una volta in una riunione pubblica (32). Anche Marx fu sollecitato dai drammatici mutamenti sociali che erano in corso in Inghilterra a sviluppare la sua analisi, completamente diversa, della società, e le proprie tesi sulla necessità di una rivoluzione globale. Il leader comunista spregiava Garibaldi e rifiutò un’occasione per incontrarlo, ma il suo atteggiamento verso Mazzini era quasi di allarme e apprensione, oltre che di disprezzo. Le loro visioni erano assolutamente inconciliabili; Marx respingeva ogni religione trascendentale e guardava con sospetto al patriottismo, e altrettanto inaccettabili erano, per Mazzini, la condanna marxiana della proprietà privata e l’idea di una guerra di classe che sarebbe culminata nella dittatura del proletariato. Marx riconosceva che Mazzini aveva guidato per trent’anni la rivoluzione italiana, e che era “”il più abile rappresentante delle aspirazioni dei suoi compatrioti””, ma i marxisti manifestavano talvolta un indicibile disprezzo per “”la nobiltà posticcia, la tronfia boriosità, la verbosità e il misticismo profetico”” che facevano, del più anziano Mazzini, un pericoloso anacronismo della nuova era socialista. Alcuni di loro ammettevano che egli rivestiva una funzione importante nel capeggiare l’unico gruppo radicale italiano che rifiutava di farsi corrompere e assorbire dalla classe dominante, ma altri lo accusavano di condannare i cittadini a una schiavitù peggiore di quella che vigeva nell’antica Roma (33). Già nel dicembre 1858, a Londra, un manifesto socialista metteva in guardia le classi lavoratrici dell’Europa contro un’alleanza con quel rappresentante del “”repubblicanesimo borghese”” e con i “”cosiddetti democratici”” (34). Nel 1864 alcuni socialisti inglesi simpatizzanti per Mazzini si unirono a un gruppo di esuli europei per porre le basi di quella che sarebbe diventata l’Internazionale socialista. Mazzini, che non stava bene, non partecipò alla seduta inaugurale, ma vi parteciparono alcuni suoi compagni, e il primo manifesto dell’associazione fu, disse Marx, “”il solito minestrone di Mazzini”” (35). Alle prime riunioni non presenziò neppure Marx, che però fu chiamato a far parte del consiglio generale, e, quasi immediatamente gli diede un indirizzo completamente diverso. Mazzini era troppo ammalato per potersi battere seriamente con un rivale più giovane, più spietato e politicamente più scaltro, anche se, due anni dopo, gli avrebbe proposto, inutilmente, una discussione amichevole sui loro contrasti. Quando si diffuse la falsa notizia sulla sua morte, il consiglio dell’Internazionale avrebbe voluto esprimere pubblicamente il proprio dolore per “”la grande perdita che abbiamo subita””; ma Marx oppose il suo veto (36)”” [Denis Mack Smith, Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario, Milano, 2003] [(32) ‘Italia e Inghilterra nel Risorgimento’, a cura dell’Istituto Italiano di Cultura, London, 1954, p. 37 (Venturi); (33) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Collected Works’, London, 1982, vol. 15, p. 485; Ibid. vol: 156, p. 354; Ibid. vol. 41 pp. 517, 544; Giuseppe Berti, ‘I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Milano, 1962, pp. 123-4; ‘La lettura’, Milano, gennaio 1915, pp. 2-6 (Luzio); (34) Arthur Lehning, ‘The International Association, 1855-1859’, Leiden, 1938, pp. 48, 90-1; (35) Marx, ‘Collected Works, vol. 42, p. 16; Ed. Naz., vol 80, p. 218; Ibid, vol, 93, pp. 25, 135; Rosselli, ‘Mazzini e Bakounine’, pp. 137.8, 148-9; V. Frosini, ‘Breve storia della critica al marxismo in Italia’, Catania, 1965, pp. 16-17; (36) ‘Minute Book of the International’, Bishopsgate Institution London, pp. 44, 174-5] (pag 280-281)”,”ITAB-328″
“MACK SMITH Denis”,”Mussolini.”,” Dalla guerra di Libia alla Prima guerra mondiale. “”L’arresto e il processo gli procurarono finalmente una fama che oltrepassava i confini della Romagna. Un uomo completo – usava dire – doveva avere nella sua formazione un certo numero di anni di prigione, specialmente se della carcerazione si riusciva a fare un martirio. Benché dovesse dividere la cella con altri sette od otto detenuti, questo riposo forzato gli diede tempo di leggere; e fu in prigione, all’età di soli ventotto anni, che scrisse la sua prima autobiografia. Pubblicò anche un opuscolo polemico – ‘Giovanni Huss il Veridico’ – ch’era un nuovo attacco alla Chiesa ed un’appassionata difesa della libertà religiosa. Pietro Nenni, il futuro dirigente socialista ch’era in carcere con lui, lo ricorda come un detenuto modello: allegro, chiassoso, indulgente verso i criminali incalliti, i cui delitti era sempre pronto a spiegare in termini della loro sfortunata collocazione sociale. In seguito Mussolini si sarebbe fatto una reputazione di acceso imperialista, e negli anni Venti si sarebbe reso responsabile di pesanti brutalità ai danni del popolo libico. Ma nel 1911 condannò la guerra di Libia come un delitto contro l’umanità ed un atto di brigantaggio internazionale. Affermò che un miliardo di lire veniva sprecato nella speranza, completamente fallace, che il Nord Africa potesse divenire una patria per gli emigranti italiani. Anziché accrescere la ricchezza della metropoli, come pretendevano i nazionalisti, il colonialismo avrebbe avuto l’effetto opposto; e a prova di ciò additava le bancarotte e le fabbriche chiuse. Menò persino vanto di esser schierato dalla parte degli arabi, e condannò seccamente come un’atrocità il modo in cui gli arabi – disse- venivano massacrati, e qualche volta addirittura mutilati, dall’esercito invasore”” (pag 37-38) “”Ma all’inizio del 1915 si avvicinò ai nazionalisti, ormai convinto che se il governo decideva l’entrata in guerra potevano aprirsi per l’Italia nuove prospettive di espansione. Qualche mese ddopo chiedeva Trieste, Fiume, la frontiera alpina, e “”un bottino immenso”” nei Balcani e nel Medio Oriente””. (…) In seguito raccontò di aver creato i “”fascisti”” nel dicembre 1914, come gruppo di pressione per arrivare all’intervento. Ma in effetti il primo “”fascio”” era nato tre mesi prima ad opera di un altro gruppo di interventisti di sinistra, molti dei quali lo avevano preceduto nella secessione dalla corrente principale del socialismo. Più tardi fu sostenuto ch’egli non aveva avuto predecessori, ma la verità è che proprio a questo gruppo di “”fascisti”” aderì Mussolini in dicembre, assumendone poi praticamente il controllo”” (pag 50)”,”ITAF-345″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour.”,”I problemi di Cavour e quelli di Garibaldi “”In parte, il guaioera che l’esercito regolare avversava e disprezzava questi irregolari (i volontari, ndr) in quanto male addestrati, indisciplinati e politicamente sospetti, nonché provenienti da altre regioni. Spesso li si maltrattava, e in seguito alcuni di loro ricordarono che il loro idealismo patriottico non era capito, e veniva anzi spregiato e ridicolizzato. Garibaldi lamentò che lo si intralciava in tutti i modi possibili, ma obbedì lealmente agli ordini, e fece del suo meglio per ottenere qualche risultato – muovendo da un punto di partenza poco promettente – in direzione di quella grande fiammata di sentimento nazionale che aveva sperato di accendere. Si rendeva conto che Cavour aveva i suoi problemi non soltanto con l”establishment’ militare, che non era stato addestrato a comprendere la guerriglia, ma anche con le forze della conservazione politica, le quali temevano qualsiasi associazione con i movimenti popolari. E sospettò forse anche l’esistenza di ulteriori problemi con l’imperatore francese, al quale Cavour aveva in effetti promesso che questi irregolari, il cui scopo era essenzialmente quello di dimostrare l’esistenza di un entusiasmo popolare, avrebbero avuto una parte minima nelle operazioni belliche. Garibaldi era l’unico notevole capo militar italiano, e con una forza più ampia e migliore sarebbe forse stato in grado di suscitare un’insurrezione generalizzata in Lombardia: un elemento a sua volta potenzialmente decisivo per l’esito della campagna come nel 1848″” (pag 190)”,”BIOx-310″
“MACK SMITH Denis”,”Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario.”,”Resistenza al progetto di Napoleone che voleva mettere sul trono di Napoli il principe Luciano Murat. Resistenza che avrebbe anche incontrato l’approvazione dell’Inghilterra (pag 168)”,”BIOx-010-FC”
“MACK SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”Denis Mack Smith (Londra, 1920 – Londra 2017] è stato discepolo di Trevelyan, fellow i All Souls’ College a Oxford. E’ stato forse il più importante storico straniero dell’Italia moderna e contemporanea. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Garibaldi’, ‘Il risorgimento italiano’, ‘I Savoia re d’ Italia’, ‘Storia d’ Italia’. “”Per Mussolini si trattò di un momento critico [agosto 1939, ndr]: continuare a prender tempo poteva significare farsi sorprendere dalla scoppio della guerra, che egli avrebbe sottratto ogni autonomia di decisione. Temeva che, se non si assestava sulla neutralità, gli inglesi potessero attaccare l’Italia; ma temeva anche, in caso contrario, la ritorsione tedesca (31). Il 25 agosto disse a Hitler di esser pronto a combattere, ma soltanto se la Germania gli forniva le munizioni che gli mancavano (32). L’indomani, quando informò i suoi capi militari che dovevano prepararsi alla guerra entro un tempo brevissimo, questi replicarono che l’Italia era praticamente incapace di sostenere qualsiasi grosso sforzo bellico. Secondo la migliore tradizione dello «stile fascista», molti generali avevano fermamente sostenuto sino all’ultimo momento che tutto andava bene, e ch’erano pronti a combattere qualsiasi nemico; ma dinanzi a questo ordine compresero che non era possibile celare oltre i risultati della loro negligenza e inefficienza (33). Dopo le manovre dell’esercito svoltesi nell’agosto, un commentatore militare riferì in via riservata che la capacità bellica dell’Italia era inferiore a quella con cui il paese era entrato nella prima guerra mondiale. La cosiddetta motorizzazione, disse, si svelava ora per un puro scherzo; le divisioni corazzate esistevano soltanto di nome; e il morale era spaventosamente basso. Lo stesso commentatore informò peraltro il pubblico, con doppiezza tipicamente fascista, che l’esercito aveva il miglior equipaggiamento d’Europa, e che il suo morale e la sua capacità professionale erano eccellenti (34). Farinacci, uno dei fascisti della vecchia guardia che ancora osavano dire la verità a Mussolini, gli scrisse privatamente che le condizioni dell’esercito erano catastrofiche, e che la volontà di battersi era semplicemente inesistente”” (pag 263-264) [(32) ‘Hitler e Mussolini’, pp. 10-1; (33) Faldella, L’Italia, p. 111; Favagrossa, pp: 106-7; Canevari, ‘La guerra, vol. I, p. 622; Ciano, Diario, vol. 1, pp. 148-52]”,”ITQM-012-FV”
“MACK SMITH Denis”,”Vittorio Emanuele II.”,”””Nel 1864 Vittorio Emanuele fu per qualche settimana in stretto contatto con Garibaldi per un altro dei suoi avventati progetti: una spedizione armata in Transilvania e nelle regioni polacche dell’impero austriaco. Accusato di ciò, negò, il fatto, affermando invece all’ambasciatore di Prussia di essere adesso dalla parte degli austriaci e di agire contro Garibaldi. Egli ebbe probabilmente per breve tempo contatti segreti con gli austriaci: infatti, sin dagli inizi del 1864, fu notata a Vienna la presenza misteriosa del non molto stimabile Bensa”” (pag 191-193)”,”ITAB-014-FV”
“MACKAY John Henry”,”Max Stirner. Sein Leben und sein work. Mit vier abbildungen, zahlreichen facsimilen und einem anhang.”,”Max STIRNER, pseudonimo di Johann Kaspar SCHMIDT (1806-56) era un filosofo della sinistra hegeliana. All’ esaltazione dell’ universalismo hegeliano contrappose l’ esaltazione dell’ individuo come unica realtà e unico valore, concezione che fornì un fondamento filosofico all’ anarchismo della seconda metà del XIX secolo. Scrisse ‘L’ unico e la sua proprietà’ (1845). (Eug).”,”ANAx-161″
“MACKAY John Henry”,”Anarchici.”,”””L’ opposizione fra l’ individuo che pecca e lo stato che lo corregge, è assurda ed arbitraria. L’ errore, il male, come negatività, è di tutti, degli individui come degli stati (e anche della legge) e, in senso definitivo, di nessuno. Ogni redenzione, ogni tentativo di segnare dall’ alto all’ individuo concreto la via da seguire, è superflua tirannide. Che cosa è allora l’ errore? “”L’ errore come errore è l’ emisfero di tenebre che la luce del vero non ha ancora rischiarato: e si fa la storia del successivo rischiaramento, non della tenebra che è senza storia, perche accompagna ogni storia””””. “”Nota 1. Scheidemann stesso, capo dei social-patrioti, ammette nelle sue Memorie (Londra, 1929, pag 79 e seguenti) che nei congressi della socialdemocrazia del 1911 e del 1913, almeno un terzo delle delegazioni era favorevole alla tesi di Rosa Luxemburg.”” (pag 78) “”Ma persino Companys , presidente del governo repubblicano- autonomo di Catalogna, si rivolge agli anarco-sindacalisti di Barcellona per vedere di fronteggiare in comune la minaccia reazionaria. Gli anarchici chiedono l’ armamento del proletariato: Companys tentenna. Gli uomini di punta dei libertari, con alla loro testa Bonaventura Durruti, militante rivoluzionario di grande valore, decidono di passare immediatamente all’ azione diretta. La notte del 17 luglio si impadroniscono delle armi che si trovavano su alcuni piroscafi mercantili ancorati nel porto di Barcellona (1). Il 19 luglio quelle armi sono usate vittoriosamente contro la guarnigione sollevatasi al comando del generale fascista Goded. Accanto alle masse operaie combattono alcuni reparti di polizia militarizzata, trascinati da pochi ufficiali di sicuri convincimenti repubblicani””. (pag 209) (1) D.A. Santillan, Porquè perdimos la guerra, Buenos Aires 1940″,”ANAx-259″
“MACKAY Charles”,”La pazzia delle folle, ovvero le grandi illusioni collettive.”,”MACKAY Charles Si tratta di due classici della finanza mai tradotti in italiano: Charles Mackay (1841) e in appendice Joseph De La Vega (1688) Tulipani. “”La domanda di tulipani di specie rare crebbe talmente, nel 1636, che vennero istituiti mercati regolari per la loro vendita alla Borsa Valori di Amsterdam, a Rotterdam, ad Haarlem, a Leida, ad Alkmar, a Hoorn e in altre città. Divennero evidenti, a questo punto, i primi sintomi della speculazione. Gli speculatori, sempre con le orecchie dritte per un nuovo affare, si misero a commerciare in tulipani, facendo uso di tutti i mezzi che sapevano così bene adoperare per provocare fluttuazioni nel prezzo. All’inizio, come in ogni altra frenesia speculativa, la fiducia era al massimo livello e tutti guadagnavano. I “”tulispeculatori”” facevano affari sulla salita e la discesa del prezzo dei tulipani e realizzavano grandi profitti comprando quando il prezzo scendeva e vendendo quando saliva. Molte persone si arricchirono di colpo. Un’esca dorata sventolava tentatrice davanti alla gente e, una dopo l’altra, le persone correvano ai mercati di tulipani, come mosche al miele. Tutti pensavano che la passione per i tulipani sarebbe durata per sempre (…). Alla fine, tuttavia, i più prudenti si resero conto che questa follia non poteva durare in eterno. I ricchi non compravano più i tulipani per metterli nei loro giardini, ma per rivenderli con un guadagno del cento per cento. Si capiva che alla fine qualcuno avrebbe perso spaventosamente. Man mano che questa convinzione si diffuse, il prezzo scese e non risalì più. La fiducia era in frantumi e il panico si diffuse tra gli operatori”” (pag 108-109)”,”FOLx-024″
“MACKAY John Henry”,”Max Stirner. Vita e Opere. (1914)”,”Max Stirner psedonimo di Caspar Schmidt, 1806-1856) Max Stirner, filosofo tedesco. J.H. Mackay (1864-1933) scrittore tedesco di origine scozzese. Stirner Max. – Pseudonimo del filosofo tedesco Johann Caspar Schmidt (Bayreuth 1806 – Berlino 1856). Esponente della sinistra hegeliana, combatté qualsiasi entità reale o astratta (dallo Stato alla religione, dalla morale al diritto, sino ai nuovi ideali liberali o socialisti) che pretendesse di collocarsi al di sopra dell’individuo, unica vera realtà, sovrano del proprio mondo e creatore dei propri valori. La sua opera più famosa (Der Einzige und sein Eigenthum, 1a ed. 1845, cui seguirono numerose altre ed.; trad. it. L’Unico, 1902) influì su J.P. Proudhon e F. Nietzsche; a S. si richiamarono anche i teorici dell’anarchismo. (Trec)”,”FILx-581″
“MACKENZIE W.J.M.”,”La scienza della politica.”,”MACKENZIE (Edinburgh 1909) ha compiuto gli studi al Balliol College di Oxford, dove ha insegnato dal 1933 al 1948. Attualmente (1974) è Prof al Department of Politics dell’Univ di Glasgow. Dell’A è stato pubblicato in IT: -La politica e le scienze sociali (LATERZA, 1969)”,”TEOS-196″
“MACKENZIE Gavin”,”The Aristocracy of Labor. The position of skilled craftsmen in the American class structure.”,”MACKENZIE è Fellow of Jesus College and Lecturer in Sociology, Univ of Cambridge. Libro dedicato a George ALfred MACKENZIE e Leonard Alfred MARLOW.”,”MUSx-075″
“MACKENZIE W.J.M.”,”La scienza della politica.”,”William James MACKENZIE (Edinburgh 1909) ha compiuto gli studi al Balliol College di Oxford, dove ha insegnato dal 1933 al 1948. Attualmente è professore al Department of Politics dell’ Università di GLasgow. Ha pubblicato pure ‘La politica e le scienze sociali’ (1969).”,”TEOP-111″
“MacKENZIE Norman a cura; testi di F.G. BAILEY Z. BARBU J. BLONDEL T.B. BOTTOMORE L. BRAMSON A. BRIGGS J. MacGREGOR BURNS A. DAY R. HOGGART M. LIPTON N. MacKENZIE”,”Che cosa sono le scienze sociali.”,”Testi di F.G. BAILEY Z. BARBU J. BLONDEL T.B. BOTTOMORE L. BRAMSON A. BRIGGS J. MacGREGOR BURNS A. DAY R. HOGGART M. LIPTON N. MacKENZIE. “”A causa di queste differenze di approccio vi sono state battaglie tra storici economici e sociali quando capitava che studiassero gli stessi problemi: vi fu un forte scontro tra J.L. e Barbara HAMMOND, due storici sociali e J.H. CLAPHAM, uno storico economico, quando si occuparono della prima industrializzazione in Inghilterra. Gli HAMMOND scrissero le loro monagrafie, ancor oggi stimolanti, come The Town Labourer o The Age of the Chartists, sotto l’ impulso di una calda simpatia umana e di una potente immaginazione storica. CLAPHAM, infaticabile raccoglitore di fatti, fece loro domande imbarazzanti, le stesse che egli si poneva sui fatti economici: quanto grande? in quanto tempo? in che misura è rappresentativo?”” (pag 34, Asa Briggs)”,”TEOS-076″
“MACKENZIE David”,”Imperial Dreams. Harsh Realities. Tsarist Russian Foreign Policy, 1815-1917.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Acknowledgments, Preface, Illustrations, Maps, Notes, Appendix, Index,”,”RUSx-174-FL”
“MACKENZIE David CURRAN Michael W.”,”A History of Russia, the Soviet Union, and Beyond.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Michael W. Curran the Ohio State University. List of Maps, Preface, Introduction, Appendix A: Russian and Soviet Leaders, 1801-2000, B: Area and Population of Union Republics (January 1989), C: Population of the Largest Cities of the USSR, 1989, Glossary of Foreign Words, Bibliography, Index,”,”RUSx-176-FL”
“MACKENZIE David CURRAN Michael W.”,”A History of Russia, the Soviet Union, and Beyond.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Michael W. Curran the Ohio State University. List of Maps, Preface, Introduction, Appendix A: Russian and Soviet Leaders, 1801-2000, B: Area and Population of Union Republics (January 1989), C: Population of the Largest Cities of the USSR, 1989, Glossary of Foreign Words, Bibliography, Index,”,”RUSx-181-FL”
“MACKEY Sandra”,”The Reckoning. Irak and the legacy of Saddam Hussein.”,”L’ autrice MACKEY, giornalista, ha scritto vari libri sul Medio Oriente, e articoli per i più importanti quoditiani americani. E’ stato anche commentatrice per la CNN. Secondo William Quandt, un esperto molto stimato sul Medio Oriente: “”It is appalling that we stood aside in the uprising. We let one Iraqi division go through our lines to get to Basra because the United States din not want the regime to collapse””. (pag 352-353)”,”VIOx-096″
“MACKIE Thomas T. ROSE Richard”,”The International Almanac of Electoral History.”,”Gli AA sono dell’Univ di Strathclyde.”,”REFx-001″
“MACKINDER Halford J.”,”Ideali democratici e realtà. Uno studio suilla politica della ricostruzione.”,” Citazione al termine del testo: ‘La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle. Ma in noi stessi, che siamo schiavi”” (Citazione tratta da ‘Giulio Cesare’ di W. Shakespeare, Atto I, Scena II, 140-141) “”Il vero parallelo, dunque, deve essere tracciato non tra Napoleone e Bismarck, ma tra Napoleone e l’intera casta dominante prussiana. La fine di questa casta, cui noi oggi stiamo assistendo, è la medesimoa di Napoleone: l’uomo che organizza ciecamente si incammina verso la sua Mosca, e lo Stato che organizza ciecamente verso la sua Armaghedon (1)”” (pag 29) [(1) riferimento al libro dell’Apocalisse, sinonimo di ‘battaglia finale’, luogo secondo la Bibbia, nel gran giorno, si svolgerà lo sconro decisivo tra ‘Dio onnipotente’ e i ‘re di tutta la terra’, alleati di Satana (N.d.T)] Nel 1904, Halford John Mackinder, allora direttore della London School of Economics, pubblica un saggio intitolato ‘Il perno geografico della storia’, nel quale enuncia per la prima volta la sua teoria dell’ Heartland – Cuore della Terra’, una regione strategica estesa entro precisi confini geografici, dal cui controllo dipende il dominio del Continente Antico, che Mackinder definisce World-Island – Isola del Mondo. E su questi concetti chiave che egli fonda il suo pensiero, dando così avvio a una nuova disciplina: la geopolitica. Nel 1919, mentre scrive ‘Ideali democratici e realtà’, Mackinder è un parlamentare britannico del Partito Conservatore in procinto di essere nominato dal Ministero degli Esteri quale Alto Commissario per la Russia meridionale a sostegno dell’Armata Bianca impegnata nella guerra civile contro i bolscevichi. Il testo, redatto in tutta fretta per contribuire al dibattito post-bellico sulla ricostruzione dell’Europa e per inviare un ammonimento agli uomini di Stato riuniti alla conferenza di pace di Versailles, rappresenta una grande visione insieme storica e geografica del mondo. In ‘Ideali democratici e realtà’ l’autore sviluppa ulteriormente la sua tesi di inizio secolo e profetizza anche l’avvento della Seconda guerra mondiale, che egli immaginò come una nuova grande lotta per il dominio dell’ Heartland. Mackinder fu, infatti, incredibilmente lungimirante nel notare l’enorme potenziale e il pericolo del cambiamento demografico nel mondo e all’interno dell’Europa, nonché l’importanza dei territori dell’Europa Orientale per la conquista del Cuore della Terra. Celebre la sua citazione: ‘Chi controlla l’Europa Orientale comanda il Cuore della Terra’. Chi controlla il Cuore della Terra comanda l’Isola del Mondo. Chi controlla l’Isola del Mondo comanda il Mondo.’ Da allora, la teoria dell’Heartland è diventata una pietra miliare della dottrina geopolitica e continua a influenzare pensatori e pianificatori geopolitici ancor oggi. Questa prima edizione in lingua italiana è arricchita da un’inedita riflessione di Sergio Romano sul pensiero di Mackinder ed il suo impatto sulla geopolitica del Novecento.”,”TEOP-569″
“MACKSEY Kenneth”,”Guderian Panzer General.”,”Il maggiore Kennety Maksey, lui stesso un ‘tank man’ (Royal Tank Regiment durante la seconda guerra mondiale) e poi storico e autore di molti autorevoli lavori sulla guerra corazzata, meccanizzata (armoured warfare)”,”QMIS-291″
“MACK-SMITH Denis LEDEEN Michael A.”,”Un monumento al duce? Contributo al dibattito sul fascismo con i testi originali della polemica Mack-Smith-Ledeen.”,”Nella sua ‘Intervista sul fascismo’, DE-FELICE si definì straniero in patria e accusò gli storici italiani di ‘astrattezza’, ‘conformismo culturale’ ecc.. Di qui la scelta di farsi intervistare da uno straniero (intervistatore è l’americano Michael A. LEDEEN, che ha pubblicato tra l’altro ‘L’internazionale fascista’. Negli anni in cui è uscito questo libro viveva e lavorava a Roma). Il saggio di MACK-SMITH è una sorta di ‘controintervista’ di uno storico rigoroso e di fede progressista. Allievo di George TREVELYAN a Cambridge, nato nel 1920, MACK-SMITH è uno dei maggiori storici del Risorgimento e dell’Italia contemporanea. Fra le sue opere: ‘Garibaldi e Cavour’, ‘Storia della Sicilia’, ‘Vittorio Emanuele II’ e la ‘Storia d’Italia 1861-1969’. Già insegnante a Cambridge è attualmente”,”ITAF-017″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia della Sicilia medievale e moderna. Vol. I.”,”Discepolo di Trevelyan l’Autore (Londra, 1920) è diventato lo storico inglese più noto in Italia. La sua introduzione si apre con una lunga citazione de ‘Il Gattopardo’ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa”,”ITAG-222″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia della Sicilia medievale e moderna. Vol. III,”,” Discepolo di Trevelyan l’Autore (Londra, 1920) è diventato lo storico inglese più noto in Italia. “”Le differenze fra Sicilia occidentale e orientale stavano diventando senza dubbio più profonde. Poco dopo il 1900, per esempio, il porto di Palermo fu superato da quello di Catania nel commercio estero e questo significò un grosso rivolgimento delle sorti. I palermitani continuarono a chiamare sdegnosamente gli altri siciliani “”regnicoli”” o “”villani””, ma questa vanità ora aveva un suono falso. Nella maggior parte della Sicilia occidentale gli ex feudatari , e quelli che da loro dipendevano, erano gli arbitri del gusto e della condotta. (…) In ogni caso, Palermo aveva perso la sua egemonia esclusiva sul resto della Sicilia, e questo ebbe un effetto deprimente nella parte occidentale nella stessa misura in cui liberò energie represse in altre zone dell’isola.”” (pag 672)”,”ITAG-224″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-008-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”I Savoia Re d’Italia.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-011-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”Mussolini.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAF-027-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”Della Seconda guerra mondiale si occupano i quattro ultimi capitoli (da pag 257 a pag 343): Capitolo XIV: Neutralità o non belligeranza?; Capitolo XV: Mussolini sceglie la guerra (1940); Capitolo XVI: Una partenza incerta; Capitolo XVII: La conclusione logica del fascismo. “”Hitler supponeva che le forze armate italiane avessero predisposto ogni cosa per attaccare Malta o la Corsica, oppure in Nord Africa, e fu stupefatto di constatare che avevano ordini formali di mantenersi completamente sulla difensiva (18). Ma i piani di Mussolini miravano non a combattere, bensì soltanto a far credere che stava lì lì per lanciare una qualche grande offensiva. Offrì così ai tedeschi una divisione corazzata immaginaria, che – disse – era perfettamente pronta, e in grado di partire immediatamente (19). Non solo non prese alcuna seria iniziativa contro Malta o l’Egitto, ma non si dette neppure la pena di trasportare rilevanti rinforzi o rifornimenti alle sue truppe in Nord Africa: la sua idea era che la guerra sarebbe finita prima che un’azione del genere si rendesse necessaria (20). Il dr. Goebbels si trovò imbarazzato a spiegare al popolo tedesco quella che appariva come un’inerzia colpevole, e il corrispondente berlinese del giornale personale di Mussolini notò che il comportamento italiano aveva suscitato una forte ostilità (21). Eppure, Mussolini l’aveva quasi azzeccata: il 17 giugno, appena una settimana dopo la sua dichiarazione di guerra, la Francia chiese un armistizio”” (pag 300) [(18)) Rintelen, p. 89; ‘La battaglia’, p. 128; (19) ‘Hitler e Mussolini’, p. 50; (20) MLI, luglio 1973, p. 80 (Marchelli); (21) Boelcke, p. 392; Bojano, pp. 158, 165]”,”QMIS-304″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969. 1.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920 (morto nel 2017). Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976 L’Italia prima del 1861 La situazione politica ed economica intorno al 1861 “”Un altro importante fattore geografico è dato dalla posizione strategica dell’Italia. La politica estera dello Stato unitario era destinata a preoccuparsi principalmente di quei paesi che confinavano con esso, la Francia, l’Austria e la Serbia. Ognuno di questi era potenzialmente pericoloso, ma di ciascuno ci si poteva servire contro gli altri. D’altra parte la lunghezza delle coste dell’Italia, circa 6.500 chilometri in confronto ai 1.900 della frontiera settentrionale, non solo la rendeva assai sensibile nei confronti di altre potenze mediterranee come la Francia e la Gran Bretagna, ma fece anche di essa una potenza marittima e, talora, imperiale. Quasi tutte le sue importazioni venivano dal mare. Ad oriente c’era il ricordo del dominio veneziano sulla Dalmazia e sul Levante. La terraferma balcanica dista soltanto ottanta chilometri dall’Italia nel punto più stretto del canale di Otranto, mentre l’Africa settentrionale è a sole tre ore di navigazione dalla Sicilia. Non fa meraviglia, pertanto che Cavour e i suoi discepoli avessero di quando in quando delle visioni geopolitiche, in quanto l’Italia era l’unico grande paese europeo tutto proteso nel Mediterraneo, quasi che fosse un promontorio «che unisce l’Europa all’Africa». Sin da quando l’influenza della Turchia e dei corsari barbareschi cominciò a declinare, e specialmente da quando il canale di Suez divenne un fatto compiuto, vi furono alcuni che cominciarono a chiedersi se non fosse possibile ricostituire nell’Africa settentrionale l’antico impero romano. C’erano dei vantaggi ad essere un’espressione geografica. L’impero centro-europeo di Metternich non era neppure questa, e l’Austria-Ungheria era destinata a essere fatta a pezzi dai nuovi Stati nazionali, fra cui l’Italia doveva essere uno dei maggiori e dei più pericolosi. L’idea di unità nazionale. L’Italia aveva sempre costituito un’unità geografica. Anche da punto di vista religioso essa aveva formato praticamente un tutto omogeneo sin dai tempi di Gregorio Magno e una lingua e una cultura italiana comuni erano esistite da Dante in poi. Fino al 1861, tuttavia, non era mai stata un’entità politica e si può dire che lo fosse a malapena anche allora. Come lo storico napoletano Luigi Blanch aveva osservato dieci anni prima, il patriottismo degli italiani era analogo a quello degli antichi greci, era cioè amore per una singola città, e non per un paese, era un sentimento tribale, e non nazionale. Soltanto in seguito a conquiste straniere essi si erano trovati uniti; ma una volta abbandonati a loro stessi tornavano a scindersi in tanti frammenti. Una certa coscienza nazionale era stata senza dubbio presente intermittentemente durante i secoli, ma si era sempre trattato di qualcosa di vago e incerto, che si esprimeva soltanto attraverso le ardite speculazioni di un Dante o di un Machiavelli; mentre molti altri avevano anzi sostenuto che l’unità nazionale sarebbe stata disastrosa anziché benefica; e oltre tutto moralmente ingiusta. In effetti, prima del secolo decimonono il sentimento nazionale era stato ben scarso e persino una unione doganale simile allo ‘Zollverein’ tedesco non poté essere attuata finché il Piemonte non fu in grado di imporla. L’Italia settentrionale e quella meridionale praticamente non si erano mai trovate unite sotto lo stesso governo; la sovranità era stata spezzettata per secoli fra città che godevano di un regime di autonomia e dinastie straniere, interessate le une come le altre a contrastare ogni movimento patriottico di cui non fossero alla testa e ad impedire che i loro vicini diventassero troppo potenti. Con l’andar del tempo tuttavia tutti gli invasori si erano amalgamati con l’ambiente circostante ed erano stati assorbiti dal ‘genius loci’, finché nel 1861 tutte queste numerose città e regioni, a eccezione soltanto di Venezia e Roma, si trovarono ad essere riunite in un unico Stato. Certamente, esistevano ancora delle divisioni interne profonde, e l’avvenire avrebbe visto più di una lotta intestina. È pure certo che l’unificazione venne raggiunta con metodi che non pochi italiani detestavano. Ciononostante, molti sarebbero stati disposti a convenire che nel 1861 le cinque grandi potenze d’Europa erano divenute sei, e in ogni paese libero l’opinione pubblica guardava con simpatia e ammirazione alla rinascita dell’Italia. Come e perché ciò avvenne costituisce uno dei temi più appassionanti della storia moderna”” (pag 11-15)”,”ITAA-159″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969. 2.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976 Il primo decennio (1861-1871)”,”ITAA-160″
“MACK-SMITH Denis”,”La storia manipolata.”,”‘Magna est veritas et praevalebit’ (La verità è potente e prevarrà) (proverbio latino) “”Dopo la disastrosa e assolutamente imprevista sconfitta militare a Caporetto, nel 1917, venne nominata una commissione di esperti per cercare di individuare che cosa non avesse funzionato, eppure i suoi membri furono poi costretti dalle autorità politiche a cancellare tredici pagine della loro relazione riguardanti il generale Badoglio, sul quale principalmente si appuntavano i sospetti di incompetenza. Tali ‘omissis’ consentirono quindi al re di promuovere questo militare tanto criticato alla carica di capo di Stato maggiore, ruolo che egli sfortunatamente mantenne fino al novembre del 1940, quando le forze dell’Italia fascista subirono un’altra inaspettata sconfitta per opera del piccolo esercito greco. Nel 1943 l’incapace Badoglio, dopo essere stato incaricato dal re di sostituire Mussolini in qualità di capo del governo, riuscì a escogitare un altro espediente per nascondere la sua personale responsabilità in un’altra disfatta militare, di portata molto maggiore. Il suo primo errore, dopo la destituzione del duce, fu quello di temporeggiare, con l’unico risultato che i combattimenti contro la coalizione anglo-americana si protrassero per altre sei settimane senza alcuna utilità. In seguito, egli accettò con riluttanza le condizioni dettate dal generale Dwight Eisenhower per un armistizio, sebbene non ne fosse intimamente convinto e, quasi sicuramente, non avesse intenzione di mantenere i patti che aveva firmato. Badoglio acconsentì a mutare alleanza e ad appoggiare gli angloamericani nel settembre del 1943, proprio quando questi avevano già iniziato la mobilitazione nelle basi africane per sbarcare a Salerno. Tuttavia, inizialmente egli riuscì a ottenere da Eisenhower una concessione, cioè che gli alleati indebolissero l’attacco così ben preparato per utilizzare parte delle truppe disponibili in un simultaneo e rischioso attacco su Roma. Però, proprio quando gli aerei e i paracadutisti americani stavano per decollare dalle basi aeree siciliane per atterrare nei pressi di Roma, egli ritirò la sua promessa di appoggiare questa operazione, insistendo perché Eisenhower rinunciasse a un attacco che lo stesso governo italiano aveva richiesto. La decisione fu disastrosa, prima di tutto, perché l’assenza dell’unica divisione aviotrasportata mise a repentaglio a Salerno quello che doveva essere il primo sbarco alleato sul continente europeo; in secondo luogo, perché il grosso dell’esercito italiano, che si trovava nei pressi di Roma, dove sarebbe risultato estremamente utile per abbreviare la guerra, fu lasciato da Badoglio senza ordini, senza informazioni e addirittura senza un comandante in capo, per cui i tedeschi catturarono mezzo milione di soldati italiani dopo poche ore di resistenza coraggiosa ma disorganizzata. Fu quindi escogitata in fretta e furia una delle solite falsificazioni per attribuire al comandante americano la responsabilità di non essere riuscito a portare a termine l’attacco alla capitale italiana. L’Italia subì le dannose conseguenze del fatto che Badoglio era uno dei molti leader militari e civili promossi non sulla base della loro competenza tecnica, ma per ragioni di correttezza politica e di fedeltà alla monarchia. Non soltanto Mussolini diffidava dei subordinati che dimostrassero competenza e iniziativa, ma possedeva egli stesso un senso della storia molto superficiale (…).”” (pag 101-103)”,”STOx-340″
“MACK-SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-029-FL”
“MACK-SMITH Denis, edizione italiana a cura di Ferruccio ROSSI-LANDI”,”Garibaldi. Una grande vita in breve.”,”La sconfitta di Mentana, 1867. “”Lo scopo immediato di Garibaldi non era religioso ma politico: cacciare il Papa da Roma. Ricordava alla gente che nella Roma rivoluzionaria del 1849 l’assemblea repubblicana eletta gli aveva concesso i pieni poteri, in virtù dei quali protestava ora contro la “”pestilenziale istituzione””, il Papato. Contro la “”negazione di Dio”” governante l’Urbe venivano invocate la giustizia e la legge internazionale, e il governo del Papa era audacemente dichiarato illegale. Questo nel marzo del 1867. Ricciotti Garibaldi ricevette allora l’ordine di raccogliere denaro nella protestante Inghilterra; un fondo per campagne militari ebbe un grosso contributo dal ricco finanziere Adriano Lemmi, che aveva sottoscritto la maggior parte delle insurrezioni mazziniane. Un proclama ingiunse a tutte le patriote di rimettersi a fare camicie rosse. Si stabilirono contatti con i comitati rivoluzionari di Roma e i Romani furono rimproverati per non essere insorti alcuni mesi prima, allorché le guarnigioni francesi erano state ritirate. Nel giugno una deputazione da Roma si recò addirittura a visitare Garibaldi. Credulo come sempre, egli non penetrò al di là della loro fiorita retorica e si contentò di assumere che quei pretesi rivoluzionari parlassero sul serio. Poteva sempre credere ciò che voleva credere, e spesso non teneva conto del tipo di persona con cui trattava. Nella sua mente si formò così la convinzione che il popolo volesse ad ogni costo una guerra rivoluzionaria per Roma”” (pag 142) [Denis Mack Smith, ‘Garibaldi. Una grande vita in breve’, Lerici editore, Milano; 1968]”,”BIOx-024-FGB”
“MACLACHLAN Alastair”,”The Rise and Fall of Revolutionary England. An Essay on the Fabrication of Seventeenth-Century History.”,”A. MACLACHLAN ha insegnato nelle università australiane per molto tempo. Laureato alla Cambridge University e studente del Sir John Plumb, i suoi importanti campi di ricerca sono stati l’ Inghilterra della regina ANNA e la storia internazionale degli Stati europei all’ inizio del XVIII secolo. Sta completando un studio in più volumi della guerra di successione spagnola e dei trattati di pace di Utrecht. Sta pure preparando i libri: ‘Continuity, Stability and its Discontents’ (uno studio sugli storici dell’ Inghilterra del XVIII secolo), ‘Critical Approaches to History’ e sul nazionalismo. Il libro ‘The Rise and Fall of Revolutionary England’ traccia l’ascesa e la caduta delle tendenze radicali nella storiografia inglese. L’A studia l’opera di Christopher HILL sul XVIII secolo per la ‘Far Left’ negli anni 1930. Segue poi l’epoca della guerra fredda quando il gruppo degli storici del CPGB fece una battaglia di idee per il passato rivoluzionario inglese. Poi l’A segue la frammentazione del modello dopo il collasso dello stalinismo e l’ascesa della New Left. Ed esamina gli”,”UKIR-015″
“MACLEOD Joseph”,”Storia del teatro britannico.”,”Nel 1642 il Parlamento fece chiudere tutti i teatri, adducendo a motivo, nella sua frase puritana, che i divertimenti pubblici mal si conciliavano con le calamità pubbliche e le rappresentazioni teatrali con tempoi d’umiliazione. (pag 149) “”Le condizioni spirituali erano idonee per la nascita di un teatro inglese importante; ma una tale massa amorfa non avrebbe avuto spettacoli più eccezionali di ‘panem et circenses’, se non fossero venuti i drammaturghi. Vennero. Vennero in una tale profusione che se Shakespeare non avesse brillato più di loro, vi sarebbero stati almento altri due pretendenti al suo posto nel firmamento del teatro. Christopher Marlowe fu il primo di essi: un giovane di Canterbury che visse così pericolosamente da essere assassinato in un’osteria di Deptford durante, pare, una missione segreta, e che aveva idee talmente libere, e una libertà di linguaggio talmente sfrenata, che solo la sua morte lo salvò da un processo per il delitto di bestemmia. Egli scrisse violenti drammi spettacolari in violenti e retorici versi sciolti, battendo la nuova strada così autorevolmente che lo stesso Shakespeare dovette partire da queste basi. Questi drammi affollarono i teatri di gente di tutti i tipi e condizioni, gente per cui appunto erano stati scritti, e l’entusiasmarono con gloriosi conquistatori, re prigionieri, ricche e dolci scene d’amore, oppure Faust pentito e terrorizzato contro il «firmamento lacrimante», come una folla dei giorni nostri viene entusiasmata da una corsa automobilistica. Da questa vita ribollente sorse Shakespeare. Egli non fu un innovatore come Eschilo ed Ibsen. Fu piuttosto il consolidatore di un’arte relativamente nuova. Ma veniva coll’alta marea. Poté usare in pieno la sua gamma di stupefacente precisione di linguaggio, per il livello di recitazione raggiunto dagli attori, ragazzi o uomini che fossero. Il dramma di conseguenza, nelle sue mani, divenne più flessibile, più sottile, più vasto e più profondo che non nelle mani di qualsiasi altro drammaturgo che sia mai esistito. Ma non fu imposto a un pubblico arretrato da uno spirito consciamente progressista. Come materiale recitativo, la sua compagnia, di cui egli stesso era membro attivo e professionale, se ne gloriava. E i suoi drammi erano accolti con piacere dal suo pubblico, per il quale, come quelli di Marlowe, erano stati appunto scritti. Come questo sia stato ottenuto era, un tempo, uno dei misteri della storia. Era quasi inconcepibile che una folla chiassosa potesse aver compreso, e di primo acchito, battute raffinate e complesse come «Domani e domani e domani» nel ‘Macbeth’: o che una tale folla non ne guastasse l’effetto su spettatori più educati, ammesso che ve ne fossero. Eppure non vi sono prove che Shakespeare sia mai stato trovato oscuro o letterario come Jonson o Daniel possono esserlo stati. (…) Il suo genio raggiunse la più piena profondità negli ultimi pochi anni dopo la morte della regine nel 1603 e prima del suo ritiro in campagna. La costellazione degli autori di teatro si stava ormai oscurando, per quanto continuassero ad esservi buoni drammaturghi per altri venti o trent’anni (il periodo cosiddetto elisabettiano è relativamente lungo). Si entrava in una fase di decadenza, illuminata per un po’ da John Ford. Ma vi era una stella di prima grandezza tuttora attiva: John Webster. Scrisse appena un gruppetto di drammi, di cui due soltanto sono buoni. Ma questi due, ‘La Duchessa d’Amalfi’ e Vittoria Corombona’, sono capolavori”” (pag 20-22) [Joseph Macleod, ‘Storia del teatro britannico’, Sansoni, Firenze, 1963]”,”UKIx-001-FFS”
“MacMILLAN Margaret”,”Parigi 1919. Sei mesi che cambiarono il mondo.”,”MacMILLAN M. rettore del Trinity College e docente di storia presso l’Università di Toronto, è autrice di ‘Women of the Raj’ (1988) e curatrice di ‘Canada and Nato: unesasy past, uncertain future’ (1990), ‘The Uneasy Century. International Relations 1900-1990’ (1996).”,”RAIx-269″
“MACMILLAN Harold”,”Vent’anni di pace e di guerra. Memorie, 1923-1945.”,”Lord Maurice Harold Macmillan, conte di Stockton, (Londra, 10 febbraio 1894 – Birch Grove, 29 dicembre 1986), è stato un politico inglese. Esperto di problemi internazionali, propugnatore di una sorta di conservatorismo progressista, mediatore fra il liberalismo anarchico ed il dirigismo, intransigente oppositore del nazi-fascismo, occupò cariche della massima importanza nella vita politica inglese del primo dopoguerra in poi. Nato a Londra, studente a Eton ed Oxford, ferito tre volte nella prima guerra mondiale, deputato conservatore dal 1924 (tranne una parentesi dal 1929 al 1931) si attirò per le sue tesi l’antipatia del partito. Tuttavia Winston Churchill, nel suo Gabinetto di coalizione, lo nominò ministro residente presso il Quartier Generale alleato nell’Africa nord-occidentale. Rimasto in carica dal 1942 al 1945, intervenne abilmente nel dissidio algerino tra Charles De Gaulle e Giraud e poi nella crisi greca. Nel 1943 – 1944 ricoprì la carica di Alto Commissario nel governo militare alleato in Italia. Battuto alle elezioni del 1945, durante gli anni del governo laburista si occupò intensamente di questioni internazionali e vagheggiò un fronte anti-socialista di conservatori e liberali. Nel governo Churchill del 1952 ebbe varie cariche, fra cui il dicastero della Difesa, periodo in cui ammodernò il sistema d’armamento. La sua esperienza in questioni internazionali, acquisita nel governo Eden come ministro degli Esteri e poi cancelliere dello Scacchiere, gli valse la fiducia del proprio partito, che nel 1957 lo chiamò come Primo ministro a risolvere la crisi seguita alla spedizione inglese in Egitto. Pronunciò il primo discorso contro l’apartheid di fronte alle camere del Sudafrica costringendo il governo sudafricano a staccarsi dal Commonwealth proclamando la Repubblica del Sud Africa. Dopo il ritiro dalla politica, Macmillan fu dirigente della Macmillan Publishers.”,”RAIx-271″
“MACMILLAN Margaret”,”1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri. Volume I.”,”Margaret Macmillan è nata a Toronto, insegn a all’Università di Oxford, dove è direttrice del St. Antony’s College. Tra i suoi libri ‘Parigi, 1919’ (2006). “”Con il passare degli anni l’intesa tra l’Austria-Ungheria e la Gran Bretagna si era fatta più intima e cordiale di quella con la Francia. Anche la Gran Bretagna aveva i suoi radicali, ma a Vienna veniva percepita come una società più stabile e conservatrice di quella francese. Non per nulla la politica e le massime cariche amministative erano saldamente nelle mani dell’aristocrazia, come si conveniva. Nel 1904 il conte Albert Mensdorff fu nominato ambasciatore dell’Austria-Ungheria a Londra. Una mossa molto abile a giudizio di tutti, perché il conte era strettamente imparentato con la famiglia reale ed era molto ben ricevuto nei salotti dell’aristocrazia britannica. Tra le altre cose la Gran Bretagna e l’Austria-Ungheria non avevano dispute coloniali in sospeso, e quindi nessun conflitto di interessi minacciava di frapporsi tra Londra e Vienna. Perfino nel Mediterraneo, dove entrambi i paesi mantenevano una forte presenza navale, gli obiettivi erano tendenzialmente compatibili: si trattava di mantenere il più possibile invariata la situazione e di stroncare sul nascere le nuove velleità, soprattutto sulla sponda orientale. In quell’area la Gran Bretagna e l’Austria-Ungheria fungevano ciascuna a modo suo da contrappeso contro la Russia. Ai tempi della Guerra boera Vienna era stata una delle poche capitali a esprimere solidarietà a Londra. “”Dans cette guerre je suis complètement Anglais””, confidò nel 1900 Francesco Giuseppe all’ambasciatore britannico, procurando di farsi sentire dai diplomatici francesi. Nonostante quelle aperture, però, i rapporti si erano raffreddati. …. finire (pag 371-372)”,”QMIP-129″
“MACMILLAN Margaret”,”1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri. Volume II.”,”Margaret Macmillan è nata a Toronto, insegn a all’Università di Oxford, dove è direttrice del St. Antony’s College. Tra i suoi libri ‘Parigi, 1919′ (2006). “”Ai primi di ottobre Pasic (…) si presentò a Vienna per incontrare alcuni esponenti del governo. (…) Pasic era animato da eccellenti intenzioni, ma si rifiutò di prendere accordi concreti. “”Il leader serbo non poteva saperlo, ma nelle stesse ore il Consiglio dei ministri comuni si era riunito per stabilire come procedere contro la Serbia. Conrad, che in via eccezionale aveva chiesto di presenziare a quel vertice civile, parlò animatamente di aggredire e annettere gli irrequieti vicini. I civili esitavano ancora di fronte a misure così drastiche, ma era ormai evidente che si erano rassegnati alla necessità di una guerra che presto o tardi sarebbe scoppiata: alcuni la invocavano addirittura con impazienza. Perfino Berchtold, che di solito invitava alla moderazione, si disse disposto a votare per il riarmo. Tra i presenti c’era anche il primo ministro ungherese Istvan Tisza, che adottò una posizione irriducibile e nei giorni della crisi del 1914 avrebbe contribuito in misura determinante alla scelta di dichiarare guerra alla Serbia. I suoi compatrioti, amici e nemici, ammiravano Tisza per il suo coraggio, la sua determinazione, il suo carattere volitivo. “”E’ l’ungherese più intelligente del nostro tempo””, ammise un avversario politico tra i più agguerriti: “”E’ più furbo di tutti noi messi insieme. E’ come un mobile in stile Maria Teresa, pieno di cassetti. Ciascun cassetto è pieno zeppo di conoscenze: se manca qualcosa, significa che non esiste, almeno secondo Tisza. E’ un uomo brillante, caparbio e orgoglioso: un’autentica minaccia per il nostro Paese. Tenete bene a mente queste parole: Tisza è più pericoloso di un rasoio senza sicura”” (Vermes, Istvan Tisza, p. 131). Francesco Giuseppe lo considerava un elemento utile, perché sapeva come trattare con gli estremisti che pensavano soltanto all’indipendenza dell’Ungheria e sabotavano sistematicamente ogni tentativo di indurre il parlamento ungherese a votare un aumento del bilancio militare”” (pag 746-747) Biografia[modifica wikitesto] Calvinista, di famiglia nobile, figlio di Kálmán Tisza, capo del partito liberale ungherese. Venne eletto deputato nel 1886 e per due volte, dal 1903 al 1905 e dal 1913 al 1917, fu presidente del Consiglio. Durante la sua prima presidenza Tisza si batté contro l’ostruzionismo parlamentare dell’opposizione; i suoi duri metodi contro gli avversari politici lo resero impopolare e portarono alla sua sconfitta nelle elezioni del 1905. Nel 1912 Tisza, al tempo presidente della Camera dei Deputati, riuscì a vincere l’ostruzionismo, che aveva reso una farsa la vita parlamentare, riuscendo ad allontanare gli elementi più accesi. L’odio contro di lui arrivò a tal punto che fu oggetto di un attentato in Parlamento. I reali e più urgenti problemi dell’Ungheria contemporanea, cioè la questione agraria, la condizione sociale degli operai ed il problema delle nazionalità, non vennero neppure sfiorati dal governo di Tisza. Per quanto riguarda il problema delle nazionalità presenti nell’impero austro-ungarico, Tisza pensò di attuare una politica contraria ad ogni concessione alle minoranze, sperando così di paralizzare le forze centripete e di salvare la monarchia; si oppose ad ogni riforma elettorale, benché di idee liberali, ed avversò la concessione del suffragio universale, perché avrebbe avvantaggiato i sudditi non ungheresi della corona d’Ungheria. In campo sociale Tisza vide nel latifondo l’elemento fondante dello Stato e progettò un suo rafforzamento; fu anche avversario di ogni movimento socialista e considerò l’antitesi tra capitale ed operaio come una realtà essenziale e l’inasprimento di questo divario era dovuto esclusivamente alle agitazioni sindacali. Questo modo di agire del governo gli procurarono la dura opposizione sia dei nazionalisti che dei partiti di sinistra. Il periodo della sua seconda presidenza coincise con la prima guerra mondiale. Prese inizialmente ferma posizione contro la guerra, ma poi impiegò tutte le sue forze per condurre l’Ungheria fuori dal conflitto in maniera positiva. L’opposizione di sinistra sfruttò la generale esasperazione per provocare la caduta di Tisza nel 1917. Negli ultimi giorni di guerra fu ritenuto, a torto, un istigatore della Prima guerra mondiale e il 31 ottobre 1918 fu assassinato da soldati ammutinati. (wikip)”,”QMIP-130″
“MACMILLAN Margaret”,”Vers la grande guerre. Comment l’Europe a renoncé à la paix.”,”MACMILLAN Margaret dirige la St Antony’s College ad Oxford. Storica di fama mondiale, è anche autrice di ‘Les Artisans de la paix. Comment Lloyd George, Clemenceau et Wilson ont redessiné la carte du monde’, tradotto da André Zavriew, Le livre de poche, Paris, 2008. Sull’assassinio di Jaures. Prima di essere ucciso dal nazionalista Raoul Villain in un caffé (caffé du Croissant a Montmartre) aveva avuto un colloquio con con il sottosegretario agli esteri Abel Ferry che gli aveva detto con franchezza che nulla si poteva fare per evitare la guerra e gli aveva detto che per la sua posizione pacifista e internazionalista “”sarete ucciso al primo angolo di strada”” (pag 728) La guerra non scoppia all’improvviso. La crisi del 1913 e la guerra scampata. “”Dans l’année qui s’écoula entrre l’éclatement de la Première Guerre balkanique et l’automne 1913, la Russie et l’Autriche-Hongrie s’étaient approchées de la guerre à plusieurs reprises, et l’ombre d’un conflit plus général s’était abattue sur l’ensemble de l’Europe tandis que leurs alliés attendaient en coulisse. Même si les puissances avaient finalement pu gérer les crises, leurs populations et leurs dirigeants s’étaient habitués à l’idée de la guerre, comme une chose qui pourrait arriver tôt ou tard. Quand Conrad menaçe de démissionner parce que ses conseils lui semblaient avoir été ingnorés par François-Ferdinand, Moltke l’implora de revenir sur cette décision: “”Maintenant que nous nous orientons vers un conflit, vous devez rester (116)””. La Russie et l’Autriche-Hongrie avaient utilisé les préparatifs guerriers, et surtout la mobilisation, à des fins dissuasives mais aussi pour faire pression l’une sur l’autre, ainsi que sur la Serbie, dans le cas de l’Autriche.-Hongrie. Cette fois, les menaces avaient fonctionné, parce qu’aucun des trois pays n’était prêt à dénoncer le bluff des autres et parce que, finalement, les voix favorables au maintien de la paix étaient plus fortes que celles pour la guerre. Le danger pour l’avenir était que l’Autriche-Hongrie et la Russie pensaient que ces menaces pourraient encore fonctionner par la suite. Ou bien, et c’était tout aussi dangereux, elles décidèrent que, la fois suivante, elle ne reculeraient pas””. (pag 591)”,”QMIP-141″
“MACMILLAN Harold”,”Diari di guerra, 1943-1945. Il Mediterraneo dal 1943 al 1945.”,”””Harold Macmillan (1894-1986) fu educato a Eton e al Balliol College. L’atmosfera di Oxford, in particolare, e il tipo di educazione non snobistica e improntata in qualche modo alle virtù classiche lasciarono una traccia profonda nella sua formazione. Durante la Prima guerra mondiale si distinse combattendo nelle Grenadier Guards. (…) Deputato conservatore nella circoscrizione di Stockton-on-Tees nel 1924, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti dei governi di Baldwin e Chamberlain, non ebbe cariche di rilievo fino al 1940. Ma la sua carriera politica, seppure tardiva, prese consistenza a partire dal 1942 quando fu inviato come Ministro residente per il Nord Africa ad Algeri per fare da tramite fra Churchill e il generale Eisenhower. Nel 1943 ebbe l’incarico di consigliere politico per l’Italia e successivamente quello di presidente della Commissione alleata, che egli svolse con grande rigore e con un certo piglio, interpretando, con intelligenti variazioni personali, la politica churchilliana verso l’Italia. Fu inoltre tra coloro che cercarono di affrettare il ritorno della penisola all’autogoverno. Nel suo paese ebbe un ruolo di primo piano all’opposizione dal 1945 al 1951. Con il ritorno dei conservatori al governo ricoprì le cariche di Ministro per la casa, Ministro della difesa, Segretario agli esteri e Cancelliere dello Scacchiere, fino a che, nel 1957, succedette ad Anthony Eden (costretto alle dimissioni in seguito alla sfortunata spedizione di Suez), diventando Primo ministro”” (in apertura) La posizione di Macmillan sull’Italia alla vigilia della “”Liberazione””. Il problema dei rifornimenti alimentari alle grandi città del Nord. “”Si potrebbe obiettare che non dobbiamo troppo preoccuparci della situazione incresciosa in cui si trovano ora gli italiani. Il loro disastro è avvenuto per loro colpa. Tuttavia questa politica, brutale e cinica, sarebbe stata praticabile (almeno), se non ci fosse stata la recente dichiarazione formale da parte dei due governi alleati. Scostarsi ora dalla strada della generosità, di recente imboccata, mi pare impensabile. Per di più, questa atmosfera più improntata a generosità mi pare che ridondi a grande vantaggio degli interessi del Regno Unito, della popolazione dell’impero britannico e del mondo in generale. Quale che possa essere la politica che si adotterà verso la Germania post-bellica, è un fatto che abbiamo convenuto che l’Italia sia in una posizione diversa da quella di un nemico sconfitto; abbiamo inventato (e, in una certa misura, ne abbiamo tratto vantaggio) il principio della co-belligeranza e, guardando alle cose da una più ampia prospettiva, risulta chiaro che la prosperità, come la pace, è indivisibile. I problemi che l’Italia si trova ora ad affrontare sono gravi abbastanza. Allorché raggiungeremo l’Italia Settentrionale, troveremo centri, come Torino o Milano, con un altissimo numero di abitanti. E ci vorrà allora tutta la nostra abilità se vogliamo dare loro da vivere. Si tratterà dei primi centri urbani con altissima densità di abitanti, situati all’interno del paese e non affacciati sul mare. Anche solo per recare loro cibo, senza che ci siano ferrovie funzionanti o autocarri, costituirà un problema formidabile per il governo militare alleato. Adesso, per quanto quelle popolazioni possano essere in stato di schiavitù a causa dell’occupazione tedesca, le fabbriche funzionano e sono molti quelli che lavorano. Allorché ci sarà stata la «liberazione», ci troveremo con le centrali elettriche saltate, con le fabbriche in larga misura smantellate, con i macchinari rovinati o portati via in Germania e… senza disponibilità di materie prime. Ci vorrà tutta la pazienza, tutto il coraggio e tutta la dedizione che possono dare gli inglesi ed americani, incaricati di amministrare il paese, se vogliamo preservare l’Italia dal precipitare totalmente nell’anarchia, nella rivoluzione e nella disperazione. Il non volere compiere lo sforzo indicato traendo pretesto dalle nostre ‘doléances’ nei riguardi dell’Italia – per quanto siano giustificate – equivarrebbe a ‘propter vitam, vivendi perdere causas’ ossia, per dirlo altrimenti avremmo vinto la guerra e perduto la pace”” (pag 803-804)”,”QMIS-283″
“MACPHERSON C.B.”,”Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell’ individualismo possessivo da Hobbes a Locke.”,”””Hobbes postula due tipi di uguaglianza tra gli uomini: uguaglianza nelle capacità e nelle aspettative di soddisfare i propri desideri: nella concezione di Hobbes, ciascun tipo implica un’ uguaglianza di diritto. L’ uguaglianza delle capacità risulta evidente sulla base dell’ esperienza e dell’ osservazione. Gli uomini non sono perfettamente uguali nelle capacità, ma lo sono tanto che il più debole può facilmente uccidere il più forte e ciò implica un’ uguaglianza di ordine morale. Questo punto di vista viene presentato in tutte e tre le versioni della teoria di Hobbes””. (pag 98) “”La tesi ribadita dai Livellatori durante il dibattito, che la proprietà individuale dei beni fosse un diritto naturale, anteriore al governo, non era un argomento improvvisato per far fronte ai pericolosi attacchi di Ireton: infatti avevano sostenuto il concetto di proprietà come diritto naturale già prima e indipendentemente dal dibattito sul diritto di voto””. (pag 170)”,”TEOP-204″
“MACPHERSON Crawford B.”,”Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell’ individualismo possessivo da Hobbes a Locke.”,”Il costituzionalismo di Locke (pag 291-)”,”TEOP-121-FF”
“MACRELLI Rina”,”L’indegna schiavitù. Anna Maria Mozzoni e la lotta contro la prostituzione di Stato.”,”Rina Macrelli vive a Roma ed è sceneggiatrice cinematografica e televisiva (1981). Le prese di posizione in materia della Comune di Parigi sulla questione femminile. “”Due mesi dopo, quando Parigi proclamò la Comune, il primo atto del comitato centrale fu la soppressione simultanea della coscrizione militare e della polizia dei costumi. Evento di breve durata ma di grande rilievo. Certo, non fu la sparizione della prostituzione, come immaginò con populismo e retorica Karl Marx nel suo saggio su ‘La guerra civile in Francia’ (…)”” (pag 84-85)”,”DONx-070″
“MACULANI Andrea”,”Il dibattito attuale sui modelli di capitalismo in Europa.”,”Copia firmata. Contiene dedica e ringraziamenti a B. Rappini e M. Volpedo”,”ECOT-230″
“MACZAK Antoni”,”Viaggi e viaggiatori nell’ Europa moderna.”,”MACZAK Antoni (Leopoli, 1928) dirige l’ Istituto di Storia dell’ Università di Varsavia. Si è occupato di storia economica, sociale e culturale con particolare riferimento alla Polonia. Montaigne. (pag 47) “”Il viaggio costituiva un’ impresa rischiosa anche sotto l’ aspetto finanziario, e almeno da questo lato bisognava assicurarsi. Se esisteva un reale pericolo di morte, già allora esso poteva essere calcolato in denaro. A quanto pare, era abitudine del pellegrino lasciare un testamento con un legato a favore di un amico, che, però, in caso di ritorno di quello da un lungo viaggio, doveva restituire il legato in doppio valore. Nell’ Inghilterra della fine del Cinquecento era molto diffuso il costume di scommettere in casi del genere una considerevole somma di denaro, stabilendo però condizioni dettagliate.”” (pag 265)”,”STOS-126″
“MACZAK Antoni”,”Viaggi e viaggiatori nell’ Europa moderna.”,”MACZAK Antoni (Leopoli, 1928) dirige l’ Istituto di Storia dell’ Università di Varsavia. Si è occupato di storia economica, sociale e culturale con particolare riferimento alla Polonia. Montaigne. (pag 47) “”Il viaggio costituiva un’ impresa rischiosa anche sotto l’ aspetto finanziario, e almeno da questo lato bisognava assicurarsi. Se esisteva un reale pericolo di morte, già allora esso poteva essere calcolato in denaro. A quanto pare, era abitudine del pellegrino lasciare un testamento con un legato a favore di un amico, che, però, in caso di ritorno di quello da un lungo viaggio, doveva restituire il legato in doppio valore. Nell’ Inghilterra della fine del Cinquecento era molto diffuso il costume di scommettere in casi del genere una considerevole somma di denaro, stabilendo però condizioni dettagliate.”” (pag 265)”,”STOS-002-FV”
“MADARIAGA Salvador de”,”Españoles de mi tiempo.”,”Salvador De Madariaga nacque a La Coruña nel 1886, studiò ingegneria delle miniere in Francia e dal 1921 ebbe un importante incarico presso la Società delle nazioni. Nel 1928 fu nominato cattedratico di letteratura spagnola all’Università di Oxford. Con la repubblica spagnola fu ambasciatore di Spagna a Washington e a Parigi e nel 1934 occupò la funzione di ministro della pubblica istruzione nel gabinetto LEROUX. Dal 1936 visse all’ estero.”,”SPAx-031″
“MADARIAGA Salvador de”,”Hernan Cortes.”,”MADARIAGA Salvador, letterato, laureato in ingegneria e diplomatico spagnolo, è nato a La Coruna nel 1886. (v. risvolti di copertina).”,”AMLx-036″
“MADARO Luigi a cura, BARACCO Giovanni”,”Lettere di Giovanni Baracco a Vincenzo Gioberti (1834-1851). II Serie: Fonti. Vol. XIII. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume III.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-013-FSL”
“MADARO Luigi, a cura; lettere di Roberto D’AZEGLIO Carlo BONCOMPAGNI Ruggero BONGHI Gino CAPPONI Giacomo DURANDO Pietro FANFANI Luigi Carlo FARINI Leopoldo GALEOTTI Carlo LEONI Terenzio MAMIANI Stanislao MANCINI Carlo MARENCO Antonio MONTANARI Diomede PANTALEONI P. Luigi TOSTI Gian Pietro VIEUSSEUX Massimo D’AZEGLIO Cesare BALBO Nicomede BIANCHI Carlo CADORNA Cesare CANTU’ Federico CONFALONIERI GUERRAZZI MINGHETT NICCOLINI RAMORINO RIDOLFI”,”Lettere di illustri italiani a Vincenzo Gioberti (1834-1852). II Serie: Fonti. Vol. XX. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume V.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-018-FSL”
“MADDISON Angus, a cura di Marco ARNONE Alberto BERGAMASCO”,”Le forze dello sviluppo capitalistico. Un confronto di lungo periodo. Titolo originale: Dynamic forces in capitalist development.”,”””Io prediligo l’ utilizzo di semplici misurazioni dei movimenti annuali di componenti aggregate, che segnalano chiaramente i grossi cambiamenti nell’ entità delle recessioni che hanno avuto luogo nei sedici paesi da noi considerati negli ultimi cento anni”” (pag 98)”,”ECOI-101″
“MADDISON Angus”,”L’ economia cinese. Una prospettiva millenaria. (Tit.orig.: Chinese Economic Performance in the Long Run)”,”Pubblicato in accordo con l’ OECD, Parigi. traduzione italiana a cura della Pantarei. “”Shanghai acquistò importanza grazie alla sua posizione allo sbocco di un ampio sistema di corsi d’ acqua. “”I corsi d’ acqua interni navigabili dalle giunche in quasi tutte le stagioni arrivano in totale a quasi 30.000 miglia. A ciò bisogna aggiungere circa mezzo milione di miglia di via d’ acqua canalizzate o artificiali nell’ area del delta. Non sorprende pertanto che tra il 1865 e il 1936 a Shanghai sia transitato dal 45 al 65 per cento del commercio estero della Cina”” (Eckstein, Galenson e Liu, 1968, pp. 60-61). La città era già un importante porto marittimo sotto la dinastia Ch’ing, con una popolazione di 230.000 abitanti negli anni quaranta dell’ Ottocento. Nel 1938 la popolazione arrivò a 3.8 milioni e Shanghai divenne la città più grande della Cina (cfr. Cooke Johnson, 1993, p.180 e Perkins, 1969, p. 293).”” (pag 65)”,”ELCx-084″
“MADDISON Angus”,”L’ economia cinese. Una prospettiva millenaria. (Tit.orig.: Chinese Economic Performance in the Long Run)”,”Pubblicato in accordo con l’ OECD, Parigi. traduzione italiana a cura della Pantarei. La Cina. “”E’ lecito attendersi (dall’ economia cinese, ndr) un rallentamento a mano a mano che il livello tecnologico medio si avvicinerà a quello della frontiera più evoluta nei paesi avanzati. Il progresso tecnologico diventerà più costoso quando all’ imitazione si sostituirà l’ innovazione. Quanto alla crescita pro capite, sulla base del recente tasso di sviluppo posso ipotizzare un notevole rallentamento, ossia un passaggio dal 6.8 per cento annuo del periodo 1990-2003 al 4.5 per cento per il periodo tra il 2003 e il 2030. Il livello medio pro capite rimarrà quindi molto al di sotto di quello di USA, Europa occidentale e Giappone, ma ben al di sopra della media mondiale.”” (pag XIII)”,”CINE-015″
“MADDISON Angus”,”L’ economia mondiale dall’ anno I al 2030. Un profilo quantitativo e macroeconomico. (Tit.orig.: Contours of the World Economy)”,”MADDISON Angus professore emerito all’ Università di Groningen. Ha svolto ruoli di rilievo nell’ OECE e nell’ OCSE. E’ tra i maggiori studiosi nel campo delle misurazioni macroeconomiche e dell’ analisi dello sviluppo di lungo periodo. Declino spagnolo. “”Nel XVI secolo il numero di navi dirette dalla Spagna alle Americhe era in media di 58 l’anno (cfr. Usher 1932: 206). Dalla metà del XVII secolo, la flotta “”era divenuta l’ombra di se stessa, le navi partivano a stagione avanzata o non erano in grado di salpare per anni, erano imbarcazioni vecchie e poco sicure, molte delle quali costruite all’estero”” (Macleod 1984: 372). Nel XVII secolo l’economia della Spagna rimase stagnante. La crescita della popolazione era frenata dalle malattie e dalla fame. Il paese aveva subito sconfitte nei conflitti per terra e per mare, nel tentativo di difendere il proprio impero europeo. Il controllo amministrativo della Spagna e delle colonie era costoso e inefficiente. Il regno di Carlo II (1664-1700), un povero inetto, fu “”un grande disastro, una cronaca desolante di sconfitte militari, di bancarotte reali, di regressione culturale e di carestie diffuse”” (Brading 1984: 389). (…) Il declino della potenza e delle entrate spagnole del XVII secolo non danneggiò molto le colonie.”” (pag 99)”,”ECOI-221″
“MADDISON Angus”,”Monitoring the World Economy 1820-1992.”,”Foreword, Acknowledgements, Preface, Introduction, List of Tables, Appendix Tables, List of Figures, Notes, Bibliography, Development Centre Studies,”,”STAT-012-FL”
“MADDISON Angus”,”Contours of the World Economy, 1-2030 AD. Essays in Macro-Economic History.”,”MADDISON Angus professore emerito all’ Università di Groningen. Ha svolto ruoli di rilievo nell’ OECE e nell’ OCSE. E’ tra i maggiori studiosi nel campo delle misurazioni macroeconomiche e dell’ analisi dello sviluppo di lungo periodo. Declino spagnolo. “”Nel XVI secolo il numero di navi dirette dalla Spagna alle Americhe era in media di 58 l’anno (cfr. Usher 1932: 206). Dalla metà del XVII secolo, la flotta “”era divenuta l’ombra di se stessa, le navi partivano a stagione avanzata o non erano in grado di salpare per anni, erano imbarcazioni vecchie e poco sicure, molte delle quali costruite all’estero”” (Macleod 1984: 372). Nel XVII secolo l’economia della Spagna rimase stagnante. La crescita della popolazione era frenata dalle malattie e dalla fame. Il paese aveva subito sconfitte nei conflitti per terra e per mare, nel tentativo di difendere il proprio impero europeo. Il controllo amministrativo della Spagna e delle colonie era costoso e inefficiente. Il regno di Carlo II (1664-1700), un povero inetto, fu “”un grande disastro, una cronaca desolante di sconfitte militari, di bancarotte reali, di regressione culturale e di carestie diffuse”” (Brading 1984: 389). (…) Il declino della potenza e delle entrate spagnole del XVII secolo non danneggiò molto le colonie.”” (pag 99)”,”STAT-014-FL”
“MADELIN Louis”,”Danton.”,”L’A ha fatto parte dell’ Academie Francaise.”,”FRAR-241″
“MADELIN Louis”,”Les hommes de la revolution. Avec huit gravures. Conférences prononcées à la “”Société des Conférences”” en 1928.”,”””‘Cattivo cittadino’ colui che, come Chaumette o questo miserabile Jacques Roux, il primo “”livellatore””, attacca la proprietà e pretende procedere alla divisione dei beni.”” (pag 210) “”Couthon, giurista avergnate, è una figura singolare. Di fisionomia nobile e dolce e dalla voce “”cristallina””, era, da quattro anni, torturato da una malattia che gli aveva paralizzato le gambe; non poteva da allora circolare che in una piccola vettura, si faceva portare alla tribuna dove si installava su un alto seggio; è da questa sedia d’ infermo che lanciava i suoi anatemi. Perché lui, e più dello stesso Robespierre, era una sorta di inquisitore dall’ anima religiosa, portato, più che alle benedizioni, alle scomuniche. Con un animo più tenero di Massimiliano, aveva, più di questo, conservato – ma portato fino al fanatismo – il deismo di Jean-Jacques. Detestando il cattolicesimo e i suoi preti, intendeva, però, che, lungi dal distruggere il cristianesimo, che la Rivoluzione se ne appropriasse, e anche l’ imponesse, fosse anche con la forza, ai non credenti””. (pag 210-211)”,”FRAR-314″
“MADELIN Louis”,”Napoleone.”,”MADELIN Louis dell’ Accademia di Francia “”(…) in breve, la sostituzione d’una gerarchia amministrativa a una gerarchia di classi. Non può sorprendere che la Francia e Bonaparte si incontrino sullo stesso pensiero. Come ho già detto, il Francese è rimasto attraverso gli evi il Gallo-Latino penetrato, durante tre secoli, dai princípi di Roma. I giureconsulti che, dal XII secolo in poi, sono venuti dal Mezzogiorno latino a portare l’appoggio dei loro princípi alla dinastia occupata a rifare la Francia, non avevano sognato se non quello che Bonaparte sta per attuare: essi avevano mirato a uniformare – a poco a poco – le provincie e i sudditi per farli rientrare nell’istituzione d’un’amministrazione centralizzata nelle mani del Principe, che doveva diventare “”Imperatore nei suoi Stati””. Gli è che essi aveva serbato e fatto trionfare – in pieno medioevo pittorescamente caotico – la dottrina del Palatino romano e non può stupire che la Rivoluzione, tanto ispirata dai ricordi latini, abbia, come suo malgrado, dopo aver tanto parlato di Bruto, preparato il letto di Cesare. L’ultimo discendente dei Cesari romani, il figlio dei ‘Buonaparte’ d’Italia, trova una Francia pronta a tornare alla gerarchia dell’Impero di Diocleziano.”” (pag 128)”,”FRAN-082″
“MADELIN Louis”,”Talleyrand.”,”MADELIN Louis de l’Academie francaise.”,”BIOx-143″
“MADELIN Louis”,”Les grands serviteurs de la monarchie.”,”MADELIN Louis dell’Academie française.”,”FRAG-010″
“MADELIN Louis”,”Talleyrand.”,”Louis Madelin accademico di Francia”,”FRAD-118″
“MADELIN Louis”,”La crise de l’Empire, 1810-1811.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). (Testo con molte pagine intonse)”,”FRAN-120-FSL”
“MADELIN Louis”,”L’Écroulement du Grand Empire.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). <> (Trad. d. r. della prima parte del capitolo IV)… (Testo con molte pagine intonse).”,”FRAN-121-FSL”
“MADELIN Louis”,”L’affaire d’Espagne, 1807-1809.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). «Il patriarca (di Venezia) Gamboni, che certamente non ignorava il conflitto piuttosto aspro dell’Imperatore (Napoleone) con Roma, era tuttavia ditirambico: “”Sire””, dichiarò il cardinale, “”voi avete salvato la Francia, ma avete fatto l’Italia””; la frase ebbe un grande impatto, dalle Alpi allo Stretto di Messina. L’Imperatore visitò il porto e, con lo sguardo prodigioso che restò sempre penetrante, tutto abbracciò e tutto vide: interrogando, esigendo particolari e chiarimenti, risolse ogni questione e, subito, passò all’azione, facendo più lui in quattro giorni, dice uno storico italiano, che il governo austriaco in quattro anni.» (pag 99; traduz. d. r.)”,”SPAx-026-FSL”
“MADELIN Louis”,”Danton.”,”Louis Madelin Accademico di Francia”,”FRAR-012-FGB”
“MADERA Nuccio Francesco a cura”,”Ben Gurion. Pro e contro.”,” “”Ben Gurion è sempre più convinto che sia giunto il momento di abbandonare la Gran Bretagna per ottenere l’appoggio degli Stati Uniti: “”Per mio conto, non dubito che il centro di gravità del nostro lavoro politico sia passato dalla Gran Bretagna all’America, che ormai s’è assicurata il primo posto nel mondo come grande potenza, e dove si sono raggruppati gli elementi più numerosi e più influenti della Diaspora”” (da Ben Gurion, Israel, année de lutte, Parigi 1964)”” (pag 79)”,”BIOx-126″
“MADRID SANTOS Francisco”,”Camillo Berneri, un anarchico italiano (1897-1937). Rivoluzione e controrivoluzione in Europa (1917-1937).”,”Tesi di laurea diretta dal prof. Josep TERMES Concezione di Berneri sullo stalinismo. “”A proposito della concezione di Berneri sullo stalinismo, in uno dei suoi scritti afferma: “”Lo Stato è, per gli anarchici, creatore di nuove classi privilegiate ed essi non sono, quindi, disposti ad attendere la sua naturale estinzione, poichè pensano che il proletariato non può diventare ‘classe dominante’ se non mediante la dittatura di un partito e questa dittatura implica necessariamente il trasformarsi di questo partito in ‘classe dominante’, gerente il capitalismo di Stato. Ecco perché agli anarchici, l’opposizione ‘leninista’ al ‘bonapartismo stalinista’ fa l’effetto di una donna bianca che rimproveri al marito negro i caratteri mulatti del loro figlio””: (Cfr. Camillo Berneri, “”Per un libero confronto di idee. L’antistatismo danubiano””, art. cit.””””. (dalla nota 54 pag 362)”,”ANAx-273″
“MADRID CASADO Carlos M.”,”Hilbert. Le basi della matematica. In principio fu l’assioma”,”””La fisica sta diventando troppo complicata per essere lasciata ai fisici”” (David Hilbert) (pag 75) “”La carriera del giovane Hilbert cominciò a decollare quando egli risolse l’intricato problema di Gordan…”” (pag 15) Carlos M. Madrid Casado è professore di statistica presso l’Università Complutense di Madrid. Si occupa di storia e filosofia della scienza. Uno dei suoi ultimi libri è dedicato alla teoria del caos.”,”SCIx-002-FGB”
“MADRON Paolo”,”Date a Cesare… Da boiardo di Stato a leader carismatico: la vita di Cesare Romiti.”,”MADRON Paolo, nato a Vicenza nel 1956, giornalista economico, corrispondente per quattro anni da New York per Milano Finanza (settimanale). Ha scritto ‘Le gesta del Cavaliere’ (1994). Lavora per Panorama e il Foglio. “”C’è una specie di cifra nella tua vita, che a chi l’esamina ne rivela apertamente la storia. Di te e di quello che è tuo non sei così assoluto padrone da poter esaurire tutto te stesso nelle tue virtù, né quelle in te.”” William Shakespeare, Misura per misura (in apertura)”,”ITAE-293″
“MAEHL William Harvey”,”August Bebel. Shadow Emperor of the German Workers.”,”Ampia bibliografia “”While at Zwickau, Bebel wrote his first historical materialist work. ‘The German Peasant’s Rebellion (109). In September, he had told Liebknecht of his intention and had requested that he be sent monographs on Münzer and Luther (110). In no sense an original piece of scholarship, Bebel’s book rested mainly on Zimmerman’s history of the peasants’ rebellion and the earlier study by Engels on the same theme (111). Bebel’s book mirrored the latter’s determinist view that religious and political ideas are the result of economic development and that “”persons and conditions are the natural products of material conditions of existence in society at any given epoch”” (112). Conversely, Bebel rejected Carlyle’s “”Great man”” thesis, which contended that the whole cultural evolution of a people was closely linked to the influence of a few outstanding men of deed or mind (113). Bebel affirmed that there had never been a purely religious Reformation. This and every other world-historic revolution had had its origins in social oppression. “”One may not ascribe to a wolf a desire to spare the lamb…””, he wrote. “”Similarly, one cannot expect a ruling class to destroy itself by helping an oppressed class to achieve the rights of man”” (114). The Reformation was for Bebel merely “”the appropriate religious expression of the social-political movement””, which finally achieved a revolutionary but catastrophic issue in the great Peasants’ Rebellion of the most numerous class of the nation”” (115). With the radical Anabaptist Thomas Münzer, Bebel dealt sympathetically, because Münzer was the “”true representative”” of the revolutionary popular element. Conversely, Bebel berated Luther, the social conservative, for having been the “”willing coadjutor of the princes”” in suppressing the peasants and their leaders”””” [W.H. Maehl, ‘August Bebel. Shadow Emperor of the German Workers’, 1980] [(109) ‘Der Deutsche Bauernkrieg. Mit Berücksichtigung der Hauptsächlichsten sozialen Bewegung des Mittelalters’ (Brunswick, 18769; (110) Bebel to Liebknecht, NL, IISH, F. 65/6-7; (111) Engels, ‘Der Deutsche Bauernkrieg’ (2nd ed., Leipzig, 1875). See also Mayer, ‘Engels’; (112) Bebel, ‘Der Deutsche Bauernkrieg’; p. iv; (113) Ibid., p. 2; (114) Ibid, p. 11; (115) Ibid., p. 4]”,”MGEx-242″
“MAESTRE ALFONSO Juan”,”Modernizacion y cambio en la España rural.”,”””Marcel Mauss divide i fenomeni religiosi in tre gruppi. La religione ‘stricto sensu’, caratterizzata per la presenza delle nozioni del sacro e per gli obblighi con proiezione sociale, come il battesimo o la circoncisione. La religione ‘lato sensu’, in cui non interviene l’ obbligo, ma occorre attenersi a determinati riti; qui ritroviamo la magia. E, infine, come una massa informe che fluttua intorno a queste due categorie religiose, abbiamo le credenze popolari che in modo abbastanza infelice, e sempre con la conseguente deformazione soggettiva, si sono denominate “”superstizioni””””. (pag 95)”,”SPAx-007″
“MAESTRE ALFONSO Juan”,”Hechos y documentos del anarco-sindicalismo español.”,”MAESTRE ALFONSO Juan”,”ANAx-347″
“MAESTRI Mario LOPES Luis Carlos”,”Storia del Brasile.”,”MAESTRI è nato a Porto Alegre (Stato del Rio Grande do Sul) nel 1948. Il nonno paterno era originario di Bergamo. MAESTRI si è laureato in scienza politiche presso l’Univ cattolica di Lovanio in Belgio. Ha collaborato con varie Università brasiliane. Insegna storia nel corso di storia della Pontificia Universitade Catolica del Rio Grande do Sul. Si è specializzato in storia della schiavitù, ha scritto diversi libri su questo argomento editi in Brasile. Nel 1989 presso le edizioni Sellerio ha pubblicato ‘Lo Schiavo Coloniale. Lavoro e resistenza nel Brasile schiavista’. LOPES è nato nel 1951 a Rio de Janeiro. Laureato in storia presso la Universitade Federal de Rio de J., è ricercatore del Centro di ricerche e documentazione in Storia contemporanea del Brasile (CPDOC). Lavora presso l’Archivio pubblico del distretto federale (Brasilia).”,”AMLx-009″
“MAFAI Miriam”,”L’ uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia.”,”Miriam MAFAI dopo aver aderito al PCI nel 1943, sui banchi del liceo, partecipa alla lotta clandestina. Negli anni tra il 1944 e il 1956 è funzionaria del PCI. Nel 1956 passa al giornalismo. Corrispondente di ‘Vie Nuove’ a Parigi, poi giornalista parlamentare de l’ Unità, quindi D di ‘Noi donne’, inviato speciale di ‘Paese sera’. Nel 1975 si trasferisce a ‘Repubblica’. Ha scritto ‘Storia di Roma nel 1870’, ‘L’apprendistato della politica’ e una vita di Riccardo LOMBARDI.”,”PCIx-001″
“MAFAI Miriam”,”L’ apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra.”,”La MAFAI, giornalista, è attualmente inviato speciale di ‘Repubblica’. Ha partecipato prima all’attività clandestina a Roma. Poi ha svolto attività politica come dirigente del PCI in Abruzzo dal 1948 al 1956. E’ stata cronista parlamentare dell’ ‘Unità’, D di ‘Noi donne’, inviato speciale di ‘Paese sera’. Ha pubblicato ‘Lombardi’ (MILANO, 1976), una biografia del leader socialista.”,”ITAC-014″
“MAFAI Miriam a cura; interventi di Natalia ASPESI Emanuela AUDISIO Bruna BELLONZI Patrizia CARRANO Myriam DE CESCO Elisabetta RASY Maria Grazia TAJE’ Lietta TORNABUONI Gabriella TURNATURI Marisa VOLPI”,”Le donne italiane. Il chi è del ‘900.”,”Interventi di Natalia ASPESI Emanuela AUDISIO Bruna BELLONZI Patrizia CARRANO Myriam DE CESCO Elisabetta RASY Maria Grazia TAJE’ Lietta TORNABUONI Gabriella TURNATURI Marisa VOLPI. Tra le voci del dizionario biografico: Marella e Susanna AGNELLI, Sibilla ALERAMO, Angelica BALABANOFF, Tina BASSI LAGOSTENA, Marisa BELLISARIO, Emma BONINO, Margherita BONIVER, Anna BONOMI BOLCHINI, Camilla CEDERNA, Elena CROCE, Oriana FALLACI, Inge FELTRINELLI, Natalia GINZBURG, Margherita HACK, Nilde JOTTI, Anna M. KULISCIOFF, Rita LEVI MONTALCINI, Maria A. MACCIOCCHI, Ida MAGLI, Rita MONTAGNANA, Camilla RAVERA, Rossana ROSSANDA, Lidia STORONI MAZZOLANI.”,”DONx-013″
“MAFAI Miriam”,”Botteghe Oscure, addio. Com’ eravamo comunisti.”,”Miriam MAFAI, giornalista, è stata tra i fondatori di ‘Repubblica’ di cui è tuttora editorialista. Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati nelle liste dei Progressisti. Ha pubblicato ‘Pietro Secchia. L’uomo che sognava la lotta armata’ (Rizzoli, 1984). Una sede di 6000 metri quadrati. “”Assisteremo a un trasloco, vedremo portar via i mobili, i quadri, le carte, gli archivi che si erano accumulati in questi sei piani di uffici, in questi 6000 metri quadri dove si è decisa tanta parte della nostra storia, della storia dei comunisti, dei loro amici e nemici, un pezzo della storia di tutti””. “”Ne emerge un quadro ricco e sorprendente, che rivela l’ esistenza di una “”società parallela”” composta da dirigenti che abitavano in appartamenti del partito, trascorrevano soggiorni estivi in URSS, venivano curati solo da medici “”fidati””, dovevano dar prova di disciplina e rigore morale (…)”” (dal risvolto di copertina)”,”PCIx-168″
“MAFAI Miriam”,”Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963.”,”MAFAI Miriam giornalista è stata tra i fondatori di ‘Repubblica’ di cui è stata editorialista. Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati nelle liste dei Progressiti. Ha pubblicato ‘Pietro Secchia, l’ uomo che sognava la lotta armata’ (Rizzoli 1984), ‘Pane nero’, ‘Il lungo freddo’, ‘Botteghe Oscure, addio’. Il governo di centro-sinistra. “”Con le elezioni del maggio del 1958 la Dc, passando dal 40 al 42% dei voti, migliorava le sue posizioni pur non realizzando quello “”sfondamento a sinistra”” che era stato l’ obiettivo di Fanfani. Ma, ai fini della realizzazione del suo progetto, doveva considerarsi un successo il fatto che il Psi, conducendo una campagna elettorale differenziata rispetto al Pci, fosse passato dal 12.7 al 14.2%, portando alla Camera 84 deputati, 9 di più di quelli della legislatura precedente. Il Pci, nonostante la crisi del 1956, manteneva le sue posizioni, con il 22.7% dei voti. Sul versante opposto, la destra veniva notevolmente ridimensionata: i monarchici passavano da 40 a 25 deputati e l’ Msi da 29 a 24.”” (pag 104) “”Fanfani e la sua linea aveva già suscitato sospetti e ostilità in Vaticano. “”Civiltà Cattolica””, commentando il risultato elettorale, aveva preso di mira gli “”irresponsabili””, presenti nella Dc, che “”hanno alimentato la speranza di recuperare per la democrazia le forze socialiste… intessendo intorno ad esse una fitta rete di promesse, di inviti e di progetti””””. (pag 105)”,”ITAS-105″
“MAFAI Miriam”,”Lombardi.”,”MAFAI Miriam giornalista autirce di molte inchieste sulla politica italiana. Ha vinto il premio Saint-Vincent nel 1964 per un’inchiesta sul funzionamento del parlamento. Ha scritto per ‘Paese sera’ e ‘Repubblica’. Contiene una cronologia molto dettagliata (1901-1974) 1963: “”Sul PSI si va sviluppando, in quei mesi, una operazione a tenaglia, da parte democristiana e socialdemocratica. I segni della recessione si fanno evidenti, e più urgente per la DC la necessità di un coinvolgimento diretto dei socialisti nel governo, che dovrà essere però rigorosamente chiuso a sinistra. Di qui la teorizzazione della cosiddetta “”delimitazione della maggioranza””, l’impegno cioè per il governo di dimissioni immediate nel caso in cui i voti comunisti fossero stati determinanti nell’approvazione di qualsiasi provvedimento”” (pag 93)”,”BIOx-253″
“MAFAI Miriam, a cura di Sara SCALIA”,”Una vita, quasi due.”,”Citazione in apertura di Edgar Lee Masters, George Grey, Antologia di Spoon River “”””Stalin”” ricordò Togliatti “”è un uomo che si è conquistato un posto nella storia. E questo posto lo tiene e lo terrà sempre nella coscienza degli uomini che sanno comprendere le cose””. (Tutti i presenti applaudirono con entusiasmo, solo Pajetta e Amendola, che sedevano alla presidenza, stesero le braccia sul tavolo in segno di dissenso)”” (pag 165) “”Nel maggio del 1956 si era tenuto, come risposta al XX congresso del Pcus, un incontro riservato tra il Partito comunista italiano e quello francese nel tentativo di assumere iniziative e stabilire relazioni particolari tra i due partiti, ai quali poteva spettare una particolare funzione comune dell’Europa occidentale. Ci si stava cioè già muovendo nel quadro di quello che Togliatti, nella intervista a “”Nuovi Argomenti””, avrebbe definito “”policentrismo””. Si pensò persino alla possibilità di pubblicare una rivista in comune e nel frattempo si decise lo scambio di corrispondenti tra “”l’Unità”” e “”l’Humanité”” e quello di delegati presso i due comitati centrali, quasi due ambasciatori. L’iniziativa andò avanti in modo molto prudente, date le resistenze dei francesi. Alla fine si decise che, in nome di quel policentrismo, come osservatore e e delegato del Pci a Parigi andasse Umberto Scalia, membro del Comitato centrale del Pci, mio marito. A me viene chiesto cosa intendo fare: da più di dieci anni ormai sono un funzionario di partito, se rimango a Roma, dunque, avrò un incarico al livello delle mie qualità e della mia esperienza, potrò continuare a lavorare al “”Quaderno dell’Attivista”” o nella sezione propaganda del partito, se invece preferisco andare a Parigi questo significa che esco dall’apparato e dovrò trovarmi lì un lavoro. Naturalmente decido di andare a Parigi.”” (pag 177-178) Biografia (wikip) Maria Mafai, nota come Miriam Mafai (Firenze, 2 febbraio 1926 – Roma, 9 aprile 2012), è stata una giornalista, scrittrice e politica italiana, tra i fondatori de la Repubblica e per trent’anni compagna di Giancarlo Pajetta, storico esponente del PCI. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 L’autobiografia 3 Opere 4 Note 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni Biografia [modifica | modifica sorgente] Assieme alle sorelle Simona e Giulia, Miriam Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e la scultrice Antonietta Raphaël, di origine ebraica, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana, che la educano all’antifascismo sin dagli anni trenta. Con l’introduzione delle leggi razziali, nel 1938, Miriam deve lasciare il ginnasio.[1] A seguito dell’8 settembre 1943, Miriam partecipa alla Resistenza antifascista a Roma, distribuendo volantini contro l’occupazione tedesca e lavorando, dal 1944, presso l’ufficio stampa del neo istituito ministero dell’Italia occupata, diretto da Mauro Scoccimarro, dove incontra Giancarlo Pajetta, membro di una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale, di cui diviene amica e in seguito compagna.[1] Nel dopoguerra si iscrive al Partito Comunista Italiano e sposa civilmente Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell’Aquila, dalla cui unione nasceranno la figlia Sara e il figlio Luciano. Nei primi anni cinquanta è assessora al comune di Pescara, dove si occupa di gestire gli aiuti per sfollati ed indigenti.[1] Intraprende quindi la carriera giornalistica. Al termine degli anni cinquanta, Miriam Mafai è corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, quindi lavora per L’Unità e dalla metà degli anni sessanta al 1970 è direttrice di Noi Donne e poi inviata per Paese Sera.[1] Contribuisce alla nascita de la Repubblica nel 1976 e ne diviene editorialista. Dal 1983 al 1986 sarà anche presidente della Federazione nazionale della stampa italiana. Nel 1962 inizia una relazione con Giancarlo Pajetta, di quindici anni più anziano, che dura fino alla morte di quest’ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda».[1] A partire dagli anni ottanta, al giornalismo Miriam Mafai affianca la scrittura di opere di saggistica, da L’uomo che sognava la lotta armata (1984) a Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987) a Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss (1992), da Botteghe Oscure addio. Com’eravamo comunisti (Premio Cimitile nel 1996) a Dimenticare Berlinguer (1996), da Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico 1958-1963 (1997) a Il silenzio dei comunisti (2002). In ultimo aveva pubblicato nel 2006 Diario italiano, raccolta degli editoriali pubblicati su Repubblica a partire dal 1976. Nel 1994 aderisce al partito Alleanza Democratica e alle elezioni di quell’anno viene eletta alla Camera dei deputati, nella XII Legislatura, per la coalizione di centrosinistra dei Progressisti.[2] Nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attività votata allo sviluppo della cultura italiana del Novecento, con particolare attenzione al mondo femminile. Nel corso della sua attività di scrittrice questa attenzione non verrà mai meno: in occasione del suo ottantesimo compleanno ebbe modo di dichiarare: «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti».[3] Nel novembre del 2010, quando l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, decise di tornare sulla vicenda “”Ruby”” in occasione del suo intervento al salone del motociclo, alla Fiera di Milano, ed ebbe occasione di dire “”Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”” Miriam Mafai non fece mancare il suo intervento, così appassionato da somigliare quasi ad un’invettiva. La scrittrice dichiarò che il premier fingeva di non capire e che il problema non era essere gay od eterosessuale, scelta definita “”rispettabile ed assolutamente privata””. Il problema per la Mafai era legato ai comportamenti del Primo Ministro italiano, colpevole a suo parere d’aver trasformato “”una sede pubblica in un luogo di grotteschi festini”” e di essere “”intervenuto per far rilasciare un partner”” fermato dalla polizia. Atteggiamenti alieni a quelli di altri leader europei, quand’anche dichiaratamente gay[4]. Tra i temi di maggior interesse e attualità, Miriam Mafai si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stato, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi più generali della politica e dei diritti dei lavoratori.[1] Per questo suo impegno sociale e su tematiche care alle donne Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ebbe modo di definirla “”una donna laica e libera”” ed ancora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano “”una femminista nel partito più maschilista di tutti””.[5] Nonostante questa sua forte tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell’impegno con la dolcezza del carattere che le era proprio, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al momento della scomparsa, la definizione di “”fortissima e dolcissima””.[6] Il giorno della scomparsa il Presidente della Repubblica Italiana in carica, Giorgio Napolitano, la ricorda in un messaggio di cordoglio ufficiale rammentandone la forte personalità, il temperamento morale alieno da convenzionalismi e faziosità ed il grande talento giornalistico uniti alla combattività che le permisero di divenire una significativa scrittrice strettamente legata al movimento per l’emancipazione delle donne e, più in generale, all’attività politica della sinistra italiana. Il messaggio si conclude con un ricordo personale che ne sottolinea l’umanità: «Nel ricordare la schietta amicizia che ci ha così a lungo legati, mi resta vivissima l’immagine della sua umanità appassionata, affettuosa ed aperta».[7] È morta a Roma il 9 aprile 2012. Al termine della cerimonia funebre il feretro della scrittrice è stato cremato presso il cimitero di Prima Porta. Le ceneri della giornalista sono ora conservate nel cimitero acattolico di Roma. L’autobiografia [modifica | modifica sorgente] Per anni Miriam Mafai aveva declinato gli inviti di grandi editori a scrivere la propria autobiografia, verosimilmente nel timore di erigere un piccolo “”monumento”” a se stessa. Tuttavia la malattia fece cambiare idea alla scrittrice che nell’ultimo periodo di vita si era messa a lavorare tenacemente al racconto della sua vita, quello di una donna che visse da protagonista i grandi eventi e le battaglie del XX secolo, intenso e tormentato. Il libro non è stato concluso e si ferma agli avvenimenti del 1956, quando la scrittrice lascia il lavoro nel Partito Comunista e ritorna in Francia, a Parigi, luogo caro alla Mafai ed ai suoi genitori. Il libro dal titolo “”Una vita, quasi due”” è edito da Rizzoli. L’edizione presenta una prefazione della figlia Sara Scalia ed un’introduzione di Corrado Augias. Opere [modifica | modifica sorgente] Roma cento anni fa, Roma, Il rinnovamento, 1973. Lombardi, Milano, Feltrinelli, 1976. L’apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra, Roma, Editori Riuniti, 1979. L’uomo che sognava la lotta armata, Milano, Rizzoli, 1984. ISBN 88-17-53498-6 Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1987. ISBN 88-04-29840-5 Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss, Milano, Mondadori, 1992. ISBN 88-04-33922-5 Il morso della mela. Interviste sul femminismo, con Ginevra Conti Odorisio e Gianna Schelotto, Rionero in Vulture, Calice, 1993. Le donne italiane. Il chi è del ‘900, a cura di, Milano, Rizzoli, 1993. ISBN 88-178-4229-X Botteghe oscure, addio. Com’eravamo comunisti, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-41051-5 Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista, Roma, Donzelli editore, 1996. ISBN 88-7989-291-6 Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-40062-5 Il silenzio dei comunisti, con Vittorio Foa e Alfredo Reichlin, Torino, Einaudi editore, 2002. ISBN 88-06-16353-1 Diario italiano, 1976-2006, Roma-Bari, Laterza editrice, 2006. ISBN 88-420-8097-7 Una vita, quasi due, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 9788817060905 Note”,”PCIx-353″
“MAFAI Miriam”,”Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale.”,”””… La storia non è poi / la devastante ruspa che si dice. / Lascia sottopassaggi, cripte, buche / e nascondigli. C’è chi sopravvive…”” Eugenio Montale, ‘La storia’, in ‘Satura’, Milano, 1971 (in apertura) “”A Torino gli operai metalmeccanici costituiscono in un certo senso una categoria privilegiata. Sono addetti alla produzione di guerra e guadagnano molto di più dei tessili del biellese. Ma le donne no. Anche in Fiat, dove si forma l’aristocrazia della classe operaia italiana, anche a Mirafiori, le donne fanno lo stesso lavoro che facevano gli uomini, ma non hanno diritto alla stessa paga. Un operaio di prima categoria guadagna più di 4 lire all’ora, quello di terza ne guadagna tre. Le operaie si vedono arrivare in busta paga appena un po’ di più della metà di quel compenso. L’ingiustizia è palese, e qualcuna protesta. Sul giornale del sindacato fascista, nel gennaio 1943, appare la lettera di una donna: «Faccio lo stesso lavoro pesante che faceva l’operaio che ho sostituito. Ma lui guadagnava 40 lire al giorno ed io ne prendo solo 23. Me ne sapete spiegare la ragione?». La lettera viene pubblicata senza risposta. Anche a Torino la distribuzione dei viveri razionati è irregolare. Per settimane non viene distribuito lo zucchero che quindi passa subito, a borsa nera, a 50 lire al chilo (due volte quindi il salario di un’operaia Fiat), il latte, indispensabile per i bambini e i vecchi, costa 6 lire al litro. (…)”” (pag 137)”,”ITAR-297″
“MAFAI Miriam”,”Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista.”,” Miriam Mafai, giornalista e saggista, è stata parlamentare del Pds nella scorsa legislatura (primi anni ’90). Ha scritto vari saggi sulla vicenda politica della sinistra italiana, tra cui, da ultimo, ‘Botteghe oscure, addio’ (Milano, 1996) L’autrice, che nella stagione del compromesso storico è stata attenta testimone, rivisita quegli anni, quelle teorie, quella personalità carismatica, per mostrarne grandezze e paradossalmente responsabilità “”Ma se alle Botteghe Oscure cresce l’opposizione alla sua linea, lo conforta invece non tanto il consenso di importanti gruppi di opinione ed organi di stampa, ma il risveglio di una base che, dopo la parentesi della solidarietà nazionale e i sacrifici che l’hanno accompagnata, va recuperando la sua più autentica identità, di forza di opposizione, non contaminata dagli accordi e dalle mediazioni di vertice”” (pag 71-72)”,”PCIx-459″
“MAFFEI Gian Carlo a cura”,”Dossier Cafiero.”,”Ritrovamento presso il Bundesarchiv di Berna del manoscritto ‘Sulla rivoluzione’ di Carlo Cafiero, scoperta fatta da Gian Carlo Maffei. Masini nella presentazione: storia della fortuna e della sfortuna del saggio di Cafiero (pag 5-) Il saggio di Cafiero ‘Sulla rivoluzione’ è molte cose assieme, è un elaborato teorico dell’anarchismo italiano, è un testamento politico, è un punto di approdo di dieci anni di dibattiti tra gli esponenti della Federazione Italiana dell’Internazionale Simpatie di Cafiero per Pisacane e influenza di quest’ultimo sul pensiero di Cafiero. Cafiero riteneva Bakunin un suo maestro. Cafiero aveva una venerazione intellettuale nei confronti di Marx. (pag 11)”,”ANAx-001-FB”
“MAFFETTONE Sebastiano”,”Utilitarismo e teoria della giustizia.”,”Il libro è dedicato ad alcune importanti questioni di teoria della giustizia, prospettate dall’opera di RAWLS John, “”A Theory of Justice”” (1971), e generate dalla discussione ormai più che decennale suscitata dalla teoria contrattualistica della giustizia come equità. Nel libro di MAFFETTONE-S c’è una esposizione e una discussione dei punti di contrasto con la tradizione utilitarista, che viene opportunamente presentata come lo sfondo essenziale per comprendere la teoria contrattualista della giustizia. MAFFETTONE-S (Napoli, 1948) è Master of Science in Social Philosophy presso la London School of Economics and Political Science (LSEPS). E’ curatore dell’edizione italiana dell’opera di RAWLS-J “”La teoria della giustizia”” (FELTRINELLI, MILANO, 1982) e ha pubblicato numerosi scritti di”,”FILx-106″
“MAFFETTONE Sebastiano VECA Salvatore a cura”,”L’ idea di giustizia da Platone a Rawls.”,”- La giustizia degli antichi (PLATONE, ARISTOTELE). – La giustizia dei moderni (HOBBES-T, LOCKE-J, HUME-D, ROUSSEAU-JJ, KANT-I, – Giustizia e questione sociale (BENTHAM-J, MILL-JS, MARX-K). – La giustizia dei contemporanei (SIDGWICK-H, JUVALTA-E, HART-H, HAYEK-FA, RAWLS-J) VECA-S insegna Filosofia politica alla facoltà di Scienze politiche di PAVIA ed è p FONDAZIONE FELTRINELLI (MILANO). BIBLIOGRAFIA: – “”La società giusta e altri daggi. Argomenti per il contrattualismo””. (MILANO, 1982) – “”Etica e politica””. (MILANO, 1989). – “”Questioni di giustizia””. (TORINO, 1991). – “”Dell’incertezza”” . (MILANO, 1997).”,”FILx-107″
“MAFFETTONE Sebastiano LO-PRETE Marco Valerio, a cura; saggi di Giovanni LO-STORTO Tsukasa HIROTA Gianc Carlo BLANGIARDO Ryuichi TANAKA Roberto BERNABEI Antonio GOLINI Maria Rita TESTA Alfonso GIORDANO Giulio CORRIVETTI Maria Giovanna VIENNA Marco Valerio LO-PRETE”,”Italia e Giappone: la sfida demografica oltre la pandemia.”,”Sebastiano Maffettone è professore di filosofia politica alla Luiss; dove dirige l’Osservatorio Ethos Luiss. Autori di vari volumi per Luiss University press ha pubblicato ‘Un mondo migliore’ (2014), ‘Il valore della vita’ (2016), e ‘Karl Marx nel XXI secolo’ (2018). Marco Valerio Lo-Prete è Caporedattore Economia del Tg1 Rai, già vicedirettore del Foglio quotidiano. Per Luiss ha già pubblicato, con Antonio Golini, ‘Italiani poca gente’ (2019) ‘Lezioni dal Giappone per l’Italia’”,”DEMx-078″
“MAFFEY Aldo a cura; estratti dalle opere di D’ALEMBERT HELVETIUS D’HOLBACH MABLY RAYNAL”,”Antologia degli scritti politici degli ideologi francesi del Settecento.”,”Estratti dalle opere di D’ALEMBERT HELVETIUS D’HOLBACH MABLY RAYNAL”,”TEOP-413″
“MAFFI Claudio”,”La sinistra radicale tedesca, 1888-1918 (primaparte).”,”‘Radicalismo kautskiano’. “”Sembra certo che già nel 1893-94 Kautsky e lo stesso Bebel fossero inclini a far uscire allo scoperto la lotta contro l’ala destra rappresentata da Vollmar, Grandnauer, Grillenberger, Kautsky definisce questa corrente come democratico-riformatrice e la colloca a metà strada fra le fazioni della borghesia liberale e la corrente del proletariato socialista. Tuttavia la scissione propugnata da Kautsky non si darà, prevalendo la preoccupazione, di salvaguardare l’unità del partito”” (pag 117) “”Nei suoi ricordi scritti nel 1929 Trotsky racconta le impressioni suscitate dalla partecipazione ad alcune riunioni settimanali, al ristorante Rheingold, degli esponenti della corrente radicale. Vi siedono insieme l’austromarxista Hilferding ed un Mehring che si colloca a metà strada fra Kautsky e Rosa Luxemburg; Parvus vi conduce le ultime appannate battaglie da marxista e Karl Liebknecht vi compare in ritardo e va via quasi subito. Limpressione di Trotsky per quanto fosse un po’ troppo critica, dà l’idea della indefinizione in cui ancora versa la sinistra radicale in quel periodo. Rosa Luxemburg tra il 1907 ed il 1910 si dedica quasi esclusivamente alla scuola di formazione per militanti, della SPD, cui è chiamata per insegnare economia politica”” (pag 124) “”Trotsky ne “”La mia vita”” afferma: “”Non sembri un paradosso se dico che negli stati d’animo della folla viennese ritrovavo alcuni tratti che avevo già conosciuto nelle giornate dell’ottobre 1905 a Pietroburgo. Non per nulla la guerra è stata spesso la madre della rivoluzione (7)”” (pag 133) (7) L.D. Trotsky, La mia vita, Mondadori, pag. 236 “”La riunione del 3 agosto (1914) si conclude con l’approvazione a maggioranza nella frazione parlamentare della decisione di votare a favore dei crediti di guerra. Liebknecht, Ledebour e Lensch preparano nei pochi minuti messi a loro disposizione una contromozione. Solo 14 deputati (Albrecht, Autrick, Bock, Geyer, Haase, Henke, Herzfeld, Kunert, Ledebour, Lensch, Liebknecht, Peirotes, Ruhle, Voghterr) la voteranno. Nella stessa riunione si decide che nella seduta del Reichstag del giorno dopo verrà mantenuta la disciplina del voto. Nella sua autobiografia Radek, in quei giorni a Berlino, ricorda di aver cercato di convincere Henke, il deputato di Brema che egli conosce da tempo, a votare contro i crediti di guerra. Il 4 agosto per convinzione o per disciplina di partito tutti i deputati socialdemocratici daranno il loro voto favorevole all’entrata della Germania in guerra. Anche chi da tempo all’estrema sinistra come Liebknecht definisce un crimine l’assenso socialdemocratico alal guerra imperialista, è convinto che il voto del 4 agosto sia solo uno sbandamento temporaneo da cui il partito si riprenderà magari per effetto dei colpi della reazione o per le pressioni della base”” (pag 134)”,”LUXS-062″
“MAFFI Mario”,”Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York.”,”Mario Maffi insegna Cultura Angloamericana presso l’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi saggi: ‘La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il “”sogno americano”” (1865-1920)’ (1980), ‘Sotto le torri di Manhattan. Mappe, nomi, storie, luoghi’ (1998), ‘Londra. Mappe, storie, labirinti’ (2008), ‘Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America’ (2004).”,”USAS-002-FV”
“MAFFI Mario”,”La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il sogno americano, 1865-1920.”,”Mario Maffi (Milano 1947) svolge attività di ricerca e di insegnamento presso l’Istituto di Letteratura nord-americana dell’Università Statale di Milano. E’ anche autore di ‘La cultura underground’ (Bari, 1972, 1980) e ‘Le origini della sinistra extra-parlamentare’ (Milano, 1976). Tra gli scrittori di cui si parla: Rebecca Harding Davis, Upton Sinclair, Jack London, Ernest Poole, Zane Grey, Shrwood Anderson, Theodore Dreiser, John Reed e molti altri (esempi di letteratura sulla classe operaia statunitense ecc.) Contiene tra l’altro il capitolo 8: ‘L’apprendistato di John Reed’ “”Lo stesso fascino «sintetico» e «simbolico», la stessa calma piena di enormi significati pur nella semplicità della veduta, ritroviamo nei ‘Ten Days That Shook the World’ (1919). All’apice della sua opera, John Reed eleva a livelli raramente toccati prima il dono (affinato con tanta cura) di assimilare con la vista, con l’udito, con i nervi, con il cervello, con ogni molecola del corpo fino a «sciogliersi» negli avvenimenti, a diventarne a tal punto parte integrante che ci è difficile stabilire un distacco o cogliere una qualche separazione tra l’autore e la materia che gli si svolge intorno. (…) Così John Reed; dalla penna di un americano ci giunge quest’affresco appassionato ed affascinante che ritaglia dieci giorni d’un evento grandioso. Sono forbici sensibilissime e abili, quelle che han saputo seguire i contorni complessi, imprevedibili, sotterranei e vertiginosi di quei dieci giorni. Che han saputo penetrare i recessi della rivoluzione e della controrivoluzione, scavare negli stati d’animo poderosamente ondeggianti di masse gigantesche, percorrere i corridoi male illuminati, sporchi e caotici dello Smolny, attraversare le vie e le piazze in cui si formano e si sciolgono capannelli con la stessa insistenza frenetica di molecole viste al microscopio; che han saputo cogliere l’atmosfera sospesa delle notti di Pietrogrado sull’orlo della rottura rivoluzionaria, ricreare le tumultuose assemblee in cui la storia viene modellata da masse che si risvegliano alla politica e da capi che non hanno nulla del Superuomo, ma che sembrano pile pulsanti d’energia, che sprizzano parole, spiegano con pazienza, balzano in piedi per contestare e attaccare, strumenti della storia. Ecco la qualità di questo John Reed: un realismo che non è mai freddo e distaccato, o timido e reticente – ma nemmeno retorico, proprio quando la tentazione potrebbe esser forte. È la qualità della partecipazione costante e totale che permette di assimilare episodi, parole, stati d’animo, atmosfere, sfondi, per filtrarli attraverso un metabolismo di scrittore e riversarli sulla pagina nella loro quintessenza. Una visione complessa e attenta ai fatti, che sa chinarsi a raccogliere il quotidiano, il piccolo, il quasi invisibile, lo sporco, l’oggetto ovvio e fors’anche impolverato e non attraente; e nello stesso tempo, sa abbracciare il fiume in piena fragorosa. Un’attenzione sensibile e minuziosa per le tensioni nell’aria, (…) per i volti e le espressioni, per la voce delle folle e i silenzi delle piazze, per i crepitii nella notte e il rombo di colonne di soldati che passano: il tutto scarno, senza un grammo d’impressionismo in eccesso. Così si staccano in rilievo, questi quadri della città in attesa, delle sedute in aule piene di fumo, grida, odore umano, delle facciate enigmatiche di palazzi che racchiudono la storia di epoche, di Lenin e Trotsky onnipresenti, dei grandi e dei piccoli problemi (…). Certo, è giornalismo; ma anni prima, Walter Lippmann aveva visto giusto scrivendo a Reed a proposito dei suoi ‘reportages’ dal Messico: «Io dico che con John Reed comincia il giornalismo. Per inciso, (…) quelli articoli sono letteratura» (2). (…) In uno scritto sul futurismo, Trotsky – parlando del poema di Majakovski ‘150.000.000’ – ne individua una debolezza nella «mancanza di un’immagine della rivoluzione che sia forgiata dai nervi e dal cervello, e a cui siano sottomessi i procedimenti del magistero poetico» (3). Indubbiamente, Reed non è Majakovskj (4), e i ‘Ten Days’ non sono un poema. Ma se prendiamo la frase di Trotsky e la capovolgiamo in positivo, cogliamo il senso ultimo del libro di Reed, il significato del suo fascino letterario e storico, la sua attrattiva anche a sessant’anni di distanza: non è una semplice testimonianza dell’epoca, è molto di più. Lo vide bene (seppure con più retorica del dovuto) Max Eastman, quando commemorò Reed a New York, all’arrivo della notizia della sua morte (…)”” (pag 216-219) [Mario Maffi, ‘La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il sogno americano, 1865-1920’, Laterza, Bari Roma, 1981] [(2) Walter Lippman a John Reed, 25 marzo 1914, cit. in Robert A. Rosenstone, ‘John Reed – Rivoluzionario romantico’, Ed. Riuniti, Roma, 1976, p. 250; (3) Lev Trotsky, ‘Il futurismo’, in ‘Letteratura e rivoluzione’, Einaudi, Torino, 1974, p. 135] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Prof. Mario Maffi foto Maffi LETTERATURA DEGLI STATI UNITI Tel.: 0039 02 503.13587 Fax: 0039 02 503.13563 e-mail: mario.maffi@unimi.it Corsi Pubblicazioni Mario Maffi è professore straordinario di Cultura anglo-americana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Dopo essersi occupato delle culture giovanili negli Stati Uniti degli anni ’60, il prof. Mario Maffi ha rivolto la propria attenzione allo studio dell’intreccio delle componenti economiche, sociali, politiche e culturali nel periodo compreso fra la Guerra Civile e la Prima guerra mondiale, e in particolare ai decenni di trapasso fra ‘800 e ‘900 e a problematiche quali la chiusura della frontiera, la nascita delle metropoli, la nascita della grande letteratura realista e naturalista, la trasformazione della cultura popolare in cultura di massa, gli sviluppi delle culture urbane e immigrate, l’affermarsi del modernismo in letteratura, pittura, architettura, fotografia, cinema, e l’interazione di tutti questi elementi nel processo contraddittorio di formazione di un’identità nazionale. L’interesse per la città in quanto terreno di tensioni e lacerazioni e fucina di culture diverse s’è poi tradotto in numerosi volumi, saggi e interventi a convegni in Italia e all’estero. E non s’è limitato agli anni senz’altro cruciali fra ‘800 e ‘900 (duranti i quali la città statunitense, e in modo particolare New York, ha funzionato da vero e proprio laboratorio della modernità e del modernismo), ma s’è rivolto anche ai decenni a noi più vicini, con particolare attenzione per la produzione letteraria e artistica degli immigrati messicoamericani, asiaticoamericani e portoricani e nella visione di una cultura e letteratura statunitense che, fin dalle origini, nasce e si svolge da ibridazioni complesse, contrastanti e a volte anche stridenti. In questo senso va anche l’analisi (tuttora in corso) sugli sviluppi del modernismo dopo gli anni ’20, visto come un fenomeno attuale e a noi contemporaneo, in polemica con le molte teorizzazioni sul postmodernismo. Attualmente, oltre a proseguire su queste linee di ricerca, il prof. Maffi sta iniziando un ampio studio sulle geografie culturali d’America, analizzando le modalità attraverso le quali il rapporto con la realtà fisica del paese s’è tradotto in corpus letterario, in stile, in ideologia, in identità collettiva, con particolare riferimento all’800 e al fiume Mississippi come crocevia di culture e luogo di formazione storica, sociale e culturale. Fuori dell’ambito strettamente americanistico, ma in coerenza con questi indirizzi di studio, il prof. Maffi s’è dedicato anche, recentemente, alla storia culturale di Londra e del fiume Tamigi. Il prof. Maffi è iscritto all’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (AISNA)e alla European Association for American Studies (EAAS) e fa parte del comitato scientifico della rivista internazionale di studi nord-americani Ácoma http://dinamico.unibg.it/acoma/. torna su Principali pubblicazioni Monografie Saggi e articoli Introduzioni, prefazioni, postfazioni Conferenze, lezioni, relazioni a convegni Curatele Traduzioni Altri lavori Monografie: La cultura underground (Bari: Laterza, 1972, 1973, 1981; Premio “”Libro Giovane”” 1975 dell’Unione Italiana per il Progresso della Cultura; tradotto in Spagna, Grecia e Brasile) – uno studio sulle culture giovanili negli Stati Uniti degli anni ’60, nei vari aspetti sociali, politici, artistici e letterari. La cultura underground (Barcellona: Editorial Anagrama, 1975). Le origini della sinistra extraparlamentare (Milano: Mondatori, 1976) – un’analisi sintetica dei grandi dibattiti che storicamente hanno contrapposto il marxismo rivoluzionario all’anarchismo e ad altre posizioni analoghe. La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il “”sogno americano””, 1865-1920 (Bari: Laterza, 1980) – una storia culturale di quei decenni e delle loro problematiche centrali, attraverso la lettura di opere di autori diversi come Upton Sinclair, Jack London, Ernest Poole, Winston Churchill, Zane Grey, Sherwood Anderson, Theodore Dreiser, John Reed. Storia della letteratura americana (con Guido Fink, Franco Minganti, Bianca Tarozzi; Firenze: Sansoni, 1991) – la prima Storia scritta da studiosi italiani dopo quella classica di Carlo Izzo (La letteratura nord-americana, 1967). Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York (Milano: Feltrinelli, 1992) – un’ampia storia culturale del Lower East Side di New York, quartiere immigrato di Manhattan, che da metà ‘800 continua a svolgere un ruolo centrale negli sviluppi della cultura moderna, non solo statunitense. Gateway to the Promised Land. Ethnic Cultures in New York’s Lower East Side (Amsterdam: Rodopi, 1994; New York: New York University Press, 1995) – edizioni olandese e statunitense del testo precedente. New York. L’isola delle colline (Milano: Il Saggiatore, 1995) – un testo fra diario di viaggio e memoir che riprende in un’ottica personale molte delle tematiche affrontate nel testo precedente. Sotto le torri di Manhattan. Mappe, nomi, storie. Luoghi (Milano: Rizzoli, 1998, 1999) – un “”ritratto della città””, rivista e riletta nei suoi vari aspetti, storici, sociali e culturali. Londra. Mappe, storie, labirinti (Milano: Rizzoli, 2000) – un altro “”ritratto di città””, un libro “”gemello”” del precedente. New York. L’isola delle colline (Milano: Feltrinelli Traveller, 2003). Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America , Milano: Rizzoli 2004. Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York (nuova edizione), Il Saggiatore, Milano 2006 Mississippi. Un voyage aux sources de l’Amérique, Grasset, Paris 2008 (selezionato per il Prix Nicolas Bouvier 2008; vincitore del Prix Ptolémée pour la Géographie 2008) Tamigi. Storie di fiume, Il Saggiatore, Milano 2008. torna su Saggi e articoli: “”‘The Law of Life’: Jack London and the Dialectic of Nature””, in Jack London Newsletter, Vol. 12, No. 1-3, Jan.-April 1979. “”Macchina, fabbrica, città nella cultura americana dell’800″”, in Archeologia Industriale. Notiziario della Società Italiana per l’Archeologia Industriale, n. 6, dicembre 1979. “”Jack London in Italy. On Some Recent Editions of Martin Eden””, in Jack London Newsletter, Vol. 13, No. 1, January-April 1980. “”L’affermarsi della città industriale””, in AA.VV., Immagini dell’industria europea, ETAS, Milano 1981. “”Percorsi di sopravvivenza””, in AA.VV., Loisaida / New York City. Voci,immagini, suoni dal Lower East Side, Lo Zibetto, Milano 1983. “”Horatio Alger, Jr., la tradizione puritana e i codici di comportamento nella città industriale””, in Rivista di Studi Nord-Americani, Anno II, nn. 2-3, 1983. “”Architecture in the City, Architecture in the Novel: William Dean Howells’s A Hazard of New Fortunes””, in Studies in the Literary Imagination, Vol. XVI, No.2, Fall 1983. Tuli Kupferberg. Uno sguardo da sotto il ponte, Lo Zibetto, Milano 1984 “”Lower East Side / Loisaida N.Y. Cultura emergente, cultura dell’emergenza””, in Linea d’ombra, n. 10, giugno 1985. “”Viaggio attraverso i luoghi del lavoro. Immagini della narrativa ottocentesca””, in Catalogo della Mostra Il luogo del lavoro, Triennale di Milano, maggio-ottobre 1986. “”A proposito di ‘Amerika’””, in Linea d’ombra, n.20, ottobre 1987. Voci: “”M. Algarìn””, “”H. Alger, Jr.””, “”L. Bromfield””, “”E. R. Burroughs””, “”A.Cahan””, “”J. Cain””, “”C. Caudwell””, “”J. F. Cooper””, “”J. Erskine””, “”H. Fast””, “”H. Frederic””, “”H. Garland””, “”J. Gelber””, “”F. B. Harte””, “”B. Hecht””, “”E. MacColl””, “”L. Marx””, “”P. Pietri””, “”M. Piñero””, “”J. Reed””, “”U. Sinclair””, “”H. Swados””, “”B. Tarkington””, in Dizionario Bompiani degli Autori, Bompiani, Milano 1987. “”Smalltown America””, in Linea d’ombra, n. 24, febbraio 1988. “”New Orleans””, in Alphabeta, n. 107, aprile 1988. “”The Nuyorican Experience in the Plays of Pedro Pietri and Miguel Piñero””, in Cross-Cultural Studies. American, Canadian, European Literatures: 1945-1985. Proceedings of the Bled Symposium, ed. By Mirko Jurak, The English Department, Edvard Kardelj University of Ljubljana, Ljubljana 1988. “”Tra Avenue C e Avenue D””, in Linea d’ombra, n. 27, maggio 1988. “”Fay Chiang, da Chinatown, New York””, in Linea d’ombra, n. 29, luglio 1988. “”Nuyorican. Il teatro di Pedro Pietri e Miguel Piñero””, in Linea d’ombra, n.34, gennaio 1989. “”Da Buffalo Bill a Coney Island: Due forme di spettacolo popolare tra Otto e Novecento””, in Rivista di Studi Anglo-Americani, Vol.V, n.7, 1989. “”Incubo americano. Sei monologhi di Eric Bogosian””, in Linea d’ombra, n.43 (novembre 1989). “”New York City Newsboys’ Strike of 1899″”, in Labor Conflict in the United States. An Encyclopedia, ed. by Ronald L. Filippelli, Garland Publishing, Inc., New York & London 1990. “”City Maps and City Alphabets””, (con Franco Minganti), in Rivista di Studi Anglo-Americani, VI, no.8, 1990. “”A sud-est di Manhattan””, in Leggere, V (luglio-agosto), No.43, 1992. “”‘Chi Lai, Arriba, Rise Up!’. Some Remarks on Ethnic Writing in New York City””, in Hans Bak, ed., Multiethnicity and the Canon of American Culture, VU University Press, Amsterdam 1993. “”I fantasmi di Angel Island””, Leggere, VI (ottobre), No.54, 1993. “”Profumo di Londra””, Leggere, VII (febbraio), No.57 , 1994. “”Scritture dei Latinos e degli Asian Americans””, Àcoma, I (primavera 1994), No.1. “”The Subway and the Cellar: breve viaggio attraverso i sotterranei d’America””, Àcoma I (estate 1994), No.2. “”The Other Side of the Coin: Culture in Loisaida””, in Janet Abu-Lughod, et al., From Urban Village to “”East Village””. The Struggle for the Lower East Side, Blackwell, London 1994. “”1970-1990: Vent’anni di teatro di parola””, Àcoma II (estate-autunno 1995), n.5. “”La periferia come inner city: il Lower East Side di New York””, Il centro altrove. Periferie e nuove centralità nelle aree metropolitane, Electa, Milano 1995. “”Un’idea d’opera””, in George Gershwin, Porgy and Bess, Teatro alla Scala, Milano 1996. “”Call Me Deportee””, Àcoma, 11 (autunno-inverno 1997). “”Stranieri, nomadi, meticci: artisti dai margini degli Stati Uniti””, in Lo straniero. Atti del Convegno di Studi, a cura di Mario Domenichelli e Pino Fasano, Bulzoni Editore, Roma 1997. “”The Strange Case of Luigi Donato Ventura’s Peppino. Some Speculations on the Beginnings of Italian American Fiction””, in Werner Sollors, ed., Multilingual America, New York University Press, New York 1998. “”Narrare la metropoli: mappe di New York””, in Gianni Cascone, a cura di, De/Scrittura 1, DeriveApprodi, Roma 1999. “”Storie individuali e storie collettive nel teatro di massa””, Àcoma, 16 (primavera 1999). “”Dalle strade della metropoli al palcoscenico dell’opera””, in West Side Story, Teatro alla Scala, Milano 2000. “”Translating Abraham Cahan, Teaching the Lower East Side: A View from Italy””, in Hasia R. Diner, Jeffrey Shandler, and Beth S. Wenger, eds., Remembering the Lower East Side. American Jewish Reflections, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 2000. “”Il salotto e la strada (per non dire della gallina). Spazi pubblici e spazi privati nell’esperienza del Lower East Side di New York””, Àcoma, 21 (estate-autunno 2001) “”Cézanne e il ‘segreto’ di Hemingway””, in G. Cianci, E. Franzini, A. Negri, a cura di, Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi, Bocca Editori, Milano 2001. “”Risalendo il Mississippi: cartoline di viaggio””, Àcoma, n.22 (inverno 2002). “”A New York, luoghi della modernità””, Arcipelago. Rivista di studi letterari dell’Università di Bergamo, n.1, 2002. “”St. Louis: Partenze e arrivi. Note a margine a una città-crocevia””, Storia urbana, nn.98-99 (2002) “”The Parlor and the Street: Private and Public Spaces on New York’s Lower East Side””, in R. Baritono, D. Frezza, A. Lorini, M. Vaudagna, E. Vezzosi (eds), Public and Private in American History. State, Family, Subjectivity in the Twentieth Century, Otto Editore, Torino 2003 “”A Map of the Lower East Side””, in William Boelhower and Anna Scacchi, eds., Public Space, Private Lives. Race, Gender, Class and Citizenship in New York, 1890-1929, VU University Press, Amsterdam 2004 “Blues della morte per acqua”, Ácoma. Rivista internazionale di studi nord-americani, n.31 (inverno), 2005. “Blues de la mort par les eaux: souvenir de la Nouvelle-Orléans”, Conférence, N°21 (automne), 2005 “Dai bordi dell’America. Voci e scritture di frontiera (un’ipotesi di lavoro)”, in Franca Sinopoli e Silvia Tatti, a cura di, I confini della scrittura. Il dispatrio nei testi letterari, Cosmo Iannone Editore, Isernia 2005 “Writing the Mississippi”, in Oriana Palusci e Sabrina Francescani, a cura di, Translating Tourism. Linguistic/cultural representations, Editrice Università degli Studi di Trento, Trento 2006 “Editor’s Foreword”, in “Special European Issue – American Spaces: Horizontal and Vertical”, RSA – Rivista di Studi Nord-Americani, nn.15-16/2004-2005 “The Confidence River: The Mississippi and ‘Its Inimitable Gothic Script’”, in Josef Jarab, Marcel Arbeit, Jenel Virden, eds., America in the Course of Human Events. Presentations and Interpretations, VU University Press, Amsterdam 2006 “Untender is the night in the Garden of Eden: Fitzgerald, Hemingway, and the Mediterranean”, in Caroline Patey, Giovanni Cianci, Francesca Cuojati, eds., Anglo-American Modernity and the Mediterranean, Cisalpino Istituto Editoriale Universitario, Milano 2006 “The Parlor and the Street: Private and Public Spaces on New York’s Lower East Side”, in Günther H. Lenz, Friedrich Ulfers, Antje Dallmann, eds., Toward a New Metropolitanism. Reconstituting Public Culture, Urban Citizenship, and the Multicultural Imaginary in New York and Berlin, Universitätsverlag, Berlin 2006 “New York”, in Remo Ceserani, Mario Domenichelli, Pino Fasano, a cura di, Dizionario dei temi letterari, Torino, UTET, 2007 “Geografie letterarie statunitensi”, in Mario Casari e Dino Gavinelli, a cura di, La letteratura contemporanea nella didattica della geografia e della storia, Milano, CUEM, 2007 torna su Introduzioni, prefazioni, postfazioni: “”Prefazione””, all’edizione spagnola di Mario Maffi, La cultura underground (1975). “”Prefazione””, alla terza edizione di Mario Maffi, La cultura underground (1980). “”John Reed: Da Harvard al Palazzo d’Inverno, passando attraverso l”Altra America’””, in John Reed, Dieci giorni che fecero tremare il mondo, Mondadori, Milano 1982. “”Vagabondaggio ed esilio: George Orwell e la Guerra di Spagna””, in George Orwell, Omaggio alla Catalogna, Mondadori, Milano 1982. “”Ai margini dell’Impero””, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 1983. “”Premessa””, all’edizione greca di Mario Maffi, Underground, Odysseas, Atene 1983. “”Upton Sinclair: I dilemmi di un socialista per sentimento””, in Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. “”Introduzione””, in Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. “”Introduzione””, in Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. “”Prefazione””, in Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. “”Introduzione””, in Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. “”Un americano alla corte di re Edoardo VII””, prefazione a Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. “”Prefazione””, in T. Howe, A. Innaurato, M. Piñero, D. Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987 “”Introduzione””, in Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988. “”Postfazione””, in Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. “”Introduzione””, in Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. “”Introduzione””, in James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990. “”Introduzione””, in Richard Wright, Ho bruciato la notte, Mondadori, Milano 1992. “”Ritratto dell’autore da scarafaggio””, in Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993. “”Introduzione””, in Robert Louis Stevenson, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1994. “”Premessa””, in Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. “”Nota introduttiva””, in Mark Twain, La banconota da un milione di sterline, Oscar Mondadori, Milano 1995. “”Introduzione””, in Sir Arthur Conan Doyle, L’avventura del vampiro del Sussex, Oscar Mondadori, Milano 1995. “”Introduzione””, a Mario Maffi, a cura di, Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. “”Introduzione””, a Mario Maffi, a cura di, Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. “”Introduzione””, a “”Poeti di lingua inglese””, in Poesia delle Americhe. Ottocento e Novecento, a cura di Piero Gelli, Skira Editore 1997. “”Il poeta veste di nero””, in Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio (Cagliari: CUEC Edizioni 2001. “”La giungla a un secolo di distanza””, in Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. “”New York, anni dopo””, in Mario Maffi, New York. L’isola delle colline, Feltrinelli Traveller, Milano 2003. “”L’attualità di La giungla, cent’anni dopo””, in U. Sinclair, La giungla (cura, traduzione, introduzione di Mario Maffi; Il Saggiatore, Milano 2003) “Introduzione – Ai margini dell’Impero”, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 2006 “Preface: Time and the City”, in Mario Maffi, New York City. An Outsider’s Inside View, Ohio State University Press, Columbus (OH) 2004 “Presentazione – L’occhio di Henry James”, in Caroline Patey, Londra. Henry James e la capitale del moderno, Unicopli, Milano 2004 “Editor’s Foreword”, in “Special European Issue – American Spaces: Horizontal and Vertical”, RSA – Rivista di Studi Nord-Americani, nn.15-16/2004-2005 “Introduzione – Ai margini dell’Impero”, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 2006 “Postfazione – I giardini della memoria”, in Michela Pasquali, Loisaida. NYC Community Gardens, a+mbookstore, Milano 2006 “Prefazione alla nuova edizione”, in Mario Maffi, Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York, Il Saggiatore, Milano 2006 “Introduzione all’edizione 2008”, in Karl Marx – Friedrich Engels, India. Cina. Russia. Le premesse di tre rivoluzioni, Il Saggiatore, Milano 2008 torna su Conferenze, lezioni, relazioni a convegni: “”La Nuova Sinistra Statunitense e il Movimento Nero negli anni sessanta””, relazione al IV Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Urbino, 27-30 maggio 1977). “”Horatio Alger, Jr., la tradizione puritana e i codici di comportamento nella città industriale””, VI Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Bologna, 2-4 ottobre 1981). “”From the Abyss: Social Writing and the Urban Masses in the American Late Nineteenth Century””, relazione alla Annual Conference della British Association for American Studies (Edinburgh, April 8-11, 1983). “”Da Buffalo Bill a Coney Island: Due forme di spettacolo popolare tra Otto e Novecento””, relazione al IX Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Perugia, 10-13 novembre 1987). “”Urban Culture and Americanization in the Early Fiction of the Lower East Side””, relazione all’International Convention dell’American Studies Association e della Canadian Association for American Studies (New York, Nov. 21-24, 1987). “”The Nuyorican Experience in the Plays of Pedro Pietri and Miguel Piñero””, relazione al Symposium on the Literatures and Cultures of the United States and Canada (Bled, Slovenia, Yugoslavia, 9-14 maggio 1988). “”Il laboratorio del Lower East Side””, comunicazione al Seminario: “”Roma/New York, culture a confronto”” (Università “”La Sapienza””, 3-6 luglio 1989) “”City Maps and City Alphabets: Words and Images from New York’s Lower East Side””, relazione al Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani, (Sassari, 9-11 ottobre 1989; in collaborazione con Franco Minganti). “”‘Chi Lai, Arriba, Rise Up!’. 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Some Speculations on the Beginnings of Italian American Fiction””, relazione alla Biennial Conference of the European Association for American Studies (Varsavia, 21-24/3, 1996). “”Immigrant Cultures in New York””, lezione tenuta presso l’Institut für Amerikanistik della Innsbruck Universität (Innsbruck, 30/5/1996). “”Culture urbane e letterature della città: percorsi di ricerca””, relazione al seminario interdisciplinare di studi americani “”Gli Stati Uniti nel 20° secolo: cultura, società, economia e stato””, organizzato dal Centro di Studi Americani e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana (Roma, 5-7/6/1996). “”Louis Chu’s Eat a Bowl of Tea: A Founding Text in Asian American Literature””, relazione al Convegno della European Association for American Studies (Lisbona, aprile 1998). “”Translating Abraham Cahan, Teaching the Lower East Side. A View from Italy””, relazione al Convegno “”Remembering the Lower East Side: American Jewish Reflections”” (New York University, New York, May 10th-11th, 1998) “”Cézanne e il ‘segreto’ di Hemingway””, relazione al Seminario Interdisciplinare “”Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi”” (Università degli Studi di Milano, A.A. 1997/1998). “”Real Cities: Metropolitan Spaces, Immigrant Writing. Sparse Thoughts on Modernism””, relazione al Convegno “”I limiti del moderno. Spazi e forme della rappresentazione: città, fabbrica e avanguardia”” (Università del Piemonte Orientale, Vercelli 8-9 aprile 1999). “”Narrare New York””, Intervento al Laboratorio di letteratura americana, Centro Italiano di Studi Americani (Roma, 19 maggio 1999). “”New York, o della complessità””, Lezione conclusiva del Seminario di Letteratura Americana, Centro Italiano di Studi Americani (Roma, 20 maggio 1999). “”Città perdute e Babilonie rivisitate: il caso di F. S. Fitzgerald””, Comunicazione alla Tavola Rotonda “”Strangers in Paris”” (Università degli Studi, Milano 25 maggio 1999). “”A Map of the Lower East Side””, relazione al Convegno “”Public Spaces, Private Lives. Race, Class, Gender and Citizenship in New York City, 1890-1929″” (Università di Padova, Padova, 26-28 aprile 2000). “”What the Lower East Side Taught (And Teaches)””, relazione al Convegno “”Towards a New Urbanism. Re-Imagining the Cultural Metropolis and Reconstructing Urban Knowledges””, (Humboldt Universität, Berlin, 29 giugno-1 luglio 2000). “”Vampiri di fine secolo, fantasmi di modernità””, intervento alla giornata di studio “”Wilde At Heart”” (Università degli Studi di Milano, 14 dicembre 2000). “”Sguardi su New York. 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Spazi urbani e forme di vita nella cultura occidentale”” (Università di Roma 3, 29 novembre-1 dicembre 2001). “”Eating the Mississippi; ovvero, perché non voglio più mangiare il pesce-gatto””, Intervento alla giornata “”Le parole del cibo”” (Università degli Studi di Milano, 7 febbraio 2002). “”Life on the Mississippi Revisited; Or, The River as Déjà-vu””, relazione al convegno “”Stemming the Mississippi”” (Université Paris 7 Denis Diderot, Parigi, 26-28 febbraio 2003). “”Mapping the Mississippi: Un altrove all’interno dell’America””, comunicazione alle giornate di studio “”Mappe verbali dell’altrove: Letteratura e immaginario geografico”” (Università degli Studi di Milano, 20-21 marzo 2003). Intervento al seminario “”New York”” (Università di Torino, 27 marzo). Intervento alla giornata “”Cantieri dell’americanistica”” (Università di Bergamo, 16 aprile). “”The Confidence-River: The Mississippi and ‘Its Inimitable Gothic Script'””, Parallel Lecture alla European Association for American Studies’s Biennial Conference (“”America in the Course of Human Events: Presentations and Interpretations””, Charles University, Praga, 2-5 aprile 2004) “Sentieri d’America: la Route 66 e altre strade”, Seminario di Letteratura Americana (Centro di Studi Americani, Roma, 8-10 giugno 2005) “Città di fiume: St. Louis e New Orleans”, lezione al Dottorato di Ricerca in Letterature di Lingua Inglese (prof.ssa Rosa Maria Colombo, “Nel corpo delle città: Ordine e caos”; Università “La Sapienza”, Roma, 9 giugno 2005) “ ‘Un fiume mostruosamente grande’: Il Mississippi fra storia e immagini, oralità e scrittura”, Incontri di Comparatistica (Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Sezione di Comparatistica; 25 febbraio 2005) “Tenera è la notte nel giardino dell’Eden? Fitzgerald, Hemingway e il Mediterraneo”, Relazione presentata all’International Conference “Anglo-American Modernità and the Mediterranean” (Università degli Studi di Milano, 29-30 settembre 2005) “Tra David e Huck, formazioni transatlantiche” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 10 dicembre 2005) “Che cosa narrano le sorgenti del Mississippi – Il Mississippi e G. C. Beltrami” (Museo di Scienze Naturali “E. Caffi”, Bergamo, 11 febbraio 2006) “La città e l’acqua” (Libreria Utopia, Milano, 23 febbraio 2006) “Due mondi, due culture: Po e Mississippi a confronto” (Biblioteca comunale “F. Maffi”, San Zenone Po, 7 maggio 2006) “Il Mississippi e il blues” (Festival Blues, Piacenza, 18 maggio 2006) “Raccontare Londra, raccontare New York” (lezione nell’ambito del corso tenuto dalla prof.ssa Nicoletta Vallorani, Mediazione Linguistica e Culturale, Polo di Sesto San Giovanni, 9 novembre 2006) “L’impossibilità di essere normali: tra J. D. Salinger e Alan Sillitoe” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 25 novembre 2006) “Vie d’acqua, vie di civiltà” (I mercoledì di Italia Nostra, Milano, 14 febbraio 2007) “Geografia, storia e letteratura nel mondo anglo-americano” (Convegno “La letteratura contemporanea nella didattica della geografia e della storia”, Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Associazione dei Laureati in Discipline Storiche, Università degli Studi di Milano, Milano, 16 febbraio 2007) “Città e fiumi: narrare le geografie” (Giornata di studio “L’immaginario geografico tra cultural studies e tradizione letteraria”, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Dottorato di Ricerca in Anglistica, Università degli Studi di Milano, Milano, 20 febbraio 2007) “Catastrofi reali e immaginarie nella cultura americana” (Giornata di Studio “Narrazioni dell’immaginario apocalittico”, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Dottorato di Anglistica, Università degli Studi di Milano, Milano, 2/3/2007) “Il Mississippi e il blues” (Festival del Blues, Castel S. Pietro [Imola], 25/5/2007) “Testimoni non neutrali: John Reed e George Orwell” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 24/11/2007) “Crocevia a New Orleans” (Convegno “Catene di memoria. Il bicentenario dell’abolizione britannica della tratta degli schiavi [1807] in prospettiva contemporanea”, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche, Dipartimento di Lingue e Culture Contemporanee, Sesto San Giovanni, 7/11/2007) “Presentations du livre Mississippi. Voyage aux sources de l’Amérique (Grasset 2008)”, Festival International du Livre et du Film “”Etonnants Voyageurs””, St. Malo (10-12 maggio 2008) Presentation du livre Mississippi. Voyage aux sources de l’Amérique (Grasset 2008), Festival International de Géographie, St. Dié-Des-Vosges (2-5 ottobre 2008), e consegna del Prix Ptolémée pour la Géographie 2008 “ An Intimate Relationship. The City, the River, and their Wor(l)ds. Echoes from New Orleans and Vicinity”, Colloque International “L’Art de le Ville”, Maison de la Recherche, Université Toulouse-Le Mirail (6-8 novembre 2008) torna su Curatele: Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. Tina Howe, Albert Innaurato, Miguel Piñero, David Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987 Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988. Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990. Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993. Robert Louis Stevenson, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1994. Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio, CUEC Edizioni, Cagliari 2001. Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. torna su Traduzioni: Arthur Kopit, “”Indiani””, Sipario, n.2, 1970 Christopher Hill, Cromwell, Laterza, Bari 1975. Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. M. Piñero, “”Mezzanotte al Greasy Spoon””, in T. Howe, A. Innaurato, M. Piñero, D. Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987. Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988 (con Bruno Maffi). Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. “”Una bistecca”” e “”Il Messicano””, in Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. “”Incubo americano. Sei monologhi di Eric Bogosian””, in Linea d’ombra, n.43 (novembre 1989). James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990 (con Bruno Maffi). Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993 Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. George Gershwin, Porgy and Bess, Teatro alla Scala, Milano 1996. Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents, Stephen Sondheim, West Side Story, Teatro alla Scala, Milano, 2000. Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio, CUEC Edizioni, Cagliari 2001. Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. torna su Altri lavori: “”The Nether Side of New York””, audiovisivo prodotto in collaborazione con il fotografo Alberto Valentini, per l’Istituto di Anglistica, Università degli Studi, Milano 1983. “”In Darkest London””, audiovisivo prodotto in collaborazione con il fotografo Alberto Valentini, per l’Istituto di Anglistica, Università degli Studi di Milano 1985.”,”MUSx-069-FL” “MAFFIODO Barbara”,”La “”medicina delle passioni”” nel Piemonte ottocentesco (1815-1859).”,”Volume intonso”,”SCIx-002-FMB” “MAFFIOLI Cesare”,”Una strana scienza. Materiali per una storia critica della Termodinamica.”,”Cesare Maffioli si è laureato in fisica nel 1970 all’Università di Pavia ed attualmente è professore di ruolo di fisica e laboratorio presso l’ITI M. Curie di Milano.”,”SCIx-258-FL” “MAFFRE Jean-Jacques”,”La vita nella Grecia classica.”,”Jean-Jacques Maffre, membro dell’Ecole Française di Atene, è docente alla Sorbona. Tra le sue opere: ‘L’art grec’, Paris, 1986 e ‘Le siècle de Péricles’, Paris; 1990.”,”STAx-372″ “MAGAGNOLI Stefano SIGMAN Nora Liliana TRIONFINI Paolo a cura;”,”Democrazia, cittadinanza e sviluppo economico. La costruzione del welfare municipale a Modena negli anni della Repubblica.”,”Saggi di Emanuele GUARALDI e Paolo TRIONFINI Stefano MAGAGNOLI Nora Liliana SIGMAN Emanuele Guaraldi è dottore di ricerca in Storia delle istituzioni politiche. Magagnoli insegna Storia economica all’Università di Parma. La Sigman collabora con il Centro documentazione donna, l’Università e l’Istituto storico di Modena. Paolo Trionfini è dottorando di ricerca all’Università di Teramo.”,”ITAS-191″ “MAGATTI Mauro DE-BENEDITTIS Mario”,”I nuovi ceti popolari. Chi ha preso il posto della classe operaia?”,”Mauro MAGATTI (1960) insegna sociologia presso l’ Università cattolica di Milano. Ha scritto pure ‘L’io globale’ e ‘Il potere istituente’. Mario de BENEDITTIS (1971) insegna sociologia dei processi culturali all’ Università degli studi di Milano. La Terza Italia. “”La ‘provincia italiana’, con gli stereotipi che l’accompagnano (una rete di relazioni sociali forte, consolidata e rigida; l’attaccamento alla cultura del territorio; la fermezza etica), pare emergere dai nuovi ceti popolari che vivono nei comuni con una popolazione compresa fra i 20.000 e i 40.000 abitanti. Ceti popolari, questi, che paiono maggiormente legati alla tradizione e alla famiglia rispetto a quelli che abitano in altri contesti territoriali. Per quanto riguarda la variabile ‘lavoro’, negli arcipelaghi urbani il numero degli impiegati, anche se inferiore a quello degli operai qualificati, è più significativo rispetto ai contesti extraurbani, dove risultano più indicativi gli operai qualificati. Più alta è la percentuale del ceto popolare extraurbano che ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato rispetto a quello urbano, così come, sempre con riferimento alla contrattualistica, è più elevata la percentuale di coloro che vivono in città con più di 500.000 abitanti e hanno contratti atipici o lavorano in nero. Sempre nelle città con più di 500.000 abitanti solo l’8.9% dei ceti popolari ha un lavoro autonomo (a dispetto di una media del 15.9%) e la percentuale di Co.co.co risulta essere la più alta””. (pag 125)”,”ITAS-124″ “MAGDOFF Harry SWEEZY Paul M.”,”La fine della prosperità in America.”,”Con tiene due capitoli dedicati in particolare alla crisi: – La crisi economica in una prospettiva storica – L’attuale crisi generale del capitalismo Ferrovie. Era della ferrovia. Grande depressione “”Tutti questi fattori [innovazione e nuove tecnologie, espansione imperialista e guerre coloniali, guerre tra le potenze imperialistiche, lavoro di ricostruzione postbellico, ndr] hanno in un momento o nell’altro giocato un ruolo cruciale sull’andamento del processo di accumulazione, negli Stati Uniti così come nelle altre parti del mondo capitalista. In questo paese, le ferrovie hanno assorbito tanto capitale quanto all’incirca tutte le industrie estrattive e manifatturiere assieme a partire dal 1850 in poi, e naturalmente sono state responsabili indirette della penetrazione del capitale all’interno del continente e dell’occupazione in larga misura delle grandi ondate di immigrati che hanno caratterizzato quel periodo storico. Può essere dimostrato che questa «èra della ferrovia» si è conclusa all’improvviso con il panico e la depressione (ciclica) del 1907, e che niente è venuto a sostituirla fino alla prima guerra mondiale. Naturalmente gli anni dal 1908 al 1915 sono stati anni di profonda depressione, con una disoccupazione di circa il 6.6% della forza lavoro (più del doppio della media dei precedenti otto anni), e che nel 1915 aveva raggiunto il 9.7% (1). E’ stata la prima guerra mondiale a salvare gli Stati Uniti dall’entrare in una «grande depressione» ed é stata la prima grande ondata di «automobilizzazione» a sostenere l’economia negli anni venti. L’«automobilizzazione» va intesa non solo come sviluppo dell’industria dell’automobile di per sé, ma anche di moltissimi altri settori ad essa collegati (petrolio, vetro, acciaio, gomma, costruzioni di strade, sviluppo suburbano, ecc.). Gli anni dal 1916 al 1929 sono stati d’altra parte un periodo di relativamente forte espansione e di ridotta disoccupazione (una media del 4.5%), salutato dagli economisti più ottimisti di allora come una «nuova era» che avrebbe messo, secondo le parole del presidente Herbert Hoover, un pollo in ogni pentola e una macchina in ogni garage. Ma questa euforia fu di breve durata. Il 1929 ha visto l’inizio di una regolare recessione ciclica; e questa volta, così come era stato dopo il 1907, non esistevano fattori che potessero determinare una rapida ripresa. (…) Sul piano politico, la reazione negli Stati Uniti alla «grande depressione» è stato il New Deal, un insieme vagametne coordinato di scelte riformistiche”” (pag 77-78) [(1) Per maggiori dettagli vedi Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Il capitale monopolistico’, Torino, 1968, pp. 192-197] Rfc (Reconstruction Finance Corporation) (New Deal) (pag 87) Disoccupazione nascosta (Capitalismo e disoccupazione) (pag 105-107) “”Ancora nel 1972 vi erano non meno di sei milioni di lavoratori occupati a tempo pieno che guadagnavano meno di due dollari l’ora, ciò significa che lavorando 40 ore per settimana per 50 settimane l’anno essi guadagnavano meno di 4.000 dollari. Questi sei milioni di lavoratori erano chiaramente al di sotto del limite di povertà (…). Non vi è dubbio che la gran parte di questi sei milioni di lavoratori potrebbero essere inclusi non troppo arbitrariamente nella categoria della disoccupazione nascosta, anche se questo sarebbe abbastanza fuorviante per la loro grande maggioranza. Essi sono occupati nel vero e proprio senso della parola, e cioè sono lavoratori che ricevono un salario e producono plusvalore ed in quanto gruppo costituiscono un settore preciso della forza-lavoro. Oltre a ciò, e diversamente dai disoccupati nascosti, dal punto di vista del capitale essi sono assolutamente indispensabili per l’esistenza di molte imprese capitalistiche che nel loro insieme giocano un ruolo importante nel funzionamento dell’economia capitalista. L’entità di questa importanza non può essere assolutamente misurata con il metro del loro reddito o di quello dei loro datori di lavoro, la maggior parte dei quali sono piccoli capitalisti che vivono pressoché nelle stesse condizioni dei lavoratori loro dipendenti. Ciò che occorre tenere costantemente presente è che questi lavoratori sono impiegati in settori al alta concorrenzialità di una economia sempre dominata dai monopoli. Il risultato è che una buona parte, se non la maggior parte (…) del plusvalore ‘prodotto’ in questi settori produttivi concorrenziali è ‘drenato all’esterno’ e ‘realizzato’ nei settori monopolizzati dell’economia. E non è soltanto questa l’unica ragione per cui questa parte supersfruttata e funzionante a livelli inferiori allo standard generale dell’economia è importante per il grande capitale. L’esistenza di un grande numero di lavoratori con bassi salari, sempre disponibili ed ansiosi di ottenere un lavoro meglio pagato appena possibile, agisce come un potente freno sul potere contrattuale dei lavoratori meglio pagati nel settore monopolistico del sistema. In questo senso il sottoccupato, senza cessare di far parte della forza-lavoro attiva, funziona come parte dell’esercito di riserva o del relativo surplus della popolazione di cui Marx ha detto: «La sovrapopolazione relativa è quindi lo sfondo sul quale si muove la legge della domanda e dell’offerta di lavoro. Essa costringe il campo d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (1)”” [Harry Magdoff Paul M. Sweezy, ‘La fine della prosperità in America’, Roma, 1979] [(1) K. Marx, Il capitale, I, cit., p. 699]”,”USAE-104″ “MAGDOFF Harry”,”L’età dell’imperialismo.”,”‘Harry Magdoff uno dei maggiori economisti marxisti americani, insegna economia alla New School for Social Research. Dal maggio 1969 è condirettore con Paul M. Sweezy della “”Monthly Review””‘ [Harry Magdoff, ‘L’età dell’imperialismo’, Bari, 1971] “”1. La prima, più ovvia esigenza per garantirsi la sicurezza e il dominio in un mondo di duri contrasti è quella di ottenere il controllo sul maggior numero possibili di fonti di materie prime, ‘quali che siano queste materie prime e comprendendo in esse nuove fonti potenziali’ (16). Il controllo sulle fonti di materie prime è ad un tempo una misura di protezione contro la pressione dei concorrenti, e un’arma di attacco per tenere in scacco i concorrenti non integrati. La proprietà e il controllo sulle fonti di materie prime è normalmente un prerequisito essenziale per consentire a un’azienda dominante o a un gruppo di aziende dominanti di limitare la nuova concorrenza e di controllare la produzione e i prezzi finiti. Inoltre, la dimensione stessa delle grandi aziende integrate verticalmente fornisce loro i mezzi per esplorare e sviluppare nuove risorse potenziali nel resto del mondo (17). La storia dell’industria petrolifera è naturalmente un esempio classico, ma il principio vale anche per l’alluminio, l’acciaio, il rame e altre industrie. 2. Lo schema operativo dell’industria manifatturiera di maggiore successo comprende la conquista dei mercati stranieri. Ciò vale anche quando si abbia un mercato interno così grande come quello degli Stati Uniti. Nell’industria automobilistica con mercato di massa, ad esempio, il mercato estero ha esercitato un’influenza rilevante fin dalle origini. Il sesto modello costruito da Ford fu affidato a un distributore canadese. Fin dal suo primo anno di vita la società Ford cominciò a stipulare accordi per precostituirsi propri mercati esteri (18). L’intensità di questa ricerca di mercati di esportazione varia da industria a industria e presenta differenti gradi di importanza nei differenti momenti di evoluzione industriale e nelle diverse fasi del ciclo economico. In ogni caso, ciò che deve essere sottolineato è il rilievo particolare che assume per l’industria la conservazione di questi mercati di esportazione. E’ a questo proposito estremamente pertinente l’affermazione di Lenin: «Segno caratteristico del capitalismo è l’aumento dello scambio delle merci così all’interno del paese come, specialmente, sul mercato internazionale. Nel capitalismo sono inevitabili le disuguaglianze e le discontinuità nello sviluppo di singole imprese, di singoli industriali, di singoli paesi» (21). (…) 3. L’investimento all’estero costituisce un metodo particolarmente efficiente per lo sviluppo e la protezione dei mercati esteri. La più evidente dimostrazione storica di questa affermazione è data dagli investimenti nel settore ferroviario, che stimolano la domanda di rotaie, locomotive, carrozze ferroviarie e altri prodotti dell’industria siderurgica e meccanica (23). (…) L’idea diffusa che la teoria dell’imperialismo dovrebbe riferirsi prevalentemente agli investimenti nei paesi sottosviluppati non è affatto corretta. La realtà è che le possibilità di investimenti redditizi in siffatti paesi sono limitate dalle stesse condizioni imposte dalle manovre dell’imperialismo. La domanda di mercato limitata e l’arretratezza industriale sono il risultato di strutture sociali ed economiche embrionali, unite alla trasformazione di questi paesi in fornitori di materie prime e di prodotti alimentari per le metropoli. Nostro compito non è qui quello di analizzare in modo esauriente tutti i fattori connessi agli investimenti all’estero, quanto piuttosto di avanzare la tesi che esistono ragioni evidenti, nell’età dell’imperialismo, per l’esplosione degli investimenti all’estero come conseguenza delle possibilità e delle spinte che ne derivano dall’ascesa del ‘big business’. E’ un fenomeno che non ha origine nella malizia dell’operatore economico ma nel normale funzionamento dell’attività economica nelle condizioni date. Le forme di questi investimenti dovrebbero essere esaminate nel loro contesto storico, alla luce della situazione reale in cui le società operano, piuttosto che nei termini astratti più consueti di pressione del ‘surplus’ di capitale (25). 4. La ricerca di opportunità per investimenti all’estero e il controllo sui mercati stranieri spinge l’attività politica nel campo economico ad un nuovo grado di intensità. Gli ultimi venticinque anni del XIX secolo vedono il fiorire di dazi protezionistici (26). Minacce, guerre, occupazioni coloniali sono strumenti politici ausiliari per assicurarsi una sufficiente influenza politica in una paese straniero al fine di ottenere un trattamento commerciale preferenziale, impadronirsi di concessioni minerarie, rimuovere gli ostacoli al commercio e agli investimenti, aprire le porte alle banche e ad altre istituzioni finanziarie che facilitino la penetrazione economica e l’occupazione. L’intensità e la forma dell’intervento politico sono ovviamente diverse. In paesi lontani e deboli è conveniente l’occupazione coloniale. In circostanze diverse appaiono adeguati la corruzione dei funzionari locali o i prestiti (per mezzo di banche o istituzioni statali) (27). Tra i paesi più avanzati si formano alleanze e accordi di compartecipazione. Ne risulta una rete di rapporti economici e politici che muta continuamente nel tempo per effetto di guerre, depressioni, saggi differenziati di industrializzazione (28). Anche le forme variano: colonie, semicolonie, le «più svariate forme di paesi asserviti che formalmente sono indipendenti dal punto di vista politico, ma che in realtà sono avviluppati da una rete di dipendenza finanziaria e diplomatica» (29), così come tra le potenze imperialistiche vi sono quelle antiche e quelle più recenti”” [Harry Magdoff, ‘L’età dell’imperialismo’, Bari, 1971] [(16) E’ da osservare che le società giganti degli Stati Uniti impararono presto, in base all’esperienza, l’opportunità di controllare le loro forniture di materi prime (…); (17) Quando Lenin fornisce la sua spiegazione sul passaggio dalla libera concorrenza al monopolio, osserva: «La concentrazione ha fatto progressi tali che ormai si può fare un calcolo approssimativo di quasi tutte le fonti di materie prime (per esempio i minerali di ferro) di un dato paese, anzi, come vedremo, di una serie di paesi e perfino di tutto il mondo. E non solo si procede a un tale calcolo, ma le miniere, i territori produttori vengono accaparrati da colossali consorzi monopolistici» (‘L’imperialismo’, cit., p. 207). E oltre, nello stesso saggio: «Per il capitale finanziario sono importanti non solo le sorgenti di materie prime già scoperte, ma anche quelle eventualmente ancora da scoprire, giacché ai nostri giorni la tecnica fa progressi vertiginosi, e terreni oggi inutilizzabili possono domani essere messi in valore, appena si siano trovati nuovi metodi […] e non appena siano stati impiegati più forti capitali» (Ibid., p. 261); (18) M. Wilkins, F. E. Hill, ‘American Business Abroad, Ford on Six Continents’, Detroit, 1954, p. 1; (21) ‘L’imperialismo’, cit., p. 24; (23) (25) (…); (27) Per la documentazione e l’analisi vedi G.W. Hallgarten, ‘Imperialismus vor 1914’, Monaco, 1963 e H. Feis, ‘Europe. The World’s Banker, 1870-1914’, New York, 1965; (28) Sulla questione del saggio ineguale di sviluppo: «Così, attorno al 1850, la Gran Bretagna si trovava, rispetto alla maggior parte degli stati europei, nello stesso rapporto in cui, cinquanta anni dopo, l’Europa e gli Stati Uniti si trovavano rispetto all’Oriente e al Sud America», L.H. Jenks, ‘The Migration of British Capital to 1875′, New York, 1927, pp. 187-88; (29) Lenin, op. cit., p. 263. Si deve ricordare che Lenin respinge espressamente la definizione sostenuta da Kautsky che limita l’imperialismo all’acquisizione di colonie fornitrici di materie prime, cioè al tentativo di parte dei paesi capitalistici industrializzati di controllare e annettere regioni agricole. Lenin affronta questo punto con riferimento alle condizioni esistenti prima e durante la prima guerra mondiale: «E’ caratteristica dell’imperialismo appunto la sua smania ‘non soltanto’ di conquistare territori agrari, ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali (bramosie della Germania sul Belgio, della Francia sulla Lorena), giacché in primo luogo il fatto che la terra è già spartita costringe, quando è in corso una ‘nuova spartizione’, ad allungare le mani su paesi di ‘qualsiasi genere’, e, in secondo luogo, per l’imperialismo è caratteristica la gara di alcune grandi potenze in lotta per l’egemonia, cioè per la conquista di terre, diretta non tanto al proprio beneficio quanto a indebolire l’avversario e minare la ‘sua’ egemonia (per la Germania, il Belgio ha particolare importanza come punto d’appoggio contro l’Inghilterra; per questa a sua volta è importante Baghdad come punto d’appoggio contro la Germania, ecc.)». Ivi, p. 268] pag 66-67, 69, 71-72-73)”,”USAQ-097″ “MAGEE Bryan”,”Il nuovo radicalismo in politica e nella scienza. Le teorie di K.R. Popper.”,”Karl Popper è ormai considerato come il più agguerrito critico vivente del marxismo … (risvolto di copertina) Popper, autore della ‘Società aperta e i suoi nemici’ (vol. I e II) è nato a Vienna nel 1092. Nei suoi primi anni dell’adolescenza fu marxista e in seguito divenne un entusiasta socialdemocratico. Oltre agli studi di scienza e di filosofia egli si interessò di politica orientata a sinistra e del lavoro sociale con i fanciulli sotto l’egida di Adler. ma anche della società per i concerti privati fondata da Schoenberg… (pag 15)”,”FILx-026-FMB” “MAGENHEIMER Heinz”,”Hitler’s War. German Military Strategy, 1940-1945.”,”Heinz Magenheimer è nato a Vienna nel 1943 ed è considerato uno dei più rispettati storici militari e commentatori. Dal 1972 è stato membro dell’ Academy of National Defence di Vienna e dal 1993 è membro permanente dello staff editoriale del periodico militare austriaco OMZ. Ha pubblicato libri e scritto articoli sul tema militare, della strategia, sicurezza politica e storia della conduzione della guerra. Could Germany have won World War Two? (in copertina) Discussioni tra Hitler e i vertici militari sulla strategia dell’operazione Barbarossa (1941) (pag 88-89) “”Hitler’s decision of 21 August to invest Leningrad and to destroy the bulk of the Soviet armies in the south between the inner flanks of Army Groups Centre and South by means of concentric attacks (32) – which was only accepted by the OKH after much controversy – has generally been attributed to his one-sided preoccupation with ideological and economic objectives. In fact, as will be assessed in due course, it was primarily the logical consequence of the unsatisfactory overall situation on the eastern front, considering the advanced time of year. Superficially there was a contradiction between the objectives, on the one hand, of destroying the enemy’s living power and, on the other, of capturing his base of raw materials and food supply. More important, however, is the question as to whether the situation in mid-August was conducive to an immediate offensive against Moscow, or more precisely, whether there was still time to create the conditions for such a decisive attack. As German and Soviet experts mostly agree, the tying down of the German forces on the inner flanks of Army Groups Centre and South reached such a pitch that neither of the two army groups could pursue their more far-reaching aims without first jointly removing this threat to their flanks. The subsequent highly successful battle of Kiev, lasting until 26 September 1941, was therefore the result of an operational need to lay the foundations for further offensive actions. Furthermore, the controversy between Hitler and the OKH in August 1941 not only uncovered errors in the evaluation of the enemy, but also mistakes in operational planning (33). In the light of the subsequent course of the campaign, it is highly questionable whether there was any chance of success for Colonel General Halder’s plan to advance on Moscow in mid-August against a still unbroken enemy, knowing that the northern and southern flanks of Army Group Centre were unprotected, and without any strategic reserves (34). The controversial directives of July and August 1941 cannot, therefore, actually be described as blunders. More to the point was the belated admission of the fact that mistaken assessments of the enemy’s potential strength had remained uncorrected, and that controversies about the operational deployment of forces, which had already become evident in the planning phase, had not been resolved in time. Of far graver consequence on the strategic level than the tug-of-war between Hitler and the leaders of the OKH as to which of the alternatives for the continuation of the campaign in the east promised the greater chance of success, was Hitler’s directive of 14 July (35). Dealing with the reorganization of the Wehrmacht in manpower and equipment, it was issued in expectation of a rapid victory over the Soviet Union. After a reduction of the size of the Army, the Kriegsmarine was to increase its armament according to the needs of a war against Britain and the USA, while priority was clearly given to the Luftwaffe, which was to quadruple its strength. The Army, on the other hand, was to reduce its supply of arms and ammunition to a six-months requirement – an indication that victory on the eastern front was considered imminent”” (pag 88-89)”,”QMIS-301″ “MAGGI Stefano a cura; saggi Mario FRATESI Stefano MAGGI Ernesto PETRUCCI Massimo TABORRI”,”Lavoro e identità. I cento anni del sindacato ferrovieri (1907-2007).”,”Stefano Maggi è professore di Storia contemporanea all’Università di Siena.”,”SIND-204″ “MAGGI Maria Carla a cura, testi di John LOCKE François QUESNAY Nicolas BAUDEAU Guillaume-François LE TROSNE Adam SMITH William WORDSWORTH George BYRON William COBBETT David RICARDO John Stuart MILL Karl MARX Paul-Pierre Mercier DE LA RIVIÈRE Thomas PAINE Feargus O’CONNOR”,”La terra simbolica. Ideologie e teorie del decollo capitalistico nelle campagne.”,”Maria Carla Maggi si è laureata presso l’Università degli Studi di Pavia. Attualmente sta lavorando a uno studio riguardante il dibattito ideologico sulla terra nella cultura settecentesca italiana. John Locke (1632-1704) durante gli studi a Oxford conobbe Lord Ashley, poi conte di Shaftesbury, che divenuto cancelliere lo volle come suo segretario. Nel periodo compreso tra il 1672 e il 1691 la vicenda umana di Locke si intrecciò con gli avvenimenti politici che culminarono nella rivoluzione del 1688. François Quesnay (1694-1774) fu dal 1752 medico personale di Luigi XV. In precedenza aveva esercitato la libera professione e scritto opere di carattere scientifico, divevendo nel 1786 segretario della Académie de chirurgie. Nicolas Baudeau (1730-1792) nel suo giornale Éphémérides du citoyen fondato nel 1765 combatteva i principi della scuola di Quesnay in nome di un mercantilismo liberaleggiante. fu una lettera di Le Trosne, inserita nel numero del marzo 1766 del Journal de l’Agriculture, du Commerce et des Finances a distogliere Baudeau dalle sue convinzioni mercantilistiche e a dirigerlo su posizioni fisiocratiche. Guillaume-François Le Trosne (1728-1780) fu uno studioso di rilievo nel campo della scienza giuridica. Ricoprì funzioni pubbliche essendo avvocato del re e consigliere onorario al presidiale di Orléans. Aderì molto presto alla scuola di Quesnay. Adam Smith (1723-1790) fu professore di filosofia morale all’Università di Glasgow e una delle figure più rappresentative della cultura illuminista inglese. Thomas Paine (1737-1809), dopo aver svolto per lungo tempo in Inghilterra il lavoro di esattore delle imposte, si trasferì in America nel 1774, dove in breve tempo divenne collaboratore e direttore del Pennsylvania Magazine, creandosi fama di pubblicista con scritti antinglesi in favore dell’indipendenza delle colonie americane. Wlliam Cobbett (1762-1835) fu pubblicista e uomo politico. Nel 1800, tornato in Inghilterra dopo un soggioro in francia e in America, fondò il Cobbett’s Weekly Political Register. David Ricardo, un grosso patrimonio costituitosi tramite il commercio bancario permise a Ricardo (1772-1823) di non avere preoccupazioni finanziarie e di dedicarsi, a pieno tempo, agli studi, prima di matematica e geologia, poi, di economia. La formazione culturale di John Stuart Mill (1806-1873) fu segnata dall’influenza determinante della filosofia utilitarista, conosciuta, dapprima, dal padre James e poi praticata direttamente attraverso la partecipazione, negli anni 1820-23, alla Società utilitaristica e la collaborazione successiva alla Westminster review. I tre brani che pubblichiamo sono tratti dal III libro del Capitale di Karl Marx (1818-1883), uscito postumo nel 1894 a cura di F. Engels. Il Capitale è il sapere concettuale del modo di produzione capitalistico.”,”UKIE-010-FL” “MAGGI Michele”,”La formazione dell’egemonia in Francia. L’ideologia sociale nella Terza Repubblica tra Sorel e Durkheim.”,”Rapporto Sorel Engels “”I riferimenti ad Engels nelle pagine del «Devenir social» sono numerosi e mostrano da parte di Sorel, in un contesto in cui non si è ancora profilata la distinzione tra Engels e Marx propria degli anni della ‘critica del marxismo’, una significativa disponibilità alle inflessioni culturali della presentazione engelsiana della dottrina. Esaminando il tipo di lettura dei testi engelsiani seguito da Sorel, in primo luogo del ‘Feuerbach’, a lui noto attraverso la traduzione che nel 1894 ne aveva offerto l’ «Ère nouvelle», si constata come proprio in Engels egli potesse trovare riscontri più diretti delle proprie problematiche sociologiche. Con le riflessioni sul significato dei concetti di legge e di necessità nel campo della scienza sociale Sorel sintonizzava la sua lettura del ‘Feuerbach’, in una prospettiva tesa ad assimilare e ritradurre nei propri quadri teorici l’assunto engelsiano dell’identificazione di concezione materialistica e procedimenti scientifici (40), così come gli stessi termini con cui Engels aveva formulato, col discorso sull’intreccio di caso e necessità (41), il problema dell’esistenza di leggi storiche. Ma su questo punto, si trattava di un confronto suscettibile di perdurare, anche a rottura intervenuta con la sistemazione engelsiana della dottrina; come avviene, ad esempio, per la valutazione di alcune di quelle lettere scritte negli ultimi anni da Engels a proposito della concezione materialistica della storia, tradotte nel 1897 sul «Devenir social» (42), che potevano offrirsi ad una interpretazione nei termini di una teoria dell’interdipendenza dei fattori storici: «In alcune lettere tradotte recentemente sul «Devenir social» – scriveva Sorel nel 1898 – Engels riconosce molto bene che l’economia subisce l’influenza, nello stesso tempo in cui influisce; egli si lamenta aspramente che alcuni giovani socialisti «insistono più di quanto si convenga sul lato economico»; (…) una delle persone più competenti in queste materie, Benedetto Croce, scriveva a Colajanni che la concezione storica di Marx non è affatto tanto distinta dalle teorie esposte da Pareto sull’interdipendenza dei fenomeni» (43). In realtà, al di là dell’interpretazione di determinati testi teorici, pur significativa per vedere attraverso quale tipo di riformulazione le tematiche proprie della formazione culturale di Sorel riuscissero a combinarsi con l’accezione dominante della dottrina, più profondo è il piano su cui va ritrovato il nucleo di questo rapporto con Engels, in quanto rapporto con l’autore di una determinata sistemazione del marxismo adeguata sul movimento, e quindi il significato della sua rottura. Ancora nel maggio del 1897 Sorel difendeva, sia pure ritraducendole nei propri termini culturali, le posizioni di Engels e della sua opera contro un opuscolo di provenienza anarchica su ‘Dottrine ed atti della socialdemocrazia’ il cui autore incentrava l’attacco al partito tedesco innanzitutto sulla critica ad Engels (44). È significativo che molti degli argomenti dello scrittore anarchico qui respinti da Sorel siano argomenti, poi confluiti nell’arsenale polemico revisionista, che egli stesso tra non molto adopererà contro Engels”” (pag 43-44) [Michele Maggi, ‘La formazione dell’egemonia in Francia. L’ideologia sociale nella Terza Repubblica tra Sorel e Durkheim’, De Donato, Bari, 1977] [(42) F. Engels, ‘Sur la conception matérialiste de l’histoire’, “”Le devenir social””, III, 1897, pp. 228-61: si trattava delle lettere del 21 settembre 1890 a J. Bloch e del 25 gennaio 1894 a H. Starkenburg, pubblicate nel 1895 sul “”Sozialistischer Akademiker””, e della lettera del 27 ottobre 1890 a C. Schmidt, apparsa nel 1895 sulla “”Leipziger Volkszeitung; (44) H.G. (Sorel) ‘Contre une critique anarchiste’, cit.; l’opuscolo criticato era quello di W. Tcherkesoff, ‘Pages d’histoire socialiste. Doctrines et actes de la socialdémocratie’, Paris, 1896]”,”MFRx-001-FMB” “MAGGIORANI Mauro”,”L’Europa degli altri. Comunisti italiani e integrazione europea (1957-1969).”,”Mauro Maggiorini, giornalista pubblicista, documentalista, è laureato in Storia contemporanea e dottore di ricerca in Storia del federalismo e dell’unità europea. Ha pubblicato saggi sulla sinistra italiana e sulla Resistenza nel bolognese.”,”PCIx-016-FL” “MAGINI Manlio”,”L’Italia e il petrolio tra storia e cronologia.”,”Convenzione per la fornitura di petrolio sovietico all’Italia (pag 44-45) “”Prima della costituzione dell’Agip, la principale manifestazione di politica petrolifera del governo fascista fu quella di portare avanti lo sganciamento dell’Italia dalla tacita intesa che le principali Potenze occidentali avevano raggiunta durante la Conferenza dell’Aja (giugno 1922) per boicottare i petroli sovietici dopo la nazionalizzazione dei pozzi del Caucaso. ….. finire”,”ECOG-079″ “MAGISTER Sandro”,”La politica vaticana e l’ Italia, 1943-1978.”,”MAGISTER è nato a Busto Arsizio nel 1943. Studente all’ Università cattolica di Milano (teologia, ha condotto una ricerca sulle riviste culturali cattoliche italiane del dopoguerra) entra a far parte nel 1967 del gruppo di ‘Relazioni sociali’. Dal 1969 al 1974 trasferitosi a Roma lavora con Ruggero ORFEI e Piero PRATESI al settimanale politico ‘Settegiorni’. “”I dossettiani, distanziandosi criticamente dal quadripartito, considerato nella sua versione degasperiana ormai senza futuro, si candidano a potenziale alternativa a De Gasperi nella direzione sia del partito che del governo. Montini mira a restituire in qualche misura alla Santa Sede, facendo leva sulla dialettica tra De Gasperi e i dossettiani, tra il pragmatismo liberal-democratico del primo e il maritainismo dei secondi, quello spazio autonomo di iniziativa politica e di mediazione che proprio la scelta da lui stesso tenacemente perseguita, quella dell’unità dei cattolici attorno alla DC, tende a precludere irrimediabilmente. Non è questo, invece, il binario su cui si muove Pio XII. L’interprete più coerente della linea pacelliana è in questa fase il gesuita Riccardo Lombardi, scrittore della ‘Civiltà cattolica’ e oratore infiammato e instancabile. Già all’indomani del 2 giugno, un editoriale della rivista ne aveva anticipato alcuni temi maestri: la “”riconciliazione”” tra fascisti e antifascisti, l’oblio del passato, il riarmo morale dell’Italia””. (pag 83-84)”,”ITAP-130″ “MAGISTRATI Massimo”,”L’Italia a Berlino (1937-1939).”,”2° copia “”(…) scettica e famosa definizione del signor Voltaire: “”La storia è una menzogna convenzionale: qualche avvenimento si è sempre verificato ma mai come esso è stato in seguito raccontato”” (dalla prefazione) I preparativi di Monaco e l’ influenza di Mussolini. “”Il Cancelliere era in quel momento a colloquio con l’ambasciatore di Francia, François-Poncet, il quale nelle primissime ore del mattino aveva ricevuto da Parigi l’istruzione .- ‘extrema ratio’ – di confermare al Governo tedesco l’assenso di massima del Governo francese ad una sollecitazione da inviare senza indugio a Praga per il rapido trasferimento dai territori sudetici alla Germania nei termini già indicati nelle proposte britanniche, ed alla eventuale creazione di una Commissione internazionale incaricata di fissare, in dettaglio, il tracciato delle nuove frontiere tra i due Stati. Attolico chiese ed ottenne di interrompere quella conversazione che, come in seguito apprendemmo, sembrava già volgere in senso del tutto sfavorevole dinanzi alla rinnovata intransigenza di Hitler. Questi, comunque, doveva cominciare a sentire nel suo intimo l’enorme peso della imminente decisiva responsabilità costituita dall’ordine di mobilitazione generale previsto per le ore quattordici, e si attaccò quindi con favore al pezzo di carta portato da Attolico: la sua risposta affermativa, infatti, alla richiesta di Mussolini di aggiornare di ventiquattro ore qualsiasi decisione, fu immediata e precisa. Così alle 12 Mussolini, a Palazzo Venezia, aveva già telefonicamente da Attolico l’assenso di Hitler e poteva farlo conoscere agli inglesi. Subito dopo Attolico, insancabile, riprendeva la via della Wilhelmstrasse per mettere al corrente von Ribbentrop di quanto era avvenuto. E durante tale sua seconda assenza io ricevetti, l’una dopo l’altra, due importanti telefonate. La prima di François-Poncet, che, senza tenere alcun conto oramai dei controlli telefonici evidentemente applicati su larga scala, in quei momenti, dagli organi di Himmler, mi descrisse con molti particolari l’impressione prodotta, a suo modo di vedere, su Hitler dall’intervento di Mussolini. “”Occorre insistere”” egli concluse “”e vedrete che l’influenza di Mussolini potrà ancora esercitare in questo momento una pressione decisiva sulla psicologia del Cancelliere””. Poco dopo il ministro Ciano mi diede una nuova comunicazione diretta da Mussolini ad Attolico nella quale si faceva presente che Lord Perth aveva compiuto un secondo passo consegnando un messaggio personale del Premier britannico. Con esso Chamberlain, informando Mussolini di avere rivolto ancora un estremo appello a Hitler, si dichiarava pronto a ripartire ‘at once’ per la Germania per avere una nuova conversazione, alla quale avrebbe potuto prendere parte, questa volta, un rappresentante della Cecoslovacchia e, se desiderato, quelli dell’Italia e della Francia. Mussolini concludeva che egli “”considerava favorevolmente tale proposta”””” (pag 249-250)”,”RAIx-320″ “MAGLIULO Antonio, con scritti di Ezio VANONI”,”Ezio Vanoni. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Ezio Vanoni (1903-1956) economista e politico, è tra i fondatori della DC e ha contribuito alla redazione del ‘Codice di Camaldoli’ fondamento della dottrina sociale del partito. Come ministro delle finanze nel secondo dopoguerra ha ripristinato la dichiarazione annuale dei redditi e ha studiato la riforma del sistema tributario. Con il Piano Vanoni ha elaborato uno schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito. “”Il concetto di giustizia sociale è concetto morale: esso sorge e si appoggia al principio etico che ogni individuo assume come norma astratta desiderabile dell’agire umano. Per la morale cattolica, la giustizia sociale si pone accanto alla giustizia commutativa ed a quella distributiva, e si erge a regola dell’azione dell’uomo nella società, cioè dei suoi rapporti con la società e con gli altri consociati e della società verso i singoli: “”è (…) proprio delle giustizia sociale l’esigere dai singoli tutto ciò che è necessario al bene comune”” insegna Pio XI nell’Enciclica ‘Divini Redemptoris’ (3). La giustizia sociale impone che ogni individuo concorra alle necessità della società ed a quelle degli altri associati come tali, perché, prosegue l’alto insegnamento, “”come nell’organismo vivente non viene provvisto al tutto, se non si dà alle singole parti e alle singole membra tutto ciò di cui esse abbisognano per esercitare le loro funzioni: così non si può provvedere all’organismo sociale ed al bene di tutta la società se non si dà alle parte e ai singoli membri, cioè uomini dotati della dignità di persone, tutto quello che devono avere per le loro funzioni sociali”””” (pag 79-80) (nota vedi apologo di Menenio Agrippa!)”,”ITAE-316″ “MAGLIULO Antonio”,”Marco Fanno e la cultura economica italiana del Novecento.”,”Marco Fanno (1878-1965) è stato uno dei più grandi economisti italiani del Novecento. Un neoclassico, ma attento ai temi dello sviluppo economico. Antonio Magliulo (1962-) è ricercatore di Storia del pensiero economico nella Facoltà di Economia dell’Università di Firenze. Il volume contiene alcuni fogli manoscritti di appunti dell’ex proprietario Osservazioni conclusive sull’instabilità del capitalismo. … finire (pag 110-111)”,”ECOT-005-FP” “MAGNANI Italo”,”La riforma sociale nella formazione di Nitti economista.”,”MAGNANI Italo professore ordinario di economia politica nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia”,”ITAE-257″ “MAGNANI Otello BOSI Ilio CALEFFI Giuseppe MOSCA Giovanni CERI Luciano STEFANELLI Renzo PALASCIANO Italo BONAZZI Enrico DOLCETTI Onorio CALAFFI Giuseppe ABBATTISTA Vitantonio MORETTI Sante”,”I braccianti. 20 anni di lotte.”,”Dono di A. Scucchia Elementi filocinesi (pag 355)”,”MITT-336″ “MAGNANI Lorenzo a cura, Saggi di Jean PETITOT Imre TOTH Giulio GIORELLO Paolo ZELLINI Ennio DE GIORGI Corrado MANGIONE Marco RAMONI Carlo BERZUINI Dario PALLADINO Pietro CERRETA Antonino DRAGO Fabio BARDELLI Ernesto MASCITELLI Umberto BOTTAZZINI Rossana TAZZIOLI Antonio MORETTO Francesco SPERANZA Salvatore CICENIA”,”Conoscenza e Matematica.”,”Il libro raccoglie i risultati del Convegno Internazionale “”Conoscenza e matematica””, avvenuto a Pavia nei giorni 11 e 12 maggio 1989 presso il Collegio Ghislieri per iniziativa del Dipartimento di Filosofia e sotto la responsabilità scientifica ed organizzativa di Lorenzo Magnani. Fulvio Papi direttore del Dipartimento di Filosofia.”,”SCIx-241-FL” “MAGNANI Lorenzo”,”Epistemologia applicata. Conoscenza e metodo nelle scienze.”,”Lorenzo Magnani è nato nel 1952. Lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Pavia. Si occupa di filosofia, epistemologia, metodologia e storia delle scienze e collabora col Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università di Pavia a progetti di intelligenza artificiale. Fulvio Papi, direttore della rivista Materiali filosofici.”,”SCIx-242-FL” “MAGNANINI Giannetto”,”Ricordi di un comunista emiliano.”,”MAGNANINI, entrato giovanissimo in fabbrica come operaio vi rimase fino al 1948 quando fu licenziato per rappresaglia. Diventato funzionario del PCI è stato membro della segreteria nazionale della FGCI, diretta da Enrico BERLINGUER e vice segretario della federazione comunista reggiana. Dal 1970 è stato presidente della Commissione Sanità e Sicurezza sociale della Regione Emilia Romagna. “”Certo che i grandi discorsi infiammati sul “”Vento del Nord”” (lo slogan di Pietro Nenni che veniva ripetuto da tutti) facevano sempre meno presa”” (pag 64)”,”PCIx-121″ “MAGNANINI Giannetto”,”Dopo la Liberazione. Reggio Emilia, aprile 1945 – settembre 1946.”,”””Per giungere a questa proposta, la citata relazione presentò rapporti allarmati sulla situazione nelle varie provincie emiliane. Su Reggio si scriveva: “”Nella provincia si verificano tuttora dei gravi delitti di vendetta politica, che impressionano l’opinione pubblica e rivelano la persistente tendenza a uccidere e depredare da parte di elementi inqualificabili che si ritengono al di sopra di qualsiasi freno morale e giuridico””. Questo drammatico quadro venen fatto quando l’ondata degli eccidi era passata da oltre un anno. Nel periodo a cui si riferisce la relazione della Direzione Generale di P.S. gli assassinii furono tre: Pessina, Mirotti, Farri, episodi oscuri ancora oggi. Questi fatti vennero senza dubbio strumentalizzati per accelerare l’espulsione di forze della Resistenza dalla polizia, mentre esse rappresentavano la linfa per la costruzione degli organici di una nuovo polizia repubblicana. Il govero De Gasperi si era già mosso prima del referendum del 2 giugno, per rafforzare le forze di polizia, militarizzando le P.S. al pari dei Carabinieri, in funzione della creazione di uno Stato forte e repressivo. E’ da quel momento che si inizia l’uso di gas lacrimogeni e dei candelotti fumogeni nelle manifestazioni di piazza. E per compiere questa operazione De Gasperi si rivolse agli americani per averne il consenso.”” (pag 47)”,”ITAR-117″ “MAGNINO Leo”,”Storia della letteratura giapponese.”,”Chikamatsu lo Shakespeare del Giappone (pag 135) La prosa nei secoli XVII e XVIII. “”Una nota dominante nella letteratura di quest’epoca è il sempre maggiore influsso che va acquistando l’ elemento popolare: per la prima volta scrittori giapponesi scrivono per il popolo, seguendone i gusti, adattandosi alla sua mentalità e alle sue abitudini. Durante i duecentosessantacinque anni di totale isolamento del Giappone, mentre da una parte, come abbiamo già avuto occasione di accennare, si viene amalgamando la cultura occidentale introdotta per la prima volta nel Paese da San Francesco Saverio e dai suoi missionari, d’altra parte l’ influenza del pensiero e della filosofia cinesi si fa sempre più forte, così da provocare il sorgere e lo svilupparsi di due scuole antagoniste, una denominata ‘Kangakusha’, che propugna la più stretta osservanza della cultura cinese e dei suoi dettami fondamentali, l’ altra ‘Wagakusha’, che vuole il ritorno ai primitivi valori nazionali e costituisce il cenacolo degli “”eruditi in giapponese””. (pag 115)”,”JAPx-069″ “MAGNINO Bianca”,”Alle origini della crisi contemporanea. Illuminismo e rivoluzione.”,”MAGNINO Bianca”,”FILx-443″ “MAGNO Michele”,”Lo sciopero nella storia del sindacalismo.”,”Michele Magno lavoro all’Ufficio economico e riforme della CGIL ed ha preparato questo testo per scopi formativi. Lenin. “”E’ interessante mettere a confronto i brevi e sintetici dati sopra riferiti relativi all’entità degli scioperi nei Paesi europei fin qui citati durante i primi anni del nostro secolo con quelli che Lenin studiò attentamente per la Russia, concernenti lo stesso periodo. Il quadriennio 1905-1908 ebbe il seguente andamento: 1905 – 13.995 scioperi e 2.863.173 scioperanti; 1906 – 6.114 scioperi e 1.108.406 scioperanti; 1907 – 3.573 scioperi e 740.074 scioperanti; 1908 – 892 scioperi e 176.101 scioperanti. Ove, ad esempio, nel 1895 e nel 1898 il numero degli scioperi non aveva superato, rispettivamente, le 68 e le 215 unità, e il totale degli scioperanti aveva toccato le cifre di 31.195 e di 43.150. Ma è necessario considerare, come avverte V.I. Lenin, che “”il difetto principale della nostra statistica ufficiale, oltre alla diminuzione voluta dei dati sul numero degli scioperanti, consiste nell’aver essa compreso solo gli operai delle imprese sottoposte alle ispezioni di fabbrica. Gli operai delle ferrovie, i minatori, i tranvieri, edili e gli operai agricoli non sono compresi nella statistica””. In generale, riferisce sempre Lenin, in Russia dal 1895 al 1912 il numero medio annuale degli scioperanti è stato di 345.000; in Germania, in quattordici anni (1898-1912), di 229.500; in Inghilterra, in venti anni (1893-1912) di 344.200. Inoltre, se si confrontano le percentuali degli scioperi avvenuti nelle città e “”non nelle città”” durante il 1895-1904 e nel 1905 (rispettivamente: 75.1 per cento e 24.9 per cento per il primo periodo; 85.0 per cento e 15.0 per cento per il 1905), si può desumere immediatamente, a giudizio di Lenin, la prevalenza delle grandi imprese nel movimento degli scioperi e la relativa arretratezza delle fabbriche rurali”” [Michele Magno, Lo sciopero nella storia del sindacalismo, Roma, 1974] (pag 19) L’accurato studio di Lenin della statistica degli scioperi inserire in Casalini e sito M.”,”MITT-359″ “MAGNO Michele a cura; Testi di John DEWEY Max ADLER Max WEBER Walter RATHENAU Hans KELSEN Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Antonio GRAMSCI Luigi STURZO Jacques MARITAIN John M. KEYNES Carl SCHMITT Galvano DELLA-VOLPE Friedrich A. VON-HAYEK Albert CAMUS Bertrand RUSSELL John RAWLS Hannah ARENDT Jürgen HABERMAS Norberto BOBBIO Amartya SEN Alain TOURAINE Giovanni SARTORI Paul KRUGMAN Anthony GIDDENS Robert REICH Martha NUSSBAUM Ralf DAHRENDORF Robert KAGAN Guido ROSSI”,”Etica Politica Economia nel Novecento. Gli autori e i testi fondamentali per orientarsi nelle discussioni di oggi.”,”Michele MAGNO studioso di questioni sociali e del lavoro è stato dirigente della CGIL e dei DS. Ha pubblicato tra l’altro ‘Riformisti al bivio’. Testi di John DEWEY Max ADLER Max WEBER Walter RATHENAU Hans KELSEN Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Antonio GRAMSCI Luigi STURZO Jacques MARITAIN John M. KEYNES Carl SCHMITT Galvano DELLA-VOLPE Friedrich A. VON-HAYEK Albert CAMUS Bertrand RUSSELL John RAWLS Hannah ARENDT Jürgen HABERMAS Norberto BOBBIO Amartya SEN Alain TOURAINE Giovanni SARTORI Paul KRUGMAN Anthony GIDDENS Robert REICH Martha NUSSBAUM Ralf DAHRENDORF Robert KAGAN Guido ROSSI Contiene il testo riportato dal volume di Hans Kelsen con il titolo ‘Marx o Lassalle. Mutamenti nella teoria politica del marxismo’ (pag 74-83) (critica alla teoria dello stato del marxismo) “”L’ideologia politica del proletariato tedesco, che è stata creata da Marx e Engels, si lega, come pure la teoria economica del marxismo, al liberalismo affatto rivoluzionario nelle sue origini. Solo che la teoria politica marxista, in quanto teoria dello Stato del proletariato privato dei diritti anche economicamente dal suo Stato, nega completamente lo Stato e fa realizzare la situazione ideale del comunismo nella sfera della società, dopo che questa ha eliminato lo Stato come un’ulcera parassitaria. Proprio come avveniva già nei teorici liberali dello Stato, Marx ed Engels interpretano lo Stato semplicemente come strumento della classe che possiede gli strumenti di produzione per opprimere economicamente il proletariato, e la sua nascita – corrispondentemente all’intuizione della sua essenza – la riconducono alla divisione in classi della società che occorre rappresentarsi originariamente omogenea, in un comunismo primitivo. Il fine politico si presenta, conformemente al metodo di esposizione naturalistico-sociologico del marxismo (che in questo punto concorda con la maggior parte delle «sociologie» da Comte in poi), come prodotto causale di uno sviluppo naturalisticamente necessario: è la società anarchico-comunista, che non ha bisogno di alcuno Stato poiché non vi è più alcuna classe da opprimere, poiché non vi è più alcun rapporto di sfruttamento, per il cui mantenimento unicamente esiste lo Stato, per sua natura. Nel postulato di una società del futuro fondata sulla spontaneità, libera dallo Stato e solidale, il socialismo marxista concorda completamente con il concetto fondamentale dell’anarchismo. La teoria politica, quale l’hanno sviluppata Marx e Engels, è anarchismo puro. Ciò è stato a lungo trascurato, per diversi motivi. L’opinione scolastica circa l’opposizione fra socialismo di tendenza marxista e anarchismo è stata infine messa da parte, per la prima volta, dai lavori letterari di Lenin e degli altri autori del bolscevismo, il cui merito indiscutibile è quello di aver restituito la vera e propria teoria dello Stato di Marx e Engels. Questa teoria dello Stato del marxismo, nell’essenziale, non è altro che lo sviluppo del concetto di Stato in quanto strumento della lotta di classe ovvero del dominio di classe fondato sullo sfruttamento, in base allo schema della dialettica: dal seno della società comunista originaria si libera, con la nascita della proprietà privata, lo Stato in quanto organizzazione della classe possidente volta al mantenimento delle condizioni di sfruttamento. Questa condizione, che raggiunge la sua vetta nel moderno Stato capitalistico, trova la sua fine con la conquista violenta del potere politico da parte del proletariato (…)”” [Hans Kelsen, ‘Socialismo e Stato’, Bari, 1978, introduzione di Roberto Racinaro, pp. 191-199] (pag 76-77)”,”TEOC-702″ “MAGNOLI BOCCHI Alessandro PIAZZA Matteo”,”La Banca mondiale.”,”MAGNOLI BOCCHI A. è economista alla Banca mondiale e si occupa di Asia. PIAZZA è economista nel Servizio Statistiche economiche e finanziarie della Banca d’Italia.”,”ECOI-265″ “MAGRI’ Domenico”,”Circolare n. 975 – ’56 (50 SPES). Ai segretari regionali, provinciali, ai dirigenti provinciali Spes, ai segretari di zona, ai segretari di sezione, ai responsabili di seggio.”,”Il falso socialismo spacciato per comunismo. “”La rivolta ungherese, iniziata da masse giovanili, cresciute ed educate in regime di dittatura comunista, e seguita immediatamente dalle masse operaie e da tutto il popolo, senza distinzione di sesso né di età, rappresenta la più solenne e drammatica condanna del comunismo come sistema politico, economico e sociale””. (pag 1)”,”MUNx-049″ “MAGRI Lucio”,”Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci.”,”Lucio MAGRI (1932-2011) esponente della sinistra critica del Pci, fu tra i fondatori nel 1969 del Manifesto di cui fu anche direttore. Radiato dal partito nel 1970, divenne segretario del Pdup (Partito di unità proletaria) dal 1976 al 1984. Fu richiamato nella direzione del Pci dopo che il Pdup vi confluì sulla base della profonda svolta imposta da Berlinguer. Dal 2000 al 2005 ha diretto una nuova e autonoma serie della rivista del Manifesto. Sulla rivolta ungherese del 1956. “”Se vi era una minima possibilità di arrivare a una soluzione con strumenti politici e non militari, occorreva un aiuto esterno, pagando anche un prezzo da entrambe le parti, ma evitando una ripresa della guerra fredda o una sua pessima conclusione. A questo “”aiuto”” politico i sovietici non erano ostili, infatti il primo intervento delle loro truppe fu deciso localmente e solo dimostrativo. Anzi portarono al governo Nagy e destituirono Gero. Il documento che alla fine proposero per un compromesso era ancor più concessivo di quello concluso con i polacchi. Ma tutto ciò avvenne sempre in ritardo, inseguì anziché prevenire l’evoluzione dalla protesta alla rivolta, dalla rivolta allo scontro armato, dalla rivendicazione di maggior democrazia a quella del rovesciamento di campo. (…) Il Pci, e in generale l’opinione di sinistra italina, non capì e non seguì questa dinamica, né tanto meno intervenne per favorire una soluzione. Sbagliò Di Vittorio a leggere, già il 25 ottobre, la prima presenza militare sovietica a Budapest come una repressione e nel vedere solo come protesta politica democratica una protesta che cominciava già ad assumere i caratteri di un’ingestibile ‘jacquerie’; e sbagliò Togliatti classificando dall’inizio la protesta come una controrivoluzione in atto, facendo di ogni erba un fascio. Quando poi ogni possibilità fu bruciata e Chruscev (Krusciov), sollecitato da tutti i partiti comunisti, decise la vera invasione, il Pci lo sostenne”” (pag 141)”,”PCIx-279″ “MAGRI Francesco”,”Crisi del salariato. Neocapitalismo del lavoro.”,”Francesco Magri nato a Milano nel 1883 esordì come giornalista cattolico. Fu con Murri uno dei pionieri della Democrazia Cristiana. Ha approfondito gli studi economici e ha colalborato con riviste e giornali. E’ tra l’altro autore di una storia dell’Azione Cattolica in Italia (2 volumi, 1953) e di una storia della DC in Italia (2 volumi, 1955). Il partecipazionismo. (pag 196-197) “”Si potrebbe ritenere che i socialisti siano favorevoli, invece, fin dall’inizio dei primi esperimenti, si mostrarono decisamente contrari. Augusto Bebel nella sua opera ‘Unsere Ziele’ (I nostri intenti) fin dal 1871 ha sintetizzato la sua opposizione con una frase significativa: “”O tutto o niente””. Egli non poteva negare che il sistema dia all’operaio un maggior guadagno, ma riteneva che il vantaggio maggiore sarebbe dell’imprenditore, e consisterebbe nel risparmio di tempo, di materiale, di luce, ecc. che l’operaio farebbe per aumentare gli utili dell’impresa. Inoltre, poiché l’operaio lavorerebbe con zelo spontaneo, l’imprenditore potrebbe risparmiare il salario di parecchi sorveglianti. “”E poi – egli conclude – tutto il prodotto del lavoro dev’essere nostro, non una parte; e il lavoro dev’essere sociale””. Questo ragionamento non manca di una sua logica. Il Partecipazionismo, creando una cointeressenza dell’operaio all’andamento dell’azienda, allontana sempre più l’immiserimento della classe operaia e la polarizzazione delle due forze nemiche, borghesia e proletariato, auspicata da Marx come condizione per il realizzarsi della rivoluzione sociale. (…) Del resto, nel dopoguerra precedente (1918-20), discutendosi la possibilità di introdurre il Partecipazionismo in Italia, un socialista autorevole, Alessandro Schiavi, sulle colonne dell’Avanti!, in perfetta coerenza coi principi professati, rispondeva che nei riguardi della classe lavoratrice, la riforma preconizzata non poteva raggiungere gli obiettivi: “”perché l’operaio era ancora troppo lontano ed estraneo all’andamento generale dell’azienda, alla sua organizzazione ed alla compilazione dei bilanci, per sentire il rapporto diretto fra la sua produttività individuale e la quota di utili che a fine anno può per essa spettargli, e che, ad ogni modo, la quota di utili sarebbe così aleatoria e modesta che non valeva la pena di sacrificare per essa tutte le più radicali rivendicazioni propugnate dal socialismo””. Lo Schiavi si era mantenuto coerente con la tradizionale tesi socialista, fin dal 1870 espressa dal Bebel. Tutta la passata e più recente letteratura socialista si è mantenuta costantemente avversa al Partecipazionismo. (…) La scuoa sociale-cristiana, non ammette la concezione del salario naturale, né la “”legge di bronzo”” del Lassalle, né quella del “”fondo salari””, ma sostiene il principio del ‘giusto salario’ familiare secondo i principi dell’Enciclica ‘Rerum Novarum’ di Papa Leone XIII. Ritiene perciò il Partecipazionismo il sistema più adatto per attuare la collaborazione sociale”” (pag 196-198)”,”SIND-130″ “MAGRI Tito”,”Il pensiero politico di Hobbes.”,”Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, figlio di un modesto vicario che abbandona presto la famiglia. Lo zio paterno Francis Hobbes si prende cura della sua educazione universitaria, che ha luogo dal 1603 al 1608 a Magdalen Hall in Oxford. Nel 1608 viene chiamato dal barone William Cavendish di Hardwick (futuro conte di Devonshire) come precettore per il figlio (anch’egli di nome William). Hobbes è rimasto a diverso titolo collegato ai vari rami della famiglia Cavendish per oltre 70 anni. Fra il 1610 e il 1615 Hobbes accompagna il discepolo in un viaggio nel continente. A Venezia entra in contatto con Fulgenzio Micanzio, un collaboratore di Paolo Sarpi. Dopo il ritorno in Inghilterra, Hobbes traduce la corrispondenza che Micanzio ebbe con William Cavendish familiarizzandosi con i grandi temi della polemica antipapale. Gli interessi di Hobbes sono umanistici. La sua attività culmina nella grande traduzione della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che viene pubblicata nel 1629. Nel corso del viaggio sul continente del 1630 scopre gli Elementi di Euclide. Dalla fine del 1640 alla fine del 1651 Hobbes vive in Francia, scrivendo, pubblicando o preparando le sue principali opere filosofiche. Muore a Hardwick il 03/12/1679.”,”TEOP-051-FL” “MAGRI Tito”,”Saggio su Thomas Hobbes. Gli elementi della politica.”,”Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, figlio di un modesto vicario che abbandona presto la famiglia. Lo zio paterno Francis Hobbes si prende cura della sua educazione universitaria, che ha luogo dal 1603 al 1608 a Magdalen Hall in Oxford. Nel 1608 viene chiamato dal barone William Cavendish di Hardwick (futuro conte di Devonshire) come precettore per il figlio (anch’egli di nome William). Hobbes è rimasto a diverso titolo collegato ai vari rami della famiglia Cavendish per oltre 70 anni. Fra il 1610 e il 1615 Hobbes accompagna il discepolo in un viaggio nel continente. A Venezia entra in contatto con Fulgenzio Micanzio, un collaboratore di Paolo Sarpi. Dopo il ritorno in Inghilterra, Hobbes traduce la corrispondenza che Micanzio ebbe con William Cavendish familiarizzandosi con i grandi temi della polemica antipapale. Gli interessi di Hobbes sono umanistici. La sua attività culmina nella grande traduzione della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che viene pubblicata nel 1629. Nel corso del viaggio sul continente del 1630 scopre gli Elementi di Euclide. Dalla fine del 1640 alla fine del 1651 Hobbes vive in Francia, scrivendo, pubblicando o preparando le sue principali opere filosofiche. Muore a Hardwick il 03/12/1679. Tito Magri insegna Filosofia della storia all’Università di Bari. Ha tradotto e curato opere di Hobbes, Paine, Mandeville, e pubblicato numerosi saggi di teoria politica.”,”FILx-118-FL” “MAGRIS Claudio”,”Danubio.”,”””Proprio in Ungheria Lukacs aveva ribadito la classicità del marxismo, per il quale la spontaneità immediata è inautentica e riceve significato soltanto dalla disciplina di una forma. Il rituale stalinista appariva forma, ordine, affermazione dei principi sulla nietzscheana “”anarchia degli atomi””; il liberalismo occidentale appariva spontaneità informe, vitalità amorale, egoismo casual, mero processo di bisogni che prescinde da ogni criterio etico. L’ uno era Stato, l’ altro società””. (pag 291)”,”EURC-075″ “MAGRIS Claudio”,”Microcosmi.”,”Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Dopo aver insegnato a Torino, è docente presso l’Università di Trieste (1997). Collabora al ‘Corriere della Sera’.”,”VARx-103-FV” “MAGRIS Claudio”,”Quale totalità. Dibattito con Antonio Villani, Marino Freschi e Carlo Sini.”,”Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Ha insegnato lingua e letteratura a Trieste. Mario Freschi, nato a Trieste, ha studiato a Roma e Berlino, è stato Ordinario di Letteratura tedesca. Carlo Sini è nato a Bologna nel 1933. Si è laureato con Enzo Paci a Milano. Ha insegnato Filosofia teoretica.”,”AUTx-002-FMB” “MAGUIRE Peter”,”Law and War. An American Story.”,”Libro dedicato alla memoria di Telford TAYLOR, Marty HOEY, Robert ROSS Peter MAGUIRE ha insegnato legge e teoria della guerra alla Columbia University e al Bard College. “”The headline of the April 8, 1902 ‘New York Journal’ read, “”Kill all: Major Waller Ordered to Massacre the Filipinos’. The media now focused their enmity on “”Howling Jake””, also known more simply as “”The Monster””. Now the United States would have to investigate General Jacob Smith to extinguish this controversy.”” (pag 63) Gli Stati Uniti, i Khmer Rossi e l’ONU. Usa votano per conservare il seggio ai Khmer Rossi di Pol Pot. “”Actually. the tragic fate of Cambodia clearly demonstrates the weakness of international law during the Cold War. After the Vietnamese toppled the Khmer Rouge in 979, it soon became clear that Pol Pot’s regime had systematically carried out some of the worst atrocities since World War II. Did the United States call for the prosecution of Pol Pot, Ieng Sary, Khieu Samphan, and other Khmer Rouge leaders? No, quite the opposite: in 1979, Cyrus Vance, the Carter amministration’s UN representative, voted to allow the deposed, genocidal regime to retain its seat in the UN General Assembly. After the decision, a senior U.S. official justified the decision to Journalist Nayan Chanda: “”The choice for us was between moral principles and international law. The scale weighed in favor of law because it served our security interests””. Deposed Khmer Rouge leader Ieng Sary put it most succinctly in a 1981 interview: “”First are the aggressors and expansionists headed by the Soviet Union. … It is good that the USA and China are agreed here. We too are on this team!””””. (pag 286)”,”USAQ-075″ “MAGUIRE T. Miller”,”Strategy and Tactics in Mountain Ranges.”,”MAGUIRE T. Miller”,”QMIx-052-FSL” “MAHAIM Annik HOLT Alix HEINEN Jacqueline”,”Femmes et mouvement ouvrier. Allemagne d’avant 1914. Révolution russe. Révolution espagnole.”,”””””L’ origine della famiglia”” di Engels e ‘La donna e il socialismo’ di Bebel furono tradotte in russo alla fine del XIX secolo, ma furono accolte con meno interesse dai socialisti in Russia che in altri paesi. Nel corso degli anni che precedettero la rivoluzione, non si ebbero dibattiti in seno al Partito socialdemocratico russo sulla natura della famiglia o sui cambiamenti del modo di vita che il socialismo avrebbe apportato. Due fattori possono spiegare questa mancanza di interesse. I populisti russi del XIX secolo non si erano accontenati che di una posizione di principio sull’ eguaglianza sessuale, benché le donne avessero potuto giocare un gran ruolo nel movimento rivoluzionario e non si dovettero continuamente confrontare con la loro oppressione nella loro attività quotidiana. Inoltre, era un fatto che i socialdemocratici si spostavano senza tregua per sfuggire alla polizia, sovente erano incarcerati ed esiliati, non avevano occasione di vivere una vita familiare ordinata come i loro fratelli dell’ Europa dell’Ovest: così se sfuggivano alla tentazione di visioni riformiste concernenti le donne come guardiane del focolare, avevano però avuto poca esperienza dei problemi di vita della famiglia e non inquadravano bene l’ ostacolo che poteva rappresentare la famiglia per una attività rivoluzionaria sostenuta dalla classe operaia””. (pag 95-96)”,”MEOx-076″ “MAHAN A.T.”,”L’ interesse degli Stati Uniti rispetto al Dominio del Mare presente e futuro.”,”MAHAN A.T. era capitano di vascello e membro del Consiglio Strategico degli Stati Uniti. “”Nel presente caso non possono sorgere occasioni di gravi difficoltà, perché, diversamente da quanto avvenne nello storico esempio già citato, le due nazioni i cui interessi cozzano in questo momento, cioè la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, sono così all’ unisono per tradizioni ereditarie, per direzione di idee, per norme di diritto che la prevalenza dell’ una non può essere considerata come offesa all’ altra nei luoghi dove esse vengano a trovarsi a contatto. Non ostante il carattere eterogeneo dell’ immigrazione che negli ultimi anni si è riversata negli Stati Uniti, le nostre tradizioni politiche e le caratteristiche della razza restano ancora sempre inglesi o c’è lo stesso, olandesi, come vuole il sig. Douglas Campbell””. (pag 23) “”La potenza marittima della Gran Bretagna, sebbene ancora superiore, non è più, relativamente a quella degli altri Stati, così preponderante come un tempo, sicché ha dovuto concedere ai neutrali il principio che la bandiera copre la merce, la qual concessione, sia essa causata da relativa debolezza o da erroneo sentimento umanitario, ridonda sempre a tutto profitto dei neutrali e a scapito del più forte belligerante. La sola giustificazione politica della Gran Bretagna è ch’essa non potrebbe più come un tempo sopportare il peso delle ostilità, se i neutrali passassero dalla parte del nemico””. (pag 88)”,”USAQ-028″ “MAHAN A.T. Captain”,”The Influence of Sea Power upon the French Revolution and Empire, 1793-1812. Volume I.”,”Fallimento tentativo di Napoleone di combinare strategia terrestre continentale e navale”,”QMIN-001-FSL” “MAHAN A.T. Captain”,”The Influence of Sea Power upon the French Revolution and Empire, 1793-1812. Volume II.”,”Fallimento tentativo di Napoleone di combinare strategia terrestre continentale e navale”,”QMIN-002-FSL” “MAHFUZ Nagib”,”Autunno egiziano.”,”MAHFUZ N. (1911-2006) laureato in filosofia, giornalista e sceneggiatore, primo scrittore arabo a ricevere il premio Nobel per la letteratura. A causa del suo sostegno alla politica di SADAT e agli accordi di Camp David i suoi romanzi sono stati banditi da numerosi paesi del Medio Oriente. Nel 1994 ha subito un attentato ad opera dei fondamentalisti islamici che gli ha semiparalizzato il braccio destro. Ma Mahfuz ha continuato a scrivere. Retrocopertina: Ambientato al Cairo, durante la Rivoluzione egiziana del 1952, “”Autunno egiziano”” racconta la storia di Isa al-Dabbagh, funzionario del governo. In seguito ai sollevamenti popolari che accompagnarono la cacciata di re Farouk I, Isa viene licenziato in tronco con l’accusa di corruzione. Pur riconoscendo le ragioni della Rivoluzione, egli è tuttavia convinto di avere sempre agito secondo le norme: così rifiuta testardamente le raccomandazioni dell’influente cugino Hasan, e pian piano perde la fiducia e l’amore della sposa promessa, Salwa. Lentamente la sua intera esistenza scivola verso il fallimento e la desolazione, mentre il suo Paese affronta le ambiguità e il dissesto creati dalle tensioni politiche di un periodo convulso.”,”VIOx-160″ “MAHFUZ Nagib”,”Il rione dei ragazzi.”,”N. Mahfuz (Il Cairo, 1912 – ) premio Nobel 1988 laureato in filosofia giornalista sceneggiatore ha scritto romanzi e racconti tradotti in varie lingue.”,”VARx-004-FC” “MAHFUZ Nagib”,”Il nostro quartiere.”,”Nagib Mahfuz nato al Cairo nel 1912 laureato in filosofia, ha pubblicato molti romanzi, saggi e racconti. Ha svolto attività di sceneggiatore televisivo e cinematografico. Ha lavorato come giornalista presso il quotidianoa Al-Ahram al Cairo. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1988. Le cronache di un quartiere raccontate attraverso la vita quotidiana dei suoi abitanti: la realtà e le fantasie di un mondo in cui si compenetrano gli arcani della tradizione orientale e il sottile fascino della civiltà europea… Il professore di geografia. Sulla calamità naturale… imprevista… che colpisce gli abitanti del quartiere, seppur messi sull’avviso, allagando le loro case (pag 98-100)”,”VIOx-002-FGB” “MAHIEU Francois Regis”,”Ricardo.”,”MAHIEU Francois Regis è professore di scienze economiche nell’ Università di Versailles/Saint-Quentin-en-Yvelines. Ha pubblicato tra l’ altro “”William Petty, 1623-1687, fondateur de l’ economie politique”” (1997). “”Marx è uno dei primi a pensare che “”la teoria di Ricardo è contenuta nei primi sei capitoli”” (Marx 1862-63, vol. II) sottolineando che “”il resto sono delle applicazioni, delle spiegazioni, delle aggiunte che l’ autore mescola a casaccio”” (ibidem)””. (pag 93)”,”ECOT-065″ “MAHLER Horst, a cura di Angelo BOLAFFI”,”Per la critica al terrorismo. Con un confronto tra Giuliano Amato Angelo Bolaffi Stefano Rodotà Mario Tronti.”,”MAHLER Horst noto avvocato berlinese, dopo essere stato protagonista nel SDS berlinese accanto a DUTSCHKE nelle battaglie anti-imperialistiche scelse assieme a Ulrike MEINHOF, Gudrun ENSSLIN e Andreas BAADER di dar vita alla RAF. Arrestato per primo e condannato a 14 anni di carcere è diventato uno spietato critico del terrorismo.”,”TEMx-047″ “MÄHLERT Ulrich, a cura di Andrea GILARDONI Karin BIRGE GILARDONI-BÜCH”,”La DDR. Una storia breve, 1949-1989.”,”MÄHLERT Ulrich è un punto di riferimento per la ricerca e la didattica sulla storia della DDR e del comunismo sovietico. Tra i suoi studi: ‘La libera gioventù tedesca, le purghe staliniane negli anni 1936-1953 e la rivolta operaia del 17 giugno 1953′.”,”GERV-055″ “MÄHLERT Ulrich a cura; Saggi a cura di Stefan WOLLE Burghard CIESLA Heidi ROTH Heinz VOIGT Udo GRASHOFF Klaus SCHWABE Friedhelm BOLL Heidi ROTH Peter BRUHN Bernd FAULENBACH”,”Der 17. Juni 1953. Ein Aufstand für Einheit, Recht und Freiheit.”,”””Una rivolta per l’unità, la giustizia e la libertà””. Saggi a cura di Stefan WOLLE Burghard CIESLA Heidi ROTH Heinz VOIGT Udo GRASHOFF Klaus SCHWABE Friedhelm BOLL Heidi ROTH Peter BRUHN Bernd FAULENBACH”,”GERV-057″ “MAHN-LOT Marianne”,”Bartolomeo de Las Casas e i diritti degli indiani.”,”””Nel 1534, il ritorno a Città del Messico di fra Marcos de Niza, il quale aveva scoperto l’ immenso territorio del “”Nuovo Messico””, ritenuto vicino al continente asiatico, autorizzava a coltivare l’ idea di una spedizione in Cina, e riaffiorava così anche il progetto missionario. In quell’ anno 1539 al quale siamo arrivati con il nostro racconto, Las Casas sicuramente non si sentiva per nulla coinvolto in questo grande sogno, tranne che per l’ ispirazione di fondo di evangelizzare il mondo intero con mezzi pacifici. Si noti bene che, come alcuni suoi contemporanei egli aveva un pregiudizio a favore dei cinesi: nella sua Historia paragona spesso i seri (i cinesi) agli innocenti abitanti delle Lucayas: “”da loro era come se il nostro padre Adamo non avesse peccato””; mancava loro soltanto la conoscenza del vero Dio.”” (pag 110)”,”SPAx-051″ “MAI Gunther”,”La repubblica di Weimar.”,”MAI Gunther, insegna storia moderna e contemporanea nell’Università di Erfurt. Tra i suoi libri: “”Das Ende des Kaiserreich”” (1987); ‘Der Allierte Kontrollrat in Deutschland 1945-1948’ (1985), ‘Europa, 1918-1939’ (2001). “”A causa della guerra, la quota dell’Europa nel commercio mondiale aveva subito una drastica riduzione e solo nel 1928 tornò sui livelli d’anteguerra; tuttavia, nel corso della crisi successiva la sua quota si ridusse in misura maggiore di quella del commercio mondiale nel suo complesso. La Germania e l’Inghilterra non conquistarono più la quota che avevano raggiunto prima della guerra (rispettivamente il 13 e il 15%); nel biennio 1927-29, la quota della Germania non superò il 9%. Favorendo il recupero del ‘gold standard’, la politica economica e finanziaria dell’epoca contribuì a penalizzare il potere d’acquisto e gli investimenti. Ai radicali cambiamenti intervenuti sul piano economico occorre ancora aggiungere il mutamento non meno radicale del quadro politico: non solo in seguito all’aumento del peso politico del movimento operaio, ma anche a causa dell’ancora irrisolta questione della scelta di fondo tra capitalismo industriale e agricoltura. (…) Dal momento che verso la metà degli anni Venti le fluttuazioni congiunturali erano all’ordine del giorno, in Germania i primi segnali di crisi vennero sottovalutati. In alcuni settori la situazione degli ordinativi e lo sfruttamento degli impianti rimasero relativamente buoni fino a tutto il 1929 e in qualche caso perfino fino al 1930. Nella convinzione che presto ci sarebbe stato un nuovo balzo in avanti dell’economia, prima del 1929 si era determinata una situazione di sovradimensionamento del sistema produttivo. Molti investimenti era stati finanziati con capitale estero, soprattutto statunitense, che venne in gran parte ritirato quando nell’ottobre del 1929 (il famoso “”venerdì nero””) scoppiò una bolla speculativa. Una seconda massiccia fuga di capitali ebbe luogo dopo la vittoria della Nsdap in occasione delle elezioni politiche del settembre 1930, vittoria che fece sorgere non pochi dubbi circa le capacità di tenuta della repubblica. Una terza ondata si registrò nel maggio del 1931, dopo il fallimento dell’Istituto di credito austriaco (Österreichische Kreditanstalt), che provocò una grave crisi bancaria anche in Germania. Le esportazioni si ridussero notevolmente, dal momento che gli effetti di queste crisi portarono a ulteriori restrizioni nell’interscambio di merci e valute. I settori più organizzati e cartellizzati poterono sfruttare il loro potere sul mercato interno, diversamente della industrie produttrici di beni di largo consumo, che non potevano scaricare i loro costi sui prezzi praticati ai consumatori finali. I quali, d’altro canto, vedevanpo ridursi sempre più il loro potere d’acquisto…”” (pag 128-129)”,”GERG-090″ “MAIDA Bruno”,”La liberazione nelle grandi città, 1943-1945.”,”Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha al suo attivo varie pubblicazioni fra cui ‘Hitler 1945. La fine del nazismo’ (2015).”,”ITAR-238″ “MAIDA Bruno”,”Quando partivamo noi. Storie e immagini dell’emigrazione italiana, 1880-1970.”,”Foto di famiglie immigrate, adulti e bambini, adolescenti Little Italy Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘La Shoah dei bambini. La persecuzione dell’infanzia ebraica in Italia, 1938-1945’ (Einaudi, 2013)”,”FOTO-110″ “MAIDA Bruno”,”L’infanzia nelle guerre del Novecento.”,”””Per quanto siano assai limitate le conoscenze sulla partecipazione della gioventù alla Rivoluzione bolscevica; si può immaginare che lo spirito di avventura diffuso da quell’atmosfera avesse carattere esplosivo, perché apriva un enorme spazio di immaginazione al cambiamento e individuava una possibilità di palingenesi ancor più profonda e duratura della guerra. Nelle giornate della Rivoluzione d’Ottobre furono molti gli adolescenti che morirono sulle barricate per la vittoria del comunismo. Il 25 ottobre furono cinquemila i giovani che parteciparono alla presa di Pietrogrado (114). Altri duemila Giovani comunisti combatterono nella guerra civile per difendere il neonato Stato sovietico (115). Il conflitto mondiale e poi la guerra civile produssero in Russia anche un altissimo numero di orfani, che si sommavano ai bambini abbandonati: i 30.000 del 1917 divennero 125.000 due anni dopo; la carestia del 1920-21 li fece crescere fino a 540.000. E proprio la rapida diffusione della carestia in tutta la Russia nel bienno 1921-22 provocò condizioni di fame e totale abbandono per circa quattro milioni di bambini (116). ll governo bolscevico sviluppò una fitta propaganda rivolta a dimostrare come nei paesi capitalistici e nella Russia prerivoluzionaria poco o nulla si fosse realizzato in tema di politiche sociali a favore dei bambini. Rappresentata dai rivoluzioni come promessa del futuro, da quel momento l’infanzia dovva essere invece considerata una priorità”” (pag 165-166) [(114) R. Fisher, ‘Pattern for Soviet Youth’, Columbia University press, New York, 1959, p 143; (115) D Caroli, ‘Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movimento dei Pionieri in Urss (1922-1929)’, Unicopli, Milano, 2006, p. 31; (116) A.M. BAll, ‘And Now My Soul Is Hardened. Abandoned Children in Soviet Russia, 1918-1930’, University of California, Berkeley, 1994, p. 17] “”Dei circa cinque milioni di ebrei uccisi durante la Seconda guerra mondiale, almeno un milione erano bambini. Pochissimi i sopravvissuti nei campi di sterminio di Treblinka, Sobibor, Belzec, Chelmno. In quest’ultimo, vi riuscì il tredicenne Szymon Srebrnik. Divenne la mascotte delle SS perché aveva una voce melodiosa, era agile e le faceva divertire in gare di salto e di corsa. Alla liquidazione del campo le SS gli spararono ma lui, creduto morto, riuscì a salvarsi”” (pag 210) “”Nel 1945, la razione giornaliera per i cittadini di Vienna corrispondeva a 800 calorie, le stesse che erano garantite ai bambini degli asili di Buapest (dove però la quota per gli adulti era di 556). E poco più di 800 erano le calorie anche per i berlinesi, abituati durante la guerra a un apporto tre volte superiore. Erano quantità al di sotto del livello minimo di sopravvivenza e, al pari del periodo bellico, chi poteva, e soprattutto chi aveva bambini piccoli, doveva ricorrere al mercato nero. La morte e le malattie infantili erano particolarmente diffuse. Nel dicembre 1945 il tasso di mortalità dei bimbi al di sotto di un anno, calcolato nella zona di occupazione inglese di Berlino, era del 25 per cento. E di quattro volte più alta era la mortalità infantile a Vienna nell’estate del 1945 rispetto al 1938. In molti paesi europei una della malattie più frequenti tra i bambini era il tracoma, legato alla mancanza di vitamine. Ma si diffusero anche rachitismo, tubercolosi, difterite. Dei 700.000 bambini che nel gennaio 1946 dovevano essere assistiti in Cecoslovacchia, la metà si era ammalata di tubercolosi (15). Berlino, metafora della Germania sconfitta, fu il simbolo di quella distruzione e desertificazione sociale e materiale. Fu «il più grande cumulo di macerie del mondo» (16)”” (pag 288-289) [15) Judt, Postwar, cit, pp. 21-22; (16) ‘Berlin: Kampf um Freiheit’, edito da Senat Berlin, p. 10; cit., in Grossmann, ‘Jews, Germans, and Allies’; cit., p. 17]”,”GIOx-118″ “MAIELLO Adele”,”Un sindacato allo specchio. La Fiom ligure in una generazione di militanti.”,”Adele MAIELLO insegna storia dei movimenti sindacali nell’ Università di Genova. Ha lavorato a lungo in Inghilterra compiendo studi e pubblicando saggi ed articoli sul laburismo britannico, le trade unions e la politica estera britannica. Più recentemente si è occupata di Agostino NOVELLA, della storia dei quadri della CGIL, della politica internazionale dei sindacati italiani e della storia sociale dell’ emigrazione ligure.”,”MITT-039″ “MAIELLO Adele BALBI Paola SIMONELLI Nicola a cura”,”Novella a Genova. I Comunisti Genovesi ricordano Agostino Novella testimonianze di militanti e un’ intervista ad Alessandro Natta.”,” Dal Pci al sindacato. “”Il primo periodo va dal 1945 al 1949 ed è quello in cui egli operò direttamente per la costruzione del togliattiano “”partito nuovo””, del quale era stato isolato fautore fin dal 1943. (…) Prima della guerra egli aveva vissuto l’ importantissima esperienza moscovita, inframmezzata a quella un po’ bohémienne francese. (…) Il secondo periodo della sua attività lo possiamo collocare fra il 1949, anno del suo passaggio alla Cgil, e il 1955, anno in cui fu eletto alla segreteria della Fiom.”” (pag 16-17)”,”PCIx-225″ “MAIELLO Adele MERANI Umberto a cura; collaborazione di Eugenio PALLESTRINI Marta VINCENZI Teresa BERGAMASCO Claudia CIARELLA Giovanni DUGLIO Enrico FAZZINI Giannantonio GIACOPELLO Paolo LINGUA Vito MALCANGI Eugenio MASSOLO Marina MILAN Rosanna ROMEO M. Elisabetta TONIZZI; articoli di Sandro PERTINI”,”Pertini giornalista a Genova.”,”Foto 1° primo maggio Genova Coronata 1922 (pag 129)”,”EDIx-091″ “MAIELLO Adele”,”Sindacati in Europa. Storia, modelli, culture a confronto.”,”Adele Maiello insegna Storia contemporanea e Storia delle Relazioni Industriali nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Un sindacato allo specchio. La FIOM ligure in una generazione di militanti’, Milano, 1989. “”Fu Ferdinand Lassalle, che, durante la rivoluzione del 1848, si era peraltro affiancato a Marx ed Engels, a dare la spinta alla formazione dei primi sindacati non liberali, organizzati poi su scala non più solo locale all’inizio degli anni 1860, col suo “”Programma operaio”” del 1862. Qui si ipotizzava una forma di socialismo da raggiungersi tramite le cooperative dei lavoratori, sussidiate da uno Stato in cui la classe lavoratrice con l’esercizio del suffragio universale maschile, avrebbe esercitato un’influenza notevole. Egli partecipò al congresso di un gruppo di “”società educative”” degli operai di Lipsia nel 1863 dove si misero le basi di una organizzazione sindacale a livello di Reich, con l”Allgemeinen Deutschen Arbeiterverein’ (Associazione generale dei lavoratori tedeschi), ADAV, che passò rapidamente dai 3.500 iscritti iniziali ai 15.000 dell’inizio degli anni 1870) che in realtà fu il primo partito socialista tedesco, vista la preminenza che in essa si diede alla lotta politica su quella sindacale. Un altro gruppo di organizzazioni di lavoratori, il ‘Verband der Deutscher Arbeiterverein’ (Unione delle Società dei lavoratori tedeschi, VDA), fu fondato nel 1864, sotto la presidenza di August Bebel, e vide inizialmente affiancati marxisti, sinistra liberale ed i sindacati raggruppati nell”Unione delle società di educazione operaia’. Nel 1868 la VDA votò di entrare nella ‘Prima Internazionale’, sotto l’influenza di Bebel e di Wilhelm Liebknecht, quest’ultimo legato a Marx e fondatore assieme con lui della stessa Internazionale. Nel 1869, ad Eisenach, la VDA di Bebel si fuse con membri dissidenti dalla lassalliana ADAV per formare il ‘Sozialdemokratischen Arbeiterpartei’ (Partito socialdemocratico dei lavoratori, SDAP) precursore della moderna socialdemocrazia tedesca. Il programma teorico adottato ad Eisenach rifletteva il marxismo dell’Internazionale londinese, le cui richieste immediate differivano di poco da quelle dell’ADAV e i suoi sostenitori furono chiamati gli “”eisenachiani””. (…) Il momento chiave fu la tarda estate (agosto-settembre) del 1868, quando i lassalliani Fritsche e Schweitzer dell’ADAV parteciparono alla nascita della ‘Deutscher Gewerkschaftsbund’ (Lega dei sindacati tedeschi, DGB), il 26 settembre 1868, da parte di un congresso di 206 delegati, rappresentanti circa 142.000 lavoratori di 110 diverse località (15). Contemporaneamente gli “”eisenachiani”” Bebel e Liebknecht, del SDAP; decisero anch’essi di promuovere la formazione dei sindacati e i liberali Max Hirsch e Franz Dunker fondarono, dal canto loro, una ‘Gewerkvereine Zentrale Commission’ (Commissione centrale delle associazioni di mestiere), utilizzando espressamente un termine come ‘Gewerkverein (associazione di di mestiere) come contrapposto a ‘Gewerkschaft’ (sindacato), ormai inscindibile dal concetto di lotta di classe. (…) Nel frattempo il successo dei due partiti socialisti, ADAV e SDAP, era stato rilevante, visto il sistema elettorale tedesco: infatti, già nelle elezioni per il ‘Reichstag’ del 1875, i lassalliani elessero cinque deputati e gli ‘eisenachiani’ tre. Lo stesso anno le due organizzazioni confluirono, a Gotha, in una sola per formare il ‘Sozialistischen Arbeiterpartei Deutschland’ (Partito Socialista dei Lavoratori della Germania, SAD). L’unificazione di Gotha, come la precedente di Eisenach, rappresentò un compromesso fra le tendenze di Marx e Lassalle, e diede origine alla “”Critica del programma di Gotha”” di Marx (16)”” (pag 195-196-197) [Adele Maiello, ‘Sindacati in Europa. Storia, modelli, culture a confronto’, Soveria Mannelli, 2002] [(15) Il congresso si pose l’obiettivo di creare un sindacalismo industriale nelle branche principali della produzione dividendo la DGB in 32 gruppi professionali. Tali sindacati si vollero anche chiamare “”frei”” liberi cioè dall’influenza dello Stato, della Chiesa e degli imprenditori; (16) D.A. Chalmers, ‘The Social Democratic Party of Germany: from Working-Class Movement to Modern Political Party’, New Haven, Yale University, 1964]”,”SIND-131″ “MAIELLO Adele”,”Un sindacato allo specchio. La Fiom ligure in una generazione di militanti.”,”Adele Maiello insegna storia dei movimenti sindacali nell’ Università di Genova. Ha lavorato a lungo in Inghilterra compiendo studi e pubblicando saggi ed articoli sul laburismo britannico, le trade unions e la politica estera britannica. Più recentemente si è occupata di Agostino Novella, della storia dei quadri della CGIL, della politica internazionale dei sindacati italiani e della storia sociale dell’ emigrazione ligure.”,”SIND-005-FV” “MAIER Charles S.”,”La rifondazione dell’ Europa borghese. Francia Germania e Italia nel decennio successivo alla prima guerra mondiale.”,”Charles S. MAIER ha insegnato nella Harvard University; è Associate Professor of History nella Duke University di Durham (North Carolina). E’ coautore del volume: ‘The Thirteenth of May: The Advent of the De-Gaulle’s Republic’ (OUP, 1968). Ha scritto inoltre il saggio ‘The Politics of Inflation in the Twentieth Century’ in ‘The Political Economy of Inflation’ (a cura di F. HIRSCH e J.H. GOLDTHORPE), LONDON 1978.”,”EURx-072″ “MAIER Enrico”,”Socrate. La sua opera e il suo posto nella storia. 1.”,”””Una cosa sola adunque si può ricavare con sicurezza dalle Nuvole: che per il poeta (Euripide, ndr) Socrate fin d’allora era il capo spirituale dei modernisti, degli intellettuali, colui nella cui opera tutte le tendenze dell’ illuminismo trovavano la loro espressione concentrata””. (pag 169)”,”FILx-264″ “MAIER Enrico”,”Socrate. La sua opera e il suo posto nella storia. 2.”,”””Ma nell’ Atene di allora s’ offrivano abbastanza occasioni per esporre le proprie idee ad un pubblico attento. Se Socrate evitò di seguire questa via, non lo fece certamente per non provocare il confronto coi discorsi di parata dei Sofisti: quel ch’egli voleva ottenere, non era ottenibile mediante conversioni in massa. A lui non importava di affascinare le masse, di scuoterle e di condurle allo stato d’ animo collettivo della penitenza. Egli voleva fare degli individui altrettante personalità morali; e tali essi potevano diventare soltanto ripiegandosi su se stessi, acquistando coscienza di se stessi, con tacito e incessante lavoro su se stessi.”” (pag 69) pag 69″,”FILx-265″ “MAIER Charles S.”,”Alla ricerca della stabilità.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. Con il Mulino ha pubblicato ‘La rifondazione dell’Europa borghese’ (1999) e ‘Il crollo’ (1999). “”Quale che fosse l’impulso impartito alla ripresa e all’espansione, sta di fatto che fra il 1933 e il 1939 l’economia nazionale crebbe al tasso medio annuo dell’8,2 per cento. Verso la fine degli anni ’30 il riarmo costituì un incentivo fondamentale. Se il reddito nazionale del 1939 superava di un terzo quello del 1936, l’incremento veniva assorbito in misura crescente dalle spese militari. Ma ancor più impressionante della crescita della produzione – si pensi che nel 1937-38 anche il prodotto dell’economia inglese era cresciuto del 20 per cento rispetto a quello del 1932 – fu il ritmo della ripresa dell’occupazione, che sembra sia stato il più elevato di tutto l’Occidente. Nel 1938 la Germania si approssimava a una situazione di penuria di manodopera, mentre negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione era ancora pari al 20 per cento e in Inghilterra al 10 per cento. I fascisti italiani imposero restrizioni analoghe al ruolo dei lavoratori. Essi scalzarono i vecchi sindacati e poi nel 1928-29 privarono della loro autonomia gli organismi fascisti che li avevano rimpiazzati. I salari reali furono compressi, come in Germania, ma senza che ciò desse un contributo equivalente alla crescita del prodotto nazionale lordo. Innanzitutto la forte rivalutazione della lira ridusse l’espansione delle esportazioni che si era verificata nel periodo 1922-25, e fino alla metà degli anni ’30 non vi fgu alcuna crescita della domanda interna che potesse sostituire gli acquisti all’estero. Eppure il governo non puntò soltanto sul ristagno del mercato per contenere i prezzi. Quando la pressione inflazionistica si fece nuovamente sentire, dopo la rivalutazione della lira, Mussolini decretò un primo taglio dei salari, pari al 10 per cento, nel maggio del 1927, e un secondo in ottobre, che portò la riduzione complessiva al 20 per cento. Seguirono altri due tagli, che andavano dal 7 al 12 per cento ciascuno, nel 1930 e nel 1934, allorché si profilò una minaccia di rialzo dei salari reali”” (pag 148-149)”,”EURE-097″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est. Volume primo.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. “”La Rdt era dilaniata tra il bisogno di beni e prodotti occidentali e la sua dipendenza da una domanda garantita di suoi prodotti proveniente dall’Unione Sovietica. I sovietici acquistavano dalla Germania Est macchine utensili, attrezzature agricole, navi del Baltico. La Germania Est era certamente la maggiore potenza esportatrice del blocco orientale. Nel 1988, quando le esportazioni sovietiche ammontarono ufficialmente ad una totale di 108 miliardi di dollari, la Rdt con una popolazione pari a circa un quindicesimo di quella sovietica esportò per poco meno di quarantotto miliardi di dollari, seguita dalla Cecoslovacchia con ventisei milardi di dollari, dalla Polonia con circa tredici miliardi di dollari, dall’Ungheria attestata sui dieci miliardi di dollari. Il 39% della produzione tedesco-orientale era destinato all’Unione Sovietica, compreso il 65% delle macchine utensili. Il petrolio sovietico era cruciale per l’industria tedesco-orientale e per la precaria capacità della Rdt di procurarsi valuta occidentale”” (pag 118-119)”,”GERV-067″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est. Volume secondo.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. “”L’Europa rappresentata dalla Csce, non era la sola risorsa di coloro che cercavano di rallentare gli eventi; nel gennaio del 1990 i sovietici si appellarono alle quattro potenze, firmatarie degli accordi di Jalta e Potsdam e del patto quadripartito del 1971, quali custodi della posizione internazionale della Germania. Quello che i tedeschi non volevano era una riesumazione delle residue pretese che i vincitori potevano ancora vantare. Per questa ragione l’idea ceh una “”conferenza di pace”” potesse suggellare il processo di unificazione rimase tabù nei mesi a venire. Dopo un imbarazzante lasso di tempo gli americani si schierarono dalla parte dei tedeschi. Nel mese di dicembre Baker aveva accettato con riluttanza la richiesta sovietica che gli ambasciatori delle quattro potenze si ritrovassero a Berlino per la prima volta dal 1971. Nonostante l’innocuo ordine del giorno, l’importanza dell’incontro nella sede del vecchio consiglio di controllo urtò Genscher, offeso dalal rievocazione dello status di potenze occupanti. Tuttavia non c’era modo di impedire il coinvolgimento delle quattro potenze: queste dovevano essere chiamate in causa per evitare il processo più oneroso di dover ascoltare il parere di ogni altro possibile interlocutore dell’Europa orientale e occidentale. Nessuno però, alla fine del 1989, l”annus mirabilis’, aveva un’idea di come si sarebbe dovuto procedere”” (pag 396-397)”,”GERV-068″ “MAIER Charles S.”,”Leviatano 2.0. La costruzione dello stato moderno.”,”Charles S. Maier insegna Storia alla Harvard University. Tra le sue pubblicazioni ‘In Search of Stability. Explorations in Historical Political Economy’ (1987). “”Non tutte le teorie marxiste dovevano necessariamente portare – come quella di Lenin – all’idea che la rivalità imperialista dovesse culminare in una grande guerra. Karl Kautsky, per esempio, suggeriva che le potenze imperialiste potevano arrivare a un «super-imperialismo», ovvero a una spartizione pacifica del mondo coloniale. L’argomentazione di Kautsky proponeva in realtà una visione divenuta poi l’impostazione principale degli studi degli ultimi decenni sugli imperi coloniali, vale a dire l’idea che dovremmo interpretare l’imperialismo non come estensione delle rivalità europee ma come confronto comune dell’Europa con il cosiddetto Terzo mondo. Secondo tale punto di vista, il colonialismo poteva essere inteso come un’impresa comune degli stati e delle economie avanzate dell’emisfero settentrionale nei confronti di stati meno forti in Asia, Africa, Caraibi e Pacifico. L’idea che i colonizzatori si confrontarono con i colonizzati in un qualche tipo di rapporto binario, globale e onnicomprensivo, più importante delle rivalità nazionaliste che li dividevano, emerse in effetti come un’interpretazione dominante del’epoca imperialista. Secondo tale visione, alla base del rapporto coloniale vi erano la segregazione sociale, lo sfruttamento sessuale e la privazione dei diritti politici e civili. Ma tutto questo non solo nelle colonie: si è detto infatti che istituzioni europee, diritti dei cittadini e loro rapporti con lo stato, relazioni di genere e rapporti di lavoro si plasmarono decisamente in base all’esperienza dell’Europa come colonizzatore, così come il mondo degli indigeni non poteva che strutturarsi in base al fatto di essere colonizzato”” (pag 201)”,”TEOP-513″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est.”,”Charles S. Maier isegna Storia europea nella Harvard University. Nel 1999 il Mulino ha pubblicato la riedizione del suo libro più celebre: La rifondazione dell’Europa borghese. Trai suoi altri lavori: In Search of Stability, The Unmasterable Past.”,”GERV-022-FL” “MAIFREDA Germano”,”La disciplina del lavoro. Operai, macchine e fabbriche nella storia italiana.”,”Germano Maifreda è ricercatore di storia economica presso l’Università degli Studi di Milano dove insegna storia economica e sociale dell’età moderna. “”Nel corso del Settecento, quando l’impetuosa crescita di produzione italiana di seta greggia promosse un’espansione quantitativa e dimensionale degli impianti di torcitura, si registrò tuttavia, principalmente in Piemonte, l’ingresso femminile nei mulini. Uomini e donne si trovarono a lavorare e vivere all’interno della medesima fabbrica, ma con percorsi produttivi segregati: la doppiatura o binatura, e ancor più la trattura, furono relegate in reparti separati rispetto a quelli in cui si svolgevano le operazioni di torsione, e la compresenza dei generi era attentamente normata. Nello stesso mulino da seta di Farra, dove erano impiegati ltre centocinquanta operai che lavoravano, alloggiavano e dormivano dentro il recinto dell’impianto, la ‘Regola’ del 1726 sancì la proibizione a uomini e donne di aver “”pratiche sospette, amori, sotto pena di esser castigati o cacciati, e niuno ardirà di andare di notte né di giorno a confabulare con alcuna giovane occultamente”” (27)”” (pag 101) (27) Citato da C. Poni, Tecnologia, organizzazione produttiva e divisione sessuale, cit. p. 279″,”CONx-194″ “MAILLARD Alain”,”La communauté des egaux. Le communisme neo-babouviste dans la France des années 1840.”,”MAILLARD Alain è nato nel 1961 ed è maitre de conferences en sociologie all’ Università di Picardie-Jules Verne (Amiens).”,”SOCU-076″ “MAILLARD Alain MAZAURIC Claude WALTER Eric a cura, interventi di Pierre ANSART Roger BARNY Jacques BARNET Guy BESSE Haim BURSTIN Ida CAPPIELLO Beatrice DIDIER Jacques FOUCART-BORVILLE Alberto GIL-NOVALES Hugh GOUGH Raymond HUARD Ronald HUBSCHER Michel IAFELICE Valérie LACOULANT Robert LEGRAND Guy LEMARCHAND Alain MAILLARD Ted W. MARGADANT Claude MAZAURIC Katharina MIDDELL Matthias MIDDELL Regina POZZI Bernard ROUSSET Jean-Marc SCHIAPPA Jean-René SURATTEAU Galina TCHERTKOVA Kare D. TONNESSON Marie José VILLAVERDE Bernard VINOT Eric WALTER Francois WARTELLE”,”Présence de Babeuf. Lumières, révolution, communisme. Actes du colloque international Babeuf. Amiens, 7,8 et 9 décembre 1989.”,”Partecipanti al colloquio internazionale su Babeuf: Pierre ANSART Roger BARNY Jacques BARNET Guy BESSE Haim BURSTIN Ida CAPPIELLO Beatrice DIDIER Jacques FOUCART-BORVILLE Alberto GIL-NOVALES Hugh GOUGH Raymond HUARD Ronald HUBSCHER Michel IAFELICE Valérie LACOULANT Robert LEGRAND Guy LEMARCHAND Alain MAILLARD Ted W. MARGADANT Claude MAZAURIC Katharina MIDDELL Matthias MIDDELL Regina POZZI Bernard ROUSSET Jean-Marc SCHIAPPA Jean-René SURATTEAU Galina TCHERTKOVA Kare D. TONNESSON Marie José VILLAVERDE Bernard VINOT Eric WALTER Francois WARTELLE Marx, Trotsky, Lenin giudizi su Babeuf. “”Le 24 juin 1896, devant la Chambre, Jules Guesde fait acte d’allégeance à Babeuf et “”ses héroïques complices””. (…) En cette fin du XIXe siècle, quand Guesde présente sa vibrante requête en filiation, le panthéon babouviste est depuis longtemps érigé; Babeuf, Darthé et le peintre Topino-Lebrun en sont les martyrs fondateurs; s’en réclament, peu ou prou, tous les courants du socialisme francasi avac, en tête, les héritiers blanquistes ou communistes du néo-babouvisme; l’et l’appropriation guesdiste de Babeuf prélude à son annexion, vingt-cinq ans plus tard, par le bolchevisme””. (pag 229) Il memoriale del babuvismo, il libro di Buonarroti pubblicato nel 1828, la Congiura degli Eguali detta di Babeuf, segna la nascita del comunismo moderno (pag 230) La Piccardia (in francese Picardie), è una regione della Francia settentrionale. È suddivisa in tre dipartimenti e il suo capoluogo è Amiens. Le città principali della regione, oltre a Amiens, sono Saint-Quentin e Beauvais. Geografia. Il territorio della regione confina con quello del Nord-Passo di Calais a nord, della Champagne-Ardenne a est, dell’Île-de-France a sud e dell’Alta Normandia a ovest, oltre che con il Belgio (Vallonia) a nord-est. Le coste nord-occidentali sono bagnate dal Canale della Manica. Etimologia [modifica] L’etimologia del termine Piccardia non è né geografica né storica. La parola apparve nel 1248, derivata dalla parola “”picard””, vale a dire “”piocheur””, “”scavatore””. I parigini chiamavano “”scavatori”” tutti gli agricoltori che vivevano a nord della zona ricoperta da foreste del Senlisis e del Valois (dove i paesani erano boscaioli), e a nord venivano chiamati “”Picard”” tutti quelli che non parlavano fiammingo. Arras, Boulogne, Calais, Tournai erano città “”piccarde””; i loro studenti formarono a Parigi e a Orléans la “”Nazione Piccarda””. (Wikip)”,”SOCU-152″ “MAIMANN Helene a cura; saggi di H. MAIMANN M. SCHEUCH H. STEINER W. MADERTHANER S. HAHN M. LANG S. MATTL A. BENYA (colloquio con G. TRAXLER) B. LEHMANN U. KREMSMAYER H. FIRNBERG (colloquio con B. LEHMANN e H. MAIMANN) M. MARSCHALEK U. KREMSMAYER K. MARK (colloquio con H. MAIMANN e P. MELICHAR) M. SEWERING-WOLLANEK S. HEINISCH R. KANNONIER P. CARDORFF P. MELICHAR U. WEBER-FELBER G. SCHEUER H. KONRAD R. LÖW H. STEINER B. UNFRIED G. BOTZ J. BUNZL F. KELLER A. PELINKA F. VRANITZKY (colloquio con H. MAIMANN) e altri”,”Die Ersten 100 Jahre. Österreichische Sozialdemokratie 1888-1988.”,”saggi di H. MAIMANN M. SCHEUCH H. STEINER W. MADERTHANER S. HAHN M. LANG S. MATTL A. BENYA (colloquio con G. TRAXLER) B. LEHMANN U. KREMSMAYER H. FIRNBERG (colloquio con B. LEHMANN e H. MAIMANN) M. MARSCHALEK U. KREMSMAYER K. MARK (colloquio con H. MAIMANN e P. MELICHAR) M. SEWERING-WOLLANEK S. HEINISCH R. KANNONIER P. CARDORFF P. MELICHAR U. WEBER-FELBER G. SCHEUER H. KONRAD R. LÖW H. STEINER B. UNFRIED G. BOTZ J. BUNZL F. KELLER A. PELINKA F. VRANITZKY (colloquio con H. MAIMANN) e altri”,”MAUx-016″ “MAINARDI Roberto”,”Geografia d’Europa.”,”Roberto Mainardi insegna Geografia umana all’Università di Milano e Geografia economica all’Istituto per la formazione al giornalismo della Regione Lombardia. Ha pubblicato saggi di geografia storica delle Regioni italiane e di geografia italiana ed europea delle reti urbane. Nato nel 1942 è deceduto nel febbraio 1999.”,”EURx-073-FL” “MAINARDI Roberto”,”L’Europa germanica. Una prospettiva geopolitica.”,”Roberto Mainardi insegna Geografia umana all’Università di Milano e Geografia economica all’Istituto per la formazione al giornalismo della Regione Lombardia. Ha pubblicato saggi di geografia storica delle Regioni italiane e di geografia italiana ed europea delle reti urbane.”,”EURx-085-FL” “MAINERI Baccio Emanuele”,”Le stragi di Parigi nel 1871 – Il Comune e il comunismo in Francia. Volume terzo.”,”Marx e Serailler esponenti della Prima internazionale temono per le conseguenze di questa insurrezione, Marx scrive una lettera (Londra 28 febbraio 1871) (pag 160-161) Garibaldi rifiuta comando supremo guardie nazionali”,”MFRC-153″ “MAIOCCHI Roberto”,”Scienza italiana e razzismo fascista.”,”MAIOCCHI è docente di storia della scienza alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ Cattolica di Milano. Tra le sue pubblicazioni: – Chimica e filosofia, FIRENZE. 1985 – Einstein in Italia, MILANO. 1985 – La belle epoque dell’ atomo, MILANO. 1989 – Non solo Fermi, FIRENZE. 1991 – L’era atomica, FIRENZE. 1994 – Storia della scienza in Occidente, FIRENZE. 1996″,”ITAF-040″ “MAIOCCHI Roberto”,”Gli scienziati del Duce. Il ruolo dei ricercatori e del CNR nella politica autarchica del fascismo.”,”La politica autarchica di preparazione alla guerra da parte del fascismo nella seconda metà degli anni Trenta è comunemente considerata un aspetto della storia italiana in cui si manifestano in una forma evidente l’irrazionalità e il dilettantismo dell’azione di governo. Ma quali furono i rapporti che con questa politica ebbero gli ambienti scientifico-tecnici italiani, depositari della razionalità, degli specialismi e della professionalità? Il libro mostra come scienziati e tecnici – anche di primissimo piano – furono direttamente implicati nel folle progetto autarchico, sia culturalmente che istituzionalmente. Roberto Maiocchi è ordinario di Storia della scienza presso l’Università Cattolica di Milano. Si è occupato in prevalenza dell’età contemporanea, ma anche autore di un’opera complessiva come Storia della scienza in Occidente; alla scienza italiana durante il fascismo ha dedicato numerosi saggi, tra i quali spiccano i volumi Einstein in Italia, Non solo Fermi, Scienza italiana e razzismo fascista.”,”ITAF-022-FL” “MAIOCCHI Roberto”,”L’Era Atomica.”,”Docente di Storia della scienza presso l’Università Cattolica di Milano, Roberto Maiocchi è autore di: Le Belle Epoque dell’atomo, Non solo Fermi, Le lettere.”,”RAIx-025-FL” “MAIOLI Giovanni ZAMA Piero a cura”,”Patrioti e legittimisti delle Romagne nei registri e nelle memorie della polizia (1832-1845). II Serie: Fonti. Vol. VI.”,” ‘Nel 1831, i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua. Il primo atto del nuovo organo di governo fu quello di istituire una Guardia Nazionale, seguito poi dalla formalizzazione del Governo Provvisorio della città e della provincia di Bologna’. (f. cop-bing) Papa Gregorio XVI, il cui nome di nascita era Bartolomeo Alberto Cappellari, è stato il 254º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 2 febbraio 1831 alla morte, avvenuta il 1º giugno 1846 1. Durante il suo pontificato, Gregorio XVI si oppose alle idee liberali e progressiste del tempo, sostenendo la restaurazione dell’ordine tradizionale e la difesa dei diritti della Chiesa 1. Inoltre, egli fu un grande sostenitore dell’arte e dell’architettura, e promosse la costruzione di numerose chiese e monumenti a Roma 1. (idem)”,”RISG-004-FSL” “MAIONE Giuseppe”,”Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920.”,”MAIONE, nato a Napoli nel 1942 laurato in filosofia, è ordinario di storia e filosofia nei licei. Ha scritto ‘Experiences de autogestion en Italie 1919-1956’ per la rivista ‘Autogestion’ (1969).”,”MITS-015″ “MAIONE Giuseppe”,”L’ imperialismo straccione. Classi sociali e finanza di guerra dall’ impresa etiopica al conflitto mondiale (1935-1943).”,”MAIONE Giuseppe (Napoli, 1942) ha studiato filosofia e storia all’ Università di Roma e ha insegnato storia delle dottrine politiche e sotria economica a Modena e Venezia. Attualmente (1979) è docente di storia dei partiti politici presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino.”,”ITAF-114″ “MAIONE Giuseppe”,”Tecnocrati e mercanti. L’ industria italiana tra dirigismo e concorrenza internazionale, 1945-1950.”,”””Anche qui dunque la consueta “”ideologia dell’ esportazione”” che contraddistingueva la politica dei gruppi industriali nel momento in cui intendevano chiedere protezioni e premi al governo. Non a caso si accennava anche alle trattative di Annecy che si stavano svolgendo precisamente sulla questione dei dazi. In ogni caso a supporto di tale ideologia era la considerazione della cosidetta saturazione del mercato interno: essa dava naturalmente per scontato che il potere d’ acquisto non dovesse mai subire modificazioni significative nel breve e nel medio periodo. La protezione era invocata sulla base del fatto (e anche questo faceva parte della medesima impostazione ideologica) che “”tecnicamente”” i nostri prodotti erano all’ altezza degli analoghi modelli esteri. SI aggiungeva che nuovi modelli stavano per essere introdotti (…)””. (pag 284)”,”ITAE-104″ “MAIRE-VIGUEUR Jean-Claude”,”Comuni e signorie in Umbria, Marche e Lazio.”,”Classe dei ‘milites’: i milites urbani (pag 94)”,”STMED-007-FSD” “MAISTRE Joseph de”,”Napoleone, la Russia, l’Europa. Dispacci da Pietroburgo 1811-1813.”,”Joseph de Maistre: (Chambéry 1753- Torino 1821), è stato un filosofo, politico, scrittore, diplomatico, magistrato e giurista sabaudo di lingua francese, alfiere della polemica antirivoluzionaria e rigido sostenitore delle ragioni del cattolicesimo anti-illuministico; fu prima magistrato, poi alto funzionario e infine diplomatico del Regno di Sardegna. Dal 1802 fu ministro plenipotenziario del re di Sardegna presso la corte russa, rimanendo a Pietroburgo fino al 1817. Da lì accompagnò alla sua opera diplomatica gli scritti di maggiore rilievo politico-letterario: Du Pape, pubblicato nel 1819, e le Soirées de Saint-Pétersbourg, del 1821. «Nel settembre 1812 Mosca è presa, e la caduta dell’antica capitale strappa a de Maistre un’esclamazione che è il grido dell’oracolo inascoltato che egli credeva di essere: “”da venti anni vedo gli imperi cadere uno dopo l’altro senza avere neppure l’idea di ciò che bisognerebbe fare per salvarsi. Ho visto le apparenze sempre ingannatrici e il senso comune sempre ingannato””. Tuttavia, nello stesso tempo che il suo pessimismo apocalittico ha modo di mettere a segno un nuovo colpo, e proprio mentre a Pietroburgo l’aristocrazia e la corte si apprestano a lasciare la città in previsione del crollo finale, il conte ha anche lo sguardo abbastanza lucido per cogliere con esattezza le difficoltà che si stanno addensando sul capo dell’imperatore dei francesi: “”l’implacabile inverno avanza. La posizione di Napoleone diventa quindi molto pericolosa, e secondo tutte le regole delle probabilità bisogna scommettere contro di lui (…). Non garantisco niente, ma dico che è in grandissimo pericolo””». (pag XXV, dall’Introduzione di GALLI DELLA LOGGIA E.)”,”FRAN-130-FSL” “MAITAN Livio”,”Attualità di Gramsci e politica comunista.”,”””C’è appena bisogno di precisare ancora – c’è bisogno in quanto la peggiore confusione è stata creata a questo riguardo da una prolungata azione diseducatrice – che l’instaurazione di uno Stato operaio non è concepita da Gramsci se non come il risultato di un’azione rivoluzionaria. Per non fare che un esempio, ecco quanto egli scriveva nel maggio 1920: “”Il Partito deve lanciare un manifesto nel quale la conquista rivoluzionaria del potere politico sia posta in modo esplicito, nel quale il proletariato industriale ed agricolo sia invitato a prepararsi e ad armarsi e nel quale siano accennati gli elementi delle soluzioni comuniste per i problemi attuali…””. E l’antitesi tra il potere proletario e il potere borghese viene concepita; nel suo primo momento, come necessità del rovesciamento rivoluzionario dello stato borghese, che è sempre strumento di dominio della classe sfruttatrice, quali che siano le sue forme particolari: “”Anche se lo Stato italiano non fosse uno stato poliziesco, anche se lo Stato italiano fosse una repubblica liberale democratica, la classe operaia italiana avrebbe e ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo””. (pag 14)”,”GRAS-021″ “MAITAN Livio”,”Trotsky oggi.”,”‘La discussione sul nome e sull’ opera di TROTSKY situa in quel generale riesame critico dei problemi attuali del socialismo e del movimento operaio, di cui il conflitto fra STALIN e TROTSKY, e le sue conseguenze, rappresentano ancor oggi l’ antefatto decisivo'”,”TROS-047″ “MAITAN Livio”,”Dinamica delle classi sociali in Italia. Una critica marxista al Saggio di Sylos Labini. Con un commento di Sylos Labini.”,”Livio MAITAN è nato a Venezia il 1° aprile 1923. Iniziò l’ attività politica durante la 2° GM. Nel 1947 entrò nella 4° Internazionale, della cui direzione fa tuttora parte (1975). Dal 1944-45 ha collaborato a vari giornali e riviste in Italia e all’ estero. Ha curato le edizioni italiane delle principali opere di TROTSKY. Attualmente è docente presso la Scuola di perfezionamento di Sociologia dell’ Università di Roma. Ha scritto: ‘Attualità di Gramsci e politica comunista’ (1954), ‘Trotsky oggi’ (1959), ‘L’ Algeria e il socialismo’ (1963), ‘Il movimento operaio in una fase critica’ (1966), ‘L’ esplosione rivoluzionaria di Francia’ (1968), ‘Stalinismo e opportunismo’ (1969), ‘Partito, esercito e masse nella crisi cinese’ (1969). Critica a Poulantazs. “”Qui Poulantazs rende esplicita una delle matrici dell’ evoluzione del suo pensiero, cioè l’ influenza esercitata su di lui dalla cosiddetta rivoluzione culturale altre volte evocata. (…)””. (pag 60) “”Il collegamento di Poulantzas al filone maoista si concretizza nell’ adozione di altri due concetti. Il primo è il concetto di “”popolo””, evocato all’ inizio e ripreso nel capitolo conclusivo. (…) Il secondo è il concetto di “”processo prolungato, cioè initerrotto e a tappe, di rivoluzione socialista”” (p. 357), nel corso del quale si realizzerebbe un’ alleanza tra la classe operaia e alcuni settori della nuova piccola borghesia.”” (pag 61)”,”ITAS-032″ “MAITAN Livio”,”Teoria e politica comunista nel dopoguerra.”,”Altre opere di MAITAN: – Attualità di Gramsci e politica comunista. SCHWARZ. 1955 – Trotsky oggi. EINAUDI. 1959″,”PCIx-043″ “MAITAN Livio”,”La strada percorsa. Dalla Resistenza ai nuovi movimenti: lettura critica e scelte alternative.”,”Livio MAITAN, (Venezia 1923), si è laureato in lettere classiche all’ Università di Padova e negli anni ’70 ha tenuto un corso sull’ economia del sottosviluppo alla Scuola di perfezionamento di sociologia dell’ Università di Roma. Dopo una militanza socialista, nel 1947 aderì alla 4° Internazionale, assumendo dal 1951 incarichi di direzione. Nel 1989 aderisce a Democrazia Proletaria e partecipa all’ entrata di questa organizzazione in Rifondazione Comunista. Ha scritto molti opere, articoli e saggi (v. retrocopertina).”,”ITAC-049″ “MAITAN L. GERMAIN E. FRANK P. PABLO M.”,”VII Congresso mondiale e congresso di riunificazione della IV Internazionale. Documenti e relazioni.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-078″ “MAITAN Livio”,”Attualità di Gramsci e politica comunista (1955). (Reprint)”,”””Gli anni seguiti al ’47 – anno di pubblicazione delle “”Lettere dal carcere”” – hanno segnato l’ affermazione di Gramsci come scrittore, come pensatore, come critico. Era giusto che in questa fase ci si preoccupasse soprattutto di conoscere il suo pensiero e di mettere in evidenza gli aspetti positivi in modo da assicurargli il posto che gli spetta nella cultura italiana e nella cultura marxista””. (pag 5-6) (introduzione) “”In un articolo del 20 febbraio 1920 egli (Gramsci, ndr) riporta come ovvia e pacifica per “”i comunisti della III Internazionale”” una formula di Trotsky, che parafrasa in questi termini: “”Il compagno Trotsky, per esempio, sostiene che il significato dela Rivoluzione russa è questo: la Rivoluzione russa è il primo vittorioso tentativo compiuto da una classe operaia nazionale di creare le condizioni per una economia organizzata su scala mondiale: lo Stato operaio russo è la prima cellula di questa smisurata organizzazione che la classe capitalista ha cercato di attuare a suo beneficio, con la guerra imperialista e col mito della Società delle Nazioni””. (pag 25)”,”GRAS-041″ “MAITAN Livio”,”Tempeste nell’economia mondiale. Dal boom degli anni ’50 alle crisi asiatiche.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”ECOI-248″ “MAITAN Livio a cura; testi di Ernest MANDEL Antonio MOSCATO Alessandro RUSSO Livio MAITAN”,”La Cina di Tiananmen.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”CINx-228″ “MAITAN Livio”,”Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria, 1949-1993.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”CINx-229″ “MAITAN Livio, cura redazionale di Diego GIACHETTI e Titti PIERINI”,”Per una storia della IV internazionale. La testimonianza di un comunista controcorrente.”,”Il nome più ricorrente nel testo è quello di Ernest Mandel Livio MAITAN (Venezia, 1923, morto nel 2004 all’età di 81 anni) aderì alla IV Internazionale vivendo per oltre mezzo secolo le vicende interne del trotskismo. Ha cominciato a scrivere questo libro a 78 anni e lo ha lasciato incompiuto. Dal 1991 è stato dirigente di Rifondazione Comunista. Ha scritto articoli e libri tra cui ‘Destino di Trotsky’ e ‘Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci’.”,”TROS-203″ “MAITAN Livio DI-GIULIOMARIA Sirio a cura”,”La costruzione del partito rivoluzionario. Rapporti tra l’avanguardia comunista e il movimento delle masse (Maitan) – La costruzione del partito rivoluzionario in Italia (Di-Giuliomaria).”,”Marx Engels e l’organizzazione indipendente della classe operaia (pag 11-12-13) “”Nel 1848, la fusione tra l’avanguardia comunista – limitata allora a gruppi ristretti e, assai parzialmente coscienti dei fini e della strategia generale – e le masse si realizzò in una forma che Marx ed Engels due anni dopo dovevano criticare nell”Indirizzo alla Lega dei Comunisti’: «Mentre dunque il partito democratico, il partito della piccola borghesia, si organizzava in Germania sempre più, il partito degli operai perdeva l’unico suo saldo punto d’appoggio, restava organizzato al più solo in alcuni luoghi per scopi locali, ed entrò così nel movimento generale completamente sotto il predominio dei democratici piccolo-borghesi» (3). Fu proprio questa esperienza negativa a permettere a Marx ed Engels di approfondire la loro concezione. A questo scopo fu scritto l”Indirizzo alla Lega dei Comunisti’, il cui valore fondamentale non è diminuito dal fatto che fu scritto partendo da una prospettiva erronea (quella di una nuova rivoluzione a breve scadenza). Nell”Indirizzo’ è sottolineato molto chiaramente un principio, che era implicitamente contenuto già nel ‘Manifesto’, ma che non aveva trovato una pratica realizzazione nel 1848. E’ un principio sul quale Marx insistette ogni qualvolta se ne presentò l’occasione nella sua attività di teorico e di dirigente rivoluzionario. Si tratta della necessità dell’indipendenza del partito proletario nei confronti dei partiti borghesi e piccolo-borghesi, anche più avanzati. La citazione che abbiamo fatto può essere così completata: «Si deve por fine a questo stato di cose; la indipendenza degli operai deve essere ristabilita» (4). Più avanti, sempre nell”Indirizzo’, si legge: «Invece di abbassarsi di nuovo a servir da coro plaudente ai democratici borghesi, gli operai e soprattutto la Lega debbono adoperarsi per costituire accanto ai democratici ufficiali un’organizzazione indipendente, segreta e pubblica, del partito operaio, e per fare di ogni comunità della Lega il punto centrale e il nocciolo di associazioni operaie, nelle quali gli interessi e la posizione del proletariato siano discussi indipendentemente da influenze borghesi» (5). E per Marx l’idea era tanto importante che vi insistette anche nel trattare la tattica elettorale: «Anche là dove non esiste nessuna speranza di successo, gli operai debbono presentare i loro candidati, per salvaguardare la loro indipendenza…» (8). Le speranze che Marx stesso aveva nutrito su una scadenza prossima della rivoluzione socialista furono deluse e le cose non potevano andare altrimenti. Il movimento operaio dovette attraversare tutta una fase di riflusso, durante la quale Marx ed Engels non poterono sostenere il ruolo «pratico» che avevano avuto nel 1848-49 e che tornarono ad avere più tardi. In una lettera a Marx del 20 luglio 1851, che pure nutriva ancora delle illusioni sul ritmo, Engels sottolineava la importanza, in quella fase del lavoro, della formazione di quadri teoricamente formati: «…Mi ha fatto molto piacere il fatto che, come prevedevo, si formino dappertutto dei piccoli gruppi comunisti sulla base del ‘Manifesto’. Era proprio quello che ci mancava con la debolezza dello stato maggiore che si è avuto finora. I soldati si troveranno da sé quando la situazione sarà maturata sufficientemente…» (7)”” [Livio Maitan, ‘ Rapporti tra l’avanguardia comunista e il movimento delle masse’] [(in) ‘La costruzione del partito rivoluzionario’ a cura di Livio Maitan e Sirio Di Giuliomaria, Roma, 1967] [(3) Da ‘Il partito e l’Internazionale’, Ed. Rinascita, 1948, p. 87-88; (4) Ibidem, pag. 88; (5) Ibidem, pagg. 92-93; (6) Ibidem, pag. 95; (7) Carteggio Marx-Engels, Vol. I, Ed. Rinascita, 1950; pag 262] (pag 11-12-13)”,”TROS-283″ “MAITAN Livio”,”Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria 1949-1993.”,”Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana delle principali opere di Lev Trotskij. Tra i suoi scritti PCI 1945-1969, Dinamica delle classi sociali in Italia, , Destino di Trotskij, Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS, Anticapitalismo e comunismo: potenzialitò e antinomie di una rifondazione, Il dilemma cinese.”,”CINx-035-FL” “MAITAN Livio”,”Destino di Trotsky. Contro la burocrazia: transizione riformista o rivoluzione permanente?”,”””Tuttavia, né Lenin né gli altri dirigenti del Partito bolscevico e dell’Internazionale comunista sono stati in grado di cogliere sin dall’inizio tutta la estrema complessità della dialettica di una società di transizione e di comprendere tutti i pericoli di burocratizzazione propri di tale societa”” (pag 135) “”Tuttavia, lo stesso Trotsky avanzava teorizzazioni pericolose o addirittura errate, partendo dal contesto eccezionale della guerra civile (per esempio, affermava in certi passi di ‘Terrorismo e comunismo’ la primazia del partito e del suo comitato centrale rispetto ai soviet)”” (pag 136)”,”TROS-005-FV” “MAITAN Livio”,”Leone Trotzkij e il movimento della Quarta Internazionale.”,”L’internazionalismo dei fini è strettamente collegato all’ internazionalismo dei mezzi (pag 504)”,”TROS-344″ “MAITAN Livio”,”Teoria e politica comunista nel dopoguerra.”,”Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana delle principali opere di Lev Trotskij. Tra i suoi scritti PCI 1945-1969, Dinamica delle classi sociali in Italia, , Destino di Trotskij, Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS, Anticapitalismo e comunismo: potenzialitò e antinomie di una rifondazione, Il dilemma cinese.”,”MITC-011-FL” “MAITAN L. GERMAIN E. FRANK P. PABLO M.”,”VII Congresso mondiale e congresso di riunificazione della IV Internazionale. Documenti e relazioni.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel “”L’alternativa classica “”Socialismo o barbarie”” significa oggi “”un’America socialista o la distruzione nucleare della razza umana”””” (pag 43) (da capitolo ‘La dialettica attuale della rivoluzione mondiale’, documento votato dal VII congresso e dal congresso di riunificazione)”,”TROS-013-FV” “MAITAN Livio”,”Leone Trotzkij e il movimento della IV Internazionale.”,”””Nella situazione della NEP (Nuova Politica Economica, ndr) – che è la situazione in cui ha cominciato a svilupparsi la critica di Trotsky – l’elemento collettivistico era rappresentato dall’industria nazionalizzata, mentre la nazionalizzazione della terra e il monopolio del commercio estero costituivano due altre fondamentali garanzie per lo stato proletario. Ma, di contro, nella stessa economia industriale-cittadina sussistevano elementi di economia capitalistica di cui i cosiddetti ‘nepman’ erano la figura caratteristica, mentre nell’economia agricola il ‘kulak’ aveva ancora una parte di primo piano e rappresentava un altro elemento squisitamente capitalistico. Dal contrasto tra tutti questi settori e tra le forze sociali che li rappresentavano è stato caratterizzato il periodo che va dall’inizio della NEP ai piani quinquennali e alla collettivizzazione. Ma accanto a questi gruppi sociali tradizionali si veniva sviluppando un gruppo nuovo che non è possibile definire meglio che con l’espressione comprensiva di burocrazia. La burocrazia era costituita da coloro che occupavano funzioni dirigenti a vari livelli, prima di tutto nell’apparato statale ed economico, in secondo luogo nel partito e nei sindacati. È ovvio che, dato che nella fase di transizione determinate funzioni sono oggettivamente necessarie e ineliminabili, in una certa misura la burocrazia è un «male» inevitabile. Ma a questo punto si impone una distinzione fondamentale su cui non si può dire non avessero richiamato l’attenzione i classici del marxismo e Lenin in particolare. La burocrazia – entro certi limiti, peraltro variabili da un paese all’altro – è storicamente necessaria. Ma appunto per questo è necessario stabilire certe misure che limitino la portata del fenomeno. Sia Marx ed Engels che Lenin riassunsero queste misure nei termini seguenti: a) eleggibilità e revocabilità ad ogni momento degli operai e degli impiegati delegati a funzioni burocratico-direttive; b) retribuzione dei funzionari non superiore al salario degli operai; c) assolvimento di funzioni di controllo e di sorveglianza da parte di tutti, cioè esercizio temporaneo e successivo, da parte di tutti, di funzioni «burocratiche». In uno stato proletario in cui vigano norme di questo genere, le funzioni burocratiche continuano ad esistere, ma non si crea uno strato privilegiato di burocrati con interessi propri in contrapposizione a quelli delle masse operaie e contadine. Diversamente vanno le cose là dove queste norme restino lettera morta: le funzioni burocratiche creano una burocrazia che a poco a poco si assicura una condizione privilegiata e si consolida progressivamente ai danni delle masse. Nell’URSS post-leniniana lo sviluppo è stato di questo secondo tipo. Le condizioni di arretratezza economica del paese e di arretratezza tecnico-culturale delle masse, l’esistenza di un preponderante settore contadino, la disfatta della rivoluzione in Europa, hanno fatto sì che si cristallizzasse uno strato di burocrati che godeva di poteri di cui il semplice operaio e contadino era sprovvisto assolutamente. In virtù di questi poteri, questo strato si poteva creare una condizione privilegiata assicurandosi una partecipazione preminente nella distribuzione del reddito nazionale. (…)”” (pag 501-502) [Livio Maitan, ‘Leone Trotzkij e il movimento della Quarta Internazionale’, ‘Passato e Presente’, Roma, n. 4, luglio-agosto 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TROS-001-FGB”
“MAITAN Livio; antologia scritti di A. GRAMSCI Pietro TRESSO Angelo TASCA Lucio LIBERTINI Ernest MANDEL Livio MAITAN”,”Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci. Edizione riveduta con una breve antologia di scritti di Gramsci e su Gramsci.”,”Livio Maitan è nato a Venezia nel 1923 ed è attualmente (1997) membro della direzione nazionale di Rifondazione comunista. Ha pubblicato molti lavori tra cui ‘Attualità di Gramsci e politica comunista’ (Schwarz, 1954), ‘Stalinismo e opportunismo’ (Samonà e Savelli 1966), ‘Partito esercito e masse nella crisi cinese’ (Samonà e savelli ‘Dinamica delle classi sociali in Italia’ (Savelli 1976), ‘Destino di Trotskij’ (Rizzoli, 1981), ‘Al termine di una lunga marcia: dal Pci al Pds’ (Erre Emme, 1990), ‘Anticapitalismo e comunismo, potenzialità e antinomie di una rifondazione’ (Cuen, 1992), ‘Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria’ (Datanews 1994). Ha curato quasi tutte le edizioni italiane delle opere di Trotsky. Il volumetto contiene tra l’altro una lettera di Antonio Gramsci a Trotsky dell’ 8 settembre 1922: ‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto…’ (pag 102-104)”,”GRAS-011-FGB”
“MAITAN Livio”,”La via rivoluzionaria verso il socialismo.”,”‘Testo della relazione tenuta il 31 luglio 1956 dal compagno Livio Maitan alla V° Conferenza Nazionale dei Grupppi Comunisti Rivoluzionari e che la Conferenza ha approvato all’unanimità’ – La concezione di Marx e di Engels – Uno scritto di Engels – Le tesi di Lenin e dell’ Internazionale comunista – Gramsci e il programma di Livorno – Le tesi di Lione – Le esperienze degli ultimi trent’anni: Inghilterra laburista, Jugoslavia e Cina – Le democrazie popolari; l’India e l’Egitto – La “”via italiana””: le tesi di Krusciov e gli argomenti di Togliatti – Quali sono gli elementi nuovi? – L’ automazione – La struttura attuale della società italiana – Le esperienze dell’ultimo decennio – La via rivoluzionaria è l’unica possibile – E’ necessario lottare contro il neorevisionismo”,”TROS-001-FAP”
“MAITLAND Frederic W.”,”Libertà e uguaglianza nella filosofia politica inglese.”,”Saggio giovanile di Maitland, inedito in Italia, nozione libertà nel dibattito inglese tra secodna metà Seicento e seconda metà Ottocento.”,”FILx-004-FMB”
“MAITRON Jean e altri autori tra cui E. DOLLEANS F. BOURGIN André DELCOURT Francois BOUDOT P. MONATTE P. CHAUVET C. CHAMBELLAND A. PERRIER P. AUBERY A. COSTES M. DOMMANGET P. MARIE M. PERROT J. GAUMONT”,”Raccolta rivista ‘L’ Actualité de l’Histoire’.”,”Tra gli autori degli articoli: E. DOLLEANS, J. MAITRON, F. BOURGIN, André DELCOURT, Francois BOUDOT, P. MONATTE, P. CHAUVET, C. CHAMBELLAND, A. PERRIER, P. AUBERY, A. COSTES, M. DOMMANGET, P. MARIE, M. PERROT, J. GAUMONT ecc.”,”EMEx-006″
“MAITRON Jean e altri autori tra cui Ernest LABROUSSE Michelle PERROT Jeanne GALLARD Claude WILLARD M. DOMMANGET C. CHAMBELLAND L. DINTZER F. ROBIN L. GRELAND M. RUBEL M. VUILLEUMIER J. ROUGERIE e G. HAUPT Madeleine REBERIOUX A. KRIEGEL R. GOSSEZ J. CHARLES F. LEBRUN”,”Raccolta rivista ‘Le mouvement social’ (ex ‘L’ Actualité de l’Histoire’. Bulletin trimestrel de l’ Institut francais d’Histoire sociale.”,”Tra gli autori degli articoli: J. MAITRON, Ernest LABROUSSE, Michelle PERROT, Jeanne GALLARD, Claude WILLARD, M. DOMMANGET, C. CHAMBELLAND, L. DINTZER, F. ROBIN, L. GRELAND, M. RUBEL, M. VUILLEUMIER, J. ROUGERIE e G. HAUPT, Madeleine REBERIOUX, A. KRIEGEL, R. GOSSEZ, J. CHARLES, F. LEBRUN ecc.”,”EMEx-007″
“MAITRON Jean”,”Histoire du mouvement anarchiste en France (1880-1914).”,”La Revolution Sociale pubblica nel 1881 una lista di gruppi anarchici con il nome e l’ indirizzo dei responsabili. Risulta che Parigi contava 10 gruppi, la periferia 2 e la provincia 26 con due regioni attive: l’ Est e il Midi. In totale 38 gruppi. (…) Nel giugno 1884, un rapporto di polizia valuta il numero dei gruppi parigini a 13 che comprendevano circa 200 membri. Nel febbraio 1877, un altro rapporto indica: ‘Ecco la lista esatta dei gruppi anarchici di Parigi. Sono 19, comprendono ciascuno da 20 a 30 membri, ossia un totale di circo 500 membri, dei quali un centinaio attivi…’ (pag 113)”,”MFRx-186″
“MAITRON Jean”,”De la Bastille au Mont-Valérien. Dix promenades à travers Paris révolutionnaire.”,”‘Mortuos plango, vivos voco’ (piango i morti, chiamo i vivi) (Schiller, Das Lied von der Glocke) “”La Francia del 1789, con i suoi ventiquattro milioni di abitanti, è il paese più popolato del continente, più popolato della Russia stessa. Questa popolazione comprende tre classi. Due di loro, Clero e Nobiltà – qualche centinaio di migliaia di persone – costituiscono l’ aristocrazia. Di fronte a queste due classi privilegiate, la massa della nazione, il Terzo Stato. Un quadro troppo schematico a dire il vero e che conviene sfumare. Le due classi privilegiate sono lungi dal formare un tutto omogeneo e il clero inferiore, per esempio, ridotto alla “”porzione congrua””, divide le preoccupazioni e le miserie del popolo di cui è pronto a sposare la causa. Il Terzo Stato, da parte sua, benché comprendente tutti i non privilegiati, si divide in tre gruppi fortemente differenziati: borghesia, artigiani e operai, contadini. Questi ultimi – 21 milioni di persone – costituiscono la grande massa della nazione. (…)””. (pag 11)”,”MFRx-212″
“MAITRON Jean MOISSONNIER Maurice MOURIAUX René SARAMITO Francois SCOT Jean-Paul SILVERE Claude WILLARD Germaine, studi di”,”Le congrés de la Charte d’ Amiens. 9° congrès de la CGT. 8 au 14 Octobre 1906 et Conference des bourses du travail, 15 et 16 octobre.”,”””Il sindacalismo, movimento fino ad allora minoritario o giudicato tale, ha affermato con la Charte d’ Amiens la sua superiorità sui partiti o movimenti che si volevano emancipatori della classe operaia. E ciò spiega il fatto che tutte le correnti operaie avrebbero da qui in poi, tenuto a riaffermare, quale che fossero il loro orientamento e il loro retropensiero, la fedeltà al concetto di indipendenza del sindacalismo al quale la Charte d’ Amiens ha dato una risposta””. (pag 78, Jean Maitron)”,”MFRx-234″
“MAITRON Jean”,”La pensée anarchiste traditionnelle et la révolte des jeunes.”,”Conclusioni di Maitron: “”Intorno al 1950, terminando la redazione della mia tesi, concludevo: “”L’anarchismo che abbiamo studiato è morto con il secolo che l’aveva visto nascere e in cui si era diffuso. Il movimento libertario contemporaneo è organizzato e i suoi militanti non credono più alle virtù salvatrici delle bombe o dello sciopero generale. Essi non credono più neanche alla Rivoluzione, intentendo con ciò lo sconvolgimento distruttivo da cui sarebbe nata l’universale e naturale armonia. (…) (pag 572-573)”,”ANAx-434″
“MAIULLARI Maria Teresa a cura; saggi di Bernard DOMPNIER Marie-Hélène FROESCHLÉ-CHOPARD Angelo TORRE Dora MARUCCO Diego ROBOTTI Philippe BOUTRY Luigi TREZZI Tullio BOTTERI Franco RAMELLA Maurizio RIDOLFI Ugo BELLOCCHI Claude HARMEL Maria Teresa MAIULLARI”,”Storiografia francese ed italiana a confronto sul fenomeno associativo durante il XVIII e il XIX secolo. Atti delle giornate di studio promosse dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 6 e 7 maggio 1988).”,”Articlo di Philippe Boutry, ‘Des sociétés populaires de l’an II au “”Parti republicain’. Réflexions sur l’évolution des formes d’association politique dans la France du premier XIXe siècle’ (pag 107-135) Studio Marx della Rivoluzione francese Karl Marx (107-110, 127, 247, 248, 252)”,”STOx-047-FMB”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir; a cura di Gabriele MAZZITELLI”,”Compagno governo. Gli scritti politici.”,”MAJAKOVSKIJ nacque a Bagdadi in Georgia nel 1893, aderì giovanissimo al partito illegale bolscevico. Arrestato tre volte, trascorse 11 mesi nel carcere di Butyrki. Nel 1911 si iscrisse all’Istituto di Pittura, Scultura e Architettura, dove conobbe David BURLJUK, principale artefice del nascente Futurismo. A partire dal 1912 cominciò a pubblicare versi. Aderì alla Rivoluzione d’Ottobre, impegnandosi in un lavoro di propaganda. Dal 1923 al 1928 fu D delle riviste Lef e Novyj Lef. In quegli stessi anni compì numerosi viaggi all’estero. Autore di importanti lavori teatrali, nel 1930 aderì al RAPP, pa potente organizzazione degli scrittori proletari. Morì suicida a Mosca il 14 aprile 1930.”,”RIRB-033″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Poesia e rivoluzione.”,”””Anche i seguaci del Proletkult incitano a “”bruciare Raffaello / distruggere i musei e calpestare i fiori dell’arte”” (Kirillov), ma in pari tempo la loro polemica si rivolge con altrettanta energia contro lo stesso futurismo, “”prodotto sociale del regime capitalistico””, “”respiro premortale dello spirito borghese”” (Kalinin), e, in generale, contro gli artisti rivoluzionari che tendono a battersi per la costruzione di una cultura socialista, perchè, argomenta Bogdanova (1918, p.64), il passato continua a operare sulla loro “”capacità di pensare””, sulla loro “”percezione della vita””, sulla loro “”comprensione delle forze e delle vie di sviluppo””””. (pag 27-28) (introduzione)”,”RUSS-216″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir”,”La cimice. Il bagno.”,”””Majakovskij desidera innanzitutto intendere la poesia e la verità degli avvenimenti. Li interroga nel presente, li proietta nel futuro, vi prende posto. Non esita a scorgere nella rivoluzione salvezza e ragione di vita. Si lega ai suoi destini negli anni che la precedono e in quelli che la seguono. Vi si getta a capofitto, felice di assolvervi anche i compiti più umili: cartellonista, vignettista, cronista, coniatore di didascalie e di ‘slogan’ scherzosi. RIcerca in essa un sostegno che non tradisca, riversandovi i suoi impeti, i suoi sfoghi, la sua volontà di vita”” (pag 6, V. Pandolfi)”,”RUSx-181″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 1. Poesie 1912-1923.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-002-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 2. Poesie 1923-1926.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-003-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 3. Poesie 1926-1928.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-004-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 5. Poemi.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-006-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 6. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-007-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 7. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-008-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 8. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-009-FMDP”
“MAJO Angelo”,”La stampa cattolica italiana. Lineamenti storici e orientamenti bibliografici.”,”””Le case editrici cattoliche, infatti, hanno una produzione consistente – intorno alle 1500 opere all’ anno e un patrimonio di catalogo di circa 30.000 titoli-; un ampio ventaglio di interessi, che coprono – oltre al settore specificatamente religioso, l’ area filosofica, pedagogica, letteraria, storica, artistica e scientifica, con singificative penetrazioni anche nell’ ambito scolastico, un livello qualitativo dei testi mediamente più che buono, per non poche collane anche eccellente.”” (pag 233) I maggiori editori cattolici: Edizioni Paoline, Elle Di Ci, Marietti, SEI, Morcelliana, La Scuola, Paideia, Queriniana, Jaca Book, Edizioni Dehoniane, Città Nuova, Gribaudi, Vita e Pensiero, e i minori: NED, Ares, Ave, Cittadella, Studium, Messaggero S. Antonio ecc…”,”ITAA-093″
“MAJOCCHI Andrea”,”Vita di chirurgo.”,”””‘Un rischio operatorio’ esiste sempre, epperò non è serio, non è neppure onesto il ‘garantire un’ operazione’, qualunque essa sia”” (pag 141) La finta operazione di appendicite ad una signora, in gravidanza extra-uterina, col marito all’estero da un anno. “”Guardo ai miei assistenti, e impongo loro ciò che non era forse bisogno che imponessi: ‘il silenzio’. La tuba venne rapidamente resecata, il sangue evacuato. Osservo anche l’ appendice… Mai vista un’appendice così sana! Ma io la tolgo ugualmente. L’ operazione finisce in pochi istanti, e i miei aiuti dedicano tutte le loro forze a rianimare e risvegliare la bellissima donna (…). Io mi allontano per poco dall’ operata, e corro a distruggere la tuba, a distruggere l’ embrione, a far scomparire tutte le prove del caso, tutti i tristi documeni del fatto. L’ appendice, no! Quella fu conservata e mostrata trionfalmente alla numerosa parentela che assiepava i corridoi della casa di cura.”” (pag 195)”,”SCIx-248″
“MAJOCCO Fulvio”,”Il lavoro a San Pier d’Arena.”,”Dono di Mario Caprini”,”MITT-434″
“MAJSKIJ Ivan”,”Guerra e diplomazia. Memorie di un ambasciatore sovietico, 1939-1945.”,”MAJSKIJ da 1939 al 1943 è stato capo dell’ ambasciata sovietica in Gran Bretagna allora una delle sedi del gioco politico internazionale. La visita di Eden a Mosca. L’ incontro con Stalin. La visita al fronte. (pag 240-241) Stalin e Kutuzov. “”Un giorno mi trovavo nell’ ufficio di Molotov per preparare la prossima riunione delle due delegazioni. Nell’ ufficio c’era anche Stalin. Molotov sedeva allo scrittoio, Stalin passeggiava su e giù per la stanza, e, mentre camminava, esprimeva giudizi, dava istruzioni. Quando il lavoro preliminare fu terminato, mi rivolsi a Stalin e gli chiesi: – E’ legittimo pensare che la linea strategica fondamentale nella nostra guerra e nella guerra del 1812 sia all’ incirca la stessa, a giudicare almeno dagli avvenimenti di questi primi sei mesi di guerra? Stalin riprese a camminare avanti e indietro per la stanza, poi rispose: – Non del tutto. La ritirata di Kutuzov fu una ritirata passiva: fino a Borodino le truppe russe non opposero una seria resistenza a Napoleone. La nostra ritirata è invece una ritirata attiva. Noi cerchiamo di fermare il nemico dovunque sia possibile, di colpirlo, di logorarlo a forza di colpi. L’ elemento comune tra le due ritirate, se mai, è che nessuna delle due era stata pianificata, ma che sono state entrambe forzate. Vista la buona disposizione di Stalin, mi sentii incoraggiato a portare il discorso su argomenti più generali e continuai: – Se permettete, vorrei rivolgervi un’altra domanda. Nel vostro discorso di ottobre avete detto che la Germania di Hitler sarà costretta a crollare al massimo entro un anno. Su quali basi si fonda il vostro pronostico? Evidentemente la mia domanda non gli piacque, perché cercò di sottrarvisi: – Già, ho detto così: ebbene? – Non siete uomo da gettar parole al vento, – obiettai. – La vostra asserzione doveva poggiare evidentemente su solide basi militari, politiche ed economiche. Stalin si strinse le spalle con aria scontenta e rispose: – Bisogna pur sollevare lo spirito della nostra gente, incoraggiarla: per questo ho detto che al massimo tra dodici mesi il nemico sarà annientato. E uscì subito dalla stanza.”” (pag 244-245)”,”QMIS-107″
“MAJSKIJ Ivan”,”Perchè scoppiò la seconda guerra mondiale? Memorie di un ambasciatore sovietico 1932-1939.”,”Ivan Majskij iniziò la sua carriera politica nelle file dei socialdemocratici menscevichi, e per la sua attività fu costretto ad emigrare dalla Russia zarista. Si recò allora in Inghilterra, dove conobbe molte personalità del tempo, tra cui McDonald e altri leaders del movimento laburista. Rietrato in Russia al momento della rivoluzione di ottobre, diventò bolscevico. Ebbe vari incarichi politici e amministrativi, poi venne inviato come consigliere diplomatico a Londra. Fu quindi in Giappone, in Finlandia, e nel 1932 venne inviato come ambasciatore nella capitale inglese (fu il primo ambasciatore sovietico in Inghilterra) dove restò fino al 1943. Per limiti di età lasciò la carriera diplomatica e venne nominato membro della Accademia delle Scienze, dedicandosi all’attività scientifica nel suo campo di interessi: la storia diplomatica.”,”QMIS-019-FL”
“MAJSKIJ Ivan”,”Guerra e diplomazia. Memorie di un ambasciatore sovietico, 1939-1945.”,”Ivan Majiskij da 1939 al 1943 è stato capo dell’ ambasciata sovietica in Gran Bretagna allora una delle sedi del gioco politico internazionale.”,”RUST-001-FGB”
“MAJSKIJ Ivan M., a cura di Olga DUBROVINA”,”La politica estera della RSFSR, 1917 – 1922.”,”Ivan Michajlovic Majskij (1884-1975) partecipò alla rivoluzione russa del 1905 e fu poi attivo come esponente dell’ala menscevica della socialdemocrazia russa nell’emigrazione politica in Germania e in Inghilterra. Tornato in Russia nel 1917 e impegnato nel Ministero del lavoro e nei sindacati, nel 1918 ruppe con il Comitato centrale dei menscevichi di cui faceva parte e nel 1921 aderì al Partito comunista al potere, iniziando una lunga carriera nel Commissariato del popolo agli affari esteri, culminata nel ruolo di ambasciatore sovietico a Londra dal 1932 al 1943. E’ autore di opere storiche e memorialistiche. Olga Dubrovina, dottoressa di ricerca in Scienze umanistiche (Univ. di Modena e Reggio Emilia). La ‘conquista’ del ministero degli esteri da parte del Commissario agli Affari esteri Trotsky e I. Zalkind (responsabile del trasferimento del ministero al nuovo potere). Sulle prime i funzionari dell’ex amministrazione zarista si rifiutarono di collaborare ma Zalkind evidenziando che i bolscevichi sarebbero stati costretti a dover usare le maniere forti si impaurirono e si convinsero a collaborare (pag 62-64)”,”RUST-170″
“MAKHAISKI Jan Waclav”,”Le socialisme des intellectuels.”,”MAKHAISKI Jan Waclav è nato nel 1866 in Polonia, allora parte integrante dell’ impero russo. Imprigionato, poi deportato in Siberia dal 1891 al 1902, evade e si stabilisce a Ginevra. Dopo un breve ritorno in Russia nel 1906, vi ritorna definitivamente nel 1917 e muore a Mosca nel 1926. Pensatore polacco scrittore in russo, MAKHAISKI frequentò per molto tempo alla fine del XIX secolo gli ambienti rivoluzionari russi e internazionali, in particolare nel corso dei suoi anni di esilio in Siberio. A seguito della lettura dei classici del marxismo arrivò a conclusioni estreme: l’ ideologia socialista dissimula gli interessi di una nuova classe in ascesa: i lavoratori intellettuali. Questi “”capitalisti del sapere’ utilizzano le loro competenze nella direzione e gestione del sistema dominante per sedurre i proletari, non distruggere il capitalismo e influenzare i capitalisti in base ai loro interessi. La divisione non sarebbe più tra borghesia e proletariato ma tra dirigenti ed esecutori. Sulla prefazione di Engels a ‘Lotte di classe in Francia’. “”Al congresso dell’ Aia dell’ Internazionale (nel 1872), Marx avvertì i bakuninisti che la loro propaganda “”pura”” del “”solo scopo finale””, rifiutando di occuparsi degli affari correnti, non poteva condurre gli operai che al destino dei primi cristiani. Tuttavia, non si è dovuto attendere molto tempo perché la propaganda marxista si riveli essere, in modo del tutto chiaro, quella stessa che Marx denunciava. Chiamando i “”partiti operai indipendenti”” a “”partecipare alla vita politica”” del loro paese al fine, si diceva, di conquistare il potere per il proletariato, il marxismo garantiva agli schiavi della società contemporanea esattamente quello che il cristianesimo garantiva agli schiavi dell’ epoca. Quasi un quarto di secolo dopo la fondazione dell’ Internazionale, la teoria e la pratica marxista si sono definitivamente integrate alla legalità borghese, avendo ben rivelato prima il loro ruolo storico. Engels, nella sua famosa prefazione alle Lotte di classe in Francia di Marx, è stato non solamente obbligato a riconoscere questo stato di fatto, ma ancora si è apertamente felicitato che la vittoria dei socialisti del XIX secolo si sia sviluppata nello stesso modo di quella dei cristiani. Il potere dello Stato tenta di sterminare i socialisti, come nel caso dei primi cristiani, egli li perseguita con tutti i mezzi possibili, ma, alla fine dei conti, è obbligato ad accettare la loro esistenza ufficiale. (…) Nello stesso articolo, Engels dichiara al mondo che il tempo dei combattimenti di strada è superato.(…)””. (pag 230)”,”TEOC-358″
“MAKHAÏSKI Jan Waclav, a cura di SKIRDA Alexandre”,”Le socialisme des intellectuels.”,”Jan Waclav Makhaïski est né en 1866 en Pologne, alors intégrante de l’empire russe. Emprisonné, puis déporté en Sibérie de 1891 à 1902, il s’évade et s’installe à Genève. Après un bref retour en Russie en 1906, il y définitivement en 1917 et meurt à Moscou en 1926. Alexandre Skirda, le présentateur et traducteur de l’ouvrage, est un historien spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Il est l’auteur, dans la meme collection, de Nestor Makhno, le cosaque libertaire et des Anarchistes russes, les soviets et la révolution de 1917. Avant-propos, Présentation, postface bibliographique, index, traduits et présentés par Alexandre SKIRDA, avvertissement du traducteur,”,”TEOC-079-FL”
“MAKHNO Nestor”,”La rivoluzione russa in Ucraina. Marzo 1917 – Aprile 1918.”,”””Compagno Slianski! Accludo ancora un “”avvertimento””. Il nostro comando militare ha subito uno scacco vergognoso lasciandosi sfuggire Makhno (malgrado l’ enorme preponderanza delle nostre forze e l’ ordine categorico di catturarlo), e adesso sta subendo uno scacco ancora più vergognoso con la incapacità di schiacciare un pugno di banditi. Fate per me un breve rapporto del Comandante in capo (con uno schema sommario della dislocazione delle bande e delle truppe) su quello che si sta facendo. Come viene utilizzata la cavalleria, sulla quale si può fare pieno affidamento? – i treni blindati? (Sono dislocati razionalmente? O corrono su e giù inutilmente, a caccia di grano? Le autoblindate? Gli aeroplani? Come e in quale misura vengono impiegati? Il grano, la legna, tutto va in malora a causa delle bande, mentre abbiamo un esercito di milioni di uomini. Bisogna mettersi d’ impegno per far filare dritto il Comandante in capo. Lenin”” (Lettera al “”Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica, 6.11.1921 in Lenin, Opere Complete, vol 35, Edizioni Rinascita, 1955) (retrocopertina)”,”RIRx-103″
“MAKINSON David C.”,”Temi fondamentali della logica moderna.”,”Il materiale in origine è servito per alcuni corsi all’Università Americana di Beirut, Libano, nel febbraio 1972.”,”SCIx-253-FL”
“MALAGODI Olindo”,”Imperialismo. La civiltà industriale e le sue conquiste. Studi inglesi.”,”””L’ imperialismo americano è nato infatti nell’ America delle grandi fortune e delle colossali intraprese, è stata la politica dei re della banca, delle industrie e dei mercati, mentre quella che si è opposta ad esso è stata l’ America più giovane dell’ ovest, in gran parte ancora egualitaria””. (pag 27) “”Quando insomma noi diciamo che l’ impero inglese non ha avuto il carattere militare, non vogliamo affatto significare che le qualità militari, nel senso più preciso della parola, mancano agli inglesi. Tutt’altro: avvenimenti recenti hanno anzi mostrato che le vecchie passioni guerriere sonnecchiano appena e potrebbero svegliarsi da un momento all’ altro sotto la pelle del pacifico borghese dell’ Inghilterra moderna. Né vogliamo nemmeno significare che all’ Inghilterra sia mancata la forza o l’ attitudine all’ organizzazione per la guerra: molti esempi smentiscono anche a questo riguardo certe opinioni dei militaristi del Continente. No: noi intendiamo di dire semplicemente che il militarismo non è stato per l’ Inghilterra, come fu per Roma, per la Spagna, per la Francia, uno strumento di sfruttamento perché essa ha applicati strumenti di sfruttamento meno pericolosi, meno funesti e più efficaci.”” (pag 377)”,”ECOI-159″
“MALAGUTI Reclus”,”Lo scontro di classe. Guerra e pace di un proletario semplice.”,”MALAGUTI Reclus”,”ITAR-166″
“MALANDRA Guido”,”La camera del lavoro di Savona, 1901-1922.”,”Il compagno Guido MALANDRA è stato Sovraintendente Archivistico per la Liguria. Nota. “”Essenziali per la conoscenza della storia della CGdL, e del sindacalismo in Liguria e a Savona sono. I. Barbadoro, Storia del sindacalismo italiano dalla nascita al fascismo. La CGdL Firenze 1973; G. Perillo C. Gibelli Storia della Camera del Lavoro di Genova, dalle origini alla seconda guerra mondiale, Roma, 1980; A. Cervetto, Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’, Milano 1973.”” (pag 13)”,”MITT-216″
“MALANDRA Guido”,”Le squadre di azione patriottica savonesi.”,”Dono di RP”,”ITAR-372″
“MALANDRA Guido”,”Il distaccamento partigiano della Stella Rossa a Santa Giulia e a Gottasecca.”,”‘Il distaccamento della ‘Stella Rossa’ pattuglia la media valledel Bormida occidentale da Saliceto a Monesiglio e la valle dell’Uzzone come le due strade da Millesimo e Cairo Montenotte (e Savona) a Cortemilia e ad Alba…’ (pag 13)”,”ITAR-387″
“MALANDRA Guido”,”I volontari della libertà della II Zona partigiana ligure (Savona). Collaboratori Comitato di liberazione nazionale. Documenti.”,”Indice dei nomi dei collaboratori (pag 75-85)”,”ITAR-392″
“MALANDRINO Corrado”,”Scienza e socialismo. Anton Pannekoek 1873 – 1960.”,”Corrado MALANDRINO (1950) ha frequentato il dottorato di ricerca in storia del pensiero e delle istituzioni politiche presso l’Università di Torino. Ha pubblicato con Gian Mario BRAVO il volume ‘Socialismo e comunismo’ (1986) inserito nel secondo tomo dell’opera collettiva ‘Il pensiero politico contemporaneo’. Si occupa delle componenti federaliste e di autonomia locale nelll pensiero socialista italiano. Collabora a varie riviste tra cui ‘Il pensiero politico’, ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Teoria politica’ e ‘Movimento operaio e socialista’.”,”MHLx-006″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di M. SCAVINO C. MALANDRINO M.T. PICHETTO G. BECCHIO C. ACCORNERO F. AQUECI L. ATTANASIO P. AUDENINO D. MARUCCO R. MARCHIONATTI R. ALLIO A. CASTAGNOLI”,”Una rivista all’ avanguardia. La ‘Riforma sociale’, 1894-1935. Politica, società, istituzioni, economia, statistica.”,”saggi di M. SCAVINO C. MALANDRINO M.T. PICHETTO G. BECCHIO C. ACCORNERO F. AQUECI L. ATTANASIO P. AUDENINO D. MARUCCO R. MARCHIONATTI R. ALLIO A. CASTAGNOLI”,”ITAB-081″
“MALANDRINO Corrado”,”Da Machiavelli all’ Unione Europea. Profilo antologico del pensiero politico moderno e contemporaneo.”,”MALANDRINO Corrado è titolare della cattedra Jean Monnet dell’ Unione Europea ed è professore di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università del Piemonte Orientale (Alessandria). E’ autore di ‘Profilo di storia del pensiero politico. Da Machiavelli all’ Ottocento’ (con G.M. BRAVO, 1994), ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’ (1998).”,”TEOP-217″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Renato MONTELEONE Gian Mario BRAVO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Aldo AGOSTI Carlo GIRARDENGHI Luigi BONANATE Pier Luigi ROMITA Felice BORGOGLIO Lucio LIBERTINI”,”Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale.”,”Tra i vari saggi: – “”Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale (Gian Mario Bravo) (ampie citazioni del lavoro della Reberioux () – Socialismo italiano e Seconda Internazionale di fronte ai problemi della pace e della guerra (Livorsi) – Pace e guerra in seno alla SPD nell’imminenza della prima guerra mondiale (malandrino) – Le Internazionali e la politica estera tra le due guerre mondiali (Agosti) () Madeleine Reberioux ‘Il dibattito sulla guerra’, in ‘Storia del marxismo’, 2. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1979 Engels su violenza levatrice della storia (pag 45) “”La Lega dei Comunisti, così come fu voluta e organizzata da Marx, da Engels e dai loro compagni e seguaci, fu in realtà il primo vero “”partito comunista internazionalista”” dell’età contemporanea, al quale fece seguito, quindici anni dopo la sua fondazione e la sua breve ma fulgida esistenza, l’Internazionale Operaia. In particolare, la Lega dei Comunisti fu l’espressione delle avanguardie organizzate del proletariato europeo e tedesco. (…) Ma tutto ciò, nel pensiero di Marx e di Engels e nell’elaborazione concettuale della Lega dei Comunisti, aveva un senso soltanto allorché veniva rapportato al piano internazionale e prendeva le mosse dalla consapevolezza che la rivoluzione avrebbe dovuto esser sempre disegnata come fenomeno universale. Engels, nei ‘Principi del comunismo’ del 1847 – che furono il frutto di discussioni collettive all’interno della lega e rappresentavano una sorta di anticipazione rispetto al ‘Manifesto del partito comunista’ – ponendosi il quesito se la rivoluzione avrebbe potuto aver luogo “”soltanto in un singolo paese””, rispondeva negativamente, avendo presenti sia il mercato sia i legami internazionali creati dal capitalismo e dalla grande industria nella loro espansione. E ne deduceva: “”La rivoluzione comunista non sarà quindi una rivoluzione soltanto nazionale, sarà una rivoluzione che avverrà contemporaneamente in tutti i paesi civili (…). Essa avrà una grande ripercussione sugli altri paesi del mondo e modificherà radicalmente e accelererà notevolmente l’attuale modo di sviluppo. E’ una rivoluzione universale e avrà perciò una portata universale””. Da queste affermazioni avevano origine le note tesi del ‘Manifesto’ alla base dell’internazionalismo proletario successivo, secondo le quali il proletariato “”non ha patria””, e quindi esso nella sua lotta di classe contro lo sfruttamento e il modo capitalistico della produzione entrambi “”internazionali””, e per l’affrancamento del mondo del lavoro, avrebbe oltrepassato i confini nazionali: altrettanto il proletariato avrebbe fatto nella sua autonoma organizzazione. E quando – dopo ulteriori vicende, discussioni, battaglie – nel 1864 fu costituita l’Internazionale Operaia, essa si presentò come proposta e volontà di superamento delle separazioni e diversità delle condizioni nazionali, anche se fin dall’inizio prevedeva statutariamente, e ancor più avrebbe previsto negli anni futuri, organizzazioni sul piano nazionale e regionale”” [Gian Mario Bravo, ‘””Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale’] [(in) ‘Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale’, a cura di Corrado Malandrino, Torino, 1984] (pag 38-39-40) “”La fondazione dell’Internazionale nell’ottobre del ’64 e la sua vita intellettuale e organizzativa negli anni seguenti segnarono il primo consistente tentativo non solo di organizzazione del proletariato sulla base dei presupposti della lotta di classe, ma anche di analisi della “”questione militare”” e della guerra, e di proposte sulla pace, che si riverberarono fino ai giorni nostri nella storia del movimento operaio. Anche in tema di pace e di guerra – è stato di recente comprovato da Madeleine Rebérioux () – il pensiero di Marx e di Engels si integrò e si immedesimò negli anni ’70 dell’Ottocento col dibattito del movimento operaio internazionale, ne fu il risultato e nello stesso tempo ne fu parte determinante. E’ perciò pienamente condivisibile quanto la studiosa annota: “”Lo sguardo che Marx ed Engels rivolgono alla guerra è profondamente diverso da quello dei borghesi liberali loro contemporanei, i cantori della pace, un Cobden, un Lamartine. Forma organizzata della violenza, ogni guerra è ai loro occhi al tempo stesso una conseguenza, un momento e una posta nella lotta delle classi: è l’espressione del livello delle forze produttive e mezzo che le trasforma, è continuazione della politica, naturalmente, ma anche atto mediante il quale possono trovarsi modificati i rapporti di classe””. Alla luce della variegata problematica marx-engelsiana, la stessa Rebérioux rileva ancora che i socialisti non furono e non sono “”gli apologeti della pace a ogni costo””, e che non ci fu né c’è immediatamente coincidenza fra marxismo e pacifismo, perché il fenomeno della guerra dev’essere visto sempre nell’ottica di classe. Fin dall’atto di nascita, cioè dai suoi Statuti costitutivi – stesi dopo ripetute discussioni e polemiche da Marx e in persona -, l’Internazionale, accanto ai problemi “”di classe”” dell’autoemancipazione operaia e dell’azione politica del proletariato, si pose l’obiettivo diretto dell'””unione fraterna”” fra i lavoratori dei diversi paesi, perché, veniva sancito, “”l’emancipazione della classe operaia, non essendo né un problema locale né nazionale, ma sociale, abbraccia tutti i paesi nei quali esiste la società moderna, e per la sua soluzione dipende dal concorso pratico e teorico dei paesi più progrediti””. Fine dell’Internazionale sarebbe stato appunto (e lo fu poi nei fatti) dar vita a un “”centro di collegamento e di cooperazione tra le società operaie esistenti nei diversi paesi, che aspirino al medesimo scopo, e cioè: il mutuo soccorso, il progresso e l’affrancamento della classe operaia””. Azione economica (cioè lotta sindacale) e azione politica avrebbero dovuto procedere appaiate, tenendo conto delle esigenze e delle condizioni specifiche delle singole nazioni, ma mosse da intenti di trasformazione sociale che non potevano restare ridotti e locali. Donde veniva ventilata da Marx (nell”Indirizzo inaugurale’ che precedeva gli ‘Statuti’ del 1864) la necessità che il proletariato organizzato si desse una concreta e rivoluzionaria “”politica estera””. Al centro di quest’ultima non potevano non essere la lotta, lo smascheramento e la denuncia costante contro le politiche aggressive, di guerra, degli Stati europei e della Russia zarista. Veniva sancito nella sezione finale del documento marxiano: “”(…) Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno, come possono esse compiere questa grande missione, quando la politica estera non persegue che disegni criminali e, sfruttando i pregiudizi nazionali, non fa che sprecare il sangue e i tesori dei popoli in guerre di rapina?”””” [Gian Mario Bravo, ‘””Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale’] [(in) ‘Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale’, a cura di Corrado Malandrino, Torino, 1984] (pag 40-41) [() Madeleine Rebérioux, “”Il dibattito sulla guerra””, in ‘Storia del marxismo’, 2. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1979]”,”INTx-060″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuseppe BERTA Valerio CASTRONOVO Corrado MALANDRINO Lucio LEVI Sergio PISTONE”,”Alle origini dell’europeismo in Piemonte. La crisi del primo dopoguerra, la cultura politica piemontese e il problema dell’unità europea. Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, Torino 28-29 novembre 1991.”,”Indice: Luigi Einaudi federalista (Bobbio) Il primo dopogerra in Europa: trionfo o crisi dello Stato nazionale (Salvadori) Il Piemonte nella crisi europea del dopoguerra (Berta) La prospettiva europeista di Agnelli e Cabiati (Castronovo) Gobetti e Treves: due approcci critici a progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino) Internazionalismo operaio e unità europea (Levi) Il pensiero federalistico in Piemonte e il federalismo internazionale (Pistone) Internazionalismo operaio e unità europea di Lucio Levi: – La componente internazionalista delle ideologie tradizionali – La base materiale dell’internazionalismo – Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini – L’affermazione del nazionalismo – Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini – Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale – La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij – Gramsci e la rivoluzione in Italia – Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi – La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale – Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo – La Società delle Nazioni – Le Internazionali operaie – Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo”,”EURx-344″
“MALANDRINO Corrado”,”Federalismo. Storia, idee, modelli”,”Corrado Malandrino è storico delle dottrine politiche nell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico della Fondazione Luigi Einaudi. (1998) Contiene il cap. 7: ‘Il socialsmo e l’idea dell’unità federale europea nel primo Novecento’ (pag 81-94) (Bauer, Renner, Kautsky, Trotsky, Turati) Trotsky e la questione degli Stati Uniti d’Europa. “”Il riconoscimento e l’apprezzamento delle tendenze sociali afferenti all’organizzazione giuridica, economica e politica delle nazioni europee, che spingevano all’integrazione reciproca e alla fondazione degli Stati Uniti d’Europa, fecero anche parte del bagaglio ideologico di alcuni grandi interpreti del pensiero marxista rivoluzionario russo. Trockij e Lenin si confrontarono con la tematica europeista su posizioni diverse e divergenti: Trockij a favore della prospettiva federalista europea, Lenin contro la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa (10). Nel 1914 Trockij considerava la prospettiva federalista-europea nei termini di una fase di sviluppo del movimento generale della rivoluzione europea e, in quanto tale, la inseriva nella sua teoria della rivoluzione permanente. Nel contempo, in contrasto con i tedeschi, ma anche con Trockij, Lenin si oppose alla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa sulla base delle riflessioni attinenti il fenomeno imperialista. Il diniego leniniano – reso definitivo dai successivi teorici marxisti-leninisti, da Stalin in primo luogo – condusse poi per oltre mezzo secolo a una ripulsa aprioristica della tematica federal-europeista da parte del mondo comunista e, ancora fino a qualche anno fa, a un diffuso scetticismo. Lo scoppio della prima guerra mondiale, la votazione dei crediti di guerra anche da parte dei partiti socialdemocratici più importanti e il conseguente crollo della Seconda Internazionale costituirono la cornice comune delle riflessioni di Lenin e Trockij. Quest’ultimo enunciò una tesi di notevole originalità e modernità nell’opuscolo ‘La guerra e l’Internazionale’: al centro delle cause che avevano portato alla guerra stavano, a suo parere, non tanto l’attentato irredentista serbo di Sarajevo o i precedenti di altre nazionalità tra quelle in rivolta nel plurinazionale impero austro-ungarico. Neppure si doveva cercare ragioni semplicisticamente nelle contraddizioni interimperialiste tra le potenze capitaliste del mondo coloniale. Il fondamento principale e irresolubile del conflitto risiedeva, secondo Trockij, nell’incapacità dello Stato nazionale, in quanto territorio economico unitario e autonomo, di dare una risposta positiva ai bisogni sottostanti la crescita tumultuosa e non regolata internazionalmente delle economie nazionali e, di conseguenza, di risolvere i conflitti a livello europeo e mondiale. Scriveva: «Alla base dell’attuale guerra è la rivolta delle forze produttive sviluppate dal capitalismo contro la forma statale nazionale della loro utilizzazione (…). I vecchi Stati nazionali (…) sono superati e si sono trasformati in catene per lo sviluppo ulteriore delle forze produttive. La guerra del 1914 costituisce prima di tutto la crisi dello Stato nazionale come area economica autosufficiente» (11). Le nazionalità avrebbero continuato ad avere il diritto, secondo il marxista russo, di coltivare una propria identità e autonomia culturale, ideale, psicologica, ma la struttura basilare economica – in quanto dato separato da un’intrinseca tendenza all’integrazione – era loro «stata portata via da sotto i piedi». Il crollo della forma “”Stato nazionale”” era in definitiva legato, nella visione di Trockij, alle esigenze della maturità della forma economica transnazionale capitalista e al suo rivoluzionamento socialista. Contrariamente a Kautsky, Trockij non prevedeva alcuna possibilità per uno “”stadio”” ultraimperialista, ma solo una caduta nella barbarie militarista, «un’inaudita lotta delle potenze mondiali per l’accaparramento e lo sfruttamento capitalistico di sempre nuovi territori». Si stabiliva allora un collegamento tra la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato internazionalista e la rivoluzione politica dell’Europa, la cui prima tappa avrebbe dovuto essere la distruzione degli imperi assoluti o semiassoluti di Russia, Germania e Austria-Ungheria. A questo avrebbe fatto seguito una soluzione federativa della crisi balcanica e, infine, la fondazione di una democrazia sociale europea istituzionalmente avente sede nei futuri Stati Uniti d’Europa. Scriveva Trockij: «In queste condizioni storiche la soluzione per il proletariato europeo non può comportare una difesa della “”patria”” nazionale superata, che è diventata il principale freno al progresso economico: il compito che si impone è di creare una nuova patria, assai più potente e più resistente, la repubblica degli Stati Uniti d’Europa come fondamento degli Stati Uniti del mondo» (12). Attraverso questo percorso Trockij perveniva all’obiettivo europeista preconizzato dalla democrazia operaia ottocentesca, sebbene occorra sottolineare che le sue affermazioni – diversamente da quelle di Bauer, Renner e, in parte, dello stesso Kautsky – non scaturivano da un retroterra teorico vicino al federalismo e neppure prevedevano alcuna possibilità di alleanza con i movimenti democratici-pacifisti. Tuttavia, fu anche grazie all’influenza di Trockij che nel 1915 la finalità europeista entrò a far parte dei contenuti programmatici del ‘Manifesto’ della conferenza internazionalista e socialista di Zimmerwald”” [Corrado Malandrino, ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’, Carocci, Roma, 1998 (pag 89-91)] (10) Su Lenin cfr. Malandrino (1995b) (), pp. 47-8; (11) Cfr. Trockij (1914) (), p. 3; (12) Ivi, p. 6C. Malandrino, L’Idea dell’unità federale europea ed il socialismo marxista (1900-1920), in “”Trimestre””, XXVIII, nn. 1-2, pp.- 23-49; () Trotsky, ‘Der Krieg und die Internationale’, München, 1914]”,”TEOP-539″ “MALANDRINO Corrado”,”Fermenti europeisti e federalisti tra guerra mondiale e primo dopoguerra.”,”””Scoppiata la guerra, s’intensificava lo sforzo pacifista e neutralista del gruppo [Coenobium, ndr], dal quale si staccavano i fautori democratici dell’intervento; come Crespi o Ghisleri, ma a cui s’univa in una prima fase Romain Rolland con il suo ‘Au-dessus de la mèlée’ (12). Con enfasi era approvato, nel dicembre 1914, il voto esemplare di Karl Liebknecht al Reichstag contro il rinnovo dei crediti di guerra (13). «Coenobium» riprendeva le dichiarazioni internazionaliste e neutraliste dei socialisti italiani Treves e Modigliani, e lanciava l’idea di una «Lega dei paesi neutri», accolta senza fortuna dal segretario del Bureau Socialiste International Comille Huysmans, come nucleo iniziale della futura Europa unita e pacifica (14). Vi era dunque consonanza ideale e pratica con le iniziative socialiste italiane e svizzere che, prima con la conferenza di Lugano nel 1914, poi con i contatti proseguiti nel 1915, avrebbero portato nel settembre alla conferenza internazionalista di Zimmerwald contro la guerra imperialista. In quella sede, nel ‘Manifesto’ redatto da Trotsky, venne ribadito il principio che solo la rivoluzione socialista avrebbe permesso il superamento delle contraddizioni interimperialiste. Ma lo spazio centrale era riservato alla descrizione delle circostanze favorevoli a un’azione di pace, per la lotta contro l’«unione sacra» e il «sacro egoismo» e, viceversa, «per la libertà e la fraternità dei popoli» (15). Aleggiava, nelle sedute zimmerwaldiane, la formula di un Europa federata, che era anche l’eco delle discussioni intrecciate nel primo anno di guerra tra socialisti di varie nazionalità e correnti. Tra i rivoluzionari come Trotsky e Lenin, tra i quali si svolgeva una polemica sugli Stati Uniti d’Europa che si sarebbe conclusa con la riproposizione da parte di Trotsky della formula federalista, integrata nella sua teoria della rivoluzione permanente, e con la ripulsa leniniana, sulla scorta degli studi sull’imperialismo, dai quali conseguiva che gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano un obiettivo o irrealizzabile o reazionario (16). Tra i socialisti democratici come Kautsky – che a malincuore aveva coperto le responsabilità dei socialimperialisti del suo partito e per questo veniva attaccato sulla «Critica sociale» che pure ne accettava, con un intervento di Treves, la divisione ultraimperialista (17) -, o come Turati”” [Corrado Malandrino, ‘Fermenti europeisti e federalisti tra guerra mondiale e primo dopoguerra’, ‘Il Politico’, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, n. 3 luglio-settembre 1988] [note: (12) “”Coenobium””, VIII, settembre 1914, p. 26; (13) Id., VIII, novembre-dicembre 1914, p. 87; (14) Treves, ‘Neutralità, non indifferenza’; G.E. Modigliani, ‘Neutralità ma per affrettare la pace’, “”Coenobium””, VIII, agosto 1914, pp. 40-43. L’iniziativa della Lega dei paesi neutri, occupò le pagine della rubrica nei numeri di “”Coenobium”” di ottobre, novembre e dicembre; (15) Cfr Horst Lademacher, ‘Die Zimmerwalder Bewegung. Protokolle und Korrespondenz’. The Hague-Press, Mouton, 1967; A. Agosti, ‘Le Internazionali operaie’, cit., pp. 93-95; E. Ragionieri, ‘Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald’, Belfagor, XXVIII, marzo 1973, pp. 129-160; Gaetano Arfé, ‘Storia del socialismo italiano (1892-1926)’, Torino, 1965, p. 228; (pag 486-487); (16) Cfr. Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’, in ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit., pp. 77-84. La posizione federalista di Trockij viene oggi rivalutata (cfr. Levi, ‘Il federalismo’, in ‘Il pensiero politico contemporaneo’, cit., III, pp. 664 ss.): non ebbe però eco nel contesto politico italiano. Per i testi di Trockij, cfr. R. Monteleone, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’, Loescher, Torino, 1982, pp. 233-241. L’articolo di Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’, è in ‘Opere’, Roma, Editori Riuniti, 1966, vol XXI, pp. 311-315] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOP-546″
“MALANDRINO Corrado”,”Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914).”,”Citato nelle note il volume di Cajo Brendel, Anton Pannekoek theoretikus van het socialisme’, Nijmegen 1970″,”MGEx-002-FGB”
“MALANDRINO Corrado WYDUCKEL Dieter a cura; saggi di Francesco INGRAVALLE Mario SCATTOLA Giuseppe DUSO Thomas O. HÜGLIN Lucia BIANCHIN Mauro POVERO Mario MIEGGE Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO Cornel ZWIERLEIN Saffo TESTONI-BINETTI Corrado MALANDRINO Lucia BIANCHIN Diego QUAGLIONI Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO Lea CAMPOS-BORALEVI Cornel ZWIERLEIN Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Salvo MASTELLONE”,”Politisch-rechtliches Lexikon der ‘Politica’ des Johannes Althusius. Die Kunst der heilig-unverbrüchlichen, gerechten, angemessenen und glücklichen symbiotischen Gemeinschaft.”,”Johannes Althusius ‘Johannes Althusius (circa 1563 – 12 agosto 1638) è stato un giurista, filosofo e teologo tedesco, noto soprattutto per il suo contributo al pensiero federalista e alla sovranità popolare¹². Nato a Diedenshausen, nella contea calvinista di Wittgenstein-Berleburg, Althusius ricevette un’educazione grazie al sostegno economico del conte locale². Dopo aver studiato filosofia e diritto in diverse università, tra cui Colonia e Basilea, Althusius divenne professore di diritto all’Accademia riformata calvinista di Herborn nel 1590². Nel 1603 pubblicò la sua opera più famosa, “”Politica Methodice Digesta””, considerata l’atto di nascita del diritto pubblico moderno¹. Quest’opera lo ha reso uno dei primi veri pensatori federalisti, sostenendo che la legge deve avere un contenuto etico basato sul diritto naturale¹. Dal 1604 fino alla sua morte, Althusius fu a capo del governo della città di Emden, dove applicò molte delle sue teorie politiche. La sua influenza si estende ancora oggi, soprattutto nel campo del federalismo e della teoria della sovranità popolare’ (fonte copilot)”,”DIRx-004-FMB”
“MALANDRINO Corrado SAVARINO Luca, a cura, saggi di Mario MIEGGE Diego QUAGLIONI Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Saffo TESTONI-BINETTI Mauro POVERO Lucia BIANCHIN Merio SCATTOLA Corrado MALANDRINO Anna Maria LAZZARINO-DEL-GROSSO Dieter WYDUCKEL Dieter Thomas O. HUEGLIN Francesco INGRAVALLE Wolfgang E.J. WEBER Aldo NICOSIA Giuseppe BUTTÀ Gabriella SILVESTRINI Debora SPINI Cornel ZWIERLEIN Jörg LUTHER”,”Calvino e il calvinismo politico.”,”Un saggio in lingua inglese: Hueglin (Stato e Chiesa nel pensiero politico di Althusius) Corrado Malandrino, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale, è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea. Per Claudiana ha curato l’edizione integrale della Politica di Althusius (2009), e i volumi: La Politica. Un’antologia (2011), Garibaldi, Rattazzi e l’Unità dell’Italia (con S. Quirico, 2011), Calvino e il calvinismo politico (con L. Savarino, 2011). Ha pubblicato inoltre Democrazia e federalismo nell’Italia unita (2012). Bibliografia: Johannes Althusius (1563-1638) Johannes Althusius (1563-1638) Titolo Johannes Althusius (1563-1638) Sottotitolo Teoria e prassi di un ordine politico e civile riformato nella prima modernità Autore Corrado Malandrino Argomenti Biografie Età della Riforma Storia della chiesa e della teologia Età della Riforma e della Controriforma Collana Studi storici Marchio Claudiana Editore Claudiana Formato libro Libro Pagine 138 Pubblicazione 09/2016 Luca Savarino, ricercato in Filosofia politica e professore aggregato di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale”,”RELP-005-FMB”
“MALANDRINO Corrado”,”Socialismo e libertà. Autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Corrado Malandrino (1950) studioso di storia del pensiero socialista e del pensiero autonomista. Ha pubblicato ‘Socialismo e comunismo’ (con G.M. Bravo) e ‘Scienza e socialismo. Anton Pannekoek, 1873-1960’. “”Scoppiata la guerra, s’intensificava lo sforzo pacifista e neutralista del gruppo [‘Coenobium’, ndr], dal quale si staccavano i fautori democratici dell’intervento, come Crespi o Ghisleri (11), ma a cui s’univa in una prima fase Romain Rolland con il suo ‘Au-dessu de la mélée’ (12). Con enfasi era approvato, nel dicembre 1914, il voto esemplare di Karl Liebknecht al Reichstag contro il rinnovo dei crediti di guerra (13). «Coenobium» riprendeva le dichiarazioni internazionali e neutraliste dei socialisti italiani Treves e Modigliani, e lanciava l’idea di una «Lega dei paesi neutri», accolta senza fortuna dal segretario del Bureau Socialiste International Camille Huysmans, come nucleo iniziale della futura Europa unita e pacifica (14). Vi era dunque consonanza ideale e pratica con le iniziative socialiste italiane e svizzere che, prima con la conferenza di Lugano nel 1914, poi con i contatti proseguiti nel 1915, avrebbero portato nel settembre alla conferenza internazionalista di Zimmerwald contro la guerra imperialista. In quella sede, nel ‘Manifesto’ redatto da Trotsky, venne ribadito il principio che solo la rivoluzione socialista avrebbe permesso il superamento delle contraddizioni interimperialiste. Ma lo spazio centrale era riservato alla descrizione delle circostanze favorevoli a un’azione di pace, per la lotta contro l’ «unione sacra» e il «sacro egoismo» e, viceversa, «per la libertà dei popoli» (15). Aleggiava, nelle sedute zimmerwaldiane, la formula di un’Europa federata, che era anche l’eco delle discussioni intrecciate nel primo anno di guerra tra socialisti di varie nazionalità e correnti. Tra i rivoluzionari, come Trotsky e Lenin, tra i quali si svolgeva una polemica sugli Stati Uniti d’Europa che si sarebbe conclusa con la riproposizione da parte di Trotsky della formula federalista, integrata nella sua teoria della rivoluzione permanente, e con la ripulsa leniniana, sulla scorta degli studi sull’imperialismo, dai quali conseguiva che gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano un obiettivo o irrealizzabile o reazionario (16). Tra i socialisti democratici come Kautsky – che a malincuore aveva coperto la responsabilità dei socialimperialisti del suo partito e per questo veniva attaccato sulla «Critica Sociale»; che pure ne accettava, con un intervento di Treves, a visione ultraimperialista» (17) -, o come Turati, Bignami, che dalla pace democratica si attendevano un futuro ordine unitario europeo”” (pag 30-31) [Corrado Malandrino, ‘Socialismo e libertà. Autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone’, F. Angeli, Milano, 1990] [(11) Ma essi preconizzavano «a guerra finita, la nuova Santa Alleanza dei popoli e gli Stati Uniti d’Europa», cfr. Arcangelo Ghisleri, ‘Per la libertà dei popoli oppressi. Agli Italiani!’, ‘L’iniziativa’, II, n 98, 15 agosto 1914. Il manifesto era firmato dalla direzione del Partito repubblicano; (12) “”Coenobium””, VIII, settembre 1914, p. 26); (13) “”Coenobium””, VIII, novembre-dicembre 1914, p. 87); (14) Treves, «Neutralità, non indifferenza»; G.E. Modigliani, ‘Neutralità ma per affrettare la pace””, “”Coenobium””, VIII,, agosto 1914, pp. 40-43. L’iniziativa della Lega dei paesi neutrali occupò le pagine della rubrica nei numeri di “”Coenobium”” di ottobre, novembre e dicembre; (15) Cfr. Horst Lademacher, ‘Die Zimmerwalder Bewegung. Protokolle und Korrespondenz, Mouton, The Hague-Paris, 1967; A. Agosti, ‘Le Internazionali operaie’, cit., pp. 93-95; E. Ragionieri, ‘Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald’, ‘Belfagor’, XXVIII, marzo 1973, pp. 129-160; Gaetano Arfè, ‘Storia del socialismo italiano (1892-1926)’, Einaudi, Torino, 1965, p. 226; (16) Cfr. Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’, in ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit., pp. 77-84; sulla tradizione ideologica della politica comunista europea cfr. anche Frank Deppe, ‘Proletarischer internationalismus und nationaler Klassen kampf. Zur Europapolitik der Kommunistischen Parteiten, in Id. (Hrsg), ‘Arbeiter bewegung und westeuropäische Integration’, Pahl-Rugenstein, Köln, 1976, pp. 317-336. La posizione federalista di Trotsky viene oggi rivalutata (cfr. Levi, ‘Il federalismo’, in ‘Il pensiero politico contemporaneo’, cit., III, pp. 664 sgg): non ebbe però eco nel contesto politico italiano. Per i testi di Trotsky, cfr. R. Monteleone, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’, Loescher, Torino, 1982, pp. 233-241. L’articolo di Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’ è in ‘Opere’, Editori Riuniti, Roma, 1966, vol XXI, pp. 311-315; (17) Cfr. La C.S. e Karl Kautsky, ‘A guerra scoppiata che resta da fare ai socialisti?, “”Critica Sociale””, XXIV, 16-31 dicembre 1914, pp. 373-375. Il vice (Claudio Treves), ‘L’ora tragica’, ibidem, 1-15 agosto 1914, pp. 225-6. Cfr. in tal senso l’interpretazione di A. Casali, ‘Socialismo e internazionalismo nella storia d’Italia. Claudio Treves, 1869-1933′, Guida, Napoli, 1985, pp. 86-87. Modigliani scriveva sull’ “”Avanti!”” del 14 maggio 1916 che «gli Stati Uniti d’Europa e il conseguente disarmo europeo saranno la realtà di domani (…) una realtà che la borghesia stessa attuerà perché è sua funzione storica di preparare tutte le condizioni preliminarmente indispensabili al trionfo del socialismo dei lavoratori»: cfr. su questo Ariane Landuyt, ‘Rosselli e Modigliani: due “”socialismi a confronto””‘, in ‘Giustizia e libertà nella lotta antifascista e nella storia d’Italia’, La Nuova Italia, Firenze, 1978, pp. 99-112]”,”ITAD-004-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Luigi MARINO Carla DE-PASCALE Maria Pia PATERNO’ Vanda FIORILLO Maria Teresa PICHETTO Corrado MALANDRINO Lutz RAPHAEL Fulvio TESSITORE Edoardo TORTAROLO Giuseppe CAMBIANO Claudio GREPPI Rosa CASANOVA Donatella DI-CESARE Antonio CARRANO Franco SBARBERI Marina LALATTA COSTERBOSA Pierangelo SCHIERA”,”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt.”,”Corrado Malandrino (1950) storico del pensiero politico nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico presso la Fondazione Einaudi. “”Alexander e Wilhelm von Humboldt erano fratelli, nati in una famiglia aristocratica prussiana. Alexander, nato il 14 settembre 1769, è noto per i suoi contributi alla scienza come naturalista, esploratore, geografo e botanico. Wilhelm, nato il 22 giugno 1767, era un diplomatico, filosofo e linguista 2. Nonostante le loro diverse inclinazioni, i fratelli condivisero un’educazione rigorosa e un interesse per la conoscenza. Alexander era estroverso e appassionato di storia naturale, mentre Wilhelm era introverso e destinato a una carriera nel servizio pubblico. Entrambi furono influenzati dai loro tutori, che li introdussero a una vasta gamma di discipline, preparandoli a diventare membri dell’élite intellettuale prussiana 2. Ci sono stati convegni di studi sui fratelli Humboldt in Italia. Nel 1997 si è tenuto un convegno intitolato “”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt”” a Milano. Inoltre, nel 2023 si è svolto un convegno internazionale chiamato “”Humboldt Kolleg”” a Pisa, organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa 2. “” (f. copilot) “”Wilhelm von Humboldt è stato studiato da Karl Marx. Marx apprezzava il lavoro di Humboldt, in particolare le sue idee sull’educazione e la libertà individuale. Humboldt è noto per il suo contributo al liberalismo classico e per la sua visione dello Stato come un “”male necessario”” che deve limitarsi a garantire la sicurezza interna ed esterna, permettendo agli individui di svilupparsi liberamente 2. (f. copil.)”,”BIOx-008-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Luigi MARINO Carla DE-PASCALE Maria Pia PATERNO’ Vanda FIORILLO Maria Teresa PICHETTO Corrado MALANDRINO Lutz RAPHAEL Fulvio TESSITORE Edoardo TORTAROLO Giuseppe CAMBIANO Claudio GREPPI Rosa CASANOVA Donatella DI-CESARE Antonio CARRANO Franco SBARBERI Marina LALATTA COSTERBOSA Pierangelo SCHIERA”,”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt.”,”Corrado Malandrino (1950) storico del pensiero politico nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico presso la Fondazione Einaudi. Contiene il saggio di Antonio Carrino ‘Wilhelm Von Humboldt e la “”morale suprema”” (da pag 278)”,”TEOP-577″
“MALANDRINO Corrado”,”«Tut etwas Tapferes»: compi un atto di coraggio. L’Europa federale di Walter Hallstein (1948-1982).”,”Corrado Malandrino ha pubblicato pure il volume: ‘Da Machiavelli all’Unione Europea’ (Carocci, 2003) e ‘Un popolo per l’Europa unita’, (Olschki, 2004). Corrado Malandrino, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale, è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea. Per Claudiana ha curato l’edizione integrale della Politica di Althusius (2009), e i volumi: La Politica. Un’antologia (2011), Garibaldi, Rattazzi e l’Unità dell’Italia (con S. Quirico, 2011), Calvino e il calvinismo politico (con L. Savarino, 2011). Ha pubblicato inoltre Democrazia e federalismo nell’Italia unita (2012).”,”EURx-007-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuseppe BERTA Valerio CASTRONOVO Corrado MALANDRINO Lucio LEVI Sergio PISTONE”,”Alle origini dell’europeismo in Piemonte. La crisi del primo dopoguerra, la cultura politica piemontese e il problema dell’unità europea. Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, Torino 28-29 novembre 1991.”,”Contiene il saggio di Lucio Levi, ‘Internazionalismo operaio e unità europea’ (pag 95-124): 1. La componente internazionalistica delle ideologie tradizionali 2. La base materiale dell’internazionalismo 3. Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini 4. L’affermazione del nazionalismo 5. Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini 6. Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale 7. La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij 8. Gramsci e la rivoluzione in Italia 9. Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi 10. La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale 11. Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo 12. La società delle Nazioni 13. Le Internazionali operaie 14. Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo Trotsky (pag 105-110; 112-114) “”Com’è noto, l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa era stato introdotto nelle tesi del «Socialdemocratico», il giornale del partito bolscevico, e poi respinta da Lenin in un famoso articolo del 1915…. finire (pag 107-109)”,”TEOP-072-FMB”
“MALANIMA Paolo”,”L’ economia italiana. Dalla crescita medievale alla crescita contemporanea.”,”MALANIMA Paolo è Direttore dell’ Istituto di Studi sulle Società del Medirerraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR) con sede a Napoli e professore presso l’ Università Magna Graecia di Catanzaro. E’ autore di vari libri (v. retrocopertina). Sforzo di guerra. “”Quanto alle spese dello stato regionale, quelle ordinarie riguardano la corte, la burocrazia, le milizie, le opere pubbliche. L’ esercito permanente, la diplomazia e la burocrazia diventano caratteristiche dello stato italiano del Rinascimento. A queste si aggiungono gli impegni straordinari, che sono quelli militari, i quali richiedono sforzi concentrati e disponibilità immediate. Tanto più che, col passare del tempo, l’ arte della guerra diventa un’ attività sempre più costosa: per la diffusione delle milizie mercenarie e per l’ affermazione di armamenti più efficienti. Il cronista fiorentino Goro Dati, di fronte alle spese di ben 11.500.000 fiorini d’ oro che la Repubblica aveva sostenuto per azioni di guerra fra il 1375 e il 1405, scriveva meravigliato: “”questa mi pare una delle maggiori cose che io intendessi mai; che io non arei mai creduto che tanto oro fusse al mondo, e non so inducere lo intelletto a credere come questo esser possa””. E, in effetti, si trattava di una cifra equivalente a più di 40.000 kg d’ oro, più di 400.000 kg d’ argento; il 20-25 per cento del prodotto aggregato annuo dell’ Italia centro-settentrionale nel suo insieme.”” (pag 309)”,”ITAE-116″
“MALANIMA Paolo”,”Uomini, risorse, tecniche nell’ economia europea dal X al XIX secolo.”,”MALANIMA Paolo è direttore dell’ Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo de Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR) con sede a Napoli e professore persso l’ Università “”Magna Grecia”” di Catanzaro. Ha scritto ‘Economia preindustriale’ (Milano, 1995) e ‘La fine del primato’ (Milano, 1998).”,”EURE-068″
“MALANIMA Paolo”,”Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo.”,”Paolo Malanima è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Reggio Calabria. Si è occupato di economia pre-industriale. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il lusso dei contadini’ (1990) Due antimalthusiani: Simon Kuznets ed Ester Boserup “”Un attacco frontale all’impostazione malthusiana, pur rimasto nel complesso minoritario, è quello di Kuznets e Boserup. Kuznets sottolineò nel 1960 (‘Dinamica demografica e prodotto aggregato’) gli effetti positivi derivanti dall’aumento di popolazione. Un aumento pur rapido del numero degli uomini eleva il numeratore del rapporto fra prodotto e popolazione assai più velocemente del denominatore. Quando gli uomini aumentano si cominciano a sfruttare risorse non sfruttate, si accrescono la divisione del lavoro e la mobilità dei lavoratori, diventa più probabile la nascita di individui dotati di talenti superiori alla media, aumenta la domanda complessiva e la richiesta di prodotti nuovi, si afferma un clima di fiducia. Solo la carenza relativa di capitali e di risorse può frenare, a lungo andare, la tendenza espansiva. Ancora più vivace è l’opposizione a Malthus [‘Primo saggio sulla popolazione’ (1798, ed. it. 1976); ‘Principi di economia politica’ (1820, ed. it. 1972), ndr] da parte di Ester Boserup (‘The conditions of agricultural growth’ e ‘Population and technology’) che presenta un quadro assai ampio delle relazioni fra popolazioni e risorse. A suo giudizio l’incremento demografico, considerato come fenomeno esterno all’economia ‘primum movens’ nella dinamica del suo modello, sollecita un uso più intensivo della risorsa terra. Quando la popolazione si moltiplica si passa da uno sfruttamento superficiale del suolo (per esempio con forme di agricoltura temporanea) a uno più efficiente (per esempio un’agricoltura stanziale con periodi di maggese sempre più limitati). In questo modo i rendimenti della terra sono crescenti (e non decrescenti come nella prospettiva classica): essi aumentano a un tasso più rapido del tasso d’incremento demografico. Il numeratore cresce più velocemente del denominatore e il rapporto, il reddito per persona, aumenta. Da momento che dal paleolitico ai giorni nostri il reddito per persona è aumentato nel complesso, pur attraversando epoche di stagnazione e di caduta, si potrebbe allora concludere che mentre il modello Boserup rende bene ragione della tendenza di fondo della storia umana, il modello classico rende bene ragione delle interruzioni temporanee che si sono verificate”” (pag 240) Simon Kuznets Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per l’economia 1971 Simon Smith Kuznets (Pinsk, 30 aprile 1901 – Cambridge, 8 luglio 1985) è stato un economista statunitense, nato in una famiglia ebrea in Bielorussia. Vinse il premio Nobel per l’economia nel 1971 «per la sua interpretazione, empiricamente fondata, della crescita economica, che ha portato ad una nuova e più approfondita analisi della struttura sociale ed economica e del suo processo di sviluppo».[1] Nacque a Pinsk (città, all’epoca, nell’Impero Russo, oggi bielorussa), da una famiglia ebraica. Iniziò i suoi studi universitari nel suo paese natale, ma nel 1922 si trasferì negli Stati Uniti, dove si laureò in economia all’Università della Columbia nel 1923 e ottenne il dottorato nel 1926. In seguito, divenne professore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania (1936-1954), alla Johns Hopkins (1954-1960) e ad Harvard (fino al 1971).[2] Era sposato con Edith Handler, dalla quale aveva avuto due figli, Paul e Judith. Pensiero economico[modifica | modifica wikitesto] Una delle sue prime idee fu di mettere in relazione la crescita economica e la distribuzione del reddito. La sua idea era che la crescita fosse necessaria per ridurre le diseguaglianze, sebbene questa sia fisiologica all’inizio della crescita, quando c’è la necessità di realizzare grandi investimenti in infrastrutture e in beni capitali. Di conseguenza, secondo Kuznets, l’aumento dell’occupazione e l’aumento della produttività avrebbero portato ad un aumento dei salari e ad una distribuzione più eguale del reddito.[3] Questo meccanismo è rappresentato dalla curva di Kuznets. Sebbene avesse ipotizzato la relazione tra la crescita economica e la distribuzione del reddito, fu sempre molto critico riguardo alla pretesa di misurare il benessere sociale basandosi sul reddito procapite, come sostenne in un discorso al Congresso degli Stati Uniti[4]. Anni più tardi, dichiarò che bisognava tener conto delle differenze tra la quantità e la qualità della crescita, dei suoi costi e dei suoi benefici, e distinguere tra breve e lungo periodo.[4] Opere principali[modifica | modifica wikitesto] Cyclical fluctuations, 1926 Secular movements in production and prices, 1930 National income and capital formation, 1932 National income, 1941 National product since 1869, 1946 Capital in the American Economy: Its Formation and Financing, 1961 Economic growth and structure: selected essays, 1965 Modern economic growth, 1966 Population, capital and growth, 1974 Note[modifica | modifica wikitesto] ^ (EN) Il premio Nobel per l’economia del 1971, nobelprize.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. ^ Vedi: Treccani.it L’Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni. ^ (EN) Klaus Deininger e Lyn Squire, Economic Growth and Income Inequality: Reexamining the Links, dal sito della Banca Mondiale, worldbank.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. ^ a b Simon Kuznets, citato da C. Cobb, T. Halstead, J. Rowe, nell’articolo “”If the Gdp is Up, Why is America Down?”” in The Atlantic Monthly, ottobre 1995 Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Achille Agnati, Sul ciclo di Kuznets, Estr. dal Giornale degli economisti e Annali di economia, nov.-dicembre 1970, Padova, CEDAM, 1970. Jeffrey G. Williamson, Ineguaglianza, povertà e storia : le lezioni in memoria di Kuznets : Economic growth center, Università di Yale, Milano, A. Giuffrè, 1992. ISBN 88-14-03585-7 Domenico de Vincenzo, Crescita economica e qualità ambientale : la curva ambientale di Kuznets, Cassino, Universita degli studi di Cassino, Dip. economia e territorio, 2000. Voci correlate[modifica | modifica wikitesto] Curva di Kuznets Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto] Kuznets ‹ka´?nets› (russo Kuznec), Simon Smith la voce nella Treccani.it, L’Enciclopedia Italiana, treccani.it. URL consultato il 12 settembre 2012. (EN) Autobiografia di Simon Kuznets, dal sito nobelprize.org, nobelprize.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. (EN) Simon Kuznets. Biografia e opere, da The Concise Encyclopedia of Economics, sito econlib.org, econlib.org. URL consultato il 6 gennaio 2008. Ester Boserup Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Copenhagen, 18 maggio 1910[1] – 24 settembre 1999), è stata un’economista danese. Ha studiato sviluppo economico e agricolo, ha lavorato presso l’ONU ed altre organizzazioni internazionali ed è stata autrice di numerosi saggi La sua opera più importante è ”Le condizioni della crescita agricola: l’economia del cambiamento agrario sotto pressione della popolazione””.[2] Questo “”classico … lavoro sull’intensificazione agricola”” presenta un “”analisi dinamica che abbraccia tutti i tipi di agricoltura primitiva.”” (Boserup, E. 1965. p 13). L’opera sfida l’ipotesi che risale al tempo di Malthus (ed è ancora ritenuta valida in molti ambienti) che i metodi agricoli determinino la popolazione (tramite l’approvvigionamento alimentare). Boserup invece ha sostenuto che la popolazione determina i metodi agricoli. Un punto importante del suo libro è che “”la necessità è la madre dell’invenzione””. Una sua grande convinzione era che l’umanità avrebbe sempre trovato una strada ed era solita dire che “”il potere dell’ingenuità avrebbe sempre superato quello della domanda””. Le sue tesi hanno influenzato il dibattito sul ruolo delle donne nel lavoro e lo sviluppo umano, e sulla possibilità di migliori opportunità di lavoro e di istruzione per le donne. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Ester Børgesen era nata a Copenaghen, unica figlia di un ingegnere danese che morì quando lei aveva due anni lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche. Poi, “”incoraggiata dalla madre e consapevole delle sue prospettive limitate, senza un buon titolo di studio””, dal 1929 aveva studiato sviluppo economico e agricolo presso l’Università di Copenaghen, ottenendo la laurea in economia teorica nel 1935. Ester aveva sposato Mogens Boserup quando entrambi avevano ventun’anni; la giovane coppia ha vissuto grazie al sostegno della famiglia benestante di lui durante i rimanenti anni dell’università. Hanno avuto tre figli: una femmina, Birte nata nel 1937 e due maschi, Anders nato nel 1940 e Ivan del 1944. Dopo la laurea Ester Boserup ha lavorato per il governo danese tra 1935-1947, proprio durante l’occupazione nazista nella seconda guerra mondiale, come responsabile del suo ufficio di programmazione, studi, tra cui il commercio e gli effetti delle sovvenzioni. Non ha fatto quasi nessun riferimento ai conflitti tra famiglia e lavoro durante la sua vita. La famiglia si trasferì a Ginevra nel 1947 per lavorare con la Commissione economica delle Nazioni Unite d’Europa (ECE). Nel 1957, lei e il marito hanno lavorato in India, in un progetto di ricerca gestito da Gunnar Myrdal. Per il resto della sua vita ha lavorato come consulente e scrittrice, tra Copenaghen e i pressi di Ginevra, fino alla morte del marito nel 1980. Lavoro[modifica | modifica wikitesto] Contributi accademici[modifica | modifica wikitesto] Secondo la teoria malthusiana, la dimensione e la crescita della popolazione dipende dall’approvvigionamento di cibo e dai metodi di produzione agricola. Nella teoria di Boserup i metodi agricoli dipendono dalla dimensione della popolazione. Dal punto di vista malthusiano, nei periodi in cui il cibo non è sufficiente per tutti, la popolazione in eccesso morirà. Al contrario, Boserup sostiene che in nei tempi di pressione, la gente troverà modi per aumentare la produzione di cibo, aumentando la forza lavoro, l’uso dei macchinari e dei fertilizzanti. Sebbene le teorie di Boserup siano ampiamente considerate come anti-malthusiane, sia le sue intuizioni che quelle di Malthus possono essere comodamente combinate nello stesso quadro teorico generale.[3] Ella ha sostenuto che quando la densità della popolazione è sufficientemente bassa per permetterlo, il terreno tende ad essere utilizzato in modo intermittente, con forte dipendenza dal fuoco per pulire i campi e dal fermo delle colture, per ripristinare la fertilità (addebbiatura). Numerosi studi hanno dimostrato come tali metodi siano favorevoli al totale carico di lavoro ed anche all’efficienza (uscita rispetto ingresso). Secondo la teoria di Boserup, è solo quando si alza la densità abitativa si limita l’uso della messa a riposo (e quindi l’uso del fuoco) così che i campi vengono spostati verso la coltivazione annuale. Ottenendo un’insufficiente rotazione delle colture, trame meno fertili, coperti di erba o di cespugli piuttosto che foresta, sforzi ampliati di concimazione, preparazione del campo, controllo delle piante infestanti e l’irrigazione. Questi cambiamenti inducono spesso l’innovazione agricola, ma aumentano il costo marginale del lavoro per l’agricoltore così: maggiore è la densità di popolazione rurale e più ore l’agricoltore deve lavorare per la stessa quantità di prodotti. Pertanto, i carichi di lavoro tendono a salire mentre l’efficienza scende. Questo processo di aumentare la produzione a costo di lavoro più in basso rendimento è quello Boserup descrive come “”intensificazione agricola””. La teoria boserupiana[modifica | modifica wikitesto] Sebbene la teoria originale di Boserup era molto semplificata e generalizzata, si è rivelato fondamentale per la comprensione dei modelli agricoli nei paesi in via di sviluppo[4]. Nel 1978, la sua teoria del cambiamento agricolo ha cominciato ad essere riformulato come una teoria più generale[5]. Il campo ha continuato a maturare in rapporto alla popolazione e gli studi ambientali nei paesi in via di sviluppo[6]. La teoria neo-boserupiana continua a generare polemiche per quanto riguarda la densità di popolazione e l’agricoltura sostenibile.[7] Studi di genere[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup ha contribuito anche al discorso che circonda le pratiche di genere e sviluppo con il suo lavoro del 1970 “”Il ruolo della donna nello sviluppo economico””[8]. Il lavoro è “”la prima indagine mai intrapreso in ciò che accade alle donne nel processo di crescita economica e sociale in tutto il Terzo mondo””. Secondo la prefazione nell’edizione 1989 di Swasti Mitter, “”È il lavoro impegnato e scientifico [di Boserup] che ha ispirato il Decennio delle Nazioni Unite per le donne tra il 1975 e il 1985, e che ha incoraggiato le agenzie di aiuto a mettere in discussione l’ipotesi di neutralità di genere nei costi nonché nei benefici di sviluppo “”. Il testo di Boserup ha valutato come il lavoro è stato diviso tra uomini e donne, i tipi di lavori che costituivano il lavoro produttivo, e il tipo di donne di formazione necessari per promuovere lo sviluppo. Questo testo ha segnato una svolta nei dibattiti di Donne nello sviluppo (WID), perché ha sostenuto che il contributo delle donne, sia a livello nazionale che nel mondo del lavoro pagato, ha aiutato le economie nazionali. Molte femministe liberali si sono basate sull’analisi di Boserup per sostenere che i costi di sviluppo economico moderno sono stati in spalla dalle donne.[9] Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Libri[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London, George Allen & Unwin, 1970.Reprinted as: Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London Sterling, Virginia, Earthscan, 2007, ISBN 978-1-84407-392-4. Ester Boserup e Ignacy Sachs, Foreign aid to newly independent countries problems and orientations = Aide extérieure aux pays récemment indépendants: problèmes et orientations, The Hague, Mouton, 1971, ISBN 978-3-11-155712-0. Ester Boserup, Population and technological change: a study of long-term trends, Chicago, University Of Chicago Press, 1981, ISBN 978-0-226-06674-5. Ester Boserup, Population and technology, Wiley-Blackwell, 1981, ISBN 978-0-631-13371-1. Ester Boserup, My professional life and publications, 1929-1998, Copenhagen, Museum Tusculanum Press, 1998, ISBN 978-87-7289-520-8. Ester Boserup, The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure, London, Allen & Unwin, 1965, OCLC 231372. Pdf verson. Reprinted as: Ester Boserup, The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure, New Brunswick, New Jersey, Aldine Transaction, 2005, ISBN 978-0-202-30793-0. Capitoli dei libri[modifica | modifica wikitesto] Boserup, Ester (1975), “”Women in the labour market””, in Jain, Devaki, Indian women, New Delhi, India: Publications Division, Ministry of Information and Broadcasting, Government of India, OCLC 1646453. Boserup, Ester (1985), “”The impact of scarcity and plenty on development””, in Rotberg, Robert I.; Rabb, Theodore K., Hunger and history: the impact of changing food production and consumption patterns on society, Cambridge Cambridgeshire New York: Cambridge University Press, pp. 185–210, ISBN 9780521315050. Boserup, Ester (1997), “”The economics of polygamy””, in Grinker, Roy Richard; Steiner, Christopher B., Perspectives on Africa: a reader in culture, history, and representation, Cambridge, Massachusetts: Blackwell, pp. 506–517, ISBN 9781557866868. Articoli sui giornali[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup, The impact of population growth on agricultural output, in The Quarterly Journal of Economics, vol. 89, nº 2, Oxford University Press, 1975, pp. 257–270, DOI:10.2307/1884430.””The impact of population growth on agricultural output””. The Quarterly Journal of Economics (Oxford University Press) 89 (2): 257–270. doi:10.2307/1884430. Ester Boserup, Environment, population, and technology in primitive societies, in Population and Development Review, vol. 2, nº 1, The Population Council via JSTOR, 1976, pp. 21–36, DOI:10.2307/1971529.””Environment, population, and technology in primitive societies””. Population and Development Review (The Population Council via JSTOR) 2 (1): 21–36. doi:10.2307/1971529. Pdf version. Letture ulteriori[modifica | modifica wikitesto] Festschrift volume. Marina Fischer-Kowalski, Anette Reenberg, Anke Schaffartzik, Andreas Mayer (eds.) 2014. Ester Boserup’s Legacy on Sustainability: Orientations for Contemporary Research. Springer Tinker, Irene (2004), “”Utilizing interdisciplinarity to analyze global socio-economic change: a tribute to Ester Boserup””, in Benería, Lourdes; Bisnath, Savitri, Global tensions: challenges and opportunities in the world economy, New York: Routledge, pp. 173–184, ISBN 9780415934411 B. L. Turner II e Marina Fischer-Kowalskic, Ester Boserup: An interdisciplinary visionary relevant for sustainability, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 107, nº 51, PNAS Online, 2010, pp. 21963–21965, DOI:10.1073/pnas.1013972108.””Ester Boserup: An interdisciplinary visionary relevant for sustainability””. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS Online) 107 (51): 21963–21965. doi:10.1073/pnas.1013972108. Map of Mauritius. Powerpoint presentation: Population case study – Mauritius. Oxford Dictionary of Geography: Böserup model. Giovanni Federico’s review of The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure by Ester Boserup. Agricultural change theory by G.D. Stone, including a section on Boserup. Boserup’s optimistic view of population growth. Detailed account of Boserup’s life by Irene Tinker. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Boserup, Ester, Library of Congress. URL consultato il 12 agosto 2014. «data sheet. (b. 5-18-10)». ^ (Chicago, Aldine, 1965, ISBN 0-415-31298-1) ^ Turchin and Nefedov: Secular Cycles ^ Glen Davis Stone, Theory of the square chicken: advances in agricultural intensification theory, in Asia Pacific Viewpoint, vol. 42, 2-3, Wiley Online, August–December 2001, pp. 163–180, DOI:10.1111/1467-8373.00142. ^ B.A. Datoo, Toward a reformulation of Boserup’s theory of agricultural change, in Economic Geography, vol. 54, nº 2, Clark University via JSTOR, April 1978, pp. 135–144, DOI:10.2307/142848. «The paper first summarizes Boserup’s theory of agricultural change and dispels the misconceptions to which it has given rise. It then attempts to recast the theory in a systems framework and thereby to eliminate certain fundamental weaknesses in it….». ^ Marquette, Catherine M. (October 1997). ^ Romero, Marino R.; deGroot, Wouter T. (2008), “”Farmers investing in sustainable land use at a tropical forest fringe, the Philippines””, in Dellink, Rob B.; Ruijs, Arjan, Economics of poverty, environment and natural-resource use, Dordrecht, the Netherlands: Springer, pp. 157–184, ISBN 9781402083037 Pdf version. ^ Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London, George Allen & Unwin, 1970. ^ Devaki Jain, Women, development, and the UN: a sixty-year quest for equality and justice, Bloomington, Indiana University Press, 2005, ISBN 978-0-253-21819-3.”,”EURE-129″
“MALANIMA Paolo”,”Uomini, risorse, tecniche nell’economia europea dal X al XIX secolo.”,”Paolo Malanima è direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR), con sede a Napoli, e professore presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. É autore di libri e articoli sulle economie preindustriali. Ha pubblicato Economia preindustriale e La fine del primato.”,”STOS-019-FL”
“MALANIMA Paolo”,”L’economia italiana nell’età moderna.”,”Paolo Malanima insegna storia dell’industria alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘L’industria di Firenze nell’economia europea’ (Il Mulino; 1982)”,”STOS-210″
“MALANOWSKI Wolfgang”,”November-Revolution 1918. Die Rolle der SPD.”,”MALANOWSKI Wolfgang (n. 1926)”,”MGER-119″
“MALAPARTE Curzio”,”Das Kapital. Marx tra ‘pubblico’ e ‘privato’.”,”Scritto in francese e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1949, Das Kapital ottenne un successo di pubblico ma non di critica.”,”MADS-169″
“MALAPARTE Curzio”,”L’Europa vivente. Teoria storica del sindacalismo nazionale.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-011-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Italia barbara. Fascismo e rivoluzione.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-012-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Muss. Il grande imbecille.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-013-FL”
“MALAPARTE Curzio, a cura di Stéphanie LAPORTE”,”Viva Caporetto!”,”‘Il libro racconta la guerra, il sacrificio assurdo dei giovani coraggiosi, l’ostinazione stupida di uno stato maggiore incompetente, e soprattutto, l’abisso tra l’orrore dei massacri e le menzogne di una retorica patriottica nauseante. Il giovane Suckert parla per quei soldati analfabeti che hanno accettato in silenzio una morte inutile. Contro la propaganda ufficiale, egli sceglie Caporetto, gigantesca ritirata delle truppe italiane di fronte all’avanzata delle armate austriache, che segna nell’ottobre 1917 la crisi militare più dolorosa che l’Italia abbia conosciuto, per emblema dell’eroismo del soldato di trincea e speranza di rivincita di un popolo disprezzato. Tre volte uscito e censurato tra il 1921 e 1923, ‘Viva Caporetto!’ era una carica esplosiva contro la giovane Italia fascista che si edificava sulla memoria di una Grande Guerra vittoriosa’ (retrocopertina)”,”QMIP-239″
“MALAPARTE Curzio”,”Tecnica del colpo di Stato.”,”Curzio Malaparte, (Kurt Erich Suckert che nel 1925 assunse il nome di Malaparte) nacque a Prato nel 1898 da padre tedesco e da madre lombarda. L’adolescenza e la giovinezza furono vissute dal futuro scrittore con particolare intensità, quasi freneticamente: appena tredicenne, egli venne attratto infatti dall’attività politica e frequentò la sezione giovanile del partito repubblicano; in seguito si lasciò abbagliare dai miti nazionalistici, sicchè fondò un giornale satirico Il Bacchino, e nel 1914 si arruolò volontario nella legione garibaldina con la quale combattè nelle Argonne. Più tardi, entrato a far parte della Brigata Alpi (a quel periodo risale la sua amicizia con Ungaretti), partecipò alla battaglia di Bligny (1918), dove rimase ferito e ricevette una medaglia al valore. Conclusa la guerra Malaparte intraprese la carriera diplomatica e nell’ottobre 1919 venne inviato come addetto culturale all’ambasciata italiana di Varsavia. Al rientro in Italia, si iscrisse al partito fascista (il 20 settembre 1921) e da quel momento si dedicò intensamente all’azione politica. Morì a Roma il 19/07/1957.”,”ITAF-028-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Io, in Russia e in Cina.”,”L’ultimo viaggio di Malaparte … “”Erano ventisette anni che non tornavo a Mosca. L’avevo lasciata nell’estate del 1929, nel tempo più aspro e crudele della lotta per la successione a Lenin. Se rileggo oggi quel che scrivero allora (‘Intelligenza di Lenin’, Treves, Milano, 1930); ‘Technique du coup d’Etat’, Grasset, Parigi, 1931), mi par di ritornare a quei giorni, a quei luoghi. Ma se mi guardo intorno, mi accorgo che i giorni son mutati, e mutati i luoghi”” (pag 29)”,”RUSS-012-FV”
“MALAPARTE Curzio”,”Kaputt.”,”Pubblicato a Napoli nel 1944, questo libro suscitò una grande eco a livello internazionale. Stampato in molte edizioin nelle varie lingue, il testo invita alla conoscenza o alla riflessione sulle crudeltà, le miserie e le follie della seconda guerra mondiale. Giorni crudeli per l’Europa di cui parla Montesquieu nell’Esprit des Lois (Libro XXIII, cap. XXIII: «Ansi, dans le temps des fables, après les inondations et les déluges, il sortir de la terre des hommes armés, qui s’exterminèrent» [‘””Così, al tempo delle favole, dopo le inondazioni e i diluvi, uscirono dalla terra uomini armati che si sterminarono a vicenda.””] ‘””Kaputt”” di Curzio Malaparte è un’opera che mescola autobiografia e reportage di guerra, scritta tra il 1941 e il 1943. Il libro non segue una trama lineare, ma è composto da episodi che raccontano la devastazione dell’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Malaparte, in qualità di corrispondente di guerra, descrive scene di distruzione, persecuzioni e incontri con figure di potere, offrendo un ritratto crudo e spesso paradossale della guerra. Il titolo stesso, derivato dal tedesco ”kaputt’ (rotto, distrutto), simboleggia la rovina dell’Europa e della sua civiltà. L’autore utilizza una scrittura raffinata e potente per trasmettere il senso di tragedia e disillusione che permea l’opera’. (f. copil)”,”QMIS-001-FFS”
“MALARA Nino, a cura di Adriana DADA'”,”Antifascismo anarchico 1919-1945. A quelli che rimasero.”,”MALARA Nino ferroviere anarchico calabrese fu attivo fin dal primo dopoguerrra nel Sindacato Ferrovieri in Calabria. per la sua attività sindacale fun lincenziato dal servizio nel 1922. Fra i primi condannati dal Tribunale Speciale di Cosenza come ‘comunista anarchico’ finì in confino dal 26 al 32 e la semiclandestinità fino al 1943. La sollevazione di Cosenza lo vide nel 1943 uno dei fondatori del Comitato di Liberazione per il Fronte Unico. Dopo la liberazione si impegnò nel movimento anarchico e nel sindacato ferrovieri. A.- DADA’ insegna storia contemporenaea all’ Università di Firenze. Nell’ introduzione ricostruisce le tappe dell’ impegno militante antifascista di MALARA. E’ autrice di un volume ‘Il movimento anarchico in Italia: fra movimento e partito, Milano, 1984 e di vari saggi sull’ anarchismo. “”La furia fascista si scatena ancora più violenta. La repressione si caratterizza con particolare ferocia. Perquisizioni da parte delle polizia con fermi frequenti, prolungati ed arbitrari, sono all’ ordine del giorno. Vigeva allora una legge in base alla quale chiunque poteva essere fermato e tenuto in carcere “”per motivi di pubblica sicurezza””, senza mai sapere come e perché e quanto durava la detenzione. In quello scorcio di anno del 1924, una scritta appare sui muri del Palazzo della Provincia di Cosenza: Viva il socialismo. Furono giovani sconsiderati, irresponsabili, non si è mai saputo il loro nome. Siamo stati trascinati in Questura per prove calligrafiche, poi le minacce e le frustate di ordinaria consuetudine, ora di un poliziotto ora di un altro, nella sala di custodia. A sera tardi, ferri ai polsi e traduzione in carcere. Questo per dare un’ idea degli espedienti ricorrenti in quel tempo per poter agire contro di noi””. (pag 74-75)”,”ANAx-199″
“MALATESTA Alberto”,”I socialisti italiani durante la guerra.”,”Tra i documenti: deliberazioni del Congresso di Stoccarda (1907), Convegno di Zimmerwald (5-8 Settembre 1915), Manifesto Zimmerwald, Dichiarazione comune dei socialisti francesi e tedeschi, deliberazioni di Kienthal (24-30 aprile 1916), Manifesto di Kienthal, Contro gli abusi di guerra (lettere di HUYSMANS e di LAZZARI), il Memorandum di Londra (febbraio 1918). L’A è nato in prov di Massa Carrara nel 1879. Tra i documenti: il manifesto di Zimmerwald. Il libro riporta brani cancellati con linee per opera della censura.”,”MITS-023″
“MALATESTA Errico”,”L’ Anarchia. Il nostro programma.”,”MALATESTA (Santa Maria Capua Vetere 1853-Roma 1932) è uno dei fondatori della Federazione Anarchica Italiana (FAI) (Capolago 1891). Discepolo di BAKUNIN, partecipò ai moti del Matese (1877), della Lunigiana e di Sicilia (1894) e di Milano (1898). E’ ancora tra gli organizzatori della ‘settimana rossa’ di Ancona (1914). Esule a Londra durante la 1° GM, rientra in IT nel 1920 e diventa D del quotidiano anarchico ‘L’ Umanità nova’ poi soppresso dal fascismo. Sorvegliato speciale della polizia fascista, quasi settantenne tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico. Muore a Roma nel 1932.”,”ANAx-055″
“MALATESTA Errico a cura di C. ZACCARIA e G. BERNERI”,”Scritti scelti.”,”Fondo Aldo VINAZZA”,”ANAx-113″
“MALATESTA Errico MERLINO Francesco Saverio”,”Anarchismo e democrazia. Soluzione anarchica e soluzione democratica del problema della libertà in una società socialista.”,”””L’ umanità cammina secondo la risultante delle mille forze che in vari sensi la sollecitano. Noi non siamo che una di queste forze. La questione da discutersi è se, possibilizzando il nostro programma, noi otterremmo un risultato più vantaggioso, vale a dire più pronto e più vicino al nostro ideale, che combattendo per l’ attuazione del programma pieno ed intero. Noi crediamo di no””. (pag 78)”,”ANAx-208″
“MALATESTA Errico; NETTLAU Max”,”Scritti antimilitaristi.”,”pag 70 pag 49-51 “”E’ molto doloroso che io mi opponga a un vecchio e amato compagno come Kropotkine, che tanto ha dato alla causa dell’anarchia. Ma a più ragione, per la stima e l’amore che noi abbiamo per Kropotkine, è necessario far conoscere che lo seguiamo nelle sue divagazioni sulla guerra. Io so che l’atteggiamento di Kropotkine non è affatto nuovo, e che da più di 10 anni egli ha predicato il pericolo tedesco; e confesso che noi siamo sul falso non dando importanza al fenomeno del suo patriottismo franco-russo, e non prevedendo dove le sue pregiudiziali anti-tedesche lo conducano. Ciò è perché non sappiamo se egli si propone d’invitare i lavoratori francesi a rispondere ad una possibile invasione germanica con la Rivoluzione Sociale, impossessandosi del suolo francese, ed in seguito inducendo i lavoratori germanici a fraternizzare con essi, in lotta con gli oppressori francesi e germanici. Certamente noi non possiamo temere che Kropotkine possa invitare i lavoratori a far causa comune con i governi e i padroni. Io spero ch’egli si ravveda di questa sua erronea veduta, e si trovi di nuovo a fianco dei lavoratori contro tutti i governi e tutte le borghesie: Germanica, Inglese, Francese, Russa, Belga, ecc.. Fraternamente. Errico Malatesta) (pag 53-54)”,”ANAx-283″
“MALATESTA Errico”,”L’Anarchia. Biografia di Luigi Fabbri.”,”””Risulta da quello che abbiamo detto finora, che l’anarchia, quale l’intende il partito anarchico, e quale solo può essere intesa, è basata sul socialismo. Anzi se non fossero quelle scuole socialiste, che scindono artifiziosamente l’unità naturale della questione sociale e ne considerano solo qualche parte staccata, e se non fossero gli equivoci coi quali si cerca d’intralciare la via alla rivoluzione sociale, noi potremmo dire addirittura che anarchia è sinonimo di socialismo, poichè l’una e l’altro significano l’abolizione della dominazione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sia che vengano esercitati mediante la forza delle bajonette, sia mediante l’accaparramento dei mezzi di vivere””. (pag 50-51)”,”ANAx-301″
“MALATESTA Errico, a cura di Piero BRUNELLO e Pietro DI-PAOLA”,”Autobiografia mai scritta. Ricordi (1853-1932).”,”MALATESTA Errico (Santa Maria Capua Vetere 1853 – Roma 1932) Piero BRUNELLO (1948) è docente di storia sociale all’Università di Venezia. Pietro DI-PAOLA (1966) è dottorando al Goldsmiths College Univ. di Londra con una tesi su ‘Anarchici italiani a Londra (1878-1914)’.”,”ANAx-317″
“MALATESTA Errico”,”Autodifesa davanti alle Assise di Milano e altri scritti.”,”MALATESTA Errico è stato uno dei fondatori della Federazione anarchica italiana (Capolago 1891). Discepoli di Bakunin partecipa ai moti del Matese (1977), della Lunigiana e di Sicilia (1894) di Milano (1898), è tra gli organizzatori della ‘Settimana rossa’ di Ancona (1914). Esule a Londra durante la prima guerra mondiale rientra in Italia nel 1920 e diventa direttore di Umanità Nova quotidiano anarchico soppresso dal fascismo. Sorvegliato speciale dalla polizia fascista, quasi settantenne, tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico. Muore a Roma nel 1932.”,”ANAx-318″
“MALATESTA Michele”,”Dialettica e logica formale.”,”Michele Malatesta è professore di ruolo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli dove insegna Logica ed è autore di numerosi lavori due dei quali in lingua inglese. Dal 1975 è membro dell’Association for Symbolic Logic.”,”SCIx-134-FL”
“MALATESTA Errico, a cura di Gino CERRITO”,”Scritti scelti. Teoria e prassi dell’ anarchismo italiano.”,”””(…) l’anarchismo non può definirsi una teoria classista (…)”” (pag 9, Gino Cerrito) Lenin autoritario “”In altri termini Lenin intuiva che lo sviluppo del capitalismo non può da solo aumentare il potenziale rivoluzionario delle masse (la storia successiva ha dimostrato che lo sviluppo del capitalismo diminuisce questo potenziale); e che anzi la rivoluzione è possibile indipendentemente dalla logica delle fasi economiche. Ma, giacché voleva il «tutto e subito», egli adottò la sola strada possibile per la sua formazione autoritaria: quella del partito che si serve delle masse come ariete per distruggere il vecchio mondo”” (Gino Cerrito, pag 18)”,”ANAx-015-FV”
“MALATESTA Maria”,”I signori della terra. L’organizzazione degli interessi agrari padani, 1860-1914.”,” Maria Malatesta è professore associato nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Bologna. Tra i suoi scritti: “”Il Resto del Carlino. Potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922″”, (Milano 1978), “”Forme di sociabilità nella storiografia francese contemporanea””, (Milano 1982), scritto, assieme a Giuliana Gemelli. Vari saggi sulla cultura e sui media in Italia e sull’amministrazione dell’economia. “”La contrapposizione tra l’imprenditore agricolo e il percettore della rendita fondiaria non assumeva tuttavia in Jacini toni negativi”” (pag 110)”,”ITAE-414″
“MALATESTA Errico FABBRI Luigi, scritti scelti; saggi storici di Maurizio ANTONIOLI e Pier Carlo MASINI”,”Mentre la strage dura…. Scritti scelti su guerra, pace e rivoluzione (1914-1916).”,”‘La pace tra gli oppressi e la guerra agli oppressori’ Errico Malatesta (Santa Maria Capua Vetere 1853 – Roma 1932) è stato uno delle figure più importanti del movimento anarchico italiano e internazionale dai primi anni Settanta dell’800 (diciannovenne partecipa all’incontro di Saint-Imier, dove conosce Bakunin) alla sua morte. Ha scritto e pubblicato articoli su giornali e riviste. È stato tra i fondatori di vari periodici tra cui ‘La Questione sociale’, ‘L’Agitazione’, ‘Umanità Nova’, ‘Pensiero e Volontà’. Luigi Fabbri (Fabriano 1877 – Montevideo 1935) è stato tra i principali protagonisti della storia dell’anarchismo di lingua italiana nella sua epoca d’oro tra la fine dell’800 e il Bienno rosso. Fedele collaboratore di Errico Malatesta è stato tra gli anarchici colui che ha maggiormente profuso impegno e attenzione per rimodellare gli assunti teorici dell’anarchismo, aggiornandoli alla luce dei cambiamenti imposti dalle vicende del primo quarto del XX secolo.”,”ANAx-476″
“MALAURIE Jean”,”Gli ultimi re di Thule. Vita quotidiana degli esquimesi.”,”L’autore ha vissuto per lunghi periodi a contatto con gli Esquimesi di Thule, e giorno dopo giorno ha osservato le loro abitudini di vita quotidiana, ne ha condiviso le condizioni materiali, la lingua e si è guadagnato da vivere. Nel suo libro racconta la sua esperienza, ma non è solo una testimonianza ma richiama l’attenzione su quello che potrà essere l’avvenire degli Esquimesi di Thule. ‘Thule è una regione avvolta nel mistero e nella leggenda. Il termine fu usato per la prima volta dall’esploratore greco Pitea nel IV secolo a.C. per indicare una terra lontana e sconosciuta, raggiunta dopo sei giorni di navigazione a nord della Britannia. Le descrizioni di Thule parlano di un luogo dove il sole non tramonta mai e dove il fuoco e il ghiaccio si incontrano, caratteristiche che hanno portato molti a identificarla con l’Islanda1. Tuttavia, altre teorie suggeriscono che possa riferirsi alle isole Shetland, alle Faroe, alla Norvegia o persino alla Groenlandia. Nel tempo, il concetto di “”Ultima Thule”” è stato usato per indicare le terre oltre il mondo conosciuto, diventando più un’idea che un luogo geografico preciso. Oggi, il nome è associato anche alla Pituffik Space Base, una base militare statunitense situata nella Groenlandia settentrionale, precedentemente nota come Thule Air Base3. Questa base è strategicamente importante per il monitoraggio di eventuali attacchi missilistici e ha una storia legata alla Guerra Fredda. Thule continua a rappresentare il limite dell’esplorazione e dell’immaginazione umana, un simbolo di avventura e scoperta’ (f. copilot) Nel suo libro Jean Malaurie ‘Gli ultimi re di Thule’ (Oscar 1991) racconta la vita quotidiana degli Esquimesi in particolare della Groenlandia ‘Gli ultimi re di Thule di Jean Malaurie è un’opera straordinaria che racconta la vita quotidiana degli Esquimesi della Groenlandia, in particolare quelli della regione di Thule. Malaurie, geografo ed etnologo, ha vissuto a stretto contatto con gli Inuit, condividendo le loro abitudini, la lingua e le difficili condizioni di vita. Il libro è una testimonianza unica che mescola osservazioni scientifiche con un profondo coinvolgimento umano, offrendo un ritratto vivido di una cultura che lotta per la sopravvivenza di fronte ai cambiamenti imposti dalle grandi potenze2. L’opera è considerata un classico dell’etnologia e della letteratura di viaggio, e ha contribuito a sensibilizzare il mondo sulla situazione degli Inuit.’ (copi:)”,”EURN-002-FFS”
“MALAVASI Gioacchino, a cura di Giuseppe ACOCELLA”,”L’ antifascismo cattolico. Il Movimento guelfo d’ azione (1928-1948).”,”G. MALAVASI (1903-) avvocato fondatore a Milano nel 1928, con Piero MALVESTITI, del Movimento guelfo d’ azione, fu arrestato per antifascismo nel 1933 e condannato assieme a MALVESTITI a cinque anni di carcere. Tornato in libertà riprese l’ attività clandestina antifascista e partecipò alla resistenza. Membro del comitato milanese del CLN, espatriò in Svizzera per ritornare nel 1944 giungendo a Roma, ove rimase fino alla Liberazione. Fu tra i fondatori della DC avendo partecipato agli incontri milanesi del 1942. Dopo il 1948 si ritirò dalla politica attiva. ACOCELLA (1948) è professore di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Napoli. Ha concorso al libro ‘Storia del movimento cattolico in Italia’ (6 vol, 1981). Ha scritto inoltre ‘Sturzo e il sindacato’ (1980) e ‘Achille Grandi’ (1982). “”La guerra 1914-18 aveva, più che capovolto, fatto dimenticare di fatto il dissidio Chiesa-Stato. Tutto il vecchio bagaglio ottocentesco passava in secondo piano. Anche vecchi uomini politici, quali Orlando e Nitti, avvertivano la necessità di risolvere la “”questione romana””””. (pag 18)”,”ITAD-054″
“MALCANGI Vito a cura; saggi di Dino COFRANCESCO Aurelio MACCHIORO Paolo LINGUA Anna Maria ISASTIA Claudio BADANO Aldo CHIARLE Massimo PESCIO Francesco BONATTI Eugenio GHILARDUCCI Vito MALCANGI Maria Luisa PRUSSIA Vico FAGGI Carlo DA-MOLO Franco RAGAZZI Vittoria Silvia PUGLIESE Guido ALPA Giuseppe BARBALACE Viaceslav KOLOMIEZ”,”Le origini del socialismo in Liguria. Atti del Convegno, Camogli 26-28 marzo 1992.”,”Saggi di Dino COFRANCESCO Aurelio MACCHIORO Paolo LINGUA Anna Maria ISASTIA Claudio BADANO Aldo CHIARLE Massimo PESCIO Francesco BONATTI Eugenio GHILARDUCCI Vito MALCANGI Maria Luisa PRUSSIA Vico FAGGI Carlo DA-MOLO Franco RAGAZZI Vittoria Silvia PUGLIESE Guido ALPA Giuseppe BARBALACE Viaceslav KOLOMIEZ”,”MITT-292″
“MALCOLM Noel”,”Kosovo. A Short History.”,”MALCOLM (1956) ha studiato alla Cambridge University e ha ricevuto il Ph.D. in History. Fellow of Gonville and Caius College, Cambridge, dal 1981 al 1988, diviene in seguito Foreign Editor dello ‘Spectator’ e giornalista politico al ‘Daily Telegraph’. Il suo libro ‘Bosnia: A Short History’ pubblicato nel 1994 ha ricevuto riconoscimenti. Egli vive a Londra e sta lavorando a una biografia di Thomas HOBBES. Ha curato la corrispondenza di Thomas HOBBES (2voll) per la Clarendon Ediotion of the Works of Thomas Hobbes. Nel libro l’A racconta le poche cose che si sanno sulla battaglia del Kosovo del 15 giugno 1389 tra le forze serbe al comando del Principe LAZAR e quelle turche ottomane al comando del Sultano MURAT (entrambi i comandanti perirono nello scontro e le perdite furono alte in entrambi i campi). L’esercito ottomano aveva tra le sue fila contingenti non turchi tra cui 5000 balestrieri cristiani mercenari (greci e genovesi) che furono determinanti per la vittoria.”,”EURC-027″
“MALCOLM X [LITTLE Malcolm Stuart]”,”Ultimi discorsi.”,”Il vero nome di Malcolm X era Malcolm Stuart Little1. Nato il 19 maggio 1925 a Omaha, Nebraska, Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano. In seguito, ha adottato il nome Malik el-Shabazz dopo aver abbracciato l’Islam sunnita e aver completato l’Hajj a Mecca. La sua vita è stata segnata da una serie di cambiamenti significativi, e il suo impegno per l’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam nella comunità nera lo ha reso una figura di spicco nel movimento per i diritti civili2134. (copil.) ‘Io non sono americano… Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera…’ Il gruppo politico guidato da Malcolm X era la Nation of Islam (NOI). Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano, noto per la sua difesa dell’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam all’interno della comunità nera. Fino al 1964, è stato il portavoce della NOI, ma successivamente si è allontanato da essa e ha abbracciato l’Islam sunnita. Dopo aver completato l’Hajj a Mecca, ha assunto il nome di “el-Hajj Malik el-Shabazz”. In seguito, ha fondato l’Islamic Muslim Mosque, Inc. (MMI) e l’Organizzazione di Unità Afro-Americana Pan-Africana (OAAU)123. (copil)”,”BIOx-001-FAP”
“MALCOLM X [LITTLE Malcolm Stuart]”,”Ultimi discorsi.”,”Il vero nome di Malcolm X era Malcolm Stuart Little1. Nato il 19 maggio 1925 a Omaha, Nebraska, Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano. In seguito, ha adottato il nome Malik el-Shabazz dopo aver abbracciato l’Islam sunnita e aver completato l’Hajj a Mecca. La sua vita è stata segnata da una serie di cambiamenti significativi, e il suo impegno per l’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam nella comunità nera lo ha reso una figura di spicco nel movimento per i diritti civili2134. (copil.) ‘Io non sono americano… Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera…'”,”USAS-245″
“MALDONADO Tomas a cura; saggi di Franz REULEAUX Georg SIMMEL Werner SOMBART Hermann MUTHESIUS Joseph A. LUX Peter BEHRENS Henry VAN DE VELDE Walter RATHENAU Walter GROPIUS Eberhard ZSCHIMMER Max WEBER, Ernst BLOCH Hannes MEYER Fridrich DESSAUER Hans SCHMIDT e Mart STAM”,”Tecnica e cultura. Il dibattito tedesco fra Bismarck e Weimar.”,”MALDONADO è ordinario di progettazione ambientale alla Facoltà di Architettura el Politecnico di Milano. E’ autore di ‘La speranza progettuale’ (1970), ‘Avanguardia e razionalità’ (1974), ‘Disegno industriale: un riesame’ (1976), ‘Il futuro della modernità’ (1987).”,”GERx-030″
“MALDONADO Tomás a cura; saggi di Franz REULEAUX Georg SIMMEL Werner SOMBART Hermann MUTHESIUS Joseph A. LUX Peter BEHRENS Henry VAN DE VELDE Walter RATHENAU Walter GROPIUS Eberhard ZSCHIMMER Max WEBER, Ernst BLOCH Hannes MEYER Fridrich DESSAUER Hans SCHMIDT e Mart STAM”,”Tecnica e cultura. Il dibattito tedesco fra Bismarck e Weimar. Cultura e tecnica (Reuleaux); Il dominio della tecnica (Simmel); Tecnica ed economia (Sombart); Le metropoli e la vita spirituale (Simmel); L’importanza delle arti applicate (Muthesius); Estetica dell’ingegneria (Lux); Arte e tecnica (Behens); Arte e industria (Van-de-Velde); Tecnica e cultura (Sombart); La meccanizzazione del mondo (Rathenau); Il contributo delle strutture industriali alla formazione di un nuovo stile (Gropius); Filosofia della tecnica (Weber); La freddezza tecnica (Bloch); Tecnica e idealismo (Zschimmer); Principi della produzione del Bauhaus (Gropius); Il mondo nuovo (Meyer); Filosofia della tecnica (Dessauer); Esigete la dittatura della macchina (Schmidt e Stam).”,”MALDONADO è ordinario di progettazione ambientale alla Facoltà di Architettura el Politecnico di Milano. E’ autore di ‘La speranza progettuale’ (1970), ‘Avanguardia e razionalità’ (1974), ‘Disegno industriale: un riesame’ (1976), ‘Il futuro della modernità’ (1987).”,”SCIx-139-FF”
“MALEFAKIS Edward”,”Reforma agraria y revolución campesina en la España del siglo XX.”,”MALEFAKIS Edward”,”SPAx-135″
“MALET Michael”,”Nestor Makhno in the Russian Civil War.”,”It will be clear from the book that the author has some sympathy with Makhno and his ideals, but he trusts that this has not led to gross distortion or untruth. Acknowledgements, Preface, Chronology, Introduction, Glossary, References, Bibliography, Index,”,”RIRO-133-FL”
“MALFATTI Marisa TORTORA Riccardo”,”Gli anni negati. Inchiesta sulla condizione della vecchiaia in Italia.”,”””Analizzata in questo contesto la presunta asocialità del vecchio evidenzia un’ origine non più soltanto legata al fattore età, bensì mostra di derivare da un “”condizionamento esterno””, che impone al vecchio determinati comportamenti. L’ isolamento del vecchio, che sente il peso di questa situazione, si acuisce sempre più impedendogli – al limite – qualsiasi forma associativa; l’ organizzarsi gli diventa quasi impossibile proprio perché non vuole ritrovarsi insieme agli altri vecchi. Una verifica possiamo farla – per esempio – a livello sindacale se si considera che dei 9 milioni di pensionati oggi esistenti solo una piccola parte (circa 700 mila) sono gli iscritti, e di questi pochissimi i sindacalizzati””. (pag 140)”,”ITAS-102″
“MALGERI Francesco”,”La guerra libica (1911-1912).”,”Ha scritto Gioacchino Volpe che Salvemini: “”della polemica antitripolina si fece, nel 1911 e in seguito, quasi una missione, in nome della verità, della onestà, dei bisogni interni del Mezzogiorno, e suoi interessi. Era uomo di buon ingegno e indiscussa rettitudine e portava in quella battaglia un senso critico e, spesso, una informazione, per quanto esclusivamente libresca, maggiore che non taluni avversari suoi, infatuati di Libia; ma anche la tendenza, in lui consueta, di spingere all’ estremo le sue tesi, un moralismo che gli faceva vedere da per tutto birbe e succhioni in agguato, un semplicismo che scarniva le questioni fino all’ osso e dava a lui l’ illusione di averle così risolte o predisposte per una facile soluzione, una scarsa comprensione o sensibilità delle esigenze che potevano imporre ad una nazione come l’ Italia (…)””. (pag 94) Guerra e diplomazia europea. “”Comunque, nonostante la sorpresa, che fu, del resto, uno stato d’ animo generale in tutta Europa, il governo inglese si mostrava complessivamente non ostile all’ iniziativa italiana, con quelle preoccupazioni, naturalmente, che riguardavano la stabilità della pace in Europa e la tranquillità dei sudditi musulmani nell’ Impero britannico. La benevolenza inglese aveva, comunque, ragioni ed interessi ben precisi. Da un lato l’ Inghilterra vedeva molto più di buon occhio ai confini occidentali dell’ Egitto gli italiani anziché i turchi, legati com’erano questi militarmente ed economicamente alla Germania; d’ altro canto esisteva un certo compiacimento inglese per il fatto che la questione sollevata dall’ Italia mettesse in serio imbarazzo il governo di Berlino. Sembra anzi che lo stesso Guglielmo II fosse in quei giorni di settembre molto eccitato, temendo che l’ accondiscendenza inglese di fronte alle mire dell’ Italia, fosse una manovra di Londra, al duplice scopo di indebolire la già debole Triplice Alleanza ed alienare la Turchia dall’ amicizia con gli Imperi centrali.”” (pag 110-111)”,”ITQM-093″
“MALGERI Francesco a cura; Saggi di Silvio TRAMONTIN Francesco TRANIELLO Paolo Emilio TAVIANI Giorgio CAMPANINI Francesco MALGERI Piero BORZOMATI Pier Luigi BALLINI Armando VADAGNINI , scritti di Alcide DE-GASPERI Guido GONNELLA Piero PICCIONI”,”Storia della Democrazia Cristiana. I. Dalla resistenza alla Repubblica, 1943-1948.”,”Saggi di Silvio TRAMONTIN Francesco TRANIELLO Paolo Emilio TAVIANI Giorgio CAMPANINI Francesco MALGERI Piero BORZOMATI Pier Luigi BALLINI Armando VADAGNINI , scritti di Alcide DE-GASPERI Guido GONNELLA Piero PICCIONI”,”ITAP-227″
“MALGERI Alfredo”,”L’occupazione di Milano e la liberazione.”,”Apparso nel 1947 con una presentazione del senatore Ferruccio Parri, e riedito nel 1983 con un’introduzione di leo Valiani, due tra i maggiori protagonisti della Resistenza, il volume scritto dal Colonnello Alfredo Malgeri, comandante della III Legione della Guardia di Finanza, ripercorre i giorni cruciali della liberazione di Milano e il ruolo avuto dai finanzieri in quelle drammatiche circostanze che valse al corpo l’assegnazione della medaglia d’oro al valor militare. E’ un racconto di presa diretta…”,”ITAR-015-FSD”
“MALIA Martin”,”Alle origini del socialismo russo. Aleksandr Herzen, l’ intellighenzia russa e la cultura europea.”,”Famiglia e infanzia, SCHILLER e OGAREV, studi, SCHELLING e l’ idealismo, SAINT-SIMON e il socialismo, arresto ed esilio, Q religione, realismo in filosofia: HEGEL, realismo in amore: George SAND, gli slavofili e il nazionalismo, occidentalisti liberali e socialisti, 1847 l’anno cruciale, il 1848, il socialismo russo, il nobile rivoluzionario. MALIA è nato a Springfield, nel Massachusetts nel 1924. Ha studiato a Yale e a Harvard dove ha conseguito il dottorato nel 1951 con una tesi che sta all’origine di questo volume. Dopo essere stato assistant professor ad Harvard, insegna storia nella univ di California a Berkeley. E’ autore di saggi sulla storia russa dal ‘700 ad oggi, sulla storia intellettuale e dei movimenti rivoluzionari russi.”,”RIRx-029″
“MALIA Martin”,”Comprendre la revolution russe.”,”MALIA è nato in Nuova Inghilterra. Ha compiuto i suoi studi a Yale, Harvard e all’Ecole normale superieure di Parigi. E’ stato interprete militare durante la guerra in URSS, paese in cui ha molto soggiornato in seguito. E’ attualmente Prof all’Univ California di Berkeley. Sovente insegna in FR all’EHESS. al College de France e all’Institut d’etudes politiques di Parigi.”,”RIRx-028″
“MALIA Martin”,”L’Occident et l’énigme russe: Du Cavalier de bronze au mausolée de Lénine.”,”MALIA è professore emerito nell’Università di California Berkeley, specialista della Russia e dell’Europa. E’ pure professore associato al College de France, all’EHESS e all’IEP di Parigi.”,”RUSx-148″
“MALIA Martin”,”La rivoluzione russa e i suoi sviluppi.”,”Martin Malia insegna attualmente nell’Università di Berkeley e nel Collège de France. É inoltre Directeur d’études nell’Ecole des hautes études di Parigi.”,”RIRx-028-FL”
“MALIA Martin”,”Russia Under Western Eyes. From the Bronze Horseman to the Lenin Mausoleum.”,”Martin Malia is Professor of History, Emeritus, at the University of California, Berkeley. He is the author of The Soviet Tragedy: A History of Socialism in Russia, 1917-1991. Prologue: in Scythia, Introduction, Conclusion, Notes, Acknowledgments, Index,”,”RUSx-125-FL”
“MALIA Martin”,”The Soviet Tragedy. A History of Socialism in Russia, 1917-1991.”,”Martin Malia is Professor of History, Emeritus, at the University of California, Berkeley. He is the author of The Soviet Tragedy: A History of Socialism in Russia, 1917-1991. Preface, Introduction, The Historical Issues: A Time for Judgment, Epilogue, Notes and Sources, Acknowledgments, Index,”,”RUSS-065-FL”
“MALINI Giordano MAX Mino”,”Africa bianca, africa nera. Volume 1. Nello specchio della storia.”,”””La campagna per la conquista di questo paese africano, tutt’altro che facile, fu condotta secondo schemi umani assai discutibili. “”Oggi è di moda concludere””, dice Bandini, “”con molta apparente sicurezza, che l’ esito della guerra di Etiopia addirittura dipese da una sterminata coltre di gas stesa davanti alle nostre posizioni e un poco dappertutto sui lunghi fronti nord e sud. “”Le vittime di questa barbara arma, si dice, furono migliaia, decine di migliaia e forse centinaia di migliaia. Battaglie iniziatesi sotto il segno della fortuna per le armate etiopiche, subito volsero al peggio quando il nostro comando dette di piglio all’ arma segreta e micidiale, irrorandone i soldati avanzanti…””. (pag 217-218)”,”AFRx-044″
“MALINVAUD Edmond”,”La disoccupazione di massa.”,”MALINVAUD Edmond è direttore enerale dell’ INSEE in Francia.”,”ECOT-217″
“MALINVAUD Edmond”,”Metodi statistici dell’Econometria.”,”Intesa in senso lato, l’econometria comprende ogni applicazione della matematica o dei metodi statistici allo studio dei fenomeni economici.”,”STAT-003-FL”
“MALINVERNI Bruno”,”La Germania occidentale nella politica europea.”,”Bruno MALINVERNI docente di storia dei trattati e delle relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università Cattolica Sacro Cuore, si interessò fino alla prematura scomparsa agli studi di storia diplomatica e di storia del movimento cattolico. Ha scritto varie opere riportate nel retrocopertina.”,”GERx-065″
“MALKIEL Theresa Serber”,”Journal d’ une gréviste.”,”MALKIEL Theresa (1874-1949) ebrea originaria dell’ Europa dell’ Est, militante socialista, ha difeso la causa delle donne immigrate in America. F. BASCH, è professore all’ istituto d’ inglese Charles V. “”E’ veramente un sentimento meraviglioso che si impadronisce di voi quando vi sentite circondate da gente riunita con lo stesso fine, con le stesse speranze e le stesse idee. E come se un gigante arrivasse all’ improvviso per rendere giustizia a tutti. L’ oratrice ha dovuto sentire la stessa cosa quando ha detto che una persona, quando è sola, è come un albero solitario piantato nel deserto destinato a deperire e a morire sotto la calura del sole e le tempeste di vento. Ma quando tutti sono uniti, sono come una grande foresta che dà ombra, ove ciascun albero, piccolo o grande, è protetto da tutti gli altri, e dove tutti possono crescere e prosperare. Si, quando penso a ciò, mi rendo conto che una persona sola, anche ricca o intelligente, non può sopravvivere a lungo se non riceve dagli altri aiuto e protezione.”” (pag 123)”,”MUSx-187″
“MALLARMÉ Stéphane, a cura di Bertrand MARCHAL”,”Correspondance complète 1862-1871. Suivi de: Lettres sur la poésie 1872-1898. Avec des lettres inédites.”,”Tra i massimi esponenti del Simbolismo francese insieme a Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, Stèphane Mallarmè ha donato un linguaggio diverso alla poesia elaborando una lingua molto ricercata e talvolta ermetica che, grazie al suo contributo, ha aperto il sentiero a nuovi orizzonti letterari non solo in Francia, ma in tutto il territorio europeo. «Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere | Altro dall’istrione che col gesto ridesta | Come piuma di lampade ignobili la cenere, | Ho bucato nel muro di tela una finestra. | Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte…» (Versi tratti dalla poesia “Il pagliaccio punito“ ). Umile e riservato, Mallarmè è considerato il padre della poesia moderna e molti saranno gli artisti che coglieranno la sua eredità e tradurranno la frenesia dell’attimo in vere e proprie partiture musicali di emozionante lirica. Non compreso da molti suoi contemporanei, a causa di sottili combinazioni di parole che rendono spesso faticosa e ostica la lettura dei suoi versi, assegna alla poesia la missione di suggerire gli oggetti facendo così leva sulla nostra immaginazione che, trascinata dalla potenza di un accostamento tutt’altro che casuale delle parole, suscita evocazioni degli oggetti rappresentati in modo assolutamente personale. Mallarmè si limita infatti a suggerire e mai ad esprimere idee lasciando così che ognuno di noi danzi in quei sublimi versi estrinsecando la propria interiorità e raccogliendo uno o più frammenti del proprio vissuto o semplicemente abbandonandosi ad un sogno. (http://lacapannadelsilenzio.it/)”,”VARx-570″
“MALLE Silvana”,”The Economic Organization of War Communism, 1918-1921.”,”Silvana Malle is an associate professor at the University of Verona. This book examines the origins, development and reasons for change of the first Soviet economic system. List of figures, List of tables, Preface, Introduction, Appendix to Chapter 2: Nationalization of kustar’ industry, Conclusion, Notes, Bibliography, Glossary, Index,”,”RUSU-063-FL”
“MALLET Serge”,”The New Working Class.”,”Scioperi maggio-giugno 1968 per il ‘controllo’, tradeunionismo e società industriale, Q automazione caso Raffineria Caltex in FR, gruppo elettronico Thompson. L’A, sociologo di sinistra, è morto in un incidente stradale nel 1973. Il libro ne riporta una breve biografia e un elenco delle sue opere. Tesi: la nuova classe operaia ‘White Collar’ non può essere definita come ‘aristocrazia operaia’”,”MFRx-094″
“MALLET Serge”,”La nouvelle classe ouvriere.”,”MALLET è nato nel 1927 da una famiglia di artigiani rurali della Gironda, participa alla resistenza, aderisce al PCF e se ne separa nel 1956 per partecipare alla fondazione del PSU di cui resta uno dei principali dirigenti. Ha scritto vari libri di carattere sociologico. Membro dell’ equipe del Nouvel Observateur.”,”CONx-019″
“MALLET Victor”,”The Trouble with Tigers. The Rise and Fall of South-East Asia.”,”MALLET è stato corrispondente estero da quando ha lasciato la Oxford University nel 1981. E’ figlio di un diplomatico britannico nato in Germania nel 1960. Ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo. Per il Financial Times dal 1996 ha coperto l’ Africa, il Medio Oriente e l’ Asia del Sud Est.”,”ASIx-046″
“MALLETT Robert”,”Mussolini in Etiopia, 1919-1935. Le origini della guerra dell’Italia fascista in Africa.”,”Guerra d’Etiopia, ‘guerra di vendetta’ “”La riluttanza dimostrata da Londra anche a proposito dei modesti cambiamenti territoriali in Etiopia ammessi da Grandi lasciava capire che le pressioni dell’opinione pubblica e degli ambienti politici britannici avrebbero costretto il governo nazionale a portare la questione di Addis Abeba al tavolo della Società delle Nazioni. Se così fosse stato, e se Ginevra avesse deciso di invocare sanzioni o addirittura un intervento militare contro l’Italia in forza dell’articolo 16, era concreto il rischio che la Gran Bretagna decidesse di chiudere il Canale di Suez. Ciò significava che il supporto logistico per la guerra d’Etiopia avrebbe dovuto prendere la strada del Capo di Buona Speranza e tutto sarebbe stato “”estremamente difficile””. Ma se davvero la Società delle Nazioni avesse deciso un proprio intervento diretto, l’Italia avrebbe dovuto fare i conti con conseguenze ancora peggiori: i francesi si sarebbero inevitabilmente schierati dalla parte della Gran Bretagna perché ne avevano bisogno per affrontare lo “”spettro tedesco”” che li terrorizzava. Come soluzione Cavagnari suggeriva che Mussolini chiudesse un occhio su “”eventi europei che stavano evolvendosi molto rapidamente”” e facesse sapere a tutti che prima o poi Parigi e Londra avrebbero avuto bisogno dell’amicizia dell’Italia. Nel frattempo le divisioni già partite alla volta dell’Eritrea e della Somalia avrebbero rappresentato un avvertimento per l’Etiopia e Mussolini poteva cominciare a far sentire opportune parole di condanna per il paese stesso in quanto inadeguato a far parte della Società delle Nazioni, e rivendicare per l’Italia il mandato di governarlo. Sarebbe stato possibile imporre un governo più diretto in un momento successivo (295)”” (pag 187) [(295) DDI, 7, XVI, Cavagnari a Mussolini, 4 marzo 1935, n. 694]”,”ITQM-239″
“MALON Benoit”,”La terza disfatta del proletariato francese.”,”Altra edizione: MALON Benoit, La troisieme defaite du proletariat francais. G. GUILLAUME. NEUCHATEL. 1871 REPRINT 1968 pag 538 16° note”,”MFRC-004″
“MALON Benoit”,”La troisieme defaite du proletariat francais.”,”MALON appartenente all’ Internazionale, rappresentante dimissionario del dipartimento della Senna, membro della comune di Parigi.”,”MFRC-005″
“MALON Benoît”,”Le socialisme intégral. Histoire des théories et tendances générales.”,”””Tous ce hommes, dont j’ai amplement parlé ailleurs (1), acceptaient avec plus ou moins de ménagement la nationalisation du sol et la socialisation des forces productives. Il en était de même naturellement du prolétariat militant de leurs pays respectifs. La situation fut donc claire; les prolétaires socialistes français de la première décade imperiale, rejetés par Proudhon sur les rivages bourgeois du mutuellisme, campaient isolés, en arrière de l’armée socialiste européenne. L’instinct de classe les sauva quelques années aprés. Ils publièrent, en 1864, le fameux ‘Manifeste des Soixante, par lequel ils se séparèrent avec éclat des bourgeois liberaux et déclarèrent voulor suivre à l’avenir une politique de classe. Proudhon, enthousiasmé et bien inspiré cette fois, sentit que l’avenir était dans cette initiative ouvrière et il écrivit d’abondance le livre superbe (2) qui fut son chant du cygne””. [(1) ‘Histoire du Socialisme’; (2) ‘De la capacité politique des classe ouvrières’ fut écrit dans les derniers mois de 1864 et ne fu publié qu’en mai 1865. On sait que Proudhon mourut le 19 janvier 1865]”” (pag 171)”,”SOCx-244″
“MALON Benoît”,”Histoire du socialisme depuis les temps les plus reculés jusqu’a nos jours. Ou efforts des réformateurs et des révoltés a travers les ages. Tome premier. Histoire du socialisme jusqu’à la révolution française.”,”Benoit Malon, Ancien membre de l’ Internationale, Ancien Député de la Seine, Ancien membre de la Commune de Paris. “”I vincitori hanno fatto solo la storia dei vincitori: lasciate che un vinto faccia la storia dei suoi fratelli”” (Gnocchi-Viani) (in apertura) “”Der Socialismus ist nichtblos eine politische Partei sondern auch ein Wissenschaft”” (Il socialismo non è solamente un partito politico ma anche una scienza); Le socialisme n’est pas seulement un parti politique mais aussi une science) (W. Liebknecht) (in apertura)”,”SOCU-001-FPB”
“MALOVIC Dorian”,”Le pape jaune. Mgr Jin Luxian, soldat de Dieu en Chine communiste.”,”Dorian Malovic capo del servizio ‘Asia’ del quotidiano ‘La Croix’, specialista della Cina, ex corrispondente da Hong Kong. Dati sulla presenza della Chiesa in Cina “”Le pays compte officiellement 138 diocèses pour seulement 79 évêque officiels. Près de 90% d’entre eux sont reconnus par le Vatican. Le nombre d’évêques clandestins reste difficile à évaluer avec certitude. Certaines statistiques assez sûres publiées à Hong Kong parlent de 50 évêques clandestins. Dans la réalité ils sont plus nombreux car certains ne divulguent pas du tout leur affiliation. On compte plus de 2200 prêtes officiels dont les trois quarts ont été ordonnés durant ces douze dernières années. Plus de 1300 séminaristes étudient dans les 19 grands séminaires du pays approvés par le gouvernement. On estime que près de 800 autres séminaristes étudient dans une dizaine de séminaires clandestins. Sur les 5200 religieuses du pays, en majorité très jeunes, on estime à près de 2000 le nombre de clandestines. Il existe 40 noviciats officiels et près d’une vingtaine souterrains. Plus de 5000 églises et chapelles ont été ouvertes depuis 1980″” (pag 273-274) Wikip: Bishop Aloysius Jin was born in Shanghai into a family that had been Catholic for generations. He was orphaned as a youth, losing his mother when he was 10 and his father when he was 14. He attended Catholic schools and in 1938, at the age of 22, he entered the Society of Jesus, subsequently being ordained in 1946. He studied in France, Germany and Italy, before returning to China in 1951. He was arrested with hundreds of priests and laity in the “September 8 Incident” in 1955, a major crackdown against the “counterrevolutionary clique” of Ignatius Gong Pinmei of Shanghai. He was subsequently released from prison in 1982 and became the founding rector of the Sheshan Major Seminary, outside of Shanghai.[1] Bishop Jin was ordained auxiliary bishop without Vatican approval in 1985, and became diocesan bishop of Shanghai in 1988. In 2005, the Holy See eventually recognized him as Apostolic Administrator to bishop Msgr. Joseph Fan Zhongliang”,”RELC-319″
“MALRAUX André”,”I conquistatori.”,”GARIN, metà russo e metà svizzero, è impegnato a preparare la rivoluzione in Cina. E’ una lotta su molti fronti: la corruzione dei generali, le correnti pacifiste, l’attivismo suicida degli anarchici, la debolezza delle masse non ancora in possesso di una coscienza di classe, la presenza dei ‘trusts’ occidentali. GARIN è l’eroe ateo che impegna tutto se stesso in questa prospettiva fino alla morte.”,”CINx-031″
“MALRAUX André”,”La condicion humana.”,”L’azione si situa nella Shanghai del 1928 nel corso della lotta che oppone i comunisti a CHIANG KAI SHEK. I protagonisti sono simbolici però dotati di un poderoso spirito umano.”,”VARx-040″
“MALRAUX André”,”La condizione umana.”,”Con La condition humaine (La condizione umana=, del 1933, Malraux ci ha dato uno dei libri fondamentali apparsi fra le due guerre. l romanzo ebbe il premio Goncourt e diede al suo autore una grandissima notorietà. Quest’ opera, che approfondisce i problemi etici sfiorati in’Les conquerants’, è diventua il simbolo stesso dell’ arte di questo grande scrittore per la forza dello stile, la profondità psicologica dei personaggi e la ricchezza dei temi trattati. Sullo sfondo della Shanghai 1928, durante la lotta fra i comunisti cinesi e i partigiani di Ciang Kai-Schek, agiscono e discutono personaggi ammirevolmente costruiti…”” (pag VIII) “”Ai compagni si deve chiedere solo quello che possono fare. Compagni voglio, e non santi… Non ho nessuna fiducia nei santi…”” (pag 218)”,”VARx-080″
“MALRAUX André”,”La speranza.”,”Fu MALRAUX ad organizzare e a dirigere la squadra aerea España, fu lui a compiere 65 missioni precipitando due volte. I racconti di André MALRAUX hanno quasi sempre come sfondo le vicende politico-militari del suo tempo: la rivoluzione cantonese (ne I conquistatori), quella comunista cinese in ‘La condizione umana’, la guerra di Spagna con La speranza che chiude la trilogia. La speranza di MALRAUX non è quella della teologia del cristianesimo: è considerata qui come una virtù delle situazioni e delle scelte difficili. Oltre al valore insopprimibile della dignità umana, MALRAUX in quella guerra scopre la “”fraternità virile”” che è a suo parere “”l’ unica cosa dell’ uomo che sia più grande dell’ uomo””. Come ha scritto Gaetan PICON, in questo libro M. fa della “”critica d’ ammirazione””, d’ ammirazione anche per la morte e lo sterminio. MALRAUX si può accostare ad HEMINGWAY che aveva scritto sulla guerra di Spagna partendo da posizioni democratiche fortemente antifasciste e antifranchiste. “”Generalmente, il coraggio personale di un capo è tanto più grande quanto peggiore è la sua coscienza di capo. Ricordatevi che abbiamo molto più bisogno di risultati che di esempi””. (pag 158)”,”MSPG-112″
“MALRAUX André”,”La condizione umana. Romanzo.”,””” – Non siamo in maggioranza nel comitato – disse costui. L’ assemblea dei delegati riuniita clandestinamente dal partito Kuomintang prima dell’ insurrezione, aveva eletto un direttorio di 26 membri, con 15 comunisti; ma quel direttorio aveva eletto a sua volta il Comitato esecutivo che doveva organizzare l’ amministrazione muncipale. La forza era in quel comitato e i comunisti non vi erano più in maggioranza.”” (pag 144) “”- E’ ora di farla finita – disse Cen senza neppure alzare gli occhi. – Per prima cosa bisogna uccidere Chiang Kai-Shek. Katov ascoltava in silenzio. – Questo appartiene al futuro – disse alla fine. – Per il momento si uccidono i nostri. Sicuro. Tuttavia, Kyo, io non sono sicuro di essere del tuo parere. Agli inizi della rivoluzione, quand’ero ancora socialista rivoluzionario, in Ucraina eravamo tutti contrari alla tattica di Lenin, Antonov, che era il commissairo, aveva arrestato alcuni proprietari di miniere e aveva appioppato loro dieci anni di lavori forzati per sabotaggio. Senza processo. Lenin, nella sua qualità di Commissario della Ceca, si è felicitato con lui: noi invece abbiamo protestato in massa. I proprietari erano autentici sfruttatori, e molti di noi avevano scontato condanne in miniera: appunto per questo pensavamo che occorresse essere particolarmente giusti con loro, per dare il buon esempio. Pure, se li avessimo messi in libertà, il proletariato non ci avrebbe capito nulla. Lenin aveva ragione. La giustizia era dalla nostra parte, ma Lenin aveva ragione. Noi eravamo anche contrari ai poteri straordinari della Ceca. Bisogna stare attenti. Il programma attuale è giusto: prima estendere la rivoluzione e poi approfondirla. Lenin non ha mai detto subito: “”Tutto il potere ai Soviet””. – Ma non ha detto mai: “”Il potere ai menscevichi.”” Nessuna situazione ci può obbligare a cedere le armi agli azzurri””.”” (pag 147-148)”,”CINx-188″
“MALRAUX André”,”Antimemorie.”,”””Di tutti gli animali l’ elefante è il più saggio, il solo che si ricordi delle sue vite anteriori; così sta a lungo tranquillo, meditandoci sopra.”” Testo buddista “”Nella sua Autobiografia, (Nehru, ndr) aveva dichiarato che lo spettacolo della religione lo aveva quasi sempre riempito d’ orrore; la parola religione evocava per lui la credulità cieca, la superstizione, un campo legato alla difesa degli interessi stabiliti. Il cristianesimo non aveva combattuto la schiavitù. Nehru aveva aggiunto che la religione aveva quasi perduto la sua spiritualità, in India come in Occidente; anche nel protestantesimo, che era senza dubbio la sola religione an cora viva. Questa affermazione mi aveva lasciato interdetto. Ma egli riprendeva: “”Guardi il nostro legame con gli animali. Lei sa che non ci sono vacche sacre: tutte le vacche sono sacre. E ha visto come le trattano!… E le scimmie!…”” (pag 302-303) “”””All’umanità manca qualcosa di essenziale. Che cosa? Una specie di elemento spirituale, che tenga imbrigliato il potere scientifico dell’ uomo moderno. E’ chiaro ormai che la scienza è incapace di ordinare la vita. Una vita è ordinata dai valori. (….)””””. (pag 305, Nehru) “”L’ India di Gandhi poggia realmente su un’etica; forse, sotto certi aspetti, più di quanto l’ Occidente non poggi sulla morale cristiana. Ma si ricordi di una frase singolare di Gandhi: ‘Bisogna che l’ India abbia finalmente una vera religione…'””. L’ Occidente era l’ individualismo; un individualismo che era al tempo stesso il crocefisso e il reattore atomico. Avevo conosciuto in passato il disagio dei buddhisti davanti al crocefisso, il “”Perché adorano un suppliziato?””, e l’ ambivalenza dell’ India nei confronti delle macchine (…)””. (pag 309)”,”VARx-184″
“MALRAUX André, a cura di François de SAINT-CHERON”,”Carnet d’U.R.S.S., 1934.”,”Il carnet non contiene né approvazione né manifestazione di opposizione. “”Parmi les présents, Malraux était sans doute l’étranger le plus connu. Le nombre des participants a été diversement décompté: cinq cent quatre-vingt-onze dont 60% étaient membres du Parti communiste ou des Jeunesses communistes. Cent quatre-vingts d’entre eux au moins furent victimes des purges. Sur le centaines d’écrivains russes, dont Gorki, Babel, Pasternak, qui assistèrent à ce congrès de 1934, d’après R. Conquest, cinquante seulement étaient encore en vie pour le second, qui eut lieu non en 1937 comme il avait été d’abord annoncé, mais en 1956. Un tract prémonitoire, qui mettait en garde les participants étrangers, avait été saisi par la police secrète. Des écrivains anonymes y dénonçaient le mensonge permanent, le système de dénonciations mutuelles, le “”fascisme soviétique””, Staline nouveau Nabuchodonosor, l’URSS devenue une “”maison close”” où les écrivains seraient les prostituées. Mais qui a pu lire ce document?”” (pag 9-10, prefazione)”,”RUSS-208″
“MALRAUX André”,”La condizione umana.”,”‘La rivoluzione cinese del 1927 come leggenda della libertà’ “”Anche la Cina de ‘La condizione umana’ è una Cina urbana, cosmopolita , dove la rivoluzione è fatta da stranieri o da meticci, come Kyo. ‘La condizione umana’ si svolge nella fase immediatamente seguente della rivoluzione cinese, la fase più tragica: quella dell’insurrezione di Shanghai del 1927, quando gli operai in armi, guidati dai comunisti, liberano la città prima dell’arrivo di Chiang Kai-shek alla testa delle truppe del Kuomintang. Partito comunista cinese e Kuomintang sono ancora alleati ma già si presagisce la tragica soluzione finale. Chiang infatti rompe l’alleanza che Stalin invece continua a sostenere, e questa sua ostinazione condanna i comunisti cinesi al massacro”” (pag XXI, introduzione di Renata Pisu)”,”VARx-005-FGB”
“MALRAUX André”,”I conquistatori.”,”””… per tutta la durata del processo aveva avuto l’impressione di uno spettacolo irreale (…) Del resto la giustizia in quella sala era così forte; i magistrati, i gendarmi, la folla, così ben uniti in uno stesso sentimento, che non vi era posto per l’indignazione. Dimenticato il suo sorriso, Pietro fu assalito da quel medesimo senso d’impotenza straziante, di disprezzo e disgusto che si prova al cospetto di una moltitudine fanatica, dinanze a tutte le grandi manifestazioni dell’assurdità umana”” (pag 102-103)”,”VARx-010-FGB”
“MALRAUX André”,”Antimemorie.”,”1940. “”Sapemmo l’indomani in che modo eravamo stati salvi. I nostri carri avevano incontrato una linea di fosse individuate, su cui non tutti i cannonitedeschi, abbastanza distanti, erano esattamente puntati; le bombe che ci erano destinate, scoppiando fuori delle fossa, avevano fatto crollare una delle pareti”” (pag 294)”,”VARx-024-FER”
“MALRAUX André”,”La speranza.”,”””(…) [Malraux pubblica] nello stesso anno (1928) il suo primo libro impegnativo intitolato ‘Les conquerants’, pubblicato in Italia nel 1947 da Mondadori con il titolo ‘I conquistatori’. L’opera, esaltata da Trotsky, fu proibita sia nell’Italia fascista che nella Russia stalinista. È il primo romanzo ideologico di Malraux, il primo in cui lo scrittore elabora con lucidità la sua tesi più estrema: la rivoluzione non è il trionfo di un ideale ma soltanto un mezzo di evadere, un modo di protestare contro la condizione umana. Apparentemente il tema è incentrato sule vicende, seguite personalmente dallo scrittore che allora si trovava in Estremo Oriente, della lotta nazionalpopolare dei cinesi a Canton e a Hong Kong contro l’imperialismo europeo. In realtà, nonostante lo stile “”veristico””, l’opera è un pretesto per costruire un personaggio, Garin, nel quale l’Autore si identifica senza possibilità di equivoci. Garin è un intellettuale svizzero formatosi in Francia, disertore della legione straniera, il quale è guidato da una sfrenata volontà di potenza e, come è stato giustamente scritto, «da un “”puro”” desiderio di grandezza». L’unico modo di realizzarsi è per lui l’azione. (…) Il momento magico di Malraux scrittore lo si ha con ‘La condition humaine’ che si merita immediatamente il Premio Goncourt (in Italia ‘La condizione umana’, 1934). Lo stesso Malraux, poco prima di morire, confessò in una intervista la stretta dipendenza fra «I conquistatori» e «La condizione umana». «Nei ‘Conquistatori’» disse lo scrittore «c’è un momento in cui Garin racconta la storia dei comunardi che interrogano i borghesi. Questi gridano: “”Io non mi sono mai occupato di politica!””. E i comunardi li uccidono dicendo: “”È proprio per questo””. E la stessa idea, espressa in modo tragico. Ma io non penso che il problema della tranquillità (si fa riferimento a una famosa frase di Tolstoi: «La tranquillità è una disonestà dell’anima» – ndr) si ponga seriamente nella nostra civiltà. Noi non dobbiamo scegliere fra la tranquillità e il dramma. Vi sono drammi dovunque, e non appartengono tutti alla stessa specie. (…) Il problema umano di Malraux forse il suo problema più drammatico, è quello sempre eluso, della presa di coscienza dell’uomo. Ma in quale modo? O, almeno, ci sono più chiavi, più vie, più meccanismi per giungere a tali esiti? Il personaggio Garin nei «Conquistatori» dice che la dicotomia tranquillità-dramma va superata. Tchen nella «Condizione umana» procede oltre sostenendo che la lotta dell’uomo è la lotta della presa di coscienza attraverso la rivoluzione. Le parole di Tchen sono: «Essi andavano a conquistare il pane e la dignità». Sullo sfondo dalla Shanghai 1928, durante la lotta fra i comunisti e i seguaci di Chiang Kai-Shek agiscono alcuni personaggi, i meglio costruiti, i più sfaccettati dell’arte di Malraux (…)”” (pag 10-11, dall’introduzione di Ferruccio Fölkel, in André Malraux, ‘La speranza’, Mondadori, Milano, 1980] inserire in Isc”,”VARx-015-FFS”
“MALRIEU Jean-Paul”,”In nome della necessità. L’economicismo delle teorie economiche. Volume I.”,”Jean-Paul Malrieu, 34 anni, è stato dirigente dell’Organizzazione rivendicativa studentesca francese – l’UNEF – e dell’Unione degli studenti comunisti dal 1960 al 1964. Espulso dal movimento comunista, con i suoi compagni iniziò uno studio critico del marxismo e del posto che esso attribuisce all’economico. Questo libro è il prolungamento di questo studio teorico, confermato e vivificato dagli sconvolgimenti ideologici che travagliano la società francese dal Maggio ’68. Fisico, J.P. Malrieu ha partecipato al movimento di critica che si è sviluppato all’interno delle istituzioni scientifiche contro la loro organizzazione e poi contro la loro funzione sociale, militare, economica ed ideologica. Egli milita nel movimento ecologico ‘Survivre et vivre’ che porta avanti contro lo scientismo e il produttivismo delle società tecnicistiche una lotta di ‘sovversione culturale’. L’autore mostra le teorie economiche, incapaci di render conto del movimento reale delle organizzazioni sociali, ridotte al ruolo di palinodie giustificatorie. Ma al di là dei suoi insegnamenti teorici, questo libro sfocia in una tesi politica: “”l’economicismo del movimento marxista ha sistematicamente impoverito le poste della rivoluzione e condotto il movimento rivoluzionario nell’impasse del socialismo produttivistico, gerarchizzato, specializzato. Rivoluzionari, è tempo di fare la critica delle nostre certezze. Non abbiamo fallito per aver troppo voluto, ma per aver troppo conservato del vecchio mondo””.”,”TEOC-061-FL”
“MALRIEU Jean-Paul”,”In nome della necessità. Volume II.”,”Jean-Paul Malrieu, 34 anni, è stato dirigente dell’Organizzazione rivendicativa studentesca francese – l’UNEF – e dell’Unione degli studenti comunisti dal 1960 al 1964. Espulso dal movimento comunista, con i suoi compagni iniziò uno studio critico del marxismo e del posto che esso attribuisce all’economico. Questo libro è il prolungamento di questo studio teorico, confermato e vivificato dagli sconvolgimenti ideologici che travagliano la società francese dal Maggio ’68. Fisico, J.P. Malrieu ha partecipato al movimento di critica che si è sviluppato all’interno delle istituzioni scientifiche contro la loro organizzazione e poi contro la loro funzione sociale, militare, economica ed ideologica. Egli milita nel movimento ecologico ‘Survivre et vivre’ che porta avanti contro lo scientismo e il produttivismo delle società tecnicistiche una lotta di ‘sovversione culturale’. L’autore mostra le teorie economiche, incapaci di render conto del movimento reale delle organizzazioni sociali, ridotte al ruolo di palinodie giustificatorie. Ma al di là dei suoi insegnamenti teorici, questo libro sfocia in una tesi politica: “”l’economicismo del movimento marxista ha sistematicamente impoverito le poste della rivoluzione e condotto il movimento rivoluzionario nell’impasse del socialismo produttivistico, gerarchizzato, specializzato. Rivoluzionari, è tempo di fare la critica delle nostre certezze. Non abbiamo fallito per aver troppo voluto, ma per aver troppo conservato del vecchio mondo””.”,”TEOC-062-FL”
“MALTESE Curzio, collaborazione di Carlo PONTESILLI e Maurizio TURCO”,”La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani.”,”PONTESILLI è fiscalista in Roma, esperto di privilegi ecclesiastici, TURCO è vicepresidente vicario del partito radicale. MALTESE Curzio è nato a Milano e cresciuto a Sesto San Giovanni. Da ragazzo dopo un periodo tra fabbricas e radio libere, si è dedicato al giornalismo, cronista a ‘La notte’, poi alla Gazzetta dello Sport. Dal 1986 inviato de ‘La Stampa’ e dal 1995 editorialista di Repubblica. Ha scritto altri libri: ‘I padroni della città’ (2007), ‘Come di sei ridotto. Modesta proposta di sopravvivenza al declino della nazione’ (2006). “”In Germania, Spagna perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Wojtyla, il dibattito non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle leggi e nei programmi scolastici, come l’inserimento di altre religioni (Islam ed ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili, o la trasformazione dell’ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai generali nei sistemi continentali. L’Italia è l’unica nazione democratica in cui l’ipotesi di allargare l’insegnamento religioso ad altre confessioni, oltre la cattolica, non è stata neppure presa in considerazione. Per quanto si tratti di una palese negazione del principio fondante di ogni democrazia, ovvero l’uguaglianza delle confessioni religiose davanti allo Stato. L’ora di religione soltanto cattolica è un dogma.”” (pag 95)”,”RELC-228″
“MALTESE Paolo”,”Storia del canale di Suez. L’Egitto e il canale 1833-1956.”,”MALTESE Paolo Lavori forzati per 60 mila. Sentimenti umanitari inglesi per le corvée di lavoratori egiziani utilizzati nel canale. “”I sentimenti umanitari inglesi erano a senso unico, se si pensa che, nello stesso periodo, le industrie tessili del Lancashire impiegavano bambini di otto anni, per quattordici ore al giorno; inoltre, come si ricorderà, proprio in Egitto gli inglesi avevano usato, senza rimorsi, mano d’opera locale forzata per la costruzione della loro ferrovia””. (pag 89) “”Inutile dire che questo numero non sarà mai più abbassato, e che anzi a volte salì sino a 25.000-30.000 unità. Furono dunque all’incirca 60.000 gli uomini, su una popolazione di cinque milioni di abitanti – dalla quale però bisogna togliere donne, vecchi e bambini – che venivano contemporaneamente sottratti ai lavori dei campi. Infatti, mentre un contingente di operai lavorava all’istmo, quello che lo aveva preceduto tornava disfatto ai villaggi per riposarsi mentre un terzo si metteva in cammino per prestare il so periodo di lavoro forzato””. (pag 89-90)”,”VIOx-171″
“MALTESE Paolo”,”Nazionalismo arabo e nazionalismo ebraico, 1798-1992. Storia e problemi.”,”Fondo Roberto Casella Paolo Maltese, studioso di problemi di politica medio-orientale ha pubblicato tra l’altro una storia del canale di Suez.”,”VIOx-186″
“MALTESE Paolo”,”Nazionalismo arabo e nazionalismo ebraico, 1798-1992.”,”Paolo Maltese, studioso di problemi di poltica medio-orientale, ha pubblicato: La Terra Promessa, La guerra italo-turca e la conquista della Libia 1911-1912, Perchè il IV conflitto arabo-israeliano, Storia del Canale di Suez, L’Egitto e il canale 1833-1956,”,”VIOx-115-FL”
“MALTESE Paolo”,”La terra promessa. La guerra italo-turca e la conquista della Libia, 1911-1912.”,”Contiene: Gaetano Salvemini e le divisioni del partito socialista – Il movimento nazionalista spinge verso la guerra – La polemica tra Prezzolini e Corradini sull’inchiesta in Tripolitania svolta da ITO – Timori per le mire straniere sulla Tripolitania – Il Banco di Roma fa pressioni a favore della guerra – Il ‘Corriere della Sera’ affianca la campagna pro-guerra – La “”passeggiata militare”” – Gaetano Mosca mette in guardia, inascoltato, dai facili entusiasmi – Hanno inizio le proteste del partito socialista – L’ultimatum dell’Italia alla Turchia. La guerra. (…)”,”ITQM-004-FSD”
“MALTHUS Thomas Robert a cura di Piero BARUCCI”,”Principi di economia politica considerati in vista della loro applicazione pratica.”,”Collana ‘I classici dell’ economia politica’. I ‘Principi’ sono un’opera scritta da MALTHUS (1766- nella piena maturità. Aveva oltre cinquant’anni e parecchi scritti alle spalle compreso quel ‘Saggio’ per il quale è stato definito “”l’ uomo più insultato del suo tempo””. A pagina LX c’è la tabella: La fortuna di Malthus nelle ‘Storie’ del pensiero economico (Marx, Ingram, Price, Gide-Rist, Spann, Haney, Bousquet, Cannan, Gray, Roll, Whittaker, Bell, James, Taylor, Blaug, Denis, Barber, Rima, Spiegel).”,”ECOT-033″
“MALTHUS Robert”,”Primer ensayo sobre la poblacion.”,”La prima edizione del libro di MALTHUS conteneva 50 mila parole. Era praticamente un’altra cosa dalle edizioni seguenti (la quinta conteneva 250 mila parole. (pag 20) La tiratura della prima edizione non raggiunse le mille copie. (pag 21)”,”ECOT-066″
“MALTHUS Thomas Robert”,”Primo saggio sulla popolazione. (Tit.orig.: An Essay on the Principle of Population (…))”,”MALTHUS Thomas Robert nacque ad Albury presso Guilford nel 1766. Studiò al Jesus College di Cambridge, dove poi insegnò. Nel 1796 tornò ad Albury come curato di quella parrocchia. Dopo molti viaggi sul continente fu nominato vicario di Walesby. Nel 1805 si stabilì a Haleybury dove gli fu assegnata la prima cattedra di Economia politica istituita in Inghilterra. Morì nel 1834. Capostipite della scuola economica liberale, criticato da MARX e riscoperto dai teorici dei “”limiti dello sviluppo””, continua ad essere al centro di analisi e discussioni. Miseria e natalità. “”Da questa breve disamina, e tenendo conto di tutte le notizie che ci sono pervenute sui popoli cacciatori, possiamo concludere che queste popolazioni sono poco numerose per scarsità di alimenti e che aumenterebbero immediatamente se aumentasse il cibo a loro disposizione; anche lasciando fuori questione il vizio, che non riguarda i popoli allo stato selvaggio, dobbiamo ammettere che qui è la miseria a fare da freno alla forza più esplosiva della popolazione, riuscendo a mantenerla al livello dei mezzi di sussistenza. L’ esperienza e la verifica dei fatti ci dicono che questo freno, salvo poche sporadiche eccezioni, agisce ancora oggi, costantemente, su tutti i popoli allo stato selvaggio e tutto induce a credere che mille anni orsono agisse con la stessa forza e che fra mille anni agirà suppergiù come in passato””. (pag 23)”,”DEMx-041″
“MALTHUS Thomas Robert, a cura di Piero BARUCCI”,”Principi di economia politica considerati in vista della loro applicazione pratica.”,”Thomas Robert Malthus nacque nella casa paterna vicino a Dorking (Surrey) il 13/02/1766. A sedici anni fu allievo di G. Wakefield, un prete eretico che fra l’altro nel 1799 fu arrestato perchè si era augurato che i rivoluzionari francesi invadessero anche l’Inghilterra. A diciotto anni entrò al Jesus College di Cambridge dove studiò a fondo matematica, logica, letteratura classica, filosofia e dove anche di storia. Nel 1788, superato gli esami finali, prese gli ordini. Rimase vicino all’ambiente culturale di Cambridge, dove divenne Fellow del Jesus nel 1793.Nel 1804 prese moglie e lasciò il collegio. Un anno dopo ebbe la la cattedra cui si è già accennato all’East India College di Hailebury dove rimase fino alla morte che lo colse nel 1834.”,”ECOT-110-FL”
“MALTHUS Thomas R.”,”Sul principio di popolazione.”,”21 Sistemi di eguaglianza: Owen (pag 321-326) Dell’ emigrazione (pag 327-333) ‘Se dunque si crede ancora che l’emigrazione costituisca un rimedio alla popolazione esuberante, ciò viene dalla ripugnanza che tutti gli uomini provano ad abbandonare il loro paese natio, unita alla difficoltà di dissodare e correggere un nuovo terreno, che non ha mai permesso di adottare questa misura in modo assai generale. Se un tal rimedio avesse efficacia e potesse riuscire di qualche sollievo ai mali che il vizio e la sventura producono negli antichi Stati, se potesse in un certo modo ringiovanirli e metterli nelle condizioni in cui si trovano le nuove colonie, da lungo tempo si sarebbe esaurito questo espediente; e dopo avervi avuto ricorso ogni volta in cui i mali si fossero fatti di nuovo sentire, questa sorgente di felicità e di speranze si sarebbe già chiusa per sempre. E’ dunque certo che l”emigrazione riesce affatto insufficiente per dar luogo ad una popolazione che cresca senza freno’. Ma considerato come ‘un parziale’ e temporaneo ‘espediente’, atto a propagare la civiltà e la coltivazione sulla superficie della terra, l”emigrazione sembra utile ed opportuna’. E se da un lato non si può dimostrare che i governi siano tenuti ad incoraggiarla in modo attivo; dall’altro non è soltanto un’ingiustizia da parte loro, ma è ancora un difetto di politica il vietarla o impedirla. Nessun timore può essere meno fondato di quello di vedere spopolare un paese causa di emigrazione. La forza d’inerzia che fissa il popolo nel luogo in cui nacque, i vincoli di affezione che legano gli uomini ai loro focolari, hanno tanta forza e potenza, da assicurarci che essi non penseranno ad emigrare, se non quando le affezioni politiche o la più dura povertà li spingano a questo estremo partito; ed in tal caso è cosa utilissima alla patria medesima che essi si allontanino. Ma tra tutte le doglianze circa la emigrazione, la più irragionevole è senza dubbio quella che meno si doveva aspettare, il rimprovero che le si fa di innalzare i salari del lavoro. Se il prezzo del lavoro in un paese qualunque è tale da porre le infime classi in stato di vivere discretamente, noi possiamo esser certi che nessuno fra loro penserà ad emigrare; e se questo prezzo è insufficiente, sarà cosa crudele ed ingiusta l’opporsi alla loro emigrazione’ (pag 332-333) L’emigrazione: è ‘un difetto di politica il vietarla o impedirla’ (Malthus)”,”ECOT-344″
“MALTHUS Tommaso Roberto”,”Saggio sul principio di popolazione.”,”Thomas Robert Malthus nacque nella casa paterna vicino a Dorking (Surrey) il 13/02/1766. A sedici anni fu allievo di G. Wakefield, un prete eretico che fra l’altro nel 1799 fu arrestato perchè si era augurato che i rivoluzionari francesi invadessero anche l’Inghilterra. A diciotto anni entrò al Jesus College di Cambridge dove studiò a fondo matematica, logica, letteratura classica, filosofia e dove anche di storia. Nel 1788, superato gli esami finali, prese gli ordini. Rimase vicino all’ambiente culturale di Cambridge, dove divenne Fellow del Jesus nel 1793.Nel 1804 prese moglie e lasciò il collegio. Un anno dopo ebbe la la cattedra cui si è già accennato all’East India College di Hailebury dove rimase fino alla morte che lo colse nel 1834.”,”ECOT-238-FL”
“MALUSA Luciano”,”Antonio Rosmini per l’unità d’Italia. Tra aspirazione nazionale e fede cristiana.”,”Luciano Malusa (1942) è professore ordinario di Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. È stato titolare della cattedra di Storia della Filosofia dell’Univ. di Padova, Verona e Genova.”,”RELC-412″
“MALVEZZI Piero”,”Le voci del ghetto. Antologia della stampa clandestina ebraica a Varsavia 1941 – 1942.”,”Piero MALVEZZI (Torino, 1916) dopo un lungo periodo trascorso in ospedali militari per l’ amputazione di una gamba, ha svolto attività clandestina durante la Resistenza. QUesta esperienza è stata la matrice di un lavoro di ricerca da lui svolto tenacemente, che ha approdato alla pubblicazione diella prima antologia di testi sulla Resistenza, ‘Il 25 aprile’ (TORINO, 1946) e poi alle ‘Lettere dei condannati a morte’ della Resistenza italiana ed europea insieme a Giovanni PIRELLI (1954).”,”POLx-015″
“MALVEZZI Piero PIRELLI Giovanni, a cura”,”Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945).”,”Walter Fillak, 1 febbraio 1945, Lettera al padre (riproduzione fotostatica)”,”ITAR-010-FSD”
“MALVEZZI Piero PIRELLI Giovanni, a cura”,”Lettere di condannati a morte della Resistenza europea.”,”Rudolf Seiffert (pag 390-392) S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo’ [Lettera trovata con altra, dopo la sua morte, nascosta nella sua gamba artificiale: “”Cara Hilla, cari bambini, si affacciano tempi grandiosi. Una nuova era della storia sta per irrompere sull’Europa. La conseguenza della guerra, che porta a una nuova ripartizione del mondo, è il socialismo. La Germania vuole difendersi da una necessità storica. Più tardi, quando un tratto di questa via, penso, sarà stato percorso, dì ai nostri figli che il loro padre è stato giustiziato per questo. Da un sistema brutale che si oppone al progresso con tutte le sue forze. Da un sistema che non stimava la vita umana, ma solo le leggi del profitto. Quando i nostri figli saranno grandi e in grado di pensare da soli, capiranno che il mio sacrificio non è stato vano. Quando le bandiere del proletariato vittorioso sventoleranno sulla Germania, allora il passo verso il socialismo sarà una realtà. E il passo non è più lontano. I nostri figli potranno poi costruire un mondo quale il loro padre aveva immaginato nella lotta. E anche questa sarà una lotta dura, dalla dittatura del proletariato all’ordinamento socialista della società. E’ il più grande compito che mai si sia posto all’umanità. Che cos’è la vita di un uomo di fronte al raggiungimento di un fine così grandioso? Così mi avvio alla ghigliottina diritto e sereno. Il vostro padre””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, 15 gennaio 1945]; “”Nella cella della morte. Giorno e note sono ammanettato, le mani l’una sull’altra, libere solo nell’ora dei pasti. Attraverso la finestra a un solo vetro soffia l’aria gelida dell’inverno. Il termosifone della cella funziona solo per qualche ora. Durante il giorno la temperatura è al massimo 10°. Il corpo si ribella al freddo con tutte le sue forze, ma inutilmente, manca calore interno, la fame rode gli intestini. Sempre fame, sempre freddo. Di notte, con una coperta sul pagliericcio, è peggio ancora. Ti arricci come un embrione, la coperta sulla testa, e cerchi di procurarti un po’ di calore con il tuo fiato. Quando al mattino ti alzi congelato e speri di poterti riscaldare con un po’ di caffè, generalmente di accorgi che è freddo. La crosta di pane secco basta giusto per la cavità del dente, cena e pranzo sono assolutamente insufficienti. La fame aumenta di giorno in giorno. Per i tuoi bisogni c’è un minuscolo vasetto. Questa è la civiltà nel Terzo Reich. Così un giorno dopo l’altro. Stai qui e aspetti, settimana dopo settimana, che vengano a prelevarti per ammazzarti. Non hai nessuna notizia se la tua domanda di grazia sia stata respinta, quando sarà l’esecuzione. Niente, niente. Tu aspetti e aspetti come il bestiame sul luogo del macello. Il macello degli uomini avviene così. Un giorno, in genere il lunedì, la porta della cella si apre, il tuo nome viene chiamato. L’impiegato domanda: «Avete fatto il vostro testamento?». E poco dopo non sei più vivo. Così, come pratiche d’ufficio, si trattano le vite umane. E’ questa forse civiltà? E così un lunedì dopo l’altro, una settimana dopo l’altra, un mese dopo l’altro, 25 pezzi ogni lunedì, sì, pezzi! Questo è il linguaggio ufficiale per designare le vite umane. Un lotto di duecento condannati a morte riempie qui il penitenziario di Brandeburgo. Un continuo arrivare e partire verso il nulla. Ma tutti, l’uno come l’altro, sono diritti e decisi e così vanno al patibolo perché sanno che il loro sacrificio non è stato vano. S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo. Sì, cara Hilla, così anch’io attendo che venga chiamato il mio nome; diritto e deciso… State dunque tutti bene, voi che mi foste cari. Rudolf”” [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, gennaio 1945] [‘Lettere di condannati a morte della Resistenza europea’, a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi, Torino, 1956]”,”GERR-001-FMDP”
“MALYE François STORA Benjamin”,”François Mitterrand et la guerre d’Algérie.”,”Un’inchiesta sull’ultimo tabù del mitterandismo. Il 1° novembre 1954 l’Algeria s’incendia. In quanto ministro dell’interno, Mitterand si ritrova al centro della tormenta. Si trattava di considerare la questione dell’indipendenza di questi dipartimenti francesi. Tenta comunque di imporre dele riforme sociali. Diventato ministro della giustizia del governo socialista di Guy Mollet, resta un uomo d’ordine, fedele alla politica repressiva che viene attuata. La ghigliottina diventa una delle sue armi. Quando Mitterand lascia place Vendome alla fine del mese di maggio 1957, 45 condannati a morte sono stati ghigliottinati in 16 mesi. Venticinque anni dopo abolirà la pena di morte! Mitterand dunque non è andato incontro alla decolonizzazione algerina. Il libro è frutto di mesi di lavoro e riporta documenti e testimonianze inedite. Françoise Malye è grand reporter al Point e si occupa di dossier storici; B. Stora è professore universitario, specialista di storia dell’Algeria.”,”FRAV-180″
“MAMELI Matteo DEL-SAVIO Lorenzo”,”Darwin, Marx e il mondo globalizzato. Evoluzione e produzione sociale.”,”Matteo Mameli è professore di filosofia presso il King’s College, London Lorenzo Del Savio è ricercatore in filosofia presso il Münchner Kompetenzzentrum Ethik della Ludwig Maximilian-Universität, München “”Forse siamo tutti connessi in un’unica rete”” (Charles Darwin) “”Un’associazione in cui lo sviluppo libero di ciascuno è la condizione per lo sviluppo libero di tutti”” (Marx, Engels) (4°di copertina) “”Engels fu tra gli acquirenti di una delle 1250 copie della prima edizione dell”Origine delle specie’, che andò esaurita in poche ore. Lesse il libro e ne scrisse subito a Marx: «Mai prima è stato fatto un tentativo così grandioso di dimostrare lo sviluppo storico nella natura, e ancor meno così felicemente» (3). Dopo averlo letto a sua volta, Marx ne scrisse a Ferdinand Lassalle: «Lo scritto di Darwin è molto significativo e mi è utile come fondamento nelle scienze naturali della lotta di classe storica» (4). Marx mandò a Darwin una copia del ‘Capitale’, dichiarandosi nella dedica un “”sincero ammiratore””. Darwin, troppo preso dai suoi esperimenti e dalle sue teorie, scettico che quel volume potesse contenere qualcosa di utile per le sue ricerche, non volle trovare il tempo per leggerlo (5). L’ammirazione di Marx ed Engels per Darwin si deve principalmente al fatto che quest’ultimo mostra nei suoi scritti come tutta la natura vivente, inclusa quella umana, abbia una storia e come sia possibile dare una spiegazione materialistica di questa storia. La storia dell’umanità è in ogni sua parte dentro la storia naturale. Diversi anni prima di leggere Darwin, nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Marx aveva scritto: «La storia stessa è parte ‘reale’ della ‘storia naturale’, del farsi umano della natura. In futuro la scienza naturale sussumerà in sé la scienza dell’uomo e allo stesso modo la scienza dell’uomo sussumerà in sé la scienza naturale. Vi sarà ‘una sola’ scienza» (6). La teoria di Darwin contribuisce in maniera fondamentale alla “”sussunzione”” della scienza dell’uomo nella scienza della natura. Contribuisce cioè a elaborare una concezione pienamente materialistica della natura umana (7)”” (pag 25-26) [(3) Engels a Marx, 11 oder 12 Dezember 1859, in MEW, cit, Bd 29, p. 524; (4) Marx an Ferdinand Lassalle, 16 Januar 1861, in MEW, cit, Bd 30, p. 578; si veda anche la lettera a Engels dove Marx dice che “”il libro di Darwin sulla ‘selezione naturale’ (…) è il libro che contiene il fondamento della storia naturale della nostra teoria””; Marx an Engels, 19 Dezember 1860, in MEWM cit, Bd 30, p. 131; (5) Si veda: A. Desmond J. Moore, Darwin, Penguin, London, 1991; (6) K. Marx, ‘Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844’, in MEW, cit, Bd. 40, p. 544]”,”TEOC-769″
“MAMIANI Maurizio ALESSI Franco PARRINI Paolo MATHIEU Vittorio MORI Massimo GARRONI Emilio MIGLIO Bruno”,”Kant. Lezioni di aggiornamento.”,”‘Nel terzo libro dei ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ Newton descrive la costituzione del sistema del mondo. Il libro è preceduto dalle famose ‘Regulae philosophandi’ che consentono l’applicazione dei principi matematici stabiliti nei due libri precedenti. Il secondo di questi è dedicato alla confutazione che i pianeti siano trasportati da vortici corporei. Newton nega così che la causa del movimento dei pianeti sia di origine meccanica con la forza dell’appello all’esperienza: i pianeti si muovono più lentamente negli afeli, mentre secondo le leggi della meccanica la materia del vortice si dovrebbe muovere più velocemente proprio negli afeli, come un fiume che è più veloce in un letto ristretto che in uno più ampio; inoltre la gravità opera in proporzione alla massa dei corpi e non alla loro superficie, come agirebbe una causa meccanica. Queste affermazioni contraddicono direttamente il sistema del mondo di Descartes quale è esposto nel ‘Le Monde’, nella parte quinta del ‘Discours de la méthode’ e nei ‘Principia Philosophiae’. Ma l’esposizione di Newton è più profonda e non investe soltanto l’esperienza. Il conflitto si estende su un piano metafisico con la negazione che il mondo possa derivare dal caos per l’azione delle sole leggi di natura. Nello ‘Scholium generale’ dei ‘Principia’ Newton afferma: «Da un cieca necessità metafisica, che è identica senz’altro sempre e ovunque, non nasce alcuna varietà di cose. L’intera diversità delle cose, ordinata secondo i luoghi e i tempi, poté nascere solamente dalle idee e dalla volontà di un ente necessariamente esistente» (1). L’ordine del mondo può essere descritto, ma in nessun modo derivato da una situazione precedente che non si a sua volta ordinata. La varietà delle cose esclude l’azione di una cieca causalità meccanica. L’aporia del caos risulta così evidente: il disordine del mondo non può in alcun modo essere un elemento d’ordine del mondo. L’ordine è un carattere esterno della materia. La posizione d Newton è ancora ferma a un momento della riflessione galileiana: o il caos o l’ordine. Ma se l’ordine è dato, come è dato, allora esso nasce dal disegno e dal dominio di un ente intelligente e potente. La conclusione di Newton è espressa chiaramente in un passo della famosa ‘Query 31′ dell”Optics’: «Non è filosofico cercare di trovare una qualunque origine diversa del mondo [dalla creazione di un agente intelligente] o pretendere che esso possa sorgere dal caos per mezzo delle semplici leggi di n atura» (2). Nella ‘Storia generale della natura e teoria dei cieli’ (Allgemeine Naturgesichte und Theorie des Himmels’, Konigsberg und Leipzig, 1755) Kant riprende in esame l’intera questione e in particolare l’origine meccanica dell’universo. Egli suppone che all’inizio di ogni cosa tutta la materia riempisse l’intero spazio dell’universo. È lo stato del caos, cioè dell’informe, ma nello stesso tempo è lo stato più semplice che può seguire al nulla’ (pag 1-2) [Maurizio Mamiani, ‘Kant E la scienza newtoniana’] [(1) Newton, ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’, ed. A. Koiré and I.B. Cohen, Cambridge Mass., Harvard University Press, 1972, vol. II, p. 529; I. Newton, ‘Optics’, New York, Dover Publications, 1952, p. 402]”,”FILx-017-FRR”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’ Italia dopo il fascismo 1943-1968.”,”MAMMARELLA Giuseppe (1929, Firenze) laureato alla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri. “”Perfino la CGIL, il sindacato controllato dai comunisti, sconfessò le tesi dell’ “”Unità””, solidarizzando con gli insorti, mentre un folto gruppo di intellettuali comun isti simpatizzanti firmava un manifesto contro la direzione del PCI. Le proteste che pervenivano da tutto il paese e il disorientamento della base facevano prevedere gravi conseguenze per l’ integrità del partito. Gli ulteriori sviluppi della situazione permisero tuttavia ai dirigenti comunisti di riprendere l’ iniziativa e di arginare la crisi. Uno dei fatti che maggiormente vi contribuì fu l’ attacco anglo-francese a Suez, avvenuto in risposta alla nazionalizzazione della compagnia del canale di Suez. (…) In seguito ai fatti di Ungheria il PCI perse simpatie, un ragguardevole numero di iscritti (circa 300.000, secondo i calcoli più attendibili), tra cui qualche dirigente di secondo piano, e numerosi intellettuali del cui appoggio il partito si era sempre largamente valso per motivi di prestigio (…)””. (pag 288-289)”,”ITAP-097″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”La Germania da Adenauer a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze presso la quale è libero docente di storia contemporanea. Dal 1965 è Associato Professor presso la Stanford University di Stanford, California. Attualmente dirige il Centro di Studi dell’ Università di Stanford in Italia. Tra le sue opere ‘L’ Italia dopo il fascismo’, ‘Riformisti e rivoluzionari nel Psi’, ‘Il Partito Comunista italiano, 1945-1975′. “”L’ analisi dei risultati elettorali dimostrerà che l’ SPD aveva conquistato voti tra l’ elettorato cattolico, tra gli anziani, tra gli intellettuali – grazie anche alla campagna a favore dell’ SPD condotta da Gün ther Grass – e soprattutto tra i giovani. Questi ultimi, che rappresentavano il 10% dell’ elettorato pari a 4.8 milioni di votanti, votavano socialdemocratico per ben 2/3. Helmut Schmidt gestisce la crisi. Lo spostamento a sinistra dell’ elettorato tedesco segnalato dalle elezioni del ’72 sembrava continuare nella prima metà del ’73 con un aumento dell’ attività sindacale che, soprattutto nel settore metallurgico, si traduceva in una serie di scioperi selvaggi a cui contribuivano anche i lavoratori stranieri. All’ interno della Spd, l’ azione degli Juso e il processo di rinnovamento del partito – che, approfittando della mobilitazione elettorale, aveva visto aumentare il numero dei nuovi iscritti di ben 100.000 unità in un solo anno – concorreranno a preparare una importante vittoria della sinistra al congresso di Hannover nel settembre 1973″”. (pag 93-94)”,”GERV-048″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”La Germania da Adenauer a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze, presso la quale è libero docente di Storia contemporanea. Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University di Stanford, California. Attualmente (1979) dirige il Centro di Studi dell’Università di Stanford in Italia. Per la bibliografia v. 4° copertina. Europa atlantica e carolingia. (pag 80) “”Nel gennario 1963 De Gaulle e Adenauer firmavano un trattato di collaborazione franco-tedesca; ma nel maggio dello stesso anno il Bundestag, prima di ratificarlo, vi aggiunse un preambolo filo-atlantico e filo-americano che snaturava il significato politico dello stesso trattato, di cui lo stesso De Gaulle dovette riconoscere la rapida decadenza, specie dopo il ritiro di Adenauer, avvenuto di lì a pochi mesi. Il governo di Erhard e del suo ministro degli esteri Schröder segnò il completo ritorno agli orientamenti filo-atlantici, dai quali per la verità l’ opinione pubblica tedesca non si era mai distaccata, a che avevano subìto un’attenuazione più di forma che di sostanza per le ostinate simpatie golliste del vecchio cancelliere. Chiuso l’ episodio che fu definito come il tentativo di contrapporre all’ Europa atlantica un’ Europa “”carolingia””, la Germania ritornava ad essere il più importante alleato degli Stati Uniti in Europa, con peso e autorità crescente nelle decisioni comunitarie.”” (pag 82)”,”GERV-049″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’ Europa dal 1945 a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze (storia contemporanea). Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University California di cui dirige il centro studi in Italia. “”Nel corso degli anni Sessanta, e specialmente dopo il 1968, anno della crisi cecoslovacca, che per la prima volta aveva segnalato un chiaro contrasto con l’Unione Sovietica, il Pci aveva compiuto una graduale ma continua evoluzione delle sue posizioni ideologiche eprogrammatiche. Al XII congresso (1969) oltre a riaffermare in termini inequivocabili il proprio dissenso con l’Urss sui fatti cecoslovacchi, il Pci forniva significativi chiarimenti sul concetto di “”via italiana al socialismo””. Nelle parole del presidente del partito, Luigi Longo, la futura società socialista sarebbe stata “”pluralista e ricca di articolazioni democratiche, fondata sul consenso popolare e sulla diretta e attiva partecipazione delle masse, sul carattere laico, non ideologico dello Stato, (…) una società non accentratrice e non burocratica in cui la libertà religiosa, la libertà della cultura, della scienza e dell’arte, la libertà di informazione e di espressione e di circolazione delle idee”” avrebbero fatto del socialismo in Italia “”un qualcosa di qualitativamente diverso dalle esperienze sinora conosciute e pienamente corrispondente alle tradizioni e alla volontà del nostro popolo””. Era il preannuncio di quella “”terza via”” fra il comunismo sovietico e le socialdemocrazie occidentali che il Pci presenterà negli anni successivi come obiettivo specifico del proprio impegno politico o, secondo le critiche degli avversari, quale espediente puramente dialettico adottato al fine di evitare un chiarimento e una precisa scelta di campo””. (pag 422) Asse Parigi Bonn (pag 312)”,”EURx-239″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’eccezione americana. La politica estera statunitense dall’Indipendenza alla guerra in Iraq.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California di cui è Professor Emeritus. E’ autore di molte opere tradotte in altre lingue.”,”USAQ-068″
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nalla Stanford University di Palo Alto. Paolo Cacace è saggista e studioso di propblemi politici e giornalista. “”La situazione europea si stava muovendo e Mussolini, a cui non mancava l’istinto per queste cose, vedeva arrivare il momento in cui l’Italia avrebbe potuto svolgere un suo ruolo. E’ così che tra la fine del mandato di Grandi e i primi mesi del 1933 nasceva nella fertile mente di Mussolini il progetto che diventerà noto come quello del “”Patto a Quattro””, che riprendeva i fondamentali concetti della politica di Grandi attualizzandoli e dando per scontato come già operante il “”peso determinante”” dell’Italia. Il patto prevedeva un accordo tra le quattro maggiori potenze europee – Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania – per il mantenimento della pace, la collaborazione per la soluzione delle maggiori questioni politiche continentali, la revisione concordata dei trattati. Il tutto nello spirito e nelle regole della Società delle Nazioni. Il progetto comportava sostanzialmente la creazione di un direttorio europeo che rischiava di togliere spazi e giustificazioni all’esistenza e alla politica della Società delle Nazioni””. (…) Il “”Patto a Quattro”” darà a Mussolini nuovo prestigio ma avrà vita breve”” (pag 103-104)”,”ITQM-033″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Il Partito Comunista Italiano 1945-1975. Dalla liberazione al compromesso storico.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato nell’Università di Firenze. Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University, California. “”Alla relazione di Longo, Ingrao risponde riproponendo, pur attenuate, le proprie tesi e riconfermando i propri dubbi (“”Non sarei sincero, compagni, se dicessi che sono rimasto persuaso””) Seguono gli attacchi di Pajetta ed Alicata e le critiche di Berlinguer e di Amendola ma, contrariamente alle previsioni, il Congresso si chiude senza condanne e senza esclusioni. Solo tre anni dopo, in un clima politico profondamente diverso da quello del ’66, una parte della minoranza di sinistra distaccatasi da Ingrao verrà espulsa dal partito per la decisione di pubblicare il periodico ‘Il Manifesto’ che dava concretezza a quell’accusa di frazionismo per la quale Ingrao era stato messo in guardia all’XI Congresso. Nonostante ciò il dibattito Amendola-Ingrao dà frutti importanti”” (pag 206)”,”PCIx-362″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’Europa dal 1945 a oggi.”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”EURx-020-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Liberal e conservatori. L’America da Nixon a Bush”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”USAS-009-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’ Italia dopo il fascismo, 1943-1973.”,”MAMMARELLA Giuseppe (1929, Firenze) laureato alla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri. Libero docente di storia contemporanea nella Università di Firenze, dal 1965 è associate Professor presso la Stanford University, California.”,”ITAP-015-FV”
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”Storia e politica dell’Unione europea (1926-2003).”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Paolo Cacace (Napoli, 1945) è saggista e studioso di problemi politici. Giornalista professionista dal 1971, è stato capo dei servizi esteri prima del Giornale d’Italia, poi del Tempo e quindi del Messaggero. Attualmente è quirinalista ed editorialista del Messaggero per la politica estera.”,”EURx-052-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’Europa dal 1945 a oggi.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”EURx-066-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe CIUFFOLETTI Zeffiro”,”Il declino. Le origini storiche della crisi italiana.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Zaffiro Ciuffoletti insegna storia del Risorgimento all’Università di Firenze ed è autore di numerosi saggi di storia politica italiana, tra cui: Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937, Riforme elettorali e democrazia nell’Italia liberale, Stato senza nazione.”,”ITAS-050-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Da Yalta alla perestrojka.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato all’Università di Firenze presso la quale è libero docente di Storia contemporanea. (1990)”,”RAIx-379″
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri.”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nalla Stanford University di Palo Alto. Paolo Cacace è saggista e studioso di propblemi politici e giornalista. Paolo Cacace è saggista e studioso di problemi politici. Giornalista professionista dal 1971, è stato capo dei servizi esteri del “”Messaggero””. Ha pubblicato tra l’altro “”Venti anni di politica estera italiana, 1943-1963′ (Roma, 1986).”,”ITQM-028-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Riformisti e rivoluzionari nel PSI, 1900-1912.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Zaffiro Ciuffoletti insegna storia del Risorgimento all’Università di Firenze ed è autore di numerosi saggi di storia politica italiana, tra cui: Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937, Riforme elettorali e democrazia nell’Italia liberale, Stato senza nazione.”,”MITS-045-FL”
“MAMMI’ Oscar LABRIOLA Silvano BOZZI Aldo FERRARA Giovanni PAZZAGLIA Alfredo GITTI Tarcisio LODA Francesco e altri”,”La decretazione d’urgenza. Il dibattito nella I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, 6 ottobre – 17 novembre 1983.”,”Oscar Mammì Ministro per i rapporti col Parlamento”,”ITAP-005-FP”
“MAMMUCARI Mario MISEROCCHI Anna; testimonianze di Olga PASTORE Aurelio DEL-GOBBO Alfonso LEONETTI Umberto TERRACINI Camilla RAVERA Mauro SCOCCIMARRO Umberto CLEMENTI”,”Gramsci a Roma, 1924-1926.”,”Il testo relativo alla testimonianza di Camilla Ravera ha otto pagine bianche: pag 98-99; 102-103; 106-107; 110-111 Mario Mammucari, nato a Roma nel marzo del 1910, laureato n fisica e matematica. Membro del Partito comunista dal 1928, arrestato nel 1933 e confinato fino al 1943. Prese parte alla resistenza dirigendo la Federazione comunista clandestina a Bergamo. Commissario politico del Comando Piazza a Torino, venne arrestato nel febbraio 1945. Eletto senatore nel 1956 e nel 1963. Anna Miserocchi nata a Roma e laureata in filosofia è una nota attrice di prosa.”,”GRAS-157″
“MANACORDA Guido”,”Il bolscevismo.”,”Libro dedicato a Giuseppe BOTTAI”,”RUSU-039 RUSS-055″
“MANACORDA Gastone”,”Storiografia e socialismo. Saggi e note critiche.”,”Il volume ricalca in parte quello degli Editori Riuniti ‘Rivoluzione borghese e socialismo’.”,”MITS-011″
“MANACORDA Gastone a cura; scritti di CAVOUR Giuseppe FERRARI Giuseppe MAZZINI Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Andrea COSTA Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD Amadeo BORDIGA Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI Guido MIGLIOLI Antonio GRAMSCI Giacinto Menotti SERRATI Carlo ROSSELLI TESI CONGRESSO LIONE PCdI Palmiro TOGLIATTI Giuseppe SARAGAT Pietro NENNI Giuseppe FARAVELLI Giuseppe DI-VITTORIO Eugenio CURIEL Carlo ROSSELLI Umberto MASSOLA Giaime PINTOR Luigi LONGO Emilio SERENI Fernando SANTI Rodolfo MORANDI Giuseppe SARAGAT Lelio BASSO Mauro SCOCCIMARRO”,”Il socialismo nella storia d’ Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica.”,”Scritti di CAVOUR, Giuseppe FERRARI, Giuseppe MAZZINI, Michail A. BAKUNIN, Carlo CAFIERO, Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Eugenio SARTORI, Andrea COSTA, Filippo TURATI, Angiolo CABRINI, Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS, Giuseppe TONIOLO, Antonio LABRIOLA, Giuseppe Emanuele MODIGLIANI, Nicola BADALONI, Claudio TREVES, Giovanni GIOLITTI, Filippo TURATI, Gaetano SALVEMINI, Enrico LEONE, Ivanoe BONOMI, Luigi EINAUDI, Arturo SALUCCI, Benedetto CROCE, Benito MUSSOLINI, Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD, Amadeo BORDIGA, Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI, Guido MIGLIOLI, Antonio GRAMSCI, Giacinto Menotti SERRATI, Carlo ROSSELLI, TESI CONGRESSO LIONE PCdI, Palmiro TOGLIATTI, Giuseppe SARAGAT, Pietro NENNI, Giuseppe FARAVELLI, Giuseppe DI-VITTORIO, Eugenio CURIEL, Carlo ROSSELLI, Umberto MASSOLA, Giaime PINTOR, Luigi LONGO, Emilio SERENI, Fernando SANTI, Rodolfo MORANDI, Giuseppe SARAGAT, Lelio BASSO, Mauro SCOCCIMARRO.”,”MITS-034 SOCx-062″
“MANACORDA Gastone”,”Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892 – 1896.”,”Gastone MANACORDA (Roma, 1916) dopo aver diretto ‘Società e Studi storici’ ha insegnato Storia contemporanea e Storia dei partiti politici nelle Università di Catania, Napoli e Roma. Tra le sue pubblicazioni ‘Il socialismo nella storia d’ Italia’ (LATERZA, 1966), ‘Rivoluzione borghese e socialismo’ (EDITORI RIUNITI, 1975), ‘Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi’ (ivi, 1953, 1992).”,”ITAA-033″
“MANACORDA Giuliano”,”Storia della letteratura italiana contemporanea, 1940-1965.”,”””Naturalmente sarà lunga la via perché Gadda trovi l’ espressione letterariamente più alta al suo sdegno e inventi quell’ “”orditura sintattica potente e geniale”” che un giorno ammirò nelle grida di un ortolano di Rapallo.”” (pag 246)”,”ITAB-110″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Marx e la pedagogia moderna.”,”””Marx conclude con una frase di grande pregnanza: una frase che suona stranamente sospesa, senza un predicato: un puro enunciato in cui si sintetizza in forma lapidaria il suo pensiero: “”Il libero sviluppo delle individualità, e quindi non il ridurre il lavoro necessario per porre pluslavoro, ma in generale la riduzione al minimo del lavoro necessario della società, alla quale quindi corrisponde la formazione artistica, scientifica, ecc. degli individui mediante il tempo divenuto libero per essi tutti e mediante i mezzi procurati””. Insomma, il tempo di disumanizzazione dell’ uomo nel lavoro diviene premessa alla creazione, grazie al lavoro ma fuori di esso, di un tempo totalmente umano””. (pag 47)”,”MADS-336″
“MANACORDA Gastone”,”Formazione e primo sviluppo del Partito socialista in Italia. Il problema storico e i più recenti orientamenti storiografici.”,”””””Il socialismo – scrive Zangheri – si collega, nelle origini, ai problemi insoluti del Risorgimento: qui è la sua prima matrice””, cioè nel problema della terra. Questo legame storico diretto con il Risorgimento è cosa reale, e si smarrisce il senso della continuità della storia d’ Italia. Il problema contadino fu sempre vivo nei fatti e nelle coscienze durante le rivoluzioni del Risorgimento e dopo, initerrottamente fino al primo dopoguerra: solo il fascismo spezza o, per meglio dire, soffoca questa continuità. Federico Chabod ha sostenuto – come è noto – che le considerazioni storiche di Gramsci sulla questione contadina nel Risorgimento sarebbero soltanto un “”riflesso (…) della situazione italiana del secolo XX, un problema sollevato dall’ esperienza degli anni (…) 1919-1920″”””. (pag 33)”,”MITS-280″
“MANACORDA Gastone”,”Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi.”,”Contiene il saggio su J. JAURES storico della rivoluzione francese. Discussione sul carattere della rivoluzione russa. “”Dopo gli avvenimenti del gennaio 1905, la situazione cambia: ora agli occhi dei socialisti italiani la guida del movimento rivoluzionario russo è la socialdemocrazia, che essi identificano però con la frazione menscevica. Ma, tuttavia, ancora il 1° maggio del 1905, l’ Avanti! pubblicava un saluto di Plechanov, “”capo del Partito socialista-democratico russo””, e, insieme, uno del socialista-rivoluzionario Rubanovic. Un po’ di chiarezza portava qualche giorno dopo un’ampia citazione da un articolo di Kautsky nella Neue Zeit, nel quale si spiegava chiaramente che i socialisti rivoluzionari non avevano nulla a che vedere con i socialdemocratici e che questi ultimi erano divisi in due correnti, una facente capo alla Iskra e una al Vperëd; ma delle divergenze fra queste due correnti si dava un’immagine molto imprecisa, come di mere questioni organizzative delle quali non risaltava l’ importanza politica e teorica. Quanto alla tattica rivoluzionaria, tutto si riduceva in questi termini: “”Pare che Lenin sia più favorevole dei compagni dell’ Iskra alla resistenza armata su tutta la linea e più scettico di fronte all’ aiuto che la rivoluzione possa aspettare dai liberali.”” E’ probabilmente la prima volta che l’ Avanti! parla di Lenin, e, come si vede, le notizie sono molto imprecise e inesatte””. (pag 210-211)”,”STOx-121″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Perchè non posso non dirmi comunista. Una grande utopia non può morire.”,”””Com’esser puote ch’un ben, distribuito / in più posseditor, faccia più ricchi / di sé, che se da pochi è posseduto?”” / (Dante, Purgatorio, XV, 61-63) “”ecco Kant, che, concludendo la sua ‘Critica della ragion pratica’, dichiarava: “”Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione… il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me””.”” (pag 17) “”Sì, lo ammetto, nel 1843, proprio all’inizio di ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, Marx ha detto proprio così: “”La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo””. Come non vedere subito quanta umana comprensione vi traspare per quell’accorato sospiro e sentimento di chi cerca in un mondo ideale un risarcimento contro il male del mondo reale? Ma devo subito spiegare come e perché e in quale contesto Marx usasse quella espressione. Era allora avvenuto che nel trattato di pace di Nanchino, del 29 agosto 1842, l’Inghilterra aveva imposto alla Cina l’importazione dell’oppio prodotto in India: serviva come merce di scambio per acquistare tè e i raffinati prodotti dell’artigianato cinese. Uno dei tanti meriti del secolare e cristianissimo colonialismo europeo nei confronti del resto del mondo. Chi accusa Marx per quella frase, lo sappia o no, non difende la religione, ma quel trattato infame. Aggiungerò che qui Marx prendeva lo spunto da Balzac, un autore da lui ammiratissimo come specchio della borghesia capitalistica in ascesa, che aveva parlato del lotto come “”oppio della miseria””. Cosa ben nota, sulla quale tornò, dopo Croce, anche Gramsci (…)””. [Mario Alighiero Manacorda, Perchè non posso non dirmi comunista. Una grande utopia non può morire, 2003] (pag 48-49)”,”SOCx-230″
“MANACORDA Gastone, a cura di Claudio NATOLI Leonardo RAPONE Bruno TOBIA; testimonianze di Nicola BADALONI G. BARONE S. COLETTA S. LUPO R. MANGIAMELI M. MONTACUTELLI Giuliano PROCACCI Rosario VILLARI”,”Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria.”,”MANACORDA Gastone “”Lo stalinismo del Pci fra la morte di Stalin e il ’56 subì un’attenuazione fatta di silenzi o di movimenti percettibili solo agli osservatori più attenti. La storia di questa fase di blanda transizione è veramente tutta da fare, e non pretendo nemmeno di abbozzarla ora”” (pag 233) (in ‘Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito comunista’. Contiene i capitoli: – Associazione operaia, autonomia politica del proletariato e partito organizzato in Marx ed Engels (pag 143-161) – L’autonomia politica del proletariato secondo Marx ed Engels (pag 162-171) Marx, Engels, intellettuali e movimento operaio (pag 155-156) “”Molti testi sembrano sostenere la tesi della genesi diretta della coscienza politica dal movimento reale, senza la mediazione di qualcosa che venga “”dall’esterno”” della classe. Nonostante l’implicazione contenuta nella ricordata asserzione dell”Indirizzo inaugurale’, che la forza del numero vale solo se unita dall’organizzazione e guidata dalla conoscenza, il problema della funzione specifica degli intellettuali nel movimento non è più affrontato. Sarà ripreso solo in negativo, per indicare i pericoli dell’intellettualismo, dell’astrattezza e del paternalismo. La lettera circolare del settembre 1879, scritta in risposta all’articolo di Höchberg, Bernstein e Schramm, è l’unico testo che riprenda deliberatamente il tema degli intellettuali borghesi e faccia esplicito riferimento all’unico precedente, quello del ‘Manifesto’. Il meno che si possa dire è che Marx vedeva il problema ma non l’amava, e forse anche non lo considerava importante se non come un pericolo: pericolo di prevalenza del movimento delle idee sul movimento reale, dei “”borghesi colti”” sugli operai. E infatti, nel ’79 Marx interviene contro il “”Manifesto dei tre zurighesi””, secondo i quali la classe operaia da sola sarebbe incapace di emanciparsi, e per emanciparsi dovrebbe sottomettersi alla direzione di borghesi “”colti e possidenti””, i quali soltanto avrebbero il tempo e la possibilità di studiare a fondo ciò che giova agli operai. Nel contesto polemico entro il quale la questione è qui nuovamente affrontata la tesi del ‘Manifesto’ risulta alquanto attenuata: “”Il fatto che persone provenienti dalle classi sinora dominanti aderiscano al proletariato militante e gli portino elementi di educazione, è un fenomeno inevitabile e giustificato da tutto il corso degli avvenimenti. Ma a questo proposito si deve fare attenzione a due cose. ‘In primo luogo’ queste persone, per essere (realmente) utili al movimento proletario, devono portare con sé reali elementi di educazione. Ma questo non si può dire della grande maggioranza dei convertiti borghesi tedeschi (…). ‘In secondo luogo’. Quando siffatte persone provenienti da altre classi aderiscono al movimento proletario, la prima esigenza è che non portino con sé nessun residuo di pregiudizi borghesi, piccolo-borghesi, ecc., ma che facciano proprio senza riserve il modo di considerare le cose del proletariato. Quei signori invece, come è dimostrato, sono saturi di idee borghesi, e piccolo borghesi (Marx ed Engels a Bebel, Liebknecht, Bracke e altri, Londra metà settembre 1879, in Karl Marx, Friedrich Engels, Il Partito e l’Internazionale, Roma, 1948, pp. 260-261). Nel ‘Manifesto’ gli intellettuali borghesi sono i portatori della “”intelligenza del movimento storico nel suo insieme””; qui, molto più modestamente, di “”elementi di educazione””. La seconda considerazione di Marx ha poi una notevole rilevanza teorica: gli intellettuali devono far propria senza riserve, l”Anschauungweise’ del proletariato. Ciò significa che un modo di vedere le cose intuitivo proprio del proletariato nasce dalla sua condizione nell’organizzazione capitalistica del lavoro e dal movimento spontaneo di lotta contro il capitale, cioè dalla struttura, dalla natura peculiare di questa classe che è un prodotto sociale del modo di produzione capitalistico. Questa ‘Anschauungweise’ ha le sue radici nella predisposizione “”naturale”” (in quanto nasce dalla sua posizione nella produzione) del proletariato all’organizzazione, alla disciplina e alla lotta rivoluzionaria. “”Il progresso dell’industria, del quale la ‘borghesia’ è veicolo involontario e passivo, fa subentrare all’isolamento degli operai risultante dalla concorrenza, la loro unione rivoluzionaria risultante dall’associazione”” (K. Marx, F. Engels, Manifesto, cit., p. 108). E nel ‘Capitale’, dopo aver descritto le conseguenze economiche della concentrazione capitalistica, Marx ne descrive le conseguenze sociali con queste parole: “”Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico”” (27). Su questo terreno affondano le radici stesse della vocazione della classe operaia alla politica. “”Gli operai sono di loro natura ‘politici'””, scrive Engels a Cuno (28)”” [Gastone Manacorda, a cura di Claudio Natoli Leonardo Rapone e Bruno Tobia, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, 1992] (pag 154-156) [(27) K. Marx F. Engels, Il capitale. Libro I. Trad. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 825-26. L’argomento della naturale disposizione della classe operaia all’organizzazione e alla politica fu ripreso anche nella discussione sul POSDR. Si veda in particolare l’articolo di A.A. Bogdanov (Rjadovoj), “”Rosa Luxemburg contro Karl Marx’ in Lenin, ‘Che fare?’, a cura di V. Strada, Torino, 1971, pp. 348-359 e i testi marx-engelsiani ivi richiamati. Per Lenin su questo punto, v. nota 11. Questi concetti relativi alla genesi del movimento dalla condizione sociale degli operai nella fabbrica e in particolare dalla disciplina che la fabbrica impone agli operai, sono stati più volte ripresi anche in sede storica. Fra i testi più significativi si veda la conferenza di Max Weber “”Il socialismo””, del 1918, ora in M. Weber, ‘Scritti politici’, tr. di P. Manganaro, Catania, 1970, pp. 259-260; (28) Lettera di F. Engels a Th. Cuno del 24 gennaio 1872, in K. Marx, F. Engels, Opere scelte, cit., p. 945; (nota 11: Lenin stesso scrisse che questo era stato lo scopo essenziale della sua battaglia del 1902-04, coronata dal successo. Contro l’accusa di aver creato un partito separato dalla classe precisò: “”Condizione fondamentale di questo successo è stato, naturalmente, il fatto che la classe operaia, il cui fior fiore ha creato la socialdemocrazia, si distingue, grazie a cause economiche oggettive, da tutte le classi della società capitalistica per la sua maggior attitudine all’organizzazione””, Lenin, Prefazione alla raccolta “”Dodici anni”” in ‘Opere Complete’, Roma, vol. 13, 1965, pp. 89-91)] Manacòrda, Gastone (f. Treccani) Enciclopedie on line Manacòrda, Gastone. – Storico italiano (Roma 1916 – ivi 2001). Prof. univ., si occupò di storia del movimento operaio e socialista e dell’Italia liberale. Tra le sue opere: Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi: 1853-1892 (1953); Il socialismo nella storia d’Italia (1966); Crisi economica e lotta politica in Italia: 1892-1896 (1968); Rivoluzione borghese e socialismo (1975); Il movimento reale e la coscienza inquieta (1992). Fu condirettore di Società (1953-56) e direttore di Studi storici (1959-66). Voce più ampia della Treccani. MANACORDA, Gastone Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 68 (2007) di Albertina Vittoria MANACORDA, Gastone. – Nacque a Roma il 10 maggio 1916 da Giuseppe e da Lina Romagnoli, quarto di sei fratelli, con Umberto, Edoardo, Mario Alighiero, Paolo Emilio, Giuliano. Dopo la scomparsa del padre, nel 1920, per febbre spagnola, i fratelli Manacorda studiarono al liceo-ginnasio E.Q. Visconti e furono ospitati nel collegio degli orfani di S. Maria in Aquiro, diretto dai padri somaschi. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, il M. si laureò nel 1938 in filosofia del diritto, con G. Del Vecchio, discutendo una tesi sul “”Concetto di nazione e il principio di nazionalità””. Maturava, intanto, la propria coscienza antifascista, secondo un percorso che fu comune a molti giovani intellettuali della sua generazione. Alla guerra di Etiopia “”ho creduto”” – ricordò nell’intervista di A. Caracciolo, Bilancio di uno storico (1988; poi in G. Manacorda, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, a cura di C. Natoli – L. Rapone – B. Tobia, Milano 1992, p. 257) – “”ho creduto all’impero italiano come legittima contrapposizione all’impero inglese e all’imperialismo delle altre nazioni””. Con la guerra di Spagna, però, le cose cominciarono [(] a cambiare”” anche perché, attraverso il fratello Paolo Emilio, il M. entrò in contatto con alcuni giovani della facoltà di lettere suoi amici – tra i quali M. Alicata, C. Muscetta, C. Salinari, A. Trombadori, G. Briganti -, che vivevano comuni tensioni antifasciste. Grazie a questi rapporti e alla lettura di documenti politici che circolavano clandestinamente, il M. si orientò verso l’antifascismo e quindi verso il partito comunista, intrecciando strettamente tali scelte con lo studio e l’approfondimento storico: egli stesso ha sottolineato quanto fu importante il “”problema politico”” per la sua formazione (ibid., p. 256), e come proprio l’esigenza di capire cosa fosse il fascismo e come si fosse affermato lo portò ad approfondire la storia del Risorgimento e dell’Italia liberale, mentre i nuovi contatti politici lo spinsero a interessarsi del socialismo, del comunismo e dell’Unione sovietica. Un altro incontro avrebbe completato la sua formazione: quello con D. Cantimori, che il M. conobbe nel 1941, e al quale rimase legato da profonda amicizia, di cui è testimonianza il loro denso carteggio. Cantimori – ha ricordato il M. – fu la persona che ebbe “”la maggiore influenza su di me come studioso””: “”è stato l’unico storico che io possa considerare come mio maestro. Il suo rigore filologico, la ricchezza mai ostentata della sua cultura, il richiamo a leggere criticamente, a capire le cose nei loro termini obiettivi, a osservare con l’occhio dello storico anche la realtà del nostro tempo: tutto questo fu per me scuola, senza alcuna formalità scolastica”” (ibid., pp. 263 s.). Vincitore del concorso per la cattedra di storia e filosofia nei licei, dopo il servizio militare a Spoleto, il M. iniziò l’insegnamento a Roma e, successivamente, a Perugia. Nel 1940 aveva sposato Marcella Balboni: dal matrimonio nacquero Giorgio (1941) e Benedetto (1943). Dal 1942 il M. fu comandato presso la Giunta centrale per gli studi storici, per la redazione della Bibliografia storica nazionale, impegno che sarebbe proseguito nel dopoguerra (la curò dall’annata V-VIII, 1943, Roma 1949, all’annata XXVIII, 1966, Bari 1968). Nel corso del 1942 la famiglia fu sconvolta da drammatici lutti: richiamato in guerra, Paolo Emilio morì in Jugoslavia il 25 febbraio. Pochi mesi dopo, scomparve la madre già sofferente di cuore. Anche il M. fu richiamato, e fu inviato in provincia di Bologna e di Ancona, e, nell’ottobre 1942, a Treviso come sottotenente commissario. Dopo l’8 sett. 1943, riuscì a tornare a Roma, dove prese contatto con l’organizzazione del partito comunista e partecipò all’attività clandestina della Resistenza come membro della direzione politico-militare della IV zona. In seguito fu riconosciuto dall’Esercito italiano “”partigiano combattente”” con il grado di capitano e nel 1958 gli fu conferita la croce al merito di guerra. Dopo la guerra il M. si impegnò nell’ambito dell’attività culturale legata al Partito comunista italiano (PCI): collaborò, tra gli altri, a l’Unità e a Rinascita, fu direttore delle Edizioni Rinascita e della rivista dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione sovietica, La Cultura sovietica (1945-46). Dal 1950 assunse la direzione di Società, che dal 1953 al 1956 condivise con C. Muscetta, e della quale sostenne – particolarmente all’interno della commissione culturale del PCI – le caratteristiche di rivista di cultura rispetto ai periodici più strettamente di partito e rivolti all’attualità politica. Collaborò con la casa editrice Einaudi, la Biblioteca G.G. Feltrinelli di Milano e fece parte, dal 1951 al 1954, del comitato di redazione di Movimento operaio. Il M. aveva intanto avviato i suoi studi sulla storia del socialismo, dapprima sul pensiero socialista utopistico, quindi sulle origini del movimento operaio, con la ricerca sul Movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), apparsa in supplementi mensili di Rinascita (1949-53) e poi raccolta in volume (Roma 1953; nuova ed., ibid. 1963). Con questo lavoro conseguì, nel 1955, la libera docenza in storia del Risorgimento presso l’Università di Roma, nella cui facoltà di lettere iniziò a tenere corsi liberi. Con i suoi studi, il M. contribuì al rinnovamento della storiografia italiana del secondo dopoguerra, fino ad allora limitata alle élites e alle classi dirigenti, aprendo una strada sulla quale si sarebbero incamminati tra gli anni Quaranta e Cinquanta molti giovani storici marxisti. Oltre a partecipare ai congressi di storia del Risorgimento (1958, 1959) e di scienze storiche (1967), il M. svolse la propria attività di studioso anche al di fuori del PCI. Collaborò all’Enciclopedia Italiana (II Appendice) e al Dizionario biografico degli Italiani (voll. V, XV). Partecipò in prima persona fin dagli esordi all’attività della Fondazione (poi Istituto) Gramsci, diretta da A. Donini, entrando nel 1954 nel comitato direttivo come responsabile del settore storico. Anche in questo organismo il M. espresse le proprie convinzioni sul rapporto tra impegno politico e culturale, difendendo l’autonomia della ricerca e delle istituzioni: significativo fu l’episodio che lo vide protagonista nella polemica con A. Colombi, membro della direzione del PCI, autore di una relazione presentata all’Istituto nel dicembre 1954 sulla “”storiografia marxista in Italia””, molto negativa nei confronti dei giovani storici e in particolare del M., che tuttavia ne contestò apertamente il contenuto, poiché “”concepito in funzione di polemica politica”” (“”siamo al livello delle vite dei santi!””: Ricordi e interventi di G. M., pp. 1016 ss.). In questa occasione, P. Togliatti, criticando l’iniziativa, diede ragione alle esigenze degli studiosi e difese l’autonomia delle loro ricerche. L’episodio andò al di là del fatto in sé, coinvolgendo la direzione dell’Istituto Gramsci, che fu affidata ad A. Natta. Il M., sempre responsabile del settore storico e membro della segreteria, aumentò ulteriormente il proprio impegno, parallelamente a quello di condirettore di Società, la cui vita fu caratterizzata da frequenti polemiche. Nel corso del 1956, all’indomani del XX congresso del PCUS (Partito comunista Unione sovietica) e, successivamente, delle rivolte scoppiate in Polonia e in Ungheria, gli intellettuali del PCI furono protagonisti di un vivace dibattito che coinvolse le strutture culturali e molte sezioni del partito e che si fece sempre più critico, fino all’aperto contrasto quando le truppe sovietiche invasero l’Ungheria. Fu nella sede di Società e dell’Istituto Gramsci che venne organizzata la lettera di protesta al Comitato centrale del PCI firmata da 101 intellettuali (29 ott. 1956). Il M. non fu tra i firmatari della lettera, poiché si trovava fuori d’Italia, ma espresse il proprio dissenso in maniera netta particolarmente nel corso di una riunione della commissione culturale (15-16 novembre). Sostenendo che gli avvenimenti polacchi e ungheresi non potevano essere condannati semplicemente come “”controrivoluzione””, definì l’intervento armato sovietico e la dura repressione “”il tragico punto di approdo di una politica sbagliata”” non solo del partito comunista ungherese ma anche dell’Unione sovietica e accusò il PCI – e il suo responsabile culturale, M. Alicata – di “”reticenza”” nel campo della cultura: da questa ora occorreva “”uscire risolutamente””, facendo divenire prevalenti i “”diritti della libertà di ricerca””, poiché la ricerca – come aveva sottolineato in una precedente riunione, richiamandosi ad A. Gramsci – doveva essere un’attività “”disinteressata”” (Ricordi e interventi di G. M., pp. 1026 ss.). Pur rimanendo iscritto al PCI, questa posizione lo portò ai margini delle attività e a non essere inserito né nella nuova serie di Società, né nei rinnovati organismi dell’Istituto Gramsci (anche se continuò a partecipare alle sue iniziative: fu tra i primi, per esempio, in occasione del convegno di Studi gramsciani del 1958, a porre l’esigenza di una nuova edizione dei Quaderni del carcere che ne rispecchiasse l’ordine cronologico di composizione). Quando più avanti cominciò a maturare tra alcuni storici comunisti (E. Ragionieri, G. Procacci, R. Villari, R. Zangheri), insieme con Alicata, il progetto di una nuova rivista di storia, al M. fu chiesto di assumerne la direzione: seppur riluttante, dopo aver avuto garanzie – come scriveva a Cantimori (12 marzo 1958) – “”che la rivista sarebbe stata affidata al gruppo di studiosi che l’avrebbero fatta, e che non vi sarebbero state interferenze di sorta”” (Vittoria, Il Pci, le riviste e l’amicizia(, p. 865), accettò l’incarico. La scelta fu quella di dar vita a una rivista di storia generale, come era indicato fin dal titolo, Studi storici (che riprendeva, come la copertina, su suggerimento del M., la testata diretta da A. Crivellucci, alla quale aveva collaborato suo padre). Il periodico intendeva reagire all'””eccesso di ideologia”” degli anni passati ed essere aperto a diversi contributi, ma, al tempo stesso, aveva un preciso orientamento ideale. Questo veniva richiamato esplicitamente nella sigla Istituto Gramsci editore, con la quale si faceva “”una dichiarazione di non neutralità “”ideologica””, di non accademismo, di non identificazione della scienza storica con la storiografia neutra pura asettica e senza idee””: “”larghezza nell’indirizzo”” e “”intransigenza nella qualità””, dunque, secondo quanto ricordò il M. in occasione dei 25 anni della rivista (in Il movimento reale(, pp. 294 s.). Oltre ai saggi, il M. vi pubblicò numerose recensioni (quella agli Studi di storia di Cantimori, Torino 1959, apparsa sul primo fascicolo fu ritenuta, per il suo impianto metodologico, l’articolo programmatico della rivista), alle quali si era sempre molto dedicato per l’importanza che egli attribuiva agli interventi critici e alla discussione sui temi della storiografia contemporanea. Il M. diresse Studi storici, coadiuvato da un comitato dal 1964, fino alla fine del 1966. Nel 1965 aveva iniziato l’insegnamento universitario a Catania, dapprima di storia del Risorgimento, quindi dal 1968, avendo vinto il concorso di professore ordinario, di storia contemporanea. L’insegnamento e il rapporto con gli allievi saranno da ora al centro della sua esperienza. I suoi studi si erano indirizzati verso la storia dell’Italia liberale e in particolare, sollecitato anche dai dibattiti di quegli anni (R. Romeo e A. Gerschenkron e, precedentemente, i lavori di E. Sereni), sullo sviluppo economico del Paese, che analizzò attraverso le ricerche sulla politica di G. Giolitti, F. Crispi e S. Sonnino nell’ultimo decennio dell’Ottocento: temi che andranno a comporre il volume Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896 (Torino 1968; nuova ed. con il titolo Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-1896, Roma 1993), e che furono di grande importanza per aver individuato nelle conseguenze della crisi bancaria di fine secolo le premesse allo “”sviluppo del capitalismo moderno”” (ed. 1993, p. 184). L’incarico a Catania stimolò l’interesse per la storia siciliana e del Mezzogiorno, mentre la cattedra di storia contemporanea lo spinse ad allargare l’insegnamento oltre la storia nazionale e a organizzare i propri corsi su diversi aspetti della storia europea e del socialismo, essendo convinto – come affermò in un intervento del 1973 – della necessità di superare la tendenza “”a fare della storia contemporanea un periodo separato dai periodi precedenti”” e a “”far centro soltanto sul mondo capitalistico”” (Il movimento reale(, p. 275). Per iniziativa del M. nacque a Catania, nel 1974, l’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea, di cui fu presidente fino al 1977. Fu anche membro del consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, di cui fu vicepresidente nel 1978-82, e fece parte dei comitati direttivi di Italia contemporanea. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1976-78).”,”MITS-407″
“MANACORDA Gastone”,”Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892)”,”L’autore ringrazia nell’introduzione coloro che lo hanno aiutato nella ricerca e nella consultazione di un materiale disperso e non facilmente reperibile: in particolare: il prof. Ersilio MICHEL Paolo BASEVI Gianni BOSIO Elio CONTI Luciano CAFAGNA Franco DELLA-PERUTA Pier Carlo MASINI Gaetano PERILLO Ernesto RAGIONIERI Aldo VENTURINI Renato ZANGHERI. Questo lavoro è apparso in una serie di “”Supplementi”” a Rinascita fra il 1949 e il 1953 e ora viene raccolto in volume. Antonio Labriola e Turati “”(…) la ‘Critica sociale’ si affannava a chiarire le differenze qualitative fra democrazia e socialismo quando rispondeva ai democratici-sociali eclettici, ma resisteva contemporaneamente agli intransigenti, che, in nome della chiarezza delle idee, proclamavano semplicemente inutile ed impossibile ogni contatto con la democrazia borghese. Erano due azioni parallele, entrambe necessarie, le quali tuttavia non procedevano di pari passo senza che la prima non ne scapitasse talvolta a pro della seconda, tanto più che i democratici o democratico-sociali erano in molti a scrivere sulla ‘Critica sociale’, mentre di socialisti capaci di tener loro testa e di svolgere un’opera di chiarificazione e di persuasione non c’erano, in pratica, altri che il Turati e la Kuliscioff. Un altro ce ne sarebbe stato, che aveva anzi affinato le armi teoriche del socialismo molto meglio del Turati, ma a lui, ad Antonio Labriola, tutto questo dialogo con i democratici sembrava che trascinasse (e in parte era vero, ma era pure un rischio che bisognava correre) la ‘Critica sociale’ su un terreno eclettico e confusionario. Al Labriola era chiaro il primo scopo: la necessità di fondare una cultura socialista in Italia; non il secondo, di conquistare al socialismo scientifico gli intellettuali positivisti, dei quali aveva gran disprezzo (17). Il Turati, che era molto meno ferrato teoricamente di lui, ed era egli stesso per formazione mentale un positivista e per formazione politica un transfuga recente dalla democrazia borghese, era il più adatto invece a stabilire questo dialogo, imposto dalla situazione, sia pure a prezzo di qualche concessione ideologica. Il Labriola, invece, non ne voleva sapere: avrebbe collaborato volentieri a un giornale di battaglia e di partito, ma non aveva voglia di mettersi a discutere con gente del tipo Bovio, che erano per lui dei confusionari o peggio: “”Voi vedete la cosa diversamente da me. – Così rispondeva all’invito del Turati a collaborare a ‘Critica sociale’ – Voi volete fare la propaganda fra i borghesi, voi volete rendere simpatico il socialismo: Dio vi aiuti in tale filantropica impresa. In quanto a me i borghesi li credo buoni soltanto a farsi impiccare. Non avrò la fortuna di impiccarli io, ma non voglio nemmeno contribuire a dilazionarne l’impiccagione”” (18). Cominciavano allora quei dissensi fra i due amici, che si approfondiranno sempre più. Il Labriola, dopo il primo entusiasmo, era preso dal disgusto per la vita politica, era entrato nella fase del pessimismo e si tenne lontano da tutto il lavoro pratico per la formazione del Partito dei lavoratori, ma con le sue lettere, con lo stimolo della sua critica spietata, ma acuta e frutto di una mente superiore, fu tuttavia di grande aiuto al Turati e lo guidò anche in momenti decisivi.”” [(17) “”Tra questi fenomeni spontanei (del movimento operaio) e la coscienza sviluppata dalla rivoluzione proletaria manca in Italia un anello di congiunzione che è appunto la coltura socialista. I nostri operai non saranno certo ‘gli eredi della filosofia classica tedesca’, appunto perché quella filosofia a mala pena passò per il solitario cervello di qualche professore italiano. La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della degenerazione cretina del tipo borghese”” (Lettere a Engels, cit. pp. 13-14); (18) Labriola a Turati, in ‘Schiavi’, p. 79] (pag 295-296)”,”MITS-410″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Storia dell’educazione.”,”MANACORDA Mario Alighiero ha insegnato Storia dell’educazione nelle Università di Firenze e Roma. ‘Una cosa “”da re””. “”Quanto alla condizione degli insegnanti, si riproducono anche qui le situazioni greche. I primi insegnanti sono schiavi greci, poi liberti; indi seguono dei latini, liberi. Si andava dalla condizione subordinata e miserevole del pedagogico domestico e del ‘litterator’, a quella mediocre del ‘grammaticus’, a quella redditizia e di prestigio di alcuni ‘rhetores’. Spesso in Grecia, quella del maestro era la professione di quanti cadevano in disgrazia: così avvenne a Floro che, esiliato in Spagna da Domiziano, cominciò a insegnare, cosa che a un amico parve ‘indignissima’: era l’opinione diffusa, anche se lui si consolava pensando che fosse invece cosa “”da re””. Ma più tardi nella corte imperiale la carriera dell’insegnante divenne la via per la carriera politica”” (pag 26)”,”GIOx-084″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria.”,”(pag 119 – 120) “”So bene che queste definizioni (regno della libertà, regno della necessità) forse già nel Settecento, ma certo soprattutto nell’Ottocento (Schiller – è stato detto – Hegel, Marx, Engels, eccetera) erano locuzioni correnti; e so che l’uso di queste locuzioni è discutibile, anche in Marx, naturalmente. A me è rimasto il rammarico di non averne potuto discutere di persona, prima che morisse, col compagno della Volpe, il quale non senza fondamento accusava (…) Marx di avere compiuto un delitto di leso socialismo e di lesa filosofia quando nel ‘Capitale’ (un passo famoso), rimanda a fuori del lavoro il regno della libertà. La libertà fuori del lavoro – obiettava della Volpe – è la negazione del lavoro come attività propria dell’uomo, come rapporto dell’uomo con la natura e con gli altri uomini: non è concepibile una tale libertà. Però è anche vero che, nelle condizioni storiche date, il lavoro per Marx è l’uomo perduto a se stesso; e comunque egli sottolinea (nel ‘Capitale’) che c’è sempre un momento di confronto con la natura in cui l’uomo è sottoposto a necessità che lui stesso non crea, ma che si trova di fronte, come un dato e con le quali deve fare i conti. Bisognerà approfondire meglio anche queste definizioni che nello stesso Marx, come additava della Volpe, possono essere state non sempre coerenti, o forse francamente contraddittorie”” (pag 119-120) [Mario Alighiero Manacorda, La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria, 1979] “”Ho accennato – ma l’ho svolta altrove, e qui non è il caso di svilupparla a fondo – alla possibilità di riconoscere in Marx, anche se non senza contraddizioni, una distinzione tra il concetto di istruzione “”tecnologica”” e quello di scuola “”politecnica””. Un giornale di oggi diceva che io ero chiaramente filosovietico nel momento in cui parlavo di un insegnamento di questo genere: in realtà spesso io ho polemizzato con i compagni e colleghi sovietici perché loro, sulla scorta di Lenin, che è stato del resto l’interprete più corretto di Marx, hanno ridotto alla definizione, e forse un po’ anche alla pratica del politecnicismo ciò che Marx aveva piuttosto indicato – nel ‘Capitale’ – come “”istruzione tecnologica teorica e pratica””. Anzi Marx, in uno scritto contemporaneo al primo libro del ‘Capitale’, cioè le ‘Istruzioni ai delegati’ per il primo congresso dell’Internazionale, diceva esattamente: “”Noi per istruzione intendiamo tre cose, istruzione intellettuale, fisica e tecnologica””; ma nelle traduzioni russe e anche tedesche – Marx aveva scritto in inglese – si usa in genere il termine “”politecnico”” (da qui anche gli equivoci) e definiva l’istruzione tecnologica, che nel ‘Capitale’ sintetizzerà appunto con l’espressione “”teorica e pratica””, come quella che fa conoscere i fondamenti ‘scientifici’ generali di tutti i processi di produzione e dà la capacità ‘pratica’ del maneggio degli strumenti fondamentali di tutti i mestieri. Se aggiungiamo – come fa Marx subito dopo – la ragione politica, cioè la presa del potere, ciò implica tre momenti certamente umani e non macchinali: scienza, produzione e politica”” (pag 120-121) [Mario Alighiero Manacorda, La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria, 1979]”,”GIOx-087″
“MANACORDA Guido”,”Il bolscevismo. Marxismo – Mistica – Meccanesimo – Ateismo – Morale – Politica – Guerra – Economia – Letteratura e Arte Scuola e Propaganda.”,”Libro dedicato a Giuseppe Bottai”,”RUSU-012-FL”
“MANACORDA Mario A.”,”Il marxismo e l’ educazione. Testi e documenti: 1843-1964. Primo volume: I classici: Marx, Engels, Lenin.”,”””Vorrei inoltre pregarvi di studiare questa teoria sulle fonti originali e non di seconda mano”” (F. Engels a G. Bloch) Engels dall’Antiduhring (pag 123-127) “”La scuola popolare dell’avvenire [per Dühring] non è altro (…) che un liceo prussiano alquanto “”nobilitato””, nel quale il greco e il latino sono sostituiti da un po’ più di matematica pura e applicata, e specialmente dagli elementi della filosofia della realtà, e l’insegnamento del tedesco è di nuovo ridotto al Becker di felice memoria, cioè all’incirca al livello della quinta ginnasiale. In effetti “”non si riesce assolutamente a capire”” perché le “”cognizioni”” del signor Dühring, che in tutti i campi da lui toccati sono, come noi abbiamo ormai dimostrato, assolutamente elementari o, meglio, ciò che in generale resta di esse dopo la radicale “”purificazione”” che ne è stata fatta, “”non debbano in blocco passare infine nel campo delle cognizioni preparatorie””, tanto più che esse non hanno in realtà mai abbandonato questo campo. Certo il signor Dühring ha anche sentito parlare vagamente del fatto che nella società socialista lavoro e educazione devono essere uniti insieme e che con ciò deve essere assicurata tanto una multiforme istruzione tecnica quanto una base pratica per l’educazione scientifica: anche questo punto viene perciò utilizzato per la socialità nella consueta maniera. Ma poiché, come abbiamo visto, la vecchia divisione del lavoro continua nella sua essenza a sussistere tranquillamente nella dühringiana produzione dell’avvenire, viene tolta a questa istruzione tecnica ogni successiva applicazione pratica e ogni significato per la produzione stessa; essa ha precisamente e solo un fine scolastico: deve sostituire la ginnastica, della quale il nostro rivoluzionario che va alle radici non vuol sentire parlare. Egli perciò non può offrirci che poche frasi quali per esempio: “”la gioventù e la maturità lavorano nel vero significato della parola””. Ma veramente miserevoli appaiono queste chiacchiere insulse e vuote, se si confrontano col passo del ‘Capitale’, in cui Marx sviluppa il principio che “”dal ‘sistema della fabbrica’, come si può seguire nei particolari negli scritti di ‘Robert Owen’, è nato il germe della ‘educazione dell’avvenire’, che collegherà, per ‘tutti’ i fanciulli oltre una certa età, il lavoro produttivo con l”istruzione e la ginnastica’, non solo come metodo per aumentare la produzione sociale, ma anche come unico metodo per produrre uomini pienamente sviluppati”” (Capitale, I, 2, p. 196, cfr. Documento 15g)”” [F. Engels, Antidühring, 1878, trad. it. di Giovanni De Caria, 1956] [(in) Mario A. Manacorda, Il marxismo e l’ educazione. Testi e documenti: 1843-1964. Primo volume: I classici: Marx, Engels, Lenin, 1964]”,”GIOx-002-FV”
“MANACORDA Gastone a cura; scritti di CAVOUR Giuseppe FERRARI Giuseppe MAZZINI Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Andrea COSTA Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI”,”Il socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Volume primo.”,”Scritti di CAVOUR, Giuseppe FERRARI, Giuseppe MAZZINI, Michail A. BAKUNIN, Carlo CAFIERO, Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Eugenio SARTORI, Andrea COSTA, Filippo TURATI, Angiolo CABRINI, Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS, Giuseppe TONIOLO, Antonio LABRIOLA, Giuseppe Emanuele MODIGLIANI, Nicola BADALONI, Claudio TREVES, Giovanni GIOLITTI, Filippo TURATI, Gaetano SALVEMINI, Enrico LEONE, Ivanoe BONOMI, Luigi EINAUDI, Arturo SALUCCI, Benedetto CROCE, Benito MUSSOLINI, Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD, Amadeo BORDIGA, Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI, Guido MIGLIOLI, Antonio GRAMSCI, Giacinto Menotti SERRATI, Carlo ROSSELLI, TESI CONGRESSO LIONE PCdI, Palmiro TOGLIATTI, Giuseppe SARAGAT, Pietro NENNI, Giuseppe FARAVELLI, Giuseppe DI-VITTORIO, Eugenio CURIEL, Carlo ROSSELLI, Umberto MASSOLA, Giaime PINTOR, Luigi LONGO, Emilio SERENI, Fernando SANTI, Rodolfo MORANDI, Giuseppe SARAGAT, Lelio BASSO, Mauro SCOCCIMARRO.”,”MITS-008-FV”
“MANACORDA Gastone a cura, saggi di Gustavo DI CAVOUR Camillo DI CAVOUR Giuseppe FERRARI Carlo PISACANE Giuseppe MAZZINI Filippo Bartolommeo SAVI Karl MARX Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Leonida BISSOLATI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI”,”Il Socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Vol. I.”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”SOCx-012-FL”
“MANACORDA Gastone a cura, Saggi di Gustavo DI CAVOUR Camillo DI CAVOUR Giuseppe FERRARI Carlo PISACANE Giuseppe MAZZINI Filippo Bartolommeo SAVI Karl MARX Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Leonida BISSOLATI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI Amadeo BORDIGA Guido MIGLIOLI Antonio GRAMSCI Carlo ROSSELLI Palmiro TOGLIATTI Pietro NENNI Umberto MASSOLA Giaime PINTOR Luigi LONGO Giuseppe SARAGAT Lelio BASSO Mauro SCOCCIMARRO Fernando SANTI Emilio SERENI”,”Il Socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Vol. II.”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”SOCx-013-FL”
“MANACORDA Paola M.”,”Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica.”,”Marx sull’impiego capitalistico dell’operaio (pag 24-25) Babbage, Marx e le macchine (pag 34) “”Il calcolatore come strumento di razionalizzazione capitalistica”” “”La seconda guerra mondiale e la nascita del calcolatore elettronico””. “”Se la rivoluzione industriale segna, con Babbage, la nascita del concetto di calcolatore automatico, la seconda guerra mondiale segna la nascita fisica del calcolatore elettronico automatico. La coincidenza non è casuale, né ha molto senso “”incolpare”” il calcolatore della sua origine bellica. Il fatto è che la guerra, come fase estrema di difesa di un sistema economico e politico, rappresenta la condizione ideale per la mobilitazione di tutte le risorse umane e materiali in direzione del rafforzamento e del mantenimento del sistema, come ben dimostra la mole di risultati “”scientifici”” raggiunti dagli americani durante la guerra del Vietnam. L’origine bellica del calcolatore non sta dunque tanto nell’essere stato costruito per il calcolo delle tavole di tiro, quanto nel fatto di costituire il punto di arrivo e di fusione di una serie di sviluppi scientifici e tecnologici motivati dalle esigenze di razionalizzazione della condotta bellica prima, del controllo del capitale poi. Ad esempio, negli anni Quaranta le esigenze di difesa contraerea conducono gli inglesi alla progettazione di un sistema autoregolantesi, lo M-9, in cui per la prima volta furono utilizzate le valvole termoioniche, che costituiranno sino agli anni Cinquanta il componente dei calcolatori elettronici. Più in generale, l’intreccio tra scopi difensivi, ricerca applicata e ricerca pura si fa più stretto: colpire e abbattere gli aerei nemici diventa lo “”scopo”” per eccellenza dell’attività di ricerca, ed è proprio estendendo questo concetto di “”scopo”” che Aiken, Von Neumann e Norbert Wiener fondano la Società teleologica per studiare “”come venga perseguito uno scopo nel comportamento umano e animale (…) e come questo scopo possa essere simulato da apparati meccanici ed elettronici””. Lo stesso Wiener afferma che in quell’occasione “”ritenni che si potessero ottenere dei risultati nello studio delle relazioni umane nelle catene di controllo, considerandole come parti di un sistema a retroazione””, e che il suo principale contributo consistette nel fondere due linee di ricerca fino ad allora separate: le serie statistiche e l’ingegneria delle comunicazioni. A sua volta questo approccio statistico alla teoria dei controlli influenzò Shannon nello sviluppo della sua teoria dell’informazione, pubblicata nel 1948. Sempre in questi anni, e sempre per scopi bellici, Skinner utilizzò le sue teorie comportamentistiche per un sistema di puntamento delle bombe fondato, abbastanza singolarmente, sul comportamento a retroazione dei piccioni. La matematica applicata, a sua volta, risente del clima generale che vede gli sforzi di ricerca orientati all’ottimizzazione della condotta bellica. Dalla simulazione della battaglia tra un sottomarino e un guastatore nasce in Von Neumann lo stimolo a elaborare la “”teoria dei giochi”” che, con Morgensten, applicherà più tardi ai fenomeni economici”” (pag 32-33)”,”SCIx-505″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Lettura laica della Bibbia.”,”Mario Alighiero Manacorda, già professore di storia della pedagogia nelle università di Firenze e di Roma, è autore di importanti e numerosi saggi di marxismo e di pedagogia.”,”RELx-028-FF”
“MANACORDA Gastone”,”Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi.”,”Contiene il saggio: ‘Jean Jaurès, storico della rivoluzione francese’ e il profilo di Andrea Costa.”,”MITS-010-FF”
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Storia dell’educazione.”,”Mario Alighiero Manacorda nato a Roma 1914, è stato professore di pedagogia nell’università di Cagliari, Siena, Firenze e Roma. Ha pubblicato Marx e la pedagogia moderna (1966), il marxsimo e l’educazione (1966), il principio educativo in Gramsci (1970), la paideia di Achille (1971), momenti di storia della pedagogia (1978).”,”GIOx-007-FL”
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Marx e la pedagogia moderna.”,”Sul concetto di prassi rovesciata (rovesciante). Il Marx di Catalfamo, secondo Manacorda, si limita a pochi testi di Marx ed evita di discutere le deformazioni correnti del marxismo senza verificarle (afferma sempre Manacorda) a pag 160. Altro errore di Catalfamo: deriva da altri autori la definizione erronea di “”prassi rovesciata”” (‘umwälzende Praxis’, scriveva Marx). Questa definizione di ‘prassi rovesciata’ anzichè prassi ‘rovesciante’ risale a Gentile (1899) (in La filosofia di Marx) (pag 160-163). Che cosa è il lavoro. “”E la perentoria conclusione della ricerca contenuta nella prima parte dell”Ideologia tedesca’ è analoga a quella che conclude i ‘Manoscritti del 1844’: i proletari «per affermarsi personalmente [ovvero, come persone] devono abolire la propria condizione di esistenza quale è stata fino ad oggi, che in pari tempo è la condizione di esistenza di tutta la società fino ad oggi, il lavoro» (4). Abolire il lavoro, cioè l’attività umana come è stata finora. Importante soprattutto rilevare che il prodursi dell’attività umana come lavoro (alienato) è un risultato storico, dovuto alla divisione originaria del lavoro. Che poi l’indagine storica, o preistorica, non abbia in Marx eccessivi sviluppi, ed eviti così le astrazioni naturalistiche e giusnaturalistiche, è del tutto coerente: gli accenni di Marx restano qui piuttosto indeterminati, limitandosi ad annotare che si sviluppa «così» la divisione del lavoro, che in origine era niente altro che la divisione nell’atto sessuale, e poi la divisione del lavoro che si produce spontaneamente o naturalmente in virtù della disposizione naturale (per esempio la forza fisica), del bisogno, del caso. Ora, proprio nel momento in cui l’attività vitale umana, dell’uomo come «ente generico», o del genere umano nel suo insieme, si presenta divisa e dominata dalla spontaneità, dalla naturalità e dalla casualità, ogni uomo, sussunto sotto la divisione del lavoro, appare unilaterale e incompleto. Questa divisione diventa reale quando si presenta come divisione tra il lavoro manuale e il lavoro mentale, perché allora «si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi». Il problema è quindi, per Marx, di «tornare ad abolire la divisione del lavoro» (dove va osservata non soltanto l’identità di questa espressione con quelle che abbiamo già letto sulla abolizione del lavoro, ma anche l’idea di un ritorno a un più alto livello, a una condizione di attività umana indivisa) (5). Questo è dunque il senso negativo del concetto di lavoro in Marx; e abbiamo già accennato come nella sua ricerca esso si venga via via determinando sempre più precisamente come lavoro salariato produttore di capitale (e seguirlo su questo punto vorrebbe dire ripercorrere tutta la sua ricerca, che non è il fine di queste note). Onde la soppressione del lavoro salariato, cioè della forma esistente del lavoro, o, in altri termini, soppressione di quella particolare figura sociale, prodotto della storia umana, che è il lavoratore salariato; che è poi quanto Marx diceva sin dai suoi primi incontri con questi problemi, e ripeteva poi nel ‘Manifesto’, ammonendo che nella rivoluzione sociale i proletari non hanno nulla da perdere, se non le loro catene (6). In questo senso Marx aveva ragione di constatare già nei ‘Manoscritti del 1844’, che l’aver convertito, come lui aveva fatto, «la questione dell’origine della ‘proprietà privata’ in quella del rapporto del ‘lavoro espropriato’ col processo di sviluppo [storico] dell’umanità» era stata un passo determinante per la soluzione del problema dell’alienazione del lavoro (7)”” [(4) ‘L’ideologi tedesca, cit., pp 47, 29, 65, 51, 76; (5) ‘L’ideologia tedesca’, pp. 28, 29; (6) Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, Roma, Edizioni Rinascita, 1949, p. 73; (7) ‘Manoscritti del 1844’, cit., p. 236] (pag 33-34) [Mario Alighiero Manacorda, ‘Marx e la pedagogia moderna’, Editori Riuniti, Roma, 1976]”,”MADS-002-FGB”
“MANACORDA Mario Alighiero; VIOLI Carlo”,”Esiste una pedagogia marxiana? (Manacorda); Rousseau e le origini della democrazia moderna (Violi).”,”””Questa «grande idea fondamentale» – come dirà Lenin – dell’unione dell’istruzione col lavoro produttivo, assunta ormai come parte integrante di un programma comunista subito sottolineato dallo scoppio della rivoluzione (che, se non agevolò la diffusione del ‘Manifesto’, doveva però fare dello «spettro» comunista una vitalissima realtà del mondo moderno), sarà ormai un punto fermo della pedagogia marxista. Circa vent’anni dopo essa sarà non solo accolta, ma anche arricchita e argomentata con più profonda conoscenza della realtà economico-sociale in un altro documento politico fondamentale: le ‘Istruzioni’ che, all’inizio del settembre del 1866, Marx rilascerà ai delegati del Comitato provvisorio londinese al I Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, a Ginevra. E queste ‘Istruzioni’ sono, come vedremo, indissociabili dalla contemporanea elaborazione del ‘Capitale’. In esse (12) Marx, definita progressiva e giusta, nonostante il modo orribile in cui viene attuata, la tendenza dell’industria moderna a far collaborare nella produzione fanciulli e adolescenti dei due sessi, e ribadita la tesi che a partire dai nove anni ‘ogni’ fanciullo deve diventare un operaio produttivo e ‘ogni’ adulto deve, secondo la legge generale della natura, «lavorare non soltanto col cervello, ma anche con le mani», propone di suddividere i fanciulli, ai fini del lavoro in tre classi o gruppi – dai 9 ai 12, dai 13 ai 15 e dai 16 ai 17 anni – con orari giornalieri rispettivamente di 2, 4 e 6 ore (…). Infine il suo discorso trapassa per la prima volta in una vera e propria definizione del contenuto pedagogico dell’istruzione socialista: «Per istruzione noi intendiamo tre cose: Prima: formazione spirituale; Seconda: educazione fisica, quale viene impartita nelle scuole di ginnastica e attraverso gli esercizi militari; Terza: istruzione politecnica, che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. Con la suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 anni in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo di istruzione spirituale, ginnica e politecnica …. L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia al di sopra delle classi superiori e medie». (…) Alla lettura di questo testo dobbiamo immediatamente associare quella di un altro testo fondamentale di Marx, il ‘Capitale'”” (pag 30-32) [(12) K. Marx – F. Engels, ‘Instruktionen für die Delegierten des Provisorischen Zentralrates zu den einzelnen Fragen’, in ‘Werke’, Berlin, 1962, vol. 16, pp. 192-195] [Mario Alighiero Manacorda, ‘Esiste una pedagogia marxiana?’, ‘Critica marxista’, n. 4, luglio-agosto 1966 (pag 21-41)]”,”MADS-017-FGB”
“MANACORDA Gastone”,”Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892).”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”MITS-035-FL”
“MANACORDA Paola M.”,”Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica.”,”Con il termine ‘algoritmo’ che deriva dal nome di un antico matematico arabo, si intende un procedimento sistematico, fatto di una successione definita di passi, che conduce ai risultati cercati. Solitamente è riferito a operazioni di calcolo, ma il suo significato è più ampio. (pag 82) La nascita del calcolatore elettronico nel corso della Seconda guerra mondiale “”Se la rivoluzione industriale segna, con Babbage, la nascita del concetto di calcolatore automatico, la seconda guerra mondiale segna la nascita fisica del calcolatore elettronico automatico. La coincidenza non è casuale, né ha molto senso “”incolpare”” il calcolatore della sua origine bellica. Il fatto è che la guerra, come fase estrema di difesa di un sistema economico e politico, rappresenta la condizione ideale per la mobilitazione di tutte le risorse umane e materiali in direzione del rafforzamento e del mantenimento del sistema, come ben dimostra la mole di risultati “”scientifici”” raggiungi dagli americani durante la guerra del Vietnam. L’origine bellica del calcolatore non sta dunque tanto nell’essere stato costruito per il calcolo delle tavole da tiro, quanto nel fatto di costituire il punto di arrivo e di fusione di una serie di sviluppi scientifici e tecnologici motivati dalle esigenze di razionalizzazione della condotta bellica prima, del controllo del capitale poi. Ad esempio, negli anni Quaranta le esigenze di difesa contraerea conducono gli inglesi alla progettazione di un sistema autoregolantesi, lo M-9, in cui per la prima volta furono utilizzate le valvole termoioniche, che costituiranno sino agli anni Cinquanta il componente dei calcolatori elettronici. Più in generale, l’intreccio tra scopi difensivi, ricerca applicata e ricerca pura si fa più stretto: colpire e abbattere gli aerei nemici diventa lo “”scopo”” per eccellenza dell’attività di ricerca, ed è proprio estendendo questo concetto di “”scopo”” che Aiken, Von Neumann e Norbert Wiener fondano la Società teleologica per studiare “”come venga perseguito uno scopo nel comportamento umano e animale (…) e come questo scopo possa essere simulato da apparati meccanici ed elettronici””. Lo stesso Wiener afferma che in quell’occasione “”ritenni che si potessero ottenere dei risultati nello studio delle relazioni umane nelle catene di controllo, considerandole come parti di un sistema a retroazione””, e che il suo principale contributo consistette nel fondere due linee di ricerca fino ad allora separate: le serie statistiche e l’ingegneria delle comunicazioni. A sua volta questo approccio statistico alla teoria dei controlli influenzò Shannon nello sviluppo della sua teoria dell’informazione pubblicata nel 1948. Sempre in questi anni e sempre per scopi bellici, Skinner utilizzò le sue teorie comportamentistiche per un sistema di puntamento delle bombe fondato, abbastanza singolarmente, sul comportamento a retroazione dei piccioni. La metamatica applicata, a sua volta, risente del clima generale che vede gli sforzi di ricerca orientati all’ottimizzazione della condotta bellica. Dalla simulazione della battagila tra un sottomarino e un guastatore nasce in Von Neumann lo stimolo a elaborare la “”teoria dei giochi”” che, con Morgenstein, applicherà più tardi ai fenomeni economici”” (pag 32-33) [Paola M.Manacorda, ‘Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica’, Feltrinelli, Milano, 1976] Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”SCIx-007-FAP”
“MANCA Ciro”,”Introduzione alla Storia dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Gli strumenti dell’analisi.”,”Ciro Manca, professore ordinario di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”EURE-077-FL”
“MANCA Ciro”,”Introduzione alla Storia dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Il sistema economico feudale.”,”Ciro Manca, professore ordinario di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”EURE-079-FL”
“MANCA Ciro a cura, saggi di Marc BLOCH Bernard H. SLICHER VAN BATH Maurice DOBB Josif M. KULISCHER Fernand BRAUDEL Amintore FANFANI Gino LUZZATTO Eric L. JONES Samuel LILLEY Jean-François BERGIER David S. LANDES Sidney POLLARD”,”Formazione e trasformazione dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Saggi di storia economica.”,”Ciro Manca è professore ordinario di storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”ECOT-235-FL”
“MÄNCHEN-HELFEN Otto von”,”China.”,”Contiene foglio tipo formato scheda A5 dattiloscritto con note e pagina su alcuni punti significativi del libro (vedi) Seguendo i punti riportati nella scheda: Mao Tse Tung, Sun Fo il figlio Sun Yat Sen. (pag 84) Sun Yat sen für die Vereinigung Chinas mit Japan. (Sun Yat Sen per la ‘riunificazione’ della Cina con il Giappone, per formare con altri paesi della regione una Lega che si può confrontare anche con le armi con Stati Uniti ed Europa) “”Wenn diese Liga sich bildet, ist es um Europa geschehen. China zählt 400 Millionen, Indien 300, Birma, Annam, Siam je einige zehn, Japan allein einige zehn, und dazu kommen noch die kleineren Völker. Wir sind 1200 Millionen gegen 400 Millionen Europäer und Amerikaner. Wenn wir zu den Waffen greifen wollten, wer würde dann siegen? Aber wir wollen es nicht den Räubern nachmachen, von denen wir so viel leiden mußten.”” (pag 143-144) Karx Marx, es gibt zu viele Arten von Sozialismus. Die sechs Jahre die vergangen sind heben gezeigt, daß nur daß politische Problem gelöst wurde. (In Rußland seit der Revolution) (pag 163-164) Dello stesso autore: Otto Mäenchen-Helfen, Reise ins asiatische Tuwa, Der Bücherkreis, Berlin”,”CINE-021″
” MÄNCHEN-HELFEN Otto von”,”Drittel der Menschheit. Ein Ostasienbuch.”,”””Tschang Tsung-tschang war eine höchst interessante Gestalt in der chinesischen Politik der jüngsten Zeit. Als noch die Mandsch-dynastie herrschte, war er ein Räuber, erst in Schantung, später in der Mandschurei, wo er von “”Berufskollegen”” etwas Russisch lernte. Dank der Unterstützung durch Tschang Tso-lin wurde dieser ungebildete Mann, der nicht lesen und schreiben konnte, Militärmachthaber in Schantung. Er hatte 50 Konkubinen zu ernähren und zu kleiden. Er saugte die 40 Millionen seiner Provinz bis aufs Blut aus. Die Tatsache, daß im Jahre 1927 mehr als zwei Millionen aus Schantung nach der Mandschurei auswanderten, ist ein sprechendes Zeugnis für die Schandwirtschaft des Tschang Tsung-tschang.”” (pag 11) ‘Un terzo dell’ umanità’ L’arcipelago malese (o Insulindia [1]) è un vasto gruppo di isole localizzato nel sud-est asiatico fra Australia e Indocina. Le isole che lo compongono delimitano il “”confine”” fra Oceano Pacifico e Oceano Indiano e fanno parte di diversi stati: Indonesia, Filippine, Singapore, Brunei, Malaysia (stati di Sarawak, Sabah e territorio federale di Labuan) Timor Est e Papua Nuova Guinea anche se l’inclusione di quest’ultima è controversa sia per ragioni culturali sia per motivi geografici in quanto l’isola di Nuova Guinea, da un punto di vista geologico, non fa parte della piattaforma continentale dell’Asia. L’arcipelago malese comprende a sua volta diversi arcipelaghi, i principali sono: Le isole della Sonda divise in Grandi isole della Sonda Piccole isole della Sonda L’arcipelago delle Molucche Le Filippine La superficie complessiva è pari a circa 2 milioni di km², e la popolazione totale è di circa 300 000 000. Le isola principali dell’arcipelago sono Nuova Guinea (se compresa), Borneo e Sumatra, la più popolosa è l’isola di Giava. Da un punto di vista geologico l’arcipelago è una delle regioni vulcaniche più attive al mondo, il punto più elevato è il monte Kinabalu a Sabah (4.101 m s.l.m.) oppure, se si comprende la Nuova Guinea, il Puncak Jaya (4.884 m s.l.m.) nella provincia di Papua. L’arcipelago è situato a cavallo dell’Equatore, il clima è tropicale ma sensibilmente più piovoso nella parte occidentale che in quella orientale. La fauna presenta una forte differenziazione fra la parte occidentale e quella orientale, le due regioni sono infatti separate dalla cosiddetta linea di Wallace. Note [modifica] ^ Questo termine di origine latina è oramai desueto. La parola è composta dall’unione di “”insula”” (isola) e India con il toponimo che si riferisce alle Indie Orientali. Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Malese”&#8221; Insulindia: L’ Insulinde ou Asie du Sud-Est insulaire, anciennement appelée Malaisie, archipel Malais ou archipel Indien, est un vaste archipel montagneux s’étendant entre les continents asiatique et australien et qui comprend les pays et territoires suivants : le Brunei ; l’Indonésie, à l’exception de l’Irian Jaya ; les Philippines ; le Timor oriental ; la Malaisie orientale (située sur l’île de Bornéo), soit les États de Sarawak et de Sabah et le district fédéral de Labuan ; le territoire indien d’Andaman et Nicobar. Cet archipel compte ainsi 2 millions de kilomètres carrés, ce qui en fait le plus vaste de la terre. On peut le diviser en deux ensembles. Au sud, l’arc malais regroupe les îles Andaman et Nicobar et les îles de la Sonde (Sumatra, Java, Bali, Lombok, Sumbawa et Florès). À l’est, les Philippines, Célèbes et les Moluques forment un autre arc. Entre les deux, se trouve l’île de Bornéo. L’Insulinde était jadis considérée comme l’une des trois parties de l’Océanie, avec la Mélanésie et la Polynésie. Aujourd’hui, on la rattache plus souvent à l’Asie, plus précisément à l’Asie du Sud-Est. Culturellement, on parle d’Asie du Sud-Est « insulaire et péninsulaire » pour inclure la péninsule de Malacca et ainsi englober l’ensemble de la Malaisie. Voir aussi [modifier] Peuplement de l’Asie du Sud-Est insulaire Langues austronésiennes Langues papoues Indochine (Wikip)”,”ASIx-089″
“MÄNCHEN-HELFEN Otto NIKOLAJEVSKY Boris”,”Karl und Jenny Marx. Ein Lebensweg.”,”””Über das Leben Engels’ in den Jahren 1844 bis 1847 gibt der Briefwechsel Marx-Engels als die vornehmste Quelle zur Biographie reichlich Aufschluß. Von Marxens Briefen an Engels aus dieser Zeit ist ein einziger auf uns gekommen. Es gibt nur wenige Dokumente, die das persönliche Leben Marxens in Brüssel schildern. Dazu gehören Stephan Borns “”Erinnerungen eines Achtundvierzigers””. Der junge Buchdruckergeselle hatte in Paris mit Engels Freundschaft geschlossen, war Kommunist geworden und gegen den Nur-Republikaner Karl Heinzen, die Karikatur eines deutschen Jakobiners – den “”Fürschtekiller”” nannten sie ihn später in Amerika – mit einer talent-vollen Verteidigung des Kommunismus aufgetreten. Born stand 1848 an der Spitze der Berliner Arbeiterbewegung. Als er, ein alter Mann, seine Erinnerungen schrieb, war er haubacken-sozialreformerischer Universitätprofessor in Basel. Nicht für den Charakter, aber für die Begabung mancher damals glühender Kommunisten zeugt, daß sie es, einmal mit der bürgerlichen Welt versöhnt, zu ansehlichen Ämtern brachten. Karl Wallau wurde Bürgermeister in Mainz, Heinrich Bürgers angesehener nationalliberaler Politiker, Hermann Becker “”stieg””, als Kölner Oberbürgermeister, bis zur Würde eines Mitglieds des preußischen Herrenhauses.”” (pag 120)”,”MADS-416″
“MANCHESTER William”,”I cannoni dei Krupp. Storia di una dinastia 1587-1968.”,”Prima famiglia del Reich, la più ricca e potente d’Europa, nel 1870 a Sedan i loro cannoni avevano vinto la guerra franco-prussiana. Nel 1915 la grossa ‘Bertha’ aveva bombardato Parigi da un centinaio di kilometri di distanza. Nel 1926, dopo Versailles, fu con l’aiuto dei Krupp che i tedeschi prepararono l’ “”Esercito dei centomila”” i quadri della futura Wehrmacht e approntarono i cannoni e i Panzer che dal 1939 dilagheranno in Europa. La figura centrale del libro è Alfred KRUPP che rappresenta il periodo nazista della dinastia. MANCHESTER ha scritto ‘Morte di un presidente’ (1967) su J.F. KENNEDY. E’ laureato in giornalismo all’Univ del Missouri.”,”GERQ-028″
“MANCHESTER William”,”Churchill, l’ ultimo leone. 1932 – 1938. La solitudine. Terzo volume.”,”””Con quanta calma lo si voglia considerare, il pericolo di un attacco dall’ aria non può non apparire eccezionale””. (…) E’ arrivato il momento, continuò (Churchill), “”in cui sul mistero che circonda il riarmo tedesco va fatta piena luce””. (…) Seguendo il suo metodo caratteristico, Churchill aveva evidenziato un unico tema, la potenza aerea, e avrebbe messo da parte tutto il resto quando sarebbe sorta la questione RAF-Luftwaffe.”” (1934) (pag 149)”,”BIOx-070″
“MANCI Filippo”,”Il cuore sotto la toga.”,”””Psicologia strana, ma umanamente vera: l’umiltà e l’affabilità non attrae, ma rende diffidenti gli uomini abituati alla forza o alla frode””. (pag 22)”,”DIRx-023″
“MANCINA Claudia; PRESTIPINO Giuseppe; MISURACA Pasquale; VANNUCCI Stefano”,”Rapporti di forza e previsione. Il gioco della storia secondo Gramsci (Mancina); Marxismo (e tradizione gramsciana) negli studi antropologici (Prestipino); Politica, economia, diritto; sociologia come scienze dello Stato (Misuraca); Il valore d’uso in Marx e la teoria dell’utilità. Note su alcuni recenti contributi (Vannucci).”,” A proposito di una nota del Quaderno 4 (‘Appunti di filosofia’, 1′) intitolata ‘Rapporti tra struttura e superstruttura’ (pp. 455-465, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Einaudi 1975) La nota in questione verrà poi trasferita in ‘Noterelle sul Machiavelli’ dividendosi in due e mutando titolo: ‘Analisi delle situazioni: rapporti di forza’, e ‘Alcuni aspetti teorici e pratici dell’economismo’ (Q. pp. 1578-1589 e pp. 1589-1597) Dunque la previsione – che peraltro non può essere esclusa dalla fondazione scientifica della politica – è un momento di questo esplicarsi. «Chi fa la previsione in realtà ha un “”programma”” da far trionfare e la previsione è appunto un elemento di tale trionfo… solo nella misura in cui l’aspetto oggettivo della previsione è connesso con un programma esso aspetto acquista oggettività… Solo l’esistenza nel “”previsore”” di un programma da realizzare fa sì che egli si attenga all’essenziale, a quegli elementi che essendo “”organizzabili””, suscettibili di essere diretti o deviati, in realtà sono essi soli prevedibili» (34)”” (pag 51) (34) Q., pp. 1810-1811 Prestipino: …la prima refutazione radicale del marxismo (come teoria del mutamento storico e delle sue leggi) è implicita nell’ antropologia del novecento. Più precisamente: nell’antropologia post-positivista e antievoluzionista, funzionalista e proto-strutturalista (da Malinowski a Radcliffe-Brown, a Boas). (pag 55)”,”GRAS-001-FB”
“MANCINA Claudia; MARRAMAO Giacomo; PAPA Franca; FISTETTI Francesco”,”Sul materialismo dialettico di L. Geymonat (Mancina); Dialettica della forma e scienza della politica (Marramao); Economia e marxismo (Papa); «Costituzione» e lotte di classe (Fistetti).”,”Nel saggio di Claudia Mancina parlando dell’opera di Geymonat ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ si ricorda che due capitoli sono dedicati rispettivamente a Engels e a Lenin (vol. V p. 332-371 e vol. VI p. 87-121) (pag 87). Altre opere con un contributo di Geymonat: il volume collettivo ‘Attualità del marxismo dialettico’, e il Quaderno di ‘Critica marxista’ n. 6. Geymonat sul problema del rapporto tra scienza e filosofia nel pensiero di Engels”,”TEOC-016-FB”
“MANCINA Claudia”,”Strutture e contraddizione in Godelier.”,”‘In questa sede (Marxismo e strutturalismo) Godelier, che ha già fatto il passo decisivo in direzione dell’antropologia, dà un quadro teorico molto più coerente e preciso alle sue formulazioni. Questo quadro è costituito essenzialmente dal riferimento allo strutturalismo di Lévi-Strauss. Marx sarebbe un precursore della «corrente strutturalista moderna»’ (pag 198) “”Marx s’attarda sulle ‘forme economiche precapitalistiche’ solo per mettere in luce, ‘negativamente’, i fattori che in Europa hanno portato, positivamente, al fiorire del capitale e del capitalismo”” (E. Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx’ (Laterza, 1969, p. 150) (pag”,”TEOC-028-FGB”
“MANCINI Vittorio”,”La comune di Parigi. Storia della prima rivoluzione proletaria.”,”””- Chi sei? – Levêque, muratore, membro del Comitato centrale. – Ah! sono i muratori che vogliono comandare, adesso! – risponde il versagliese, e gli scarica la pistola in faccia””. (Lissagaray) (in apertura) Mito rivoluzione spontanea: “”Bisognerà tuttavia demolire un mito storiografico che resiste da lungo tempo, ed è pure contraddetto dalla dinamica reale degli avvenimenti: quello della rivoluzione comunarda come fenomeno totalmente prematuro e casuale, essenzialmente dovuto alla spontaneità delle masse – all’ inizio, peraltro, passive o esitanti -, fatto poi precipitare verso esiti propriamente rivoluzionari dall’ ostinazione e dalle scoperte manovre del governo borghese. Scrive ad esempio Talès: “”La giornata del 18 marzo ’71, che agli occhi dei contemporanei segna l’ inizio della nuova Rivoluzione, non ha nessun equivalente nella nostra storia rivoluzionaria; essa è una strana giornata in cui si vede una folla in generale passiva, provocare il crollo locale, senza dubbio, ma totale delle istituzioni borghesi””. Questo giudizio di un terzinternazionalista che scrive nel 1921 è in fondo la ripresa di una vecchia tesi, già sostenuta più volte da autori contemporanei alla Comune””. (pag 63-64)”,”MFRC-088″
“MANCINI Federico a cura; testi di Thurman WESLEY ARNOLD Adolph A. BERLE jr John DEWEY Herbert HOOVER Gardiner C. MEANS Reinhold NIEBUHR Franklin Delano ROOSEVELT Norman THOMAS Henry Agard WALLACE”,”Il pensiero politico nell’età di Roosevelt.”,”Testi di Thurman WESLEY ARNOLD Adolph A. BERLE jr John DEWEY Herbert HOOVER Gardiner C. MEANS Reinhold NIEBUHR Franklin Delano ROOSEVELT Norman THOMAS Henry Agard WALLACE”,”TEOP-404″
“MANCINI Mirella GIANNI Emilio, a cura”,”1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune.”,”””In un’altra pagina, Lenin esamina una la lettera del marzo 1873 di Engels a Bebel (1), pubblicata nella autobiografia di Bebel nel 1911, e la definisce di «una importanza straordinariamente grande» sul problema dello Stato. La fissa in otto punti che avremo occasione di riprendere. Per ora vediamo il commento: «Di solito i concetti “”libertà”” e “”democrazia vengono considerati identici e vengono spesso usati l’uno in sostituzione dell’altro. Molto spesso i marxisti volgari (Kautsky, Plekhanov ec. alla loro testa) ragionano proprio così. In realtà la democrazia esclude la libertà. La dialettica (il processo) di sviluppo è il seguente: dall’assolutismo alla democrazia borghese; dalla democrazia borghese a quella proletaria; da quella proletaria alla scomparsa della democrazia». In questa dialettica di sviluppo delle forme politiche delle lotte tra le classi, Lenin tira la conclusione della restaurata lezione di Marx e di Engels sulla «forma politica finalmente scoperta» nella dinamica della rivoluzione proletaria. La democrazia esclude la libertà; la tendenza verso il comunismo, che è la tendenza alla libertà, non può che far scomparire la democrazia. I marxisti volgari, che identificano libertà e democrazia, diventano socialimperialisti. È inevitabile come è inevitabile il processo di sviluppo delle forme politiche. I marxisti coerenti, che identificano libertà e comunismo, con la stessa coerenza continuano la lotta contro il capitalismo divenuto imperialista”” [Arrigo Cervetto, ‘La forma politica finalmente scoperta’, Lotta comunista; febbraio 1981, in ‘L’involucro politico, in ‘Opere’, vol. 1, ‘Scritti teorici’] [(in) ‘1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del consiglio della comune’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021, a cura di Mirella Mancini e Emilio Gianni] [(1) v. ‘Una lettera a Bebel, paragrafo 3 cap. IV, in V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Ed. Riun., 1968, p. 131-136, ndr]”,”ELCx-294″
“MANCINI Mirella GIANNI Emilio, a cura”,”1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune.”,”La burocrazia. “”Il mutamento di strati piccolo borghesi in strati burocratici rientra nel processo di dominio della grande borghesia e di sviluppo dello Stato moderno. La burocratizzazione della società capitalistica è il prodotto della divisione in classi proprio in rapporto alla detenzione dei mezzi di produzione. La divisione sociale del lavoro segue la divisione tra chi detiene i mezzi di produzione e chi non detiene il capitale costante. Lenin dedica un capitolo di ‘Stato e rivoluzione’ alla analisi di Marx della esperienza della Comune di Parigi: «In Marx non v’è un briciolo di utopismo; egli non inventa, non immagina una società “”nuova””. No, egli studia, come un processo di storia naturale, la genesi della nuova società che sorge dall’antica, le forme di transizione tra l’una e l’altra. Egli si basa sui fatti, sull’esperienza del movimento proletario di massa e cerca di trarne insegnamenti pratici». L’analisi che Marx fa della burocrazia è, come dice Lenin, lo studio materialista di un processo oggettivo: «Egli “”si mette alla scuola”” della Comune, come tutti i grandi pensatori rivoluzionari non esitavano a mettersi alla scuola dei grandi movimenti della classe oppressa…». Marx, però, non cade nell’oggettivismo proprio perché studia «come un processo di storia naturale» la genesi della nuova società e i movimenti del proletariato. Lenin riassume in questo modo la scoperta di Marx: «Non sarebbe possibile distruggere di punto in bianco, dappertutto, completamente, la burocrazia. Sarebbe utopia. Ma spezzare subito la vecchia macchina amministrativa per cominciare immediatamente a costruirne una nuova, che permetta la graduale soppressione di ogni burocrazia, non è utopia, è l’esperienza della Comune, è il compito primordiale e immediato del proletariato rivoluzionario». Il graduale superamento della burocrazia è reso possibile dallo stesso sviluppo capitalistico: «Il capitalismo semplifica i metodi d’amministrazione “”dello Stato””: permette di eliminare la “”gerarchia”” e di ridurre tutto a un’organizzazione dei proletari (in quanto classe dominante) che assume, in nome di tutta la società, “”operai, sorveglianti e contabili””». La tesi è chiara ed afferma che il capitalismo semplifica i metodi d’amministrazione della burocrazia. Quella di Lenin non è una tesi semplicistica come ritiene Kelsen senza dimostrarlo. Il ruolo della burocrazia non è, per il marxismo, derivato da esclusivi metodi d’amministrazione, resi possibili dalla divisione sociale del lavoro. È, invece, un ruolo necessario al dominio di classe. Lenin può indicare: «Si può e si deve subito, dall’oggi al domani, cominciare a sostituire la specifica “”gerarchia”” dei funzionari statali con le semplici funzioni “”di sorveglianti e di contabili””, funzioni che sono sin da ora perfettamente accessibili al livello generale di sviluppo degli abitanti delle città e possono facilmente essere compiute per “”salari da operai””» (pag 164-165) [‘1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune’, a cura di Mirella Mancini e di Emilio Gianni, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”MFRC-183″
“MANCONI Francesco; FRANCHINI Silvia”,”Alle origini della lotta di classe in Sardegna. Giuseppe Cavallera e i lavoratori del mare di Carloforte (1897-1901) (I) (F. Manconi); La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (II).”,”Nota: Il secondo saggio di Silvia Franchini in SBN ha il n. 205565 e la collocazione DONx-036″,”MOIx-032-B”
“MANDARANO Francesco”,”Onoriamo un traditore!”,”Ricerca dell’autore sul personaggio Graziani, su sollecitazione delle ANPI delle province di Massa-Carrara e Pisa come omaggio alle vittime delle stragi naziste di Marzabotto, S. Anna di Stazzema Montignoso, Massa, Carrara e della provincia Apuana, e come segno di solidarietà verso i Popoli Africani. In apertura: la nota poesia di Piero Calamandrei: ‘Lo avrai camerata Kesserling….’ Graziani durante la Seconda Guerra Mondiale. “”Purtroppo, pochi in Italia sanno e pochissimi ricordano l’immenso disastro militare provocato all’Italia dall’incompetenza e dalla codardia di Graziani. Egli, il 30 giugno 1940 succedette a Italo Balbo, quale comandante delle truppe italiane in Africa settentrionale. Dietro le pressioni del duce ha attaccato l’Egitto, presidiato dagli inglesi, riuscendo ad arrivare a Sidi El Barrani, nel mese di settembre; nei mesi successivi rimane inoperoso, così il giorno 9.12.1940 gli inglesi contrattaccano. Graziani viene colto di sorpresa e nel giro di due mesi perde un’armata di 200.000 uomini, tra morti e prigionieri, ed una quantità enorme di materiale bellico. Su questa vicenda, che dimostra la totale incompetenza di Graziani nel condurre una guerra moderna, i neofascisti odierni sorvolano. In effetti, Graziani, in questo disastro ha delle colpe immense: non ha tenuto conto del servizio informazione che l’aveva avvertito di un imminente attacco inglese, si è fatto totalmente cogliere di sorpresa dall’attacco nemico, non aveva né uno schieramento adatto all’attacco, né alla difesa. Aveva collocato il suo comando a notevole distanza dal fronte, anziché nelle immediate vicinanze. Una volta giunto, il 16 settembre 1940, a Sidi El Barrani, è rimasto fermo per ben due mesi, dando il tempo agli inglesi di organizzarsi. Ha costruito una serie di fortini inutili, in quanto non adeguatamente collegati tra loro, per di più facilmente aggirabili dai mezzi motorizzati e corazzati inglesi, ha cercato di costruire strade ed acquedotti, lavori che richiedevano molto tempo per essere eseguiti e che non erano indispensabili in quel momento. Ha diviso, erroneamente, le sue forze, rendendole molto deboli. Non ha saputo manovrare i carri armati, né coordinare l’azione dell’esercito, con quello della marina e dell’aviazione. In sostanza, Graziani, era rimasto un militare della prima guerra mondiale, assolutamente incapace di condurre una guerra di movimento, con armi moderne”” (pag 214-215). [Ricerca dell’autore sul personaggio Graziani, su sollecitazione delle ANPI delle province di Massa-Carrara e Pisa come omaggio alle vittime delle stragi naziste di Marzabotto, S. Anna di Stazzema Montignoso, Massa, Carrara e della provincia Apuana, e come segno di solidarietà verso i Popoli Africani]”,”ITQM-229″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”Capitoli: Dalla critica della proprietà privata alla critica del capitalismo. Dalla condanna del capitalismo alla giustificazione socio-economica del comunismo. Dal rifiuto della teoria del valore-lavoro alla sua accettazione (1). Una prima analisi d’insieme del modo di produzione capitalistico. Il problema delle crisi periodiche. Il perfezionamento della teoria del valore, della teoria del plusvalore e della teoria della moneta. I Grundrisse e la dialettica del tempo di lavoro e del tempo libero. Il “”modo di produzione asiatico”” e le condizioni storiche preliminari allo sviluppo del capitale. La messa a punto della teoria dei salari. Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica ad una concezione storica dell’ alienazione. Disalienazione progressiva attraverso la costruzione della società socialista, o alienazione inevitabile nella “”società industriale””? MANDEL (Francoforte sul Meno, 1923) partecipò alla Resistenza antinazista in Belgio; fu arrestato e internato in un Lager. Fondatore del settimanale ‘La Gauche’, ha collaborato tra l’altro a ‘Les Temps Modernes’ e ‘The New Left Review’. Fra le sue opere principali tradotte in IT ricordo: ‘Mec e concorrenza americana’ (ROMA, 1968), ‘Trattato marxista di economia’ (ROMA, 1970), ‘Neocapitalismo e crisi del dollaro’ (ROMA-BARI, 1973).”,”MADS-001″
“MANDEL Ernest”,”Trattato di economia marxista.”,”Altra copia: ‘Trattato di economia marxista’. SAMONA’ SAVELLI. LIBRERIA INTERNAZIONALE TERZO MONDO. ROMA.1965 vol 1,2 pag 623 598 8° note indice nomi argomenti note introduzione MANDEL”,”TEOC-016 MADS-203″
“MANDEL Ernest”,”Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione.”,”Tappe rivoluzione 1917 legittimità riv russa Ottobre colpo di Stato o Riv sociale, nodo situazione internazionale nodo nazionale nodo politico analisi critica bolscevismo concezioni organizzative di LENIN nodo strategia”,”RIRO-049″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”MANDEL (Francoforte sul Meno, 1923) partecipò alla Resistenza antinazista in Belgio; fu arrestato e internato in un Lager. Fondatore del settimanale ‘La Gauche’, ha collaborato tra l’altro a ‘Les Temps Modernes’ e ‘The New Left Review’. Fra le sue opere principali tradotte in IT ricordo: ‘Mec e concorrenza americana’ (ROMA, 1968), ‘Trattato marxista di economia’ (ROMA, 1970), ‘Neocapitalismo e crisi del dollaro’ (ROMA-BARI, 1973). Capitoli: Dalla critica della proprietà privata alla critica del capitalismo. Dalla condanna del capitalismo alla giustificazione socio-economica del comunismo. Dal rifiuto della teoria del valore-lavoro alla sua accettazione (1). Una prima analisi d’insieme del modo di produzione capitalistico. Il problema delle crisi periodiche. Il perfezionamento della teoria del valore, della teoria del plusvalore e della teoria della moneta. I Grundrisse e la dialettica del tempo di lavoro e del tempo libero. Il “”modo di produzione asiatico”” e le condizioni storiche preliminari allo sviluppo del capitale. La messa a punto della teoria dei salari. Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica ad una concezione storica dell’ alienazione. Disalienazione progressiva attraverso la costruzione della società socialista, o alienazione inevitabile nella “”società industriale””?”,”MADS-314″
“MANDEL Ernest”,”De la commune à mai 68. Ecrits politiques 1. Sur l’ histoire du mouvement ouvrier international.”,”MANDEL insegna (1978) economia politica all’ università libera di Bruxelles. Nato nel 1923 a Francoforte (RFT) aderente alla 4° Quarta Internazionale nel 1940 è arrestato tre volte condannato ai lavori forzati e deportato in Germania. Ha partecipato alla direzione delle principali attività del movimento trotskista nel corso degli ultimi 30 anni. Dal maggio 1968 gli è stato vietato il soggiorno in Francia, in Germania (RFT) dal 1971, come pure in Svizzera e negli Stati Uniti. E’ autore di varie opere (v. retroc.) Vecchia guardia bolscevica. “”Risposta: Nell’ agosto 1917, 21 bolscevichi sono stati eletti membri del comitato centrale. Di questi 21, 7 sono morti di morte naturale: Sverdlov, Lenin, Noguin, Dzerzinskij, Artem, Kollontaij e Stalin. Due sono stati assassinati dalla controrivoluzione: Uritzky e Chaumian. Undici sono caduti vittime del terrore staliniano: uno assassinato dagli agenti della GPU all’ estero (Trotsky), e dieci nelle galere staliniane (Zinoviev, Kamenev, Rykov, Bucharin, Miliutin, Krestinsky, Sokolnikov, Bubnov, Smilga, Berzin); il ventunesimo Muranov, è sparito senza lasciare tracce; è stato verosimilmente liquidato nel 1938″”. (pag 59)”,”TROS-155″
“MANDEL Ernest”,”Critique de l’ eurocommunisme.”,”Teoria Kautsky. “”Ciò che colpisce prima di tutto in questa strategia eurocomunista, è che non è molto nuova. Essa è stata formulata in una forma coerente per la prima volta nel 1910 da Karl Kautsky, nel suo dibattito con Rosa Luxemburg in seno alla socialdemocrazia tedesca. Kautsky distingue all’ epoca due stategie di lotta per il potere per il movimento operaio tedesco (e, per estensione, per il movimento operaio di tutti i paesi industrialmente avanzati): la strategia detta “”dell’ assalto””, e la strategia detta “”dell’ esaurimento”” (Ermattungsstrategie). Egli opta risolutamente per la seconda””. (pag 196) La famosa prefazione di Engels. “”(…) mettere Friedrich Engels al servizio di una strategia legalitaria a tutti i costi non è che un’ enorme frode. ll testo stampato dalla socialdemocrazia tedesca nel 1895 è un testo raccorciato e censurato con il pretesto di evitare dei procedimenti legali. Bernstein-Kautsky e Compagnia non hanno mai pubblicato il manoscritto integrale di Engels che possedevano. Questo manoscritto è stato pubblicato per la prima volta dall’ Istituto Marx-Engels di Mosca nel 1930.”” (pag 307)”,”EURx-195″
“MANDEL Ernest”,”Iniciacion a la economia marxista. I. L teoria del valor y de la plus-valia. II. El capital y el capitalismo. III. El neocapitalismo.”,”Il sistema schiavistico. Schiavismo. “”Sei giorni alla settimana, lo schiavo lavora nella piantagione; è un lavoro il cui frutto non gli appartiene, crea una eccedenza sociale che abbandona all’ istante la sua produzione, che appartiene in esclusiva ai proprietari degli schiavi. La settimana lavorativa, i 7 giorni in questo caso, si divide in due parti: il lvoro di un giorno, la domenica, è un lavoro necessario, per sostenere lo schiavo e la sua famiglia; il lavoro degli altri 6 giorni della settimana è ciò che costituisce il plus-lavoro, il cui prodotto è a beneficio esclusivo dei padroni, serve per la loro sussistenza e, in aggiunta, per il suo arricchimento.”” (pag 11) Tendenza all’ inflazione permanente (pag 79)”,”TEOC-343″
“MANDEL Ernest BROHM Jean Marie VINCENT Jean Marie BENSAID Daniel POIRON J.M. COLLIOT-THELENE Catherine BROSSAT Alain AVENAS Denise”,”Contra Althusser.”,”””In questo aspetto, Althusser coincide con una corrente ben conosciuta nel movimento operaio: il neo-kantismo, il neo-positivismo e le differenti tonalità del scientismo revisionista della Seconda Internazionale e dei “”marxisti borghesi””. Nel 1899, in piena epoca di “”ritorno a Kant””, secondo la consegna dei revisionisti del momento, Th.G. Masaryk pubblica un’ opera in cui rigetta la dialettica materialistica identificandola con la dialettica hegeliana e trattando ambedue come “”semplice gioco di mano””, come “”elucubrazione metafisica””. Nello stesso anno, E. Bernstein scrive in “”Voraussetzungen des Sozialismus”” che la dialettica hegeliana “”costituisce un elemento perfido della dottrina marxiana (…)””. (pag 62, Jean-Marie Brohm) “”Successivamente, H. de Man, per il quale “”in Francia, il marxismo è stato sempre un prodotto di importazione”” (tedesco, si intende) ripeterà la stessa idea in nome di un pragmatismo ottuso e di noiose considerazioni etiche sulla personalità umana””. (pag 63, Jean-Marie Brohm)”,”TEOC-361″
“MANDEL Ernest”,”Neocapitalismo e crisi del dollaro.”,”MANDEL Ernest, nato a Francoforte nel 1923, è stato in un campo di concentramento nazista. E’ docente alla libera università di Bruxelles. Ha scritto tra l’altro: ‘Mec e concorrenza americana’ (1968). Fondo Pegoraro”,”ECOI-300″
“MANDEL Ernest”,”La pensée politique de Léon Trotsky.”,”MANDEL Ernest (1923-1995) resistente durante l’occupazione nazista in Belgio, professore nell’Università libera di Bruxelles, economista marxista e dirigente della IV° Internazionale, ha pubblicato olte opere tra cui ‘Trattato d’economia marxista’, 1962, ‘La terza età del capitalismo’, 1972) “”Bien moins d’attention a été portée, soit par les biographes de Trotsky, soit par les historiens de la période, à son rôle clé dans l’élaboration d’un concept stratégique pour gagner les masses de pays impérialistes et des pays coloniaux au communisme: le concept stratégique de construction de partis révolutionnaires de masse”” (pag 80) “”La théorie de la révolution permanente appliquée à une série de pays coloniaux et semi-coloniaux implique concrètement que la bourgeoisie coloniale (ou “”nationale””) est incapable de diriger un processus révolutionnaire en accomplissant toutes les tâches historiques de la révolution nationale bourgeoise (en premier lieu une révolution agraire radicale et la conquête de l’indépendance complète de l’impérialisme). Cela implique que ces tâches ne seront réalisées que si le prolétariat est capable de conquérir l’hégémonie dans le processus révolutionnaire et, avec le soutien de la paysannerie et des autres secteurs des masses travailleuses, procède à l’établissement d’un Etat ouvrier (la dictature du prolétariat). Mais cela ne signifie pas que le processus révolutionnaire ne peut pas ‘commencer’ dans les colonies et le semi-colonies avant que le prolétariat ait conquis cette hégémonie”” (pag 130) Tra gli anni 1933 e 1940 Trotsky avrebbe fatto delle dichiarazioni chiare a favore di un sistema multipartito in opposizione al sistema del partito unico, per una reale libertà di stampa (compreso quella dei partiti di opposizione) in opposizione al monopolio di accesso dei media della frazione dominante del partito unico ovvero del governo (pag 155)”,”TROS-238″
“MANDEL Ernest”,”Long Waves of Capitalist Development. A Marxist Interpretation. Based on the Marshall Lectures given at the University of Cambridge.”,”MANDEL Ernest “”As we have recalled many times, Marx was categorically opposed to any “”iron law of wages”” theory of the kind adopted by Malthus or Lassalle (and to some extent by Ricardo too), which in the last analysis rests upon demographic considerations. Wages are supposed always to fall to the physiological minimum as a result of variations in the supply of wage laborers due to birth-rate (or child survival) fluctuations. For Marx, by contrast, wages have two components: one physiological, and one “”historical”” or “”social””. The former represents the lower limit below which wages cannot fall without threatening to make the working class, and hence capitalism itself, disappear. Similarly, the historical-social component has an upper limit beyond which wages cannot rise without making surplus value, and hence capitalism, disappear. But between the lower and the upper limit wages can and do fluctuate, as a function of what Marx called “”the respective powers of the (class) combatants”” (1)”” [Ernest Mandel, Long Waves of Capitalist Development. A Marxist Interpretation, 1995] [(1) W.W. Rostow, The World Economy, History and Prospects (Austin, 1978)]”,”TEOC-615″
“MANDEL Ernest”,”Über die bürokratie.”,”MANDEL Ernest”,”TEOS-219″
“MANDEL Ernest”,”Che cos’è la teoria marxista dell’economia.”,”La crisi economica che inizia ‘a spirale’ dopo un po’ viene ‘ammortizzata’ (pag 78-79) Tendenza all’inflazione permanente (pag 81) (sic!) Validità della teoria del valore-lavoro (pag 27-29) “”(…) ecco tre prove tradizionali della validità della teoria del valore-lavoro. La prima, è la ‘prova analitica’, o, se preferite, la scomposizione del prezzo di ogni merce nei suoi elementi costitutivi, che dimostra che se si risale abbastanza lontano, si trova soltanto del lavoro. Il prezzo di ogni merce può essere ricondotto a un certo numero di elementi: l’ammortamento delle macchine e degli edifici, ciò che chiamiamo la ricostituzione del capitale fisso; il prezzo delle materie prime e dei prodotti ausiliari; il salario; e infine tutto ciò che è plusvalore: profitto, interessi, affitti, tasse, ecc. Per quanto concerne questi ultimi due elementi, il salario e il plusvalore, sappiamo già che si tratta di lavoro e di lavoro puro. Per quanto concerne le materie prime, la maggior parte dei loro prezzi si riducono in gran parte al lavoro; per esempio, più del 60% del prezzo di costo del carbone è costituito da salari. (…) La seconda prova è la ‘prova logica’; è quella che si trova all’inizio de ‘Il Capitale’ di Marx, e che ha sconcertato non pochi lettori, perché non costituisce certamente il modo pedagogico più semplice per affrontare il problema. Marx pone la seguente questione: vi è un’immensa quantità di merci. Queste merci sono intercambiabili, e ciò significa che esse debbono possedere una qualità comune, poiché tutto ciò che è intercambiabile è comparabile, e tutto ciò che è comparabile deve almeno avere una qualità comune. Solo le cose che non hanno alcuna qualità comune sono incomparabili per definizione. Consideriamo ognuna di queste merci. Quali sono le loro qualità? Esse hanno in primo luogo, una serie infinita di qualità naturali: peso, lunghezza, densità, colore, larghezza, natura molecolare, in breve tutte le loro qualità naturali, fisiche, chimiche, ecc. Forse che una qualsiasi di queste qualità fisiche può essere alla base della loro comparabilità in quanto merci, può essere la comune misura del loro valore di scambio? Può essere il peso? Chiaramente no, perché un chilo di burro non ha il medesimo valore di un chilo d’oro. E’ il volume? E’ la lunghezza? Alcuni esempi dimostreranno subito che non è vero. (…) Si deve trovare in tutte le merci una qualità comune che non sia una qualità fisica. Marx conclude: la sola qualità comune, che non sia fisica, di queste merci, è la loro qualità di essere tutte dei prodotti del lavoro umano, del lavoro umano ‘astratto’. (…) L’unica cosa che le merci hanno di comparabile tra loro dal punto di vista del loro valore di scambio, è che sono tutte prodotti di lavoro umano astratto, sono cioè prodotte da produttori legati tra loro da rapporti di equivalenza, basati sul fatto che producono tutti delle merci per lo scambio. E’ quindi il fatto di essere il prodotto di lavoro umano astratto che è la qualità comune delle merci, che fornisce la misura del loro valore di scambio, della loro possibilità di essere scambiate. E’ dunque la quantità di lavoro socialmente necessario per produrle che determina il valore di scambio di queste merci. (…) Una terza ed ultima prova della giustezza della teoria del valore-lavoro, è la ‘prova per assurdo’, che, d’altra parte, è la più raffinata e la più “”moderna””. Immaginiamo per un attimo una società in cui il lavoro umano vivente fosse completamente scomparso, cioè una società in cui tutta la produzione fosse stata automatizzata al 100%. (…) Ma immaginiamo questo fenomeno spinto alle sue estreme conseguenze. Il lavoro umano è totalmente eliminato da tutte le forme della produzione, da tutti i servizi. Può il valore continuare ad esistere in queste condizioni? (…) Una tale situazione sarebbe chiaramente assurda. Si produrrebbe un’immensa quantità di prodotti la cui produzione non creerebbe alcun reddito, poiché nessun essere umano sarebbe intervenuto in questa produzione. Ma si vorrebbero “”vendere”” questi prodotti per i quali non vi sarebbe più alcun compratore! E’ evidente che in una simile società la distribuzione dei prodotti non si effettuerebbe più sotto forma di vendita di merci, vendita resa d’altronde anche assurda a causa dell’abbondanza generata dall’automazione totale. In altri termini, la società in cui il lavoro umano è totalmente eliminato dalla produzione, nel senso più generale del termine, compresi i servizi, è una società in cui il valore di scambio è egualmente scomparso. Nel momento in cui il lavoro umano è scomparso dalla produzione assistiamo alla contemporanea scomparsa del valore: questo a riprova della giustezza della teoria del valore-lavoro”” (pag 27-31) [Ernest Mandel, Che cos’è la teoria marxista dell’economia, 1974]”,”MADS-165″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”2° copia Fondo Pegoraro Contiene ritaglio di giornale che riporta la recensione del libro di Mandel scritta da Carlo Pasquinelli “”Questa analisi ch’è molto sottile, e supera tutto quel che la scienza accademica dell’epoca aveva potuto cogliere, soffre nondimeno di parecchie debolezze. La distinzione tra crisi monetarie, che non sono che il riflesso di crisi di sovrapproduzione, e crisi monetarie “”autonome””, che possono apparire anche in fase di prosperità, soprattutto nel quadro dei “”meccanismi automatici”” retti dal ‘gold standard’, non è sufficientemente fondata. La ‘durata del ciclo’ è colta in modo puramente empirico e non in rapporto con la durata del periodo di riproduzione del capitale fisso. Queste due deficienze porteranno Marx ed Engels a predire più volte a torto lo scoppio d’una nuova crisi, in particolare nel 1852 (15), nel 1853 (16) e nel 1855 (17). E’ solo nel 1857 che questa crisi finalmente scoppierà, la durata media del ciclo nelle condizioni del capitalismo classico rivelandosi essere non già di sei-sette anni, come i due amici avevano creduto in un primo tempo (18), bensì di sette-dieci anni, come Marx ha ampiamente dimostrato in seguito nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’. Questi due fattori hanno svolto un ruolo determinante negli errori di previsione economica degli anni 1852-55. Nella “”Neue Rheinische Zeitung”” è l’analogia con la durata del ciclo precedente (1843-47) che porta Marx ed Engels a predire una nuova crisi per l’anno 1852. Negli articoli inviati al “”New York Daily Tribune””, sono i problemi monetari che svolgono un ruolo di primo piano nell’errata diagnosi. Durante tutto questo periodo la scoperta e lo sfruttamento febbrile delle miniere d’oro della California e dell’Australia hanno fortemente scosso il mercato monetario. Come indica Rjazanov nel suo commento agli articoli del 1852 (19), Marx ha più tardi, nel terzo volume del ‘Capitale’ (20), corretto l’impressione che aveva avuto a quell’epoca che l’accumulazione dell’oro alla Banca d’Inghilterra non poteva risultare che dalle fluttuazioni della bilancia commerciale, strettamente legate alla congiuntura economica britannica e internazionale. Questa accumulazione poteva anche risultare da bruschi aumenti della produzione dell’oro, spedito in Gran Bretagna, ed esercitare così un’influenza autonoma sulla congiuntura. Tocchiamo qui uno degli aspetti del ‘duplice carattere dell’oro’, al tempo stesso equivalente generale di tutte le merci (funzione che sembra esercitare indipendentemente dal suo valore intrinseco) e merce esso stesso, metallo prodotto dal lavoro umano, il cui valore fluttua con l’andamento della produttività nella industria aurifera. Qualche anno dopo, redigendo i primi capitoli di ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’, Marx sottolineerà questo fenomeno contraddittorio”” [(15) K. Marx F. Engels, Revue. Mai bis Oktober, trad.it, cit., p. 149. Si veda anche la lettera di Marx ad Engels del 19 agosto 1852, in K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II (1852-1856), Roma, 1950, p. 101; (16) ‘Pauperismo e libero scambio. La minaccia d’una nuova crisi commerciale’ (Londra, 15 ottobre 1852), art. inviato al “”New York Daily Tribune””, in Marx-Engels, Gesammelte Schriften 1852-1862, a cura di Riazanov, Stuttugart, Dietz Verlag, 1920, vol I p. 33; (17) Serie di articoli pubblicati sotto il titolo: ‘La crisi commerciale in Gran Bretagna’ nella ‘Neue Oder Zeitung’ dell’11-25 gennaio 1855 e nel ‘New York Daily Tribune’ del 20 gennaio 1855; (18) “”In economia politica non bisogna mai, per principio, raggruppare le cifre di un solo anno per trarne delle leggi generali. Bisogna sempre considerare il termine medio di sei o sette anni, lasso di tempo durante il quale l’industria moderna passa per le diverse fasi di prosperità, di sovrapproduzione, d’inerzia, di crisi e conclude il suo ciclo fatale”” (K. Marx, Discorso sulla questione del libero scambio (1848)’, in ‘Appendice a ‘Miseria della filosofia’ cit., p. 163; (19) D. Rjazanov, in Marx-Engels, Gesammelte Schriften 1852-1862, cit, vol. I. p. 453; (20) K. Marx, Il Capitale, vol III, Roma, 1965, pp. 589-90] [Ernest Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico, 1969] “”Nel 1852, Marx aveva ancora ragionato per pura analogia: poiché la storia delle crisi c’insegna che l’accumulazione d’un eccesso di capitali nelle banche stimola la speculazione sino al parossismo, e che questo surriscaldarsi della congiuntura precede di poco la crisi (21), l’eccesso di capitali che esiste dal 1852 deve necessariamente stare ad indicare una prossima crisi. Qualche mese più tardi, nel gennaio del 1853, è però già portato a correggere tale impressione (22). Nonostante questa errata previsione, l’analisi della congiuntura economica del 1852 contiene degli elementi validi, in particolare la seguente pertinente osservazione, che ha conservato il suo valore sino all’epoca contemporanea: “”Non si è mai dato un periodo di prosperità nel corso del quale essi [gli ottimisti borghesi] non abbiano colto l’opportunità di dimostrare che ‘questa volta’ l’implacabile destino sarebbe stato vinto. Ma il giorno in cui scoppiò la crisi, simulavano l’innocenza e attaccavano con moralistica indignazione e banali rimproveri il commercio e l’industria perché non avevano fatto prova di sufficiente precauzione e previdenza (23). Quanto poi alla “”crisi”” del 1854-55, l’errore di Marx fu anche più perdonabile, perché non derivò semplicemente da ragionamenti per analogia o da deduzioni astratte. Ci fu effettivamente una crisi di sovrapproduzione dell’industria cotoniera, causata specialmente da una diminuzione delle esportazioni verso l’Australia (dove nel corso dei due anni precedenti c’era stata una speculazione eccessiva in seguito al ‘boom’ dell’oro). Ci furono anche gravi fluttuazioni sul mercato monetario, causate da una brusca caduta dell’apporto dell’oro americano e australiano. Numerosi fallimenti nei paesi d’oltremare altri ne produssero di importanti ditte britanniche. Nondimeno, come precisa Rjazanov nel suo commento agli articoli di Marx del gennaio 1855 (24), non si trattava d’una crisi ‘generale’ bensì d’una crisi ‘parziale’, nel corso della quale s’è rivelato ancora una volta il ruolo ‘autonomo’ del fattore monetario. Nei suoi articoli del gennaio 1855, Marx sottolinea la eccezionale importanza dei mercati americano ed australiano per l’espansione della produzione industriale e delle esportazioni britanniche. (…) L”aumento’ delle esportazioni britanniche, ch’era stato di oltre 50 milioni di sterline in quel decennio, risultava dunque assorbito ‘per circa l’80%’ dai due “”nuovi”” mercati d’oltremare. Dal momento che questo ‘boom’ delle esportazioni sembrava ora cessato, non si poteva pensare che fosse l’intera fase di prosperità ad essere colpita a morte? Come si vede, in quel momento, l’errore di previsione di Marx s’era fondato su basi più solide di quello del 1853. Quel che l’autore del ‘Capitale’ aveva stavolta sottovalutato, era l”effetto stimolante della guerra di Crimea’ sulla congiuntura economica. L’esperienza storica fornisce qui un esempio di quel che Rosa Luxemburg chiamerà più tardi il ruolo di “”sbocco sostitutivo”” che le commesse dello stato possono svolgere rispetto agli sbocchi esterni (25). Le forniture all’esercito e lo sviluppo dell’industria bellica hanno largamente compensato la contrazione delle esportazioni verso l’Australia. D’altra parte, Marx più tardi l’ha riconosciuto, poiché nel terzo volume del ‘Capitale’ classifica gli anni 1854 e 1855 tra quelli di prosperità. Ma l’anno seguente l’analisi del ‘boom’ effettuata prima da Engels (lettera a Marx del 14 aprile 1856), poi da Marx (lettera ad Engels del 26 settembre 1856) risulta corretta (26). Un “”magnifico ‘crack'”” (Engels a Marx, 29 ottobre 1857) (27) gli succede spalancando le porte alla crisi. Stavolta i due amici erano dotati delle conoscenze e in possesso dei dati empirici necessari per seguire passo passo lo sviluppo della crisi. La crisi del 1857-58 era d’altra parte più generale di quelle precedenti: s’estendeva su un’area geografica più larga e toccava tutti i rami dell’industria. E’ nel corso dello studio della crisi del 1857-58 che Marx scopre per la prima volta i rapporti tra la durata del ciclo e quella della riproduzione del capitale fisso. Pone in proposito un quesito ad Engels nella sua lettera del 2 marzo 1859, e l’amico gli risponde diffusamente due giorno dopo (28). Così il circolo è chiuso, e Marx ed Engels correggono ora nel senso del ciclo decennale l’erronea supposizione d’un ciclo sessennale avanzata sette anni prima. Ormai solo la Cina appare a Marx come un possibile sbocco supplementare nel corso del ciclo che seguirà la crisi del 1857-58 (29); (…)”” [Ernest Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico, 1969] (pag 82-84) [(21) K. Marx F. Engels, Gesammelte Schriften, vol. I, p. 33; (22) Ibid. pp. 64-72; (23) Ibid. p. 34; (24) Ibid., vol II, p. 500; (25) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale, Torino, 1968, pp. 455 sgg.; (26) K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II, pp. 416-17, 443-44; (27) Ibd., vol. III (1857-1860), Roma, 1951, p. 104; (28) Ibid., vol. III, pp. 180-81; 181-83; (29) Ibid., vol III, p. 241]”,”MAED-449″
“MANDEL Ernest.; MORGENSTERN Carlos.; SAMI A.”,”Rosa Luxemburg et la social-démocratie allemande (Mandel); Rosa et Trotsky (Morgenstern); Rosa contre l’ultra-gauchisme (Sami).”,”””De toutes les grandes figures du socialisme européen, personne n’était plus prés de Trotsky que Rosa Luxemburg”” (Isaac Deutscher, Le prophète armé’, page 249) (in apertura ad articolo di Carlos Morgenstern)”,”LUXS-064″
“MANDEL Ernest, a cura di Antonio MOSCATO”,”Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Il saggio di Mandel è accompagnato da un quadro storico della rivoluzione del 1917, di François Vercammen, e da un glossario completo dei nomi e delle formazioni politiche citate nel testo.”,”RIRO-050-FL”
“MANDEL Ernest”,”Revolutionary Marxism and Social Reality in the 20th Century. Collected Essays.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Preface , Introduction by Steve BLOOM, Index,”,”TEOC-060-FL”
“MANDEL Ernest”,”Introduzione alla teoria economica marxista.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile.”,”TEOC-074-FL”
“MANDEL Ernest CHARLIER Fernand”,”L’URSS è uno Stato capitalista? I fondamenti della teoria del «capitalismo di Stato» (Mandel) – La tesi sul «capitalismo di Stato» nell’Urss e le loro contraddizioni (Charlier).”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile.”,”RUSU-045-FL”
“MANDEL Ernest”,”An Introduction to Marxist Economic Theory.”,”Nella seconda parte del volumetto: – Le origini del neo-capitalismo – Una rivoluzione tecnologica permamente – L’importanza della spesa militare per gli armamenti – Come le crisi vengono ‘ammortizzate’ in recessione – La tendenza all’ inflazione permamente – La pianificazione economica”,”TEOC-726″
“MANDEL Ernest”,”Marxist Economic Theory. Volume I.”,”Dovrebbe essere di RC Teorie sul sottoconsumo e teorie sulla sproporzione (pag 361-362-363, 366-367-368) Sottoconsumo: Nel linguaggio economico, consumo complessivo di una collettività inferiore a quello che sarebbe necessario perché tutti i beni prodotti vengano venduti o addirittura perché la produzione assuma tale sviluppo da consentire la piena occupazione dei fattori produttivi disponibili. Crisi di s. Lo squilibrio derivante dall’eccesso di offerta sulla domanda visto dall’angolo visuale dei compratori. Nei suoi effetti, tuttavia, non si distingue dalla crisi di sovrapproduzione. Le cause che determinano situazioni di s. sono state oggetto di analisi di numerose teorie economiche. Secondo T.R. Malthus lo squilibrio (generale o specifico) fra domanda e offerta di beni e servizi è prevalentemente dovuto a una forte tendenza al risparmio che provoca una saturazione del mercato degli investimenti e quindi il ristagno economico. Secondo S. Sismondi e J.K. Rodbertus le motivazioni del s. sono invece da attribuire alla povertà delle classi popolari che, a causa del basso livello salariale, non hanno la capacità di acquistare i beni da esse prodotti. Le teorie del s. si scontrarono a lungo contro la dominante legge degli sbocchi di J.B. Say, ma in seguito alla rivoluzione apportata nella scienza economica da J.M. Keynes e alla sua negazione della validità generale del principio che l’offerta crea la domanda, il s. (interpretabile come bassa propensione al consumo) è stato visto, in base al moltiplicatore del reddito, come fattore determinante di situazioni di disoccupazione. (treccani.it) sottoconsumo Consumo complessivo di una collettività inferiore a quello che sarebbe necessario perché tutti i beni prodotti vengano venduti o la produzione si sviluppi in misura da consentire la piena occupazione dei fattori disponibili. Più precisamente, il termine è usato quando si ritiene che tale squilibrio non dipenda dall’offerta eccessiva di beni di consumo ( crisi economica; sovrapproduzione), ma da fattori che ne limitano la domanda. Teorie del sottoconsumo. Diverse teorie economiche (dette appunto teorie del s.) sono state formulate per definire il s. e individuarne le cause (per es. nell’inadeguata distribuzione del reddito, nella bassa propensione al consumo di una o più classi, nel carattere naturalmente limitato dei bisogni umani) e, in alcuni casi, per assegnargli un ruolo rilevante nella spiegazione della crisi, detta pertanto crisi di sottoconsumo. Alcune di queste teorie sostengono che processi di riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, causati da operazioni di consolidamento del debito pubblico (J.M. Lauderdale) o dall’ineguale distribuzione del reddito (T.R. Malthus), generino depressioni con fenomeni di sovrapproduzione, di calo del saggio di profitto e, quindi, di riduzione della capacità produttiva. Solo una più equilibrata distribuzione del reddito (J.A. Hobson, E. Lederer) può consentire, secondo questa impostazione, una successiva ripresa ed espansione. Secondo S. Sismondi e J.K. Rodbertus, le motivazioni del s. sono invece da attribuire alla povertà delle classi popolari che, a causa del basso livello salariale, non hanno la possibilità di acquistare i beni da esse prodotti. Le teorie del s. si sono scontrate a lungo con la dominante legge degli sbocchi di J.B. Say ( Say, legge di), ma in seguito alla rivoluzione apportata nella scienza economica da J.M. Keynes (?) e alla sua negazione della validità generale del principio secondo cui l’offerta crea la domanda, il s. (interpretabile come bassa propensione al consumo) è stato visto, in base al moltiplicatore (?) del reddito, come fattore determinante di situazioni di disoccupazione. (Dizionario di economia e finanza, Treccani)”,”TEOC-727″
“MANDEL Ernest”,”Marxist Economic Theory. Volume II.”,”Dovrebbe essere di RC”,”TEOC-728″
“MANDEL Ernest”,”The Formation of the Economic Thought of Karl Marx. 1843 to ‘Capital’.”,”MANDEL Ernest Contiene il capitolo: ‘Il problema delle crisi periodiche’ (The Problem of Periodic Crisis) “”In their review of the economic situation, Marx and Engels emphasized above all the importance of the “”great overseas markets”” for the economic situation of Great Britain (and of European industry generally). After mentioning in this connection the impact of the European revolutions on international trade, they bring out the decisive historical importance – “”a fact even more important than the February revolution”” – of the discovery of gold in California. The passage that follows reveals extraordinary prophetic vision, since Marx and Engels here foresee the digging of the Panama Canal, the sifting of the center of world trade to the Pacific Ocean (which even today is only a tendency), the industrial and commercial superiority of the United States over Europe (which was not to become a fact until more than half century later), and even the Chinese Revolution! (10). Whereas in the April issue Marx and Engels were inclined to forecast a new crisis of overproduction (11), they became more cautious in the May-October issue, in which their “”review”” is actually a detailed analysis of the entire economic situation of the capitalist world between 1836 and 1850. This analysis already shows both a deeper knowledge of the facts and a general conception of the cycle which recognizes the strategic role played by certain factors. Thus, the writers emphasize the fact that in Great Britain the superabundant investment of capital in railway building gave the impetus to the prosperity of 1843-1845; the expansion of steam navigation toward the Pacific coast of the United States, toward the Pacific Ocean, toward Australia, worked in the same direction. This wave of investments led to the setting up of a number of new enterprises, which in turn led to overproduction that ‘seemed’ to be the cause of the crisis. Marx and Engels correct a superficial impression and emphasize the fact that the crisis is always in the last analysis a crisis of overproduction (12). …. finire (pag 71-72) [(10) Marx and Engels, “”Revue””, in ‘Neue Rheinische Zeitung – Politisch ökonomische Revue’, February 1850, pp. 120-121. The Chinese “”Tai-ping”” revolution actually broke out on January 11, 1851, less than a yearf after Marx and Engels had predicted it; (11) Marx and Engels, “”Revue””, in ‘Neue Rheinische Zeitung – Politisch ökonomische Revue’, April 1850, pp. 212-215;”,”MADS-727″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 1.”,”Libro dedicato alla memoria di Henri Mandel, il padre dell’autore, che ha iniziato il figlio alla dottrina di Marx.. (in apertura) La contraddizione suprema del regime capitalistico. “”Toutes les contradictions du mode de production capitaliste peuvent être résumées dans la contradiction générale et fondamentale: la contradiction entre la ‘socialisation effective de la production’ et la ‘forme privée, capitaliste, de l’appropriation’. La socialisation del la production sous le régime capitaliste représente l’effet historique le plus important, le plus progressiste, de la généralisation du mode de production capitaliste. A la fragmentation de la société patriarcale, esclavagiste, féodale, en des milliers de petites cellules de production et de consommation indépendantes les unes des autres, entre lesquelles n’existent que des liens (notamment des liens d’échange) rudimentaires, se substitue ‘l’universalité des relations humaines’. La division du travail se généralise et se perfectionne, non seulement dans un pays mais à l’échelle mondiale. Personne ne produit plus en premier lieu des valeurs d’usage pour sa propre consommation. le travail de chacun est indispensable à la survie de tous, dans la mesure [où] chacun ne peut survivre que grâce au travail de milliers et de milliers d’autres hommes. Le travail individuel ne subsiste plus qu’en tant que parcelle infime de travail social. C’est le travail objectivement coopérateur de tous les hommes qui fait fonctionner ou maintient en mouvement la production du capitalisme moderne. Cette production se trouve donc objectivement socialisée, entraînant l’ensemble de l’humanité dans son orbite. La socialisation de la production sous le régime capitaliste permet un développement énorme des forces productives. (…) Ma cette socialisation de la production, qui transforme le travail de toute l’humanité en travail objectivement coopérateur, n’est pas régularisée, dirigée, gérée selon un plan conscient. Elle est réglée par des forces aveugles, les «lois du marché», en fait les oscillations du taux de profit et le jeu de péréquation du taux de profit, la forme particulière que prend la loi de la valeur en régime capitaliste. C’est pourquoi l’ensemble de la production objectivement socialisée se développe indépendamment des besoins humains qu’elle a elle-même suscités, aiguillée seulement par la soif de profit des capitalistes. La forme privée de l’appropriation fait du profit le seul but et moteur de la production”” [Ernest Mandel, ‘Traité d’économie marxiste. Tome 1’, Paris, 1962] (pag 217-218)”,”TEOC-732″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 2.”,”La forma societaria favorisce la creazione di una vera e propria aristocrazia, una oligarchia. Si creano degli amministratori di carriera che hanno per solo incarico di amministrare grandi capitali …. (pag 104)”,”TEOC-733″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 4.”,”Gli economisti postricardiani definiti in modo negativo da Marx e Engels come “”economisti volgari”” (pag 219) “”Marx a dépassé Ricardo sous un triple aspect. Par l’élaboration de la théorie de la plus-value (sa plus grande performance économique), ainsi qu’il l’affirma lui- même – lettre à Enges du 28.8.1867 (57), il a permis une synthèse grandiose de la sociologie et de l’économie, et découvert la loi sousjacente à toute l’évolution historique, la loi qui ‘explique’ la lutte de classe. Par l’élaboration de la théorie de la péréquatiomn du taux de profit, de la formation des prix de production et de la chute tendancielle de ce même taux de profit, Marx a permis de transformer un système économique essentiellement statique en un système dynamique, dont il découvre d’ailleurs les principales lois de développement. Par l’élaboration d’une théorie de la reproduction du capital et du revenu national, et par l’esquisse d’une théorie des crisis, il a en même temps réussi une première synthèse pratique des conceptions micro-économiques et des conceptions macro-économiques. Le progrès décisif que la pensée socio-économique effectue avec Marx, c’est bien la réduction des catégories séparées de «profit», de «rente» et d’«intérêt» à une seule catégorie fondamentale, traitée comme telle, la catégorie de plus-value ou de surtravail (58). Grâce à cette réduction, qu’Adam Smith n’avait qu’entrevue, et que Ricardo avait entamée mais devant laquelle il avait échoué, Marx peut à son tour découvrir la nature réelle de cette plus-value qui n’est qu’une forme particulière, monétaire, de la catégorie historique générale du ‘surproduit social, du surtravail’. Dès lors, le prolétaire moderne n’est que l’héritier du serf médiéval et de l’esclave de l’Antiquité, et son exploitation par la classe capitaliste ne pose plus de mystères. En découvrant le secret économique de la plus-value – la différence entre la valeur de la ‘force de travail’, et la valeur ‘créée’ par la force de travail – il put résoudre toutes les contradictions de la théorie de la valeur-travail et asseoir la théorie économique sur une base scientifique cohérente. En découvrant le secret asocial de la plus-value – appropriation privée du surtravail, de travail non payé – , Marx pouvait d’un seul coup comprendre ce qu’il y avait de ‘rationnel’ et d’ ‘inexorable’ dans le comportement des capitalistes (effort de prolonger la journée de travail, de réduire les coûts de production par le développement du machinisme, d’accumuler le maximum de capital pour «liberer» le maximum de main d’oeuvre, etc.), et ce qu’il y avait de logique et d’inévitable dans les réactions des ouvriers. On lui a souvent reproché d’avoir formulé une théorie économique fondée sur l’indignation morale. La vérité, c’est que l’analyse économique rigoureuse a pour la première fois permis d’asseoir l’indignation morale sur le fondements de roc de la science”” [Ernest Mandel, Traité d’économie marxiste. 4., Paris, 1962] [(57) Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Briefwechsel’, III, p. 395; (58) Fr. Engels, ‘Introduction au tome II du ‘Capital’, pp. XVII-XXI] (pag 219-220)”,”TEOC-734″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 3.”,” Alle pagine 29-32 l’autore riporta sinteticamente la successione dei cicli del capitalismo (crescita prosperità boom e crisi) a partire dal ciclo 1816-1825 fino al ciclo 1953-1958. “”Rosa Luxemburg conclut donc que la réalisation de la plusvalue n’est possible que dans la mesure où des marchés non capitalistes sont ouverts au mode de la production capitaliste. Elle voit ces marchés avant tout dans le pouvoir d’achat des classes non capitalistes (paysans) à l’intérieur des pays capitalistes, et dans le commerce extérieur avec des pays non capitalistes (). Il est certain qu’historiquement le régime capitaliste est né et s’est développé dans un milieu non capitaliste. Il est non moins certain que l’extension de sa base a reçu une impulsion particulièrement dynamique de cette conquête d’espaces nouveaux. Mais de cela il ne découle pas que dans l’absence d’un milieu non capitaliste, la réalisation de la plus-value serait impossible. L’erreur de Rosa Luxemburg consiste dans le fait de traiter la classe capitaliste mondiale comme un tout, c’est-à-dire de faire ‘abstraction de la concurrence’. Il est vrai que Marx, dans ses calculs du taux moyen de profit du tome III du ‘Capital’, part également de la classe capitaliste comme un tout, et Rosa cite cette référence de façon triomphale pour confirmer sa thèse (62). Mais elle semble ignorer que dans son plan d’ensemble du ‘Capital’, Marx a précisé que ‘les crises tombent en dehors du domaine du «capital pris dans son ensemble»; elles résultent précisement des phénomènes qu’il appelle ceux des «différents capitaux», c’est-à-dire de la concurrence’. C’est elle qui détermine toute la dynamique, toutes les lois de développement du capitalisme. Or, la concurrence implique l’échange de marchandises avec d’autres capitalistes. Ce déplacement de valeur à l’intérieur de la classe capitaliste peut très bien être à la base de la «réalisation de la plus-value». Dans le cadre de ces échanges intercapitalistes, «l’ensemble» de la classe capitaliste peut voir son profit global augmenter, réalisé ‘successivement’ par la circulation d’une même somme d’argent (). ‘C’est l’inégalité du rythme de développement (64) entre différents pays, différents secteurs et différentes entreprises qui est le moteur de l’expansion des débouchés capitalistes’, sans qu’il faille en appeler nécessairement à des classes non capitaliste. C’est elle qui explique comment la reproduction élargie peut continuer même à l’exclusion de tout milieu non capitaliste, comment s’effectue dans ces conditions la réalisation de la plus-value par une accentuation prononcée de la ‘concentration du capital’. En pratique, les échanges avec des milieux non capitalistes ne sont qu’un aspect du développement inégal du capitalisme”” [Ernest Mandel, Traité d’économie marxiste. Tome 3′, Paris, 1974] [() Boukharine a répondu à cet argument que dans le commerce avec les classes ou pays non capitaliste, il y a aussi échange de marchandises, donc pas de débouchés nouveaux. Il n’a pas compris que ce commerce peut prendre la forma non pas d’un échange de marchandises, mais d’un échange de ‘revenus non capitalistes’ (par exemple rente foncière semi-féodale) issus du modes de production non capitalistes, et de marchandises capitalistes. Il y a donc bien débouchés nouveaux et transferts de valeur en faveur de la bourgeoisie. Sternberg ajoute que si l’on part de son hypothése que seul un reliquat de biens de consommation serait invendable dans une société capitaliste «pure», ces biens de consommation pourraient s’échanger contre des biens de production (matières premières) importés des pays non capitalistes, favorisant ainsi à la fois la réalisation de la plus-value et l’accumulation du capital (61); () Voir notamment la remarque très intéressante de Marx dans les ‘Grundrisse’: «La plus-value créée en un point exige la création de plusvalues en un autre point pour s’echanger contre elle». Voir aussi la remarque de Marx dans la ‘Théorie sur la plus-value’: «Mais parce que la production capitaliste ne peut desserrer la bride que dans certaines sphères et à des conditions données, aucune production capitaliste ne serait possible si elle devait se développer dans toutes les sphères simultanéament et de manière uniforme (63)»; (61) N. Bucharin: ‘Der Imperialismus und die Akkumulation des Kapitals’, pp. 95-109; (62) Rosa Luxemburg: ‘Die Akkumulation des Kapitals’, p. 407; (63) Karl Marx: ‘Théorien über den Mehrwert, vol. II, 2, p. 315 de la première édition (Kautsky)] (pag 35-36)”,”TEOC-735″
“MANDEL Ernest”,”Sources thèoriques et historiques du parti bolchévik.”,”Sullo scissionismo, sulla scissione dell’ala sinistra dall’ala destra della socialdemocrazia. Marx Engels e Lenin sulle inevitabile presenza di correnti piccolo-borghesi nel partito e contro l’introduzione nel partito di concezioni e pregiudizi piccolo-borghesi (pag 6-7) Relativamente a questo scritto di Mandel vedi pure AC, ‘Opere, vol. 5, p. 354″,”TROS-301″
“MANDEL Ernest”,”Trotsky as Alternative.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Trotsky and the Jewish Question, Literary Critic, Trotsky the Man, Notes, Index, traduzione di Gus FAGAN Contiene il capitolo: Trotsky come leader militare (pag 127-137)”,”TROS-043-FL”
“MANDEL David”,”The Petrograd Workers and the Fall of the Old Regime. From the February Revolution to the July Days, 1917.”,”David Mandel was born in Toronto in 1947. He took his BA at the Hebrew University and PhD at Columbia University, where he was appointed Senior Research Fellow in the Russian Institute (1977-8). In the course of his research for this book he spent a year in Leningrad as a Canada – USSR Exchange Scholar (1975). He has taught at the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham, the Department of Political Science at McGill University, the Department of Sociology at l’Université de Montréal, and is presently at the Department of Political Science at l’Université du Québec à Montréal. List of Tables and Map, Glossary, Ackmowledgements, Introduction, Conclusion, Notes and References, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-084-FL”
“MANDEL David”,”The Petrograd Workers and the Soviet Seizure of Power. From the July Days 1917 to July 1918.”,”David Mandel was born in Toronto in 1947. He took his BA at the Hebrew University and PhD at Columbia University, where he was appointed Senior Research Fellow in the Russian Institute (1977-8). In the course of his research for this book he spent a year in Leningrad as a Canada – USSR Exchange Scholar (1975). He has taught at the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham, the Department of Political Science at McGill University, the Department of Sociology at l’Université de Montréal, and is presently at the Department of Political Science at l’Université du Québec à Montréal. List of Tables, Glossary and Abbreviations, Preface, Conclusion, Notes and References, Selected Bibliography, Index, Studies in Soviet History and Society, General Editor: R.W. Davies,”,”RIRO-150-FL”
“MANDEL Gabriele”,”Storia del sufismo.”,”Gabriele Mandel ha ricevuto la laurea Honoris Causa in Scienze islamiche dall’università Statale del Konya (Turchia). Già docente al Politecnico di Torino e direttore dell’Istituto di storia dell’Arte all’Università UILM di Milano, è direttore della Facoltà di psicologia dell’Università Europea. Etimo religione viene da ‘religo’ (unisco) (pag 237)”,”RELx-002-FC”
“MANDEL Ernest”,”La place du marxisme dans l’histoire.”,”””Marx et Engels ont cherché à corriger les faiblesses de la dialectique idéaliste «en la remettant sur ses pieds» (sous-entendu: Hegel l’avait posée sur la tête, c’est-à-dire la tête en bas). Ils ont du même fait transformé la dialectique idéaliste en dialectique matérialiste. Celle-ci se fonde sur les constatations suivantes: 1. La réalité matérielle (la nature et la société) existe indépendamment des désirs, des passions, des intentions et des idées de ceux qui cherchent à l’interpréter. Elle est une réalité objective, que la pensée cherche à expliquer. Il va sans dire que les processus de conquête de connaissances (et donc les sciences, y compris la science socialiste) sont, eux aussi, des processus objectifs, objets potentiels d’examen scientifique critique. 2. La pensée ne peut jamais s’identifier totalement avec la réalité objective, ne fût-ce que parce que celle-ci est en perpétuelle transformation, et que la transformation du réel précède toujours forcément dans le temps le progrès de la pensée. (…)”” (pag 51-52)”,”MADS-750″
“MANDEL Ernest”,”Lénine et le problème de la conscience de classe prolétarienne.”,”La categoria dei ‘lavoratori avanzati’ (pag 4) Cit in nota: Leon Trotsky, ‘Intelligentsia and socialisme’, New Park, London, 1965 Marx afferma che anche l’educatore ha bisogno di essere educato (pag 20) [Karl Marx, Tesi su Feuerbach, terza tesi, “”la dottrina materialista .. dimentica che sono precisamente gli uomini che trasformano le circostanze e che anche l’educatore deve essere educato”” (appross.) (note 64, 65 pag 24) (v. Ideologia tedesca) Critica a Feuerbach “”La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell’ambiente e dell’educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l’ambiente e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società (per esempio in Roberto Owen).”” (www.marxists.org)”,”LENS-308″
“MANDEL Ernest”,”The Meaning of the Second World War.”,”Ernest Mandel (1923-95), storico, economista e attivista politico, ha svolto un ruolo importante all’interno della Quarta Internazionale a partire dal 1945,. E’ stato autore di varie opere tra cui ‘Late Capitalism, Marxist Economic Theory, Long Waves of Capitalist Development’, e ‘Power and Money’. Il rapporto tra prima e seconda guerra mondiale. “”The point has been made many times that the Second World War was a logical and inevitable outcome of World War One. But the link between the two is commonly reduced to the anti-German clauses of the Versailles Treaty, and especially the foolish policy of reparations on which the French bourgeoisie was particularly insistent. In truth, although the terms of the peace settlement certainly helped to exacerbate the political, military and above all economic conflicts that dominated the twenties and thirties and paved the way to WWII, they did not ‘create’ these problems – any more than ‘reckless’ planning by the Austrian, Russia, German or French general staffs caused WWI. In this respect it is instructive to look beyond strictly European politics to the peculiar relationship developing between China, Japan and the USA, which would eventually lead to the Pacific War. In 1900 Japan and the USA collaborated in the suppression of the Boxer Rebellion in China. In 1905 the Russo-Japanese peace treaty was signed under US auspice. In the First World War Japan intervened as an ally of the United States and the other two powers with economic interests in the Far East: Britain, and France. She was not badly treated by the Paris Peace Conference nor by the Washington Naval Agreement of 1922. Hence the fact that Japanese foreign policy gradually embarked upon a course of violent aggression hardly different from that of German imperialism cannot be explained by any “”humiliation’ imposed on her by her future enemies. On the contrary, the target of the Japanese war drive was China, the most populous country in the world. Japan’s occupation of Manchuria in 1931, and the all-out war it unleashed against China in 1937, made armed conflict with the USA inevitable, since the latter was resolved at all costs to prevent the transformation of China into a Japanese colony or dependency. At a deeper level, the American-Japanese conflict was fuelled by the grave economic crisis of 1929-32 in both countries. It flowed from the perception that a long-term solution involved a decisive break with economic isolationism (a shift from growth centered on the home market), and hence the need to achieve of oneself (or deny others) strategic insertion in the world market via hegemony over a substantial part of the world, as a necessary step on the path to world dominance (2)”” (pag 13-14)”,”QMIS-314″
“MANDEL Ernest MAITAN Livio”,”Il partito leninista.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma.”,”TROS-099-FL”
“MANDEL Ernest”,”La burocrazia.”,”Analisi della Comune di Parigi fatta da Marx – Il parallelo di Kautsky – La polemica di Trotsky contro Lenin sulla concezione dell’organizzazione del partito – La lotta di Rosa Luxemburg contro la burocrazia sindacale tedesca – La spiegazione di Lenin del tradimento della socialdemocrazia (pag 33-49) “”La terza fase, nell’evoluzione della presa di coscienza del movimento operaio sul problema della burocrazia; è una fase “”molto delicata”” per quei comunisti che sono contemporaneamente leninisti e trotskisti: si è manifestata con la polemica di Trotsky contro Lenin e contro la sua teoria sull’organizzazione del partito. In questa polemica Trotsky ha avuto torto; ciò è incontestabile alla luce dell’esperienza storica, e Trotsky stesso l’ha riconosciuto. Ma quando un uomo come Trotsky sbaglia, vi sono spesso, anche nei suoi errori, elementi di verità: se si considera non la logica interna del suo ragionamento, che era falsa, ma piuttosto le sue conclusioni, si trova un presentimento molto giusto, la cui formulazione costituisce una straordinaria profezia: nel 1903 Trotsky scriveva che la teoria che porta alla sostituzione del partito al proletariato, per l’esecuzione dei compiti fondamentali della rivoluzione, rischiava di portare alla sostituzione del Comitato centrale al partito, della Segreteria al Comitato centrale, poi del segretariato generale alla Segreteria. Si rischiava di arrivare ad una situazione storica in cui un solo uomo sarebbe stato investito della missione di realizzare o completare i grandi compiti della rivoluzione. Questo presentimento esprimeva la condanna giustificata di ogni teoria sostituzionalista e non della vera teoria leninista che, sicuramente, non assumeva questo aspetto. All’epoca staliniana questa teoria è divenuta, in modo semi-esplicito e semi-aperto, la teoria ufficiale del partito staliniano. I dirigenti burocratici di taluni Stati operai sono sempre estremamente sorpresi quando li si sfida a trovare una sola frase, in tutti gli scritti di Lenin in cui dica che la dittatura del proletariato deve essere esercitata dal partito; che è il partito che deve realizzare la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, ecc. Questa constatazione li riempie sempre di stupore perché sono stati educati nella concezione per cui si trasferiscono al partito i compiti del proletariato. Al contrario, tutti i testi classici del leninismo (cfr. ‘Stato e rivoluzione’) parlano sempre dei compiti che debbono essere eseguiti ‘dal proletariato sotto la direzione del partito’, cosa di gran lunga diversa. La teoria, che trasferisce al partito l’esecuzione dei compiti storici del proletariato, usurpandone il posto, porta molto logicamente a situazioni in cui il partito è portato ad eseguire questi compiti malgrado l’opposizione dell’enorme maggioranza del proletariato: questo giustificherebbe Budapest e l’intervento delle truppe sovietiche contro la rivoluzione ungherese e lo sciopero generale del 95 per cento del proletariato ungherese. Questo farebbe dire che la dittatura del proletariato può essere esercitata dal partito ‘contro’ il 95 per cento del proletariato, in un dato momento storico e in un determinato Paese. La critica di Trotsky a questa teoria sostituzionista era, dunque, in sé assolutamente giusta: era tuttavia una anticipazione perché nessuno, nel 1903, difendeva questa tesi, e tantomeno Lenin che l’ha respinta a più riprese; (3) questa teoria non ha visto veramente la luce che trent’anni più tardi, all’apogeo dell’epoca staliniana, divenendo dottrina semi-ufficiale della burocrazia sovietica”” (pag 37-39) [Ernest Mandel, La burocrazia, Nuove Edizioni Internazionali, Milano, 1981] [3) Nella seconda edizione di ‘Che fare?’, nella prefazione del 1905, Lenin insiste sul fatto che, dal momento in cui il partito si separa dall’avanguardia del proletariato, si cade “”nell’avventurismo e nell’arbitrarietà più completa””. Un piccolo gruppo di burocrati, seduti ad un tavolo, può decidere che, in particolari circostanze storiche, il proletariato deve agire in un senso determinato: è far sparire completamente il principale criterio oggettivo, ‘la volontà del proletariato’, e ciò che è disposto effettivamente ad accettare]”,”TROS-383″
“MANDEL Ernest”,”Che cos’è la teoria marxista dell’economia. La teoria del valore e del plusvalore – Capitale e capitalismo – Il neocapitalismo.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. “”Il capitalismo tende ad estendere la produzione illimitatamente, a sviluppare la sua azione nel mondo intero, a considerare tutti gli esseri come clienti potenziali (a questo proposito si può sottolineare una divertente contraddizione di cui Marx ha già parlato: ogni capitalista vorrebbe sempre che gli altri capitalisti aumentassero i salari dei loro operai, perché i salari di quegli operai sono il potere d’acquisto per le merci del capitalista in questione. Ma non permette che i salari dei propri operai aumentino, poiché questo fatto ridurrebbe evidentemente il suo profitto). Si produce quindi una strutturazione straordinaria del mondo che diventa una unità economica, realizzando una interdipendenza molto stretta fra le sue diverse parti. Tutta una serie di immagini sono state coniate a questo proposito, come ad esempio: se qualcuno starnutisce alla Borsa di New York, 10 mila contadini della Malesia sono rovinati. Il capitalismo produce una notevole interdipendenza dei redditi e una grande unificazione delle preferenze di tutti gli esseri umani; l’uomo, col capitalismo, diventa di colpo cosciente di tutta la molteplicità delle possibilità umane, mentre nella società precapitalistica era rinchiuso nelle limitate possibilità naturali di una sola regione. Nel Medio Evo, ad esempio, non si mangiava ananas in Europa, si mangiava soltanto frutta locale. Adesso si mangia la frutta prodotta praticamente nel mondo intero, si mangiano perfino prodotti provenienti dalla Cina e dall’India, ai quali non si era ancora abituati prima della II guerra mondiale. Vi sono dunque dei legami reciproci che si stabiliscono tra tutti i prodotti e tutti gli uomini. Si verifica, in altre parole, una ‘progressiva socializzazione di tutta la vita economica’, che diventa un tutto unico, un unico tessuto. Però accade semplicemente che tutto questo processo di interdipendenza faccia perno in modo folle sull’interesse privato, sulla proprietà privata di un piccolo numero di capitalisti, i cui interessi privati sono allo stesso tempo sempre più in contraddizione con gli interessi di miliardi di uomini facenti parte di questo tutto unico. La contraddizione tra la socializzazione progressiva della produzione e la appropriazione privata, che costituisce il movente e la base di quest’ultima, esplode nel modo più chiaro e grave nelle crisi economiche. Le crisi economiche del capitalismo sono fenomeni senza paragone, quali in precedenza non si erano mai conosciuti. Non sono crisi determinate dalla mancanza di beni, come accadeva in tutte le crisi precapitalistiche: sono invece delle crisi di sovrapproduzione. I disoccupati muoiono improvvisamente di fame, non già perché vi è troppo poco da mangiare, bensì perché vi è, relativamente, troppo da mangiare. (…) Le merci che non trovano compratori, non solo non realizzano più il loro plusvalore, ma non ricostituiscono neppure il capitale investito. Le scarse vendite obbligano quindi gli industriali a chiudere le industrie e quindi a licenziare gli operai”” (pag 61-62) [Ernest Mandel, ‘Che cos’è la teoria marxista dell’economia’, Edizioni Savelli, Roma, 1972]”,”TEOC-128-FL”
“MANDELBROT B. Benoit, a cura di Roberto PIGNONI”,”Gli oggetti frattali. Forma, caso e dimensione.”,”Benoit B. Mandelbrot è nato a Varsavia, e ha studiato all’École Politechnique di Parigi, al California Institute of Technology e all’Università di Parigi, dove si è laureato in matematica. Dopo aver insegnato in varie università europee, nel 1958 ha iniziato la collaborazione con l’IBM, e dal 1974 è Fellow del Thomas J. Watson Research. Oggi è professore di matematica alla Harvard University. Tra i numerosi riconoscimenti che gli sono stati assegnati, la F. Barnard Medal della National Academy of Sciences e della Columbia University. La più completa esposizione della sua ricerca è ospitata nel volume The Fractal Geometry of Nature.”,”SCIx-108-FL”
“MANDEVILLE Bernard, a cura di Mauro SIMONAZZI”,”Ricerca sulle cause delle frequenti esecuzioni a Tyburn. Con la proposta di alcune regole da applicare al comportamento dei criminali in prigione e i vantaggi che ne dovrebbero derivare. Ai quali è aggiunto un discorso sulla deportazione e un metodo per rendere la pena più efficace.”,”Bernard Mandeville (1670-1733) con la celebre ‘Favola delle api’ divene uno degli autori di scandalo più noti delsuo tempo. Elaborò una sua teoria delle passioni e entrò nei principali dibattiti della prima metà del Settecento. Mauro Simonazzi è assegnista di ricerca persso il Dipartimento di Filosofia dell’Univ. di Milano (2006). Ha pubblicato pure ‘La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna’ (2004). Ha pubblicato saggi sul pensiero di Hobbes e Mandeville.”,”DIRx-018-FMB”
“MANDEVILLE Bernard, a cura di Mauro SIMONAZZI”,”Ricerca sulle cause delle frequenti esecuzioni a Tyburn. Con la proposta di alcune regole da applicare al comportamento dei criminali in prigione e i vantaggi che ne dovrebbero derivare. Ai quali è aggiunto un discorso sulla deportazione e un metodo per rendere la pena più efficace.”,”Bernard Mandeville (1670-1733) con la celebre ‘Favola delle api’ divene uno degli autori di scandalo più noti del suo tempo. Elaborò una sua teoria delle passioni e entrò nei principali dibattiti della prima metà del Settecento. Mauro Simonazzi è assegnista di ricerca persso il Dipartimento di Filosofia dell’Univ. di Milano (2006). Ha pubblicato pure ‘La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna’ (2004). Ha pubblicato saggi sul pensiero di Hobbes e Mandeville.”,”UKIS-025″
“MANDIN Louis DURET J. PERREUX Gabriel CREMIEUX Albert SERGE Victor ROSSI A. (TASCA) LAURET René CASSOU Jean”,”Histoire des Révolutions. De Cromwell a Franco.”,”Contiene: MANDIN Louis: rivoluzione inglese e Cromwell DURET J.: presa della Bastiglia PERREUX G.: le tre gloriose (Francia secolo XIX, 1789, 1830, 1848, Restaurazione) CREMIEUX A.: Rivoluzione del 1848 DESCAVES Lucien: origini Comune di Parigi SERGE V.: La rivoluzione russa (febbraio-ottobre) ROSSI A. (TASCA): La marcia su Roma LAURET R.: La presa del potere del nazismo CASSOU J.: La guerra civile spagnola”,”EURx-280″
“MANDRILLI Aldo”,”Tra manicomio e bolscevismo (1917-1920).”,”Cartina pagina 272: Russia: dislocazione delle forze bolsceviche alla fine del 1919. “”L’esercito bolscevico, secondo informazioni avvalorate da prigionieri ed emissari fidati, si aggirava complessivamente sui vari fronti sui cinquencentocinquantamila uomini e sui milleottocento-duemila cannoni.”” (pag 273) “”I bolscevichi disponevano, su quel fronte, di 5 armate, oltre ad un’armata di riserva, per un complesso di 180.000 uomini, dislocati nella zona del settore Sud. Queste armate erano comandate dai generali Carzedrincov, Dubenco, Bodrof, Voroscilov. L’armata del Sud di Denikin era anch’essa composta di cinque armate con un complesso di 156.000 uomini.””. (pag 277)”,”BIOx-254″
“MANDROU Robert DUBY Georges”,”Storia della civiltà francese. Dal Medioevo ai nostri giorni. Cultura economia vita sociale e religiosa.”,”DUBY Prof di storia medievale alla facoltà di lettere dell’Univ Aix-en-Provence, è nato a Parigi nel 1919. E’ uno dei D della rivista ‘Etudes rurales’ e D il Centro di studi delle società mediterranee. Insegna (nel 1989) al College de France. Ha pubblicato: -La societé au XI et XII siecles dans la region Maconnaise -L’economie rurale et la vie des campagnes de l’Occident medieval (tradotto in IT, 1966) MANDROU insegna a Parigi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. E’ nato nel 1921. Ha pubblicato: -Histoire de la France moderne, 1500-1600. -La culture populaire en France au XVII et XVIII siecles. -Classes et luttes de classes dans la societé francaise au debut du XVII siecle. DUBY si occupa del Medioevo, MANDROU della Francia moderna.”,”FRAS-009″
“MANDROU Robert”,”Introduction à la France moderne. Essai de psychologie historique, 1500-1640.”,”MANDROU è D di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes”,”FRAA-030″
“MANDROUX M.Th. GUILLERME J.”,”Leonardo.”,”””Si deve probabilmente all’ amicizia di Machiavelli la commissione a Leonardo d’un grande affresco storico per la Sala del Consiglio del Palazzo della Signoria””. (pag75)”,”BIOx-062″
“MANENTI Clemente”,”Ungheria 1956. Il cardinale e il suo custode.”,”Clemente Manenti, traduttore, giornalista free-lance, vive tra l’Italia e la Germania coltivando studi di storia e germanistica.”,”MUNx-005-FL”
“MANENTI Clemente, a cura di Alessandra PERETTI e Michele BATTINI”,”Corrispondenze berlinesi.”,”Clemente MANENTI (Agrigento 1941 – Pisa 2018) militante e politico del Pci dal 1960 al 1966, de Il Potere Operaio di Pisa e Massa e di Lotta Continua dal 1967 al 1976, è stato studioso di cultura tedesca e organizzatore culturale.”,”GERV-075″
“MANES Pietro”,”Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale.”,”””Come si sa, la contraddizione interna del sistema è uno dei cavalli di battaglia di Marx nella critica al capitalismo. Secondo Marx la crescente accumulazione del capitale, e quindi il crescente aumento di produzione, entra in conflitto ad un certo punto con una insufficiente capacità di consumo “”fondata su una distribuzione antagonistica, che riduce il consumo della grande massa delle società ad un limite che può variare solo entro confini più o meno ristretti”” (Libro III, p. 343). Quest’analisi è errata, perché si basa sul falso presupposto che il salario sia regolato dal valore dei mezzi di sussistenza, e non possa discostarsi alla lunga da questo valore. In realtà invece il consumo delle masse si espande di pari passo con l’espansione della produzione generale. Cionondimeno è vero che le crisi nascono dall’incapacità del consumo di assorbire, oltre un certo limite, tutta la produzione di certi beni e da quel punto di vista la diagnosi di Marx – pur non potendo giungere, a causa della falsa ipotesi iniziale, alla vera natura del fenomeno – coglie intuitivamente nel giusto (7). La meccanica della crisi è quella diagnosticata da Marx, ma le cause sono altre: ‘la vera contraddizione interna del sistema capitalistico, che ad un certo punto lo paralizza e lo mette in crisi, sta nel fatto che la produzione e la distribuzione dei beni sono entrambe funzioni dirette dell’occupazione’. A causa di questo legame tra le due funzioni, nel momento in cui si raggiunge lo scopo della produzione, cioè l’abbondanza di prodotti, si nega la possibilità che questa abbondanza possa essere effettivamente goduta. Infatti, affinché la gente possa consumare deve avere un reddito monetario; ma se il reddito è legato al lavoro succede che ogni qual volta un processo produttivo giunge al punto di poter fornire una quantità di prodotti maggiore di quella che la comunità richiede (8) si crea questa inevitabile contraddizione: se si mantiene l’occupazione la gente potrà sì continuare a consumare, ma la produzione di certi beni salirà oltre il livello necessario a soddisfare i bisogni sociali e questi beni tenderanno ad accumularsi senza fine nei magazzini, cosa ovviamente impossibile ed assurda; se invece si ridimensiona la produzione dei beni nei settori saturi, e quindi si riduce l’occupazione di questi settori, coloro che perdono il lavoro perdono anche il reddito e dovranno quindi ridurre il consumo non solo dei prodotti del loro settore, che sono già in eccesso, ma anche di prodotti di altri settori, che prima non erano in eccesso; perciò in seguito alla riduzione di occupazione in un settore, la situazione di eccesso produttivo potrà estendersi anche ad altri settori, i quali saranno a loro volta costretti a ridurre la produzione e l’occupazione, sicché il consumo dovrà essere ulteriormente ridotto, e così di seguito in una progressiva spirale recessiva, che sfocia infine in quell’irrazionale e vergognoso fenomeno che è la crisi economica generale in un sistema capitalistico: disoccupazione e miseria nel bel mezzo di un’abbondanza di ogni sorta di beni, che si accumulano nei negozi e nei magazzini e che talvolta devono essere perfino distrutti ma che, per chissà quale misteriosa ragione, non possono essere utilizzati per fini per i quali erano stati prodotti. Il modo di produzione capitalistico, con la potenza della sua tecnica avrebbe forse per la prima volta nella storia dell’uomo la capacità di vincere la miseria su larga scala, ma come Sisifo col suo masso, sembra essere condannato a precipitare perennemente nella crisi ogni volta che sembra essere ad un passo dall’aver raggiunto la meta”” [Pietro Manes, ‘Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale’, Bari, 1982] [(7) Altri, come Malthus, Hobson – che lo pone addirittura alla base dell’imperialismo – e anche per certi versi Keynes, attribuiscono la crisi ad un “”eccesso di risparmio”” e quindi anch’essi colgono, se vogliamo, nel giusto. Ma non si può dire a mio avviso che si tratti di “”eccesso di risparmio””, cioè quasi di una volontaria astinenza dal consumo da parte del corpo sociale: si tratta in realtà, come è illustrato nel testo, di produzione eccessiva di certi beni rispetto ai fabbisogni effettivi; (8) Non aggiungo di proposito “”a determinati prezzi”” perché in economia politica, cioè nell’analisi macroscopica reale, non è il prezzo che determina la domanda, ma sono la domanda e l’offerta che determinano insieme il prezzo; e quando il prezzo scende al di sotto del costo vuol dire che in quella collettività, in quel momento storico, il mercato di quel prodotto è saturo. Uno dei più gravi errori cui conduce l’analisi statica male intesa è costituito proprio dalla falsa funzione che viene assegnata ai prezzi nell’analisi macroeconomica] (pag 105-106)”,”TEOC-674″
“MANFRED Albert”,”Rousseau Mirabeau Robespierre. Tre personaggi della Rivoluzione francese.”,”L’A è un famoso storico sovietico. Il libro è stato pubblicato postumo. L’A è morto nel 1976. Studioso di storia francese questa è la biografia di tre importanti personalità della rivoluzione francese e del libro precedente. Sono figure simbole delle tre tappe della rivoluzione: l’ aurora, l’ ascesa, il culmine e la crisi. pag 392 “”E’ bello quello che non c’è”” diceva Rousseau (pag 392) Ecco perché, a mio parere; tre quarti di secolo dopo, allorché tutto ciò che di oscuro era associato al nome di Mirabeau era stato già da tempo chiarito, Marx tirando le somme, poté finalmente attribuire a Mirabeau l’ appellativo di “”leone della rivoluzione”” (pag 287)”,”FRAR-259″
“MANFREDI Luigi BARBERIS Achille”,”Napoleone. La prima campagna d’Italia da Nizza a Cherasco. Vinse Bonaparte o persero i comandanti austriaci e piemontesi?”,”Il calendario rivoluzionario (pag 413)”,”FRQM-047″
“MANFREDINI Roberto”,”‘Difesa sindacale’: la compente anarchica nella Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) (1944-1960).”,”La prima parte della tesi è dedicata all’esperienza della Cgil unitaria e analizza da un lato il costituirsi dei Comitati di difesa sindacale come rappresentanti all’interno del sindacato della Federazione Ananrchica Italiana (FAI) (…) La seconda parte analizza la Cgil nella sua fase di “”opposizione”” e vede emergere una scissione interna ai Comitati tra coloro che vogliono una centrale sindacale distinta per il movimento ananrchico (l’ USI) (…) e coloro che restano nella Cgil non solo per le “”cariche sindacali”” acquisite ma perché non ritenvano percorribili altre strade (pag 3) Si parla del ruolo di Masini in Fai e in CDS con la pubblicazione a Genvoa di ‘Difesa sindacale’ e più avanti di Lorenzo Parodi attivista dei CDS-GAAP di Genova, che informa settimanalmente delle vertenze sul Libertario (pag 50) A pagina 56 le elezioni per il CD GGIL con i nomi dei rappresentanti di Difesa Sindacale (Parodi ecc.)”,”ANAx-390″
“MANGANARO FAVARETTO Gilda”,”Possibilità e limiti nel “”socialismo scientifico”” di P.J. Proudhon.”,”””Tanto per esemplificare la complessità dei risultati, a cui si è pervenuti, basterà por mente al fatto che hanno ritenuto di poter far riferimento a Proudhon, seppure in tempi e in modi diversi, i sindacalisti rivoluzionari, sia in Italia che in Francia, gli anarchici, i socialisti della CGT, gli ambienti nazionalistici dell’ Action francaise e, come testimonia Gurvitch, i socialdemocratici russi, durante la rivoluzione del 1905 nonché relativamente all’ esperienza dei soviet, lo stesso Lenin (1). In tempi più recenti, poi, come è noto, a Proudhon si è fatto riferimento quanto alla tematica dell’ autogestione. E non si può omettere di segnalare, neppur in una succinta elencazione esemplificativa, il fatto che le sue tesi sul federalismo hanno indotto, in questo torno di secolo, federalisti di destra e di sinistra, a rivendicare la propria filiazione da Proudhon; mentre in ambiente cattolico, si è riconosciuto allo stesso “”suggestioni personalistiche”” da parte di Mounier, e del gruppo che con lui ha lavorato alla rivista “”Esprit””, e si sono colti spunti ortodossi da parte di Lacroix, di De Lubac e di Haubtmann.”” (pag 7-8) (1) Già il Caffi aveva segnalato “”la coincidenza stupefacente tra le misure prese da Lenin, dopo il pronunciamento dell’ 11-12 novembre 1917 e le iniziative consigliate da Proudhon nelle “”Confessions d’un Révolutionnaire””. (A. Caffi, Saggi politici). Recentemente (…) si è insistito sul fatto che “”fu proprio Lenin che si incaricò, in un certo senso, di fare politicamente i conti con Proudhon, proprio perché egli ne riprendeva la istanza di una teoria politico-sistematica di cui si riconosceva difettoso il marxismo””. Cfr A. Rainone, Proudhon, in Critica sociale, n° 2 1979, pag 57-64″,”PROD-047″
“MANGANARO Filippo”,”Senza patto né legge. Antagonismo operaio negli Stati Uniti.”,”MANGANARO Filippo, giovane studioso conoscitore degli Stati Uniti per ragioni di studio e lavoro. “”I titoli cubitali dei giornali non lasciavano dubbi sulla durezza della reazione: “”Prima impiccarli e poi processarli”” era il tenore delle dichiarazioni rilasciate da industriali, finanzieri e politici. Per la bomba di Haymarket Square furono accusati, con Spies e Fielde, Albert Parsons, Michael Schwab, George Engel, Adolph Fischer, Louis Lingg e Oscar neebe. Di tutti, solo Spies e Fielden erano nella piazza al momento dello scoppio. Parsons si costituì il giorno della prima udienza dicendo: “”Sono venuto per sostenere il processo, Vostro Onore, con i miei innocenti compagni””.”” (pag 39) Appello Zinoviev (Comintern) a Iww, critiche a movimento Iww da Trotsky, Bordiga, Lenin per posizioni tipo sindacalismo rivoluzionario, mancanza partito estremismo non lavoro nei sindacati reazionari ecc. (pag 178-179)”,”MUSx-264″
“MANGANO Attilio”,”Le culture del Sessantotto. Gli anni sessanta le riviste il movimento.”,”Contiene la scheda n° 51 dedicata a ‘Lotta comunista’ (pag 157)”,”ITAC-044″
“MANGANO Attilio”,”L’altra linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra.”,”Volume dedicato a Stefano Merli Citazione di Cesare Cases a proposito di Panzieri indica un tipo intellettuale politico, infaticabile “”tessitore di ragnatele”” (pag 15)”,”ITAC-151″
“MANGANO Attilio, a cura di Giorgio LIMA”,”Le riviste degli anni Settanta. Gruppi, movimenti e conflitti sociali.”,”Attilio Mangano (Palermo, 1945) è insegnante e ricercatore. Si è occupato di storia contemporanea (‘Le cause della questione meridionale’ (1975), ‘L’Italia del dopoguerra’ (1977) ecc.”,”EMEx-120″
“MANGHETTI Gianni”,”Le banche italiane. Una prognosi riservata.”,”MANGHETTI Gianni (39 anni, nel 1979) è responsabile dell’ufficio credito del PCI. Insegnante di ragioneria, già ispettore finanziario in una società del gruppo Iri, è coautore assieme a Luciano BARCA del libro ‘L’Italia delle banche’ (Editori Riuniti).”,”ITAE-231″
” MANGHETTI Gianni”,”Le guerre finanziarie.”,”Gianni Manghetti è consigliere di amministrazione in Enti assicurativi e bancari. Docente presso l’Università Luiss. Ha pubblicato: ‘L’Italia delle banche’ (1976), L’Italia delle assicurazioni’ (1982). “”Questo libro verrà raccontato con il metodo dei ‘reportages di guerra’. Ed anche con lo stesso linguaggio. Perché le guerre finanziarie si combattono come quelle militari. Con analoghe strategie, con analoghi obiettivi di conquista. In ambedue è in gioco la supremazia dei combattenti. Per ambedue occorre rifarsi ai ‘Principi di guerra di Carlo von Clausewitz’ e non già alle teorie dell’economia. Né alle teorie dei giochi. No, le scalate non richiamano il gioco. Il cronista non condivide tale impostazione. Esse richiamano le guerre e come tali verranno studiate e interpretate.”” (pag 11)”,”ECOG-063″
“MANGHETTI Gianni”,”Le banche italiane: una prognosi riservata.”,”Gianni Manghetti, 39 anni, è responsabile dell’ufficio credito del PCI. Insegnante di ragioneria già ispettore finanziario in una società del gruppo IRI, è coautore assieme a Luciano Barca, dell’italia delle banche presso gli Editori Riuniti.”,”ITAE-155-FL”
“MANGIN Charles M.E. Général”,”Comment finit la guerre.”,”Tra le cause della vittoria: il controllo dei mari. ‘Un certo numero di condizioni erano necessarie per battere la Germania e la prima è il controllo dei mari. “”Ogni soldato è uscito dall’Inghilterra sulle spalle di un marinaio, “”osservò l’ammiraglio Fisher. I soldati britannici vennero così da tutte le parti del mondo: al momento dell’armistizio, erano più di tre milioni di armi sparsi in tutti i teatri di operazioni; 500.000 soldati di colore dalle colonie avevano rafforzato gli eserciti francesi, due milioni di americani avevano attraversato l’Atlantico’ “”Pour que ce coup pût être asséné, un certain nombre de conditions étaient nécessaires, et la première de toutes, c’est que l’Entente possédât la maîtrise de la mer. “”Chaque soldat est sorti d’Angleterre sur le dos d’un matelot””, a remarqué lord Fisher. Les soldats britanniques venaient de toutes les parties du monde; au moment de l’armistice, ils étaient plus de trois millions en armes, répartis sur tous les théâtres d’opérations; 500.000 indigènes coloniaux avaient renforcé les armées françaises, deux millions d’Américains avaient passé l’Atlantique. L’entretien de pareils effectifs, le navettes d’Angleterre en Orient et de Palestine en France, les permissions nécessaires au bon état moral des troupes, on fait monter à 26 millions le chiffre des combattants alliés qu’a transportés la seule flotte anglaise; il faut y ajouter 242 millions de tonnes de matériel, aliments ou combustibles, pour les armées britanniques ou les nations alliées. Pour la France seulement, privée de ses mines et de ses usines du nord et du nord-est, les envois moyens atteignirent ‘par mois’ 1.500.000 tonnes de charbon et 84.000 tonnes d’acier. Trop élevés pour évoquer des précisions dans l’esprit public, ces chiffres montrent cependant l’importance capitale de la mer, la route immense, dont le débit n’est limité que par les possibilités de débarquement. Battue aux îles Falkland en décembre 1914 et au Dogger Bank en février 1915, la flotte allemande de haut bord se considéra comme définitivement hors de cause après sa défaite du Jutland le 31 mai 1916. Les ravages des sous-marins dans les flottes alliées (7 millions de tonnes pour la marine anglaise seulement) causèrent quelque gêne et de grandes inquiétudes. Mais l’Allemagne, qui avait entamé la guerre sous-marine à outrance en 1917 dans l’espoir de terminer la guerre avant que les Etats-Unis fussent en état d’intervenir avec des forces sérieuses, vit s’évanouir cette dernière illusion; les chantiers anglais, où travaillaient 1.500.000 ouvriers, réparaient la plus grande partie des pertes maritimes et le rest était comblé par la mise en service des navires allemands internés au moment de la déclaration de guerre. Les puissances alliées pouvaient continuer à s’armer, à se nourrir, à respirer et à combattre”” (pag 237-238) Biografia Mangin da wikip: Charles Marie Emmanuel Mangin (Sarrebourg, 6 luglio 1866 – Parigi, 12 maggio 1925) è stato un generale francese della Prima guerra mondiale. Convinto del valore delle truppe senegalesi, fu un ardente sostenitore della creazione di un’armata africana, la Force noire, più potente e numerosa, al servizio della Francia. Carriera[modifica | modifica sorgente] Diplomatosi all’École Spéciale Militaire de Saint-Cyr, servì nel Sudan nel 1898-1900 alla testa dei tirailleurs senegalesi, sotto Jean-Baptiste Marchand; dopodiché prese parte alla conquista del Marocco agli ordini di Lyautey nel 1912, distinguendosi, col grado di colonnello, nella presa di Marrakech. Durante la Prima guerra mondiale, divenuto generale, ebbe il comando nel 1914-15 di una brigata di fanteria e quindi della 5ª Divisione di fanteria di Rouen. Durante la battaglia di Charleroi, conclusasi con la sconfitta francese, ottenne un brillante successo locale contrattaccando i tedeschi a Onhaye sulla Mosa; quindi combatté con la sua brigata sulla Marna e in Artois. Il 22 maggio 1916, attaccò invano il fort Douaumont quindi, sempre a Verdun, diresse le offensive di riconquista al fianco di Nivelle. Nel 1917 prese parte alla disastrosa offensiva Nivelle, allo Chemin des Dames, alla testa della 4ª Armata. Sostenitore dell’offensiva a oltranza, fu soprannominato “”le boucher”” (“”il macellaio””) dai suoi uomini. Gli attacchi non ebbero esito, e fu silurato: grande avversario di Pétain, fu da questi emarginato. Ritornò alla ribalta nella primavera 1918: quando Foch fu promosso comandante in capo delle forze alleate, Mangin ricevette per volere di Clemenceau l’incarico di partecipare, alla testa della 10ª Armata, alla Seconda battaglia della Marna, nel corso della quale attuò il celebre contrattacco del 18 luglio a Villers-Cotterêts in cui sfondò le linee nemiche. Vincitore sull’Aisne nell’autunno, ruppe il fronte tedesco, liberando Soissons e Laon. L’armistizio fermò la prevista offensiva in Lorena. Entrò a Metz il 19 novembre, col generale Fayolle attraversò il Reno a Magonza l’11 dicembre, ed ebbe l’incarico di occupare la Renania. Qui Mangin divenne oggetto di polemiche per via del suo tentativo di fomentare il nazionalismo pro-francese, al fine di separare la Renania dalla Germania, e quindi di allontanare quest’ultima dalla riva occidentale del Reno. Mangin divenne membro del Conseil Supérieur de la Guerre ed ispettore generale delle truppe coloniali francesi. Cadde gravemente ammalato nella sua casa di Parigi il 9 marzo 1925, e morì il 12 marzo. Riposa all’Hôtel des Invalides. La sua statua a Parigi fu distrutta dalle forze tedesche di occupazione nel 1940, quando Hitler si recò in visita alla tomba di Napoleone, in quanto ricordava l’operato di Mangin nella Renania occupata. Fu ricostruita nel 1957. Bibliografia Mangin, Louis-Eugène. Le Général Mangin. 1990. Evans, M. M. Battles of World War I. Select Editions. 2004. ISBN 1-84193-226-4. Heywood, Chester D. “”Negro combat troops in the world war””. 1928.”,”QMIP-151″
“MANGINI Giorgio a cura; relazioni di Arturo COLOMBO Alberto CIAMPI Luigi CORTESI Romano BROGGINI Maurizio ANTONIOLI Giorgio MANGINI Giulio Orazio BRAVI, contributi di Alberto CIAMPI Lorenzo PEZZICA Angelo BENDOTTI”,”Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Atti della giornata di studio sulla figura e l’ opera di Pier Carlo Masini. Bergamo, Sala Curò, 16 gennaio 1999. Con aggiunta di altri contributi.”,”Relazioni di Arturo COLOMBO Alberto CIAMPI Luigi CORTESI Romano BROGGINI Maurizio ANTONIOLI Giorgio MANGINI Giulio Orazio BRAVI, contributi di Alberto CIAMPI Lorenzo PEZZICA Angelo BENDOTTI Nell’ indice nomi si citano A. CERVETTO (11 volte) e L. PARODI (5) che compaiono pure nella foto di pag 229 (3° Conferenza nazionale dei Gaap Livorno 26 -27 settembre 1953). In nome di CERVETTO e PARODI compare pure nella didascalia della foto successiva (pag 230) Foto con Luigi PISANI (pag 96) che viene citato nell’ indice dei nomi (2) “”Ricordo che una volta Masini mi disse: “”io non farei mail il deputato; non sono più anarchico, vado a votare per il mio attuale partito, ma non accetterei mai di candidarmi””. In ciò aveva conservato un nucleo originario del suo antielettoralismo e lo rivendicava””. (pag 66, Maurizio Antonioli) “”Ma se ricordo bene Masini, già entrato nel Psi, ebbe una volta un incontro casuale con Nenni in treno e questi gli si rivolse con ironia dicendo: “”Ah, tu sei quello che vuole bruciare il Cremlino””. Anche in questo caso l’ atteggiamento di Masini veniva in qualche modo criticato dal leader carismatico.”” (pag 66-67, Maurizio Antonioli)”,”ANAx-210″
“MANGINI Giorgio a cura, relazioni di COLOMBO Arturo CIAMPI Alberto CORTESI Luigi BROGGINI Romano ANTONIOLI Maurizio BRAVI Giulio Orazio, Contributi di PEZZICA Lorenzo BENDOTTI Angelo PISANI Luigi”,”Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Bergamo, Sala Curò, 16 gennaio 1999. Con aggiunta di altri contributi.”,”All’indomani della morte di Pier Carlo Masini, avvenuta a Firenze il 19/10/1998, chi scrive (Giorgio Mangini) ha ideato subito un incontro pubblico, da tenersi quanto prima, sulla figura e l’opera di Masini.”,”MITC-010-FL”
“MANGIONE Corrado”,”Elementi di logica matematica.”,”Corrado mangione è nato nel 1930 e attualmente insegna Logica presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Milano.”,”SCIx-300-FL”
“MANGO Andrew”,”The Turks Today.”,”Andrew Mango è autore di una biografia su Atatürk. E’ nato a Istanbul e ha studiato il persiano e l’arabo alla School of Oriental Studies di Londra dal 1947 al 1986 ha lavorato alla BBC, si è molto occupato di affari turchi. Vive a Londra.”,”TURx-042″
“MANGONI Luisa”,”Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta.”,”Luisa MANGONI ha insegnato nelle Univ di Trieste, Venezia e Trento. Tra i suoi libri, ‘L’ interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo’ (LATERZA, 1974), ‘Una crisi di fine secolo. La cultura italiana e la Francia fra Otto e Novecento’ (Einaudi, 1985), ‘In partibus infedelium. Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento’ (EINAUDI, 1989). Ha curato un’antologia della rivista ‘Primato’ (De DONATO, 1978) e una raccolta degli scritti di Delio CANTIMORI, ‘Politica e storia contemporanea, 1927-42’ (EINAUDI, 1991). Ha partecipato alla redazione e ha collaborato alla ‘Storia d’Italia repubblicana’ con il saggio ‘Civiltà della crisi. Gli intellettuali italiani tra fascismo e antifascismo’ (EINAUDI, 1994). Per la casa editrice BOLLATI BORINGHIERI ha curato, con Delia FRIGESSI e Ferruccio GIACANELLI il libro di Cesare LOMBROSO ‘Delitto, genio, follia. Scritti scelti’ (1995).”,”EDIx-005″
“MANGONI Luisa”,”Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta.”,”””Era all’interno di questi punti di riferimento che si collocavano le riflessioni di Balbo sul ruolo della Einaudi, che implicavano innanzitutto il riesame di una collana progettata per sollecitazione e in accordo col Pci, come la Collana marxista di cui si era occupato inizialmente Gastone Manacorda in un rapporto fiduciario più con la direzione del Partito comunista che con la stessa casa editrice. (…) E in questo senso le caratteristiche della Collana marxista, così come erano state prospettate da Manacorda in accordo col Pci, non apparivano consone al progetto di Balbo. Esse prevedevano infatti accanto a una “”editio maior”” di edizioni critiche, da tempi lunghi, una “”editio minor”” rivolta “”alle persone di media cultura generale””. Su quest’ultima in particolare si accentravano ovviamente l’interesse e la sollecitazione a una rapida stampa da parte del Pci. A Bobbio Manacorda, nell’illustrare i caratteri che avrebbe dovuto avere l'””editio minor””, aveva sottolineato l’opportunità di pubblicare “”scelte organiche di vari scritti collocati in modo da servire all’intelligenza reciproca (p.es. le prefazioni di Marx ed Engels al Capitale, Lenin, “”Carlo Marx””, e una scelta dei capitoli più significativi del Capitale)””, con commenti esplicativi, ma anche “”interpretativi”” volti “”a facilitare la comprensione dei passi fondamentali e a sottolinearne l’importanza mediante il raffronto con passi paralleli dello stesso autore o di uno degli altri grandi maestri del marxismo-leninismo. Per esempio, un passo di Marx sarà commentato col sussidio di altri passi dello stesso Marx o di Engels o di Lenin, un passo di Lenin con uno di Stalin o di Marx, ecc. Ciò corrisponderà anche a un’altra finalità della collana: quella di ‘orientare’ il lettore verso certi punti fermi del marxismo, e di ‘introdurre’ allo studio del marxismo, evitando quegli accostamenti attraverso materiale di seconda mano finora tanto frequenti e tanto nocivi”” (Manacorda a Bobbio, 18 luglio 1945). Era esattamente la formula che sarebbe stata adottata per la ‘Guida allo studio del marxismo’, che, come supplemento di “”Rinascita””, il Pci stesso avrebbe pubblicato dal marzo 1947. Per essa veniva rivendicata l’impostazione di pubblicare “”uno scritto o un frammento di uno dei grandi maestri del marxismo”” introdotto da una nota redazionale orientativa e integrato da altri testi sul medesimo argomento di altri “”autori”” del marxismo-leninismo: in definitiva gli stessi Lenin o Gramsci, si affermava, non avevano “”proceduto diversamente nello studio del marxismo”” (Così spiegava una breve nota introduttiva al primo supplemento allegato a “”Rinascita,, IV, n. 3, marzo 1947). L'””aderenza al testo”” del commento, richiamata da Manacorda per la Collana marxista, non era quindi avulsa, come appare evidente, dallo “”scopo”” che essa si proponeva: esaltare un percorso tutto interno, in cui i testi si rinviavano e commentavano a vicenda in una logica che da Marx conduceva a Lenin, a Stalin e viceversa. Non era questa la prospettiva di Balbo. La decisione di tornare alla tradizione della Einaudi, pubblicare cioè, come riassumeva Giolitti, i testi marxisti “”significativi per il nostro indirizzo culturale, senza apparato critico ma col massimo rigore filologico (ossia traduzioni scrupolosissime), con una avvertenza contenente i dati essenziali storico-bibliografici sull’opera ma senza introduzione illustrativa o “”inquadratrice”” (Giolitti a Balbo, 24 novembre 1946), marcava alla fine proprio la distanza tra il compito delle riviste e dell’editoria di partito di “”garantire l’unità”” sul “”piano ideologico””, e quello di elaborazione di linee di ricerca, sia pure nel senso di “”ricerca della direzione politica culturale””, che invece, secondo Balbo, doveva essere uno dei compiti della Einaudi. In questo senso si collocava il complesso e delicato rapporto della Einaudi con il Pci e il problema legato alla sua stessa immagine di casa editrice vicina al Partito comunista, ma non di partito”” [Luisa Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, 1999] (pag 323-325-326)”,”EDIx-002-FL”
“MANIA Roberto SATERIALE Gaetano”,”Relazioni pericolose. Sindacati e politica dopo la concertazione.”,”Roberto Mania giornalista dell’Ansa, esperto di relazioni industriali, ha pubblicato tra l’altro L’accordo di San Tommaso (con A. Orioli, Ediesse, 1993). Gaetano Sateriale è stato dirigente nazionale della CGIL per oltre un decennio. Su quella esperienza ha scritto, con Sergio Cofferati A ciscuno il suo mestiere e Contrattare in azienda. Dal 1999 è sindaco di Ferrara.”,”SIND-010-FL”
“MANIAS Giuseppe Andrea”,”Camillo Berneri tra Antonio Gramsci e Carlo Rosselli.”,”Si tratta di una versione riveduta e corretta di una comunicazione presentata dall’autore in occasione del convegno ‘Rosselli e Berneri: un’eredità viva per rifondare la sinistra’, Sassari, 8 giugno 2007.”,”ANAx-369″
“MANIERI Maria Rosaria”,”Bisogni e politica. Oltre Hegel e Marx.”,”MANIERI Maria Rosaria è docente di filosofia morale nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Lecce. Ha pubblicato vari saggi (v. 4° cop) Il capitale: una forma sviluppata di civiltà dentro la rozza barbarie del bisogno. “”E’ ancora il Marx dei Grundrisse ad affermare: “”Nella sua incessante tensione verso la forma generale della ricchezza, il capitale spinge il lavoro oltre i limiti dei suoi bisogni naturali, e in tal modo crea gli elementi materiali per lo sviluppo di una individualità ricca e dotata di aspirazioni universali nella produzione non meno che nel consumo. Il lavoro di questa individualità perciò non si presenta nemmeno più come lavoro, ma come sviluppo integrale dell’ attività stessa, nella quale la necessità naturale nella sua forma immediata è scomparsa, perché al bisogno naturale è subentrato un bisogno storicomente prodotto””. (pag 103) Il capitale come limite e ostacolo a se stesso: il bisogno di comunismo. “”Nell’ epoca presente – scrive Marx – la dominazione dei rapporti oggettivi sugli individui, il soffocamento dell’ individualità da parte della causalità, ha assunto la sua forma più acuta e più generale ed ha assegnato con ciò agli individui esistenti un compito determinato. Essa ha assegnato loro il compito di sostituire alla dominazione dei rapporti e della casualità sugli individui la dominazione degli individui sui rapporti e sulla casualità””.”” (pag 111-112)”,”TEOC-417″
“MANIERI Maria Rosaria”,”La fondazione etica del socialismo. F.S. Merlino.”,”MANIERI Maria Rosaria insegna filosofia morale nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Lecce. E’ autrice di ‘Donna e famiglia nella filosofia dell’Ottocento’ (1975). ‘Donna e capitale’ (1978), ‘Bisogni e politica. Oltre Hegel e oltre Marx’ (1980). “”Spogliato di ogni finalismo, il materialismo storico ha quindi per Merlino la funzione che gli riconosce Benedetto Croce: “”Conosciamo – egli afferma – che si debbano ricercare le cagioni economiche in tutti i grandi avvenimenti storici, che, a scrivere la storia non basti conoscere i nomi dei regnanti e le date dei fatti d’arme, ma bisogna studiare le istituzioni tutte, conoscere la ripartizione delle ricchezze, l’ organizzazione della produzione, la divisione delle classi e il lento trasformarsi di tutti questi rapporti””, ma è anche vero – egli aggiunge – “”che le istituzioni politiche, la costituzione della famiglia, la divisione in classi non dipendono esclusivamente dal fattore economico, anzi ‘reagiscono’ sul modo di produzione e concorrono a determinarlo”” (1). La base terrena della storia è data dalla complessa strutturazione della ‘vita’ degli uomini e dalla coscienza che essi ne hanno: “”se v’ha qualcosa di veramente fondamentale e decisivo nella storia, questa è il concetto della vita”” (2).”” (pag 50-51 (1) (2) Merlino, La mia eresia (pag 325-326)”,”TEOC-418″
“MANIN Daniele, a cura di Mario BRUNETTI Pietro ORSI Francesco SALATA”,”Daniele Manin intimo. Lettere, diari e altri documenti inediti. II Serie: Fonti. Vol. IX.”,”Daniele Manin (1804-1857) è stato un patriota e politico italiano, noto per essere stato il presidente della Repubblica di San Marco durante la prima guerra d’indipendenza italiana 1. Nato a Venezia, Manin studiò legge all’Università di Padova e si dedicò all’attività forense nella sua città natale 1. Nel 1848, Manin proclamò la Repubblica di Venezia e fu eletto presidente della nuova repubblica 1. Tuttavia, la repubblica fu sconfitta dalle forze austriache nel 1849 e Manin fu costretto all’esilio in Francia 1. Morì a Parigi nel 1857 1.. (f. copil.)”,”RISG-007-FSL”
“MANISCALCO Maria Luisa”,”Sociologia del denaro. Dimensioni sociali, culturali, etiche della moneta.”,”Maria Luisa Maniscalco insegna Sociologia e Sociologia politica all’Università di Roma Tre ed è direttore del master in Peacekeeping & Security Studies. É autrice di numerosi studi e ricerche di teoria e storia della sociologia e dei mutamenti socioculturali, tra cui Spirito di setta e società, La sociologia di Vilfredo Pareto e il senso della modernità, L’ultimo passo insieme.”,”ECOT-111-FL”
“MANISCALCO-BASILE Giovanni a cura; PERESVETOV I.S.”,”Scritti politici di Ivan Semënovic Peresvetov.”,”‘Ivan Semenovic Peresvetov è stato un pubblicista russo del XVI secolo, noto per i suoi scritti a favore della monarchia assoluta e contro i boiari. Tra le sue opere più famose ci sono due libelli pubblicati intorno al 1545-48: “”Skazanie o care turskom Magmete”” (“”Racconto sullo zar turco Maometto””) e “”Skazanie o Petre Volosskom voevode”” (“”Racconto sul voivoda Pietro di Volossk””)¹. Peresvetov nacque nel Granducato di Lituania all’inizio del XVI secolo e servì come soldato in Ungheria e in altri stati europei prima di trasferirsi in Russia intorno al 1538-1539. In Russia, entrò al servizio di Ivan IV il Terribile e scrisse numerosi racconti allegorici e petizioni, promuovendo un governo autocratico forte e centralizzato’ (f. copilot)”,”RUSx-001-FMB”
“MANKIW N. Gregory”,”Principi di Economia.”,”N. Gregory Mankiw è professore di Economia alla Harvard University, dove insegna dal 1985. É autore anche di Macroeconomia.”,”ECOT-151-FL”
“MANKIW N. Gregory”,”Macroeconomia.”,”N. Gregory Mankiw è professore di Economia alla Harvard University, dove insegna dal 1985. É autore anche di Macroeconomia.”,”ECOT-152-FL”
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna 1789-1958.”,”Golo MANN, nato il 27 marzo 1909 a Monaco da Thomas MANN e Katja PRINGSHEIM, si laureò neL 1932 con Karl JASPERS. Dal 1935 al 1937 fu lettore di letteratura e storia tedesca all’ Ecole Normale Superieure di St. Cloud e dal 1935 al 1936 all’Univ di Rennes. Si trasferì nel 1942 negli USA dove insegnò storia moderna all’ Oliver College (Michigan) e al Clermont Men’s College in California. Dal 1960 insegna come ordinario di scienze politiche alla Technische Hochschule di Stoccarda. Vive attualmente (1981) a Kilchberg (Zurigo). Tra le sue opere: -Geschichte eines europäischen Staatsmannes (1947) -Vom Geist Amerikas (1954) -Aussenpolitik (1958) -Jahrhunderts (1958) -Neue Propyläen-Weltgeschicte (1960-64)”,”GERx-045″
“MANN Thomas”,”Federico e la grande coalizione. Un saggio adatto al giorno e all’ora.”,”Allo scoppio della 1° GM Thomas MANN, colto da patriottismo, sentì la necessità di scrivere “”parole che si accordassero ai tempi””. nacque così, tra il settembre e il dicembre 1914, ‘Federico e la grande coalizione’. Riscontrando forti analogie fra le circostanze storiche che avevano portato alle guerre di FEDERICO II di Prussia e quelle all’origine del conflitto in atto, lo scrittore pensò di poter essere utile alla Germania con questo saggio. Ma lo scrittore dovette subire critiche in tutta Europa, perfino da suo fratello Heinrich MANN, mentre il valore letterario dell’opera rimase in secondo piano. Oggi si rilegge questa biografia di FEDERICO con altri occhi. L’A riesce a ricostruire bene l’atmosfera e il tono di un’epoca. Affascina la figura del re di Prussia colto in tutta la sua grandezza ma anche nelle immancabili meschinità, in un ritratto ricco di chiaroscuri.”,”GERx-046″
“MANN Thomas”,”La montagna incantata.”,”MANN, Thomas (Lubecca 1875 – Kilchberg, Zurigo 1955), scrittore tedesco. Fratello minore dello scrittore Heinrich Mann, nacque in una famiglia altoborghese di Lubecca. Dopo la morte del padre, i Mann si trasferirono a Monaco, dove Thomas compì gli studi e iniziò a scrivere collaborando con la rivista satirica “”Simplicissimus””. Sposatosi nel 1905, si schierò su posizioni nazionaliste in occasione della prima guerra mondiale, fatto, questo, che determinò la rottura dei rapporti con il fratello Heinrich, esponente del fronte democratico. Nel dopoguerra, tuttavia, mutò atteggiamento, impegnandosi in prima persona a difesa della democrazia. Dopo aver ottenuto il premio Nobel per la letteratura nel 1929, scelse l’ esilio volontario nel 1933, anno dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. Privato della cittadinanza tedesca nel 1936, trascorse un primo periodo in Svizzera, per trasferirsi negli Stati Uniti nel 1938, acquisendo la cittadinanza americana nel 1944. Nel 1953 si stabilì nei pressi di Zurigo, dove lo colse la morte due anni più tardi. Il figlio Klaus e la figlia Erika seguirono le orme paterne dedicandosi alla letteratura. Mann riscosse fama internazionale con il romanzo I Buddenbrook (1901), ponderosa cronaca dell’ascesa e del declino di una famiglia borghese dell’ Ottocento. Il tema del conflitto fra vocazione artistica ed esigenze della società borghese, oltre che in questo capolavoro, è affrontato anche nei racconti Tonio Kröger (1903), Tristano (1903) e La morte a Venezia (1912). Nella Montagna incantata (1924), vasto Bildungsroman ambientato in un sanatorio svizzero, Mann sottopose a minuziosa analisi la civiltà europea, creando uno dei romanzi più significativi del XX secolo. Fra le opere posteriori meritano una segnalazione i racconti Disordine e dolore precoce (1926) e Mario e il mago (1930), la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli (1934-1944), basata sul racconto biblico, e i romanzi Doctor Faustus (1947), L’eletto (1951) e Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull (1954).”,”VARx-068″
“MANN Thomas”,”Doctor Faustus. La vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn narrata da un amico.”,”In apertura versi di Dante, Inferno, canto II. pag 11 Prima edizione pubblicata a Stoccolma nel 1947 Infezione luetica. luetico [lu-è-ti-co] agg., s. (pl.m. -ci, f. -che) • agg. med. Relativo alla lue: disturbo l.; chi è affetto dalla lue SIN sifilitico”,”VARx-291″
“MANN Thomas, a cura di Marianello MARIANELLI”,”Considerazioni di un impolitico.”,”””Vergleiche dich! Erkenne was du bist!”” (Goethe, Torquato Tasso) (in apertura) Composto tra il 1915 e il 1918 generato da una polemica con i pacifisti e i simpatizzanti dell’Intesa, i democratici e i partigiani della civilisation, questo libro è una sorta di ‘engagement'”,”GERS-032″
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna, 1789-1958.”,”Golo Mann, nato il 27 marzo 1909 a Monaco da Thomas Mann e Katja Pringsheim, si laureò nel 1932 con Karl Jaspers. Dal 1935 al 1937 fu lettore di letteratura e storia tedesca all’Ecole Normale Supérieure di St. Cloud e dal 1935 al 1936 all’università di Rennes. Si trasferì nel 1942 negli Stati Uniti dove insegnò storia moderna all’Olivet College (Michigan) e al Claremonte Men’s College in California. Dal 1960 insegna come ordinario di scienze politiche alla Technische Hochschule di Stoccarda. Vive attualmente a Kilchberg (Zurigo). Tra le sue opere ricordiamo: Geschichte eines europäischen Staatsmannes, Vom Geist Amerikas, Aussenpolitik, Jahrhuderts, Neue Propyläen-Weltgeschichte.”,”GERx-022-FL”
“MANN Thomas, a cura di Marino FRESCHI”,”Der Tod in Venedig – La morte a Venezia.”,”Nato a Lubecca, nel 1875, in una famiglia patrizia, Thomas Mann compie i suoi studi al Liceo Katharineum della città. Il suo talento artistico si manifesta precocemente nella passione per la musica e in piccoli tentativi letterari. Dopo il licei, Mann raggiunge la madre, che si è trasferita a Monaco con gli altri figli. Nel 1894 pubblica la prima novella, Perduta. Nel 1895, insieme al fratello heinrich compie un primo viaggio in Italia e inizia a collaborare alla rivista nazionalista e antisemita ‘Das XX. Jahrhundert’. Tornato a Monaco diventa lettore per la rivista satirica ‘Semplicissimus’. Nell’ottobre 1901 esce il romanzo I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia. Nella primavera del 1903 pubblica una raccolta di novelle fra cui spiccano Tristano e Tonio Kröger. Reso famoso dal grande successo del suo primo romanzo Mann incomincia a frequentare i salotti letterari di Monaco. Dopo lo scoppio della guera il lavoro artistico si traduce in saggi a carattere politico. Mann condivide l’esaltazione popolare, e in particolare quella di molti scrittori e intellettuali, per la guerra e la missione della Germania a difesa della Kultur tedesca e del germanesimo. Per tutto il 1932 i discorsi e gli scritti per il centenario della morte di Goethe sono occasione per un richiamo a valori di libertà e ragione. Nella primavera del 1933 viene attaccato per Dolore e grandezza di Richard Wagner e accusato di antipatriottismo. Ha inizio l’esilio, dopo un breve periodo trascorso in Francia, Mann si stabilisce in Svizzera. Nel 1936 conosce Freud a Vienna. In dicembre 1933 viene privato della cittadinanza tedesca e gli vengono confiscati i beni. Nel 1938 pubblica il saggio Fratello Hitler. Nel 1939 conclude il romanzo Lotte a Weimar. Emigrato negli Stati Uniti nel 1940 sbarcano anche Heinrich e Golo che sono riusciti a fuggire. Nel 1955 riceve a Lubecca la cittadinanza onoraria, il 12 agosto, colpito da trombosi, lo scrittore muore all’età di ottant’anni.”,”VARx-034-FL”
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di HEUSS Alfred PLESSNER Helmuth HEBERER Gerhard RUST Alfred PITTIONI Richard WILSON John A. FREIHERR VON SODEN Wolfram”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume primo. Preistoria prime civiltà superiori.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla università di Gottinga. Helmuth Plessner, dottore in Filosofia, professore di Filosofia e Sociologia alla università di Gottinga. Gerhard Heberer, direttore in Scienze naturali, professore emerito di Antropologia e Filogenetica alla università di Gottinga. Alfred Rust, dottore in Filosofia h.c., libero docente di Filosofia, Ahrensburg. Richard Pittioni, dottore in Filosofia, professore di Preistoria alla università di Vienna. John A. Wilson, dottore in Filosofia, professore di Egittologia alla università di Chicago. Wolfram Freiherr Von Soden, dottore in Filosofia, professore di Filologia paleosemitica e di Antichità Orientali alla università di Münster.”,”FOTO-065″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di HEUSS Alfred FREIHERR VON SODEN Wolfram ALTHEIM Franz KRAUS Hans-Joachim PETECH Luciano HULSEWÉ A.F.P. JANKUHN Herbert TOYNBEE Arnold”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume secondo. Civiltà superiori dell’Asia Centrale e Orientale.”,”””Voltaire intendeva esprimere non solo la critica all’insufficienza di una storia universale che incominciasse con Israele e i re assiri, ma qualcosa di più: voleva staccarsi dalla concezione secondo cui la storia universale traeva origine dall’Oriente mediterraneo, per considerare i nuovi campi della storia, recentemente scoperti nel Medio e nell’Estremo Oriente. Senza dubbio, l’inizio era da collocarsi presso i Cinesi e gli Indiani, e di lì soltanto la civiltà si era diffusa nella Mesopotamia, in Siria e in Europa: e non si trattava più di un divino processo operato dalla Provvidenza, ma della trasmissione della cultura nel senso teleologico e laico dell’illuminismo. Il XVIII secolo fornì a una storia universale così concepita soltanto il programma. Voltaire non era un Gibbon, che si assumesse l’erculea fatica di una esposizione sovradimensionale. Non dobbiamo quindi meravigliarci che la direzione di questa corrente che sovvertiva la visione storica cristocentrica restasse nelle mani dei pensatori. Chi approfondì seriamente lo spunto offerto dal XVIII secolo nella questione della priorità fu soprattutto Hegel. Egli possedeva la forza costruttiva necessaria per portare a termine il rapido abbozzo di Voltaire, per riempire, se non con materiale nuovo, almeno con la forza persuasiva di una interpretazione dinamica lo spazio vuoto che quegli aveva lasciato. Si giunse così ad affermare in modo inequivocabile: “”La storia universale si muove da Oriente a Occidente; se l’Europa è senz’altro il punto terminale della storia, l’Asia ne è l’inizio””. (…) La filosofia hegeliana della storia non offriva, però, una soluzione al problema dell’auspicata unità fra Oriente e Occidente. Non era possibile attuare un’unità storica universale partendo dalla conoscenza dei fenomeni storici. Il disagio e le difficoltà dell’indagine storica risultano chiaramente nel modo con cui Ranke cercò di trarsi in impaccio, perché egli riconosceva ancora la necessità di una concezione unitaria della storia universale”” (pag 5-6) [dall’introduzione di Alfred Heuss] [I problemi e le difficoltà di una concezione idealistica della storia universale] Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Wolfram Freiherr Von Soden, dottore in Filosofia, professore di Filologia paleosemitica e di Antichità Orientali alla università di Münster. Franz Altheim, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Libera Università di Berlino. Hans-Joachim Kraus, dottore in Teologia, professore di Scienze Bibliche alla Università di Amburgo. Luciano Petech, dottore in Lettere, professore di Storia e Geografia dell’Asia orientale alla Università di Roma. A.F.P. Hulsewé, professore di Sinologia alla Università di Leida. Herbert Jankuhn, dottore in Filosofia, professore di Preistoria e di Protostoria alla Università di Gottinga. Arnold Toynbee, The Royal Institute of International Affairs, Londra.”,”FOTO-066″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di SCHACHERMEYR Fritz HEUSS Alfred WELLES C. Bradford GIGON Olof”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume terzo. La Grecia. Il mondo Ellenistico.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Fritz Schachermeyr, dottore in Filosofia, professore di Storia Greca, di Antichità Classiche e di Epigrafia alla Università di Vienna. C. Bradford Welles, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Yale University. Olof Gigon, dottore in Filosofia, professore di Filologia Classica alla Università di Berna. “”Più importante, per il seguito che ebbe, fu la descrizione della terra (periégésis) di Ecateo. Anche qui probabilmente esistevano già descrizioni di paesi in forma di narrazione epica: ne abbiamo tracce nel nostro testo omerico. Ma Ecateo procedette secondo un metodo, senza contare che scrisse in prosa, come i filosofi milesi. Al testo egli unì una carta, da lui stesso disegnata, che seguiva quella già tracciata da Anassimandro e naturalmente nota a Ecateo. Ma Anassimandro aveva voluto e potuto indicare solo i contorni “”fisici””, come la ripartizione fra la terra e il mare. Ecateo cercò di delineare le terre conoscibili con tutte le loro caratteristiche individuali. E il testo conteneva una descrizione del paese e delle genti, per quel tanto che se ne potevano conoscere le condizioni, anche per il passato. Egli voleva fornire il massimo possibile delle notizie. In ciò la sua informazione si distingueva da quella dei libri di navigazione (‘períploi’) già esistenti: il più recente e il più ampio era quello di Scilace. Questi era stato un navigatore greco della Caria, che per incarico di Dario aveva compiuto un viaggio dall’Indo fino al Mar Rosso. Tuttavia i suoi ‘períploi’ non utilizzavano soltanto le osservazioni dirette, ma si estendevano a tutte le coste allora note, al di qua e al di là delle Colonne d’Ercole (Gibilterra), che naturalmente egli non aveva visitato sino in fondo e che descrisse con l’ausilio di materiale altrui. Ecateo non volle però limitarsi a descrivere le coste: compì grandi viaggi per procurarsi conoscenze dirette e per confermare il detto di Eraclito secondo cui gli occhi sono testimoni più sicuri delle orecchie. Ecateo offre un esempio significativo del primato che per il pensiero e per la lingua greca aveva l’osservazione immediata (come hanno messo in luce gli studi recenti). Ma con lui appare per la prima volta un altro concetto: quello di ricerca come inchiesta fra i testimoni possibili (in greco: ‘historía’); s’intende infatti che egli non poteva andare di persona dappertutto. Più tardi Erodoto riprese il concetto in un senso più ampio, ma già Ecateo poteva riferire a se stesso un’importante massima di Eraclito: “”Io preferisco tutto quel che si può vedere, udire e apprendere””, che potremmo completare così: a tutto ciò che è riferito solo in base alla buona fede”” (pag 220-221) [Alfredo Heuss, L’Ellade] [in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume terzo. La Grecia. Il mondo Ellenistico’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss] [Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga]”,”FOTO-067″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di BLEICKEN Jochen HOFFMANN Wilhelm HEUSS Alfred PFLAUM Hans-Georg SCHNEIDER Carl SESTON William RUBIN Berthold”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quarto. Roma. Il mondo Romano.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Jochen Bleicken, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Università di Amburgo. Wilhelm Hoffmann, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Università di Giessen. Hans-Georg Pflaum, dottore in Lettere, direttore del Centre National de la Recherche scientifique, Parigi. Carl Schneider, dottore in Filosofia, dottore honoris causa in Teologia, professore di Scienze neotestamentarie, di Storia della chiesa paleocristiana e di civiltà ellenistica, Spira. William Seston, dottore in Lettere, professore di Storia romana alla Sorbona. Berthold Rubin, dottore in Filosofia, professore di Storia della civiltà bizantina e dell’Europa orientale alla Università di Colonia. “”Roma era in origine solo ed esclusivamente una città. Ma esistevano città anche in Grecia e nella vasta area della colonizzazione greca, nel cui ambito gli importanti territori costieri della stessa penisola italica erano fortemente urbanizzati. Caratteri urbani erano insiti anche nella colonizzazione fenicia dei territori che si affacciano al Mediterraneo occidentale: la Spagna del Sud, per esempio, conosceva una sorta di urbanesimo indigeno tipicamente mediterraneo, e organizzati in numerose comunità urbane erano anche gli Etruschi e le popolazioni italiche, come i Latini e in particolare Roma, che avevano da quelli appreso questo sistema di organizzazione. In altri termini: Roma, in quanto città, era ben lungi dal divenire una potenza differenziata dalle altre. Tale qualità essa condivideva con innumerevoli comunità dello stesso tipo, perciò la futura grandezza di Roma non poteva certo fondarsi sulla sua organizzazione stato-città. Anche la popolazione di Roma, formata dai Latini, non era una delle più forti tra quelle dei numerosi popoli italici, né per numero di abitanti né per estensione territoriale. Anzi, per quel che riguarda il territorio, si pensa proprio il contrario. I Latini occupavano in origine una zona estesa tutt’al più seimila chilometri quadrati, una misura inferiore a quella di molti staterelli italiani prima dell’unità nazionale. Inoltre, i Latini non possedevano una rigida organizzazione politica né Roma costituiva il centro politico comune. Tale divenne, infatti, solo dopo lunghi contrasti. La base della grandezza universale di Roma era dunque notevolmente esigua, e chi segue con attenzione lo sviluppo della storia universale non può fare a meno di studiare con estremo interesse il singolare processo storico che ebbe inizio col sorgere di Roma. (…) Sotto l’aspetto del capitale monetario Roma fu per lungo tempo uno stato assai povero, e ancora all’inizio della sua grande politica internazionale conservava tutte le caratteristiche di una società agricola relativamente “”sottosviluppata””. Roma non poteva permettersi il lusso di soldati mercenari secondo una prassi che in Oriente era considerata del tutto normale ormai da parecchie generazioni, e dovette quindi abituarsi a ritenere insostituibile il tradizionale assetto dell’esercito, adattandolo di volta in volta alle esigenze di operazioni militari in grande stile. Da un punto di vista strettamente tecnico si deve rilevare nell’esercito romano una certa immaturità, quale si manifestò in certe occasioni, per esempio, durante le guerre puniche. Ma se ci attenessimo soltanto a questa constatazione, seguiremmo un criterio arbitrario, perché dai risultati si può constatare che proprio Roma trasse i maggiori vantaggi dal suo minore livello tecnico rispetto alle altre potenze militari. La costituzione dell’esercito romano, ancora semplice e primitiva, procurò a Roma un potenziale militare quantitativamente inesauribile, se non sempre qualitativamente di primo ordine. E così, senza eccessivo dispendio di danaro, l’esercito romano attinse alla grande riserva di uomini offerta da Roma e in seguito da tutta la penisola, che anche nelle situazioni più disperate consentì ai Romani di resistere fornendo nuovi contingenti di truppe e rendendo Roma paragonabile sotto questo aspetto ai grandi stati moderni col loro servizio militare obbligatorio”” (pag 4-6) [Alfred Heuss, Introduzione, in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quarto. Roma. Il mondo Romano’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss]”,”FOTO-068″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di VON GRUNEBAUM Gustav Edmund RUBIN Berthold PHILIPP Werner NITSCHKE August GANSHOF François Louis BORST Arno MYERS A. R.”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quinto. L’Islam. La nascita dell’Europa.”,”””I torbidi nell’Italia settentrionale e meridionale non davano tregua agli stati pontifici, che anzi, costituivano una preda per i nobili divisi da rivalità irriducibili; Roma si impoveriva sempre di più per l’assenza dei papi (allora ad Avignone, ndr) che un tempo avevano procurato alla città ricchezze e ingenti affari. In mezzo a tanto squallore alcuni romani cominciarono a vagheggiare la restaurazione del loro glorioso passato. Nel 1341, l’incoronazione del Petrarca con l’alloro poetico in Roma fu interpretata come l’auspicio di un’èra nuova. Sei anni dopo, un facondo e dotto visionario, Cola di Rienzo, si impadronì del potere sognando una rinascita dell’antica repubblica, una federazione italiana che sotto il suo governo avrebbe dovuto instaurare un regno di pace, di giustizia e di libertà. Ma si trattava di un’utopia in un mondo straziato dalle lotte. Cola di Rienzo manifestò segni sempre più evidenti di follia; il papa si volse contro di lui e nel 1354 il demagogo fu assassinato dai romani che egli aveva idolatrati. Ancor prima di questi avvenimenti, Innocenzo IV, turbato per la selvaggia anarchia dei suo antichi domini e per le brigantesche azioni dei nobili, aveva inviato in Italia il bellicoso cardinale Albornoz con l’incarico di restaurare l’ordine e l’autorità del pontefice. Ben fornito di uomini e di denaro, il legato-statista sbalordì l’Italia per la rapidità con cui ridusse alla disciplina l’intero Patrimonium Petri e l’Umbria. Questi lusinghieri successi indussero papa Urbano V (1362-1370) a ritornare in Italia; ma le vittorie di Albornoz , che si era spinto verso nord fino a Bologna, avevano allarmato i Visconti, i quali speravano di espandersi in quella direzione. Il papa organizzò una lega contro di loro e la guerra ebbe inizio. Albornoz era morto e un nuovo legato, incompetente, non soltanto impedì che rifornimenti e viveri giungessero a Firenze, alleata del pontefice, ma permise ai mercenari pontifici di saccheggiare le terre fiorentine. Irati, i fiorentini si allearono con i Visconti incitando gli stati pontifici alla rivolta. Questa circostanza rese più urgente il problema del ritorno del papa a Roma (…)”” (pag 668) [A.R. Myers, ‘L’Europa nel XIV secolo’, ‘Confusione politica in Italia’, in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quinto.L’Islam. La nascita dell’Europa’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss] Gustav Edmund Von Grunebaum, dottore in Filosofia, professore di Storia, Director Near Eastern Center, University of California, Los Angeles, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Berthold Rubin, dottore in Filosofia, professore di Storia della civiltà bizantina e dell’Europa orientale alla Università di Colonia. Werner Philipp, dottore in Filosofia, professore di Storia dell’Europa orientale alla Università Libera di Berlino. August Nitschke, dottore in Filosofia, professore di Storia al Politecnico di Stoccarda. François Louis Ganshof, professore emerito di Storia medievale alla Università di Gand. Arno Borst, dottore in Filosofia, professore di Storia medievale e moderna alla Università di Erlangen-Norimberga. A.R. Myers, professore di Storia medievale alla Università di Liverpool.”,”FOTO-069″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di TRIMBORN Hermann MAJUMDAR A.K. FRANKEL Hans H. MOTE Frederick W. HEISSIG Walther MERZBACHER Friedrich GARIN Eugenio KONETZKE Richard”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume sesto. Il Rinascimento. Le grandi civiltà extraeuropee.”,”Hermann Trimborn, dottore in Scienze Politiche, professore di Etnologia alla Universitò di Bonn. A. K. Majumdar, Joint director, Bharatiya Vidya Bhavan, Bombay. Hans H. Frankel, professore di Letteratura cinese alla Yale University. Frederick W. Mote, dottore in Filosofia, professore di Civiltà orientali alla Princeton University. Walther Heissig, dottore in Filosofia, professore di lingue e di Civiltà dell’Asia centrale alla università di Bonn. Friedrich Merzbacher, dottore in Giurisprudenza, dottore in Filosofia, professore di Storia del diritto e di Diritto Ecclesiastico alla università di Innsbruck. Eugenio Garin, professore di Storia della Filosofia alla università di Firenze. Richard Konetzke, dottore in Filosofia, professore emerito di storia Iberica e Latino-americana alla università di Colonia. Conquista e religione. “”E’ invalso ormai l’uso di designare le scoperte e le conquiste d’oltremare dei Portoghesi e degli Spagnoli col nome di crociate, e di vedervi un proseguimento delle guerre contro gli infedeli sulla penisola iberica. Lo spirito crociato sarebbe rimasto vivo attraverso la Reconquista – ossia la rioccupazione dei territori della penisola già dominati dall’Islam – sino alla fine de medioevo ed avrebbe avuto la sua prosecuzione nella sottomissione degli indigeni pagani dei paesi d’oltremare, quando già la Reconquista portoghese aveva avuto termine con la presa dell’Algarve (1250) e quella castigliana con l’espugnazione di Granada (1492). Il giovane Ranke aveva già riconosciuto questo momento quando scriveva che “”In realtà nella Spagna e nel Portogallo colonizzazioni, crociate e piantagioni costituiscono un unico fenomeno perfettamente coerente nel suo decorso””. La concezione che i conquistatori dei paesi scoperti da poco tempo fossero dei crociati e fossero partiti per diffondere la fede cristiana è basata sulla testimonianza di numerose fonti. I monarchi spagnoli e portoghesi continuavano a designare la guerra contro i Mori e la sottomissione dei pagani come imprese “”al servizio di Dio””. Il principe Pedro ed il principe Enrico il Navigatore affermavano che l’intento principale delle spedizioni africane era quello di “”servire Dio””. Altrettanto energicamente Hernán Cortés affermava di combattere in Messico “”per l’onore di Dio””. Fin nei semplici marinai e soldati sopravviveva una traccia dell’orgogliosa coscienza di sopportare i pericoli e le fatiche delle loro spedizioni di esplorazione e conquista al servigio di Dio e di compiere opera a Dio sommamente gradita. Allo stesso modo si possono raccogliere numerose testimonianze del persistere dell’idea missionaria nelle imprese d’oltremare. La conversione dei musulmani e dei pagani appare, secondo quelle affermazioni, il motivo e l’aspirazione fondamentale dell’espansione europea. Secondo le parole del cronista Gomes Eanes de Zurara, “”il grande desiderio”” di Enrico il Navigatore era quello “”di diffondere la santa fede del nostro Signor Gesù Cristo e di condurre a Lui tutte quelle anime che volevano essere salvate””. (…) Cristoforo Colombo scriveva del suo primo viaggio che era suo intento esplorare e conoscere i principi e i popoli dell’India “”in modo che si sappia quali vie si debbano seguire per diffondervi la nostra santissima fede”””” [Richard Konetzke, Scoperte e conquiste nelle terre d’oltremare] (pag 639-640)”,”FOTO-070″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di LUTZ Heinrich MANN Golo ROOTS Ivan TAPIÉ Victor-Lucien WANDRUSZKA Adam SCHALK Fritz MORGAN Edmund S. MANN Michael HEARTZ Daniel”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume settimo. Dalla Riforma all’Illuminismo.”,”Heinrich Lutz, dottore in Filosofia, professore di Storia Moderna alla università di Saarbrücken. Golo Mann, professore di Scienze Politiche al Politecnico di Stoccarda (fino al 1964). Ivan Roots, Senior Lecturer in History all’University College of South Wales and Monmouthshire Cardiff. Victor-Lucien Tapié, dottore in Lettere, membro dell’Institut, professore di Storia moderna alla Sorbona. Adam Wandruszka, dottore in Filosofia, professore di Storia Medievale e Moderna alla università di Colonia socio onorario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. Fritz Schalk, dottore in Filosofia, professore in Filologia romanza alla Università di Colonia. Edmund S. Morgan, professore di Storia alla Yale University. Michael Mann, professore di Germanistica e di Letterature comparate alla University of California, Berkeley. Daniel Heartz, associate professor di Storia della Musica alla University of California, Berkeley. “”I nobili non avevano ragione alcuna di migrare in America: e nessuno infatti vi si recò. Così l’ambiente americano tendeva a livellare le distinzioni sociali, e sotto questo aspetto la sua opera si associava a quella del puritanesimo. Benché i puritani non avessero abbandonato le divisioni convenzionali tra ceti sociali, la comune passione per il lavoro tendeva ad annullarle. Quando un puritano, lavorando duramente, riusciva ad accumulare una grande ricchezza, ancor più di quanta ne potesse personalmente godere, non per questo restava inoperoso. Cercando sempre di coltivare in sé la persuasione profonda dell’eterna salvezza, egli continuava a lavorare più assiduamente che mai. E non prodigava certo le sue ricchezze in lussi e in pompe esteriori. La frugalità era una virtù non meno apprezzata della laboriosità. Perciò il puritano ricco aveva press’a poco lo stesso aspetto del suo vicino più povero. L’uno e l’altro lavoravano con assiduità, vivevano semplicemente e ponevano in questo sistema di vita il loro orgoglio. Un altro fattore di livellamento presso i puritani fu il diffondersi dell’istruzione. Come tutti i protestanti, anch’essi credevano che la verità religiosa fosse incomprensibile all’uomo che non sapeva leggere da solo le Sacre Scritture. Così volevano leggere, volevano che i loro figli facessero altrettanto, e avevano riempito il paese di un tale numero di scuole che la maggior parte degli Americani del XVIII secolo sapeva leggere e si dedicava effettivamente a questa istruttiva attività. Così, un’altra distinzione tradizionale fra i ceti superiori e quelli inferiori veniva eliminata. Gli Americani, poi, non si limitavano a leggere la Bibbia. Verso la fine del periodo coloniale quasi ogni colonia aveva il suo giornale, che spesso pubblicava articoli polemici su problemi politici locali. Gli elettori americani non erano soltanto numerosi; ma anche bene informati. Questo livellamento delle distinzioni sociali nell’America coloniale non fu accompagnato da un movimento filosofico egualitario”” (pag 595) [Edmund S. Morgan, ‘La rivoluzione americana’]”,”FOTO-071″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di PALMER Robert R. NÜRNBERGER Richard BENZ Richard GERLACH Walther GURLAND A.R.L. RYCHNER Max MANN Golo VON LAUE Theodor WEBB Herschel BERTAUX Pierre VERDROSS Alfred BARRACLOUGH Geoffrey”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume ottavo. Il secolo Diciannovesimo.”,”Robert R. Palmer, professore di Storia alla Princeton University. Richard Nürnberger, professore di Storia alla Università di Gottinga. Richard Benz, professore onorario di Storia della civiltà tedesca alla università di Heidelberg. Walther Gerlach, professore emerito di Fisica sperimentale alla università di Monaco. A.R.L. Gurland, professore di Scienze Politiche al Politecnico di Darmstadt. Max Rychner, dottore in Filosofia, Zurigo. Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Theodor H. von Laue, professore di Storia alla Washington University. Herschel Webb, professore di Storia dell’Asia orientale alla Columbia University. Pierre Bertaux, dottore in Lettere, professore alla Sorbona. Alfred Verdross, professore di Diritto internazionale, di Filosofia del Diritto e di Diritto privato internazionale alla università di Vienna. Geoffrey Barraclough, dottore in Filosofia, professore, presidente della Hisrorical Association of Great Britain. “”I rapidi progressi del diritto internazionale nella seconda metà del XIX secolo vanno attribuiti all’espandersi del commercio e delle comunicazioni europee, soprattutto dopo la pace del 1871. La generale sicurezza giuridica, come pure l’intangibilità, dovunque riconosciuta, della proprietà privata, resero possibili cospicui investimenti, grazie ai quali la produzione si accrebbe rapidamente e a prezzi ridotti. Si sviluppò un ottimismo progressista largamente diffuso, fiducioso nella possibilità di razionalizzare anche le lotte per il potere tra gli stati e di contenerle in limiti ragionevoli, affinché non mettessero in pericolo le condizioni indispensabili alla sopravvivenza della civiltà moderna. In questo periodo presero quindi sviluppo tre grande branche del diritto internazionale, cioè il diritto di circolazione, il diritto relativo alla prevenzione della guerra e il diritto relativo alla umanizzazione della guerra. Il diritto internazionale di circolazione si rese necessario da quando i rapporti tra le economie nazionali si fecero sempre più stretti e dopo l’istituzione di numerose Unioni amministrative e internazionali. Il diritto bellico fu elaborato dalla conferenza per la pace di Parigi del 1856, nel corso della quale fu definita la dichiarazione sul diritto marittimo; quindi nelle convenzioni ginevrine del 22 agosto 1864 e del 6 luglio 1906, nella convenzione di Pietroburgo del 1868 sull’impiego degli esplosivi in guerra e nelle due conferenze per la pace tenutesi all’Aia (1899 e 1907), infine con la dichiarazione del 1909 sul diritto marittimo di Londra, che non fu ratificata. Nel XIX secolo rifiorisce anche l’istituto dell’arbitrato, rimasto in ombra dalla fine del medioevo, sebbene le convenzioni arbitrali eccettuino di regola i conflitti che chiamano in causa l’onore, l’indipendenza o gli interessi vitali di una delle parti contendenti. Nel 1899 fu fondato il tribunale arbitrale dell’Aia, il quale poté risolvere in maniera pacifica diverse contese internazionali, alcune delle quali riguardavano grandi potenze, come ad esempio il conflitto di Casablanca fra l’Impero tedesco e la Francia (1909). Inoltre con i patti Bryan fu stabilito il principio che tutte le controversie non sottoposte all’arbitrato vanno deferite a una sede di mediazione prima che sia lecito ricorrere alle armi per far valere le proprie ragioni. Non sussisteva però nessun obbligo generale di servirsi di una procedura piuttosto che di un’altra. Gli stati restavano liberi (sotto il profilo del diritto internazionale) di farsi giustizia da sé fin quando non avessero accettato obblighi in contrario”” [Alfred Verdross, L’evoluzione del diritto internazionale] [(in) ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume ottavo. Il secolo Diciannovesimo’, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss, Milano, 1966]”,”FOTO-072″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di MANN Golo CORD MEYER Henry HERZFELD Hans GITERMANN Valentin LANGER Paul F. GABRIEL Ralph H. GATZKE Hans W. NÖLL VON DER NAHMER Robert BRACHER Karl Dietrich GERLACH Walther KIENLE Hans BARGMANN Wolfgang PORTMANN Adolf WEBER Alfred”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume nono. Il secolo Ventesimo.”,”Walther Gerlach, professore emerito di Fisica sperimentale alla università di Monaco. Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Henry Cord Meyer, professore di Storia alla University of California. Hans Herzfeld, professore di Storia alla università Libera di Berlino. Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California. Paul F. Langer, professore di Storia e di Orientalistica alla University of Southern California. Ralph H. Gabriel. dottore in Filosofia, dottore in Lettere, professore emerito di Storia alla Yale University, professore di Storia della civiltà americana, School of International Service, American University. Hans W. Gatzke, professore di Storia alla Yale University. Robert Nöll von Der Nahmer, dottore in Scienze Politiche, dottore in Giurisprudenza, professore di Economia Politica e di Scienza delle Finanze alla università di Magonza. Karl Dietrich Bracher, dottore in Filosofia, professore in Scienze Politiche alla università di Bonn. Hans Kienle, dottore in Filosofia, professore emerito di Astronomia alla università di Heidelberg, già direttore dell’Osservatorio astronomico di Heidelberg-Königstuhl. Wolfgang Bargmann, professore di Anatomia alla università di Kiel. Adolf Portmann, professore di Zoologia alla università di Basilea. Alfred Weber, dottore in Filosofia, professore di Economia Politica, di Sociologia e di Scienze Politiche alla università di Heidelberg. A pag 143 tabella con dati biografici con il periodo di attività delle maggiori personalità russe nel periodo della rivoluzione (anno di nascita e morte) Il sistema di immigrazione per quote. “”Con lo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, si era praticamente arrestato il flusso immigratorio negli Stati Uniti. Talune situazioni di guerra avevano però indotto molti americani a riflettere su quell’affluenza di stranieri, che prima delle guerra era stata cosa normale. Per esempio, dopo il 1917 molti cittadini di origine tedesca furono sospettati e in qualche caso internati. Si cominciava a considerare un potenziale pericolo per lo stato l'””americano fra virgolette””, che restava collegato con la sua patria d’origine. Non solo: prima del 1914 numerosi erano stati gli immigrati dalla Russia. E gli americani pensavano che, riaprendosi l’immigrazione dopo la fine del conflitto, non pochi sovversivi sarebbero entrati nel paese, recando una ideologia contraria a quella americana. Questi elementi determinarono un diverso atteggiamento nei capitalisti, i quali erano stati per tradizione favorevoli all’immigrazione, poiché avevano bisogno di reclutare sempre nuova manodopera, mentre prima della guerra i sindacati avevano cercato di ottenere restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1918 gli americani temettero un’ondata di profughi dall’Europa sconvolta dalla guerra, reputando che un simile afflusso avrebbe provocato lo sfacelo, in un momento in cui milioni di uomini venivano congedati e riammessi alla vita civile. Così nel 1921 il Congresso adottò una misura drastica per restringere l’immigrazione, inaugurando il sistema delle quote. L’Immigrant Quota Act, del 1924, stabilì una direttiva che, pur con qualche lieve modificazione, era destinata a divenire permanente. La legge fissava per ciascun paese europeo una quota, pari al due per cento dei nativi del rispettivo paese residenti negli Stati Uniti nel 1890, ed esigeva che fossero determinate le “”origini nazionali”” della popolazione statunitense, con il risultato di favorire relativamente l’immigrazione dall’Europa settentrionale e occidentale, limitando fortemente quella dell’Europa orientale e meridionale. I tentativi di determinare le “”origini nazionali”” andarono falliti, e così pure, di conseguenza, lo scopo che la determinazione si proponeva: stabilire le quote sui nuovi dati. Nel 1929 il Congresso limitò l’immigrazione a 150.000 unità annue e stabilì le quote nazionali con criteri più o meno arbitrari, come nel 1924. Tutte queste leggi non posero restrizioni all’immigrazione dai paesi dell’emisfero occidentale mentre la legge del 1924 escluse tutti gli emigranti che non potessero diventare cittadini americani, con una misura che colpiva gli asiatici. Per molti anni aveva funzionato un “”gentleme’s agreement”” con il Giappone, che bloccava all’origine l’immigrazione da quel paese. Nonostante le proteste del segretario di Stato Hughes e del presidente Coolidge, il Congresso ignorò quell’accordo e redasse le misure restrittive in modo tale da includervi il Giappone. Fu un gesto offensivo che colpì profondamente una nazione orgogliosa. Tutta quanta la serie delle leggi sull’immigrazione affermò di fatto che il regolamento dell’immigrazione era un problema interno, al di fuori della sfera dei negoziati internazionali. E quelle leggi furono inoltre un consapevole tentativo di mantenere o di modificare la composizione etnica del popolo americano, secondo le personali opinioni e simpatie del legislatore”” [Ralph H. Gabriel, Gli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt] (pag 303-304)]”,”FOTO-073″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di MANN Golo PERTICONE Giacomo FRANKE Wolfgang CIALDEA Basilio SETON-WATSON Hugh FREYMOND Jacques VILLARI Salvatore ARON Raymond SCHMID Carlo BRIEFS Goetz RIVA SANSEVERINO Luisa FREYER Hans SEGRE Umberto MARCEL Gabriel BREZZI Paolo”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume decimo. Il Mondo di oggi.”,” Tabella pag 75: ‘Dati biografici: la rivoluzione cinese’ in saggio: ‘La rivoluzione cinese’ di Wolfgang Franke (pag 51-142) Sun Yat-sen considerava l’imperialismo soltanto uno strumento politico impiegato ai fini di espansione economica e non, come i comunisti, l’inevitabile stadio finale dell’evoluzione del capitalismo (pag 85) (Franke) La fondazione del PCC e il movimento del 4 maggio. (pag 82-83) “”L’ondata rivoluzionaria si estese rapidamente in altri paesi: sembrava l’inizio della rivoluzione mondiale profetizzata da Marx, la rivoluzione del proletariato contro i capitalisti, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Annunciato da Lenin, il messaggio messianico della rivoluzione proclamava la liberazione dei popoli coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo occidentale. Il fronte sino allora unitario delle potenze occidentali, per quanto riguarda il loro atteggiamento verso questi popoli, era infranto, tanto più che nel 1920 il nuovo governo sovietico dichiarò per bocca di Karachan di rinunciare a tutte le concessioni e a tutti i diritti, incluso il diritto all’extraterritorialità di cui aveva goduto in Cina il governo zarista. La Russia sovietica fu dunque la prima tra le nazioni occidentali a riconoscere spontaneamente alla Cina la parità di diritti che i Cinesi auspicavano da lungo tempo. In molti ambienti della Cina si cominciò a guardare all’Unione Sovietica come a un paese amico, difensore della libertà e dell’eguaglianza delle nazioni oppresse. Una delle prime notevoli conseguenze dell’influenza del marxismo in Cina fu la fondazione della «Società per lo studio del marxismo», sorta all’inizio del 1918 nell’ambito dell’Università di Pechino. I membri della società erano in maggioranza studenti universitari, ma ne faceva parte anche Mao Tse-tung [Mao Zedong], che in quegli anni era impiegato nella biblioteca dell’università. La società, come voleva il suo nome, fu dapprima soltanto un centro di studi, ma col passare del tempo alcuni dei suoi componenti maturarono la convinzione che non fosse possibile accogliere il verbo messianico della rivoluzione russa, se si trascurava la dottrina sulla quale essa si fondava. Fu così che la «Società per lo studio del marxismo» divenne a poco a poco l’elemento preordinatore del partito comunista cinese. Nel 1919, o al più tardi nel 1920, anche Ch’en Tu-hsiu, il fondatore della “”Gioventù Nuova””, che si era trasferito nel frattempo a Shanghai, aderì al marxismo-leninismo. A Shanghai si raccolse in breve tempo intorno a Ch’en un circolo di intellettuali rivoluzionari dei più diversi orientamenti, con i quali egli organizzò nel 1920 un gruppo giovanile socialista. Le tendenze socialiste cominciarono intanto a prevalere sempre più nettamente anche nel gruppo che faceva capo alla rivista “”Gioventù Nuova””. In quello stesso anno, il Comintern inviò in Cina il suo primo rappresentante, Grigor Voitinsky, che aprì un ufficio a Shanghai, preoccupandosi anzitutto di raccogliere in un gruppo con indirizzo unitario gli elementi eterogenei della cerchia di Ch’en Tu-hsiu, per organizzarli sotto la guida del Comintern. In seguito cercò di trasformare questo circolo di giovani intellettuali, dalle idee diverse e spesso ancora confuse, in attivi e convinti comunisti; successiamente, gruppi analoghi si formarono a Pechino e a Canton. Intanto, Mao Tse-tung organizzava nella sua provincia natale di Hunan, un movimento rivoluzionario che si ispirava ai principi marxistici. Finalmente, nell’estate del 1921, dall’incontro di comunisti provenienti da diverse parti del paese sorse il partito comunista cinese. Le notizie e i dati che noi conosciamo sui membri del partito sono in parte discordi; i primi aderenti furono circa una dozzina e Mao Tse-ung era certamente fra essi. Ch’en Tu-hsiu divenne segretario generale del partito, e in quello stesso periodo studenti cinesi che si trovavano in vari paesi europei fondarono gruppi giovanili comunisti. Il movimento del 4 maggio, che ebbe anzitutto un carattere nazionale e culturale, fu quindi determinato, in certa misura, dalle teorie marxiste-leniniste; perciò non è lecito definirlo, come talora si è voluto, “”una parte della rivoluzione proletaria mondiale””. La sua importanza consiste soprattutto nel fatto che esso riuscì ad abbattere definitivamente nel campo spirituale la “”grande muraglia”” che per lunghi secoli aveva isolato il pensiero cinese. La Cina cominciò a partecipare attivamente, col retaggio della sua cultura, alla vita degli altri paesi del mondo, e si dischiuse per la prima volta alle maggiori correnti spirituali dell’Occidente. Già il movimento del 4 maggio accolse le due grandi ideologie (liberalismo democratico e marxismo-leninismo) che in seguito avrebbero scisso la Cina e tutto il mondo in due campi diversi. Il movimento del 4 maggio segnò dunque una svolta decisiva, e l’importanza che gli viene oggi riconosciuta in Cina è pienamente giustificata dal punto di vista della storia universale’ (pag 82-83)] [Wolfgang Franke, La rivoluzione cinese]zionaria si estese rapidamente in altri paesi: sembrava l’inizio della rivoluzione mondiale profetizzata da Marx, la rivoluzione del proletariato contro i capitalisti, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Annunciato da Lenin, il messaggio messianico della rivoluzione proclamava la liberazione dei popoli coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo occidentale. Il fronte sino allora unitario delle potenze occidentali, per quanto riguarda il loro atteggiamento verso questi popoli, era infranto, tanto più che nel 1920 il nuovo governo sovietico dichiarò per bocca di Karachan di rinunciare a tutte le concessioni e a tutti i diritti, incluso il diritto all’extraterritorialità di cui aveva goduto in Cina il governo zarista. La Russia sovietica fu dunque la prima tra le nazioni occidentali a riconoscere spontaneamente alla Cina la parità di diritti che i Cinesi auspicavano da lungo tempo. In molti ambienti della Cina si cominciò a guardare all’Unione Sovietica come a un paese amico, difensore della libertà e dell’eguaglianza delle nazioni oppresse. Una delle prime notevoli conseguenze dell’influenza del marxismo in Cina fu la fondazione della «Società per lo studio del marxismo», sorta all’inizio del 1918 nell’ambito dell’Università di Pechino. I membri della società erano in maggioranza studenti universitari, ma ne faceva parte anche Mao Tse-tung [Mao Ze-dong], che in quegli anni era impiegato nella biblioteca dell’università. La società, come voleva il suo nome, fu dapprima soltanto un centro di studi, ma col passare del tempo alcuni dei suoi componenti maturarono la convinzione che non fosse possibile accogliere il verbo messianico della rivoluzione russa, se si trascurava la dottrina sulla quale essa si fondava. Fu così che la «Società per lo studio del marxismo» divenne a poco a poco l’elemento preordinatore del partito comunista cinese. Nel 1919, o al più tardi nel 1920, anche Ch’en Tu-hsiu, il fondatore della “”Gioventù Nuova””, che si era trasferito nel frattempo a Shanghai, aderì al marxismo-leninismo. A Shanghai si raccolse in breve tempo intorno a Ch’en un circolo di intellettuali rivoluzionari dei più diversi orientamenti, con i quali egli organizzò nel 1920 un gruppo giovanile socialista. Le tendenze socialiste cominciarono intanto a prevalere sempre più nettamente anche nel gruppo che faceva capo alla rivista “”Gioventù Nuova””. In quello stesso anno, il Comintern inviò in Cina il suo primo rappresentante, Grigor Voitinsky, che aprì un ufficio a Shanghai, preoccupandosi anzitutto di raccogliere in un gruppo con indirizzo unitario gli elementi eterogenei della cerchia di Ch’en Tu-hsiu, per organizzarli sotto la guida del Comintern. In seguito cercò di trasformare questo circolo di giovani intellettuali; dalle idee diverse e spesso ancora confuse, in attivi e convinti comunisti; successivamente, gruppi analoghi si formarono a Pechino e a Canton. Intanto, Mao Tse-tung organizzava nella sua provincia natale di Hunan, un movimento rivoluzionario che si ispirava ai principi marxistici. Finalmente, nell’estate del 1921, dall’incontro di comunisti provenienti da diverse parti del paese sorse il partito comunista cinese. Le notizie e i dati che noi conosciamo sui membri del partito sono in parte discordi; i primi aderenti furono circa una dozzina e Mao Tse-ung era certamente fra essi. Ch’en Tu-hsiu divenne segretario generale del partito, e in quello stesso periodo studenti cinesi che si trovavano in vari paesi europei fondarono gruppi giovanili comunisti. Il movimento del 4 maggio, che ebbe anzitutto un carattere nazionale e culturale, fu quindi determinato, in certa misura, dalle teorie marxiste-leniniste; perciò non è lecito definirlo, come talora si è voluto, “”una parte della rivoluzione proletaria mondiale””. La sua importanza consiste soprattutto nel fatto che esso riuscì ad abbattere definitivamente nel campo spirituale la “”grande muraglia”” che per lunghi secoli aveva isolato il pensiero cinese. La Cina cominciò a partecipare attivamente, col retaggio della sua cultura, alal vita degli altri paesi del mondo, e si dischiuse per la prima volta alle maggiori correnti spirituali dell’Occidente. Già il movimento del 4 maggio accolse le due grandi ideologie (liberalismo democratico e marxismo-leninismo) che in seguito avrebbero scisso la Cina e tutto il mondo in due campi diversi. Il movimento del 4 maggio segnò dunque una svolta decisiva, e l’importanza che gli viene oggi riconosciuta in Cina è pienamente giustificata dal punto di vista della storia universale”” (pag 82-83) [Wolfgang Franke, La rivoluzione cinese] Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Giacomo Perticone, professore di Storia contemporanea alla università di Roma. Wolfgang Franke, professore di Lingua e di Civiltà della Cina alla università di Amburgo. Basilio Cialdea, professore di Storia dei paesi afro-asiatici alla università di Genova. Hugh Seton-Watson, professore di Storia russa alla università di Londra. Jacques Freymond, docteur es Lettres, professore di Storia internazionale, Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales et Université de Genéve. Salvatore Villari, professore di Storia delle istituzioni alla università di Messina. Raymond Aron, Docteur es Lettres, professore di Filosofia e di Sociologia alla Sorbona. Carlo Schmid, professore di Scienze Politiche alla università di Francoforte sul Meno. Goetz Briefs, professore di Scienze Economiche alla Georgetown University di Washington. Luisa Riva Sanseverino, profesoressa di Diritto del lavoro alla università di Milano. Hans Freyer, professore di Sociologia alla università di Münster. Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento. Gabriel Marcel, Agrégé d’Université, Membre de l’Institut. Paolo Brezzi, professore di Storia del cristianesimo alla Università di Roma.”,”FOTO-074″
“MANN Golo a cura; volume XI a cura di Umberto SEGRE”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume undicesimo. Passato e Presente.”,”Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento. “”La carta geopolitica del mondo, già sconvolta dai risultati della prima e della seconda guerra mondiale ha registrato negli ultimi dieci o quindici anni un ulteriore scossone. Un intero continente come l’Africa ha cessato di essere una semplice espressione geografica caratterizzata da una mezza dozzina di macchie colorate corrispondenti ad altrettanti domini coloniali ed ha ritrovato un volto, anzi una miriade di volti. Anche l’Asia, anche l’America del Sud hanno cessato di essere espressioni geografiche e stanno ritrovando o modificando radicalmente il loro volti. Il “”processo di accelerazione”” come è stato ripetutamente osservato anche nel corso di questa opera, costituisce, in tutti i campi, uno dei tratti più caratteristici della civiltà contemporanea. Sarebbe azzardato ritenere che questo processo abbia trovato non diciamo un punto di arrivo ma quanto meno una fase di assestamento nella mappa geopolitica che ci troviamo sotto gli occhi all’inizio degli anni ’70. (…) Quali che siano le sorprese che questo processo di accelerazione potrà riservarci negli anni successivi, è certo, tuttavia, che esso si svolge sotto il segno di una duplice contraddizione. Da una parte quella tra il numero degli Stati e la “”unificazione dello spazio”” della esistenza umana oggi, la dimensione planetaria che hanno assunto tutti i problemi politici, economici, sociali insieme alla progressiva presa di coscienza che soltanto in una dimensione planetaria, sulla scala delle grandi concentrazioni continentali e intercontinentali, possono essere affrontati e risolti. Dall’altra parte la contraddizione implicita nel confronto tra il potere formale e il potere reale di cui possono disporre questi stati, tutti per definizione “”sovrani””; cioè la contraddizione tra le nazioni e i blocchi internazionali – politici, militari, economici – con il conseguente scontro delle due diverse logiche alle quali rispondono. Forse sta qui, in queste contraddizioni, il più grosso nodo che si presenta alla storia universale del futuro, quello dal cui scioglimento dipendono i nostri destini. Come stanno già dimostrando, ognuno in un contesto e con caratteristiche specifiche diverse, i temi più brucianti della lotta politica e del dibattito ideologico contemporanei: il Vietnam, la Cecoslovacchia, il conflitto arabo-israeliano. La prima e la seconda guerra mondiale hanno travolto l’idea di nazione così come l’aveva teorizzata la storiografia del XIX secolo; giustamente travolto, perché nessuno vorrà rimpiangere il nazionalismo esasperato e le chiusure protezioniste, il bellicismo che hanno caratterizzato il tramonto dell'””epoca delle nazioni”””” (pag XII-XIII) [dall’introduzione di Enzo Forcella]”,”FOTO-075″
“MANN Thomas”,”Tonio Kröger.”,”Scritto nel 1903, ‘Tonio Kröger’ è la storia di una iniziazione de lento pervenire del giovane Kröger alla coscienza di essere diverso dai coetanei, dell’isolamento della sua sensibilità, che si dibatte nell’antinomia tra le origini borghesi e l’attrazione per l’arte. Il contrasto tra arte-maledizione e borghesia-normalità. Come già il ‘Törless’ per Musil, questo raccanto contiene i grandi temi, tra romanticismo e decadentismo, che Mann svolgerà in tempi più maturi… Arte come decadenza, come malattia fisica, come acuirsi di sensibilità, come male morale: i lineamenti del giovane Kröger sono già quelli dei suoi fratelli maggiori, lo scrittore di Aschenbach di ‘La morte a Venezia’, il compositore Leverkühn di ‘Doctor Faustus’. Einaudi ha pubblicato di T. Mann anche ‘La morte a Venezia’ e ‘I Buddenbrook’. “”Non trovo quel che cerco, Lisaveta. Trovo il gregge e la comunità che ben conosco, simile a una riunione di cristiani primitivi; gente dai corpi sgraziati e dalle anime belle, gente che, per così dire, casca sempre a terra, lei mi capisce, e per la quale la poesia è una mite vendetta contro la vita – sempre sofferenti, e bramosi e infelici (…)”” (pag 47)”,”VARx-003-FAP”
“MANN Thomas”,”La morte a Venezia.”,”Scritto nel 1903, ‘Tonio Kröger’ è la storia di una iniziazione de lento pervenire del giovane Kröger alla coscienza di essere diverso dai coetanei, dell’isolamento della sua sensibilità, che si dibatte nell’antinomia tra le origini borghesi e l’attrazione per l’arte. Il contrasto tra arte-maledizione e borghesia-normalità. Come già il ‘Törless’ per Musil, questo raccanto contiene i grandi temi, tra romanticismo e decadentismo, che Mann svolgerà in tempi più maturi… Arte come decadenza, come malattia fisica, come acuirsi di sensibilità, come male morale: i lineamenti del giovane Kröger sono già quelli dei suoi fratelli maggiori, lo scrittore di Aschenbach di ‘La morte a Venezia’, il compositore Leverkühn di ‘Doctor Faustus’. Einaudi ha pubblicato di T. Mann anche ‘La morte a Venezia’ e ‘I Buddenbrook’. “”Non trovo quel che cerco, Lisaveta. Trovo il gregge e la comunità che ben conosco, simile a una riunione di cristiani primitivi; gente dai corpi sgraziati e dalle anime belle, gente che, per così dire, casca sempre a terra, lei mi capisce, e per la quale la poesia è una mite vendetta contro la vita – sempre sofferenti, e bramosi e infelici (…)”” (pag 47)”,”VARx-004-FAP”
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna, 1789-1958.”,”Le osservazioni di Heine, del giovane Engels e l’avvento dei tempi nuovi “”Ma l’Austria di Metternich, una volta che le ferrovie sono impiantate, non può più restare l’Austria di Metternich. Il poeta Heinrich Heine esprime questo dilemma in un poema, la favola del cavallo e dell’asino. I due animali vedono insieme: “”Su ferree guide, celeri quai lampi, / Cocchi e carri a vapore, / Col nero fumaiolo imbandierato, / Scorrere con fragore””. In seguito a ciò il cavallo si spaventa: il suo tempo è passato, l’uomo non avrà più bisogno di lui, non lo nutrirà più e lo manderà al diavolo. Però l’asino non si rattrista; lui, semplice, senza pretese, utile animale da lavoro non ha niente da temere dai tempi nuovi, gli uomini ne avranno sempre bisogno. Morale: “”Voi suberbi cavalli, voi minaccia / Un tremendo futuro; / Noi asini modesti abbiamo il nostro / Avvenire sicuro””. «Il tempo dei cavalieri è cessato» – ma i «cavalieri», i reggitori della Germania, si rifiutano di riconoscerlo, su questo fatto si basano le contese politiche dei decenni seguenti. Senza dubbio i fatti si svolgono nella realtà molto più lentamente che nel pensiero. L’unione doganale è tanto lontana dal poter creare rapidamente l’unità politica della Germania, che tuttavia si basa su di essa, quanto lontana è la nuova industria, che nasce dalle ferrovie, dal poter realizzare rapidamente quella mescolanza o quella soppressione di classi sociali che certi teorici aspettano da essa. Frattanto l’allievo ginnasiale Friedrich Engels, passa ogni giorno, nella sua città natale di Barmen, davanti a fabbriche dove gli operai, in locali opprimenti, non visitati da ispettori del lavoro, «respirano più fumo e polvere che ossigeno» – tra loro vi sono bambini di sei anni. E a lui e ad altri viene l’idea che doveva ben presentarsi alla gente in quei tempi: il fulcro di ogni storia è la storia economica. Le lotte politiche non sono che l’espressione di ciò che avviene nel campo del lavoro e dell’industria; i politicanti non sono che burattini sospesi a fili dei quali essi stessi non si rendono conto…”” (pag 94) [Golo Mann, Storia della Germania moderna, 1789-1958′, Sansoni editore, Firenze, 1964] “”Friedrich Engels, che [Marx] incontrò intorno al ’40 e col quale strinse un’alleanza per la vita, era d’altra natura; figlio d’industriali dek Wuppertal, sportivo, galante, cacciatore, conoscitore di vini e soldato, cavalleresco e gioviale. Engels cominciò lui pure con le hegelerie; al contrario di Marx, passò ben presto, come industriale, a esperienze pratiche. Il suo primo libro ‘La situazione delle classi lavoratrici in Inghilterra’ (uscito nel 1845) è realmente scritto come dice il sottotitolo «secondo una concezione personale». Erroneo nelle sue predizioni politiche, un po’ parziale anche nelle sue visioni sociali, è anche troppo vero in quel che descrive. Un’accusa più forte, più accalorata del capitalismo sfrenato nessuno l’ha scritta. Quello che Engels racconta, la condizione di vita dei lavoratori e delle lavoratrici e dei loro figli, è così sconvolgente e straziante che ancor oggi si capirà il falso sillogismo dell’autore e se ne condividerà il sentimento: così non ‘può’ continuare, questo ‘deve’ esser vendicato, deve condurre ad uba formidabile esplosione sociale”” (pag 122) “”(Marx ed Engels) Erano molto chiaroveggenti. Molte cose scrissero che sono state confermate dai cento anni seguenti e molte già, in modo sorprendente nei sei mesi seguenti. La lotta di classe tra borghesia e proletariato era in realtà una chiave per la comprensione della storia europea recente, in particolare di quella francese che essi tenevano per modello di tutta la storia europea. Anche altri lo sentivano. Ciò si trovava nell’aria come idea e divenne una brutta realtà nel giugno seguente: il 1848 fu una realtà tanto più immediata ‘perché’ si trovava come idea nell’aria. A questa tentazione hanno ceduto anche altri pensatori storici: riferire ciò che hanno visto ai loro tempi a tutto il passato e credere che essi hanno ora in mano la legge secondo cui si fa la storia. Ma noi sappiamo che la storia non ha seguito il corso che Marx aveva profetizzato e sarebbe ozioso confutare la sua opera con un’enumerazione di tutto quello che dopo di lui, senza di lui, contro di lui, divenne realtà. Ogni profeta è contraddetto dall’avvenire. Marx ha avuto ragione più di quasi tutti quelli che si sono provati in questo dubbioso mestiere. Forse il passo del ‘Manifesto’ che ha raccolto più successo è quello che descrive i risultati del capitalismo. Perché ciò descrive in quel paragrafo era appena vero nel 1848, maturò solo verso il 1900. Già ai suoi inizi Marx vedeva l’intero e grave significato dell’economia capitalista mondiale. E questo solo basterebbe per fare di lui una figura memorabile”” (pag 125-126)”,”GERx-005-FSD”
“MANNA Zohar”,”Teoria matematica della computazione.”,”Zohar Manna, laureato in matematica e in scienze del calcolatore, è professore al Weizmann Institute of Science in Israele e ricercatore del Laboratorio di intelligenze artificiali della Stanford University. Oltre alla teoria matematica della computazione, i suoi interessi scientifici includono la metodologia della programmazione, la verifica e la sistesi dei programmi.”,”SCIx-069-FL”
“MANNARI Enrico”,”Tradizione sovversiva e comunismo durante il regime fascista. 1926-1943. Il caso di Livorno.”,”””Siamo forse in presenza di quei quadri mentali, di quelle strutture psicologiche che F. Braudel ha definito “”prigioni di lunga durata””? La questione è quanto mai complessa e va affrontata con grande cautela rifuggendo da facili quanto superficiali generalizzazioni”” (pag 842)”,”MITC-109″
“MANNHEIM Karl”,”L’ uomo e la società in un’età di ricostruzione.”,”MANNHEIM nacque a Berlino nel 1889 e insegnò sociologia all’Univ di Francoforte fino al 1933 quando fu espulso dal nazismo. Insegnò quindi alla LSE e all’Institute for Education. Nel 1940 fondò l’ International Library of Sociology and Social Reconstruction. Morì a Londra nel 1947.”,”TEOS-033″
“MANNHEIM Karl”,”Ideologia e utopia.”,”MANNHEIM Karl nacque a Budapest nel 1893. Insegnò sociologia all’ Università di Francoforte sino al 1933 quando espulso dalla Germania nazista riparò in Inghilterra. Tenne la cattedra di pedagogia all’ Università di Londra, insegnò alla LSE. Morì a Londra nel 1940.”,”TEOS-056″
“MANNHEIM Karl”,”Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società.”,”MANNHEIM K. (1893-1947) è stato l’ ultimo esponente della grande tradizione sociologica tedesca e uno dei tramiti essenziali della sua influenza sulla cultura anglosassone. Nell’ opera ‘Ideologie und Utopie’ (1929) vi sono influenze di due pensatori come Georg LUKACS e Ernest BLOCH esponenti di due opposte interpretazioni del marxismo, si incontrano in un testo che conclude nella celebre rivendicazione delle funzioni della freischwebende Intelligenz, la libera élite degli intellettuali chiamata a porsi al di là di ogni visione ideologica per formulare un programma sociale comprensivo insieme delle tendenze storiche e dei valori fondamentali della libertà e della solidarietà sociale. “”L’ espressione tedesca drei Schritt von Leib (tre passi dal corpo) usata per caratterizzare l’ atteggiamento consistente nel mantenere le distanze, indica bene lo stato di una società in cui la prestanza fisica esprime nello stesso tempo timore e rispetto. Un passo è la normale distanza fra i membri di una società. Una distanza di tre passi è imposta alle persone che stanno fuori del gruppo dominante, come segno di stato di subordinazione nelle società rigidamente gerarchiche. Questo è un superdistanziamento e può essere contrapposto al sottodistanziamento che è una espressione di intimità. L’ intimità è correlata ad un contatto fisico, stretto, cui sono portati gli individui; qui ancora una volta, il semplice spazio obiettivo tende ad essere riferito alle qualità del distanziamento mentale””. (pag 81) “”La storia dell’ Europa, dal 1930 al 1945, ha mostrato che, almeno temporaneamente, la divisione di classe può essere superata dalla mobilitazione dei sentimenti nazionali.”” (pag 179)”,”TEOS-098″
“MANNHEIM Karl”,”Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società.”,”2° copia “”Le classi hanno un certo ruolo nella trasformazione della società. La causa fondamentale di tale trasformazione, secondo Marx, si deve trovare nelle innovazioni della tecnica economica.”” (pag 174) “”L’esistenza di interessi di classe non significa che di essi si rendano sempre conto i membri della classe medesima. Si può appartenere ad una classe, secondo Marx, perché si è salariati, ma se si è piccoli impiegati, verosimilmente si cela a se stessi il fatto di essere salariati e si sposano gli interessi ed i pregiudizi della classe capitalista. In questo caso, dice Marx, si ha “”una falsa coscienza””, ed è solo attraverso il chiarimento e la propaganda che potrà essere compresa la reale posizione nella società. E’ difficile mostrare chiaramente l’esistenza della coscienza di classe. Per esempio, una classe dirigente può cercare di sminuire il sentimento di appartenenza ad una classe, o può darsi anche che fra i membri di una classe interessi temporanei siano in contrasto con interessi generali oppure con interessi a lungo termine. Secondo Marx, la coscienza di classe nelle classi oppresse può restare celata per lungo tempo, ma prima o poi l’antagonismo esistente nella società conduce ad una rivoluzione sociale: “”Prima o poi, quando le forze produttive della società raggiungono un punto in cui il loro ulteriore sviluppo è ostacolato dalle istituzioni sociali esistenti, la lotta di classe diventa acuta ed è allora che essa diventa la principale forza verso la riorganizzazione sociale””. In questa rivoluzione il proletariato deve impadronirsi dello Stato e del suo intero apparato al fine di far scomparire quelle vecchie istituzioni che ostacolano lo sviluppo delle forze produttive e che mantengono la struttura di classe””. (pag 175-176) [Karl Mannheim, Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società, 1967] MANNHEIM K. (1893-1947) è stato l’ ultimo esponente della grande tradizione sociologica tedesca e uno dei tramiti essenziali della sua influenza sulla cultura anglosassone. Nell’ opera ‘Ideologie und Utopie’ (1929) vi sono influenze di due pensatori come Georg LUKACS e Ernest BLOCH esponenti di due opposte interpretazioni del marxismo, si incontrano in un testo che conclude nella celebre rivendicazione delle funzioni della freischwebende Intelligenz, la libera élite degli intellettuali chiamata a porsi al di là di ogni visione ideologica per formulare un programma sociale comprensivo insieme delle tendenze storiche e dei valori fondamentali della libertà e della solidarietà sociale.”,”TEOP-245″
“MANNHEIM Karl”,”Ideologia e utopia.”,”Karl Mannheim nacque a Budapest nel 1893. Insegnò sociologia all’ Università di Francoforte sino al 1933 quando espulso dalla Germania nazista riparò in Inghilterra. Tenne la cattedra di pedagogia all’ Università di Londra, insegnò alla LSE. Morì a Londra nel 1940. “”Ogni concezione è parziale nella sfera politica, poiché la realtà storica è troppo ampia nel suo insieme per essere afferrata da una delle prospettive che emergono da essa”” (pag 161)”,”TEOS-011-FV”
“MANNHEIMER Renato NATALE Paolo a cura; saggi di Renato MANNHEIMER Paolo FELTRIN Davide FABRIZIO Paolo NATALE Luca RICOLFI Paola FERRAGUTTI Francesca DALLAGO Roberto BIORCIO Paolo SEGATTI Aldo CRISTADORO Guido LEGNANTE Mauro BARISONE Giacomo SANI Nando PAGNONCELLI Julian Santamaria OSSORIO John FOOT”,”L’Italia a metà. Dentro il voto del paese diviso.”,”””Un gran numero di libri inglesi su Berlusconi ha ottenuto ottime performance di vendita in Inghilterra: quello di Tobias Jones ‘The Dark Heart of Italy’ (Il cuore nero dell’Italia), quello di David Lane ‘Berlusconi’s Shadow’ (L’ombra di Berlusconi) e quello di Paul Ginsborg ‘Berlusconi’. Molti studenti di politica italiana – o semplici turisti che avevano visitato l’Italia .- ne hanno letto almeno uno. E’ molto difficile in Inghilterra trovare un italiano che parteggi o sostenga le ragioni di Berlusconi. Molti italiani hanno lasciato il loro paese proprio a causa della situazione politica di casa propria, o così essi affermano. L’ipotetica “”superiorità”” della democrazia britannica non è tuttavia così evidente. Soltanto il 57% degli inglesi si è preso la briga di votare nel 2001, e appena poco di più (il 61%) nel 2005. Il sistema politico britannico sottostima poi in maniera pesante molti partiti, in special modo i Liberal Democrats. Blair governa grazie al voto solo di una minoranza di elettori. In confronto, il consenso di Prodi è certamente più altisonante. I cittadini italiani, in realtà, si preoccupano molto di più dei propri diritti democratici rispetto a quanto sembrano fare gli inglesi”” (pag 156-157) [John Foot, Le elezioni italiane viste dall’Inghilterra]”,”ITAP-197″
“MANNHEIMER Renato; testi di BIORCIO Roberto, DIAMANTI Ilvo, NATALE Paolo”,”La Lega Lombarda.”,”Renato Manneheimer è professore di Sociologia politica all’Università di Genova. Si occupa in particolare di studi sull’opinione pubblica e sul comportamento elettorale. Ha pubblicato tra l’altro, Il mercato elettorale con Giacomo Sani, e Capire il voto, collabora al Corriere della Sera. Roberto Biorcio svolge attività di ricerca sui fenomeni della partecipazione politica e del comportamento elettorale presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano e presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano. Ha pubblicato La sfida verde. Ilvo Diamanti insegna Sociologia urbana a Urbino. Dirige la sezione sociale dell’Istituto Poster. Ha pubblicato 50-80 vent’anni (con Percy Allum, 1986), Tra religione e organizzazione (Con Enzo Pace, 1987), Elezioni a Trieste (con Arturo Parisi, 1991). Paolo Natale è dottore di ricerca in Sociologia. Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano e presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano.”,”ITAP-047-FL”
“MANNHEIMER Renato RODRIGUEZ Mario SEBASTIANI Chiara”,”Gli operai comunisti.”,”””Oltre la metà dei lavoratori che hanno risposto al questionario sono metallurgici. Questi, insieme ai chimici, agli edili e ai tessili, rappresentano complessivamente l’80% dell’intera inchiesta e anche l’80% dei dipendenti dell’industria nel complesso”” (pag 6-7) L’età media è di 36,4 anni Le donne pesano nel campione per il 9.4% La qualifica operai (82%) Impiegati (14%)”,”PCIx-460″
“MANNHEIMER Renato SANI Giacomo”,”La conquista degli astenuti.”,”Renato Mannheimer docente di Metodologia della scienza politica nell’Università di Genova. Giacomo Sani insegna Partiti politici e gruppi di pressione nell’Università di Pavia “”Quasi un italiano su tre non va a votare. Perché?”””,”ITAS-234″
“MANNING Brian”,”Popolo e rivoluzione in Inghilterra 1640-1649.”,”MANNING ha studiato ad Oxford nei College Hurstpierpoint e Balliol. Nel 1952 si è laureato presso la School of Modern History di Oxford. Dopo un periodo di perfezionamento presso università inglesi e americane, nel 1959 è stato chiamato all’Univ di Manchester dove ha insegnato storia moderna. Ha pubblicato saggi nella rivista ‘Past and Present’.”,”UKIR-011″
“MANNING Brian”,”The Far Left in the English Revolution, 1640 to 1660.”,”MANNING Brian è professore emerito di storia all’ Università dell’ Ulster ed è autore di molti apprezzati lavori sulla rivoluzione inglese tra cui ‘The English People and the English Revolution’ (2° ediz 1991) e di ‘1649: The Crisis of the English Revolution’ (1992). E’ una approccio marxista alla storia della rivoluzione inglese. L’A esamina il ruolo degli elementi più radicali all’ interno della rivoluzione, che in modo controverso si è chiamata “”far left””. Dimostra che questa 55estrema ha anticipato lo sviluppo di una coscienza operaia di classe e la rivoluzione politica socialista. Tentativo rivoluzionario dei Levellers attraverso ammutinamenti di soldati e movimenti di massa. “”I Livellatori nella Rivoluzione inglese di fatto perseguivano una doppia politica cercando di conquistare alla loro causa i soldati e organizzare un movimento popolare di massa con petizioni e dimostrazioni. Mentre Thompson principalmente mira a incitare i soldati ad ammutinarsi e Venner vuole armare i civili per battere i soldati, entrambi sperano di accrescere il sostegno delle masse popolari. La ‘forza morale’ e la ‘forza fisica’ non erano poli opposti ma vicine una all’ altra, e rivolte armate e manifestazioni pacifiche erano tattiche compatibili. Comunque, senza un movimento popolare di massa non ci sarebbe stata una spaccatura nell’ atteggiamento del’ esercito e senza una spaccatura nell’ atteggiamento dell’ esercito il movimento popolare di massa non avrebbe avuto successo. Nessuna di queste condizioni si verificò nelle insurrezioni fallite di Thompson e Venner.”” (pag 82)”,”UKIR-025″
“MANNING Brian”,”Popolo e rivoluzione in Inghilterra, 1640-1649.”,”Brian Manning ha studiato ad Oxford nei “”colleges”” Hurstpierpoint e Balliol. Nel 1952 si è laureato presso la School of Modern History di Oxford. Dopo un periodo di perfezionamento persso università inglesi e americane, nel 1959 è stato chiamato all’Università di Manchester dove insegna storia moderna (1977). “”Il timore per i papisti non proveniva dall’esistenza di ben noti refrattari cattolici (recusants), bensì dalla convinzione che ci fossero in quantità sconosciuta molti cattolici occulti e molti simpatizzanti per il cattolicesimo. E per di più, tutti coloro che si opponevano alle richieste di riforma della chiesa e della religione in senso più accentuatamente protestante divennero sospetti di essere dei papisti”” (pag 87)”,”UKIR-008-FF”
“MANNIX Daniel P. COWLEY M.”,”Historia de la trata de negros, 1518-1865. (Tit.orig.: Black Cargoes)”,”MANNIX Daniel P. è un noto specialista di questioni africane mentre COWLEY M. è uno dei maggiori critici letterari e saggisti contemporanei degli Stati Uniti. “”Los comerciantes genoveses compraban los esclavos en Lisboa, porque eran los portugueses quíenes los traían de Africa. Los portugueses habían explorado Guinea y doblado el cabo de Buena Esparanza, y su pretensión de poseer derechos exclusivos en el continente africano, se vio sancionada por dos bulas pontificias promulgadas en 1493. Por esta época ya habían comenzado a construir poderosas fortalezas en la costa, como centros de influencia y también come reductos en los que lo esclavos eran concentrados antes de ser embarcados. El primero de estos fuertes, Elmina, en la costa de Oro, fue comenzado en 1481. El monarca de la localidad, el rey Kwame Ansa, no se había opuesto a la trata que los blancos mantenían con sus súbditos, mas cuando los portugueses solicitaron permiso para edificar un fuerte les rogó que desistieran, con toda cortesía, en el primer discurso conocido de un gobernante de la costa de Oro.”” (pag 17)”,”CONx-156″
“MANNUCCI Cesare”,”Antisemitismo e ideologia cristiana sugli ebrei.”,”I rapporti tra la Chiesa cattolica e il nazismo. “”Papa Ratti non si sentiva legato alla Germania quanto il suo stesso collaboratore Pacelli, ma è un fatto che il concordato concluso dalla Chiesa con Hitler nel 1933, non molto tempo dopo il suo avvento al potere – nel 1929 era stato stipulato un concordato con Mussolini, da papa notoriamente definito “”uomo della Provvidenza”” – è un cesto di cui porta la piena responsabilità. Ma ci sono indicazioni specifiche circa l’ atteggiamento di Pio XI verso l’ antisemitismo nazista. Nel 1933 Edith Stein, un ‘ ebrea tedesca che era stata assistente di Husserl, si era convertita nel 1922 al cattolicesimo e aveva fatto l’ insegnante di filosofia fino a quando il governo nazista l’ aveva cacciata dal posto, scriveva una lettera al pontefice chiedendo di essere ricevuta per illustrargli i suoi timori per il programma antisemita di Hitler e per chiedergli di dedicare un’ enciclica alla questione ebraica. L’ udienza non veniva concessa e il papa si limitava a mandare alla Stein una benedizione per lei e la sua famiglia (diventata poi suora, e uccisa in un campo di sterminio in quanto ebrea, Edith Stein viene additata oggi da Giovanni Paolo II e anche dalla chiesa tedesca come una gloria del cattolicesimo).”” (pag 140) Si sa per certo che il nuovo papa Pio XII, eletto nella primavera del 1939, aveva visto la bozza dell’ Humani Generis Unitas. Infatti la sua prima enciclica redatta dietro sue istruzioni dal collaboratore di La Farge, ha utilizzato vari brani di quel testo, ma lasciandone fuori il nocciolo: la sezione sul razzismo e quella sull’ antisemitismo.”” (pag 142)”,”RELC-181″
“MANNUCCI Erica Joy”,”Finalmente il popolo pensa. Sylvain Maréchal nell’immagine della Rivoluzione francese.”,”Erica Joy Mannucci docente di Storia moderna, insegna all’Università di Milano-Bicocca. E’ autrice di libri e saggi di storia intellettuale e culturale, prevalentemente dedicati all’epoca della Rivoluzione francese. “”«Finalmente il popolo pensa… e forse, tra poco, non avrà più bisogno di un Dio come freno», sono versi del 1781 che esprimono le attese rivoluzionarie del poeta francese dell’ateismo virtuoso Sylvain Maréchal, futuro membro della Congiura degli Eguali di Babeuf. La figura di Maréchal ha subito gli effetti di una secolare denigrazione dalla quale nel tempo alcuni studiosi hanno cercato di riscattarla”” (dalla quarta di copertina) Nell’introduzione un lungo resoconto sul biografo di Maréchal, Dommanget, e delle sue ricerche sul personaggio. Si parla dei rapporti (corrispondenza) tra Dommanget e Riazanov. (pag 13-17) “”Quel quadro [‘La Libertà guida il popolo alle barricate’ dedicato da Eugène Delacroix alle giornate rivoluzionarie parigine del 1830] è conosciuto anche con un titolo più preciso: ‘La Liberté chantant ‘La Marseillaise’ sur les barricades et entraînant le peuple à la bataille de Juillet’. Questo titolo basta a evocare le avventure del canto rivoluzionario e del «pouvoir mobilisateur proprement populaire» che ha a lungo esercitato (2). Quell’inno ormai istituzionalizzato che oggi sembriamo dare per scontato, era stato messo da parte da Napoleone già all’indomani di Brumaio e nell’Ottocento fu proscritto dai governi autoritari: nel 1826 il suo anziano autore Rouget de Lisle, ridotto in miseria perché mai disposto al compromesso, finì in prigione per debiti e tentò addirittura il suicidio, salvato dai pochi amici rimasti. Il canto rappresentò per converso il segnale delle fiammate rivoluzionarie partite dal popolo: risuonò di nuovo, spontaneamente, nel 1830, nel 1848 (questa volta non solo in Francia, ma in tutta Europa), all’epoca della Comune di Parigi. Ufficializzato nel 1879, durante la Terza Repubblica, non sarebbe poi stato unanimemente accettato in patria. Fu respinto non soltanto dall’estrema destra, ma anche dall’estrema sinistra libertaria e trotzkista, per il suo nazionalismo: Maurice Dommanget, il biografo classico di Sylvain Marechal, era fra questi aspri critici. Non a caso molte componenti del Sessantotto francese considerarono l’inno con scarso entusiasmo e la versione che associamo a quell’epoca è l’ironica ‘Aux armes etc’., di Serge Gainsbourg. Ma la Marsigliese rimase rivoluzionaria al di fuori della Francia, fu suonata in Russia insieme all”Internazionale’ sin dal giorno del ritorno di Lenin, nell’aprile del 1917 – e fu l’inizio della rivendicazione bolscevica dell’eredità della Rivoluzione – così come per celebrare l’avvento della Repubblica spagnola nel 1931″” (pag 9-10)] [Erica Joy Mannucci, ‘Finalmente il popolo pensa. Sylvain Maréchal nell’immagine della Rivoluzione francese’, Napoli, 2012] [(2) M. Vovelle, ‘La Marseillaise: la guerre ou la paix’, in P. Nora (a cura), ‘Les Lieux de mémoire’, vol. 1, La République’, Paris, Gallimard, 1997, p. 122]”,”SOCU-001-FC”
“MANNUCCI Cesare”,”L’odio antico. L’antisemitismo cristiano e le sue radici.”,”Cesare Mannucci è nato a Milano nel 1926. Dopo la laurea in giurisprudenza e studi di storia e filosofia a Roma sotto la guida di Carlo Antoni, tra il 1951 e il 1954 ha collaborato a fianco di Ferruccio Parri alla rivista Mondo economico. Nel 1953 ha contribuito come segretario ai lavori della Inchiesta parlamentare sulla miseria. In seguito ha collaborato regolarmente per un decennio alla rivista Nord e Sud diretta da Francesco Compagna e al Mondo di Pannunzio. Entrato nel movimento Comunità di Adriano Olivetti nel 1955, ne ha diretto centri culturali e successivamente è diventato redattore e vicedirettore della rivistà Comunità. Ha partecipato alla fondazione dell’Aiss (Associazione italiana scienze sociali).”,”EBRx-041-FL”
“MANNUZZU Salvatore PAOLOZZI Letizia PEZZINO Paolo RAGOZZINO Guglielmo CENTORRINO Mario D’ANTONA Enzo SANTINO Umberto SERGI Pantaleone CORDOVA Agostino ROMANO Antonella SCARPINATO Roberto VIOLANTE Luciano”,”Mafia. Anatomia di un regime.”,”Salvatore Mannuzzu. Nato a Sassari è stato magistrato, deputato della sinistra indipendente per tre legislature, dirige la sezione giustizia del Centro per la riforma dello Stato. Ha pubblicato con Einaudi i romanzi Procedura ed Un morso di formica e la raccolta di racconti La figlia perduta. Letizia Paolozzi. Laureata in archeologia, è inviata de l’Unità. Suo ultimo libro pubblicato è il Taglio, Data News (scritto insieme a Franca Chiaromonte) che tratta del dibattito sulla differenza. Paolo Pezzino. Insegna Storia Contemporanea all’Università di Pisa. Da molti anni si occupa di criminalità mafiosa. Ha pubblicato sul tema vari contributi: Una certa reciprocità di favori, Mafia e modernizzazione violenta nella Sicilia post-unitaria, La congiura dei pugnalatori. Guglielmo Ragozzino. Redattore del quotidiano Il Manifesto e direttore responsabile della Rivista Politica ed economia. Mario Centorrino. Ordinario di Economia politica, insegna all’Università di Palermo e Messina. Ha pubblicato numerosi saggi sui rapporti fra istituzioni, sviluppo e illegalità nel Mezzogiorno. Tra le sue opere: L’economia cattiva del Mezzogiorno. Enzo D’Antona. Nato a Riesi, redattore del settimanale il Mondo, ha lavorato per molti anni al giornale L’Ora di Palermo. Umberto Santino. Fondatore e presidente del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, operante dal 1977. É autore di vari saggi, tra cui Economia della droga, La mafia finanziaria, La violenza programmata (con G.Chinnici), L’impresa mafiosa (con G. La Fiura) e il pamphlet Una modesta proposta per pacificare la città di Palermo. Coordina il Progetto droga del Ciss e del Centro Impastato, approvato dalla CEE. Pantaleone Sergi. Inviato speciale de La Repubblica, ha pubblicato per le dizioni Periferia La Santa violenta sulla ‘ndrangheta calabrese e Qui da noi, Il grande libro della Basilicata e della Calabria con Folco Quilici. Agostino Cordova. Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palmi. Antonella Romano. Redattrice de L’Ora di Palermo. Attualmente collabora con l’Indipendente. Roberto Scarpinato. Sostituto della Procura della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Luciano Violante. Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.”,”ITAS-016-FV”
“MANOUILSKI THOREZ PIATNITSKI BARBE’ VASSILEV LOSOVSKI e altri”,”Le Parti Communiste Francais devant l’Internationale.”,”Discorsi di MANOUILSKI, THOREZ, PIATNITSKI, BARBE’, VASSILEV, LOSOVSKI alla XI sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista.”,”FRAP-005″
“MANOUKIAN Agopik e Franca”,”La Chiesa dei giornali. Una ricerca sociologica sull’ interessamento dei quotidiani italiani ai fatti della Chiesa dal 1945 al 1965.”,”””L’ esame globale del materiale raccolto e la considerazione sintetica delle indicazioni emerse da tutta la ricerca permettono di individuare almeno tre nuclei fondamentali di fissazione del sacro, comuni a tutti i quotidiani. Ad un primo livello vi è una fissazione di sacralità in rapporto all’ individuo. Da “”l’ Unità”” a “”Il Secolo d’ Italia”” nessun quotidiano sconfessa apertamente la legittimità del sentimento religioso individuale, nessuno osa irriderlo o combatterlo dichiaratamente.”” (pag 311) “”Un secondo nucleo di ricomposizione della sacralità è a livello della Chiesa come istituzione terrena dotata di un carisma conferitole dalla sua antichità e dalla sua universalità. Tutta la stampa da noi considerata manifesta, sia pur tacitamente, un’ accettazione e un rispetto quasi sacrale nei confronti della Chiesa””. (pag 312) “”Il terzo nucleo sociale, di più difficile individuazione, si ritrova a livello della società nella sua globalità e corrisponde a quella che Bellah in un recente saggio definisce la “”religione civile””: forma di credenza condivisa che non corrisponde a nessuna Chiesa stabilita né ad alcun credo particolare, ma che si identifica con il corpo sociale più vasto””. (pag 312)”,”RELC-161″
“MANSEL Philip”,”Costantinopoli. Splendore e declino della capitale dell’Impero ottomano 1453-1924.”,”Philip Mansel, studioso di storia delle corti e delle dinastie reali, ha pubblicato in Gran Bretagna: Louis XVIII, Pillars of Monarchy, Sultan in Splendour; the Last Years of the Ottoman World, Prince of Europe; Life of Charles-Joseph de Ligne. In Italia è uscito nel 1991La corte di Francia.”,”VIOx-094-FL”
“MANSFIELD Peter”,”Storia del Medio Oriente.”,”Islam sulla difensiva, Egitto di Muhammad ALI, rivale ottomano; la lotta per le riforme, 1840-1900; la Gran Bretagna in Egitto 1882-1914; Turchi e Arabi, il fattore persiano, crollo impero ottomano, interregno anglo-francese; 2° GM e sue conseguenze: nazionalismo, panarabismo e Islam; ingresso delle superpotenze USA e URSS, epoca NASSER; rapporti Israele-Palestina; sfida irakena. L’A, nato in India nel 1928, è stato educato in UK. E’ stato funzionario del Ministero degli Esteri inglese, prima delle dimissioni in seguito alla crisi di Suez del 1956. In seguito si è dedicato al giornalismo e alla saggistica. E’ autore di volumi sul mondo arabo e sul nazionalismo musulmano.”,”VIOx-001″
“MANSFIELD Edwin, edizione italiana a cura di Flavia FRANZONI PRODI e Fabio GOBBO”,”Microeconomia.”,”MANSFIELD Edwin (Kingston, NY, 1930-) ha compiuto i suoi studi nell’Univ. di Duke. Ph.D. nel 1955. Ha lavorato al Carnegie Institute of Technology e poi all’Univ. della Pennsylvania. Quindi ha avuto la cattedra di economia alla Wharton School.”,”ECOT-175″
“MANSFIELD Peter”,”Storia del Medio Oriente.”,”Peter Mansfield, nato in India nel 1928, ma educato in Inghilterra, è stato funzionario del Ministero degli Esteri inglese. É autore di importanti volumi sul mondo arabo e sul risveglio del nazionalismo musulmano.”,”VIOx-114-FL”
“MANSTEIN Erich von”,”Mémoires.”,”Apparse per la prima volta con il titolo ‘Vittorie perdute’ queste memorie sono un documento tra i più importanti per comprendere le operazioni principali della Seconda guerra mondiale. Manstein, una sorta di ‘pompiere’ del Führer, si trovò dappertutto, sui vari fronti d’Europa tra il 1940 e il 1944: in Polonia, in Francia e in Urss. L’autore ci mette al corrente delle controversie strategiche, la riduzione del ruolo, il condizionamento dell’ Alto Comando tedesco da parte di Hitler, la vita quotidiana dei soldati della Wehrmacht, i propri brillanti risultati, il piano d’ invasione della Francia, la presa di Sebastopoli. Manstein si guarda bene dal parlare dei crimini del regime nazista hitleriano. Manstein era un grande stratega che cumulava delle qualità che si ritrovano raramente nella stessa persona: capacità di concettualizzare un gran numero di combinazioni e la forza di carattere per impegnarsi in una sola con risoluzione””. Manstein rimane ambiguo sulla sconfitta di Stalingrado in cui ha avuto una certa responsabilità. Hitler ammirava il talento del prussiano e sapeva che gli doveva la conquista della Francia in sei settimane. (Pierre Servent) (retrocop. e introduzione)”,”QMIS-196″
“MANTEGAZZA Paolo”,”Un viaggio in Lapponia coll’amico Stephen Sommier.”,”‘La Lapponia è una regione geografica e culturale situata nel nord dell’Europa, che si estende attraverso quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Ecco una panoramica della sua collocazione: Norvegia: Si trova nella parte settentrionale del Paese, includendo aree come Troms e Finnmark. Svezia: Copre gran parte del nord, in regioni come Norrbotten. Finlandia: La Lapponia finlandese è una delle sue province e corrisponde a una regione amministrativa chiamata “”Lappi””. Russia: Una porzione della Lapponia si estende nella penisola di Kola, nella regione di Murmansk. Non è un’unità politica unica, ma una vasta area caratterizzata da paesaggi artici, culture indigene (in particolare quella Sámi) e fenomeni naturali come l’aurora boreale’ (f.copilot)”,”ASGx-008-FFS”
“MANTEGAZZA Paolo”,”India.”,”‘La Lapponia è una regione geografica e culturale situata nel nord dell’Europa, che si estende attraverso quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Ecco una panoramica della sua collocazione: Norvegia: Si trova nella parte settentrionale del Paese, includendo aree come Troms e Finnmark. Svezia: Copre gran parte del nord, in regioni come Norrbotten. Finlandia: La Lapponia finlandese è una delle sue province e corrisponde a una regione amministrativa chiamata “”Lappi””. Russia: Una porzione della Lapponia si estende nella penisola di Kola, nella regione di Murmansk. Non è un’unità politica unica, ma una vasta area caratterizzata da paesaggi artici, culture indigene (in particolare quella Sámi) e fenomeni naturali come l’aurora boreale’ (f.copilot)”,”ASGx-038-FFS”
“MANTELLI Brunello”,”Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel. Società, istituzioni, poteri nello spazio germanofono dall’ anno Mille a oggi.”,”MANTELLI Brunello è professore associato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. Si occupa di storia dei fascismi e storia della Germania. ha scritto pure: ‘Germania rossa. Il socialismo tedesco dal 1848 ad oggi’ (Torino, 2001)’ e ‘I fascismi europei’ (2004). Le radici dell’ antisemitismo tedesco moderno nel Secondo Impero. “”Dal 1881, inoltre, comparvero a destra dei conservatori formazioni populiste, antimoderne e antisemite, le cui performances elettorali rimasero piuttosto ridotte, ma la cui presenza era sintomo di movimenti profondi in atto nel corpo della società tedesca, in gran parte da considerare come reazioni alla rapida modenizzazione; in quell’anno il pastore luterano Adolf Stoecker, che aveva fondato tre anni prima la Christlich-Soziale Arbeiterpartei ottenne un seggio al Reichstag; confluito Stoecker e il suo gruppo nella Deutschkonservative Partei, nacquero di li a poco il Deutscher Antisemitenbund, la Deutschsoziale Partei, l’ Antisemitische Volkspartei, (…). Come si vede anche dalle denominazioni scelte dai fondatori dei raggruppamenti antisemiti, loro obiettivo prioritario era sottrarre settori, più vasti possibili di lavoratori industriali all’ influenza della socialdemocrazia, riportandoli su un terreno “”nazionale”” e “”patriottico””; a tale scopo l’antisemitismo, sintesi dell’ antico antigiudaismo diffuso dalle chiese cristiane, del moderno pensiero razzista modellato sul linguaggio delle scienze, di un anticapitalismo populistico e nostalgico di un presunto “”ordine naturale””, della società sembrava prestarsi egregiamente””. (pag 120-121)”,”GERx-105″
“MANTELLI Brunello”,”Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel. Società, istituzioni, poteri nello spazio germanofono dall’anno Mille a oggi.”,”Brunello Mantelli è professore associato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Torino. Si occupa in particolare di storia dei fascismi e stria della Germania. Come visiting professor ha insegnato presso l’università di Potsdam, la Ludwig-Maximilian Universität di Monaco di Baviera, la Christian.Albrechts Universität di Kiel. Tra le sue più recenti oere, oltre a numerosi saggi pubblicati in Italia ed in Germania, ricordiamo: Germania rossa, Il socialismo tedesco dal 1848 ad oggi, I fascismi Europei, Kurze Geschichte des italienischen Faschismus.”,”GERx-025-FL”
“MANTELLI Brunello”,”«Camerati del lavoro». I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’asse, 1938-1943.”,”Manodopera italiana dopo 8 settembre 1943: “”È noto quale che sia stato il commento di Goebbels all’armistizio concluso fra il governo Badoglio e gli alleati ed alle immediate contromisure tedesche: …. completare “”La storia della RSI va inscritta nel segno del collaborazionismo (18), categoria indispensabile per comprendere molta parte della storia dell’Europa occupata dalle armi nazifasciste, ma in sé radicalmente differente da quella di dipendenza. Nel nuovo contesto che così si determina, la questione dell’utilizzo di braccia italiane per l’economia di guerra tedesca continua a giocare un ruolo non trascurabile; le condizioni in cui ciò avviene, però, sono drasticamente mutate: gli italiani non sono più «camerati del lavoro», secondo l’appellativo dato loro dai tedeschi quando l’Asse sembrava forte e prospero, ma sono ridotti allo stato di prigionieri, come accade agli oltre seicentomila IMI, a cui non viene nemmeno riconosciuto lo status giuridico di prigionieri di guerra, oppure sono considerati e trattati come lavoratori forzati (19), sorte che spetta ai civili rastrellati nei territori occupati dalle forze armate del Reich (20). Non vanno dimenticati, infine, i circa quarantamila italiani che saranno deportati in KL fra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945; anch’essi vengono in gran parte utilizzati nell’industria di guerra tedesca, nei venti mesi di «guerra totale» che concludono in conflitto (21). La sorte degli italiani che, in vario modo, furono impiegati come manodopera in Germania (22) nel periodo della Repubblica di Salò e della guerra di liberazione rappresenta anch’essa, come quella dei connazionali che, in un quadro giuridico e politico…. FINIRE (pag 456-457)”,”QMIS-026-FGB”
“MANTICA Giuseppe; ROSSETTI Carlo; BUTTINO Marco”,”Finalismo politico e legalità socialista in Urss (Mantica); Sviluppo economico e socialismo nell’Unione Sovietica (Rossetti); Problemi dell’integrazione economica tra i paesi membri del Comecon (Buttino).”,”Mantica: problema del rapporto tra finalismo politico e diritto non è solo caratteristico della rivoluzione russa. Si è manifestato anche durante la rivoluzione inglese del XVII secolo ma pure nella Francia rivoluzionaria degli anni 1792-1793-1794 (Saint Just, Robespierre) Citati due volumi di Umberto Cerroni, ‘Teorie sovietiche del diritto’ e ‘Il pensiero giuridico sovietico’, Milano 1964 e Roma 1969, e il volume di R. Schlesinger, La teoria del diritto nell’Unione Sovietica, Torino, 1952″,”RUSU-005-FB”
“MANTLE Jonathan”,”Car Wars. Fifty Years of Greed, Treachery, and Skulduggery in the Global Marketplace.”,”MANTLE J. ha scritto biografie di Andrew Lloyd Webber e Jeffrey Archer. Fondo Dav “”‘Herr Generaldirektor’ Nordhoff continued, with Germanic certainly, “”We shall concentrate on eradicating, gradually and positively, all those small and large design errors, inevitable in any car, and this is what we are doing””. Nordhoff’s critics accused him of creating, in Volkswagenwerk, the “”sleeping giant of Wolfsburg””. Porsche engineers had in fact been working on a replacement since 1953. The problem was that, for the Beetle, every time Nordhoff contemplated production, he had only to look at the Volkswagen’s continuing sales figures to find an excuse to delay for another year. In 1961, Nordhoff introduced the Volkswagen Type 3. This was a new car with a rear-mounted engine an a new body shape. Sales would never threaten those of the Volkswagen Beetle. By 1968, the year of Nordhoff’s death, Volkswagenwerk was sill looking for a replacement for the people’s car. The financial position of Volkswagenwerk was so precarious that the company faced its greatest crisis since the months after the end of the Second World War. Ferry Porsche, son of Dr. Ferdinand, spent four years working on Project EA 266. This was a mid-engined, water-cooled attempt at a successor, with the engine located under the rear seat. The project was clever, but wo abandoned in 1971. Kurt Lotz, who succeeded Nordhoff, developed new models. Rudolph Leiding, who took over in 1971, pushed through the next generation of Volkswagens. These included the Passat, the Scirocco, and the Polo. By 1974 the list also included the acknowledged successor to the original Volkswagen, the Volkswagen Golf. Giorgetto Giugaro’s work on the Golf made him the successor to Dr. Porsche as the world’s most successful volume car designer in the 1970s. The firt million Golfs were sold in only thirty-one months.”” (pag 91)”,”ECOG-020″
“MANTOUX Paul”,”Le rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra.”,”Espansione commerciale, redistribuzione della proprietà fondiaria, grandi invenzioni e il sorgere delle grandi fabbriche, origini del macchinismo nell’industria tessile, le fabbriche, il ferro e il carbone, la macchina a vapore, rapporto grande industria-popolazione, il capitalismo industriale, classe operaia, interventismo e laissez-faire.”,”ECOI-040 UKIE-004″
“MANTOUX Etienne”,”La paix calomniée ou les consequences economiques de M. Keynes.”,”MANTOUX Etienne, giovane storico liberale, figlio di Paul MANTOUX, nacque nel 1913, laureatosi a Sciences Po e alla London School of Economics, scrisse questo libro negli Stati Uniti prima di raggiungere le Forze Francesi Libere a Londra. Osservatore aereo presso la divisione Leclerc, è morto alla vigilia della capitolazione tedesca. Etienne Mantoux, giovane storico liberale, figlio di Paul Mantoux, nacque nel 1913, laureatosi a Sciences Po e alla London School of Economics, scrisse questo suo unico libro negli Stati Uniti prima di raggiungere le Forze Francesi Libere a Londra. Osservatore aereo presso la divisione Leclerc, è morto alla vigilia della capitolazione tedesca. Il libro, scritto essenzialmente nel 1942 a Princeton, è stato pubblicato in Inghilterra nel 1946 e poi in Francia con una prefazione di Raymond Aron. L’autore è morto nell’aprile del 1945 su una strada della Baviera quand’era in missione di ricognizione per la seconda Divisione blindata. “”Sur le terrain économique, Mantoux tente un renversement de la polémique courante dont la portée n’est pas moins grande. Il ne s’agit plus de démontrer qu’un statut politique, condamné comme inique, était digne d’être défendu parce quil était juste (ou du moins proche de la justice) mais fragile, il s’agit de démontrer que les clauses économiques, celles en particolier qui concernent les réparations; étaient peut-être inopportunes politiquement mais possibles techniquement. A en croire l’opinion courante, dont Keynes était largement responsable, les clauses relatives aux réparations auraient été absurdes, inapplicables. Les diplomates réunis à Paris se seraient souciés presque exclusivement de frontières, ils auraient oublié l’essentiel, “”nourriture, charbon et moyens de transport”” ou, comme on dirait volontiers aujourd’hui, la reconstruciont économique. Là encore, Mantoux dissipe des légendes. La Conférence de la Paix n’avait nullement oublié ces problèmes matériels, elle en aviat confié l’étude à des commissions d’experts et avait donné le premier rang aux questions politiques, questions de nationalités et de frontières: n’avait-elle pas raison puisque au bout du compte l’enjeu de la guerre avait été non le charbon, la nourriture et les moyens de trnasport, mais l’indépendance des peuples?”” (pag 9, prefazione di Raymond Aron)”,”RAIx-128″
“MANTOUX Paul”,”Le rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra.”,”Alcuni rilievi critici di Mantoux a tesi espresse da Marx nel ‘Capitale'”,”EURE-002-FSD”
“MANTOVANI Alessandro”,”Rivoluzione islamica e rapporti di classe. Afghanistan – Iran – Iraq.”,”Lunga citazione di Lenin (pag 12-14) tratta da ‘Il partito operaio verso la religione’ in Lenin ‘Opere complete, Roma, Ed. Riuniti, 1955-71, vol. XV, pp. 382-388 “”Engels ha più d’una volta condannato i tentativi di chi, nello sforzo di essere «più a sinistra» o «più rivoluzionario» della socialdemocrazia, ha cercato di introdurre nel programma del partito operaio un esplicito riconoscimento dell’ateismo nel senso di una dichiarazione di guerra alla religione. (…) È il mezzo migliore per ravvivare l’interesse per la religione e ostacolarne la reale estinzione. (…) Proclamare la guerra alla religione quale compito politico del partito operaio è ciarlataneria anarchica. (…) Engels condanna con non minore energia la presunta idea rivoluzionaria di Dühring circa l’interdizione della religione nella società socialista. Dichiarare questa guerra alla religione (…) significa «fare il Bismarck più Bismarck», ripetere cioè la stoltezza della lotta bismarckiana contro i clericali (… mediante persecuzioni poliziesche contro il cattolicesimo). Con questa lotta Bismarck non fece che consolidare il clericalismo militante dei cattolici, non fece che nuocere alla causa della vera cultura, poiché pose in primo piano le distinzioni religiose in luogo di quelle politiche. … finire (pag 12-13)”,”GOPx-026″
“MANUEL Frank E.”,”Requiem per Carlo Marx.”,”MANUEL è Prof emerito della New York University e della Brandeis University nel Massachusetts. Fra le suo opere si ricorda ‘I profeti di Parigi’ (Il Mulino, 1979).”,”MADS-209″
“MANUEL Frank E.”,”Requiem per Carlo Marx.”,”””Nel ‘Manifesto degli Eguali’, il più importante documento dell’utopia comunista moderna, Gracco Babeuf aveva dato un contenuto rivoluzionario al progetto di comunismo agrario esposto da Morelly nel ‘Code de la nature’ (1755). Dalla lettura di Filippo Buonarroti, Marx aveva appreso che anche i membri della cospirazione degli Eguali di Babeuf avevano maturato l’importante decisione di rifiutare la proprietà uguale, privata e individuale dell”Utopia’ di More, pronunciandosi a favore della comunione dei beni come unico modo di realizzare l’eguaglianza. Per Babeuf l’eguaglianza presupponeva una comunità casta – quasi ascetica – in cui i parassiti sarebbero stati severamente puniti. L’eguaglianza assoluta, immediatamente proclamata e istituita, rappresentava il bisogno umano fondamentale, non nel senso generico della rivoluzione francese, che poteva essere variamente interpretato da punto di vista economico o sociale, ma in questi semplici termini: un individuo non avrebbe dovuto possedere ‘nulla’ più di un altro. Se qualcosa non fosse bastato per tutti, tutti avrebbero dovuto farne a meno. Questo comunismo egalitario assumeva la virtuale identità dei bisogni, dei desideri, delle capacità tra tutti i cittadini, anche se si poteva fare qualche eccezione per i bambini, i deboli e gli anziani. L’intolleranza nei confronti di qualsiasi differenza era netta. Essere eguali, non patire l’umiliazione e l’ingiuria del potere o dell’autorità dei superiori, avrebbe dovuto costituire il fine ultimo della vita, e tutto il resto doveva essere sacrificato a questo obiettivo. “”Noi siamo tutti eguali, vero?”” si chiedeva in modo retorico il ‘Manifesto degli Eguali’. “”Ebbene! Noi pretendiamo ormai di vivere e morire eguali come siamo nati; vogliamo l’eguaglianza reale o la morte; ecco quel che ci occorre. E l’avremo questa eguaglianza reale, non importa a qual prezzo. (…) Guai a chi volesse fare resistenza a un voto così deciso! (…) Periscano, se necessario, tutte le arti, purché ci resti l’eguaglianza reale (égalité réelle)! (1). Il dogma babouvista dell’eguaglianza immediata continuò a sopravvivere nella tradizione comunista francese che Buonarroti, un superstite della congiura, resuscitò negli anni tra il 1830 e il 1840. Quando il giovane Marx si confrontò con il babouvismo, il rifiuto fu netto. Il disprezzo per l’egualitarismo immediato fu una costante del suo pensiero sin dalla sua prima apparizione nell’agone politico. Anche se poteva trattare in modo più benevolo i comunisti utopistici del Settecento, Mably e Morelly, il fatto di scorgere le conseguenze del loro pensiero nell’abortita insurrezione babouvista lo spinse a dileggiare quegli ingenui. Nel ‘Manifesto del partito comunista’ del 1848 il comunismo alla Babeuf veniva etichettato come una dottrina reazionaria: “”Insegna un ascetismo universale e una rozza tendenza a tutto eguagliare”” (2). (…) Gli estensori tedeschi del programma di Gotha del 1875 erano caduti nella stessa trappola retorica. Le note che precedono l”Anti-Dühring’ di Engels (il cui obiettivo dichiarato era distinguere tra socialismo utopistico e socialismo scientifico) erano disseminate di affermazioni simili, a testimonianza che i due uomini si trovavano in piena sintonia. “”Voler stabilire eguaglianza = giustizia come il principio supremo e la verità ultima è assurdo””. Quando Engels sentiva parlare di una rivoluzione comunista improvvisa contro lo “”stato militare burocratico esistente””, non poteva far altro che paragonare tale avventatezza politica al tentativo di Babeuf di “”saltare immediatamente dal direttorio al comunismo”” (3). Fino al 1885, ricordando l’influenza babouvista sulla clandestina Lega dei giusti e sulla Lega dei comunisti negli anni Quaranta, Engels continuò ad attaccare i seguaci di Babeuf per il fatto di derivare la proprietà in comune dal principio di eguaglianza, invece di concepire il comunismo come un prodotto del processo storico. Nella ‘Critica’ Marx sottolineava che nella prima fase del comunismo, partorito con lungo travaglio dalla società capitalistica, le diseguaglianze sarebbero state inevitabili, e che il programma di unificazione dei socialdemocratici, con le sue promesse di eguaglianza immediata e senza distinzioni, era basato su un fondamentale inganno. La giustizia (si riferiva alla giustizia distributiva) e il diritto di una società non potevano essere più elevati di quanto la sua struttura economica e il livello culturale da essa determinato avrebbero consentito. Perché si realizzasse la piena eguaglianza, sarebbe stato necessario attendere lo stadio superiore della società comunista””. [Frank E. Manuel, Requiem per Carlo Marx, 1998] [(1) Philippe Buonarroti, Conspiration pour l’égalité…, 1957, vol II, pp. 94-95; trad. it. Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf, 1971, pp. 311-312; (2) Marx Engels, Manifesto del partito comunista, 1981, p. 105; (3) Engels, Materialien zum “”Anti-Dühring””, in Marx Engels, Werke, cit., vol. XX, pp. 580, 581, 587; trad. it., in OC, vol XXV, 1974, pp. 601, 607]”,”MADS-009-FL”
“MANUEL Frank E.”,”I profeti di Parigi.”,”Frank E. Manuel è professore di Storia moderna alla Brandies University di Waltham ed è autore di altre importanti opere sullo stesso periodo tra cui: ‘The New World of Henri Saint-Simon’ (Cambridge Un. Press). “”L’unica soluzione alla crisi dei tempi era la trasformazione morale dell’umanità grazie alla religione di Saint-Simon. Unirsi al movimento sansimoniano era un atto di impegno per il progresso futuro dell’uomo, un atto di fede nel suo sviluppo potenziale. Esso comportava una conversione spirituale dall’egoismo, la morale dominante dell’epoca, all’umanità, la legge morale del futuro. Il sorgere di una nuova epoca religiosa era inevitabile perché la legge del progresso prevedeva un’altra sintesi dopo l’ateismo e l’aridità emozionale del secondo momento dell’epoca critica. Ma il processo poteva essere ritardato o accelerato, ed era compito dei sansimoniani mettere fine ad un’epoca di incredulità ed anarchia ed inaugurare il nuovo mondo, rigenerando l’umanità. I leaders del culto conoscevano bene il loro ruolo storico – erano i Padri della chiesa, seguivano a Saint-Simon nella diffusione della nuova dottrina. Il rinnovamento dell’uomo sarebbe stato completo; questa era l’ultima epoca della storia provvisoria, l’umanità stava per fare il salto nella storia definitiva, in un mondo di ordine, di progresso infinito nella fioritura di tutte le capacità, un mondo senza antagonismi, virtualmente privo di dolore, un mondo d’amore, di unità e coesione. I membri del movimento praticavano quelle virtù che sarebbero diventate comuni a tutta l’umanità in futuro. Il movimento, la religione, era il nuovo mondo in miniatura. Il caos esistente era il risultato della repressione delle reali capacità e meriti degli industriali, artisti e scienziati e dell’utilizzo casuale delle energie umane secondo i privilegi ereditari e una legislazione antiquata. Il principio del nuovo ordine era antitetico: «Ciascuno secondo la sua capacità! Ogni capacità secondo il suo lavoro!» diventò il motto dei sansimoniani”” (pag 223-224)”,”SOCU-010-FF”
“MANUILSKI D.”,”Engels im Kampfe für den revolutionären Marxismus. Rede anläßlich des 40. Todestage von Friedrich Engels, gehalten in der 22. Sitzung des Kongressen a 5. August 1935.”,”Copia firmata dall’ ex proprietario Villum Hansen (1935) “”Ich glaube – schrieb Engels im Jahre 1874 -, die nächste Internationale wird – nachdem Marx’ Schriften einige Jahre gewirkt – direkt kommunistisch sein und gradezu unsere Prinzipien aufpflanzen”” (Marx Engels, Ausgewählte Briefe, Moskau, 1934, s. 271). “”Gerade diese tiefgründige Kenntnis der Lage in den einzelnen Ländern gestattete es Engels, die Arbeiter-parteien diese Länder richtig zu leiten, ein wahrhafter Führer und Organisator der proletarischen Internationale zu sein. “”Die Befreiung des italienischen Bauern – schrieb Engels an Bovio – wird sich nicht in derselben Form vollziehen wie die des englischen Fabrikarbeiters; aber je mehr sich der eine wie der andere der ihren Verhältnissen eigenen Formen bedienen werden, desto mehr wird dies dem Wesen der Sache entsprechen””. (Lettera di Engels a Bovio, del 16 aprile 1872)”” (pag 33) (C’est précisément cette connaissance profonde de la situation dans les différents pays a permis Engels, les partis ouvriers de ces pays à diriger correctement, un véritable guide et organisateur de l’Internationale prolétarienne être. “”La libération de la société italienne de la ferme – écrivait Engels à Bovio – ne va pas dans la même forme que la transition de la version anglaise ouvrier d’usine, mais plus que l’un et l’autre de leurs propres formes de rapports de service public, plus ce sera la nature de l’affaire ». (Lettera di Engels a Bovio, del 16 aprile 1872) “”) (traduzione automatica)”,”MAES-072″
“MANUILSKI D.Z.”,”I partiti comunisti e la crisi del capitalismo. [Rapporto del Presidium del C.E. all’XI Plenum dell’I.C.] [Settembre 1932]”,”MANUILSKI D.Z. Aumento della produttività del lavoro. Emulazione socialista, lavoro “”udarnico””. ‘Udarnichi’ sono chiamati nell’U.S. gli operai che fanno parte delle “”brigate di attacco””. (nota pag 19) “”Lenin diceva prima di abbandonarci: “”Dieci o cent’anni di giusti rapporti con i contadini e la vittoria è assicurata su scala mondiale (anche se le rivoluzioni proletarie che si preparano sono in ritardo)”” [Lenin, Opere, Vol 26, p. 313 ed. russa]”,”INTT-254″
“MANUILSKI D.”,”Die revolutionäre Krise reift heran. Bericht auf dem 17. Parteitag über die Tätigkeit der Delegation der KPdSU(B) im Exekutivkomitee der Kommunistischen Internationale.”,” La crisi rivoluzionaria sta maturando. Relazione al 17 ° Congresso sulle attività della delegazione del CPSU (B) al Comitato esecutivo dell’International Communist.”,”RUSS-254″
“MANUZZATO Nicoletta”,”Marx e la questione irlandese. Imperialismo e internazionalismo proletario.”,”Rivista trimestrale di studi, ricerche e documentazione sui paesi afro-asiatici e latino-americani dir da Umberto MELOTTI”,”MADS-195″
“MANZELLA Andrea MELOGRANI Piero PACIOTTI Elena RODOTÀ Stefano”,”Riscrivere i diritti in Europa. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.”,”Andrea Manzella, giurista, è senatore della Repubblica. Piero Melograni, storico, è membro della Camera dei Deputati. Elena Paciotti, magistrato, è membro del Parlamento europeo. Stefano Rodotà, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, è il rappresentante designato dal governo italiano alla Convenzione.”,”EURx-050-FL”
“MANZELLI Gianguido ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco CALLESEN Gerd SYLVERS Malcolm BARONE Eros TOSEL André VANZULLI Marco GIANNI Emilio VIDONI Ferdinando BARBERINI Carlo Antonio”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”””In una lettera a Croce del 24 dicembre 1896 (Labriola ndr) arriverà a scrivere: “”Noi non siamo usciti dal Bakunismo e il socialismo italiano è ancora fatto dagli spostati, dagli avventurieri, dagl’ imbroglioni e dagli snobisti””. E impietoso è il quadro dei “”tipi internazionali truffaldineschi”” che si muovono negli ambienti anarco-socialisti, quadro che egli schizza in tre lettere ad Engels: quella del 21 febbraio 1891, in cui stigmatizza i “”fabbricanti di cooperative pagate dai prefetti””, e quelle del 6 aprile e del 2 settembre 1892, in cui bolla gli anarchici – esclusi pochi ‘ragionanti’ – come dei “”comunardi fuori luogo e dei blanquisti ignoranti””.”” (pag 118)”,”LABD-048″
“MANZINI Giorgio”,”Una vita operaia.”,”Giorgio MANZINI, nato nel 1930, vive Milano. Giornalista, redattore di ‘Paese sera’ è coautore di un libro inchiesta ‘Le bombe a Milano’.”,”PCIx-081″
“MANZINI Giorgio”,”Padroni e contadini. Il primo processo politico dell’ Italia unita.”,”MANZINI Giorgio coautore di ‘Le bombe di Milano’ ha pubblicato tre libri: ‘Una vita operaia: Indagine su un brigatista rosso’, ‘Una famiglia italiana’ volumi tra cronaca e storia dell’ Italia di oggi. “”Con i campi non si campa più”” dice D’Arco “”l’ evangelista dell’ accusa””. Le imposte sono alte, Mantova è la provincia più tassata d’ Italia, dopo Cremona: la media dell’ imposta agraria è di 8.94 lire, contro le 4,35 licre della media generale””. (pag 164)”,”MITS-284″
“MANZINI Giorgio”,”Indagine su un brigatista rosso: la storia di Walter Alasia.”,”Giorgio Manzini è nato a Milano nel 1930. Giiornalista a ‘Paese sera’ e coautore del libro-inchiesta ‘Le bombe a Milano’, ha pubblicato per Einaudi ‘Una vita operaia’ e ‘Una famiglia operaia’. E’ scomparso nel 1991.”,”TEMx-082″
“MANZINI Giorgio”,”Indagine su un brigatista rosso. La storia di Walter Alasia.”,”Giorgio Manzini è nato a Milano nel 1930. Giiornalista a ‘Paese sera’ e coautore del libro-inchiesta ‘Le bombe a Milano’, ha pubblicato per Einaudi ‘Una vita operaia’ e ‘Una famiglia operaia’. E’ scomparso nel 1991.”,”TEMx-004-FV”
“MANZITTI Giuseppe”,”Tempo di ricordare. Genova e il Novecento nella memoria di un protagonista riservato.”,”MANZITTI Giuseppe (1910-1999) antifascista non ha mai militato in partiti politici. Tenente degli alpini ha combattuto in Albania al fianco degli inglesi con l’ Intelligence Service. Direttore prima (1945-1978) e presidente poi dell’ Associazioni industriali di Genova, ha fondato l’ Intersind nel 1957 con Pino GLISENTI. Presidente dell’ Autostrada Savona-Ventimiglia ha partecipato a vari consigli di amministrazione. E’ stato presidente del Cociv, consorzio per la costruzione della linea ferroviaria veloce Genova-Milano pensata da lui fin dal 1988. Siri. “”Avevo conosciuto il cardinale nel 1945, dopo la mia nomina agli Industriali. In quel periodo Sergio Bellenzier teneva dei corsi di istruzione per impiegati. Erano corsi di formazione non solo cattolica. Questa iniziativa in pratica era stata promossa dallo stesso cardinale e, di fatto, si era trasformata in un movimento di mobilitazione anticomunista. Per Siri la lotta al comunismo era di primaria importanza. Io lo trovavo un po’ mitomane: si inventava quello che gli piaceva. Con me era cordiale, ma avevo l’impressione che ci prendessimo in giro reciprocamente: io non lo prendevo sul serio e lui non prendeva sul serio me.”” (pag 100) Glisenti. “”Ricordo che Glisenti era sbalordito dall’osservazione del clero genovese: diceva che erano tutti così convenzionali… che si sentivano le ossa scricchiolare tante erano le riverenze che facevano al cardinale. Consideravo negativo il suo attaccamento esasperato alla tradizione e la sua resistenza al Concilio Vaticano II. In questa lotta uno dei suoi fedelissimi era stato Gianni Baget Bozzo. Lo conoscevo dai tempi di Dossetti: allora era un dossettiano fervente, faceva politica, ma non aveva ancora preso i voti. Poi passò a destra, in un movimento “”patriottico””, e in quel periodo mi sollecitò dei finanziamenti facendo discorsi nazionalistici. Rifiutai per motivi politici””. (pag 101)”,”ITAE-203″
“MANZITTI Giuseppe”,”Tempo di ricordare. Genova e il Novecento nella memoria di un protagonista riservato.”,”MANZITTI Giuseppe (1910-1999) antifascista non ha mai militato in partiti politici. Tenente degli alpini ha combattuto in Albania al fianco degli inglesi con l’ Intelligence Service. Direttore prima (1945-1978) e presidente poi dell’ Associazioni industriali di Genova, ha fondato l’ Intersind nel 1957 con Pino GLISENTI. Presidente dell’ Autostrada Savona-Ventimiglia ha partecipato a vari consigli di amministrazione. E’ stato presidente del Cociv, consorzio per la costruzione della linea ferroviaria veloce Genova-Milano pensata da lui fin dal 1988.”,”LIGU-008-FV”
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. I Lezione. Principi generali di politica economica. Lo Stato come soggetto della politica economica.”,”Saggio in ECOT-237 ‘Lo Stato è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile’ “”Ora se si studia qual è la natura dello Stato alla luce dell’insegnamento che viene dato dal marxismo, si vede (come in maniera estremamente chiara, suggestiva e convincente, dimostra Engels nella sua opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’), che lo Stato sorge quando sorge la società divisa in classi. Lo Stato quindi non è una entità astratta o una categoria del pensiero, ma è l’espressione della necessità di limitare le contraddizioni della società divisa in classi. Fino a che la società non è divisa in classi, cioè prima del sorgere della società schiavistica, lo Stato non esiste. “”Lo Stato – dice Engels – è un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo; è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, in antagonismi inconciliabili che è impotente ad eliminare. Ma perchè questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'””ordine””; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato”” (1). Quindi non esiste una soluzione di continuità tra società e lo Stato. Lo Stato si pone come la manifestazione del dominio di una classe sull’altra classe o sulle altre classi esistenti in una determinata società, a seconda del grado di sviluppo che è stato raggiunto dalla società stessa. Così: nella società schiavistica lo Stato è lo strumento di dominio dei padroni di schiavi, i quali utilizzano il fatto di disporre di questo apporto per realizzare il loro dominio di classe e per tener soggetta la classe degli schiavi; nella società feudale, lo Stato è lo strumento dei signori della terra, dei feudatari, i quali se ne servono per realizzare il loro dominio sui lavoratori della gleba; nella società capitalistica lo Stato è lo strumento di coloro che posseggono i mezzi di produzione e quindi lo Stato è espressione del dominio della classe capitalistica sulle altre classi”” (pag 4) [Bruzio Manzocchi, ‘Lo Stato come soggetto della politica economica’, Politica economica. I Lezione. Principi generali di politica economica, Roma, 1955] [(1) F. Engels, origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, 1950, pag 170]”,”ECOT-237-L-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. II Lezione. Principi generali di politica economica. La politica economica degli Stati capitalistici.”,”Saggio in ECOT-237 “”Nell’esaminare le caratteristiche della politica economica dell’attuale Stato capitalistico ci limiteremo ancora ad un esempio: quello della politica del governo americano negli ultimi 25 anni, cioè dopo la grande crisi del 1929. E’ noto che la grande crisi del 1929 si differenzia dalle crisi precedenti per un elemento fondamentale: essa è stata la prima crisi economica la quale si sia verificata nelle condizioni della crisi generale del capitalismo, che si è aperta con la prima guerra mondiale e con la Rivoluzione d’Ottobre. Non esamineremo qui i caratteri di questa crisi del ’29 la quale, in conseguenza del fatto di essersi verificata nel periodo della crisi generale del capitalismo, ha avuto poi un particolare sviluppo. Basta ricordare che la crisi del 1929 ha messo in luce tutta una serie di contraddizioni fondamentali dell’economia capitalistica e in particolare di quella americana. (…) Attraverso il governo di Roosevelt, con la politica del ‘new deal’, i monopoli americani hanno affrontato il problema del mercato interno in vari modi. Intanto esso è stato affrontato attraverso il sistema dei sussidi ai disoccupati, e in ciò si vede come l’elemento “”classe operaia”” giuochi anche in una società come quella americana che è l’espressione ultima del dominio dei monopoli. (…) La politica del ‘new deal’ perseguì inoltre la ricostituzione del mercato interno attraverso il sostegno dei prezzi agricoli, con sussidi agli agricoltori, ammassi a prezzi stabili, ecc. D’altra parte il ‘new deal’ per sostenere i prezzi mirava non soltanto ad allargare il mercato interno con i sussidi alla disoccupazione, il sostegno dei prezzi agricoli ecc., ma anche attraverso una serie di misure restrittive della concorrenza con accordi – promossi dallo Stato – tra i produttori industriali. (…) Infine, sempre nel campo del mercato interno, la politica del ‘new deal’ realizzava una serie di misure riguardanti i lavori pubblici e gli incentivi agli investimenti statali. Ma anche a questo proposito la politica del ‘new deal’ presentava un complesso di aspetti contradditori. I lavori in definitiva erano pagati dai contribuenti attraverso il deficit del bilancio statale. Degli investimenti industriali chi si giovava soprattutto erano i monopoli, attraverso la pratica delle “”fabbriche in affitto””, ora in uso in America specialmente per quanto riguarda le fabbriche per produzione atomica. Si tratta di fabbriche costruite con i soldi dei contribuenti, e poi cedute in affitto ai monopoli, che affermano di non essere in condizioni di fare gli investimenti necessari, e usano di quelle fabbriche coe cosa propria, realizzando così i profitti massimi. Quale è stato il risultato di questa politica? E’ stato che il volume complessivo degli investimetni è diminuito malgrado gli sforzi per aumentarlo; cioè il ritmo dello sviluppo delle forze produttive si è rallentato. Secondo un calcolo dell’ Hansen nel 1937 alla fine della fase espansionistica successiva al 1929, il livello annuo degli investimenti aveva raggiunto i 12-13 miliardi di dollari, mentre nel primo decennio successivo alla prima guerra mondiale era stato di 18 miliardi e mezzo; nel frattempo si era sviluppata la popolazione, e quindi si sarebbe dovuto anche sviluppare nel complesso il tenore di vita e il livello economico del paese”” (pag 6-7) “”Si pone qui la questione dell’accumulazione originaria che è spiegata da Marx esaminando come la società capitalistica sia derivata dalla società feudale. “”I cavalieri dell’industria – dice Marx – riuscirono a soppiantare i cavalieri della spada soltanto sfruttando avvenimenti dei quali erano del tutto innocenti”” (1). Le premesse per l’accumulazione originaria, sulla quale poi si sviluppò il capitalismo, erano quindi già poste quando dominante era ancora la classe feudale. Infatti il fondamento del processo dell’accumulazione originaria è stata l’espropriazione dei produttori rurali e la loro espulsione dalle terre ad opera dei grandi proprietari fondiari. Attraverso questa espulsione da un lato si ebbe la proletarizzazione di una massa di piccoli produttori agricoli, che diventerà poi la classe operaia dell’epoca capitalistica; dall’altro lato si ebbe la trasformazione di una parte dell’economia agricola a culture pregiate in economia estensiva fondata essenzialmente sulla pastorizia. Questo processo di espulsione dei piccoli produttori dalla terre mette a disposizione del capitale industriale innanzi tutto gli operai, e inoltre i loro mezzi di sussistenza e quei prodotti agricoli di uso industriale che costituiscono la base della manifattura che poi si è sviluppata in industria. D’altra parte si è creato in questo modo un mercato per la produzione capitalistica”” [Bruzio Manzocchi, ‘La politica economica degli Stati capitalistici. Politica economica. II Lezione. Principi generali di politica economica, Roma, 1955] [(1) (K. Marx, Il Capitale, vol. 1, 3, Ed. Rinascita, Roma, 1952, p. 173] (pag 2)”,”ECOT-237-M-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. III Lezione. Principi generali di politica economica. La politica economica dello Stato socialista.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-N-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. IV Lezione. Principi generali di politica economica. Sullo studio della politica economica dello Stato italiano.”,”Saggio in ECOT-237 “”Qual è la politica economica del capitalismo italiano? E’ necessario, per comprenderla, partire da un pensiero espresso da Gramsci nel suo studio sulla questione meridionale: “”Nel nuovo secolo – dice Gramsci – la classe dominante inaugurò una nuova politica, di alleanze di classe, di blocchi politici di classe, cioè di democrazia borghese. Doveva scegliere: o una democrazia rurale, cioè una alleanza con i contadini meridionali, una politica di libertà doganale, di suffragio universale, di decentramento amministrativo, di bassi prezzi nei prodotti industriali, o un blocco industriale capitalistico-operaio, senza suffragio universale, per il protezionismo doganale, per il mantenimento dell’accentramento statale (espressione del dominio borghese sui contadini, specialmente nel Mezzogiorno e nelle Isole), per una politica riformistica dei salari e delle libertà sindacali. Scelse, non a caso, questa seconda soluzione”””” (pag 1-2) “”il piano Marshall è stato una breccia aperta nel protezionismo”” (pag 6)”,”ECOT-237-O-2″
“MANZONI Alessandro; a cura di Rita LIBRANDI”,”Della lingua italiana.”,”Il libro è uscito postumo. Per LOCKE la conoscenza non è che “”la percezione della connessione e dell’ accordo, o del disaccordo e del contrasto fra le nostre idee (the perception of the connexion and agreement, or disagreement and repugnancy, of any of our ideas””. Per quanto ogni uomo abbia la libertà di attribuire nomi nuovi alle idee, tuttavia lì dove si è formata una società e si è stabilita una lingua, “”i significati delle parole devono essere cambiati con molta cautela e parsimonia. Infatti, in questo caso, gli uomini sono già forniti di nomi per le loro idee””.”,”ITAB-088″
“MANZONI Alessandro”,”Storia della rivoluzione francese.”,”””Sui 75 anni, quando la gente lo credeva inerte, e taluni pensavano già a una menomazione delle sue facoltà intellettuali, Alessandro Manzoni cominciò a scrivere ‘La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859′, il saggio comparativo che doveva purtroppo rimanere incompiuto ma che è lo stesso una lucidissima analisi dei primi mesi della rivoluzione francese, e ora che è meglio conosciuto, un capolavoro o l’ inizio di un capolavoro””. (pag V)”,”FRAR-275″
“MANZONI Alessandro, a cura di Alfonso BERTOLDI”,”Poesie liriche di Alessandro Manzoni con note storiche e dichiarative di Alfonso Bertoldi.”,”Poesie politiche (pag 91-120) Il Proclama di Rimini. Marzo 1821. Il Cinque Maggio. La morte di Napoleone. Il cinque maggio. “”””Che volete? (diceva (Manzoni), sempre al Cantù): era un uomo che bisognava ammirare senza poterlo amare; il maggior tattico, il più infaticabile conquistatore, colla maggior qualità dell’ uomo politico, il saper aspettare e il saper operare. La sua morte mi scosse, come se al mondo venisse a mancare qualche elemento essenziale; fui preso da smania di parlarne, e dovetti buttar giù quest’ode, l’ unica che, si può dire, improvvisassi in men di tre giorni. Ne vedevo i difetti, ma sentivo tale agitazione e tal bisogno di uscirne, di metterla via, che la mandai al censore. Questi mi consigliò di non pubblicarla; ma dal suo uffizio ne uscirono le prime copie a mano”” (Cantù, I, 113) (Manzoni, Poesie liriche, 1924) pag 104″,”ITAB-222″
“MANZONI Alessandro”,”Opere complete. I promessi sposi – Storia della colonna infame – Osservazioni sulla tortura – Osservazioni sulla morale cattolica – Il conte di Carmagnola – Adelchi – Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia – Lettera al Signor Chauvet su l’unità di tempo e di luogo nella tragedia – Lettera a G. Goethe – Il romanticismo in Italia – Pensieri sulla critica – Del romanzo storico – Dell’invenzione. Dialogo – Sulla lingua italiana. Lettera a Giacinto Carena – Intorno al romanzo storico: due lettere dirette da Pietro Giordano e da Alessandro Manzoni a Giuseppe Bianchetti – Del sistema che fonda la morale sull’utilità. Dissertazione – Lettera intorno al libro ‘De vulgari eloquio’ di Dante Alighieri – Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla. Relazione al ministro della pubblica istruzione – Appendice alla relazione intorno all’unità della lingua e ai mezzi di diffonderla – Saggio comparativo del dizionario dell’Accademia francese col vocabolario degli Accademici della Crusca – Poesie varie.”,”Ordine, tranquillità, pace sociale nel paese dominato dai Longobardi. “”Alcuni di quei pochissimi che non amano i giudizi senza discussione, e i risultati senza analisi, si misero a frugare entro quelle barbarie; ed è naturale che sieno stati disposti a cavarne una opinione nuova; ed a fermarvisi, come l’infermo giaciuto lungamente sur un lato cerca un riposo su l’altro. Che che ne sia, il fondamento su cui principalmente è stata stabilita l’opinione della bontà morale de’ Longobardi, o del loro dolce modo di vivere e di lasciar vivere, è il famoso passo di Paolo di Warnefrido: “”Questo vi era di mirabile nel regno dei Longobardi, che non vi si faceva violenza di sorta, non si tendevano agguati, nessuno angariava a torto, nessuno dispogliava altrui; né furti, né ladronecci: ognuno sicuro e senza sospetto n’andava dove più gli fosse piaciuto””. Il Giannone reca questo passo come una testimonianza. Il Muratori, sostenendolo contra una obbiezione del Baronio, avverte che i mali fatti da’ Longobardi nei paesi nemici non provano nulla contro l’asserzione di Paolo che nel regno loro si godesse questa ‘invidiabile tranquillità’: e per tacer di molti altri, il Denina cita pure quel passo come una prova, acconsentendo però di leggieri al Baronio che qualche cosa si detragga da un elogio che viene da un autore parziale””. (pag 490)”,”VARx-464″
“MANZONI Alessandro, a cura di Giancarlo VIGORELLI”,”Il “”mestiere guastato”” delle Lettere.”,”La popolarità di Giusti in Italia e la lingua toscana. “”Perché, o volere o non volere, e malgrado tutte le contraddizioni, questa fede nella lingua toscana è pur sempre viva in Italia; e se non è forte abbastanza per spingerci a cercarla, basta però per darci e amore e coraggio a prenderla quando ci si presenta da sé. Non ci pare quindi, che sia un’illusione il vedere in quel fatto un saggio e un pronostico dell’effetto tanto più vasto che produrrebbe l’esser tutta (s’intende smpre per quanto si può) quella lingua messa contemporaneamente davanti gli occhi del pubblico d’ogni parte d’Italia”” (pag 217)”,”ITAB-314″
“MANZONI Alessandro a cura di Ermenegildo PISTELLI”,”I Promessi Sposi. Novamente riveduti nel testo e annotati da Emenegildo Pistelli. Con un ritratto e un autografo, nuova tiratura.”,”MANZONI Alessandro pag 60-61 assalto al forno e saccheggio di farina e pane in una via di Milano”,”ITAB-316″
“MANZONI Alessandro”,”I Promessi Sposi.”,”Sommossa, crisi economica e carestia a Milano (pag 412-414) “”Mantenuto così il pane e la farina a buon mercato in Milano, ne veniva di conseguenza che dalla campagna accorresse gente a processione per comprarne. (…) La moltitudine aveva voluto far nascere l’abbondanza col saccheggio e con l’incendio; il governo voleva mantenerla con la galera e con la corda. I mezzi erano convenienti tra loro; ma cosa avessero a fare col fine, il lettore lo vede: come valessero in fatto ad ottenerlo, lo vedrà a momenti”” (pag 413) “”Manzoni, in una delle pagine più divertenti dei ‘Promessi sposi’, ha spiegato a quali trasformazioni fosse sottoposta, in un’epoca ch’era quella di Mazzarino, una lettera che doveva essere inviata da uno che non sapesse scrivere ad un’altro che non sapesse leggere. “”Che se per di più il soggetto della corrispondenza è un po’ geloso; se c’entrano affari segreti, che non si vorrebbe lasciar capire a un terzo, caso mai che la lettera andasse persa, se, per questo riguardo, c’è stata anche l’intenzione positiva di non dir le cose affatto chiare; allora, per poco che la corrispondenza duri, le parti finiscono a intendersi tra di loro come altre volte due scolastici dhe da quattr’ore disputassero sull’entelechia”””” (pag XIX, Giovanni Macchia, Mazzarino Breviario dei politici)”,”VARx-497″
“MANZONI Alessandro, a cura di Riccardo BACCHELLI”,”Opere.”,”10 Questione della tortura (in Storia della colonna infame) (pag 586-) (polemica con Verri)”,”TEOP-448″
“MANZONI Alessandro”,”Del sistema che fonda la morale sull’utilità.”,”Il volumetto conteneva un ritaglio di stampa tratto da periodico anni ’50 ora incollato in fondo al libro: “”Il concetto di morale secondo il marxismo”” di Mario Spinella (v. parte citazione in retro) Manzoni: “”Ma un altro argomento da non trascurarsi, e da potersi anch’esso accennar brevemente, ce lo somministrano que’ sistemi medesimi che ci potrebbero essere opposti da qualcheduno. Cosa sono essi infatti, se non una nova fase del sistema utilitario, nove applicazioni di quel così detto principio? Parlano, è vero, di giustizia (1); ma cosa intendono poi per giustizia? Null’altro che il godimento de’ beni temporali ugualmente diviso. Ora, anche i primi utilitari erano pronti a permetter che s’usasse questa parola, a usarla loro medesimi, purchè non gli si desse altro significato che quello dell’utilità (…)”” (pag 68-69) ((1) L’opera del Godwin, che fu, se non m’inganno, la prima di questo genere, tra le moderne, che abbia avuta celebrità, porta quella parola nel titolo medesimo: “”Inquiry concerning political justice, etc.””. Ricerche intorno alla giustizia politica, e alla sua influenza sulla felicità, Londra, 1793 [Manzoni]. Guglielmo Godwin (1756-1836) attaccò violentemente, nel suo libro, le pretese delle classi privilegiate, dichiarando intollerabile ogni controllo dell’uomo sull’uomo e un’ingiustizia mostruosa ogni forma di proprietà, accumulata. Auspicava l’avvento di uno stato di cose in cui ogni individuo agisse spontaneamente prorpio nel modo che richiedesse il miglior vantaggio della società”””,”SOCU-199″
“MANZONI Alessandro, a cura di Romano AMERIO”,”Osservazioni sulla morale cattolica.”,”11 “”E si osservi da ultimo che considerare la pazienza come una virtù che porti alla debolezza, è un considerarla molto leggermente, perchè questa virtù, educando l’animo a superare i mali, lo rende più forte ad affrontarli quando sia necessario per la giustizia; mentre l’insofferenza che trasporta l’uomo alla violenza lo fa poi condiscendente quando vi sia un mezzo di sfuggire i mali, sacrificando il dovere. Forse si opporrà a queste ragioni che nella Chiesa molti adulatori insegnarono la servilità, e pretesero di consecrarla coll’insegnamento delle Scritture. Purtroppo, ma io mi appello a tutti quelli che sostengono una causa giusta e generosa, e domando loro: sareste voi contenti che la vostra causa fosse giudicata dalle opinioni o esagerate, o interessate, o fanatiche di alcuni che pretendono difendere la vostra stessa causa? E quando i vostri avversari vi oppongono queste opinioni e questi eccessi, non riclamate voi contro questo giudizio, non dite voi che è dai vostri principii che bisogna giudicarvi? E perchè giudicherete la religione dalle mire degli adulatori?”” (pag 469-470)”,”TEOP-457″
“MANZONI Carlo”,”Gli anni verdi del Bertoldo. Un po’ diario, un po’ antologia di sette anni di umorismo.”,”L’autore ha voluto raccogliere, con un diario e una breve e sorridente autobiografia, un’antologia ragionata del vecchio bisettimanale, per riportare i vecchi lettori ai tempi di allora, che sono sempre i migliori perchè sono quelli della giovinezza, e per dimostrare ai giovan i che il modo di ridere di allora è lo stesso di oggi.”,”EMEx-005-FL”
“MANZONI Alessandro”,”Tragedie e liriche.”,”Il 5 maggio. (pag 284-288) “”Ei fu, Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, Stette la spoglia immemore, Orba di tanto spiro, Così percossa, attonita La terra al nunzio sta, (…) Fu vera gloria? Ai posteri L’ardua sentenza: nui Chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui De creator suo spirito Più vasta orma stampar (…) ‘Il Manzoni riprende in esame la famosa questione sul linguaggio letterario e poetico d’Italia, sorta nel ‘300 e discussa per la prima volta da Dante nel «De vulgari eloquentia». Ma mentre Dante, e sulle sue orme moltissimi d’ogni secolo, avevano cercato di fissare la letteraria ad un diverso livello dalla parlata, il Manzoni afferma la necessità di dare vera vita alle «lettere» italiane, rendendo accessibile a tutti quel mondo umanistico rimasto per secoli isolato, in una sfera riservata ad un’aristocrazia artistica, staccata dal resto del popolo. Occorreva dunque che la lingua divenisse «un mezzo di comunicazione d’ogni sorte di concetti tra tutti gli Italiani». Questa lingua viva, chiara, ricca di modi espressivi, popolare e nazionale insieme, egli trova nel fiorentino, cui cerca d’accostare il più possibile, attraverso le varie stesure, l’idioma del suo Romanzo. Non era questo soltanto un problema linguistico-letterario, ma anche, e diremmo soprattutto, nel momento in cui l’Italia andava ricostruendo la sua unità nazionale, un problema politico. L’unità della lingua avrebbe costituito un legame spirituale saldissimo, al di sopra d’ogni regionalismo, fra le varie parti della penisola, che s’andavano faticosamente avvicinando e fondendo. Il liberalismo del Manzoni, coerente e sereno, moderato e cristiano, aveva sempre propugnata la necessità dell’unione nazionale, con Roma capitale politica d’Italia, Firenze capitale artistica e letteraria. La sua alta saggezza morale fece sì che molti giovani nella seconda metà dell’800 sentissero nelle sue idee una guida sicura fra le tante correnti contrastanti; per questo, oltre che per l’altezza della sua figura di poeta e di scrittore, nel ’61 fu chiamato a far parte del Senato del nuovo Regno italico. Morì a Milano il 22 maggio del 1873, dopo aver perduto, fra il ’33 e il ’61, la prima moglie, la madre, sei figli, e infine la seconda moglie, Teresa Borri Stampa, da lui spostata nel ’37. Questi lutti resero tristi e solitari i suoi ultimi anni, durante i quali vide sparire a poco a poco anche molti dei suoi più cari amici, e fra questi Antonio Rosmini, la cui amicizia lo aveva aiutato a uscire dal pessimismo iniziale, e a sollevarsi ad una sempre più equilibrata accettazione della vita. Nel 1874, celebrandosi il primo anniversario della suo morte, Giuseppe Verdi, che aveva avuto per lui la venerazione che si ha per un santo, scrisse, per onorarlo, la sua famosa Messa da requiem’ (pag 19-20) (introduzione di Nella Clara RONCAGLIA)”,”VARx-032-FGB”
“MANZOTTI Fernando”,”Il socialismo riformista in Italia.”,”Interventismo democratico e nazionalismo. “”Occorre pertando distinguere, quando si parla di interventismo democratico, le sue personalità più significative, da Bissolati a Salvemini, da Ruffini ad Amendola, alle cui idee, fra loro ricche di sfumature, si fa sempre riferimento, dal movimento organizzato che era nel paese. Tale movimento coincideva in gran parte con l’ assottigliato partito socialriformista (poi USI), e col partito repubblicano, ambedue percorsi da fremiti non genuinamente democratici e nei quali veniva a prevalere quella piccola borghesia che si trovava a suo agio nell’ incontro non casuale fra l’ istanza patriottica e nazionalistica e l’ istanza socialista e sindacalista.”” (pag 114) Social-riformismo. “”Ma da una visione anche parziale di tali atteggiamenti emerge la constatazione della insussistenza di una peculiare caratterizzazione in senso rigorosamente bissolatiano. Per lo più l’ azione dei socialriformisti era compiuta di concerto con altri partiti di ben diversa fisionomia. Lo stesso Bissolati ricorreva ad Amilcare Cipriani per oppugnare il neutralismo dei socialisti. Bissolati, Salvemini, Bonomi tenevano comizi a fianco dei nazionalisti. La loro voce si affievoliva in un vasto coro. L’ interventismo, fin dalle sue origini, portava con sé elementi impuri, confusi aneliti rivoluzionari””. (pag 115)”,”MITS-237″
“MANZOTTI Fernando”,”Partiti e gruppi politici dal Risorgimento al fascismo.”,”Cristiani-sociali. “”Quella della “”Plebe”” era invece una delle reazioni più vivaci alle direttive papali e ad ogni forma di compromesso fra la religione e gli interessi delle classi borghesi; era, fra le file stesse del clero, la risposta che una società come quella reggiana, che già era stata permeata da un notevole complesso d’ istituzioni socialiste, dava di fronte al pericolo che tale sviluppo subisse una involuzione. Ma in questo sforzo “”La Plebe”” rivelava chiaramente di subire la suggestione delle idee e della pratica socialiste, e per l’ insistente necessità di polemizzare con le forze cattoliche ufficiali si riduceva ad operare ai margini dello schieramento cattolico stesso.”” (pag 248-249)”,”ITAA-079″
“MANZOTTI Fernando”,”Il socialismo riformista e la guerra ’15-’18. [Bissolati davanti all’intervento, con note inedite di diario; Bissolati, Salandra, Sonnino; Bissolati dopo Caporetto; Bissolati e Bonomi]”,”MANZOTTI Fernando “”In quei “”tempi grossi”” Salandra si diceva bisognoso dell’aiuto e del consiglio di Bissolati. Ne aveva ben donde. Già il 12 dicembre precedente, infatti, Bissolati era intervenuto alla Camera in difesa del governo, affermando che tutte le critiche che partivano dal suo gruppo dovevano intendersi semplicemente come un “”contributo di consigli”” e una “”forma di collaborazione che è utile alla stessa causa per amor della quale siamo uniti”” (1)”” (pag 15) (1) ‘La politica estera dell’Italia dal 1897 al 1920. Scritti e discorsi di Leonida Bissolati, Milano, 1923’ “”Bissolati fu, fra i ministri del governo Orlando, colui che più di ogni altro assistette e subì lo spettacolo devastante della ritirata dopo Caporetto”” (pag 27)”,”ITAD-111″
“MANZOTTI Riccardo TAGLIASCO Vincenzo”,”L’esperienza. Perchè i neuroni non spiegano tutto.”,”MANZOTTI Riccardo lauireato in ingegneria elettronica e filosofia e ricercatore in psicologia presso l’Università di Milano. Si occupa di coscienza e di psicologia dell’arte. TAGLIASCO Vincenzo docente di bioingegneria presso l’Università di Genova si interessa di coscienza e di comunicazioni nell’essere umano e nella macchina. “”Il carattere alfanumerico “”A”” maiuscolo. Secondo le ontologie tradizionale basate sulla sostanza, esso è costituito da tre segmenti neri in una certa disposizione. Il carattere “”A”” esiste o non esiste? Secondo una strategia puramente riduzionistica, il carattere in quanto intero non esiste: esistono solo i tre segmenti neri. Il carattere è frutto delle categorie percettive dell’osservatore, della sua interpretazione: una costruzione mentale. L’unità, l’intero, non esiste: è solo un’attribuzione che è fatta da un interpretante. Applichiamo un’ontologia basata sul processo: se non accade alcun processo che ha per oggetto i tre segmenti in quanto unità, il carattere non esiste. Al contrario, se accade un processo che seleziona i tre segmenti in quanto propria causa, il carattere esiste e non è riducibile alle sue parti. Che cosa può dare unità a tre oggetti separati? Il fatto che producano un effetto congiunto e che siano la causa di un processo. Per produrre tale effetto è necessario un processo fisico con una durata temporale”” (pag 117)”,”SCIx-404″
“MANZOTTI Fernando”,”La polemica sull’emigrazione nell’Italia unita (fino alla prima guerra mondiale).”,”MANZOTTI Fernando “”Nella famosa intervista che nel 1902 Antonio Labriola rilasciava al ‘Giornale d’Italia’ su ‘Tripoli il socialismo e l’espansione coloniale’ (1) vi è un punto che può da solo illuminarci sulla “”palla al piede”” del partito socialista per una più spedita ed efficace azione a favore degli emigranti. Era l’opposizione che il partito trovava nella stessa organizzazione operaia degli altri paesi. L’Italia – secondo il nostro massimo interprete del marxismo – era come “”assediata da tre potenze internazionali ad una volta. E dico dalla papale, che invalida i titoli della nostra unità; dalla capitalistica, che asporta dall’Italia i profitti commerciali ed industriali; e dalla operaia che riduce in condizioni d’inferiorità all’estero in nostri emigranti””. In questo vivo scorcio di storia mondiale del movimento operaio è gran parte del dramma dei nostri lavoratori. All’estero (anche se non si verificheranno più reazioni brutali come quella di Aigues Mortes) dovevano infatti subire le conseguenze del cosiddetto protezionismo operaio. Lo stesso Cabrini, alla Camera, ammetteva francamente l’esistenza di un “”pericolo contro il quale nulla possono manifesti e sciabole e moschetti: il protezionismo””, che si andava facendo sempre più strada in ogni paese per una coincidenza di interessi di classe diverse. Giacché esso – spiegava il deputato socialista che aveva una specifica competenza in materia d’emigrazione – “”trova un formidabile alleato nella classe dei commercianti, ché se per gli operai tedeschi sindacati l’emigrante italiano disorganizzato rappresenta un pericolo come abbassa i salari, per il commerciante egli rappresenta un cattivo consumatore. Quella virtù del risparmio, che tanto lodate nel nostro operaio riducente al minimo la somma dei propri consumi, provoca l’ostilità dei commercianti, i quali preferiscono mille operai tedeschi ad alti salari e dai larghi consumi a due mila operai italiani viventi in dieci o quindici nella stessa stamberga, e cibantisi di pane e di minestra pur di mandare a casa un po’ di danaro”” (2)””. Ma il fenomeno era più complesso. Certamente il protezionismo operaio si avvaleva delle connivenze di altri interessi. Il Prato dimostrava anzi i legami fra protezionismo operaio e protezionismo industriale. Ed era negli Stati Uniti che ciò si verificava su più ampia scala. Ma il fatto saliente era costituito dalla contrapposizione di operai ad altri operai: gli indigeni per difendere i loro alti salari chiedevano ai governi misure restrittive all’immigrazione; gli emigrati per trovare lavoro erano disposti ad accettare salari più bassi (durante gli scioperi la loro presenza costituiva una massa di manovra di crumiraggio). Il problema era talmente serio che l’Internazionale era costretta ad occuparsene a fondo nuovamente. Al congresso di Stoccarda del 1907 si rivelavano opposte tendenze. I protezionisti, delegati particolarmente del tradeunionismo australiano e nord-americano, propugnarono una immediata difesa degli alti salari minacciati dall’emigrazione. I liberisti, delegati soprattutto dei paesi d’emigrazione, osservarono che non alle inefficaci e antipatiche misure protezioniste ma allo sviluppo dell’organizzazione e alla propaganda socialista il proletariato cosciente doveva chiedere la difesa dello ‘Standard of life’. Prevaleva una terza corrente, di cui fu sostenitore anche Cabrini, che riconobbe la necessità di un intervento dei sindacati e dello Stato per impedire le importazioni di crumiri e le speculazioni degli agenti (2). Qualche settimana dopo, la V Conferenza internazionale dei sindacati operai riunita in Kristiania, prendendo le mosse dalle deliberazioni di Stoccarda, stabiliva che i sindacati affiliati ai centri nazionali dovessero ammettere tutti i membri dei sindacati corrispondenti degli altri paesi, purché questi compagni fossero muniti di certificati rilasciati dall’organizzazione del paese di loro provenienza (3). Cabrini si rendeva poi interprete di tale linea al congresso del PSI di Firenze del 1908 il quale veniva a prescrivere l’obbligo agli aderenti al partito di entrare nei sindacati di mestiere del paese d’immigrazione opponendosi a qualsiasi proposta di secessione determinata dal “”particolarismo nazionalista e localista”” (4)’ (pag 184-185-186)] [(1) “”Giornale d’Italia””, 13 aprile 1902, art. riportato in A. Labriola, Scritti vari, cit.,432, segg:; (2) A.P., C:d:, 29 giugno 1904. 14825-7 Cabrini si scagliava con veemenza contro una particolare forma di crumiraggio ‘cosciente’ che nell’alta Italia funzionava nel modo seguente: allorquando in uno dei paesi confinanti scoppiava uno sciopero, vi erano agenti di emigraz. italiani che si presentavano al sindacato che aveva proclamato lo sciopero e tentavano il ricatto: “”O voi ci date tanto per tanti, e noi non vi danneggiamo o voi tenete chiusa la cassa, e noi invadiamo il campo da voi disertato, rovinando la vostra resistenza e prendendo il posto dei vostri lavoratori””; (2) Sul congresso di Stoccarda cfr. E. Dolleans et M. Crozier, ‘Mouvements ouvrier et socialiste’, Parigi, 1950, G. Perticone, ‘Le tre internazionali’, Roma, 1945, 91-2; (3) Oltre all’op. cit del Dolléans cfr. R. Rigola, ‘Storia del movimento operaio italiano’, Milano, 1947, 353-4; (2) ‘Resoconto del Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano’, Firenze 19-22 settembre 1908), Roma, Relaz. di A. Cabrini su “”Il partito socialista italiano e la politica dell’emigraz.””] [G. Prato, ‘Per un’opera di assistenza degli operai itlaiani all’estero’, in ‘Rass. Naz.’, XXI (1900), 211] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC MANZOTTI Fernando, La polemica sull’emigrazione nell’Italia unita (fino alla prima guerra mondiale). SOCIETA’ EDITRICE DANTE ALIGHIERI. MILANO ROMA. 1962 pag 228 8° dedica prefazione note indice nomi; Biblioteca della ‘Nuova Rivista Storica’. .”,”CONx-216″
“MAO TSE-TUNG, a cura di Fernando ORLANDI”,”Senza contraddizione non c’è vita. Inediti sulla dialettica.”,”””Ciò che chiamamo Balzo in Avanti è diverso da tutto quello che si è visto prima. Raggiungeremo l’ Inghilterra in sette anni, e gli Stati Uniti in dodici. Anche se avviene in quindici anni, sarà comunque un cambiamento brusco. Naturalmente i cambiamenti bruschi non sono arrivati in un colpo solo. Per raggiungere l’ Inghilterra in sette anni ci vogliono sette tappe. Un anno ha quattro stagioni, dodici mesi e trecentossessanticinque giorni. Vi sono in questo intervallo molti cambiamenti bruschi parziali. La maggior parte però sono cambiamenti quantitativi. Per esempio: per il carbone, possiamo raggiungere l’ Inghilterra in due o tre anni (…). (pag 81)”,”CINx-123″
“MAO TSE-TUNG, a cura di HU CHI-HSI”,”Note su Stalin e il socialismo sovietico.”,”””Questa sottovalutazione del fattore tecnologico fu all’ origine della predizione di J.S. Mill sull’ imminenza di una stagnazione economica e della profezia di Marx di una pauperizzazione del proletariato. Come si sa, non si è verificata né l’ una cosa né l’ altra. Introducendo nella sua equazione economica la variabile tecnologica, e accordandole un coefficiente elevato, Mao ha forse creato un nuovo indirizzo nel campo della teoria dello sviluppo”” (prefazione di A. Natoli, pag LVIII)”,”CINx-124″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome I. Periode de la premiere guerre civile revolutionnaire.”,”””Le leggi della guerra sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra. Le leggi della guerra rivoluzionaria sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra rivoluzionaria. Le leggi della guerra rivoluzionaria in Cina sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra rivoluzionaria in Cina. (…) Se non si conoscono tutte queste leggi, non si può riportare la vittoria in una guerra rivoluzionaria in Cina. E’ per questo che dobbiamo studiare le leggi della guerra in generale, le leggi della guerra rivoluzionaria, e infine, le leggi della guerra rivoluzionaria in Cina””. (pag 199-200) “”La difensiva strategica. Sotto questo titolo, voglio fermarmi ai problemi seguenti: 1. La difesa attiva e la difesa passiva. 2. La preparazione di una contro-campagna. 3. La ritirata strategica. 4. La controffensiva strategica. 5. L’ inizio della controffensiva. 6. La concentrazione delle forze. 7. La guerra di movimento. 8. La guerra di decisione rapida. 9. La guerra di annientamento.”” (pag 228)”,”CINx-147″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome II. Periode de la guerre de resistance contre le Japon, I.”,”””Ma la storia mostra che questa superiorità assoluta delle forze non si osserva che alla fine di una guerra o di una campagna, mentre la si trova molto raramente all’ inizio. Per esempio, durante la prima guerra mondiale, alla vigilia della capitolazione della Germania, i paesi dell’ Intesa avevano acquisito la superiorità assoluta, mentre la Germania era ridotta all’ inferiorità assoluta; di conseguenza la Germania fu vinta e i paesi dell’ Intesa riportarono la vittoria. (…) I vantaggi di una potente armata, di una potente economia e di un potente apparato statale hanno assicurato al Giappone la superiorità sulla Cina, che ha un’ armata debole, una economia debole e un apparato dello Stato debole, e hanno creato la base dell’ iniziativa di cui dispone. Ma dato che il potenziale militare e altro del Giappone è quantitativamente insufficiente e che vari altri fattori gli sono sfavorevoli, la sua superiorità si trova ridotta dalle sue proprie contraddizioni. Essa si trova ancor più ridotta, quando il Giappone si è scontrato in Cina con dei fattori quali l’ estensione del nostro territorio, l’ immensità della nostra popolazione, l’ importanza numerica del nostro esercito e la resistenza accannita di tutta la nazione. Così, la superiorità del Giappone, ha preso, nell’ insieme, un carattere relativo, e la sua attitudine a prendere e a conservare l’ iniziativa, che non può più esercitare che in certi limiti, è dunque divenuta, anch’ essa relativa.”” (pag 175-176)”,”CINx-148″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome III. Periode de la guerre de resistance contre le Japon, II.”,”””Attualmente, la politica rurale del Partito non è più, come durante la Guerra civile di Dieci Anni, una politica di rivoluzione agraria, ma una politica di fronte unico nazionale antigiapponese.”” (pag 7) “”L’ esperienza accumulata nella Guerra civile di Dieci Anni è la migliore, la più immediatamente utile, a cui noi possiamo fare riferimento nel periodo attuale, quello della Guerra di Resistenza contro il Giappone””. (pag10)”,”CINx-149″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome III. Periode de la troisieme guerre civile revolutionnaire.”,”””Acheson dice per esempio: La popolazione della Cina è raddoppiata nel corso dei secoli XVIII e XIX, esercitando con ciò sulla terra una pressione che essa non può sopportare. Il primo problema a cui ciascun governo della Cina ha dovuto far fronte, è come nutrire questa popolazione. Fino ad ora nessun governo è riuscito a risolverlo. Il Kuomintang ha tentato di risolverlo inserendo nei suoi codici molte leggi sulla riforma agraria. Una parte di queste leggi hanno fatto fallimento, le altre sono state ignorate. In una misura non trascurabile, la situazione difficile in cui si trova oggi il Governo nazionale è dovuta alla sua incapacità di fornire da mangiare alla Cina. La propaganda di comunisti cinesi consiste in gran parte nella promessa di risolvere il problema agrario””. (…) Forse le rivoluzioni scoppiano a causa della sovrappopolazione? Ci sono state molte rivoluzioni nei tempi antichi e moderni, in Cina e all’ estero; esse avevano come causa la sovrappopolazione? Le molte rivoluzioni della storia plurimillenaria della Cina avevano per causa la sovrappopolazione? E la rivoluzione americana contro la Grande Bretagna, 174 anni fa, anche? Le conoscenze di storia di Acheson sono nulle; non ha neppure letto la Dichiarazione d’ Indipendenza americana. (…)””. (pag 476)”,”CINx-150″
“MAO TSE-TUNG, a cura di Giorgio ZECCHETTI”,”Citazioni. Il breviario della Guardie Rosse.”,” “”Pertanto si può dire che la politica è guerra senza spargimento di sangue, e la guerra è la politica con spargimento di sangue””. (pag 62) “”Dal punto di vista della teoria marxista dello Stato, l’ esercito è la principale componente del potere statale. Chiunque voglia impossessarsi del potere di Stato e voglia mantenerlo deve avere un forte esercito””. (pag 64) “”Io ritengo che la situazione internazionale sia ora giunta ad una nuova svolta. Ci sono due venti oggi nel mondo: il vento dell’ est e il vento dell’ ovest. In Cina c’è un detto: “”Se non è il vento dell’ est che prevale sul vento dell’ ovest, allora è il vento dell’ ovest che prevale sul vento dell’ est””.”” (pag 79)”,”CINx-198″
“MAO TSE-DUN (MAO TSE-TUNG)”,”Sulla nuova democrazia.”,”Cofanetto, opera n° 47″,”SOCx-213″
“MAO TSE-TUNG”,”Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo.”,”Problema delle minoranze nazionali. Sciovinismo Grande Han Le minoranze nazionali costituiscono il 6% della popolazione totale del paese (30 milioni) ma vivono in regioni che occupano il 50 e 60 % del’intero territorio nazioanle. E’ necessario stabilire buoni rapporti tra gli Han e le minoranze nazionali. La chiave del problema è superare lo sciovinismo di grande Han e il nazionalismo locale ovunque esista tra le minoranze nazioanali (pag 35)”,”CINx-005-FSD”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, L4

“L’HENORET André”,”Le clou qui dépasse. Récit du Japon d’en bas.”,”L’HENORET prete operaio ha soggiornato in Giappone ver vent’anni e ha lavorato in una piccola impresa di Tokyo. Conosce la lingua giapponese e ha condiviso la condizione operaia senza beneficiare di alcun privilegio. Si è integrato tra gli sfruttati per vedere la faccia nascosta del ‘miracolo giapponese’. Giovani giapponesi e immigrati. “”Un’ espressione alla moda sui giornali indica il lavoro manuale che i giovani giapponesi adesso rifiutano di fare; è “”il lavoro delle tre K””, ovvero, kitsui (“”duro””), kitanai (“”sporco””) e kiken (“”pericoloso””). Questo lavoro già oggi è lasciato ai lavoratori immigrati dei paesi asiatici che premono alle porte del Giappone””. (pag 71)”,”MJAx-009″
“LHOMME Jean”,”La politique sociale de l’ Angleterre contemporaine. Salaires, coût de la vie, emploi.”,”LHOMME Jean professore presso la facoltà di diritto di Parigi direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. “”Nel 1944, il Libro bianco sull’ impiego prevedeva che il salari potevano essere aumentati, se la produttività fosse aumentata. Il Libro bianco del 1948 sui redditi si pronunciava nello stesso senso””. (pag 284)”,”MUKx-130″
“LHOSPICE Michel”,”La guerre de 70 et la Commune. En 1000 images.”,”Lo scollamento tra i parigini e chi li governa. Crisi sociale. “”C’est qu’en plein blocus, le laissez-faire continue à être la loi, et la liberté de s’empoisonner avec du rat crevé est protégée, comme celle de godailller dans des restaurants hors de prix. C’est ce qu’on appelle, cyniquement, le “”rationnement par la cherté””. Seule, une chose ne manque pas: l’alcool. Et nombre de Parisiens désoeuvrés emplissement les cafés jusque tard dans la nuit, avant de rentrer chez eux, l’estomac vide et le coeur plein de hargne. Aux yeux du gouvernement, la capitulation est inévitable. Aux yeux des Parisiens, les ministres sont incapablés ou traîtres. Le malentendu s’installe entre gouvernants et gouvernées, augmente et s’aggrave aussI. Trochu a beau déclarer: “”Faites confiance dans les hommes qui vous ont ramené la République””, désormais, personne n’accorde plus la moindre créance à ses proclamations patriotiques.”” (pag 162)”,”MFRC-127″
“L’HUILLIER Fernand”,”La lutte ouvriere a la fin du second empire.”,”Condizione operaia e movimento operaio, caratteristiche generali e regionali, scioperi del 1869, bacino della Loira e Aubin, sciopero di Elbeuf, sciopero di Creusot, movimento in Normandia, grandi scioperi del 1870, area industriale Alsazia.”,”MFRx-014″
“LI OGG”,”Histoire de la Corée.”,”LI OGG è chargé de cours all’ Università Yonsei (Seul) e all’ Ecole Nationale des Langues Orientales Vivantes, Lecteur alla Sorbona.”,”ASIx-066″
“LI CAUSI Girolamo”,”Il lungo cammino. Autobiografia 1906-1944.”,” “”Io fui inviato a Torino come responsabile interregionale per il Piemonte e la Liguria, carica precedentemente ricoperta da Oberti e Flecchia, entrambi arrestati. Dovetti superare qualche ostacolo di carattere politico, dovuto al fatto che a Torino trovai un nucleo di vecchi militanti, il più prestigioso dei quali era Battista Santhià, ed era naturale che questi compagni considerassero con una certa diffidenza l’ “”intruso””, l’ estraneo che ero io. Fin dal primo contatto misi subito in chiaro che a me non importava se essi erano bordighisti o ordinovisti; volevo soltanto sapere se erano disposti a lavorare per riorganizzare il partito.”” (pag 115) “”Il 21 aprile – data che i fascisti avevano sostituito al 1° maggio per la celebrazione della festa del lavoro – venne lanciata, con grande chiasso pubblicitario, la Carta del lavoro, presentata come una specie di “”Costituzione dei lavoratori””, che avrebbe dovuto garantire questi ultimi da ogni sopruso ed ingiustizia. In realtà, al di là delle roboanti dichiarazioni pseudorivoluzionaire, la Carte era il documento fondamentale su cui si basava il corporativismo fascista. Aboliti tutti i contratti di lavoro, giudicati superflui “”nel nuovo clima di concordia nazionale””, si dava sanzione giuridica ai tagli di salari già avvenuti e si lasciava mano libera agli industriali e agli agrari per riduzioni future””. (pag 120)”,”PCIx-301″
“LI YI”,”The Structure and Evolution of Chinese Social Stratification.”,”LI-YI è nata nel 1961 e si è laureata nel 1982 presso la Northwestern University (China). E’ stata Assistant Professor in Sociology nella Northwestern University (China). Ha ottenuto il Master negli Stati Uniti. Declino classe dei contadini “”In 2003, there were 312 million peasants in China, not including the 176 million peasant workers. Peasants still supply almost half of China’s labor, despite their rapidly diminishing population. The percentage of labor in agriculture is the most important variable and the most important criterion. With current technology in hand, one fourth of China’s peasants are all that’s needed to till China’s land, so well over half of them are surplus laborers.”” (pag 191)”,”CINE-022″
“LI Chien-Nung, a cura di Ssu-Yu TENG e Jeremy INGALLS”,”The Political History of China, 1840-1928.”,” Primo movimento operaio e comunista (pag 439) Colloqui tra Sun Yat-sen e Joffe (pag 442) Sun Yat-sen invia Chiang Kai-shek in Russia per colloqui (1923) (pag 443) “”Sun Yat-sen sent Chiang Kai-shek to Russia in the summer of 1923. When Chiang reached Moscow, Lenin was already seriously ill; but Chiang had conversation with Trotsky and other leaders. After a thorough field investigation of the Soviet military system, the organization of the Red Army, and the strict discipline of the Communist party, Chiang returned to China charged with new momentum to reorganize the party and to train the party army. The party leader, Sun Yat-sen, was more determined than before to join hands with Russia. Soviet Russia, to support the Kuomingtang commissioned Michael Borodin to Canton, where he met with Sun Yat-sen. A provisional Central Executive Committee consisting of nine members was formed and Borodin invited to be its advisor. Members were carefully recruited in Canton, and party offices were established in cities, towns, and other smaller divisions. The economic conditions of farmers, workers, and the bourgeois class were investigated. A unified propaganda office was set up and the party members were forbidden to express any opinions about the party before outsiders. Special schools or classes were opened to train party workers. A national congress with 165 participants, was held at Canton,on January 20, 1924. Each province sent six delegates, three of whom were appointed by the party leader, Dr. Sun, and the other three elected by the local members. (…) During the sessions of congress someone suggested that the Kuomintang should not accept as members applicants who still retained membership in another party. The Communist member, Li Ta-chao, replied that Communist members of the Third International who joined the Kuomintang must obey the Kuomintang’s principles and rules: that they should participate in the nationalist revolution, should entertain no intention of converting the Kuomintang members to Communism, and should join the Kuomintang as individuals, not as group ben on infiltrating the Kuomintang”” (pag 443-444) “”Sun Yat-sen venne inviato Chiang Kai-shek in Russia nell’estate del 1923. Quando Chiang raggiunse Mosca, Lenin era già gravemente malato,. Ma Chiang ebbe conversazioni con Trotsky e altri leader. Dopo un’indagine a tutto campo approfondita del sistema militare sovietico, l’organizzazione dell’Armata rossa, e la rigorosa disciplina del partito comunista, Chiang tornò in Cina incaricato di dare nuovo slancio per riorganizzare il partito e per addestrare l’esercito di partito. Il leader del partito, Sun Yat-sen, era più determinato che mai a stringere la mano alla Russia. La Russia sovietica, per sostenere il Kuomingtang, aveva inviato Michael Borodin a Canton, dove ebbe un incontro con Sun Yat-sen. Un Comitato esecutivo centrale provvisorio composto da nove membri venne costituito e Borodin venne invitato ad essere il suo consulente. I membri furono accuratamente reclutati a Canton, e gli uffici di partito stabiliti in città, paesi, e altre località più piccole. Vennero studiate le condizioni economiche di agricoltori, lavoratori, e della classe borghese. Un ufficio di propaganda unificata venne istituito e ai membri del partito fu proibito di esprimere qualsiasi opinione anticipata agli estranei. Scuole speciali o classi furono aperte per formare i lavoratori di partito. Un congresso nazionale con 165 partecipanti, si tenne presso Canton, il 20 gennaio 1924. Ogni provincia inviò sei delegati, tre dei quali nominati dal leader del partito, Dr. Sun, e gli altri tre eletti dai membri locali. (…) Nel corso delle sessioni del Congresso qualcuno suggerì che il Kuomintang non dovesse accettare come soci i candidati che ancora conservavano l’appartenenza a un altro partito. Il membro comunista, Li Ta-chao, rispose che i membri comunisti della Terza Internazionale che avevano aderito al Kuomintang dovevano obbedire ai principi e alle regole del Kuomintang, partecipare alla rivoluzione nazionalista, e non avere alcuna intenzione di convertire i membri del Kuomintang al comunismo, dovevano far parte del Kuomintang come individui, non come gruppo per infiltrare il Kuomintang”””,”CINx-297″
“LIAKOS Antonis”,”L’unificazione italiana e la grande idea. Ideologia e azione dei movimenti nazionali in Italia e in Grecia, 1859-1871.”,”Antonis Liakos è professore ordinario di Storia moderna e contemporanea all’Università di Atene, dove è nato nel 1947. Si è laureato all’Università di Salonicco dove ha insegnato fino al 1990. Condannato dal regime dei Colonnelli è stato in carcere dal 1969 al 1973. È autore di saggi e libri in greco tra cui ‘La Federazione socialista dei lavoratori di Salonicco e la sua Gioventù’ (1986), ‘La nascita delle organizzazioni giovanili’ (1987), e ‘Lavoro e politica in Grecia tra le due guerre (1993).”,”GREx-031″
“LIANG SHIQIU, a cura di Gianluca MAGI”,”La nobile arte dell’ insulto.”,”””E’ più conveniente usare toni educati e modi cortesi anche se il nostro interlocutore è l’ apoteosi dell’ uomo meschino e abbietto. Ciò non significa che ci si deve rivolgere a lui con l’ ossequio che si rende ad un “”Maestro””, ma significa che più l’ insulto è ammantato di cortesia e forbitezza più, per conseguenza, acquista vigore””. (pag 31) Il termine Maestro (xianshen), colui al quale nella Cina tradizionale si tributava il più grande rispetto L’ attacco laterale. “”Dar del “”ladro”” a chi ci ha rubato qualcosa oppure dar del “”bandito”” a chi ci ha derubato sono modi troppo grossolani per condurre una controversia. In questi casi, per biasimare pubblicamente qualcuno in modo veramente incisivo è conveniente innanzitutto avvalersi dell’ arte del vuoto e del pieno, del velo e del riflesso, del far risaltare di traverso e di insinuare indirettamente, del colpire di fianco e dell’ attaccare obliquamente. Ciò significa che fin dall’ inizio ci si dovrebbe mostrare, in modo convincente, comprensivi con quella tal persona, giungendo persino ad essere, in modo prudente, prodighi di espressioni rispettose e di apprezzameno. Pur senza esagerare. Conducendo così abilmente il discorso, l’ effetto finale dell’ arte dell’ insulto sarà tutt’altro che stemperato: l’ enfasi posta sulle nostre parole accentuerà l’ impressione a chiunque ci ascolti che si stia parlando soltanto di cose veraci e inconfutabili. Gli uditori giungeranno a farsi un’ idea di noi talmente favorevole da considerarci persona indulgente e magnanima. Giunti a questo punto cruciale, sarà sufficiente una sola parola per farla finita.”” (pag 21-22)”,”VARx-201″
“LIAO YIWU”,”L’ empire des bas-fonds.”,”LIAO YIWU è nato nel 1958, ed è diventato uno degli autori contemporanei più audaci della sua generazione. Traffico di donne. Intervista a trafficante. “”La società nuova ha sradicato la triade. Ma ho appreso con grande mia sorpresa, che la tratta delle donne perdura sempre: essa è oggi nelle mani di piccoli capi locali nelle regioni di montagna. E questo accade ai giorni nostri, quando si sviluppano dappertutto tecniche sempre più sofisticate!””. (pag 36)”,”CINx-173″
“LIBERATORE Raffaele FERRIGNI Giuseppe TROIA Carlo fondatori della rivista.”,”Minerva Napolitana.”,”All’epoca non si usava firmare gli articoli, tutt’al più con iniziali. Anche i fondatori della rivista Minerva Napolitana non compaiono sul testo. Informazioni tratte dal Dizionario Biografico degli Italiani (DBI): LIBERATORE Raffaele (Lanciore 1787 – Napoli 1843), FERRIGNI Giuseppe (Napoli 1797 – Torino 1874), TROIA Carlo (Napoli 1784 – Napoli 1858): (Informazioni fornite al redattore dallo storico SCOTTI DOUGLAS Vittorio). «L’esclusione della Nobiltà istorica dal parlamento è non solo ingiusta, ma eziandio, come abbiam detto, impolitica. Chiunque non ha del tutto pervertita la ragione, e si è persuaso altro essere un popolo di uomini, altro una mandria di pecore, ammirerà certamente la sapienza di coloro che dettarono la Costituzione Spagnuola. (…)» (pag 348, 1° volume) ‘La Rivoluzione napoletana del 1820 fu un evento importante nella storia del Regno delle Due Sicilie. Nel 1820, il re Ferdinando I di Napoli giurò la Costituzione, ma l’anno successivo, l’esercito austriaco invase il Regno e restaurò il potere assoluto dei Borbone. La rivoluzione fu guidata dai murattiani, una élite dalle tendenze eterogenee, e dai carbonari, che erano diventati più baldanzosi dopo la concessione della Costituzione a Palermo 1. Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, fu re di Napoli dal 1808 al 1815. Dopo la caduta di Napoleone, Murat cercò di mantenere il trono, ma fu sconfitto dagli austriaci a Tolentino nel 1815 2. Nel 1820, Murat tentò di riconquistare il trono, ma fu sconfitto nuovamente dagli austriaci e giustiziato a Pizzo Calabro 3.”,”RISG-010-FSL”
“LIBERMAN E. e altri”,”Nuove elaborazioni e nuove esperienze nell’ economia sovietica. Scritti, studi e articoli tratti dalla stampa sovietica dal settembre 1962 all’ aprile 1963.”,”””Ad un ragionamento tanto semplice il Gosplan risponde: “”No, è impossibile fare come voi dite””. Perché? Perché nel Gosplan c’è un funzionario che “”siede”” unicamente per la pianificazione degli autoveicoli e non si interessa affatto della produzione di pneumatici. Un altro funzionario “”siede”” (cioè, ha per competenza specifica ed unica) per i copertoni, ma non si interessa affatto di altre cose, ivi compresa la produzione di autoveicoli. E non si preoccupano di coordinare in un tutto unico il lavoro di pianificazione (…)””. (pag 172-173)”,”RUSU-167″
“LIBEROVICI Sergio STRANIERO Michele L., con la collaborazione di Margot GALANTE GARRONE”,”Canti della nuova resistenza spagnola, 1939-1961.”,”Allegato ritaglio del ‘Secolo XIX’ (27 giugno 1963) dove si riporta la condanna degli autori di questo libro per offese al pudore e si assolve l’editore Giulio Einaudi.”,”MSPG-265″
“LIBERTINI Lucio PANZIERI Raniero DE-MARTINO Francesco CARACCIOLO Alberto SALVAGO Maria A. DELLA-MEA Luciano COLLETTI Lucio GUIDUCCI Roberto MAITAN Livio TAGLIAZUCCHI Pino MORANDI Rodolfo MAGNANI Valdo PESENTI Antonio BARCA Luciano FOA Vittorio”,”La sinistra e il controllo operaio.”,”Saggi di Lucio LIBERTINI e Raniero PANZIERI Francesco DE-MARTINO Alberto CARACCIOLO Maria A. SALVAGO Luciano DELLA-MEA Lucio COLLETTI Roberto GUIDUCCI Livio MAITAN Pino TAGLIAZUCCHI Rodolfo MORANDI Valdo MAGNANI Antonio PESENTI Luciano BARCA Vittorio FOA. “”E’ in crisi il sindacalismo integralista (CISL, ecc.) perché esso ha il suo naturale terreno di cultura nel fiorire delle aristocrazie operaie, nei larghi margini, oggi più difficili, del profitto monopolitistico; perché la “”democrazia aziendale”” di marca padronale avanza con il successo del neocapitalismo, entra in crisi con la sua crisi, e allorché il sindacato di classe, rinnovato, oppone alle “”relazioni umane”” e alla “”democrazia aziendale”” la integrale contrattazione del salario e interviene ad analizzare i fattori di produzione e le loro relazioni””. (pag 187, LIBERTINI Lucio PANZIERI Raniero)”,”PCIx-197″
“LIBERTINI Lucio”,”Integrazione capitalistica e sottosviluppo. I nuovi termini della questione meridionale.”,”Lucio Libertini è nato a Catania nel 1922 (è morto nel 1993, ndr). Già dirigente del PSI, è stato tra i promotori della costituzione del PSIUP nel quale è membro (1970) della Direzione e responsabile della Commissione economica. Giornalista direttore (1958-64) di “”Mondo nuovo”” è autore di saggi sul capitalismo moderno e sul movimento operaio. “”Un teorico capitalista, sia pure «riformatore», l’americano Galbraith, considerando l’irrazionalità del meccanismo capitalistico di soddisfazione dei bisogni è giunto a definire un «mito» l’importanza che la società americana continua ad attribuire al fenomeno della produzione. Quello squilibrio tra forze produttive e potere di consumo che Marx considerava «causa ultima di tutte le crisi effettive» viene risolto dallo sviluppo capitalistico moderno mediante i grandi mercati di massa, la forzatura di determinati consumi, l’intervento stabilizzatore dello Stato. Ma a parte il fatto che si tratta di una soluzione parziale, che non ha soppresso né i cicli economici né le crisi – sta di fatto che una tale soluzione parziale avviene con una deformazione della scala dei consumi, con una distorsione dei bisogni. La cosiddetta civiltà dei consumi è in questo senso una manifestazione essenziale di alienazione; è il rovescio della medaglia rispetto a un processo produttivo che si basa sullo sfruttamento della forza-lavoro. Ciò che unisce le due facce della medaglia è la logica dell’accumulazione per l’accumulazione, la logica del profitto privato. (…) Non vi è società che possa fare a meno dell’accumulazione, ma la controversia riguarda il destino dell’accumulazione”” (pag 163-164) E’ morto all’ improvviso, ieri mattina all’ ospedale Sant’ Eugenio di Roma, Lucio Libertini. Presidente dei senatori di Rifondazione comunista, aveva 71 anni, e qualche mese fa i medici gli avevano diagnosticato una grave forma tumorale, che lo aveva aggredito ai reni e al cervello. La malattia, e le intense terapie alle quali doveva sottoporsi non gli hanno tolto però, fino all’ ultimo, la passione politica che lo ha posseduto per tutta la vita, accompagnandolo attraverso una lunga e tormentata carriera politica. “”Ci ha fatto chiamare tre giorni fa dalla moglie, per dirci che sarebbe venuto da queste parti, per qualche giorno di vacanza in Val di Susa, e farci sapere che era a disposizione per comizi e feste””, racconta, turbato e commosso, Gianni Favaro, un dirigente torinese di Rifondazione. Lunedì, dopo la camera ardente che verrà allestita oggi nella sede nazionale di Rifondazione, in via Barberini 11, i funerali si terranno in piazza del Pantheon a mezzogiorno. Poi, la salma verrà sepolta a Catania, dove il senatore era nato nel ‘ 22. “”Era un uomo molto dolce, un compagno meraviglioso, in casa e fuori. E molto comunista””, dice Gabriella Pistone, 42 anni, la seconda moglie di Libertini. “”Non gli ho mai sentito pronunciare la parola ‘ scissione’ , proprio perché lui era e si sentiva un comunista, e lo sarebbe rimasto anche da solo. Le sue ultime battaglie sono state quelle sulla riforma della Rai e sul fisco. Desiderava tanto partecipare alla manifestazione sul fisco che ci sarà il 25 settembre a Roma, sperava di trovarsi insieme a migliaia di compagni e di cittadini””. Una specie di Cassandra “”A qualcuno non piaceva il suo essere una specie di Cassandra della sinistra italiana””, continua la moglie del senatore. “”Ma Lucio guardava sempre avanti, mai indietro… Non conservava nulla di materiale, neppure i molti libri che aveva scritto, ma teneva con sé i ricordi e le amicizie. In queste settimane, mi aveva dettato i primi due capitoli di un lungo viaggio, storico ma anche autobiografico, nella sinistra italiana””. Che cosa hanno significato per Libertini le ultime divisioni all’ interno di Rifondazione? Gabriella Pistone risponde senza esitare: “”Lucio non voleva le dimissioni di Garavini, ha sperato e creduto che tutto potesse risolversi con un po’ di autocritica da parte di Sergio, e ha sofferto perché questa non è arrivata. Diversamente da come è stato detto, lui voleva affermare la libertà, anche dentro il partito, non certo il contrario””. “”La sinistra ha perso un militante non facile””, ha detto Sandro Curzi, direttore del Tg3, ricordando Libertini. E, per rendersene conto, basta ricordare il lungo peregrinare del senatore che, negli Anni ‘ 50 e ‘ 60, passò attraverso tutte, o quasi, le divisioni e le ricomposizioni di una sinistra che non c’ è più. “”Come si sa – scrisse un po’ di tempo fa un giornalista che voleva fargli i complimenti per essersi battuto, da solo, contro l’ aumento di stipendio che i senatori si erano ‘ regalati’ – Lucio Libertini è un grandissimo rompiscatole, uno di quelli che fanno sbuffare di indifferenza i padroni dei partiti, perché fa il bastian contrario professionista…””. Un altro, che voleva parlarne male, all’ indomani del congresso di fondazione del Pds, ne ricordò il passato di militante del Psi di Nenni (e di giornalista all’ Avanti!), nel Psdi di Saragat, nel Psu di Silone, nell’ Unione socialista indipendente di Cucchi e Magnani, nel Psiup di Lelio Basso e nel Pci. Chiosando: “”Passionale, inebriato dall’ odore della polemica, stregato dalle masse operaie in lotta. L’ esatto contrario del Pci che prova faticosamente a darsi una cultura di governo… Nella crisi del porto di Genova sta dalla parte dei camalli, quando arriva il condono edilizio si schiera dalla parte degli abusivi, poi propone la totale statalizzazione della Sip””. Deputato a Torino dal 1968 A Torino, dove ha passato gli anni più intensi della sua vita politica, Libertini arrivò nel ‘ 64, come segretario dello Psiup. Entrato nel Pci nel ‘ 72, divenne subito membro del comitato centrale, dove restò per tre anni. Già nel ‘ 68, però, era stato eletto deputato a Torino, nella stessa circoscrizione che, otto anni più tardi, lo rimandò a Montecitorio, questa volta come deputato del Pci. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in studi economici, Lucio Libertini è stato responsabile nazionale del Pci per i problemi dei trasporti e della casa. Nel ‘ 79, eletto sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama, optò per il Senato, dove, nell’ 87, venne riconfermato per la terza volta. Membro della direzione di Rifondazione dal ‘ 92, Libertini è stato tra i fondatori del nuovo partito, nelle liste del quale è stato rieletto senatore. Ieri, messaggi di cordoglio e di ricordo sono giunti, tra l’ altro, dal presidente di Rifondazione Armando Cossutta (“”Indico Libertini al ricordo e al rispetto di tutti i lavoratori””) e del presidente del consiglio Carlo Azeglio Ciampi (“”Un uomo di cultura impegnato fino all’ ultimo giorno in un’ ansiosa, combattiva ricerca per il migliore futuro del nostro Paese””). Messaggi anche dal presidente del Senato, Giovanni Spadolini (“”Un appassionato combattente politico, fedele all’ istituto parlamentare, dove aveva combattuto le sue battaglie più incisive””), da Claudio Petruccioli della direzione Pds (“”Anche se ci sono stati contrasti e polemiche, questo nulla toglie alla sua riflessione politica e alla sua militanza, tra le più vivaci nella sinistra italiana””), e del segretario socialista Ottaviano Del Turco (“”La sua scomparsa rende più pallido il profondo contrasto che ha diviso le sue battaglie da quelle dei socialisti riformisti””). (articolo di Vera Schiavazzi, Repubblica 8 agosto 1993″,”ITAS-194″
“LIBERTINI Lucio”,”Dieci tesi sul partito di classe.”,”Lucio Libertini (Catania, 1º giugno 1922 – Roma, 7 agosto 1993) è stato un politico italiano. Membro della Federazione giovanile del Partito Socialista Italiano, nel 1946 diede vita alla corrente “”Iniziativa socialista””. Nella primavera 1952 comincia a collaborare a “”Risorgimento Socialista””, il settimanale fondato da Aldo Cucchi e Valdo Magnani, di cui assume la direzione dal 18 dicembre 1954 fino alla chiusura (marzo 1957), occupandosi prevalentemente della politica estera, della decolonizzazione, dei movimenti socialisti a livello internazionale. Membro della direzione dell’U.S.I. dal I Congresso (1953), nel marzo 1957 confluisce con l’intero movimento nel P.S.I. Nel 1958, quando ormai la politica del Fronte Democratico Popolare era già stata abbandonata dai vertici del PSI, scrisse le sue Sette tesi sul controllo operaio, in cui rilanciava la necessità dell’abolizione della proprietà privata. Nel 1968 venne eletto alla Camera nelle liste del PSIUP. Nel 1972 aderisce al Partito Comunista Italiano, divenendo membro del comitato centrale e dove rimase per tre anni[1]. Ritornò alla Camera nel 1976, eletto questa volta in quelle del Partito Comunista Italiano. Nel corso della legislatura presiedette la commissione trasporti della Camera. Alle elezioni del 1979 fu eletto Senatore con il Partito Comunista Italiano, confermando il seggio nel 1983 e 1987. Nel 1991 è tra i padri fondatori di Rifondazione Comunista, con il quale viene rieletto Senatore nel 1992 e di cui fu dirigente fino alla morte improvvisa, avvenuta due anni dopo a causa di un male incurabile[1]. (wikip)”,”PCIx-423″
“LIBERTINI Lucio; ZAMOSKIN Jurij”,”La funzione delle banche centrali nel capitalismo moderno (Libertini); La rivoluzione tecnico-scientifica, la crisi della coscienza tecnocratica e l’umanesimo.”,”La più antica banca centrale è la Banca d’Inghilterra (pag 29-33)”,”ECOT-003-FB”
“LIBERTINI Lucio”,”La generazione del ’68.”,”Lucio LiBertini all’epoca del ’68 era dirigente Psiup, dal XIV Congresso è membro del CC del Pci. Vicepresidente della Regione Piemonte, deputato nella V e VII legislatura, vicepresidente della Commissione industria e presidente della Commissione trasporti della Camera. Ha pubblicato tra l’altro ‘La Fiat negli anni settanta’ e ‘Tecnici, impiegati, classe operaia’ (1973).”,”PCIx-494″
“LIBRETTI Giovanni”,”L’articolazione integrativa del materialismo storico nei testi storici di Marx e di Engels.”,”””Nella definizione di classe Marx arriva in questo testo [Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, BRU] ad una specificazione migliore rispetto a ‘L’Ideologia tedesca’, purtroppo solo in rapporto ai contadini. Infatti, uno dei problemi che lo assillano di più, è la necessità di capire come mai la classe secondo lui più vessata da Luigi Bonaparte sia quella che continua a votarlo. In questo modo è portato ad entrare nel merito del rapporto tra modo di vita e modo di produzione della classe dei contadini: “”Nella misura in cui milioni di famiglie vivono in condizioni economiche tali che distinguono il loro modo di vita, i loro interessi e la loro cultura da quelli di altre classi e li contrappongono ad esse in modo ostile, esse formano una classe”” (BRU pp. 208-209). Marx connette in questa proposizione i due aspetti della sua concezione di classe, cioè come similitudine tra gli interessi nel momento in cui vengono contrapposti a quelli di altri individui; ma il suo scopo principale è di mostrare come il loro specifico modo di lavorare (che Marx non pone poi in relazione rispetto a quello propriamente borghese basato sulla cooperazione nella fabbrica) produce la loro caratteristica sociale specifica: l’isolamento, dato dalla loro dispersione sul territorio e dalla mancanza di una sviluppata divisione del lavoro tra di loro. Secondo Marx è questo particolare modo di lavorare che, diventando costitutivo anche della loro psicologia, li induce a votare Luigi Bonaparte: “”Il loro rappresentante deve apparire loro come il loro padrone, come un’autorità che si impone loro”” (BRU, p. 209). L’aspetto più interessante è la connessione che Marx istituisce tra il concetto di classe, l’esistenza di rapporti più continui tra gli individui e la collettività della rappresentanza politica, di un partito piuttosto che di un singolo. Un rapporto continuo tra contadini non è possibile a causa delle loro condizioni di lavoro; essi quindi non sono una vera e propria classe. “”Ma nella misura in cui tra i piccoli proprietari esistono soltanto legami locali e la identità dei loro interessi non crea tra di loro una comunità, una unione politica, essi non costituiscono una classe”” (BRU, p. 209). Torna in mente, a questo proposito, la differenza tra il concetto di forma di relazioni della società civile caratteristica del capitalismo esposta ne ‘L’ideologia tedesca’. La forma di relazioni dei contadini non è il lavoro salariato ma ciò significherebbe che essi non appartengono propriamente al modo di produzione capitalistico, ed in effetti, Marx non li considera neanche una vera e propria classe, infatti queste formazioni sociali sono caratteristiche del modo di produzione borghese, sono differenti rispetto a quelle rilevabili nei modi di produzione passati. Marx non trae nessuna conseguenza nel rapporto tra la borghesia e i contadini, si limita a notare la particolarità di questo insieme disgregato di individui orientandolo alla comprensione della loro preferenza per un uomo anziché per un partito. (…) Identità di interessi, legami comuni, antagonismo sociale e rappresentanza politica collettiva sono le caratteristiche che specificano il concetto di classe (…)”” (pag 86-87) [Giovanni Libretti, “”L’articolazione integrativa del materialismo storico nei testi storici di Marx e di Engels””, Milano, 1996]”,”MADS-685″
“LICATA Glauco”,”120 anni di giornali dei cattolici italiani.”,”Glauco LICATA inviato speciale del ‘Corrirere della sera’ si occupa di storia del giornalismo da una ventina d’anni (1981) e ha pubblicato vari volumi tra cui una ‘Storia del Corriere della Sera’ (1976) e una ‘Storia dei corrispondenti di guerra’ (1971). Ha ricostruito anche le vicende della ‘Rassegna nazionale’ (1968) rivista dei cattolici liberali. Cultura sociale. “”Prima di giungere al 1898 ed ai fatti di quell’anno, bisogna notare che a dar coscienza ai cattolici (dunque al giornalismo cattolico) ha contribuito molto l’opera di Leone XIII. L’enciclica ‘Rerum Novarum’ – pubblicata nel 1891 -ebbe gran peso in questo processo. Dal primo gennaio del 1898 esce a Roma “”Cultura Sociale””, rivista fondata e diretta dal giovane sacerdote Romolo Murri. Questa rivista doveva assumere grande importanza negli anni a venire, divenendo il principale organo del movimento democratico cristiano. Nella dichiarazine programmatica i redattori si dicevano “”cattolici integralmente, cattolici col Papa e con la grande maggioranza dei cattolici italiani””. Tra i collaboratori erano: Filippo Meda, il barnabita Giovanni Semeria, Angelo Mauri, il sacerdote Ernesto Vercesi, Paolo Mattei Gentili e, in seguito, un altro sacerdote destinato ad assumere posizioni di primo piano nella storia del giornalismo cattolico: Luigi Sturzo””. (pag 52-53)”,”EDIx-078″
“LICATA Glauco”,”Storia del Corriere della Sera.”,”Glauco Licata è nato a Tripoli da una famiglia di origine siciliana nel 1926. Figlio di un generale dell’esercito, ha compiuto gli studi a Padova, Zara e Palermo dove si è laureato in giurisprudenza. Trasferitosi nel 1951 a Milano, ha avuto incarichi universitari per la storia moderna e quella dei trattati, divenendo poi redattore del Corriere della Sera addetto alla Terza pagina. Ha pubblicato nel 1961 il primo libro, un romanzo sulla mafia presentato da Vittorini. Dal 1964 al 1972 si è dedicato a ricerche storiche. [‘Il ‘Corriere’ sosteneva che dovesse essere la Germania ad aiutare Italia ed Austria ad andar d’accordo, facendo rivivere rigogliosa la Triplice e diretta al suo specifico scopo: la pace. La pace, si cominciava comunque ad ammettere, era il solo scopo che in Italia potesse rendere gradita la Triplice. Lo slogan del ‘Corriere’ fu dunque che «bisogna andare a Vienna attraverso Berlino» (59). Ma c’è di più. Gli uomini di via Solferino ebbero ben chiara la funzione dell’impero austro-ungarico, previdero che il suo crollo avrebbe lasciato un vuoto incolmabile per l’equilibrio europeo; vuoto politico, «ma anche sociale». Il ‘Corriere’ ricordò questa funzione a Vienna, ammonì Vienna che «L’Italia e l’Austria-Ungheria, ben congiunte insieme, hanno la missione di provvedere alla loro salvezza e alla salvezza del mondo, impedendo colla loro sana e legittima influenza lo scoppio di un conflitto tra la Germania da una parte, l’Inghilterra e la Francia dall’altra». Secondo il ‘Corriere’ «questo compito val ben meglio che inquietare i serbi, lasciar discorrere troppo i circoli navali di Pola e lanciar degli ordini superbi a traverso l’Adriatico, necessariamente meditati da noi» (60). Il ‘Corriere’ di Albertini – e con esso gran parte della classe dirigente italiana e delle elites della finanza, dell’industria, della cultura – escluse categoricamente «fino al 1914» una sia pur remota eventualità di guerra con la Germania: e non la desiderò con l’Austria. Era però conscio che prima o poi si sarebbe giunti a una guerra con l’Austria: era solo questione di anni. Tale convinzione non risulta ovviamente dalle pagine del giornale, ma dai carteggi con i vari corrispondenti da tutte le capitali, carteggi in gran parte riservati, e rimasti, dopo l’estromissione di Albertini, nell’archivio del giornale. Citiamo solo qualche paragrafo di due lettere inviate nel 1906 da Felice Ferrero da Berlino ad Alberto Albertini. Il 26 aprile: «…Del resto è perfettamente ragionevole la campagna de ‘Corriere’ per una completa riorganizzazione dell’esercito e delle spese militari, perché io ho la ferma credenza che una guerra coll’Austria è questione di anni ma nessuno potrà impedirla colla migliore volontà, sia che si tratti di una guerra locale o di una guerra generale europea». Il 18 ottobre: «… Certamente le relazioni italo-austriache sono pericolose: io personalmente credo, come già le scrissi una volta, una guerra assolutamente inevitabile, prima o poi. Nel frattempo sarebbe follia mandare a monte la Triplice, se non fosse possibile sostituirci una formale alleanza colla Francia e coll’Inghilterra. Ma nel frattempo è anche necessario prepararci agli avvenimenti futuri: cominciare a dire che le pigliamo di sicuro è il metodo migliore per prenderle davvero quando il momento viene e il farsi esageratamente piccini ed incospicui è probabilmente un mezzo per precipitare la crisi piuttosto che evitarla»’ (pag 123)] [(59) Per lo svolgimento dello slogan «andare a Vienna attraverso Berlino» si veda «Italia, Austria e Triplice» nel ‘Corriere’ del 30 luglio 1907; (60) «Austria-Ungheria e Italia», nel ‘Corriere’ del 26 ottobre 1906. Sulle condizioni e contraddizioni che già affliggevano l’impero di Francesco Giuseppe si veda la classica opera di Arthur J. May, ‘La monarchia asburgica’, Bologna, 1973; e il libro di Leo Valiani, ‘La dissoluzione dell’Austria Ungheria’, Milano, 1966; L’opera del Valiani è particolarmente interessante dal punto di vista italiano, perché tratta ampiamente, facendo ricorso anche ai ‘Venti anni di vita politica’ di Luigi Albertini, il conflitto delineatosi in Italia tra i fautori della conservazione dell’Austria e coloro che invece avrebbero voluto che si accelerasse il processo di dissoluzione dell’impero di Francesco Giuseppe]”,”EDIx-197″
“LICHACEV Dmitrij Sergeevic”,”La mia Russia.”,”Medievista, filologo, storico della letteratura e dell’arte capace di grandi sintesi tra mondo antico e moderno, custode appassionato del patrimonio artistico della Russia, Dmitrij Lichacev nasce a Pietroburgo nel 1906. Arrestato per motivi politici nel 1928, viene deportato nel lager delle Solovki, arcipelago del Mar Bianco, dove resterà fino al 1932. Una volta scarcerato, riprende gli studi universitari interrotti e si dedica alla filologia e alla medievistica, approfondendo ricerche che lo porteranno a spaziare anche nei campi della letteratura e dell’arte moderna e gli daranno notorietà internazionale. Membro estero di molte accademie, tra cui quella dei Lincei, e insignito della laurea honoris causa dalle Università di Torun, Oxford, Edimburgo, ha diretto fino alla morte, avvenuta nel 1999, la sezione di letteratura russa antica del Puskinskij Dom, lo storico Istituto Puskin dell’Accademia delle scienze.”,”RUSx-037-FL”
“LICHACEV Dmitrij Sergeevic, a cura di Elena KOSTJUKOVIC”,”Le radici dell’arte russa. Dal medioevo alle avanguardie.”,”Medievista, filologo, storico della letteratura e dell’arte capace di grandi sintesi tra mondo antico e moderno, custode appassionato del patrimonio artistico della Russia, Dmitrij Lichacev nasce a Pietroburgo nel 1906. Arrestato per motivi politici nel 1928, viene deportato nel lager delle Solovki, arcipelago del Mar Bianco, dove resterà fino al 1932. Una volta scarcerato, riprende gli studi universitari interrotti e si dedica alla filologia e alla medievistica, approfondendo ricerche che lo porteranno a spaziare anche nei campi della letteratura e dell’arte moderna e gli daranno notorietà internazionale. Membro estero di molte accademie, tra cui quella dei Lincei, e insignito della laurea honoris causa dalle Università di Torun, Oxford, Edimburgo, ha diretto fino alla morte, avvenuta nel 1999, la sezione di letteratura russa antica del Puskinskij Dom, lo storico Istituto Puskin dell’Accademia delle scienze.”,”RUSx-060-FL”
“LICHTENBERGER André”,”Le socialisme et la révolution française. Etudes sur les idées socialistes en France de 1789 a 1796.”,”LICHTENBERGER André Docteur ès lettres”,”SOCU-177″
“LICHTENSTEIN Nelson”,”State of the Union. A Century of American Labor.”,”LICHTENSTEIN Nelson è professore di storia all’ Università della California. E’ pure autore di ‘Walther Reuther: The MOst Dangerous Man in Detroit’. “”In 1947, for instance, retail clerks earned about two-third as much as auto workers, but after the big inflationary surge of the late 1960s and early 1970s they took home but one-third as much. Even in the unionized auto parts industry, only about one-quarter of all companies, employing 40 percent of the workforce, followed the Big Three pattern during the 1950s. When inflation became a chronic problem after 1965, wage inequality within the blue-collar manufacturing sector increased dramatically””. (pag 130)”,”MUSx-149″
“LICHTHEIM George”,”Storia dell’ imperialismo.”,”””I giudizi di Cicerone sull’ imperium populi romani non andarono mai al di là del significato intrinseco dell’imperium (al quale egli pagò un enfatico tributo nel De legibus) il potere legale di imporre la legge”” (Richard KOEBNER, Empire, GROSSET & DUNLOP. NY. 1965 pag 4). LICHTHEIM (1912-1973) nato in Germania ma vissuto prima in USA e poi in UK, è autore di opere di storia politica (‘Le origini del socialismo’, ‘Il marxismo’, ‘L’Europa del Novecento’. Critico delle opere di MARX ed ENGELS e del marxismo contemporaneo, ha alternato il lavoro di commentatore politico (sue le note scritte per ‘The Twentieth Century’ sotto lo pseudonimo di G.L. ARNOLD) a quello di saggista (noto il suo saggio su LUKACS).”,”TEOC-086 ECOI-061″
“LICHTHEIM George”,”L’ Europa del Novecento. Storia e cultura.”,”Nato in Germania dove compì gli studi, George LICHTHEIM si trasferì poi negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra, dove è vissuto fino alla morte. Fu Visiting Lecturer e Research Fellow nelle Università di Columbia e Stanford. Trla le sue opere: -Marxism in modern France -The Concept of Ideology and Others Essays -A short History of Socialism -Le origini del socialismo, BOLOGNA, 1975 -Il marxismo, BOLOGNA, 1971″,”EURx-082″
“LICHTHEIM George”,”El imperialismo.”,” “”La fede nel progresso automatico sarebbe morta nel 1914. Nei punti in cui ancora persiste è una reliquia dell’ ottimismo benevolente del secolo XIX, di un un ottimismo che non condivideva Marx. Quelli che si considerano i suoi discepoli, di fronte a ciò che questa generazione ha sperimentato e comunque per proseguire, non possono fare di meglio che armarsi con il motto di quegli antichi guerrieri, gli ugonotti francesi: “”Point n’est besoin d’espoir pour entreprendre, ni de succés pour persévérer.”””” (pag 19) (Non c’è bisogno di speranza per cominciare, né di successo per perseverare) motto degli ugonotti francesi”,”TEOC-385″
“LICHTHEIM George”,”El marxismo. Un estudio histórico y critico.”,”””Taine, Tocqueville e Gobineau, in Francia, in Inghilterra Mill e Spencer, erano tanto prolifici in ipotesi omnicomprensive come qualche tedesco. Ai giorni nostri le forme sono cambiate e sarebbe un comitato di esperti a deliberare sul problema senza dubbio si avranno poche difficoltà per mostrare che questi autori, di fatto, fecero errori da tutte le parti. Ma il comitato dovrebbe essere numeroso e ben composto: nessun studioso di oggi dispone egli solo della erudizione e dell’ ampiezza di prospettiva caratteristica dei vittoriani; e questo senza fare riferimento alla sicurezza con cui adempivano ai loro diversi impegni. Il problema particolare di cui Marx si interessava, quantunque estremamente collegato alle ricerche dei suoi contemporanei, aveva un carattere proprio in ragione della sua peculiare formazione filosofica.”” (pag 171)”,”MADS-398″
“LICHTHEIM George”,”Guida a Lukacs.”,”George Lichtheim è nato in Germania e dal 1945 risiede in Gran Bretagna dove è stato visiting lecturer alle università di Columbia e di Stanford. “”Paradossalmente, Lukacs, nell’esaltare il ruolo storico di una classe lavoratrice che di fatto non era rivoluzionaria nel senso da lui dato al termine, preparava il terreno per la successiva scoperta staliniana che vedeva nel proletariato una classe controrivoluzionaria che andava sottomessa con la forza. Le intime implicazioni di questo stato di cose si rivelarono al tempo dell’insurrezione ungherese del 1956, allorché Lukacs – e non era la prima volta – diede prova della propria incoerenza parteggiando tiepidamente per i rivoltosi e ripudiando così le conseguenze del suo elitismo”” (pag 76) Critica di Lukács a Engels su interpretazione engelsiana di Kant e Hegel (pag 84-85) “”Il marxismo sovietico, nel suo lato filosofico, era ed è tuttora radicato in Plechanov e in Lenin. Entrambi seguivano rigorosamente quello che allora passava per marxismo ortodosso: la codificazione del pensiero di Marx operata da Engels dopo la morte del suo più anziano compagno. Allorché quindi Lukács nel 1923 si presentò con una interpretazione fortemente originale che metteva in dubbio l’interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel (e di conseguenza di Marx), l’indignazione degli ortodossi – sia nell’Europa centrale che nell’URSS – non conobbe limiti. A renderli ancor più furiosi intervenne Korsch, il cui ‘Marxismus und Philosophie’ considerava il materialismo in genere e il «materialismo dialettico» in specie come un ingenuo tentativo di ritornare ad una concezione prekantiana. Nel modo in cui Lukács, Korsch e i loro seguaci videro il problema, il marxismo era davvero – come aveva affermato Engels nel suo influente saggio su Ludwig Feuerbach del 1888 – l’erede della filosofia classica tedesca. Ma proprio per questo i marxisti dovevano evitare di ricadere nella concezione «precritica» – cioè prekantiana. Lukács si sentiva in dovere – sicuro della sua piena assimilazione della filosofia di Kant e di Hegel conseguita a Heidelberg negli anni precedenti la guerra – di correggere Engels in tutti quei punti in cui aveva ceduto a questa tentazione. ‘Storia e coscienza di classe’ aveva come sottotitolo ‘Studi sulla dialettica marxista’: una indicazione in sé abbastanza chiara che il suo autore non voleva aver nulla a che fare con il «materialismo». Ma la vera e autentica infrazione andava ben oltre. Infatti Lukács non si limitava a mettere in questione l’interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel: egli giungeva invero a descrivere il materialismo dell’illuminismo come «la forma ideologica della rivoluzione borghese» (1). Se si vuol capire perché questa frase apparentemente innocua colpisse i comunisti russi e dell’Europa centrale come una bomba, bisogna cogliere la connessione filosofica e politica che passa tra la rivoluzione francese e quella russa. L’intera concezione del mondo di Lenin era incentrata sull’assimilazione del materialismo francese del diciottesimo secolo del quale il marxismo rappresentava a suo avviso la versione contemporanea. Se talvolta – per es. nei suoi «quaderni filosofici» del 1914-’16, pubblicati per la prima volta nel 1932 e ristampati nel volume 38 delle ‘Opere Complete’ – non mancò di elogiare la ‘Logica’ di Hegel, sulla quale aveva già condotto uno studio minuzioso, per altro non sembra avesse mai compreso l’incompatibilità tra il mondo dialettico di Hegel e il materialismo dottrinario nel quale era stato educato. Kant in particolare costituiva un anatema per lui, e il trattamento piuttosto inadeguato che Engels aveva riservato a Kant nel suo saggio su Feuerbach fu sufficiente a convincerlo – come Plechanov prima di lui – che Kant e Fichte non dovevano essere presi seriamente. Invece Lukács, che aveva fatto un severo tirocinio alla scuola neo-kantiana prima di passare a Hegel, conosceva meglio la cosa. Ma quello che non capì fu che, avventurandosi in questo campo, aveva involontariamente colpito al cuore il leninismo in quanto concezione del mondo. Per Lenin, come per gli altri marxisti russi della sua fede, Kant rappresentava una minaccia costante, poiché il suo «agnosticismo» riguardo all’esistenza di un «mondo reale» indipendente dal pensiero apriva verosimilmente una porta, per quanto secondaria, al «fideismo», cioè alla religione. Se il pensiero non è in grado di rappresentare il mondo nel suo reale fondamento, se esiste qualche cosa di inconoscibile – la «cosa in sé», per usare la terminologia kantiana – per quale ragione non potevano i metafisici idealisti pretendere che la scienza empirica fosse una finzione necessaria? Ed una volta ammesso ciò, non poteva verificarsi un ritorno strisciante alla teologia? E’ vero che Lenin modificò il suo punto di vista fino ad ammettere la non passività della coscienza umana, tuttavia non abbandonò mai realmente la teoria della riproduzione della conoscenza, alla quale aveva aderito in passato, e soprattutto continuò ad insistere sulla decisiva importanza del «materialismo dialettico» come filosofia della natura. Compito del materialismo era di fornire una spiegazione esaustiva dell’universo – altrimenti come avrebbe potuto sostituire la religione rivelata e la metafisica idealista?”” (pag 83-84-85-86) [George Lichtheim, ‘Guida a Lukacs’, Milano, 1978] [(1) ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’. I passi cruciali dell’errata interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel si trovano a pp. 311 sgg. e 387 sgg. dell’edizione del 1968 di ‘Werke’, e la definizione del materialismo filosofico – il materialismo di Holbach e di Helvétius, e degli enciclopedisti francesi in genere – come «la forma ideologica della rivoluzione borghese» ricorre in una nota a p. 390 di questa edizione, che presenta una riproduzione inalterata del testo originale. (N.d.T. Per il testo italiano, cfr. ‘Storia e coscienza di classe’, op. cit., p. 266, n. 6; i due precedenti richiami, rispettivamente a p. 263 sgg. e p. 187 sgg). Tutti i passi importanti compaiono nel lungo saggio dal titolo ‘Die Verdinglichung und das Bewusstsein des Proletariats’, che costituiva la parte centrale della raccolta del 1923]”,”TEOC-689″
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’ Tesi autore: Marx sotto l’influenza di Blanqui (pag 214) ‘tacito abbandono del blanquismo da parte di Marx comportò al tempo stesso l’abbandono del concetto di avanguardia’ (pag 218) Una tesi sulll’influenza positivista vista come assai più netta nelle opere di Friedrich Engels che in quelle di Karl Marx. ‘Una tesi sullo scivolamento del marxismo verso il positivismo e lo scientismo dopo la morte di Marx ed Engels’ “”Il Marx maturo (…) si perita sempre più di sottolineare l’importanza di uno studio scientifico dei processi indipendenti dalla volontà umana e insiste sempre più sul concetto di «necessità storica». La tensione tra questo stile di pensiero deterministico e la sua visione del mondo venne scaricata e risolta da Marx a livello della prassi politica incitando quelle «forze storiche», che a livello teorico apparivano come ciechi strumenti di un destino indipendente dalla loro volontà, ad organizzarsi in vista della rivoluzione. Marx tenne sempre presente i due poli di questo dilemma per risolvere il quale considerò il movimento operaio e socialista (del quale egli era diventato verso gli ultimi anni della sua vita lo ‘spiritus rector’) come l’agente primario del processo storico. (…) Nonostante la sua tendenza a sottolineare continuamente il carattere ineluttabile del processo che avrebbe portato all’instaurazione del regno della libertà, Marx non abbandonò mai completamente la sua concezione giovanile di una rottura rivoluzionaria nel corso della quale teoria e prassi avrebbero interagito provocando una totale trasformazione della condizione umana. Ai suoi occhi qualsiasi altra meta non solo sarebbe stata indegna di un serio sforzo, ma sarebbe stata irrealistica: se l’umanità si fosse proposta degli obiettivi più modesti non avrebbe fatto altro che perpetuare la propria schiavitù alle circostanze esterne ma non sarebbe mai divenuta padrona di se stessa e del mondo circostante, naturale e sociale. Dire che Engels – e seguendo il suo esempio Kautsky e tutta la corrente ortodossa – abbandonò questa prospettiva sarebbe del tutto fuorviante. Engels e Kautsky, infatti, si limitarono semplicemente a trasformare quella che originariamente era una ‘weltanschauung’ rivoluzionaria in una teoria «scientifica» del processo storico, analoga agli schemi dell’evoluzione darwiniana (2). I primi passi in questo senso vennero compiuti da Engels (nel suo famoso libro ‘Antidühring’) quando Marx era ancora in vita, e approvò esplicitamente, anche se probabilmente con qualche riserva, l’operato dell’amico. Nel 1876-8, quando Engels (aiutato in ciò da Marx) si impegnò in una polemica con Dühring, attaccando la sua particolare versione e il credo positivistico socialista allora in voga, Marx ebbe indubbiamente delle buone ragioni per dare la sua sanzione a una interpretazione del suo pensiero che veniva presentato al pubblico tedesco come ancor più rigidamente «scientifico» del sistema eclettico di Dühring (3). E infatti così avvenne: tale interpretazione venne avallata da Marx il quale dopo tutto non per niente aveva trascorso metà della sua vita nell’Inghilterra vittoriana. Ma il successivo scivolamento verso il positivismo e lo scientismo – acceleratosi dopo la sua morte e definitivamente consacrato da Kautsky dopo la morte di Engels (1895) – andò molto al di là di quanto egli avrebbe potuto prevedere. Al posto dell’originaria concezione dialettica, nella quale il pensiero critico veniva convalidato dall’azione rivoluzionaria, subentrava ora un sistema di «leggi» ferree dalle quali l’inevitabilità del socialismo poteva essere dedotta con certezza quasi matematica. Teoria e prassi tornarono nuovamente divise, e la prima servì principalmente a dimostrare l’inevitabilità della decomposizione della società borghese, dalla quale sarebbe sorto il socialismo così come in maniera più o meno analoga il capitalismo era sorto dalla decomposizione del sistema feudale. Nello stesso tempo la «meta finale» (cioè il socialismo) non venne più vista come un obiettivo più o meno immediato, ma venne relegata in un futuro talmente lontano da farla quasi sparire dall’orizzonte storico. Qualsiasi altro punto di vista veniva liquidato come «utopistico» e «non scientifico» (4)”” [George Lichtheim, ‘Il marxismo’, Bologna, 1971] [(2) Cfr. Engels, ‘Rede am Grabe von Karl Marx’ in “”Sozialdemokrat””, XIII, 22 marzo 1883: «Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge di sviluppo della storia umana». Questa affermazione di Engels fu all’origine di un interminabile dibattito sul significato del «socialismo scientifico». Definendo subito dopo, nella stessa orazione funebre Marx «… in primo luogo un rivoluzionario», egli diede l’avvio a una serie interminabile di discussioni e polemiche che ancor oggi non sono cessate; (3) Cfr. ‘Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft’, Leipzig, Genossenschaft-Buchdruckerei, 1878, trad. it., ‘Antidühring’, Roma, Editori Riuniti, 1968 (…), per quanto riguarda la parte avuta da Marx nella stesura di questo scritto, vedi la prefazione alla seconda e alla terza ediz.; cfr. anche l’introduzione di Engels all’edizione inglese di ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ (Paris, Derveaux, 1880) apparsa nel 1892 col titolo: ‘Socialism: Utopian and Scientific’ (trad. it. ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, Roma, Editori Riuniti, 1970); (4) Cfr. a questo proposito Korsch, ‘Marxismus und Philosophie’, trad. it, cit., pp. 39-40; Fetscher, op. cit., passim. Questa descrizione del marxismo socialdemocratico non è una deformazione dello stesso e lo si può vedere se solo si esaminano gli scritti dei teorici più rappresentativi, quali Kautsky; ma basterebbe soltanto consultare gli ultimi scritti di Engels per fugare ogni dubbio. ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, ad esempio, si può senz’altro considerare un mirabile compendio della nuova visione del mondo positivistica] (pag 383-384) Sul positivismo: Michele Marsonet I. La nascita del positivismo – II. Il neopositivismo del Circolo di Vienna – III. Una valutazione complessiva fra pensiero scientifico e riflessione filosofica. I. La nascita del positivismo Si definisce «positivismo» un movimento non soltanto filosofico, ma anche scientifico e culturale nel senso più vasto del termine, affine sotto molto aspetti all’empirismo e al pragmatismo. Il termine «positivismo» fu coniato da Saint-Simon e venne in seguito reso popolare nella prima metà del XIX da Auguste Comte (1798-1857), sociologo e filosofo francese che è considerato il padre del movimento positivista. Comte è, tra l’altro, l’inventore della parola «sociologia». Nella seconda metà dell’Ottocento il positivismo si diffuse nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti. Se vogliamo trovare nella storia della filosofia espressioni che anticipano chiaramente lo “”spirito”” del positivismo dobbiamo ricorrere alle seguenti parole di David Hume: «Quando scorriamo i libri di una biblioteca, di che cosa dobbiamo disfarci? Se prendiamo in mano qualche volume di teologia o di metafisica scolastica, ad esempio, chiediamoci: “”Contiene forse dei ragionamenti astratti intorno alla quantità o al numero?””. No. “”Contiene dei ragionamenti basati sull’esperienza e relativi a dati di fatto o all’esistenza delle cose?””. No. Allora diamolo alle fiamme, giacché esso non può contenere nient’altro che sofisticheria e inganno» (D. Hume, Ricerche sull’intelletto umano e sui princìpi della morale, Milano 1980, pp. 335-336). Tratto distintivo del positivismo, almeno nella formulazione originale datane da Comte, è il proposito di descrivere la storia del pensiero umano come un’evoluzione attraverso tre stadi ben distinti. Che cosa significa, infatti, «positivismo»? Secondo il pensatore francese, dalle origini fino all’Ottocento il nostro pensiero si divide in tre grandi fasi: la prima fase è quella «teologica», la seconda è quella «metafisica», mentre la terza è quella «scientifica» o, per l’appunto, «positiva». La prima fase teologica è caratterizzata dal predominio della mitologia e da una concezione della natura come “”essere vivente”” che manifesta gli attributi della divinità. La seconda fase è invece dominata dalla metafisica; in essa gli esseri umani si propongono di conoscere la natura (che ha perduto nel frattempo ogni caratteristica divina) mediante il pensiero astratto. In tale fase – sostiene Comte – vanno inclusi tutti i sistemi metafisici classici della filosofia occidentale. Si parte dall’antichità con Platone e Aristotele e, passando attraverso s. Agostino e s. Tommaso d’Aquino, si giunge in epoca moderna con Spinoza, Leibniz, Kant e Hegel. Ecco le parole di Comte a questo proposito: «Tutte le nostre speculazioni, quali che siano, sono inevitabilmente soggette, sia nell’individuo che nella specie, a passare successivamente attraverso tre stati teorici differenti: teologico, metafisico e positivo. Sebbene dapprima indispensabile, sotto tutti gli aspetti, il primo stato deve ormai essere concepito come puramente provvisorio e preparatorio; il secondo, che non ne costituisce in realtà che una modifica dissolvente, comporta solo un ruolo transitorio, per condurre gradualmente al terzo; ed è questo, il solo pienamente normale, a costituire, in tutti i modo, il regime definitivo della ragione umana» (A. Comte, Discorso sullo spirito positivo , p. 4). Comte ritiene che nel XIX secolo la filosofia “”debba”” diventare positiva. Non si tratta a suo avviso di svalutare il pensiero del passato, poiché esso ha percorso una strada “”naturale”” che l’ha condotto dal mito all’elaborazione concettuale astratta. Diventando positiva, la filosofia deve invece riconoscere che l’unica e vera conoscenza è quella fornita dalle scienze le quali, da Galileo in poi, si sono affrancate dalla tutela della filosofia. È una tesi molto importante, che avrà ripercussioni enormi sul modo di concepire il lavoro filosofico nel XX secolo. Occorre in altre parole che i filosofi rinuncino alla pretesa di conoscere oggetti “”privilegiati”” ed ambiti di realtà che sfuggono all’indagine scientifica. Ciò significa che deve essere eliminata la “”metafisica””, in quanto essa rappresenta il tentativo illusorio di indagare e conoscere la realtà mediante metodi di tipo non-empirico. Comte annuncia, in termini quasi messianici, che la ricerca aristotelica dei princìpi più universali dell’essere-in-quanto-essere deve essere sostituita dalla scoperta delle grandi leggi della Natura. L’esempio paradigmatico è la legge della gravitazione universale formulata da Isaac Newton. Tali leggi descrivono dei “”fatti”” sperimentali e consentono la previsione di altri fatti, mentre l’unica realtà è quella concreta e sperimentabile, che può essere spiegata senza bisogno di ricorrere a qualsiasi entità o principio trascendente. Si noti, tuttavia, che questo compito non spetta al filosofo, ma allo scienziato. Se le cose stanno così, è evidente che il ruolo della filosofia è assai più modesto e limitato di quello ipotizzato dalla metafisica. Il filosofo deve semplicemente promuovere lo “”spirito scientifico”” che ha consentito all’umanità di ottenere risultati decisivi nella conoscenza del mondo e di “”dominarlo””, e deve altresì diffondere tale spirito in tutti i campi in cui esso non è ancora penetrato. Quali sono tali campi, visto che il mondo della Natura viene indagato con successo dalla scienza, la quale non ha – almeno teoricamente – bisogno della filosofia per condurre le proprie indagini? Si tratta ovviamente del mondo sociale. Come abbiamo in precedenza accennato, Comte è l’inventore di un termine destinato a riscuotere un enorme successo: «sociologia». Non si tratta però della sociologia come viene oggi intesa, vale a dire la scienza storico-sociale che studia i vari aspetti della società, ma di un concetto molto più vasto, in quanto la sociologia comtiana prende in considerazione sia l’ordine sociale che il “”progresso”” sociale; quest’ultimo dipende a sua volta dalla diffusione dello spirito positivo-scientifico. Sul piano politico l’ordine sociale stesso viene immaginato secondo i criteri che sono propri delle scienze. Ecco perché, nell’ultima parte della sua vita, Comte ritenne necessario dar vita ad una sorta di “”religione dell’umanità”” di cui egli stesso era il Gran Sacerdote. La necessità di restringere l’oggetto della ricerca – che è poi unicamente quella scientifica – agli aspetti “”positivi”” della realtà pone la dottrina comtiana in aperto contrasto con qualsiasi visione religiosa della vita. Né Dio né la “”causa prima”” risultano esperibili e, stando così le cose, non si può ricorrere a concetti di quel tipo per fornire una spiegazione dei fatti. Come si è in precedenza notato, la religione scientifica comtiana ha influenzato in misura rilevantissima la visione del mondo e la concezione della vita che vengono comunemente accettate nelle nazioni industrializzate e socialmente sviluppate nel XIX e nel XX secolo. Tale influenza della mentalità positivista non si limita agli ambiti filosofico e scientifico, ma ne investe anche altri: per esempio quello letterario. È sufficiente menzionare le opere di Jules Verne e di Arthur Conan Doyle per trovare una conferma immediata. La fiducia illimitata nel progresso scientifico viene automaticamente riversata nel progetto di riformare la società e di migliorare la qualità della vita dell’umanità, mentre della rivoluzione industriale si vedono solo gli aspetti positivi. Il positivismo, d’altro canto, trovò ben presto un prezioso alleato nell’evoluzionismo di Charles Darwin (1809-1882), che presenta caratteri sia descrittivi che normativi. Esso descrive come il pensiero umano si è in effetti evoluto nel corso del tempo e, contemporaneamente, stabilisce delle norme su come dovrebbe continuare ad evolvere in futuro. Ecco allora manifestarsi la connessione tra la concezione del “”progresso inevitabile”” e un’etica di tipo evoluzionistico. Dovere dell’uomo diventa favorire un processo storico-naturale al quale è comunque impossibile opporsi, poiché è insito nell’ordine stesso della Natura. Questa sottolineatura dell’inevitabilità del progresso, a sua volta basato su leggi storico-naturali “”immanenti””, si ritrova anche nel marxismo, pur se è stato notato che l’influenza positivista è assai più netta nelle opere di Friedrich Engels che in quelle di Karl Marx. Ed è nota la polemica condotta nel nostro secolo da K.R. Popper contro lo «storicismo», inteso coma la tesi secondo cui la storia ha una meta, un piano che deve attuarsi seguendo qualche modello coerente e dotato di un carattere di inevitabilità. Nella seconda metà dell’Ottocento la diffusione del positivismo fu quindi favorita dalla teoria evoluzionistica darwiniana. Grande influenza ebbe ad esempio il filosofo britannico Herbert Spencer (1820-1903), secondo il quale esiste una legge generale della evoluzione valida per “”ogni”” ambito della realtà, mentre Darwin si era limitato ad enunciare la legge dell’evoluzione delle specie viventi sulla Terra. Tuttavia il culmine della mentalità positivista si ha, sempre nella seconda metà dell’Ottocento, con l’affermazione del «meccanicismo», che fornì ai positivisti lo strumento per proporre una sintesi unitaria di tutta la conoscenza scientifica. Prese quindi corpo il progetto volto a comprendre nel modello meccanicistico del mondo ogni fatto naturale noto, inclusi quelli che la ricerca scientifica allora stava scoprendo. A questo punto divenne ovvio che, a dispetto delle enunciazioni teoriche, i positivisti stavano proponenendo una “”nuova”” metafisica di tipo materialistico e immanentistico. Il modello meccanicistico intende infatti conoscere i princìpi ultimi della realtà, proprio come si propongono di fare, per esempio, la metafisica aristotelica o quella hegeliana. La realtà viene pur sempre concepita come un “”intero”” che presenta i caratteri classici del monismo materialistico: “”tutta”” la realtà è materia, e soltanto la scienza è in grado di indagarla. Di qui la crisi del positivismo classico del secolo XIX, dovuta ad alcuni fatti evidenti. In primo luogo la constatazione che esso, invece di eliminare la metafisica, ne adottava invece una nuova che poteva parimenti essere criticata e rifiutata. In secondo luogo, non tutti erano disposti ad accettare un approccio di tipo così spiccatamente “”monistico”” alla realtà. In terzo luogo, l’atteggiamento quasi “”religioso”” dell’ultimo Comte apparve ben strano a coloro che consideravano invece il positivismo uno strumento per liberare l’umanità dall’influenza della religione. A tutto questo si può aggiungere che furono proprio i progressi della ricerca scientifica a porre problemi di grande portata. In fisica il modello newtoniano dell’azione a distanza fu sostituito da quello del campo di forze per l’elettricità e l’elettromagnetismo. In matematica la scoperta delle geometrie non-euclidee revocò in dubbio la concezione euclidea dello spazio. E anche in filosofia si verificò una reazione anti-positivista ad opera di spiritualismo, neoidealismo e neokantismo. Dal canto loro, i pensatori pragmatisti come C.S. Peirce (1839-1914) e W. James (1842-1910), pur essendo vicini al positivismo sotto alcuni aspetti, notarono che il il sapere scientifico, essendo intrinsecamente fallibile, non può trasformarsi in una nuova metafisica. Al positivismo dell’Ottocento si ispira nel XX secolo il neopositivismo, o empirismo logico, che ne aggiorna le tesi in sintonia con le più recenti scoperte scientifiche. II. Il neopositivismo del Circolo di Vienna Agli inizi degli anni ’20 del XX secolo alcuni filosofi e scienziati, sotto la guida di Moritz Schlick (1882-1936), si riuniscono a Vienna dando vita al celebre “”Circolo”” che dalla capitale austriaca prese il nome (Die Wiener Kreise). Tra gli esponenti principali si possono menzionare Rudolf Carnap, Otto Neurath, Hans Hahn, Friedrich Waismann e Kurt Gödel; le riunioni vengono sporadicamente frequentate anche da Ludwig Wittgenstein e Karl Raimund Popper, che non ne fanno parte ufficialmente. Il movimento filosofico cui il Circolo di Vienna diede origine si definisce indifferentemente «positivismo logico», «empirismo logico» o «neopositivismo logico», essendo tali espressioni sostanzialmente analoghe. Si deve notare che correnti di pensiero simili sorgono pure in Germania con il Circolo di Berlino (Hans Reichenbach e Carl Gustav Hempel), e in Polonia con la Scuola di Leopoli-Varsavia (Stanislaw Lesniewski, Jan Lukasiewicz, Tadeusz Kotarbinski, Kazimierz Ajdukiewicz, Alfred Tarski). Il neopositivismo del Novecento è una versione aggiornata e più sofisticata del positivismo ottocentesco, del quale conserva l’empirismo radicale, l’attenzione per lo sviluppo delle scienze (soprattutto formali e naturali) e la spiccata avversione nei confronti della metafisica. Come i positivisti classici del secolo precedente, i neopositivisti o empiristi logici non considerano più la filosofia come tentativo di costruire “”visioni del mondo”” onnicomprensive, ma alla stregua di “”attività”” volta a chiarificare il significato di concetti ed espressioni linguistiche. L’obiettivo è elaborare una filosofia “”scientifica”” che rispetti quanto più possibile criteri di rigore e di esattezza. È, questo, il tratto che distingue in maniera più marcata il nuovo positivismo da quello tradizionale. I rappresentanti del Circolo di Vienna attribuiscono infatti un ruolo fondamentale e fondante alla logica formale o matematica (il che spiega l’aggiunta dell’aggettivo «logico» a positivismo). Vengono quindi adottate ed esaltate le tecniche logiche elaborate in un primo tempo da Gottlob Frege, e poi da Bertrand Russell e Alfred North Whitehead nei primi anni del Novecento con la monumentale opera Principia Mathematica. Tali tecniche si propongono di creare linguaggi artificiali e “”neutri”” in grado di eliminare le ambiguità inevitabilmente presenti nel linguaggio quotidiano (o ordinario). Tutto ciò si traduce in un programma di rifondazione radicale della conoscenza su basi empiriche, che avrebbe dovuto condurre alla elaborazione di un “”linguaggio unificato”” dell’intera scienza sul modello della fisica. A tale riguardo, i neopositivisti diedero vita ad un ambizioso progetto editoriale denominato International Encyclopaedia of Unified Science, diretta da Otto Neurath (1882-1960), e ad una rivista, il Journal of Unified Science, nei quali doveva per l’appunto prendere corpo il programma di unificazione delle scienze su basi fisicalistiche. L’Enciclopedia mirava secondo Neurath a dimostrare la possibilità che le varie attività scientifiche, come l’osservazione, l’esperimento e il ragionamento, vengano sintetizzate per favorire il progresso di una scienza concepita in termini unitari. Per i neopositivisti i vari aspetti dell’epistemologia, come il rapporto tra conoscenza ed esperienza e la struttura delle teorie, erano validi per qualunque disciplina scientifica, fosse essa naturale o storico-sociale. Il progetto, tuttavia, si interruppe ben presto e l’unico volume della Enciclopedia fu pubblicato a Chicago nel 1938. Ciò a causa sia della crisi del neopositivismo già manifestatasi negli anni ’30 con le critiche di Popper e altri, sia della defezione del caposcuola del pragmatismo John Dewey (1859-1952), che era stato convinto da Neurath – pur con molte difficoltà – a collaborare al progetto con un articolo intitolato L’unità della scienza come problema sociale . Dewey, pur condividendo con i neopositivisti l’interesse per la metodologia scientifica, non poteva accettare il loro atomismo logico e la rigida separazione da essi tracciata tra mondo della scienza e mondo della morale. Come già i positivisti del secolo precedente, i Viennesi ritenevano che la scienza esaurisse in toto la conoscenza, e che lo “”spirito scientifico”” dovesse quindi trasferirsi anche in ambito filosofico. Moritz Schlick sosteneva che il filosofo che conoscesse soltanto la filosofia non era in grado di svolgere il proprio lavoro: egli doveva invece essere esperto in almeno una disciplina scientifica se voleva che i suoi discorsi avessero senso. La conoscenza deriva soltanto dalla scienza, e le proposizioni della metafisica sono enunciati privi di significato. Questa tesi viene illustrata con grande efficacia nel “”manifesto”” del Circolo, dove si legge: «Se qualcuno afferma “”esiste un dio””, “”il fondamento assoluto del mondo è l’inconscio””, “”nell’essere vivente vi è un’entelechia come principio motore””, noi non gli risponderemo “”quanto dici è falso””, bensì a nostra volta gli poniamo un quesito: “”che cosa intendi dire con i tuoi asserti?””. Risulta chiaro, allora, che esiste un confine preciso fra due tipi di asserzioni. All’uno appartengono gli asserti formulati nella scienza empirica: il loro senso si può stabilire mediante l’analisi logica; più esattamente, col ridurli ad asserzioni elementari sui dati sensibili. Gli altri asserti, cui appartengono quelli citati sopra, si rivelano affatto privi di significato, assumendoli come li intende il metafisico» (H. Hahn, O. Neurath, R. Carnap, La concezione scientifica del mondo , p. 76). Il significato pertiene dunque alle proposizioni empiriche della scienza e a quelle analitiche della logica e della matematica. Queste ultime sono – secondo la terminologia utilizzata da Wittgenstein nel Tractatus logico-philosophicus – «tautologie», e cioé asserzioni sempre vere che in quanto tali non aggiungono alcunché alla conoscenza. Possiamo conoscere soltanto la realtà empirica, e non esistono le proposizioni «sintetiche a priori» ipotizzate da Kant. Senza dubbio Ludwig Wittgenstein, attraverso il Tractatus, esercitò una grande influenza sui membri del Circolo di Vienna, anche se occorre notare che essi diedero del suo pensiero un’interpretazione superficiale senza comprenderne i tratti più problematici. La filosofia, dunque, cessa di essere conoscenza per diventare mera attività chiarificatrice del linguaggio, ed essendo per i neopositivisti l’intero sapere riducibile alla scienza empirica, il filosofo altro non può fare che analizzare l’unico discorso significante: quello scientifico. Le proposizioni della metafisica non sono semplicemente false, ma “”prive di senso””, poiché essa intende studiare un regno di entità circa le quali nulla può essere detto. Ciò in sintonia con il primo Wittgenstein, che nel Tractatus scriveva: «Il metodo corretto in filosofia sarebbe dunque il seguente: non dire nulla eccetto ciò che può essere detto, e cioè le proposizioni della scienza naturale – vale a dire, qualcosa che nulla ha a che fare con la filosofia – e quindi, ogni volta che qualcuno volesse dire qualcosa di metafisico, mostrargli che non è riuscito a dare un significato a certi segni contenuti nelle sue proposizioni» (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6.53, p. 81). Il neopositivismo si presenta come un modo totalmente nuovo di fare filosofia, ma un’analisi attenta consente di identificare i suoi antenati nei sofisti dell’antica Grecia, in alcuni nominalisti medievali, negli empiristi britannici e nei positivisti classici del XIX secolo come Comte. Sono i risultati ottenuti dalla scienza moderna e contemporanea e dalla logica matematica a consentire ai seguaci del neopositivismo di adottare una visione ancora più radicale. Lo scopo è la rifondazione della filosofia, che dev’essere liberata completamente dalle inutili speculazioni metafisiche. Come i loro predecessori dell’Ottocento essi si condiderano i sacerdoti dello “”spirito scientifico”” e, a differenza di Max Weber (1864-1920), adottano una visione totalmente ottimistica del progresso scientifico. La conclusione del loro “”manifesto”” è un’esaltazione incondizionata della razionalità scientifica occidentale: «Noi vediamo come in crescente misura lo spirito della concezione scientifica del mondo pervada le forme dell’attività personale e pubblica, dell’istruzione, della prassi educativa, dell’architettura, nonché contribuisca a promuovere l’organizzazione del vivere economico e sociale secondo principi razionali. La concezione scientifica del mondo è al servizio della vita, che la recepisce» (H. Hahn, O. Neurath, R. Carnap, La concezione scientifica del mondo, p. 99). Perno della concezione filosofica neopositivista è il celebre «principio di verificazione», secondo cui una proposizione è dotata di senso soltanto se la sua verità può essere stabilita, in maniera immediata o mediata, attraverso osservazioni empiriche. Si notò subito, tuttavia, che in base a questo assunto l’eliminazione della metafisica diventa un’impresa senza speranza. Com’è possibile accertare, mediante osservazioni puramente empiriche, la verità della stessa proposizione che esprime il principio di verificazione? Dal momento che ciò non si può fare, occorre ammettere che tale proposizione “”sfugge”” alla verifica osservativa. I neopositivisti intendevano dunque eliminare la metafisica facendo ricorso ad un principio che, adottando i canoni da essi fissati, risulta a ben guardare di tipo metafisico. Si ebbero successivamente alcune “”liberalizzazioni”” del principio, soprattutto ad opera di Rudolf Carnap, ma esse non riuscirono a risolvere il problema di fondo. Il radicale programma dei Viennesi entrò quindi in crisi, e venne rimpiazzato dal falsificazionismo di Karl R. Popper e dall’epistemologia post-empirista che ha in Thomas Kuhn e in Paul Feyerabend gli esponenti principali. Particolare considerazione meritano, per l’influenza che hanno avuto nel XX secolo, le tesi di Rudolf Carnap (1891-1970), che parla in un famoso articolo degli anni ’30 di eliminazione della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio. Egli considera la metafisica come una congerie di “”pseudo-enunciati”” che non rispettano le regole del significato ed afferma che, con gli strumenti logico-formali, si può mettere a nudo l’ingannevole linguaggio metafisico. A questo fine estrapola alcuni passaggi tratti da Hegel e Heidegger sottoponendoli all’analisi logica. Ecco le sue parole: «Allo stesso modo degli esempi considerati, “”principio”” e “”Dio””, anche la maggior parte degli altri termini specificamente metafisici è senza significato, come per es.: l'””Idea””, l'””Assoluto””, l'””Incondizionato””, l'””Infinito””, l'””essere dell’ente””, il “”non-ente””, la “”cosa in sé””, lo “”spirito assoluto””, lo “”spirito oggettivo””, l'””essenza””, l'””inseità””, l'””in-per-se-ità””, l'””emanazione””, la “”manifestazione””, l'””articolazione””, l'””Io””, il “”non-Io””, ecc. […] Il metafisico ci dice che non si possono addurre condizioni empiriche di verità; se egli aggiunge che con una tale parola vuol tuttavia intendere “”qualcosa””, noi sappiamo che con ciò egli accenna solo alle associazioni d’idee e sentimenti, dai quali, però, la parola non ottiene nessun significato. Le proposizioni cosiddette metafisiche, contenenti tali parole, non hanno nessun senso, non vogliono dire nulla, e sono solamente pseudoproposizioni» (R. Carnap, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio , p. 513). L’esame carnapiano ci consente tutt’al più di comprendere che parecchi pensatori estranei alla tradizione analitica (ma non certamente “”tutti””) indulgono alla “”magia delle parole””. Tuttavia occorre rilevare che oscurità o allusività non coincidono necessariamente con l’assenza di significato, né dal fatto che Martin Heidegger utilizza spesso un linguaggio oscuro è possibile dedurre che le sue proposizioni sono prive di senso. Inoltre, Carnap e i neopositivisti in genere sembrano ignorare che il termine «metafisica» possiede molte connotazioni semantiche, mentre un attento studio della storia della filosofia dimostra che molti metafisici – Aristotele è un caso emblematico – sono pensatori rigorosissimi anche dal punto di vista logico. L’assolutezza del ruolo che il linguaggio svolge nella filosofia neopositivista riflette i caratteri fondamentali della “”svolta linguistica”” iniziata da Gottlob Frege (1854-1941), e in questo senso il neopositivismo si può considerare, pur con marcati tratti di originalità, parte della più vasta tradizione analitica. Non v’è dubbio che i Viennesi hanno il merito di aver attirato l’attenzione dei filosofi su un problema reale, poiché ai nostri giorni è difficile negare che la scienza ha per davvero sostituito la filosofia in molti settori della conoscenza. Né si può ignorare che essi – seguendo l’esempio di classici come Descartes, Leibniz e Kant – hanno indicato la strada per rinnovare il rapporti tra scienza, filosofia, e la stessa metafisica, che ha tratto senz’altro giovamento da alcune delle loro analisi corrosive. L’aspetto della filosofia neopositivista che oggi appare più datato è il progetto di trasformare i filosofi in analisti del linguaggio, con il che essi svolgerebbero funzioni che, pur non essendo totalmente inutili, si rivelerebbero comunque secondarie e ausiliarie rispetto a quelle degli scienziati; parafrasando la concezione medievale della filosofia come ancella della teologia, si può dire che la filosofia intesa come mera analisi del linguaggio diventerebbe una semplice ancella della scienza, pronta ad obbedire a ogni suo comando e del tutto priva di autonomia. A questo tipo di concezione reagì Ernst Bloch (1885-1977) notando che la filosofia si è degradata da vessillifero della scienza a suo fanalino di coda. Occorre tuttavia rammentare che gli stessi scienziati non sembrano concordare con una simile prospettiva, dal momento che interrogativi di carattere spiccatamente filosofico-metafisico si pongono continuamente proprio nell’ambito della scienza contemporanea. Non sono pochi gli scienziati che oggi criticano i filosofi che trascurano le questioni metafisiche che sorgono all’interno delle loro stesse discipline. Ma la caducità della visione neopositivista si comprende ancora meglio esaminando quanto afferma il filosofo britannico Alfred J. Ayer (1910-1989), autore del celebre volume Linguaggio, verità e logica , edito nel 1936 e tuttora considerato l’introduzione più chiara alle tesi del neopositivismo. Dalla lettura del già menzionato “”manifesto”” del Circolo di Vienna si evince una tesi di fondo: se non è possibile dire da quali esperienze una proposizione sarebbe verificata almeno in linea di principio, allora essa è priva di significato. Questa sorte, tuttavia, non tocca soltanto agli enunciati metafisici, ma anche a quelli dell’etica e della teologia. Ayer sostiene che le affermazioni di valore etico acquistano significato nella misura in cui si possono tradurre in affermazioni “”empiriche”” o “”di fatto””. «Nel nostro linguaggio – egli prosegue – gli enunciati contenenti simboli etici normativi non equivalgono a enunciati esprimenti proposizioni psicologiche, o comunque empiriche, di nessun genere» (A.J. Ayer, Linguaggio, verità e logica, p. 133). Ne segue che i concetti etici fondamentali non sono analizzabili, né è possibile spiegare il “”perché”” di questo fatto. Non resta che una sola conclusione: «Diciamo che la ragione per cui non sono analizzabili, sta nel loro essere puri e semplici pseudo-concetti. La presenza del simbolo etico nella proposizione non aggiunge nulla al suo contenuto fattuale. Ora comprendiamo perché è impossibile trovare un criterio che determini la validità dei giudizi etici. Se l’enunciato non afferma nulla, ovviamente non ha senso chiedere se ciò che afferma è vero o falso» (ibidem, pp. 135-139). La stessa strategia di stampo meramente linguistico viene estesa alla teologia: «Non vi possono essere verità trascendenti di fede religiosa, poiché gli enunciati cui il teista ricorre per esprimere tali “”verità”” non hanno significato nel senso letterale» (ibidem, p. 154). Si possono quindi facilmente comprendere le accuse di “”irrilevanza filosofica”” che alle dottrine neopositiviste sono state spesso rivolte dagli esponenti di altre tendenze di pensiero. III. Una valutazione complessiva fra pensiero scientifico e riflessione filosofica Procedendo ora a tracciare una valutazione complessiva – per quanto schematica – delle principali tesi sostenute dai neopositivisti logici, si può subito notare che la concezione puramente “”linguistica”” della verità consente, da un lato, di determinare una precisa linea di confine tra le asserzioni della matematica (e della logica) e le asserzioni delle scienze empiriche, mentre dall’altro spiega la stessa conoscenza logico-matematica senza fare appello ai princìpi primi della metafisica o ad entità astratte quali concetti e idee. Con la logica e la matematica messe al sicuro in quanto conoscenza puramente analitica, e con la metafisica teoricamente eliminata in quanto discorso non significante, tutto ciò che restava da fare era trovare una caratterizzazione adeguata per la stessa filosofia. Essa venne in pratica ridotta all’analisi logica del linguaggio. La principale differenza tra la filosofia (intesa appunto come analisi linguistica) e la scienza vera e propria (cioè l’insieme delle scienze empiriche con la fisica in posizione preminente, e di quelle storico-sociali concepite secondo canoni puramente riduzionistici) consiste nel fatto che la filosofia si occupa esclusivamente di linguaggio e di significato, mentre le questioni fattuali sono di competenza della scienza. Tutto ciò ha una conseguenza di grande portata: la scienza empirica tratta in modo esclusivo tutte le questioni concernenti il mondo extra-linguistico. D’altra parte, essendo la filosofia ormai confinata in un regno puramente linguistico, non resta al filosofo alcun dominio di ordine più alto e trascendente la realtà empirica di cui occuparsi; egli può dedicarsi – se vuole parlare in modo significante – soltanto al linguaggio, che è poi lo strumento usato dagli scienziati per condurre le loro indagini sulla realtà extra-linguistica. Lo scopo dell’analisi si identifica pertanto con la chiarificazione del linguaggio al fine di renderlo preciso e perspicuo al massimo grado; solo agendo così è possibile distinguere gli “”pseudo-problemi”” (che sono poi quasi tutti quelli presi in considerazione dalla filosofia tradizionale) dai problemi genuini. Ne deriva che, quali che siano le difficoltà incontrate dai neopositivisti per definire il metodo dell’analisi logica, resta chiaro che la differenza che intercorre tra filosofia e scienza è la medesima differenza che passa tra il «linguaggio» da un lato, ed il «mondo» che il linguaggio stesso descrive dall’altro. La preponderanza del ruolo che il linguaggio svolge all’interno della concezione neopositivista della filosofia ben si accorda con i caratteri fondamentali di quella che, da Frege in avanti, si suole definire «svolta linguistica» ( linguistic turn ). Tale svolta ha influenzato in modo marcato gran parte del pensiero del nostro secolo, ivi incluse le correnti filosofiche che si richiamano all’ermeneutica. In sostanza, gli empiristi logici si pongono il seguente quesito: «Com’è possibile, a fronte degli enormi risultati conoscitivi conseguiti dalla scienza contemporanea, conservare l’utilità e la significanza di una filosofia concepita quale impresa autonoma?». È evidente, infatti, che, se si accetta il presupposto neopositivista della morte della metafisica, allora risulta indispensabile dotare la filosofia tanto di un ambito di ricerca quanto di una metodologia che risultino in qualche modo indipendenti dalla pratica scientifica. Per quale motivo, dunque, l’analisi del linguaggio assume una rilevanza così grande nel modello di indagine filosofica tracciato dai neopositivisti? Una risposta a tale domanda può essere data solo se si astrae dall’interpretazione più superficiale del neopositivismo, ammettendo finalmente che, per questa scuola, l’analisi del linguaggio scientifico è assai simile ad un’impresa di tipo metafisico che intende determinare in modo preciso i “”limiti del senso””. È ovvio, del resto, che si tratta di una strategia la quale affonda le proprie radici nel Tractatus wittgensteiniano. Ecco dunque che gli analisti del linguaggio, muovendosi nella direzione suaccennata, trovano il modo di svolgere un compito importante. Anche se storicamente non è corretto affermare che la svolta linguistica ha semplicemente “”rimpiazzato”” il punto di vista trascendentale kantiano, essa ne rappresenta comunque il naturale proseguimento. Diamo allora per scontato – almeno momentaneamente – l’assunto neopositivista secondo il quale la filosofia è stata completamente sostituita, in ambito cognitivo, dalle scienze (siano esse naturali o storico-sociali). Così stando le cose, diventa in pratica necessario concludere che della filosofia non v’è più bisogno. I filosofi trasformati in analisti del linguaggio assumerebbero a quel punto delle funzioni che, pur non essendo inutili, si rivelerebbero comunque secondarie e ausiliarie rispetto a quelle degli scienziati. È noto che, affermando che la scienza doveva assumere quali punti di riferimento le caratteristiche percettive e concettuali della nostra esperienza, Kant aveva in animo di salvaguardare la conoscenza dallo scetticismo humeano, senza peraltro ricalcare gli eccessi razionalisti. Era comunque naturale che, identificando il discorso scientifico con la comprensione dell’apparenza, il pensiero kantiano finisse col determinare un interesse non certo episodico nei confronti di un dominio il quale, prendendo sul serio le sue tesi, alla mera apparenza non può certo essere ridotto. Né si può ovviamente scordare che, rigettando il ponte kantiano del «sintetico a priori», il neopositivismo si proponeva di sbarrare ogni spiraglio che potesse dar adito ad un ritorno in campo della metafisica; proprio in questo spirito deve essere valutata la riduzione neopositivista di ogni tipo di conoscenza a fattori puramente empirici o puramente linguistici, senza alcun residuo. Ecco quindi spiegata la differenza tra scienza da un lato e filosofia dall’altro: poiché la filosofia di null’altro deve preoccuparsi se non della ricerca del significato, tutte le questioni riguardanti la verità competono – in modo esclusivo – alla scienza. Al filosofo in quanto tale spetta unicamente un compito di chiarificazione e di ricostruzione di un materiale già dato, dovendo egli occuparsi di esplicitare il senso degli enunciati della scienza e di ricostruire il suo linguaggio in maniera precisa. D’altro canto lo scienziato, preoccupandosi di stabilire la verità delle proposizioni che si riferiscono al mondo, elabora teorie che risultano sottoponibili al procedimento di verificazione. Tuttavia, dedurre da ciò che i filosofi neopositivisti siano semplicemente i “”portatori d’acqua”” degli scienziati costituisce un frantendimento. Se viene attribuito ai filosofi analitici il compito di fissare tanto la natura quanto l’estensione del discorso dotato di senso, è ovvio che chiunque – incluso lo scienziato – dovrà prima o poi passare sotto le loro forche caudine. Il discorso significante comprende anche quello scientifico, e ne consegue che i poteri dei filosofi si estendono fino al punto di stabilire i parametri che la stessa ricerca scientifica è costretta a rispettare se vuole essere ammessa nel novero del discorso significante di cui sopra. L’indagine scientifica, dunque, è tutt’altro che indipendente dalla filosofia concepita come analisi del linguaggio, dal momento che è proprio ques’ultima a determinare i limiti che essa non deve oltrepassare (pena, appunto, la caduta nel non-senso). Che cosa diventa, allora, l’analisi logico-linguistica qualora venga concepita in questi termini? E si può seriamente sostenere che essa si limita al mero esame dei termini e delle proposizioni? Dovrebbe essere chiaro, in base a quanto s’è appena detto, che alla seconda domanda dev’essere data risposta negativa. Invece di eliminare la metafisica, l’analisi linguistica si trasforma in un’altra “”filosofia prima”” la quale, fissando i limiti del senso, detta altresì le leggi che determinano la possibilità della conoscenza umana. Dopo aver notato tutto questo, diventa arduo negare che esista un’influenza kantiana sui neopositivisti e i filosofi analitici. Si tratta di un’influenza più mediata che diretta, ma essa è comunque ben percepibile. Come Kant si contrappone agli eccessi razionalisti, così i rappresentanti della svolta linguistica reagiscono agli eccessi idealistici (in questo senso, occorre ribadirlo, bisogna interpretare la lettura completamente negativa e parodistica che Carnap fornisce del pensiero hegeliano). D’altra parte, strette analogie si trovano pure tra l’intento di Kant di limitare i danni dello scetticismo humeano e quello neopositivista/analitico di mettere al riparo la conoscenza dai problemi creati da quella crisi dei fondamenti che tra Ottocento e Novecento insidiava le principali discipline scientifiche. Ma le analogie non si fermano a questo punto. Per Kant, la nostra conoscenza della realtà risulta sempre “”mediata””, nel senso che essa non può mai prescindere da quelle categorie che, sole, possono dare forma all’esperienza umana. Di qui l’impossibilità di qualsiasi conoscenza assoluta della realtà: ogni conoscenza ha senso solo in quanto è relativa all’apparato concettuale. Neopositivismo e filosofia analitica altro non fanno che trasferire tale apparato concettuale – il “”filtro”” dell’esperienza – dall’intelletto al linguaggio. Nell’un caso e nell’altro ci troviamo di fronte a pre-condizioni che svolgono un ruolo tanto necessario quanto fondamentale nell’acquisizione della conoscenza. Come Kant si interroga circa le condizioni che presiedono alla possibilità della conoscenza, analogamente neopositivisti e analitici si chiedono quali siano le condizioni che presiedono alla possibilità del discorso significante. Vi è una chiara ascendenza kantiana anche nella tesi secondo cui la conoscenza della realtà è sempre «relativa al linguaggio ed agli schemi concettuali che esso incorpora», derivazione del resto accertabile nel celebre passo in cui Otto Neurath afferma che gli uomini sono imbarcati sin dall’inizio su una nave concettuale dalla quale non possono sbarcare e che può essere riparata soltanto durante la navigazione in mare aperto. Se così stanno le cose, è ovvio concludere che possiamo conoscere il mondo extra-linguistico – ammesso che esista – solo grazie all’apparato concettuale, tesi del resto ripresa da autori post-positivisti come W. Quine (1908-2000). Secondo i neopositivisti quella scientifica è una conoscenza di tipo universale e atemporale: le regole metodologiche della scienza “”si incarnano””, senza subire modificazioni significative, in epoche e contesti culturali diversi. Dovrebbe essere evidente che questo modello propone una spiegazione essenzialistica del cambiamento delle teorie scientifiche. L’essenzialismo è dato dal fatto che si cerca di eliminare il fattore-tempo dalla scienza, spiegando il cambiamento delle teorie in termini puramente sincronici. Tuttavia vi sono, alla base della visione neopositivista, delle assunzioni non giustificate. Nessuno, ad esempio, è mai riuscito a dimostrare che la presenza del senso coincida con la verifica empirica, né risulta incontrovertibile il predominio della dimensione “”logico-linguistica”” su quella “”pratica”” (ciò che gli scienziati “”fanno””). Si dà per scontato, infine, che la verità oggettiva sia realmente disponibile e possa essere comunicata tramite la costruzione di un linguaggio artificiale (logico) canonico. Ciascuna di queste assunzioni è stata revocata in dubbio da quella che oggi si suole definire la “”nuova filosofia della scienza””. Carnap e gli altri esponenti neopositivisti mostrano ben poco interesse per le problematiche del cambiamento scientifico, e ciò non è affatto sorprendente qualora si consideri l’impostazione esclusivamente logico-linguistica delle loro opere. Un certo interesse per il problema del cambiamento delle teorie si ritrova negli scritti del neoempirista berlinese (trasferitosi negli Stati Uniti negli anni ’30) H. Reichenbach (1891-1953). Tuttavia, è con il pensiero di Karl R. Popper che tale problema diventa davvero cruciale. Nel modello popperiano la scienza cessa di essere un sistema statico per diventare un’impresa dinamica in grado di modificare se stessa senza posa. In altri termini, le rivoluzioni scientifiche sono destinate a succedersi per sempre o, per dirla con il titolo dell’autobiografia popperiana, «la ricerca non ha fine». Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del XX secolo cominciarono ad acquistare peso negli ambienti epistemologici le tesi di alcuni autori che, seguendo il sentiero popperiano, si proponevano di rompere lo schema – da essi giudicato irrealistico e non fedele alla pratica scientifica – proposto dal neopositivismo. I più importanti tra essi sono Thomas S. Kuhn, Imre Lakatos e Paul K. Feyerabend. Il problema del cambiamento scientifico diventa nei loro scritti predominante, e ad essi va attribuito il merito di aver sottolineato la dimensione storico-temporale della scienza. Questi autori si distaccano dalle tesi neopositiviste su parecchi punti qualificanti. In primo luogo, sviluppando la lezione popperiana secondo cui l’osservazione è sempre impregnata di teoria, essi negano l’esistenza di una radicale antitesi tra la dimensione teorica e quella osservativa. Viene quindi contestata la concezione “”cumulativa”” del passaggio da una teoria scientifica all’altra, ragion per cui i contenuti di una teoria non vengono interamente preservati quando essa viene sostituita da un’altra. È facile comprendere che, in questo modo, si nega che vi sia l’invarianza di significato degli enunciati osservativi nel processo di cambiamento teorico. Il cambiamento scientifico acquista un carattere essenzialmente diacronico e risente in maniera essenziale dei mutamenti che avvengono nel contesto storico-sociale. Ne consegue che l’insistenza sugli aspetti puramente logici della giustificazione conduce a trascurare – come è in effetti avvenuto in ambito neopositivista – l’aspetto “”dinamico”” della scienza e il contesto più vasto (pratico, storico e sociale) in cui la essa nasce e si sviluppa. Documenti della Chiesa Cattolica correlati: DH 4511-4512; DH 4810; Fides et ratio, 88. Bibliografia: Opere principali dei positivisti e neopositivisti: A.J. AYER, Linguaggio, verità e logica, Feltrinelli, Milano 1961; R. CARNAP, Sintassi logica del linguaggio, Silva, Milano 1966; R. CARNAP, Significato e necessità, La Nuova Italia, Firenze 1976; R. CARNAP, Tolleranza e logica. Autobiografia intellettuale, Il Saggiatore, Milano 1978; R. CARNAP, La costruzione logica del mondo, Utet, Torino 1997; R. CARNAP, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio, in “Il neoempirismo logico”, a cura di A. Pasquinelli, Utet, Torino 1969, pp. 504-540; A. COMTE, Corso di filosofia positiva, Utet, Torino 1967; A. COMTE, Discorso sullo spirito positivo, Laterza, Roma-Bari 1985; H. HAHN, O. NEURATH, R. CARNAP, La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna, Laterza, Roma-Bari 1979; C.G. HEMPEL ET AL., Il circolo di Vienna. Ricordi e riflessioni, Pratiche Editrice, Parma 1992; C.G. HEMPEL, Aspetti della spiegazione scientifica, Il Saggiatore, Milano 1986; O. NEURATH, Neopositivismo e sociologia, Ubaldini, Roma 1968; O. NEURATH, Anti-Spengler, Palomar, Bari 1993; O. NEURATH ET AL., Neopositivismo e unità della scienza, Bompiani, Milano 19732; H. REICHENBACH, La nascita della filosofia scientifica, Il Mulino, Bologna 1966; H. REICHENBACH, Relatività e conoscenza a priori, Laterza, Roma-Bari 1984; H. SPENCER, Primi princìpi, Bocca, Milano 1901; R. VON MISES, Positivism. A Study in Human Understanding, Dover, New York 1968; L. WITTGENSTEIN, Tractatus Logico-Philosophicus, Einaudi, Torino 1968. Opere su positivismo e neopositivismo logico: G. BERGMANN, The Metaphysics of Logical Positivism, Longmans, Green & Co., New York – London 1954; A. GIANQUINTO, La filosofia analitica. L’involuzione della riflessione sulla scienza, Feltrinelli, Milano 1961; D. ANTISERI, Dal neopositivismo alla filosofia analitica, Abete, Roma 1966; A. PASQUINELLI, Introduzione a Carnap, Laterza, Roma-Bari 1972; A. ARDIGÒ, La morale dei positivisti, Marzorati, Milano 1973; J.O. URMSON, L’analisi filosofica, Mursia, Milano 19742; D. ANTISERI, Filosofia analitica e semantica del linguaggio religioso, Queriniana, Brescia 19743; L. KOLAKOWSKI, La filosofia del positivismo, Laterza, Roma-Bari 1974; J.R. WEINBERG, Introduzione al positivismo logico, Einaudi, Torino 1975; F. BARONE, Il neopositivismo logico, Laterza, Roma-Bari 1977; P. PARRINI, Una filosofia senza dogmi. Materiali per un bilancio dell’empirismo contemporaneo, Il Mulino, Bologna 1980; M. TRINCHERO (a cura di), Il neopositivismo logico, Loescher, Torino 1982; P. PARRINI, Empirismo logico e convenzionalismo. Saggio di storia di filosofia della scienza, Angeli, Milano 1983; A. NEGRI, Introduzione a Comte, Laterza, Roma-Bari 1983; N. TEMPINI (a cura di), Neoempirismo logico, semiotica e filosofia analitica, La Scuola, Brescia 19832; A. JANIK, S. TOULMIN, La grande Vienna, Garzanti, Milano 1984; F. FISTETTI, Neurath contro Popper, Dedalo, Bari 1985; D. ZOLO, Scienza e politica in Otto Neurath, Feltrinelli, Milano 1986; S. POGGI, Introduzione al positivismo, Laterza, Roma-Bari 1987; D. OLDROYD, Storia della filosofia della scienza, Il Saggiatore, Milano 1989; M. MARSONET, La metafisica negata, Angeli, Milano 1990; J.A. COFFA, The Semantic Tradition from Kant to Carnap. To the Vienna Station, Cambridge Univ. Press, Cambridge 1993; G. POLIZZI (a cura di), Filosofia scientifica ed empirismo logico (Parigi, 1935), Unicopli, Milano 1993; M. MARSONET, Introduzione alla filosofia scientifica del ‘900, Studium, Roma 1994; M. MARSONET, Scienza e analisi linguistica, Feltrinelli, Milano 1994; A. PASQUINELLI (a cura di), L’eredità di Rudolf Carnap, Clueb, Bologna 1995; C.J. MISAK, Verificationism. Its History and Prospects, Routledge, London-New York 1995; D. ANTISERI, C.G. HEMPEL, Come lavora uno storico, Armando, Roma 19972. Vedi: Epistemologia Esperienza Materialismo Metafisica Pragmatismo Progresso Convegni ed eventi 21 Ottobre 2017 – 22 Ottobre 2017 – Torino Convegno: “”Le basi filosofiche della psicologia”” 25 Ottobre 2017 – 26 Ottobre 2017 – Cagliari Convegno Internazionale su Pavel A. Florenskij 26 Ottobre 2017 – Roma Seminario: “”Epistemologia e persona. Un binomio difficile da coniugare”” 26 Ottobre 2017 – Roma Conferenza publica: “”Why theologians and Scientist should engage in a fruitful conversation”” 27 Ottobre 2017 – Roma Convegno: “”From Scientific Evidence to the Existence of God”” 31 Ottobre 2017 – Lione Scadenza Paper, 17° Conferenza ESSAT: “”Nature and Beyond: Transcendence and Immanence in Science and Religion”” 15 Novembre 2017 – 17 Novembre 2017 – Roma Convegno: “”Deus summe cognoscibilis. L’attualità teologica di San Bonaventura”” Tutti i prossimi convegni ed eventi Scelti per voi dalla stampa “”Fra scienza e fede passi avanti ma non troppo””, di Vittorio Possenti – Avvenire – 8 ottobre 2017 “”La matematica non spiega il nostro destino””, di Raul Gabriel – Avvenire – 30 settembre 2017 “”Parla il presidente del Bureau: qui scienza e fede cercano la verità””, di Matteo Marcelli – Avvenire – 29 settembre 2017 Intervista al prefetto Pasini: “”Alla Biblioteca Vaticana la tradizione passa al digitale””, di Silvia Camisasca – Avvenire – 24 settembre 2017 L’astronomo del Papa Guy Consolmagno: “”Battezzare un alieno? Se me lo chiede…””, di Roberto Brunelli – La Repubblica – 30 agosto 2017 Articoli in archivio Segnalazioni e notizie 2-4 novembre 2017 Workshop Pontificia Accademia delle Scienze: “”La salute delle persone e la salute del pianeta: la nostra responsabilità”” 23-24 ottobre 2017 Pontificia Accademia delle Scienze, Workshop: “”Biologia Cellulare e Genetica”” 24 settembre 2017 Templeton prize 2017: la cerimonia di consegna ad Alvin Plantiga 2017 Fondazione John Templeton – Guida alla richiesta di finanziamenti: scadenza presentazione domanda Archivio segnalazioni e notizie Pontificia Universitas Sanctae CrucisPontificia Università della Santa Croce Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede inters.org in English UFFICI Via dei Pianellari, 41 00186 Roma tel (++39) 06.68.16.44.88 INDIRIZZO POSTALE Piazza Sant’Apollinare, 49 00186 Roma info@disf.org Progetto in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI e sostenuto dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica”,”MAES-181″
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’ Tesi autore ‘graduale evoluzione dell’atteggiamento di Marx verso la democrazia’ “”E’ importante osservare questa graduale evoluzione dell’atteggiamento di Marx verso la democrazia, poiché la sua attività nell’ambito dell’Internazionale diverrebbe incomprensibile se non si ammettesse alcun mutamento di prospettiva teorica sin dal periodo in cui egli liquidò sprezzantemente le prime manifestazioni del socialismo democratico in Francia del 1849-52, come una «coalizione tra operai e piccolo borghesi» che proprio per la sua natura non avrebbe potuto far nulla per elimiare l’antagonismo tra capitale e lavoro. Il Marx del 1864 fu il teorico di un movimento ‘operaio’ e ‘quindi’ impegnato in una prospettiva di socialismo democratico, anche se egli stesso non era ben consapevole di ciò in quanto distolto dalla lotta contro l”ancien régime'”” (pag 171) (capitolo IX: Socialismo e movimento operaio)”,”MADS-034-FF”
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’. ‘Non a caso la ‘Critica al programma di Gotha’ rimase a lungo inedita fino a quando Engels non decise di darla alle stampe nel 1891, cioè quando ormai la socialdemocrazia tedesca aveva raggiunto un equilibrio tra le sue esigenze politiche immediate e i suoi obiettivi a lungo termine. Le preziose indicazioni contenute nella ‘Critica al programma di Gotha’ acquistarono un’enorme importanza pratica nell’Europa orientale, e in particolar modo in Russia nel 1905 e nel 1917′ (pag 374)”,”MAES-001-FRR”
“LICHTHEIM George”,”Storia dell’imperialismo.”,”George Lichtheim (1912-1973), nato in Germania ma vissuto prima negli USA e poi in Inghilterraq, è autore di numerose opere di storia politica. Critico attento delle opere di Marx ed Engels e di tutti gli scrittori marxisti contemporanei, ha alternato al lavoro di commentatore politico (sue le famose note scritte per The Twentieth Century sotto lo pseudonimo di G. L. Arnold) quello di saggista (famoso il suo saggio su Lukacs). Marx sulla rivolta dei sepoys. “”Fosse o no anomalo, il governo britannico in India, diventò il paradigma dell’imperialismo occidentale in Asia; e anche dell’animosità razziale che causò. L’esploratore Richard Burton aveva già notato, prima della rivolta del 1857, l’odio del popolo indiano verso gli inglesi. Quella rivolta fu capeggiata dai feudatari locali ed ebbe un carattere regressivo; circostanza che aiuta a spiegare il suo fallimento, accentuato anche dall’antic divisione tra indù e musulmani, che diede agli inglesi la possibilità di usare i sik del Punjab, recentemente conquistato, per conservare il dominio imperiale. Quei feroci guerrieri si divertivano a massacrare i loro tradizionali nemici musulmani, proprio come avrebbero fatto anche più tardi nel 1947, quando il subcontinente fu diviso nei due stati indipendenti dell’India e del Pakistan. Nel 1857, le atrocità contro i civili inglesi (inevitabili in una rivolta capeggiata da signorotti feudali e da religiosi fanatici) fornirono il pretesto per una rappresaglia selvaggia e tacitarono le proteste liberali in patria. E causarono anche quella mentalità razzista diffusa fra gli ufficiali e i soldati inglesi. Scrivendo da Londra per il “”The New York Daily Tribune””, Marx citò alcune espressioni tipiche degli ufficiali britannici; per esempio: “”Teniamo la corte marziale in sella, e ogni negro che ci capita sottomano lo passiamo per le armi o lo fuciliamo”” (2). Egli seguì anche un filo di ragionamento che gli permise di situare le atrocità perpetrate dagli indiani a danno dei civili in un contesto storico più ampio: «La crudeltà, come tutte le cose di questa terra, ha le sue mode che variano a seconda del tempo e del luogo. Cesare, il raffinato uomo di cultura, narra candidamente di aver dato ordine di tagliare la mano destra ad alcune migliaia di guerrieri galli. Napoleone ne avrebbe arrossito: preferiva mandare i suoi reggimenti sospett di simpatie repubblicane a morire di peste o per mano dei negri, a San Domingo. Le orrende mutilazioni dei sepoys ricordano una delle tante pratiche del cristiano impero bizantino, o gli articoli del codice penale di Carlo V…» (3). Ecco un solido ragionamento hegeliano: a Marx non importava molto il dispotismo e la crudeltà orientale, voleva solamente sgonfiare il senso di rettitudine degli inglesi. Egli voleva dire che gli europei non erano meglio delle popolazioni loro assoggettate, e che vi era poi una spiegazione storica per le azioni più riprovevoli perpretate dai ribelli sepoys: «Per gli indù, virtuosi per tradizione religiosa nell’arte di torturare se stessi, queste torture inflitte ai nemici della loro razza e della loro fede sembrano affatto naturali». Marx rarmente si lasciava sfuggire l’occasione di sfogare il suo livore lucreziano verso la religione, ma il suo modo di ragionare era troppo complesso per le enti più semplici dei suoi seguaci”” (pag 76-77) [(2) (3) finire, rileggere, inserire”,”TEOC-122-FL”
“LICHTHEIM George”,”Le origini del socialismo.”,”Nato in Germania George Lichtheim si è traferito negli Usa e in seguito in Inghilterra. Ha insegnato nelle Università della Columbia e Stanford. Ha pubblicato anche una ‘Storia dell’imperialismo’ (1974). “”(…) [S]i deve parlare della temporanea, anche se breve, alleanza di Marx con Blanqui. Infatti nella primavera del 1850, insieme ad Engels e al leader cartista Julian Harney, che aveva in precedenza organizzato di ‘Fraternal Democrats’, ebbe contatti segreti con gli emissari di Blanqui a Londra: il risultato di questa strana confluenza fu una organizzazione chiamata ‘Société Universelle des Communistes Révolutionnaires’ che ebbe vita solo formale e per pochi mesi, ma che durante la sua esistenza produsse due documenti assai importanti per la successiva genesi del leninismo: una breve dichiarazione programmatica facente riferimento alla “”dittatura del proletariato””; e il lungo “”Address of the Central Authority’ (or Central Committee) che fu composto da Marx ed Engels nel marzo del 1850. Anch’esso era decisamente blanquista nello spirito, giacché guardava fiducioso alla possibilità che si creasse la dittatura del proletariato (piuttosto che quella borghese-democratica) alla prossima occasione di rivoluzione in Germania. Per quanto riguarda Marx il tutto si concluse nel giro di pochi mesi, e non ebbe nessuna conseguenza, tanto più che egli ed Engels, via via, abbandonarono la prospettiva di un moto contadino, se non altro in riferimento alla situazione tedesca. Questo avvenimento segnò però il sorgere di un indirizzo teorico che si mostrò importante altrove (14)”” (pag 328-329) [(14) ‘L’Indirizzo’ viene frequentemente citato nella letteratura comunista dopo il 1917 e bisogna credere che abbia avuto una influenza considerevole su Lenin. D’altra parte i testi sovietici tendono a passare sotto silenzio l’alleanza con i blanquisti del 1850. È vero che non durò a lungo; tuttavia diede luogo ad una dichiarazione unitaria, il cui primo paragrafo dice: «Scopo dell’associazione è l’abbattimento di tutte le classi privilegiate, e la sottomissione di queste classi alla dittatura del proletariato attraverso la rivoluzione permanente, fino alla realizzazione del comunismo, che deve essere l’ultima forma di costituzione della famiglia umana». Per una analisi del concetto di «dittatura del proletariato» e delle posizioni assunte da Marx e Blanqui nell’enunciarlo, vedi di Harld Draper, ‘Marx and the Dictatorship of the Proletariat’, in ‘Cahiers de l’Institut de Science Economique Appliquée’, n. 129, 1962. Gli statuti della Société Universelle portavano sei firme: quelle di Marx, Engels e Willich, come rappresentanti della Lega dei comunisti tedeschi; di J. Vidil e Adam, per i Blanquisti; e di Harney, a nome dei cartisti. Cfr. Nicolaewsky e Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx’, trad. it., cit., p. 239. Dall’ottobre 1850, Marx ed Engels divennero scettici sulla possibilità di realizzazione di una società internazionale comunista e di conseguenza ne informarono i blanquisti. Cfr: ‘Werke’, cit., vol. VII, p. 646] [George Lichtheim, ‘Le origini del socialismo’, Il Mulino, Bologna, 1970]”,”SOCU-002-FSD”
“LICHTHEIM George”,”L’ Europa del Novecento. Storia e cultura.”,”Nato in Germania dove compì gli studi, George Lichtheim si trasferì poi negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra, dove è vissuto fino alla morte. Fu Visiting Lecturer e Research Fellow nelle Università di Columbia e Stanford. “”Gli inglesi non lo capirono, ma i francesi sì. Il 7 maggio l’ambasciatore francese a Berlino riferì a Parigi che i suoi informatori segreti gli avevano detto che una nuova spartizione della Polonia sarebbe stata la base di un’alleanza russo-tedesca (4). Tuttavia il governo sovietico fino all’ultimo tenne la porta aperta, e la decisione di concludere un patto con la Germania fu presa soltanto il 19 agosto, dopo mesi di discussioni infruttuose con le potenze occidentali, le quali avevano dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, di non potere,o di non volere, costringere la Polonia ad una alleanza con la Russia. Tre anni dopo, durante una memorabile conversazione tra Churchill e Stalin al Cremlino, il dittatore sovietico diede la propria versione di ciò che era accaduto a quell’epoca. A questo proposito è meglio lasciar parlare Churchill: «Al Cremlino, nell’agosto 1942, Stalin, nelle prime ore del mattino, mi illustrò un aspetto della posizione sovietica: «C’eravamo fatti l’impressione», disse Stalin, «che i governi britannico e francese non fossero disposti a entrare in guerra se la Polonia fosse stata attaccata, ma sperassero che l’allineamento diplomatico di Gran Bretagna, Francia e Russia avrebbe spaventato Hitler inducendolo a rinunciare. Noi eravamo sicuri che non sarebe servito a niente». – ‘Quante divisioni’, avrebbe chiesto Stalin, ‘manderà la Francia contro la Germania, in caso di mobilitazione?’. La risposta era stata: ‘Circa un centinaio’. Poi Stalin aveva chiesto: ‘Quante ne manderà l’Inghilterra?’. La risposta era stata: ‘Due, più altre in seguito’. ‘Ah, due altre in seguito’, aveva ripetuto Stalin. ‘Sa’, aveva chiesto, ‘quante divisioni dovremo mettere sul fronte russo se entriamo in guerra con la Germania?. E, dopo una pausa, ‘Più di trecento’. Non mi fu detto chi fosse stato l’interlocutore di Stalin in questa conversazione, né in quale data fosse avvenuta. Bisogna riconoscere che questo era un solido motivo. (…) Stalin e Molotov avevano giudicato necessario, per trattare, nascondere le loro vere intenzioni fino all’ultimo momento. Molotov e i suoi subordinati avevano dimostrato una straordinaria abilità per il doppio gioco in tutti i contatti con entrambe le parti (5). Questa descrizione di ciò che avvenne nel 1939 sarebbe stata più plausibile se Stalin avesse aggiunto che il patto di non aggressione tedesco-sovietico firmato da Molotov e da Ribbentrop il 23 agosto, e salutato da Stalin con un solenne brindisi («So quanto la nazione tedesca ama il suo Führer, perciò voglio bere alla sua salute») comprendeva non soltanto una linea di demarcazione per la spartizione della Polonia, ma anche il riconoscimento da parte della Germania, che la Finlandia, la Lettonia e l’Estonia (non la Lituania) rientravano nella sfera d’interesse dei sovietici. Questo era più di quanto avrebbero potuto concedere le potenze occidentali, anche se il governo polacco fosse stato meno deciso a non tollerare sul suo territorio truppe sovietiche in qualità di alleati. La Finlandia e gli Stati baltici, per non parlare della Polonia, erano stati creati nel 1919-20 per costituire una specie di cordone sanitario, il cui scopo era tenere lontano dall’Europa il contagio bolscevico”” (pag 320-321)”,”EURQ-001-FSD”
“LIDA Clara E.”,”Anarquismo y Revolucion en la España del XIX.”,”””Mentre Francisco Mora e Lorenzo rimasero a Lisbona, Angel Mora e Enrique Borrel tentarono di riorganizzare la Federazione spagnola dalla clandestinità. In breve le difficoltà dell’ impresa si fecero manifeste. Il disaccordo tra Francisco Mora e Morago, e lo scarso risultato di Angel Mora e Borrel, obbligarono Lorenzo e Francisco Mora a continuare da soli il lavoro. Essi furono gli unici rappresentanti del Consiglio Federale che assistettero alal Conferenza segreta di Valencia. Li, tra gli altri temi, si trattò la questione della riunione della Conferenza Internazionale di Londra, annunciata dal 17 al 23 settembre, e si votò Lorenzo come delegato spagnolo della F.R.E. Il ricordo di questo viaggio e l’ entusiasmo iniziale dello spagnolo per l’incontro con Carlo Marx è rimasto vergato in pagine commoventi del ‘Proletariado militante’.”” (pag 157)”,”MSPx-063″
“LIDDELL HART B.H.”,”Great Captains Unveiled. From Genghis Khan to General Wolfe.”,”DE-SAXE viene definito ‘profeta militare’, GUSTAVO ADOLFO il fondatore della guerra moderna”,”QMIx-005″
“LIDDELL HART B.H.”,”Histoire mondiale de la strategie.”,”1° PARTE – Strategia dal V secolo AC al XII DC. – Guerre elleniche, EPAMINONDA, FILIPPO e ALESSANDRO. -Guerre di Roma, ANNIBALE, SCIPIONE, CESARE. -Guerre bizantine, BELISARIO e NARSETE. -Guerre medievali. -Il XVII secolo, GUSTAVO ADOLFO, CROMWELL, TURENNE. -Il XVIII secolo, MARLBOROUGH e FEDERICO II. -La rivoluzione francese e NAPOLEONE BONAPARTE -1854-1914 -Conclusioni 1° parte. 2° PARTE – Strategia durante la 1° GM. 3° PARTE – Strategia durante la 2° GM. Strategia di HITLER 4° PARTE. I fondamenti della strategia e della grande strategia. – Teoria della strategia. -Essenza della strategia e della tattica. -Oggetto nazionale e scopo militare. -Grande strategia. ANNESSI I (strategia dell’ approccio indiretto nella campagna d’ Africa del Nord nel 1940-42) e II (articolo del generale Yigael YADIN sul settembre 1949)”,”QMIx-003″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”Basil H. Liddell Hart, studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””. “”Nel 1941 il grosso dei caccia di tipo moderno disponibili fu destinato oltre che alla difesa aerea della Gran Bretagna, all’appoggio delle sterili campagne offensive condotte nel settore mediterraneo. Nella seconda metà dell’anno circa 600 caccia furono inviati in Russia. Ma la Malacca non ne ricevette alcuno. Neppure un bombardiere a grande autonomia fu inviato nella Malacca; eppure centinaia ne venivano impiegati in incursioni notturne sulla Germania che in questa fase della guerra erano palesemente inutili. E’ chiaro da tutto questo che le esigenze della difesa della Malacca non ricevettero sufficiente attenzione da parte di Churchill o dei capi di stato maggiore. La chiave per spiegare questo enigma ci è fornita dallo stesso Churchill nelle sue memorie di guerra. All’inizio di maggio il capo dello stato maggiore generale imperiale, sir John Dill, presentò al primo ministro un rapporto in cui si sforzava di dimostrare quanto fosse rischioso per la stessa Gran Bretagna o per Singapore persistere nella politica di potenziamento delle forze d’assalto inglesi nel Nord Africa. (…) Churchill fu molto contrariato dalla lettura di questo rapporto, il cui contenuto era in netto contrasto con la sua idea di passare all’offensiva contro Rommel e col suo sogno di conseguire quanto prima una decisiva vittoria nel Nord Africa. (…) E’ evidente che nella sua irritazione Churchill fraintese il ragionamento del capo di stato maggiore generale imperiale. Non si trattava di indebolire la difesa dell’Egitto, ma soltanto di posporre l’offensiva (…). In luglio il presidente Roosevelt aveva inviato a Londra il suo consigliere personale, Harry Hopkins, con il compito di esprimere i suoi dubbi in merito alla saggezza di questa politica e di ammonire i governanti inglesi sui rischi a cui si sarebbe andati incontro altrove «tentando di fare troppo» in Medio Oriente. Gli esperti dell’esercito e della marina americana condividevano le perplessità di Roosevelt ed erano convinti che Singapore fosse più importante dell’Egitto. Nessuno di questi argomenti valse però a smuovere Churchill dalla sua convinzione. «Io non avrei mai tollerato l’idea di abbandonare la lotta per l’Egitto, ed ero pronto a pagare qualunque prezzo ciò potesse comportare nella Malacca». Ma egli non pensava che su quel settore incombesse una minaccia davvero grave. Egli ammette con franchezza: «Confesso che rispetto alle nostre altre esigenze l’intera minaccia giapponese mi sembrava poco più di un sinistro bagliore crepuscolare». E’ chiaro che la principale responsabilità per il fallimento di rinforzare le inadeguate difese della Malacca deve essere attribuita allo stesso Churchill, e più precisamente all’ostinazione con cui volle portare fino in fondo la sua idea di lanciare al più presto possibile un’offensiva nel Nord Africa. Gli effetti strategici immediati della perdita di Singapore furono disastrosi, dato che a essa fece subito seguito la conquista giapponese della Birmania e delle Indie orientali olandesi: una fulminea manovra lungo due direttrici che portò i giapponesi a minacciare da vicino l’India da una parte e l’Australia dall’altra. Solo dopo quasi quattro anni di lotte sanguinose e in seguito al crollo dello stesso Giappone, stremato dalla guerra e infine paralizzato dallo choc atomico, Singapore sarebbe tornata in mano inglese. Più importanti, e addirittura senza rimedio furono però le conseguenze a lungo termine della caduta di Singapore. Singapore era stato un simbolo: il simbolo più eminente della potenza occidentale in Estremo Oriente, in quanto quella potenza era stata eretta e poi a lungo conservata grazie soprattutto alla potenza navale inglese. Tanto rilievo era stato dato fin dai giorni della prima guerra mondiale alla costituzione di una grande base navale a Singapore, che la sua importanza simbolica aveva finito col far passare in secondo piano il suo stesso valore strategico. La facilità con cui nel febbraio del 1942 i giapponesi la conquistarono fu un colpo fatale per il prestigio inglese, ed europeo, in Asia. Né il ritorno degli inglesi sarebbe bastato a cancellare l’impressione che la sua caduta aveva suscitato. L’uomo bianco aveva perso il suo alone di quasi magica onnipotenza, e non incuteva più alcun timore reverenziale. La dimostrazione della sua vulnerabilità alimentò e incoraggiò l’ondata di rivolta contro la dominazione o l’intrusione europea che dopo la guerra si sarebbe diffusa da un capo all’altro dell’Asia”” (pag 321-324) [La caduta della Malacca e di Singapore] Bibliografia. Tra le opere di Basil H. Liddell Hart: – La prima guerra mondiale, 1914-1918. Rizzoli, 1969, pag 648; – Scipione l’Africano. Rizzoli, 1987; – L’ arte della guerra nel XX secolo. Mondadori; – Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich. Rizzoli. Nel libro ‘I generali tedeschi narrano’ (Rizzoli, 1949) l’autore riporta tra l’altro le memorie dei generali tedeschi durante l’invasione della Russia quando l’esercito nazista si trovò davanti a Mosca. Il libro che suscitò un grande interesse tra gli ufficiali tedeschi in quel momento critico (1941) fu quello di Armand de Caulaincourt sulla campagna del 1812 di Napoleone in Russia.”,”QMIS-001″
“LIDDELL HART B.H.”,”Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich.”,”Basil Henry LIDDELL-HART, nato nel 1895, diplomato alla St. Paulus School di Cambridge, si era già guadagnato nel 1920 una notevole fama di studioso di cose militari tanto da essere chiamato a compilare il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. Dopo aver preso parte di persona alla prima guerra mondiale, ed essere stato ferito, diventò corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ nel 1927 e in seguito del ‘Times’. Partecipò alla stesura delle voci militari dell’ Encyclopedia Britannica e scrisse il volume ‘La prima guerra mondiale’. Ideatore di nuove tecniche militari sostenne l’attacco a “”torrente in piena”” e l’ uso strategico dei carri armati, anticipando i tedeschi, che anzi appresero dai suoi scritti molto di quel che poi misero in pratica nella seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si è dedicato a un lungo e paziente lavoro di ricerca, durante il quale ha potuto attingere a documenti segreti e parlare con i protagonisti stessi delle battaglie, il che gli ha permesso di scrivere una ‘Storia militare della seconda guerra mondiale”” e il presente libro.”,”QMIS-037″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”L’ arte della guerra nel XX secolo. Memorie.”,”Di Sir Basil Henry LIDDELL HART (1895-1970) oltre la fondamentale ‘Storia militare della seconda guerra mondiale’ (MONDADORI, 1970), sono state pubblicate in italiano ‘La prima guerra mondiale’, ‘La prossima guerra’, ‘I generali tedeschi narrano’, ‘Un uomo più grande di Napoleone: Scipione l’ Africano’.”,”QMIx-059″
“LIDDELL HART B.H.”,”Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich.”,”Basil Henry LIDDELL-HART, nato nel 1895, diplomato alla St. Paulus School di Cambridge, si era già guadagnato nel 1920 una notevole fama di studioso di cose militari tanto da essere chiamato a compilare il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. Dopo aver preso parte di persona alla prima guerra mondiale, ed essere stato ferito, diventò corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ nel 1927 e in seguito del ‘Times’. Partecipò alla stesura delle voci militari dell’ Encyclopedia Britannica e scrisse il volume ‘La prima guerra mondiale’. Ideatore di nuove tecniche militari sostenne l’attacco a “”torrente in piena”” e l’ uso strategico dei carri armati, anticipando i tedeschi, che anzi appresero dai suoi scritti molto di quel che poi misero in pratica nella seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si è dedicato a un lungo e paziente lavoro di ricerca, durante il quale ha potuto attingere a documenti segreti e parlare con i protagonisti stessi delle battaglie, il che gli ha permesso di scrivere una ‘Storia militare della seconda guerra mondiale”” e il presente libro. I Balcani e il fattore metereologico ritardano l’operazione Barbarossa. “”L’improvviso scoppio delle ostilità in tutta la regione balcanica rese inevitabile il rinvio dell’offensiva contro la Russia da maggio a giugno. In questi limiti, perciò, il colpo di stato in Jugoslavia influì effettivamente sull’inizio della campagna di Russia. “”Ma anche le condizioni metereologiche ebbero una parte importante, e si trattò di un fattore accidentale. A oriente della linea Bug-San, in Polonia, sino al mese di maggio le possibilità di svolgere operazioni sono molto limitate perché la maggior parte delle strade sono sommerse dal fango e il terreno si trasforma in un acquitrinio. Molti fiumi sono privi di argini e straripano, provocando vaste inondazioni. Quanto più si va verso oriente, tanto più divengono pronunciati questi svantaggi, soprattutto nelle regioni boscose e paludose del Rokitno (Pripet) e della Beresina. Perciò, anche in tempi normali le possibilità di movimento sono molto scarse fino alla metà di maggio. Ma il 1941 fu un anno eccezionale. L’ inverno era durato più del solito”” (Blumentritt)””. (pag 292) Rundstedt era il più energico oppositore dell’invasione e il primo a chidere l’abbandono. Dubitava dell’argomento di Hitler, e non vide poi segni concreti che lo confermassero, secondo il quale i russi stavano preparandosi in quel 1941 ad attaccare la Germania. Preferiva comunque aspettare un eventuale avanzata russa sui propri confini piuttosto che infilarsi nella profondità russa. (pag 293)”,”GERQ-077″
“LIDDELL HART B.H.”,”Un uomo più grande di Napoleone. Scipione Africano.”,”””Prima di abbandonare l’Africa, Scipione volle vedere Massinissa sistemato nel suo regno e gli fece dono delle terre che già avevano appartenuto a Siface, procrastinando il momento del proprio “”trionfo”” pur di assicurare la giusta ricompensa ai suoi leali collaboratori”” (pag 143)”,”STAx-246″
“LIDDELL HART Basil H.”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918.”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970) è stato definito “”il Clausewitz del XX secolo’ per le sue opere teoriche e i suoi scritti sulle questioni militari. Tra le sue opere ricordiamo: ‘Storia di una sconfitta’, ‘Scipione l’Africano’, ‘L’arte della guerra nel XX secolo’, ‘Storia della Seconda guerra mondiale’. “”Ma, come disse il grande Napoleone: “”Rapidità, o altrimenti fiasco”””” (pag 202) “”Forse nulla può servire a dimostrare quanto confuse fossero le idee di queli uomini quanto le parole con cui venne formulata la decisione: “”preparare una spedizione navale in febbraio, destinata a bombardare e conquistare la penisola di Gallipoli, avendo come obiettivo Costantinopoli””. L’idea che delle navi dovessero “”conquistare”” un pezzo di terra è di una ingenuità che sfiora il ridicolo. Pochi giorni dopo Churchill fece un tentativo per rilanciare il suo piano suggerendo al granduca Nicola che i russi vi collaborassero attaccando simultaneamente il Bosforo dal mare e sulla terraferma. Dal punto di vista strategico questo suggerimento era il migliore possibile. Paradossalmente cadde nel vuoto perché in questo caso gli strateghi russi si lasciarono influenzare dai riflessi politici dell’operazione! Per quanto forte fosse il loro desiderio di impossessarsi di Costantinopoli, non avevano alcuna voglia di assicurarsene il possesso con l’aiuto dei loro alleati. La pietra angolare della politica russa era l’annessione sia di Costantinopoli che dei Dardanelli. Sazonov, il Ministro degli esteri, aveva tentato di rendere questa pretesa più accettabile per gli alleati suggerendo l’internazionalizzazione di Costantinopoli in cambio del controllo russo sugli Stretti, ma i militari non volevano saperne di questa parziale concessione. Non stupisce quindi che i capi militari russi guardassero con gelosia e sospetto ogni mossa degli alleati in direzione di quell’obiettivo e negassero la loro collaborazione. Lo stesso Sazonov scrive: “”Non mi piaceva affatto l’idea che gli Stretti e Costantinopoli potessero essere conquistati dai nostri alleati e non da noi (…). Quando infine i nostri alleati decisero la spedizione contro Gallipoli (…), mi fu difficile nascondere loro quanto dolorosamente la notizia mi avesse colpito””. La Russia non era disposta neppure a dare una mano per liberare quella che era la sua stessa “”trachea””. Essa preferì continuare a tossire, anziché vomitare un pezzetto della sua ambizione. Alla fine ne fu soffocata: non si esagera dicendo che fu un suicidio”” (pag 203-204)”,”QMIP-222″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale. Volume primo.”,”LIDDELL HART studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””.”,”QMIS-011-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale. Volume secondo.”,”LIDDELL HART studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””.”,”QMIS-012-FV”
“LIDDELL HART Basil H.”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Tit. orig. ‘The Real War 1914-1918’]”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925) e del ‘Times’ (1935-1939), e redattore militare dell’ Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell’Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. Il sistema dei convogli. ‘(…) [I]l più cieco e grossolano errore dell’Ammiragliato inglese fu quello di opporsi al sistema dei convogli nonostante che tutti gli altri mezzi tentati si fossero dimostrati incapaci di prevenire il disastro che ormai incombeva sul paese. Alla fine l’infaticabile attività dei giovani ufficiali che sostenevano la validità del nuovo sistema ricevette un decisivo appoggio grazie all’intervento personale di Lloyd George, e in aprile vennero finalmente approvati, a titolo sperimentale, i viaggi in convoglio scortato sulle rotte tra Gibilterra e il Mare del Nord. Il primo convoglio lasciò Gibilterra il 10 maggio diretto in Gran Bretagna. Grazie all’innegabile successo di questi tentativi sperimentali, il sistema dei convogli fu esteso alle rotte transatlantiche non appena l’arrivo delle flottiglie americane comandate dall’ammiraglio Sims aumentò il numero dei cacciatorpediniere disponibili per il servizio di scorta. La perdita di naviglio mercantile in convogli di questo genere si ridusse all’uno per cento; in agosto il sistema fu adottato anche per la navigazione in partenza dalla Gran Bretagna e il mese successivo le perdite inglesi scesero sotto le 200.000 tonnellate. Nel frattempo la campagna offensiva – ora rafforzata con l’introduzione di speciali caccia-sommergibili, di aerei e di nuovi tipi di mine -imponeva un pedaggio sempre più pesante ai sottomarini, e alla fine del 1917 la minaccia, se non proprio annullata, era stata almeno arginata. Anche se dovevano tirare la cinghia e accontentarsi di razioni di viveri ridotte, gli inglesi erano ormai al sicuro dal pericolo della fame. Nei primi mesi del 1918 il numero dei sommergibili tedeschi diminuì in modo proporzionale alle perdite da essi arrecate al nemico, finché in maggio ben 14 andarono perduti sui 125 che in quel momento erano in attività; inoltre l’efficienza di quelli ancora attivi stava diminuendo in modo più che proporzionale rispetto al numero. Complessivamente, nel corso della guerra i tedeschi persero 193 sommergibili, 173 dei quali ad opera della marina da guerra inglese. Delle diverse armi impiegate, la mina poté vantare 42 sottomarini affondati e la bomba di profondità 31. Dopo essere stati cacciati dai mari più piccoli, nell’ultima fase del conflitto gli ‘U-boote’ furono cacciati anche dall’Oceano Atlantico da un gigantesco sbarramento di mine, deposte in gran parte dalla marina americana nel tratto di mare largo 180 miglia che separa la Norvegia dalle isole Orcadi. Tale sbarramento consisteva in non meno di 70.000 mine, 13.000 delle quali collocate dagli inglesi. Fu questa una delle più efficaci contromisure volte a neutralizzare le principali operazioni sottomarine contro le rotte di rifornimento transatlantiche’ (pag 400-402)]”,”QMIP-025-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry; a cura del Generale Fabio MINI”,”Paride, o il futuro della guerra.”,”Scritto nel 1925 quando Hart non ha ancora trent’anni e con un’esperienza di soli tre messi di guerra. Basil Henry Liddell Hart (1895-1970) capitano del Reggimento King’s Own Yorkshire Light Infantry, poi Visiting Porfessor (1965-66) presso l’Università Davis California, corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925-1934), e del Times (1934-1938), storico, saggista, esperto militare. Innovatore della guerra corazzata e di manovra, stratega dell’approccio indiretto e della guerra limitata. Fabio Mini (1942) Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito italiano, dottore in Scienze strategiche. Commentatore, analista, saggista politico-militare, scrivi su vari periodici. Ha curato per la LEG le edizioni italiane di ‘Guerra senza limiti’ (Qiao Liang e Wang Xiangsui), ‘Fanteria all’attacco’ di Rommel, ‘Blitzkrieg’ di Corum e ‘Sturmtruppen’ di Gudmundsson.”,”QMIx-040-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”Sir Basi Henry Liddell Hart , studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale, fu definito “”il capitano che insegna ai generali””. Il riflusso tedesco in Russia. La ritirata di Kleist. Un grande esempio di strategia e tattica difensiva moderna. “”Comunque furono le forze (tedesche) in ritirata a vincere la gara, sfuggendo alla trappola: dieci giorni dopo le retroguardie di Kleist, giungevano alle porte di Rostov, eludendo i tentativi compiuti dai russi per intercettarle. Fortunatamente per i tedeschi, la spessa coltre di neve che ricopriva quelle desolate regioni aveva limitato anche le capacità dei russi di avanzare al di là delle lorolontane stazioni ferroviarie con la necessaria rapidità e con forze sufficienti per chiudere la trappola. Ma solo per pochissimo la trappola non era scattata. Le forze di Manstein erano rimaste aggrappate così a lungo alle loro esposte posizioni che alla fine corso proprio loro il rischio di rimanere tagliate fuori, tanto che per aiutarle a districarsi dalla difficile situazione fu necessario far ritornare sui loro passi, in tutta fretta, alcune divisioni di Kleist. …. finire (pag 671-672)”,”QMIS-050-FV”
“LIDDELL HART Basil H.”,”The Real War, 1914-1918.”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925) e del ‘Times’ (1935-1939), e redattore militare dell’ Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell’Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. ‘1917. The Strain. Scene IV. The Tank surprise at Cambrai’ (pag 345-356) (1917. La tensione. Scena IV. La sorpresa del carro armato a Cambrai) ‘Questi undici giorni costituiscono forse il più drammatico di tutti gli episodi della guerra mondiale’ (pag 345) ‘1917. The Strain. Scene V. ‘Caporetto’ (pag 357-363) ‘1918. The Break’ (pag 364-386) (La rottura)”,”QMIP-027-FSL”
“LIDDELL-HART B.H. a cura; saggi di Serge ANDOLENKO Leonard SCHAPIRO E. LEDERREY Maxime WEYGAND J.M. MACKINTOSH G.I. ANTONOV Kurt DITTMAR B.H. LIDDELL HART Heinz GUDERIAN Gunther BLUMENTRITT Erich Von MANSTEIN N. GALAY J.M. MACKINTOSH Frank A. KEATING L.C. MANNERS-SMITH Louis B. ELY David KELLY A. GUILLAUME F.O. MIKSCHE Raymond L. GARTHOFF Hans HINRICHS R.M. OGORKIEWICZ Fritz BAYERLEIN N. GALAY Wolfgang MUELLER Harold J. GORDON A. NIESSEL Hellmuth DORN Kurt STUDENT V. POZDNYAKOV J.M. MACKINTOSH Mikhail KORIAKOV G.C. REINHARDT Eric ASHBY”,”The Red Army. The Red Army – 1918 to 1945. The Soviet Army – 1946 to the present.”,”Saggi di Serge ANDOLENKO Leonard SCHAPIRO E. LEDERREY Maxime WEYGAND J.M. MACKINTOSH G.I. ANTONOV Kurt DITTMAR B.H. LIDDELL HART Heinz GUDERIAN Gunther BLUMENTRITT Erich Von MANSTEIN N. GALAY J.M. MACKINTOSH Frank A. KEATING L.C. MANNERS-SMITH Louis B. ELY David KELLY A. GUILLAUME F.O. MIKSCHE Raymond L. GARTHOFF Hans HINRICHS R.M. OGORKIEWICZ Fritz BAYERLEIN N. GALAY Wolfgang MUELLER Harold J. GORDON A. NIESSEL Hellmuth DORN Kurt STUDENT V. POZDNYAKOV J.M. MACKINTOSH Mikhail KORIAKOV G.C. REINHARDT Eric ASHBY LIDDELL-HART soldato, scrittore, storico e brillante teorico militare si è laureato al Corpus Christi College, di Cambridge. Viene ferito durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 sviluppa il sistema ‘Battle Drill’ metodo di attacco “”expanding torrent’ ed altre tattiche adottate dal British Army. Nel 1927 si ritira dall’ esercito inglese con grado di Capitano. E’ stato un teorico e sostenitore dell’ air power e della mechanized warfare. Lo stesso GUDERIAN sostenitore del ‘blitz krieg’ dell’esercito tedesco si è descritto come “”un discepolo di Liddell Hart riguardo alla questione dei carri armati””. Dal 1925 al 1935 è stato corrispondente militare per il Daily Mirror e poi per il Times. Ha curato ‘The Rommel Papers’ (1953) Euro 25 LIDDELL-HART soldato, scrittore, storico e brillante teorico militare si è laureato al Corpus Christi College, di Cambridge. Viene ferito durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 sviluppa il sistema ‘Battle Drill’ metodo di attacco “”expanding torrent’ ed altre tattiche adottate dal British Army. Nel 1927 si ritira dall’ esercito inglese con grado di Capitano. E’ stato un teorico e sostenitore dell’ air power e della mechanized warfare. Lo stesso GUDERIAN sostenitore del ‘blitz krieg’ dell’esercito tedesco si è descritto come “”un discepolo di Liddell Hart riguardo alla questione dei carri armati””. Dal 1925 al 1935 è stato corrispondente militare per il Daily Mirror e poi per il Times. Ha curato ‘The Rommel Papers’ (1953) “”The rank-and-file of the Red Army came from all walks of life. Intelligence reports and statements by prisoners-of-war showed the Soviet Army to be an amalgam where volunteers, forcibly enlisted men, ex-White Army personnel, robbers, and convicts were serving side by side. The proportion of genuine Bolsheviks was not more than 8 to 10 per cent. Although many of the men had joined the Army as the only way to get enough to eat, discontent was rife, and desertions were very numerous. Whenever a deserter failed to return to his unit within twenty days, his family were held responsible and their property was seized. In spite of propaganda efforts, no idealism inspired the troops. The Russian soldier’s legendary heroism blended with fatalism no longer existed in 1920, but his temperamental tendency towards extremes had been stimulated by revolutionary agitation, and he swung quickly from enthusiasm after victory to depression after defeat. A prolonged effort became impossible for such a soldier – insufficiently trained, ill-equipped, and without confidence in his leaders.”” (pag 48) “”In the final act, the battle for Warsaw, the crushing defeat of the Russians was due to moral and military factors. It was reasonable that Tukhachevsky shoul have followed up his initial successes by a drive on Warsaw so as to allow the Poles no time to rally, while cutting them off from Danzig and from all supplies of arms and munitions. But in pushing west, without having organized lines of communications, he was actually pushing the Poles back on their own bases -and space, hitherto his ally, now turned to his disadvangage.”” (pag 51)”,”RUST-133″
“LIDDELL-HART B.H.”,”I generali tedeschi narrano…”,”A 25 anni, nel 1920, Basil Henry Hart, ufficiale dell’esercito britannico, ferito nella prima guerra mondiale, si era guadagnato una fama di studioso di cose militari da essere invitato a scrivere il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. In seguito, Liddell Hart, ex studente di Cambridge e primo sostenitore della guerra meccanizzata divento nel 1925 corrispondente militare del Daily Telegraph, nel 1935 del Times. Dopo il suo ritiro dall’esercito con il grado di capitano, collaborò in campo militare per l’Enciclopedia Britannica e fu consigliere personale del ministro della guerra Hore-Belisha nel 1937-38. Scrisse una ventina di volumi e tra questi Storia della grande guerra (1934), Pensieri sulla guerra (1944) e La rivoluzione dei metodi di guerra (1946). “”Il peggior errore di Hitler fu il modo com’egli rifiutò di «tagliar corto alle proprie perdite» e insistette nell’attaccare quando le probabilità di successo stavano svanendo. Ma questo era proprio il difetto più cospicuo anche di Foch e di Haig, i comandanti alleati nella guerra precedente, e anche di Hindenburg e di Ludendorff, che aveva allora il comando supremo tedesco. E tutti costoro erano soldati di professione. Hitler ebbe pure una grand parte nel determinare il collasso delle armate germaniche in Francia con la sua riluttanza a sanzionare qualsisi tempestivo ripiegamento. Ma anche qui il suo atteggiamento fu esattamente uguale a quello di Foch. La differenza vitale fu questa: che nel 1918 i comandanti in sottordine non obbedirono a Foch più quel che loro parve saggio, laddove nel 1944-45 i generali germanici ebbero paura a disobbedire agli ordini di Hitler”” (pag 4) finire”,”QMIS-019-FGB”
“LIDDELL-HART Basil Henry”,”The Strategy of Indirect Approach.”,”Volume dedicato dall’autore a ‘Ivor Maxse, Trainer of Troops for War’ Cap. XI. Strategia pura, Elementi e condizioni, Fine e azione della strategia, Basi della strategia, Interruzione delle comunicazioni, Metodo di avanzata, Grande Strategia, (pag 188-211) Cap. XII. Quintessenza concentrata di strategia. 1. Mettere in relazione i fini e i mezzi 2. Tenere il proprio obiettivo sempre in mente 3. Scegliere la linea o il corso di minore aspettativa 4.Scegliere la linea di minor resistenza 5. Prendere una linea di operazioni che offra obiettivi alternativi 6.Assicurarsi che sia il piano che le disposizioni siano flessibili, adattabili alle circostanze 7. Non gettare il proprio peso in un colpo mentre il nemico è in vigile, in guardia 8. Non ripetere un attacco sulla stessa linea (o nella stessa forma) dopo che è fallito la prima volta (pag 212-216)”,”QMIx-002-FSL”
“LIDSKY Paul”,”Les écrivains contre la commune.”,”Letteratura anticomunarda. Il tipo più complesso di questa letteratura è quello del giovane declassato comunardo (pag 7) Tipi descritti nella letteratura: – Il giovane declassato comunardo – L’ operaio socialista ubriaco – Il teppista – Il comunardo – Il soldato versagliese”,”MFRC-175″
“LIEBERTHAL Kenneth G. LAMPTON David M. a cura; saggi di Susan L. SHIRK Carol LEE HAMRIN Nina P. HALPERN Jonathan D. POLLACK Lynn PAINE Melanie MANION Barry NAUGHTON Paul E. SCHROEDER Andrew G. WALDER David ZWEIG Kenneth G. LIEBERTHAL David M. LAMPTON”,”Bureaucracy, Politics, and Decision Making in Post-Mao China.”,”Saggi di Susan L. SHIRK Carol LEE HAMRIN Nina P. HALPERN Jonathan D. POLLACK Lynn PAINE Melanie MANION Barry NAUGHTON Paul E. SCHROEDER Andrew G. WALDER David ZWEIG Kenneth G. LIEBERTHAL David M. LAMPTON LIEBERTHAL Kenneth G. è professore di scienze politiche e ricercatore associato presso il Center for Chinese Studies, Università del Michigan. LAMPTON David M. è presidente del Comitato nazionale sulle relazioni US-Cina e ha curato il volume ‘Policy Implementation in Post-Mao China’ (1987)”,”CINE-054″
“LIEBICH André”,”From the Other Shore. Russian Social Democracy After 1921.”,”In apertura citazione di HERZEN Note biografiche su ABRAMOVITCH ALEXANDROVA ARONSON AXELROD BAIKALOV BIENSTOCK DALLIN DAN DENIKE DOMANEVSKAIA DUBOIS DVINOV ESTRINE GARVI GRINFELD INGERMAN IUDIN IUGOV IVANOVICH JAMES JASNY KEFALI KHINOY LANDE MARTOV NICOLAEVSKY POTRESOV ROSENFELD SAPIR SCHWARZ SHIFRIN SKOMOROVSKII STEIN VOLSKY VULIKH WOLIN WOYTINSKY. “”I menscevichi videro se stessi non solo come osservatori politici – kremlinologi avant la lettre – ma come attori politici. A dispetto dei loro sforzi per rimanere “”fuori dalla mischia””, essi furono tentati di interventire nella lotta in corso tra i bolscevichi ed esprimere una preferenza per l’ una o l’ altra fazione. Fedor Dan si mosse secondo questa logica, nonostante la sua affermazione che i socialdemocratici differissero dai comunisti nel cercare spiegazioni nel processo sociale piuttosto che “”nella giusta leadership””. Indirizzandosi alle organizzazioni di partito in Russia, Abramovitch si doleva che durante il periodo successivo alla morte di Martov, Dan e i suoi discepoli crearono illusioni sulla possibilità di una scissione all’ interno del Partito Comunista, come pure sul ruolo dei trotskisti e dell’ Opposizione Operaia. “”Fortunatamente””, rimarcava Abramovitch in tono ironico, l’ “”evoluzione dei bolscevichi nella direzione del Bolscevismo”” fu così pronunciata che superò tutte le differenze tra i redattori di Vestnik””””. (pag 149)”,”RIRB-080″
” LIEBICH André”,”From the Other Shore. Russian Social Democracy after 1921.”,”André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Introduction, Acknowledgments, Conclusion, Biographical Summaries, Abbreviations, Notes, Sources, Index, Illustrations, Note on Spelling,”,”RIRB-029-FL”
“LIEBKNECHT W. MARX J.- E. LAFARGUE P. BEBEL A. LESSNER F. SORGE F.A. GLASSER M. ENGELS F.”,”Ricordi su Marx.”,”Gli scritti qui riportati sono stati tradotti dal libro ‘Karl Marx. Eine Sammlung von Erinnerungen und Aufsatzen’ (Marx, raccolta di ricordi e articoli) pubblicato dall’editore Dietz di Berlino nel 1947. La parte maggiore del volumetto è occupata dai ricordi di W. LIEBKNECHT (tratti da volume: Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’, WÖRLEIN, NORINBERGA, 1896 (In memoria di Karl Marx. Scorcio di vita e rimembranze).”,”MADS-047 LIEW-003″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Lettere 1915 – 1918.”,”LIEBKNECHT nelle sue lettere commenta alcune sue letture (OMERO, DOSTOEVSKIJ ecc.).”,”LIEK-004″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Passeggiate con Marx.”,”Questo profilo biografico di Karl MARX è tratto dal volume ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’ (In memoria di Karl Marx, Profilo di vita e ricordi), NÜRNBERG, WÖRLEIN, 1896 Wilhelm LIEBKNECHT (Gressen 1826- Leipzig 1900), padre di Karl LIEBKNECHT, fu uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca e della seconda internazionale. Fondatore e direttore del quotidiano del partito socialdemocratico ‘Vorwärts’ (Avanti!) conobbe MARX nel 1850 a Londra dove era giunto in esilio.”,”LIEW-004″
“LIEBKNECHT K. LUXEMBURG R. EBERLEIN H. KOENEN W. PIECK W. ZETKIN C. KEONEN W. DUNCKER H. DAHLEM F. LINDAU R. GESCHKE O. DAHLEM F. THALMANN E. ULBRICHT W.”,”Deutsche Kommunisten über die Partei. Artikel und Reden 1918 bis 1939.”,”Scritti di LIEBKNECHT K. LUXEMBURG R. EBERLEIN H. KOENEN W. PIECK W. ZETKIN C. KEONEN W. DUNCKER H. DAHLEM F. LINDAU R. GESCHKE O. DAHLEM F. THALMANN E. ULBRICHT W. DENGEL P. SCHEHR J. SCHNELLER E. HECKERT F. HIRSCH W. WINTERNITZ J. FLORIN W.”,”MGEK-055″
“LIEBKNECHT Wilhelm a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Deutschen Sozialdemokraten. Band 1. 1862 – 1878.”,”I costi della stampa operaia. Bilancio stampa: Uscite: 1 Redattore per settimana: 22 fl. 1 Rappresentante (Faktor) per sett.: 17 fl. 4 Compositori (6 pagine proposizioni) … 56 fl. 1 Tecnico di macchina … 15 fl. 1 Uno alla spedizione…13 fl. 2 giovani apprendisti 2 fl. 1 manovratore alle ruote 7 fl. 2 Diffusori della stampa 6 fl. 1 Punteggiatore e 1 interprete 7 fl. 1 Reporter locale 5 fl. Totale quadrimestre spese per salari 2158 “” Carta quotidiana 4 Ries a 4 fl. fanno nel quadrimestre 1248 fl. Altre uscite (…) 515 fl. Totale delle uscite per l’ edizione nel quadrimestre: 3921 fl. Entrate: 1600 abbonati a 1 fl. = 1600 fl. 2400 Colportage (diffusione e vendita di libri) a esemplare 40 Kr = 1600 fl. Annunci quotidiani = 390 fl. Totale 3590 fl. Bilancio: Uscite: 3921 fl. Entrate: 3590 fl. Deficit rimanente: 331 fl. (Leonhard Tauscher a Wilhelm Liebknecht, Augsburg, 28 febbraio 1875) (pag 621)”,”MGEx-166″
“LIEBKNECHT Wilhelm, a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Liebknecht (Wilhelm), scrittore e uomo politico tedesco (Giessen, Assia, 1826 – Charlottenburg 1900). Proveniente da un’antica famiglia di funzionari dell’ Assia, fu avviato alla carriera amministrativa, che presto abbandonò per dedicarsi alla causa socialista. Aveva da poco iniziato gli studi universitari di teologia e filosofia negli atenei di Giessen e di Berlino quando, per le sue idee politiche in favore della libertà della Polonia, fu perseguitato e, dopo vari spostamenti, si fissò nel 1847 a Zurigo, dove seguì gli studi giuridici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione del febbraio 1848, fu a Parigi tra gli insorti; nel settembre successivo tornò in Germania e prese parte ai moti del granducato di Baden. Costretto a emigrare nuovamente, si recò in Svizzera (dove a Ginevra conobbe Mazzini e lavorò per l’unificazione delle diverse associazioni operaie tedesche locali) e, allontanato anche di qui, nel 1850 raggiunse Londra, ove entrò in contatto con Marx. L’amnistia del 1861 gli permise di rientrare in Germania l’anno successivo; qui fu per un certo periodo in rapporti con Lassalle, ma, avuto sentore della connivenza tra questo e Bismarck, se ne allontanò presto, per seguire Marx ed Engels nell’ organizzazione del movimento operaio internazionale. Nel 1864 partecipò, a Londra, alla costituzione della prima Internazionale; l’anno successivo, con A. Bebel, da lui convertito al socialismo, lavorò all’ organizzazione in senso marxista dei circoli operai di Berlino; poco dopo fu nuovamente espulso dalla Prussia. Stabilitosi a Lipsia, nel 1867 fu eletto deputato al Reichstag della confederazione della Germania del Nord; fautore della necessità di costituire forti partiti socialisti su basi nazionali, volse i suoi sforzi alla organizzazione del partito socialdemocratico tedesco, che fondò poi nel 1869 a Eisenach, riuscendo a garantirvi il predominio dell’ ala marxista e assumendone, con Bebel, la direzione. Nel 1870 i due, ormai affermatisi tra i massimi esponenti della socialdemocrazia tedesca, si schierarono contro la guerra franco-prussiana, quindi, nel 1871, contro l’ annessione alla Germania dell’ Alsazia-Lorena e nel 1872 furono entrambi condannati a due anni di reclusione in fortezza per alto tradimento. Liberato nel 1874, Liebknecht fu eletto deputato al Reichstag dell’ Impero e fondò il quotidiano del partito, Vorwärts (Avanti!), che diresse fino alla morte. Nel 1875 promosse con Bebel al congresso di Gotha la fusione del partito socialdemocratico sorto a Eisenach con il partito operaio socialdemocratico tedesco dei lassalliani facendo larghe concessioni a questi ultimi. I deliberati del congresso di Gotha, dopo le aspre denunce di Marx nella famosa Critica del programma di Gotha, furono modificati nel congresso di Erfurt nel 1891. Nel 1889 Liebknecht prese parte alla costituzione della seconda Internazionale e l’anno successivo pubblicò una Storia della Rivoluzione francese, cui fece seguire nel 1892, sotto il titolo di Robert Blum e il suo tempo, una storia della rivoluzione del 1848. (RIZ)”,”LIEW-010″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Spartakusbriefe.”,”Sul Vorwarts. “”Die Bolschewisten nehmen jetzt allen Raum ein in seinem Herzen un in seinen Spalten. Sie, die ehedem die verachteten Träger der sogenannten “”russischen Methoden”” waren – das Schlagwort , mit dem man dereinst auf den Parteitagen allen gutgesinnten Genossen das Gruseln beibrachte – , die “”Putschisten”” und “”Anarchosozialisten”” von vor drei Monaten noch, sind nach und nach in Gunst und Ansehen gestiegen: (…)””. (pag 411)”,”LIEK-015″
“LIEBKNECHT Karl”,”Briefe aus dem Felde, aus der Untersuchungshaft und aus dem Zuchthaus.”,”Questo lavoro ha visto la collaborazione della moglie di Karl LIEBKNECHT e la cura di Franz PFEMFERT “”Seine Toten mag der Feind betrauern: Denn sie liegen ohne Wiederkehren; Unsre Brüder sollt ihr nicht bedauern: Denn sie wandeln über jenen Sphären.”” Goethe, Westöstlicher Divan, “”Berechtigte Männer”” Molte foto di K. LIEBKNECHT «Contre les Emprisonnement» .Ein projet Contiene dedica Nelly a Otto. Libro sulla morte di Rosa L. e Karl L.: Der Mord an Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht“. Dokumentation eines politischen Verbrechens. Von Elisabeth Hannover-Drück und Heinrich Hannover. Frankfurt/M.: Europäische Verlagsanstalt 1967 (fonte internet) “”Ich kann nicht wägen, kann nur wagen, Nicht ernten – säen nür und fliehn, Ich kann den Mittag nicht ertragen, Ein Morgenrot – ein Abendglühn. So sai mein Tag”” (Aus einem früheren Briefe Karl Liebknechts) in apertura volume”,”LIEK-016″
“LIEBKNECHT Wilhelm a cura di Götz LANGKAU; con il concorso di Ursula BALZER Jan GIELKENS Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Deutschen Sozialdemokraten. Band 2. 1878-1884.”,”Unter Mitwirkung von Ursula BALZER und Jan GIELKENS und unter berücksichtigung von vorarbeiten aus dem nachlass von Georg ECKERT. “”Mit Engels ist Alles wieder in Ordnung. Der Brief wird Ihnen gelegentlich zugelhn. Von Bernhard Becker ist bei Otto Wigand eine Geschichte der Pariser Commune erschienen. Vor diesem skandalösen Machwerk sind die Parteigenossen zu warnen. (…)”” (Lettera di W. Liebknecht a Georg Vollmar, del 22.10.79 pag 208) “”Con Engels è di nuovo tutto in ordine. (..) Di Bernhard Becker con Otto Wigand è apparsa una storia della Comune di Parigi. I compagni di partito devono essere avvertiti di fronte a questo povero lavoro scandaloso””.”,”LIEW-011″
“LIEBKNECHT Wilhelm; a cura e compilazione PELZ William A.; scritti di W. LIEBKNECHT August BEBEL Edward AVELING V.I. LENIN Kurt KERSTEN Clara ZETKIN Henry M. HYNDMAN”,”Wilhelm Liebknecht and German Social Democracy. A Documentary History.”,”Wilhelm Liebknecht (1826-1900) PELZ William A. è Direttore del Social Sciences Program e insegna storia presso la DePaul University. Antologia di e su W. Liebknecht Ricordi su Marx ed Engels (pag 65-139) Libro Eleanor Marx ‘The Working Class Movement in England’. (Eleanor Marx ha tradotto Madam Bovary di Flaubert). “”We have said that this movement accomplishes itself through class struggle. This word, which was first brought by Marx from the English into the German, forms the best refutation of the opinion that the Marxian theory, scientific Socialism, excludes persons from taking a part in the social evolutionary process and inclined toward a certain fatalism and passive waiting. This is false. The exact opposite is true. It was Marx himself who explained the whole development of industrial society as a series of class conflicts that corresponded to unbroken, ever more comprehensive, developing economic relations, fulfilling themselves in ever higher forms with deeper and wider meaning. And the class struggle is a struggle of living persons, an actual personally directed struggle, and no one has expressed the nature of this conflict clearer than Marx.”” (pag 243, W. Liebknecht, dall’ opuscolo Socialismo)”,”LIEW-012″
“LIEBKNECHT Wilhelm prefazione; MARX-AVELING Eleanor”,”The working class movement in England. (1896)”,”I sette articoli apparvero nei primi sette mesi del 1884 sul giornale ‘To-Day’. Il giornale si definì “”esponente del socialismo scientifico”” e aveva come direttori Bax e Joynes. Il breve schizzo storico ‘The working class movement in England’ fu scritto in origine per il ‘Volkes lexicon”” a cura di Emmanuel WURM e Eleanor MARX. Tradotto dal tedesco da Edward AVELING e pubblicato nel 1896 con una prefazione di Wilhelm LIEBKNECHT scritta nel 1895. 2° copia”,”LIEW-014″
“LIEBKNECHT Karl”,”Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze.”,”Contiene scritti di Lenin su Karl Liebknecht tra cui la commemorazione per la morte di Karl Liebknecht (pag 39-41). E le commemorazioni di Barbusse Mühsam e Weinert.”,”LIEK-022″
“LIEBKNECHT Karl, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Studien über die Bewegungsgesetze der gesellschaftlichen Entwicklung. [‘Studi sulle leggi di movimento dello sviluppo sociale’]”,”‘Studi sulle leggi di movimento dello sviluppo sociale’ LIEBKNECHT Karl”,”LIEK-025″
“LIEBKNECHT Wilhelm, a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Einführung, Abkürzungsverzeichnis, anhang, verzeichnis der Briefe, Personenregister, Ortsregister, note, Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis Amsterdam, Direktor: Prof. Dr. A.J. Rüter”,”LIEW-001-FL”
“LIEBKNECHT W.”,”Souvenirs. Souvenirs d’exil en Suisse (anno 1849) – Souvernirs de jeunesse – Premier discours quand j’étais maitre d’ècole.”,”W. Liebknecht (1820-1900)”,”LIEW-016″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Lettere, 1915-1918.”,”Dalla nota bibliografica: per il dibattito sulla socialdemocrazia tedesca sono da vedere le opere di R. Schlesinger, Central European Democracy and its Background’, London, 1953 e C.E. Schorske, ‘German Social Democracy, 1905-1917′. The Development of the Great Schism’, Cambridge, Mass., 1955. Utile il saggio critico di G. Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, Annali Feltrinelli, I, 1958. Sul problema della ripercussione della rivoluzione d’Ottobre nel movimento operaio tedesco si veda tra l’altro Egon Schreiner (), ‘Die Oktoberrevolution und ihr Echo in der deutschen Arbeiterbewegung’, in ‘Marxistische Blätter, V, settembre-ottobre 1967, pp. 1-9. Per la collocazione di Liebknecht e della Luxemburg nella sinistra del movimento operaio tedesco si veda il saggio di Collotti ‘Sinistra radicale e spartachisti nella socialdemocrazia tedesca attraverso le “”Spartaksbriefe’, Annali Feltrinelli, IV, 1961, e la ristampa della raccolta delle ‘Lettere Spartaco (‘Spartakusbriefe’, Berlin, 1958), e W. Bartel, ‘Die deutschen Linken im ersten Weltkriege’, Berlin, 1957. (pag XXXIX-XX) () pseudonimo di Josef (Jupp) Schleifstein”,”LIEK-029″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz, Gruppo Spartaco”,”Spartakusbriefe. [Lettere di Spartaco]”,”Herausgegeben vom Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der Sozialistischen Einheitpartei Deutschlands. Mit eine Beilage: Faksimiledruck des Spartakusbriefes Nr. 12 vom Oktober 1918, Vorwort zum ersten Band der Spartakusbriefe (Bd. I, Berlin, 1926) Slogan presente sul giornale: Nieder mit dem Krieg! Nieder mit der Regierung! (Abbasso la guerra, abbasso il governo) “”Spartakusbund Gruppo della sinistra radicale marxista sorto in Germania nel 1916, aderente all’ Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (l’ USPD, separato dalla socialdemocrazia d’ispirazione più moderata) e confluito nel gennaio 1919 nel Kommunistische Partei Deutschlands. Ne furono promotori K. Liebknecht, R. Luxemburg, C. Zetkin. Il nome («Lega di Spartaco») deriva dal fatto che Liebknecht firmava con lo pseudonimo Spartacus le lettere che indirizzava alla Luxemburg e alla Zetkin. Operò nelle condizioni di estrema instabilità politico-sociale aperte dalla «rivoluzione di novembre» con l’ammutinamento dei marinai di Kiel (1918). L’attività degli spartachisti culminò nei moti del 5-15 genn. 1919, repressi dal governo socialdemocratico coadiuvato dall’esercito, nei quali trovarono la morte i principali capi rivoluzionari. (Trecc)”,”LIEK-030″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Karl Marx Biographical Memoirs.”,”Marx tiene un corso di economia politica “”During the years 1850 and 1851 Marx delivered a course of lectures on Political Economy. He mad up his mind to it rather unwillingly; but once he had read a few private lectures to a small circle of friends, he yielded to us and agreed to teach before a larger audience. In this course that was a rare treat to all who had the good fortune to take part in it, Marx already developed his system in all its fundamental outlines, as presented to us in “”Capital””. In the crowded room of the Communist Alliance, or “”Communist Laborers’ Educational Club””, at that time still domiciled in Great Windmill street – in the same room where one year and a half previous the Communist Manifesto had been confirmed – Marx exhibited a remarkable talent of popularizing. Nobody hated more than he the vulgarizing of science, that is the adulterating and rendering it shallow and spiritless; but nobody possessed in the higher degree the quality of expressing himself clearly. Clearness of speech is the fruit of clear reasoning, a clear thought necessitates a clear form. Marx proceeded methodically. He stated a proposition – the shorter the better, and then demonstrated it in a lengthier explanation, endeavouring with utmost care to avoid all expressions incomprehensible to the laborers. Then he requested his audience to question him. If this was not done he commenced to examine them, and he did this with such pedagogic skill that no flaw, no misunderstanding, escaped him. I learned on expressing my surprise about his dexterity that Marx had formerly given lectures on political economy in the laborers’ club in Brussels. At all events he had the qualities of a good teacher. He also made use of a blackboard, on which he wrote the formulas – among them those familiar to all of us from the beginning of “”Capital””. What a pity that the course lasted only about six months or even less”” (pag 68-69); ‘Durante gli anni 1850 e 1851 Marx tenne un corso di conferenze sull’Economia politica, pensandoci lo tenne piuttosto a malincuore; ma dopo aver tenuto alcune relazioni riservate a una piccola cerchia di amici, cedette a noi e acconsentì di insegnare davanti ad un pubblico più vasto.In questo corso che è stato un piacere raro per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di prenderne parte, Marx sviluppò già il suo sistema in tutte le sue linee fondamentali, come ci è stato presentato nel “”Capitale””. Nell’affollata sala dell’Alleanza Comunista, o “”Club Educativo dei Lavoratori Comunisti””, all’epoca ancora domiciliata in via Great Windmill – nello stesso locale dove un anno e mezzo prima era stato ratificato il Manifesto del Partito Comunista – Marx mostrò un notevole talento nella divulgazione. Nessuno odiava più di lui la volgarizzazione della scienza, che l’adultera e la rende superficiale e senza spirito, ma nessuno possedeva in misura superiore la qualità di esprimersi chiaramente. La chiarezza della parola è il frutto di un chiaro ragionamento, un pensiero chiaro richiede una forma chiara. Marx procedette metodicamente. Esprimeva una proposizione – più breve è, meglio è, e poi la dimostrava in una spiegazione più lunga, sforzandosi con la massima cura di evitare tutte le espressioni incomprensibili per gli operai. Poi chiedeva al suo pubblico di fare domande. Se ciò non avveniva, cominciava a interrogarli, e lo faceva con una tale abilità pedagogica che nessun errore, nessun fraintendimento gli sfuggiva. Capii esprimendo la mia sorpresa per la sua destrezza che Marx aveva precedentemente tenuto conferenze sull’economia politica nel club dei lavoratori di Bruxelles. In ogni caso aveva le qualità di un buon insegnante. Faceva anche uso di una lavagna, sulla quale scriveva le formule, tra cui quelle familiari a tutti noi dell’inizio del “”Capitale””. Peccato che il corso sia durato solo sei mesi o anche meno’]”,”MADS-762″
“LIEBKNECHT Karl, a cura di Franz PFEMFERT Sophie LIEBKNECHT”,”Karl Liebknecht. Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß. Geschrieben in den Jahren 1917-1918. [Karl Liebknecht. Estratti dal suo lascito. Scritti degli anni 1917-1918]”,”Unter Mitarbeit von Sophie Liebknecht herasugegeben, mit einem Vorwort und mit Anmenrkungen verschen von Franz Pfemfert [In collaborazione con Sophie Liebknecht, con una prefazione e osservazioni di Franz Pfemfert] [Karl Liebknecht. Documenti dal suo lascito. Scritti degli anni 1917-1918] ‘Imperialismo e guerra o socialismo e pace’ (pag 90)”,”LIEK-031″
“LIEBKNECHT Karl”,”Malgré tout! (15 janvier 1919).”,”Ultimo articolo di Karl Liebknecht pubblicato su ‘Die Rote Fahne’ il 15 gennaio 1919 Trecc: Liebknecht Karl. – Uomo politico tedesco (Lipsia 1871 – Berlino 1919). Eletto deputato socialdemocratico (1912) al Reichstag, fu spesso in conflitto con la linea ufficiale del partito in favore di interventi diretti e azioni più radicali. Convinto antimilitarista, durante la Prima guerra mondiale ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg la Spartakusbund e successivamente la Kommunistische Partei Deutschlands (1918). A capo della rivolta di Berlino (1919), fu assassinato nel corso della repressione che seguì. VITA E ATTIVITÀ. Figlio di Wilhelm. Avvocato a Berlino, nel 1899 aderì al partito socialdemocratico tedesco, di cui cercò di contrastare il crescente riformismo battendosi per un’aperta agitazione, mediante lo sciopero di massa, e la propaganda in seno all’esercito, contro il militarismo. La pubblicazione (1907) di Militarismus und Antimilitarismus gli valse una condanna a 18 mesi di carcere per alto tradimento. Mentre era ancora in prigione, fu eletto nel 1908 alla Camera dei rappresentanti di Prussia; deputato nel 1912 al Reichstag, nell’agosto 1914 votò, per disciplina di partito, a favore dei crediti di guerra per poi riprendere, nel dicembre dello stesso anno, piena libertà d’iniziativa politica in linea con le proprie convinzioni internazionaliste. Schieratosi pertanto con la sinistra zimmerwaldiana, ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg (con cui condivise tutti gli atti politici) lo Spartakusbund. Arrestato nel maggio 1916 per aver organizzato una manifestazione contro la guerra, L. fu condannato al carcere dal quale fu liberato grazie a un’amnistia nell’ottobre. Rifiutò l’adesione dello Spartakusbund al governo dei commissarî del popolo, spingendo alle estreme conseguenze la scissione dai socialisti maggioritarî e dall’USPD, con la fondazione/””>fondazione della Kommunistische Partei Deutschlands e del giornale Die Rote Fahne. Nel gennaio 1919, dopo un vano tentativo d’imporre una diversa strategia al partito, capeggiò la rivolta di Berlino: fu assassinato, insieme con la Luxemburg, da ufficiali delle truppe del governo Noske. OPERE Gli scritti e i discorsi politici, e la corrispondenza sono raccolti in Gesammelte Reden und Schriften (9 voll., 1958-71).”,”MGER-152″
“LIEBKNECHT Karl Paul August Friedrich”,”Speeches of Karl Liebknecht, with a Biographical Sketch.”,”””Karl Liebknecht was ‘the’ revolutionary leader of the German workers. (…) This is the Karl Liebknecht who was the only Deputy in the German Reichstag who had courage enough, on December 2, 1914, to shout his enthusiastic “”No”” to the war-intoxicated chauvinists. This is the Karl Liebknecht who, surrounded by a few young men, came out in a public demonstration against the war on the Potsdamer Platz on May I, 1916, with the slogan: “”Down with the Government!””. This is the Karl Liebknecht who accepted his condemnation to four years of imprisonment with the cry: “”No General has ever worn his uniform with greater pride than the pride with which I shall wear the convict’s garb!””. This is the Karl Liebknecht who, after the bloody victory of Gustav Noske’s men over the Berlin workers, when thousands of posters on walls of Berlin called for his assassination, when hundreds of murderers were being egged on to put him out of the way, wrote with his assurance of victory: «Proceed but slowly! We have not fled, we are not beaten… We are here, and here we remain! And the victory will be ours. For Spartacus means fire and spirit, Spartacus means soul and heart… For Spartacus means Socialism and World Revolution! If millions of youthful workers to-day consider it their highest goal to be similar to Liebknecht, it is for the reason that Liebknecht is the founder of the Proletarian Youth Movement, and continues to live on as the most courageous, the bravest advocate of the revolutionary class struggle, the hero of the first forceful collisions in Germany to bring about the proletarian revolution. One venerates Marx, reveres Lenin, loves Liebknecht”” (pag 11-13), [Willi Münzenberg, Introduction at ‘Speeches of Karl Liebknecht, with a Biographical Sketch’, International Publishers, New York, 1927] [“”Karl Liebknecht era “”il”” leader rivoluzionario dei lavoratori tedeschi. (…) Questo è il Karl Liebknecht che era l’unico deputato nel Reichstag tedesco che ebbe il coraggio sufficiente, il 2 dicembre 1914, per gridare il suo entusiasta “”No”” agli sciovinisti intossicati dalla guerra. Questo è il Karl Liebknecht che, circondato da alcuni giovani, uscì in una manifestazione pubblica contro la guerra a Potsdamer Platz il 1° maggio 1916, con lo slogan: “”Abbasso il governo!””. Questo è il Karl Liebknecht che ha accettato la sua condanna a quattro anni di prigione con il grido: “”Nessun generale ha mai indossato la sua uniforme con orgoglio più grande dell’orgoglio con cui indosserò l’abito del detenuto!””. Questo è il Karl Liebknecht che, dopo la sanguinosa vittoria degli uomini di Gustav Noske sugli operai di Berlino, quando migliaia di manifesti sui muri di Berlino chiedevano il suo assassinio, quando centinaia di assassini venivano incitati a farlo fuori, scrisse con la sua sicurezza di vittoria: «Avanza ma lentamente! Non siamo fuggiti, non siamo battuti… Siamo qui, e qui rimaniamo! E la vittoria sarà nostra. Per Spartacus significa fuoco e spirito, Spartacus significa anima e cuore… Per Spartacus significa socialismo e rivoluzione mondiale!». Se oggi milioni di giovani lavoratori ritengono che il loro massimo esempio sia Liebknecht, è perchè Liebknecht è il fondatore del movimento giovanile proletario e continua a vivere come il più coraggioso, il più prode difensore del lotta di classe rivoluzionaria, l’eroe delle prime violente collisioni in Germania per giungere alla rivoluzione proletaria. Si venera Marx, si riverisce Lenin, si ama Liebknecht”” (pag 11-13) [Willi Münzenberg, Introduzione a “”Discorsi di Karl Liebknecht, con uno schizzo biografico””, International Publishers, New York, 1927]”,”LIEK-032″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Passeggiate con Marx.”,”Questo profilo biografico di Karl MARX è tratto dal volume ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’ (In memoria di Karl Marx, Profilo di vita e ricordi), Nürnberg, Wörlein, 1896. Wilhelm Liebknecht (Gressen 1826- Leipzig 1900), padre di Karl Liebknecht, fu uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca e della Seconda internazionale. Fondatore e direttore del quotidiano del partito socialdemocratico ‘Vorwärts’ (Avanti!) conobbe Marx nel 1850 a Londra dove era giunto in esilio. ‘Pensare logicamente, esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi «giovani» ad ogni occasione, costringendoci a studiare’ “”[Marx] Era purista, talvolta fino alla pedanteria. E il mio dialetto dell’Assia alta, cui rimanevo – o che mi rimaneva – tenacemente appiccicato, mi valse innumerevoli rabbuffi. Se racconto tali inezie, ciò avviene perché esse dimostrano come Marx si sentisse ‘maestro’ di fronte a noi «giovani». Questo suo sentimento si palesava naturalmente anche in altra maniera. Egli esigeva ‘molto’. Appena aveva scoperto una lacuna nelle nostre cognizioni, insisteva energicamente – dando i consigli necessari – perché venisse colmata. Quando ci si trovava con lui a quattr’occhi si subiva un esame in piena regola, e non erano esami da ridere. Non si poteva dargliela a bere. E quando si accorgeva che tutto era fatica sprecata, era finita ache l’amicizia. ‘Per noi’ era ‘un onore’ essere trattati da lui come «scolaretti». Non mi sono mai trovato insieme a lui senza apprendere… In quei tempi soltanto un’infima minoranza della classe operaia stessa si era elevata al socialismo; e tra gli stessi socialisti, i socialisti nel senso scientifico di Marx – nel senso del ‘Manifesto comunista’ non erano che una minoranza. La massa degli operai, in quanto si era in qualche modo svegliata alla vita politica, si muoveva tra le nebbie delle aspirazioni e delle frasi democratiche sentimentali, caratteristiche del movimento quarantottesco, del suo prologo e del suo epilogo. Il plauso delle masse, la popolarità costituivano per Marx la dimostrazione che si era sulla falsa strada, e una delle sue massime preferite era il fiero verso di Dante: ‘Segui il tuo corso e lascia dir le genti!’. Quante volte citò questo verso con cui termina anche la sua prefazione al ‘Capitale’. Nessuno è insensibile ai colpi, agli urti, alle punture delle cimici e delle zanzare, e quante volte Marx deve aver ripetuto a se stesso, nella solitudine del suo misero studio da autentico proletario, il detto del grande fiorentino, per farsi coraggio e per attingervi nuove forze, quando, continuando per la sua strada, veniva aggredito da tutte le parti, assillato da preoccupazioni per il pane quotidiano, non compreso dalla masse del popolo lavoratore per cui nel silenzio della notte forgiava le armi della lotta liberatrice, respinto talvolta sdegnosamente dalle masse che preferivano a lui i vuoti parolai, i traditori ipocriti e perfino i nemici palesi! Non si lasciò sconcertare. Dissimile al principe delle ‘Mille e una notte’, che si lasciò sfuggire la vittoria e il premio della vittoria perché non seppe resistere alla tentazione di guardarsi attorno e di voltarsi intimorito dal chiasso e dalle immagini paurose che lo circondavano, egli camminava dritto, l’occhio fisso in avanti sulla meta splendente, lasciava «dir le genti» e, «si fosse frantumato l’orbe terrestre», nulla lo avrebbe trattenuto dal proseguire la sua strada… Se odiava la popolarità, l’andare a caccia di popolarità suscitava in lui un sacro furore, Aborriva i parolai e guai a colui che indugiava in frasi. Per questi era inesorabile. «Frasaiolo» era in bocca al suo biasimo più severo, e chi era stato riconosciuto da lui come «frasaiolo» era spacciato per sempre. Pensare logicamente, esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi «giovani» ad ogni occasione, costringendoci a studiare”” (pag 12-14) [Wilhelm Liebknecht, ‘Passeggiate con Marx’, Datanews, Roma, 1996]”,”LIEW-001-FC”
“LIEBMAN Marcel”,”Le leninisme sous Lenine. 1. La conquete du pouvoir. 2. L’epreuve du pouvoir.”,”Nato a Bruxelles nel 1929, dottore in scienze politiche con una tesi sulle origini ideologiche del movimento comunista in Belgio, LIEBMAN è professore all’Univ di Bruxelles ove insegna dottrina e sociologia politica. E’ autore di ‘Revolution Russe’ (1967) tradotta in varie lingue. Sta preparando un’opera sullo stalinismo.”,”LENS-070″
“LIEBMAN Marcel”,”Entre histoire et politique. Dix portraits. Textes choisis et introduits par Jean Vogel.”,”LIEBMAN Marcel (1929-1986) professore all’ Università di Bruxelles, storico e militante, ha segnato una generazione intellettuale. Tra le sue opere, ‘La rivoluzione russa’ ‘Il leninismo sotto Lenin’, ‘I socialisti belgi’. Ha scritto la sua autobiografia ‘Né juif’ (Labor, 1996). Intellettuale intransigente di cultura ebraica aveva vissuto tragicamente ‘la lunga notte del nazismo’. “”Certo, Lenin tenta ancora di rianimare l’ ideale sovietico e il governo pubblica, nell’ aprile 1921, un decreto mirante a “”mantenere il legame tra le istituzioni sovietiche e le larghe masse dei lavoratori”” e a “”liberare progressivamente (l’ apparato dei Soviets) dagli elementi burocratici””; ma la volontà degli uomini era per una volta impotente. Dal 1919, Lenin aveva riconosciuto che “”i Soviets, che erano per natura degli organi di governo ‘dei lavoratori’ non sono (…) che degli organi di governo per i lavoratori””, circostanza inevitabile dal momento che, come dichiarava Lenin, “”le forze del proletariato sono state esaurite dalla creazione dell’ apparato””. I Soviets erano stati concepiti come degli organi di potere e di gestione popolare il cui carattere fondamentalmente democratico era garantito dal principio della revoca degli eletti, dalle elezioni frequenti e da una procedura il meno formale possibile. Ma quale portata potevano avere queste misure; quando, per ammissione degli stessi dirigenti comunisti – che non si rassegnavano però a una tale situazione – i Soviets, anche a livello locale, si vedevano imposte dalle organizzazioni del Partito, le liste di candidati alle elezioni, e questo dal 1920. Il Partito stesso non erano più l’ organismo eccezionalmente vivo e dinamico, di grande illuminazione, come era stato nel 1917 e 1918. Nulla, naturalmente, di simile al futuro partito staliniano; ciò non impedisce che nel marzo 1921, la libertà di critica era stata, per la prima volta, severamente limitata e l’ esistenza delle frazioni proibita. Poco prima, Lenin, riassumendo le condizioni politiche e sociali che prevalevano nel paese, aveva apertamente presentato il regime come uno “”Stato operaio a deformazione burocratica””. Stalin fu nominato segretario generale del Partito diciotto mesi più tardi, nell’ aprile del 1922.”” (pag 73-74)”,”BIOx-102″
“LIEBMAN Marcel”,”Connâitre Lénine.”,”LIEBMAN Marcel è professore all’Università di Bruxelles dove insegna sociologia politica e storia delle dottrine politiche. E’ autore di una ‘Revolution russe’ tradotta in varie lingue. E i due volumi de ‘Le léninisme sous Lénine’ (premio internazionale Isaac Deutscher 1975). “”Le 10 juillet 1917, il déclarait: “”Tous les espoirs fondés sur le développement pacifique de la révolution russe se sont à jamais évanouis. La situation objective se présente ainsi: ou la victoire complète de la dictature militaire ou la victoire de l’insurrection armée des ouvriers””. Et de conclure: “”Plus d’illusions au sujet des voies pacifiques””. Et presque aussitôt, il montrait que cette idée ne resterait pas longtemps à l’état d’ébauche théorique: “”Il faut… concentrer ses forces, écrivait Lénine, les réorganiser et se préparer fermement à l’insurretion armée, cette dernière ne pouvant avoir d’autre objectif que le passage du pouvoir au prolétariat, soutenu par les paysans pauvres, en vue de l’application du programme de notre Parti. Idée fantastique ou fantaisiste? Le Parti bolchevique se trouvait en pleine déroute; ses ennemis respiraient enfin; nombre de ses militants étaient victimes d’une répression violente; d’autres sombraient dans le découragement. “”Les événements de juillet ont détruit le bolchevisme””, prophétisait Soukhanov. Lénine, lui, choisit ce moment pour opérer un brusque tournant à gauche dans la stratégie qu’il avait préconisée.”” (pag 93-94)”,”LENS-182″
“LIEBMAN Marcel”,”Le Léninisme sous Lénine. La conquête du pouvoir. Volume I.”,”Né à Bruxelles en 1929. Docteur en sciences politiques avec une thèse sur les origines idéologiques de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la professeur à l’université de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la sociologie politiques. Il a fourni de nombreuses contributions aux ‘Temps modernes’. Il est l’auteur d’une Révolution russe.”,”LENS-040-FL”
“LIEBMAN Marcel”,”Le Léninisme sous Lénine. L’épreuve du pouvoir. Volume II.”,”Né à Bruxelles en 1929. Docteur en sciences politiques avec une thèse sur les origines idéologiques de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la professeur à l’université de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la sociologie politiques. Il a fourni de nombreuses contributions aux ‘Temps modernes’. Il est l’auteur d’une Révolution russe.”,”LENS-041-FL”
“LIEBMAN Marcel”,”The Russian Revolution.”,”Dedicato al fratello dell’autore, Henri (1927-43) morto ad Auschwitz. Dopo la scuola stalinista della falsificazione (pag 12-13) “”The writers of official Communism have for so long purveyed the historical forgeries and myths produced by the Stalinist school of falsification that even when they have been free to jettison some of these, they have not been able to recapture and grasp the historical truth of the Revolution. Even in the era of the so-called de-Stalinization they have still had to observe so many prohibitions and taboos, to slide over so many of the crucial events and to cover with silence the roles and even the names of so many leading actors, that the history of the Revolution has in fact been forbidden ground for them, forbidden and unknown ground. Even in this glorious jubilee year most of the revolutionary leaders of 1917 – Trotsky and Bukharin, Zinoviev and Kamenev, Rykov and Tomsky, and many, many others – are still unmentionable in Moscow or are mentioned only as evil influences; and now it is a requirement of ‘bon ton’ to ignore even Stalin. What would we say of ‘historians’ who tried to relate to us the French Revolution without describing the role or even mentioning the names of Danton and St Just, of Desmoulins, Hébert, Cloots, and most other prominent Jacobins, and were content to speak only of Marat and occasionally to drop a hint about Robespierre? History written in this manner not only does a terrible injustice to historical personalities. It blots out important groups of men who were inspired or guided by them. It obliterates or distorts their ideas, initiatives and deeds. It leaves out of account such large and vital part of the story that what is left is of necessity fragmentary, inorganic, and incomprehensible. (…) Yet despite this sad state of contemporary writing on the origins of the Soviet regime, the history of the Russian Revolution is no ‘tabula rasa’. In the first decade after their victory the Bolsheviks themselves brought out an immense amount of objective historical documentation, and many actors and eye-witnesses, Russian and foreign, friendly and hostile, described their experiences. Trotsky’s large ‘History of the Russian Revolution’ stands out as a magnificent and unique monument to the Russia of 1917 – no other great revolution was as fortunate as the Russian to find a historian of genius in one of its supreme leaders. And in recent years a complete outsider, Professor E.H. Carr, a British historian, had chronicled in many cool, detached and detailed volumes an account of the first years of the Soviet regime. What has been lacking, however, is a work of more modest dimensions that would offer readers of the young generation a reliable introduction to the events of 1917 and enable them to grasp the significance of the Bolshevik upheaval. Marcel Liebman’s book fills this gap very ably”” [Isaac Deutscher, prefazione, pag 12-13] [(in) Marcel Liebman, ‘The Russian Revolution’, Vintage Books, New York, 1970] [“”Gli scrittori del comunismo ufficiale hanno per così tanto tempo fornito falsi e miti storici prodotti dalla scuola di falsificazione stalinista che anche quando sono stati liberi di gettarne via alcuni, non sono stati in grado di riconquistare e afferrare la verità storica del Rivoluzione. Persino nell’era della cosiddetta destalinizzazione hanno dovuto ancora osservare così tanti divieti e tabù, scivolare su così tanti eventi cruciali e coprire con il silenzio i ruoli e persino i nomi di così tanti principali protagonisti, che la storia della Rivoluzione è stata in realtà un terreno proibito per loro, un terreno proibito e sconosciuto. Anche in questo glorioso anno giubilare la maggior parte dei leader rivoluzionari del 1917 – Trotsky e Bucharin, Zinoviev e Kamenev, Rykov e Tomsky, e molti , molti altri – sono ancora non menzionabili a Mosca o sono menzionati solo come influenze malvagie, e ora è un requisito del “”bon ton”” ignorare anche Stalin. Cosa diremmo degli “”storici”” che hanno cercato di raccontare per noi la Rivoluzione francese senza descriverne il ruolo o anche senza menzionare i nomi di Danton e St Just, di Desmoulins, Hébert, Cloots e la maggior parte dei giacobini di primo piano, e si accontentassero di parlare solo di Marat e occasionalmente un riferimento a Robespierre ? La storia scritta in questo modo non solo fa una terribile ingiustizia alle personalità storiche. Elimina importanti gruppi di uomini che sono stati ispirati o guidati da loro. Cancella o distorce le loro idee, iniziative e azioni. Lascia fuori dal racconto una parte così grande e vitale della storia che ciò che resta è necessariamente frammentario, inorganico e incomprensibile. (…) Eppure, nonostante questo triste stato della scrittura contemporanea sulle origini del regime sovietico, la storia della rivoluzione russa non è una “”tabula rasa””. Nel primo decennio successivo alla vittoria, i bolscevichi stessi fecero emergere un’immensa quantità di documentazione storica obiettiva e molti protagonisti e testimoni oculari, russi e stranieri, amichevoli e ostili, descrissero le loro esperienze. La grande “”Storia della rivoluzione russa”” di Trotsky si distingue come un magnifico e unico monumento alla Russia del 1917 – nessun’altra grande rivoluzione fu fortunata come quella russa a trovare uno storico di genio in uno dei suoi capi supremi. E negli ultimi anni un completo outsider, il professor E.H. Carr, uno storico britannico, ha raccontato in molti volumi interessanti, distaccati e dettagliati un resoconto dei primi anni del regime sovietico. Ciò che è mancato, tuttavia, è un’opera di dimensioni più modeste che offrisse ai lettori delle giovani generazioni un’introduzione affidabile agli eventi del 1917 e consentisse loro di comprendere il significato del sollevamento bolscevico. Il libro di Marcel Liebman colma questa lacuna molto abilmente] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRx-193″ “LIECHTENHAN Francine-Dominique”,”Le Grand Pillage. Du butin des nazis aux trophees ses Sovietiques.”,”Nel 1941 la Germania nazista invadeva l’ URSS, saccheggiando o demolendo dei capolavori unici, fondi completi di archivi e biblioteche. Quando l’ Armata rossa entra a Berlino, è accompagnata dai commussari e dagli storici dell’ arte incaricati di reperire le opere che dovranno completare le loro collezioni in URSS e compensarla delle enormi perdite che ha subito. I sovietici sono riusciti a nascondere questa impresa per cinquant’anni. Adesso i trofei di guerra nascosti sono venuti alla luce dai magazzini dell’ Ermitage o dal Museo Puschin. L’autrice è una storica, incaricata di ricerca al CNRS. E’ specialista di storia delle relazioni internazionali, in particolar modo tra la Russia e il mondo occidentale. La sua ultima opera ‘La Russie entre en Europe’ è apparsa nel 1997 per le edizioni CNRS: ha ottenuto il prix d’histoire Eugene Colas de l’ Academie francaise nel 1998.”,”RUST-044″ “LIEVEN Dominic a cura, saggi di AFONIN Nikolai ANANICH Boris BABEROWSKI Jorg BARTLETT Rosamund BASSIN Mark BOBROVNIKOV Vladimir BUSHKOVITCH Paul DALY Jonathan W. ALPEN ENGEL Barbara EVTUHOV Catherine FREEZE Gregory L. FULLER William C. HAMBURG Gary M. HARTLEY Janet M. HUGHES Lindsey LOHR Eric LAMARCHE MARRESE Michelle MARTIN Alexander M. MOON David NATHANS Benjamin RAGSDALE Hugh SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David SHAKIBI Zhand P. SNYDER Timothy WALDRON Peter WEEKS Theodore R. KIMERLING WIRTSCHAFTER Elise ZAKHAROVA Larisa ZELNIK Reginald E. contributors”,”The Cambridge History of Russia. Imperial Russia, 1689-1917. Volume II.”,”Dominic Lieven is Professor of Russian Government at the London School of Economics and Political Science. His books include Russia’s Rulers under the Old regime and Empire, The Russian Empire ant its Rivals. Boris Ananich is an Academician and a Senior Research Fellow at the Saint Petersburg Institute of History of the Russian Academy of Sciences, as well as a Professor of Saint Petersburg State University. Nikolai Afonin is a former Soviet naval officer and an expert on naval technology and naval history. He has contributed many articles to journals on these subjects. Jorg Baberowski is Professor of East European History at the Humboldt University in Berlin. Rosamund Bartlett is Reader in Russian at the University of Durham. Her books include Wagner and Russia and Chekhov, Scenes from a Life. Mark Bassin is Reader in Cultural and Political Geography at University College London. Vladimir Bobrovnikov is a Research Fellow at the Institute for Oriental Studies in Moscow. Paul Bushkovitch is Professor of History at Yale University. Jonathan W. Daly is Assistant Professor of History at the University of Illinois at Chicago. Barbara Alpen Engel is a Professor at the University of Colorado, Boulder. Her works include Between the Fields and the City, Women, Work and Family in Russia, 1861-1914 and Women in Russia 1700-2000. Catherine Evtuhov is Associate Professor at Georgetown University. Her books include The Cross and the Sickle, Sergei Bulgakov and the Fate of Russian Religious Philosophy, 1890-1920 and (with Richard Stites) A History of Russia, Peoples, Legends, Events, Forces. Gregory L. Freeze is Victor and Gwendolyn Beinfield Professor of History at Brandeis University. William C. Fuller, JR is Professor of Strategy at the Naval War College and the author of Civil-Military Conflict in Imperial Russia, 1881-1914 and Strategy and Power in Russia 1600-1914. Gary M. Hamburg is Otho M. Behr Professor of History at Claremont McKenna College and the author of Boris Chicherin and Early Russian Liberalism and, with Thomas Sanders and Ernest Tucker, of Russian-Muslim Confrontation in the Caucasus, Alternative Visions of the Conflict between Imam Shamil and the Russians, 1830-1859. Janet M. Hartleyis Professor of International History at the London School of Economics and Political Science. Lindsey Hughes is Professor of Russian History in the School of Slavonic and East European Studies, University College London. Eric Lohr is Assistant Professor of History American University. He is the author of Nationalizing the Russian Empire, The Campaign against Enemy Aliens during World War and the co-editor (with Marshall Poe) of The Military and Society in Russia 1450-1917. Michelle Lamarche Marrese is assistant Professor at the University of Toronto and the author of A Woman’s Kingdom, Noblewomen and the Control of Property in Russia, 1700-1861. Alexander M. Martin is Associate Professor of History at Oglethorpe University and the author of Romantics, reformes, Reactionaries, Russian Conservative Thought and Politics in the Reign of Alexander I, The Memoirs of a Priest’s Son by Dmitri I. Rostislavov. David Moon is reader in Modern European History at the University of Durham. Benjiamin Nathans is Associate Professor of History at the University of Pennsylvania and the author of Beyond the Pale, The ewish Encounter with Late Imperial Russia. Hugh Ragsdale is Professor Emeritus, University of Alabama, and is the editor of Imperial Russian Foreign Policy. David Schimmelpenninck Van Der Oye is associate Professor of History at Brock University. He is the author of Toward the Rising sun, Russian Ideologies of Empire and the Path to War with Japan. Zhand P. Shakibi is a Fellow at the London School of Economics and Political Science. Author of The King, The Tsar, The Shah and the Making of Revolution in France, Russia, and Iran. Timothy Snyder is Associate Professor of History at Yale University and the author of Nationalism, Marxism and Modern Central Europe, A Biography of Kazimierz Kelles-Krauz, The Reconstruction of Nations; Poland, Ukraine, Lithuania, Belarus, 1569-1999.Peter Waldron is Professor of History at the University of Sunderland and the author of Between Two Revolutions. Theodore R. Weeks is Associate Professor of History at Southern Illinois University at Carbondale. Elise Kimerling Wirtschafter is Professor of History at California State Polytechnic University in Pomona. Larisa Zakharova is Professor of History at Moscow Lomonosov State University. Reginald E Zelnik was Professor of History at the University of California at Berkeley. His books included Labor and Society in Tsarist Russia, The factory Workers of St Petersburg, 1855-1870, and he was also editor and translator of A Radical Worker in Tsarist Russia, The Autobiography of Semen Ivanovich Kanatchikov. List of plates, List of maps, List of figures, List of genealogical tables, Notes on contributors, Acknowledgements, Note on dates and transliteration, Chronology, List of abbreviations, Introduction, bibliography, Index,”,”RUSx-031-FL” “LIEVEN Dominic”,”Russia Against Napoleon. The Battle for Europe, 1807 to 1814.”,”LIEVEN Dominic: nato a Singapore il 19 gennaio 1952, cittadinanza inglese. E’ professore di Russian Government alla London School of Economics e Membro della British Academy. Specializzato nella storia della Russia Imperiale. <>.”,”FRAN-114-FSL” “LIFSIC Michail”,”Mito e poesia.”,”‘Riflessioni estetiche di un marxista classico’ “”Torniamo al proverbio “”La lepre corre in bocca al cacciatore””. Esso racchiude in succinto un piccolo mito o almeno una favola. Che cosa dice questo mito al cuore del cacciatore? Affidati al corso naturale delle cose e la lepre verrà. Verrà da sé. Se vuoi invece forzare le circostanze e assoggettarle ai tuoi calcoli, potrebbe accadere il contrario””. (pag 134) “”Scrive Marx nel primo volume del ‘Capitale’: “”La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono. Neppure una storia delle religioni, in qualsiasi modo eseguita, che faccia astrazione da questa base materiale, è critica. Di fatto è molto più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate. Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico. I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienze naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle condizioni astratte e ideologiche dei suoi portavoce appena s’arrischiano al di là delle loro specialità”” (‘Il Capitale, vol I, libro II, 1956, pp.72-73)”” [Michail Lifsic, Mito e poesia, 1978] (pag 74-75)”,”VARx-450″ “LIGABUE Giancarlo GHERPELLI Giuseppe SALSI Luciano FOFI Goffredo VIGNALI Adriano”,”Rosa Luxemburg. Una vita per il socialismo.”,”Giudizi sulla Luxemburg. “”(…) la cui importanza non era certo sfuggita ai contemporanei, se lo storico Franz Mehring la definì – vivente Kautsky che era da tutti considerato come il “”papa”” del marxismo – “”il cervello più geniale fra gli eredi scientifici di Marx ed Engels””, se un bolscevico militante come Radek la definì, vivente Lenin, “”il più profondo cervello teorico del comunismo””, se un altro comunista, il filosofo Lukacs, nello stesso periodo, la qualificò come “”la sola discepola di Marx che abbia prolungato realmente l’ opera della sua vita””, se lo stesso Lenin infine, che pure su parecchi problemi aveva avuto occasione di polemizzare con lei, auspicò subito dopo la sua morte che i comunisti tedeschi ne raccogliessero e pubblicassero le opere complete.”” (pag 5, introduzione)”,”LUXS-036″ “LIGI Gianluca”,”Antropologia dei disastri.”,”LIGI G. insegna antropologia sociale presso l’Università Ca Foscari di Venezia dove è ricercatore in scienze antropologiche.”,”SCIx-303″ “LIGNIÈRES Marie-Henry Comte de”,”Souvenirs de la Grande Armée et de la Vieille Garde Impériale.”,”LIGNIÈRES Marie-Henry: (nato il 31/12/1785 a Ham, Alta Francia, e morto il 24/10/1866 a Sancourt, Alta Francia). Primo Luogotenente del primo Reggimento dei Cacciatori a piedi della Vecchia Guardia Imperiale napoleonica. Buon resoconto ricco di particolari quotidiani su eventi, personaggi e memorie dell’Autore, in particolare delle Campagne napoleoniche di Spagna e di Russia. Uno dei nipoti ha ricercato e copiato i quaderni di appunti e ricordi di LIGNIÈRES e steso in ordine cronologico. << (…) Siamo riusciti a trovare solo patate grandi al massimo un pollice. Faceva già freddo la mattina. Se fossimo partiti quattro giorni dopo essere entrati a Mosca, i russi non ci avrebbero preoccupato durante la ritirata. Ritirati nel Niemen, avremmo potuto marciare su San Pietroburgo la primavera successiva. Napoleone si lasciò grossolanamente ingannare dalla vana speranza di firmare la pace a Mosca. Questo è ciò che ha rovinato lui e anche noi. I genieri della Guardia furono impiegati per demolire i pannelli della chiesa del Cremlino che erano composti di argento in abbondanza. Tutto veniva fuso in lingotti. Una quantità enorme diargenteria, argento ed oro venne così riconvertita in lingotti. (…) >> (pag 113, trad. d. r.)”,”FRAN-122-FSL” “LIGUORI Guido VOZA Pasquale a cura; collaborazione di Giorgio BARATTA Guido LIGUORI Lelio LA-PORTA Fabio FROSINI Tommaso LA-ROCCA Pasquale VOZA Michele FILIPPINI Andrea CATONE Manuela AUSILIO Michele FILIPPINI Giuseppe PRESTIPINO Raul MORDENTI Renato CAPUTO Silvio SUPPA Ludovico DE-LUTIIS Lea DURANTE Peter THOMAS Derek BOOTHMAN Roberto FINELLI Rita MEDICI Roberto CICCARELLI Jole Silvia IMBORNONE Marina PALADINI MUSITELLI Valeria LEO Vincenzo ROBLES Eleonora FORENZA Vito SANTORO Yuri BRUNELLO Elisabetta GALLO Jacques TEXTIER Emanuele BERNARDI Carlos Nelson COUTINHO Marcos DEL-ROIO Giuseppe COSPITO GIovanni SEMERARO Marcus GREEN Laura MIRATONDO Carlo SPAGNOLO Rocco LACORTE e altri”,”Dizionario gramsciano, 1926-1937.”,”collaborazione di Giorgio BARATTA Guido LIGUORI Lelio LA-PORTA Fabio FROSINI Tommaso LA-ROCCA Pasquale VOZA Michele FILIPPINI Andrea CATONE Manuela AUSILIO Michele FILIPPINI Giuseppe PRESTIPINO Raul MORDENTI Renato CAPUTO Silvio SUPPA Ludovico DE-LUTIIS Lea DURANTE Peter THOMAS Derek BOOTHMAN Roberto FINELLI Rita MEDICI Roberto CICCARELLI Jole Silvia IMBORNONE Marina PALADINI MUSITELLI Valeria LEO Vincenzo ROBLES Eleonora FORENZA Vito SANTORO Yuri BRUNELLO Elisabetta GALLO Jacques TEXTIER Emanuele BERNARDI Carlos Nelson COUTINHO Marcos DEL-ROIO Giuseppe COSPITO GIovanni SEMERARO Marcus GREEN Laura MIRATONDO Carlo SPAGNOLO Rocco LACORTE e altri”,”GRAS-072″ “LIGUORI Guido”,”Gramsci conteso. Interpretazioni, dibattiti e polemiche, 1922-2012.”,”Guido LIGUORI è docente di storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria, presidente della International Gramsci Society Italia e caporedattore dela rivista Critica Marxista. “”Il pensatore sardo aveva derivato da Sorel una trama concettuale che si estendeva dall’hegelismo e dall’antipositivismo all’avversione per il riformismo, dall’idea di blocco storico al nazionale-popolare, dalla riforma intellettuale e morale alla critica della democrazia, dal consiliarismo all’esaltazione della “”classe dei produttori””. Attraverso tale rete concettuale Gramsci aveva ereditato da Sorel una sorta di “”primato del sociale”” che veniva modificato, ma non andava perso, nell’incontro con Lenin e col suo “”primato della politica””. Gramsci tentava anzi una ‘ricomposizione’, teorica e pratica, di queste due facce del pensiero di Marx, incentrata sulla figura del ‘produttore’, soggetto di una nuova cultura politica e di un nuovo sapere tecnico-produttivo. La centralità della tematica del “”produttore”” significava in Badaloni il rifiuto non solo di quelle interpretazioni (Bobbio) che avevano fatto di Gramsci un “”teorico delle sovrastrutture””, ma anche di quelle (Vacca) che lo avevano letto soprattutto alla luce della categoria del “”primato della politica””.”” (pag 231-232)”,”GRAS-089″ “LIH Lars T.”,”Lenin.”,”LIH Lars T. è un studioso indipendente che si è occupato di storia sovietica. 1908. Discussione di Lenin – ospite a Bruxelles di Solomon – appunto con Georgy Solomon su partecipazione Duma (pag 108)”,”LENS-247″ “LIH Lars T.”,”Lenin Rediscovered: ‘What Is to Be Done?’ in Context.”,”Libro dedicato a Robert Tucker Lars T. Lih, Ph. D. (1984), Princeton, ha curato il voluime ‘Stalin’s Letters to Molotov’, è autore di ‘Bread and Authority in Russia, 1914-1921’ e di molti articoli sui bolscevichi. Paragrafo: Un partito di tipo nuovo: il modello SPD (pag 61-) Lenin e il modello tedesco (Spd): (pag 121) “”Indeed, the shortest summary of Lenin’s programme for the Russian Social Democrats is: look at the Germans, then go thou and do likewise – with appropriate changes for local conditions. Thus the Russians should take their watchword from Wilhelm Liebknecht, one of the founders of German Social Democracy: ‘Studieren, Propagandieren, Organisieren’. In other words, bring insight and organisation to the worker class. “”The political activity of the Social Democrats consists of the following: assist in the development and organisation of the worker movement in Russia; assist in the transformation from its present condition of scattered attempts at protest, riots and strikes that lack any unifying and guiding idea into an organised struggle of the ‘entire’ Russian working ‘class’ – a struggle that is directed against the bourgeois regime (as such), one that aspires to the expropriation of the expropriators and to the utter destruction of the social order that is based on the oppression of the labourers. The basis of this activity is the general conviction of Marxists that the Russian worker is the natural and sole representative of the entire labouring and exploited population of Russia”” (9).”,”LENS-262″ “LIH Lars T.”,”””Kautsky as Marxist””. Data Base.”,”Riporta per ogni argomento affrontato le citazioni di Lenin relative a Kautsky e alle sue tesi.”,”KAUS-028″ “LIH Lars T.”,”Lenin Rediscovered: What Is to Be Done? In Context.”,”Lars T. Lih is an indipendent researcher based in Montreal and the author of Bread and Authority in Russia, 1914-1921 and co-author, with Oleg V. Naumov, Oleg Khlevniuk and Catherine Fitzpatrick, of Stalin’s Letters to Molotov, 1925-1936; Revolutions from the Russian Archives. “”The basic mistake made by people who polemicise with What Is to Be Done? at the present time is that they tear this production completely out of a specific historical context, out of a specific and by now long-past period in the development of our party. Lenin, 1907″” Illustrations, Note on the Text, Glossary, Acknowledgements, Introduction, Annotations, Note on the Translation, Foreword, Conclusion, Bibliography, Index, Historical Materialism Book Series Volume 9,”,”LENS-076-FL” “LIH Lars T.”,”Lenin.”,”LIH Lars T. è un studioso indipendente che si è occupato di storia sovietica. Introduzione Un’altra via La fusione del Socialismo e del Movimento dei Lavoratori La corsa di tre treni Oltre “”il libro di testo a la Kautsky”” Epilogo Oltre “”il libro di testo a la Kautsky”” “”In early 1923, weeks before his final incapacitating stroke, Lenin wrote about Karl Kautsky for the last time: «It need hardly be said that a textbook written à la Kautsky [po kautskomu] was a very useful thing in its day. But it is time, for all that, to abandon the idea that it foresaw all the forms of development of subsequent world history. It would be timely to say that those who think so are simply fools (1)». The contrast between this dour assertion and Lenin’s mood during what I have termed his ‘anniversary period’ – late 1918 through summer 1919 – is striking. During the anniversary period Lenin called Kautsky a renegade because Kautsky was turning his back on his own earlier prediction just as they were coming true. But looking back in 1923 Lenin stated in effect that only a fool would claim (as he himself had done in 1918) that ‘things have turned out just as we said they would’. Lenin’s heroic scenario had always been very strongly rooted in the ‘textbook à la Kautsky’ – orthodox ‘revolutionary Social Democracy’ of the Second International – and he had gloried in the fact. When and why did he move from his usual stance of aggressive unoriginality to one of reluctant originality? According to the most common account, Lenin’s rethinking began in early 1921 with the introduction of the New Economic Policy (NEP). Up to late 1920 (we are told) Lenin and the Bolsheviks were so carried away with a feeling of euphoria that they started to believe that harsh civil-war policies – later given the name of ‘war communism’ – represented a short cut or even a leap into full communism. Only economic collapse and peasant rebellion in the winter of 1920-21 convinced them of their mistake. Lenin finally began to understand that the peasants required material incentives in order to produce. The process of rethinking culminated in the bundle of articles and drafts from late 1922 and early 1923 that were later termed ‘Lenin’s testament’. Some writers view Lenin’s rethinking as fundamental, others as relatively superficial, but all tie it strongly to NEP. The standard account is profoundly misleading. In reality Lenin’s rethinking began in 1919, just as soon as he realized that things were ‘not’ “”turning out just as we said they were””. There was no mass euphoria among the Bolsheviks in 1920, no collective hallucination that Russia was on the eve of full communism. On the contrary the Bolsheviks were painfully aware of the manifold compromises and defeats that were leading them ‘away’ from socialism. The dramatic changes that came with the introduction of NEP in 1921 were just another round of painful compromises. Lenin’s outlook in his final writings can be traced back to concerns that began to surface in 1919″” (pag 154-155) [(1) Lenin, ‘Our Revolution’, ‘Polnoe sobranie sochinenii’, 5th edn (Moscow 1958-65), vol. 45, p. 382; Lenin, ‘Collected Works’ (Moscow, 1960-68), vol. 33, p. 480. A ‘textbook à la Kautsky’ is something quite different from a ‘Kautskyist textbook’. Since Lenin defined ‘Kautskyism’ as renegade behaviour, a ‘Kautskyist textbook’ could never be anything but harmful] “”All’inizio del 1923, settimane prima del suo ultimo colpo inabilitante, Lenin scrisse per l’ultima volta di Karl Kautsky: «Non c’è bisogno di dire che un libro di testo scritto alla Kautsky [po kautskomu] era una cosa molto utile ai suoi tempi. Ma è tempo, nonostante tutto, di abbandonare l’idea di prevedere tutte le forme di sviluppo della storia mondiale successiva. Sarebbe opportuno dire che chi la pensa così è semplicemente uno sciocco (1)». Il contrasto tra questa austera affermazione e lo stato d’animo di Lenin durante quello che ho definito il suo “”periodo dell’anniversario”” – dalla fine del 1918 fino all’estate del 1919 – è sorprendente. Durante il periodo dell’anniversario Lenin definì Kautsky un rinnegato perché Kautsky stava voltando le spalle alla sua precedente previsione proprio mentre si stava avverando. Guardando indietro nel 1923 Lenin dichiarò in effetti che solo uno sciocco avrebbe affermato (come lui stesso aveva fatto nel 1918) che “”le cose sono andate proprio come avevamo detto che sarebbero andate””. Lo scenario eroico di Lenin era sempre stato fortemente radicato nel “”libro di testo”” ‘alla Kautsky’ – la “”socialdemocrazia rivoluzionaria”” ortodossa della Seconda Internazionale – e si era glorificato del fatto. Quando e perché si è spostato dalla sua usuale posizione di aggressiva non originalità a una riluttante originalità? Secondo il resoconto più comune, il ripensamento di Lenin iniziò all’inizio del 1921 con l’introduzione della nuova politica economica (NEP). Fino alla fine del 1920 (ci viene detto) Lenin e i bolscevichi erano così presi da un senso di euforia che iniziarono a credere che le dure politiche della guerra civile – in seguito chiamate del “”comunismo di guerra”” – rappresentavano una scorciatoia o addirittura un salto nel pieno comunismo. Solo il collasso economico e la ribellione dei contadini nell’inverno 1920-21 li convinsero del loro errore. Alla fine Lenin cominciò a capire che i contadini avevano bisogno di incentivi materiali per produrre. Il processo di ripensamento culminò nel gruppo di articoli e bozze della fine del 1922 e dell’inizio del 1923, che in seguito furono chiamati “”testamento di Lenin””. Alcuni scrittori considerano il ripensamento di Lenin come fondamentale, altri come relativamente superficiale, ma tutti lo legano fortemente alla NEP. Il resoconto tradizionale è profondamente fuorviante. In realtà il ripensamento di Lenin iniziò nel 1919, non appena si rese conto che le cose “”non”” stavano “”andando a finire proprio come dicevamo””. Non vi fu euforia di massa tra i bolscevichi nel 1920, nessuna allucinazione collettiva che la Russia fosse alla vigilia del pieno comunismo. Al contrario, i bolscevichi erano dolorosamente consapevoli dei molteplici compromessi e delle sconfitte che li portavano “”lontano”” dal socialismo. I drammatici cambiamenti introdotti con l’introduzione del NEP nel 1921 furono solo un altro giro di dolorosi compromessi. Le prospettive di Lenin nei suoi ultimi scritti possono essere ricondotte a preoccupazioni che iniziarono a emergere nel 1919 “”(pag 154-155) [(1) Lenin,”” La nostra rivoluzione “”,”” Polnoe sobranie sochinenii “”, 5a edizione (Mosca 1958-65) , vol.45, p. 382; Lenin, “”Collected Works”” (Mosca, 1960-68), vol.33, p. 480. Un “”libro di testo alla Kautsky”” è qualcosa di molto diverso da un “”libro di testo kautskiano””. Lenin ha definito il “”kautskismo”” un comportamento rinnegato, un “”libro di testo kautskista”” non potrebbe essere altro che dannoso]”,”LENS-016-FV” “LIH Lars T.”,”Fully Armed: Kamenev and ‘Pravda’ in March 1917. [in ‘The NEP Era: Soviet Russia, 1921-1928’ (2014)]”,”The NEP Era: Soviet Russia, 1921-1928, a cura di Alexis Pogorelskin, University of Minnesota-Duluth E-mail: apogorel@d.umn.edu Book Review Editor Barbara Allen, La Salle University E-mail: allenb@lasalle.edu EDITORIAL BOARD Viktor Bakhtin, Voronezh State Agricultural University Clayton Black, Washington College Gregory Carleton, Tufts University Edythe C. Haber, University of Massachusetts-Boston, emeritus Stephen Hanson, University of Washington Lars T. Lih, independent scholar E. Arfon Rees, University of Birmingham Irina Takala, Petrozavodsk University Timo Vihavainen, Helsinki University The NEP Era: Soviet Russia 1921-1928 is published annually. Subscription rates are: institutions $30.00; individuals $20.00. USA postage is $3.00; Canadian postage is $10.00; foreign postage is $18.00. Send payment to Charles Schlacks, Publisher, P. O. Box 1256, Idyllwild, CA 92549-1256. Manuscripts for possible publication should be sent to the editor. Manuscripts accepted for publication should be prepared as e-mail attachments or CDs compatible with Windows XP and Word 2003. Copyright © 2014 by Charles Schlacks, Publisher All rights reserved Printed in the United States of America ISSN: 1937-1241 This journal publishes articles, documents, translations and reviews about the historical period in the Soviet Union from the end of the civil war until the accession of Stalin as General Secretary of the Communist Party of the Soviet Union (Bolshevik). CHARLES SCHLACKS, PUBLISHER, P.O. Box 1256, Idyllwild, CA 92549-1256 Email: Schlacks.Slavic@Greencafe.com”,”RIRB-004-FGB” “LIJPHART Arend”,”Le democrazie contemporanee.”,”LIJPHART Arend politologo olandese insegna nella University of California, San Diego. “”La distinzione tra sistemi parlamentari e presidenziali è di grande importanza sotto molti punti di vista. (…) La frequente dipendenza dei presidenti dalle proprie maggioranze partitiche significa che il potere relativo di presidenti e parlamenti può cambiare improvvisamente….”” (pag 148-149)”,”TEOP-483″ “LILL Rudolf / CARRETTO Giacomo E.”,”Gli inizi dell’antisemitismo nella Germania bismarckiana (Lill) / Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30 (Carretto).”,”Si citano Marx e Lenin sulla questione ebraica: “”Nell’Europa orientale l’antigiudaismo tradizionale che, ancora agli inizi del nostro secolo, conduceva ai pogrom, ebbe vasti consensi fino ai giorni nostri (1). Soltanto i governi comunisti gli hanno conferito, nell’antisionismo, una motivazione di nuovo tipo, richiamandosi a Marx e a Lenin in quanto ambedue ritenevano l’idea di un popolo ebraico particolare non scientifica e reazionaria. Nessuno de due pensava, tuttavia, di privare gli ebrei dei loro diritti come avviene oggi nell’Unione Sovietica e in Polonia. Marx non lo pensava, se non altro perché credeva che la questione ebraica fosse soltanto «un problema dei mali economici generali» con il superamento dei quali sarebbero scomparse sia la religione ebraica sia quella cristiana e, con ciò, anche il conflitto tra le due (2). Nell’Europa occidentale e centrale l’illuminismo ha dato inizio all’emancipazione degli ebrei, le cui varie tappe possono riassumersi con accenni a Giuseppe II, alla Rivoluzione Francese ed a Napoleone, poi alla rivoluzione del 1848 e al liberalismo borghese che ne fu la base. In Germania la conclusione giuridica di questo processo fu la legge sull’emancipazione promulgata il 3 luglio 1869, elemento centrale di una legislazione moderna, volentieri trascurata da una critica globale troppo alla moda nella più recente storiografia, dell’era bismarckiana, che il Reichstag della Germania del Nord (dal 1871 Reichstag tedesco) aveva emanato nel suo primo decennio, condizionato dalla parziale alleanza del cancelliere con i nazional-liberali (3). Da allora, l’antigiudaismo rimase sempre più circoscritto agli ambienti antiilluministi, conservatori e reazionari. Lo si trova, infatti, benché a lungo in posizione marginale, nelle ideologie restauratrici che cercavano di creare o di mantenere un’alternativa al progresso iniziatosi con la Rivoluzione Francese, nell’area tedesca, sia nel conservatismo protestante-prussiano sia in quello cattolico della Germania meridionale. Ambedue prendevano le loro distanze dagli ebrei, che venivano classificati, da una parte, come liberi pensatori e nemici del cristianesimo, dall’altra, come portatori o promotori del capitalismo e dello sfruttamento”” [Rudolf Lill, ‘Gli inizi dell’antisemitismo nella Germania bismarckiana’, ‘Storia contemporeanea’, Bologna, n. 3 settembre 1977] [(1) ‘Kirche und Synagoge. Handbuch zur Geschichte von Christen und Juden’, Darstellung mit Quellen, a cura di Karl H. Rengstorf und Siegfried von Kortzfleisch, II, Stuttgart, 1970 (…); (2) Cfr. soprattutto K. Marx, ‘Zur Judenfrage’: Karl Marx Friedrich Engels, ‘Werke’, I (1957) pp. 347-378; nonché le prese di posizione di Engels contro Stöcker: ibidem, XXXV (1967), p. 170, p. 428. Cfr. anche il capitolo 4 del libro di Mohrmann citato in nota 21: W. Mohrmann, ‘Antisemitismus. Ideologie und Geschichte im Kaiserreich und in der Weimarer Republik, Berlin, 1972] Nel secondo saggio di G.E. Carretto si traccia la biografia politica e intellettuale di Sevket Sureyya e si parla della nascita del Partito Comunista turco (o meglio dei partiti comunisti turchi, la situazione era un po’ complicata: al Partito comunista Turco di M Suphi con sede a Baku aveva una branca in Anatolia (che sembra fosse il vero centro), il Partito Comunista della Turchia (segreto) fondato ad Ankara nel 1920 (ma Suphi venne ucciso nel 1921). Ma a complicare le cose si aggingeva un ‘Partito Comunista della Turchia (1920-1921) riconosciuto ufficialmente, anzi voluto da Mustafa Kemal (Atatürk)… (pag 500-501) Si cita pure il saggio di Gotthard Jäschke, ‘Le Role du Communisme dans les Relations Russo-Turque de 1919 à 1921’, in: «Orient» 2° trimestre 1963, n. 26, pp. 31-34. Nel periodo dell’Armistizio a Costantinopoli vi eano anche alcuni partiti “”socialisti”” (nota 63 del saggio di Carretto)”,”EURC-128″ “LILLI Virgilio”,”Il terzo Giappone. Dopo il Giappone dei ‘Samurai’ e il Giappone imperialista, ecco il Giappone del ‘Boom’, la terza potenza economica del mondo.”,”LILLI (1907) si laureò in diritto a Milano nel 1928. Passato al giornalismo entrò al Corrirere della Sera nel 1934, divenne inviato speciale e scrittore di terza pagina. Fu reporter per dieci anni su tutti i fronti per seguire le guerre successive a quella mondiale. Proseguì poi la carriera giornalistica presso altre testate. Rientrò al Corriere nel 1951. Ha pubblicato 9 libri. “”Poiché il Giappone studia anche quando non studia, leggendo, appunto, e battendo tutti i primati di lettera del mondo. Legge e studia. Un paese di arciletterati, la maggior parte dei quali in elmetto di operaio o curvi sul solco lucido della risaia. Un modo d’essere imperfetti, dopo tutto, più che perfetto”” (pag 86)”,”JAPE-011″ “LILLI Virgilio”,”Il terzo Giappone. Dopo il Giappone dei ‘Samurai’ e il Giappone imperialista, ecco il Giappone del ‘Boom’, la terza potenza economica del mondo.”,”LILLI (1907) si laureò in diritto a Milano nel 1928. Passato al giornalismo entrò al Corrirere della Sera nel 1934, divenne inviato speciale e scrittore di terza pagina. Fu reporter per dieci anni su tutti i fronti per seguire le guerre successive a quella mondiale. Proseguì poi la carriera giornalistica presso altre testate. Rientrò al Corriere nel 1951. Ha pubblicato 9 libri.”,”JAPE-003-FV” “LIM HUA SING”,”Japan & China. In East Asian Integration.”,”LIM HUA SING Ph D., è Graduate School of Asia-Pacific Studies and Director of the Institute of Chinese Economies, Waseda University, Japan.”,”JAPE-026″ “LIMMROTH Angelika”,”Jenny Marx. Die Biografie.”,”””Journalistische Tätigkeiten. Eine der Haupt – und auch Lieblingsbeschäftigungen von Jenny Marx war das Schrieben, nicht nur als Sekretärin ihres Mannes. Zu ihren schriftlichen Hinterlassenschaften gehören ihre 23 Jahre beschreibenden lebenserinnrungen, 1865 niedergeschrieben, Kindheit und Jugend fehlen. Lapidar un ohne jede Romantik beginnt Jenny mit dem Satz: “”Am 19. Juni 1843 war mein Hochzeitstag”” (34)”” Una delle attività preferite di Jenny Marx è stata quella di scrivere, non solo come segretaria del marito, ma il suo lascito di scritture include i suoi 23 anni di ricordi di vita, scritti nel 1865, che tralasciano l’infanzia e la gioventù. Lapidaria, senza romanticismo, Jenny inizia con le parole “”Il 19 giugno 1843 fu il giorno del mio matrimonio”” Altro volume pubblicato: – Jenny Marx. Die Briefe. Herausgegeben von Rolf Hecker und Angelika Limmroth, Dietz, 2014, pag 608 Euro 39.90″,”MADS-766″ “LIMP Walter”,”Anatomie de l’apartheid.”,”Walter Limp è un giornalista e specialista delle questioni africane. Ha vissuto molti anni in Africa. STORIA APARTHEID SEGREGAZIONE NERI NATIVI AFRICANI REPRESSIONE CARCERE RAZZISMO ISOLAMENTO DIPLOMATICO DEL SUDAFRICA RUOLO BIANCHI IMMIGRATI AFRIKANERS STORIA COLONIA DEL CAPO COMPAGNIA OLANDESE INDIE ORIENTALI ARRIVO UGONOTTI FRANCESI CESSIONE DEL CAPO A INGHILTERRA ABOLIZIONE SCHIAVITU’ NERI NEL 1834 GUERRE INTERNE MASSACRI BATTAGLIA DI BLOOD RIVER ANNESSIONE NATAL BOERI TREK ORANGE TRANSVAAL RIVOLTA ZULU’ CECIL RHODES PRIMO MINISTRO COLONIA DEL CAPO GUERRA BOERA VS GRAN BRETAGNA 1899 1902 CHURCHILL PRIGIONIERO DEI BOERI CREAZIONE UNIONE SUDAFRICANA VITTORIA PARTITO NAZIONALE IN ELEZIONI LEGISLATIVE 1948 REFERENDUM PRO REPUBBLICA 1960 RITIRO DA COMMONWEALTH REPUBBLICA AFRICA DEL SUD ONU REVOCA MANDATO SUDAFRICA SU AFRICA DEL SUD-OVEST”,”AFRx-127″ “LIN YUTANG”,”Il mio paese e il mio popolo.”,”In apertura: “”La verità non si diparte dall’umana natura. Se quel che si considera come verità si diparte dall’umana natura, non può esser considerato come verità”” (Confucio) “”La religione del buonsenso”” (pag 125-128) ‘Uno scrittore cinese vi presenta due o tre ragionamenti e poi ne trae la sua conclusione: nel leggerlo, di rado vi accorgete che conclude; perché ragionamenti e prove non sono mai lunghi; ma in un lampo vedete che conclude. I migliori di questi taccuini – come il ‘Jih-cih-lu’ di Ku Yenwu (principio del secolo diciassettesimo) si son acquistati reputazione non per mezzo della loro logica, ma per mezzo della correttezza essenziale delle loro affermazioni, le quali, dalla posterità posson soltanto esser ammesse o negate. Due o tre righe scritte del taccuino di Ku, son state a volte frutto di anni di ricerca e investigazione, il che è abbastanza scientifico; e la fissazione di un solo punto di un fatto storico può aver implicato sopralluoghi numerosi e una erudizione enciclopedica, ma i suoi errori sono difficili da controbattere, e il fatto che è uno studioso esatto, non è di primo acchito avvertibile, e può esser apprezzato soltanto perché nessuno scrittore, in tre secoli dopo di lui, è riuscito a dargli torto in un solo punto. Cogliamo così il contrasto tra la logica e il buonsenso, il quale ultimo, nella Cina, prende il posto del ragionamento induttivo e deduttivo. Il buonsenso è spesso più avveduto, perché il ragionamento analitico tende alla verità sezionandone i vari aspetti, e separandoli così dai loro naturali riferimenti, mentre il buonsenso afferra la situazione come un insieme vivente. (…) Questa religione del buonsenso ha un fondamento filosofico. E’ interessante notare che i Cinesi non giudicano la giustezza di un’affermazione facendo appello alla sola ragione, ma appellandosene e alla ragione e all’umana natura. Il vocabolo cinese per «ragionevolezza» è ‘c’ingli’, che è composto di due elementi: ‘c’ing’ (Jenc’ing), o umana natura, e ‘li’, (t’ienli), o ragione eterna. ‘C’in’ rappresenta la legge immutabile dell’universo. Dalla combinazione di questi due fattori, si trae la misura del giudizio per un’azione o una tesi storica. Qualcosa di analogo a questa distinzione, si può trovare, nel contrasto, in inglese tra ragione e ragionevolezza. Mi pare che sia stato Aristotele a dire che l’uomo è un essere ragionante, ma non ragionevole. La filosofia cinese lo ammette, ma aggiunge che l’uomo dovrebbe cercar di essere ragionevole, e non soltanto ragionante. Perché, mentre la ragione è astratta, analitica, idealistica, e incline agli estremismi logici, lo spirito di ragionevolezza è sempre più realistico, più umano, in contatto più intimo con la realtà, e più veramente dotato di comprensione ed apprezzamento della situazione concreta. Per un occidentale è abitualmente sufficiente che una affermazione sia logicamente corretta. Per un cinese non è sufficiente che un’affermazione sia logicamente corretta; essa deve essere in pari tempo in armonia con l’umana natura. In realtà, essere «in armonia con l’umana natura», essere ‘c’inc’ing’, è più elevata considerazione che essere logico. Perché una teoria può essere talmente logica da esser priva di senso comune. I Cinesi son disposti a fare qualunque cosa contro la ragione, ma non possono accettar nulla che non sia plausibile al lume dell’umana natura. Questo spirito di ragionevolezza e questa religione del buonsenso, esercitano l’influsso più importante sull’ideale della vita cinese, e concludono alla Dottrina dell’Aurea Metà, che discuterò nel capitolo seguente”” (pag 125-128)”,”CINx-300″ “LINCOLN W. Bruce”,”Sunlight at midnight. St. Petersburg and the rise of modern Russia.”,”LINCOLN W. Bruce è Distinguished Research Professor of History al Northern Illinois University ed è accreditato come Senior Fellow all’ Istituto di storia alle Università di Mosca e Leningrado.”,”RUSx-073″ “LINCOLN W. Bruce”,”I Bianchi e i Rossi. Storia della guerra civile russa.”,”W. Bruce Lincoln, Northern Illinois University Foundation Professor of Russian History and Distinguished Research Professor, is the recipient of numerous grants and fellowships and author of ten books on Russian history, including the widely praised Nicholas I: Emperor and Autocrat of All the Russias, The Romanovs, Autocrats of All the Russias, In War’s Dark Shadow, Russians before the Great War, In the Vanguard of Reform, Russia’s Enlightened Bureaucrats, 1825-1861, Passage through Armageddon, The Russians in War and Revolution, Red Victory, A History of the Russian Civil War, and, most recently, The Conquest of a Continent, Siberia and the Russians. Il conflitto (1918-1921) da cui nacque la Russia sovietica.”,”RIRO-046-FL” “LINCOLN W. Bruce”,”Passage Through. Armageddon. The Russians in War and Revolution 1914-1918.”,”W. Bruce Lincoln is Distinguished Research Professor of Russian History at Northern Illinois University and the author of ten books including In War’s dark Shadow, Nicholas I, and The Romanovs. Recounting the tale of the Russians’ passage through the shattering experience of the First World War and the revolutions of 1917, W. Bruce Lincoln offers a profoundly intelligent and detailed chronology of the watershed events and devastating hardships that led to the Bolshevik Revolution. Mining an abundance of resources, including letters, diaries, memoirs, government reports, military dispatches, and testimony given to the revolution’s first Supreme Commission of Inquiry, he allows the reader to step directly into army headquarters, state council chambers, boudoirs, trenches, and underground revolutionary hideaways of the men and women who shaped the events of this crucial era.”,”RIRO-051-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”In War’s Dark Shadow. The Russians Before the Great War.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Foreword, Acknowledgments, Afterword, Notes, Works Cited, foto, Index,”,”RUSx-035-FL” “LINCOLN W. Bruce”,”The Great Reforms. Autocracy, Bureaucracy, And the Politics of Change in Imperial Russia.”,”W. Bruce Lincoln, Northern Illinois University Foundation Professor of Russian History and Distinguished Research Professor, is the recipient of numerous grants and fellowships and author of ten books on Russian history, including the widely praised Nicholas I: Emperor and Autocrat of All the Russias, The Romanovs, Autocrats of All the Russias, In War’s Dark Shadow, Russians before the Great War, In the Vanguard of Reform, Russia’s Enlightened Bureaucrats, 1825-1861, Passage through Armageddon, The Russians in War and Revolution, Red Victory, A History of the Russian Civil War, and, most recently, The Conquest of a Continent, Siberia and the Russians. Preface, Acknowledgments, Notes, Works Cited, Index,”,”RUSx-042-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Sunlight at Midnight. St. Petersburg and the Rise of Modern Russia,”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book.”,”RUSx-050-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”The Conquest of a Continent. Siberia and the Russians.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Maps, Prologue, Notes, Key to Abbreviations, Acknowledgments, Works and Sources Cited, Index,”,”RUSx-073-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Red Victory. A History of the Russian Civil War.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Preface, Major Characters, Epilogue, Notes, Works and Sources Cited, cartine, Index,”,”RIRO-088-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Nicholas I. Emperor and Autocrat of All the Russias.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Preface, A Note on Russian Names and Dates, Notes and References, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-122-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”L’avanguardia delle riforme. I burocrati illuminati in Russia, 1825-1861.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book.”,”RUSx-183-FL” “LIND Michael”,”Land of Promise. An Economic History of the United States.”,”Michael Lind è confondatore della New America Foundatino e direttore del suo ‘Economic Growth Program’. Ha pubblicato ‘The Next American Nation’, ‘Up from Conservatism’ e ‘Vietnam, the Necessary War’. Scrive sul New York Times e su Financial Times.”,”USAE-099″ “LINDENBERG Daniel a cura; scritti di KAUTSKY BERNSTEIN LAGARDELLE FERRY HOERNLE KURELLA AUSLÄNDER ZETKIN BOGDANOV POLJANSKIJ PAUSKIN PREOBRAZENSKIJ LUNACHARSKIJ BLONSKIJ ZINOVIEV KRUPENINA e altri”,”L’ Internazionale Comunista e la scuola di classe.”,”scritti di KAUTSKY BERNSTEIN LAGARDELLE FERRY HOERNLE KURELLA AUSLÄNDER ZETKIN BOGDANOV POLJANSKIJ PAUSKIN PREOBRAZENSKIJ LUNACHARSKIJ BLONSKIJ ZINOVIEV KRUPENINA e altri. LINDENBERG è nato nel 1940 a Clermont-Ferrand ed è assistente di scienze politiche all’ Università di Vincennes. Ha scritto altre opere (v. retrocopertina).”,”GIOx-013″ “LINDENBERG Daniel”,”Le marxisme introuvable.”,”””Citiamo ancora Korsch: “”Nel momento stesso in cui l’ orientamento pratico del movimento era al più alto punto rivoluzionario – sotto il contraccolpo del periodo della crisi e della depressione degli anni settanta, sotto la spinta della reazione politica e sociale che ha seguito la disfatta della Comune di Parigi nel 1871, sotto l’ effetto della Legge socialista in Germania, dell’ annientamento dal 1884 dell’ agitazione socialista nascente in Austria, e della repressione delle rivendicazioni per la giornata delle otto ore in America nel 1886 – la teoria del movimento era soprattutto democratica in seno al “”partito popolare””, lassalliani, dühringiani, ma essa non era marxista che nella maniera più sporadica””. Sia per i lavoratori organizzati, tra cui alcuni dei più combattivi (Most, Hassellmann) erano dei semi-anarchici, e gli altri, più moderati (Mühlberger, al quale Engels risponde ne La Questione delle abitazioni) dei proudhoniani. Quanto agli intellettuali, soli capaci, secondo Kautsky (…), di raddrizzare la situazione, ecco che Marx ed Engels dicevano a proposito nella loro circolare del settembre 1897 (1) destinata a Bebel e agli altri dirigenti del “”gruppo di Lipsia””: “”…A credere a questi signori, il partito socialdemocratico non deve essere un partito esclusivamente operaio, ma un partito universale, aperto a “”tutti gli uomini colmi d’un vero amore per l’ umanità””. (…) In breve la classe operaia, da se stessa, è incapace di affrancarsi. Essa deve dunque passare sotto la direzione di borghesi “”istruiti e fluenti””, che soli “”hanno l’ occasione e il tempo”” di familiarizzarsi con gli interessi degli operai. Poi, non si deve combattere la borghesia, ma, al contrario, occorre conquistarla con una propaganda energica (…). Se il nuovo organo del Partito prende un’ atteggiamento che corrisponde all’ opinione di questi signori (Höchberg e compagnia), diviene borghese e non proletario, non ci resta, per quanto penoso possa essere, dichiararci pubblicamente contro e rompere la solidarietà, grazie alla quale abbiamo rappresentato il partito tedesco di fronte all’ estero””. (pag 101-103)”,”MFRx-207″ “LINDER Marc”,”MacKinnon on Marx on Marriage and Morals: An Otsogistic Odyssey.”,”Otsogistica : ‘nani sulle spalle dei giganti’, ossia ‘quando i filosofi approfondiscono argomenti troppo superiori alle loro conoscenze’ Marc Linder, Associate Professor of Law, University of Iowa Catharine MacKinnon sostiene che per Marx il sesso dato che è situato nel “”substrato materiale”” non è soggetto all’analisi sociale… (pag 455) Il lavoro femminile più che sfruttamento per Marx è un problema di moralità. Il lavoro femminile sarebbe trascurato nelle analisi di Marx e la donna sarebbe vista solo come moglie e madre… (pag 457) C. MacKinnon, ‘Toward a Feminist Theory of the State’ (1989) Gustav Hugo, autore di ‘Textbook on Natural Law’, professore di diritto, giurisprudenza, ebbe come studente il giovane Heinrich Heine. Marx lo critica nel 1842. Rapporti di Hugo con la Scuola storica di diritto (pag 473)”,”MADS-004-FGB” “LINDLEY David”,”Degrees Kelvin. A tale of genius, invention, and tragedy.”,”William Thomson, Lord Kelvin LINDLEY David ha un Ph.D. in astrofisica. “”What Kelvin called failure is, in the standard histories of science, a progression of remarkable triumphs. By 1896 thermodynamics was largely settled, and Marxwell’s theory of electromagnetism had gained experimental support and widespread acceptance”” (pag 263)”,”SCIx-379″ “LINDLEY David”,”Degrees Kelvin. A tale of genius, invention, and tragedy.”,”LINDLEY David, l’autore ha un Ph.D. in astrofisica. William Thomson, Lord Kelvin “”This was in 1859, when Thomson was only 35 years old but already a powerful figure in the British scientific community, an authority on every aspect of physics, and with the beginnings of a public reputation after his adventures with the Atlantic cable voyages and the noisy dispute with Whitehouse”” (pag 153) Treccani: Kelvin, William Thomson lord. – Fisico (Belfast 1824 – Netherall 1907). Dal 1892 pari d’Inghilterra con il titolo di barone di Kelvin of Largs per i suoi meriti scientifici, svolse ricerche sui maggiori problemi della fisica (costituzione della materia, elettromagnetismo, struttura dell’Universo ecc.); la sua fama è legata in particolare a una delle formulazioni del 2° principio della termodinamica. Introdusse la scala termodinamica assoluta delle temperature (scala K.), la cui unità di misura fu successivamente denominata kelvin. Proseguì sino agli ultimi tempi della sua vita ricerche sui maggiori problemi della fisica: soprattutto interessanti quelle sulla costituzione della materia, sull’elettromagnetismo, sulle onde elettriche e luminose, sulla struttura e sul divenire dell’universo. VITA E ATTIVITÀ Laureatosi nel 1845 a Cambridge, proseguì gli studî a Parigi lavorando con H. Regnault. Nel 1846 fu chiamato alla cattedra di fisica dell’università di Glasgow, che tenne per 53 anni. Nel 1890 fu eletto presidente della Royal Society; nel 1892 fu fatto pari d’Inghilterra col titolo di barone di Kelvin of Largs. Nel 1899 si ritirò dalla cattedra e, per mantenere i contatti con la scuola, si iscrisse studente all’università di Glasgow. Socio straniero dei Lincei (1882). n Il suo primo lavoro riguarda la determinazione matematica dell’età della Terra, in base al suo progressivo raffreddamento (i calcoli dettero un’età fra 40 e 400 milioni di anni). Nel 1848 introdusse la scala termodinamica assoluta delle temperature (scala K.), la cui unità di misura fu poi in suo onore chiamata kelvin; nel 1851 pubblicò una fondamentale memoria sulla teoria dinamica del calore e in particolare sulla dissipazione dell’energia. Tra il 1853 e il 1855 si occupò principalmente di elettrofisica (scoperta della natura oscillatoria di certe scariche elettriche, risoluzione di questioni teoriche e pratiche inerenti alla telegrafia, definizione e determinazione delle unità elettriche assolute, ecc.). In collaborazione con P. G. Tait, intraprese a scrivere un Treatise on natural philosophy, di cui però fu soltanto pubblicato (1867) il primo volume, ormai classico, riguardante la meccanica. Si occupò attivamente dei problemi teorici e pratici della telegrafia sottomarina, che alcune sue invenzioni concorsero efficacemente a portare su scala industriale. Si devono inoltre a K. un metodo per la compensazione delle bussole marine e l’invenzione di varî strumenti di misurazione nonché di numerosi apparecchi e dispositivi tecnici. Questi ultimi, specialmente quelli, sopra ricordati, per la telegrafia sottomarina, gli fruttarono una fortuna considerevole e un’elevata posizione nel mondo industriale. La sua opera di divulgatore ebbe grandi riflessi sulla cultura generale del tempo: memorabili tra le altre cose il suo discorso alla British Association nel 1884 sulla costituzione elettrica della materia e le sue conferenze alla Johns Hopkins University di Baltimora sulle onde luminose.”,”SCIx-380″ “LINDLEY David”,”Gli atomi di Boltzmann.”,”LINDLEY David ha lavorato come fisico teorico alla Cambridge University e al Fermi National Accelerator Laboratory. E’ autore di ‘The End of Physics”” (1993) e di ‘Where the Weirdness Go?’ (1996) “”Tornato a Vienna (Boltzmann), per di più, si trovò faccia a faccia con il simbolo stesso della perdurante opposizione all’atomismo. Ernst Mach alla fine aveva lasciato Praga e adesso era professore a Vienna: e professore nientedimeno che di filosofia”” (pag 151) “”All’epoca, tuttavia, Mach cercava di affrontare i suoi problemi eliminando del tutto la teoria. Affermava che l’ipotesi atomica andava oltre i limiti della vera scienza, e che il fisico doveva invece trattare la temperatura e la pressione come entità fondamentali”” (pag 155) Un centimetro cubo di gas a temperatura ambiente contiene secondo Boltzmann un trilione di atomi (un miliardo di miliardi) (pag 166) “”Lucrezio, quando scrisse il ‘De rerum natura’, credeva che gli atomi esistessero veramente, anche se erano impercettibili ai sensi umani. Le loro azioni, sperava, il avrebbero svelati. Boltzmann e gli altri atomisti, alla fine del XIX secolo, credevano la stessa cosa. Dal punto di vista filosofico non avevano fatto alcun progresso, ma dal punto di vista scientifico avevano reso gli atomi assai più reali o, per meglio dire, più credibili. Verso il 1890 i fisici erano in grado di calcolare proprietà e comportamenti degil oggetti fisici macroscopici attribuendo agli atomi specifiche caratteristiche e ammettendo che essi obbedissero alle leggi della meccanica di Newton. Avevano cioè sostituito le vaghe e pittoresche aspirazioni con una teoria matematica quantitativa; dalla quale discendevano leggi verificabili. Questo significava in sostanza, secondo il punto di vista di Boltzmann, trasformare un’idea in una teoria, farne un frammento di scienza e non un’opera dell’immaginazione”” (pag 192) “”Poco tempo dopo, l’opinione di Planck sulla teoria cinetica subì un improvviso rovesciamento. Egli comprese alla fine perché il secondo principio dovesse avere inevitabilmente carattere probabilistico, e da quel momento divenne un attivo seguace delle idee di Boltzmann sulla termodinamica. Tutta ‘Autobiografia scientifica’ (1942) di Planck è costellata di riferimenti piuttosto stizzosi alla cattiva opinione che Boltzmann aveva di lui, come se Planck non riuscisse affatto a comprenderne la ragione. Ma la sua conversione alla causa della teoria cinetica giunse piuttosto tardi (…)”” (pag 199) “”Pochi anni dopo la morte di Boltzmann la sua fisica era ormai affermata. L’esistenza degli atomi non era più messa in dubbio; la teoria cinetica appariva indiscutibile. Quanto alla questione del carattere probabilistico del secondo principio della termodinamica, che aveva perseguitato Boltzmann per tanti anni, la semplice conclusione era stata che lui aveva ragione e i suoi critici torto. Le leggi della termodinamica sono, in effetti, leggi approssimate: il calore fluisce quasi sempre dai corpi caldi a quelli freddi; l’entropia aumenta quasi sempre. Per molti fisici classici il fatot che le leggi non siano assolute può aver rappresentato uno shock, ma le successive generazioni di fisici hanno superato lo shock”” (pag 246)”,”SCIx-388″ “LINDNER Burkhardt a cura; saggi di Günter HARTUNG Giulio SCHIAVONI Irving WOHLFARTH Helmut PFOTENHAUER Ansgar HILLACH Jacques DERRIDA Burkhardt LINDNER Wolfgang KEMP Hartmut ENGELHARDT”,”Walter Benjamin im Kontext.”,”Saggi di Günter HARTUNG Giulio SCHIAVONI Irving WOHLFARTH Helmut PFOTENHAUER Ansgar HILLACH Jacques DERRIDA Burkhardt LINDNER Wolfgang KEMP Hartmut ENGELHARDT.”,”BIOx-076″ “LINDNER Stephan H.”,”Au Coeur de l’Ig Farben. L’usine chimique de Hoechst sous le Troisième Reich.”,”LINDNER Stephan H. è professore di storia economica contemporanea nell’Università di Monaco. Ha studiato la storia comparata delle industrie tessili tedesche e francesi. “”Après son arrivée à Francfort, Schnitzer dirige jusqu’en juillet 1938 le laboratoire de chimiothérapie à la division pharmaceutique de Hoechst. Pour avoir le droit de le maintenir à ce poste important de direction, dans lequel il a notamment contribué à la mise au point d’un médicament hautement efficace contre la malaria et travaillé à un traitement chimiothérapique de la tuberculose. Hoechst aurait entre 1933 et 1938 effectué des paiements importants à l’oeuvre nazie d’assistance d’hiver. Mais, en 1938, il est finalement licencié, tout en conservant son salaire jusqu’en février 1939. Lors d’un entretien le 5 juillet 1938, Lautenschläger lui a expliqué que, selon “”les nouvelles directives, les juifs devaient quitter notre usine””. Il lui donne congé en octobre 1938 avec application en mars 1939 en exigeant une clause de non-concurrence de deux ans. Il lui propose d’essayer, comme lui-même en avait bien l’intention, d’être recruté á l’hôpital juif de Francfort. S’il devait y trouver un emploi, il devrait encore pendant quelque temps, à peu près jusqu’en septembre, former à mi-temps son successeur””. (pag 204-205) “”A la fin 1941, Schnitzer rejoint aux Etats-Unis Hoffmann La Roche à Nutley, New Jersey, où il devient directeur du laboratoire chimiothérapeutique. Sa plus grande et aussi sa plus spectaculaire réussite à ce poste a été sa contribution importante au développement du traitement encore employé aujourd’hui contre la tuberculose,l’Izoniazid, pour lequel lui et son laboratoire on obtenu le renommé prix Lasker”” (pag 208)”,”GERN-146″ “LINDNER Kolja a cura; saggi di Franklin ROSEMONT Karl MARX Heather A. BROWN Brendan O’LEARY René GALLISSOT Teodor SHANIN David RIAZANOV Vera ZASULICH Friedrich ENGELS Urs LINDNER Agathe ROUSSET”,”Le dernier Marx.”,”””Dans la formation de la pensée marxiste sur la colonisation, cette dénunciation de la conquête de l’Algerie marquerait un moment de transition entre les attitudes ambivalentes célébrant l’extension de la civilisation que nous avons relevées chez Marx et chez Engels, et les accusations radicales de Rosa Luxemburg. En lisant Kovalevski, Marx ne semble plus guère croire au progrès par la colonisation en suivant la ligne de progression capitaliste. Ce développement univoque disparaît pour l’Algérie comme pour la Russie; l’évolution trouve son movement dans les conditions internes qui sont celles des communautés rurales, agressées et détruites: leur ruine n’est plus donnée comme un pas en avant, mais comme la rupture d’une société ayant ses propres raisons d’être; ce qui pose le problème de l’Algérie précoloniale, et des effets de la colonisation”” “”Nella formazione del pensiero marxista sul colonialismo, questa denuncia della conquista dell’Algeria segnerebbe un momento di transizione tra gli atteggiamenti ambivalenti che celebrano l’estensione della civiltà che abbiamo notato in Marx ed Engels, e le accuse radicali di Rosa Luxemburg. Leggendo Kovalevski, Marx non sembra credere molto al progresso attraverso la colonizzazione seguendo la linea della progressione capitalista. Questo sviluppo univoco scompare per l’Algeria come per la Russia; l’evoluzione trova il suo movimento nelle condizioni che sono quelle delle comunità rurali, attaccate e distrutte: la loro rovina non è più data come un passo avanti, ma come la rottura di una società che ha ragioni proprie di esistere; cosa che pone il problema dell’Algeria precoloniale e gli effetti del colonialismo””] (pag 199-200) [René Gallissot, ‘Sur l’Algérie précoloniale: communautés et modes de production’]”,”MADS-801″ “LINDQVIST Sven”,”Sei morto! Il secolo delle bombe. Labirinto con 22 ingressi e nessuna uscita.”,”LINDQVIST nato a Stoccolma nel 1932 è uno dei maggiori autori svedesi, noto per i suoi libri sulla Cina, l’ America Latina e l’ Africa.”,”QMIx-068″ “LINDSAY J.O. a cura, collaborazione di C.H. WILSON Sir A. RICHARDSON A. COBBAN R.W. GREAVES E. ROBSON W.R. BROCK W.H. BRUFORD J. YOUNG R.M. HATTON L.R. LEWITTER C.A. MACARTNEY M.A. THOMSON D.B. HORN J.H. PARRY F. THISTLETHWAITE C.C. DAVIES J. GALLAGHER V. PURCELL”,”Storia del Mondo Moderno. Il vecchio regime (1713-1763). Vol. VII.”,”J.O. Lindsay, fellow del Girton College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. C.H. Wilson, fellow del Jesus College e reader di storia economica moderna all’Università di Cambridge. Sir A. Richardson, presidente della Royal Academy. A. Cobban, professore di storia all’University College di Londra. R.W. Greaves, reader di storia all’Università di Londra. E. Robson, senior lecturer di storia all’Università di Manchester. W.R. Brock, fellow del Selwyn College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. W.H. Bruford, fellow del St John’s College e professore di tedesco all’Università di Cambridge. J. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. R.M. Hatton, reader di storia internazionale alla London School of Economics. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacchi) all’Università di Cambridge. C.A. Macartney, fellow del All Souls College di Oxford. M.A, Thomson, professore di storia moderna all’Università di Londra. D.B. Horn, professore di storia moderna all’Università di Edimburgo. J.H. Parry, principal dell’University College di Swansea. F. Thistlethwaite, vice-chancellor dell’Università dell’East Anglia. C.C. Davies, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J. Gallagher, fellow del Trinity College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. V. Purcell, lecturer di storia dell’estremo oriente all’Università di Cambridge. Pasquale Villani, ordinario di mstoria moderna all’Università di Bari.”,”STOU-039-FL” “LINEHAN Thomas”,”Communism in Britain, 1920-39. From the cradle to the grave.”,”LINEHAN Thomas è Lecturer in History nella Brunel University.”,”MUKx-162″ “LINGUA Paolo”,”La storia del Brasile, 1500-2000.”,”LINGUA Paolo è nato a Genova nel 1943, giornalista de ‘La Stampa’, romanziere e saggista, autore di opere storiche su Genova e il Mediterraneo. “”Le date degli eventi sono eloquenti: i gesuiti arrivarono nel 1549 e la prima diocesi (Salvador di Bahia) venne creata nel 1551. Nel 1576 Rio de Janeiro aveva una sola parrocchia: ebbe un vescovado solo dopo un secolo. Le diocesi successive furono create con il contagocce, al punto tale che nel 1822, anno della proclamazione dell’ Impero e del distacco dal Portogallo, esistevano solo un arcivescovado (Salvador) e sei diocesi.”” (pag 54) “”Il Brasile è quindi – ancor oggi, in maniera evidente- una civiltà antropologicamente, oltre che etnicamente, sincretica. Si può tranquillamente parlare anche di meticciato religioso””. (pag 55)”,”AMLx-048″ “LINGUA Paolo”,”Breve storia dei genovesi.”,”LINGUA Paolo (Genova, 1943) giornalista della ‘Stampa’ si occupa di storia in particolare del mondo mediterraneo e lusitano. Ha scritto alcune biografie (Mazzini, Grimaldi, Andrea Doria, Enrico il Navigatore). Francia Spagna Genova Doria. Il rovesciamento delle alleanze. “”Francesco I era deciso a riprendere la guerra e a schiacciare gil Spagnoli sul mare, visto che la fortuna non gli era arrisa tre anni prima sulla terraferma. Armò dunque una flotta di venti galee (di cui otto erano di Andrea) deciso a snidare gli Spagnoli dal Regno di Napoli. E qui nacque il primo contrasto con Andrea, che, nonostante il grado di ammiraglio, non ottenne, né per sé, né per il giovane cugino Filippino Doria, la nomina a comandante in capo delle forze di mare, carica che dovette cedere a Francois de la Rochefoucoult signore di Barbezieux, che godeva la piena fiducia del re. Andrea, indispettito, n si mosse da Genova, nella calda primavera del 1528, e si limitò a inviare Filippino a Livorno, porto dove sostava la flotta francese, con l’ ordine di far la resistenza passiva. Filippino Doria il 20 maggio 1528 colse una squillante vittoria sulla flotta spagnola, catturando interi stati maggiori e molte navi. Ma i rapporti con la corte di Francia e con lo stato maggiore di Francesco I peggioravano di giorno in giorno. I Francesi, anche per via della vicinanza geografica, erano un alleato pesante: tendevano al protettorato militare, volevano mantenere una guarnigione nutrita al forte di Castelletto, usavano Savona, senza restituirla a Genova. Ma altre considerazioni più importanti premevano. La parte dell’ oligarchia che coincideva con il grande capitale, alla quale faceva riferimento Andrea, come s’è visto era da secoli protesa sulla penisola iberica. L’ oro e l’ argento, le merci preziose e di alto valore aggiunto che provenivano dal Nuovo Mondo erano già in gran parte controllati dai Genovesi. La Spagna di Carlo V aveva bisogno di una flotta, di banchieri, di mediatori, di assicuratori oltre che di allargare la propria posizione di supremazia in Italia, creando nel Nord un asse Genova-Milano che ridimensionasse l’ alleanza di fatto papa-Venezia-Firenze. Così cominciò il carteggio tra Carlo V e il Doria (…)””. (pag 139-140)”,”LIGU-005″ “LINGUA Paolo”,”Assessore di denari.”,”LINGUA Paolo nato a Genova nel 1943, è stato giornalista del Secolo XIX, corrispondente della Stampa di Torino. Autore di vari libri.”,”VARx-402″ “LINGUA Paolo”,”Mazzini il riformista. Gli ultimi anni e la questione sociale.”,”Paolo Lingua (Genova, 1943) giornalista (Tv) e scrittore. In bibliografia si cita il saggio di Franco Della Peruta, Mazzini nell’interpretazione della storiografia marxista. In atti del seminario di Tivoli, 1981, Roma 1982 ma per la precisione si trova in: ‘Mazzini tra insegnamento e ricerca’. Atti del seminario di aggiornamento (Tivoli, marzo-aprile 1981) {Risorgimento. Idee e realtà. Nuova serie, 3); Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1982 P. Lingua sulle (presunte) calunnie di Marx contro Mazzini (pag 36) “”(…) Mazzini, nel 1870, sfidando l’ala più “”progressista”” della sinistra europea criticò apertamente il tentativo rivoluzionario della Comune di Parigi”” (pag 79)”,”ITAB-341″ “LINGUA Paolo”,”Andrea Doria.”,”Andrea [Doria] non credava alla politica militare di colpi di grazia. Per quanto sconfitti, i Turchi, prima o poi, avrebbero riscostruito la flotta e avrebbero ripreso a tormentare le nazioni occidentale. Valeva la pena dunque di perdere, per una “”vittoria di Pirro””, tanti uomini e tante navi? Andrea non cercava la gloria generica. Era, come il Barbarossa, un capitano di venutra, senza patria e senza fede. Inoltre era convinto che i suoi alleati non avevano più fede di lui. Ma era, come fu insinuato senza mezzi termini, connivente con Khair ad-Din? La prova materiale nessuno l’ha trovata”” (pag 136) Paolo Lingua, redattore de “”La Stampa””(1984) vive a Genova dove è nato nel 1943.”,”LIGU-129″ “LINGUA Paolo”,”La storia del Brasile, 1500-2000.”,”Paolo Lingua nato a genova nel 1943, giornalista de La Stampa, romanziere e saggista, autore di opere storiche su Genova e sul Mediterraneo, è un esperto del mondo lusofono.”,”AMLx-015-FL” “LINGUA Graziano a cura di, Saggi di Carlo BRANZAGLIA Fabrizio BRIGNONE Franco CHIARENZA Marco DERIU Piero DOMINICI Annalisa MAGONE Paola PASTACALDI Giuseppe ROSSI Ettore SANDRETTO Federico UNNIA Sergio ZAVOLI”,”Comunicare senza regole? Etica e mass-media nella società globale.”,”I più prestigiosi epistemologi contemporanei dibattono il concetto centrale della nuova filosofia della scienza.”,”EDIx-010-FL” “LINGUA Paolo”,”I Doria a Genova. Una dinastia mancata.”,”Dono di Mario Caprini Paolo Lingua (Genova; 1943) giornalista, romanziere, da vent’anni si occupa di storia Ha pubblicato vari libri tra cui ‘ Mazzini il riformista’ (1992) e ‘La storia del Brasile’ (2000), e ‘Breve storia dei genovesi’ (2001)”,”LIGU-211″ “LINHART Robert”,”L’ établi.”,”L’ Etabli, il titolo designa quelle centinaia di militanti intellettuali che dopo il 1967, si stabilirono nelle fabbriche o nei porti. Colui che parla nel libro ha passato un anno, come OS2, nella officina Citroen alle porte di Choisy. Racconta il lavoro alla catena di montaggio, i metodi di sorveglianza e di repressione, la lotta operaia e gli scioperi. Racconta ciò che è, un operaio di una grande fabbrica parigina. Ma l’ Etabli è anche una descrizione della condizione e della vita quotidiana degli altri compagni di lavoro, nella produzione. pag 67 “”La chaîne, le défilé des 2 CV, le minutage des gestes, tout ce monde de machines où l’ on se sent menacé de perdre pied à chaque instant, de “”couler””, de “”louper””, d’ être débordé, d’ être rejeté. Ou blessé. Ou tué. La peur suppure de l’ usine parce que l’ usine, au niveau le plus elementaire, le plus perceptible, menace en permanence les hommes qu’ elle utilise. Quand il n’y a pas de chef en vue, et que nous oublions les mouchards, ce sont les voitures qui nous surveillent par leur marche rythmée, ce sont nos propes outils qui nous menacent à la moindre inattention, ce sont les engrenages de la chaîne qui nous rappellent brutalement à l’ ordre. La dictature des possédants s’exerce ici d’abord par la toute-puissance des objets.”” (pag 67-68)”,”CONx-103″ “LINHART Robert”,”Lenin, i contadini e Taylor.”,”Robert Linhart si è formato alla scuola di Louis Althusser. Dopo aver compiuto una esperienza di lavoro in fabbrica, si è dedicato interamente agli studi centrando i suoi interessi sull’esperienza sovietica e sull’industrializzazione del terzo mondo. Attualmente lavora con Charles Bettelheim all’Ecole pratique des hautes études di Parigi. La crisi del 1921-1923 pag 80-81 “”Per tutto il periodo del comunismo di guerra, i contadini si erano battuti su due fronti: contro i Bianchi per conservare la terra, contro i bolscevichi per conservare il grano. La principale contraddizione è determinata dal pericolo principale: il quale è, fino al 1921, il rischio di una restaurazione dell”ancien régime’ e del ritorno dei proprietari feudali. Qualunque sia stata, allora, la violenza delle battaglie attorno ai raccolti che, ogni anno all’approssimarsi della primavera (10), hanno esacerbato lo scontro sulle questioni rurali, i contadini sono rimasti in una posizione di alleanza limitata con il potere sovietico. La loro partecipazione alla guerra civile è un fattore importante della vittoria. Ma i successi militari e la fine della minaccia esterna nel 1921 rovesciano, per i contadini, l’ordine delle priorità. Tanto più che la contraddizione sulla questione dei raccolti viene acuita dalla carestia che nuovamente imperversa. Si assiste allora a vere e proprie sollevazioni di massa di contadini, particolarmente nella provincia di Tambov: «Nel 1921, dopo aver superato, e superato vittoriosamente, la tappa più importante della guerra civile, ci siamo urtati in una grande crisi politica interna, che io considero la più grande della Russia sovietica, la quale ha suscitato il malcontento non soltanto di una parte notevole di contadini, ma anche degli operai. Per la prima volta e, spero per l’ultima volta nella storia della Russia sovietica, le grandi masse dei contadini – sia pure non coscientemente, ma istintivamente – per il loro stato d’animo erano contro di noi» (11). Lenin e la direzione del partito bolscevico arrivano a salvare la situazione ‘in extremis’, sopprimendo le requisizioni di cereali, sostituite dall’imposta in natura; poi restituendo la libertà di commercio; e infine restaurando quell’insieme di misure di liberalizzazione dell’economia che prendono il nome di Nep. In quel momento, si può dire che la situazione di degradazione dei rapporti ideologici fra le diverse componenti della società russa è al suo punto culminante. Si è sfiorata la catastrofe, la disintegrazione completa. Nel 1921 è la vita stessa a porre con estrema acutezza la questione delle contraddizioni ideologiche tra le forze sociali che compongono la Russia sovietica. Negli scritti di Lenin del 1922-1923 si trovano i primi cenni di una riflessione su questo tema: ‘che fare per ridurre l’abisso ideologico che esiste fra le diverse componenti della società russa?’ In quel vortice gigantesco che è la Rivoluzione, le masse cercano la loro strada – masse operaie, masse contadine, masse intellettuali, abitanti della campagna, della città, soldati… – e, perché questo insieme possa andare avanti, è pur necessario che tutti si trovino qualche cosa in comune! Nella Russia del 1921 si è verificato un vero e proprio dilagare di movimenti di massa e di movimenti politici della più diversa natura. Contadini, marinai, operai, anarchici, socialisti-rivoluzionari, menscevichi, bolscevichi dell’opposizione, e anche rimasugli delle forze bianche. Tutto ciò si è mescolato in una realtà in impetuosa ebollizione, dove la crisi politica si accompagnava alla crisi di un’intera società. Dove c’è stata rivolta armata, come a Kronstadt, la questione è stata regolata militarmente. E, sul piano politico, essa è stata risolta provvisoriamente da quelle che Lenin ha chiamato «delle concessioni e una ritirata»: la Nep.”” [Robert Linhart, ‘Lenin, i contadini e Taylor’, Roma, 1977] [(10) Su queste fiammate stagionali si veda il ‘Discorso alla riunione dell’attivo di partito di Mosca’, tenuto da Lenin il 24 febbraio 1921: «(…) Aumentano il banditismo e le rivolte dei kulak (…). Nel banditismo si sente l’influenza dei socialisti-rivoluzionari (…) ‘ogni primavera’ essi sognano di abbattere il potere sovietico (…). I socialisti-rivoluzionari soo collegati con i sobillatori interni. Si vede che questo legame esiste anche perché le rivolte avvengono proprio nelle regioni dalla quali prendiamo il grano» (O.C., vol. 42, pp. 250-251 – c.vo di R.L.). Dove si può nuovamente constatare l’effetto del ciclo dei lavori agricoli sul ritmo della lotta di classe nelle campagne; (11) ‘Relazione al IV Congresso dell’Internazionale comunista’, 13 novembre 1922, in O.C., vol. 33, p.387]”,”LENS-055-FL” “LINK Arthur S.”,”Wilson. The New Freedom.”,”‘Wilson Circle’. “”Un’ altra figura chiave nella famiglia ufficiale di Wilson era William Gibbs McAdoo, ministro del Tesoro dal 1913 alla fine del 1918. (…) McAdoo era uno degli uomini più abili e più vicini a Wilson e forse il più interessante. Sgombra di teorie politiche ed economiche, la sua mente era agile, audace, e piena di risorse. Ma il tratto dominante era l’ ambizione per il potere. “”McAdoo””, diceva Newton D. Baker, “”aveva la più grande brama per il potere che ho mai visto””. Essa venne fuori per molti versi – nella tendenza di McAdoo ad invadere le competenze degli altri ministri, nei suoi costanti sforzi per prendere il controllo del patronage di New York, o nella sua vanteria secondo cui i cosiddetti padroni di Wall Street erano nelle sue mani””. (pag 115)”,”USAS-120″ “LINNEO Carlo, a cura di Camille LIMOGES, edizione italiana a cura di Giuliano PANCALDI”,”L’equilibrio della natura.”,”Noto soprattutto per i fondamentali contributi ala botanica e alla classificazione delle forme viventi, Linneo (1707-1778) è autore di alcuni saggi che delineano un’originale concezione della natura, in cui qualche studioso ha voluto rintracciare le premesse della moderna ecologia. L’equilibrio della natura propone alcuni di questi scritti linneani e con essi un aspetto inedito dell’opera del grande naturalista svedese.”,”SCIx-051-FRR” “LINSKY Leonard, a cura; saggi di Alfred TARSKI C.I. LEWIS Nelson GOODMAN Willard V. QUINE Bertrand RUSSELL Benson MATES Paul MARHENKE Carl G. HEMPEL Rudolf CARNAP Nelson GOODMAN Arne NAESS Morton G. WHITE”,”Semantica e filosofia del linguaggio. Raccolta di saggi.”,”Volume dedicato alla memoria di Paul Marhenke, maestro di L. Linsky, il curatore”,”FILx-461-FRR” “LINTEAU Paul-André DUROCHER René ROBERT Jean-Claude RICARD François”,”Histoire du Québec contemporain. Tome II. Le Québec depuis 1930.”,”Gli autori sono storici, professori presso le università del Quebec, Université du Quèbec e Université de Montréal, e alla McGill”,”CANx-016″ “LINZ Juan J. STEPAN Alfred, a cura di Pietro GRILLI DI CORTONA”,”L’Europa post-comunista.”,”Juan J. Linz è professore emerito di Scienza politica e Sociologia nella Yale University. Tra le sue opere: La caduta dei regimi democratici (con P. Farneti e R.M. Lepsius, 1981) e Il fallimento del presidenzialismo (curato con A. Valenzuela, 1995). Alfred Stepan è stato il primo Rettore della Central European University di Budapest e Fellow dell’All Souls College di Oxford; tornato negli Stati Uniti, insegna ora nella Columbia University di New York.”,”EURC-045-FL” “LINZ Juan FARNETI Paolo LEPSIUS M. Rainer”,”La caduta dei regimi democratici.”,”Alla memoria di Paolo Farneti ‘Juan Linz è uno dei più eminenti scienziati politici del nostro tempo. Insegna nell’Università di Yale e ed è autore di vari studi sulla Spagna franchista e sullo sviluppo dei sistemi politici contemporanei’ – Parte seconda: Tre casi nazionali (Italia, Germania, Spagna): – La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo: 1912-1922 (Paolo Farneti) – Il caso tedesco dalla frammentazione partitica alla presa del potere nazional-socialista (M. Rainer Lepsius) – Dalle grandi speranze alla guerra civile: il crollo della democrazia in Spagna (Juan J. Linz) Hitler e il partito nazista (pag 291-308) “”Questo processo di crescita graduale della autorità carismatica di Hitler si basò su alcune condizioni indipendenti dalla sua personalità e dalla sua straordinaria capacità di persuadere e di convincere la gente nei rapporti faccia a faccia. La prima di queste condizioni consisté nella particolare struttura organizzata del partito. L’adozione del ‘Führerprinzip’ come regola fondamentale significò l’abolizione completa di ogni regolamento formale concernente il processo decisionale e la legittimazione dell’autorità. Non c’erano né organi assembleari, né meccanismi rappresentativi, né limitazioni procedurali per le azioni partitiche (46); l’autorità suprema risiedeva nel leader del partito, che per parte sua era stato legittimato da non ben definiti atti plebiscitari di consenso. Egli, a sua volta, nominava i leaders di livello inferiore, che nel proprio campo godevano dell’autorità suprema, quale era stata loro trasmessa da Hitler e indipendentemente dal consenso formale dei loro subordinati. Per di più Hitler tracciò un complicato reticolo di giurisdizioni tra di loro in competizione, in questo modo collocando se stesso nella posizione centrale di supremo arbitro dei conflitti. Questo sistema di autorità rivali, personalizzate e prive di un una titolarità istituzionalizzata della propria specifica area di competenza, manteneva il partito in uno stato di disorganizzazione artificiale che soltanto Hitler poteva tenere sotto controllo attraverso decisioni arbitrarie e non soggette ad alcuna limitazione in termini procedurali o di precedenti. C’era una sorta di corrispondenza tra l’anarchia organizzata e la necessità di un’autorità suprema, il che non faceva che accrescere, attraverso un processo di stimolazione circolare, la posizione di Hitler e la dipendenza dai leaders di grado inferiore dalla lealtà personale nei suoi confronti. L’estrema autonomia di Hitler rispetto alle domande del partito gli dava la possibilità di intraprendere qualsiasi azione e anche di lasciare insoluti conflitti e diatribe ideologiche, riuscendo così ad integrare interpretazioni molto divergenti delle finalità e dei fondamenti ideologici del Nazismo. Con questo arriviamo alla seconda condizione dell’autorità carismatica hitleriana: la mancanza di un’ideologia ufficialmente definita. Il programma partitico, espresso nei venticinque punti del 1920, era una raccolta piuttosto arbitraria di sentimenti e di richieste particolaristiche, priva di ogni coerenza intellettuale e di sbocchi pragmatici. Nel 1926 Hitler proclamò questo programma inalterabile, escludendo così qualsiasi discussione teorica su questione ideologica; egli e soltanto egli poteva interpretare l’ideologia nazista. (…) Il terzo aspetto da mettere in rilievo è che Hitler evitò con estrema decisione qualsiasi alleanza con organizzazioni che fossero al di fuori del raggio della sua autorità suprema. Fin dall’inizio lottò contro ogni forma di collaborazione con altri raggruppamenti di destra o ‘völkisch’, anche quando accordi del genere gli avrebbero garantito una maggiore influenza sulla scena politica. L’autonomia interna e l’indipendenza esterna furono i principi guida che egli osservò sempre, mettendo rigidamente da parte ogni considerazione concernente la crescita, l’influenza o la stabilità del movimento”” (pag 294-295-296-297) [Juan Linz Paolo Farneti M. Rainer Lepsius, ‘La caduta dei regimi democratici’, Il Mulino, Bologna, 1981, saggio di M. Rainer Lepsius ‘Il caso tedesco dalla frammentazione partitica alla presa del potere nazional-socialista’]”,”GERN-218″ “LI-PERA Lucia a cura, confronti antologici da A. GRAMSCI G. MATTEOTTI C. ROSSELLI P. TOGLIATTI A. TASCA F. CHABOD L. BASSO F. VENTURI R. KÜHNL V. CASTRONOVO C. PAVONE”,”Il fascismo dalla polemica alla storiografia.”,”””Innanzi tutto occorre evitare il rischio di invischiarsi in una disputa accademica sul problema della continuità della storia. Non sarebbe ad esempio difficile mostrare – nel nostro caso – come il tema della continuità fra prefascismo, fascismo, postfascismo si apresente con ambiguità e polivalenze, implicitamente o esplicitamente, in quasi tutte le correnti interpretazioni del fascismo. Così la tesi crociana del fascismo parentesi o invasione degli Hyksos appare, in prima approssimazione, a favore della rottura; ma ove non si precisi e qualifichi il grado di incisività dell’opera compiuta dagli Hyksos, è pensabile che la parentesi così come fu aperta sia stata chiusa, proprio come si guarisce alla malattia conservando la propria identità personale. Di contro, la tesi del fascismo “”rivelazione”” o “”autobiografia degli italiani”” batte l’accento sula continuità del male; ma, sempre nella tradizione del pensiero politico radicale, Rosselli avrebbe poi cercato di cogliere anche la novità del fascismo. La letteratura marxista ha da una parte fatto proprio il tema della continuità delle tare della borghesia risorgimentale, dall’altra ha dovuto necessariamente insistere sulla continuità del dominio di classe ‘ut sic’ e insieme sforzarsi di riconoscere la novità rappresentata dal fascismo nella storia del potere capitalistico. Oggi vediamo la continuità riscoperta dalla storiografia neomoderata ed eclettica, ma anche, con segno diverso, dall’ondata giovanile ansiosa di comprendere come mai l’Italia uscita dalla Resistenza sia ancora piena di tante brutture. Constatiamo d’altra parte che i vari apologeti dell’assetto politico generato dalla Resistenza e dalla immediata post-Resistenza appaiono alquanto infastiditi dalla sola proposizione del problema e preferiscono in genere chiudersi in un atteggiamento difensivo poco sensibile a discorsi di lungo periodo”” [da Claudio Pavone, ‘Sulla continuità dello stato nell’Italia 1943-45’, in ‘Rivista di storia contemporanea’, n. 2, aprile 1974, pp. 172-175] (pag 184-185)”,”STOx-240″ “LI-PERA Lucia a cura, confronti antologici da A. GRAMSCI G. MATTEOTTI C. ROSSELLI P. TOGLIATTI A. TASCA F. CHABOD L. BASSO F. VENTURI R. KÜHNL V. CASTRONOVO C. PAVONE”,”Il fascismo dalla polemica alla storiografia.”,”””E’ sorta una nuova generazione, una nuova opposizione, che non ha conosciuto le illusioni generaose e impotenti del ’24, che non ha visto gli altarini per Matteotti per le vie di Milano, la gente che singhiozza, e deputati inginocchiati, il sen. Einaudi portare 100 lire alla ‘Giustizia’, molti borghesi complici della prima ora distaccarsi da Mussolini. Cresciuta in clima di dittatura non si commuove facilmente. La demagogia fascista l’ha abituata a guardare alla realtà delle cose e dei rapporti di classe; e se una crisi risolutiva dovesse aprirsi, saprà puntare sugli obiettivi decisivi: le armi, le masse, il potere. L’Affare Matteotti non solleva i suoi sdegni infuocati. Le sembra naturale che essendoci tra cento e più deputati antifascisti un uomo delle sue qualità, Mussolini lo facesse sopprimere. E non ama le commemorazioni. Niente commemorazioni, dunque, poiché tutto fu detto; poiché in questi anni duri è sorta la generazione dei Matteotti. Il figlio di Matteotti ha venti anni.”” (da Carlo Rosselli, Una battaglia perduta, in “”Giustizia e Libertà””, 8 giugno 1934, ora in P. Alatri, L’antifascismo italiano’, I, cit., pp. 369-373)] (pag 122)”,”ITAF-002-FC” “LIPIETZ Alain”,”Crise et inflation, pourquoi? L’ accumulation intensive.”,”A proposito della rivoluzione nei consumi operai: fino alla 2° guerra mondiale le spese operaie si indirizzavano alla piccola produzione di merci e alla rendita immobiliare. Dal 1856 al 1936 la parte delle spese alimentari è compresa tra il 60 e 70%. Nel 1956 scende al 50% e nel 1969 al 40%. Dal 1954 al 1975 esplodono altri tipi di consumo: auto, dall’ 8% al 73; apparecchi TV, dall’ 1 al 87%; frigoriferi, dal 3% al 91%; lavatrici, dall’ 8.5 al 77%. Nello stesso periodo le spese per la casa sono raddoppiate. (pag 178)”,”TEOC-179″ “LIPINSKI Edward”,”Marxismo ed economia borghese.”,”Marx e il problema del valore d’uso “”Marx chiamò col nome di “”Capitale”” la critica dell’economia borghese. La sostanza della scienza di Marx sta nella scoperta delle leggi specifiche di funzionamento e di sviluppo – di vita e di morte – dell’economia capitalistica, dell’economia cioè il cui fattore decisivo è l’accumulazione del capitale, accumulazione di profitto originante dall’appropriazione del plusprodotto. (…) Per qual ragione Marx non si occupò del problema del valore d’uso, della domanda? È chiaro. «Costituisce una astrazione sbagliata – dice Marx – esaminare una nazione il cui modo di produzione si basa sul valore ed è organizzato in modo capitalistico, come una entità collettiva che lavora unicamente in vista dei bisogni sociali» (1). Così scrive Marx criticando Storch, il quale sosteneva che «i prodotti che costituiscono il reddito nazionale, debbono, nell’economia politica, essere esaminati da un duplice aspetto; nel loro rapporto col produttore in quanto valore, e nel loro rapporto col reddito nazionale in quanto beni, poiché il reddito nazionale, non è, come avviene per il reddito del produttore, valutato secondo il suo “”valore””, ma secondo l’utilità oppure i bisogni»”” (pag 694-695) [Edward Lipinski, ‘Marxismo ed economia borghese’, (in) ‘Passato e presente, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1958] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, tomo III, p. 266 (tr. it., Ed. Rinascita)] Marx si servì largamente della terminologia della scuola economica classica “”Nel periodo in cui fu scritto ‘Il Capitale’, vi era una certa «unità» fra l’economia classica e l’economia di Marx. Marx si servì largamente della terminologia della scuola classica; i suoi metodi di analisi dei fenomeni monetari, del credito, del tasso d’interesse, della rendita fondiaria, ecc., non si distaccano in linea di principio dai metodi, ad es., di Ricardo. La differenza qualitativa fra ‘Il Capitale’ e i ‘Principi dell’economia politica e delle imposte’ di Ricardo sta in primo luogo nell’applicazione da parte di Marx del metodo dialettico, e in secondo luogo nel fatto che Marx effettua l’analisi della dinamica del capitalismo, dinamica concepita come funzione del capitale, la cui natura è di tendere allo sfruttamento della classe lavoratrice. La concezione dinamica marxista dell’economia l’analisi delle formazioni economico-sociali dal punto di vista della loro «dinamicità», l’analisi delle forze che portano alla disgregazione delle forme economico-sociali esistenti e al continuo formarsi di nuovi rapporti di produzione – tutto ciò ha rappresentato un passo avanti enorme, qualitativo, rispetto al patrimonio della scuola classica e di tutte le altre teorie economiche del tempo. Dopo gli apporti di Lenin e dopo il periodo di fioritura dell’economia marxista nel secondo decennio di questo secolo, gli «epigoni» hanno semplificato il metodo marxista. Fu posto un tale accento sull’aspetto dello sfruttamento, da ridurre l’economia ad uno strumento meramente «ideologico», unilateralmente inteso. Furono elaborate le ristrette concezioni della «politicità» e «partiticità» della scienza”” (pag 699); “”«Il cosiddetto sviluppo storico – scrive Marx – si basa in genere sul fatto che la forma sociale più recente considera quelle che l’hanno preceduta come conducenti gradualmente ad essa, e raramente e solo i certe determinate condizioni è pronta a criticarsi… L’economia borghese è stata capace di comprendere la società feudale, nonché quella antica e orientale, ‘solo quando incominciò l’autocritica della società borghese» (1)”” (pag 706) [Edward Lipinski, ‘Marxismo ed economia borghese’, (in) ‘Passato e presente, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1958] [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’]”,”TEOC-003-FGB” “LIPOVSKY Igor P.”,”The Socialist Movement in Turkey 1960 – 1980.”,”Igor P. LIPOVSKY lavora attualmente al Dipartimento di storia del Medio Oriente presso l’Univ di Haifa. Ha pubblicato vari articoli in russo e in inglese.”,”MEOx-054″ “LIPOVSKY Igor P.”,”The Socialist Movement in Turkey, 1960-1980. Bibliografia, indice”,”La bibliografia contiene 158 riferimenti.”,”MEOx-055″ “LIPPARINI Lilla”,”Andrea Costa rivoluzionario. La vita dell’ anarchico che fu il “”padre”” del socialismo italiano.”,”Anna KULISCIOFF fu per anni appassionata compagna e ispiratrice di COSTA.”,”MITS-038″ “LIPPER Elinor”,”11 anni nelle prigioni e nei campi di concentramento sovietici.”,”Elinor LIPPER, nata nel 1912 a Bruxelles, è di nazionalità svizzera. Passò l’ infanzia in Olanda e in Svizzera e fu poi studentessa di medicina nelle Università di Berlino e di Torino. Fin dal 1932 entrò a far parte dei ‘Gruppi di Studenti Rossi’ e si iscrisse quindi (1934) al Partito Comunista Svizzero. Nel 1937 si trasferì in URSS. Dopo aver lavorato per due mesi come aiuto-redattore presso il ‘Verlag Ausslandischer Arbeiter’ a Mosca, nel luglio 1937 venne arrestata senza processo e condannata a 5 anni di campo di lavoro, condanna poi prolungata nel 1942 fino al termine della guerra. Nel 1948 la LIPPER fu espulsa e potè rientrare in Svizzera.”,”RUSS-091″ “LIPPMANN Walter”,”Gli scopi di guerra degli Stati Uniti.”,”Opera dedicata alla memoria di William ALLEN WHITE Perché ci fu Pearl Harbor. “”Il Giappone si era impegnato alla conquista della Cina. Il Giappone stava facendo anche i preparativi per la conquista delle Indie Orientali, delle Filippine, della Malacca, e dell’Indocina. Considerava certamente la possibilità di un attacco all’ Unione Sovietica. Ma il suo impegno irrevocabile era la conquista della Cina (…)””. (pag 9) L’ America campione della Cina. “”La decisione dell’ America di divenire il campione della Cina fu, dopo l’ impegno di Monroe difendere le repubbliche dell’ America latina, l’ evento di più vasta portata nei nostri rapporti internazionali””. (pag 12) Il mistero della nostra politica cinese. La politica della porta aperta. “”Il motivo fu forse il commercio con la Cina?”” (pag 29) “”Se dunque i nostri interessi in Cina divennero vitali, ciò non fu dovuto ai guadagni tratti dal commercio con quella nazione. In appendice ci sono pure varie Dichiarazioni tra ci quella sull’ Italia.”,”USAP-068″ “LIPPMANN Walter”,”La filosofia pubblica. Declino e rinnovamento della società occidentale.”,”””Ci sono dei cattivi scopritori che credono non esservi nessuna terra allorché nulla scorgono tranne il mare.”” (F. Bacon, Advancement of learning, II-VIII, 5) “”Nel 1903, al Congresso del Partito Socialdemocratico russo che si aperse a Bruxelles e terminò poi a Londra, un delegato, un certo Posadowski, chiese a Lenin “”se l’ insistenza posta dai ‘duri’, sulla necessità – che un’autorità assoluta venisse esercitata dal nucleo rivoluzionario del partito, non fosse incompatibile con quelle fondamentali libertà che il socialismo, non meno del liberalismo, era ufficialmente impegnato a realizzare””; Posadowski voleva sapere se anche quel minimo di libertà civili – “”il valore sacrosanto della persona”” – potesse venire offeso e violato, quando i capi del partito lo comandassero. La risposta fu data da Plechanov, uno dei fondatori del socialismo russo, e, dice il Berlin, “”figura veneranda di studioso colto, raffinato, sensibile, di vasti orizzonti””, che aveva vissuto per vent’anni nell’ Europa occidentale, riscuotendo grande considerazione dai movimeno socialisti di qui. Plekhanov era dunque, presso i rivoluzionari russi, il simbolo stesso del pensiero scientifico. E fu lui che “”parlando in accenti solenni, e con una splendida offesa alla grammatica, pronunziò le parole, ‘salus revolutiae suprema lex'””. Certo: se la rivoluzione lo richiedeva, tutto doveva esserle sacrificato: democrazia, libertà, diritti dell’ individuo.”” (pag 81)”,”TEOP-316″ “LIPSEY Richard G.”,”Introduzione all’economia.”,”Richard G. Lipsey è Sir Edward Peacock Professor di Economia alla Queen’s University di Kingston, Ontario. (1984)”,”ECOT-019-FV” “LISA Athos”,”Memorie in carcere con Gramsci. Dall’ ergastolo di Santo Stefano alla Casa penale di Turi di Bari.”,”LISA Athos nacque a Pisa nel 1890. Militante socialista entrò nel PCdI con i terzinternazionalisti, svolgendo quindi compiti di partito in Toscana e nel Mezzogiorno. Venne arrestato il 29 dicembre 1926 e condannato nel 1928, nel processo detto dei “”corrieri”” a oltre 9 anni. Inviato nel carcere di Turi vi rimase, salvo un periodo trascorso a Soriano nel Cimino, fino agli inizi del 1933. Liberato per amnistia ed emigrato in Francia, stese per incarico di Togliatti un rapporto sulla vita carceraria e sui contatti politici e personali con Gramsci. Da esso emergeva nettamente il dissenso di Gramsci sulla “”svolta”” del 1930 imposta al partito dal Comintern che aveva portato ad una linea politica centrata sull’ ipotesi di una rapida caduta del fascismo e sul carattere immediatamente rivoluzionario dellasituazione politica e sociale italiana. In Francia ricoperse incarichi nell’ organizzazione di Soccorso Rosso e nel Comitato di assistenza delle vittime della guerra civile spagnola. Dopo la resistenza (Alpi marittime) redasse il giornale “”La voce degli italiani rivolto agli emigrati italiani organizzati nella CGT. Espulso dalla Francia nel 1951 rientrò in Italia e morì nel 1965. “”Un certo Montanari, che si qualificava segretario nazionale della Federazione giovanile, era giunto a Napoli e si era presentato all’ ingegnere Bordiga per ottenere qualche aiuto raccontando di essere stato ferito in seguito ad un’ aggressione fascista e di aver necessità di raggiungere “”Silvestri””, cioè il sottoscritto, poiché tale era allora il mio pseudonimo. Bordiga, senza accertarsi se aveva o no davanti a lui il vero compagno Montanari o un provocatore, lo inviò nell’ abitazione del segretario federale di Napoli, certo Russo, un operaio metallurgico che fuggì al’ estero non appena furono emanate le leggi eccezionali. Russo mi raccontava di avere avuto subito qualche sospetto…””. (pag 55-56)”,”GRAS-048″ “LISANTI Guglielmo”,”Città e rendita fondiaria.”,”Incipit della rivista: “”La morale per me è questa: che abbiamo enormemente ‘da fare’ e prima di tutto enormemente ‘da studiare'”” (Rosa Luxemburg) Rendita fondiaria capitalistica. “”La categoria della rendita in Marx e nei classici esprime una specifica forma della distribuzione del reddito. Specifica nel senso che è l’espressione economica del rapporto sociale che mette in relazione ed oppone chi è proprietario della terra e chi non lo è. Per Marx la categoria della rendita fondiaria capitalistica definisce una forma fenomenica del plusvalore. Ciò che quindi viene presupposto è la massa e il saggio del plusvalore, ossia il modo di produzione capitalistico. La costituzione del modo capitalistico di produzione, come modo di produzione dominante seppure non ha comportato una completa sostituzione nei soggetti titolari della proprietà fondiaria (percettori della rendita), ha però ridefinito e trasformato il significato e la funzione della proprietà fondiaria. La differenza tra proprietà e rendita fondiaria capitalistica e proprietà e rendita feudale non è data solo dalla diversità delle forme giuridiche che ne sanciscono il godimento, non è data solo dalla forma in cui la rendita viene percepita (seppure caratteristica della rendita signorile è l’essere generalmente percepita in lavoro o prodotti, mentre la rendita capitalistica è generalmente pagata in denaro), ma l’essenziale della differenza fa ricercato nella diversità dei sistemi economico-sociali entro cui la categoria della rendita ha significato e funzione. Perciò considerare la rendita capitalistica come un residuo del sistema signorile significa affissarsi, oltre il mutamento di sistema, alla superficiale e parziale continuità del possesso fondiario di una parte dei soggetti percettori di rendita e, quindi, alla parziale continuità che questi soggetti assicurano ai loro modelli di consumo, al loro stile di vita e (ancora più parzialmente) alle forme di gestione della terra. «La forma sotto cui il modo di produzione capitalistica ai suoi inizi trova la proprietà fondiaria, non gli corrisponde» (1). La forma moderna (capitalistica) della proprietà fondiaria è la forma modificata dall’azione del capitale, è infatti, un suo risultato «il liberare radicalmente la proprietà fondiaria, da un lato, dai rapporti di servitù e schiavitù, il separare, d’altro lato, nettamente la terra, come condizione di lavoro, dalla proprietà fondiaria e dal suo proprietario fondiario» (2). La proprietà fondiaria acquista così la sua forma puramente economica, spogliandosi di tutte le sue precedenti frange e contaminazioni politiche e sociali”” [Guglielmo Lisanti, ‘Città e rendita fondiaria’, Estratto da ‘Problemi del socialismo’, Roma, n. 15, maggio-giugno 1973] [(1) Marx, Il capitale, III, 3, Roma, p. 8; (2) op. cit., pp. 10-11] (pag 372-373) Engels sulla crisi degli alloggi. (pag 392-393) “”Un esempio: la crisi degli alloggi viene spesso imputata all’alto prezzo delle aree che è dovuto all’esistenza della rendita monopolistica. Si prende qui in considerazione non la crisi degli alloggi dovuta a particolari, intensi, imprevisti e incontrollati fenomeni migratori (crisi che si potrebbe chiamare congiunturale), ma la crisi che è propria del sistema e che è possibile riscontrare in tutti i paesi capitalistici (strutturale). Si dice appunto che l’alto prezzo delle aree impedisce un’elevata produzione di edilizia popolare. Ma l’alto prezzo delle aree che qui appare come il punto di partenza non è che il punto di arrivo, ossia la capitalizzazione della rendita. E la rendita non è che una forma del plusvalore il quale è prodotto secondo un determinato saggio. L’eliminazione della rendita, se non è l’eliminazione della quota di plusvalore che in essa si manifesta e quindi una riduzione del saggio di sfruttamento, non provoca da parte dei salariati una maggiore accessibilità alla merce-abitazione, che è una merce costitutiva della loro sussistenza. Cioè se il problema delle abitazioni appare immediatamente legato al prezzo delle aree, o in altri termini ad arretratezze e disfunzioni esistenti nel sistema, ad una considerazione più attenta si presenta come strutturalmente connesso allo stesso sviluppo del capitale. Si potrebbe ripetere con le parole di Engels: «Da dove deriva la crisi degli alloggi? Come è nata? Da buon borghese il Sig. Sax non può sapere che essa è un risultato necessario della forma sociale borghese, che non può esistere società senza crisi degli alloggi in cui la gran massa dei lavoratori fonda esclusivamente la sua esistenza sul salario, cioè sulla somma dei mezzi di vita necessari al proprio sostentamento e riproduzione, in cui i continui perfezionamenti alle macchine lasciano senza lavoro masse di operai, in cui violente crisi industriali regolarmente ricorrenti, da una parte determinano l’esistenza di una armata di riserva di disoccupati e dall’altra di tanto in tanto gettano sul lastrico una gran massa di operai; in cui l’operaio viene riunito in grandi masse nelle metropoli e molto più velocemente di quanto nelle presenti condizioni si provveda ad alloggi adatti; in cui si possono per questo motivo sempre trovare inquilini per i più infami porcili; in cui infine il padrone di casa nella sua qualità di capitalista non solo ha il diritto, ma in un certo senso l’obbligo, per via della concorrenza, di trarre senza riguardo dalla sua abitazione il canone più alto. In tale società la crisi degli alloggi non è un caso, è un’istituzione necessaria, può essere eliminata insieme con le ripercussioni sulla salute, etc, solo se viene rivoluzionato da cima a fondo l’ordine sociale complessivo da cui la crisi degli alloggi è generata» (1)”” [Guglielmo Lisanti, ‘Città e rendita fondiaria’, Estratto da ‘Problemi del socialismo’, Roma, n. 15, maggio-giugno 1973] [(1) F. Engels, Sulla questione delle abitazioni, Roma, p. 56-57]”,”MAES-158″ “LISANTI Nicola”,”Dallo stato borghese al governo della classe operaia. Gli avvenimenti, le idee e le interpretazioni della Comune di Parigi del 1871.”,”Nicola Lisanti è nato a Calvello (Potenza). Si è laureato in scienze politiche e in lettere all’Università di Torino, ove ha lavorato presso l’Istituto di Storia del Risorgimento. Studioso di storia del movimento operaio italiano e francese, ha pubblicato un saggio su ‘La nascita del movimento operaio, 1815-1860’ in ‘Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Vol I. Dall’età preindustriale alla fine dell’Ottocento’, Bari, De Donato, 1979, pp. 219-267. Sta svolgendo una ricerca per gli Editori Riuniti su ‘Lavoro e condizione operaia in Italia (1800-1926)’. Marx Engels Lenin e la Comune del 1871 (pag 208-209) “”La seguente lettera di Friedrich Engels, indirizzata a Philip Van Patten (11) e scritta 12 anni dopo la Comune, è particolarmente importante. Anzitutto perché evidenzia con notevole precisione l’identità di vedute dell’autore e di Marx sullo Stato e sulla scomparsa dello Stato. In secondo luogo perché mostra l’inconsistenza e lo sbocco fallimentare della tesi anarchica su tale problema (12). In essa, Engels (e con lui Marx) sostiene che ‘una’ delle «conseguenze finali» della rivoluzione socialista sarà certamente la graduale dissoluzione e quindi la scomparsa dello Stato, strumento di dominio e di oppressione economica di una classe su un’altra, cioè della «minoranza abbiente» sulla «maggioranza che lavora». Scomparsa questa minoranza borghese, viene meno la necessità di un apparato statale poiché non vi sarà più nessuno da opprimere. In polemica con gli anarchici, Engels osserva, però, che lo Stato, una volta conquistato, non può essere abolito da un momento all’altro. Un’operazione del genere porterebbe alla distruzione dell’«unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può… tenere a bada i suoi avversari capitalistici». Senza uno Stato, sia pure in via di estinzione, come dirà Lenin, la classe operaia corre il rischio, ben difficilmente evitabile, di passare dalla vittoria «ad una sconfitta» o «ad un massacro» in tutto «simile a quello seguito alla Comune di Parigi». I termini della questione nell’analisi di Engels: Friedrich Engels a Philip Van Patten, a New York, Londra, 18 aprile 1883. Philip van Patten, 57, 2nd Av. N. York. «Cari compagni, La mia risposta alla vostra richiesta del 2 aprile riguardo all’atteggiamento di Karl Marx nei confronti degli anarchici in generale e di Johann Most (13) in particolare vuole essere breve e chiara: Marx e io, a partire dal 1845 abbiamo sostenuto il punto di vista che ‘una’ delle conseguenze finali della futura rivoluzione proletaria sarà la progressiva dissoluzione e infine la scomparsa dell’organizzazione politica definita col nome di ‘stato’, un’organizzazione il cui scopo principale è stato da tempo immemorabile il garantire, con la violenza armata, l’oppressione economica della maggioranza che lavora da parte della minoranza abbiente. Con la scomparsa di una minoranza abbiente scompare anche la necessità di un potere repressivo armato o potere statale. In pari tempo siamo sempre stati dell’avviso che per pervenire a questo e agli altri fini ben più importanti della futura rivoluzione sociale, la classe operaia deve dapprima impossessarsi del potere politico dello stato e con il suo ausilio schiacciare la resistenza della classe capitalistica e organizzare in modo nuovo la società. Ciò è già stato constatato nel 1847 nel ‘Manifesto comunista’, capitolo II, conclusione. Gli anarchici capovolgono l’intera questione. Essi dichiarano che la rivoluzione proletaria deve ‘incominciare’ con l’abolizione dell’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato vittorioso trova bell’e pronta è appunto lo stato. E’ possibile che prima di poter svolgere le sue funzioni, esso debba venir trasformato. Ma distruggerlo in un istante come quello, significherebbe distruggere l’unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può far valere il potere appena conquistato, può tenere a bada i suoi avversari capitalistici e imporre quella rivoluzione economica della società senza la quale l’intera vittoria dovrebbe necessariamente concludersi in una sconfitta e in un massacro della classe operaia simile a quello seguito alla Comune di Parigi. […] (K. Marx – F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, a cura di G. Backhaus, Torino, Einaudi, 1972, pp. 416-17). L’elaborazione teorica marx-engelsiana sul problema della estinzione dello Stato è ripresa e sviluppata da Lenin con esemplare lucidità in ‘Stato e rivoluzione’, un’opera scritta nella clandestinità, in Finlandia, tra l’agosto e il settembre del 1917. Nel capitolo sesto (…) Lenin sottolinea l’astrattezza delle posizioni anarchiche. Secondo Lenin (14), gli anarchici (15) si sono affrettati a giudicare la Comune una cosa «loro», ma non hanno ricavato nessun insegnamento dall’esperienza parigina e dall’analisi svolta da Marx (16). Non basta dire: bisogna ‘spezzare’ la vecchia macchina dello Stato, se poi non si sa ‘con che cosa e come’ sostituirla”” [Nicola Lisanti, ‘Dallo stato borghese al governo della classe operaia. Gli avvenimenti, le idee e le interpretazioni della Comune di Parigi del 1871’, Torino, 1979] [(11) Borghese americano che dal 1879 fu segretario del Partito socialista dei lavoratori dell’America settentrionale; (12) Engels confuta le idee anarchiche anche in altre lettere, come quelle rivolte a Theodor Cuno del 24 gennaio 1872, ad August Bebel del 18 marzo 1875, nello scritto ‘Dell’autorità’ (1872-1873) e nell”Antidühring’ (1878); (13) Johann Joseph Most (1846-1906), legatore tedesco, redattore, socialdemocratico, successivamente anarchico; dal 1871 membro del Paritto Operaio Socialdemocratico Tedesco, membro del Reichstag (1874-78), dal 1876 al 1878 redattore di “”Berliner Freie Presse””; espulso da Berilno nel 1878, emigrò a Londra; dal 1879 editore e redattore di ‘Freiheit’, nel 1880 espulso come anarchico dal Partito Operaio Socialista di Germania; nel 1882 si trasferì negli Stati Uniti dove continuò a svolgere la sua propaganda anarchica (nota biografica tratta integralmente dal volume K. Marx F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, a cura di G. Backhaus, Torino, Einaudi, 1972, p. 510); (14) I principali scritti di Lenin sulla Comune sono raccolti nel menzionato volume ‘La Comune di Parigi’ a cura di E. Santarelli, Roma, Editori Riuniti, 1971; (15) Per un’interpretazione anarchica della Comune, oltre che gli interventi di Bakunin, si veda il lavoro di P. Kropotkin ‘The Paris Commune’, 1891; (16) Per quanto riguarda gli scritti di Marx sulla Comune, oltre ad alcune lettere indirizzate a W. Liebknecht (6 aprile 1871), a Kugelmann (12 e 17 aprile 1871), è da citare l”Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai sulla guerra civile in Francia nel 1871′ (trad. it. ‘La guerra civile in Francia’), definito da Cole “”un documento chiave””. Sui rapporti di Marx con la Comune si vedano: J. Bruhat, ‘K. Marx et la Commune de Paris’, in ‘Cahiers du bolchevisme’, 14 marzo 1933; M. Dommanget, ‘L’introduction du marxisme en France’, cit. (cap. I, “”Marx et le marxisme sous la Commune””) (1969); M. Choury, ‘Marx et la Commune’, in ‘Cahiers de l’Institut Maurice Thorez’, n. 10, 2° trimestre 1968; J. Rougerie, ‘K. Marx, l’Etat et la Commune’ in ‘Preuves’ n, 212, nov. 1968; E. Ragionieri, ‘Marx e la Comune’, in ‘Studi storici’, a. XII, n. 4 ottobre-dicembre 1971, pp. 661-92. Di Engels sono da ricordare soprattutto gli interventi al Consiglio generale dell’Internazionale (21 marzo, 11 aprile, 9 maggio 1871) e la citata ‘Introduzione’ del 1891 a K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, cit.] (pag 208-209)”,”MFRC-164″ “LISANTI Nicola”,”Il movimento operaio in Italia, 1860-1980. Dall’Unità ai nostri giorni.”,”Nicola Lisanti è nato a Calvello (Potenza), 1948. Si è laureato in scienze politiche e in lettere all’Università di Torino, ove ha lavorato presso l’Istituto di Storia del Risorgimento. Ha pubblicato libri sulla storia del movimento operaio italiano e francese. Collabora alle riviste ‘Società e storia’, e ‘Il Calendario del popolo’. La diffusione del marxismo in Italia. “”All’inizio degli anni settanta fanno la loro prima apparizione in Italia le traduzioni delle principali opere di Marx (4) e d Engels. ‘Il Capitale’ viene riassunto e pubblicato da Carlo Cafiero nel 1879. Nel 1887 la ‘Rivista italiana del socialismo’ pubblica ‘La guerra civile in Francia’, scritto da Marx nel 1871 sugli avvenimenti della Comune di Parigi; nel 1888 sull”Eco del Popolo’ di Cremona è pubblicato il ‘Manifesto’ (1848), che uscirà in volume nel 1890. Nell’arco di tempo compreso tra il 1888 e il 1890 circolano altri scritti di Marx, Engels e di teorici quali Karl Kautsky (1854-1938), Paul Lafargue (1842-1911) e Georgij V. Plechanov (1856-1918). Un contributo non meno importante alla conoscenza e diffusione del marxismo in Italia sono i contatti diretti tra Marx, Engels e singoli esponenti politici, organizzazioni e giornali, tra i quali si distingue ‘La Plebe’. Ma la personalità che in Italia riesce a diffondere in modo originale il marxismo, «secondo l’angolo visuale del cervello nazionale», è il filosofo Antonio Labriola (1843-1904). Passato dal liberalismo moderato al socialismo e al marxismo, Labriola intrattiene una fitta corrispondenza con Engels e con i più noti esponenti del socialismo internazionale, da Kautsky a Bernstein, Sorel e Adler. Attento ai problemi dei lavoratori, è attivo nell’opera di organizzazione del nascente movimento operaio e socialista e nella costruzione di un partito autonomo della classe operaia. La sua partecipazione alle lotte dei disoccupati di Roma e il suo concreto impegno nella battaglia per la riduzione della giornata lavorativa a otto ore lo fanno un intellettuale tutt’altro che isolato o «sbandato», come egli stesso si definì. In una lettera aperta a Ettore Socci, presidente del Circolo radicale romano, alla vigilia del congresso democratico del maggio 1890, Labriola scrive: «La democrazia non può esaurirsi nell’adorazione di fantastiche formule» [e contro il pericolo] «di nuove illusioni e di nuovi disinganni, noi socialisti, che attingiamo l’ispirazione nostra alla analisi rigorosa della vita storica, noi socialisti risolutamente affermiamo: non avere il proletariato altra speranza di riuscita, da quella in fuori di fidare unicamente in se stesso, di organizzarsi in partito dei lavoratori, di non cedere né a lusinghe né a promesse di miglioramenti politici, perniciosi di intenzione se retrogradi, ma non meno perniciosi, per quanto involontariamente, se giacobini, se dottrinari, se idealisti» (‘Democrazia e socialismo in Italia’). Il modello, per Labriola, è la socialdemocrazia tedesca: i suoi richiami al marxismo, il suo grande successo elettorale del febbraio 1890 e la conseguente abrogazione delle leggi antisocialiste di Bismarck (1815-1898) hanno una notevole influenza sul movimento socialista italiano. Labriola è quindi un protagonista particolare della storia del marxismo, teso, come annota Gastone Manacorda, «a far superare al movimento socialista italiano la sua arretratezza portandolo al livello di quello europeo»”” [Nicola Lisanti, ‘Il movimento operaio in Italia, 1860-1980. Dall’Unità ai nostri giorni’, Roma, 1986] [(4) Vedi ‘Karl Marx’, di Nicolao Merker, “”Libri di base””, 56, 1983] (pag 38-39)”,”MITT-393″ “LISANTI Nicola”,”Il movimento operaio in Italia, 1860-1980.”,”Nicola Lisanti (Calvello, Potenza, 1938) si è laureato in scienze politiche e in lettere nell’Università di Torino dove ha lavorato presso l’Istituto di storia del Risorgimento.”,”MITS-037-FL” “LISO Francesco”,”La mobilità del lavoratore in azienda: il quadro legale.”,”Francesco Liso, nato a Bitonto nel 1944, è professore straordinario di diritto del lavoro nella facoltà di giurisprudenza (corso di laurea in scienze politiche) dell’Università di Bari e redattore capo del “”Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali””.”,”DIRx-061″ “LISSAGARAY Prosper-Oliver”,”Histoire de la Commune de 1871.”,”On lisait dans le National du 29 mai : « Paris, 28 mai 1871. « Monsieur, « Vendredi dernier, alors qu’on relevait des cadavres sur le boulevard Saint-Michel, des individus de 9 à 25 ans, vêtus en gens aisés, étaient attablés avec des femmes de moeurs dissolues, à l’intérieur et à la porte de certains cafés de ce boulevard, se livrant avec celles-ci à des rires scandaleux. « Veuillez, monsieur le directeur, etc. « DUHAMEL, 55, boulevard d’Enfer. « Les faits que je signale ci-dessus se renouvellent journellement. » Le Journal de Paris, feuille versaillaise supprimée par la Commune, disait (1) : « La manière dont la population de Paris a manifesté hier sa satisfaction était plus que frivole et nous craignons que cela n’empire avec le temps. Paris a maintenant un air de fête qui est tout à fait déplacé et, si nous ne voulons pas qu’on nous appelle les Parisiens de la décadence, il faut mettre un terme à cet ordre de choses. ». Puis il citait un passage de Tacite: « Cependant, le lendemain de cette horrible lutte, avant même qu’elle ne fût pas tout à fait terminée, Rome avilie et corrompue, recommença à se vautrer dans le bourbier de volupté où elle avait détruit son corps et souillé son âme – alibi proelia et vulnera, alibi balnea popinoeque – ici les morts et les blessés, là les filles et les tavernes »””; (1) Ce passage, dont l’auteur est Edouard Hervé, a été cité par Marx dans La Guerre civile en France (Ed.) (pag 504-505); LEGGERE IN: Lissagaray Prosper-Oliver, Histoire de la Commune de 1871. Librairie du Travail, Paris, 1929 pag 579 8° note bibliografia appendice indice nomi con una nota biografica sull’autore di Amedee DUNOIS. [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT (MFRC-011)”,”MFRC-011″ “LISSAGARAY Prosper-Olivier”,”Gli ultimi giorni della Comune.”,”Le calunnie della stampa versagliese sulla Comune di Parigi (pag 152-153) “”Si affermò pure che un certo numero di quadri dei musei di Parigi erano stati spediti dalla Comune a Londra, per esservi venduti. A proposito dei bambini che spargevano il petrolio, un giornale esclamò: «Ecco l’istruzione che il cittadino Vaillant dava alla gioventù!». Esso descriveva in seguito il programma dei corsi: «Al mattino, dalle nove alle dieci, esercizi militari, dalle dieci alle undici, dettato: argomento del dettato estratto dal ‘Père Duchesne’; commento delle parole e delle espressioni che i bambini non comprendevano, tenuto conto della ingenuità propria della loro età. Dopo le tre, problemi di calcolo aventi sempre per oggetto le operazioni militari della Comune» (4). La stampa versagliese lavorava anche per l’estero. Essa affermò che fra le carte sequestrate alla Scuola militare, al Palais-Bourbon e in casa di Delescluze, si trovava una corrispondenza considerevole, relativa ad una cospirazione comunarda che doveva scoppiare a Bruxelles, dove si sarebbe applicato lo stesso programma incendiario di Parigi: «Si sapeva che prima di sei mesi, Lione, Marsiglia, Barcellona, Torino, Roma, Napoli, Vienna, Berlino, Mosca, l’Irlanda, la Spagna e le province Danubiane dovevano essere in fiamme» (5). Pe allontanare ogni commiserazione dai prigionieri, si dimostrò con la chiarezza del giorno che la Comune aveva reclutato le sue truppe fra i pregiudicati. Si segnalava che le funzioni di comandante di Belleville erano state esercitate dal forzato Schumaker, il quale da più di un anno si trovava in America (6). Si diceva di aver trovato a Satory fra i prigionieri alcuni forzati che avevano sulla spalla il marchio T.P. (e il marchio è stato abolito da 40 anni!). Si pubblicarono dei nomi fantastici di ufficiali ‘federati’, fra i quali quello di ‘Crapulinski’, colonnello dello stato maggiore. Lettere ricevute dai tribunali segnalavano, si diceva, la sparizione di quasi tutti gli individui sottoposti alla sorveglianza della polizia. Dunque essi erano andati a Parigi ad arruolarsi per la Comune. La connivenza di questi ‘banditi’ con la Prussia era manifesta. Il signor generale Trochu, che se ne intendeva, lo dichiarò alla tribuna. Dombrowski era un agente della Prussia. «Quanti indizi ci sono!» gridava il ‘Bien Public’. Questo biglietto trovato in via del Quattro Settembre: «Charles è partito per la Prussia; io vado a raggiungerlo!». Assi era l’agente di Karl Marx, agente segreto di Bismarck! (sic). Brunet aveva per amante la cameriera di un diplomatico tedesco. Il 21 marzo erano stati notati alle Tuileries, al Palais Royal, un gran numero di persone che passeggiavano, il cui travestimento borghese mal dissimulava l’origine germanica. Inoltre, nell’azione militare, requisizioni, incendi, impiego del petrolio, tutto era stato fatto alla prussiana (7). I veri capi del complotto erano Karl Marx, Jacobi, Diebnek e il russo ‘Touatchin’ (?). Era a Jacobi e a ‘Touatchin’ (?) che si doveva l’idea di bruciare Parigi. Erano state requisite in casa di una donna, abitante in via Douay, un certo numero di lettere indirizzate al cittadino Frankel da membri della sezione tedesca dell”Internazionale’. Una di queste lettere constatava l’invio, da parte di fratelli e amici di Berlino, di una somma di seicentomila franchi, pagabile a Saint-Denis (8). Casse contenenti strumenti astronomici furono colpite da fuoco, durante la difesa dell’Osservatorio e un circolo di Rigault fu distrutto, Evidentemente i ‘Comunardi’ erano stati gli infami strumenti degli scienziati di Berlino, nemici del sistema metrico (9). Se i Prussiani avevano fucilato o fatto prigionieri un certo numero di federati che tentavano di passare la loro linea, la ragione era che essi dovevano nascondere bene il loro gioco e che Bismarck sapeva salvare le apparenze alla perfezione (10). Altri affermavano con gravità che nella sommossa vi era del bonapartismo. Un ex aggiunto del II circondario sostenne di aver riconosciuto fra i federati alcuni agenti della polizia segreta dell’Impero. La commissione d’inchiesta della Camera era dello stesso avviso. Ma queste accuse generali avevano un sapore ben lontano da quello delle precisissime calunnie dirette contro le personalità rimarchevoli della Comune, o della rivoluzione del 18 marzo”” [Prosper-Olivier Lissagaray, ‘Gli ultimi giorni della Comune’, Roma, 1961] [(4) Figaro; (5) Paris Journal; (6) Petite Presse; (7) Bien Public; (8) Liberté; (9) De Fonvielle, Liberté; (10) Gaulois]”,”MFRC-161″ “LISSAGARAY Prosper-Oliver”,”Les huit journées de mai. Derriere les barricades.”,”””Le cadavre est à terre et l’idée est debout”” (V. Hugo) (in apertura) 2° copia, esemplare 819 edizione tirata in mille esemplari più trenta esemplari fuori commercio”,”MFRC-062-B” “LISSAGARAY Hippolyte-Prosper-Oliver”,”Storia della Comune.”,”Marx in introduzione di Ragionieri e altro (pag XIV, XX-XXVI, 11, 447 n.)”,”MFRC-173″ “LISTER Enrique”,”Espana base de guerra yanqui-germanoccidental.”,”Su LISTER v.sch.bibl. relative alla storia della guerra civile spagnola e ai rapporti tra i comunisti spagnoli e la Russia di Stalin.”,”SPAx-040″ “LITVAN György a cura”,”The Hungarian Revolution of 1956. Reform revolt and repression 1953-1963.”,”LITVAN è Direttore dell’ Institute for the history of the 1956 Hungarian Revolution, e Professore di sociologia alla ECTE Università di Budapest.”,”MUNx-019″ “LITVIN Daniel”,”Gli imperi del profitto. La globalizzazione e le responsabilità delle multinazionali.”,”Daniel Litvin si è formato alla London School of Economics e alla Oxford University. Consulente e scrittore, consigliere politico e corrispondente per l’Economist, nel 1996 ha vinto lo Young Financial Journalist of the Year promosso dalla Wincott Foundation. Vive a Londra. Lavoro minorile, infantile. “”E’ sufficiente citare solo alcune delle molte controversie in cui la Nike è stata coinvolta negli anni recenti per illustrare il potenziale illimitato della critica. Un documentario della BBC nel 2000, per esempio, ha scoperto bambini sospettati di lavorare, in una fabbrica appaltatrice per la Nike in Cambogia: un’evidente violazione del codice di comportamento della società che era sfuggita ai suoi controllori. Nike afferma di avere reagito passando al setaccio i dati relativi a tutti i 3800 dipendenti e conducendo interviste faccia a faccia con i lavoratori sospettati di non avere l’età prescritta. Ma anche qui sorse il problema dell’inaffidabilità dei certificati di nascita. La compagnia dovette ammettere che “”anche alla fine di queste procedure, non c’era alcuna sicurezza assoluta di avere risolto il problema””. La Nike avrebbe potuto aggiungere che non vi era alcuna “”sicurezza assoluta”” che in un’altra delle sue 700 fabbriche o nella loro miriade di fornitori, non fosse al lavoro un altro bambino, assunto, poniamo, sulla base di un certificato di nascita falso procurato dai genitori, o che in un’altra fabbrica ancora, i manager, per esempio, non molestino le donne lavoratrici o non intimidiscano gli organizzatori sindacali. Con il sistema del monitoraggio della compagnia alle prese con questi problemi, è facile che ci possano essere dietro l’angolo nuovi scandali per i media occidentali. E certamente ce ne sono stati nel 2001″” (pag 297-298)”,”PVSx-059″ “LITVIN Alter KEEP John”,”Stalinism. Russian and Western views at the turn of the millennium.”,”Alter Litvin is professor of history and historiography at Kazan State University, Tatarstan. John Keep was from 1970 to 1988 a professor of history at the University of Toronto. Introduction, List of abbreviations, Conclusions, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUSS-030-FL” “LITVIN Alter, a cura di John L. H. KEEP”,”Writing History in Twentieth-Century Russia. A View from Within.”,”Alter Litvin is professor of history and historiography at Kazan State University, Tatarstan. John Keep was from 1970 to 1988 a professor of history at the University of Toronto. Preface, Acknowledgements, Appendix: A. Decisions of the NKVD Triumvirate, B. The Hunt for the Party’s Gold, Notes, Conclusion, Bibliography, Index,”,”STOx-053-FL” “LITVINOFF Barnet”,”La lunga strada per Gerusalemme, 1789-1948.”,”Lo storico Barnet Litvinoff si è dedicato a lungo allo studio del sionismo e alla storia recente del popolo ebraico. Biografo di Chaim Weizmann e curatore dei suoi scritti, è autore anche di Israel, Il roveto ardente: storia dell’antisemitismo.”,”EBRx-008-FL” “LITVINOFF Maxim (LITVINOV)”,”The Bolshevik Revolution. Its Rise and Meaning.”,”Maxism Litvinoff (Litvinov) plenipotenziario della governo dei Commissari del popolo russo in Gran Bretagna”,”RUST-171″ “LITVINOV Maksim”,”Cremlino segreto.”,”LITVINOV nacque a Bialystok nel 1876. A 26 anni milita nelle file dei socialdemocratici e finisce in carcere e in esilio. Negli anni della Riv Ott, si lega a STALIN. Negli anni precedenti la 2° GM svolge missioni diplomatiche a Londra e in EU. Poi viene sostituito da MOLOTOV. Ha la fama di esperto ‘europeista’. Fino al 1943 è vice segretario agli esteri. Ritiratosi tre anni dopo, muore a Mosca nel 1952. Il libro contiene le foto della visita in IT (con MUSSOLINI ecc.) e le foto del patto MOLOTOV-RIBBENTROP 1939.”,”RUST-024″ “LITVINOV Maxim”,”Notes for a Journal.”,”LITVINOV, esponente della vecchia guardia del Partito bolscevico, ebbe il controllo degli affari esteri sovietici dal 1926 in avanti. Nel 1930 divenne Commissario per gli Affari Esteri del popolo e tenne questo incarico fino a quando venne rimpiazzato da MOLOTOV nel 1939. Dopo un periodo di eclisse, riemerse come ambasciatore sovietico negli USA alla vigilia di Pearl Harbour. Nel 1943 fu richiamato in Russia per divenire ancora una volta Deputy Commissar for Foreign Affairs. Tenne il posto fino al 1946 e poi cadde in disgrazia. Morì nel 1952.”,”RUST-036″ “LIU SCIAO-TSI”,”La vittoria del marxismo-leninismo in Cina.”,”””Il ritmo di sviluppo dell’ economia non può essere ogni anno lo stesso; in certi anni esso è relativamente alto; in certi altri, relativamente basso; e questo è un fenomeno normale, ma riusciremo a far progredire la nostra economia di anno in anno e a mantenere elevati ritmi.”” (pag 46)”,”CINx-160″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’ altra casta. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. L’ inchiesta sul sindacato.”,”LIVADIOTTI Stefano è un giornalista dell’ Espresso che si occupa di economia e politica con inchieste e reportage. Il settore pubblico. E il confronto con il peso della Confindustria. “”Siamo dunque appena al di sotto della soglia dei 4 milioni. Ma l’Eurispes allarga ancora il campo e si cimenta in una stima di quello che si potrebbe chiamare l’indotto dell’amministrazione statale. “”Il pubblico””, conclude, “”garantisce l’occupazione a oltre 4 milioni e 500 mila lavoratori, pari al 22% dell’intera forza lavoro e al 30% dei dipendenti””. Tanto per avere un’idea, e sempre che la stima sia corretta, vuol dire che il mondo dei pubblici impiegati vale quasi quanto l’intero sistema confindustriale: le 123 mila e 300 imprese aderenti alla potente organizzazione di viale dell’Astronomia totalizzano infatti 4 milioni e 768 mila addetti.”” (pag 122)”,”SIND-079″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’ altra casta. Privilegi, carriere, misfatti, e fatturati da multinazionale.”,”LIVADIOTTI Stefano è una firma dell’ Espresso. Il giro dell’ agricoltura italiana. “”Alesina e Giavazzi si sono presi la briga di fare due conti, che così sintetizzano nel loro ‘Il liberismo è di sinistra’: “”Passando in rassegna i dipendenti pubblici si scopre che quelli occupati negli ospedali, nella polizia, nelle forze armate, nell’amministrazione della giustizia (comprese le carceri), nelle scuole e nelle università sono solo 76 ogni cento. Gli altri 24 sono impiegati altrove, in nessuna di queste attività essenziali””. Illuminante in tal senso è uno studio della Confagricoltura. Dice che in Italia ci sono un milione e mezzo tra coltivatori diretti e imprenditori agricoli. E che praticamente ognuno di loro può contare su un angelo custode dello stato. Sparpagliati tra 50 strutture nazionali, 300 regionali, 104 provinciali, 356 comunità montane e 196 Asl, ci sono 1 milione e 200 mila dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole. Con un costo per il contribuente di 61 miliardi l’anno, che continuerà inevitabilmente a crescere nonostante il progressivo calo del numero dei contadini.”” (pag 123-124)”,”MITT-180″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’altra casta. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. L’inchiesta sul sindacato.”,”Stefano Livadiotti è giornalista dell’Espresso e si occupa di economia e politica con inchieste, interviste e reportage. “”Hanno il monopolio delle pratiche con gli enti previdenziali. Che vale un giro d’affari da 350 milioni l’anno. Al riparo da tasse e controlli. I sindacati ne parlano come di strutture del tutto autonome. Ma intanto ne nominano i vertici e li ospitano nelle loro sedi. Quella del 7 marzo 2001 è una data molto importante per i papaveri del sindacato italiano. E’ stato, infatti, proprio nell’ultimo giorno utile della tredicesima legislatura, in piena zona Cesarini dunque, che il senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di riforma degli istituti di padronato. Nati nell’immediato dopoguerra, i patronati sono le strutture (quelle convenzionate con l’Inps sono 25) di diretta emanazione sindacale che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali, ma anche in quelle per la cassa integrazione, per i sussidi alla disoccupazione, per le indennità di malattia, maternità e mobilità e per i trattamenti di fine rapporto. Passa dagli uffici dei diversi patronati il 93.45% delle richieste di indennità di disoccupazione agricola, il 56.93% delle pratiche per l’avvio della riscossione di una pensione, il 42.35 % delle domande per l’indennità di mobilità. I patronati, insomma, dimostrano di saperci fare davvero, quando si tratta di rastrellare clienti. Anche se alle loro performance non è forse del tutto estranea qualche indebita agevolazione. Come quella di cui hanno goduto fino a soli quattro anni fa: nel modulo dell’Inps per la richiesta della pensione c’era già bella che stampata una casella per indicare l’eventuale patronato prescelto. Un aiutino, direbbero in Tv. Negli anni i patronati si sono dotati di una rete davvero capillare, sul territorio nazionale ma anche oltre confine (…). I patronati, finanziati con una quota dei contributi sociali raccolti dagli enti previdenziali, sono una delle galline dalle uova d’oro del sindacato italiano”” (pag 80-81-82)”,”SIND-129″ “LIVELY Jack”,”The Social and Political Thought of Alexis De Tocqueville.”,”””A more serious threat to the egalitarian ideals of the society would come from an aristocracy which was purely industrial in nature. The progress of mass production and division of labour ha profound social effects. Tocqueville made a distinction here between the effects of democracy as such and the effects of large scale industrialisation. As egalitarian attitudes took root and hereditary disabilities disappeared, so the relation between master and servant, employer and workman, lost meaning in terms of social superiority and inferiority, and became socially neutral contracts between hirers and sellers of labour that created few differences of character or outlook. This was not true, however, within large scale industry. Industrial workmen condemned to a single, mechanical task might become more efficient at that task, but they would be drained of all other capacities, would become helots in the industrial machine. ‘What’, he asked in echo of Adam Smith’s example, ‘can be expected of a man who has pent twenty years of his life making pin-heads?’. While the working population was being thus intellectually debased; the owning and managerial classes were being faced with more difficult and exacting, and consequently more intellectually stimulating problems. Side by side, there grew two classes whose functions and capacities made of them almost two different species (28). At the same time, workers in large scale in industry were in a bad position to defend their economic standards against their employers. Here again the trend within mass industry was opposite to that in democratic society generally. In small industries and agriculture (which in 1840 Tocqueville could say formed the bulk of all national economies), workmen were able to push up the level of wages. Employers were numerous, they were in fierce competition and consequently they found it difficult to act in concert against their employers, while workmen were very little if at all behind employers in intelligence and organisational ability and had often resources to tide them over a strike. With each rise in wages, workmen became more independent, gained more economic power and were therefore in a better position to force further increases; ‘the gradual and progressive raising of wages’, he concluded, ‘is one of the general laws which govern democratic societies’. In large scale industry, the situation differed. Entrepreneurs here were few in number, capable therefore of creating effective combinations against labour, and had sufficient resources behind them to counter any strike threat. Labour, on the other hand, was usually plentiful and difficult to organise for industrial action. In boom periods, large scale industry could attract workpeople by offering much higher wages than agriculture or small industry. Once having been fixed in a particular industrial skill, it was difficult for these workers to move out of the industry again. So, in times of slump, employers could use the pool of unemployed as an instrument to force down the level of wages. If outside large scale industry there was a general upward trend of wages, within it there was a constant tendency towards the impoverishment of workers (29). Moreover, although the whole society was affected by the peculiar instability of capitalist industry, labour was the first to be hit (30). In this way, democratic society produced its own antithesis. Its demand for cheap goods produced an industrial system which tended to divide men into two rigid classes, an aristocracy strong in economic power and organisational skill and a working class which was increasingly debased, impoverished and defenceless against the fluctuations of the economy. There was much in this analysis that anticipated Marx’s views on the future of the capitalist system, without sharing Marx’s metaphysical and historical framework. (…) If Tocqueville’s views on the future and his methods of analysis were nearer to Marx than to the orthodox economists of his time, he shared with Marx also a dislike for the new industrial aristocracy.”” (pag 82-83-84) note: (28) Oeuvres (M) i (ii), 164-6, 185-93. Cf Adam Smith: ‘The Wealth of Nations Book’, ch. I.; (29) Oeuvres (M) i (ii), 197-9; (30) Oeuvres (M), (ii), 163. Oeuvres (B) IX, 59] [Jack Lively, The Social and Political Thought of Alexis De Tocqueville, Oxford, 1965]”,”TEOS-248″ “LIVERANI Mario”,”Uruk, la prima città.”,”LIVERANI Mario Liverani (Roma, 1939) è ordinario di Storia del Vicino Oriente antico all’Università La Sapienza di Roma, dove dirige il Centro interuniversitario di ricerca sul Sahara antico. Accumulazione primitiva e innovazioni tecniche (pag 19-) Collasso del sistema proto-statale (pag 107)”,”STAx-288″ “LIVERANI Mario”,”L’origine delle città. Le prime comunità urbane del Vicino Oriente.”,”Mario Liverani (Roma, 1939) è stato professore di storia del Vicino Oriente Antico nell’Università La Sapienza di Roma. Ha partecipato a scavi e ricerche nelle località più interessanti del Vicino Oriente. Autore di diversi saggi sulle città antiche, collabora a riviste specializzate italiane e straniere.”,”STAx-026-FSD” “LIVERGOOD Norman D.”,”Activity in Marx’s Philosophy.”,”””Life is not determined by consciousness, but consciousness by life”” (Marx, German Ideology) (pag 1, in apertura) The cure of society. General Method. L’importanza della teoria che deve portare all’azione. (pag 33)”,”MADS-700″ “LIVERIS Andrew N.”,”Make it in America. The case for Re-Inventing the Economy.”,”LIVERIS Andrew N. chairman and Ceo The Dow Chemical Company.”,”USAE-093″ “LIVESAY Harold C., a cura di Oscar HANDLIN”,”Samuel Gompers and Organized Labor in America.”,”””No officer of the Knights of Labor or of a trade union spoke at the Haymarket rally. Anarchism, moreover, played no part in the program of either. The public, howerer, convicted organized labor by implication.”” (pag 83) “”I Cavalieri del Lavoro soffrirono molto dalle conseguenze vendicative della vicenda di Haymarket. L’ organizzazione perciò declinò. A Gompers e ai suoi simpatizzanti, il maggio 1886 si presentò come una crisi. Assediati dal sindacalismo duplice dei Knights e intralciatia ad ogni svolta dell’ ostilità pubblica, essi decisero di agire. Peter J. McGuire del Brotherhood of Carpenters fece appello per una conferenza sindacale nazionale a Filadelfia il 17 maggio. Gompers la ridefinì come “”la più grande assemblea dei dirigenti sindacali a cui avesse mai partecipato fino a quel tempo””. (…)”” (pag 83)”,”MUSx-196″ “LIVET Georges”,”Las guerras de religion (1559-1598).”,”Studiando i tre grandi fattori di mortalità eccezionale, la peste, la guerra e la fame, MOLS dà un peso molto importante agli effetti demografici della guerra. (pag 86) (R. MOLS, Introduction à la demographie historique des villes d’ Europe du XIV au XVIII siecle. LOVAINA, 1954-56 3 tomi)”,”FRAA-051″ “LIVI BACCI Massimo”,”La popolazione nella storia d’ Europa.”,”L’A descrive mille anni di storia della popolazione europea, sulla base di un’analisi puntuale dei principali fattori che hanno determinato le fasi di espansione e quelle di ristagno o di crisi. Dopo aver illustrato e commentato i dati numerici in cui si può sintetizzare tale storia, dalle poche decine di milioni di abitanti di inizio millennio ai settecento milioni attuali, LIVI-BACCI-M indaga i condizionamenti spaziali, alimentari, quelli operati da microbi ed epidemie, dalla peste al colera. Una sezione è dedicata al funzionamento del sistema demografico prima della rivoluzione industriale, con particolare attenzione al ruolo regolatore dei matrimoni e delle migrazioni. Gli ultimi due capitoli sono dedicati rispettivamente alla grande svolta demografica dell’ Ottocento e alle ultimissime tendenze che segnano la fine di un ciclo.”,”DEMx-018″ “LIVI BACCI Massimo DEL PANTA Lorenzo PINTO Giuliano SONNINO Eugenio”,”La popolazione italiana dal Medioevo a oggi.”,”Nuovo profilo storico della popolazione italiana dall’ alto medioevo fino ai nostri giorni. Filo conduttore del volume è la ricostruzione dei più significativi fenomeni demografici nei diversi periodi storici. La lunga depressione dell’ alto medioevo, cui fanno seguito la crescita demografica e lo sviluppo dell ‘urbanesimo nei primi secoli del nuovo millennio. Il grande ciclo della peste, iniziato con la pandemia del 1348, che condiziona pesantemente la crescita complessiva della popolazione (dai 12,5 milioni del 1300 ai 7,5 della metà del XV secolo), ma anche la sua struttura demografica e sociale. La faticosa ripresa, che permetterò di recuperare i livelli demici precedenti alla peste solo alla fine del XVI secolo. Infine una lunga fase di lenta evoluzione, caratterizzata dal rarefarsi delle grandi crisi e da un inizio di modernizzazione del tessuto economico e sociale, che ha posto”,”DEMx-019″ “LIVI BACCI Massimo DEL PANTA Lorenzo PINTO Giuliano SONNINO Eugenio”,”La popolazione italiana dal Medioevo a oggi.”,”PINTO-G (Firenze, 1943) è ordinario di Storia medievale nella facoltà di Lettere della Università di FIRENZE. BIBLIOGRAFIA: – “”La Toscana nel tardo medioevo””. FIRENZE, 1982. – “”Città e spazi urbani nell’Italia medievale””. BOLOGNA, 1996. SONNINO-E (Roma, 1938) è ordinario di Demografia nella facoltà di Scienze statistiche dell’ Università “”LA SAPIENZA”” di ROMA, dove tiene anche l’insegnamento di Demografia storica. BIBLIOGRAFIA: – “”Ricerche sullo spopolamento in Italia: 1871 – 1971. L’evoluzione del fenomeno e alcuni suoi riflessi sulla recente dinamica demografica””. ROMA, 1979. – “”Demografia e società in Italia””. ROMA, 1989.”,”DEMx-019-B” “LIVI BACCI Massimo”,”Avanti giovani, alla riscossa. Come uscire dalla crisi giovanile in Italia.”,”””Gli studi debbono essere completati nei tempi prescritti. Il tempo eccessivo impiegato nel compiere il percorso è un elemento negativo di valutazione del mercato del lavoro. Perché assumere un trentenne neolaureato – magari senza esperienza di vita autonoma e di lavoro – e non un diplomato assai più giovane e con esperienza lavorativa?”” (pag 100) LIVI BACCI è professore di demografia nell’Università di Firenze.”,”GIOx-074″ “LIVI BACCI Massimo MARTUZZI VERONESI Fosca a cura; saggi di PETTENER Davide GUERESI Paola SANTINI Antonio VENTISETTE Moreno SALVINI Silvana ANGELI Aurora DEL PANTA Lorenzo DE SANTIS Gustavo CAMMELLI Andrea VENTURINI Alessandra RETTAROLI Rosella RICCI Renzo TASSINARI Franco TASSINARI Giorgio”,”Le risorse umane del Mediterraneo. Popolazione e società al crocevia tra Nord e Sud.”,”””Nei paesi di nuova immigrazione sta crescendo l’esigenza di conoscere quale sia l’evoluzione delle sottopopolazioni che si vengono a formare con i flussi migratori, in che misura esse contribuiscano alla crescita della popolazione, e come l’eterogeneità di gruppi, diversi per stadio di transizione demografica, si ricomponga nel tempo. La prima parte del problema è relativa ai differenziali di crescita naturale e migratoria della popolazione straniera rispetto ai nazionali; la seconda allo scambio che più di ogni altro può indicare il livello di integrazione; i matrimoni misti. In Francia la proporzione dei matrimoni misti sul totale aumenta dal 6.4% nel 1981 all’8% nel 1984. I più frequenti sono i matrimoni tra uno straniero ed una francese, e ciò si spiega con la preponderanza dei maschi nei flussi migratori. Questo tipo di unione è comunque una funzione diretta sia della durata di soggiorno individuale nel paese di arrivo, sia dell’anzianità dell’immigrazione dell’intera comunità [Muñoz Perez e altri 1984]. La tendenza degli stranieri più giovani ad assumere i comporamenti del paese ospite è facilmente visibile dalla tabella 9″” (pag 300) [Rossella Rettaroli, Migrazioni e politiche migratorie]”,”DEMx-063″ “LIVI-BACCI Massimo”,”Storia minima della popolazione del mondo.”,”LIVI-BACCI insegna Demografia nell’Univ di Firenze. Dal 1989 al 1993 è stato P dell’ International Union for the Scientific Study of Population.”,”DEMx-017″ “LIVI-BACCI Massimo”,”In cammino. Breve storia delle migrazioni.”,”Massimo Livi-Bacci. Professore emerito dell’Università di Firenze e Socio dell’Accademia dei Lincei. “”Il trentennio tra il 1914 e il 1945 può essere interpretato anche come una parentesi, aperta e chiusa dai due catastrofici periodi bellici che ha interrotto l’azione delle forze di lungo periodo che hanno dominato Ottocento e Novecento. Si può ipotizzare che, senza quella parentesi, la grande migrazione transoceanica si sarebbe esaurita con maggiore gradualità e che le migrazioni interne all’Europa si sarebbero sviluppate in funzione dei cambiamenti strutturali – agricoli e industriali – delineati nell’Ottocento. Nel cinquantennio precedente alla Prima guerra mondiale, la crescita dell’industria e l’emergere della globalizzazione avevano rafforzato le migrazioni all’interno dell’Europa, specialmente verso la Francia, la Svizzera, il Belgio e la Germania. Quattro espatriati italiani su dieci, tra il 1890 e il 1915, avevano destinazioni europee. Tra le due guerre questi fenomeni si attenuano fortemente per due ragioni che agiscono in successione. La prima è il dissanguamento – letterale – delle generazioni più giovani nelle operazioni militari. La seconda risiede nella depressione economica generalizzata, nella crescita della disoccupazione, nelle politiche economiche protezioniste, negli stretti controlli – in entrata ed in uscita – particolarmente dei paesi con regimi dittatoriali. Tuttavia i flussi intraeuropei non si arrestarono del tutto e ripresero nelle note direzioni. Negli anni ’20 riprese l’immigrazione verso la Francia – che aveva subito perdite altissime in guerra, con 1,4 milioni di morti e 1,5 milioni di invalidi – che vide un aumento netto di quasi due milioni di persone, principalmente polacchi e italiani. C’era da ricostruire le infrastrutture, da riempire i vuoti nella forza lavoro impiegata nell’estrazione del carbone, nelle manifatture, in agricoltura. (…) Nel periodo tra le due guerre il dualismo dell’Europa, costituito da un’area nordoccidentale più ricca e industrializzata e un’area meridionale e orientale assai più povera, ancora fortemente rurale, si incrocia con un dualismo demografico, caratterizzato dal rallentamento nella prima e dalla crescita ancora robusta nella seconda. Le migrazioni per lavoro, nonostante la crisi economica e i conflitti, continuano a prodursi verso le regioni a demografia debole ed economia forte. Questi movimenti strutturali riprendono con forza nel quarto di secolo successivo alla conclusione della Seconda guerra mondiale, caratterizzato dall’uscita dell’intera Europa orientale dall’economia di mercato e dalla forte crescita nel resto del continente”” (pag 78-79)”,”DEMx-077″ “LIVI-BACCI Massimo MONTANARI Massimo ALBINI Giuliana CASARINO Giacomo MAZZI Maria Serena e altri”,”Problemi di storia demografica nell’Italia medievale. Relazioni.”,”Tra i vari saggi si sono quelli di Giacomo Casarino, ‘Mondo del lavoro e immigrazione a Genova tra XV e XVI secolo’, ‘La peste a Firenze nel Quattrocento’ di Maria Serena Mazzi, ‘Strutture familiari e forme di conduzione fondiaria durante il Medioevo’ di Massimo Montanari.”,”DEMx-003-FSD” “LIVI-BACCI Massimo”,”La popolazione nella storia d’Europa.”,”La grande trasformazione (1800-1914) “”Sulla disponibilità di energia, C.M. Cipolla, ‘Uomini, tecniche, economie’, Feltrinelli, Milano, 1966. Le stime del reddito pro capite sono dovute a A. Maddison, ‘Monitoring the World Economy, 1820-1992′, Oecd, Paris, 1995; queste sono basate sulla conversione del prodotto in unità monetarie (dollari 1990) aventi parità di potere d’acquisto (Ppp o Purchasing power parity), rendendo così compatibili valori di paesi diversi e in tempi diversi. Sulla proporzione della popolazione attiva in agricoltura si veda ancora Cipolla, op. cit.; P. Bairoch, Agriculture and the industrial revolution’, III. The Industrial Revolution’, Collins, Glasgow, 1973; B.R. Mitchell, European Historical Statistics, 1750-1975, Macmillan, London, 1980. Sullo sviluppo e produttività in agricoltura e rivoluzione agricola si veda F. Dovring, ‘The transformation of European agriculture’, in H. Habakkuk e M. Postan (a cura), ‘The Cambridge Economic History of Europe’, vol. VI, The Industrial Revolutions and After, Cambridge, 1965; Bairoch, ‘Agriculture’, cit.,; Id., ‘The impact of crop yelds, agricultural productivity and transport costs on urban growth between 1800 and 1910, in A. van der Woude, J. De-Vries, A. Hayami (a cura), ‘Urbanization in History’, Oxford University press, Oxford, 1990; D. Grigg, The Transformation of Agriculture in the West, Basil Blackwell, Oxford, 1992″” (pag 277) (Note) (bibliografia ragionata)”,”DEMx-009-FSD” “LIVI-BACCI Massimo DEVE ARRIVARMI UNA COPIA INTEGRA PERCHE’ QUESTA MANCA DI 32 pagine”,”La geodemografia. Il peso dei popoli e i rapporti tra stati.”,”Il libro tratta aspetti diversi del rapporto tra demografia e politica e dedica pagine allo studio delle conseguenze dei mutamenti demografici sui rapporti tra regioni e paesi del mondo, visti con l’aiuto della Geodemografia, che non è una nuova disciplina, ma una prospettiva, un modo di considerare le popolazioni, e i fenomeni che le condizionano, per gli effetti che provocano sul piano politico, soprattutto internazionale. Basti pensare alla profonda rivoluzione dell’ultimo secolo, alla progressiva riduzione del peso demografico dell’ Europa e all’ esplosione di quella del continente Africano; ai cambiamenti di direzione, di volume e di caratteristiche dei flussi migratori; ai diversissimi livelli di riproduttività di paesi ed etnie; alla crescita vorticosa dei grandi aggregati urbani. Fenomeni che sollecitano, scuotono e modificano i rapporti tra Stati e regioni del mondo e influiscono sulle scelte politiche, con forza e velocità variabili e spesso imprevedibili. La Geodemografia, che studia questi fenomeni, offre sostegno alla Geopolitica. Anzitutto nel medio-lungo periodo, la moderna transizione demografica, da un regime di alta, a uno di bassa natalità e mortalità, cambia fortemente i rapporti numerici tra popolazioni. In questa fase storica coesistono paesi in rapida crescita, che hanno iniziato tardi la transizione, e paesi in declino, che l’hanno terminata da tempo. Il numero non è necessariamente ‘potenza’, ma è banale dire che a parità di altri fattori un paese ‘grande’ ha, normalmente, un peso politico, culturale, economico proporzionalmente più grande di uno ‘piccolo’. Anche se la storia ci fornisce non poche eccezioni a questa regola: piccoli paesi, o stati, che hanno dominato il mondo: Atene, Venezia, l’ Olanda, il Portogallo, l’ Inghilterra nel passato, o potenze finanziarie mondiali come il Qatar o Singapore. Le dimensioni demografiche, in sé, hanno poca influenza sul livello di sviluppo di un paese e sul benessere della propria popolazione, ma hanno forte rilevanza sul piano internazionale. A parità del livello di sviluppo, un paese grande potrà, più di uno piccolo, destinare risorse per promuovere lo sviluppo di paesi poveri, con donazioni, prestiti, aiuti alimentari, farmaci e presidi medici, investimenti strategici. O, sul piano negativo, fornendo armi, missili, aerei, blindati e knowhow militari. L’ influenza politica, economica e culturale del paese grande sarà proporzionalmente maggiore di quella del paese piccolo. Però se associamo queste ovvie considerazioni ai movimenti demografici, non poche sono le sorprese. La Cina conteneva quasi due quinti della popolazione del pianeta nel 1800, ma la sua quota si ridurrà a un settimo nel 2050; l’ Europa, all’inizio del ‘900 ospitava un quarto della popolazione mondiale, ma varrà un modesto dodicesimo alla metà del secolo; speculare a quello europeo è il cammino dell’ Africa: da un dodicesimo del 1900 a un quarto del 2050. (Livi-Bacci)”,”DEMx-079″ “LI-VIGNI Benito”,”La grande sfida. Mattei, il petrolio e la politica.”,”Benito Li Vigni è dirigente di azienda industriale, giornalista, collaboratore di giornali e riviste. E’ autore di alcuni libri tra cui ‘Omicidi Eccellenti’ (1995) Giulio Sapelli è titolare della cattedra di Storia economica presso l’Università Statale di Milano. “”Con la scelta della diversificazione, l’Eni non era semplicemente la compagnia petrolifera di Stato, ma un pezzo importantissimo dello “”Stato imprenditore”” impegnato in una politica occupazionale, soprattutto nel Mezzogiorno, in settori che ne offrissero la possibilità. D’altra parte una legge del 1957 sanciva per le partecipazioni statali l’obbligo di destinare nel Mezzogiorno almeno il 40% dei nuovi investimenti. Così, fin dai primi mesi del 1958 l’impegno meridionalistico di Mattei prese corpo soprattutto nei settori dell’industria del petrolio e del gas, della chimica e dell’energia nucleare. Vaste zone della Sicilia, della Puglia e della Lucania che vivevano di pastorizia, di agricoltura e di emigrazione, immerse nel loro secolare silenzio, furono scosse dal fragore del lavoro e della speranza (…). Pochi si resero conto che la linea della integrazione avrebbe profondamente modificato nel modo di essere e di operare ancor prima che nelle strutture l’impresa creata da Enrico Mattei. Ma nessuno aveva previsto, tranne lo stesso Mattei, che il processo di integrazione avesse naturalmente anche i suoi svantaggi; più propriamente i suoi limiti. Con incredibile lucidità dedicò all’analisi dell’integrazione un brano della sua relazione tenuta nel settembre del ’54 al III Convegno Nazionale del Metano a Piacenza. Disse al riguardo: «A mano a mano che si accrescono le dimensioni del gruppo, diventa più complesso di coordinare e controllare aziende dedite ad attività diverse. Di solito, i vantaggi derivanti dall’integrazione compensano il maggior costo dell’opera di controllo; ma certamente il pericolo dell’espandersi esiste, ed è saggezza di chi detiene le redini del comando saperlo prevenire, fronteggiare appena si affaccia, dare al momento opportuno la decisiva e saggia battuta d’arresto. Confermano l’importanza di tutto ciò certi limiti economici; spingere oltre un certo grado l’immobilizzo, sia in capitale fisso, sia in capitale circolante, rende in definitiva precaria la struttura finanziaria di un gruppo; diminuire la capacità di un pronto adattamento alle mutevoli vicende dei mercati fa sì che una crisi che eventualmente coinvolga un settore del gruppo si ripercuota sugli altri settori, anche se per questi ultimi permangono favorevoli condizioni di mercato. «Un gruppo che abbia spinto eccessivamente l’integrazione fuori dei campi cosiddetti complementari, può diventare il classico colosso dai piedi d’argilla. E spesso è tenuto insieme soltanto dalla tenacia di una persona, scomparsa la quale crolla anche l’opera compiuta». Il brano si rivelerà profetico: lo sviluppo – voluto o imposto – fuori dai campi complementari e l’eccesso di capitalizzazione saranno due caratteristiche decisamente negative della gestione dell’Eni e che cominceranno a rivelarsi con chiarezza dopo la morte di Enrico Mattei”” (pag 76-77)”,”ITAE-376″ “LI-VIGNI Fiorinda”,”La comunanza della ragione. Hegel e il linguaggio.”,”Fiorinda Li-Vigni è dottore di ricerca in filosofia e collaboratrice dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Lavora inoltre da molti anni come traduttrice e coordinatrice di testi alla Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.”,”HEGx-024-FL” “LI-VIGNI Fiorinda”,”Jacques D’Hondt e il percorso della Ragione Hegeliana.”,”Fiorinda Li-Vigni è dottore di ricerca in filosofia e collaboratrice dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Lavora inoltre da molti anni come traduttrice e coordinatrice di testi alla Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche. Jacques D’Hondt nasce a Tours il 17 aprile del 1920, da una famiglia di condizione modesta: il padre operaio, la madre istitutrice. A dieci anni comincia a frequentare il Liceo di Tours. Nel 1934, in un clima esacerbato dalle manifestazioni reazionarie, antisemite e xenofobe, aderisce alla Gioventù comunista e svolge un’intensa attività di propaganda. Lascerà il partito più di trent’anni dopo, nel 1968. Insegna al liceo Tolosa per due anni, per ottenere infine, nel 1951, un posto di professore al liceo di Poitiers. Entra infine nel 1964 all’Università, dove ottiene nel 1969 la cattedra di professore di filosofia. Vi rimarrà fino al 1987, quando andrà in pensione. A Poitiers fonda, nel 1970, il Centre de Recherche et de Documentation sur Hegel et Marx.”,”HEGx-029-FL” “LI-VIGNI Fiorinda”,”Il concetto di ‘astratto’ nel giudizio sulla Rivoluzione francese. Burke, Maistre, Cuoco, Hegel, Marx.”,”LI-VIGNI Fiorinda Capitolo I. Edmund Burke: una battaglia di civiltà contro i sofismi metafisici Capitolo II. Joseph De-Maistre: il dogma al servizio del potere Capitolo III. Vincenzo Cuoco: la critica all’ ‘idealismo’ rivoluzionario Capitolo IV. Hegel: la differenza nella libertà (1. La natura filosofica della Rivoluzione francese, 2. La critica hegeliana dell’astrattezza rivoluzionaria, 3. La rilettura della ‘Repubblica’ di Platone: la natura dell’ ‘ideale’ e la costituzione ‘vera’, 4. La critica allo Stato politico del giovane Marx “”Certamente non mancano nelle opere di Marx ed Engels riferimenti, anche positivi, al tema della democrazia. Nella ‘Critica del diritto statuale hegeliano’ Marx difende ad esempio l’idea della “”vera democrazia””. In questo testo, tuttavia, il termine è inteso come espressione di un umanesimo integrale, che mira a superare la scissione fra ‘bourgeois’ e ‘citoyen’. L’obiettivo, come scrive Cesare Luporini, non è la realizzazionde della democrazia quale forma perfetta di costituzione politica, ma l’abolizione stessa dello Stato in quanto forma di potere separata dalla società, vale a dire il “”riassorbimento della ‘politica’ nella ‘socialità’ (159). Per il Marx del 1843 – e non solo – la richiesta del suffragio universale è intesa come un’arma dialettica destinata a realizzare la simultanea abolizione dello Stato e della società civile (160). In una minuziosa e accorta lettura degli scritti politici, Jacques Texier ha recentemente sostenuto la tesi secondo la quale Marx ed Engels, pur rimanendo sempre fedeli a un progetto rivoluzionario, avrebbero tuttavia difeso nella sostanza la democrazia e i metodi democratici. Una progressiva evoluzione li avrebbe indotti a indicare la possibilità di una doppia via per giungere al socialismo: quella “”non violenta”” dei paesi anglosassoni e in particolare dell’Inghilterra, dove la classe operaia già costituiva la maggioranza della popolazione e poteva volgere a suo favore l’uso del suffragio universale, e quella invece necessariamente violenta da intraprendere nel più arretrato continente (161). È tuttavia nel 1895, con l’ ‘Introduzione’ a ‘Le lotte di classe in Francia’ che Engels procederebbe, secondo Texier … …. finire (pag 215-216) note.”,”TEOC-811″ “LIVINGSTON Jon MOORE Joe OLDFATHER Felicia a cura; testi di EW.G. BEASLEY G.B. SANSOM T.C. SMITH Hugh BORTON Yazaki TAKEO E.H. NORMAN James CROWLEY Walter McLAREN Fukutake TADASHI Herbert PASSIN Peter DUUS George O. TOTTEN Matsukata KOJIRO Arthur YOUNG T.A. BISSON G.C. ALLEN William LOCKWOOD John C. EMMERSON R.P. DORE Ayusawa IWAO e altri”,”Imperial Japan 1800-1945.”,”Testi di: EW.G. BEASLEY, G.B. SANSOM, T.C. SMITH, Hugh BORTON, Yazaki TAKEO, E.H. NORMAN, James CROWLEY, Walter McLAREN, Fukutake TADASHI, Herbert PASSIN, Peter DUUS, George O. TOTTEN (il primo movimento socialista), Matsukata KOJIRO (classe operaia), Arthur YOUNG, T.A. BISSON, G.C. ALLEN, William LOCKWOOD, John C. EMMERSON (PC Jap), R.P. DORE, Ayusawa IWAO e altri.”,”JAPx-009″ “LIVIO Tito”,”Storia romana. Volume primo.”,”Tito LIVIO (59 aC – 17 dC) storico latino nato a Padova. La sua storia di Roma ‘Ab urbe condita libri’ è la glorificazione di Roma repubblicana non esente da un certo pessimismo sulle sorti dell’ urbe. Comprendeva 142 libri: ne restano 35 (I-X e XXI-XLV), gli altri sono noti attraverso sommari e compendi (Floro). I libri furono raggruppati in deche. La narrazione è influenzata dalle teorie retoriche isocratee della storia (come diletto e ammaestramento) e dalla storiografia ellenistica (discorsi, protagonisti eroicizzati). Lingua e stile sono ricchi e poetici. (EG Garzanti) L’ esercito romano comandato dai Dieci consoli. La guerra contro i Sabini. “”Non fu punto meglio governata la repubblica nella milizia che a casa. Ma la colpa de’ capitani fu solamente questa, ch’essi avevano in modo fatto ed eransi portati in cotal maniera, ch’erano in odio a’ soldati. Tutto il resto della colpa fu de’ soldati, i quali, acciocchè non si facesse cosa alcuna felicemente sottoil capitano de’ Dieci, si lasciavano vincere con grande loro vergogna e de’ capitani. Gli eserciti erano stati battuti e cacciati ad Ereto da’ Sabini e dagli Equi in Algido. Da Ereto partendosi come in fuga a mezza notte s’ erano accampati e fortificati in un luogo rilevato presso a Roma, tra Fidena e Crustumeria; ed essendo perseguitati da’ nemici, non s’ ardirono mai d’ uscire loro incontro alla campagna, ma si difendevano con la fortezza del sito e delle munizioni. In Algido fu commesso maggior viltà e fu ricevuto maggior danno, perché l’ esercito perdette gli alloggiamenti e, sogliato di tutt’i suoi arnesi si rifuggì in Tuscolo, a vivere alla fede e descrizione degli amici forestieri, la qual però non mancò punto loro. Tante furono le spaventevoli novelle, le quali furono rapportate a Roma, che i Padri, posto giù ormai l’ odio de’ Dieci, consigliarono che si facessero le guardie per la terra, e che a tutti quelli che fossero d’ età da portare armi fosse comandata la guardia delle mura e delle porte e che a Tuscolo si mandassero l’ armi in supplimento per riarmare i soldati; e che i Dieci , partendosi di Tuscolo, alloggiassero i soldati alla campagna.”” (pag 280)”,”STAx-156″ “LIVIO Tito”,”Storia romana. Volume terzo.”,”Morte Fabio, suo ruolo in salvataggio Roma (pag 540) Colloquio trattative pace guerra Annibale – Scipione alla vigilia della battaglia (pag 547) Gli Scipioni in Spagna. Marzio. Questione militare. Attacco a sorpresa. “”Prendiamo adunque animo a far quello che non si può credere che mai ardissimo di fare; e questo, certo, perciocch’ei pare cosa molto difficile, ci verrà agevolmente fatto. Io vi condurrò per tanto chetamente sulla terza vigilia della notte. Io sono certificato nel campo non si osservare alcun ordine di guardie, e le poste essere mal fornite e deboli; come si leverà il grido e il romore in sue le porte, al primo assalto saremo signori degli steccati, e trovandogli allora avviluppati nel sonno, e spaventati dal subito tumulto, e disarmati e ne’ letti, ne farete quello strazio e quella uccisione, dalla quale tanto vi contristavate che ieri vi avessi ritratti. Io so che questo consiglio par troppo ardito ed animoso, ma nelle cose avverse e deboli gli animosi partiti sono sopra gli altri sicurissimi, ed essendo noi quasi come sul punto della occasione, della quale sempre passa velocemente l’ opportunità, stando a badare nè la sapendo al tempo pigliare, dobbiamo pensare che, quando ella sarà passata, l’ uomo poi se ne lamenta indarno. Uno esercito è qui vicino, due non sono troppo lontani; assaltando ora i nemici, se pure ei non ci fosse altro vantaggio, l’ opportunità in qualche modo è pari, e voi già avete fatto esperimento e delle forze vostre e delle loro. Se noi indugiamo, e se ci stiamo contenti della riputazione acquistata nello assalto del giorno passato, noi portiamo pericolo ch’ essi si uniscano insieme tutt’i capitani, e tutte le genti de’ nemici.”” (pag 153-154)”,”STAx-157″ “LIVIO Tito”,”Libro I delle storie.”,”””La dignità senatoria si conseguiva mediante l’ elezione (senatores elegebantur), e non era ereditaria; ma i discendenti dai senatori costituivano la nobiltà romana, e si chiamavano patrizi (patricii, idest qui patrem ciere possunt). Questi solamente erano pienamente cittadini e godevano di tutti i diritti religiosi, politici e civili. Un ceto particolare, che veniva quanto a dignità subito dopo i patrizi, era, fin dai tempi primitivi, costituito dagli equites (…)””. (pag 35-36) “”Un decisivo passo in avanti della legislazione romana ci è dato dalle riforme militari e finanziarie di Servio Tullio. (…)””. (pag 37) “”Le riforme di Servio e la sua saggia costituzione timocratica furono decisive per le sorti di Roma, e segnano una delle più importanti pietre miliari della storia di essa. Il nome di questo re fu celebrato e rimase in venerazione nel cuore della plebe, che lo onorava nelle nundine (…)””. (pag 39)”,”STAx-173″ “LIVIO BIANCO Dante”,”Guerra partigiana.”,”LIVIO BIANCO Dante nato nel 1909, avvocato, scomparso nel 1953 in una sciagura alpinistica. Fece parte della prima pattuglia della resistenza piemontese, e nel 1945 successe a Duccio Galimberti nel comando di alcune formazioni di Giustizia e Libertà. La militarizzazione delle formazioni partigiane. “”L’unità fondamentale è costituita dalla “”banda”” che, segnatamente nel II Settore, per parecchio tempo coinciderà sostanzialmente con la “”valle”” (comandante di banda e comandante di valle sono tutt’uno); la banda si articola su “”distaccamenti””, e i distaccamenti su “”squadre””. I comandanti sono investiti di una effettiva autorità, e possono contare sull’obbedienza dei dipendenti. La disciplina è severa, e talvolta anche rigorosa. I vari servizi, a cominciare da quello, tanto delicato ed importante per una formazione partigiana, della guardia e dell’avvistamento, vengono organizzati nel modo più regolare, con turni, ispezioni, ecc. Ogni partigiano ed ogni reparto ha la sua dotazione di armi e di materiali, di cui risponde. Gli atti di indisciplina e le scorrettezze vengono puniti con sanzioni varie, che vanno, per esempio, dalla esclusione, per un periodo determinato, dalla distribuzione di tabacco, al raddoppiamento dei turni di guardia, alla espulsione dalla banda, al “”palo””. Per i reati più gravi funziona il tribunale di banda e si arriva anche alla fucilazione. Si tende già ad una specializzazione, ad una specificazione dei compiti nell’interno dei reparti: in certe bande, per esempio, si attua una suddivisione dei partigiani in “”squadre d’assalto”” e “”squadre logistiche””, queste ultime formate anch’esse da combattenti ma essenzialmente di seconda linea, e col compito immediato di provvedere, durante le operazioni, ai trasporti di viveri e materiali, con conseguente alleggerimento delle forze di prima schiera. Si cura al massimo l’inquadramento dei reparti, preoccupandosi non solo degli ufficiali, ma anche dei sottoufficiali. Ognuno ha le sue mansioni e la sua competenza, si fanno corsi di addestramento (per esempio per sabotatori), si costituiscono dei piccoli reparti specializzati (per esempio di esploratori), si organizza l’intendenza: è come un piccolo esercito che si va creando, coi suoi apparati di comando, coi suoi servizi, colla sua “”naja””.”” (pag 53-54)”,”ITAR-203″ “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume I.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-081-FL” “LIVIO Tito, a cura di Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume II.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-082-FL” “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI e Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume quarto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-115-FL” “LIVIO Tito, a cura di Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume quinto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-116-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-121-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione. Volume sesto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Bianca Ceva (1897-1982) è stata a lungo professoressa di Lettere nel Licei classici. Mario Scàndola ha insegnato Lettere nei Licei.”,”STAx-122-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Bianca Ceva (1897-1982) è stata a lungo professoressa di Lettere nel Licei classici. Mario Scàndola ha insegnato Lettere nei Licei.”,”STAx-123-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di F.W. WALBANK”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-124-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di John BRISCOE”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-125-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Patrick G. WALSH”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Luigi Galasso insegna Filologia classica all’Università di Pavia. Patrick G. Walsh è stato professor Emeritus of Classics all’Università di Glasgow.”,”STAx-126-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Marzia Bonfanti si è laureata a Pisa con Gian Biagio Conte con una tesi in Letteratura latina. Collaboratrice della casa editrice Le Monnier. Svolge attività di ricerca presso il Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale di Pisa.”,”STAx-127-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Plinio FRACCARO”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Michela Mariotti ha studiato Letteratura Latina a Pisa con Gian Biagio Conte. Si è dedicata in particolare a petronio, argomento della tesi di dottorato (Pisa 1997). Da anni lavora nell’editoria scolastica per i testi classici.”,”STAx-128-FL” “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI”,”Storia di Roma. Volume terzo.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-131-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Hippolyte TAINE”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Hippolyte Taine (1828-1893) fu filosofo, saggista, romanziere e storico tra i puù importanti e noti del suo tempo per la novità delle sue vedute e l’eleganza dello stile.”,”STAx-132-FL” “LIVORSI Franco a cura; testi di Antonio LABRIOLA Giuseppe TONIOLO Gaetano MOSCA E.S. SONNINO Giovanni GIOLITTI Romolo MURRI Vilfredo PARETO confronto tra Filippo TURATI e Arturo LABRIOLA Filippo Tommaso MARINETTI Enrico CORRADINI Gaetano SALVEMINI Arturo LABRIOLA Benito MUSSOLINI Leonida BISSOLATI Benedetto CROCE Filippo MEDA Filippo CORRIDONI Gabriele D’ANNUNZIO Amadeo BORDIGA Luigi STURZO Giacinto Menotti SERRATI Antonio GRAMSCI Palmiro TOGLIATTI Piero GOBETTI Luigi REPOSSI Guido DORSO Giovanni GENTILE Luigi SALVATORELLI Carlo ROSSELLI Ugo SPIRITO Rodolfo MORANDI Dino GRANDI C. MARCHESI”,”Il pensiero politico italiano 1893 – 1943. L’ età liberale la grande guerra tra rivoluzione e reazione fascismo e antifascismo.”,”Testi di Antonio LABRIOLA, Giuseppe TONIOLO, Gaetano MOSCA, E.S. SONNINO, Giovanni GIOLITTI, Romolo MURRI, Vilfredo PARETO, confronto tra Filippo TURATI e Arturo LABRIOLA, Filippo Tommaso MARINETTI, Enrico CORRADINI, Gaetano SALVEMINI, Arturo LABRIOLA, Benito MUSSOLINI, Leonida BISSOLATI, Benedetto CROCE, Filippo MEDA, , Filippo CORRIDONI, Gabriele D’ANNUNZIO, Amadeo BORDIGA, Luigi STURZO, Giacinto Menotti SERRATI, Antonio GRAMSCI, Palmiro TOGLIATTI, Piero GOBETTI, Luigi REPOSSI (operaio comunista deputato, dichiarazioni alla Camera contro il fascismo, 1924), Guido DORSO, Tesi di Lione, Giovanni GENTILE, Luigi SALVATORELLI, Carlo ROSSELLI, Ugo SPIRITO, Rodolfo MORANDI, Dino GRANDI, C. MARCHESI.”,”ITAB-025″ “LIVORSI Franco”,”Turati. Cinquant’anni di socialismo in Italia.”,”LIVORSI (Torino 1941) professore associato di storia delle dottrine politiche, docente di filosofia della politica presso l’ Università di Torino, ha curato e introdotto diversi e importanti testi di carattere storico scientifico politico. Ha pubblicato ‘Amedeo Bordiga. Il pensiero e l’ azione politica, 1912-1970′ (1976), ‘Utopia e totalitarismo’ (1979).”,”TUFx-005″ “LIVORSI Franco”,”Stato e libertà. Questioni di storia del pensiero politico. Da Socrate a Popper.”,”LIVORSI Franco Gramsci e Mussolini interventisti. “”Gramsci, allora ventitreenne, fu anzi influenzato dalle prime posizioni filointerventiste di Mussolini, scrivendo pure, nell’ottobre del 1914, un articolo che riecheggiava sin dal titolo quello che costò a Mussolini la sconfessione da parte del PSI, con sue dimissioni dalla direzione del quotidiano socialista, fondazione di un altro giornale e relativa espulsione dal partito. Mussolini aveva infatti pubblicato, il 18 ottobre, sull”Avanti!’, il testo ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante’. Gramsci intitolava il proprio contributo: ‘Neutralità attiva ed operante’ (“”Il Grido del Popolo””, 31 ottobre 1914)””. (pag 220)”,”TEOP-422″ “LIVORSI Franco MERLI Stefano BERTI Nico POGATSCHING Marcella GALLI Giorgio ZUCARO Domenico SETTEMBRINI Domenico BIDUSSA David FEDELE Santi CIUFFOLETTI Zeffiro CAREDDA Giorgio NERI SERNERI Simone”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio: ‘Livorno e la sfinge russa’ di Giorgio GALLI (pag 94-103) “”Il limite di Bordiga e della sinistra italiana (a parte quello proprio di tutto il marxismo rivoluzionario: il “”proletariato”” non ha assunto comportamenti atti a farne l’erede “”rivoluzionario”” della “”filosofia classica tedesca””) è consistito proprio nel vedere in Lenin e nei bolscevichi russi solo dei marxisti (quali erano), vittoriosi in quanto elaboravano e in quanto applicavano in modo rivoluzionario il pensiero dei classici, e non anche degli intellettuali favoriti dal particolare contesto culturale, sociale e politico della “”sfinge russa””. (pag 101, G. Galli)”,”MITS-383″ “LIVORSI Franco”,”Introduzione alla storia del pensiero politico.”,”Franco Livorsi è nato a Torino nel 1941. E’ professore associato e confermato (al 1995) di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1994 insegna alla Statale di Milano.”,”TEOP-266″ “LIVORSI Franco, a cura, testi antologici di MICHELS ENGELS TURATI Arturo LABRIOLA SALVEMINI MUSSOLINI TREVES SERRATI MATTEOTTI PERTINI NENNI BASSO SARAGAT MORANDI FOA LOMBARDI”,”Il socialismo italiano. Da Filippo Turati a Pietro Nenni (1892-1972)”,”Engels (pag 91-92) Lettera a Turati “”Evidentemente non è a noi che spetta di preparare direttamente un movimento che non è quello precisamente della classe che noi rappresentiamo. Se i repubblicani e i radicali credono scoccata l’ora di muoversi , diano essi libero sfogo alla loro impetuosità. Quanto a noi, fummo troppo spesso ingannati dalle grandi promesse di questi signori, per lasciarvicisi prendere un’altra volta. Né le loro proclamazioni né le loro cospirazioni dovranno menomamente toccarci. Se noi siamo tenuti a sostenere ogni movimento popolare ‘reale’, siamo tenuti ugualmente a non sacrificare indarno il nucleo appena formato del nostro partito proletario, e a non lasciar decimare il proletariato in sterili sommosse locali. Se al contrario il movimento è davvero nazionale, i nostri uomini non staranno nascosti, non vi sarà neppur bisogno di lanciar loro una parola di ordine… Ma allora dovrà ben essere inteso, e noi dovremmo proclamarlo altamente, che noi partecipiamo ‘come partito indipendente’, alleato pel momento ai radicali e repubblicani, ma interamente distinto da essi; che non ci facciamo alcuna illusione sul risultato della lotta in caso di vittoria; che questo risultato, lunge dal renderci soddisfatti, non sarà per noi che una tappa guadagnata, nuova base d’operazione per conquiste ulteriori; che il dì stesso della vittoria, le nostre strade si divideranno; che da quel giorno, di fronte al nuovo governo, noi formeremo la ‘nuova opposizione’, opposizione non già reazionaria, ma progressiva, opposizione d’estrema sinistra che spingerà a nuove conquiste al di là dei terreni guadagnati. Dopo la vittoria comune, potrebbe esserci offerto qualche seggio nel nuovo governo – ma sempre ‘nella minoranza’. Questo è il pericolo più grande. Dopo febbraio 1848, i democratici socialisti francesi (della ‘Réforme’, Ledru-Rollin, Louis Blanc, Flocon, ecc.) commisero l’errore di accettare cosiffatte cariche. Minoranza nel governo, essi condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti, di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri; mentre la presenza loro nel governo paralizzava completamente l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice ch’essi pretendevano rappresentare. In tutto questo, io non do che la mia opinione personale, poiché me l’avete domandata, e ancora con la maggior diffidenza “” (pag 91-92) [Federico Engels, La futura rivoluzione italiana e il Partito Socialista, ‘Critica Sociale’, a. IV, n° 3, 1° febbraio 1894, pp 35-36 (lettera a Turati, Londra 26 gennaio 1894)] [in ‘Il socialismo italiano. Da Filippo Turati a Pietro Nenni (1892-1972)’, a cura di Franco Livorsi, 1981]”,”MITS-401″ “LIVORSI Franco MERLI Stefano BERTI Nico POGATSCHING Marcella GALLI Giorgio ZUCARO Domenico SETTEMBRINI Domenico BIDUSSA David FEDELE Santi CIUFFOLETTI Zeffiro CAREDDA Giorgio NERI SERNERI Simone”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio: ‘Livorno e la sfinge russa’ di Giorgio GALLI (pag 94-103) “”Il limite di Bordiga e della sinistra italiana (a parte quello proprio di tutto il marxismo rivoluzionario: il “”proletariato”” non ha assunto comportamenti atti a farne l’erede “”rivoluzionario”” della “”filosofia classica tedesca””) è consistito proprio nel vedere in Lenin e nei bolscevichi russi solo dei marxisti (quali erano), vittoriosi in quanto elaboravano e in quanto applicavano in modo rivoluzionario il pensiero dei classici, e non anche degli intellettuali favoriti dal particolare contesto culturale, sociale e politico della “”sfinge russa””. (pag 101, G. Galli)”,”ITAD-004-FER” “LIVORSI Franco”,”La forma-partito comunista delle origini alla Liberazione.”,”””Benché il proposito gramsciano di “”rinnovare”” il Psi in senso comunista nel fuoco della lotta per il potere operaio e contadino fosse espressamente lodato da Lenin e dall’Internazionale comunista, nel PcdI nascente prevalse dapprincipio Bordiga, vero fondatore e primo capo storico del nuovo partito. Ciò era pure connesso al fatto che egli era stato un esponente dei giovani socialisti noto nazionalmente sin dal 1912; si era poi molto battuto contro la grande guerra, e soprattutto aveva compreso prima di tutti la necessità di formare, per la rivoluzione, un partito rivoluzionario, comunista, senza riformisti. Su ciò si era realizzato il forte accordo con Lenin, al richiamato congresso del Comintern del 1920, basato sul fatto che il capo del bolscevismo e i suoi compagni erano persuasi che il fallimento o il ritardo delle attesissime rivoluzioni proletarie a Occidente, nel cuore del capitalismo, fosse legato all’assenza, nell’area, di partiti rivoluzionari, comunisti, effettivi. Bordiga, alla testa del PcdI, faceva prevalere pure la sua concezione del partito, inteso come corpo rivoluzionario: come «organo» del proletariato, di cui avrebbe dovuto essere considerato non già parte ma motore centrale, più o meno come il cervello, e il cuore, nel corpo umano. Al proposito sono molto interessanti gli articoli di Bordiga del 1921 sulla forma-partito comunista: testi di una chiarezza e potenza logica impressionanti, anche se configurano una dottrina più da setta che da grande partito. Innanzitutto è teorizzata l’opposizione tra partito come avanguardia di classe e partito laburista, come ben emerge nel seguente passaggio: «Tutta la degenerazione dei partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale, ed il loro apparente divenire meno rivoluzionari della massa non organizzata, derivava dal fatto che essi ogni giorno di più perdevano la precisa sagoma di partito, appunto perchè facevano dell’operaismo, del «laburismo», ossia funzionavano non più come avanguardie precorritrici della classe, ma come sua espressione meccanica in un sistema elettorale e corporativo in cui si dava lo stesso peso e la stessa influenza agli strati meno coscienti e più dominati da egoismi della classe proletaria stessa». E concludeva: «Il partito non parte da un’identità di interessi economici così completa come il sindacato, ma in compenso stabilisce l’unità della sua organizzazione su una base tanto più vasta quanto è la classe in confronto alla categoria. Non solo il partito si estende sulla base dell’intera classe proletaria nello spazio, fino a divenire internazionale [‘l’Internazionale Comunista, allora intesa come vero partito mondiale, di cui i singoli partiti erano sezioni territoriali’, ndr], ma altresì nel tempo: ossia esso è lo specifico organo la cui coscienza e la cui azione rispecchiano le esigenze del successo nell’intero cammino di emancipazione rivoluzionaria del proletariato (5)»”” (pag 38-39) [Franco Livorsi, ‘La forma-partito comunista delle origini alla Liberazione’, (in) Il Ponte, Firenze, n. 8-9, agosto-settembre 1990] [A. Bordiga, ‘Partito e classe’, in ‘Rassegna comunista’, a. 1, n. 2, 15 aprile 1921] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MITC-012-FGB”
“LIVORSI Franco”,”Amadeo Bordiga. Il pensiero e l’azione politica, 1912-1970.”,”Dal paragrafo ‘L’antifascismo attivo e settario’ 1921-22. Il movimento degli ‘Arditi del Popolo’, guidato da Argo Secondari, e le dure critiche del Pcd’I “”Ma la grande questione in cui ha subito modo di inverarsi la tesi dell’indipendenza a tutti i costi del Pcd’I è quella degli «Arditi del popolo». Questi costituivano un’organizzazione affacciatasi sulla scena politica nel marzo del 1921, ma nata ufficialmente soltanto ai primi di luglio, avente lo scopo di arginare la violenza fascista contrapponendogliene una di popolo. L’iniziativa non aveva trovato eco neppure tra i partiti proletari. Il Psi era stato contrario, perché favorevole alla non-violenza, alla «resistenza passiva» al fascismo; ma contrario era stato pure il Pcd’I, anche se i suoi militanti non avevano seguito la deliberazione del «centro» scrivendo, con gli Arditi del popolo, tra il luglio del ’21 e quello del ’22, importanti pagine di lotta antifascista di massa. Capo del movimento antifascista armato fu Argo Secondari, ex ardito, dannunziano, non certo marxista. Questi, il 12 luglio, aveva rilasciato un’intervista all”Ordine Nuovo’, nella quale metteva in luce appunto tali sue matrici ideologiche e, tra l’altro, tendeva a restringere i compiti dell’organizzazione in precisi confini democratici: ritorno alla non-violenza tra le classi, da garantire – come scopo – escludendo correnti politiche organizzate tra gli Arditi del Popolo. Nonostante tali limiti l’organizzazione suscitò entusiasmo nella base proletaria e vide un certo afflusso di elementi provenienti soprattutto dal combattentismo democratico e dall’anarchismo. Gramsci guardò all’iniziativa con una certa simpatia. Terracini, allora legatissimo a Bordiga, stigmatizzò la nuova organizzazione in modo durissimo, intendendola, in un articolo su ‘La Correspondance internationale’, come una semplice manovra di Nitti contro Giolitti (11), sorta di tentativo di disarmo di una milizia borghese di destra da parte di una borghese di sinistra, per promuovere un governo puramente democratico. Egli ribadì, in sostanza, il sospetto di una permanente insidia di centro-sinistra da parte di Nitti, conformemente a una linea manifestata esplicitamente da Bordiga soprattutto dal ’19 in poi, quando questi aveva interpretato in tal senso le prime elezioni politiche del dopoguerra, dapprima motivando la proposta di disertarle, e poi commentandone i risultati (12). Il fatto che tale settarismo sia legato, come si è rilevato nel manifesto del 6 marzo, alla falsa convinzione, inizialmente anche del PSI, per cui la borghesia colpiva violentemente perché era nella sua crisi finale, alla maniera di una fiera ferita a morte, non attenua la portata dell’errore, ma, semmai, l’aggrava con un’analisi errata sullo stato politico del capitalismo. Va anche notato che Terracini tenderà a ribadire quella scelta contro l’adesione all’arditismo popolare, negandola da un lato e affermandola dall’altro, ancora in un’intervista del ’70 (13). Bordiga chiarisce il proprio punto di vista attraverso uno sforzo di analisi non certo di poco conto, in un lungo articolo in tre parti del luglio 1921, ‘Il valore dell’isolamento’. Bordiga inserisce il problema in quello più generale della situazione politica e dell’attitudine di tenere, come PCd’I, verso i diversi raggruppamenti politici. Egli, intanto, ammette che si è in presenza di una fase di difficile interpretazione, nella quale si assiste certamente a un mutamento nelle istituzioni dello Stato. In tale situazione c’è una notevole confusione a sinistra. Le forze politiche che si dicono rivoluzionarie – di matrice anarco-sindacalista, socialista, comunista – sono troppe, e così finiscono con l’ottenebrare l’antitesi generale tra due sole forze fondamentali, tipica di ogni crisi veramente rivoluzionaria. Segue una delle tante e gravi dichiarazioni che denotano la sottovalutazione del fascismo da parte di Bordiga: «Ripetiamo un nostro netto concetto dicendo che non crediamo alla possibilità del colpo di Stato di ‘destra’, della rivoluzione a rovescio, che ci regali un regime ‘peggiore’ di quello monarchico e parlamentare che godiamo. Questo ridicolo spauracchio è stato troppe volte agitato da demagoghi di tutti i colori, perché si possa prenderlo sul serio»”” (pag 199-201) [Franco Livorsi, ‘Amadeo Bordiga. Il pensiero e l’azione politica, 1912-1970’, Editori Riuniti, Roma, 1976] [(11) U. Terracini, ‘Les “”Arditi del popolo””‘, in ‘La Correspondance internationale’, n. 24, 1921, p. 192; (12) Cfr. soprattutto l’art. di Bordiga ‘La situazione italiana e il socialismo’, in ‘Il Soviet’, n. 1, 4 gennaio 1920; (13) S. Zavoli, ‘Nascita di una dittatura’, cit., pp. 99-100]”,”BORD-009-FAP”
“LIVORSI Franco”,”Il mito della nuova terra. Cultura, idee e problemi dell’ambientalismo.”,”Nell’indice dei nomi molto presenti Marx ed Engels”,”TEOS-014-FMB”
“LI-ZHENSHENG; a cura di Robert PLEDGE”,”Colore rosso soldato di notizie. L’ odissea di un fotografo attraverso la rivoluzione culturale.”,”””Mentre la Cina si avviava faticosamente verso la stabilità, il terrore continuava. Dopo che i primi a subire le denunce erano morti o erano stati spediti nelle più remote regioni del paese, le forze ribelli spesso si accanivano contro i loro parenti. Durante la rivoluzione culturale, così come era accaduto durante la campagna di repressione degli anni Cinquanta, la colpa era ereditaria: i figli dei presunti capitalisti e sostenitori della destra, erano segnati dai crimini dei loro genitori e spesso ne condividevano il destino. Esemplare è ciò che successe a Harbin alla fine del 1968 al figlio dell’ ex-primo segretario del Partito dell’ Heilongjiang.”” (pag 228)”,”CINx-141″
“LI-ZHENSHENG, a cura di Robert PLEDGE”,”‘Le petit livre rouge d’un photographe chinois. Li Zhengsheng et la revolution culturelle.'”,”Fondo RC “”A volte, quando non se ne poteva più di queste penose condizioni di vita, io e i miei amici andavamo ad Acheng, il capoluogo della contea per acquistare qualche cosa da mangiare, o andare al ristorante. Facevamo in modo da non ordinare cose troppo care, giusto uno o due piatti, a volte una o due bottiglie di birra. Le autorità ci presero in castagna quando misero le mani sul mio diario e sulle mie lettere d’amore a Peikui. Fummo costretti a fare autocritica. Davanti a tutta la sezione numero quattro, composta da quaranta persone, riconobbi umilmente di aver avuto dei “”pensieri capitalisti””. Alla fine della riunione, promisi di “”studiare più intensamente le opere del presidente Mao”” e di “”seguire sempre le consegne del Partito””. (…) Rientrai nel marzo 1966. La Rivoluzione culturale scoppiò nel maggio di quell’ anno.”” (pag 27-28)”,”CINx-191″
“LIZIER Augusto”,”Corso di storia. Vol 1. Medioevo (312 – 1492). Vol 2. Età moderna (1492 – 1815). Vol 3. Età contemporanea (1815 – 1940).”,”L’A chiudendo il 3° volume riporta il discorso di MUSSOLINI per l’ intervento nella 2° GM (10 giugno 1940). La trilogia è un testo per le scuole superiori dell’epoca fascista.”,”STOU-026″
“LIZZADRI Oreste”,”Quel dannato marzo 1943.”,”””Questo spiega come vecchi diplomatici, abituati a misurare un atto o una parola, difficilmente si rendano conto che esiste una Federazione sindacale mondiale con 75 milioni di organizzati, che potrà dire in date circostanze una parola decisiva, più accreditata di quella dei governi stessi. Per prima cosa, arrivati a Parigi, noi abbiamo preso contatto con questa grande organizzazione e col suo segretario Louis Saillant, che è anche capo della Resistenza francese. Nostro obiettivo immediato fu di chiedere la solidarietà dei lavoratori degli altri paesi i quali, già lo scorso anno, ammettendo la CGIL nella direzione del FSM e nel BIT, avevano dimostrato di associarsi al nostro obiettivo tendente a sottrarre al popolo italiano alle responsabilità dei crimini fascisti. L’ impresa è risultata più difficile di quanto si credeva perché nulla era stato tentato per creare tra i delegati stranieri della conferenza, un’ atmosfera favorevole all’ Italia. La carta buona, quella della guerra partigiana e del contributo operaio, era stata appena accennata. Nessuna preparazione propagandistica per la nostra causa, mentre i muri di Parigi erano tappezzati di manifesti per la Resistenza jugoslava e i giornali francesi esaltavano quotidianamente la lotta di questo paese.”” (pag 118-119)”,”MITT-068″
“LIZZADRI Oreste”,”La boje! Lotte del lavoro in Italia dalle origini al fascismo.”,”LIZZADRI Oreste Nato nel 1896, a 15 anni lavorava in fabbrica e a 18 era segretario della Camera del Lavoro di Castellamare di Stabia. Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostituzione del partito socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la linea del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari il CLN centrale. Fu poi segretario del PSI per l’ Italia liberata e segretario della CGIL fondata a Roma da Giuseppe DI-VITTORIO, Achille GRANDI, e da lui nel 1944. Deputato nel dopoguerra, ha rifiutato la candidatura nelle elezioni del 1968. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina).”,”MITT-109″
“LIZZADRI Oreste”,”La Boje! Lotte del lavoro in Italia dalle origini al fascismo.”,”Oreste Lizzadri nato a Gragnano nel 1896, a 15 anni lavorava in fabbrica e a diciotto era segretario della camera del lavoro di Castellammare di Stabia. Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostruzione del Partito Socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la line del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari. Fu poi segretario del PSI per l’Italia liberata e segretario della CGIL, fondata a Roma da Giuseppe Di-Vittorio, da Achille Grandi e da lui nel luglio 1944.”,”MITT-031-FL”
“LIZZADRI Oreste”,”L’ internazionale del lavoro. Speranze, delusioni e conquiste dei lavoratori e dei popoli oppressi dal 1945 al 1976.”,”Oreste Lizzadri è nato a Gragnano nel 1896. A 15 anni lavorava in fabbrica e a 18 era segretario della Camera del lavoro di Castellamare di Stabia . Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostituzione del Partito socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la linea del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari il Comitato di liberazione nazionale centrale CLN. Fu poi segretario del PSI per l’Italia liberata e segretario della CGIL, fondata a Roma da Giuseppe Di Vittorio, da Achille Grandi e da lui nel luglio 1944. Consultore nazionale e deputato, rieletto nelle successive legislature, ha rifiutato la candidatura nelle elezioni del 1968. E’ stato membro del Consiglio nazionale dell’ ANPI e ha vissuto a Roma. Ha scritto e pubblicato ‘Problemi del lavoro in Italia’ (1948), ‘Quel dannato marzo 1943’ (1962), ‘Il regno di Badoglio’ (1963), ‘Dal fronte popolare al centro sinistra’ (1969), ‘I 60 anni del movimento operaio italiano: il potere ai sindacati?’ (1972), ‘La boje! Lotte del lavoro in Italiia dalle origini al fascismo’ (1974). In copertina: L’ internazionale dei lavoratori nella iconografia socialista dell’inizio del secolo XX.”,”SIND-175″
“LIZZADRI Oreste”,”Il socialismo italiano dal frontismo al centro sinistra.”,”Oreste Lizzadri fu nel settembre del 1942 uno dei fondatori del PSI. Costituì con Achille Grandi e Giuseppe Di Vittorio la CGIL. Nel 1944, divenne primo segretario del PSI nell’Italia liberata. Festa a Mosca e premio Stalin (pag 247-250) “”Sabato 12 luglio (1952], i cittadini moscoviti, fermandosi davanti alle edicole dei giornali, si domandavano quale grande avvenimento avesse indotto i tre grandi quotidiani: la Pravda, Le Izvestia e il Trud a pubblicare in prima pagina, con il rilievo riservato ad altissimi personaggi, la fotografia di Pietro Nenni, segretario del Partito socialista italiano e vice presidente del comitato mondiale dei partigiani della pace. La fotografia lo ritraeva mentre, al Cremlino, pronunciava un discorso di ringraziamento per l’assegnazione del premio internazionale Stalin. In una corrispondenza da Mosca all’Avanti del 12 luglio, Guido Mazzali, che faceva parte della delegazione italiana, diede il massimo risalto alla manifestazione per la consegna del premio Stalin a Pietro Nenni. Alla cerimonia assistevano i rappresentanti delle organizzazioni civiche di Mosca, eminenti scienziati, scrittori, lavoratori dell’arte e operai d’assalto. Tra cordiali applausi Nenni e la delegazione del PSI presero posto a fianco dell’accademico Dimitri Skobeltsin, presidente dell’ente che assegnava il premio, degli scrittori Alessandro Fedaiev e Ilya Ehrenburg, Kuo-Mo-Jo e Nicolai Tikonov, altri vice presidenti come Nenni del comitato mondiale dei partigiani della pace, e Nina Popova presidente del comitato delle donne antifasciste. Tutte queste personalità presero la parola per congratularsi calorosamente col premiato. (…) Il 18 luglio Nenni venne ricevuto da Stalin e lo commosse l’atto affettuoso del «grande capo» che nel congedarlo, battendogli familiarmente una mano sulla spalla, lo salutò con: «continuate, compagno Nenni, il vostro utile lavoro per la pace. È una buona causa». Se ci è consentito esprimere «a posteriori» una considerazione, diremo che l’assegnazione del premio Stalin e la sua restituzione costituirono per Nenni i due atti più significativi della sua carriera politica, vista con gli occhi della borghesia italiana. Dopo l’assegnazione, egli fu per antonomasia «il premio Stalin». La più grave offesa della stampa governativa e reazionaria consisteva nel citarlo con questo, per loro infamante, appellativo. Come ci si poteva fidare di «un premio Stalin»? Come si poteva trattare con un «premio Stalin»? Ma segnò anche il punto più alto della sua popolarità tra le masse italiane e di tutto il mondo. La restituzione del premio invece gli valse il compiacimento dei vecchi avversari e il decadimento della sua popolarità nel mondo dei lavoratori. Per la stampa che lo aveva insultato e calunniato anche con riferimento odioso ai milioni del premio, rispuntò il vero Nenni, l’interventista della prima guerra mondiale, l’erede di Turati, l’uomo che nel 1940 avrebbe avuto in mano l’Italia solo se si fosse distaccato dai comunisti (…)”” (pag 247-250)”,”ITAC-159″
“LIZZERI Giancarlo DE-BRABANT François”,”L’industria delle telecomunicazioni in Italia.”,”LIZZERI (1939) è laureato in scienze politiche alla Cattolica. BRABANT (1949) è laureato in economia politica alla Bocconi.”,”ECOG-028″
“LIZZERI Giancarlo DE-BRABANT François”,”L’industria delle telecomunicazioni in Italia.”,”Giancarlo Lizzeri (1939) è laureato in scienze politiche alla Cattolica. F. De-Brabant (1949) è laureato in economia politica alla Bocconi.”,”STAT-588″
“LJESKOV Nicola (LESKOV)”,”Il meglio di Nicola Ljeskov.”,”Ljeskov nacque nel villaggio di Gorochow il 4 febbraio 1831. A diciotto anni si traferì a Kiev a compiervi gli studi. La sua attività letteraria cominciò soltanto verso il 1861. Fino allora egli viaggiò la Russia e l’estero come agente di un negoziante inglese. In quell’anno si rivelò un acuto critico letterario pubblicando uno scritto intorno al romanzo ‘Che fare?’ di Tchernichevski. Ha scritto racconti e un romanzo ma il suo capolavoro viene considerato ‘La famiglia decaduta’ che compare in questo volume. Morì nel 1895. La grande peculiarità della prosa di Leskov risiede senza dubbio nell’uso dei dialoghi che seguono la tecnica dello skaz, discorsi diretti improvvisati conditi con volute sciatterie e contaminati da linguaggio popolare e gerghi professionali, che dava a questa una genuina immediatezza. L’autore infatti fa derivare le proprie opere direttamente dalla tradizione orale e come tale, cerca di tenere vivo l’interesse dei lettori con continui scambi di battute in prima persona. La sua abilità in tale metodo gli valse l’elogio di Gorkij, che lo definì “”il mago della parola””. Risentono tuttavia di questa impostazione le descrizioni dei personaggi che riescono vivi e formati solo quando l’autore ce li presenta nella loro immediatezza, senza un piano prestabilito e senza tener conto dello sviluppo futuro del racconto: in particolare le figure degli intellettuali risultano piatte, monodimensionali anche perché Leskov, non frequentandoli, non riesce a descriverli compiutamente. Pur iniziando la sua carriera letteraria con articoli e romanzi in cui espone le sue tesi politiche e sociali, la sua produzione migliore fu senza dubbio quella che ha per oggetto la povera vita degli abitanti della provincia russa. Infatti, quando descrive i soggetti dello strato popolare che fanno da sfondo alla narrazione (contadini, vagabondi, prostitute, preti e mercanti), Leskov, al pari di Turgenev, sfugge dall’atteggiamento esteriore di pietà aristocratica tipica della contemporanea produzione letteraria umanitaria, per tentare di recuperare dall’interno, attraverso le sue strutture di pensiero e di linguaggio, il materiale umano dei suoi racconti. Ispirò numerosi scrittori, tra i quali si può citare Gusev-Orenburgskij.“,”RUSx-007-FF”
“LLACER Toni”,”Nietzsche. Il superuomo e la volontà di potenza.”,”LLACER Tomi “”Nietzsche era convinto di aver raggiunto il vertice della sua riflessione filosofica e si sentiva «l’uomo più indipendente d’Europa». Coltivava la speranza che, grazie allo stile peculiare, il prezioso messaggio di Zarathustra potesse raggiungere il grande pubblico (trent’anni dopo il governo tedesco frà stampare 150.000 copie del libro da destinare ai soldati che combattevano nella Prima guerra mondiale). Ma l’opera passò inosservata. L’euforia che sentiva nel constatare la maturità del suo pensiero contrastava con la sua esistenza reale: passava ore a tremare di freddo in una piccola stanza e guardandosi allo specchio esclamava: «Amico Nietzsche, ora sei totalmente solo!» (pag 37) Pederastia, onanismo, omosessualità di Nietzsche secondo Wagner) (pag 37)”,”FILx-511″
“LLARCH Joan”,”Cipriano Mera. Un anarquista en la guerra de España.”,”Joan LLARCH, autore de ‘La batalla del Ebro’ e di ‘La muerte de Durruti’ espone qui le peripezie rivoluzionarie del famoso anarchico spagnolo che al fronte dimostrò il suo valore ed ebbe come riconoscimento il grado di generale dell’ esercito della Repubblica.”,”MSPG-075″
“LLERA-ESTEBAN Luis de, a cura di Dianella Ughetta GAMBINI”,”La guerra civile di Spagna (1936-39). I. Le cause e il contesto internazionale.”,”Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. [‘Le stragi del clero provocarono orrore in quasi tutti. Il Cattolicesimo francese vedeva nel ‘Frente Popular’ spagnolo il nemico della tradizione e della fede. Tuttavia il passare dei mesi e l’impressione causata dalle repressioni franchiste nella provincia e nella città di Badajoz, uniti all’allineamento di Franco ai regimi nazifascisti dopo che questi erano intervenuti a suo favore, mutarono l’opinione di molti e diedero origine a una forte divisione tra fedeli. Con posizioni molto diverse tra loro, gran parte degli intellettuali francesi si schierò contro i franchisti senza che questo comportasse, nella maggior parte dei casi, sostegno o simpatia per il ‘Frente Popular’. Fino a una fase avanzata della guerra, l’episcopato fu unanime nell’appoggiare la causa franchista. Nel settembre del 1937 l’arcivescovo di Parigi, cardinale Verdier, dichiarò: «La lotta che ha luogo in Spagna è in realtà il conflitto tra la civiltà cristiana e la presunta civiltà dell’ateismo sovietico». Malgrado la posizione critica di Maritain, del secondo Bernanos, di Mounier e della rivista “”Sept””, molti cattolici della base continuarono a seguire fedelmente l’opinione del loro cardinale fino al termine della guerra. La paura che il governo di Blum potesse lasciarsi trascinare da decisioni imprudenti o calcolate di intervento militare fece si che la camera dei deputati, come misura cautelativa, desse istruzioni all’esecutivo affinché rivolgesse questo appello urgente a tutti i governi interessati: ognuno di loro avrebbe dovuto adottare urgenti provvedimenti per evitare qualsiasi impegno in Spagna. Le indicazioni del potere legislativo francese al potere esecutivo ebbero come effetto immediato l’attuazione dell’accordo della politica europea di non Intervento che fu accolta con favore e sollievo dalla maggior parte dei francesi. I fattori interni che abbiamo spiegato sono fondamentali per valutare la posizione di non Intervento francese’ (pag 119)]”,”MSPG-274″
“LLERA-ESTEBAN Luis de, a cura di Laura SANFELICI”,”La guerra civile di Spagna (1936-39). II. Gli eventi bellici.”,”Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. “”La caduta di Largo Caballero e la formazione del Governo Negrin riflettono due dei passi avanti compiuti dal partito comunista nel suo avvicinamento al potere in seno alla Spagna ‘frentepopulista’. Il Lenin spagnolo era forse, in fondo, troppo spagnolo e troppo sindacalista per poter accettare gli ordini di Mosca e la subordinazione della rivoluzione spagnola ai rigidi progetti del Soviet Supremo. Inoltre Largo Caballero cercò, inevitabilmente, di concentrare tutto il potere nelle sue mani. Gli anarchici, nonostante vedessero in Largo un vero rivoluzionario – come in realtà era -, iniziarono a diffidare di lui quando il ‘leader’ socialista procedette alla formazione di un Esercito della Repubblica e alla creazione di uno Stato embrionale in grado di affrontare i problemi relativi alla guerra. I seguaci di Prieto e di altre correnti socialista criticavano il suo massimalismo, i suoi atteggiamenti dittatoriali e la sua scarsa preparazione in tema di politica internazionale. Praticamente, a partire dalla primavera del 1937, don Francisco rimase totalmente isolato”” (pag 106-107)”,”MSPG-274-B”
“LLORCA Bernardino P.”,”La inquisicion en España.”,”Secondo LLORENTE la causa dell’ Inquisizione spagnola fu che vennero scoperti alcuni ebrei convertiti battezzati che avevano dissimulato ciò offrì “”al Re Ferdinando V il pretesto religioso per confiscare beni, e al Papa Sisto IV quel che bastava per allargare la sua giurisdizione in Castiglia”” (Historia Critica, tomo 1, pag 242). (pag 62) LLORCA critica quelle che a suo parere sono le esagerazioni dello storico dell’ inquisizione E.C. LEA.”,”RELC-164″
“LLOYD GEORGE David”,”Memorie di guerra. Volume I.”,”Joffre scarta l’ipotesi dell’attraversamento del Belgio da parte dell’esercito tedesco. Il racconto di Kitchener. Il consiglio strategico inascoltato di French. “”Di quando in quando [Lord Kitchener] lasciava sfuggire qualche informazione che ci illuminava sulla situazione. Mi ricordo che, avanti che i tedeschi facessero il loro primo colpo, egli ritornò da una visita che aveva fatto in Francia dove aveva visto il comandante in capo dell’esercito francese, generale Joffre, e discusso con lui il piano strategico della campagna. Lord Kitchener abbandonò quel giorno la sua solita segretezza per rivelarci quali erano le intenzioni del generale Joffre. Il comandante in capo francese, secondo lui, non credeva che i tedeschi avrebbero marciato per le provincie occidentali ed orientali del Belgio, perché colà le strade non erano buone, né capaci per un movimento di grossi contingenti con trasporti ed artiglieria. La sua idea era che l’esercito tedesco avrebbe deviato verso l’angolo sud-orientale del Belgio e tentato di rompere le difese alleate nella direzione di Namur. Lord Kitchener disse che l’idea che Joffre aveva della strategia francese era quella di un pugilista che si copre dai colpi dell’avversario col braccio sinistro, mentre col destro mena un colpo inaspettato nel punto più debole del suo antagonista. Lord Kitchener ci dichiarò che, secondo lui, la concezione del generale Joffre del piano di operazione tedesco era sbagliata. Egli era assolutamente convinto che i tedeschi avrebbero marciato per tutte le undici strade che portavano alla frontiera e avrebbero tentato di prendere di fianco le forze alleate in un punto molto più alto di quello indicato dal generale Joffre. Comunque, egli disse, Joffre era fisso nella sua idea. Noi avremmo dovuto vedere tosto il risultato di questo fatale errore”” (pag 79-80); “”Per alcuni giorni non ricevemmo alcuna informazione di ciò che accadeva. Noi le chiedevamo costantemente a Kitchener ma egli ci rispondeva che i rapporti, che riceveva da Sir John French, erano brevi e contradditori e che egli stesso non riusciva a farsi una idea della situazione. Il Gabinetto finì col decidere di mandarlo in Francia per vedere come stessero le cose. Racconti contradditori di ciò che è passato tra questi grandi generali sono già stati pubblicati ed io non credo che spetti a me di metterli d’accordo. Dirò solo che quella fu la mia prima esperienza degli errori commessi dai capi militari – la loro ostinatezza in concezioni sbagliate, la confusione, la mancanza di coordinazione – che ebbero per risultato la decimazione dei più belgi eserciti che la Francia e l’Inghilterra aveva mai messo in campagna. Il Gabinetto era all’oscuro del fatto che nei consigli di guerra, tenuti immediatamente dopo la dichiarazione, Lord French si era opposto a portare il corpo di spedizione alla frontiera belga. Egli aveva espresso allora l’opinione che Maubeuge non fosse più un posto sicuro per concentrarvi le truppe; aveva detto che, secondo lui, sarebbe stato preferibile Amiens, oppure, se si fosse voluto adottare un altro piano, che si dovesse fare uno sbarco ad Anversa od in qualche altro punto della costa francese, raggiungendo poi Anversa per terra. Se l’una o l’altra di queste sue proposte fosse stata accettata, appare ora chiaramente che gli eventi avrebbero preso un’altra piega, particolarmente se 5 divisioni britanniche avessero occupato Anversa: Ci sarebbero state allora sul fianco tedesco 5 eccellenti divisioni di truppa scelta. Questo fatto avrebbe necessariamente rafforzato il morale della milizia belga ed è dubbio che in simili circostanze i tedeschi avrebbero ritenuto consigliabile di penetrare così a fondo nel territorio francese, come fecero in seguito”” (pag 81-82); “”Dai combattimenti dei primi due mesi di guerra emersero due fatti di grande importanza. Il primo fu l’enorme superiorità dell’artiglieria tedesca, non tanto per il numero quanto per il calibro. Il secondo fu la difficoltà di sloggiare un nemico valoroso e tenace da posizioni preparate nelle quali i difensori sparavano al coperto. I francesi ebbero la peggio in aperta campagna, nel Belgio e in Lorena”” (pag 82). David Lloyd George, I conte Lloyd-George di Dwyfor (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863 – Llanystumdwy, 26 marzo 1945), è stato un politico britannico. Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell’assetto mondiale dopo la grande guerra (Wikip)]”,”QMIP-224″
“LLOYD GEORGE David”,”Memorie di guerra. Volume II.”,”David Lloyd George, I conte Lloyd-George di Dwyfor (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863 – Llanystumdwy, 26 marzo 1945), è stato un politico britannico. Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell’assetto mondiale dopo la grande guerra (Wikip)”,”QMIP-225″
“LO GATTO Ettore”,”Massimo Gorkij.”,”””La giovane generazione, tormentata dal pessimismo sociologico del “”narodnicestvo”” (populismo), oppressa dal piccolo borghesismo degli anni “”ottanta””, dal cupo orrore della vita di Cechov, si tese con avidità al fresco e ardito ottimismo di Gorkij, ottimismo di un uomo che né gli anni di miseria e di privazione, né i tormenti dell’ onore irritato, né le sofferenze del corpo e dell’ anima avevano piegato””. (pag 25)”,”RUSx-083″
“LO HUI-MIN”,”Dentro la grande muraglia. Storia della Cina.”,”Pace comprata a caro prezzo. “”Culturalmente, il periodo Sung è un momento culminante della storia cinese, ma per la nazione fu un periodo di grandi umiliazioni. (…) Ma quei tempi agitati produssero anche molti eroi. Il più famoso di costoro fu Yueh Fei. Fei era un generale molto abile e patriottico. Voleva eliminare i barbari e liberare la Cina settentrionale. Stava per raggiungere il successo quando venne richiamato e proditoriamente messo a morte, si ritiene da un alto funzionario e grande proprietario terriero, Ch’in K’uei. Non soltanto il piano di Yueh Fei fu abbandonato; il governo Sung restiutì persino il territorio che Yueh Fei aveva riconquistato e versò al nemico un’ enorme indennità. In seguito a ciò, i cinesi che risiedevano a nord del fiume Yangtse non dovevano rivedere la bandiera della Cina per altri duecentocinquant’ anni.”” (pag 48-49)”,”CINx-158″
“LO PIPARO Franco”,”I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista.”,”LO PIPARO Franco è ordinario di filosofia del linguaggio all’Università di Palermo. Ha scritto pure ‘Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci’. “”Il silenzio eccessivo di Sraffa negli anni dopo la guerra è imbarazzante: senso di colpa per aver fatto prevalere la lealtà al partito sulla fiducia che l’amico aveva riposto in lui? In mancanza di documenti, persi o distrutti o non ancora trovati, l’immaginazione è autorizzata a prendere le più disparate direzioni. I silenzi di Togliatti sono parte di un progetto politico-culturale sapientemente realizzato: fare di Gramsci il martire-simbolo del comunismo italiano”” (pag 62)”,”GRAS-091″
“LOBATÓN Guillermo”,”Secondo fronte. Teoria della guerriglia e appello alla lotta armata.”,”All’interno del capitolo ‘Rivoluzione cubana’ il paragrafo ‘Rivoluzione borghese e rivoluzione proletaria’ passa velocemente in rassegna le posizioni di Marx Engels Lenin (con citazioni) come esempi di rivoluzioni vittoriose e disfatte del proletariato (1848-49, ecc.), la questione dei rapporti di forza tra borghesia e classe operaia, il problema della conquista delle masse e dell’esercito (‘la lotta per l’esercito’, Lenin, Opere scelte, Mosca, 1947, vol I, p. 435; Trotsky, Storia della rivoluzione russa, Garzanti, 1946, pp. 136-138) “”E’ indubbio che la sorte di ogni rivoluzione a una certa tappa è risolta da una frattura nello stato d’animo dell’esercito. Contro una numerosa forza militare disciplinata, bene armata e abilmente diretta, le disarmate o quasi disarmate masse popolari non potrebbero ottener vittoria… una frattura nello stato d’animo dei soldati gli insorti possono provocarla solo nel caso che essi stessi siano realmente pronti a strappare la vittoria a qualunque prezzo, per conseguenza anche a prezzo di sangue”” (Trotsky, Storia della rivoluzione russa, Garzanti, 1946, pp. 136-138) …bene armata e diretta con abilità, masse popolari prive, o quasi, di armi per combattere non potrebbero ottenere la vittoria. Ma nessuna profonda crisi nazionale può fare a meno di colpire, in una maniera o nell’altra, anche l’esercito: di modo che, nel caso di una rivoluzione veramente popolare, si apre la possibilità – naturalmente senza garanzie – di una vittoria del movimento… Il momento psicologico in cui i soldati passano alla rivoluzione è preparato da un lungo processo molecolare…. (posizione 2815 di 19774, libro digitale Trotsky, Storia della rivoluzione russa, ebook, Mondadori 2018)”,”TEMx-003-FB”
“LÖBEL Joseph”,”Salvatori di vite.”,”Il Dott. Löbel è stato un noto scienziato tedesco. Il volume di carattere divulgativo ma redatto con precisione scientifica, ha avuto un ampio successo anche in Francia ed in Inghilterra.”,”SCIx-044-FV”
“LÖBL Eugen”,”Testimonianza sul processo Slansky.”,”Testimonianza sul processo al centro di cospirazione antistatale capeggiato da Rudolf Slansky.”,”EURC-100″
“LOCH Werner”,”Le mouvement ouvrier allemand devant la Commune.”,”””Mentre la Francia ufficiale e la Germania ufficiale si gettano in una guerra fratricida, i lavoratori si scambiano messaggi di pace e di amicizia (K. Marx)””. (…) “”Le dichiarazioni di simpatia (del partito operaio socialdemocratico tedesco e dei lavoratori tedeschi, ndr) proseguirono malgrado il terrore e i procedimenti (penali, ndr) lanciati contro i lavoratori dopo il discorso di Augusto Bebel. Ciò è provato ad esempio in occasione delle riunioni operaie a Colonia (1) e a Barmen (2). Ma la classe operaia tedesca non era comunque in grado di fermare l’azione criminale dei suoi sfruttutori contro la Comune. La Comune di Parigi alla fine cadde il 28 maggio 1871 davanti all’assalto congiunto della reazione franco-tedesca. Però il proletariato tedesco non aveva alcun dubbio riguardo allo sviluppo sociale futuro preparato dal proletariato di Parigi: «Voi potete esultare, voi vincitori», scriveva il ‘Volkstaat’ il 3 giugno 1871, a proposito dell’annientamento della Comune, «fintanto che potrete vincere la vostra paura! Noi non esultiamo in mezzo al lutto, per i nostri fratelli caduti, perché la lotta ci ha mostrato a qual punto ci siamo rafforzati con il 1848, e arriverà il tempo in cui voi non potrete più vincere» (3)”” (pag 172 [Werner Loch, ‘Le mouvement ouvrier allemand devant la Commune’, Revue d’Histoire moderne et contemporaine, Paris, 19, n. 2, avril-juin 1972, pag 161-172] [(1) si veda anche la ‘risoluzione’, id., p. 588; (2) si veda anche la risoluzione, id., p. 596; (3) Id., p.597] [Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien. Dietz, 1964 (Marx, Engels e altri)] Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872), Berlin, 1964″,”MGEx-001-FGB”
“LOCKE John, a cura di Lia FORMIGARI”,”Trattato sul governo.”,”Il manifesto teorico della rivoluzione inglese del 1688-89 presentato da Lia FORMIGARI LOCKE “”In terzo luogo, il potere supremo non può togliere a un uomo una parte della sua proprietà senza il suo consenso. Infatti, la conservazione della proprietà essendo il fine del governo e la ragione per cui gli uomini entrano in società, è necessariamente presupposto e richiesto che il popolo abbia una proprietà; altrimenti bisognerebbe supporre che, entrando in società, si perda ciò che era appunto il fine in vista del quale vi si era entrati (…)””. (pag 153)”,”TEOP-016″
“LOCKE John”,”Lettera sulla tolleranza. (Tit.orig.: Epistola de tolerantia)”,”Questione religione in Locke. “”In queste affermazioni c’è il rifiuto di ogni sorta di papismo, c’è la condanna di ogni chiesa istituita sul principio di autorità, la quale si arroghi il diritto di farsi persecutrice di coloro che non accettino le sue leggi e i suoi dogmi, i cui capi si ritengano investiti per diritto divino degli stessi arcani e magici poteri che Cristo stesso avrebbe conferito agli Apostoli; ed è una condanna che opportunamente si inserisce nel dibattito politico e religioso dell’ Inghilterra del tempo, dove il pericolo cattolico si configura come il tentativo di instaurare una monarchia assoluta di tipo francese e dove la stessa chiesa anglicana può diventare il veicolo di una forma non meno pericolosa di papismo, dal momento che con le forme cattoliche ha in comune la struttura autoritaria e la pretesa di sottoporre a disciplina intransigente tutte le forme di vita religiosa.”” (pag LIX)”,”TEOP-194″
“LOCKE John”,”Saggio sul governo civile. Riguardante la sua vera origine, la sua estensione, il suo fine.”,”Il potere legislativo. “”In quarto luogo, l’ autorità legislativa non può trasferire in altre mani il potere di creare le leggi: giacché quell’ autorità non è altro che delegata da parte del popolo e coloro che l’ hanno così ricevuta non hanno diritto di rimetterla ad altri. (…) né il popolo può essere tenuto all’ obbedienza di alcuna altra legge che non sia quella emanata dalle persone preventivamente elette e incaricate di tale funzione””. (pag 182-183) Il potere esecutivo non è superiore a quello legislativo. “”Il potere di convocare e di sciogliere la assemblea legislativa, spettante alla potestà esecutiva, non conferisce a quest’ultima un titolo di superiorità sulla prima, ma è solamente un potere fiduciario in essa riposto ai fini della salvezza comune per quei casi nei quali la incertezza e la variabilità degli affari umani non consentono di stabilire una norma fissa di convocazione”” (pag 194-195) Della tirannide. (pag 238)”,”TEOP-320″
“LOCKE John, a cura di Giancarlo PENATI”,”Saggio sull’intelletto umano.”,”LOCKE John”,”FILx-438″
“LOCKE John”,”Saggio sull’ intelligenza umana. Estratti organicamente scelti.”,”‘Lo spirito forma le idee complesse con le semplici’ (pag 82) ‘L’idea della durata e i suoi modi’ (pag 89) (l’idea del tempo, dell’eternità e dell’infinito…)”,”FILx-008-FMDP”
“LOCKHART R.H. Bruce”,”Memoirs of a british agent. Being an account of the author’s early life in many lands and of his official mission to Moscow in 1918.”,”Pubblicato nel 1934 (o 1932) queste memorie divennero subito un classico, sia come unica testimonianza vivida della Russia rivoluzionaria, e come storia della lotta che avveniva nel retroscena dei grandi avvenimenti. Bruce Lockart è un ‘Acting Consul-General’ a Mosca quando scoppia la prima rivoluzione nel 1917. Tornato a casa, ritornerà in Russia negli anni seguenti come Head of the British Mission presso i Bolscevichi. La sua descrizione di prima mano della Mosca del 1918, i suoi frequenti incontri con Lenin, Trotsky e gli altri protagonisti della rivoluzione, la sua esperienza come prigioniero in carcere nella famosa Lubianka. “”It is true that Lenin’s views were less satisfactory (1). He, too, thought that war was inevitable and was in favour of an arrangement with the Allies. But he was determined to fix his own date of inevitability. I saw him for the last time on May 7th. He informed me frankly that to him it appeared clear that sooner or later Russia would become a battle-field for the two opposing Imperialist groups and that he was determined, for the sake of Russia herself, to prevent this for as long a period as was possible”” (pag 271) (1) rispetto a quelle di Trotsky v. pag 270 e 271, ndr”,”RIRO-462″
“LOCKLEY Martin”,”Sulle tracce dei dinosauri.”,”Martin Lockley insegna Geologia all’Università del Colorado a Denver, dove dirige il Dinosaur Trackers Research Group. Negli ultimi anni ha studiato le impronte fossili dei dinosauri in ogni angolo del mondo, scrivendo numerosi articoli e saggi sull’argomento.”,”SCIx-162-FL”
“LOCKMAN Zachary”,”Comrades and Enemies. Arab and Jewish Workers in Palestine, 1906-1948.”,”Zachary Lockman in Associate Professor of Modern Middle Eastern History at New York University. Acknowledgments, abbreviations, map of Palestine in the British Mandate Period, Introduction, conclusion, notes, bibliography, index”,”MVOx-002-FL”
“LOCKWOOD David”,”The Blackcoated Worker. A Study in Class Consciousness.”,”LOCKWOOD David “”Recent investigation into the phenomena of social ranking have revealed that although clerical workers are generally disposed to claim middle-class status, a substantial degree of uncertainty is displayed in their responses. In 1952 Bonham found that 72% of a sample of office workers of all grades of skill who were asked for their social class membership replied that they were middle class. Twenty-four per cent claimed working-class status (1). A similar analysis, made in 1956 by the present writer, revealed an almost identical response, 71% ranking themselves as middle class and 25% as working class (2). These results are consistent with those of the survey made by Martin which dealt with roughly the same group of occupations, 65% claiming to be middle class and 32% working class (3). Routine non-manual workers, mostly clerks with low skill and responsibility, showed themselves to be completely divide about their class position. In Greenwich 49% claimed to be middle class and 51% saw themselves as working class, ‘poor’, or ‘lower class’. In Hertford the corresponding proportions were 56% and 38%. From these and similar studies it appears that although the majority of office workers are predisposed to identify their position as middle class, a substantial proportion claim working-class status, and this proportion increases the lower the grade of clerk”” [(1) John Bohham, The Middle Class Vote, 1954, p. 60; (2) From the files of the British Institute of Public Opinion; (3) F.M. Martin, ‘Some Subjective Aspects of Status’, being Chapter III of ‘Social Mobility in Britain’ edited by D.V. Glass, 1954, p. 56] (pag 126-127)”,”MUKx-180″
“LOCKWOOD David”,”The Destruction of the Soviet Union. A Study in Globalization.”,”David Lockwood is Lecturer in History at the Flinders University of South Australia. He has been teaching and writing on globalization, international political economy and contemporary Soviet and Russian history and politics since the early 1990s. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSU-075-FL”
“LODA Mirella”,”Politica ambientale ed innovazione territoriale. Il caso della normativa sulle acque nei sistemi produttivi locali.”,”Mirella Loda, laureata in geografia presso l’Università di Firenze.”,”ITAE-002-FP”
“LODATO Saverio”,”«Ho ucciso Giovanni Falcone». La confessione di Giovanni Brusca.”,”Saverio Lodato giornalista de l’Unità, autore di libri sulla Sicilia e sulla mafia.”,”ITAS-028-FV”
“LODOLINI TUPPUTI Carla”,”L’archivio riservato del Ministero di Grazia e Giustizia dello Stato Pontificio. II Serie: Fonti. Vol. CII.”,”Carla Lodolini Tupputi è laureata in Lettre e diplomata in Archivistica, paleografia e diplomatica. Funzionaria delal carriera direttiva e dirigenziale degli Archivi. Ha prestao servizio negli Archivi di Stato di Bologna e di Roma. Insegna Archivistica.”,”RISG-095-FSL”
“LOEWE Michael”,”La China imperial. Fundamento histórico de la Edad Moderna.”,”Il professor LOEWE Michael è nato nel 1922, ha studiato ad Oxford e Londra. Dopo aver lavorato per un anno al Foreign Office, ha insegnato nella Scuola di Studi Orientali e Africani dell’ Università di Londra, tra il 1956 e il 1963. E’ quindi divenuto fino ad oggi (1969) Lecturer in Classical Chinese a Cambridge. “”La continuità e identità della scrittura cinese è servita come legame tra i cinesi istruiti, sia che vivessero a Canton o in Manciuria come ad Hunan o Fukien, dato che ciascuno di questi uomini conversava in dialetti incomprensibili tra loro gli è stato ad esprimere le proprie idee per iscritto impiegando gli stessi simboli, il cui valore semantico è costante qualunque sia la sua pronuncia, come accade con i simboli I, II, III o 1, 2, 3, ecc., in Europa, che hanno lo stesso significato, ma che si pronunciano in modo distinto per esempio, in Inghilterra, Germania e Italia””. (pag 135)”,”CINx-156″
“LOEWENHEIM Francis L. a cura; collaborazione di Herbert FEIS Francis L. LOEWENHEIM Arno J. MAYER Louis MORTON”,”Historiadores y diplomaticos. El papel de la historia y de los historiadores en la politica exterior norteamericana.”,”Al Cairo, nel dicembre 1943, Roosevelt avvertì il Giappone che lo si sarebbe privato del suo impero e promise a Chaing kai-shek che si sarebbero dati alla Cina i territori anteriormente conquistati dal Giappone, inclusa la Manciuria. Il presidente si vide obbligato a procedere così dato il suo desiderio di appoggiare la resistenza della Cina. (pag 190)”,”USAQ-030″
“LOEZ André”,”14-18. Les refus de la guerre. Une histoire des mutins.”,”LOEZ André agrégé e docteur en histoire, insegna al liceo George Braque d’Argenteuil e all’ Institut d’études politiques di Parigi. E’ membro di webmestre du Crid 14-18 (Collectif de recherche international et de débat sur la guerre de 1914-1918). Ha scritto ‘Dans les tranchées de 1914-18’ e ‘Obéir-desobéir. Les mutineries de 1917 en perspective’. Tabelle pagina 296-297. Occupazione degli ammutinati. I mestieri. prevalenti: lavoratori dell’edilizia (imbianchini, muratori…) addetti al commercio, fornai, giornalieri ecc.”,”QMIP-073″
“LO-GATTO Ettore”,”La letteratura russo-sovietica.”,”LO-GATTO Ettore, slavista dell’ Università di Roma, dell’ Accademia dei Lincei ha soggiornato molte volte in URSS e ha tenuto lezioni in varie parti del mondo.”,”RUSx-059″
“LO-GATTO Ettore”,”Poesia russa della rivoluzione.”,”””Il poemetto I dodici di Blok, fu questa la prima voce di poesia russa, che, dopo la guerra e la rivoluzione giungesse a noi. (…) Fa freddo, compagni, fa freddo. Tenete il passo rivoluzionario. Irrequieto il nemico non dorme. Compagno, tieni il fucile, non aver fifa. Cacciamo una palla contro la Santa Russia, (…)”” (pag 24-25) “”Tra i poeti – veri poeti – che hanno cantato in Russia, fra le spire della rivoluzione, emergono senza dubbio il Gumiljòv e l’ Achmàtova, ma nè l’una, nè l’ altro sono un prodotto immediato della rivoluzione. Il gigante del bolscevismo, Majakovskij, ci appare, nonostante le esaltazioni ufficiali e semi-ufficiali dei seguaci ed i tentativi di giustificazione e spiegazione dei critici, un tardivo frutto occidentale per il quale la rivoluzione non è che un pretesto””. (pag 122)”,”RUSx-100″
“LO-GATTO Ettore”,”URSS 1931. Vita quotidiana. Piano quinquennale.”,”Firma autore; note manoscritte ex-proprietario “”S’è verificato nella massa della classe operaia un fenomeno analogo a quello verificatosi nella classe dirigente. I vecchi rivoluzionari russi sono passati in seconda linea, o sono addirittura scomparsi dalla scena della lotta politica e sociale. Ed i loro posti sono stati occupati da sopravvenuti più accorti e dalla coscienza più elastica, meno legati ad un passato teorico o pratico compromettente nei riguardi del nuovo indirizzo impresso dalla volontà del dittatore Stalin… Così in seconda linea sono passati gli operai della vecchia guardia, che se conservano ancora qualche influenza, la debbono più che alla loro attività rivoluzionaria, all’ esperienza tecnica ed al sentimento professionale che hanno acquistato in decenni di attività. Anche se non appartengono al partito – e relativamente sono pochi tra essi quelli che vi appartengono – sono leali nel loro atteggiamento verso il partito ed il governo. Solo a quattro occhi sentirete dalle loro labbra delle critiche. Se avrete acquistato la loro fiducia ne sentirete di ogni colore, ma in generale tacciono e dimostrano il loro disprezzo per quelli che non hanno la loro anzianità rivoluzionaria, con un sorriso ironico. Sono certamente quelli che più soffrono delle difficoltà del momento attuale, perché, nonostante i privilegi di cui godono come membri della classe operaia, non riscono a dimenticare del tutto le vecchie abitudini e non hanno lo spirito abbastanza giovane per confidare nel domani. Il loro disprezzo del resto non va agli operai giovani, molti dei quali sono carne della loro carne e d’altra parte mostrano in tutti i modi un entusiasmo degno di approvazione da parte del vecchio rivoluzionario.”” (pag 136-137)”,”RUSU-191″
“LO-GATTO Ettore”,”La servitù della gleba e il movimento di liberazione in Russia.”,”Censura in Russia della traduzione della famosa poesia d Schiller ‘Die drei Worte des Glaubens’ (pag 127) (Le tre parole di fede) Radiscev. “”La figura più interessante e rilevante di questo periodo è già entrata intanto nell’arena letteraria ed in quella della protesta: Alessandro Radiscev, ha a poco a poco composto il libro che consacrerà il suo nome nella storia e farà provare al suo autore la triste esperienza dell’esilio in Siberia: il ‘Viaggio da Pietroburgo a Mosca’. Il libro di Radiscev, di cui ci accingiamo ad esaminare il contenuto da vicino, conserva la sua importanza ancora oggi. Esso ci dà una delle più acute descrizioni della vita nella servitù della gleba, dei costumi della servitù. E poi esso ha un pregio che lo mette al disopra di tutti i lavori più o meno analoghi; la profonda convinzione da cui è dettato. Il suo autore per questa convinzione, oltre che uno dei primi e principali iniziatori della liberazione fu, come fu detto, il “”martire”” di essa”” (pag 113) La ‘liberazione’ dei contadini. “”Se la nobiltà aveva avuto delle perdite, i vantaggi dei contadini erano stati dallo stesso punto di vista assai minori in proporzione. La maggior parte dei contadini aveva avuto una quantità di terra insufficiente e a condizioni relativamente poco favorevoli. I fenomeni che ne derivarono caratterizzarono l’andamento della vita nei villaggi negli anni seguenti alla riforma. La massa dei contadini si divise ben presto in contadini accaparratori; vere e proprie sanguisughe, e semplici contadini, che rapidamente si impoverirono e caddero alla dipendenza degli accaparratori o anche dei padroni precedenti dai quali spesso dovevano prendere in affitto e a condizioni assai penose la terra che loro mancava. La sete di terra, da cui contadini sono invasi, è assai caratteristica di questo periodo; i contadini comprano le terre non divise e parallelamente prende sempre maggiore sviluppo il movimento di emigrazione. La questione dei contadini, o più in generale la questione agraria, continua ad essere anche dopo la riforma l’asse intorno a cui si aggira la vita sociale e politica russa in tutte le sue manifestazioni. E la classe dei contadini continua a dare il fermento al movimento sociale (…)”” (pag 191)”,”RUSx-175″
“LO-GATTO Ettore”,”Storia della Russia.”,”Molto spazio, tra l’altro, dedicato alla cultura e letteratura russa, ai libri e alla biblioteche. “”Assai attivo editorialmente fu anche nel decennio della sua esistenza, prima cioè della fusione con l’«Istituto Lenin», l’«Istituto Marx e Engels», fondato nel 1920, col compito, implicito nel suo stesso nome; di studiare la storia della vita, della dottrina e della fortuna dell’opera dei due fondatori del marxismo. Nel 1927 il suo compito veniva allargato allo «studio della storia del proletariato e della sua lotta di classe». Istituto fondamentalmente storico, l’«Istituto Marx ed Engels» creava anch’esso per l’espletamento del suo compito una ricca biblioteca specializzata sulla base di quelle dei Proff. viennesi Theodor Mauthner e Karl Grünberg, acquistate nel 1920 e alle quali negli anni seguenti si aggiunsero quella fichtiana di Wilhelm Windelband, quella di studi anarchici di I.G. Mackay, il noto biografo-apologeta di Max Stirner, quella di economia del noto comunista Adolf Soetbeer, quella di storia e di scienze finanziarie del professore viennese Wilhelm Neurath, quella di storia della rivoluzione francese di Charles Vellay e quella infine nota col nome di «Helfert-Sammlung», specializzata per la storia della rivoluzione austriaca del 1848. A queste raccolte, che sono senza dubbio tra le più importanti del genere in tutta Europa, è da aggiungere quella delle pubblicazioni periodiche della seconda metà del sec. XIX, fonte preziosissima non soltanto per lo studio del marxismo, ma di tutto il movimento sociale europeo. L’Istituto Marx ed Engels era diviso in dodici gabinetti di studio con propria biblioteca specializzata e cioè: 1. gabinetto Marx ed Engels; 2. gabinetto della Iª Internazionale; 3. gabinetto di filosofia; 4. gabinetto di economia politica; 5. gabinetto di sociologia; 6. gabinetto di politica e diritto; 7. gabinetto di storia del socialismo e dell’anarchismo; 8. Germania; 9. Francia; 10. Inghilterra; 11. Gabinetto Plechanov; 12. Rapporti internazionali. L’Istituto aveva inoltre un proprio Archivio ricco di manoscritti e di materiale fotografico e un proprio museo di quadri, incisioni, fotografie, manifesti ecc. divisi nelle seguenti sezioni: 1. Movimenti rivoluzionari e socialismo anteriori alla rivoluzione francese; 2. Rivoluzione francese; 3. Epoca delle rivoluzioni di luglio e di febbraio in Francia; 4. La “”comune”” di Parigi; 5. Marx ed Engels e il movimento operaio internazionale della loro epoca. Nel 1931 l’Istituto Marx ed Engels, come si è detto, veniva fuso con l’Istituto Lenin, fondato nel 1924. Nell’apposito edificio a Mosca costruito per questo Istituto vennero così riunite due biblioteche ricchissime, tali da rendere oggi possibile la preparazione di opere di eccezionale valore informativo ed esegetico sul marxismo e sul leninismo. Il grande numero e la ricchezza di fondi delle biblioteche sono una delle caratteristiche della vita culturale dell’Urss”” (pag 881) [Ettore Lo Gatto, Storia della Russia, Firenze, 1947]”,”RUSx-178″
“LO-GATTO Ettore”,”Profilo della letteratura russa dalle origini a Solzenicyn. Momenti, figure e opere.”,”Ettore Lo Gatto, nato a Napoli il 20.5.1890, professore emerito dell’Università di Roma, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, è stato per oltre mezzo secolo il più fervido cultore di letteratura russa in Italia, riconosciuto maestro nella sua disciplina anche all’estero.”,”RUSx-240-FL”
“LOGUE John”,”Toward a Theory of Trade Union Internationalism.”,”LOGUE John”,”SIND-118″
“LOHOFF Ernst TRENKLE Norbert WÖLFLINGSEDER Maria LEWED (Hg.) Karl-Heinz, a cura Saggi di Lothar GALOW-BERGEMANN Franz SCHANDL Frank RENTSCHLER Achim BELLGART Erich RIBOLITS Holger SCHATZ Marco FERNANDES Martin DORNIS Gaston VALDIVIA Andreas EXNER Christian HÖNER”,”Dead Men Working. Gebrauchsanweisungen zur Arbeits- und Sozialkritik in Zeiten kapitalistischen Amoklaufs.”,”Achim Bellgart, geb. 1952, lebt in Bremen. Martin Dornis, geb. 1974, lebt in Leipzig. Studiert(e) unter anderem Wirtschaftswissenschaften und Philophie. Andreas Exner, geb. 1973 in Ternitz/Niederösterreich, lebt in Wien. Trotz vielseitiger Interessen Studium der Ökologie. Marco Fernandes, geb. 1979 i n Rio de Janeiro, lebt seit 1996 in Sao Paulo und har dort 2000 sein Geschichtsstudium abgeschlossen. Lothar Galow-Bergemann, geb. 1953, lebt in Stuttgart. Vater zweier Kinder im Alter von 6 und 18 jahren. Christian Höner, geb. 1971 in Erfurt/Thüringen. Mitbegründer der Kooperative Haina/Thüringen. Karl-Heinz Lewed, geb. 1960, freier Publizist un Redakteur der Zeitschrift Krisis, lebt in Nürnberg mit Partnerin und einem vierzehnjährigen Sohn. Ernst Lohoff, geb. 1960, lebt in Nürnberg. Studierte Soziologie, und sammelte über viele jahre Erfahrungen als Sozialschmarotzer. Frank Rentschler, geb. 1963, lebt in Marburg. Studierte Soziologie und Europäische Ethnologie als brotlose Kunst. Erich Ribolits, geb. 1947, lebt in Wien. Studium der Pädagogik und Politikwissenschaft. Franz Schandl, geb. 1960 in Eberweis/Niederösterreich. Studium der Geschichte un Politkwissenschaft in Wien. Holger Schatz, geb. 1967, lebt in Freiburg. Studium der Soziologie und Geschichte. Norbert Trenkle, geb. 1959, aufgewachsen in Lateinamerika und schon seit vielen Jahren in Nürnberg Iebend. Gaston Valdivia, geb. 1954, ist seit nunmehr 35 Jahren aktiver Gesellschaftskritiker in Theorie und Praxis. Maria Wölflingseder, geb. 1958 in Salzburg, seit 1977 in Wien. Sozialakademie; Studium der Pädagogik und Psychologie. Arbeitsschwerpunkt: Analyse und Kritik von Esoterik, Biologismus und Öko Feminismus.”,”CONx-016-FL”
“LOISEAU Laurent BENECH Geraud, presentazione e cura”,”Carnets de Verdun.”,”””Pour résumer la bataille de Verdun qui se déchaîna entre 21 février et le 18 décembre 1916 et qui causa la perte de 163.000 poilus français et de 142.000 poilus allemands, Paul Valéry écrivit: “”Verdun, c’est une guerre tout entière insérée dans la Grande Guerre. Ce fut aussi une manière de duel devant l’univers, une lutte singulière en champ clos””. Le poète définissait bien ainsi l’unité de temps et de lieu qui caractérisa le secteur de moins de cent kilomètres carrés où se livra l’une des batailles le plus symboliques de la Première Guerre mondiale pour les Français, et qui, en dix mois, impliqua quasiment toutes les unités de leur armée”” (pag 9, prefazione)”,”QMIP-167″
“LO-JACONO Claudio”,”Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). Volume primo. Il vicino Oriente da Muhammad alla fine del sultanato mamelucco.”,”Claudio Lo Jacono (Roma 1945) è ordinario di Storia del Vicino Oriente islamico nell’Università degli studi di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato i suoi contributi di storico dell’Islam classico e di islamista su varie riviste italiane ed estere. É direttore della rivista Oriente Moderno, e vicedirettore del Centro di studio e ricerca sul mondo islamico dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente di Roma.”,”VIOx-049-FL”
“LOKAMANYA Bal Gangadhar Tilak”,”Origine polaire de la tradition védique. Nouvelle clés pour l’ interprétation de nombreux textes et légendes védiques.”,” Fondo RC “”Ce qui s’applique à une seule nuit peut fort bien s’étendre aux cas où les sacrifices devaient être accomplis pendant deux, trois ou plusieurs nuits continues. J’ai déjà montré auparavant que les anciens sacrificateurs achavaient leurs sessions en dix mois, et qu’une longue nuit suivait la fin de ces sacrifices. Que faisaient les sacrificateurs pendant cette longe nuit? Ils ne pouvaient pas dormir tout le temps; et, en fait, nous savons que les habitants de l’extrême nord de l’Europe et de l’Asie ne dorment pas tout au long de la nuit continue qui a lieu dans ces parties du globe. Paul du Chaillu, qui a publié en 1900 un compte rendu de ses “”Voyage au pays de la longue nuit””, nous informe, p. 75, que, bien que le solei descende pendant plusieurs jours en dessous de l’horizon dans les régions arctiques, néanmoins pendant cette période “”les Lapons pouvaient déduire, par la position des étoiles, si c’était la nuit ou le jour, car ils avaient l’habitude de mesurer le temps d’après la hauteur des étoiles au-dessus de l’horizon, comme nous le faisons avec le soleil.”””” (pag 181-182) Nell’antica religione dell’epoca vedica, dio dell’atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l’avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell’universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E’ anche chiamato Vritrahan, in sanscrito “”L’uccisore di Vritra””. Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente. Indra lo uccise e liberò i corsi d’acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l’ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra. Questo mito riflette altresì l’evento delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch’essi armati di folgore e lance, che annunciano l’arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l’astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all’impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall’ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell’antica fase vedica dell’Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l’immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l’indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l’abuso di una bevanda divina allucinogena, il soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico. Nell’arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un’altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L’arco di Indra è l’arcobaleno. (fonte http://www.vedanta.it/divinita/divino/indra.htm) Induismo Non esiste al mondo religione più antica dell’Induismo, sempre ché lo si voglia chiamare religione, termine alquanto improprio per indicare l’insieme di culti, usi, culture e filosofie sviluppatisi nel sub continente indiano negli ultimi tre millenni. In realtà gli stessi Indù non hanno mai dato un nome alla loro religione, è sempre stata la Religione, dovendo necessariamente definirla utilizzano il termine Sanathana Dharma, la Lex Eterna equivalente orientale di quella che in Occidente è nota come Philosophia Perennis. Nell’antica religione dell’epoca vedica, dio dell’atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l’avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell’universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E’ anche chiamato Vritrahan, in sanscrito “”L’uccisore di Vritra””. Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente. Indra lo uccise e liberò i corsi d’acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l’ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra. Questo mito riflette altresì l’evento delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch’essi armati di folgore e lance, che annunciano l’arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l’astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all’impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall’ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell’antica fase vedica dell’Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l’immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l’indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l’abuso di una bevanda divina allucinogena, il soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico. Nell’arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un’altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L’arco di Indra è l’arcobaleno. (fonte http://www.vedanta.it/divinita/divino/indra.htm) Induismo Non esiste al mondo religione più antica dell’Induismo, sempre ché lo si voglia chiamare religione, termine alquanto improprio per indicare l’insieme di culti, usi, culture e filosofie sviluppatisi nel sub continente indiano negli ultimi tre millenni. In realtà gli stessi Indù non hanno mai dato un nome alla loro religione, è sempre stata la Religione, dovendo necessariamente definirla utilizzano il termine Sanathana Dharma, la Lex Eterna equivalente orientale di quella che in Occidente è nota come Philosophia Perennis.”,”RELx-046″
“LOKERMAN A.”,”Les bolcheviks a l’ oeuvre.”,”Disarmo dei cosacchi. “”Malgrado che il loro programma riportasse “”l’ armamento generale del popolo””, i bolscevichi disarmarono i villaggi cosacchi, in cui, da tempo immemorabile, la popolazione era stata armata. La cosa non si fermava lì. In una seduta del Consiglio dei deputati operai di Rostov, Ravikovitch, parlando in nome del comitato esecutivo, dichiarava: “”La città cosacca di Krivanskaïa avendo resistito vigorosamente, è stata disarmata e bruciata.”” (Izvestia, n° 21/45). Molti altri centri cosacchi hanno subito la stessa sorte.”” (pag 123)”,”RIRx-113″
“LOKUANG Stanislao”,”Sun Yat-sen.”,”LOKUANG Stanislao, Professore nell’Università Urbaniana di Propaganda Fide.”,”CINx-281″
“LOLIEE Frederic”,”La vie d’une imperatrice (Eugenie de Montijo).”,”EUGENIA era una nobildonna spagnola che sposò nel 1853 NAPOLEONE III. Durante il suo regno non rimase confinata nei salotti. Le sue grandi passioni politiche erano la questione italiana e il sogno del Messico. Eugenia giocò anche un ruolo importante nell’ aggravamento della crisi tra Francia e Prussia, nello scoppio e nella conduzione della guerra franco-prussiana del 1870. Mentre NAPOLEONE guidava le truppe in battaglia l’ imperatrice governava la disfatta da Parigi.”,”FRAD-032″
“LOLLI Francesca”,”Croce polemista e recensore (1897-1919).”,”LOLLI Francesca ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica nel Dipartimento di italianistica dell’ Università di Bologna preso il quale ha svolto attività di studio e collaborazione. Si è occupata di editoria del ‘900, politiche della cultura e beni culturali. “”L’ immobile Croce, mai così fervoroso, al contrario, nei confronti del tema bellico, replicava con ‘Motivazione di voto’ su “”Italia nostra”” (n° 6 dicembre 1914, ndr), svalutando secondo Prezzolini Volpe, Salvemini, Lombardo-Radice e Gentile e ammettendo, nel contempo, che ‘Tra i fautori della guerra immediata e per la Triplice sono, senza dubbio, anche uomii rispettabilissimi, dai quali io dissento. Ma c’è soprattutto la vecchia compagnia drammatica, che già conosco. Vado difendendo il Mussolini contro coloro che lo stimano persona abietta e venduta; ma non potrei difendere il suo cervello. Certe conversioni avranno bensì la subitaneità di quella che colpì l’ apostolo delle genti sulla via di damasco, ma non permettono come quella di far l’ apostolo delle genti. Comandan l’ umiltà, il pudore, il silenzio. Così nel caso dello Hervé, così in quello di Mussolini’. Il ragionamento epistolare con Gentile, imperniato principalmente su riflessioni intorno all’ evento bellico, in lettere-confessioni di una generazione che, per una “”curiosa illusione””, non riteneva di poter essere sfiorata dalla guerra, proseguiva: Croce affermava che l’ intervento italiano era gravissimo “”per un paese come il nostro, ricco e non preparato””, in cui le figure dei vociani interventisti si dibattevano sinistramente, in una serie di sapidi ritratti che il filosofo destinava a Gentile: (…)””. (pag 191)”,”STOx-120″
“LOLLI Gabriele”,”Da Euclide a Gödel.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica. Kurt Gödel Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kurt Gödel (1925 circa) Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, noto soprattutto per i suoi lavori sull’incompletezza delle teorie matematiche. Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme ad Aristotele e Gottlob Frege[1], le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo. Gödel nasce in Moravia, secondo figlio di Rudolf August e Marianne Handschuh, all’interno di una famiglia di lingua tedesca operante con l’industria tessile, nella città allora chiamata Brünn, sotto l’impero austro-ungarico. Il padre aveva svolto studi commerciali e grazie ad una grande applicazione nel lavoro riesce a raggiungere il grado di dirigente e comproprietario di un’importante azienda locale. Grazie al benessere acquisito, è in grado di mandare i propri figli in una scuola privata tedesca. Sin da giovane Gödel mostra alcuni aspetti della personalità che lo contraddistingueranno per tutta la vita, cioè una curiosità insaziabile,[2] una brillantezza negli studi, una preponderante introversione e una cagionevole salute; all’età di otto anni si ammala di una febbre reumatica, che suscitò in lui una eccessiva preoccupazione sia per la sua salute (ipocondria), sia per i pericoli insiti negli alimenti.[3] Nel 1918 diventa cittadino cecoslovacco. Nel 1924 si iscrive all’Università di Vienna, prima con l’intenzione di studiare fisica teorica, poi occupandosi di matematica e filosofia. Frequenta il Circolo di Vienna fondato dal filosofo Moritz Schlick impregnato dall’opera di Ludwig Wittgenstein, entra in contatto con il filosofo della scienza Rudolf Carnap con il quale condivide la passione per la parapsicologia, studia Bertrand Russell, segue una conferenza di David Hilbert sopra le questioni di completezza e consistenza dei sistemi matematici tenuta al congresso internazionale di Bologna nel 1928. Concentra quindi i suoi interessi sulla logica matematica e nel 1929, dopo essere diventato cittadino austriaco, ottiene il dottorato con una dissertazione di cui è supervisore Hans Hahn e con la quale dimostra la completezza del calcolo dei predicati del primo ordine, rispondendo positivamente alla domanda se è possibile dimostrare tutti gli enunciati veri per ogni interpretazione dei simboli.[4] Nel 1933, invitato da John von Neumann e Oswald Veblen, si trasferisce negli Stati Uniti, dove per un anno è membro visitatore dell’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, divulgando il suo teorema di incompletezza. Sia durante la sua permanenza in America sia nei suoi soggiorni viennesi, in questi anni, soffre di vari esaurimenti nervosi che si manifestano in una forma di ipocondria, in una ossessione per la dieta e per i ritmi intestinali, e per una fobia sugli avvelenamenti alimentari, che lo trascinerà a evitare il cibo fino ad arrivare alla denutrizione.[5] Nel 1936 resta profondamente colpito dall’uccisione di Moritz Schlick per mano di uno studente nazista ed ha una nuova crisi nervosa. Successivamente trascorre un anno negli USA dove stringe amicizia con Albert Einstein. Nel settembre del 1938 sposa Adele Porkert, ballerina viennese incontrata in un locale notturno, sei anni più anziana, cattolica già divorziata, che ha sostenuto e aiutato Gödel fino all’ultimo dei suoi giorni. Nello stesso anno, in seguito all’annessione nazista dell’Austria, diventa automaticamente cittadino della Germania. Nel 1940, in seguito all’abolizione del titolo di Privatdozent, teme di essere chiamato alle armi e si trasferisce negli Stati Uniti passando per la Russia (servendosi della ferrovia transiberiana) e il Giappone. Quando arriva in USA i transfughi gli chiedono notizie della Germania nazista. Risponde in maniera evasiva: «Il caffè è cattivo».[6] Tomba di Kurt Gödel e della moglie nel cimitero di Princeton, New Jersey Torna nuovamente all’Institute for Advanced Study, dove rimarrà fino alla fine della sua vita. Dell’IAS diventa membro permanente nel 1946, professore ordinario nel 1953 e professore emerito nel 1973. Dal 1948 diventa cittadino degli USA. Frequenta tutti i giorni Einstein, che lo conduce in passeggiate e conversazioni quotidiane. L’ultimo suo articolo pubblicato risale al 1958, mentre nel 1972 riceve la laurea honoris causa dalla Rockefeller University e tre anni dopo la National Medal of Science. In vecchiaia, col peggioramento dei suoi squilibri psichici, Gödel si riduce a mangiare solo quel che gli prepara la moglie, la quale tuttavia negli ultimi mesi del 1977 viene ricoverata per problemi di salute per circa sei mesi. Il matematico in questo periodo si rifiuta quasi sempre di mangiare. Nei primi giorni del 1978 Gödel viene ricoverato all’ospedale di Princeton per malnutrizione e inedia. I disturbi ipocondriaci di cui soffriva, infatti, che lo portavano a non mangiare per paura di essere avvelenato,[7] gli hanno causato una grave forma di anoressia, inducendolo a lasciarsi morire di fame.[8] Muore così, praticamente suicida, il 14 gennaio 1978. Viene sepolto nel cimitero della città, seguito dalla moglie Adele nel 1981. L’attività e il pensiero[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teoremi di incompletezza di Gödel, Ipotesi del continuo e Metrica di Gödel. Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l’impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.[9] Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all’età di venticinque anni, quando lavorava presso l’Università di Vienna. Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l’aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all’interno del sistema logico stesso. I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata[10]. Molti non compresero il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza. Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo: « Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all’inizio asserisce l’indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato. » (Kurt Gödel, nota 15) I due teoremi, il primo in particolare, furono interpretati da Gödel come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l’esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l’irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all’origine. Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull’ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen, il quale ne provò l’indipendenza, illustrando come sia indimostrabile a partire dagli stessi assiomi.[11] Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza “”reale”” e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall’esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale.[12] Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica “”formale”” come unita indissolubilmente a un contenuto “”sostanziale””: « Nonostante la loro remotezza dall’esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l’intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse […] » (Kurt Gödel) La prova ontologica e la teoria cosmologica[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prova ontologica § Gödel e Cosmologia non standard § Universo di Gödel. Gödel fu autore anche di un modello cosmologico basato sulla propria metrica. Un altro risultato a cui giunse fu la presunta dimostrazione nel 1970 dell’esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme.[7] Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologischer Gottesbeweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell’esistenza dell’universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta»[13]. La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le “”proprietà positive””, tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».[14] Va inoltre sottolineato che a differenza dell’amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.[14] Cresciuto nella fede luterana, egli si descriveva come un teista, credente in un Dio cristiano e personalistico, come quello di Leibniz, e non panteista alla maniera di Spinoza e Einstein.[15] La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota in vita dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso;[16] essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico moravo.[16] Opere[modifica | modifica wikitesto] Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931 (disponibile traduzione in inglese di Martin Hirzel, 2000, qui). The Consistency of the Axiom of Choice and of the Generalized Continuum Hypothesis with the Axioms of Set Theory, Princeton University Press, Princeton, NJ., 1940. Ontologischer Beweis (Prova ontologica), pubblicata postuma nel 1987 (trad. it.: La prova matematica dell’esistenza di Dio). Collected Works, New York, Oxford University Press, 1986-2006, 5 volumi, testi in tedesco con traduzione inglese a fronte. My philosophical viewpoint, c. 1960 in Hao Wang, A Logical Journey: from Gödel to Philosophy, Cambridge, USA, The MIT Press, 1996, p. 316. The modern development of the foundations of mathematics in the light of philosophy, in Collected Works, Volume III, 1961, pp. 375-387. Edizioni in italiano[modifica | modifica wikitesto] Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Opere, vol. 2 (1938-1974), Torino, Bollati Boringhieri, 2002. Opere, vol. 3, saggi inediti e conferenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Opere, vol. 4, corrispondenza A-G, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Opere, vol. 5, corrispondenza H-Z, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Alcuni matematici come Hermann Weyl e John von Neumann lo definivano «il più grande logico dopo Leibniz, o dopo Aristotele» (cfr. articolo su Il Sole 24 Ore). ^ In famiglia era stato affettuosamente soprannominato Herr Warum, “”Signor Perché””. ^ Gödel e i limiti della logica, di John W. Dawson Jr., pubbl. su “”Le Scienze””, n° 374, ottobre 1999, pag. 88. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 90. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 91. ^ Kurt Godel e la nuova scienza, articolo di Enzo Castagna, Associazione Italiana del Libro, 19 ottobre 2013. ^ a b Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane, a cura di Massimo Piattelli Palmarini, edizioni 250-255, p. 77, Franco Maria Ricci, 2006. ^ Frederick Toates, Olga Coschug Toates, Obsessive Compulsive Disorder: Practical Tried-and-Tested Strategies to Overcome OCD, Class Publishing, p. 221, 2002 ISBN 978-1-85959-069-0. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pagg. 88-92. ^ Cfr. in bibliografia: Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Gödel. ^ Ruggiero Romano, Enciclopedia, vol. VIII, p. 553, G. Einaudi, 1979. ^ «Classi e concetti possono essere concepiti come enti reali, cioè le classi come pluralità di oggetti, e i concetti come proprietà e relazioni tra esse, entrambi esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni o costruzioni» (Kurt Gödel, Russell’s mathematical logic in Collected Works, Vol. II: Publications 1938-1974, a cura di Solomon Feferman, John W. Dawson Jr., Stephen C. Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. e Jan van Heijenoort, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990, pag. 128). ^ Leibniz, L’Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261. ^ a b R. G. Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano 2005, pp. 437-445. ^ Tucker McElroy, A to Z of Mathematicians, Infobase Publishing, 2005, p. 118: «He was baptized as a Lutheran, and re-mained a theist – a believer in a personal God – throughout his life»). Cfr. anche John W. Dawson Jr., Logical Dilemmas: The Life and Work of Kurt Gödel, AK Peters, Ltd., 1996, p. 6. ^ a b La prova, probabilmente ideata già nel 1941, perfezionata nel 1954 e infine nel 1970, fu infatti lasciata allo stato di bozza, consistente in tre pagine manoscritte. Il logico Dana Scott tuttavia, chiamato da Gödel a prenderne visione nella versione definitiva, la ricopiò e la fece circolare, finché nel 1987 Jordan Howard Sobel la pubblicò nel saggio On Being and Saying. Essays for Richard Cartwright (redatto da Judith Jarvis Thomson, Cambridge, pp. 242-261). La reticenza di Gödel a pubblicarla è testimoniata dal diario di Oskar Morgenstern nella pagina del 29 agosto 1970 (citata in Kurt Gödel, “”Ontological Proof””, Collected Works: Unpublished Essays & Lectures, III volume, p. 388, Oxford University Press ISBN 0-19-514722-7). Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Italo Aimonetto, Il fondamento del teorema di Gödel: da Peano a Frege e Russell, Torino, Rivista Filosofia, 39, 1988, pp. 231–249. Francesco Berto, Logica da zero a Gödel, Bari, Laterza, 2008, ISBN 88-420-8634-7. Francesco Berto, Tutti pazzi per Gödel. La guida completa al teorema d’incompletezza, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8590-4. Riccardo Bruni, Kurt Gödel, un profilo, Roma, Carocci, 2015, ISBN 978-88-430-7513-3. Pierre Cassou-Noguès, I demoni di Gödel. Logica e follia. Milano, Bruno Mondadori, 2008, ISBN 978-88-6159-145-5. John L. Casti, Werner DePauli, Gödel: L’eccentrica vita di un genio, Milano, Raffaello Cortina, 2001, ISBN 88-7078-711-7. Daniele Chiffi, Kurt Gödel. Philosophical Explorations, Aracne, Roma 2012. John W. Dawson jr, Dilemmi Logici: La vita e l’opera di Kurt Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 2001, ISBN 88-339-1353-8. Sergio Galvan. Introduzione ai teoremi di incompletezza. Milano, Franco Angeli, 1992. Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006, ISBN 88-7578-041-2. Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0755-4. Gabriele Lolli, Da Euclide a Gödel, Bologna, Il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13923-8. Gabriele Lolli, Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel. Bologna, Il Mulino, 1992. Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel. Bologna, Il Mulino, 2007. Gabriele Lolli e Ugo Pagallo (a cura di), La complessità di Gödel, Torino, Giappichelli, 2008, ISBN 978-88-348-8271-9. Gabriele Lolli (a cura di), La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1679-0. Ernest Nagel e James R. Newman, La prova di Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0309-5. Piero Pasolini, Il teorema di Gödel di fronte alla logica, alla cibernetica e all’assoluto, Rivista Nuova Umanità n. 1, Roma, Ed. Città Nuova, 1978. Palle Yourgrau, Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein. Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-0903-9.”,”SCIx-085-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Sotto il segno di Gödel.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica. Kurt Gödel Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kurt Gödel (1925 circa) Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, noto soprattutto per i suoi lavori sull’incompletezza delle teorie matematiche. Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme ad Aristotele e Gottlob Frege[1], le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo. Gödel nasce in Moravia, secondo figlio di Rudolf August e Marianne Handschuh, all’interno di una famiglia di lingua tedesca operante con l’industria tessile, nella città allora chiamata Brünn, sotto l’impero austro-ungarico. Il padre aveva svolto studi commerciali e grazie ad una grande applicazione nel lavoro riesce a raggiungere il grado di dirigente e comproprietario di un’importante azienda locale. Grazie al benessere acquisito, è in grado di mandare i propri figli in una scuola privata tedesca. Sin da giovane Gödel mostra alcuni aspetti della personalità che lo contraddistingueranno per tutta la vita, cioè una curiosità insaziabile,[2] una brillantezza negli studi, una preponderante introversione e una cagionevole salute; all’età di otto anni si ammala di una febbre reumatica, che suscitò in lui una eccessiva preoccupazione sia per la sua salute (ipocondria), sia per i pericoli insiti negli alimenti.[3] Nel 1918 diventa cittadino cecoslovacco. Nel 1924 si iscrive all’Università di Vienna, prima con l’intenzione di studiare fisica teorica, poi occupandosi di matematica e filosofia. Frequenta il Circolo di Vienna fondato dal filosofo Moritz Schlick impregnato dall’opera di Ludwig Wittgenstein, entra in contatto con il filosofo della scienza Rudolf Carnap con il quale condivide la passione per la parapsicologia, studia Bertrand Russell, segue una conferenza di David Hilbert sopra le questioni di completezza e consistenza dei sistemi matematici tenuta al congresso internazionale di Bologna nel 1928. Concentra quindi i suoi interessi sulla logica matematica e nel 1929, dopo essere diventato cittadino austriaco, ottiene il dottorato con una dissertazione di cui è supervisore Hans Hahn e con la quale dimostra la completezza del calcolo dei predicati del primo ordine, rispondendo positivamente alla domanda se è possibile dimostrare tutti gli enunciati veri per ogni interpretazione dei simboli.[4] Nel 1933, invitato da John von Neumann e Oswald Veblen, si trasferisce negli Stati Uniti, dove per un anno è membro visitatore dell’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, divulgando il suo teorema di incompletezza. Sia durante la sua permanenza in America sia nei suoi soggiorni viennesi, in questi anni, soffre di vari esaurimenti nervosi che si manifestano in una forma di ipocondria, in una ossessione per la dieta e per i ritmi intestinali, e per una fobia sugli avvelenamenti alimentari, che lo trascinerà a evitare il cibo fino ad arrivare alla denutrizione.[5] Nel 1936 resta profondamente colpito dall’uccisione di Moritz Schlick per mano di uno studente nazista ed ha una nuova crisi nervosa. Successivamente trascorre un anno negli USA dove stringe amicizia con Albert Einstein. Nel settembre del 1938 sposa Adele Porkert, ballerina viennese incontrata in un locale notturno, sei anni più anziana, cattolica già divorziata, che ha sostenuto e aiutato Gödel fino all’ultimo dei suoi giorni. Nello stesso anno, in seguito all’annessione nazista dell’Austria, diventa automaticamente cittadino della Germania. Nel 1940, in seguito all’abolizione del titolo di Privatdozent, teme di essere chiamato alle armi e si trasferisce negli Stati Uniti passando per la Russia (servendosi della ferrovia transiberiana) e il Giappone. Quando arriva in USA i transfughi gli chiedono notizie della Germania nazista. Risponde in maniera evasiva: «Il caffè è cattivo».[6] Tomba di Kurt Gödel e della moglie nel cimitero di Princeton, New Jersey Torna nuovamente all’Institute for Advanced Study, dove rimarrà fino alla fine della sua vita. Dell’IAS diventa membro permanente nel 1946, professore ordinario nel 1953 e professore emerito nel 1973. Dal 1948 diventa cittadino degli USA. Frequenta tutti i giorni Einstein, che lo conduce in passeggiate e conversazioni quotidiane. L’ultimo suo articolo pubblicato risale al 1958, mentre nel 1972 riceve la laurea honoris causa dalla Rockefeller University e tre anni dopo la National Medal of Science. In vecchiaia, col peggioramento dei suoi squilibri psichici, Gödel si riduce a mangiare solo quel che gli prepara la moglie, la quale tuttavia negli ultimi mesi del 1977 viene ricoverata per problemi di salute per circa sei mesi. Il matematico in questo periodo si rifiuta quasi sempre di mangiare. Nei primi giorni del 1978 Gödel viene ricoverato all’ospedale di Princeton per malnutrizione e inedia. I disturbi ipocondriaci di cui soffriva, infatti, che lo portavano a non mangiare per paura di essere avvelenato,[7] gli hanno causato una grave forma di anoressia, inducendolo a lasciarsi morire di fame.[8] Muore così, praticamente suicida, il 14 gennaio 1978. Viene sepolto nel cimitero della città, seguito dalla moglie Adele nel 1981. L’attività e il pensiero[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teoremi di incompletezza di Gödel, Ipotesi del continuo e Metrica di Gödel. Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l’impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.[9] Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all’età di venticinque anni, quando lavorava presso l’Università di Vienna. Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l’aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all’interno del sistema logico stesso. I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata[10]. Molti non compresero il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza. Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo: « Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all’inizio asserisce l’indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato. » (Kurt Gödel, nota 15) I due teoremi, il primo in particolare, furono interpretati da Gödel come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l’esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l’irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all’origine. Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull’ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen, il quale ne provò l’indipendenza, illustrando come sia indimostrabile a partire dagli stessi assiomi.[11] Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza “”reale”” e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall’esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale.[12] Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica “”formale”” come unita indissolubilmente a un contenuto “”sostanziale””: « Nonostante la loro remotezza dall’esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l’intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse […] » (Kurt Gödel) La prova ontologica e la teoria cosmologica[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prova ontologica § Gödel e Cosmologia non standard § Universo di Gödel. Gödel fu autore anche di un modello cosmologico basato sulla propria metrica. Un altro risultato a cui giunse fu la presunta dimostrazione nel 1970 dell’esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme.[7] Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologischer Gottesbeweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell’esistenza dell’universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta»[13]. La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le “”proprietà positive””, tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».[14] Va inoltre sottolineato che a differenza dell’amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.[14] Cresciuto nella fede luterana, egli si descriveva come un teista, credente in un Dio cristiano e personalistico, come quello di Leibniz, e non panteista alla maniera di Spinoza e Einstein.[15] La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota in vita dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso;[16] essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico moravo.[16] Opere[modifica | modifica wikitesto] Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931 (disponibile traduzione in inglese di Martin Hirzel, 2000, qui). The Consistency of the Axiom of Choice and of the Generalized Continuum Hypothesis with the Axioms of Set Theory, Princeton University Press, Princeton, NJ., 1940. Ontologischer Beweis (Prova ontologica), pubblicata postuma nel 1987 (trad. it.: La prova matematica dell’esistenza di Dio). Collected Works, New York, Oxford University Press, 1986-2006, 5 volumi, testi in tedesco con traduzione inglese a fronte. My philosophical viewpoint, c. 1960 in Hao Wang, A Logical Journey: from Gödel to Philosophy, Cambridge, USA, The MIT Press, 1996, p. 316. The modern development of the foundations of mathematics in the light of philosophy, in Collected Works, Volume III, 1961, pp. 375-387. Edizioni in italiano[modifica | modifica wikitesto] Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Opere, vol. 2 (1938-1974), Torino, Bollati Boringhieri, 2002. Opere, vol. 3, saggi inediti e conferenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Opere, vol. 4, corrispondenza A-G, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Opere, vol. 5, corrispondenza H-Z, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Alcuni matematici come Hermann Weyl e John von Neumann lo definivano «il più grande logico dopo Leibniz, o dopo Aristotele» (cfr. articolo su Il Sole 24 Ore). ^ In famiglia era stato affettuosamente soprannominato Herr Warum, “”Signor Perché””. ^ Gödel e i limiti della logica, di John W. Dawson Jr., pubbl. su “”Le Scienze””, n° 374, ottobre 1999, pag. 88. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 90. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 91. ^ Kurt Godel e la nuova scienza, articolo di Enzo Castagna, Associazione Italiana del Libro, 19 ottobre 2013. ^ a b Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane, a cura di Massimo Piattelli Palmarini, edizioni 250-255, p. 77, Franco Maria Ricci, 2006. ^ Frederick Toates, Olga Coschug Toates, Obsessive Compulsive Disorder: Practical Tried-and-Tested Strategies to Overcome OCD, Class Publishing, p. 221, 2002 ISBN 978-1-85959-069-0. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pagg. 88-92. ^ Cfr. in bibliografia: Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Gödel. ^ Ruggiero Romano, Enciclopedia, vol. VIII, p. 553, G. Einaudi, 1979. ^ «Classi e concetti possono essere concepiti come enti reali, cioè le classi come pluralità di oggetti, e i concetti come proprietà e relazioni tra esse, entrambi esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni o costruzioni» (Kurt Gödel, Russell’s mathematical logic in Collected Works, Vol. II: Publications 1938-1974, a cura di Solomon Feferman, John W. Dawson Jr., Stephen C. Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. e Jan van Heijenoort, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990, pag. 128). ^ Leibniz, L’Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261. ^ a b R. G. Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano 2005, pp. 437-445. ^ Tucker McElroy, A to Z of Mathematicians, Infobase Publishing, 2005, p. 118: «He was baptized as a Lutheran, and re-mained a theist – a believer in a personal God – throughout his life»). Cfr. anche John W. Dawson Jr., Logical Dilemmas: The Life and Work of Kurt Gödel, AK Peters, Ltd., 1996, p. 6. ^ a b La prova, probabilmente ideata già nel 1941, perfezionata nel 1954 e infine nel 1970, fu infatti lasciata allo stato di bozza, consistente in tre pagine manoscritte. Il logico Dana Scott tuttavia, chiamato da Gödel a prenderne visione nella versione definitiva, la ricopiò e la fece circolare, finché nel 1987 Jordan Howard Sobel la pubblicò nel saggio On Being and Saying. Essays for Richard Cartwright (redatto da Judith Jarvis Thomson, Cambridge, pp. 242-261). La reticenza di Gödel a pubblicarla è testimoniata dal diario di Oskar Morgenstern nella pagina del 29 agosto 1970 (citata in Kurt Gödel, “”Ontological Proof””, Collected Works: Unpublished Essays & Lectures, III volume, p. 388, Oxford University Press ISBN 0-19-514722-7). Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Italo Aimonetto, Il fondamento del teorema di Gödel: da Peano a Frege e Russell, Torino, Rivista Filosofia, 39, 1988, pp. 231–249. Francesco Berto, Logica da zero a Gödel, Bari, Laterza, 2008, ISBN 88-420-8634-7. Francesco Berto, Tutti pazzi per Gödel. La guida completa al teorema d’incompletezza, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8590-4. Riccardo Bruni, Kurt Gödel, un profilo, Roma, Carocci, 2015, ISBN 978-88-430-7513-3. Pierre Cassou-Noguès, I demoni di Gödel. Logica e follia. Milano, Bruno Mondadori, 2008, ISBN 978-88-6159-145-5. John L. Casti, Werner DePauli, Gödel: L’eccentrica vita di un genio, Milano, Raffaello Cortina, 2001, ISBN 88-7078-711-7. Daniele Chiffi, Kurt Gödel. Philosophical Explorations, Aracne, Roma 2012. John W. Dawson jr, Dilemmi Logici: La vita e l’opera di Kurt Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 2001, ISBN 88-339-1353-8. Sergio Galvan. Introduzione ai teoremi di incompletezza. Milano, Franco Angeli, 1992. Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006, ISBN 88-7578-041-2. Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0755-4. Gabriele Lolli, Da Euclide a Gödel, Bologna, Il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13923-8. Gabriele Lolli, Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel. Bologna, Il Mulino, 1992. Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel. Bologna, Il Mulino, 2007. Gabriele Lolli e Ugo Pagallo (a cura di), La complessità di Gödel, Torino, Giappichelli, 2008, ISBN 978-88-348-8271-9. Gabriele Lolli (a cura di), La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1679-0. Ernest Nagel e James R. Newman, La prova di Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0309-5. Piero Pasolini, Il teorema di Gödel di fronte alla logica, alla cibernetica e all’assoluto, Rivista Nuova Umanità n. 1, Roma, Ed. Città Nuova, 1978. Palle Yourgrau, Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein. Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-0903-9.”,”SCIx-086-FL”
“LOLLI Gabriele”,”QED. Fenomenologia della dimostrazione.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica.”,”FILx-142-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Lezioni di logica matematica.”,”Gabriele Lolli, nato nel 1942, si è laureato in matematica all’Università di Torino e ha perfezionato i suoi studi alla Yale University di New Haven, Connecticut. Dopo essere stato docente di analisi matematica presso il Politecnico di Torino, è diventato professore straordinario di logica matematica, prima a Salerno, ora presso l’Università di Genova.”,”SCIx-301-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Categorie, universi e princìpi di riflessione.”,”Gabriele Lolli, nato nel 1942, si è laureato in matematica all’Università di Torino e ha perfezionato i suoi studi alla Yale University di New Haven, Connecticut. Dopo essere stato docente di analisi matematica presso il Politecnico di Torino, è diventato professore straordinario di logica matematica, prima a Salerno, ora presso l’Università di Genova.”,”SCIx-302-FL”
“LOMARTIRE Carlo Maria”,”Mattei. Storia dell’ italiano che sfidò i signori del petrolio.”,”LOMARTIRE Carlo Maria giornalista si è occupato di problemi economici e politici. E’ stato inviato del ‘Giorno’. Ha curato servizi per la Rai (TG1) e Canale 5 (TG5). “”Secondo uno studio di Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, ripreso da Giorgio Galli, “”il metano di Caviaga costava a bocca di pozzo dai 70 centesimi a una lira a metro cubo, il trasporto incideva per altri 60-80 centesimi. Mattei lo vendeva ad un prezzo oscillante fra le 8 e le 12 lire al metro cubo, conun profitto del 300-500%. Nel periodo 1948-1951 l’ Agip realizzò con il metano utili per circa 20 miliardi di lire.”” Dow Votaw nel suo libro del 1965, Il cane a sei zampe. Mattei e l’ Eni. Saggio sul potere, fa un calcolo diverso ma la sostanza della situazione non cambia””. (pag 172) L’ incendio del pozzo 21 di Cortemaggiore. “”Ma dove ha fallito la tecnologia e la professionalità made in Usa riescono la genialità, la tenacia e il “”dilettantismo”” italiani. Qualcuno, rimasto sconosciuto, dei tecnici da settimane impegnati allo spasimo in quella che passerà alla storia dell’ Agip come “”la battaglia del 21″”, ha un’ idea: scavare un altro pozzo ad un centinaio di metri da quello che brucia, scendere di 1000 metri circa, poi andare in diagonale fino alla base dell’ eruzione, che si trova a 1500 metri, in modo da scaricare il metano dal secondo pozzo. Mattei ci sta: “”Proviamo anche questa, non abbiamo niente da perdere””. Si lavora con la forza della disperazione. A scavo ultimato la fiamma comincia a deperire, e rapidamente si placa fino ad estinguersi. La battaglia è durata 66 giorni.”” (pag 174)”,”ITAE-139″
“LOMARTIRE Carlo Maria”,”Insurrezione. 14 luglio 1948: l’attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria.”,”Carlo Maria Lomartire, giornalista e scrittore, si è sempre occupato di temi economici e politici. É stato, fra l’altro, inviato speciale del Giorno. Ha curato i servizi di economia e finanza per i telegiornali Rai della sede di Milano. É stato caporedattore per l’economia del Tg5, vicedirettore di Studio aperto, responsabile editoriale di Mediavideo. Attualmente è vicedirettore di Videonews. Colloquio Di Vittorio – De Gasperi. “”Di Vittorio e i suoi due accompagnatori sono accolti da De Gasperi nell’anticamera del suo studio, al secondo piano del Viminale. Il presidente va loro incontro con le braccia tese, quasi a volerli abbracciare, manifestando sincera commozione per l’accaduto. Non è un banale espediente per conquistarne la benevolenza. Un comportamento del genere non è nel carattere rigoroso e riservato del trentino De Gasperi. La condanna per l’attentato è scontata ma appare autentica. «Non sappiamo ancora chi sono i mandanti» dice ai sindacalisti «ma faremo tutto il necessario per scoprirlo, indagando soprattutto negli ambienti fascisti». In questo modo De Gasperi mostra di accogliere, almeno per il momento, la tesi del complotto ordito a destra che, a ventiquattr’ore dall’attentato, i comunisti e gran parte della stampa di sinistra sembrano dare per scontata. Di Vittorio, invece, porta subito il discorso sulle «brutalità» con cui «la polizia di Scelba» cerca di reprimere «la legittima protesta dei lavoratori». In realtà, con una tecnica tipicamente comunista di mimetismo politico, Di Vittorio fornisce delle indicazioni tranquillizzanti nell’ambito di un’aggressiva recriminazione. «Lo sciopero durerà quanto è necessario» dice infatti, ma aggiunge subito «e cesserà appena possibile. Noi non abbiamo intenzioni insurrezionali ma vogliamo impegni e garanzie affinché non si utilizzi questa occasione per portare avanti operazioni repressive su vasta scala». Di questa apparentemente dura presa di posizione a De Gasperi, politico abile e raffinato, non è sfuggito quel «noi non abbiamo intenzioni insurrezionali», che per di più gli è sembrato che Di Vittorio abbia scandito con maggiore chiarezza. E poi la richiesta finale, quasi sulla difensiva, di non ricorrere a repressione di massa. Insomma, per De Gasperi la posizione del capo della Cgil può anche essere interpretata così: «Lasciamo che la protesta si esaurisca nello sciopero, non abbiamo nessuna intenzione di scatenare un’insurrezione e terremo la piazza sotto controllo, ma voi dopo non lasciatevi andare a retate di massa e cacce alle streghe». Sembra uno scambio accettabile. Naturalmente il colloquio si conclude con la scontata e quasi rituale richiesta di dimissioni del governo. E’ la linea ufficiale di Pci e Cgil, ma chissà se Di Vittorio la condivide davvero e chissà se la condividerebbe il realistico Togliatti: sarebbe stato molto meno velleitario, pensano già i più «togliattiani» dei comunisti, chiedere le dimissioni di Scelba. Naturalmente De Gasperi respinge con fermezza questa richiesta, giacché «il governo non ha alcuna responsabilità» dell’accaduto. E rilancia per non mostrarsi minimamente intimidito: «Proclamando lo sciopero generale contro il governo la Cgil si è assunta una responsabilità gravissima; se non recede, il governo non esiterà ad andare alla scontro»”” (pag 157-158)”,”PCIx-434″
“LOMAS David”,”Mons 1914. Il trionfo tattico della BEF [British Expeditionary Force].”,”Un autore arriva al punto di definire Mons “”la battaglia che salvò il mondo”” (pag 89); L’esercito tedesco era un’organizzazione accuratamente strutturata, programmata per raccogliere, con le riserve, più di 5 milioni di uomini a mobilitazione completa. Il suo nocciolo era un ben addestrato corpo ufficiali, assistito da 100.000 sottufficiali altamente professionali, che imponevano una rigida disciplina e richiedevano alla truppa un’obbedienza cieca ed assoluta. (…) Il numero di uomini disponibile ogni anno eccedeva largamento i bisogni dell’esercito. Più di un milione di reclute si presentava per prestare servizio ogni anno, e di queste solo un terzo era necessario. Questo permetteva all’Esercito di selezionare gli uomini veramente migliori per il servizio attivo, e di passarne molte migliaia alla riserva aggiuntiva, o ‘Ersatz’. La Riserva Ersatz fornì più di un milione di uomini di rinforzo nei primi tre mesi di guerra. Nel suo addestramento, l’Esercito tedesco, al contrario dei suoi contemporanei inglese e francese, si preparava per una guerra in Europa. Gli osservatori erano colpiti dall’insistenza sulla velocità e dalla feroce disciplina di marcia (un elemento essenziale se il piano Schlieffen doveva rispettare le sue tabelle). La fanteria era addestrata alle tattiche di avvolgimento e ad attaccare in dense ondate a intervalli di 500 metri, con il supporto del fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici. Questi assalti tedeschi sembravano inarrestabili. Gli attacchi venivano eseguiti in formazione a mezzaluna: i fianchi del nemico veniva oltrepassati e avviluppati mentre il centro era tenuto occupato. I comandanti tedeschi credevano nell’interdipendenza di tutte le armi, una teoria che sottolineavano includendo battaglioni di Jäeger [lett: “”cacciatori”” (…)]”” (pag 15); Nella sua forma finale, il piano [Schlieffen] richiedeva dieci sole divisioni per tenere a bada la Russia a est; 62 divisioni avrebbero affrontato la Francia, 54 delle quali, distribuite tra la Prima e la Quinta Armata, avrebbero effettuato l’assalto. Le altre otto erano assegnate alla Sesta e Settima Armata sulla frontiera franco-tedesca. Esse si sarebbero dovute ritirare davanti al previsto attacco francese in Alsazia e Lorena, così da attirare gli avversari in una trappola. Mentre i francesi si lanciavano all’assalto, avrebbero lasciato scoperte le loro retrovie. Con le parole dello storico Liddell-Hart, il piano Schlieffen era come una porta girevole: “”se uno avesse spinto con forza su un lato, l’altro avrebbe ruotato, colpendolo alla schiena””. Sarebbe stata un’altra Sedan. Von Schlieffen voleva che “”il gomito destro dell’uomo all’estrema destra sfiorasse la Manica””, ma dopo il suo ritiro nel 1906, consistenti revisioni ridussero la proporzione di forze tra l’ala destra e l’ala sinistra da sei a uno, a due a uno. L’ala destra non avrebbe più seguito la costa ma avrebbe proceduto ben all’interno. Era un cambiamento che alla fine avrebbe condotto la Prima Armata tedesca a Mons”” (pag 25-26)”,”QMIP-126″
“LOMBARD Maurice”,”Splendore e apogeo dell’Islam, VIII-XI secolo.”,”Gli schiavi. “”Come le grandi civiltà dell’antichità e come l’impero bizantino, il mondo musulmano è una civiltà schiavista. Per la forza motrice, per l’energia, ricorre in gran parte ai muscoli dello schiavo: nelle grandi squadre che lavorano nelle piantagioni e nelle miniere, la mano d’opera è interamente fornita dagli schiavi, nelle città il lavoro serile si affianca al lavoro libero”” (pag 231) “”Ultima forma di schiavitù d’importanza non inferiore, è la schiavitù militare. Le guardie del corpo sono essenzialmente servili, come attesta il corpo dei mammalucchi che, sotto i Tulunidi d’Egitto, a Fustat nel nono secolo, è composto di 24.000 turchi e di 40.000 negri. Gli Umayyadi di Spagna, da parte loro, possiedono nel decimo secolo, a Cordova, diecimila slavi. Questa guardia di schiavi, comandata da ufficiali scelti tra schiavi affrancati, ha sempre avuto una parte di primaria importanza”” (pag 231) Maurice Lombard, già professore all’École Pratique des Hautes Études e a la École Normale Supérieure, è stato un esponente di grande rilievo di quell’indirizzo storico che fa capo a Fernand Braudel.”,”VIOx-003-FGB”
“LOMBARDI Franco V.”,”Idee pedagogiche di Antonio Gramsci.”,”LOMBARDI Franco V. “”Non per nulla Gramsci vede l’ideale dell’uomo moderno in Leonardo da Vinci: “”L’uomo moderno dovrebbe essere una sintesi di quelli che vengono ipostatizzati come caratteri nazionali: l’ingegnere americano, il filosofo tedesco, il politico francese, ricreando, per dir così, l’uomo italiano del Rinascimento, il tipo moderno di Leonardo da Vinci, divenuto uomo massa, o uomo collettivo pur mantenendo la sua forte personalità e originalità individuale”” (Lettera alla moglie Julca (Iulia o Giulia) del 1° agosto 1932, Lettere, p. 654)”” (pag 72)”,”GRAS-083″
“LOMBARDI Anna Maria”,”Keplero. Una biografia scientifica.”,”LOMBARDI Anna Maria è dottore di ricerca in fisica. Si occupa di storia della fisica. Ha pubblicato ‘Keplero: semplici leggi per l’armonia dei cieli’ (Le Scienze 2000) tradotto in varie lingue. “”””Come svegliandomi da un sogno…””. Queste sono le parole utilizzate da Keplero per descrivere le proprie intuizioni scientifiche, quei lampi di luce che consentirono alle innumerevoli tessere raccolte in anni di duro lavoro di incastrarsi perfettamente; e di mutare profondamento la concezione del cosmo. Così, difatti, Keplero immaginava l’operazione del conoscere: come un riappropriarsi di idee che già si possiedono inconsciamente. Il sapere scientifico, scriveva, è connaturato nell’uomo, come il numero dei petali di un fiore. Ma il risveglio non avviene per caso, e Keplero in ogni sua opera ci fa toccare con mano la tenacia, la fatica, i momenti di sconforto che tanto spesso caratterizzano il lavoro di uno scienziato. La scoperta delle tre leggi che descrivono il moto dei pianeti non ha niente a che vedere con una fortunata ‘boutade’. Davvero non si può dire che Keplero sia stato un uomo fortunato. La sua vita fu segnata dalla miseria e dalle violenze seminate dalla guerra dei Trent’anni, e più volte subì l’umiliazione e il disagio dell’esilio. Fisicamente segnato da malattie di ogni tipo, gracile e debole di vista, la sua condizione fu pesantemente aggravata da un forte pessimismo. Eppure seppe essere felice, ogni volta che gli sembrava di cogliere l’armonia delle diverse parti del mondo, di una gioia che sgorga limpida dalle pagine dei suoi libri.”” (pag IX) Giovanni Keplero e le sue Leggi (Piero Mazza — Nuovo Orione, Settembre 2003) • Parte prima: la vita e le opere • Parte seconda: le Leggi Quando il genio del mistico, del religioso e dello scienziato s’incontrano, ecco nascere uno dei più eminenti personaggi che hanno segnato il corso della storia della moderna astronomia: Johannes Kepler. Noto principalmente per aver formulato le tre celebri leggi che portano il suo nome, Keplero compì, fra il 1604 e il 1611, anche importanti studi di ottica che lo condussero a concepire l’antesignano del nostro cannocchiale il quale, contrariamente a quello galileiano dalle limitate possibilità, impiegava come oculare una lente convessa; il campo visivo risultava così totalmente ribaltato, ma, nondimeno, l’osservazione risultava più agevole, soprattutto per la possibilità di raggiungere ingrandimenti molto elevati. Lo studio dell’ottica gli fece anche comprendere il funzionamento della camera oscura arrivando a supporre come il cervello interpreta le immagini che si formano capovolte sulla retina. Interessanti furono altresì gli studi matematici compiuti nel 1611, i primi sull’argomento, sulla distribuzione spaziale di piccole sfere strettamente impacchettate — di cui si servì per spiegare la forma delle cellette in un alveare — un’intuizione che parrebbe quel calcolo differenziale che sarà propriamente inventato e sviluppato in seguito da Newton. Fu anche il primo a dimostrare nel 1624 come funzionava la teoria dei logaritmi formulata dal matematico scozzese Nepero e che a quei tempi era considerata alquanto bizzarra, da relegarsi forse più nella sfera della filosofia matematica che in quella della scienza pratica. Ma, soprattutto, non si dimentichi che Keplero fu in grado di calcolare e preparare tavole astronomiche con una precisione mai raggiunta a quell’epoca (le Tavole Rudolfine del 1627), le quali non fecero che confermare la piena validità della teoria copernicana che ancora faticava a farsi strada soprattutto per l’ostruzionismo degli ambienti ecclesiastici. Tutto ciò è abbondantemente documentato in un copioso epistolario che allora faceva le veci di quei scientific journals che saranno di voga solo in tempi successivi. Un piccolo debito di gratitudine verso questo scienziato dovremmo averlo anche noi presenti quando studiamo i rudimenti di matematica e di astronomia: certi termini scientifici come fuoco (di ellisse o parabola), arco (di una curva), satellite (termine latino che significa “”attendente””), inerzia sono stati inventati o introdotti per la prima volta da Keplero. Il fanciullo e lo scienziato Panorama di Weil der Stadt Keplero nacque nel villaggio di Leonberg, poco distante dalla cittadina di Weil der Stadt (Germania) nel 1571, al tempo del Sacro Romano Impero. Il padre era un soldato di ventura, che scomparve quando il piccolo Johannes aveva solo 5 anni (si disse che fosse morto combattendo nei Paesi Bassi), mentre la madre era una locandiera esperta in arti magiche che aveva appreso dalla zia. Si può già capire da questo che l’infanzia di Keplero, unita alla sua salute cagionevole, non sia stata certo delle più felici! Com’era consuetudine, il ragazzo fu avviato agli studi ecclesiastici, dapprima in un seminario locale e in seguito, maturato il desiderio di prendere i voti, iscrivendosi alla prestigiosa università di Tubinga, baluardo, allora come oggi, dell’ortodossia luterana. Qui ebbe come insegnante il copernicano M. Maestlin, uno di più insigni matematici del tempo, anche se il piano di studi prevedeva l’insegnamento del sistema tolemaico, in accordo con la Augsburg Confession (la Confessione Augustana). Tuttavia, a differenza di Copernico che considerava la nuova teoria più come una speculazione matematica, senza quindi preoccuparsi più di tanto della forma effettiva che potevano assumere le orbite planetarie, Keplero era invece molto interessato a queste, al punto da tentar di capire se esistesse una sorta di forza emanata al Sole, idea rifiutata da Galileo, che potesse influenzare il moto dei pianeti. Queste sue congetture gli procurarono una montagna critiche da parte dei più oltranzisti della facoltà, al punto che Maestlin gli consigliò di abbandonare la carriera ecclesiastica e di trasferirsi a Graz per andare a occupare la cattedra di matematica divenuta improvvisamente vacante nel 1594. Come docente in questa scuola Keplero era tenuto a curare annualmente la compilazione di un calendario che, fra le altre cose, doveva prevedere il tempo, le crisi politiche, la salute pubblica e gli avvenimenti eccezionali. Purtroppo le predizioni di disgrazie gli riuscirono spesso e grazie al suo primo almanacco, quello del 1595, nel quale previde un inverno particolarmente rigido e un’invasione turca, si trovò famoso da un giorno all’altro. L’anno successivo pubblicava la sua prima opera, il Mysterium Cosmographicum in cui elaborava il suo modello cosmologico. Da buon euclideo riteneva che esistessero 5 solidi regolari e questi venivano invocati per spiegare quegli immensi spazi che dovevano separare i pianeti per render conto dei loro moti così come si osservavano da Terra basandosi sulla teoria eliocentrica. Una rappresentazione del vecchio Sistema Tolemaico Ricordiamo che la teoria tolemaica supponeva che le orbite planetarie fossero in contatto fra loro e che fosse il cosiddetto Primo Mobile a trasmettere il moto ai vari pianeti. La spiegazione che Keplero dava sulla posizione spaziale dei pianeti era curiosa: se si immagina una sfera col raggio pari all’orbita di Saturno e a questa s’inscrive un cubo, allora la sfera a sua volta inscritta in questo cubo avrebbe avuto il raggio uguale all’orbita di Giove. Se poi un tetraedro regolare veniva iscritto in questa seconda sfera, la sfera che a sua volta veniva inscritta nel tetraedro doveva avere le dimensioni dell’orbita di Marte; e così di seguito, ponendo successivamente un dodecaedro tra l’orbita di Marte e quella della Terra, un icosaedro tra la Terra e Venere infine un ottaedro tra Venere e Mercurio. Questo spiegava perfettamente il numero dei pianeti con quello dei 5 poliedri di Euclide. Agli occhi di noi moderni si tratta sicuramente di un’idea stravagante che tuttavia racchiude il pregio di stabilire una relazione matematica tra le distanze dei pianeti dal Sole e il loro periodo di rivoluzione, relazione che nel 1618 porterà lo scienziato tedesco a formulare la sua 3a legge. Se il Mysterium non fu particolarmente apprezzato da Galileo che era un classico fisico sperimentale, fu però tenuto in grande considerazione dall’astronomo danese Tycho Brahe, noto come Ticone, allora di stanza a Praga, il quale aveva accumulato un’impressionante mole di osservazioni planetarie pretelescopiche (soprattutto di Marte) di altissima precisione e che Keplero ebbe la fortuna di ereditare dopo essergli succeduto in qualità di matematico imperiale di Rodolfo II. L’astronomo danese Tycho Brahe Le osservazioni di Tycho erano talmente precise che in base a esse Keplero fu in grado di scoprire la rifrazione atmosferica che, com’è noto, causa un piccolo spostamento apparente della posizione degli astri, tanto più pronunciata quanto più bassi si trovano sull’orizzonte. Eppure anche considerando questo fatto, l’orbita di Marte sembrava non volersi piegare a nessuna delle teorie fino ad allora formulate: uno scarto di posizione di soli 8 primi d’arco, un quarto del diametro apparente della Luna, metteva in crisi il sistema elaborato dall’astronomo danese, ossia quello di una Terra immobile attorno a cui orbitavano il Sole e la Luna mentre il corteggio dei 5 pianeti ruotava a sua volta attorno al Sole; d’altra parte, anche la migliore orbita calcolata da Keplero per render conto delle posizioni osservate non riusciva ad adattarsi in modo soddisfacente, a meno di non abbandonare l’idea di un’orbita circolare. Fu così che elaborando la mèsse di dati ereditata da Tycho e dopo aver riempito letteralmente migliaia di pagine di calcoli algebrici, intraprendendo quella che Keplero stesso definì “”la mia guerra con Marte””, l’astronomo tedesco arrivò a stabilire nel 1602 che il raggio vettore che va dal Sole al pianeta spazza aree uguali in tempi uguali: questa è nota come la 2a legge di Keplero anche se in realtà fu scoperta per prima. La 1a legge venne formulata 3 anni dopo e afferma che le orbite planetarie sono ellittiche e che il Sole occupa uno dei fuochi. Entrambe le leggi vennero pubblicate nell’Astronomia Nova. Keplero era giunto a queste conclusioni studiando il moto di Marte, ma si rese conto ben presto che le leggi si applicavano indishueamente a tutti i pianeti e che solo la vicinanza alla Terra del pianeta rosso unita alla sua forte eccentricità orbitale erano stati i fattori in grado di minare la teoria cosmologica del grande Ticone. Incisione riportata sul frontespizio delle Tavole Rudolfine Keplero non fu un uomo fortunato nella sua vita e non solo per l’atteggiamento tiepido con cui il mondo accademico aveva accolto le sue scoperte, sia nel campo dell’astronomia sia in quello dell’ottica; una serie spiacevoli eventi funestarono la sua vita già minata dalla sua gracile salute. Questi ebbero inizio con la morte del suo figlioletto di soli 7 anni seguita da quella della sua prima moglie. Poi l’imperatore Rodolfo, suo protettore e fervente cattolico, dovette abdicare per ragioni di salute in favore di suo fratello Mattia il quale, tuttavia, non fu altrettanto tollerante nei confronti dei Protestanti (nel 1618 sarebbe scoppiata la famigerata Guerra dei Trent’anni); Keplero si trovò così costretto a lasciare Praga e a stabilirsi a Linz in Austria. Ma i suoi guai, purtroppo, non erano destinati a finire presto. Mentre stava lavorando alla sua Armonia Mundi, un’opera che aveva già progettato di scrivere sin dal 1599 quale sviluppo del Misterium Cosmographicum e che contiene la famosa 3a legge, sua madre venne accusata e arrestata per stregoneria. A quel tempo, com’è tristemente noto, maghi e fattucchieri avevano in serbo una sorte miseranda e fu solo grazie all’influenza di Johannes presso la facoltà legale di Tubinga che la genitrice poté evitare di finire sul rogo. Eppure non si trattò di vero amore filiale considerata la stima che, a quanto si racconta, egli aveva di sua madre! Delle Tavole Rudolfine abbiamo già accennato; queste facevano di continuo riferimento alle osservazioni di Ticone integrate con le prime due leggi di Keplero ed erano così accurate che si mostrarono valide per i decenni a venire; si trattava di una pietra miliare che vedeva il tramonto definitivo del vecchio sistema tolemaico in favore del nuovo sistema copernicano. E tuttavia Keplero non se ne serviva per predizioni di tipo astrologico, come egli stesso dovette far presente anche al Duca di Wallenstein, uno dei leader della Guerra dei Trent’anni che si era rivolto a lui per avere consigli basati sull’astrologia: è vero che Keplero ammetteva un’influenza del Sole e della Luna su certi fatti che avvenivano sulla Terra (basti pensare al fenomeno delle maree), ma da buon copernicano non credeva certo nella realtà fisica delle costellazioni! Il cratere lunare Keplero La grandezza di questo scienziato, come spesso accade, non fu riconosciuta ai suoi tempi, né la sua fama assurse mai al livello che avrebbe meritato. Morì miseramente nei pressi di Ratisbona nel 1630 durante un viaggio che aveva fatto da Linz per andare a riscuotere una somma di denaro in relazione alle Tavole Rudolfine di cui era creditore. Fu sepolto nel camposanto della chiesa di quella città, ma la sua tomba venne distrutta nel corso di quella guerra funesta e nulla è rimasto al giorno d’oggi. Ci è rimasta, però, la sua eredità scientifica racchiusa nelle 3 celebri leggi delle quali parleremo nella seconda parte. Ma cos’è stato Giovanni Keplero nella sua vita? Certamente non un grande osservatore, come del resto non lo furono Copernico e Newton, dal momento che il suo nome rimane per lo più legato a una supernova apparsa nel 1604 nella costellazione del Serpente e alla celebre congiunzione planetaria di Giove e Saturno avvenuta nei Pesci l’anno precedente e che lo portò a ipotizzare, per la prima volta, che un avvenimento analogo avvenuto nel 7 A.C. avesse effettivamente guidato i Magi nel lungo viaggio dalla Caldea a Gerusalemme. Fu sicuramente un uomo profondamente religioso. Tutti i suoi scritti contengono numerosi riferimenti a Dio e come cristiano si sentiva investito del dovere di studiare e comprendere l’opera divina nelle leggi che regolano l’universo. Era infatti convinto, raccogliendo l’antica eredità di Platone e Pitagora, che la Divinità avesse creato l’universo secondo un ben preciso schema matematico e che quindi solo la matematica, termine generico che a quel tempo comprendeva anche la geometria, l’astronomia e la musica, fosse il mezzo sicuro per arrivare a comprendere le verità del mondo che ci circonda. Non fu quindi soltanto un mistico o, addirittura, una mente irrazionale riguardo alle idee sul cosmo, come molti ce lo vorrebbero presentare, perché, al contrario, secondo Keplero, la creazione sarebbe pienamente manifesta attraverso leggi che possono essere sondate dalla ragione umana.”,”SCIx-350″
“LOMBARDI Franco”,”Ludovico Feuerbach. Seguito da una scelta di passi tradotti.”,”””La vera filosofia consiste nel fare non già libri, ma uomini”” (pag 318) “”Se le ‘Lezioni sulla essenza della religione’ costituiscono tuttavia forse il testo più compiuto di F., quello a cui ci si potrebbe rifare per una conoscenza del pensiero di F. sulla religione, che volesse prescindere dagli altri scritti e trattazioni, diversamente si deve dire invece per lo scritto sulla ‘Teogonia’, a cui F. lavorò lungamente, e pubblicò nel ’57, sperando di trarre fuori il mondo scientifico ed accademico da quel silenzio, in cui anche la pubblicazione delle ‘Lezioni’ era caduta”” (pag 225) “”Se si vuole intendere a pieno il significato che questo scritto ritiene o quello che esso ritenne, almeno presso alcuni circoli, basta rileggere le parole che Engels scrisse nel proposito, dopo molti anni, nel suo saggio su Feuerbach: “”Allora venne ‘L’essenza del Cristianesimo’ di Feuerbach. Con un solo colpo essa ridusse in povere l’antitesi [dell’Idea e della natura] … La natura esiste indipendentemente da ogni filosofia; essa è la base, su cui noi uomini, noi stessi prodotti della natura, siamo cresciuti… Il bando era rotto; il sistema era mandato in frantumi e gettato da parte. Bisogna avere vissuto l’azione liberatrice di questo libro per farsene un concetto. L’entusiasmo era generale; noi fummo per un momento feuerbachiani”” (1)”” [Franco Lombardi, Ludovico Feuerbach, 1935] [(1) Engels, Ludwig Feuerbach u. der Ausgang d. klass. d. Philos. (1886), Stuttgart, 1888, pp. 12-13. Cfr. traduz. ital. Ciccotti, Roma, 1902, p. 11. Per inesattezze o incongruità nel tardo ricordo di Engels, cfr. peraltro, con Mehring, Storia della democrazia sociale tedesca, vedi trad. ital. Roma, 1900, I, p. 248 sgg.; il vol. di Levi, La Phil. de F., etc., Paris, 1904, p. 250] (pag 116)”,”FILx-462″
“LOMBARDI SATRIANI Luigi M. ROSSI Mario; MENGARELLI Gianluigi”,”Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione (Lombardi Satriani); Galvano della Volpe. II. (Rossi); Le teorie monetarie nell’opera di Marx (Mengarelli).”,”Lo scritto di Rossi su Della Volpe segue quello pubblicto nel numero precedente di Critica marxista. “”La classe, d’altronde, presenta un fronte omogeneo solo nei confronti dell’altra classe, mentre nel suo àmbito, si scatena ogni possibilità di competizione tra i vari individui. Già ne ‘L’ideologia tedesca’ è notato: “”(…) I singoli individui formano una classe solo in quanto debbono condurre una lotta comune contro un’altra classe; per il resto essi stessi si ritrovano l’uno di contro all’altro come nemici, nella concorrenza. D’altra parte la classe acquista a sua volta autonomia di contro agli individui, cosicché questi trovano predestinate le loro condizioni di vita, hanno assegnata dalla classe la loro posizione nella vita e con essa il loro sviluppo personale, e sono sussunti sotto di essa. Questo fenomeno è identico alla sussunzione dei singoli individui sotto la divisione del lavoro e può essere eliminato soltanto mediante il superamento della proprietà privata e del lavoro stesso. Abbiamo già accennato più volte come questa sussunzione degli individui sotto la classe si sviluppi in pari tempo in una sussunzione sotto idee di ogni genere, ecc.”” (K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, cit., p. 54).”” [Luigi M. Lombardi Satriani, Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione, Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1968]”,”MADS-634″
“LOMBARDI Riccardo”,”Tre interventi per tre stagioni. Dall’azionismo al socialismo critico.”,”‘Tre interventi per tre stagioni. Riccardo Lombardi dall’azionismo al socialismo critico (1943-1981)’ ‘In memoria di Nerio Nesi, amico e compagno di Riccardo Lombardi’ (in apertura) ‘Nel 1943 Riccardo Lombardi scrisse ‘Il Partito d’Azione. Cos’è e cosa vuole’ (pag 7) Jacopo Perazzoli (Rho, 1986), membro del comitato editoriale di ‘Rivista Storica del Socialismo’ è ricercato di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo. Giovanni Scirocco (Milano, 1962) vicedirettore di ‘Riv. St. Soc.’ è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo. Paolo Bagnoli (Colle Val d’Elsa, 1947) è direttore di Riv. St. Soc. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso l’Università Bocconi di Milano e l’Università degli Studi di Siena.”,”ITAP-258″
“LOMBARDINI Siro”,”Dentro la crisi, all’Est, all’Ovest, in Italia.”,”LOMBARDINI Siro (Milano, 1924) è docente di economia politica presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. “”Il sistema finanziario – anche per i processi di finanziarizzazione che ha reso possibile e che a loro volta lo hanno potenziato – rende il sistema economico instabile. (…) Quando nell’ottobre del 1987 si è verificato a Wall Street il grave crollo che ha richiamato alla memoria quello del 1929, le autorità americane hanno immediatamente aumentato la liquidità del sistema evitando le reazioni a catena che avrebbero potuto coinvolgere l’economia reale. Allora però l’armonia degli squilibri aveva creato le condizioni per un prolungato boom che, in effetti, non fu interrotto dalla crisi di Borsa. Le situazioni che si prospettano per il futuro sono diverse. ‘Non bastano gli strumenti monetari a garantire la stabilità del sistema’. Potrebbero infatti determinarsi , in conseguenza dei diversi processi di crescita nelle grandi aree, delle situazioni atte a influire sulle aspettative degli operatori indipendentemente dalla vicende monetarie. Allora le reazioni delle Borse potrebbero essere tali da non potere essere neutralizzate dall’immissione di potere d’acquisto. Ciò che in una tale evenienza si rende necessario è una politica neo-keynesiana (con l’accento sul primo termine ‘neo’): non basta infatti accrescere la domanda; occorre modificare i meccanismi di crescita (….)””. (pag 105)”,”ECOI-303″
“LOMBARDINI Siro”,”La grande crisi. Il 1987 come il 1929?”,”LOMBARDINI Siro è noto per i suoi contributi alle teorie dell’impresa e della domanda, la questione della programmazione, la questione dello sviluppo ecc. Ha insegnato nelle Università di Milano (Cattolica), Modena e Torino. E’ stato consulente di governi. “”Ha ragione Tobin quando, riflettendo sul lunedì nero di Wall Street e sui giorni che lo hanno seguito, afferma che non esiste alcun fattore razionale che giustifichi una differenza di prezzo del 30% in 48 ore per le azioni di una IBM e di una General Motor. (Così, ricordiamo noi, come non esistevano ragioni obiettive – se si dimentica il ruolo che ha giocato il fattore fiducia – che potessero giustificare certi rialzi che si erano avuti nei mesi precedenti nelle quotazioni di questi e di altri titoli della borsa americana). La sola spiegazione del fatto strepitoso indicato da Tobin è il crollo della fiducia””. (pag 122) “”La crisi, invero, era ormai diventata inevitabile in seguito al troppo prolungato boom borsistico. In situazioni come quella che si era creata nei mercati finanziari americani basta un evento a far scoppiare il bubbone, se l’evento è in grado di orientare nella stessa direzione le aspettative di un gran numero di operatori. Che le reazioni americane alla politica adottata dalla Germania potessero costituire un evento del genere è facilmente comprensibile””. (pag 123)”,”ECOI-305″
“LOMBARDINI Siro”,”Teorie dell’equilibrio economico e modelli dinamici. Appunti per il 2° corso di Economia politica.”,”Testi proposti di macroeconomia: ‘Graziani, ‘Teoria economica macroeconomica’, Gordon, ‘Introduzione alla macroeconomia’, Brooman, Macroeconomia, Shapiro ‘Teoria macroeconomica’ (pag 5)”,”ECOT-306″
“LOMBARDINI Siro”,”Dentro la crisi, all’Est, all’Ovest, in Italia.”,”Siro Lombardini (Milano, 1924) è docente di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino.”,”ITAE-079-FL”
“LOMBARDINI Sandro”,”Rivolte contadine in Europa (secoli XVI-XVIII).”,”Sandro Bernardini, nato nel 1949, svolge dal 1978 attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di storia dell’Università di Torino. Dopo i primi lavori di demografia storica e storia agraria, si è orientato verso i temi dell’antropologia economica e sociale applicati allo studio di famiglie e comunità rurali comprese entro società complesse.”,”FOLx-001-FMB”
“LOMBARDI-SATRIANI Luigi M.”,”Antropologia culturale e analisi della cultura subalterni.”,”Luigi M. Lombardi Satriani è nato in Calabria. Si occupa di tradizioni popolari nel 1971 ha insegnato in qualità di Visiting Professor nel Dipartimento di Sociologia dell’Università del Texas e Austin.”,”TEOS-020-FFS”
“LOMBARDO Giorgio”,”L’Istituto Mobiliare Italiano. Modello istituzionale e indirizzi operativi 1931 – 1936.”,”L’ Istituto Mobiliare Italiano fu creato nel dicembre 1931, nel cuore della grande crisi, con una ricca gamma di strumenti, che lo configuravano come un intermediario di tipo nuovo nell’ordinamento creditizio italiano. La sua nascita creò nell’ establishment finanziario-industriale che gravitava attorno alla maggiore banca del tempo, la Comit, l’attesa di un salvataggio, che perpetuasse, a spese del pubblico risparmio, gli equilibri allora esistenti. Il salvataggio non venne. Al contrario, l’ IMI introdusse nella tradizione bancaria italiana un metodo di selezione del credito, che postulava chiarezza nei programmi e trasparenza nella stuttura finanziaria d’impresa. Si rivelò un metodo maieutico di un nuovo assetto nel controllo di grandi banche e imprese, trasferito allora e rimasto per oltre un sessantennio affidato ad una tecnocrazia di Stato. Allora l’ IMI fu – per una scelta dei suoi dirigenti – il promotore di un mercato dei titoli mobiliari fondato sulla reputazione degli emittenti. L’Istituto affronta oggi, dop aver portato apiena maturità le”,”E1-BAIT-019″
“LOMBARDO Antonio”,”Il sistema politico del Giappone. Elementi d’ analisi comparata.”,”A. LOMBARDO è professore incaricato di sociologia politica nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Messina, e assistente ordinario (1975) di scienza politica alla Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Collaboratore di numerose riviste scientifiche italiane e straniere, è redattore capo di “”Affari sociali internazionali”” . E’ autore del libro ‘Il tramonto dello stato liberale’ (1971) e di ‘La struttura del potere’ (1972).”,”JAPx-029″
“LOMBARDO RADICE Lucio CARBONE G.”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””In una successiva istanza al capo del governo (Mussolini, ndr), scritta verso la fine dell’estate del 1935, vediamo che Gramsci deve ancora lottare perché cessino alcune torture carcerarie, «le forme di piantonamento e di vigilanza diurna e notturna di tutte le ore che impedisce il riposo e la tranquillità nel caso mio necessari per arrestare la demolizione progressiva e torturante dell’organismo”” (pag 251)”,”GRAS-001-FER”
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Fascismo e anticomunismo. Appunti e ricordi 1935-1945.”,”LOMBARDO-RADICE-L.: “”Molti dei giovani che, privi di esperienza e di cultura politica, andavano formando faticosamente una coscienza antifascista negli anni più bui del fascismo, hanno avuto la rpima chiara intuizione della vera natura del trotskismo vedendo i libri di Trotsky in elegante veste editoriale esposti nelle vetrine dei librai al posto d’ onore. Questa prima intuizione si trasformò in ragionata certezza nel constatare, nello svolgersi della situazione, che ogni frase, ogni atteggiamento politico di Trotsky non era che un’ arma in mano al fascismo (…)”” “”E’ perciò che ogni antifascista consapevole sa che la terribile definizione di Antonio Gramsci: “”Trotsky è la puttana del fascismo””, non nasceva affatto da settarismo di partito o di fazione, ma esprimeva l’ odio profondo e puro di ogni combattente antifascista verso i traditori che al fascismo si erano alleati””. (pag 56)”,”ITAD-031″
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Istituzioni di algebra astratta. Con “”Esercizi e complementi”” a cura di V. Corbas e G. Panella.”,”Lucio Lombardo-Radice, ordinario di geometria all’Università di Roma, è da molti anni impegnato nei problemi della didattica della matematica e, più in generale, nel dibattito pedagogico (dirige la rivista Riforma della scuola).”,”SCIx-286-FL”
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”L’uomo del Rinascimento.”,”Dono di Mario Caprini Raccolta di saggi e articoli scritti tra il 1942 e il 1957. Vi sono tre saggi inediti: quello su Galileo e quello su Einstein erano già stati scritti dall’autore, rispettivamente nel 1942 e nel 1945. L’ultimo saggio invece dal titolo ‘L’inno alla gioia’ è stato redatto dall’autore appositamente per questo volume.”,”ITAG-288″
“LOMBI Elisabetta, sintesi a cura di”,”Presentazione del libro: “”La Repubblica sociale italiana a Desenzano: Giovanni Preziosi e l’Ispettorato generale della razza, A cura di Michele Sarfatti.”,”L’Ispettorato generale per la razza venne creato da Mussolini nel marzo 1944, col compito di intensificare le campagne antiebraica, razzista in genere, antimassonica. Il dittatore nominò Ispettore generale per la razza Giovanni Preziosi, decano degli antisemiti italiani. L’Ispettorato ebbe sede nel comune di Desenzano del Garda e fu attivo fino all’aprile 1945. Questo volume contiene le relazioni presentate all’omonimo Convegno di studi, tenutosi a Desenzano il 27 gennaio 2007, “”Giorno della Memoria””, e organizzato dal Comune di Desenzano del Garda e dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea Cdec di Milano, mossi dal desiderio di conservare memoria e sviluppare le conoscenze sull’Ispettorato e su Preziosi. Il volume contiene saggi di Gaetano Agnini, Francesco Cassata, Francesco Germinano, Liliana Picciotto, Mauro Raspanti, Marino Ruzzenenti e Michele Sarfatti, che trattano temi quali la politica antiebraica della Repubblica sociale italiana, l’attuazione in provincia di Brescia, l’attività dell’Ispettorato generale per la razza nel 1944-1945, il pensiero e gli scritti antisemiti di Preziosi, la sua collocazione nel contesto dell’antisemitismo italiano. Per oltre dodici mesi Preziosi e l’Ispettorato incrementarono la propaganda e l’elaborazione antiebraica della Repubblica sociale italiana, fornendo un retroterra importante e necessario alle parallele azioni di arresto e deportazione degli ebrei. (IBS) http://www.isc-como.org/wp-content/uploads/2016/01/La-Repubblica-sociale-italiana-a-Desenzano.pdf&#8221;,”ITAF-365″
“LOMBORG Bjorn”,”L’ambientalista scettico. Non è vero che la Terra è in pericolo.”,”Bjorn Lomborg, ex membro di Greenpeace, è professore associato di statistica presso il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Aarhus in Danimarca. I suoi lavori sulla teoria dei giochi e le simulazioni al computer sono stati pubblicati sulla stampa scientifica internazionale.”,”TEOS-061-FL”
“LOMBROSO Gina”,”Vita di Lombroso.”,”””Mentre Lombroso lavorava accanitamente ai suoi studi ed alle sue collezioni, la crisi economica, che aveva incominciato a travagliare l’ Italia fin dal 1889, si era complicata con una crisi morale e politica terribile. La crisi aveva provocata una certa diffusione non solo del partito anarchico ma anche del Partito Socialista Internazionale. Malgrado le sue origini essenzialmente cooperativiste ed economiche, questo movimento assunse allora in Italia una veste idealistica, mistica, e insieme politica e sociale, ben più che economica. Parve suo scopo in quel momento volere affratellare in un nuovo legame di amore tutti quelli che amavano i proprii simili, promettendo loro un comune benessere universale futuro (…). Il Lombroso, pur non consentendo nel programma massimo dei socialisti e neppure nella lotta di classe, e neppure in molte parti del programma minimo, fu però favorevole a questo movimento, che in mezzo al cinismo universale pareva attirare i giovani nell sua orbita e svestirli dell’ egoismo gretto e piccino in cui si erano avvolti””. (pag 133-134) Ingresso di Lombroso nel socialismo. (pag 150)”,”SCIx-234″
“LOMBROSO Gina”,”Le tragedie del progresso. Origine, ostacoli, trionfi, sconquassi del macchinismo.”,”Sconquassi materiali dilapidazione della terra, impoverimento paesi poveri (pag 175) Controllo dei consumi da parte dello Stato. “”La scarsezza della materia prima e della lavorata prima del 1500 era tale da indurre i governanti a limitare dappertutto continuamente i consumi. In Francia da Carlo Magno fino al XVIII secolo fu un succedersi continuo di leggi suntuarie le quali limitavano i consumi di ogni classe di cittadini. Le leggi suntuarie si estendevano perfino ai mortori, alle nozze, all’ uso che ciascuno poteva fare dei carri, delle carrozze, delle pellicce e dei vestiti. Carlo Magno fece una legge che regolava, fra l’ altro, la quantità massima di carne che una famiglia ricca poteva mangiare perché non ne restassero privi i poveri. Nel 1294 Filippo il Bello proibì alla borghesia l’ uso del carro, l’uso dell’ ermellino e di altre pellicce e specificò la quantità di abiti che potevan farsi i duchi, i conti, i prelati, i cavalieri””. (pag 61) I puritani in America. “”L’ Inghilterra considerava le colonie (come del resto tutti gli altri paesi d’Europa), quali terreni di rapina e di conquista; essa esigeva dai coloni vi coltivassero esclusivamente cereali o le piante di cui aveva bisogno, e le vendessero esclusivamente ad essa; d’altra parte non poteva così come gli Olandesi difenderli contro gli indigeni nè contro i concorrenti europei: così queste colonie perirono. Viceversa quello che non riuscì ai coloni ufficiali riuscì a una setta di Puritani i quali, indignati dei costumi poco religiosi e poco morali dei loro contemporanei avevano esulato col May Flower nel Nord-America nel 1620 per fondarsi uno Stato libero e morale. Sbarcati nel Massachussett essi si erano organizzati con una disciplina severissima, mandando via tutti gli oziosi, i dissidenti religiosi, non facendo alcun tentativo di civilizzare gli Indiani, dandosi unicamente a coltivare la terra e a vivere secondo i propri ideali””. (pag 141)”,”ECOI-196″
“LOMBROSO Paola”,”La vita è buona.”,”Paola Lombroso è la figlia di Cesare a cui il libro è stato dedicato. Sul padre Cesare Lombroso: “”Non erano solamente i suoi studi prediletti, quelli in cui aveva speso tutta la vita, che eccitavano in lui un interesse e un’attenzione così viva, ma ogni forma d’indagine; gli uomini lo interessavano come i libri, la filologia come la psichiatria, la storia come la medicina, la politica come l’arte. Era il suo modo di amar la vita, di non esser mai sazio, mai stanco di contemplarne i documenti così vari, gli aspetti infiniti. Diceva sempre che la sua più gran gioia era stata la discussione; sopra il filo, lampeggiante della discussione palleggiar fatti ed idee; e ogni cosa indagava e su ogni cosa discuteva senza partito preso e senza restrizioni, senza vergogna di disdirsi e senza preoccupazione di seguir la corrente o di sorprendere con un paradosso, smanioso solo della verità e di esprimere il suo pensiero sinceramente”” (pag VI-VII)”,”VARx-549″
“LONDON Keith”,”Introduzione agli elaboratori elettronici.”,”K. LONDON ha studiato logica all’ Università di Londra ed è quindi passato alla International Computer Limited.”,”SCIx-147″
“LONDON Artur”,”L’ aveu. Dans l’ engrenage du procès de Prague.”,”Vice ministro degli affari esteri della Cecoslovacchia dal 1949, Artur LONDON, è arrestato nel gennaio del 1951, nello stesso periodo in cui il ministro CLEMENTIS è giudicato nel processo detto “”centro di cospirazione contro lo Stato diretto da Slansky””. Condannato ai lavori forzati a vita, riabilitato nel 1956, è, con V. HAJDU e E. LÖBL uno dei tre sopravvissuti dei sedici coaccusati del processo di Praga, processo che ricorda quelli di Mosca. L’ Aveu è il racconto del meccanismo infernale che trascina i migliori militanti del partito nell’ ingranaggio dell’ auto-accusa. Artur LONDON è un sopravvissuto della sua generazione. nato nel 1915 da una famiglia di artigiani ad Ostrava, centro minerario e siderurgico, entra a 14 anni nella gioventù comunista di cui diviene segretario regionale. Rifugiato a Mosca nel 1934, dopo vari soggiorni nelle carceri, nel 1936 si impegna nelle brigate internazionali in Spagna e combatte fino alla caduta della Catalogna. Entra nella resistenza nell’ agosto del 1940, deportato a Mauthausen nel 1942, diviene membro del comitato della resistenza del campo. Dal 1963 vive in Francia.”,”EURC-069″
“LONDON Jack”,”Il tallone di ferro. (Tit. orig.: The Iron Heel)”,”Jack LONDON (San Francisco 1876 – Glen Ellen, California 1916) ha scritto tra le altre cose romanzi d’ avventura (‘Il lupo di mare’ (1904) ecc.), romanzi autobiografici ‘La strada’, ‘Martin Eden’, John Barleycorn (1913); oltre a diversi racconti, reportage e saggi, trattati politici e inchieste, come ‘Il popolo dell’ abisso’ (1903). “”London, già nel 1907 prevede la prima guerra mondiale – pur illudendosi che l’ Internazionale socialista sarebbe riuscita ad evitarla – e gli esiti che questa avrebbe avuto, vale a dire la svolta fascista.”” “” (Ernest) “”(…) Oggi i capitalisti degli Stati Uniti posseggono centinaia e centinaia di milioni di dollari di azioni messicane, russe, italiane e greche: che cosa sono se non un po’ di quella parte che i capitalisti non hanno consumato? Fin dalle origini del sistema capitalistico, il capitale non ha mai consumato tutta la sua parte della ripartizione. “”E veniamo al punto: negli Stati Uniti ogni anno viene prodotta ricchezza per quattro miliardi di dollari. Il lavoro ne riscatta e ne consuma due, il capitale trattiene gli altri due. Resta pertanto una forte quota che non viene consumata. Che cosa si può fare? Il lavoro non può sottrarne perché ha già consumato i suoi guadagni. Il capitale non se ne serve, perché già, secondo la sua natura, ha assorbito tutto quanto poteva. L’ eccesso rimane. Che cosa se ne può fare? Che cosa se ne fa? “”Si vende all’ estero,”” azzardò Mr. Kowalt. “”Precisamente””, convenne Ernest. “”Da questo eccesso nasce il nostro bisogno d’uno sbocco esteriore. Si vende all’ estero, si è obbligati a venderlo all’ estero: non c’è altra scelta. E questo eccesso venduto all’ estero costituisce ciò che noi chiamiamo: la bilancia commerciale in notro favore””.”” (pag 115-116)”,”VARx-202″
“LONDON Jack”,”Martin Eden.”,”””Ma le sue storie più belle son certo quelle che hanno degli animali per protagonisti – cani e lupi principalmente – mentre le sue opere più significative quelle in cui racconta la sua stessa esperienza. Martin Eden appartiene a queste ultime. Scritto nel 1909, esso rispecchia la prima parte della sua vita, quella della lenta ascesa da giovane rozzo a uomo colto, della graduale formazione di artista coronato infine dal successo e dalla fortuna. Son pagine commosse e commoventi: ogni rappresentazione vi è vivamente scolpita, poiché sempre riproduce un dolore, un disinganno, un anelito, un sogno, una gioia ancora incisi nell’anima e nella carne dello scrittore””. “”Il denaro gli diluviava addosso, la fama gli diluviava addosso; egli splendeva come una cometa nel mondo della letteratura e provava puiù divertimento che interesse per il subbuglio che causava. Una sola cosa lo lasciava perplesso, una piccola cosa che avrebbe lasciato perplesso il mondo, se l’ avesse saputa. Ma il mondo si sarebbe piuttosto meravigliato della sua perplessità, che di quella piccola cosa che a lui pareva gigandesca. Il giudice Blount lo aveva invitato a pranzo. Questa fu la piccola cosa, o meglio, il principio della piccola cosa, che ben presto doveva diventare la cosa grossa””. (pag 346) Nella nota si abbraccia l’ ipotesi che Jack London si sia suicidato (pag 8) Biografia: Jack London (Wikip) Jack London (pseudonimo di John Griffith Chaney London) (San Francisco, 12 gennaio 1876 – 22 novembre 1916) è stato uno scrittore statunitense, noto per romanzi quali Zanna bianca e Il richiamo della foresta. Nato a San Francisco (in California) nel 1876, figlio illegittimo (secondo Clarice Stasz e altri biografi) di un astrologo ambulante irlandese, William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell’ Ohio. Il padre si disinteressò del figlio, anche perché 8 mesi dopo la nascita la madre si risposò con John London, contadino vedovo con due figli. Jack venne cresciuto dalla madre e dal padre adottivo. Dopo aver finito la scuola elementare nel 1889, frequentando compagnie poco raccomandabili, tra ladri e contrabbandieri, iniziò a passare da un lavoro all’altro. Dopo numerose esperienze lavorative, tornò a Oakland per frequentare la Oakland High School, dove partecipò alla redazione del giornale scolastico, The Aegis. Nel 1896 riuscì ad entrare all’Università della California, che lasciò nel 1897 a causa di problemi finanziari. Il 25 luglio di quell’anno partì per unirsi alla Corsa all’oro del Klondike: è in quella regione che scriverà i suoi primi racconti di successo. Tutta la sua vita fu infatti caratterizzata da esperienze lavorative diverse: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra russo-giapponese, l’agente di assicurazioni, il coltivatore e, appunto, il cercatore d’oro prima di diventare uno scrittore di successo. Come scrittore riuscì ben presto a diventare uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti del suo tempo. In tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi. Dopo il successo del suo romanzo più famoso Il richiamo della foresta si dedicò interamente alla scrittura trattando i temi sociali che preferiva; anche se poco noto sotto questo aspetto al grande pubblico, tra gli appassionati di fantascienza i suoi racconti di questo genere sono spesso citati come dei classici e precursori di genere; in numerosi racconti ricorre il tema del ‘giorno dopo’ descrivendo un’umanità ritornata ai primordi o in procinto di farlo, anticipazioni della ‘guerra batteriologica’ (contro una Cina divenuta enormemente popolosa e commercialmente concorrenziale) In questo periodo aderì al socialismo battendosi in difesa delle fasce deboli della società. Anticipò Kerouac con il romanzo itinerante ‘On the road’ cronaca di un viaggio per l’america in automobile,e per molti versi Hemingway. Ormai affermato ebbe fortuna come cronista, di politica (seguendo la rivoluzione messicana come inviato sul campo), sportivo (boxe,argomento trattato anche in alcuni racconti come ‘Una bistecca’), e d’attualità :il suo incipit scritto dopo il terremoto di S. Francisco ha fatto epoca. Nel 1910 comprò il Beauty Ranch, a Glen Ellen, Sonoma County, California, dove morì nel 1916 prematuramente a soli 40 anni, probabilmente per un’overdose,di cui si è dibattuto a lungo sulla volontarietà o meno. Un recente studio realizzato negli Stati Uniti da medici della Division of Nephrology and Hypertension della University of North Caroline School of Medicine ha dimostrato che lo scrittore in una fotografia presenta sul viso i segni di una dermatite da mercurio; poiché il metallo veniva utilizzato nella terapia della sifilide, è verosimile che possa essere stata la causa della morte di Jack London. La sua idea di socialismo era molto romantica e volubile. Le sue idee politiche e sociali possedevano una grandissima vitalità e potenza, ma poggiavano su basi confuse e tutto sommato, ingenue. La fortuna che ebbe la narrativa londoniana ne è la conferma.È stato, e probabilmente è ancora, l’autore anglosassone più tradotto all’estero, le sue opere di denuncia sociale facevano propaganda e incontrarono fortuna nei paesi del blocco sovietico , la celebrazione della forza fece sì che fosse uno degli autori più diffusi nelle biblioteche per ragazzi nell’italia fascista del ventennio. Le sue convinzioni della necessaria affermazione della razza superiore contribuirono al suo successo nella germania hitleriana. Ma quanto erano confuse le sue idee, maggiormente pretestuose e grossolane erano le interpretazioni che ne facevano questi regimi. Interpretandolo con parzialità London può essere un entusiasta paladino del progresso o un fervente ambientalista. La sua prosa rimane una delle più potenti e solide della narrativa americana. Romanzi [modifica] Il figlio del lupo (The son of the wolf, 1900) Il richiamo della foresta (The call of the wild, 1903) Il popolo degli abissi (1903) Il lupo di mare (1904) La partita (1905) La strada (1907) Zanna Bianca (1906) Il tallone di ferro (1907) Martin Eden (1909) Radiosa aurora (1910) La valle della Luna (1913) John Barleycorn (1913) Il vagabondo delle stelle (1915) La piccola signora della grande casa (1916) Jack London nella cultura successiva Forse Ernesto Che Guevara deve il suo nome di battesimo a Ernest Everhard, nome dell’eroico protagonista de “”Il tallone di ferro””: questo romanzo infatti da quasi un secolo è considerato un testo fondamentale da intere generazioni di socialisti di tutto il mondo. Lo stesso Guevara ricorda nel suo scritto ‘Alegria de Pio’,il racconto ‘Farsi un fuoco’ di London, ambientato nei deserti ghiacciati del Nord America durante la corsa all’oro . Nei fumetti, Jack London appare nell’episodio Cuori nello Yukon, all’interno della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa, come cronista al seguito del colonnello delle Giubbe Rosse, Sam Steele. Al termine del fumetto, c’è anche un accenno ad uno dei più famosi romanzi dell’autore: egli afferma, infatti, di voler intitolare il suo romanzo ispirato alle sue avventure nel Klondike “”Il richiamo del papero””. Altra apparizione di Jack London nell’universo dei fumetti la troviamo nel volume La Giovinezza, avventura retrospettiva di Corto Maltese scritta e disegnata da Hugo Pratt. La vicenda si svolge in manciuria durante la guerra Russo-Giapponese e lo scrittore americano ne è praticamente il protagonista. Nell’albo a fumetti L’Uomo di Tsushima scritto e disegnato da Bonvi appare anche Jack London nei panni dell’alter ego dell’autore. Jack London appare anche in un doppio episodio della serie TV Star Trek – The Next Generation, dal titolo “”Un mistero dal passato”” (Time’s Arrow), ambientato nel passato. Viene rappresentato come un giovane tuttofare che deve ancora scoprire il suo talento di scrittore. Bibliografia Jack London, Il nemico del mondo, (Finisterrae, Mantova, 2008).”,”VARx-235″
“LONDON Paul A.”,”Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana.”,”LONDON Paul A. ha lavorato per l’amministrazione Clinton tra il 1993 e il 1997 come sottosegretario al commercio. Scrive articoli su vari quotidiani (NYT, Washington Post ecc.). Questo saggio lo ha scritto durante il suo soggiorno di ricerca all’American Enterprise Institute. Si è occupato anche di integrazione europea. “”Il biologo britannico T.H. Huxley, un tempo, osservò che “”la grande tragedia della Scienza (è) il massacro di un’incantevole ipotesi a opera di una spregevole realtà”” (pag 35)”,”USAE-084″
“LONDON Jack, a cura di G. DELAUDI”,”Il tallone di ferro. Romanzo.”,” Prima guerra mondiale “”Il London aveva previsto la grande guerra e qui appunto si serve di questo terribile avvenimento per colorire vieppiù il suo pessimismo. Altri grandi scrittori moderni, come Edoardo Rod, avevano pure previsto, in pagine possenti e immortali, il fatale avvicinarsi della grande distruzione e gettarono grida di allarme onde salvare lo spirito umano così ciecamente minacciato. Ben pochi intesero; ed è ora perfettamente inutile recriminare. Quello che si deve esaltare nell’opera dei grandi scrittori è il contenuto morale, incitatore, suscitatore delle loro creazioni. Di questa rara qualità il London ne profonde anche in queste pagine tumultuanti, frementi di dolore e di passione. Fu nel 1907 che quest’opera venen concepita e pubblicata. ‘Il Tallone di ferro’ è scritto sotto forma di diario la cui pubblicazione dovrebbe avvenire molti secoli dopo il 1932 epoca in cui muore il protagonista Ernesto Everhard. Il racconto termina bruscamente come se fosse rimasto incompiuto”” (pag 6)”,”VARx-548″
“LONDON Jack”,”I racconti del Grande Nord e della corsa all’oro. Volume I.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-086-FL”
“LONDON Jack”,”I racconti del Pacifico e dei Mari del Sud. Volume II.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-087-FL”
“LONDON Jack”,”Il richiamo della foresta, Zanna Bianca e altre storie di cani. Volume III.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-088-FL”
“LONDON Jack”,”Avventure di mare e di costa. Il lupo dei mari e Racconti della pattuglia guardiapesca. Volume IV.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa. viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-089-FL”
“LONDON Paul A.”,”Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana.”,”Paul A. London ha lavorato per l’amministrazione Clinton tra il 1993 e il 1997 come sottosegretario al Commercio. Si è occupato di integrazione economica europea per il Dipartimento di Stato, e ha lavorato come consulente alla deregulation del trasporto aereo, della vendita di farmaceutici e dei mercati dell’elettricità e del gas.”,”USAE-022-FL”
“LONGANESI Leo”,”In piedi e seduti. 1919-1943. La storia di vent’anni ricostruita attraverso la cronaca minuta di grandi eventi.”,”””A uno ad uno tutti i notabili italiani salgono a Palazzo Chigi a rendere omaggio al grande capo. “”Ho concesso (nel quinquennio)””, dichiara il Duce, “”oltre 60 mila udienze””. E tutti i visitatori escono estasiati:…””. (pag 168) “”Ormai l’ Europa è un grande sofà, sul quale si è stesa la Germania senza togliersi gli stivali infangati”” (1941). Leo LONGANESI (1905-1957) è stato una delle figure dominanti del giornlaismo italiano e della cultura. Direttore de ‘L’ italiano’ dal ’27 al ’36 e del primo rotocalco ‘Omnibus’ che dovette cessare le pubblicazioni per ordine prefettizio e dove collaborarono quasi tutti gli intellettualI del paese da PANNUNZIO a BENEDETTI, da VITTORINI a Camilla CEDERNA, da Irene BRIN a Indro MONTANELLI, polemista nato, caricaturista, editore, in questo libro disegna in modo divertente il personaggio MUSSOLINI romagnolo come lui, sempre in bilico tra velleità di grandezza e l’ amore della vita comoda, tra predicazione della morale eroica e la pratica della morale accomodante.”,”ITAF-075″
“LONGHITANO Rino”,”Antonino di San Giuliano.”,”””La decisione era per noi irrevocabile. Infatti il 29 settembre seguiva la dichiarazione di guerra alla Turchia. Il 30 fu dichiarato il blocco di Tripoli: ed immediatamente ebbero inizio le operazioni per mare e per terra. Così, dopo trentacinque anni dalla spedizione nel mar Rosso, l’ Italia s’accingeva di nuovo per merito di San Giuliano, a una nuova impresa africana: quella che l’ insonne spirito del Ministro degli Esteri aveva prevista ed auspicata da giovane””. (pag 168) “”””Nella lotta odierna, – dicevano questi fogli – il cuore della Germania è con la Turchia””. Al che il nostro più acuto polemista Eduardo Scarfoglio aveva potuto replicare: “”Il coro di ingiurie che investe oggi l’ Italia interessata in una grossa guerra è il canto di morte della Triplice Alleanza””. La previsione del geniale giornalista napoletano non era poi sbagliata. Così la voce d’ illustri parlamentari tedeschi si era unita per l’ occasione a quella di giornalisti noti nel recriminare “”il colpo di stato internazionale della politica del San Giuliano, il ministro definito “”il piccolo Cavour”” e satireggiato come “”il rovescio della medaglia di Crispi””.”” (pag 170) “”In campo socialista, in particolare, l’ antimilitarismo riprese ilsuo accento forte nella lotta contro gli imperialismi e contro le “”velleità espansioniste italiane””. Gustavo Hervé si svagò ferocemente nella sua “”Guerre sociale”” contro l’ impresa chiamando i nostri soldati “”banditi in uniforme””. Ma la reazione fu altrettanto decisa ed efficace da parte dei più puri e fervidi nazionalisti francesi, come Jean Carrère che nel “”Temps”” scriveva in quei giorni di un nuovo fermento rivoluzionario, auspice la Seconda Internazionale, parole ispirate a un’amicizia veramente ammirevole: “”Seguiamo con occhio imparziale questi brillanti discendenti dei romani, i quali in mezzo secolo hanno compiuto tali miracoli che il mondo ancora stupito esita a credere a questa resurrezione prodigiosa””””. (pag 171)”,”ITQM-129″
“LONGI Vincenzo IOTTI Nilde”,”L’Amministrazione della Camera dei deputati. Atti della Conferenza promossa dal Presidente della Camera, Roma, 2-3 luglio 1984.”,”Vincenzo Longi, Segretario generale della Camera dei deputati Nilde Iotti, Presidente della Camera dei deputati”,”ITAP-004-FP”
“LONGINOTTI Liana ENGELS Federico”,”La revolucion de la mayoria – Introducción a la lucha de clases en Francia de C. Marx.”,”Il saggio di Liana Longinotti è stato pubblicato su ‘Studi storici’ n° 4, 1974 ‘Friedrich Engels e la ‘Rivoluzione di maggioranza’. (v. Emeroteca) Tabella delle lettere di Engels negli anni successivi della morte di Marx. Tesi dell’autrice circa i pochi rapporti di Engels con i partiti socialdemocratici europei negli ultimi anni della sua vita. (pag 19-20) L’introduzione di Engels del 1895 fu arbitariamente accorciata da parte di W. Liebknecht che la pubblicò sul Vorwärts nel marzo del 1895. Engels il 1 aprile 1895 in una sua lettera a Kautsky protesta per la pubblicazione senza il suo consenso che lo fa apparire come un pacifico adoratore della legalità a tutti i costi. L’introduzione non fu pubblicata in modo integrale né su Neue Zeit né in opuscolo a parte (fu pubblicata in seguito in Urss) (pag 93-94)”,”MAES-136″
“LONGO Luigi”,”Un popolo alla macchia.”,”Foto di partigiani impiccati agli alberi di una via di Bassano del Grappa (pag 289) “”Le forze nemiche ammassate a Genova erano le seguenti: 600 soldati tedeschi di truppa; mille uomini di marina; altri 1500 asserragliati a Uscio; altri nuclei di forze tedesche nella zona di Albaro, all’ Istituto Idrografico e nella zona occidentale della città. Le forze fasciste erano costituite da 1500 marinai della “”X Mas””; da 1500 uomini delle “”Brigate Nere””; da 600 uomini di reparti anti-partigiani; da 1400 soldati dell’ Esercito Repubblichino; da 2000 bersaglieri””. (pag 432) “”Il 24 i sapisti effettuavano un violento attacco armato contro le truppe tedesche, alla testa d’una grande massa di popolo. Si liberarono alcuni centri industriali. Intanto il CLN assumeva i pieni poteri politici e il Comando Militare Unico i pieni poteri militari su tutta la Liguria. Nella notte dal 24 al 25 i lavoratori di Genova insorgevano al completo. “”Dopo due giorni di aspri e sanguinosi combattimenti per le strade della città, al porto e nei centri industriali della grande Genova, si constringevano le truppe tedesche e fasciste alla resa senza condizioni.”” (Pietro Secchia: L’ insurrezione del Nord). Nel frattempo erano giunti i partigiani.”” (pag 433)”,”ITAR-056″
“LONGO Luigi BERLINGUER Enrico”,”L’ unità del movimento operaio. La posizione dei comunisti italiani per la creazione di un nuovo tipo di unità del movimento operaio internazionale.”,”E. Berlinguer. “”Il corso attuale della politica americana mette così a repentaglio l’ indipendenza, la libertà, la pace dei popoli; stimola anche nei gruppi dirigenti di altri paesi, come ha dimostrato l’ attacco israeliano ai paesi arabi, come dimostrano le tendenze revansciste nella Germania occidentale e molti altri segni in altre zone del mondo, la tentazione estremamente pericolosa di risolvere con la forza le controversie fra gli Stati, tentazione che accumula nuove minacce sulla pace mondiale.”” (pag 60) “”Va sottolineato inoltre il ruolo crescente e il prestigio sempre più grande di cui godono nel mondo intero l’ Uinone Sovietica e tutti quei paesi socialisti che svolgono una coerente e responsabile politica di pace e sostengono concretamente i popoli in lotta per la loro libertà e indipendenza nazionale””. (pag 61)”,”PCIx-204″
“LONGO Luigi”,”I centri dirigenti del PCI nella Resistenza.”,”Contrasto centri di direzione Roma e Milano (Longo) (pag 105) “”Il 5 aprile Scoccimarro e Negarville si recano a Milano per esaminare con la direzione del nord i nuovi problemi politici e organizzativi in modo da realizzare nel modo migliore la politica della “”svolta””. I compagni di Milano avvertono, anche, che, con la venuta di Togliatti, è necessario creare una forte direzione del partito nell’Italia liberata e una delegazione di essa nell’Italia occupata. Si tratta di vedere come redistribuire le forze del gruppo dirigente. Le prime ripercussioni politiche della “”svolta”” sono riferite nella lettera inviata da Roma il 10 aprile ’44. Il partito socialista si affianca nel sud al PCI, ma a Roma esprime nei confronti della proposta di Togliatti un atteggiamento che va da una condanna recisa ad una opposizione più prudente e possibilista. Anche il Partito d’azione è diviso: a Napoli appoggia l’iniziativa del PCI mentre a Roma è, in parte, nettamente ostile e, in parte, propenso a sostenere la nuova politica. Gli altri partiti, dalla DC al liberale, condividono l’iniziativa, pur con riserve. Riemergono qua e là punte anticomuniste: si agita la tesi che l’iniziativa della “”svolta”” è partita dall’URSS e che corrisponde ai sui interessi””. (pag 403)”,”PCIx-321″
“LONGO Luigi SALINARI Carlo”,”Tra reazione e rivoluzione. Ricordi e riflessioni sui primi anni di vita del PCI.”,”Domande e interventi di Carlo SALINARI, risposte di Luigi LONGO”,”PCIx-322″
“LONGO Luigi”,”Revisionismo nuovo e antico.”,”LONGO Luigi vice segretario PCI Fatti d’Ungheria pag 68 Fondo Zucchiati”,”PCIx-263″
“LONGO Gino e Luigi”,”Il miracolo economico e l’analisi marxista.”,”””Il libro di Sylos Labini ‘Oligopolio e progresso tecnico’, di gran lunga una delle migliori opere che siano state scritte sui problemi del capitalismo contemporaneo”” (pag 154)”,”ITAE-248″
“LONGO Luigi”,”Sulla via dell’insurrezione nazionale.”,”Sciopero a Milano. “”Fallito il tentativo di far riprendere il lavoro, gli industriali in combutta coi traditori fascisti, si rivolgono al comando generale, il quale interviene in loro difesa. Già nel pomeriggio di lunedì, i tedeschi fanno la loro comparsa alla Breda, ma gli operai rifiutano di trattare coi tedeschi. Il comando tedesco assicura che tutte quante le richieste verranno soddisfatte; purché si riprenda il lavoro”” (pag 108)”,”ITAR-242″
“LONGO Luigi INGRAO Pietro LEDDA Romano CERRONI Umberto PIERANTOZZI L. PAVOLINI L. WEISS L. GALLUZZI C. BERLINGUER Enrico BERTONE F. COPPOLA A. AXEN H. BERTONE F.”,”Rapporto sulla Cecoslovacchia. Articoli, interviste, lettere, conversazioni.”,”Complesso lavoro di Marx di analisi del sistema inglese e di astrazione da esso’ (pag 21, Umberto Cerroni)”,”PCIx-442″
“LONGO Oddone”,”Scienza, Mito, Natura. La nascita della Biologia in Grecia.”,”Dedica dell’autore a Lauro Galzigna, scienziato, artista, scrittore Oddone Longo è professore emerito all’Università di Padova, dove ha insegnato Letteratura greca e Storia del pensiero scientifico, è presidente dell’Accademia Galileiana di Padova. Fra le sue opere più recenti: ‘L’universo dei Greci. Attualità e distanze’ (Marsilio, 2000) e ‘Saperi antichi. Teoria ed esperienza nella scienza dei Greci’ (Istituto Veneto, 2005). “”L’uovo, che è come la materia della generazione, esiste dunque nel tempo prima della gallina. Ribaltando l’affermazione aristotelica, Firmo asserisce che in ogni processo di trasformazione, “”ciò da cui”” il mutamento procede è prima di “”ciò che”” del mutamento stesso è il risultato”” (pag 29) “”Un medico d’altri tempi ci spiega come e perché sia così importante avere una bocca come la nostra, fatta per masticare il cibo invece che per azzannare i nemici. Sono le buone maniere a tavola che ci distinguono dagli altri animali, ma prima di scoprire il coltello e la forchetta fu necessario inventare e incollare al cranio masseteri e temporali conformati come si conviene a persone civili quali siamo diventati”” (pag 45) “”Una delle massime conquiste della biologia aristotelica è stata la raggiunta individuazione e definizione della specie animale: l’entità che la scienza attuale definisce come una popolazione di individui interfecondi (9), e che è l’ultima suddivisione tassonomica e insieme la base di ogni sistema classificatorio”” (pag 77) “”Come in tutte le civiltà preindustriali, anche nelle società antiche l’abilità manuale fu lo strumento principe del progresso tecnologico. I Greci diedero della mano umana eccellenti descrizioni che non si restrinsero all’anatomia, ma inquadrarono la mano nelle sue caratteristiche di strumento polivalente perché non specializzato, e quindi adattabile alle più varie necessità”” (pag 85) “”Aristotele apriva una decisa polemica con quello che fu il massimo filosofo ionico, Anassagora di Clazomene. Anassagora aveva sostenuto che l’uomo “”è il più intelligente di tutti gli animali ‘perché ha le mani'”” (5), laddove, per Aristotele, “”l’uomo ha avuto le mani ‘perché è il più intelligente’ di tutti gli animali”” (6). In altri termini, mentre per Aristotele la mano funziona come strumento (‘órganon’) dell’intelligenza pratica, e la natura ne ha dotato l’uomo in funzione di quella, per Anassagora l’uomo acquista, o possiede, o esercita l’intelligenza come conseguenza del possesso delle mani, in una prospettiva “”evoluzionistica”” che Aristotele non poteva condividere. Senza le mani, asseriva un altro filosofo ionico, Metrodoro di Lamsaco, va perduta anche la ‘polymetis’ Atena, e cioè l’intelligenza tecnica, monopolio di Atena patrona delle arti (7). Da parte sua l’atomista e meccanicista Democrito definiva l’uomo un essere ricco di talento, che nelle sue attività utilizza in sinergia le mani, la ragione e la duttilità della mente. In Democrito le mani sono una delle componenti essenziali dell’attrezzatura tecnico-intellettuale di cui l’uomo dispone (8); in Metrodoro, seguace di Anassagora, è asserito il possesso delle mani come precondizione delle attività tecniche, costruttive, artigianali. Ma l’affermazione di Anassagora, secondo cui l’uomo è l’animale più intelligente “”perché ha le mani”” richiede un approfondimento. Ad un primo livello di lettura si potrebbe intenderla in una dimensione sincronica, descrittiva: mani e intelligenza forma un tutto integrato, le cui componenti sono inseparabili, pena la decadenza del sistema e la cessazione delle sue capacità operative. Ma è ammissibile anche una diversa lettura, che riconosca al dettato anassagoreo una dimensione diacronica, evolutiva: una primarietà delle mani secondo l’ordine temporale (prima vennero le mani, poi l’intelligenza…). Uno dei ‘fisiologi’ della scuola di Mileto, forse il più grande di tutti, Anassimandro, aveva formulato un’autentica dottrina evolutiva delle specie animali, ivi compresa quella umana, stando alla quale la vita prese inizio nell’acqua (…)”” .. (pag 100-101) Oddone Longo, Professore ordinario di Letteratura greca nell’Università di Padova – s.c.r. 22 maggio 1991, s.e. 12 settembre 2000, s.e.s 24 marzo 2007. Oddone Longo, nato a Venezia nel 1930, è professore emerito dell’Università di Padova, dove ha svolto l’intiera sua carriera accademica, insegnando Letteratura greca, Storia della lingua greca e Storia del pensiero scientifico. È stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dal 1974 al 1980. È dal 2003 Presidente dell’Accademia Galileiana di SS.LL.AA. in Padova; è Socio effettivo dell’Istituto Veneto di SS.LL.AA. e corrispondente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. ?Presidente dell’Associazione culturale Homo Edens, attiva nel campo della storia dell’alimentazione e della cultura del cibo, ed è Condirettore della rivista bimestrale “Padova e il suo territorio”. Dalla sua duplice esperienza di filologo e di storico della scienza è nato recentemente il volume pubblicato presso l’Istituto Veneto di SS.LL.AA., Saperi antichi. Teoria ed esperienza nella scienza dei Greci, con 22 saggi che spaziano dalla cosmologia alla fisica alla zoologia alla storia della medicina, con una costante attenzione al rapporto fra pensiero antico e scienza moderna. Fra le pubblicazioni dell’autore si segnalano: Commento linguistico alle Trachinie di Sofocle, Padova, Antenore 1968; Tecniche della comunicazione nella Grecia antica, Napoli, Liguori 1981; La storia, la terra, gli uomini. Saggi sulla civiltà greca, Venezia, Marsilio 1987; L’universo dei Greci. Attualità e distanze, Venezia, Marsilio 2000 (finalista Premio Viareggio 2001), trad. spagnola El Universo de los Griegos, Barcelona, Acantilado 2009; Georg Trakl. 108 poesie, a cura di O.L., Testo a fronte, Torino, Genesi editrice 2004; Studi galileiani, Padova, Esedra 2004. Scienza, Mito, Natura. La nascita della biologia in Grecia, Milano, Bompiani 2006; Sofocle, Edipo Re, commento, Venezia, Istituto Veneto di SS.LL.AA., 2007. Galileo Galilei. L’uomo che contava le stelle, Padova, Meridiano zero 2009. Società e cultura del mondo antico, Padova, Poligrafo 2011. (Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – Campo S. Stefano, 2945 – 30124 Venezia)”,”STAx-329″
“LONGO Luigi NAPOLITANO Giorgio FALASCHI Candiano DANIELE Aldo COISSON Fabrizio D’AGOSTINI Fabrizio PASQUALI Anita PERELLI Licia SORIENTE Luciano LEDDA Romano BELLIA Ruggero NATOLI Dario REICHLIN Alfredo SEGRE Sergio GUERRA Adriano GAL, intervista a Enrico BERLINGUER”,”Almanacco PCI ’74.”,”Testo mancante per asportazione ritaglio a pag 145″,”PCIx-021-FB”
“LONGO Luigi”,”I centri dirigenti del PCI nella Resistenza.”,”Rapporti contrastati tra i centri di direzione della resistenza CLN situati a Roma e a Milano.”,”ITAR-018-FF”
“LONGO Giuseppe SILVESTRINI Vittorio”,”L’atomo militare.”,”Giuseppe Longo (Parigi, 1929) professore associato di fisica sperimentale nell’Università di Bologna, fa parte dell’Unione scienziati per il disarmo. Vittorio Silvestrinoi (Bolzano,1935) professore ordinario di fisica nell’Università di Napoli, è anch’egli membro dell’Unione scienziati per il disarmo.”,”QMIx-047-FL”
“LONGO Luigi”,”Un popolo alla macchia.”,”Insorge Genova (pag 303-306) Insorgono Milano e Torino (pag 306-309)”,”PCIx-006-FMP”
“LONGO Luigi”,”Sulla via dell’insurrezione nazionale.”,”””Ci confortava in questa posizione l’insegnamento dei classici del marxismo, che avevano studiato l’esperienza della lotta del popolo nella rivoluzione francese, dei ‘guerilleros’ spagnoli, della Comune di Parigi, delle rivoluzioni russe e anche alcuni aspetti delle guerre del Risorgimento italiano. Carlo Marx, commentando a caldo, il 1° aprile 1849, la disfatta dei piemontesi a Novara aveva scritto: «I piemontesi hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare e volendo condurre una guerra ordinaria, borghese, onesta. Un popolo che vuole conquistarsi l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ‘ordinari’. L’insurrezione in massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincere uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato». E Marx avvertiva già allora: «La rivolta delle masse, l’insurrezione generale del popolo … sono mezzi la cui applicazione presuppone il terrore rivoluzionario». Dell’applicazione di questi mezzi ebbe paura, nel 1849, la monarchia di Savoia, e perciò portò il Piemonte alla disfatta. «La monarchia non si arrischierà mai ad una guerra rivoluzionaria, a un sollevamento delle masse, al terrore rivoluzionario. Piuttosto di allearsi con il popolo, essa preferirà concludere la pace con il suo peggior nemico, ma suo uguale per l’origine», concludeva Marx nel 1849″” [introduzione (pag XV-XVI), (in) ‘Sulla via dell’insurrezione nazionale’, di Luigi Longo, Edizioni di Cultura Sociale, Roma, 1954]”,”PCIx-047-FV”
“LONGO Luigi, a cura di Renzo MARTINELLI”,”La nostra parte. Scritti scelti, 1921-1980.”,”Critiche a Bordiga. ‘I “”punti della sinistra”” sono per l’unità classista del partito (L’Unità 30 luglio 1925) Luigi Longo polemizza con Amadeo Bordiga sulla questione del tipo di organizzazione del partito “”Il compagno A. Bordiga nel suo articolo su «La natura del partito comunista», riporta tre passi; uno dal ‘Manifesto Comunista’; uno dalle Tesi del secondo congresso dell’Internazionale comunista; uno dallo Statuto del Partito comunista d’Italia ed osserva che i «punti della sinistra», laddove parlano della natura del partito comunista, dicono «nulla di diverso da questi testi ben conosciuti e fondamentali». Vediamo. Noi riconosciamo come pienamente giusto il quadro che del processo di maturazione rivoluzionaria del proletariato hanno fatto Marx ed Engels nel passo riportato da Bordiga. Osserviamo, però, che in detto passo non è fatta questione delle particolari forme organizzative in cui detto processo si sarebbe incanalato. Né, al tempo in cui il ‘Manifesto’ fu redatto, ciò poteva essere previsto. Per avere luce sulla questione dobbiamo seguire la storia del movimento rivoluzionario dall’epoca del ‘Manifesto dei Comunisti’ ad oggi. La luce ci viene dall’opera di Lenin e del leninismo. (…). Sulla questione del tipo di organizzione del partito cosa dice invece Bordiga? Bordiga dice: «Il tipo d’organizzazione di partito deve essere capace di porsi al di sopra delle particolari categorie e perciò raccogliere in sintesi gli elementi che provengono dai proletari delle diverse categorie, da contadini, dai disertori della classe borghese, ecc.» («punti della sinistra»). E di queste ultime categorie Marx ed Engels, nel passo citato del ‘Manifesto’, hanno detto: «I ceti midi, piccoli industriali, piccoli mercanti, agricoltori, artigiani, combattono tutti la borghesia per conservare la loro esistenza di medio ceto. Non sono dunque rivoluzionari, ma conservatori». «Di tutte le classi che stanno oggi contro la borghesia, il solo proletariato è la classe veramente rivoluzionaria». Come si vede, la posizione di Bordiga è ben diversa da quella di Lenin, Bordiga vuole che il «tipo d’organizzazione del partito» sia aperto a tutti coloro che sono portati a lottare contro la borghesia. Va bene che gli elementi che provengono dalle categorie non proletarie, dovrebbero avere superato la concezione ristretta e particolaristica propria della loro categoria. Ma è questo superamento che marxisticamente è impossibile. Qui non si tratta di casi particolari, qui si tratta di categorie, del «tipo di organizzazione di partito» che deve essere conformato in vista dell’orientamento di categorie non proletarie, allo scopo di poterne inquadrare gli elementi. Qui si tratta della composizione sociale del partito, cioè della sua natura di classe, della sua compattezza e capacità d’azione. E mentre il leninismo pensa che l’unione per la lotta con questi movimenti deve avvenire al di fuori del partito, Bordiga vorrebbe inquadrare tutti gli elementi «sinceramente» rivoluzionari nel partito, dimenticando che marxisticamente non si può fare questione di «sincerità» che poggiandosi sugli obiettivi interessi sociali per cui le varie categorie sono chiamate alla lotta, e Marx ed Engels ci hanno detto che «il solo proletariato è classe veramente rivoluzionaria» mentre le altre categorie sociali sono «sinceramente» conservatrici. Questa posizione di Bordiga sul «tipo di organizzazione del partito» spiega completamente la sua avversione alla tattica leninista dell’Internazionale”” (pag 11-12) [Luigi Longo, ‘I “”punti della sinistra”” sono per l’unità classista del partito?”” (L’Unità, organo del Partito Comunista d’Italia, 30 luglio, 1925) (in) ‘La nostra parte. Scritti scelti, 1921-1980’, Editori Riuniti, Roma, 1984, a cura di Renzo Martinelli]”,”PCIx-015-FER”
“LONGONI Antonio”,”Il socialismo nella dottrina e nelle applicazioni.”,”L’A, si erge a critico del pensiero socialista e trova degli “”errori”” in Marx…e parla di fantasticherie socialiste. “”Cosa bella e mortal passa e non dura.”” (Petrarca) (pag 153) Burocrazia? “”La suddivisione del lavoro, che è un’altra delle leggi imprescindibili del mondo economico, ricondurrebbe necessariamente al risultato di alcune persone, le quali utilizzerebbero per loro conto diretto le terre, le forze e le macchine, e di altre che a quelle persone presterebbero la loro opera, contro la corresponsione di una parte dei prodotti ottenuti.”” (pag 196)”,”SOCx-144″
“LONGONI Giuseppe Maria”,”La voce del lavoro. Vita di Ettore Reina (1871-1958).”,”LONGONI Giuseppe Maria insegna storia contemporanea alla Statale di Milano (Scienze politiche). Studia i fenomeni associativi.”,”MITT-326″
“LONGUET Robert-Jean”,”Karl Marx, mon arrière grand-père.”,”””Dans sa récente ‘Histoire de l’Allemagne’, le très objectif historien Robert Hermann Tenbrock, professeur en République fédérale allemande, a écrit: “”Depuis la publication du ‘Manifeste communiste’, Karl Marx et ses théories ont contribué à façonner l’histoire allemande, puis l’histoire universelle””. (pag 10) “”Eleanor Marx, elle-même, qui avait vécu à Londres près de son père, écrivait en 1896 à Karl Kautsky pour lui faire part de son désarroi (“”I only despair when I think of the task…””) d’écrire une vie de Karl Marx, “”intellectually many-sided””.”” (pag 11) LONGUET Robert-Jean appartiene a una vecchia famiglia politica: è figlio del leader socialista Jean LONGUET, avvocato, giornalista, parlamentare, fondatore del quotidiano ‘Le Populaire’ e autore di numerose opere sul socialismo internazionale, è nipote di Jenny MARX e del comunardo Charles LONGUET uomo di lettere e giurista, è pronipote di Karl MARX. Avvocato e giornalista Robert-Jean LONGUET si è interessato ai problemi economici e sociali. Membro dell’ Associazione giuridica internazionale ha fondato e diretto le riviste Maghreb e Al Atlas contro il colonialismo e l’ imperialismo. Ha collaborato a numerose pubblicazioni contro la guerra e il fascismo e in particolare alla rivista Clarté diretta da Henri BARBUSSE e alla rivista Monde di Romain ROLLAND, Albert EINSTEIN e Paul LANGEVIN. Ha compiuti viaggi e soggiorni negli Stati Uniti (dove ha insegnato alla Rutgers University, delegetato al segretariato generale UNRRA, poi corrispondente del girnale Ce Soir. Ha consacrato molti anni alla lotta contro la fame in Africa. Ha compiuto viaggi in URSS e in Europa dell’ Est.”,”MADS-426″
“LONGUET Charles / ENGELS Friedrich”,”Préface à ‘La Commune de Paris’ de Karl Marx / Introduction de Friedrich Engels.”,” Longuet: pag IX-X e XV-XVI “”Marx et Engels avaient jeté dans le monde encore inattentif, la grande parole: «Prolétaires de tous les pays, unissez-vous!». Quinze ans plus tard, Marx avait défini la politique étrangère de l’Internationale en ces termes, dont quelques-uns, empruntés au vocabulaire de «la langue bourgeoise», surprendront peut-être certains disciples simplistes: «Défendre les ‘lois de la morale et de la justice’, qui doivent gouverner les rapports les simples particuliers, comme lois souveraines des relations internationales». Cette honnête formule justicière, parant meurtrière pour les traditions d’iniquité de la vieille diplomatie, il la reproduisait en tête du premier manifeste contre le guerre de 1870, et elle cinglait en plein visage Napoléon III et Guillaume Ier, Bismarck et Emile Ollivier. Elle cinglait aussi tous les gouvernements européens, les classes dirigeantes devant l’homme du Deux Décembre, sauveur providentiel, prêtes à se prosterner devant son vainqueur dès qu’elles le verraient affublé de la même défroque. Cependant l’auteur du ‘Dix-huit Brumaire de Louis Napoléon n’était pas homme à s’attarder à la simple condamnation morale des faits que sa philosophie historique lui faisait un devoir d’expliquer. Et, d’autre part, il était trop mêlé à l’action, trop révolutionnaire, dans le vrai sens du mot, pour se borner à une analyse des phénomènes qui se déroulaient devant ses yeux. Enfin il était trop versé dans tous les arcanes de la politique internationale pour ne pas tenter au moins de repousser les plus redoutables conséquences du triomphe de la Prusse. Avant de rappeler l’admirable, l’héroïque exemple de solidarité internationale donné, après Sedan, par les maïtres et les chefs du socialisme allemand, je placerai ici un souvenir personnel. Le 4 septembre 1870, dans l’après-midi, je revenais avec mon excellent et vieil ami, Edouard Vaillant, du Corps législatif envahi sans grand effort. La République venait d’être proclamée à l’Hôtel-de-Ville où nous n’avions que faire, n’étant pas candidats aux fonctions publiques. Nous nous dirigions vers la place de la Corderie, dans l’intention d’y rédiger, avec quelques camarades de l’Internationale parisienne et des sociétés ouvrières, un appel immédiat aux socialistes de l’Allemagne. Ce n’est pas que nous nous fissions de bien fortes illusions, songeant que si la fortune des armes eût donné la victoire à l’armée de Napoleon III, aucune parole ni aucun acte révolutionnaire, aucune force humaine n’eût pu, en France, l’empêcher de poursuivre son oeuvre de conquête et de s’emparer de la rive gauche du Rhin. Mais n’importe: avec ou sans illusions il fallait au moins sauver du désastre l’idée du socialisme international et son avenir. Nous devisions ainsi quand nous nous trouvâmes rue des Halles en face d’un bureau du télégraphe. Aussitôt Vaillant se rappelle que, en 1865-66, proscrit de l’Empire (en attendant de l’être de la République bourgeoise), j’avais eu le grand honneur de connaître Marx à Londres, et d’être admis, sur sa présentation, dans le premier Conseil géneral de l’Internationale”” [Charles Longuet, ‘Préface à ‘La Commune de Paris’ de Karl Marx’, Librairie G. Jacques & Cie, Paris, 1901] Engels, critica al proudhonismo e blanquismo. L’esempio della Comune di Parigi “”Proudhon, le socialiste des petits paysans et des petits bourgeois, haïssait l’association d’une haine cordiale. Selon lui, elle présentait plus d’inconvénients que d’avantages; elle était par nature inféconde, voir nuisible, constituant une chaîne pour la liberté du travailleur; dogme pur, improductif et encombrant, en opposition autant avec la liberté du travailleur qu’avec l’épargne du travail, ses avantages restaient toujours en arrière de ses inconvénients, et la concurrence, la division du travail, la propriété privée étaient des ressorts économiques plus puissants qu’elle. L’association ouvrière ne pouvait convenir que dans de cas exceptionnels, – ce sont les expressions de Proudhon – comme la grande industrie et les grandes entreprises, par exemple les chemins de fer (v. ‘Idée générale de la Révolution’, 3e étude). Et pourtant, même à Paris, ce centre des industries d’art, la grande industrie avait déjà, en 1871, tellement cessé d’être l’exception, que le plus important décret de la Commune eut pour objet une organisation de la grande industrie et même de la manifacture, qui non seulement devait reposer sur l’association des travailleurs dans chaque fabrique, mais devait réunir toutes les associations ouvrières en une grande confédération, bref, une organisation, qui, comme Marx le dit très justement dans la «Guerre civile», devait finalement conduire au communisme et par conséquent à quelque chose de directement opposé au proudhonisme. C’est ainsi que la Commune fut le tombeau de l’école socialiste proudhonienne. Elle n’a plus aujourd’hui d’adhérents parmi les travailleurs français; et la théorie marxiste est admise sans conteste aussi bien par le «possibilistes» que par les «marxistes». On ne rencontre plus de proudhoniens que parmi les radicaux. Les blanquistes ne furent pas plus heureux. Elevés à l’école de la conjuration, maintenus par la discipline qui est propre à leur parti, il partaient de cette idée, qu’une minorité d’hommes résolus, bien organisés, était en état, si les circonstances étaient propices, non seulement de s’emparer du pouvoir, mais aussi, en déployant une énergie puissante et hardie, de le conserver assez longtemps pour réussir à entraîner la masse du peuple dans la Révolution et à la grouper autour de la petite minorité directrice. Pour cela, il fallait avant tout la centralisation la plus rigoureuse et dictatoriale de tout le pouvoir entre les mains du nouveau gouvernement révolutionnaire. Or, que fit la Commune, où se trouvait pourtant une majorité de blanquistes? Dans toutes ses proclamation aux Français de la province, elle les engagea à se constituer en une libre Fédération de toutes les Communes de France, en una organisation qui pour la première fois devait être réellement créé par la nation elle même. Et l’armée, la police, la bureaucratie, ces instruments d’oppression dont tous les gouvernements jusque-là s’étaient servis, que Napoléon en 1798 avait crées et que depuis chaque gouvernement nouveau avait recueillis comme de précieux instruments de domination, que voulait en faire la Commune? Mais précisément les détruire partout comme ils l’étaient déja à Paris!”” [introduzione di F. Engels a Karl Marx, ‘La Commune de Paris, prefazione note e traduzione di Charles Longuet, Librairie G. Jacques & Cie, Paris, 1901] (pag XLVI-XLVIII)”,”MFRC-181″
“LONGWORTH Philip”,”The Art of Victory. The life and achievements of Field-marshal Suvorov. 1729-1800.”,”LONGWORTH Philip (nato 17 febbraio 1933 a Londra). Storico e scrittore. Servizio militare presso esercito britannico 1951-1953. Docente di storia russa presso l’Università di Birmingham nel 1970. All’Università di Londra visiting fellow presso la School of Slavonic and East European Studies nel 1973/1974. Docente alla McGill University Montreal 1984-2003. SUVOROV Aleksandr Vasilyevich (13 novembre [24 novembre] 1729, Mosca – 6 maggio [18 maggio] 1800, San Pietroburgo). Comandante militare russo noto per i suoi successi nella guerra russo-turca del 1787-1791 e nelle guerre rivoluzionarie francesi. Nel 1789 fu creato conte russo e conte del Sacro Romano Impero; nel 1799 fu creato principe russo. Nel reggimento delle guardie Semyonovsky all’età di 15 anni e nominato luogotenente di fanteria nel 1754. Avendo acquisito esperienza contro i prussiani durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) nel 1763 divenne colonnello del reggimento Suzdal, per il quale scrisse un manuale completo, notevole per la sua enfasi realistica sull’addestramento al combattimento, in un’epoca in cui la moda prevalente era quella delle manovre sulla piazza d’armi in stile prussiano. Nel 1787 fu finalmente promosso al grado di generale. Nel 1794 fu richiamato per reprimere il movimento rivoluzionario nazionalista in Polonia, cosa che fece con spietata efficienza. Il massacro di civili nell’assalto al sobborgo di Varsavia, denominato Praga, minò il morale dei difensori e contribuì a mettere rapidamente fine all’insurrezione di Kosciuszko. Promosso Feldmaresciallo con decreto di Caterina II. Ritornando a San Pietroburgo scoprì che la sua sovrana e amica Caterina II era malata e morì nel 1796. Paolo I, il successore, fanatico sostenitore del sistema militare prussiano di Federico il Grande, concentrò le sue prime riforme sull’esercito, organizzando parate militare e spettacoli per esaltare la forza dell’impero zarista. Lo scontro con Suvorov fu inevitabile, in quanto questi considerava il sistema prussiano inapplicabile al variegato impero russo. L’imperatore licenziò Suvorov il 6 febbraio 1797 e privato del diritto di indossare l’uniforme. Con la seconda coalizione antinapoleonica, l’imperatore austriaco, su insistenza degli inglesi, chiese allo zar Paolo I di nominare Suvorov comandante, per le sue indiscusse doti militari. Lo zar, seppur riluttante, convocò il vecchio generale per affidargli le truppe. Nel febbraio 1799 lo zar reintegrò Suvorov nei ranghi dell’esercito e l’Imperatore Francesco I d’Austria gli assegnò il titolo di feldmaresciallo e il diritto di guidare anche le sue truppe coalizzate. A Montebello Vicentino assunse il comando delle operazioni della coalizione contro gli eserciti rivoluzionari francesi in Italia. Con il “”Proclama agli italiani””, puntando sui valori religiosi e della proprietà privata, minacciò il pugno di ferro nei confronti di coloro che intendevano allearsi con i francesi. A Brescia, e poi con il blocco delle fortezze nemiche di Mantova e Peschiera, i francesi vennero costretti alla ritirata generale di tutte le loro forze presenti in Italia, lasciando 3000 morti e 5000 prigionieri. Il 28 aprile 1799 l’esercito francese abbandonò Milano e il 1° maggio gli austro-russi si diressero verso il Po. Suvorov marciò verso Torino e conquistata senza combattere il 26 maggio. Tutto il nord d’Italia venne liberato dalla presenza francese. Dopo la campagna in Svizzera, con gli inglesi che temevano il rafforzamento russo, Suvorov venne elevato al rango di Generalissimo, con la promessa degli onori militari al suo rientro in Russia. Gli intrighi di corte portarono lo zar Paolo a cancellare la cerimonia. Emarginato dallo zar e malato, morì a San Pietroburgo il 18 maggio 1800. L’ambasciatore inglese Lord Whitworth e il poeta Derzavin furono le uniche personalità presenti al suo funerale. «Quando gli eserciti di Hitler invasero l’Unione Sovietica nel 1941 e furono fatti grandi sforzi per risvegliare il patriottismo russo e la voglia di combattere, Suvorov fu uno degli eroi pre-rivoluzionari a cui si rivolse Stalin. In effetti, ricevette forse ancora più attenzione di Kutuzov, che, dopo tutto, aveva guidato la resistenza all’attacco di Napoleone nel 1812. Le imprese di Suvorov furono raccontate, le sue parole ebbero la più ampia diffusione e la sua immagine fu costantemente messa in mostra, incoraggiando il soldato russo nella sua lotta all’ultimo sangue contro l’invasore nazista. Stalin istituì addirittura una nuova decorazione militare, l’Ordine di Suvorov e, oltre ad assegnarsela, adottò un titolo che solo un russo, Suvorov, aveva mai posseduto prima: il grado supremo di Generalissimo.» (pag 11 Introduzione; traduz. d.r.)”,”RUSx-001-FSL”
“LÖNNE Karl Egon”,”Il fascismo come provocazione. “”Rote Fahne”” e “”Vorwärts”” a confronto con il fascismo italiano.”,”Questo libro si interroga sulla interpretazione che la socialdemocrazia tedesca (SPD) e il partito comunista tedesco (KPD) diedero del fascismo italiano dai suoi inizi fino al 1933. E su quali furono le conseguenze di tali interpretazioni nella lotta dei due partiti al nazismo. L’A ha analizzato nel dettaglio i due quotidiani organi di partito circa le loro posizioni sul fascismo. La ricerca coglie alcuni aspetti del rapporto tra SPD e KPD che si inasprì ulteriormente proprio sul tema del fascismo italiano. Nel confronto tra i due partiti e il fascismo si preparava quella neutralizzazione reciproca del proprio potenziale di forze che a parere dell’A facilitò la vittoria del nazismo nel 1933. L’A è Prof di storia contemporanea all’Univ di Düsseldorf. Dopo gli studi a Marburgo, Colonia, Monaco di Baviera e”,”MGEK-010″
“LÖNNE Karl-Egon”,”Il dibattito sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca.”,”Bernstein. La revisione del marxismo. Revisionismo. Emancipazione mediante l’ organizzazione economica ed emancipazione mediante l’ espropriazione politica. “”In generale le prognosi di un rivolgimento rivoluzionario imminente espresse diverse volte anche più tardi sarebbero ancora da ricondurre all’ influsso falsificante della dialettica hegeliana. Esse avrebbero avuto come conseguenza che nel marxismo la violenza immediatamente efficace minaccerebbe continuamente di assumere il ruolo predominante che originariamente era stato attribuito allo sviluppo economico. Ciò significa che il marxismo deve combattere continuamente con un elemento di blanquismo rimasto come la “”teoria della illimitata forza creatrice della violenza politica rivoluzionaria e della sua estrinsecazione, l’ espropriazione rivoluzionaria”” (1). Il marxismo avrebbe con ciò tentato di collegare due correnti del socialismo moderno fra loro contrapposte. (…) Il marxismo non avrebbe però raggiunto un superamento dell’antitesi, ma solo un compromesso fra le due correnti. Esso sarebbe perciò stato all’ occasione senz’altro disposto a contare sulla violenza alla maniera del blanquismo. Solo Engels aveva preso le distanze dalla premessa della conquista rivoluzionaria del potere politico nella sua prefazione allo scritto di Marx ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich’ (Le lotte di classe in Francia). La revisione però dei presupposti sulle possibilità di utilizzazione economica di una rivoluzione era ancora da fare””. (pag 124-125)”,”MGEx-177″
“LÖNNE Karl Egon, a cura di Alessandra MELILLO”,”La resistenza al nazismo in Germania.”,”Lezioni tenute a Napoli in Palazzo Serra di Cassano per l’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dal 23 al 27 febbraio 1998. Apparato clandestino del KPD. “”La lotta radicale contro la Repubblica di Weimar e le sue forze politiche determinanti aveva procurato al Partito comunista, anche prima della formazione del governo di Hitler, persecuzioni e divieti, che tuttavia a quell’epoca si mantenevano nell’ambito della legalità dello Stato di diritto. I comunisti tedeschi avevano sviluppato in questa situazione una particolare mentalità, qualcosa di simile ad una mentalità da Lager, e questo limitava fortemente i loro contatti esterni. Si vedevano, nella realizzazione dei loro scopi, avviati da soli nel senso di un ineluttabile sviluppo storico che essi dovevano promuovere con interventi positivi, lottando contro tutti i concorrenti politici. I comunisti tedeschi avevano già sviluppato, oltre alle azioni politiche legali, anche un’attività clandestina e in questo contesto, ad esempio, avevano istituito la Lega dei Combattenti del Fronte rosso, proibita nel 1929 come unità paramilitare. Avevano costruito soprattutto un sistema segreto di informazioni e di comando, che non solo formò in Germania un apparato clandestino accanto all’organizzazione legale, ma stabilì anche il collegamento con un ufficio comunista per l’Europa occidentale a Parigi e con il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista a Mosca. I funzionari preposti a questo apparato venivano formati in parte a Mosca. Fino all’ascesa al potere di Hitler, questo apparato segreto non era stato sottoposto ad un compito realmente gravoso e quindi ad una prova di verifica, sicché la sua capacità di funzionamento si poté sperimentare per la prima volta solo di fronte alla repressione nazionalsocialista.”” (pag 38-39)”,”GERR-029″
“LÖNNE Karl-Egon”,”Il cattolicesimo politico nel XIX e XX secolo.”,”L’autore, esperto di storia italiana e tedesca dell’800 e 900, insegna Storia contemporanea nell’Università di Düsseldorf. Ha pubblicato in Italia: ‘Il fascismo come provocazione’ (1985). “”Il Centro fu in primo luogo completamente travolto dagli eventi della rivoluzione (…)”” (1° dopoguerra) (pag 236) “”Resta ancora da chiarire se il Centro abbia agito da mediatore tra la borghesia liberale di sinistra e il proletariato socialdemocratico (…)”” (pag 238) “”Il fallimento di ogni intesa tra il cattolicesimo politico e i nazionalsocialisti apparve decisamente, eludendo l’intenzione di alcuni partiti di superare tacitamente quella crisi tramite un accordo. Quando ad Hitler venne conferito, oltre alla carica di cancelliere anche quella di capo dello Stato, il Centro fu messo definitivamente fuori combattimento, non essendo più rappresentato in parlamento, e non poté quindi portare avanti il suo progetto di «normalizzazione» del nazionalsocialismo”” (pag 249)”,”RELC-406″
“LOOMBA Ania”,”Colonialismo – postcolonialismo.”,”Ania Loomba è professore di Inglese presso l’Università dell’Illinois. E’ autrice pure di ‘Gender, Race, Renaissance Drama’ (1989)”,”TEOS-016-FFS”
“LOON VAN Hendrik”,”Storia dell’ America.”,”Reazioni americane alla rivoluzione francese. “”Un regalo a un ministro straniero era cosa usuale. (…) I delegati americani lo sapevano, e sembra avessero l’ intenzione di far scivolare un po’ di dollari nelle tasche di M. Barras, uomo influente e, a quel che si diceva, di gusti molto raffinati. Ma quando il Direttorio insinuò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto accordare un prestito di molti milioni di dollari, i delegati rifiutarono nettamente. Una tale transazione avrebbe significato violare la neutralità, provocare una guerra fra Inghilterra e America: nessun governo che si rispettasse poteva permettersi una corruzione così sfacciata. I particolari dell’ intrigo non sono noti ancor oggi; ma quando la corrispondenza scambiata fra i delegati americani e gli intermediari francesi giunse a Filadelfia, i Federalisti si accorsero quale meravigliosa arma politica il Direttorio avesse gentilmente messo a loro disposizione. Pubblicarono tutte le lettere omettendo i veri nomi, e sostituendo alle firme dei funzionari francesi implicati le lettere X, Y, Z. Quindi si volsero ai repubblicani dicendo: Vedete che brava gente sono quei vostri amici laggiù, pei quali voi nutrite tanta ammirazione! Ma andarono più avanti, e nell’ eccitazione del momento promulgarono nuove leggi per proteggere il paese da eventuali agitazioni repubblicane. La prima di queste misure, la così detta “”Legge sugli stranieri””, aumentò da cinque a quattordici il numero di anni di residenza negli Stati Uniti necessario per prendere la cittadinanza; diede al Presidente la facoltà di arrestare o deportare qualsiasi straniero considerato poco desiderabile, e concesse alle autorità federali di poter arrestare esiliare chiunque appartenesse a nazione in guerra con gli Stati Uniti. La seconda, la “”Legge di sedizione””, considerava delitto punibile con la detenzione e multa il pubblicare scritti falsi o scandalosi contro il governo degli Stati Uniti, contro il Presidente, contro la Camera, il fare opposizione agli atti legali del Congresso o del Presidente; l’aiutare i piani di qualsiasi Potenza straniera contro gli Stati Uniti””, (pag 209-210)”,”USAG-059″
“LOPAPA Carmelo”,”Sparlamento.”,”””Leggi (e dunque lavoro prodotto in aula) poche, ma quanta fantasia alla Camera e al Senato. Disegni di legge, emendamenti, ordini del giorno, interrogazioni, mozioni, interpellanze. Sono sempre stati lo sfogatoio di aspirazioni, sogni, sospetti, raramente progetti realizzabili, dei 952 parlamentari italiani. E oggi che le norme davvero se ne approvano poche, che i deputati e i senatori sono ridotti a palette votanti in balia dei leader e dei governi, adesso si sono abbandonati davvero a quanto di più fantasioso passa per le loro spesso frivole menti. Un autorevole studio ha dimostrato che solo il 7,3 per cento dei disegni di legge presentati in Parlamento è riuscito, nelle ultime due legislature precedenti a quella in corso, a tagliare il traguardo (1). Una media che non ha riscontro in altri paesi. E che, per di più, è crollata con l’inizio dell’ultima legislatura. Nel primo anno della XV, infatti, su 4337 disegni di legge depositati a vario titolo alla Camera e al Senato, solo in quaranta sono diventati legge. La percentuale è dello 0,9 per cento. Neanche l’1. Mentre in Gran Bretagna quasi il 10 per cento è diventato norma legislativa, in Germania il 50 per cento, in Spagna l’86 per cento. Che esagerazione, in quei parlamenti. Ora, non che sia proprio una iattura il fatto che la grandissima parte delle proposte sottoscritte e depositate dai parlamentari italiani non si trasformino in leggi. Se anche solo un terzo avesse via libera, chissà in che sorta di paese vivremmo. Questo perché gli interessi che in genere spingono la nostra classe dirigente a indossare i panni del legislatore sono i più variegati e, va ammesso, i più bizzarri. La fantasia del deputato e del senatore è senza limiti. E raramente le problematiche affrontate in quelle proposte o in quelle richieste di chiarimenti coincidono con questioni dirimenti o interessi che siano davvero collettivi. Il più delle volte, il parlamentare sollecita una legge che possa tornare utile al proprio collegio elettorale. Pur sapendo che mai sarà approvata. Oppure, per dimostrare interessamento e dedizione a un gruppo ristretto di propri elettori, avanza un’interrogazione al ministro competente su una questione talmente particolare che risulta incomprensibile a chi non conosca l’antefatto. Fatti loro, è il caso di dire”” (pag 207-208) [(1) ‘Italia, poche leggi al traguardo’, in “”Sole 24 Ore””, 2 luglio 2007] Carmelo Lopapa è cronista parlamentare di “”Repubblica”” (2008).”,”ITAP-233″
“LOPEZ Roberto S.”,”La rivoluzione commerciale del Medioevo.”,”LOPEZ Roberto S. nato a Genova nel 1910, vi ha insegnato storia economica dal 1936-38. Vive negli Stati Uniti dal 1939 e dal 1946 è professore di storia alla Yale University dove è anche preside della facoltà di studi medievali. Ha condotto studi sull’economia genovese. Tra le sue opere: ‘La prima crisi della banca di Genova’. “”Mirando inzialmente alla conquista di tutta la terra, i Mongoli si mostrarono selvaggiamente spietati verso chiunque resisteva; ma non erano intolleranti per programma verso chi si sottometteva, e perso impeto dopo aver soggiogato la maggior parte dell’Asia e l’odierna Russia. Il loro immenso impero si suddivise allora in una confederazione di quattro khanati (Cina-Mongolia, Turkestan, Persia-Mesopotamia e “”Orda d’Oro”” in Russia), relativamente pacifici. Ci vollero quasi cento anni perché i successori di Genghiz khan divenissero i protettori della pace; ma prima ancora che il cambiamento fosse completo, i mercanti italiani – specialmente i Genovesi e i Veneziani – si resero conto che, guadagnandosi la fiducia dei conquistatori, avrebbero potuto scalvalcare gli intermediari arabi che controllavano il commercio con l’Estremo Oriente e attraversare senza pericolo terre praticamente sconosciute, fino alle agognate e favolose ricchezze delle “”Indie”” (nome col quale gli occidentali erano soliti designare genericamente tutti i pasi al di là del Medio Oriente islamico). Il veneziano Marco Polo è soltanto uno dei moti che fra la seconda metà del Duecento e i primi del Trecento, affrontarono il rischioso viaggio. (…) La penetrazione italiana nel continente asiatico fu ben più di una serie di avventure isolate. La sua importanza pratica viene sottolineata in alcune pagine del manuale di commercio del Pegolotti, che descrivono minuziosamente la strada del Nord, dalla Crimea a Pechino, come “”perfettamente sicura di giorno e di notte””. Eppure, anche quell’itinerario, che poteva essere percorso in nove mesi, comportava spese e rischi che ne limitavano severamente l’attrattiva”” (pag 141-142)”,”STOS-168″
“LÓPEZ José POTTER Garry, Contributors Allison ASSITTER Francis BARKER Ted BENTON Roy BHASKAR Jean BRICMONT Sue CLEGG Andrew COLLIER Justin CRUIKSHANK Robert FINE David FORD Tim FORSYTH Rom HARRÉ Pam HIGHAM Philip HODGKISS Cristopher NORRIS Bertell OLLMAN Jenneth PARKER Douglas V. PORPORA Frank PEARCE Garry POTTER John SCOTT Philip TEW Charles R. VARELA Anthony WOODIWISS”,”After Postmodernism. An Introduction to Critical Realism.”,”Allison Assitter is Dean of Economics and Social Science at the University of the West of England and Professor of Feminist Theory. Francis Barketr sadly died just a few days before the new millennium. He was Professor pf Literature for many years at the University of Essex and the author of many books and articles in the field of literary criticism and theory. Ted Benton is Professor of Sociology at the University of Essex. His research interests include the philosophy of social science, Marxist theory, the question of animal rights, as well as ecological and environmental political movements and related issues. Roy Bhaskar is the founder of critical realism and one of the director/trustees of the Centre for Critical Realism. Jean Bricmont is Professor of Theoretical Physics at the University of Louvain (Belgium). Sue Clegg has worked as a research menager and educational researcher ar Leeds Metropolitan Universty and is taking up a Chair in Educaional research at Sheffield Hallam University from September 2000. Andrew Collier has been involved in critical realism conferences and the Centre for Criticale Realism since their inception. He is Professor of Philosophy at the University of Southampton. Justin Cruikshank teaches philosophy in the graduate school of Social Research at the Nottingham Trent University. Robert Fine is the Director of the Social Theory Centre and is a Reader in the Sociology Department at the University of Warwick. David Ford teaches sociology at the University of Bath. He recently completed his PhD at the University of Essex. Tim Forsyth was previously a visiting fellow at the Kennedy School of Government, Harvard University, where he was working under the Global Environmental Assessment Program. He is currently a lecturer in environment and development at the London School of Economics. Rom Harré began his academic career teaching mathematics and physics After graduate work with J.L. Austin he turned to philosophy of science with a special interest in the forms of real scientific thinking, and the defence of realism in the interpretation of the natural sciences. Pam Higham is currently doing research into the sociologvy of cyberspace and virtual communities. Other research interests include social scientific methodology and the philosophy of science. She has recently completed her PhD at the University of Essex. Philip Hodgkiss has degrees from the University of Cambridge and the London Schoool of Economics. He is currently Senior Lecturer in Applied Social Thought in the Faculty of Community Studies, Law and Education at Manchester Metropolitan University. José López teaches social theory in the School of Sociology and Social Policy at the University of Nottingham, previously he was a Research Fellow in the Department of Sociology at Essex University. Christopher Norris is Distinguished Research Professor in Philosophy at the University of Cardiff, Wales. Bertell Ollman is Professor of Politics at New York University. He received a DPhil in political theory from Oxford University. Jenneth Parker has a backgroud in environmental and feminist movements and first and master’s degrees from the University of Wales and London School of Economics respectively. Frank Pearce is Professor os Sociology at Queen’s University, Kingston, Ontario. Douglas V. Porpora is professor of Sociology at Drexel University, Philadelphia. Garry Potter teaches social theory at Wilfrid Laurier University (Canada). John Scott is Dean of Social Science at the University of Essex. Philip Tew is Director of the London Network for Modern Fiction Studies and a Senior Lecturer in English Literature at the University of Debrecen, Hungary. Charles R. Varela has published several articles on aspects of embodiment and social theory in the Journal of the Theory of Social Behavior, Journal for the Anthropological Study of Human Movement and Visual Anthropology. Anthony Woodiwiss recently took up the position as Head of Department and Professor of Sociology at City University (London). Before that he was Professor of Sociology at the University of Essex. General Introduction, Introduction, Guide to Further Readings, Bibliography, Contributors, Acknowledgements, Notes, Index, introduzione generale, introduzione, bibliografia ragionata, notizie sui collaboratori, ringraziamenti, note, indice nomi argomenti”,”FILx-131-FL”
“LOPEZ Roberto S.”,”Benedetto Zaccaria, ammiraglio e mercante nella Genova del Duecento.”,”Roberto S. Lopez, figlio del commediografo e fratello dello scrittore Guido, nacque a Genova nel 1910 e nel 1911 si trasferì con la famiglia a Milano. Nel 1932 si laureò in Storia Medievale con la tesi ‘Benedetto Zaccaria, ammiraglio e mercante. Genova marinara nel Duecento’ che pubblicò nel 1933. Nel 1939 con le leggi razziali si trasferì negli Stati Uniti dove studiò e insegnò alla Yale University. Nel 1963 vi fondò il Dipartimento di Studi medievali che diresse fino al 1973. Morì a New Haven nel 1986.”,”LIGU-009-FSD”
“LOPEZ Roberto S., a cura di Marino BERENGO”,”Intervista sulla città medievale.”,”Roberto S. Lopez, nato a Genova nel 1910, dal 1939 vive n America dove a insegnato Storia nelle più importanti università. Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, insegna Storia moderna all’Università di Venezia.”,”STMED-066-FSD”
“LOPEZ Roberto S.”,”Nascita dell’Europa. Storia dell’età medievale.”,”Roberto S. Lopez, nato a Genova nel 1910, dal 1939 vive n America dove a insegnato Storia nelle più importanti università. Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, insegna Storia moderna all’Università di Venezia.”,”STMED-067-FSD”
“LÓPEZ-DE-TORO José, a cura”,”Abbreviaturas hispanicas.”,”Alicante è la capitale dell’omonima provincia nel sud-est della Spagna. Città portuale sulla Costa Blanca, è caratterizzata dal centro storico, Barrio de la Santa Cruz, con strade strette, case colorate e una vivace vita notturna. Grazie a un ascensore o a una ripida salita, da qui si raggiunge il medievale castello di Santa Barbara, situato su una collina con una stupenda vista della costa mediterranea”,”ARCx-014-FSL”
“LOPOKOVA Lydia KEYNES John Maynard, a cura di Marina PREMOLI”,”Lydia & Maynard. Lettere 1923-1925.”,”Christian G. Rakovskij citato a pag 126-127 (ambasciatore sovietico in Inghilterra dal 1923 al 1925) Breve nota sulla teoria della moneta (pag 157) Quella chiacchierata con Sraffa sul ciclo creditizio mi ha fatto venire una gran voglia d’iniziare il libro. Solo che devo rinviare il tutto al mio ritorno da Oxford, alla fine della prossima settimana”” (pag 113) (Keynes, 31 ottobre 1924)”,”ECOT-362″
“LOPORCARO Michele”,”Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani.”,”Michele Loporcaro (Roma 1963) è ordinario di linguistica romanza all’Università di Zurigo. É autore di numerosi saggi di linguistica, pubblicati in Italia e all’estero.”,”EDIx-015-FL”
“LOPRIENO Michele a cura; scritti di LOPRIENO M. CANESTRARI Renzo GODINO Antonio CANESTRARI Monica PAOLICCHI Pietro COSTANZO Giorgio TELLESCHI Tiziano BARONE Francesco”,”Identità e valori nell’ adolescenza. 1. Aspetti psicologici, socio-culturali e filosofici.”,”””Un carattere tipico della crisi che viviamo è la sua estensione e la rapidità di diffusione. Il fatto che oggi siano entrati in crisi valori che per secoli avevano ispirato il comportamento umano nella cultura occidentale non è una assoluta novità. Basti pensare alla crisi del tutto analoga che nell’Atene antica si ebbe nei valori tradizionali (religiosi, morali, politici) della ‘polis’ allorché i sofisti sconvolsero quel quadro assiologico contrapponendo la ‘physis’ al ‘nomos’ (1); o, per venire ai tempi più vicini, a ciò che ha significato per l’affermazione del relativismo morale la riflessione assiologica di un Nietzsche e la sua contrapposizione della morale della forza alla morale dell’amore e della compassione. Ma la crisi della sofistica riguardò in particolare Atene e non tutta la Grecia (non, ad esempio, Sparta); e la critica del Nietzsche ebbe risonanza e conseguenze fortissime (tuttora attive) nell’ambito del pensiero filosofico, ma rimase ai suoi tempi circoscritta esclusivamente in questo. Fu un fenomeno della cultura dotta, non della cultura in senso antropologico, che investe i modi di vita stessi di una società. La novità della crisi odierna sta nel fatto che, pur essendo partita dalle accademie, è scesa in piazza. Quello che era stato un esercizio critico di spiriti sottili – le crisi sono appunto effetti della pratica dello spirito critico -, un esercizio che ebbe sempre la capacità di sgretolare lo stantìo di forme stereotipate e di stimolare l’inventività di nuove forme interpretative dell’esperienza e di nuove strutture della vita individuale ed associata, è diventato ora un esercizio di massa e, accrescendosi quantitativamente, si è smussato qualitativamente. Tutto ciò è stato una conseguenza della diffusione dell’istruzione, dell’aumento (impensabile nei secoli scorsi) della facilità di contatto e comunicazione tra i popoli. Un tempo i dotti soltanto riflettevano sulla diversità delle morali secondo i tempi e i luoghi: oggi chiunque può constatare tale diversità, essendo quasi di colpo proiettato dal «paesello» nativo nel «mondo». Così diventa facile (oltre che comodo) per chiunque non solo mettere in discussione valori e comportamenti in cui si credeva senza troppo sottilizzare, ma addirittura respingerli come ipocrite e subdole limitazioni della propria spontaneità. (…) E’ difficile trovare altrove una diffusione analoga del fenomeno che, in alcuni degli anni recenti, è invece dilagato nel nostro paese: l’adorazione del giovanilismo – e quindi della baldanza irriflessiva che ha caratterizzato la crisi – anche da parte di moltissimi che, almeno anagraficamente, giovani non erano. E si spaziò dai politici, agli intellettuali, ai docenti. Giovanilismo d’accatto, con motivazioni complesse e confuse; talvolta teoriche, ma più spesso nate dai meschini timori, dal povero piacere di stare sulla cresta dell’onda, dall’incapacità di sottrarsi alle mode. Fatto sta che ciò aggravò la crisi e rende ora più lenta in ogni caso la ripresa, sebbene da qualche tempo molti ex-giovanilisti si siano dati allo sport nazionale del pentimento. La trasformazione da incendiari a pompieri nell’arco di un decennio – dal ’68 al ’78 – è del resto qualcosa ch’è accaduto anche per altri attori della crisi assiologica nella specifica situazione italiana”” (pag 144-148) [Francesco Barone, ‘Etica e crisi culturale’] [(1) Physis e nomos. Il rapporto tra la legge della natura e la legge dell’uomo nella visione filosofica dei sofisti, ndr (f.Sk)]”,”GIOx-001-FB”
“LORD Walter”,”Le due ore di Pearl Harbor. In cronaca diretta il massacro che scatenò la guerra nel Pacifico.”,”LORD è nato a Baltimora nel 1917 ha scritto vari volumi su avvenimenti drammatici della storia recente. In due sole ore si ebbero da parte americana 2403 morti (quasi la metà dovuti allo scoppio dell’ Arizona), l’ affondamento di 18 navi e 188 aerei. I giapponesi persero 29 aeroplani, un grande sommergibile e tutti e cinque i sommergibili tascabili.”,”QMIS-049″
“LORD RUSSELL DI LIVERPOOL”,”Il flagello della svastica. Breve storia dei delitti di guerra nazisti.”,”Prigionieri di guerra impiegati per compiti militari 62-64 “”Quando il visitatore passava per queste stanze….(pag 238) Fondo Zucchiati”,”GERN-128″
“LORD Walter”,”Pearl Harbor. Il giorno dell’infamia.”,”LORD Walter è nato a Baltimora nel 1917 e vive a New York. Il suo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1957.”,”QMIS-118″
“LORD Walter”,”Le due ore di Pearl Harbor. In cronaca diretta il massacro che scatenò la guerra nel Pacifico.”,”Walter Lord è nato a Baltimora nel 1917. Ha scritto diversi volumi sugli avvenimenti drammatici della storia recente. “”Quante erano le navi presenti a Pearl Harbor? La miglior risposta sembra essere novantasei, La maggior parte delle carte topografiche indice l’ubicazione di novanta unità, omettendo le navi Ontario, Condor, Crossbill, Cockatoo, Pyro e la vecchia Baltimore. Quali erano le forze aeree degli Stati Uniti? Circa 394 apparecchi secondo l’inchiesta del Congresso, ma molti erano invecchiati o in riparazione. Apparecchi disponibili: Esercito, 93 caccia, 35 bombardieri, 11 osservatori; Marina, 15 caccia, 61 idrovolanti da pattuglia, 36 ricognitori, 45 per usi vari. Quali proporzioni aveva la forza d’attacco nipponica? Ne facevano parte 31 navi, e cioè sei portaerei, due navi da battaglia, due incrociatori pesanti, uno leggero, nove cacciatorpediniere, tre sommergibili, otto petroliere. Forza aerea: 432 apparecchi, usati come segue: 39 per combattere le pattuglie aeree, 40 per riserva, 353 per l’attacco. Qual era la forza del corpo di spedizione giapponese di avanguardia? Probabilmente 28 sommergibili, di cui 11 con piccoli aerei e cinque coi famosi sommergibili tascabili (L’inchiesta del Congresso registrò 20 sommergibili, ma la cifra è troppo bassa, secondo i giapponesi)”” (pag 287-288)”,”QMIS-061-FV”
“LORENTE Crisanto”,”Anatomia de una derrota: La Campaña naval de Trafalgar, 1804-1805.”,”‘Tu registe imperio fluctus, Hispane, memento’ (ricordati, Spagna, che tu reggesti l’impero dei mari)”,”QMIN-051-FSL”
“LORENTZEN Theodor”,”Arbeiter-Partei oder Revolutions-Partei? Wer hat Recht, Naumann oder ich? Mahnruf eines deutchen Arbeiters au seine Genossen.”,”LORENTZEN era un lavoratore presso il Kaiserlichen Werst in Kiel. L’ autore è ostile alla socialdemocrazia e al marxismo.”,”MGEx-167″
“LORENZ Richard”,”Sozialgeschichte der Sowjetunion 1. 1917-1945.”,”Richard LORENZ (1934) ha studiato storia, scienza politica e filosofia a Lipsia, a Berlino, a Francoforte e Marburg. Si è laureato su una tesi che aveva per tema la NEP. Dal 1972 al 1975 ha insegnato a Marburg.”,”RUSU-120″
“LORENZ Richard”,”Anfänge der bolschewistischen Industriepolitik.”,”Richard LORENZ (1934) ha studiato storia, scienza politica e filosofia a Lipsia, a Berlino, a Francoforte e Marburg. Si è laureato su una tesi che aveva per tema la NEP. Dal 1972 al 1975 ha insegnato a Marburg.”,”RIRO-196″
“LORENZ Konrad”,”L’ anello di Re Salomone.”,”Scienziato viennese, LORENZ (1903-1989) fu insignito nel 1973 del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, insieme a Niko TIMBERGEN e Karl von FRISCH. E’ considerato uno dei fondatori dell’ etologia. Elaborò nel 1937 la teoria dell’ imprinting, cioè dell’ apprendimento istintivo tipico di una specie e che sembra non dipendente dall’ esperienza individuale. “”Quando, nel corso dell’ evoluzione, una specie animale sviluppa un mezzo aggressivo che potrebbe uccidere inun sol colpo un animale della stessa specie, deve svilupparsi parallelamente anche un’ inibizione sociale, affinché l’ esistenza della specie non ne venga messa in pericolo”” (pag 174)”,”SCIx-138″
“LORENZ Konrad”,”Konrad Lorenz. L’aggressività. I grandi della scienza.”,”””Parte di quella forza Che sempre vuole il male e sempre il bene crea”” Goethe, Faust I, “”Studio””, Mefistofele, Vv. 1335-36 (pag 83) Lorenz e il nazismo (pag 26-27) (‘Turbe del comportamento provocate dal ‘domesticamento’: l’uomo addomesticato rivelerebbe fenomeni degenerativi mostrati negli animali addomesticati. “”Il pensiero razziale alla base della nostra forma di governo ha già fatto moltissimo in questo senso”” (1940) “”Non si possono esprimere meglio i sentimenti che il naturalista sente per la grande unità delle leggi naturali che con le parole: “” Due cose riempiono l’animo di sempre nuova e crescente ammirazione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me””. Ammirazione e rispetto non hanno impedito a Kant di trovare una spiegazione naturale per l’ordine del cielo stellato, e in particolare una derivata dal suo divenire. Si sdegnerebbe, lui che non sapeva ancora del grande divenire del mondo degli organismi, se noi consideriamo anche la legge morale in noi non come qualcosa di dato ‘a priori’, ma come qualcosa che s’è formato nel divenire naturale, esattamente come le leggi del cielo?”” (pag 263)”,”SCIx-371″
“LORENZ Richard”,”La costruzione del socialismo in Lenin.”,” “”Al proposito Lenin non cessava di insistere sul collegamento con la rivoluzione internazionale, che sola poteva garantire una vittoria durevole della rivoluzione russa. Quando il proletariato in Russia avesse conquistato il potere, egli pensava, “”l’esempio degli operai russi sarà inevitabilmente seguito – forse non domani (le rivoluzioni non si fanno su ordinazione) ma inevitabilmente – dagli operai e dai lavoratori di almeno due grandi paesi: la Germania e la Francia”” (1). I bolscevichi dovevano tenersi pronti ad accelerare un tale sviluppo con una guerra rivoluzionaria contro le classi dominanti dei paesi europei. Il compito del proletariato russo, secondo Lenin consisteva anzitutto nell’impadronirsi del potere, per evitare che il paese cadesse in balia di una dittatura militare controrivoluzionaria; in secondo luogo si trattava di tenere in pugno un potere conquistato fino a che la classe operaia europea venisse in aiuto al proletariato russo. “”Una volta conquistato il potere, il proletariato della Russia ha tutte le possibilità di conservarlo e di condurre la Russia alla rivoluzione vittoriosa in Occidente”” (2). Anche più tardi Lenin, tornò spesso ad insistere nel porre in rilievo questo stretto legame. “”Quando tre anni or sono ci siamo posti il problema dei compiti e delle condizioni per la vittoria della rivoluzione proletaria in Russia,”” egli diceva nel novembre 1920, “”abbiamo detto sempre nettamente che questa vittoria non sarebbe stata durevole se non fosse stata sorretta dalla rivoluzione proletaria in occidente, e che la sola valutazione giusta della nostra rivoluzione poteva esser fatta soltanto dal punto di vista internazionale””. E aggiungeva: “”Per ottenere una vittoria duratura, dobbiamo pervenire alla vittoria della rivoluzione proletaria in tutti, o quanto meno, in alcuni paesi capitalistici più importanti”” (3). Certo, a quest’epoca i bolscevichi si erano ormai resi conto che l’aiuto tanto sperato si sarebbe fatto aspettare ancora a lungo, e che invece dovevano continuare a difendersi contro la minacciosa pressione dei nemici interni ed esterni. L’appoggio che i paesi stranieri prestarono alla controrivoluzione russa durante la guerra civile, e il diretto intervento militare di alcuni stati imposero alla repubblica sovietica tre anni di dure lotte per l’esistenza. In questa situazione, che giungeva imprevista, Lenin auspicava la vittoria del potere proletario e della repubblica sovietica, anche nel caso che la rivoluzione socialista mondiale tardasse a verificarsi (4). Alla lunga tuttavia il potere sovietico aveva una possibilità di affermarsi solo se riusciva a fronteggiare il più presto possibile il dissesto economico e a far uscire la Russia dalla sua condizione di arretratezza. Questo significava un radicale cambio di orientamento nella strategia bolscevica. Secondo l’opinione di Lenin, il più alto contributo che i bolscevichi potessero portare alla vittoria della rivoluzione internazionale era il trasformare la Russia sovietica in una potenza economica progredita. In questo senso egli dichiarava nella primavera del 1921: “”Attualmente esercitiamo la nostra influenza sulla rivoluzione internazionale soprattutto con la nostra politica economica (…). Su questo terreno la lotta è stata portata su scala mondiale. Risolviamo questo problema e avremo vinto su scala internazionale in modo certo e definitivo”” (5)”” [Richard Lorenz, ‘La costruzione del socialismo in Lenin’, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(1) Lenin, Esiste una via verso una pace giusta? (1917), in Opere, cit., vol. 25, p. 48; (2) Lenin, La rivoluzione russa e la guerra civile (1917), in Opere, cit., vol 26, p. 30; (3) Lenin, La nostra situazione internazionale e interna e i compiti del partito (Discorso alla Conferenza provinciale moscovita del PCR, 1920), in Opere, cit., vol. 31, pp. 393-94; (4) Lenin, La nostra situazione…, cit.; (5) Lenin, X Conferenza del PCR (B) di tutta la Russia: Discorso di chiusura della conferenza (28 maggio 1921), in Opere, cit., vol 32, p. 414] (pag 758-759)”,”LENS-257″
“LORENZ Einhart”,”Dokumente und Bibliographie zum Verhältnis. Norwegische Arbeiterbewegung – Kommunistische Internationale.”,”Contiene dedica a Gerd Callesen da parte dell’autore DNA Norwegens Kommunistische Partei; NAP Norwegische Arbeiterpartei”,”MEOx-123″
“LORENZ Konrad”,”L’altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza.”,”Konrad Lorenz (Vienna, 1903) è tra i maggiori esponenti di una scienza che si sta rivelando sempre più importante e ricca di implicazioni, l’ etologia. Nel 1973 gli è stato conferito il premio Nobel per la medicina. Scienziato ma anche scrittore dotato di capacità di narratore e divulgatore, Lorenz ha scritto ‘L’anello di Re Salomone’ e ‘L’aggressività’. “”L’insofferenza dei giovani non si riscontra soltanto nella società culturale umana, ma anche in quelle specie animali nelle quali genitori e figli convivono a lungo nella società gerarchica della famiglia. In queste specie, ad esempio nei lupi, il giovane maschio comincia a ribellarsi contro il vecchio capo del branco soltanto quando lui stesso è fisicamente in grado di assumersi il ruolo del capo”” (pag 368) Le oscillazioni dell’ opinione pubblica (pag 391-) “”Thomas Huxley ha detto che ogni nuova verità nasce come eresia e muore come ortodossia. Sarebbe estremamente pessimistico equiparare il concetto di ortodossia a quello di dottrina rigida e pietrificata. Se però pensiamo a un modo di vedere della media, accettato dalla maggior parte dei pensatori di cultura, si potrà vedere nel processo indicato da Huxley una tipica prestazione cognitiva della società umana. Una scoperta veramente nuova, di importanza storica, viene quasi sempre ‘sopravvalutata’ all’inizio, almeno dal genio cui essa è dovuta. Come insegna la storia della scienza, l’ambito in cui vale un principio esplicativo appena scoperto viene quasi sempre sopravvalutato dal suo scopritore. Questo atteggiamento fa appunto parte delle prerogative del genio. Jacques Loeb era convinto di poter spiegare ogni comportamento animale e umano sulla base del principio del tropismo; I.P. Pavlov ha creduto lo stesso per quanto riguarda il riflesso condizionato; Sigmund Freud ha compiuto errori analoghi. L’unico grande pensatore che abbia ‘sottovalutato’ il principio esplicativo da lui scoperto è stato Charles Darwin”” (pag 392)”,”SCIx-509″
“LORENZETTI Roberto a cura; saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”La questione ferroviaria nella storia d’ Italia. Problemi economici e sociali politici e urbanistici. Atti del convegno nazionale di studi storici organizzato dal Comune di Rieti dal 24 al 26 gennaio 1986.”,”Saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”ITAE-056″
“LORENZETTI Roberto a cura; saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”La questione ferroviaria nella storia d’ Italia. Problemi economici e sociali politici e urbanistici. Atti del convegno nazionale di studi storici organizzato dal Comune di Rieti dal 24 al 26 gennaio 1986.”,”Saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”ITAE-028-FV”
“LORENZO Anselmo”,”El proletariato militante. Memorias de un internacional. Tomo I II.”,”””La reuníon preparatoria de la Conferencia debía celebrarse aquella noche, reuniéndose previamente el Consejo General, al que serían presentados los delegados. Marx me acompañó al local del Consejo. A la puerta, junto con algunos consejeros, se hallaba Bastélica, el francés que presidió la primera sesión del Congreso de Barcelona, quien me recibió con las mayores demostraciones de aprecio y alegría y me presentó a los compañeros, algunos de nombre ya conocido en la historia de La Internacional, entre los que recuerdo Eccarius, Young, Jhon, Hales, Serrailler, Vaillant, emigrado de la ‘Commune’ de Paris, etc. Marx presentóme a Engels, quien desde aquel momento se encargó de darme hospitalidad durante mi residencia en Londres. Ya en la sala des sesiones vi a los delegados belgas, entre ellos César de Paepe, algunos franceses, el suizo Henry Perret y el ruso Outine, figura siniestra y antipática que ne la Conferencia no pareció tener otra misión que atizar el odio y envenerar las pasiones, siendo completamente ajeno al gran ideal que agitaba a nuestros representados los trabajadores internacionales.”” (pag 178)”,”MSPx-077″
“LORENZO Anselmo”,”Il proletariato militante.”,”ANTE1-54″,”ANAx-287″
“LORENZO Anselmo”,”Criterio libertario.”,”Contiene foto nucleo fondatore della Prima Internazionale in Spagna.”,”ANAx-323″
“LORENZO César M.”,”Les anarchistes espagnols et le pouvoir, 1868-1969.”,”LORENZO César M. nato a Parigi nel 1939, figlio di militanti della CNT spagnola si rifugiò in Francia dopo la caduta della Catalogna. Laureato in lettere e diplomato d’études supérieures d’histoire, ha studiato l’anarchismo spagnolo. Breve collaborazione dei libertari con il potere. I libertari al governo. Primo consiglio ministeriale. Dimissioni del segretario della CNT. “”Le 4 novembre 1936 au soir était annoncée la nouvelle sensationelle: quatre ministres de la CNT faisaient partie du nouveau gouvernement. Celui-ci était composé ainsi: Francisco Largo Caballero (PSOE) Présidence et Guerre Julia Alvarez de Vayo (PSOE) Affaires étrangères Juan Negrin (PSOE) Finances Indalecio Prieto (PSOE) Marine et Air Angel Galarza (PSOE) Intérieur Anastasio de Gracia (PSOE) Travail Juan Garcia Oliver (CNT) Justice Juan Peiro Belis (CNT) Industrie Juan Lopez Sanchez (CNT) Commerce Federica Montseny Mañe (CNT) Santé publique et Affaires sociales Jesus Hernandez (PC) Instruction publique et Beaux-Arts Vicente Uribe (PC) Agriculture Julio Just (Gauche républicaine) Travaux publique Carlos Espla (Gauche républicaine) Propagande Bernardo Giner de los Rios (Union républicaine) Communications Jaime Ayguader (Esquerra) Sans portefeuille (SP). Manuel de Irujo (PNV) SP José Giral (Gauche républicaine) SP. La presse commenta largement l’événement mais ce furent les journaux libertaires qui en parlèrent le moins.”” (pag 253)”,”MSPx-091″
“LORENZON Erika”,”Lo sguardo lontano. L’Italia della Seconda guerra mondiale nella memoria dei prigionieri di guerra.”,” Erika Lorenzon è dottore di ricerca in Storia sociale europea dal Medioevo all’Età contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha studiato a lungo la memoria dei prigionieri italiani in detenzione anglo-americana e tedesca durante la Seconda guerra mondiale. È ora docente di filosofia e storia. Come ricercatrice del’Istresco, di cui è stata direttore scientifico, si occupa di storia sociale e di scrittura popolare. “”Lo storico Gerald H. Davis introduce un articolo sottolineando il potenziale contributo lavorativo e strategico dei prigionieri di guerra per i loro detentori; fa però notare che «quando i soldati si arrendono, (…) portano con sé anche i loro stomaci» (1977, 623) e tutti i bisogni di sussistenza e sicurezza. Il prigioniero è infatti un particolare tipo di partecipante alla guerra moderna: è più di un veicolo neutrale di propaganda, più di un semplice oggetto di attenzioni caritatevoli o di un pegno di negoziazione diplomatica. Se ne resero conto repentinamente gli alti comandi britannici: già nei primi giorni del 1941, il generale Sir Archibald Wavell richiese ai governi dei Dominions l’immediata disponibilità ad accogliere gli italiani appena catturati. Di sua iniziativa inviò 5.000 italiani in India, dal cui governo giunse la pronta disponibilità ad accoglierne fino a 84.000; in febbraio seguì quella del Sudafrica pronto ad accettare 20.000 uomini con una successiva integrazione di altri 25.000. 2000 poterono essere avviati all’isola di Ceylon, mentre in aprile si prospettò il trasferimento in Australia di 50.000 tra italiani e tedeschi. Fu la scarsa disponibilità di mezzi di trasporto a condizionare gli auspicati rapidi deflussi; subentrò quindi la mutata situazione bellica in Estremo Oriente che costrinse l’India a riconsiderare l’ospitalità promessa. Il 15 settembre 1943, 11.029 ufficiali e 55.703 uomini di truppa e sottufficiali popolavano i suoi 30 campi, suddivisi in cinque gruppi e distribuiti essenzialmente lungo una linea che da Bangalore raggiungeva la Kangra Valley nel Nord del paese (Tagliavini 1999, 124; Moore, Fedorowich 2002, 228); inoltre, una grave carestia diffusasi a metà del 1943 indusse il War Department indiano a ripartire nei mesi successivi metà dei suoi prigionieri tra l’Australia, il Medio Oriente e il Regno Unito. Anche il continente oceanico ridusse l’iniziale disponibilità: i trasporti effettuati entro il dicembre del ’41 vi condussero 5.497 italiani (Cresciani 1989, 196); la loro ripresa nell’ottobre del ’43 portò a un totale di 16.675 uomini. A riequilibrare le quote intervenne il contributo del Sudafrica, disposto ad ospitare fino a 100.000 italiani con l’intento di sfruttarne la manodopera nel miglioramento delle reti viarie. Una relazione del Ministero degli Affari Esteri riferisce di un afflusso notevole nei primi mesi dell’offensiva alleata nell’Africa orientale e settentrionale con una successiva decrescita: 1 Davis definisce il prigioniero di guerra «un membro effettivo o potenziale di una forza armata catturato da una forza nemica durante il tempo di una conflitto bellico riconosciuto». 2 In entrambe le opere si fa riferimento a Public Record Office (PRO), Foreign Office (FO). Nota sull’universo concentrazionario 237 «La Croce Rossa Internazionale segnalava infatti nell’agosto 1944, 48.803 internati italiani mentre un anno dopo, nell’Ottobre 1945, ne dava presenti 35.264». A Zonderwater, nella provincia del Transvaal, si trovava il maggiore campo alleato per prigionieri italiani: da sola, quella che un reduce definì la «Città del Prigioniero» (Gazzini 1987, 40), arrivò a contenere 67.583 uomini. Anche le autorità coloniali del Kenya richiesero ulteriori contingenti per ingrandire la Great North Road che collegava Mombasa con il Nord del Paese: nei suoi pressi erano stati attrezzati 29 campi di lavoro dipendenti dai 15 principali. Vi confluì buona parte dei militari catturati nell’ex-AOI dopo essere stati trattenuti nei campi temporanei in Somaliland, ad esclusione di quelli sconfitti in Eritrea che attraversarono il Sudan diretti generalmente in India. Alla fine del 1942, in Kenya risultavano reclusi 5.018 ufficiali e 55.729 sottoposti. In quel periodo, quantitativi crescenti di soldati e sottufficiali vennero da lì allontanati, come pure dall’India e dal Sudafrica, per impiegarli sul suolo del Regno Unito. Dopo un’iniziale diffidenza, nei primi mesi del 1941, il ministero dell’Agricoltura e della Pesca (MAF) promosse l’idea di importare prigionieri italiani per contrastare l’acuirsi della carenza di forza lavoro interna. La prima proposta di trasferire 5.000 uomini fu subito aggiornata a 25.000 preferendo quanti fossero esperti nelle attività agricole, con una crescita esponenziale che solo le difficoltà di trasporto contrastarono. La loro sistemazione fu inizialmente decentrata in Scozia e nel nord dell’Inghilterra per poi essere fatta convergere nelle contee centrali della regione e in prossimità delle città. Dai primi 2021 sbarcati a Liverpool alla fine di luglio (Sponza 2000, 194) si arrivò, nel febbraio di quattro anni dopo, ad un totale di 153.982 italiani.”” (pag 236-237)”,”QMIS-320″
“LORETO Fabrizio”,”Il sindacato nella città ferita. Storia della Camera del lavoro di Genova negli anni Sessanta e Settanta.”,”Fabrizio Loreto è ricercatore di Storia contemporanea nell’Università di Torino. Lorenzo Parodi e le sue opere citato a pag 88-89 Cervetto e Parodi e Lotta comunista a pag 161 Parodi e Lotta com. pag 196 e 249 Parodi Lotta com e Pressato e scontri di Torino con espulsione di Pressato da Fiom pag 283-284 Lotta com. pag 337, 369″,”MITT-383″
“LORETO Fabrizio a cura, contributi di Adele MAIELLO Arvedo FORNI Piero BONI Andrea GIANFAGNA Antonio PIZZINATO Giuseppe VIGNOLA Emanuele MACALUSO Raffaele VANNI Anna GIACOBBE Silvano ANDRIANI Gianprimo CELLA Giuseppe NOBERASCO, conclusioni di Adolfo PEPE Guglielmo EPIFANI, scritti e discorsi di Agostino NOVELLA a cura di Francesco GIASI, saggio conclusivo di Alessandro NATTA”,”Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili.”,”Fabrizio Loreto, Università di Teramo, Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”PCIx-426″
“LORETO Fabrizio”,”Sindacalismi, sindacalismo. La rappresentanza del lavoro in Italia nel primo Novecento: culture, figure, politiche (1900-1914).”,”In copertina foto dello sciopero dei marittimi di Genova, 1906 Fabrizio Loreto è ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Torino. Sindacalismo riformista: Federalismo industrialista di F. Quaglino Laburismo di L. Calda Socialismo di A. Altobelli Sindacalismi: – puro di E. Leone – dell’ azione diretta di De-Ambris e F. Corridoni – possibilista di M. Bianchi – autonomista di L. Ciardi – anarco-sindacalismo di L. Fabbri (teoria) e Alberto Meschi (pratica) – repubblicano di C. Fusacchia, O. Zuccarini – sindacalismo intransigente di N. Bombacci – cattolico di G. Toniolo G. Miglioli G. B. Valente”,”SIND-177″
“LORETO Fabrizio a cura; interventi di DI-VITTORIO NOVELLA FOA CACCIATORE STEVE SANTI SCOCCIMARRO TOGLIATTI MIELI LONGO LOMBARDI BARBADORO AMADUZZI DEGLI-ESPINOSA SALVATORELLI GENTILE DEMARIA MOMIGLIANO VALIANI FERRETTI SEGRE DE-AMBRIS RAPELLI DE-GASPERI LA-PIRA BELLOTTI COSTA”,”Sul Piano del Lavoro della CGIL. Antologia di scritti, 1949-1950.”,”Fabrizio Loreto, storico del movimento operaio e sindacale. Piano del Lavoro idea di Di Vittorio “”Il Piano del Lavoro, inoltre, al di là della sua apparente semplicità, fu una proposta articolata, che rifletteva bene la complessità della natura e del ruolo del sindacato, allo stesso tempo soggetto di contestazione e di integrazione nel sistema capitalista. Esso, infatti, fu un’iniziativa economica e, insieme, una manovra politica; fu il frutto di un’idea personale di Di Vittorio, calata dall’alto sui delegati del congresso di Genova, sugli attivisti e sui militanti, ma scatenò da subito anche un’imponente mobilitazione dal basso (…)”” (pag 67)”,”SIND-182″
“LORETO Fabrizio a cura; approfondimenti di Adolfo PEPE Antonio GIBELLI Guido CRAINZ Charles S. MAIER Stefano MUSSO Claudio PAVONE Piero CRAVERI Luca BALDISSARA Alberto DE-BERNARDI Marcello FLORES Aris ACCORNERO Lorenzo BERTUCELLI Paul GINSBORG Alessando PORTELLI”,”Storia della CGIL. Dalle origini ad oggi. Manuale per la formazione di delegati, lavoratori, dirigenti.”,”Fabrizio Loreto, dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale (2009) svolge attività didattica e di ricerca nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo e collabora con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Ha pubblicato vari volumi per Eds tra cui (a cura) ‘Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili’ (2006) e ‘Il lavoro salverà l’Italia’ di Giuseppe Di Vittorio, antologia di scritti, a cura di F. Loreto. (2007). Brani (Parole chiave) di Giuseppe Di Vittorio, Rinaldo Rigola, Ernesto Verzi, Bruno Buozzi, Vittorio Foa, Sandro Pertini, Piero Calamandrei, Fernando Santi, Sergio Garavini, Luciano Lama, Bruno Trentin, Sergio Cofferati”,”SIND-190″
“LORETO Fabrizio”,”L’unità sindacale (1968-1972). Culture organizzative e rivendicative a confronto.”,”Fabrizio Loreto, dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, svolge attività di ricerca presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo e collabora con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio.”,”SIND-001-FMDP”
“LORETO Fabrizio a cura; scritti di Walter FABIOCCHI Fabrizio LORETO Paolo ARVATI, interventi di Giordano BRUSCHI Giacomo SANTORO Antonio DENTICE Aldo TORTORELLA Francesco CIARDINI Fabrizio SOLARI”,”Panatica e libertà: fermi al primo approdo. 1959: lo sciopero mondiale dei marittimi italiani.”,”Fabrizio Loreto dottore di ricerca in Storia del movimento sindaacale (Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo, collabora con Fodnazione Giuseppe Di Vittorio).”,”MITT-001-FAP”
“LORGEUX Jeanny LIGOU Daniel FONVIEILLE-ALQUIER François DENIS Yves JOXE Pierre avec la collabiration de MAISOUNAVE Pascal”,”Les Grands Révolutionnaires. Les geants de 89. La Liberté ou la Mort.”,” Marat e la religione. “”Certes, reconnaît Marat, il existe des monarques respecteux de la religion, mais en apparence seulement. Ce sont des “”princes dévots, hypocrites, fanatiques ou superstitieux”” “”des hommes … qui, séparant la morale du dogme, à l’exemple des pharisiens”” … ne prennent “”dans la religion que ce qui ne [gêne] point leurs inclinations vicieuses””. Bref, incapable qu’elle est de rendre les monarques vertueux, la religion annihile la résistance morale du peuple face a l’oppression, elle le désarme psychologiquement et politiquement en lui prêchant la résignation, et Marat se souvient sans doute de la fameuse formule de Rousseau: “”On ne prêche jamais que ceux qu’on opprime”” – une formule qui contient en germe les conclusions de l’analyse critique du phénomène religieux à laquelle se livreront Marx et les marxistes. Jaurès parlera un jour de “”la vieille chanson dont on a bercé la misère humaine””. C’était redire en termes du poète que “”la religion, c’est l’opium du peuple””. Cependant tout n’est pas si simple: quand Marat écrit “”Le chaînes de l’esclavage””, où il traite des liens de la religion et du despotisme, nous ne sommes pas encore sortis de l’Ancien Régime. L’Eglise en tant que telle est totalemenht intégrée à l’ordre établi, à ce qui subiste de la féodalité dans l’armature de l’Etat; mais, dans le peuple, ils sont des millions à entendre et à chanter “”la vieille chanson””, tandis que l’athéisme est le fait d’une minorité de l’intelligentsia et de la noblesse. D’où l’attitude prudente, en général, des hommes de 1789 à l’égard de Dieu, leur souci de ne pas “”se couper”” d’un peuple encore pétri de religiosité et à qui le culte de l’Être suprême proposera un ersatz assez peur convaincant”” (pag 238 [François Fonvieille-Alquier, Marat, (in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les geants de 89. La Liberté ou la Mort’, Romorantin, 1977, Équipe Martinsart, sous la direction de Gérard Plon]”,”FRAR-408″
“LORIA Achille”,”Economia politica.”,”LORIA era professore di economia politica nella R. Università di Torino. “”…l’ Economia politica, come disse Francesco Ferrara, “”è la scienza della libertà””; essa vuole l’ abolizione di tutti i privilegi, di tutte le ingiustizie ed i suoi ideali son quindi ben diversi da quelli della biologia sociale.”” (pag 279)”,”ECOT-071″
“LORIA Achille GRAZIANI Augusto; a cura di ALLOCATI Antonio”,”Carteggio Loria-Graziani (1888-1943).”,”””Non mi riesce facile ammettere che, se il reddito minimo e tutti i redditi superiori al minimo crescono nella stessa proporzione, il reddito medio possa rimanere invariato. Mi pare che la media di quantità crescente debba per forza crescere””. (pag 234) (Loria a Graziani, 1937) “”Per fortuna abbiamo a che fare con un autore, come il Keynes, il quale ci pensa lui a smentire nel libro di domani il suo errore di oggi; ed attendiamo con desiderio un nuovo libro di Keynes, chye svelerà ai credenti tutto il bluff del moltiplicatore, come ha già fatto per l’altro bluff del contrasto tra il risparmio e l’ investimento””. (pag 286) (Loria a Graziani, 1940) “”Le tue osservazioni sul moltiplicatore del Keynes sono irreprensibili, ma sembra fatale che in economia si ripetano, a tutti, i medesimi errori (…). E’ vero, come tu dici, che facilmente il K. confuterà se stesso in un prossimo libro o articolo. Per ben più nobile fine Roberto Peel aveva affrontato l’ accusa di inconsistenza, così amara, come diceva Cavour, per gli inglesi.”” (pag 286) (Graziani a Loria, 1940)”,”ITAE-098″
“LORIA Achille”,”Il movimento operaio. Origini, forme, sviluppo.”,”””Concludendo: il movimento unionista, in quanto riesca ad elevare i salari, o a diminuire le ore di lavoro in tutte le produzioni, può scemare il profitto, od il saggio di profitto, fino al momento in cui questo non sia sceso al minimo, e non ha alcuna azione perturbatrice sul commercio internazionale. Se invece la elevazione del salario, o la riduzione delle ore di lavoro, si avvera in una sola produzione, essa dà luogo ad elevazione di prezzi, onde eventuale disoccupazione, e limitazione delle imprese, e può riuscire a trasformare, o sopprimere, il commercio fra nazioni””. (pag 116)”,”SIND-061″
“LORIA Achille”,”Una crociera eccezionale. Dialoghi con me stesso.”,”Critiche a Labriola, Pareto e Croce (pag 61) “”Il meditante non dovrebbe guardar con orrore all’ esperimento bolscevico, bensì considerarlo, all’ apposto, con quella soddisfazione; con cui il fisico considera la scoperta di un nuovo elemento, o l’ astronomo di un nuovo pianeta, e salutarlo come una preziosa elargizione della propria visione intellettuale, come un nuovo occhio di cui la sorte, o la storia, perviene a dotarlo””. (pag 102) “”Più vi penso e più mi convinco della incomparabile superiorità menale e morale della donna, e della stolida fatuità dell’ uomo che vorrebbe escludere il sesso gentile dai lavori industri od eletti.”” (pag 180) “”Dal senso comincia la nostra conoscenza”” (Dante Convito, IV, 5) (A. Loria, Una crociera eccezionale, pag 18) altre strofe di Dante: “”(…) dietro ai sensi Vedi che la ragione ha corte l’ ali”” (Par, II, 58) “”(…) solo da sensato apprende Ciò che fa poscia d’ intelletto degno.”” (Dante, Par, IV 41-42) Ex libri ex proprietario”,”VARx-207″
“LORIA Achille”,”Corso di Economia Politica.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-131-FL”
“LORIA Achille”,”Opere. Analisi della proprietà capitalistica (Vol. I). La sintesi economica. Il valore della moneta.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-132-FL”
“LORIA Achille”,”Le basi economiche della Costituzione sociale.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi. “”Il ricco domina i poveri e il debitore è lo schiavo del creditore”” Bibbia, proverbi, XXII, 7. “”Una gente impera e l’altra langue”” Dante, Inferno, VIII, 82.”,”ECOT-215-FL”
“LORIA Achille”,”Corso di Economia Politica.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-237-FL”
“LORINI Alessandra”,”Ai confini della libertà. Saggi di storia americana.”,”L’A insegna Storia dell’ America del Nord all’ Università di Firenze. Ha conseguito un Ph.D. in storia alla Columbia University e pubblicato molti saggi di storia culturale americana. Ha scritto il libro ‘Rituals of Race’ (1999). “”La pace andava bene, ma la libertà, la legge e la giustizia dovevano venire prima. Era per questo che nel perseguire la politica della pacificazione non doveva esser chiesto “”di dire che quando il Sud si era ribellato era nel giusto, o che il Nord era nel torto””. Le argomentazioni di Douglass erano chiare e cristalline: “”Non ci dev’essere chiesto di non fare distinzione tra chi ha combattuto per l’ Unione e chi ha combattuto contro di essa, o tra la lealtà e il tradimento””. Utilizzando questa retorica, Douglass enfatizzava la memoria della guerra civile come “”una guerra di idee, una battaglia di principi e di idee che unirono una sezione del paese e divisero l’ altra””, una guerra tra “”il vecchio e il nuovo, la schiavitù e la libertà, le barbarie e la civiltà””. Quindi c’era stata “”una parte giusta e una sbagliata nella guerra, cosa che nessun sentimentalismo dovrebbe oggi farci dimenticare””. (pag 72)”,”USAS-098″
“LOROT Pascal”,”Storia della geopolitica.”,”Dottore in economia, Pascal Lorot è autore di molteplici opere riguardanti le questioni internazionali. Ha insegnato alla HEC, all’Istituto di Studi Politici a Parigi e alle Università di Parigi I e Parigi VIII.”,”RAIx-039-FL”
“LORTZ Joseph ISERLOH Erwin”,”Storia della Riforma.”,”LORTZ, nato in Lussemburgo nel 1887, già ordinario nelle università di Braunsberg, Münster e Magonza, è D dell’Institut für Europäische Geschichte di Magonza. Le sue opere più famose, tradotte nelle principali lingue europee, in giapponese e vietnamita, sono la ‘Storia della Chiesa’ e ‘La Riforma in Germania’. ISERLOH, nato a Duizburg-Beeck nel 1915, è ordinario nella Univ di Münster. E’ autore de ‘La riforma protestante’, scritta per lo ‘Handbuch der Kirchengeschichte’ curato dallo JEDIN.”,”RELP-028″
“LORTZ Joseph”,”La Riforma. Storia della Riforma in Germania. Volume 2. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva.”,”Insulti di Lutero all’ indirizzo del papa. “”E, quel che più importa, Carlo approvò, quanto alla questione confessionale un recesso della dieta che sembrava equivalere a una totale capitolazione; i principi protestanti raggiunsero la loro meta della secolarizzazione riformistica. (…) E’ fin troppo comprensibile che il papa abbia respinto questo recesso (24 agosto 1544). A sua volta Lutero levò i suoi muggiti, gonfi del più sconcio grobianismo, proprio nei confronti e di questa obiezione e del concilio riconvocato dal papa in dicembre, nel suo ‘Contro il papato di Roma fondato dal diavolo’ (1545). In una folle ridda vi si susseguono contumelie contro gli assassini, furfanti, traditori, bugiardi matricolati che dovranno andarsene sempre e poi sempre a casa del diavolo. Togliere al papa i suoi territori sembra poca cosa; a lui e alla sua corte, bisognerebbe strappar la lingua fin giù nella gola e poi, come sigilli su di una bolla, inchiodar tutte le lingue, in ordine gerarchico, su di un patibolo. Allora essi potrebbero tenere un concilio sul patibolo o all’ inferno fra tutti i diavoli. E poiché la parola non era più capace di contenere appieno il suo divampante furore, Lutero fece mettere in circolazione le immagini, penosamente volgari, del “”papa-maiale””, della “”nascita del papato”” ed altre di non meno grossolano dileggio contro Roma””. (pag 309-310)”,”RELP-035″
“LORTZ Joseph”,”Storia della Chiesa nello sviluppo delle sue idee.”,”””L’Illuminismo, la Rivoluzione francese, la secolarizzazione, avevano, ciascuna per parte propria, indebolito considerevolmente la vita religiosa distruggendo quasi del tutto l’organizzazione ecclesiastica. Le sedi vescovili erano senza titolari o erano occupate da vescovi non regolarmente intronizzati. Questo stato di cose significava anche parrocchie senza sacerdoti, mancanza di coesione fra pastore e gregge, venir meno della unità; significava, per moltissimi aspetti, difetto di cura religioso-ecclesiastica del popolo; in una parola, enorme disordine. Una ricostruzione ‘religiosa’ era l’urgente compito dell’ora. (…) Fu merito di Bonaparte, Primo Console, il distruttore dello Stato pontificio, essersi prestato a questo compito. Napoleone non era un grande credente, né, tanto meno, un cattolico fedele alla Chiesa. Nutrito di idee illuministiche, professava in materia religiosa un completo relativismo, e, in materia politico-ecclesiastica il Gallicanesimo; era cioè un propugnatore dell’onnipotenza dello Stato. Ma era un realista in politica. Avendo compreso che l’organizzazione e il fiorire della pietà nella Chiesa Cattolica rappresentavano un elemento indispensabile alla prosperità della Francia, le sostenne e le perseguì. Quantunque i moventi cristiani fossero minimi e nascondessero del resto gravi insidie, Napoleone allacciò con il Papa Pio VII (1800-1823) quelle trattative che dovevano condurre allo storico ‘Concordato del 1801’. Tale atto inaugura il «secolo dei Concordati», nel quale si avvera un mutamento che distingue nettamente questo secolo da quello precedente: il Papato cessa di essere l’ignorato, «straniero» centro della Chiesa. («Trattare il Papa come una potenza, che ha dietro di sè 200 mila baionette»: Napoleone al suo ambasciatore in Roma). Il Concordato del 1801 riconosceva la religione cattolica come confessione della maggioranza dei Francesi. La libertà di culto pubblico veniva ripristinata. Le diocesi ricevettero una nuova delimitazione (furono fissate in numero di 60, delle quali 10 archidiocesi). Bonaparte si riservava il diritto di nominare i Vescovi: rimaneva al Papa quello di conferire ad essi il l’insediamento canonico. La nomina dei parroci veniva subordinata al preventivo gradimento dello Stato. Si riconosceva come fatto compiuto la secolarizzazione nonché la alienazione dei beni ecclesiastici. Il clero per contropartita, avrebbe ricevuto dallo Stato una regolare retribuzione”” (pag 382-383) ancora da inserire”,”RELC-363″
“LORTZ Joseph ISERLOH Erwin”,”Storia della riforma.”,”Joseph Lortz, nato a Grevenmacher (Lussemburgo) nel 1887, già ordeinario nelle Università di Braunsberg, Münster e Magonza, è direttore dell’Institut für Europäische Geschichte di Magonza. Le sue opere più famose, tradotte nelle principali lingue europee, in giapponese e in vietnamita, sono la Storia della Chiesa e La Riforma in Germania. Erwin Iserloh, nato a Duizburg-Beeck nel 1915, è ordinario nella Università di Münster. É autore de La Riforma protestante scritta per lo Handbuch der Kirchengeschichte, curato dallo Jedin.”,”RELP-002-FL”
“LORTZ Joseph, revisione per l’edizione italiana e cura di Boris ULIANICH”,”La Riforma in Germania. Volume I. Premesse, inizio, primi risultati.”,”Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del ‘Corpus Catholicorum’ dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: ‘Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee’ e ‘Riforma in Germania’. “”Secondo ogni tradizione e statuto medievali non andava di pese sé soggetto a scrupolo di sorta l’impiego delle armi al fine di risolvere la questione religiosa originata dalla Riforma. Ogni faccenda religiosa era ecclesiastica e, insieme, statale-secolare. Il proclama di Worms, in cui Carlo [Carlo V, ndr] dichiarava di consacrare vita e corona a sgominare il luteranesimo, era l’espressione perspicua di questa concezione, che poi aveva trovato l’espressione concreta nel bando dall’impero comminato contro Lutero. Già in precedenza, per contro, era stata tradotta in atto da parte riformistica l’idea di spianare con le armi o in generale con la forza dei pubblici poteri la via del rinnovamento religioso: l’aveva fatto Zwingli a Zurigo. L’una e l’altra espressione – eguali in linea di principio – furono accettate dagli stati dell’impero. Il risultato fu necessariamente questo: la scissione religioso-ecclesiastica si prospettò anche sul piano politico; nulla di più ovvio che i seguaci dell’uno o dell’altro indirizzo si unissero fra di loro; nacquero le alleanze confessionali”” (pag 55) [Genesi del principio confessionale e di quello politico-confessionale, 1521-1529]”,”RELP-014-FF”
“LORTZ Joseph”,”La Riforma in Germania. Volume II. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva.”,”Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del ‘Corpus Catholicorum’ dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: ‘Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee’ e ‘Riforma in Germania’. La vita del predicatore Thomas Müntzer (pag 358-361) “”Müntzer non è solo un esponente della corrente «entusiastica» della Riforma, è pure un militante della rivoluzione sociale e della ribellione. Predica la distruzione delle immagini e non si arresta neppure di fronte ai diritti dei principi. «I principi non sono i signori, ma i servi della spada. Per questo deve esserci anche il popolo quando si giudica qualcuno in conformità alla legge di Dio». «Guarda , i nostri signori e principi sono una accozzaglia di usurai, ladri e rapinatori che si appropriano di tutto: pesci, uccelli, piante, a spese del povero contadino e del povero artigiano». Con il profeta Geremia egli predica di «sradicare e disperdere re, principi e parroci. Sarà una vittoria fantastica quando celebreremo la caduta dei tiranni, potenti e senza timor di Dio». In lui sentiamo, con sufficiente chiarezza, il tono ed i desideri che accompagnano la marcia dei contadini. Müntzer li appoggerà totalmente e cadrà con la loro causa. E’ il demagogo che si firma «Thomas Müntzer con la spada di Gedeone» o «col martello». Può far sorridere ma sono i suoi veri simboli. La sua sfida e l’avanzarsi della rivoluzione sono per Lutero il segno che bisogna far marcia indietro”” (pag 360-361)”,”RELP-015-FF”
“LORWIN Lewis L.”,”L’ Internationalisme et la classe ouvrière (Labor and Internationalism).”,”””La Federazione d’ “”Amsterdam”” o Federazione Sindacale Internazionale (FSI) è l’ associazione internazionale dei sindacati di forma socialista. (…) I suoi iscritti , che ammontano a 13 milioni di uomini e donne, comprendono la grande maggioranza degli organismi sindacali d’ Europa e qualcuno al di fuori d’ Europa. In fatto di dottrina, l’ Internazionale di Amsterdam rappresenta ciò che può essere qualificato come “”internazionalismo riformista””.”” (pag 275) “”””Amsterdam”” ricerca dunque un nuovo equilibrio in cui la Germania e la Gran Bretagna giochino i ruoli preponderanti, mentre la bilancia dei poteri è mantenuta dalla Francia e dal Belgio, da una parte, e i sindacati d’ Austria, della Svizzera, d’ Olanda e dei Paesi scandinavi, dall’ altra. Un tale equilibrio è assicurato dal fatto che l’ Inghilterra ha la presidenza di “”Amsterdam””, che l’ amministrazione è nelle mani di un segretario belga e che i cinque vice-presidenti sono ripartiti nel modo seguente: un Francese, un Belga, un Tedesco, un Cecoslovacco e un Danese. Però la sede della F.I.T. sta per essere trasferita in Germania (1).”” (pag 285) (1) il 1° gennaio 1931, Johann Sassenbach dà le sue dimissioni come segretario dell’ Internazionale di Amsterdam e il suo posto viene preso da W. Schevenels. Il 31 luglio, gli uffici vengono trasferiti a Berlino. Non si ha più quindi dell’ Internazionale di Amsterdam nel senso letterale del termine. Tenendo conto della svolta presa dagli avvenimenti, occorrerà chiamarla “”l’ Internazionale di Berlino-Amsterdam””. (pag 285)”,”INTx-036″
“LOSADA Juan”,”Moderno socialismo europeo y español.”,”LOSADA Juan è nato nel 1922 a Madrid. E’ uno scrittore di professione su posizioni socialiste. Fin da giovane è stato iscritto al PSOE partecipando a molti congressi di questo partito. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Ideario politico de Pablo Iglesias’ e ‘Politica y Grupos de Presiòn’. Victor Hugo, esiliato nell’ isola di Guernesey nel 1868, lo spiegò così: “”Il popolo spagnolo ha avuto le Cortes di Leon settantasette anni prima che gli inglesi mettessero su il parlamento di Londra; ha tenuto il suo giuramento nel campo di gioco della palla a Medina del Campo, di fronte a Don Sancho; nel 1133, nelle Cortes di Borja, fu così preponderante il suo terzo stato, che si dette il caso che nell’ assemblea di questa nazione, una sola città, Saragozza, inviasse lì quindici deputati; nel 1307, Alfonso III, proclamò il diritto e il dovere dell’ insurrezione; istituì in Aragona l’ uomo chiamato Giustizia, superiore all’ uomo chiamato “”re””, tanto che il tetro re Filippo II non poté prendere il suo ex segretario, il liberale ed europeista Antonio Pérez, che il re avrebbe impiccato perché la Giustizia di Aragona gli diede il passaporto per vivere liberamente in Gran Bretagna””””. (pag 100)”,”SPAx-072″
“LOSADA-MALVAREZ Juan Carlos”,”Todas las banderas. Las guerras ocultas del siglo XX.”,”Juan Carlos Losada Malvarez (1957) è laureato in Storia contemporanea e ha pubblicato numerose opere di storia militare, in particolare sulla guerra di Spagna, l’esercito franchista, le guerre come motore della storia.”,”QMIx-006-FSD”
“LOSANO Mario G.”,”Informatica per le scienze sociali. Corso di informatica giuridica.”,”LOSANO è professore di teoria generale del diritto e presidente del centro di calcolo automatico presso l’ Università degli studi di Milano.”,”SCIx-142″
“LOSANO Mario G.”,”La geopolitica del Novecento. Dai Grandi Spazi delle dittature alla decolonizzazione.”,”LOSANO Mario G. è professore emerito di filosofia del diritto e informatica giuridica all’Università del Piemonte Orientale e insegna ora filosofia del diritto alla Universidad Carlos III di Madrid. “”Un esempio di questo spirito di sacrificio e di fedeltà dinastica fu il suicidio rituale enl 1912 del generale Nogi Maresuke, l’eroe della guerra russo-giapponese (nella quale aveva perso due figli), e di sua moglie; in quell’anno era morto l’imperatore Meiji, e Nogi, nel rispetto della più antica tradizione, seguiva così nella morte il suo signore. Questa morte dimostra quanto il Giappone Meiji ritornasse alla fonte della sua civiltà: infatti il suicidio rituale (junshi) era stato abolito all’inizio dell’epoca Tokugawa, nel 1663. E’ sorprendente il parallelo tra questo suicidio e quello di Larl Haushofer e di sua moglie, nel 1946, dopo il crollo del Terzo Reich e l’uccisione del figlio Albrecht. Tuttavia non è dimostrabile alcuna influenza del comportamento di Nogi su quello di Haushofer: li univa soltanto l’ammirazione per lo shinto, ma interno a loro tutto era diverso””. (pag 80)”,”RAIx-302″
“LOSANO Mario G.”,”La teoria di Marx ed Engels sul diritto e sullo Stato.”,”””Nel ‘Manifesto’ si poneva in luce come il proletariato non potesse abbattere la borghesia senza detenere il potere statale; qui si illustra qual è la via per ottenere tale potere. Ma, come nota Lenin [‘Ausgewählte Werke’, vol. II, p. 180] , non si è ancora detto alcunché su ciò che si deve sostituire al vecchio organismo statale: Marx non ha indicato alcuna modalità pratica, in base alla quale si possa costruire il nuovo stato che sostituisce il vecchio. Questo non vuol però dire che la dittatura del proletariato sia irrealizzabile, come hanno invece ritenuto le correnti socialdemocratiche. Togliere la dittatura del proletariato alla dottrina marxistica è come togliere la proprietà privata alla dottrina liberale: si riduce la dottrina in un nonsenso. Marx illustra la necessità della distruzione dell’apparato statale borghese: ma la manifestazione più vicina alla sovrastruttura politica (cioè lo stato borghese) è la sovrastruttura giuridica; se l’una viene annientata, che ne è dell’altra? In altre parole, creata la dittatura del proletariato, potrà questa funzionare con il diritto del vecchio stato? In caso contrario, che cosa bisogna sostituirvi? Questi interrogativi, scaturiti tutti dall’opera in esame, rendono necessario l’esame di uno scritto cronologicamente anteriore; i discorsi per il processo alla “”Neue Rheinische Zeitung””, contenuti nel n. 221 e n. 231 della medesima (14 e 15 febbraio 1849) (1). Nel primo processo, l’accesso è limitato ad un solo punto, allorché Marx fa notare ai giurati come, applicando l’articolo 367 del codice penale così come desidera il governo e non così come desidera il legislatore, essi “”abroghino la libertà di stampa per mezzo del codice penale”” (2). E allora, si chiede Marx, “”a che l’ipocrisia di una stampa libera? Se le leggi esistenti cadono in contraddizione con un nuovo grado dell’evoluzione sociale, allora, signori giurati, allora sta a voi scegliere fra gli imperativi morti della legge e le richieste viventi della società. Allora sta a voi spingere la legislazione fino a comprendere che deve tener dietro alle necessità sociali”” (3)”” (pag 118-119) [(1) La “”Neue Rheinische Zeitung”” pubblicava l’articolo ‘Arresti’, in cui si criticava l’operato del procuratore generale Zweiffel nell’arresto dei democratici Gottschalk e Annenke. Quest’articolo cagionava a Marx ed Engels l’accusa di oltraggio nei riguardi di Zweiffel e della polizia. Il processo, iniziato l’8 giugno 1848, veniva aggiornato più volte, fino a che il dibattimento del 7 febbraio 1849 portò all’assoluzione di Marx, Engels e del direttore responsabile Korff. L’articolo ‘Arresti’ si trova in Mew, vol. V, pp. 166-68; (2) Mew, vol. VII, p. 231; vi si dice fra l’altro: “”l’art. 367, preso nel senso del pubblico ministero, esclude la prova della verità e permette la denuncia solo quando essa è confortata da documenti pubblici o da sentenze già pronunciate. A che scopo dovrebbe la stampa denunciare ancora ‘post festum’, dopo la pronuncia della sentenza?””; (3) Ibid., p. 231]”,”MAES-187″
“LOSOVSKI A.”,”Programma d’ azione dell’ Internazionale dei Sindacati Rossi.”,”””Di per sé queste bande non rappresentano una forza eccessivamente grande, ma sono forti perché in tutti i paesi i governi le aiutano, le armano e le sovvengono di denaro, sicché granzie all’ aiuto dello Stato queste organizzazioni, che per i loro quadri e per i loro effettivi sono insignificanti, assumono nella lotta una considerevole importanza. Tutte queste organizzazioni di crumiraggio e di violenza antiproletaria, che attualmente infestano tutta l’ Europa e l’ America, debbono a ogni costo venir distrutte, essendo l’ ulteriore loro esistenza una minaccia per l’ esistenza delle stesse organizzazioni operaie”” pag 66 “”In Italia, la Confederazione Generale del Lavoro e il Partito socialista hanno perfino concluso coi fascisti un armistizio. I fascisti, naturalmente, non hanno mantenuto fede al patto, e i pacifisti e i tolstoiani della Confederazione Generale del Lavoro e del Partito socialista hanno soltanto fornito una nuova prova della loro perfetta incomprensione dei principali moventi di lotta sociale, che hanno dato vita a queste bande reazionarie””. (pag 66) “”I dirigenti (…) chiusi nella loro concezione tolstoiana, credettero di dover attendere che le violenze di queste organizzazioni terroristiche dei capitalisti provocassero una forte reazione nella società, mentre pensavano che infine il Governo democratico, nell’ interesse del ristabilimento dell’ ordine, sarebbe stato costretto a intervenire, ecc. Una simile concezione s’ ispira a un pessimismo disperato: è la filosofia del suicida. La classe operaia non deve mantener atteggiamento passivo, tolstoiano di fronte a un fenomeno sociale di sì grande importanza”” (pag 66-67)”,”INTT-168″
“LOSOVSKI A.”,”Marx y los sindicatos.”,”””Questo diverso atteggiamento di fronte alla lotta per le rivendicazioni immediate, impresse il suo sigillo nel lavoro scientifico-pratico di Marx e dei suoi avversari proudhoniani e bakuninisti. Marx ricopiava con una enorme perseveranza i materiali e costruiva tutte le sue conclusioni sulla base solida dei fatti. Marx studiava prima tutte le circostanze e i fatti, e soltanto dopo tirava le conclusioni, cosa che i teorici anarco-sindacalisti ignorano completamente. La grande importanza che Marx attribuiva alla descrizione della situazione della classe operaia, si dimostra nel questionario che preparò nel 1880 per gli operai, pubblicato con la sua introduzione nella rivista socialista del 2 aprile 1880.”” (pag 115-116)”,”MADS-365″
“LOSOVSKY Drizdo TROTSKY Léon”,”L’Internationale syndicale rouge. Suivi de ‘La “”troisième période”” d’erreurs de l’Internationale communiste’ par Léon Trotsky.”,”Alexandre Losovsky, pseudonyme de Salomon Abramovich Dridzo, est né le 16 mars 1878 à Danilovka, province d’Ekaterinoslav, Dès 1898, il a des contacts avec le mouvement social-démocrate de son pays, dont on trouve une description dans le Que faire? de Lénine. En 1903, il milite à Petrograd. Losovsky occupe dans l’Internationale syndicale rouge une place dirigeante et dans ll’Internationale communiste une place influente. En 1917, il fut le seul du groupe Nache Slovo à ne pas se joindre aux bolcheviks. Il fut grand annemi de la révolution d’Octobre. Il meurt en 1952 dans un camp de concentration stalinien. Introduction par Pierre FRANK, Note biographique sur Alexandre Losovsky, Préface, Conclusion, note, Textes a l’Appui, histoire contemporaine,”,”INTT-035-FL”
“LOSOWSKI A. (LOSOVSKY) Generalsekretar der Roten Gewerkschaftsintern”,”Marx und die Gewerkschaften.”,”LOSOWSKY A.”,”MADS-010″
“LOSOWSKI Alexandr (LOSOVSKY)”,”Die Rote Gewerkschafts-Internationale. Mit Beiträgen von L. Trotsky J. Moneta P. Frank.”,”Il libro contiene note biografiche di LOSOWSKI (1878-1952)”,”INTT-050″
“LOSOWSKI A. e altri”,”Mouvement ouvrier international. Bulletin du Conseil International des Syndicats ouvriers.”,”Contiene una lettera di JOUHAUX a ZINOVIEV e di LOZOWSKI (LOSOWSKIJ) alla CGT italiana con relativa risposta”,”INTT-048″
“LOSSKI N.O.”,”Histoire de la philosophie russe. Des origines a 1950.”,”LOSSKI è Professore di filosofia al Seminario russo ortodosso di New York.”,”RUSx-043″
“LOSURDO Domenico”,”Marx e il bilancio storico del Novecento.”,”In collaborazione con l’Istituto Italiano di Studi Filosofici LOSURDO D. è ordinario di storia della filosofia presso l’Univ. di Urbino. Ha scritto vari libri (v. 4° cop).”,”TEOC-515″
“LOSURDO Domenico a cura”,”Le origini del “”secolo americano””.”,”Testi antologici tratti dalla storia universale in 13 volumi dell’Accademia delle scienze dell’URSS LOSURDO Domenico è ordinario di storia e filosofia contemporanea presso l’Univ. di Urbino, collaboratore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.”,”RAIx-283″
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”LOSURDO Domenico (Bari, 1941) è ordinario di storia della filosofia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino.”,”STOx-157″
“LOSURDO Domenico”,”Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.”,”Domenico Losurdo, univ. Urbino “”Il sistema carcerario riproduce i rapporti della società che lo esprime. In Urss, all’interno e all’esterno del Gulag, vediamo fondalmentalmente all’opera una dittatura sviluppista che cerca di mobilitare e “”rieducare”” tutte le forze in funzione del superamento della secolare arretratezza, reso tanto più urgente dall’approssimarsi di una guerra che, per dichiarazione esplicita del ‘Mein Kampf’, vuole essere di schiavizzazione e di annientamento: in questo quadro il terrore si intreccia con l’emancipazione di nazionalità oppresse nonché con una forte mobilità sociale e con l’accesso all’istruzione, alla cultura e persino a posti di responsabilità e di direzione di strati sociali sino a qual momento del tutto emarginati.”” (pag 157)”,”STAS-061″
“LOSURDO Domenico”,”Utopia e stato d’eccezione. Sull’esperienza storica del “”socialismo reale””.”,”””Per Locke, invece, è fuori discussione che una situazione di crisi può o dev’essere fronteggiata da un potere non legato ad una “”regola””, cioè al rispetto delle regole del gioco. Montesquieu, ammiratore dell’Inghilterra liberale, non ha alcun dubbio sul fatto che rientra nella “”consuetudine dei popoli più liberi che siano mai stati sulla terra”” il “”mettere per un momento un velo sulla libertà, così come si nascondono le statue degli dei””. Diversi decenni più tardi, John Stuart Mill dichiara a sua volta che è pienamente legittima “”l’assunzione di un assoluto potere sotto forma di dittatura temporanea””, in casi di “”necessità estrema””, ovvero di “”malattia del corpo politico che non può essere curata con metodi meno violenti””. Al di là dell’Atlantico, Hamilton si spinge sino a sottolineare la necessità, per le situazioni d’emergenza, di un potere “”senza limiti”” e senza “”vincoli costituzionali””. Non è certo la teorizzazione, in determinate circostanze, della dittatura, a costituire la discriminante tra tradizione liberale da una parte e dall’altra Marx e Engels, i quali semmai hanno ben presente e condannano l’appoggio degli ambienti liberali francesi al colpo di Stato di Napoleone I e la “”fretta indecorosa”” – l’espressione è di Marx (MEW, vol. XVII, p. 278) – con cui proprio l’Inghilterra liberale saluta Napoleone III e l’avvento del regime bonapartista. Ed è appena il caso di aggiungere che, in occasione del primo conflitto mondiale, nulla trovano da eccepire i liberali europei e americani contro l’instaurazione di una dittatura più o meno esplicita e la legislazione d’emergenza con la quale i paesi belligeranti cancellano le regole del gioco, in modo da poter sviluppare senza impaccio quella mobilitazione e guerra totale contro cui invece insorgono la rivoluzione d’Ottobre e il movimento rivoluzionario di ispirazione marxista.”” (pag 13-14) [Domenico Losurdo, Utopia e stato d’eccezione. Sull’esperienza storica del “”socialismo reale””, 1996]”,”RUSU-003-FL”
“LOSURDO Domenico”,”La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l'””ideologia della guerra””.”,”Domenico Losurdo è ordinario di filosofia della storia all’Università di Urbino. Ha scritto tra l’altro: ‘La catastrofe della Germania e l’immagine di Hegel’ (1988), ‘Hegel, Marx e la tradizione liberale’ (1988), ‘Marx e il bilancio storico del Novecento’ (1993). Jaspers e l’avvento del nazismo. “”Ritroviamo dunque tutti i temi centrali della ‘Kriegsideologie’, rispetto alla quale, non solo i paesi nemici della Germania, bensì la stessa Repubblica di Weimar si presentava con il volto segnato da una repellente banalità e prosaicità, che facilmente spingeva a gridare al tradimento: “”Lo Stato, divenuto mero servitore dell’ordinamento di massa, ha perduto ogni legame col destino autentico””. E ancora: “”L’uomo di Stato non è piùà responsabile innanzi a Dio, ma di fronte alla massa volubile””. Se a tutto ciò aggiungiamo i toni apocalittici con cui si parla della Rivoluzione di ottobre e della minaccia che essa fa pesare sull’Occidente (cfr. infra, cap. 3, § 7), possiamo ben comprendere l’affermazione recente di uno storico, secondo cui ‘La situazione spirituale del tempo’ e, si potrebbe aggiungere, l’opera di Jaspers nel suo complesso, non era certo atta a distogliere i tedeschi dall’aderire al nazismo. Ma il filosofo non aderirà mai al partito o al regime. Dopo la guerra mostrerà una tendenza, pienamente comprensibile, a datare l’inizio della sua opposizione al regime già con l’avvento di Hitler al potere”” (pag 28-29)”,”GERN-150″
“LOSURDO Domenico”,”Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi.”,”””Dopo la Comune di Parigi, i vincitori in Francia e in Europa non si accontentano della repressione, hanno bisogno anche della demonizzazione degli sconfitti, da Bismarck esplicitamente assimilati a delinquenti comuni. Sul piano “”scientifico””, viene elaborata una teoria, in base alla quale l’insurrezione operaia sarebbe stata l’espressione di una regressione atavica o di un’improvvisa irruzione della barbarie nel seno della civiltà. A questa sbrigativa liquidazione della Comune danno il loro bravo contributo anche personalità che pure, sino a quel momento, avevano partecipato attivamente al movimento democratico: si pensi a Victor Hugo per la Francia e a Giuseppe Mazzini per l’Italia. Marx (e l’Internazionale) si sente costretto a intervenire e interviene su due piani. Richiama l’attenzione sulle realizzazioni positive e gravide di futuro dela Comune, in secondo luogo, s’impegna a difenderne la memoria storica, scontrandosi senza esitare con l’opinione e l’ideologia dominante: “”Questa civiltà scellerata, fondata sull’asservimento del lavoro, soffoca il gemito delle sue vittime sotto uno strepito di calunnie che trovano un’eco mondiale””. Marx non esita a contrapporre violenza a violenza, orrore ad orrore. La borghesia che si strappa le vesti per “”l’esecuzione da parte della Comune dei sessantaquattro ostaggi con l’arcivescovo di Parigi alla testa”” rimuove un fatto fondamentale: era stata proprio essa a introdurre la pratica di uccidere i prigionieri indifesi e di prendere ostaggi. In ogni caso, bisogna saper distinguere tra “”il vandalismo di una difesa disperata””, proprio dei Comunardi, e “”il vandalismo del trionfo”” (Marx-Engels 1955, vol XVII, pp. 357-9, La guerra civile in Francia). A dover essere difesa non è solo la memoria storica del movimento socialista. Marx conosceva troppo bene la storia antica per ignorare i massacri di cui si erano macchiati Spartaco e gli schiavi insorti. Per di più, queste rivolte non avevano prodotto, non avevano cercato né potevano cercare di produrre qualcosa di nuovo. Avevano solo tentato di rovesciare le parti nel rapporto schiavistico che costituiva l’essenza della società del tempo, transformando in schiavi i padroni del mondo. Eppure, in una lettera a Engels del 27 febbraio 1861, Marx definisce Spartaco “”il figlio più nobile di tutta la storia antica, vero rappresentante dell’antico proletariato””. Va da sé che Marx non intende celebrare o giustificare le stragi degli schiavi in rivolta, epperò si rifiuta di prendere sul serio le prediche ipocrite dei loro padroni, colpevoli di una violenza ben più criminale e per di più divenuta pratica quotidiana”” [Domenico Losurdo, Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, 2012] (pag 118-119-120) Losurdo, ordinario di storia della filosofia università degli studi di Urbino. Nel 1818, in piena Restaurazione e in un mo mento in cui il fallimento della rivoluzione francese appariva evidente, anche coloro che inizialmente l’avevano salutata con favore prendevano le distanze dalla vicenda storica iniziata nel 1789: era stata un vergognoso tradimento di no bili ideali. In questo senso Byron cantava: «Ma la Francia si inebriò di sangue per vomitare delitti/ Ed i suoi Saturnali sono stati fatali/ alla causa della Libertà, in ogni epoca e per ogni Terra». Dob biamo oggi far nostra questa disperazione, limitandoci solo a sostituire la data del 1917 a quella del 1789 e la causa del socialismo alla «causa della Libertà»? Confutando i luoghi comuni dell’ideologia dominante, Losurdo analizza e documenta l’enorme potenziale di emancipazione scaturito dalla rivoluzione russa e dalla rivoluzione cinese. Que st’ultima, dopo aver liberato prima dal dominio coloniale e poi dalla fame un quinto dell’umanità, mette oggi in discussione al tempo stesso l’«epoca colombiana» e il modo tradizionale di intendere la lezione di Marx.”,”TEOC-407″
“LOSURDO Domenico”,”Controstoria del liberalismo.”,”LOSURDO Domenico è professore ordinario di storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. L’autore più citato è Tocqueville “”Reagendo alla protesta e alla sfida del movimento operaio, è la stessa Inghilterra liberale a regolamentare l’orario e le modalità del lavoro in fabbrica, cancellando o smussando gli aspetti più odiosi di quello che Marx ed Engels bollano come il “”dispotismo”” padronale. Ciò suscita le proteste di non pochi esponenti liberali e degli stessi capitalisti inglesi, i quali – osserva ‘Il capitale’ – “”denunciavano gli ispettori di fabbrica come una specie di commissari della Convezione”” giacobina (164). In modo analogo Bismarck fa professione di liberalismo e tuona contro il “”Regio Prussiano Giacobino di Corte””, che pretende di interferire nel rapporto tra padroni e servi e dunque di calpestare il principio dell’autogoverno della società civile, egemonizzata in questo caso dalla proprietà feudale e non invece dalla coalizione aristocratico-borghese, come nel caso dell’Inghilterra. Ed è proprio lo statista prussiano-tedesco a distinguere a tale proposito due tipi di liberalismo: il primo è caratterizzato dalla “”ripugnanza contro il dominio della burocrazia”” a partire dai “”sentimenti liberali di ceto””, ampiamente diffusi fra gli ‘Junker’ e la nobiltà della Prussia pre-rivoluzionaria; il secondo, del tutto odioso agli occhi di Bismarck, è il “”liberalismo renano-francese”” ovvero il “”liberalismo dei funzionari statali”” (‘Geheimratsliberalismus’), incline a incisive riforme antifeudali dall’alto e al quale s’ispira una oppressiva e soffocante burocrazia statale, con la sua “”tendenza (…) al livellamento e alla centralizzazione”” e perfino all'””onnipotenza burocratica”” (‘geheimrätliche Allgewalt’) (165). E’ interessante notare che una distinzione simile ricorre nel giovane Marx. La “”Rheinische Zeitung””, da lui diretta, si definisce un “”giornale liberale””, ma ci tiene a precisare che tale liberalismo non dev’esser in alcun modo confuso col “”liberalismo volgare”” (gewöhnlicher Liberalismus). Se quest’ultimo vede “”ogni bene dalla parte dei corpi rappresentativi e ogni male dalla parte del governo””, la “”Rheinische Zeitung””, invece, si caratterizza per il suo sforzo di analizzare i rapporti di dominio e di oppressione nella loro configurazione concreta, senza esitare, in determinate circostanze, a sottolineare “”la generale saggezza del governo contro l’egoismo privato dei corpi rappresentativi”” (spesso monopolizzati dai ceti feudali e da una grande borghesia gretta e miope); contrariamente al “”liberalismo volgare””, lungi dal combattere “”in modo unilaterale la burocrazia””, la “”Rheinische Zeitung”” non ha difficoltà a riconoscere i meriti della sua lotta contro la “”tendenza romantica”” o romantico-feudale (166)”” [Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, 2010] (pag 277-278) [(164) Marx, Engels (1955-89), vol. XXIII, p. 301; (165) Bismarck (1984), p. 37; Bismarck (1962), p. 354 (discorsi alla Camera dei deputati prussiana del 18 ottobre 1849 e del 14 febbraio 1851); (166) Marx, Engels (1955-89), vol I, p. 424]”,”ECOI-331″
“LOSURDO Domenico”,”Hegel e la libertà dei moderni.”,”pag 341-342 Unità del reale e razionale “”Si comprende allora che la tesi dell’unità del reale e razionale, odiata dai reazionari e invisa anche ai liberali, trovi accoglienza favorevole o entusiastica in campo rivoluzionario. L’efficacia politica che scaturisce dal celebre detto è stata spiegata con particolare chiarezza da un esponente della Giovane Germania, Alexander Jung che così si esprime: “”L’aldilà finora irragiungibile per lo spirito (…) diventa aldiqua, totale presenzialità””. Lo sguardo può ora rivolgersi fiducioso alla realtà mondana e politica la quale, non essendo più irrimediabilmente opaca alla ragione e all’ideale, non viene più rifuggita ed evasa a vantaggio dell’interiorità religiosa o di una moralità meramente intimistica e consolatoria: “”alla distanza, nulla indebolisce di più che la semplice scontentezza con la terra, col tempo”” (83). Ma questa non è la posizione solo di Jung, ma anche quella dei giovani hegeliani e di Marx e Engels (84). Ben lungi dall’essere la giustificazione della Restaurazione, l’affermazione dell’unità del razionale e reale stimola potentemente il movimento di opposizione nel ‘Vormärz’ tedesco, ed è parte integrante della preparazione ideologica del ’48. E non solo in Germania, giacché anche in Italia Bertrando Spaventa partecipa attivamente al movimento rivoluzionario, sorretto anche dalla tesi per cui “”la filosofia; forma riflessa della coscienza naturale, deve accordarsi con l’esperienza. Ciò che è reale è razionale e viceversa”” (85). E’ interessante notare che, persino dopo il fallimento della rivoluzione, la tesi hegeliana in questione, lungi dal favorire la rassegnazione, stimola la resistenza alla reazione trionfante. Dal carcere in cui si trova rinchiuso, Lassalle scrive alla madre: “”O la Germania torna realmente, di nuovo e per sempre nella notte delle vecchie condizioni, e allora ogni scienza è una menzogna, ogni filosofia un semplice gioco dello spirito, Hegel un matto fuggito dal manicomio, e non c’è più alcun pensiero nella causalità della storia, oppure la rivoluzione celebrerà presto un nuovo e decisivo trionfo. Il secondo caso si presenta infinitamente più probabile”” (86). Dato il senso forte e strategico attribuito da Hegel e dai suoi discepoli al termine realtà, la sua identificazione col razionale, comporta la degradazione a esistenza empirica immediata, a realtà in senso meramente tattico, dei successi della reazione (‘supra’, cap. II, 1). Qualcosa di analogo si può osservare, per quanto riguarda l’Italia, in Silvio Spaventa, il quale, rinchiuso in carcere in seguito alla controrivoluzione e repressione borbonica, osserva: “”Una provvidenza, che ponga per iscopo del mondo una perfezione che non deve essere mai, pone per scopo del mondo un niente, una cosa che non deve esser mai: essa quindi, non è una provvidenza. Perché essa sia, la ragione del mondo non deve solo ‘dover essere’ ma ‘essere’ attualmente: altrimenti la provvidenza non è”” (87). La negazione del dualismo tra ‘Sollen’ e realtà non solo impedisce la rassegnazione, ma spoglia di qualsiasi legittimità l’evasione intimistica. E’ in tal senso che, proprio dopo il fallimento della rivoluzione del ’48, Marx richiama ripetutamente e con particolare forza alla lezione hegeliana, utilizzando congiuntamente sia la Prefazione alla ‘Filosofia del diritto’, anche se non citata in modo esplicito, sia la ‘Fenomenologia’, riletta puntigliosamente nelle diverse figure che, con varietà di motivi e sempre nuova e accresciuta ricchezza di argomenti, criticano il ‘Sollen’ che si specchia nella propria interiore purezza e eccellenza, narcisisticamente goduta in contrapposizione alla volgarità e all’opacità della realtà e del corso del mondo. Come esaltante “”algebra della rivoluzione””, per usare la celebre espressione di Herzen(88), la filosofia hegeliana aveva contribuito alla preparazione ideologica degli sconvolgimenti del ’48; ma anche dopo il trionfo della reazione, la tesi dell’unità del razionale e reale blocca la comoda via di fuga in direzione dell'””ipocondria”” o della “”malinconia”” e stimola invece una fattiva riflessione autocritica nei rivoluzionari e democratici i quali sono chiamati a leggere nella sconfitta da loro subita non la riprova dell’irrimediabile miseria del reale, bensí dell’insufficienza teorica e pratica dei loro progetti e ideali che dunque vanno ripensati in profondità, in modo da poter provare la loro eccellenza nella concreta opera di trasformazione della realtà. ….”,”HEGx-002-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Tra Hegel e Bismarck. La rivoluzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca.”,”Contiene il capitolo: Il pauperismo, la crisi e le “”case di lavoro”” con il paragrafo ‘Hegel e la crisi di sovrapproduzione’ (pag 111-)”,”HEGx-008-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Controstoria del liberalismo.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti storici e politici di Hegel e il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels, ed è autore di Il peccato originale del Novecento e Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”TEOP-041-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Hegel Marx e la tradizione liberale. Libertà uguaglianza Stato.”,”””E’ poi vero che il detto relativo a razionale e reale si presenta nei ‘Lineamenti’ [di Hegel] con formulazione e significato realmente diversi rispetto ai corsi di lezioni? Procediamo a un confronto sinottico: 1817-18: § 134A : ‘Ciò che è razionale, accade necessariamente’ (‘muss geschehen’) / 1918-19: V. Rph III, 51 : ‘Soltanto il razionale può accadere’ / Lineamenti: ‘Ciò che è razionale, quello è reale (‘Was vernünftig ist, das ist wirklich’) / 1824-25: V. Rph, IV, 654 : ‘Ciò che è razionale è anche reale’. Per ora il confronto riguarda la prima parte del detto in questione: risulta chiaro che la formulazione dei ‘Lineamenti’ è ripresa anche dal corso di lezioni del 1824-25, e anche dai corsi precedenti non ci pare che emergano differenze radicali rispetto al testo dei ‘Lineamenti’: il razionale accade necessariamente, diventa reale, è reale. ‘Wirklich’ ha questo significato di movimento, e d’altro canto già il § 1 sempre dei ‘Lineamenti’ sostituisce ‘Verwirklichung’ a ‘Wirklichkeit’, allorché dichiara che la filosofia del diritto si occupa del «concetto del diritto e la sua realizzazione». E anche per quanto riguarda la seconda parte del detto, le differenze sono forse più sensibili ma certo non tali da far pensare ad un rovesciamento di posizioni: 1819-20: V. Rph, III. 51 : ‘Il reale diviene razionale’ / ‘Lineamenti’ : ‘Ciò che è reale, quello è razionale’ / 1822-23: V. Rph., III, 732 : ‘La realtà non è nulla di irrazionale (‘kein Unvernünftiges’) / 1831: V. Rph. IV, 123 : ‘Ciò che è reale, è razionale’ Sì, nel corso del 1819-20, è più esplicito il fatto che il divenire razionale del reale è un processo, ma questa idea di processo è già in qualche modo implicita, come si è visto, nella categoria di ‘Wirklichkeit’. Sì, nel corso del 1824-5 c’è la precisazione netta che «non tutto ciò che esiste è reale», ma è da dire che, per quanto riguarda i ‘Lineamenti’, ad apertura dell’esposizione (§ 1 A) si trova ugualmente formulata la distinzione tra «realtà» (‘Wirklichkeit’) ed «esistenza (‘Dasein’) transeunte, accidentalità esteriore», per non dire poi che già nella Prefazione si trova l’affermazione che «niente è reale (‘wirklich’) se non l’idea» (W, VII, 25). D’altro canto, è comprensibile che è soprattutto dopo le polemiche che Hegel avverte il bisogno di precisare il significato di ‘Wirklichkeit’, contrapponendola all’immediatezza empirica. Ma la distinzione non è né nuova, né tanto meno strumentale: intanto è ben presente nei ‘Lineamenti’ e poi, ad esempio, basta sfogliare l”Enciclopedia’ di Heidelberg per ritrovare, ad apertura della sezione dedicata alla «realtà» in senso forte, la distinzione tra ‘Wirklichkeit’ e ‘Erscheinung’; significativamente, nel passaggio dalla prima alla terza edizione il testo rimane immutato, a parte la numerazione (il § 91 diventa il § 142). La distinzione in questione non solo viene formulata sul piano logico generale, ma viene applicata e fatta valere anche nell’analisi storica. Nello scritto sulla dieta, questa è accusata di abbarbicarsi ad «una piattaforma meramente positiva, la quale a sua volta, in quanto positiva, non ha più nessuna realtà» (W, IV, 536). Qui ciò che è il ‘positivo’ si contrappone a ‘Wirklichkeit’: la realtà in senso forte non è il positivo immediatamente esistente. Ancora. Rifiutando la nuova costituzione, i deputati della dieta «dichiarano, sì, di essere un corpo rappresentativo, ma di un altro mondo, di un’epoca trascorsa, ed esigono che il presente si trasformi in passato, e la realtà nell’irrealtà» (W, IV, 493). Voler mettere in pratica rivendicazioni che non sono più all’altezza dei tempi significa voler trasformare la ‘Wirklichkeit’ in ‘Umwirklichkeit’; nella misura in cui non corrisponde alle esigenze più profonde dello spirito del tempo, la realtà in senso forte degrada ad esistenza empirica immediata. E’ dunque assurdo voler spiegare con un’immediata esigenza di accomodamento quella che è una proposizione teorica fondamentale della filosofia hegeliana, in tutto l’arco della sua evoluzione (3). Del resto nella ‘Fenomenologia’ si può ritrovare non solo la problematica, ma persino la formulazione che suscita tanto scandalo nei ‘Lineamenti’: ‘Fenomenologia dello spirito’: W., III, 112 ‘Ciò che deve essere, è, anche di fatto (in der Tat), e ciò che soltanto ‘deve’ essere, senza ‘essere’, non ha volontà alcuna. A ciò, da parte sua si attiene giustamente l’istinto della ragione’ ‘Lineamenti’: ‘Ciò che è razionale, quello è reale; e ciò che è reale, quello è razionale. A questa persuasione si attiene ogni coscienza ingenua, così come la filosofia’ E procedendo a ritroso, si può risalire fino al saggio sul Württemberg del 1798, poi andato perduto, dove decisamente si respinge la contrapposizione «tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere». Nel riportare questa citazione testuale, Haym riferisce che il saggio in questione, tutto pervaso dal «pathos dell’epoca della rivoluzione», attribuiva quella contrapposizione alla «pigrizia e l’egoismo dei privilegiati» (3). Il pubblicista liberale o nazional-liberale che condanna il celebre detto della Prefazione alla ‘Filosofia del diritto’ come espressione dello spirito della Restaurazione, allorché, da filologo, si imbatte in quella medesima problematica in uno scritto giovanile, è costretto a metterla in relazione non con la Restaurazione, ancora di là da venire, ma con la rivoluzione francese. D’altro canto, se Ilting condivide con larga parte della tradizione liberale l’orrore per quel detto famigerato, è da tener presente che l’affermazione della razionalità del reale non costituisce alcun motivo di scandalo per la tradizione di pensiero rivoluzionaria. Il giovane Marx che sottopone a critica serrata la ‘Filosofia del diritto’, non fa menzione di quel detto; e anzi, nella corrispondenza, polemizza con fervore tutto hegeliano contro l’«opposizione di reale e ideale» contro «la totale contrapposizione fra ciò che è e ciò che deve essere», opposizione che considera strumento d’evasione dalla realtà mondana e politica, e a cui, con trasparente reminiscenza della famigerata Prefazione, contrappone la tesi che bisogna «cercare l’idea nella realtà stessa» (4). A sua volta, Lenin trascrive ed evidenzia nei suoi ‘Quaderni filosofici’, quest’affermazione di Hegel desunta dalle ‘Lezioni sulla storia della filosofia’: «Ciò ch’è reale è razionale. Bisogna però saper distinguere che cosa sia effettivamente reale; nella vita quotidiana tutto è reale: ma esiste una differenza tra il mondo fenomenico e la realtà». Poi Lenin annota a fianco: «il reale è razionale». E leggendo le ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, il grande rivoluzionario trascrive due volte l’affermazione secondo cui «la ragione governa il mondo», e non contento di ciò, la seconda volta appone a fianco un vistoso «NB» a sottolineare l’importanza dell’affermazione trascritta e la sua piena identificazione con essa (5). Ed è forse proprio Lenin che può fornire gli strumenti concettuali più adeguati per comprendere la distinzione hegeliana tra realtà in senso forte e semplice immediatezza empirica: c’è una realtà in senso strategico e una realtà in senso tattico; in ogni situazione storica una cosa è la tendenza di fondo (ad esempio, la soppressione della servitù della gleba, al momento del tramonto del feudalesimo), un’altra cosa sono le controtendenze reazionarie del momento (ad esempio le aspirazioni e i tentativi di far rivivere nel suo antico «splendore» l’istituto della servitù della gleba ormai tramontato o sulla via del tramonto, e quindi «irreale»), che certo non sono in grado di cancellare la realtà strategica della tendenza di fondo, e che però sul piano tattico sono ben presenti e di cui quindi si deve tener adeguatamente conto. Ma anche in Hegel alla realtà in senso forte, alla ‘Wirklichkeit’, non si contrappone il nulla. Il «mondo delle apparenze» (‘Erscheinungswelt’), di cui parla la prima delle due citazioni qui prese in considerazione, non è il non-essere. E’ lo stesso Lenin a sottolineare con favore, trascrivendo e commentando questa volta la ‘Scienza della logica’, che in Hegel la stessa «parvenza» (‘Schein’) ha una sua oggettività. Sì – dichiarano i ‘Quaderni filosofici’ – «la parvenza è oggettiva, poiché in essa è presente uno dei lati del mondo ‘oggettivo’… Non solo il Wesen (essenza), ma anche lo Schein (parvenza) è oggettivo» (6). «Parvenza» e «apparizione» sono esse stesse reali, ma, ovviamente, non hanno lo stesso grado di realtà del ‘Wesen’ e della ‘Wirklichkeit’, ed è solo quest’ultima che, esprimendo la dimensione strategica, la tendenza di fondo del processo storico, può aspirare al predicato della razionalità”” [Domenico Losurdo, ‘Hegel Marx e la tradizione liberale. Libertà uguaglianza Stato’, Roma, 1988] (pag 47-51) [(3) ‘Hegel und seine Zeit’, cit. pp. 66-67; (4) Lettera al padre del 10.11.1837, in MEW, Ergänzungsband I, pp. 4-8 (MEOC, I, p. 9-14; la razionalità del reale il giovane Marx la celebra non solo in prosa, ma anche in versi, sia pure mediocri: «Kant e Fichte vagabondavano volentieri tra le nuvole: / cercavano lassù un paese lontano. / Io invece cerco soltanto di afferrare destramente / quanto ho trovato per la strada!», trad. it. di L. Firpo, in K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950, p. 490; (5) V.I. Lenin, ‘Quaderni filosofici’, a cura di I. Ambrogio, Roma, 1969, pp. 283 e 309-10; per le citazioni da Hegel, cfr. W., XIX, 110-111 e XII; (6) Ivi, p. 98]”,”HEGx-032″
“LOSURDO Domenico, con un saggio di Luciano CANFORA”,”Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.”,”Domenico Losurdo insegna Storia della filosofia all’Università di Urbino. ha pubblicato ‘Controstoria del liberalismo’ (2006) e ‘Il linguaggio dell’Impero’ (2007)”,”STAS-009-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente.”,”Domenico Losurdo è professore emerito all’Università di Urbino e dottore honoris causa all’Università di Niteroi di Rio de Janeiro. Tra i molti capitoli: – Marx e la “”guerra industriale di annientamento tra le nazioni”” – Difesa ed esportazione della rivoluzione: Cloots e Trotsky – Una lotta prolungata tra i partiti di Lenin e di Wilson (Trascurata la questione della ‘guerra giusta’) “”Peraltro, i popoli coloniali non sono le uniche vittime dei conflitti e delle guerre connesse con l’espansione del commercio e la formazione del mercato mondiale. Il discorso sul libero scambio a Bruxelles pronunciato da Marx nel gennaio 1848 richiama l’attenzione sul carattere tutt’altro che amichevole e fraterno del rapporto che «il libero scambio» istituisce «fra le varie nazioni della terra» (ivi, vol. 4, pp. 471-485). In realtà – mette in evidenza il ‘Manifesto del partito comunista’ – «la borghesia è sempre in lotta (…) contro la borghesia di tutti i paesi stranieri», e si tratta di una lotta così aspra da sfociare in una «guerra industriale di annientamento tra le nazioni» (ivi, vol. 4, pp. 471-485). Le guerre coloniali condotte s’intrecciano con «la guerra commerciale delle nazioni europee». E’ uno scontro gigantesco che ha «l’orbe terracqueo come teatro» (ivi, vol. 23, p. 779), il medesimo teatro del mercato mondiale. E dunque, prendere sul serio l’ideale della pace perpetua significa fare i conti non solo con le illusioni scaturite dalla rivoluzione francese, ma anche con quelle espresse in particolare da Constant, che ancora riecheggiano, sia pure intramezzate da dubbi angosciosi, in Comte e Spencer. In realtà, la loro visione della pace perpetua riposa sulla mancata universalizzazione o sull’assenza di una conseguente universalizzazione del problema della pace e della guerra: essi cioè possono celebrare quali protagonisti del previsto o auspicato processo di sradicamento della guerra i paesi più avanzati sul piano industriale e commerciale solo per il fatto di non considerare in modo coerente e costante, quali guerre le guerre coloniali scatenate per l’appunto da quei paesi. Ed è proprio nella messa in discussione e nella confutazione di tale visione che risiede il più importante contributo di Marx ed Engels alla comprensione del problema della pace e della guerra. Diamo in primo luogo la parola a ‘Miseria della filosofia’, pubblicata nel 1847: «I popoli moderni non hanno saputo fare altro che mascherare la schiavitù nel loro proprio paese e l’hanno imposta senza maschera al Nuovo mondo» (ivi, vol. 4, p. 132). L’assoggettamento schiavistico e la guerra (in esso implicita) a danno dei neri proseguono in modo esplicito proprio nel paese (gli Stati Uniti) che pure, per la sua storia, non ha alle spalle l’Antico regime. Alcuni anni dopo, tenendo presente in particolare il dominio coloniale dalla Gran Bretagna imposto all’India, Marx ribadisce: «La profonda ipocrisia, l’intrinseca barbarie della civiltà borghese ci stanno dinanzi senza veli, non appena dalle grandi metropoli, dove esse prendono forme rispettabili, volgiamo gli occhi alle colonie, dove vanno in giro ignude» (ivi, vol. 9, p. 225). La barbarie capitalistica si manifesta nella sua repellente nudità nelle colonie anche perché è qui che le guerre di conquista non indietreggiano dinanzi ad alcuna infamia”” [Domenico Losurdo, ‘Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente’, Roma, 2016] (pag 189-190)”,”QMIx-277″
“LOSURDO Domenico”,”La lotta di classe. Una storia politica e filosofica.”,”Domenico Losurdo è professore emerito presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue molte pubblicazioni: ‘Il revisionismo storico. Problemi e miti’, ‘Controstoria del liberalismo’, ‘Il linguaggio dell’impero’, ‘Lessico dell’ideologia americana’, ‘La non-violenza. Una storia fuori dal mito’. Ha curato: ‘Scritti storici e politici’ di Hegel e il ‘Manifesto’ di Marx ed Engels. Molti riferimenti alle opere di Marx ed Engels con brevi citazioni (MEW) Contiene tra l’altro i paragrafi: – Marx “”contra”” Nietzsche e Foucault – Hegel, Marx e il paradigma della lotta per il riconoscimento – “”Socialismo imperiale”” -“”Classe contro classe su scala planetaria”” – Esportare la rivoluzione – L’internazionalismo e le sue forme – Movimento operaio e “”socialismo imperiale”” – Lenin critico delle mutilazioni della lotta di classe – “”Psicologia delle folle”” di Le Bon e “”Che fare?”” di Lenin – Lenin, l’operaio belga e il cattolico francese – La lotta di classe tra marxismo e populismo Marx Engels, le nazionalità oppresse e la politica internazionale, i misteri della politica internazionale (pag 13-14-15) “”L’autore di un libro peraltro molto ben documentato su ‘Marx, Engels e la politica internazionale’ ritiene che, negli anni immediatamente successivi al ‘Manifesto del partito comunista’, «la politica estera e il combattimento tra le nazioni prendono il sopravvento sulla lotta di classe». Sì, «Marx non solo analizza appassionatamente e in modo dettagliato gli intrighi politici [di carattere internazionale], ma li analizza senza alcun riferimento alle forze e ai fattori economici e sociali»; sicché gli articoli pubblicati nella «Neue Rheinische Zeitung», per fare un solo esempio, «sembrano interamente staccati dal corpo della dottrina» (Molnár 1975, pp. 122, 114 e 20). Si ha l’impressione che, dove iniziano la «politica estera» e i connessi «intrighi» diplomatici e militari, là cessi la lotta di classe e ammutolisca la «dottrina» del materialismo storico. A questo punto s’imporrebbe una conclusione sconcertante: mentre da un lato insistono sul fatto che «ogni società» nel corso del suo intero sviluppo è attraversata dalla lotta di classe e che «tutte le lotte della storia» sono lotte di classe, dall’altro Marx ed Engels farebbero ricorso alla teoria da loro formulata solo in modo saltuario e intermittente. Ma le cose stanno veramente in questi termini? Conviene prendere le mosse dalla testimonianza (estate 1872) del socialista francese Charles Longuet che, dopo aver reso omaggio ai «martiri» della Comune di Parigi, così prosegue riferendo dal «tempio del materialismo storico», ovvero da casa Marx (una casa che egli conosce bene, essendo il genero del grande filosofo e rivoluzionario): «L’insurrezione polacca del 1863, le rivolte irlandesi dei feniani del 1869, della Lega agraria e degli Home Rulers del 1874: tutti questi moti delle nazionalità oppresse furono seguiti dagli spalti di quella fortezza dell’Internazionale con interesse non minore della marea montante del movimento socialista dei due emisferi» (in Enzensberger, 1977, pp. 327-28). Dunque, l’interesse per i «moti delle nazionalità oppresse» non è meno vivo e costante di quello riservato all’agitazione del proletariato e delle classi subalterne. E’ difficile mettere in dubbio l’attendibilità di tale testimonianza: basta sfogliare le edizioni delle opere complete di Marx ed Engels per rendersi conto di quanto siano numerosi i testi dedicati alla lotta dei popoli irlandese e polacco e alla denuncia della politica di oppressione nazionale messa in atto rispettivamente dalla Gran Bretagna e dalla Russia. E’ un interesse intellettuale e politico, carico di partecipazione emotiva. Il 23 novembre 1867 vengono impiccati a Manchester tre militanti rivoluzionari irlandesi, accusati di aver orchestrato la liberazione a mano armata di due dirigenti del movimento indipendentista, nel corso di un’azione che aveva comportato la morte di un poliziotto. Alcuni giorni dopo Marx scrive a Engels, riferendo della reazione della figlia primogenita: «A partire dall’esecuzione di Manchester Jenny porta il lutto e indossa la sua croce polacca su un fiocco verde» (MEW, 31; 392). Il simbolo della lotta di liberazione nazionale del popolo polacco (la croce) si sposa così con il verde della causa irlandese. Ricevuta la lettere dell’amico, Engels gli risponde immediatamente, il 29 novembre: «Non ho bisogno di dirti che anche a casa mia dominano nero e verde» (MEW, 31; 396), i colori che risultano dal lutto inflitto dal carnefice britannico al movimento di liberazione nazionale del popolo irlandese. I due filosofi e militanti rivoluzionari, paragonano entrambi le vittime di Manchester a John Brown, l’abolizionista che aveva cercato di far insorgere gli schiavi del Sud degli USA e aveva poi affrontato coraggiosamente il patibolo (MEW, 31; 387 e 16; 439). E questo paragone degli indipendentisti irlandesi con il campione dell’abolizionismo conferma la passione con cui Marx ed Engels seguono i «moti delle nazionalità oppresse» e il ruolo centrale che ai loro occhi questi moti occupano nell’ambito del processo di emancipazione dell’umanità. Non solo l’ostilità, anche l’indifferenza nei confronti delle nazioni oppresse è oggetto di dura condanna sul piano politico e morale. L”Indirizzo inaugurale’ mette in stato d’accusa «le classi superiori dell’Europa» occidentale e in particolare dell’Inghilterra certo per la loro politica antioperaia, ma anche per l’appoggio fornito alla secessione sudista negli USA, nonché per «l’approvazione vergognosa, la simpatia ironica e l’indifferenza idiota» con cui guardano alla tragedia della nazione polacca (MEW, 16; 13). Affettando un’aria di superiorità nei confronti di questa tragedia, Pierre-Joseph Proudhon dà solo prova, agli occhi di Marx, di «cinismo» e di cinismo tutt’altro che intelligente (infra, cap. IV, § 1). L’interesse per la «politica estera» non ha nulla a che fare con la lotta di classe e anzi è una distrazione da essa? In realtà, secondo la testimonianza di Longuet, la passione simpatetica per i «moti delle nazionalità oppresse» arde nel «tempio del materialismo storico», nel tempio della dottrina che legge la storia come storia della lotta di classe. E, comunque, già nel luglio 1848, l’anno stesso della pubblicazione del ‘Manifesto del partito comunista’, Engels evoca e invoca una «politica internazionale della democrazia» rivoluzionaria (MEW, 5; 156). Sedici anni dopo, l’Associazione internazionale degli operai, al momento della sua fondazione, per la penna di Marx, sottolinea: ovvia è la necessità di una «economia politica della classe operaia», ma ciò non basta; occorre chiarire «alle classi operaie il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi a essi, se è necessario, con tutti mezzi in loro potere»; occorre che esse si rendano conto che la lotta per una «politica estera» di appoggio alle nazioni oppresse è parte integrante della «lotta generale per l’emancipazione della classe operaia» (MEW, 16; 11 e 13)”” [Domenico Losurdo, ‘La lotta di classe. Una storia politica e filosofica’, Roma, 2016] (pag 13-14-15) Guerra Usa Messico. Il Messico aveva già abolito la schiavitù nel paese. Gli Stati Uniti conquistando il Texas aveva reintrodotto la schiavitù nel Texas. Gli Stati del Sud USA aspiravano a edificare in America centrale una sorta di impero coloniale e schiavista (pag 139) Lettere Engels a Kautsky del 12 settembre 1882 sul sostegno degli operai inglesi al colonialismo britannico e briciole dall’imperialismo britannico (‘anch’essi si godono una bella fetta del monopolio inglese…) (pag 145)”,”MAES-171″
“LOSURDO Domenico”,”Rivoluzione d’ottobre e democrazia nel mondo.”,”Il testo è il frutto di una conferenza tenuta dall’autore a Napoli nel 2007 nell’ambito del ciclo ‘I venerdì della politica’. Tre grandi discriminazioni: la condizione femminile (voto alle donne ecc.), discriminazione per censo (proprietari e non abbienti), discriminazione per razza (persecuzione neri, ebrei ecc.) ‘Processo di democratizzazione incompiuto’ (pag 22) ‘[A]i giorni nostri la democrazia, persino nel suo significato più elementare e immediato, implica il superamento delle tre grandi discriminazioni (sessuale o di genere, censitaria e razziale) che erano ancora vive e vitali alla vigilia dell’ottobre 1917 e che sono state superate solo col contributo, talvolta decisivo, del movimento politico scaturito dalla rivoluzione bolscevica. Cominciamo con la clausola d’esclusione, macroscopica, che negava il godimento dei diritti politici alla metà del genere umano e cioè alle donne. In Inghilterra, le signore Pankhurst (madre e figlia), che promuovevano la lotta contro tale discriminazione e dirigevano il movimento femminista delle suffragette, erano costrette a visitare periodicamente le patrie prigioni. La situazione non era molto diversa negli altri grandi paesi d’Occidente. Era Lenin invece, in ‘Stato e rivoluzione’, a denunciare l’«esclusione delle donne» dai diritti politici come una conferma clamorosa del carattere mistificatorio della «democrazia capitalistica». Tale discriminazione veniva cancellata in Russia già dopo la rivoluzione di febbraio, da Gramsci salutata come «rivoluzione proletaria» per il ruolo di protagonista svolto dalle masse popolari, com’era confermato dal fatto che la rivoluzione aveva introdotto «il suffragio universale, estendendolo anche alle donne». La medesima strada era poi imboccata dalla repubblica di Weimar, scaturita dalla «rivoluzione di novembre» scoppiata in Germania a un anno di distanza dalla rivoluzione d’ottobre e sull’onda e a imitazione di quest’ultima. Successivamente, in questa direzione si muovevano anche gli USA. In Italia e in Francia, invece, le donne conquistarono i diritti politici solo dopo la seconda guerra mondiale, sull’onda della Resistenza antifascista, alla quale i comunisti avevano contribuito in modo essenziale o decisivo. Considerazioni analoghe si possono fare a proposito della seconda grande discriminazione, che ha anch’essa caratterizzato a lungo la tradizione liberale: mi riferisco alla discriminazione censitaria, che escludeva dai diritti politici attivi e passivi i non proprietari, i non abbienti, le masse popolari. Già efficacemente combattuta dal movimento socialista e operaio, pur fortemente indebolita, essa continuava a resistere pervicacemente alla vigilia della rivoluzione d’ottobre. Nel saggio sull’imperialismo e in ‘Stato e rivoluzione’ Lenin richiamava l’attenzione sulle persistenti discriminazioni censitarie, camuffate mediante i requisiti di residenza o altri «””piccoli”” (i pretesi piccoli) particolari della legislazione elettorale» che in paesi come la Gran Bretagna comportavano l’esclusione dai diritti politici dello «strato inferiore propriamente proletario». (…) E veniamo così alla terza grande discriminazione, quella razziale. Prima della rivoluzione d’ottobre essa era più viva che mai e manifestava la sua validità in due modi. A livello globale il mondo era caratterizzato dal dominio incontrastato, per dirla con Lenin, di «poche nazioni elette» ovvero di un pugno di «nazioni modello» che attribuivano a se stesse «il privilegio esclusivo della formazione dello Stato» negandolo alla stragrande maggioranza dell’umanità, ai popoli estranei al mondo occidentale e bianco e pertanto indegni di costituirsi quali Stati nazionali indipendenti. E dunque, le «razze inferiori» erano escluse in blocco dal godimento di diritti politici già per il fatto di essere considerate incapaci di autogoverno, incapaci di intendere e di volere sul piano politico. Tale esclusione era ribadita a un secondo livello, a livello nazionale: nell’Unione sudafricana e negli USA (…), i popoli di origine coloniale erano ferocemente oppressi: essi non godevano né dei diritti politici né di quelli civili’ [Domenico Losurdo, ‘Rivoluzione d’ottobre e democrazia nel mondo’, Napoli, 2015] (pag 8-13)”,”CONx-233″
“LOSURDO Domenico”,”Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere.”,”Domenico Losurdo è professore emerito persso l’Università degli Studi di Urbino. “”Quello di cui ci stiamo occupando è un problema di vecchia data, anteriore alla stessa Rivoluzione d’Ottobre. Poco prima della sua morte, Engels aveva osservato che «la conduzione della guerra» era ormai «un ramo particolare della grande industria» sicché la grande industria era «divenuta una necessità politica» per un paese che non voleva subire l’assoggettamento, ed esso poteva realizzarla «soltanto in una forma, quella capitalistica» (MEW, 38; 467-68). Erano riflessioni contenute in una lettera a Nikolaj F. Daniel’son, curatore dell’edizione in lingua russa del ‘Capitale’. Quest’ultimo aveva chiarito in modo più esplicito il dilemma in cui i socialisti si sarebbero venuti a trovare in Russia una volta conquistato il potere: impegnarsi a fondo nel processo di industrializzazione (lasciando uno spazio più o meno ampio al capitalismo), al fine di colmare il ritardo rispetto ai paesi più avanzati? L’effetto collaterale sarebbe stato l’aggravarsi della polarizzazione sociale all’interno del paese. Puntare su un lento e graduale sviluppo socialista a partire dal MIR, dalle comunità di villaggio tradizionalmente caratterizzate da un orientamento più o meno egualitario? Ciò avrebbe forse evitato le diseguaglianze e le tragedie intrinseche all’industrializzazione capitalistica, ma avrebbe aggravato il ritardo della Russia e l’avrebbe sempre di più «esposta al dominio coloniale esercitato da una o dall’altra delle grandi potenze mondiali» (in Kotkin 2014, pp. 65-6). E dunque: quale delle due diseguaglianze doveva in primo luogo essere presa di mira, quella interna alla Russia o quella globale e planetaria?”” [Domenico Losurdo, ‘Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere’, Bari, 2017]”,”TEOC-737″
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti storici e politici di Hegel e il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels, ed è autore di Il peccato originale del Novecento e Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”STOx-062-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Hegel e la Germania. Filosofia e questione nazionale tra rivoluzione e reazione.”,”Hegel, le rivoluzioni di Luglio e la teoria dell’ «esportazione della rivoluzione» (pag 515-) Hegel ha colto il carattere progressivo delle guerre di liberazione antinapoleoniche “”C’è un tratto che accomuna le diffidenze e riserve espresse inizialmente da Hegel nei confronti dei ‘Befreiungskriege’ (guerre di liberazione, ndr) e la condanna, non della Rivoluzione di Luglio propriamente detta, ma della rivoluzione in Belgio. Il tratto comune prima ancora che nel giudizio del filosofo, è nella stessa situazione oggettiva. E’ nota l’osservazione di Marx secondo cui, nell’età napoleonica, «tutte le guerre d’indipendenza condotte contro la Francia, portano l’impronta comune di una rigenerazione che si accoppia con la reazione» (MEW, X, 444). Questa considerazione può essere fatta valere anche per la rivolta antiolandese delle province belghe. Si tratta nel caso dei ‘Befreiungskriege’ di movimenti che, per il fatto di dover recuperare l’indipendenza nazionale nella lotta contro il paese dell’illuminismo e della Rivoluzione francese, inevitabilmente erano portati a vedere nella cultura illuministica e rivoluzionaria proveniente dalla Francia un veicolo di snazionalizzazione e di assimilazione dei paesi invasi agli invasori, uno strumento al servizio di una politica espansionistica e di oppressione nazionale, inevitabilmente cioè erano portati a identificare la lotta contro gli invasori con la lotta contro l’illuminismo e la Rivoluzione francese. In questo senso, la rigenerazione (che è l’elemento oggettivo e di primaria importanza e che consiste nel processo reale di liberazione nazionale) si accoppia alla reazione (la torbida ideologia che accompagna tale processo e che è foriera di successive involuzioni e regressioni). Considerazioni analoghe possono essere fatte per quanto riguarda la rivoluzione belga del 1830: basta sostituire alla Francia, che era stata sì la protagonista della Grande Rivoluzione, ma che nel frattempo aveva imboccato una politica espansionistica e imperiale, l’Olanda protestante e progressiva, con alle spalle un glorioso passato rivoluzionario, ma che tuttavia conduceva una politica di oppressione nazionale nelle province belghe. La grandezza di Hegel è stata, una volta colto il carattere progressivo delle guerre di liberazione antinapoleoniche, di non aver confuso la lotta contro gli invasori francesi con la lotta contro l’illuminismo e la Grande Rivoluzione, come facevano quasi tutti i protagonisti e gli ideologi del ‘Befreiungskriege’. Le ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, dopo aver sottolineato la legittimità delle sollevazioni contro Napoleone da parte delle nazioni oppresse, aggiungono: «Con tutto ciò dobbiamo considerare la Rivoluzione francese come un evento della storia universale» (H2, 931). Per cogliere in tutta la sua importanza tale atteggiamento, conviene ritornare all’analisi che Marx fa delle guerre d’indipendenza antifrancesi. In Spagna – ma lo stesso fenomeno avveniva negli altri paesi costretti a subire l’occupazione napoleonica – «da una parte stavano gli ‘Afrancesados’ (gli amici dei francesi), dall’altra stava la nazione» (Mew, X, 444). Anche quando erano spinti non da servilismo, ma dal desiderio sincero di trasformazione della realtà politico-sociale della Spagna, i filo-francesi erano condannati all’isolamento e all’impotenza. Considerazioni analoghe si possono trovare in Hegel, che abbiamo visto giudicare inane e controproducente la pretesa di Napoleone di imporre alla Spagna una costituzione sì «più razionale» di quella precedente, ma del tutto estranea alla storia e alle convinzioni dominanti in quel paese. Ma Marx fa un’altra osservazione sempre, a proposito della Spagna. La sollevazione antinapoleonica subiva l’egemonia di un’ideologia con numerosi tratti oscurantisti. Anche la «minoranza rivoluzionaria», al fine di sviluppare la resistenza contro gli invasori stranieri, non si era fatta scrupolo di «fare appello ai pregiudizi nazionali della antica fede popolare». Ma tale tattica, se poteva essere efficace per «gli scopi immediati della resistenza nazionale, doveva diventare tuttavia fatale per questa minoranza», una volta che era stata portata a termine la cacciata degli eserciti invasori, e il problema principale diventava ormai quello del rinnovamento politico della Spagna (446). Sia pure come intellettuale che non partecipa direttamente alla lotta politica, e tanto meno militare, ma solo alla lotta sul piano ideologico e culturale, Hegel tuttavia non commette l’errore denunciato da Marx”” (pag 516-517)”,”HEGx-040″
“LOSURDO Domenico”,”Antonio Gramsci dal liberalismo al «comunismo critico».”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Urbino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Democrazia o bonapartismo’ (1993) e ‘Il revisionismo storico’ (1996). “”Ma, per tornare al periodo tra le due guerre, è da aggiungere che il tema in questione [decadenza, putrefazione, ndr] ha fatto sentire la sua influenza, in forme diverse, anche al di fuori del movimento comunista propriamente detto. Esso è ben presente all’interno stesso della Scuola di Francoforte, con la variante (e l’ulteriore aggravante), per cui della decadenza è ormai partecipe anche il proletariato, incapace di costituire un’alternativa e, anzi, esso stesso condannato, secondo Horkheimer, alla sterilità e all’«impotenza» ideologica, già per le condizioni oggettive venutesi a creare nel mondo contemporaneo (16). Nessuna forza sociale e politica è in grado di contrastare il «nuovo genere di barbarie» o di sottrarsi al «presente sfacelo della società borghese», e generale è la «decadenza della cultura teoretica» (17): l’unica eccezione è rappresentata dallo sparuto gruppo di intellettuali che alimentano la «teoria critica» in un mondo peraltro incapace di accoglierla e, forse, anche solo di comprenderla. Di qui si può utilmente partire per illustrare la diversa posizione di Gramsci il quale registra con interesse l’uscita di un libro sulla grande crisi pubblicato da Grossmann (Q, 890 e 1279), un autore legato alla Scuola di Francoforte. Ma i ‘Quaderni del carcere’ non condividono la prospettiva catastrofista. Il loro autore non era passato invano attraverso la critica che, alla fine dell’800, Croce aveva sviluppato della «legge marxistica della caduta del saggio di profitto» (18). Rispondendo alle obiezioni del filosofo napoletano, Gramsci sottolinea la natura per così dire doppiamente tendenziale della legge formulata da Marx: «Poiché ogni legge in Economia politica non può non essere tendenziale, dato che si ottiene isolando un certo numero di elementi e trascurando quindi le forze controperanti, sarà forse da distinguere un grado maggiore o minore di tendenzialità e mentre di solito l’aggettivo “”tendenziale”” si sottintende come ovvio, si insiste invece su di esso quando la tendenzialità diventa un carattere organicamente rilevante» (Q, 1279). Dunque, una netta presa di distanza dalla teoria del crollo in ogni sua variante. In tale quadro si colloca l’atteggiamento riservato che, nei confronti della tesi della putrefazione cara a Lenin, mostra Gramsci. Certo, anche lui insiste, sulla scia dell’opuscolo del dirigente bolscevico dedicato all’analisi dell’imperialismo, sul peso crescente degli «improduttivi parassitari». Allorché denunciano l’estendersi di «una categoria di “”prelevatori”” che non rappresenta nessuna funzione produttiva necessaria e indispensabile, mentre assorbe una quota di reddito imponente» (Q, 793), i ‘Quaderni del carcere’ chiaramente fanno tesoro della lezione di Lenin, il quale aveva già sottolineato «l’aumentare della classe o meglio del ceto dei ‘rentier’, cioè di persone che vivono del “”taglio di cedole””, non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio». E anche l’ulteriore osservazione di Lenin che, a conferma del carattere parassitario dell’imperialismo sottolinea come «in Inghilterra si sottrae all’agricoltura sempre maggiore quantità di terra per adibirla allo sport, al divertimento dei ricchi» (L., XII, 276 e 281)”” (pag 169-170) [(16) M. Horkheimer, ‘L’impotenza della classe operaia tedesca’, in ‘Dämmerung. Notizen in Deutschland 1926-1931 (1934); trad. it. di G. Backhaus, ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania 1926-1931′, Torino, Einaudi, 1977, p. 62-8; (17) M. Horkheimer Th. W. Adorno, Dialektik der Aufklärung’ (1944), trad. it. ‘Dialettica dell’illuminismo’, a cura di R.Solmi, Torino, Einaudi, 1982, p. 3; (18) Vedi B. Croce, ‘Una obiezione alla legge marxistica della caduta del saggio di profitto’ (1899), in ‘Materialismo storico ed economia marxistica’ (1900), Bari, Laterza, 1973, p. 139-150]”,”GRAS-146″
“LOSURDO Domenico”,”Marx e il bilancio storico del Novecento.”,”””Ha dunque ragione Hayek a denunciare l’avvenuta contaminazione socialista e marxista della società occidentale. Anzi, ha ragione ben al di là di quello che sospetta. Il suo torto, infatti, è di procedere a una ricostruzione decisamente oleografica della tradizione liberale”” (pag 20)”,”TEOC-189-FF”
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”Domenico Losurdo (Sannicandro, Bari, 1941) è ordinario di Storia della filosofia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino. “”Barbari””, razzismo e guerra totale moderna. “”Cade così in crisi la tesi cara a Schmitt (e al revisionismo storico), secondo cui l’avvento della guerra totale è da mettere sul conto esclusivamente della tradizione politica rivoluzionaria e della guerra civile internazionale da essa proclamata. E’ uno schema insostenibile non solo per il fatto che, in occasione di crisi acute, i teorici della conservazione e della reazione bandiscono anche loro la crociata. Più ancora del fanatismo ideologico e della despecificazione politica-morale, è l’irruzione dei barbari a far cadere radicalmente in crisi lo ‘jus publicum europaeum’ e lo ‘jus in bello’. Illuminante è quello che si verifica nel corso della guerra di Secessione. Man mano che essa si prolunga e diviene più aspra, i neri del Sud e del Nord si arruolano in massa nell’esercito dell’Unione. Jefferson Davis e la Confederazione non solo chiamano ad insorgere l’opinione pubblica mondiale dei bianchi contro lo scandalo rappresentato dall’arruolamento nelle file dell’Unione di barbari, membri di una «razza inferiore», ma si rifiutano anche di considerare normali prigionieri di guerra i neri e gli ufficiali bianchi alla testa delle unità militari di colore, essi stessi meritevoli della morte in quanto responsabili di istigazione all’«insurrezione servile» (142). Siamo portati a pensare alla guerra di secessione dei bianchi, deprecata soprattutto in Germania e negli USA per l’intervento delle truppe di colore in un conflitto tra popoli civili. Se, nonostante tutto, resiste nella prima tappa della Seconda guerra dei Trent’anni, lo ‘jus publicum europaeum’ cade radicalmente in crisi nella seconda. Come la Confederazione i neri, così il Terzo Reich colloca fuori del diritto internazionale gli «indigeni» dell’Europa orientale; mentre il trattamento previsto per i comandanti bianchi delle unità nere fa pensare al trattamento riservato da Hitler ai commissari politici dell’Armata Rossa, ai quadri statali e di partito, nonché agli ebrei, considerati il nerbo del bolscevismo, e quindi già per tale ragione assimilati alle precedenti categorie. E’ per questo che la crisi più lacerante dello ‘jus publicum europaeum’ si verifica ad est e vede come protagonista il paese alla testa della crociata per la riscossa bianca e ariana”” (pag 174) [(142) Du Bois, 1992, pp. 113-14]”,”STOx-053-FF”
“LOSURDO Domenico”,”Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Filosofia della storia all’Università di Urbino (1993). Max Weber: cesarismo e primato della politica estera (paragrafo 6, capitolo 5) … finire (pag 177-178) Il bonapartismo ‘soft’ e l’analisi marxiana della democrazia “”borghese”” (paragrafo 9, capitolo 8) …. finire (pag 310)”,”TEOP-537″
“LOSURDO Domenico”,”Il “”nostro Marx””, il nostro “”comunismo critico””.”,”D. Losurdo fa parte del comitato di direzione della rivista ‘Marxismo oggi’ (D. Losurdo, Guido Oldrini, Luigi Pestalozza (direttori), Alberto Burgio, Mario Vegetti, Roberto Favaro (redattore) Nell’articolo (note) cita il volume a cura di Domenico Losurdo, ‘Massa, folla, individuo’, Quattro Venti, Urbino; 1992 (pag 47) (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)”,”TEOC-795″
“LOSURDO Domenico”,”La sinistra, la Cina e l’imperialismo.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”TEOP-101-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Il linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”USAP-019-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”TEOP-107-FL”
“LOTETA Giuseppe”,”””Fratello, mio valoroso compagno…””. Dall’ Italia alla Spagna, la vita avventurosa di Fernando De-Rosa socialista libertario.”,”Fernando DE-ROSA nasce a Milano nel 1908. Già all’età di 14 anni matura il suo distacco dalla cultura del fascismo. Tra il 1925 e il 1928, all’Università, come ricorda Aldo GAROSCI, è “”oppositore frenetico del regime””. Fernando è socialista, di un socialismo sentimentale e passionale con forti tinte risorgimentali e repubblicane. Diventa specialista in espatri clandestini di antifascisti e lui stesso è costretto all’esilio. Il 24 ottobre 1929 a Bruxelles spara al principe ereditario UMBERTO al grido di ‘viva Matteotti’. Il colpo va a vuoto. Il processo a DE-ROSA diventa il processo al fascismo. L’imputato prende 5 anni. Grazie all’abilità del suo avvocato, Paul Henri SPAAK lascia il carcere e si trasferisce in Spagna teatro della guerra civile e si unisce ai combattenti antifranchisti. Muore in combattimento.”,”MSPG-039″
“LOTH David”,”Filippo II.”,”FILIPPO II, detto il Re prudente, (1527-1598) fu primogenito di CARLO V e ottenne all’ abdicazione del padre tutti i suoi domini ad eccezione del titolo imperiale e di paesi austriaci. Stabilì a Madrid la capitale del suo regno facendo della Spagna il centro della sua politica assolutistica. Sconfisse la Francia a S. Quintino (1557) assicurandosi così il predominio in Italia e l’ eredità borgognona (Fiandre e Franca Contea). Represse la rivolta dei Moriscos e si volse contro i turchi, ma non poté sfruttare la vittoria di Lepanto (1571) per l’ esplodere la rivolta dei Paesi Bassi. Occupato il Portogallo tentò la guerra contro l’ Inghilterra ma la sua Invencible Armada si risolse in un disastro (1588).”,”SPAx-042″
“LOTH Wilfried”,”Tensioni globali. Una storia politica del mondo, 1945-2020.”,”Wilfried Loth è professore emerito di Storia moderna e contemporanea alla Universitat Duisburg-Essen. I suoi interessi principali di ricerca vertono sulla storia dell’Europa nel XIX e XX secolo, sulle relazioni internazionali dopo la seconda guerra mondiale, sulla storia della guerra fredda e dell’integrazione europea. Ha pubblicato ‘Europas Einigung’ (2014) e ‘Die Rettung der Welt’ (2016) e ‘Fast eine Revolution’ (2018). Questo saggio proveniente dall’ultimo volume della ‘Storia del mondo’ (Einaudi 2014) è stato aggiornato dall’autore.”,”RAIx-387″
“LOTI Pierre”,”Pêcheur d’ Islande.”,”Il segreto dell’ arte di Loti (pseud. di Julien VIAUD, ufficiale di marina e grande viaggiatore, sta an che nella scrupolosa proprietà di linguaggio e nelle sue doti di stile. Questo romanzo è considerato il suo capolavoro, romanzo di vita bretone sul tema della lotta con il mare. Le sue opere si possono collocare nella scuola realista. Descrizioni della vita del villaggio bretone (pag 14) Costumi e sentimenti dei pescatori (pag 15)”,”VARx-192″
“LOTI Pierre”,”Pescatori d’ Islanda.”,”””La vita era sana e rude: quel freddo più pungente aumentava il benessere della sera, l’ impressione del ricovero ben caldo che si gustava nella cabina di quercia massiccia, quando vi si scendeva per cenare o per dormire. Durante il giorno quegli uomini che erano più tappati dei monaci, ciarlavano poco tra loro. Ciascuno tendendo la sua lenza, restava per delle ore e delle ore allo stesso posto, con le braccia soltanto occupate nellavoro incessante della pesca. Non erano separati l’ un dall’ altro che da due o tre metri e finivano per non vedersi più. Quella calma della bruma, quell’ oscurità bianca assopivano lo spirito.”” (pag 139)”,”VARx-206″
“LOTMAN M. Jurij, a cura di Francesca FICI GIUSTI”,”Puskin. Vita di Aleksandr Sergeevic Puskin.”,”Jurij Michajlovic Lotman è nato a Pietrogrado (Pietroburgo fino al 1914 e Leningrado dal 1924) il 28/2/1922. Ha coltivato l’interesse per la letteratura e la lingua letteraria russa, rivolgendo particolare attenzione a Puskin e al suo tempo. Professore di letteratura russa all’Università di Tartu, è noto in tutto il mondo anche per essere il fondatore della cosiddetta Scuola semiotica di Tartu che, insieme a quella di Mosca, costituisce una delle scuole di pensiero più importanti del nostro secolo.”,”RUSx-227-FL”
“LOTTI Luigi”,”La settimana rossa. Con documenti inediti.”,”Settimana rossa (1914) Ondata di scioperi e agitazioni preinsurrezionali, con epicentro le Marche e la Romagna, iniziata il 7 giugno 1914 in risposta a un decreto del governo, che vietava le manifestazioni antimilitariste previste per quella settimana, e all’uccisione da parte dei carabinieri di tre manifestanti, avvenuta ad Ancona nel corso di un comizio pacifista. Mentre in molte città italiane, tra cui Torino, Roma, Milano, Genova, i sindacati e il Partito socialista risposero all’eccidio con cortei e comizi, nelle Marche e in Romagna la protesta assunse i caratteri di un’insurrezione popolare con occupazione di edifici pubblici, saccheggi e abbattimento di linee telegrafiche. Fu guidata dagli anarchici, capeggiati da Errico Malatesta, dai repubblicani di sinistra, tra i quali Pietro Nenni, e dai socialisti rivoluzionari, con in testa Benito Mussolini. Il governo, presieduto da Antonio Salandra, inviò l’esercito a sedare il moto, che si spense dopo una settimana di scontri costati 14 vittime e centinaia di feriti. “”Settimana rossa (1914),”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”MITT-034″
“LOTTI Luigi”,”La settimana rossa. Con documenti inediti.”,”””Tuttavia Lazzari scriverà poi che Rigola, nella telefonata, si era rimesso alle decisioni della Direzione socialista, in quanto sciopero politico; e che, sì, si era richiamato alla deliberazione del Consiglio nazionale dell’ aprile del ’13, ma si era impegnato a portare la questione al Consiglio stesso a Genova; e cioè Vella avrebbe interpretato la proposta di Rigola di far proclamare lo sciopero dal Consiglio non come un mezzo di dar maggior risalto formale alla proclamazione stessa (bisogna tener presenti anche gli scrupoli formali di Rigola, segretario solo di fatto della Confederazione in quel mese che intercorre tra il Congresso di Mantova e il Consiglio nazionale di Genova che doveva rinnovare ufficialmente le cariche), ma come una promessa di far rivedere dal Consiglio la deliberazione dell’ aprile del 1913 che limitava a un massimo di quarantotto ore un eventuale sciopero generale. E’ difficile immaginare che Vella abbia potuto prendere un simile abbaglio; (…)””. (pag 75) “”In Emilia – sola fra tutte le regioni d’ Italia – in tutte le città fu proclamato lo sciopero e in tutte esso ebbe un’ attuazione totale, intensissima. Solo a Ferrara la proclamazione avvenne nel pomeriggio inoltrato e l’ intesità ovviamente, per quel giorno né risentì.”” (pag 116-117)”,”MITT-210″
“LOTTI Luigi”,”Aggiornamenti bibliografici e appendice a ‘I partiti politici nella storia d’Italia’ di Carlo Morandi.”,”””””Meglio riconoscere con franchezza virile che il fascismo, almeno sul piano interno, esce rafforzato, consolidato da questa crisi””, scrisse Rosselli a metà maggio 1936, dopo il rapido epilogo della guerra d’Etiopia”” (pag 175)”,”STOx-159″
“LOTTI Gianfranco”,”Dizionario degli insulti.”,”Pensiero di Giacomo Leopardi: “”Gli uomini si vergognano non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono. Però ad ottenere che gl’ingiuriatori si vergognino, non v’è altra via che di rendere loro il cambio”” (Pensiero LVII di Leoparti) (Ma già Leonardo da Vinci in Frammenti letterari e filosofici, III, 52, aveva scritto: “”Chi altri offende, sé non sicura”” (Venia si chiede, e si spera concessa, per avere, con indebito ardire, antemposto i messaggi dell’Uno e dell’Altro a si irriverente contesto)”,”VARx-625″
“LOTTMAN Herbert R.”,”Petain.”,”Herbert Lottman, scrittore americano, vive in Francia da molti anni. Autore di una monumentale biografia di ‘Albert Camus’ (1978) e della ‘Rive gauche’ (1981) un’inchiesta sugli intellettuali francesi e la politica. Il volume ‘Pétain’ contiene i seguenti capitoli sulla Prima guerra mondiale: 3. Avant la guerre (La doctrine; L’homme; Arras; Avant la retraite); 4. La dernière offensive (Août 1914; Le général Prudent; La percée et ses limites; La Champagne); 5. Verdun (Celui qu’il fallait; La gloire; “”On les aura””; Derrière le masque); 6. Général en chef (‘Le Purgatoire; Les mutineries; Compiègne); 7. En attendant les Américain (Le style du chef; Les alliés; Les amis; La deuxième position; Protéger Paris; Le coordinateur); 8. La victoire (Foch; La dernière offensive allemande; Un armistice prématuré; Les vainqueurs). “”Pétain fit, après la guerre, l’analyse de ces mutineries, dans laquelle il accusa carrément les dirigeants civils et militaires du pays d’avoir commencé à projeter, dès l’automne de 1916, leur offensive de printemps, sans se soucier de l’état moral de la nation, ni de celui de son armée. Il blâmait également la presse pour avoir aggravé la situation en discutant les opérations militaires, en rapportant les doléances parlementaires sur la conduite des opérations et en révélant les plans étudiés au cours de conférences secrètes. A l’intérieur des forces armées, continuait-il, on n’avait pas accordé suffisamment d’attention aux permissions de repos – à leur régularité et même, tout simplement, au transport des hommes dont le tour était venu. Au front, la nourriture était infecte, on n’avait rien prévu pour les périodes de repos et, durant les combats, on exigeait des hommes des sacrifices inutiles, par exemple de charger des mitrailleuses enfouies dans de tranchées ou des fils de fer barbelés, dans le vain espoir d’effectuer une percée. Les critiques les plus sévères étaient, bien entendu, dirigées contre l’offensive mal conçue de Nivelle et le massacre des unités qu’on y avait engagées (27)”” (pag 85) (27) Pétain, ‘Une crise morale’, op. cit., Le brouillon de ce rapport fut, semble-t-il, rédigé par Emile Laure (voir Laure, op. cit.) et présenté par Pétain lors d’une séance à huis clos de l’Académie des sciences morales et politiques en 1935. Voir note 25. (25) Maréchal Petain, Une crise morale de la nation française en guerre (16 avril-23 octobre 1917), Paris, Nouvelles Editions Latines, 1966; repris aussi in Philippe Pétain, ‘Actes et Ecrits’, Paris, Flammarion, 1974; Laure, op. cit. Serrigny déclare que si les Allemands avaient su ce qui se passait – ce qui ne fut le cas, semble-t-il, avant la fin de juin -, ils auraient pu marcher sur Paris, Serrigny, op. cit.”,”FRAV-055″
“LOTTMAN Herbert”,”Michelin. 100 ans d’aventures.”,”””L’automobilista è appena nato, egli crescerà di anno in anno e il pneumatico con lui, poichè il pneumatico è il componente essenziale, senza il quale l’automobilista non può viaggiare””. Così si apre nel 1900, illustrando la filosofia Michelin che lega evoluzione del pneumatico e cultura dell’automobile, la prima Guida Michelin, distribuita gratuitamente a circa 6.500 automobilisti francesi. Fin dalle origini, i due fratelli fondatori, Andrè ed Edouard Michelin, hanno compreso che, oltre la rivoluzione industriale si gioca la rivoluzione culturale, che implica l’avvento dell’ industriale-pubblicitario. LOTTMAN-H, nato a New York, vive in FR da 30 anni. Saggista e biografo. Bibliografia. “”La Rive Gauche””, “”L’Epuration””, “”La Dynastie Rothschild””, e alcune biografie molto famose di “”Camus””, “”Flaubert””, “”Colette”” e, nel 1996, di “”Jules Vernes””.”,”E1-AUIN-008″
“LOTTMAN Herbert R.”,”La rive gauche. Intellettuali e impegno politico in Francia dal Fronte popolare alla guerra fredda.”,”Herbert LOTTMAN è nato negli Stati Uniti nel 1927 ma vive a Parigi. Giornalista e scrittore, è autore, fra l’altro, della prima importante biografia di Albert CAMUS, pubblicata in Francia nel 1978.”,”FRAV-064″
“LOTTMAN Herbert R.”,”Albert Camus.”,”Nel 1935 CAMUS aderì al PCF e fondò il Teatro del Lavoro. Nel 1936 Edmond CHARLOT pubblicò ‘Revolte dans les Asturies’ dramma scritto collettivamente sotto la direzione di CAMUS, destinato ad essere interpretato nel Teatro. Nel 1937 ci fu l’ esclusione dal PCF. Giornalista politico e scrittore, partecipò alla Resistenza. Premio Nobel nel 1957 morì nel 1960 in un incidente stradale.”,”BIOx-037″
“LOTZ Corinna FELDMAN Paul”,”Gerry Healy. A Revolutionary Life.”,”This book is divided into two parts, which cover the whole of Gerry Healy’s life. The first part is a personal account of the last four and a half years of his life, when the author was his political secretary and close collaborator. The second part outlines Healy’s work in the revolutionary movement from his arrival in England in 1928 up until 1985. Foreword by Ken Livingstone MP, Introduction by the Authors, Appendices, Authors’ note, Postscript to Part I, Conclusion, Notes, Index,”,”TROS-049-FL”
“LOUBERE Leo A.”,”Louis Blanc. His Life and His Contribution to the Rise of French Jacobin-Socialism.”,”Louis BLANC (Madrid 1811-Cannes 1882) giornalista e rivoluzionario socialista francese, autore di ‘Histoire de dix ans’ (1841) e di ‘Le Droit au travail’ (1848) entrò nel Governo Provvisorio (febbraio 1848) proponendo la creazione degli ‘Ateliers nationaux’, ma questa esperienza fu uno scacco. Esiliato a Londra (giugno 1848-1870) (1) fu eletto all’Assemblea nazionale ma non si ricongiunse con la Comune di Parigi perchè si oppose a questa. Dopo la fine della Comune, BLANC partecipò alle attività parlamentari. Nel 1872 venne eletto P della Unione Repubblicana e volendo salvaguardare la Repubblica accettò la leadership di THIERS piazzandosi all’ombra di GAMBETTA che divenne il mediatore tra i moderati e l’estrema sinistra. BLANC fu un sostenitore dell’ auto-governo locale.”,”MFRx-032″
“LOUIS Paul”,”Histoire du socialisme francais.”,”Il secolo XVIII e la proprietà, gli operai e i contadini proprietà fondiaria operai rurali, rivoluzione del 1789 e BABEUF, precursori SAINT-SIMON e FOURIER, lotte di classe e sollevamenti 1830 – 1840, da Louis BLANC a PROUDHON, il 1848, la Comune di Parigi, dalla Comune alla crisi 1871 – 1898.”,”MFRx-017″
“LOUIS Paul”,”Les Idées essentielles du Socialisme.”,”””Nella Critica del programma di Gotha, scritto da Marx a Londra nel 1875, si trova una piccola frase il cui impatto è stato storico: “”Tra la società capitalistica e la società comunista (Marx identifica dunque comunismo e socialismo, poiché ben si tratta di un programma socialdemocratico) si colloca il periodo della trasformazione rivoluzionaria della prima in seconda. A ciò corrisponde un periodo di transizione politica, ove lo Stato non potrebbe essere altra cosa che la dittatura rivoluzionaria del proletariato””””. (pag 108)”,”SOCx-126″
“LOUIS Paul”,”Le parti socialiste en France.”,”Riporta i ritratti fotografici di Jean ALLEMANE, Paul BROUSSE, Jules GUESDE, Jean JAURES, Paul LAFARGUE, Edouard VAILLANT e del Congresso di Commentry. “”Le ‘Parti socialiste révolutionnaire’ est issu du Comité révolutionnaire central, et ce dernier a été, avant tout, pénétré de la pensée et de la tactique blanquistes.”” (pag 30) segue: “”Un certo numero di amici e discepoli di Blanqui: Vaillant, Eudes, Rigault, Duval, Chardon, Ferré, Protot, Tridon, Ranvier, erano stati nominati membri della Comune nel 1871. Dopo la distruzione del movimento, si esiliarono a Londra ove molti di loro entrarono in relazione con Karl Marx. Fu sulla terra inglese che essi fondarono il gruppo della Comune rivoluzionaria. Fu là dove essi lanciarono il ‘Manifeste aux Communeux’, e, nel 1876, dopo il primo Congresso operaio, il cui moderatismo li irrita, l’ opuscolo: Les Syndicaux et leur Congrès. L’ amnistia li riporta in Francia nel 1880. Blanqui, che Bordeaux aveva eletto deputato, nell’ aprile 1879, morì all’ uscita di una riunione pubblica, il 1° gennaio 1881.”” (pag 30)”,”MFRx-268″
“LOUIS Paul, a cura”,”Cent Cinquante Ans de Pensée Socialiste. De Gracchus Babeuf a Lénine. Premier volume. Babeuf – Saint-Simon – Fourier – Owen – Considerant – Blanqui – Pecqueur – Pierre Leroux – Cabet – Louis Blanc – Vidal – P.J. Proudhon.”,”Owen e la lotta di classe. “”Owen vede e segnala tutto il male sociale, il predominio dei privilegiati, la sofferenza operaia, ma per emancipare l’umanità, la battaglia e la violenza non gli sembrano necessarie. E’ con lo spirito di conciliazione, la bontà, l’amore del prossimo che cerca di realizzare questo affrancamento, estendendo al mondo intero i principi che ha messo in opera in un campo ristretto. E’ refrattario alla rivoluzione; è ostile anche agli scioperi, di cui dirà che incitano il padronato a sviluppare le macchine utensili a spese della manodopera in cerca di lavoro. E’ per questo che ha preso le distanze dal cartismo””. (pag 79)”,”SOCU-143″
“LOUIS Paul, a cura”,”Cent Cinquante Ans de Pensée Socialiste. De Marx a Lénine. Deuxième volum. Karl Marx – Engels – Lassalle – Benoit Malon – Paul Lafargue – Jules Guesde – Jean Jaures – Plekhanov – Lenin.”,”Guesde. “”Guesde considera il regime collettivista come la tappa logica e necessaria. Tra l’ altro, egli si rifiuta di distinguere i lavoratori manuali e i lavoratori intellettuali. Evita di cadere in quello che si è chiamato operaismo. Considera che gli intellettuali, presi nel loro insieme, soffrono, tanto come i manuali, del regime esistente. Quindi il concorso degli uni e degli altri è indispensabile alla nuova società, e si può dire en passant che le esperienze della rivoluzione russa hanno giustificato questa visione delle cose – se aveva bisogno, tanto è elementare, di una giustificazione. Infine c’è un lavoro puramente manuale, che non richiede l’ aiuto del cervello, che l’ intellettualità più sviluppata non possa rendere più fecondo?”” (pag 129)”,”SOCx-147″
“LOUIS Paul”,”Geschichte des Sozialismus in Frankreich, Aus dem französischen übertragen und mit Anmerkungen versehen von Hermann Wendel.”,”2° copia Volume incentrato sulle due rivoluzioni del 1848 e del 1871.”,”SOCx-260″
“LOUVRIER Julien”,”Marx, le marxisme et les historiens de la Révolution française au XXe siècle.”,”Altra copia (F) in FRAR-378 Julien Louvrier dottorando in storia, Università di Rouen (2007) Altri suoi articoli: ‘Histoire et engagement: avec Claude Mazauric’; ‘Entretiens de Claude Mazauric avec Julien Louvrier'”,”MADS-723″
“LOUZON Robert”,”China. Three Thousand Years of History, Fifty Years of Revolution.”,”Robert Louzon (1882-1976) was a lifelong revolutionary. Joining the french Socialist Party in 1900, he became a founding member of the French Communist Party. An opponent of the bureaucratisation and degeneration of the Soviet Union and the Communist movement, he left the party in 1924, and was a revolutionary syndicalist for the rest of his life. Introduction by Al Richardson, Preamble, Introduction, Notes, Index,”,”CINx-045-FL”
“LOVE Edmund G.”,”La guerra è una faccenda privata. Storie vere di dieci soldati che l’ esercito americano cerca di dimenticare.”,”””Ebbi più grane coi generali di chiunque altro. Non ho mai visto gente più di loro consapevole dell’ importanza della storia; esigevano che il loro nomi fossero scritti esattamente per essere tramandati ai posteri. Non appena venivano a sapere che nel loro teatro di operazioni vi era uno storiografo incominciavano a disputarselo. Non passava settimana senza che un generale mi confidasse in gran segreto che avrei fatto meglio a piantare le tende nel suo ufficio””. (pag 16)”,”USAQ-038″
“LOVECCHIO Antonino”,”Il marxismo in Italia.”,”””L’ Inghilterra per prima era stata trasformata da una rivoluzione industriale, doveva quindi precedere le altre nazioni anche in quella socialista, ma così non avvenne. Indubbiamente il tenore di vita dei proletari ha giuocato in senso conformista o rivoluzionario a secondo che sia stato alto o basso, le possibilità emigratorie, soprattutto in proprie colonie, il tradizionale empirismo inglese, il successo politico delle classi dirigenti per la continua ascesa dell’ Inghilterra, hanno fatto il resto per evitare rivolgimenti sociali e politici violenti. L’ espansione dell’ Inghilterra in India e in Cina è del 1842 e la proclamazione dell’ Impero Indiano del 1876. Per tutte queste ragioni l’ Inghilterra rimase solo spettatrice di fronte alle rivoluzioni del 1848, che scoppiarono in Francia, in Germania, in Italia e nella stessa Austria.”” (pag 35) Antonio Labriola. “”La principale manchevolezza del Labriola consiste nel non aver approfondito i rapporti di pensiero fra Feuerbach e il Marx. Solo, generalmente, fa sapere che Marx si andò districando, dopo essersi emancipato dallo Hegel, anche dalla filosofia del Feuerbach. Ma quale sia stata l’ esperienza che da ciò abbia tratto Marx il Labriola non rileva. Gli sfugge il vero nucleo filosofico del marxismo.”” (pag 81) “”Altro errore del Labriola, che gli impedito di cogliere lo spirito filosofico del marxismo, consiste nella sopravalutazione dell’ opera filosofica dell’ Engels.”” (pag 81)”,”TEOC-266″
“LOVECCHIO Antonino”,”Il marxismo in Italia.”,”Alla memoria di Domenico TRIPOLI e di Francesco MANAGO’ pag 81 Prometeo Filodemo. ^ Prometeo Filodemo (Lelio Basso),”,”MITS-303″
“LOVELL Stephen”,”Destinazione incerta. La Russia dal 1989.”,”Stephen Lovell insegna Storia dell’Europa moderna al King’s College di Londra. Il suo campo di ricerca è la storia russa contemporanea. Nel 2005 il saggio Summerfolk: a history of the dacha 1710-2000 (Cornell University Press, 2003) è stato insignito del Best Book in Literature and Culture.”,”RUSx-164-FL”
“LÖW Raimund a cura”,”Historiographie der Arbeiterbewegung in Frankreich und Grossbritannien.”,”Contiene di Henry BALDWIN: -Labour History in Britain- A Survey. Main Bibliographies and Sources. Principal Sources of Records and their Location. Major Trade Unions: Archives. Party Archives. Specialist Libraries. Di Berthold UNFRIED: -Geschichte und aktuelle Tendenzen der französischen Arbeiterhistoriographie.”,”MFRx-003″
“LOWE Donald M.”,”The Function of “”China”” in Marx Lenin and Mao.”,”Libro citato nel retrocopertina: – George T. YU, Party Politics in Republican China. The Kuomintang, 1912-1924. UNIV CALIFORNIA PRESS. – H.F. SCHURMANN, Ideology and Organization in Communist China. IDEM”,”LENS-065″
“LOWE John”,”The Great Powers, Imperialism, and the German Problem, 1865-1925.”,”LOWE John è stato Principal Lecturer in European History alla Oxford Brookes University. “”Il Trattato di Santo Stefano nel Marzo 1878 segnò la grandezza della vittoria della Russia. I Turchi acconsentirono alla creazione, sotto influenza russa, di una Grande Bulgaria che si allungava dal Mar Nero all’ Egeo. Fu concessa piena indipendenza alla Serbia, Montenegro e Romania, mentre il territorio della Turchia asiatica fu ceduto alla Russia. I termini del trattato soddisfacevano le speranze esagerate dell’ opinione pubblica russa, incluso i panslavisti, secondo cui la “”guerra di liberazione”” avrebbe portato grandi guadagni alla Russia e alla causa slava, anche senza occupare la stessa Costantinopoli. Molti diplomatici e ministri, d’altra parte, guardarono a Santo Stefano come a un “”atto di stupidità””, dato che erano ben consci che le altre potenze avrebbero dovuto essere consultate sui profondi cambiamenti al trattato di Parigi del 1856″”. (pag 49)”,”RAIx-182″
“LOWE Norman”,”Mastering. Twentieth-Century. Russian History.”,”Norman Lowe has taught history at all levels in schools and colleges, and was head of history at Nelson and Colne Tertiary College in Lancashire. He is the author of two best-selling volumes in the Master Series – Mastering Modern World History and Mastering Modern British History, and is now a freelance writer and lecturer. List of maps, List of illustrations, Preface, Acknowledgements, Glossary, Notes on dates, Chronology of main events, figure, Suggestions for further reading, Index, Palgrave Master Series,”,”RUSx-028-FL”
“LOWE Keith”,”Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda guerra mondiale.”,”Europa: Tolleranza occidentale, intolleranza orientale ‘Keith Lowe è riconosciuto come un’autorità assoluta sulla Seconda guerra mondiale. Ha già pubblicato ‘Inferno’.’ ‘La vendetta dei lavoratori schiavi’ (pag 107-109) “”La violenta reazione cominciò quasi subito non appena gli Alleati misero piede in Germania. Nei primi giorni dell’invasione le truppe britanniche, francesi e americane riferirono unanimemente di episodi di saccheggio e disordine provocati da stranieri liberati, ma erano spesso impotenti a fermarli. «Il saccheggio è sfrenato», affermò il capitano Reuben Seddon della Commissione Affari Civili britannica dopo aver attravversato il Reno all’inizio di aprile 1945, «Russi, polacchi, francesi e civili stanno vivendo il loro momento migliore, ed è tempo di fermarsi, quanto prima tanto meglio» (8). Più ad est la situazione era anche peggiore. Secondo il nuovo governatore militare nella città di Schwerin nel Maclemburgo, «i profughi se ne andavano in giro a migliaia, uccidendo, violentando, saccheggiando: in poche parole, lontano dalle strade principali, la legge non esisteva» (9). A Berlino in maggio una banda di profughi bloccò un treno nella stazione di Anhalt come in un film western (10). Molti attribuiscono un simile comportamento a un misto di euforia e desiderio di esprimere la comprensibile frustrazione e rabbia per il regime nazista (11). Ma ci fu una tale brutalità nei festeggiamenti dei lavoratori liberati da spaventare sia la popolazione tedesca sia gli Alleati. Per anni erano stati maltrattati, segregati dall’altro sesso, privati di un’alimentazione adeguata, e tenuti lontani dall’alcol: molti ora riguadagnavano il tempo perduto abbandonandosi a una bacchica ricerca di cibo, alcol e sesso a ogni costo. I campi di lavoro che avevano tenuto separati uomini e donne per anni caddero subito in una gran «confusione» (…). Una delle scene più selvagge si verificò a Hannover. Durante il caos della liberazione, decine di migliaia di ex lavoratori forzati infuriati attraversarono la città saccheggiando negozi di liquori e appiccando il fuoco a edifici. Quando i poliziotti tedeschi superstiti in città cercano di intervenire, furono sopraffatti, picchiati e appesi ai lampioni della città. (…) Gran parte dei saccheggi e delle violenze a Hannover sembravano essere effettuati per se stessi, senza altra ragione. (…) Nei primi giorni della liberazione scene del genere si verificarono dappertutto”” (pag 107-110)”,”QMIS-296″
“LOWE Norman”,”Mastering. Modern World History.”,”Norman Lowe has taught history at all levels in schools and colleges, and was head of history at Nelson and Colne Tertiary College in Lancashire. He is the author of two best-selling volumes in the Master Series – Mastering Modern World History and Mastering Modern British History, and is now a freelance writer and lecturer. Norman Lowe ha esperienza pluriennale nell’insegnamento della storia a tutti i livelli nelle scuole e nelle università”,”STOU-042-FL”
“LOWELL Edward J.”,”The Hessians and the other german auxiliaries of Great Britain in the Revolutionary War.”,”Hessians, from Hesse, Germany) (dell’omonima regione tedesca): dell’Assia loc agg Hessian n (native of Hesse, Germany) (abitanti dell’Assia) assiano, assiana nm, nf There are more than six million Hessians. Hessian n historical (soldier from Hesse, Germany) (storico: mercenario) assiano nm Great Britain hired hessians to fight in the American Revolutionary War. La Gran Bretagna arruolò degli assiani affinché combattessero nella guerra d’indipendenza americana. Gli Assiani (in inglese: Hessians; in tedesco: Hessische Truppen) erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra; il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati. Il rapporto tra l’Assia e Hannover con la Gran Bretagna durante la Guerra di Indipendenza Americana è stato un argomento di interesse storico. Gli Assiani erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra. Il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati 1. Durante la Guerra di Indipendenza Americana, gli Assiani furono impiegati dall’esercito britannico. Tuttavia, il loro contributo alla guerra fu limitato e non ebbe un impatto significativo sul risultato finale della guerra 12.”,”USAG-002-FSD”
“LOWELL-COOLIDGE Julian”,”A History of Geometrical Methods.”,”Julian Lowell Coolidge, Ph.D. D.Sc., LL.D. Late Professor of Mathematics in Harvard University.”,”SCIx-262-FL”
“LOWEN Alexander”,”Il narcisismo. L’identità rinnegata.”,”A. Lowen, medico psicanalista, formatosi alla scuola di Wilhelm Reich, dei cui pensiero è tra i massimi esponenti e continuatori, dirige l’ Institute for Bioenergetic Analysis di New York. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il linguaggio del corpo’ (1978) e ‘Amore e orgasmo’.”,”TEOS-020-FMDP”
“LOWENSTEIN Roger”,”While America Aged. How Pension Debts Ruined General Motors, Stopped the NYC Subways, Bankrupted San Diego, and Loom as the Next Financial Crisis.”,”Roger Lowenstein, è autore di tre bestsellers (‘Buffett’, When Genius Failed’, ‘Origins of the Crash’). Collabora regolarmente al ‘The New York Times Magazine’, e altre pubblicazioni.”,”USAE-105″
“LÖWITH Karl”,”Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia.”,”Karl LÖWITH (Monaco 1897- Heidelberg 1973) è uno dei grandi protagonisti del pensiero filosofico del Novecento. Aliievo di HUSSERL e HEIDEGGER, fu costretto a lasciare la Germania nel 1934, dove rientrò solo nel 1952, dopo un lungo esilio in Italia, in Giappone e negli USA. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: ‘Saggi su Heidegger’ (1966), ‘Hegel e il cristianesimo’ (1976), ‘Da Hegel a Nietzsche’ (1981), ‘Storia e fede’ (1985), ‘La mia vita in Germania’ (SAGGIATORE, 1988), ‘Jacob Burckhard’ (1991), ‘Marx, Weber, Schmitt’ (1994), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1996).”,”STOx-046″
“LÖWITH Karl”,”Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX.”,”Paganesimo cristiano di Goethe e cristianeismo filosofico di Hegel Analisi storica Overbeck cristianesimo primitivo (pag 554) Discepoli di Hegel: L. Michelet, K. Rosenkranz, A. Ruge, L. Feuerbach, M. Stirner, D.F. Strauss, B. Bauer, S. Kierkegaard, K. Marx (pag 578) E’ il primo tentativo (Zurigo 1941) di rappresentare organicamente la dissoluzione dell’ hegelismo. HEGEL è visto come l’ ultimo erede e sistematore della tradizione cristiano-borghese, che i suoi successori da MARX e KIERKEGAARD si accingono a demolire in un processo che culmina co NIETZSCHE. Questo processo appare negativo in quanto approda nel nichilismo e storicamente necessario. L’A vede collegati MARX, KIERKEGAARD e NIETZSCHE. “”Nella sua Critica della filosofia del diritto di Hegel, Marx non contesta il principio di Hegel, ma unicamente la realizzazione concreta dell’ unità, da lui sostenuta, tra la ragione e la realtà, tra l’ essenza universale e l’ esistenza singola. L’ essenza dell’ esistenza politica è peraltro il carattere di polis della comunità, cioè la “”generalità politica””.”” (pag 224)”,”FILx-323″
“LÖWITH Karl”,”Marx, Weber, Schmitt. (Tit.orig.: Max Weber und Karl Marx; Der okkasionelle Dezisionismus von Carl Schmitt)”,”LÖWITH Karl (Monaco 1897-Heidelberg 1973) allievo di HUSSERL e HEIDEGGER, nel 1936 fu costretto ad abbandonare la Germania, dove rientrò solamente nel 1952, dopo aver insegnato in Giappone e negli Stati Uniti. Per i tipi Laterza ha pubblicato ‘Hegel e il cristianesimo’ (1985), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1985), ‘Storia e fede’ (1985) e ha curato l’ antologia ‘La sinistra hegeliana’ (1982). “”””(…) Noi sappiamo che le nuove forze della società, per realizzare opere buone non hanno bisogno che di uomini nuovi (…)”” (Die Revolution von 1848 und das Proletariat). Chi siano gli “”uomini nuovi”” chiamati a superare l’ universale autoalienazione, era per Marx cosa chiara già nell’ introduzione della Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie: “”Sono i lavoratori””. La filosofia dell’ “”umanismo reale”” in quanto “”socialismo scientifico”” aveva in tal modo trovato la “”prassi sociale”” che le si confaceva, la possibilità della propria realizzazione e del proprio superamento. Nella Deutsche Ideologie Marx compì la rottura decisiva con l’ “”umanismo reale”” di Feuerbach””. (pag 65)”,”TEOC-395″
“LÖWITH Karl antologia testi a cura di; scritti di Heinrich HEINE Arnold RUGE Moses HESS Max STIRNER Bruno BAUER Ludwig FEUERBACH Karl MARX Soren KIERKEGAARD”,”La sinistra hegeliana.”,”Note bio-bibliografiche sugli autori Karl Marx: Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro; La questione ebraica; Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione; Tesi su Feuerbach”,”FILx-306-FF”
“LÖWITH Karl”,”Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia.”,”Karl Lowith (Monaco 1897- Heidelberg 1973) è uno dei grandi protagonisti del pensiero filosofico del Novecento. Aliievo di Husserl e Heidegger, fu costretto a lasciare la Germania nel 1934, dove rientrò solo nel 1952, dopo un lungo esilio in Italia, in Giappone e negli USA. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: ‘Saggi su Heidegger’ (1966), ‘Hegel e il cristianesimo’ (1976), ‘Da Hegel a Nietzsche’ (1981), ‘Storia e fede’ (1985), ‘La mia vita in Germania’ (Saggiatore, 1988), ‘Jacob Burckhard’ (1991), ‘Marx, Weber, Schmitt’ (1994), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1996). “”ma anche come “”materialista”” Marx rimase un filosofo dotato di uno straordinario senso storico”” (pag 53) “”Il germe di questo uomo nuovo è per Marx la creatura più misera della società capitalistica, il proletariato, che si è autoalienato fio all’estremo, poiché ha dovuto vendersi per il salario al capitalista proprietario dei mezzi di produzione”” (pag 57)”,”STOx-002-FRR”
“LÖWITH Karl”,”La mia vita in Germania. Prima e dopo il 1933.”,”Karl Löwith (Monaco 1897 – Heidelberg 1973), filosofo e storico della filosofia, è uno dei grandi protagonisti del pensiero del Novecento. Allievo di Husserl e di Heidegger, diede la libera docenza con una ricerca fenomenologica su Das Individuum in der Rolle des Mitmenschen (1928). Nel 1932 pubblicò M. Weber e K. Marx, in cui, tra l’altro prendeva in esame gli scritti giovanili di Marx.”,”FILx-139-FL”
“LÖWY Michael”,”La realtà rivoluzionaria nel giovane Marx.”,”LÖWY vuol dimostrare che il giovane MARX ha imparato il materialismo comunista alla scuola degli ouvriers parigini. MARX non avrebbe ‘inventato’ il comunismo, lo avrebbero inventato la classe operaia francese e inglese. MARX avrebbe visto operante in FR e UK il comunismo come movimento. La corrispondenza con Ruge. “”Il primo tratto che colpisce l’attenzione del lettore della corrispondenza tra Marx e Ruge nel 1843 – come è stata pubblicata negli ‘Annali franco-tedeschi’ – è il contrasto tra il profondo pessimismo di Ruge e “”l’ottimismo rivoluzionario”” di Marx. Differenza dovuta soltanto ai due diversi “”temperamenti””, o non piuttosto indice di significative divergenze di prospettiva? Ci sembra che questo contrasto possa essere spiegato solo a partire dalla seguente ipotesi: già nel 1843 Marx e Ruge si rivolgevano a ‘classi sociali differenti’. Nella sua risposta alla prima lettera di Marx (marzo 1843) – dove si parla in modo assai vago della “”rivoluzione che abbiamo in prospettiva”” -, Ruge si domanda: “”Vivremo abbastanza per vedere una rivoluzione politica? ‘Noi’, i contemporanei di questi tedeschi?””. La parola chiave in questa frase che è il centro della differenza d’ottica del 1843, e che sarà il centro della rottura del 1844, è l’aggettivo qualificativo dato alla rivoluzione: “”politica””. In effetti Ruge pensa sempre in termini di una rivoluzione “”politica””, vale a dire ‘democratico-borghese’, e poiché constata “”l’imperitura pazienza da montoni”” dei borghesi tedeschi, la loro passività di fronte alla “”ricaduta oltraggiosa dalla parola al silenzio””, e infine, “”il livello di insensibilità e di scadimento politico in cui siamo caduti””, è perfettamente logico che non possa scorgere alcuna prospettiva rivoluzionaria in Germania: “”Oh! questo avvenire tedesco? Dove ne è stato gettato il seme?”” (lettera a Marx del marzo 1843). Marx, come Ruge, non crede a una rivoluzione diretta dalla borghesia tedesca. Nella sua risposta a Ruge (maggio 1843) egli scrive che i “”borghesi filistei”” (‘Spiessbürger’) non vogliono “”essere uomini liberi repubblicani””, e che, come gli animali, vogliono soltanto “”vivere e riprodursi””. Tuttavia, al contrario di Ruge, Marx pensa che, di fronte alla sconfitta della sua alleanza con la borghesia liberale, la filosofia può e deve trovare altri alleati: “”il seme dell’avvenire”” è stata lanciato, non in mezzo ai “”montoni borghesi””, ma “”nell’umanità sofferente””. La rivoluzione cui pensa non è puramente “”politica””; essa trova il suo fondamento nella “”rottura in seno alla società attuale””, rottura provocata dal “”sistema del profitto e del commercio, della proprietà privata e dello sfruttamento dell’uomo”” – formula ancora vaga ma nella quale Marx, per la prima volta, si riferisce alla moderna lotta delle classi e alle sue cause economiche””. Questo rende comprensibile “”l’ottimismo”” di questa lettera contro il “”canto funebre”” di Ruge: deluso dai “”proprietari liberi””, Marx volge le sue speranze verso il popolo che soffre, espropriato e sfruttato”” (pag 97-99) [Michael Löwy, La realtà rivoluzionaria nel giovane Marx, 1976]”,”MADS-059″
“LÖWY Michael”,”Redenzione e utopia. Figure della cultura ebraica mitteleuropea.”,”Il libro si occupa di una generazione e di una corrente particolari dell’universo culturale ebraico della Mitteleuropa: una generazione di intellettuali nati negli ultimi decenni del secolo XIX i cui scritti attingono insieme a fonti tedesche (il romanticismo) ed ebraiche (il messianismo). Si tratti di Martin BUBER, Franz RESENZWEIG, Gershom SCHOLEM, Leo LÖWENTHAL, oppure Gustav LANDAUER, Ernst BLOCH, Gyôrgy LUKACS, Erich FROMM, passando per le figure centrali di Franz KAFKA e Walter BENJAMIN. LÖWY nato in Brasile da genitori ebrei viennesi, vive dal 1969 a Parigi, dove è D di ricerca al CNRS e membro del consiglio scientifico del Gruppo di sociologia delle religioni. Coordina l’attività del gruppo di Parigi del movimento surrealista. Ha scritto varie opere tra cui ‘Dialectique et Revolution’ (1973) e ‘Pour une sociologie des intellectuels revolutionnaires’ (1976), ‘Paysages de la verité’ (1986).”,”EBRx-010″
“LÖWY Michael”,”Patries ou planete? Nationalismes et internationalismes de Marx à nos jours.”,”L’A si pone il quesito di quale contributo la tradizione marxista abbia apportato alla Q nazionale e ai problemi urgenti che pone nella nostra epoca. E in quali condizioni potrà sorgere una alternativa internazionalista e ‘antisistemica’ di tipo nuovo. LÖWY è D di ricerca al CNRS e insegna alla EHESS. Ha pubblicato tra l’altro: -Les marxistes et la question nationale, 1848-1914 (in collaborazione con Georges HAUPT e Claude WEILL), MASPERO, 1974 -Redemption et Utopie. Le Judaisme libertaire en Europe Centrale, PUF. 1988 -Revolte et Melanconie. Le romantisme à contre-courant de la modernité (con Robert SAYRE), PAYOT. 1992 -La theorie de la revolution chez le jeune Marx (riedizione), EDITIONS SOCIALES, 1997″,”INTx-009″
“LOWY Michael”,”La teoria de la revolucion en el joven Marx.”,”In un articolo pubblicato nella Deutsche Brüsseler Zeitung (28 ottobre 1847) contro Karl Heinzen, Marx riprende questa idea con una formula lapidaria: “”Lo scrittore può servire da organo a un movimento storico, però occorre dire che non potrà crearlo”” (pag 219)”,”MADS-322″
“LÖWY Michael”,”Marxismus in Lateinamerika, 1909-1987.”,”””Die ersten Arbeiterparteien und die ersten Denker, die sich auf den Marxismus beriefen, traten auf; auch eine von der II. Internationale inspirierte sozialistische Strömung entstand. Juan B. Justo (1865-1928) und seine (1895 gegründete) Argentinische Sozialistische Partei stellten den gemäßigten Flügel dar, während die revolutionäre Richtung von Luis Emilio Recabarren (1876-1924) und seiner (1912 gegründeten) Sozialistischen Arbeiterpartei Chiles repräsentiert wurde.”” (pag 16) Cile e Argentina. “”Apparvero i primi partiti operai e i primi filosofi, che si legarono al marxismo; si sviluppò pure una corrente socialista ispirata alla Seconda Internazionale. Juan B. Justo (1865-1928) e il suo Partito socialista argentino (nato nel 1895) rappresentarono l’ ala moderata, mentre la direzione rivoluzionaria fu rappresentata da Luis Emilio Recabarren (1876-1924) e dal suo Partito operaio socialista cileno (fondato nel 1912).”””,”MALx-020″
“LÖWY Michael”,”La stella del mattino. Surrealismo e marxismo.”,”””Il resto della storia è noto: sempre più vicini alle posizioni di Trotsky e dell’ Opposizione di sinistra, la maggior parte dei surrealisti (salvo Louis Aragon!) romperanno definitivamente con lo stalinismo nel 1935. Non si tratta assolutamente di una rottura con il marxismo, che continua a ispirare le loro analisi, ma con l’ opportunismo di Stalin e dei suoi accoliti, che “”tende purtroppo ad annullare le due componenti essenziali dello spirito rivoluzionario”” che sono: il rigetto istintivo delle condizioni di vita offerte agli esseri umani e l’ esigenza imperiosa di cambiarle (Nadeau 1948, II, p. 309). Nel 1938 Breton si reca a trovare Trotsky in Messico. Redigeranno insieme uno dei principali documenti della cultura rivoluzionaria nel XX secolo: l’ appello “”Per un’ arte rivoluzionaria indipendente””, che contiene questo celebre passo: ‘…per la creazione intellettuale (la rivoluzione) deve sin dall’ inizio stabilire e assicurare un regime anarchico di libertà individuale. Nessuna autorità, nessuna costrizione, neppure la minima traccia di comando!… I marxisti possono su questo terreno marciare insieme con gli anarchici””. (Schwarz, 1997, p.126-127)””. (pag 30-31) “”E’ nel dopoguerra che la simpatia di Breton per l’ anarchia si manifesterà più chiaramente.”” (pag 31) Rottura Breton-Naville. Niente sembra indicare che Naville sia venuto a conoscenza del saggio di Walter Benjamin – all’ epoca, un critico letterario poco noto al di fuori dei confini della Germania. Dopo il ritorno dall’ URSS, egli si dedicò completamente all’ organizzazione dell’ Opposizione comunista di sinistra in Francia – specie tramite la rivista Clarté, che entro breve (marzo 1928) sarebbe diventata La lutte de classe – allontanandosi poco a poco dai surrealisti. Partecipa ancora ai dibattiti del gruppo sulla sessualità nel gennaio del 1928, ma uno spiacevole scambio con Breton nel luglio dello stesso anno avrebbe finito per raffreddare i loro rapporti. L’ oggetto del dibattito era stato un articolo di Victor Serge sulla pace di Brest-Litovsk, pubblicato da Naville in Clarté. Dopo repliche polemiche da entrambe le parti, Naville si alzò e se ne andò. E non sarebbe tornato più (N. 1977, pag 344-5). Ora, tutto sembra indicare che Breton non volesse la rottura con Naville (…).”” (pag 65)”,”TROS-152″
“LOWY Michael; GANDARILLA José Guadalupe; VAN-DER-LINDEN Marcel; BUEY Francisco Fernandez”,”Barbarie y modernidad en el siglo XX; Rosa Luxemburgo: Teoría y práctica de la acción revolucionaria; Socialisme ou Barbarie: A French Revolutionary Group (1949-65); Marx y los marxismos.”,”””Le atrocità di massa, tecnologicamente perfezionate e burocraticamente organizzate, appartengono unicamente alla nostra civiltà industriale avanzata. Auschwitz e Hiroshima non costituiscono “”regressioni””: sono crimini irrimediabili ed esclusivamente moderni.”” (pag 6) “”Ricordiamo con le parole di Rosa Luxemburg il famoso passaggio: “”Le catastrofi in cui si getta la società capitalista non danno la certezza della vittoria del socialismo. Se la classe operaia non trova la forza per la propria liberazione, la società intera e con essa la classe operaia può precipitare in lotte distruttive. L’ umanità si trova davanti all’ alternativa: “”Socialismo o barbarie!””. (pag 10-11)”,”LUXS-038″
“LOWY Michael”,”Dialectique et revolution. Essais de sociologie et d’histoire du marxisme.”,”Rosa Luxemburg: “”L’essenza della dottrina di Marx è il metodo dialettico materialista “”Rosa Luxemburg était-elle marxiste? On sait en effet qu’elle a “”révisé”” plusieurs thèses concrètes défendues par Marx et Engels: sur l’indépendance de la Pologne, sur l’accumulation du capital, etc. Mais, paradoxalement, elle est un des disciples de Marx au XXe siècle qui ont été les plus fidèles à sa ‘méthode’. C’est parce que pour elle justement le marxisme n’était pas une Summa Theologica, un ensemble figé de dogmes, un système de vérités éternelles établies une fois pour toutes, une séries de proclamations pontificales marquées du sceau de l’infallibilité – mais si, tout au contraire, une ‘méthode vivante’ qui doit être constamment développée pour saisir le processus historique concret (1). Tandis que la plupart des “”marxistes”” de son époque cherchaient à “”améliorer””, “”enrichir””, “”supplémenter”” ou “”aider”” la pensée de Marx par des étranges mariages avec Darwin (Kautsky), le matérialisme mécanique (Plékhanov), le positivisme “”science-naturaliste”” (Bukharine) ou Kant (K. Eisner, Vorlander, Max Adler) – mariages contre nature dont le produit était toujours intellectuellement bâtard – Rosa Luxemburg utilisant, comme instrument d’analyse et arme de combat, une dialectique matérialiste authentiquement marxiste.”” [Michael Lowy, Dialectique et revolution. Essais de sociologie et d’histoire du marxisme, 1973] (pag 87) [(1) “” (…) L’âme de toute la doctrine de Marx et la méthode dialectique-matérialiste d’examiner les problèmes de la vie sociale, méthode pour laquelle il n’y a pas de phénomènes, principes ou dogmes constants et immuables (…)”” (Rosa Luxemburg, Préface à “”La question polonaise et le mouvement socialiste”” (1905)]”,”LUXS-053″
“LÖWY Michael a cura; scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Juan Antonio MELLA José Carlos MARIATEGUI Luis Carlos PRESTES Diego RIVERA Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Manuel Agustín AGUIRRE Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caido PRADO JUNIOR Marcelo SEGALL Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI Fidel CASTRO Ernesto CHE GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Carlos MARIGHELLA Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Salvador ALLENDE Paul SINGER Rodney ARISMENDI José REVUELTAS Vittorio CODOVILLA Luis CORVOLAN Carlos Nelson COUTINHO Hugo BLANCO Luis VITALE Adolfo GILLY André GUNDER FRANK Theotonio DOS SANTOS Rui Mauro MARINI Frei BETTO Enrique DUSSEL Joao Pedro STEDILE Frei SERGIO Subcomandante MARCOS Emil SADER Fernando MARTINEZ HEREDIA Tomás MOULIAN Adolfo SANCHEZ VAZQUEZ Claudio KATZ”,”El marxismo en América Latina. Antología, desde 1909 hasta nuestros días (edición actualizada).”,”Scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Juan Antonio MELLA José Carlos MARIATEGUI Luis CARLOS PRESTES Diego RIVERA Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Manuel Agustín AGUIRRE Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caido PRADO JUNIOR Marcelo SEGALL Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI Fidel CASTRO Ernesto CHE GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Carlos MARIGHELLA Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Salvador ALLENDE Paul SINGER Rodney ARISMENDI José REVUELTAS Vittorio CODOVILLA Luis CORVOLAN Carlos Nelson COUTINHO Hugo BLANCO Luis VITALE Adolfo GILLY André GUNDER FRANK Theotonio DOS SANTOS Rui Mauro MARINI Frei BETTO Enrique DUSSEL Joao Pedro STEDILE Frei SERGIO Subcomandante MARCOS Emil SADER Fernando MARTINEZ HEREDIA Tomás MOULIAN Adolfo SANCHEZ VAZQUEZ Claudio KATZ “”Hoy, esas mismas clases, opinando como opinaban ayer los reyes y zares, se consideran gobernantes por derecho propio. Quieren mantenerse a toda costa y oponen a la sociedad los propios recursos que la sociedad pone a su disposición. “”Cuando acuden ahora los burgueses a la fuerza para preservar de la ruina la ‘situacíon económica’ que se hunde, demuestran que son víctimas de la misma ilusíon que M. Dühring, que las condiciones políticas son la causa terminante de la situación económica; es decir, que se imaginan poder transformar valiéndose de la ‘primordial’ ayuda de ‘la fuerza política inmediata’ esos fenómenos de orden secundario, lo que equivale a querer destruir con cañones Krupp y fusiles Mauser los efectos económicos de la máquina de vapor y del mecanismo que ella pone en movimiento, así como del comercio mundial y el sistema actual de los bancos y el crédito””, dice Engels en su obra famosa el ‘Anti-Dühring’, allá por el año 1877, cuando la clase obrera no había olvidado las páginas de la Comuna, las masacres en las calles de París por las tropas de Versalles. Sabemos que la capacidad de resistencia y la envergadura misma de las instituciones democráticas están en todos los países en relacíon directa con el desarrollo económico.””Donde la burguesía ocupa un lugar importante en la vida económica, lo ocupa también en la esfera politica”””” (pag 156) [Humberto Mendoza, Una crítica de izquierda al Frente Popular chileno] [in ‘El marxismo en América Latina. Antología, desde 1909 hasta nuestros días (edición actualizada)’ a cura di Michael Löwy, 2007]”,”MALx-042″
“LÖWY Michael a cura, scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Julio Antonio MELLA José CCarlos MARIATEGUI Luis Carlos PRESTES Carlos CONTRERA LABARCA Humberto MENDOZA R.A. MARTINEZ Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Ismael FRIAS Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caio PRADO jr Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI A. DIAZ Fidel CASTRO Ernesto Che GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Jaime WHEELOCK Teodoro PETKOFF Salvador ALLENDE Rodney ARISMENDI Luis CORVALAN Luis VITALE Adolfo GILLY Hugo BLANCO Frei BETTO”,”Marxism in Latin America from 1909 to the Present. An Anthology.”,”LÖWY Michael è Research Director in Sociology al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi.”,”MALx-043″
“LÖWY Adolf; LEWIN Moshe; HEITMAN Sidney”,”La teoria dell’imperialismo in Bucharin (Löwy); La teoria della rivoluzione in Bucharin (Löwy); La via al socialismo nel pensiero di Bucharin (Lewin); Il materialismo dialettico e storico in Bucharin (Heitman).”,”‘Nota-Bene’ pseudonimo di Bucharin (pag 891) “”Lenin terminò ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ a metà del 1916, dopo aver letto e provvisto di una prefazione il manoscritto di Bucharin. Entrambe le opere sono state scritte indubbiamente in stretta collaborazione. Bucharin si è servito di tabelle elaborate da Lenin, il quale a sua volta ha citato documentazioni fornitegli da Bucharin. La priorità dell’opera di Bucharin induce diversi storici, specie americani, a tacciare Lenin di “”plagio””. Ma un esame comparato delle due analisi dimostra che nonostante l’uso delle stesse fonti e in parte dello stesso materiale statistico i due autori arrivano a conclusioni del tutto autonome e nelle loro parti essenziali addirittura contrastanti”” (Löwy) (pag 890)”,”BUCS-027″
“LÖWY Michael”,”La théorie de la révolution chez le jeune Marx.”,”Löwy laureato in lettere, direttore di ricerca al CNRS, insegna all’EHESS. Nel suo libro vuol dimostrare che il giovane MARX ha imparato il materialismo comunista alla scuola degli ouvriers parigini. Marx non avrebbe ‘inventato’ il comunismo, lo avrebbero inventato la classe operaia francese e inglese. Marx avrebbe visto operante in Francia e Gran Bretagna il comunismo come movimento. “”Qu’est-ce qui distingue le parti communiste des partis ouvriers? Marx répond à cette question dans un passage décisif du ‘Manifeste’, qui sera repris, presque mot par mot, dans le programme de la IIIe Internationale: «Ils (les communistes) n’ont pas d’intérêts séparés de ceux du prolétariat tout entier. «Ils n’établissent pas de principes particuliers sur lesquels ils voudraient modeler le mouvement prolétarien. «Les communistes ne se différencient des autres partis prolétariens que sur deux points: d’une part; dans les diverses luttes nationales des prolétaires, ils mettent en avant et font valoir les intérêts communs à tout le prolétariat et indépendants de la nationalité; et d’autre part, dans les diverses phases que traverse la lutte entre le prolétariat et la bourgeoisie, ils représentent constamment l’intérêt du mouvement total (1)». Il ressort clairement de ce texte que la distinction entre le parti communiste et le parti prolétarien n’est pas de tout de la même nature que celle qui oppose les sectes utopiques au mouvement ouvrier. C’est à de telles sectes que Marx se réfère quand il parle de modeler le mouvement prolétarien pas des «principes particuliers»; d’ailleurs, Engels, dans l’édition de 1888, remplace le mot «particuliers» par «sectaires» (2). Or, les communistes se situent, par rapport au mouvement de masses, précisément dans le pôle opposé des sectes: ils représentent, dans ce mouvement, non un principe ‘particulier’, mais ses buts les plus généraux et ‘universels’. La structure de ce passage du ‘Manifeste’ est la même que celle du texte de l”Introduction à la Critique de la philosophie du droit de Hegel, où le prolétariat est défini comme n’étant pas une classe ‘particulière’ de la société bourgeoise, réclamant des droits particuliers, mais une sphère qui a un caractère ‘universel’ par sa souffrance, etc. Le parti communiste est donc le représentant des intérêts historiques du prolétariat international, i.e. de la ‘totalité’; face à chaque mouvement partiel, purement local ou national, idéologiquement confus, étroitement revendicatif, non conscient des buts finaux de la lutte de classes, il joue le rôle décisif de ‘médiateur de cette totalité’. Le parti communiste est l’avant-garde du mouvement ouvrier, la fraction du prolétariat consciente de sa mission historique. Mais il n’est pas une «minorité éclairée» chargée de réaliser cette mission à la place de masses prolétariennes: «Tous les mouvements, jusqu’ici, ont été accomplis par des minorités ou dans l’intérêt des minorités. ‘Le mouvement prolétarien est le mouvement autonome de l’immense majorité dans l’intérêt de l’immense majorité» (3) [ Michael Löwy, ‘La théorie de la révolution chez le jeune Marx’, Paris, 1987] [(1) ‘Manifeste communiste’, p. 81; (2) ‘Werke’, 4, p. 474; (3) ‘Manifeste communiste’, p. 78; souligné par nous] (pag 226-227)”,”MADS-703″
“LÖWY Michael”,”From the Great Logic of Hegel to the Finland Station in Petrograd.”,”Lenin, la cesura del 1914, il marxismo e la dialettica di Hegel ‘«It’s a fabrication of the German High Command», declared Lenin when they showed him the copy of ‘Vorwaerts’ (Vorwärts) (the organ of the German social democracy) with the news of the socialist vote for the war-credits, on August, 4, 1914. This famous story (like is stubborn refusal to believe that Plekhanov had supported the ‘national defence’ of Tsarist Russia) illustrates at one and the same time the illusions Lenin held about ‘Marxist’ social democracy, his astonishment when confronted with the failure of the Second International, and the abyss that was opening between himself and the ‘ex-orthodox’ who had become social-patriots. The catastrophe of August 4 was for Lenin, striking evidence that something was rotten in the state of Denmark of official ‘orthodox’ Marxism. The political bankruptcy of that orthodoxy led him, therefore, to a profound revision of the philosophical premises of the Kautsky-Plekhanov Marxism. ‘The failure of the Second International in the first days of the war incited Lenin to reflect on the theoretical foundations of so great betrayal’ (11). It will be necessary one day to retrace the precise track which led Lenin from the trauma of August 1914 to the ‘Logic’ of Hegel, scarcely a month after. The simple desire to return to the sources of Marxist thought? Or a clear intuition that the methodological Achilles’ heel of the Marxism of the Second International was the non-comprehension of the dialectic? Whatever the reason, there is no doubt that his vision of the Marxist dialectic was profoundly changed by it. Evidence of this is the text itself of the ‘Philosophical Notebooks’, and also the letter he sent on January 4, 1915, shortly after having finished reading ‘The Science of Logic’ (December 17, 1914), to the editorial secretary of Granat Publishers to ask it ‘there was still time to make some corrections (to his Karl Marx) in the section on dialectics’ (12). And it was by no means a ‘passing enthusiasm’ as, seven years later, in one of his last writings,’On the Significance of Militant Marxism’ (1922), he called on the editors and contributors’ of the party’s theoretical journal (‘Under the banner of Marxism’) to ‘be a kind of Society of Materialist Friends of Hegelian Dialectics’. He insists on the head for a ‘systematic study of Hegelian Dialectics from a materialist standpoint’, and proposes even to ‘print in the journal excerpts from Hegel’s principal works, interpret them materialistically and comment on them with the help of examples of the way Marx applied dialectics’ (13)’ [(11) R. Garaudy, Lénine, PUF, 1959, Paris, p. 39; (12) Ibid. p. 40; (13) Lenin, ‘Selected Works’, Moscow, 1970, vol. 3, pp. 67 (1967) pp. 667-8. This is very contemporary today when attempts are being made once more to write off old Hegel on Lenin’s authority] (pag 8-9); ‘With Hegel, he struggles ‘against making the concept of law absolute, against simplifying it, against making a fetish of it’ (and adds: ‘NB for modern physics!!!’). He writes likewise that ‘laws, all laws, are narrow, incomplete, approximate’ (20)”” [(20) Lenin, Philosophical Notebooks, p. 151] (pag 11)’; “”« È una montatura dell’Alto Comando tedesco», dichiarò Lenin quando gli mostrarono la copia del “”Vorwärts (l’organo della socialdemocrazia tedesca) con la notizia del voto socialista a favore dei crediti di guerra, del 4 agosto 1914. Questa nota storia (come il rifiuto ostinato di credere che Plechanov avesse sostenuto la “”difesa nazionale”” della Russia zarista) illustra allo stesso tempo le illusioni di Lenin sulla socialdemocrazia “”marxista””, il suo stupore di fronte al fallimento della Seconda Internazionale e all’abisso che si stava aprendo tra lui e gli “”ex-ortodossi”” che erano diventati social-patrioti. La catastrofe del 4 agosto era per Lenin, prova evidente che c’era qualcosa di marcio nella Danimarca del marxismo ufficiale “”ortodosso””. La bancarotta politica di quella ortodossia lo portò, quindi, a una profonda revisione delle premesse filosofiche del marxismo Kautsky-Plekhanov. “”Il fallimento della Seconda Internazionale nei primi giorni di guerra incitò Lenin a riflettere sui fondamenti teorici di un così grande tradimento”” (11). Un giorno sarà necessario ripercorrere il percorso preciso che ha condotto Lenin dal trauma dell’agosto 1914 alla “”logica”” di Hegel, appena un mese dopo. Il semplice desiderio di tornare alle fonti del pensiero marxista? O una chiara intuizione che il tallone metodologico di Achille del marxismo della Seconda Internazionale fosse la non-comprensione della dialettica? Qualunque sia la ragione, non c’è dubbio che la sua visione della dialettica marxista sia stata profondamente cambiata da quel momento. Ne è prova il testo stesso dei “”Quaderni filosofici””, e anche la lettera che ha inviato il 4 gennaio 1915, poco dopo aver finito di leggere “”La scienza della logica”” (17 dicembre 1914), al segretario redazionale della casa editrice Granat per chiedergli “”se c’era ancora tempo per apportare alcune correzioni (al suo Karl Marx) nella sezione sulla dialettica”” (12). E non si trattava di un “”entusiasmo passeggero””, in quanto, sette anni dopo, in uno dei suoi ultimi scritti, “”Sul significato del marxismo militante”” (1922), ha invitato i redattori e i collaboratori della rivista teorica del partito (“”Sotto la bandiera del marxismo””) a “”essere una specie di Società degli amici materialisti della dialettica hegeliana””. Egli ha insistito in primo luogo per uno “”studio sistematico della dialettica hegeliana da un punto di vista materialista””, e proposto addirittura di “”pubblicare sulla rivista degli estratti delle opere principali di Hegel, interpretati materialisticamente e commentati con l’aiuto di esempi del modo in cui Marx applicò la dialettica”” (13)”” [(11) R. Garaudy, Lénine, PUF, 1959, Parigi, p. 39; (12) Ibid. p. 40; (13) Lenin, “”Selected Works””, Mosca, 1970, vol. 3, pp. 67 (1967) pp. 667-8. Questo è molto attuale oggi quando si tenta ancora una volta di cancellare il vecchio Hegel sull’autorità di Lenin] (pag 8-9); “”Con Hegel, egli lotta”” contro il fare proprio il concetto di legge assoluta, contro la sua semplificazione, contro il suo feticismo “”(e aggiunge: “”NB per la fisica moderna !!!””). Scrive allo stesso modo che ‘leggi, tutte le leggi, sono limitate, incomplete, approssimate (20)’ [(20) “”Lenin, Quaderni filosofici, p. 151 (pag 11)]”,”LENS-306″
“LÖWY Michael”,”The Politics of Combined and Uneven Development. The Theory of Permanent Revolution. [Sviluppo combinato e ineguale. La teoria della rivoluzione permanente]”,”LÖWY Michael “”The 1848 Revolution in France was also visualized by Marx and Engels as a process of permanent revolution, despite the fact that it involved a country that had not only known a bourgeois revolution but was also the most industrialized on the Continent. The existence of a monarchical state and the nearly exclusive concentration of political power in the hands of a financial aristocracy dictated certain revolutionary-democratic tasks: while the numerical superiority of the petty bourgeoisie and peasantry was a formidable obstacle to a workers’ revolution. Thus la France of 1848 constituted a social formation intermediate between the ‘backwardness’ of Germany and the ‘ripeness’ of England in relation to the development of the productive forces and the polarization of the class structure. This complex situation was analysed in a contradictory manner in Marx’s ‘Class Struggles in France’. On the hand, he affirmed that ‘it is only the rule of the bourgeoisie which serves to tear up the material roots of feudal society and level the ground, thus creating the only possible conditions for a proletarian revolution’. On the other, with the exception of Paris, the proletariat ‘is almost submerged by the predominance of peasant farmers and petty bourgeoisie'”” [“”La rivoluzione del 1848 in Francia fu anche vista da Marx ed Engels come un processo di rivoluzione permanente, nonostante coinvolgesse un paese che non solo aveva conosciuto una rivoluzione borghese ma era anche il più industrializzato del continente. L’esistenza di uno stato monarchico e la concentrazione quasi esclusiva del potere politico nelle mani di un’aristocrazia finanziaria dettavano certi compiti democratico-rivoluzionari: mentre la superiorità numerica della piccola borghesia e dei contadini era un ostacolo formidabile a una rivoluzione operaia. Così la Francia del 1848 costituì una formazione sociale intermedia tra l'””arretratezza”” della Germania e la “”maturità”” dell’Inghilterra in relazione allo sviluppo delle forze produttive e alla polarizzazione della struttura di classe. Questa complessa situazione è stata analizzata in modo contraddittorio nelle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx. Da un lato, egli ha affermato che “”è solo il dominio della borghesia che serve a strappare le radici materiali della società feudale e a spianare il terreno, creando così le uniche condizioni possibili per una rivoluzione proletaria””. Dall’altro, ad eccezione di Parigi, il proletariato “”è quasi sommerso dal predominio dei contadini e della piccola borghesia”””” (pag 19) [Michael Löwy, ‘Combined and Uneven Development. The Theory of Permanent Revolution’ [Sviluppo combinato e ineguale. La teoria della rivoluzione permanente], Verso Editions, London, 1981]”,”TROS-372″
“LÖWY Michael”,”Per una sociologia degli intellettuali rivoluzionari. L’evoluzione politica di Lukács, 1909-1929.”,”Ultrasinistra, 1920. “”Rifugiatosi a Vienna (come la maggior parte dei quadri comunisti ungheresi), Lukács diventa nel 1920 non soltanto il teorico principale del Pc ungherese, ma anche il suo dirigente ‘politico’ più influente. Per la prima ed ultima volta nella sua vita, Lukács si trova proiettato alla direzione suprema del suo partito: era, scondo Ilona Duczynska, il «numero uno» (22). Che orientamento impresse egli al partito; durante questo breve periodo? Ilona Duczynska, che era una seguace della corrente detta «levista» dal nome del dirigente escluso dal Kpd, Paul Levi), in un articolo pubblicato nel 1922, dà un giudizio molto severo di questo intermezzo «lukacsiano» nella storia del comunismo ungherese: «L’arroganza teorica, così come la pratica che ne discendeva, una politica estranea alle masse ed estranea al mondo, hanno assunto delle proporzioni incontrollabili, grazie all’influenza di Gyorgy Lukács nel Pc ungherese» (23). La sua influenza, del resto, si esercita anche su scala internazionale: Lukács entra a far parte, nel 1920-21, del comitato di redazione della rivista «Kommunismus», l’organo dell’Internazionale comunista per i paesi dell’Europa sudorientale. L’estremismo di Lukács cambia aspetto: egli diventa meno moralista, più politico, da certi punti di vista vicino alle posizione dell’«ultrasinistra» comunista (Pannekoek, Bordiga). La corrente detta di «ultrasinistra» si sviluppa in Europa occidentale, nel periodo 1920-21, intorno a una serie di circoli ed organizzazioni: a) Il gruppo “”De Tribune”” olandese, ala sinistra della socialdemocrazia (espulso nel 1909), diventato comunista nel 1920: A. Pannekoek, M. Gorter, Henriette Roland-Holst, ecc; b) la Workers Socialist Federation inglese, di tendenza femminista, diretta da Sylvia Pankhurst; c) la corrente del giornale “”Il Soviet””, fondata da militanti della sinistra del Partito socialista italiano (A. Bordiga); d) il Kapd (Partito comunista tedesco operaio), scissione di sinistra del Kpd (Partito comunista tedesco) nel 1919, diretto da Wolfheim, Lauffenberg, Otto Rühle, Pfemfert, Schröder, ecc. Di tutti questi gruppi, il più importante era certamente il Kapd, con un seguito di decine di migliaia di operai. finire (…) (pag 184-185)”,”TEOC-814″
“LOZOVSKY A. a cura”,”Handbook on the Soviet Trade Unions. For Workers’ Delegations.”,”””Trotsky chiedeva che i sindacati fossero militarizzati; era contrario alla democrazia nei sindacati e non considerava che il dovere delle organizzazioni sindacali fosse quello di provvedere ai bisogni materiali e culturali delle masse. Egli negava che i sindacati fossero una scuola di comunismo e cercava di convertirli in una ordinaria branca dell’ amministrazione del Governo. Il culmine delle concezioni di Trotsky sui sindacati fu raggiunto con la sua sfiducia nel potere creativo della classe operaia e dei contadini, col suo rifiuto della possibilità della costruzione del socialismo in un solo paese, visioni che ponevano Trotsky nel campo dell’ aperta controrivoluzione. Bucharin e i suoi seguaci sostanzialmente avevano le stesse posizioni. Nacque anche un gruppo sindacalista, la cosiddetta “”Opposizione operaia”” guidata da Shliapnikov. Questo gruppo chiedeva che i sindacati prendessero la gestione dell’ industria e sostenevano la lotta di classe dei sindacati contro il potere sovietico. A queste posizioni estremamente pericolose, anti-proletarie e controrivoluzionarie si oppose quella che si chiamò la “”Piattaforma dei Dieci (…). La Piattaforma dei Dieci (Lenin, Stalin, Sverdlov, Lozovsky e altri) fu approvata al 10° Congresso del Partito da una maggioranza straripante.”” (pag 14-15)”,”RUSU-172″
“LOZOVSKY A.”,”Marx and the Trade Unions.”,”””Marx non poteva essere attratto da semplici frasi rivoluzionarie. Nel momento in cui i socialisti moderni cominciarono a diventare troppo rumorosi, egli si levò in modo fermo contro di loro. Il diverso atteggiamento di Marx e di Bernstein verso Most è caratteristico. Bernstein accusava Most di sinistrismo, ma simultaneamente, da questi coperto, cercava di diffondere le sue idee piccolo borghesi, della corrente di destra. A questi traffici di Bernstein, Marx immediatamente reagì. Nella sua lettera a Sorge del 19 settembre 1879, scrisse: “”I punti della nostra disputa con Most sono per nessun motivo quelli dei signori di Zurigo (il trio formato dal Dott. Höchberg, Bernstein, il suo segretario, e C.H. Schramm). Il nostro rimprovero a Most non è che la sua “”libertà”” è troppo rivoluzionaria, ma che essa non ha ‘alcun contenuto rivoluzionario’, ma solo frasi rivoluzionarie ad effetto””.”” (pag 47)”,”MADS-386″
“LUALDI Aldo”,”La banca Koch. Un aguzzino al servizio del regime.”,”Aldo LUALDI è nato a Busto Arsizio nel 1927. Giornalista, redattore dell’ Avanti!, ha pubblicato altre opere.”,”ITAF-144″
“LUBAN Ottokar RETZLAW Karl THALHEIMER August VATLIN Alexander SENSINI Paolo MCILROY John”,”August Thalheimer and German Communism. Ottokar Luban, Rosa at a Loss. The KPD Leadership and the Berlin Uprising of January 1919: Legend and Reality; Karl Retzlaw, From the Kapp Putsch to the March Action; August Thalheimer, 1923: A Missed Opportunity?: The Legend of the German October and the Real History of 1923; A. Thalheimer, ‘The Fifth Congress of the Communist International and Its Results; A. Thalheimer, The Strategy and Tactics of the Communist International; Paolo Sensini, Beyond Marxism, Anarchism and Liberalism: Bruno Rizzi’s Scientific and Revolutionary Path.”,”Ottokar Luban, Rosa at a Loss. The KPD Leadership and the Berlin Uprising of January 1919: Legend and Reality; Karl Retzlaw, From the Kapp Putsch to the March Action; August Thalheimer, 1923: A Missed Opportunity?: The Legend of the German October and the Real History of 1923; A. Thalheimer, ‘The Fifth Congress of the Communist International and Its Results; A. Thalheimer, The Strategy and Tactics of the Communist International; Paolo Sensini, Beyond Marxism, Anarchism and Liberalism: Bruno Rizzi’s Scientific and Revolutionary Path. Contiene commemorazione morte di Al Richardson (1941-2003) scritta da John McIlroy”,”MGER-136″
“LUBEIGT Guy”,”La Birmanie.”,”LUBEIGT G. è professore all’Università di Bangkok.”,”ASIx-068″
“LUBITZ Wolfgang a cura”,”Trotsky bibliography. A classified list of published items about Leon Trotsky and Trotskyism.”,”Nuova edizione: Wolfgang and Petra Lubitz, eds., Trotsky Bibliography: An International Classified List of Publications about Leon Trotsky and Trotskyism 1905-1998. Third completely revised and enlarged edition. Vols. 1-2. Munich: K. G. Saur, 1999. 840 pp. DM 368 cloth. Tra i nomi citati: Traduttore di opere di Trotsky. Joseph “”Usick”” Vanzler (November 29, 1901 – June 21, 1956), best known by the pseudonym John G. Wright, was a Jewish-American socialist, activist and translator. Vanzler is best known as the translator of a number of the important works of Leon Trotsky – materials which helped to establish to expand the influence of the Trotskyist movement in the English-speaking world. Biography Early years Joseph Vanzler, known to all who knew him by the nickname “”Usick,”” was born in 1902 in Samarkand, then part of the Russian Empire and today part of Uzbekistan. An ethnic Jew, Joseph was the son of an old rabbi and a 14-year-old girl.[1] As he was one of few Jewish children in his hometown, Vanzler was permitted to attend Russian-language school, institutions which strictly limited Jewish enrollment as part of a policy of official anti-semitism under the Tsarist regime.[1] In school, Vanzler studied a variety of languages, including Russian, Latin, Greek, and French.[1] He developed a proficiency for language study which served him throughout his life as a multi-lingual translator. Following World War I, Vanzler and his mother emigrated to the United States, settling in Boston, Massachusetts. Vanzler attended Harvard University (then Harvard College), where he studied Chemistry for an extensive period. Although he left without a degree, Vanzler developed a formula for spermicidal jelly for use as a birth control measure and he became engaged in its manufacture and sale.[2] In the 1920s Vanzler married Edith Rose Konikow, the daughter of birth control activist Dr. Antoinette Konikow, a Boston physician and founding member of the Communist Party of America. Under the influence of his wife and mother-in-law, Vanzler was initiated into the world of radical politics.[2] Political career Vanzler joined the Communist League of America, the main American Trotskyist political organization of the day, in 1933.[2] He began using the pseudonym “”John G. Wright”” at this time and began to produce a vast array of translations from Russian and French to English on behalf of the political movement to which he gave his allegiance. Vanzler was a founding member of the Socialist Workers Party in 1938. He was a member of its governing National Committee from 1938 until his death in 1956. Vanzler was a prolific writer for the Trotskyist press, contributing several hundred articles to its weekly newspaper, The Militant, and to its monthly theoretical magazine, The New International (later Fourth International).[3] Death and legacy Joseph Vanzler died of a heart attack on June 21, 1956 in New York City. He was 52 years old at the time of his death. Vanzler was survived by his first wife, Edith Konikow Vanzler, and their son, Tyl, and by his second wife, Doris Vanzler, and their son who was born in 1952. Footnotes Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright: Bio-Bibliography,”” Lubitz TrotskyanaNet, October 31, 2005; pg. 1. Retrieved April 8, 2010. Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright,”” pg. 2. Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright,”” pg. 3. Works Writings The Truth About Kronstadt. New York: Socialist Workers Party National Educational Department, n.d. [c. 1938]. Outline History of Russian Bolshevism. With Joe Hansen. New York: Educational Department, Socialist Workers Party, 1940. Translations Leon Trotsky, The Kirov Assassination. New York: Pioneer Publishers, 1935. Leon Trotsky, The Third International After Lenin. New York: Pioneer Publishers, 1936. Leon Trotsky, Whither France? New York: Pioneer Publishers, 1936. Leon Trotsky, Lessons of October. New York: Pioneer Publishers, 1937. Leon Trotsky, The Stalin School of Falsification. New York: Pioneer Publishers, 1937. Leon Trotsky, The First Five Years of the Communist International. In two volumes. New York: Pioneer Publishers, 1945. External links Wikisource has original works written by or about: Joseph Vanzler John G. Wright (Joseph Vanzler) Internet Archive. Marxists Internet Archive, Marxists.org. Retrieved April 8, 2010.”,”TROS-339″
“LUCA Nathalie”,”L’évolution des protestantismes en Corée du Sud: un rapport ambigu à la modernité.”,”LUCA Nathalie è chargée de recherches al CNRS-EHESS. Ha pubblicato vari studi sulle religioni in Asia tra cui ‘Pentecotismes en Corée’ (1999). “”Le sociologue Chung-Shin Park observe que la croissance du protestantisme commence dès 1894, au moment de la guerre sino-japonaise, soit dix ans seulement après l’arrivée des premiers missionnaires sur la péninsule. Cette guerre, qui a détruit l’ordre sinocentrique de l’Asie orientale et permis au Japon de prétendre au leadership de la région, a mis fin à la dépendance culturelle et politique de la Corée vis-à-vis de la Chine qui durait depuis plusieurs siècles. Elle a profondément impressioné les Coréens, convaincus désormais que le Japonais tenaient leur supériorité de la connaissance des valeurs et pratiques occidentales”” (pag 114)”,”RELP-055″
“LUCARELLI Antonio, a cura di Vito Antonio LEUZZI e Giulio ESPOSITO”,”Risorgimento, brigantaggio e questione meridionale.”,”LUCARELLI Antonio insegnante, collaborò alla rivista ‘Quarto Stato’ di Rosselli e Nenni. Nel 2° dopoguerra concentrò i suoi studi sulle origini del movimento operaio e contadino nel Mezzogiorno. Leuzzi ed Esposito sono rispettivamente direttore e ricercatore dell’ Ipsaic (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea)”,”ITAB-296″
“LUCAS Uliano, fotografie di; testi di Bruno TRENTIN Rinalda CARATI Alessandro FRISONE Arturo Carlo QUINTAVALLE”,”Vivere a Ponente.”,”LUCAS (Milano 1942) è autore di una ventina di libri fotografici. E’ stato direttore dell’ immagine dell’ ‘Illustrazione italiana’ e di ‘Tempo illustrato’.”,”ITAS-076″
“LUCAS Robert E.”,”Making a Miracle.”,”LUCAS Robert E.”,”ASIE-025″
“LUCASSEN Jan a cura; saggi di Marcel VAN-DER-LINDEN Frederick COOPER Zachary LOCKMAN Sabyasachi BHATTACHARYA Akira SUZUKI Bryan D. PALMER Dick GEARY John D. FRENCH Lucy TAKSA Arif DIRLIK Andrei SOKOLOV Prasannan PARTHASARATHI Ratna SAPTARI Jan LUCASSEN Ian PHIMISTER Lex Heerma VAN-VOSS Shelton STROMQUIST”,”Global Labour History. A State of the Art.”,”Saggi di Marcel VAN-DER-LINDEN Frederick COOPER Zachary LOCKMAN Sabyasachi BHATTACHARYA Akira SUZUKI Bryan D. PALMER Dick GEARY John D. FRENCH Lucy TAKSA Arif DIRLIK Andrei SOKOLOV Prasannan PARTHASARATHI Ratna SAPTARI Jan LUCASSEN Ian PHIMISTER Lex Heerma VAN-VOSS Shelton STROMQUIST”,”MOIx-042″
“LUCCARDINI Rinaldo”,”Cornigliano. Storia del centro abitato che in vent’anni raddoppiò la popolazione.”,”LUCCARDINI Rinaldo”,”LIGU-148″
“LUCCHETTI Marco”,”Le armi che hanno cambiato la seconda guerra mondiale.”,”Marco Lucchetti è nato a Roma. Laureato in Giurisprudenza, è ufficiale della riserva. Appassionato di storia militare ha pubblicato con la Newton Compton numerosi saggi tra cui ‘I generali di Hitler’ (2019). “”La nuova guerra sarà mille volte peggiore del 1914 (…). Non possiao nemmeno immaginare i nuovi orrori, veleni e sciagure di cui questa guerra sarà portatrice’ (Stefan Zweig, 3 settembre 1939) (in apertura) Sottomarini e sommergibili (pag 486-487) ‘I termini sottomarino o sommergibile sono spesso usati per intendere la stessa cosa, ma, in realtà, identificano due differenti tipologie di imbarcazioni subacquee. Il termine sommergibile si riferisce alle unità che hanno prestazioni in immersione inferiori rispetto a quelle in emersione perché concepiti prevalentemente per l’impiego in superficie, essendo dotate di scafi con caratteristiche “”navali””, pur mantenendo la possibilità di immergersi all’occorrenza e per periodi di tempo limitati. Il sottomarino è invece un’unità progettata per navigare e combattere prevalentemente in immersione e ha una forma più affusolata e cilindrica, detta a “”sigaro””. Sommergibili erano quasi tutte le unità progettate fino al termine della seconda guerra mondiale, quasi sempre dotate di un cannone sul ponte e mitragliatrici antiaeree in torretta per poter ingaggiare le unità mercantili disarmate o leggermente armate, risparmiando così i preziosi siluri, e per potersi difendere dagli attacchi aerei. Tedeschi e anglo-americani, pur avendo termini specifici che identificavano le due tipologie, nella pratica usavano indistintamente ‘U-boot’ e ‘Submarine’ (o solo Sub) sia per indicare il sommergibile che il sottomarino. La guerra subacquea moderna iniziò durante la guerra civile americana quando, il 17 febbraio 1864 l”Hunley’, il primo vero sottomarino, riuscì nell’impresa di far saltare per aria la pirofregata nordista ‘Housatonic’, anche se rimase travolto dall’onda di risonanza della bomba, affondando insieme al suo bersaglio. Con la tragica impresa dell’Hunley si chiusero i tentativi sudisti di condurre una guerra sottomarina, ma il sasso era stato lanciato. Gli studi e le sperimentazioni ripresero negli ultimi decenni dell’Ottocento spingendo molte marine militari a dotarsi di sommergibili, tanto che nella prima guerra mondiale quest’arma ebbe un impiego fondamentale. La Germania, e in parte l’impero austro-ungarico, impiegarono gli ‘U-boot’ nel tentativo di porre fine al blocco navale alleato imposto dalla supremazia navale di Gran Bretagna e Stati Uniti, che utilizzarono come ‘casus belli’ proprio l’affondamento del transatlantico ‘Lusitania’ a opera di un sommergibile tedesco. Gli anni del dopoguerra furono dedicati a sperimentare nuove soluzioni e migliorare il mezzo da parte delle marine militari, in segreto anche da quella tedesca, che, secondo i dettami del trattato di Versailles, non avrebbe potuto possedere sommergibili. Nonostante ciò, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei sommergibili era rimasta sostanzialmente uguale a quelli che operarono alla fine del conflitto precedente. Anche stavolta il compito dei sommergibili tedeschi fu quello di contrastare il traffico di merci nell’Atlantico, ma le aree nelle quali operarono erano molto più estese e anche la sorveglianza marittima da parte degli Alleati era decisamente migliorata. Con l’evolversi del conflitto, la marina tedesca comprese molto presto che i sommergibili che navigavano in emersione erano bersagli facili per aerei da ricognizione e navi di pattuglia dotate di radar. La ‘Kriegsmarine’, quindi, a partire dal 1942 iniziò a ridurre gradualmente l’armamento antinave in coperta, perché le occasioni di impegnare bersagli in superficie col cannone erano diventate rare e rischiose a causa della diffusione del radar, dell’aumento del pattugliamento aereo e del rafforzamento della scorta ai convogli da parte degli Alleati. I tedeschi scelsero di rinunciare ai pezzi di coperta per imbarcare un maggior numero di armi antiaeree, nuovi apparati elettronici e lo ‘Snorkel’, un dispositivo che consentiva di utilizzare in immersione i motori diesel restando a quota periscopica. I nuovi criteri d’impiego prevedevano che il sommergibile dovesse ormai operare quasi totalmente in immersione, come un vero sottomarino. (…) L’immaginario collettivo spesso assegna alla marina tedesca la quasi totale esclusiva nell’impiego dei sommergibili, ma, in realtà, anche giapponesi, italiani, britannici e, soprattutto, statunitensi possedevano potenti ed efficaci flotte di sommergibili e condussero anche loro una micidiale guerra sottomarina, sia contro il naviglio militare che quello commerciale’ (pag 486-487)]”,”QMIS-247″
“LUCCHINI Stefano SANTAGATA Alessandro a cura, scritti di Mario ISNENGHI Alessandro SANTAGATA Andrea MORONI”,”Narrare il conflitto. Propaganda e cultura nella grande guerra (1915-1918).”,”””[L ]a legittimazione della guerra e il consenso delle masse rientrano a pieno titolo fra le priorità belliche. La stampa diventa l’organo ufficiale di una propaganda in cui, come titolava il “”Corriere della Sera”” nel settembre del 1915, “”Anche le parole sono in armi””. La missione è fabbricare la vittoria, diceva qualcuno, e allo scopo è necessario far sedimentare nell’opinione pubblica un immaginario popolato di eroi e di nemici, modulare il chiaroscuro delle implicazioni belliche e propagare ottimismo; lo stato d’animo del paese è in mano ai giornali”” (pag 13, prefazione di Stefano Lucchini); [Primi mesi del 1915: la battaglia per l’intervento: il ‘Corriere della Sera’ interventista contro la ‘Stampa’ neutralista. “”La battaglia interventista di Albertini prese forma attraverso una serie di editoriali suoi o da lui ispirati (41). Si trattava, come ha notato Ottavio Barié, biografo di Albertini (42), di interventi spesso originati da polemiche con i neutralisti: cattolici, socialisti e, soprattutto, giolittiani, ma il cui obiettivo ultimo era sempre il governo, nei cui confronti intendeva esercitare la maggior pressione possibile, e che culminò nelle giornate di maggio. Tra questi articoli, alcuni del febbraio del 1915 appaiono particolarmente significativi perché rappresentano l’offensiva messa in campo in un momento in cui il fronte interventista sembrava perdere terreno, ossia all’indomani della pubblicazione della lettera di Giolitti sul “”parecchio”” che si sarebbe potuto ottenere dall’Austria in cambio della neutralità (423). La polemica del “”Corriere”” era rivolta contro la “”Stampa””, il foglio torinese da sempre vicino a Giolitti. Albertini cercò qui di sviluppare il ragionamento in base al quale la neutralità non avrebbe potuto dare alcun giovamento all’Italia anche ammettendo la buona fede dell’Austria nell’adempiere alle sue eventuali promesse, buona fede che in verità Albertini non riconosceva a Vienna (44)””. Note: 41) E’ impresa ardua riuscire a individuare con sicurezza gli articoli scritti da Albertini negli anni della sua direzione. Tali articoli uscivano sempre senza firma , tuttalpiù un asterisco indicava quelli che riportavano la posizione del giornale e che possono perciò essere ragionevolmente attribuiti al direttore (…); (42) Cfr. O. Barié, ‘Luigi Albertini, cit., pp. 287-310, per un’equilibrata ricostruzione delle posizioni di Albertini; dei suoi principali redattori e del “”Corriere”” durante la battaglia interventista; (43) La lettera di Giolitti indirizzata al deputato Camillo Peano fu pubblicata dalla “”Tribuna”” il 1° febbraio 1915 (…). (pag 103-104) (Andrea Moroni, ‘Il “”Corriere della Sera”” alla guerra. Propaganda e informazione tra il 1914 e il 1918]”,”QMIP-242″
“LUCCIO Fabrizio”,”La struttura degli algoritmi.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”SCIx-070-FL”
“LUCCIO Fabrizio”,”Strutture Linguaggi Sintassi. Una introduzione.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”VARx-070-FL”
“LUCCIO Fabrizio”,”La struttura degli algoritmi.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”SCIx-218-FRR”
“LUCIANI Georges (Pierre BERLAND)”,”Six ans a Moscou.”,”LUCIANI Georges corrispondente del ‘Temps’ e del ‘Petit parisien’. Nella guerra russo-polacca che vede prima una brillante offensiva di Tuchachevskij sulla Vistola e poi una veloce ritirata ci sia stato l’aiuto dato ai polacchi decisivo per il “”miracolo della Vistola”” (pag 320) Questione militare. “”Dans cet ordre d’idées, les chefs ont donné l’exemple. Notre éminent confrère Henry Rollin a brillamment montré l’énorme influence sur Lénine du théoricien militaire allemand von Clausewitz, “”influence si profonde même qu’au point de vue pratique, on peut penser qu’elle dépasse celle de Marx et d’Engels”” (Henry Rollin, La Révolution Russe, vol II, p. 197)”” (pag 268)”,”RUST-141″
“LUCIANI Giacomo”,”L’Opec nella economia internazionale.”,”L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, meglio conosciuta come OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), fondata nel 1960, comprende dodici Paesi che si sono associati, formando un cartello economico, per negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. La sede dell’OPEC, dapprima stabilita a Ginevra, a partire dal 1º settembre 1965 è stata trasferita a Vienna. (wikip) Non viene citato Yamani Ahmed Zaki Yamani (La Mecca, 30 giugno 1930) è un politico saudita, Ministro del Petrolio e delle risorse minerarie dal 1962 al 1986, poi all’OPEC per 25 anni. Biografia Laureato all’Università del Cairo Re Fouad I nel 1951, dopo aver studiato legge alla New York University e ad Harvard, con un dottorato all’università di Exeter, divenne consulente del governo saudita nel ’58 e Ministro del petrolio nel 1962. Divenne noto anche in Occidente per il ruolo assunto durante l’embargo del 1973, quando spinse l’OPEC a quadruplicare il prezzo del greggio. Nel dicembre del ’75 venne catturato a Vienna, insieme ad altri ministri dell’OPEC, dal celebre terrorista Carlos lo Sciacallo. Nonostante l’ordine di uccidere Yamani, Carlos lo liberò dopo due giorni di fuga in aereo per il Medio Oriente. Nel 1986 Re Fahd rimosse Yamani e Abdulhady Hassan Taher, fondatore della Petromin oils (oggi Aramco). Nel 1990 ha fondato il Centro studi per l’energia globale, gruppo di analisi del mercato. wikip Giacomo Luciani è nato a Roma nel 1948. Ha studiato all’Università di Roma e alla Yale University e alla Harvard University. Pubblicista, è autore di numerosi articoli sulle imprese multinazionali ed i rapporti tra paesi industriali e in via di sviluppo. Ha lavorato per Bankitalia e ha diretto l’ Ireci (Istituto per le ricerche sull’economia internazionale) (ora non esiste più) GIACOMO LUCIANI giacomo.luciani@sciences-po.org Scientific Advisor for the Master in International Energy at PSIA, Giacomo Luciani is also Adjunct Professor at the Graduate Institute of International and Development Studies, Geneva and Director of the Executive Master in International Oil and Gas Leadership. For the period 2010-13 he was appointed Princeton University Global Scholar, attached to the Woodrow Wilson School and the Department of Near Eastern Studies, The Institute for the Transregional Study of the Contemporary Middle East, North Africa, and Central Asia. His research focuses on the political economy of the Middle East and North Africa and on global energy issues. See full CV. (SciencesPo)”,”ECOI-401″
“LUCIANI Giacomo”,”Il Pci e il capitalismo occidentale. Con un’intervista a Giorgio Amendola.”,”Giacomo Luciani è nato a Roma nel 1948, ha studiato presso l’Università di Roma, la Yale University e la Harvard University. Ha lavorato presso il servizio Cooperazione economica internazionale della Banca d’Italia. E’ socio dell’ IAI Istituto di affari internazionali. Ha pubblicato: ‘L’Opec nella economia internazionale’ e ‘Il potere multinazionale’. Oggi: Giacomo Luciani è uno dei maggiori esperti italiani di geopolitica dell’energia spesso citata dai media. È principalmente noto per i suoi contributi fondamentali alla teoria dello stato rentier con l’economista egiziano Hazem Al Beblawi. (wiki inglese)”,”PCIx-470″
“LUCIANO Domenico”,”Per una storia dei rapporti tra Lenin e il partito socialista italiano prima della Rivoluzione russa.”,”Cita tra gli altri Ivan BOCIAROV, Lenin a Capri, in “”Realtà sovietica”” n° 193, aprile 1969, pag 34-46″,”MITS-356″
“LUCIANO DI SAMOSATA”,”Come difendersi dalla calunnia.”,”””Se dobbiamo credere a a Chamfort, quando scrive che “”la giornata più perduta di tutte è quella in cui non si è riso””, allora saremo sempre riconoscenti a Luciano per il disincatato scetticismo con cui ci insegna a ridere del mondo, e che contribuisce ancora oggi a fare di ogni sua opera un classico””. (pag 13) “”Nell’affrontare il tema della calunnia, Luciano intende scoprire prima di tutto quale ne sia l’origine, e da che cosa sia composto il terreno che ne alimenta la spaventosa proliferazione tra gli uomini. La causa principale della calunnia è individuata nell’ ignoranza (in greco ‘agnoia’), e non a caso questo termine è posto all’inizio e alla fine del trattato, chiudendolo idealmente ad anello””. (pag 9)”,”VARx-426″
“LUCIANO DI SAMOSATA, a cura di Ranuccio BIANCHI BANDINELLI”,”Quattro opuscoli morali.”,”Edizione numerata n° 123 Risposta di Lutero a Wittenberg: “”ich kan nit anders”” (non posso far altro) (pag 11) “”La prestezza è utile in ogni faccenda, e massimamente se vi è abbondanza di cose da riportare, e questa convien procacciarsi non tanto dai nomi e dai verbi, quanto dagli stessi fatti (1). Questo intendo, che scorrendo le piccole cose e meno necessarie, parli con abbondanza delle grandi. Di più deono pur tralasciarsi mote cose, imperocchè convintando gli amici, apparecchiate che hai le vivande, in mezzo agli uccelli, alle paste, ai cinghiali ed ai lepri, ponendo pure le trippe, le rape, e le fave, non si curi nulladimeno codesti cibi più vili.”” (1) Il testo greco è più chiaro della traduzione e il precetto è ottimo: la brevità è tanto più necessaria quando ci sia molta materia, ma non da ottenersi risparmiando parole, bensì le cose, soffermandosi cioè su quello che realmente è sostanziale e toccando brevemente il resto, più attinente alla parte descrittiva che al problema storico dei fatti narrati”” (pag 201)”,”VARx-427″
“LUCIANO, a cura d Massimo VILARDO Claudio CONSONNI Franco MONTANARI”,”Opere scelte.”,”Luciano era nato a Samosata, una città posta sulla riva dell’Eufrate, agli estyremi confini orientali dell’impero: al di là del fiume c’erano i Parti, nemici secolari dei Romani. Il suo luogo d’origine doveva essere malnoto ai Greci e ul fatto doveva crucciare non poco a Luciano, se in una delle sue opere si lamenta perchè uno storico da strapazzo lo situa in Mesopotamia.”,”STAx-119-FL”
“LUCIANO”,”Storia vera.”,”Luciano nato nel 125 a Samosata città di una provincia della Siria. Non fu quindi greco di nascita e la lingua greca la imparò a scuola e la imparò con grande padronanza. Fu e rimase un barbaro ellenizzato nelo spirito. L’attività letteraria è cospicua, il ‘corpus’ delle opere comprende più di 80 mumeri (alcuni però non suoi). Nei suoi scritti usa una forma dialogica alla maniera di Platone, alcune sono di tipo dieghematico, altre, le più tardive sono in forma epistolare. Tra le sue opere: ‘Sogno’, ‘Immagini’, ‘Difesa delle immagini’, ‘De morte Peregrini’, ‘Fugitivi’. Nella sua ‘Storia vera’ non c’è nulla di vero.”,”STAx-373″
“LUCIFREDI Alfonso”,”L’eredità di Mendel. All’origine della genetica.”,”LUCIFREDI Alfonso Lucifredi, naturalista, ha scritto di scienze, natura e viaggi per riviste italiane e internazionali. Per la stessa collana ha pubblicato ‘A cosa pensava Darwin?’ (20169 e ‘Alla scoperta della vita’ (2017) Contiene il capitolo 12: ‘L’ eugenetica, il lato oscuro della genetica’ “”E così, grazie alla benevolenza del suo abate, Mendel ebbe la possibilità di migliorare i suoi studi scientifici in una delle università più prestigiose di tutto l’Impero. A Vienna, Mendel studiò i princii di tutte le scienze naturali e rafforzò il suo attaccamento nei confronti del classico metodo scientifico della fisica, secondo cui i fenomeni naturali sono dimostrabili o riassumibili tramite leggi matematiche. L’influenza delle lezioni di Friedrich Franz, che ancora si faceva sentire, contribuì a donargli un grande talento nell’inquadrare ogni questione scientifica in termini quantitativi e rigorosamente matematici. (…) (pag 21-22) Mendel conobbe il biologo Franz Unger esperto di fisiologia vegetale. Unger migliorò la conoscenza di Mendel degli studi sull’ ibridazione. Unger era stato profondamente influenzato dal botanico tedesco Matthias Jakob Schleiden (pag 22)”,”SCIx-502″
“LUCINI Marcello”,”Ghepeù. Storia della polizia segreta sovietica.”,”””Tukhacevski pagò con la vita la rivendicazione di una certa autonomia delle forze armate nei confronti del partito, Zukov, venti anni più tardi, fu mandato bruscamente in pensione per lo stesso motivo”””,”RUSS-132″
“LUCINI Marcello”,”La parabola di Stalin.”,”LICINI è nato a Spoleto nel 1920. Sorpreso dagli avvenimenti dell’ 8 settembre a Udine dove prestava servizio militare quale sottotenente di complemento, fu catturato dai tedeschi. Rimase in un campo di concentramento in Germania fino al termine della guerra. Tornato in Italia si diede all’ insegnamento (scuole secondarie) e passò poi al giornalismo (‘Il Tempo’). 1922: “”Nessuna meraviglia”” disse uno di loro “”che queste idee siano sostenute da Trotsky che è un uomo di Stato (l’ obiettore calcò l’ accento su questa parola con evidente disprezzo), ma che a farlo siano Lenin e Zinoviev c’è veramente da stupirsi!””. Costui era l’ armeno ventisettenne Anastas Mikoian, di Tiflis, del quale erano noti i rapporti di amicizia con Stalin. Forse nessuno, in quell’ assemblea comprese chi fosse il vero ispiratore dell’ intervento del giovane Mikoian perché nessuno, ancora si era reso conto che Stalin stava facendo la sua corsa, come si direbbe in gergo sportivo, non era il “”gregario”” di Lenin. Dal canto suo, il capo bolscevico aveva inteso bilanciare la potenza di Stalin; chi più adatto di Trotsky a questa bisogna? Una settimana dopo, durante una seduta del Politburo, Lenin riprese il concetto della separazione ed a conclusione disse: “”Propongo che il compagno Trotsky sia nominato vicepresidente del Consiglio dei commissari del popolo””. Era evidente che egli stava gettando le basi per la candidatura del commissario dei trasporti alla presidenza del Consiglio. “”Non accetto”” scattò Trotsky tra il generale stupore. “”Vogliamo aumentare la confusione aggiungendo ai tre vicepresidenti con funzioni indefinite e contrapposte, un quarto? Vogliamo combattere la burocratizzazione dello Stato che finirà col soffocare la rivoluzione aumentando quella al vertice dello Stato? Inoltre c’è un’ influenza politica sostanziale ed un’ altra apparente; il compagno Lenin, che ha dato ad altri la sostanza, vuole offrirmi il contentino dell’ apparenza: grazie ma, ripeto non accetto.”” Queste parole furono accolte da un silenzio glaciale; gli occhi di tutti si posarono su Lenin che si era fatto paonazzo in volto e stringeva i pugni guardando fisso Trotsky. “”Compagno Trotsky”” si limitò a dire dopo alcuni attimi silenzio. “”Io ti ho offerto l’ opportunità di continuare a servire la rivoluzione da un posto di grande responsabilità. Prendo atto che tu ti sei rifiutato””. Vicino a Lenin, Stalin riuscì a restare imperturbabile e, anzi, ad assumere un’ aria di grande umiltà affinché i compagni potessero ben vedere chi era il servitore del partito””. (pag 91-92) “”Tomski, il più noto dei sindacalisti bolscevichi, non aveva potuto sopportare l’ accusa di “”nemico della classe operaia”” che si leggeva su tutti i giornali sovietici, convenientemente orchestrati dalle “”veline”” di Stalin, e si era tolto la vita””. (pag 180) “”Ma a novembre in Russia è pieno inverno e la corsa delle armate di Hitler è stato troppo rapida: in quel settore non faranno un passo avanti e questo anche perché Stalin ha tempestivamente fatto affluire al fronte le divisioni schierate in Siberia nella previsione di un attacco giapponese. Ha saputo, appena in tempo, che il Giappone non ha nessuna intenzione di attaccare ed a informarlo è stato Beria cui ha fornito la preziosa informazione lo stesso Sorge che non venne creduto quando annunciò prossima l’ invasione dell’ URSS da parte di Hitler. “”Hitler ha esonerato Brauchitsch, Rundstedt e Leeb””. E’ Malenkov, il quale per tutta la durata della guerra sarà al fianco di Stalin, a dargli la notiza. (Malenkov faceva parte, con Molotov, Voroscilov e Beria, del Comitato della difesa dello Stato presieduto da Stalin). “”Questo significa”” commenta Stalin “”che Hitler non ha più fiducia nel suo stato maggiore. E’ la prima nostra vera vittoria””. (pag 262-263)”,”STAS-041″
“LUCIOLLI Mario”,”Palazzo Chigi: anni roventi. Ricordi di vita diplomatica italiana dal 1933 al 1948.”,”Dopo il periodo fascista, dal 1948 al 1955 LUCIOLLI fu all’ ambasciata di Washington, poi fu consigliere diplomatico del presidente della Repubblica Giovanni GRONCHI, quindi dal 1956 al 1961 ambasciatore in Cile e dal 1961 al 1964 in Turchia. Nel 1964 divenne ambasciatore a Bonn. “”A causa di questo mio lavoro, accompagnai Alfieri alla Reichkanzlei in quella triste mattina del dicembre 1941 quando Ribbentrop, Alfieri e Oshima, dopo l’ attacco a Pearl Harbour, si riunirono per firmare il patto col quale i tre Paesi si impegnavano a non concludere una pace separata. Non era, però, necessario prender parte attivamente ai rapporti esterni dell’ Ambasciata per avvertire che l’ atmosfera andava gradualmente appesantendosi, a causa delle debolezze sempre più evidenti dell’ Italia e del suo conseguente declino dal rango di partner della Germania a quello di uno dei tanti infidi satelliti. Tutti sentivamo che la Germania stessa si avvicinava inesorabilmente al redde rationem davanti alla storia, paventavamo i contraccolpi sull’ Italia delle prossime sconfitte tedesche, e giudicavamo prive d’ogni valore le logomachìe tedesche sugli scopi dell guerra, sui risultati che si sarebbero conseguiti con la vittoria e così via.”” (pag 99) Incontri con Mussolini (pag 116)”,”ITAF-213″
“LUCONI Stefano PRETELLI Matteo”,”L’immigrazione negli Stati Uniti.”,”LUCONI Stefano insegna storia degli Stati Uniti Univ. di Pisa, PRETELLI Matteo è lecturer di italiano nella Swinburne University of Technology di Melbourne.”,”USAS-182″
“LUCONI Stefano”,”La questione razziale negli Stati Uniti dalla Ricostruzione a Barack Obama.”,”LUCONI Stefano “”Fu solo l’omicidio di Kennedy il 22 novembre 1963 che fece uscire il ‘Civil Rights Bill’ dalle secche e dai meandri dei comitati legislativi del Congresso nei quali era rimasto bloccato. In seguito alla “”santificazione”” politica di Kennedy dopo la morte come qual campione della causa afro-americana che in vita non era in realtà mai stato per la volontà di non pregiudicarsi l’appoggio dei conservatori del Sud, crebbero ancora di più i consensi per la legge sui diritti civili. Per esempio, i sostenitori di un provvedimento che vietasse la segregazione nei luoghi pubblici passarono dal 48% dell’opinione pubblica statunitense nel luglio del 1963 al 61% nel febbraio del 1964. Tra i soli bianchi del Nord, la percentuale aumentò dal 55% al 71%. L’appoggio all’integrazione razziale divenne una sorta di omaggio postumo alla memoria del presidente assassinato. Fu soprattutto il successore di Kennedy alla Casa Bianca, Lyndon B. Johnson (1963-69), a operare per accelerare i tempi dell’approvazione del progetto di legge sui diritti civili””. (pag 166-167)”,”USAS-193″
“LUCREZIO Tito Caro”,”La Natura. (De rerum natura)”,”””Non bisogna indagare la scienza della natura secondo vani assiomi e legiferazioni, ma come richiedono i fenomeni. Perché la nostra vita non ha bisogno di irragionevolezza e di vuote opinioni, ma di trascorrere tranquilla. E si ottiene la massima serenità riguardo a tutti i problemi che vengono risolti secondo il metodo delle molteplici spiegazioni in accordo con i fenomeni, quando si ammetta in proposito, come è conveniente, il verosimile””. (pag 19) Dal glossario: Materia: Insieme col vuoto, la materia costituisce il tutto. (I, 415 sgg). Morte: La morte non è che un passaggio a nuove forme di esistenza: non è annientamento, ma disgregazione di parti destinate a nuove unioni (I, 215 sgg). (pag 485) Tempo: Per Epicuro “”il tempo è una qualità accidentale di accidenti””. (…) Il tempo non solo non esiste di per sé (è cioè un accidente), né è un coniunctum, ma non è nemmeno un eventum di una cosa, bensì l’ eventum di un altro eventum. Esempio: le foglie degli alberi (corpo) sono gialle (eventum) in autunno (eventum dell’ eventum). (pag 487) Scienza: E’ la “”razional conoscenza della natura”” (naturae species ratioque). (pag 486) Universo: L’ universo (omne, gr. tò pàn) è infinito perché composto da infiniti atomi e dal vuoto infinito (I, 953 sgg.). In esso si compongono e si scompongono eternamente gli aggregati atomici e i mondi. (pag 488) “”La paura ha creato gli Dei”” (Lucrezio)”,”STAx-105″
“LUCREZIO CARO Tito, a cura di Ettore BIGNONE e Maria Rosaria POSANI”,”Il poema della natura. Passi scelti e annotati.”,”Nulla sorge dal nulla, nulla al nulla ritorna (… ) tutto obbedisce a leggi eterne… (pag 16) Sulla vanità della paura della morte: l’ averno non esiste. Il vero inferno è la vita stessa per chi non sa conquistare con la saggezza la pace dell’ anima, che è mortale e perisce assieme al corpo… (pag 78)”,”VARx-370″
“LUCREZIO Tito Caro, a cura di Guido MILANESE”,”De Rerum Natura. (La natura delle cose)”,”Biografia e personalità dell’autore del De rerum natura ci sfuggono quasi completamente. Quanto sappiamo di Tito Lucrezio Caro si riduce al fatto che visse nella prima metà del I secolo a.C., e che morì poco dopo i quarant’anni.”,”STAx-096-FL”
“LUDDEN David, edizione italiana a cura di Simona VITTORINI”,”Storia dell’India e dell’Asia del Sud.”,”LUDDEN David è docente di storia all’Università della Pennsylvania. Ha dedicato vari saggi alla storia e alla cultura indiana. “”Nei suoi territori asiatici, la Compagnia olandese utilizzò, in un primo momento, le strutture esistenti in ordine all’esazione delle imposte per finanziare il commercio in Asia e le esportazioni in Europa. Gli olandesi usarono i monopoli, il dominio sul mare, i prestiti e gli attacchi militari per costringere i sovrani locali a soggiacere ai loro monopoli regi e a rifornire unicamente le loro navi di chiodi di garofano, noce moscata e macis. Fu dunque la coercizione ad alimentare le esportazioni olandesi. Tributi e imposte, corrisposti in natura, costrinsero i coltivatori locali a vendere alla Compagnia olandese a prezzi fissati dalla stessa. Dopo il 1800, il sistema della coltivazione forzata mediante la tassazione in natura conferì agli olandesi d’Indonesia una posizione di notevole forza sui mercati mondiali dello zucchero.”” (pag 132)”,”INDx-111″
“LUDENDORFF Erich”,”I miei ricordi di guerra, 1914-1918. Volume primo. Con numerosi schizzi e piani.”,”Pochi riferimenti a Hindenburg nell’indice dei nomi Ludendorff Erich. – Generale tedesco (Kruszewnia, Poznan, 1865 – Tutzing, Baviera, 1937). Durante la Prima guerra mondiale condusse vittoriosamente l’esercito sul fronte orientale e, come capo di Stato maggiore, guidò le grandi offensive del 1918. Dopo le dimissioni (1918) militò nell’estrema destra e partecipò al Putsch di W. Kapp (1920) e di A. Hitler (1923). Fallita la sua candidatura alla presidenza del Reich (1925), si ritirò a vita privata. Hindenburg Paul Ludwig von Beneckendorff e von. – Uomo politico e generale tedesco (Poznan 1847 – Neudeck 1934). Comandante supremo delle forze armate tedesche dal 1916, nel 1925 fu eletto presidente della Repubblica; riconfermato nel 1932, nominò A. Hitler cancelliere dopo le elezioni del 1933. (Trecc)”,”GERQ-097″
“LÜDTKE Alf”,”Des Ouvriers dans l’ Allemagne du XXe siecle. Le quotidien des dictatures.”,”Nato nel 1943, Alf LÜDTKE è ricercatore presso l’ Istituto Max-Planck di storia a Göttingen. Ha insegnato a Princeton e all’ Università ebraica di Gerusalemme, a quella di Chicago e del Michigan. Dal 1999, è condirettore del dipartimento di antropologia storica dell’ Institut Max-Planck di storia, all’ Università di Erfurt. E’ uno degli iniziatori di un movimento che riconsidera il nostro modo di fare storia: l’ Alltagsgeschichte, storia del quotidiano. Le sue ricerche conducono all’ esistenza quotidiana nel XX secolo: organizzazione del lavoro industriale, gestione dei tempi, struttura dei salari, immagine del lavoro ecc. “”Tim Mason ha caratterizzato le forme e le funzioni dell’ efficienza – in termini di dominio- del fascismo tedesco attraverso la simultaneità e la complessità funzionale “”di oppressione, di neutralizzazione e d’ integrazione””. (pag 73) “”Queste discontinuità del sistema di controllo costituivano il rovescio della medaglia delle procedure di lavoro. Gli operai vi rispondevano in effetti costruendo il loro proprio ‘patchwork’, fatto di accettazione e di distanza, di “”cooperazione per necessità”” (Notwendigkeitskooperation) e di momenti in cui ‘l’ on n’en fait qu’à sa tête’ (Eigensinn) (1)”” (pag 169) (1) una sorta di ‘distacco’ dagli altri. Il perseguimento di questo ‘distacco’, l’A lo chiama ‘Eigensinn’ (senso di essere proprio). L. fornisce una propria interpretazione di ‘Eigensinn’: significa tutti i modi di comportamento utilizzati per creare la propria autonomia, una certa distanza tra sé e gli altri (l’ autorità ma pure i compagni di lavoro). Eigensinn è arrivare tardi o presto al lavoro, passare molto tempo nelle latrine durante le ore di lavoro, sabotare i processi di produzione, camminare nei reparti e parlare nei corridoi ecc.”,”MGEK-054″
“LUDVIGSEN Karl”,”Battle for the Beetle. The untold story fo the post-war battle for Adolf Hitler’s giant Volkswagen factory and the Porsche-designed car that became an icon for generations around the globe.”,”L’autore, Ludvigsen ha fatto esperienza nel mondo dell’auto, nel campo dell’ ingegneria meccanica (Mit) e del disegno industriale (Pratt Institute). Ha lavorato nell’industria motoristica a livelli dirigenziali in General Motors, Fiat e Ford. Impianto di Fallersleben. “”Parts for the engines and vehicles built at Fallersleben were sourced throughout Greater Germany. Castings and forging came from Czechoslovakia. The Peugeot pant at Sochaux, which became a subsidiary of the Volkswagen Works in June 1943, supplied twenty thousand connecting rods, three thousand flywheels, and five thousand raw forgings for crankshafts – the last a rush order (65). Type 82 body panels were made in the press works of Ambi-Budd in Berlin and shipped west to the plant for assembly. The plant’s total output of the Type 82 bucket-cars was 50,435. Included in this total were such specialized versions as radio cars (3,326), intelligence cars (7,545), and repair vehicles (2,324). It was Germany’s most abundant light military vehicle, well ahead of the wartime version of the Mercerdes-Benz 170V, of which 19,000 were built. Substantial though they were by German standards, these Beetle numbers were an order of magnitude smaller than America’s production of 650,000 Jeeps for use in World War II. Design and development of both vehicles had taken place at about the same time, but the American military was quick to see the value of its Jeep, which had been pioneered by its Quartermaster Corps and carmaker American Bantam, and both Willys and Ford shifted into high-gear production of the tough and versatile Jeep. Kübel production slumped in the last year of the war when conditions worsened. Supply of vital components was fitful. Raids on Berlin kept AmbiBudd from supplying bodies regularly. Literally in the last weeks of the war the Volkswagen works succeeded in bringing the Type 82 body dies to Fallersleben, where they stamped their own panels for the last 665 bodies made (66). After the air raids, assembly of the engines and vehicles was moved to the sub-story of the plant, originally intended only for services and piping. The workforce was composed largely of Italians, Russians Poles, and Frenchmen held there against their will (67). As early as 1943 only one worker in eight in the plant was German, and those were assembling the precious V-Is”” (pag 72-73) [(65) Peugeot as supplier to VW works: Arthur S. Stella, ‘Activities of the Peugeot Organisation at Sochaux-Montbeliard’, CIOS, London, 18 December 1944, PRO FO 935/4; (66) Type 82 body dies to Fallersleben: Mommsen and Grieger, p. 885. Although authoritative, this testimony conflicts with postwar reports that the Kübel body dies remained in Berlin at AmbiBudd, thus making it impossible to resume production of the Type 82 model; (67) Production in sub-story: Mommsen and Greger, p. 636. The masterful company-sponsored survey of the life and times of the VW factory before, during and after the war researched and written by Professor Hans Mommsen with Manfred Grieger is essential reading for anyone interested in the political background of Volkswagen and the nature of its management and workforce before and during the war. Mommsen and Grieger, with the support of Volkswagen, thoroughly researched and depicted the arrangements at the KdF-Werke for detaining foreign workers there during the war. In 1998 the Volkswagen AG set up a fund of DM 20 millions from which surviving slave laborers would be compensated under the supervision of a former prime minister of Israel, Shimon Peres. VW estimated that between one thousand and two thousand forced laborers were still living] “”Le parti per i motori e i veicoli costruiti a Fallersleben provenivano da tutta la Grande Germania. I pezzi fusi e la forgiatura provenivano dalla Cecoslovacchia. Il pantalone Peugeot di Sochaux, che divenne una filiale della Volkswagen Works nel giugno 1943, fornì ventimila bielle, tremila volani , e cinquemila pezzi fucinati grezzi per alberi a gomiti – l’ultimo un ordine urgente (65). I pannelli della carrozzeria del Tipo 82 sono stati realizzati nelle presse di Ambi-Budd a Berlino e spediti a ovest allo stabilimento per l’assemblaggio. 82 benne erano 50.435.Incluse in questo totale c’erano versioni specializzate come auto radio (3.326), auto di intelligence (7.545) e veicoli di riparazione (2.324).Era il veicolo militare leggero più abbondante della Germania, molto prima della versione in tempo di guerra della Mercerdes-Benz 170V, di cui furono costruiti 19.000. Sebbene fossero sostanziali per gli standard tedeschi, questi numeri di Maggiolino erano un ordine di grandezza inferiore alla produzione americana di 650.000 Jeep per uso i n Seconda guerra mondiale. La progettazione e lo sviluppo di entrambi i veicoli erano avvenuti all’incirca nello stesso periodo, ma l’esercito americano si era accorto rapidamente del valore della sua Jeep, che era stata sperimentata dal Quartermaster Corps e dalla casa automobilistica American Bantam, e sia Willys che Ford si erano spostati in alto -produzione di ingranaggi della robusta e versatile Jeep. La produzione di Kübel è crollata nell’ultimo anno di guerra quando le condizioni sono peggiorate. La fornitura di componenti vitali era discontinua. I raid su Berlino hanno impedito ad AmbiBudd di fornire regolarmente corpi. Letteralmente nelle ultime settimane di guerra gli stabilimenti Volkswagen riuscirono a portare gli stampi della carrozzeria Tipo 82 a Fallersleben, dove stamparono i propri pannelli per le ultime 665 carrozzerie realizzate (66). Dopo i bombardamenti, il montaggio dei motori e dei mezzi è stato spostato nel sottopiano dello stabilimento, originariamente destinato solo ai servizi e alle tubazioni. La forza lavoro era composta in gran parte da italiani, russi polacchi e francesi trattenuti contro la loro volontà (67). Già nel 1943 solo un operaio su otto nello stabilimento era tedesco, e questi si occupavano di assemblare le preziose V-I”” (pag. 72-73) [(65) Peugeot come fornitore di stabilimenti VW: Arthur S. Stella, ‘Attività di the Peugeot Organization at Sochaux-Montbeliard””, CIOS, London, 18 December 1944, PRO FO 935/4; (66) Type 82 body dies to Fallersleben: Mommsen and Grieger, p. 885. Sebbene autorevole, questa testimonianza è in conflitto con i resoconti del dopoguerra che il corpo di Kübel muore rimase a Berlino presso AmbiBudd, rendendo così impossibile riprendere la produzione del modello Type 82. (67) Produzione nella sottostoria: Mommsen e Greger, pagina 636. Il magistrale sondaggio sulla vita sponsorizzato dall’azienda and times of the VW factory before, during and after the war, ricercato e scritto dal professor Hans Mommsen con Manfred Grieger è una lettura essenziale per chiunque sia interessato al background politico della Volkswagen e alla natura della sua gestione e forza lavoro prima e durante la guerra. e Grieger, con il supporto di Vol kswagen, ha studiato a fondo e descritto le disposizioni presso la KdF-Werke per la detenzione di lavoratori stranieri durante la guerra. Nel 1998 la Volkswagen AG ha istituito un fondo di 20 milioni di DM da cui i lavoratori schiavi sopravvissuti sarebbero stati risarciti sotto la supervisione di un ex primo ministro di Israele, Shimon Peres. La VW ha stimato che tra mille e duemila lavoratori forzati fossero ancora in vita]”,”GERN-209″
“LUDWIG Emil”,”Colloqui con Mussolini.”,”Questo libro è il frutto di interviste (13 giorni) fatte dallo storico tedesco al dittatore fascista nel 1932 nella sala di Palazzo Venezia, a Roma. Lo scopo dichiarato erano i problemi politici del momento ma quello sottinteso era quello di sondare la personalità e il carattere dell’intervistato. Emil LUDWIG nacque a Breslavia nel 1881 da famiglia ebraica. Si specializzò in biografie romanzate dei più famosi uomini della storia e della cultura. Perseguitato da HITLER si trasferì in Svizzera. Morì ad Ascona nel 1948.”,”ITAF-016″
“LUDWIG Emilio”,”Bismarck. Storia di un lottatore.”,”BISMARCK ha dettato le sue memorie nel 1892 con impeto eruttivo, in frammenti (i tre libri nelle loro linee essenziali). Dettò il libro al fedele BUCHER, fino a che questi morì. Lavorò con la memoria e senza documenti. A volte emergevano agli occhi di BUCHER delle contraddizioni. Non è un’opera meditata ma un ‘Ricordo e Pensiero’, una raccolta di gemme sciolte.”,”GERx-043″
“LUDWIG Emil”,”Le Nil. Vie d’ un fleuve. Tome I.”,”””Questo cristianesimo recente, assalito da due lati, cancella l’ anno stesso della nascita di Maometto. I cristiani d’ Abissinia avevano minacciato la Mecca ed erano stati respinti; subito dopo il vaiolo li obbligò ad evacuare il Sud dell’ Arabia. E’ uno dei rari esempi di una epidemia che ha delle ripercussioni sulla storia del mondo. In questi luoghi cominciò la lotta tra le due religioni, e a questo concerto greco, arabo e cristiano si mescolò la voce degli ebrei, i cui credenti dal sesto secolo penetrarono ancora una volta in Abissinia; perciò era da lungo tempo che gli etiopi greci si erano, diciamo, convertiti al giudaismo, sotto l’ influenza non delle missioni, ma dei nomadi che portarono i loro costumi ad altri nomadi””. (pag 113)”,”VIOx-133″
“LUDWIG Emil”,”Le Nil. Vie d’ un fleuve. Tome II.”,”””Per secoli i sultani ai bordi del Nilo vissero in pace con i cristiani; un bel giorno la lotta cominciò. E’ oggi impossibile sapere chi fu il responsabile; spesso non lo si può scoprire quando si tratta di avvenimenti contemporanei. Sembra però che furono i cristiani nel loro desiderio di fare del proselitismo.”” (pag 193)”,”VIOx-134″
“LUDWIG Emil”,”La Prusse et l’ Europe.”,”””Fa attenzione, amico, sono dei prussiani. Vogliono sempre sapere tutto meglio degli altri”” Goethe, (in apertura) “”Au moment ou l’ on s’ occupe partout d’ édifier de nouvelles patries, le penseur impartial, dont l’ heure viendra, ne trouve sa patrie nulle part et la rencontre partout””. Goethe (pag 47) Gli Stati Uniti d’ Europa. Progetto di una costituzione. Le leggi fondamentali. Articolo primo. “”Gli Stati Uniti d’ Europa comprendono tutti i paesi che ingloba questa parte del mondo, in occasione della pace del 194… Nel 1937, essi erano trenta Stati (tra i quali quattro Stati minuscoli di appena trenta mila abitanti). Quest aunione non forma uno Stato confederato come la Svizzera o gli Stati Uniti d’ America, ma, al contrario, una Unione di Stati come la vecchia Unione Germanica (Deutscher Bund 1815 – 66), ovvero che il suo potere si esercita, non sui diversi cittadini, ma sui diversi paesi. (…)””. (pag 47)”,”GERx-100″
“LUDWIG Emil”,”Lincoln. Storia di un figlio del popolo.”,”ANTE3-14 Libro dedicato a Thoma Edison amico dell’umanità”,”USAS-166″
“LUDWIG Emil”,”Colloqui con Mussolini.”,”””Handeln ist leicht. Denken schwer; nach dem Gedachten handeln, unbequem.”” (“”Agire è facile, pensare difficile, agire secondo quel che si è pensato, incomodo””) Goethe pag 31 Colloqui con Mussolini, E. Ludwig, Mondadori, 1965″,”ITAF-004-FPA”
“LUGAN Bernard”,”Storia del Sudafrica.”,”Bernard LUGAN è ‘Maitre de conferences’ all’Univ di Lione III. Specialista di storia dell’Africa (è stato per dieci anni Prof all’Univ di Ruanda), è autore di numerosi articoli pubblicati in riviste specializzate. E’ coautore di un atlante storico-geografico del continente africano.”,”AFRx-006″
“LUGARINI Leo a cura; saggi di Livio SICHIROLLO Franco BIASUTTI Fulvio LONGATO Francesca MENEGONI; discussioni d Vincenzo VITIELLO Pierre-Jean LABARRIERE e Gwendoline JARCZYK; ricerche di Antonio FRANCIONI”,”Hegel fra logica ed etica.”,”Saggi di Livio SICHIROLLO Franco BIASUTTI Fulvio LONGATO Francesca MENEGONI; discussioni d Vincenzo VITIELLO Pierre-Jean LABARRIERE e Gwendoline JARCZYK; ricerche di Antonio FRANCIONI “”Ma il Rettore filosofo non si occupava soltanto di «classici» e dello spirito dei momenti alti. Un passo del Discorso del 1810 smentisce la per altro nota insensibilità hegeliana per il mondo della natura e dei suoi grandi fenomeni (16). Il Liceo ha ricevuto in dono una raccolta di minerali. Hegel si rallegra di questo nuovo strumento di conoscenza e insegnamento che rende possibile «iniziare la nostra gioventù studiosa, in ore supplementari, a questa parte della scienza fisica»; e aggiunge: «essa considera il calmo generare della natura nelle pietre, questo misterioso processo di formazione, che deposita con semplicità nell’interno della terra le sue delicate configurazioni come un linguaggio del silenzio, che dà gioia all’occhio, stimola il senso intellettivo al concetto, e offre all’anima un’immagine di bellezza silenziosa, ordinata, in sé conchiusa» (NS., p. 329]. Su queste premesse Hegel non costruisce nulla. Si limita a riflettere sui fatti e le istituzioni del suo tempo. E così ci mostra come il fatto e il problema educativi siano più ampi di ciò che di solito va sotto il nome di pedagogia e di didattica. Egli conosceva bene la sua epoca. La riteneva un tempo alto, di grandi trasformazioni presenti e future: «Il mondo ha dato alla luce una grande epoca, possiate voi, giovani, compiutamente formarvi in modo degno di essa…» (Discorso del 1815, alla fine: NS, p.373]; «Io mi attengo a questo, che lo spirito universale del tempo ha dato l’ordine di avanzare… Ogni millanteria che ritarda, ogni corrente ingannatrice è inutile, non riesce a togliere al colosso i calzari degli dei con le suole alate o gli stivali, quando li infila, delle sette leghe» (a Niethammer, 5 luglio 1816: e nella stessa lettera: «La reazione, di cui sentiamo tanto parlare oggi, me l’aspettavo»), e le citazioni possono moltiplicarsi dalle lettere, dalle lezioni, dalle opere (17). Ma insieme a questa coscienza di una realtà effettuale in movimento verso tempi nuovi e migliori Hegel mostra scarsa considerazione per la filosofia e la cultura del suo tempo. Con la sola eccezione della veneranda e ingombrante ombra di Kant (che egli attacca durissimamente, perché capisce che da Kant si deve partire), e forse di Goethe, egli considera l’una e l’altra inadeguate, talora pericolose”” [Livio Sichirollo ‘Intorno a «pedagogia» in Hegel’] (pag 52-53) [(16) V. ora R. Bodei, “”Tenerezza per le cose del mondo””. Sublime, sproporzione e contraddizione in Kant e in Hegel’, in AA.VV., ‘Hegel interprete di Kant, a cura di V. Verra, Napoli, 1981, pp. 180-218; (17) V. il cap. ‘La civetta e la talpa’ in R. Bodei, ‘Sistema ed epoca in Hegel’, Bologna, 1975]”,”HEGx-042″
“LUGARINI Leo”,”Hegel dal mondo storico alla filosofia.”,”Leo Lugarini, insigne studioso del pensiero greco e di quello moderno e contemporaneo, è stato professore di Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza ed è autore di numerose pubblicazioni.”,”HEGx-020-FL”
“LUGARINI Leo”,”Hegel e Heidegger. Divergenze e consonanze.”,”Leo Lugarini, insigne studioso del pensiero greco e di quello moderno e contemporaneo, è stato professore di Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza ed è autore di numerose pubblicazioni.”,”HEGx-022-FL”
“LUGLI Piero Maria”,”Storia e cultura della città italiana.”,”””La città, così come fu proposta dai Greci al mondo occidentale, costituiva un modello completamente nuovo rispetto ai modelli di città orientali e a quelli degli insediamenti urbani occidentale precedenti”” (pag 83)”,”STAx-039-FSD”
“LUHMANN Niklas”,”Organizzazione e decisione.”,”LUHMANN Niklas (1927-1998) ha insegnato sociologia all’Università di Bielefeld. Alcune sue opere sono state tradotte in italiano. Es: ‘Stato di diritto e sistema sociale’ (1978) “”Le carriere si rafforzano da sé in quanto concorrono a determinare il “”curriculum””. Un curriculum è una comunicazione, verbale o scritta, sul passato di una persona, che non determina certo il suo futuro, ma lo rende oggetto di aspettativa. Questo permette di ancorare il futuro; sempre incerto, a un passato che è costruito proprio a tal fine.”” (pag 85)”,”TEOS-208″
“LUIZARD Pierre-Jean”,”La questione irakena.”,”LUIZARD Pierre-Jean è ricercatore al CNRS (Gruppo di sociologia delle religioni e della laicità di Parigi). E’ uno specialista di storia contemporanea dell’ Islam nei paesi del Medio Oriente. Ha scritto altri saggi sul mondo arabo, tra cui ‘La formation de l’ Irak contemporain. Le rôle politique des ulémas chiites’ (CNRS Editions, 1991). Irak e Siria. “”Contrariamente alla vicina Siria, dove il regime baathita non è altro che un paravento che maschera il potere dei militari, le forze armate irakene sono in mano ai civili. Il generale Ahmad Hassan al-Bakr e Adnan Khayrallah Tulfah sono stati i soli dell’ entourage di Saddam Hussein a poter pretendere una reale legittimità militare. Gli altri membri dello stato maggiore, a partire dallo stesso Saddam Hussein, sono civili in uniforme. Il capo delle forze armate si è attribuito il titolo di maresciallo senza avere la benché minima formazione militare. I membri della sua famiglia che oggi dirigono l’ istituzione militare non ne hanno di più””. (pag 93) Irak e Iran. “”Ma Baghdad e Teheran hanno l’ obiettivo comune di far fronte alla politica americana nota come “”doppio arginamento””, enunciata per la prima volta nel 1993 da Martin Indyk, allora vicesegretario di Stato. Secondo questa dottrina, gli Stati Uniti dovevano abbandonare la politica consistente nell’ appoggiarsi alternativamente ora sull’ Iraq ora sull’ Iran per neutralizzare le ambizioni di ciascuno dei due paesi a una leadership regionale. In base a questa politica, messa in atto sotto la presidenza Clinton, gli “”stati canaglia”” avrebbero dovuto risultare isolati sia da un punto di vista diplomatico sia economico. L’ Iran e l’ Iraq venivano entrambi segnati a dito. La loro situazione, all’ apparenza simile, diventava un’ occasione per dare il via a un riavvicinamento crescente, incoraggiato vivamente dalla Siria””. (pag 197)”,”VIOx-146″
“LUKACS Gyorgy”,”Storia e coscienza di classe.”,”G. LUKACS (1885) è nato a Budapest. La sua prima opera è stata ‘Storia dello sviluppo del dramma moderno’ (1911). Nello stesso anno pubblica ‘L’anima e le forme’. Nel 1919 ‘Teoria del romanzo’. Fa parte del governo di BELA KUN come Commissario all’Istruzione, poi emigra a Vienna dove conosce Max WEBER e Thomas MANN. Dopo la pubblicazione di ‘Storia e coscienza di classe’ (scritta nel 1922 e pubblicata nel 1923) dove rimane fino alla fine della guerra. Nel periodo 1945-55 scrive ‘La distruzione della ragione’, ‘Il giovane Hegel’, ‘Saggi sul realismo’. Nel 1956 entra a far parte del governo NAGY, viene arrestato e confinato per alcuni mesi in Romania. “”Gli economisti ci spiegano in che modo si produca entro certi rapporti determinati; non ci spiegano invece in che modo questi stessi rapporti vengano prodotti, cioè il movimento storico che li suscita in vita”” [Marx, Miseria della filosofia] “”Non si tratta di ciò che questo o quel proletario, o addirittura l’intero proletariato, ‘si rappresenta’ talvolta come scopo. Si tratta di ‘ciò che esso è’, e di ciò che, in conformità a questo ‘essere’, sarà storicamente costretto a fare”” [Marx, Miseria della filosofia] [in Gyorgy Lukács, Storia e coscienza di classe, Sugar Editore, 1967] (pag 35) (pag 59) [György Lukács, Storia e coscienza di classe, 1967] pag 50-51 “”Infatti, la scissione che si opera nella considerazione della totalità scinde l”unità di teoria e praxis’. L’agire, la praxis la cui istanza è stata posta da Marx al culmine delle sue tesi su Feuerbach – è per sua essenza una penetrazione, una trasformazione della realtà. Ma la realtà può essere afferrata e penetrata solo come totalità e solo un soggetto, che sia esso stesso una totalità, è in grado di compiere questa penetrazione. Non a caso il giovane Hegel pose come prima istanza della propria filosofia il principio “”il vero deve essere inteso ed espresso, non come sostanza, ma come soggetto”” (Phänomenologie des Geistes, prefazione). In questo modo egli ha portato alla luce il più profondo errore, l’ultimo limite della filosofia classica tedesca, soltanto che non riuscì con la propria filosofia a soddisfare realmente l’istanza da lui posta; la filosofia hegeliana rimase per molti aspetti prigioniera degli stessi limiti di fronte ai quali si erano arrestati i predecessori di Hegel. Soltanto Marx…”,”TEOC-024″
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume Primo e secondo.”,”Opere di LUKACS nelle edizioni Einaudi: -Il romanzo storico. -Breve storia della letteratura tedesca dal Settecento ad oggi. -Il marxismo e la critica letteraria. -Saggi sul realismo. – Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero. -Marxismo e politica culturale. – Estetica. -La distruzione della ragione.”,”FILx-061″
“LUKACS György”,”Kommunismus 1920-1921. Con un saggio di Massimo Cacciari.”,”Sono i contributi di LUKACS alla rivista della sinistra europea della 3° Internazionale contemporanei ai saggi di ‘Storia e coscienza di classe’.”,”INTT-059″
“LUKACS Gyorgy; a cura di Eva KARADI e Eva FEKETE”,”Epistolario 1902-1917.”,”La maggior parte delle 1600 lettere della valigia di Heidelberg (depositate nella cassaforte della Deutsche Bank di Heidelberg il 7 novembre 1917) sono indirizzate a Leo POPPER l’amico più vicino di LUKACS. Per la lunghezza e il contenuto, la lettera a Felix BERTAUX ha le caratteristiche di un saggio. Altra lettera importante è quella a Paul ERNST.”,”UNGx-002″
“LUKACS Gyorgy”,”Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero.”,”G. LUKACS è nato nel 1885 a Budapest. Tra le sue opere in Edizione Einaudi: -La distruzione della ragione -Il giovane Hegel e il problemi della società capitalistica -Marxismo e politica culturale -Il romanzo storico -Il marxismo e la critica letteraria -Breve storia della letteratura tedesca dal ‘700 ad oggi -Saggi sul realismo”,”LENS-089″
“LUKACS Gyorgy”,”L’ uomo e la rivoluzione.”,”L’ intervista televisiva su Lenin fu concessa la regista Andràs KOVACS nell’ ottobre 1969. ontologìa s.f. Filos. Scienza dell’ essere. — Med. Nome dato da Broussais, nel XIX sec., alla dottrina che non collegava i fenomeni patologici a quelli fisiologici, considerandoli invece come entità reali, indipendenti dall’ organismo. Nella tradizione postaristotelica la scienza dell”essere in quanto tale’, vale a dire la scienza avente per oggetto i caratteri necessari dell’essere, è stata designata col termine di metafisica. Soprattutto per distinguere tale scienza dell’essere in generale dalla scienza di Dio, o teologia, cominciò ad affermarsi, nella seconda metà del XVII sec., l’uso del termine ontologia. Quando nella storia del pensiero moderno si giunge ad attribuire alla conoscenza una funzione determinante nella costituzione della realtà, l’indagine gnoseologica diventa parte integrante dell’ontologia o, meglio ancora, l’ontologia tende a coincidere con la critica della conoscenza. Kant, nel momento stesso”,”TEOC-114″
“LUKACS György”,”Il romanzo storico.”,”””Marx ed Engels danno già nel 1850 una critica interessante di questa svolta in due esponenti di rilievo del periodo anteriore al 1848. Essi mostrano come da un lato, in Guizot, per paura della rivoluzione proletaria, vengano eliminate tutte le conquiste della scuola degli storici francesi, e un volgare evoluzionismo annulli tutte le differenze concrete e i concreti problemi di sviluppo della storia inglese e francese. D’altra parte, esaminando le nuove opere di Carlyle, mostrano come la sua critica del capitalismo, che era prima permeata di elementi rivoluzionari, sia diventata un’ ideologia della reazione più nuda e brutale.”” (pag 236)”,”VARx-033″
“LUKACS György a cura di Angelo BOLAFFI”,”Il giovane Marx.”,”G. LUKACS (1885-1971) è nato a Budapest. Dopo aver studiato in Germania (a Berlino con SIMMEL e a Heidelberg con WEBER) prese parte alla rivoluzione ungherese di Bela KUN nel 1919. Esule prima in Austria e poi in Germania infine, dopo l’ avvento del nazismo, in URSS, fece parte del Comintern. Tornò in Ungheria nel 1945 dedicandosi all’insegnamento. Nel 1956 fu ministro dell’ istruzione del governo NAGY. Deportato in Romania in seguito alla repressione della rivolta ungherese, tornò a Budapest nel 1957 dedicandosi interamente ai suoi studi. “”””Il limite dell’emancipazione politica””, aggiunge poi Marx, “”appare immediatamente nel fatto che lo ‘Stato’ può liberarsi da un limite senza che l’uomo ne sia ‘realmente’ libero, che lo Stato può essere un ‘libero Stato’ senza che l’uomo sia un ‘uomo libero’ (108). Analogamente avviene se lo Stato (come in molti Stati nord-americani) abolendo il voto per censo, annulla ‘politicamente’ le classi proprietarie della società civile: in questo modo “”la proprietà privata non solo non viene soppressa ma essa viene addirittura presupposta”” (109). Qui Marx esprime la chiara comprensione del fatto che la emancipazione politica (cioè la rivoluzione borghese) crea solo democrazia formale, che proclama diritti e libertà che non possono realmente esistere nella società borghese. Concretamente, nel linguaggio degli ‘Annali’ questo vuol dire: “”Lo Stato sopprime alla sua maniera le differenze di ‘nascita’, di ‘condizione’, di ‘cultura’, di ‘professione’, dichiarando che nascita, condizione, cultura, professione non sono differenze politiche, proclamando ciascun membro del popolo partecipe in egual misura della sovranità popolare, senza riguardo a tali differenze, trattando tutti gli elementi della vita reale del popolo dal punto di vista dello Stato. Nondimeno, lo Stato lascia che la proprietà privata, la cultura, la professione ‘operino’ nel ‘loro’ modo, cioè come proprietà privata, come cultura, come professione e facciano valere la loro ‘particolare’ essenza. Ben lungi dal sopprimere queste differenze ‘di fatto’, lo Stato esiste piuttosto soltanto in quanto le presuppone, sente se stesso come ‘Stato politico’ e fa valere la propria ‘universalità’ solo in opposizione con questi suoi elementi”” (110).”” (pag 87-88) [(108) K. Marx, Sulla questione ebraica, Marx-Engels, Opere complete, v. III p. 164; (109) Ivi, p. 165; (110) Ivi, pp. 165-166) [György Lukacs, a cura di Angelo Bolaffi, Il giovane Marx, 1978] ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MADS-280″
“LUKACS Gyorgy”,”Il marxismo nella coesistenza.”,”””Già al I Congresso dell’ Internazionale comunista, Lenin espresse il timore che lo sviluppo della rivoluzione potesse procedere ad un ritmo così rapido che la coscienza degli uomini fosse incapace di seguirlo””. (pag 45)”,”TEOC-243″
“LUKACS Gyorgy”,”Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi.”,”””Insomma, se si prescinde dai culmini ideologici dell’ epoca, Heine, Büchner e il giovane Marx, dappertutto si scorgono le vecchie debolezze e i vecchi limiti dello sviluppo tedesco in edizione riveduta e corretta; spesso, anzi, dato l’ acutizzarsi della situazione, che coinvolge nella lotta anche temperamenti in origine non inclini all’ azione, in forma aggravata, perché l’ accostamento (per confuso che sia) alla vita pubblica viene necessariamente a esasperare tutti gli intimi contrasti della personalità e della concezione del mondo””. (pag 125)”,”GERx-098″
“LUKACS Georg”,”Lukacs sobre Lenin, 1924-1970. La coherencia de su pensamiento.”,”Note su Engels, W. Liebknecht, F. Lassalle, R. E. Bernstein, R. Luxemburg, O. Bauer, la rivoluzione tedesca di Monaco ecc.. Le note sono ampie. Quella di pag 54 traccia un profilo biografico di E. BERNSTEIN e una sintesi delle sue posizioni (libro Socialismo evolucionista, 1899). “”Durante vari decenni, Rosa Luxemburg ebbe posizioni coincidenti e si allontanò dalle posizioni leniniste su questioni di tattica e di organizzazione. Così, per esempio, sul problema del nazionalismo. Era essenzialmente internazionalista e postulava una autorità operaia internazionale per superare le divisioni nazionali. La divisione di classe le pareva molto più importante e decisiva che la razza o la lingua. Così si opponeva all’ insistenza di Lenin sul diritto di autodeterminazione nazionale, non appoggiando certe concezioni che Lenin giudicava imprenscindibili. Le frontiere non avevano senso per Rosa Luxemburg, nella misura in cui preconizzava una rivoluzione mondiale chiamata ad abolirle. Neppure coincideva con Lenin nel giudizio della relazione partito-classe operaia. Postulava un partito aperto, di organizzazione molto democratica, senza accettare la tesi leninista della necessità di una élite rivoluzionaria e una ferrea disciplina per garantire la forza di coesione teorica e pratica del partito. Zinoviev ebbe una forte polemica con Rosa Luxemburg nel corso della quale fu accusata di porre eccessiva fiducia nella “”spontaneità”” rivoluzionaria delle masse. Il contributo teorico di Rosa Luxemburg al marxismo è rappresentato, fondamentalmente, dalla sua opera L’ accumulazione del capitale, (…).”” (pag 56-57)”,”LENS-161″
“LUKACS Georg”,”Thomas Mann e la tragedia dell’ arte moderna.”,”””Vivere vuol dire combattere in sé lo spettro di oscure potenze. Poetare tener giudizio sul proprio Io.”” (Ibsen) “”Thomas Mann invece non soltanto ha fatto i conti in modo fattivo e sostanziale con l’ imperialismo tedesco, non solo ha profondamente compreso il significato della democrazia, (che durante la guerra aveva rifiutato come non tedesca), per la rinascita dello spirito tedesco, ma gli si è altresì chiarito il rapporto dell’ ideologia e del modo di sentire decadenti con l’ evoluzione tedesca fin allora: la lotta per la democrazia si trasforma in lui ormai in una lotta contro la decadenza. E con ciò si verifica una paradossale feconda contraddittoria proseguzione del suo libro di guerra. In esso egli difende insieme alla Germania belligerante la decadenza, la simpatia per la malattia e il disfacimento; per la notte e la morte. Ma la difesa di Thomas Mann consisteva in un insinuarsi così sostanziale nel garbuglio dei pro e dei contra, che alla fine del doloroso tentativo di assuefarsi alla giustificazione della decadenza tedesca, – con l’ aiuto degli avvenimenti del 1918, – egli si convinse della ragione esclusiva del principio opposto””. (pag 37) “”Thomas Mann scrisse molti anni fa: “”Dicevo allora che le cose sarebbero andate bene in Germania e che essa avrebbe trovato se stessa soltanto quando Carlo Marx avrà letto Federico Hölderlin… Dimenticavo di aggiungere che una conoscenza unilaterale avrebbe dovuto rimanere sterile””””. (pag 109)”,”GERG-061″
“LUKACS Georges”,”Existentialisme ou marxisme?”,”””Ora, ogni morale degna di questo nome, deve tendere alla riconciliazione della libertà e della necessità. Mme de Beauvoir è comunque profondamente cosciente di questo obbligo. Il suo senso della realtà le permette di vedere che una morale puramente individuale, che elimina il carattere obiettivo e la necessità della storia, non potrebbe operare questa riconciliazione.”” (pag 180-181) Ecco perché assistiamo nel campo dell’ esistenzialismo alle stesse lotte intestine che Lenin aveva constatato presso gli allievi di Mach: ciascuno credeva di aver scoperto la vera “”terza via””, ma che i suoi colleghi e i suoi rivali non mancavano mai di dimostrare che si ritornava semplicemente al buon vecchio solipsismo, rivestito di una terminologia nuova. E’ esattamente il rimprovero che J.P. Sartre indirizza a Husserl e a Heidegger. Lenin ha il merito di aver analizzato la “”terza via”” dagli inizi di questa evoluzione.”” (pag 264) La teoria della conoscenza e il materialismo filosofico “”Occorre separare molto nettamente la definizione gneoseologica della nozione di materia dalle definizioni concrete che offrono le scienze naturali nel corso di ogni tappa della loro evoluzione. “”Perché la sola qualità della materia, sulla quale riposa il materialismo filosofico, scrive Lenin, è la sua ‘realtà obiettiva’, esistente al di fuori della nostra coscienza””.”” (pag 265)”,”TEOC-391″
“LUKACS Georg”,”Contributi alla storia dell’ estetica. (Tit. orig.: Beiträge zur Geschichte der Aesthetik)”,”Il rapporto Marx – Vischer. Friedrich Theodor Vischer. “”Dell’ estetica di Fr.Th Vischer Marx si occupa negli anni tra il 1855 e il 1860 (1857-58). E’ quello un periodo in cui Marx procede ad un esame particolarmente intenso dei problemi di estetica. La discussione sul dramma ‘Sickingen’ di Lassalle, la quale riveste un’importanza decisiva per la teoria marxista della letteratura, ha luogo proprio in questi anni (1859); e nel medesimo periodo furono altresì redatte le non meno importanti e decisive considerazioni di principio sull’ estetica, contenute nel vasto frammento della ‘Introduzione’ a ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). (…)””. (pag 241) Le radici del lassallismo di Mehring. “”Abbiamo potuto osservare, nel corso dello sviluppo giovanile di Mehring, che l’ influsso profondo di Lassalle ha sempre accompagnato tutti i mutamenti che si succedettero nella sua vita. Chiunque conosca la sua attività posteriore, sa che Mehring non si è mai veramente liberato da questo influsso lassalliano, che la sua concezione della storia del movimento operaio tedesco si fondò per tutta la vita sul principio che Lassalle è, ‘insieme’ a Marx e ad Engels, ‘accanto’ a Marx e ad Engels, il fondatore della teoria e della tattica del movimento operaio tedesco, e, ‘accanto’ a Marx e ad Engels, una guida viva e operante del socialismo scientifico””. (pag 379-380) Il caso Freiligrath (pag 430)”,”TEOC-424″
“LUKACS Georg”,”Coscienza di classe e storia. Codismo e dialettica.”,”””Partito da posizioni weberiane e kantiane prima della guerra, si era progressivamente avvicinato al marxismo e, nel 1918, era diventato membro del Partito comunista ungherese. Nel 1919 aveva preso partge alla rivoluzione dei consigli , era stato commissario del popolo all’istruzione e addirittura commissario politico di una divisione dell’esercito rivoluzionario. Dopo la disfatta del governo di Béla Kun (Lukacs) si era rifugiato a Vienna ed era divenuto uno degli ispiratori teorici della rivista ‘Kommunismus’, legata all'””ultrasinistra”” e pericolosamente vicina al comunismo “”olandese””. In tale veste ebbe l’onore di essere criticato da Lenin in persona””. (pag 7) “”Marx è stato completamente chiaro sul fatto che ciò che si trova ad un livello inferiore (il più semplice, il più astratto) può essere ‘conosciuto’ solo ‘a partire da’ ciò che si trova a un livello superiore (più complesso, più concreto). E dice: “”l’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica, etc.”” (Marx, Per la critica dell’economia politica).”” [Georg Lukacs, Coscienza di classe e storia. Codismo e dialettica, 2007]”,”TEOC-551″
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica. Volume secondo.”,”””Entusiasta della natura””. “”I tentativi di Schelling nel campo della dialettica mirano a utilizzare filosoficamente i grandi rivolgimenti allora in corso nel campo delle scienze naturali, a sistematizzarli, a ridurli a un sistema compiuto di filosofia della natura. Un esame più accurato di questi problemi esce completamente dall’ambito di questo lavoro. Engels ha descritto a più riprese questo grande periodo di rivolgimenti, e richiamato l’attenzione sull’importanza del rivolgimento della chimica ad opera delle scoperte di Lavoisier, sulle nuove conoscenze in rapporto all’elettricità (Volta, Galvani ecc.), sugli inizi della biologia scientifica e della dottrina dell’evoluzione ecc. Questo rivolgimento si riflette già nelle impostazioni della ‘Critica del giudizio’. Tutta l’opera scientifica di Goethe occupa in esso un posto molto importante e influenza a sua volta la filosofia di Schelling. In tutta questa rivoluzione scientifica appaiono nettamente i limiti e le insufficienze del pensiero metafisico, anche del vecchio materialismo. La filosofia tedesca della natura di questo periodo intraprende il tentativo di riconoscere ed elaborare, nelle contraddizioni che così emergono, le contraddizioni oggettive della realtà stessa come basi della filosofia naturale. Abbiamo applicato prima al giovane Schelling l’espressione di Marx a proposito di Feuerbach “”entusiasta della natura””. Ce ne dà il diritto la lettera di Marx allo stesso Feuerbach, dove egli lo esorta a scrivere un saggio critico su Schelling per gli “”Annali franco-tedeschi””. Marx chiama in questa lettera Feuerbach lo ‘Schelling rovesciato’, e continua così nella definizione di Schelling: “”II. – dobbiamo credere al buono del nostro avversario – il ‘sincero pensiero giovanile’ di Schelling, per la cui realizzazione egli non aveva altro strumento che l’immaginazione, altra energia che la vanità, altro incentivo che l’oppio, altro organo che l’irritabilità di una femminile facoltà ricettiva, questo sincero pensiero giovanile di Schelling, che è rimasto in lui un fantastico sogno di giovinezza, è diventato in Lei verità, realtà, serietà virile. Schelling è quindi la sua ‘caricatura anticipata’…(1)”” [György Lukacs, Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica. Volume secondo, 1975] (pag 351-352) [(1) Marx a Ludwig Feuerbach , 20 ottobre 1843, Mega, 1, 1. Bd, 2. Halbband, p. 316]”,”HEGx-016″
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”Lukacs è un personaggio di primo piano. Nel 1922 esule dall’Ungheria (era nel governo di Bela Kun come commissario all’istruzione) dopo la disfatta della rivoluzione ungherese e della Repubblica dei consigli, scrive ‘Storia e coscienza di classe’. Ma nel 1924 l’Internazionale Comunista per bocca di Zinoviev condanna come “”idealista”” uest’opera e la sua circolazione da allora è stata limitata ai pochi esemplari rintracciabili nelle bilblioteche del movimento operaio. Nel 1957 la casa editrice Editions du Minuit pubblicò una traduzione di ‘Storia e coscienza di clase’ preceduta da una introduzione di Kostas Axelos. La reazione di Lukacs fu negativa perché l’interpretazione di Axelos a suo giudizio porta acqua al mulino di coloro che volevano dividere l’opera del filosofo ungherese in due tronconi: quello giovanile fino al 1923, fertile di spunti poi ripresi da Adorno, Sartre e Merleau-Pony, e quello dell’ortodossia, cioè “”politico””, caratterizzato da ‘La distruzione della ragione’. (retrocopertina) “”Non si può separare meccanicamente la sfera politica da quella organizzativa”” (Lenin, Discorso di chiusura dell’XI Congresso del PCR) (…). Eppure, questa mancanza di consapevolezza in rapporto alle questioni organizzative è senza dubbio un segno della immaturità del movimento. Infatti, si può avere una misura reale della maturità o dell’immaturità considerando se una certa idea o un certo atteggiamento sul da farsi sia presente alla coscienza della classe che agisce e del partito che la guida in una forma astrattamente immediata o concretamente mediata. Voglio dire che, per tutto il tempo in cui un certo fine da raggiungere continua a mantenersi ad un’incolmabile distanza, vi saranno certamente alcuni in grado, almeno fino ad un certo punto, di vedere chiaramente questo stesso fine, di cogliere la sua essenza e la sua necessità sociale. Ma essi saranno comunque incapaci di acquistare la consapevolezza dei passi concreti che potrebbero condurre alla mèta, di trarre dalla loro visione delle cose, che può anche essere giusta, l’indicazione di mezzi concreti. Anche gli utopisti possono vedere giustamente i dati di fatto da cui si deve prendere l’avvio. Ma essi sono appunto soltanto degli utopisti perché riescono a vedere solo il fatto in quanto tale, o al massimo come problema che va in qualche modo risolto, senza arrivare a comprendere che proprio qui, nel problema stesso, vi è sia la soluzione, sia la via che conduce ad essa. “”Nella miseria essi vedono perciò solo la miseria, senza scorgere in essa l’aspetto del rovesciamento rivoluzionario che farà a pezzi la vecchia società”” (‘Elend der Philosophie’, p. 109, trad. it. p. 102). Il contrasto qui rilevato tra scienza dottrinaria e scienza rivoluzionaria va tuttavia al di là del caso analizzato da Marx, sino a comprendere un tipico contrasto nello sviluppo della coscienza della classe rivoluzionaria. Con il procedere del proletariato sulla via della rivoluzione, la miseria perde il suo carattere di mero dato di fatto e viene inserita nella dialettica vivente dell’azione. Ma al suo posto – secondo lo stadio nel quale si trova lo sviluppo della classe – subentrano altri contenuti, di fronte ai quali l’atteggiamento della teoria proletaria esibisce una ‘struttura’ del tutto analoga a quella qui analizzata da Marx. Sarebbe infatti un’illusione utopistica credere che, per il movimento operaio rivoluzionario l’utopismo sia stato superato una volte per tutte con il superamento, attuato da Marx sul piano del pensiero, della sua prima e primitiva forma fenomenica. Questo problema, che è in ultima analisi il problema del rapporto dialettico tra “”scopo finale”” e “”movimento””, tra teoria e praxis, si riproduce in forma sempre più complessa, naturalmente con contenuti che variano di continuo, in ogni momento decisivo dello sviluppo rivoluzionario”” [György Lukacs, Storia e coscienza di classe, 1967] (pag 363-364-365)”,”LUXS-055″
“LUKACS Gyorgy”,”Il marxismo e la critica letteraria.”,” Contiene i capitoli: – La polemica tra Marx-Engels e Lassalle sulla tragedia ‘Franz von Sickingen’ (pag 56-109) – Friedrich Engels teorico e critico della letteratura (pag 110-149) – Marx e il problema della decadenza ideologica (pag 150-217) “”Con la stessa risolutezza con cui sottolinea qui il punto di vista internazionale, Engels combatte in tutto il suo ultimo periodo contro l’irrigidimento e l’appiattimento del metodo dialettico. Lenin ha constatato con grande acume storico che, nel periodo dell’attività di Marx ed Engels, il problema principale era quello dell'””elaborazione della filosofia del materialismo verso l’alto””. “”Perciò Marx ed Engels nelle loro opere sottolinearono il materialismo ‘dialettico’ più che il ‘materialismo’ dialettico, insistettero più sul materialismo ‘storico’ che sul ‘materialismo’ storico””. Nel suo ultimo periodo Engels deve sempre di nuovo constatare con sdegno che i più recenti teorici in seno o in margine al movimento operaio volgarizzano il materialismo sino alla caricatura. A questo proposito egli scrive a Konrad Schmidt: “”In generale la parola “”materialista”” serve in Germania a molti recenti scrittori come una semplice etichetta che si appiccica a tutto e ad ogni cosa senza altro studio, cioè si attacca questa etichetta e poi si crede di aver sbrigato la faccenda. La nostra concezione della storia è invece anzitutto un avviamento allo studio, non una leva per fabbricare costruzioni di tipo hegeliano. La storia intera deve essere ristudiata…””. In un’altra lettera a Konrad Schmidt dice: “”E nella teoria c’è ancora tanto da fare, specialmente nel campo della storia economica e dei suoi rapporti con la storia politica, giuridica, religiosa, letteraria e con la storia della civiltà generale: campi in cui soltanto una chiara prospettiva teoretica è in grado di indicare la via nel labirinto dei fatti””. Engels non si stanca mai di spiegare ai giovani socialisti il significato dell’ineguaglianza di sviluppo, dell’uso non schematico e dialettico del rapporto tra struttura e superstruttura, il rapporto dialettico tra forma e contenuto”” [Gyorgy Lukacs, Il marxismo e la critica letteraria, 1953] (pag 135-136)”,”VARx-034″
“LUKÁCS György”,”Estetica. Volume primo.”,”LUKÁCS G. “”Il livello oggettivo della tecnica è dunque nello stesso tempo un grado di sviluppo dell’uomo che lavora. Engels dà un quadro molto chiaro dei tratti fondamentali di questo sviluppo: “”Prima che la prima selce lavorata dalla mano dell’uomo diventasse un coltello, devono essere passati intervalli di tempo rispetto ai quali il tempo storico da noi conosciuto appare insignificante. Ma il passo decisivo era stato fatto: ‘la mano era diventata libera’ e poteva acquisire ormai abilità sempre nuove, e la nuova duttilità così acquistata si tramandò e si accrebbe da una generazione all’altra. Così la mano non è solo l’organo del lavoro, ‘ma è anche il suo prodotto'”” (1). Engels mostra successivamente che l’educazione della mano ha avuto importanti ripercussioni su tutto l’organismo umano. Abbiamo già parlato della connessione del lavoro, della destrezza che vi si acquista, della più alta forma di socialità che esso consente, col linguaggio. Aggiungeremo solo che Engels mette energicamente in rilievo l’affinamento e la differenziazione specificamente umana dei sensi. Dove non si tratta in primo luogo di un perfezionamento fisiologico. Anzi, da questo punto di vista molte specie di animali sono di gran lunga superiori all’uomo. Si tratta invece del fatto che la capacità di percepire le cose diventa qualitativamente diversa, si allarga, si approfondisce, si affina attraverso le esperienze del lavoro. Abbiamo già accennato a questo problema in altri contesti. Anche qui Engels sottolinea le relazioni che intercorrono tra questo sviluppo e il lavoro, il linguaggio, la capacità logica di astrazione e di ragionamento, ecc.. Un’ulteriore concretizzazione di questo processo di differenziazione dei sensi si può trovare anzitutto nell’antropologia di Gehlen (…)”” [György Lukács, Estetica. Volume primo, 1970] [(1) Dialektik der Natur cit., p. 694 sg. (pp. 163 sg.)] (pag 171-172) “”Abbiamo potuto vedere, già nel corso dello sviluppo greco, come la forma del comportamento scientifico che lo eleva consapevolmente a concezione del mondo, la filosofia, svolga addirittura una funzione di avanguardia nei confronti delle scienze particolari vere e proprie. Va da sé che è necessario un determinato grado di sviluppo delle forze produttive e, con esse, della tecnica delle singole scienze, perché possa aver luogo una riflessione e una presa di coscienza di questo genere. Ma una volta che questo movimento si verifica, esso supera di gran lunga, soprattutto in Grecia, come universalizzazione delle esperienze scientifiche, il grado che la tecnica e le scienze particolari hanno raggiunto e possono raggiungere dati i rapporti di produzione esistenti. E questa funzione della filosofia non cessa nemmeno nel periodo di grande sviluppo durante e dopo il Rinascimento. Dice Engels a proposito della funzione della filosofia nei confronti dello sviluppo delle scienze naturali: “”Va ad altissimo onore della filosofia di quel tempo che essa non si lasci fuorviare dallo stato ancora limitato delle conoscenze naturali dell’epoca, e che abbia insistito – da Spinoza ai grandi materialisti francesi – sulla necessità di spiegare il mondo in base a se stesso, lasciando alla scienza naturale del futuro la dimostrazione nei particolari”” (1)”” [György Lukács, Estetica. Volume primo, 1970] [(1) Dialektik der Natur, cit., p. 486 (pp. 22)]”,”TEOC-622″
“LUKÁCS György; a cura di Giovanni SPAGNOLETTI”,”Cultura e rivoluzione. Saggi 1919-1921.”,”Contiene articoli di Lukacs su vari aspetti della Terza Internazionale (questioni organizzative, tattica comunista, terzo congresso IC, reazione e rivoluzione mondiale, intervento di Lukacs al 3° congresso dell’IC) Critica all’autore de ‘Il tramonto dell’Occidente’, Oswald Spengler che nel suo ultimo volume ‘Prussianesimo e socialismo’ intende liberare il socialismo tedesco da Marx (pag 79-80) “”Di rado passa un anno senza che Marx non venga definitivamente “”superato”” da qualche solerte libero docente o da qualche filosofo alla moda. La lotta mortale condotta di necessità dalla società borghese, si svolge anche sul terreno ideologico. All’osservatore attento questi superamenti del marxismo mostrano un volto sempre uguale. Muta il tenore della dimostrazione, anche le argomentazioni gnoseologiche e metafisiche sembrano essere nuove, ma il carattere fondamentale, il punto di partenza, gli scopi finali restano costantemente gli stessi. Essi derivano dalla natura piccolo-borghese-parassitaria della condizione di classe degli intellettuali. Da autentici piccolo-borghesi, i dotti non sono in grado di vedere correttamente il dato stesso della lotta di classe, per tacere poi della possibilità di valutarlo correttamente. Come dice Marx, essi richiedono delle istituzioni “”non come mezzi per eliminare entrambi gli estremi, il capitale e il lavoro salariato, ma come mezzi per attenuare il loro contrasto e trasformarlo in armonia”” (1). Non essendo altro che parassiti all’interno dello stato capitalistico, esso si riflette nel loro pensiero come fatto assoluto o come l’Assoluto puro e semplice. Quindi contrappongono alla teoria di Marx una qualche utopia che, spogliata delle frasi più o meno altisonanti, si riduce all’esaltazione dell’organizzazione statale esistente. L’ultimo Grande di questa nobile schiera è Oswald Spengler, filosofo alla moda, il cui libro ‘Il tramonto dell’Occidente’, a tratti acuto ma da cima a fondo dilettantesco, ha recentemente riscosso quel successo che sarebbe spettato, a dire il vero, alla profonda opera di Ernst Bloch ‘Spirito dell’utopia’. L’ultimo volume del signor Spengler, ‘Prussianesimo e socialismo’, intende “”liberare il socialismo tedesco da Marx”” (p. 4). Infatti Marx non ha visto il grande problema di filosofia della storia dell’era moderna che il nostro filosofo così riassume: “”tre popoli dell’Occidente hanno incarnato il socialismo in modo creativo: lo spagnolo, l’inglese e il prussiano. A Parigi e a Firenze, si è formato il rovescio anarchico in altri due popoli: l’italiano e il francese”” (p. 26). Marx dunque non era in grado di fare le due seguenti scoperte fondamentali: primo che nella Rivoluzione Francese non ci fu lotta di classe (pp.14-15); che non esiste borghesia francese perché “”ogni vero francese era ed è ancor oggi un borghese. Ogni vero tedesco è un operaio”” (p. 10); che in Francia non esistono vere e proprie classi (p. 70). La seconda scoperta è che in Inghilterra non vige lo stato (pp. 32-33); che soltanto l’Inghilterra conosce un vero capitalismo (p. 48) e che perciò solo in essa si può avere una distinzione in classi. Così il superficiale Marx che ha distinto le classi a seconda della loro posizione nel processo di produzione, viene approfondito e superato; la divisione in classi deriva dai rapporti di possesso, diventa una contrapposizione tra ricchi e poveri (pp. 44-5). Il povero Marx a cui sfuggì tutto ciò, non potè di conseguenza neanche vedere che il socialismo da lungo tempo era stato realizzato nel regno di Prussia. Così non era in grado di comprendere il problema dello Stato (p. 75); ciò spiega il suo “”elogio dilettantesco”” della Comune del 1871 (p. 75) e il mancato apprezzamento del vero sistema dei Consigli che il Barone Von Stein aveva progettato cento anni prima (p. 61). (…) Vale la pensa di criticare scritti come questi? Se li consideriamo dei sintomi, non sono privi di interesse (…)”” [György Lukacs, a cura di Giovanni Spagnoletti, Cultura e rivoluzione. Saggi 1919-1921, Roma, 1975] [(1) K. Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’ (in) K. Marx – F. Engels, Opere, Roma, 1966 p. 517] (pag 79-80) Altro articolo sul ‘nazionalbolscevismo ucraino’ (pag 176-)”,”INTT-282″
“LUKACS Gyorgy”,”Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità.”,”Sulla categoria della particolarità. “”Il rapporto di universalità, particolarità e singolarità è naturalmente un problema antichissimo del pensiero umano. Se non si distinguono, almeno in una certa misura, queste categorie, se non si delimitano reciprocamente e se non si ha una certa conoscenza del loro reciproco trapassare l’una nell’altra è impossibile orientarsi nella realtà, è impossibile una prassi anche nel senso più quotidiano della parola. Va da sè, quindi, che, non appena il pensiero dialettico interviene, sia pure in forma spontanea, e in particolare quando esso lotta per giungere alla coscienza, debbono sorgere questi problemi. Lenin lo nota già in Aristotele. Egli cita un passo dal quale risulta chiaramente che Aristotele aveva già scorto il pericolo ideologico di una autonomizzazione dell’universale: «Poiché naturalmente non si può essere dell’opinione che esista una casa (una casa in generale) al di fuori delle case visibili» (1). Naturalmente il commento di Lenin, che è limitato qui al rapporto dialettico di universale e singolare, ma che può senz’altro estendersi al particolare, va molto oltre Aristotele. «Dunque, gli opposti (il singolo è in opposizione con l’universale) sono identici: il singolo non esiste se non nel legame che conduce all’universale. L’universale non esiste che nel singolo, attraverso il singolo. Ogni cosa singola è (in un modo o nell’altro) universale. Ogni cosa universale è una particella, o un lato, o la essenza del singolo. Ogni cosa universale abbraccia soltanto approssimativamente tutti gli oggetti singoli. Ogni elemento singolo entra non completamente nell’universale, e così via. Ogni singolo è legato da migliaia di transizioni ai singoli di un altro ‘genere’ (cose, fenomeni, processi). E così via. ‘Già qui’ vi sono degli elementi, degli embrioni del concetto della ‘necessità’, del legame oggettivo della natura, ecc. Il contingente e il necessario, l’apparente e l’essenza sono già presenti, poiché dicendo: Giovanni è un uomo, Fido è un cane, ‘questo’ è una foglia d’albero, ecc., noi ‘gettiamo via’ una serie di indizi come contingenti; separiamo l’essenziale dall’apparente e contrapponiamo l’uno all’altro». Il pericolo, che Aristotele vedeva, della autonomizzazione dell’universale e che, prima di lui, aveva assunto chiara forma nella filosofia di Platone, si approfondisce nella filosofia medievale con il realismo concettuale. Per il nostro problema un’importante componente di questo pericolo è che singolarità, particolarità e universalità non vengano colte come determinazioni della realtà anche nelle loro dialettiche relazioni reciproche, e che, invece, una sola di queste categorie venga considerata come più reale in confronto alle altre, anzi la sola reale, la sola oggettiva mentre alle altre spetterebbe soltanto una importanza soggettiva. L’universalità riceve questa accentuazione gnoseologica nel realismo concettuale. L’opposizione nominalistica capovolge le designazioni e dell’universalità fa una determinazione puramente soggettiva, fittizia. Questa opposizione contro il realismo concettuale, spesso spontaneamente materialistica – e certo, corrispondente alle circostanze storiche, anche essa di tipo teologico -, nella sua critica del realismo concettuale si capovolge in una soggettivizzazione dell’universale, nel nominalismo. Marx scorge in Duns Scoto un materialismo spontaneo, nascosto sotto veli teologici, e lo definisce la «la prima espressione» del materialismo. Una tendenza nominalistica di questo tipo predomina anche agli inizi del materialismo nella filosofia moderna; giustamente Marx cita a questo proposito Hobbes (2). Anche il momento sottolineato da Engels nello sviluppo della filosofia moderna, che la nascita e il primo svilupparsi delle scienze naturali stabiliscono in un primo tempo un predominio del pensiero metafisico, determina in misura decisiva l’assenza o, al massimo, la presenza saltuaria della dialettica del particolare. Certo talune figure centrali della fondazione filosofica delle nuove scienze matematico-geometrico-meccaniche erano anche dialettici notevoli, così Descartes, così Spinoza. Quest’ultimo con la sua definizione «’omnis determinatio est negatio’» ha dato un contributo essenzialissimo, come poi vedremo, ad una esatta comprensione della particolarità. Tuttavia la nostra questione cominciò a porsi al centro dell’interesse filosofico solamente quando l’interesse scientifico non si rivolse più soltanto alla fisica, concepita sostanzialmente come meccanica, bensì anche alla chimica e soprattutto alla biologia; quando nella biologia cominciarono ad emergere i problemi dell’evoluzione, quando la Rivoluzione francese anche nelle scienze sociali pose in primo piano la lotta per l’idea dell’evoluzione”” [Gyorgy Lukacs, ‘Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità’, Roma, 1957] [((1) V.I. Lenin, ‘Aus dem philosophischen Nachlass’ (Dalle opere filosofiche postume), Vienna-Berlino, 1932, p. 287. Questa parte è tradotta in Lenin, ‘Marx-Engels-Marxismo’, Edizioni Rinascita, Roma, 1952, p. 269; (2) K. Marx F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Roma, 1954, p. 139] (pag 13-15) nominalismo Enciclopedie on line nominalismo In filosofia, dottrina secondo la quale le entità astratte (generali o universali) non esistono di per sé, ma si risolvono nei nomi che designano classi di individui, gli unici considerati esistenti. Nel Medioevo, nella soluzione della ‘questione degli universali’ (v. universale) i nominalisti si opponevano ai cosiddetti reales (cioè ai sostenitori del realismo), affermando che gli universali non esistevano nella realtà, ma erano solo voces o nomina, cioè segni verbali significanti i caratteri comuni a un determinato gruppo di realtà singole. Rappresentanti del n. sono tradizionalmente ritenuti Roscellino, maestro di Abelardo, Abelardo stesso e più tardi Guglielmo di Occam. Abelardo, alla domanda posta da Porfirio nell’Isagoge circa il valore da attribuire agli universali, in particolare ai generi e alle specie, rispondeva precisando che universale è ciò che è predicabile di più cose. La predicazione ha luogo nella proposizione, e la proposizione si esprime tramite suoni. Gli universali perciò sono suoni articolati che hanno ricevuto dall’arbitrio dell’uomo la capacità di significare. Per Occam principio metafisico fondamentale è l’individualità del reale, e l’universale è tale in quanto segno di più, per la sua portata significativa. Occam rifiuta quindi ogni dottrina che riponga l’universale nella realtà; esso è esteriore al reale, alla cosa, come lo è la parola che pure esprime la cosa, ed è duplice: nell’anima è concetto (intentio), segno naturale predicabile di più res, e nella voce è segno convenzionale significante più cose. Il concetto è segno naturale prodotto nell’intelletto dall’azione delle cose che, presenti e intuite, forniscono le notizie e poi danno luogo alle nozioni comuni, che sono appunto i concetti. La continuità del processo che dalla cosa intuita porta all’universale garantisce la validità del segno naturale. Dalla concezione unitaria dell’individuo e dal valore di ‘segno’ riconosciuto all’universale seguono alcune conseguenze. Innanzitutto, in polemica con le posizioni di G. Duns Scoto, è rifiutata ogni distinzione che non sia quella reale: l’intelletto, dividendo, ossia separando, i segni, segue (non fonda) la distinzione reale tra le cose. Inoltre, è respinta ogni entificazione delle relazioni, giacché, si afferma, nella realtà le uniche cose assolute sono la sostanza e le qualità. L’ordine mentale e l’ordine vocale sono coordinati, ma entrambi rinviano all’ordine reale significandolo. Se oggetto della conoscenza umana sono, come insegna Occam, le proposizioni, è bene sottolineare che le proposizioni sono composte di termini (mentali, vocali e scritti) e che i termini sono segni delle cose. I termini ci rivelano la realtà; la diversità e la convenienza tra le cose si manifesta infatti nella diversità e nella convenienza tra i termini. Nella filosofia moderna una posizione nominalista è espressa da T. Hobbes per il quale gli universali sono nomi che denotano insiemi di individui riuniti da una qualche somiglianza. Similmente G. Berkeley sostiene che un’idea generale non è altro che un’idea particolare che sta a rappresentare un gruppo di idee particolari, designate perciò da uno stesso nome. In generale, ogni dottrina empirista che individui in singoli elementi esperibili la base della conoscenza e la fonte del significato, è caratterizzabile come nominalista. Così (oltre all’empirismo classico) il neopositivismo, impegnato in particolare nella sua prima fase nel progetto di riduzione semantica degli asserti universali ad asserti su esperienze particolari. Il n., infine, è stato abbracciato da W.V.O. Quine e da N. Goodman; ma mentre il primo ha poi sfumato la sua posizione allargandola a un’analisi generale dell’‘impegno ontologico’, il secondo è rimasto fedele a una logica nominalista che ammette solo entità individuali come valori delle variabili vincolate del linguaggio, rifiutando entità astratte come le classi.”,”TEOC-698″
“LUKACS George”,”Marx e Engels como historiadores da literatura.”,”Testo in portoghese. Contiene: – Marx e Engels come storici della letteratura (1931) – Friedrich Engels, teorico della letteratura e critico letterario (1935) “”O traço característico fundamental destes escritos do jovem Engels, que desde logo o distingue da massa dos publicistas “”jovens-alemães””, è uma tendência democrática intransigente e resoluta. E’ evidente que compartilha ao princípio de alguns preconceitos e estreitezas da burguesia democrata na Alemanha (é assim que por duas ou três vezes surge nele um nacionalismo belicoso), mas mesmo nos seus escritos de juventude mais ambíguos, não encontramos sinais da cobardia, da indecisão liberais, da grandiloquência vazia da “”Jovem Alemanha””. Engels foi, desde o princípio, um democrata combativo e vigilante. Qualquer obra literária que discuta publicamente ou por carta, julga-a primeiro que tudo, perguntando-se se o seu conteúdo e a sua forma estão aptos a servir a grande causa da democracia. Isso mostra-se de maneira particularmente característica numa das suas primeiras publicações, na comparação das ‘Compilações de lendas populares alemãs’ [Deutsche Volksbucher, Cf. Mew, EB, II, pp. 13-21. (Nota de Badia)]”” [George Lukacs, ‘Marx e Engels como historiadores da literatura’, Porto, 1979] (pag 95) La caratteristica fondamentale di questi scritti del giovane Engels, poiché loto distingue la massa di Publicitas “”giovane-tedesco””, E una tendenza democratica intransigente e risoluta. E ‘evidente che condivide il principio di qualche pregiudizio e ristrettezza della burghesia democratico in Germania (in modo che due o tre volte nasce in lui un nazionalismo bellicoso), ma anche nei suoi scritti giovanili più ambiguo, non ha trovato segni di viltà, i indecisione liberale, la magniloquenza vuoto di “”giovane Germania.”” Engels era, fin dall’inizio, un democratico combattiva e vigile. Ogni opera letteraria che discutere pubblicamente o una lettera, i giudici hanno prima di tutto, chiedendosi se il suo contenuto e la sua forma è in grado di servire la grande causa della democrazia. Questo si presenta modo particolarmente caratteristica in una delle sue prime pubblicazioni, il confronto delle “”Raccolta di racconti popolari tedeschi [Deutsche Volksbucher, vedere Mew, EB, II, pp. 13-21. (Badia Nota)]”” (pag 95)”,”MAES-176″
“LUKÁCS Georg”,”History and Class Consciousness. Studies in Marxist Dialectis.”,”LUKACS Georg Contiene: ‘Il marxismo di Rosa Luxemburg’ (pag 27-45) Osservazioni critiche sulla ‘Critica della Rivoluzione russa’ di Rosa Luxemburg (pag 272-294) Saggi scritti intorno ai primi anni 1920″,”TEOC-731″
“LUKACS Gyorgy, a cura di Cesare CASES”,”Il marxismo e la critica letteraria.”,”György Lukács è nato a Budapest nel 1885. Alla fine della prima guerra mondiale prese parte attiva alla rivoluzione ungherese. Costretto all’esilio, visse in Austria, in Germania e, dopo l’avvento del nazismo, nell’Unione Sovietica. Tornato in patria nel ’45, fu nominato titolare della cattedra di estetica e filosofia all’università di Budapest. Scoppiata la rivoluzione dell’ottobre 1956, fu ministro dell’istruzione nel gabinetto Nagy. Dopo un periodo di deportazione di Romania, è tornato a Budapest dove risiede attualmente e ha ripreso la sua fervida attività di studioso.”,”MADS-013-FV”
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”””I marxisti volgari hanno costantemente trascurato questo peculiare funzione che la coscienza svolge nella lotta di classe del proletariato ed hanno sostituito una meschina «Realpolitik» alla grande lotta di principio che risale alle questioni ultime del processo economico oggettivo. Naturalmente il proletariato deve prendere le mosse dai dati della situazione del momento. Ma esso si distingue dalle altre classi perché non rimane prigioniero degli eventi particolari della storia, non viene semplicemente spinto da essi, ma rappresenta l’essenza delle forze motrici e, agendo centralmente, influisce sul centro del processo di sviluppo sociale. Nella misura in cui i marxisti volgari si allontanano dalla centralità di punto di vista, dal punto in cui ha metodologicamente origine la coscienza di classe proletaria, ‘essi si dispongono sul piano di coscienza della borghesia’”” (pag 89)”,”TEOC-166-FF”
“LUKACS Gyorgy a cura di Alberto SCARPONI”,”L’uomo e la democrazia.”,”‘G. Lukács (1885-1971) nato a Budapest, fu uno dei massimi esponenti del marxismo teorico lungo un arco di tempo che va dall’Ottobre del 1917 all’affermazione dello stalinismo, alla sua crisi dopo il 1956. Nel 1923 pubblicò il noto ‘Storia e coscienza di classe’ che, dopo essere stato condannato dalla Terza Internazionale, divenne molti anni dopo uo dei “”testi”” del Sessantotto.'”,”TEOC-170-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità.”,”””Il materialista Cernyscevski ha pienamente ragione quando respinge con energia queste teorie [il proclamare la superiorità dell'””idea”” sulla “”natura””, ndr] e a questo proposito parla della superiorità della natura (della realtà) sull’arte. Egli sbaglia soltanto in quanto fissa questa osservazione in sé giusta come qualche cosa di definitivo (e quindi ancora una volta di metafisico) e considera l’arte al di sotto della realtà sotto tutti gli aspetti e in tutte le condizioni”” (pag 217)”,”TEOC-172-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”La distruzione della ragione. Volume primo.”,”Oggetto del libro è la grande corrente dell’ irrazionalismo, in tutte le sue varianti, sfumature, derivazioni, diramazioni, dalle sue origini nella dottrina dell’intuizione intellettuale del giovane Schelling, attraverso i grandi esponenti della reazione filosofica nell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), alle varie forme della “”filosofia della vita””, della fenomenologia, dell’esistenzialismo, fino alle dottrine biologiche e razzistiche, e alla confluenza di tutti i motivi irrazionalistici e antiumanistici nell’ideologia barbarica dell’hitlerismo. “”In diversi scritti Engels fa un’esatta descrizione di questa trasformazione della Germania in conseguenza della sconfitta della rivoluzione del 1848. Egli dice (…) [citazione dalla Guerra dei contadini in Germania]. Con questo Engels caratterizza non solo l’imborghesimento della Germania dopo il 1848, ma anche i tratti specifici e decisivi di questo imborghesimento (…)”” (pag 196-197)”,”TEOP-124-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”La distruzione della ragione. Volume secondo.”,”Oggetto del libro è la grande corrente dell’ irrazionalismo, in tutte le sue varianti, sfumature, derivazioni, diramazioni, dalle sue origini nella dottrina dell’intuizione intellettuale del giovane Schelling, attraverso i grandi esponenti della reazione filosofica nell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), alle varie forme della “”filosofia della vita””, della fenomenologia, dell’esistenzialismo, fino alle dottrine biologiche e razzistiche, e alla confluenza di tutti i motivi irrazionalistici e antiumanistici nell’ideologia barbarica dell’hitlerismo.”,”TEOP-125-FF”
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume primo.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina)”,”HEGx-053-FF”
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume secondo.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina)”,”HEGx-054-FF”
“LUKACS Gyorgy, a cura di Andrea CASALEGNO”,”Scritti sul realismo. Volume primo.”,”Lirica popolare. “”E certamente non è un caso che fra i rappresentanti ideologici del movimento democratico tedesco i maggiori ammiratori dell’orientamento segnato da Platen e da Herwegh fossero persone come Ruge, Lassalle, ecc., e che soltanto Marx ed Engels vedessero in Heine e nel suo seguace George Weerth, ancora più popolare e plebeo, la tendenza giusta dello sviluppo della lirica. Solo a un giudizio superficiale può sembrare un paradosso che Börne, il quale fraternizzava con gli artigiani tedeschi di Parigi, rappresentasse una tendenza meno popolare e meno plebea dell’«aristocratico» Heine”” (pag 556)”,”TEOC-185-FF”
“LUKÁCS György, a cura di Alberto SCARPONI”,”Ontologia dell’essere sociale. II.1″,”‘Il lavoro, la riproduzione sociale, l’estraniazione, nell’ultima opera sistematica del filosofo ungherese’; “”Esattamente come nell’economia stessa la tecnica è una parte importante, ma sempre derivata, dello sviluppo delle forze produttive, e anzitutto degli uomini (il lavoro) e delle divisioni interumane (divisione del lavoro, stratificazione di classe, ecc.), così anche le categorie militari specifiche, come tattica e strategia, non derivano dalla tecnica ma da rivolgimenti che intervengono nelle fondamentali relazioni economico-sociali tra gli uomini. Abbiamo già detto che la superiorità della tecnica bellica antica nei confronti di quella «civile» trova le sue ragioni nell’economia schiavistica, né è difficile scorgere che le differenze sono basate sugli stessi caratteri economico-sociali di questa formazione, giacché l’eccezione che si verifica nel settore del mondo militare non ne tocca i fondamenti. Alla medesima maniera vanno le cose quando si danno questi sviluppi ineguali in altre formazioni. E perfino il «caso paradigmatico» cui storicamente si è soliti richiamarsi per feticizzare la tecnica e che ha acquistato una certa popolarità, di fatto non è storicamente sostenibile: la presunta circostanza per cui la condotta bellica feudale sarebbe finita per l’invenzione e l’impiego della polvere da sparo. Delbrück a tale proposito dice giustamente: «Il pezzo più importante, l’origine delle armi da fuoco, lo rimando al prossimo capitolo. Cronologicamente questa indagine rientra in effetti nel medioevo. Ma un’importanza sostanziale quest’arma, sebbene già in uso da un secolo e mezzo, non l’ottiene, come abbiamo visto, che nel 1477: la cavalleria non soltanto non è stata superata, come si sente ancora dire, da questa invenzione, ma al contrario è stata superata dagli uomini appiedati con armi bianche, quantunque ancora alla fine essa cercasse di rafforzarsi introducendo armi da fuoco» (9). Soltanto lo sviluppo del capitalismo, la nuova stratificazione sociale da esso provocata e le sue conseguenze nell’organizzazione, nella tattica e nella strategia militari hanno dato alle armi da fuoco un posto di primo piano. Quanto Marx ritenesse importante interpretare correttamente questi nessi ci viene detto, al tempo in cui stava lavorando al ‘Capitale’ di nuovo in una lettera a Engels: «La nostra teoria della determinazione dell”organizzazione del lavoro attraverso i mezzi di produzione’ dove trova conferma più splendida se non nell’industria di macellare gli uomini?». E anzi egli invita Engels a lavorare su questi collegamenti scrivendo qualcosa che, firmato da Engels stesso, potesse venir inserito come appendice apposita nella propria opera capitale”” (pag 239-240) [(9) Hans Delbrück, ‘Geschichte der Kriegskunst’, Berlin, 1923, III, p. 668; (10) MEGA, III, 3, p. 345 [lettera del 7 luglio 1866, trad. it., di M.A. Manacorda e M. Montinari, in ‘Opere complete’, XLII, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 257]”,”TEOC-186-FF”
“LUKÁCS György, a cura di Alberto SCARPONI”,”Ontologia dell’essere sociale. II.2″,”””Feuerbach, insomma, cominciò a far rotolare il pesante masso. Senza il suo contributo la disgregazione della scuola hegeliana si sarebbe facilmente ridotta a un battibecco fra professori e fra letterati, senza produrre niente di filosoficamente essenziale che andasse oltre Hegel. Il che fu visto con chiarezza da Marx. Non per nulla nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ egli scrive: «Feuerbach è il solo che sia in un rapporto ‘serio e critico’ con la dialettica hegeliana, e che abbia fatto delle vere scoperte in questo campo e sia insomma il vero vincitore della vecchia filosofia» (4). Ciò non impedisce però né a lui né a Engels, inizialmente entusiasta di Feuerbach, di accorgersi che la semplice svolta dalle mediazioni idealistiche di Hegel alla immediatezza materialistica lascia del tutto irrisolti i problemi realmente essenziali della ristrutturazione della dialettica hegeliana, che Feuerbach in parte non vede i problemi decisivi di questo rivolgimento filosofico, in parte tratta importanti questioni della dialettica con una immediatezza talmente semplificata che le cose dette con intento progressivo si rovesciano in una assurdità regressiva. Per prima citeremo l’osservazione di Marx nell’ ‘Ideologia tedesca’: «Fin tanto che Feuerbach è materialista, per lui la storia non appare, e fin tanto che prende in considerazione la storia non è un materialista. Materialismo e storia per lui sono del tutto divergenti» (5). (…) L’atteggiamento critico, presente fin dall’inizio, verso la filosofia di Feuerbach non impedisce a Marx, come abbiamo visto, di rendersi conto che il suo contributo dava la spinta risolutiva per superare realmente la filosofia hegeliana, per elaborare dal materialismo filosofico una visione del mondo genuina e comprensiva, che sarà in grado di proporsi come base teorica del sovvertimento effettivo, non semplicemente politico ma anche sociale. Già nel 1843 egli vede le cose in questo modo. «La critica della religione è il presupposto di ogni critica». Ma prima di questa frase si trova una constatazione: «Per la Germania la ‘critica della religione’ nell’essenziale è compiuta». Il suo andar oltre Feuerbach è, quindi, in primo luogo un estendere il problema all’essere e divenire socio-materiale degli uomini. La tesi feuerbachiana secondo cui non è la religione che fa l’uomo, ma è l’uomo che fa la religione, viene integrata da Marx estendendo l’estraniazione religiosa e il suo disvelamento teorico al complesso generale dei problemi politico-sociali della storia dell’umanità: «Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma ‘l’uomo’ non è un’entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il ‘mondo dell’uomo’, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una ‘coscienza capovolta del mondo’, poiché essi sono un ‘mondo capovolto’. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la ‘realizzazione fantastica’ dell’essenza umana, poiché l”essenza umana’ non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro ‘quel mondo’, del quale la religione è l”aroma’ spirituale» (7)”” (pag 620-621-622) [(4) Mega, I, 3, p. 141 (trad. it. cit., p. 356); (5) Mega, I, 5, p. 34 (trad. it. cit., p.27); (7) Mega, I, I, p. 607 (trad. it., ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, introduzione, cit., p. 190)] inserire”,”TEOC-187-FF”
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”Organizzazione e tattica del partito. “”Ma proprio nel senso che il partito presenta una struttura così unitaria che ogni mutamento di direzione nella lotta si traduce in una concentrazione ed in un raggruppamento di tutte le forze, ogni modificazione di atteggiamento si ripercuote sino al singolo membro del partito; viene così potenziata al massimo la sensibilità dell’organizzazione verso i mutamenti di direzione, l’esaltazione della combattività, i momenti di ripiegamento, e così via. A questo punto si spera che non sia più necessario spiegare che tutto ciò non significa «obbedire a corpo morto». Infatti, è chiaro che proprio questa sensibilità dell’organizzazione scopre con estrema rapidità, nella sua applicazione pratica, la falsità di certe parole d’ordine, che proprio essa stimola al massimo grado la possibilità di una sana autocritica in modo da accrescere la capacità di azione (27). D’altro lato, è ovvio che la solida coesione organizzativa del partito non lo rende soltanto oggettivamente capace di agire, ma crea al tempo stesso nel partito l’atmosfera che rende possibile un attivo ed energico intervento negli avvenimenti, lo sfruttamento di tutte le occasioni che essi offrono. Perciò, una centralizzazione effettivamente realizzata di tutte le forze del partito, già in virtù della propria dinamica interna, non può fare a meno di stimolare il partito in direzione dell’attività e dell’iniziativa. Se invece si ha la sensazione che l’organizzazione non sia sufficientemente salda, ciò porta necessariamente a frenare e paralizzare le scelte tattiche, persino l’atteggiamento teorico di fondo del partito (si pensi, ad esempio, al partito comunista tedesco del putsch di Kapp). «Per un partito comunista – dicono le tesi del III Congresso sull’organizzazione – non vi è un tempo in cui l’organizzazione di partito possa essere politicamente inattiva». Questa permanenza tattica ed organizzativa non solo della disponibilità alla lotta rivoluzionaria, ma della stessa attività rivoluzionaria, può essere compresa nel suo giusto senso solo se si comprende pienamente l’unità tra tattica ed organizzazione. Infatti, se la tattica viene separata dall’organizzazione, se in entrambe non si scorge lo stesso processo di sviluppo della coscienza proletaria di classe, è inevitabile che il concetto di tattica ricada all’interno del dilemma opportunismo-putschismo; ed in tal caso l’azione rappresenterebbe o un atto isolato della «minoranza cosciente» per la presa del potere, oppure qualcosa che si adegua ai desideri immediati delle masse, qualcosa di «riformistico», mentre all’organizzazione spetterebbe soltanto la funzione tecnica di «preparare» all’azione. (La concezione di Serrati e dei suoi seguaci, così come quella di Paul Levi, si trova su questo piano). Ma la permanenza della situazione rivoluzionaria non significa che la presa del potere da parte del proletariato sia possibile in qualsiasi momento. (…) Il carattere rivoluzionario della situazione si manifesta in primo luogo e nel modo più palese nel continuo decrescere della stabilità delle forme sociali, causato dal fatto che l’equilibrio delle forze e dei poteri sociali su cui si sostiene la società borghese diventa sempre più instabile”” (pag 408-410) [György Lukacs, ‘Storia e coscienza di classe’, Sugar editore, Milano, 1970] [(27) «Alla politica ed ai partiti si può applicare – una volta apportate le modificazioni opportune – ciò che vale in rapporto alle persone singole. Intelligente non è colui che non fa errori; uomini di questo genere non ci sono e non ci possono essere. Intelligente è colui che non fa errori veramente sostanziali e che sa correggerli rapidamente e facilmente» (Lenin, ‘Radikalismus’, p. 17)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-005-FGB” “LUKACS Gyorgy”,”Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi.”,”Börne. “”Cosí Börne, in modo ben diverso da Hölderlin venticinque anni prima, è un giacobino in ritardo. Questo ritardo essendo socialmente assai avanzato, la sua tragicità importa già alcuni di quei tratti caricaturali che emersero poi così nettamente, più tardi ancora, negli epigoni francesi del 1793 durante la rivoluzione del 1848. Su questo fondamento si innesta la problematica della sua posizione letteraria. Cercando di riallacciare contatti ideologici e stilistici con le tradizioni anti-aristocratiche e popolari della Germania, egli oppone Jean Paul a Goethe. Ma con questo cambiamento di rotta Börne si stacca dai più importanti principi progressivi che avevano animato lo sviluppo ideologico e letterario della Germania. Egli rinverdisce gli argomenti filistei della polemica del vecchio Herder contro l’immoralità di Goethe, e questa ripresa della lotta herderiana contro la preponderanza del criterio estetico nella letteratura e nella vita ingenera spesso in lui un orientamento decisamente antiartistico. Le contraddizioni che ne risultano sono tali che egli – il più accanito avversari del Romanticismo reazionario – rinnova addirittura la critica di Novalis a Goethe; anch’egli deplora la sconfitta del principio «poetico» nel ‘Wilhelm Meister’, prendendo anch’egli posizione per l’anarchia dei sentimenti e delle forme contro il preteso rigore contrario alla vita di Goethe (si veda la sua presa di posizione in favore di Bettina e contro Goethe nella recensione del ‘Carteggio di Goethe con una bimba’ [‘Goethes Briefwechsel mit einem Kinde’]). La severità ascetica dello spirito rivoluzionario giacobino e plebeo e la caotica ebbrezza di sentimenti del filisteo tedesco non poterono mai – in Börne – fondersi in armonia, e nemmeno in un’unità contraddittoria come nel suo grande modello stilistico, Jean Paul. Il destino letterario di Börne mostra chiaramente fino a che punto – nonostante tutti i limiti conservatori del sistema – la filosofia hegeliana, da lui altrettanto odiata e combattuta come la poesia di Goethe, nell’essenza del suo metodo contenga veramente in sé, come ebbe a dire Herzen, «l’algebra della rivoluzione». Alla radice di tutti contrasti che separavano Heine da Börne e dagli altri suoi contemporanei radicali sta appunto questa consapevolezza. In quanto rivoluzionario Heine si rende sempre conto di essere stato in fondo il primo ad «andare a raccontare» il «segreto scolastico» della filosofia hegeliana. Egli è in Germania il primo pensatore e poeta rivoluzionario che sia al livello dello sviluppo europeo, nonché, accanto a Goethe e a Hoffmann, l’unico scrittore tedesco dell’Ottocento che abbia avuto una vera influenza sulla letteratura mondiale. In questa consapevolezza sta l’importanza degli scritti in prosa di Heine, la cui forma leggera e spiritosa, insieme al soggettivismo spesso troppo spinto, nasconde agli occhi di molti le profonde vedute sulla storia tedesca e in particolare sulla storia della letteratura tedesca. Come abbiamo visto, Heine ha esattamente individuato la profonda crisi che travagliava l’intera vita spirituale e quindi la letteratura tedesca del suo tempo; né si è fatto illusioni sul carattere di transizione di quest’epoca, senza escludere la sua propria posizione letteraria di fronte ad essa. Egli cercava – e qui sta il suo contrasto con Börne e con tutti i critici contemporanei del passato della letteratura tedesca – un cammino verso l’avvenire che fosse veramente tedesco, nel più profondo senso della parola; e cioè voleva elevarsi, sia spiritualmente che politicamente, al livello dei suoi migliori contemporanei occidentali, e insieme voleva conservare, «superandole» nel senso hegeliano della parola, le acquisizioni imperiture dell’Illuminismo e del Classicismo, e perfino le tendenze popolari del Romanticismo, una volta epurate dagli elementi reazionari. (…) L’universalismo di Heine verrà pìù tardi reso banale dai suoi ammiratori liberali e contestato dai suoi avversari reazionari. Non si è capito che la forma soggettivistica, ironico-lirica, della sua poesia – anche nelle sue opere più impegnative di poesia e di prosa – era l’unica soluzione possibile per configurare le contrastanti tendenze della Germania di allora nella loro totalità, in modo integrale e realistico, senza provincialismo e senza falso romanticismo”” (pag 82-84) [Gyorgy Lukacs, ‘Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi’, Mondadori, Milano, 1965]”,”TEOC-016-FMB” “LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina) Smith. “”Quanto a Smith, come la borghesia in genere nel suo periodo rivoluzionario, egli ha considerato tutte le attività non economiche della società come ‘faux frais’ della produzione, che vanno ridotti – in nome dello sviluppo delle forze produttive – al minimo strettamente necessario. (È evidente l’affinità di queste concezioni con le opinioni prima citate di Ricardo). Di conseguenza tutti i grandi economisti mettono – con cinismo rivoluzionario – sullo stesso piano le varie forme del lavoro improduttivo, Marx cita per esempio le seguenti considerazioni di Adam Smith: «Essi sono i servitori del pubblico e vengono mantenuti da una parte del prodotto annuale dell’industria di altre persone… Alla stessa classe appartengono ecclesiastici, giuristi, medici, dotti di ogni tipo, attori, buffoni, musicisti, cantanti, ballerine ecc.». Marx commenta ora come segue queste considerazioni di Smith: «Questo è il linguaggio della borghesia ancora rivoluzionaria, che non si è ancora sottomessa l’intera società, stato ecc. Queste occupazioni trascendenti, anticamente venerabili, sovrano, giudici, ufficiali, preti ecc., la totalità dei vecchi ceti intellettuali che essi producono, i loro dotti, maestri e preti, vengono equiparati ‘economicamente’ allo stuolo dei loro lacchè e buffoni, come essi e i ricchi oziosi (nobiltà terriera e capitalisti oziosi) li mantengono. Essi non sono che servitori del pubblico, come gli altri sono servitori loro. Essi vivono del prodotto dell’industria di altri, e debbono quindi essere ridotti al minimo indispensabile» (1). Questo chiaro punto di vista rivoluzionario, che ha per contenuto l’esigenza – proclamata più tardi da Ricardo – dello sviluppo delle forze produttive ad ogni costo, si modifica presso gli ideologi della borghesia, dopo che questa, per lo più sulla base di vari compromessi, ha conseguito il potere nello stato, o almeno l’influsso decisivo sul potere statale. Allora sorge quel punto di vista «colto» che tende a giustificare ideologicamente tutte le attività della società capitalistica che siano utili o gradite alla borghesia, estendendo anche ad esse il concetto di produttività, considerando anche il loro lavoro come produttivo in senso economico. Per questa concezione, in cui comincia la confusione dei chiari e rigorosi principi dell’economia classica, la sua trasformazione in un’apologetica ad uso borghese, Marx non ha che amarissimo scherno. Egli cita la seguente affermazione di Nassau Senior: «Secondo Smith il legislatore degli ebrei era un lavoratore improduttivo», e aggiunge: «Era Mosè d’Egitto o Moses Mendelssohn? Certo Mosè avrebbe detto grazie al signor Senior di essere un «lavoratore produttivo» in senso smithiano. Questa gente è talmente in balia delle sue idee fisse borghesi che penserebbe di offendere Aristotele o Giulio Cesare chiamandoli «lavoratori improduttivi». Questi avrebbero già considerato come un’offesa il titolo di «lavoratore» (2). L’atteggiamento di Hegel è rivolto apparentemente tanto contro Smith quanto contro i suoi critici. Ma una versa antitesi sussiste solo fra lui e questi apologeti «colti» della borghesia”” (pag 568-569) [György Lukacs, ‘Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista’, Giulio Einaudi, Torino, 1960] [(1) Theorien über den Mehrwert, cit., I, p. 405 (trad. it., I, p. 378; (2) Idem, cit., I, p. 387 (trad. it., I, p. 362]] (pag 568-569)”,”HEGx-007-FGB” “LUKASIEWICZ Jan, a cura di Gabriele FRANCI e Claudio Antonio TESTI”,”Del principio di contraddizione in Aristotele.”,”””Figura preminente della cosiddetta ‘scuola polacca’ l’autore (1878-1956) è noto soprattutto per essere stato uno dei primi ad introdurre le ‘logiche polivalenti’, ossia a più di due valori di verità…”” (pag 7, presentazione)”,”FILx-041-FRR” “LUMBROSO Alberto”,”Le origini economiche e diplomatiche della guerra mondiale. 1. La vittoria dell’ imperialismo anglosassone. 2. L’ imperialismo britannico dagli albori dell’ Ottocento allo scoppio della guerra.”,”””Abbiamo visto che Disraeli, all’ opposizione, aveva acerbamente rimproverato a Palmerston di non essere intervenuto quando la Prussia si era annesso lo Schleswig. Eppure, quando Disraeli stesso fu al potere, poco dopo, nel Ministero conservatore di Lord Derby, e vi fu la Campagna Di Sadowa (1866), il futuro Lord Beaconsfield non intervenne piì di quanto non fosse intervenuto, due anni innanzi, il suo predecessore. E quest’ astensione si spiega. Quale altra politiche che quella della neutralità poteva adottare un Ministro britannico? Prender partito per la Francia? Ma Napoleone III cercava di intendersi con Bismarck, e gli permetteva di provvedere all’ unità tedesca purché Berlino consentisse alla Francia di espandersi nel Belgio e su tutta la riva sinistra del Reno. Prender partito per la Prussia? Ma la grandezza prussiana poteva diventare pericolosa per l’ Inghilterra non meno di quanto era stata pericolosa la grandezza francese a’ tempi del Primo Impero. D’altronde, Bismarck non domandava nulla: gli bastava, per colorire i suoi ambiziosi disegni, che l’ Inghilterra se ne rimanesse neutrale.”” (pag 63)”,”RAIx-036″ “LUMBROSO Alberto”,”Cinque capi nella tormenta e dopo. Cadorna – Diaz – Emanuele Filiberto – Giardino – Thaon di Revel visti da vicino.”,”LUMBROSO Alberto “”Chi ha fantasticato affermando che esistesse poca simpatia, prima di Caporetto, da parte di Cadorna nei riguardi di Diaz, ha dunque fatto falsa strada. Certo, quando Cadorna fu caduto in disgrazia, e venne richiamato da Versailles per la famigerata Commissione d’Inchiesta orlandiana, ebbe a stupirsi della visibile e inattesa, molto calcolata, freddezza, per non dir di peggio, del suo antico collaboratore al Comando Supremo: ma prima del ’17, si può, ed io posso, affermare che Cadorna aveva grande stima di Diaz (…)””. (pag 19) “”Secondo il mio informatore, se Cadorna fosse andato a Rapallo, ‘non sarebbe stato sostituito’, come non fu sostituito Foch dopo la Caporetto francese, cioè dopo il disastro dello Chemin des Dames, disastro per il quale Clemenceau ‘disse’ che “”avrebbe dovuto farlo fucilare””. E, anche ‘lo stampò’. E invece di recarsi a Rapallo, Cadorna telegrafò a Orlando che “”allontanarsi dal fronte in quel momento equivaleva per lui a disertare davanti al nemico””, e mandò a rappresentarlo al Convegno il suo Sottocapo (…)””. (pag 145) Il Generale Giulio Douhet, allora Colonnello, scriveva sotto la data del 1° dicembre 1915 dicendo che anche “”le serve e i portinai”” ne sapevano più di Cadorna! Riferisco testualmente: “”Poiché il soldato italiano è ottimo, il difetto è proprio nel manico. Come ho sempre detto, fino dal principio della nostra guerra, il Comando Supremo non ha capito il carattere della guerra moderna. Invece di partire dalla realtà delle cose, è partito dal preconcetto. Ha detto: la guerra è “”così””, e su questo “”così”” ha preparato l’Esercito, fatti i suoi piani e condotto la guerra. Disgraziatamente la guerra non era “”così””, ma era completamente diversa, sì che preparazione, piani e condotta di guerra si trovarono ad essere completamente in opposizione con la realtà, e avviene ciò che avviene. Il Generale Cadorna, nell’aprile-maggio di quest’anno si sforzò di inculcare nella mente dei suoi Ufficiali che le armi moderne avevano favorito l’offensiva e che noi non avremmo dovuto combattere una guerra di trincea (…)””.”” (pag 225)”,”ITQM-160″ “LUMLEY Robert”,”Dal ’68 agli anni di piombo. Studenti e operai nella crisi italiana.”,”LUMLEY insegna storia dell’IT contemporanea presso lo University College di Londra. Autore di saggi sui movimenti sociali e su questioni culturali in Italia, ha curato la pubblicazione di: -L’ industria del museo. COSTA E NOLA.. 1989 -Italian Cultural Studies. OUP. 1996 -The New History of the Italian South. Univ Exeter Press. 1997″,”ITAC-002″ “LUMMIS Trevor”,”The Labour Aristocracy 1851-1914.”,”LUMMIS Trevor è autore di molti libri incluso ‘Occupation and Society: the East Anglian Fishermen, 1880-1914′. E’ stato lavoratore manuale per vent’anni prima di diventare insegnante alla Essex University e più tardi alla Open University. BOOTH ha diviso i tipi di classe operaia in sei gruppi da A a F trovando abilità nel lavoro in ognuna di queste categorie. Lavoratori abili possono essere trovati a tutti i livelli di reddito materiale della classe operaia. Essi sono divisi dal livello e dalla regolarità dei loro guadagni e il peso di questi fattori collocano il lavoratore al top dello strato di lavoro manuale o in basso. Anche la divisione del lavoro tra uomini, donne e ragazzi influisce sulla questione. (Conclusioni)”,”MUKx-085″ “LUMSDEN Charles J. WILSON Edward O.”,”Il fuoco di Prometeo. Le origini e lo sviluppo della mente umana. (Tit.orig.: Promethean Fire)”,”LUMSDEN Charles J. è docente di medicina, WILSON Edward O. è docente di scienze all’Università di Harward.”,”SCIx-300″ “LUNA Felix”,”La Argentina de Peron a Lanusse, 1943-1973.”,”L’autore, nato a Buenos Aires nel 1925, storico e giornalista ha pubblicato molte opere sull’Argentina e sulla sua storia.”,”AMLx-001-FMDP” “LUNACARSKIJ Anatolij Vasilevic, a cura di Maria OLSÙFIEVA”,”Religione e Socialismo.”,”Anatolij Vasil’evic Lunacarskij nato nel 1875 a Poltava nella famiglia di un funzionario. Durante l’infanzia, sotto l’influenza delle idee radicali che dominavano l’atmosfera familiare, si liberò dei pregiudizi religiosi e cominciò a simpatizzare vivamente per il movimento rivoluzionario. A 15 anni, sotto l’influenza di alcuni compagni polacchi, cominciò a studiare seriamente il marxismo. Fu uno dei partecipanti e dei dirigenti della vasta organizzazione di allievi che comprendeva tutte le istituzioni secondarie di Kiev. Dai 17 anni in poi fece propaganda fra gli artigiani e gli operai delle ferrovie. Entrò all’Università di Zurigo, dove per due anni studiò filosofia e scienze naturali, in particolare nel circolo del fondatore del sistema dell’empiriocriticismo, Richard Avenarius, approfondendo contemporaneamente le proprie conoscenze del marxismo sotto la guida di Aksel’rod e, in parte, di G.V. Plechanov. Trascorse un po’ di tempo a Nizza, Reims e Parigi, dove fece conoscenza del professore M.M. Kovalevskij. nel 1899 ritornò a Mosca. Là insieme a A.I. Elizarova, sorella di V.I. Lenin, a Vladimirskij e alcuni altri, riprese in mano l’attività del Comitato di Mosca, fece della propaganda nei circoli operai, scrisse degli opuscoli, diresse degli scioperi con altri membri di questo Comitato. Alla fine della deportazione nel 1903, ritorna a Kiev e cominciò a lavorare nel giornale ufficiale semimarxista ‘Kievskie Otkliki. É a quel tempo che si produce la scissione nel Partito, e il C.C. conciliatore, i cui capi sono Krasin, Karpov ed altri. Sotto l’influenza di Bogdanov, Lunacarskij abbandona l’attegiamento conciliante e si unisce risolutamente ai bolscevichi. Lenin lo invita, in una lettera indirizzata da Ginevra, ad andare il più presto possibile in Svizzera per prendere parte alla redazione dell’organo centrale dei bolscevichi. Scritto fra il 1906 e il 1910, durante l’esilio in Italia, l’opera in due volumi Religione e Socialismo, provocò la condanna violenta della maggioranza dei critici del Partito; essi videro in questa opera una deviazione verso una qualche sottile forma di religione. La ricerca era nata nell’ambito di quel dibattito filosofico che divise i bolscevichi all’indomani della rivoluzione del 1905. Lunacarskij, pur non condividendone fino in fondo le tendenze empiriocriticiste, si schierò dalla parte di Bogdanov e fu quindi anche lui duramente attaccato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.-“,”RIRB-022-FL” “LUNACARSKIJ Anatolij Vasil’evic”,”Profili di rivoluzionari.”,”Anatolij Vasil’evic Lunacarskij nato nel 1875 a Poltava nella famiglia di un funzionario. Durante l’infanzia, sotto l’influenza delle idee radicali che dominavano l’atmosfera familiare, si liberò dei pregiudizi religiosi e cominciò a simpatizzare vivamente per il movimento rivoluzionario. A 15 anni, sotto l’influenza di alcuni compagni polacchi, cominciò a studiare seriamente il marxismo. Fu uno dei partecipanti e dei dirigenti della vasta organizzazione di allievi che comprendeva tutte le istituzioni secondarie di Kiev. Dai 17 anni in poi fece propaganda fra gli artigiani e gli operai delle ferrovie. Entrò all’Università di Zurigo, dove per due anni studiò filosofia e scienze naturali, in particolare nel circolo del fondatore del sistema dell’empiriocriticismo, Richard Avenarius, approfondendo contemporaneamente le proprie conoscenze del marxismo sotto la guida di Aksel’rod e, in parte, di G.V. Plechanov. Trascorse un po’ di tempo a Nizza, Reims e Parigi, dove fece conoscenza del professore M.M. Kovalevskij. nel 1899 ritornò a Mosca. Là insieme a A.I. Elizarova, sorella di V.I. Lenin, a Vladimirskij e alcuni altri, riprese in mano l’attività del Comitato di Mosca, fece della propaganda nei circoli operai, scrisse degli opuscoli, diresse degli scioperi con altri membri di questo Comitato. Alla fine della deportazione nel 1903, ritorna a Kiev e cominciò a lavorare nel giornale ufficiale semimarxista ‘Kievskie Otkliki. É a quel tempo che si produce la scissione nel Partito, e il C.C. conciliatore, i cui capi sono Krasin, Karpov ed altri. Sotto l’influenza di Bogdanov, Lunacarskij abbandona l’attegiamento conciliante e si unisce risolutamente ai bolscevichi. Lenin lo invita, in una lettera indirizzata da Ginevra, ad andare il più presto possibile in Svizzera per prendere parte alla redazione dell’organo centrale dei bolscevichi. Scritto fra il 1906 e il 1910, durante l’esilio in Italia, l’opera in due volumi Religione e Socialismo, provocò la condanna violenta della maggioranza dei critici del Partito; essi videro in questa opera una deviazione verso una qualche sottile forma di religione. La ricerca era nata nell’ambito di quel dibattito filosofico che divise i bolscevichi all’indomani della rivoluzione del 1905. Lunacarskij, pur non condividendone fino in fondo le tendenze empiriocriticiste, si schierò dalla parte di Bogdanov e fu quindi anche lui duramente attaccato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.-“,”RIRB-032-FL” “LUNACHARSKIJ A.W. (LOUNATCHARSKY)”,”Les Problèmes de l’ Instruction Publique en Régime Soviétique. (Discours prononcé au Congrés des Instituteurs de l’ URSS, Janvier 1925).”,”””De cette façon ,il pourra faire la vraie révolution: améliorer le genre humain au profit de la collectivité. Tolstoï et ses élèves nous disaient que, avant de changer le régime , il fallait changer l’homme; mai comment voulez-vous changer l’homme, le purifier, si vous n’enlevez pas la boue qui l’empoisonne. Il n’y a que le changement de régime, il n’y a que le pouvoir populaire qui peut le sortir de cette boue de mensonge bourgeois, avec toutes les maladies dont la bourgeoisie le vaccinait; il n’y a que lui qui peut donner la vérité et rien que la vérité – cet aliment sain et indispensable pour la purification de l’homme. Nous, notre génération, nous sommes des corrompus, des malades; des estropiés de l’ancien régime; mais grâce à des efforts énormes nous comprenons tout ce mal et nous voulons l’éviter aux nouvelles générations.”” (pag 24)”,”RIRO-323″ “LUNACHARSKIJ Anatolij (LUNACARSKIJ); edizione italiana a cura di Maria OLSUFIEVA”,”Religione e socialismo.”,” L’opera eterodossa e abiurata di un emblematico esponente del marxismo russo. Secondo l’A vi erano ‘divergenze filosofiche’ tra Marx e Engels che Marx non segnalò (pag 173) “”Il materialismo di Engels differisce alquanto da quello di Marx”” (pag 193) “”A chi è più o meno “”congeniale”” a Feuerbach fa addirittura male leggere per esempio queste parole di Engels: “”La società intorno a noi, fondata sulla contrapposizione delle classi e sull’asservimento di una classe ad opera di un’altra, ci è di sufficiente ostacolo per instaurare rapporti veramente umani con il nostro prossimo. Non abbiamo nessuna ragione di restringere ulteriormente tali rapporti rivestendoli di paludamenti religiosi””. In quale senso e in qual modo la religione del progresso e dell’umanità di Feuerbach potrebbe ‘restringere’ i rapporti umani? Non è essa il simbolo del massimo ampliamento di questi rapporti? Feuerbach voleva ridurre ad un determinato sistema i ‘sentimenti’ comuni a tutti gli uomini nel loro sviluppo passato e futuro. Fu ben lontano da fare tutto a tale riguardo, ma fece moltissimo. Per Engels invece il problema sembra non essere esistito affatto. Tuttavia non ne consegue, come vedremo, che Engels non fosse una persona religiosa nel senso nostro. Marx muove contro Feuerbach l’accusa seguente: riducendo il mondo religioso alla sua base laica, Feuerbach non ha sottoposto a critica tale base. In altre parole: è stato solamente un critico della religione, dell’illusione della società, non della società stessa nella sua concreta realtà. Questo è indubbiamente giusto. I socialisti utopisti avevano già fatto a quel tempo, assai brillantemente, una simile critica. Inoltre: “”Feuerbach non vede che il ‘sentimento religioso’ è un prodotto sociale, e l’individuo astratto analizzato appartiene in realtà a una determinata forma di società””. Infatti fu un grande passo avanti il comprendere più esattamente l’importanza preponderante delle forme sociali rispetto a quelle puramente biologiche o psico-fisiologiche. Secondo Marx: “”L’essenza umana poteva essere vista da Feuerbach unicamente come ‘genere’, ossia come muta comunanza interiore che stabilisce soltanto un legame naturale tra molti individui””. Marx contrappone a questo “”il punto di vista della ‘società’ umana, o dell’umanità che vive una vita sociale”” (pag 156) [A.V. Lunacharskij, Religione e socialismo, Rimini, 1973]”,”RIRB-148″ “LUNACHARSKY KRUPSKAJA PODVOISKY BONCH-BRUYEVICH BUBNOV LONDARSKOI MEKHONOSHIN FLEROVSKY KHOKHRYAKOV ANTONOV-OVSEENKO BLAGONRAVOV NEVSKY DASHKEVICH DZENIS BELYSHEV KOLBIN YEGOROV VASILYEV SVESHNIKOV MALAKHOVSKY SOKOLOV IZMAILOV PETROVSKY DYBENKO MALYANTOVICH, scritti di”,”Petrograd, October 1917. Reminescences.”,”Scritti di LUNACHARSKY KRUPSKAJA PODVOISKY BONCH-BRUYEVICH BUBNOV LONDARSKOI MEKHONOSHIN FLEROVSKY KHOKHRYAKOV ANTONOV-OVSEENKO BLAGONRAVOV NEVSKY DASHKEVICH DZENIS BELYSHEV KOLBIN YEGOROV VASILYEV SVESHNIKOV MALAKHOVSKY SOKOLOV IZMAILOV PETROVSKY DYBENKO MALYANTOVICH.”,”RIRO-220″ “LUNACIARSKI A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. VOROVSKI V. BONC-BRUEVIC V. GORKI M. KASAKEVIC E. BEK A. ANTONOV S. DANGULOV S. DRABKINA E. GHIL S. ARAMILEV I. RADISCEV L. e altri”,”Racconti su Lenin.”,”Autori di questo libro sono scrittori e pubblicisti sovietici, molti dei quali conobbero Lenin personalmente. La raccolta comprende le memorie di GORKI, i racconti di noti scrittori sovietici quali BEK, KASAKEVIC, DRABKINA, ANTONOV, ARAMILEV, e l’ accademico BONC-BRUEVIC. Vengono pubblicati anche alcuni ricordi di operai.”,”LENS-114″ “LUNACIARSKI A.”,”Per quale motivo ci interessiamo di Serrati?”,”Il cittadino Giacinto Serrati. “”Cos’è il partito socialista italiano? Invece di rispodere a questa domanda, che ci condurrebbe a una lunga serie di indagini speciali, è meglio chiederci se questo partito si distingua per qualche cosa d’essenziale da un qualsiasi altro partito socialdemocratico d’Europa. A prima vista si direbbe di sì. Infatti quando tutti gli altri partiti erano vittime del socialpatriottismo, il Partito italiano aderiva invece unanimemente a Zimmerwald, e a Kienthal seguiva compatto la via dell’internazionalismo. Guardando bene però si vede ‘che non c’è nessuna differenza essenziale tra il Partito socialista italiano che ebbe un passato di fierezza e gli altri partiti socialdemocratici””. (pag 10-11) “”Il Serrati tace precisamente il fatto, ch’è stato proprio lui a staccarsi dai comunisti. “”No – continua il nostro politicante – io sono, è vero, un bolscevico, sono per i Soviet, per la dittatura del proletariato, sono per chi schiaccia la borghesia e accetto tutto quanto ha fatto la Russia. Non si può criticare la rivoluzione: si possono criticare solamente gli uomini. Ma quando i nostri compagni russi, senza conoscere le nostre condizioni, ci chiesero la scissione, io m’indignai. Col loro comportamento, essi compromisero la rivoluzione russa e quella mondiale. Essi aiutarono la reazione internazionale, che si fa gioco dell’estremismo mediante la polizia internazionale””. Che mascalzone! Egli vuole mostruosamente insinuare che i comunisti sieno legati in qualche modo, volontariamente o involontariamente alla polizia. “”Sì, – continua Serrati, – v’è una certa concordanza tra il capitalismo e un certo estremismo frasaiuolo. Per esempio Stinnes suborna dappertutto i giornali””. Il vecchio Ledebour: “”Anche in Italia?”” Serrati: “”Si””. Il vecchio Ledebour: “”Egli è quindi internazionalista?”” (sorride soddisfatto) (pag 77-78) Serrati: “”Una volta Lenin perdonò a Lafont: perché non dovrebbe perdonare a Renaudel e a Bracke?”” (pag 78)”,”MITS-381″ “LUNACIARSKIJ Anatolij”,”Profili di rivoluzionari.”,”Confronto tra le edizioni dei profili di rivoluzionari di LUNACIARSKIJ.”,”RIRB-006″ “LUNACIARSKIJ Anatolij Vasilevic e altri scritti di ULIANOVA KRUPSKAIA BABUCHKIN GOPNER GORKI SVERDLOVA STASSOVA BONTCH-BROUEVITCH PODVOISKI ANDREEV KIROV KALININ KUBISCHEV STALIN GORBUNOV DANILOV KEDROV FOTIEVA KRYLENKO GUIL ZETKIN KRJANOVSKI KATAYAMA GERMANETTO GLIASSER CICERIN KRASSIN CACHIN LOZOVSKI BRODSKI”,”Lenin tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains.”,”Tra i contributi: ULIANOVA, KRUPSKAIA, BABUCHKIN, GOPNER, GORKI, SVERDLOVA, STASSOVA, BONTCH-BROUEVITCH, PODVOISKI, ANDREEV, KIROV, KALININ, KUBISCHEV, STALIN, GORBUNOV, DANILOV, KEDROV, FOTIEVA, KRYLENKO, GUIL, ZETKIN, KRJANOVSKI, KATAYAMA, GERMANETTO, GLIASSER, CICERIN, KRASSIN, CACHIN, LOSOVSKI, BRODSKI ecc. Krylenko commissario bolscevico in Italia.”,”LENS-017″ “LUNACIARSKIJ A.V.”,”Teatro e rivoluzione.”,”LUNACIARSKIJ A.V. “”Che cosa direste di un tale che, dopo aver letto le prime cinque pagine de ‘Il capitale’ di Marx o del ‘Faust’ di Goethe, dicesse: “”Che guazzabuglio!”” e chiudesse il libro? Che cosa direste se, per giustificare questo suo comportamento, egli si volesse scusare così: “”E’ forse colpa mia se non capisco?””. Se non capisci e al tempo stesso vuoi progredire culturalmente, ricorda che, quando hai a che fare con un artista importante e scrupoloso, devi avvicinarti a lui convinto che egli ne sa molto più di te e che di te è molto più capace.”” [A.V. Lunaciarskij, Teatro e rivoluzione, 1968] (pag 31)”,”RIRO-379″ “LUNARDON Almerino”,”La resistenza vadese.”,”LUNARDON Almerino”,”ITAR-217″ “LUNARI Luigi a cura intervento di Dario FO”,”Essere o non essere. I più grandi monologhi teatrali di tutti i tempi.”,”LUNARI (Milano, 1934), drammaturgo e storico del teatro, per vent’anni al Piccolo Teatro, ha tracciato ne ‘Il Maestro e gli altri’ un esilarante ritratto del mondo teatrale e dei suoi protagonisti. Ha scritto commedie e ha curato le edizioni di GOLDONI e MOLIERE. Ha pubblicato ‘Cento trame del teatro italiano’. L’A con monologhi abbraccia tutte le possibili interpretazioni, proponendo non solo i monologhi veri e propri tipo ‘Essere o non essere’ ma anche i discorsi, i racconti, le introspezioni, le confessioni, le invettive, ecc.”,”VARx-018″ “LUNDBERG Ferdinand”,”The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today.”,”””Referring to the fantastic depletion allowance, conservative Senator Frank Lausche of Ohio, no extremist or reformer of any kind, said: “”It is a fraud, it is a swindle, and it ought to be stopped””. One is, therefore, in fairly sedate baby-kissing company of one says (perhaps overcautiously) that the tax structure is a pullulating excrescence negating common sense, a parody of the gruesomely ludicrous, a surrealist zigzag pagoda of pestilent greed, a perverse thing that makes the prerevolutionary French system seem entirely rational. One takes it that Congressman Mills had something like this in mind with his “”House of Horrors””. Representative Mills in further explication of his “”House of Horrors”” characterization said the tax laws are “”a mess and a gyp””, with some taxpayers treated as coddled “”pets”” and other as “”patsies””. But the tax laws would have been no surprise or cause for consternation to someone like Karl Marx with his doctrine is that government is inherently the executive committee of a ruling class. Indeed, they document that dictum – if not to the hilt . then a good distance up the blade. One can apply to the present American system the exact words of French Finance Minister Calonne in 1787 on the soon-to-be-destroyed French system: “”One cannot take a step in this vast kingdom without coming upon different laws, contradictory customs, privileges, exemptions immunities from taxation, and every variety of rights and claims; and this general lack of harmony complicates administration, disturbs its course, impedes its machinery, and increases expense and disorganization on all sides”” (Mathiez). To refer to this system, then, as another but bigger Banana Republic is not merely a bit of misplaced literary hyperbole. The American tax system is the consequence of diligent labors by diversified parties of mayor property interest working down through the years to gain their ends”” (pag 391) [Ferdinand Lundberg, The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today, 1969]”,”USAE-087″ “LUNDBERG Ferdinand”,”America’s 60 Families.”,”LUNDBERG Ferdinand “”Briefly, the greater the fractional distribution of share ownership among small stockholders, as Berle and Means illustrate with great detail in their epochal work, the more secure is the control of the managing directorship. Such control, even without ownership, is very valuable, for it is the directors that determine ‘who shall get the orders for the vast amount of materials consumed by the corporate giant and who shall receive on deposit its huge working capital’. It is control of other people’s money that brings the greatest profits at the least risk”” (pag 43)”,”USAE-090″ “LUNDBERG Ferdinand”,”The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today.”,”””Referring to the fantastic depletion allowance, conservative Senator Frank Lausche of Ohio, no extremist or reformer of any kind, said: “”It is a fraud, it is a swindle, and it ought to be stopped””. One is, therefore, in fairly sedate baby-kissing company of one says (perhaps overcautiously) that the tax structure is a pullulating excrescence negating common sense, a parody of the gruesomely ludicrous, a surrealist zigzag pagoda of pestilent greed, a perverse thing that makes the prerevolutionary French system seem entirely rational. One takes it that Congressman Mills had something like this in mind with his “”House of Horrors””. Representative Mills in further explication of his “”House of Horrors”” characterization said the tax laws are “”a mess and a gyp””, with some taxpayers treated as coddled “”pets”” and other as “”patsies””. But the tax laws would have been no surprise or cause for consternation to someone like Karl Marx with his doctrine is that government is inherently the executive committee of a ruling class. Indeed, they document that dictum – if not to the hilt . then a good distance up the blade. One can apply to the present American system the exact words of French Finance Minister Calonne in 1787 on the soon-to-be-destroyed French system: “”One cannot take a step in this vast kingdom without coming upon different laws, contradictory customs, privileges, exemptions immunities from taxation, and every variety of rights and claims; and this general lack of harmony complicates administration, disturbs its course, impedes its machinery, and increases expense and disorganization on all sides”” (Mathiez). To refer to this system, then, as another but bigger Banana Republic is not merely a bit of misplaced literary hyperbole. The American tax system is the consequence of diligent labors by diversified parties of mayor property interest working down through the years to gain their ends”” (pag 391) [Ferdinand Lundberg, The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today, 1969]”,”USAE-005-FV” “LUNGARELLA Raffaele”,”La scala mobile 1945-1981. Caratteristiche storia problemi.”,”Raffaele LUNGARELLA (1952) collabora a riviste e quotidiani. E’ autore di saggi e studi sul mercato del lavoro e sulla struttura produttiva. Attualmente (1981) lavora per l’ ERVET (Ente per la valorizzazione economica del territorio).”,”MITT-065″ “LUNGHINI Giorgio”,”L’ età dello spreco. Disoccupazione e bisogni sociali.”,”LUNGHINI Giorgio professore di economia al’ Università di Pavia, ha diretto in collaborazione di Mariano D’ANTONIO il ‘Dizionario di economia politica’ (1982-90) (16 voll.). Ha curato inoltre la pubblicazione di testi di KEYNES, GRAMSCI ed Ezra POUND. “”Vale per il nostro oggi un appunto preso da Max Horkheimer in Germania intorno al 1930, raccolto con altri scritti sotto il presago titolo ‘Crepuscolo’. ‘Nel processo economico capitalistico il numero degli operai occupati tende a calare in rapporto al macchinario impiegato. Viene occupata una percentuale sempre più ridotta del proletariato. Questa riduzione modifica i rapporti di interazione tra i differenti strati del proletariato. Quanto più l’ occupazione di un individuo diventa una rara eccezione, tanto più nettamente la vita e la coscienza del lavoratore occupato si differenzieranno da quelle dei disoccupati. La solidarietà di interessi dei proletari subisce incrinature sempre più profonde. Anche nelle fasi precedenti del capitalismo vi erano numerose stratificazioni della classe operaia e diverse forme di “”esercito di riserva””, ma solo il vero e proprio Lumpenproletariat, uno strato relativamente irrilevante nel quale si reclutavano i criminali, manifestava un evidente contrasto qualitativo con il proletariato nella sua totalità. Per il resto tra occupati e disoccupati di regola si rilevava una costante transizione: chi era senza lavoro poteva venire nuovamente assunto il giorno dopo, e chi aveva un lavoro, una volta che lo aveva perduto restava uguale ai suoi colleghi disoccupati nei suoi tratti più importanti. Tutte le differenze concernenti le capacità di lavoro, tra operai qualificati e no, malati, vecchi, bambini e sani non potevano impedire che l’ unità della classe operaia si esprimesse anche nella sorte dei suoi membri. Di conseguenza non solo il suo interesse per il superamento del dominio capitalistico, ma anche l’ impegno in questa lotta era sostanzialmente identico. Oggigiorno la categoria del proletariato come classe vive nella propria esistenza il lato negativo dell’ ordine presente, la miseria””. (pag 20)”,”ECOI-199″ “LUNGHINI Giorgio”,”Riproduzione, distribuzione e crisi. Lezioni e testi.”,”LUNGHINI Giorgio è ordinario di economia politica nell’ Università degli studi di Pavia. Ha diretto il Dizionario di economia politica (1982-90) ed è autore di ‘L’ età dello spreco. Disoccupazione e bisogni sociali’. Il volume nasce dai corsi di economia politica tenuti da LUNGHINI all’ Università degli Studi di Pavia e alla Bocconi. La seconda parte antologica raccoglie testi di SMITH RICARDO MARX e KEYNES. Le classi sociali. “”Le tre classi che Quesnay considera sono le seguenti: a) La classe produttiva (CP), identificata nell’ agricoltura: è quella che coltivando la terra riproduce la ricchezza annuale della nazione, anticipa le spese dei lavori agricoli e paga annualmente il reddito ai proprietari terrieri. b) La classe dei proprietari terrieri (PT): comprende il sovrano, i possessori dei terreni e i percettori di decime. Questa classe vive del reddito, o produit net, della coltura, che le viene pagato annualmente dalla classe produttiva dopo che questa ha prelevato dalla riproduzione, che essa fa rinascere annualmente, le ricchezze necessarie a rimborsarsi delle anticipazioni annuali e a conservare inalterate le ricchezze investite per lo sfruttamento dei terreni. c) La classe sterile (CS), costituita dai cittadini occupati in servizi e in lavori diversi da quelli dell’ agricoltura, le cui spese sono pagate dalla classe produttiva e dalla classe dei proprietari. L’ unica caratteristica che le tre classi hanno in comune è la capacità di spendere, ed è proprio nella circolazione che si danno (che si possono dare) le condizioni necessarie per la riproduzione del sistema.”” (pag 19)”,”ECOT-112″ “LUNGHINI Giorgio a cura; collaborazione di Mariano D’ANTONIO, saggi di Francesco SILVA Antonio SASSU Gianni VAGGI”,”Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione.”,”””Marx intuisce questo problema parlando delle società per azioni, ossia della forma istituzionale che assumono le grandi imprese. “”Le società per azioni sono l’annullamento dell’industria privata capitalistica sulla base del sistema capitalistico stesso, e distruggono l’industria privata a misura che esse si ingrandiscono e invadono nuove sfere di produzione”” (Marx, vol. 3, 521). Come già in Smith e come sarà per Marshall e Schumpeter, anche in Marx lo sviluppo delle società per azioni (e dei monopoli) segna un mutamento strutturale del sistema capitalistico, da economia concorrenziale a economia monopolistica. Marx distingue il capitale come proprietà e come funzione. Di conseguenza vi sono due “”agenti del capitale””: il capitalista monetario e il capitalista operante o industriale, che è anche chiamato imprenditore. Costui impiega il capitale preso a prestito dal capitalista monetario e svolge il lavoro di sovrintendenza e di direzione. Chi sia l’imprenditore risulta chiaro quando esso è contrapposto al capitalista monetario: “”Il capitalista industriale è, rispetto al capitalista monetario, un lavoratore, ma un lavoratore in quanto capitalista, ossia in quanto sfruttatore di lavoro altrui. Il salario che egli domanda e riceve per questo lavoro corrisponde esattamente alla quantità di lavoro altrui che egli si è appropriato e dipende direttamente (…) dal grado di sfruttamento di questo lavoro”” (Marx, vol. 3, 457). (…) “”L’anima del nostro sistema industriale non sono i capitalisti industriali, ma i manager industriali (…) La produzione capitalistica stessa ha fatto sì che il lavoro di direzione, completamente distinto dalla proprietà del capitale, vada per conto proprio. E’ diventato dunque inutile che questo lavoro di direzione venga esercitato dal capitalista”” (ibid.). Quest’ultimo avrebbe dunque come unica funzione quella di impiegare il capitale altrui e il proprio. Con lo svilupparsi delle società per azioni però anche il capitalista scompare: “”Poiché da un lato al semplice proprietario del capitale, al capitalista monetario, si oppone il capitalista operante e con lo sviluppo del credito il capitale monetario assume un carattere sociale, si concentra nelle banche e a queste, non più dai suoi proprietari immediati, viene dato a prestito, ma poiché d’altro lato il semplice dirigente, che non possiede capitale sotto alcun titolo, né a titolo di prestito né altrimenti, esercita tutte le funzioni effettive che competono al capitalista operante in quanto tale, rimane unicamente il funzionario, e il capitalista scompare dal processo di produzione come personaggio superfluo”” (Ibid. 458)”” [Francesco Silva, Impresa] [in Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione, a cura di Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 1987]”,”ECOT-056-FL” “LUNGHINI Giorgio MURAT Marina PIGLIARU Francesco”,”Dizionario di economia politica. 16. Commercio internazionale (Marina Murat e Francesco Pigliaru). Valore (Giorgio Lunghini).”,”Il problema della trasformazione “”Mentre in Ricardo valore e prezzo coincidono immediatamente, per Marx valori e prezzi sono due categorie distinte: i valori si ‘trasformano’ in prezzi (di produzione) per effetto di un processo governato dalla concorrenza tra i diversi capitali. Questa questione, il cosiddetto “”problema della trasformazione””, ha dato luogo a una ricchissima letteratura, sia di parte marxista che di parte antimarxista, nella quale la “”trasformazione”” è vista di volta in volta come processo storico (Engels), come processo che davvero si dà nel sistema capitalistico, come problema matematico, o come una combinazione fra processo storico e problema matematico (Morishima; Meek). La lezione prevalente è quella aritmomorfica: si tratterebbe di modellare il “”problema”” nella forma di quei problemi delle “”scienze della natura”” che ammettono definizione e decidibilità matematica. Leggendo il ‘Capitale’, tuttavia, pare più convincente l’idea di una “”trasformazione”” come processo reale. Converrà dunque partire dall’interpretazione autentica della questione, che è affrontata da Marx nel terzo libro del ‘Capitale’, al capitolo “”Formazione di un saggio generale del profitto (saggio medio del profitto) e trasformazione dei valori delle merci in mezzi di produzione”” (Marx (b), vol. 3, cap. 9). Per Marx, come si è visto, il saggio del profitto dipende dal saggio del plusvalore e dalla composizione organica del capitale. Il saggio del profitto deve essere uniforme nei diversi settori, poiché se così non fosse la concorrenza fra capitalisti farebbe spostare i capitali dai settori a basso saggio del profitto verso quelli ad alto saggio del profitto, fino a quando non si sia formato un saggio ‘generale’ del profitto. Saggio ‘generale’ del profitto che è determinato da due fattori: “”1) dalla composizione organica dei capitali nelle diverse sfere di produzione, e quindi dai diversi saggi del profitto ad esse corrispondenti; 2) dalla ripartizione del capitale complessivo sociale in queste diverse sfere, cioè dalla relativa entità del capitale impiegato in ogni singola sfera e, per conseguenza, da un particolare saggio del profitto; cioè dalla proporzionale aliquota del capitale complessivo sociale assorbita da ogni singola sfera di produzione. (Ibid. 204). Anche il saggio del plusvalore è uniforme nei diversi settori, poiché è ragionevole pensare che la lunghezza della giornata lavorativa e il salario siano uguali in tutte le attività; mentre per ovvie ragioni tecnologiche non è uniforme, nelle diverse attività, la composizione organica del capitale (che dipende da due fattori: dal rapporto tecnico tra forza lavoro impiegata e massa dei mezzi di produzione impiegati, e dal prezzo di tali mezzi di produzione). Ora, se le merci si scambiassero secondo la regola del lavoro contenuto si manifesterebbe una contraddizione: il saggio del profitto risulterebbe diverso nei diversi settori. I valori dovranno ‘trasformarsi’, per effetto della concorrenza, in prezzi (i prezzi di produzione) tali da assicurare l’uniformità del saggio del profitto. Per Marx lo sfruttamento, e dunque il saggio di plusvalore, è un ‘prius’ rispetto al momento della circolazione e dello scambio, poiché si dà nella sfera della produzione: i prezzi devono dunque essere ‘derivati’ dai valori. (…)”” [Giorgio Lunghini, Valore] [(in) Dizionario di economia politica. Commercio internazionale – Valore, 1990, diretto da Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio] (pag 123-124)”,”ECOT-064-FL” “LUNGHINI Giorgio direzione, collaborazione di Mariano D’ANTONIO, scritti di Pier Angelo MORI Gianluigi MENGARELLI Francesco FARINA e Maurizio FRANZINI Lorenzo RAMPA”,”Dizionario di economia politica. 15. Concorrenza (Pier Angelo Mori). Risparmio (Gianluigi Mengarelli). Sviluppo (Francesco Farina e Maurizio Franzini). Tecnica (Lorenzo Rampa).”,”””L’analisi della tecnologia da parte di Marx è decisamente più ricca di quella degli economisti classici e si fonda su un’ampia documentazione storica, in parte mutuata dalle ricerche dei primi grandi studiosi della tecnologia e dell’organizzazione industriale come Ure e Babbage. Intanto il suo osservatorio, di qualche decennio posteriore a quello di Ricardo, gli consente di analizzare una tipologia del mutamento tecnico molto più articolata: ad esempio il risparmio di capitale fisso e di materie prime, le economie di dimensione ecc. In secondo luogo Marx, anche se accetta la ricerca di extraprofitti come ‘motivazione’ individuale dell’innovatore, si propone di dare una spiegazione endogena delle tendenze tecnologiche ‘generali’, analizzando le più complesse connessioni tra comportamento innovativo, meccanismi di mercato e rapporti sociali. Questo approccio viene chiarito in un famoso passo del ‘Capitale’: “”Una storia critica della tecnologia dimostrerebbe in genere quanto piccola sia la parte di un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del diciottesimo secolo (…). La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”” (Marx (b), vol. 1, 73). In sintesi, la tesi centrale di Marx è che l’eventuale procedere dell’accumulazione a un tasso superiore a quello a cui si espande l’offerta di forza lavoro crea le condizioni per un innalzamento del suo prezzo (anche indipendentemente dai rendimenti decrescenti ricardiani) e una caduta del saggio di profitto che, a sua volta, provoca un affievolimento dello stimolo a investire. Si genera così il ciclo descritto nel capitolo 23 del primo libro del ‘Capitale’, il cui punto di svolta è determinato dagli effetti depressivi sull’investimento degli aumenti salariali connessi alle tensioni sul mercato del lavoro. Un modo per contrastare tali effetti depressivi è quello di introdurre metodi produttivi risparmiatori di lavoro, tali cioè da innalzare la produttività e da creare una “”sovrappopolazione operaia”” (o esercito industriale di riserva) capace di regolare il livello generale del salario. Sia la divisione del lavoro di Smith che la meccanizzazione ricardiana possono assolvere a questo scopo. Tuttavia allo stadio di sviluppo tecnico-organizzativo conosciuto da Marx (la moderna fabbrica capitalistica che ha soppiantato la manifattura smithiana) questi tipi di innovazioni non sono più indipendenti. Per ottenere un grado più elevato di produttività è necessario un livello di controllo, disciplina e coordinamento delle singole operazioni manuali che solo un sistema integrato di macchine può realizzare. La meccanizzazione assume così la forma del ‘macchinismo’ (ibid. cap. 13)”” [Lorenzo Rampa, Tecnica] [(in) Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini, con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 15. Concorrenza Risparmio Sviluppo Tecnica, 1989]”,”ECOT-087-FL” “LUNGHINI Giorgio direzione, collaborazione di Mariano D’ANTONIO, scritti di Giorgio LUNGHINI e Carluccio BIANCHI”,”Dizionario di economia politica. 14. Equilibrio (Giorgio Lunghini). Politica economica (Carluccio Bianchi).”,”””Per Marx l’incapacità di Ricardo e di altri economisti classici di concepire il sistema economico altrimenti che in equilibrio, dipende dal fatto che essi considerano la produzione borghese come un modo di produzione in cui non esiste differenza fra compra e vendita (commercio di scambio ‘immediato’); oppure produzione ‘sociale’, cosicché la società, come secondo un piano, ripartirebbe i suoi mezzi di produzione e le sue forze produttive nel grado e nella misura in cui sono necessari al soddisfacimento dei diversi bisogni, in modo tale che ad ogni sfera di produzione tocchi il ‘quanto’ del capitale sociale richiesto per il soddisfacimento del bisogno al quale essa corrisponde [Marx (c), vol. 2, 571]. Ciò non significa che i classici neghino il fenomeno della crisi: essi però ammettono soltanto la ‘possibilità’ delle crisi, il cui manifestarsi appare loro come un semplice ‘caso’ [ibid., 554]. Marx rovescia questa posizione, negando la finzione su cui si regge: ‘non la crisi, bensì l’equilibrio è un caso’, poiché non è vero che i prodotti vengano scambiati contro prodotti, così come invece ritiene l’economia politica e specialmente la scuola del libero scambio. La circolazione delle diverse parti del prodotto annuo non è riducibile a uno scambio di merce contro merce, soprattutto in dipendenza del ruolo che viene ad avere il denaro in un processo che non è del tipo M-D-M bensì del tipo D-M-D’ (dove D’ rappresenta una somma di denaro maggiore di D), e nel quale è presente il capitale costante. Infatti nella produzione capitalistica non si tratta direttamente del valore d’uso, ma del valore di scambio e, specialmente, dell’accrescimento del plusvalore, che è il movente della produzione capitalistica. E’ una bella concezione, osserva Marx, quella che, per abolire le contraddizioni della produzione capitalistica, fa astrazione dalla sua base e la rende una produzione indirizzata al consumo immediato dei produttori [ibid., 536]”” [Giorgio Lunghini, Equilibrio] [(in) Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini, con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 14. Equilibrio, Politica economica, 1988] (pag 32)”,”ECOT-088-FL” “LUNGHINI Giorgio VACCARINO Gian Luigi RODANO Giorgio D’ANTONIO Mariano saggi di, VACCARINO Gian Luigi a cura di”,”La critica in economia. Su Claudio Napoleoni.”,”Claudio Napoleoni, uno dei pochi autentici maestri che la cultura italiana abbia prodotto nella seconda metà di questo secolo, è stato segno di permanente contraddizione, nella scienza che ha costantemente e personalissimamente praticato come nella politica che è stata la motivazione cruciale delle radicali domande poste alla scienza, a se stesso e ad altri. Qui quattro economisti si interrogano sull’eredità di schiarimento teorico e di autoconsapevolezza della contraddizione che Napoleoni ha lasciato. Giorgio Lunghini, Gian Luigi Vaccarino, Giorgio Rodano e Mariano D’Antonio, studiosi di diversissima formazione culturale danno diverse risposte entro diverse direzioni di ricerca agli interrogativi esplicitamente presenti nella lezione del grande studioso.”,”ECOT-109-FL” “LUNGHINI Giorgio”,”Conflitto crisi incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative.”,”Giorgio Lunghini insegna Economia politica all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia. E’ stato presidente della Società Italiana degli Economisti ed è socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Contiene il capitolo ‘Marx. Le crisi’ (pag 55-80) Le diverse forme della crisi (pag 67-68) “”Le diverse forme di crisi sono connesse tra loro. Si possono però distinguere le ‘crisi da sproporzione’, che in generale si danno quando non siano soddisfatte le condizioni della riproduzione, le ‘crisi da tesaurizzazione’ e le ‘crisi da realizzazione’. All’origine delle crisi sta comunque il fatto che la forza motrice della produzione capitalistica è costituita dal saggio dei profitti: viene prodotto solo quello che può essere prodotto con profitto, e nella misura in cui tale profitto può essere ottenuto. In un mondo alla Ricardo una diminuzione del saggio dei profitti non avrebbe determinato nessuna crisi. Semplicemente, quando non vi fossero più stati profitti investibili il processo di accumulazione si sarebbe esaurito e il sistema economico sarebbe entrato nello stato stazionario. In ogni caso era implicito nella legge di Say che tutti i redditi sarebbero stati spesi, in consumi se non in investimenti. Secondo Marx c’è una terza possibilità. In una economia capitalistica il denaro non è soltanto un mezzo di pagamento, ma può anche essere tesaurizzato. Dopo aver venduto le sue merci in cambio di denaro, il capitalista, quando giudichi troppo basso il saggio dei profitti, può decidere di tenere il ricavato in forma di tesoro, anziché rimetterlo in circolazione e trasformarlo in nuovo capitale. Se i capitalisti non spendono l’intero plusvalore precedentemente realizzato né nell’acquisto di mezzi di produzione né nell’acquisto di mezzi di consumo, le condizioni della riproduzione non vengono soddisfatte. In questo caso il denaro esce dal ciclo del capitale industriale da cui è scaturito, e potrà essere trattenuto in forma liquida oppure potrà essere impiegato in attività finanziarie o speculative. Il denaro non opera più come capitale, e diventa un peso morto della produzione capitalistica. Si può dunque pensare che esista un saggio ‘minimo’ del profitto, al di sotto del quale si avrà una crisi da tesaurizzazione, che interrompe e devia il processo di produzione e riproduzione. L’altra forma di crisi, la crisi di realizzazione, ha origine dal fatto che il salario non è soltanto un costo di produzione per il capitalista, ma è anche il potere d’acquisto con il quale i lavoratori acquisteranno le merci da essi stessi prodotte. La situazione ideale, per ciascun singolo capitalista, sarebbe quella in cui egli potesse pagare ai propri lavoratori il salario più basso possibile, mentre tutti gli altri lavoratori ricevessero i più alti salari possibili. Ciò è però impossibile, poiché il saggio di salario (così come il saggio dei profitti e il saggio di plusvalore, che corrisponde al rapporto tra profitti e salari) tende a essere uniforme. Esisterà dunque un saggio ‘massimo’ del profitto, cioè il massimo saggio dei profitti realizzabile con una data distribuzione del reddito tra profitti e salari. Il plusvalore si trasforma in profitto soltanto se le merci in cui è incorporato vengono vendute, e gli acquirenti potenziali delle merci prodotte sono in massima parte i lavoratori stessi: a condizione che dispongano del denaro necessario. (L’economia capitalistica è concretamente irrazionale, secondo M. Weber, perché non soddisfa i bisogni in quanto tali, bensì solo i bisogni dotati di capacità d’acquisto)”” [Giorgio Lunghini, ‘Conflitto crisi incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative’, Torino, 2012] (pag 67-68) ancora da collocare La caduta tendenziale del saggio di profitto e l’aumento dell’esercito industriale di riserva (pag 70-71)”,”ECOT-318″ “LUPANO Emma a cura; scritti di Clara BULFONI Chwen Chwen CHEN Cinzia COLAPINTO Guo BINBIN Alessandra C. LAVAGNINO Emma LUPANO Bettina MOTTURA Mariagrazia PORRO Giuseppe RICHERI Giorgio STRAFELLA Rebecca VALLI XU YINGYING”,”Media in Cina oggi. Testimonianze e orientamenti.”,”Emma Lupano è una giornalista professionista e dottoranda di ricerca con un progetto di studi sui media cinesi presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’. Cultura “”shanzhai”” una sorta di cultura popolare non ufficiale, tra imitazione e parodia”,”CINE-052″ “LUPARELLO Velia”,”Los trotskistas bajo el terror nazi. La IV Internacional en la Segunda Guerra Mundial.”,”Velia Luparello Dott.ssa in Storia nella Facoltà di Filosofia e Umanità dell’Università Nazionale di Cordoba, Argentina. a curato il libro: ‘Ensayos marxistas sobre historia del socialismo’ (Ariadna ed. 2020). Capitolo IV. La deposizione di Mussolini e la sua influenza nel dibattito del Socialist Workers Party. IV Congresso del Parti Communiste Révolutionnaire. Arbeiter und Soldat’ e la retata nazista dell’ottobre 1943. La resistenza armata in Italia e le risoluzioni del Plenario del Socialist Workers Party. Gli emendamenti Morrow-Morrison e le risoluzioni del plenario del Socialist Workers Party (pag 139-196) Capitolo VI. Le sezioni italiana e britannica della IV Internazionale e l’incursione del ‘maquis’ del Parti Commu niste Internationaliste (pag 249-304)”,”TROS-380″ “LUPARINI Alessandro”,”Anarchici di Mussolini. Dalla sinistra al fascismo tra rivoluzione e revisionismo.”,”Alessandro LUPARINI è nato a Firenze nel 1967. Si è laureato in scienze politiche presso la Facoltà Cesare Alfieri dell’ Università di Firenze e ha conseguito il dottorato di ricerca all’ Università di Pisa ove svolge la sua attività di ricerca. “”Complessivamente, quindi, il primo anno di vita del governo Mussolini non rispose alle aspettative, personali e politiche, di Massimo Rocca e non v’è dubbio che fu proprio la disillusione a indurre l’ ex-anarchico alla sua ultima battaglia polemica. (…) Al pari dei suoi vecchi compagni – sebbene su un piano diverso-, anche Malusardi si trovò a dover fare i conti con la trasformazione del fascismo in regime. All’ inizio del 1923 Malusardi lasciò Sestri Ponente, per dirigere la Federazione sindacale di Firenze. In pochi mesi egli seppe conferire all’ organizzazione corporativa dell’ area fiorentina maggiore stabilità ed efficiena. Nell’ agosto, a coronamento dei suoi successi, Malusardi fu nominato segretario della Corporazione nazionale del vetro, da poco costuituita. Quali fossero gli orientamenti generali del fascismo in materia sindacale e quanto essi si discostassero dalla concezione operaista di Malusardi alimentata dai miti corridoniano e dannunziano, lo mostrò chiaramente il cosiddetto patto di Palazzo Chigi, stipulato il 19 dicembre del 1923 tra la Confederazione delle Corporazioni e la Confindustria, un accordo che segnò “”il fallimento, almeno nell’ industria e in quel momento, dell’ ipotesi di sindacalismo integrale””. L’ intesa, fondata sul principio della collaborazione e raggiunta grazie alla mediazione decisiva del governo, sollevò tensioni e contrasti all’interno del sindacalismo fascista. Il 22 maggio 1924 si riunì a Roma il secondo consiglio nazionale delle Corporazioni, nel corso del quale si manifestarono due tendenze: la prima (più conciliante e che finì per prevalere) facente capo a Sergio Panunzio e sostenuta dal segretario generale Rossoni, per il sindacato unico obbligatorio e il riconoscimento giuridico dei contratti collettivi di lavoro; la seconda rappresentata da Domenico Bagnasco e Malusardi, a favore del’ azione diretta contro gli industriali””. (pag 138-139)”,”ITAF-187″ “LUPERINI Romano”,”Marxismo e letteratura. Storicismo strutturalismo e punto di vista di classe.”,”Romano LUPERINI ha fondato e diretto la rivista ‘Nuovo Impegno’. Collabora a varie riviste e ha pubblicato: ‘Pessimismo e verismo in Giovanni Verga’ (Padova, 1968), ‘Il PCI e il movimento studentesco’ (Milano, 1969).”,”MADS-215″ “LUPERINI Romano”,”Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani.”,”Lettera di Gramsci a Trotsky del settembre 1922 (pag 19-20) Giudizio di Trotsky sul futurismo (in ‘Letteratura, arte, libertà’, Milano, 1958) (nota 30, pag 21 del volume di Luperini) “”E’ assai conosciuto il giudizio di Gramsci sulla «Voce» negli appunti del carcere. E’ un giudizio largamente positivo, che nasce dal riconoscimento del valore dell’impegno vociano di «democratizzare» la cultura («Il De Sanctis doveva formare uno stato maggiore culturale, la ‘Voce’ volle estendere agli ufficiali subalterni lo stesso tono di civiltà e perciò ebbe una funzione, lavorò nella sostanza…») (22) e della sua lotta per creare «una nuova cultura», «un nuovo modo di vivere» (23) evidentemente in senso democratico e progressista (come è chiarito anche da questo accenno polemico contro Prezzolini: «Se Prezzolini avesse coraggio civile potrebbe ricordare che la sua ‘Voce’ ha certamente molto influito su alcuni elementi socialisti ed è stata un elemento di revisione») (24). L’apprezzamento di Gramsci non è casuale perché mostra l’importanza che egli attribuiva alla lotta per una «nuova cultura» condotta dagli intellettuali “”tradizionali”” e quindi ad un impegno di tipo tradizionalmente etico-culturale, ma meno retorico, più adatto alle esigenze di sviluppo democratico del paese e incline a svolgere anche compiti divulgativi, di educazione di una parte delle masse o, meglio, del loro strato superiore (la piccola borghesia, particolarmente intellettuale: «gli ufficiali subalterni»). Il ruolo degli intellettuali è quello di essere i mediatori della società civile, funzionari in una certa misura indipendenti dalle superstrutture (25), momento essenziale di trasmissione di quel consenso che può essere conquistato solo grazie ad una egemonia culturale, e che è tanto più necessario in quanto l’egemonia sulla società civile realizzata attraverso gli intellettuali progressivi (e cioè gli intellettuali organici della classe operaia e gli intellettuali tradizionali, che possono divenire loro alleati) è vista come condizione necessaria per l’avvento del socialismo. Ma in questa maniera Gramsci, nonostante i continui richiami materialistici volti ad individuare il concreto gruppo sociale di cui l’intellettuale è espressione, da un lato sembra accentuare la funzione parzialmente autonoma degli intellettuali in quanto diffusori di ideologie, dall’altro privilegia il momento della ricerca della continuità con la cultura borghese (e sia pure di quella a suo giudizio più avanzata) su quello della critica dell’ideologia (e della cultura borghese). Egli cioè coglie il ruolo dinamico che gli intellettuali possono avere nella società ‘in quanto intellettuali’ (e non in quanto possibili portatori di istanze politiche rivoluzionarie). Questa ipervalutazione degli elementi sovrastrutturali ( e di quello ‘pacifico’ e ‘democratico’ della conquista del consenso, chiaramente privilegiato rispetto al momento della rottura rivoluzionaria) oggettivamente è un motivo revisionistico (quale poi sia su di esso il nostro giudizio è altra questione) rispetto alla teoria marxiana e leniniana della presa del potere e del rapporto fra conquista del consenso ideologico e rivoluzione socialista (26). Esso ha tuttavia una propria motivazione politica nel carattere ancora arretrato dell’organizzazione della cultura nell’Italia di quegli anni, in cui per la mancanza di una vera industria culturale, per la debolezza degli strumenti di persuasione di massa direttamente gestiti dal sistema capitalistico (scuole, giornali, radio, cinema, ecc.) era ancora possibile per l’intellettuale ricoprire quello spazio politico-culturale, di coniatore e diffusore di ideologie, che oggi lo sviluppo capitalistico ha reso ormai impraticabile, trasformando l’uomo di cultura in un tecnico salariato, addetto alla propagazione dell’ideologia dominante”” (pag 15-16-17-18) [Romano Luperini, Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani’, Pisa, 1973] [(22) A. Gramsci, ‘Letteratura e vita nazionale’, Torino, 1954, p. 8; (23) ivi, p. 9; (24) ivi, p. 166; (25) A. Gramsci, ‘Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura’, Torino, 1949, p. 9: «il rapporto fra gli intellettuali e il mondo della produzione non è immediato, come avviene per i gruppi sociali fondamentali, ma è ‘mediato’, in diverso grado, da tutto il tessuto sociale, dal complesso delle superstrutture, di cui appunto gli intellettuali sono i ‘funzionari’»; (26) Per Marx l’obiettivo che giustamente è stato attribuito a Gramsci (quello di «isolare… ideologicamente la classe dominante»: cfr. J. Texier, relaz. in AAVV, ‘Gramsci e la cultura contemporanea’, I, Roma, 1969) sarebbe stato certamente utopistico, dato che per lui le idee dominanti in una società sono quelle della classe dominante e la cultura della nostra epoca non può che essere la cultura borghese. Nelle grandi masse della popolazione il passaggio da un’ideologia borghese al punto di vista del proletariato rivoluzionari può avvenire solo dopo la presa del potere da parte della classe operaia: «Ogni classe la quale aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma della società e del dominio in genere, ‘deve dapprima conquistarsi il potere politico per rappresentare a sua volta il suo interesse come l’universale’, essendovi costretta in un primo momento» (K. Marx – F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, Roma, 1969, p. 23; le virgolette sono nostre)] Marx Engels su intellettuali (pag 29-30) “”Il fatto è che la parte più viva della letteratura dell’Italia giolittiana sta in un istinto eversivo e anarchico che non sa e non può, eppure vorrebbe, incanalarsi, tendere a uno scopo: sarà la guerra a dagli uno sbocco in senso apertamente borghese, a riassorbirlo, quasi sempre definitivamente, in una prospettiva antisocialista e antipopolare, a cui nessuno (né Jahier, né Slataper, né Serra, né Boine, né Salvemini) seppe sottrarsi. Allora veramente apparirà realizzata nella sua chiarezza esemplare l’analisi marxiana degli intellettuali: «La divisione del lavoro che abbiamo già visto come una delle forze principali di tutta la storia sviluppatasi finora, si manifesta ora anche nella classe dominante come divisione fra lavoro intellettuale e lavoro materiale, cosicché all’interno di questa classe una parte si presenta come i pensatori di questa classe (i suoi ideologi attivi, capaci di elaborazione, i quali fanno dell’elaborazione dell’illusione di questa classe su se stessa il loro mezzo fondamentale di sostentamento), mentre gli altri si comportano rispetto a queste idee e illusioni in maniera più passiva e ricettiva, perché essi sono in realtà i membri attivi di questa classe ed hanno meno tempo per farsi illusioni e idee su se stessi. All’interno di questa classe tale scissione può perfino svilupparsi fino a creare una certa contrapposizione e ostilità fra le due parti, che però cade da sé di fronte ad ogni collisione pratica che mette in pericolo la classe stessa, nel qual caso scompare anche la parvenza che le idee dominanti non siano le idee della classe dominante ed abbiano un potere distinto dal potere di questa classe» (37). Di fronte alla «collisione pratica» che metteva in pericolo «la classe stessa» – di fronte alla guerra e all’avversione ad essa delle masse popolari – tutti i «giovani» (e non solo, dunque, i futuristi) fecero blocco intorno alla borghesia, appoggiandone lo sforzo bellico e la campagna ideologica antineutralista”” [Romano Luperini, ‘Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani’, Pisa, 1973] [(37) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, op. cit, p. 36]”,”ITAB-334″ “LUPETTI Fausto RECUPERO Nino LEONETTI Francesco FIORANI Eleonora BRANDIRALI Aldo, interventi e studi, scritti di Palmiro TOGLIATTI Elio VITTORINI e altri”,”La polemica Vittorini-Togliatti e la linea culturale del PCI nel 1945-47.”,”Soldati. “”Si sta Come d’autunno Su gli alberi Le foglie”” (G. Ungaretti) Fiorani su Engels e il rapporto struttura – sovrastruttura “”Abbiamo detto che il rapporto struttura-sovrastruttura e, nel caso particolare, tra struttura e cultura, è rapporto dinamico, ma che intorno ad esso il marxismo non può a priori dire molto di più: anzi si rifiuta di affermare alcunché di definitivo, oltre la fondamentale dipendenza dell’ambito sovrastrutturale da quello strutturale. Se il marxismo infatti avesse dato una teoria di questa subordinazione si sarebbe messo sul piano dell’ideologia, dando una volta per tutte le modalità e gli schemi di inserimento di ogni cultura nell’ambito della struttura. Già Engels denunciava questo equivoco e mostrava che quel rapporto è il risultato di una ricerca la cui validità sta nel manifestarsi “”vera””, cioè nell’essere efficace ipotesi per l’azione e la ricerca: il che significa che mai e poi mai si può sostituire l’analisi: “”La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e i suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiose e loro ulteriori sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. E’ nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose e avvenimenti, il cui intimo nesso è lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria a un qualsivoglia periodo della storia sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado”” (lettera di Engels, 21 settembre 1890). Così è peraltro condotta l’analisi storica concreta di cui Marx ha dato l’esempio con il ’18 Brumaio’ e Engels con ‘La guerra dei contadini’, oltre che con le analisi concrete politiche, economiche, tattiche. L’impostazione marx-engelsiana non accede mai a un riduzionismo, né permette fenomenologie della coscienza e della cultura, ma solo analisi scientifiche in cui la modalità di rapporto tra struttura e sovrastruttura non è predeterminata. Il determinismo della visione materialistica che Engels esprime nella sintetica frase che noi stessi facciamo la nostra storia ma sulla base di presupposti e condizioni che sono determinati, non toglie affatto che “”anche latradizione politica, anzi persino la tradizione che l’uomo si crea nella sua testa, ha una parte importante, se anche non decisiva””. E’ qui chiaro il carattere attivo delle sovrastrutture, la non identità tra dipendente e passivo”” [Eleonora Fiorani, ‘La concezione materialistico-dialettica della cultura’] [(in) Aa.Vv, ‘La polemica Vittorini-Togliatti e la linea culturale del PCI nel 1945-47′, Milano, 1974] (pag 212-213) pag 240: Fiorani su rapporto Togliatti-Croce”,”PCIx-390″ “LUPO Salvatore”,”Partito e antipartito. Una storia politica della prima Repubblica (1946-78).”,”LUPO Salvatore è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Palermo. Per la Donzelli ha pubblicato ‘Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri’ (1993, 2004), ‘Andreotti , la mafia, la storia d’ Italia’ (1996), ‘Il fascismo. La politica di un regime totalitario’ (2000). E’ codirettore della rivista ‘Meridiana’ e redattore di ‘Storica’. “”Pure, il “”patto dei produttori”” fu messo in qualche modo all’ ordine del giorno nel 1974, quando Agnelli assunse la presidenza della Confindustria segnando una svolta nella storia trentennale che aveva visto l’ associazione costantemente schierata a destra, e la Fiat ostentatamente lontana da essa. Si giunge così all’ accordo sul punto unico di contingenza del gennaio 1975, con il quale i salari dei lavoratori occupati venivano garantiti al cento per cento dell’ aumento dei prezzi, rispormiando alle imprese lo spettro di quella che veniva detta la “”conflittualità permanente””””. (pag 241)”,”ITAP-100″ “LUPO Giuseppe a cura”,”Il secolo dei Manifesti. Programmi delle riviste del Novecento.”,”LUPO (1963) è docente a contratto presso l’Università cattolica di Milano. LANGELLA è professore ordinario di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università cattolica di Milano.”,”EMEx-070″ “LUPO Emilio VARRIALE Cosimo”,”Il paradigma del disagio. Secondigliano: fra storia ed inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli.”,”Emilio Lupo, nato a Napoli nel 1951, laureato in medicina e specialuizzando in psichiatria, si è particolarmente interessato alle tematiche inerenti la politica sanitaria, con particolare riferimento ai problemi della tossicodipendenze, della patologia ambientale e dell’attuazione della legge di riforma psichiatrica. É consigliere comunale di Napoli dal 1975. Cosimo Varriale, nato a Napoli nel 1947, laureato in Scienze politiche ed in Sociologia, si è occupato particolarmente dei problemi relativi al disagio psicologico infantile ed alle tematiche della devianza giovanile. É esercitatore presso la Cattedra di Psicologia Generale dell’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”ITAS-028-FL” “LUPO Salvatore”,”Il fascismo. La politica in un regime totalitario.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia. Totalitarismo e tirannide. Le molte facce del consenso – La svolta del 1932 – Pericolosi incidenti di carriera – Il partito di Starace – A proposito di terza via – Il duce e i suoi uomini”,”ITAF-030-FL” “LUPO Salvatore”,”Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-059-FL” “LUPO Salvatore”,”Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-017-FV” “LUPO Emilio VARRIALE Cosimo”,”Il paradigma del disagio. Secondigliano: fra storia ed inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli.”,”Emilio Lupo, nato a Napoli nel 1951, laureato in medicina e specialuizzando in psichiatria, si è particolarmente interessato alle tematiche inerenti la politica sanitaria, con particolare riferimento ai problemi della tossicodipendenze, della patologia ambientale e dell’attuazione della legge di riforma psichiatrica. É consigliere comunale di Napoli dal 1975. Cosimo Varriale, nato a Napoli nel 1947, laureato in Scienze politiche ed in Sociologia, si è occupato particolarmente dei problemi relativi al disagio psicologico infantile ed alle tematiche della devianza giovanile. É esercitatore presso la Cattedra di Psicologia Generale dell’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”ITAS-065-FL” “LUPORINI Cesare”,”””Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: ENGELS Federico, a cura di Ernesto RAGIONIERI, Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico – 1891. (Documenti), ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 1 N° 3 MAGGIO-GIUGNO 1963 Sul metodo di Marx e Engels contrapposto al metodo-sistema di Hegel. “”Il metodo messo in opera da Marx, e che Engels considera una acquisizione “”quasi altrettanto importante quanto la concezione materialistica fondamentale”” (cioè il materialismo storico), è presentato da Engels in polemico contrasto sia col vecchio “”metodo hegeliano””, sia l’ancora più vecchio “”metodo metafisico-wolffiano”” (con “”le sue categorie fisse””), già “”teoricamente demolito da Kant e specialmente da Hegel””, ma “”tornato nuovamente di moda”” presso gli economisti borghesi (e, più in generale, dominante nel “”nuovo materialismo delle scienze naturali””) non solo per “”pigrizia””, ma in mancanza di meglio. Il metodo hegeliano infatti “”era scomparso perché la scuola hegeliana non aveva saputo far niente con esso””. Ma quando Engels, nel medesimo contesto, dichiara “”assolutamente inutilizzabile”” il metodo hegeliano “”almeno nella forma in cui esso ‘si presentava’ egli si riferisce in modo specifico alle esigenze di sviluppo proprie della nuova “”concezione del mondo”” (di Marx e la sua), cioè del materialismo storico; concezione egli dice, “”più materialista di tutte le precedenti””. Il metodo hegeliano infatti era “”essenzialmente idealistico””: esso “”partiva dal pensiero puro”” (“”un metodo che, secondo la sua propria confessione, ‘andava dal niente al niente attraverso il niente'””); mentre, nella nuova concezione, “”si doveva partire dai fatti più testardi””. Come si vede, in Engels, la caratterizzazione del metodo (idealista, materialista) fa tutt’uno con quella della “”concezione del mondo”” (‘Weltanschauung’) entro la quale, e in funzione della quale, il metodo agisce. E tale caratterizzazione è determinata prima di tutto secondo l’opposto punto di partenza (pensiero puro; fatti i più testardi). In questo modo di presentare la questione è già implicitamente presente la metafora del “”rovesciamento”” che verrà esplicitata da Engels poco oltre””(pag 110) [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, anno I n° 3 maggio-giugno 1963] “”””sviluppare una scienza nella sua propria connessione interna”” (Engels, ndr). Era, come si è accennato, una esigenza riconosciuta da Marx (e questo è il senso fondamentale della ‘Introduzione del ’57). La sua “”critica dell’economia politica”” non è separabile da essa, dalla istanza della esposizione dialettica come forma sistematica risultante dalla “”critica”” stessa. A proposito delle velleità di Lassalle di “”esporre l’economia politica alla Hegel”” scrive Marx ad Engels il 1° febbraio 1858: “”Imparerà a sue spese che ben altra cosa è arrivare a portare per mezzo della critica una scienza al punto da poterla esporre dialetticamente, ed altra applicare un sistema di logica astratto e bell’e pronto a presentimenti per l’appunto di tale sistema””. Ora, il successo scientifico ottenuto da Marx nel ‘Per la critica’ viene posto da Engels, sotto l’angolatura metodologica, in strettissima connessione di dipendenza, innanzi tutto con un”altra’ critica (altra rispetto a quella direttamente concernente “”tutta la letteratura economica””, più generale e preliminare: la critica al metodo hegeliano. Nell’interno di essa, evidentemente e non fuori, dobbiamo ricercare quel “”punto di collegamento per il metodo logico””. Tale critica a sua volta è presentata come una riforma (così possiamo chiamarla) del “”metodo dialettico”” operata da Marx, che al contempo salva “”le vere scoperte di Hegel””. (Molti anni più tardi, appunto nel ‘Ludovico Feuerbach’ – sul piano proprio di questa opera, che è direttamente ‘storico’ e solo indirettamente ‘teorico’ – Engels insisterà retrospettivamente sulla necessità storica, condizionata dalle circostanze concrete della “”evoluzione spirituale””, che la dialettica hegeliana fosse ‘superata’ criticamente, e non semplicemente messa in disparte, come avrebbe fatto Feuerbach. E quel superamento compiuto da Marx viene interpretato come ‘annientamento critico’ della “”forma”” della dialettica hegeliana e salvataggio del “”contenuto acquisito per mezzo di essa””). Quel che dobbiamo dire è che non si tratta di una particolare inclinazione hegeliana di Engels, ma, ancora una volta, di una posizione comune ai due, e semmai, in Engels, allora, sollecitata intellettualmente da Marx: “”Se tornerà mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune, quanto vi è di ‘razionale’ nel metodo che Hegel ha scoperto, ma nello stesso tempo mistificato””, gli scriveva Marx nel gennaio del 1858. All’intelletto dell’uomo comune: nella recensione engelsiana del ’59 il metodo dialettico di Marx in confronto di quello di Hegel è qualificato due volte come metodo “”semplice””… Quella notazione di Marx era occasionata da una rilettura della ‘Logica’ di Hegel, che egli aveva “”reso un grandissimo servizio”” (“”quanto al metodo””) durante la elaborazione del ‘Per la critica dell’economia politica’. E’ quasi in contrappunto (per noi) alla citata frase della lettera di Marx che Engels nella recensione dell’agosto 1859, pone la detta questione della critica del “”metodo”” hegeliano, del suo ‘superamento critico’ (come verrà chiamato nel ‘Ludovico Feuerbach’. “”Marx era ed è il solo che si poteva accingere al lavoro di estrarre [‘herausschälen; alla lettera: tirar fuori dal guscio o dalla scorza] dalla logica hegeliana il nocciolo che racchiude le vere scoperte fatte da Hegel in questo campo e di stabilire il metodo dialettico spogliato dei sui veli idealistici, nella forma semplice in cui esso è la sola forma giusta dello sviluppo del pensiero””. (…) Ma queste parole, sopra citate, di Engels sono riprese da Marx quasi alla lettera e, insieme, mantenute sul piano della questione generale nel ‘Poscritto’ del ’73. Il “”nocciolo che racchiude le vere scoperte ecc.”” diventa il “”nocciolo razionale”” (secondo l’aggettivo già usato da Marx nella lettera del 14 gennaio 1858). I “”veli”” (o inviluppi: ‘Umhüllungen’) “”idealistici”” diventano lo “”involucro”” (o inviluppo: ‘Hülle’) “”mistico”” ecc. E tutto il discorso è legato all’idea attiva del “”rovesciamento””. (…) E’ dunque il “”rovesciamento”” della dialettica hegeliana (…) a render possibile la ‘scoperta’ di ciò che vi è di “”razionale”” in quella dialettica stessa, e che Hegel, avendoci messo le mani sopra (cfr. lettera citata del gennaio 1858), ha in pari tempo ‘mistificato’. La demistificazione della dialettica è quella “”critica”” del metodo hegeliano, a cui Engels soltanto accennava nella recensione del ’59. Nel ‘Poscritto’ del ’73 Marx non lascia dubbi su ciò a cui dobbiamo riferirla, nella sua opera, almeno come delimitazione nel tempo. “”Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa…”” (Ma quanto è hegeliana la parola “”lato””, prima di essere marxista). Come aveva fatto nella Prefazione del ‘Per la critica dell’economia politica’, circa la scoperta del materialismo storico, così qui, a proposito di questa critica del “”lato mistificatore””, egli si riferisce a quel gruppo di opere giovanili che vanno dalla ‘Critica della hegeliana filosofia del diritto pubblico’ alla ‘Ideologia tedesca’ (ma, tranne la ‘Sacra famiglia’, rimaste inedite), nelle quali è racchiuso il suo processo mentale di liberazione dallo hegelismo e dalla scuola hegeliana (nonché da Feuerbach)”” [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, n° 3, maggio-giugno 1963] (pag 113-115) La recensione engelsiana del 1859. I metodi di Hegel e di Marx. “”Accade invece che proprio Engels sia, a mio parere, di grande aiuto per comprendere il pensiero di Marx, espresso nel ‘Poscritto’ del 1873 (alla seconda edizione del Capitale di Marx, ndr): solo che lo Engels da utilizzare non è quello del ‘Ludovico Feuerbach’ ecc. (ove si tratta, almeno principalmente, una diversa questione) bensì della recensione in due articoli (ma rimasta incompiuta) al ‘Per la critica dell’economia politica’, da Marx sollecitata e da lui stesso pubblicata a Londra (agosto 1859) negli ultimi numeri del “”piccolo ‘Volk'””. Qui la questione del “”metodo””, che assume grandissimo rilievo, è posta da Engels nel suo specifico significato scientifico (“”Come trattare la scienza?””). (…) Ma il contrasto, per quanto radicale (…), fra concezione marxista e concezione hegeliana, e relativi “”metodi””, comporta anche un elemento di continuità: quell’elemento di continuità per cui la filosofia classica tedesca, ed in particolare lo hegelismo, potrà venir considerata una delle “”fonti”” del marxismo. (…) Nella situazione metodologica delineata dalla recensione engelsiana del ’59, essa viene in prima approssimazione indicata così: “”fra tutto il materiale logico esistente [la dialettica hegeliana] era l’unica cosa a cui almeno ci si potrebbe collegare””. (…) Ebbene, ciò che caratterizza Hegel, dice Engels, è l'””enorme senso storico”” che “”sta a base”” del suo “”modo di pensare””, il quale lo conduce a mettere sempre in parallelo “”sviluppo del pensiero”” e “”sviluppo della storia universale”” (della ‘Weltgeschichte’). Il “”rapporto giusto”” è in Engels “”arrovesciato”” – “”collocato sulla testa””, come ripete Marx nel ‘Poscritto’ – e di conseguenza la corrispondente “”forma”” della dialettica non è meno ‘idealistica’ che ‘astratta’: ma intanto “”il contenuto reale penetrava da ogni parte nella filosofia””. Quest’ultimo concetto, che verrà ripreso da Engels nel ‘Ludovico Feuerbach’ ecc., è di grande importanza (…). Sotto questo aspetto ciò che conta in Hegel (…) è il tentativo di “”dimostrare nella storia l’esistenza di uno sviluppo, di una coesione interiore””, e il fatto che sempre lui (nella fenomenologia, nell’estetica, nella storia della filosofia ecc.) “”la materia viene trattata in modo storico, in una certa connessione, sia pure astratta e a rovescio, con la storia””. Proprio per questo la filosofia di Hegel “”fa epoca”” (è ‘epochenmachend’). E non solo “”costituisce la premessa teorica diretta della nuova concezione materialistica””, ma, per i caratteri sopra indicati, “”offre già un punto di collegamento [‘Anknüpfungspunkt’] per il metodo logico””. Del resto, dice Engels, se quella dialettica “”aveva liquidato con facilità la precedente logica e metafisica, doveva essere in ogni caso qualcosa più che sofisticheria””. Ma la stessa ricerca del “”punto di collegamento per il metodo logico”” è proiettata, nella recensione engelsiana del ’59, su uno schermo più vasto: e precisamente su quello delle conseguenze ‘sistematiche’ del metodo. Anche questo è un elemento che non dobbiamo lasciarci sfuggire, un elemento di concretezza (…). Almeno ciò è valido per chi condivida la esigenza sistematica, e fra questi sono indubbiamente Marx ed Engels. Ora, è interessante per la nostra questione che quella esigenza venga presentata da Engels innanzi tutto in rapporto (storico) a Hegel. “”Dalla morte di Hegel in poi – egli dice a proposito della struttura sistematica dell’opera recensita – non si era fatto alcun tentativo di sviluppare una scienza nella sua propria connessione interna””. La differenza capitale, naturalmente, è che il tentativo di Marx è intieramente riuscito, cioè si pone intieramente sul terreno scientifico. Ciò lo distacca radicalmente dai risultati anche positivi di Hegel i quali tuttavia, a causa delle caratteristiche (astratto-idealistiche) del metodo, non aveva dato luogo, né lo potevano, ad alcuna sistemazione scientifica: in nessun campo”” [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, n° 3, maggio-giugno 1963] (pag 110-112-113)”,”MAES-131″ “LUPORINI Cesare”,”Dialettica e materialismo.”,”LUPORINI Cesare “”Marx amava ripetere il motto faustiano: “”In principio era l’azione””. La conoscenza nella sua forma astratta, e quindi il pensiero concettuale, nasce certamente dall’attività tecnico-pratica. Ma è un grande fatto nella civiltà umana, di immensa portata, il separarsi di essa dall’immediatezza di questa, il costituirsi del senso dell’universale, del generale, da cui nascono la filosofia e la scienza, in una parola la ‘teoria’, anche se ciò coincide, storicamente, con la divisione del lavoro manuale e intellettuale”” (pag XXIIII) “”Il primo incontro ‘reale’ di Lenin con una scienza (e non a caso fu uno scontro) fu quello con la sociologia, con la sociologia “”borghese”” (lo troviamo in ‘Che cosa sono gli “”amici del popolo””?). E’ un incontro e scontro determinato dalle esigenze della lotta, e da esigenze di fondo di essa, da esigenze della strategia”” (pag XLIV) “”Sembra evidente che Lenin non ha mai sentito la strategia, cioè la sua elaborazione, come un possibile freno della tattica, dell’azione, ma anzi, all’opposto, come il campo che, tanto è meglio determinato attraverso l’analisi, tanto più consente alla tattica il massimo di agilità e mobilità”” (pag XLV) “”A partire da ‘Materialismo e empiriocriticismo’ (e Lenin studiò ancora molta filosofia!) i due livelli, quello della strategia e quello della “”filosofia””, senza confondersi si collegano scopertamente in Lenin secondo un’unica direzione dinamica che è quella dell’azione rivoluzionaria.”” (pag XLV) Luporini cita, discutendo con l’autore, il saggio di E. Sereni, ‘Da Marx a Lenin: la categoria di “”formazione economico-sociale””‘ (in) ‘Quaderni di Critica marxista, n.4 1970, pp. 29-79 (pag 213) (sul concetto statico o dinamico di Form..) “”Scriveva Engels nel ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’: “”…i fatti concepiti nel loro proprio nesso e non in un nesso fantastico…il materialismo [storico] non vuol dire niente altro che questo…”” (1). In appendice a quel saggio Engels pubblicava, estraendole da un vecchio quaderno l’affermazione divenuta famosa: “”I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo””. Si può dire che tra queste due proposizioni apparentemente così diverse (esse sembrano appartenere a due opposte filosofie) sia compreso tutto il marxismo, come pensiero e come azione”” [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974] [(1) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, 1972, p. 56] (pag 3) “”Come mai, possiamo chiederci, Marx e poi Engels presenteranno a partire dal 1859 questo fatto così importante, la conquista del materialismo storico nel suo aspetto filosofico attraverso la critica della filosofia precedente, quasi come una faccenda ‘privata’ e di interesse biografico? A me sembra che la risposta ce la diano gli stessi fondatori del marxismo. Vi era stata la grande frattura del 1848 che segna in Germania la fine dell’hegelismo e di tutto ciò che era nato dalla sua disintegrazione teorica (anche per Feuerbach – dirà Engels – l'””anno 1848, che egli non comprese, segnò la rottura definitiva col mondo reale, il ritiro nella solitudine””). “”Con la rivoluzione del 1848 la Germania “”colta”” dette congedo alla teoria e si pose sul terreno dell’attività pratica””, dirà ancora Engels (ma nello stesso tempo “”andava perduto anche per la Germania colta quel grande senso teorico che aveva costituito la gloria della Germania nel periodo della sua più profonda decadenza politica, – il senso per l’indagine scientifica pura, indipendentemente dal fatto che il risultato raggiunto fosse praticamente utilizzabile oppure no, e fosse oppure non fosse contrario alle ordinanze di polizia””). Quando, alcuni decenni più tardi, i fondatori del marxismo avranno occasione di riprendere in modo diretto la polemica e la discussione filosofica, nell”Antidühring’ (1878), l’ambiente generale della cultura filosofica è profondamente diverso da quello della Germania fra la morte di Hegel e il 1848. La ‘Deutsche Ideologie’ e le altre opere “”giovanili”” rimaste inedite sarebbero ora, nel loro aspetto di polemica filosofica, del tutto inattuali; mentre intanto il materialismo storico e dialettico, nel suo complesso di dottrine e di applicazioni, si è grandiosamente sviluppato, la “”critica dell’economia”” è divenuta ‘Il capitale’, e dalla polemica politica sono uscite opere storiograficamente fondamentali”” (pag 310-311) [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974]”,”GRAS-110″ “LUPORINI Cesare; SCARPONI Alberto; MANCINA Claudia”,”Gramsci e la religione (Luporini); Lukács critico dello stalinismo (Scarponi); Le (presunte) antinomie di Gramsci (Mancina).”,”””Anderson (1) (…) sottovaluta la polemica condotta contro le posizioni di Trotsky, una polemica costante e sempre presente proprio quando c’è da parte di Gramsci il tentativo di sistemare retrospettivamente gli ultimi anni di attività di Lenin, quindi il periodo della propria milizia internazionale e dell’appannarsi delle prospettive rivoluzionarie in Europa; una polemica che non è certamente mai «antitrotskista», ma attribuisce tuttavia a Trotsky l’incapacità di comprendere la novità e la differenza del problema strategico in occidente. Non si può certo ascrivere a conformismo (sapendo quanto siano spregiudicate le riflessioni gramsciane in carcere) né a trascuratezza la scarsità di riconoscimenti verso Lev Davidovic, a meno di rimuovere il giudizio netto e costante con cui Gramsci lo mette nel grande filone dell’economismo: caratterizzato dal misconoscimento del rapporto fra Stato e società civile e attraverso di esso dallo stravolgimento del rapporto fra struttura e sovrastruttura. L’idea della guerra di movimento – alla quale Gramsci riporta (anche qui nel contesto di una riflessione che risale sino al 1848 e ai giacobini) la formula della «rivoluzione permanente» – è da lui inequivocabilmente collegata alla presunzione di una «irruzione catastrofica» della struttura, attraverso la crisi economica, nella sovrastruttura. Tale contatto, tale corto circuito non è invece, per Gramsci, possibile, proprio per l’articolazione più complessa che dà al rapporto struttura-sovrastruttura lo sdoppiamento del politico in Stato-società civile, dove questa fa da filtro, da cuscinetto, da assorbimento degli urti. Ecco perché non vale rimpiangere che Gramsci, perdendo la strada «nel labirinto dei ‘Quaderni’», abbia mancato di chiarire il «corretto ordine teorico e temporale» tra guerra di movimento e guerra di posizione (p. 129): che sarebbe, naturalmente, nelle intenzioni di Anderson, ‘prima’ la guerra di posizione (prima il consenso, l’egemonia, la conquista della società civile), ‘poi’ la guerra di movimento, l’attacco definitivo allo Stato, la presa del Palazzo d’inverno: ma, questa volta, forti del consenso delle masse”” (pag 182) [(1) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci, Bari,Laterza, 1978, tit. orig. ‘The antinomies of Antonio Gramsci’, London, 1977] [Claudia Mancina, ‘Le (presunte) antinomie di Gramsci’, Schede critiche]”,”GRAS-002-FB” “LUPORINI Cesare”,”Per l’interpretazione della categoria «formazione economico-sociale».”,”Dibattito su tale questione (Gesellschaftsformation) sviluppatosi in Italia (Crit.Marx) e Francia (La pensée). In particolare v. studio di Emilio Sereni ‘Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economico-sociale” (Critica marxista).”,”MADS-018-FB” “LUPORINI Cesare”,”Filosofi vecchi e nuovi. Scheler Hegel Kant Fichte.”,”Frammento di Hegel. Questione della “”violenza estranea””. La violenza estranea (al destino) non può che essere una violenza ‘antistorica’ (pag 97)”,”FILx-339-FF” “LUPORINI Cesare; BADALONI Nicola; PRESTIPINO Giuseppe; TAGLIAGAMBE Silvano; NEGT Oskar; HELLER Agnes; BOWLES Samule e Herbert GINTIS; SU-SHAOZHI; GIRARDI Giulio; FERRARO Antonio; BRAVO Gian Mario; DE-DOMENICO Nicola; LIGUORI Guido”,”Marx e noi (Luporini); Nel laboratorio del «Capitale»: produzione e mercato (Badaloni); Dal lavoro astratto al tecno-lavoro (Prestipino); Marx: sui metodi di elaborazione del dato empirico (Tagliagambe); I problemi del presente: una lettera a Marx (Negt); Marx e la modernità (Heller); Eterogenità del potere: diversità dei movimenti sociali (Bowles e Gintis); Lo sviluppo del marxismo nell’epoca contemporanea (Su-Shaozhi); Il marxismo di fronte alle esperienze religiose rivoluzionarie (Girardi); Habermas: una «ricostruzione» del materialismo storico (Ferraro); La divulgazione degli scritti di Marx e di Engels in Italia (Bravo); Sull’edizione critica delle opere di Marx e di Engels (Mega) (De-Domenico); Per conoscere Marx (1883-1983). Bibliografia tematica (Editori Riuniti) (Liguori).”,”La prima pubblicazione delle opere ‘complete’ di Marx ed Engels (pag 209-210) (Ciccotti e Mongini)… “”In questo quadro culturale e politico, a partire dal 1899 viene avviata la pubblicazione delle ‘Opere’ di Marx e di Engels. Fin dal 1897 Ettore Ciccotti (docente universitario, studioso del mondo antico e ottimo conoscitore del tedesco, deputato del Psi per alcune legislature, interventista nel 1915 e dal 1924 «senatore del regno») aveva predisposto un piano di traduzioni e di edizione delle opere di Marx ed Engels, alle quali – sulla scia di quanto avveniva nella socialdemocrazia tedesca, affiancava Lassalle (nell’edizione italiana venne pure edita la ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’ di Mehring): ed era questo, naturalmente, un indice dello sconcerto generalmente dominante. Luigi Mongini, che nel Psi si occupava di amministrazione dei giornali e dei problemi tecnico-pubblicistici, diventa editore in prima persona, e a partire dal 1899 e fino al 1911 (Mongini muore però nel 1909), sotto la direzione di Ciccotti, sono pubblicati a dispense – poi raccolte in sette grossi tomi – buona parte degli scritti conosciuti di Marx e di Engels (e, insieme, appunto di Lassalle) presso la società editoriale, appositamente costituita a Roma, che assume la denominazione «Luigi Mongini Editore». Sono esclusi inizialmente soltanto il ‘Manifesto’ e il ‘Capitale’, che avevano ottenuto edizioni autonome. A partire dal 1914 i volumi in questione sono riproposti in vendita al pubblico, verosimilmente nella vecchia edizione Mongini, sotto il frontespizio della Società editrice «Avanti!» con sede a Milano, e a essi si aggiunge il ‘Manifesto’ nella versione Bettini) e il ‘Capitale’, nel 1915, nella nuova e scomposta traduzione di Ettore Marchioli, che forma da solo il volume VII delle ‘Opere’ (così queste diventano otto in tutto). (…) Sotto la direzione di Ciccotti, sono numerosi gli intellettuali che partecipano all’opera di traduzione, e molti fra loro sono giornalisti dell”Avant!’: così Vittorio Piva e Gustavo Sacerdote, che sono corrispondenti – in periodi diversi – dalla Germania. Sono da menzionare inoltre Angelica Balabanoff, Eugenio Zaniboni e Leone, e allo stesso Ciccotti, autore, insieme a Sacerdote, delle versioni filologicamente meno imperfette. In realtà, l’edizione Mongini-Ciccotti non è affatto sistematica; anzi, è del tutto disordinata e acritica e solo alcune traduzioni (quelle di Ciccotti in particolare) sembrano poter sopravvivere all’usura del tempo. Il suo merito precipuo è d’aver rappresentato, nonostante gli appunti che spesso ci furono e nonostante gli stessi progressi del dibattito marxista, l’unica ampia e «politica» proposta in tema di edizioni di Marx avanzata ufficialmente dalla sinistra fino agli anni venti: il che equivale a dire che fino al secondo dopoguerra rappresentano l’unico vero e sostanziale approccio della cultura italiana a Marx. Perché, a parte le «incursioni» di Croce, a parte un qualche minimo impegno divulgativo di Gentile (anch’egli traduce qualche brano staccato di Marx e introduce in Italia le ‘Tesi a Feuerbach’, ma solo nel 1899), a parte Roberto Mondolfo, mentre i contributi di discussione sono notoriamente serrati (e anche eccessivamente sottovalutati da Croce nel saggio del 1938), minimo è l’apporto a una conoscenza originale di Marx”” (pag 209-210) [Gian Mario Bravo, La divulgazione degli scritti di Marx e di Engels in Italia] [(in) ‘Critica marxista’, n. 2-3, marzo-giugno, 1983]”,”MADS-800″ “LUPPI Bruno”,”Saltapasti. Un cane tra i partigiani liguri.”,”LUPPI è nato in provincia di Modena nel 1916. Trasferitosi a Taggia partecipa alla attività politica del PCI di Sanremo. Ufficiale dell’ esercito l’ 8 settembre 1943 entra nel CLN di Sanremo e viene ferito in combattimento. Laureato in lettere insegna a Savona. Ha scritto opere di storia altomedievale e ha tradotto dal francese gli Scritti sulla rivoluzione di GORKI.”,”ITAR-036″ “LUPPI Andrea PIZZINELLI Corrado”,”La Repubblica di Cina. L’ esempio di Taiwan: il suo popolo e la sua vita.”,”LUPPI Andrea (1926) fotografo è autore di molti reportages. PIZZINELLI Corrado scrittore e giornalista (1922) ha girato il mondo come inviato speciale. Ha vinto il premio Marzotto con ‘Dietro la grande muraglia’ (1955). Vent’anni dopo ha scritto ‘Le due cine’. E’ stato molte volte a Taiwan. E’ autore di vari saggi sui paesi dell’ estremo oriente.”,”CINx-159″ “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. 1. Nord contro Sud: la sanguinosa epopea che divise l’America. 2. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana.”,”LURAGHI combattente della 2° GM e della guerra di liberazione è Prof ordinario di storia americana nell’Univ di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, P onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry KISSINGER. E’ autore di numerose opere”,”USAQ-010″ “LURAGHI Raimondo”,”Marinai del Sud. Storia della marina confederata nella guerra civile americana 1861-1865.”,”LURAGHI è autore di opere quali The Rise and Fall of the Plantation South, Gli Stati Uniti. E’ curatore della 1° ediz nazionale critica delle Opere di Raimondo MONTECUCCOLI edite dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore nonché in collaborazione con il Maggiore Huang JIALIN dell’Esercito Cinese, della prima traduzione italiana diretta dell’ ‘Arte della Guerra’ di SUN ZI (o SUN TZU)”,”USAQ-011″ “LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria FASCE Ferdinando CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo.”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti)”,”MUSx-056″ “LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria FASCE Ferdinando CLERICI Naila MOLINARI Augusta BULFERETTI Luigi”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. Saggi storici nella ricorrenza bicentenaria della rivoluzione americana.”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti), Luigi BULFERETTI ‘Rileggendo Max Weber: tra politica ed economia, tra coazione o violenza e libertà’.”,”USAG-030″ “LURAGHI Raimondo CLERICI Naila GARRO-RAITERI Brunella GENNARO-LERDA Valeria FASCE Ferdinando MOLINARI Massimo, saggi di”,”Economia e società degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento.”,”Saggi di Raimondo LURAGHI Neila CLERICI Brunella GARRO RAITERI Valeria GENNARO LERDA (Le tariffe doganali negli Stati Uniti dal protezionismo di Benjamin Harrison alla New Freedom di Woodrow Wilson) Ferdinando FASCE (Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920) Massimo MOLINARI.”,”USAS-087″ “LURAGHI Raimondo”,”Gli Stati Uniti.”,”””Charles A. Beard fu il primo grande storico americano a intuire nelle grandi linee le cause di questo tragico decadimento nelle condizioni delle classi agrarie ed a delineare il processo mediante cui la classe capitalista costrinse queste a pagare il prezzo della rivoluzione industriale. A Beard spetta (per lo meno la parte preminente) l’ indiscutibile merito di aver contribuito a liquidare l’ untuosa e ipocrita spiegazione moralistica della guerra civile e della ricostruzione; la sua opera rimane tutt’ora un pilastro indispensabile per la comprensione di quell’ epoca. Tuttavia (come già gli storici meridionali – a partire da Ulrich Bonnel Phillips – avevano posto in rilievo) la spiegazione di Beard, che tendeva a vedere l’ intera vicenda americana come un conflitto tra un non meglio precisato “”agrarismo”” e il capitalismo, appare oggi – sebbene in parte esatta – per lo meno troppo semplicistica””. (pag 459)”,”USAG-048″ “LURAGHI Giuseppe E.”,”Capi si diventa.”,”””Nella storia dell’ economia italiana è rimasto famoso il disastro della Banca di Sconto: ebbene Menichella dice che tale disastro fu causato soprattutto da una precipitosa decisione dovuta a mancanza di esatte informazioni. Nel 1921 questo istituto di credito era fortemente immobilizzato soprattutto con l’ industria tessile del bustese. A fine d’ anno i direttori delle varie filiali della banca richiesero alla sede fondi eccezionali, nel timore di non poter far fronte ai forti ritiri di denaro abituali in tale periodo da parte della clientela: in seguito si poté constatare che in qualche caso le richeste erano state gonfiate in misura addirittura doppia rispetto al necessario.”” (pag 41) “”E’ più facile adorare un santo dipinto che uno in carne ed ossa, e aveva ragione quel rivoluzionario francese – non ricordo chi fosse – il quale disse che i grandi ci sembrano tali perché noi stiamo in ginocchio: il che non è vero sempre, ma troppo spesso lo è. Comunque è pur sempre vero che la grandezza ha bisogno del fascino del mistero: anche la grande arte suggerisce sentimenti indeterminati alla fantasia, più che imporre esatti temi. Col tempo mi sono sempre più convinto che davvero capi potrebbero essere molti che non lo sono e vorrebbero essere. Non esistono superuomini neppure fra coloro che hanno raggiunto le massime gerarchie e più contano. Dove la scelta non avviene in base alla ereditarietà familiare o all’ influenza politica, la selezione si verifica spesso fra individui di intelligenza uguale, che a parità di condizioni sarebbero in grado di acquisire la stessa preparazione tecnica. Via via che si sale la scala delle responsabilità, l’ orizzonte si allarga agli occhi e alla mente di chi sale, chiunque egli sia, proprio per effetto naturale della maggiore altezza del punto di osservazione. E non mancano ambienti nei quali l’ inganno fa premio e emergono i mediocri più astuti. Certo su un punto non ci sono dubbi: per essere poi veri capi bisogna avere più coraggio degli altri.”” (pag 72-73)”,”ITAE-122″ “LURAGHI Raimondo”,”La spada e le magnolie. Il Sud nella storia degli Stati Uniti.”,”LURAGHI Raimondo, comandante partigiano, ha dedicato la vita alle ricerche di storia degli Stati Uniti. Tra le sue opere la famosa ‘Storia della guerra civile americana’ (1966) e ‘Marinai del Sud’. E’ professore emerito presso l’ Università di Genova. Il generale Lee. “”Lee è giustamente assurto alla fama di uno tra i maggiori capi militari della storia. Capace di conquistarsi l’affetto, l’assoluta obbedienza e il più profondo rispetto dei suoi soldati (“”io darei l’assalto anche all’inferno per quel vecchio!”” ebbe a dire uno di essi alla vigilia di una sanguinosa battaglia), cosa che già ne faceva un condottiero di elevatissimo livello, Lee aveva una chiara visione strategica e un occhio infallibile per il terreno. Le vittorie conquistate contro un nemico quasi sempre superiore di numero e di mezzi, la capacità di foggiare, con l’Armata confederata della Virginia Settentrionale da lui di fatto creata e comandata, una tra le più insigni unità militari della storia, ben degna di stare accanto alla “”Grande Armée”” napoleonica o agli eserciti veterani di Annibale e di Cesare, contribuiscono a sottolinearne la grandezza. Ma Lee era anche, come tutta la gente del Sud, un uomo del passato. Non comprese mai veramente, se non forse verso il termine del conflitto, la rivoluzione che l’avvento del fucile rigato (capace di uccidere ad oltre 1000 metri, laddove la vecchia, analoga arma ad anima liscia del tempo napoleonico era del tutto inefficace dopo i 100), aveva prodotto e reso irrevocabile; non comprese quindi (anche qui sino alle ultime campagne) che, per lo meno nel campo tattico la difesa aveva ormai preso il sopravvento sull’attacco (e lo avrebbe tenuto ben saldo per altri ottant’anni) e rimase fedele a quell’illusione dell’attacco “”decisivo”” che avrebbe dovuto risolvere le battaglie. Se infine si piegò ad accettare una tattica difensiva, ciò fu causato sia, indubbiamente dalla sua genialità, sia da una situazione in cui tenersi costantemente all’offensiva era per il Sud ormai impossibile (ma anche qui, appena gli parve di vedere uno spiraglio, cercò di riprendere l’offensiva). In sostanza Lee era un grandissimo capo militare, abilissimo nella manovra: ma apparteneva al passato, era l’ultimo grande generale dell’età napoleonica. La nuova guerra “”industriale”” gli era del tutto estranea.”” (pag 86)”,”USAS-159″ “LURAGHI Raimondo PUNCUH Dino”,”Per dignità non per odio. Documenti della Resistenza Italiana.”,”Nato a Milano nel 1921 laureato in lettere Raimondo Luraghi è stato libero docente di storia contemporanea e incaricato di storia americana all’Università di Genova. Dino Puncuh, nato a Lubiana nel 1931, si è laurato in lettere a Genova. Assistente di storia mediovale e moderna all’Istituto Universitario di Magistero è autore di pubblicazioni storiche. Ha diretto la scuola per attività siderurgiche A. Odero presso lo Stabilimento Oscar Sinigaglia di Genova Cornigliano. Le quattro giornate di Napoli (pag 91-93)”,”ITAR-244″ “LURAGHI Raimondo”,”Histoire du colonialisme. Des grandes découvertes aux mouvements d’indépendance.”,”Stalin al potere pensava che i comunisti cinesi dovessero restare nel Kuomintang e lasciare la direzione della rivoluzione a Chiang Kai-shek di cui “”ci si poteva fidare””. Trotsky e i suoi compagni pensavano al contrario che i comunisti dovessero al presente uscire dal KMT e cominciare la fase sociale della rivoluzione. Trotsky si rivela il più chiaroveggente (pag 233)”,”PVSx-070″ “LURAGHI Giuseppe E.”,”Le macchine della libertà.”,”Giuseppe E. Luraghi è un economista che da anni è a capo di grandi complessi industriali”,”SCIx-490″ “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana.”,”Raimondo Luraghi (1921-2012), combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di Liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova dove è stato anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. Altri incarichi: rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università americane e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. “”Sì, l’Unione era ancora una paese prevalentemente agricolo, e ad un primo sguardo tale sua spetto appariva in costante sviluppo. Ma un esame più approfondito dei fatti, un esame che non si fosse arrestato alle apparenze, spingendosi in profondità, alla sostanza delle cose, avrebbe rapidamente condotto a conclusioni ben diverse. Lo stesso incremento della produzione agricola, particolarmente per alcune derrate quali il grano e il granoturco, avrebbe finito per apparire ciò che in realtà era: il sintomo di una latente ma formidabile spinta verso una vasta industrializzazione del paese. Due fattori: il costante flusso immigratorio e la scoperta delle miniere d’oro della California avevano infatti posto braccia e denaro a disposizione della rivoluzione industriale che stava per attingere proporzioni altrove sconosciute. Così, dal 1850 al 1860 il valore della produzione industriale salì da 533.200.000 dollari ad oltre un miliardo e nove milioni registrando un incremento dell’89,4%; la produzione di ferro passò nello stesso periodo da 563.755 tonnellate inglesi ad oltre un milione; Boston divenne il più importante mercato del mondo in fatto di calzature, e nel solo Massachusetts il valore della produzione industriale balzò da 125 milioni di dollari nel 1845 a circa 350 milioni nel 1855, ed il capitale colà investito, nella stessa decade, da 60 a 120 milioni di dollari. L’industria contribuiva potentemente al progresso tecnico dell’agricoltura: mentre nel 1850 furono prodotti attrezzi agricoli per un valore di circa sette milioni di dollari, nel 1860 tale cifra era già più che triplicata. Allo sviluppo quantitativo si accompagnava, stimolandolo e venendone reciprocamente stimolato, un incessante progresso tecnologico”” (pag 8-9) [Capitolo primo. Gli Stati Uniti d’America alla metà del secolo XIX] Altra recente pubblicazione dell’autore: ‘La guerra civile americana. Le ragioni e i protagonisti del primo conflitto industriale’, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Collana: Storia Anno edizione: 2013, pag 254 [‘L’Unione contro la Confederazione, le Giacche Blu contro le Giacche Grigie, Nord contro Sud: la Guerra civile americana è l’archetipo dello scontro tra due opposte visioni della civiltà, e a un secolo e mezzo di distanza essa continua ad attirare l’attenzione di studiosi e lettori per il suo ruolo cruciale nel determinare la nascita degli Stati Uniti moderni. Ricostruendo con rigore e precisione lo sfondo sociale ed economico da cui ebbe origine la Guerra di secessione, Raimondo Luraghi – il massimo esperto italiano di questo periodo storico – ci porta nel cuore di questa drammatica contesa: racconta celebri battaglie come quelle di Vicksburg e Gettysburg, descrive passo dopo passo le mosse di grandi protagonisti come Abraham Lincoln e Jefferson Davis, e ci mostra come la Guerra civile sia un conflitto estremamente moderno, il primo della civiltà industriale, e ancora fondamentale per comprendere i rapporti di forza nella nostra attuale società. Una galleria di personaggi e avvenimenti, esemplare nell’illuminare i fattori decisivi di uno scontro che ha cambiato il corso della storia]”,”QMIx-002-FP” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. Volume primo. Nord contro Sud: la sanguinosa epopea che divise l’America.”,”Raimondo Luraghi combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ stato rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. E’ autore di numerose opere.”,”QMIx-003-FGB” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. Volume secondo. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana.”,”Raimondo Luraghi combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ stato rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. E’ autore di numerose opere. “”Il generale Grant non si trovava più presso l’Armata del Potomac. Dopo aver passato una notte insonne a causa di un’atroce emicrania che lo tormentava, era partito di buon mattino per raggiungere le truppe che si trovavano con i generali Sheridan e Ord (96). Ciò implicava un ampio giro perché, come si sa, tra le forze del generale Meade e l’Armata del James c’erano i confederati, per cui solo alle 11.50 gli era stata recapitata la lettera del generale Lee che chiedeva di trattare la resa della propria Armata. Grant aveva risposto immediatamente accettando il colloquio (97), poi aveva proseguito rapidamente in direzione di Appomattox Station. Più tardi disse al colonnello Porter, il quale cavalcava presso di lui, che l’emicrania gli era passata di colpo ricevendo la lettera di Lee (98). Al momento, un silenzio quasi misto di timore era sceso sul piccolo gruppo che scortava Grant; poi qualcuno aveva proposto tre «evviva», e le voci si erano levate debolmente, ché la commozione aveva afferrato tutti alla gola e gli occhi erano pieni di lacrime (99). Così, era la vittoria; la vittoria per cui l’Unione aveva sanguinato, lottato e sofferto per quattro lunghi, terribili anni; la vittoria per cui centinaia di migliaia si erano levati in armi abbandonando i natii focolari. Per questo erano morti Ellsworth, Reynolds, Sedgwick, McPherson e falangi di altri più umili, sconosciuti combattenti che giacevano nelle povere tombe, su cento campi di battaglia. Era l’offerta di resa da parte di una tra le più formidabili organizzazioni militari della storia guidata da uno tra i maggiori condottieri di tutti i tempi. Di nuovo come a Forte Donelson, come a Vicksburg, il semplice, taciturno, modesto Grant si apprestava a ricevere la capitolazione di un intero esercito nemico: e di quale esercito! E ciò veniva a coronamento di una campagna tra le più brillanti, ché l’inseguimento da Petersburg ad Appomattox meritava di rimanere nei manuali; non a caso un illustre scrittore straniero avrebbe paragonato tale campagna a quella napoleonica di Jena, sottolineando che entrambe erano finite allo stesso modo: con la cattura dell’esercito avversario (100)”” (pag 1245) [(100) Karl Marx Friedrich Engels, ‘The Civil War in the United States’, New York, 1961, pp. 275 sg., Engels a Marx, 3 maggio 1865] [Raimondo Luraghi, ‘Storia della guerra civile americana. Volume secondo. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana’, Rizzoli, Milano, 1994]”,”QMIx-004-FGB” “LURAGHI Raimondo CLERICI Naila GARRO-RAITERI Brunella GENNARO-LERDA Valeria FASCE Ferdinando MOLINARI Massimo”,”Economia e società degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento. ‘Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920)’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di Raimondo LURAGHI (L’evoluzione della società americana alla fine del XIX secolo); Neila CLERICI (Il governo federale e la politica dell’agricoltura indiana); Brunella GARRO RAITERI (Chicago: trasformazione di un centro urbano da agricolo a industriale); Valeria GENNARO LERDA (Le tariffe doganali negli Stati Uniti dal protezionismo di Benjamin Harrison alla New Freedom di Woodrow Wilson) Ferdinando FASCE (Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920) (pag 107-188), Massimo MOLINARI (Aspetti fondamentali e prospettive dei “”cento giorni”” di F.D. Roosevelt) Analisi del fenomeno immigrazione a cavallo dei secoli XIX e XX. “”[A] cavallo degli anni Ottanta e Novanta, mentre il ‘Great Upheaval’ e Haymarket Square facevano montare l’isteria «nativista», la svolta. I primi ad accorgersene furono gli impiegati di Ellis Island, uno dei porti principali degli immigrati: sulle banchine, negli atrii l’inglese e il tedesco lasciavano il posto progressivamente a lingue strane e incomprensibili come l’italiano, il russo, il polacco. Era aperta la strada per la «nuova» immigrazione, quella destinata a creare la moderna classe operaia americana. Il baricentro del fenomeno si stava spostando rapidamente dall’Europa settentrionale e occidentale a quella orientale e meridionale. Ancora nel 1882 la «vecchia» immigrazione forniva l’86% degli immigrati. Quattordici anni più tardi per la prima volta le parti si invertivano: la «nuova» immigrazione diventava, sia pure di stretta misura, maggioritaria, col suo 57% del totale (18). Quel che colpisce non è solo la diversa origine degli immigrati (che, come vedremo, induceva nuove e più profonde lacerazioni nel tessuto operaio), ma soprattutto il limite cui veniva portata la politica dell’immigrazione . Non si parlava più di regolamentazione dei flussi, l’immigrazione doveva essere, anzi, quantitativamente la più alta possibile. Le incertezze e le paure imprenditoriali degli anni Ottanta e Novanta sembravano superate: era il «ritorno della fiducia». Così tra il 1886 e il 1920 arrivavano 20 milioni e mezzo di nuovi immigrati, di cui oltre 10 milioni tra il 1905 e il 1914. 273.000 nel 1906: tra il 1901 e il 1910 ne sbarcavano circa due milioni. Più o meno la stessa cifra raggiungevano in questo periodo gli Austro-Ungarici, seguiti dai Russi, con un totale di un milione e mezzo (19)”” [Ferdinando Fasce, ‘Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920′] (pag 116-117-118) “”Le prime forme di lotta degli immigrati su base di massa vennero dalle miniere. La cosa non sorprende poiché qui non solo erano concentrati il maggior numero di immigrati, ma tutto contribuiva a cementare la solidarietà di classe. A cominciare dalla vita stessa delle ‘company towns’, con gli orari particolari, l’asprezza e la temporaneità del lavoro, l’isolamento geografico e sociale, la massificazione della forza-lavoro sotto i colpi della meccanizzazione. I nativi infatti conservavano le poche posizioni ‘skilled’ ancora in vigore (carpentieri, fuochisti, pumpmen) ma il num;ero e la funzione dei nuovi arrivati erano in continuo aumento. (…)”” (pag 146)”,”MUSx-335″ “LURAGHI Raimondo”,”Marinai del Sud. Storia della Marina confederata nella Guerra Civile Americana, 1861-1865.”,”Raimondo Luraghi,, combattente della Seconda Guerra Mondiale e della guerra di Liberazione, è attualmente Professore ordinario di Storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe. É rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società italiana di Storia militare, Socio Onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Sudi Nordamericani, dellU.S. naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. É stato Visiting Professor presso numerose Università americane e canadesi. Ha fatto parte dello Harvard International Seminar, diretto allora da Henry Kissinger.”,”USAQ-027-FL” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana.”,”Raimondo Luraghi, nato a Milano nel 1921, combattente della Seconda Guerra Mondiale e della guerra di Liberazione, è attualmente Professore ordinario di Storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe. É rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società italiana di Storia militare, Socio Onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Sudi Nordamericani, dellU.S. naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. É stato Visiting Professor presso numerose Università americane e canadesi. Ha fatto parte dello Harvard International Seminar, diretto allora da Henry Kissinger.”,”USAQ-032-FL” “LURAGHI Raimondo”,”Eravamo partigiani. Ricordi del tempo di guerra.”,”Raimondo Luraghi, medaglia d’oro per meriti culturali, professore emerito di Storia americana nell’Università di Genova. ‘Raimondo Luraghi (Milano, 16 agosto 1921 – Torino, 28 dicembre 2012) è stato uno storico e partigiano italiano di grande rilievo 2. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Luraghi si unì alla Resistenza italiana, combattendo contro le forze nazifasciste e guadagnandosi la Medaglia d’argento al valor militare 2. Dopo la guerra, Luraghi intraprese una carriera accademica di successo. Si laureò a Torino e divenne professore di Storia americana presso l’Università di Genova 2. È noto per i suoi studi sulla guerra civile americana, e la sua opera “”Storia della guerra civile americana”” è considerata una delle migliori sul tema 2. Luraghi ha anche insegnato in diverse università nordamericane, tra cui Harvard e la New York University 2. Nel 1999, ricevette il Premio Roosevelt per la storia navale, diventando il primo studioso non statunitense a ricevere tale onorificenza 2’ (f: copil)”,”ITAR-375″ “LURAGHI Raimondo”,”Gli Stati Uniti.”,”””Si è detto altrove del sorgere e delle vicende dei partiti socialisti in America: ora, il 29 marzo 1900, i rappresentanti del Partito socialista del lavoro e i residui del Partito socialdemocratico d’America si incontrarono a New York e presero la decisione di presentare candidati alle elezioni presidenziali di quell’anno. Non riuscirono a mettere insieme che 96.878 voti, una cifra irrisoria: ma era un inizio. L’anno seguente i due gruppi si riunirono a Indianapolis e si unificarono, varando il Partito socialista d’America. Esso trovò immediatamente un ‘leader’ di statura nazionale in colui che era stato candidato alla presidenza nel 1900: Eugene V. Debs. Debs era un operaio (aveva cominciato come fuochista nelle ferrovie). Grazie al suo talento organizzativo, alla sua specchiata onestà, alle sue doti di oratore e trascinatore, era ben presto divenuto capo del Sindacato ferrovieri d’America cui egli (in polemica con le tesi del’AFL) dette un carattere unitario, rifiutandosi di dividere i vari gruppi specializzati di lavoratori delle ferrovie in altrettante organizzazioni. Dopo aver condotto alla vittoria i suoi aderenti in un grande sciopero del 1894, era stato coinvolto in quello della compagnia Pullman e condannato a sei mesi di carcere. Colà aveva avuto occasione di leggere le opere di Marx ed Engels ed era diventato socialista. Debs era tuttavia un moderato. Nelle elezioni del 1896 appoggiò Bryan convinto che occorresse schierare gli operai accanto ai contadini populisti ed alla sinistra democratica; nel programma socialista del 1901 fece includere rivendicazioni che a quel tempo parevano «sovversive» ma che erano sostanzialmente riformiste: il suffragio femminile, un sistema pensionistico per i vecchi, assicurazioni sociali contro la disoccupazione, le malattie e l’infortunio, aumento dei salari, riduzione dell’orario di lavoro, nazionalizzazione dei servizi pubblici. Programma riformista, sì: ma che poteva portare al sorgere in America di un grandioso movimento socialista e che di fronte all’atteggiamento egoista e cieco di gran parte della classe capitalista avrebbe anche potuto rapidamente radicalizzare le masse, con o senza Debs. Comunque, significativo fu il fatto che il ‘leader’ socialista venne ripresentato candidato alla presidenza nel 1904 e questa volta i suoi voti balzarono a quasi mezzo milione, mentre gli iscritti al partito salivano da 16.000 a 118.000; nelle elezioni presidenziali del 1912 i voti per Eugenio Debs (che nel 1908 erano rimasti stabili) salirono a quasi un milione. E si era – da dieci anni- in piena età progressista! Ma vi era di più. Tra le masse proletarie del Medio Ovest e dell’Ovest stavano facendosi strada gruppi i quali ritenevano insufficiente il socialismo di Debs; si trattava tendenzialmente di anarchico-sindacalisti, ispirati all’azione diretta. Furono essi che nel 1905 – in esplicita polemica con l’AFL – dettero vita all’ IWW – Industrial Workers of the World: il nome era un programma. I fondatori del nuovo organismo si ponevano non solo come sindacalisti rivoluzionari: ma si ricollegavano esplicitamente al movimento della sinistra operaia mondiale”” (pag 504-505) [Raimondo Luraghi, ‘Gli Stati Unit’, Utet, Torino, 1974]”,”USAS-002-FMDP” “LURET William”,”Vilamègbo. Enfants d’Afrique en esclavage.”,””Vilamègbo’ significa “”bambino affidato”” (nella lingua mina (1) del Togo). Gli abitanti poveri dei villaggi incapaci di nutrire ed educare i loro figli li affidavano a famiglie loro vicine. In cambio di questo aiuto i piccoli contribuivano svolgendo compiti domestici. Ma queste tradizioni ancestrali oggi sono state deviate. Molti genitori vendono i loro figli, attraverso un commercio clandestino, condotto da bande di trafficanti. Migliaia di bambini sono inviati su camion o piroghe verso la Nigeria, il Gabon, il Benin o il Ghana. Le bambine lavorano come facchini nei mercati, nelle bancarelle di strada o come domestiche. I bambini sono costretti a svolgere lavori forzati nelle piantagioni di cacao, di cotone e nelle cave di sabbia. Lo sfruttamento, gli abusi, le botte, gli stupri, qualche spicciolo come salario, spesso la delinquenza e la prostituzione sono una conseguenza del loro viaggio. I paesi dell’Africa Occidentale sono i principali fornitori di manodopera infantile. Ridotti in schiavitù, 400.000 mila bambini lavorano in Togo, 500.000 in Bénin. Molte Ong cercano di combattere questo flagello. I governi africani, colpiti dalla penuria e dalla corruzione, si dichiarano impotenti. Un documento sconvolgente su questi bambini dimenticati d’Africa, privati di sogni e di avvenire. William Luret, giornalista e scrittore, vive a Nizza. Nel 2004 ha pubblicato ‘Ti’Paille en queue’ documento sulla deportazione dei bambini della Riunione’ (1) Le mina ou minan, aussi appelé gen-gbe, (parfois appelé ge) est une langue gbe, sous-groupe des langues kwa, parlée au sud-est du Togo et dans la province”,”CONx-255″ “LURIA Salvador E. GOULD Stephen Jay SINGER Sam”,”La visione della vita. Introduzione alla biologia. Con 15 inserti di Luciano Terrenato.”,”Salvador E. Luria, laureatosi giovanissimo nel 1935 alla Università di Torino, è poi emigrato nel 1940 negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali fasciste. É entrato nel 1959 nel gruppo di lavoro del Massachusetts Institute of Technology dove è stato a lungo professore di microbiologia e biologia generale e direttore del centro per la ricerca di base sui tumori. Nel 1969 ha condiviso con Max Delbrück e Alfred Hershey il premio Nobel per la fisiologia e la medicina, per le scoperte relative al meccanismo di replicazione e alla struttura genetica dei virus. Ha pubblicato Virologia generale, con J.E.Darnell jr. e La vita: un esperimento non finito. Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. Sam Singer è docente di biologia alla University of California a Santa Cruz.”,”SCIx-046-FL” “LURIJA Aleksandr R.”,”Corso di psicologia generale.”,”Aleksandr Romanovic Lurija, Kazan 16/07/1902 – Mosca 14/08/1977 è stato un medico, sociologo e psicologo sovietico, considerato il fondatore della neuropsicologia.”,”SCIx-314-FL” “LURKER Manfred, edizione italiana a cura di Gianfranco RAVASI”,”Dizionario delle immagini e dei simboli biblici.”,”Manfred Lurker è nato in Germania nel 1928 e ha studiato archeologia e storia dell’arte. Ha contribuito all’ Enciclopedia della Religione diretta da Mircea Eliade. Ha studiato scientificamente i simboli.”,”RELx-070″ “LUSITO Fabio”,”Un marxista galileiano. Scienza e società in Lucio Lombardo Radice.”,”Fabio Lusito è dottore di ricerca in Studi umanistici presso l’Università degli Studi di Bari, Aldo Moro, dove attualmente è assegnista di ricerca in Storia della scienza. Questo è il suo libro di esordio. In queste pagine, Fabio Lusito ricostruisce la biografia intellettuale di Lucio Lombardo Radice, matematico e alto esponente del Partito Comunista Italiano, uomo di scienza e umanista. Quest’ultimo fu protagonista delle dinamiche culturali, sociali e storiche del Novecento italiano, dalla partecipazione in prima linea alla Resistenza fino alla ricostruzione morale e civile del Paese dal Secondo dopoguerra ai primi anni Ottanta. Il libro concentra l’attenzione sul suo contributo scientifico, politico e sociale: tre ambiti, questi, solidamente intrecciati nell’evoluzione del pensiero del matematico comunista. È un approfondimento storico-scientifico e, al contempo, un resoconto dell’esperienza personale, politica e culturale di Lombardo Radice, con cui si intende colmare un vuoto nel panorama editoriale italiano. “”Esperto agitatore culturale, Lombardo Radice lasciò circolare un agile opuscolo che tentava di orientare i militanti comunisti di fronte agli eventi cecoslovacchi; rilasciò interviste su organi di stampa stranieri, per coinvolgere altri intellettuali alla causa, diffuse, su scala europea, un saggio fortemente polemico; nell’aprile del 1969 si recò personalmente a Praga, e poi in Slovenia, per pesare in prima persona gli umori; cercò, inoltre, di dare supporto diretto al decaduto segretario Alexander Dubcek con una lettera di solidarietà. L’impegnato marxista dedicò al defenestrato Presidente il volume ‘Socialismo e libertà, per la “”necessità di un socialismo maturo”” come quella che il ‘leader’ orientale promuoveva con “”tutti i compagni cechi e slovacchi”” (Lombardo Radice, 1968, p. 1). finire (pag 274-275)”,”PCIx-509″ “LUSSANA Fiamma VITTORIA Albertina a cura; saggi di Giuseppe VACCA Fiamma LUSSANA Gianfranco PETRILLO Albertina VITTORIA Linda GIUVA Francesco IZZO Marcello MONTANARI; testimonianze e ricordi di Alessandro NATTA Giuseppe GARRITANO Mario Alighero MANACORDA Giovanni BERLINGUER Luciano BARCA Vincenzo VITELLO Adriano GUERRA”,”Il “”lavoro culturale””. Franco Ferri direttore della Biblioteca Feltrinelli e dell’ Istituto Gramsci.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Fiamma LUSSANA Gianfranco PETRILLO Albertina VITTORIA Linda GIUVA Francesco IZZO Marcello MONTANARI; testimonianze e ricordi di Alessandro NATTA Giuseppe GARRITANO Mario Alighero MANACORDA Giovanni BERLINGUER Luciano BARCA Vincenzo VITELLO Adriano GUERRA LUSSANA Fiamma è ricercatrice presso la Fondazione Istituto Gramsci e coordinatrice delle attivitù e del comitato scientifico della Fondazione. Collabora alla rivista ‘Studi Storici’. E’ autrice del saggio ‘Le donne e la modernizzazione: il neofemminismo degli anni settanta’ apparso nella ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ (EINAUDI). E di una storia del quotidiano l’ Unità (1924-1939). VITTORIA Albertina è responsabile della redazione di ‘Studi Storici’. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci e collabora all’ Archivio storico dell’ Istituto della Enciclopedia italiana. Si occupa di storia della cultura italiana del Novecento. Tra i suoi volumi ‘Togliatti e gli intellettuali’ (1992) e ‘Storia degli editori italiani’ (2000) con N. TRANFAGLIA.”,”PCIx-070″ “LUSSANA Fiamma a cura; collaborazione di Bruna CONTI Chiara DANIELE Roberto GUALTIERI Sandro GUERRIERI Fiamma LUSSANA Dario MASSIMI Lucia MOTTI Albertina VITTORIA”,”La Fondazione Istituto Gramsci. Cinquant’anni di cultura, politica e storia.”,”Collaborazione di Bruna CONTI Chiara DANIELE Roberto GUALTIERI Sandro GUERRIERI Fiamma LUSSANA Dario MASSIMI Lucia MOTTI Albertina VITTORIA Anno di fondazione 1950″,”ARCx-039″ “LUSSANA Fiamma”,”””L’Unità”” 1924-1939: un giornale “”nazionale”” e “”popolare””.”,”LUSSANA Fiamma è coordinatrice delle attività e del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Collabora alla rivista “”Studi storici””. Ha pubblicato libri sulla questione femminile. “”La stampa del partito va dunque orientata chiaramente contro Trockij: nel clima di vigilanza rivoluzionario che segue ai processi di Mosca e che contagia rapidamente il centro dirigente del partito a Parigi, viene ad inserirsi, come si è visto, anche la morte di Gramsci, cui Togliatti non esita ad attribuire le parole “”Trockij è la puttana del fascismo””, che il capo della classe operaia italiana avrebbe pronunciato in carcere, nel 1930. “”L’Unità”” riporta queste parole, in realtà ben difficilmente riferibili a Gramsci, che, soprattutto da morto, non può tuttavia sottrarsi alla corazza del bolscevismo rivoluzionario che, ora più che mai, dovrà proteggere tutti i militanti e i dirigenti del partito dall’untore trockijsta sempre in agguato””. (pag 275)”,”PCIx-333″ “LUSSANA Fiamma a cura di”,”La Fondazione Istituto Gramsci. Cinquant’anni di cultura, politica e storia. Un catalogo e una guida.”,”Fiamma Lussana membro del Comitato scientifico Fondazione Istituto Gramsci. Tratto distintivo del Novecento è stato il progressivo affermarsi della soggettività dei popoli e, dopo la seconda guerra mondiale, della democrazia. La nascita dell’Istituto Gramsci viene decisa dalla segreteria del PCI nel 1947 e la sua istituzione diviene effettiva tre anni dopo, il 27 aprile 1950, nel tredicesimo anniversario della morte di Gramsci.”,”ARCx-002-FL” “LUSSO Gino”,”Rivoluzione industriale e organizzazione del territorio in Europa.”,”LUSSO Gino Una nazione di iloti “”La divisione territoriale del lavoro, che vincola branche particolari della produzione a distretti particolari di un paese, riceve nuovo impulso dalla conduzione manifatturiera, che sfrutta tutte le particolarità. L’ampliamento del mercato mondiale e il sistema coloniale, che fan parte della sfera delle condizioni generali della sua esistenza, forniscono al periodo manifatturiero abbondante materiale per la divisione del lavoro entro la società. Non è questo il luogo di dimostrare in particolare come la manifattura si impadronisce, oltre che della sfera economica, di ogni altra sfera della società, ponendo dappertutto le basi di quel perfezionamento delle specializzazioni e di un frazionamento dell’uomo che fece prorompere a suo tempo già A. Ferguson, il maestro di A. Smith, nell’esclamazione: “”Noi facciamo una nazione di iloti, e non ci sono uomini liberi fra di noi”””” [Karl Marx, il Capitale, Roma, 1973, vol. I, 2, pp, 52-54] [(in) Gino Lusso, Rivoluzione industriale e organizzazione del territorio in Europa, 1975] (pag 89)”,”EURE-096″ “LUSSU Emilio”,”Sul Partito d’ Azione e gli altri. Note critiche.”,”””Mi sono chiesto più volte quanto possa aver influito su Togliatti il giudizio di Stalin, che noi possiamo leggere oggi negli scritti sulla conferenza di Teheran, esposto a Churchill e Roosevelt, per cui “”l’ opinione di Pétain rappresentava meglio di De Gaulle la vera Francia””, facendo ritenere che i veri sentimenti del popolo francese fossero espressi dai collaborazionisti. E’ da ritenere probabile che lo stesso giudizio Stalin lo avesse dato sulla situazione italiana con Badoglio e più tardi con Bonomi?””. (pag 126)”,”ITAD-060″ “LUSSU Emilio a cura di Paolo BAGNOLI”,”Lettere (1930-37). Corrispondenza inedita con G. Forges, C. Rosselli, G. Salvemini, A. Tarchiani.”,”””””Le lettere dei Carteggi Tarchiani testimoniano dell’ impegno organizzativo di Lussu per far espatriare in America i compagni del movimento (nota 19: Sul soggiorno a Lisbona vedi quanto ha scritto lo stesso Lussu in ‘Diplomazia clandestina’ ora in ‘Per l’ Italia dall’ esilio’, Cagliari, 1976 pag 194-207). L’ idea fissa rimase quella della Legione, di un corpo di antifascisti da far sbarcare in Sardegna per favorire un’ insurrezione armata. Nel complesso le lettere qui raccolte costituiscono un piccolo ma probante saggio di una personalità di grande rilievo del socialismo italiano; un protagonista generoso e disinteressato in cui le esigenze della lotta non erano mai disgiunte da un alto senso morale nel fare chiarezza nel pensiero che doveva essere di base all’ azione. Per il movimento socialista italiano Emilio Lussu è una personalità che ancora molto può insegnare””. Paolo Bagnoli.”” (pag 12)”,”ITAD-086″ “LUSSU Joyce”,”I grandi dell’umanità. Federico Engels.”,”L’articolo si trova nello stesso volume de: I grandi dell’umanità. Leone Tolstoi di ‘ZVETEREMICH Pietro’, RUSx-145 (se possibile fotocopiare) “”Apponendo la sua firma all’ultima bozza del “”capitale””, Marx scrisse a Engels: “”Debbo soltanto alla tua abnegazione se ho finito questo lavoro”” (pag 28) Modestia rivoluzionaria. “”Marx ed io, diceva, siamo stati sempre contrari a ogni dimostrazione pubblica verso singole personalità”” (pag 30) La morte di Engels “”Il 5 agosto 1895, Engels spirò. Secondo il suo volere, non vi fu funerale e corteo: pochi compagni accompagnarono la sua salma al forno crematorio. E in uan giornata d’autunno gricia e tempestosa, Eleonora Marx portò l’urna con le sue ceneri sulla spiaggia di Eastbourne, che egli e Marx avevano tante volte percorsa passeggiando e discutendo e guardando il mare, che amavano, e poi da lì, su una barca di pescatori, cinque miglia al largo. E le disperse, come egli aveva desiderato, nelle onde e nel vento””. (pag 30)”,”MAES-100″ “LUSSU Emilio”,”Marcia su Roma e dintorni.”,”””Tutti e profeti armati vinsono e gli disarmati ruinorno”” Machiavelli, Il Principe Scritto per il pubblico francese e americano apparve in edizione italiana a Parigi nel 1933, pubblicato in pieno fascismo. Si tratta di un racconto autobiografico di Lussu che abbraccia il decennio 1919-1929 e narra il sorgere e il dilagare del fascismo, soprattutto in Sardegna, dai primi fasci, alle aggressioni squadristiche, alle spedizioni armate contro le popolazioni inermi fino alla conquista del potere e alla soppressione della legalità. Ma si descrivono anche le vicende politiche italiane i tentennamenti del governo Facta, del re, la marcia su Roma, il delitto Matteotti, l’Aventino. “”Le notizie di queste violenze facevano il giro dell’Isola. Il fascismo non veniva considerato un partito politico ma una forma di brigantaggio protetto dallo Stato. I grossi proprietari s’inscrivevano ai fasci, ma nel restante della popolazione aumentava ogni giorno il disprezzo. Una simile situazione non poteva riuscire gradita al governo. Occorrevano grandi consensi popolari, soprattutto l’adesione degli ex combattenti di cui Mussolini si proclamava rappresentante diretto. Perciò, improvvisamente, fu mutata politica. I prefetti furono sostituiti e in Sardegna fu mandato, in qualità di rappresentante del fascismo e del governo, il generale Gandolfo, prefetto munito di pieni poteri.”” (pag 133)”,”ITAF-279″ “LUSSU Emilio”,”Un anno sull’altipiano.”,”LUSSU Emilio (Armungia, Cagliari, 1890 – Roma 1975) combatté durante la Grande Guerra come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari. Fondatore del Partito Sardo d’Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924, e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista, nel 1929 fuggì da Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fondò il movimento ‘Giustizia e Libertà’. Fu tra i dirigenti della Resistenza e, nel dopoguerra, senatore nelle prime tre legislature. Ha pubblicato: ‘Marcia su Roma e dintorni’. Scritto nel 1936 e apparso per la prima volta in Francia nel 1938, e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è un classico della memorialistica sulla Prima guerra mondiale. Racconta il periodo di continui assalti a trincee inespugnabili sull’Altipiano di Asiago dal giugno 1916 al luglio 1917. I comandanti erano imbevuti di retorica patriottica e di vanità, e i soldati vivevano la dura realtà di “”ozio e sangue”” e di “”fango e cognac””. “”Io mi sedetti per terra, vicino alla tenda. Egli rimase sdraiato su una coperta da campo. Una bottiglia, senza marca, e un bicchierino, erano a sua portata di mano. Mi rivolse ancora qualche domanda sui miei studi. – Ah, lei conosce anche l’Università di Torino? Ma bravo! Facciamo quattro chiacchiere, senza parlare di guerra. Egli era piemontese. – Guerra, sempre guerra! C’è da diventar pazzi. Con lei, posso parlar francamente? – Ma certo, – dissi io, – per me è un vero piacere. – Io sono un ufficiale sbagliato. Sinceramente, ho io la faccia di un ufficiale di carriera? Ho fatto due anni d’Università in lettere. Sempre il primo del corso. Quella era la mia carriera. Ma mio padre aveva un chiodo nella testa. Che dico, un chiodo? una sciabola. Mi ha obbligato ad entrare alla Scuola militare. Mio padre era colonnello, mio nonno generale, mio bisnonno generale, mio trisnonno … insomma io ho in corpo otto generazioni di ufficiali, in linea retta. Mi hanno rovinato. Il tenente colonnello parlava lentamente, e beveva lentamente. Beveva a sorsi, come si centellina una tazza di caffé. – Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo. E’ da oltre un anno che io faccio la guerra, un po’ su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un solo austriaco. Eppure ci uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! E’ orribile! E’ per questo che ci ubriachiamo tutti, da una parte e dall’altra. Ha mai ucciso nessuno lei? Lei, personalmente con le sue mani? Io spero di no. – Io, nessuno. Già, non ho visto nessuno. Eppure se tutti, di comune accordo, lealmente, cessassimo di bere, forse la guerra finirebbe. Ma, se bevono gli altri, bevo anch’io. Veda, io ho una lunga esperienza. Non è l’artiglieria che ci tiene in piedi, noi di fanteria. Anzi, il contrario. La nostra artiglieria ci mette spesso a terra, tirandoci addosso. – Anche l’artiglieria austriaca tira sovente sulla propria fanteria. – Naturalmente. La tecnica è la stessa. Abolisca l’artiglieria, d’ambo le parti, la guerra continua. Ma provi ad abolire il vino e il liquori. Provi in po’. Si provi.”” (pag 36-38)”,”ITQM-186″ “LUSSU Emilio, a cura del Collettivo Emilio Lussu di Cagliari”,”Essere a Sinistra. Democrazia, autonomia e socialismo in cinquant’anni di lotte.”,”Emilio Lussu nato ad Armungia, remoto paese delle montagne della Sardegns. Lussu, dopo la parentesi degli studi a Cagliari, Roma e Torino, si trovò sul fronte della guerra del 1915, che costituì un’esperienza decisiva per la sua formazione morale e politica. Principale esponente del Partito sardo d’Azione, avversario irriducibile del fascismo, Lussu fu confinato a Lipari. Da qui, con un’azione clamorosa, fuggì in Francia dove, coi rosselli e altri, diede vita a Giustizia Libertà. Militanza nel PSI e PSIUP.”,”ITAP-078-FL” “LUSSU Emilio”,”Marcia su Roma e dintorni.”,”””Tutti e profeti armati vinsono e gli disarmati ruirorno”” Machiavelli, Il Principe “”Fingi che quattro mi bastonin qui e lì ci sien dugento a dir: ohibò! senza spostarsi o muoversi di lí e poi sappimi dir come starò con quattro indiavolati a far di sí con dugento citrulli a dir di no”” (Giuseppe Giusti) (in apertura)”,”ITAF-010-FSD” “LUSSU Emilio”,”Un anno sull’Altipiano.”,”Lussu Emilio: (Armungia [CA] 4.12.1890 – Roma 5.3.1975). Scrittore, militare e politico italiano. Combattè tutta la guerra 1915-18 come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari e fu più volte decorato al V. M. Fondatore del Partito sardo d’Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924 e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista fierissimo, nel 1929 fuggì da Lipari nella leggendaria evasione con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fu tra i fondatori del movimento “”Giustizia e libertà””. Fu tra i dirigenti della Resistenza nelle file del Partito d’Azione, ed è stato senatore per varie legislature. Morì a Roma nel 1975. Fra i suoi libri “”Marcia su Roma e dintorni”” (1932). “”Un anno sull’Altipiano”” vedrà la prima edizione a Parigi – Edizioni Italiane di Cultura – del 1938, la seconda in Italia – con Einaudi – nel 1945, dopo la Liberazione. (Oggi l’opera è considerato un romanzo storico che Lussu presenta come un libro di memorie. N.d. r.) «Scritto nel ’36, (…) col passare degli anni il libro di Lussu si è presentato sempre più con l’accento inconfondibile della verità ed è oggi una delle maggiori opere che la letteratura italiana possegga sulla Grande Guerra. L’Altipiano è quello di Asiago, l’anno dal giugno 1916 al luglio 1917. La narrazione (…) ha una misura di classica semplicità. In una serie di episodi, spesso tragici e talvolta grotteschi, la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di ozio e sangue, di “”fango e cognac””: ma a delusioni, insipienze e follie fanno riscontro le forze morali che ne sono emerse. “”Sulle figure e figurette che si stagliano nitide da queste pagine troneggia quella tra bieca e ridicola del generale Leone – scrive Paolo Milano – un fanatico della guerra per la guerra, che suscita in soldati e ufficiali una tentazione costante di farlo fuori. Le scene in cui si spera e aspetta che un mulo lo precipiti in un burrone, o un tiratore austriaco lo spacci finalmente, hanno un sapore di comicità alla Chaplin…””» (dal retro di copertina). [N.d,r.: Oppure, al contrario, la pietà verso un giovane ufficiale austriaco]: «Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Non lo potevo sbagliare. (…) Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso. (…) Tirare così, a pochi passi, su un uomo… come su un cinghiale! Cominciai a pensare che, forse, non avrei tirato. (…) Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico. Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo.» (pg.137, 138).”,”QMIP-051-FSL” “LUTARD Catherine”,”Serbia. Le contraddizioni di un’identità ancora incerta.”,”Catherine Lutard, sociologa, insegna all’Istituto di Studi politici di Lille e alla Libera Università di Bruxelles. ‘I grandi sono grandi solo perchè noi siamo in ginocchio. Alziamoci! Stendhal.”,”EURC-033-FL” “LUTAUD Olivier”,”Winstanley. Socialisme et christianisme sous Cromwell.”,”LATAUD è Docteur en lettres et sciences humaines, Prof all’Univ di Paris-Sorbonne (Paris IV).”,”UKIR-014″ “LUTAUD Olivier, presentazione”,”Les Niveleurs, Cromwell et la République.”,”ll testo del dibattito Putney. “”Al quartier generale del “”Consiglio Generale dell’ Esercito”” sotto la presidenza di Cromwell e dei suo genero Ireton -, nella chiesa protestante di Putney, presso Londra, il 28 e 29 ottobre e il 1° novembre 1647. Temi centrali approssimativi: – contro gli ostacoli del passato (l’ impegno) – contro un monopolio della proprietà (il suffragio) – contro ogni potere discrezionale (disciplina , veto). Per il partito Livellatore: militari = Rainborough (o Rainsborough), Sexby, nuovi agitatori civili = Wildman, Petty. Per il gruppo conservatore: Cromwell (generale) e Ireton (commissario generale), quasi esclusivamente. Gli altri partecipanti in generale degli ufficiali, sono piuttosto neutri, liberali.”” (pag 137) “”Alla fine, Wildman pone e oppone brutalmente il problema nel suo aspetto urgente e generale. WILDMAN: …Penso da tempo che ci abbandoniamo talmente ai dettagli, che non ci sono molte probabilità di trovare una soluzione soddisfacente. Il problema, come si trova là, espresso nell’ “”Accordo del Popolo””, è un affare generale… mai le persone virtuose del regno saranno soddisfatte a meno che il governo non risieda nelle sole Comuni, e si eserciti liberamente. (…)””. (pag 183-184)”,”UKIR-027″ “LUTAUD Olivier”,”Cromwell, les Niveleurs et la République.”,”Contro le calunnie. La source de la calomnie mise à jour (fin mai 1649). (pag 76) “”Deux mois plus tard, fin juillet ou début août, Walwyn, eut le temps de rédiger les trente-quatre pages de sa ‘Légitime défense de Walwyn contre les calomnies. Ce beau texte humain, et humaniste, est un cri de colère contre les Marchands du Temple… Il apprend qu’il a été dénoncé. Voici l’épisode, digne d’un Pascal ou La Bruyère: ‘C’est vers ce moment que je rencontrais dans la rue ce Monsieur, le commandant West. Il me considère, le visage pâle comme la mort, et me dit: “”Comment, vous ici? – Mais oui, lui dis-je: et pourquoi pas? – Eh bien, me répond-il, voilà: j’étais chez le Lord Maire, et l’on y disait de vous que vous étiez l’homme le plus dangereux, l’homme aux pires tendances qui soient; que vous cherchiez à faire détruire la cité de Londres; que vous refusiez tout gouvernment, et vouliez que toutes choses soient communes, et que vous poursuiviez de funestes desseins…”” Il répond par un une offensive en règle, notamment contre l’opportunisme clérical en politique (…)””. (pag 77-78)”,”UKIR-040″ “LUTERO Martin”,”Discorsi a tavola.”,”Sul matrimonio dei preti. “”Al diavolo i tiranni che separano noi coniugati e ci uccidono! E il papa, tiranno furiosissimo, abrogò i vecchi canoni mediante nuovi canoni, e il papa prese delle ottime precauzioni a suo favore subordinando le leggi imperiali ai suoi canoni, tanto che cesare con le sue leggi non osò fissare niente che fosse in contrasto con essi e tuttavia nessuno meno del papa può sopportarne il rigore. Perciò il papa astutamente si vanta di essere signore superiore alla Scrittura e al concilio. Lui vuole interpretare la Scrittura e nessun altro; allora ha vinto. Noi invece concludemmo che il papa è soggetto alla Scrittura e allora gli è andata male. E Gerson scrisse tre libri in cui afferma che il papa è soggetto alla Scrittura. E quell’ asino insensato del papa l’ ha fatta così grossa che la si palperebbe anche col giudizio della ragione, anche se non avessimo la Scrittura. Egli disse: “”Così voglio e impongo, valga come ragione il mio volere””. Noi invece lo assoggettiamo alla Scrittura e lo neghiamo; dimostri con la Scrittura che lui è superiore ad essa! Non può farlo. Così son stati tutti messi in fuga. Insomma il matrimonio dei sacerdoti è permesso dalla legge civile, ma con l’ aggiunta della pena, che il sacerdote sia sospeso dall’ ufficio, e così egli resta marito e i suoi figli sono eredi, in quanto è fuori del ministero.”” (pag 131-132) Se è lecito uccidere il tiranno. (pag 120) “”Un superiore, agendo tirannicamente, si fa pari, perché depone la figura di superiore, perde perciò il diritto verso le persone degli inferiori, per la natura dei relativi.”” (pag 99) “”Il mondo è come un contadino ubriaco; lo si mette in sella da una parte, ricade giù dall’ altra.”” (pag 94) “”Bisogna distinguere l’ insegnamento e il modo di vivere. Questo è cattivo tanto fra noi quanto fra i papisti; noi quindi non li combattiamo e li condanniamo per la vita che concludono. Wyclif e Hus, che criticarono il modo di vivere, non compresero questa distinzione. Io non pretendo di essere pio, ma su questo punto combatto, sulla parola, se la insegnino con verità oppure no. Non era ancora mai accaduto che fosse attaccato l’ insegnamento. Questa è la mia vocazione””. (pag 92-93) “”Dagli ottimi sempre i pessimi. Da Abramo e dai Padri, i crocifissori di Cristo, dalla Chiesa romana l’ Anticristo, dagli apostoli Giuda…”” (pag 88) “”Non ovunque si può dire tutto. Il leone invitò tutti gli animali nella sua spelonca maleodorante. Quando il leone chiese al lupo che odore aveva, quello gli disse: “”Puzza””. Poi l’ asino che desiderava adularlo, disse: “”C’è un buon fumo””. La volpe interrogata per la terza, disse: “”Ho il raffreddore””. Non è forse un’ acconcia risposta proverbiale? “”Ho il raffreddore””, cioè non si può dire tutto””. (pag 193)”,”RELP-040″ “LUTERO Martin”,”Scritti politici.”,”Nel moto della Riforma, che sommuove ai primi del Cinquecento la coscienza europea, Lutero non è dapprima l’occasionale scintilla che dà fuoco alle polveri: non la sua tormentata vocazione monastica, l’ossessione del peccato, la drammatica ricerca della pace interiore, la folgorante “”rivelazione della torre””, lo scardinamento dei dogmi cattolici gli assicurano la parte di protagonista.”,”RELP-004-FL” “LUTERO Martin, a cura di Valdo VINAY”,”Scritti religiosi.”,”Nel moto della Riforma, che sommuove ai primi del Cinquecento la coscienza europea, Lutero non è dapprima l’occasionale scintilla che dà fuoco alle polveri: non la sua tormentata vocazione monastica, l’ossessione del peccato, la drammatica ricerca della pace interiore, la folgorante “”rivelazione della torre””, lo scardinamento dei dogmi cattolici gli assicurano la parte di protagonista. La protesta di Martin Lutero, ebbe una risonanza sì forte nei primi decenni del XVI secolo in Germania e, più o meno direttamente, nelle maggiori nazioni europee.”,”RELP-005-FL” “LUTERO Martin, a cura di Joachim LANDKAMMER”,”La libertà del cristiano. Con il testo della lettera aperta a Leone X.”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”RELP-003-FMB” “LUTHER KING Martin, a cura di Clayborne CARSON”,”””I have a dream””. L’ autobiografia.”,”Martin Luther King, Jr. è nato nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed è stato assassinato nel 1968 a Memphis, nel Tennessee. Nel 1964 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la sua azione non violenta in favore dell’uguaglianza e contro ogni razzismo. Clayborne Carson è autore e curatore di numerosi libri sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti e in Africa. Docente di storia ad UCLA e visiting professor in numerose università americane, Carson è direttore del Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. Nel 1998 ha raccolto in A knock at Midnight i più significativi discorsi di Martin Luther King, Jr. È coautore di African American Lives: The Struggle for Freedom (2005), uno sguardo esaustivo sulla storia afroamericana. “”Di solito, una persona che esce dal tribunale dopo aver subito una sentenza di condanna ha sul viso un’ espressione cupa. Io invece lasciai l’ aula con il volto sorridente. Sapevo di essere diventato un pregiudicato, ma del mio delitto ero orgoglioso. Era il delitto di aver riunito la mi gente in una protesta non violenta contro l’ ingiustizia. Era il delitto di aver cercato di instillare nella mia gente il senso della dignità e del rispetto di sé. Era il delitto di desiderare per la mia gente i diritti inalienabili della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Soprattutto, era il delitto di cercare di convincere la mia gente che il rifiuto di collaborare con il male è un dovere morale altrettanto stringente quanto il precetto di collaborare con il bene. Finiva così un altro tentativo di bloccare la protesta.”” (pag 134)”,”USAS-150″ “LUTHER-KING Martin, a cura di Clayborne CARSON”,”””I have a dream””. L’ autobiografia del profeta dell’uguaglianza.”,”Martin Luther King, Jr. è nato nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed è stato assassinato nel 1968 a Memphis, nel Tennessee. Nel 1964 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la sua azione non violenta in favore dell’uguaglianza e contro ogni razzismo. Clayborne Carson è autore e curatore di numerosi libri sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti e in Africa. Docente di storia ad UCLA e visiting professor in numerose università americane, Carson è direttore del Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. Nel 1998 ha raccolto in A knock at Midnight i più significativi discorsi di Martin Luther King, Jr. È coautore di African American Lives: The Struggle for Freedom (2005), uno sguardo esaustivo sulla storia afroamericana. ‘Il discorso più decisivo della mia vita’ (pag 59-)”,”BIOx-063-FV” “LUTSKY Vladimir, a cura di Massimo MASSARA”,”Storia moderna dei paesi arabi.”,”LUTSKY Vladimir (1906-1962), studioso sovietico, è stato uno dei più eminenti orientalisti e specialisti della moderna storia araba. L’A assume il concetto di mondo arabo nella sua accezione più ampia: non solo, quindi, i paesi della penisola Arabica e quelli della ‘Mezzaluna (o Crescente) fertile’, Iraq (o Irak), Siria, Libano e Palestina, ma pure quelli dell’Africa settentrionale: Egitto, Sudan e i quattro paesi del Maghreb: Libia, Tunisia, Algeria e Marocco.”,”VIOx-167″ “LUTTWAK Edward N.”,”C’era una volta il sogno americano. Che fine hanno fatto gli anni d’oro?”,”La nuova guerra per la supremazia industriale, la questione giapponese, modelli e miti: Prussia e JAP, quando gli USA diventeranno un paese del terzo mondo, capitalismo senza capitale, i poveri e gli straricchi, dove sono finiti tutti gli alti stipendi? Dalla legalità al legalismo, il gap del risparmio, che cosa si può fare, la corsa agli armamenti geoeconomici.”,”USAS-019″ “LUTTWAK Edward N.”,”La grande strategia dell’Unione Sovietica. Dall’ideologia della rivoluzione mondiale al mito della superpotenza militare.”,”LUTTWAK (Arad, Transilvania, 1942) è uno studioso americano di storia militare e di problemi strategici. Insegna alla Georgetown University e al Georgetown Center of Strategic and International Studies di Washington. E’ consulente governativo per la difesa.”,”RUST-010″ “LUTTWAK Edward HOROWITZ Dan”,”The Israeli Army.”,”””Nel luglio 1954 Sharon fu ferito mentre guidava un raid contro un sistema fortificato opposto al limite del kibbutz di Kissufim. Come molti altri lungo la linea d’ armistizio, questo era una roccaforte convenzionale di fanteria, consistente in linee di trincee concentriche collegate da strette trincee di comunicazione con recinti di filo spinato e mine attorno al perimetro. Mentre giaceva in ospedale, Sharon lavorò ad un nuovo metodo tattico che rimpiazzasse la vecchia tattica “”fuoco e movimento”” imparata dai britannici. Invece di fare affidamento ad un pesante fuoco di copertura, gli uomini si sarebbero avvicinati al sistema di trincee senza sparare un colpo. Camminando lentamente e in silenzio assoluto fino a giungere sotto tiro, i soldati a questo punto dovevano correre più rapidamente possibile, sparando in corsa, mentre le difese di filo spinato venivano aperte da torpedini Bangalore – lunghi tubi riempiti di alto esplosivo. Una volta raggiunte le linee trincerate, gli uomni dovevano formare piccoli gruppi d’ assalto e, senza fermarsi a ripulire le trincee di fuoco, dovevano saltare in quelle di comunicazione, correndo e sparando fino al centro e proseguendo oltre””. (pag 113-114)”,”QMIx-126″ “LUTTWAK Edward N.”,”Il Pentagono e l’arte della guerra.”,”””In bello nihil tam leve est quod non magnae interdum rei momentum faciat.”” Tito Livio XXV 28 in apertura LUTTWAK (Transilvania, 1942) è uno studioso di storia militare e problemi strategici. Insegna alla Georgetown Unviersity e al Georgetown Center of Strategic and International Studies di Washington.”,”USAQ-063″ “LUTTWAK Edward, intervista di Gianni PERRELLI”,”Dove va l’Italia? Intervista a Edward Luttwak.”,”Gianni PERRELLI corrispondente dagli Stati Uniti del settimanale ‘L’Espresso’ segue la realtà americana degli anni 1980. Edward N. Luttwak politologo espero di problemi italiani, membro influente del Center for Strategic and International Studies di Washington.”,”ITQM-188″ “LUTTWAK Edward N.”,”Strategia. La logica della guerra e della pace.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”QMIx-029-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”La grande strategia dell’Impero Romano.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”STAx-055-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”Strategia della vittoria.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”USAP-007-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”La dittatura del capitalismo. Dove ci porteranno il liberalismo selvaggio e gli eccessi della globalizzazione.”,”Edward N. Luttwak (1942) è un noto esperto di strategia e politica internazionale. Specializzato in problemi militari, ha esteso l’applicazione della strategia ai fenomeni economici e alle problematiche sociali. Tra le sue pubblicazioni: ‘Che cos’è davvero la democrazia’ (Mondadori, 1996) con Susanna Creperio Verratti. E’ senior fellow presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington DC.”,”ECOI-390″ “LUTTWAK Edward N. CREPERIO VERRATTI Susanna”,”Il libro delle libertà. Il cittadino e lo Stato: regole, diritti e doveri in una democrazia.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli. Susanna Creperio Verratti, milanese, si è laureata in filosofia all’Università statale di Milano. Dopo essersi dedicata all’insegnamento e alla ricerca didattica presso il Dipartimento di filosofia come membro del direttivo della Società Filosofica Italiana, attualmente si occupa di filosofia politica.”,”TEOP-105-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”C’era una volta il sogno americano.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”USAE-023-FL” “LUTZ Dieter S. a cura”,”Die Rüstung der Sowjetunion. Rüstengsdynamik und bürokratische Strukturen.”,”Saggi di Manfred GÖRTEMAKER Dieter S. LUTZ Egbert JAHN David HOLLOWAY Vernon V. ASPATURIAN”,”RUST-103″ “LUTZ Heinrich”,”Tra Asburgo e Prussia. La Germania dal 1815 al 1866.”,”LUTZ Heinrich (1922-1986) è stato professore di storia contemporanea all’Università di Vienna. Ha studiato la storia europea e tedesca tra il XVI e il XX secolo, il problema dell’Austria Ungheria e delle fondazione dell’Impero tedesco. “”Marx era uscito dalla redazione (della Rheinische Zeitung, ndr) già nel marzo. Si recò poco dopo a Kreuznach, sposò Jenny von Westphalen e andò poi a Parigi. Con una velocità e con una decisione veramente senza respiro egli si lasciò ora alle spalle dopo la filosofia e la teologia idealistiche tedesche anche il socialismo primitivo ed i sistemi analitici della economia politica britannica. Immediatamente dopo la fine della “”Rheinische Zeitung”” egli iniziò a misurarsi con la teoria dello Stato di Hegel. Nel 1843-44 collaborò a Parigi con Arnold Ruge, i cui “”Deutsche Jahrbücher”” (Annali tedeschi), che da ultimo si stampavano a Dresda, erano stati egualmente vietati all’inizio del 1843 per un intervento prussiano; insieme i due editarono ora i “”Deutsch-Französische Jahrbücher””(Annali franco-tedeschi). Contemporaneamente Marx lavorò ad un’opera grandiosa sulla filosofia del diritto di Hegel. Un capitolo introduttivo, col titolo ‘Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie’, comparve sugli Annali nel 1844. Nel 1844-45 seguì la ricerca ‘Die Heilige Familie’ (La sacra Famiglia), questa scritta in collaborazione con Engels, come una resa dei conti critica con la filosofia della religione tedesca. Questo era il passaggio in una nuova epoca della storia del pensiero e dell’azione in Europa””. (pag 283-284) [Heinrich Lutz, Tra Asburgo e Prussia. La Germania dal 1815 al 1866, 1992 ]”,”GERx-120″ “LUXEMBURG Rosa”,”Riforma sociale o rivoluzione?”,”Il metodo di BERNSTEIN, adattamento del capitalismo, instaurazione del socialismo per mezzo delle riforme sociali, politica doganale e militarismo, sviluppo economico e socialismo, conquista del potere politico, crollo, opportunismo in teoria e pratica.”,”LUXD-005″ “LUXEMBURG Rosa; interventi di Daniel BENSAID Alain NAIR Nicolas BOULTE Jacques MOIROUX J.P. NETTL Michael LOEWY Hartmuth MEHRINGER Gottfried MERGNER Georges HAUPT”,”Rosa Luxemburg vive. Inediti di Rosa Luxemburg”,”Interventi di Daniel BENSAID e Alain NAIR, Nicolas BOULTE e Jacques MOIROUX, J.P. NETTL, Michael LOEWY, Hartmuth MEHRINGER e Gottfried MERGNER, Georges HAUPT.”,”LUXD-014″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Lelio BASSO”,”Lettere ai Kautsky.”,”Il saggio introduttivo di BASSO si incentra sul rapporto politico LUXEMBURG-KAUTSKY.”,”LUXD-012 MGEx-007″ “LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz fondatori rivista; collaborazione di Paul LANGE Clara ZETKIN Heinrich STRÖBEL A. THALHEIMER E. LUDWIG G. ZINOVIEV Paul FRÖLICH Karl RADEK Paul LEVI Heinrich BRANDLER e altri”,”Die Internationale. Zeitschrift für Praxis und Theorie des Marxismus. Begründet von Rosa Luxemburg und Mehring. Herausgegeben von der Zentrale der Komm. Partei Deuschland, Section der 3. Internationale.”,”Collaborano Paul LANGE, Clara ZETKIN, Heinrich STRÖBEL, A. THALHEIMER, E. LUDWIG, G. ZINOVIEV, Paul FRÖLICH, Karl RADEK, Paul LEVI, Heinrich BRANDLER ecc. Contiene un articolo sul ‘testamento politico di Friedrich Engels’ (1.12.1920)”,”EMEx-009″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Feliks TYCH e Lelio BASSO”,”Lettere a Leo Jogiches.”,”Rosa LUXEMBURG, nata a Zamosc, in Polonia nel 1871, nel 1889 emigrò clandestinamente in Svizzera perché ricercata dalla polizia zarista a causa della sua attività rivoluzionaria. Di qui passò poi a Berlino, dove svolse un’intensissima attività politica giungendo fino a coprire la carica di redattore capo della ‘Sachsische Arbeiterzeitung’ di Dresda, uno dei più importanti giornali della Sociademocrazia tedesca, e un posto di primo piano fra i più autorevoli dirigenti del partito. Allo scoppio della 1° GM, la L. svolse propaganda contro la guerra. Finì in carcere. In seguito insieme a Karl LIEBKNECHT fondò e poi diresse lo Spartakusbund e promosse la rivoluzione di Berlino del 1919, in seguito alla cui repressione venne arrestata e assassinata.”,”LUXD-018″ “LUXEMBURG Rosa”,”Replica a Lenin a proposito di centralismo e democrazia. Il testo integrale del saggio “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (1904).”,”””Ne deriva che il centralismo socialdemocratico non potrebbe basarsi né sulla cieca obbedienza, né su una subordinazione meccanica dei militanti nei confronti del centro del Partito. D’altra parte, non si possono avere delle paratie stagne tra il nucleo proletario cosciente, solidamente inquadrato nel partito, e gli strati contigui del proletariato, già trascinati nella lotta di classe e la cui coscienza di classe si accresce ogni giorno di più.”” (pag 19-20) “”In effetti la socialdemocrazia non è legata all’ organizzazione della classe operaia, essa è ‘il movimento proprio’ della classe operaia. E’ necessario quindi che il centralismo della socialdemocrazia sia di natura fondamentalmente diversa dal centralismo blanquista.”” (pag 20)”,”LUXD-022″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”Gesammelte Werke. Band 1. 1893 bis 1905. Erster Halbband.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”LUXD-032″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”Gesammelte Werke. Band 1. 1893 bis 1905. Zweiter Halbband.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”LUXD-033″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di B. HOEFT E. KLEEBERG E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER e G. KECK”,”Gesammelte Werke. Band 2. 1906 bis Juni 1911.”,”redazione di B. HOEFT E. KLEEBERG E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER e G. KECK”,”LUXD-034″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di G. KECK e E. PIWKA”,”Gesammelte Werke. Band 3. Juli 1911 bis Juli 1914.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di G. KECK e E. PIWKA”,”LUXD-035″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di H. HERBIG”,”Gesammelte Werke. Band 4. August 1914 bis Januar 1919.”,”Termina con lo scritto del 14 gennaio 1919 ‘L’ ordine regna a Berlino’ che a sua volta termina con il verso: ‘Ich war, ich bin, ich werde sein!’ redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di H. HERBIG”,”LUXD-036″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di B. HOEFT E. MÜLLER G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER E. HERBIG”,”Gesammelte Werke. Band 5. Ökonomische Schriften.”,”Termina con lo scritto del 14 gennaio 1919 ‘L’ ordine regna a Berlino’ che a sua volta termina con il verso: ‘Ich war, ich bin, ich werde sein!’ redazione di B. HOEFT E. MÜLLER G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER E. HERBIG”,”LUXD-037″ “LUXEMBURG Rosa”,”Gesammelte Briefe. Band 1. 1893 bis 1902.”,”Rosa Luxemburg e la 2° Internazionale. “”La sua partecipazione al lavoro del Bureau socialiste internationale non si limita sicuramente alla questione russa e ai suoi sforzi per evitare che la questione della scissione polacca non sia affrontata. I compito dell’ Ufficio consisteva nell’ esaminare tutti i litigi: funzionava come il tribunale supremo ufficiale per tutti i partiti affiliati. Rosa e i suoi colleghi trattavano gli affari obiettivamente : le dispute tra i sindacati cechi e austriaci, le contestazioni dei mandati dei delegati ungheresi, la lotta per la rapprestanza dei diversi partiti americani, tutto ciò non richiedeva che ci si riferisse ai grandi principi socialisti. Ma si deve constatare però in Rosa Luxemburg una certa disillusione nei riguardi dell’ Internazionale. Il biografo coscienzioso deve notare questo fatto anche se sembra contraddire l’ atteggiamento di internazionalismo estremo di Rosa Luxemburg dopo la dichiarazione di guerra. I suoi commenti in lettere private sul Congresso di Copenhagen del 1910 e sul Congresso straordinario di Basilea del 1912 – ai quali assiste senza piacere – non erano molto favorevoli.”” (pag 577-578)”,”LUXD-041″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Jürgen HENTZE”,”Internationalismus und Klassenkampf. Die polnischen Schriften.”,”HENTZE il curatore di questi volumi è nato nel 1942 a Berlino. Nei suoi studi si è occupato di Est Europa. Ha scritto una dissertazione su R. Luxemburg.”,”LUXD-047″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo e Ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista. Una anticritica.”,”””Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente””. Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “”sottoconsumo””: “”L’ opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’ altro, l’ offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda””. (pag 302). [‘Ora vediamo che l’impiego delle imposte estorte ai lavoratori per la produzione di mezzi bellici offre al capitale una nuova possibilità di accumulazione. Praticamente, il militarismo sulla base delle imposte indirette agisce in entrambi i sensi, assicurando a spese delle normali condizioni di vita della classe operaia sia il mantenimento degli organi di dominio del capitale, degli eserciti permanenti, sia il più vasto campo di accumulazione del capitale’ (Rosa Luxemburg, ‘L’accumulazione del capitale’, Giulio Einaudi, Torino, 1960; capitolo XXXII, ‘Il militarismo come campo di accumulazione del capitale’] (pag 467)”,”LUXD-051″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Felix TYCH”,”Lettres a Leon Jogiches. Tome II, 1900-1914.”,”A partire dal 1907, la LUXEMBURG e JOGICHES hanno smesso di essere una coppia ma sono rimasti una equipe come testimoniano le lettere. Rosa ha conquistato il suo posto alla testa dell’ ala sinistra del partito socialdemocratico tedesco. Nel cosrso della battaglia che conduce in favore dello sciopero di massa, per l’ azione politica contro il militarismo tedesco riceve il sostegno misurato di KAUTSKY e BEBEL ma riceve pure duri colpi. Quando il centro del partito evolve verso destra e si avvicina la guerra la corrispondenza si interrompe. Si stanno per aprire per la LUXEMBURG le porte del carcere. “”Je repars demain matin (si la migraine me le permet). A la seance (1), nous avons- à ce qu’il me semble – subi une defaite totale, mais je n’y suis pour rien. Plekhanov n’est pas venu, Lenine non plus. Les beks (les bolcheviks) etaient representés par un idiot complet (2), par contre il y avait une foule de meks (les mencheviks). Quant à Kautsky (au nom du Vorstand allemand), il a tout de suite presenté une resolution qui recommandait à l’executif du Bureau de s’entendre “”avec tous ceux qui se nomment des social-democrates””!”” (pag 313, RL Londra 14 dicembre 1913).”,”LUXD-052″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Marlen M. KORALLOW”,”Schriften über Kunst und Literatur.”,”Giudizio di Lenin su Rosa Luxemburg: “”Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia – e, conseguentemente, i suoi agenti, la 2° Internazionale e l’ Internazionale due e mezzo – ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: “”le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile””. Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell’ indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell’ accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell’ unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era – e per noi resta – un’ aquila. E i comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti (nelle pubblicazioni disordinatamente aggiornate dai comunisti tedeschi, solo parzialmente scusabili dalle tremendi perdite subite durante la loro dura battaglia) serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo. “”Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere”” – questa dichiarazione renderà il nome di Rosa Luxemburg famoso nella storia del movimento proletario internazionale. E, certamente, risalterà nel movimento proletario, fra i mucchi di letame e le galline come Paul Levi, Scheidemann, Kautsky e tutta la confraternita di coloro che schiamazzeranno sugli errori commessi dai più grandi comunisti. A ognuno il suo.”” (Lenin, Note di un pubblicista, 1922, Scritto a fine febbraio del 1922. Pubblicato per la prima volta sulla Pravda n° 87 del 16 aprile 1924). cit marxists.org).”,”LUXD-053″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Anna BISCEGLIE”,”Lettere d’ amore e d’ amicizia (1891-1918).”,”””Le impressioni di Amsterdam voglio dire del congresso) mi hanno fatto molto riflettere e ne ho concluso che sarebbe molto utile promuovere un confronto interno più stretto tra i diversi partiti e soprattutto la conoscenza reciproca. Per me, rafforzare il sentimento internazionale è già in sé un mezzo per combattere la grettezza sulla quale si fonda una buona parte dell’ opportunismo e ritengo che la nostra stampa, anche la Neue Zeit per esempio, sia lontana dal realizzare il proprio compito in questo senso; l’ ho scritto e detto a Kautsky a più riprese, e certamente lui può fare personalmente grandi cose. (…)”” (pag 41-42, lettera di R.L. a Henriette Roland-Holst, 27 ottobre 1904)”,”LUXD-054″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa.”,”””Certamente, senza l’ aiuto dell’ imperialismo tedesco, senza “”i fucili tedeschi in pugni tedeschi””, come scriveva la Neue Zeit di Kautsky, mai i Lubinsky e le altre canaglie dell’ Ucraina, come gli Erich, i Mannerheim di Finlandia e i baroni baltici sarebbero riusciti a dominare le masse proletarie dei loro paesi. Ma il separatismo nazionale è stato il “”cavallo di Troia”” nel cui fianco i “”compagni”” tedeschi sono stati introdotti, fucili in pugno, in tutti questi paesi. Le reali opposizioni di classe, ed i rapporti di forza militare hanno portato all’ intervento della Germania. Ma i bolscevichi hanno fornito l’ ideologia che mascherava quest azione controrivoluzionaria, hanno fortificato la posizione della borghesia, ed indebolito quella del proletariato. La migliore prova è data dalla Ucraina che doveva giocare un ruolo così fatale nei destini della Rivoluzione Russa. Il nazionalismo ucraino era in Russia una cosa del tutto diversa da quello che era, per esempio il nazionalismo ungherese, polacco e finnico: non era che un’ ubbia, una mania di qualche dozzina d’ intellettuali piccolo-borghesi, senza giustificazione nelle condizioni economiche; politiche o intellettuali del paese, senza alcuna tradizione storica non avendo mai l’ Ucraina costituito una nazione o uno Stato, senza alcuna cultura nazionale, fatta eccezione per le poesie romantiche e reazionarie di Chevtehnko’.”” (pag 18)”,”LUXD-055″ “LUXEMBURG Rosa”,”Sur la révolution. Ecrits politiques 1917-1918. Réforme sociale ou révolution? – Grève de masse, parti et syndicats.”,”””Conrad Schmidt commette lo stesso errore di prospettiva storica in ciò che concerne la riforma sociale: si aspetta da essa che “”detti alla classe capitalistica con l’ aiuto delle coalizioni operaie sindacali le condizioni nelle quali questa può acquistare la forza lavoro””. E’ nel senso della riforma sociale così compresa che Bernstein chiama la legislazione operaia un pezzo di “”controllo sociale”” e come tale, un pezzo di socialismo. Pure Conrad Schmidt dice parlando delle leggi di protezione operaia: “”controllo sociale””; (…)””. (pag 36) “”Bernstein vedeva nell’ estensione della democrazia un ultimo mezzo per realizzare progressivamente il socialismo: o una tale estensione, lungi dall’ opporsi alla trasformazione del carattere dello Stato come veniamo a descrivere, non fa che confermarla. Conrad Schmidt afferma pure che la conquista di una maggioranza socialista in Parlamento è il mezzo diretto per realizzare il socialismo per tappe. Ora le forme democratiche della politica sono incontestabilmente un segno molto netto del passaggio progressivo dello Stato in società: si ha in questo senso una tappa verso la trasformazione socialista. Ma il carattere contradditorio dello Stato capitalista si manifesta in modo eclatante nel parlamentarismo moderno. Certo, formalmente, il parlamentarismo serve ad esprimere nell’ organizzazione dello Stato gli interessi dell’ insieme della società. Ma d’altra parte, ciò che il parlamentarismo rappresenta qui, è unicamente la società capitalistica, ovvero una società in cui predominano gli interessi capitalistici. Per conseguenza in questa società, le istituzioni formalmente democratiche non sono, quanto al loro contenuto, che degli strumenti degli interessi della classe dominante””. (pag 42-43)”,”LUXD-056″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa. Scritto postumo pubblicato per cura e con introduzione di Paul Levi.”,”””A ciò Lenin oppone la seguente definizione del concetto di dittatura: “”La dittatura è un potere fondato immediatamente sulla forza, non legato ad alcuna legge. “”La dittatura rivoluzionaria del proletariato è un dominio conquistato dal proletariato combattendo, fondato sulla forza del proletariato di fronte alla borghesia, e non legato ad alcuna sorta di legge””. E a questa definizione Lenin aggiunge la seguente spiegazione: “”Kautsky deve interpretare la dittatura come “”Stato di dominio”” (…), perché così scompare la rivoluzione violenta.”””” (pag 19) “”Rosa Luxemburg non aveva alcun intendimento per questo genere di romanticismo all’ indiana. Ella ha espresso chiaramente la sua opinione sul terrorismo anche nelle seguenti parole, e non è un caso, se nel programma della Lega spartachista si trova semplicemente la frase: “”La rivoluzione proletaria non ha bisogno, per i suoi fini, del terrore; essa odia e aborre l’ assassinio””. Ogni esperto cosa abbia inteso di dire con ciò.”” (pag 30) Rosa Luxemburg sull’ esperienza della rivoluzione inglese del 1642 (pag 53-54) “”Ma il rimedio, trovato da Trotsky e da Lenin, “”l’ eliminazione della democrazia””, è ancora peggiore del male a cui si deve por riparo: esso chiude la sorgente viva, con la quale soltanto si possono correggere tutte le insufficienze innate delle istituzioni sociali: l’ attiva, libera, energica vita politica delle più ampie masse popolari””. (pag 67) “”Sono due poli opposti, ambedue egualmente lontani dalla vera politica socialista. Quando il proletariato avrà conquistato il potere, non potrà mai e poi mai, secondo il buon consiglio di Kautsky, rinunciare, sotto il pretesto della immaturità del paese, alla trasformazione socialista e dedicarsi esclusivamente alla democrazia, senza tradire se stesso, l’ internazionale e la rivoluzione. Esso deve prendere immediatamente misure socialiste in modo energico, inflessibile, senza riguardo alcuno; deve, adunque, esercitare la dittatura, ma dittatura di classe, non di un Partito o di una cricca; dittatura della classe, vale a dire apertamente, con attiva e libera partecipazione delle masse popolari in democrazia illimitata””. (pag 74)”,”LUXD-057″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Paul LEVI”,”Einführung in die Nationalökonomie.”,”””Nello stesso tempo l’ industria cotoniera fa delle nuove conquiste. La guerra di Crimea dell’ anno 1855 impedisce la fornitura di canapa e lino provenienti dalla Russia, ciò provoca in Europa occidentale una crisi violenta nel settore della fabbricazione di tela””. (pag 41)”,”LUXD-059″ “LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale partito e sindacati.”,”””Lo sciopero generale è, nel programma di Bakunin, la leva che farà scatenare la Rivoluzione sociale. Un bel mattino tutti gli operai di tutte le officine di un paese, o magari del mondo intero, abbandonano il lavoro, e con questo atto costringono, in quattro settimane al massimo, le classi possidenti o a capitolare o ad entrare in battaglia contro gli operai, in modo che questi allora hanno il diritto di difendersi e possono approfittare dell’ occasione per finirla con la vecchia società””. (pag 8) “”Adesso, la Rivoluzione russa ha sottoposto la tesi ad una revisione fondamentale. Per la prima volta nella storia della lotta di classe, essa ha reso possibile una realizzazione grandiosa dell’ idea di sciopero generale, aprendo così una nuova epoca nell’ evoluzione del movimento operaio.”” (pag 9)”,”PARx-038″ “LUXEMBURG Rosa”,”Pagine scelte. Sciopero generale. Partito e sindacati. Con la terza edizione di ‘Centralismo o democrazia’? (Replica a Lenin)”,”Luxemburg partito e sindacato. “”La completa unità del movimento operaio sindacale e socialista, assolutamente necessaria per le future lotte di massa tedesche, è realizzata fin d’ora e s’ impersona nella vasta folla che forma nello stesso tempo la base del Partito socialista e quella dei sindacati e nella convizione per la quale le due facce del movimento si sono confuse in un’ unità mentale. La pretesa opposizione tra Partito e sindacati si riduce, in questo ordine di cose, ad un’ opposizione tra il Partito e un certo gruppo di funzionari sindacali e, nello stesso tempo, è un’ opposizione all’ interno dei sindacati, tra questo gruppo e la massa dei proletari sindacalmente organizzati.”” (pag 62) Luxemburg critica il partito centralizzato. “”Se la tattica del partito è il prodotto non del Comitato centrale, ma dell’ insieme del partito o, meglio ancora, dell’ insieme del movimento operaio, è evidente che occorre alle sezioni e alla federazioni quella libertà di azione che sola permette di utilizzare tutte le risorse di una situazione e di sviluppare la loro iniziativa rivoluzionaria. L’ ultracentralismo difeso da Lenin ci appare come impregnato non già di uno spirito positivo e creatore, bensì dello spirito sterile del sorvegliante notturno. Tutta la sua cura è rivolta a controllare l’ attività del Partito, e non a fecondarla; a restringere il movimento piuttosto che a svilupparlo; a strozzarlo, non a unificarlo.”” (pag 90)”,”LUXD-060″ “LUXEMBURG Rosa”,”La Rivoluzione russa e “”La tragedia russa””. (Zur russischen Revolution. Eine kritische Würdigung’ (ottobre 1918); Die russische Tragödie)”,”Luxemburg: Brest-Litovsk e l’ imperialismo tedesco. “”Essi non tennero conto che la capitolazione della Russia a Brest-Litovsk avrebbe significato un enorme rafforzamento della politica imperialistica pantedesca, quindi proprio l’ indebolimento delle possibilità di una sollevazione rivoluzionaria in Germania, e non avrebbe portato la fine della guerra con la Germania, bensì l’ inizio di un nuovo capitolo. In realtà la “”pace”” di Brest-Litovsk è una chimera. Nemmeno per un momento c’è stato pace tra Russia e Germania. Da Brest-Litovsk a oggi non c’è stata che una guerra continua, solo di natura particolare, una guerra condotta da una parte sola: sistematica avanzata tedesca e tacita graduale ritirata dei bolscevichi. L’ occupazione dell’ Ucraina, della Finlandia, della Lituania, dell’ Estonia, della Crimea, del Caucaso, di regioni sempre più vaste della Russia meridionale: questo il risultato dello “”stato di pace”” conseguente a Brest-Litovsk. E ciò ha voluto dire: in primo luogo, abbattimento della rivoluzione e della vittoria della controrivoluzione in tutte le roccaforti rivoluzionarie della Russia. Poiché Finlandia, Baltico, Ucraina, Caucaso, territori del Mar Nero sono tutta Russia, o meglio terreno della Rivoluzione russa, checché ne possa cianciare la vuota piccolo-borghese fraseologia sul “”diritto di autodeterminazione dei popoli”” (…)””. (pag 28)”,”LUXD-061″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome I. 1894-1899.”,”A partire dal 1907 la Luxemburg e Jogiches si sono separati. Ma hanno continuato a lavorare in equipe come dimostrano le lettere. “”Caro, gli avvenimenti si succedono con una tale rapidità che non ce la faccio a relazionarteli in tempo. Primo avvenimento: ho deciso, nella misura del possibile, di sollevare al congresso la questione della tattica e dell’ opportunismo e di proporre una risoluzione. Non lo potrei fare senza aver subito scritto sulla stampa. Per la Neue Zeit, è troppo tardi. Mi sono dunque seduta e ho scritto in due giorni una serie di articoli per la Leipziger Volkszeitung su 107 pagine. Per mancanza di tempo li ho inviati senza ricopiarli. Schönlank si è infervorato. Avrà 7 articoli. Ti invio in allegato i tre primi. Sch(önlank) li considera come “”un colpo da maestro”” e “”un capolavoro di dialettica””. L’ art. fa già sensazione, a Lipsia se lo contendono. Tu penserai può essere che io perda perché non è sulla Neue Zeit. Niente da fare: 1. nella Neue Zeit ci sarà il seguito della discussione, perché è là che Ed (Bernstein) risponderà subito dopo il Congresso di Partito. Io anche naturalmente, benché Schön(lank) mi prega già adesso di rispondere da lui. 2. La cosa più importante: gli art. si sono tanto imposti a Sch(önlank) che vuole pubblicarli insieme in opuscolo. (…)””. (pag 214, lettera di RL a LJ, 24 settembre 1898)”,”LUXD-063″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome II. 1900-1914.”,”””Vero scandalo con Kautsky. Mi ha reso stamattina il mio manoscritto per la terza volta, insistendo perché cancelli anche il riferimento alla protesta di Elberfeld come la lettera del Vorwärts. (Non potrei dunque riferirmi a questi documenti che nel Vorwärts, a condizione che esca). Inoltre, mi restituisce il mio manoscritto attraverso la posta, senza affrettarsi, in modo che rischio di non inviarlo a tempo per questo numero! Glielo trasmesso martedi sera, oggi venerdi non è ancora spedito! Io non ho alcun mezzo di pressione su di lui; è furioso per la bastonata che riceve, dunque si vendica. Non posso questa volta fare appello alle “”istanze””, perché queste gli darebbero ragione, si tratta quindi di evitare (di dargli) il respiro sul quale conta. In una parola – une vilaine affaire. Ammesso che l’ articolo esca com’è, in tutti i modi sarà una ghigliottina per lui.”” (pag 233, 15 luglio 1910)”,”LUXD-064″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Stephen Eric BRONNER”,”The Letters of Rosa Luxemburg.”,”Lo stile di Marx. “”Frl. Mathilde Jacob, (…) ti trasmetterà i miei calorosi saluti e qualcos’altro! E questo qualcosa è il mio manoscritto dell’ “”Anti-Critica””, la replica a Eckstein, Bauer e Co., in difesa del mio libro sull’ accumulazione! Tu, povero diavolo, sei stato scelto per essere il secondo lettore di quest’ opera. (Il primo è stato Mehring, naturalmente, che ha letto il manoscritto varie volte. Dopo la prima lettura, lo ha chiamato “”semplicemente il lavoro di un genio””, “”una vera superba, affascinante impresa”” cosa che non si è più vista dalla morte di Marx. (…) Nel lavoro teorico come nell’ arte, apprezzo solo il semplice, il quieto e l’ audace. E’ per questo, per esempio, che il famoso primo volume del Capitale di Marx, con il suo abbondante ornamento rococo (stile artistico dell’ ‘700, ndr) in stile hegeliano, ora mi sembra un obbrobrio (per cui, dal punto di vista del Partito, devo prendere cinque anni di duro lavoro e 10 anni di perdita di diritti civili…). (…)””. (pag 185, lettera a Hans Diefenbach, 3.8.1917, Wronke, carcere)”,”LUXD-065″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Elzbieta ETTINGER”,”Comrade and Lover. Rosa Luxemburg’s Letters to Leo Jogiches.”,”I rapporti Luxemburg – Parvus. “”Adesso sto lavorando duro. Sistemo cose con Parvus col massimo successo; sto scrivendo brevi pezzi per lui, come quelli che tu hai, sulla Polonia, la Francia e il Belgio. Mi rimborsano l’ abbonamento al periodico – 30 M per quadrimestre! Naturalmente in addizione all’ onorario. Domani, farò l’ abbonamento a P(etite) Ré(publique) e Peuple. Per scrivere un pezzo mi ci vuole un’ ora, e mi riprometto di leggere i giornali e scrivere regolarmente ad un’ ora prefissata della mattina. Io scrivo velocemente, faccio una bella copia, e mando il tutto (questo dovrebbe darti un colpo apoplettico tre volte al giorno). Ci sarà ‘Geld’ (denaro, ndr) alla fine del mese! E Parvus è contento. Inutile a dirsi, mi inonda di richieste “”perché non allo stesso tempo Inghilterra, Italia e Turchia””, ma rido soltanto e non mi affanno a rispondere.”” (pag 56, lettera del 10 luglio 1898)”,”LUXD-066″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”Grève générale. Parti et syndicats.”,”””Con la psicologia di un sindcato che non consente di scioperare il Primo Maggio a patto che venga fissato con precisione in anticipo un sussidio, in caso contrario sarebbe rinviato, non si può fare né Rivoluzione né sciopero generale. Ma giustamente, nella tormenta del periodo rivoluzionario, il proletariato si trasforma, da padre di famiglia prudente che esige un sussidio, in un “”rivoluzionario romantico”” per cui lo stesso bene supremo, la vita, e a maggior ragione il benessere materiale, non ha che poco valore in confronto allo scopo ideale della lotta””. (pag 49) Burocratismo nel partito e nel sindacato. “”Questi inconvenienti del funzionarismo comportano sicuramente anche per il partito dei pericoli che potrebbero molto facilmente risultare dalla più recente innovazione, l’ istituzione dei segretari locali del partito, se la massa socialista non vigilerà costantemente, affinché questi segretari restino dei puri organi esecutivi, senza essere mai considerati come i rappresentanti professionali dell’ iniziativa e della direzione della vita locale del partito.”” (pag 77)”,”LUXD-067″ “LUXEMBURG Rosa”,”The Accumulation of Capital.”,”Tugan Baranovski e la sua ‘mancanza di proporzione’. “”Di conseguenza, Tugan Baranovski espone la teoria delle crisi di Marx a una revisione che egli sostiene aver sviluppato dal “”sovra-consumo’ di Sismondi. ‘Marx è sostanzialmente d’accordo con la visione generale secondo cui la povertà dei lavoratori, e di conseguenza della grande maggioranza della popolazione, rende impossibile realizzare i prodotti di una perennemente espansiva produzione capitalistica, dato che ciò causa un declino della domanda. Questa opinione è assolutamente sbagliata.”” (pag 291)”,”LUXD-068″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Sophie, 1916-1918. Suivi de ‘A la rencontre de Rosa Luxemburg’.”,”Claude WEILL è ricercatore all’ EHESS. “”Ma questa è la storia. So perfettamente che i conti non saranno mai regolati secondo “”giustizia”” e che si deve accettare tutto. Mi ricordo di versato lacrime calde quando, studiando a Zurigo, avevo letto gli Otcherki pervobytnoï (ekonomitcheskoï) kultury (Saggi sulla cultura primitiva) del professor Ziber in cui egli descriveva come gli Europei hanno represso e sterminato sistematicamente i Pellerossa d’ America e ho stretto i pugni dalla disperazione, non solo che ciò fu possibile, ma che tutto questo non poté essere vendicato, punito, espiato. Io tremo di dolore al pensiero che questi Spagnoli, questi Anglo-Americani sono morti e decomposti da lungo tempo e non possono essere resuscitati per subire le torture che hanno inflitto agli Indiani. ma questo sono idee puerili e tutti i peccati attuali contro il Santo-Spirito, tutta l’ ignominia, saranno dimenticati nel disordine delle fratture storiche non governate, e tutti ritorneranno ben presto di nuovo “”un popolo unito di fratelli””. Ne ho ben preso coscienza oggi leggendo che i socialdemocratici di Vienna hanno inviato un telegramma al governo di Lenin a San Pietroburgo. Approvazione entusiasta e auguri di successo! Gli Adler, Pernerstorfer, Renner, Austerlitz – e i Russi che si dissanguano! Ma non sarà così e più tardi si vedrà che non poteva andare diversamente…””. (pag 53) (Victor Adler, Engelbert Pernerstorfer, Karl Renner, Fritz Austerlitz: dirigenti della socialdemocrazia austriaca appartenenti all’ ala destra. Victor Adler il fondatore del partito, era stato da subito ostile a Rosa Luxembur) (nota pag 53)”,”LUXD-069″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBURGO)”,”Huelga de masas, partido y sindicatos.”,”Per la traduzione utilizzate versioni francesi e per una parte una traduzione italiana (Scritti scelti di Luciano AMODIO, Ed Avanti, 1963). “”A partire da ciò si possono dedurre alcuni punti di vista generali che permetteranno di giudicare il problema dello sciopero di massa. 1. E’ assolutamente sbagliato concepire lo sciopero di massa come una azione isolata; essa è oltremodo il segno, il concetto unificatore di tutto un periodo di anni, forse decenni, della lotta di classe. (…) 2. Ma, se al posto di questa categoria secondaria di scioperi di dimostrazione, consideriamo lo sciopero combattivo come lo abbiamo visto oggi in Russia che ha costituito il sostegno reale dell’ azione proletaria, ci sorprende il fatto che questo elemento economico e l’ elemento politico si presentano tanto indissolubilmente vincolati. (…) 3. Per finire gli avvenimenti russi ci mostrano che lo sciopero di massa è inseparabile dalla rivolzione; la sua storia si confonde con la storia della rivoluzione. (…)””. 4. E’ sufficiente riassumere quanto precede per scoprire una soluzione al problema della direzione e dell’ iniziativa dello sciopero di massa. (…)””. (pag 49-58)”,”LUXD-070″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La rivoluzione russa.”,”La critica della Luxemburg a Lenin e Trotsky. “”Indubbiamente ogni istituzione democratica ha i suoi limiti ed i suoi difetti, ciò che, del resto, è comune ad ogni istituzione umana. Ma, il rimedio inventato da Lenin e Trotsky, cioè la soppressione della democrazia in generale, è peggiore del male che è ragionevole guarire: tale rimedio soffoca, infatti, la fonte viva dalla quale solamente possono scaturire le correzioni a tutte le insufficienze congenite delle istituzioni sociali: la vita politica attiva, senza intralci, energica, delle più larghe masse della nazione. Prendiamo un altro esempio clamoroso: il diritto di voto elaborato dal governo dei Soviet. Non si comprende chiaramente quale portata pratica possa avere. Dalla critica fatta da Trotsky e Lenin alle istituzioni democratiche, si deduce che essi respingono, come principio le rappresentanze nazionali uscite dalle elezioni generali e non vogliono appoggiarsi sui Soviet. Allora non si comprende il perché sia stato concesso il suffragio universale””. (pag 22) “”(…) il sistema sociale del socialismo non deve e non può essere che un prodotto storico nato alla scuola stessa dell’ esperienza, nel momento delle realizzazioni, della marcia della storia vivente, la quale, come la natura organica di cui in ultima analisi non è che una parte, ha la buona abitudine di far nascere sempre insieme ad un reale bisogno sociale il mezzo di soddisfarlo; insieme al problema la sua soluzione. Ma se oggi è così, è evidente che il socialismo, per sua natura, non può essere concesso, nè può essere stabilito per editto.”” (pag 26) La democrazia formale. “”Senza elezioni generali, senza libertà illimitata della stampa, senza libera lotta fra le opinioni, la vita si spegne in tutte le istituzioni pubbliche, divente apparente e l’ unico elemento attivo rimane la burocrazia. E’ una legge alla quale nessuno può sottrarsi””. (pag 27) “”Nella nostra qualità di marxisti non siamo mai tati idolatri della democrazia formale””, scrive Trotsky. Certo, non siamo mai stati idolatri della democrazia formale. E neppure del socialismo e del marxismo. Ne deriva forse il diritto, come Cunow-Lensc-Parvus di disfarci del marxismo o del socialismo quando di risulta incomodo? Trotsky e Lenin sono la negazione vivente di tale questione.”” (pag 29)”,”RIRO-372″ “LUXEMBURG Rosa”,”Le socialisme en France, 1898-1912.”,”Il libretto di Paul Lafargue , recensito dalla Luxemburg su Neue Zeit, esce in occasione dell’ entrata di Millerand nel governo Waldeck-Rousseau. Titolo: Le socialisme et la conquete des pouvoirs publics. (1899) “”Tuttavia, sarà assolutamente falso spiegare questa attitudine con l’ indifferenza riguardo alle forme politiche. Nel 1889 i guesdisti e i blanquisti dichiararono senza mezzi termini nel loro manifesto redatto in occasione della crisi boulangista:””La Repubblica è la forma necessaria all ‘emancipazione del proletariato. Essa deve essere mantenuta ad ogni costo””. Oggi ancora i due partiti sostengono fermamente il ministero di “”diefsa repubblicana”” come minimo male, per lamentevole che sia. Non si tratta di sapere se occorra sempre difendere la Repubblica, ma se la classe operaia debba costituire un partito politico indipendente in opposizione a ‘tutte’ le classi borghesi o solamente una componente artificiosa della frazione repubblicana della borghesia. E se Kautsky ha detto due anni fa che Jaures con la sua campagna per Dreyfus ha salvato l’ onore del socialismo francese, bisogna aggiungere oggi che Guesde e Vaillant per la loro resistenza inflessibile contro il ministerialismo socialista, non salvano soltanto l’ onore del socialismo, ma qualcosa di più: il socialismo stesso””. (pag 150, Neue Zeit, 1900-1901)”,”LUXD-073″ “LUXEMBURG Rosa; LENIN V.I.”,”La crise de la social-democratie. Suivi de sa critique par Lenine (A propos de la brochure de Junius)”,”””Alors arrivera la catastrophe. Alors sonnera en Europe l’ heure de la marche générale, qui conduira sur le champ de bataille de 16 à 18 millions d’hommes, la fleur des différentes nations, équipés des meilleurs instruments de mort et dressés les uns contre les autres. Mais à mon avis, derrière la grande marche générale, il y a le grand chambardement.(…)””. finire. Voilà ce que déclarait l’ orateur de notre faction, Bebel, au cours du débat sur le Maroc au Reichstag. Le tract officiel du parti, ‘Imperialisme ou Socialisme’, qui a été diffusé il ya a quelques années à des centaines de milliers d’exemplaires, s’achevait sur ces mots: “”Ainsi la lutte contre le capitalisme se transforme de plus en plus en ‘un combat décisif entre le Capital et le Travail’. Danger de guerre, disette et capitalisme – ou paix, prospérité pour tous, socialisme; voilà les termes de l’ alternative. (…)””. (pag 62) Rohrbach, La guerra e la politica tedesca, 1914 (pag 108) Lenin: ‘A proposito dell’ opuscolo di Junius’ (1916) “”Junius ha assolutamente ragione di sottolineare l’ influenza decisiva della “”congiuntura imperialista”” nella guerra ‘attuale’, di dire che dietro la Serbia c’è la Russia, che “”dietro il nazionalismo serbo c’è l’ imperialismo russo””, che la partecipazione, per esempio, dell’ Olanda alla guerra sarà ‘anche’ dell’ imperialismo, perché 1) l’ Olanda difenderebbe le sue colonie e 2) essa sarà l’ alleato di una delle coalizioni ‘imperialiste’. Ciò è indiscutibile per quello che concerne la guerra ‘attuale’. (…)””. (pag 234) Metodo. “”L’ errore sarà di esagerare questa verità, di mancare alla regola marxista che vuole che si sia concreti, di estendere il giudizio dato sulla guerra attuale a tutte le guerre possibili all’ epoca dell’ imperialismo, di dimenticare i movimenti nazionali ‘contro’ l’ imperialismo. Il solo argomento in favore della tesi secondo cui “”non si possono avere più guerre nazionali”” è che il mondo è diviso tra un pugno di “”grandi”” potenze imperialiste e che, per questa ragione, ogni guerra, sia essa nazionale all’ inizio, ‘si trasforma’ in guerra imperialista poiché urta gli interessi di una delle potenze o delle coalizioni imperialiste. Questo argomento è manifestamente errato. Certo, la tesi fondamentale della dialettica marxista è che tutte i limiti nella natura e nella società sono convenzionali e mobili, che non c’è ‘nessun’ fenomeno che non possa, in certe condizioni, trasformarsi nel suo contrario. Una guerra nazionale ‘può’ trasformarsi in guerra imperialista, ma l’ ‘inverso’ è pure vero. Esempio: le guerre della grande rivoluzione francese sono cominciate come guerre nazionali e lo erano effettivamente. Esse erano rivoluzionarie, perché aveva per obiettivo la difesa della grande coalizione contro delle monarchie contro-rivoluzinoarie. Ma quando Napoleone ebbe fondato l’ Impero francese invadendo una serie di Stati nazionali d’Europa, importanti, vitali e da lungo tempo costituite, allora le guerre nazionali francesi divennero delle guerre imperialiste, che generarono ‘a loro volta’ delle guerre di liberazione nazionale ‘contro’ l’ imperialismo di Napoleone””. (pag 234-235) La rivoluzione nasce dalla guerra. “”Junius indica molto giustamente, anche qui, che non si può “”fabbricare”” la rivoluzione. La rivoluzione era all’ ordine del giorno nel 1914-1916, essa era contenuta nella guerra, essa “”nasceva”” dalla guerra. E’ questo che bisogna “”proclamare”” a nome della classe rivoluzionaria (…)””. (pag 245-246)”,”LUXD-074″ “LUXEMBURG Rosa”,”Reform or revolution and other writings.”,”Bibliografia pag XI. “”Let us not forget that the revolution soon to break out in Russia will be a bourgeois and not a proletarian revolution. This modifies radically all the conditions of Socialist struggle. The Russian intellectuals, too, will rapidly become imbued with bourgeois ideology. The Social Democracy is at present the only guide of the Russian proletariat. But on the day after the revolution, we shall see the bourgeoisie, and above all the bourgeois intellectuals, seek to use the masses as a steppingstone to their domination.”” (pag 93) “”Impressionati dai recenti avvenimeni nei partiti socialisti di Francia, Italia e Germania, i Socialdemocratici russi tendono a vedere l’ opportunismo come un ingrediente alieno, portato nel movimento operaio dai rappresentanti della democrazia borghese. Se fosse così nessuna sanzione prevista dalla costituzione di partito potrebbe fermare questa intrusione. L’ afflusso di reclute non proletarie al partito del proletariato è l’ effetto di cause sociali profonde come il collasso economico della piccola borghesia, la bancarotta del liberalismo borghese, e la degenerazione della democrazia borghese. E’ infantile sperare di fermare questa corrente per mezzo di formule buttate giù in una costituzione””. (pag 93-94)”,”LUXD-076″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Franco VOLPI”,”Scritti sull’ arte e sulla letteratura.”,”””Ma non sussiste dubbio alcuno, che il ruolo di Schiller nella crescita spirituale del proletariato rivoluzionario in Germania non ha le sue radici tanto in ciò che Schiller, col contenuto delle sue poesie, apportò alla lotta d’emancipazione della classe operaia, quanto invece in ciò che la classe operaia, partendo dalla propria visione del mondo, dalla propria aspirazione e dalla propria sensibilità, infuse nelle opere di Schiller. Ha qui avuto luogo un singolare processo di assimilazione, in cui il pubblico operaio non si appropriò di Schiller in quanto insieme spirituale, come egli in realtà fu, ma smembrò la sua opera spirituale e la trasfuse inconsciamente nel proprio mondo sensibile e concettuale””. (pag 38) “”Il festeggiare Schiller come un poeta ‘rivoluzionario par excellence’, tradisce già in sé una ricaduta della concezione di “”rivoluzionario”” nobilizzata e approfondita dalla teoria marxiana, dal materialismo storico-dialettico, in una concezione piccolo borghese, la quale vede in ‘ogni’ ribellione contro l’ordine legale esistente, dunque nella manifestazione esteriore della ribellione, una “”rivoluzione””, incurante della sua intima tendenza, del suo contenuto sociale. Solamente da quest’ultimo punto di vista si riesce a vedere in Karl Moor il precursore di Robert Blum, in Luise Millerin “”la tragedia rivoluzionaria del crollo”” e in Guglielmo Tell “”il dramma rivoluzionario del compimento”” – sempre che gli dei sappiano cosa significhi questo entusiasta Gallimathias.”” (pag 39)”,”LUXD-077″ “LUXEMBURG Rosa”,”Eglise et socialisme.”,”Primi cristiani partigiani del comunismo. Divisione dei beni. Il cristianesimo e la schiavitù. “”Ce n’était pas la première fois dans l’histoire de l’humanité que les conditions économiques se montraient plus fortes que les beaux discours. Le communisme, cette communauté de jouissance des biens, qu’avaient proclamée les premiers chrétiens, n’était pas réalisable sans le travail collectif de toute la population, aussi bien sur le sol; propriété commune, que dans les ateliers collectifs. A l’époque des premiers chrétiens, on ne pouvait pas instaurer le travail collectif (avec des moyens de travail collectifs), car, nous l’avons déjà mentionné, le travail incombait aux esclaves vivant en marge de la societé et non pas aux hommes libres. Le christianisme n’entreprit d’abolir ni l’inégalité de travail, ni l’inégalité de propriété. Et c’est pourquoi ses efforts visant à supprimer l’inégale répartition des biens furent inefficaces. Les voix des pères de l’Eglise clamant le communisme furent sans écho. Bientôt, d’ailleurs, ces voix devenues de plus en plus rares se turent tout à fait. Les pères de l’Eglise cessèrent de prêcher la communauté et le partage des biens, car l’accroissement de la commune chrétienne produisit des changements fondamentaux à l’intérieur de l’Eglise même.”” (pag 17)”,”LUXD-078″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La crise de la democratie socialiste.”,”Imperialismo o socialismo. “”Le tract officiel du parti, “”Impérialisme ou socialisme””, qui a été répandu, il y a quelques années, à des centaines de mille exemplaires, se terminait par ces paroles: (…) “”(…) Quoi qu’il advienne alors, puisse-t-il, grâce à sa force, réussir à épargner à l’humanité les effroyables atrocités d’une guerre mondiale; ou le monde capitaliste ne peut-il pas sombrer dans l’histoire autrement qu’il y est né, dans le sang et par la force: l’heure historique trouvera la classe ouvriére prête, et le tout est d’être prêt””.”” (pag 19) Profezia Marx. La questione dell’ Alsazia Lorena. La guerra tra Francia e Russia da una parte contro la Germania dall’altra. Alors que les troupes de Bismarck se trouvaient encore en France, Marx écrivait au comité de Brunswick: “”Quiconque n’est pas tout à fait assourdi par le tapage du moment, ou celui qui n’a pas intérêt à assourdir le peuple allemand, doit voir que la guerre de 1870 porte dans ses flancs une guerre entre l’Allemagne et la Russie tout aussi nécessairement que la guerre de 1866 la guerre de 1870. Je dis nécessaire, inévitable, sauf dans l’improbable cas où une révolution éclate auparavant en Russie. Le cas improbable ne se présente-t-il point, la guerre entre l’Allemagne et la Russie doit être traitée, dès à présent, comme ‘un fait accompli’ (1). Que cette guerre ait un effet utile ou nuisible, dépend tout à fait de l’attitude présente des vainqueurs allemands. S’ils prennent l’Alsace et la Lorraine, la France fera, avec la Russie, la guerre à l’Allemagne. Il est superflu d’en indiquer les fatales conséquences.”” (pag 41) (1) (en francais dans le texte)”,”LUXD-080″ “LUXEMBURG Rosa”,”The Junius pamphlet. The Crisis in the German Social Democracy. Febraury-April 1915.”,”””In Germany one may study the development of imperialism, crowded as it was into the shortest possible space of time, in concrete form. The unprecedented rapidity of German industrial and commercial development since the foundation of the Empire, brought out during the 80’s two characteristically peculiar forms of capitalist accumulation; the most pronounced growth of monopoly in Europe and the best developed and most concentrated banking system in the whole world. The monopolies have organized the steel and iron industry, i.e., the branch of capitalist endeavour most interested in government orders, in militaristic equipment and in imperialistic undertakings (railroad building, the exploitation of mines, etc.) into the most influential factor in the nation. The latter has cemented the money interests into a firmly organized whole, with the greatest, most virile energy, creating a power that autocratically rules the industry, commerce and credit of the nation,, dominant in private as well as public affairs, boundless in its powers of expansion, ever hungry for profit and activity, impersonal, and therefore, liberal-minded, reckless and unscrupulous, international by its very nature, ordained by its capacities to use the world as its stage.”” (pag 21)”,”LUXD-082″ “LUXEMBURG (LUXEMBOURG) Rosa; saggi di RUBAK Simon SABATIER Guy JAQUIER Maurice METERY Jean LEFEUVRE – GALAR R. KAY J.M.”,”La révolution russe (Texte intégral). Rosa Luxembourg et sa doctrine.”,”in apertura due foto di R. Luxemburg giovane, la seconda data da Rosa L. a Bracke. “”Du point de vue organisationnel, les divergences de Rosa vont se concrétiser avec la formation du S.D.K.P. (Parti social-démocrate du royaume de Pologne) en opposition au P.P.S. (Parti socialiste polonais) qui défendait justement l’idée de l’indépendance de la Pologne. Au congrès de Londres de la IIe Internationale en 1896, Rosa Luxembourg représenta la S.D.K.P. et défendit ses thèses internationalistes en dénonçant le P.P.S. comme “”social-patriote””. (…) C’est dans “”La question nationale et l’autonomie””, 1908, que l’on peut trouver une élaboration d’ensemble de ses thèses sur la question nationale à partir du cas polonais. Cet écrit rassemblant des articles donna lieu à une polémique acharnée avec Lénine, polémique qui durait en fait depuis 1903 – date du IIe congrès du P.O.S.D.R (Parti Ouvrier Social Démocrate Russe) – car la thèse du S.D.K.P. – devenu le S.D.K.P.i.L. après l’adhésion d’un groupe marxiste lituanien – contre l’indépendance de la Pologne y avait été rejetée et signifiait organisationnellement la volonté de ce parti de ne pas être intégré mais de garder une structure fédéraliste dans le cadre du Parti Social Démocrate Russe Uni (ainsi les délégues du S.D.K.P.i.L. s’étaient opposés à ce congrès è la demande des Russes d’avoir leurs propres représentants auprès du Comité Central Polonais!). (pag 79-80)”,”LUXD-083″ “LUXEMBURG Rosa”,”Il programma di Spartaco.”,”pag 33 e seguenti: Rosa Luxemburg sulla famosa prefazione di Engels del 1895 a Lotte di classe in Francia di Marx. Bebel fece pressioni su Engels a Londra perché la scrivesse per salvare il movimento operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche (pag 36) “”A onore di entrambi i nostri maestri, e in modo particolare di Engels, morto assai più tardi, e che difese anche l’onore e le vedute di Marx, si deve dichiarare che notoriamente Engels ha scritto questa prefazione (1) sotto la diretta pressione del gruppo parlamentare del tempo. Questo accadeva in quel periodo in cui in Germania – dopo la caduta della legge antisocialista al principio degli anni ’90 – si manifestava in seno al movimento operaio tedesco una forte corrente radicale di sinistra che voleva mettere in guardia i compagni contro un totale assorbimento nella mera lotta parlamentare. Per battere teoricamente e sopraffare praticamente gli elementi radicali e per escluderli dall’attenzione della vasta massa con l’autorità dei nostri grandi maestri, Bebel e compagni (ed era già significativo allora per le nostre condizioni che il gruppo parlamentare decidesse sul piano intellettuale e tattico delle sorti e dei compiti del partito) hanno spinto Engels, che viveva all’estero e doveva lasciarsi persuadere dalle loro assicurazioni, a scrivere quella prefazione con il pretesto che la cosa più urgente e necessaria era di salvare il movimento operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche. Da allora questa concezione ha dominato effettivamente la socialdemocrazia tedesca in ciò che essa ha fatto e non ha fatto, fino a che abbiamo avuto la bella esperienza del 4 agosto 1914. Era la proclamazione del “”nient’altro-che-parlamentarismo””. Engels non ha fatto in tempo a vedere i risultati, le conseguenze pratiche di questo uso della sua prefazione, della sua teoria. Io sono sicura che se si conoscono le opere di Marx e di Engels, se si conosce il vivace spirito rivoluzionario genuino, non adulterato, che spira da tutte le loro dottrine e da tutti i loro scritti, si deve essere convinti che Engels sarebbe stato il primo a insorgere contro le degenerazioni del “”nient’altro-che-parlamentarismo””, contro questo impantanamento e demoralizzazione del movimento operaio, che presero piede in Germania già decenni prima del 4 agosto (…)””. (pag 35-36) Rosa Luxemburg, Il programma di Spartaco, 1995 introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx, 1895″,”LUXD-087″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa e Questioni di organizzazione della Socialdemocrazia russa.”,”””I bolscevichi sono gli eredi storici dei Livellatori inglesi e dei giacobini francesi”” (pag 83.)”,”LUXD-090″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Giorgio SALMON”,”Scritti contro il terrorismo (1902-1905).”,”LUXEMBURG Rosa 1894. Sulla Russia di quei tempi Engels diceva: “”Allora c’erano in Russia due governi: quello dello zar e quello del Comitato esecutivo segreto (ispolnitel’nyj komitet) dei terroristi cospiratori. Il potere di questo governo segreto parallelo cresceva giorno dopo giorno. La caduta dello zarismo sembrava imminente; una rivoluzione in Russia doveva sottrarre all’intera reazione europea il suo più forte caposaldo e la sua grande riserva militare, dando così anche al movimento politico in Occidente un nuovo, potente impulso e, per di più, condizioni operative infinitamente più vantaggiose””. (Friedrich Engels ‘Internationales aus dem Volksstaat’, Berlino 1894, p. 69 [F. Engels, “”Postfazione a Soziales aus Russland””, in K. Marx F. Engels, Werke, vol 22, Berlino 1963] (pag 47) Luxemburg: “”Perciò la vittoria della rivoluzione popolare e la conquista della libertà politica non si basa sulla speranza di ottenere una vittoria militare da parte delle masse lavoratrici in uno scontro decisivo con l’esercito zarista.”” (pag 102) Sono necessarie due cose che i lavoratori delle campagne si uniscano al campo rivoluzionario e che si guadagni una parte significativa delle truppe alla causa della rivoluzione”,”LUXD-091″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulation du capital. II. Oeuvres IV. Contribution à l’explication économique de l’impérialisme.”,”Bauer: capitalismo possibile senza espansione (pag 218)”,”LUXD-092″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”Réforme ou révolution? Suivi de La partecipation socialiste au pouvoir en France et de La Grève générale.”,”LUXEMBURG R. “”Une fois che le développement de l’industrie aura atteint son apogée et que, sur le marché mondial, commencera pour le capital la phase descendante, la lutte syndicale deviendra doublement difficile: premièrement parce que les conjonctures objectives du marché s’aggraveront pour la force de travail, en ce sens que la demande de force de travail augmentera plus lentement et l’offre plus rapidement que ce n’est le cas actuellement; deuxièmement, parce que le capital lui- même, pour se dédommager des pertes subies sur le marché mondial, s’efforcera d’autant plus énergiquement de réduire la part du produit revenant aux ouvriers. La réduction des salaires est, en effet, selon Marx, l’un des principaux moyens d’arrêter la diminution du taux de profit. L’Angleterre nous offre déjà le tableau du début du deuxième stade du mouvement syndical. Ce dernier se réduit nécessairement de plus en plus à la simple défense des conquêtes déjà réalisées, et même celle-ci devient de plus en plus difficile. Telle est la marche générale des choses dont la contre-partie doit être le développement de la lutte de classe politique et sociale.”” [Rosa Luxemburg, Réforme ou révolution?, 1932] (pag 24-25)”,”LUXD-094″ “LUXEMBURG Rosa”,”Prison Letters. To Sophie Liebknecht.”,”Queste lettere sono state tradotte dal tedesco da Eden e Cedar PAUL e stampate in Berlino nel 1923 dalla Publishing House of the Young International.”,”LUXD-096″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulation du capital. Tome I.”,”LUXEMBURG Rosa “”‘L’Accumulation du Capital’ parut en 1913. Dans sa courte introduction à l’ouvrage, Rosa Luxemburg en explique l’origine et la conception: son activité de professeur à l’Ecole du Parti, depuis 1907, l’avait amenée à entreprendre la composition d’une ‘Introduction à l’Economie politique’ (1) qui devait décrire, sous une forme accessible à un large public, les différentes étapes de l’histoire et des doctrines économiques, pour aboutir à un exposé des théories de Marx. Or, dans cette dernière partie, voulant expliquer le processus économique global du capitalisme, elle se trouve arrêtée par des difficultés d’ordre conceptuel. L’étude de ces difficutés l’amena à écrire un nouvel ouvrage, ‘l’Accumulation du capital’. Elle y reprenait le problème exposé par Marx de manière fragmentaire et inachevée dans le livre deuxième du ‘Capital’, donnant des conclusions qui n’ont cessé d’être discutées jusqu’à aujourd’hui”” (pag 7) (1) Cet ouvrage n’a jamais été achevé (…)”,”LUXD-097″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Marco RISPOLI”,”Un po’ di compassione. Con testi di Karl Kraus, una ignota lettrice della “”Fackel””, Franz Kafka, Elias Canetti, Joseph Roth.”,”Lettera della Luxemburg all’amica Sonja Liebknecht – storica dell’rte e moglie dello spartachista K. Liebknecht, assassinato con la Luxemburg a Berlino. Lettera letta in pubblico da Karl Kraus a Berlino il 28 maggio 1920 e in seguito a Dresda e Praga. La lettera fu poi ripresa da Kraus dalla sua rivista ‘Die Fackel’. I testi di Kafka, Canetti e Roth ruotano attorno alla sofferenza dell’animale.”,”LUXD-098″ “LUXEMBURG Rosa”,”What is Economics?”,”””Rosa Luxemburg was, and remains for us, an eagle”” (Lenin) E’ la traduzione del capitolo I dell’opera di Rosa Luxemburg ‘Einführing in die Nationalekonomie’ (Introduction to Economics) scritto per le sue attività nella scuola di partito della SPD (1906) svolte fino al 1913. “”But, at the same time, while socialism of the old stripe seemed to be buried forever under the smashed barricades of the June insurrection, the socialist idea was placed on a completely new foundation by Marx and Engels. Neither of the latter two looked for arguments in favour of socialism in the moral depravity of the existing social order nor did they try to smuggle social equality into the country by means of inventing new and tempting schemes. They turned to the examination of the ‘economic’ relations of society. There, in the very laws of capitalist anarchy, Marx discovered the real substantiation of socialism aspirations. While the French and English Classicists of Economics had discovered the laws according to which capitalist economy lives and grows, Marx continued their work a half century later, starting where they had left off. He discovered how these same laws regulating the present economy work towards its collapse, by the increasing anarchy which more and more endangers the very existence of society itself, by assemblying a chain of devastating economic and political catastrophes.”” [Rosa Luxemburg, What is Economics?, 1968] (pag 67-68) (pag 67-68)”,”LUXD-099″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBURGO)”,”La acumulación del capital.”,”LUXEMBURG Rosa”,”LUXD-100″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Claudie WEILL”,”Oeuvres II. (Ecrits politiques 1917-1918).”,”LUXEMBURG Rosa “”Pour battre les éléments extrémistes en théorie et les soumettre en pratique, pour que grâce à l’autorité de nos grands maîtres, la grande masse cesse de leur prêter attention, Bebel et compagnie (exemple type de ce qui était alor déjà notre situation: la fraction parlementaire au Reichstag avait le pouvoir de décision idéologique et tactique sur les destinées et les tâches de notre parti), Bebel et compagnie ont contraint Engels, qui vivait alors à l’étranger et devait donc se fier à leurs assertions, à rédiger cette préface: il fallait selon eux à tout prix sauver le mouvement ouvrier allemand des déviations anarchistes. Dès lors, cette conception détermina effectivement les faits et gestes de la social-démocratie allemande jusqu’à notre belle expérience du 4 août 1914. C’était aussi la proclamation du parlementarisme-et-rien-d’autre. Engels n’a plus vécu assez longtemps pour voir les résultats, les conséquences pratiques de l’utilisation que l’on fit de sa préface, de sa théorie. Mais je sui sûre d’une chose: quand on connaît les oeuvres de Marx et d’Engels, quand on connaît l’esprit révolutionnaire vivant, authentique, inaltéré qui se dégage de tous leurs écrits, de tous leurs enseignements, on est convaincu qu’Engels aurait été le premier à protester contre les excès qui ont résulté du parlementarisme pur et simple; le mouvement ouvrier en Allemagne a cédé à la corruption, à la dégradation, bien des années avant le 4 août , car le 4 août n’est pas tombé du ciel, il n’a pas été un tournant inattendu mais la suite logique des expériences que nous avons faites précédemment, jour après jour, d’année en année; Engels et même Marx – s’il avait vécu – auraient été les premiers à s’insurger violemment contre cela, à retenir, à freiner brutalement le véhicule pour empêcher qu’il ne s’enlise dans la boue. Mais Engels est mort l’année-même où il a écrit sa préface. Nous l’avons perdu en 1895; depuis lors, la direction théorique est passée des mains d’Engels à celle d’un Kautsky (…)”” (pag 108) [Rosa Luxemburg, Oeuvres II. (Ecrits politiques 1917-1918), 1969]”,”LUXD-101″ “LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique.”,”LUXEMBURG Rosa “”Nous n’avons parlé que d’un aspect du travail salarié: la durée du travail, et nous voyons que le simple achat et la simple vente de la marchandise “”force de travail”” entraîne des phénomènes singuliers. Il faut ici dire avec Marx: “”Notre travailleur, il faut l’avouer, sort de la serre chaude de la production autrement qu’il n’y est entré. Il s’était présenté sur le marché comme possesseur de la marchandise “”force de travail””, vis-à-vis de possesseurs d’autres marchandise, marchand en face de marchand. Le contrat par lequel il vendait sa force de travail semblait résulter d’un accord entre deux volontés libres, celle du vendeur et celle de l’acheteur. L’affaire une fois conclue, il se découvre qu’il n’était point un ‘agent libre’; que le temps pour lequel il lui est ‘permis’ de vendre sa force de travail est le temps pour lequel il est ‘forcé’ de la vendre, et qu’en réalité le vampire qui le suce ne le lâche point tant qu’il lui reste un muscle, un nerf, une goutte de sang à exploiter. Pour se défendre contre les “”serpents de leurs tourments””, il faut que les ouvriers ne fassent plus qu’une tête et qu’un coeur; que par un grand effort collectif; par une pression de ‘classe’, ils dressent une barrière infranchissable, un”obstacle social’ qui leur interdise de se vendre au capital par ‘contrat libre’, eux et leur progéniture, jusqu’à l’esclavage et la mort (Le Capital, livre I, p. 836). Par les lois sur la protection du travail, la société actuelle reconnaît officiellement pour la première fois que l’égalité et la liberté formelles qui sont le fondement de la production et de l’échange de marchandises, ont fait faillite, qu’elles se sont transformées en leurs contraires, dès lors que la force de travail se présente comme une marchandise””. [Rosa Luxemburg, Introduction à l’économie politique, 1970]”,”LUXD-103″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Lelio BASSO”,”Scritti politici. Riforma sociale o rivoluzione? Problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa. Sciopero generale, partito e sindacati. Militarismo, guerra e classe operaia. La ricostituzione dell’Internazionale. La crisi della socialdemocrazia. La rivoluzione russa.”,”””La stessa trasformazione si è verificata per il materialismo. Se noi consideriamo la storia, non come avrebbe potuto o dovuto essere, ma come fu in realtà, dobbiamo constatare che la guerra è stata il fattore necessario dell’evoluzione capitalistica. Gli Stati Uniti del Nord America e la Germania, l’Italia e gli Stati balcanici, la Russia e la Polonia, devono tutti alle guerre, fossero esse vittoriose o no, le premesse o l’impulso alla evoluzione capitalistica. Finché esistettero paesi, di cui bisognava superare il frazionamento interno o l’isolamento di un’economia naturale, anche il militarismo ebbe una funzione rivoluzionaria in senso capitalistico. Ma oggi anche in questo campo le cose stanno diversamente. Se la politica mondiale è divenuta teatro di minacciosi conflitti, non si tratta tanto dell’apertura di nuovi paesi per il capitalismo, quanto di antagonismi ‘europei’ già esistenti che si sono trapiantati nelle altre parti del mondo e là portano alla rottura. Quelli che marciano oggi l’un contro l’altro con le armi in pugno – è indifferente se in Europa o in altre parti del mondo – non sono paesi capitalistici da una parte e paesi a economia naturale dall’altra, bensì Stati che vengono spinti al conflitto proprio dall’omogeneità del loro alto sviluppo capitalistico. Naturalmente se scoppia un conflitto in queste circostanze, esso non può non avere conseguenze fatali proprio per questo sviluppo, in quanto porterà al più profondo sovvertimento e rivolgimento della vita economica in tutti i paesi capitalistici. Ma le cose stanno diversamente dal punto di vista della ‘classe capitalistica’. Per essa, il militarismo è divenuto oggi indispensabile sotto tre aspetti: primo, come mezzo di lotta per interessi “”nazionali”” concorrenti contro altri gruppi nazionali; secondo, come il principale modo di impiegare tanto il capitale finanziario quanto quello industriale e, terzo, come strumento del dominio di classe all’interno di fronte al popolo lavoratore – interessi tutti che non hanno niente a che fare col progresso del modo capitalistico di produzione in sé. E ciò che meglio tradisce ancora una volta questo carattere specifico del militarismo odierno è anzitutto il suo crescere generale in tutti i paesi a gara, per così dire, per una forza propulsiva propria, interna, meccanica, fenomeno completamente sconosciuto ancora una ventina di anni fa; e poi l’inevitabilità, la fatalità dell’esplosione che sta avvicinandosi, insieme con una completa incertezza della causa determinante, degli Stati immediatamente interessati, dell’oggetto del conflitto e di ogni altra circostanza. Per effetto della forza propulsiva dello sviluppo capitalistico anche il militarismo è diventato una malattia capitalistica”” (pag 166) [Rosa Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’, in ‘ Scritti politici, a cura di Lelio Basso, Editori Riuniti, Roma 1967]”,”LUXD-001-FF” “LUXEMBURG Rosa”,”Questione nazionale e sviluppo capitalista.”,”””La corte di Caterina II divenne il quartier generale degli spiriti illuminati dell’epoca, soprattutto francesi; l’imperatrice e la sua corte professavano i princìpi più illuminati del razionalismo ed ella pervenne a raggiungere in modo così rimarcabile i suoi fini che Voltaire e molti altri si misero a cantare le lodi della “”Semiramide del Nord”” ed a proclamare che la Russia era il paese più progressista d’Europa, il focolare dei princìpi liberali, il campione della tolleranza religiosa. Tolleranza religiosa – è precisamente la parola che mancava per strangolare la Polonia. In materia religiosa la Polonia aveva sempre fatto prova della più larga tolleranza; ne testimonia il fatto che essa dette asilo agli ebrei nel momento in cui essi erano perseguitati in tutte le parti d’Europa. La maggior parte della popolazione delle province orientali professava la fede greco-ortodossa, mentre i polacchi propriamente detti erano cattolici romani. (…) Ora, questo governo russo che non tollerava, nel paese che amministrava, altra religione che la greco-ortodossa e puniva l’apostasia come un crimine, che conquistava nazioni straniere e le annetteva, a destra ed a manca delle sue frontiere, province straniere, che era in procinto di rinchiudere ulteriormente le catene che legavano i servi russi – questo stesso governo russo si gettò sulla Polonia. Lo fece dapprima in nome della tolleranza religiosa, con la pretesa che i polacchi opprimevano i greci cattolici, in seguito in nome del principio delle nazionalità, dato che gli abitanti di queste province orientali erano dei ‘piccoli’-russi e dovevano quindi essere annessi alla ‘grande’-Russia, ed infine in nome dei diritti della rivoluzione poiché esso aveva armato i servi contro i loro signori. La Russia non ha scrupoli nella scelta dei mezzi. La guerra di una classe contro un’altra classe è qualcosa di estremamente rivoluzionario. Si pretende che la Russia, circa cento anni fa, abbia scatenato in Polonia una guerra di questo genere: bel modello di “”guerra di classe”” che i soldati russi ed i servi piccolo-russi abbiano in comune incendiato i castelli dei signori polacchi al solo scopo di preparare l’annessione russa la quale, una volta compiuta, vide i soldati russi rimettere i servi sotto il giogo dei loro signori. Tutto ciò venne effettuato in nome della tolleranza religiosa poiché il principio delle nazionalità non era ancora di moda in Europa occidentale. (…)”” (pag 409-410-411) [F. Engels, Applicazione della dottrina delle nazionalità alla Polonia] [in Rosa Luxemburg, Questione nazionale e sviluppo capitalista, 1975]”,”LUXD-003-FPA” “LUXEMBURG Rosa”,”L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo.”,”Libro donato da RC “”Anche Tugan-Baranovskij parte, come Bulgakov, dall’analisi marxiana della riproduzione sociale. Anche lui trova in quest’analisi la chiave per aprirsi una via nel groviglio dei problemi. Mentre però Bulgakov, come discepolo entusiasta della teoria marxiana, non si sforza che di svolgerla fedelmente, e attribuisce al maestro le conclusioni cui giunge, Tugan-Baranovskij rinfaccia a Marx di non aver saputo utilizzare a fondo la sua brillante analisi del processo di riproduzione. La più importante conclusione generale cui Tugan arriva in base alle proposizioni marxiane, e che considera la pietra angolare della sua teoria, è che l’accumulazione capitalistica, contrariamente a quanto pensano gli scettici, non solo è possibile nelle forme capitalistiche del reddito e del consumo, ma è del tutto indipendente da questi. Non il consumo ma la produzione stessa è il suo mercato di sbocco. Produzione e sbocco, perciò, si identificano e, l’allargamento della produzione essendo illimitato, è illimitata anche la capacità di assorbimento dei suoi prodotti, lo sbocco. “”Gli schemi qui riprodotti dovrebbero dimostrare all’evidenza il concetto fondamentale, in sé elementarissimo, ma inafferrabile per chi abbia una nozione insufficiente del processo di riproduzione del capitale sociale, che la produzione capitalistica è il proprio mercato. Se è possibile allargare la produzione sociale, se le forze produttive bastano a tale scopo, anche la domanda subirà, data una divisione proporzionale della produzione sociale, un corrispondente allargamento, perché in queste condizioni ogni nuova merce prodotta rappresenta un nuovo potere d’acquisto per altre merci. Dal confronto fra la riproduzione semplice del capitale sociale e la sua riproduzione su scala allargata si può trarre la conclusione importantissima che nell’economia capitalistica la domanda di merci è in un certo senso indipendente dall’ampiezza complessiva del consumo sociale: l’ammontare totale del consumo sociale può diminuire e, per quanto assurdo ciò possa apparire dal punto di vista del “”sano buonsenso””, crescere la domanda sociale complessiva di merci”” (1). E più oltre: “”Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente”” (2). Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “”sottoconsumo””: “”L’ opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’ altro, l’offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda”” (3)”” [Rosa Luxemburg, L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo, 1968] [(1) Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901, p. 25; (2) Ibid. p. 34; (3) Ibid. p. 33] (pag 301-302).”,”TEOC-604″ “LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes – Tome I.”,”LUXEMBURG Rosa Opere complete 1 Louis Janover collaboratore di Maximilien Rubel all’edizione delle Oeuvres di Marx (Bibliotheque de la Pléiade) ricostruisce nella prefazione ‘tutta la sua portata critica al pensiero di Rosa Luxemburg’ LUXEMBURG Rosa Opere complete 1 Louis Janover collaboratore di Maximilien Rubel all’edizione delle Oeuvres di Marx (Bibliotheque de la Pléiade) ricostruisce nella prefazione ‘tutta la sua portata critica al pensiero di Rosa Luxemburg’ I quattro strati dell’esercito industriale di riserva (pag 370-372) “”Après la chute de la Commune, le massacre des ouvriers parisiens, dans les formes légales et en dehors d’elles, prit de telles proportions que les dizaines de milliers de prolétaires, souvent les meilleurs et les plus travailleurs, l’élite de la classe ouvrière, furent assassinés: alors le patronat, qui avait assouvi sa soif de vengeance, fut quand même pris d’inquiétude à l’idée que le manque de “”bras”” en réserve risquait d’être cruellement ressenti par le capital; l’industrie allait, à cette époque, après la fin de la guerre, vers une expansion importante des affaires. Aussi plusieurs entrepreneurs parisiens s’employèrent-ils auprès des tribunaux pour modérer les poursuites contre le communards et sauver le bras ouvriers du bras séculier pour les remettre au bras du capital. L’armée de réserve a une double fonction pour le capital: d’une part elle fournit la force de travail en cas d’essor soudain des affaires, d’autre part la concurrence des chômeurs exerce une pression continuelle sur les travailleurs employés et abaisse leurs salaires au minimum. Marx distingue dans l’armée de réserve quatre couches dont la fonction est différente pour le capital et dont les conditions de vie diffèrent. La couche supérieure, ce sont les ouvriers d’industrie périodiquement inemployés qui existent même dans les professions les mieux situées. Leur personnel change parce que chaque travailleur est chômeur un certain temps, puis employé pendant d’autres périodes; leur nombre varie beaucoup selon la marche des affaires; il est très important en période de crise et faible quand la conjoncture est bonne; ils ne disparaissent jamais complètement et augmentent avec le progrès de l’industrie. La deuxième couche, c’est la masse des prolètaires sans qualification affluant de la campagne vers les villes; ils se présentent sur le marché avec les exigences les plus modestes et ne sont liés à aucune branche industrielle particulière; ils sont à l’affût d’une occupation, formant un réservoir de main-d’oeuvre pour toutes les industries. La troisième catégorie, ce sont les prolétaires de bas niveau qui n’ont pas d’occupation régulière et sont sans cesse à la recherche d’un travail occasionnel. C’est là qu’on trouve les journées de travail les plus longues et les plus bas salaires et c’est pourquoi cette couche est tout aussi utile, et tout aussi directement indispensable au capital que celle du plus haut niveau. Cette couche se recrute constamment parmi les travailleurs excédentaires de l’industrie et de l’agriculture, en particulier dans l’artisanat en voie de dépérissement et les professions subalternes en voie d’extinction. Cette couche constitue le fondement de l’industrie à domicile et agit dans les coulisses, derrière la scène officielle de l’industrie. Elle n’a pas tendance à disparaître, elle croît au contraire parce que les effets de l’industrie à la ville et à la campagne vont dans ce sens et parce qu’elle a une forte natalité. Pour finir, la quatrième couche de l’armée de réserve prolétarienne, ce sont les véritables “”pauvres””, qui sont en partie aptes au travail et que l’industrie ou le commerce emploient partiellement en périodes de bonnes affaires; en partie inaptes au travail: vieux travailleurs que l’industrie ne peut plus employer, veuves de prolétaires, orphelins de prolétaires, victimes estropieés et invalides de la grande industrie, de la mine, etc., enfin ceux qui ont perdu l’habitude de travailler, les vagabonds, etc. Cette couche débouche directement sur le sous-prolétariat: criminels, prostituées. Le paupérisme, dit Marx, constitue l’hôtel des invalides de la classe ouvrière et le poids mort de son armée de réserve. Son existence découle aussi inévitablement de l’armée de réserve que l’armée de réserve découle du développement de l’industrie. Le pauvreté et le sous-prolétariat font partie des conditions d’existence du capitalisme et augmentent avec lui: plus la richesse sociale, le capital en fonction et la masse d’ouvriers employés par lui sont grands, et plus est grande la couche de chômeurs en réserve, l’armée de réserve. Plus l’armée de réserve est grande par rapport à la masse de ouvriers occupés, plus est grande la couche inférieure de pauvreté, de paupérisme, de crime. La masse des travailleurs inemployés et donc non rémunérés, et avec elle la couche des Lazare (1) de la classe ouvrière – la pauvrété officielle – augmentent en même temps que le capital et la richesse. “”Voilà, dit Marx, la loi générale, absolue, de l’accumulation capitaliste (2)”” [Rosa Luxemburg, Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes – Tome I, 2009] [(1) L’expression est de K. Marx, ‘Le Capital, Oeuvres I, op.cit., p. 1162; (2) K. Marx et F. Engels, Werke, t. 23, op. cit., p. 674; K. Marx, Le Capital, Oeuvres I, op. cit, p. 1162]”,”LUXD-104″ “LUXEMBURG Rosa”,”À l’école du socialisme. Oeuvres complètes – Tome II.”,”LUXEMBURG Rosa Opere complete 2 Contiene il capitolo: Storia delle teorie delle crisi (Histoire des théories des crises) Dati su crisi economiche 1815, 1825, 1836, 1847, 1857 prima crisi mondiale, 1861 – 1865, crisi 1866 – 1867, crisi 1873 seconda crisi mondiale, crisi 1882 e depressione 1883-1886, crisi 1890 (America del sud e Inghilterra), 1893 Stati Uniti e Australia, 1895 crisi borsistica, 1900 – 1901 crisi mondiale, 1907, crisi del cotone in Egitto (pag 194-219) L’opera postuma di Karl Marx (Le teorie sul plusvalore) “”Un quart de siècle se sera bientôt écoulé depuis la mort de Karl Marx, et nous n’avons toujours pas épuisé la mine de son formidable travail intellectuel (1). L’oeuvre scientifique que Marx a entreprise dans la première moitié du XIXe siècle nourrit encore le XXe, et – il faut l’avouer depuis les premières productions intellectuelles du jeune génie, que Mehring nous a récemment rapportés dans son “”Héritage”” (2), jusqu’à la publication par Kautsky des dernières oeuvres encore inédites, rien dans le domaine de l’économie politique, voire des sciences sociales, n’a encore paru qui puisse rivaliser de profondeur et d’universalité de la pensée avec ces travaux. C’est encore une fois le défunt Marx qui apporte au prolétariat mondial en lutte des impulsions nouvelles et des idées directrices fécondes, et c’est encore le défunt Marx qui, comme s’il était bien vivant, se promène avec un sourire victorieux entre les larves des sciences sociales bourgeoises. Comme nous le confie Kautsky dans son avant-propos, ce sont assurément des circonstances purement extérieures et hasardeuses qui ont empêché d’abord Engels puis Kautksy lui-même d’éditer cette oeuvre de Marx, pourtant écrite au début des années 1860 et dont Engels avait déjà donné un aperçu en 1885 (3).”” [Rosa Luxemburg, À l’école du socialisme. Oeuvres complètes – Tome II, 2012] [(1) Reprise d’une idée que Rosa Luxemburg a exposée plus longuement dans son article du 14 mars 1903, également paru dans le ‘Vorwärts!”” (…); (2) Il s’agit bien entendu des trois premiers volumes de l’édition des ‘Oeuvres complètes’ de Karl Marx et Friedrich Engels dont rendent compte les articles précédents’; (3) Dans sa préface au livre II du ‘Capital’ qu’il fait paraître en 1885, Friedrich Engels décrit les manuscrits sur lesquels il a travaillé et ceux restant à publier (…)] (pag 81)”,”LUXD-105″ “LUXEMBURG Rosa, a cura e scelta dei testi di Anouk GRINBERG”,”Lettres de Rosa Luxemburg. Rosa, la vie.”,”LUXEMBURG Rosa Confessione di Hutten (pag 98-99) di Carl Ferdinand Meyer (1825-1898) scrittore svizzero. “”””Confession de Hutten. Voici que je marche au-dessus de ma tombe. / Hé, Hutten, tu veux te confesser? / C’est d’usage en chrétienté. Je vais battre ma coulpe. / Est-on un homme si l’on ignore sa faute? / Je regrette d’avoir si tard connu ma route, / Je regrette ce coeur qui n’a pas su brûler, / Je regrette de n’avoir pas dans mes combats / Porté des coups plus durs, été plus audacieux. / Je regrette de n’avoir été banni qu’une fois, / Je regrette d’avoir eu peur des hommes. / Je regrette ce jour passé sans coup porté. / Et cette heure où j’ai laissé les armes. / Je regrette, le confesse et je fais repentance / De n’avoir pas montré trois fois plus d’audace”””” (Carl Ferdinand Meyer (1825-1898) écrivain suisse. Extrait d’un long texte en vers sur le Chevalier Hutten, humaniste, contemporain de Luther) [dalla lettera di Rosa Luxemburg a Mathilde Jacob del 7 febbraio 1917] [Rosa Luxemburg, Lettres de Rosa Luxemburg. Rosa, la vie, 2009] (pag 98-99)”,”LUXD-106″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Jean-Numa DUCANGE”,”Le Socialisme en France (1898-1912). Oeuvres complètes – Tome III.”,”Volumi già pubblicati: Tome I. Introduction à l’économie politique (2009) Tome II. A l’école du socialisme (2012) Tome IV. L’Internationale et la Guerre (pubblicato entro il 2014) Gli editori ringraziano Gilles Candar per l’aiuto nelle ricerche dei molteplici riferimenti presenti nel testo della Luxemburg. Edizione preparata da Julien Chuzeville Thierry Discepolo, Julie Holvoet, Marie Laigle, Laure Mistral, Sébastien Plutniak, Benoît Schramm e Eric Sevault. Molti riferimenti nel testo a Jaurés e Millerand. Jaurès interpreta a suo modo Marx per giustificare l’alleanza con il repubblicanesimo borghese “”Pour justifier son ‘alliance avec le républicanisme bourgeois’, Jaurès se refère à un passage où Marx recommande aux socialistes de s’unir avec la bourgeoisie contre la réaction (82). Il a visiblement à l’esprit les conclusions du ‘Manifeste communiste’ où il est dit: “”En Allemagne, le parti communiste fait front commun avec la bourgeoisie, lorsqu’elle adopte une conduite révolutionnaire contre la monarchie absolue., la propriété féodale et les ambitions de la petite bourgeoisie (…). Bref, les communistes appuient partout les mouvements révolutionnaires contre les conditions sociales et politique existantes (83)””. Mais la citation invoquée repose sur un contenu historique tout à fait précis. Le ‘Manifeste communiste’ en effect fait allusion à la lutte de la première moitié du siècle précédent qui visait à instaurer la ‘domination de classe bourgeoisie’ à la place de la domination féodale. A l’époque il s’agissait d’assurer le soutien du prolétariat à une classe montante dont la victoire politique sur la réaction était une nécessité économique. Aujourd’hui la situation est entièrement différente. (…) Déjà dans le ‘Manifeste communiste’, auquel se réfère Jaurès, Marx ne conseillait pas à la classe ouvrière de ‘fusionner’ politiquement avec les parti révolutionnaires de la bourgeoisie. Tout au contraire, le ‘Manifeste’ pose en principle que le parti communiste doit appuyer la bourgeoisie révolutionnaire, mais il ajoute immédiatement: “”Toutefois, ce parti ne néglige aucune occasion d’éveiller chez les travailleurs une conscience claire de l”antagonisme hostile entre la bourgeoisie et le prolétariat’ (84)””. Mais, si Jaurés prétend directement s’inspirer dans sa tactique de la doctrine marxiste, il doit prendre en considération les directives données par Marx au prolétariat ‘après’ la révolution de 1848, donc après la bataille décisive de la bourgeoisie contre le féodalisme. Il est vrai qu’alors Marx comptait sur la poursuite de la révolution, et ses directives sont devenues le fil conducteur du comportement de la social-démocratie même en temps de paix. Dans la première adresse du comité central à la Ligue communiste de 1850, Marx recommande aux ouvriers de “”pousser à l’extrême”” les propositions des démocrates, qui, quoi qu’il arrive, n’agiront pas en révolutionnaires mais auront une attitude réformiste; ces propositions, ils auront à les transformer en attaques directes contre la propriété privée […]. ‘Les revendications des travailleurs’ – conclut Marx après une série d’exemples concrets – ‘devront donc s’orienter partout d’après les concessions et les mesures des démocrates’ (85)””; ce qui veut dire que les ouvriers devront absolument sur tous les points aller ‘plus loin’ que le petits bourgeois”” (pag 156-157) [Rosa Luxemburg, a cura di Jean-Numa Ducange, Le Socialisme en France (1898-1912). Oeuvres complètes – Tome III, 2013] [(82) Jaurès, “”Les deux méthodes””, p. 8. Note de Rosa Luxemburg]; (83) Kal Marx & Friedrich Engels, Manifeste du parti communiste (1848), in Karl Marx, Philosophie, Paris, Gallimard, Folio essais, 1994, p. 439-440; (84) Ibid. p. 439-440; (85) Karl Marx, “”Adresse du comité central de la Ligue des commmunistes”” (mars 1850), Oeuvres IV, Politique I, Paris, Gallimard, “”Bibliothèque de la Pléiade””, 1994, p. 558. Les mots soulignés le sont par Rosa Luxemburg]”,”LUXD-107″ “LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz VANDERVELDE Emile”,”Lo sciopero spontaneo di massa. Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio.”,”Articolo di Franz Mehring del 1902: ‘Una cupa giornata di maggio’ (sul primo maggio in Belgio) (pag 29-35) “”Ricollegandosi direttamente all’esperienza della rivoluzione russa e alla convinzione che questa aveva segnato una svolta nella lotta per il socialismo, la Luxemburg aveva elaborato la sua nuova concezione dello sciopero di massa antitetica a quella dei dirigenti del “”centro”” socialdemocratico tedesco: sviluppando il discorso iniziato nel 1902, aveva individuato nel ‘Massenstreik’ un mezzo di lotta che presupponeva una situazione rivoluzionaria, cioè “”da un lato, come condizione oggettiva, una forte tensione sociale e politica, e dall’altro, come condizione soggettiva, un alto grado di partecipazione delle masse, che non ‘poteva’ essere mero frutto di disciplina e di organizzazione, ma ‘era’ essenzialmente legata alla tensione in atto e poteva essere perciò ottenuta anche da masse inorganizzate”” (4). A differenza che nel 1902, la Luxemburg, partendo da questa concezione, critica lo sciopero generale belga del ’13 non già per il modo in cui è stato condotto dai dirigenti del POB [Partito Operaio Belga] o per l’incerto risultato che ha ottenuto, ma per la sua stessa impostazione di fondo. Rosa si è ormai convinta che lo sciopero generale “”non è in sé un mezzo miracoloso: è efficace soltanto in una situazione rivoluzionaria, come espressione di un’energia rivoluzionaria fortemente concentrata e di un’alta tensione conflittuale; staccato da questa energia e da questa situazione, trasformato in una manovra strategica preordinata da gran tempo ed eseguita in modo pedante, … non può che fallire nove volte su dieci””. In questo senso, la posizione della rivoluzionaria polacca si differenzia nettamente da quella di Lenin, il quale attribuiva ancora essenzialmente l’insuccesso dello sciopero all’alleanza del POB con i liberali, e, in misura minore, alle caratteristiche particolari del movimento operaio belga, organizzato prevalentemente sulla base di cooperative e di sindacati autonomi, a cui il partito non riusciva ad imporre la propria egemonia. Se un aspetto positivo Lenin vedeva nell'””esperienza belga””, era la prova di disciplina, di combattività, di compattezza che il proletariato aveva dato, nonostante tutto, ‘rispondendo all’appello del ‘POB’ (5)”” (pag 16-17) [Aldo Agosti, Premessa] [(in) Lo sciopero spontaneo di massa, Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio, 1971] [(4) L. Basso, Introduzione a ‘Sciopero generale, partito e sindacati’, in R. Luxemburg, Scritti politici, cit., p: 290; (5) Lenin, Gli insegnamenti dello sciopero belga, in Opere, volume 36, Roma, 1969, pp. 159-161]”,”LUXD-108″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Luciano AMODIO”,”Scritti scelti.”,”Borghesia proletariato e democrazia “”Se per la borghesia la democrazia è divenuta in parte superflua, in parte d’impaccio, in cambio per la classe operaia rimane necessaria e imprescindibile. E’ in primo luogo necessaria, perché sviluppa forme politiche (autonomia amministrativa, diritto di voto, ecc.), che serviranno al proletariato da punti di partenza e d’appoggio per la trasformazione della società borghese. Secondariamente, è imprescindibile perché solo in essa, nella lotta per la democrazia, nell’esercizio dei suoi diritti il proletariato può diventare cosciente dei propri interessi di classe e dei propri compiti storici. In una parola, la democrazia è una necessità imprescindibile non perché renda ‘superflua’ la conquista del potere politico da parte del proletariato, ma al contrario perché la fa ‘necessaria’ e a un tempo ne rappresenta l’unica ‘possibilità’. Se Engels nella sua prefazione alle ‘Lotte di classe in Francia’ (1) ha riveduto la tattica attuale del movimento operaio e ha contrapposto alle barricate la lotta legale, suo oggetto era – ‘è evidente da ogni riga della prefazione’ – non la questione della finale conquista del potere politico, ma quella della lotta quotidiana odierna, non l’atteggiamento del proletariato di ‘fronte’ allo stato capitalista al momento della presa dei poteri statali, ma il suo atteggiamento nel ‘quadro’ dello stato capitalista. In una parola, Engels ha dato le direttive per il proletariato subordinato e non per quello vittorioso. Viceversa la nota frase di Marx sulla questione della terra in Inghilterra, alla quale parimenti si richiama Bernstein: “”verosimilmente si risparmierebbe di più a comprare i landlords””, non si riferisce al comportamento del proletariato ‘prima’ della sua vittoria ma ‘dopo’. Poiché parlare di “”compera”” di classi dirigenti può evidentemente aver senso solo una volta al potere la classe operaia. Ciò di cui Marx prendeva qui in considerazione la possibilità, è l”esercizio pacifico della dittatura proletaria’ e non il rimpiazzo della dittatura con riforme sociali capitalistiche. Sia per Marx che per Engels la necessità in se stessa della presa del potere politico da parte del proletariato fu in ogni tempo una questione fuori discussione. E restò riservato a Bernstein di prendere il pollaio del parlamentarismo borghese per l’organo eletto a ratificare la più profonda trasformazione storico-mondiale: il passaggio della società da forme ‘capitalistiche a forme socialiste’. Ma Bernstein non aveva cominciato le sue elucubrazioni teoriche paventando e diffidando il proletariato dal giungere ‘precocemente’ al potere?!”” (pag 212-214) [Rosa Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’ (in) R. Luxemburg, a cura di Luciano Amodio, ‘Scritti scelti’, Milano, 1963] [(1) Karl Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848-1850′, con prefazione di F. Engels, Berlin, 1895 (articolo già pubblicato sulla Neue Rheinische Zeitung’, Politische-ökonomische Revue, London, Hamburg & New York, 1850]”,”LUXS-066″ “LUXEMBURG Rosa”,”Oeuvres I. (Réforme sociale ou révolution? – Grève de masses, parti & syndicats). [‘Réforme ou révolution?’ (1898): contre le révisionisme de Bernstein; le lien vivant et dialectique qui unit la théorie et la pratique – ‘Grève de masses, parti & syndicats’ (1906): la leçon de la révolution russe de 1905, l’expérience d’une armé nouvelle et efficace: la grève de masses – Textes ‘intégraux’, traduction entièrement nouvelle et présentation d’Irène Petit]”,”La prima parte ‘Riforma sociale ecc.’ è scritta in polemica con Bernstein negli anni 1898 – 1899. La seconda parte ‘Sciopero di massa ecc.’ è scritta quando Rosa L. era in Finlandia nel 1906 “”Par la victoire politique de la bourgeoisie, l’Etat est devenu un Etat capitaliste. Certes, le développement du capitalisme lui-même modifie profondément le caractère de l’Etat, élargissant sans cesse la sphère de son action, lui imposant constamment de nouvelles fonctions, notamment dans le domaine de l’économie où il rend de plus en plus nécessaires son intervention et son contrôle. En ce sens il prépare peu à peu la fusion future de l’Etat et de la société, et, pour ainsi dire, la reprise des fonctions de l’Etat par la société. Dans cet ordre d’idées on peut parler également d’une transformation progressive de l’Etat capitaliste en société; en ce ses il est incontestable, comme Marx le dit, que la législation ouvrière est la première intervention consciente de la “”societé”” dans on processus vital social, phase à laquelle se réfère Bernstein. Mais d’autre part, ce même développement du capitalisme réalise une autre transformation dans la nature de l’Etat. L’Etat actuel est avant tout une organisation de la classe capitaliste dominante. Il assume sans doute des fonctions d’intérêt général dans le sens du développement social; mais ceci seulement dans la mesure où l’intérêt général et le développement social coïncident avec les intérêts de la classe dominante. La législation de protection ouvrière, par exemple, sert autant l’intérêt immédiat de la classe des capitalistes que ceux de la société en général. Mais cette harmonie cesse à un certain stade du développement capitaliste. Quand ce développement a atteint un certain niveau, les intérêts de classe de la bourgeoisie et ceux du progrès économique commencent à se séparer même à l’intérieur du système de l’économie capitaliste. Nous estimons que cette phase a déjà commencé; en témoignent deux phénomènes extrêmement importants de la vie sociale actuelle: la ‘politique douanière’ d’une part, t le ‘militarisme’ de l’autre. Ces deux phénomènes ont joué dans l’histoire du capitalisme un rôle indispensable et, en ce sens, progressif, révolutionnaire. Sans la protection douanière, le développement de la grande industrie dans les différents pays eût été presque impossible. Mais actuellement la situation est tout autre. La protection douanière ne sert plus à développer les jeunes industries, mais à maintenir artificiellement des formes vieillies de production. Du point de vue du développement capitaliste, c’est-à-dire du point de vue de l’économie mondiale, il importe peu que l’Allemagne exporte plus de marchandises en Angleterre ou que l’Angleterre exporte plus de marchandises en Allemagne. Par conséquent, si l’on considère le développement du capitalisme, la protection douanière a joué le rôle du bon serviteur qui, ayant rempli son office, n’a plus qu’à partir””. (pag 39-40) [Rosa Luxemburg ‘Réforme ou révolution?’ (1898)] [(in) Rosa Luxemburg, Oeuvres I., Paris, 1971] “”On assiste à une évolution semblable du militarisme. Si nous considérons l’histoire non telle qu’elle aurait pu ou dû être, mais telle qu’elle s’est produite dans la réalité, nous sommes obligés de constater que la guerre a été un auxiliaire indispensable du développement capitaliste. Aux Etats-Unis d’Amérique du Nord, en Allemagne, en Italie, dans les Etats balkaniques, en Russie, et en Pologne, dans tous ces pays le capitalisme dut son premier essor aux guerres, quelle qu’en fût l’issue, victoire ou défaite. Tant qu’il existait des pays dont il fallait détruire l’état de division intérieure ou d’isolement économique, le militarisme joua un rôle révolutionnaire du point de vue capitaliste, mais aujourd’hui la situation est différente. L’enjeu des conflicts qui menacent la scène de la politique mondiale n’est pas l’ouverture de nouveaux marches au capitalisme; il s’agit plutôt d’exporter dans d’autres continents les antagonismes européens déjà existants”” (pag 41) [Rosa Luxemburg ‘Réforme ou révolution?’ (1898)] [(in) Rosa Luxemburg, Oeuvres I., Paris, 1971]”,”LUXD-109″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Politische Schriften I. Sozialreform oder Revolution? Massenstreik, Partei und Gewerkschaften.”,”””Die Position des marxistischen Zentrums wurde in dem Jahrzehnt zwischen 1905 und 1914 durch die Herausbildung der radikal-marxistischen Linken geschwächt. Während Rosa Luxemburg die Aktivierung des Klassenkampfes mittels des politischen Massenstreiks verlangte, drangen auf dem Mannheimer Parteitag von 1906 praktisch schon die Gewerkschaften mit ihrer Forderung nach einem Vetorecht gegen sie betreffende Parteibeschlüsse durch. Das stärkte die Parteiführung und die Reformisten und erbitterte die Radikalen. In ihren Augen hatte die Parteiführung die Aura der Unfehlbarkeit verloren. Nach den Wahlen von 1907 wuchsen angesichts der Zuspitzung der weltpolitischen Lage und des drohenden Krieges die Gegensätze in der Partei. Während Liebkecht und Eisner eine entschiedenere Politik gegen den krieg zu verlangen begannen, traten für den Vorschlag, im Falle eines deutschen Interventionskrieges gegen Rußland den Massenstreik zu proklamieren, nur die späteren Spartakisten ein. So gerieten nun Liebknecht, Rosa Luxemburg und Hermann Duncker auch gegen Bebel in Opposition. Auf dem Stuttgarter Kongreß der Zweiten International 1907 gehörte die SPD zum konservative Lager, das eine radikalere antimilitaristische Politik bekämpfte – nur der Einfluß der anderen Parteien verhinderte eine weitere Anpassung der SPD an den Militarismus und die sich daraus möglicherweise ergebende Spaltung. Die Periode revolutionären Erwartungen, die 1905 eingesetzt hatte, endete mit einem großen Katzenjammer”” [O.K. Flechteim, Einführung] (pag 16) [(in) Rosa Luxemburg, a cura di Ossip K. Flechtheim, ‘Politische Schriften I. Sozialreform oder Revolution? Massenstreik, Partei und Gewerkschaften’, Frankfurt Wien, 1966]”,”LUXD-111″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Politische Schriften II.”,”””Geschichtlich war dieser Krieg berufen, die Sache des Proletariats gewaltig zu fördern. Bei Marx, der so viele historische Begegenheiten mit prophetischem Blick im Schoß der Zukunft entdeckt hat, findet sich in der Schrift über «Die Klassenkämpfte in Frankreich» die folgende merkwürdige Stelle: «In Frankreich tut der Kleinbürger, was normalerweise der industrielle Bourgeois tun müßte (um die parlamentarischen Rechte kämpfen); der Arbeiter tut, was normalerweise die Aufgabe des Kleinbürgers wäre (um die demokratische Republik kämpfen); und die Aufgabe des Arbeiters, wer löst sie? Niemand. Sie wird nicht in Frankreich gelöst, sie wird in Frankreich proklamiert. Sie wird nirgendwo gelöst innerhalb der französischen Gesellschaft schlägt um in einen Weltkrieg, worin sich die Nationen gegenübertreten. (…) (pag 24-25)”,”LUXD-112″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Günter RADCZUN”,”Politische Schriften.”,”””Die Schrift “”Die Krise der Sozialdemokratie”” orientierte vor allem auf den Kampf für die rasche Beendigung der Krieges, den sie als einen Kampf um die politische Macht im Staate, als eine Auseinandersetzung zwischen Sozialismus und Kapitalismus verstand. Rosa Luxemburg war also, wie Lenin schrieb, entschieden gegen den imperialistischen Krieg, für die revolutionäre Taktik (55). Sie stimmte mit Lenin nicht nur in der Einschätzung des Charakters des ersten Weltkrieges als eines antinationalen, allseitig imperialistischen Krieges überein, sondern auch darin, daß für die Sozialdemokratie die größte Belastungsprobe nach der Entfesselung eines Weltkrieges begänne und daß der Kampf der Arbeiterklasse entsprechend der auf dem Stuttgarter Internationalen Kongreß angenommenen Resolution, die zuletzt 1912 in Basel noch einmal von allen Parteien der II. Internationale als Richtschnur revolutionären Handelns für den Fall des Ausbruchs eines imperialistischen Krieges bestätigt worden war, geführt werden müßte. Diese übereinstimmende Anschauung über die allgemeine Richtung des proletarischen Emanzipationskampfes unter den Bedingungen des imperialistischen Krieges entsprang ihrem Marxistischen Standpunkt, der Rosa Luxemburg zeit ihres Lebens mit Lenin verband (56). Wenn auch Rosa Luxemburg in ihrer Junius-Schrift ihre richtige Erkenntnis vom generell imperialistischen Charakter des ersten Weltkrieges in unzulässiger Verallgemeinerung – wie Lenin kritisierte – auf alle Kriege im Zeitalter des Imperialismus ausdehnte und dabei die Möglichkeit nationaler Kriege leugnete, so leistete sie doch einen bedeutenden Beitrag, um die nationale Demogogia der Herrschenden Klassen zu entlarven. Hatte Rosa Luxemburg in ihrer Schrift “”Sozialreform oder Revolution?”” schon darauf hingewiesen, daß die herrschenden Klassen mit der Schaffung des Militarismus als eines Instrumentes ihrer expansiven Weltpolitik bestrebt ware, die Demokratie abzubauen, so vertiefte sie in ihrer Junius-Schrift diese Erkenntnis, indem sie auch die Zerstörung demokratischer Traditionen im ideologischen Bereich analysierte.”” [(55) W.I. Lenin, ‘Über die Junius-Broschüre’, in: Werke, Bd. 22, Berlin, 1960, S. 310; (56) Günter Radczun, ‘Einige Probleme der Haltung Rosa Luxemburgs zur proletarischen Revolution’, in ‘Beiträge zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’, 1966, Heft I. S. 9f] [Günter Radczun, ‘Nachwort’, in Rosa Luxemburg, a cura di Günter Radczun, ‘Politische Schriften’, Leipzig, 1970] (pag 461-462)”,”LUXD-072″ “LUXEMBURG Rosa”,”La Liga Spartakus.”,”Ensayo introductorio de Gilbert BADIA, cronologia de la revolución alemana, Cuadernos Anagrama Serie: Ciencia Política dirigida por José M. SANAHUJA. Kautsky teorico della confusione. Il pericolo dell’opportunismo nel movimento operaio. (pag 13-15) “”En 1910 Rosa Luxemburg denunciaba ya el oportunismo de aquél que todavía era considerado como el mejor teórico de la II Internacional: Karl Kautsky. En 1915 le acusó de ser «el teórico de la confusión, que ha degradado la teoría hasta convertirla en un fiel servidor de la práctica de la dirección del Partido socialdemócrata» (8), poniendo así de manifiesto el peligro que significaba el oportunismo para el movimiento obrero. Todos los espartaquistas insistían en la necesidad de clarificar las causas del desmoronamiento de la Internacional y de la traición de la socialdemocracia en agosto de 1914. No solamente aconsejaban a los parlamentarios socialdemócratas del ala izquierda que rechazaran los créditos militares, siguiendo con ello el ejemplo de Liebknecht en la jornada del 2 de diciembre de 1914, sino que además procuraban desplazar el poder de decisión del Parlamento a las calles. Apelaban a las masas para que pasaran a la acción, poniendo como ejemplo a Liebknecht, el cual, en la Potsdamer Platz de Berlín, el Primero de Mayo de 1916, clamaba «Abajo la guerra! Abajo el Gobierno!», por lo que fue arrestado y condenado a cuatro años de presidio. En todos estos puntos, los espartaquistas diferían radicalmente no sólo de los Mayoritarios, sino también de los Centristas. Investigando documentos a menudo inéditos (9), el historiados germano-oriental Heinz Wohlgemuth llega a la conclusión de que, entre 1915 y 1918, los dirigentes espartaquistas mantenían posiciones análogas a las de Lenin en lo referente a numerosas cuestiones, o en cualquier caso estaban muy próximos (10) – sus puntos de vista coincidían acerca del carácter de la guerra, de la necesidad de separarse de los «socialchovinistas» y de la necesidad de tomar el poder -. Sin embargo, contrariamente, Wohlgemuth no señala las divergencias que subsistían entre Lenin y los espartaquistas. En lo esencial, los dirigentes del espartaquismo denunciaban la guerra imperalista siguiendo la consigna de «guerra a la guerra», sin recoger la tesis leninista de transformar la guerra imperialista en guerra revolucionaria. Finalmente, y esto es importante, hasta fines de 1918 no quisieron separarse orgánicamente de las otras corrientes políticas opuestas a la dirección socialdemócrata. Ellos rehusaron – en líneas generales, si se exceptúan los grupos minoritarios de los Izquierdistas de Bremen y alguno otros (11) -, a constituirse en un partido, a pesar de que afirmaban su autonomía ideológica y sólo tenían sarcasmos para los métodos de la «oposición moderada». Esta última es una cuestíon que requiere ser analizada muy de cerca. En efecto, a partir de 1915 los futuros espartaquistas tomaban distancias respecto a la dirección socialdemócrata, pero poco después se distanciaban también de la oposición”” (pag 13-14-15) [Gilbert Badia, ‘Rosa Luxemburg, el espartaquismo y la fundación del Partido comunista alemán’] [(in) Rosa Luxemburg, ‘La Liga Spartakus’, Barcelona, 1976] [(8) ‘Die Internationale’, reproducción facsímil, Berlín, 1965, pág. 2; (9) Cabe señalar la sistemática publicación de documentos en la República Democrática Alemana. Por ejemplo: la serie ‘Dokumente und Materialien zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’; la serie ‘Archivalische Forschungen’; la publicación de las obras completas de Franz Mehring en 15 volúmenes; la de las obras de Karl Liebknecht, actualmente en curso de publicacíon. Ediciones Dietz anuncia la próxima publicación de las obras de Rosa Luxemburg; (10) Esa es la tesis que se encuentra constantemente en sus dos obras: ‘Burgkrieg, nicht Burgfriede!’, Berlín, 1963, y ‘Die Entstehung der KPD’, Berlín, 1968; (11) Wohlgemuth, ob. cit., págs. 218-219; en diversas partes de la obra sé indican bien las fuerzas respectivas de los espartaquistas y de los Izquierdistas de Bremen] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LUXD-071″
“LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes. Tome I.”,”Note des éditeurs, avant-propos, préface de Louis JANOVER, appendices: ‘Repères chronologiques 1857-1925’, ‘Journaux et organisations’, ‘Repères biographiques’, ‘Bibliographie indicative’. Ampia prefazione di Louis Janover: ‘Rosa Luxemburg, l’histoire dans l’autre sens’ (pag 13-100) Esitazione della Luxemburg e degli altri dirigenti spartachisti di fronte alla insurrezione: “”Rosa Luxemburg ne fait intervenir qu’une seule responsabilité dans l’histoire: celle d’une classe qui, placée dans des conditions «objectives» déterminées, ne peut se résoudre à accomplir ce que permettent les conditions sociales et économiques. Dans son article sur «La responsabilité historique», en même temps qu’elle met l’accent sur les concessions que «les Jacobins de Pétersbourg» consentent à l’impérialisme allemand, elle stigmatise «le prolétariat allemand» qui «en persévérait à faire le mort a contraint les révolutionnaires russes à conclure la paix avec l’impérialisme allemand». Seul le «renversement de la puissance dirigeante en Allemagne (…) la lutte de masse ouverte pour le pouvoir politique, pour la domination du peuple et la république en Allemagne» peuvent briser le cercle d’airain de l’impérialisme (49). Et c’est cela qui arriva, mais sans pour autant ouvrir l’ère de la revolution socialiste en Allemagne, et l’on sait l’hésitation de Rosa Luxemburg et des dirigeants spartakistes quand sonna l’heure de la décision dans la rue! Mais l’hésitation a elle aussi une signification historique! Rosa Luxemburg mesurait les chances d’une issue positive à la crise sans s’aveugler sur la conscience politique des conseils et sans faire de la spontaneité ouvrière un absolu métaphysique capable de résoudre tous les problèmes”” (pag 59; dall’introduzione di L. Janover) (49) R. Luxemburg, ‘La responsabilité historique’, in Oeuvres II, op. cit., p. 40″,”LUXS-068″
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Luciano AMODIO”,”Scritti scelti.”,”La prima edizione di questa antologia che qui si ripresenta interamente riveduta e ampliata dal curatore è apparsa presso le Edizioni Avanti! nel 1963. La traduzione del saggio ‘La questione nazionale e l’autonomia’ è di Giorgio MIZZAU, ‘Le Lettere dall’Italia’ sono state tradotte dal polacco da Anna SALMON VIVANTI Lo scritto in appendice ‘Dal paese della rivolte della fame e dell’anarchismo’ riguarda l’Italia (pag 699-706) Polemica della Luxemburg contro le tesi di Schippel sui benefici del militarismo anche per la classe operaia (pag 171-172). Per la Luxemburg la spesa militare è il miglior tipo di investimento. La Luxemburg critica la tesi ‘schipperiana’ che le crisi sorgano per lo scarso consumo rispetto alla quantità di beni prodotti e che possano essere arginate mediante l’allargamento del consumo all’interno della società (anche mediante la spesa militare) (pag 184) Teoria della crisi schippeliana (pag 186), tesi dello “”sgravio”” della società (e della classe opeaia) a mezzo del militarismo (pag 186 e precedenti, pag 171) “”Schippel considera il militarismo economicamente indispensabile perché «sgrava» la società dalla pressione economica. Kautsky si dà ogni immaginabile pena per indovinare come dunque il socialdemocratico Schippel possa essersi figurato tale «scarico» ad opera del militarismo, e accompagna ogni possibile spiegazione con adeguate confutazioni. Ma Schippel non ha evidentemente preso la cosa da socialdemocratico, dal punto di vista della popolazione lavoratorice. Parlando di «sgravio», è palmare che pensava ‘al capitale’. E in questo senso ha senza dubbio ragione: per il capitale il militarismo è una delle più importanti forme di investimento, da punto di vista del capitale ol militarismo è indubbiamente uno ‘sgravio’. (pag 166-167) (…) In altre parole: mediante il militarismo il lavoratore evita l’immediata diminuzione di un certo ammontare del proprio salario, ma in cambio perde in misura elevata la possibilità di combattere ‘durevolmente’ per l’elevazione del salario e il miglioramento della propria situazione. Egli si avvantaggia come venditore della forza lavoro, ma perde contemporaneamente la libertà di movimento politica in quanto cittadino, per finire per perdere anche come venditore della forza di lavoro. Egli allontana un concoorente dal mercato del lavoro per veder sorgere un guardiano della propria schiavitù salariale, e previene un abbassamento salariale col diminuirsi in seguito tanto le prospettive di un durevole miglioramento della propria posizione come anche quelle della propria definitiva liberazione economica, politica e sociale. Ecco l’effettivo significato dello «sgravio» economico della classe opeaia ad opera del militarismo. In questa come in tutte le altre speculazioni della politica opportunistica vediamo sacrificate le grandi mete della liberazione di classe socialista a piccoli pratici interessi momentanei; interessi che per giunta visti più da vicino si provano essenzialmente immaginari. Ci si chiede però: come Schippel è potuto arrivare al pensiero che suono così assurdo di spiegare il militarismo come uno «sgravio» anche partendo dal punto di vista della classe operaia? Ricordiamoci quale aspetto assuma tale questione dal punto di vista del ‘capitale’. Abbiamo esposto che per il capitale il militarismo rappresenta il più proficuo e imprescindibile tipo di investimento. E difatti! E’ invero chiaro che quei mezzi che, giunti nelle mani del governo per via fiscale, servono al mantenimento del militarismo, una volta fossero rimasti in mano alla popolazione, rappresenterebbero un’accresciuta domanda di mezzi di sussistenza e di oggetti di confort, o, utilizzati in maggior misura dallo stato per scopi sociali, creerebbero parimenti una corrispondente domanda di lavoro sociale. E’ invero chiaro che in questo modo per la società nel suo complesso il militarismo non è assolutamente alcuno «sgravio». Solo che altrimenti si configura la questione dal punto di vista del profitto capitalistico, dal punto di vista dell’imprenditore. Per il capitalista non è affatto indifferente trovare una determinata domanda di prodotti da parte di frazionati acquirenti privati o da parte dello stato. La domanda dello stato si distingue per la sicurezza, massiccità e favorevole, di solito monopolistica configurazione dei prezzi, che fanno dello stato il più vantaggioso acquirente e le forniture ad esso dirette il più splendido affare per il capitale. Ciò che però particolarmente nel caso di forniture di carattere militare si aggiunge come estremamente importate vantaggio nei rispetti ad esempio delle spese statali a scopi sociali (scuole, strade, ecc.), sono le incessanti trasformazioni tecniche e l’incessante aumento delle spese, cosicché il militarismo rappresenta un’inesauribile, anzi sempre più lucrosa fonte di guadani capitalistici e innalza il capitale a una potenza sociale, come ad esempio nelle imprese Krupp e Stumm sta di fronte al lavoratore. Il militarismo, che per la società nel suo complesso rappresenta uno sperpero di enormi forze produttive economicamente pienamente assurdo, che per la classe operaia significa una riduzione del suo livello di vita economico al fine del suo asservimento sociale, costituisce per la ‘classe capitalistica’ economicamente il più splendido, insostituibile tipo di investimento, come socialmente e politicamente il migliore sostegno del proprio dominio di classe. Se quindi Schippel senza esitare dichiara questo stesso militarismo per un necessario «sgravio» economico, egli scambia evidentemente non solo il punto di vista ‘degli interessi sociali’ per quello ‘degli interessi capitalistici’ e si pone quindi – come abbiamo detto all’inizio – in una prospettiva borghese, ma anche prende le mosse, ipotizzando che ogni vantaggio economico dell’imprenditorato lo sia anche necessariamente per la classe operaia, dall’assioma ‘dell’armonia di interessi tra capitale e lavoro’ (…). E’ l’intelligenza della necessità storica e dello sviluppo storico del militarismo, che Schippel si illude di avere in comune con Engels. Ma questo ridimostra soltanto a quale mai disperata confusione nelle teste conduca come una volta la mal digerita dialettica hegeliana, così oggi la mal digerita concezione storica marxiana. Si dimostra inoltre nuovamente come ambedue, il modo di pensare dialettico in generale, come la filosofia della storia in particolar, per rivoluzionarie che siano correttamente interpretate, danno luogo a pericolose conseguenze reazionarie, una volta comprese a rovescio”” [(brani tratti da: Appendice: ‘Milizia e militarismo’ di R.L. (), titolo originale ‘Miliz und Militarismus’] (pag 166-167; 171-172-173)] [() scritti tratti dagli articoli apparsi sulla ‘Leipziger Volkszeitung’ nn. 42-44 e 47 del 20-22 e 25 febbraio 1899 in risposta agli scirtti di Max Schippel: l’articolo firmato “”Isegrim””: ‘Friedrich Engels credeva nella milizia?’ in “”Sozialistische Monatshefte””, novembre 1898, e lo scritto firmato da Schippel col proprio nome: ‘Friedrich Engels e il sistema della milizia’, in ‘Die Neue Zeit’ nn. 19 e 20 dell’annata 1898-99, in risposta alla replica kautskiana all’articolo di Isegrim su “”Die Neue Zeit””]”,”LUXD-058″
“LUXEMBURG Rosa”,”Centralismo o democrazia? (Replica a Lenin). Testo integrale del saggio: “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (Stuttgart, 1904)”,”Editoriale Azione Comune, responsabile Giulio Seniga “”In effetti tutta la storia dei rapporti fra Lenin e la Luxemburg è la storia di una catena di dissensi. Lenin e la Luxemburg cominciarono a dissentire verso la fine del secolo sulla questione nazionale polacca; poco dopo si trovarono nuovamente in disaccordo sul ruolo delle masse contadine nella rivoluzione, poi vennero a polemica sulle questioni organizzative di partito, come è documentato in queste pagine. Furono ancora di diverso parere sulla definizione dell’imperialismo e sulla natura delle guerre nazionali nell’era dell’imperialismo. Uniti nella opposizione rivoluzionaria e internazionalista alla prima guerra mondiale nonché sulla tattica dell’insurrezione e della conquista del potere, si divisero subito sul modo di concepire l’esercizio di questo potere: Lenin per la dittatura del proletariato, la Luxemburg per una democrazia operaia in cui l’aggettivazione di classe qualificasse, non svuotasse o alterasse il contenuto del sostantivo democratico. Ma si trattò sempre di contrasti che, malgrado la fermezza e la fierezza dei contendenti, non degenerarono mai in reciproche incriminazioni. La Luxemburg, nel momento stesso in cui criticava Lenin, ne esaltava le capacità di capo rivoluzionario e il merito di aver condotto il partito bolscevico alla vittoria dell’Ottobre. Per Lenin la Luxemburg, malgrado quelli che egli riteneva degli «errori», restava un’aquila del pensiero marxista e dell’azione rivoluzionaria”” [Pier Carlo Masini, Introduzione] [(in) Rosa Luxemburg, Centralismo o democrazia? (Replica a Lenin). Testo integrale del saggio: “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (Stuttgart, 1904)] [“”Per Lenin, la differenza tra il socialismo democratico e il blanquismo si riduce al fatto che c’è un proletariato organizzato e provvisto d’una coscienza di classe al posto d’un pugno di congiurati. Egli dimentica che questo implica una completa revisione delle idee sull’organizzazione e conseguentemente una concezione del tutto diversa dell’idea del centralismo, come pure dei rapporti reciproci tra la organizzazione e la lotta. Il blanquismo non si poneva il problema dell’azione immediata della classe operaia e quindi poteva fare a meno dell’organizzazione delle masse”” (pag 22, RL.); “”Ne deriva che il centralismo socialdemocratico non potrebbe basarsi né sulla cieca obbedienza, né su una subordinazione meccanica dei militanti nei confronti del centro del Partito”” (pag 23 RL); “”In effetti la socialdemocrazia non è legata all’organizzazione della classe operaia, essa è ‘il movimento proprio’ della classe operaia. E’ necessario quindi che il centralismo della socialdemocrazia sia di natura fondamentalmente diversa dal centralismo blanquista”” (pag 24, RL); “”L’ultracentralismo difeso da Lenin ci appare come impregnato non già di uno spirito positivo e creatore, bensì dello spirito sterile del sorvegliante notturno. Tutta la sua cura è rivolta a ‘controllare’ l’attività del Partito, e non a fecondarla; a restringere il movimento piuttosto che a svilupparlo; a strozzarlo, non a unificarlo”” (pag 29, RL); “”Si tratta, dice Lenin «di forgiare un’arma più o meno affilata contro l’opportunismo. E l’arma deve essere tanto più efficace quanto più profonde sono le radici dell’opportunismo». Parimenti, Lenin vede nei poteri assoluti che attribuisce al Comitato centrale e nel muro che eleva intorno al Partito, una diga contro l’opportunismo”” (pag 31 RL); “”«Il burocratismo opposto al democratismo, dice Lenin, non significa altro che il principio di organizzazione della socialdemocrazia rivoluzionaria opposto ai metodi di organizzazione opportunisti». Egli insiste sul fatto che lo stesso conflitto tra tendenze centralizzatrici e tendenze autonomistiche si manifesta in tutti i paesi nei quali si fronteggiano socialismo rivoluzionario e riformismo”” (pag 31 RL)]”,”LUXD-059″
“LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale partito e sindacati.”,” (ediz orig 1919)”,”LUXD-114″
“LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’imperialismo e ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria Marxista. Una anticritica.”,”Produzione di mezzi di consumo. I lavoratori. (pag 120-123)”,”LUXD-005-FV”
“LUXEMBURG Rosa JAURES Jean”,”Eglises et socialisme.”,”Nel 1905 il partito socialdemocratico pubblica a Cracovia un opuscolo di R. Luxemburg intitolato ‘Chiesa e Socialismo’ destinato agli operai polacchi. Per ragioni di lavoro illegale, il paese faceva ancora parte dell’impero russo, l’opuscolo è pubblicato sotto lo pseudonimo di Jozef Chmura (pag 5)”,”LUXD-115″
“LUXEMBURG Rosa”,”Réforme ou révolution? Les lunettes anglaises – Le but final.”,”””In una parola, la democrazia è indispensabile, non perché essa rende ‘superflua’ la conquista del potere politico da parte del proletariato, ma, al contrario, perché rende questa presa del potere tanto ‘necessaria’ quanto la sola ‘possibile'”” (pag 70) L’opera di Bernstein ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’ è apparsa in francese con il titolo: ‘Socialisme theorique et socialdemocratie pratique’ (Stock, Paris, 1900)”,”LUXD-116″
“LUXEMBURG Rosa”,”Terrore. [da Gesammelte Werke, Voll. 1 – tomo 2 – pagg. 519-522]”,”””Il terrore, oggi, dopo la rivoluzione popolare, non può essere nient’altro che un episodio secondario della lotta”” (pag 17-18)”,”LUXD-117″
“LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale, il partito e i sindacati.”,”””I comunisti – dice il ‘Manifesto comunista’ – rappresentano, davanti ai gruppi d’interessi diversi (interessi nazionali o locali) dei proletari, gl’interessi comuni a tutto il proletariato e – in ogni grado di sviluppo della lotta di classe – l’interesse del movimento nel suo insieme, ossia lo scopo finale: l’emancipazione del proletariato”” (pag 54)”,”LUXD-001-FC”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Robert LOOKER”,”Selected Political Writings.”,”Critica di R.L. al modello leninista di organizzazione centralizzata come modello universale, significato di luxemburghismo (v. introduzione)”,”LUXD-118″
“LUXEMBURG Rosa EBERLEIN Hugo, a cura di Claudio OLIVIERI e Giorgio SALMON”,”Cosa vuole la Lega Spartaco? Il dibattito programmatico nel congresso di fondazione della KPD.”,”Comitato teorico: Sibilla CAROPPO Donatella DI-TOSTO Francesca FABENI Agnese LA-GRECA Piero NERI Claudio OLIVIERI Dario RENZI Giorgio SALMON Antonella SAVIO Vincenzo SOMMELLA Elenco nomi partecipanti al Congresso di fondazione e località di provenienza (pag 141-144 (Lega Spartaco; Lega rossa dei soldati, Gioventù, Altri delegati, Delegati della Repubblica russa dei soviet, Ospiti) Al congresso dovrebbero aver partecipato 62 persone ma manca una lista ufficiale dei partecipanti La delegazione russa era composta da Karl Radek, Ernst Reuter-Friesland e Felix Wolf La nostra organizzazione. Intervento di Hugo Eberlein (dopo il Discorso sul Programma di Rosa Luxemburg): “”(…) Compagni, non voglio mettervi paura con lo stato d’assedio. Non ci spaventa. Non ci siamo spaventati quando si trattava di condurre la lotta contro la classe capitalista, contro la borghesia e non indietreggeremo intimoriti di fronte agli Scheidemann e compagnia che hanno in mano il potere oggi. Tutto questo ve lo dico solo per ribadire che anche le forme organizzative della Lega Spartaco nelle modalità avute finora non possono costituire le basi per la nuova organizzazione che deve essere creata. Se quindi da una parte non possiamo prendere come base i vecchi comitati elettorali e dall’altra neanche le forme organizzative avute finora dalla Lega Spartaco, ci dobbiamo chiedere che tipo di forme organizzative siano quelle più adatte oggi . E qui c’è una cosa che vorrei sottolineare. Oggi è stata giustamente richiamata l’attenzione da parte della compagna Luxemburg sul fatto che da quando è iniziata la rivoluzione sono sorti nuovi organismi che hanno preso il potere. Penso in primo luogo ai Consigli degli operai e dei soldati. Sarà necessario che riflettiamo molto bene, mentre appoggiamo i Consigli operai e chiediamo che prendano in mano tutto il potere economico, se non sia opportuno trovare, in connessione con questi Consigli degli operai e dei soldati, anche le forme organizzative che riteniamo migliori e più auspicabili per noi. Chiediamo ai lavoratori di formare Consigli nelle officine, nelle aziende e nell’industria che si occupino dell’amministrazione complessiva delle imprese e che siano in grado di prendere in mano l’industria nell’ambito della ristrutturazione generale dello Stato nel suo complesso. Non solo, chiediamo che abbiano il compito di prendere il potere nelle proprie mani anche dal punto di vista politico per rappresentare gli interessi della classe operaia e realizzarne gli obiettivi. Forse in questo senso sarebbe opportuno considerare seriamente se non sia possibile costruire la nostra organizzazione di partito organizzando gli aderenti non più solo su base territoriale ma introducendo l’organizzazione di partito nelle grandi aziende, nelle officine, in tutta l’industria, eleggendo in nostri fiduciari nelle imprese perché cerchino di raggruppare gli aderenti nelle aziende in comunità, in unioni all’interno dell’azienda. (…) Ci aspettiamo che le nuove forme organizzative garantiscano l’autonomia dei singoli distretti, che la Direzione centrale abbia fondamentalmente il compito di assumere la direzione ideale e politica, ricomporre un quadro d’assieme di ciò che avviene nel paese, di dare istruzioni e sostenere l’organizzazione nel territorio, fin dove le forze a disposizione della Direzione centrale lo rendano possibile. Ci siamo sempre sforzati di far venire a Berlino le persone più capaci, le menti più lucide del partito, facendo sì che i migliori teorici partecipassero al nostro lavoro anche per essere concretamente in grado di assumere la direzione politica e ideale del movimento. E se in questo senso non abbiamo soddisfatto le vostre esigenze e ritenete che le persone migliori siano fuori, in provincia, allora mandatele a Berlino e eleggetele nella Direzione centrale. Pensiamo anche che la questione della stampa non debba essere regolata centralmente e che le organizzazioni locali debbano avere dappertutto la possibilità di fondare i propri giornali e di pubblicare i propri volantini e opuscoli. Ma ciò che è emerso concretamente è che purtroppo su questo non c’è la benché minima comprensione fra i compagni. Alcuni compagni ci hanno attaccato dicendoci: se ci pubblicate voi un giornale, cosa ce ne facciamo? Non serve a niente, ne pubblichiamo uno noi. Ma una volta pubblicato risultava che non era un giornale ma a dir poco un fogliaccio!”” (pag 103-107)”,”LUXD-119″
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Julien CHUZEVILLE Marie LAIGLE Eric SEVAULT”,”La brochure de Junius, la guerre et l’ Internationale (1907-1916). Oeuvres complètes. Tome IV.”,”Redatto nel 1915 in carcere, ‘La crisi della socialdemocrazia’ (Junius pamphlet) è completato in questo volume con articoli e discorsi del gruppo ‘Die Internationale’ tradotti per la prima volta), come pure gli interventi della Luxemburg nel quadro dell’Internazionale socialista. L’insieme costituisce una requisitoria contro la guerra e la critica per l’abbandono del terreno di classe da parte della Seconda Internazionale. RL esorta il proletariato a prendere atto della biforcazione storica del 1914: l’alternativa è o socialismo o barbarie (4° di copertina) 1914. Crediti di guerra e pace sociale “”L’altro aspetto dell’atteggiamento della socialdemocrazia è stato l’accettazione ufficiale della Pace sociale, ossia la sospensione della lotta di classe per la durata della guerra. La dichiarazione del gruppo parlamentare al Reichstag il 4 agosto è stato il primo atto di questo abbandono della lotta di classe: il suo contenuto è stato concordato in anticipo con i rappresentanti del governo e dei partiti borghesi. L’atto solenne del 4 agosto è stata una messa in scena patriottica preparata dietro le quinte per il popolo e l’estero, nella quale la socialdemocrazia ha giocato al fianco degli altri partecipanti un ruolo di cui aveva già ben voluto farsi carico. Il voto dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare dà il segnale dell’allineamento a tutte le istanze dirigenti del movimento operaio”” (pag 150) Sospensione delle lotte salariali da parte dei dirigenti sindacali tedeschi (pag 150-151)”,”LUXD-120″
“LUXEMBURG Rosa”,”Socialism and the Churches. (1905)”,”This pamphlet was first published by the Polish Social Democratic Party in 1905. A Russian edition appeared in Moscow in 1920. A French edition was issued by the French Socialist Party in 1937. Primi cristiani comunisti (pag 10-11) Povertà delle origini e ricchezze accumulate nei secoli successivi “”We read in the “”Act of the Apostles (IV, 32, 34, 35) the following description of the first community at Jerusalem: «No one regarded as being his what belonged to him; everything was in common. Those who possessed lands or houses, after having sold them, brought the proceeds and laid them at the feet of the Apostles. And to each was distributed according to his needs””. In 1780, the German historian Vogel wrote nearly the same thing about the first Christians: “”According to the rule, every Christian had the right to the property of all the members of the community; in case of want, he could demand that the richer members should divide their fortune with him according to his needs. Every Christian could make use of the property of his brothers; the Christians who possessed anything had not the right to refuse that their brothers should use it. Thus, the Christian who had no house could demand from him who had two or three to take him in; the owner kept only his own house to himself. But, because of the community of enjoyment of goods, housing accommodation had to be given to him who had none””. Money was placed in a common chest and a member of the society, specially appointed for this purpose, divided the collective fortune among all. But this was not all. Among the early Christians, communism was pressed so far that they took their meals in common (see the “”Act of the Apostles””). Their family life was therefore done away with; all the Christian families in one city lived together, like one single large family. To finish, let us add that certain priests attack the Social Democrats on the ground that we are for the community of women. Obviously, this is simply a huge lie, arising from the ignorance or the anger of the clergy. The Social-Democrats consider that as a shameful and bestial distortion of marriage. And yet this practice was usual among the first Christians (7). Thus the Christians of the First and Second Centuries were fervent supporters of communism. But this communism was based on the consumption of finished products and not on work, and proved itself incapable of reforming society, of putting an end to the inequality between men and throwing down the barrier which separated rich from poor”” (pag 10-11) [(7) But see Tertullian (c. 160-230): “”We are brethren in our family property, which with you mostly dissolves brotherhood. We therefore, who are united in mind and soul, doubt not about having possessions in common. With us all things are shared promiscuously, except the wives. In that alone do we part fellowship, in which alone others (Greeks and Roman pagans) exercise it”” – Apol. 1:39] [“”Leggiamo negli ‘Atti degli Apostoli’ (IV, 32, 34, 35) la seguente descrizione della prima comunità di Gerusalemme: «Nessuno considerava come suo ciò che gli apparteneva; tutto era in comune Coloro che possedevano terre o case, dopo averle vendute, portavano i proventi e li depositavano ai piedi degli Apostoli. E a ciascuno fu distribuito secondo i suoi bisogni””. Nel 1780, lo storico tedesco Vogel scrisse quasi la stessa cosa dei primi cristiani: “”Secondo la regola, ogni cristiano aveva il diritto alle proprietà di tutti i membri della comunità; in caso di bisogno, avrebbe potuto chiedere ai membri più ricchi di dividere la loro fortuna con lui secondo i propri bisogni. Ogni cristiano poteva fare uso della proprietà dei suoi fratelli; i cristiani che possedevano qualcosa non avevano il diritto di rifiutare che i loro fratelli lo usassero. Quindi, il cristiano che non aveva una casa poteva chiedere a colui che ne aveva due o tre di accoglierlo; il proprietario si teneva solo la propria casa. Ma, a causa della comunità di godimento dei beni, bisognava dare alloggio a chi non ne aveva””. Il denaro fu messo in un forziere comune e un membro della società, appositamente designato per questo compito, divideva la fortuna collettiva tra tutti. Ma non era tutto: tra i primi cristiani, il comunismo era talmente spinto così a fondo che essi consumavano in comune i loro pasti (vedi “”Atti degli Apostoli””). La loro vita familiare fu quindi eliminata, tutte le famiglie cristiane di una città vivevano insieme, come un’unica grande famiglia. Per finire, aggiungiamo che alcuni sacerdoti attaccano i socialdemocratici per il fatto che siamo per la comunanza delle donne. Ovviamente, questa è semplicemente una grande bugia, derivante dall’ignoranza o dalla rabbia del clero. I socialdemocratici considerano questo come una vergognosa e bestiale distorsione del matrimonio. Eppure questa pratica era solita tra i primi cristiani (7). Dunque i cristiani del primo e del secondo secolo erano ferventi sostenitori del comunismo. Ma questo comunismo era basato sul consumo di prodotti finiti e non sul lavoro, e si dimostrò incapace di riformare la società, di porre fine alla disuguaglianza tra gli uomini e di abbattere la barriera che separava i ricchi dai poveri “”(pag 10-11)] [(7) Si veda Tertulliano (c. 160-230): “”Siamo fratelli nella nostra proprietà di famiglia, che con voi per lo più realizziamo la fratellanza, quindi, dato che siamo uniti nella mente e nell’anima, non dubitiamo di possedere beni in comune. Tra di noi tutte le cose sono condivise in modo promiscuo, eccetto le mogli. Solo in questo non esercitiamo la comunanza, che solo altri (greci e pagani romani) esercitano”” – Apol. 01:39] Criminalità sotto la giurisdizione della Chiesa cattolica Condanne nella città di Roma (Vaticano) in un singolo mese del 1869 (ultimo anno del potere temporale dei papi): 279 per assassinio, 728 per rapine, 297 per furti ecc. (pag 29)”,”LUXD-121″
“LUXEMBURG Rosa”,”Tra guerra e rivoluzione.”,”Saggio introduttivo di Paolo Bruttomesso: [‘Premessa, Socialdemocrazia e guerra, L’opposizione alla guerra, Riformismo tedesco e sindacati, Accumulazione del capitale e crollo del capitalismo, Nota sul movimento operaio in Russia, Marx, Engels Lenin e la Russia, Rosa Luxemburg e la Russia’]”,”LUXD-003-FF”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Massimo CAPPITTI”,”La rivoluzione russa e Problemi di organizzazione della Socialdemocrazia russa.”,”Alle critiche della Luxemburg «Lenin, a sua volta, dopo aver letto, nel 1919, ‘L’accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg, ne criticò alcune tesi. In particolare Nettl ricorda che egli “”definì “”errore fondamentale”” la tesi di Luxemburg secondo cui la riproduzione capitalistica allargata era impossibile in un’economia chiusa e il capitalismo, per poter funzionare, doveva fagocitare dei sistemi economici precapitalistici (14). Secondo Lenin, inoltre, Luxemburg sottovalutava il ruolo della socialdemocrfzia quando ella, ad esempio, scrive che la «concezione rigida, meccanico-burocratica, concepisce la lotta solo come prodotto dell’organizzazione a un certo grado della sua forza. Il vivo sviluppo dialettico fa sì invece che l’organizzazione risulti un prodotto della lotta”” (15)» (pag 12, saggio introduttivo di Massimo Cappitti) (14) P.J. Nettl, Rosa Luxemburg, Milano, Il Saggiatore, 1970, II, p. 90 (15) R. Luxemburg ‘Sciopero generale, partito e sindacati’, in Scritti politici, a cura di L. Basso, p. 343″,”LUXD-122″
“LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La Révolution russe.”,” “”Non c’è alcun dubbio, che è con la più grande esitazione che Lenin e Trotsky, i cervelli eminenti, che dirigono la rivoluzione russa, hanno fatto più di un passo decisivo sul loro spinoso cammino, seminato di trappole di ogni tipo, e che niente sarà più lontano dal loro spirito che vedere l’Internazionale accettare come un modello supremo di politica socialista, non lasciando spazio che all’ammirazione inebetita e all’imitazione servile tutto quello che essi hanno da fare o non possono fare sotto la pressione e nel tumulto degli avvenimenti. Sarebbe un errore credere che un esame critico delle vie seguite fino a qui dalla rivoluzione russa sia di natura tale da minare il prestigio del proletariato russo, il cui affascinante esempio potrà solo trionfare di fronte all’inerzia delle masse operaie tedesche”” (pag 9)”,”LUXD-123″
“LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome I. 1894-1899. «Nous pouvons regarder courageusement notre avenir commune».”,”A partire dal 1907 la Luxemburg e Jogiches si sono separati. Ma hanno continuato a lavorare in equipe come dimostrano le lettere. “”J’ai reçu une invitation des ‘Sozialistische Monatshefte’ mais je l’ai traitée comme les autres lettres d’eux. J’avais prévenu K. Kautsky et Bebel, ils ne croyaient pas que les Sozialistische Montatshefte’ publieraient le refus”” (2) (lettera senza data, ma 22 o 23 dicembre 1899) (pag 348) (2) La rédaction des ‘Sozialistische Monatshefte’ avait envoyé une enquête aux principaux dirigeants sociaux-démocrates en Allemagne et à l’étranger, leur demandant ce qu’ils pensaient du congrès de Hanovre. Bebel et Kautsky refusèrent d’y répondre, leur refus fut publié par la revue. (pag 348)”,”LUXS-002-FV”
“LUXEMBURG Rosa”,”Per la rivoluzione, contro la guerra e il terrorismo.”,”Aspre critiche della Luxemburg alla pace di Brest Litovsk: articolo ‘La tragedia russa’ in Spartacusbriefe, n. 11 settembre 1918 (pag 241-247), critiche del tenore: ‘capitolazione del proletariato rivoluzionario russo all’imperialismo tedesco al quale con la pace separata, la Russia si è legata mani e piedi’ (pag 241) Ma pochi mesi dopo: crollo dell’impero guglielmino. 11 novembre 1918. L’armistizio di Compiègne fu l’accordo sottoscritto tra l’Impero tedesco e le potenze Alleate in un vagone ferroviario nei boschi vicino a Compiègne in Piccardia; l’atto segnò la fine dei combattimenti della prima guerra mondiale.”,”LUXD-125″
“LUXEMBURG Rosa”,”Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia, 1898-1918.”,” “”Non la teoria e la tattica socialista, ma la politica corrente della democrazia tedesca, gli interessi pratici della rivoluzione borghese dell’Occidente europeo hanno dato inizio all’atteggiamento che Marx e poi Engels hanno mantenuto verso la Polonia e la Russia. Al contrario questa posizione, già al primo sguardo, rivelala mancanza di un’intima parentela con la teoria sociale del marxismo stesso, perché contro le radici più essenziali di questa teoria, analizza la Polonia e la Russia non come società ‘di classe’, con interne contraddizioni economiche e politiche, non dal punto di vista dello sviluppo storico, ma in uno stato di assoluto e solidificato come totalità unitarie non differenziate. La Polonia era per la democrazia occidentale d’allora il paese degli insorti e la Russia il paese della reazione e nulla più. L’ambiente sociale, la base economica, il contenuto politico delle insurrezioni polacche non esistevano né per i democratici borghesi né per i socialisti tedeschi, o per lo meno furono molto poco presi in considerazione; così che ancora nel 1875, Engels nel suo articolo di risposta a Tkacev, pubblicato nel ‘Volksstaat’, enumerando i fattori che minavano l’assolutismo in Russia ,comincia: «Das erste sind die Polen» (3). In verità ‘die Polen’, cioè quel popolo non differenziato dei «polacchi», il cui unico mestiere, si diceva, era la lotta per l’indipendenza, se mai in qualche tempo è esistito, aveva da tempo cessato d’esistere nel momento in cui Engels scriveva queste parole. Era per noi questo il periodo delle più grandi orge del «lavoro organico»; cominciava la danza matta dell’economia capitalistica e l’arricchimento capitalistico sulla tomba dei movimenti nazionali e del periodo del dominio della nobiltà nella vita della Polonia. Poco appresso, dopo due-tre anni, il fatto che per la prima volta in Polonia si creasse il movimento socialista dimostra che essa smise di essere il paese «dei polacchi» e diventò il paese della moderna società borghese (), divisa dai contrasti e dalle lotte di classe”” [dalla Prefazione a «La questione polacca e il movimento socialista» [nota a piè pagina:Si tratta della prefazione:scritta nel 1905 a un volume che raccoglieva contributi di autori diversi e contrastanti tra loro, risalenti a qualche anno prima, a partire dal 1896, quando la «questione polacca» era stata discussa al congresso della Seconda Internazionale tenutosi a Londra. (…)] (pag 145) [(3) In tedesco nel testo [Nota di Lelio Basso] Rosa Luxemburg, Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia, 1898-1918, Editori Riuniti in realtà più che ‘moderna società borghese’ come dice la Luxemburg, si tratta secondo Trotsky (in appendice della sua ‘Storia della rivoluzione russa’ ) di una Polonia posta a mezza via tra l’Europa civile sviluppata capitalisticamente e la Russia arretrata, ndr)”,”LUXD-126″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Annelies LASCHITZA e Eckhard MÜLLER”,”Gesammelte Werke. Band 6. 1893 bis 1906.”,”Contiene tra l’altro: – Kritische Bemerkungen zum Artikel “”Die Polendebatte in Frankfurt”” von Friedrich Engels für Franz Mehring (1902) (pag 355-358) (Commenti critici all’articolo “”Il dibattito sulla Polonia a Francoforte”” di Friedrich Engels per Franz Mehring)”,”LUXD-127″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Paul LE-BLANC e Helen C. SCOTT”,”Socialism or barbarism. Selected Writings of Rosa Luxemburg.”,”Scritti sulla Comune di Parigi 1871 (pag 40-41, 42, 4, 62, 170, 205, 212, 262, 266)”,”LUXD-130″ “LUXEMBURG Rosa”,”La crise de la socialdemocratie. [Brochure de Junius]”,”‘La ‘Crisi della socialdemocrazia’ chiamata pure ‘opuscolo di Junius’ è stato scritto da Rosa Luxemburg in carcere nel 1915. Questa edizioni basata sulla traduzione dal tedesco di Raymond Renaud del 1934 è stata parzialmente riveduta dalla casa editrice. La correzione principale è stata quella di aver sostituito il termine originale “”democrazia socialista”” con quello di “”social-democrazia””‘ (L’Altipiano)”,”LUXD-131″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Nando SIMEONE”,”Socialismo o barbarie. La crisi della socialdemocrazia. Con due lettere contro la guerra imperialista scritte ai compagni di Rosa Luxemburg.”,”Scritto in carcere, contiene la sua parola d’ordine più importante: ‘socialismo o barbarie'”,”LUXD-132″ “LUXEMBURG Rosa; saggi di Massimo CAPPITTI e Paolo BRUTTOMESSO”,”Tra guerra e rivoluzione.”,”Appendici: – ‘Nella rete delle contraddizioni’ di Johann KNIEF; Non secondo lo schema tradizionale; Appello ai soldati tedeschi; Sulla Conferenza di Stoccolma di Franz MEHRING; Rivoluzione comune ai socialisti e sindacalisti francesi e tedeschi; Proletari d’Europa!; Documenti della sinistra di Zimmerwald; La Conferenza di Zimmerwald; Circolare a tutti i partiti e gruppi collegati; Rosa Luxemburg (nota biografica) “”Ma i pericoli non sono ancora finiti. Il ferreo cerchio della guerra mondiale che sembrava infranto ad est, torna ora a chiudersi, senza soluzione di continuità, attorno alla Russia ed attorno al mondo: l’Intesa avanza con cecoslovacchi e giapponesi (7) da nord e da oriente – naturale, ineliminabile conseguenza del progresso tedesco ad ovest ed a sud. Le fiamme della guerra mondiale lambiscono il territorio russo ed avvamperanno, da un momento all’altro, sulla rivoluzione russa. Sottrarsi ora al conflitto mondiale – anche a prezzo dei più grandi sacrifici – appare, in ultima istanza, assolutamente impossibile per la Russia. Ed ora, quale ultima tappa del loro calvario, minaccia i bolscevichi l’ipotesi più terribile: come un lugubre fantasma si profila una alleanza tra bolscevichi e Germania! E questo sarebbe l’ultimo anello della fatale catena che la guerra mondiale ha avvinghiato al collo della rivoluzione russa: dapprima ritirata, quindi capitolazione ed infine alleanza con il capitalismo tedesco. In tal modo la rivoluzione russa verrebbe cacciata dal conflitto mondiale – dal quale voleva levarsi a tutti i costi – semplicemente al polo opposto: a fianco dell’Intesa, sotto lo zar, dalla parte dei tedeschi, sotto i bolscevichi! Rimane a titolo d’onore, per il proletariato rivoluzionario di Russia il fatto che il suo primo gesto dopo lo scoppio della rivoluzione fu il netto rifiuto di far parte della milizia controrivoluzionaria dell’imperialismo anglo-francese. Ma, in considerazione della situazione internazionale, fungere da milizia al servizio dell’imperialismo tedesco, è un male ancora peggiore. Sembra che Trotsky abbia dichiarato che se la Russia dovesse scegliere tra l’occupazione delle truppe giapponesi e di quelle tedesche, essa sceglierebbe quest’ultima poiché la Germania è molto più matura per la rivoluzione che non il Giappone. Il lato debole di questo ragionamento è evidente. Qui non si tratta del solo Giappone – quale nemico della Germania – bensì anche dell’Inghilterra e della Francia, per le quali nessuno è oggi in grado di affermare se la loro situazione interna sia più o meno favorevole di quella tedesca per una rivoluzione proletaria. Il ragionamento di Trotsky è peraltro falso dal momento che è proprio ogni rafforzamento ed ogni vittoria del militarismo tedesco ad affossare ogni prospettiva ed ogni possibilità di rivoluzione in Germania. (…) Anche un ragazzo è in grado di prevedere che la Germania sta solo esitando ed attendendo un’occasione per farla finita – tramite Miljukow, i vari Hetman e dio sa quali altri oscuri galantuomini e fantocci di paglia – con il potere bolscevico, per strozzare Lenin e compagni dopo aver fatto loro svolgere il ruolo di cavalli di Troia, come agli ucraini, i Lubinsky e consorti. Allora, tutti i sacrifici finora compiuti, ed in primo luogo il grande sacrificio della pace di Brest, diventerebbero meramente inutili poiché, alla fine, il loro prezzo sarebbe la bancarotta morale. Qualsiasi altro cedimento politico dei bolscevichi nella loro coraggiosa lotta contro la prepotenza e l’avversità della situazione storica sarebbe da preferire a questa altrimenti inevitabile catastrofe morale”” (pag 185-186-187) [‘La tragedia russa, tradotto da ‘Spartacus’, n. 11, settembre 1918, in ‘Spartacusbriefe’, cit., pp. 453-460 ()] [(*) L’articolo, pubblicato anonimo, è accompagnato da una nota redazionale a piè pagina che dice: «L’articolo esprime preoccupazioni che, in vario modo, sono presenti anche nei nostri ambienti – preoccupazioni che dipendono dall”obiettiva situazione’ dei bolscevichi, non solo dal loro ‘soggettivo’ comportamento. Presentiamo l’articolo soprattutto per la sua considerazione finale: senza la rivoluzione in Germania, nessuna salvezza per la rivoluzione russa, nessuna speranza per il socialismo in questa guerra mondiale. Rimane solamente quest’unica soluzione: l’insurrezione di massa del proletariato tedesco. Questo articolo è stato redatto da Rosa Luxemburg’, ‘La Redazione’] [(in) Rosa Luxemburg, ‘Tra guerra e rivoluzione’, Jaca Book, Milano, 2019]”,”LUXD-133″
“LUXEMBURG Rosa”,”The Accumulation of Capital.”,”Teoria sviluppo capitalismo in Russia senza futuro. Vorontsov. Vorontsov and his ‘surplus'””The representatives of Russian ‘populism’ were convinced that capitalism had no future in Russia, and this conviction brought them to the problem of capitalism reproduction. V.V. laid down his theories on this point in a series of articles in the review ‘Patriotic Memoirs’ and in other periodicals which were collected and published in 1882 under the title ‘The Destiny of Capitalism in Russia’. He further dealt with the problem in ‘The Commodity Surplus in the Supply of the arket’ (1), ‘Militarism and Capitalism’ (2), Our Trends (3), and finally in ‘Outlines of Economic Theory’ (4). It is not easy to determine Vorontsov’s attitude towards capitalist development in Russia. He sided neither with the purely slavophil theory which deduced the perversity and perniciousness of capitalism for Russia from the ‘peculiarities of the Russian economy structure and a specifically Russian ‘national character’, nor with the Marxists who saw in capitalist development an unavoidable historical stage which is needed to clear the way towards social progress for Russian society, too. Vorontsov for his part simply asserts that denunciation and acclamation of capitalism are equally futile because, having no roots in Russia, capitalism is just impossible there and can have no future. The essential conditions of capitalist development are lacking in Russia, and love’s labour’s lost if the state tries to promote it artificially – one might as well spare these efforts together with the heavy sacrifices they entail. But if we look into the matter more closely, Vorontsov’s thesis is not nearly so uncompromising. For if we pay attention to the fact that capitalism does not means only the accumulation of capital wealth but also that the small producer is reduced to the proletarian level, that the labourer’s livelihood is not assured and that there are periodical crises, then Vorontsov would by no means deny that all these phenomena exist in Russia. On the contrary, he explicitly says in his preface to ‘The Destiny of Capitalism in Russia’: ‘Whilst I dispute the possibility of capitalism as a form of production in Russia, I do mot intend to commit myself in any way as to its future as a form or degree of exploiting the national resources’. Vorontsov consequently is of the opinion that capitalism in Russia merely cannot attain the same degree of maturity as in the West, whereas the severance of the immediate producer from the means of production might well be expected under Russian conditions. Vorontsov goes even further: he does not dispute at all that a development of the capitalist mode of production is quite possible in various branches of production, and even allows for capitalist exports from Russia to foreign markets. Indeed he says in his essay on ‘The Commodity Surplus in the Supply if the Market’ that ‘in several branches of industry, capitalist production develops very quickly’ (5) [in the Russian meaning of the term, of course – R.L.].”” (pag 276-277) [(1) An essay in ‘Patriotic Memoirs’, May 1883; (2) An essay in the review ‘Russian Thought’, September 1889; (3) A book published in 1893; (4) A book published in 1895; (5) ‘Patriotic Memoirs’, vol. V: ‘A Contemporary Survey’, p. 4]”,”LUXD-001-FGB”
“LUXEMBURG Rosa”,”Riforma sociale o rivoluzione?”,”Il metodo di Bernstein di adattamento del capitalismo, instaurazione del socialismo per mezzo delle riforme sociali, politica doganale e militarismo, sviluppo economico e socialismo, conquista del potere politico, crollo, opportunismo in teoria e pratica. Questione adattamento al capitalismo. “”La teoria bernsteiniana …. (pag 11) “”Con ciò Bernstein ha perduto del tutto la comprensione della legge del valore di Marx. (…) finire (pag 49-50)”,”LUXD-002-FC”
“LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Karl”,”Lettere, 1915-1918.”,”Karl Liebknecht contro la guerra per la rivoluzione. “”Inviato sul fronte orientale, in una compagnia di zappatori in azione sulla Dvina nei pressi di Riga, Liebknecht si sente «involontario strumento di una forza che ‘odia’ dal profondo dell’animo». Fermo nel comportamento di fronte a tutti coloro che lo sfidano sul terreno delle idee generali (…), sicuro nella discussione politica con quanti continuavano a sostenere, a proposito del problema della responsabilità nello scatenamento della guerra, le tesi ufficiali del governo tedesco, deciso a non sottostare a minaccia alcuna che voglia interdirgli la propaganda a favore delle proprie idee, Liebknecht si caratterizza, nella sua descrizione della vita al fronte, per il senso di partecipazione con ciò che lo circonda: partecipazione alla vita della natura, avvertita secondo una tradizione umanistica tedesca nella sua grandiosità educativa, ma partecipazione, soprattutto, alla vita e alla morte degli uomini. «Tumuli e croci intorno a noi, rami mormoranti sopra di noi, e scintille in mezzo», è il quadro che riassume la evocazione del paesaggo di guerra e che accumuna queste pagine di Liebknecht alle descrizioni più spietate della vita di trincea nella prima guerra mondiale. Torna in questo quadro, umanamente vissuta, la condanna della guerra («rapina e saccheggio sono i fratelli gemelli dell’assassinio, e come questi sono figli legittimi della guerra») e ne scaturisce la decisione di non partecipare attivamente al massacro: «Io non sparerò»; «Purché non mi tocchi andare in trincea, utto il resto, tutti i pericoli non hanno importanza; soltanto l’uccidersi a vicenda, questo io non lo posso: questo è troppo». Una decisione dalla quale egli trae un senso di profonda liberazione morale: «Vado senz’armi al lavoro, perciò mi sento interiormente libero». (…) «Io vorrei studiare per decenni, senza alzare gli occhi dai libri, e in pari tempo poter agire liberamente, senza riposarmi. Ho bisogno di una doppia vita per essere completamente me stesso». In realtà, Karl Liebknecht, che nella su giovinezza aveva visto il padre, animatore della resistenza socialdemocratica alle leggi repressive di Bismarck, dedicarsi instancabilmente a quella minuta attività di organizzazione e di propaganda che aveva consentito alla classe operaia tedesca di combinare egregiamente l’uso possibile della legalità con un prolungato lavoro illegale, era, al pari del padre, soprattutto un uomo di azione. Per l’azione, in primo luogo, voleva preservare se stesso con una cura attenta del proprio corpo, per resistere «avvenga che può». Al presente il suo pensiero si richiama continuamente alla situazione creata dalla guerra in Germania e nel movimento operaio, tanto se legga un poeta, come Hebbel («È facile impedire che si formi una palude, ma una volta che si è formata, non c’è dio che impedisca che in essa si trovino serpenti e salamandre»), o che ragioni col figlio sul «quotidiano trionfo della poltroneria, della piccineria, della bestialità, del servilismo, di ogni cosa bassa e miserabile». Ma, più alto di tutto risuona l’ottimismo virile del suo ‘Trotz alledem!» (Nonostante tutto, a dispetto di tutto!), il motto che gi era preferito e con cui concluderà anche l’articolo comparso proprio il giorno del suo assassinio su ‘Die Rothe Fahne’, il quotidiano del Partito comunista tedesco, per indicare le possibilità e le speranze che restavano patrimonio della classe operaia anche dopo la sconfitta nella insurrezione del gennaio 1919″” (pag XXVII-XXIX) [introduzione di Ernesto Ragionieri, (in) Karl Liebknecht Rosa Luxemburg, ‘Lettere, 1915-1918’, Editori Riuniti, Roma, 1967]”,”LUXD-001-FER”
“LUXEMBURG Rosa”,”J’étais, je suis, je serai! Correspondance 1914-1919.”,”Gli pseudonim di Rosa LUXEMBURG che compaiono nelle biografie e nei dati biografici nei due volumi sono: ‘Felicia BUDILOVITCH, GRACCHIUS, JUNIUS, Anna MATSCHKE, LATESSA Lettera di R.L. a Lenin del 20.12. 1918 “”Cher Vladimir, Je profite du voyage de l’oncle (165) pour vous envoyer à tous les amitiés de notre famille (166), de Karl, de Franz (167) et des autres. Dieu veuille que l’année qui vient se réaliser tous nos voeux. Meilleurs souhaits! L’oncle vous dira comment nous allons. En attendant, poignée de main et salutations cordiales. Rosa”” (pag 367) [(165) L’oncle: Eduard Fuchs, qui se rendit à Moscou en décembre 1918 comme émissaire des spartakistes pour informer Lénine de la situation en Allemagne et le sonder sur ses projects de formation de la nouvelle Internationale que Rose Luxemburg estimait prématurée (cf. Nettl, p. 762); (166) C’est-à-dire les spartakistes; (167) Liebknecht et Mehring; (168) C’est-à-dire depuis sa sortie de prison]”,”LUXD-136″
“LUXEMBURG Rosa”,”Introduzione all’economia politica.”,”Rosa Luxemburg (1871-1919), teorica del socialismo e rivoluzionaria tedesca di origini polacche ed ebraiche. Assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo internazionale che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Nascita 5/3/1871 Zamosc Polonia. Partito: Partito comunista di Germania. Assassinio: 15/01/1919 Berlino. Istruzione: Università di Zurigo. Sepoltura: 13/6/1919, Zentralfriedhof Friedrichsfelde, Berlino. Filosofa, economista, giornalista, socialista rivoluzionaria, fu una delle maggiori teoriche del marxismo consiliarista in Germania.”,”LUXD-003-FL”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Feliks TYCH e Lelio BASSO”,”Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches.”,”””Nel 1931, nella sua famigerata lettera alla redazione della rivista “”Proletarskaia Revolutsia”” su “”Alcuni problemi della storia del bolscevismo””, Stalin pronunciava contro il patrimonio teorico di Rosa Luxemburg un verdetto, che mise praticamente fine per più di vent’anni a ogni ricerca positiva sulla sua opera e alla pubblicazione dei suoi scritti. Non analizzeremo qui le ragioni per le quali Stalin collocò la rivoluzionaria polacca nel campo degli avversari politici nei contrasti e nei dibattiti che erano allora in corso nel Partito bolscevico. Fatto sta che a partire dal 1931 si incominciò a parlare di Rosa Luxemburg soprattutto sotto il punto di vista delle sue idee errate e ciò nonostante l’opinione di Lenin che, pur criticandola severamente, considerava la sua opera molto utile all’educazione dei comunisti del mondo intero, dunque un contributo ‘positivo’ alla teoria e alla prassi marxista. Si sa che Lenin polemizzava spesso con Rosa Luxemburg. Dopo la morte di lei, egli riassunse brevemente i punti di vista di questa polemica ed enumerò quelli sui quali la su posizione gli pareva errata. «Rosa Luxemburg si è sbagliata sulla questione dell’indipendenza della Polonia; si è sbagliata nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; si è sbagliata nella sua teoria dell’ accumulazione del capitale; si è sbagliata quando nel luglio 1914, accanto a Plechanov, Vandervelde, Kautsky, ecc., ha difeso l’unificazione dei bolscevichi e del menscevichi; si è sbagliata nei suoi scritti dalla prigione nel 1918 (per altro, essa stessa, dopo essere uscita di prigione nel 1918, alla fine del 1919 ha corretto una gran parte dei suoi errori). Ma malgrado i suoi errori essa è stata e rimane un’aquila» (4). Tali questioni non esauriscono la serie di problemi su cui la posizione di Rosa Luxemburg divergeva da quella di Lenin. Va notato però che Lenin usa il verbo “”sbagliare””, e che non ha mai ritenuto che le sue conclusioni fossero globalmente errate, pur essendo stato a più riprese in disaccordo con lei durante vent’anni: dunque un periodo tale da permettere già una certa prospettiva. Due anni prima della sua morte, sottolineando i meriti di Rosa Luxemburg, Lenin affermò che, nonostante gli errori commessi «non soltanto il suo ricordo sarà sempre prezioso per i comunisti del mondo intero, ma anche la sua biografia e le sue ‘opere’ complete costituiranno una lezione utilissima per l’educazione di numerose generazioni di comunisti del mondo intero» (5). Lenin aggiunse allora che non si doveva ritardare troppo la pubblicazione di queste opere, che si trattava di una cosa importante. Questo suggerimento di Lenin a proposito della pubblicazione delle opere complete non è stato mai seguito fino in fondo”” (pag 31-32) [Feliks Tych, prefazione all’edizione polacca’, (in) Rosa Luxemburg, ‘Lettere di lotta e di disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches’, Feltrinelli, Milano, 2019] [(4) V.I. Lenin, Opere complete, t: 33, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 189; (15) Ibid.]”,”LUXD-137″
“LUXEMBURG Rosa”,”Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate.”,”Lettera ‘A Luise Kautsky, Wronki, 15 aprile 1917′. “”Cara Lulu, la tua breve lettera pasquale mi ha vivamente preoccupata per il suo tono tanto depresso, e mi sono subito proposta di farti un’altra bella lavata di capo. Ma dimmi un po’, come fai a continuare a far la cicale triste e a intonare la tua canzone di mestizia mentre dalla Russia si leva un gioioso coro di allodole? Ma non capisci che a vincere e trionfare è la nostra stessa causa, che è la storia mondiale in persona a combattere le sue battaglie e danzare ebbra di gioia al ritmo della carmagnola? Il corso intrapreso dalla nostra causa comune non deve forse far dimenticare tutte le miserie private? So bene quanto di dispiaccia che io non sia libera proprio adesso per raccogliere le scintille che si sprigionano dalla Russia, e aiutare a destra e a manca indirizzando la lotta. Certo, sarebbe bello, e puoi immaginare quanto trasalisca in tutte le membra e come ogni noizia mi percorra come una scossa elettrica sino alle punte delle dita. Ma l’impossibilità di partecipare non mi rovina l’umore neanche un po’, e non ho intenzione di avvelenarmi la gioia di questi grandi eventi lagnandomi di una condizione che non ho il potere di cambiare. Vedi, proprio dalla storia degli ultimi anni, e in retrospettiva dalla storia nel suo complesso, ho imparato che non si devono mai sopravvalutare le azioni e l’influsso del singolo. In ultima istanza sono le invisibili, immense e ctonie forze del profondo ad agire e decidere, e alla fine tutto si sistema, per così dire, «da sé». Non mi fraintendere però: non voglio sostenere un comodo ottimismo fatalistico, che nasconde la propria stessa impotenza, atteggiamento che odio proprio nel tuo caro sposo. No, no, sono sempre all’erta e appena se ne presenterà l’occasione voglio buttarmi di nuovo con tutte e dieci le dita sul pianoforte del mondo per farlo risuonare come un tuono. Adesso, però, non per collpa mia, ma per costrizione esterna, sono «in vacanza» dalla storia mondiale, e allora me la rido a più non posso e sono felice che le cose vadano benissimo anche senza di me, forte della convinzione che si concluderanno nel migliore dei modi. La Storia sa sempre dove andare, anche quando pare che si sia infilata in un vicolo cieco senza speranza. (…). tua R.”” (pag 51-53) [Rosa Luxemburg, ‘Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate’, L’Orma editore, Roma, 2019]”,”LUXD-138″
“LUXEMBURG Rosa, edizione a cura di Xavier CRÉPIN e Éric SEVAULT”,”L’Accumulation du capital. Contribution à l’explication économique de l’impérialisme. (1913). Suivi de Critique des critiques ou Ce que les épigones ont fait de la théorie marxiste. Oevres complètes – Tome V.”,”‘Opera principale di Rosa Luxemburg pubblicata nel 1913, è il primo testo di critica ecoomica marxista a formulare una teoria d’insieme dell’ imperialismo. Mostra la nacessità insita nel cuore del capitalismo di estendersi sempre più e di asservire territori e popolazioni, meccanismi che condussero chiaramente alla Prima guerra mondiale per la spartizione del mondo, mostrando pure che la globalizzazione pacifica resta una chimera’ (quarta di copertina’ La questione dei prestiti (le contraddizioni della fase imperialista) (pag 439-440 e 447)”,”LUXD-139″
“LUZI Jacques CHESNAIS François CHOMSKY Noam ARNAUD Alain BARILLON Michel LUZI Jacques THUREAU-DANGIN Philippe LATOUCHE Serge AMIN Samir WALLERSTEIN Immanuel”,”Miseria della mondializzazione.”,”traduzione di: La misère de la mondialisation, Agone editeur, 1996″,”ECOS-018″
“LUZI Mario, a cura di Valerio NARDONI”,”La ferita nell’essere. Un itinerario antologico.”,”nato a Castello di Firenze il 20/10/1914, Mario Luzi è stato uno dei grandi poetiitaliani del Novecento. Nel 1935 la sua prima raccolta poetica, La barca, già lo rivela come uno dei protagonisti della nuova poesia italiana. Collabora, in quegli anni, alle principali riviste letterarie, come Il Frontespizio, Letteratura, Paragone, nonchè a quel Campo di Marte. Poeta dal forte impegnomorale e civile, nell’ottobre del 2004 viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo AzeglioCiampi. Si spegne nella sua casa fiorentina nella notte fra il 27 e 28 febbraio 2005.”,”FILx-178-FL”
“LUZIO Alessandro”,”Carlo Marx e Giuseppe Mazzini, Cenni e commenti dall’ epistolario Marx-Engels. (Dalla ‘Lettura’ mese di Gennaio 1915)”,”Secondo l’A c’era una certa ostilità da parte di ME nei confronti dell’ unificazione italiana e delle posizioni di Lassalle. “”Pochi mesi prima che scoppiasse la spaventosa guerra, in cui il socialismo tedesco ha messo letteralmente in soffitta tutti i suoi santi padri, usciva l’ epistolario di Carlo Marx col prediletto dei suoi apostoli: Federico Engels. “”Der Briefwechsel zwischen F. Engels und K. Marx, 1844-1883, herausgegeben von A. Bebel und E. Bernstein”” (Stuttgart, ed. Dietz). Di questi quattro fitti volumi, dovuti alle cure del Bernstein (il nome di Bebel è puramente decorativo nel frontespizio), si è molto parlato anche in Italia (…)””. (pag 1) “”Lassalle, favorevole all’ immediata liberazione italiana, veniva redarguito dal Marx come “”indisciplinato””. Se un’altra volta grida Marx, costui s’arrogherà di parlare in nome del partito, deve aspettarsi una pubblica confessione in piena regola. Noi dobbiamo tener fermo alla disciplina o altrimenti tutto va a precipizio (come al solito, la frase adoperata dal Marx è a base di ‘Dreck’).”” (pag 11) Appiano, Spartaco e Garibaldi. La guerriglia. “”A proposito del libro di Appiano sulle guerre civili (decantato come un precursore del materialismo storico), Marx, parlando di Spartaco, osserva che era un gran generale e non un Garibaldi qualunque. Poco di poi riferisce il giudizio d’un ufficiale tedesco che riteneva Garibaldi incapace di manovrare con forti masse, e solo adatto a guerriglie. Col Lassalle era invece Garibaldi nelle più cordiali relazioni. Nel 1862 pare che discutessero insieme il piano della campagna, tragicamente finita ad Aspromonte.”” (pag 12) “”L’ Engels a sua volta faceva coro, bollando Garibaldi col marchio di perfetto ‘borghese’: “”cieco chi ormai non se ne è accorto””.”” (pag 12)”,”MADS-418″
“LUZIO Alessandro”,”Studi e Bozzetti di Storia Letteraria e Politica. 1° Volume.”,”””Lo storico Hüffler lasciò morendo le norme direttive e i fondi occorrenti per la pubblicazione dell’immenso materiale – raccolto dai maggiori archivi d’Europa – su cui aveva condotto le sue opere fondamentali sulla diplomazia austriaca e prussiana nell’epoca della rivoluzione francese. Con bella solidarietà scientifica, si è formata una commissione di eruditi tedeschi per adempiere il legato dell’Hüffler; ed il primo volume di queste ‘Quellen zur Geschichte des Zeitalters der Französischen Revolution’, uscito dalla Libreria Universitaria Wagner di Innsbruck, è interamente consacrato alla pace di Campoformio (Der Frieden von Compoformio, pagine CC-560). In questa fittissima raccolta di documenti (per lo più redatti in francese) si delinea perfettamente, dalle proprie origini sino alla sua conclusione definitiva, tutto quel losco maneggio, che suggellò la caduta della repubblica di Venezia, turpemente trafficata da Bonaparte””. (pag 177) “”Ma quanti ghiotti particolari balzano fuori dalle pagine di questo ‘Libro Verde’ del trattatodi Campoformio: dove lo spirito napoleonico domina prepotente, trascinando tutto e tutti con la sua dispotica foga. La corte di Vienna s’illudeva dapprima di poter imporre le sue regole di etichetta a questo ‘parvenu’ corso, a questo imberbe generale repubblicano. E’ comica una lettera dell’Imperatore Francesco II, che, richiesto dal fratello Arciduca Carlo come dovesse comportarsi di fronte a un invito del Bonaparte per un convegno sulla possibile pace, rispondeva con goffa burbanza il 4 aprile 1797: “”la tua dignità, il tuo grado non ti permettono un abboccamento con Bonaparte. Mandagli Bellegarde o Merfeld””. Avrebbe mai allora sognato l’imperatore Francesco, il futuro martoriatore dei prigionieri dello Spielberg, che con quel ‘parvenu’, con cui egli riteneva disdicevole per l’Arciduca Carlo di venire a contatto, avrebbe dovuto lui in persona scendere a patti, contrarre parentela, concendendogli la mano della figliola, Maria Luigia?”” (pag 178)”,”ITAB-239″
“LUZZATI Enrico LUNADEI GIROLAMI Simona SECHI Salvatore CARDOSO Fernando Henrique WHITEHEAD Laurence CAPUTO Orlando L. PIZARRO Roberto R. COHN Gabriel GARCIA Antonio PETRAS James e LA-PORTE Robert STAVENHAGEN Rodolfo PEREIRA DE QUEIROZ Maria Isaura MERCIER VEGA Luis EINAUDI Luigi R. PETRAS James e Maurice ZEITLIN PARIS Robert FIRPO Luigi EINAUDI Luigi”,”Introduzione allo studio delle spese pubbliche per l’istruzione in Italia (1862-1965) (Luzzati); Partito comunista e classe operaia a Torino (1929-1934) (Lunadei Girolami); Il problema storico del sottosviluppo in America Latina. Il decennio dell’Alleanza per il progresso (Sechi); Industrializzazione, dipendenza e potere in America Latina (Cardoso); Le attività del settore pubblico in America Latina (Whitehead); Capitale straniero: un’utopia del «desarrollismo» (Caputo-Pizarro); Industrializzazione e crisi in Brasile (Cohn); Schema per una sociologia della riforma agraria. Riflessioni sull’esperienza latino-americana (Garcia); La politica americana e la riforma agraria in America Latina: il decennio dell’Alleanza per il progresso (Petras-La Porte); L’evoluzione storia della riforma agraria messicana (Stavenhagen); Miti messianici e trasformazione della società tradizionale in Brasile (Pereira); Bilancio della guerriglia in America Latina (Mercier Vega); Perù: classi militari e relazioni cogli Stati Uniti (L.R. Einaudi); La composizione sociale della sinistra in Cile (Petras-Zeitlin); La formazione ideologica di José Carlos Mariátegui (Paris); Luigi Einaudi collaboratore de “”La Stampa”” (Firpo).”,” Citato il volume di Luis Pan, ‘Justo y Marx. El socialismo en la Argentina’, Buenos Aires, Monserrat, 1964 (pag 580)”,”ANNx-004-FP”
“LUZZATTI Luigi”,”Pro Italico Nomine.”,”LUZZATTI Luigi “”Il est étrange que ces discours sur le consolidé italien se trouvent dans une revue économique anglaise qui a vraiment soutenu, comme on le sait, le cours des rentes publiques de son pays, obligeant par une loi (ce qui nèa pas eu lieu en Italie) toutes les caisses d’epargnes, libres ou postales, à employer toutes leurs dépôts en rente anglaise à 3%, puis, après la conversion en deux temps, avec un intervalle de 14 ans, à 2 3,4 et enfin à 2 1,2%. La conséquence fut que le consolidé anglais, descendit de 113 a 70%, continuant avec difficulté à s’approcher de 80. Mais la raison principale et naturelle de la valeur du consolidé italien est dans le fait admirable qu’il se trouve largement répandu dans les classes moyennes et moins aisées, démocratiquement distribué par le fait des demandes de la petite épargne, tandis que le consolidé anglais, comme la terre, est concentré en peu de mains. Pour une centaine de milliers de rentiers anglais il y an a au au moins un million en Italie! Nopus n’aurions pas aussi heuresement accompli la conversion de la rente, et les cours ne saraient pas soutenus, sans la base très solide de ces ‘petits rentiers’, qui représentent les cellules organiques du crédit italien. Et de même qu’on a vu de nos jours tout le monde accourir joyeux à la guerre, de sorte qu’on peut dire avec notre poète: ‘Parea che a danza, e non a morte andasse / Ciascun de vostri, o a splendido convito’ de même, s’il devait s’ouvrir une souscription nationale pour un grand emprun t, en comptant sur les caisses d’épargne postales et autres, l’Italie des épargnes populaires répondrait à l’appel come l’Italie militaire”” (pag 77) Biografia. Luigi Luzzatti Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia Durata mandato 31 marzo 1910 – 29 marzo 1911 Capo di Stato Vittorio Emanuele III Predecessore Sidney Sonnino Successore Giovanni Giolitti Ministro dell’Interno Durata mandato 31 marzo 1910 – 29 marzo 1911 Presidente Luigi Luzzatti Predecessore Sidney Sonnino Successore Giovanni Giolitti Dati generali Partito politico Destra storica Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista ed economista italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911. È stato il fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927. Nato in una famiglia ebraica veneziana, dopo aver completato gli studi in giurisprudenza all’Università di Padova attirò su di sé l’attenzione della polizia austriaca a causa delle sue lezioni di economia politica, e fu costretto ad emigrare. Nel 1863 ottenne una cattedra presso l’Istituto Tecnico di Milano. Nel 1867 fu nominato professore di diritto costituzionale all’Università di Padova [1]. Dotato di eloquenza ed energia, divulgò le teorie economiche di Franz Hermann Schulze-Delitzsch (1808-1883). Con la pubblicazione nel 1863 dell’opera “”La diffusione del credito e le banche popolari”” divenne l’artefice della diffusione delle banche popolari in Italia. Partecipò alla fondazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, primo ateneo italiano per l’insegnamento dell’economia. Nel collegio di Oderzo, nel 1869 fu nominato da Minghetti sottosegretario di stato all’agricoltura e al commercio e in tale veste abolì il controllo governativo sulle imprese commerciali e promosse un’indagine conoscitiva sulle condizioni dell’industria. Benché in teoria sostenitore del libero commercio egli fu di fatto determinante nella creazione di un sistema economico protezionistico in Italia. Nel 1877 partecipò ai negoziati commerciali con la Francia, nel 1878 compilò il tariffario doganale italiano, e successivamente ebbe un ruolo di guida in tutti i trattati commerciali che l’Italia stipulò con gli altri paesi. Nominato ministro del tesoro nel primo governo Di Rudinì del 1891, con mossa avventata, abolì il sistema di compensazione della valuta fra istituti di emissione, misura che provocò la duplicazione di parte del denaro circolante e accelerò la crisi del sistema bancario del 1893 Nel 1896 entrò nel terzo governo Di Rudinì come ministro del tesoro e, tempestivamente legiferò in modo da salvare dal fallimento il Banco di Napoli. Dopo aver lasciato l’incarico nel 1898 la sua principale occupazione fu di condurre il negoziato commerciale Franco-Italiano, mentre come deputato, giornalista e professore, continuò a partecipare attivamente alla vita politica ed economica del paese. Fu nuovamente ministro del tesoro dal novembre 1903 al marzo 1905 nel secondo gabinetto Giolitti, e per la quarta volta dal febbraio al maggio 1906 nel governo Sonnino. Alla fine del suo mandato ottenne la conversione del tasso d’interesse sul debito pubblico italiano dal 5% (ridotto al 4% al netto delle imposte) al 3,5% e successivamente al 3%, operazione che altri ministri avevano tentato senza successo; sebbene la conversione non fu completamente portata a termine durante il suo dicastero, gliene va attribuito gran parte del merito. Fu su sua proposta che venne approvata la legge n 251 del 31.05.1903 che istituiva l’Istituto Autonomo delle Case Popolari, destinato a sovvenire alle necessità abitative dei ceti italiani meno abbienti. Nel 1907 fu presidente del congresso delle cooperative di Cremona. Nel secondo governo Sonnino fu ministro dell’agricoltura, industria e commercio.[2]. Il 31 marzo 1910 Luzzatti fu nominato presidente del Consiglio dei ministri dal re Vittorio Emanuele III dietro indicazione dello stesso primo ministro dimissionario, Giolitti. Durante il suo governo fu varata, all’inizio del 1911, la legge Daneo-Credaro, che rendeva obbligatoria la frequenza scolastica fino a 12 anni, mentre la scuola elementare non fu più dipendente dai Comuni, bensì dallo Stato, che ne assumeva la gestione. In questo modo le scuole di molti Comuni che non potevano permettersi la manutenzione degli edifici scolastici furono migliorate, permettendo una maggiore alfabetizzazione delle masse popolari, specie quelle rurali. A questa riforma, Luzzati volle far seguire quella elettorale, che prevedeva l’estensione del suffragio a quattro milioni e mezzo di nuovi elettori; la sua proposta fu accantonata per l’opposizione dell’Estrema Sinistra, che chiedeva invece il suffragio universale. Sfumato il suo progetto, Luzzatti rassegnò le dimissioni il 29 marzo 1911, e al potere tornò Giolitti. Fu durante il mandato di Luzzatti che, il 17 marzo 1911, si inaugurò il cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, festeggiato con mostre ed eventi pubblici. Luigi Luzzatti è stato, nella storia del Regno d’Italia e poi della Repubblica, l’unico presidente del Consiglio ebreo.”,”ITAE-313″
“LUZZATTO Sergio”,”Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell’ esperienza rivoluzionaria. Nuova edizione ampliata.”,”Sergio LUZZATTO (Genova 1963) insegna storia moderna all’ Università di Macerata. Presso Einaudi ha pubblicato ‘L’ autunno della Rivoluzione’ (1994) e ‘Il corpo del duce’ (1998).”,”FRAR-199″
“LUZZATTO Gino”,”Breve storia economica dell’ Italia medievale. Dalla caduta dell’ Impero romano al principio del Cinquecento.”,”Gino LUZZATTO, il grande storico dell’ economia morto a Venezia nel 1964, nacque a Padova nel 1878. Laureatosi in lettere e giurisprudenza, si dedicò poi alla storia economica, di cui tenne la cattedra all’ Istituto superiore di scienze economiche e commerciali di Venezia. Costretto dalle leggi razziali a lasciare l’ Università nel 1938, vi ritornò dopo la fine della guerra come rettore magnifico, incarico che tenne, con la cattedra di storia economica, fino al 1953. Fra le sue opere più importanti ricordiamo: ‘Storia del commercio’ (1914), ‘Storia economica dell’ età moderna e contemporanea’ (1948-50), ‘L’ economia italiana dal 1861 al 1894′.”,”ITAE-036″
“LUZZATTO Sergio”,”La mummia della Repubblica. Storia di Mazzini imbalsamato 1872-1946.”,”LUZZATTO Sergio (Genova, 1963) insegna storia moderna all’ Università di Macerata. Ha pubblicato studi sulla Rivoluzione francese e sull’ Italia del Novecento.”,”ITAB-077″
“LUZZATTO FEGIZ Pierpaolo”,”Il volto sconosciuto dell’ Italia. Dieci anni di sondaggi Doxa.”,”””Souvenez-vous que même le plus grand sot peut répondre, si on le consultait; mais il n’y a que le grand homme qui sache interroger.”” (Galiani, Dialogues) (in apertura) “”Ricordatevi che anche il più grande ubriacone può rispondere, se lo si consulta; ma solo il grand’ uomo è in grado di interrogare”” Galiani Sondaggio Doxa sul divorzio (pag 397-400) Popolarità uomini politici italiani (pag 533) Libri e letture. Il libro più bello e quello più letto (pag 859)”,”ITAS-088″
“LUZZATTO Sergio”,”Ombre rosse. Il romanzo della Rivoluzione francese nell’ Ottocento.”,”LUZZATTO Sergio insegna Storia moderna all’ Università di Torino. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo: ‘L’ autunno della Rivoluzione’ (1994). La gaffe di Victor Hugo (pag 153-) “”A tutt’oggi, gli studiosi di Victor Hugo tendono a confondere il messaggio ideologico dei due romanzi, a comprenderli sotto l’unica rubrica della religione (o dell’ illusione) progressista. Lo fanno, sia chiaro – per un insieme di buone ragioni: grosso modo, è quello lo spirito che accomuna le due opere. Eppure, a guardar meglio, Quatre-Vingt-treize e i Misérables non raccontano affatto la stessa storia; e non soltan to nel senso banale che settencentesca è l’ epopea della ghigliottina, ottocentesca l’ epopea della barricata. Raccontano storie diverse anchein un senso più profondo, perché da un’ opera all’ altra il giudizio sul passato nazionale subisce un’ evoluzione: lo scrittore è tentato di cambiare idea sulla moralità della violenza rivoluzionaria. Fra il 1862 e il ’74, Hugo ha vissuto infatti il 1871. E dopo l’ année terrible, il romanzo della Rivoluzione non ha potuto più sembrargli lo stesso.”” (pag 154-155)”,”FRAR-319″
“LUZZATTO Gino”,”Per una storia economica d’Italia.”,”LUZZATTO Gino (Padova 1878- Venezia 1964) si dedicò alla ricerca storica (classi sociali, istituzioni giuridico-economiche, commercio, finanze). A fianco di Salvemini condusse su ‘L’Unità’ una memorabile battaglia democratica contro il parassitismo economico e il nazinalismo. Il fascismo lo costrinse a rinuciare prima alla sua attività di pubblicista e poi, con le leggi razziali, alla cattedra. Nel 1945 Cà Foscari lo rielesse rettore carica che conservò fino al ritiro. Assessore socialista per qualche anno alle finanze del comune di Venezia.”,”STOx-193″
“LUZZATTO Gino”,”Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica.”,”LUZZATTO Gino Marx e Sombart “”Vogliamo soltanto osservare, perché la constatazione è quanto mai ovvia, che il Sombart, vecchio studioso ed ottimo conoscitore del pensiero marxista, ha tratto indubbiamente da Carlo Marx l’ispirazione prima a questa sua opera. Da Marx, che può considerarsi del resto il suscitatore di tutti gli studi di storia economica dell’ultimo cinquantennio, egli ha desunto, aderendovi pienamente, il concetto e la definizione dell’impresa capitalistica, caratterizzata dalla netta separazione fra chi lavora e chi possiede gli strumenti di lavoro; da lui egli ha accettato, con qualche correzione, la classificazione delle forme di produzione succedutesi nell’età moderna. Ma anche nel punto fondamentale più originale e più discusso delle ricerche del Sombart, nella sua tesi cioè sulla formazione del capitale, l’influenza di Marx può considerarsi sicura. Non che fra le due tesi non vi siano differenze profonde. Per Marx, com’è noto, la formazione del capitalismo trova il suo fondamento nella esistenza di una grande massa di forza lavoro nullatenente, di proletari, di cui sia possibile assicurarsi lo sfruttamento, e la spinta decisiva al formarsi di una classe capitalistica fu data soprattutto nel secolo XVI, nel momento in cui grandi masse di uomini furono violentemente privati dei loro mezzi di sussistenza, e furono gettati sul mercato del lavoro; e la base di questo processo, che egli segue nella storia economica dell’Inghilterra, è costituita dalla espropriazione dei piccoli produttori rurali. Sombart, invece, pur riconoscendo che condizione essenziale dell’impresa capitalistica è l’esistenza di una massa di lavoratori privi degli strumenti di produzione e soggetti al capitale, non mette in piena luce la ricerca del modo e delle ragioni per cui si è costituito il proletariato, ma si interessa molto di più del modo di formazione del patrimonio e della sua trasformazione in capitale. Tuttavia è per lo meno probabile che, anche in questa sua ricerca, egli non sia del tutto indipendente da Marx e che la sua tesi preferita, ed ora soltanto attenuata, della formazione del capitale per la sola via dell’accumulazione della rendita fondiaria, gli sia stata suggerita dalla tesi contraria di Marx, che aveva visto la prima origine del capitale industriali nei patrimoni accumulati nelle città medievali con l’usura e col commercio e trasformatisi poi in capitale quando l’immigrazione del proletariato dalla campagna in città fornì la forza di lavoro da sfruttare.”” [Gino Luzzatto, ‘L’origine e gli albori del capitalismo. A proposito della seconda edizione del “”Capitalismo moderno”” di Werner Sombart] [in: Gino Luzzatto, Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica, 1966] (pag 524-525) (pag 524-525)”,”ITAG-226″
“LUZZATTO Sergio”,”La Marsigliese stonata. La sinistra francese e il problema storico della guerra giusta (1848-1948).”,”LUZZATTO Sergio (Genova, 1963) svolge lavoro di ricerca in storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato ‘Il Terrore ricordato’. Engels e Avenel. “”Un altro ardente democratico con una passato da ‘quarante-huitard’, Georges Avenel, consacra allora due interi, cospicui volumi a ripercorrere con simpatia di accenti la generosa e sfortunata vicenda rivoluzionaria di Anacharsis Cloots, l”Oratore del genere umano’: nella dottrina di Cloots, Avenel riconosce la volontà di fondare attraverso la guerra un nuovo, luminoso diritto delle genti, che nulla avesse dell’ombrosità mortuaria dei disegni di Robespierre, né del pedantismo federalista di Brissot, e si collegasse se mai al vitalismo entusiasta di Hébert e dei sanculotti parigini (1). (Nel primo centenario della Rivoluzione francese, nonché anno di fondazione della Seconda Internazionale, l’opera di Avenel potrà sembrare a Engels – al ‘generale’ del movimento operaio europeo – la pietra storiografica su cui fondare l’educazione politica dei rivoluzionari a venire (2))”” ((1) G. Avenel, Anacharsis Cloots, l’Orateur du genre humain, Paris, France, Univers! (1865), Champ Libre, Paris, 1976; (2) V. Adler, Aufsätze, Reden und Briefe, vol I, Victor Adler und Friedrich Engels, Wien, 1922, pp. 1-2)) [Sergio Luzzatto, La Marsigliese stonata. La sinistra francese e il problema storico della guerra giusta (1848-1948)] (pag 60-61) Mathiez si schiera con la Francia nel primo conflitto mondiale. “”Al pari di altri professori impegnati a sostenere dalla cattedra la mobilitazione bellica della Francia, Mathiez era rimasto deluso, nel 1918, dalla scelta di Lenin e di Trotsky di firmare la pace di Brest-Litovsk (…)”” (pag 114)”,”STOx-194″
“LUZZATTO Sergio”,”La crisi dell’antifascismo.”,”Sergo Luzzatto (Genova; 1963) insegna Storia moderna all’Università di Torino. Da Einaudi ha pubblicato fra l’altro ‘Il corpo del duce’ (1998), ‘Il Terrore ricordato’ (2000). Con Victoria De Grazia ha curato i due volumi del ‘Dizionario del fascismo’ (2002-2003). Miti resistenza. “”Il mito più duro a morire _ perché il più funzionale sia alla legittimazione della politica della Repubblica, sia all’impianto civile della ricostruzione – è quello di un legame necessario tra antifascismo e Resistenza: è il mito di un’assoluta continuità biografica, ideologica, organizzativa tra i refrattari del Ventennio e i partigiani dei venti mesi. (…) Se pure i capi militari e i commissari politici delle brigate partigiane furono spesso – anche per anagrafe – uomini dell’antifascismo “”tradizionale””, che nella guerra civile trasferirono l’armamentario di una presa di coscienza e di una militanza pregresse, la stragrande maggioranza dei combattenti furono ragazzi fra i diciotto e i vent’anni che salirono in montagna senza l’idea di compiere una scelta di vita: più che altro, volendo sottrarsi alla leva militare di Salò. I resistenti erano innanzitutto dei renitenti.A posteriori la retorica antifascista ha voluto, anzi da dovuto cantarne l’epopea proprio per rimediare a questo inconveniente originario: per dissimulare l’evidenza che rende degli imboscati improbabili come eroi. Oggi , liberi dall’obbligo di portare acqua al mulino del mito, gli storici vanno riconoscendo il fascismo della Repubblica precisamente nel suo carattere di esperienza storica ‘non lineare’. «Mio bisnonno mazziniano, mio nonno garibaldino, mio padre antifascista, io comunista»: la lignée’ familiare sfoggiata da un organizzatore tra i principali della guerra partigiana, Giorgio Amendola, era troppo belle per essere vera per tutti. Molto più che lo sbocco naturale di una tradizione, la banda fu il luogo sorprendente di un’acculturazione. Nel 1947, quando l’ex partigiano Italo Calvino si apprestava a pubblicare ‘Il sentiero dei nidi di ragno’, i suoi amici lo sconsigliavano di includere nel romanzo il capitolo nono, quello dove il commissario politico Kim indottrina i componenti della strana brigata del comandante Dritto. «Troppo didascalico», obiettavano. Forse, il disagio dell’intellighenzia einaudiana e comunista davanti al contrasto fra le ragioni politiche di Kim e le ragioni impolitiche del Dritto e del suo pugno di sbandati rifletteva la consapevolezza di quanto nella Resistenza vi fosse stato di irriducibile al mito antifascista: quanto di confuso, di personale, di disordinato, di furbesco, di fanciullesco, di picaresco… Mentre l’ostinazione di Calvino nel mantenere il capitolo rifletteva l’intuizione che il sugo di tutta la storia si nascondesse proprio lì. Nel fatto che tanti ragazzi erano divenuti partigiani senza capirne le ragioni, anzi, quasi senza chiedersele; che avevano ascoltato in montagna parole adatte per ‘attribuire senso ‘ alla loro condizione, così da trasformare un’avventura in cultura; che erano stati eroi nella più anti-eroica delle maniere, limitandosi a riconoscere che un futuro degno aveva bisogno di un presente rischioso, e che i rischi del presente andavano corsi in prima persona’ (pag 70-73)]”,”ITAR-339″
“LUZZATTO Sergio”,”La crisi dell’antifascismo.”,”Sergio Luzzatto (Genova 1963) insegna Storia moderna all’Università di Torino.”,”ITAP-076-FL”
“LUZZATTO Sergio”,”Dolore e furore. Una storia delle Brigate rosse.”,”Sergio Luzzatto è genovese di nascita e dopo avere a lungo insegnato a Torino vive in America, Professore di storia moderna europea alla University of Connecticut,. Studioso della Rivoluzione francese e del Novecento italiano, ha pubblicato molti libri tra cui ”Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele’ (2018), ‘Giù in mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa’ (2021).”,”TEMx-100″
“LUZZATTO Gino”,”Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica.”,”Ultima parte del libro: – L’origine e gli albori del capitalismo. A proposito della seconda edizione del “”Capitalismo moderno”” di Werner Sombart (pag 483-530)”,”ITAE-021-FSD”
“LUZZATTO Gino”,”Per una storia economica d’Italia.”,”Gino Luzzatto (Padova 1878- Venezia 1964) si dedicò alla ricerca storica (classi sociali, istituzioni giuridico-economiche, commercio, finanze). A fianco di Salvemini condusse su ‘L’Unità’ una memorabile battaglia democratica contro il parassitismo economico e il nazionalismo. Il fascismo lo costrinse a rinuciare prima alla sua attività di pubblicista e poi, con le leggi razziali, alla cattedra. Nel 1945 Cà Foscari lo rielesse rettore carica che conservò fino al ritiro. Fu assessore socialista per qualche anno alle finanze del comune di Venezia. Corporazioni. “”Il movimento per la soppressione delle corporazioni artigiane si limitò, come si è detto, a combattere quelle corporazioni, che avevano assunto un carattere monopolistico e decisamente chiuso. Soltanto in pochissimi Stati italiani si arrivò, alla vigilia della Rivoluzione francese, alla soppressione delle corporazioni. Così pure la creazione di un unico mercato, con la soppressione delle dogane interne entro i singoli Stati regionali, fu raggiunta soltanto alla vigilia della Rivoluzione e non dappertutto. Del resto anche ai giorni nostri qualche sopravvivenza delle corporazioni chiuse sussiste per l’esercizio del notariato e delle farmacie”” (pag 177)”,”ITAE-006-FGB”
“LUZZATTO Sergio”,”Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell’esperienza rivoluzionaria.”,”Sergio Luzzatto è nato a Genvoa nel 1963. Ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si è perfezionato all’ Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales di Parigi (EHSS).”,”FRAR-002-FMB”
“LY Mamadou”,”Iran, 1978-1982. Una rivoluzione reazionaria contro il sistema.”,”Mamadou Ly è nato nel 1964 in Mauritania, dove si è laureato in Storia all’Università di Nauakchott. Successivamente ha ottenuto il diploma di ricerca approfondita in Storia medievale all’Università di Tunisi. É componente del Centro ricerca e formazione ‘Utopia socialista’ e condirettore della rivista omonima. Per Prospettiva Edizioni ha pubblicato: Africa alla rovescia e Mille e un Islam.”,”VIOx-026-FL”
“LY Mamadou”,”Africa alla rovescia.”,”Mamadou Ly è nato nel 1964 in Mauritania, dove si è laureato in storia all’Università di Nouakhott. Successivamente ha ottenuto il Diploma di Ricerca approfondita in Storia Medievale all’Università di Tunisi. Attualmente lavora in Italia e collabora con la rivista Socialismo o Barbarie.”,”AFRx-011-FL”
“LY Mamadou”,”Mille e un Islam.”,”Momadou Ly è laureato in storia ed è autore di Africa alla rovescia.”,”RELx-020-FL”
“LYNCH Allen”,”The Soviet Study of International Relations.”,”Allen Lynch, Deputy Director of Studies, Institute for East-West Security Studies, New York. Lynch’s book is an insightful and incisive examination of Soviet theories and concepts of international politics and foreign policy. Not only does he provide a concise exposition of the orthodox Marxist, Leninist and Stalinist foundations of Soviet thinking on international affairs,but he also examines the important departures from that orthodoxy under Khrushchev and Brezhnev. More important, however, he focuses on the intellectual ferment which characterized the infrastructure of the Soviet Foreign policy establishment during the past twenty years. His elegantly written words and powerful expository style enable us to understand better both Soviet thinking and Soviet behaviour in international affairs. Foreword by Curt Gasteyger, Acknowledgements, Introduction: The New Political Thinking and Soviet Foreign Policy: Intellectual Origins and Political Consequences, Introduction to the First Edition: A note on methodology, conclusion, notes, bibliography, index, Soviet and East European Studies n. 55,”,”RUST-017-FL”
“LYNCH John”,”The Hispanic World in Crisis and Change, 1598-1700. A History of Spain.”,”La secessione del Portogallo dalla Spagna nel Seicento è un evento storico di grande importanza. Nel 1640, la maggioranza della nobiltà lusitana optò per la riconquista dell’indipendenza del Portogallo, accusando Filippo IV e Olivares di non voler difendere gli interessi della corona portoghese e di voler distruggere le libertà del Paese 1. Questo evento segnò la fine dell’Unione Iberica, che aveva unito i due paesi dal 1580 2. (copil.)”,”SPAx-030-FSD”
“LYNN EDGAR Adrienne”,”Tribal Nation. The Making of Soviet Turkmenistan.”,”LYNN EDGAR Adrienne è Associate Professor of History alla University of California, Santa Barbara. E’ stata editor del World Policy Journal. Osservazioni sui turkmeni. “”Russian travelers and military officers who wrote about Central Asia in the nineteenth and early-twentieth centuries tended to stress the absence of social stratification among the Turkmen. Like their Western European counterparts, many Russians were impressed by the independence, rough democracy, and miiltary prowess of nomadic and seminomadic groups. They were also fascinated by the political structure of the stateless Turkmen, in which conflict was regulated by the political structure of the stateless Turkmen, in which conflict was regulated without an overarching political autorithy. Fëdor Mikhailov, an officer in the Russia military administration of Transcaspia at the beginning of the twentieth century, argued that “”all Turkmen, rich and poor, live almost completely alike””, and that the Turkmen “”put the principles of brotherhood, equality, and freedom into practice more completely and consistently than any of our contemporary (European) republics””””. (pag 173-174) I turkmeni (in lingua turkmena Türkme , al plurale Türkmenler sono una popolazione di stirpe turca dell’Asia centrale, che popola il Turkmenistan, l’Iran nord-orientale e alcune zone dell’Afghanistan. Essi parlano il turkmeno, classificato come parte della branca occidentale oghuz delle lingue turche, insieme all’azero, al turco propriamente detto e al turcomanno dell’Iraq.[wikip)”,”ASIx-092″
“LYONS Eugene”,”Il crollo dell’ utopia comunista (Assignment in Utopia)”,”Eugene LYONS, pubblicista e scrittore nordamericano, giunse a Mosca in qualità di corrispondente della’ United Press di New York nel febbraio 1928 alla vigilia della grande crisi politica russa, svolta che avrebbe dato luogo a quella enorma macchina burocratica che è lo Stato sovietico. “”Per qualche tempo la stampa coprì l’ intensità del conflitto generalizzando circa la “”resistenza dei kulaki”” e la necessità di una “”vigilanza bolscevica””. Mosca era piena di voci di rivolta, nel Kuban, in Ucraina ed in altre località, di lavoratori spinti dalla mancanza di viveri allo sciopero, che per i Soviet equivale a rivolta. Quando la stampa ebbe il permesso di parlare più apertamente, si vide che molte voci erano vere. Da tutti i settori del paese giungevano rapporti di attacchi e di uccisioni di comunisti locali, di agenti in missione per il grano, di esattori fiscali. Ricordo che un calcolo ufficiale stabiliva in cinquecento il numero di comunisti uccisi. Schiere di kulaki o di “”quasi kulaki”” furono sommariamente giustiziati come rei di controrivoluzione. Benché pochi di noi se ne rendessero conto, assistevamo alla prima battaglia di una guerra che, con brevi armistizi, doveva culminare nella carestia del 1932 – 1933″”. (pag 128)”,”RUSS-143″
“LYONS Eugene”,”Vita e morte di Sacco e Vanzetti.”,”In fondo al libretto foto di stupri ed uccisioni di donne vietnamite attribuite ai soldati americani (pag XXIII)”,”ANAx-320″
“LYTTELTON Adrian”,”La conquista del potere. Il fascismo dal 1919 al 1929.”,”L’A è nato a Londra nel 1937. Ha studiato a Eton, allievo di Frederick DEAKIR e Raymond CARR. Poi ha studiato storia moderna al Magdalen College di Oxford. Nel 1960 è diventato Fellow all’ All Souls College. Dal 1968 è al St Antony’s College.”,”ITAF-141″
“LYTTELTON Adrian / PETERSEN Jens / NELLO Paolo”,”Il problema della violenza nel fascismo italiano. ‘Fascismo e violenza: conflitto sociale e azione politica in Italia nel primo dopoguerra’ (Lyttelton); ‘Il problema della violenza nel fascismo italiano’ (Petersen); ‘La violenza fascista ovvero dello squadrismo nazionalrivoluzionario’ (Nello).”,”Vedi saggi in STOx-271 “”Il 1920 – com’è ormai fin troppo noto perché ci si debba soffermare ulteriormente sulla cosa – segnò l’avvio della ‘mobilitazione secondaria’ (a dirla con Gino Germani) della piccola e media borghesia italiana, emergente sotto il profilo economico, sociale e politico, e alla ricerca di nuove soluzioni in grado di soddisfare le proprie idealità e i propri interessi (29). Assenti del tutto o divisi nelle varie opzioni politiche tradizionali (inclusa quella socialista) nel 1919, l’anno successivo i ceti medi vennero progressivamente adottando una linea diversa, tendente ad una aggregazione autonoma, ad organizzarsi insomma come classe, come specifica forza politica e sociale. Individuato nel liberalismo di vecchio tipo o ‘tout court’ il rappresentante dell’alta borghesia e dell’aristocrazia (e riecheggiavano, al solito, certi temi ‘rielaborati’ della critica mazziniana, garibaldina e radicale allo stato «moderato») (30) e nel PSI quello del proletariato, il ceto medio puntava – sia pure in prospettiva e ancora con iniziative varie e non necessariamente coordinate (31) – a superare le tradizionali divergenze di vedute politiche e la non sempre stretta omogeneità di interessi economici sulla base delle idealità nazionali e di un interclassismo solidarista e produttivista; cioè sulla base del mito della borghesia patriottica del lavoro custode idealista e «pura» dei valori risorgimentali e fornitrice sempre di «martiri» per essi, nonché elemento cardine e cerniera insostituibile del tessuto sociale e del sistema economico per le sue capacità professionali e connesse funzioni tecniche, e per la posizione mediatrice tra il conservatorismo altoborghese e il collettivismo proletario, sostenitori tra l’altro ambedue delle grandi concentrazioni economiche e dunque della massificazione sociale, avversate entrambe dall’individualismo piccolo borghese. Si rivendicava in altri termini per la classe media il diritto-dovere di dirigere il paese all’indomani dell’ultima guerra di indipendenza nazionale, del conflitto che aveva sancito finalmente l’ingresso italiano nel concerto delle grandi potenze”” (pag 1020-1021) [(29) Sul problema, si veda – per tutti – R. De Felice, ‘Intervista sul fascismo’, cit., pp. 30 e ss.; (30) Tipico il caso di Dino Grandi, che si batté invano – nel 1919-20 – per la rifondazione del liberalismo italiano in movimento politico ed economico della giovane ed emergente borghesia del lavoro. Egli individuò correttamente nei ceti medi produttivi la naturale base sociale di un partito liberale moderno. Deluso tenterà di realizzare il medesimo progetto politico tramite il fascismo. Cfr. P. Nello, ‘L’evoluzione economico-sociale’, cit., pp. 455-9; (31) L’iniziativa più caratteristica fu certo quella della fondazione di numerosi sindacati «economici», cioè apolitici, ma nazionali, difensori della funzione tecnica e professionale, avversi ai socialisti, contrari ai criteri della perequazione indiscriminata. Cfr. Id, ‘L’avanguardismo giovanile…’, cit., pp. 60-1 e 65] Paolo Nello Pisa, 15/08/1953 Università di Pisa Dipartimento di Scienze Politiche. Paolo Nello (Ph.D. in History and Civilization, European University Institute) è professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, dove insegna Storia contemporanea della governance politica, Storia dell’emigrazione italiana, Storia contemporanea del Regno Unito e dell’Irlanda. Dal 2011/2012 dirige il Master di I livello in Management Turistico Alberghiero. Dal 2009 al 2012 è stato direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pisa; quindi, cessate le Facoltà, dal 2012 al 2016 direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dello stesso Ateneo. Ha tenuto a più riprese corsi e seminari in programmi universitari e college statunitensi ed è stato visiting professor all’Università Carlo di Praga e all’Instituto de Ciências Sociais della Universidade de Lisboa. È membro di vari comitati scientifici di riviste e collane di studi. È socio della SISSCO (Società italiana per lo studio della storia contemporanea). Studioso del fascismo, delle destre e del movimento cattolico, è autore di numerosi volumi e saggi, fra i quali, in particolare, quelli dedicati alla biografia politica di Dino Grandi. Sta lavorando alla stesura di un volume sul ventennio fascista. Dati sulle vittime della violenza fascista in saggio di Lyttelton (pag 971)”,”STOx-271-B”

Biblioteca ISC ordinata per nome autore, L3

“LENK Kurt”,”Teorie della rivoluzione.”,”LENK è nato nel 1929 a Kaaden. Insegna Storia politica all’Univ di Erlangen-Nurnberg. “”E in una lettera a von Patten, Engels sintetizza nel modo seguente i princìpi che rendevano insuperabile l’ostilità tra Marx ed i bakunisti: “”Gli anarchici (…) dichiarano che la rivoluzione proletaria deve cominciare abolendo l’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato trova già pronta dopo la vittoria è proprio lo stato. Ora, per quanto grandi siano i cambiamenti necessari per metterlo in grado di assolvere alle sue nuove funzioni, distruggere proprio allora lo stato significherebbe distruggere l’unico organismo a disposizione del proletariato per la effettiva messa in atto del potere appena conquistato, attraverso la graduale neutralizzazione dell’avversario di classe e la definitiva realizzazione di quella rivoluzione economica senza la quale la vittoria sarebbe costretta a sfociare in una nuova sconfitta e in nuovo bagno di sangue operaio, come avvenne dopo la Comune di Parigi (Brief an von Patten, 18 April 1883, in Marx-Engels, Ausg. Briefe, Berlin, 1953, p. 433).”” [Kurt Lenk, Teorie della rivoluzione, 1976] (pag 84)”,”TEOC-019″
“LENK Kurt”,”Marx e la sociologia della conoscenza.”,”Kurt Lenk è nato nel 1929 e ha studiato scienze politiche, sociologia e filosofia all’Università di Francoforte. E’ ordinario di Scienze politiche all’Università di Erlangen, Norimberga. E’ autore di numerosi articoli apparsi su riviste di scienze sociali e di “”Von der Ohnmacht des Geistes”” (1959), “”Ideologie. Ideologiekritik und Wissensoziologie”” (1961), “”Theorie und Soziologie der politischen Parteien”” (1968, con F. Neumann) e di “”””Volk und Staat””. Strukturwandel politischer Ideologien im 19. und 20. Jahrhundert”” (1971). Il concetto di “”legge”” in Marx ed il concetto sociologico di legge (capitolo 7) (pag 203-) “”La critica marxiana dell’ideologia è una tappa decisiva del processo di smitologizzazione della storia. Contro le costruzioni della storia idealiste ed «ideologiche», Marx richiama l’attenzione sul fatto che non sono i principi astratti, idee e potenze metafisiche, a produrre ciò che chiamiamo «storia» e «società», ma gli individui reali, associati o cooperanti. Marx critica, così, quella forma teologica di comprensione della storia secondo cui «la storia esiste per servire all’atto di consumo del mangiare teoretico, cioè del ‘dimostrare’. L’uomo esiste perché ci sia la storia e la storia esiste perché ci sia la prova della verità… La storia diventa, quindi, come la verità, una persona particolare, un soggetto metafisico, e gli individui umani reali sono i suoi semplici portatori» (Marx, S, pp. 87 s.). Al posto di una tale filosofia speculativa ed apparentemente autosufficiente, la quale – sciolta da ogni prassi – fa della storia una irrigidita entità metafisica, la scienza storica può produrre, secondo Marx, «una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dall’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (76) (Marx, I, p. 23). Questi passi forniscono contemporaneamente la prova che Marx appartiene anche alla preistoria di un «Positivismo» illuminista e che non è, quindi, consentito intenderlo solo come un «Hegel rovesciato» (77). Piuttosto Marx fornisce già qui quegli strumenti – da lui maturati in connessione con la sua critica di Hegel – col cui aiuto diviene possibile una critica ‘immanente’ dei residui teologici del suo stesso pensiero concernente la storia. E’ propria della critica marxiana dell’ideologia – in ciò affine alla dottrina positivistica dell’ideologia – una tendenza antimetafisica rivolta contro ogni innalzamento spiritualistico della realtà sociale. Sia la dottrina marxiana dell’ideologia, sia quella positivistica avanzano ambedue il postulato che al pensiero non sia consentito trascurare l’esperienza cioè le conoscenze che costituiscono l’apporto delle scienze particolari. La differenza fra le due risulta, tuttavia, dalla diversa determinazione ‘dell’ambito tematico’ delle analisi della critica dell’ideologia, corrispondente a sua volta a procedimenti metodologici differenti. Mentre l’indirizzo positivistico della critica dell’ideologia, di regola, ‘non’ fa intervenire, nella propria critica, i momenti nascosti dietro i giudizi ateoretici e parateoretici – siano essi di tipo psicologico o sociologico – in quanto si tratta di momenti indifferenti al valore di verità o di falsità (78), al contrario Marx parte proprio dall’indagine su quelle concrete condizioni sociali, nelle quali vede l’origine della falsa coscienza. Nella circostanza per cui la critica marxiana dell’ideologia non assume il concetto stesso di realtà sociale come un dato assiologicamente neutro, ma vede, invece, nel mutamento di essa realtà il fine ultimo del lavoro criticamente analitico, trova espressione il fatto che essa, implicitamente ed esplicitamente (79), riconosce nella realtà sociale un «rovesciamento» ed una «falsità», prodottesi storicamente. Di conseguenza, il concetto di realtà falsa è il principale punto d’attacco della critica positivistica a Marx. L’introduzione del concetto di realtà «rovesciata» (80) presuppone che non solo le deduzioni del pensiero, ma anche gli sviluppi storici e sociali siano caratterizzati da una certa «logica». Infatti, la messa a confronto di elementi razionali con altri irrazionali e nascosti ha come premessa che non soltanto lo sviluppo del fenomeno, ma anche quello di determinati ambiti della realtà siano dominati da legalità evidenti, la cui «logica» si impone nella struttura della conoscenza”” (pag 203-205) [Kurt Lenk, ‘Marx e la sociologia della conoscenza’, Bologna, 1975] [(76) Cfr. la definizione del tipo «ideale» in Max Weber; (77) Non è assolutamente possibile intendere le forze economiche della produzione come una sorta di «fondamento reale» posto metafisicametne oppure come «ens realissimum», come cerca di fare, tra gli altri, L. Landgrebe, ‘Das Problem der Dialektik’, in «Marxismusstudien», III, serie, (1960), p. 45; (78) Caratteristica, al riguardo, è la categoria di «mentalità» del Geiger. Cfr. in proposito, il paragrafo 7 del cap. IV del presente lavoro; (79) Cfr. Marx, S, p. 11, «L’uomo è il mondo dell’uomo, lo stato, la società. Questo stato e questa società producono la religione, ossia una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto»; (80) Ibidem] [S: K. Marx F. Engels, ‘Die Heilige Familie und andere philosophische Frühschriften’, Berlin 1952; trad. it. ‘La sacra famiglia’, in ‘Opere complete’, vol. IV, Roma, 1972] “”Lo specifico «capovolgimento» della società borghese è il risultato della contraddizione centrale del sistema di produzione capitalista, cioè dell’«antagonismo fondamentale» fra capitale e lavoro salariato, fra produzione sociale ed appropriazione privata. In questa contraddizione fondamentale si esprime la struttura di dominazione e di divisione in classi della società borghese, il cui presupposto è la permanenza della separazione dei produttori tanto dai mezzi di produzione, quanto dagli stessi prodotti del lavoro. Nella rappresentazione dello scambio di equivalenti, nel cui linguaggio la forza-lavoro è merce tra merci – una merce, però, che ha la particolare proprietà di produrre, nel suo consumo, cioè nel lavoro effettivo, più valore di quanto non ne richieda per la propria riproduzione – la forza-lavoro umana, creatrice di valore d’uso, diventa essa stessa un valore di scambio che crea valori di scambio. L’esclusione del produttore dalla determinazione della produzione e dalla facoltà di disporre dei mezzi di produzione «capovolge» la forza-lavoro, propria del produttore, in una merce che egli vende, cioè quasi in una cosa alienabile e scambiabile contro altre cose. Queste, benché prodotte da lui, gli si fanno incontro come cose estranee, esterne a lui e, dal punto di vista qualitativo, non si distinguono in nulla dalla sua propria forza-lavoro che, in quanto valore di scambio a sua disposizione, egli ha scambiato sul mercato con altre merci. Il sovvertimento della società borghese non è altro che questo carattere feticcio del mondo delle merci, che scaturisce «dallo specifico carattere sociale del lavoro che produce merci» (Marx, C, vol. I, p. 106), dove lo stesso lavoro che produce merci è soltanto il consumo del valore d’uso d’una merce, cioè della forza-lavoro. Su questo sfondo, costituito dall’analisi della società capitalista come «mondo rovesciato», che significato ha il concetto di legge in Marx? Come si differenzia dal concetto positivistico di legge? Quando Marx, convenendo con Vico, dice che «la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra» (Marx, C, vol. I, p. 414, nota 89), definisce con ciò la differenza fondamentale del suo concetto di legge sociale da quello scientifico-positivista. Se, infatti, a differenza della storia naturale, la storia umana è stata fatta da noi, ciò implica che questa storia umana, fondamentalmente, non è determinata da una legalità sulla quale gli uomini non abbiano alcun influsso. Nella misura in cui la storia umana mostra delle regolarità di legge, esse sono quelle che gli uomini stessi hanno prodotto, e non vengono imposte d’autorità agli uomini da potenze che stanno al di fuori del loro potere d’influenza. Le leggi prodotte dagli uomini, che hanno potuto rendersi antiumane di fronte a loro presentandosi loro quasi come leggi della natura, sono perciò anche superabili dall’agire umano. La loro persistenza riposa sulla loro «opacità», sulla loro autonomizzazione di fronte alla dipendenza dell’uomo, ciecamente prigioniero della sua propria storia, che gli si fa incontro come una potenza estranea. Si potrebbe dire, quindi, che Marx è forzatamente «positivista» solo in quanto egli analizza dei processi della storia umana che si sono resi indipendenti fino a diventare delle leggi, in quanto, cioè, egli ricostruisce la storia dell’asservimento dell’uomo alla natura. Ma non è un positivista in quanto questo suo lavoro «positivista» mira a penetrare ed a rendere penetrabile ciò che non è stato penetrato – quindi, proprio ciò che «fonda» le leggi – recuperando le regolarità storiche divenute autonome al potere di disporre di colui che le ha prodotte, col che esse vengono «soppresse». Se l’esistenza di «leggi naturali» del processo storico si basa sulla «inconsapevolezza di coloro che vi hanno parte» (81), questa legalità naturale finisce con la fine dell’inconsapevolezza; a questo punto, infatti, al posto della determinazione della coscienza ad opera dell’essere, subentra quello dell’essere ad opera della coscienza. Questa fine è la fine della «preistoria», nel corso della quale gli uomini, senza averne coscienza, sono in preda a delle leggi naturali del corso storico, prodotto da loro stessi. In quanto analizza la preistoria, Marx è necessariamente un «positivista», ma egli analizza la preistoria per portare ad effettuazione la fine di essa, col che è escluso ogni positivismo, prodotto esso stesso della chiusura nella preistoria”” [Kurl Lenk, ‘Marx e la sociologia della conoscenza’, Bologna, 1975] [(81) A. Schmidt, ‘Diskussionsbeitrag’, in ‘Kritik der politischen Ökonomie heute. 100 Jahre «Kapital»’, Frankfurt/M. – Wien, 1968] (pag 205-207)”,”TEOC-742″
“LENMAN Bruce”,”The Jacobite Risings in Britain in 1689-1746.”,”Bruce Lenman Reader in Modern History, University of St Andrews. Ha pubblicato: ‘Dundee and Its Textile Industry 1850-1914’, ‘From Esk to Tweed’, ‘Economic History of Modern Scotland’. ‘Le rivolte giacobite furono una serie di insurrezioni e guerre che si svolsero tra il 1688 e il 1746 nelle isole britanniche. Queste rivolte avevano l’obiettivo di restaurare la dinastia degli Stuart sul trono di Inghilterra e Scozia, dopo che Giacomo II d’Inghilterra e VII di Scozia fu deposto durante la Gloriosa Rivoluzione del 168848. Il movimento giacobita prende il nome dalla forma latina “”Jacobus”” di Giacomo II. I giacobiti erano sostenitori del ritorno degli Stuart, e le loro insurrezioni furono particolarmente forti in Scozia e in Irlanda¹. Tra le battaglie più significative ci furono quelle di Killiecrankie (1689) e Culloden (1746), quest’ultima segnando la fine definitiva delle speranze giacobite’ (copil.)”,”UKIS-005-FSD”
“LENNART A.; MARX Karl”,”Les crises de surproduction. Lénine et la theorie marxiste des crises (Lennart); De mai à octobre 1850 (Marx).”,”- Lenin, la spiegazione leninista delle crisi – La causa delle crisi secondo Marx”,”LENS-010-FGB”
“LENNKH Annie TOINET Marie-France a cura; collaborazione di Laurent COHEN-TANUGI Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Marianne DEBOUZY Michel FABRE Michel FAURE Francois GODEMENT Serge HALIMI Pierre HASSNER Jean HEFFER Pierre MELANDRI Jacques PORTES Olivier ROY Guy SORMAN Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL e altri”,”L’ Etat des Etats-Unis.”,”Comitato di redazione: Nicole BERNHEIM Serge CORDELLIER Michel FAVRE Jean PISANI-FERRY Francois GEZE Fanchita GONZALEZ-BATLLE Hubert KEMPF Annie LENNKH Ezra SULEIMAN Marie France TOINET Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL. Tra i collaboratori: Laurent COHEN-TANUGI Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Marianne DEBOUZY Michel FABRE Michel FAURE Francois GODEMENT Serge HALIMI Pierre HASSNER Jean HEFFER Pierre MELANDRI Jacques PORTES Olivier ROY Guy SORMAN Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL”,”USAS-114″
“LENOTRE G. [L.L.T. GOSSELIN]”,”Bleus Blancs et Rouges.”,”Lenotre G. (Pseud. De Louis-Léon-Theodore Gosselin). Bleus, blancs et rouges. Récits d’histoire révolutionnaire d’après des documents inédits. Edizione originale 1912″,”FRAR-435″
“LENTI Libero”,”Inventario dell’economia italiana.”,”Fondo Franco Palumberi LENTI Libero è nata ad Alessandria nel 1906 ma è vissuto a Milano. Laureatosi nel 1927 alla Bocconi, ha occupato nel 1939 la cattedra di statistica e nel 1960 quella di economia politica (Univ. Pavia). Quindi si è spostato a Milano (prof. di statistica facoltà di Giurisprudenza). Dal 1945 collabora al Corsera e a Mondo Economico. E’ tra i fondatori dell’ ISE Istituto per gli studi di economia e dell’ ISCO (Istituto nazionale per lo studio della congiuntura).”,”ITAE-217″
“LENTZ Thierry”,”Dictionnaire des ministres de Napoléon. Dictionnaire analytique statistique et comparé des trente-deux Ministres de Napoléon.”,”””I ministri di Napoleone sono ancora simili a quelli di Luigi XIV. Niente da vedere con i membri del governo delle nostre tre ultime Repubbliche. Dei ‘grand commis’: cosi si sarebbe tentati di presentarli. Dei ‘commis’ competenti, cosa che non furono sempre i loro successoir, ma semplici esecutori della volontà imperiale”” (pag 11) (dalla prefazione di J. Tulard)”,”FRAN-001-FSL”
“LENTZ Thierry MACÉ Jacques”,”La mort de Napoléon. Mythes, légendes et mystères.”,”Storico del Primo Impero e direttore della Fondazione Napoleone, Thierry Lentz è l’autore di una monumentale ‘Nouvelle histoire du Premier Empire’. Specializzato nell’ultimo esilio di Napoleone, Jacques Macé ha pubblicato un ‘Dizionario storico di Sant’Elena’.”,”FRAN-086-FSL”
“LENTZ Thierry”,”Savary, le séide de Napoléon.”,”LENTZ Thierry nato a Metz (Francia) l’8 luglio 1959. Storico, specialista in Napoleone I e studi napoleonici. Dal 2021 Professore associato presso l’Istituto Cattolico di Studi superiori. Autore di diversi libri sul Consolato e l’Impero napoleonico. Ha collaborato alla stesura del Dizionario Napoleone. Direttore della Fondazione Napoleone. <> (dal retro di copertina).”,”FRAN-112-FSL”
“LENZ J.”,”Die II. Internationale und ihr Erbe, 1889-1929.”,” “”Für die proletarische Partei, die sich das Ziel der Ausnützung der Krise zum Sturz des Kapitalismus ernsthaft stellt, ist die Antwort klar. jede Niederlage schwächt die Macht der Regierung, der herrschenden Klassen. Je schwerer die Niederlage, desto besser für die revolutionäre Klasse, “”Die revolutionäre Klasse muß in einem reaktionären Kriege die Niederlage ihrer eigenen Regierung wünschen””, schrieb Lenin in seiner Polemik gegen Trotsky. Wenn man, wie Trotsky und Kautsky es damals taten, in der Niederlage des eigenen Landes nur den Sieg des imperialistischen Feindes sieht, dann ist dieser revolutionäre Grunsatz unverständlich.”” (pag 144) Pour le parti prolétaire qui se place sérieusement l’objectif de l’utilisation de la crise à la chute du capitalisme, la réponse est claire. Chaque défaite affaiblit le pouvoir du gouvernement, des classes dominantes. Plus la défaite, doit difficilement souhaiter d’autant mieux pour la classe révolutionnaire, « la classe révolutionnaire au cours d’une guerre réactionnaire la défaite à son propre gouvernement », a écrit Lenin dans son Polemique contre Trotsky. Lorsqu’on, comme des Trotsky et des Kautsky le faisaient alors, ne voit que la victoire de l’ennemi impérialiste dans la défaite du propre pays ce taux d’écologiste révolutionnaire est incompréhensible. (traduzione automatica)”,”INTS-033″
“LENZ J.”,”The Rise and Fall of the Second International.”,”La questione delle cooperative. “”While nationalism, which had already eaten into the International, was expressed on the trade union question, reformism, which had in fact already won a majority, came to the forefront in the matter of the co-operatives. At the Paris Congress in 1900 Lafargue had stated that the opinion that co-operatives were to be recommended as a means of overcoming capitalism had met with general dissent. But it was precisely this Bernsteinian conception of co-operative socialism which was expressed, even if in a less definite form, in the resolution of the co-operative commission. In that resolution the consumers’ societies were assigned the task of “”helping to prepare in making production and exchange democratic and socialist””. It is true that in another place it was stated that the co-operatives can never bring about the emancipation of the workers, but, as was customary when the centre predominated in the Second International, there was such a confusion of reformist and revolutionary ideas that any delegate could read into the resolution whatever he chose. After von Elm, for the German delegation, had given the reformist view on the nature of co-operatives in bourgeois society, and Guesde had given the Marxist view, Lenin put forward an amendment which stated that the co-operatives would only be effective in the direction of democracy and socialism after the capitalists had been expropriated. This proposal forced all the members of the commission to show their true colours, and they were the colours of reformism. The amendment was rejected against a small minority. The resolution was then passed against the vote of Modracek, for whom, as an extreme “”co-operative socialist””, it was not reformist enough, and of Lenin. In this article, “”The Co-operative Question at the International Socialist Congress at Copenhagen, 1910″” (1), Lenin stated that the Russian and Polish comrades tried in vain, through the mediation of Wurm, editor of the ‘Neue Zeit’, to retain the support of the left wing of the German delegation. Wurm said: «My opinion on the co-operative question is quite different from that of von Elm; still, we shall probably all agree on a common resolution». Lenin pointed out that the German delegation at world congresses was dominated by the opportunists because it consisted equally of party and trade union representatives, and the unions always sent opportunists (2), adding: «Wurm’s powerlessness against Elm is only a recent illustration of the crisis in German Social Democracy, which is extending further and further and which will finally compel a complete break with the opportunists». A this Congress the left wing felt itself to be so weak that Guesde, Lenin and the German lefts agreed not to carry on the fight in the plenary meeting, so that the commission resolution was passed unanimously. Pacifist illusions dominated at the war commission”” (pag 107-109) [(1) Collected Works, Vol. XIV; (2) An idea of the composition of the German delegation can be obtained from the fact that Legien and Ebert acted as chairmen. The aged Bebel was prevented by the state of his health from attending the Congress]”,”INTS-054″
“LENZINI Luca”,”Franco Fortini. Un profilo militante.”,”Luca Lenzini (Firenze 1954) ha dedicato studi e commenti all’opera di Franco Fortini, Vittorio Sereni, Guido Gozzano, Giovanni Giudici, Attilio Bertolucci, Alessandro Parronchi e altri autori novecenteschi, non solo italiani. Dirige la Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena ed è membro del Centro studi Franco Fortini”,”BIOx-374″
“LEON Abram”,”Il marxismo e la questione ebraica.”,”””All’ inizio del XIX secolo l’ immensa maggioranza degli Ebrei era concentrata nei paesi arretrati dell’ Europa Orientale. In Polonia, all’ epoca della spartizione del paese, abitavano più di un milione di Ebrei. Secondo il censimento russo del 1818, la composizione sociale della comunità ebraica orientale era la seguente: Ucraina Commercianti 86,5% Artigiani 12.1% Agricoltori 1.4% Lituania e Russia Bianca Commercianti 86.6% Artigiani 10.8% Agricoltori 2.6% % sull’insieme delle due regioni Commercianti 86.5% Artigiani 11.6% Agricoltori 1.9% La percentuale degli artigiani e dei contadini indicava un inizio di differenziazione sociale all’ interno del Giudaismo.”” (pag 155)”,”EBRx-006″
“LEON Pierre, collaborazione di Jean BOUVIER Francois CARON Gilbert GARRIER Jean HEFFER”,”Storia economica e sociale del mondo. 4. Il capitalismo, 1840-1914. Tomo primo.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre LEON è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’. Gran Bretagna e Francia in caduta tendenziale. Distribuzione della produzione industriale mondiale: 1870: UK 31.8 USA 23.3 Germania 13.2 India 11 Francia 10.3 Russia 3.7 Italia 2.4 % 1913: USA 35.8 Germania 15.7 UK 14.0 Francia 6.4 Russia 5 Italia 3.1 India 1% (tabella pag 123) Boom giapponese. “”Nell’ ultimo quarto di secolo il Giappone sperimentò una crescita industriale molto rapida: tra il 1878-87 e tra il 1893-1902 il tasso medio annuo di crescita raggiunse l’ 8%.”” (pag 123) Mutamento consumi. “”L’ impulso principale proviene tuttavia dalla diversificazione degli schemi di consumo: “”una quota crescente del nostro profitto industriale, scriveva nel 1919 V.S. Clark, consiste oggi di oggetti non essenziali: giocattoli per adulti””. La crescita deriva da questo dialogo sottile tra desideri dei consumatori e invenzione.”” (pag 133) Legge di Engel. “”Ernest Engel (1821-1896), statistico tedesco, basandosi su uno studio da egli stesso e da F. Le Play condotto sui bilanci familiari, avanzò una proposizione secondo la quale “”quanto più la famiglia è povera, tanto maggiore è la quota di spesa totale che essa deve destinare all’ acquisto di generi alimentari””. (…) Sono stati questi dati a consentirgli di trarre la conclusione appena citata, conosciuta oggi sotto il nome di legge di Engel.”” (pag 133-134)”,”ECOI-145″
“LEON Pierre a cura; scritti di Marie-Claire BERGERE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Georges DUPEUX Claude FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LEON Jacques MAGAUD Jacques POUCHPADASS Eugene ZALESKI”,”Histoire economique et sociale du monde. Tome 6. Le second XXe siecle. 1974 a nos jours.”,”Scritti di Marie-Claire BERGERE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Georges DUPEUX Claude FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LEON Jacques MAGAUD Jacques POUCHPADASS Eugene ZALESKI. “”Tuttavia si trovano poste le basi di una potenza molto rispettabile. Estesa su 1.1 milioni di Km quadrati, riunendo una popolazione totale di 166 milioni di abitanti, e una popolazione attiva di 71 milioni di individui, la CEE rappresenta uno sforzo di organizzazione e di sviluppo senza precedenti, con una coerenza tanto grande quanto possibile; essa apparve globalmente come una forza capace di giocare un ruolo d’ arbitro tra i due gruppi maggiori dell’ Est e dell’ Ovest. Essa resta però incompleta, a seguito delle reticenze della Gran Bretagna, che è preoccupata, in una situazione difficile, di conservare la sua indipendenza e i suoi legami tanto con gli Stati Uniti che con i paesi del ex impero e di mantenere anche l’ integrità di una “”zona sterlina”” estesa. Dall’ inizio degli anni cinquanta, essa si è rifiutata di aderire alla CECA, e di seguito, pose il suo atteggiamento negativo e si astenne da partecipare all’ Euratom, ai trattati di Messina e di Roma, mentre riapparvero i suoi sospetti tradizionali riguardo ad un’ Europa troppo solida alla sua porta. Finalmente, a seugito dello scacco degli ultimi negoziati tra i Sei e il Comitato dell’ OECE che anima la Gran Bretagna per la creazione di una zona di libero-scambio unica, il Regno Unito raggruppa intorno a sé varie potenze satellite, e, con il trattato di Stoccolma (20 novembre 1959), crea l’ AELE (Associazione Europea di Libero Scambio) (AEFT, ndr); incapace di impedire la realizzazione della CEE dall’ interno, la Gran Bretagna cerca di farla cadere dall’ esterno; tuttavia senza alcun successo.”” (pag 259)”,”ECOI-186″
“LEON Paolo MAROCCHI Marco a cura; saggi di Giuseppe DE-MEO Giorgio LA-MALFA e Salvatore VINCI Rodolfo JANNACCONE PAZZI Marcello DE-CECCO Luca MELDOLESI Luigi FREY Massimo PACI Luigi FREY Enrico PUGLIESE Giovanni MOTTURA e Enrico PUGLIESE Massimo PACI”,”Sviluppo economico italiano e forza-lavoro.”,”Paolo Leon (Venezia, 1935) è incaricato di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico all’Università di Bologna (1976); Marco Marocchi (Trento, 1945) si è laureat presso l’Istituto di Scienze Sociali di Trento. (1976) Saggi di Giuseppe DE-MEO Giorgio LA-MALFA e Salvatore VINCI Rodolfo JANNACCONE PAZZI Marcello DE-CECCO Luca MELDOLESI Luigi FREY Massimo PACI Luigi FREY Enrico PUGLIESE Giovanni MOTTURA e Enrico PUGLIESE Massimo PACI “”Il punto centrale della questione non è quindi nel comportamento attuale di questa forza lavoro [lavoratori inoccupati], quanto invece nella sua disponibilità all’occupazione. Si tratta cioè di lavoratori che sono disponibili per l’ulteriore sviluppo capitalistico (37). Questo concetto in realtà non è affatto nuovo; esso è analogo al concetto di esercito industriale di riserva di Marx, un esercito di lavoratori di riserva disponibili per permettere lo sviluppo della produzione industriale. A dispetto dei grandi cambiamenti intervenuti nel comportamento del sistema capitalistico dall’epoca di Marx ad oggi, questo concetto a nostro parere ha una capacità interpretativa della realtà, almeno di quella italiana, che non è riscontrabile nella teoria tradizionale. Qui basta per ora ricordare che in Marx l’esercito industriale di riserva si riferisce a ciò che egli chiama la «grande industria», vale a dire la produzione per mezzo di macchine, che sono a loro volta prodotte da altre macchine. Il modo di produzione della grande industria si impone progressivamente all’interno di un sistema produttivo in cui esistono attività capitalistiche con sistemi di produzione meno efficienti (la cooperazione, la manifattura) e anche rapporti di produzione precapitalistici. Lo sviluppo della grande industria elimina progressivamente dal mercato i modi di produzione precapitalistici e quelli capitalistici meno efficienti, espellendo forza-lavoro da queste attività e rendendola disponibile per lo sviluppo della grande industria. In questo modo la grande industria sottomette progressivamente alla propria logica di sviluppo tutta la realtà sociale (382)”” [Luca Meldolesi, Disoccupazione ed esercito industriale di riserva] [(in) ‘Sviluppo economico italiano e forza-lavoro’, Venezia, 1976, a cura di Paolo Leon e Marco Marocchi] [(37) Il fatto che questi lavoratori disoccupati siano disponibili per l’ulteriore sviluppo capitalistico non vuol dire naturalmente che essi vengano poi utilizzati realmente nel settore “”moderno”” del sistema economico (…); (38) Questo, come è noto, avviene in Marx con uno sviluppo ciclico che produce una forte oscillazione dell’occupazione. Ciò si ripercuote sull’ampiezza dell’esercito industriale di riserva che si allarga o si restringe, in relazione alle diverse fasi cicliche]”,”ECOS-007″
“LÉON Pierre, collaborazione di Jean BOUVIER Francois CARON Gilbert GARRIER Jean HEFFER”,”Storia economica e sociale del mondo. 4. Il capitalismo, 1840-1914. Tomo primo.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’.”,”ECOI-023-FF”
“LÉON Pierre, collaborazione di Marie-Claire FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Pierre LÉON Jacques MAGAUD Eugène ZALESKI”,”Storia economica e sociale del mondo. 6. Volume primo. I nostri anni dal 1947 a oggi.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’. Ultimo paragrafo: Il Giappone e la crisi mondiale (del 1973)”,”ECOI-024-FF”
“LÉON Pierre, collaborazione di Marie-Claire BERGÈRE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Claude FOHLEN Denis-Claire LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LÉON Jacques POUCHPADASS”,”Storia economica e sociale del mondo. 6. Volume secondo. I nostri anni dal 1947 a oggi.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’.”,”ECOI-025-FF”
“LEON Paolo”,”Congiuntura e crisi strutturale nei rapporti tra economie capitalistiche. Quattro saggi di economia internazionale.”,”Paolo Leon è nato a Venezia nel 1935. Incaricato di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico all’Università di Bologna, ha studiato a Roma ed a Cambridge (Inghilterra). Ha lavorato come economista presso l’ENI (1956-60), e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (1961-68), e presso una società italiana di consulenze e progettazioni (1968-70). Ha prestato la propria consulenza ai Ministeri del Bilancio e degli Affari Esteri, alla Cassa del Mezzogiorno, alla Regione Umbra. Fa parte dal 1970, del comitato direttivo dell’ARPES, società di ricerca applicata.”,”ECOI-208-FL”
“LEONARD Mathieu”,”L’émancipation des travailleurs. Une histoire de la Première Internationale.”,”Marx: “”l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes”” (pag 286) Espulsione di Bakunin: “”27 votants, dont Becker, Dupont, Engels, Frankel, Lafargue, Longuet, Sorge, Serraillier et Johannard, se prononcent pour l’expulsion de Bakounine, 7 contre, dont Brismée et Herman, et 8 s’abstiennent. 25 se prononcent pour l’expulsion de Guillaume, 9 contre et 9 s’abstiennent. Schwitzguébel n’est pas exclu, Dupont, Frankel, Longuet, Seraillier ont voté contre. On décide, après le vote sur son cas, d’en rester là- “”L’exemple que nous venons de faire suffira””, déclare-t-on dans la majorité””. (pag 304) L’A sbilanciato pro bakuninisti. “”R. – Et Mazzini, est-il des vôtres? Le Dr Marx éclate de rire. – Ah non! Nous n’aurions guère fait de progrès si nous n’avions dépassé la sphère de ses idées. R. – Voila qui me surprend. J’inclinais au contraire à lui prêter les vues les plus avancées. Dr Marx. – Il ne représente rien de mieux que la vieille idée d’une république petite-bourgeoisie. Nous ne marchons pas avec la petite bourgeoisie. Le voilà aussi loin en arrière du mouvement moderne que peuvent l’être les professeurs allemands: et pourtant, on les considère toujours, en Europe, comme les apôtres de la démocratie éclairée de l’avenir. Ils l’ont été – avant 1848, peut-être, quand en Allemagne la classe moyenne, au sens anglais du mot, atteignait à peine son propre développement. Aujourd’hui, ils sont passés en masse à la réaction, et le prolétariat ne les connaît plus”””” [Entretien avec Karl Marx, The World, New York, 18 juillet 1871] [in Mathieu Leonard, L’émancipation des travailleurs. Une histoire de la Première Internationale, 2011] (pag 381)”,”INTP-057″
“LEONARD Mathieu”,”La Prima Internazionale. L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi.”,”Sulla questione dell’eguaglianza tra le classi. (pag 130-131) “”Il 20 marzo 1869, il Consiglio generale, per la penna di Marx, risponde alla richiesta della nuova Alleanza [Bakunin, ndr], e conferma la vocazione dell’Internazionale ad accogliere “”tutte le società operaie che hanno analoghi fini, e cioè: l’appoggio mutuo, il progresso e la ‘piena emancipazione della classe operaia’”” (21). Il Consiglio generale ammette che il programma dell’Alleanza non diverge da questo obiettivo, anche se l’Ait, attraverso i suoi congressi, punta anche a decidere progressivamente un programma teorico comune. Poi Marx ritorna sulla formulazione di “”eguaglianza paritaria”” delle classi, che equivarrebbe all'””‘armonia del capitale e del lavoro’, quale viene predicata (…) dai socialisti borghesi””: “”Non è l”eguaglianza delle classi’ – un controsenso logico, impossibile a realizzarsi – bensì piuttosto ‘l’abolizione delle classi’, questo effettivo segreto del movimento del proletariato, a formare il grande fine dell’Associazione internazionale degli operai. Tuttavia, se si considera il contesto nel quale questa frase, “”eguaglianza ‘delle classi'””, si trova, essa sembra essersi introdotta furtivamente, e il Consiglio generale non dubita che voi sarete d’accordo a eliminare dal vostro “”programma”” una frase che può indurre a incomprensioni tanto pericolose”” (22)”” [Mathieu Léonard, La Prima Internazionale. L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi, Roma, 2013] [(21) Karl Marx “”Il Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai all’Ufficio centrale dell’Alleanza della democrazia socialista (1869)””, in G.M. Bravo, op. cit., p. 336. Il testo, in realtà, è approvato nella seduta del Consiglio generale del 9 marzo, e successivamente inoltrato – N.d.t; (22) Ivi, p. 337] (pag 130-131)”,”INTP-079″
“LEONARDI Silvio”,”L’ Europa e il movimento socialista. Considerazioni sui processi comunitari. Cee e Comecon.”,”Nato a Torino nel 1914, LEONARDI, ha svolto un’attività in campo sindacale, industriale e politico. E’ stato deputato del PCI e membro del parlamento europeo. E’ autore di molti volumi (v. retrocopertina).”,”EURx-075″
“LEONARDI Silvio”,”Progresso tecnico e rapporti di lavoro.”,”LEONARDI Silvio è nato a Torino nel 1914, laureato in legge e in ingegneria, ha lavorato all’Azienda tranvaria di Milano, alla Necchi di Pavia, all’Olivetti di Ivrea (dove è stato tra i capi della resistenza). Dopo la Liberazione ha lavorato all’organizzazione dei Consigli di Gestione delle aziende IRI. In seguito è stato funzionario della FSM Federazione sindacale mondiale a Vienna e poi ha diretto l’Ufficio studi della Camera del Lavoro di Milano. “”La “”seconda rivoluzione industriale”” e le sue conseguenze politiche, sociali, sindacali.”””,”ECOI-284″
“LEONARDI Silvio”,”Democrazia di piano.”,”Silvio Leonardi nato a Torino nel 1914, laureato in legge ed in ingegneria, ha lavorato all’Azienda tranviaria di Milano, alla Necchi di Pavia all’Olivetti di Ivrea (dove è stato fra gli esponenti della resistenza). Dopo la liberazione ha lavorato all’organizzazione dei Consigli di gestione delle aziende IRI, in seguito è stato funzionario della Federazione sindacale mondiale a Vienna e ricerche economiche dell’Istituto G.G.Feltrinelli, Consigliere Comunale di Milano, per numerosi anni deputato del PCI al Parlamento. La pianificazione come strumento per l’attuazione della volontà politica. Bucharin e l”Economia nel periodo di transizione’ (pag 115 e note) “”Nella misura in cui all’irrazionalità ed alla spontaneità del sistema capitalistico si sostituiva la pianificazione con la scelta cosciente degli obiettivi per l’attività economica, scomparivano le ragioni stesse per l’esistenza di leggi a carattere «naturale», venivano meno le categorie del profitto, dei prezzi, del valore ecc. proprie al precedente sistema economico, e, con queste, veniva meno anche l’economia come scienza. In conformità con questi principi vennero sostenute tesi, e, negli anni del comunismo di guerra, attuati anche esperimenti di completa eguaglianza nelle remunerazioni, di abolizione della moneta, di gratuità di servizi pubblici (trasporti urbani e simili) (3). Negando l’esistenza nella società socialista di leggi economiche oggettivamente valide, indipendentemente dalla volontà umana, si lasciava campo aperto al volontarismo; tutto era possibile alla volontà politica e la pianificazione ne sarebbe stato lo strumento di attuazione. Per la più completa ed autorevole esposizione di questa corrente di pensiero si fa generalmente riferimento al libro ‘L’economia del periodo di transizione’ di N. Bucharin, maturato nel periodo del comunismo di guerra di cui avrebbe potuto costituire il manifesto teorico. Al volontarismo più aperto per la società collettivistica veniva contrapposto il determinismo più rigido per quella capitalistica condannata alla rovina di cui l’autore vedeva chiari sintomi a breve scadenza. La pianificazione era presentata come lo strumento per la realizzazione della volontà politica dell’avanguardia proletaria che, nel periodo di transizione dalla società capitalistica a quella comunista, per creare le condizioni di completa libertà per la persona umana, avrebbe dovuto agire coercitivamente, non solo sulle classi avverse, ma anche sui contadini e sulla classe operaia stessa. Nel libro, mentre abbondavano descrizioni del sistema capitalistico e dei suoi malanni, mancava un esame della situazione sovietica in termini diretti e l’indicazione di che cosa veramente si volesse fare e quali obiettivi concretamente perseguire (4). Il testo teorico di Bucharin vide la luce poco prima del 21 marzo 1921 (5), data che si suole assumere come fine del comunismo di guerra, cioè del periodo dal quale e per il quale il libro era nato. Esso orientò, comunque, ancora per diversi anni il pensiero economico sovietico presumibilmente non per le ragioni successivamente addotte (6) ma perché interprete della corrente ideologica prevalente che aveva ispirato il processo rivoluzionario e che, venute meno le tante attese rivoluzioni in Europa e costretta, quindi, in un paese economicamente arretrato, stava modificando radicalmente il proprio orientamento. Il periodo cosiddetto del comunismo di guerra si chiudeva con una situazione di quasi completa collettivizzazione dei mezzi di produzione, cioè con la premessa strutturale per una società socialista, ma con la palese incapacità di amministrarla. La produzione industriale era scesa ad un quarto o ad un quinto del livello prebellico e la carestia imperversava in vaste zone del paese. (…) Per diverso tempo l’esigenza di una gestione pianificata dell’economia rimase insoddisfatta. L’arretratezza economica, caratterizzata principalmente dalla preponderante attività agricola, svolta da circa 25 milioni di piccole unità produttive, considerevolmente aumentate rispetto all’anteguerra (16 milioni) dopo la nazionalizzazione della terra, difficilmente controllabili ed orientabili se non indirettamente attraverso rapporti di mercato con incentivi individuali, la mancanza di esperienza nella direzione delle attività nazionalizzate, la presenza di forti tendenze sindacalistiche erano, in pari tempo, causa ed effetto dell’impossibilità di passare alla gestione pianificata dell’economia che avrebbe richiesto, innanzitutto, insieme alla creazione di adeguati strumenti, la definizione di obiettivi concreti e realizzabili (10)”” [Silvio Leonardi, ‘Democrazia di piano’, Torino, 1966] [(3) Simili tendenze, almeno nelle loro più spinte espressioni, sono state, notoriamente, criticate da Lenin. Egli si dichiarò in disaccordo sulla questione relativa alla scomparsa, in seguito all’eliminazione di rapporti di mercato, dell’economia come scienza e di leggi economiche obiettivamente valide. Questo particolare è stato richiamato anche da Stalin nel suo scritto ‘Problemi economici ecc.’, cit.. Vedi anche A. Kaufman, ‘The Origin of Political Economy of Socialism’, in “”Soviet Studies’, Oxford, gennaio 1953: Nelle note a margine del libro di Bucharin (Zamecanija Knigi Bucharina «Ekonomika perechodnogo perioda», Leniniskij sbornik, XI, p. 349) Lenin faceva notare che anche l’economia mercantile è una forma di economia organizzata e che anche nella società comunista sarebbero esistite leggi economiche; (4) Introduzione della tassa in natura sui prodotti agricoli nella misura strettamente necessaria per coprire i bisogni delle popolazioni non agricole, libertà di scambio per la parte residua, abolizione della responsabilità collettiva per le consegne (‘Direktivy KPSS i sovetskogo pravitel’stva po chozjajstvennym vorposam’, Gosudarstvennoe izdate’stvo, Moskva, 1957, vol. I, p. 225; (5) N. Bucharin, ‘Ekonomika perechodnogo perioda’, (…) Hamburg, 1922 (trad. ted. Ökonomik der Transformationsperiode’, Verlag der Kommunistischen Internationale, Hamburg, 1922). Il libro inizia con una affermazione: «L’economia politica è la scienza dell’economia sociale che si basa sulla produzione di merci, è cioè la scienza dell’economia sociale non organizzata. Solo nella società dove la produzione e la distribuzione dei prodotti sono anarchici, si manifestano regolarità della vita sociale sotto forma di leggi naturali elementari che sono indipendenti dalla volontà dei singoli e della comunità, di leggi che si manifestano con la stessa “”cieca”” necessità della legge di gravità…». «Premessa necessaria per l’esistenza dell’economia politica è quindi l’economia mercantile irrimediabilmente condannata alla rovina, malgrado le trasformazioni, come quelle apportate dal capitalismo di stato e dal capitale finanziario, miranti ad un certo maggior ordine nell’attività economica. Le nazionalizzazioni sono considerate come strumento del capitalismo di Stato ed alla stessa stregua sono considerate le municipalizzazioni e simili» (N. Bucharin, trad. cit., p. 136). La pianificazione non può essere applicata alla società mercantile: «Questo sistema non è una ‘unità teleologica’ non è cioè un sistema coscientemente diretto verso un determinato obiettivo. Non esiste un simile piano. In questo caso manca anche il soggetto del processo economico. Le cose stanno in modo che in questo paese ‘non è la società che produce ma viene prodotto nella società’. Cosicché non sono gli uomini a dominare il prodotto, ma è il prodotto che domina gli uomini» (ibid., p.71). Oppure ancora, «quando la borghesia distrusse il feudalesimo… il processo economico si realizzò in modo quasi completamente elementare, poiché non era in azione né una comunità organizzata, né un soggetto di classe ma individui dispersi anche se estremamente attivi…. Il capitalismo ‘non è stato costruito’ ma si è costruito. Il socialismo, come sistema organizzato, viene invece costruito dal proletariato come organizzato processo di classe…l’epoca della costruzione del comunismo sarà quindi inevitabilmente l’epoca del lavoro pianificato ed organizzato» (ibid. p. 71). La pianificazione, per la quale non viene fatto peraltro nessun riferimento concreto alla situazione sovietica, è quindi lo strumento per la realizzazione della volontà politica dell’avanguardia proletaria che nel periodo di transizione dalla società capitalistica a quella comunista nella quale esisterà la completa libertà per la persona umana, esercita una coercizione oltre che sulle classi avverse (nell’elenco delle categorie avverse contro le quali deve essere esercitata in un primo tempo la dittatura del proletariato, gli intellettuali vengono messi con preti, speculatori, ufficiali, burocrati, imprenditori ecc.), (ibid., p. 174), anche sulla classe operaia, nella misura in cui questa «porta con sé il marchio della società mercantile», sui contadini che non si sottomettono alla disciplina statale per il rifornimento dei prodotti necessari all’alimentazione della città. In nome della vera e non fittizia libertà della classe operaia è necessaria l’abolizione della cosiddetta libertà di lavoro. Questa infatti non è compatibile con un’economia pianificata che richiede una corrispondente distribuzione della forza lavoro (ibid. p. 181); (6) Secondo l’economista Rosenbert (“”Problemy ekonomiki””, n. 6, 1936, citata da A. Kaufman, op. cit., p. 248), il successo dell’opera di Bucharin sarebbe dipeso dall’importanza politica dell’autore le cui affermazioni avrebbero assunto l’importanza di un dogma che non si riteneva opportuno contraddire. Ma molto probabilmente il Rosenberg attribuiva ad un passato, quando la discussione era ancora abbastanza libera, le caratteristiche di autoritarismo e di limitazione della libertà, che erano proprie del periodo in cui egli scriveva; (…) (10) Lenin nel suo scritto dell’aprile del 1918, ‘I compiti immediati del Governo sovietico’, in ‘Opere’, Editori Riuniti, Roma, 1965, indicava l’immediata necessità di costruire un sistema estremamente complesso e delicato di nuovi rapporti organizzativi esteso alla pianificazione della produzione e della distribuzione di beni necessari per l’esistenza di decine di milioni di uomini, ma ne individuava la principale difficoltà di realizzazione nell’«introduzione di uno stretto sistema universale di contabilità e di controllo» per cui «il centro di gravità della lotta contro la borghesia» doveva «spostarsi verso l’organizzazione di un simile sistema di contabilità e di controllo» la cui mancanza rendeva necessario ricorrere all’opera dei tecnici e dei dirigenti «borghesi» e simili. Nel programma del partito (22 marzo 1919) veniva affermata più volte la necessità di un piano nazionale ma, nello stesso tempo, si dichiarava la priorità assoluta per il rifornimento dei beni di prima necessità. Nel programma venivano trattate questioni esclusivamente generali come l’impossibilità di abolire la moneta e la necessità di mantenere una differenza di remunerazione per lavori diversi (Direktivy KPSS ecc., cit., pp 121 sgg.] versi (Direktivy KPSS ecc., cit., pp 121 sgg.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 114-115-116-117 e note 125-126)”,”ECOI-384″ “LEONARDI Salvo MOTTURA Giovanni a cura; scritti di MARRA Claudio D’ALOIA Giuseppe RICCIO Bruno MISSAGLIA Dario PAGGI Marco”,”Immigrazione e sindacato. Lavoro, rappresentanza, contrattazione.”,”Salvo Leonardi, Dottore di di ricerca in Diritto dell’economia e studioso di relazioni industriali presso l’IRES Giovanni Mottura, Professore di Sociologia del lavoro nell’Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di economia”,”SIND-166″ “LEONARDO DA VINCI”,”Cuadernos de notas.”,”””Saranno molti gli edifici che si convertiranno in rovine a causa del fuoco: il fuoco del grandi cannoni””. (pag 157) “”La ciencia es el capitán y la práctica los soldatos”” (pag 193) “”En la naturaleza no hay efecto sin causa; si se comprende la causa, no hay necesidadd de experimenación””. (pag 190)”,”VARx-205″ “LEONARDO DA VINCI, a cura di Augusto MARINONI”,”Scritti letterari.”,”Riunisce il libro di Leonardo e quello di Mazzucconi su Leonardo Della crudeltà dell’ uomo. Dell’ uccisione. “”E tu, omo, che consideri in questa mia fatica l’ opere mirabile della natura, se giudicherai esser cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il torre la vita all’ omo, del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all’anima, che in tale architettura abita, e veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina, (si) che lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito, e non volere che la tua ira o malignità destrugga una tanta vita – che, veramente, chi non la stima non la merita, – poiché così mal volentieri si parte dal corpo, e ben credo che ‘l suo pianto e dolore non sia sanza cagione””. (pag 151)”,”VARx-220″ “LEONARDO DA VINCI”,”Scritti.”,”Leonardo sui danni provocati dalle alluvioni, le inondazioni dei fiumi “”In fra le potenti cagioni de’ terrestri danni a me pare, che i fiumi, colle ruinose inondazioni, tengano il principato; (…). Ma con quale lingua e con quali vocaboli potrò io esprimere e dire le nefande ruine, li incredibili dirupamenti, le inesorabili rapacità, fatte da’ diluvî de’ superbi fiumi? Come potrò dire? Certo io non mi sento bastevole a tanta dimostrazione; ma pure con quell’aiuto; che mi dà la sperienza, m’ingegnerò riferire il modo del dannificare, contro ai quali diripanti fiumi non vale alcun umano riparo”” (pag 83) Sul tempo “”La vita bene spesa, lunga è”” “”Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”” “”L’acqua, che tocchi de’ fiumi, è l’ultima di quella che andò, e la prima di quella che viene: così il tempo presente”” (pag 52-53)”,”VARx-516″ “LEONARDO DA VINCI, a cura di Giuseppina FUMAGALLI”,”Leonardo. Omo sanza lettere.”,”Volume rosicchiato dai topi “”Fuggi i precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non sono confermate dalla isperienzia”” (Leonardo da Vinci) (pag 43) “”La verità fu sola figliola del tempo”” (pag 324) “”Nissuna cosa è che più c’inganni che ‘l nostro giudizio”” (pag 326) “”Di lieve cosa nascesi gran ruina”” (pag 330) “”Dimanda consiglio a chi si ben corregge”” (pag 330) “”Riprendi l’amico tuo in segreto e laldalo in paleso”” (pag 330) “”O dormiente, che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine colla morte; o perché non fai adunque tale opra che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto vivo; che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti?”” (1) (pag 342) [(1) Due domande, due ansie inesprimibili. O uomo che dormi, sai tu che cosa sia il sonno? (E’ implicito: esso ti possiede e tu non sai cosa sia). Risponde, spostando la domanda: simile alla morte, il sonno. Diceva il Buonarroti: “”o ombra del morir””, e il Leopardi: breve intervallo di morte entro la vita per renderla sopportabile ai mortali. La seconda domanda: “”o perchè…”” si stacca brusca dalla prima parte. Il sonno fisiologico di cui ha parlato si trasforma rapido nel simbolo della “”negghienza”” spirituale, il dormiente è colui che, non vivendo con lo spirito, è, vivo, già simile ai morti, i quali vita di mente non hanno più. Fai – e sprona, naturalmente, se stesso – tale opera da aver “”dopo la morte similitudine di perfetto vivo”” (…)]”,”VARx-525″ “LEONE Enrico”,”La revisione del marxismo.”,”Contiene ritaglio di giornale ‘Il Tempo’ del 16 giugno 1920 con articolo di Adriano TILGHER ‘Marx e Lassalle’ (“”lassallismo come trasferimento dell’ agitazione proletaria dal terreno politico sopra un terreno di pura economia sulla base dell’intesa tra le organizzazioni operaie e lo Stato borghese burocratico riformista centralizzatore”” (ma Lassalle aveva il fino ultimo rivoluzionario a cui sempre pensava contrariamente ai suoi emuli)”,”TEOC-077″ “LEONE Enrico”,”Il sindacalismo.”,”””Del sindacalismo deve dirsi: ‘Il est bien taillé, mais il faut coudre’ (dalla prefazione) “”Non occorre sprecare fiato per provare che gli avversarii del socialismo non hanno saputo raffigurarsi la “”socializzazione”” che nella maniera statale degli odierni evoluzionisti organici. Anzi si direbbe che questi ultimi siano andati a scuola dai primi per confondere il socialismo tanto peregrinamente con lo statalismo. Da Leroy Beaulieu a Pareto, da Laveley a Schäffle, da Proudhon a Boccardo, la critica mossa al socialismo è la critica mossa allo statalismo. Il sindacalismo non è meno severo del liberismo contro la concezione statalistica della produzione. Esso non la crede attuabile.”” (pag 126-127) “”Il socialismo fu detto da Engels, è il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà. Perciò il socialismo non è il prodotto d’una serie di atti coercitivi esterni alla classe lavoratrice: ma è l’ affermazione del nuovo contenuto autonomo del mondo operaio, già in via di organizzazione””. (pag 133) Bordiga su E. Leone: Sindacalismo e stato O.N.23 Ottobre 1921 In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul “”radicalismo”” del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro sono passati alle peggiori invenzioni politiche,- anzi proprio la serietà dell’autore delle dichiarazioni di cui si tratta fornisce la migliore prova della inconsistenza rivoluzionaria di ogni concezione sindacalista. Con accenni di sincerità Enrico Leone esprime tutta la sua sfiducia nelle funzioni dei Congressi di partito e ripete la obiezione sindacalista contro la stessa funzione del partito politico dal punto di vista classico e proletario, vana logomachia demagogica quella dei teatrali congressi come questo di Milano; mentre il proletariato vive la sua storia entro i confini della economia con la costituzione “”antipolitica”” del suo movimento sindacale. Una influenza di questo il Leone vuole ravvisare nell’effetto che secondo lui ha pure avuto il solo fatto di richiamarsi alla classe proletaria, sul partito socialista, trattenendolo da quella che sarebbe la logica conclusione dell’avere accettato la funzionalità politica e parlamentare: ossia la partecipazione alla politica di governo. Leone preconizza lo sdoppiamento dei due fattori: il proletariato che si ritira sull’Aventino dell’azione puramente economica; il partito che divenendo apertamente organo della democrazia borghese o piccolo borghese si decise al logico passo di varcare le antiche soglie ministeriali. Sarebbe superfluo contrapporre a queste vedute la ripetizione delle nostre tesi comuniste, secondo cui non si può parlare di classe, di lotta di classe, di azione rivoluzionaria se non nel campo dell’azione politica, nell’azione di partito, che assume marxisticamente contenuto antidemocratico, antiparlamentare, contro l’apparato statale borghese. Superfluo ricordare che il trionfo del connubio mostruoso tra socialismo e democrazia non si è generato che sul terreno del puro operaismo alimentato negli equivoci della neutralità politica e dei compiti puramente sindacali. Tutto ciò che è vecchia polemica, passa in seconda linea dinanzi a qualche altra considerazione cui si presta una seconda parte dello scritto di Enrico Leone. Quivi si rende evidente, come quanto nel sindacalismo vi è di sostanziale sia l’adattamento del compito economico del proletariato nei quadri angusti di un liberismo economico, che nell’affermare la indipendenza dei fenomeni economici dall’apparecchio statale non fa che enunciare un postulato tipicamente borghese – mentre è puramente accidentale, e derivante da concetti male presi a prestito all’anarchismo, la traduzione di questa tesi: economia contro politica, nell’altra, passabilmente demagogica anch’essa: Sindacato proletario rivoluzionario contro Stato borghese. Infatti, mentre Leone ha conservata con aria di perfetta ortodossia la sua critica sindacalista del partito politico di classe, egli – senza contraddirsi, ma finalmente dimostrando, sia pure implicitamente, come sia giusto negare al metodo sindacalista ogni valore marxista e rivoluzionario – disarma la sua posizione contro lo Stato politico borghese; egli confessa che gli si contrapponeva il sindacato operaio non per svuotarlo, esso Stato, del suo contenuto, ma in fondo per lasciarlo indisturbato nella sua storica bisogna di regolatore della vita politica. E ciò fa confluire la libertà economica proclamata per l’azione sindacale dei lavoratori con la dissimulata ma effettiva sopravvivenza dell’apparecchio di forza con cui si regge l’attuale assetto borghese. Il teorico sindacalista Leone mette da conto lo Stato, ma senza parerlo gli rende segnalato servizio di riconoscerli quella qualità, che gli reclamano gli ideologi e i ciarlatani della socialdemocrazia, di imparziale amministratore delle cose politiche. E se si nega il partito di classe, è perché alla base della propria costituzione teorica si è negato che lo Stato attuale sia uno Stato di classe, perché si è proclamato che la lotta di classe è economica e non politica. Assai più rivoluzionaria è indubbiamente la concezione anarchica, pur tanto imperfetta, secondo cui lo Stato non è Stato di classe, ma da questo si deduce non una indifferenza, verso le cose della politica statale, ma l’imperativo della lotta a fondo per la distruzione dello Stato, considerato in se stesso come un apparecchio di opposizione. Infatti Enrico Leone dice che “”la separazione del movimento sindacale dal mondo della politica…non può consigliare di spezzare la macchina dello Stato, fino a che non abbia creato il nuovo ambiente, nel quale esso non troverà più una razionale base di esistenza, per essere l’amministrazione delle cose riuscita a soppiantare il dominio delle persone””. Questa di Leone, non è che la traduzione in altre parole della più pura tesi socialdemocratica, secondo cui nei quadri del presente apparecchio statale può compiersi tutta la trasformazione della economia in senso proletario. Per negare l’unica tesi rivoluzionaria, quella comunista, che pone il proletariato in lotta politica per la costituzione del suo Stato, l’anarchia proclama: uccidiamo lo Stato e si realizzerà senz’altro il regime della pura amministrazione delle cose; e questo, se è errore colossale di visione storica, non è capitolazione dinanzi al potere della borghesia: il sindacalismo teorico puro, quando al suo antistatalismo toglie il paludamento anarcoide dice: costruiamo al di fuori dello Stato la società sindacale della amministrazione delle cose, e toglieremo allo Stato la sua ragione di essere – e con ciò esso rivela che il suo punto di partenza non è il proletariato, ne il suo punto di arrivo il fatto rivoluzionario, ma soprattutto esso si accampa sul terreno della dottrina liberale borghese: il non intervento dello Stato politico nel mondo della economia privata, avvallando il più grosso inganno di quella democrazia, che dice di disprezzare. Se invece che, questione di teoria – che si presterebbe a ben più interessanti conclusioni critiche – facciamo questione di politica concreta; vediamo Leone concludere in modo inaspettato per i lettori superficiali, ma perfettamente consono alle nostre deduzioni. Egli, preoccupato dell’attuale barbaro stato di cose nella lotta tra il fascismo e i gruppi di proletari che si armano e si militarizzano, chiede che il Partito socialista lasci tornare il proletariato al neutralismo politico, perché democrazia e ceti medi possano assolvere il loro compito di costituire sul terreno parlamentare un governo “”liberale”” che restauri la civiltà della vita sociale! Con questo si conferma che, ritirandosi il proletariato “”alla prassi del sindacato operaio”” in realtà egli dà campo libero alla sovranità dello Stato borghese democratico. L’antitesi tra sindacalismo e democrazia, tra sindacalismo e collaborazione parlamentare non era che esteriore e formale. L’inganno della democrazia e della socialdemocrazia, culminante nella svalorizzazione del proletariato, si supera solo col metodo comunista della lotta politica che il partito di classe indirizza contro l’apparecchio dello Stato parlamentare. A questo occorre volgere non le spalle dei proletari dediti alle macchine o al campo, ma il petto delle falangi proletarie organizzate e armate. Solo dopo una lotta politica e militare, e dopo la sua vittoria, potrà il proletariato – con la leva stessa del potere politico – fare opera di sostituzione del regime della “”amministrazione delle cose”” a quello del “”dominio delle persone””. Finché lo Stato democratico sarà in piedi, è vana utopia pensare che in questo senso possa farsi un passo solo: lo Stato non interverrà… nelle pagine teoriche dei sociologi liberali, ma nella realtà delle cose schianterà col peso della forza armata ogni iniziativa di rinnovazione, che leda gli interessi costituiti del capitalismo. 23 Ottobre 1921 (fonte: internazionalisti.it)”,”SIND-074″ “LEONE DE CASTRIS Arcangelo”,”Storia di Pirandello.”,”LEONE DE CASTRIS A. (1929) ordinario di letteratura italiana nell’Università di Bari, ha dedicato alla letteratura moderna gran parte dei suoi studi, tra cui ‘Decandentismo e realismo’ (1959).”,”BIOx-188″ “LEONE Sergio”,”Sergej Esenin: ultimi temi poetici.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Sergio Leone è docente di lingua e letteratura russa all’Università di Urbino.”,”RUSx-211-FL” “LEONETTI Alfonso a cura di Ugo DOTTI”,”Un comunista 1895-1930.”,”Nato ad Andria nel 1895, LEONETTI Alfonso emigrò nel 1918 a Torino dove, nell’ incontro con GRAMSCI e con la classe operaia torinese maturò la sua esperienza rivoluzionaria. Tra i fondatori del PCdI nel gennaio 1921 visse la dura milizia nella lotta proletaria e antifascista. Espulso dopo la ‘svolta’ del 1930, militò in Francia nell’ Opposizione bolscevico-leninista internazionale (detta trotskista). Rientrato in Italia nel 1960 e riammesso nel partito nel 1962 vive (1977) oggi a Roma. Il suo libro ‘Da Andria contadina a Torino operaia’ vinse nel 1975 il Premio Viareggio.”,”PCIx-050″ “LEONETTI Alfonso”,”Vittime italiane dello stalinismo in URSS.”,”””E’ certo comunque che Gramsci non pensò e non disse mai di Trotsky che questi fosse “”la puttana del fascismo””. Tale frase, riportata e posta in circolazione di Togliatti su Gramsci, non solo non ha riscontro in nessun passo degli scritti gramsciani, ma neppure si trova confermata da qualsiasi ricordo, anche approssimativo, dei suoi compagni di prigionia di quel periodo”” (pag 54).”,”PCIx-088″ “LEONETTI Alfonso”,”Da Andria contadina a Torino operaia. Un giovane socialista tra guerra e rivoluzione.”,”LEONETTI giovane, figlio di una modestissima famiglia artigiana del grosso borgo pugliese, approdò nella Torino operaia all’ inizio del 1918.”,”MITS-190″ “LEONETTI CARENA Pia”,”Gli italiani del maquis.”,”Pia CARENA LEONETTI è la moglie di Alfonso LEONETTI Si calcola che 5000 italiani (tra emigrati e soldati in Francia al momento dell’ 8 settembre 1943) durante l’ occupazione tedesca si unirono ai resistenti francesi nei maquis della metropoli o ne crearono anche dei propri. Almeno duemila persero la vita.”,”ITAR-031″ “LEONETTI Alfonso”,”Gli atti di nascita del PCI.”,”Statuto delle sezioni: (…) Art. 6. I nuovi iscritti al Partito che non provengono dalle Sezioni Giovanili, sono sottoposti ad un periodo di candidatura di mesi 6, cessati i quali possono rimanere iscritti definitivamente al Partito. Durante il periodo di candidatura i socie non hanno diritto di voto né possono coprire cariche, ma hanno tutti gli obblighi di tutti gli altri iscritti. (…) (pag 51)”,”MITC-042″ “LEONETTI Alfonso, a cura di Franco LIVORSI”,”Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975).”,”Contiene il saggio: ‘Superimperialismo o socialismo? A proposito della polemica Lenin-Kautsy’ (pag 198-210) “”Dopo la scomparsa di Lenin, avvenuta in un periodo di ripiegamento generale del movimento rivoluzionario, tanto in Russia quanto negli altri paesi, Trotsky ha però cominciato a ‘declinare’ e a conoscere una serie di ‘disgrazie’, che dovevano concludersi tragicamente nel giugno 1940, con il suo assassinio nel Messico. Perché queste ‘disgrazie’ politiche e personali? Esse sono certo da ricercarsi, in primo luogo, nello “”stato generale”” del movimento operaio russo e internazionale (riflusso rivoluzionario), ma sono pure da ricercarsi, per molti aspetti, nel comportamento dello stesso protagonista, come per ogni altro. Di lui non devono essere dimenticati i “”tratti”” negativi indicati da Lenin, cioè: 1. “”la troppo grande sicurezza di sé””; 2. “”l’ inclinazione a considerare le cose troppo secondo il loro lato amministrativo””. Non erano “”difetti”” di scarso conto. La “”troppo grande sicurezza di sé”” in Trotsky lo privava di quel “”pessimismo attivo”” o “”pessimismo dell’ intelligenza”” che è la condizione necessaria per bene apprezzare le difficoltà di una situazione e intervenire efficacemente con “”l’ ottimismo della volontà”” a cambiarla. Mancando di questo “”pessimismo attivo””, Trotsky era naturalmente portato a disprezzare o almeno a sottovalutare la forza dell’ avversario e quindi a trascurarne le mosse e le manovre e perciò stesso infine a favorirle. Forte del suo prestigio e “”sicuro di sé””, Trotsky lasciò infatti che si convogliasse dapprima contro di lui il facile “”patriottismo di partito”” dei vecchi bolscevichi, che egli non stimava. Queta sottovalutazione dei suoi partners finiva per tradursi in una sfiducia verso l’ intero partito, al quale egli aveva aderito solo dall’ agosto del 1917 e che perciò conosceva poco.”” (pag 246)”,”MITC-045″ “LEONETTI Alfonso PASTORE Ottavio”,”Chiesa e Risorgimento.”,”C’è un brano di GIOBERTI: Gesuiti contro l’ unità d’ Italia. (pag 78) “”Ma il nemico capitale dei principi e dei popoli italici, dirà taluno, non è forse lo straniero? Certo sì: ma perciò appunto sono terribili i Gesuiti;”” (Gioberti) (pag 81)”,”ITAB-137″ “LEONETTI Alfonso”,”Bordighismo e trotskismo (1932). Avec texte francais.”,”””Le divergenze della “”sinistra bordighista”” con la tattica bolscevico-leninista sono di vecchia data. Tutte le tesi di Roma (1922) sono dirette contro tale tattica. Ecco come lo stesso Bordiga ne parla: “”Noi consideriamo il metodo tattico di Lenin come non completamente esatto in quanto non contiene garanzie contro le possibilità di applicazione che, essendo superficialmente fedeli, perdono la finalità rivoluzionaria profonda che sempre animò quanto Lenin sostenne e fece. Consideriamo troppo universali certe estensioni di esperienze tattiche russe, a situazioni in cui si aggiungono difficoltà che in quelle non vi erano, come il regime democratico ed il lungo avvelenamento democratico del proletariato””.”” (A. Bordiga, Il pericolo opportunista e l’ Internazionale, Prometeo, n° 25, 1 dicembre 1929 (pag 9)”,”BORD-057″ “LEONETTI Alfonso MASSARI Roberto MARAZZI Antonella”,”Alfonso Leonetti. Storia di un’ amicizia. Testi inediti, ricordi e corrispondenza con Roberto Massari (1973-1984).”,”””Per quanto riguarda l’ “”espulsione”” di Blasco e Fosco, cui tu accenni nella tua lettera, abbiamo già visto la lettera di Trotsky a Frankel che sta nel volume delle Oeuvres ed anche il documento dell’ aprile 1933 tratto dall’ archivio Vereeken. Si tratta di una questione strana, sulla quale bisognerà investigare, poiché non sono da escludere interferenze esterne nell’ avvenimento. Il compagno Leonetti, l’ unico che poteva veramente aver scritto il documento di espulsione dell’ aprile 1933 – non aveva mai sentito parlare di questo fatto e ci ha rilasciato una dichiarazione scritta in cui afferma che tale espulsione non c’è mai stata, che Fosco non faceva parte organizzativamente della Noi, che i rapporti tra Feroci e Blasco non sono mai arrivati alla rottura personale. Lo stesso Trotsky, del resto, appare informato dell’ “”espulsione”” da Frankel e non ufficialmente dal Segretariato Internazionale. Occorrerebbe, a questo punto, consultare i verbali del SI. Il 21 aprile del 1933, inoltre, i nomi di Leonetti e Blasco ricomparivano insieme nell’ appello per Gramsci che sta su La Verité. (…)””. (pag 168, lettera di Antonella Marazzi a Pierre Broué, 7 luglio 1978) Centri regionali del partito. “”Il controprogetto Blasco (Tresso) era coerente con questa impostazione. Dopo aver precisato, a scanso di equivoci che invece vi furono, che era necessario “”superare il distacco che esiste tra la nostra organizzazione di Partito e la sua capacità di direzione e di intervento organizzativa nella situazione, e la situazione medesima”” e che dovevano essere eliminati dall’ apparato tutti quei compagni i quali “”non si sentono di compiere oggi il loro dovere in Italia””, Blasco (Tresso aggiunge che “”Il metodo di lavoro del Partito deve essere ispirato al criterio di non sprecare le proprie forze e di non logorarle e distruggerle per obiettivi che possono essere raggiunti con minori perdite e altrimenti. In modo particolare deve essere considerato assurdo il tentativo di sostituire l’ apparato alla base nel lavoro che questa non riesce a compiere, e l’ Ufficio politico e la Segretaria del Partito allo strato inferiore dell’ apparato nel lavoro di questo.”” I “”Tre””, in definitiva, lungi dal negare l’ esigenza di stimolare e accrescere l’ attività dei “”rivoluzionari di professione”” in Italia, proponevano uno schema di organizzazione basato essenzialmente su centri regionali e adeguato alle necessità di direzione poste dal reale movimento delle masse.”” (pag 220-221, A. Leonetti, Le ragioni dei Tre) Il rientro nel PCI. “”Così, nel 1962, dopo quel XXII Congresso del Pcus che aveva ribadito e reso più esplicita la condanna dei crimini di Stalin, Leonetti rientrò nel Pci, illudendosi probabilmente di potervi svolgere un’ azione rilevante all’ interno delle strutture di direzione e di stampa. Un errore politico, non c’è dubbio, ma con molte, moltissime attenuanti. (…)””. (pag 282)”,”TROS-151″ “LEONETTI LUPARINI Clotilde”,”Roberto Anderson. Un idealista nel paese dei Soviet.”,”pag 19 Ruolo spionistico di ROBOTTI (pag 39) “”I ladri, le puttane e l’ Nkvd lavorano soprattutto di notte”” (pag 45) pag 49-50″,”PCIx-247″ “LEONETTI Alfonso”,”Mouvements ouvriers et socialistes (Chronologie et bibliographie). L’Italie (Des origines à 1922).”,”Dedica manoscritta di LEONETTI Alfonso a Carlo Cardia”,”MITS-379″ “LEONETTI Alfonso”,”Note su Gramsci.”,”Libro dedicato a Pia Carena”,”GRAS-078″ “LEONETTI FIORANI Eleonora”,”Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels. I. Esposizione analitica delle correnti interpretative del marxismo (nel Novecento in Europa). II. Indagine complessiva critico-bibliografica della questione più recente: la valutazione nuova del contributo di Engels e del suo rapporto con Marx.”,”””Il marxismo anzitutto “”ortodosso”” della Seconda Internazionale tendeva nettamente a scindere il marxismo come scienza in senso positivistico e la politica socialista, con facilitazione per il processo di revisione in corso. Su ciò, fra le tante teorizzazioni rintracciabili nei teorici di tutti i partiti, scegliamo quella data da R. Hilferding nella prefazione a ‘Il capitale finanziario’: “”Nella scoperta dei fattori che determinano la volontà delle classi consiste, secondo la concezione marxista, il compito di una politica scientifica, di una politica che sappia descrivere nessi causali. Come la teoretica, anche la politica del marxismo è esente da “”giudizi di valore””. E’ pertanto concezione errata, anche se diffusa ‘intra et extra muros’, identificare senz’altro marxismo e socialismo. Poiché, considerato logicamente, visto soltanto come sistema scientifico – prescindendo cioè dalla sua efficacia storica – il marxismo è solo una teoria delle leggi del divenire della società: leggi che la concezione marxista applica all’epoca della produzione delle merci. (….) Ma riconoscere la validità del marxismo (che implica il riconoscimento della necessità del socialismo) non significa in alcun modo formulare valutazioni, né tanto meno significa additare una linea di condotta pratica. Poiché una cosa è riconoscere la necessità, altra cosa è porsi al servizio di questa necessità”” (Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1909, edizione italiana 1961)”” [Eleonora Leonetti Fiorani, Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels, SD]”,”MAES-103″ “LEONETTI Francesco DI-MARCO Roberto FIORANI Eleonora”,”La linea di cultura rivoluzionaria.”,”‘Gli autori provengono dal lavoro letterario d’opposizione. Leonetti (1924) negli anni cinquanta come redattore con Pasolini e Roversi della rivista ‘Officina’. Di Marco (1937) negli anni ’60 nel Gruppo 63. Dal 1966 al 1973 redigendo la rivista ‘Che fare’ hanno elaborato una ‘linea di cultura rivoluzionaria’. Questo libro scritto a tre mani, si è aggiunta Eleonora Fiorani (1942), documenta l’itinerario di ricerca del trio.’ (in apertura) “”In una delle sue opere giovanili Marx dice: “”La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo nella società civile”” (Miseria della filosofia, Roma, 1950″” nota 3 pag 91 Gli autori della nota giudicano interessante la lettura delle ultime sessanta pagine del libro di Lefebvre ‘Sociologia di Marx’ (1968) e l’Introduzione di A. Illuminati all’edizione della Critica del programma di Gotha (1968) (nota pag 92) In ‘La costruzione del partito’ si raccolgono gli scritti di Gramsci del periodo ’23-’26, la lotta di linea con Bordiga poco prima della clandestinità e dell'””università”” del carcere. “”E in questo tratto Gramsci è leninista, nella teoria politica si incontra con Lenin, ‘è Lenin in Italia’”” (pag 141)”,”ITAC-126″ “LEONETTI Alfonso, a cura di Ugo DOTTI”,”Un comunista, 1895-1930.”,”Nato ad Andria nel 1895, LEONETTI Alfonso emigrò nel 1918 a Torino dove, nell’ incontro con GRAMSCI e con la classe operaia torinese maturò la sua esperienza rivoluzionaria. Tra i fondatori del PCdI nel gennaio 1921 visse la dura milizia nella lotta proletaria e antifascista. Espulso dopo la ‘svolta’ del 1930, militò in Francia nell’ Opposizione bolscevico-leninista internazionale (detta trotskista). Rientrato in Italia nel 1960 e riammesso nel partito nel 1962 vive (1977) oggi a Roma. Il suo libro ‘Da Andria contadina a Torino operaia’ vinse nel 1975 il Premio Viareggio. Foto di gruppo della ‘famiglia’ dell’Ordine Nuovo (pag 96) La paura di Mussolini. Mussolini spaesato a Milano. “”Poi venne la prima guerra mondiale e Mussolini era già passato al nemico per cui le nostre vie si divisero interamente. Tanto più forte era quindi in me la curiosità di studiare e di fissare il comportamento, i gesti, gli sguardi di quest’uomo che aveva avuto tanta popolarità tra i proletari e i socialisti, ma che ora veniva coperto da loro di un disprezzo altrettanto totale. Dirò che quell’immagine del Mussolini del 1920, nelle vie di Milano, un Mussolini tutto sommato organicamente pavido, ha poi trovato successive conferme nelle tante biografie che gli sono state dedicate. Così quando è colto dall’obiettivo del fotografo mentre un nugolo di poliziotti piomba su di lui nelle vie di Roma, all’epoca dell’interventismo: lo si vede tutto spaurito mentre si protegge il capo con le braccia; così quando Rina Serrati, la compagna di Menotti, racconta come; giovane emigrato in Svizzera, frequentasse abitualmente la casa Serrati, anch’egli esiliato nella repubblica elvetica. Avveniva infatti spesso – racconta Rina – che il giovane Benito si fermasse a cena rimanendo fino a notte inoltrata in casa dell’amico e che poi, per tornare al proprio domicilio, dovento attraversare un largo tratto di foresta, non se la sentisse di affrontare la strada da solo. Toccava così al bravo Menotti, dopo cena, offrirsi di accompagnarlo. La paura è spesso un fatto fisico, e vorrei dire organico, e Mussolini, per molti versi, ne era affetto”” (pag 100)”,”MITC-114″ “LEONETTI Alfonso”,”Trotski e il trotskismo: ciò che è vivo e ciò che è morto.”,”””Teoricamente confutata, l'””invenzione”” del socialismo in un solo paese è, con maggior evidenza, confutata nella pratica”” (pag 483) Sulla teoria della rivoluzione permanente “”Ed eccoci alla teoria della “”rivoluzione permanente””. Anche qui, volendo combattere Trotski, si è finito per rovinare una teoria che appartiene a Marx. Sentiamo quello che diceva Stalin medesimo: “”L’idea della rivoluzione “”permanente”” – egli scrisse – non è un’idea nuova. La espose per la prima volta Marx verso il 1850, nel suo ‘Indirizzo’ alla Lega dei Comunisti”” (2). Infatti si legge in questo ‘Indirizzo’: “”Mentre i piccoli borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione (…) è nostro interesse e nostro compito ‘rendere permanente’ la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione dei proletari, non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi, e fino a che almeno le forze produttive decisive non siano concentrate nelle mani dei proletari”” (3). Né Marx parlò solo della “”permanenza”” della rivoluzione; egli disse anche che “”dopo una rivoluzione, la ‘controrivoluzione permanente’ diviene (per le classi spodestate) una questione d’esistenza di tutti i giorni”” (4). Rivoluzione e controrivoluzione permanente, ininterrotta, sono, infatti, gli aspetti dialettici dello stesso processo storico. In che cosa e perché Lenin combatté Trotsky e gli altri sostenitori della teoria della “”rivoluzione permanente””, nata nel 1905? Lenin combatté, in primo luogo, non questa teoria, che era di Marx, ma l’applicazione che di essa veniva fatta da Trotsky, Parvus e altri”” [Alfonso Leonetti, Trotski e il trotskismo: ciò che è vivo e ciò che è morto, Il Ponte, Firenze, 1973] [(2) Stalin, ‘Questioni del leninismo’, Roma, 1952, p. 34; (3) Stalin, op. cit., p. 34; (4) K. Marx, ‘L’Allemagne en 1848’, Paris, 1901, p. 237] (pag 485) Cause del successo della controrivoluzioe in Germania del 1848 (pag 487)”,”TROS-274″ “LEONETTI Alfonso a cura; SARACENO Guido”,”I comunisti di fronte al plebiscito fascista. Alfonso Leonetti: ‘Fu tutto un errore’ (1). Guido Saraceno: ‘«No». Come si è votato il 24 marzo in Italia (fatti e documenti sul plebiscito fascista)’ e altri documenti.”,”‘(1) Pubblichiamo quale introduzione ai documenti editi in questo Strumento di lavoro alcune considerazioni di Alfonso Leonetti desunte da una lettera alle nostre edizioni’ (nota, in apertura) Testo di Saraceno da ‘Fascismo e lotta di classe’, ‘Edizioni italiane di coltura sociale’, Parigi Riproduzione fotografica della scheda di votazione: compare solo il ‘Si’ (pag 17) “”Durante il periodo elettorale le perquisizioni personali e domiciliari furono all’ordine del giorno per prevenire possibili atti di sabotaggio e per trovare i manifestini comunisti. Forze armate erano di ronda specialmente nella notte dal 23 al 24 marzo, per le vie di tutti i paesi. Nella provincia di Gorizia, in molti paesi (…) i fascisti si servirono anche del tradizionale sistema elettoralistico di corruzione con lo spaccio gratuiti del vino nei locali adiacenti alle aule elettorali. I minatori di Idria dovettero recarsi sotto la scorta dei propri capi-squadra alle sezioni e ‘riportare la scheda bianca nell’ufficio-pagamento della miniera’. Esercenti di osterie e piccoli commercianti furono costretti di far propaganda per il “”sì””, pena il ritiro della licenze di esercizio. Ma fin quasi a mezzogiorno le aule elettorali andarono quasi completamente deserte. Gli uffici centrali di propaganda di Gorizia, Trieste, Pisino e Pola mandarono allora centinaia di automobili e camions montati da carabinieri e da militi, da avanguardisti e studenti fascisti, per rastrellare i «disertori». La popolazione slava fuggì terrorizzata per i boschi, per i campi e le vigne. Per le strade furono acchiappati tutti i maschi che fu possibile trovare, anche minorenni, caricati su camions e portati alle urne. Agitatori fascisti, incaricatisi della incetta di certificati elettorali, muniti di mandati arbitrari, non fecero che votare per tutti. E malgrado il terrore, malgrado il trucco e la frode, alle 7 di sera non aveva ancora votato il 40 per cento degli iscritti. Allontanati allora gli scrutatori slavi dai seggi, si operò il miracolo per cui l’indomani fu possibile annunziare che i votanti per il regime erano l’80-90 per cento. Gli stessi gregari fascisti rimasero molto perplessi”” (pag 54-55) [‘La cronaca del 24 marzo’, di Guido Saraceno, estratto da ‘Fascismo e lotta di classe’, ‘Edizioni italiane di coltura sociale’, Parigi]”,”ITAD-152″ “LEONETTI Alfonso TROTSKY Lev, a cura di Valeria CHECCONI e Ferruccio FABILLI”,”Carteggio 1930-1937. Alle origini del trotskismo italiano e internazionale.”,”‘Alla memoria di Alfonso Leonetti e Umberto Morra, cittadini onorari di Cortona…’ (in apertura) Alfonso Leonetti (Feroci…) Lev Trotsky (Onken, in anni ’30) Come è giunto a Cortona il ‘Fondo Alfonso Leonetti’ (pag 19) L’ultimo interrogativo di Leonetti: la talpa scava ancora? (pag 23) (introduzione) Ferruccio Fabilli, scrittore, giornalista e storico dell’agricoltura, dei movimenti politici e sindacali e del terrorismo. Sindaco di Cortona (1980-85), ebbe in dono, per la Biblioteca comunale, da Alfonso Leonetti il suo carteggio con Lev Trotsky, ce prende la luce nella sua interezza in questo libro. Valeria Checconi, maturità classica, laurea in Lettere classiche repsso l’Università degli Studi di Perugia, si occupa di studi storici, filosofici, politici e letterari.”,”TROD-375″ “LEONETTI Alfonso DEUTSCHER Isaac e Bruno RIZZI”,”Trockij e l’opposizione di sinistra in un carteggio fra Alfonso Leonetti e Issac Deutscher. Prima e seconda parte.”,”Ricostituzione del carteggio effettuata grazie alla collaborazione di Tamara Deutscher e della direzione dell’ International Instituut voor SOciale Geschiedenis di Amsterdam presso il quale è depositato l’archivio Deutscher (Attilio Chitarin). Raymond Molinier era probabilmente un agente staliniano”,”TROS-021-FGB” “LEONETTI Alfonso, a cura di Franco LIVORSI”,”Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975).”,”Contiene i saggi: ‘Superimperialismo o socialismo? A proposito della polemica Lenin-Kautsky’ (1949) (pag 198-210) e ‘Lenin e Rosa Luxemburg sul centralismo democratico’ (6 ottobre 1962) (pag 211-214) Il problema visto da Lenin. “”Malgrado la guerra, «Die Neue Zeit» non doveva sfuggire all’attenzione di Lenin il quale, alla prima occasione, fece conoscere il suo giudizio sull’articolo di Kautsky (aprile e maggio 1915, ‘Due scritti da approfondire’, ndr). Questa occasione venne offerta, nel dicembre 1915, da un libro di Bucharin sull’imperialismo (1), per il quale Lenin scrisse una prefazione. Creduta dapprima smarrita, la prefazione di Lenin è stata ritrovata dopo la morte fra i suoi manoscritti e pubblicata nella «Pravda» del 21 gennaio 1927. Giustamente essa appare in appendice all’edizione italiana del libro di Lenin: ‘L’imperialismo come più recente fase del capitalismo’. In fondo, questa prefazione può considerarsi come l’ultimo capitolo del libro di Lenin sull’imperialismo e come il primo capitolo di un nuovo libro (da scriversi) sul super-imperialismo. Che cosa diceva Lenin? (…) «Ragionando in modo teorico, ‘astratto’, si può giungere alla conclusione alla quale è pervenuto Kautsky – per una strada un po’ diversa, è vero, ma pure abbandonando il marxismo – cioè che non è lontano il giorno in cui tutti questi magnati del capitale si uniranno in un trust unico, mondiale, che sostituirà la rivalità e la lotta dei capitali finanziari isolati rispettivamente in ogni paese con il capitale finanziario unito internazionalmente. Una tale conclusione non è però meno astratta, semplicista, inesatta della conclusione analoga dei nostri ‘struvisti’ ed ‘economisti’ del 1890, i quali, dal carattere progressivo del capitalismo, dalla sua inevitabilità, dalla sua vittoria definitiva in Russia, traevano delle conclusioni talora apologetiche (adorazione del capitalismo, conciliazione con esso, sua glorificazione, invece di lotta contro di esso), talora ‘apolitiche’ (cioè negazione della politica e della sua importanza, negazione della probabilità di scosse politiche generali, ecc., errore particolare degli economisti), talora nettamente ‘favorevoli alla teoria ‘dello sciopero generale’ (lo sciopero generale come apoteosi degli scioperi parziali, teoria condotta fino a dimenticare o a ignorare volontariamente altre forme di lotta, sostenendo il passaggio diretto, ‘con uno sbalzo’, dal capitalismo alla vittoria su di esso, solo per mezzo dello sciopero). (…) Quanto a Kautsky, la sua rottura evidente col marxismo si è tradotta non nella negazione o nella teoria del ‘salto’, passando oltre i conflitti, le scosse e le trasformazioni politiche particolarmente numerose e varie nell’epoca imperialista, non nella apologia dell’imperialismo, bensì nella forma del ‘sogno di un capitalismo ‘pacifico”. Il capitalismo ‘pacifico’ è costituito dall’imperialismo non pacifico, bellicoso, catastrofico: Kautsky è obbligato ad ammetterlo, poiché egli l’ha già riconosciuto nel 1909 in un’opera speciale (2), nella quale per l’ultima volta egli giungeva, da marxista, a conclusioni non sofisticate. Ma se è impossibile di sognare semplicemente, senz’altro, un ritorno all’indietro che riconduca dall’imperialismo al capitalismo ‘pacifico’, non sarebbe possibile per ciò stesso, in fondo, di dare a questi sogni essenzialmente piccoli-borgesi la forma di semplici riflessioni su un «super-imperialismo» pacifico? Se si chiamasse «super-imperialismo» l’associazione internazionale degli imperialismi nazionali (più esattamente: gli imperialismi isolati di ogni Stato), ‘capace’ di evitare i conflitti particolarmente sgradevoli, inquietanti e allarmanti per il piccolo-borghese, del genere delle guerre, delle scosse politiche, ecc., perché allora non ci si potrebbe liberare dall’imperialismo all’epoca attuale – nella quale noi siamo presi, che noi viviamo già, che è essenzialmente piena di conflitti e di catastrofi – con dei sogni innocenti di un «super-imperialismo» relativamente pacifico relativamente senza conflitti, senza catastrofi? Non si potrebbe sfuggire ai compiti ‘urgenti’ che pone e che ha già posto davanti all’Europa quest’epoca dell’imperialismo, sognando che quest’epoca passerà presto e che si può ancora concepire dopo di essa, un’epoca di «super-imperialismo», relativamente pacifica, non richiedente una tattica così ‘rude’? Kautsky dice precisamente che «tale nuova fase (super-imperialista) del capitalismo è, in ogni caso, teoricamente concepibile». Quanto a sapere «se essa è realizzabile, ci mancano ancora, dice, i dati preliminari sufficienti». Ora, non c’è la minima traccia di marxismo in questo desiderio di schivare l’imperialismo, come fa Kautsky, sulla possibilità di un super-imperialismo. In tutto questo ragionamento, il marxismo non è ammesso che per «la nuova fase del capitalismo» in cui lo stesso inventore non garantisce la possibilità di realizzazione, ma per la fase, attuale, che noi viviamo, in primo luogo del marxismo, ci si serva del desiderio piccolo-borghese e profondamente reazionario di appianare le contraddizioni. (…) Si può tuttavia contestare che una nuova fase del capitalismo susseguente all’imperialismo sia, astrattamente, concepibile? No. in astratto, una tale fase si può concepire. Ma, in pratica, ciò significa diventare opportunisti; negare i compiti ardui del presente per fantasticare su problemi meno gravi che potrebbero porsi in avvenire. In teoria ciò significa non fondarsi sullo sviluppo che si compie nella realtà, ma distornarsene deliberatamente in nome di queste fantasticherie. Non vi è dubbio che lo sviluppo va ‘nella direzione’ di un trust unico, mondiale, che abbracci tutte le imprese e tutti gli Stati senza eccezione. Ma questo sviluppo si opera in circostanze, con un ritmo, fra contraddizioni, conflitti e scosse – non soltanto economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – tali che inevitabilmente prima di arrivare al trust unico, mondiale, all’associazione mondiale ‘super-imperialista’ dei capitali finanziari nazionali, l’imperialismo dovrà crollare e il capitalismo trasformarsi nel suo contrario». Considerando retrospettivamente questa polemica, si è colpiti una volta di più dalla chiaroveggenza rivoluzionaria di Lenin. Appena due anni dopo dalla prefazione scritta nel dicembre 1915 per il libro di Bucharin, Lenin entrava in Russia per iniziare quella «trasformazione del capitalismo nel suo contrario» che aveva predetto e che trovava nella Rivoluzione d’Ottobre vittoriosa la prima grande realizzazione”” (pag 201-205) [Alfonso Leonetti, a cura di Franco Livorsi, ‘Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975)’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Bucharin, ‘Economia mondiale e imperialismo’; (2) (2) Kautsky, ‘Verso il potere’ (cfr. ora K. Kautsky, ‘La via al potere’, Laterza, Bari, 1974]”,”MITC-003-FMB” “LEONHARD Wolfgang”,”Völker hört die Signale. Die Anfänge des Weltkommunismus, 1919-1924.”,”Controllare la posizione in Salva”,”INTT-009-FL” “LEONI Francesco”,”Storia dei partiti politici italiani.”,”LEONI Francesco insegna storia dei partiti e movimenti politici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università G. D’ Annunzio. Ha scritto varie opere tradotte anche all’ estero (v. retrocopertina).”,”ITAA-056″ “LEONI Francesco”,”Il dissenso nel fascismo dal 1924 al 1939.”,”LEONI Francesco insegna storia contemporanea nell’ Università di Cassinoed è Direttore della Scuola di perfezionamento in studi storico-politici di Caserta. Ha pubblicato una ‘Storia dei partiti politici italiani’ e una ‘Storia della controrivoluzione in Italia’. “”Con la morte di Orco Bisorco, il segretario di “”strapaese””, finì il secondo periodo della rivista ed il 15 dicembre 1930 Maccari avvertì i lettori che la redazione si trasferiva a Torino. Malgrado la riduzione del raggio di influenza de Il Selvaggio, è innegabile che i temi sostenuti sulle sue pagine filtrarono almeno in parte nelle nuove generazioni, dando luogo a fenomeni intellettualmente analoghi. Basti pensare a quanto scriveva Eugenio Curiel sul Il Bo del 1° agosto 1937, allorché prendendo spunto dalla necessità di far largo ai giovani, compiva un esame delle ipotesi avanzate dai “”fascisti della normalizzazione”” riguardo all’ educazione delle nuove generazioni: “”Camillo Pellizzi… si sente attratto verso i medoti dei colleges inglesi e vorrebbe associare alle scuole, dalle elementari all’ università, un complesso di esercitazioni. In esse il giovane dovrebbe educarsi ‘alla deliberazione responsabile, alla valutazione equa delle diverse opinioni, alla disciplina del dibattito’. (…) Si finirebbe così per cadere nuovamente in quella dittatura di funzionari, che Pellizzi ritiene essere ‘fenomeno di cui la storia ha vari esempi: e sono tutti esempi a ben guardare di decadenza’.”” (pag 65)”,”ITAF-177″ “LEONI Bruno”,”Collettivismo e libertà economica. Editoriali “”militanti”” (1949-1967).”,”Bruno LEONI (1913-1967) è stato il maggiore filosofo del diritto liberale del ventesimo secolo. Presidente della Mont Pèlerin Society e fondatore della rivista Il Politico,ì stato preside della facoltà di Scienza politica dell’Università di Pavia. “”A questa sorte comune dei capitani d’industria non si è sottratto Giovanni Agnelli. Meno fortunato dei suoi grandi colleghi americani, egli non ha avuto famosi biografi, né ha ritenuto, per quanto ne sappiamo, di dover narrare personalmente, come Henry Ford “”senior””, la storia della propria vita. Per tutti quelli che non l’hanno conosciuto, o che (come chi scrive) lo hanno avvicinato nell’ultimo periodo della sua esistenza, quando ormai era perita gran parte di lui, ed egli stesso si aggirava come un muto fantasma nelle sale della sua residenza torinese – Giovanni Agnelli rimane, in fondo, un mistero. Nemmeno il recente e interessante libro (edito in occasione del cinquantenario della fondazione della più grande industria che egli creò) contribuisce molto a svelarci l’uomo Agnelli e – quel che a noi più interessa – l’imprenditore Agnelli. Egli rimane, spesso, per così dire, dietro le quinte della narrazione: i suoi motori si costruiscono, le sue macchine vincono corse spettacolari, i suoi stabilimenti sorgono e si ingigantiscono, decine di migliaia di operai accorrono a lavorarvi, la produzione raggiunge cifre, per i tempi, sbalorditive, i suoi tecnici, corridori, amministratori, si alternano ai posti di comando, e non pochi vi sacrificano la salute o la vita. L’enorme creazione campeggia nel quadro, ma quasi nasconde la figura del creatore. Così, molto di ciò che ci viene raccontato di lui nel libro lascia – a dir vero – insoddisfatti, o indifferenti. E’ abbastanza chiaro, ad esempio, che Giovanni Agnelli non fu tecnico, e quanto ci si narra delle sue speranze giovanili di realizzare il “”moto perpetuo”” non depone a favore della profondità della sua cultura scientifica””. (pag 64-65)”,”ITAP-164″ “LEONI Diego ZADRA Camillo a cura; saggi di Eric LEED Antonio GIBELLI Bruna BIANCHI Gianluigi FAIT Diego LEONI Fabriozio RASERA Camillo ZADRA Irene GUERRINI Marco PLUVIANO Emilio FRANZINA Giuliano LENCI Vito LABITA Helene MAIMANN Giovanna PROCACCI Claudia SALARIS Michele DE-GIORGIO Paul FUSSELL Ferruccio MASINI Mario ISNENGHI Eleonora CHITI LUCCHESI Quinto ANTONELLI Christoph HARTUNGEN Leopold STEUER Gianni OLIVA Gianni ISOLA Patrizia DOGLIANI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Nuto REVELLI Giorgio ROCHAT Renato MONTELEONE Pino SARASINI Vincenzo CALI’ Marco DE-MICHELIS Andrea FAVA Enzo COLLOTTI Angelo SCHWARZ Paola DI-CORI Gian Piero BRUNETTA Bob SUMMERS Pierre SORLIN”,”La grande guerra. Esperienza, memoria, immagini.”,”Tra i molti saggi che formano il grosso volume si possono segnalare quelli di Giuliano Lenci ‘Caduti dimenticati. I morti per malattie’ (pag 231-236); Gianni Isola ‘Immagini della guerra del combattentismo socialista’ (pag 519-544); Simonetta Ortaggi Cammarosano ‘Testimonianze proletarie e socialiste sulla guerra’ (pag 577-604) “”La sperimentazione clinica ebbe larghe possibilità di osservazione, soprattutto nella traumatologia e nelle malattie infettive, con notevoli contributi nella letteratura medica, anche per i riflessi che lo stato di guerra produceva nella popolazione civile. (…) L’esperienza dei medici militari [italiani] contemplava, all’inizio, una guerra di movimento e non di posizione: conseguì uno sforzo di adattamento tecnico, con l’impiego, nel 1918, di circa 17.000 medici nei confronti degli 800 che rappresentavano i quadri del 1914. Le ferite da arma bianca costituirono in realtà un evento statisticamente modesto (0.5%) nei confronti dei traumi da arma da fuoco, soprattutto da grosso proiettile. (…) Una completa analisi della patologia umana nel periodo di guerra darebbe modo di affrontare particolari capitoli (congelamenti, autolesionismo, aggressivi chimici), ma le malattie infettive hanno certamente un posto preminente, soprattutto per il coinvolgimento della popolazione civile.E’ del resto antica osservazione, sin da Tucidide, che la mortalità durante e dopo le guerre si innalza più per l’incremento delle malattie infettive che per i traumi bellici (1). Chi non è vissuto in epoca pre-antibiotica non può forse comprendere il peso, nella vita quotidiana e nel destino dell’uomo, delle malattie generate da germi, una volta non dominabili, come oggi, dalla diretta azione di farmaci antibatterici. (…) In diretto rapporto con i traumi, la “”gangrena”” gassosa costituì la complicanza più minacciosa, per gli immediati pericoli mortali e per le prospettive di gravi invalidità permanenti, conseguenti alle necessarie amputazioni degli arti. La guerra di trincea si accompagnò costantemente alla dissenteria batterica e favorì lo sviluppo di altre malattie diffusive: il tifo addominale, la scabbia, la tigna, la meningite celebro-spinale epidemica. Lo spostamento di masse di uomini da un fronte all’altro e dai campi di prigionia generò episodi epidemici, come quello del vaiolo nel 1917 in Italia (…)’ [Giuliano Lenic, ‘Caduti dimenticati. I morti per malattie’] (pag 211-213) [(1) Le guerre del periodo napoleonico rappresentano l’ultimo evento bellico di grandi proporzioni, che culminò nel 1817 con la terribile morìa in Italia di tifo petecchiale (questo tifo era appunto chiamato anche ‘tifo bellico’), conseguente al discioglimento degli eserciti italico e napoletano, che aveva operato nell’Europa centrale e in Russia]”,”QMIP-238″ “LEONI Francesco”,”Storia dei Partiti politici italiani.”,”Francesco Leoni storico, scrittore docente universitario, incaricato dell’insegnamento di Storia dei partiti e dei movimenti politici nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Abruzzese degli Studi. Collabora a numerose riviste italiane e straniere; tra le altre: Stato Sociale (Roma), Revista de Estudios Politicos (Madrid), Revista de Direito e Ciencia (Bruxelles). Autore di diversi volumi, tradotti in più lingue; Storia dei partiti politici italiani, L’attività diplomatica del Governo borbonico in esilio, Origini del nazionalismo italiano, Il movimento conservatore negli Stati Uniti, L’Osservatore Romano: origini ed evoluzione.”,”ITAA-005-FV” “LEONI Diego”,”La guerra verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna, 1915-1918.”,”Dono di C. Sanguineti Diego Leoni è insegnante e storico del Novecento. Vive e lavora a Rovereto dove coordina le attività di ricerca ed editoriali del Laboratorio di storia. L’esercito operaio L”esercito operaio’ italiano cominciò a formarsi più tardi, ma già nei primi mesi della guerra, quando fu chiaro che essa, combattuta su una fronte molto estesa, non sarebbe stata di movimento e avrebbe imposto lavori complessi e vasti per permettere alle truppe di stanziarsi in montagna. Tanto complessi e vasti da rendere inverosimile che potessero essere gestiti dal solo Genio militare, il quale, perciò, ne avrebbe affidato gli appalti e i subappalti a impresi edili private”” (pag 327)”,”QMIP-284″ “LEONTIEF W.”,”Analisis economico input-output. Estudio introductorio en torno a las tablas input-output de la economía española por Angel Alcaide Inchausti. (Tit. orig.: Input-Output Economics)”,”””Quello che qui cerchiamo di ottenere è di determinare la base strutturale del commercio che gli Stati Uniti sostengono con il resto del mondo. Nel corso della nostra investigazione abbiamo scoperto che, al contrario di quello che comunemente si crede, l’ intercambio che si produce nell’ economia statunitense tra beni di produzione nazionale e importazioni di carattere competitivo serve per compensare il bilancio negativo relativo di capitale come il suo corrispondente positivo di lavoro””. (pag 161)”,”USAE-042″ “LEONTIEF Wassily”,”Saggi di economia.”,”Contiene: Il significato dell’economia marxiana per la teoria economica contemporanea (capitolo 6) Marx Engels questione ciclo “”A differenza della moderna teoria dei prezzi, l’analisi contemporanea dei cicli è chiaramente debitrice agli economisti marxisti. Senza sollevare la questione della priorità, non sarebbe una esagerazione dire che i tre volumi del ‘Capitale’ aiutarono molto più di qualsiasi altro singolo lavoro a portare l’intero problema alla ribalta della discussione economica. E’ piuttosto difficile dire quanto Marx abbia effettivamente contribuito alla soluzione del problema. Dopo anni di accesa discussione non ve n’è ancora nessuna. Credo che questa affermazione non provocherà nessuna aperta smentita, sebbene non ricordi di aver letto o udito un teorico del ciclo economico ammettere che non era in grado di risolvere questo o quel problema; il massimo che è disposto ad ammettere è che un problema particolare è insolubile, ciò che comporta che non solo lui ma neanche nessun altro sarà in grado di risolverlo. Le due varianti principali della spiegazione marxiana dei cicli economici, o piuttosto delle «crisi economiche», sono ben note: una è la teoria del sottoinvestimento basata sulla famosa legge della caduta del saggio di profitto, l’altra è la teoria del sottoconsumo. Entrambe potrebbero contenere un po’ di verità. Quale teoria del ciclo economico non ne ha? Scorrendo le pagine degli scritti di Marx è facile trovare numerosi consigli e suggerimenti che possono essere interpretati come precorritori di tutte le diverse costruzioni teoriche moderne. C’è un curioso esempio di questo genere – un brano tratto da una lettera a Friedrich Engels, datata 31 maggio 1875: “”Ho comunicato a Moor una storia (Geschichte) con la quale mi sono dibattuto privatamente per lungo tempo. Egli pensa, tuttavia, che il problema è insolubile o almeno insolubile al tempo presente perché implica molti fattori che devono essere ancora determinati. Il problema è il seguente: conosci le tabelle che rappresentano i prezzi, i tassi di sconto, ecc…, in forma di zig zag oscillanti su e giù. Ho cercato ripetutamente di calcolare questi ‘ups and downs’ [l’espressione inglese è usata da Marx] – ai fini dell’analisi dei cicli economici – come curve irregolari e così di elaborare matematicamente le principali leggi delle crisi economiche. Credo ancora che il lavoro possa essere compiuto, sulla base di un materiale statistico criticamente vagliato». Sembra dunque che verso la fine della sua vita Marx abbia effettivamente anticipato il metodo statistico e matematico di affrontare l’analisi dei cicli economici. Un metodo che, incidentalmente, di recente un autorevole trattato sovietico sulla statistica matematica ha dichiarato non essere altro che un’insidiosa invenzione del servizio dello stato maggiore francese. L’importanza dell’economia marxiana per la moderna teoria di cicli economici, tuttavia, sta non in tali incerti tentativi volti alla soluzione ultima del problema, ma piuttosto nel lavoro preparatorio contenuto principalmente nel secondo e parzialmente nel terzo volume del ‘Capitale’. Ho in mente i famosi schemi di Marx della riproduzione del capitale”” [Wassily Leontief, “”Saggi di economia””, Milano, 1968] (pag 87-88)”,”ECOT-327″ “LEONTIEF Wassily”,”Teorie, modelli e politiche in economia.”,”W. Leontief, premio Nobel per l’economia 1973, ha diretto l’Istituto di analisi economica a New York, è stato consulento dell’ONU e di imprese multinazionali americane.”,”ECOT-328″ “LEONTIEF Wassily”,”Essais d’économiques.”,”Wassily Leontief, premio Nobel”,”ECOT-356″ “LEONTIEF Wassily, con la collaborazione di Anne P. CARTER Peter PETRI”,”Il futuro dell’economia mondiale.”,”Wassily Leontief, premio Nobel Wassily Leontief, è nato a San Pietroburgo nel 1906. Lauratosi in scienze socialçi e successivamente in economia , si trasferì negli Stati Uniti nel 1931, dove divenne membro della Harvard University. Qui nel 1939 promosse l’Economic Research Project, di cui è stato da allora il direttore. Qui ha introdotto in campo economico la tecnica di analisi imput-output, già anticipata con la tesi di dottorato, ‘L’economia come flusso circolare’, e poi applicata nell’opera ‘Studies in the structure of the american economy’ del 1941. Docente di economia ad Harvard dal 1946 al 1974, consulente economico del governo americano, nel 1970 è stato presidente della American Economic Association. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia “”per lo sviluppo del metodo input-output e per le sue applicazioni a importanti problemi economici””. E’ attualmente (1977) professore di economia presso la New York University.”,”ECOT-370″ “LEONTIEF Wassily, a cura di Giorgio LUNGHINI”,”Saggi di economia.”,”Leontief Wassily è nato a Leningrado nel 1906, russo naturalizzato americano, Premio Nobel 1973, dal 1931 negli USA, Professore di Economia alla Harvard University (1931-1975), quindi alla New York University dal 1975.”,”ECOT-270-FL” “LEONTIEV L. CHEPILOV D. LAPTEV I. OSROVITIANOV K. KUZMINOV I. GATOVSKI L. IUDIN P. PACHKOV A. PERESLEGUINE V. STAROVSKI V.”,”Manuel d’ economie politique.”,”””L’ economia politica, scriveva Lenin, non si occupa affatto della ‘produzione’, ma bensì dei rapporti sociali degli individui nella produzione, della struttura sociale della produzione”” (Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’) (pag 12) “”L’ analisi delle forme economiche, segnalava Marx, non può servirsi del microscopio e dei reagenti forniti dalla chimica; l’ astrazione è la sola forza che possa servire da strumento”” (Marx, Il capitale, libro I tomo I) (pag 14)”,”TEOC-226″ “LEÓNTIEV L.”,”Compendio de economía política.”,”Libretto usato acquistato da GB a Manizales, nel 1992 durante viaggio in Colombia (Libreria Anticuaria Manizales)”,”TEOC-712″ “LEOPARDI Giacomo HACK Margherita”,”Storia dell’ astronomia. Dalle origini al duemila e oltre.”,”””Felici le creature cui piacque per prime ricercare / queste cose e ascendere alle dimore supreme / E’ da credere che esse si siano elevate anche / al di sopra e dei luoghi terrestri e dei vizi. / Venere e vino non corruppero (quei) petti, sublimi / né la carica del Foro né la fatica dell’ arme: / né la vana invidia, o la gloria conquistata con la frode / stimolò gli appetiti delle grandi ricchezze. / Essi avvicinarono ai nostri occhi più lontani astri, / e col loro ingegno dominarono gli spazi. Ovidio (Ovidius Fastor, lib. I, 297-306) “”Può ancora supporsi che Omero fosse male informato, o che il testo sia stato corrotto. In generale i Greci furono poco al giorno sulla materia delle maree. Può vedersi in Quinto Curzio, quanto i soldati di Alessandro arrivati alle Indie rimasero meravigliati al vedere i vascelli rimasti a secco. Cornelio Tacito, Strabone, Plutarco, G. Giulio Cesare, L. Anneo Seneca, e Pomponio Mela parlano dell’ esto marino. Plinio assegnò per causa del flusso e riflusso del mare l’ azione del sole e della luna; Eraclito ne assegnò per causa il sole; Pitea, Posidonio presso Strabone; Manlio e Silio Italico attribuirono alla luna la causa dell’ esto marino, e Keplero riconobbe l’ attrazione come causa di questo fenomeno. Ma Galilei pensò che esso potesse derivare dal moto della terra. Fuvvi chi credè che l’ esto marino dovesse attribuirsi ai fiumi che nel mare precipitano le loro acque; (…)”” (pag 254)”,”SCIx-176″ “LEOPARDI Giacomo”,”Il libro delle prose di Giacomo Leopardi. Scelta, orientamento e note di Oreste Antognoni. Con un saggio di scritti inediti e frequenti richiami ai primi abbozzi dell autore.”,”Il mondo ama i forti (pag 115) “”Così Napoleone fu amatissimo dalla Francia, ed oggetto, per dir così, di culto ai soldati, che egli chiamò carne da cannone, e trattò come tali””. Per non apparire ignoranti (pag 117) “”Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli””. Giovani vecchi e vecchi giovani (pag 120) “”Grande studio degli uomini finché sono immaturi, è di parere uomini fatti, e poiché sono tali, di parere immaturi. Oliviero Goldsmith, l’ autore del romanzo The Vicar of Wakefield, giunto all’ età di quarant’anni, tolse dal suo indirizzo il titolo di dottore, divenutagli odiosa in quel tempo tale dimostrazione di gravità, che gli era stata cara nei primi anni””. Giovani che si fingono malinconici (pag 121) “”I giovani assai comunemente credono rendersi amabili, fingendosi malinconici. E forse, quando è finta, la malinconia per breve spazio può piacere, massime alle donne. Ma vera, è fuggita da tutto il genere umano; e al lungo andare non piace e non è fortunata nel commercio degli uomini se non l’ allegria: perché finalmente, contro a quello che si pensano i giovani, il mondo, e non ha il torto, ama non di piangere, ma di ridere””.”,”VARx-120″ “LEOPARDI Giacomo, a cura di Francesco BIONDOLILLO”,”Pensieri anarchici estratti e scelti dallo “”Zibaldone””.”,”””Se guarderemo più sottilmente, troveremo che i progressi dello spirito umano; e di ciascuno individuo in particolare, consistono la più parte nell’ avvedersi de’ suoi errori passati. E le grandi scoperte per lo più non sono altro che scoperte di grandi errori (…)””. (pag 18)”,”VARx-102″ “LEOPARDI Giacomo”,”Operette morali e altre prose.”,”Il testo di queste prose è esemplato sulla edizione lemonneriana curata da Antonio Ranieri (Firenze 1845) con qualche modificazione suggerita dalle successive edizioni critiche. “”Vedi dunque a quale incertezza è sottoposta la verità e la rettitudine dei giudizi, anche delle persone idonee, circa gli scritti e gl’ ingegni altrui, tolta pure di mezzo qualunque malignità o favore. La quale incertezza è tale, che l’ uomo discorda grandemente da se medesimo nell’ estimazione di opere di valore uguale, ed anche di un’ opera stessa, in diverse età della vita, in diversi casi, e fino in diverse ore del giorno””. (pag 115, Il Parini, ovvero della gloria) “”E sempre il presente, per fortunato che sia, è tristo e inamabile: solo il futuro può piacere””. (pag 244, Dialogo di Plotino e di Porfirio) “”Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, nè in fatti tollerata meno, che l’ intolleranza””. (pag 270, Dai pensieri) “”(…) il mondo, e non ha torto, ama non di piangere ma di ridere””. (pag 270, idem) (sulla malinconia dei giovani, e l’ allegria cercata dal genere umano)”,”VARx-177″ “LEOPARDI Giacomo, a cura di Sergio SOLMI”,”Giacomo Leopardi: Opere. Tomo I.”,”Storia del genere umano (pag 227)”,”TEOP-309″ “LEOPARDI Giacomo”,”Canti.”,”””Altri, quasi a fuggir volto la trista Umana sorte, in cangiar terre e climi L’ètà spendendo, e mari e poggi errando, Tutto l’ orbe trascorre, ogni confine Degli spazi che all’uom negl’infiniti Campi del tutto la natura aperse, Peregrinando aggiunge.”” (pag 115, Al conte Carlo Pepoli) (1) aggiunge, raggiunge, tocca”,”VARx-250″ “LEOPARDI Giacomo”,”Canti.”,”Giacomo Leopardi nato a Recanati 1798 morto a Napoli nrl1837″,”VARx-016-FV” “LEOPARDI Giacomo, scelta a cura di Anna Maria MORONI”,”Zibaldone di pensieri. Volume primo.”,”‘L’egoismo comune cagiona e necessita l’egoismo di ciascuno. Perchè quando nessuno fa per te, tu non puoi vivere se non t’adopri tutto per te solo. E quando gli altri ti tolgono quanto possono, e per li loro vantaggi non badano al danno tuo, se vuoi vivere, conviene che tu combatta per te, e contrasti agli altri tutto quello che puoi. Perchè di qualunque cosa tu voglia cedere, non devi aspettare nè gratitudine nè compenso, essendo abolito il commercio de’ sacrifizi e liberalità e benefizi scambievoli: anzi se tu cedi un passo gli altri ti cacciano indietro venti passi, adoperandosi ciascuno per se con tutte le sue forze; onde bisogna che ciascuno contrasti agli altri quanto può e combatta per se fino all’ultimo, e con tutto il potere: essendo necessario che la reazione sia proporzionata all’azione, se ne deve seguire l’effetto, cioè se vuoi vivere. E l’azione essendo eccessiva, dev’esserlo anche la reazione. E quanto l’una è maggiore, tanto l’altra dee crescere necessariamente’ (pag 286) (Leopardi, Zibaldone, vol. 1, Mondadori, Milano, 1972)”,”VARx-023-FGB” “LEOPARDI Giacomo, a cura di Mario Andrea RIGONI”,”Tutto è nulla. Antologia dello ‘Zibaldone di Pensieri’.”,”Mario Andrea Rigoni è ordinario di Letteratura italiana all’Università di Padova e collabora con il Corriere della Sera (1997). Ha pubblicato pure ‘Il pensiero di Leopardi’ (1997). “”La barbarie non consiste principalmente nel difetto della ragione ma della natura”” (7 giugno 1820) (pag 34)”,”VARx-059-FGB” “LEOPOLD Richard William”,”Robert Dale Owen. A Biography.”,”LEOPOLD Richard William, instructor in History, Harvard University. Libro dedicato a Arthur Meier Schlesinger. Robert Dale Owen, figlio di Robert OWEN. Robert Dale Owen (November 7, 1801- June 24, 1877) was a longtime exponent in his adopted United States of the socialist doctrines of his father, Robert Owen, as well as a politician in the Democratic Party. Born in Glasgow, Scotland, Owen emigrated to the United States in 1825, and helped his father create the Utopian community of New Harmony, Indiana. After the community failed, Owen returned briefly to Europe, then moved to New York City and became the editor of the Free Enquirer, which he ran from 1828 to 1832. Owen’s Moral Physiology, published in 1830 or 1831, was the first book to advocate birth control in the United States (specifically, coitus interruptus). Along with Fanny Wright, he was an intellectual leader of the Working Men’s Party. In contrast to many other Democrats of the era, Owen and Wright were opposed to slavery, though their artisan radicalism distanced them from the leading abolitionists of the time. (Lott, 129) He returned 1833 to New Harmony, Indiana, and served in the Indiana House of Representatives twice (1835–1838; 1851–1853). After two unsuccessful campaigns, he was elected to the United States House of Representatives in 1842, and served from 1843 to 1847. While in Washington, he drafted the bill for the founding of the Smithsonian Institution. Owen was elected a member of the Indiana Constitutional Convention in 1850, and was instrumental in securing to widows and married women control of their property, and the adoption of a common free school system. He later succeeded in passing a state law giving greater freedom in divorce. In 1853, Franklin Pierce appointed Owen as United States minister at Naples. After leaving that post in 1858, Owen retired from political life, but remained an active intellectual. He wrote to President Lincoln on September 7, 1862, urging him to end slavery on moral grounds. A few days later the Emancipation Proclamation was read to the Cabinet. In March 1865, he submitted a radical initial draft of the Fourteenth Amendment that was eventually modified into the final draft. He was a strong believer in Spiritualism (despite admitting having been duped into believing in a spirit named “”Katie King””) and was the author of two well-known books on the subject: Footfalls on the Boundary of Another World (1859) and The Debatable Land Between this World and the Next (1872). Owen died at his summer home in Lake George, New York, and was buried in New Harmony, Indiana. The town of Dale, Indiana was named after him. Opere Moral Physiology; or, A Brief and Plain Treatise on the Population Question (1830/1) LABOR: ITS HISTORY AND ITS PROSPECTS (1848) The Policy of Emancipation (1863) The Wrong of Slavery (1864) Beyond the Breakers (1870) Threading My Way (1874) [edit]References Robert Dale Owen at the Biographical Directory of the United States Congress Robert Dale Owen (1801-1877) social reformer Schlesinger, Arthur M., Jr. The Age of Jackson. Boston : Little, Brown, 1953 [1945]. Lott, Eric. Love and Theft: Blackface Minstrelsy and the American Working Class, Oxford University Press, 1993, ISBN 0-19-509641-X. Threading my Way, Twenty-seven Years of Autobiography, by Robert Dale Owen (London, 1874). Democracy Reborn by Garrett Epps (Henry Holt, 2006). Owen’s letter to President Lincoln. Greenberg, Joshua R. Advocating The Man: Masculinity, Organized Labor, and the Household in New York, 1800-1840 (New York: Columbia University Press, 2008), 154-189. Wikip: Spiritualism is a monotheistic belief system or religion, postulating a belief in God, but the distinguishing feature is belief that spirits of the dead can be contacted, either by individuals or by gifted or trained “”mediums””, who can provide information about the afterlife.[1] Spiritualism developed in the United States and reached its peak growth in membership from the 1840s to the 1920s, especially in English-language countries,[2][3] By 1897, it was said to have more than eight million followers in the United States and Europe,[4] mostly drawn from the middle and upper classes, while the corresponding movement in continental Europe and Latin America is known as Spiritism. The religion flourished for a half century without canonical texts or formal organization, attaining cohesion by periodicals, tours by trance lecturers, camp meetings, and the missionary activities of accomplished mediums. Many prominent Spiritualists were women. Most followers supported causes such as the abolition of slavery and women’s suffrage.[2] By the late 1880s, credibility of the informal movement weakened, due to accusations of fraud among mediums, and formal Spiritualist organizations began to appear.[2] Spiritualism is currently practiced primarily through various denominational Spiritualist Churches in the United States and United Kingdom.”,”SOCU-164″ “LEPAGE Auguste”,”Histoire de la Commune.”,”””Du reste, la Commune sentait le terrain manquer sous ses pas. Si quelques naïfs avaient un instant cru à ses prétendues victoires, ils étaient revenus de leurs illusions. Le délégué à la guerre ménageait sa prose et le papier. Désormais les troupes de Versailles, maïtresses du pont ed ‘une partie du village d’Asnières, battaient avec leru artillerie de Bécon els positions que les fédérés occupaient à Sablonville et à Levallois-Perret. Les fameuses locomotives blindées sur lesquelles la Commune avait fondé tant d’espérance étaient devenues à peu près inutiles. Il n’y avait plus un seul garde national sur la rive de la Seine du côté d’Asnières, ce qui n’empêcha pas Dombrowski de dater de cette localité tous se télégrammes. Mais ces grossiers mensonges ne trompaient personne, sauf les imbéciles qui allaient se faire tuer pour la défense d’un principe qu’ils ne comprenaient pas, mais qu’on leur assurait être une panacée universelle. Du côté de Neuilly l’armée et les fédérés élevaient des barricades, se retranchaient dans les maisons, au sud on ne restait pas inactif. Les Versaillais opéraient avec lenteur, s’établissant solidement dans les positions qu’ils avainet une fois prises; le gardes nationaux, au contraire, se contenaient de faire beaucoup de bruit””. (pag 174-175) LEPAGE filoversagliese, oppositore della Comune.”,”MFRC-129″ “LEPENIES Wolf”,”La fine della storia naturale. La trasformazione di forme di cultura nelle scienze del XVIII e XIX secolo.”,”Wolf LEPENIES è studioso di rilievo internazionale e insegna all’Istituto di sociologia dell’Univ di Berlino. Tra le suo opere ‘Melanconia e società’ (Napoli, 1985) e ‘Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza’ (MULINO, 1987). Il libro studia il trapasso dalla fase descrittiva alla fase interpretativa delle scienze naturali (XVIII-XIX secolo).”,”SCIx-056″ “LEPENIES Wolf NOLTE Helmut”,”Critica dell’ antropologia. Marx e Freud, Gehlen e Habermas sull’ aggressività.”,”””Oggi si tende a negare che esista una divergenza tra i manoscritti parigini e il resto dell’ opera di Marx e “”l’ antropologia del giovane Marx”” viene presentata come una chiave per “”intenderne le teorie economiche””, a quanto pare, però, più per coprirsi le spalle che non per una convinzione ragionata.”” (pag 11) LEPENIES (1941) isnegna all’ Institut fur Soziologie der Freien Universitat Berlin. NOLTE (1941) è assistente nello stesso istituto.”,”TEOC-174″ “LEPENIES Wolf”,”Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza.”,”LEPENIES Wolf, sociologo conosciuto a livello internazionale, è autore di studi nell’ ambito della storia delle idee. Insegna nella Freie Universitat di Berlino.”,”TEOS-068″ “LEPINE Josette”,”Babeuf.”,”””E’ sul lato materiale, concreto, che insiste Babeuf. Ma quali sono state le causa che hanno provocato queste cattive condizioni? “”Si riconosce troppo chiaramente che quello che manca al grande numero esiste nel troppo, nel superfluo del piccolo numero. Questo piccolo numero forma dunque nello stato una casta di accaparatori, di usurpatori…””. (pag 173) Fouché venne incaricato di trattare (dando qualcosa in cambio, denaro, onori, finanziamenti governativi al suo giornale ecc., con Babeuf per renderlo più malleabile. Ma Babeuf rifiuta. (pag 175)”,”FRAR-318″ “LÉPINE Matthieu”,”L’hécatombe invisible. Enquête sur les morts au travail.”,”Matthieu Lépine insegna storia e geografia in Seine Saint-Denis. Questo è il suo primo libro. Lavoro femminile: Inquietante aumento degli incidenti tra le donne. (pag 115-120)”,”CONx-287″ “LE-POIDEVIN Robin”,”The Image of Time. An Essay on Temporal Representation.”,”””But pardon, gentles all, The flat unraised spirits that hath dar’d On this unworthy scaffold to bring forth So great an object (William Shakespeare, Henry V) (in apertura) ‘It is also worth investigating how time is related to the soul’ (Aristotele, Fisica)”,”FILx-322-FRR” “LEPORATTI Mario; VALIANI Leo”,”Storia della resistenza italiana di Roberto Battaglia (Leporatti); Storia del Cartismo di Luigi De Rosa (Valiani).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”STOx-019-FGB” “LEPORE Dante”,”Natura Lavoro Società. Alle origini del pensiero razionale.”,”Dante Lepore è marxista militante, promotore di organizzazioni operaie, redattore di pubblicazioni internazionaliste. Ha lavorato e studiato filosofia a Torino. Ha insegnato lettere, filosofia e storia in licei a Torino e a Roma. Questo saggio nasce dalla militanza politica e culturale in difesa della razionalià scientifica del materialismo dialettico.”,”FILx-112-FL” “LEPRE Aurelio”,”Mussolini l’italiano. Il Duce nel mito e nella realtà.”,”LEPRE insegna storia contemporanea all’Univ di Napoli. Ha scritto saggi storici in particolare sul Mezzogiorno. Tra le sue opere ricordo: -Storia del mezzogiorno d’Italia. 1986 -Le illusioni, la paura, la rabbia. Il fronte interno italiano , 1940-43. 1989 -L’occhio del Duce. Gli italiani e la censura di guerra, 1940-43. 1992 -Storia della Prima Repubblica. 1993 -El duce lo ga dito. 1993 -Italia addio? Unità e disunità dal 1860 ad oggi. 1994″,”ITAF-014″ “LEPRE Aurelio”,”Mussolini.”,”Aurelio LEPRE è Prof ordinario di Storia contemporanea presso l’Univ Federico II di Napoli. Storico d’ispirazione marxista, si è occupato a lungo di storia del Mezzogiorno, dedicando una particolare attenzione all’analisi delle strutture economiche e sociali. Ha scritto ‘Storia del Mezzogiorno nell’età moderna e contemporanea’ (LIGUORI, 1986). Ha studiato poi la società italiana nel XX secolo in particolare interessandosi alla storia delle mentalità e della sensibilità. Ha scritto inoltre: ‘Storia della prima repubblica’ (1993), ‘Via Rasella’ (1997), ‘L’occhio del duce’ (1992), ‘Italia, addio?’ (1993) e ‘Mussolini l’italiano’ (1995). (Case editrici Mulino, Laterza, Mondadori)”,”ITAF-031″ “LEPRE Aurelio”,”Gramsci secondo Gramsci.”,”Aurelio LEPRE è titolare della cattedra di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ di Napoli. E’ autore di varie opere sulla storia moderna e contemporanea del Mezzogiorno d’Italia, tra cui: -Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento (1969) Sul PCI ha scritto: -La Svolta di Salerno (1966) -La formazione del Partito Comunista d’Italia (1971) con Silvano LEVRERO”,”GRAS-025″ “LEPRE Aurelio”,”Il Mezzogiorno dal feudalesimo al capitalismo.”,”Aurelio LEPRE, nato a Napoli nel 1930, insegna storia contemporanea all’ Università di Napoli. Le sue principali pubblicazioni sulla storia del Mezzogiorno sono ‘Contadini, borghesi ed operai nel tramonto dal feudalesimo napoletano’ (MILANO, 1963), ‘La rivoluzione napoletana del 1820-1821’ (ROMA, 1967), ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’ (ROMA, 1969), ‘Feudi e masserie: problemi della società meridionale nel ‘600 e nel ‘700’ (NAPOLI, 1973), ‘Terra e lavoro nell’ età moderna’ (NAPOLI, 1978). Questo libro prosegue il discorso di ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’.”,”ITAS-046″ “LEPRE Aurelio”,”Storia degli italiani nel Novecento. Chi siamo, da dove veniamo.”,”LEPRE insegna storia contemporanea all’ università di Napoli Federico II. Ha scritto numerosi saggi storici (v. retrocopertina). “”L’ andamento della guerra tra l’ Unione Sovietica e la Finlandia fece nascere nei circoli dirigenti italiani la sottovalutazione della forza militare dell’ URSS. Attraverso la stampa, essa si propagò anche nella popolazione: “”La Russia viene addirittura dileggiata”” notò un informatore torinese il 23 dicembre 1939: “”la sua strategia di guerra è messa a zero””. (pag 178) “”Fino al 20 maggio, cioè nel corso della prima fase dell’ attacco tedesco, la maggioranza degli italiani rimase contraria alla guerra. Ma quando gli avvenimenti presero un ritmo travolgente, i sentimenti di pietà e talvolta anche d’ indignazione cedettero il passo all’ ammirazione. Nel corso dei venti giorni che trascorsero dal 20 maggio al 10 giugno il tono dei rapporti redatti dagli informatori di polizia cambiò completamente. Mentre le strade si riempivano di studenti che invocavano l’ intervento, si diffusero “”il fascino”” e “”la persuasione”” della vittoria. La capitolazione del Belgio spazzò via i residui dubbi.”” (pag 181)”,”ITAS-073″ “LEPRE Aurelio LEVRERO Silvano”,”La formazione del Partito comunista d’Italia.”,”LEPRE Aurelio LEVRERO Silvano”,”MITC-108″ “LEPRE Aurelio”,”Che c’entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente e Occidente.”,”””Nel 1870 la rivoluzione sociale scoppiò, ancora una volta, in Francia. E fu generata da una guerra perduta e dall’invasione straniera, non dalla volontà di rompere le catene del vecchio modo di produzione. La guerra non ebbe la forza dirompente che Marx ed Engels le avevano attribuito vent’anni prima. Le sue conseguenze furono sentite solo all’interno della Francia, non investirono nemmeno marginalmente la Prussia. Nell’esercito che invase la Francia c’erano anche gli operai tedeschi, i quali combattevano in nome della nazione. Nell’indirizzo del consiglio generale della Prima Internazionale, approvato il 23 luglio 1870, Marx riprese la posizione assunta pochi giorni prima dai membri parigini dell’Internazionale e invitò gli operai francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli a unirsi contro la guerra, giudicata “”una assurdità criminale”” (Karl Marx, La guerra civile in Francia, 1977, p. 33). In una lettera inviata a Marx da Manchester il 15 agosto, Engels ne diede un giudizio diverso: il governo francese aveva costretto la Germania “”a una guerra per la sua esistenza come nazione”” (Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, vol. VI (1870-1883), 1953, p. 131). Se la Francia avesse vinto, il bonapartismo si sarebbe consolidato per anni, mentre la Germania sarebbe finita, forse, per generazioni. In questo caso il movimento operaio tedesco non avrebbe potuto svilupparsi autonomamente, perché tutto sarebbe stato assorbito dalla lotta “”per creare l’esistenza nazionale””. Se avesse vinto la Germania, la situazione sarebbe stata migliore: “”Gli operai tedeschi potranno organizzarsi su una scala ben diversamente nazionale che non prima, e gli operai francesi avranno certo un campo più libero che non sotto il bonapartismo, qualunque sia il governo che gli succederà””. Ai tedeschi toccava il compito di colpire alla testa lo sciovinismo francese che permeava la massa della popolazione, non solo i borghesi, i piccoli borghesi e i contadini, ma anche il “”proletariato edilizio imperialista, hausmanniano, proveniente dal ceto contadino””. Scriveva Engels: “”Ci si poteva aspettare che questo lavoro sarebbe stato assunto da una rivoluzione proletaria; ma dal momento che c’è la guerra, ai tedeschi non rimane altro che farlo loro stessi e subito””. Le considerazioni di Engels dovettero apparire convincenti a Marx, che in una lettera del 10 settembre lo ringraziò per il suo contributo. In un nuovo indirizzo dell’Internazionale, approvato il 9 settembre, Marx riconobbe che la classe operaia tedesca aveva “”appoggiato risolutamente la guerra””, fornendo, insieme con i contadini, “”i nervi e i muscoli di eserciti eroici”” (K. Marx, La guerra civile in Francia, p. 45), in nome dell’indipendenza della Germania e per liberare la Francia e l’Europa da Napoleone III”” [Aurelio Lepre, Che c’entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente e Occidente, 2001] (pag 28-29-30)”,”TEOC-038-FL” “LEPRE Aurelio”,”Bordiga e Gramsci di fronte alla guerra e alla Rivoluzione d’ottobre.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 Gramsci forza le posizioni di Mussolini in senso socialista. “”(…) e vi è rinunzia allo scontro immediato anche nell’interpretazione che Gramsci dà dell’atteggiamento di Mussolini. In essa la tesi gramsciana di uno Stato proletario che si sviluppa autonomamente ed in concorrenza con lo Stato borghese viene portata alle estreme conseguenze. Gramsci respinge il sabotaggio della guerra, perché ritiene inutile, in questo momento, uno scontro diretto tra la borghesia ed il proletariato: quella conduca pure la sua guerra, questo, intanto, svilupperà e rafforzerà le sue posizioni, nell’attesa del momento rivoluzionario: “”Non un abbracciamento generale vuole quindi il Mussolini – scrive Gramsci – non una fusione di tutti i partiti in un’unanimità nazionale, che allora la sua posizione sarebbe antisocialista. Egli vorrebbe che il proletariato, avendo acquistato una chiara coscienza della sua forza di classe, e della sua potenzialità rivoluzionaria, e riconoscendo per il momento la propria immaturità ad assumere il timone dello Stato (a fare la …. una disciplina ideale, e permettesse che nella storia fossero lasciate operare quelle forze, che il proletariato, non sentendosi di sostituire, ritiene più forti. E il sabotare una macchina (che ad un vero sabotaggio si riduce la neutralità assoluta, sabotaggio accettato del resto entusiasticamente dalla classe dirigente) non vuole certo dire che quella macchina non sia perfetta e non sia utile a qualche cosa””. Come si vede, Gramsci forza le tesi di Mussolini in un senso socialista che in realtà esse non hanno (…)”” (pag 116-117)”,”GRAS-106″ “LEPRE Aurelio”,”Guerra e pace nel XX secolo. Dai conflitti tra Stati allo scontro di civiltà.”,”Aurelio Lepre ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Napoli.Tra i suoi libri: Storia della Repubblica di Mussolini, Che c’entra marx con Pol Pot, Storia degli italiani nel Novecento, Storia della prima Repubblica, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia.”,”RAIx-048-FL” “LEPRE Aurelio”,”Italia addio? Unità e disunità dal 1860 a oggi.”,”Aurelio Lepre insegna Storia contemporanea all’Università di Napoli. Ha scritti saggi storici con particolare attenzione per il Mezzogiorno, il Pci e la seconda guerra mondiale. La storia di un paese incompiuto e di un popolo in crisi d’identità. Lo scrittore-giornalista Piovene alla scoperta dell’Italia, “”Il paese dei mille Stati entro lo Stato””. “”Nacquero allora molte illusioni sulla possibilità di uno sviluppo che adeguasse il livello di vita del Sud a quello del Nord, eliminando la frattura secolare esistente. Alcuni meridionalisti, rilevando che nel corso degli anni Cinquanta il reddito medio annuo per abitante era aumentato al Sud meno che al Nord, ponevano obiettivi utopistici. Francesco Compagna scrisse che l’intervento dello Stato doveva essere ancora più deciso, per far aumentare il reddito «più rapidamente di quanto non ‘aumentasse’ nelle regioni settentrionali», cosa che, per realizzarsi, avrebbe richiesto nel Sud tassi di sviluppo elevatissimi. Queste illusioni trovarono eco anche nell’opera in cui lo scrittore-giornalista Guido Piovene descrisse un viaggio compiuto attraverso l’Italia, forse la più efficace fotografia delle condizioni dell’Italia di allora. A Napoli Piovene fu colpito, oltre che «dal grande progresso di sviluppo industriale», anche dall’«immensa espansione edilizia», che, a suo parere, ne rappresentavano un aspetto « moderno e razionale». La Napoli degli «scrittori sociali», la città «povera e buia i cui abitanti, rinchiusi nel loro quartiere, ‘ignoravano’ perfino il mare» non lo interessava. Piovene faceva l’elogio della Cassa del Mezzogiorno e ne assolveva gli errori e le incertezze ricordando una frase dell’economista liberale Epicarmo Corbino: «A chi fa le tagliatelle casca la farina per terra». «L’operaio meridionale», sosteneva Corbino parlando con Piovene, «quando è istruito, non è inferiore a nessuno nell’attitudine al lavoro industriale. L’inferiorità naturale del Mezzogiorno di fronte all’industria è una favola». (…) In realtà, dal viaggio di Piovene l’Italia risultava ancora profondamente divisa, non sul piano politico, ma su quello della mentalità”” (pag 189-191)”,”ITAS-229″ “LEPRE Aurelio”,”Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci.”,”””Le idee di Gramsci sul partito sono rese talvolta oscure dal fatto che nelle sue pagine l’espressione «moderno Principe» indica (oltre all’opera teorica in cui dovrebbero essere trattate queste questioni) ora il partito e ora la nuova concezione del mondo. C’è un passo, molto importante, in cui Gramsci si riferisce indubbiamente al moderno Principe come alla nuova concezione del mondo rappresentata dal marxismo: il moderno Principe, «sviluppandosi, sconvolge tutto il sistema di rapporti intellettuali e morali in quanto il suo svilupparsi significa appunto che ogni atto viene concepito come utile o dannoso, come virtuoso o scellerato, solo in quanto ha come punto di riferimento il moderno Principe stesso, e serve a incrementare il suo potere o a contrastarlo» (31). Che per moderno Principe Gramsci qui non intenda il partito risulta dal contesto. L’affermazione si trova infatti in una nota di grande respiro, in cui si tratta del passaggio epocale dalla morale cristiana alla borghese e poi da questa a quella che dovrebbe essere la nuova morale comunista. Su questo punto, il passo non consente equivoci: «Il Principe prende il posto, nelle coscienze, della divinità o dell’imperativo categorico, diventa la base di un laicismo moderno e di una completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume» (32). Tuttavia gli attacchi a Trockij, i processi contro i suoi seguaci, il modo stesso come venivano considerati nell’Unione Sovietica gli oppositori interni davano un tono di ambiguità alla frase in cui Gramsci scriveva che gli atti compiuti erano considerati virtuosi o scellerati solo in quanto incrementavano o contrastavano il potere del Principe. Essa sembrava, infatti, riferirsi al partito e poteva suonare come una giustificazione di quei processi, giudiziari o politici (33). Senonché lo stesso Gramsci era stato processato politicamente, sicché il passo, se diamo alla definizione di moderno Principe la più ristretta accezione di partito, viene comunque a costituire un’analisi scientifica, non una giustificazione e tanto meno una celebrazione. Ma anche nell’accezione molto più ampia di concezione del mondo il moderno Principe esprimeva pur sempre una visione totalizzante non solo della politica ma di tutti gli aspetti della vita dell’uomo. Per capire le ragioni che spingevano Gramsci ad accettarla, è illuminante il paragone che faceva anche nei ‘Quaderni’ col cristianesimo (riprendendo così un tema a cui, come si è visto, aveva accennato già negli scritti giovanili). Se ne serviva anzitutto per spiegare la sua idea della rivoluzione (e del carattere che doveva avere un marxismo non revisionistico ma autenticamente rivoluzionario): «Il cristianesimo fu rivoluzionario in confronto del paganesimo perché fu un elemento di scissione completa tra i sostenitori del vecchio e del nuovo mondo» (34). E se ne serviva poi per chiarire il rapporto tra Marx e Lenin, che considerava analogo a quello che c’era stato tra Cristo e san Paolo: non si poteva istituire una gerarchia tra Marx e Cristo da un lato e Lenin e san Paolo dell’altro, cioè tra una concezione del mondo e l’azione rivolta a concretizzarla in un nuovo assetto della società, perché l’una e l’altra erano necessarie nella stessa misura (35). Per Gramsci il marxismo avrebbe dovuto realizzare una trasformazione radicale del mondo, di portata eguale a quella del cristianesimo. Perché questa realizzazione fosse possibile, Gramsci, da buon marxista, riteneva necessaria, in primo luogo, la completa modificazione della base economica”” (pag 207-208) [Aurelio Lepre, ‘Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci’, Laterza, Bari Roma, 2000] [(31) Gramsci, Quaderni del carcere, cit., p. 1561; (32) Ibid.; (33) Paolo Spriano ha parlato di «giustificazionismo» (Paolo Spriano, ‘Gramsci in carcere e il partito’, Editrice L’Unità, Roma, 1989, pp. 72-73; (34) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., p. 435; (35) Ivi, p. 882] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-003-FMP”
“LEPRE Aurelio; SPRIANO Paolo”,”Primi anni del PCI (Lepre); L’esperienza di Tasca a Mosca e il «socialfascismo» (Spriano).”,”Tasca è l’uomo che più strettamente si collega a Bucharin (che si trova alla testa del Comintern (pag 49, Spriano) Ma la lezione dell’esilio di Trotsky è un’altra: che con la svolta a sinistra intrapresa da Stalin, con una politica che riprende seppure in ritardo le tesi di Trotsky e Preobrazhenskij, tutto il fondamento dell’accusa di Termidoro viene a cadere. I termidoriani non sono forse i buchariani? (pag 58, Spriano) Comincia quella che è stata chiamata la terza rivoluzione sociale in Russia e comincia in un momento in cui il potere di Stalin è diventato assoluto. Bucharin già condannato dal partito in aprile, viene escluso dal Presidium del Komintern. Presto sia lui che Rykov e Tomskij, come Zinoviev e Kamenev, faranno atto di sottomissione e autocritica completa. L’opposizione è finita in Urss (pag 65, Spriano) L’espulsione di Tasca avviene dunque in modo tale che il gruppo dirigente è rimasto ancora inalterato, e la ‘leadership’ di Togliatti può, avvalendosi della collaborazione offertagli da Longo e da Secchia, e inviando un suo stretto collaboratore come Grieco a Mosca, fronteggiare il malumore crescente dei «tre» e soprattutto presentare un fronte compatto verso il Komintern (pag 82, Spriano)”,”MITC-006-FGB”
“LEPRE Aurelio”,”Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento.”,”Aurelio Lepre ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Napoli.Tra i suoi libri: Storia della Repubblica di Mussolini, Che c’entra marx con Pol Pot, Storia degli italiani nel Novecento, Storia della prima Repubblica, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia.”,”RISG-001-FL”
“LEPRE Aurelio”,”Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci.”,”””Nell’ ‘Ideologia tedesca’ Marx ed Engels avevano immaginato la società comunista come il luogo in cui l’uomo, liberatosi dei condizionamenti materiali che esistono nel «regno della necessità», avrebbe costruito il «regno della libertà», dove ognuno sarebbe stato libero di vivere la sua vita seguendo le sue inclinazioni e di essere, insieme, cacciatore, pescatore, pastore e intellettuale (16). Engels aveva delineato una società ideale in cui la produzione sarebbe stata organizzata «in base a una libera ed eguale associazione di produttori» e la macchina statale sarebbe stata relegata «nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo» (17). In ‘Stato e rivoluzione’ Lenin aveva ripreso questa tesi di Engels e, contro l’uso che ne facevano i riformisti, aveva precisato che solo lo Stato proletario si sarebbe «estinto» pacificamente, mentre quello borghese doveva essere «soppresso» dalla rivoluzione proletaria (18). Gramsci aveva una visione meno utopistica dell’estinzione dello Stato e della nascita del «regno della libertà». Sul modo come arrivarci non si discostava dalla linea indicata da Lenin: anche lui sosteneva che, nel corso del periodo di transizione, il proletariato doveva esercitare la dittatura. La borghesia non ne aveva avuto bisogno per far nascere la società borghese, perché molti elementi di questa erano sorti e si erano sviluppati già prima che la borghesia conquistasse il potere politico. Dopo averlo conquistato, per un certo periodo, essa si era anche posta «come un organismo in continuo movimento, capace di assorbire tutta la società, assimilandola al suo livello culturale ed economico» (19). La borghesia, insomma, aveva costruito un modello ideale di società in cui avrebbe non solo esercitato la sua egemonia sulle altre classi, ma le avrebbe mano a mano assorbite, espandendosi. Gramsci riteneva che non vi fosse riuscita: la classe borghese si era «saturata» e, invece di espandersi ulteriormente, si stava disgregando. Incapace di dirigere le altre classi, la borghesia era tornata alla concezione della Stato come pura forza. Gramsci aveva davanti agli occhi l’esempio dell’Italia, dove questo ritorno all’impiego della forza aveva prodotto il fascismo, che tentava di rinsaldare il vecchio ordine sociale con metodi coercitivi (20)”” (pag 201-202) [Aurelio Lepre, ‘Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci’, Laterza, Bari Roma, 1998] [(16) Karl Marx Friedrich Engels, ‘L’ideologia tedesca’, Editori Riuniti, Roma, 1977, p. 24; (17) Friedrich Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 204; (18) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, a cura di Valentino Gerratana, Editori Riuniti, Roma, 1970; pp. 71-80; (19) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., p. 937; (20) Ivi, p. 876]”,”GRAS-001-FSD”
“LEPRE Aurelio”,”Il Risorgimento.”,”Aurelio Lepre è nato a Napoli nel 1930. E’ stato professore straordinario di Storia contemporanea nella facoltà di Lettere dell’Università di Napoli. Tra le sue opere: ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’ (Roma, 1969), ‘Feudi e masserie’ (Napoli, 1973), ‘Terra di Lavoro nell’età moderna’ (Napoli, 1978). La questione del Risorgimento: si pone qui in primo piano le testimonianze riguardanti la struttura economica e sociale ma non si trascura la storia politica e diplomatica. La nota conclusiva ricorda in breve le principali interpretazioni del risorgimento italiano. Contiene tra l’altro: – 9. Marx, ‘Sull’unificazione dell’Italia’ (pag 212-216) – 14. Engels, Garibaldi in Sicilia (pag 237-240) “”Non diversamente dal fanciullo che grida «Al lupo!», gli italiani hanno così ripetutamente affermato che «l’Italia è in fermento e alla vigilia d’una rivoluzione», e le teste coronate d’Europa hanno così spesso cianciato di una «sistemazione della questione italiana», che non dovrebbe far meraviglia se oggi la comparsa del lupo passasse inosservata, e se una vera rivoluzione e una guerra generale in Europa dovessero scoppiare e coglierci di sorpresa! L’Europa del 1859 ha un aspetto decisamente guerriero e se l’atteggiamento ostile, gli evidenti preparativi della Francia e dell’Italia per una guerra contro l’Austria dovessero andare in fumo, nn è improbabile che l’odio ardente degli italiani contro i loro oppressori, unito alle loro sofferenze maggiori, troverebbe sfogo in una rivoluzione generale. Ci limitiamo a dire ‘non improbabile’, perché, se la speranza differita fa male al cuore, il ritardato adempimento di una profezia rende inclini allo scetticismo. Però, se dobbiamo dar credito alle notizie dei giornali inglesi, italiani e francesi, la situazione morale di Napoli è un ‘facsimile’ della sua struttura fisica, e un torrente di lava rivoluzionaria non produrrebbe maggior sorpresa di una nuova eruzione del vecchio Vesuvio. Persone che ci scrivono dagli Stati pontifici insistono in particolare sui sempre più frequenti abusi del governo clericale, e sulla convinzione profondamente radicata nella popolazione romana, che riforme e miglioramenti sono impossibili, che l’unico rimedio sarebbe il totale rovesciamento di detto governo, che non si è fatto ricorso a questo rimedio già da tempo solo a causa della presenza delle truppe svizzere, francesi e austriache, e che, ad onta di questi ostacoli materiali, un tentativo di questo genere può esser fatto ogni giorno e ogni ora. (…)”” (pag 212-213) [Fonte: K. Marx – F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, a cura di E. Ragionieri, Roma, Editori Riuniti, 1959, pp. 151-156] [(in) Aurelio Lepre, ‘Il Risorgimento’, Loescher editore, Torino, 1978] “”E qui Garibaldi provò in modo brillante di essere un generale atto non solo alla guerra partigiana, ma ad operazioni ben più importanti’ (Engels, p. 240)”,”ITAB-010-FMB”
“LEPRE Aurelio”,”La rivoluzione napoletana del 1820-1821.”,”‘La rivoluzione napoletana del 1820-1821 può essere considerata parte del Risorgimento italiano, anche se rientra in un contesto più ampio di insurrezioni europee ispirate ai principi liberali e costituzionali. Questo evento fu uno dei primi tentativi di ottenere una costituzione e una maggiore autonomia dal dominio assolutista, anticipando le lotte risorgimentali successive. La rivolta fu guidata da ufficiali e intellettuali appartenenti alla Carboneria, un’organizzazione segreta che promuoveva ideali di libertà e unità nazionale. La pressione dei rivoltosi portò Ferdinando I delle Due Sicilie a concedere la Costituzione del 1820, basata su quella spagnola del 1812. Tuttavia, la restaurazione monarchica con l’intervento delle forze austriache nel 1821 pose fine al movimento, mostrando la difficoltà di ottenere cambiamenti senza il sostegno di una coalizione più ampia. Questo episodio fu significativo perché mostrò il crescente desiderio di indipendenza e autogoverno in Italia, contribuendo alla formazione di un’identità politica comune che culminò nel processo unitario del decennio 1850-1860’ (f. copilot)”,”ITAB-003-FMDP”
“LE-PRESTE Jacques-Anne-Joseph”,”Mémoires pour servir à l’histoire de la guerre de la Vandée. Par le Comte de **.”,”Dono di VSD Attribuito a Jacques-Anne-Joseph Le Preste”,”FRAR-446″ “LEPRI Sergio”,”Dentro le notizie. Cinquant’anni di cronaca, storie e personaggi.”,”Giornalista dal 1945, Sergio Lepri ha diretto l’ANSA dal 1961 al 1990.”,”EDIx-184″ “LEPRINCE-RINGUET Louis direzione, collaborazione di A. ASTIER P. BARANGER G.A. BOUTRY P. COUDERC M. DENISSE C. FERT M. FRANCON R. GIBRAT J. GUERON M. NAHMIAS H. PORTIER F. TROMBE A. TURCAT P. WILLM”,”Grandes découvertes du XXe siècles.”,”Collaborazione di A. ASTIER P. BARANGER G.A. BOUTRY P. COUDERC M. DENISSE C. FERT M. FRANCON R. GIBRAT J. GUERON M. NAHMIAS H. PORTIER F. TROMBE A. TURCAT P. WILLM. “”Nella storia della teoria delle maree, Newton ci avrà dunque dato la gioia di “”conoscere””, Laplace quella di “”comprendere””, Poincaré ci darà quella d’ “”agire””.”” (pag 93) Le macchina per lo sfruttamento dell’ energia delle maree. “”La prima realizzazione sembra essere stata fatta in Germania sulla Persante, a Röstin anche, da M. Fischer, per una potenza di qualche centinaia di cavalli. Poche informazioni furono pubblicate; lo sfruttamento sembrava aver dato luogo a gravi difficoltà, a seguito di condensazioni del vapore d’acqua all’ interno del bulbo a seguito del raffreddamento dell’ aria attraverso l’ acqua esterna al bulbo. Nel gennaio 1952, allo stesso tempo che per i gruppi “”puits””, l’ EDF decideva di far costruire dei gruppi “”bulbes”” sperimentali ad Argentat e a Cambeyrac.”””,”SCIx-225″ “LEPSCHY Anna Laura LEPSCHY Giulio”,”La lingua italiana. Storia, varietà dell’uso, grammatica.”,”Anna Laura Lepschy è nata a Torino e ha studiato all’Università di Oxford. Insegna nel Dipartimento italiano dell’University College di Londra. Giulio Lepschy è nato a Venezia e ha studiato a Pisa (Normale) e all’Univ. di Zurigo, Parigi, Oxford e Londra. Insegna studi italiani nell’Università di Reading.”,”VARx-051-FSD” “LEQUENNE Michel”,”Le Trotskisme. Une histoire sans fard.”,”Michel Lequenne est aussi connu pour ses travaux sur Christophe Colomb et la découverte de l’Amérique, comme critique et historien de l’art. ainsi que pur ses liens avec le mouvement surréaliste. Il a été membre de la 4° Internationale de 1943 à 1988. Il est aujourd’hui membre de la rédaction de la revue Critique communiste. Avant-propos, Photos, Notes, Index,”,”TROS-084-FL” “LE-QUILLEC Robert”,”La Commune de Paris. Bibliographie critique 1871-1997.”,”E’ una collezione di opere sulla Comune. Essa completa i lavori di DEL-BO, SCHULKIND e ROUGERIE. Le 2660 entrate di questa bibliografia si compongono: di nomi degli autori di libri o di articoli apparsi su riviste, di titoli di opere anonime o di contributi multipli (AAVV) non attribuiti direttamente a un autore o curatore della pubblicazione, titoli di giornali e riviste. LE-QUILLEC è un ex funzionario della Ville de Paris, titolare di un DES di diritto pubblico e di un DES di scienze politiche. Colleziona scritti sulla Comune da trent’anni.”,”MFRC-050″ “LE-RAMEY Jean VOTTERO Pierre”,”Mutins de la mer Noire. Un demi-siècle après, deux marins insurgés racontent…”,”Testimonianza di P. Vottero. Ammutinamento a bordo della corazzata ‘Voltaire’ nel giugno 1919. (pag 83) Verbale del processo ai marinai ammutinati della marina francese del mar Nero nel 1919. Estratti dal resoconto del giornale ‘Le Petit Var’ del 29 settembre 1919. (pag 142)”,”MFRx-242″ “LERDA Francesco”,”Algebra moderna e circuiti di commutazione.”,”Francesco Lerda è ordinario di Teoria e applicazione delle macchine calcolatrici presso l’Università di Torino. Dei suoi numerosi scritti la Etas Libri ha pubblicato: Il Fortran IV e la programmazione degli elaboratori elettronici.”,”SCIx-106-FL” “LERNER Warren”,”Karl Radek. The Last Internationalist.”,”Karl RADEK (1885-1939) Warren LERNER è Associate Professor of History alla Duke University.”,”RIRB-046″ “LERNER I. Michael”,”Eredità evoluzione società. Le implicazioni della genetica nel mondo contemporaneo.”,”I. Michael LERNER ha conseguito il dottorato in genetica nel 1936 presso l’ University of California a Berkeley. Quindi è divenuto professore e preside del dipartimento di genetica presso la stessa università.”,”SCIx-145″ “LERNER Gad”,”Operai. Viaggio all’ interno della Fiat. La vita, le case, le fabbriche di una classe che non c’è più.”,”E’ un viaggio nell’ Italia degli anni 1980, attraverso i luoghi e le esperienze degli operai della Fiat. C’è anche uno squarcio sull’ impresa di Giovanni Agnelli. Il reportage va oltre la grande fabbrica, per raccontare la vita quotidiana dei lavoratori nei casermoni di periferia, gli emigranti, le patetiche gite aziendali. Non è solo la storia di una sconfitta collettiva ma nache delle mille vittorie individuali nell’ emanciparsi dalla condizione di operaio. “”Un Cipputi più amaro che mai: – E se ci fottono come sempre? Voi porgete l’ altro culo.”” (pag 12) “”Gli operai sono sopravvissuti all’ Operaio. Un evento storico che con un procedimento logico identico a quello di Manghi, ma specularmente opposto, la studiosa marxista Edoarda Masi bolla d’ infamia: “”Sono arrivati a ridurre gente cosciente e combattiva a branchi disordinati di pecore senza guida”” (E. Masi, Il libro da nascondere, Marietti, 1985) (pag 15)”,”MITT-156″ “LERNER Warren”,”Karl Radek. The Last Internationalist.”,”Preface, Notes, Radek’s Publications, Bibliography, Index, Eight pages of photographs fallow p. 82, Karl RADEK (1885-1939) Warren LERNER è Associate Professor of History alla Duke University.”,”RIRB-012-FL” “LERNER Gad GNOCCHI Laura a cura”,”Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana.”,”Carlo Nespole, presidente nazionale Anpi Testimonanianze di GERMANO NICOLINI LIDIA MENAPACE CARLO ORLANDINI IDA VALBONESI ARGANTE BOCCHIO VINICIO SILVA GUSTAVO OTTOLENGHI IVONNE TREBBI TOSCA GIORDANI CARLO SMURAGLIA BRUNO BERTOLDI MICHELE MONTAGANO SERGIO DALLATANA MARIO CONDOTTO GASTONE COTTINO SANTE BAJARDI PAOLO ORLANDINI GASTONE MALAGUTI GILBERTO MALVESTUTO IOLE MANCINI GIANNA RADICONCINI LUCIANA ROMOLI PASQUALE CINEFRA LAURETTA FEDERICI ADELINA GROSSI WILMA CONTI ERMENEGILDO BUGNI GUIDO RAVENNA LAURA WRONOSKI OTELLO PALMIERI CICCI VANDONE ALDO GIASSI MARIA SANTILONI CAVATASSI MARIO VECCHIA TERESA VERGALLI VALENTINO BORTOLOSO DINO ZANOBETTI BRUNO SEGRE PRIMO SAMMARCHI ENRICA MORBELLO ANTONIO AMORETTI GIOVANNI MARZONA DINA GUAZZONE MARIO GHIGLIONE UMBERTO CIALENTE ELIGIO EVERRI ARISTEO BIANCOLINI ALDO TORTORELLA MIRELLA ALLOISIO Gad Lerner giornalista editorialista ‘La Repubblica’ Laura Gnocchi giornalista, ha diretto ‘Il Venerdì’ di Repubblica.”,”ITAR-319″ “LERNER Eric J.”,”Il Big Bang non c’è mai stato.”,”Eric J. Lerner è uno scienziato amaricano del laboratorio di fisica del plasma di Lawrenceville. Laureato in fisica alla Columbia University e specializzato all’Università del Maryland, è un ricercatore indipendente e scrittore.”,”SCIx-282-FL” “LE-ROCHEFOUCAULD”,”Maximes suivies d’ extraits des Moralistes du XVIIe siècle. (1665)”,”note manoscritte a margine tra cui : ‘La Rochefoucauld è un Alceste’ (pag 43) Le fonti e la portata della dottrina. Su questo punto, le opinioni – come si vedrà nei Jugements – sono molto divise. Molti autori di manuali risolvono con agilità la questione attribuendo il pessimismo assai cupo di La Rochefoucauld all’ influenza dell’ ambiente giansenista. Riconosciamo che ci sono delle somiglianze assai forti tra certe massime del moralista e certi pensieri di Pascal. Ma: 1° in questo secolo assai cristiano molte di queste considerazioni sulla corruzione della natura umana erano pressoché luoghi comuni tradizionali; 2° la prima edizione dell’ opera di La R. è posteriore di due anni alla morte di Pascal; (…)””. (pag 7) “”Lo spirito della maggior parte delle donne serve più a fortificare la loro follia che la ragione””. (pag 46) “”E’ più disonorevole non fidarsi degli amici che esserne ingannati”” (pag 43) “”La maggior parte dei giovani credono di essere naturali mentre non sono che maleducati e grossolani””. (pag 48) “”Il vero uomo onesto è colui che non si picca di niente””. (pag 48) “”L’ orgoglio non vuole dovere, e l’ amor-proprio non vuole pagare.”” (pag 30) “”Il rifiuto della lode è un desiderio di essere lodati due volte””. (pag 30) “”Ciascuno dice bene del suo cuore, e nessuno osa dire del suo spirito””. (pag 26)”,”VARx-174″ “LEROI-GOURHAN André”,”Gli uomini della preistoria. L’ arte la tecnica le cacce la vita quotidiana nell’ età della renna.”,”L’A è Prof alla Sorbona e D del Centre de Documentation et de Recherches prehistoriques al Musée de l’Homme. Homo sapiens. Francia. “”Ci accingiamo ora a studiare tutti questi uomini prendendo a guida non più la forma del loro cranio, ma quanto ci rimane delle loro opere; la creazione delle tecniche è uno dei caratteri più distintivi dell’ umanità, e non potremmo dunque trovare miglior filo conduttore. In questa creazione, quel che più ci sorprende è il fatto che essa si è sviluppata, dal più semplice al più complicato, attraverso tutti i tempi, indipendentemente dalla razza o dal tipo dei creatori. Si può scrivere tutta la storia delle tecniche umane senza tenere alcun conto della storia degli scheletri; sia stato un essere più simile alla scimmia che all’ uomo oppure un genio, il primo operaio, partendo da zero poteva fare una sola cosa: spaccare un sasso in due pezzi per ricavarne un coltello.”” (pag 62-63)”,”STAx-041″ “LEROI-GOURHAN André”,”Il gesto e la parola. Volume primo. Tecnica e linguaggio.”,”LEROI-GOURHAN André, professore alla Sorbona, con una duplice formazione tecnologica e linguistica. Ha pubblicato molte opere v. retrocopertina del 2° volume.”,”SCIx-405″ “LEROI-GOURHAN André”,”Il gesto e la parola. Volume secondo. La memoria e i ritmi.”,”LEROI-GOURHAN André, professore alla Sorbona, con una duplice formazione tecnologica e linguistica. Ha pubblicato molte opere v. retrocopertina.”,”SCIx-406″ “LEROUGE Erwig”,”Le mouvement socialiste et la Première Guerre mondiale.”,”fonte http://www.marx.be LEROUGE Erwig redattore capo rivista belga ‘Etudes marxistes’ (già filosovietica e antitrotskista; v. articolo della rivista N. 15 del 1992: ‘Sans la trahison du parti socialiste allemand, le fascisme n’aurait jamais triomphé en Allemagne dans les années trente.’) Il “”tradimento”” della SPD non è stato una sorpresa. “”Le 8 août 1914, au Reichstag, ce fut la social-démocratie allemande qui, la première, rompit avec les principes de l’antimilitarisme en accordant au Kaiser les crédits nécessaires à la guerre. C’était en contradiction flagrante avec le principe du dirigeant du parti August Bebel, décécé juste un an plus tôt, le 13 août 1913 et qui disait: “”Pour ce systàme, pas un centime, pas un homme!””. Au niveau interne, le SPD avait déjà derrière lui un tel processus de transformation que le soutien aux crédits de guerre n’était plus vraiment une surprise. Il est vrai que, durant les mois qui précédèrent la guerre, il y eut encore en divers endroits des manifestations sociales-démocrates contre la guerre. Mais la détermination à vouloir utiliser cette guerre pour mobiliser contre le système capitaliste et pour appeler à son renversement faisait amplement défaut. Dans leurs mémoires, deux vétérans du parti, Carl Litkes et Alfred Mühls, parlent d’une réunion aec l’éminent parlementaire du SPD, Otto Wels, fin juillet 1914, à Berlin. “”Lors d’un grand rassemblement de protestation contre la menace de guerre, dans les derniers jours de juillet, le camarade Otto Wels s’en prit à la guerre et décrivit ses horreurs dans toutes leurs variantes. Mais, ce qui nous surprit, c’est qu’il ne nous dit pas ce qui devait se passer pour empêcher le début de la guerre. Nous nous demandions: y a-t-il là un jeu de dupes? L’assemblée de la Direction, qui eut lieu par la suite, confirme notre crainte. Wels expliqua que rien ne pouvait encore retenir le déclenchement de la guerre. Cette annonce provoqua une véritable tempête de protestations. Nous dîmes à Wels ce à quoi nois nous étions attendus: une discussion des mesures contre la guerre. Le camarade Homig accusa Wels de trahison. Au lieu de répondre, Wels se leva, indigné, et déclara qu’il ne pouvait pas discuter avec nous sur cette base (13). Après que les socialistes allemands eurent décidé de collaborer à l’invasion allemande de la Belgique, leur camarades des autres pays se retrouvérent naturellement dans une situation pénible. La population belge elle aussi soutenait en grande partie la nécessité de défendre le pays contre l’invasion. Mais la direction du POB ne se posa même pas la question sur la façon de poursuivre la lutte contre la guerre. Pour reprendre les propos de Vandervelde, les travailleurs belges seront envoyés au massacre en ces termes: “”C’est une guerre sainte pour le droit, la liberté et la civilisation, pour le droit des peuples à l’autodetermination”””” (pag 5-6) (13) Berlin 1917-1918. [Parteiveteranen berichten über die Auswirkungen der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution auf die Berliner Arbeiterbewegungen, Berlin, 1957, pp. 13 et 14-15, Citation dans Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung, Band 2, p. 429]”,”QMIP-214″ “LEROUX Pierre, a cura di Angelo PRONTERA Leonardo LA-PUMA”,”Libertà uguaglianza comunione.”,”””Il «geniale Leroux»”” (Marx) “”La testa più robusta della Francia”” (Mazzini) “”Uno dei più profondi pensatori del suo tempo”” (Balzac) (quarta di copertina)”,”SOCU-009-FMB” “LEROY Maxime”,”La vie véritable du comte de Saint-Simon, 1760-1825.”,”””Saint-Simon ha saputo presto quello che voleva ed è rimasto perseverante nelle sue ricerche di perfezionamento sociale (…). Uomo di volontà, è rimasto fedele alla sua opera, al suo ideale, alle sue curiosità, attraverso le traversie di una vita tempestosa, come un Balzac attaccato alla Comedie humaine, con la stessa costanza; o come uno Zola che si era dato un compito simile durante i suoi inizi letterari, imponendosi il duro obbligo del suo celebre principio d’ordine: nulla dies sine linea. Non c’è un artista né un ricercatore che non abbia avuto, nella sua gioventù, qualche alta ambizione di quest’ordine; e se occorre parlare di ‘missione’ di Saint-Simon, bisogna parlare di ‘missione’ di Balzac, di Zola, di Pasteur, di tutti i grandi uomini laboriosi ed energici””. (pag 282-283)”,”SOCU-106″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 2. De Babeuf a Tocqueville.”,”Il cosmopolitismo di Montesquieu, di Mercier de la Riviere e di Rousseau. “”Le nazioni cercano invano la pace con una bilancia di potenza; esse la conosceranno allorquando si saranno elevate alla conoscenza delle leggi essenziali della proprietà e della libertà che governano tutte le società politiche. Allora esse supereranno l’ ostacolo che alzano le distinzioni nazionali. Questa grande idea che i filosofi sembrano intravvedere, diceva Mercier, questa unità, nascosta per il momento, si realizzerà quando si saranno sbarazzate degli interessi artificiali e arbitrari che le dividono. Questa confederazione non è chimerica. In fondo, la politica di bilancia le serve già come fondamento.”” (pag 222-223)”,”TEOS-115″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 1. De Montesquieu a Robespierre.”,”””La libertà di stampa concessa, era, per Stendhal come per Madame de Staël, per Chateaubriand, per Benjamin Constant, per tutta l’ opinione liberale, la fine di tutti i mali; essa era difesa, messa di fronte come una panacea. Sembrava loro, a questi uomini che però l’ ottimismo non accecava, che l’ ordine e la giustizia avrebbero regnato alla fine, dal giorno in cui tutte le opinioni avessero potuto affrontarsi, i cittadini non avessero più altra arma, infine, che la ragione. La ragione, che dopo Descartes, si credeva ancora essere la compagna obbligata della virtù. Agli occhi di Stendhal, la libertà di stampa è “”l’ ancora unica alla quale si tengono tutte le nostre libertà”” (…)””. (pag 191) Cosmopolitismo di Montesquieu (pag 221)”,”TEOS-116″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 3. D’ Auguste Comte a P.J. Proudhon.”,”””Proudhon ha detto: libertà! Louis Blanc: autorità; da qui la loro querelle (…). Il libertario Proudhon si mostra vicino agli economisti; l’ autoritario Louis Blanc, prossimo dei giacobini, questo ammiratore di Robespierre del quale Proudhon si sentiva in fondo un nemico inconciliabile.”” (pag 288) Proudhon scrive: organizzazione tramite le forze economiche; Louis Blanc scrive: per mezzo dello Stato. Né l’uno né l’ altro vogliono lasciare pienamente libere queste forze; libere, pertanto scoordinate, disordinate. Proudhon e Louis Blanc hanno pensato, tutti e due, all’ introduzione di una potenza pubblica, con la speranza ben vana che la libertà avrebbe reso questa tutela, questo aiuto a poco a poco inutile””. (pag 289)”,”TEOS-117″ “LEROY Maxime”,”La coutume ouvrière. Syndicats, Bourses du travail, Fédérations professionnelles, coopératives. Doctrines et institutions. Tome second.”,”””Georges Sorel (1) a estimé que les unionistes anglais ont eu tort (et par là même les syndicalistes francais) de vouloir solutionner systématiquement une question aussi pratique. Si les anciennes Unions on erré en édictant une obligation inexorable, les nouvelles Unions commettraient une plus grande faute en séparant aussi complètement la mutualité et le syndicalisme. C’est se priver d’ un avantage, capable d’étendre le nombre des syndiqués: “”Il ne faut pas négliger trop complètement le nombre aussi bien dans les luttes sociales qu’à la guerre””.”” (pag 768) (1) L’ avenir socialiste des Syndicats (éd 1901) p. 33 et s.”,”MFRx-282″ “LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”Le frontiere dello storico.”,”Fino a pag 24 alcune pagine bianche ————————————————————————— Nato in Normandia, a Caen, nel 1929, E. LE-ROY-LADURIE ha studiato a Montpellier e poi a Parigi (Ecole Pratique des Hautes Etudes) alla scuola di Fernand BRAUDEL del quale ha recentemente ereditato la cattedra. Oltre che dell’ ormai classico ‘Les paysans de Languedoc’ (tradotto da Laterza) è autore di una ‘Histoire du climat depuis l’an mil’. ————————————————————————— Biographie de l’auteur Directeur d’études à l’Ecole pratique des hautes études (1965), professeur d’histoire de la civilisation moderne au Collège de France (1973), administrateur général de la Bibliothèque nationale 1987-1994, président du conseil scientifique de la Bibliothèque nationale de France (1994-2000), Emmanuel Le Roy Ladurie est, avec Fernand Braudel et Georges Duby, l’un des principaux représentants de la Nouvelle Histoire, née de l’école des “” Annales “”. Historien réputé, il est l’auteur d’ouvrages de référence, dont Montaillou, village occitan de 1294 à 1324 (Gallimard) et d’une Histoire de France en plusieurs tomes (Hachette Littératures).”,”STOx-057″ “LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”Histoire du climat depuis l’an mil.”,”Normaliano, agregé d’histoire e docteur en lettres, Emmanuel Le Roy Ladurie è il primo storico ad essersi interessato allo studio del clima. Professore onorario al College de France, membro dell’ Académie des sciences morales et politiques, ha scritto e pubblicato numerose opere tra cui ‘Histoire des paysans français’ (Seuil, 2002) e ‘Histoire humaine et comparée du climat’ (Fayard 2004-2009)”,”STOS-227″ “LERSKI George Jan”,”Origins of Trotskyism in Ceylon. A Documentary History of Lanka Sama Samaja Party, 1935-1942.”,”””This powerful though erratic (i.e., in its pessimistic estimate of the British Labour Party’s intentions toward India) appeal by the actual founder of the newest Communist International was to have much more impact on the Ceylonese revolutionaries than it ever had on the Indian addresses, overshadowed as they were by the dynamic Congress Party. Indeed it seems astonishing that Trotsky never mentioned Ceylon or his LSSP followers in this long document while he praised a numerically small and ideologically split group of Indochinese revolutionaries. In July 1939 Trotsky was hardly aware of the existence of Ceylon’s Equality Party and of its growing commitment toward his policy and its recently created instrument, the Fourth International. The first personal contact was established in November 1939 through the New York headquarters of the intellectually vigorous U.S. Trotskyite movement, the Socialist Workers Party. The prominent Samasamajist Mrs Selina Perera made a futile attempt to visit Trotsky in Coyoacan, Mexico.”” (pag 184-185) Bolshevik-Leninist Party of India (pag 183-84, 189n, 249, 265) Questione guerra: posizione LSSP: difesa democrazia e indipendenza (pag 199) LSSP (Lanka Sama Samaja Party)”,”TROS-187″ “LESCOHIER Don D. BRANDEIS Elizabeth (COMMONS John R.)”,”History of Labor in the United States. Volume III. Working Conditions by Don D. Lescohier; Labor Legislation by Elizabeth Brandeis.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-005-FGB” “LESCOT Patrick”,”L’ impero rosso. Mosca e Pechino 1919-1989. Storia e tragedia di una grande amicizia fra due rivoluzioni.”,”LESCOT è diplomato all’ Institut des langues et civilizations orientales e possiede una approfondita conoscenza della Cina dove è vissuto per diversi anni come corrispondente di AFP per la quale lavora da sedici anni.”,”CINx-085″ “LESCOT Patrick”,”L’ empire rouge. Moscou – Pékin, 1919-1989.”,”Tra le molte foto c’è quella del ‘macellaio’ e torturatore Ezhov. LESCOT Patrick laureato in lingue e civiltà orientali, e in filosofia, conosce ben presto la Cina. Vi ha soggiornato per vari anni come corrispondente dell’ AFP, ove lavora da 16 anni (al 1999). L’A ringrazia Roderick MacFARQUHAR per avergli aperto gli archivi della Fairbank Foundation di Harvard. “”Stalin e Manuilski ne avevano convenuto, quel giorno: uno solo era capace di farli uscire dal pantano: Li Lisan. Il Comintern non aveva che da inviarlo a ristabilire il collegamento. Si preavvertirà il generale Berzin – il capo del GRU, il servizio informazioni dell’ Armata Rossa – della missione del Cinese. Li Lisan non era mai andato sulle spiagge del Mar Nero né in un sanatorio. Aveva ripreso la Transiberiana e deviato verso Sud, in direzione di Alma Ata, in Kazakhistan. Laggiù, in una base segreta dell’ Armata Rossa perduta in una zona desertica, a due passi dalla Cina, i militari sovietici l’ avevano installato davanti a una potente emittente. Al suo fianco lavorava un operatore radio Liu Changshen, fiero d’aver per nipote nel proprio paese un giovane generale comunista di nome Lin Piao. Vladivostok non captava più Shanghai, Alma Ata avrebbe ristabilito i contatti con il partigiano del Jiangxi. Come un medico, Li Lisan, nervoso, si era messo ad ascoltare la frequenza dei battiti del cuore del paziente cinese: dove diavolo erano i compagni, laggiù? A Mosca, le informazioni di prima mano erano risicate.”” (pag 224)”,”CINx-187″ “LESCURE Jean”,”La Révolution Russe – Le Bolchevisme – Communisme et NEP.”,”Jean Lescure, professeur à la Faculté de Droit de Paris,. Professeur honoraire à la Faculté de Droit de Bordeaux. Preface, Annexes: I. Le Conseil des Commissaires du Peuple (formé le 26 octobre 1917), II. Les élections à la Constituante – répartition des suffrages, III. La Déclaration des Droits du Peuple travailleur et exploité, IV. Chronologie des événements politiques: 1917-1923, V. Schéma de la Constitution Soviétique, VI. Population de la Russie, Graphiques, table des matières, tabelle,”,”RIRO-130-FL” “LESCURE Jean”,”Des crises générales et périodiques de surproduction. Tome II. Causes et remèdes.”,”Jean Lescure, professeur à la faculté de droti de l’Université de Paris. Nel volume I: Studio storico delle crisi: 1837, 1866, 1873, 1882, 1884, 1890, 1893, 1900, 1907, 1913-1914, 1929-1930, 1933-1937″,”ECOT-393″ “LESER Norbert”,”Teoria e prassi dell’ austromarxismo.”,”Leser. Norbert. Teoria e prassi dell’austromarxismo. Traduzione di Gabriella Bonachi e Carla Buttazzi. Curato dall’Istituto Socialista di Studi Storici. Roma, Mondo Operaio Edizioni Avanti 1979, cm.14×21,5 pp.260, brossura copertina figurata.”,”TEOC-038″ “LESER Norbert”,”Zwischen Reformismus und Bolschewismus. Der Austromarxismus als Theorie und Praxis. Erster Teil. Karl Renner und Otto Bauer als Gesellschaftsdenker. Zweiter Teil. Einheit um jeden Preis. Dritten Teil. Max Adler als Philosoph des Austromarxismus.”,”‘Zwischen Reformismus und Bolschewismus. Der Austromarxismus als Theorie und Praxis. Erster Teil. Karl Renner und Otto Bauer als Gesellschaftsdenker. Zweiter Teil. Einheit um jeden Preis. Dritten Teil. Max Adler als Philosoph des Austromarxismus.'”,”TEOC-248″ “LESER Norbert”,”Karl Renner e il marxismo.”,” Renner già impiegato statale “”I concetti fondamentali della sua opera, a cui egli restò fedele per tutta la vita nonostante le modifiche apportatevi in base all’esperienza storica, emergono già nei suoi primi scritti, ch’egli dovette pubblicare con uno pseudonimo a causa della sua posizione di impiegato statale presso la biblioteca del parlamento: già in queste opere giovanili si riscontra la presenza degli elementi che costituiscono l’imponente construzione del pensiero e della vita di Renner, e appaiono fissate le combinazioni e i principi creativi che contraddistinguono il pensiero politico di Renner. Così il saggio ‘Staat und Parlament’, pubblicato nel 1901 sotto lo pseudonimo di Rudolf Springer, continene già quella fondamentale e incrollabile fede nella democrazia che per Renner non solo era importante come mezzo per la conquista del suffragio universale paritario, che allora era ancora un obiettivo di lotta politica, ma non perdette mai il suo alto significato anche dopo la conquista di quell’obiettivo. La democrazia, come governo della maggioranza e diritto garantito alla minoranza ad operare liberamente e poter essa stessa divenire un giorno maggioranza, era e rimase per Renner il fondamento naturale e irrinunciabile della convivenza umana nella società moderna. (…) Renner giustificava il dominio della maggioranza non affermando che la maggioranza deve aver sempre ragione, ma dimostrando che il governo di una minoranza era cosa assai più inamissibile che la sottomissione di una minoranza al volere della maggioranza: “”La minoranza deve sottomettersi alla maggioranza se non altro perché è evidentemente molto peggio quando la maggioranza è asservita alla minoranza!”” (1)”” (p. 407-408) (1) Karl Renner, Was ist die Nationale Autonomie? (Introduzione al problema nazionale e illustrazione dei principi del programma nazionale della socialdemocrazia), Wien, 1913, p. 25 Altro pseudonimo: J. Karner (pag 411)”,”TEOC-650″ “LESKÒV Nikolàj S.”,”Il viaggiatore incantato. L’angelo suggellato.”,”La formazione di Nikolàj Semënovic Leskòv nel primo trentennio della vita – dal 1831, anno di nascita, fino al debutto letterario all’inizio degli anni sessanta – è delineata come meglio non si potrebbe in una nota autobiografica che lo scrittore stese presumbilmente nel 1885, dieci anni prima di morire.”,”VARx-174-FL” “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume II: Dai sofisti all’età di Alessandro.”,”Albin Lesky è nato a Graz nel 1896. Ha studiato e insegnato filosofia all’Univesità di Vienna. Dono di Zucchiati”,”STAx-314″ “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume I. Dagli inizi a Erodoto.”,”Albin Lesky è nato a Graz nel 1896. Ha studiato e insegnato filosofia all’Univesità di Vienna. E’ stato uno dei più rappresentativi grecisti di lingua tedesca del XX secolo.”,”STAx-375″ “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume II: Dai sofisti all’età di Alessandro.”,”Albin Lesky (1896-1981) autore, oltre che della Storia della letteratura greca, di molte importanti opere sulla tragedia e sull’epica arcaica, sui rapporti tra mito e folklore, tra realtà storica e orizzonti simbolici. E’ considerato uno dei più importanti grecisti di lingua tedesca del XX secolo. “”Platone affermava che i suoi scritti non contenevano tutta la sua dottrina. Ciò che egli scrisse dopo il primo ritorno dalla Sicilia va visto sullo sfondo del lavoro dell’Accademia. Questo era il luogo in cui Platone conduceva sulla sua strada scolari dotati, finché scoccava la scintilla e si rivelava la conoscenza più alta. Sull’attività didattica dell’Accademia al tempo di Platone sappiamo così poco che talvolta si è voluto escludere che avesse carattere scientifico”” (pag 686)”,”STAx-006-FFS” “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume III: L’ellenismo.”,”Albin Lesky (1896-1981) autore, oltre che della Storia della letteratura greca, di molte importanti opere sulla tragedia e sull’epica arcaica, sui rapporti tra mito e folklore, tra realtà storica e orizzonti simbolici. E’ considerato uno dei più importanti grecisti di lingua tedesca del XX secolo.”,”STAx-007-FFS” “LEßNER Friedrich”,”Ich brachte das “”Kommunistische Manifest”” zum Drucker.”,”Verzeichnis der von Leßner erwähnten Schriften von Marx und Engels (pag 396-) Ich brachte das “”Kommunistische Manifest”” zum Drucker. (Ho portato a stampare il Manifesto Comunista)”,”MADS-522″ “LESOURD Jean-Alain”,”La république d’Afrique du Sud.”,”LESOURD Jean-Alain La guerra anglo-boera, 1899-1902. (pag 38-39)”,”AFRx-095″ “LESSING Erich (testi e foto), FEJTO Francois KONRAD György BAUQUET Nicolas (testi)”,”Budapest 1956. La Révolution.”,”””Dei libri e dei dischi sovietici sono bruciati davanti a una libreria di via Vaci, nel centro città, verso il 30 ottobre 1956. Un insorto entusiasta declama il ‘Canto nazionale’ di Petöfi””. (pag 138) “”Gli insorti bruciano le bandiere rosse davanti alla sede di Budapest del Partito comunista”” (pag 144) “”Janos Mesz, detto “”Jeannot gamba di legno””, uno dei capi del gruppo d’ insorti del passaggio Corvin, davanti al teatro Erkel, piazza Köztarsasag (piazza della Repubblica), il 30 ottobre 1956) (pag 152)”,”MUNx-042″ “LESURE Michel”,”Les sources de l’ histoire de Russie aux archives nationales.”,”””I dossiers più interessanti sono raggruppati in due serie di faldoni intitolati rispettivamente: “”Agissements antitsaristes de 1881 à 1914″” (…) e “”Révolutionnaires russes en France de 1907 à 1918″” (…)””.”” (pag 34)”,”RUSx-116″ “LETHBRIDGE David”,”Norman Bethune in Spain. Commitment, Crisis and Conspiracy.”,”‘Il dottor Norman Bethune, noto anche con il nome cinese Bái Qiú’en (???), è stato un medico canadese attivo durante la guerra civile spagnola e nella seconda guerra sino-giapponese 1. Bethune è stato un personaggio straordinario, impegnato in missioni mediche e umanitarie in contesti di conflitto. Nel 1937, durante la guerra civile spagnola, Bethune si unì all’unità medica e svolse un ruolo cruciale nel fornire cure ai feriti. La sua dedizione e il suo spirito di solidarietà lo resero una figura rispettata e ammirata. In quel periodo, ebbe un dialogo memorabile con Tina Modotti, un’altra figura impegnata nell’assistenza medica internazionale. Il loro scambio di parole rifletteva la determinazione e la forza d’animo necessarie per affrontare le sfide sul campo di battaglia 2. Bethune non solo si preoccupava della salute dei feriti, ma anche della politica e dell’ideale democratico. Era un convinto internazionalista e criticò apertamente i governi di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per il loro rifiuto di vendere armi alla legittima Repubblica Spagnola, che era sotto attacco da parte di Franco con l’aiuto di fascisti e nazisti 2. La sua eredità è stata celebrata in tutto il mondo, e il suo impegno a favore della medicina e della giustizia sociale continua a ispirare molte persone. Per saperne di più sulla vita e le gesta del dottor Norman Bethune, puoi leggere la biografia scritta dal giornalista inglese Ted Allan, intitolata “Il cuore e la spada” 3’. (copil.)”,”MSPG-021-FSD” “LETO Guido”,”Ovra. Fascismo – Antifascismo.”,”””Ai mezzi ordinari di rilevamento della pubblica opinione, collo scoppio della guerra, se n’era aggiunto un altro, efficacissimo se intelligentemente adoperato: la censura di guerra. Si dirà che, conoscendo l’esistenza della censura, gli scritti non sono sinceri, ed, in linea di massima, il ragionamento va. Non va più tanti quando lo scrittore non è un intellettuale o uno smaliziato e quando l’azione giudiziaria per manifestazioni di disfattismo espresse epistolarmente non si esercita. Ora, Mussolini ebbe l’intelligenza ed il buon senso di raccomandare la più larga comprensione degli sfoghi epistolari, per la carenza di cibo, per le difficoltà della vita quotidiana e per tutti quegli argomenti che avevano una ragione nell’eccezionalità dei tempi, tanto che i processi per disfattismo, a mia memoria, furono rarissimi se pur ve ne furono. La stranezza, sulla quale non oso formulare alcun apprezzamento, che si rilevava dalla lettura della posta militare ‘proveniente’ dai vari fronti, data la pessima situazione bellica, era questa: uno spirito elevatissimo, una speranza di vittoria, un grande senso di sopportazione per le fatiche e per i disagi, pel cattivo armamento ed equipaggiamento e pel cattivo comando; tutto in contrasto nettissimo collo spirito del paese (secondo i rilievi fatti dalla lettura della posta ‘in partenza’ per i vari fronti) sempre più depresso, sempre più avvilito sempre meno disposto a continuare la guerra”” (pag 240)”,”ITAF-002-FSD” “LE-TOURNEAU Dominique”,”L’ Opus Dei.”,”LE-TOURNEAU, sacerdote, è da molti anni membro dell’ Opus Dei. Ha conosciuto direttamente e frequentato il fondatore, Mons. ESCRIVA’ DE BALAGUER. Detiene il D.E.S. in scienze economiche e il dottorato in diritto canonico. Studioso di quest’ultima disciplina, ha condensato la sua ricerca scientifica in numerose pubblicazioni. Vive attualmente a Parigi.”,”RELC-048″ “LETTA Enrico”,”L’Europa a venticinque.”,”Enrico Letta è parlamentare europeo ed è stato tre volte ministro. Tra le sue pubblicazioni: Euro sì. Morire per maastricht, Dialogo intorno all’Europa (con L. Caracciolo) e, in questa stessa collana L’allargamento dell’Unione europea.”,”EURE-041-FL” “LETTA Enrico”,”L’allargamento dell’Unione europea. Dal Circolo polare artico al Mar Nero, i nuovi confini dell’Europa.”,”Enrico Letta parlamentare, segretario generale dell’Arel, è stato tre volte ministro.”,”EURx-112-FL” “LETTIERI Luigi R., a cura”,”La costituzione inglese.”,”Documenti nella seconda parte: testi ufficiali dal 1100 al 1931″,”UKIx-145″ “LEUCHTENBURG William E.”,”Roosevelt e il New Deal 1932-1940.”,”LEUCHTENBURG William E. è Prof di storia alla Columbia Univ di New York sin dal 1952. Autore di molti studi sul New Deal e su altri argomenti di storia contemporanea, nel 1964 ha vinto con quest lavoro il Francis Parkman Prize. I quattro mesi d’intervallo fra l’elezione di ROOSEVELT nel novembre 1932 e il suo insediamento nel marzo 1933 furono per gli USA i più tormentosi di tutta la crisi, dopo che tre anni di difficoltà economiche avevano ridotto a meno della metà il reddito nazionale e il fallimento di 5000 banche aveva spazzato via 9 milioni di libretti di risparmio. Il New Deal fu la risposta vincente, in USA, della democrazia liberale alla Grande Crisi mondiale del 1929. ROOSEVELT una volta disse: “”Mi muovo in un senso contrario sia a Roma che a Mosca”” ovverso senza togliere il dissenso e irreggimentare gli operai.”,”USAS-045″ “LEUCHTENBURG William E.”,”Roosevelt e il New Deal 1932-1940.”,”LEUCHTENBURG William E. è Prof di storia alla Columbia Univ di New York sin dal 1952. Autore di molti studi sul New Deal e su altri argomenti di storia contemporanea, nel 1964 ha vinto con quest lavoro il Francis Parkman Prize. I quattro mesi d’intervallo fra l’elezione di ROOSEVELT nel novembre 1932 e il suo insediamento nel marzo 1933 furono per gli USA i più tormentosi di tutta la crisi, dopo che tre anni di difficoltà economiche avevano ridotto a meno della metà il reddito nazionale e il fallimento di 5000 banche aveva spazzato via 9 milioni di libretti di risparmio. Il New Deal fu la risposta vincente, in USA, della democrazia liberale alla Grande Crisi mondiale del 1929. ROOSEVELT una volta disse: “”Mi muovo in un senso contrario sia a Roma che a Mosca”” ovverso senza togliere il dissenso e irreggimentare gli operai.”,”USAE-022″ “LEUTNER Mechthild FELBER Roland TITARENKO M.L. GRIGORIEV A.M. a cura; saggi di Marianne BASTID-BRUGUIERE Ming K. CHAN Roland FELBER Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Alexander M. GRIGORIEV Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachim KRÜGER Mechthild LEUTNER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Mikhail L. TITARENKO Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING”,”The Chinese Revolution in the 1920s. Between triumph and disaster.”,”Saggi di Marianne BASTID-BRUGUIERE Ming K. CHAN Roland FELBER Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Alexander M. GRIGORIEV Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachim KRÜGER Mechthild LEUTNER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Mikhail L. TITARENKO Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING. Il libro spazia sul periodo 1919-1931 “”Durante questo periodo, Chiang Kai-shek legge pure la biografia di R. Tagore, che porta al suo allontanamento dal marxismo: “”Oggi ho letto due volte ‘The Biography fo R. Tagore’. Lenin maneggia potenza e lotta come mezzi della rivoluzione mondiale. Uno è idealista, e l’ altro è materialista. Da un punto di vista filosofico, io sostengo lo spirito”” (12 novembre 1923) (…). Durante questo periodo, Chiang Kai-shek approfondisce la storia della rivoluzione in Germania, Francia, Russia e altri paesi. Nel 1923 legge attentamente la ‘Storia del socialdemocrazia tedesca’ e nei corso dell’ anno successivo legge la ‘Storia della rivoluzione francese’, egli nota le molte analogie tra le rivoluzione francese e russa e ovviamente approva i metodi impiegati dai russi (…). Ci sono anche molti riferimenti sulle sue letture di libri sul pensiero di Sun Yat-sen: egli cita la ‘Teoria della perequazione dei diritti della terra’.”” (pag 79)”,”MCIx-014″ “LEUTNER Mechthild FELBER Roland TITARENKO Mikhail L. GRIGORIEV Alexander M. a cura, Saggi di Marianne BASTID-BRUGUIÈRE Ming K. CHAN Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachin GRÜGER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING”,”The Chinese Revolution in the 1920s. Between triumph and disaster.”,”Marianne Bastid.Bruguière, Directeur de Recherche at the Centre national de la Recherche Scientifique (CNRS) in Paris and Professor at Paris 7 University, has published widely on the political and intellectual history of the late Qing, and on the history of education and scientific institutions in modern and contemporary China. Ming K. Chan, research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University, has written many works on Hong Kong and the Chinese labor movement. Roland Felber, former Professor of Chinese History at Humboldt Universität in Berlin, was the author of many books and articles on the history of China, the intellectual history of China in the nineteenth and twentieth centuries and on the history of the relationship between China and Germany. Iurii M. Gerushiants, Senior Research Fellow of the Institute of Oriental Studies, at the Russian Academy of Sciences, Moscow. Christina K. Gilmartin, Associate Professor of History at Northeastern University, Boston, Director of Women’s Studies and Co-ordinator of the Gender Studies Workshop at Fairbank Center, Harvard University. Alexander M. Grigoriev, Senior Research Fellow of the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences, Moscow. Ishikawa Yoshihiro, Associate Professor of Modern Chinese History at the Faculty of Letters, Kobe University. Anastasia I. Kartunova, Research Associate with the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences. Thoralf Klein, Research Fellow at the Department of History, University of Erfurt. Joachim Krüger, former professor of Political Sciences at the Institute of International Relations, Posdam-Babelsberg. Mechthild Leutner, Professor of Sinology at Freie Universität Berlin. Alexander V. Pantsov, Deputy Director of the Moscow State University Institute of Asian and African Studies. Hans Piazza, Professor emeritus of Modern History at the University of Leipzig. Alexander A. Pisarev, the Director of the Graduate Institute of Slavic Studies and the Department of Russian Language and Literature of Tamkang University, Taiwan. Steve Smith, Professor of History at the University of Essex, England. Mikhail L. Titarenko, the Director of the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences in Moscow. Tim Trampedach, Research Fellow at the East Asian Department of Freie Universität Berlin. Yang Tianshi, Research Fellow at the Modern History Institute of the Chinese Academy of Social Sciences and Professor at the Graduate School of the CASS. Yu Miin-ling, Research Fellow at the Institute of Modern History, Academia Sinica, Taipei. Notes on contributors, Transcription and abbreviations, Introduction, Notes, Index,”,”MCIx-012-FL” “LEVAL Gaston”,”Espagne Libertaire 1936 – 1939.”,”Guerra civile spagnola situazione rivoluzionaria, socializzazione agraria, realizzazioni collettivizzazioni Aragona, Levante, movimento libertario, industrie e servizi pubblici, città, partiti e Governo. Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-027″ “LEVAL Gaston e altri scritti di Sam DOLGOFF Burnett BOLLOTEN Mary GIMENEZ Agustin SOUCHY Maria PEREZ JUSTE José PEIRATS, J. PENALVER Renée LAMBERET Camillo BERNERI Noam CHOMSKY”,”Las colectividades campesinas 1936-1939.”,”Scritti di Gaston LEVAL Sam DOLGOFF Burnett BOLLOTEN Mary GIMENEZ Agustin SOUCHY Maria PEREZ JUSTE José PEIRATS, J. PENALVER Renée LAMBERET Camillo BERNERI Noam CHOMSKY. Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-090″ “LEVAL Gaston”,”La falacia del marxismo.”,” “”Se prendiamo quello che, storicamente, caratterizza l’ Europa, come insieme di nazioni e popolazioni, ciò che le dà il carattere distintivo e generale più pronunciato, constatiamo obiettivamente che è il cristianesimo. Le forme politiche sono cambiate, le monarchie si sono succedute al feudalesimo, le repubbliche hanno rimpiazzato le monarchie, i regimi federalisti hanno coesistito e coesistono con i regimi centralisti, le forme di proprietà – latifondo, minifondo, borghesia, capitalismo, ecc,- si sono formati, modificati, sono stati in fase di transformazione fino a qui, permanendo stabili da altre parti: ma la credenza religiosa, e il cristianesimo comunque deformato, nelle sue distinte interpretazioni, sono persistiti, sono collocati nell’ elemento comune e più duraturo delle nazioni e della popolazione di questa parte del mondo. L’ unità spirituale è stata più forte delle divisioni provocate da altri aspetti della vita dei popoli.”” (pag 67)”,”TEOC-376″ “LEVAL Gaston”,”L’ humanitarisme libertaire.”,”Critiche a Marx, Engels. Questione aristocrazia operaia. “”Non neghiamo assolutamente il valore dell’ apporto di Marx ed Engels alsocialismo, ma diciamo che è funesto per la conquista dell’ eguaglianza economica di basarsi essenzialmente sul marxismo. Come altri teorici, questi due uomini hanno elaborato un pensiero che hanno sistematicamente arricchito e rivestito di apparenza scientifica, attingendo molto ad altri. Esposto con una grande potenza letteraria, si possono conservare certi elementi, quantunque l’ analisi della genesi del capitale sia oggi molto discutibile. Ma la società è evoluta, evoluta senza soste in modo imprevedibile. Lungi da una pauperizzazione crescente del proletariato, assistiamo, nelle nazioni capitalistiche, a un imborghesimento di questo proletariato, alla comparsa di nuove cerchie privilegiate dalla diffusione del capitale finanziario e mobiliare che moltiplica l’ azionariato e da ai lavoratori salariati delle nazioni occidentali un livello di vita che i borghesi non avrebbero osato sognare all’inzio di questo secolo. Questo solo errore mostra l’ insufficienza dell’ analisi economica, apparentemente così sapiente, realizzata dal marxismo e dal suo fondatore.”” (pag 34)”,”ANAx-238″ “LEVAL Gaston”,”El Estado en la historia.”,” Gli Stati fondati con la forza. “”Risalendo indietro nel tempo Jean Yoyotte ci fornisce l’ unica spiegazione valida in casi simili. Il primo Stato sumero fu fondato da un principe che sottomise con la forza le città ostili, come si verifica con molta frequenza per le città-stato primitive. Abbiamo visto prima come Clovis con i suoi tremila guerrieri iniziali, conquistò e organizzò ciò che diventò la Francia e lo Stato francese. (…) Quindi lo Stato sarà la conseguenza di un’ azione di conquista militare, e questo ci pare più verosimile quando vediamo lo Stato – già più prossimo a noi e più controllabile – fondato da T. Tolomeo, dopo la morte di Alessandro e tenuto per tre secoli dai suoi successori. Qui la legge della spada fa e disfa, per tornare a rifare le strutture politiche. Jean Yoyotte insiste però sul carattere autoritario che si incontra nelle cosidette sfere superiori. (…) La statizzazione generale si pone per conseguenza come un atto di forza di fronte al quale lotta la popolazione. Ciò che si è instaurato con la violenza, può sussistere solo con la violenza””. (pag 170-171) Jean YOYOTTE, egittologo, professore onorario cattedra di egittologia, College de France.”,”TEOC-379″ “LEVAL Gaston”,”Esiste il socialismo in Russia?”,” Natura sociale dell’ URSS. Produzione contro benessere. La condizione operaia. I salari. “”La differenze era dunque del 39 per cento fra un operaio dell’ industria del lino ed un lavoratore delle stazioni elettriche. Nondimeno la produzione di tela e dei prodotti derivati dal lino è necessaria come quella dei generi alimentari o anche del legno lavorato che la Russia, prima della guerra, inviava in tutte le parti del mondo allo scopo di ottenere divise straniere. Tutti gli operai non possono scegliere stazioni elettriche o pozzi di petrolio. Quelli dunque che hanno la sfortuna di lavorare in zone di coltura e lavorazione del lino o in fabbriche di vestiti devono per forza restare danneggiati per il fatto di appartenere a delle industrie “”socialmente meno utili”” a giudizio dei padroni dell’ URSS.”” (pag 16) “”(…) nelle officine di automobili di Mosca il salario orario di un lavoratore non tecnico va da 100 a 360, cioè un operaio può guadagnare 360 rubli mentre un altro operaio ne guadagna 100″”.”” (pag 18) Oltre mille tipi di salario, otto categorie di lavoratori manuali, cinque forme di retribuzione per categoria, quaranta tipi di salario per industria (lavoratori manuali). Aggiungendo le categorie non manuali (impiegati, capi, ingegneri, amministratori, ecc.) si hanno trenta tipi di salario in più, in totale settanta tipi di salario per industria. (pag 18-19)”,”RUSU-185″ “LEVAL Gaston”,”La rivoluzione sociale in Italia. (Con cinque grafici originali nel testo).”,”””Anche qui il problema di non trasformare dei lavoratori manuali in automi e di rendere umana l’ applicazione della tecnica. Ciò non si può effettuare se non per mezzo della coordinazione diretta di tutte le attività. E allo stesso modo che esisterebbe un comitato di gestione per reparto, dovrebbe esistere un comitato di gestione dell’ azienda che riunirebbe la rappresentanza di tutti i reparti, di tutte le sezioni, dagli spazzini, ai disegnatori e sino agli ingegneri più eminenti. Non confondiamo. Qui non si tratta di dare agli spazzini il diritto di imporsi agli ingegneri. Nella ricerca di un nuovo tipo di vettura o di trattore, sono gli specialisti, le sezioni sperimentali che conoscono i modelli già esistenti, i materiali disponibili, gli elementi della fabbricazione, i compiti concreti per creare un nuovo modello: sono quegli specialisti che dovrebbero inventare e dicidere. Il parere delle altre sezioni potrebbe talvolta essere utile: non sarebbe mai forzatamente decisivo. Allo stesso modo la distribuzione del lavoro, secondo la specialità di produzione dei reparti e delle sezioni, dipenderebbe anzitutto dal parere dei tecnici che sono a conoscenza dell’ insieme dell’ azienda, delle macchine da adoperare, delle attitudini della maestranza, ecc.. Ma il comitato o consiglio di gestione, composto dai delegati di tutte le sezioni, avrebbe anche lo scopo di collaborare all’ organizzazione generale del lavoro. (…)””. (pag 11)”,”ANAx-240″ “LEVAL Gaston”,”El mundo hacia el abismo.”,” “”La casa Krupp declaró en 1912 haber fundido hasta 1887, 10.666 cañones para Alemania y 13,910 para naciones extranjeras. A fines de 1911, había vendido 27.000 cañones a cincuenta y dos países y 26.000 al propio país. Durante la guerra de Crimea (años 1854-1855), Krupp había vendido simultáneamente cañones a los franceses y a los rusos. Firmada la paz, el zar de Rusia le nombró Caballero de la Orden de Pedro el Grande, y Napoléon III, Comendador de la Legión de Honor. Krupp es amigo de todos les enemigo. (…) En su libro ‘Internationale Berchänckung der Rüstingen’, el profesor alemán Nehberg señala que los fabricantes alemanes vendieron a Rusia y al Japón varios dirigibles, que fueron utilizados durante la guerra. Inglaterra compró uno sólo, el famoso “”Perseval””; tantos submarinos alemanes hundió e hizo hundir, que consagró la gran eficacia de esa arma contro los sumergibles. La flota inglesa que combatió a la alemana en Skager-Rak, utilizó instrumentos ópticos salidos de las fábricas alemanas seis meses antes, a través de Holanda””. (pag 177-178) Affari delle imprese (pag 182 e seguenti)”,”QMIx-177″ “LEVAL Gaston”,”Né Franco né Stalin. Le collettività anarchiche spagnole nella lotta contro Franco e la reazione staliniana.”,” Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-228″ “LEVASSEUR E.”,”Histoire des classes ouvrières et de l’industrie en France avant 1789. Tome second.”,”LEVASSEUR E.”,”MFRx-325″ “LEVEAU Rémy CHARILLON Frédéric a cura; saggi di Fréderic CHARILLON Jean HENARDT Alain DIECKHOFF Laetitia BUCAILLE Farhad KHOSROKHAVAR Luis MARTINEZ Bernard ROUGIER Alain CHOUET Mohammend EL-OIFI”,”Afrique du Nord Moyen-Orient. Les incertitudes du «Grand Moyen-Orient».”,”Saggi di Fréderic CHARILLON Jean HENARDT Alain DIECKHOFF Laetitia BUCAILLE Farhad KHOSROKHAVAR Luis MARTINEZ Bernard ROUGIER Alain CHOUET Mohammend EL-OIFI”,”VIOx-223″ “LEVESQUE Jacques, collaborazione di Luc DUHAMEL”,”L’ URSS et sa politique internationale de Lénine à Gorbatchev.”,”J. LEVESQUE è nato in Quebec nel 1940, ha compiuto i suoi studi superiori all’ Università di Montreal, poi a Parigi alla Fondations Nationale des Sciences Politiques (FNSP) ove ha ricevuto il dottorato nel 1968. E’ stato ‘Research Fellow’ all’ Università Columbia di New York e all’ Università di Haverda, direttore di studi associati all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales de Paris, e professore invitato al dipartimento scienze politiche dell’ Univ. della California. Ha soggiornato in URSS, Europa dell’ Est e Cina. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). Spartizione dei Balcani. “”Il 9 ottobre 1944, a Mosca, nel corso di uno degli incontri tra Churchill e Stalin (e non già alla conferenza di Yalta, del febbraio 1945, come vuole la leggenda), i due uomini di Stato si accordarono sulla spartizione della rispettiva influenza dei loro paesi nei Balcani. Su un pezzo di carta, come racconta nelle sue memorie, Churchill propone a Stalin delle percentuali di influenza nei paesi seguenti: Romania 90% all’ URSS, 10% alla Gran Bretagna, Bulgaria 75% – 25%, Jugoslavia 50%-50%, Ungheria 50%-50%, Grecia 10%-90%. Stalin gli dà il suo consenso””. (pag 113)”,”RUST-109″ “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di AGO Renata CROUZET-PAVAN Elisabeth FRASCHETTI Augusto HOROWITZ Elliott MARCHELLO-NIZIA Christiane PASTOUREAU Michel SCHINDLER Norbert SCHNAPP Alain”,”Storia dei giovani. 1. Dall’antichità all’età moderna.”,”Contiene saggi di: AGO Renata, CROUZET-PAVAN Elisabeth, FRASCHETTI Augusto, HOROWITZ Elliott, MARCHELLO-NIZIA Christiane, PASTOUREAU Michel, SCHINDLER Norbert, SCHNAPP Alain. LEVI-G. insegna storia economica alla UNIVERSITA’ di VENEZIA. Ha scritto vari saggi teorici sul tema della microstoria e ha diretto per l’editore EINAUDI la collana “”microstorie””. LEVI-G, BIBLIOGRAFIA. – “”Centro e periferia di una Stato assoluto””. TORINO, 1985. – “”L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel PIEMONTE del Seicento””. TORINO, 1985. – “”Exercises in Social History””. BALTIMORE, 1993.”,”GIOx-002″ “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di CARON Jean-Claude FABRE Daniel LORIGA Sabina LUZZATTO Sergio MALVANO Laura MICHAUD Eric PASSERINI Luisa PERROT Michelle ROMANO Govanni”,”Storia dei giovani. 2. L’età contemporanea.”,”Contiene saggi di: CARON Jean-Claude, FABRE Daniel, LORIGA Sabina, LUZZATTO Sergio, MALVANO Laura, MICHAUD Eric, PASSERINI Luisa, PERROT Michelle, ROMANO Govanni.”,”GIOx-003″ “LEVI Primo”,”La tregua.”,”‘La tregua’ è il libro del ritorno, odissea dell’Europa tra guerra e pace, è il seguito di ‘Se questo è un uomo’, un libro tra i più belli della letteratura europea nata dai campi di sterminio. L’avventura di LEVI non si concluse con la liberazione di Auschwitz da parte dei russi. Il rimpatrio ebbe luogo molto più tardi, alla fine del 1945, dopo un viaggio tortuoso attraverso mezza Europa. Il diario del viaggio inizia dal Lager e si dipana attraverso i mercati clandestini di Cracovia e Katowice, le tradotte bibliche e zingaresche dell’Armata Rossa in smobilitazione, una Russia ridente e tragica, picaresca e epica.”,”EURC-026″ “LEVI Fabio RUGAFIORI Paride VENTO Salvatore”,”Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe, 1945 – 1948.”,”Paride RUGAFIORI nato nel 1949 laureato in filosofia ha pubblicato saggi sul movimento operaio genovese nel dopoguerra sulla ‘Rivista di storia contemporanea’ e su ‘Movimento operaio e socialista’. S. VENTO (1947) laureato in sociologia fa il sindacalista attualmente ad Albenga-Savona. F. LEVI (1949) è obrsista all’ Istituto di Storia moderna e del Risorgimento della facoltà di lettere dell’ Università di Torino. “”Dalle lucide testimonianze di militanti, impegnati allora a diversi livelli, si possono trarre alcune considerazioni riassuntive e interpretative delle giornate di luglio a Genova. Il movimento ebbe caratteristiche di vera e propria insurrezione. Ne è conferma non solo il giudizio unanime dei protagonisti intervistati, ma il modo in cui si svolsero gli avvenimenti (blocchi; attacco alle autoblinde, ai classi obiettivi cittadini: questura, prefettura, telefoni, caserme; stabilimenti presidiati con le armi; città bloccata e isolata) e la decisione con cui la classe operaia si impegnò nell’ azione, abbandonando spontaneamente le fabbriche e intervenendo in massa nella lotta. La spontaneità iniziale si lega poi all’ azione svolta dal PCI””. (pag 99-100)”,”ITAE-142″ “LEVI Primo”,”I sommersi e i salvati. I delitti, i castighi, le pene, le impunità.”,”LEVI Primo (Torino, 1919-) si è rivelato con “”Se questo è un uomo”” e “”La tregua”” che nascono dall’ esperienza della deportazione, ma ha affrontato con successo la narrativa d’ invenzione (‘Storie naturali’, ‘Vizio di forma’, ‘Il sistema periodico’, ‘La chiave a stella’, ‘Lilit e altri racconti’, ‘Se non ora, quando?’, tutti pubblicati da Einaudi. “”Analoga alla costrizione escrementizia era la costrizione della nudità. In Lager si entrava nudi: anzi, più che nudi, privi non solo degli abiti e delle scarpe (che venivano confiscati) ma dei capelli e di tutti gli altri peli. Lo stesso si fa, o si faceva, anche all’ ingresso in caserma, certo, ma qui la rasatura era totale e settimanale, e la nudità pubblica e collettiva era una condizione ricorrente; tipica e piena di significato. Era anche questa una violenza con qualche radicie di necessità (…) ma offensiva per la sua inutile ridondanza.”” (pag 90) “”La stessa sensazione debilitante di impotenza e di destituzione era provocata, nei primi giorni di prigionia, dalla mancanza di un cucchiaio (…)””. Eppure, alla liberazione del campo di Auschwitz, abbiamo trovato nei magazzini migliaia di cucchiai nuovissimi di plastica trasparente, oltre a decine di migliaia di cucchiai d’ alluminio, d’ acciaio e perfino d’ argento, che provenivano dal bagaglio dei deportati in arrivo. Non era dunque una questione di risparmio, ma un preciso intento di umiliazione””. (pag 91)”,”GERN-116″ “LEVI Primo”,”Se non ora, quando?”,”LEVI Primo nato nel 1919 a Torino ha svolto la professione di chimico e quella di scrittore. Deportato nel 1944 ad Auschwitz, ha raccontato l’ esperienza dei lager nazisti in due libri ‘Se questo è un uomo’ (1947) e ‘La tregua’ (1963). “”Uno storico. Un ficcanaso. Molti lo giudicarono per lo meno ambiguo, alcuni dissero chiaro e tondo che quello era u na spia dell’ NKVD, solo un po’ più abile della norma; ma la maggior parte dei gedalisti, e fra questi Mendel e Gedale stesso, ebbero fiducia in lui e raccontarono le imprese della banda e le loro vicende personali, perché, come si dice, “”Ibergekúmene tsòres iz gut tsu dertséyln””, è bello raccontare i guai passati. Il proverbio vale in tutte le lingue del mondo, ma in jiddisch suona particolarmente appropriato.”” (pag 223)”,”VARx-180″ “LEVI Carlo”,”Le parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia.”,”La Lega degli zolfatai. “”In fondo, pensavo, non è questo cheun comune e normale episodio di lotta sociale, identico ai mille avvenuti dappertutto cento anni fa in Inghilterra, in Francia, in tutta l’ Europa, e anche in Italia. Soltanto, non siamo più cento anni fa, siamo nel 1951, e la faccia del signor N., contro cui lottano non è di cento anni fa, ma di mille, non è il viso di un industriale inglese del 1848, ma forse quello di un padrone di servi dell’ ottavo o nono secolo, prime del Mille, e forse neppure quello; e anche loro, anche questi che ora brillano di una vita ritrovata, erano sino a ieri i servi di un tempo remoto. E il piacere che essi hanno di sentirsi vivere, e la sicurezza di vincere, è l’ ineffabile, inconsapevole senso di essere entrati, come attori, in una vicenda vera, nel mobile fiume della storia. Nessuno di loro mi avrebbe più detto: – Manco sapemo dove sono Madonie: sapemo soltanto Monte de Cane o Bolognetta (o Lercara e zolfara) -. Parlavano come il mondo intero fosse aperto, e fossero finiti i segreti e i confini””. (pag 75)”,”VARx-183″ “LEVI Mario Attilio”,”Nerone e i suoi tempi.”,”Mario Attilio LEVI, nato a Torino nel 1902, è stato docente di storia romana dal 1923 al 1977 nelle Università di Torino e Milano, con alcune parentesi, dal 1959 al 1963 alla Cornell University (Ithaca, Ny) ecc. Tra le sue opere: “”La lotta poltiica nel mondo antico”” (Premio Marzotto 1956), “”Alessandro Magno””, “”Augusto e il suo tempo””. Le cause e le conseguenze dell’ incendio di Roma (pag 214) L’ accusa infondata contro Nerone. “”La notte del 19 luglio del 64, essendo appena da un giorno trascorso il plenilunio, divampò nella città un grande incendio. L’ inizio de disastro si ebbe nella zona del Circo Massimo, ebbe rapido alimento nei depositi di merci infiammabili e nelle case, parzialmente costruite in legno. Edifici anche grandissimi, costruiti con blocchi di travertino, si disgregarono per l’ azione del calore e del fuoco su questa qualità di pietra, e crollarono. L’ incendio si propagò, senza che l’ opera dell’ uomo riuscisse a porvi riparo, per sei giorni consecutivi, per poi riprendere ancora per altri tre giorni. Oltre alle zone del Circo Massimo, del Palatino, della Suburra e del Viminale, cioè il vero centro della Roma imperiale, che furono completamente distrutte, anche la regione di Porta Capena, quella del Celio, le Carine, la zona degli Orti luculliani e sallustiani, la zona flaminia, il Campo Marzio e la zona delle terme subirono danni molto gravi, mentre restarono indenni le zone dell’ Aventino, del Gianicolo, del Quirinale e dell’ Esquilino. (…) La distruzione di case private, di ricchezze, di opere d’arte, le vittime umane e i saccheggi avevano fatto di questo incendio uno dei più gravi disastri di tutta la storia romana. Nerone, assente da Roma al momento dell’ incendio, prese tutte le possibili misure di emergenza per trovare ricoveri al grande numero di abitanti di Roma rimasti senza tetto e per soccorrerli, fornendoli del necessario e organizzando distribuzioni di grano a speciali prezzi stabiliti per beneficenza. La gravità del disastro e dei danni conseguenti finì per colpire la persona stessa dell’ imperatore. Cominciò a circolare la voce che egli aveva preso argomento dall’ incendio per una sua poesia, poi prese corpo l’ accusa che l’ incendio era stato dolosamente provocato dallo stesso imperatore per non aver ostacoli nei suoi piani di rifacimento della città di Roma. L’ accusa era grave, poiché colpiva Nerone nella sua popolarità tra quei ceti meno abbienti.”” (pag 215-216)”,”STAx-172″ “LEVI MONTALCINI Rita”,”Elogio dell’ imperfezione.”,”ANTE3-48 pag 54″,”SCIx-290″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Volume terzo. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-195″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume primo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-198″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume secondo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-199″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume terzo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-200″ “LEVI Mario Attilio”,”Il senso della storia greca.”,”LEVI Mario A. nasce a Torino nel 1902. Ha insegnato storia greca e romana nelle Università di Torino e Milano. Ha diretto il CeSDIR diventato CeRDAC. Ha scritto la biografia di Alessando Magno.”,”STAx-204″ “LEVI Paul, a cura di David FERNBACH”,”In the Steps of Rosa Luxemburg. Selected Writings of Paul Levi.”,”LEVI Paul “”And, in all this, the question is, how should the proletariat conduct itself in this situation, how should the Communist Party conduct itself? The overall situation of the proletariat is clear. Up to now, it has suffered external defeat after defeat, the counter-revolution has advanced from one stage to another. Its position and its task is indicated in Marx’s words: “”Revolutionary progress cleared a path for itself not by its immediate, tragic-comic achievements, but, on the contrary, by creating a powerful and united counter-revolution; only in combat with this opponent did the insurrectionary party mature into a real party of revolution”” (‘The Class Struggles in France’, Marx)”” [Paul Levi, The Political Situation and the KPD (October 1919)] [in Paul Levi, a cura di David Fernbach, In the Steps of Rosa Luxemburg. Selected Writings of Paul Levi, 2011] Wikip: Paul Levi From Wikipedia, the free encyclopedia Paul Levi at the 2nd World Congress of the Comintern, 1920. Paul Levi (1883 – 1930) was a German Jewish Communist political leader. He was the head of the Communist Party of Germany following the assassination of Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht in 1919. Contents [hide] 1 Biography 1.1 Early years 1.2 Communist leader 1.3 Later life, death, and legacy 2 Footnotes 3 Additional reading 4 External links [edit]Biography [edit]Early years Paul Levi was born 11 March 1883 in Hechingen in Hohenzollern Province into a Jewish middle-class family, joined the Social Democratic Party of Germany (SPD) in 1906. There he became part of the party’s left wing together with Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht. Beginning in 1913, Levi was also Luxemburg’s lawyer in political cases.[1] During World War I Levi was conscripted. Discharged in 1916, he settled in Switzerland, associating with Karl Radek and Vladimir Lenin, becoming a part of the Zimmerwald Left. He was recalled to the army, again discharged and became one of the leaders of the Spartacist League in 1918, which soon became the Communist Party of Germany (KPD). He opposed the initiatives of Karl Liebknecht in January 1919. After the failure of the German Revolution of 1918/1919, and the killing of the KPD’s main leaders Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht and Leo Jogiches, Levi took over as the central leader of the Communist Party, waging struggles against the party’s Council Communist ultra-left. He led the party away from the policy of immediate revolution, in an effort to win over SPD and Independent Social Democratic Party of Germany (USPD) workers. These efforts were rewarded when a substantial section of the USPD joined the KPD, making it a mass party for the first time. [edit]Communist leader Levi headed the German delegation to the 2nd World Congress of the Communist International in Moscow in 1920. Following disputes within the KPD around splits within the Italian Socialist Party (PSI), which were fuelled in part by the role of the Comintern, Levi resigned from the chairmanship of the Communist Party in early 1921, alongisde his co-chairman Ernst Däumig and Clara Zetkin, Otto Brass and Adolf Hofman also resigned from the Central Committee.[2] Shortly after, under the influence of Béla Kun, the party launched the March uprisings of 1921. Following the failure of the uprisings Levi was expelled from the Communist Party for publicly criticizing party policies.[3] Lenin and Trotsky substantially agreed with his criticisms, but not the way in which he had made them. Lenin sent him a private letter through his friend Clara Zetkin[4], in which he asked Levi to accept the expulsion for “”break of discipline”” and then adopt a friendly approach towards the KPD and cooperate with it in the class struggle in a loyal manner. If Levi would do so, Lenin would then push for his reinstatement in the party.[5] Levi did not accept this proposal and continued to criticize the party sharply and condemn its leaders. Levi edited a monthly Sowjet (“”Soviet””), later named Unser Weg (“”Our Way””). [edit]Later life, death, and legacy After being expelled from the Communist Party, Levi formed the Communist Working Collective (KAG). In 1922 he joined the Independent Social Democratic Party of Germany. Later, he rejoined the Social Democratic Party. Levi died on 9 February 1930 in Berlin. He succumbed to injuries suffered when he fell from his window. After his death the Reichstag held a minute of commemoration during which the representatives of the Communist Party and the Nazi Party ostentatiously left the assembly hall. [edit]Footnotes”,”MGEK-101″ “LEVI Giuseppe”,”Il maestro di lingua tedesca. Nuovo metodo teorico-pratico riveduto dai Signori Prof. V. Grünwald e L. Mellano.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-530″ “LEVI SANDRI Lionello R.”,”Istituzioni di legislazione sociale.”,”LEVI SANDRI Lionello R.”,”DIRx-041″ “LEVI Guido”,”Resistenza a Genova: momenti e figure.”,”””Tornando ai nuclei di partigiani attivi in Liguria è nota la forte componente internazionalista che animava i combattenti per la libertà, testimoniata del resto dalla presenza nelle sue file di centinaia di partigiani stranieri. Alcuni di essi sono ben noti, come il russo Fiodor Poletaev, entrato a far parte, assieme ad altri suoi connazionali, del distaccamento “”Franchi””, operante nelle valli Stura e Scrivia, e che si distinse in varie occasioni prima di perdere la vita a Cantalupo, in Val Borbera, il 2 febbraio 1945, o il tedesco Rudolf Jacobs, caduto eroicamente alla testa di un gruppo di dieci partigiani, di ben sei diverse nazionalità, della Brigata “”Muccini”” nel novembre 1944, durante un attacco alla caserma delle Brigate nere di Sarzana, nota per il fatto che i suoi uomini seminavano il terrore nella zona. Parimenti sono conosciute le vicende della brigata organizzata e guidata dal maggiore inglese Gordon Lett nello Spezzino, brigata internazionale simile a quelle dei volontari antifascisti che non molti anni prima si erano distinte in Spagna a difesa della Repubblica. (…) A questa internazionalizzazione delle formazioni partigiane locali corrisponde «l’internazionalismo» spontaneo della popolazione ligure sempre disposta «ad accogliere con liberalità e cortesia gente di ogni nazionalità, purché non fascista, fino a privarsi del necessario e a correer i più gravi rischi pur di ospitarla, nasconderla, proteggerla e sfamarla». Si tratta di un internazionalismo che va distinto da quello politico e cosciente altrettanto diffuso nella regione e che significativamente è rilevatore di come «il fascismo stesso sembra essere passato sul capo di queste popolazioni senza impregnarle intimamente (…)» (Danilo Veneruso, ‘Gli alleati e la resistenza in Liguria’). (…) La dimensione internazionalistica della Resistenza ligure emerge chiaramente anche da pubblicazioni clandestine dei gruppi antifascisti e partigiani attivi nella regione come «Il Partigiano», la più importante di esse, organo della Divisione “”Cichero”” nella prima fase del conflitto e successivamente assurto a periodico della VI zona Liguria”” (pag 112-115) Dottore di ricerca in ‘Storia del Federalismo e dell’unità europea, Guido Levi è attualmente ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di scienze poltiiche dell’Università di Genova. Ha approfondito il tema dell’antifascismo e della Resistenza, al processo d’integrazione europea e al rapporto tra cinema e storia. Frutto di ricerche compiute nell’arco di un quindicennio, il volume si prefigge di mettere a fuoco alcuni momenti salienti della Resistenza genovese (la Liberazione, il salvataggio del porto, la nascita e lo sviluppo della stampa clandestina), nonché il ruolo rivestito da alcuni protagonisti di questa vicenda – gli azionisti Eros Lanfranco e Luciano Bolis, il mazziniano Giuseppe Gallo e il liberale Francesco Manzitti – facendo riferimento a un ampio ventaglio di fonti documentarie, alcune delle quali diventate consultabili solo di recente, e al dibattito storiografico in corso. Con uno sguardo lontano dalla retorica celebrativa, ma nel contempo estraneo alle polemiche politiche del cosiddetto revisionismo, l’autore rivisita una pagina storica fondamentale nella definizione dell’identità collettiva cittadina e nell’elaborazione di un’eredità morale destinata a proiettarsi nel presente.”,”ITAR-239″ “LEVI CAVAGLIONE Pino”,”Guerriglia nei castelli romani.”,”Libro dedicato a Marco Moscato, partigiano, fucilato alle Fosse Ardeatine L’autore nato a Genova dove ha iniziato la sua attività politica in Giustizia e Libertà. Nel 1933 si laurea in giurisprudenza. Nel 1937 è a Parigi ospite di Carlo Rosselli. Arrestato nella primavera del 1938 per aver tentato di arruolarsi nell’esercito repubblicano spagnolo, venne inviato al confino di polizia e poi nei campi di concentramento fino ad essere liberato il 27 luglio 1943. Nel settembre raggiunge Roma da dove comincia questo diario Dono di Zucchiati”,”ITAR-271″ “LEVI Lucio”,”Il pensiero federalista.”,”Lucio Levi (Torino, 1938) insegna Politica comparata all’Università di Torino e dirige la rivista The Federalist Debate. É autore di: Verso gli Stati Uniti d’Europa, L’internationalisme ne suffit pas, Lyon 1984, Altiero Spinelli and Federalism in Europe and in the World, L’unificazione europea. Cinquant’anni di storia (in collaborazione con U. Morelli), Letture su Stato nazionale e nazionalismo, Da un secolo all’altro.”,”TEOP-070-FL” “LEVI Primo”,”I sommersi e i salvati.”,”Primo Levi (Torino, 1919) si è rivelato con Se questo è un uomo e La tregua, che nascono dall’esperienza della deportazione, ma ha affrontato con successo anche la narrativa d’invenzione, come testimoniano Storie naturali, Vizio di forma, Il sistema periodico, La chiave a stella, Lilit e altri racconti, Se non ora, quando? insieme all’antologia personale La ricerca delle radici e a un volume di saggi L’altrui mestiere.”,”VARx-069-FL” “LEVI Mario Attilio”,”Augusto e il suo tempo.”,”Volume dedicato a Gaetano De-Sanctis Mario Attilio Levi, nato a Torino nel 1902, è stato professore emerito ella Università degli Studi di Milano e accademico nazionale dei Lincei. Il capitolo: ‘L’inutile assassinio’ (di Cesare) (pag 41-142) (la lotta tra i gruppi politici e per la conquista di posizioni di potere dopo la morte di Cesare, in vista dello scontro finale, la posizione difficile di Bruto, Cicerone e dei congiurati, l’accresciuto ruolo dei cesariani, di Antonio (console) e di Lepido (esercito), l’arrivo a Roma di Ottavio…)”,”STAx-359″ “LEVI Carlo”,”L’Orologio.”,”‘Pubblicato nel 1950, ‘L’Orologio’ è uno dei migliori esempi di narrativa politica del dopoguerra, un’appassionante testimonianza sullo sfaldamento delle forze politiche antifasciste. Un orologio che si rompe dà l’avvio alla storia di tre giorni e tre notti nel dicembre 1945, che cambia il destino dell’Italia. La fine del governo resistenziale di Ferruccio Parri, l’inizio della crisi dei partiti liberale e azionista, l’avvento al potere di Alcide De Gasperi e della Democrazia cristiana, e soprattutto Roma e l’Italia di allora: un complesso intreccio di avvenimenti politici e di condizioni umane raccontato con una tensione e un pathos che coinvolgono il lettore e rivelano la temperatura di una stagione traboccante di vitalità e nello stesso tempo vulnerabile di fronte a tutte le illusioni’ (Centolibri.it); [‘Era la più povera e antiquata tipografia della città, quella che aveva i caratteri più vecchi, rotti, illeggibili, e anche, forse, la più economica: per quest’ultima ragione il nostro rustico siciliano doveva averla scelta, e si rifiutava, con una insuperabile resistenza passiva, di cambiare. C’erano forse anche dei motivi di attaccamento sentimentale: qui si era lavorato, sotto i tedeschi, a comporre di nascosto giornali clandestini: qui era stato arrestato Moneta, che aveva schivato per miracolo la fucilazione; e poi, se la stampa era pessima, la carta cattiva, il lavoro, per mancanza di matrici, lento, i tipografi facevano tuttavia del loro meglio, erano dei compagni e degli amici. Questo ci consolava delle deficienze tecniche, ma non bastava a far sì che, ogni volta che scendevo la scala, e che mi si mostrava lo squallore, la strettezza e il disordine di quei sotterranei, non sentissi un senso di disprezzo, che cercavo di nascondere, per non inasprire inutilmente il disagio dei redattori. Casorin e Moneta, che, là sotto, erano padroni, e scatenati, il dispetto lo sfogavano nel modo più clamoroso. Non passava sera che non alzassero alti lamenti, e non bestemmiassero e imprecassero, quando gli articoli arrivavano composti in un carattere diverso da quello richiesto, o un grazioso elzeviro risultava, per le lettere corrose dall’uso, assolutamente illeggibile, o tutto andava così a rilento che l’alba si avvicinava prima di aver chiuso le pagine. Per calmarli, raccontavo delle condizioni, tanto peggiori, nelle quali ci eravamo trovati a pubblicare un quotidiano subito dopo la liberazione, a Firenze. Eravamo corsi, con le armi in mano, a occupare una splendida tipografia, ricca di rotative nuovissime e di ogni specie di impianti moderni: ma tutte quelle macchine, che ci parevano nostre per diritto di conquista, non erano altro, per la mancanza della corrente elettrica, che degli inutili e paralitici pezzi di ferro. Ci eravamo allora accordati con una vecchia Casa editrice, famosa da più di un secolo per le sue nitide edizioni: e lì, con i caratteri a mano, si componeva il giornale, e si stampava con una macchina piana, messa in moto con un motore di automobile. Era un lavoro lunghissimo, che durava tutta la giornata e buona parte della notte: in quei tempi di azione e di entusiasmo non aveva importanza che le notizie invecchiassero di qualche ora. C’erano dei tipografi che per cinquant’anni avevano curato le pagine dei libri, che fossero esatte, pulite, armoniose; e ora si adattavano con piacere a questo nuovo lavoro affrettato, e ci insegnavano il modo di fare un titolo, di aspetto dignitoso e un po’ aulico, secondo una loro tradizione piena di misura; e accettavano con pazienza di rifare una pagina, di notte, quando, a lavoro finito, l’obeso censore militare inglese, troppo pieno di whisky e di regolamenti, tagliava, senza ragione, a caso, un articolo o una notizia; e ci aiutavano, complici e solidali, a nascondere i rotoli di carta e a alterare le cifre della tiratura, che era il doppio di quella consentita dalle gelose autorità alleate. Eravamo tutti ugualmente magri, allora, e non ci accorgevano delle difficoltà. Ma queste cose le avevo raccontate, sia pure con particolari diversi, troppe volte; Casorin e Moneta le sapevano ormai a memoria, e si mettevano a ridacchiare guardandomi come un vecchio lodatore del passato’ (pag 206-208)]”,”ITAR-300″ “LEVI Lucio”,”Internazionalismo operaio e unità europea.”,”Internazionalismo operaio e unità europea di Lucio Levi: – La componente internazionalista delle ideologie tradizionali – La base materiale dell’internazionalismo – Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini – L’affermazione del nazionalismo – Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini – Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale – La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij – Gramsci e la rivoluzione in Italia – Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi – La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale – Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo – La Società delle Nazioni – Le Internazionali operaie – Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo”,”INTx-067″ “LEVI Giorgina Arian MONTAGNANA Manfredo”,”I Montagnana. Una famiglia ebraica piemontese e il movimento operaio (1914-1948).”,”Giorgina Arian Levi (Torino, 1910) già docente nei licei classici, consigliere comunale a Torino e deputata in parlametno per il Partito comunista italiano. È autrice di ricerche storiche sul movimento operaio piemontese, sull’America Latina, dove emigrò a causa delle persecuzioni razziali fasciste, sulla scuola e sull’ebraismo. Manfredo Montagnana (Torino, 1938) esule in Australia dal 1940 al 1948, a causa delle persecuzioni razziali, ha insegnato matematica nelle Università di Torino e Genova e dal 1971 nel Politecnico di Torino. Militante comunista è stato per molti anni dirigente sindacale. Mario Montagnana (1897-1960) “”La prima tappa della militanza politica di Mario fu l’iscrizione nel 1913 al Fascio o Gruppo Giovanile Socialista di Borgo San Paolo. Ne diventò «sindaco» e partecipò alle dure lotte contro la guerra nel 1915-1918. (…) Iniziò a scrivere su ‘Avanguardia’, organo della Federazione Giovanile, e fu arrestato per la prima volta per diffusione di volantini contro la guera e accusato di incitamento alla lotta di classe. Era il 1915. (…) Arrestato nuovamente nell’agosto 1917 durante la ‘settimana rossa’ di Torino contro la guerra e la fame, accusato senza fondamento di aver partecipato all’incendio della chiesa di San Bernardino di Borgo San Paolo dove la folla affamata aveva saccheggiato le abbondanti scorte di viveri dei frati, Mario subì un anno e mezzo di carcere, fino al 26 febbraio 1919, quando fu liberato per una amnistia. Trascorse quel periodo di prigionia in massima parte nella fortezza di Exilles in Val di Susa. (…) Alla viglia dello sciopero internazionale di solidarietà con la Russia dei Soviet del 20-21 luglio 1919, Mario venne arrestato una terza volta, per misura precauzionale. Uscito dal carcere, fu eletto segretario del Comitato Regionale giovanile piemontese, membro della Commissione Esecutiva della sezione socialista di Torino insieme con Gramsci, Togliatti, Terracini, Santhià e Oberti, membro del Consiglio generale dell’Associazione Generale degli Operai (AGO). Fece parte, nel giugno 1920, della delegazione alla Conferenza Internazionale di Berlino, che doveva gettare le basi dell’Internazionale Giovanile Comunista; partecipò ativamente all’occupazione delle fabbriche e alla creazione dei Consigli di fabbrica. Al Congresso Socialista di Livorno nel 1921 Mario aderì alla frazione che fondò il Partito Comunista d’Italia, e la stessa scelta fecero contemporaneamente le sorelle Lidia, Rita, Elena e il fratello Massimo. Solo Clelia rimase nel partito socialista. Nel 1921 Mario venne scelto, con Rita, Santhià e altri, quale membro della delegazione italiana al III Congresso dell’Internazionale Comunista a Mosca, dove fu designato a prendere la parola nella Piazza Rossa durante la manifestazione pubblica, come rappresentante appunto della delegazione italiana. (…) Tornato da Mosca; Mario passò alla redazione dell”Ordine Nuovo’ quale cronista sindacale e vi rimase fino alla chiusura del giornale dopo l’assalto e il saccheggio delle squadre fasciste all’indomani della Marcia su Roma. Continuò, con altri, a scrivere sull”Ordine Nuovo’ clandestino, fino alla strage di Torino del dicembre 1922. In quei tragici giorni, mentre si trovava in casa di Gennaro Gramsci, fratello di Antonio, con altri cinque redattori venne prelevato da una squadra di camicie nere, che agiva per ordine del gerarca Brandimarte, e sottoposto ad una finta fucilazione all’angolo di corso Vittorio Emanuele con corso Massimo d’Azeglio. Salvò lui e i suoi compagni l’intervento di due gerarhci, il conte Revel e il marchese Scarampi del Cairo, che forse avevano ricevuto l’ordine di interrompere la strage. (…) Sempre nel 1923 Mario fu nominato capocronista del nuovo quotidiano ‘L’Unità’ pubblicato a Milano; venne presentato come candidato alle elezioni politiche del 1924, ma non fu eletto. (…)”” (pag 55-58)”,”PCIx-492″ “LEVI Carlo”,”Cristo si è fermato a Eboli.”,”Il romanzo racconta la scoperta della civiltà dei contadini del Mezzogiorno, fuori dalla storia ma con una antichissima sapienza. Il libro non è un diario: fu scritto molti anni dopo l’esperienza diretta da cui trasse origini. Vi si esprime una visione complessa… (presentazione) “”Noi non siamo cristiani . essi dicono, Cristo si è fermato a Eboli -. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferirità”” (pag 7)”,”ITAS-001-FER” “LEVI Carlo”,”La doppia notte dei tigli.”,”Pubblicato nel 1959 racconta le sensazioni del suo viaggio realizzato nel secondo dopoguerra in Germania. Il titolo è tratto da un verso del Faust di Goethe, in cui si narra del guardiano della torre che scruta e vede nella notte incendi e segni di massacro ovunque, Durch den Linden Doppelnacht, per ‘la doppia notte dei tigli’. Nella sovra coperta della prima edizione si legge « Sempre i paesi di Carlo Levi diventano sempre ‘suoi’, legati a questo ospite in perpetuo stato di grazia da un rapporto come di consanguineità, d’identificazione con una realtà interiore, con un simbolo lirico, esistenziale e razionale e storico. La Germania no, è e resta per Levi l’antitesi, l’altro da sè, e pure la sua sollecitudine conoscitiva lo porta ad aggredirla da ogni lato, a cercare di inglobarla, a farne scaturire quella che al di là delle scintillanti vetrine del ‘miracolo economico tedesco’ e delle saracinesche dell’oblio del passato, è la sua anima». (fond. C. Levi) “”La Germania (o meglio, per parlare più concretametne, la maggior parte dei tedeschi (…) è ancora sotto choc. Il nazismo e la guerra sono stati un trauma di incalcolabile profondità. Malgrado tutte le apparenze (la pace, la ricchezza, il lavoro,il benessere, la gentilezza civile, e perfino una certa umiltà- umiltà o umiliazione?-), il trauma non è superato. Permane opera, in profondo: ma, con un processo di rimozione … è nascosto”” (pag 20)”,”GERS-001-FSD” “LEVI Carlo”,”Il futuro ha un cuore antico. Viaggio nell’Unione Sovietica.”,”Secondo libro di viaggi di Carlo Levi pubblicato nel 1956. Questa volta è il resoconto giornalistico del viaggio effettuato tra il 17 ottobre e il 19 novembre del 1955 nella capitale sovietica, a Leningrado, a Kiev, in Armenia e in Georgia. ‘Così come gli abitanti della Nuova Inghilterra hanno serbato i modi puritani della patria di origine, o come i canadesi hanno conservato il francese del’ 700, i sovietici sono rimasti i custodi dei sentimenti e dei costumi dell’Europa, di quando l’Europa era unita, e credeva, tutta intera, in alcune poche verità ideali e aveva fiducia nella propria esistenza’. È questo quello che Carlo Levi ci racconta nel suo libro, una narrazione ricca di dettagli, di descrizioni di un mondo che allo tempo stesso è antiquato e giovane. L’autore ne rimanda un immagine poetica, fanciullesca e si lascia trasportare dalla descrizione dei luoghi e delle anime che incontra. (Fondaz. Carlo Levi)”,”RUSU-002-FSD” “LEVI Carlo”,”Quaderno a cancelli.”,”E’ l’ultimo scritto lasciato dall’autore torinese, composto durante il suo stato di parziale cecità. Carlo Levi, infatti, alla fine del 1972 fu colpito da un distacco della retina che gli causò una temporanea cecità e alcuni interventi chirurgici agli occhi. E’ da questa drammatica esperienza che nasce Quaderno a cancelli, pubblicato postumo nel 1979, che Giovanni Russo definisce il ‘libro segreto di Carlo Levi’. Si tratta, infatti, di una sorta di diario-autobiografico in cui i pensieri, le paure, gli ideali dell’autore vengono espressi; Levi impara non solo ad accettare, ma a riconoscere il tempo della malattia come un tempo speciale e privilegiato tanto da scrivere che ‘La storia del mondo è iscritta nella malattia, assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni’. Il titolo del libro si può far risalire alla speciale intelaiatura di fili di ferro, una specie di quaderno di legno a cerniera, munito di cordicelle tese tra le due sponde costruito per guidare la mano dello scrittore. Ma quasi certamente l’espressione ‘quaderno a cancelli’ risale ad una poesia di Rocco Scotellaro del 1952: ‘Questo piccolo quaderno a cancelli / l’ho scritto per te di cui non parlo / per i tuoi occhi chiusi e i tuoi capelli / di cera, il naso che non può fiutarlo’. Il ‘quaderno a cancelli’ del poeta di Tricarico è probabilmente il quaderno delle classi elementari di un tempo in cui i ‘cancelli’ di prima elementare con barre orizzontali e verticali si trasformano in binari, perdendo quindi le barre verticali e lasciando solo quelle orizzontali così da guidare la scrittura. (Fondaz. Carlo Levi) ‘La storia del mondo è iscritta nella malattia assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni, assai più ingannevole e equivocabile e alterabile e sofisticabile che non quella dei tessuti, della carne, del cuore e del respiro”” (riflessioni di Levi sul diabete) (v. quarta di copertina)”,”VARx-033-FSD” “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di AGO Renata CROUZET-PAVAN Elisabeth FRASCHETTI Augusto HOROWITZ Elliott MARCHELLO-NIZIA Christiane PASTOUREAU Michel SCHINDLER Norbert SCHNAPP Alain”,”Storia dei giovani. I. Dall’antichità all’età moderna.”,”Contiene saggi di: AGO Renata, CROUZET-PAVAN Elisabeth, FRASCHETTI Augusto, HOROWITZ Elliott, MARCHELLO-NIZIA Christiane, PASTOUREAU Michel, SCHINDLER Norbert, SCHNAPP Alain. LEVI-G. insegna storia economica alla UNIVERSITA’ di VENEZIA. Ha scritto vari saggi teorici sul tema della microstoria e ha diretto per l’editore EINAUDI la collana “”microstorie””. LEVI-G, BIBLIOGRAFIA. – “”Centro e periferia di una Stato assoluto””. TORINO, 1985. – “”L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel PIEMONTE del Seicento””. TORINO, 1985. – “”Exercises in Social History””. BALTIMORE, 1993.”,”GIOx-004-FSD” “LEVI Guido”,”L’origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’Europa, 1943-1950.”,”Guido Levi (Genova, 1965) dal 1997 dottore di ricerca in ‘Storia del federalismo e dell’unità europea’ è (2000) assegnista di ricerca presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova: Contiene il paragrafo ‘L’internazionalismo partigiano’ (pag 76-92) La nascita del CLN Liguria. “”Analogamente a quanto avveniva nel resto dell’Italia occupata, anche in Liguria si costituì un Comitato di Liberazione nazionale subito all’indomani dell’annuncio radiofonico dell’armistizio e della conseguente fuga del re da Roma. La mattina del 9 settembre 1943, infatti, quando la situazione politica era ancora estremamente confusa (95), i rappresentanti delle cinque forze politiche, che già il 28 luglio avevano dato vita al locale Comitato dei partiti antifascisti (96), si riunirono nello studio dell’avvocato democristiano Filippo Guerrieri e fondarono il Comitato di Liberazione nazionale per la Liguria. Erano presenti all’incontro Guerrieri e Paolo Emilio Taviani per il PDC, Errico Martino per il PLI, Giuseppe Bianchini per il PCI, Eros Lanfranco per il PdA, Vannuccio Faralli e Marcello Cirenei per il PSIUP (97). A dispetto dell’ironia con cui questo episodio venne trattato dalle autorità fasciste e, in particolare, dall’efferato capo della Provincia di Genova Carlo Emanuele Basile (98), che in alcune relazioni riservate faceva riferimento ad esso come a un “”Comitato di avvocati”” privo di reale seguito (99), il CLN Liguria si rivelò, invero, un organismo complessivamente efficiente. Se l’organizzazione dell’insurrezione dell’aprile 1945, che avrebbe portato alla liberazione della città e alla resa delle truppe tedesche alle formazioni partigiane, costituisce senz’altro il momento più alto del suo operato, tanto che si parla di “”insurrezione modello”” (100), il CLNL dimostrò in realtà, fin dal momento dell’insediamento, buone capacità operative, riuscendo a supplire con l’impegno, sia a un iniziale deficit organizzativo, sia ai problemi derivanti dall’inesperienza”” (62-63) [Guido Levi, ‘L’origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’Europa, 1943-1950] [(95) Sebbene la situazione fosse incerta “”così come si era verificato il 25 luglio, anche a Genova, nonostante l’ora tarda e il coprifuoco, vi furono esplosioni di giubilo straordinario. Non tenendo conto dell’oscuramento, la città si illuminò festosamente, mentre già le pattuglie tedesche, «come tentacoli di un gigantesco polipo», si muovevano verso i punti nevralgici da tempo prestabiliti””. In Brizzolari, op. cit. p. 51; (96) “”Alla riunione costitutiva del Comitato dei partiti antifascisti di Genova, che si svolse in via XX settembre nello studio dell’avv. azionista Giulio Bertonellli, parteciparono Gerardo Barbareschi, Bordiga, Dante Bruzzone, Marcello Cirenei e Vannuccio Faralli per i socialisti, Giuseppe Bianchini e Marongiu per i comunisti, Filippo Guerrieri, Paolo Emilio Taviani, Giulio Marchi e Augusto Solari per la democrazia cristiana, Bertonelli ed Eros Lanfranco per gli azionisti e, infine Enrico Martino e Francesco Manzitti per i liberali. In questa riunione venne sottoscritto il “”Manifesto dei sei partiti antifascisti”” approvato a Milano nella riunione del 26 luglio, nel quale si chiedeva, oltre alla liquidazione totale del fascismo, al ripristino di tutte le libertà civili e politiche, alla liberazione immediata di tutti i detenuti politici, e all’abolizione delle leggi razziali, anche l’armistizio e la costituzione di un nuovo governo formato dai rappresentanti di tutti i partiti che esprimevano la volontà nazionale. Cfr Brizzolari, ‘Un archivio della Resistenza in Liguria’, Genova; 1974, pp. 42-46; (97) Le prime riunioni del CLNL non si svolsero però in questa sede (…); (98) Carlo Emanuele Basile è stato una delle figure più tristemente note del fascismo genovese negli anni della Repubblica di Salò (…), (99) Cfr. Luca Borzani e Antonio Gibelli, a cura, ‘Genova in guerra nell’ultimo conflitto mondiale’, Genova, 1992, p. 159; (100) L’espressione “”insurrezione modello”” è ormai entrata nella consuetudine per definire quella lotta popolare per la liberazione del capoluogo ligure alla quale presero parte migliaia di cittadini genovesi, che affiancarono negli scontro i GAP e le SAP, oltre alle formazioni partigiane di montagna calate in città. Per una ricostruzione dell’episodio, si veda, oltre alle opere sopra citate, anche Roberto Battaglia, ‘Storia della Resistenza italiana. 8 settembre 1943-25 aprile 1945’, Torino 1964, pp. 539-544 e Giorgio Bocca, ‘Storia dell’Italia partigiana, settembre 1943 – maggio 1945, Roma-Bari 1966, pp. 592-594. Ricordiamo che si trattò probabilmente dell’unico caso verificatosi in Europa, nel corso del secondo conflitto mondiale, in cui un corpo d’armata tedesco si arrese ufficialmente alle formazioni partigiane. Alto fu comunque il tributo di sangue versato dai partigiani e dai cittadini genovesi: circa trecento morti e ben tremila feriti. Taviani ricorda infine che furono importanti le conseguenze dell’episodio sulle operazioni belliche del resto del nord Italia, “”perché i nazisti furono dunque costretti a rinunciare a quella ormai famosa ultima linea di resistenza a oltranza sul Po per la quale cosa Kesserling aveva predisposto da oltre un anno piani meticolosi e nella quale fino all’ultimo aveva sperato. Dovette (invece) evacuare Milano e la guerra terminò in Italia con due settimane d’anticipo””, in Taviani, ‘Pittaluga racconta’, cit., pag: 195] Errore nell’indice dei nomi pag 363 si riporta ‘Bordiga Amadeo’ con un numero di nota errato e nel libro di Brizzolari da cui sono state tratte le informazioni nell’indice dei nomi viene riportato soltanto il cognome ‘Bordiga’”,”LIGU-001-FFS” “LEVI Franco a cura”,”A ricordo di Gustavo Colonnetti.”,”‘Gustavo Colonnetti (1886-1968) è stato un ingegnere, matematico e politico italiano di grande rilievo. Nato a Torino, si laureò in ingegneria civile e matematica, e intraprese una brillante carriera accademica, insegnando in diverse università italiane, tra cui Pisa e Torino. Fu direttore del Politecnico di Torino e si distinse per i suoi studi sull’elasticità e la scienza delle costruzioni 2. Colonnetti era noto anche per il suo impegno politico e sociale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, si rifugiò in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni fasciste, dove fondò una scuola universitaria per rifugiati italiani. Dopo la guerra, tornò in Italia e divenne membro dell’Assemblea Costituente, contribuendo alla stesura della Costituzione italiana. Fu anche presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, promuovendo la ricerca scientifica e tecnica 3. Un uomo di grande integrità, rifiutò sempre di aderire al regime fascista, guadagnandosi il rispetto come antifascista convinto. La sua eredità vive attraverso le sue opere e il suo contributo alla scienza e alla società 4′ (f. copilot)”,”SCIx-007-FMB” “LEVI Margaret”,”Teoria dello stato predatore.”,” Margaret Levi, professore di Comparative Political Economy e Harry Bridges Chair of Labor Studies, ha diretto il Center for Labor della University of Washington, Seattle. Il suoi libro di carattere innovativo rappresenta un esempio di applicazione della metodologia “”economica”” allo studio del mutamento istituzionale. L’ ‘amichevole’ critica di Pashukanis a Engels sulla questione dello Stato “”Alla base di tutte le analisi marxiane dello stato, sia nelle società contemporanee sia in quelle del passato, c’è l’ipotesi che lo stato emerga dal conflitto di classe. Se non ci fosse il conflitto di classe, non ci sarebbe alcun bisogno dello stato. Pashukanis ([1928] 1951) (1), un importante filosofo del diritto sovietico che scriveva negli anni Venti, sottolinea la problematicità di questa tesi in questa sua amichevole critica a Engels: «Lo stato emerge perché altrimenti le classi si distruggerebbero reciprocamente in un furioso conflitto, distruggendo quindi la società. Di conseguenza lo stato emerge nel momento in cui nessuna delle classi in conflitto può raggiungere da sola una vittoria decisiva. In quel caso si verifica una di queste due possibilità: o lo stato garantisce questa relazione (e in tal caso sarebbe una forza al di sopra delle classi, cosa che non possiamo ammettere), o lo stato è il prodotto della vittoria di una classe; ma, se è così, il bisogno dello stato da parte della società scompare, dato che la vittoria decisiva di una classe impone un equilibrio e impedisce la distruzione della divisione della società. Tutte queste controversie mettono in ombra un problema fondamentale: perché il dominio di una classe non continua ad essere quello che è, ovvero la subordinazione effettiva di una parte della popolazione a un’altra? Perché assume la forma di un dominio ufficiale da parte dello stato? O, il che è la stessa cosa, perché il vincolo statale non assume la forma di un meccanismo privato della classe dominante? Perché lo stato è dissociato dalla classe dominante, e assume la forma di un meccanismo impersonale di autorità pubblica isolato dalla società?». Questo è il problema centrale che ogni analisi marxista dello stato deve affrontare. In altri termini, il problema è se lo stato esiste per avvantaggiare la classe economicamente dominante o se nasce e si preserva per ragioni completamente diverse”” (pag 212) [Margaret Levi, ‘Teoria dello stato predatore’, Edizioni di Comunità, Milano, 1997] [(1) Pashukanis, E.B. “”The General Theory of Law and Marxism””, in ‘Soviet Legal Philosophy’, Cambridge, Harvard University Press]”,”TEOC-820″ “LEVI-MONTALCINI Rita”,”Tempo di mutamenti.”,”””insano attendere senza agire”” “”Luca Cavalli-Sforza afferma che “”la trasmissione culturale in forma verticale, che avviene da genitori a figli, è quella che mantiene caratteri importanti attraverso le generazioni”” (pag 29) “”Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale della donna”” (K. Marx, Lettera a Kugelmann) (pag 58) “”La maggior parte degli analfabeti del mondo è tra le donne per ragioni di età, di forzato abbandono delle scuole a causa di distanza dalle strutture scolastiche”” (pag 86)”,”DONx-049″ “LEVI-MONTALCINI Rita”,”L’asso nella manica a brandelli.”,”””Indico che fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che lei ne lasci governare l’altra metà a noi”” (Niccolò Machiavelli, Il principe, Torino, 1961, cap. XXV, p: 121 (in apertura) Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino dove si laureò in medicina con il famoso istologo Giuseppe Levi. Costretta a lasciare l’università a causa delle leggi razziali, iniziò le sue ricerche sul sistema nervoso in un laboratorio di fortuna allestito nella sua abitazione. Dopo la guerra fu invitata negli Stati Uniti, alla Washington University di St. Louis, dove rimase quasi trent’anni. In questo periodo scoprì e identificò una proteina (NGF, nerve growth factor) in grado di stimolare la crescita delle fibre nervose, e per questa scoperta ricevette nel 1986 il premio Nobel per la medicina. Tra i volumi pubblicati ‘Elogio dell’imperfezione’ (1987), ‘Il tuo futuro’ (1993), ‘Senz’olio contro vento’ (1996). “”(…) [I] neuroni (cellule perenni, e cioè prive della proprietà di riprodursi) vanno incontro a morte, oggi definita come «morte programmata». Si ritiene che questo calo numerico sia dell’ordine di centinaia di migliaia di cellule al giorno dall’età di 60-70 anni in poi. Una perdita che potrebbe apparire così drammatica da non giustificare l’esplicazione di attività creative anche in età avanzata. Tuttavia questa perdita non è così rilevante se si considera che il cervello consiste di un numero astronomico di cellule nervose. Il realtà il normale invecchiamento porta all’eliminazione di un numero molto inferiore dI cellule quale solitamente ritenuto: «Si è stimato che circa il 5% dei neuroni dell’ippocampo scompare ogni dieci anni nella seconda metà della vita, il che corrisponde a una perdita complessiva del 20% dei neuroni. Il decremento non è però uniforme; in alcune aree dell’ippocampo non si osservano diminuzioni significative». Così D.J. Selkoe (94) afferma che nonostante il cervello umano in età avanzata subisca la perdita di certi neuroni e vada incontro ad alterazioni biochimiche, questi cambiamenti in molti individui non provocano un declino apprezzabile delle capacità cognitive e creative. Come già descritto nel capitolo sulla plasticità neuronale, le cellule che permangono possono andare incontro ad aumento delle ramificazioni dendritiche e al potenziamento a livello sinaptico dei circuiti celebrali. Nell’età senile, non meno che in quelle precedenti, permane nel cervello dell”Homo sapiens’ questa proprietà che non differisce da quelle in suo possesso nelle fasi precedenti e alle quali si riferisce il matematico E. De Giorgio: «… la capacità di pensare l’infinito pur riconoscendo nei propri limiti la propria finitezza»”” (pag 146-147) [(94) D.J. Selkoe, ‘L’invecchiamento celebrale’, Le Scienze, Milano, 1992]”,”SCIx-511″ “LEVIN Michael”,”Marx Engels and Liberal Democracy.”,”L’A è Principal Lecturer in Politics al Goldsmiths’ College, Univ London. MCLELLAN è Prof di teoria politica Univ of Kent, Canterbury.”,”MADS-121″ “LEVIN Ilja KHOLODKOVSKI Kirill DILIGUENSKI Guerman AFANASJEV Mikhail ZUDIN Alexeij PEREGUDOV Sergei RADAEV Vadim MAU Vladimir STARODUBROVSKAJA Irina STUDENTSOV Viktor PANTIN Igor KOLOSSOV Vladimir FEDOSSOV Petr PAVLOV P. Innokentij ZUBOV Andrei B. FILATOV Sergei”,”La nuova Russia. Dibattito culturale e modello di società in costruzione,”,”Ilja Levin, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Kirill Kholodkovski, caposezione del settore studi sui problemi sociali e politici presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO)dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Guerman Diliguenski, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca, redattore capo della rivista Mirovaia economica i mezhdunarodnye otnoscenia. Mikhail Afanasjev, consigliere presso il Dipartimento Territoriale del Governo del Presidente della Federazione Russa a Mosca. Alexeij Zudin, direttore per la ricerca politica presso il Centro di Tecnologie Politiche di Mosca. Sergei Peregudov, docente presso IMEMO. Vadim Radaev, direttore del Dipartimento di Sociologia Economica e Politica Sociale dell’Istituto di Economia presso l’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Vladimir Mau, direttore del Centro di Analisi Economica presso il Governo della Federazione Russa a Mosca. Irina Starodubrovskaja, ricercatrice presso il Centro dfi Analisi Economica presso il Governo della Federazione Russa a Mosca. Viktor Studentsov, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Igor Pantin, docente presso il Dipartimento di Studi Politologici Comparati dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Vladimir Kolossov, direttore del Centro di Ricerche geopolitiche dell’Istituto di Geografia dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Petr Fedossov, Segreteria del Presidente del Consiglio della Federazione Russa a Mosca. P. Innokentij Pavlov, docente presso la Facoltà Teologica di Sant’Andrea di Mosca. Andre B. Zubov, docente di storia delle religioni presso la Facoltà Teologica di Sant’Andrea di Mosca. Sergei Filatov, docente presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca.”,”RUSx-111-FL” “LEVIN Alfred”,”The Second Duma. A Study of the Social-Democratic Party and the Russian Constitutional Experiment.”,”Preface, Preface to Second Edition, Introduction, Conclusion, Appendixes, Bibliographical Note, Additional Bibliography, Additions and Corrections to Text and Footnotes, Index,”,”RUSx-195-FL” “LE-VINE Steve”,”Il petrolio e la gloria. La corsa al dominio e alle ricchezze della regione del Mar Caspio.”,”LE-VINE Steve (o LEVINE), giornalista, è stato corrispondente estero per 18 anni inviato in URSS, Pakistan e Filippine e ha scritto per il Wall Street Journal, il New York Times, il Washington Post, il Financial Times e il Newsweek. Il suo secondo libro è stato ‘Putin’s Labyrinth’ (racconta la Russia attraverso la morte di sei russi). “”Lenin inviò Leonid Krassin, un cortese ex-industriale, per guadagnare favore presso gli uomini d’affari occidentali e placare le loro preoccupazioni. Krassin incalzava i potenti stranieri con un buon francese e tedesco, insieme a un altro linguaggio che potevano capire, il capitalismo. Nel 1902, mentre segretamente sosteneva il Partito comunista clandestino, Krassin aveva diretto la compagnia elettrica di Baku, e in seguito aveva condotto le operazioni Siemens-Schukert in Russia. Krassin propose una alleanza tra la Oil Company anglo-persiana della Gran Bretagna e la Standard Oil del New Jersey per far rivivere i giacimenti di Grozny.”,”RUSx-159″ “LEVINE Norman”,”The Tragic Deception: Marx Contra Engels.”,”””La tesi centrale di questo libro è che grandi differenze di pensiero esistono tra Marx ed Engels”” (pag 228)”,”MAES-185″ “LEVINE James S.”,”Russian Grammar.”,”James S. Levine, Ph.D. Associate Professor of Russian and Director of Russian Studies George Mason University.”,”RUSx-267-FL” “LEVINE-MEYER Rosa, a cura di David ZANE MAIROWITZ”,”Inside German Communism. Memoirs of Party Life in the Weimar Republic.”,”LEVINE-MEYER Rosa “”The Left started their reign with a sweeping victory in the parliamentary elections of May 1924 with 3,700,000 votes cast for the Communists and an increase of seats from 15 to 62. The gains were even more significant since they were achieved at the expense of the SPD which lost 70 seats in the process. Several factors contributed to the success: It was the first election after the merger with the Independent Socialists; the revolutionary mood had not entirely died out; and it was, to a large degree, an answer to the hated Reich’s intervention in Saxony-Thuringia, its removal of a legitimate government and its subsequent repressions”” (pag 67)”,”MGEK-106″ “LEVINSON Charles a cura; contributi di Charles LEVINSON Otto BRENNER Karl HAUENSCHILD Eugene DESCAMPS Milan RUKAVINA Itzhak BEN AARON Leonard WOODCOCK Tor ASPENGREN Hugh SCANLON Jack JONES Arne GIJER Wilhelm HRDLITSCHKA Henry LORRAIN Ewald KAESER Edmond MAIRE”,”Industry’s democratic revolution.”,”Contributi di Charles LEVINSON Otto BRENNER Karl HAUENSCHILD Eugene DESCAMPS Milan RUKAVINA Itzhak BEN AARON Leonard WOODCOCK Tor ASPENGREN Hugh SCANLON Jack JONES Arne GIJER Wilhelm HRDLITSCHKA Henry LORRAIN Ewald KAESER Edmond MAIRE.”,”SIND-032″ “LEVINSON Charles”,”Vodka Cola.”,”Contiene i paragrafi ‘Agnelli e il PCI’, ‘L’ operazione Vodka-Espresso’ e ‘Le imprese commerciali e finanziarie del Partito comunista francese'”,”RUSU-146″ “LEVINSON Charles”,”Capital, Inflation and the Multi-Nationals.”,”LEWINSON è in grado di parlare molte lingue ed è laurato in economia e sociologia industriale (Univ Toronto e Parigi). E’ labour economist consultant.”,”ECOI-113″ “LEVINSON Charles”,”International trade unionism.”,”LEWINSON, canadese (1920) parla molte lingue ed è laurato in economia e sociologia industriale (Univ Toronto e Parigi). E’ labour economist consultant.”,”ECOI-114″ “LEVINSON Charles”,”Capitale, inflazione e imprese multinazionali.”,”‘I lavoratori stanno perdendo la corsa contro l’inflazione. Nella maggior parte dei paesi i salari reali hanno subito un ristagno o sono aumentati molto lentamente. Il Department of Labor degli USA ha dichiarato che dal 1966 non vi è stato quasi nessun aumento nei salari reali dei lavoratori statunitensi. Il salario medio statunitense settimanale nel 1957-59 era di 98 dollari. Nel periodo di nove anni iniziato nel 1961 tali salari sono aumentati in misura minore dell’11 per cento, vale a dire poco più dell’1 per cento all’anno. A questo saggio di incremento, il mitico «lavoratore medio» statunitense potrebbe attendersi di raddoppiare il suo livello di vita una volta ogni cento anni. Durante il 1969 e la prima metà del 1970 gli aumenti dei prezzi hanno registrato una accelerazione in undici dei diciassette paesi dell’OCSE, ad un saggio annuo di più del 5 per cento. In Germania, in Italia, in Norvegia e in Svezia il saggio di incremento è più che raddoppiato. Ma verso la metà dell’anno il culmine degli aumenti dei prezzi venne superato e durante la seconda parte del 1970 i sette principali paesi videro una diminuzione degli aumenti dei prezzi fino a meno del 5 per cento, e a meno del 2 per cento in Canada e in Germania. Al contrario dei prezzi, i salari sono aumentati notevolmente meno nel 1969 e nella prima metà del 1970 che non nella seconda metà. Quattordici dei diciassette paesi dell’OCSE hanno registrato aumenti maggiori verso la fine del 1970 che non nel 1969. Queste tendenze opposte confermano la tesi che i maggiori incrementi dei salari registrati nel 1970 e nel 1971 furono, in linea di massima, un recupero dei salari reali che erano diminuiti durante l’ondata di aumenti dei prezzi del 1968, 1969 e dell’inizio del 1970. I prezzi francesi delle automobili, ad esempio, hanno sensibilmente superato l’aumento dei costi salariali diretti di tale industria, durante gli ultimi tre anni. Dal 1968, infatti, essi sono aumentati di circa il 30 per cento, mentre i salari nominali sono aumentati di circa il 35 per cento. ed i salari reali dei lavoratori, nelle industria automobilistiche francesi del 18 per cento. Tuttavia, dato che i costi salariali unitari costituiscono meno del 25 per cento del prezzo totale al dettaglio, è evidente che non sono stati i salari la causa prima dell’aumento dei prezzi, nonostante le affermazioni degli ambienti industriali. Fra il 1965 e il 1968 non si verificò alcuna esplosione salariale, ma durante questo periodo gli aumenti dei prezzi furono in media, salvo che in Giappone, del 7 per cento. La tesi che l’accelerazione mondiale degli aumenti dei prezzi verificatisi nel 1968, 1969 e 1970, fu dovuta ad aumenti dei costi salariali verificatasi negli anni precedenti è quindi palesemente insostenibile. Se vi è stata correlazione fra salari e prezzi negli anni precedenti al 1970, si è trattato di una correlazione negativa, in quanto salari e prezzi si sono mossi in direzioni opposte. Gli incrementi relativamente forti dei salari verificatisi alla fine del 1970 e nel 1971 sono inoltre perfettamente in linea con la tesi che i maggiori aumenti salariali di quell’anno sono la conseguenza dell’inflazione registratasi negli ultimi tre anni. E’ difficile additare i salari monetari come causa dell’inflazione quando ci si trova di fronte a cifre come queste che dimostrano chiaramente che essi ne sono state le vittime. E’ raro che si prenda in considerazione l’effetto inflazionistico degli elevati livelli dell’imposta sul reddito. Dopo un periodo di ristagno dei salari reali, come si era verificato durante il periodo fra il 1965 e il 1969, l’effetto dell’imposta sul reddito accentua gli aumenti salariali necessari ai lavoratori per riguadagnare il terreno perduto, specialmente in paesi ad alta tassazione come il Nord America, le isole britanniche ed i paesi nordici. Formulando le nuove richieste salariali, infatti, i sindacati sono costretti a prendere in considerazione il valore, prima e dopo le tasse, dell’incremento salariale; valori questi che possono essere sostanzialmente diversi, specialmente per i gruppi di salari più elevati, che ricadono nella categoria a maggiore tassazione. Ad esempio, in Gran Bretagna la tassa media per i lavoratori è del 30 per cento. Ciò significa che per aumentare il reddito reale disponibile del 10 per cento, in modo da compensare gli aumenti dei prezzi, gli aumenti nominali dei salari dovrebbero essere del 15 per cento. Nel 1970 l’esplosione dei salari, causata da un aumento di oltre il 10 per cento (dopo aver tenuto conto delle imposte dirette e indirette e degli aumenti dei prezzi), ha creato, secondo la ‘National Institute Economic Review’ (marzo 1971), una situazione nella quale il reddito realmente disponibile per i consumatori è aumentato solo dell’1,5 per cento. Per compensare le diminuzioni verificatesi nei salari reali a seguito di un aumento del 4 per cento nei prezzi verificatosi nel 1970, i lavoratori tedeschi che si trovavano nel gruppo salariale di 300 dollari al mese, e senza bambini, dovevano in media avere un aumento nominale dell’11 per cento (fra il 9 e il 17 per cento). Tassazione progressiva relativamente rapida, e aumento delle trattenute dal salario per assicurazioni sociali significano che, per far fronte ad una perdita dovuta ad una inflazione del 4 per cento, i lavoratori tedeschi devono aumentare i loro salari di circa tre volte il saggio d’incremento dell’inflazione. Secondo famosi economisti del lavoro, i lavoratori statunitensi, per far fronte ad una inflazione del 5 per cento, e per mantenersi in linea con la produttività media, avrebbero bisogno di un aumento salariale del 9 per cento. Per redditi compresi fra i 7.000 e i 9.000 dollari all’anno, un aumento del 9 per cento aumenterebbe il reddito reale del 5-6 per cento appena in quanto circa un terzo verrebbe assorbito dalle tasse. Per raggiungere quindi il 9 per cento in termini reali, l’aumento dovrebbe essere compreso fra il 12 e il 14 per cento’ (pag 127-128-129)]”,”ECOG-080″ “LEVISON Andrew”,”The Working Class Majority.”,”ANTE1-8 LEVISON è research associate of the Martin Luther King Center for Social Change in Atlanta, Georgia. Contiene ritaglio di giornale (Carter e il salario minimo) in allegato: fascicolo di appunti manoscritti relativi al volume (sintesi-recensione critica)”,”MUSx-223″ “LEVISSE-TOUZE’ Christine MARTENS Stefan a cura; saggi di Alfred GROSSER Karl OTMAR FREIHERR VON ARETIN Gilbert BADIA Francois BEDARIDA Jurgen DANYEL Christine LEVISSE-TOUZE’ Stefan MARTENS Hartmut MEHRINGER Gilbert MERLIO Christiane MOLL Klaus-Jurgen MÜLLER Kurt NOWAK Josef ROVAN Peter STEINBACH Rita THALMANN Johannes TUCHEL Barbara VORMEIER Christl WICKERT”,”Des Allemands contre le nazisme. Oppositions et resistances 1933-1945. Actes du colloque franco- allemand organisé à Paris du 27 au 29 mai 1996.”,”1. I ‘no’ tedeschi a HITLER, di Joseph ROVAN. I. Opposizione e resistenza in GERM e nell’esilio in FR. II. Resistenza e resistenti durante la pace e la guerra. III. I movimenti di resistenza. IV. La resistenza tedesca: tra storia e memoria. 2. Riflessioni di Alfred GROSSER Saggi di Karl OTMAR FREIHERR VON ARETIN, Gilbert BADIA, Francois BEDARIDA, Jurgen DANYEL, Alfred GROSSER, Christine LEVISSE-TOUZE’, Stefan MARTENS, Hartmut MEHRINGER, Gilbert MERLIO, Christiane MOLL, Klaus-Jurgen MÜLLER, Kurt NOWAK, Josef ROVAN, Peter STEINBACH, Rita THALMANN, Johannes TUCHEL, Barbara VORMEIER, Christl WICKERT.”,”GERN-001″ “LEVISSE-TOUZÉ Christine”,”L’Afrique du Nord dans la guerre, 1939-1945.”,” Il ruolo dell’Africa del Nord (AFN) nella seconda guerra mondiale. “”De septembre 1939 à juin 1940, l’Afrique du Nord est l’arriere nécessaire à la métropole pour les ressources humaines et économiques; elle est la «pépinière d’hommes», selon la formule chère au maréchal Lyautey, avec l’apport indispensable des troupes indigènes. Au total, 170.000 hommes ont eété envoyés en France pendant la «drôle de guerrre» (1). En juin 1940, l’Afrique du Nord aurait pu être la planche de salut, un ultime recours pour la poursuite des combats; les responsables français ne daignent pas sérieusement étudier cette éventualité. De juin 1940 à novembre 1942,elle incarne tous les espoirs: pour les gaullistes, peu nombreux, groupés autour de René Capitant dans le mouvement Combat, pour les conjurés, venus de tous les horizons politiques qui préparent, avec Robert Murphy, le débarquement allié, enfin, pour l’armée d’Afrique, fidìle à Pétain. Aprés l’armistice de 1940, l’installation des commissions allemande et italienne de contrôle ouvre une étape nouvelle, celle d’une propagande active auprès des populations musulmanes. L’ AFN ( Afrique française du Nord AFN, composé de l’Algérie, du Maroc et de la Tunisie, ndr) est associée par le gouvernement de Vichy à sa politique de collaboration économique et militaire avec l’Allemagne et l’Italie. Le prestige de la France est atteint auprès des musulmans. L’Afrique du Nord sert aussi d’arrière-cour aux basses oeuvres de la France de Vichy, comme le montre la multiplication des camps d’internement. C’est aussi le cycle des ruptures, avec Mers el-Kébir et la guerre fratricide de Syrie où des contingents nord-africains ont été engagés. Les conséquences dramatiques se mesurent aux combats lors du débarquement américain qui lève toute ambiguïté sur l’«ordre de se défendre contre quiconque» qui s’applique aussi aux Alliés. La situation géographique du Maghreb lui confère, à partir de 1942, une fonction essentielle. L’ AFN est impliquée dans l’affrontement, avec la formation d’un front en Tunisie après les débarquements alliés de novembre 1942. Elle est ainsi amenée à jouer un rôle sans précédent, comme tête pont stratégique pour la libération du territoire national (2). L’Afrique du Nord constitue, c’est une constante, un réservoir d’hommes et une zone arrière pour la réorganisation de l’armée sous l’égide des autorités françaises «réconciliées». L’envoi d’un corps expéditionnaire en Italie ne détourne pas l’armée française de son but principal, la libération du territoire national, facilitée par la proximité de la zone des combats de l’AFN et des côtes provençales (3). Cent mille hommes en Italie, 250.000 combattants à pied d’oeuvre pour débarquer en France à l’été 1944, ces forces expéditionnaires sont le fer de lance d’une armée de terre passée d’environ 350.000 hommes fin 1942 à plus de 630.000 hommes deux ans plus tard (4)”” (pag 365-366) [(1) SHAT, fonds privé Pénette, dossier 5, l’armée française d’Afrique du Nord, de juin 1940 à mai 1943; (2) Jacqus Frémeaux , «La participation des contingents d’outre-mer aux opéerations militaires (1943-1944), colloque international à Paris, du 7 au 10 mai 1985, ‘Les armées françaises pendant la Seconde Guerre mondiale, 1939-1945′, actes du colloque publiés en 1985, p. 355 et suiv.; (3) Le Goyet, op. cit.; (4) Jacques Vernet, op. cit., p. 18] Le nom d’Armée d’Afrique désigne l’ensemble des unités militaires françaises issues des territoires de l’Afrique française du Nord (AFN, composé de l’Algérie, du Maroc et de la Tunisie) dont l’origine remonte pour la plupart à la conquête de l’Algérie1. Le terme « Armée d’Afrique » n’a pas de signification institutionnelle, mais plutôt le sens général de forces de souveraineté stationnées en Algérie française, en Tunisie et au Maroc durant la période coloniale de 1830 à 19622. Intégrée aux forces armées métropolitaines, l’Armée d’Afrique se distingue des Troupes coloniales. Elle comprend des formations composées en majorité voire en totalité d’Européens, d’une minorité de Juifs séfarades et d’autres constituées en grande partie d’ « Indigènes », les proportions variant d’un corps à l’autre. Durant la Seconde Guerre mondiale, le terme d’armée d’Afrique reste attaché au corps expéditionnaire français en Italie et à la 1re armée française3. Les régiments de l’Armée d’Afrique venant en majorité de l’Algérie française (Légion étrangère, zouaves et tirailleurs) sont les plus décorés de l’Armée française juste après le régiment d’infanterie coloniale du Maroc (RICM), appartenant aux troupes coloniales4,5. Elle est dissoute en 1962, mais des unités maintiennent son souvenir comme le 1er régiment de tirailleurs (Épinal), le 1er régiment de chasseurs d’Afrique (Canjuers), le 1er régiment de spahis (Valence), le 68e régiment d’artillerie d’Afrique (camp de La Valbonne) et le 40e régiment d’artillerie (camp de Suippes). Le 5e régiment de tirailleurs marocains, en garnison à Dijon, n’a été dissous qu’en 1965. Historique À l’époque coloniale, les forces françaises sont réparties en trois grands ensembles distincts : l’armée métropolitaine, les troupes coloniales (la Coloniale) et l’armée d’Afrique qui dépendent d’un seul état-major général6. L’armée d’Afrique est créée lors de la monarchie de Juillet et le débarquement en Algérie, à Sidi Ferruch, le 14 juin 1830 du corps expéditionnaire commandé par le général de Bourmont2. Par la suite le terme « Armée d’Afrique » a continué à s’appliquer aux troupes qui ont conquis, occupé et pacifié la « Régence d’Alger » et après la conquête de l’Algérie, il s’est étendue aux troupes de Tunisie, du Maroc et du Sahara. En 1873, lors de la réorganisation de l’armée, l’armée d’Afrique forme un corps d’armée constitué, le 19e corps d’armée. Toutefois l’appellation « Armée d’Afrique » reste en usage jusqu’à la fin de l’ère coloniale7. Les unités de zouaves sont créées en 1830, la Légion étrangère et les chasseurs d’Afrique en 1831, les tirailleurs algériens en 1841, le corps des spahis en 1843 et les compagnies méharistes sahariennes en 1894. Des « Bureaux arabes » sont également créés afin d’administrer les territoires militaires dès 1844. Au Maroc, les goums sont créés par le général Lyautey en 1908. La conscription est finalement instituée en Algérie en 1912. “”La Forza Navale Francese Libera (FNFL), conosciuta anche come la Forza Navale della Francia Libera (FNFL), ha giocato un ruolo cruciale durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la caduta della Francia nel 1940, molti marinai francesi si unirono alle forze della Francia Libera sotto la guida del generale Charles de Gaulle. La FNFL ha partecipato a numerose operazioni navali, tra cui il supporto agli sbarchi alleati in Nord Africa e in Normandia. La FNFL ha anche contribuito alla protezione dei convogli alleati nell’Atlantico e nel Mediterraneo, combattendo contro le forze dell’Asse e proteggendo le rotte di approvvigionamento vitali per lo sforzo bellico alleato”” (f. copilot)”,”QMIS-365″ “LÉVI-STRAUSS Claude”,”La vita familiare e sociale degli Indiani Nambikwara.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-068-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Dal miele alle ceneri. Oltre la contrapposizione tra “”natura”” e “”cultura””.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-074-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”L’uomo nudo. Dai miti d’America al “”mito unico”” della nostra condizione.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-075-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Razza e storia. Razza e cultura.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-077-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Primitivi e civilizzati. Conversazioni con Georges Charbonnier.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-078-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”La via delle maschere.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-079-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Mito e significato. Cinque conversazioni radiofoniche.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-082-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude, a cura di Alberto M. CIRESE”,”Le strutture elementari della parentela.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-084-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Tristi Tropici.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-085-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il crudo e il cotto.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-086-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Guardare. Ascoltare. Leggere.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-087-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Antropologia strutturale.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-094-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il pensiero selvaggio.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-095-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Le origini delle buone maniere a tavola.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”STOS-023-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il pensiero selvaggio.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela. “”Nulla di meglio al mondo dei selvaggi, dei contadini e della gente di provincia, per studiare a fondo e in ogni senso costumi e abitudini; inoltre, quando giungono dal Pensiero al Fatto, ci si trova di fronte a cose compiute”” (H. de Balzac, ‘Le Cabinet des antiques’) (in apertura)”,”TEOS-035-FRR” “LEVI-STRAUSS Claude”,”Razza e storia e altri studi di antropologia.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Laureatosi in filosofia alla Sorbona nel 1931, dopo le spedizioni nel Mato Grosso fu costretto a riparare negli Stati Uniti a seguito dell’occupazione nazista della Francia. Oggi (1977) insegna etnologia alla Ecoles des hautes études di Parigi e dal 1959 è titolare della cattreda di antropologia strutturale al Collège de France. Ha pubblicato tra l’altro ‘Tristi tropici’ e ‘Il crudo e il cotto’.”,”TEOS-004-FAP” “LEVON-ZEKIYAN Boghos”,”L’Armenia e gli armeni Polis lacerata e patria spirituale: la sfida di una sopravvivenza.”,”L’autore insegna Lingua e letteratura armena a Ca’ Foscari e Istituzioni ecclesiastiche armene al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Da Trecc.: ARMENIA (arm. Hayastan) Regione fisica e storica dell’Asia sudoccidentale, estesa fra 38° e 41° lat. N e 37° e 47° long. E Gr. e ampia circa 140.000 km2. Dal punto di vista fisico l’A. s’identifica con l’Acrocoro Armeno, vasto complesso ondulato di alteterre, delimitato a N dalla sezione orientale dei Monti Pontici, a NE dal Piccolo Caucaso e a S dal Tauro armeno; come limiti occidentale e orientale si scelgono abitualmente il corso dell’Eufrate e la depressione di Urmia. Dalla superficie dell’acrocoro, la cui altitudine media varia tra i 1500 e i 1800 m, si innalzano numerosi rilievi assai più elevati, spesso vulcanici, come l’Ararat. Il clima è temperato continentale di montagna, con inverni lunghi e rigidi, estati calde e accentuata aridità. Tra gli elementi idrografici i più significativi sono l’Eufrate e vari laghi (L. di Van, L. di Sevan e altri) le cui acque risultano salate per la sensibile evaporazione dovuta al calore e all’aridità estiva. La vegetazione è una steppa xerofila. Come regione storica l’A. corrisponde più o meno alla massima estensione raggiunta dall’antico regno armeno. Attualmente, circa l’80% dell’A. è compreso nella Turchia; il resto forma il territorio della Repubblica di Armenia, tranne due piccoli lembi orientali appartenenti alla Georgia e all’Iran. L’etnia più numerosa è quella dei Curdi, seguiti da Armeni, Turchi, Georgiani. Le città più notevoli sono la capitale della Repubblica di A., Erevan, ed Erzurum, in Turchia. Storia Storia antica In A. si costituì nel 1° millennio il regno urrita di Urartu (?) che elaborò una originale civiltà indigena, distrutta dalle invasioni di Cimmeri e Sciti (sec. 7°). Sottoposta al dominio achemenide (sec. 6°-4°) e conquistata da Alessandro Magno (331), la regione poi fu retta da dinastie locali, formalmente dipendenti dai Seleucidi di Siria, e divisa in due satrapie che i Romani chiamarono A. Minor e A. Maior, rispettivamente a O e a E dell’Eufrate. Riunita in un’unica entità politica da Tigrane (inizi sec. 1° a.C.) e coinvolta nella seconda guerra mitridatica, dovette cedere l’A. Minor a Roma e subirne la protezione. Da allora fu sempre attratta per la sua posizione geografica nelle ripetute guerre tra i vicini Parti e Roma, di cui dovette riconoscere la supremazia (66 d.C.) rimanendo, con alterne vicende, in una condizione di autonomia controllata o di subordinazione fino al 387, quando fu spartita tra Bisanzio e la Persia. L’A. maggiore fu ricondotta sotto la sovranità dell’Impero da Giustiniano e poi riorganizzata in quattro province che si conservarono sino quasi all’invasione araba (sec. 7° d.C.) Al tempo della dominazione degli Achemenidi risalgono alcuni siti fortificati a pianta poligonale (Bakhrikhac, Kalkar) e ovoidale (Tilorpaš, Norašen, Krekants Blur) con mura in pietre rozzamente squadrate e mattoni crudi; allo stesso periodo si data un gruppo di vasi argentei del tipo rhytòn, con raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe. Medioevo ed età moderna Con l’occupazione araba, consolidata al tempo del califfo Mu?awiyah (660-680), l’A. maggiore divenne una provincia di confine dell’Impero musulmano, retta da un governatore arabo. Un inizio d’indipendenza si ebbe sotto il califfo al-Mutawakkil, che nell’863 riconobbe come principe vassallo Ashot della dinastia bagratide. I Bagratidi durarono due secoli, poi la pressione esterna di Selgiuchidi e Bizantini provocò il crollo dello Stato nazionale armeno, nel 1045 annesso da Bisanzio. Nel 1064 Ani, capitale reale armena, fu presa d’assalto dal selgiuchide Alp Arslan e tutta la Grande A. cadde in potere dei Turchi. Uno Stato armeno indipendente si riformò poco dopo in Cilicia, cioè nella Piccola A., e durò tre secoli, fungendo da baluardo dell’Impero bizantino contro Musulmani e crociati. Il suo apogeo fu raggiunto con Leone II (1199-1219), che organizzò il regno, sottoposto a vassallaggio verso Santa Sede e Impero germanico, sul modello dei principati franchi d’Oriente. Nel 14° sec. la Piccola A. cominciò a decadere, corrosa da lotte religiose intestine. Il passaggio alla dinastia dei Lusignano di Cipro (1342) suscitò nuove lotte che portarono (1375) al tradimento a danno di Leone VI di Lusignano e all’insediamento in Cilicia dei Mamelucchi siro-egiziani (1382). Da quel momento in poi, fino al 20° sec., sparisce ogni traccia di uno Stato armeno indipendente. L’A. propria, dopo la conquista selgiuchide nell’11° sec., subì il dominio dei Mongoli di Genghiz Khan (1206) e di Tamerlano (1387), finché nel 1473 vi giunsero i Turchi osmanli con Maometto II. I sec. 17° e 18° trascorsero in guerre continue fra sultani di Costantinopoli e scià di Persia e l’A. restò divisa tra quei due Stati musulmani. Storia contemporanea L’A. persiana dalla metà del 18° sec. cominciò a passare nelle mani dei Russi (trattati di Gulistan, 1813, e Turkmanciai, 1828), seguendo le sorti dell’Impero russo sino alla rivoluzione ed entrando poi a far parte dell’URSS (? Armenia, Repubblica di). La parte d’A. rimasta all’Impero ottomano, deluse le speranze di raggiungere indipendenza e libertà civili, passò all’azione rivoluzionaria, con la creazione (1887-1890) di comitati rivoluzionari sul modello di quelli nichilisti russi; il sultano ?Abd ul-Hamid rispose con una feroce repressione. Nell’agosto-settembre 1894 si ebbe il primo massacro di Armeni, cui seguì la strage del 1895-96. Con il 20° sec. la situazione si aggravò ancora, quando i Giovani Turchi cominciarono a propugnare l’ideale della supremazia della razza turca nei territori dell’Impero ottomano. Si ebbero così il massacro di Adana del 1909 e, durante la prima guerra mondiale, lo sterminio in massa del popolo armeno. I superstiti ripararono nella Repubblica d’A., in Egitto, in Siria, in Libano, in Israele, in Iran, in Europa e negli Stati Uniti. Al termine della guerra, le potenze alleate imposero alla Turchia la concessione dell’indipendenza agli Armeni (Trattato di Sèvres, 1920), ma l’accordo fu vanificato dall’arrivo al potere del leader nazionalista Atatürk, che diede inizio all’assimilazione politico-culturale delle minoranze etniche, dando ulteriore incremento alla diaspora armena nel mondo. A tutt’oggi gli Armeni chiedono che vengano loro restituite le terre turche e che si riconosca che sono stati vittime di un genocidio. Il riconoscimento dello sterminio degli Armeni è stato tra le condizioni poste dal Parlamento Europeo per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea ma, nonostante alcune aperture di esponenti politici, in Turchia nominare in pubblico il genocidio rappresenta ancora un reato punibile con tre anni di carcere. -ALT Religione Chiesa armena L’A. era già evangelizzata all’inizio del 3° sec.; all’inizio del 4°, s. Gregorio l’Illuminatore ottenne dal re Tiridate il riconoscimento del cristianesimo come religione di Stato. Con il cattolicosato di Sahak (inizio del 5° sec.), l’adozione dell’alfabeto armeno rese possibile la liturgia nella lingua nazionale e divenne definitiva l’autonomia della Chiesa armena dalle sedi di Cesarea e Costantinopoli. Gli Armeni rimasero estranei alle controversie cristologiche e non parteciparono ai concili di Efeso (431) e Calcedonia (451); ma, essendo stato appoggiato dall’imperatore Anastasio, il katholikòs Babken accettò l’Enotico di Zenone. La tendenza monofisita servì agli Armeni, specie sotto la dominazione musulmana, per differenziarsi dai Bizantini. Alla fine del 13° sec., dopo la costituzione del regno dell’Armenia Minore nella Cilicia, la sede cattolicosale fu trasferita da Ecmiadzin a Sis (odierna Kozan); questo accentuò il dissidio tra gli Armeni occidentali e orientali, anche perché gli occidentali cercavano di avere buoni contatti con Roma. Per reazione a questi contatti si fece più forte la tendenza autonomista degli orientali: fu creato un patriarcato armeno a Gerusalemme, staccato da quello di Sis (1311), e quando con la caduta del regno di Cilicia (1375) la sede di Sis cominciò a decadere si ebbe lo scisma, con la ricostruzione del cattolicosato di Ecmiadzin. La conquista turca di Costantinopoli aggravò la situazione: Maometto II nel 1461 investì Gioacchino vescovo di Brussa del patriarcato armeno di Costantinopoli, considerandolo come capo civile, oltre che religioso, di tutti gli Armeni dell’Impero ottomano. Il dissidio tra i due cattolicosati fu composto nel sinodo di Gerusalemme (1651), in cui fu riconosciuta la preminenza di Ecmiadzin. Nel 18° sec. i katholikòi di Ecmiadzin cominciarono a mostrarsi ostili agli Armeni cattolici, che aspiravano ad avere un’organizzazione e chiese proprie. Nel 1741 il katholikòs di Sis, Abramo Pietro I Ardzivian, che aveva ricevuto il pallio a Roma da Benedetto XIV e a cui fu impedito dai dissidenti di entrare nella sua sede, si stabilì a Kraim in Libano e creò il patriarcato armeno cattolico di Cilicia. Con il trattato di Turkmanciai (1828) la sede di Ecmiadzin entrò a far parte dell’Impero russo, che nel 1836 riorganizzò quella parte della Chiesa armena secondo i principi di dipendenza dallo Stato prevalenti in Russia. Nell’Impero ottomano la simpatia degli Armeni turchi per la Russia fu pretesto di accuse reciproche tra cattolici e ortodossi, che provocarono gravissime persecuzioni (1827-28). L’intervento austro-francese, invocato dal sultano Mahmud vinto dai Russi, servì a queste potenze, su richiesta di papa Leone XII, per far introdurre nel trattato di Adrianopoli la clausola dell’emancipazione degli Armeni, il che permise a Pio VIII di creare la sede primaziale armeno-cattolica di Costantinopoli (1830). Nel 1866 il sinodo di Bzommar riunificò il patriarcato cattolico di Cilicia e quello di Costantinopoli nella persona di Antonio Hassun, che nel 1880, chiamato a Roma, ottenne l’erezione del Pontificio Collegio Armeno (1883). Il genocidio perpetrato negli anni 1915-18 costrinse il patriarca di Sis a trasferire la sua sede prima ad Aleppo e poi, nel 1930, a Antelias, a nord di Beirut. Il patriarcato cattolico fu trasferito a Beirut, con residenza a Bzommar. Lingua Gli Armeni parlano una lingua indoeuropea documentata dal 5° sec. d.C. ( armeno classico), ma parlata sin dal 6° a.C. nella zona fra la Mesopotamia, il Caucaso meridionale e la costa sud-orientale del Mar Nero. L’armeno moderno si divide in armeno orientale, lingua ufficiale della Repubblica di Armenia, e armeno occidentale (minoranze in Turchia). Il primo è il più vicino alla lingua classica. L’armeno classico oggi serve solo come lingua liturgica della Chiesa. Rispetto all’indoeuropeo ricostruito, risulta una lingua molto innovativa. Un rilevante mutamento riguarda il vocalismo: in epoca preistorica la penultima sillaba ha ricevuto un forte accento espiratorio che ha causato l’indebolimento o la caduta di molte vocali e dittonghi nelle sillabe precedenti, mentre l’antica finale è scomparsa. Nel consonantismo, le sonore aspirate dell’indoeuropeo sono diventate sonore (tranne che nell’armeno orientale), le sonore sono diventate sorde, le sorde sono passate a sorde aspirate o sono scomparse. Nella declinazione, ogni distinzione di genere è scomparsa. Nella coniugazione, il perfetto antico è stato sostituito da un perfetto perifrastico; sussistono un tema di presente e uno d’aoristo (nelle cui forme monosillabiche si è conservato l’aumento). L’alfabeto armeno, inventato, secondo la tradizione, dal santo Mashtoc o Mesròb, al principio del 5° sec., rende in modo perfettamente biunivoco (a ciascun fonema un grafema) il sistema fonologico della lingua classica. Letteratura All’interno della Chiesa armena si sviluppò una fiorente letteratura religiosa in lingua nativa, strumento letterario prima inesistente. Le prime opere furono traduzioni dal greco di testi sacri, ma anche di opere di scienza profana, di Aristotele, Porfirio e diversi altri. Nel cosiddetto periodo aureo (407-450) si raggiunse una perfezione linguistica e stilistica che non fu più superata. Iniziò anche una produzione originale, in cui eccelse Eznik di Kolb, revisore della traduzione della Bibbia e autore di un trattato contro le teorie delle sette pagane; importante fu nel medesimo periodo la storiografia (soprattutto Eliseo Vardapet e Mosè di Corene). Dopo alcuni secoli relativamente poveri, il 10° sec. segnò una rinascita letteraria in connessione con il fiorire di importanti monasteri. Molto celebre quello di Narek, al quale si collega la grande figura di Gregorio, teologo mistico e poeta; e accanto a lui suo padre Cosroe il Grande, l’abate Anania, Stefano Asolik, e altri scrittori ecclesiastici e storici. I due secoli seguenti continuano a presentare un alto livello intellettuale: nel sec. 11° vissero Gregorio Pahlavuni, fecondo poligrafo e traduttore di Platone, e il cronista Aristakes di Lastivert; nel 12° sec. primeggiano il katholikòs Narses Claiense, poeta, teologo e musicista, e Mechitar Gosh, compilatore del Corpus iuris armeno. Segue, fino al 18° sec., un periodo di decadenza per la letteratura armena, la cui seconda rinascita, con il contemporaneo sorgere degli studi armenologici in Europa, si deve all’abate Mechitar di Sebaste (1676-1749), che trapiantò a Venezia (1717) nell’isola di San Lazzaro un focolare tuttora fiorente di studi e originale produzione letteraria (a esso si affianca la sede mechitarista di Vienna). Tra i continuatori di Mechitar (sec. 18°-19°) si ricordano M. Ciamcian, A. Bagratuni, L. Alishan. Fuori del gruppo mechitarista, emergono isolate figure aristocratiche di poeti e pensatori, come, per esempio, A. Ciobanian (1872-1955) e L. Chanth (1880-1951). Il primo Novecento segna per la letteratura armena un periodo di grande splendore, come testimoniano i poeti D. Varužan, V. Terian, E. C?arenc?, H. T?umanian, M. Mecarenc?, i prosatori Intra Širvanzade (pseud. di A. Movsisian), G. Zohrap. Dopo il Primo conflitto mondiale e la tragedia del genocidio armeno, si svilupparono una letteratura sovietica armena e una letteratura delle comunità della diaspora che solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica si sono andate progressivamente ricomponendo. Tra i maggiori poeti affermatisi nell’A. sovietica meritano una menzione il poeta lirico A. Isahakian, venerato come ‘Il Maestro’, e P. Sevak (1924-1971), innovatore di tematiche e forme tradizionali. Tra gli Armeni della diaspora, soprattutto attivi a Parigi, Beirut, Teheran e Istanbul, spiccano il poeta surrealista N. Sarafian; il romanziere Z. Vorbuni, il poeta e prosatore Š. Šahnur. Architettura La storia dell’architettura medievale dell’A. coincide essenzialmente con quella di un unico tipo di edificio: la chiesa. Nelle chiese del 5° sec., costruite in pietra vulcanica locale, è ricorrente il tipo basilicale con una o tre navate absidate separate da pilastri e coperte da volte a botte. Dal 6° sec. si afferma il tipo a pianta centrale con cupola impostata su alto tamburo, provvisto di finestre, che poggia su base quadrata. La soluzione dei problemi statici appare un interesse primario: le spinte della cupola coperta all’esterno da tetto conico sono raccolte da absidi e da membrature intorno al quadrato centrale in sistemi talora assai complessi che consentono notevoli sviluppi verticali. Dal 9° sec. all’11° si costruiscono moltissime chiese e conventi; nelle chiese conventuali tipico è il nartece, grande ambiente quadrato con volte e cupola (gavit? o žamatun). La produzione dei sec. 13°-14° è caratterizzata da elaborate decorazioni anche degli esterni, includenti motivi diffusi nell’arte islamica, e dalle movimentate coperture. Al rallentamento della produzione locale nei sec. 14°-18° corrisponde la diffusione, fuori dai confini, delle originali creazioni artistico-architettoniche armene. Nei sec. 19°-20° l’influenza russa e i contatti con l’Europa occidentale caratterizzano ricostruzioni, pianificazioni urbane (Erevan, piano di A. T‘amanyan, 1924) e architetture, secondo i dettami sovietici e le suggestioni delle avanguardie centroeuropee. Arte La scultura, a parte una ricca produzione di stele funerarie (sec. 7°-16°) di vario tipo, è concepita essenzialmente in funzione architettonica. Motivi zoomorfici, fitomorfici o aniconici, comuni al repertorio figurativo delle altre aree culturali del mondo cristiano orientale, scene bibliche o di donazione, decorano l’esterno degli edifici. Le testimonianze di pittura monumentale (la cui rarità può essere ascritta anche alle dottrine della Chiesa armena) sono prevalentemente di epoca tarda e legate ad ambienti ortodossi e di influenza georgiana. Grande e originale è invece la produzione di manoscritti miniati, che riportano quasi sempre data e nome del calligrafo e del miniatore, in gran parte conservati nel Matenadaran («biblioteca») di Erevan e nella biblioteca di San Lazzaro a Venezia. Caratterizzata da monumentalità, semplificazione, gusto per la decorazione, la prima fase della miniatura armena (sec. 9°-10°) mostra un forte ascendente siriaco. Solo nell’11° sec. inizia l’influenza bizantina, determinante soltanto nel regno di Cilicia. Significative sono nel 12° sec. le opere di Gregorio e di Costantino e nel 13° quelle di T. Roslin e della sua scuola. Nel generale declino delle attività artistiche dei sec. 14°-18°, accanto a quello bizantineggiante, permane il filone decisamente orientale, con proficui scambi ora con l’arte islamica, ora con modelli bizantini più antichi. Nei sec. 19° e 20° divennero importanti i contatti con l’arte dell’Europa occidentale, soprattutto nell’introduzione di generi come il ritratto e il paesaggio. Maestri attivi in A. dopo la rivoluzione russa, come M.S. Sarjan ed E. Kocar, pittore e scultore, furono fondamentali per le generazioni successive di artisti, come S. Muradjan o R. Abovjan. Dopo il 1991 la ricerca dell’identità nazionale e individuale si riscontra con particolare rilievo nei dipinti di A. Grigorian, nelle installazioni e nei video di S. Balassanian, residente a New York e fondatrice del Centro armeno per l’arte sperimentale di Erevan, di A. Egoyan, A. Sarkissian, N. Avetissian. Musica Del periodo pagano, antecedente al 5° sec. d.C., sono rimaste poche antiche canzoni epiche o di circostanza, dovute a cantastorie, a prefiche, e specialmente ai cantori di Golthn (in Vaspurakan), intonate al suono dei cimbali. Dal sec. 5° si assiste al rapido sviluppo di una civiltà musicale cristiana, nella quale nascono una liturgia e un canto religioso, ricco specialmente di inni originali o tradotti dal greco, giunti nella raccolta detta Sharakan (Canzoniere o Collana di gemme). Lo stile è semplice e monodico, prossimo a quello della cristianità greco-latina, come prossimo doveva essere anche il sistema tonale basato su otto modi, o toni, ecclesiastici (4 autentici e 4 plagali); la notazione (ancora non decifrata), fu introdotta nel sec. 12°. Tra i più importanti centri d’attività musicale tra il 5° e il 13° sec. vanno ricordati i monasteri di Tathew (sec. 9°), Kamrgatsor (sec. 10°), Halpat, Sanahin e Narek (sec. 11°-12°), Arkhakalin in Cilicia (13°) ecc. L’antica tradizione è ancora oggi coltivata, specialmente nei centri di Ecmiadzin, Sevan e S. Lazzaro a Venezia. Nell’Ottocento, oltre il canto puramente monodico si cominciarono a comporre, pubblicare ed eseguire musiche polifoniche, su canti originali o antichi, trattati di teoria, studi sul canto popolare armeno. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata”,”TURx-003-FGB” “LEVRA Umberto”,”Il colpo di stato della borghesia. La crisi politica di fine secolo in Italia, 1896-1900.”,”LEVRA Umberto nato a Mathi (Torino) nel 1945, è assistente ordinario di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Università di Torino. Collabora a ‘Rivista di storia contemporanea’ e al ‘Dizionario critico di storia contemporanea’. “”Le considerazioni di Marx sulla borghesia che, di fronte al pericolo reale o supposto di un mutamento nei rapporti di classe e di un attentato alla gerarchia sociale, abbandona ogni parvenza di legalità formale per ricorrere alla violenza aperta, fondata esclusivamente sulla forza materiale, così che la civiltà e la giustizia dell’ ordine borghese “”si svelano come nuda barbarie e vendetta ex lege, hanno un riscontro puntuale nelle vicende della repressione novantottesca, finalizzata non soltanto all’ eliminazione delle organizzazioni sindacali e partitiche popolari, ma allo scalzamento degli stessi istituti della democrazia borghese per trasformarli in strumenti inamovibili di dominio di casta, con l’intervento via via del potere esecutivo, del giudiziario e del legislativo.”” (pag 121) “”La “”rivoluzione che non ‘c’è, ma che finisce’ coll’essere un fatto reale, perché tutti ‘credono’ che ‘debba’ esserci'””, come osserva Pasquale Villari, non solo fornisce una preziosa giustificazione agli uomini di governo, alle consorterie moderate, agli stessi militari, ma è anche il pretesto in nome del quale le questure intensificano le prevaricazioni e il ricorso ad agenti provocatori, gli industriali chiudono gli stabilimenti per gettare gli operai nelle strade davanti alle bocche dei cannoni, le amministrazioni comunali conservatrici parlano di pacificazione ma in realtà tentano di acuire ulteriormente i contrasti, esortando – come a Milano – i “”buoni”” a fare quadrato attorno ai “”fratelli dell’ esercito”” e additando alla pubblica esacrazione e ai fucili dei soldati “”coloro che, obliosi d’ogni dovere, attentano alla pubblica pace.”” La stampa liberale e cattolica contribuisce dal canto suo in misura non indifferente ad aumentare ad arte la psicosi della rivoluzione, ad alimenare un clima di delazioni, di sospetti e di caccia alle streghe, a fanatizzare gli ufficiali e i poliziotti, a coinvolgere nella paura generale la piccola borghesia impiegatizia e bottegaia, (…)””. (pag 137)”,”ITAA-122″ “LEVRERO Renato DINA Angelo BAGNARA Sebastiano CARNEVALE Francesco DAOLIO Andreina LEVRERO Silvano CACCIARI Massimo MASIERO Attilio CAROTTI Carlo GUIOTTO Luigi TEMPO Giuseppina RONZA Paola Agosti GUASTINI Riccardo e altri, scritti di”,”1972-1973. Crisi ristrutturazione lotte.”,”Scritti di LEVRERO Renato DINA Angelo BAGNARA Sebastiano CARNEVALE Francesco DAOLIO Andreina LEVRERO Silvano CACCIARI Massimo MASIERO Attilio CAROTTI Carlo GUIOTTO Luigi TEMPO Giuseppina RONZA Paola Agosti GUASTINI Riccardo e altri.”,”MITT-108″ “LEVRERO Silvano; GARAVINI Sergio; GIANBARBA Eugenio; SABBATUCCI Fausto”,”Fasi storiche internazionali della lotta per la riduzione degli orari; Lo scontro di classe sulla durata e intensità del lavoro; L’evoluzione degli orari di lavoro in Italia, 1919-1969; La durata del lavoro nei principali paesi industrializzati.”,”””Per l’operaio, invece, diventa essenziale “”rendere disponibile quotidianamente, mettendolo in moto e convertendolo in lavoro””, soltanto “”quel tempo che è compatibile con la sua durata normale e col suo sano sviluppo”” (Marx, ndr) entità queste a loro volta variabili in base all’evolversi dei bisogni ‘sociali’. E’ così che, “”nella storia della produzione capitalista, la ‘regolamentazione della giornata lavorativa’ si presenta come ‘lotta per i limiti della giornata lavorativa’ – lotta fra il capitalista collettivo, cioè ‘la classe capitalista’, e l’operaio collettivo, cioè ‘la classe operaia’. (…) La creazione della giornata normale è dunque il prodotto di una guerra civile lenta e più o meno velata, fra la classe dei capitalisti e la classe degli operai”” (K. Marx, Il capitale). In effetti, se al plusvalore e alla giornata lunga ha sempre teso chi “”possegga il monopolio dei mezzi di produzione””, nei sistemi precapitalisti, prevalendo il ‘valore d’uso’ dei prodotti su quello ‘di scambio’, “”non sorge dal carattere stesso della produzione nessun bisogno illimitato di plusvalore””, come invece avviene col passaggio al modo di produzione capitalista, per il quale la durata della giornata di lavoro diventa uno dei fattori essenziali nella produzione di plusvalore e quindi dell’accumulazione e dello sviluppo capitalista. E’ per questo che, tra il secolo XVIII e il XIX, il capitalismo nascente, nello spazzar via le varie barriere alla libera iniziativa, liquida tra i primi quei vincoli corporativi che erano nel vecchio regime a frenare l’aumento della giornata di lavoro, cui già tendeva il capitalismo in embrione, allorché tra il secolo XIV e XVII la borghesia ebbe bisogno di ricorrere all’intervento dello Stato, vuoi con gli ‘Statutes of Labourers’ in Occidente e vuoi coi ‘codici delle corvée’ nell’Europa danubiana, per far “”allungare coercitivamente la giornata di lavoro””. Tale intervento dello Stato, voluto ‘allora’ dalla borghesia, riuscì a portare l’orario ‘minimo per legge’ a 10-10½ nel 1562, mentre nel 1833 quello stesso intervento, furiosamente combattuto ‘ora’ dal capitale, riesce a malapena a fissare a 12 ore l’orario massimo per legge ‘per i soli fanciulli’: e mentre tra il sec. XVII e XVIII l’orario di fatto è di 10 ore e quindi molto inferiore a quello fissato dagli Statuti, la legislazione sociale dell’800 è largamente elusa, colle aberrazioni documentate dagli Ispettori delle fabbriche e analizzate da Engels. E Marx conclude: “”Il capitale aveva bisogno di secoli per prolungare la giornata lavorativa fino ai suoi ‘limiti massimi naturali’ e poi, al di là di questi, fino ai limiti della giornata naturale di 12 ore: ma ora, dopo la nascita della grande industria nell’ultimo terzo del sec. XVIII, si ebbe un acceleramento violento e smisurato. (…) Tutti i limiti, di morale e di natura, di sesso e di età, di giorno e di notte, furono spezzati. (…) Il lavoratore isolato, il lavoratore come libero venditore della propria forza-lavoro, soccombe senza resistenza quando la produzione capitalista ha raggiunto un certo grado di maturità””. La Legge Le Chapelier (17-6-1791) è simbolo e strumento di tale avanzata: essa spazza via i vincoli corporativi e in pari tempo proibisce al proletariato di organizzarsi. Questo nella rivoluzione francese, mentre in Inghilterra, col ‘Combination Act’ 1799 “”viene proibita in maniera generale (…) la coalizione in vista di fini professionali””, considerando tra l’altro illegale ogni intesa operaia rivolta ad ottenere “”una riduzione e una modificazione della durata del lavoro””. Negli Stati Uniti inizia nel 1806 la serie delle sentenze contro le coalizioni in nome della ‘Common Law’, cioè della libertà di iniziativa, sentenze che minacceranno sempre l’esistenza stessa del movimento sindacale”” [Silvano Levrero, Fasi storiche internazionali della lotta per la riduzione degli orari (‘L’orario di lavoro’) (Studi); in ‘Rassegna sindacale – Quaderni’, N° 30, maggio-giugno 1971] (pag 30-31)”,”SIND-025-FPA” “LEVRERO Silvano”,”Bordiga alla vigilia del Congresso di Livorno.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: PRESTIPINO Giuseppe, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 5 SETTEMBRE – OTTOBRE 1970 Bordiga sui Consigli di fabbrica e il controllo operaio. “”Occasione, al più, nella lotta per il potere, per l’azioe propagandistica del partito, i Consigli vanno costituiti per Bordiga al momento della rivoluzione. Può ammettere anticipazioni in caso di grave crisi del regime o di saturazione massimalistica delle masse, entrambe maturate di per sé; può anche subire l’iniziativa delle masse stesse. Ma però non accetta un impegno del partito per la loro costituzione ‘nel’ e ‘per’ lo scontro di classe più diretto, nemmeno quando avverte che l’attacco borghese ai Consigli può scatenare l’urto decisivo. Egli arte dalla premessa che è “”un puro e semplice ritorno al gradualismo socialista”” pensare che “”il proletariato possa emanciparsi guadagnando terreno nei rapporti economici, mentre ancora il capitalismo detiene, con lo Stato, il potere politico”” (A. Bordiga ‘Per la costituzione dei consigli operai in Italia’, Il Soviet, 4 gennaio 1920)”” (pag 134-135)”,”BORD-114″ “LEVRERO Silvano”,”A proposito di Bordiga. Un’occasione mancata.”,”LEVRERO Silvano Tesi Levrero: trascurata da Bordiga l’analisi del fenomeno imperialistico. “”Si tratta di un marxismo che Bordiga stesso riferisce sempre al ‘Manifesto’, anzi ad uno schema di esso semplificato all’estremo: di rado (e il libro [di A. De Clementi, ‘Amadeo Bordiga’, ndr] lo ammette) egli risale a ‘Il Capitale’, e mai (e il libro lo tace) agli spunti di Hilferding sul capitale finanziario, sviluppati nelle eleborazioni della Luxemburg e di Lenin sull’imperialismo. Tanto meno procede a un’analisi su questo piano delle contraddizioni dello sviluppo capitalista in Italia, delle sue strutturazioni bancario-industriali dall’inizio del secolo in poi, delle strozzature storico-strutturali nelle campagne e nel Mezzogiorno”” (pag 125) “”L’idiosincrasia per la fabbrica, già riscontrata a proposito dei Consigli, tocca un nodo già proposto nel ’19 ai rivoluzionari italiani da un opuscolo di Trotsky pubblicato dall’Avanti!, studiato da Togliatti e ignorato da Bordiga – opuscolo che sottolinea le ragioni teoriche e strategiche dell’organizzazione e delle lotta negli “”agglomerati organici e omogenei”” in cui la classe possa dilatare il suo rapporto di forza facendo leva su gangli del modo di produzione capitalistico”” (pag 133-134)”,”BORD-115″ “LEVRERO Silvano”,”Bordiga alla vigilia del Congresso di Livorno.”,”””La morte di Amadeo Bordiga il 26 luglio scorso ha richiamato, al di là dell’interesse d’occasione dimostrato da una serie di quotidiani e di settimanali, una più vasta attenzione delle forze socialiste su un’esigenza affermatasi ormai da tempo: quella di una valutazione critica, poggiata su un più attento esame storico (…)”” (pag 112)”,”BORD-006-FGB” “LEVRERO Silvano”,”L’orario di lavoro dai primordi alle 40 ore.”,” Marx pag 1 Marx pag 12 STORIA LOTTA PER RIDUZIONE GIORNATA LAVORATIVA ORARIO DI LAVORO CONDIZIONE CLASSE OPERAIA LOTTA PER 10 ORE AL GIORNO ANALISI MARX FASE CAPITALISMO NASCENTE LEGGE STATO SU DIECI ORE SITUAZIONE IN FRANCIA INGHILTERRA GERMANIA STATI UNITI USA CONGRESSO DI BALTIMORA MOVIMENTO OPERAIO AMERICANO CONGRESSO DI GINEVRA 1° PRIMA E 2° SECONDA INTERNAZIONALE LOTTA BATTAGLIA PER LE 8 OTTO ORE DI LAVORO SINDACATO MOVIMENTO SINDADALE E MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO 1° PRIMO MAGGIO NASCITA TAYLORISMO TAYLOR EFFETTI RIVOLUZIONE RUSSA IN EUROPA CONSIGLI OPERAI IN GERMANIAE UNGHERIA DOPOGUERRA IN FRANCIA E GRAN BRETAGNA CGL CGIL FIOM IN ITALIA GIORNALE ORDINE NUOVO ORARIO ANNI 1920 40 QUARANTA ORE CONQUISTE SINDACALI STATI UNITI CRISI IN FRANCIA FRONTE POPOLARE ESPERIENZA 2° SECONDO DOPOGUERRA”,”CONx-002-FGB” “LEVY Jean-Philippe”,”L’ economie antique.”,”Jean-Philippe LEVY è Prof alla facoltà di diritto e delle scienze economiche di Parigi.”,”STAx-032″ “LEVY Jacques; a cura di Sergio VENTRIGLIA”,”Europa. Una geografia.”,”Jacques LEVY (1952) insegna discipline geografiche presso l’ Università di Reims e presso l’ Institut d’ etudes politiques di Parigi. E’ animatore della rivista ‘Espace Temps’ sin dalla sua fondazione. Per bibliografia vedi retrocopertina.”,”EURx-107″ “LEVY Roger”,”La revolte de l’ Asie.”,”””La Cina ha una vocazione marittima? Lo si credeva, al tempo dei Ming, quando le spedizioni navali, ordinate dall’ imperatore, tormentavano le coste orientali d’ Africa. Questo va e vieni cessò completamente dopo qualche lustro. Oggi l’ assenza di una potente flotta aero-navale significa che, per un po’ di tempo, l’ imperialismo cinese può essere contenuto””. (pag 116) LEVY è segretario generale del Comité d’ Etudes des Problemes du Pacifique.”,”ASIx-067″ “LEVY Paul”,”Histoire du Laos.”,”LEVY P. è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”ASIx-071″ “LEVY Bernard-Henri”,”La barbarie dal volto umano.”,”LEVY Bernard-Henri (1948) docente di filosofia dirige a Parigi per l’ editore Grasset le collane dove si sono espressi i “”nuovi filosofi”” francesi. Questione dei tempi. “”Rileggere anche Lenin per vedere come l’ azione e la strategia politica siano anzitutto questione di cronologia; come il famoso “”anello debole”” sia l’ anello più debole di una catena di temporalità; come prendere il potere significhi anzitutto farsi padrone delle inflessioni e delle cesure, degli iati e delle occasioni che ritmano il corso della Storia. Cosa risponde Lenin il 5 ottobre a Volodarskij che teme di forzare troppo gli eventi? Rispondere che “”attendere, attendere è un delitto””, bisogna agire subito, “”senza perdere un minuto””. Cosa dice l’ 8 ottobre alle delegazioni bolsceviche dei Soviet della regione del Nord? Dice che “”il momento è tale che temporeggiare significa andare verso una morte certa””. Il 15 ottobre, a Joffe, anche lui scettico riguardo al calendario delle scandenze? Che “”l’ ora”” dell’ insurrezione è una questione politica e saper decifrare quell’ ora è ‘la’ politica, né più né meno, il nerbo stesso della politica. Il rivoluzionario è un orologiaio e la storia che si fa è un lavoro sulla storia che si dice.”” (pag 38) “”La società è causa della società”” scrive Montesquieu nelle ‘Lettere persiane’. (pag 43)”,”FILx-277″ “LEVY Francoise P.”,”Karl Marx. Histoire d’ un bourgeois allemand.”,”LEVY Francoise P. è nata nel 1940 ed è insegnante di lettere a Besancon e ricercatrice in sociologia urbana. “”Marx stesso nella prefazione al Manifesto del 1872 ammetterà che la “”Lega dei comunisti, società operaia internazionale (…) nelle circostanze di allora non poteva essere evidentemente che segreta”” anche se tutti i suoi sforzi al momento dell’ arresto dei comunisti di Colonia mirano a smarcarsi dalla frazione cospiratrice di Willich-Schapper. E in effetti sono due linee politiche che si affrontano dietro alle denominazioni; organizzazione insurrezionale da un lato (…); organizzazione politica dall’ altro che se anche non esclude la critica delle armi la mette dal centro delle preoccupazioni alla periferia.”” (pag 222)”,”MAES-065″ “LEVY Roger”,”Trois chinois. Sun Yat-Sen Chiang Kai-Shek Mao Tso-Tong.”,”””La sua memoria, preparata per l’ occasione, comportava quattro punti fondamentali: uno Stato moderno dovrà dare ogni possibilità agli uomini di fare valere le loro capacità. Occorre sfruttare la terra al massimo delle ricchezze del suolo; lasciare circolare liberamente tutte le merci. Sun visita Pekino, Hankeou, le Filippine, ritorna ancora alle Hawaii; vi fonda (1894) la Hing Tchoung-houei, “”Associazione per la resurrezione della Cina””, ma non arruola che una dozzina di adepti.”” (pag 10) “”Sun Yat-sen creerà e svilupperà durante la sua vita almeno cinque associazioni. Le loro forme, i loro mezzi variavano: esse tendevano a sostituire un governo, cosiddetto democratico, all’ impero manciù; ad avviare delle riforme economiche e sociali. Sbarazzarsi delle superstizioni, ma attenti al valore dei simboli. Sun prefigurava una Cina unificata, forte; e sempre colorata dal sogno.”” (pag 11) Negli Stati Uniti. “”(…) raccoglierà la frase di Lincoln: “”il governo del popolo da parte del popolo e per il popolo”” (…)”” (pag 11)”,”CINx-196″ “LEVY Carlos”,”Le filosofie ellenistiche.”,”Carlos Levy insegna all’Università di Parigi XII (Créteil) dove dirige il Centro di ricerche sulla filosofia ellenistica”,”FILx-506″ “LÉVY Bernard-Henri”,”L’ideologia francese.”,”Le figure del ‘fascismo dai colori di Francia’ (BHL) “”Più chiaro ancora il caso dei sindacati e della dipendenza di una parte di essi dal petenismo trionfante. Ci si è mai chiesti per quale mistero Lagardelle, erede di Georges Sorel e del sindacalismo rivoluzionario, sia potuto finire sulla poltrona di ministro del Maresciallo? (20). Come mai Yvetot, uno dei più degni sopravvissuti delle lotte operaie dell’inizio del secolo messosi nei panni di vittima delle bombe inglesi sia stato sepolto con gli onori e la fanfare della ‘Wehrmacht’? Come mai Charles Dhooges l’anarchico, il ribelle, l’assiduo dei tribunali e delle prigioni del periodo prebellico svolga il ruolo di propagandista dell’STO (‘Service du travail obligatoire’) qualificato come “”opera di giustizia sociale”” (21)? Come mai Dumoulin, amico di Monatte, avversario della sacra unione nel ’14, veterano incontestato dell’anarcosindacalismo agli esordi, svolga il ruolo di poliziotto, di delatore che segnala alla Gestapo la “”posizione razziale”” degli “”ebrei Guigui e Buisson”” (22)? Non c’è nessuna rottura: tutti questi uomini non mancano di raccogliersi alla fine di maggio sotto il muro dei Federati dove celebrano in silenzio la memoria della Comune. La corruzione non esiste o quasi: di fronte a un vecchi soldato che rinuncia alla pensione (sic!) per far loro dono della propria persona, i lavoratori francesi dichiarano di voler dare di sé l’immagine più proba e più degna dell’illustre esempio (23). E tanto meno esiste un’adesione subita, attendista, passiva, come è stato detto: ci tengono invece a ricordare che dopo tutto sono stati loro, i sindacalisti, a inventare e battezzare la collaborazione in corso con gli articoli di René Belin pubblicati nell’inverno del 1938 e intitolati appunto ‘Discorsi sulla collaborazione’ (24). Il fatto che i “”Discorsi”” in questione riguardassero la collaborazione di classe non cambia nulla: basteranno poche visite guidate nel paradiso del socialismo, e cioè in Germania, perché Dumoulin, Duvernet, Robert Ley scoprano il fascismo discreto di un “”bel sogno d’altri tempi che vedremmo vivere, del tutto reale, presso i vicini”” (25). E neppure cambia molto il fatto che Laval abbia avuto la diabolica idea di far firmare lo scioglimento della CGT da un suo eminente segretario diventato nel frattempo suo ministro del Lavoro, sempre secondo René Belin: il regime, contrariamente a quanto generalmente si crede, conferma “”lealmente”” le molte conquiste del ’36 e altrettanto “”lealmente”” (26) Dumoulin e i suoi amici tentano l’esperienza della Carta. Ascoltiamoli questi rappresentanti del proletariato francese! Non sono minimamente consapevoli di cedere dinanzi a uno stato forte, poliziesco, dispotico: anzi pensano che sia uno stato debole, pateticamente lacerato, esposto agli incessanti complotti dei trust e della finanza che richiede un concorso ed una generosa assistenza di ampie masse popolari. (…)”” (pag 39-41) [(20) Prima del ’14 fu direttore del “”Mouvement socialiste””, pubblicazione di cui vedremo in seguito (parte II, cap. 2) l’estrema importanza nella formazione dell’anarcosindacalismo; (21) Seguo qui la poco nota e eminente analisi di Jacques Rancière, ‘De Pelloutier à Hitler, syndicalisme et collaboration’, in “”Révoltes logiques”” (in “”L’atelier’, 15, marzo 1941); (22) Ibid. p.24; (23) Ibid., p: 29, Georges Dumoulin “”venera”” ugualmente il Maresciallo “”perché ha risparmiato la vita di un milione di giovani francesi”” (in L’atelier’, 15 marzo 1941); (24) Pascal Ory, op. cit., p. 139; (25) ‘L’Atelier’, 11 luglio 1942; (26) Cfr. l’articolo citato in ‘Révoltes logiques’, p. 31]; “”Tranne qualche eccezione e fino al novembre del 1942 (la Germania hitleriana) lascia ad alcuni francesi il compito di organizzarsi come credono e di assumersi, come dice lo stesso Pétain, “”le proprie responsabilità dinanzi alla storia”” (3). La Francia deve a questo la fortuna, che diventerà ben presto disonore, di essere stato l’unico paese dell’Europa vinta a mantenere uno stato sovrano (). Da qui proviene il suo privilegio – non lo si ripeterà mai abbastanza – di essere la sola a conservare un governo legale, che legiferi in suo nome. Il Maresciallo deve a questo di essere l’unico capo di stato dell’epoca a poter affermare pomposamente che “”la Francia ha un solo governo, quello che io dirigo con i collaboratori scelti da me”” (4). E così si spiega finalmente come il vecchio slogan “”La Francia ai francesi””, che si sarebbe potuto credere fuori luogo in quei tempi d'””occupazione”” abbia potuto continuare come se niente fosse le sue devastazioni d’anteguerra (…)”” (pag 50-51)]”,”FRAV-169″
“LÉVY Jacques, a cura di Sergio VENTRIGLIA”,”Europa. Una geografia.”,”Jacques Lévy (1952), insegna discipline geografiche presso l’Università di Reims e presso l’Institut d’études politiques di Parigi. É animatore della rivista Espace Temps sin dalla sua fondazione.”,”EURx-077-FL”
“LÉVY Michel Louis”,”Comprendre les statistiques.”,”Michel Louis Lévy, Né en 1939. Polytechnicien. Sciences po. Administrateur de l’INSEE. Responsable des publications de l’INSEE, puis de l’INED.”,”STAT-017-FL”
“LEVY-BRUHL L.”,”Jean Jaures. Esquisse biographique.”,”””Nella sua stanza di lavoro, il suo “”grenier””, come dicevano i suoi amici, i libri, gli opuscoli, le carte invadevano tutto. La tavola, gli scaffali in legno bianco lungo i muri, le panche, la vecchia poltrona sfondata e le sedie di paglia erano sovraccaricate. Era l’ immagine del più perfetto disordine. Jaurés non ritrovava sempre un libro su un pianale. Ma ritrovava immediatamente, e a colpo sicuro, una pagina in un libro che aveva letto una volta, e una sottolineatura in questa pagina. L’ ordine era perfetto quanto necessario, ossia nella sua testa. Le idee si disponevano attorno a certi assi, di importanza diversa, che si rimandavano le une alle altre e dipendevano esse stesse dalle direzioni essenziali del suo pensiero e della sua azione.”” (pag 57) “”Le concezioni sociali di Jaures sono legate alle sue idee metafisiche e religiose. Di solito lo si crede poco sistematico, perché si resta sbigottiti dalla ricchezza della sua immaginazione. E’ una falsa apparenza. Jaures è uno spirito amante della precisione e che ricerca il rigore logico.”” (pag 72) “”Quando il socialismo avrà trionfato, scriveva nel 1890, nel momento in cui si terminava la sua tesi, gli uomini comprenderanno meglio l’ universo. Perciò, vedendo nell’ umanità il trionfo della coscienza e dello spirito, essi sentiranno ben presto che questo universo, da cui l’ umanità è uscita, non può essere, al suo fondo, brutale e cieco, che c’è ovunque dello spirito, ovunque dell’ amore, e che l’ universo stesso non è che una immensa e confusa aspirazione verso l’ ordine, la bellezza, la libertà e la bontà””. (pag 73)”,”JAUx-038″
“LÉVY-BRUHL Lucien”,”Psiche e società primitive.”,”Nello spirito della sociologia francese degli ultimi anni dell’800, l’autore considera il comportamento del gruppo come un livello qualitativamente diverso e superiore rispetto alla somma dei comportamenti individuali: come già indicava Durkheim nelle sue ‘Régles de la méthode sociologique’, il fatto collettivo è “”un modo di fare e di pensare”” tale da “”esercitare sulla coscienza dell’individuo un’azione coercitiva”” …. (quarta di copertina)”,”TEOS-008-FFS”
“LÉVY-LEBOYER Maurice CASANOVA Jean-Claude a cura; saggi di J.C. ASSELAIN André BABEAU J.C. CASANOVA Bernard CAZES P. DUBOIS S. GUILLAUMONT JEANNENEY J.M. JEANNENEY M. LESCURE J. LESOURNE M. LÉVY-LEBOYER O. MARCHAND C. MORRISSON M. PÉBEREAU A. PLESSIS G. POSTEL-VINAY J.J. SALOMON C. STOFFAËS A. STRAUS G. TAPINOS C. THÉLOT”,”Fra Stato e mercato. L’economia francese dal 1880 ai giorni nostri. [‘Entre l’Etat et le marché. L’économie française des années 1880 à nos jours’]”,”Le moment est venu de repenser l’histoire économique française depuis un siècle. La croissance et l’ouverture l’ont emporté depuis quarante ans sur la stabilité et sur le repli vers le marché intérieur. Les inquiétudes que provoquaient autrefois le retard français, la capacité d’expansion et d’insertion de l’économie dans les échanges internationaux ont perdu leur signification. Les préventions accumulées à l’égard des entreprises se sont évanouies.Pourquoi et comment s’est opéré ce retournement ? Pourquoi avait-on choisi dans les années 1930 un dispositif qui visait à donner à l’État la responsabilité des investissements et du consensus social ? Comment cette conception a-t-elle été transformée par l’évolution politique et par celle des moeurs, des techniques et des échanges ? Pourquoi l’économie française s’est-elle comportée si différemment au début du siècle, dans l’entre-deux-guerres et après guerre ? Ce sont ces phases de croissance et de stagnation, ces blocages et ces hésitations, ces alternances d’intervention et de libération, ces difficultés pour équilibrer le rôle respectif des marchés et de l’État qui se trouvent au coeur de cet ouvrage.Vingt économistes et historiens offrent, sous la direction de Maurice Lévy-Leboyer et de Jean-Claude Casanova, une fresque explicative de cette évolution contrastée qui démontre qu’en économie aussi nous assistons bien à la fin de la spécificité française. (quarta di copertina)”,”FRAE-002-FC”
“LEW Roland”,”La Chine populaire.”,”Roland LEW è Professore all’ Université Libre de Bruxelles.”,”CINx-045″
“LEW Roland”,”L’intellectuel, l’état et la révolution. Essais sur le communisme chinois et le socialisme réel.”,”Roland LEW è professore di scienze politiche nell’Università Libera di Bruxelles e ricercatore associato al Centre Chine (CNRS-EHESS). Ha pubblicato ‘Mao prend le pouvoir’ (1981) e in collaborazione ‘La société chinoise après Mao’ (1986).”,”MCIx-047″
“LEW Roland, a cura di FABRE Guilhem GANDINI Jean-Jacques PINO Angel”,”Communisme chinois socialisme réel et auto-émancipation.”,”Éditorial Michel KAIL, avant-propos des éditeurs, note,l’Homme et la société directeurs Michel KAIL et Numa MURARD Contiene i saggi: – Il marxismo degli intellettuali e il marxismo per il movimento operaio – Rubel e la questione dell’ etica in Marx – Dimenticare Lenin? La visione di Lenin sulla prima guerra mondiale. “”Mais la guerre a un impact spécifique considérable. Il faut insister sur l’importance de la guerre dans le pensée de Lénine, comme l’a très bien montré G. Haupt. La guerre est analysée comme l’exacerbation des tendances du capitalisme et des conflits entre impérialismes dans la continuité du marxisme d’avant 1914. Il s’agit donc de radicaliser le combat et de la transformer en guerre civile contre l’ennemi qui est d’abord à l’intérieur de la nation. Lénine est de fait à l’extrême gauche des courants marxistes. Mais la guerre est aussi vue comme la destruction, l’affaiblissement du potentiel révolutionnaire de la classe ouvrière. Il y a une remarquable conscience chez Lénine des effets négatifs de la guerre”” (pag 118)”,”TEOC-627″
“LEWELLEN Ted C.”,”Antropologia politica.”,”Ted C. Lewellen è professore di antropologia nell’Università di Richmond. E’ autore di “”Peasants in Transition: the Changing Economy of the Peruvian Aymara”” (1978). “”La dottrina che lo stato si sia evoluto attraverso la lotta di classe è implicita in molti degli scritti di Carlo Marx. Comunque, queste idee non furono articolate chiaramente fino alla pubblicazione dell’opera di Engels, opera che uscì dopo la morte del suo autore (2). Secondo Engels, che attinse a piene mani dall’antropologo evoluzionista americano Lewis Henry Morgan, la prima forma dell’organizzazione sociale fu comunistica: le risorse erano divise egualmente tra tutti e non esisteva una chiara nozione del possesso personale. L’innovazione tecnologica diede origine al surplus, che permise lo sviluppo di una classe di non-coltivatori. Per Engels la proprietà privata è semplicemente un elemento concomitante della produzione delle merci. Una volta stabilita, la proprietà privata stimola una catena inesorabile di causa ed effetto che conduce alla formazione di una classe di imprenditori, che è proprietaria dei mezzi di produzione. Questo fenomeno, a sua volta, genera un accesso differenziale alle risorse, e determina ampie discrepanze nella ricchezza individuale. Per proteggere i propri interessi contro una massa di produttori attivi (che, come è comprensibile, vorrebbero avere parte della propria produzione) l’élite deve erigere una struttura che consenta una forza centralizzata permanente in grado di proteggere i propri interessi di classe. Questa analisi era sofisticata e sottile, nel tempo in cui fu formulata. Essa avanza chiaramente la tesi per cui la reciprocità è lo strumento primario di scambio nelle bande e nelle società tribali e i sistemi più complessi prevedono la concentrazione della ricchezza e la redistribuzione mediante una istituzione centrale, sia che si tratti di un capo, di una burocrazia o di un re. Engels ha applicato con competenza lo schema marxiano materialistico alla evoluzione sociale a lungo termine. Le cause fondamentali del cambiamento sono considerate tecnologiche e economiche, non «ideative». Inoltre, in Engels troviamo il chiaro riconoscimento che la stratificazione sociale è una delle caratteristiche essenziali dello stato. Purtroppo, come Elman Service ha fatto notare, «non ci sono le prove che si siano svolte contrattazioni private: nelle prime civiltà arcaiche né negli stati primitivi o nei regimi dei capi, noti agli storici e agli archeologi (3). Non ci sono le prove, dunque, dell’esistenza di un capitalismo». Infatti, proprio il concetto di comunismo e di capitalismo sembrano assurdi, quando vengono proiettati sulle bande o sulle comunità rette dai capi, che sono tanto diverse dai moderni stati industriali”” [Ted C. Lewellen, ‘Antropologia politica’, Bologna, 1987] [(2) Cfr. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, cit.; (3) Cfr. Service, ‘Origins of the State and Civilization: The Processes of Cultural Evolution’, cit., p. 283] La critica di un antropologo all”Origine della famiglia’ di Engels (pag 73-74)”,”TEOS-269″
“LEWIN Moshe”,”Storia sociale dello stalinismo.”,”M. LEWIN è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno in Polonia ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana fu occupata dai tedeschi e LEWIN fuggì in Russia dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquisita nel 1946 la cittadinanza polacca, nel 1951 si trasferì in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono dopo la guerra del 1956 ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand BRAUDEL e poi in Inghilterra e negli USA. Tra le sue opere ‘Contadini e potere sovietico’ (ANGELI, 1972), ‘L’ultima battaglia di Lenin’ (Laterza, 1968), ‘La Russia in una nuova era’ (Bollati B., 1988) (1).”,”RUSS-005″
“LEWIN Moshe”,”Economia e politica nella società sovietica.”,”LEWIN è docente presso il Center for Russian and East European Studies all’Univ di Birmingham. Tra le sue opere ricordo ‘L’ultima battaglia di Lenin’ (Bari, 1969) e ‘Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930’ (Milano, 1972).”,”RUSU-041″
“LEWIN Moshe”,”La Russia in una nuova era. Una interpretazione storica.”,”L’A è il maggior esperto di storia sociale della Russia sovietica.”,”RUSU-079″
“LEWIN Moshe”,”Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930. La lotta contro i kulaki e il dibattito tra Stalin e Bucharin. Un periodo decisivo per gli sviluppi futuri della società sovietica.”,”M. LEWIN ha vissuto in URSS e lavorato in un colcos, in miniere e impianti metallurgici negli Urali. Ha anche prestato servizio nell’ Armata sovietica. Dopo la 2° GM ha vissuto in Polonia, Francia e Israele. Ha insegnato all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Attualmente (1972) insegna all’ Univ di Columbia.”,”RUSU-100″
“LEWIN Moshe”,”Le siècle soviétique.”,”Nato nel 1921, Moshe LEWIN è stato il 1978 e il 2000, professore di storia all’ Università della Pennsylvania (Stati Uniti). Tra le sue opere ‘L’ ultima battaglia di Lenin’ e ‘La formazione del sistema sovietico’ “”Gorbaciov autorizza per di più il trasferimento di alcuni esperti degli Affari esteri al dipartimento internazionale per aiutare Dobrynin nelle sue nuove funzioni. Precisiamo che questi cambiamenti non erano sprovvisti di mire politiche. Come scrive nelle sue Memorie, Gorbaciov cercava con questo di privare Gromyko della sua influenza sulla politica estera, e anche di eliminarlo completamente dalla vita politica. E, grazie all’ esperienza di Dobrynin, il segretario generale aveva ormai, solo, il dominio sulla politica internazionale””. (pag 296) “”Anche se Dobrynin non lo dice esplicitamente, la sua descrizione lo conferma: “”Gorbaciov manipolava i suoi colleghi, con degli stratagemmi assai grossolani, per fare approvare le sue scelte. Era incapace di sbarazzarsi della “”sindrome del segretario generale””, e ci volle del tempo per comprendere che un potere che produce questo tipo di posizione centrale “”vuotata di ogni contenuto”” era già moribondo””. (pag 296-297)”,”RUSS-168″
“LEWIN Ariel”,”Limes. La frontiera romana nel deserto.”,”LEWIN Ariel insegna storia romana nell’ Università della Basilicata a Potenza. Ha studiato politica e amministrazione delle città dell’ impero romano ed è autore di ‘Studi sulla città imperiale romana nell’ Oriente tardoantico’ (Como 1991). e ‘Assemblee popolari e lotta politica nelle città dell’ impero romano (1995). “”Il limes tardoantico, in definitiva, costituisce una realtà estremamente complessa; come si è detto i limites erano distretti amministrativi in cui erano stanziati i soldati limitanei sotto il comando di un dux. Tale presenza militare doveva avere lo scopo di mantenere l’ ordine nelle province contro il banditismo e di sorvegliare i principali assi viari; questi soldati, inoltre, controllavano i movimenti lungo i confini e in caso di bisogno combattevano contro gli aggressori.”” (pag 54) “”Rimane, però, ancora non del tutto chiaro se lo straordinario impegno militare di Diocleziano – concretizzatosi con l’ erezione di strutture militari e la costruzione di strade anche in zone precedentemente trascurate – implichi anche per i decenni successivi la permanenza di una forte, costante minaccia sul fronte del Vicino Oriente.”” (pag 55)”,”STAx-177″
“LEWIN Moshe, a cura di Gregory ELLIOTT”,”The Soviet Century.”,”LEWIN Moshe noto studioso di storia russa e sovietica insegna all’ University of Pennsylvania. 1926. Fenomeni di agitazione e passività sociale. “”Reports from the GPU and the party’s information department noted that not all party members were strike-breakers, even if some were perceived as such and indeed were. Between January and September 1926, party members had participated in 45 of the 603 strikes recorded throughout the country. Documents show some party members not only initiating, but also leading, the strikes. Reports also deplore the negative conduct of members in various factories and stress that economic difficulties are engendering what are described as ‘peasant’ attitudes: passivity in social and working life, religious and nationalistic prejudices, hostile reactions to the decisions of the party cell.”” (pag 73-74) 1929. Grande crisi e mutamento economico e sociale. “”As the great leap unfolded, the way they had governed the country before 1929 must in retrospect have seemed like simplicity itself. The object of government was now literrally in perpetual motion. This enormous fluidity in society and istitutions was, of course, the result of the speed and scale of the transformation that had been embarked on. By definition, it was inevitable, and corrigible only in the long run. However, especially in the early 1930s, the regime had to undertake its enormous economic tasks in the here and now, while confronting intese social ferment.”” (pag 79) LEWIN Moshe noto studioso di storia russa e sovietica insegna all’ University of Pennsylvania.”,”RUSS-192″
“LEWIN Moshe, a cura di Andrea GRAZIOSI”,”Storia sociale dello stalinismo.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham.”,”RUSU-023-FL”
“LEWIN Moshe”,”Economia e politica nella società sovietica. Il dibattito economico nell’URSS da Bucharin alle riforme degli anni sessanta.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham.”,”RUSU-027-FL”
“LEWIN Moshe”,”The Soviet Century.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. Preface, Introduction, Glossary of Russian Terms, Appendices tabelle, Note on Sources ad References, Index,”,”RUSS-040-FL”
“LEWIN Moshe”,”L’ultima battaglia di Lenin.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922. Lenin e la ritirata strategica. “”(…) come giustificare teoricamente la NEP [Nuova Politica Economica], quale definizione strategica darne? In rapporto al periodo precedente si trattava di una «ritirata» – e cioè non si rinunziava né ai fini né ai metodi del comunismo di guerra, che si consideravano tutt’al più prematuri, – oppure si era, al contrario, ripresa la linea più giusta adottata nella primavera del 1918? Da quest’ultimo punto di vista il comunismo di guerra non era altro che una scelta contingente in gran parte sbagliata (7). Lenin non opta chiaramente né per l’una né per l’altra di queste due idee; ma nel suo ultimo discorso tornerà al concetto di una «ritirata», di un indietreggiare per meglio prender la rincorsa (8). Tutto questo non forniva una spiegazione sufficiente della NEP. Lungo periodo di transizione, essa doveva essere necessariamente all’inizio una ritirata strategica, e poi una ripresa della marcia in avanti. Lenin cercò di mettere un po’ d’ordine in tale confusione avanzando la teoria del «capitalismo di Stato», che egli formulò nel suo scritto ‘Sull’imposta in natura’ al momento del lancio della NEP, senza che si fosse totalmente abbandonata la tesi dell’inizio della tappa socialista. Questo concetto, già utilizzato dopo la rivoluzione di febbraio e ancora all’inizio del 1918, s’ispira all’esperienza dell’economia di guerra tedesca, fortemente statalizzata e rigidamente controllata. Nel quadro dell’economia sovietica esisteva tuttavia una differenza sostanziale: lo Stato non era capitalista ma proletario, ed occupava direttamente importanti posizioni economiche. Lenin impiegava il termine di «capitalismo di Stato» in quanto dava per scontata la collaborazione del capitalismo russo e soprattutto del grande capitale straniero: pensava che la Russia necessitava di un lungo periodo di sviluppo capitalistico per assimilare i metodi di organizzazione e le competenze tecniche, che lo Stato operaio non possedeva ancora. Quest’ultimo doveva evidentemente restare costantemente vigilante e forgiarsi i necessari metodi di sorveglianza e di controllo. Lenin sperava dunque di costruire il socialismo «con mani straniere», pensando che queste non avrebbero disconosciuto l’interesse del profitto che in simile circostanza avrebbero potuto trarne. Un’altra particolarità di questa teoria contribuì a renderla accettabile per altri dirigenti, e tra essi, Preobrazenskij, Bucharin e anche Trockij, sebbene con molte riserve. Secondo Lenin in quel momento il principale nemico dello Stato non era il grande capitale, bensì il settore piccolo-borghese, anarchico, frazionato, sfidante qualsiasi pianificazione e qualsiasi disciplina statale. Soltanto il grande capitale offriva caratteristiche utili al progresso, e precisamente la sua capacità di organizzare in grande scala, la sua tendenza a pianificare, il senso della disciplina. E’ per tali ragioni che lo Stato operaio doveva concludere con esso un’alleanza per combattere l’influenza perniciosa della piccola borghesia oscillante. Lenin afferma: «Si tratta di un contratto, di un blocco, di un’alleanza del potere statale sovietico, cioè proletario, col capitalismo di Stato, contro l’elemento piccolo-proprietario (patriarcale e piccolo borghese)», ed in un testo anteriore dello stesso anno cita un giudizio già avanzato nel 1918, precisamente che: «…bisogna denunciare l’errore di coloro che non vedono le condizioni economiche piccolo-borghesi e l’elemento piccolo-borghese come il ‘principale’ nemico del socialismo» (9)”” (pag 37-39) [(7) Cfr. Carr, ‘La rivoluzione bolscevica’, Einaudi, Torino, 1964, pp. 680 sgg.; (8) Socinenija, vol. XLV, p. 302; (9) Soc., vol. XLIV, p. 108, e vol. XLIII, p. 206 [Cfr. i passi sopra citati nell’articolo di Lenin ‘Sull’imposta in natura’, pubblicato in opuscolo nel maggio 1921, in ‘Opere’, vol. XXXII, pp. 309-44] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-060-FL”
“LEWIN Moshe”,”Stalinism and the Seeds of Soviet Reform. The Debates of the 1960s.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922. Foreword to 1991 Edition, Note about this edition, Author’s corrections to 1991 edition, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Glossary, Index,”,”RUSU-089-FL”
“LEWIN Moshe”,”Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922.”,”RUSU-098-FL”
“LEWIN Moshe”,”La Russia in una nuova era. Una interpretazione storica.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922.”,”RUSx-197-FL”
“LEWIN Moshe”,”L’ultima battaglia di Lenin.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. Lenin chiede il dossier sulla commissione d’inchiesta di Dzerzinskij in Georgia (sull’operao d Ordzonikidze e Stalin…) (pag 108-109)”,”LENS-018-FV”
“LEWINSOHN Richard”,”Histoire de l’ inflation. Le déplacement de la richesse en Europe (1914-1925).”,”Il libro si incentra principalmente sulla Germania del primo dopoguerra. “”Una ventina di banche più o meno fortemente interessate nel consortium, e tra cui tutte le banche berlinesi, si raggrupparono dunque, per sostenere Stinnes, in un consorzio diretto dalla Darmstädter Bank e la Nationalbank, e intrepresero il pagamento dei debiti di Stinnes. Gli impegni correnti che il consortium Stinnes aveva contratto presso le banche, e che si elevavano a una cinquantina di milioni di marchi, dovevano essere riportati provvisoriamente per sei mesi, e 40 milioni furono forniti per liquidare il resto del passivo. Così si sperava di cavarsela con 90 milioni. L’ insieme dell’ attivo del consortium Stinnes era valutato da 180 a 200 milioni, si pensava che la famiglia Stinnes dovesse possedere ancora un centinaio di milioni, ovvero sicuramente una delle maggiori fortune della Germania. Dal lato delle banche, si aveva la sensazione di compiere un dovere verso l’ economia del paese, ma, inoltre, sembrava all’ inizio che fosse un buon affare (…). Ma il consortium Stinnes si presentò ben presto sotto un altro aspetto che non poteva esere previsto dopo il primo inventario presentato da Hugo Stinnes. I creditori si presentarono sempre più numerosi e il debito si andò accumulando.”” (pag 136-137)”,”EURE-037″
“LEWINSOHN Richard (Morus)”,”Gli animali nella storia della civiltà.”,”””E così l’influenza dell’uomo sul regno animale si allarga anche mediante questi effetti involontari della civilizzazione. L’influenza volontaria agisce in verità soltanto su poche famigile e su poche centinaia di specie. Agli zoologi, che dedicano con lo stesso interesse agli animali grandi e a quelli minimi, può apparire cosa di ben scarso rilievo che l’uomo distrugga qualche specie, ne moltiplichi altre artificialmente e altre ne adatti quantitativamente alle proprie esigenze secondo i principi del maltusianeismo. Attualmente si conoscono circa un milione e mezzo di specie, e ogni anno se ne registrano altre diecimila nuove. Che importanza può quindi avere tutto il lavorio dell’uomo di fronte a questa quantità e varieta?”” (pag 435)”,”STOS-016-FSD”
“LEWIS Bernard”,”Gli arabi nella storia.”,”Bernard LEWIS è Prof di studi del Vicino Oriente nell’Univ di Princeton. Molte delle sue opere sono tradotte in italiano.”,”VIOx-033″
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti. Indagine su un conflitto e su un pregiudizio.”,”Questo libro non ripropone solo la semplice ricostruzione di un evento tragico come l’ Olocausto, ma rintraccia, attraverso un ricco apparato documentario, le premesse storiche politiche e culturali di un pregiudizio e di una violenza che ha trovato nel Medio Oriente condizioni particolarmente fertili di attecchimento. Come mostra l’A, l’ antisemitismo ha uno statuto plurisecolare ed è riconducibile a modelli culturali già presenti nell’antichità e attivi nella vicenda del cristianesimo in Europa. LEWIS Bernard è uno dei più autorevoli islamisti viventi. Ha insegnato all’Univ di Princeton nell’ Istituto per gli studi sul Medio Oriente. E’ autore di numerosi libri tra cui: – Europa barbara e infedele. I musulmani alla scoperta dell’ Europa. MONDADORI. 1983 – The Middle East and the West. 1968 – The Jews of Islam. 1984 – I musulmani alla scoperta dell’Europa. 1991 – Il linguaggio politico dell’ Islam. 1991 – Gli ebrei nel mondo islamico. 1991″,”EBRx-012″
“LEWIS Bernard”,”I musulmani alla scoperta dell’ Europa.”,”Bernard LEWIS (Londra, 1916) è Cleveland E. Dodge Professor Emeritus di studi medio-orientali alla Princeton University. Tra i maggiori esperti di storia dell’ Islam. Ha pubblicato per la Laterza: ‘Il linguaggio politico dell’ Islam’ (1991).”,”VIOx-040″
“LEWIS Bernard”,”Il linguaggio politico dell’ Islam.”,”Bernard LEWIS (Londra, 1916) è Cleveland E. Dodge Professor Emeritus di studi medio-orientali alla Princeton University. Tra i più esperti sotrici dell’ Islam, è noto in Italia per ‘Europa barbara e infedele’ (MILANO, 1983).”,”VIOx-046″
“LEWIS Bernard”,”Islam et laicité. La naissance de la Turquie moderne.”,”LEWIS orientalista di reputazione internazionale è professore all’Univ di Princeton.”,”TURx-010″
“LEWIS Bernard”,”Le molte identità del Medio Oriente.”,”LEWIS Bernard è Professore emerito di Near Eastern Studies nell’ Università di Princeton.”,”VIOx-076″
“LEWIS Bernard”,”Il suicidio dell’ Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale.”,”LEWIS Bernard (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Questo libro è stato scritto alla vigilia dell’ 11 settembre 2001. E’ un’ invito all’ autocritica e a piantarla col vittimismo rivolto ai paesi mediorientali. “”La legge islamica, a differenza della legge romana e di quelle da essa derivate, non riconosce istituzioni dotate di personalità giuridica, e perciò non esistono equivalenti islamici di enti occidentali come il comune, il monastero o l’ istituto universitario. Le città erano perlopiù governate da funzionari regi, mentre i conventi e le università erano sovvenzionati da waqf regi o privati. Nella società musulmana tradizionale c’erano però altri gruppi di notevole validità e importanza. Quelli, per esempio, basati sulla parentela, come la famiglia, il clan, la tribù; o sulla fede, spesso collegati fra loro dall’ appartenenza comune a una confraternita sufi; o sul mestiere, riuniti in una corporazione; o sul quartiere o la vicinanza all’interno di una città. Molto spesso questi gruppi si sovrapponevano o addirittura coincidevano, e la vita di una città musulmana era determinata in gran parte dalla loro azione reciproca.”” (pag 121)”,”VIOx-112″
“LEWIS Bernard”,”La crisi dell’ Islam. Le radici dell’ odio verso l’ Occidente.”,”LEWIS Bernard (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere ‘Semiti e antisemiti’ (1990), ‘Il linguaggio politico dell’ Islam’, ‘Gli Assassini’, ‘Il suicidio dell’ Islam’. “”Ma certamente l’ imperialismo, e più in generale l’ influenza occidentale o europea, ebbe importanti conseguenze negative, anche in quei paesi che riuscirono a conservare l’ indipendenza politica come la Turchia e l’ Iran. Effetti rilevanti della modernizzazione sono il rafforzamento dell’ autorità dello stato attraverso il potenziamento degli apparati di sorveglianza, repressione e indottrinamento, mentre diventano più deboli o spariscono del tutto quei poteri intermedi che nell’ ordine tradizionale limitavano il potere reale dei sovrani assoluti. Le trasformazioni sociali e il venir meno degli antichi rapporti e doveri sociali hanno nuociuto molto alla società e hanno creato nuove spaccature e contrasti che le comunicazioni moderne rendono ancor più visibili. Già nel 1832 un acuto osservatore britannico, un giovane ufficiale di marina di nome Adolphus Slade, notò questa differenza fra quelle che chiamò la vecchia e la nuova nobiltà. La vecchia nobiltà, disse, vive del suo patrimonio. Quanto alla nuova, il suo patrimonio è lo stato. Questo in gran parte della regione rimane vero anche oggi.”” (pag 59)”,”GOPx-003″
“LEWIS Ioan M.”,”Prospettive di antropologia.”,”Riti di passaggio. Passaggio da uno stato all’ altro. “”Van Gennep notò acutamente che l’ intero processo è in genere articolato su tre elementi fondamentali: la separazione iniziale del vecchio status (tesi); la fase intermedia dell’essere un nulla in un luogo “”inesistente”” – una situazione del tipo “”Aspettando Godot”” (antitesi); infine la definitiva acquisizione del nuovo status (sintesi). (…) Levi-Strauss e i suoi discepoli direbbero che c’è un rapporto dialettico tra il vecchio stato e il nuovo: l’ individuo passa infatti successivamente attraverso entrambi e, diventato uomo, non può dimenticare completamente di essere stato un ragazzo. (…)”” (pag 126) La morte. Ci può essere utile il riferimento dell’ affermazione di Thomas Mann che, tutto sommato, la morte di un uomo è una faccenda che riguarda più chi sopravvive che chi muore. Può suonare cinico, ma fermatevi un attimo a considerarne tutti gli aspetti. Nelle piccole comunità tribali, e fino a un certo punto anche nella nostra, chi muore lascia non solo proprietà (mogli incluse) da ridistribuire, ma anche una serie di ruoli e di status sociali da suddividere e riassegnare prima che si possa riparare la falla prodotta dal decesso nel tessuto sociale. La morte sfida la banale inadeguatezza della comune espressione consolatoria “”nessuno è indispensabile””.”” (pag 126-127)”,”SCIx-259″
“LEWIS W. Arthur”,”Teoria della sviluppo economico.”,”LEWIS W. A è uno studioso di origine giamaicana e insegnante di economia all’Univ. di Manchester.”,”ECOI-258″
“LEWIS Ben MACNAIR Mike (McNAIR), PARVUS (HELFAND Aleksandr)”,”- World War I: SPD left’s dirty secret. – Parvus’s ‘Fourth of August’. Section of the left also adopted a German-defencist position during 1914-18. – Parvus: for German victory. New translations shed light on the thinking of socialists who ended up supporting ‘their’ side in WWI. Mike Macnair introduces a second Parvus article.”,”MACNAIR Mike o McNAIR fa parte del Provisional Central Committee del CPGB, Partito comunista della Gran Bretagna. Ha pubblicato ‘Revolutionary Strategy’ (2008) Questione SPD- crediti di guerra in Germania, tesi continuità e non rottura con la fase precedente. “”Almost all historians agree that August 4 1914 was a milestone in the history of European socialism. But was the vote, and the consequent policy of ‘Burgfrieden’ (social peace), a break with or a continuation of earlier perspectives? Was it a necessary outcome of the party’s development before 1914 – in particular its approval of the government’s Military Tax Bill to enlarge the German army (1913), on the basis that this bill introduced progressive property taxation? (3). In his ‘German social democracy, 1905-1917’, Carl E. Schorske argues that “”the vote for the war credits on August 4 1914 is but the logical end of a clear line of development”” (4). Susan Miller (5) by contrast, accepts that reformism had come to dominate the party, but states: “”the question is merely whether a reformist policy necessarily had to the lead to the decision of August 3″” (when the majority of the party’s Reichstag fraction agreed on the action to be taken the following day). Could another decision have been possible?”” (pag 2/11)”,”MGER-135″
“LEWIS Bernard”,”L’Europa e l’Islam.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”VIOx-033-FL”
“LEWIS Bernard”,”Uno sguardo dal Medio Oriente.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein. Anche alcuni articoli pubblicati sul Wall Street Journal”,”VIOx-034-FL”
“LEWIS Bernard”,”Gli ebrei nel mondo islamico.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”EBRx-009-FL”
“LEWIS Bernard”,”Le molte identità del Medio Oriente.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”VIOx-058-FL”
“LEWIS Bernard”,”La rinascita Islamica.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi dul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-066-FL”
“LEWIS Bernard”,”Il suicidio dell’Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale.”,”Bernard Lewis (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere: Semiti e Antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Europa barbara e infedele, Gli assassini Il Medio Oriente.”,”VIOx-076-FL”
“LEWIS Bernard”,”La costruzione del Medio Oriente.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi dul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-096-FL”
“LEWIS David”,”The Man Who Invented Hitler.”,”David Lewis è un autore di successo che ha scritto ampiamente sulla storia del Terzo Reich. Psicologo ha ottenuto il dottorato all’Università del Sussez dove ha insegnato psicologia clinica e psicopatologia. Vive nell’East Sussex. Hitler da soldato qualunque sul fronte francese perse temporaneamente la vista per via dei gas. Durante questo periodo non diede mai segni di leadership. Ma dopo qualche mese dall’armistizio iniziò a costruire il partito nazista in cui emerse la sua emergente personalità. Quali le cause di questo repentino cambiamento? L’autore rivela che Hitler subì trattamenti in un ospedale psichiatrico e il dottore che lo ebbe in cura, Edmund Forster, contribuì inintenzionalmente a questo drammatico cambiamento.”,”GERN-009-FV”
“LEWIS Bernard”,”Il Medio Oriente. Duemila anni di storia.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-107-FL”
“LEWIS Bernard”,”I Musulmani alla scoperta dell’Europa.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-113-FL”
“LEWIS Bernard”,”Gli arabi nella storia.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-117-FL”
“LEWIS Bernard”,”Razza e colore nell’Islam.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-126-FL”
“LEWIS Irving Clarence LANGFORD Cooper Harold”,”Symbolic Logic.”,”Preface, Editor’s Introduction, Appendix: I. The Use of Dots as Brackets, II. The Structure of the System of Strict Implication, III. Final Note on System S2, Figure, Formule, Index, Contiene molte formule matematiche”,”SCIx-148-FL”
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”EBRx-021-FL”
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-133-FL”
“LEWIS W. Arthur”,”Teoria dello sviluppo economico.”,”W. Arthur Lewis è uno studioso di origine giamaicana e insegnante di Economia politica all’Università di Manchester.”,”ECOI-397″
“LEWIS David”,”Counterfactuals.”,”In memoria di Richard Montague”,”VARx-026-FRR”
“LEWIS Sinclair”,”Babbitt.”,”Sinclair Lews è nato nel 1885, a Sauk Center, una piccola città del Minnesota. Figlio d’un medico, ha compiuto gli studi universitari a Yale, una delle grandi università degli Stati Uniti. Collaborò a vari giornali in provincia; e salvo qualche breve periodo a Washington e a Nuova York, egli ha trascorso gran parte della sua esistenza viaggiando gli Stati Uniti in lungo e in largo, per lo più in automobile, sostando ora pochi giorni, ora mesi interi in un luogo o nell’altro. Probabilmente ciò gli ha valso quella profonda conoscenza dei caratteri essenziali del suo paese, della vita di provincia, di quella vita borghese e tipicamente americana ch’egli ha magistralmente dipinto nei suoi libri. Lewis debuttò come romanziere nel 1914 con un volume in gran parte autobiografico. Dal 1914 al ’19 seguirono altri volumi di minor conto; finché nel 1920 egli si affermava solidamente con “”Main Street””, romanzo di vita provinciale, in cui sono descritte le esperienze di una donna, moderna e coraggiosa, una dottoressa in medicina, nell’ambiente meschino della piccola città in cui vive. “”Main Street”” è considerato oggi ancora come uno dei migliori libri di Sinclair Lewis; già fin da allora egli batte in breccia contro certi essenziali caratteri della vita e della mentalità del suo popolo; e tutta la sua arte è una critica , una requisitoria implacabile, una incessante rettifca della civiltà e dello spirito americano. Questo stato d’animo raggiunge il suo diapason in “”Babbitt”” (1922). A Lewis è stato conferito nel 1931 il premio Nobel per la letteratura, e rappresenta in certo modo la sanzione del mondo intellettuale alla moderna letteratura nord-americana. Zenith’s gleaming, modern landscape of skyscrapers, factories, and automobiles seems like a paradise of post-World War I prosperity. Babbitt’s neighborhood, Floral Heights, contains neat rows of pleasant, comfortable homes, replete with all the modern conveniences. However, once one takes a look inside the houses, one notices there is a false, brittle cheer to Zenith’s middle-class lifestyle. Zenith and its citizens are characterized by a depressing sameness and a vicious competition for social status and wealth. Babbitt is a satire on the conformity, hypocrisy, and ignorance endemic to the American middle class. The houses of Zenith’s middle class look the same as middle-class houses all over the country, and the same “”modern conveniences”” furnish all of those identical houses. Perhaps most damning, Lewis portrays Zenith’s middle-class citizens as similarly standard, completely circumscribed by their comfortable, homogenized world. Through the experiences of Babbitt, the novel’s title character who rebels against the middle-class community of which he is a part, Babbitt seeks to expose the hypocrisy and emptiness underlying middle-class life. https://www.sparknotes.com/lit/babbitt/section13/ traduzione: Lo scintillante e moderno paesaggio di Zenith fatto di grattacieli, fabbriche e automobili sembra un paradiso della prosperità del dopoguerra. Il quartiere di Babbitt, Floral Heights, contiene file ordinate di case piacevoli e confortevoli, piene di tutti i comfort moderni. Tuttavia, una volta che si dà un’occhiata all’interno delle case, si nota che c’è una falsa, fragile allegria nello stile di vita della classe media di Zenith. Zenith e i suoi cittadini sono caratterizzati da un’identità deprimente e da una feroce competizione per lo status sociale e la ricchezza. Babbitt è una satira sul conformismo, l’ipocrisia e l’ignoranza endemica della classe media americana. Le case della classe media di Zenith hanno lo stesso aspetto delle case della classe media in tutto il paese, e le stesse “”convenienze moderne”” arredano tutte quelle case identiche. Forse la cosa più schiacciante, Lewis ritrae i cittadini della classe media di Zenith come standard simili, completamente circoscritti dal loro mondo confortevole e omogeneo. Attraverso le esperienze di Babbitt, il personaggio del titolo del romanzo che si ribella alla comunità della classe media di cui fa parte, Babbitt cerca di smascherare l’ipocrisia e il vuoto alla base della vita della classe media. Lewis mette alla berlina la comunità zenitale della classe media come irrimediabilmente compiacente, incapace di pensare con la propria testa, materialista, preoccupata solo dell’apparenza e dello status sociale, incolta in termini di arte, ipocrita nel suo sostegno all’etica e religiosa solo nella misura in cui aiuta i cittadini ‘ posizione sociale. Lewis ritrae la comunità della classe media come se trattasse tutto come un affare, motivato solo dal desiderio di cose superficiali. Dipinge inoltre la classe media come incapace di sfuggire al suo modo di vivere vuoto, anche se molti singoli membri della società della classe media si trovano insoddisfatti e annoiati dalla vita. Attraverso la breve relazione di Babbitt con Tanis, Lewis infilza allo stesso modo l’alternativa “”bohémien”” alla vita della classe media,Babbitt proclama, è vacuità. La satira potente ma piuttosto facile è complicata dalla risposta di Babbitt quando Myra si ammala. Ritornando al mondo della classe media di cui ora può vedere chiaramente i difetti, Babbitt si assume la responsabilità delle sue scelte. Accetta il mondo della classe media che trova così insoddisfacente non come qualcosa che gli è successo, ma come qualcosa che ha contribuito a creare. Babbitt stesso non è in grado di sfuggire alla sua creazione, ma attraverso suo figlio, Ted, la cui decisione di abbandonare la scuola Babbitt sostiene, Babbitt riconosce e abbraccia la possibilità che le generazioni future possano trovare una via d’uscita dalla palude vuota che la società della classe media era diventata .”,”VARx-029-FGB”
“LEWIS Roy”,”Il più grande uomo scimmia del Pleistocene.”,”Roy Lewis è nato nel 1913 e per molti anni ha lavorato come giornalista per il ‘Times’ e l”Economist’. Ha pubblicato varie opere di saggistica e il suo primo romanzo è stato ‘Il più grande uomo scimmia del Pleistocene’.”,”VARx-069-FRR”
“LEWIS C.S.”,”L’allegoria d’amore. Saggio sulla tradizione medievale.”,”C.S. Lewis, nato a Belfast nel 1898 è morto a Cambridge nel 1963. Aveva la cattedra di letteratura inglese medievale e rinascimentale nel 1963. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘A Preface to Paradise Lost’ (1942).”,”STMED-073-FSD”
“LEWIS Michael”,”The History of the British Navy. A connected story of the first and often the last line of British defence.”,”LEWIS Michael Arthur: (3/1/1890-27/2/1970). La famiglia proveniva dalla piccola nobiltà terriera del Carmarthenshire e di forte tradizione clericale. Gestirono locande che gli permisero un buon tenore di vita. Il padre aveva tra i propri avi un Marinaio e un Giudice. Lewis è stato uno storico navale britannico, scrittore di narrativa. Professore di Storia e Inglese al Royal Naval College di Greenwich, tra il 1934 e il 1955. Durante la Prima guerra mondiale prestò servizio nei Royal Marines dal 1914 al 1918, diventando tenente. «La prima parte si chiama The Old Navy. Qui “”Marina”” significa ciò che intendevano gli inglesi dell’epoca: “”Tutte le navi inglesi e tutti i marinai inglesi””. Così un elisabettiano, se rinascesse oggi, considererebbe istintivamente sia H.M.S. Vanguard (più equipaggio) e il transatlantico Queen Elizabeth (più equipaggio) come componenti della “”Marina””. Eppure anche lui farebbe una distinzione. La Vanguard sarebbe “”della Marina Reale””, poiché anche allora la Corona era solita dare il suo contributo all’intera Marina. Quel contributo, tuttavia, fu strettamente personale. Le singole “”navi della regina (o del re)”” che componevano la Marina reale erano in tutti i sensi proprietà privata della Corona, costruite a proprie spese e utilizzate per i propri scopi, che potevano o meno essere scopi statali. Tuttavia, poiché raramente c’erano abbastanza navi del Re per eseguire la politica navale dello Stato, il resto della “”Marina”” – tutte le altre navi inglesi, tutte di proprietà privata ed equipaggiate da sudditi della Corona – veniva periodicamente convocato, sia a noleggio che su commissione, per irrobustire lo sforzo. Ciò accadeva ogni volta che si presentava una situazione fuori dall’ordinario, di cui la più comune, ovviamente, era la guerra. Ma venivano sempre riconsegnate una volta terminata l’emergenza. Questo tipo di sforzo marittimo instabile e spasmodico ha funzionato finchè l’impegno marittimo rimase poco complesso. (…) Quindi essendo la necessità madre dell’invenzione, la Corona, responsabile della politica navale, iniziò a produrre navi (,,,) specializzate, monouso -navi da guerra- e, gradualmente, ufficiali e uomini per gestirle. (…) Nel frattempo arriva la rivoluzione che conclude la prima parte. A metà del XVII secolo la stessa Marina Reale cambiò padrone. Quando “”lo Stato”” strappò la sovranità alla “”Corona””, il Re smise di finanziarla e mantenerla e il “”Popolo”” si fece carico del compito. Questa forza marittima appena organizzata- e la Seconda parte -sono qui chiamate Royal Navy, il nome conferitole da Carlo II, il primo re che non la possedeva più. Quel nome è rimasto. La Royal Navy divenne, ed è tuttora, la forza marittima britannica permanente, professionale e gestita dalla nazione. (…) creò l’impero britannico. Eppure ci deve essere una terza parte: The New Navy. La guerra stessa divenne sempre più grande, finchè scoprimmo, non senza allarme, che la nostra impareggiabile Royal Navy da sola non era più in grado di far fronte ai nostri crescenti impegni in mare. Bisognava allora richiamare quegli elementi che nel XVII secolo erano stati scartati, riunendo ancora una volta “”tutte le navi britanniche e tutti i marinai britannici”” (…)» (dall’Introduzione pag 7-8; traduz.d.r.) «La Rivoluzione francese ha sconvolto molto più della struttura politica e sociale della Francia. Ha cambiato il mondo intero e la sua visione; in particolare. ha cambiato la guerra e l’atteggiamento degli uomini nei suoi confronti. In precedenza le guerre erano affari interstatali o dinastici (…) Ma il cencioso Esercito francese della Rivoluzione non era affatto un esercito””governativo”” professionale: era un esercito nazionale. (…) risultato dell’inadeguatezza delle forze armate puramente professionali; primi segnali del venir meno della distinzione tra “”combattenti”” e “”non combattenti””.» (pag 172, 173; traduz. d.r.)”,”QMIN-108-FSL”
“LEWONTIN Richard”,”Il sogno del genoma umano e altre illusioni della scienza.”,”Richard Lewontin, genetista di livello internazionale, è direttore di ricerca alla Harvard University. É autore di numerosi libri tra cui, La diversità umana, Biologia come ideologia, Gene, organismo e ambiente.”,”SCIx-114-FL”
“LEWY Guenter”,”L’Eglise catholique et l’Allemagne nazie.”,”Chiesa cattolica prima del 1933, Vescovi contro il nazismo, politica Partito del centro, primi giorni governo Hitler concordato 20 luglio 1933 grande riconciliazione, conferenza episcopale di Fulda, integrazione in 3° Reich, organizzazioni cattoliche in crisi, lotta ideologica, Chiesa e politica estera nazismo, 2° GM, scontro su eugenismo, questione ebrei ruolo Papa, Q della resistenza tedesca, i vescovi condannano la rivolta, la Chiesa e il totalitarismo, morale e politica”,”RELC-015″
“LEWY Guenter”,”Il massacro degli Armeni. Un genocidio controverso.”,”Guenter Lewy insegna Scienza della politica all’Università Amherst del Massachusetts. Storico dei totalitarismi e delle relazioni tra Germania e Stati Uniti, ha pubblicato per Einaudi La persecuzione nazista degli zingari.”,”TURx-007-FL”
“LEWYTZKYJ Borys”,”Die linke Opposition in der Sowjetunion. Systemkritik Programme Dokumente.”,”LEWYTZKYJ Borys, ucraino, è nato nel 1915. Nei suoi studi ha approfondito il problema sociale, sindacale e i problemi di politica interna dell’ URSS, lo stalinismo e il fenomeno del terrore.”,”RUSU-127″
“LEWYTZKYJ Borys”,”Die linke Opposition in der Sowjetunion. Systemkritik Programme Dokumente.”,”LEWYTZKYJ B. è nato a Vienna nel 1915, di origini ucraine, ha studiato e si è laureato a Lemberg e ha vissuto a Monaco. Il suo interesse di studio è stata la politica interna e la questione sociale in URSS. Ha pubblicato i suoi lavori in varie lingue. Tra i suoi libri: ‘Die Gewerkschaften in der Sowjetunion’ (1970), ‘Politische Opposition in der Sowjetunion’ (1972,1973), ‘The Stalinist Terror in the Thiertes’ (1973).”,”RUSS-159″
“LEWYTZKYJ Borys”,”L’ Inquisition Rouge. De la Tcheka au NKVD. L’ histoire d’un systeme policier. (Tit.orig.: Die Rote Inquisition)”,”””Après le pacte germano-soviétique. Le 17 septembre 1939, l’Armée rouge franchit la frontière polonaise et occupa l’Ukraine et la Biélorussie occidentales. Les deux territoires polonais furent incorporés respectivement à l’Ukraine et à la Biélorussie soviétiques. Quand l’Allemagne envahit, en avril 1940, le Danemarck et la Norvège, l’Union soviétique accéléra les préparatifs de conquête de la Lituanie, de la Lettonie et de l’Estonie. En juillet, elle put envoyer des troupes dans ces pays qui furent annexés en 1940 et transformés en républiques fédérales. La Bessarabie et la Bucovine septentrionale suivirent en juin 1940. Ces événements provoquèrent de grands remous dans les rangs des tchékistes soviétiques à qui incombait le maintien de l'””ordre”” dans les régions nouvellement acquises. D’autre part, la guerre finno-soviétique donna naissance à des difficultés imprévues. (…) Dans les territoires polonais annexés, les grandes déportations commencèrent dès 1939, alors qu’en Lituanie et en Lettonie, les premières évacuations n’eurent lieu qu’en 1941. Quand l’armée allemande occupa, en juin 1941, la Lituanie, les administrateurs soviétiques n’eurent pas le temps d’emporter ou de détruire leurs archives. Les listes découvertes par les Allemands prouvent que 24% de la population lituanienne étaient condamnés à la déportation””. (pag 177-178)”,”RUSS-197″
“LEYDI Roberto, collaborazione di Sandra MANTOVANI e Cristina PEDERIVA”,”I canti popolari italiani. 120 testi e musiche.”,”I due ultimi capitoli: Canti di lavoro e sul lavoro Canti sociali e politici Roberto LEYDI (Ivrea 1928) docente di etnomusicologia alal Facoltà di lettere e filosofia Università di Bologna.”,”ITAS-150″
“LEYS Simon”,”Ombre cinesi. Il fenomeno totalitario in Cina.”,”LEYS Simon (pseudonimo) osservatore, storico giornalista, collabora a periodici politici e culturali francesi e internazionali. E’ considerato un sinologo competente. G. Orwell su calunnie menzogne: “”Il libello dovrebbe esser la forma letteraria di un’età come la nostra. Viviamo in un’epoca in cui le passioni politiche sono ardenti, in cui i veicoli della libera espressione diventano sempre più rari, e in cui la menzogna organizzata regna su scala fino a oggi sconosciuta. Per colmare le lacune della storia, il libello è l’arnese ideale”” (G. Orwell, The Collected Essays, Journalism and Letters of George Orwell, vol II, p. 285, Londra, 1968) (cit in apertura) (p. 7) Gilas su indignazione morale: “”In politica più che altrove comincia tutto con l’indignazione morale”” (Milovan Gilaas, Conversations with Stalin, Penguin Books, 1963, p. 93. ed. it. 1962. (cit. pag 13) Lu Xun su repubblica. “”Dio solo sa come la vita sarebbe felicemente semplificata se riuscissimo a persuaderci che solo la Cina morta dovrebbe essere oggertto delle nostre attenzioni! Sarebbe comodo mantenere il silenzio sulla Cina che vive e soffre, e comprare questo prezzo la possibilità di rivedere ancora una volta questa terra tanto amata, ma temo che un tale silenzio non sarebbe quello di cui parlava Lu Xun nelle sue celebri parole: “”John Stuart Mill ha detto che la dittatura rende gli uomini cinici. Non sospettava che ci sarebbero state repubbliche per renderli muti”” (4). (dall’introduzione dell’autore, 1973) (4) Lu Xun Chuanji, Pechino, vol. III, p. 396. Sarete sorpresi di travare molte citazioni di Lu Xun in questo piccolo libro. Il presidente Mao che lo considera come il maestro della Cina contemporanea, ritiene che la sua opera sia di scottante attualità. Io che l’ho appena riletta integralmente sono dello stesso avviso (S.L.) (cit. pag 15)”,”CINx-277″
“LEYS Simon”,”Ombre cinesi. Il fenomeno totalitario in Cina.”,”Simon Leys (pseudonimo), osservatore, storico, giornalista, collabora a numerosi periodici politico-culturali francesi e internazionali. Considerato sinologo di rara competenza, ha pubblicato Images brisées e Gli abiti nuovi del presidente Mao.”,”CINx-038-FL”
“LEYS Simon”,”Gli abiti nuovi del presidente Mao. Cronaca della “”rivoluzione culturale””.”,”Dalle pagine di questa dissacrante cronaca – la cui edizione francese è stata meritatamente un best-seller – esce a frantumi il mito maoista. Anzi esce a frantumi la stessa rivoluzione culturale proletaria, cui l’autore nega sostanza sia rivoluzionaria, sia culturale, sia proletaria. Scritto con stile agile ed arguto ma sorretto da un eccezionale supporto documentario di prima mano, questo lavoro d’uno dei più noti sinologi (Leys, pseudonimo d’un appassionato studioso della cultura e della storia cinese, autore di vari libri, è stato chiamato nello scorso anno ad insegnare nell’Università di Canberra, in Australia) non mancherà di scandalizzare chi ancora, nonostante tutte le evidenze, crede nella salvezza secondo Mao.”,”CINx-044-FL”
“LEZAY-MARNÉSIA Adrien CONSTANT Benjamin, a cura di Mauro BARBERIS”,”Ordine e libertà.”,” “”Il lettore odierno, sulla scorta di Furet e/o di qualcuno dei suoi emuli, potrebbe essere colpito dalla caratterizzazione constantiana del Terrore come sistema di governo, caratterizzazione affiorante almeno una volta nel testo (30). Naturalmente, in spunti come questo non si può certo leggere una tematizzazione del totalitarismo, tematizzazione che ne anticiperebbe di un secolo l’apparizione: dopotutto, nonostante le tante letture del Novantatre operate ‘à rebours’, a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre, è difficile vedere nel regime instaurato dal Comitato di salute pubblica qualcosa di più e di diverso da un tentativo di canalizzare la violenza popolare, dandole degli obiettivi e anche dei limiti. È vero però che la caratterizzazione constantiana del Terrore rompe consapevolmente con l’opinione comune dei contemporanei, che lo consideravano alla stregua di una parentesi di ‘anarchie’. Proprio con quest’opera di Constant, in effetti, si affaccia per la prima volta l’ipotesi che il Terrore sia stato qualcosa di diverso: qualcosa che ha a che fare con lo Stato, piuttosto che con la sua negazione. La tesi che quello terroristico sia in realtà un governo come tutti gli altri – anzi, il governo più forte che abbia mai retto la Francia – sarà formulata, espressamente dalla Madame de Staël delle postume ‘Considérations sur la Révolution française’ (31). Ma già nei constantiani ‘Principes de politique applicables à tous les gouvernements’, terminati almeno nel 1806, si trova un lungo passo sul Terrore, e una sua assimilazione al dispotismo monarchico, che vale la pena di riportare per intero. Dopo aver qualificato l’ ‘anarchie’ (rivoluzionaria) e il ‘despotisme’ (d”ancien régime’) come le due forme di governo essenzialmente illegittime, Constant prosegue così: «D’altra parte, non so se questa distinzione, spesso ripetuta a favore del dispotismo, corrisponda alla realtà. Tra dispotismi e anarchia vi sono più somiglianze di quel che si pensi. Ai nostri giorni si è chiamato anarchia, cioè assenza di governo, il governo più dispotico che sia mai esistito sulla terra (…). Ma ciò equivale ad abusare dei termini. Il governo rivoluzionario non era certo un’assenza di governo (…). Tutto ciò era esecrabile, ma nient’affatto anarchico. Non è affatto per mancanza di governo che la Francia è stata sgozzata dai suoi boia: al contrario, essa è stata sgozzata perché dei boia la governavano. Non vi era dunque assenza di governo, ma presenza continua e onnipresente di un governo atroce» (32)”” (pag XXIII-XXIV, introduzione di Mauro Barberis, (in) ‘Ordine e libertà’, di Adrien Lezay-Marnésia e Benjamin Constant, a cura di M. Barberis, La Rosa editrice, Torino, 1995] [(31) Cfr. A.L.G. De Staël, ‘Considérations sur la Révolution française’ (1818), a cura di J. Godechot, Tallandier, Paris, 1983, p. 205: «è a torto che si qualifica questo governo come anarchico. Mai un’autorità più forte aveva regnato sulla Francia»; (32) B. Constant, ‘Principles de politique’, cit., pp. 23-24]”,”FRAR-005-FMB”